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Il Libro Di Urantia

Titolo della pagina

Il Libro di Urantia

®

URANTIA ®

® Marchi registrati della Fondazione Urantia
® Registered Marks of Urantia Foundation

Traduzione italiana
2006 Italian Translation

ISBN: 978-1883395-162 (eBook)
ISBN: 978-1883395-704 (Libro in brossura)
ISBN: 978-1883395-711 (Libro con copertina rigida)

Copyright © 2006 Fondazione Urantia
Copyright © 2006 Urantia Foundation
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Sito web: www.urantia.org [2]

Il Simbolo dei Cerchi Concentrici certifica che questa edizione è autorizzata dalla Fondazione Urantia.

Il Libro di Urantia è disponibile nelle seguenti lingue:
Arabo – كِتاب يورانشيا
Bulgaro – Книгата Урантия
Ceco – Kniha Urantia
Coreano – 유란시아 서
Danese – Urantia Bogen
Ebraico – הספר של אורנטיה
Estone – Urantia raamat
Farsi – کتاب یورنشیا
Finlandese – Urantia-kirja
Francese – Le Livre d’Urantia
Giapponese – ウランティア・ブック
Greco – Το Βιβλίο της Ουράντια
Indonesiano – Buku Urantia
Inglese – The Urantia Book
Italiano – Il Libro di Urantia
Lituano – Urantijos knyga
Olandese – Het Urantia Boek
Polacco – Księga Urantii
Portoghese – O Livro de Urântia
Rumeno – Cartea Urantia
Russo – Книга Урантии
Spagnolo – El libro de Urantia
Svedese – Urantiaboken
Tedesco – Das Urantia Buch
Turco – Urantia’nın Kitabı
Ungherese – Az Urantia könyv

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Corsi online gratuiti su: ubis.urantia.org [4].
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Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta, tradotta o appropriata in qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo (compresi quelli elettronici, meccanici o di altro tipo, come fotocopie, registrazioni o qualsiasi archiviazione o riproduzione di informazioni) senza il permesso scritto dell’editore.

Questa traduzione de Il Libro di Urantia è stata realizzata con grande cura. Rimane comunque un’opera umana che può sempre essere migliorata. La Fondazione Urantia, titolare dei diritti d’autore, si riserva il diritto di apportare modifiche e revisioni a scopo di miglioramento.

La Fondazione Urantia non da alcuna interpretazione ufficiale circa gli insegnamenti de Il Libro di Urantia. L’interpretazione del testo è lasciata al singolo lettore.

Numero di identificazione del testo: UF-ITA-001-2006-2.1
Timbro della versione: UF-202303151616

“Urantia”, “Urantiano” e sono marchi di fabbrica, marchi di servizio e marchi associativi della Fondazione Urantia.

Le Parti del Libro

Il Libro di Urantia

Le Parti del Libro

PARTE I [6]

L’Universo Centrale ed I Superuniversi

Patrocinata da un Corpo di Personalità Superuniversali di Uversa agente per autorità degli Antichi dei Giorni di Orvonton.

PARTE II [7]

L’Universo Locale

Patrocinata da un Corpo di Personalità dell’Universo Locale di Nebadon agente per autorità di Gabriele di Salvington.

PARTE III [8]

La Storia di Urantia

Questi fascicoli sono stati patrocinati da un Corpo di Personalità dell’Universo Locale agente per autorità di Gabriele di Salvington.

PARTE IV [9]

La Vita e gli Insegnamenti Di Gesù

Questo gruppo di fascicoli è stato patrocinato da una commissione di dodici intermedi di Urantia agente sotto la supervisione di un direttore di rivelazione Melchizedek.

La base di questo racconto è stata fornita da un intermedio secondario che fu un tempo assegnato alla sorveglianza superumana dell’apostolo Andrea.

I Titoli dei Fascicoli

Il Libro di Urantia

I Titoli dei Fascicoli

No.FascicoloAutorePagina

000Introduzione [10]Un Consigliere Divino1

PARTE I [6]
L’Universo Centrale ed I Superuniversi

No.FascicoloAutorePagina

001Il Padre Universale [11]Un Consigliere Divino21

002La natura di Dio [12]Un Consigliere Divino33

003Gli attributi di Dio [13]Un Consigliere Divino44

004Relazione di Dio con l’universo [14]Un Consigliere Divino54

005Relazione di Dio con l’individuo [15]Un Consigliere Divino62

006Il Figlio Eterno [16]Un Consigliere Divino73

007Relazione del Figlio Eterno con l’universo [17]Un Consigliere Divino81

008Lo Spirito Infinito [18]Un Consigliere Divino90

009Relazione dello Spirito Infinito con l’universo [19]Un Consigliere Divino98

010La Trinità del Paradiso [20]Un Censore Universale108

011L’Isola Eterna del Paradiso [21]Un Perfettore di Saggezza118

012L’universo degli universi [22]Un Perfettore di Saggezza128

013Le sfere sacre del Paradiso [23]Un Perfettore di Saggezza143

014L’universo centrale e divino [24]Un Perfettore di Saggezza152

015I sette superuniversi [25]Un Censore Universale164

016I Sette Spiriti Maestri [26]Un Censore Universale184

017I sette gruppi di Spiriti Supremi [27]Un Consigliere Divino197

018Le Personalità Supreme della Trinità [28]Un Consigliere Divino207

019Gli Esseri Coordinati di Origine Trinitaria [29]Un Consigliere Divino214

020I Figli Paradisiaci di Dio [30]Un Perfettore di Saggezza223

021I Figli Creatori Paradisiaci [31]Un Perfettore di Saggezza234

022I Figli di Dio Trinitizzati [32]Un Possente Messaggero243

023I Messaggeri Solitari [33]Un Consigliere Divino256

024Le Personalità Superiori dello Spirito Infinito [34]Un Consigliere Divino264

025Le Schiere dei Messaggeri dello Spazio [35]Un Elevato in Autorità273

026Gli spiriti tutelari dell’universo centrale [36]Un Perfettore di Saggezza285

027Il ministero dei Supernafini Primari [37]Un Perfettore di Saggezza298

028Gli spiriti tutelari dei superuniversi [38]Un Possente Messaggero306

029I Direttori di Potere d’Universo [39]Un Censore Universale319

030Le personalità del grande universo [40]Un Possente Messaggero330

031Il Corpo della Finalità [41]Un Consigliere Divino ed Un Privo di Nome e Numero345

PARTE II [7]
L’Universo Locale

No.FascicoloAutorePagina

032L’evoluzione degli universi locali [42]Un Possente Messaggero357

033L’amministrazione dell’universo locale [43]Il Capo degli Arcangeli366

034Lo Spirito Madre dell’universo locale [44]Un Possente Messaggero374

035I Figli di Dio dell’universo locale [45]Il Capo degli Arcangeli384

036I Portatori di Vita [46]Un Figlio Vorondadek396

037Le personalità dell’universo locale [47]Un Brillante Astro della Sera406

038Gli spiriti tutelari dell’universo locale [48]Melchizedek418

039Le schiere serafiche [49]Melchizedek426

040I Figli di Dio ascendenti [50]Un Possente Messaggero443

041Aspetti fisici dell’universo locale [51]Arcangelo455

042L’energia — mente e materia [52]Un Possente Messaggero467

043Le costellazioni [53]Malavatia Melchizedek485

044Gli artigiani celesti [54]Arcangelo497

045L’amministrazione del sistema locale [55]Melchizedek509

046La capitale del sistema locale [56]Arcangelo519

047I sette mondi delle dimore [57]Un Brillante Astro della Sera530

048La vita morontiale [58]Arcangelo541

049I mondi abitati [59]Melchizedek559

050I Principi Planetari [60]Lanonandek Secondario572

051Gli Adami Planetari [61]Lanonandek Secondario580

052Le epoche planetarie dei mortali [62]Un Possente Messaggero589

053La ribellione di Lucifero [63]Manovandet Melchizedek601

054I problemi della ribellione di Lucifero [64]Un Possente Messaggero613

055Le sfere di luce e vita [65]Un Possente Messaggero621

056L’unità universale [66]Un Possente Messaggero e Machiventa Melchizedek637

PARTE III [8]
La Storia di Urantia

No.FascicoloAutorePagina

057L’origine di Urantia [67]Portatore di Vita651

058L’istituzione della vita su Urantia [68]Portatore di Vita664

059L’era della vita marina su Urantia [69]Portatore di Vita672

060Urantia durante l’era della vita terrestre primitiva [70]Portatore di Vita685

061L’era dei mammiferi su Urantia [71]Portatore di Vita693

062Le razze precorritrici dell’uomo primitivo [72]Portatore di Vita703

063La prima famiglia umana [73]Portatore di Vita711

064Le razze evoluzionarie di colore [74]Portatore di Vita718

065Il supercontrollo dell’evoluzione [75]Portatore di Vita730

066Il Principe Planetario di Urantia [76]Melchizedek741

067La ribellione planetaria [77]Melchizedek754

068Gli albori della civiltà [78]Melchizedek763

069Le istituzioni umane primitive [79]Melchizedek772

070L’evoluzione del governo umano [80]Melchizedek783

071Lo sviluppo dello Stato [81]Melchizedek800

072Il governo su un pianeta vicino [82]Melchizedek808

073Il Giardino di Eden [83]Solonia821

074Adamo ed Eva [84]Solonia828

075L’inadempienza di Adamo ed Eva [85]Solonia839

076Il secondo giardino [86]Solonia847

077Le creature intermedie [87]Arcangelo855

078La razza viola dopo i giorni di Adamo [88]Arcangelo868

079L’espansione andita in Oriente [89]Arcangelo878

080L’espansione andita in Occidente [90]Arcangelo889

081Lo sviluppo della civiltà moderna [91]Arcangelo900

082L’evoluzione del matrimonio [92]Il Capo dei Serafini913

083L’istituzione del matrimonio [93]Il Capo dei Serafini922

084Il matrimonio e la vita di famiglia [94]Il Capo dei Serafini931

085Le origini dell’adorazione [95]Un Brillante Astro della Sera944

086L’evoluzione primitiva della religione [96]Un Brillante Astro della Sera950

087I culti dei fantasmi [97]Un Brillante Astro della Sera958

088Feticci, amuleti e magia [98]Un Brillante Astro della Sera967

089Peccato, sacrificio ed espiazione [99]Un Brillante Astro della Sera974

090Lo Sciamanesimo — stregoni e sacerdoti [100]Melchizedek986

091L’evoluzione della preghiera [101]Il Capo degli Intermedi994

092L’ulteriore evoluzione della religione [102]Melchizedek1003

093Machiventa Melchizedek [103]Melchizedek1014

094Gli insegnamenti di Melchizedek in Oriente [104]Melchizedek1027

095Gli insegnamenti di Melchizedek nel Levante [105]Melchizedek1042

096Yahweh — il Dio degli Ebrei [106]Melchizedek1052

097L’evoluzione del concetto di Dio presso gli Ebrei [107]Melchizedek1062

098Gli insegnamenti di Melchizedek in Occidente [108]Melchizedek1077

099I problemi sociali della religione [109]Melchizedek1086

100La religione nell’esperienza umana [110]Melchizedek1094

101La natura reale della religione [111]Melchizedek1104

102I fondamenti della fede religiosa [112]Melchizedek1118

103La realtà dell’esperienza religiosa [113]Melchizedek1129

104Crescita del concetto di Trinità [114]Melchizedek1143

105La Deità e la realtà [115]Melchizedek1152

106I livelli della realtà dell’universo [116]Melchizedek1162

107Origine e natura degli Aggiustatori di Pensiero [117]Messaggero Solitario1176

108Missione e ministero degli Aggiustatori di Pensiero [118]Messaggero Solitario1185

109Relazione degli Aggiustatori con le creature dell’universo [119]Messaggero Solitario1195

110Relazione degli Aggiustatori con i singoli mortali [120]Messaggero Solitario1203

111L’Aggiustatore e l’anima [121]Messaggero Solitario1215

112La sopravvivenza della personalità [122]Messaggero Solitario1225

113I guardiani serafici del destino [123]Il Capo dei Serafini1241

114Il governo planetario dei serafini [124]Il Capo dei Serafini1250

115L’Essere Supremo [125]Un Possente Messaggero1260

116L’Onnipotente Supremo [126]Un Possente Messaggero1268

117Dio il Supremo [127]Un Possente Messaggero1278

118Il Supremo e l’Ultimo — tempo e spazio [128]Un Possente Messaggero1294

119I conferimenti di Cristo Micael [129]Il Capo degli Astri della Sera1308

PARTE IV [9]
La Vita e gli Insegnamenti Di Gesù

No.FascicoloAutorePagina

120Il conferimento di Micael su Urantia [130]Mantutia Melchizedek1323

121L’epoca del conferimento di Micael [131]Commissione di Intermedi1332

122La nascita e l’infanzia di Gesù [132]Commissione di Intermedi1344

123La prima infanzia di Gesù [133]Commissione di Intermedi1355

124La tarda infanzia di Gesù [134]Commissione di Intermedi1366

125Gesù a Gerusalemme [135]Commissione di Intermedi1377

126I due anni cruciali [136]Commissione di Intermedi1386

127Gli anni dell’adolescenza [137]Commissione di Intermedi1395

128La prima parte dell’età virile di Gesù [138]Commissione di Intermedi1407

129La successiva vita adulta di Gesù [139]Commissione di Intermedi1419

130In viaggio per Roma [140]Commissione di Intermedi1427

131Le religioni del mondo [141]Commissione di Intermedi1442

132Il soggiorno a Roma [142]Commissione di Intermedi1455

133Il ritorno da Roma [143]Commissione di Intermedi1468

134Gli anni di transizione [144]Commissione di Intermedi1483

135Giovanni il Battista [145]Commissione di Intermedi1496

136Il battesimo ed i quaranta giorni [146]Commissione di Intermedi1509

137Il periodo di sosta in Galilea [147]Commissione di Intermedi1524

138La preparazione dei messaggeri del regno [148]Commissione di Intermedi1538

139I dodici apostoli [149]Commissione di Intermedi1548

140L’ordinazione dei dodici [150]Commissione di Intermedi1568

141L’inizio dell’opera pubblica [151]Commissione di Intermedi1587

142La Pasqua a Gerusalemme [152]Commissione di Intermedi1596

143La traversata della Samaria [153]Commissione di Intermedi1607

144A Gelboe e nella Decapoli [154]Commissione di Intermedi1617

145Quattro giorni movimentati a Cafarnao [155]Commissione di Intermedi1628

146Il primo giro di predicazione in Galilea [156]Commissione di Intermedi1637

147La visita d’intermezzo a Gerusalemme [157]Commissione di Intermedi1647

148La formazione degli evangelisti a Betsaida [158]Commissione di Intermedi1657

149Il secondo giro di predicazione [159]Commissione di Intermedi1668

150Il terzo giro di predicazione [160]Commissione di Intermedi1678

151Sosta ed insegnamento in riva al mare [161]Commissione di Intermedi1688

152Avvenimenti che portarono alla crisi di Cafarnao [162]Commissione di Intermedi1698

153La crisi a Cafarnao [163]Commissione di Intermedi1707

154Gli ultimi giorni a Cafarnao [164]Commissione di Intermedi1717

155In fuga attraverso la Galilea del nord [165]Commissione di Intermedi1725

156Il soggiorno a Tiro e a Sidone [166]Commissione di Intermedi1734

157A Cesarea di Filippo [167]Commissione di Intermedi1743

158Il monte della trasfigurazione [168]Commissione di Intermedi1752

159Il giro della Decapoli [169]Commissione di Intermedi1762

160Rodano di Alessandria [170]Commissione di Intermedi1772

161Ulteriori discussioni con Rodano [171]Commissione di Intermedi1783

162Alla festa dei Tabernacoli [172]Commissione di Intermedi1788

163L’ordinazione dei settanta a Magadan [173]Commissione di Intermedi1800

164Alla festa della Dedicazione [174]Commissione di Intermedi1809

165L’inizio della missione in Perea [175]Commissione di Intermedi1817

166L’ultima visita alla Perea del nord [176]Commissione di Intermedi1825

167La visita a Filadelfia [177]Commissione di Intermedi1833

168La risurrezione di Lazzaro [178]Commissione di Intermedi1842

169L’ultimo insegnamento a Pella [179]Commissione di Intermedi1850

170Il regno dei cieli [180]Commissione di Intermedi1858

171In cammino per Gerusalemme [181]Commissione di Intermedi1867

172L’entrata a Gerusalemme [182]Commissione di Intermedi1878

173Il lunedì a Gerusalemme [183]Commissione di Intermedi1888

174Il martedì mattina al tempio [184]Commissione di Intermedi1897

175L’ultimo discorso al tempio [185]Commissione di Intermedi1905

176Il martedì sera sul Monte Oliveto [186]Commissione di Intermedi1912

177Il mercoledì, giorno di riposo [187]Commissione di Intermedi1920

178L’ultimo giorno al campo [188]Commissione di Intermedi1929

179L’ultima cena [189]Commissione di Intermedi1936

180Il discorso di addio [190]Commissione di Intermedi1944

181Ultime esortazioni ed avvertimenti [191]Commissione di Intermedi1953

182A Getsemani [192]Commissione di Intermedi1963

183Il tradimento e l’arresto di Gesù [193]Commissione di Intermedi1971

184Davanti al tribunale del Sinedrio [194]Commissione di Intermedi1978

185Il giudizio davanti a Pilato [195]Commissione di Intermedi1987

186Poco prima della crocifissione [196]Commissione di Intermedi1997

187La crocifissione [197]Commissione di Intermedi2004

188Il periodo della tomba [198]Commissione di Intermedi2012

189La risurrezione [199]Commissione di Intermedi2020

190Le apparizioni morontiali di Gesù [200]Commissione di Intermedi2029

191Le apparizioni agli apostoli e ad altri discepoli influenti [201]Commissione di Intermedi2037

192Le apparizioni in Galilea [202]Commissione di Intermedi2045

193Apparizioni finali ed ascensione [203]Commissione di Intermedi2052

194L’effusione dello Spirito della Verità [204]Commissione di Intermedi2059

195Dopo la Pentecoste [205]Commissione di Intermedi2069

196La fede di Gesù [206]Commissione di Intermedi2087

Contenuto del Libro

Il Libro di Urantia

Contenuto del Libro

Contenuto Pagina

Introduzione [207]1

I. Deità e divinità [208]2

II. Dio [209]3

III. La Prima Sorgente e Centro [210]4

IV. La realtà dell’universo [211]6

V. Le realtà della personalità [212]8

VI. Energia ed archetipi [213]9

VII. L’Essere Supremo [214]10

VIII. Dio il Settuplo [215]11

IX. Dio l’Ultimo [216]12

X. Dio l’Assoluto [217]13

XI. I Tre Assoluti [218]13

XII. Le Trinità [219]15

PARTE I [6] L’Universo Centrale ed I Superuniversi

Contenuto Pagina

1. Il Padre Universale [220]21

1. Il nome del Padre [221]22

2. La realtà di Dio [222]23

3. Dio è uno spirito universale [223]25

4. Il mistero di Dio [224]26

5. La personalità del Padre Universale [225]27

6. La personalità nell’universo [226]29

7. Valore spirituale del concetto di personalità [227]31

2. La natura di Dio [228]33

1. L’infinità di Dio [229]33

2. La perfezione eterna del Padre [230]35

3. Giustizia e rettitudine [231]36

4. La misericordia divina [232]38

5. L’amore di Dio [233]38

6. La bontà di Dio [234]40

7. Verità e bellezza divine [235]42

3. Gli attributi di Dio [236]44

1. L’onnipresenza di Dio [237]44

2. Il potere infinito di Dio [238]46

3. La conoscenza universale di Dio [239]48

4. L’illimitatezza di Dio [240]49

5. Il governo supremo del Padre [241]50

6. Il primato del Padre [242]52

4. Relazione di Dio con l’universo [243]54

1. L’atteggiamento del Padre nell’universo [244]54

2. Dio e la natura [245]56

3. Il carattere immutabile di Dio [246]57

4. La comprensione di Dio [247]58

5. Idee errate su Dio [248]59

5. Relazione di Dio con l’individuo [249]62

1. L’approccio a Dio [250]62

2. La presenza di Dio [251]64

3. La vera adorazione [252]65

4. Dio nella religione [253]66

5. La coscienza di Dio [254]68

6. Il Dio della personalità [255]70

6. Il Figlio Eterno [256]73

1. L’identità del Figlio Eterno [257]73

2. La natura del Figlio Eterno [258]74

3. Il ministero dell’amore del Padre [259]75

4. Gli attributi del Figlio Eterno [260]76

5. I limiti del Figlio Eterno [261]77

6. La mente dello spirito [262]78

7. La personalità del Figlio Eterno [263]79

8. La comprensione del Figlio Eterno [264]79

7. Relazione del Figlio Eterno con l’universo [265]81

1. Il circuito della gravità spirituale [266]81

2. L’amministrazione del Figlio Eterno [267]83

3. Relazione del Figlio Eterno con l’individuo [268]84

4. I piani di perfezione divina [269]85

5. Lo spirito di conferimento [270]86

6. I Figli Paradisiaci di Dio [271]87

7. La rivelazione suprema del Padre [272]88

8. Lo Spirito Infinito [273]90

1. Il Dio d’Azione [274]90

2. La natura dello Spirito Infinito [275]92

3. Relazione dello Spirito con il Padre ed il Figlio [276]93

4. Lo spirito del ministero divino [277]94

5. La presenza di Dio [278]95

6. La personalità dello Spirito Infinito [279]96

9. Relazione dello Spirito Infinito con l’universo [280]98

1. Gli attributi della Terza Sorgente e Centro [281]98

2. Lo spirito onnipresente [282]100

3. Il manipolatore universale [283]101

4. La mente assoluta [284]102

5. Il ministero della mente [285]102

6. Il circuito della gravità mentale [286]103

7. La riflettività dell’universo [287]105

8. La personalità dello Spirito Infinito [288]105

10. La Trinità del Paradiso [289]108

1. L’autodistribuzione della Prima Sorgente e Centro [290]108

2. La personalizzazione della Deità [291]109

3. Le tre persone della Deità [292]110

4. L’unione trinitaria della Deità [293]112

5. Le funzioni della Trinità [294]113

6. I Figli Stazionari della Trinità [295]114

7. Il supercontrollo della Supremazia [296]115

8. La Trinità al di là del finito [297]116

11. L’Isola Eterna del Paradiso [298]118

1. La residenza divina [299]118

2. La natura dell’Isola Eterna [300]119

3. Il Paradiso Superiore [301]120

4. Il Paradiso Periferico [302]121

5. Il Paradiso Inferiore [303]122

6. La respirazione dello spazio [304]123

7. Le funzioni spaziali del Paradiso [305]124

8. La gravità del Paradiso [306]125

9. L’unicità del Paradiso [307]126

12. L’universo degli universi [308]128

1. I livelli di spazio dell’universo maestro [309]128

2. I domini dell’Assoluto Non Qualificato [310]130

3. La gravità universale [311]131

4. Lo spazio ed il movimento [312]133

5. Il tempo e lo spazio [313]134

6. Il supercontrollo universale [314]135

7. La parte ed il tutto [315]137

8. Materia, mente e spirito [316]139

9. Le realtà personali [317]141

13. Le sfere sacre del Paradiso [318]143

1. I sette mondi sacri del Padre [319]144

2. Relazioni con i mondi del Padre [320]147

3. I mondi sacri del Figlio Eterno [321]149

4. I mondi dello Spirito Infinito [322]149

14. L’universo centrale e divino [323]152

1. Il sistema Paradiso-Havona [324]152

2. La costituzione di Havona [325]154

3. I mondi di Havona [326]155

4. Le creature dell’universo centrale [327]156

5. La vita in Havona [328]158

6. Lo scopo dell’universo centrale [329]160

15. I sette superuniversi [330]164

1. Il livello di spazio dei superuniversi [331]164

2. L’organizzazione dei superuniversi [332]165

3. Il superuniverso di Orvonton [333]167

4. Le nebulose — le antenate degli universi [334]169

5. L’origine dei corpi spaziali [335]170

6. Le sfere dello spazio [336]172

7. Le sfere architettoniche [337]174

8. Il controllo e la regolazione dell’energia [338]175

9. I circuiti dei superuniversi [339]176

10. I governanti dei superuniversi [340]178

11. L’assemblea deliberativa [341]179

12. I tribunali supremi [342]180

13. I governi dei settori [343]181

14. I propositi dei sette superuniversi [344]181

16. I Sette Spiriti Maestri [345]184

1. Relazione con la Deità Trina [346]185

2. Relazione con lo Spirito Infinito [347]185

3. Identità e diversità degli Spiriti Maestri [348]186

4. Gli attributi e le funzioni degli Spiriti Maestri [349]189

5. Relazione con le creature [350]190

6. La mente cosmica [351]191

7. La morale, la virtù e la personalità [352]192

8. La personalità su Urantia [353]194

9. La realtà della coscienza umana [354]195

17. I sette gruppi di Spiriti Supremi [355]197

1. I Sette Esecutivi Supremi [356]198

2. Majeston — il capo della riflettività [357]199

3. Gli Spiriti Riflettivi [358]200

4. Gli Aiuti Riflettivi d’Immagini [359]202

5. I Sette Spiriti dei Circuiti [360]202

6. Gli Spiriti Creativi degli universi locali [361]203

7. Gli spiriti aiutanti della mente [362]205

8. Le funzioni degli Spiriti Supremi [363]205

18. Le Personalità Supreme della Trinità [364]207

1. I Segreti Trinitizzati della Supremazia [365]207

2. Gli Eterni dei Giorni [366]208

3. Gli Antichi dei Giorni [367]209

4. I Perfezioni dei Giorni [368]210

5. I Recenti dei Giorni [369]211

6. Gli Unioni dei Giorni [370]212

7. I Fedeli dei Giorni [371]213

19. Gli Esseri Coordinati di Origine Trinitaria [372]214

1. I Figli Istruttori Trinitari [373]214

2. I Perfettori di Saggezza [374]215

3. I Consiglieri Divini [375]216

4. I Censori Universali [376]217

5. Gli Spiriti Trinitari Ispirati [377]219

6. I nativi di Havona [378]221

7. I cittadini del Paradiso [379]222

20. I Figli Paradisiaci di Dio [380]223

1. I Figli di Dio Discendenti [381]223

2. I Figli Magistrali [382]224

3. Le azioni giudiziarie [383]226

4. Le missioni magistrali [384]226

5. Il conferimento dei Figli Paradisiaci di Dio [385]227

6. Le carriere di conferimento come mortali [386]228

7. I Figli Istruttori Trinitari [387]230

8. Il ministero dei Daynal in un universo locale [388]231

9. Il servizio planetario dei Daynal [389]231

10. Il ministero unificato dei Figli Paradisiaci [390]232

21. I Figli Creatori Paradisiaci [391]234

1. Origine e natura dei Figli Creatori [392]234

2. I Creatori degli universi locali [393]235

3. La sovranità dell’universo locale [394]237

4. I conferimenti dei Micael [395]239

5. Relazione dei Figli Maestri con l’universo [396]240

6. Il destino dei Micael Maestri [397]241

22. I Figli di Dio Trinitizzati [398]243

1. I Figli Abbracciati dalla Trinità [399]243

2. I Possenti Messaggeri [400]245

3. Gli Elevati in Autorità [401]246

4. I Privi di Nome e Numero [402]246

5. I Custodi Trinitizzati [403]247

6. Gli Ambasciatori Trinitizzati [404]248

7. La tecnica della trinitizzazione [405]249

8. I figli trinitizzati da creature [406]251

9. I Guardiani Celesti [407]252

10. Gli Assistenti dei Figli Elevati [408]253

23. I Messaggeri Solitari [409]256

1. Natura ed origine dei Messaggeri Solitari [410]256

2. L’assegnazione dei Messaggeri Solitari [411]257

3. I servizi dei Messaggeri Solitari nel tempo e nello spazio [412]260

4. Il ministero speciale dei Messaggeri Solitari [413]262

24. Le Personalità Superiori dello Spirito Infinito [414]264

1. I Supervisori dei Circuiti Universali [415]265

2. I Direttori di Censimento [416]266

3. Gli Aiuti Personali dello Spirito Infinito [417]268

4. Gli Ispettori Associati [418]268

5. Le Sentinelle Incaricate [419]268

6. Le Guide dei Diplomati [420]269

7. L’origine delle Guide dei Diplomati [421]270

25. Le Schiere dei Messaggeri dello Spazio [422]273

1. I Servitali di Havona [423]273

2. I Conciliatori Universali [424]275

3. Gli ampi servizi dei Conciliatori [425]276

4. I Consiglieri Tecnici [426]279

5. I Custodi degli Archivi in Paradiso [427]281

6. Gli Archivisti Celesti [428]281

7. I Compagni Morontiali [429]282

8. I Compagni Paradisiaci [430]283

26. Gli spiriti tutelari dell’universo centrale [431]285

1. Gli spiriti tutelari [432]285

2. I possenti supernafini [433]286

3. I supernafini terziari [434]288

4. I supernafini secondari [435]289

5. Gli assistenti dei pellegrini [436]291

6. Le guide della supremazia [437]292

7. Le guide della Trinità [438]292

8. I rivelatori del Figlio [439]293

9. Le guide del Padre [440]294

10. I consiglieri ed i consulenti [441]295

11. I complementi del riposo [442]296

27. Il ministero dei Supernafini Primari [443]298

1. Gli stimolatori del riposo [444]299

2. I capi di destinazione [445]300

3. Gli interpreti dell’etica [446]300

4. I direttori di comportamento [447]301

5. I custodi della conoscenza [448]301

6. I maestri di filosofia [449]302

7. I conduttori dell’adorazione [450]303

28. Gli spiriti tutelari dei superuniversi [451]306

1. I terziafini [452]306

2. Gli onniafini [453]307

3. I seconafini [454]307

4. I seconafini primari [455]307

5. I seconafini secondari [456]310

6. I seconafini terziari [457]313

7. Il ministero dei seconafini [458]317

29. I Direttori di Potere d’Universo [459]319

1. I Sette Direttori Supremi di Potere [460]320

2. I Centri Supremi di Potere [461]320

3. Il dominio dei centri di potere [462]322

4. I Controllori Fisici Maestri [463]324

5. Gli Organizzatori di Forza Maestri [464]329

30. Le personalità del grande universo [465]330

1. La classificazione Paradisiaca degli esseri viventi [466]330

2. Il registro delle personalità di Uversa [467]334

3. Le colonie di cortesia [468]338

4. I mortali ascendenti [469]340

31. Il Corpo della Finalità [470]345

1. I nativi di Havona [471]346

2. I Messaggeri di Gravità [472]346

3. I mortali glorificati [473]347

4. I serafini adottati [474]348

5. I Figli Materiali glorificati [475]349

6. Le creature intermedie glorificate [476]349

7. Gli Evangeli di Luce [477]349

8. I Trascendentali [478]350

9. Gli Architetti dell’Eniverso Maestro [479]351

10. L’avventura finale [480]352

PARTE II [7] L’Universo Locale

Contenuto Pagina

32. L’evoluzione degli universi locali [481]357

1. L’emersione fisica degli universi [482]357

2. L’organizzazione di un universo [483]358

3. Il concetto di evoluzione [484]360

4. Relazione di Dio con un universo locale [485]362

5. Il proposito eterno e divino [486]364

33. L’amministrazione dell’universo locale [487]366

1. Micael di Nebadon [488]366

2. Il sovrano di Nebadon [489]367

3. Il Figlio e lo Spirito d’Universo [490]368

4. Gabriele — il capo esecutivo [491]369

5. Gli Ambasciatori della Trinità [492]370

6. L’amministrazione generale [493]371

7. I tribunali di Nebadon [494]372

8. Le funzioni legislativa ed esecutiva [495]373

34. Lo Spirito Madre dell’universo locale [496]374

1. Personalizzazione dello Spirito Creativo [497]374

2. La natura della Divina Ministra [498]375

3. Il Figlio e lo Spirito nel tempo e nello spazio [499]376

4. I circuiti dell’universo locale [500]377

5. Il ministero dello Spirito [501]379

6. Lo spirito nell’uomo [502]380

7. Lo spirito e la carne [503]382

35. I Figli di Dio dell’universo locale [504]384

1. Il Padre Melchizedek [505]384

2. I Figli Melchizedek [506]385

3. I mondi Melchizedek [507]387

4. Il lavoro speciale dei Melchizedek [508]388

5. I Figli Vorondadek [509]389

6. I Padri delle Costellazioni [510]390

7. I mondi Vorondadek [511]391

8. I Figli Lanonandek [512]392

9. I governanti Lanonandek [513]393

10. I mondi Lanonandek [514]394

36. I Portatori di Vita [515]396

1. Origine e natura dei Portatori di Vita [516]396

2. I mondi dei Portatori di Vita [517]397

3. Il trapianto della vita [518]399

4. I Portatori di Vita Melchizedek [519]400

5. I sette spiriti aiutanti della mente [520]401

6. Le forze viventi [521]403

37. Le personalità dell’universo locale [522]406

1. Gli Aiuti d’Universo [523]406

2. I Brillanti Astri della Sera [524]407

3. Gli arcangeli [525]408

4. Gli Altissimi Assistenti [526]409

5. Gli Alti Commissari [527]410

6. I Sovrintendenti Celesti [528]412

7. Gli Insegnanti dei Mondi delle Dimore [529]413

8. Gli ordini spirituali superiori assegnati [530]413

9. I cittadini permanenti dell’universo locale [531]414

10. Altri gruppi dell’universo locale [532]416

38. Gli spiriti tutelari dell’universo locale [533]418

1. L’origine dei serafini [534]418

2. Le nature angeliche [535]419

3. Gli angeli non rivelati [536]420

4. I mondi serafici [537]420

5. La preparazione serafica [538]420

6. L’organizzazione serafica [539]421

7. I cherubini ed i sanobini [540]422

8. L’evoluzione dei cherubini e dei sanobini [541]423

9. Le creature intermedie [542]424

39. Le schiere serafiche [543]426

1. I serafini supremi [544]427

2. I serafini superiori [545]429

3. I serafini supervisori [546]432

4. I serafini amministratori [547]434

5. Gli assistenti planetari [548]436

6. I ministri di transizione [549]439

7. I serafini del futuro [550]440

8. Il destino dei serafini [551]440

9. Il Corpo di Compimento Serafico [552]441

40. I Figli di Dio ascendenti [553]443

1. I serafini evoluzionari [554]443

2. I Figli Materiali ascendenti [555]444

3. Gli intermedi trasferiti [556]444

4. Gli Aggiustatori Personalizzati [557]444

5. I mortali del tempo e dello spazio [558]445

6. I figli di Dio per fede [559]447

7. I mortali fusi con il Padre [560]448

8. I mortali fusi con il Figlio [561]449

9. I mortali fusi con lo Spirito [562]450

10. I destini degli ascendenti [563]452

41. Aspetti fisici dell’universo locale [564]455

1. I centri di potere di Nebadon [565]455

2. I controllori fisici di Satania [566]456

3. I nostri associati stellari [567]458

4. La densità del sole [568]459

5. La radiazione solare [569]460

6. Il calcio — vagabondo dello spazio [570]461

7. Le fonti dell’energia solare [571]463

8. Le reazioni dell’energia solare [572]464

9. La stabilità dei soli [573]465

10. L’origine dei mondi abitati [574]465

42. L’energia — mente e materia [575]467

1. Le forze e le energie del Paradiso [576]467

2. I sistemi universali di energia non spirituale —
(Energie fisiche)
[577]469

3. La classificazione della materia [578]471

4. Le trasmutazioni dell’energia e della materia [579]472

5. Le manifestazioni dell’energia ondulatoria [580]474

6. Ultimatoni, elettroni ed atomi [581]476

7. La materia atomica [582]477

8. La coesione atomica [583]478

9. La filosofia naturale [584]479

10. I sistemi universali di energia non spirituale —
(Sistemi della mente materiale)
[585]480

11. I meccanismi dell’universo [586]481

12. Modello e forma — predominio della mente [587]483

43. Le costellazioni [588]485

1. La capitale della costellazione [589]485

2. Il governo della costellazione [590]487

3. Gli Altissimi di Norlatiadek [591]488

4. Il monte dell’assemblea — il Fedele dei Giorni [592]489

5. I Padri di Edentia dopo la ribellione di Lucifero [593]490

6. I giardini di Dio [594]492

7. Gli univitatia [595]493

8. I mondi educativi di Edentia [596]493

9. La cittadinanza su Edentia [597]495

44. Gli artigiani celesti [598]497

1. I musicisti celesti [599]499

2. I riproduttori celesti [600]500

3. I costruttori divini [601]501

4. I registratori del pensiero [602]503

5. I manipolatori dell’energia [603]504

6. I modellisti e gli abbellitori [604]506

7. Gli operatori dell’armonia [605]507

8. Aspirazioni mortali e compimenti morontiali [606]507

45. L’amministrazione del sistema locale [607]509

1. I mondi culturali di transizione [608]509

2. Il sovrano del sistema [609]511

3. Il governo del sistema [610]512

4. I ventiquattro consiglieri [611]513

5. I Figli Materiali [612]514

6. L’educazione Adamica degli ascendenti [613]515

7. Le scuole Melchizedek [614]517

46. La capitale del sistema locale [615]519

1. Gli aspetti fisici di Jerusem [616]519

2. Le caratteristiche fisiche di Jerusem [617]520

3. Le trasmissioni di Jerusem [618]522

4. Aree residenziali ed amministrative [619]522

5. I cerchi di Jerusem [620]523

6. I quadrati esecutivi-amministrativi [621]527

7. I rettangoli — gli spornagia [622]527

8. I triangoli di Jerusem [623]528

47. I sette mondi delle dimore [624]530

1. Il mondo dei finalitari [625]530

2. L’asilo probatorio [626]531

3. Il primo mondo delle dimore [627]532

4. Il secondo mondo delle dimore [628]534

5. Il terzo mondo delle dimore [629]535

6. Il quarto mondo delle dimore [630]536

7. Il quinto mondo delle dimore [631]537

8. Il sesto mondo delle dimore [632]537

9. Il settimo mondo delle dimore [633]538

10. La cittadinanza di Jerusem [634]539

48. La vita morontiale [635]541

1. Materiali morontiali [636]541

2. I Supervisori di Potere Morontiale [637]542

3. I Compagni Morontiali [638]545

4. I direttori di retrospezione [639]547

5. Gli insegnanti dei mondi delle dimore [640]550

6. I serafini dei mondi morontiali — i ministri di transizione [641]551

7. La mota morontiale [642]556

8. I progressori morontiali [643]557

49. I mondi abitati [644]559

1. La vita planetaria [645]559

2. Tipi fisici planetari [646]560

3. I mondi dei non respiratori [647]563

4. Le creature evoluzionarie dotate di volontà [648]564

5. Le serie planetarie di mortali [649]565

6. L’evasione dalla terra [650]568

50. I Principi Planetari [651]572

1. La missione dei Principi [652]572

2. L’amministrazione planetaria [653]573

3. Il gruppo corporale del Principe [654]574

4. Il quartier generale e le scuole planetarie [655]575

5. La civilizzazione progressiva [656]576

6. La cultura planetaria [657]578

7. Le ricompense dell’isolamento [658]578

51. Gli Adami Planetari [659]580

1. Origine e natura dei Figli Materiali di Dio [660]580

2. Il transito degli Adami Planetari [661]582

3. Le missioni adamiche [662]582

4. Le sei razze evoluzionarie [663]584

5. L’amalgamazione razziale —
il conferimento del sangue adamico
[664]585

6. Il regime edenico [665]586

7. L’amministrazione unificata [666]587

52. Le epoche planetarie dei mortali [667]589

1. L’uomo primitivo [668]589

2. L’uomo posteriore al Principe Planetario [669]591

3. L’uomo postadamico [670]592

4. L’uomo posteriore al Figlio Magistrale [671]594

5. L’uomo posteriore al Figlio di Conferimento [672]595

6. L’era di Urantia posteriore al conferimento [673]597

7. L’uomo posteriore ai Figli Istruttori [674]598

53. La ribellione di Lucifero [675]601

1. I capi della ribellione [676]601

2. Le cause della ribellione [677]602

3. Il manifesto di Lucifero [678]603

4. Lo scoppio della ribellione [679]604

5. La natura del conflitto [680]605

6. Un comandante serafico leale [681]606

7. La storia della ribellione [682]607

8. Il Figlio dell’Uomo su Urantia [683]609

9. Lo status attuale della ribellione [684]610

54. I problemi della ribellione di Lucifero [685]613

1. Vera e falsa libertà [686]613

2. Il furto della libertà [687]614

3. La dilazione della giustizia [688]615

4. La dilazione della misericordia [689]615

5. La saggezza della dilazione [690]617

6. Il trionfo dell’amore [691]618

55. Le sfere di luce e vita [692]621

1. Il tempio morontiale [693]622

2. Morte e traslazione [694]623

3. Le epoche d’oro [695]624

4. Aggiustamenti amministrativi [696]626

5. L’apice dello sviluppo materiale [697]629

6. Il mortale individuale [698]630

7. Il primo stadio o stadio planetario [699]631

8. Il secondo stadio o stadio del sistema [700]632

9. Il terzo stadio o stadio della costellazione [701]633

10. Il quarto stadio o stadio dell’universo locale [702]634

11. Gli stadi del settore minore e maggiore [703]635

12. Il settimo stadio o stadio del superuniverso [704]636

56. L’unità universale [705]637

1. La coordinazione fisica [706]637

2. L’unità intellettuale [707]638

3. L’unificazione spirituale [708]639

4. L’unificazione della personalità [709]639

5. L’unità della Deità [710]640

6. L’unificazione della Deità evoluzionaria [711]641

7. Le ripercussioni evoluzionarie universali [712]642

8. L’unificatore Supremo [713]643

9. L’unità universale assoluta [714]644

10. La verità, la bellezza e la bontà [715]646

PARTE III [8] La Storia di Urantia

Contenuto Pagina

57. L’origine di Urantia [716]651

1. La nebulosa di Andronover [717]651

2. Lo stadio nebulare primario [718]652

3. Lo stadio nebulare secondario [719]653

4. Gli stadi terziario e quaternario [720]654

5. L’origine di Monmatia — Il sistema solare di Urantia [721]655

6. Lo stadio del sistema solare — L’era di formazione dei pianeti [722]657

7. L’era meteorica — L’era vulcanica
L’atmosfera planetaria primitiva
[723]658

8. La stabilizzazione della crosta terrestre —
L’era dei terremoti
L’oceano mondiale ed il primo continente
[724]660

58. L’istituzione della vita su Urantia [725]664

1. Requisiti preliminari alla vita fisica [726]664

2. L’atmosfera di Urantia [727]665

3. L’ambiente spaziale [728]666

4. L’era degli albori della vita [729]667

5. La deriva dei continenti [730]668

6. Il periodo di transizione [731]669

7. Il libro della storia geologica [732]670

59. L’era della vita marina su Urantia [733]672

1. La vita marina primitiva nei mari poco profondi
L’era dei trilobiti
[734]673

2. Lo stadio della prima sommersione dei continenti
L’era degli animali invertebrati
[735]674

3. Il secondo grande stadio di sommersione
Il periodo del corallo — l’era dei brachiopodi
[736]676

4. Lo stadio della grande emersione delle terre
Il periodo della vita vegetale terrestre
L’era dei pesci
[737]678

5. Lo stadio di cambiamento della crosta terrestre
Il periodo carbonifero delle foreste di felci
L’era delle rane
[738]680

