Fascicolo 64 - Le razze evoluzionarie di colore

   
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Il Libro di Urantia

Fascicolo 64

Le razze evoluzionarie di colore


(718.1) 64:0.1 QUESTA è la storia delle razze evoluzionarie di Urantia dai giorni di Andon e Fonta, quasi un milione di anni or sono, passando per i tempi del Principe Planetario e sino alla fine dell’era glaciale.

(718.2) 64:0.2 La razza umana ha quasi un milione di anni, e la prima metà della sua storia corrisponde grosso modo all’epoca che precedette l’arrivo del Principe Planetario di Urantia. La seconda metà della storia dell’umanità comincia al momento dell’arrivo del Principe Planetario e dell’apparizione delle sei razze di colore, e corrisponde all’incirca al periodo comunemente considerato come l’Antica Età della Pietra.

1. Gli aborigeni andonici

(718.3) 64:1.1 L’uomo primitivo fece la sua comparsa evoluzionaria sulla terra poco meno di un milione di anni fa e passò per aspre esperienze. Egli cercò istintivamente di sfuggire al pericolo di un incrocio con le tribù delle scimmie inferiori. Ma non poteva emigrare verso est a causa delle elevate terre aride del Tibet, alte circa 9.000 metri sul livello del mare; né poteva dirigersi verso sud o verso ovest a causa della vastità del Mare Mediterraneo, che si estendeva allora verso est fino all’Oceano Indiano; e quando andò verso nord, incontrò il ghiaccio che avanzava. Tuttavia, anche quando la migrazione successiva fu bloccata dal ghiaccio, e benché le tribù in dispersione divenissero sempre più ostili, i gruppi più intelligenti non pensarono mai di andare verso sud a vivere tra i loro cugini arboricoli pelosi di livello intellettuale inferiore.

(718.4) 64:1.2 Molti dei più antichi sentimenti religiosi dell’uomo si svilupparono dal suo senso d’impotenza relativo all’ambiente racchiuso di questa situazione geografica — montagne a destra, acqua a sinistra e ghiaccio di fronte. Ma questi Andoniti progressivi non volevano ritornare a sud dai loro parenti inferiori arboricoli.

(718.5) 64:1.3 Questi Andoniti evitavano le foreste, contrariamente alle abitudini dei loro parenti non umani. Nelle foreste l’uomo è sempre degenerato; l’evoluzione umana è progredita solo su terreno aperto e alle latitudini più alte. Il freddo e la fame delle terre aperte stimolano l’attività, l’invenzione e lo spirito d’iniziativa. Mentre queste tribù andoniche sviluppavano i pionieri della razza umana attuale in mezzo alle avversità e alle privazioni dei rigidi climi nordici, i loro cugini arretrati vivevano comodamente nelle foreste tropicali meridionali del paese di loro antica origine comune.

(718.6) 64:1.4 Questi avvenimenti accaddero all’epoca della terza glaciazione, la prima secondo i vostri geologi. Le prime due glaciazioni furono poco estese nell’Europa settentrionale.

(718.7) 64:1.5 Durante la maggior parte dell’epoca glaciale l’Inghilterra era collegata con la Francia per via di terra, mentre in seguito l’Africa fu congiunta all’Europa dal ponte terrestre della Sicilia. Al tempo delle migrazioni andoniche c’era una via terrestre continua che andava dall’Inghilterra ad ovest, attraverso l’Europa e l’Asia, fino a Giava ad est; ma l’Australia era ancora isolata, cosa che accentuò maggiormente lo sviluppo di una sua fauna particolare.

(719.1) 64:1.6 950.000 anni fa i discendenti di Andon e Fonta erano emigrati molto lontano verso est e verso ovest. Verso ovest attraversarono l’Europa e raggiunsero la Francia e l’Inghilterra. In un’epoca successiva essi si spinsero verso est fino a Giava, dove sono state scoperte recentemente le loro ossa — il cosiddetto uomo di Giava — e proseguirono poi fino in Tasmania.

(719.2) 64:1.7 I gruppi che si diressero verso ovest furono meno contaminati dai ceppi retrogradi di comune origine ancestrale rispetto a quelli andati verso est, che si mescolarono così largamente con i loro cugini animali ritardati. Questi individui non progressivi si diressero verso sud e si accoppiarono ben presto con le tribù inferiori. Più tardi un numero crescente di loro discendenti ibridi ritornarono verso nord e si accoppiarono con i popoli andonici in rapida espansione, e tali malaugurate unioni fecero inevitabilmente degenerare la stirpe superiore. Un numero sempre minore di gruppi primitivi conservò il culto del Donatore del Soffio. Questa civiltà agli albori minacciò di estinguersi.

(719.3) 64:1.8 E così è sempre stato su Urantia. Civiltà molto promettenti si sono successivamente deteriorate ed hanno finito per estinguersi per la follia di consentire agli individui superiori di procreare liberamente con quelli inferiori.

2. I popoli di Foxhall

(719.4) 64:2.1 900.000 anni fa le arti di Andon e Fonta e la cultura di Onagar stavano scomparendo dalla faccia della terra; la cultura, la religione ed anche la lavorazione della selce erano in massima decadenza.

(719.5) 64:2.2 Questi furono i tempi in cui un gran numero di gruppi ibridi inferiori arrivarono in Inghilterra provenendo dal sud della Francia. Queste tribù erano talmente incrociate con creature scimmiesche delle foreste da essere appena umane. Esse non avevano alcuna religione ma lavoravano rozzamente la selce ed avevano abbastanza intelligenza per accendere il fuoco.

