Fascicolo 4 - Relazione di Dio con l’universo

   
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Il Libro di Urantia

Fascicolo 4

Relazione di Dio con l’universo


(54.1) 4:0.1 IL PADRE Universale ha un proposito eterno concernente i fenomeni materiali, intellettuali e spirituali dell’universo degli universi, e lo pone in esecuzione per tutto il tempo. Dio ha creato gli universi per sua libera e sovrana volontà e li ha creati in conformità al suo proposito eterno ed infinitamente saggio. È in dubbio che qualcuno, ad eccezione delle Deità del Paradiso e dei loro associati più elevati, conosca veramente gran cosa del proposito eterno di Dio. Anche gli eccelsi cittadini del Paradiso hanno opinioni molto diverse sulla natura del proposito eterno delle Deità.

(54.2) 4:0.2 È facile dedurre che lo scopo della creazione del perfetto universo centrale di Havona era puramente quello di soddisfare la natura divina. Havona può servire da creazione modello per tutti gli altri universi e come scuola di perfezionamento per i pellegrini del tempo nel loro cammino verso il Paradiso. Tuttavia, una tale creazione celeste deve esistere principalmente per il piacere e la soddisfazione dei Creatori perfetti ed infiniti.

(54.3) 4:0.3 Lo stupefacente piano per perfezionare i mortali evoluzionari e, dopo che hanno raggiunto il Paradiso ed il Corpo della Finalità, fornire loro un’ulteriore istruzione in vista di un impiego futuro non rivelato, sembra essere attualmente una delle occupazioni principali dei sette superuniversi e delle loro numerose suddivisioni. Ma questo piano d’ascensione per spiritualizzare ed istruire i mortali del tempo e dello spazio non è in alcun modo l’occupazione esclusiva delle intelligenze universali. In verità vi sono molte altre attività affascinanti che occupano il tempo ed assorbono le energie delle schiere celesti.

1. L’atteggiamento del Padre nell’universo

(54.4) 4:1.1 Per intere epoche gli abitanti di Urantia hanno mal compreso la provvidenza di Dio. C’è una provvidenza d’intervento divino per il vostro mondo, ma non è il ministero puerile, arbitrario e materiale che molti mortali hanno concepito. La provvidenza di Dio consiste nelle attività combinate degli esseri celesti e degli spiriti divini i quali, in armonia con la legge cosmica, lavorano incessantemente per onorare Dio e far progredire spiritualmente i suoi figli dell’universo.

(54.5) 4:1.2 Non potete migliorare il vostro concetto della relazione di Dio con l’uomo fino al punto di riconoscere che la parola d’ordine dell’universo è progresso? Per lunghe ere la razza umana ha lottato per raggiungere la sua posizione attuale. Per tutti questi millenni la Provvidenza ha mantenuto operante il piano di evoluzione progressiva. I due concetti non sono opposti nella pratica, lo sono solo nella concezione errata degli uomini. La provvidenza divina non si pone mai in opposizione al vero progresso umano, sia temporale che spirituale. La Provvidenza è sempre in armonia con la natura perfetta ed immutabile del supremo Legislatore.

(55.1) 4:1.3 “Dio è fedele” e “tutti i suoi comandamenti sono giusti”. “La sua fedeltà è stabilita nei cieli stessi.” “O Signore, la tua parola è fissata per sempre in cielo. La tua fedeltà è per tutte le generazioni; tu hai costituito la terra ed essa permane.” “Egli è un Creatore fedele.”

(55.2) 4:1.4 Non vi sono limiti alle forze ed alle personalità di cui il Padre può servirsi per appoggiare il suo proposito e sostenere le sue creature. “Il Dio eterno è il nostro rifugio e sotto vi sono le sue braccia eterne.” “Colui che abita il luogo segreto dell’Altissimo dimorerà all’ombra dell’Onnipotente.” “Guardate, colui che ci conserva non sonnecchierà né dormirà.” “Noi sappiamo che tutte le cose operano insieme per il bene di coloro che amano Dio”, “perché gli occhi del Signore sono sui giusti e le sue orecchie sono aperte alle loro preghiere.”