6. Lo stadio di transizione climatica
Il periodo delle piante da seme
L’era della tribolazione biologica
[739]682

60. Urantia durante l’era della vita terrestre primitiva [740]685

1. L’era primitiva dei rettili [741]685

2. L’era successiva dei rettili [742]687

3. Lo stadio cretaceo
Il periodo delle piante da fiore
L’era degli uccelli
[743]688

4. La fine del periodo calcareo [744]691

61. L’era dei mammiferi su Urantia [745]693

1. Lo stadio delle nuove terre continentali
L’era dei primi mammiferi
[746]693

2. Lo stadio recente di sommersione
L’era dei mammiferi evoluti
[747]694

3. Lo stadio delle montagne moderne
L’era dell’elefante e del cavallo
[748]696

4. Lo stadio recente di elevazione dei continenti
L’ultima grande migrazione dei mammiferi
[749]698

5. La prima era glaciale [750]699

6. L’uomo primitivo nell’era glaciale [751]700

7. Il seguito dell’era glaciale [752]700

62. Le razze precorritrici dell’uomo primitivo [753]703

1. I tipi primitivi di lemuri [754]703

2. I mammiferi precursori dell’uomo [755]703

3. I mammiferi intermedi [756]704

4. I primati [757]706

5. I primi esseri umani [758]707

6. L’evoluzione della mente umana [759]709

7. Il riconoscimento come mondo abitato [760]709

63. La prima famiglia umana [761]711

1. Andon e Fonta [762]711

2. La fuga dei gemelli [763]712

3. La famiglia di Andon [764]713

4. I clan andonici [765]713

5. La dispersione degli Andoniti [766]715

6. Onagar — il primo insegnante della verità [767]715

7. La sopravvivenza di Andon e Fonta [768]717

64. Le razze evoluzionarie di colore [769]718

1. Gli aborigeni andonici [770]718

2. I popoli di Foxhall [771]719

3. Le tribù di Badonan [772]720

4. Le razze del Neandertal [773]720

5. L’origine delle razze di colore [774]722

6. Le sei razze Sangik di Urantia [775]722

7. La dispersione delle razze di colore [776]726

65. Il supercontrollo dell’evoluzione [777]730

1. Le funzioni dei Portatori di Vita [778]730

2. Il panorama evoluzionario [779]731

3. L’impulso dell’evoluzione [780]733

4. L’avventura di Urantia [781]734

5. Le vicissitudini dell’evoluzione della vita [782]736

6. Le tecniche evoluzionarie della vita [783]737

7. I livelli evoluzionari della mente [784]738

8. L’evoluzione nel tempo e nello spazio [785]739

66. Il Principe Planetario di Urantia [786]741

1. Il Principe Caligastia [787]741

2. Il personale del Principe [788]742

3. Dalamatia — la città del Principe [789]743

4. I primi giorni dei cento [790]743

5. L’organizzazione dei cento [791]745

6. Il regno del Principe [792]749

7. La vita a Dalamatia [793]750

8. Le sventure di Caligastia [794]752

67. La ribellione planetaria [795]754

1. Il tradimento di Caligastia [796]754

2. Lo scoppio della ribellione [797]755

3. I sette anni cruciali [798]756

4. I cento di Caligastia dopo la ribellione [799]757

5. Le conseguenze immediate della ribellione [800]758

6. Van — il tenace [801]759

7. Le ripercussioni remote del peccato [802]760

8. L’eroe umano della ribellione [803]761

68. Gli albori della civiltà [804]763

1. La socializzazione protettiva [805]763

2. I fattori del progresso sociale [806]764

3. L’influenza socializzante della paura dei fantasmi [807]766

4. L’evoluzione dei costumi [808]767

5. Le tecniche per il suolo — le arti di sostentamento [809]768

6. L’evoluzione della cultura [810]769

69. Le istituzioni umane primitive [811]772

1. Le istituzioni umane basilari [812]772

2. Gli albori dell’industria [813]773

3. La specializzazione del lavoro [814]773

4. Gli inizi del commercio [815]775

5. Gli inizi del capitale [816]775

6. Il fuoco in relazione alla civiltà [817]777

7. L’utilizzazione degli animali [818]778

8. La schiavitù come fattore di civiltà [819]778

9. La proprietà privata [820]780

70. L’evoluzione del governo umano [821]783

1. La genesi della guerra [822]783

2. Il valore sociale della guerra [823]785

3. Le associazioni umane primitive [824]787

4. Clan e tribù [825]788

5. Gli inizi del governo [826]788

6. Il governo monarchico [827]789

7. I circoli primitivi e le società segrete [828]790

8. Le classi sociali [829]792

9. I diritti umani [830]793

10. L’evoluzione della giustizia [831]794

11. Leggi e tribunali [832]796

12. Le attribuzioni dell’autorità civile [833]797

71. Lo sviluppo dello Stato [834]800

1. Lo stato embrionale [835]800

2. L’evoluzione del governo rappresentativo [836]801

3. Gli ideali dello stato [837]803

4. La civilizzazione progressiva [838]804

5. L’evoluzione della competizione [839]805

6. Il movente del profitto [840]805

7. L’educazione [841]806

8. Il carattere dello stato [842]806

72. Il governo su un pianeta vicino [843]808

1. La nazione continentale [844]808

2. L’organizzazione politica [845]809

3. La vita di famiglia [846]811

4. Il sistema educativo [847]812

5. L’organizzazione industriale [848]813

6. L’assicurazione sulla vecchiaia [849]814

7. Le imposte [850]815

8. Le scuole superiori speciali [851]816

9. Il piano del suffragio universale [852]817

10. Il comportamento verso il crimine [853]818

11. La preparazione militare [854]818

12. Le altre nazioni [855]819

73. Il Giardino di Eden [856]821

1. I Noditi e gli Amadoniti [857]821

2. La progettazione del Giardino [858]822

3. L’ubicazione del Giardino [859]823

4. L’allestimento del Giardino [860]823

5. L’ambiente del Giardino [861]824

6. L’Albero della Vita [862]825

7. Il destino di Eden [863]826

74. Adamo ed Eva [864]828

1. Adamo ed Eva su Jerusem [865]828

2. L’arrivo di Adamo ed Eva [866]829

3. Adamo ed Eva prendono conoscenza del pianeta [867]830

4. La prima sollevazione [868]832

5. L’amministrazione di Adamo [869]833

6. La vita familiare di Adamo ed Eva [870]834

7. La vita nel Giardino [871]835

8. La leggenda della creazione [872]836

75. L’inadempienza di Adamo ed Eva [873]839

1. Il problema di Urantia [874]839

2. Il complotto di Caligastia [875]840

3. La tentazione di Eva [876]841

4. La comprensione dell’inadempienza [877]842

5. Le ripercussioni dell’inadempienza [878]843

6. Adamo ed Eva lasciano il Giardino [879]844

7. La degradazione di Adamo ed Eva [880]845

8. La cosiddetta caduta dell’uomo [881]845

76. Il secondo giardino [882]847

1. Gli Edeniti entrano in Mesopotamia [883]847

2. Caino ed Abele [884]848

3. La vita in Mesopotamia [885]849

4. La razza viola [886]850

5. La morte di Adamo ed Eva [887]851

6. La sopravvivenza di Adamo ed Eva [888]853

77. Le creature intermedie [889]855

1. Gli intermedi primari [890]855

2. La razza nodita [891]856

3. La Torre di Babele [892]858

4. I centri di civiltà noditi [893]859

5. Adamson e Ratta [894]861

6. Gli intermedi secondari [895]862

7. Gli intermedi ribelli [896]863

8. Gli intermedi uniti [897]864

9. I cittadini permanenti di Urantia [898]865

78. La razza viola dopo i giorni di Adamo [899]868

1. Ripartizione razziale e culturale [900]868

2. Gli Adamiti nel secondo giardino [901]869

3. Le prime espansioni degli adamiti [902]870

4. Gli Anditi [903]871

5. Le migrazioni andite [904]872

6. Le ultime dispersioni andite [905]873

7. Le inondazioni in Mesopotamia [906]874

8. I Sumeri — gli ultimi Anditi [907]875

79. L’espansione andita in Oriente [908]878

1. Gli Anditi del Turkestan [909]878

2. La conquista andita dell’India [910]879

3. L’India dravidica [911]881

4. L’invasione ariana dell’India [912]882

5. Gli uomini rossi e gli uomini gialli [913]883

6. L’alba della civiltà cinese [914]884

7. Gli Anditi entrano in Cina [915]886

8. La civiltà cinese posteriore [916]887

80. L’espansione andita in Occidente [917]889

1. Gli Adamiti entrano in Europa [918]889

2. I cambiamenti climatici e geologici [919]890

3. L’uomo blu Cro-Magnon [920]891

4. Le invasioni andite dell’Europa [921]892

5. La conquista andita dell’Europa settentrionale [922]893

6. Gli Anditi lungo il Nilo [923]894

7. Gli Anditi delle isole del Mediterraneo [924]895

8. Gli Andoniti danubiani [925]896

9. Le tre razze bianche [926]897

81. Lo sviluppo della civiltà moderna [927]900

1. La culla della civiltà [928]900

2. Gli strumenti della civiltà [929]901

3. Città, manifattura e commercio [930]903

4. Le razze miste [931]904

5. La società culturale [932]905

6. Il mantenimento della civiltà [933]906

82. L’evoluzione del matrimonio [934]913

1. L’istinto di accoppiamento [935]913

2. I tabù restrittivi [936]914

3. I costumi primitivi del matrimonio [937]915

4. Il matrimonio sotto i costumi della proprietà [938]917

5. Endogamia ed esogamia [939]918

6. Le mescolanze razziali [940]919

83. L’istituzione del matrimonio [941]922

1. Il matrimonio come istituzione sociale [942]922

2. Il corteggiamento ed il fidanzamento [943]923

3. L’acquisto e la dote [944]923

4. La cerimonia del matrimonio [945]924

5. I matrimoni plurimi [946]925

6. La vera monogamia — il matrimonio di coppia [947]927

7. Lo scioglimento del vincolo coniugale [948]928

8. L’idealizzazione del matrimonio [949]929

84. Il matrimonio e la vita di famiglia [950]931

1. Le associazioni primitive di coppia [951]931

2. Il matriarcato primitivo [952]932

3. La famiglia sotto il dominio del padre [953]933

4. La condizione della donna nella società primitiva [954]935

5. La donna sotto l’evoluzione dei costumi [955]936

6. L’associazione dell’uomo e della donna [956]938

7. Gli ideali della vita di famiglia [957]939

8. I pericoli dell’autogratificazione [958]942

85. Le origini dell’adorazione [959]944

1. L’adorazione di pietre e di colline [960]944

2. L’adorazione di piante e di alberi [961]945

3. L’adorazione di animali [962]946

4. L’adorazione degli elementi [963]946

5. L’adorazione dei corpi celesti [964]947

6. L’adorazione dell’uomo [965]948

7. Gli aiutanti dell’adorazione e della saggezza [966]948

86. L’evoluzione primitiva della religione [967]950

1. Il caso: fortuna e sfortuna [968]950

2. La personificazione del caso [969]951

3. La morte — l’inspiegabile [970]952

4. Il concetto di sopravvivenza dopo la morte [971]952

5. Il concetto di anima fantasma [972]953

6. L’ambiente degli spiriti fantasma [973]955

7. La funzione della religione primitiva [974]956

87. I culti dei fantasmi [975]958

1. La paura dei fantasmi [976]958

2. Il placamento dei fantasmi [977]959

3. L’adorazione degli antenati [978]960

4. Buoni e cattivi spiriti fantasma [979]961

5. Il progresso del culto dei fantasmi [980]962

6. Coercizione ed esorcismo [981]963

7. La natura del cultismo [982]965

88. Feticci, amuleti e magia [983]967

1. La credenza nei feticci [984]967

2. L’evoluzione del feticcio [985]968

3. Il totemismo [986]970

4. La magia [987]970

5. Gli amuleti magici [988]971

6. La pratica della magia [989]972

89. Peccato, sacrificio ed espiazione [990]974

1. Il tabù [991]974

2. Il concetto di peccato [992]975

3. Rinuncia ed umiliazione [993]976

4. Le origini del sacrificio [994]977

5. Sacrifici e cannibalismo [995]978

6. L’evoluzione dei sacrifici umani [996]980

7. Le modificazioni del sacrificio umano [997]981

8. Redenzione e patti [998]982

9. Sacrifici e sacramenti [999]983

10. Il perdono dei peccati [1000]984

90. Lo Sciamanesimo — stregoni e sacerdoti [1001]986

1. I primi sciamani — gli stregoni [1002]986

2. Le pratiche sciamaniche [1003]987

3. La teoria sciamanica della malattia e della morte [1004]989

4. La medicina al tempo degli sciamani [1005]990

5. Sacerdoti e rituali [1006]992

91. L’evoluzione della preghiera [1007]994

1. La preghiera primitiva [1008]994

2. La preghiera in evoluzione [1009]995

3. La preghiera e l’alter ego [1010]996

4. La preghiera etica [1011]997

5. Le ripercussioni sociali della preghiera [1012]998

6. La sfera d’azione della preghiera [1013]999

7. Misticismo, estasi ed ispirazione [1014]1000

8. La preghiera come esperienza personale [1015]1001

9. Le condizioni per una preghiera efficace [1016]1002

92. L’ulteriore evoluzione della religione [1017]1003

1. La natura evoluzionaria della religione [1018]1003

2. La religione ed i costumi [1019]1004

3. La natura della religione evoluzionaria [1020]1005

4. Il dono della rivelazione [1021]1007

5. I grandi capi religiosi [1022]1008

6. Le religioni composite [1023]1010

7. L’ulteriore evoluzione della religione [1024]1012

93. Machiventa Melchizedek [1025]1014

1. L’incarnazione di Machiventa [1026]1014

2. Il Saggio di Salem [1027]1015

3. Gli insegnamenti di Melchizedek [1028]1016

4. La religione di Salem [1029]1017

5. La scelta di Abramo [1030]1018

6. Il patto di Melchizedek con Abramo [1031]1020

7. I missionari di Melchizedek [1032]1021

8. La partenza di Melchizedek [1033]1022

9. Dopo la partenza di Melchizedek [1034]1022

10. Lo status attuale di Machiventa Melchizedek [1035]1024

94. Gli insegnamenti di Melchizedek in Oriente [1036]1027

1. Gli insegnamenti di Salem nell’India vedica [1037]1027

2. Il Bramanesimo [1038]1028

3. La filosofia bramanica [1039]1030

4. La religione indù [1040]1031

5. La lotta per la verità in Cina [1041]1032

6. Lao-Tze e Confucio [1042]1033

7. Gautama Siddharta [1043]1035

8. La fede buddista [1044]1036

9. La diffusione del Buddismo [1045]1037

10. La religione nel Tibet [1046]1038

11. La filosofia buddista [1047]1038

12. Il concetto di Dio nel Buddismo [1048]1040

95. Gli insegnamenti di Melchizedek nel Levante [1049]1042

1. La religione di Salem in Mesopotamia [1050]1042

2. La religione egiziana primitiva [1051]1043

3. L’evoluzione dei concetti morali [1052]1045

4. Gli insegnamenti di Amenemope [1053]1046

5. L’eccezionale Ikhnaton [1054]1047

6. Le dottrine di Salem in Iran [1055]1049

7. Gli insegnamenti di Salem in Arabia [1056]1050

96. Yahweh — il Dio degli Ebrei [1057]1052

1. I concetti di deità presso i semiti [1058]1052

2. I popoli semitici [1059]1054

3. L’incomparabile Mosè [1060]1055

4. La proclamazione di Yahweh [1061]1056

5. Gli insegnamenti di Mosè [1062]1057

6. Il concetto di Dio dopo la morte di Mosè [1063]1059

7. I salmi ed il libro di Giobbe [1064]1060

97. L’evoluzione del concetto di Dio presso gli Ebrei [1065]1062

1. Samuele — il primo dei profeti ebrei [1066]1062

2. Elia ed Eliseo [1067]1064

3. Yahweh e Baal [1068]1064

4. Amos ed Osea [1069]1065

5. Il primo Isaia [1070]1066

6. Geremia l’Intrepido [1071]1067

7. Il secondo Isaia [1072]1068

8. Storia sacra e storia profana [1073]1070

9. La storia degli Ebrei [1074]1071

10. La religione ebraica [1075]1075

98. Gli insegnamenti di Melchizedek in Occidente [1076]1077

1. La religione di Salem tra i Greci [1077]1077

2. Il pensiero filosofico greco [1078]1078

3. Gli insegnamenti di Melchizedek a Roma [1079]1080

4. I culti dei misteri [1080]1081

5. Il culto di Mitra [1081]1082

6. Il mitraismo ed il Cristianesimo [1082]1083

7. La religione cristiana [1083]1083

99. I problemi sociali della religione [1084]1086

1. La religione e la ricostruzione sociale [1085]1086

2. La debolezza della religione istituzionale [1086]1087

3. La religione e le persone religiose [1087]1088

4. Le difficoltà della transizione [1088]1089

5. Gli aspetti sociali della religione [1089]1090

6. La religione istituzionale [1090]1092

7. Il contributo della religione [1091]1092

100. La religione nell’esperienza umana [1092]1094

1. La crescita religiosa [1093]1094

2. La crescita spirituale [1094]1095

3. I concetti di valore supremo [1095]1096

4. I problemi della crescita [1096]1097

5. Conversione e misticismo [1097]1098

6. I segni di una vita religiosa [1098]1100

7. L’apice della vita religiosa [1099]1101

101. La natura reale della religione [1100]1104

1. La vera religione [1101]1104

2. Il fatto della religione [1102]1105

3. Le caratteristiche della religione [1103]1107

4. I limiti della rivelazione [1104]1109

5. L’espansione della religione mediante la rivelazione [1105]1110

6. L’esperienza religiosa progressiva [1106]1111

7. Una filosofia personale della religione [1107]1113

8. Fede e credenza [1108]1114

9. Religione e moralità [1109]1115

10. La religione quale liberatrice dell’uomo [1110]1116

102. I fondamenti della fede religiosa [1111]1118

1. Le assicurazioni della fede [1112]1118

2. La religione e la realtà [1113]1119

3. Conoscenza, saggezza e perspicacia [1114]1121

4. Il fatto dell’esperienza [1115]1123

5. La supremazia del potenziale finalizzato [1116]1123

6. La certezza della fede religiosa [1117]1124

7. La certezza del divino [1118]1126

8. Le prove della religione [1119]1127

103. La realtà dell’esperienza religiosa [1120]1129

1. La filosofia della religione [1121]1129

2. La religione e l’individuo [1122]1130

3. La religione e la razza umana [1123]1132

4. La comunione spirituale [1124]1133

5. L’origine degli ideali [1125]1133

6. La coordinazione filosofica [1126]1135

7. La scienza e la religione [1127]1137

8. La filosofia e la religione [1128]1140

9. L’essenza della religione [1129]1140

104. Crescita del concetto di Trinità [1130]1143

1. I concetti Urantiani di Trinità [1131]1143

2. Unità trinitaria e pluralità di Deità [1132]1145

3. Le Trinità e le Triunità [1133]1146

4. Le Sette Triunità [1134]1147

5. Le triodità [1135]1151

105. La Deità e la realtà [1136]1152

1. Il concetto filosofico dell’IO SONO [1137]1152

2. L’IO SONO come trino e come settuplo [1138]1153

3. I Sette Assoluti dell’Infinità [1139]1155

4. Unità, dualità e triunità [1140]1157

5. La promulgazione della realtà finita [1141]1158

6. Le ripercussioni della realtà finita [1142]1159

7. L’eventuazione dei trascendentali [1143]1159

106. I livelli della realtà dell’universo [1144]1162

1. L’associazione primaria dei funzionali del finito [1145]1163

2. L’integrazione suprema secondaria del finito [1146]1164

3. L’associazione terziaria trascendentale della realtà [1147]1165

4. L’integrazione quaternaria ultima [1148]1166

5. L’associazione coassoluta o della quinta fase [1149]1167

6. L’integrazione assoluta o della sesta fase [1150]1167

7. La finalità del destino [1151]1168

8. La Trinità delle Trinità [1152]1170

9. L’unificazione esistenziale infinita [1153]1173

107. Origine e natura degli Aggiustatori di Pensiero [1154]1176

1. L’origine degli Aggiustatori di Pensiero [1155]1177

2. La classificazione degli Aggiustatori [1156]1178

3. La sede degli Aggiustatori su Divinington [1157]1179

4. Natura e presenza degli Aggiustatori [1158]1180

5. Il tipo di mente degli Aggiustatori [1159]1181

6. Gli Aggiustatori quali puri spiriti [1160]1182

7. Gli Aggiustatori e la personalità [1161]1183

108. Missione e ministero degli Aggiustatori di Pensiero [1162]1185

1. Selezione ed assegnazione [1163]1185

2. Requisiti indispensabili per il soggiorno dell’aggiustatore [1164]1186

3. L’organizzazione e l’amministrazione [1165]1188

4. Relazione con altre influenze spirituali [1166]1190

5. La missione degli Aggiustatori [1167]1191

6. Dio nell’uomo [1168]1192

109. Relazione degli Aggiustatori con le creature dell’universo [1169]1195

1. Lo sviluppo degli Aggiustatori [1170]1195

2. Gli Aggiustatori auto-operanti [1171]1196

3. Relazione degli Aggiustatori con i tipi mortali [1172]1197

4. Gli Aggiustatori e la personalità umana [1173]1198

5. Gli ostacoli materiali al soggiorno degli Aggiustatori [1174]1199

6. La persistenza dei veri valori [1175]1200

7. Il destino degli Aggiustatori Personalizzati [1176]1201

110. Relazione degli Aggiustatori con i singoli mortali [1177]1203

1. La residenza nella mente umana [1178]1203

2. Gli Aggiustatori e la volontà umana [1179]1204

3. La cooperazione con l’aggiustatore [1180]1205

4. Il lavoro dell’Aggiustatore nella mente [1181]1207

5. Concetti errati sulla guida degli Aggiustatori [1182]1207

6. I sette cerchi psichici [1183]1209

7. Il raggiungimento dell’immortalità [1184]1212

111. L’Aggiustatore e l’anima [1185]1215

1. L’arena mentale della scelta [1186]1216

2. La natura dell’anima [1187]1217

3. L’anima in evoluzione [1188]1218

4. La vita interiore [1189]1219

5. La consacrazione della scelta [1190]1221

6. Il paradosso umano [1191]1221

7. Il problema dell’Aggiustatore [1192]1223

112. La sopravvivenza della personalità [1193]1225

1. La personalità e la realtà [1194]1226

2. L’io [1195]1227

3. Il fenomeno della morte [1196]1229

4. Gli Aggiustatori dopo la morte [1197]1231

5. La sopravvivenza dell’io umano [1198]1232

6. L’io morontiale [1199]1235

7. La fusione con l’Aggiustatore [1200]1237

113. I guardiani serafici del destino [1201]1241

1. Gli angeli guardiani [1202]1241

2. I guardiani del destino [1203]1242

3. Relazione con altre influenze spirituali [1204]1244

4. Domini d’azione serafici [1205]1245

5. Il ministero serafico presso i mortali [1206]1245

6. Gli angeli guardiani dopo la morte [1207]1246

7. I serafini e la carriera ascendente [1208]1248

114. Il governo planetario dei serafini [1209]1250

1. La sovranità di Urantia [1210]1250

2. Il consiglio dei supervisori planetari [1211]1251

3. Il governatore generale residente [1212]1252

4. L’Altissimo osservatore [1213]1253

5. Il governo planetario [1214]1254

6. I serafini maestri di supervisione planetaria [1215]1254

7. Il corpo di riserva del destino [1216]1257

115. L’Essere Supremo [1217]1260

1. Relatività dei quadri concettuali [1218]1260

2. La base assoluta della Supremazia [1219]1261

3. L’originale, l’attuale ed il potenziale [1220]1261

4. Le fonti della realtà del supremo [1221]1263

5. Relazione del Supremo con la Trinità del Paradiso [1222]1264

6. Relazione del Supremo con le Triodità [1223]1265

7. La natura del Supremo [1224]1266

116. L’Onnipotente Supremo [1225]1268

1. La mente Suprema [1226]1268

2. L’Onnipotente e Dio il Settuplo [1227]1269

3. L’Onnipotente e la Deità del Paradiso [1228]1270

4. L’Onnipotente e i Creatori Supremi [1229]1271

5. L’Onnipotente e i Controllori Settupli [1230]1273

6. Il dominio dello spirito [1231]1275

7. L’organismo vivente del grande universo [1232]1276

117. Dio il Supremo [1233]1278

1. La natura dell’Essere Supremo [1234]1278

2. La fonte della crescita evoluzionaria [1235]1280

3. Il significato del Supremo per le creature dell’universo [1236]1281

4. Il Dio finito [1237]1283

5. La superanima della creazione [1238]1285

6. La ricerca del Supremo [1239]1287

7. Il futuro del Supremo [1240]1291

118. Il Supremo e l’Ultimo — tempo e spazio [1241]1294

1. Il tempo e l’eternità [1242]1295

2. L’onnipresenza e l’ubiquità [1243]1296

3. Le relazioni tra il tempo e lo spazio [1244]1297

4. La causalità primaria e secondaria [1245]1298

5. L’onnipotenza e la co-possibilità [1246]1299

6. L’onnipotenza e l’onnifacenza [1247]1299

7. L’onniscienza e la predestinazione [1248]1300

8. Il controllo ed il supercontrollo [1249]1301

9. I meccanismi dell’universo [1250]1303

10. Le funzioni della provvidenza [1251]1304

119. I conferimenti di Cristo Micael [1252]1308

1. Il primo conferimento [1253]1309

2. Il secondo conferimento [1254]1310

3. Il terzo conferimento [1255]1312

4. Il quarto conferimento [1256]1313

5. Il quinto conferimento [1257]1314

6. Il sesto conferimento [1258]1315

7. Il settimo ed ultimo conferimento [1259]1316

8. Lo status di Micael dopo i suoi conferimenti [1260]1317

PARTE IV [9] La Vita e gli Insegnamenti Di Gesù

Contenuto Pagina

120. Il conferimento di Micael su Urantia [1261]1323

1. La missione del settimo conferimento [1262]1325

2. Le limitazioni del conferimento [1263]1327

3. Consigli ed avvertimenti supplementari [1264]1329

4. L’incarnazione — la fusione di due in uno [1265]1331

121. L’epoca del conferimento di Micael [1266]1332

1. L’occidente nel primo secolo dopo Cristo [1267]1332

2. Il popolo ebreo [1268]1333

3. Tra i Gentili [1269]1334

4. La filosofia dei Gentili [1270]1335

5. Le religioni dei Gentili [1271]1336

6. La religione ebraica [1272]1338

7. Gli Ebrei ed i Gentili [1273]1339

8. Gli scritti anteriori [1274]1341

122. La nascita e l’infanzia di Gesù [1275]1344

1. Giuseppe e Maria [1276]1344

2. Gabriele appare ad Elisabetta [1277]1345

3. L’annuncio di gabriele a Maria [1278]1346

4. Il sogno di Giuseppe [1279]1347

5. I genitori terreni di Gesù [1280]1348

6. La casa di Nazaret [1281]1349

7. Il viaggio a Betlemme [1282]1350

8. La nascita di Gesù [1283]1351

9. La presentazione nel tempio [1284]1352

10. Erode agisce [1285]1353

123. La prima infanzia di Gesù [1286]1355

1. Il ritorno a Nazaret [1287]1356

2. Il quinto anno (2 a.C.) [1288]1357

3. Gli avvenimenti del sesto anno (1 a.C.) [1289]1359

4. Il settimo anno (1 d.C.) [1290]1361

5. Il periodo scolastico a Nazaret [1291]1362

6. Il suo ottavo anno (2 d.C.) [1292]1364

124. La tarda infanzia di Gesù [1293]1366

1. Il nono anno di Gesù (3 d.C.) [1294]1366

2. Il decimo anno (4 d.C.) [1295]1368

3. L’undicesimo anno (5 d.C.) [1296]1369

4. Il dodicesimo anno (6 d.C.) [1297]1371

5. Il suo tredicesimo anno (7 d.C.) [1298]1373

6. Il viaggio a Gerusalemme [1299]1374

125. Gesù a Gerusalemme [1300]1377

1. Gesù visita il tempio [1301]1378

2. Gesù e la Pasqua [1302]1379

3. La partenza di Giuseppe e Maria [1303]1381

4. Il primo ed il secondo giorno nel tempio [1304]1381

5. Il terzo giorno nel tempio [1305]1382

6. Il quarto giorno nel tempio [1306]1383

126. I due anni cruciali [1307]1386

1. Il suo quattordicesimo anno (8 d.C.) [1308]1387

2. La morte di Giuseppe [1309]1388

3. Il quindicesimo anno (9 d.C.) [1310]1389

4. Il primo sermone nella Sinagoga [1311]1391

5. La lotta finanziaria [1312]1392

127. Gli anni dell’adolescenza [1313]1395

1. Il sedicesimo anno (10 d.C.) [1314]1395

2. Il diciassettesimo anno (11 d.C.) [1315]1396

3. Il diciottesimo anno (12 d.C.) [1316]1398

4. Il diciannovesimo anno (13 d.C.) [1317]1401

5. Rebecca, la figlia di Ezra [1318]1402

6. Il suo ventesimo anno (14 d.C.) [1319]1403

128. La prima parte dell’età virile di Gesù [1320]1407

1. Il ventunesimo anno (15 d.C.) [1321]1407

2. Il ventiduesimo anno (16 d.C.) [1322]1409

3. Il ventitreesimo anno (17 d.C.) [1323]1411

4. L’episodio di damasco [1324]1412

5. Il ventiquattresimo anno (18 d.C.) [1325]1413

6. Il venticinquesimo anno (19 d.C.) [1326]1415

7. Il ventiseiesimo anno (20 d.C.) [1327]1416

129. La successiva vita adulta di Gesù [1328]1419

1. Il ventisettesimo anno (21 d.C.) [1329]1419

2. Il ventottesimo anno (22 d.C.) [1330]1421

3. Il ventinovesimo anno (23 d.C.) [1331]1423

4. Il Gesù umano [1332]1424

130. In viaggio per Roma [1333]1427

1. A giaffa — discorsi su Giona [1334]1428

2. A Cesarea [1335]1429

3. Ad Alessandria [1336]1432

4. Il discorso sulla realtà [1337]1433

5. Nell’isola di Creta [1338]1436

6. Il giovane uomo che aveva paura [1339]1437

7. A Cartagine — il discorso sul tempo e sullo spazio [1340]1438

8. Sulla strada per Napoli e Roma [1341]1440

131. Le religioni del mondo [1342]1442

1. Cinismo [1343]1442

2. Giudaismo [1344]1444

3. Buddismo [1345]1446

4. Induismo [1346]1447

5. Zoroastrismo [1347]1449

6. Suduanismo (Il Giainismo) [1348]1450

7. Scintoismo [1349]1451

8. Taoismo [1350]1451

9. Confucianesimo [1351]1452

10. “Nostra religione” [1352]1453

132. Il soggiorno a Roma [1353]1455

1. I veri valori [1354]1456

2. Il bene ed il male [1355]1457

3. Verità e fede [1356]1459

4. Il ministero personale [1357]1460

5. Consigli all’uomo ricco [1358]1462

6. Il ministero sociale [1359]1465

7. I viaggi intorno a Roma [1360]1466

133. Il ritorno da Roma [1361]1468

1. La misericordia e la giustizia [1362]1468

2. L’imbarco a Taranto [1363]1470

3. A Corinto [1364]1471

4. Lavoro personale a Corinto [1365]1474

5. Ad Atene — il discorso sulla scienza [1366]1476

6. Ad Efeso — il discorso sull’anima [1367]1477

7. Il soggiorno a Cipro — il discorso sulla mente [1368]1479

8. Ad Antiochia [1369]1480

9. In Mesopotamia [1370]1481

134. Gli anni di transizione [1371]1483

1. Il trentesimo anno (24 d.C.) [1372]1483

2. Il viaggio della carovana verso il Caspio [1373]1484

3. Le conferenze di Urmia [1374]1485

4. La sovranità — divina ed umana [1375]1486

5. La sovranità politica [1376]1487

6. La legge, la libertà e la sovranità [1377]1490

7. Il trentunesimo anno (25 d.C.) [1378]1492

8. Il soggiorno sul Monte Hermon [1379]1492

9. Il tempo di attesa [1380]1494

135. Giovanni il Battista [1381]1496

1. Giovanni diventa un Nazireo [1382]1496

2. La morte di Zaccaria [1383]1497

3. La vita di un pastore [1384]1497

4. La morte di Elisabetta [1385]1499

5. Il regno di Dio [1386]1500

6. Giovanni comincia a predicare [1387]1501

7. Giovanni va verso nord [1388]1503

8. L’incontro di Gesù con Giovanni [1389]1503

9. I quaranta giorni di predicazione [1390]1505

10. Giovanni va verso sud [1391]1506

11. Giovanni in prigione [1392]1506

12. La morte di Giovanni il Battista [1393]1508

136. Il battesimo ed i quaranta giorni [1394]1509

1. Concetti sul Messia atteso [1395]1509

2. Il battesimo di Gesù [1396]1510

3. I quaranta giorni [1397]1512

4. I piani per l’opera pubblica [1398]1514

5. La prima grande decisione [1399]1516

6. La seconda decisione [1400]1517

7. La terza decisione [1401]1519

8. La quarta decisione [1402]1520

9. La quinta decisione [1403]1521

10. La sesta decisione [1404]1523

137. Il periodo di sosta in Galilea [1405]1524

1. La scelta dei primi quattro apostoli [1406]1524

2. La scelta di Filippo e Natanaele [1407]1526

3. La visita a Cafarnao [1408]1527

4. Le nozze a Cana [1409]1528

5. Il ritorno a Cafarnao [1410]1531

6. Gli avvenimenti di un giorno di sabato [1411]1532

7. I quattro mesi di preparazione [1412]1533

8. Il sermone sul regno [1413]1535

138. La preparazione dei messaggeri del regno [1414]1538

1. Le istruzioni finali [1415]1538

2. La scelta dei sei [1416]1539

3. La chiamata di Matteo e Simone [1417]1540

4. La chiamata dei gemelli [1418]1541

5. La chiamata di Tommaso e Giuda [1419]1542

6. La settimana di preparazione intensiva [1420]1542

7. Una nuova delusione [1421]1543

8. Il primo lavoro dei dodici [1422]1545

9. I cinque mesi di prova [1423]1546

10. L’organizzazione dei dodici [1424]1547

139. I dodici apostoli [1425]1548

1. Andrea, il primo scelto [1426]1548

2. Simon Pietro [1427]1550

3. Giacomo Zebedeo [1428]1552

4. Giovanni Zebedeo [1429]1553

5. Filippo il curioso [1430]1556

6. L’onesto Natanaele [1431]1558

7. Matteo Levi [1432]1559

8. Tommaso Didimo [1433]1561

9. e 10. Giacomo e Giuda Alfeo [1434]1563

11. Simone lo Zelota [1435]1564

12. Giuda Iscariota [1436]1565

140. L’ordinazione dei dodici [1437]1568

1. L’istruzione preliminare [1438]1568

2. L’ordinazione [1439]1569

3. Il sermone di ordinazione [1440]1570

4. Voi siete il sale della terra [1441]1572

5. L’amore paterno e l’amore fraterno [1442]1573

6. La sera dell’ordinazione [1443]1576

7. La settimana successiva all’ordinazione [1444]1578

8. Il giovedì pomeriggio sul lago [1445]1579

9. Il giorno della consacrazione [1446]1583

10. La sera dopo la consacrazione [1447]1584

141. L’inizio dell’opera pubblica [1448]1587

1. La partenza dalla Galilea [1449]1587

2. La legge di Dio e la volontà del Padre [1450]1588

3. Il soggiorno ad Amatus [1451]1589

4. L’insegnamento sul Padre [1452]1590

5. L’unità spirituale [1453]1591

6. L’ultima settimana ad Amatus [1454]1592

7. A Betania al di là del Giordano [1455]1593

8. Il lavoro a Gerico [1456]1595

9. La partenza per Gerusalemme [1457]1595

142. La Pasqua a Gerusalemme [1458]1596

1. L’insegnamento nel tempio [1459]1596

2. La collera di Dio [1460]1597

3. Il concetto di Dio [1461]1598

4. Flavio e la cultura greca [1462]1600

5. Il discorso sulla certezza [1463]1601

6. L’incontro con Nicodemo [1464]1601

7. La lezione sulla famiglia [1465]1603

8. Nella Giudea meridionale [1466]1605

143. La traversata della Samaria [1467]1607

1. La predicazione ad Archelaide [1468]1607

2. La lezione sulla padronanza di se stessi [1469]1609

3. Divertimento e svago [1470]1610

4. Gli Ebrei ed i Samaritani [1471]1612

5. La donna di Sicar [1472]1612

6. Il risveglio religioso in Samaria [1473]1615

7. Gli insegnamenti sulla preghiera e l’adorazione [1474]1616

144. A Gelboe e nella Decapoli [1475]1617

1. L’accampamento di Gelboe [1476]1617

2. Il discorso sulla preghiera [1477]1618

3. La preghiera del credente [1478]1619

4. Ancora sulla preghiera [1479]1620

5. Altre forme di preghiera [1480]1621

6. Il convegno con gli apostoli di Giovanni [1481]1624

7. Nelle città della Decapoli [1482]1626

8. Nel campo vicino a Pella [1483]1626

9. La morte di Giovanni il Battista [1484]1627

145. Quattro giorni movimentati a Cafarnao [1485]1628

1. La retata di pesce [1486]1628

2. Un pomeriggio alla sinagoga [1487]1629

3. La guarigione al tramonto del sole [1488]1631

4. La sera dopo [1489]1634

5. La domenica mattina presto [1490]1634

146. Il primo giro di predicazione in Galilea [1491]1637

1. La predicazione a Rimmon [1492]1637

2. A Jotapata [1493]1638

3. La fermata a Rama [1494]1641

4. Il vangelo ad Iron [1495]1643

5. Di ritorno a Cana [1496]1644

6. Nain ed il figlio della vedova [1497]1645

7. Ad Endor [1498]1646

147. La visita d’intermezzo a Gerusalemme [1499]1647

1. Il servo del centurione [1500]1647

2. Il viaggio a Gerusalemme [1501]1648

3. Alla piscina di betesda [1502]1649

4. La regola di vita [1503]1650

5. La visita a Simone il Fariseo [1504]1651

6. Il ritorno a Cafarnao [1505]1653

7. Di ritorno a Cafarnao [1506]1655

8. La festa della bontà spirituale [1507]1656

148. La formazione degli evangelisti a Betsaida [1508]1657

1. Una nuova scuola di profeti [1509]1657

2. L’ospedale di Betsaida [1510]1658

3. Gli affari del Padre [1511]1659

4. Il male, il peccato e l’iniquità [1512]1659

5. Lo scopo dell’afflizione [1513]1661

6. L’errata comprensione della sofferenza —
Il discorso su Giobbe
[1514]1662

7. L’uomo con la mano avvizzita [1515]1664

8. L’ultima settimana a Betsaida [1516]1665

9. La guarigione del paralitico [1517]1666

149. Il secondo giro di predicazione [1518]1668

1. La fama assai diffusa di Gesù [1519]1668

2. L’atteggiamento del popolo [1520]1670

3. L’ostilità dei capi religiosi [1521]1672

4. Lo svolgimento del giro di predicazione [1522]1673

5. La lezione sulla contentezza [1523]1674

6. Il “timore del Signore” [1524]1675

7. Il ritorno a Betsaida [1525]1677

150. Il terzo giro di predicazione [1526]1678

1. Il corpo evangelico delle donne [1527]1678

2. La fermata a Magdala [1528]1679

3. Un sabato a Tiberiade [1529]1680

4. L’invio degli apostoli a due a due [1530]1681

5. Che cosa devo fare per essere salvato? [1531]1682

6. Le lezioni della sera [1532]1683

7. Il soggiorno a Nazaret [1533]1683

8. Il servizio del sabato [1534]1684

9. Il ripudio di Nazaret [1535]1686

151. Sosta ed insegnamento in riva al mare [1536]1688

1. La parabola del seminatore [1537]1688

2. L’interpretazione della parabola [1538]1689

3. Altro sulle parabole [1539]1691

4. Altre parabole in riva al mare [1540]1693

5. La visita a Keresa [1541]1694

6. Il demente di Keresa [1542]1695

152. Avvenimenti che portarono alla crisi di Cafarnao [1543]1698

1. A casa di Giairo [1544]1699

2. La nutrizione dei cinquemila [1545]1700

3. L’episodio dell’incoronazione [1546]1702

4. La visione notturna di Simon Pietro [1547]1703

5. Di ritorno a Betsaida [1548]1703

6. A Gennezaret [1549]1705

7. A Gerusalemme [1550]1706

153. La crisi a Cafarnao [1551]1707

1. La preparazione dello scenario [1552]1707

2. Il sermone epocale [1553]1709

3. Il dopo assemblea [1554]1712

4. Ultime parole nella sinagoga [1555]1713

5. Il sabato sera [1556]1715

154. Gli ultimi giorni a Cafarnao [1557]1717

1. Una settimana di consiglio [1558]1717

2. Una settimana di riposo [1559]1718

3. La seconda riunione a Tiberiade [1560]1719

4. Sabato sera a Cafarnao [1561]1719

5. La movimentata domenica mattina [1562]1720

6. Arriva la famiglia di Gesù [1563]1721

7. La fuga precipitosa [1564]1723

155. In fuga attraverso la Galilea del nord [1565]1725

1. Perché i pagani sono infuriati? [1566]1725

2. Gli evangelisti a Corazin [1567]1726

3. A Cesarea di Filippo [1568]1727

4. Sulla strada per la Fenicia [1569]1728

5. Il discorso sulla vera religione [1570]1728

6. Il secondo discorso sulla religione [1571]1730

156. Il soggiorno a Tiro e a Sidone [1572]1734

1. La donna siriana [1573]1734

2. L’insegnamento a Sidone [1574]1735

3. Il viaggio risalendo la costa [1575]1736

4. A Tiro [1576]1737

5. L’insegnamento di Gesù a tiro [1577]1737

6. Il ritorno dalla Fenicia [1578]1741

157. A Cesarea di Filippo [1579]1743

1. L’esattore delle tasse del tempio [1580]1743

2. A Betsaida-Giulia [1581]1744

3. La confessione di Pietro [1582]1745

4. Il discorso sul regno [1583]1746

5. Il nuovo concetto [1584]1748

6. Il pomeriggio seguente [1585]1748

7. La consultazione di Andrea [1586]1750

158. Il monte della trasfigurazione [1587]1752

1. La trasfigurazione [1588]1752

2. Scendendo dalla montagna [1589]1754

3. Il significato della trasfigurazione [1590]1755

4. Il ragazzo epilettico [1591]1755

5. Gesù guarisce il ragazzo [1592]1757

6. Nel giardino di Celso [1593]1758

7. La protesta di Pietro [1594]1759

8. A casa di Pietro [1595]1761

159. Il giro della Decapoli [1596]1762

1. Il sermone sul perdono [1597]1762

2. Il predicatore straniero [1598]1764

3. Istruzioni per gli insegnanti ed i credenti [1599]1765

4. Il colloquio con Natanaele [1600]1767

5. La natura positiva della religione di Gesù [1601]1769

6. Il ritorno a Magadan [1602]1771

160. Rodano di Alessandria [1603]1772

1. La filosofia greca di Rodano [1604]1772

2. L’arte di vivere [1605]1775

3. Le attrattive della maturità [1606]1777

4. L’equilibrio della maturità [1607]1778

5. La religione dell’ideale [1608]1780

161. Ulteriori discussioni con Rodano [1609]1783

1. La personalità di Dio [1610]1783

2. La natura divina di Gesù [1611]1785

3. La mente umana e la mente divina di Gesù [1612]1787

162. Alla festa dei Tabernacoli [1613]1788

1. I pericoli della visita a Gerusalemme [1614]1788

2. La prima discussione al tempio [1615]1790

3. La donna sorpresa in adulterio [1616]1792

4. La festa dei Tabernacoli [1617]1793

5. Il sermone sulla luce del mondo [1618]1794

6. Il discorso sull’acqua della vita [1619]1795

7. Il discorso sulla libertà spirituale [1620]1796

8. L’incontro con Marta e Maria [1621]1797

9. A betlemme con Abner [1622]1798

163. L’ordinazione dei settanta a Magadan [1623]1800

1. L’ordinazione dei settanta [1624]1800

2. Il giovane uomo ricco ed altri [1625]1801

3. La discussione sulla ricchezza [1626]1803

4. L’addio ai settanta [1627]1804

5. Il trasferimento del campo a Pella [1628]1806

6. Il ritorno dei settanta [1629]1806

7. I preparativi per l’ultima missione [1630]1808

164. Alla festa della Dedicazione [1631]1809

1. La storia del buon samaritano [1632]1809

2. A Gerusalemme [1633]1810

3. La guarigione del mendicante cieco [1634]1811

4. Giosia davanti al Sinedrio [1635]1813

5. L’insegnamento sotto il portico di Salomone [1636]1815

165. L’inizio della missione in Perea [1637]1817

1. Al campo di Pella [1638]1817

2. Il sermone sul buon pastore [1639]1818

3. Il sermone del sabato a Pella [1640]1819

4. La divisione dell’eredità [1641]1821

5. Discorsi agli apostoli sulla ricchezza [1642]1823

6. La risposta alla domanda di Pietro [1643]1824

166. L’ultima visita alla Perea del nord [1644]1825

1. I Farisei a Ragaba [1645]1825

2. I dieci lebbrosi [1646]1827

3. Il sermone a Gerasa [1647]1828

4. L’insegnamento sugli accidenti [1648]1830

5. La congregazione di Filadelfia [1649]1831

167. La visita a Filadelfia [1650]1833

1. La colazione con i Farisei [1651]1833

2. La parabola della grande cena [1652]1835

3. La donna convinta di essere inferma [1653]1835

4. Il messaggio da Betania [1654]1836

5. Sulla strada per Betania [1655]1838

6. La benedizione dei bambini [1656]1839

7. La conversazione sugli angeli [1657]1840

168. La risurrezione di Lazzaro [1658]1842

1. Alla tomba di Lazzaro [1659]1843

2. La risurrezione di Lazzaro [1660]1845

3. La riunione del Sinedrio [1661]1847

4. La risposta alla preghiera [1662]1848

5. Ciò che avvenne di Lazzaro [1663]1849

169. L’ultimo insegnamento a Pella [1664]1850

1. La parabola del figlio perduto [1665]1850

2. La parabola dell’intendente accorto [1666]1853

3. L’uomo ricco e il mendicante [1667]1854

4. Il padre ed il suo regno [1668]1855

170. Il regno dei cieli [1669]1858

1. I concetti del regno dei cieli [1670]1858

2. Il concetto di Gesù del regno [1671]1859

3. Riguardo alla rettitudine [1672]1861

4. L’insegnamento di Gesù sul regno [1673]1862

5. Ulteriori idee sul regno [1674]1864

171. In cammino per Gerusalemme [1675]1867

1. La partenza da Pella [1676]1868

2. La valutazione del costo [1677]1869

3. Il giro della Perea [1678]1870

4. L’insegnamento a Livia [1679]1871

5. Il cieco a Gerico [1680]1873

6. La visita a Zaccheo [1681]1873

7. “Mentre Gesù passava” [1682]1874

8. La parabola delle mine [1683]1875

172. L’entrata a Gerusalemme [1684]1878

1. Il sabato a Betania [1685]1878

2. La domenica mattina con gli apostoli [1686]1880

3. La partenza per Gerusalemme [1687]1880

4. La visita al tempio [1688]1883

5. L’atteggiamento degli apostoli [1689]1883

173. Il lunedì a Gerusalemme [1690]1888

1. La purificazione del tempio [1691]1888

2. La sfida all’autorità del Maestro [1692]1891

3. La parabola dei due figli [1693]1893

4. La parabola del proprietario assente [1694]1893

5. La parabola del banchetto di nozze [1695]1894

174. Il martedì mattina al tempio [1696]1897

1. Il perdono divino [1697]1898

2. Le domande dei dirigenti ebrei [1698]1899

3. I sadducei e la risurrezione [1699]1900

4. Il grande comandamento [1700]1901

5. I Greci indagatori [1701]1902

175. L’ultimo discorso al tempio [1702]1905

1. Il discorso [1703]1905

2. Lo status dei singoli Ebrei [1704]1909

3. La riunione decisiva del Sinedrio [1705]1909

4. La situazione a Gerusalemme [1706]1910

176. Il martedì sera sul Monte Oliveto [1707]1912

1. La distruzione di Gerusalemme [1708]1912

2. La seconda venuta del Maestro [1709]1914

3. Il seguito della discussione al campo [1710]1916

4. Il ritorno di Micael [1711]1918

177. Il mercoledì, giorno di riposo [1712]1920

1. Un giorno da solo con Dio [1713]1920

2. L’infanzia in famiglia [1714]1921

3. La giornata al campo [1715]1923

4. Giuda e i capi dei sacerdoti [1716]1924

5. L’ultima ora insieme [1717]1927

178. L’ultimo giorno al campo [1718]1929

1. Il discorso sulla filiazione e la cittadinanza [1719]1929

2. Dopo il pasto del mezzogiorno [1720]1932

3. In cammino verso la cena [1721]1934

179. L’ultima cena [1722]1936

1. Il desiderio di essere preferito [1723]1936

2. L’inizio della cena [1724]1937

3. Il lavaggio dei piedi degli apostoli [1725]1938

4. Le ultime parole al traditore [1726]1940

5. L’istituzione della cena del ricordo [1727]1941

180. Il discorso di addio [1728]1944

1. Il nuovo comandamento [1729]1944

2. La vite ed i tralci [1730]1945

3. L’inimicizia del mondo [1731]1946

4. L’aiutante promesso [1732]1948

5. Lo Spirito della Verità [1733]1949

6. La necessità di partire [1734]1951

181. Ultime esortazioni ed avvertimenti [1735]1953

1. Le ultime parole di conforto [1736]1953

2. Le esortazioni personali di commiato [1737]1955

182. A Getsemani [1738]1963

1. L’ultima preghiera in comune [1739]1963

2. L’ultima ora prima del tradimento [1740]1966

3. Da solo a Getsemani [1741]1968

183. Il tradimento e l’arresto di Gesù [1742]1971

1. La volontà del Padre [1743]1971

2. Giuda in città [1744]1972

3. L’arresto del Maestro [1745]1973

4. La discussione presso il frantoio [1746]1975

5. In cammino verso il palazzo del sommo sacerdote [1747]1977

184. Davanti al tribunale del Sinedrio [1748]1978

1. L’interrogatorio da parte di Anna [1749]1978

2. Pietro nel cortile [1750]1980

3. Davanti al tribunale dei Sinedristi [1751]1982

4. L’ora dell’umiliazione [1752]1984

5. La seconda sessione della corte [1753]1985

185. Il giudizio davanti a Pilato [1754]1987

1. Ponzio Pilato [1755]1987

2. Gesù compare davanti a Pilato [1756]1989

3. L’interrogatorio privato di Pilato [1757]1991

4. Gesù davanti ad Erode [1758]1992

5. Gesù ritorna da Pilato [1759]1993

6. L’ultimo appello di Pilato [1760]1994

7. L’ultimo colloquio con Pilato [1761]1995

8. La tragica resa di Pilato [1762]1996

186. Poco prima della crocifissione [1763]1997

1. La fine di Giuda Iscariota [1764]1997

2. Il comportamento del Maestro [1765]1999

3. Il fidato Davide Zebedeo [1766]2000

4. I preparativi per la crocifissione [1767]2001

5. Relazione tra la morte di Gesù e la Pasqua [1768]2002

187. La crocifissione [1769]2004

1. Sulla via per il Golgota [1770]2004

2. La crocifissione [1771]2006

3. Coloro che videro la crocifissione [1772]2008

4. Il ladro sulla croce [1773]2008

5. L’ultima ora sulla croce [1774]2010

6. Dopo la crocifissione [1775]2011

188. Il periodo della tomba [1776]2012

1. La sepoltura di Gesù [1777]2012

2. La protezione della tomba [1778]2014

3. Durante il giorno di sabato [1779]2014

4. Il significato della morte sulla croce [1780]2016

5. Le lezioni della croce [1781]2017

189. La risurrezione [1782]2020

1. Il transito morontiale [1783]2020

2. Il corpo materiale di Gesù [1784]2022

3. La risurrezione dispensazionale [1785]2024

4. La scoperta della tomba vuota [1786]2025

5. Pietro e Giovanni alla tomba [1787]2027

190. Le apparizioni morontiali di Gesù [1788]2029

1. Gli annunciatori della risurrezione [1789]2029

2. L’apparizione di Gesù a Betania [1790]2031

3. A casa di Giuseppe [1791]2033

4. L’apparizione ai Greci [1792]2033

5. La camminata con due fratelli [1793]2034

191. Le apparizioni agli apostoli e ad altri discepoli influenti [1794]2037

1. L’apparizione a Pietro [1795]2039

2. La prima apparizione agli apostoli [1796]2040

3. Con le creature morontiali [1797]2040

4. La decima apparizione (a Filadelfia) [1798]2041

5. La seconda apparizione agli apostoli [1799]2042

6. L’apparizione ad Alessandria [1800]2044

192. Le apparizioni in Galilea [1801]2045

1. L’apparizione presso il lago [1802]2045

2. La conversazione con gli apostoli a due a due [1803]2047

3. Sul monte dell’ordinazione [1804]2050

4. La riunione in riva al lago [1805]2050

193. Apparizioni finali ed ascensione [1806]2052

1. L’apparizione a Sicar [1807]2053

2. L’apparizione in Fenicia [1808]2054

3. L’ultima apparizione a Gerusalemme [1809]2055

4. Le cause della rovina di Giuda [1810]2055

5. L’ascensione del Maestro [1811]2057

6. Pietro convoca una riunione [1812]2057

194. L’effusione dello Spirito della Verità [1813]2059

1. Il sermone di Pentecoste [1814]2060

2. Il significato della Pentecoste [1815]2060

3. Che cosa avvenne alla Pentecoste [1816]2062

4. Gli inizi della Chiesa cristiana [1817]2066

195. Dopo la Pentecoste [1818]2069

1. L’influenza dei Greci [1819]2071

2. L’influenza romana [1820]2072

3. Sotto l’impero romano [1821]2073

4. I secoli bui in Europa [1822]2074

5. Il problema moderno [1823]2075

6. Il materialismo [1824]2076

7. La vulnerabilità del materialismo [1825]2078

8. Il totalitarismo laico [1826]2081

9. Il problema del Cristianesimo [1827]2082

10. Il futuro [1828]2084

196. La fede di Gesù [1829]2087

1. Gesù — L’uomo [1830]2090

2. La religione di Gesù [1831]2091

3. La supremazia della religione [1832]2093

Introduzione

Il Libro di Urantia

Introduzione

0:0.1 (1.1) NELLA MENTE dei mortali di Urantia — questo è il nome del vostro mondo — c’è una grande confusione sul significato di termini quali Dio, divinità e deità. Gli esseri umani sono ancor più confusi ed incerti circa le relazioni tra le personalità divine designate con questi numerosi appellativi. A causa di tale povertà concettuale, associata a tanta confusione d’ideazione, io sono stato incaricato di formulare questa esposizione introduttiva per chiarire i significati che dovrebbero essere attribuiti a certi simboli verbali, che potranno essere impiegati in seguito in quei fascicoli che il corpo dei rivelatori della verità di Orvonton è stato autorizzato a tradurre nella lingua inglese di Urantia.

0:0.2 (1.2) È estremamente difficile presentare dei concetti ampliati ed una verità avanzata, nel nostro tentativo di espandere la coscienza cosmica e di elevare la percezione spirituale, essendo limitati all’impiego di un linguaggio circoscritto del regno. Ma il nostro mandato ci esorta a fare ogni sforzo per trasmettere i nostri significati utilizzando i simboli verbali della lingua inglese. Noi abbiamo ricevuto istruzioni d’introdurre termini nuovi solo quando il concetto da descrivere non trovasse alcuna terminologia in inglese che potesse essere utilizzata per trasmettere tale nuovo concetto parzialmente o anche deformandone più o meno il senso.

0:0.3 (1.3) Nella speranza di facilitare la comprensione e di evitare confusione da parte di ogni mortale che leggerà attentamente questi fascicoli, riteniamo cosa saggia presentare nella seguente esposizione iniziale un profilo dei significati da attribuire ai numerosi termini inglesi che saranno impiegati per designare la Deità e certi concetti associati delle cose, dei significati e dei valori della realtà universale.

0:0.4 (1.4) Ma per formulare questa Introduzione di definizioni e di limitazioni terminologiche, è necessario anticipare l’uso di tali termini nelle descrizioni che seguono. Questa Introduzione non è quindi un’esposizione completa in se stessa; è soltanto una guida risolutiva destinata ad assistere coloro che leggeranno i fascicoli successivi che trattano della Deità e dell’universo degli universi e che sono stati formulati da una commissione di Orvonton inviata su Urantia a questo scopo.

0:0.5 (1.5) Il vostro mondo, Urantia, è uno dei numerosi pianeti abitati similari che costituiscono l’universo locale di Nebadon. Questo universo, assieme a creazioni simili, forma il superuniverso di Orvonton, dalla cui capitale, Uversa, proviene la nostra commissione. Orvonton è uno dei sette superuniversi evoluzionari del tempo e dello spazio che circondano la creazione senza inizio né fine di perfezione divina — l’universo centrale di Havona. Nel cuore di questo universo centrale ed eterno si trova l’Isola stazionaria del Paradiso, centro geografico dell’infinità e luogo di residenza del Dio eterno.

0:0.6 (1.6) Noi chiamiamo generalmente grande universo l’insieme dei sette superuniversi in evoluzione e dell’universo centrale e divino. Queste sono le creazioni attualmente organizzate ed abitate. Esse fanno tutte parte dell’universo maestro, che comprende anche gli universi dello spazio esterno, non abitati ma in corso di mobilitazione.

I. Deità e divinità

0:1.1 (2.1) L’universo degli universi presenta fenomeni di attività della deità su diversi livelli di realtà cosmiche, di significati mentali e di valori spirituali, ma tutte queste azioni di ministero — personali od altro — sono divinamente coordinate.

0:1.2 (2.2) La DEITÀ è personalizzabile come Dio, è prepersonale e superpersonale in modi non interamente comprensibili dall’uomo. La Deità è caratterizzata dalla qualità dell’unità — attuale o potenziale — su tutti i livelli supermateriali della realtà; e questa qualità unificante è meglio compresa dalle creature come divinità.

0:1.3 (2.3) La Deità agisce sui livelli personale, prepersonale e superpersonale. La Deità totale è funzionale sui seguenti sette livelli:

0:1.4 (2.4) 1. Statico — Deità autocontenuta ed esistente in se stessa.

0:1.5 (2.5) 2. Potenziale — Deità autovoluta e con autoproposito.

0:1.6 (2.6) 3. Associativo — Deità autopersonalizzata e divinamente fraterna.

0:1.7 (2.7) 4. Creativo — Deità autodistributiva e divinamente rivelata.

0:1.8 (2.8) 5. Evolutivo — Deità autoespansiva e identificata con la creatura.

0:1.9 (2.9) 6. Supremo — Deità autoesperienziale e che unifica la creatura col Creatore. Deità funzionante sul primo livello d’identificazione con la creatura come i supercontrollori nel tempo-spazio del grande universo, talvolta denominata Supremazia della Deità.

0:1.10 (2.10) 7. Ultimo — Deità autoprogettata e trascendente del tempo-spazio. Deità onnipotente, onnisciente ed onnipresente. Deità funzionante sul secondo livello di espressione della divinità unificante come supercontrollori efficaci e sostenitori absoniti dell’universo maestro. Comparata al ministero delle Deità a favore del grande universo, questa funzione absonita nell’universo maestro equivale ad un supercontrollo e ad un supersostegno universale ed è talvolta denominata Ultimità della Deità.

0:1.11 (2.11) Il livello finito della realtà è caratterizzato dalla vita della creatura e dalle limitazioni del tempo-spazio. Le realtà finite possono non avere una fine, ma hanno sempre un inizio — esse sono create. Il livello di Deità della Supremazia può essere concepito come una funzione relativa alle esistenze finite.

0:1.12 (2.12) Il livello absonito della realtà è caratterizzato da cose e da esseri senza inizio né fine e dalla trascendenza del tempo e dello spazio. Gli absoniti non sono creati; si eventuano — semplicemente esistono. Il livello di Deità dell’Ultimità implica una funzione relativa alle realtà absonite. In qualsiasi parte dell’universo maestro, ogniqualvolta il tempo e lo spazio sono trascesi, un tale fenomeno absonito è un atto dell’Ultimità della Deità.