(719.6) 64:2.3 Esse furono seguite in Europa da un popolo prolifico ed un po’ superiore, i cui discendenti si diffusero subito in tutto il continente, dai ghiacci a nord sino alle Alpi e al Mediterraneo a sud. Queste tribù formavano la cosiddetta razza di Heidelberg.

(719.7) 64:2.4 Durante questo lungo periodo di decadenza culturale i popoli di Foxhall dell’Inghilterra e le tribù di Badonan nel nordovest dell’India continuarono a mantenere in vita alcune delle tradizioni di Andon e certi residui della cultura di Onagar.

(719.8) 64:2.5 Le popolazioni di Foxhall erano le più occidentali e riuscirono a conservare molto della cultura andonica; esse conservarono anche la loro conoscenza della lavorazione della selce, che trasmisero ai loro discendenti, i lontani antenati degli Eschimesi.

(719.9) 64:2.6 Sebbene le vestigia delle popolazioni di Foxhall siano state scoperte per ultime in Inghilterra, questi Andoniti furono in realtà i primi esseri umani a vivere in tali regioni. In quell’epoca il ponte terrestre collegava ancora la Francia all’Inghilterra; e poiché la maggior parte dei primi insediamenti dei discendenti di Andon era situata lungo i fiumi e le coste di quei tempi antichi, essi si trovano ora sotto le acque della Manica e del Mare del Nord, sebbene tre o quattro siano ancora fuori dell’acqua sulla costa inglese.

(720.1) 64:2.7 Molti dei popoli più intelligenti e spirituali di Foxhall conservarono la loro superiorità razziale e perpetuarono i loro costumi religiosi primitivi. E queste popolazioni, che si erano mescolate più tardi con stirpi susseguenti, lasciarono l’Inghilterra e andarono verso ovest a seguito di una glaciazione successiva, e sopravvissero come Eschimesi odierni.

3. Le tribù di Badonan

(720.2) 64:3.1 Oltre alle popolazioni di Foxhall nell’ovest, un altro combattivo centro di cultura persisté nell’est. Questo gruppo viveva sui contrafforti degli altopiani nordoccidentali dell’India tra le tribù di Badonan, un lontanissimo nipote di Andon. Queste popolazioni furono i soli discendenti di Andon che non praticarono mai sacrifici umani.

(720.3) 64:3.2 Questi Badoniti degli altopiani occupavano un vasto pianoro circondato da foreste, attraversato da fiumi e con abbondante selvaggina. Come alcuni dei loro cugini del Tibet, essi vivevano in rozze capanne di pietra, in grotte sul fianco delle colline ed in gallerie seminterrate.

(720.4) 64:3.3 Mentre nelle tribù del nord crebbe sempre più la paura del ghiaccio, quelle che vivevano vicino al loro paese d’origine divennero estremamente timorose dell’acqua. Esse videro la penisola della Mesopotamia inabissarsi gradualmente nell’oceano, ed anche se essa emerse parecchie volte, le tradizioni di queste razze primitive si formarono attorno ai pericoli del mare e al timore della periodica sommersione. Questa paura, unitamente alla loro esperienza delle piene fluviali, spiega perché scelsero le terre alte come luogo sicuro in cui abitare.

(720.5) 64:3.4 Ad est del territorio abitato dai popoli di Badonan, sui Monti Siwalik dell’India settentrionale, si possono trovare fossili che si avvicinano ai tipi di transizione tra l’uomo ed i vari gruppi preumani più che in qualunque altra parte della terra.

(720.6) 64:3.5 850.000 anni fa, le tribù superiori di Badonan cominciarono una guerra di sterminio contro i loro vicini inferiori con tendenze animali. In meno di mille anni la maggior parte dei gruppi animali ai confini di queste regioni erano stati distrutti o respinti nelle foreste del sud. Questa campagna di sterminio degli esseri inferiori portò ad un leggero miglioramento delle tribù montane di quell’epoca. E i discendenti misti di questo ceppo Badonita migliorato apparvero sulla scena d’azione come un popolo apparentemente nuovo — la razza del Neandertal.

4. Le razze del Neandertal

(720.7) 64:4.1 Gli uomini del Neandertal erano eccellenti combattenti e grandi viaggiatori. Essi si diffusero gradualmente dai centri degli altopiani nel nordovest dell’India sino alla Cina ad est, alla Francia ad ovest, ed anche verso sud, fino all’Africa settentrionale. Essi dominarono il mondo per quasi mezzo milione di anni fino all’epoca della migrazione delle razze evoluzionarie di colore.

(720.8) 64:4.2 800.000 anni fa, la selvaggina era abbondante; molte specie di cervidi, come pure elefanti ed ippopotami, vagavano per l’Europa. Il bestiame abbondava; cavalli e lupi erano ovunque. Gli uomini del Neandertal erano grandi cacciatori, e le tribù che vivevano in Francia furono le prime ad adottare la pratica di concedere ai migliori cacciatori il privilegio di scegliere la propria moglie tra le donne.

(721.1) 64:4.3 La renna fu estremamente utile a questi popoli del Neandertal, servendo come cibo, come vestiario e per fabbricare utensili, in quanto essi facevano vario uso delle sue corna e delle sue ossa. Essi erano poco colti, ma portarono grandi miglioramenti alla lavorazione della selce fino a raggiungere quasi i livelli dei tempi di Andon. Ritornarono in uso grosse selci attaccate a manici di legno per servire da asce e da picconi.