(55.3) 4:1.5 Dio sostiene “tutte le cose con la parola del suo potere”. E quando nascono nuovi mondi, egli “invia i suoi Figli ed i mondi sono creati”. Non solo Dio li crea ma “li preserva tutti”. Dio sostiene costantemente tutte le cose materiali e tutti gli esseri spirituali. Gli universi sono eternamente stabili. C’è stabilità in mezzo all’apparente instabilità. Vi sono, sottostanti, ordine e sicurezza in mezzo agli sconvolgimenti dell’energia e ai cataclismi fisici dei regni stellati.

(55.4) 4:1.6 Il Padre Universale non si è ritirato dal governo degli universi; non è una Deità inattiva. Se Dio si ritirasse come sostegno effettivo di tutta la creazione, si produrrebbe immediatamente un collasso universale. All’infuori di Dio, non esisterebbe nessun’altra cosa come realtà. In questo stesso momento, come durante le ere lontane del passato e dell’eterno futuro, Dio continua a sostenere. Il suo raggio d’azione divino si estende su tutto il cerchio dell’eternità. L’universo non viene caricato come un orologio per funzionare per un certo tempo e poi fermarsi; tutte le cose sono costantemente rinnovate. Il Padre irradia incessantemente energia, luce e vita. L’opera di Dio è materiale quanto spirituale. “Egli stende il nord sullo spazio vuoto e tiene sospesa la terra sul nulla.”

(55.5) 4:1.7 Un essere del mio ordine è in grado di scoprire un’armonia estrema e di scorgere una coordinazione profonda e di vasta portata negli affari amministrativi correnti dell’universo. Molti avvenimenti che sembrano sconnessi e fortuiti alla mente umana paiono ordinati e costruttivi alla mia comprensione. Ma avvengono nell’universo moltissime cose che io non comprendo pienamente. Ho studiato a lungo e conosco più o meno a fondo le forze, energie, menti, morontie, spiriti e personalità riconosciute degli universi locali e dei superuniversi. Ho una comprensione generale del modo in cui operano questi agenti e personalità e conosco molto bene le opere delle intelligenze spirituali accreditate del grande universo. Nonostante la mia conoscenza dei fenomeni universali, mi trovo costantemente di fronte a reazioni cosmiche che non riesco ad approfondire pienamente. M’imbatto continuamente in confluenze apparentemente fortuite d’interassociazioni di forze, d’energie, d’intelletti e di spiriti che non riesco a spiegare in modo soddisfacente.

(55.6) 4:1.8 Io sono del tutto competente per ripercorrere ed analizzare lo svolgimento di ogni fenomeno che risulta direttamente dal funzionamento del Padre Universale, del Figlio Eterno, dello Spirito Infinito e, in larga misura, dell’Isola del Paradiso. La mia perplessità nasce quando mi trovo di fronte a quella che sembra essere l’attività dei loro misteriosi coordinati, i tre Assoluti di potenzialità. Questi Assoluti sembrano soppiantare la materia, trascendere la mente e sovrapporsi allo spirito. Io sono costantemente confuso e spesso perplesso per la mia incapacità di comprendere queste operazioni complesse che attribuisco alle presenze ed agli interventi dell’Assoluto Non Qualificato, dell’Assoluto della Deità e dell’Assoluto Universale.

(56.1) 4:1.9 Questi Assoluti devono essere le presenze non pienamente rivelate, esistenti in tutto l’universo, che nei fenomeni della potenza spaziale e nelle altre funzioni superultime, rendono impossibile ai fisici, ai filosofi od anche alle persone religiose di predire con certezza come le sorgenti primordiali di forza, di concetto o di spirito risponderanno alle richieste fatte in una situazione di realtà complessa, implicante aggiustamenti supremi e valori ultimi.

