Fascicolo 129 - La successiva vita adulta di Gesù

   
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Il Libro di Urantia

Fascicolo 129

La successiva vita adulta di Gesù


(1419.1) 129:0.1 GESÙ si era completamente e definitivamente separato dalla gestione degli affari domestici della famiglia di Nazaret e dalla direzione immediata dei suoi membri. Egli continuò fino al momento del suo battesimo a contribuire alle finanze familiari ed a prendere un vivo interesse personale al benessere spirituale di ciascuno dei suoi fratelli e sorelle. Ed era sempre pronto a fare tutto ciò che era umanamente possibile per il conforto e la felicità di sua madre vedova.

(1419.2) 129:0.2 Il Figlio dell’Uomo aveva ora preparato ogni cosa per staccarsi permanentemente dalla casa di Nazaret; e ciò non fu facile per lui. Gesù amava naturalmente la sua gente, amava la sua famiglia, e questo affetto naturale era stato enormemente accresciuto dalla sua straordinaria devozione a loro. Più pienamente ci doniamo ai nostri simili e più li amiamo; e poiché Gesù si era così completamente dato ai suoi familiari, li amava di un grande e fervente affetto.

(1419.3) 129:0.3 Tutta la famiglia si era a poco a poco resa conto che Gesù si stava preparando a lasciarli. La tristezza della prevista separazione era attenuata soltanto da questo modo graduale di prepararli all’annuncio della sua intenzione di partire. Da più di quattro anni essi percepivano che egli stava progettando questa separazione definitiva.

1. Il ventisettesimo anno (21 d.C.)

(1419.4) 129:1.1 In gennaio di quest’anno, 21 d.C., in una piovosa mattina di domenica, Gesù si congedò senza cerimonie dalla sua famiglia, spiegando solamente che sarebbe andato a Tiberiade e poi a visitare le altre città vicine al Mare di Galilea. Li lasciò così, e non fu mai più un membro regolare di quella famiglia.

(1419.5) 129:1.2 Egli trascorse una settimana a Tiberiade, la nuova città che doveva presto succedere a Sefforis come capitale della Galilea; e trovandovi poco che lo interessasse, passò successivamente per Magdala e Betsaida per andare a Cafarnao, dove si fermò per far visita a Zebedeo, l’amico di suo padre. I figli di Zebedeo erano pescatori; lui stesso era un costruttore di battelli. Gesù di Nazaret era un progettista ed un costruttore esperto; era un maestro nel lavorare il legno, e Zebedeo conosceva da lunga data l’abilità dell’artigiano di Nazaret. Da molto tempo Zebedeo aveva pensato di costruire battelli migliori; espose ora i suoi progetti a Gesù ed invitò il carpentiere in visita ad unirsi a lui nell’impresa, e Gesù acconsentì immediatamente.

(1419.6) 129:1.3 Gesù lavorò con Zebedeo solo per poco più di un anno, ma durante questo tempo creò un nuovo tipo di battello e stabilì metodi interamente nuovi per costruirne. Con una tecnica superiore e procedimenti molto migliorati per essiccare le tavole di legno, Gesù e Zebedeo cominciarono a costruire battelli di un tipo molto superiore, che offrivano molta più sicurezza per la navigazione sul lago rispetto ai vecchi tipi. Per parecchi anni Zebedeo ebbe più lavoro per fabbricare questi battelli di nuovo modello di quanto la sua piccola azienda potesse produrne. In meno di cinque anni praticamente tutti i battelli naviganti sul lago erano stati costruiti nei cantieri di Zebedeo a Cafarnao. Gesù fu presto conosciuto dai pescatori galilei come il progettista dei nuovi battelli.

(1420.1) 129:1.4 Zebedeo era un uomo moderatamente benestante; i suoi cantieri si trovavano in riva al lago a sud di Cafarnao e la sua casa era situata a valle in riva al lago vicino al centro di pesca di Betsaida. Gesù visse nella casa di Zebedeo durante l’anno e più che rimase a Cafarnao. Egli aveva lavorato a lungo da solo nel mondo, cioè senza un padre, ed apprezzò molto questo periodo di lavoro con un partner-padre.