0:1.13 (2.13) Il livello assoluto è senza inizio, senza fine, senza tempo e senza spazio. Ad esempio: nel Paradiso il tempo e lo spazio non esistono; lo status tempo-spazio del Paradiso è assoluto. Questo livello è quello della Trinità raggiunta, esistenzialmente, dalle Deità del Paradiso; ma questo terzo livello di espressione della Deità unificatrice non è completamente unificato esperienzialmente. In qualunque momento, luogo e modo funzioni il livello assoluto della Deità, i valori ed i significati del Paradiso-assoluto sono manifesti.

0:1.14 (3.1) La Deità può essere esistenziale come nel Figlio Eterno, esperienziale come nell’Essere Supremo, associativa come in Dio il Settuplo, non divisa come nella Trinità del Paradiso.

0:1.15 (3.2) La Deità è la sorgente di tutto ciò che è divino. La Deità è caratteristicamente ed invariabilmente divina, ma tutto ciò che è divino non è necessariamente Deità, benché sarà coordinato con la Deità e tenderà verso una qualche fase di unità con la Deità — spirituale, mentale o personale.

0:1.16 (3.3) La DIVINITÀ è la qualità caratteristica, unificatrice e coordinatrice della Deità.

0:1.17 (3.4) Alle creature, la divinità è comprensibile come verità, bellezza e bontà; è in correlazione con la personalità come amore, misericordia e ministero; è rivelata ai livelli impersonali come giustizia, potere e sovranità.

0:1.18 (3.5) La divinità può essere perfetta — completa — come ai livelli esistenziali e creativi della perfezione paradisiaca; può essere imperfetta, come ai livelli di evoluzione esperienziale nel tempo-spazio delle creature; o può essere relativa, né perfetta né imperfetta, come a certi livelli di relazioni esistenziali-esperienziali di Havona.

0:1.19 (3.6) Quando noi tentiamo di concepire la perfezione in tutte le fasi e forme della relatività, incontriamo sette tipi concepibili:

0:1.20 (3.7) 1. Perfezione assoluta in tutti gli aspetti.

0:1.21 (3.8) 2. Perfezione assoluta in alcune fasi e perfezione relativa in tutti gli altri aspetti.

0:1.22 (3.9) 3. Aspetti assoluto, relativo ed imperfetto in varie associazioni.

0:1.23 (3.10) 4. Perfezione assoluta in certi aspetti, imperfezione in tutti gli altri.

0:1.24 (3.11) 5. Perfezione assoluta in nessuna direzione, perfezione relativa in tutte le manifestazioni.

0:1.25 (3.12) 6. Perfezione assoluta in nessuna fase, relativa in alcune, imperfetta in altre.

0:1.26 (3.13) 7. Perfezione assoluta in nessun attributo, imperfezione in tutto.

II. Dio

0:2.1 (3.14) Le creature mortali in evoluzione provano un bisogno irresistibile di simbolizzare i loro concetti finiti di Dio. La coscienza che ha l’uomo del dovere morale ed il suo idealismo spirituale rappresentano un livello di valori — una realtà esperienziale — che è difficile da simbolizzare.

0:2.2 (3.15) La coscienza cosmica implica il riconoscimento di una Causa Prima, la sola ed unica realtà non causata. Dio, il Padre Universale, opera su tre livelli di Deità-personalità di valore subinfinito e d’espressione di relativa divinità:

0:2.3 (3.16) 1. Prepersonale — come nel ministero dei frammenti del Padre, quali gli Aggiustatori di Pensiero.

0:2.4 (3.17) 2. Personale — come nell’esperienza evoluzionaria degli esseri creati e procreati.

0:2.5 (3.18) 3. Superpersonale — come nell’esistenza eventuata di certi esseri absoniti ed associati.

0:2.6 (3.19) DIO è un simbolo verbale designante tutte le personalizzazioni della Deità. Il termine richiede una differente definizione per ogni livello personale di funzione della Deità e deve essere ulteriormente ridefinito all’interno di ciascuno di questi livelli, poiché questo termine può essere impiegato per designare le diverse personalizzazioni coordinate e subordinate della Deità; per esempio: i Figli Creatori Paradisiaci — i padri degli universi locali.

0:2.7 (4.1) Il termine Dio, così come noi lo utilizziamo, può essere capito:

0:2.8 (4.2) Per designazione — come Dio il Padre.

0:2.9 (4.3) Nel contesto — come quando è impiegato nella trattazione di qualche livello o associazione della deità. Quando esiste un dubbio sull’esatta interpretazione della parola Dio, sarebbe opportuno riferirla alla persona del Padre Universale.

0:2.10 (4.4) Il termine Dio denota sempre personalità. Il termine Deità può riferirsi o non riferirsi alle personalità di divinità.

0:2.11 (4.5) La parola DIO è impiegata, in questi fascicoli, con i seguenti significati:

0:2.12 (4.6) 1. Dio il Padre — Creatore, Controllore e Sostenitore. Il Padre Universale, la Prima Persona della Deità.

0:2.13 (4.7) 2. Dio il Figlio — Creatore Coordinato, Controllore dello Spirito e Amministratore Spirituale. Il Figlio Eterno, la Seconda Persona della Deità.

0:2.14 (4.8) 3. Dio lo Spirito — Attore Congiunto, Integratore Universale e Conferitore della Mente. Lo Spirito Infinito, la Terza Persona della Deità.

0:2.15 (4.9) 4. Dio il Supremo — il Dio in attuazione o evoluzione del tempo e dello spazio. Deità personale che realizza associativamente il compimento esperienziale nel tempo-spazio dell’identità creatura-Creatore. L’Essere Supremo sta sperimentando personalmente il compimento dell’unità della Deità come Dio evolventesi ed esperienziale delle creature evoluzionarie del tempo e dello spazio.

0:2.16 (4.10) 5. Dio il Settuplo — personalità della Deità effettivamente operante ovunque nel tempo e nello spazio. Le Deità personali del Paradiso ed i loro associati creativi che operano all’interno e al di là dei confini dell’universo centrale e che stanno personalizzando il potere come Essere Supremo sul primo livello di creatura in cui si rivela, nel tempo e nello spazio, la Deità unificatrice. Questo livello, il grande universo, è la sfera in cui le personalità del Paradiso discendono nel tempo-spazio in reciproca associazione con l’ascesa nel tempo-spazio delle creature evoluzionarie.

0:2.17 (4.11) 6. Dio l’Ultimo — l’eventuante Dio del supertempo e dello spazio trasceso. Il secondo livello esperienziale in cui si manifesta la Deità unificatrice. Dio l’Ultimo implica la raggiunta realizzazione della sintesi dei valori absoniti-superpersonali, di quelli che hanno trasceso il tempo-spazio e di quelli eventuati-esperienziali, coordinati ai livelli creativi finali di realtà della Deità.

0:2.18 (4.12) 7. Dio l’Assoluto — il Dio che fa l’esperienza dei valori superpersonali e dei significati di divinità trascesi, ora esistenziale come l’Assoluto della Deità. Questo è il terzo livello di espansione e di espressione della Deità unificatrice. Su questo livello supercreativo la Deità fa l’esperienza dell’esaurimento del potenziale personalizzabile, incontra il completamento della divinità e vede esaurirsi la capacità di autorivelazione ai livelli successivi e progressivi delle differenti personalizzazioni. Ora la Deità incontra, viene a contatto e fa l’esperienza dell’identità con l’Assoluto Non Qualificato.

III. La Prima Sorgente e Centro

0:3.1 (4.13) La realtà infinita, totale, è esistenziale in sette fasi e come sette Assoluti coordinati:

0:3.2 (5.1) 1. La Prima Sorgente e Centro.

0:3.3 (5.2) 2. La Seconda Sorgente e Centro.

0:3.4 (5.3) 3. La Terza Sorgente e Centro.

0:3.5 (5.4) 4. L’Isola del Paradiso.

0:3.6 (5.5) 5. L’Assoluto della Deità.

0:3.7 (5.6) 6. L’Assoluto Universale.

0:3.8 (5.7) 7. L’Assoluto Non Qualificato.

0:3.9 (5.8) Dio, come Prima Sorgente e Centro, è primordiale in relazione alla realtà totale — incondizionatamente. La Prima Sorgente e Centro è infinita quanto eterna ed è perciò limitata o condizionata solo dalla volizione.

0:3.10 (5.9) Dio — il Padre Universale — è la personalità della Prima Sorgente e Centro e come tale mantiene relazioni personali d’infinito controllo su tutte le sorgenti e centri coordinati e subordinati. Tale controllo è personale ed infinito in potenziale, anche se esso potrebbe, in realtà, non operare mai a causa della perfezione della funzione di queste sorgenti e centri e di queste personalità coordinate e subordinate.

0:3.11 (5.10) La Prima Sorgente e Centro è quindi primordiale in tutti i domini: deificati o non deificati, personali od impersonali, attuali o potenziali, finiti od infiniti. Nessuna cosa o essere, nessuna relatività o finalità, esiste se non in relazione diretta o indiretta con il primato della Prima Sorgente e Centro e sotto la sua dipendenza.

0:3.12 (5.11) La Prima Sorgente e Centro è in relazione con l’universo come segue:

0:3.13 (5.12) 1. Le forze di gravità degli universi materiali convergono nel centro di gravità del Paradiso inferiore. È per questo motivo che la posizione geografica della sua persona è eternamente fissata in relazione assoluta con il centro di forza-energia del piano inferiore o materiale del Paradiso. Ma la personalità assoluta della Deità esiste sul piano superiore o spirituale del Paradiso.

0:3.14 (5.13) 2. Le forze mentali convergono nello Spirito Infinito; la mente cosmica differenziale e divergente converge nei Sette Spiriti Maestri; la mente del Supremo, che sta divenendo un fatto come esperienza nel tempo-spazio, converge in Majeston.

0:3.15 (5.14) 3. Le forze spirituali dell’universo convergono nel Figlio Eterno.

0:3.16 (5.15) 4. La capacità illimitata d’azione della deità risiede nell’Assoluto della Deità.

0:3.17 (5.16) 5. La capacità illimitata di risposta d’infinità esiste nell’Assoluto Non Qualificato.

0:3.18 (5.17) 6. I due Assoluti — Qualificato e Non Qualificato — sono coordinati ed unificati nell’Assoluto Universale e per suo tramite.

0:3.19 (5.18) 7. La personalità potenziale di un essere morale evoluzionario o di ogni altro essere morale è incentrata nella personalità del Padre Universale.

0:3.20 (5.19) La REALTÀ, com’è compresa dagli esseri finiti, è parziale, relativa e indistinta. La realtà massima della Deità pienamente comprensibile dalle creature evoluzionarie finite è contenuta nell’Essere Supremo. Tuttavia vi sono realtà antecedenti ed eterne, realtà superfinite, che sono ancestrali rispetto a questa Deità Suprema delle creature evoluzionarie del tempo-spazio. Nel tentativo di descrivere l’origine e la natura della realtà universale, siamo costretti ad impiegare la tecnica del ragionamento del tempo-spazio per raggiungere il livello della mente finita. Perciò molti avvenimenti simultanei dell’eternità devono essere presentati come atti sequenziali.

0:3.21 (6.1) Secondo il modo in cui una creatura del tempo-spazio considererebbe l’origine e la differenziazione della Realtà, l’eterno ed infinito IO SONO conseguì la liberazione della Deità dagli impedimenti dell’infinità non qualificata mediante l’esercizio del suo inerente ed eterno libero arbitrio, e questa separazione dall’infinità non qualificata produsse la prima tensione della divinità assoluta. Questa tensione del differenziale d’infinità è risolta dall’Assoluto Universale, che opera per unificare e coordinare l’infinità dinamica della Deità Totale e l’infinità statica dell’Assoluto Non Qualificato.

0:3.22 (6.2) In questa originaria transazione l’IO SONO teorico ottenne la realizzazione della personalità divenendo il Padre Eterno del Figlio Originale e simultaneamente la Sorgente Eterna dell’Isola del Paradiso. In coesistenza con la differenziazione del Figlio dal Padre, ed in presenza del Paradiso, apparvero la persona dello Spirito Infinito e l’universo centrale di Havona. Con l’apparizione delle coesistenti Deità personali, il Figlio Eterno e lo Spirito Infinito, il Padre sfuggì, come personalità, all’altrimenti ineluttabile diffusione attraverso il potenziale della Deità Totale. Da allora è soltanto in associazione di Trinità con i suoi due uguali in Deità che il Padre riempie l’intero potenziale della Deità, mentre la Deità esperienziale si attua sempre di più sui livelli di divinità della Supremazia, dell’Ultimità e dell’Assolutezza.

0:3.23 (6.3) Il concetto dell’IO SONO è una concessione filosofica che facciamo alla mente finita dell’uomo vincolata dal tempo e prigioniera dello spazio, all’impossibilità da parte della creatura stessa di comprendere le esistenze eterne — le realtà e le relazioni senza inizio e senza fine. Per la creatura del tempo-spazio ogni cosa deve avere un inizio, con la sola eccezione dell’UNICO SENZA CAUSA — la causa primordiale delle cause. Perciò noi concettualizziamo questo livello di valore filosofico come IO SONO, insegnando allo stesso tempo a tutte le creature che il Figlio Eterno e lo Spirito Infinito sono coeterni con l’IO SONO; in altri termini, che non c’è mai stato un momento in cui l’IO SONO non fosse il Padre del Figlio e, con quest’ultimo, dello Spirito.

0:3.24 (6.4) L’Infinito è impiegato per indicare la pienezza — la finalità — implicita nel primato della Prima Sorgente e Centro. L’IO SONO teorico è per la creatura un’estensione filosofica della “infinità della volontà”, ma l’Infinito è un livello di valore attuale che rappresenta l’intensione di eternità della vera infinità del libero arbitrio assoluto e senza vincoli del Padre Universale. Questo concetto è talvolta designato l’Infinito-Padre.

0:3.25 (6.5) Gran parte della confusione di tutti gli ordini di esseri, inferiori e superiori, nei loro sforzi per scoprire l’Infinito-Padre, è inerente ai loro limiti di comprensione. Il primato assoluto del Padre Universale non è evidente sui livelli subinfiniti. È quindi probabile che solo il Figlio Eterno e lo Spirito Infinito conoscano veramente il Padre come infinità; per tutte le altre personalità un tale concetto rappresenta l’esercizio della fede.

IV. La realtà dell’universo

0:4.1 (6.6) La realtà si attua in modo differente su diversi livelli dell’universo; la realtà ha origine nella, e dalla, volizione infinita del Padre Universale ed è realizzabile in tre fasi primarie su numerosi differenti livelli di attuazione nell’universo.

0:4.2 (6.7) 1. La realtà non deificata si estende dai domini dell’energia del non personale ai regni della realtà dei valori non personalizzabili dell’esistenza universale, fino alla presenza stessa dell’Assoluto Non Qualificato.

0:4.3 (7.1) 2. La realtà deificata abbraccia tutti i potenziali della Deità infinita, estendendosi verso l’alto attraverso tutti i regni della personalità, dal finito più basso all’infinito più elevato, includendo così il dominio di tutto ciò che è personalizzabile ed ancora di più — fino alla presenza dell’Assoluto della Deità.

0:4.4 (7.2) 3. Realtà interassociata. La realtà universale si suppone deificata o non deificata, ma per gli esseri subdeificati esiste un esteso dominio di realtà interassociata, potenziale ed in corso di attuazione, che è difficile da identificare. Gran parte di questa realtà coordinata è contenuta nei regni dell’Assoluto Universale.

0:4.5 (7.3) Il concetto primordiale della realtà originale è questo: il Padre inizia e mantiene la Realtà. I differenziali primordiali della realtà sono il deificato e il non deificato — l’Assoluto della Deità e l’Assoluto Non Qualificato. La relazione primordiale è la tensione tra loro. Questa tensione di divinità iniziata dal Padre è perfettamente risolta dall’Assoluto Universale eternandosi come tale.

0:4.6 (7.4) Considerata nel tempo e nello spazio, la realtà è ulteriormente divisibile come:

0:4.7 (7.5) 1. Attuale e Potenziale. Realtà esistenti in pienezza d’espressione in contrasto con quelle che comportano una capacità di crescita inespressa. Il Figlio Eterno è un’attualità spirituale assoluta; l’uomo mortale è in assai larga misura una potenzialità spirituale non realizzata.

0:4.8 (7.6) 2. Assoluta e Subassoluta. Le realtà assolute sono esistenze dell’eternità. Le realtà subassolute sono progettate su due livelli: absonite — realtà che sono relative sia rispetto al tempo sia all’eternità; finite — realtà che sono progettate nello spazio ed attuate nel tempo.

0:4.9 (7.7) 3. Esistenziale ed Esperienziale. La Deità del Paradiso è esistenziale, ma gli emergenti Supremo ed Ultimo sono esperienziali.

0:4.10 (7.8) 4. Personale ed Impersonale. L’espansione della Deità, l’espressione della personalità e l’evoluzione dell’universo sono eternamente condizionate dall’atto di libero arbitrio del Padre che ha separato per sempre i significati ed i valori mentali, spirituali e personali dell’attualità e della potenzialità incentrati nel Figlio Eterno da quelle cose che sono incentrate nell’Isola eterna del Paradiso e sono inerenti ad essa.

0:4.11 (7.9) PARADISO è un termine che include gli Assoluti focali personali e non personali di tutte le fasi della realtà dell’universo. Il Paradiso, propriamente qualificato, può connotare ognuna e tutte le forme della realtà, della Deità, della divinità, della personalità e dell’energia — spirituali, mentali o materiali. Tutte condividono il Paradiso come luogo d’origine, di funzione e di destino per ciò che concerne valori, significati ed effettiva esistenza.

0:4.12 (7.10) L’Isola del Paradiso — il Paradiso non altrimenti qualificato — è l’Assoluto del controllo della gravità materiale della Prima Sorgente e Centro. Il Paradiso è immobile, essendo la sola cosa stazionaria nell’universo degli universi. L’Isola del Paradiso ha una collocazione nell’universo ma non una posizione nello spazio. Questa Isola eterna è la sorgente reale degli universi fisici — passati, presenti e futuri. L’Isola nucleare della Luce è derivata dalla Deità, ma non è Deità; nemmeno le creazioni materiali sono parte della Deità, ne sono una conseguenza.

0:4.13 (7.11) Il Paradiso non è un creatore; è un controllore unico di numerose attività dell’universo; esso controlla molto più di quanto non reagisca. In tutti gli universi materiali il Paradiso influenza le reazioni e la condotta di tutti gli esseri che hanno a che fare con la forza, l’energia ed il potere, ma il Paradiso stesso è unico, esclusivo ed isolato negli universi. Il Paradiso non rappresenta nulla e nulla rappresenta il Paradiso. Esso non è né una forza né una presenza; è semplicemente il Paradiso.

V. Le realtà della personalità

0:5.1 (8.1) La personalità è un livello della realtà deificata e va dal livello dei mortali e degli intermedi di più alta attivazione mentale dell’adorazione e della saggezza, attraverso il livello morontiale e spirituale, fino a raggiungere lo status della finalità della personalità. Questa è l’ascesa evoluzionaria della personalità dei mortali e delle creature affini, ma vi sono nell’universo numerosi altri ordini di personalità.

0:5.2 (8.2) La realtà è soggetta all’espansione universale, la personalità alla diversificazione infinita, ed entrambe sono capaci di una quasi illimitata coordinazione con la Deità e di una stabilizzazione eterna. Mentre il campo metamorfico della realtà non personale è nettamente limitato, noi non conosciamo alcuna limitazione all’evoluzione progressiva delle realtà della personalità.

0:5.3 (8.3) Ai livelli esperienziali raggiunti, tutti gli ordini o valori della personalità sono associabili ed anche cocreatori. Anche Dio e l’uomo possono coesistere in una personalità unificata, com’è dimostrato così mirabilmente nello status presente di Cristo Micael — Figlio dell’Uomo e Figlio di Dio.

0:5.4 (8.4) Tutti gli ordini e fasi subinfinite della personalità accedono all’associazione e sono potenzialmente cocreatori. Il prepersonale, il personale ed il superpersonale sono tutti legati insieme da un reciproco potenziale di realizzazione coordinata, di conseguimento progressivo e di capacità cocreativa. Ma l’impersonale non si tramuta mai direttamente in personale. La personalità non è mai spontanea; essa è il dono del Padre del Paradiso. La personalità è sovrapposta all’energia ed è associata solo a sistemi d’energia viventi; l’identità può essere associata a modelli d’energia non viventi.

0:5.5 (8.5) Il Padre Universale è il segreto della realtà della personalità, del conferimento della personalità e del destino della personalità. Il Figlio Eterno è la personalità assoluta, il segreto dell’energia spirituale, degli spiriti morontiali e degli spiriti perfezionati. L’Attore Congiunto è la personalità dello spirito-mente, la fonte dell’intelligenza, della ragione e la mente universale. Ma l’Isola del Paradiso è non personale ed extraspirituale, essendo l’essenza del corpo universale, la sorgente ed il centro della materia fisica ed il modello maestro assoluto della realtà materiale universale.

0:5.6 (8.6) Queste qualità della realtà universale sono manifeste, nell’esperienza umana urantiana, sui seguenti livelli:

0:5.7 (8.7) 1. Corpo. L’organismo materiale o fisico dell’uomo. Il meccanismo elettrochimico vivente di natura ed origine animale.

0:5.8 (8.8) 2. Mente. Il meccanismo dell’organismo umano che pensa, percepisce e sente. L’intera esperienza cosciente ed incosciente. L’intelligenza associata alla vita emotiva che si eleva al livello dello spirito mediante l’adorazione e la saggezza.

0:5.9 (8.9) 3. Spirito. Lo spirito divino che abita la mente dell’uomo — l’Aggiustatore di Pensiero. Questo spirito immortale è prepersonale — non è una personalità, benché sia destinato a diventare parte della personalità della creatura mortale sopravvivente.

0:5.10 (8.10) 4. Anima. L’anima dell’uomo è un’acquisizione esperienziale. Quando una creatura mortale sceglie di “fare la volontà del Padre celeste”, lo spirito che vi risiede diviene il padre di una nuova realtà nell’esperienza umana. La mente mortale e materiale è la madre di questa stessa realtà emergente. La sostanza di questa nuova realtà non è né materiale né spirituale — è morontiale. Questa è l’anima emergente ed immortale che è destinata a sopravvivere alla morte fisica e ad iniziare l’ascensione al Paradiso.

0:5.11 (9.1) Personalità. La personalità dell’uomo mortale non è né corpo, né mente, né spirito; non è nemmeno l’anima. La personalità è l’unica realtà immutabile nell’altrimenti sempre mutevole esperienza della creatura ed unifica tutti gli altri fattori associati dell’individualità. La personalità è il dono unico che il Padre Universale fa alle energie viventi ed associate della materia, della mente e dello spirito, e che sopravvive con la sopravvivenza dell’anima morontiale.

0:5.12 (9.2) Morontia è un termine che designa un vasto livello intermedio tra il materiale e lo spirituale. Esso può designare realtà personali od impersonali, energie viventi o non viventi. L’ordito della morontia è spirituale, la sua trama è fisica.

VI. Energia ed archetipi

0:6.1 (9.3) Tutto ciò che risponde al circuito di personalità del Padre noi lo chiamiamo personale. Tutto ciò che risponde al circuito spirituale del Figlio lo chiamiamo spirito. Tutto ciò che risponde al circuito mentale dell’Attore Congiunto lo chiamiamo mente; mente come attributo dello Spirito Infinito — mente in tutte le sue fasi. Tutto ciò che risponde al circuito di gravità materiale incentrato nel Paradiso inferiore, lo chiamiamo materia — energia-materia in tutti i suoi stati metamorfici.

0:6.2 (9.4) ENERGIA è un termine onnicomprensivo che noi applichiamo ai regni spirituale, mentale e materiale. Forza è altrettanto usato in senso lato. Potere è di solito limitato alla designazione del livello elettronico della materia fisica o materia che risponde alla gravità lineare nel grande universo. Potere è anche impiegato per indicare sovranità. Noi non possiamo conformarci alle vostre definizioni generalmente accettate di forza, energia e potere. C’è una tale povertà di linguaggio che dobbiamo attribuire molteplici significati a questi termini.

0:6.3 (9.5) Energia fisica è un termine che denota tutte le fasi e forme del movimento, dell’azione e del potenziale dei fenomeni.

0:6.4 (9.6) Trattando delle manifestazioni dell’energia fisica, noi impieghiamo generalmente i termini forza cosmica, energia emergente e potere d’universo. Questi sono spesso utilizzati nel modo seguente:

0:6.5 (9.7) 1. La forza cosmica abbraccia tutte le energie derivanti dall’Assoluto Non Qualificato, ma che non rispondono ancora alla gravità del Paradiso.

0:6.6 (9.8) 2. L’energia emergente abbraccia le energie che rispondono alla gravità del Paradiso, ma che non rispondono ancora alla gravità locale o lineare. Questo è il livello preelettronico dell’energia-materia.

0:6.7 (9.9) 3. Il potere d’universo include tutte le forme d’energia che, pur rispondendo ancora alla gravità del Paradiso, rispondono direttamente alla gravità lineare. Questo è il livello elettronico dell’energia-materia e di tutte le sue evoluzioni successive.

0:6.8 (9.10) La mente è un fenomeno che connota la presenza e l’attività di un ministero vivente in aggiunta a vari sistemi d’energia; e ciò è vero a tutti i livelli dell’intelligenza. Nella personalità la mente interviene sempre tra lo spirito e la materia; per questo l’universo è illuminato da tre tipi di luce: luce materiale, perspicacia intellettuale e luminosità spirituale.

0:6.9 (10.1) Luce — luminosità spirituale — è un simbolo verbale, una figura retorica, che connota la manifestazione della personalità caratteristica degli esseri spirituali di ordini diversi. Questa emanazione luminosa non ha alcun rapporto con manifestazioni di perspicacia intellettuale o di luce fisica.

0:6.10 (10.2) Un ARCHETIPO può essere progettato come materiale, spirituale o mentale, o come una qualsiasi combinazione di queste energie. Esso può permeare personalità, identità, entità o materia non vivente. Ma un archetipo è un modello e modello rimane; soltanto le copie sono moltiplicate.

0:6.11 (10.3) Un archetipo può configurare energia, ma non la controlla. La gravità è il solo controllo dell’energia-materia. Né spazio né archetipo rispondono alla gravità, ma non c’è alcuna relazione tra spazio e archetipo; lo spazio non è un archetipo né un archetipo potenziale. Un archetipo è una configurazione della realtà che ha già pagato tutto il suo debito alla gravità; la realtà di ogni archetipo è costituita dalle sue energie, dalla sua mente, dal suo spirito o dalle sue componenti materiali.

0:6.12 (10.4) In contrasto con l’aspetto del totale, l’archetipo rivela l’aspetto individuale dell’energia e della personalità. Le forme della personalità o dell’identità sono modelli risultanti dall’energia (fisica, spirituale o mentale), ma non sono inerenti ad essa. Quella qualità dell’energia o della personalità in virtù della quale si causa l’apparizione dell’archetipo può essere attribuita a Dio — alla Deità — alla dotazione di forza del Paradiso, alla coesistenza della personalità e del potere.

0:6.13 (10.5) L’archetipo è un prototipo del quale sono riprodotte delle copie. Il Paradiso Eterno è l’assoluto degli archetipi; il Figlio Eterno è la personalità modello; il Padre Universale è la fonte ancestrale diretta di entrambi. Ma il Paradiso non conferisce archetipi ed il Figlio non può conferire la personalità.

VII. L’Essere Supremo

0:7.1 (10.6) Il meccanismo della Deità dell’universo maestro è duplice per quanto concerne le relazioni dell’eternità. Dio il Padre, Dio il Figlio e Dio lo Spirito sono eterni — sono esseri esistenziali — mentre Dio il Supremo, Dio l’Ultimo e Dio l’Assoluto sono personalità della Deità in attuazione, delle epoche posteriori ad Havona, nelle sfere del tempo-spazio e del tempo-spazio-trasceso dell’espansione evoluzionaria dell’universo maestro. Queste personalità della Deità in attuazione sono eterni futuri dal momento in cui, e nella misura in cui, personalizzano il potere negli universi in sviluppo mediante la tecnica dell’attuazione esperienziale dei potenziali associativi-creativi delle Deità eterne del Paradiso.

0:7.2 (10.7) La Deità è quindi duale nella presenza:

0:7.3 (10.8) 1. Esistenziale — esseri d’esistenza eterna, passata, presente e futura.

0:7.4 (10.9) 2. Esperienziale — esseri in attuazione nel presente post-Havona, ma d’esistenza perenne per tutta l’eternità futura.

0:7.5 (10.10) Il Padre, il Figlio e lo Spirito sono esistenziali — esistenziali in attualità (benché tutti i potenziali siano ritenuti esperienziali). Il Supremo e l’Ultimo sono totalmente esperienziali. L’Assoluto della Deità è esperienziale in attuazione ma esistenziale in potenzialità. L’essenza della Deità è eterna, ma solo le tre persone originali della Deità sono incondizionatamente eterne. Tutte le altre personalità della Deità hanno un’origine, ma il loro destino è eterno.

0:7.6 (10.11) Avendo portato a compimento l’espressione della Deità esistenziale di se stesso nel Figlio e nello Spirito, il Padre sta ora completando l’espressione esperienziale su livelli della deità fino ad ora impersonali e non rivelati in quanto Dio il Supremo, Dio l’Ultimo e Dio l’Assoluto. Ma queste Deità esperienziali non sono ora pienamente esistenti; sono in corso d’attuazione.

0:7.7 (11.1) Dio il Supremo in Havona è il riflesso spirituale personale della Deità trina del Paradiso. Questa relazione associativa della Deità si sta ora espandendo creativamente verso l’esterno in Dio il Settuplo e si sta sintetizzando nel potere esperienziale dell’Onnipotente Supremo nel grande universo. La Deità del Paradiso, esistenziale in quanto tre persone, si sta così evolvendo esperienzialmente in due fasi della Supremazia, mentre queste fasi duali stanno unificando il potere-personalità in un solo Signore, l’Essere Supremo.

0:7.8 (11.2) Il Padre Universale raggiunge la liberazione volontaria dai legami dell’infinità e dai vincoli dell’eternità mediante la tecnica della trinitizzazione, la triplice personalizzazione della Deità. L’Essere Supremo si sta tuttora evolvendo come unificazione di personalità subeterna della settupla manifestazione della Deità nei segmenti di tempo-spazio del grande universo.

0:7.9 (11.3) L’Essere Supremo non è un creatore diretto, salvo essere il padre di Majeston, ma è un coordinatore sintetico di tutte le attività di creatura-Creatore nell’universo. L’Essere Supremo, che si sta adesso attuando negli universi evoluzionari, è il correlatore e sintetizzatore, come Deità, della divinità nel tempo-spazio, della Deità trina del Paradiso in associazione esperienziale con i Creatori Supremi del tempo e dello spazio. Quando si sarà infine attuata, questa Deità evoluzionaria costituirà la fusione eterna del finito e dell’infinito — l’unione perpetua e indissolubile del potere esperienziale e della personalità dello spirito.

0:7.10 (11.4) Ogni realtà finita del tempo-spazio, sotto l’impulso direttivo dell’Essere Supremo in evoluzione, è impegnata in una mobilitazione sempre ascendente ed in un’unificazione sempre più perfezionata (sintesi del potere-personalità) di tutte le fasi e di tutti i valori della realtà finita, in associazione con le varie fasi della realtà del Paradiso, con il fine ed il proposito d’intraprendere successivamente il tentativo di raggiungere i livelli absoniti di conseguimento delle supercreature.

VIII. Dio il Settuplo

0:8.1 (11.5) Per supplire allo stato di finitudine e compensare i limiti concettuali della creatura, il Padre Universale ha stabilito l’approccio settuplo delle creature evoluzionarie alla Deità:

0:8.2 (11.6) 1. I Figli Creatori Paradisiaci.

0:8.3 (11.7) 2. Gli Antichi dei Giorni.

0:8.4 (11.8) 3. I Sette Spiriti Maestri.

0:8.5 (11.9) 4. L’Essere Supremo.

0:8.6 (11.10) 5. Dio lo Spirito.

0:8.7 (11.11) 6. Dio il Figlio.

0:8.8 (11.12) 7. Dio il Padre.

0:8.9 (11.13) Questa settupla personalizzazione della Deità nel tempo, nello spazio e per i sette superuniversi, consente all’uomo mortale di raggiungere la presenza di Dio, che è spirito. Questa Deità settupla, che per le creature finite del tempo-spazio a volte personalizza il potere nell’Essere Supremo, è la Deità funzionale delle creature mortali evoluzionarie della carriera d’ascensione al Paradiso. Tale carriera di scoperta esperienziale della realizzazione di Dio inizia con il riconoscimento della divinità del Figlio Creatore dell’universo locale, ed ascende attraverso gli Antichi dei Giorni del superuniverso e la persona di uno dei Sette Spiriti Maestri, fino alla scoperta ed al riconoscimento della personalità divina del Padre Universale del Paradiso.

0:8.10 (12.1) Il grande universo è il triplice dominio di Deità della Trinità della Supremazia, Dio il Settuplo e l’Essere Supremo. Dio il Supremo è potenziale nella Trinità del Paradiso, dalla quale deriva la sua personalità e gli attributi spirituali; ma egli si sta ora attuando nei Figli Creatori, negli Antichi dei Giorni e negli Spiriti Maestri, dai quali deriva il suo potere come Onnipotente per i superuniversi del tempo e dello spazio. Questa manifestazione di potere del Dio immediato delle creature evoluzionarie si evolve effettivamente nel tempo-spazio ed in concomitanza con esse. L’Onnipotente Supremo, che si evolve sul livello di valori delle attività non personali, e la persona spirituale di Dio il Supremo sono una sola realtà — l’Essere Supremo.

0:8.11 (12.2) I Figli Creatori, nell’associazione di Deità di Dio il Settuplo, forniscono il meccanismo con il quale il mortale diviene immortale ed il finito raggiunge l’abbraccio dell’infinito. L’Essere Supremo fornisce la tecnica per la mobilitazione del potere-personalità, la sintesi divina di tutte queste molteplici operazioni, rendendo così il finito capace di raggiungere l’absonito e, attraverso altre possibili attuazioni future, di tentare il raggiungimento dell’Ultimo. I Figli Creatori e le loro Divine Ministre associate partecipano a questa mobilitazione suprema, ma gli Antichi dei Giorni ed i Sette Spiriti Maestri sono probabilmente stabiliti per l’eternità come amministratori permanenti nel grande universo.

0:8.12 (12.3) La funzione di Dio il Settuplo risale all’organizzazione dei sette superuniversi e probabilmente si amplierà in connessione con l’evoluzione futura delle creazioni dello spazio esterno. L’organizzazione di questi universi futuri, del livello di spazio primario, secondario, terziario e quaternario di evoluzione progressiva, assisterà senza dubbio all’inaugurazione dell’approccio trascendente ed absonito alla Deità.

IX. Dio l’Ultimo

0:9.1 (12.4) Come l’Essere Supremo si evolve progressivamente dall’antecedente dotazione di divinità del potenziale di energia e di personalità del grande universo ch’egli ingloba, così Dio l’Ultimo si eventua dai potenziali di divinità che risiedono nei domini del tempo-spazio trasceso dell’universo maestro. L’attuazione della Deità Ultima indica l’unificazione absonita della prima Trinità esperienziale e rivela l’espansione unificatrice della Deità sul secondo livello di autorealizzazione creativa. Ciò costituisce l’equivalente in potere-personalità dell’attuazione della Deità esperienziale nell’universo concernente le realtà absonite del Paradiso sui livelli che si stanno eventuando dei valori del tempo-spazio trasceso. Il completamento di questo ampliamento esperienziale ha come scopo di offrire un destino ultimo di servizio a tutte le creature del tempo-spazio che hanno raggiunto i livelli absoniti mediante la totale realizzazione dell’Essere Supremo e grazie al ministero di Dio il Settuplo.

0:9.2 (12.5) Dio l’Ultimo designa la Deità personale funzionante sui livelli di divinità dell’absonito e sulle sfere universali del supertempo e dello spazio trasceso. L’Ultimo è l’eventuarsi supersupremo della Deità. Il Supremo è l’unificazione della Trinità com’è compresa dagli esseri finiti; l’Ultimo è l’unificazione della Trinità del Paradiso com’è compresa dagli esseri absoniti.

0:9.3 (13.1) Il Padre Universale, mediante il meccanismo della Deità evoluzionaria, è effettivamente impegnato in una prodigiosa e stupefacente azione di focalizzazione della personalità e di mobilitazione del potere, sui loro rispettivi livelli di significato universale, dei valori di realtà divina del finito, dell’absonito ed anche dell’assoluto.

0:9.4 (13.2) Le prime tre Deità dell’eterno passato del Paradiso — il Padre Universale, il Figlio Eterno e lo Spirito Infinito — riceveranno nell’eterno futuro un complemento di personalità in virtù dell’attuazione esperienziale delle Deità evoluzionarie associate — Dio il Supremo, Dio l’Ultimo e forse Dio l’Assoluto.

0:9.5 (13.3) Dio il Supremo e Dio l’Ultimo, che si stanno ora evolvendo negli universi esperienziali, non sono esistenziali — non sono eterni nel passato, ma solo eterni nel futuro; sono degli eterni condizionati dal tempo-spazio e condizionati trascendentalmente. Essi sono Deità di dotazione suprema, ultima e forse suprema-ultima, ma hanno fatto l’esperienza delle origini storiche dell’universo. Non avranno mai una fine, ma la loro personalità ha avuto sì un inizio. Essi sono veramente le attuazioni dei potenziali eterni ed infiniti della Deità, però essi stessi non sono né incondizionalmente eterni né infiniti.

X. Dio l’Assoluto

0:10.1 (13.4) Vi sono molti aspetti della realtà eterna dell’Assoluto della Deità che non possono essere pienamente spiegati alla mente finita del tempo-spazio, ma l’attuazione di Dio l’Assoluto potrebbe essere la conseguenza dell’unificazione della seconda Trinità esperienziale, la Trinità Assoluta. Ciò costituirebbe la realizzazione esperienziale della divinità assoluta, l’unificazione dei significati assoluti su livelli assoluti. Ma noi non siamo certi del coinvolgimento di tutti i valori assoluti, poiché non siamo mai stati informati che l’Assoluto Qualificato sia l’equivalente dell’Infinito. I destini superultimi implicano significati assoluti e spiritualità infinita, e senza il compimento di queste due realtà non possiamo stabilire valori assoluti.

0:10.2 (13.5) Dio l’Assoluto è la meta di realizzazione-raggiungimento di tutti gli esseri superabsoniti, ma il potenziale di potere e di personalità dell’Assoluto della Deità trascende la nostra concezione, e noi esitiamo a discutere di realtà che sono così lontane dall’attuazione esperienziale.

XI. I Tre Assoluti

0:11.1 (13.6) Quando il pensiero congiunto del Padre Universale e del Figlio Eterno, funzionante nel Dio dell’Azione, costituì la creazione dell’universo divino e centrale, il Padre seguì l’espressione del suo pensiero nella parola di suo Figlio e nell’azione del loro Esecutore Congiunto, differenziando la sua presenza in Havona dai potenziali dell’infinità. Questi potenziali non rivelati dell’infinità restano celati, nello spazio, nell’Assoluto Non Qualificato e divinamente avvolti nell’Assoluto della Deità, mentre questi due divengono uno nel funzionamento dell’Assoluto Universale, l’infinità-unità non rivelata del Padre del Paradiso.

0:11.2 (13.7) Sia la potenza della forza cosmica che la potenza della forza dello spirito sono in corso di progressiva rivelazione-realizzazione, via via che l’arricchimento di tutta la realtà si compie mediante la crescita esperienziale e la correlazione dell’esperienziale con l’esistenziale da parte dell’Assoluto Universale. Grazie alla presenza equilibratrice dell’Assoluto Universale, la Prima Sorgente e Centro realizza un’estensione del potere esperienziale, gode dell’identificazione con le sue creature evoluzionarie e completa l’espansione della Deità esperienziale sui livelli di Supremazia, Ultimità e Assolutezza.

0:11.3 (14.1) Quando non è possibile distinguere pienamente l’Assoluto della Deità dall’Assoluto Non Qualificato, la loro presunta funzione congiunta o presenza coordinata è indicata come l’azione dell’Assoluto Universale.

0:11.4 (14.2) 1. L’Assoluto della Deità sembra essere l’onnipotente attivatore, mentre l’Assoluto Non Qualificato pare essere il meccanizzatore totalmente efficace dell’universo degli universi supremamente unificato e definitivamente coordinato, nonché di miriadi di universi, creati, in corso di creazione ed ancora da creare.

0:11.5 (14.3) L’Assoluto della Deità non può reagire in modo subassoluto ad alcuna situazione nell’universo, o almeno non lo fa. Ogni risposta di questo Assoluto ad una determinata situazione pare essere data in termini di benessere dell’intera creazione di cose e di esseri, non soltanto nel suo presente stato d’esistenza, ma anche in vista delle infinite possibilità di tutta l’eternità futura.

0:11.6 (14.4) L’Assoluto della Deità è quel potenziale che è stato separato dalla realtà totale ed infinita per scelta del libero arbitrio del Padre Universale, e nel quale hanno luogo tutte le attività della divinità — esistenziali ed esperienziali. Questo è l’Assoluto Qualificato che si contraddistingue dall’Assoluto Non Qualificato; ma l’Assoluto Universale si sovraggiunge ad entrambi nell’inglobamento di tutto il potenziale assoluto.

0:11.7 (14.5) 2. L’Assoluto Non Qualificato è non personale, extradivino e non deificato. L’Assoluto Non Qualificato è perciò privo di personalità, di divinità e di ogni prerogativa di creatore. Né fatto o verità, né esperienza o rivelazione, né filosofia o absonità sono in grado di penetrare la natura ed il carattere di questo Assoluto senza qualificazione nell’universo.

0:11.8 (14.6) Sia chiaro che l’Assoluto Non Qualificato è una realtà positiva che pervade il grande universo e che, apparentemente, si estende con uguale presenza spaziale sulle, nelle, e all’esterno delle attività di forza e delle evoluzioni premateriali delle vertiginose distese delle regioni spaziali situate al di là dei sette superuniversi. L’Assoluto Non Qualificato non è un mero negativismo di un concetto filosofico basato sulle ipotesi di sofisticherie metafisiche concernenti l’universalità, il dominio ed il primato dell’incondizionato e del non qualificato. L’Assoluto Non Qualificato è un supercontrollo positivo dell’universo nell’infinità. Questo supercontrollo è illimitato in forza spaziale, ma è nettamente condizionato dalla presenza della vita, della mente, dello spirito e della personalità, ed è inoltre condizionato dalle reazioni della volontà e dai mandati finalizzati della Trinità del Paradiso.

0:11.9 (14.7) Noi siamo convinti che l’Assoluto Non Qualificato non è un’influenza indifferenziata che pervade ogni cosa, comparabile ai concetti panteistici della metafisica o all’antica ipotesi scientifica dell’etere. L’Assoluto Non Qualificato è illimitato quanto a forza e condizionato dalla Deità, ma noi non percepiamo appieno la relazione di questo Assoluto con le realtà spirituali degli universi.

0:11.10 (14.8) 3. L’Assoluto Universale, lo deduciamo per logica, era inevitabile nell’atto del libero arbitrio assoluto del Padre Universale di differenziazione delle realtà universali in valori deificati e non deificati — personalizzabili e non personalizzabili. L’Assoluto Universale è il fenomeno della Deità indicante la risoluzione della tensione creata dall’atto del libero arbitrio che differenzia in tal modo la realtà universale e funziona come coordinatore associativo di queste somme totali delle potenzialità esistenziali.

0:11.11 (15.1) La presenza-tensione dell’Assoluto Universale significa l’aggiustamento del differenziale tra realtà di deità e realtà non deificata inerente alla separazione della dinamica della divinità dotata di libero arbitrio da quella statica dell’infinità non qualificata.

0:11.12 (15.2) Ricordate sempre che l’infinità potenziale è assoluta ed inseparabile dall’eternità. L’infinità reale nel tempo non può che essere parziale e quindi deve essere non assoluta; nemmeno l’infinità della personalità reale può essere assoluta, eccetto che nella Deità non qualificata. Ed è il differenziale di potenziale d’infinità tra l’Assoluto Non Qualificato e l’Assoluto della Deità che rende eterno l’Assoluto Universale, rendendo così cosmicamente possibile avere universi materiali nello spazio e spiritualmente possibile avere personalità finite nel tempo.

0:11.13 (15.3) Il finito può coesistere nel cosmo insieme all’Infinito soltanto per la presenza associativa dell’Assoluto Universale che equilibra così perfettamente le tensioni tra tempo ed eternità, tra finito ed infinito, tra potenziale della realtà ed attualità della realtà, tra Paradiso e spazio, tra uomo e Dio. Associativamente l’Assoluto Universale costituisce l’identificazione della zona di realtà evoluzionaria progressiva esistente nel tempo-spazio, e nel tempo-spazio trasceso, universi di manifestazione subinfinita di Deità.

0:11.14 (15.4) L’Assoluto Universale è il potenziale della Deità statico-dinamica funzionalmente realizzabile sui livelli di tempo-eternità come valori finiti-assoluti e come possibilità di approccio esperienziale-esistenziale. Questo aspetto incomprensibile della Deità può essere statico, potenziale ed associativo, ma non è esperienzialmente creativo o evoluzionario per ciò che concerne le personalità intelligenti che funzionano attualmente nell’universo maestro.

0:11.15 (15.5) L’Assoluto. I due Assoluti — qualificato e non qualificato — benché sembrino operare in modo così divergente quando sono presi in considerazione dalle creature dotate di mente, sono perfettamente e divinamente unificati nell’Assoluto Universale e per mezzo di lui. In ultima analisi ed in comprensione finale tutti e tre sono un solo Assoluto. Ai livelli subinfiniti essi sono funzionalmente differenziati, ma nell’infinità sono UNO.

0:11.16 (15.6) Noi non usiamo mai il termine Assoluto come negazione di alcunché né come diniego di qualcosa. Né consideriamo l’Assoluto Universale come autodeterminantesi, come una sorta di Deità panteistica ed impersonale. L’Assoluto, in tutto ciò che concerne la personalità nell’universo, è strettamente limitato dalla Trinità e dominato dalla Deità.

XII. Le Trinità

0:12.1 (15.7) La Trinità originale ed eterna del Paradiso è esistenziale ed era inevitabile. Questa Trinità senza inizio era insita nel fatto della differenziazione del personale dal non personale da parte della volontà senza vincoli del Padre, e divenne un fatto quando la sua volontà personale coordinò queste realtà duali mediante la mente. Le Trinità posteriori ad Havona sono esperienziali — sono inerenti alla creazione, nell’universo maestro, di due livelli subassoluti ed evoluzionari di manifestazione del potere-personalità.

0:12.2 (15.8) La Trinità del Paradiso — l’eterna unione della Deità del Padre Universale, del Figlio Eterno e dello Spirito Infinito — è esistenziale in attualità, ma tutti i potenziali sono esperienziali. È per tale ragione che questa Trinità costituisce la sola realtà della Deità che abbraccia l’infinità e quindi dove si producono i fenomeni universali dell’attuazione di Dio il Supremo, Dio l’Ultimo e Dio l’Assoluto.

0:12.3 (15.9) La prima e la seconda Trinità esperienziale, le Trinità posteriori ad Havona, non possono essere infinite perché abbracciano Deità derivate, Deità evolutesi per l’attuazione esperienziale di realtà create o eventuate dalla Trinità esistenziale del Paradiso. L’infinità della divinità è costantemente arricchita, se non ampliata, dal carattere finito ed absonito dell’esperienza della creatura e del Creatore.

0:12.4 (16.1) Le Trinità sono verità di relazione e fatti di manifestazione coordinata della Deità. Le funzioni della Trinità comprendono realtà della Deità, e le realtà della Deità cercano sempre di realizzarsi e di manifestarsi nella personalizzazione. Dio il Supremo, Dio l’Ultimo ed anche Dio l’Assoluto sono quindi inevitabilità divine. Queste tre Deità esperienziali erano potenziali nella Trinità esistenziale, la Trinità del Paradiso, ma la loro emersione nell’universo come personalità di potere dipende in parte dal loro stesso funzionamento esperienziale negli universi di potere e di personalità ed in parte dalle acquisizioni esperienziali dei Creatori e delle Trinità posteriori ad Havona.

0:12.5 (16.2) Le due Trinità posteriori ad Havona, le Trinità esperienziali Ultima ed Assoluta, non sono ancora pienamente manifeste; esse sono in corso di realizzazione nell’universo. Queste associazioni di Deità possono essere descritte come segue:

0:12.6 (16.3) 1. La Trinità Ultima, attualmente in evoluzione, sarà costituita alla fine dall’Essere Supremo, dalle Personalità Creatrici Supreme e dagli Architetti absoniti dell’Universo Maestro, quegli straordinari pianificatori di universi che non sono né creatori né creature. Inevitabilmente Dio l’Ultimo acquisirà alla fine potere e personalità come conseguenza, a livello di Deità, dell’unificazione di questa Trinità Ultima esperienziale nell’arena in espansione del quasi illimitato universo maestro.

0:12.7 (16.4) 2. La Trinità Assoluta — la seconda Trinità esperienziale — ora in corso di attuazione, sarà costituita da Dio il Supremo, Dio l’Ultimo e dal non rivelato Completatore del Destino dell’Universo. Questa Trinità funziona sia sul livello personale sia superpersonale, sino ai confini stessi del non personale, e la sua unificazione nell’universalità renderebbe esperienziale la Deità Assoluta.

0:12.8 (16.5) La Trinità Ultima si sta unificando esperienzialmente nel completarsi, ma noi dubitiamo molto della possibilità di tale completa unificazione della Trinità Assoluta. Tuttavia, il nostro concetto della Trinità eterna del Paradiso ci ricorda costantemente che la trinitizzazione della Deità può compiere ciò che è altrimenti irrealizzabile. Dunque noi postuliamo l’apparizione a suo tempo del Supremo-Ultimo e la possibile trinitizzazione-attuazione di Dio l’Assoluto.

0:12.9 (16.6) I filosofi degli universi postulano una Trinità delle Trinità, una Trinità Infinita esistenziale-esperienziale, ma essi non sono in grado d’immaginare la sua personalizzazione; forse potrebbe equivalere alla persona del Padre Universale al livello concettuale dell’IO SONO. Ma indipendentemente da tutto ciò, la Trinità originale del Paradiso è potenzialmente infinita poiché il Padre Universale è effettivamente infinito.

Attestazione

0:12.11 (16.8) Nel formulare le narrazioni che seguono riguardanti la descrizione del carattere del Padre Universale e della natura dei suoi associati del Paradiso, tentando allo stesso tempo di descrivere il perfetto universo centrale ed i sette superuniversi che lo circondano, noi dobbiamo essere guidati dalle istruzioni dei governanti del superuniverso che ci ordinano, in tutti i nostri sforzi per rivelare la verità e coordinare le conoscenze essenziali, di dare la preferenza ai concetti umani più elevati già esistenti che riguardano i soggetti da presentare. Noi possiamo ricorrere alla pura rivelazione soltanto quando il concetto da presentare non ha avuto in precedenza alcuna espressione adeguata da parte della mente umana.

0:12.12 (17.1) Le successive rivelazioni planetarie della verità divina inglobano invariabilmente i concetti esistenti più elevati dei valori spirituali come parte della nuova ed accresciuta coordinazione della conoscenza planetaria. Di conseguenza, nel fare queste presentazioni riguardanti Dio ed i suoi associati nell’universo, abbiamo selezionato come base di questi fascicoli più di mille concetti umani che rappresentano la conoscenza planetaria più alta e più avanzata dei valori spirituali e dei significati universali. Dove questi concetti umani, raccolti dai mortali del passato e del presente che hanno conosciuto Dio, sono inadeguati per descrivere la verità quale ci è ordinato di rivelare, noi li integreremo senza esitazione, ricorrendo per tale scopo alla nostra conoscenza superiore della realtà e della divinità delle Deità del Paradiso e dell’universo trascendente in cui risiedono.