(721.2) 64:4.4 750.000 anni fa, la quarta coltre di ghiaccio avanzava decisamente verso sud. Con i loro attrezzi migliorati gli uomini del Neandertal facevano dei buchi nel ghiaccio che copriva i fiumi nordici e potevano così arpionare i pesci che risalivano verso i fori. Queste tribù arretrarono continuamente di fronte all’avanzata dei ghiacci, che in quel momento davano luogo alla più estesa invasione dell’Europa.

(721.3) 64:4.5 In quest’epoca il ghiacciaio siberiano raggiunse la sua massima progressione verso sud, obbligando gli uomini primitivi a spostarsi a sud verso i loro paesi d’origine. Ma la specie umana si era così differenziata che il pericolo di un nuovo incrocio con i suoi parenti scimmieschi non progressivi era grandemente diminuito.

(721.4) 64:4.6 700.000 anni fa, la quarta glaciazione, la più grande di tutte in Europa, si stava ritirando; uomini e animali ritornavano verso nord. Il clima era fresco ed umido e gli uomini primitivi prosperarono di nuovo in Europa e nell’Asia occidentale. Gradualmente le foreste si estesero verso nord sulle terre che erano state così recentemente coperte dai ghiacci.

(721.5) 64:4.7 La fauna mammifera era stata poco modificata dalla grande glaciazione. Questi animali persisterono su quella stretta striscia di terra che si stendeva tra i ghiacci e le Alpi, e alla ritirata del ghiacciaio si diffusero di nuovo rapidamente su tutta l’Europa. Attraverso il ponte terrestre della Sicilia arrivarono dall’Africa elefanti dalle zanne diritte, rinoceronti dal naso largo, iene e leoni africani, e questi nuovi animali sterminarono praticamente le tigri dai denti a sciabola e gli ippopotami.

(721.6) 64:4.8 650.000 anni fa, il clima continuava ad essere mite. Verso la metà del periodo interglaciale esso era divenuto così caldo che le Alpi furono quasi spogliate del ghiaccio e della neve.

(721.7) 64:4.9 600.000 anni fa, il ghiaccio aveva raggiunto il punto allora più settentrionale della sua ritirata e dopo una pausa di alcune migliaia di anni si mosse nuovamente verso sud per la sua quinta escursione. Ma il clima si modificò poco per cinquantamila anni. Gli uomini e gli animali dell’Europa furono cambiati di poco. La leggera aridità del periodo precedente si attenuò ed i ghiacciai alpini scesero molto in basso nelle valli dei fiumi.

(721.8) 64:4.10 550.000 anni fa, l’avanzata dei ghiacciai spinse di nuovo gli uomini e gli animali verso sud. Ma questa volta gli uomini avevano spazio in abbondanza nella larga fascia di terra che si stendeva verso nordest in Asia e tra la coltre di ghiaccio ed il Mar Nero, allora appendice molto estesa del Mediterraneo.

(721.9) 64:4.11 Questi tempi della quarta e della quinta glaciazione videro l’ulteriore diffusione della rozza cultura delle razze del Neandertal. Ma vi furono talmente pochi progressi che sembrò veramente che il tentativo di produrre un tipo nuovo e modificato di vita intelligente su Urantia stesse per fallire. Per quasi un quarto di milione di anni questi popoli primitivi andarono avanti cacciando e combattendo con periodi di miglioramento in certe direzioni, ma nel complesso regredendo costantemente in rapporto ai loro antenati andonici superiori.

(721.10) 64:4.12 Durante queste ere spiritualmente oscure, la cultura dell’umanità superstiziosa raggiunse i suoi livelli più bassi. Gli uomini del Neandertal in realtà non avevano alcuna religione al di là di una vergognosa superstizione. Essi avevano una paura mortale delle nuvole ed in particolar modo delle brume e delle nebbie. Si sviluppò gradualmente una religione primitiva di paura nei confronti delle forze naturali, mentre il culto degli animali, declinato con il miglioramento degli attrezzi e con l’abbondanza della selvaggina, permetteva a queste popolazioni di vivere con minore preoccupazione per il cibo. Le ricompense sessuali ai cacciatori migliori contribuirono grandemente a migliorare l’abilità nella caccia. Questa nuova religione della paura portò al tentativo di placare le forze invisibili celate dietro gli elementi naturali e raggiunse più tardi il suo culmine nei sacrifici umani tesi ad appagare queste forze fisiche invisibili e sconosciute. Tale pratica terribile dei sacrifici umani è stata perpetuata dai popoli più arretrati di Urantia fino al ventesimo secolo.

(722.1) 64:4.13 Questi uomini primitivi del Neandertal non si possono considerare adoratori del sole. Essi vivevano piuttosto nella paura dell’oscurità; avevano un timore mortale del calar della notte. Fino a che la luna brillava un po’ essi riuscivano a controllarsi, ma nelle notti senza luna erano presi dal panico e cominciavano a sacrificare i loro migliori giovani uomini e donne nel tentativo d’indurre la luna a brillare di nuovo. Essi impararono presto che il sole riappariva con regolarità, ma ritenevano che la luna tornasse soltanto perché sacrificavano i membri della loro tribù. Con il progredire della razza, l’oggetto e lo scopo dei sacrifici gradualmente cambiarono, ma l’offerta di sacrifici umani come parte del cerimoniale religioso persisté a lungo.