(1420.2) 129:1.5 La moglie di Zebedeo, Salomè, era parente di Anna, un tempo sommo sacerdote a Gerusalemme ed ancora il membro più influente del gruppo dei Sadducei, essendo non più in carica da soli otto anni. Salomè divenne una grande ammiratrice di Gesù. Essa lo amava quanto i suoi stessi figli Giacomo, Giovanni e Davide, mentre le sue quattro figlie consideravano Gesù come il loro fratello maggiore. Gesù andava spesso a pescare con Giacomo, Giovanni e Davide, ed essi costatarono che era un esperto pescatore quanto un abile costruttore di battelli.

(1420.3) 129:1.6 Durante tutto quest’anno Gesù inviò ogni mese del denaro a Giacomo. Egli ritornò a Nazaret in ottobre per assistere al matrimonio di Marta, ed in seguito non fu di nuovo a Nazaret per più di due anni, quando tornò brevemente per il duplice matrimonio di Simone e di Giuda.

(1420.4) 129:1.7 Per tutto quest’anno Gesù costruì battelli e continuò ad osservare come vivevano gli uomini sulla terra. Egli andava spesso a visitare la stazione delle carovane, essendo Cafarnao sulla rotta dei viaggi diretti da Damasco verso il sud. Cafarnao era un’importante base militare romana, e l’ufficiale che comandava la guarnigione era un Gentile credente in Yahweh, “un uomo devoto”, come gli Ebrei erano soliti designare questi proseliti. Questo ufficiale apparteneva ad una ricca famiglia romana e s’incaricò di costruire una bella sinagoga a Cafarnao, che era stata offerta agli Ebrei poco prima che Gesù venisse a vivere con Zebedeo. Gesù condusse i servizi in questa nuova sinagoga per più della metà di quest’anno, ed alcuni carovanieri che vi assistettero per caso si ricordarono che era il carpentiere di Nazaret.

(1420.5) 129:1.8 Quando arrivò il momento di pagare le tasse, Gesù si registrò come “artigiano qualificato di Cafarnao”. Da quel giorno e fino al termine della sua vita terrena egli fu conosciuto come residente a Cafarnao. Non si avvalse mai più di nessun’altra residenza legale, benché, per diverse ragioni, abbia permesso ad altri di domiciliarlo a Damasco, a Betania, a Nazaret ed anche ad Alessandria.

(1420.6) 129:1.9 Alla sinagoga di Cafarnao egli trovò molti nuovi libri nelle casse della biblioteca, e passò almeno cinque sere per settimana in intensi studi. Egli dedicava una sera alla vita sociale con gli adulti e passava una sera con i giovani. C’era nella personalità di Gesù qualcosa di affabile e d’ispirante che attirava invariabilmente i giovani. Egli li faceva sempre sentire a loro agio in sua presenza. Il suo grande segreto per intendersi con loro consisteva forse nel duplice fatto che egli era sempre interessato alle loro occupazioni, dando loro raramente dei consigli a meno che non glieli chiedessero.

(1420.7) 129:1.10 La famiglia di Zebedeo quasi adorava Gesù, ed i suoi membri non mancavano mai di partecipare alle sessioni di domanda e risposta che egli conduceva ogni sera dopo cena prima di andare a studiare nella sinagoga. Anche i giovani del vicinato venivano spesso ad assistere a queste riunioni del dopo cena. A questi piccoli gruppi Gesù dava un’istruzione varia ed avanzata, avanzata giusto quanto essi potevano comprendere. Egli parlava molto liberamente con loro, esponeva le sue idee ed i suoi ideali sulla politica, la sociologia, la scienza e la filosofia, ma non pretendeva mai di parlare con autorità finale, salvo quando discuteva di religione — la relazione dell’uomo con Dio.

(1421.1) 129:1.11 Una volta alla settimana Gesù teneva una riunione con tutte le persone della casa, del laboratorio e con gli aiutanti del cantiere, perché Zebedeo aveva molti operai. E fu da questi lavoratori che Gesù fu chiamato per la prima volta “il Maestro”. Essi lo amavano tutti. Il suo lavoro a Cafarnao con Zebedeo gli piaceva, ma gli mancavano i ragazzi che giocavano a fianco del laboratorio di carpenteria di Nazaret.

(1421.2) 129:1.12 Tra i figli di Zebedeo era Giacomo il più interessato a Gesù come insegnante e filosofo. Giovanni preferiva il suo insegnamento e le sue opinioni religiose. Davide lo rispettava come artigiano, ma s’interessava poco ai suoi punti di vista religiosi e ai suoi insegnamenti filosofici.