0:12.13 (17.2) Noi siamo pienamente coscienti delle difficoltà del nostro compito; riconosciamo l’impossibilità di tradurre completamente il linguaggio dei concetti di divinità e di eternità nei simboli linguistici dei concetti finiti della mente mortale. Ma sappiamo che nella mente umana risiede un frammento di Dio e che con l’anima umana soggiorna lo Spirito della Verità. Sappiamo inoltre che queste forze spirituali cospirano per rendere l’uomo materiale capace di afferrare la realtà dei valori spirituali e di comprendere la filosofia dei significati universali. Ma con certezza ancora maggiore sappiamo che questi spiriti della Presenza Divina possono assistere l’uomo nell’appropriazione spirituale di ogni verità che contribuisce ad accrescere la realtà in continuo progresso dell’esperienza religiosa personale — la coscienza di Dio.

0:12.14 (17.3) [Redatto da un Consigliere Divino di Orvonton, Capo del Corpo delle Personalità Superuniversali incaricate di descrivere su Urantia la verità concernente le Deità del Paradiso e l’universo degli universi.]

PARTE I. L’Universo Centrale ed I Superuniversi

Il Libro di Urantia

PARTE I

L’Universo Centrale ed I Superuniversi

Patrocinata da un Corpo di Personalità Superuniversali di Uversa agente per autorità degli Antichi dei Giorni di Orvonton.

Fascicolo 1 - Il Padre Universale

Il Libro di Urantia

Fascicolo 1

Il Padre Universale

1:0.1 (21.1) IL PADRE Universale è il Dio di tutto il creato, la Prima Sorgente e Centro di tutte le cose e di tutti gli esseri. Pensate a Dio prima come ad un creatore, poi come ad un controllore, ed infine come ad un sostenitore infinito. La verità sul Padre Universale aveva cominciato a rendersi manifesta all’umanità quando il profeta disse: “Tu, o Dio, sei solo; non c’è nessuno all’infuori di te. Tu hai creato il cielo ed il cielo dei cieli, con tutti i loro eserciti; tu li preservi e li controlli. Dai Figli di Dio furono fatti gli universi. Il Creatore si copre di luce come di un vestito e dispiega i cieli come un sipario.” Solo il concetto di Padre Universale — un solo Dio in luogo di molti dei — ha consentito all’uomo mortale di comprendere il Padre quale creatore divino e controllore infinito.

1:0.2 (21.2) Gli innumerevoli sistemi planetari furono tutti creati per essere alla fine abitati da numerosi tipi differenti di creature intelligenti, di esseri che potessero conoscere Dio, ricevere il suo divino affetto ed amarlo in contraccambio. L’universo degli universi è l’opera di Dio ed il luogo in cui risiedono le sue diverse creature. “Dio creò i cieli e formò la terra; egli stabilì l’universo e non creò questo mondo invano, lo formò per essere abitato.”

1:0.3 (21.3) Tutti i mondi illuminati riconoscono e adorano il Padre Universale, l’autore eterno ed il sostenitore infinito di tutta la creazione. Le creature dotate di volontà degli innumerevoli universi hanno intrapreso il lunghissimo viaggio verso il Paradiso, l’affascinante lotta dell’eterna avventura per raggiungere Dio il Padre. Lo scopo trascendente dei figli del tempo è di trovare il Dio eterno, di comprendere la natura divina, di riconoscere il Padre Universale. Le creature che conoscono Dio hanno una sola suprema ambizione, un solo ardente desiderio, quello di divenire, come essi sono nelle loro sfere, simili a lui come egli è nella sua paradisiaca perfezione di personalità e nella sua sfera universale di giusta supremazia. Dal Padre Universale, che abita l’eternità, è uscito il comandamento supremo: “Siate perfetti, così come io sono perfetto.” Con amore e misericordia i messaggeri del Paradiso hanno trasmesso questa esortazione divina attraverso le ere e gli universi, anche alle creature di origine animale così basse come le razze umane di Urantia.

1:0.4 (22.1) Questa magnifica ingiunzione universale di sforzarsi per raggiungere la perfezione della divinità è il primo dovere, e dovrebbe essere la più alta ambizione, di tutte le creature che si dibattono nella creazione del Dio di perfezione. La possibilità di raggiungere la perfezione divina è il destino finale e certo di tutto l’eterno progresso spirituale dell’uomo.

1:0.5 (22.2) I mortali di Urantia possono difficilmente sperare di essere perfetti in senso infinito, ma è del tutto possibile a degli esseri umani, che iniziano così come fanno su questo pianeta, raggiungere la meta celeste e divina che il Dio infinito ha fissato per l’uomo mortale; e quando avranno compiuto questo destino essi saranno, per tutto ciò che concerne la propria realizzazione e le acquisizioni mentali, altrettanto completi nella loro sfera di perfezione divina quanto lo è Dio stesso nella sua sfera d’infinità e di eternità. Tale perfezione può non essere universale in senso materiale, né illimitata in comprensione intellettuale o finale in esperienza spirituale, ma è finale e completa sotto tutti gli aspetti finiti concernenti la divinità della volontà, la perfezione della motivazione della personalità e la coscienza di Dio.

1:0.6 (22.3) Questo è il vero significato del comandamento divino “Siate perfetti, così come io sono perfetto”, che spinge sempre l’uomo mortale in avanti e lo chiama nell’intimo a quella lunga ed affascinante lotta per il raggiungimento di livelli di valori spirituali e di veri significati universali sempre più elevati. Questa ricerca sublime del Dio degli universi è l’avventura suprema degli abitanti di tutti i mondi del tempo e dello spazio.

1. Il nome del Padre

1:1.1 (22.4) Tra tutti i nomi con i quali Dio il Padre è conosciuto ovunque negli universi, quelli che s’incontrano più spesso sono i nomi che lo designano come la Prima Sorgente e Centro dell’Universo. Il Primo Padre è conosciuto con nomi diversi in differenti universi e in differenti settori dello stesso universo. I nomi che le creature attribuiscono al Creatore dipendono molto dal concetto che le creature stesse hanno del Creatore. La Prima Sorgente e Centro dell’Universo non si è mai rivelata attraverso il nome, ma solo attraverso la sua natura. Se crediamo di essere i figli di questo Creatore, è del tutto naturale che finiremo col chiamarlo Padre. Ma questo è il nome che noi scegliamo e deriva dal riconoscimento della nostra relazione personale con la Prima Sorgente e Centro.

1:1.2 (22.5) Il Padre Universale non impone mai alcuna forma di riconoscimento arbitrario, di adorazione formale o di servizio servile alle creature intelligenti degli universi dotate di volontà. Gli abitanti evoluzionari dei mondi del tempo e dello spazio devono da se stessi — nel loro cuore — riconoscerlo, amarlo e adorarlo volontariamente. Il Creatore rifiuta d’imporre o di forzare la sottomissione del libero arbitrio spirituale delle sue creature materiali. La dedizione amorevole della volontà umana a fare la volontà del Padre è il dono più prezioso dell’uomo a Dio. Infatti, tale consacrazione della volontà della creatura costituisce il solo dono possibile di autentico valore dell’uomo al Padre del Paradiso. In Dio l’uomo vive, si muove ed ha il proprio essere. Non c’è nulla che l’uomo possa donare a Dio eccetto questa scelta di conformarsi alla volontà del Padre e tali decisioni, prese dalle creature intelligenti degli universi dotate di volontà, costituiscono la realtà di quella vera adorazione che soddisfa così pienamente la natura dominata dall’amore del Padre Creatore.

1:1.3 (22.6) Una volta divenuti veramente coscienti di Dio, dopo che avrete realmente scoperto il maestoso Creatore ed iniziato l’esperienza della percezione della presenza del controllore divino che risiede in voi, allora, in conformità alla vostra illuminazione e secondo la maniera ed il metodo con cui i Figli divini rivelano Dio, troverete un nome per il Padre Universale che esprimerà in modo adeguato il vostro concetto della Prima Grande Sorgente e Centro. E così, su mondi diversi e in differenti universi, il Creatore è conosciuto con numerosi appellativi aventi tutti nello spirito della relazione lo stesso significato ma, in parole ed in simboli, ciascun nome rappresenta il grado e la profondità del suo insediamento nel cuore delle sue creature di un determinato regno.

1:1.4 (23.1) Vicino al centro dell’universo degli universi il Padre Universale è generalmente conosciuto con nomi che si possono considerare come significanti la Prima Sorgente. Più lontano, negli universi dello spazio, i termini impiegati per designare il Padre Universale significano più spesso il Centro Universale. Più lontano ancora nella creazione stellata, come nel mondo sede centrale del vostro universo locale, egli è conosciuto come la Prima Sorgente Creativa ed il Centro Divino. In una vicina costellazione Dio è chiamato il Padre degli Universi, in un’altra il Sostenitore Infinito e, verso est, il Controllore Divino. Egli è stato chiamato anche il Padre delle Luci, il Dono della Vita e l’Onnipotente Uno.

1:1.5 (23.2) Sui mondi dove un Figlio Paradisiaco ha vissuto una vita di conferimento, Dio è generalmente conosciuto con qualche nome indicativo di relazione personale, di tenero affetto e di devozione paterna. Nella sede centrale della vostra costellazione ci si riferisce a Dio come Padre Universale, e su differenti pianeti del vostro sistema locale di mondi abitati egli è variamente conosciuto come il Padre dei Padri, il Padre del Paradiso, il Padre di Havona ed il Padre Spirito. Quelli che conoscono Dio attraverso le rivelazioni insite nei conferimenti dei Figli Paradisiaci finiscono per cedere all’appello sentimentale del toccante rapporto d’associazione tra creatura e Creatore e si riferiscono a Dio come “nostro Padre”.

1:1.6 (23.3) Su un pianeta di creature sessuate, in un mondo in cui gl’impulsi del sentimento genitoriale sono innati nel cuore dei suoi esseri intelligenti, il termine Padre diventa un nome molto espressivo ed appropriato per il Dio eterno. Sul vostro pianeta, Urantia, egli è meglio conosciuto, più universalmente riconosciuto, con il nome di Dio. Il nome che gli è dato ha poca importanza; l’essenziale è che lo conosciate e che aspiriate ad essere simili a lui. I vostri antichi profeti lo chiamarono a giusto titolo “il Dio eterno” e ne hanno parlato come di colui che “abita l’eternità”.

2. La realtà di Dio

1:2.1 (23.4) Dio è la realtà primordiale nel mondo dello spirito; Dio è la sorgente della verità nelle sfere mentali; Dio proietta la sua ombra su ogni cosa in tutti i regni materiali. Per tutte le intelligenze create Dio è una personalità e per l’universo degli universi è la Prima Sorgente e Centro della realtà eterna. Dio non è simile né ad un uomo né ad una macchina. Il Primo Padre è spirito universale, verità eterna, realtà infinita e personalità paterna.

1:2.2 (23.5) Il Dio eterno è infinitamente di più della realtà idealizzata o dell’universo personalizzato. Dio non è semplicemente il desiderio supremo dell’uomo, la ricerca oggettivata del mortale. Dio non è neppure un semplice concetto, il potenziale del potere della rettitudine. Il Padre Universale non è un sinonimo della natura, né la legge naturale personificata. Dio è una realtà trascendente e non semplicemente il concetto umano tradizionale dei valori supremi. Dio non è una focalizzazione psicologica di significati spirituali, né tantomeno “l’opera più nobile dell’uomo”. Dio può essere ciascuno e tutti questi concetti nella mente degli uomini, ma egli è più di questo. È una persona salvifica ed un Padre amorevole per tutti coloro che godono la pace spirituale sulla terra e che desiderano ardentemente fare l’esperienza della sopravvivenza della personalità alla loro morte.

1:2.3 (24.1) La realtà dell’esistenza di Dio è dimostrata nell’esperienza umana dalla divina presenza dimorante, lo spirito Monitore mandato dal Paradiso a vivere nella mente mortale dell’uomo e lì ad assistere l’evoluzione dell’anima immortale destinata a sopravvivere eternamente. La presenza di questo Aggiustatore divino nella mente umana è rivelata da tre fenomeni esperienziali:

1:2.4 (24.2) 1. La capacità intellettuale di conoscere Dio — la coscienza di Dio.

1:2.5 (24.3) 2. L’impulso spirituale a trovare Dio — la ricerca di Dio.

1:2.6 (24.4) 3. L’anelito della personalità ad essere simile a Dio — il desiderio sincero di fare la volontà del Padre.

1:2.7 (24.5) L’esistenza di Dio non può mai essere provata dalla sperimentazione scientifica o dalla pura ragione per deduzione logica. Dio può essere realizzato soltanto nei regni dell’esperienza umana. Tuttavia, il vero concetto della realtà di Dio è ragionevole per la logica, plausibile per la filosofia, essenziale per la religione e indispensabile per ogni speranza di sopravvivenza della personalità.

1:2.8 (24.6) Coloro che conoscono Dio hanno sperimentato il fatto della sua presenza; quei mortali che conoscono Dio posseggono, nella loro esperienza personale, la sola prova positiva dell’esistenza del Dio vivente che un essere umano possa offrire ad un altro. L’esistenza di Dio è totalmente al di là di ogni possibilità di dimostrazione, salvo per il contatto tra la coscienza di Dio della mente umana e la presenza di Dio dell’Aggiustatore di Pensiero, che risiede nell’intelletto mortale e che è conferito all’uomo come dono gratuito del Padre Universale.

1:2.9 (24.7) In teoria voi potete pensare a Dio come Creatore, ed egli è il creatore personale del Paradiso e dell’universo centrale di perfezione; ma gli universi del tempo e dello spazio sono tutti creati ed organizzati dal corpo paradisiaco dei Figli Creatori. Il Padre Universale non è il creatore personale dell’universo locale di Nebadon; l’universo nel quale vivete è creazione di suo Figlio Micael. Benché il Padre non crei personalmente gli universi evoluzionari, li controlla in molte delle loro relazioni universali ed in alcune delle loro manifestazioni di energie fisiche, mentali e spirituali. Dio il Padre è il creatore personale dell’universo del Paradiso e, in associazione con il Figlio Eterno, il creatore di tutti gli altri Creatori personali di universi.

1:2.10 (24.8) Come controllore fisico nell’universo degli universi materiale, la Prima Sorgente e Centro opera negli archetipi dell’Isola eterna del Paradiso, e per mezzo di questo centro di gravità assoluta il Dio eterno esercita un supercontrollo cosmico del livello fisico sia nell’universo centrale che nell’intero universo degli universi. In quanto mente, Dio funziona nella Deità dello Spirito Infinito; in quanto spirito, Dio è manifesto nella persona del Figlio Eterno e nelle persone dei figli divini del Figlio Eterno. Questa interrelazione della Prima Sorgente e Centro con le Persone e gli Assoluti coordinati del Paradiso non preclude affatto l’azione personale diretta del Padre Universale in tutta la creazione ed a tutti i livelli di questa. Mediante la presenza del suo spirito frammentato il Padre Creatore mantiene un contatto diretto con i suoi figli creature e con i suoi universi creati.

3. Dio è uno spirito universale

1:3.1 (25.1) “Dio è spirito.” Egli è una presenza spirituale universale. Il Padre Universale è una realtà spirituale infinita; egli è “il sovrano, eterno, immortale, invisibile ed il solo vero Dio”. Anche se voi siete “la progenie di Dio”, non dovete credere che il Padre sia simile a voi nella forma e nel fisico perché vi è stato detto di essere stati creati “a sua immagine” — abitati da Monitori del Mistero inviati dalla dimora centrale della sua presenza eterna. Gli esseri spirituali sono reali, sebbene siano invisibili all’occhio umano e non abbiano carne e sangue.

1:3.2 (25.2) Disse il profeta di un tempo: “Ecco, egli cammina vicino a me, ed io non lo vedo; passa oltre, ma io non lo percepisco.” Noi possiamo osservare costantemente le opere di Dio, possiamo essere altamente coscienti delle prove materiali della sua condotta maestosa, ma raramente possiamo contemplare la manifestazione visibile della sua divinità, e neppure vedere la presenza del suo spirito delegato che risiede nell’uomo.

1:3.3 (25.3) Il Padre Universale non è invisibile per celarsi alle creature inferiori con impedimenti materiali e limitate doti spirituali. La situazione è piuttosto la seguente: “Voi non potete vedere la mia faccia, perché nessun mortale può vedermi e vivere.” Nessun uomo materiale potrebbe contemplare lo spirito di Dio e conservare la sua esistenza mortale. È impossibile per i gruppi inferiori di esseri spirituali o per qualunque ordine di personalità materiali avvicinare la gloria e lo splendore spirituale della presenza della personalità divina. La luminosità spirituale della presenza personale del Padre è una “luce che nessun uomo mortale può avvicinare, che nessuna creatura materiale ha visto o può vedere”. Ma non è necessario vedere Dio con gli occhi della carne per discernerlo attraverso la visione per fede della mente spiritualizzata.

1:3.4 (25.4) La natura spirituale del Padre Universale è pienamente condivisa con il suo essere coesistente, il Figlio Eterno del Paradiso. Sia il Padre che il Figlio condividono similmente lo spirito universale ed eterno, pienamente e senza riserve, con il loro coordinato congiunto in personalità, lo Spirito Infinito. Lo spirito di Dio, in se stesso e per se stesso, è assoluto; nel Figlio è non qualificato, nello Spirito è universale, ed in tutti loro e grazie a loro, infinito.

1:3.5 (25.5) Dio è uno spirito universale; Dio è la persona universale. La realtà personale suprema della creazione finita è spirito; la definitiva realtà del cosmo personale è spirito absonito. Solo i livelli dell’infinità sono assoluti, e solo su questi livelli c’è finalità di unità tra materia, mente e spirito.

1:3.6 (25.6) Negli universi Dio il Padre è, potenzialmente, il supercontrollore della materia, della mente e dello spirito. Dio tratta direttamente con le personalità della sua immensa creazione di creature dotate di volontà solamente per mezzo del suo esteso circuito della personalità; ma (all’esterno del Paradiso) egli è contattabile soltanto nelle presenze delle sue entità frammentate, la volontà di Dio dappertutto negli universi. Questo spirito del Paradiso, che abita la mente dei mortali del tempo e che in essa favorisce l’evoluzione dell’anima immortale della creatura sopravvivente, è della stessa natura e divinità del Padre Universale. Ma le menti di tali creature evoluzionarie hanno origine negli universi locali e devono acquisire la perfezione divina compiendo quelle trasformazioni esperienziali di realizzazione spirituale che sono il risultato inevitabile della scelta della creatura di fare la volontà del Padre nei cieli.

1:3.7 (26.1) Nell’esperienza interiore dell’uomo la mente è congiunta alla materia. Questa mente legata alla materia non può sopravvivere al decesso del mortale. La tecnica della sopravvivenza è contenuta in quegli aggiustamenti della volontà umana ed in quelle trasformazioni nella mente mortale per mezzo delle quali un intelletto cosciente di Dio viene gradualmente istruito dallo spirito ed infine guidato dallo spirito. Questa evoluzione della mente umana, dall’associazione con la materia all’unione con lo spirito, porta alla trasmutazione delle fasi potenzialmente spirituali della mente mortale nelle realtà morontiali dell’anima immortale. La mente umana asservita alla materia è destinata a diventare sempre più materiale e di conseguenza a subire l’estinzione finale della personalità. La mente sottomessa allo spirito è destinata a diventare sempre più spirituale ed alla fine a raggiungere l’unione con lo spirito divino che sopravvive e la guida, ed in questo modo ad ottenere la sopravvivenza e l’eternità dell’esistenza della personalità.

1:3.8 (26.2) Io provengo dall’Eterno e sono tornato ripetutamente alla presenza del Padre Universale. Sono a conoscenza dell’esistenza reale e della personalità della Prima Sorgente e Centro, il Padre Eterno ed Universale. So che il grande Dio, oltre che assoluto, eterno ed infinito, è anche buono, divino e misericordioso. Conosco la verità delle grandi affermazioni: “Dio è spirito” e “Dio è amore”, e questi due attributi sono rivelati più completamente all’universo nel Figlio Eterno.

4. Il mistero di Dio

1:4.1 (26.3) L’infinità della perfezione di Dio è tale da renderlo eternamente un mistero. Ed il più grande di tutti i misteri insondabili di Dio è il fenomeno della divina dimora nelle menti mortali. La maniera con la quale il Padre Universale soggiorna con le creature del tempo è il più profondo di tutti i misteri dell’universo; la presenza divina nella mente dell’uomo è il mistero dei misteri.

1:4.2 (26.4) I corpi fisici dei mortali sono “i templi di Dio”. Sebbene i Figli Creatori Sovrani si avvicinino alle creature dei loro mondi abitati ed “attirino a sé tutti gli uomini”; benché essi “stiano alla soglia” della coscienza e “bussino” e si rallegrino di entrare in tutti coloro che “aprono le porte del loro cuore”; benché esista questa comunione personale intima tra i Figli Creatori e le loro creature mortali, nondimeno gli uomini mortali hanno qualcosa di Dio stesso che dimora effettivamente in loro; i loro corpi ne sono il tempio.

1:4.3 (26.5) Quando voi avrete finito quaggiù, quando avrete completato il vostro percorso nella forma temporanea sulla terra, quando il vostro viaggio di prova nella carne sarà terminato, quando la polvere che compone il tabernacolo mortale “ritornerà alla terra da dove è venuta”, allora, com’è rivelato, lo “Spirito che dimora in voi ritornerà a Dio che lo diede”. In ciascun essere morale di questo pianeta soggiorna un frammento di Dio, una parte integrante della divinità. Esso non vi appartiene ancora per diritto di possesso, ma è intenzionalmente concepito per diventare uno con voi se sopravviverete all’esistenza mortale.

1:4.4 (26.6) Noi siamo costantemente posti di fronte a questo mistero di Dio. Restiamo stupefatti davanti al crescente dispiegarsi del panorama senza fine della verità concernente la sua bontà infinita, la sua misericordia inesauribile, la sua saggezza incomparabile ed il suo carattere stupendo.

1:4.5 (26.7) Il divino mistero consiste nella differenza intrinseca che esiste tra il finito e l’infinito, il temporale e l’eterno, la creatura del tempo-spazio ed il Creatore, il materiale e lo spirituale, l’imperfezione dell’uomo e la perfezione della Deità del Paradiso. Il Dio d’amore universale si manifesta infallibilmente a ciascuna delle sue creature fino alla pienezza della capacità di tale creatura di afferrare spiritualmente le qualità della verità, della bellezza e della bontà divine.

1:4.6 (27.1) Ad ogni essere spirituale e ad ogni creatura mortale, in ogni sfera ed in ogni mondo dell’universo degli universi, il Padre Universale rivela del suo benevolo e divino sé tutto ciò che può essere distinto e compreso da tali esseri spirituali e da tali creature mortali. Dio non fa eccezione di persone, siano esse spirituali o materiali. La presenza divina di cui ogni figlio dell’universo gode ad ogni momento è limitata soltanto dalla capacità di questa creatura di ricevere e di discernere le realtà spirituali del mondo sovrammateriale.

1:4.7 (27.2) In quanto realtà nell’esperienza spirituale umana, Dio non è un mistero. Ma quando si tenta di spiegare le realtà del mondo spirituale alle menti fisiche di ordine materiale, appare il mistero: misteri così sottili e profondi che solo la comprensione per fede, da parte del mortale che conosce Dio, può compiere il miracolo filosofico del riconoscimento dell’Infinito da parte del finito, del discernimento del Dio eterno da parte dei mortali in evoluzione dei mondi materiali del tempo e dello spazio.

5. La personalità del Padre Universale

1:5.1 (27.3) Non permettete che la grandezza di Dio, la sua infinità, oscuri od eclissi la sua personalità. “Colui che ha disegnato l’orecchio, non udrà? Colui che ha formato l’occhio, non vedrà?” Il Padre Universale è l’apice della personalità divina; è l’origine ed il destino della personalità di tutta la creazione. Dio è sia infinito che personale; è una personalità infinita. Il Padre è veramente una personalità, sebbene l’infinità della sua persona lo ponga per sempre al di là della piena comprensione degli esseri materiali e finiti.

1:5.2 (27.4) Dio è molto di più di una personalità come essa è compresa dalla mente umana; egli è anche molto di più di ogni possibile concetto di superpersonalità. Ma è assolutamente futile discutere questi concetti incomprensibili della personalità divina con la mente delle creature materiali, il cui massimo concetto della realtà dell’essere consiste nell’idea e nell’ideale della personalità. Il più alto concetto possibile del Creatore Universale da parte della creatura materiale è contenuto negli ideali spirituali dell’idea elevata della personalità divina. Quindi, benché voi possiate sapere che Dio deve essere molto di più della concezione umana della personalità, sapete altrettanto bene che il Padre Universale non può assolutamente essere qualcosa di meno di una personalità eterna, infinita, vera, buona e bella.

1:5.3 (27.5) Dio non si nasconde a nessuna delle sue creature. Egli è inavvicinabile per tanti ordini di esseri soltanto perché “dimora in una luce che nessuna creatura materiale può avvicinare”. L’immensità e la grandiosità della personalità divina oltrepassano la portata della mente imperfetta dei mortali evoluzionari. Egli “misura le acque nel cavo della sua mano, misura un universo con il palmo della sua mano. È lui che sta seduto sull’orbita della terra, che distende i cieli come un sipario e li dispiega come un universo da abitare”. “Alzate gli occhi al cielo e guardate chi ha creato tutte queste cose, chi rivela i mondi con il loro numero e li chiama tutti con il loro nome”. È quindi vero che “le cose invisibili di Dio sono parzialmente capite per mezzo delle cose create”. Oggi, e come voi siete, dovete discernere l’Autore invisibile attraverso la sua molteplice e diversa creazione, come pure tramite la rivelazione ed il ministero dei suoi Figli e dei loro numerosi subordinati.

1:5.4 (28.1) Anche se i mortali materiali non possono vedere la persona di Dio, dovrebbero rallegrarsi per la certezza che egli è una persona. Accettate per fede la verità che descrive come il Padre Universale ha tanto amato il mondo da provvedere all’eterna progressione spirituale dei suoi abitanti inferiori; com’egli “si diletta nei suoi figli”. Dio non manca di alcuno di quegli attributi superumani e divini che costituiscono una personalità di Creatore perfetta, eterna, amorevole ed infinita.

1:5.5 (28.2) Nelle creazioni locali (ad eccezione del personale dei superuniversi) Dio non ha alcuna manifestazione personale o residenziale se non da parte dei Figli Creatori Paradisiaci, che sono i padri dei mondi abitati ed i sovrani degli universi locali. Se la fede della creatura fosse perfetta, quest’ultima saprebbe con certezza che quando ha visto un Figlio Creatore ha visto il Padre Universale; cercando il Padre non chiederebbe né si aspetterebbe di vedere altri che il Figlio. L’uomo mortale semplicemente non può vedere Dio prima di aver conseguito una completa trasformazione spirituale e di aver effettivamente raggiunto il Paradiso.

1:5.6 (28.3) La natura dei Figli Creatori Paradisiaci non include tutti i potenziali non qualificati dell’assolutezza universale della natura infinita della Prima Grande Sorgente e Centro, ma il Padre Universale è divinamente presente sotto ogni aspetto nei Figli Creatori. Il Padre ed i suoi Figli sono uno. Questi Figli Paradisiaci dell’ordine dei Micael sono personalità perfette ed il modello stesso per tutte le personalità di un universo locale, da quella del Radioso Astro del Mattino fino alla più bassa creatura umana di evoluzione animale progressiva.

1:5.7 (28.4) Senza Dio ed in mancanza della sua grandiosa persona centrale non vi sarebbe alcuna personalità in tutto l’immenso universo degli universi. Dio è personalità.

1:5.8 (28.5) Sebbene Dio sia un potere eterno, una presenza maestosa, un ideale trascendente ed uno spirito glorioso, benché sia tutto ciò ed infinitamente di più, egli è tuttavia, veramente ed eternamente, una perfetta personalità di Creatore, una persona che può “conoscere ed essere conosciuta”, che può “amare ed essere amata” e che può mostrarci amicizia. Allo stesso tempo voi potete essere conosciuti, come altri esseri umani lo sono stati, come amici di Dio. Egli è uno spirito reale ed una realtà spirituale.

1:5.9 (28.6) Mentre vediamo il Padre Universale rivelato in tutto il suo universo, mentre lo distinguiamo dimorare nelle sue miriadi di creature, mentre lo contempliamo nella persona dei suoi Figli Sovrani, mentre continuiamo a percepire la sua divina presenza qua e là, vicino e lontano, non mettiamo in dubbio e non contestiamo il primato della sua personalità. Nonostante l’immensità di tutte queste distribuzioni, egli rimane una vera persona e mantiene perpetuamente un collegamento personale con le innumerevoli moltitudini delle sue creature disseminate nell’intero universo degli universi.

1:5.10 (28.7) L’idea della personalità del Padre Universale è un concetto più ampio e più veritiero di Dio, ed è pervenuto all’umanità principalmente per rivelazione. La ragione, la saggezza e l’esperienza religiosa deducono ed implicano tutte la personalità di Dio, ma non la convalidano interamente. Anche l’Aggiustatore di Pensiero che risiede in voi è prepersonale. La verità e la maturità di una religione sono direttamente proporzionali al suo concetto della personalità infinita di Dio e al suo grado di comprensione dell’unità assoluta della Deità. L’idea di una Deità personale diviene allora la misura della maturità religiosa, dopo che la religione ha dapprima formulato il concetto dell’unità di Dio.

1:5.11 (29.1) La religione primitiva aveva numerosi dei personali, ed essi erano modellati ad immagine dell’uomo. La rivelazione afferma la validità del concetto della personalità di Dio, che è possibile soltanto nel postulato scientifico di una Causa Prima ed è solo suggerita in via provvisoria nell’idea filosofica di Unità Universale. Solo con l’approccio della personalità una persona può cominciare a comprendere l’unità di Dio. Negare la personalità della Prima Sorgente e Centro lascia soltanto la scelta tra due dilemmi filosofici: materialismo o panteismo.

1:5.12 (29.2) Nella contemplazione della Deità il concetto di personalità deve essere spogliato dell’idea di corporeità. Un corpo materiale non è indispensabile alla personalità né dell’uomo né di Dio. L’errore della corporeità appare nei due estremi della filosofia umana. Nel materialismo, poiché alla morte l’uomo perde il suo corpo, cessa di esistere come personalità; nel panteismo, poiché Dio non ha corpo, quindi non è una persona. Il tipo superumano di personalità progressiva funziona in un’unione di mente e spirito.

1:5.13 (29.3) La personalità non è semplicemente un attributo di Dio; essa rappresenta piuttosto la totalità della natura infinita coordinata e della volontà divina unificata che è perfettamente espressa in eternità ed universalità. In senso supremo, la personalità è la rivelazione di Dio all’universo degli universi.

1:5.14 (29.4) Dio, essendo eterno, universale, assoluto ed infinito, non cresce in conoscenza né aumenta in saggezza. Dio non acquisisce esperienza, come un uomo finito potrebbe congetturare o comprendere, ma nei regni della sua personalità eterna egli gode di quelle espansioni continue di autorealizzazione che sono in certa misura comparabili ed analoghe all’acquisizione di una nuova esperienza da parte delle creature finite dei mondi evoluzionari.

1:5.15 (29.5) La perfezione assoluta del Dio infinito lo porterebbe a subire le enormi limitazioni della finalità non qualificata della perfezione, se non fosse per il fatto che il Padre Universale partecipa direttamente alla lotta della personalità di ogni anima imperfetta dell’immenso universo che cerca, con l’aiuto divino, di ascendere ai mondi superiori spiritualmente perfetti. Questa esperienza progressiva di ogni essere spirituale e di ogni creatura mortale dell’intero universo degli universi è parte della coscienza di Deità in continua espansione del Padre e dell’infinito circolo divino d’incessante autorealizzazione.

1:5.16 (29.6) È letteralmente vero che: “In tutte le vostre afflizioni egli è afflitto.” “In tutti i vostri trionfi egli trionfa in voi e con voi.” Il suo spirito divino prepersonale è parte reale di voi. L’Isola del Paradiso risponde a tutte le metamorfosi fisiche dell’universo degli universi; il Figlio Eterno include tutti gl’impulsi spirituali di tutta la creazione; l’Attore Congiunto ingloba ogni espressione mentale del cosmo in espansione. Il Padre Universale realizza nella pienezza della coscienza divina ogni esperienza individuale acquisita nel corso delle lotte progressive sostenute dalle menti in espansione e dagli spiriti ascendenti di ogni entità, essere e personalità dell’intera creazione evoluzionaria del tempo e dello spazio. E tutto ciò è letteralmente vero, perché “in Lui noi tutti viviamo, ci muoviamo ed abbiamo il nostro essere”.

6. La personalità nell’universo

1:6.1 (29.7) La personalità umana è l’immagine-ombra proiettata nel tempo-spazio dalla personalità del Creatore divino. E nessuna realtà può mai essere adeguatamente compresa attraverso l’esame della sua ombra. Le ombre dovrebbero essere interpretate in funzione della vera sostanza.

1:6.2 (30.1) Per la scienza Dio è una causa, per la filosofia è un’idea, per la religione è una persona, nonché l’amorevole Padre celeste. Per lo scienziato Dio è una forza primordiale, per il filosofo è un’ipotesi di unità, per la persona religiosa è un’esperienza spirituale vivente. Il concetto inadeguato dell’uomo riguardante la personalità del Padre Universale può essere migliorato solo dal progresso spirituale dell’uomo nell’universo, e diverrà veramente adeguato soltanto quando i pellegrini del tempo e dello spazio alla fine raggiungeranno in Paradiso l’abbraccio divino del Dio vivente.

1:6.3 (30.2) Non dimenticate mai che i punti di vista di Dio e dell’uomo sulla personalità sono agli antipodi. L’uomo considera e comprende la personalità guardando dal finito all’infinito, Dio guarda dall’infinito al finito. L’uomo possiede il tipo più basso di personalità, Dio il più elevato, nonché supremo, ultimo ed assoluto. Perciò i concetti migliori della personalità divina hanno dovuto attendere pazientemente la comparsa d’idee più evolute della personalità umana, in particolare la rivelazione superiore della personalità, sia divina che umana, nella vita di conferimento su Urantia di Micael, il Figlio Creatore.

1:6.4 (30.3) Lo spirito divino prepersonale che risiede nella mente umana porta, con la sua stessa presenza, la prova valida della sua effettiva esistenza, ma il concetto della personalità divina può essere afferrato soltanto dall’intuizione spirituale di un’autentica esperienza religiosa personale. Qualsiasi persona, umana o divina, può essere conosciuta e compresa del tutto indipendentemente dalle reazioni esteriori o dalla presenza materiale di quella persona.

1:6.5 (30.4) Per un’amicizia tra due persone è essenziale un certo grado di affinità morale e di armonia spirituale; una personalità amorevole può difficilmente rivelarsi ad una persona priva d’amore. Anche per accostarsi alla conoscenza di una personalità divina devono essere totalmente consacrate a questo sforzo tutte le doti di personalità dell’uomo; una devozione parziale, tiepida, sarà inefficace.

1:6.6 (30.5) Quanto più completamente un uomo comprende se stesso ed apprezza i valori della personalità dei suoi simili, tanto più anelerà a conoscere la Personalità Originale, e tanto più ardentemente un tale umano che conosce Dio si sforzerà di diventare simile alla Personalità Originale. Si possono discutere le opinioni su Dio, ma l’esperienza con lui ed in lui è al di sopra e al di là di ogni controversia umana e della mera logica intellettuale. L’uomo che conosce Dio descrive le sue esperienze spirituali non per convincere i non credenti, ma per l’edificazione e la reciproca soddisfazione dei credenti.

1:6.7 (30.6) Presumere che l’universo può essere conosciuto, che è intelligibile, è presumere che l’universo è costruito da una mente e diretto da una personalità. La mente dell’uomo può percepire soltanto i fenomeni mentali di altre menti, siano esse umane o superumane. Se la personalità dell’uomo può fare l’esperienza dell’universo, è perché ci sono una mente divina ed una personalità reale celate in qualche parte di quell’universo.

1:6.8 (30.7) Dio è spirito — personalità spirituale; anche l’uomo è uno spirito — personalità spirituale potenziale. Gesù di Nazaret giunse alla piena realizzazione di questo potenziale della personalità spirituale nell’esperienza umana; per questo la sua vita di realizzazione della volontà del Padre diviene per l’uomo la rivelazione più autentica ed ideale della personalità di Dio. Benché sia possibile cogliere la personalità del Padre Universale solo in un’esperienza religiosa effettiva, nella vita terrena di Gesù siamo ispirati dalla perfetta dimostrazione di tale realizzazione e rivelazione della personalità di Dio in un’esperienza veramente umana.

7. Valore spirituale del concetto di personalità

1:7.1 (31.1) Quando Gesù parlava del “Dio vivente”, si riferiva ad una Deità personale — il Padre che è nei cieli. Il concetto della personalità della Deità facilita la comunione, favorisce l’adorazione intelligente, promuove una fiducia confortante. Tra cose non personali possono esserci interazioni, ma non comunione. Non si potrebbe beneficiare del rapporto di comunione tra padre e figlio, come di quello tra Dio e l’uomo, se entrambi non fossero persone. Solo delle personalità possono comunicare l’una con l’altra, sebbene questa comunione personale possa essere molto facilitata dalla presenza di un’entità così impersonale, qual è appunto l’Aggiustatore di Pensiero.

1:7.2 (31.2) L’uomo non raggiunge l’unione con Dio allo stesso modo in cui una goccia d’acqua potrebbe trovare l’unità con l’oceano. L’uomo giunge all’unione divina mediante una comunione spirituale reciproca progressiva, attraverso rapporti di personalità con il Dio personale, avvicinandosi sempre di più alla natura divina nel conformarsi di tutto cuore e con intelligenza alla volontà divina. Una relazione così sublime può esistere solo tra personalità.

1:7.3 (31.3) Il concetto della verità potrebbe essere concepito separatamente dalla personalità, il concetto della bellezza può esistere senza la personalità, ma il concetto della bontà divina è comprensibile solo in relazione alla personalità. Solamente una persona può amare ed essere amata. Anche la bellezza e la verità non avrebbero speranza di sopravvivenza se non fossero gli attributi di un Dio personale, di un Padre amorevole.

1:7.4 (31.4) Noi non riusciamo a comprendere pienamente come Dio possa essere primordiale, immutabile, onnipotente e perfetto, e allo stesso tempo essere attorniato da un universo sempre mutevole ed apparentemente limitato da leggi, un universo in evoluzione di relative imperfezioni. Ma possiamo conoscere questa verità nella nostra esperienza personale, se noi tutti conserviamo identità di personalità ed unità di volontà nonostante il costante cambiamento di noi stessi e del nostro ambiente circostante.

1:7.5 (31.5) La definitiva realtà dell’universo non può essere colta dalla matematica, dalla logica o dalla filosofia, ma soltanto dall’esperienza personale che si conforma progressivamente alla volontà divina di un Dio personale. Né scienza, né filosofia, né teologia possono convalidare la personalità di Dio. Solo l’esperienza personale dei figli per fede del Padre celeste può produrre l’effettiva realizzazione spirituale della personalità di Dio.

1:7.6 (31.6) I concetti più elevati della personalità nell’universo implicano: identità, coscienza di sé, volontà propria e possibilità di autorivelazione. E queste caratteristiche implicano in aggiunta una comunione con altre personalità uguali, così come nelle associazioni di personalità delle Deità del Paradiso. L’unità assoluta di queste associazioni è così perfetta che la divinità diviene riconoscibile per la sua indivisibilità, per la sua unità. “Il Signore Dio è uno.” L’indivisibilità della personalità non ostacola Dio nel conferire il suo spirito affinché viva nel cuore dei mortali. L’indivisibilità della personalità di un padre umano non gl’impedisce di generare figli e figlie mortali.

1:7.7 (31.7) Questo concetto dell’indivisibilità, in associazione con il concetto dell’unità, implica la trascendenza sia del tempo che dello spazio da parte dell’Ultimità della Deità; di conseguenza, né lo spazio né il tempo possono essere assoluti od infiniti. La Prima Sorgente e Centro è quell’infinità che trascende in modo non qualificato ogni mente, ogni materia ed ogni spirito.

1:7.8 (31.8) La realtà della Trinità del Paradiso non viola in alcun modo la verità dell’unità divina. Le tre personalità della Deità del Paradiso sono come una in tutte le reazioni della realtà dell’universo ed in tutte le relazioni con le creature. Né l’esistenza di queste tre persone eterne viola la verità dell’indivisibilità della Deità. Io mi rendo pienamente conto di non avere a mia disposizione un linguaggio adeguato per esporre chiaramente alla mente mortale come questi problemi dell’universo si presentano a noi. Ma non dovete scoraggiarvi; anche per le personalità superiori appartenenti al mio gruppo di esseri del Paradiso non tutte queste cose sono totalmente chiare. Ricordatevi sempre che queste profonde verità concernenti la Deità si chiariranno sempre di più via via che la vostra mente diverrà progressivamente spiritualizzata nel corso delle successive epoche della lunga ascensione mortale al Paradiso.

1:7.9 (32.1) [Presentato da un Consigliere Divino, membro di un gruppo di personalità celesti incaricate dagli Antichi dei Giorni di Uversa, capitale del settimo superuniverso, a soprintendere a quelle parti della seguente rivelazione concernenti questioni che oltrepassano i confini dell’universo locale di Nebadon. Io sono incaricato di fare da garante a quei fascicoli che descrivono la natura e gli attributi di Dio, perché rappresento la più alta fonte d’informazione disponibile a tal fine su qualsiasi mondo abitato. Ho servito come Consigliere Divino in tutti e sette i superuniversi ed ho risieduto a lungo nel centro paradisiaco di tutte le cose. Ho goduto molte volte del piacere supremo di soggiornare nell’immediata presenza personale del Padre Universale. Io descrivo la realtà e la verità della natura e degli attributi del Padre con autorità incontestabile; io so di che cosa parlo.]

Fascicolo 2 - La natura di Dio

Il Libro di Urantia

Fascicolo 2

La natura di Dio

2:0.1 (33.1) POICHÉ il più elevato concetto che l’uomo ha di Dio è contenuto nell’idea e nell’ideale umani di una personalità primordiale ed infinita, è ammissibile, e può rivelarsi utile, studiare alcune qualità peculiari della natura divina che costituiscono il carattere della Deità. La natura di Dio può essere compresa nel modo migliore attraverso la rivelazione del Padre che Micael di Nebadon ha reso manifesta nei suoi molteplici insegnamenti e nella sua stupenda vita incarnata in un mortale. La natura divina può anche essere meglio compresa dall’uomo se questi considera se stesso come un figlio di Dio e guarda al Creatore del Paradiso come ad un vero Padre spirituale.

2:0.2 (33.2) La natura di Dio può essere studiata in una rivelazione d’idee supreme, il carattere divino può essere immaginato come un ritratto d’ideali celesti, ma la più illuminante e la più spiritualmente edificante di tutte le rivelazioni della natura divina si può trovare nella comprensione della vita religiosa di Gesù di Nazaret, prima e dopo che ebbe raggiunto la piena coscienza della sua divinità. Se prendiamo come sfondo della rivelazione di Dio all’uomo la vita incarnata di Micael, possiamo tentare di esprimere in simboli verbali umani alcune idee ed alcuni ideali concernenti la natura divina, che potrebbero contribuire ad una maggiore illuminazione ed unificazione del concetto umano della natura e del carattere della personalità del Padre Universale.

2:0.3 (33.3) In tutti i nostri sforzi per ampliare e spiritualizzare il concetto umano di Dio, siamo enormemente condizionati dalla limitata capacità della mente mortale. Nell’esecuzione del nostro incarico siamo inoltre estremamente ostacolati dai limiti del linguaggio e dalla scarsità del materiale che può essere utilizzato a scopo illustrativo o comparativo nei nostri sforzi di descrivere valori divini e presentare significati spirituali alla mente finita e mortale dell’uomo. Tutti i nostri tentativi per ampliare il concetto umano di Dio sarebbero pressoché inutili se non fosse per il fatto che la mente mortale è abitata dall’Aggiustatore conferito del Padre Universale e che è pervasa dallo Spirito della Verità del Figlio Creatore. Facendo quindi assegnamento sulla presenza di questi spiriti divini nel cuore dell’uomo per aiutarmi ad ampliare il concetto di Dio, intraprendo con gioia l’esecuzione del mio mandato consistente nel tentare di descrivere più completamente la natura di Dio alla mente dell’uomo.

1. L’infinità di Dio

2:1.1 (33.4) “Toccando l’Infinito non possiamo scoprirlo. Le impronte divine non sono conosciute.” “La sua comprensione è infinita e la sua grandezza è imperscrutabile.” La luce abbagliante della presenza del Padre è tale che per le sue creature inferiori egli sembra “dimorare nelle spesse tenebre”. Non solo i suoi pensieri ed i suoi piani sono insondabili, ma “egli fa innumerevoli cose, grandi e meravigliose”. “Dio è grande; noi non lo comprendiamo, né si può valutare il numero dei suoi anni.” “Dio abiterà veramente la terra? Ecco, il cielo (l’universo) ed il cielo dei cieli (l’universo degli universi) non possono contenerlo.” “Come sono insondabili i suoi giudizi ed inconoscibili le sue vie!”

2:1.2 (34.1) “Non c’è che un solo Dio, il Padre infinito, che è anche un fedele Creatore.” “Il divino Creatore è anche il Dispensatore Universale, la sorgente e il destino delle anime. Egli è l’Anima Suprema, la Mente Primordiale e lo Spirito Illimitato di tutta la creazione.” “Il grande Controllore non commette errori. Egli risplende di maestà e di gloria.” “Il Dio Creatore è completamente privo di paura e d’inimicizia. Egli è immortale, eterno, esistente da se stesso, divino e generoso.” “Quanto puro e bello, quanto profondo ed insondabile è l’Antenato celeste di tutte le cose!” “L’Infinito è tanto più grande in quanto rivela se stesso agli uomini. Egli è l’inizio e la fine, il Padre di ogni disegno buono e perfetto.” “Con Dio tutte le cose sono possibili; l’eterno Creatore è la causa delle cause.”

2:1.3 (34.2) Nonostante l’infinità delle stupende manifestazioni della personalità eterna ed universale del Padre, egli è incondizionatamente autocosciente sia della sua infinità che della sua eternità. Parimenti egli conosce pienamente la sua perfezione ed il suo potere. Egli è il solo essere nell’universo, oltre ai suoi coordinati divini, che fa l’esperienza di una perfetta, corretta e completa valutazione di se stesso.

2:1.4 (34.3) Il Padre viene incontro costantemente ed immancabilmente ai bisogni delle differenti richieste di se stesso a seconda di come mutano di volta in volta nelle varie sezioni del suo universo maestro. Il grande Dio conosce e comprende se stesso; egli è infinitamente autocosciente di tutti i suoi attributi primordiali di perfezione. Dio non è un accidente cosmico e non è neppure uno sperimentatore di universi. I Sovrani degli Universi possono impegnarsi in avventure, i Padri delle Costellazioni possono fare esperimenti, i capi dei sistemi possono esercitarsi; ma il Padre Universale vede la fine sin dall’inizio, ed il suo piano divino e il suo proposito eterno abbracciano e comprendono effettivamente tutti gli esperimenti e le avventure di tutti i suoi subordinati in ogni mondo, sistema e costellazione di ogni universo dei suoi immensi domini.

2:1.5 (34.4) Nessuna cosa è nuova per Dio e nessun evento cosmico giunge mai con sorpresa; egli abita il cerchio dell’eternità. I suoi giorni non hanno né inizio né fine. Per Dio non c’è passato, né presente, né futuro; la totalità del tempo è presente in ogni istante. Egli è il grande ed unico IO SONO.

2:1.6 (34.5) Il Padre Universale è assolutamente ed incondizionatamente infinito in tutti i suoi attributi. Questo fatto, in se stesso e per se stesso, lo isola automaticamente da ogni comunicazione personale diretta con esseri materiali finiti e con altre inferiori intelligenze create.

2:1.7 (34.6) E tutto ciò richiede tali disposizioni per il contatto e la comunicazione con le sue molteplici creature, come quelle che sono state stabilite, in primo luogo nelle personalità dei Figli Paradisiaci di Dio, i quali, benché perfetti in divinità, condividono spesso anche la natura della carne e del sangue medesimi delle razze planetarie, divenendo uno di voi ed uno con voi. In tal modo, per così dire, Dio diviene uomo, com’è avvenuto nel conferimento di Micael, che fu chiamato alternativamente il Figlio di Dio ed il Figlio dell’Uomo. In secondo luogo vi sono le personalità dello Spirito Infinito, i vari ordini di schiere serafiche e di altre intelligenze celesti che si avvicinano agli esseri materiali di umile origine e li assistono e servono in svariate maniere. In terzo luogo vi sono i Monitori del Mistero impersonali, gli Aggiustatori di Pensiero, il dono effettivo del grande Dio stesso, mandati a dimorare in esseri umani, come quelli di Urantia, senza avvertimento né spiegazione. Essi discendono in profusione incessante dalle altitudini di gloria per onorare e dimorare nell’umile mente di quei mortali che possiedono la capacità effettiva o potenziale di essere coscienti di Dio.

2:1.8 (35.1) In questi modi ed in molti altri, in maniere a voi sconosciute e totalmente al di là della comprensione finita, il Padre del Paradiso amorevolmente e spontaneamente abbassa, ed in altri modi modifica, diluisce ed attenua la sua infinità per potersi avvicinare maggiormente alla mente finita dei suoi figli creature. E così, attraverso una serie di ripartizioni della personalità sempre meno assolute, il Padre infinito può godere di uno stretto contatto con le diverse intelligenze dei numerosi regni del suo immenso universo.

2:1.9 (35.2) Tutto ciò egli ha fatto, fa ora e continuerà a fare in eterno, senza sminuire di nulla il fatto e la realtà della sua infinità, della sua eternità e del suo primato. E queste cose sono assolutamente vere, nonostante la difficoltà a comprenderle, il mistero in cui sono avvolte o l’impossibilità di essere pienamente capite da creature come quelle che abitano Urantia.

2:1.10 (35.3) Poiché il Primo Padre è infinito nei suoi piani ed eterno nei suoi propositi, è intrinsecamente impossibile per qualsiasi essere finito afferrare o comprendere questi piani e disegni divini nella loro pienezza. L’uomo mortale può intravedere i propositi del Padre solo di tanto in tanto, qua e là, nella misura in cui sono rivelati in rapporto all’esecuzione del piano d’ascensione delle creature sui suoi livelli successivi di progressione nell’universo. Sebbene l’uomo non riesca ad inglobare il significato dell’infinità, con assoluta certezza il Padre infinito comprende pienamente ed avvolge amorevolmente l’intera finità di tutti i suoi figli in tutti gli universi.

2:1.11 (35.4) Il Padre condivide la divinità e l’eternità con moltissimi degli esseri più elevati del Paradiso, ma noi ci chiediamo se l’infinità ed il conseguente primato universale siano pienamente condivisi con altri oltre che con i suoi associati coordinati della Trinità del Paradiso. L’infinità della personalità deve necessariamente inglobare tutta la finitezza della personalità; da ciò la verità — verità letterale — dell’insegnamento che proclama che “In Lui viviamo, ci muoviamo ed abbiamo il nostro essere.” Quel frammento di pura Deità del Padre Universale che dimora nell’uomo mortale è una parte dell’infinità della Prima Grande Sorgente e Centro, il Padre dei Padri.