5. L’origine delle razze di colore

(722.2) 64:5.1 500.000 anni fa, le tribù badonite degli altopiani a nordovest dell’India furono coinvolte in un’altra grande lotta razziale. Questa guerra implacabile infuriò per più di cento anni, e quando la lunga battaglia fu terminata restavano soltanto un centinaio di famiglie; ma questi superstiti erano i più intelligenti e desiderabili di tutti i discendenti allora viventi di Andon e Fonta.

(722.3) 64:5.2 Ed allora, tra questi Badoniti degli altopiani si produsse un nuovo e strano avvenimento. Un uomo ed una donna che vivevano nella parte nordorientale della regione degli altopiani allora abitata cominciarono improvvisamente a dare origine ad un gruppo di figli eccezionalmente intelligenti. Questa era la famiglia Sangik, antenata di tutte le sei razze di colore di Urantia.

(722.4) 64:5.3 Questi figli Sangik, in numero di diciannove, non solo erano più intelligenti dei loro simili, ma la loro pelle manifestava una straordinaria tendenza ad assumere differenti colori quando era esposta alla luce solare. Tra questi diciannove figli, cinque erano rossi, due arancio, quattro gialli, due verdi, quattro blu e due indaco. Questi colori divennero più pronunciati via via che i figli crescevano, e quando questi giovani si congiunsero più tardi con membri della loro tribù, tutti i loro discendenti ebbero tendenza ad assumere il colore di pelle del genitore Sangik.

(722.5) 64:5.4 Ed ora interrompo questo racconto cronologico, dopo aver richiamato la vostra attenzione sull’arrivo del Principe Planetario che avvenne in quest’epoca, al fine di esaminare separatamente le sei razze Sangik di Urantia.

6. Le sei razze Sangik di Urantia

(722.6) 64:6.1 Su un pianeta evoluzionario normale le sei razze evoluzionarie di colore appaiono una dopo l’altra; l’uomo rosso si evolve per primo e per intere epoche vaga nel mondo prima che le razze di colore successive facciano la loro apparizione. La comparsa simultanea di tutte e sei le razze su Urantia, e in una sola famiglia, fu del tutto eccezionale.

(723.1) 64:6.2 L’apparizione dei primi Andoniti su Urantia fu anch’essa un evento nuovo in Satania. Su nessun altro mondo del sistema locale si è evoluta una simile razza di creature dotate di volontà in anticipo sulle razze evoluzionarie di colore

(723.2) 64:6.3 1. L’uomo rosso. Questi popoli furono degli esemplari straordinari della razza umana, superiori in molti aspetti ad Andon e Fonta. Essi erano un gruppo molto intelligente e furono i primi figli Sangik a sviluppare una civiltà ed un governo tribali. Essi furono sempre monogami ed anche i loro discendenti di sangue misto praticarono raramente la poligamia.

(723.3) 64:6.4 In tempi successivi essi ebbero seri e prolungati problemi con i loro fratelli gialli in Asia. Furono aiutati dall’invenzione, che fecero molto presto, dell’arco e della freccia, ma avevano sfortunatamente ereditato in gran misura la tendenza dei loro antenati a battersi tra loro, e ciò li indebolì a tal punto che le tribù gialle furono in grado di cacciarli dal continente asiatico.

(723.4) 64:6.5 Circa 85.000 anni fa i superstiti relativamente puri della razza rossa passarono in massa nell’America del Nord; e poco dopo l’istmo di Bering s’inabissò, isolandoli completamente. Nessun uomo rosso ritornò mai in Asia. Ma in Siberia, in Cina, nell’Asia centrale, in India ed in Europa essi lasciarono dietro di loro molte stirpi mescolate con le altre razze di colore.

(723.5) 64:6.6 Quando gli uomini rossi passarono in America, portarono con loro molti insegnamenti e tradizioni della loro origine primitiva. I loro antenati diretti erano venuti a contatto con le ultime attività del quartier generale mondiale del Principe Planetario. Ma poco dopo aver raggiunto le Americhe gli uomini rossi cominciarono a perdere di vista questi insegnamenti, e la loro cultura intellettuale e spirituale subì un forte declino. Molto presto questi popoli ricominciarono a combattere così ferocemente tra di loro che queste guerre tribali avrebbero portato alla rapida estinzione di questo residuo relativamente puro della razza rossa.

(723.6) 64:6.7 A causa di questa grande regressione gli uomini rossi sembravano condannati quando, circa sessantacinquemila anni fa, apparve Onamonalonton come loro capo e liberatore spirituale. Egli portò una pace temporanea tra gli uomini rossi americani e fece rivivere il loro culto del “Grande Spirito”. Onamonalonton visse fino all’età di novantasei anni e mantenne il suo quartier generale in mezzo alle grandi sequoie della California. Molti dei suoi discendenti successivi sono arrivati fino ai tempi moderni tra gli Indiani Piedineri.

(723.7) 64:6.8 Con il passare del tempo gli insegnamenti di Onamonalonton divennero delle vaghe tradizioni. Ricominciarono le guerre intestine e mai più dai tempi di questo grande maestro un altro capo riuscì a stabilire una pace universale tra di loro. I ceppi più intelligenti perirono sempre più in queste lotte tribali; diversamente una grande civiltà sarebbe stata costruita sul continente nordamericano da questi uomini rossi capaci ed intelligenti.