(1421.3) 129:1.13 Giuda veniva spesso di sabato per ascoltare Gesù parlare nella sinagoga e rimaneva per fargli visita. E più Giuda vedeva di suo fratello maggiore, più si convinceva che Gesù era veramente un grande uomo.

(1421.4) 129:1.14 Quest’anno Gesù fece grandi progressi nella padronanza ascendente della sua mente umana e raggiunse nuovi ed elevati livelli di contatto cosciente con il suo Aggiustatore di Pensiero interiore.

(1421.5) 129:1.15 Questo fu il suo ultimo anno di vita stabile. Mai più Gesù trascorse un intero anno nello stesso luogo o presso la stessa azienda. Il momento dei suoi pellegrinaggi terreni si avvicinava rapidamente. Non erano lontani nel futuro dei periodi d’intensa attività, ma tra la sua vita semplice ma molto attiva del passato ed il suo ministero pubblico ancora più intenso e arduo stavano ora per frapporsi alcuni anni in cui egli avrebbe viaggiato molto ed in cui la sua attività personale sarebbe stata assai diversificata. La sua formazione come uomo del regno doveva essere completata prima di poter iniziare la carriera d’insegnamento e di predicazione quale Dio-uomo divenuto perfetto delle fasi divine e postumane del suo conferimento su Urantia.

2. Il ventottesimo anno (22 d.C.)

(1421.6) 129:2.1 Nel marzo dell’anno 22 d.C. Gesù prese congedo da Zebedeo e da Cafarnao. Egli chiese una piccola somma di denaro per coprire le sue spese fino a Gerusalemme. Mentre lavorava con Zebedeo egli aveva prelevato solo modeste somme di denaro, che inviava ogni mese alla sua famiglia a Nazaret. Un mese era Giuseppe che veniva a Cafarnao a prendere il denaro; il mese seguente era Giuda che veniva a Cafarnao a prendere il denaro da Gesù e a portarlo a Nazaret. Il centro di pesca in cui lavorava Giuda si trovava soltanto a pochi chilometri a sud di Cafarnao.

(1421.7) 129:2.2 Quando Gesù lasciò la famiglia di Zebedeo, fu d’accordo di restare a Gerusalemme fino al tempo di Pasqua, ed essi promisero tutti di essere presenti a questo avvenimento. Si accordarono anche di celebrare insieme la cena di Pasqua. Essi furono tutti rattristati quando Gesù li lasciò, specialmente le figlie di Zebedeo.

(1421.8) 129:2.3 Prima di lasciare Cafarnao, Gesù ebbe una lunga conversazione con il suo nuovo amico e compagno intimo, Giovanni Zebedeo. Egli disse a Giovanni che si proponeva di viaggiare molto fino a quando “la mia ora sarà giunta”, e chiese a Giovanni di agire in sua vece nell’inviare ogni mese del denaro alla sua famiglia a Nazaret fino all’esaurimento di quanto dovutogli. E Giovanni gli fece questa promessa: “Mio Maestro, occupati dei tuoi affari, compi il tuo lavoro in questo mondo; io agirò per te in questa come in ogni altra materia, e veglierò sulla tua famiglia come se dovessi mantenere la mia stessa madre ed occuparmi dei miei stessi fratelli e sorelle. Disporrò dei tuoi fondi conservati da mio padre come tu hai indicato e secondo le loro necessità, e quando il tuo denaro sarà finito, se non ne riceverò più da te e se tua madre sarà nel bisogno, allora dividerò i miei stessi guadagni con lei. Va in pace. Io agirò per tuo conto in tutte queste materie.”