2. La perfezione eterna del Padre

2:2.1 (35.5) Anche i vostri antichi profeti comprendevano l’eterna natura circolare, senza inizio né fine, del Padre Universale. Dio è letteralmente ed eternamente presente nel suo universo degli universi. Egli abita il momento presente con tutta la sua maestà assoluta e la sua grandezza eterna. “Il Padre ha la vita in se stesso e questa vita è vita eterna.” Lungo tutte le ere eterne è stato il Padre che “dona la vita a tutti”. C’è perfezione infinita nell’integrità divina. “Io sono il Signore; io non cambio.” La nostra conoscenza dell’universo degli universi rivela non solo che egli è il Padre delle luci, ma anche che nella sua conduzione degli affari interplanetari “non c’è né variabilità né ombra di cambiamento”. Egli “annuncia la fine già dall’inizio”. Egli dice: “La mia decisione permarrà; farò tutto ciò che mi aggrada” “secondo il proposito eterno che ho stabilito in mio Figlio.” I piani ed i propositi della Prima Sorgente e Centro sono perciò com’è lui stesso: eterni, perfetti e per sempre immutabili.

2:2.2 (35.6) C’è finalità di completezza e perfezione di pienezza nei comandamenti del Padre. “Tutto ciò che Dio fa, rimarrà per sempre; niente vi può essere aggiunto e niente può esservi tolto.” Il Padre Universale non si pente dei suoi propositi originari di saggezza e di perfezione. I suoi piani sono stabili, la sua intenzione è immutabile, così come i suoi atti sono divini ed infallibili. “Mille anni per lui sono solo come il giorno di ieri quando è trascorso e come una veglia nella notte.” La perfezione della divinità e l’ampiezza dell’eternità sono per sempre al di là della piena comprensione per la mente circoscritta dei mortali.

2:2.3 (36.1) Le reazioni di un Dio immutabile, nell’esecuzione del suo proposito eterno, possono sembrare variare secondo il comportamento mutevole e le menti incostanti delle sue intelligenze create. Esse possono apparentemente e superficialmente variare; ma sotto la superficie e dietro ogni manifestazione esteriore è sempre presente il proposito immutabile, il piano perpetuo, del Dio eterno.

2:2.4 (36.2) Fuori, negli universi, la perfezione deve essere necessariamente un termine relativo, ma nell’universo centrale e specialmente in Paradiso la perfezione è completa; in certe fasi è persino assoluta. Le manifestazioni della Trinità cambiano la dimostrazione della perfezione divina, ma non l’attenuano.

2:2.5 (36.3) La perfezione primordiale di Dio non consiste in una rettitudine presunta, ma piuttosto nella perfezione insita nella bontà della sua natura divina. Egli è finale, completo e perfetto. Non manca nulla alla bellezza e alla perfezione del suo carattere retto. E l’intero piano delle esistenze viventi sui mondi dello spazio è incentrato nel proposito divino di elevare tutte le creature dotate di volontà all’alto destino dell’esperienza di condividere la perfezione paradisiaca del Padre. Dio non è né egocentrico né riservato; egli non cessa mai di donare se stesso a tutte le creature coscienti di se stesse dell’immenso universo degli universi.

2:2.6 (36.4) Dio è eternamente ed infinitamente perfetto. Egli non può conoscere l’imperfezione come esperienza personale, ma condivide la consapevolezza di tutta l’esperienza d’imperfezione di tutte le creature che lottano negli universi in evoluzione di tutti i Figli Creatori Paradisiaci. Il tocco personale e liberatore del Dio di perfezione copre con la sua ombra i cuori di tutte le creature mortali che si sono elevate al livello universale di discernimento morale e circonda le loro nature. In tal modo, come pure attraverso i contatti della sua presenza divina, il Padre Universale partecipa effettivamente all’esperienza con l’immaturità e l’imperfezione nella carriera evolutiva di ogni essere morale dell’intero universo.

2:2.7 (36.5) I limiti umani, il male potenziale, non fanno parte della natura divina. Ma l’esperienza dei mortali con il male e tutte le relazioni dell’uomo con esso fanno certamente parte della sempre maggiore autorealizzazione di Dio nei figli del tempo — le creature dotate di responsabilità morale che sono state create o sviluppate da ciascun Figlio Creatore uscito dal Paradiso.

3. Giustizia e rettitudine

2:3.1 (36.6) Dio è retto, perciò è giusto. “Il Signore è retto in tutti i suoi modi.” “‘Non ho fatto senza causa tutto ciò che ho fatto’, dice il Signore.” “I giudizi del Signore sono completamente veri e retti.” La giustizia del Padre Universale non può essere influenzata dagli atti e dalle opere delle sue creature, “perché non c’è iniquità nel Signore Dio nostro, né eccezione di persone, né accettazione di doni”.

2:3.2 (36.7) Quanto è futile rivolgere puerili appelli ad un tale Dio affinché modifichi i suoi decreti immutabili al fine di poterci evitare le giuste conseguenze dell’attuazione delle sue sagge leggi naturali e dei suoi retti comandamenti spirituali! “Non ingannatevi; non è possibile burlarsi di Dio, perché ciò che un uomo semina anche raccoglierà.” In verità, anche nella giustizia di raccogliere la messe delle cattive azioni, questa giustizia divina è sempre temperata dalla misericordia. La saggezza infinita è l’arbitro eterno che determina le proporzioni di giustizia e di misericordia che saranno applicate in ogni data circostanza. La più grande punizione (in realtà una conseguenza inevitabile) per la trasgressione e la ribellione deliberata al governo di Dio è la perdita dell’esistenza in quanto soggetto individuale di questo governo. Il risultato finale del peccato deliberato è l’annientamento. In ultima analisi, questi individui che si sono identificati con il peccato si sono autodistrutti divenendo completamente irreali per aver abbracciato l’iniquità. Tuttavia, l’effettiva scomparsa di tali creature è sempre ritardata fino a quando la procedura della giustizia stabilita e corrente in quell’universo non sia stata pienamente osservata.

2:3.3 (37.1) La cessazione dell’esistenza è generalmente decretata al momento del giudizio dispensazionale o epocale del regno o dei regni. Su un mondo come Urantia esso avviene alla fine di una dispensazione planetaria. In tale circostanza, la cessazione dell’esistenza può essere decretata dall’azione coordinata di tutti i tribunali di giurisdizione, che vanno dal consiglio planetario, passando per le corti di giustizia del Figlio Creatore, fino ai tribunali di giudizio degli Antichi dei Giorni. L’ordine di dissoluzione parte dalle corti superiori del superuniverso a seguito di una conferma non interrotta dell’accusa proveniente dalla sfera di residenza del trasgressore. Allora, quando la sentenza di estinzione è stata confermata dall’alto, l’esecuzione avviene con un atto diretto dei giudici che risiedono nella capitale del superuniverso e che da là operano.

2:3.4 (37.2) Allorché questa sentenza è definitivamente confermata, l’essere identificatosi con il peccato diviene istantaneamente come se non fosse mai esistito. Non c’è risurrezione da una tale sorte; essa è perpetua ed eterna. I fattori d’energia viventi dell’identità sono dissolti dalle trasformazioni del tempo e dalle metamorfosi dello spazio nei potenziali cosmici da cui in passato erano emersi. Quanto alla personalità dell’essere iniquo, essa è privata del veicolo di continuazione della vita perché la creatura non ha fatto quelle scelte e non ha preso quelle decisioni finali che le avrebbero assicurato la vita eterna. Quando l’accettazione persistente del peccato da parte della mente associata culmina nella completa autoidentificazione con l’iniquità, allora, dopo la cessazione della vita e la dissoluzione cosmica, questa personalità isolata è assorbita nella superanima della creazione, divenendo parte dell’esperienza in evoluzione dell’Essere Supremo. Essa non appare mai più come personalità; la sua identità diviene come se non fosse mai esistita. Nel caso di una personalità abitata da un Aggiustatore, i valori spirituali esperienziali sopravvivono nella realtà dell’Aggiustatore che continua ad esistere.

2:3.5 (37.3) In ogni contestazione che avviene nell’universo tra livelli effettivi della realtà, la personalità di livello superiore finisce per trionfare sulla personalità di livello inferiore. Questo risultato inevitabile delle controversie universali è inerente al fatto che la divinità di qualità uguaglia il grado di realtà o di attualità di ogni creatura dotata di volontà. Il male non attenuato, l’errore completo, il peccato deliberato e l’iniquità assoluta sono intrinsecamente ed automaticamente suicidi. Tali comportamenti d’irrealtà cosmica possono sopravvivere nell’universo soltanto in virtù di una misericordiosa tolleranza transitoria, in attesa dell’azione dei meccanismi di valutazione della giustizia e di ricerca dell’imparzialità da parte dei tribunali universali che giudicano con rettitudine.

2:3.6 (37.4) La regola dei Figli Creatori negli universi locali è quella di creare e di spiritualizzare. Questi Figli si consacrano all’esecuzione effettiva del piano paradisiaco d’ascensione progressiva dei mortali, alla riabilitazione dei ribelli e di coloro che hanno idee errate; ma quando tutti questi amorevoli tentativi sono stati infine respinti per sempre, il decreto finale di dissoluzione viene eseguito dalle forze che agiscono sotto la giurisdizione degli Antichi dei Giorni.

4. La misericordia divina

2:4.1 (38.1) La misericordia è semplicemente la giustizia temperata da quella saggezza che deriva dalla conoscenza perfetta e dal pieno riconoscimento delle debolezze naturali e delle difficoltà ambientali delle creature finite. “Il nostro Dio è pieno di compassione, indulgente, lento alla collera e prodigo di misericordia.” Perciò “chiunque farà appello al Signore sarà salvato”, “perché egli perdonerà abbondantemente”. “La misericordia del Signore va di eternità in eternità”; sì, “la sua misericordia persiste per sempre”. “Io sono il Signore che mette in atto la benevolenza affettuosa, il giudizio e la giustizia sulla terra, perché in queste cose mi compiaccio.” “Io non affliggo né addoloro volentieri i figli degli uomini”, perché io sono “il Padre delle misericordie e il Dio di ogni consolazione”.

2:4.2 (38.2) Dio è intrinsecamente benevolo, compassionevole per natura e perpetuamente misericordioso. Non è mai necessaria alcuna influenza per indurre il Padre a mostrare la sua affettuosa benevolenza. Il bisogno delle creature è completamente sufficiente ad assicurare il pieno flusso dell’amorevole misericordia del Padre e della sua grazia salvifica. Poiché Dio sa tutto dei suoi figli, è facile per lui perdonare. Più un uomo comprende il suo prossimo, più gli sarà facile perdonarlo ed anche amarlo.

2:4.3 (38.3) Solo il discernimento di una saggezza infinita permette ad un Dio retto di somministrare giustizia e misericordia nello stesso tempo ed in ogni data situazione dell’universo. Il Padre celeste non è mai turbato da comportamenti contrastanti verso i suoi figli dell’universo; Dio non è mai vittima di atteggiamenti contraddittori. L’onniscienza di Dio dirige infallibilmente il suo libero arbitrio nella scelta di quella condotta nell’universo che soddisfa perfettamente, simultaneamente ed equamente le esigenze di tutti i suoi attributi divini e le qualità infinite della sua natura eterna.

2:4.4 (38.4) La misericordia è il prodotto naturale ed inevitabile della bontà e dell’amore. La natura buona di un Padre amorevole non potrebbe rifiutare il saggio ministero di misericordia verso ciascun membro di ogni gruppo di suoi figli dell’universo. La giustizia eterna e la misericordia divina unite costituiscono ciò che nell’esperienza umana sarebbe chiamata equità.

2:4.5 (38.5) La misericordia divina rappresenta una tecnica equa di aggiustamento tra i livelli di perfezione e d’imperfezione dell’universo. La misericordia è la giustizia della Supremazia adattata alle situazioni del finito in evoluzione, la rettitudine dell’eternità modificata per soddisfare gl’interessi superiori ed il benessere universale dei figli del tempo. La misericordia non è una violazione della giustizia, ma piuttosto un’interpretazione indulgente delle esigenze della giustizia suprema, qual è applicata con equità agli esseri spirituali subordinati e alle creature materiali degli universi in evoluzione. La misericordia è la giustizia della Trinità del Paradiso applicata con saggezza ed amore alle molteplici intelligenze delle creazioni del tempo e dello spazio, così come viene formulata dalla saggezza divina e determinata dalla mente onnisciente e dal libero arbitrio sovrano del Padre Universale e di tutti i suoi Creatori associati.

5. L’amore di Dio

2:5.1 (38.6) “Dio è amore”; perciò il suo unico atteggiamento personale verso gli affari dell’universo è sempre una reazione di divino affetto. Il Padre ci ama a tal punto da conferirci la sua vita. “Egli fa levare il suo sole sul cattivo e sul buono e manda la pioggia sul giusto e sull’ingiusto.”

2:5.2 (39.1) È sbagliato credere che Dio sia indotto ad amare i suoi figlioli a causa dei sacrifici dei suoi Figli o dell’intercessione delle sue creature subordinate, “perché il Padre stesso vi ama”. È in risposta a questo affetto paterno che Dio manda i meravigliosi Aggiustatori a dimorare nelle menti degli uomini. L’amore di Dio è universale; “chiunque lo voglia può venire”. Egli vorrebbe “vedere tutti gli uomini salvati per essere giunti alla conoscenza della verità”. Egli “desidera che nessuno perisca”.

2:5.3 (39.2) I Creatori sono i primi a tentare di salvare l’uomo dai disastrosi risultati della sua folle trasgressione delle leggi divine. Per sua natura l’amore di Dio è un affetto paterno, quindi talvolta egli “ci castiga a nostro profitto, affinché possiamo partecipare della sua santità”. Anche nel corso delle vostre più ardue prove ricordatevi che “in tutte le nostre afflizioni egli è afflitto con noi”.

2:5.4 (39.3) Dio è divinamente benevolo con i peccatori. Quando dei ribelli tornano alla rettitudine, sono accolti con misericordia, “perché il nostro Dio perdonerà abbondantemente”. “Io sono colui che cancella le vostre trasgressioni per il mio stesso bene, e non mi ricorderò dei vostri peccati.” “Vedete quale genere d’amore il Padre ci ha accordato affinché siamo chiamati i figli di Dio.”

2:5.5 (39.4) Dopotutto, la più grande prova della bontà di Dio e la ragione suprema per amarlo è il dono del Padre che dimora in voi — l’Aggiustatore che attende così pazientemente l’ora in cui lui e voi sarete uniti per l’eternità. Benché voi non possiate trovare Dio mediante la ricerca, se vi sottometterete alle direttive dello spirito interiore sarete infallibilmente guidati passo dopo passo, vita dopo vita, di universo in universo e di era in era, fino a che vi troverete in presenza della personalità paradisiaca del Padre Universale.

2:5.6 (39.5) Quanto sareste irragionevoli a non adorare Dio perché i limiti della natura umana e gli ostacoli della vostra creazione materiale v’impediscono di vederlo. Tra voi e Dio c’è un’enorme distanza (spazio fisico) da attraversare. Esiste inoltre un grande abisso di differenza spirituale da colmare. Ma nonostante tutto ciò che vi separa fisicamente e spiritualmente dalla presenza paradisiaca personale di Dio, soffermatevi a riflettere sul fatto solenne che Dio vive in voi; a suo modo egli ha già gettato un ponte sull’abisso. Ha inviato qualcosa di se stesso, il suo spirito, a vivere in voi e a faticare con voi mentre proseguite la vostra carriera eterna nell’universo.

2:5.7 (39.6) Io trovo facile e piacevole adorare colui che è così grande e al tempo stesso così affettuosamente dedito al ministero di elevazione delle sue creature inferiori. Io amo spontaneamente colui che è così potente nella creazione e nel controllo di essa e tuttavia così perfetto in bontà e così fedele nell’affettuosa benevolenza di cui ci ricopre costantemente. Credo che amerei altrettanto Dio anche se non fosse così grande e potente, purché fosse così buono e misericordioso. Noi tutti amiamo il Padre più per la sua natura che in riconoscimento dei suoi stupefacenti attributi.

2:5.8 (39.7) Quando osservo i Figli Creatori ed i loro amministratori subordinati lottare così validamente con le molteplici difficoltà del tempo insite nell’evoluzione degli universi dello spazio, scopro che nutro per questi governanti minori degli universi un grande e profondo affetto. Dopotutto, penso che noi tutti, inclusi i mortali dei regni, amiamo il Padre Universale e tutti gli altri esseri divini od umani perché discerniamo che queste personalità ci amano veramente. L’esperienza di amare è in gran misura una risposta diretta all’esperienza di essere amati. Sapendo che Dio mi ama, io dovrei continuare ad amarlo sommamente, anche se fosse privo di tutti i suoi attributi di supremazia, di ultimità e di assolutezza.

2:5.9 (40.1) L’amore del Padre ci segue ora e per tutto il ciclo senza fine delle ere eterne. Quando meditate sulla natura amorevole di Dio, c’è una sola reazione della personalità ragionevole e naturale: amerete sempre di più il vostro Creatore; renderete a Dio un affetto analogo a quello di un figlio per un genitore terreno, perché come un padre, un padre reale, un vero padre, ama i suoi figli, così il Padre Universale ama i figli e le figlie che ha creato e cerca sempre il loro benessere.

2:5.10 (40.2) Ma l’amore di Dio è un affetto di genitore intelligente e previdente. L’amore divino opera in associazione unificata con la saggezza divina e con tutte le altre caratteristiche infinite della natura perfetta del Padre Universale. Dio è amore, ma l’amore non è Dio. La più grande manifestazione dell’amore divino per gli esseri mortali si riscontra nel conferimento degli Aggiustatori di Pensiero, ma per voi la più grande rivelazione dell’amore del Padre si vede nella vita di conferimento di suo Figlio Micael, nel modo in cui egli visse sulla terra la vita spirituale ideale. È l’Aggiustatore residente che individualizza l’amore di Dio per ogni anima umana.

2:5.11 (40.3) Talvolta sono quasi addolorato di essere costretto a descrivere l’affetto divino del Padre celeste per i suoi figli dell’universo utilizzando il simbolo verbale umano amore. Questo termine, pur connotando il concetto umano più elevato delle relazioni di rispetto e devozione dei mortali, è impiegato così spesso per designare una quantità tale di rapporti umani che è del tutto ignobile ed assolutamente sconveniente che sia designato con un qualsiasi vocabolo che è anche usato per indicare l’affetto ineguagliabile del Dio vivente per le sue creature dell’universo! Che peccato che io non possa servirmi di un termine celeste ed esclusivo che possa trasmettere alla mente dell’uomo la vera natura ed il significato squisitamente bello dell’affetto divino del Padre del Paradiso.

2:5.12 (40.4) Quando gli uomini perdono di vista l’amore di un Dio personale, il regno di Dio diventa semplicemente il regno del bene. Nonostante l’unità infinita della natura divina, l’amore è la caratteristica dominante di tutti i rapporti personali di Dio con le sue creature.

6. La bontà di Dio

2:6.1 (40.5) Nell’universo fisico noi possiamo vedere la bellezza, nel mondo intellettuale possiamo discernere la verità eterna, ma la bontà di Dio si scopre soltanto nel mondo spirituale dell’esperienza religiosa personale. Nella sua vera essenza, la religione è una fede-fiducia nella bontà di Dio. Nella filosofia, Dio potrebbe essere grande ed assoluto, in qualche modo anche intelligente e personale, ma nella religione Dio deve anche essere morale, deve essere buono. L’uomo potrebbe temere un grande Dio, ma ha fiducia solo di un Dio buono ed ama soltanto un tale Dio. Questa bontà di Dio è parte della personalità di Dio e la sua piena rivelazione appare solo nell’esperienza religiosa personale dei figli di Dio credenti.

2:6.2 (40.6) La religione implica che il mondo superiore di natura spirituale sia conscio dei bisogni fondamentali del mondo umano e sia sensibile ad essi. La religione evoluzionaria può divenire etica, ma solo la religione rivelata diviene veramente e spiritualmente morale. L’antico concetto che Dio è una Deità dominata da una moralità regale fu elevato da Gesù ad un tale livello, affettuosamente toccante e d’intima moralità familiare nella relazione genitore-figlio, che nell’esperienza umana non ce n’è altra più tenera e bella.

2:6.3 (41.1) La “ricchezza della bontà di Dio induce l’uomo che sbaglia al pentimento”. “Ogni dono buono e ogni dono perfetto provengono dal Padre delle luci.” “Dio è buono; egli è il rifugio eterno delle anime degli uomini.” “Il Signore Dio è misericordioso e benevolo. Egli è indulgente e abbondante in bontà e in verità.” “Gustate e vedete quanto è buono il Signore! Sia benedetto l’uomo che confida in lui.” “Il Signore è benevolo e pieno di compassione. Egli è il Dio della salvezza.” “Egli guarisce i cuori infranti e lenisce le piaghe dell’anima. Egli è l’onnipotente benefattore dell’uomo.”

2:6.4 (41.2) Il concetto di un Dio re-giudice, sebbene abbia favorito un livello morale elevato e creato un popolo rispettoso della legge in quanto gruppo, lasciava il singolo credente in una triste posizione d’insicurezza riguardo alla sua condizione nel tempo e nell’eternità. Gli ultimi profeti ebrei proclamarono che Dio era un Padre per Israele; Gesù rivelò Dio come Padre di ogni essere umano. L’intero concetto mortale di Dio è trascendentalmente illuminato dalla vita di Gesù. L’altruismo è connaturato nell’amore del genitore. Dio non ama come un padre, ma in quanto padre. Egli è il Padre paradisiaco di ogni personalità dell’universo.

2:6.5 (41.3) La rettitudine implica che Dio sia la sorgente della legge morale dell’universo. La verità mostra Dio come un rivelatore, come un maestro. Ma l’amore dona e desidera ardentemente affetto, cerca una comunione comprensiva quale esiste tra genitore e figlio. La rettitudine può essere il pensiero divino, ma l’amore è l’atteggiamento di un padre. La supposizione errata che la rettitudine di Dio fosse inconciliabile con l’amore disinteressato del Padre celeste, presupponeva l’assenza di unità nella natura della Deità e portava direttamente all’elaborazione della dottrina dell’espiazione, che è un’offesa filosofica sia all’unità sia al libero arbitrio di Dio.

2:6.6 (41.4) L’affettuoso Padre celeste, il cui spirito dimora nei suoi figli sulla terra, non è una personalità divisa — una di giustizia e l’altra di misericordia — né c’è bisogno di un mediatore per ottenere il favore o il perdono del Padre. La rettitudine divina non è dominata da una rigida giustizia punitiva; Dio in quanto padre trascende Dio in quanto giudice.

2:6.7 (41.5) Dio non è mai adirato, vendicativo o in collera. È vero che la saggezza frena spesso il suo amore, mentre la giustizia condiziona il suo rifiuto di misericordia. Il suo amore per la rettitudine non può fare a meno di manifestarsi con pari avversione per il peccato. Il Padre non è una personalità incoerente; l’unità divina è perfetta. Nella Trinità del Paradiso c’è unità assoluta nonostante le identità eterne dei coordinati di Dio.

2:6.8 (41.6) Dio ama il peccatore e detesta il peccato. Tale affermazione è vera filosoficamente, ma Dio è una personalità trascendente e le persone possono soltanto amare e odiare altre persone. Il peccato non è una persona. Dio ama il peccatore perché è una realtà di personalità (potenzialmente eterna), mentre verso il peccato Dio non assume alcun atteggiamento personale, perché il peccato non è una realtà spirituale; esso è non personale; perciò solo la giustizia di Dio prende atto della sua esistenza. L’amore di Dio salva il peccatore; la legge di Dio distrugge il peccato. Questo atteggiamento della natura divina cambierebbe, ovviamente, se il peccatore finisse per identificarsi totalmente con il peccato, così come la mente stessa di un mortale può identificarsi totalmente con l’Aggiustatore spirituale che in essa dimora. Un mortale di tal genere, identificatosi con il peccato, diverrebbe nella sua natura completamente carente di spiritualità (e quindi personalmente irreale) e sperimenterebbe l’estinzione finale del proprio essere. L’irrealtà, così come l’incompletezza della natura di una creatura, non può sussistere eternamente in un universo progressivamente reale e sempre più spirituale.

2:6.9 (42.1) Se consideriamo il mondo della personalità, si scopre che Dio è una persona amorevole; se consideriamo il mondo spirituale, egli è amore personale; nell’esperienza religiosa egli è l’una e l’altro. L’amore identifica la volontà volitiva di Dio. La bontà di Dio riposa sul fondo del libero arbitrio divino — la tendenza universale ad amare, a mostrare misericordia, a manifestare pazienza e ad offrire il perdono.

7. Verità e bellezza divine

2:7.1 (42.2) Ogni conoscenza finita ed ogni comprensione da parte della creatura sono relative. Le informazioni e le notizie, raccolte anche da fonti elevate, sono solo relativamente complete, localmente esatte e personalmente vere.

2:7.2 (42.3) I fatti fisici sono abbastanza uniformi, ma la verità è un fattore vivente e flessibile nella filosofia dell’universo. Le personalità in evoluzione sono solo parzialmente sagge e relativamente veridiche nelle loro comunicazioni. Esse possono essere sicure soltanto fin dove si estende la loro esperienza personale. Ciò che può sembrare totalmente vero in un luogo può essere solo relativamente vero in un altro segmento della creazione.

2:7.3 (42.4) La verità divina, la verità finale, è uniforme ed universale, ma la storia delle cose spirituali, qual è raccontata da numerosi individui provenienti da sfere diverse, può talvolta variare nei dettagli a causa di questa relatività nella completezza della conoscenza e nella pienezza dell’esperienza personale, così come nella durata e nell’ampiezza di quell’esperienza. Mentre le leggi e i decreti, i pensieri ed i comportamenti della Prima Grande Sorgente e Centro sono eternamente, infinitamente ed universalmente veri, allo stesso tempo la loro applicazione ed il loro adattamento ad ogni universo, sistema, mondo ed intelligenza creata, si accordano con i piani e la tecnica dei Figli Creatori che operano nei loro rispettivi universi, così come si armonizzano con i piani e le procedure locali dello Spirito Infinito e di tutte le altre personalità celesti associate.

2:7.4 (42.5) La falsa scienza del materialismo condannerebbe l’uomo mortale a divenire un proscritto nell’universo. Una tale conoscenza parziale è potenzialmente maligna; è una conoscenza composta sia dal bene che dal male. La verità è bella perché è a suo tempo completa e simmetrica. Quando l’uomo cerca la verità, persegue ciò che è divinamente reale.

2:7.5 (42.6) I filosofi commettono il loro più grave errore quando si smarriscono nei sofismi dell’astrazione, nella pratica di focalizzare l’attenzione su un solo aspetto della realtà, per poi dichiarare che questo aspetto isolato è la verità totale. Il filosofo saggio cercherà sempre il disegno creativo che sta dietro e che preesiste a tutti i fenomeni dell’universo. Il pensiero creatore precede invariabilmente l’azione creativa.

2:7.6 (42.7) L’autocoscienza intellettuale può scoprire la bellezza della verità, la sua qualità spirituale, non solo con la coerenza filosofica dei suoi concetti, ma più certamente e sicuramente attraverso la risposta infallibile dello Spirito della Verità sempre presente. La felicità è il risultato del riconoscimento della verità, perché questa può essere tradotta in pratica; può essere vissuta. La delusione e la tristezza seguono l’errore perché, non essendo esso una realtà, non può essere realizzato nell’esperienza. La verità divina è meglio riconosciuta per la sua fragranza spirituale.

2:7.7 (42.8) La ricerca eterna è quella dell’unificazione, della coesione divina. L’immenso universo fisico trova coesione nell’Isola del Paradiso; l’universo intellettuale trova coesione nel Dio della mente, l’Attore Congiunto; l’universo spirituale trova coesione nella personalità del Figlio Eterno. Ma il mortale isolato del tempo e dello spazio trova la propria coesione in Dio il Padre tramite la relazione diretta tra l’Aggiustatore di Pensiero interiore ed il Padre Universale. L’Aggiustatore dell’uomo è un frammento di Dio e cerca perennemente l’unificazione divina; egli trova coesione con la Deità paradisiaca della Prima Sorgente e Centro ed in essa.

2:7.8 (43.1) Il discernimento della bellezza suprema è la scoperta e l’integrazione della realtà: il discernimento della bontà divina nella verità eterna, che è la definitiva bellezza. Anche il fascino dell’arte umana risiede nell’armonia della sua unità.

2:7.9 (43.2) Il grande errore della religione ebraica fu quello di non riuscire ad associare la bontà di Dio con le effettive verità della scienza e con l’affascinante bellezza dell’arte. Via via che la civiltà progrediva e la religione continuava nella stessa direzione poco saggia di enfatizzare eccessivamente la bontà di Dio con la relativa esclusione della verità e trascurando la bellezza, si sviluppò una crescente tendenza in certi tipi di uomini ad allontanarsi dal concetto astratto e dissociato della bontà isolata. La moralità della religione moderna troppo enfatizzata ed isolata, che non riesce a conservare la devozione e la fedeltà di molti uomini del ventesimo secolo, si riabiliterebbe se, oltre ai suoi precetti morali, attribuisse pari considerazione alle verità della scienza, della filosofia, dell’esperienza spirituale ed alle bellezze della creazione fisica, al fascino dell’arte intellettuale ed alla grandezza del conseguimento di un autentico carattere.

2:7.10 (43.3) La sfida religiosa della presente era è rivolta a quegli uomini e a quelle donne previdenti, lungimiranti e dotati d’intuizione spirituale, che oseranno costruire una nuova ed attraente filosofia di vita tratta dai moderni concetti ampliati e mirabilmente integrati della verità cosmica, della bellezza universale e della bontà divina. Una tale nuova e retta visione della moralità attirerà tutto ciò che è buono nella mente dell’uomo e sfiderà quanto c’è di migliore nell’anima umana. Verità, bellezza e bontà sono realtà divine, e via via che l’uomo ascende la scala della vita spirituale, queste qualità supreme dell’Eterno divengono sempre più coordinate ed unificate in Dio, che è amore.

2:7.11 (43.4) Ogni verità — materiale, filosofica o spirituale — è allo stesso tempo bella e buona. Ogni bellezza reale — arte materiale o simmetria spirituale — è allo stesso tempo vera e buona. Ogni bontà autentica — si tratti della moralità personale, dell’equità sociale o del ministero divino — è ugualmente vera e bella. Salute fisica, salute mentale e felicità sono integrazioni della verità, della bellezza e della bontà in quanto sono fuse nell’esperienza umana. Questi livelli di vita efficiente si raggiungono mediante l’unificazione di sistemi d’energia, di sistemi d’idee e di sistemi di spirito.

2:7.12 (43.5) La verità è coerente, la bellezza è attraente, la bontà è stabilizzante. E quando questi valori di ciò che è reale sono coordinati nell’esperienza personale, il risultato è un’alta qualità d’amore condizionato dalla saggezza e qualificato dalla fedeltà. Il vero scopo di tutta l’educazione nell’universo è di realizzare la migliore coordinazione dei figli isolati dei mondi con le realtà più grandi della loro crescente esperienza. La realtà è finita a livello umano, è infinita ed eterna ai livelli più elevati e divini.

2:7.13 (43.6) [Presentato da un Consigliere Divino agente per autorità degli Antichi dei Giorni di Uversa.]

Fascicolo 3 - Gli attributi di Dio

Il Libro di Urantia

Fascicolo 3

Gli attributi di Dio

3:0.1 (44.1) DIO È presente ovunque. Il Padre Universale governa il cerchio dell’eternità. Ma negli universi locali egli governa nelle persone dei suoi Figli Creatori Paradisiaci, così come conferisce la vita tramite questi Figli. “Dio ci ha dato la vita eterna e questa vita è nei suoi Figli.” Questi Figli di Dio Creatori sono l’espressione personale di Dio stesso nei settori del tempo e per i figli dei pianeti che ruotano negli universi in evoluzione dello spazio.

3:0.2 (44.2) I Figli di Dio altamente personalizzati sono chiaramente discernibili dagli ordini inferiori d’intelligenze create, compensando in tal modo l’invisibilità del Padre che è infinito e perciò meno discernibile. I Figli Creatori Paradisiaci del Padre Universale sono una rivelazione di un essere altrimenti invisibile a causa dell’assolutezza e dell’infinità inerenti al cerchio dell’eternità ed alle personalità delle Deità del Paradiso.

3:0.3 (44.3) La facoltà di creare non è proprio un attributo di Dio, è piuttosto l’insieme dell’azione della sua natura. Questa funzione universale di creare è manifestata eternamente com’è anche condizionata e controllata da tutti gli attributi coordinati della realtà divina ed infinita della Prima Sorgente e Centro. Noi sinceramente dubitiamo che una qualsiasi caratteristica della natura divina possa essere considerata antecedente alle altre, ma se così fosse, allora la natura creatrice della Deità avrebbe la precedenza su tutte le altre nature, attività ed attributi. E la facoltà creatrice della Deità culmina nella verità universale della Paternità di Dio.

1. L’onnipresenza di Dio

3:1.1 (44.4) La capacità del Padre Universale di essere presente ovunque e nello stesso momento costituisce la sua onnipresenza. Dio solo può essere contemporaneamente in due luoghi o in una moltitudine di luoghi. Dio è simultaneamente presente “in alto nei cieli e giù sulla terra”; così esclamava il Salmista: “Dove andrò lontano dal tuo spirito? O dove fuggirò lontano dalla tua presenza?”

3:1.2 (44.5) “‘Io sono un Dio vicino come pure assai lontano’, dice il Signore. ‘Non riempio forse il cielo e la terra?’” Il Padre Universale è costantemente presente in tutte le parti ed in tutti i cuori della sua immensa creazione. Egli è “la pienezza di colui che riempie tutto ed in tutto”, e “che opera tutto in tutto”, ed inoltre il concetto della sua personalità è tale che “il cielo (l’universo) ed il cielo dei cieli (l’universo degli universi) non possono contenerlo”. È letteralmente vero che Dio è tutto ed in tutto. Ma anche questo non è la totalità di Dio. L’infinito può essere definitivamente rivelato solo nell’infinità; la causa non può mai essere pienamente compresa da un’analisi degli effetti; il Dio vivente è incommensurabilmente più grande della somma totale della creazione che è venuta all’esistenza come risultato degli atti creatori del suo illimitato libero arbitrio. Dio è rivelato in tutto il cosmo, ma il cosmo non può mai contenere od inglobare interamente l’infinità di Dio.

3:1.3 (45.1) La presenza del Padre esplora incessantemente l’universo maestro. “Egli procede dal limite del cielo e circola fino alle sue estremità; non c’è nulla che si nasconda alla sua luce.”

3:1.4 (45.2) Non solo la creatura esiste in Dio, ma anche Dio vive nella creatura. “Noi sappiamo di dimorare in lui perché egli vive in noi; egli ci ha donato il suo spirito. Questo dono del Padre del Paradiso è il compagno inseparabile dell’uomo.” “Egli è il Dio sempre presente e che tutto pervade.” “Lo spirito del Padre eterno è celato nella mente di ogni figlio mortale.” “L’uomo esce alla ricerca di un amico mentre quello stesso amico vive nel suo cuore.” “Il vero Dio non è lontano, egli è parte di noi, il suo spirito parla da dentro di noi.” “Il Padre vive nel figlio. Dio è sempre con noi. Egli è lo spirito guida del destino eterno.”

3:1.5 (45.3) È stato detto a giusto titolo della razza umana: “Voi siete di Dio” perché “colui che dimora nell’amore dimora in Dio e Dio in lui.” Anche quando vi comportate male voi fate soffrire il dono interiore di Dio, perché l’Aggiustatore di Pensiero è costretto a subire le conseguenze dei cattivi pensieri assieme alla mente umana nella quale è imprigionato.

3:1.6 (45.4) L’onnipresenza di Dio fa parte in realtà della sua natura infinita; lo spazio non costituisce alcun ostacolo per la Deità. La presenza di Dio, in perfezione e senza limiti, è discernibile soltanto in Paradiso e nell’universo centrale. Non è dunque presente in modo visibile nelle creazioni che circondano Havona, perché Dio ha limitato la sua presenza diretta ed effettiva in riconoscimento della sovranità e delle prerogative divine dei sovrani e creatori coordinati degli universi del tempo e dello spazio. Perciò il concetto della presenza divina deve lasciar spazio ad un vasto campo di modalità e di canali di manifestazione comprendenti i circuiti di presenza del Figlio Eterno, dello Spirito Infinito e dell’Isola del Paradiso. Né è sempre possibile distinguere tra la presenza del Padre Universale e le azioni dei suoi coordinati ed agenti eterni, dal momento che essi soddisfano così perfettamente tutte le esigenze infinite del suo proposito immutabile. Ma non avviene la stessa cosa con il circuito della personalità e con gli Aggiustatori; in tali casi Dio agisce da solo, in modo diretto ed esclusivo.

3:1.7 (45.5) Il Controllore Universale è potenzialmente presente nei circuiti della gravità dell’Isola del Paradiso in qualunque parte dell’universo, in ogni momento ed al medesimo grado, in conformità con la massa, in risposta alle esigenze fisiche di questa presenza ed a causa della natura propria di tutta la creazione, la quale induce ogni cosa ad aderire a lui ed a consistere in lui. In modo simile la Prima Sorgente e Centro è potenzialmente presente nell’Assoluto Non Qualificato, depositario degli universi non creati dell’eterno futuro. Dio, in tal modo, pervade potenzialmente gli universi fisici del passato, del presente e del futuro. Egli è il fondamento primordiale della coesione della cosiddetta creazione materiale. Questo potenziale non spirituale della Deità diviene attuale qua e là in tutto il livello delle esistenze fisiche per l’intrusione inspiegabile di alcuni suoi agenti esclusivi sulla scena dell’azione universale.

3:1.8 (45.6) La presenza mentale di Dio è in correlazione con la mente assoluta dell’Attore Congiunto, lo Spirito Infinito; ma nelle creazioni finite la si discerne meglio nel funzionamento della mente cosmica degli Spiriti Maestri del Paradiso in ogni luogo. Così come la Prima Sorgente e Centro è potenzialmente presente nei circuiti mentali dell’Attore Congiunto, allo stesso modo essa è potenzialmente presente nelle tensioni dell’Assoluto Universale. Ma la mente di ordine umano è un conferimento delle Figlie dell’Attore Congiunto, le Divine Ministre degli universi in evoluzione.

3:1.9 (46.1) Lo spirito onnipresente del Padre Universale è coordinato con la funzione della presenza spirituale universale del Figlio Eterno e del potenziale divino eterno dell’Assoluto della Deità. Ma né l’attività spirituale del Figlio Eterno e dei suoi Figli del Paradiso, né il conferimento della mente da parte dello Spirito Infinito sembrano escludere l’azione diretta degli Aggiustatori di Pensiero, i frammenti interiori di Dio nel cuore dei suoi figli creature.

3:1.10 (46.2) Per quanto concerne la presenza di Dio in un pianeta, un sistema, una costellazione od un universo, il grado di tale presenza in ogni unità della creazione è misurato dal grado della presenza in evoluzione dell’Essere Supremo. Esso è determinato dal riconoscimento generale di Dio e dalla fedeltà a lui da parte della vasta organizzazione dell’universo, che giunge fino ai sistemi e ai pianeti stessi. Perciò è talvolta nella speranza di conservare e di salvaguardare questi stadi della presenza preziosa di Dio che, allorquando dei pianeti (o dei sistemi) sono precipitati nelle tenebre spirituali, sono in un certo senso messi in quarantena, o parzialmente isolati dai rapporti con le unità maggiori della creazione. E tutto ciò, così come avviene per Urantia, è una reazione di difesa spirituale della maggioranza dei mondi onde evitare, per quanto possibile, di subire anch’essi le conseguenze isolatrici delle azioni eversive di una minoranza ostinata, perversa e ribelle.

3:1.11 (46.3) Mentre il Padre include paternamente nel suo circuito tutti i propri figli — tutte le personalità — la sua influenza su di essi è limitata dalla lontananza delle loro origini dalla Seconda e Terza Persona della Deità, ed aumenta via via che la realizzazione del loro destino si avvicina a tali livelli. Il fatto stesso della presenza di Dio nella mente delle creature è determinato dall’essere esse abitate o meno da frammenti del Padre, come i Monitori del Mistero; ma la sua effettiva presenza è determinata dal grado di cooperazione accordato a questi Aggiustatori residenti dalle menti nelle quali essi risiedono.

3:1.12 (46.4) Le fluttuazioni della presenza del Padre non sono dovute alla mutevolezza di Dio. Il Padre non si ritira in solitudine perché gli è stato mancato di rispetto; non aliena il suo affetto a causa della trasgressione della creatura. Sono piuttosto i suoi figli che, essendo stati dotati del potere di scelta (nei suoi confronti), nell’esercizio stesso di tale scelta determinano direttamente il grado ed i limiti dell’influenza divina del Padre nel loro cuore e nella loro anima. Il Padre ha generosamente donato se stesso a noi senza limiti e senza predilezioni. Egli non fa eccezione di persone, di pianeti, di sistemi o di universi. Nei settori del tempo egli conferisce onori differenziati solo alle personalità paradisiache di Dio il Settuplo, i creatori coordinati degli universi finiti.

2. Il potere infinito di Dio

3:2.1 (46.5) Tutti gli universi sanno che “l’onnipotente Signore Dio regna”. Gli affari di questo mondo e di altri mondi sono divinamente sorvegliati. “Egli agisce secondo la sua volontà negli eserciti del cielo e tra gli abitanti della terra.” È eternamente vero che “non esiste potere se non di Dio”.

3:2.2 (46.6) Nei limiti di ciò che è coerente con la natura divina, è letteralmente vero che “con Dio tutte le cose sono possibili”. Gli interminabili processi evolutivi di popoli, pianeti ed universi sono sotto il controllo perfetto dei creatori ed amministratori degli universi e si svolgono in conformità con il proposito eterno del Padre Universale, procedendo in armonia, in ordine ed in accordo con il piano infinitamente saggio di Dio. C’è un solo legislatore. Egli sostiene i mondi nello spazio e fa ruotare gli universi lungo l’orbita senza fine del circuito eterno.

3:2.3 (47.1) Di tutti gli attributi di Dio, la sua onnipotenza, specialmente quale essa prevale negli universi materiali, è la meglio compresa. Considerato come fenomeno non spirituale, Dio è energia. Questa affermazione di un fatto fisico è basata sulla verità incomprensibile che la Prima Sorgente e Centro è la causa primordiale dei fenomeni fisici universali di tutto lo spazio. Da questa attività divina derivano tutta l’energia fisica e le altre manifestazioni materiali. La luce, cioè la luce senza calore, è un’altra delle manifestazioni non spirituali delle Deità. Ed esiste ancora un’altra forma d’energia non spirituale che è praticamente sconosciuta su Urantia; fino ad ora essa non è stata individuata.

3:2.4 (47.2) Dio controlla ogni potere; egli ha tracciato “una via per la folgore”; ha stabilito i circuiti di tutte le energie. Egli ha decretato il momento ed il modo della manifestazione di tutte le forme dell’energia-materia. E tutte queste cose sono tenute per sempre nella sua presa eterna — sotto il controllo gravitazionale incentrato nel Paradiso inferiore. La luce e l’energia del Dio eterno ruotano, quindi, per sempre sul suo maestoso circuito, la processione senza fine ma ordinata della moltitudine di stelle che compongono l’universo degli universi. Tutta la creazione circola eternamente attorno alla Personalità Paradisiaca, centro di tutte le cose e di tutti gli esseri.

3:2.5 (47.3) L’onnipotenza del Padre concerne il predominio onnipresente del livello assoluto, dove le tre energie, materiale, mentale e spirituale sono indistinguibili in stretta vicinanza a lui — Sorgente di tutte le cose. La mente delle creature, non essendo né monota del Paradiso né spirito del Paradiso, non risponde direttamente al Padre Universale. Dio fa degli aggiustamenti nella mente imperfetta — nei mortali di Urantia, tramite gli Aggiustatori di Pensiero.

3:2.6 (47.4) Il Padre Universale non è né una forza transitoria, né un potere mutevole, né un’energia fluttuante. Il potere e la saggezza del Padre sono perfettamente adeguati per far fronte a tutte le esigenze dell’universo. Quando si presentano nell’esperienza umana delle circostanze inattese, egli le ha tutte previste, e perciò non reagisce ai problemi dell’universo in maniera distaccata, ma piuttosto in armonia con i dettami della saggezza eterna ed in consonanza con i comandamenti del giudizio infinito. Contrariamente alle apparenze, il potere di Dio non opera nell’universo come una forza cieca.

3:2.7 (47.5) Si presentano situazioni nelle quali sembra che siano stati adottati dei provvedimenti d’emergenza, che siano state sospese delle leggi naturali, che siano state riconosciute delle difficoltà di adattamento e che sia in corso uno sforzo per rettificare la situazione, ma non è così. Questi concetti riguardanti Dio hanno origine dal limitato orizzonte del vostro punto di vista, dal carattere finito della vostra comprensione e dal campo circoscritto della vostra veduta d’insieme. Tale errata comprensione di Dio è dovuta alla vostra profonda ignoranza circa l’esistenza delle leggi superiori del regno, della grandezza del carattere del Padre, dell’infinità dei suoi attributi e della realtà del suo libero arbitrio.

3:2.8 (47.6) Le creature planetarie abitate dallo spirito di Dio, sparse qua e là negli universi dello spazio, sono talmente vicine ad essere infinite di numero e d’ordine, i loro intelletti sono così diversi, le loro menti sono così limitate e talvolta così grossolane, la loro visione è così ristretta e localizzata, che è quasi impossibile formulare leggi generali che esprimano adeguatamente gli attributi infiniti del Padre e che siano allo stesso tempo un po’ comprensibili per queste intelligenze create. Per questo, a voi creature, molti atti del Creatore onnipotente sembrano essere arbitrari, distaccati, e non raramente impietosi e crudeli. Ma vi assicuro ancora una volta che ciò non corrisponde al vero. Le azioni di Dio sono tutte finalizzate, intelligenti, sagge, benevole ed eternamente rispettose del bene più grande, non sempre di un singolo essere, di una singola razza o di un singolo pianeta, od anche di un singolo universo, ma sono fatte per la prosperità ed il maggiore bene di tutti coloro che ne sono interessati, dai più umili ai più elevati. Nelle epoche del tempo il benessere di una parte può talvolta sembrar differire dal benessere dell’insieme; nel cerchio dell’eternità tali apparenti differenze non esistono.

3:2.9 (48.1) Noi facciamo tutti parte della famiglia di Dio e dobbiamo quindi partecipare qualche volta alla disciplina della famiglia. Molte delle azioni di Dio che tanto ci turbano e ci confondono sono il risultato delle decisioni e delle disposizioni finali della saggezza infinita, che permettono all’Attore Congiunto di dare esecuzione alle scelte della volontà infallibile della mente infinita, d’imporre le decisioni della personalità perfetta, la cui valutazione, visione e sollecitudine abbracciano il benessere più alto ed eterno di tutta la sua immensa creazione.

3:2.10 (48.2) Di conseguenza, il vostro punto di vista isolato, di parte, finito, grossolano ed estremamente materialista, ed i limiti insiti nella natura del vostro essere, costituiscono ostacoli tali da impedirvi di vedere, di comprendere o di conoscere la saggezza e la benevolenza di molti degli atti divini che vi paiono così pieni di crudeltà opprimente e che sembrano essere caratterizzati da tanta completa indifferenza per il conforto ed il benessere, per la felicità planetaria e la prosperità personale, dei vostri simili. È a causa dei limiti della visione umana, del vostro intelletto circoscritto e della vostra comprensione finita, che voi fraintendete i motivi e travisate i propositi di Dio. Ma sui mondi in evoluzione avvengono molte cose che non sono opera personale del Padre Universale.

3:2.11 (48.3) L’onnipotenza divina è perfettamente coordinata con gli altri attributi della personalità di Dio. Il potere di Dio è ordinariamente limitato, nelle sue manifestazioni spirituali nell’universo, soltanto da tre condizioni o situazioni:

3:2.12 (48.4) 1. Dalla natura di Dio, specialmente dal suo amore infinito, dalla verità, dalla bellezza e dalla bontà.

3:2.13 (48.5) 2. Dalla volontà di Dio, dal suo ministero di misericordia e dalle sue relazioni paterne con le personalità dell’universo.

3:2.14 (48.6) 3. Dalla legge di Dio, dalla rettitudine e dalla giustizia della Trinità eterna del Paradiso.

3:2.15 (48.7) Dio è illimitato in potere, divino nella sua natura, finale in volontà, infinito negli attributi, eterno in saggezza ed assoluto nella sua realtà. Ma tutte queste caratteristiche del Padre Universale sono unificate nella Deità ed universalmente espresse nella Trinità del Paradiso e nei Figli divini della Trinità. Diversamente, fuori del Paradiso e dell’universo centrale di Havona, tutto ciò che concerne Dio è limitato dalla presenza evoluzionaria del Supremo, condizionato dalla presenza eventuantesi dell’Ultimo e coordinato dai tre Assoluti esistenziali — della Deità, Universale e Non Qualificato. E la presenza di Dio è limitata in questo modo perché tale è la volontà di Dio.

3. La conoscenza universale di Dio

3:3.1 (48.8) “Dio conosce tutte le cose.” La mente divina ha coscienza dei pensieri di tutta la creazione ed ha familiarità con essi. La sua conoscenza degli avvenimenti è universale e perfetta. Le entità divine che escono da lui sono parte di lui; colui che “tiene in equilibrio le nuvole” è anche “perfetto in conoscenza”. “Gli occhi del Signore sono in ogni luogo.” Il vostro grande maestro disse degli insignificanti passeri: “Nessuno di loro cadrà al suolo senza che mio Padre lo sappia”, ed anche: “Finanche i capelli della vostra testa sono contati.” “Egli conta il numero delle stelle e le chiama tutte con il loro nome.”

3:3.2 (49.1) Il Padre Universale è la sola personalità in tutto l’universo che conosce effettivamente il numero delle stelle e dei pianeti dello spazio. Dio ha costantemente coscienza di tutti i mondi di ciascun universo. Egli dice anche: “Ho visto certamente l’afflizione del mio popolo, ho udito le sue invocazioni e conosco le sue sofferenze.” Perché “il Signore osserva dal cielo, vede tutti i figli degli uomini e dal luogo della sua dimora guarda tutti gli abitanti della terra”. Ogni figlio creatura può dire in verità: “Egli conosce la via che prendo, e quando mi avrà messo alla prova io risulterò come l’oro.” “Dio conosce i nostri regressi ed i nostri progressi, capisce i nostri pensieri da lontano ed è al corrente di tutte le nostre vie.” “Tutte le cose sono evidenti ed aperte agli occhi di colui con il quale abbiamo a che fare.” E dovrebbe essere un vero conforto per ogni essere umano comprendere che “egli conosce il vostro corpo fisico, e ricorda che voi siete polvere”. Parlando del Dio vivente, Gesù disse: “Vostro Padre conosce ciò di cui avete bisogno prima ancora che voi glielo chiediate.”

3:3.3 (49.2) Dio possiede il potere illimitato di conoscere tutte le cose; la sua consapevolezza è universale. Il suo circuito personale abbraccia tutte le personalità, e la sua conoscenza, anche delle creature inferiori, è indirettamente completata tramite la serie discendente di Figli divini e direttamente tramite gli Aggiustatori di Pensiero interiori. Inoltre, lo Spirito Infinito è costantemente presente ovunque.

3:3.4 (49.3) Noi non sappiamo con assoluta certezza se Dio scelga o meno di conoscere in anticipo i casi di peccato. Ma anche se Dio conoscesse in anticipo gli atti liberamente compiuti dei suoi figli, tale preconoscenza non abrogherebbe affatto la loro libertà. Una cosa è certa: Dio non è mai soggetto a sorprese.

3:3.5 (49.4) L’onnipotenza non implica il potere di fare l’infattibile, azioni non divine; né l’onniscienza implica la conoscenza dell’inconoscibile. Ma tali asserzioni possono difficilmente essere comprese dalla mente finita. La creatura può difficilmente capire la portata ed i limiti della volontà del Creatore.