(56.2) 4:1.10 C’è anche un’unità organica negli universi del tempo e dello spazio che sembra sottostare all’intera struttura degli eventi cosmici. Questa presenza vivente dell’Essere Supremo in evoluzione, questa Immanenza dell’Incompleto Progettato, è manifestata inspiegabilmente di tanto in tanto da quella che sembra essere una coordinazione sorprendentemente fortuita di avvenimenti universali apparentemente non correlati. Questa deve essere la funzione della Provvidenza — il regno dell’Essere Supremo e dell’Attore Congiunto.

(56.3) 4:1.11 Io sono incline a credere che sia questo esteso e generalmente non conoscibile controllo della coordinazione e dell’interassociazione di tutte le fasi e forme dell’attività universale che causa un tale variegato, ed in apparenza irrimediabilmente confuso, miscuglio di fenomeni fisici, mentali, morali e spirituali, che si risolve infallibilmente per la gloria di Dio e per il bene degli uomini e degli angeli.

(56.4) 4:1.12 Ma, in senso più ampio, gli apparenti “accidenti” del cosmo sono indubbiamente una parte del finito dramma dell’avventura tempo-spaziale dell’Infinito nella sua eterna manipolazione degli Assoluti.

2. Dio e la natura

(56.5) 4:2.1 In senso limitato, la natura è l’habitus fisico di Dio. La condotta o l’azione di Dio è qualificata e provvisoriamente modificata dai piani sperimentali e dai modelli evoluzionari di un universo locale, di una costellazione, di un sistema o di un pianeta. Dio agisce in conformità ad una legge ben definita, invariabile ed immutabile in tutto l’immenso universo maestro. Ma egli modifica i modelli della sua azione in modo da contribuire alla condotta coordinata ed equilibrata di ogni universo, costellazione, sistema, pianeta e personalità, in armonia con gli obiettivi, gli scopi ed i piani locali dei progetti finiti di sviluppo evoluzionario.

(56.6) 4:2.2 Perciò la natura, quale i mortali la comprendono, presenta la base sottostante e lo sfondo fondamentale di una Deità invariabile e delle sue leggi immutabili che subiscono modificazioni, fluttuazioni e sconvolgimenti a causa dell’esecuzione di piani, propositi, modelli e condizioni locali, che sono stati avviati e posti in atto dalle forze e dalle personalità dell’universo locale, della costellazione, del sistema e del pianeta. Per esempio: le leggi di Dio, come sono state decretate per Nebadon, sono modificate dai piani stabiliti dal Figlio Creatore e dallo Spirito Creativo di questo universo locale. Inoltre, l’operatività di queste leggi è stata ulteriormente influenzata dagli errori, dai fallimenti e dalle insurrezioni di alcuni esseri residenti sul vostro pianeta ed appartenenti al vostro stesso sistema planetario di Satania.

(56.7) 4:2.3 La natura è la risultante nel tempo-spazio di due fattori cosmici: in primo luogo l’immutabilità, la perfezione e la rettitudine della Deità del Paradiso, ed in secondo luogo i piani sperimentali, gli sbagli grossolani di esecuzione, gli errori insurrezionali, l’incompletezza di sviluppo e l’imperfezione della saggezza delle creature extraparadisiache, dalla più elevata alla più umile. La natura quindi porta in sé una trama di perfezione uniforme, immutabile, maestosa e meravigliosa proveniente dal cerchio dell’eternità. Ma in ogni universo, su ogni pianeta ed in ogni vita individuale, questa natura è modificata, qualificata e forse guastata dagli atti, dagli errori e dalle infedeltà delle creature dei sistemi e degli universi evoluzionari. Bisogna perciò che la natura sia sempre disposta a cambiare, capricciosa perfino, anche se fondamentalmente stabile e diversificata in conformità alle procedure operanti in un universo locale.