(723.8) 64:6.9 Dopo il loro passaggio dalla Cina all’America gli uomini rossi del nord non vennero mai più in contatto con altre influenze mondiali (eccetto gli Eschimesi) prima di essere scoperti più tardi dagli uomini bianchi. È un vero peccato che gli uomini rossi abbiano mancato quasi completamente la loro possibilità di essere elevati dall’apporto della successiva stirpe adamica. In ogni caso, l’uomo rosso non poteva comandare l’uomo bianco e non voleva assoggettarsi a lui volontariamente. In una tale circostanza, se le due razze non si fondono, una o l’altra è condannata.

(723.9) 64:6.10 2. L’uomo arancio. La caratteristica preminente di questa razza era il bisogno peculiare di costruire, di costruire di tutto, fino ad ammonticchiare enormi cumuli di pietre giusto per vedere quale tribù sapesse costruire il cumulo più alto. Benché non fossero un popolo progressivo, essi trassero grande profitto dalle scuole del Principe, dove inviarono dei delegati perché vi fossero istruiti.

(724.1) 64:6.11 La razza arancio fu la prima a seguire il litorale meridionale verso l’Africa quando il Mare Mediterraneo si ritirò verso ovest. Ma essi non fissarono mai delle basi favorevoli in Africa e furono sterminati all’arrivo successivo della razza verde.

(724.2) 64:6.12 Prima della sua fine questo popolo perse gran parte del suo bagaglio culturale e spirituale. Ci fu tuttavia un grande risveglio di vita superiore grazie alla saggia guida di Porshunta, la mente maestra di questa razza sfortunata, che portò loro il suo ministero quando il loro quartier generale era ad Armageddon, circa trecentomila anni fa.

(724.3) 64:6.13 L’ultima grande battaglia tra gli uomini arancio e gli uomini verdi avvenne nella regione della valle inferiore del Nilo in Egitto. Questa guerra interminabile fu contesa per quasi cento anni e quando finì pochissimi membri della razza arancio erano rimasti vivi. I resti dispersi di questo popolo furono assorbiti dagli uomini verdi e dagli uomini indaco arrivati più tardi. Ma gli uomini arancio cessarono di esistere come razza circa centomila anni fa.

(724.4) 64:6.14 3. L’uomo giallo. Le tribù gialle primitive furono le prime ad abbandonare la caccia, ad istituire delle comunità stabili ed a sviluppare una vita familiare basata sull’agricoltura. Intellettualmente essi erano un po’ inferiori agli uomini rossi, ma socialmente e collettivamente si rivelarono superiori a tutti i popoli Sangik nel promuovere una civiltà razziale. Poiché svilupparono uno spirito fraterno e le varie tribù impararono a vivere insieme in relativa pace, essi furono in grado di scacciare la razza rossa davanti a loro via via che si espandevano in Asia.

(724.5) 64:6.15 Essi si allontanarono molto dall’influenza del centro spirituale del mondo e s’immersero in grandi tenebre seguendo l’apostasia di Caligastia. Ma vi fu un’epoca brillante presso questo popolo quando, circa centomila anni fa, Singlanton assunse la guida di queste tribù e proclamò il culto dell’“Unica Verità”.

(724.6) 64:6.16 Il numero relativamente alto di superstiti della razza gialla è dovuto allo spirito di pace che regnava tra le loro tribù. Dall’epoca di Singlangton fino ai tempi della Cina moderna la razza gialla è stata tra le nazioni più pacifiche di Urantia. Questa razza ha ricevuto un piccolo ma potente lascito dalla successiva stirpe adamica importata.

(724.7) 64:6.17 4. L’uomo verde. La razza verde fu uno dei gruppi di uomini primitivi meno capaci e fu grandemente indebolita da estese migrazioni in differenti direzioni. Prima della loro dispersione queste tribù conobbero un grande risveglio culturale sotto la guida di Fantad, circa trecentocinquantamila anni fa.

(724.8) 64:6.18 La razza verde si divise in tre gruppi maggiori: le tribù del nord furono vinte, asservite ed assorbite dalle razze gialla e blu. Il gruppo orientale si amalgamò con i popoli dell’India di quei tempi, e dei residui esistono ancora tra questi popoli. Il gruppo meridionale entrò in Africa, dove distrusse i suoi cugini arancio quasi altrettanto inferiori.

(724.9) 64:6.19 Sotto molto aspetti i due gruppi avevano forza equivalente in questa lotta, poiché ciascuno comprendeva ceppi dell’ordine dei giganti; molti dei loro capi erano alti da due metri e quaranta a due metri e settanta. Queste stirpi giganti degli uomini verdi furono per la maggior parte limitate alla nazione meridionale o egiziana.

(725.1) 64:6.20 I superstiti vittoriosi degli uomini verdi furono successivamente assorbiti dalla razza indaco, l’ultima dei popoli di colore a svilupparsi e ad emigrare dal centro originario Sangik di dispersione delle razze.

(725.2) 64:6.21 5. L’uomo blu. Gli uomini blu furono un grande popolo. Essi inventarono presto la lancia ed elaborarono in seguito i rudimenti di molte arti della civiltà moderna. L’uomo blu aveva la potenza cerebrale dell’uomo rosso associata all’animo e al sentimento dell’uomo giallo. I discendenti adamici li preferirono tra tutti i successivi superstiti delle razze di colore.