(1422.1) 129:2.4 Dopo la partenza di Gesù per Gerusalemme, Giovanni si consultò dunque con suo padre Zebedeo riguardo al denaro dovuto a Gesù, e fu sorpreso che l’importo fosse così elevato. Poiché Gesù aveva lasciato l’intera questione nelle loro mani, essi convennero che il piano migliore fosse d’investire questi fondi in immobili e d’impiegarne il ricavato per aiutare la famiglia di Nazaret. E siccome Zebedeo sapeva di una piccola casa a Cafarnao che era ipotecata ed in vendita, raccomandò a Giovanni di acquistare questa casa con il denaro di Gesù e di conservare il titolo in custodia per il suo amico. E Giovanni fece come suo padre gli aveva consigliato. Per due anni il ricavato di questa casa fu destinato a rimborsare l’ipoteca, e ciò, con l’aggiunta di una grossa somma che Gesù inviò presto a Giovanni perché fosse utilizzata per le necessità della famiglia, fu quasi sufficiente per coprire il prezzo d’acquisto. E Zebedeo ci mise la differenza, cosicché Giovanni pagò il rimanente dell’ipoteca alla scadenza, acquisendo così la completa proprietà di questa casa di due stanze. In tal modo Gesù divenne proprietario di una casa a Cafarnao, ma egli non era stato informato di questo.

(1422.2) 129:2.5 Quando i membri della famiglia di Nazaret seppero che Gesù era partito da Cafarnao, essi, non conoscendo l’accordo finanziario fatto con Giovanni, credettero che fosse venuto per loro il momento di arrangiarsi senza più contare sull’aiuto di Gesù. Giacomo si ricordò del suo accordo con Gesù e con l’aiuto dei suoi fratelli assunse subito la piena responsabilità della cura della famiglia.

(1422.3) 129:2.6 Ma riportiamoci ora indietro per osservare Gesù a Gerusalemme. Per circa due mesi egli trascorse la maggior parte del suo tempo ad ascoltare le discussioni al tempio, con visite occasionali alle varie scuole dei rabbini. Egli passò quasi tutti i sabati a Betania.

(1422.4) 129:2.7 Gesù aveva portato con sé a Gerusalemme una lettera di Salomè, moglie di Zebedeo, che lo presentava all’anziano sommo sacerdote Anna come “uno dei miei stessi figli”. Anna gli dedicò molto tempo, conducendolo personalmente a visitare le numerose accademie degli insegnanti religiosi di Gerusalemme. Mentre Gesù esaminava a fondo queste scuole ed osservava attentamente i loro metodi d’insegnamento, non pose la più piccola domanda in pubblico. Benché Anna considerasse Gesù un grande uomo, era perplesso su come consigliarlo. Egli riconosceva che sarebbe stato sciocco suggerirgli di entrare come studente in una delle scuole di Gerusalemme, e tuttavia sapeva bene che non sarebbe mai stato accordato a Gesù lo status d’insegnante regolare senza essere stato preparato in queste scuole.

(1422.5) 129:2.8 Il tempo della Pasqua si avvicinava e tra la folla che giungeva da ogni luogo arrivarono a Gerusalemme, da Cafarnao, Zebedeo e tutta la sua famiglia. Essi si fermarono tutti nella spaziosa casa di Anna, in cui celebrarono la Pasqua come un’unica famiglia felice.

(1422.6) 129:2.9 Prima della fine di questa settimana di Pasqua, apparentemente per caso, Gesù incontrò un ricco viaggiatore e suo figlio, un giovane di circa diciassette anni. Questi viaggiatori venivano dall’India, ed essendo diretti a visitare Roma e diversi altri punti del Mediterraneo, avevano fatto in modo di arrivare a Gerusalemme durante la Pasqua, sperando di trovare qualcuno da poter assumere come interprete per entrambi e come precettore per il figlio. Il padre insisté perché Gesù acconsentisse a viaggiare con loro. Gesù gli parlò della sua famiglia e gli disse che sarebbe stato molto difficile allontanarsi per quasi due anni, durante i quali i suoi avrebbero potuto trovarsi nel bisogno. Di fronte a ciò, questo viaggiatore proveniente dall’Oriente propose di anticipare a Gesù il salario di un anno perché potesse affidare tali fondi ai suoi amici per preservare la sua famiglia dalle ristrettezze. E Gesù accettò di fare il viaggio.

(1423.1) 129:2.10 Gesù inviò questa importante somma a Giovanni, il figlio di Zebedeo. E voi sapete come Giovanni impiegò questo denaro per liquidare l’ipoteca sulla proprietà di Cafarnao. Gesù mise Zebedeo interamente al corrente di questo viaggio nel Mediterraneo, ma gli ingiunse di non parlarne a nessuno, nemmeno a quelli della sua stessa carne e del suo stesso sangue, e Zebedeo non rivelò mai che conosceva i luoghi di soggiorno di Gesù durante questo lungo periodo di quasi due anni. Prima del ritorno di Gesù da questo viaggio, la famiglia di Nazaret era sul punto di considerarlo morto. Solo le assicurazioni di Zebedeo, che venne a Nazaret in parecchie occasioni con suo figlio Giovanni, lasciarono viva la speranza nel cuore di Maria.