4. L’illimitatezza di Dio

3:4.1 (49.5) I successivi conferimenti di se stesso agli universi, via via che questi sono portati all’esistenza, non diminuiscono in alcun modo il potenziale di potere o la riserva di saggezza che continuano a risiedere ed a riposare nella personalità centrale della Deità. In potenziale di forza, di saggezza e d’amore, il Padre non ha mai perduto alcunché di quanto possiede, né è stato privato di un qualunque attributo della sua gloriosa personalità per il fatto di essersi conferito illimitatamente ai Figli Paradisiaci, alle sue creazioni subordinate e alle molteplici creature di queste.

3:4.2 (49.6) La creazione di ogni nuovo universo richiede un nuovo aggiustamento della gravità. Ma anche se la creazione dovesse continuare indefinitamente, eternamente e addirittura sino all’infinità, al punto che la creazione materiale alla fine esisterebbe senza limiti, si costaterebbe che il potere di controllo e di coordinazione esistente nell’Isola del Paradiso resterebbe ancora sufficiente ed adeguato per il dominio, il controllo e la coordinazione di un tale universo infinito. E dopo questo conferimento di forza e di potere illimitati ad un universo senza confini, l’Infinito sarebbe ancora sovraccarico dello stesso grado di forza ed energia. L’Assoluto Non Qualificato sarebbe ancora intatto; Dio possederebbe ancora lo stesso potenziale infinito, esattamente come se forza, energia e potere non fossero mai stati riversati in dotazione ad un universo dopo l’altro.

3:4.3 (50.1) Altrettanto avviene per la saggezza: il fatto che la mente sia così largamente distribuita agli esseri pensanti dei regni non impoverisce in alcun modo la sorgente centrale della saggezza divina. A mano a mano che gli universi si moltiplicano e che gli esseri dei regni aumentano di numero fino ai limiti del comprensibile, e sebbene la mente continui senza fine ad essere donata a questi esseri d’ordine superiore ed inferiore, la personalità centrale di Dio continuerà ancora ad inglobare la stessa mente eterna, infinita e perfettamente saggia.

3:4.4 (50.2) Il fatto che egli emetta da se stesso dei messaggeri spirituali affinché dimorino negli uomini e nelle donne del vostro mondo e di altri mondi, non diminuisce in nulla la sua capacità di operare come una personalità spirituale divina ed onnipotente. Non c’è assolutamente alcun limite all’estensione o al numero di tali Monitori spirituali che egli può inviare. Questo dono di se stesso alle sue creature genera, per questi mortali divinamente dotati, una possibilità futura sconfinata, quasi inconcepibile, di esistenze successive e progressive. E tale prodiga distribuzione di se stesso, sotto forma di queste entità spirituali tutelari, non diminuisce in alcun modo la saggezza e la perfezione della verità e della conoscenza che riposano nella persona del Padre onnisciente, onnipotente ed infinitamente saggio.

3:4.5 (50.3) Per i mortali del tempo c’è un futuro, ma Dio abita l’eternità. Sebbene io provenga dalle vicinanze del luogo stesso in cui dimora la Deità, non posso pretendere di parlare con perfetta comprensione dell’infinità di molti degli attributi divini. Solo l’infinità della mente può comprendere pienamente l’infinità d’esistenza e l’eternità d’azione.

3:4.6 (50.4) L’uomo mortale non ha possibilità di conoscere l’infinità del Padre celeste. La mente finita non può concepire un fatto od una verità assoluti. Ma questo stesso essere umano finito può effettivamente sentire — letteralmente provare — il pieno impatto non affievolito di questo AMORE infinito del Padre. Si può veramente fare l’esperienza di un tale amore, ma mentre la qualità di questa esperienza è illimitata, la quantità è strettamente limitata dalla capacità umana di ricettività spirituale e dall’associata capacità di amare il Padre in contraccambio.

3:4.7 (50.5) L’apprezzamento finito delle qualità infinite trascende di gran lunga le capacità logicamente limitate della creatura per il fatto che l’uomo mortale è creato ad immagine di Dio — che vive in lui un frammento dell’infinità. L’approccio più prossimo ed affettuoso dell’uomo a Dio avviene dunque attraverso l’amore, perché Dio è amore. E tutta questa relazione straordinaria è una reale esperienza di sociologia cosmica, la relazione tra Creatore e creatura — l’affetto tra Padre e figlio.

5. Il governo supremo del Padre

3:5.1 (50.6) Nei suoi contatti con le creazioni posteriori ad Havona, il Padre Universale non esercita il suo potere infinito e la sua autorità finale per trasmissione diretta, ma piuttosto tramite i suoi Figli e le personalità loro subordinate. E Dio fa tutto questo di sua volontà. Se si presentasse l’occasione e se la mente divina scegliesse di farlo, ogni potere delegato potrebbe essere esercitato direttamente. Ma, di regola, tale azione avviene soltanto come conseguenza del fallimento della personalità delegata ad eseguire l’incarico divino. In queste circostanze e di fronte a tali inadempienze, entro i limiti di riserbo del potere e del potenziale divini, il Padre agisce in modo indipendente ed in conformità con i comandamenti da lui stesso scelti, e tale scelta è sempre di una perfezione infallibile e di una saggezza infinita.

3:5.2 (51.1) Il Padre governa tramite i suoi Figli. Scorrendo verso il basso l’organizzazione universale si trova una catena ininterrotta di governatori che termina con i Principi Planetari, i quali dirigono i destini delle sfere evoluzionarie degli immensi domini del Padre. Non è una mera espressione poetica quella che afferma: “La terra appartiene al Signore in tutta la sua pienezza.” “Egli destituisce i re ed elegge i re.” “Gli Altissimi governano nei regni degli uomini.”

3:5.3 (51.2) Nelle vicende che riguardano il cuore degli uomini il Padre Universale può non ottenere sempre ciò che vuole; ma nella condotta e nel destino di un pianeta prevale il piano divino, trionfa il proposito eterno della saggezza e dell’amore.

3:5.4 (51.3) Gesù disse: “Mio Padre, che me li ha dati, è più grande di tutti, e nessuno può strapparli dalla mano di mio Padre.” Quando gettate uno sguardo sulle molteplici opere di Dio e contemplate la stupefacente immensità della sua creazione quasi illimitata, potreste esitare nella vostra concezione del suo primato, ma non dovreste mancare di accettarlo come sicuramente e perpetuamente insediato al centro di tutte le cose in Paradiso e come Padre benevolo di tutti gli esseri intelligenti. Non c’è che “un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutto ed in tutto”, “ed egli esiste prima di tutte le cose, e tutte le cose consistono in lui”.

3:5.5 (51.4) Le incertezze della vita e le vicissitudini dell’esistenza non contraddicono in alcun modo il concetto della sovranità universale di Dio. Tutta la vita della creatura evoluzionaria è punteggiata da certe inevitabilità. Prendiamo in considerazione le seguenti:

3:5.6 (51.5) 1. Il coraggio — la forza di carattere — è desiderabile? Allora l’uomo deve essere allevato in un ambiente che richieda di affrontare delle avversità e di reagire alle delusioni.

3:5.7 (51.6) 2. L’altruismo — servire i propri simili — è desiderabile? Allora l’esperienza della vita deve fornirci l’incontro con situazioni di disuguaglianza sociale.

3:5.8 (51.7) 3. La speranza — la grandezza della fiducia — è desiderabile? Allora l’esistenza umana deve essere costantemente confrontata con insicurezze e ricorrenti incertezze.

3:5.9 (51.8) 4. La fede — l’affermazione suprema del pensiero umano — è desiderabile? Allora la mente dell’uomo deve trovarsi nella spiacevole situazione di saperne sempre meno di quanto può credere.

3:5.10 (51.9) 5. L’amore per la verità e la disponibilità a seguirla ovunque porti, è desiderabile? Allora l’uomo deve crescere in un mondo in cui l’errore è presente e la falsità è sempre possibile.

3:5.11 (51.10) 6. L’idealismo — il concetto di approccio al divino — è desiderabile? Allora l’uomo deve lottare in un ambiente di bontà e di bellezza relative, in un ambiente che stimoli la tendenza irreprimibile verso cose migliori.

3:5.12 (51.11) 7. La lealtà — la devozione al dovere superiore — è desiderabile? Allora l’uomo deve procedere in mezzo a possibilità di tradimento e di diserzione. Il valore della devozione al dovere consiste nell’implicito pericolo di fallimento.

3:5.13 (51.12) 8. Il disinteresse — lo spirito della dimenticanza di sé — è desiderabile? Allora l’uomo mortale deve vivere faccia a faccia con l’incessante rivendicazione di un ego che pretende inevitabilmente riconoscimenti ed onori. L’uomo non potrebbe scegliere dinamicamente la vita divina se non ci fosse una vita egoistica da abbandonare. L’uomo non punterebbe mai sulla rettitudine come sostegno salvifico se non vi fosse il male potenziale ad esaltare e differenziare il bene per contrasto.

3:5.14 (51.13) 9. Il piacere — la soddisfazione della felicità — è desiderabile? Allora l’uomo deve vivere in un mondo in cui l’alternativa del dolore e la probabilità della sofferenza siano possibilità esperienziali sempre presenti.

3:5.15 (52.1) In tutto l’universo ogni unità è considerata come una parte del tutto. La sopravvivenza della parte dipende dalla cooperazione con il piano e lo scopo del tutto, dal desiderio sincero e dal perfetto consenso di fare la volontà divina del Padre. Un mondo evoluzionario senza errore (senza la possibilità di un giudizio poco saggio) sarebbe un mondo senza intelligenza libera. Nell’universo di Havona vi è un miliardo di mondi perfetti con i loro abitanti perfetti, ma l’uomo in evoluzione deve essere fallibile se deve essere libero. È impossibile che un’intelligenza libera e senza esperienza sia a priori uniformemente saggia. La possibilità di un giudizio errato (il male) diventa peccato solo quando la volontà umana approva coscientemente ed accetta intenzionalmente un giudizio immorale deliberato.

3:5.16 (52.2) Il pieno apprezzamento della verità, della bellezza e della bontà è insito nella perfezione dell’universo divino. Gli abitanti dei mondi di Havona non hanno bisogno del potenziale dei livelli di valore relativo per stimolare le loro scelte. Questi esseri perfetti sono in grado d’identificare e di scegliere il bene in assenza di ogni situazione morale di contrasto e che obblighi a riflettere. Ma tutti questi esseri perfetti sono quello che sono, quanto a natura morale ed a status spirituale, in virtù del fatto della loro esistenza. Essi si sono guadagnati l’avanzamento per esperienza solo nell’ambito del loro status innato. L’uomo mortale invece si guadagna il proprio status di candidato all’ascensione per mezzo della propria fede e della propria speranza. Ogni cosa divina che la mente umana afferra e che l’anima umana acquisisce è un risultato dell’esperienza; è una realtà dell’esperienza personale ed è quindi un possesso unico, contrariamente alla bontà e alla rettitudine innate delle personalità infallibili di Havona.

3:5.17 (52.3) Le creature di Havona sono per natura coraggiose, ma non lo sono nel senso umano. Esse sono congenitamente buone e premurose, ma non sono altruiste nel modo umano. Si aspettano un futuro gradevole, ma non pieno di speranza alla maniera intensa del mortale fiducioso delle incerte sfere evoluzionarie. Hanno fede nella stabilità dell’universo, ma sono del tutto estranee a quella fede salvifica per mezzo della quale l’uomo mortale si eleva dalla condizione di animale fino alle porte del Paradiso. Amano la verità, ma non conoscono nulla delle sue qualità salvatrici dell’anima. Sono idealiste, ma sono nate così; esse ignorano totalmente l’estasi di diventare tali grazie a scelte esaltanti. Sono leali, ma non hanno mai sperimentato l’emozione della devozione sincera ed intelligente al dovere di fronte alla tentazione della trasgressione. Sono disinteressate, ma non hanno mai raggiunto tali livelli di esperienza mediante la splendida vittoria su un ego belligerante. Provano piacere, ma non comprendono la dolcezza del piacevole sfuggire alla sofferenza potenziale.

6. Il primato del Padre

3:6.1 (52.4) Con altruismo divino, con generosità totale, il Padre Universale cede autorità e delega potere, ma rimane primario. La sua mano è posta sulla potente leva delle circostanze dei regni universali. Egli si è riservato tutte le decisioni finali e maneggia in modo infallibile l’onnipotente scettro del veto del suo proposito eterno con autorità indiscutibile sul benessere e il destino dell’immensa creazione che ruota su orbite perenni.

3:6.2 (52.5) La sovranità di Dio è illimitata; essa è il fatto fondamentale di tutta la creazione. L’universo non era inevitabile. L’universo non è un accidente, né è autoesistente. L’universo è un’opera di creazione ed è quindi interamente subordinato alla volontà del Creatore. La volontà di Dio è verità divina, amore vivente; perciò le creazioni in corso di perfezionamento degli universi evoluzionari sono caratterizzate dalla bontà — la prossimità alla divinità; e dal male potenziale — la lontananza dalla divinità.

3:6.3 (53.1) Tutte le filosofie religiose arrivano presto o tardi al concetto di un governo universale unificato, di un solo Dio. Le cause universali non possono essere inferiori agli effetti universali. La sorgente delle correnti della vita universale e della mente cosmica deve essere al di sopra dei livelli della loro manifestazione. La mente umana non può essere coerentemente spiegata in termini di ordini d’esistenza inferiori. La mente dell’uomo può essere veramente compresa solo riconoscendo la realtà di ordini più elevati di pensiero e di volontà avente un fine. L’uomo, in quanto essere morale, non è spiegabile se non si riconosce la realtà del Padre Universale.

3:6.4 (53.2) Il filosofo meccanicista professa di respingere l’idea di una volontà universale e sovrana, la stessa volontà sovrana la cui attività nell’elaborazione delle leggi universali egli riverisce così profondamente. Quale omaggio involontario il meccanicista rende al Creatore delle leggi quando concepisce che tali leggi agiscono e si spiegano da se stesse!

3:6.5 (53.3) È un grande errore umanizzare Dio, salvo che nel concetto degli Aggiustatori di Pensiero interiori, ma anche ciò non è così sciocco quanto meccanizzare completamente l’idea della Prima Grande Sorgente e Centro.

3:6.6 (53.4) Il Padre del Paradiso soffre? Io non lo so. È del tutto certo che i Figli Creatori possono soffrire e talvolta soffrono, proprio come i mortali. Il Figlio Eterno e lo Spirito Infinito soffrono in senso diverso. Io penso che il Padre Universale soffra, ma non arrivo a capire come; forse mediante il circuito della personalità o l’individualità degli Aggiustatori di Pensiero e di altri conferimenti della sua natura eterna. Egli ha detto delle razze mortali: “In tutte le vostre afflizioni io sono afflitto.” Egli prova indubbiamente una comprensione paterna ed affettuosa; può veramente soffrire, ma io non comprendo la natura di tale sofferenza.

3:6.7 (53.5) Il Sovrano eterno ed infinito dell’universo degli universi è potere, forma, energia, processo, archetipo, principio, presenza e realtà idealizzata. Ma egli è più di questo. È personale, esercita una volontà sovrana, ha coscienza della propria divinità, esegue gli ordini di una mente creatrice, persegue la soddisfazione di realizzare un proposito eterno e manifesta un amore ed un affetto di Padre ai suoi figli dell’universo. E tutti questi tratti più personali del Padre possono essere meglio compresi osservandoli come sono stati rivelati nella vita di conferimento di Micael, il vostro Figlio Creatore, mentre era incarnato su Urantia.

3:6.8 (53.6) Dio il Padre ama gli uomini; Dio il Figlio serve gli uomini; Dio lo Spirito ispira i figli dell’universo all’avventura sempre ascendente di trovare Dio il Padre, per le vie stabilite da Dio i Figli e per mezzo del ministero della grazia di Dio lo Spirito.

3:6.9 (53.7) [Quale Consigliere Divino incaricato di presentare la rivelazione del Padre Universale, ho proseguito con questa esposizione degli attributi della Deità.]

Fascicolo 4 - Relazione di Dio con l’universo

Il Libro di Urantia

Fascicolo 4

Relazione di Dio con l’universo

4:0.1 (54.1) IL PADRE Universale ha un proposito eterno concernente i fenomeni materiali, intellettuali e spirituali dell’universo degli universi, e lo pone in esecuzione per tutto il tempo. Dio ha creato gli universi per sua libera e sovrana volontà e li ha creati in conformità al suo proposito eterno ed infinitamente saggio. È in dubbio che qualcuno, ad eccezione delle Deità del Paradiso e dei loro associati più elevati, conosca veramente gran cosa del proposito eterno di Dio. Anche gli eccelsi cittadini del Paradiso hanno opinioni molto diverse sulla natura del proposito eterno delle Deità.

4:0.2 (54.2) È facile dedurre che lo scopo della creazione del perfetto universo centrale di Havona era puramente quello di soddisfare la natura divina. Havona può servire da creazione modello per tutti gli altri universi e come scuola di perfezionamento per i pellegrini del tempo nel loro cammino verso il Paradiso. Tuttavia, una tale creazione celeste deve esistere principalmente per il piacere e la soddisfazione dei Creatori perfetti ed infiniti.

4:0.3 (54.3) Lo stupefacente piano per perfezionare i mortali evoluzionari e, dopo che hanno raggiunto il Paradiso ed il Corpo della Finalità, fornire loro un’ulteriore istruzione in vista di un impiego futuro non rivelato, sembra essere attualmente una delle occupazioni principali dei sette superuniversi e delle loro numerose suddivisioni. Ma questo piano d’ascensione per spiritualizzare ed istruire i mortali del tempo e dello spazio non è in alcun modo l’occupazione esclusiva delle intelligenze universali. In verità vi sono molte altre attività affascinanti che occupano il tempo ed assorbono le energie delle schiere celesti.

1. L’atteggiamento del Padre nell’universo

4:1.1 (54.4) Per intere epoche gli abitanti di Urantia hanno mal compreso la provvidenza di Dio. C’è una provvidenza d’intervento divino per il vostro mondo, ma non è il ministero puerile, arbitrario e materiale che molti mortali hanno concepito. La provvidenza di Dio consiste nelle attività combinate degli esseri celesti e degli spiriti divini i quali, in armonia con la legge cosmica, lavorano incessantemente per onorare Dio e far progredire spiritualmente i suoi figli dell’universo.

4:1.2 (54.5) Non potete migliorare il vostro concetto della relazione di Dio con l’uomo fino al punto di riconoscere che la parola d’ordine dell’universo è progresso? Per lunghe ere la razza umana ha lottato per raggiungere la sua posizione attuale. Per tutti questi millenni la Provvidenza ha mantenuto operante il piano di evoluzione progressiva. I due concetti non sono opposti nella pratica, lo sono solo nella concezione errata degli uomini. La provvidenza divina non si pone mai in opposizione al vero progresso umano, sia temporale che spirituale. La Provvidenza è sempre in armonia con la natura perfetta ed immutabile del supremo Legislatore.

4:1.3 (55.1) “Dio è fedele” e “tutti i suoi comandamenti sono giusti”. “La sua fedeltà è stabilita nei cieli stessi.” “O Signore, la tua parola è fissata per sempre in cielo. La tua fedeltà è per tutte le generazioni; tu hai costituito la terra ed essa permane.” “Egli è un Creatore fedele.”

4:1.4 (55.2) Non vi sono limiti alle forze ed alle personalità di cui il Padre può servirsi per appoggiare il suo proposito e sostenere le sue creature. “Il Dio eterno è il nostro rifugio e sotto vi sono le sue braccia eterne.” “Colui che abita il luogo segreto dell’Altissimo dimorerà all’ombra dell’Onnipotente.” “Guardate, colui che ci conserva non sonnecchierà né dormirà.” “Noi sappiamo che tutte le cose operano insieme per il bene di coloro che amano Dio”, “perché gli occhi del Signore sono sui giusti e le sue orecchie sono aperte alle loro preghiere.”

4:1.5 (55.3) Dio sostiene “tutte le cose con la parola del suo potere”. E quando nascono nuovi mondi, egli “invia i suoi Figli ed i mondi sono creati”. Non solo Dio li crea ma “li preserva tutti”. Dio sostiene costantemente tutte le cose materiali e tutti gli esseri spirituali. Gli universi sono eternamente stabili. C’è stabilità in mezzo all’apparente instabilità. Vi sono, sottostanti, ordine e sicurezza in mezzo agli sconvolgimenti dell’energia e ai cataclismi fisici dei regni stellati.

4:1.6 (55.4) Il Padre Universale non si è ritirato dal governo degli universi; non è una Deità inattiva. Se Dio si ritirasse come sostegno effettivo di tutta la creazione, si produrrebbe immediatamente un collasso universale. All’infuori di Dio, non esisterebbe nessun’altra cosa come realtà. In questo stesso momento, come durante le ere lontane del passato e dell’eterno futuro, Dio continua a sostenere. Il suo raggio d’azione divino si estende su tutto il cerchio dell’eternità. L’universo non viene caricato come un orologio per funzionare per un certo tempo e poi fermarsi; tutte le cose sono costantemente rinnovate. Il Padre irradia incessantemente energia, luce e vita. L’opera di Dio è materiale quanto spirituale. “Egli stende il nord sullo spazio vuoto e tiene sospesa la terra sul nulla.”

4:1.7 (55.5) Un essere del mio ordine è in grado di scoprire un’armonia estrema e di scorgere una coordinazione profonda e di vasta portata negli affari amministrativi correnti dell’universo. Molti avvenimenti che sembrano sconnessi e fortuiti alla mente umana paiono ordinati e costruttivi alla mia comprensione. Ma avvengono nell’universo moltissime cose che io non comprendo pienamente. Ho studiato a lungo e conosco più o meno a fondo le forze, energie, menti, morontie, spiriti e personalità riconosciute degli universi locali e dei superuniversi. Ho una comprensione generale del modo in cui operano questi agenti e personalità e conosco molto bene le opere delle intelligenze spirituali accreditate del grande universo. Nonostante la mia conoscenza dei fenomeni universali, mi trovo costantemente di fronte a reazioni cosmiche che non riesco ad approfondire pienamente. M’imbatto continuamente in confluenze apparentemente fortuite d’interassociazioni di forze, d’energie, d’intelletti e di spiriti che non riesco a spiegare in modo soddisfacente.

4:1.8 (55.6) Io sono del tutto competente per ripercorrere ed analizzare lo svolgimento di ogni fenomeno che risulta direttamente dal funzionamento del Padre Universale, del Figlio Eterno, dello Spirito Infinito e, in larga misura, dell’Isola del Paradiso. La mia perplessità nasce quando mi trovo di fronte a quella che sembra essere l’attività dei loro misteriosi coordinati, i tre Assoluti di potenzialità. Questi Assoluti sembrano soppiantare la materia, trascendere la mente e sovrapporsi allo spirito. Io sono costantemente confuso e spesso perplesso per la mia incapacità di comprendere queste operazioni complesse che attribuisco alle presenze ed agli interventi dell’Assoluto Non Qualificato, dell’Assoluto della Deità e dell’Assoluto Universale.

4:1.9 (56.1) Questi Assoluti devono essere le presenze non pienamente rivelate, esistenti in tutto l’universo, che nei fenomeni della potenza spaziale e nelle altre funzioni superultime, rendono impossibile ai fisici, ai filosofi od anche alle persone religiose di predire con certezza come le sorgenti primordiali di forza, di concetto o di spirito risponderanno alle richieste fatte in una situazione di realtà complessa, implicante aggiustamenti supremi e valori ultimi.

4:1.10 (56.2) C’è anche un’unità organica negli universi del tempo e dello spazio che sembra sottostare all’intera struttura degli eventi cosmici. Questa presenza vivente dell’Essere Supremo in evoluzione, questa Immanenza dell’Incompleto Progettato, è manifestata inspiegabilmente di tanto in tanto da quella che sembra essere una coordinazione sorprendentemente fortuita di avvenimenti universali apparentemente non correlati. Questa deve essere la funzione della Provvidenza — il regno dell’Essere Supremo e dell’Attore Congiunto.

4:1.11 (56.3) Io sono incline a credere che sia questo esteso e generalmente non conoscibile controllo della coordinazione e dell’interassociazione di tutte le fasi e forme dell’attività universale che causa un tale variegato, ed in apparenza irrimediabilmente confuso, miscuglio di fenomeni fisici, mentali, morali e spirituali, che si risolve infallibilmente per la gloria di Dio e per il bene degli uomini e degli angeli.

4:1.12 (56.4) Ma, in senso più ampio, gli apparenti “accidenti” del cosmo sono indubbiamente una parte del finito dramma dell’avventura tempo-spaziale dell’Infinito nella sua eterna manipolazione degli Assoluti.

2. Dio e la natura

4:2.1 (56.5) In senso limitato, la natura è l’habitus fisico di Dio. La condotta o l’azione di Dio è qualificata e provvisoriamente modificata dai piani sperimentali e dai modelli evoluzionari di un universo locale, di una costellazione, di un sistema o di un pianeta. Dio agisce in conformità ad una legge ben definita, invariabile ed immutabile in tutto l’immenso universo maestro. Ma egli modifica i modelli della sua azione in modo da contribuire alla condotta coordinata ed equilibrata di ogni universo, costellazione, sistema, pianeta e personalità, in armonia con gli obiettivi, gli scopi ed i piani locali dei progetti finiti di sviluppo evoluzionario.

4:2.2 (56.6) Perciò la natura, quale i mortali la comprendono, presenta la base sottostante e lo sfondo fondamentale di una Deità invariabile e delle sue leggi immutabili che subiscono modificazioni, fluttuazioni e sconvolgimenti a causa dell’esecuzione di piani, propositi, modelli e condizioni locali, che sono stati avviati e posti in atto dalle forze e dalle personalità dell’universo locale, della costellazione, del sistema e del pianeta. Per esempio: le leggi di Dio, come sono state decretate per Nebadon, sono modificate dai piani stabiliti dal Figlio Creatore e dallo Spirito Creativo di questo universo locale. Inoltre, l’operatività di queste leggi è stata ulteriormente influenzata dagli errori, dai fallimenti e dalle insurrezioni di alcuni esseri residenti sul vostro pianeta ed appartenenti al vostro stesso sistema planetario di Satania.

4:2.3 (56.7) La natura è la risultante nel tempo-spazio di due fattori cosmici: in primo luogo l’immutabilità, la perfezione e la rettitudine della Deità del Paradiso, ed in secondo luogo i piani sperimentali, gli sbagli grossolani di esecuzione, gli errori insurrezionali, l’incompletezza di sviluppo e l’imperfezione della saggezza delle creature extraparadisiache, dalla più elevata alla più umile. La natura quindi porta in sé una trama di perfezione uniforme, immutabile, maestosa e meravigliosa proveniente dal cerchio dell’eternità. Ma in ogni universo, su ogni pianeta ed in ogni vita individuale, questa natura è modificata, qualificata e forse guastata dagli atti, dagli errori e dalle infedeltà delle creature dei sistemi e degli universi evoluzionari. Bisogna perciò che la natura sia sempre disposta a cambiare, capricciosa perfino, anche se fondamentalmente stabile e diversificata in conformità alle procedure operanti in un universo locale.

4:2.4 (57.1) La natura è la perfezione del Paradiso divisa per l’incompletezza, il male ed il peccato degli universi incompiuti. Questo quoziente esprime quindi sia il perfetto che il parziale, sia l’eterno che il temporale. La continua evoluzione modifica la natura accrescendo il contenuto di perfezione del Paradiso e riducendo il contenuto del male, dell’errore e della disarmonia della realtà relativa.

4:2.5 (57.2) Dio non è personalmente presente né nella natura né in alcuna delle forze della natura, perché il fenomeno della natura è la sovrapposizione delle imperfezioni dell’evoluzione progressiva, e talvolta delle conseguenze di una ribellione insurrezionale, sulle fondamenta paradisiache della legge universale di Dio. La natura, quale appare su un mondo come Urantia, non può mai essere l’espressione adeguata, la vera rappresentazione, il ritratto fedele di un Dio infinito e perfettamente saggio.

4:2.6 (57.3) Nel vostro mondo la natura è una qualificazione delle leggi di perfezione da parte dei piani evoluzionari dell’universo locale. Quale parodia adorare la natura perché è, in un senso limitato e qualificato, pervasa da Dio, perché è un aspetto del potere universale e perciò divino! La natura è anche una manifestazione delle incompiute, incomplete ed imperfette attuazioni dello sviluppo, della crescita e del progresso di un esperimento universale in evoluzione cosmica.

4:2.7 (57.4) Gli apparenti difetti del mondo naturale non sono indice di corrispondenti difetti nel carattere di Dio. Piuttosto, le imperfezioni che si notano sono semplicemente gli inevitabili momenti d’arresto nello spettacolo, in continuo svolgimento, della rappresentazione dell’infinità. Sono proprio queste interruzioni d’imperfezione della continuità della perfezione che consentono alla mente finita dell’uomo materiale di dare uno sguardo fugace alla realtà divina nel tempo e nello spazio. Le manifestazioni materiali della divinità sembrano imperfette alla mente evoluzionaria dell’uomo soltanto perché l’uomo mortale persiste nel guardare i fenomeni della natura con gli occhi naturali, con la vista umana priva dell’aiuto della mota morontiale oppure di quello della rivelazione, il suo sostituto compensatore sui mondi del tempo.

4:2.8 (57.5) E la natura viene deturpata, il suo volto stupendo sfregiato ed i suoi tratti sciupati dalla ribellione, dalla cattiva condotta e dall’errato pensare delle miriadi di creature che fanno parte della natura, ma che hanno contribuito alla sua deturpazione nel tempo. No, la natura non è Dio. La natura non è un oggetto da adorare.

3. Il carattere immutabile di Dio

4:3.1 (57.6) Per troppo tempo l’uomo ha pensato a Dio come simile a se stesso. Dio non è, non è mai stato e non sarà mai geloso dell’uomo o di qualunque altro essere dell’universo degli universi. Sapere che il Figlio Creatore intendeva fare dell’uomo il capolavoro della creazione planetaria, renderlo sovrano di tutta la terra, e vederlo invece dominato dalle sue più basse passioni, prostrarsi davanti ad idoli di legno, di pietra, d’oro, e alla sua ambizione egoista — queste squallide scene inducono Dio ed i suoi Figli ad essere gelosi per l’uomo, ma mai dell’uomo.

4:3.2 (57.7) Il Dio eterno è incapace di collera e di rabbia nel senso umano di questi sentimenti e come l’uomo intende tali reazioni. Questi sentimenti sono meschini e spregevoli; non sono degni di essere chiamati umani, tanto meno divini. Tali modi di comportarsi sono del tutto estranei alla natura perfetta e al carattere benevolo del Padre Universale.

4:3.3 (58.1) Le molte, moltissime difficoltà che hanno i mortali di Urantia a comprendere Dio sono dovute alle gravissime conseguenze della ribellione di Lucifero e del tradimento di Caligastia. Sui mondi non isolati dal peccato le razze evoluzionarie sono in grado di formulare idee assai migliori sul Padre Universale; sono soggette a minore confusione, deformazione e perversione di concetti.

4:3.4 (58.2) Dio non si pente di nulla di ciò che ha fatto, che fa ora o che farà. Egli è infinitamente saggio come pure onnipotente. La saggezza dell’uomo deriva dalle prove e dagli errori dell’esperienza umana. La saggezza di Dio consiste nella perfezione inqualificata del suo discernimento universale infinito, e questa preconoscenza divina guida efficacemente la libera volontà creatrice.

4:3.5 (58.3) Il Padre Universale non fa mai nulla che causi successivamente dispiacere o rimpianto, ma le creature dotate di volontà progettate e fatte dalle sue personalità Creatrici negli universi esterni, con le loro scelte infelici provocano talvolta sentimenti di dispiacere divino nelle personalità dei loro genitori Creatori. Ma benché il Padre non commetta errori, non abbia rimpianti né provi dolore, è un essere che nutre un affetto paterno. Il suo cuore è senza dubbio rattristato quando i suoi figli non riescono a raggiungere i livelli spirituali che sarebbero capaci di conseguire con l’assistenza che è stata così generosamente fornita dai piani di realizzazione spirituale e dal programma d’ascensione dei mortali degli universi.

4:3.6 (58.4) La bontà infinita del Padre oltrepassa la comprensione della mente finita del tempo. Per tale ragione deve sempre essere offerto un contrasto di raffronto con il male (non con il peccato) per l’efficace esposizione di tutti gli aspetti della bontà relativa. La perfezione della bontà divina può essere distinta dall’imperfetta capacità di percezione dei mortali solamente perché è in posizione antitetica all’imperfezione relativa delle relazioni del tempo e della materia nei movimenti dello spazio.

4:3.7 (58.5) Il carattere di Dio è infinitamente superumano. Una tale natura di divinità deve quindi essere personalizzata, come nei Figli divini, prima che possa almeno essere compresa per fede dalla mente finita dell’uomo.

4. La comprensione di Dio

4:4.1 (58.6) Dio è l’unico essere stazionario, contenuto in se stesso ed immutabile dell’intero universo degli universi, non avendo né esteriorità, né al di là, né passato, né futuro. Dio è energia intenzionale (spirito creatore) e volontà assoluta, e queste qualità sono autoesistenti ed universali.

4:4.2 (58.7) Poiché Dio esiste da se stesso, è assolutamente indipendente. L’identità stessa di Dio è contraria al cambiamento. “Io, il Signore, non muto.” Dio è immutabile; ma solo dopo aver conseguito lo status del Paradiso voi potrete appena cominciare a capire in quale modo Dio possa passare dalla semplicità alla complessità, dall’identità alla variazione, dalla quiete al movimento, dall’infinito al finito, dal divino all’umano, e dall’unità alla dualità e alla triunità. E Dio può modificare in tal modo le manifestazioni della sua assolutezza perché l’immutabilità divina non implica immobilità. Dio ha volontà — egli è volontà.

4:4.3 (58.8) Dio è l’essere di autodeterminazione assoluta. Non vi sono limiti alle sue reazioni nell’universo se non quelli che s’impone da se stesso, ed i suoi atti di libero arbitrio sono condizionati soltanto da quelle qualità divine e da quegli attributi perfetti che sono le caratteristiche proprie della sua natura eterna. Quindi Dio è collegato all’universo come essere di bontà finale con l’aggiunta di una libera volontà d’infinità creatrice.

4:4.4 (58.9) Il Padre-Assoluto è il creatore del perfetto universo centrale ed è il Padre di tutti gli altri Creatori. Dio condivide con gli uomini e con altri esseri la personalità, la bontà e numerose altre caratteristiche, ma l’infinità della volontà appartiene soltanto a lui. Dio è limitato nei suoi atti creativi solo dai sentimenti della sua natura eterna e dai precetti della sua saggezza infinita. Dio sceglie personalmente soltanto ciò che è infinitamente perfetto; da qui la perfezione superna dell’universo centrale; e benché i Figli Creatori partecipino pienamente della sua divinità ed anche di certi aspetti della sua assolutezza, non sono completamente limitati da quella finalità di saggezza che dirige l’infinità di volontà del Padre. Di conseguenza, nei Figli dell’ordine dei Micael la libera volontà creatrice diviene ancora più attiva, totalmente divina e quasi ultima, se non assoluta. Il Padre è infinito ed eterno, ma negare la possibilità della sua volontaria autolimitazione equivarrebbe a negare il concetto stesso dell’assolutezza della sua volontà.

4:4.5 (59.1) L’assolutezza di Dio pervade tutti e sette i livelli della realtà universale. E la totalità di questa natura assoluta è sottomessa alla relazione tra il Creatore e la sua famiglia universale di creature. La precisione può caratterizzare la giustizia trinitaria nell’universo degli universi, ma in tutte le sue vaste relazioni familiari con le creature del tempo il Dio degli universi è governato dal sentimento divino. In primo ed in ultimo luogo — eternamente — il Dio infinito è un Padre. Tra tutti i titoli possibili con cui potrebbe essere appropriatamente conosciuto, io ho ricevuto l’ordine di descrivere il Dio di tutta la creazione come il Padre Universale.

4:4.6 (59.2) In Dio il Padre gli atti di libero arbitrio non sono governati dal potere né sono guidati dal solo intelletto. La personalità divina è definita come costituita da spirito e manifestante se stessa agli universi come amore. Di conseguenza, in tutte le sue relazioni personali con le personalità delle creature degli universi, la Prima Sorgente e Centro è sempre ed uniformemente un Padre amorevole. Dio è un Padre nel senso più elevato del termine. Egli è eternamente motivato dall’idealismo perfetto dell’amore divino, e tale affettuosa natura trova la sua più forte espressione e la sua più grande soddisfazione nell’amare e nell’essere amato.

4:4.7 (59.3) Nella scienza Dio è la Causa Prima; nella religione è il Padre universale ed amorevole; nella filosofia è l’unico essere esistente da se stesso, non dipendente da nessun altro essere per la sua esistenza, ma che beneficamente conferisce realtà d’esistenza a tutte le cose e a tutti gli altri esseri. Ma ci vuole la rivelazione per mostrare che la Causa Prima della scienza e l’Unità autoesistente della filosofia sono il Dio della religione, pieno di misericordia e di bontà ed impegnato a determinare la sopravvivenza eterna dei suoi figli terreni.

4:4.8 (59.4) Noi ricerchiamo insistentemente il concetto dell’Infinito, ma adoriamo l’idea-esperienza di Dio, la nostra capacità di afferrare in ogni luogo ed in ogni momento i fattori di personalità e di divinità del nostro concetto più elevato della Deità.

4:4.9 (59.5) La coscienza di una vita umana vittoriosa sulla terra nasce da quella fede di una creatura che osa sfidare ogni ricorrente episodio dell’esistenza, quando si trova di fronte al terribile spettacolo delle limitazioni umane, con la ferma dichiarazione: anche se io non riesco a fare questo, vive in me uno che può farlo e lo farà, una frazione del Padre-Assoluto dell’universo degli universi. Ed è questa “la vittoria che trionfa sul mondo, la vostra fede stessa”.

5. Idee errate su Dio

4:5.1 (59.6) La tradizione religiosa è la storia imperfettamente conservata delle esperienze degli uomini che conoscevano Dio nelle epoche passate. Ma tali testimonianze non sono degne di fede come guide per una vita religiosa o come fonte d’informazione veritiera sul Padre Universale. Queste antiche credenze sono state invariabilmente alterate dal fatto che gli uomini primitivi erano dei creatori di miti.

4:5.2 (60.1) Una delle più grandi fonti di confusione su Urantia riguardo la natura di Dio proviene dal fatto che i vostri libri sacri non sono riusciti a distinguere chiaramente tra le personalità della Trinità del Paradiso né tra la Deità del Paradiso ed i creatori ed amministratori degli universi locali. Durante le passate dispensazioni di parziale comprensione, i vostri sacerdoti ed i vostri profeti non sono riusciti a distinguere chiaramente tra Principi Planetari, Sovrani di Sistemi, Padri di Costellazioni, Figli Creatori, Capi di Superuniversi, l’Essere Supremo ed il Padre Universale. Molti messaggi di personalità subordinate, come i Portatori di Vita e vari ordini di angeli, sono stati presentati nei vostri scritti come provenienti da Dio stesso. Il pensiero religioso urantiano confonde ancora le personalità associate della Deità con il Padre Universale stesso, cosicché sono tutti inclusi sotto un’unica denominazione.

4:5.3 (60.2) Gli abitanti di Urantia continuano a subire l’influenza di concetti primitivi su Dio. Gli dei che s’infuriano nella tempesta, che scuotono la terra nella loro collera ed abbattono gli uomini nella loro ira, che infliggono i loro giudizi di malcontento con periodi di carestia e d’inondazione — questi sono gli dei della religione primitiva; non sono gli Dei che vivono e governano negli universi. Tali concezioni sono un residuo dei tempi in cui gli uomini ritenevano che l’universo fosse guidato e dominato dai capricci di questi dei immaginari. Ma l’uomo mortale comincia a capire che vive in un regime di legge e d’ordine comparativi per quanto riguarda la politica amministrativa e la condotta dei Creatori Supremi e dei Controllori Supremi.

4:5.4 (60.3) L’idea barbara di placare un Dio adirato, di propiziarsi un Signore offeso, di conquistare il favore della Deità mediante sacrifici, penitenze e perfino con il versamento di sangue, rappresenta una religione totalmente puerile e primitiva, una filosofia indegna di un’era illuminata di scienza e di verità. Tali credenze sono assolutamente ripugnanti per gli esseri celesti e per i capi divini che servono e regnano negli universi. È un affronto a Dio il credere, sostenere od insegnare che si debba versare del sangue innocente per conquistare il suo favore o per deviare la presunta collera divina.

4:5.5 (60.4) Gli Ebrei credevano che “senza il versamento di sangue non ci potesse essere remissione dei peccati”. Essi non erano riusciti a liberarsi della vecchia idea pagana che gli Dei potevano essere placati solo dalla vista del sangue, benché Mosè avesse segnato un netto progresso quando proibì i sacrifici umani e li sostituì, nelle menti primitive dei suoi infantili compagni Beduini, con i sacrifici cerimoniali di animali.

4:5.6 (60.5) Il conferimento di un Figlio del Paradiso al vostro mondo era inerente alla situazione di chiusura di un’era planetaria. Esso era inevitabile e non si era reso necessario allo scopo di conquistare il favore di Dio. E questo conferimento fu anche l’atto finale personale di un Figlio Creatore nella lunga avventura di acquisire la sovranità esperienziale del suo universo. Quale travisamento del carattere infinito di Dio l’insegnare che il suo cuore paterno, in tutta la sua austera freddezza e durezza, fosse tanto indifferente alle disgrazie e alle sofferenze delle sue creature da mostrare amorevole misericordia solo dopo aver visto il suo Figlio innocente sanguinare e morire sulla croce del Calvario!

4:5.7 (60.6) Ma gli abitanti di Urantia devono liberarsi da questi antichi errori e superstizioni pagane riguardo alla natura del Padre Universale. La rivelazione della verità su Dio sta apparendo e la razza umana è destinata a conoscere il Padre Universale in tutta la sua bellezza di carattere ed amabilità di attributi, così stu pendamente rappresentati dal Figlio Creatore che soggiornò su Urantia come Figlio dell’Uomo e Figlio di Dio.

4:5.8 (61.1) [Presentato da un Consigliere Divino di Uversa.]

Fascicolo 5 - Relazione di Dio con l’individuo

Il Libro di Urantia

Fascicolo 5

Relazione di Dio con l’individuo

5:0.1 (62.1) SE LA mente finita dell’uomo è incapace di comprendere come un Dio così grande e maestoso qual è il Padre Universale possa discendere dalla sua dimora eterna in perfezione infinita per fraternizzare con le singole creature umane, allora questo intelletto finito deve basare la sua certezza della comunione divina sulla verità del fatto che un frammento reale del Dio vivente risiede nell’intelletto di ogni mortale di Urantia dotato di una mente normale e di una moralità cosciente. Gli Aggiustatori di Pensiero interiori sono parte della Deità eterna del Padre del Paradiso. L’uomo non ha bisogno di andare oltre la propria esperienza interiore di contemplazione dell’anima di questa presenza di realtà spirituale per trovare Dio e cercare la comunione con lui.

5:0.2 (62.2) Dio ha distribuito l’infinità della sua natura eterna in tutte le realtà esistenziali dei suoi sei coordinati assoluti, ma in ogni momento egli può stabilire un contatto personale diretto con ogni parte, fase o genere della creazione tramite i suoi frammenti prepersonali. Il Dio eterno ha riservato a se stesso anche la prerogativa di conferire la personalità ai Creatori divini e alle creature viventi dell’universo degli universi. Si è inoltre riservato la prerogativa di mantenere un contatto diretto e paterno con tutti questi esseri personali tramite il circuito della personalità.

1. L’approccio a Dio

5:1.1 (62.3) L’incapacità delle creature finite di avvicinare il Padre infinito è inerente non al riserbo del Padre, ma al carattere finito e alle limitazioni materiali degli esseri creati. La vastità della differenza spirituale tra la più alta personalità d’esistenza universale ed i gruppi inferiori d’intelligenze create è inconcepibile. Se fosse possibile agli ordini inferiori d’intelligenze essere istantaneamente trasportati alla presenza del Padre stesso, essi non si renderebbero conto di trovarvisi. Sarebbero altrettanto ignari della presenza del Padre Universale quanto lo sono dove si trovano ora. Vi è una lunga, lunga strada davanti all’uomo mortale prima ch’egli possa chiedere, ragionevolmente e con possibilità di successo, un salvacondotto per l’ammissione alla presenza del Padre Universale in Paradiso. Spiritualmente, un uomo deve passare da uno stato all’altro molte volte prima di poter raggiungere un livello che gli consenta la visione spirituale che lo renderà capace di vedere anche uno solo dei Sette Spiriti Maestri.

5:1.2 (62.4) Nostro Padre non si nasconde; non vive in un isolamento arbitrario. Egli ha mobilitato le risorse della saggezza divina in uno sforzo senza fine per rivelare se stesso ai figli dei suoi domini universali. Vi sono una grandiosità infinita ed una generosità inesprimibile congiunte con la maestà del suo amore che gli fanno anelare l’associazione con ogni essere creato capace di comprenderlo, di amarlo o di avvicinarsi a lui. Sono quindi i limiti insiti in voi, inseparabili dalla vostra personalità finita e dalla vostra esistenza materiale, che determinano il momento, il luogo e le circostanze in cui potete raggiungere la meta del viaggio d’ascensione dei mortali e stare alla presenza del Padre al centro di tutte le cose.

5:1.3 (63.1) Benché per avvicinarvi alla presenza del Padre in Paradiso dobbiate attendere di aver raggiunto i livelli finiti più elevati di progressione spirituale, dovreste rallegrarvi al riconoscimento della possibilità sempre presente di una comunione diretta con lo spirito di conferimento del Padre, così intimamente associato alla vostra anima interiore ed al vostro io in corso di spiritualizzazione.

5:1.4 (63.2) I mortali dei regni del tempo e dello spazio possono differire grandemente per capacità innate e per dotazione intellettuale, possono beneficiare di condizioni ambientali eccezionalmente favorevoli all’avanzamento sociale ed al progresso morale, o invece possono soffrire della mancanza quasi totale di aiuto umano per un’istruzione e per un possibile avanzamento nelle arti della civiltà. Ma le possibilità di progresso spirituale nella carriera d’ascensione sono uguali per tutti. Livelli crescenti d’intuizione spirituale e di significati cosmici si raggiungono del tutto indipendentemente da tali disuguaglianze sociomorali dei differenti ambienti materiali dei mondi evoluzionari.

5:1.5 (63.3) Per quanto i mortali di Urantia possano differire nelle loro possibilità e dotazioni intellettuali, sociali, economiche ed anche morali, non dimenticate che la loro dotazione spirituale è uniforme ed unica. Essi beneficiano tutti della medesima presenza divina del dono venuto dal Padre, ed hanno tutti l’uguale privilegio di cercare un’intima comunione personale con questo spirito interiore d’origine divina. Allo stesso tempo tutti possono ugualmente scegliere di accettare la guida spirituale uniforme di questi Monitori del Mistero.

5:1.6 (63.4) Se un uomo mortale ha motivazioni spirituali sincere e si consacra senza riserve a fare la volontà del Padre, allora, poiché è spiritualmente dotato in maniera così certa ed efficace dal divino Aggiustatore interiore, non può mancare di concretizzarsi nell’esperienza di quell’individuo la coscienza sublime di conoscere Dio e la certezza superna di sopravvivere al fine di trovare Dio mediante l’esperienza progressiva di divenire sempre più simile a lui.

5:1.7 (63.5) L’uomo è spiritualmente abitato da un Aggiustatore di Pensiero che sopravvive. Se una tale mente umana è sinceramente e spiritualmente motivata, se una tale anima umana desidera conoscere Dio e divenire simile a lui, se vuole onestamente fare la volontà del Padre, allora non esiste influenza negativa di privazione umana o potere concreto di possibile interferenza che possano impedire a quest’anima tanto divinamente motivata di ascendere in sicurezza fino ai portali del Paradiso.

5:1.8 (63.6) Il Padre desidera che tutte le sue creature siano in comunione personale con lui. Egli ha in Paradiso un luogo ove accogliere tutti coloro il cui status di sopravvivenza e la cui natura spirituale rendono possibile tale realizzazione. Perciò fissate nella vostra filosofia ora e per sempre che per ciascuno di voi e per tutti noi Dio è avvicinabile, il Padre è accessibile, la via è aperta. Le forze dell’amore divino, le vie ed i mezzi dell’amministrazione divina sono tutti impegnati nello sforzo di facilitare l’avanzamento di ogni meritevole intelligenza di ciascun universo sino alla presenza del Padre Universale in Paradiso.

5:1.9 (63.7) Il fatto che ci voglia un tempo considerevole per raggiungere Dio non sminuisce affatto la realtà della presenza e della personalità dell’Infinito. La vostra ascensione fa parte del circuito dei sette superuniversi, e benché voi lo percorriate innumerevoli volte, potete stare certi, in spirito ed in status, di procedere sempre verso l’interno. Potete contare di essere trasferiti di sfera in sfera dai circuiti esterni sempre più vicino al centro interno, ed un giorno, non dubitate, vi troverete innanzi alla presenza centrale e divina e la vedrete, figuratamente parlando, faccia a faccia. È questione di raggiungere reali e precisi livelli spirituali, e questi livelli spirituali sono raggiungibili da qualunque essere in cui ha dimorato un Monitore del Mistero e che si è successivamente fuso per l’eternità con questo Aggiustatore di Pensiero.

5:1.10 (64.1) Il Padre non è in un nascondiglio spirituale, ma tante delle sue creature si sono nascoste nelle nebbie delle loro stesse decisioni ostinate, e per il momento si sono separate dalla comunione del suo spirito e dello spirito di suo Figlio, con la scelta delle loro vie perverse, con l’indulgenza all’arroganza delle loro menti intolleranti e delle loro nature non spirituali.

5:1.11 (64.2) L’uomo mortale può avvicinarsi a Dio e può rinunciare ripetutamente a fare la volontà divina fino a che permane il suo potere di scegliere. Il verdetto finale dell’uomo non è sancito fino a quando non ha perduto la facoltà di scegliere la volontà del Padre. Il Padre non chiude mai il suo cuore ai bisogni e alle richieste dei suoi figli. Soltanto i suoi figli chiudono il loro cuore per sempre al potere d’attrazione del Padre quando perdono, infine e per sempre, il desiderio di fare la sua divina volontà — di conoscerlo e di essere simili a lui. Allo stesso modo, il destino eterno dell’uomo è assicurato quando la sua fusione con l’Aggiustatore proclama all’universo che questo ascendente ha fatto la scelta finale ed irrevocabile di vivere la volontà del Padre.

5:1.12 (64.3) Il grande Dio stabilisce un contatto diretto con l’uomo mortale e dona una parte del suo essere infinito, eterno ed incomprensibile affinché viva ed abiti in lui. Dio si è lanciato nell’avventura eterna con l’uomo. Se voi vi abbandonate alle direttive delle forze spirituali che sono in voi ed attorno a voi, non potete mancare di raggiungere l’alto destino stabilito da un Dio amorevole, quale meta universale delle sue creature che ascendono dai mondi evoluzionari dello spazio.

2. La presenza di Dio

5:2.1 (64.4) La presenza fisica dell’Infinito è la realtà dell’universo materiale. La presenza mentale della Deità deve essere determinata dalla profondità dell’esperienza intellettuale dell’individuo e dal livello evoluzionario della sua personalità. La presenza spirituale della Divinità deve essere necessariamente differenziata nell’universo. Essa è determinata dalla capacità spirituale di ricettività e dal grado di consacrazione della volontà della creatura a fare la volontà divina.

5:2.2 (64.5) Dio vive in ciascuno dei suoi figli nati dallo spirito. I Figli del Paradiso hanno sempre accesso alla presenza di Dio, “alla destra del Padre”, e tutte le personalità delle sue creature hanno accesso “al seno del Padre”. Ciò concerne il circuito della personalità, in qualsiasi momento, luogo e modo sia contattato, o presuppone altrimenti un contatto ed una comunione personale e cosciente con il Padre Universale, sia nella dimora centrale che in qualche altro luogo designato, come su una delle sette sfere sacre del Paradiso.