(725.3) 64:6.22 I primi uomini blu furono sensibili alle esortazioni degli insegnanti del gruppo del Principe Caligastia e furono messi in gran confusione dai susseguenti insegnamenti pervertiti di quei capi traditori. Come le altre razze primitive essi non si ripresero mai completamente dallo scompiglio provocato dal tradimento di Caligastia, né superarono mai totalmente la tendenza a combattere tra di loro.

(725.4) 64:6.23 Circa cinquecento anni dopo la caduta di Caligastia avvenne un vasto risveglio culturale e religioso di tipo primitivo — ma nondimeno reale e benefico. Orlandof divenne un grande maestro della razza blu e ricondusse molte tribù al culto del vero Dio sotto il nome di “Capo Supremo”. Questo fu il più grande progresso degli uomini blu fino ai tempi successivi in cui questa razza fu grandemente elevata dall’apporto della stirpe adamica.

(725.5) 64:6.24 Le ricerche e le esplorazioni fatte in Europa sull’Antica Età della Pietra sono largamente consistite in dissotterramenti di utensili, di ossa e di oggetti decorativi di questi antichi uomini blu, perché essi sono persistiti in Europa fino a tempi recenti. Le cosiddette razze bianche di Urantia sono i discendenti di questi uomini blu, modificati una prima volta da un leggero incrocio con gli uomini gialli e rossi e poi fortemente elevati dall’assimilazione della maggior parte della razza viola.

(725.6) 64:6.25 6. La razza indaco. Come gli uomini rossi furono i più avanzati di tutti i popoli Sangik, così gli uomini neri furono i meno progressivi. Essi furono gli ultimi ad emigrare dalle loro dimore sugli altopiani. Andarono in Africa, prendendo possesso del continente, e da allora sono sempre rimasti là ad eccezione di quelli che sono stati portati via di forza nelle varie epoche come schiavi.

(725.7) 64:6.26 Isolati in Africa, i popoli indaco, come gli uomini rossi, beneficiarono poco o nulla dell’elevazione razziale che avrebbero potuto ottenere dall’infusione della stirpe adamica. Sola in Africa la razza indaco fece pochi progressi fino ai giorni di Orvonon, quando conobbe un grande risveglio spirituale. Anche se dimenticarono in seguito quasi del tutto il “Dio degli Dei” proclamato da Orvonon, essi non persero completamente il desiderio di adorare lo Sconosciuto; quantomeno ne mantennero una forma di culto fino a poche migliaia di anni fa.

(725.8) 64:6.27 Nonostante la loro arretratezza questi popoli indaco hanno esattamente lo stesso status davanti ai poteri celesti di qualsiasi altra razza terrestre.

(725.9) 64:6.28 Queste furono epoche di lotte violente tra le diverse razze, ma in vicinanza del quartier generale del Principe Planetario i gruppi più illuminati e più recentemente istruiti vissero insieme in relativa armonia, sebbene nessuna grande conquista culturale delle razze mondiali fosse stata realizzata fino al momento in cui questo regime fu gravemente stravolto dallo scoppio della ribellione di Lucifero.

(726.1) 64:6.29 Di tanto in tanto tutti questi differenti popoli conobbero dei risvegli culturali e spirituali. Mansant fu un grande maestro dell’epoca successiva a quella del Principe Planetario. Ma si fa menzione soltanto di quei capi e maestri eccezionali che influenzarono ed ispirarono in modo considerevole un’intera razza. Col passare del tempo sorsero numerosi maestri meno importanti in differenti regioni; e nel loro insieme contribuirono grandemente alla somma totale di quelle influenze che impedirono il collasso completo della civiltà culturale, specialmente durante le lunghe ed oscure epoche tra la ribellione di Caligastia e l’arrivo di Adamo.

(726.2) 64:6.30 Vi sono molte buone e sufficienti ragioni a favore del piano di far evolvere tre o sei razze di colore sui mondi dello spazio. Anche se i mortali di Urantia possono non essere nella condizione di apprezzare pienamente tutte queste ragioni, noi richiamiamo l’attenzione sulle seguenti:

(726.3) 64:6.31 1. La varietà è indispensabile per permettere un ampio funzionamento della selezione naturale, della sopravvivenza differenziale dei ceppi superiori.
(726.4) 64:6.32 2. Si ottengono razze migliori e più forti dall’incrocio di genti diverse quando queste differenti razze sono portatrici di fattori ereditari superiori. Le razze di Urantia avrebbero beneficiato di tale iniziale amalgamazione se questo popolo mescolato fosse stato in seguito efficacemente elevato da una profonda mescolanza con la stirpe adamica superiore. Il tentativo di eseguire un tale esperimento su Urantia nelle condizioni razziali attuali sarebbe assolutamente disastroso.
(726.5) 64:6.33 3. La competizione è salutarmente stimolata dalla diversificazione delle razze.
(726.6) 64:6.34 4. Le differenze di condizione delle razze e di gruppi all’interno di ciascuna razza sono essenziali allo sviluppo della tolleranza e dell’altruismo umani.
(726.7) 64:6.35 5. L’omogeneità della razza umana non è desiderabile prima che i popoli di un mondo in evoluzione abbiano raggiunto livelli relativamente alti di sviluppo spirituale.