(1423.2) 129:2.11 Durante questo tempo la famiglia di Nazaret se la passava molto bene. Giuda aveva considerevolmente aumentato la sua quota e mantenne questa contribuzione supplementare fino al suo matrimonio. Nonostante richiedessero poca assistenza, Giovanni Zebedeo continuò a portare ogni mese dei doni a Maria e a Rut, secondo le istruzioni di Gesù.

3. Il ventinovesimo anno (23 d.C.)

(1423.3) 129:3.1 L’intero ventinovesimo anno di Gesù fu impiegato a completare il giro del mondo mediterraneo. I principali avvenimenti, nei limiti in cui ci è permesso di rivelare queste esperienze, costituiscono il soggetto delle narrazioni che seguono immediatamente questo fascicolo.

(1423.4) 129:3.2 Durante questo giro del mondo romano, per diverse ragioni, Gesù fu conosciuto come lo Scriba di Damasco. A Corinto ed in altri scali del viaggio di ritorno egli fu tuttavia conosciuto come il precettore ebreo.

(1423.5) 129:3.3 Questo fu un periodo movimentato nella vita di Gesù. Durante questo viaggio egli prese numerosi contatti con i suoi simili, ma questa esperienza è una fase della sua vita che non rivelò mai ad alcun membro della sua famiglia né ad alcuno degli apostoli. Gesù visse sino alla fine la sua vita nella carne e lasciò questo mondo senza che nessuno (salvo Zebedeo di Betsaida) conoscesse che aveva fatto questo grande viaggio. Alcuni dei suoi amici credevano che fosse ritornato a Damasco; altri pensarono che fosse andato in India. I membri della sua stessa famiglia erano inclini a credere che fosse ad Alessandria, perché sapevano che una volta era stato invitato a recarvisi per diventare assistente del cazan.

(1423.6) 129:3.4 Quando Gesù ritornò in Palestina non fece niente per cambiare l’opinione della sua famiglia che credeva fosse andato da Gerusalemme ad Alessandria; egli permise loro di continuare a credere che tutto il tempo in cui era stato assente dalla Palestina fosse stato trascorso in quella città di sapere e di cultura. Solo Zebedeo, il costruttore di battelli di Betsaida, conosceva la verità su questo argomento, e Zebedeo non ne parlò a nessuno.

(1423.7) 129:3.5 In tutti i vostri sforzi per decifrare il significato della vita di Gesù su Urantia, dovete ricordare i motivi del conferimento di Micael. Se volete comprendere il significato di molti dei suoi comportamenti apparentemente strani, dovete discernere il proposito del suo soggiorno sul vostro mondo. Egli fu costantemente attento a non costruire una carriera personale troppo affascinante e che attirasse troppa attenzione. Cercava di non fare alcun ricorso all’insolito o all’irresistibile verso i suoi simili. Egli era votato all’opera di rivelare il Padre celeste ai suoi simili mortali e allo stesso tempo era consacrato al compito sublime di vivere la sua vita terrena di mortale restando costantemente sottomesso alla volontà dello stesso Padre del Paradiso.

(1424.1) 129:3.6 Sarà anche sempre utile, per comprendere la vita di Gesù sulla terra, che tutti gli studiosi mortali di questo conferimento divino ricordino che, mentre viveva questa vita d’incarnazione su Urantia, egli la viveva per il suo intero universo. C’era qualcosa di speciale e d’ispirante associato alla vita che egli visse nella carne di natura mortale per ciascuna singola sfera abitata di tutto l’universo di Nebadon. La stessa cosa è anche vera per tutti i mondi divenuti abitabili dopo i giorni avventurosi del suo soggiorno su Urantia. E ciò sarà allo stesso modo pure vero per tutti i mondi che saranno abitati da creature dotate di volontà in tutta la storia futura di questo universo locale.