5:2.3 (64.6) Tuttavia, la presenza divina non può essere scoperta in alcun luogo in natura, nemmeno nella vita dei mortali che conoscono Dio, se non così pienamente e sicuramente come nel vostro tentativo di comunione con il Monitore del Mistero interiore, l’Aggiustatore di Pensiero Paradisiaco. Quale errore immaginare un Dio lontano nei cieli quando lo spirito del Padre Universale vive nella vostra stessa mente!

5:2.4 (64.7) È a causa di questo frammento di Dio che dimora in voi che potete sperare, via via che progredite nell’armonizzazione con le direttive spirituali dell’Aggiustatore, di discernere completamente la presenza ed il potere trasformatore delle altre influenze spirituali che vi circondano e vi lambiscono, ma che non operano come parte integrante di voi. Il fatto che non siate intellettualmente coscienti di uno stretto ed intimo contatto con l’Aggiustatore interiore non smentisce in alcun modo una tale sublime esperienza. La prova della fraternità con l’Aggiustatore divino consiste totalmente nella natura e nell’estensione dei frutti dello spirito che sono prodotti nell’esperienza di vita del singolo credente. “Voi li conoscerete dai loro frutti.”

5:2.5 (65.1) È estremamente difficile, per la mente materiale scarsamente spiritualizzata dell’uomo mortale, sperimentare una precisa coscienza delle attività spirituali di entità divine quali gli Aggiustatori del Paradiso. A mano a mano che l’anima creata congiuntamente dalla mente e dall’Aggiustatore diviene sempre più esistente, si evolve anche una nuova fase di coscienza dell’anima che è in grado di fare l’esperienza della presenza del Monitore del Mistero e di riconoscerne le direttive spirituali e le altre attività sovrammateriali.

5:2.6 (65.2) L’intera esperienza di comunione con l’Aggiustatore implica status morale, motivazione mentale ed esperienza spirituale. La realizzazione in se stessi di un tale compimento è limitata principalmente, benché non esclusivamente, ai regni della coscienza dell’anima, ma vi sono prove evidenti ed abbondanti nella manifestazione dei frutti dello spirito nella vita di tutti coloro che prendono contatto con tale spirito interiore.

3. La vera adorazione

5:3.1 (65.3) Anche se le Deità del Paradiso, dal punto di vista universale, sono come una, nelle loro relazioni spirituali con esseri come quelli che abitano Urantia sono anche tre persone distinte e separate. C’è differenza tra le Divinità per quanto concerne invocazioni personali, comunione ed altre relazioni intime. Nel senso più elevato, noi adoriamo il Padre Universale e solo lui. In verità possiamo adorare, e adoriamo, il Padre come’è manifestato nei suoi Figli Creatori, ma è il Padre, direttamente o indirettamente, che è oggetto di culto e di adorazione.

5:3.2 (65.4) Le suppliche di qualsiasi tipo appartengono al regno del Figlio Eterno e all’organizzazione spirituale del Figlio. Le preghiere, tutte le comunicazioni formali, ogni cosa eccetto l’adorazione ed il culto del Padre Universale, sono materia che concerne un universo locale. Esse non oltrepassano generalmente il regno di giurisdizione di un Figlio Creatore. Ma l’adorazione è certamente messa in circuito e trasmessa alla persona del Creatore tramite la funzione del circuito della personalità del Padre. Noi crediamo inoltre che questa registrazione dell’omaggio di una creatura abitata da un Aggiustatore sia facilitata dalla presenza in spirito del Padre. Esiste un’enorme quantità di prove a convalida di questa credenza, ed io so che tutti gli ordini di frammenti del Padre hanno il potere di registrare validamente nella presenza del Padre Universale l’adorazione sincera dei loro soggetti. Senza alcun dubbio gli Aggiustatori utilizzano anche canali prepersonali diretti di comunicazione con Dio e sono parimenti in grado di utilizzare i circuiti di gravità spirituale del Figlio Eterno.

5:3.3 (65.5) L’adorazione è fine a se stessa; la preghiera incorpora un elemento d’interesse per sé o per un’altra creatura; questa è la grande differenza tra adorazione e preghiera. Nella vera adorazione non c’è assolutamente alcuna richiesta per sé né altri elementi d’interesse personale; semplicemente adoriamo Dio per quello che comprendiamo egli è. Chi adora non chiede nulla, né si aspetta nulla. Noi non adoriamo il Padre perché possiamo trarre qualcosa da questa venerazione. Gli rendiamo questa devozione e c’impegniamo in questa adorazione come reazione naturale e spontanea al riconoscimento della personalità incomparabile del Padre ed a causa della sua natura amabile e dei suoi attributi adorabili.

5:3.4 (65.6) Nel momento stesso in cui s’introduce nell’adorazione un elemento d’interesse personale, tale devozione si trasforma da adorazione in preghiera e sarebbe più appropriato rivolgerla alla persona del Figlio Eterno o del Figlio Creatore. Ma nell’esperienza religiosa pratica non c’è ragione perché una preghiera non possa essere indirizzata a Dio il Padre come parte di una sincera adorazione.

5:3.5 (66.1) Quando vi occupate degli affari pratici della vostra vita quotidiana, siete nelle mani delle personalità spirituali che hanno origine nella Terza Sorgente e Centro; cooperate con gli agenti dell’Attore Congiunto. E così: voi adorate Dio, pregate il Figlio e comunicate con lui, e vi occupate dei dettagli del vostro soggiorno terreno in connessione con le intelligenze dello Spirito Infinito che operano sul vostro mondo ed in tutto il vostro universo.

5:3.6 (66.2) I Figli Creatori o Sovrani che presiedono ai destini degli universi locali fanno le veci sia del Padre Universale che del Figlio Eterno del Paradiso. Questi Figli d’Universo ricevono, in nome del Padre, l’adorazione del culto e prestano ascolto alle richieste dei loro soggetti supplicanti in tutte le loro rispettive creazioni. Per i figli di un universo locale un Figlio Micael è, a tutti gli effetti pratici, Dio. Nell’universo locale egli è la personificazione del Padre Universale e del Figlio Eterno. Lo Spirito Infinito mantiene un contatto personale con i figli di questi regni tramite gli Spiriti d’Universo, gli associati amministrativi e creativi dei Figli Creatori Paradisiaci.

5:3.7 (66.3) L’adorazione sincera implica la mobilitazione di tutti i poteri della personalità umana sotto il dominio dell’anima in evoluzione e soggetti alla guida divina dell’Aggiustatore di Pensiero associato. La mente con limiti materiali non può mai divenire altamente cosciente del significato reale della vera adorazione. La comprensione da parte dell’uomo della realtà dell’esperienza dell’adorazione è principalmente determinata dal grado di sviluppo della sua anima immortale in evoluzione. La crescita spirituale dell’anima avviene in modo del tutto indipendente dalla coscienza intellettuale di se stessi.

5:3.8 (66.4) L’esperienza dell’adorazione consiste nel tentativo sublime dell’Aggiustatore congiunto di comunicare al Padre divino i desideri inesprimibili e le aspirazioni ineffabili dell’anima umana — la creazione congiunta della mente mortale che cerca Dio e dell’Aggiustatore immortale che rivela Dio. L’adorazione, quindi, è l’atto di assenso della mente materiale al tentativo del proprio ego in corso di spiritualizzazione di comunicare con Dio, sotto la guida dello spirito associato, in quanto figlio per fede del Padre Universale. La mente umana acconsente all’adorazione; l’anima immortale desidera ardentemente ed inizia l’adorazione; la presenza dell’Aggiustatore divino guida questa adorazione a beneficio della mente mortale e dell’anima immortale in evoluzione. In ultima analisi, la vera adorazione diventa un’esperienza realizzata su quattro livelli cosmici: intellettuale, morontiale, spirituale e personale — la coscienza della mente, dell’anima, dello spirito e la loro unificazione nella personalità.

4. Dio nella religione

5:4.1 (66.5) La moralità delle religioni evolutive spinge gli uomini alla ricerca di Dio per mezzo del potere motore della paura. Le religioni rivelatorie attirano gli uomini alla ricerca di un Dio d’amore perché essi anelano a divenire simili a lui. Ma la religione non è soltanto un sentimento passivo di “dipendenza assoluta” e di “certezza di sopravvivenza”; è un’esperienza vivente e dinamica di raggiungimento della divinità fondata sul servizio per l’umanità.

5:4.2 (66.6) Il grande servizio immediato della vera religione è di stabilire un’unità permanente nell’esperienza umana, una pace durevole ed una certezza profonda. Per l’uomo primitivo anche il politeismo è un’unificazione relativa del concetto in evoluzione della Deità; il politeismo è il monoteismo in formazione. Presto o tardi Dio è destinato ad essere compreso come la realtà dei valori, la sostanza dei significati e la vita della verità.

5:4.3 (67.1) Dio non è soltanto colui che determina il destino, egli è la destinazione eterna dell’uomo. Tutte le attività umane non religiose cercano di piegare l’universo al servizio deformante dell’io. L’individuo veramente religioso cerca d’identificare il proprio io con l’universo e di dedicare poi le attività di questo io unificato al servizio della famiglia universale dei suoi simili, umani e superumani.

5:4.4 (67.2) I domini della filosofia e dell’arte s’interpongono tra le attività religiose e non religiose dell’io umano. Per mezzo dell’arte e della filosofia l’uomo di mente materiale è attirato verso la contemplazione delle realtà spirituali e dei valori universali di significato eterno.

5:4.5 (67.3) Tutte le religioni insegnano ad adorare la Deità ed una qualche dottrina di salvezza umana. La religione buddista promette la salvezza dalle sofferenze, una pace senza fine; la religione ebraica promette la salvezza dalle difficoltà, una prosperità basata sulla rettitudine; la religione greca prometteva la salvezza dalla disarmonia, dalla bruttezza, mediante la realizzazione della bellezza; il Cristianesimo promette la salvezza dal peccato, la santità; il Maomettanesimo promette la liberazione dalle rigorose regole morali del Giudaismo e del Cristianesimo. La religione di Gesù è la salvezza dall’ego, la liberazione delle creature dai mali del loro isolamento nel tempo e nell’eternità.

5:4.6 (67.4) Gli Ebrei basavano la loro religione sulla bontà; i Greci sulla bellezza; entrambe le religioni cercavano la verità. Gesù rivelò un Dio d’amore, e l’amore abbraccia la totalità della verità, della bellezza e della bontà.

5:4.7 (67.5) Gli Zoroastriani avevano una religione di moralità; gli Indù una religione di metafisica; i Confuciani una religione di etica. Gesù visse una religione di servizio. Tutte queste religioni hanno un valore in quanto sono validi approcci alla religione di Gesù. La religione è destinata a divenire la realtà dell’unificazione spirituale di tutto ciò che è buono, bello e vero nell’esperienza umana.

5:4.8 (67.6) La religione greca aveva una parola d’ordine: “Conosci te stesso”; gli Ebrei incentravano il loro insegnamento su “Conosci il tuo Dio”; i Cristiani predicano un vangelo che mira ad una “conoscenza del Signore Gesù Cristo”; Gesù proclamò la buona novella “conosci Dio, e te stesso come figlio di Dio”. Queste differenti concezioni dello scopo della religione determinano il comportamento di un individuo nelle diverse situazioni della vita e prefigurano la profondità della sua adorazione e la natura delle sue abitudini personali di preghiera. Lo status spirituale di ogni religione può essere determinato dalla natura delle sue preghiere.

5:4.9 (67.7) Il concetto di un Dio semiumano e geloso è un’inevitabile transizione tra il politeismo ed il sublime monoteismo. Un antropomorfismo esaltato è il più alto livello raggiungibile di una religione puramente evoluzionaria. Il Cristianesimo ha elevato il concetto di antropomorfismo dall’ideale dell’umano fino al concetto trascendente e divino della persona del Cristo glorificato. E questo antropomorfismo è il più elevato che l’uomo possa mai concepire.

5:4.10 (67.8) Il concetto cristiano di Dio è un tentativo di combinare tre insegnamenti distinti:

5:4.11 (67.9) 1. Il concetto ebraico — Dio quale assertore di valori morali, un Dio di rettitudine.

5:4.12 (67.10) 2. Il concetto greco — Dio quale unificatore, un Dio di saggezza.

5:4.13 (68.1) 3. Il concetto di Gesù — Dio quale amico vivente, Padre amorevole, presenza divina.

5:4.14 (68.2) Deve quindi essere evidente che la composita teologia cristiana incontra grande difficoltà a raggiungere la coerenza. Questa difficoltà è ulteriormente aggravata dal fatto che le dottrine del Cristianesimo primitivo erano generalmente basate sull’esperienza religiosa personale di tre persone differenti: Filone di Alessandria, Gesù di Nazaret e Paolo di Tarso.

5:4.15 (68.3) Nello studio della vita religiosa di Gesù, consideratelo positivamente. Non pensate tanto al fatto che era esente da peccato quanto alla sua rettitudine, al suo servizio amorevole. Gesù ha elevato l’amore passivo, rivelato nel concetto ebraico del Padre celeste, a quello attivo, più sublime, di amorevole affetto per le creature di un Dio che è Padre di ogni individuo, anche del malfattore.

5. La coscienza di Dio

5:5.1 (68.4) La moralità ha origine nella ragione della coscienza di se stessi; essa è superanimale ma totalmente evoluzionaria. L’evoluzione umana include nel suo svolgersi tutte le acquisizioni antecedenti al conferimento degli Aggiustatori ed al conferimento dello Spirito della Verità. Ma il raggiungimento di livelli di moralità non libera l’uomo dalle proprie lotte della vita mortale. L’ambiente fisico in cui vive l’uomo comporta la lotta per l’esistenza; l’ambiente sociale necessita di aggiustamenti etici; le situazioni morali richiedono di operare delle scelte nei regni più elevati della ragione; l’esperienza spirituale (l’aver realizzato Dio) esige che l’uomo lo trovi e si sforzi sinceramente di essere simile a lui.

5:5.2 (68.5) La religione non si basa sui fatti della scienza, sugli obblighi della società, sulle ipotesi della filosofia, o sui doveri impliciti nella moralità. La religione è un regno indipendente di risposta umana alle situazioni della vita e compare infallibilmente in tutti gli stadi di sviluppo umano posteriori alla morale. La religione può permeare tutti e quattro i livelli di comprensione dei valori e di godimento della fraternità universale: il livello fisico o materiale dell’autopreservazione; il livello sociale od emotivo della fraternità; il livello morale, o del dovere, della ragione; il livello spirituale di coscienza della fraternità universale mediante l’adorazione divina.

5:5.3 (68.6) Lo scienziato che ricerca i fatti concepisce Dio come Causa Prima, un Dio di forza. L’artista sensibile vede Dio come ideale di bellezza, un Dio di estetica. Il filosofo raziocinante è talvolta incline a proporre un Dio di unità universale, persino una Deità panteistica. Coloro che hanno una religione di fede credono in un Dio che favorisce la sopravvivenza: il Padre che è nei cieli, il Dio d’amore.

5:5.4 (68.7) La condotta morale precede sempre la religione evoluta e fa anche parte della religione rivelata, ma non è mai la totalità dell’esperienza religiosa. Il servizio sociale è il risultato di un pensare morale e di un vivere religioso. La moralità non porta biologicamente ai livelli spirituali superiori dell’esperienza religiosa. L’adorazione della bellezza astratta non è l’adorazione di Dio; e nemmeno l’esaltazione della natura ed il grande rispetto per l’unità sono l’adorazione di Dio.

5:5.5 (68.8) La religione evoluzionaria è la madre della scienza, dell’arte e della filosofia che hanno innalzato l’uomo al livello di ricettività della religione rivelata, inclusi il conferimento degli Aggiustatori e la venuta dello Spirito della Verità. Il quadro evoluzionario dell’esistenza umana comincia e finisce con la religione, sebbene con qualità molto differenti di religione: una di evoluzione e biologica, l’altra di rivelazione e periodica. In tal modo, mentre la religione è normale e naturale per l’uomo, è anche facoltativa. L’uomo non deve essere religioso contro il suo volere.

5:5.6 (69.1) L’esperienza religiosa, essendo essenzialmente spirituale, non può mai essere pienamente compresa dalla mente materiale; da qui la funzione della teologia, che è la psicologia della religione. La dottrina essenziale della realizzazione umana di Dio crea un paradosso nella comprensione finita. È quasi impossibile per la logica umana e per la ragione finita armonizzare il concetto dell’immanenza divina, Dio interno e parte di ogni individuo, con l’idea della trascendenza di Dio, il dominio divino dell’universo degli universi. Questi due concetti essenziali della Deità devono essere unificati nella comprensione per fede del concetto della trascendenza di un Dio personale e nella realizzazione della presenza interiore di un frammento di questo Dio, al fine di giustificare un’adorazione intelligente e convalidare la speranza della sopravvivenza della personalità. Le difficoltà ed i paradossi della religione sono inerenti al fatto che le realtà della religione travalicano completamente la capacità di comprensione intellettuale dei mortali.

5:5.7 (69.2) L’uomo mortale trae tre grandi soddisfazioni dall’esperienza religiosa, anche nel corso del suo soggiorno temporale sulla terra:

5:5.8 (69.3) 1. Intellettualmente acquisisce la soddisfazione di una coscienza umana più unificata.

5:5.9 (69.4) 2. Filosoficamente gode della conferma dei suoi ideali dei valori morali.

5:5.10 (69.5) 3. Spiritualmente cresce nell’esperienza dell’amicizia divina e nelle soddisfazioni spirituali di una vera adorazione.

5:5.11 (69.6) La coscienza di Dio, qual è provata da un mortale in evoluzione dei regni, deve consistere in tre fattori variabili, tre livelli distinti di realizzazione della realtà. C’è prima la coscienza mentale — la comprensione dell’idea di Dio. Viene poi la coscienza dell’anima — la realizzazione dell’ideale di Dio. Infine sorge la coscienza dello spirito — la realizzazione della realtà spirituale di Dio. Con l’unificazione di questi fattori della realizzazione divina, per quanto incompleta, la personalità mortale ricopre costantemente tutti i livelli coscienti con una realizzazione della personalità di Dio. Nei mortali che hanno raggiunto il Corpo della Finalità tutto questo porterà col tempo alla realizzazione della supremazia di Dio e potrà successivamente sfociare nella realizzazione dell’ultimità di Dio, una fase della supercoscienza absonita del Padre del Paradiso.

5:5.12 (69.7) L’esperienza di essere coscienti di Dio rimane la stessa di generazione in generazione, ma con l’avanzamento in ogni epoca delle conoscenze umane il concetto filosofico e le definizioni teologiche di Dio devono cambiare. La conoscenza di Dio, la coscienza religiosa, è una realtà universale; ma per quanto valida (reale) sia l’esperienza religiosa, deve accettare di assoggettarsi ad una critica intelligente e ad un’interpretazione filosofica ragionevole. Essa non deve cercare di essere un elemento isolato nell’insieme dell’esperienza umana.

5:5.13 (69.8) La sopravvivenza eterna della personalità dipende interamente dalla scelta della mente mortale, le cui decisioni determinano il potenziale di sopravvivenza dell’anima immortale. Quando la mente crede in Dio e l’anima conosce Dio, e quando con lo stimolo dell’Aggiustatore tutte desiderano Dio, allora la sopravvivenza è assicurata. Né limitazioni d’intelletto, né lacune d’insegnamento, né mancanza di cultura, né modestia di condizione sociale, né inferiorità di livelli umani di moralità risultanti da una sfortunata mancanza di opportunità educative, culturali e sociali possono invalidare la presenza dello spirito divino in tali individui sfortunati e svantaggiati sul piano umano, ma credenti. La presenza interiore del Monitore del Mistero costituisce l’inizio ed assicura la possibilità del potenziale di crescita e di sopravvivenza dell’anima immortale.

5:5.14 (70.1) La capacità dei genitori mortali di procreare non è basata sulla loro condizione educativa, culturale, sociale o economica. L’unione dei fattori dei genitori in condizioni naturali è del tutto sufficiente ad assicurare una progenie. Una mente umana che discerne il bene ed il male e che possiede la capacità di adorare Dio, in unione con un divino Aggiustatore, è tutto ciò che è necessario, per quel mortale, per iniziare e favorire la formazione della sua anima immortale con qualità di sopravvivenza, se un tale individuo dotato di spirito cerca Dio, desidera sinceramente di divenire simile a lui e sceglie onestamente di fare la volontà del Padre che è nei cieli.

6. Il Dio della personalità

5:6.1 (70.2) Il Padre Universale è il Dio delle personalità. Il dominio della personalità universale, dalle creature mortali e materiali più umili con status di personalità fino alle persone più elevate aventi dignità di creatore e status divino, ha il suo centro e la sua circonferenza nel Padre Universale. Dio il Padre è il donatore ed il conservatore di ogni personalità. Ed il Padre del Paradiso è anche il destino di tutte le personalità finite che scelgono sinceramente di fare la volontà divina, che amano Dio ed anelano ad essere simili a lui.

5:6.2 (70.3) La personalità è uno dei misteri insoluti degli universi. Noi siamo in grado di formarci concetti adeguati dei fattori che entrano nella composizione dei vari ordini e livelli di personalità, ma non comprendiamo totalmente la natura reale della personalità stessa. Noi percepiamo chiaramente i numerosi fattori che, una volta riuniti, costituiscono il veicolo della personalità umana, ma non comprendiamo pienamente la natura ed il significato di tale personalità finita.

5:6.3 (70.4) La personalità è potenziale in tutte le creature che posseggono una dotazione mentale che va dal minimo di coscienza di sé al massimo di coscienza di Dio. Ma la sola dotazione mentale non è la personalità, né lo è lo spirito o l’energia fisica. La personalità è quella qualità e quel valore della realtà cosmica che sono conferiti esclusivamente da Dio il Padre a questi sistemi viventi di energie associate e coordinate della materia, della mente e dello spirito. La personalità non è nemmeno una realizzazione progressiva. La personalità può essere materiale o spirituale, ma o c’è personalità o non c’è personalità. Ciò che è altro-che-personale non raggiunge mai il livello del personale, salvo che per l’azione diretta del Padre del Paradiso.

5:6.4 (70.5) Il dono della personalità è funzione esclusiva del Padre Universale, la personalizzazione dei sistemi viventi d’energia che egli dota degli attributi di una relativa coscienza creativa ed il controllo di questi attributi attraverso il libero arbitrio. Non c’è personalità se non di Dio il Padre, e non esiste personalità se non per Dio il Padre. Gli attributi fondamentali dell’individualità umana, così come l’Aggiustatore assoluto, nucleo della personalità umana, sono conferimenti del Padre Universale che agisce nel suo dominio esclusivamente personale del ministero cosmico.

5:6.5 (70.6) Gli Aggiustatori di status prepersonale abitano numerosi tipi di creature mortali, assicurando così che questi stessi esseri possano sopravvivere alla morte fisica e personalizzarsi come creature morontiali con potenziale di conquista spirituale ultima. Perché, quando nella mente di questa creatura dotata di personalità dimora un frammento dello spirito del Dio eterno, dono prepersonale del Padre personale, allora tale personalità finita possiede il potenziale del divino e dell’eterno, ed aspira ad un destino simile all’Ultimo, tendendo anche ad una comprensione dell’Assoluto.

5:6.6 (71.1) La capacità di raggiungere la personalità divina è insita nell’Aggiustatore prepersonale; la capacità di raggiungere la personalità umana è potenziale nella dotazione di mente cosmica dell’essere umano. Ma la personalità esperienziale dell’uomo mortale è osservabile come realtà attiva e funzionale solo dopo che il veicolo materiale di vita della creatura mortale è stato toccato dalla divinità liberatrice del Padre Universale, venendo così lanciata sui mari dell’esperienza come personalità cosciente di sé e (relativamente) capace di determinarsi e di creare se stessa. L’io materiale è veramente ed incondizionatamente personale.

5:6.7 (71.2) L’io materiale possiede una personalità e un’identità, un’identità temporale; l’Aggiustatore spirituale prepersonale ha anch’esso un’identità, un’identità eterna. Questa personalità materiale e questa prepersonalità spirituale sono capaci di unire i loro attributi creativi in modo da portare all’esistenza l’identità sopravvivente dell’anima immortale.

5:6.8 (71.3) Dopo aver provveduto in tal modo alla crescita dell’anima immortale ed aver liberato l’io interiore dell’uomo dalle catene di dipendenza assoluta dalla causalità antecedente, il Padre si tiene in disparte. Ora all’uomo, essendo stato liberato in tal modo dalle catene della risposta alla causalità, almeno per quanto concerne il suo destino eterno, ed essendo stato provveduto per la crescita del suo io immortale, cioè l’anima, all’uomo stesso non resta che volere o impedire la creazione di questo io sopravvivente ed eterno che è suo per scelta. Nessun altro essere, forza, creatore o agente in tutto l’immenso universo degli universi può interferire in un qualunque modo nella sovranità assoluta del libero arbitrio umano, che opera nei domini della scelta concernente il destino eterno della personalità del mortale che sceglie. Per quanto riguarda la sopravvivenza eterna, Dio ha decretato la sovranità della volontà materiale e mortale, e questo decreto è assoluto.

5:6.9 (71.4) La donazione della personalità alle creature conferisce una relativa liberazione dalla reazione servile alla causalità antecedente, e le personalità di tutti questi esseri morali, evoluzionari o altro, sono incentrate nella personalità del Padre Universale. Esse sono sempre attratte verso la sua presenza in Paradiso da quell’affinità dell’essere che costituisce la vasta ed universale cerchia familiare ed il circuito fraterno del Dio eterno. C’è affinità di spontaneità divina in ogni personalità.

5:6.10 (71.5) Il circuito della personalità dell’universo degli universi è incentrato nella persona del Padre Universale, ed il Padre del Paradiso è personalmente cosciente di tutte le personalità su tutti i livelli d’esistenza autocosciente ed è in personale contatto con esse. E questa coscienza della personalità di tutta la creazione esiste indipendentemente dalla missione degli Aggiustatori di Pensiero.

5:6.11 (71.6) Come ogni gravità è messa in circuito nell’Isola del Paradiso e come ogni mente è messa in circuito nell’Attore Congiunto ed ogni spirito nel Figlio Eterno, allo stesso modo ogni personalità è messa in circuito nella presenza personale del Padre Universale, e questo circuito trasmette infallibilmente l’adorazione di tutte le personalità alla Personalità Originale ed Eterna.

5:6.12 (71.7) Per quanto concerne le personalità non abitate da un Aggiustatore, l’attributo di libertà di scelta è concesso dal Padre Universale anche a loro, e tali persone sono anch’esse inserite nel grande circuito dell’amore divino, il circuito della personalità del Padre Universale. Dio assicura la sovranità di scelta a tutte le vere personalità. Nessuna creatura personale può essere costretta all’avventura eterna. Il portale dell’eternità si apre solo in risposta alla libera scelta dei figli dotati di libero arbitrio del Dio del libero arbitrio.

5:6.13 (72.1) Quanto sopra rappresenta i miei sforzi per esporre la relazione tra il Dio vivente ed i figli del tempo. E quando tutto è stato detto e fatto, io non posso far niente di più utile che ripetere che Dio è vostro Padre nell’universo e che voi siete tutti suoi figli planetari.

5:6.14 (72.2) [Questo fascicolo è il quinto ed ultimo della serie che presenta la descrizione del Padre Universale da parte di un Consigliere Divino di Uversa.]

Fascicolo 6 - Il Figlio Eterno

Il Libro di Urantia

Fascicolo 6

Il Figlio Eterno

6:0.1 (73.1) IL FIGLIO Eterno è l’espressione perfetta e finale del “primo” concetto personale ed assoluto del Padre Universale. Di conseguenza, ogniqualvolta ed in qualunque modo il Padre si esprime in maniera personale ed assoluta, lo fa tramite suo Figlio Eterno che è sempre stato, è e sarà sempre il Verbo divino e vivente. Questo Figlio Eterno risiede al centro di tutte le cose, ed in diretta associazione con l’avvolgente presenza personale del Padre Universale ed Eterno.

6:0.2 (73.2) Noi parliamo del “primo” pensiero di Dio ed alludiamo ad un’impossibile origine nel tempo del Figlio Eterno nell’intento di trovare accesso ai canali di pensiero dell’intelletto umano. Queste distorsioni di linguaggio rappresentano i nostri migliori sforzi per un compromesso che permetta il contatto con le menti vincolate al tempo delle creature mortali. In senso sequenziale il Padre Universale non avrebbe mai potuto avere un primo pensiero, né il Figlio Eterno avrebbe mai potuto avere un inizio. Ma io ho ricevuto l’ordine di descrivere le realtà dell’eternità alle menti dei mortali limitate dal tempo servendomi di questi simboli di pensiero, e di designare le relazioni dell’eternità con questi concetti temporali di sequenzialità.

6:0.3 (73.3) Il Figlio Eterno è la personalizzazione spirituale del concetto universale ed infinito della realtà divina, dello spirito non qualificato e della personalità assoluta del Padre del Paradiso. Perciò il Figlio costituisce la rivelazione divina dell’identità di creatore del Padre Universale. La personalità perfetta del Figlio rivela che il Padre è effettivamente la sorgente eterna ed universale di tutti i significati e valori dello spirituale, del volitivo, dell’intenzionale e del personale.

6:0.4 (73.4) Nel nostro sforzo per consentire alla mente finita del tempo di formare un concetto sequenziale delle relazioni tra gli esseri infiniti ed eterni della Trinità del Paradiso, utilizziamo delle licenze concettuali come quella che si riferisce al “primo concetto personale, universale ed infinito del Padre”. Mi è impossibile trasmettere alla mente umana un’idea adeguata delle relazioni eterne delle Deità. Perciò impiego termini che forniranno alla mente finita una qualche idea delle relazioni di questi esseri eterni nelle susseguenti ere del tempo. Noi crediamo che il Figlio abbia avuto origine dal Padre; ci viene insegnato che entrambi sono incondizionatamente eterni. È evidente, dunque, che nessuna creatura del tempo potrà mai comprendere pienamente questo mistero, quello di un Figlio che è derivato dal Padre e che è tuttavia coordinatamente eterno con il Padre stesso.

1. L’identità del Figlio Eterno

6:1.1 (73.5) Il Figlio Eterno è l’originale ed unigenito Figlio di Dio. Egli è Dio il Figlio, la Seconda Persona della Deità ed il creatore associato di tutte le cose. Come il Padre è la Prima Grande Sorgente e Centro, così il Figlio Eterno è la Seconda Grande Sorgente e Centro.

6:1.2 (74.1) Il Figlio Eterno è il centro spirituale e l’amministratore divino del governo spirituale dell’universo degli universi. Il Padre Universale è prima un creatore e poi un controllore; il Figlio Eterno è prima un cocreatore e poi un amministratore spirituale. “Dio è spirito”, ed il Figlio è una rivelazione personale di questo spirito. La Prima Sorgente e Centro è l’Assoluto della Volizione; la Seconda Sorgente e Centro è l’Assoluto della Personalità.

6:1.3 (74.2) Il Padre Universale non agisce mai personalmente come creatore se non in congiunzione con il Figlio o con l’azione coordinata del Figlio. Se chi ha scritto il Nuovo Testamento si fosse riferito al Figlio Eterno, avrebbe espresso la verità quando scrisse: “All’inizio era il Verbo, ed il Verbo era con Dio, ed il Verbo era Dio. Tutte le cose sono state fatte da lui, e niente di ciò che è stato fatto è stato fatto senza di lui.”

6:1.4 (74.3) Quando un Figlio del Figlio Eterno apparve su Urantia, quelli che fraternizzarono con questo essere divino in forma umana parlarono di lui come di “Colui che era fin dall’inizio, che abbiamo ascoltato, che abbiamo visto con i nostri occhi, che abbiamo osservato, che le nostre mani hanno toccato, il Verbo stesso di vita”. E questo Figlio di conferimento proveniva dal Padre altrettanto veramente quanto proveniva il Figlio Originale, com’è indicato in una delle sue preghiere terrene: “Ed ora, o Padre mio, glorificami con il tuo essere, con la gloria che avevo presso di te prima che questo mondo fosse.”

6:1.5 (74.4) Il Figlio Eterno è conosciuto con nomi differenti nei vari universi. Nell’universo centrale è conosciuto come la Sorgente Coordinata, il Cocreatore e l’Associato Assoluto. Su Uversa, la capitale del superuniverso, noi designiamo il Figlio come il Centro Spirituale Coordinato e come l’Amministratore Spirituale Eterno. Su Salvington, la capitale del vostro universo locale, questo Figlio è indicato come la Seconda Eterna Sorgente e Centro. I Melchizedek lo chiamano il Figlio dei Figli. Sul vostro mondo, ma non nel vostro sistema di sfere abitate, questo Figlio Originale è stato confuso con un Figlio Creatore coordinato, Micael di Nebadon, che ha conferito se stesso alle razze mortali di Urantia.

6:1.6 (74.5) Benché ciascuno dei Figli Paradisiaci possa essere chiamato a giusto titolo Figlio di Dio, noi abbiamo l’abitudine di riservare l’appellativo di “Figlio Eterno” al Figlio Originale, la Seconda Sorgente e Centro, cocreatore con il Padre Universale dell’universo centrale di potere e di perfezione e cocreatore di tutti gli altri Figli divini originati dalle Deità infinite.

2. La natura del Figlio Eterno

6:2.1 (74.6) Il Figlio Eterno è altrettanto immutabile ed infinitamente degno di fiducia quanto il Padre Universale. Egli è anche altrettanto spirituale quanto il Padre, veramente uno spirito illimitato. A voi che siete di umile origine, il Figlio dovrebbe apparire più personale poiché è un gradino più vicino a voi rispetto al Padre Universale.

6:2.2 (74.7) Il Figlio Eterno è il Verbo eterno di Dio. Egli è del tutto simile al Padre. In effetti, il Figlio Eterno è Dio il Padre personalmente manifesto all’universo degli universi. Per questo è stato, è e sarà sempre vero dire del Figlio Eterno e di tutti i Figli Creatori coordinati che: “Colui che ha visto il Figlio ha visto il Padre.”

6:2.3 (74.8) Per natura il Figlio è del tutto simile al Padre spirituale. Quando adoriamo il Padre Universale, allo stesso tempo noi adoriamo effettivamente Dio il Figlio e Dio lo Spirito. Dio il Figlio è altrettanto divinamente reale ed eterno in natura quanto Dio il Padre.

6:2.4 (75.1) Il Figlio non solo possiede tutta la rettitudine infinita e trascendente del Padre, ma riflette anche tutta la santità di carattere del Padre. Il Figlio condivide la perfezione del Padre e condivide anche la responsabilità di aiutare tutte le creature imperfette nei loro sforzi spirituali per raggiungere la perfezione divina.

6:2.5 (75.2) Il Figlio Eterno possiede tutto il carattere di divinità e tutti gli attributi di spiritualità del Padre. Il Figlio è la totalità dell’assolutezza di Dio in personalità ed in spirito, e queste qualità il Figlio le rivela nella sua gestione personale del governo spirituale dell’universo degli universi.

6:2.6 (75.3) Dio è veramente uno spirito universale. Dio è spirito, e questa natura spirituale del Padre è focalizzata e personalizzata nella Deità del Figlio Eterno. Nel Figlio tutte le qualità spirituali appaiono grandemente esaltate dalla differenziazione con l’universalità della Prima Sorgente e Centro. E come il Padre condivide la sua natura spirituale con il Figlio, così altrettanto pienamente e senza riserve entrambi condividono lo spirito divino con l’Attore Congiunto, lo Spirito Infinito.

6:2.7 (75.4) Nell’amore della verità e nella creazione della bellezza il Padre ed il Figlio sono uguali, salvo che il Figlio sembra dedicarsi di più alla realizzazione della bellezza esclusivamente spirituale dei valori universali.

6:2.8 (75.5) Quanto a bontà divina, io non discerno alcuna differenza tra il Padre ed il Figlio. Il Padre ama i suoi figli dell’universo come un padre; il Figlio Eterno guarda tutte le creature come un padre e come un fratello.

3. Il ministero dell’amore del Padre

6:3.1 (75.6) Il Figlio prende parte alla giustizia ed alla rettitudine della Trinità, ma ricopre questi tratti di divinità con la personalizzazione infinita dell’amore e della misericordia del Padre; il Figlio è la rivelazione dell’amore divino agli universi. Come Dio è amore, così il Figlio è misericordia. Il Figlio non può amare più del Padre, ma può mostrare misericordia verso le creature anche in modo addizionale, perché non solo è un creatore primordiale come il Padre, ma è anche il Figlio Eterno di questo stesso Padre, partecipando così all’esperienza di filiazione di tutti gli altri figli del Padre Universale.

6:3.2 (75.7) Il Figlio Eterno è il grande ministro della misericordia per tutta la creazione. La misericordia è l’essenza del carattere spirituale del Figlio. I comandamenti del Figlio Eterno, quali vengono trasmessi sui circuiti spirituali della Seconda Sorgente e Centro, sono armonizzati sui toni della misericordia.

6:3.3 (75.8) Per comprendere l’amore del Figlio Eterno, dovete prima percepire la sua sorgente divina, il Padre, che è amore, e poi osservare il dispiegarsi di questo affetto infinito nell’immenso ministero dello Spirito Infinito e delle sue schiere quasi illimitate di personalità tutelari.

6:3.4 (75.9) Il ministero del Figlio Eterno è consacrato alla rivelazione del Dio d’amore all’universo degli universi. Questo Figlio divino non è impegnato nell’avvilente compito di tentare di persuadere il suo benevolo Padre ad amare le sue umili creature ed a mostrare misericordia ai malfattori del tempo. Quale errore immaginare il Figlio Eterno che supplica il Padre Universale di mostrare misericordia verso le sue umili creature dei mondi materiali dello spazio! Questi concetti di Dio sono grossolani e grotteschi. Dovreste piuttosto capire che tutti gl’interventi misericordiosi dei Figli di Dio sono una rivelazione diretta dell’amore universale e della compassione infinita del cuore del Padre. L’amore del Padre è la sorgente reale ed eterna della misericordia del Figlio.

6:3.5 (75.10) Dio è amore, il Figlio è misericordia. La misericordia è amore applicato, l’amore del Padre in azione nella persona del suo Figlio Eterno. L’amore di questo Figlio universale è anch’esso universale. Nel modo in cui l’amore è compreso su un pianeta sessuato, l’amore di Dio è più paragonabile all’amore di un padre, mentre l’amore del Figlio Eterno è più simile all’affetto di una madre. Questi esempi sono in verità grossolani, ma io li impiego nella speranza di trasmettere alla mente umana l’idea che c’è una differenza, non di contenuto divino bensì di qualità e di tecnica d’espressione, tra l’amore del Padre e l’amore del Figlio.

4. Gli attributi del Figlio Eterno

6:4.1 (76.1) Il Figlio Eterno motiva il livello spirituale della realtà cosmica. Il potere spirituale del Figlio è assoluto in rapporto a tutte le realtà dell’universo. Egli esercita un controllo perfetto sull’interassociazione di tutte le energie spirituali indifferenziate e su tutta la realtà spirituale attuata grazie alla sua padronanza assoluta della gravità spirituale. Ogni puro spirito non frammentato e tutti gli esseri e valori spirituali rispondono al potere d’attrazione infinito del Figlio primario del Paradiso. E se l’eterno futuro dovesse assistere all’apparizione di un universo illimitato, la gravità spirituale ed il potere spirituale del Figlio Originale si mostrerebbero del tutto adeguati per il controllo spirituale ed un’efficace amministrazione di una tale creazione illimitata.

6:4.2 (76.2) Il Figlio è onnipotente soltanto nel regno dello spirito. Nell’economia eterna dell’amministrazione universale non s’incontrano mai sprechi e superflue ripetizioni di funzioni. Le Deità non sono dedite a duplicazioni inutili del ministero universale.

6:4.3 (76.3) L’onnipresenza del Figlio Originale costituisce l’unità spirituale dell’universo degli universi. La coesione spirituale di tutta la creazione poggia sulla presenza attiva in ogni luogo dello spirito divino del Figlio Eterno. Quando concepiamo la presenza spirituale del Padre, troviamo difficile differenziarla, nella nostra mente, dalla presenza spirituale del Figlio Eterno. Lo spirito del Padre risiede eternamente nello spirito del Figlio.

6:4.4 (76.4) Il Padre deve essere spiritualmente onnipresente, ma questa onnipresenza sembra essere inseparabile dalle attività spirituali ovunque compiute del Figlio Eterno. Noi crediamo, tuttavia, che in tutte le situazioni comportanti la presenza di duplice natura spirituale del Padre-Figlio, lo spirito del Figlio sia coordinato con lo spirito del Padre.

6:4.5 (76.5) Nel suo contatto con le personalità il Padre agisce nel circuito della personalità. Nel suo contatto personale e rivelabile con la creazione spirituale, egli appare nei frammenti della sua Deità totale, e questi frammenti del Padre hanno una funzione solitaria, unica ed esclusiva in ogni luogo ed ogniqualvolta appaiono negli universi. In tutte queste situazioni lo spirito del Figlio è coordinato con la funzione spirituale della presenza frammentata del Padre Universale.

6:4.6 (76.6) Spiritualmente il Figlio Eterno è onnipresente. Lo spirito del Figlio Eterno è certamente con voi ed attorno a voi, ma non dentro di voi e quale parte di voi come il Monitore del Mistero. Il frammento interiore del Padre adatta la mente umana a comportamenti progressivamente divini, dopo di che questa mente ascendente diviene sempre più reattiva al potere spirituale d’attrazione dell’onnipotente circuito della gravità spirituale della Seconda Sorgente e Centro.

6:4.7 (76.7) Il Figlio Originale è universalmente e spiritualmente cosciente di se stesso. In saggezza, il Figlio è del tutto uguale al Padre. Nei regni della conoscenza, dell’onniscienza, noi non sappiamo distinguere tra la Prima e la Seconda Sorgente. Come il Padre, il Figlio conosce tutto; egli non è mai sorpreso da alcun evento universale; comprende la fine sin dall’inizio.

6:4.8 (77.1) Il Padre ed il Figlio conoscono realmente il numero e la posizione di tutti gli spiriti e di tutti gli esseri spiritualizzati esistenti nell’universo degli universi. Non solo il Figlio conosce tutte le cose in virtù del proprio spirito onnipresente, ma il Figlio, parimenti al Padre e all’Attore Congiunto, ha piena conoscenza della vasta intelligenza riflettiva dell’Essere Supremo, e questa intelligenza è al corrente in ogni momento di tutto ciò che succede in tutti i mondi dei sette superuniversi. E ci sono altri modi grazie ai quali il Figlio del Paradiso è onnisciente.

6:4.9 (77.2) Il Figlio Eterno, in quanto personalità spirituale amorevole, misericordiosa e soccorrevole, è interamente ed infinitamente uguale al Padre Universale, mentre in tutti i contatti personali misericordiosi ed affettuosi con gli esseri ascendenti dei regni inferiori il Figlio Eterno è altrettanto benevolo e premuroso, altrettanto paziente ed indulgente quanto lo sono negli universi locali i suoi Figli Paradisiaci, che così frequentemente conferiscono se stessi ai mondi evoluzionari del tempo.

6:4.10 (77.3) È inutile dilungarsi ulteriormente sugli attributi del Figlio Eterno. Con le eccezioni segnalate, è sufficiente studiare gli attributi spirituali di Dio il Padre per comprendere e valutare correttamente gli attributi di Dio il Figlio.

5. I limiti del Figlio Eterno

6:5.1 (77.4) Il Figlio Eterno non agisce personalmente nei domini fisici, né funziona, se non tramite l’Attore Congiunto, sui livelli del ministero mentale per gli esseri creature. Ma queste limitazioni non condizionano in alcun altro modo il Figlio Eterno nel suo pieno e libero esercizio di tutti gli attributi divini di onniscienza, onnipresenza ed onnipotenza spirituali.

6:5.2 (77.5) Il Figlio Eterno non pervade personalmente i potenziali di spirito insiti nell’infinità dell’Assoluto della Deità, ma via via che questi potenziali diventano attuali, entrano nel controllo onnipotente del circuito della gravità spirituale del Figlio.

6:5.3 (77.6) La personalità è il dono esclusivo del Padre Universale. Il Figlio Eterno deriva la sua personalità dal Padre, ma non conferisce personalità senza il Padre. Il Figlio dà origine ad una vasta schiera di spiriti, ma queste derivazioni non sono personalità. Quando il Figlio crea delle personalità, lo fa in congiunzione con il Padre o con il Creatore Congiunto, il quale può agire in queste relazioni per conto del Padre. Il Figlio Eterno è così un cocreatore di personalità, ma non conferisce la personalità ad alcun essere, e da se stesso, da solo, non crea mai esseri personali. Questa limitazione d’azione, tuttavia, non priva il Figlio della capacità di creare ogni tipo di realtà altro-che-personale.

6:5.4 (77.7) Il Figlio Eterno è limitato nella trasmissione delle prerogative di creatore. Il Padre, rendendo eterno il Figlio Originale, gli ha conferito il potere ed il privilegio di unirsi successivamente a lui nel divino atto di produrre altri Figli in possesso di attributi creativi, e questo essi hanno fatto e fanno ancora. Ma una volta che questi Figli coordinati sono stati originati, le prerogative di creatività non sembrano essere ulteriormente trasmissibili. Il Figlio Eterno trasmette la facoltà di creare soltanto alla prima, o diretta, personalizzazione. Pertanto, quando il Padre ed il Figlio si uniscono per personalizzare un Figlio Creatore, raggiungono il loro intento. Ma il Figlio Creatore portato in tal modo all’esistenza non è mai capace di trasmettere o delegare le prerogative di creatività ai vari ordini di Figli che può successivamente creare, sebbene nei Figli più elevati degli universi locali appaia un riflesso molto limitato degli attributi creativi di un Figlio Creatore.

6:5.5 (78.1) Il Figlio Eterno, in quanto essere infinito ed esclusivamente personale, non può frammentare la sua natura, non può distribuire né conferire parti individualizzate del suo essere ad altre persone od entità, come fanno il Padre Universale e lo Spirito Infinito. Ma il Figlio può conferire, e conferisce, se stesso come spirito illimitato per impregnare tutta la creazione ed attrarre incessantemente a sé tutte le personalità e le realtà spirituali.

6:5.6 (78.2) Ricordatevi sempre che il Figlio Eterno è il ritratto personale del Padre spirituale per tutta la creazione. Il Figlio è personale e nient’altro che personale nel senso di Deità. Questa personalità divina ed assoluta non può essere disgregata o frammentata. Dio il Padre e Dio lo Spirito sono veramente personali, ma sono anche qualsiasi altra cosa in addizione ad essere tali personalità di Deità.

6:5.7 (78.3) Sebbene il Figlio Eterno non possa partecipare personalmente al conferimento degli Aggiustatori di Pensiero, nell’eterno passato egli sedeva in consiglio con il Padre Universale, approvando il piano e promettendo una collaborazione incessante quando il Padre, nel progettare il conferimento degli Aggiustatori di Pensiero, propose al Figlio: “Facciamo l’uomo mortale a nostra stessa immagine.” E come il frammento spirituale del Padre dimora in voi, così la presenza spirituale del Figlio vi avvolge, ed entrambi operano per sempre come uno solo per il vostro avanzamento spirituale.

6. La mente dello spirito

6:6.1 (78.4) Il Figlio Eterno è spirito e possiede una mente, ma non una mente od uno spirito che la mente umana possa comprendere. Un uomo mortale percepisce la mente sui livelli finito, cosmico, materiale e personale. L’uomo osserva anche dei fenomeni mentali in organismi viventi che funzionano sul livello subpersonale (animale), ma gli è difficile cogliere la natura della mente quando è associata ad esseri sovrammateriali e fa parte di personalità esclusivamente spirituali. Tuttavia, la mente deve essere definita in modi diversi quando si riferisce al livello spirituale dell’esistenza e quando è impiegata per indicare funzioni spirituali dell’intelligenza. Il genere di mente che è direttamente collegato con lo spirito non è paragonabile né alla mente che coordina lo spirito e la materia, né alla mente che è collegata solo con la materia.

6:6.2 (78.5) Lo spirito è sempre cosciente, dotato di mente e provvisto di varie fasi d’identità. Senza la mente in una qualche fase non vi sarebbe coscienza spirituale nella fraternità degli esseri spirituali. L’equivalente della mente, la capacità di conoscere e di essere conosciuti, è innato nella Deità. La Deità può essere personale, prepersonale, superpersonale o impersonale, ma la Deità non è mai priva di mente, non è mai, cioè, quanto meno priva della capacità di comunicare con entità, esseri o personalità similari.

6:6.3 (78.6) La mente del Figlio Eterno è simile a quella del Padre, ma dissimile da ogni altra mente nell’universo e, con la mente del Padre, è l’antenata delle vaste e diverse dotazioni mentali del Creatore Congiunto. La mente del Padre e del Figlio, quell’intelletto che è ancestrale alla mente assoluta della Terza Sorgente e Centro, è forse meglio illustrata nella premente di un Aggiustatore di Pensiero, perché, anche se questi frammenti del Padre sono completamente esterni ai circuiti mentali dell’Attore Congiunto, hanno una certa forma di premente. Essi conoscono così come sono conosciuti; godono dell’equivalente del pensare umano.

6:6.4 (78.7) Il Figlio Eterno è totalmente spirituale; l’uomo è quasi interamente materiale. Per tale ragione, molte cose concernenti la personalità spirituale del Figlio Eterno, le sue sette sfere spirituali che circondano il Paradiso e la natura delle creazioni impersonali del Figlio del Paradiso, dovranno attendere che raggiungiate lo status spirituale che segue il completamento della vostra ascensione morontiale dell’universo locale di Nebadon. Ed allora, mentre attraverserete il superuniverso e proseguirete verso Havona, molti di questi misteri nascosti dello spirito si chiariranno via via che comincerete ad essere dotati della “mente dello spirito” — l’intuizione spirituale.

7. La personalità del Figlio Eterno

6:7.1 (79.1) Il Figlio Eterno è quella personalità infinita ai cui vincoli di personalità non qualificata il Padre Universale si è sottratto mediante la tecnica della trinitizzazione, in virtù della quale ha da allora sempre continuato a conferirsi in una profusione senza fine al suo universo in continua espansione di Creatori e di creature. Il Figlio è personalità assoluta; Dio è personalità paterna — la fonte della personalità, il conferitore della personalità, la causa della personalità. Ogni essere personale deriva la sua personalità dal Padre Universale proprio come il Figlio Originale deriva eternamente la sua personalità dal Padre del Paradiso.

6:7.2 (79.2) La personalità del Figlio del Paradiso è assoluta e puramente spirituale, e questa personalità assoluta è anche il modello divino ed eterno, in primo luogo del conferimento della personalità fatto dal Padre all’Attore Congiunto e successivamente del conferimento della personalità alle miriadi di sue creature in tutto l’immenso universo.

6:7.3 (79.3) Il Figlio Eterno è veramente un ministro misericordioso, uno spirito divino, un potere spirituale ed una personalità reale. Il Figlio è la natura spirituale e personale di Dio resa manifesta agli universi — la somma e la sostanza della Prima Sorgente e Centro spogliata di tutto ciò che è non personale, extradivino, non spirituale e puro potenziale. Ma è impossibile trasmettere alla mente umana un’immagine verbale della bellezza e della grandiosità della personalità celeste del Figlio Eterno. Tutto ciò che tende ad offuscare il concetto del Padre Universale esercita un’influenza quasi uguale per impedire il riconoscimento concettuale del Figlio Eterno. Voi dovrete aspettare di essere giunti in Paradiso, ed allora comprenderete perché io sono stato incapace di descrivere alla comprensione della mente finita il carattere di questa personalità assoluta.

8. La comprensione del Figlio Eterno

6:8.1 (79.4) In ciò che concerne l’identità, la natura e gli altri attributi della personalità, il Figlio Eterno è l’esatto uguale, il perfetto complemento e l’eterna contropartita del Padre Universale. Nello stesso senso che Dio è il Padre Universale, il Figlio è la Madre Universale. E l’insieme di tutti noi, umili ed elevati, costituisce la loro famiglia universale.