7. La dispersione delle razze di colore

(726.8) 64:7.1 Quando i discendenti di colore della famiglia Sangik cominciarono a moltiplicarsi e quando cercarono la possibilità di espandersi nei territori adiacenti, la quinta glaciazione, la terza secondo i calcoli dei geologi, era ben avanti nella sua deriva verso sud in Europa ed in Asia. Alla loro origine queste razze di colore primitive furono terribilmente provate dai rigori e dalle privazioni dell’era glaciale. In Asia questo ghiacciaio si estese a tal punto che per migliaia di anni la migrazione verso l’Asia orientale fu interrotta. E non fu loro possibile raggiungere l’Africa prima della successiva ritirata del Mare Mediterraneo, conseguente all’elevazione dell’Arabia.

(726.9) 64:7.2 Fu per questo che per quasi centomila anni questi popoli Sangik si sparsero attorno alle colline pedemontane e si mescolarono più o meno tra di loro, nonostante la peculiare e naturale antipatia che si manifestò ben presto tra le differenti razze.

(726.10) 64:7.3 Tra l’epoca del Principe Planetario e quella di Adamo, l’India divenne la patria della popolazione più cosmopolita che si sia mai vista sulla faccia della terra. Ma fu un peccato che questa mescolanza fosse giunta a contenere tanti fattori delle razze verde, arancio e indaco. Questi popoli Sangik secondari trovarono un’esistenza più facile e piacevole nei paesi del sud, e molti di loro emigrarono successivamente in Africa. I popoli Sangik primari, le razze superiori, evitarono i tropici; gli uomini rossi si diressero verso il nordest dell’Asia, seguiti da vicino dagli uomini gialli, mentre la razza blu avanzò verso nordovest fino all’Europa.

(727.1) 64:7.4 Gli uomini rossi cominciarono presto ad emigrare verso nordest, seguendo il ghiaccio che si ritirava, girarono attorno alle terre alte dell’India ed occuparono tutto il nordest dell’Asia. Essi furono seguiti da vicino dalle tribù gialle, che successivamente li cacciarono dall’Asia nell’America del Nord.

(727.2) 64:7.5 Quando i resti relativamente puri della razza rossa lasciarono l’Asia, c’erano undici tribù che sommavano a poco più di settemila uomini, donne e bambini. Queste tribù erano accompagnate da tre piccoli gruppi di origine mista, il più importante dei quali comprendeva una combinazione delle razze arancio e blu. Questi tre gruppi non fraternizzarono mai completamente con gli uomini rossi e proseguirono presto in direzione sud verso il Messico e l’America Centrale, dove furono raggiunti più tardi da un piccolo gruppo di uomini gialli e rossi incrociati. Tali popolazioni si sposarono tutte tra di loro e fondarono una nuova razza amalgamata, molto meno bellicosa degli uomini rossi di razza pura. Nello spazio di cinquemila anni questa razza amalgamata si scisse in tre gruppi, che stabilirono rispettivamente le civiltà del Messico, dell’America Centrale e dell’America del Sud. Il ramo sudamericano ricevette un leggero tocco del sangue di Adamo.

(727.3) 64:7.6 In una certa misura gli uomini rossi e gialli primitivi si mescolarono in Asia, e i discendenti di questa unione si trasferirono verso est e lungo il litorale meridionale, e alla fine furono cacciati dalla razza gialla in rapido aumento nelle penisole e nelle isole vicine alla costa. Essi sono gli uomini bruni di oggi.

(727.4) 64:7.7 La razza gialla ha continuato ad occupare le regioni centrali dell’Asia orientale. Tra le sei razze di colore essi sono quelli che sono sopravvissuti in numero maggiore. Gli uomini gialli, pur essendosi impegnati ogni tanto in guerre razziali, non hanno sostenuto incessanti ed implacabili guerre di sterminio come quelle intraprese dagli uomini rossi, verdi e arancio. Queste tre razze si erano praticamente distrutte tra di loro prima di essere alla fine quasi annientate dai loro nemici delle altre razze.

(727.5) 64:7.8 Poiché la quinta glaciazione non si estese molto a sud in Europa, la via per emigrare verso nordovest rimase parzialmente aperta a queste popolazioni Sangik; e quando i ghiacci si ritirarono gli uomini blu, accompagnati da alcuni altri piccoli gruppi razziali, emigrarono verso ovest lungo le antiche piste delle tribù andoniche. Essi invasero l’Europa ad ondate successive, occupando la maggior parte del continente.

(727.6) 64:7.9 In Europa essi incontrarono ben presto i discendenti neandertaliani del loro primitivo antenato comune, Andon. Questi antichi neandertaliani europei erano stati cacciati verso sud e verso est dal ghiacciaio e si trovarono così nella situazione di affrontare e di assorbire rapidamente i loro cugini invasori delle tribù Sangik.

(727.7) 64:7.10 All’inizio le tribù Sangik erano in generale più intelligenti dei discendenti degenerati degli uomini andonici primitivi delle pianure e nella maggior parte degli aspetti molto superiori a loro. L’incrocio di queste tribù Sangik con i popoli del Neandertal portarono all’immediato miglioramento della razza più antica. Fu questa infusione di sangue Sangik, e più particolarmente di quello degli uomini blu, che portò quel marcato miglioramento nei popoli del Neandertal manifestato dalle successive ondate di tribù sempre più intelligenti che si sparsero in Europa provenendo dall’est.