(57.1) 4:2.4 La natura è la perfezione del Paradiso divisa per l’incompletezza, il male ed il peccato degli universi incompiuti. Questo quoziente esprime quindi sia il perfetto che il parziale, sia l’eterno che il temporale. La continua evoluzione modifica la natura accrescendo il contenuto di perfezione del Paradiso e riducendo il contenuto del male, dell’errore e della disarmonia della realtà relativa.

(57.2) 4:2.5 Dio non è personalmente presente né nella natura né in alcuna delle forze della natura, perché il fenomeno della natura è la sovrapposizione delle imperfezioni dell’evoluzione progressiva, e talvolta delle conseguenze di una ribellione insurrezionale, sulle fondamenta paradisiache della legge universale di Dio. La natura, quale appare su un mondo come Urantia, non può mai essere l’espressione adeguata, la vera rappresentazione, il ritratto fedele di un Dio infinito e perfettamente saggio.

(57.3) 4:2.6 Nel vostro mondo la natura è una qualificazione delle leggi di perfezione da parte dei piani evoluzionari dell’universo locale. Quale parodia adorare la natura perché è, in un senso limitato e qualificato, pervasa da Dio, perché è un aspetto del potere universale e perciò divino! La natura è anche una manifestazione delle incompiute, incomplete ed imperfette attuazioni dello sviluppo, della crescita e del progresso di un esperimento universale in evoluzione cosmica.

(57.4) 4:2.7 Gli apparenti difetti del mondo naturale non sono indice di corrispondenti difetti nel carattere di Dio. Piuttosto, le imperfezioni che si notano sono semplicemente gli inevitabili momenti d’arresto nello spettacolo, in continuo svolgimento, della rappresentazione dell’infinità. Sono proprio queste interruzioni d’imperfezione della continuità della perfezione che consentono alla mente finita dell’uomo materiale di dare uno sguardo fugace alla realtà divina nel tempo e nello spazio. Le manifestazioni materiali della divinità sembrano imperfette alla mente evoluzionaria dell’uomo soltanto perché l’uomo mortale persiste nel guardare i fenomeni della natura con gli occhi naturali, con la vista umana priva dell’aiuto della mota morontiale oppure di quello della rivelazione, il suo sostituto compensatore sui mondi del tempo.

(57.5) 4:2.8 E la natura viene deturpata, il suo volto stupendo sfregiato ed i suoi tratti sciupati dalla ribellione, dalla cattiva condotta e dall’errato pensare delle miriadi di creature che fanno parte della natura, ma che hanno contribuito alla sua deturpazione nel tempo. No, la natura non è Dio. La natura non è un oggetto da adorare.

3. Il carattere immutabile di Dio

(57.6) 4:3.1 Per troppo tempo l’uomo ha pensato a Dio come simile a se stesso. Dio non è, non è mai stato e non sarà mai geloso dell’uomo o di qualunque altro essere dell’universo degli universi. Sapere che il Figlio Creatore intendeva fare dell’uomo il capolavoro della creazione planetaria, renderlo sovrano di tutta la terra, e vederlo invece dominato dalle sue più basse passioni, prostrarsi davanti ad idoli di legno, di pietra, d’oro, e alla sua ambizione egoista — queste squallide scene inducono Dio ed i suoi Figli ad essere gelosi per l’uomo, ma mai dell’uomo.

(57.7) 4:3.2 Il Dio eterno è incapace di collera e di rabbia nel senso umano di questi sentimenti e come l’uomo intende tali reazioni. Questi sentimenti sono meschini e spregevoli; non sono degni di essere chiamati umani, tanto meno divini. Tali modi di comportarsi sono del tutto estranei alla natura perfetta e al carattere benevolo del Padre Universale.

(58.1) 4:3.3 Le molte, moltissime difficoltà che hanno i mortali di Urantia a comprendere Dio sono dovute alle gravissime conseguenze della ribellione di Lucifero e del tradimento di Caligastia. Sui mondi non isolati dal peccato le razze evoluzionarie sono in grado di formulare idee assai migliori sul Padre Universale; sono soggette a minore confusione, deformazione e perversione di concetti.