(1424.2) 129:3.7 Il Figlio dell’Uomo, durante il periodo ed attraverso le esperienze di questo giro del mondo romano, completò praticamente la sua preparazione educativa grazie al contatto con i diversi popoli del mondo del suo tempo e della sua generazione. Al momento del suo ritorno a Nazaret, grazie a questo viaggio istruttivo, egli aveva praticamente appreso come gli uomini vivevano e forgiavano la propria esistenza su Urantia.

(1424.3) 129:3.8 Il proposito reale del suo viaggio attorno al bacino del Mediterraneo era di conoscere gli uomini. Durante questo viaggio egli venne a contatto molto stretto con centinaia di esseri umani. Incontrò ed amò ogni sorta di uomini, ricchi e poveri, elevati ed umili, neri e bianchi, istruiti ed ignoranti, colti ed incolti, animaleschi e spirituali, religiosi ed irreligiosi, morali ed immorali.

(1424.4) 129:3.9 Nel corso di questo viaggio mediterraneo Gesù fece grandi progressi nel suo compito umano di dominare la mente materiale e mortale, ed il suo Aggiustatore interiore fece grandi progressi nella conquista ascensionale e spirituale di questo stesso intelletto umano. Alla fine di questo giro Gesù sapeva praticamente — in tutta certezza umana — che era un Figlio di Dio, un Figlio Creatore del Padre Universale. Il suo Aggiustatore era sempre più capace di far sorgere nella mente del Figlio dell’Uomo dei ricordi nebbiosi della sua esperienza in Paradiso in associazione con il suo Padre divino prima di partire per organizzare ed amministrare questo universo locale di Nebadon. Così, a poco a poco, l’Aggiustatore portò nella coscienza umana di Gesù quei ricordi necessari della sua esistenza divina anteriore nelle varie epoche del quasi eterno passato. L’ultimo episodio della sua esperienza preumana ad essere messo in luce dall’Aggiustatore fu il suo incontro di commiato con Emanuele di Salvington giusto prima che abbandonasse la sua personalità cosciente per intraprendere la sua incarnazione su Urantia. L’immagine di quest’ultimo ricordo della sua esistenza preumana fu resa chiara nella coscienza di Gesù il giorno stesso del suo battesimo da parte di Giovanni nel Giordano.

4. Il Gesù umano

(1424.5) 129:4.1 Per le intelligenze celesti dell’universo locale che l’osservavano, questo viaggio mediterraneo fu la più seducente delle esperienze terrene di Gesù, o almeno di tutta la sua carriera fino alla sua crocifissione e morte umana. Questo fu il periodo affascinante del suo ministero personale, in contrasto con l’epoca del suo ministero pubblico che seguì ben presto. Questo episodio straordinario fu tanto più avvincente in quanto in questo momento egli era ancora il carpentiere di Nazaret, il costruttore di battelli di Cafarnao, lo Scriba di Damasco; era ancora il Figlio dell’Uomo. Egli non aveva ancora acquisito la completa padronanza della sua mente umana; l’Aggiustatore non aveva ancora pienamente controllato e formato la contropartita dell’identità mortale. Egli era ancora un uomo tra gli uomini.

(1425.1) 129:4.2 L’esperienza religiosa puramente umana — la crescita spirituale personale — del Figlio dell’Uomo raggiunse quasi il suo culmine di realizzazione durante questo ventinovesimo anno. Questa esperienza di sviluppo spirituale fu una crescita costantemente graduale a partire dal momento dell’arrivo del suo Aggiustatore di Pensiero fino al giorno del completamento e della conferma della relazione umana naturale e normale tra la mente materiale dell’uomo e la dotazione mentale dello spirito — il fenomeno di rendere queste due menti una sola, l’esperienza che il Figlio dell’Uomo raggiunse completamente e definitivamente, quale mortale incarnato del regno, nel giorno del suo battesimo nel Giordano.

(1425.2) 129:4.3 Durante tutti questi anni, mentre non sembrava impegnato in così numerosi periodi di comunione formale con suo Padre celeste, egli mise a punto dei metodi sempre più efficaci di comunicazione personale con la presenza spirituale interiore del Padre del Paradiso. Egli visse una vita reale, una vita piena ed una vita nella carne veramente normale, naturale e ordinaria. Egli apprende per esperienza personale l’equivalente dell’attualità dell’intera somma e della sostanza del vivere la vita degli esseri umani sui mondi materiali del tempo e dello spazio.