(727.8) 64:7.11 Nel corso del successivo periodo interglaciale questa nuova razza del Neandertal si estese dall’Inghilterra fino all’India. Il resto della razza blu rimasto nella vecchia penisola persiana si amalgamò più tardi con certi altri elementi, principalmente gialli. L’incrocio che ne risultò, in seguito un po’ migliorato dalla razza viola di Adamo, è sopravvissuto nelle tribù nomadi brune degli Arabi moderni.

(728.1) 64:7.12 Tutti gli sforzi per identificare gli antenati Sangik dei popoli moderni devono tener conto del miglioramento successivo delle stirpi razziali causato dal susseguente incrocio con il sangue adamico.

(728.2) 64:7.13 Le razze superiori cercarono i climi nordici o temperati, mentre le razze arancio, verde e indaco gravitarono successivamente verso l’Africa attraverso il ponte terrestre nuovamente emerso che separava il Mediterraneo in ritirata verso ovest dall’Oceano Indiano.

(728.3) 64:7.14 Le ultime popolazioni Sangik ad emigrare dal loro centro d’origine razziale furono gli uomini indaco. All’epoca in cui gli uomini verdi sterminavano la razza arancio in Egitto, così indebolendo grandemente se stessi, cominciò il grande esodo nero verso sud lungo la costa della Palestina; e più tardi, quando questi popoli indaco di grande vigore fisico invasero l’Egitto, eliminarono totalmente gli uomini verdi con la sola forza del loro numero. Queste razze indaco assorbirono i resti della razza arancio e gran parte della razza verde, ed alcune tribù indaco furono considerevolmente migliorate dall’amalgamazione razziale.

(728.4) 64:7.15 In questo modo l’Egitto fu prima dominato dall’uomo arancio, poi dall’uomo verde, seguito dall’uomo indaco (nero), e più tardi ancora da una razza mista di uomini indaco, blu e uomini verdi modificati. Ma molto prima dell’arrivo di Adamo gli uomini blu d’Europa e le razze miste d’Arabia avevano cacciato la razza indaco fuori dall’Egitto e lontano verso il sud del continente africano.

(728.5) 64:7.16 Quando le migrazioni Sangik volgono al termine, le razze arancio e verde sono scomparse, l’uomo rosso occupa l’America del Nord, l’uomo giallo l’Asia orientale, l’uomo blu l’Europa, e la razza indaco è gravitata verso l’Africa. L’India ospita un miscuglio delle razze Sangik secondarie, e l’uomo bruno, un incrocio dell’uomo rosso e giallo, occupa le isole al largo della costa asiatica. Una razza amalgamata dotata di un potenziale piuttosto superiore occupa gli altopiani dell’America del Sud. Gli Andoniti più puri vivono nelle regioni dell’estremo nord dell’Europa e in Islanda, in Groenlandia e nel nordest dell’America del Nord.

(728.6) 64:7.17 Durante i periodi di massimo avanzamento glaciale le tribù andoniche più occidentali rischiarono molto di essere sospinte in mare. Esse vivevano da anni su una stretta striscia di terra a sud dell’attuale Inghilterra. E fu la tradizione di questi ripetuti avanzamenti glaciali che li incitò a prendere il mare quando apparve infine il sesto ed ultimo ghiacciaio. Essi furono i primi avventurieri del mare. Costruirono dei battelli e partirono alla ricerca di nuove terre che speravano potessero essere esenti dalle terrificanti invasioni glaciali. Alcuni di loro raggiunsero l’Islanda, altri la Groenlandia, ma la grande maggioranza morì di fame e di sete in mare aperto.

(728.7) 64:7.18 Poco più di ottantamila anni fa, subito dopo che gli uomini rossi erano entrati da nordovest nell’America del Nord, il gelo dei mari nordici e l’avanzata dei campi di ghiaccio locali sulla Groenlandia costrinsero questi discendenti Eschimesi degli aborigeni di Urantia a cercare una terra migliore, una nuova patria; e vi riuscirono attraversando i brevi stretti che separavano allora la Groenlandia dalle masse continentali del nordest dell’America del Nord. Essi raggiunsero il continente quasi ventun secoli dopo l’arrivo degli uomini rossi in Alaska. Successivamente alcune stirpi miste di uomini blu si spinsero verso ovest e si amalgamarono con gli Eschimesi più recenti, ed una simile unione fu abbastanza benefica per le tribù degli Eschimesi.

(728.8) 64:7.19 Circa cinquemila anni fa avvenne un casuale incontro tra una tribù indiana d’America ed un gruppo eschimese isolato sulle rive a sudest della Baia di Hudson. Queste due tribù ebbero difficoltà a comunicare l’una con l’altra, ma molto presto si unirono tra di loro con il risultato che quegli Eschimesi furono alla fine assorbiti dai più numerosi uomini rossi. E ciò rappresenta il solo contatto degli uomini rossi dell’America del Nord con qualsiasi altra stirpe umana fino a circa mille anni fa, quando gli uomini bianchi sbarcarono per caso per la prima volta sulla costa atlantica.

(729.1) 64:7.20 Le lotte di queste ere primitive furono caratterizzate da coraggio, valore ed anche eroismo. E noi tutti ci rammarichiamo che così tanti di quei tratti genuini e perseveranti dei vostri primi antenati siano stati perduti per le razze più recenti. Pur apprezzando il valore di molte raffinatezze della civiltà in progresso, noi sentiamo la mancanza della splendida tenacia e della superba devozione dei vostri primi antenati, che rasentavano talvolta il grandioso ed il sublime.


(729.2) 64:7.21 [Presentato da un Portatore di Vita residente su Urantia.]


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