(58.2) 4:3.4 Dio non si pente di nulla di ciò che ha fatto, che fa ora o che farà. Egli è infinitamente saggio come pure onnipotente. La saggezza dell’uomo deriva dalle prove e dagli errori dell’esperienza umana. La saggezza di Dio consiste nella perfezione inqualificata del suo discernimento universale infinito, e questa preconoscenza divina guida efficacemente la libera volontà creatrice.

(58.3) 4:3.5 Il Padre Universale non fa mai nulla che causi successivamente dispiacere o rimpianto, ma le creature dotate di volontà progettate e fatte dalle sue personalità Creatrici negli universi esterni, con le loro scelte infelici provocano talvolta sentimenti di dispiacere divino nelle personalità dei loro genitori Creatori. Ma benché il Padre non commetta errori, non abbia rimpianti né provi dolore, è un essere che nutre un affetto paterno. Il suo cuore è senza dubbio rattristato quando i suoi figli non riescono a raggiungere i livelli spirituali che sarebbero capaci di conseguire con l’assistenza che è stata così generosamente fornita dai piani di realizzazione spirituale e dal programma d’ascensione dei mortali degli universi.

(58.4) 4:3.6 La bontà infinita del Padre oltrepassa la comprensione della mente finita del tempo. Per tale ragione deve sempre essere offerto un contrasto di raffronto con il male (non con il peccato) per l’efficace esposizione di tutti gli aspetti della bontà relativa. La perfezione della bontà divina può essere distinta dall’imperfetta capacità di percezione dei mortali solamente perché è in posizione antitetica all’imperfezione relativa delle relazioni del tempo e della materia nei movimenti dello spazio.

(58.5) 4:3.7 Il carattere di Dio è infinitamente superumano. Una tale natura di divinità deve quindi essere personalizzata, come nei Figli divini, prima che possa almeno essere compresa per fede dalla mente finita dell’uomo.

4. La comprensione di Dio

(58.6) 4:4.1 Dio è l’unico essere stazionario, contenuto in se stesso ed immutabile dell’intero universo degli universi, non avendo né esteriorità, né al di là, né passato, né futuro. Dio è energia intenzionale (spirito creatore) e volontà assoluta, e queste qualità sono autoesistenti ed universali.

(58.7) 4:4.2 Poiché Dio esiste da se stesso, è assolutamente indipendente. L’identità stessa di Dio è contraria al cambiamento. “Io, il Signore, non muto.” Dio è immutabile; ma solo dopo aver conseguito lo status del Paradiso voi potrete appena cominciare a capire in quale modo Dio possa passare dalla semplicità alla complessità, dall’identità alla variazione, dalla quiete al movimento, dall’infinito al finito, dal divino all’umano, e dall’unità alla dualità e alla triunità. E Dio può modificare in tal modo le manifestazioni della sua assolutezza perché l’immutabilità divina non implica immobilità. Dio ha volontà — egli è volontà.

(58.8) 4:4.3 Dio è l’essere di autodeterminazione assoluta. Non vi sono limiti alle sue reazioni nell’universo se non quelli che s’impone da se stesso, ed i suoi atti di libero arbitrio sono condizionati soltanto da quelle qualità divine e da quegli attributi perfetti che sono le caratteristiche proprie della sua natura eterna. Quindi Dio è collegato all’universo come essere di bontà finale con l’aggiunta di una libera volontà d’infinità creatrice.