(1425.3) 129:4.4 Il Figlio dell’Uomo sperimentò la vasta gamma delle emozioni umane che si estendono dalla gioia splendida al dolore profondo. Egli era un ragazzo gaio ed un essere di raro buonumore; era anche un “uomo di dolori ed abituato alla sofferenza”. In senso spirituale egli visse la vita di mortale dal punto più basso a quello più alto, dall’inizio alla fine. Da un punto di vista materiale egli potrebbe sembrare aver evitato di vivere i due estremi sociali dell’esistenza umana, ma intellettualmente familiarizzò completamente con l’intera e completa esperienza dell’umanità.

(1425.4) 129:4.5 Gesù conosce i pensieri ed i sentimenti, i bisogni e gli impulsi, dei mortali evoluzionari ed ascendenti dei regni, dalla loro nascita alla loro morte. Egli ha vissuto la vita umana dagli inizi dell’individualità fisica, intellettuale e spirituale, passando per l’infanzia, la fanciullezza, la giovinezza e la maturità — fino all’esperienza umana della morte. Egli non solo passò per questi periodi umani normali e familiari di avanzamento intellettuale e spirituale, ma sperimentò anche pienamente quelle fasi superiori e più evolute dell’armonizzazione tra l’uomo e l’Aggiustatore che così pochi mortali di Urantia raggiungono. E sperimentò così la vita piena dell’uomo mortale, non solo com’è vissuta sul vostro mondo, ma anche com’è vissuta su tutti gli altri mondi evoluzionari del tempo e dello spazio, anche sui più elevati e più avanzati tra tutti i mondi stabilizzati in luce e vita.

(1425.5) 129:4.6 Sebbene questa vita perfetta che egli visse nelle sembianze della carne mortale possa non aver ricevuto l’approvazione universale ed incondizionata dei suoi simili mortali, di coloro che per caso sono stati suoi contemporanei sulla terra, tuttavia, la vita che Gesù di Nazaret visse nella carne e su Urantia ha ricevuto la piena ed assoluta accettazione dal Padre Universale come costituente nello stesso tempo e nella stessa vita di personalità la pienezza della rivelazione del Dio eterno all’uomo mortale e la presentazione di una personalità umana resa perfetta alla soddisfazione del Creatore Infinito.

(1425.6) 129:4.7 Questo era il suo vero e supremo proposito. Egli non è sceso a vivere su Urantia come un esempio perfetto e dettagliato per ogni bambino o adulto, per ogni uomo o donna, di quell’epoca o di qualsiasi altra. La verità è, in realtà, che nella sua piena, ricca, bella e nobile vita noi tutti possiamo trovare molte cose che sono squisitamente esemplari, divinamente ispiranti, ma ciò è dovuto al fatto che egli ha vissuto una vita veramente ed autenticamente umana. Gesù non ha vissuto la sua vita sulla terra per fornire a tutti gli altri esseri umani un esempio da copiare. Egli visse questa vita nella carne con lo stesso ministero di misericordia che voi tutti potete utilizzare per vivere la vostra vita sulla terra. E come egli visse la sua vita di mortale nella sua epoca e com’era, così egli diede in tal modo a tutti noi l’esempio di come vivere la nostra vita nella nostra epoca e come siamo. Voi non potete aspirare a vivere la sua vita, ma potete decidere di vivere la vostra vita com’egli ha vissuto la sua, e con gli stessi mezzi. Gesù può non essere l’esempio tecnico e dettagliato per tutti i mortali di tutte le ere su tutti i regni di questo universo locale, ma egli è eternamente l’ispirazione e la guida di tutti i pellegrini del Paradiso provenienti dai mondi dell’ascensione iniziale che si elevano attraverso l’universo degli universi ed Havona fino al Paradiso. Gesù è la via nuova e vivente che va dall’uomo a Dio, dal parziale al perfetto, dal terreno al celeste, dal tempo all’eternità.

(1426.1) 129:4.8 Alla fine del suo ventinovesimo anno Gesù di Nazaret aveva praticamente finito di vivere la vita che si richiede ai mortali che soggiornano nella carne. Egli era venuto sulla terra come la pienezza di Dio da manifestare agli uomini; ora aveva quasi raggiunto la perfezione dell’uomo che aspetta l’occasione di manifestarsi a Dio. E fece tutto questo prima di aver raggiunto i trent’anni di età.


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