(58.9) 4:4.4 Il Padre-Assoluto è il creatore del perfetto universo centrale ed è il Padre di tutti gli altri Creatori. Dio condivide con gli uomini e con altri esseri la personalità, la bontà e numerose altre caratteristiche, ma l’infinità della volontà appartiene soltanto a lui. Dio è limitato nei suoi atti creativi solo dai sentimenti della sua natura eterna e dai precetti della sua saggezza infinita. Dio sceglie personalmente soltanto ciò che è infinitamente perfetto; da qui la perfezione superna dell’universo centrale; e benché i Figli Creatori partecipino pienamente della sua divinità ed anche di certi aspetti della sua assolutezza, non sono completamente limitati da quella finalità di saggezza che dirige l’infinità di volontà del Padre. Di conseguenza, nei Figli dell’ordine dei Micael la libera volontà creatrice diviene ancora più attiva, totalmente divina e quasi ultima, se non assoluta. Il Padre è infinito ed eterno, ma negare la possibilità della sua volontaria autolimitazione equivarrebbe a negare il concetto stesso dell’assolutezza della sua volontà.

(59.1) 4:4.5 L’assolutezza di Dio pervade tutti e sette i livelli della realtà universale. E la totalità di questa natura assoluta è sottomessa alla relazione tra il Creatore e la sua famiglia universale di creature. La precisione può caratterizzare la giustizia trinitaria nell’universo degli universi, ma in tutte le sue vaste relazioni familiari con le creature del tempo il Dio degli universi è governato dal sentimento divino. In primo ed in ultimo luogo — eternamente — il Dio infinito è un Padre. Tra tutti i titoli possibili con cui potrebbe essere appropriatamente conosciuto, io ho ricevuto l’ordine di descrivere il Dio di tutta la creazione come il Padre Universale.

(59.2) 4:4.6 In Dio il Padre gli atti di libero arbitrio non sono governati dal potere né sono guidati dal solo intelletto. La personalità divina è definita come costituita da spirito e manifestante se stessa agli universi come amore. Di conseguenza, in tutte le sue relazioni personali con le personalità delle creature degli universi, la Prima Sorgente e Centro è sempre ed uniformemente un Padre amorevole. Dio è un Padre nel senso più elevato del termine. Egli è eternamente motivato dall’idealismo perfetto dell’amore divino, e tale affettuosa natura trova la sua più forte espressione e la sua più grande soddisfazione nell’amare e nell’essere amato.

(59.3) 4:4.7 Nella scienza Dio è la Causa Prima; nella religione è il Padre universale ed amorevole; nella filosofia è l’unico essere esistente da se stesso, non dipendente da nessun altro essere per la sua esistenza, ma che beneficamente conferisce realtà d’esistenza a tutte le cose e a tutti gli altri esseri. Ma ci vuole la rivelazione per mostrare che la Causa Prima della scienza e l’Unità autoesistente della filosofia sono il Dio della religione, pieno di misericordia e di bontà ed impegnato a determinare la sopravvivenza eterna dei suoi figli terreni.

(59.4) 4:4.8 Noi ricerchiamo insistentemente il concetto dell’Infinito, ma adoriamo l’idea-esperienza di Dio, la nostra capacità di afferrare in ogni luogo ed in ogni momento i fattori di personalità e di divinità del nostro concetto più elevato della Deità.

(59.5) 4:4.9 La coscienza di una vita umana vittoriosa sulla terra nasce da quella fede di una creatura che osa sfidare ogni ricorrente episodio dell’esistenza, quando si trova di fronte al terribile spettacolo delle limitazioni umane, con la ferma dichiarazione: anche se io non riesco a fare questo, vive in me uno che può farlo e lo farà, una frazione del Padre-Assoluto dell’universo degli universi. Ed è questa “la vittoria che trionfa sul mondo, la vostra fede stessa”.

5. Idee errate su Dio

(59.6) 4:5.1 La tradizione religiosa è la storia imperfettamente conservata delle esperienze degli uomini che conoscevano Dio nelle epoche passate. Ma tali testimonianze non sono degne di fede come guide per una vita religiosa o come fonte d’informazione veritiera sul Padre Universale. Queste antiche credenze sono state invariabilmente alterate dal fatto che gli uomini primitivi erano dei creatori di miti.

(60.1) 4:5.2 Una delle più grandi fonti di confusione su Urantia riguardo la natura di Dio proviene dal fatto che i vostri libri sacri non sono riusciti a distinguere chiaramente tra le personalità della Trinità del Paradiso né tra la Deità del Paradiso ed i creatori ed amministratori degli universi locali. Durante le passate dispensazioni di parziale comprensione, i vostri sacerdoti ed i vostri profeti non sono riusciti a distinguere chiaramente tra Principi Planetari, Sovrani di Sistemi, Padri di Costellazioni, Figli Creatori, Capi di Superuniversi, l’Essere Supremo ed il Padre Universale. Molti messaggi di personalità subordinate, come i Portatori di Vita e vari ordini di angeli, sono stati presentati nei vostri scritti come provenienti da Dio stesso. Il pensiero religioso urantiano confonde ancora le personalità associate della Deità con il Padre Universale stesso, cosicché sono tutti inclusi sotto un’unica denominazione.

(60.2) 4:5.3 Gli abitanti di Urantia continuano a subire l’influenza di concetti primitivi su Dio. Gli dei che s’infuriano nella tempesta, che scuotono la terra nella loro collera ed abbattono gli uomini nella loro ira, che infliggono i loro giudizi di malcontento con periodi di carestia e d’inondazione — questi sono gli dei della religione primitiva; non sono gli Dei che vivono e governano negli universi. Tali concezioni sono un residuo dei tempi in cui gli uomini ritenevano che l’universo fosse guidato e dominato dai capricci di questi dei immaginari. Ma l’uomo mortale comincia a capire che vive in un regime di legge e d’ordine comparativi per quanto riguarda la politica amministrativa e la condotta dei Creatori Supremi e dei Controllori Supremi.

(60.3) 4:5.4 L’idea barbara di placare un Dio adirato, di propiziarsi un Signore offeso, di conquistare il favore della Deità mediante sacrifici, penitenze e perfino con il versamento di sangue, rappresenta una religione totalmente puerile e primitiva, una filosofia indegna di un’era illuminata di scienza e di verità. Tali credenze sono assolutamente ripugnanti per gli esseri celesti e per i capi divini che servono e regnano negli universi. È un affronto a Dio il credere, sostenere od insegnare che si debba versare del sangue innocente per conquistare il suo favore o per deviare la presunta collera divina.

(60.4) 4:5.5 Gli Ebrei credevano che “senza il versamento di sangue non ci potesse essere remissione dei peccati”. Essi non erano riusciti a liberarsi della vecchia idea pagana che gli Dei potevano essere placati solo dalla vista del sangue, benché Mosè avesse segnato un netto progresso quando proibì i sacrifici umani e li sostituì, nelle menti primitive dei suoi infantili compagni Beduini, con i sacrifici cerimoniali di animali.

(60.5) 4:5.6 Il conferimento di un Figlio del Paradiso al vostro mondo era inerente alla situazione di chiusura di un’era planetaria. Esso era inevitabile e non si era reso necessario allo scopo di conquistare il favore di Dio. E questo conferimento fu anche l’atto finale personale di un Figlio Creatore nella lunga avventura di acquisire la sovranità esperienziale del suo universo. Quale travisamento del carattere infinito di Dio l’insegnare che il suo cuore paterno, in tutta la sua austera freddezza e durezza, fosse tanto indifferente alle disgrazie e alle sofferenze delle sue creature da mostrare amorevole misericordia solo dopo aver visto il suo Figlio innocente sanguinare e morire sulla croce del Calvario!

(60.6) 4:5.7 Ma gli abitanti di Urantia devono liberarsi da questi antichi errori e superstizioni pagane riguardo alla natura del Padre Universale. La rivelazione della verità su Dio sta apparendo e la razza umana è destinata a conoscere il Padre Universale in tutta la sua bellezza di carattere ed amabilità di attributi, così stu pendamente rappresentati dal Figlio Creatore che soggiornò su Urantia come Figlio dell’Uomo e Figlio di Dio.


(61.1) 4:5.8 [Presentato da un Consigliere Divino di Uversa.]


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