6:8.2 (79.5) Per apprezzare il carattere del Figlio dovreste studiare la rivelazione del carattere divino del Padre; essi sono per sempre ed inseparabilmente uno. In quanto personalità divine essi sono praticamente indistinguibili da parte degli ordini inferiori dell’intelligenza. Il loro riconoscimento separato non è altrettanto difficile per quelli che traggono origine dagli atti creativi delle Deità stesse. Gli esseri che nascono nell’universo centrale ed in Paradiso discernono il Padre ed il Figlio non solo come una sola unità personale di controllo universale, ma anche come due personalità distinte che operano in domini definiti dell’amministrazione universale.

6:8.3 (79.6) In quanto persone voi potete concepire il Padre Universale ed il Figlio Eterno come individualità separate, perché in verità lo sono; ma nell’amministrazione degli universi essi sono talmente intrecciati ed in correlazione che non è sempre possibile distinguerli. Quando negli affari degli universi incontriamo il Padre ed il Figlio in interassociazioni indistinte, non è sempre proficuo tentare di separare le loro operazioni. Ricordatevi semplicemente che Dio è il pensiero iniziatore ed il Figlio è il verbo espressivo. In ogni universo locale questa inseparabilità è personalizzata nella divinità del Figlio Creatore, che rappresenta sia il Padre che il Figlio per le creature di dieci milioni di mondi abitati.

6:8.4 (80.1) Il Figlio Eterno è infinito, ma è avvicinabile tramite le persone dei suoi Figli Paradisiaci ed il paziente ministero dello Spirito Infinito. Senza il servizio di conferimento dei Figli Paradisiaci ed il ministero amorevole delle creature dello Spirito Infinito, gli esseri di origine materiale non avrebbero alcuna speranza di raggiungere il Figlio Eterno. Ed è altrettanto vero che con l’aiuto e la guida di questi agenti celesti i mortali coscienti di Dio raggiungeranno certamente il Paradiso e staranno un giorno alla presenza personale di questo maestoso Figlio dei Figli.

6:8.5 (80.2) Anche se il Figlio Eterno è il modello di raggiungimento della personalità mortale, vi è più facile cogliere la realtà del Padre e dello Spirito, perché il Padre è il conferitore effettivo della vostra personalità umana e lo Spirito Infinito è la sorgente assoluta della vostra mente mortale. Ma via via che ascenderete sul sentiero del progresso spirituale verso il Paradiso, la personalità del Figlio Eterno diverrà sempre più reale per voi e la realtà della sua mente infinitamente spirituale diverrà più discernibile per la vostra mente in corso di progressiva spiritualizzazione.

6:8.6 (80.3) Il concetto del Figlio Eterno non potrà mai risplendere vivamente nella vostra mente materiale o successivamente morontiale; e fino a che non vi spiritualizzerete e non inizierete la vostra ascensione spirituale, la vostra comprensione della personalità del Figlio Eterno non comincerà ad eguagliare la vividezza del vostro concetto della personalità del Figlio Creatore originario del Paradiso che, in persona ed in quanto persona, si è un giorno incarnato ed ha vissuto su Urantia come un uomo tra gli uomini.

6:8.7 (80.4) Durante tutta la vostra esperienza nell’universo locale il Figlio Creatore, la cui personalità è comprensibile dagli uomini, deve compensare la vostra incapacità di cogliere il pieno significato del Figlio Eterno del Paradiso, che è più esclusivamente spirituale ma personale. Mentre vi eleverete passando per Orvonton ed Havona, via via che lascerete dietro di voi la vivida immagine ed i ricordi profondi del Figlio Creatore del vostro universo locale, il superamento di questa esperienza materiale e morontiale sarà compensato da concetti sempre più ampi e da una comprensione sempre più profonda del Figlio Eterno del Paradiso, la cui realtà e vicinanza aumenteranno sempre a mano a mano che progredirete verso il Paradiso.

6:8.8 (80.5) Il Figlio Eterno è una grande e gloriosa personalità. Benché sia al di là dei poteri della mente mortale e materiale afferrare la realtà della personalità di un tale essere infinito, non dubitate, egli è una persona. Io so di che cosa parlo. Sono stato alla presenza divina di questo Figlio Eterno innumerevoli volte ed ho viaggiato poi nell’universo per eseguire i suoi benevoli ordini.

6:8.9 (80.6) [Redatto da un Consigliere Divino incaricato di formulare questa esposizione che descrive il Figlio Eterno del Paradiso.]

Fascicolo 7 - Relazione del Figlio Eterno con l’universo

Il Libro di Urantia

Fascicolo 7

Relazione del Figlio Eterno con l’universo

7:0.1 (81.1) IL FIGLIO Originale è sempre interessato all’esecuzione degli aspetti spirituali del proposito eterno del Padre, quale si dispiega progressivamente nei fenomeni degli universi in evoluzione con i loro molteplici gruppi di esseri viventi. Noi non comprendiamo pienamente questo piano eterno, ma il Figlio del Paradiso indubbiamente sì.

7:0.2 (81.2) Il Figlio è simile al Padre, nel senso che cerca di conferire il più possibile di se stesso sui suoi Figli coordinati e sui loro Figli subordinati. Ed il Figlio partecipa della natura autodistributiva del Padre nel conferimento senza riserve di se stesso sullo Spirito Infinito, loro esecutore congiunto.

7:0.3 (81.3) Come sostenitore delle realtà spirituali, la Seconda Sorgente e Centro è il contrappeso eterno dell’Isola del Paradiso, che sostiene così stupendamente tutte le cose materiali. In tal modo la Prima Sorgente e Centro è perennemente rivelata nella bellezza materiale dei mirabili archetipi dell’Isola centrale e nei valori spirituali della personalità celeste del Figlio Eterno.

7:0.4 (81.4) Il Figlio Eterno è il sostenitore effettivo della vasta creazione di realtà spirituali e di esseri spirituali. Il mondo dello spirito è l’habitus, la condotta personale del Figlio, e le realtà impersonali della natura spirituale rispondono sempre alla volontà ed al proposito della personalità perfetta del Figlio Assoluto.

7:0.5 (81.5) Tuttavia, il Figlio non è personalmente responsabile della condotta di tutte le personalità spirituali. La volontà della creatura personale è relativamente libera e perciò determina le azioni di questi esseri volitivi. Il mondo spirituale del libero arbitrio non è quindi sempre veramente rappresentativo del carattere del Figlio Eterno, così come la natura su Urantia non è realmente rivelatrice della perfezione e dell’immutabilità del Paradiso e della Deità. Ma indipendentemente da ciò che può caratterizzare l’azione di libero arbitrio degli uomini o degli angeli, il dominio eterno del Figlio sul controllo della gravità universale di tutte le realtà spirituali continua ad essere assoluto.

1. Il circuito della gravità spirituale

7:1.1 (81.6) Tutto ciò che è stato insegnato sull’immanenza di Dio, sulla sua onnipresenza, onnipotenza ed onniscienza, è ugualmente vero per il Figlio nei domini spirituali. La pura ed universale gravità spirituale di tutta la creazione, questo circuito esclusivamente spirituale, riconduce direttamente alla persona della Seconda Sorgente e Centro in Paradiso. Il Figlio Eterno presiede al controllo ed alle operazioni di questo dominio spirituale sempre presente ed infallibile su tutti i veri valori spirituali. In tal modo il Figlio Eterno esercita una sovranità spirituale assoluta. Egli, per così dire, tiene letteralmente nel cavo della sua mano tutte le realtà spirituali e tutti i valori spiritualizzati. Il controllo della gravità spirituale universale è la sovranità spirituale universale.

7:1.2 (82.1) Questo controllo di gravità delle cose spirituali opera indipendentemente dal tempo e dallo spazio; per questo l’energia spirituale non diminuisce nella trasmissione. La gravità spirituale non subisce mai ritardi dovuti al tempo, né è soggetta a diminuzione a causa dello spazio. Essa non decresce in proporzione al quadrato della distanza dalla quale viene trasmessa; i circuiti del puro potere spirituale non sono rallentati dalla massa della creazione materiale. Questa trascendenza del tempo e dello spazio da parte delle energie del puro spirito è inerente all’assolutezza del Figlio; essa non è dovuta all’intervento delle forze antigravitazionali della Terza Sorgente e Centro.

7:1.3 (82.2) Le realtà spirituali rispondono al potere d’attrazione del centro di gravità spirituale secondo il loro valore qualitativo, il loro grado effettivo di natura spirituale. La sostanza spirituale (qualità) risponde alla gravità spirituale come l’energia organizzata della materia fisica (quantità) risponde alla gravità fisica. I valori spirituali e le forze spirituali sono reali. Dal punto di vista della personalità lo spirito è l’anima della creazione; la materia ne è l’effimero corpo fisico.

7:1.4 (82.3) Le reazioni e le fluttuazioni della gravità dello spirito sono sempre conformi al contenuto dei valori spirituali, allo status spirituale qualitativo di un individuo o di un mondo. Questo potere d’attrazione risponde istantaneamente ai valori inter ed intraspirituali di qualunque situazione universale o condizione planetaria. Ogni volta che una realtà spirituale si attua negli universi, questo cambiamento richiede l’immediato ed istantaneo raggiustamento della gravità dello spirito. Questo nuovo spirito fa effettivamente parte della Seconda Sorgente e Centro. Ed altrettanto certamente, se un uomo mortale diviene un essere spiritualizzato, raggiungerà il Figlio spirituale, centro e sorgente della gravità dello spirito.

7:1.5 (82.4) Il potere d’attrazione spirituale del Figlio è insito in grado minore in molti ordini di filiazione del Paradiso. Perciò all’interno del circuito assoluto della gravità dello spirito esistono quei sistemi locali d’attrazione spirituale che funzionano nelle unità minori della creazione. Queste focalizzazioni subassolute della gravità spirituale fanno parte della divinità delle personalità Creatrici del tempo e dello spazio e sono in correlazione con il supercontrollo esperienziale emergente dell’Essere Supremo.

7:1.6 (82.5) L’attrazione della gravità spirituale e la risposta ad essa operano non solo sull’universo come un tutto, ma anche tra individui e gruppi d’individui. C’è coesione spirituale tra le personalità spirituali e spiritualizzate di ogni mondo, razza, nazione o gruppo di credenti. Esiste un’attrazione diretta di natura spirituale tra persone dotate di mentalità spirituale con gusti ed aspirazioni simili. Il termine affinità di spirito non è solo una figura retorica.

7:1.7 (82.6) Come la gravità materiale del Paradiso, la gravità spirituale del Figlio Eterno è assoluta. Il peccato e la ribellione possono interferire con le operazioni dei circuiti di un universo locale, ma niente può sospendere la gravità spirituale del Figlio Eterno. La ribellione di Lucifero ha prodotto molti cambiamenti nel vostro sistema di mondi abitati e su Urantia, ma noi non notiamo che la quarantena spirituale del vostro pianeta che ne è risultata abbia minimamente inciso sulla presenza e la funzione sia dello spirito onnipresente del Figlio Eterno che dell’associato circuito della gravità spirituale.

7:1.8 (82.7) Tutte le reazioni del circuito di gravità spirituale del grande universo sono prevedibili. Noi riconosciamo tutte le azioni e le reazioni dello spirito onnipresente del Figlio Eterno e costatiamo che sono degne di fiducia. In conformità a leggi ben conosciute noi possiamo misurare la gravità spirituale, e lo facciamo, esattamente come gli uomini tentano di calcolare il funzionamento della gravità fisica finita. C’è una risposta invariabile dello spirito del Figlio a tutte le cose, a tutti gli esseri e a tutte le persone spirituali, e questa risposta è sempre conforme al grado di attualità (al grado qualitativo di realtà) di tutti questi valori spirituali.

7:1.9 (83.1) Ma a fianco di questa affidabilissima e prevedibile funzione della presenza spirituale del Figlio Eterno, s’incontrano fenomeni le cui reazioni non sono così prevedibili. Questi fenomeni indicano probabilmente l’azione coordinata dell’Assoluto della Deità nei regni dei potenziali spirituali emergenti. Noi sappiamo che la presenza spirituale del Figlio Eterno è l’influenza di una personalità maestosa ed infinita, ma difficilmente consideriamo come personali le reazioni associate a supposti compimenti dell’Assoluto della Deità.

7:1.10 (83.2) Considerati dal punto di vista della personalità e da persone, il Figlio Eterno e l’Assoluto della Deità paiono essere in relazione nel modo seguente: il Figlio Eterno domina il regno dei valori spirituali attuali, mentre l’Assoluto della Deità sembra pervadere il vasto dominio dei valori spirituali potenziali. Ogni valore attuale di natura spirituale trova collocazione nel dominio di gravità del Figlio Eterno ma, se potenziale, sembra allora trovare posto nella presenza dell’Assoluto della Deità.

7:1.11 (83.3) Lo spirito pare emergere dai potenziali dell’Assoluto della Deità. Lo spirito in evoluzione trova correlazione nei domini esperienziali ed incompleti del Supremo e dell’Ultimo. Lo spirito trova infine il suo destino finale nel dominio assoluto della gravità spirituale del Figlio Eterno. Questo pare essere il ciclo dello spirito esperienziale, ma lo spirito esistenziale è connaturato nell’infinità della Seconda Sorgente e Centro.

2. L’amministrazione del Figlio Eterno

7:2.1 (83.4) In Paradiso la presenza e l’attività personale del Figlio Originale sono profonde, in senso spirituale assolute. Quando noi usciamo dal Paradiso attraverso Havona ed entriamo nei regni dei sette superuniversi, scorgiamo un’attività personale del Figlio Eterno sempre minore. Negli universi posteriori ad Havona la presenza del Figlio Eterno è personalizzata nei Figli Paradisiaci, condizionata dalle realtà esperienziali del Supremo e dell’Ultimo, e coordinata con il potenziale spirituale illimitato dell’Assoluto della Deità.

7:2.2 (83.5) Nell’universo centrale l’attività personale del Figlio Originale si può discernere nella squisita armonia spirituale della creazione eterna. Havona è così meravigliosamente perfetto che lo status spirituale e gli stati d’energia di questo universo modello sono in equilibrio perfetto e perpetuo.

7:2.3 (83.6) Il Figlio non è personalmente presente o residente nei superuniversi; in queste creazioni egli mantiene soltanto una rappresentazione superpersonale. Queste manifestazioni spirituali del Figlio non sono personali; non sono inserite nel circuito di personalità del Padre Universale. Noi non troviamo termine migliore per designarle se non quello di superpersonalità; ed esse sono esseri finiti; non sono né absonite né assolute.

7:2.4 (83.7) L’amministrazione del Figlio Eterno nei superuniversi, essendo esclusivamente spirituale e superpersonale, non è discernibile dalla personalità delle creature. Nondimeno, l’impulso spirituale onnipervadente dell’influenza personale del Figlio s’incontra in ogni fase delle attività di tutti i settori dei domini degli Antichi dei Giorni. Negli universi locali, tuttavia, osserviamo il Figlio Eterno personalmente presente nelle persone dei Figli Paradisiaci. Qui il Figlio infinito opera spiritualmente e creativamente nelle persone del corpo maestoso dei Figli Creatori coordinati.

3. Relazione del Figlio Eterno con l’individuo

7:3.1 (84.1) Durante l’ascesa nell’universo locale i mortali del tempo considerano il Figlio Creatore come il rappresentante personale del Figlio Eterno. Ma quando cominciano l’ascesa del regime educativo del superuniverso, i pellegrini del tempo scoprono sempre più la presenza superna dello spirito ispiratore del Figlio Eterno e sono in grado di trarre profitto dall’assorbimento di questo ministero di energizzazione spirituale. In Havona gli ascendenti divengono ancor più coscienti dell’abbraccio amorevole dello spirito onnipervadente del Figlio Originale. In nessuno stadio dell’intera ascensione dei mortali lo spirito del Figlio Eterno abita la mente o l’anima dei pellegrini del tempo, ma la sua azione benefica è sempre vicina ed interessata al benessere e alla sicurezza spirituale dei figli del tempo che progrediscono.

7:3.2 (84.2) L’attrazione della gravità spirituale del Figlio Eterno costituisce il segreto inerente all’ascensione al Paradiso delle anime umane sopravviventi. Tutti i valori spirituali autentici e tutti gl’individui veramente spiritualizzati sono tenuti nella presa infallibile della gravità spirituale del Figlio Eterno. La mente umana, ad esempio, inizia la sua carriera come meccanismo materiale ed è alla fine radunata nel Corpo della Finalità come un’esistenza spirituale resa pressoché perfetta, divenendo sempre meno soggetta alla gravità materiale e, in misura corrispondente, più sensibile, durante tutta questa esperienza, allo stimolo dell’attrazione verso l’interno della gravità spirituale. Il circuito di gravità spirituale tira letteralmente l’anima degli uomini verso il Paradiso.

7:3.3 (84.3) Il circuito di gravità spirituale è il canale essenziale per trasmettere le preghiere sincere del cuore umano credente dal livello della coscienza umana fino alla coscienza effettiva della Deità. Ciò che rappresenta un vero valore spirituale nelle vostre petizioni sarà raccolto dal circuito universale della gravità spirituale ed arriverà immediatamente e simultaneamente a tutte le personalità divine interessate. Ciascuna di loro si occuperà di quanto concerne la propria competenza personale. Quindi, nella vostra esperienza religiosa pratica, è irrilevante se nel rivolgere le vostre suppliche voi visualizzate il Figlio Creatore del vostro universo locale o il Figlio Eterno al centro di tutte le cose.

7:3.4 (84.4) L’azione selettiva del circuito di gravità spirituale potrebbe essere paragonata alle funzioni dei circuiti nervosi del corpo umano materiale. Le sensazioni viaggiano verso l’interno lungo la rete nervosa. Alcune sono trattenute dai centri spinali automatici inferiori, che reagiscono; altre giungono ai centri meno automatici, ma educati dall’abitudine, del cervello inferiore; mentre i messaggi vitali più importanti in arrivo sono proiettati come un lampo da questi centri subordinati e sono immediatamente registrati nei livelli superiori della coscienza umana.

7:3.5 (84.5) Ma quanto è più perfetta la splendida tecnica del mondo spirituale! Se nella vostra coscienza ha origine qualcosa che è ricco di valore spirituale supremo, una volta che voi l’avete espresso, nessun potere nell’universo può impedire che sia proiettato come un lampo direttamente alla Personalità Spirituale Assoluta di tutta la creazione.

7:3.6 (84.6) Al contrario, se le vostre suppliche sono puramente materiali e totalmente egocentriche, non esiste alcun piano che consenta a queste preghiere indegne d’inserirsi nel circuito spirituale del Figlio Eterno. Il contenuto di ogni domanda non “dettata dallo spirito” non può trovare posto nel circuito spirituale universale. Le richieste puramente egoiste e materiali cadono nel nulla, non ascendono ai circuiti dei veri valori spirituali. Queste parole sono come “ottoni che risuonano e cembali che tintinnano”.

7:3.7 (85.1) È il pensiero motivante, il contenuto spirituale, che convalida la supplica umana. Le parole sono prive di valore.

4. I piani di perfezione divina

7:4.1 (85.2) Il Figlio Eterno è in collegamento perenne con il Padre nella riuscita della prosecuzione del piano divino di progresso, il piano universale per la creazione, l’evoluzione, l’ascensione e la perfezione delle creature dotate di volontà. E, quanto a fedeltà divina, il Figlio è l’eterno uguale del Padre.

7:4.2 (85.3) Il Padre ed il Figlio sono come uno nella formulazione e nella prosecuzione di questo gigantesco piano di compimento destinato a far progredire gli esseri materiali del tempo sino alla perfezione dell’eternità. Questo progetto di elevazione spirituale delle anime ascendenti dello spazio è una creazione congiunta del Padre e del Figlio, i quali sono impegnati, con la collaborazione dello Spirito Infinito, a portare a compimento insieme il loro proposito divino.

7:4.3 (85.4) Questo piano divino di raggiungimento della perfezione comprende tre iniziative distinte, benché meravigliosamente correlate, di avventure universali:

7:4.4 (85.5) 1. Il piano di compimento progressivo. Questo è il piano del Padre Universale di ascensione per evoluzione, un programma che il Figlio Eterno accettò senza riserve quando convenne con la proposta del Padre: “Facciamo le creature mortali a nostra propria immagine”. Questo provvedimento per l’elevazione delle creature del tempo comporta, da parte del Padre, il conferimento degli Aggiustatori di Pensiero e la donazione delle prerogative della personalità alle creature materiali.

7:4.5 (85.6) 2. Il piano di conferimento. Il piano universale successivo è la grande impresa del Figlio Eterno e dei suoi Figli coordinati di rivelare il Padre. Questa è la proposta del Figlio Eterno che consiste nel conferimento dei Figli di Dio alle creazioni evoluzionarie affinché personalizzandosi ed attuandosi in esse incarnino e rendano reali l’amore del Padre e la misericordia del Figlio alle creature di tutti gli universi. Come parte del piano di conferimento e come aspetto temporaneo di questo ministero d’amore, i Figli del Paradiso agiscono per riabilitare ciò che la volontà fuorviata delle creature ha posto in pericolo spirituale. In ogni momento ed in ogni luogo in cui si verifichi un ritardo nell’esecuzione del piano di compimento, se per caso una ribellione viene a danneggiare od a complicare questa impresa, allora entrano immediatamente in azione i provvedimenti del piano di conferimento. I Figli del Paradiso sono impegnati e pronti ad operare come riparatori, recandosi nei regni stessi della ribellione per ristabilirvi lo status spirituale delle sfere. Ed un simile eroico servizio è stato compiuto da un Figlio Creatore coordinato su Urantia in connessione con la sua carriera di conferimento esperienziale per acquisire la sovranità.

7:4.6 (85.7) 3. Il piano del ministero della misericordia. Quando il piano di conseguimento ed il piano di conferimento furono formulati e proclamati, lo Spirito Infinito, da solo e da se stesso, progettò e mise in esecuzione la straordinaria impresa universale del ministero della misericordia. Questo è il servizio tanto essenziale all’efficace funzionamento pratico di entrambe le imprese di conseguimento e conferimento, e tutte le personalità spirituali della Terza Sorgente e Centro condividono lo spirito del ministero misericordioso che fa tanto parte della natura della Terza Persona della Deità. Non soltanto nella creazione, ma anche nell’amministrazione lo Spirito Infinito opera veramente e letteralmente come esecutore congiunto del Padre e del Figlio.

7:4.7 (86.1) Il Figlio Eterno è l’amministratore fiduciario personale, il divino custode, del piano universale del Padre per l’ascensione delle creature. Dopo aver promulgato il comandamento universale: “Siate perfetti, così come io sono perfetto”, il Padre affidò l’esecuzione di questa grandiosa impresa al Figlio Eterno. Ed il Figlio Eterno condivide la progressione di questa iniziativa superna col suo coordinato divino, lo Spirito Infinito. In tal modo le Deità collaborano efficacemente nell’opera di creazione, di controllo, di evoluzione, di rivelazione e di ministero — e, se necessario, di restaurazione e di riabilitazione.

5. Lo spirito di conferimento

7:5.1 (86.2) Il Figlio Eterno si è unito senza riserve al Padre Universale nel diffondere a tutta la creazione la straordinaria ingiunzione: “Siate perfetti come vostro Padre in Havona è perfetto.” E sempre, da allora, questo invito-comando ha motivato tutti i piani di sopravvivenza ed i progetti di conferimento del Figlio Eterno e della sua vasta famiglia di Figli coordinati ed associati. Ed in questi stessi conferimenti i Figli di Dio sono diventati per tutte le creature evoluzionarie “la via, la verità e la vita”.

7:5.2 (86.3) Il Figlio Eterno non può stabilire un contatto diretto con gli esseri umani come fa il Padre per mezzo del dono degli Aggiustatori di Pensiero prepersonali, ma il Figlio Eterno si avvicina alle personalità create mediante una serie di gradazioni discendenti di filiazione divina, fino a mettersi in condizione di stare in presenza degli uomini e, talvolta, come uomo egli stesso.

7:5.3 (86.4) La natura puramente personale del Figlio Eterno non può frammentarsi. Il Figlio Eterno esercita il suo ministero come influenza spirituale o come persona, mai in altro modo. Per il Figlio è impossibile divenire una parte dell’esperienza di una creatura nel senso in cui vi partecipa il Padre-Aggiustatore, ma il Figlio Eterno compensa questa limitazione con la tecnica del conferimento. Ciò che l’esperienza delle entità frammentate significa per il Padre Universale, le esperienze d’incarnazione dei Figli del Paradiso significano per il Figlio Eterno.

7:5.4 (86.5) Il Figlio Eterno non giunge all’uomo mortale come la volontà divina, l’Aggiustatore di Pensiero che dimora nella mente umana, ma il Figlio Eterno è venuto all’uomo mortale su Urantia quando la personalità divina di suo Figlio, Micael di Nebadon, si è incarnata nella natura umana di Gesù di Nazaret. Per condividere l’esperienza delle personalità create, i Figli Paradisiaci di Dio devono assumere la stessa natura di tali creature ed incarnare la loro divina personalità come effettive creature essi stessi. L’incarnazione, il segreto di Sonarington, è la tecnica del Figlio per sfuggire ai legami dell’assolutismo della personalità, che altrimenti lo vincolerebbero totalmente.

7:5.5 (86.6) Molto, moltissimo tempo fa, il Figlio Eterno conferì se stesso a ciascuno dei circuiti della creazione centrale per illuminare e far progredire tutti gli abitanti ed i pellegrini di Havona, compresi i pellegrini ascendenti del tempo. In nessuno di questi sette conferimenti egli ha operato come ascendente o come Havoniano. Egli è esistito come se stesso. La sua esperienza fu straordinaria; egli non la fece né con un umano né come un umano od un altro pellegrino, bensì in una certa forma associativa nel senso superpersonale.

7:5.6 (86.7) Egli non passò nemmeno per il riposo che interviene tra il circuito interno di Havona e le rive del Paradiso. Non è possibile per lui, un essere assoluto, sospendere la coscienza della personalità, perché in lui sono incentrate tutte le linee della gravità spirituale. E durante i tempi di questi conferimenti la sede centrale paradisiaca della luminosità spirituale conservò il suo splendore ed il controllo del Figlio sulla gravità spirituale universale rimase intatto.

7:5.7 (87.1) I conferimenti del Figlio Eterno in Havona sono fuori della portata dell’immaginazione umana; essi furono trascendentali. Allora, e successivamente, egli accrebbe l’esperienza di tutto Havona, ma noi non sappiamo se aggiunse qualcosa alla supposta capacità esperienziale della sua natura esistenziale. Ciò apparterrebbe al mistero del conferimento dei Figli del Paradiso. Tuttavia, crediamo che qualunque cosa il Figlio Eterno abbia acquisito nel corso di queste missioni di conferimento, l’abbia da allora sempre conservata; ma non sappiamo di che cosa si tratti.

7:5.8 (87.2) Benché sia difficile per noi comprendere i conferimenti della Seconda Persona della Deità, comprendiamo il conferimento in Havona di un Figlio del Figlio Eterno, il quale è veramente passato per i circuiti dell’universo centrale ed ha effettivamente condiviso le esperienze che costituiscono la preparazione di un ascendente per raggiungere la Deità. Questi era il Micael originale, il Figlio Creatore primogenito, ed egli passò per le esperienze di vita dei pellegrini ascendenti di circuito in circuito, viaggiando personalmente con loro per un tratto di ogni cerchio ai tempi di Grandfanda, il primo di tutti i mortali a raggiungere Havona.

7:5.9 (87.3) Indipendentemente da ogni altra rivelazione di questo Micael originale, egli ha reso reale per le creature di Havona il conferimento trascendente del Figlio-Madre Originale. L’ha reso così reale che ogni pellegrino del tempo, che pena nell’avventura di raggiungere i circuiti di Havona, è per sempre fortificato ed incoraggiato sapendo con certezza che il Figlio Eterno di Dio ha abdicato sette volte al potere ed alla gloria del Paradiso, per partecipare alle esperienze dei pellegrini del tempo-spazio sui sette circuiti di raggiungimento progressivo di Havona.

7:5.10 (87.4) Il Figlio Eterno è l’ispirazione esemplare per tutti i Figli di Dio nel loro ministero di conferimento in tutti gli universi del tempo e dello spazio. I Figli Creatori coordinati ed i Figli Magistrali associati, insieme agli altri ordini di filiazione non rivelati, condividono tutti questa meravigliosa disponibilità a conferire se stessi ai diversi ordini di vita delle creature come creature essi stessi. Perciò, in spirito e per affinità di natura, come pure per il fatto della loro origine, diviene vero che nei conferimenti di ogni Figlio di Dio ai mondi dello spazio, in essi, per loro mezzo e grazie ad essi, il Figlio Eterno ha conferito se stesso alle creature intelligenti dotate di volontà degli universi.

7:5.11 (87.5) In spirito ed in natura, se non in tutti gli attributi, ogni Figlio Paradisiaco è una raffigurazione divinamente perfetta del Figlio Originale. È letteralmente vero che chiunque ha visto un Figlio Paradisiaco ha visto il Figlio Eterno di Dio.

6. I Figli Paradisiaci di Dio

7:6.1 (87.6) La mancanza di conoscenza riguardo i molteplici Figli di Dio è fonte di grande confusione su Urantia. Questa ignoranza persiste malgrado attestazioni come il resoconto di un conclave di queste divine personalità: “Quando i Figli di Dio proclamavano la gioia e tutti gli Astri del Mattino cantavano insieme.” Ad ogni millennio del tempo standard di un settore, i vari ordini di Figli divini si riuniscono per i loro periodici conclavi.

7:6.2 (87.7) Il Figlio Eterno è la sorgente personale degli adorabili attributi di misericordia e di servizio che caratterizzano così abbondantemente tutti gli ordini dei Figli di Dio discendenti che operano in tutta la creazione. Il Figlio Eterno trasmette infallibilmente tutta la natura divina, se non tutta l’infinità dei suoi attributi, ai Figli Paradisiaci che escono dall’Isola eterna per rivelare il suo carattere divino all’universo degli universi.

7:6.3 (88.1) Il Figlio Originale ed Eterno è il discendente personificato del “primo” pensiero compiuto ed infinito del Padre Universale. Ogni volta che il Padre Universale ed il Figlio Eterno concepiscono congiuntamente un nuovo pensiero personale, originale, identico, unico ed assoluto, nello stesso istante questa idea creatrice è perfettamente e definitivamente personalizzata nell’essere e nella personalità di un nuovo ed originale Figlio Creatore. Per natura spirituale, saggezza divina e potere creativo coordinato, questi Figli Creatori sono potenzialmente uguali a Dio il Padre e a Dio il Figlio.

7:6.4 (88.2) I Figli Creatori escono dal Paradiso e vanno negli universi del tempo e, con la collaborazione degli agenti creativi e di controllo della Terza Sorgente e Centro, completano l’organizzazione degli universi locali di evoluzione progressiva. Questi Figli non sono addetti, né sono interessati, al controllo centrale ed universale della materia, della mente e dello spirito. Sono quindi limitati nei loro atti creativi dalla preesistenza, dalla priorità e dal primato della Prima Sorgente e Centro e dei suoi Assoluti coordinati. Questi Figli sono idonei ad amministrare solo quello che essi portano all’esistenza. L’amministrazione assoluta è inerente alla priorità dell’esistenza ed è inseparabile dall’eternità della presenza. Il Padre rimane primario negli universi.

7:6.5 (88.3) Come i Figli Creatori sono personalizzati dal Padre e dal Figlio, così i Figli Magistrali sono personalizzati dal Figlio e dallo Spirito. Questi sono i Figli che, nelle esperienze d’incarnazione come creature, si guadagnano il diritto di servire quali giudici della sopravvivenza nelle creazioni del tempo e dello spazio.

7:6.6 (88.4) Il Padre, il Figlio e lo Spirito si uniscono anche per personalizzare i versatili Figli Istruttori Trinitari, che percorrono il grande universo come istruttori celesti di tutte le personalità, umane e divine. E vi sono numerosi altri ordini di filiazione del Paradiso che non sono stati portati all’attenzione dei mortali di Urantia.

7:6.7 (88.5) Tra il Figlio-Madre Originale e questa moltitudine di Figli del Paradiso sparsi per tutta la creazione c’è un canale di comunicazione diretto ed esclusivo, un canale la cui funzione è insita nella qualità di affinità spirituale che li unisce con legami d’associazione spirituale quasi assoluta. Questo circuito interfiliale è completamente differente dal circuito universale della gravità spirituale, che pure converge nella persona della Seconda Sorgente e Centro. Tutti i Figli di Dio che hanno origine nelle persone delle Deità del Paradiso sono in diretta e costante comunicazione con il Figlio-Madre Eterno. E questa comunicazione è istantanea; essa è indipendente dal tempo, benché talvolta condizionata dallo spazio.

7:6.8 (88.6) Il Figlio Eterno non solo ha perfetta conoscenza in ogni istante dello status, dei pensieri e delle molteplici attività di tutti gli ordini di filiazione del Paradiso, ma ha anche in ogni istante una perfetta conoscenza di ogni cosa di valore spirituale che esiste nel cuore di tutte le creature della creazione primaria centrale dell’eternità e delle creazioni secondarie del tempo dei Figli Creatori coordinati.

7. La rivelazione suprema del Padre

7:7.1 (88.7) Il Figlio Eterno è una rivelazione completa, esclusiva, universale e finale dello spirito e della personalità del Padre Universale. Tutte le conoscenze concernenti il Padre e tutte le informazioni che lo riguardano devono provenire dal Figlio Eterno e dai suoi Figli del Paradiso. Il Figlio Eterno è dall’eternità, ed è interamente e senza limiti spirituali uno con il Padre. In personalità divina essi sono coordinati; in natura spirituale sono uguali; in divinità sono identici.

7:7.2 (89.1) Il carattere di Dio non potrebbe essere intrinsecamente migliorato in alcun modo nella persona del Figlio, perché il divino Padre è infinitamente perfetto; ma questo carattere e questa personalità sono amplificati dalla sua liberazione del non personale e del non spirituale affinché siano rivelati agli esseri creature. La Prima Sorgente e Centro è molto di più di una personalità, ma tutte le qualità spirituali della personalità paterna della Prima Sorgente e Centro sono spiritualmente presenti nella personalità assoluta del Figlio Eterno.

7:7.3 (89.2) Il Figlio primordiale ed i suoi Figli sono impegnati a fare una rivelazione universale della natura spirituale e personale del Padre a tutta la creazione. Nell’universo centrale, nei superuniversi, negli universi locali o sui pianeti abitati è un Figlio del Paradiso che rivela il Padre Universale agli uomini e agli angeli. Il Figlio Eterno ed i suoi Figli rivelano alla creatura la via per avvicinarsi al Padre Universale. Ed anche noi di origine elevata comprendiamo molto più completamente il Padre studiando la rivelazione del suo carattere e della sua personalità nel Figlio Eterno e nei Figli del Figlio Eterno.

7:7.4 (89.3) Il Padre scende verso di voi in quanto personalità soltanto tramite i Figli divini del Figlio Eterno. E voi raggiungete il Padre per questa stessa via vivente; ascendete al Padre guidati da questo gruppo di Figli divini. E ciò resta vero nonostante che la vostra personalità stessa sia un conferimento diretto del Padre Universale.

7:7.5 (89.4) In tutte queste estese attività della vasta amministrazione spirituale del Figlio Eterno, non dimenticate che il Figlio è veramente ed effettivamente una persona quanto è una persona il Padre. In verità, per gli esseri appartenuti un tempo all’ordine umano, il Figlio Eterno sarà più facile da avvicinare che non il Padre Universale. Progredendo come pellegrini del tempo attraverso i circuiti di Havona, sarete qualificati per raggiungere il Figlio molto prima di essere preparati a discernere il Padre.

7:7.6 (89.5) Potreste comprendere meglio il carattere e la natura misericordiosa del Figlio Eterno della misericordia meditando sulla rivelazione di questi attributi divini che è stata fatta in servizio amorevole dal vostro stesso Figlio Creatore, un tempo Figlio dell’Uomo sulla terra, ora sovrano eccelso del vostro universo locale — il Figlio dell’Uomo ed il Figlio di Dio.

7:7.7 (89.6) [Redatto da un Consigliere Divino incaricato di formulare questa esposizione che descrive il Figlio Eterno del Paradiso.]

Fascicolo 8 - Lo Spirito Infinito

Il Libro di Urantia

Fascicolo 8

Lo Spirito Infinito

8:0.1 (90.1) NELLA lontana eternità, quando il “primo” pensiero infinito ed assoluto del Padre Universale trova nel Figlio Eterno un verbo così perfetto ed adeguato per la sua espressione divina, ne risulta il desiderio supremo del Dio-Pensiero e del Dio-Verbo di avere un agente universale ed infinito di mutua espressione e d’azione congiunta.

8:0.2 (90.2) Agli albori dell’eternità, il Padre ed il Figlio divengono entrambi infinitamente consapevoli della loro reciproca interdipendenza, della loro unità eterna ed assoluta; e perciò fanno un patto infinito ed eterno d’associazione divina. Questa intesa perpetua è concepita per l’esecuzione dei loro concetti congiunti nell’intero cerchio dell’eternità; e da tale evento eterno il Padre ed il Figlio proseguono in questa unione divina.

8:0.3 (90.3) Siamo ora di fronte all’origine nell’eternità dello Spirito Infinito, la Terza Persona della Deità. Nell’istante stesso in cui Dio il Padre e Dio il Figlio concepiscono congiuntamente un’azione identica ed infinita — l’esecuzione di un piano-pensiero assoluto — in quello stesso momento lo Spirito Infinito scaturisce all’esistenza in pieno possesso dei suoi mezzi.

8:0.4 (90.4) Esponendo in questo modo la successione dell’origine delle Deità, io cerco semplicemente di mettervi in grado di raffigurare la loro relazione. In realtà esse esistono tutte e tre fin dall’eternità; sono esistenziali. Non hanno né inizio né fine; sono coordinate, supreme, ultime, assolute ed infinite. Esse sono, sono sempre state e sempre saranno. E sono tre persone distintamente individualizzate ma eternamente associate, Dio il Padre, Dio il Figlio e Dio lo Spirito.

1. Il Dio d’Azione

8:1.1 (90.5) Nell’eternità del passato, con la personalizzazione dello Spirito Infinito il ciclo divino della personalità diviene perfetto e completo. Il Dio d’Azione è esistente, e l’immenso scenario dello spazio è pronto per il prodigioso spettacolo della creazione — l’avventura universale — il panorama divino delle ere eterne.

8:1.2 (90.6) Il primo atto dello Spirito Infinito è di esaminare e riconoscere i suoi genitori divini, il Padre-Padre ed il Figlio-Madre. Egli, lo Spirito, li identifica entrambi incondizionatamente. Si rende pienamente conto delle loro personalità distinte e dei loro attributi infiniti come pure della loro natura congiunta e della loro funzione unificata. In seguito e volontariamente, con premura trascendente e spontaneità ispirante, la Terza Persona della Deità, nonostante la sua uguaglianza con la Prima e con la Seconda Persona, s’impegna ad essere eternamente fedele a Dio il Padre e riconosce la sua dipendenza perpetua da Dio il Figlio.

8:1.3 (90.7) Insito nella natura di quest’atto e nel reciproco riconoscimento dell’indipendenza della personalità di ciascuna delle Deità e dell’unità d’azione di tutte e tre, il ciclo dell’eternità è stabilito. La Trinità del Paradiso è esistente. La scena dello spazio universale è pronta per il panorama multiforme e senza fine dello svolgimento creativo del proposito del Padre Universale tramite la personalità del Figlio Eterno e grazie all’esecuzione del Dio d’Azione, l’agente esecutivo che attua nella realtà l’associazione creatrice Padre-Figlio.

8:1.4 (91.1) Il Dio d’Azione agisce e le volte inerti dello spazio si animano. Un miliardo di sfere perfette scaturiscono all’esistenza. Prima di questo ipotetico momento nell’eternità, le energie dello spazio insite nel Paradiso sono esistenti e potenzialmente operative, ma non hanno una reale condizione di essere; la gravità fisica non può essere misurata se non mediante la reazione delle realtà materiali alla sua incessante attrazione. Non c’è alcun universo materiale in questo (supposto) momento eternamente lontano, ma nell’istante stesso in cui un miliardo di mondi si materializza, si evidenzia una gravità adeguata e sufficiente per tenerli nella presa eterna del Paradiso.

8:1.5 (91.2) Scaturisce ora, attraverso la creazione degli Dei, la seconda forma d’energia e questo spirito effluente è istantaneamente afferrato dalla gravità spirituale del Figlio Eterno. Così l’universo, abbracciato da una duplice gravità, è toccato dall’energia dell’infinità ed immerso nello spirito della divinità. In questo modo il terreno della vita è pronto per la coscienza della mente, resa manifesta nei circuiti dell’intelligenza associati dello Spirito Infinito.

8:1.6 (91.3) Su questi germi d’esistenza potenziale, diffusi in tutta la creazione centrale degli Dei, il Padre agisce e la personalità delle creature appare. Allora la presenza delle Deità del Paradiso riempie tutto lo spazio organizzato e comincia effettivamente ad attrarre tutte le cose e tutti gli esseri verso il Paradiso.

8:1.7 (91.4) Lo Spirito Infinito si eterna in concomitanza con la nascita dei mondi di Havona, poiché questo universo centrale è creato da lui, con lui ed in lui, in obbedienza ai concetti congiunti e alle volontà unite del Padre e del Figlio. La Terza Persona si deifica con questo stesso atto di creazione congiunta e diventa così per sempre il Creatore Congiunto.

8:1.8 (91.5) Questi sono i momenti grandiosi e solenni dell’espansione creatrice del Padre e del Figlio per mezzo dell’azione, e nell’azione, del loro associato congiunto ed esecutore esclusivo, la Terza Sorgente e Centro. Non esistono testimonianze di questi momenti emozionanti. Noi disponiamo soltanto delle scarne rivelazioni dello Spirito Infinito per convalidare queste possenti operazioni, ed egli conferma semplicemente il fatto che l’universo centrale e tutto ciò che attiene ad esso si è eternato simultaneamente al suo raggiungimento della personalità e dell’esistenza cosciente.

8:1.9 (91.6) In breve, lo Spirito Infinito attesta che, poiché egli è eterno, è eterno anche l’universo centrale. Questo è il punto di partenza tradizionale della storia dell’universo degli universi. Non si conosce assolutamente nulla e non esistono archivi concernenti un qualsiasi evento od operazione anteriori a questa prodigiosa eruzione d’energia creatrice e di saggezza amministrativa che ha cristallizzato l’immenso universo che esiste e che funziona così mirabilmente al centro di tutte le cose. Al di là di questo evento vi sono le insondabili attività dell’eternità e le profondità dell’infinità — il mistero assoluto.

8:1.10 (91.7) Noi descriviamo in tal modo l’origine sequenziale della Terza Sorgente e Centro per condiscendenza interpretativa verso la mente limitata dal tempo e condizionata dallo spazio delle creature mortali. La mente umana deve avere un punto di partenza per rappresentarsi la storia dell’universo, ed io ho ricevuto l’incarico di fornire questa tecnica di approccio al concetto storico di eternità. Nella mente materiale la logica esige una Causa Prima; per questo noi postuliamo il Padre Universale quale Prima Sorgente e Centro Assoluto di tutta la creazione, insegnando allo stesso tempo alle menti di tutte le creature che il Figlio e lo Spirito sono coeterni con il Padre in tutte le fasi della storia universale ed in tutti i regni dell’attività creativa. E facciamo questo senza trascurare in alcun senso la realtà e l’eternità dell’Isola del Paradiso e degli Assoluti Non Qualificato, Universale e della Deità.

8:1.11 (92.1) Per la mente materiale dei figli del tempo è sufficiente riuscire a concepire il Padre nell’eternità. Noi sappiamo che un bambino può collegarsi meglio con la realtà approfondendo prima le relazioni della situazione genitore-figlio ed allargando poi questo concetto fino a comprendere la famiglia come un tutto. Successivamente la mente in crescita del bambino sarà capace di adattarsi al concetto delle relazioni di famiglia, alle relazioni della comunità, della razza e del mondo, poi a quelle dell’universo, del superuniverso ed anche dell’universo degli universi.

2. La natura dello Spirito Infinito

8:2.1 (92.2) Il Creatore Congiunto è dall’eternità, ed è completamente e senza riserve uno con il Padre Universale ed il Figlio Eterno. Lo Spirito Infinito riflette alla perfezione non solo la natura del Padre del Paradiso ma anche la natura del Figlio Originale.

8:2.2 (92.3) La Terza Sorgente e Centro è conosciuta con numerosi titoli: lo Spirito Universale, la Guida Suprema, il Creatore Congiunto, l’Esecutore Divino, la Mente Infinita, lo Spirito degli Spiriti, lo Spirito-Madre del Paradiso, l’Attore Congiunto, il Coordinatore Finale, lo Spirito Onnipresente, l’Intelligenza Assoluta, l’Azione Divina; e su Urantia è talvolta confusa con la mente cosmica.

8:2.3 (92.4) È del tutto appropriato denominare la Terza Persona della Deità lo Spirito Infinito, perché Dio è spirito. Ma le creature materiali che hanno tendenza a commettere l’errore di considerare la materia come una realtà fondamentale e la mente, assieme allo spirito, come postulati radicati nella materia, comprenderebbero meglio la Terza Sorgente e Centro se fosse chiamata la Realtà Infinita, l’Organizzatore Universale od il Coordinatore delle Personalità.

8:2.4 (92.5) Lo Spirito Infinito, in quanto rivelazione universale della divinità, è insondabile e completamente al di là della comprensione umana. Per percepire l’assolutezza dello Spirito vi basta solamente contemplare l’infinità del Padre Universale ed avere riverente timore dell’eternità del Figlio Originale.

8:2.5 (92.6) C’è in verità del mistero nella persona dello Spirito Infinito, ma non quanto nel Padre e nel Figlio. Di tutti gli aspetti della natura del Padre, il Creatore Congiunto rivela nel modo più straordinario la sua infinità. Anche se l’universo maestro si espandesse sino all’infinità, la presenza spirituale, il controllo dell’energia ed il potenziale mentale dell’Attore Congiunto sarebbero adeguati per far fronte alle esigenze di una tale creazione illimitata.

8:2.6 (92.7) Benché partecipe sotto ogni aspetto della perfezione, della rettitudine e dell’amore del Padre Universale, lo Spirito Infinito propende verso gli attributi di misericordia del Figlio Eterno, divenendo così il ministro della misericordia delle Deità del Paradiso per il grande universo. Per sempre — universalmente ed eternamente — lo Spirito è un ministro di misericordia, perché, come i Figli divini rivelano l’amore di Dio, così lo Spirito divino descrive la misericordia di Dio.

8:2.7 (93.1) Non è possibile che lo Spirito abbia maggiore bontà del Padre, perché tutta la bontà ha origine nel Padre, ma è negli atti dello Spirito che possiamo comprendere meglio questa bontà. La fedeltà del Padre e la costanza del Figlio sono rese molto reali agli esseri spirituali ed alle creature materiali delle sfere grazie al ministero amorevole e al servizio incessante delle personalità dello Spirito Infinito.

8:2.8 (93.2) Il Creatore Congiunto eredita tutta la bellezza di pensiero e tutto il carattere di verità del Padre. E questi tratti sublimi della divinità sono coordinati nei livelli quasi supremi della mente cosmica in subordinazione alla saggezza infinita ed eterna della mente incondizionata ed illimitata della Terza Sorgente e Centro.

3. Relazione dello Spirito con il Padre ed il Figlio

8:3.1 (93.3) Come il Figlio Eterno è l’espressione verbale del “primo” pensiero assoluto ed infinito del Padre Universale, così l’Attore Congiunto è l’esecuzione perfetta del “primo” concetto o piano creativo completo per un’azione congiunta dell’associazione di personalità Padre-Figlio nell’unione assoluta di pensiero-parola. La Terza Sorgente e Centro si eterna in concomitanza con la creazione centrale o del “fiat” e, tra gli universi, solo questa creazione centrale ha un’esistenza eterna.

8:3.2 (93.4) Dopo la personalizzazione della Terza Sorgente, la Prima Sorgente non partecipa più personalmente alla creazione nell’universo. Il Padre Universale delega tutto ciò che è possibile al suo Figlio Eterno. Similmente il Figlio Eterno conferisce tutta l’autorità e tutto il potere possibili al Creatore Congiunto.

8:3.3 (93.5) Il Figlio Eterno ed il Creatore Congiunto, in associazione tra loro e tramite le loro personalità coordinate, hanno progettato e formato tutti gli universi che sono stati portati all’esistenza dopo Havona. In tutte le creazioni successive lo Spirito intrattiene con il Figlio la stessa relazione personale che il Figlio intrattiene con il Padre nella prima creazione centrale.

8:3.4 (93.6) Un Figlio Creatore del Figlio Eterno ed uno Spirito Creativo dello Spirito Infinito hanno creato voi ed il vostro universo; e mentre il Padre sostiene fedelmente ciò che essi hanno organizzato, spetta a questo Figlio d’Universo e a questo Spirito d’Universo favorire e sostenere la loro opera come pure assistere le creature da loro stessi create.

8:3.5 (93.7) Lo Spirito Infinito è l’effettivo agente dell’amorevolissimo Padre e del clementissimo Figlio nell’esecuzione del loro progetto congiunto di attrarre a se stessi tutte le anime amanti della verità in tutti i mondi del tempo e dello spazio. Nell’istante stesso in cui il Figlio Eterno accettò il piano di suo Padre per il raggiungimento della perfezione da parte delle creature degli universi, nel momento in cui il progetto d’ascensione divenne un piano Padre-Figlio, in quello stesso istante lo Spirito Infinito divenne l’amministratore congiunto del Padre e del Figlio nell’esecuzione del loro proposito eterno ed unificato. Così facendo lo Spirito Infinito consacrava al Padre ed al Figlio tutte le risorse della sua presenza divina e delle sue personalità spirituali. Egli ha dedicato tutto al prodigioso piano di elevare le creature sopravviventi dotate di volontà fino alle divine altezze di perfezione del Paradiso.

8:3.6 (93.8) Lo Spirito Infinito è una rivelazione completa, esclusiva ed universale del Padre Universale e del suo Figlio Eterno. Ogni conoscenza dell’associazione Padre-Figlio deve essere acquisita tramite lo Spirito Infinito, il rappresentante congiunto dell’unione divina pensiero-parola.

8:3.7 (93.9) Il Figlio Eterno è l’unica via di approccio al Padre Universale e lo Spirito Infinito è il solo mezzo per raggiungere il Figlio Eterno. Solo grazie al paziente ministero dello Spirito gli esseri ascendenti del tempo sono capaci di scoprire il Figlio.

8:3.8 (94.1) Al centro di tutte le cose lo Spirito Infinito è la prima delle Deità del Paradiso ad essere raggiunta dai pellegrini ascendenti. La Terza Persona avvolge la Seconda e la Prima Persona, e per questo essa deve essere sempre riconosciuta per prima da tutti coloro che sono candidati a presentarsi al Figlio ed a suo Padre.

8:3.9 (94.2) E lo Spirito rappresenta ugualmente e serve similmente il Padre ed il Figlio in molti altri modi.

4. Lo spirito del ministero divino

8:4.1 (94.3) Parallelamente all’universo fisico in cui la gravità del Paradiso tiene unite tutte le cose, c’è l’universo spirituale in cui il verbo del Figlio interpreta il pensiero di Dio e, quando questo verbo è “fatto carne”, mostra l’amorevole misericordia della natura congiunta dei Creatori associati. Ma in tutta questa creazione materiale e spirituale, ed attraverso essa, c’è uno scenario immenso nel quale lo Spirito Infinito e la sua progenie spirituale proclamano la misericordia, la pazienza e l’affetto perenne congiunti dei genitori divini verso i figli intelligenti che essi hanno ideato e creato in collaborazione. L’incessante ministero per la mente è l’essenza del carattere divino dello Spirito. E l’intera progenie spirituale dell’Attore Congiunto condivide questo desiderio di offrire il proprio ministero, questo impulso divino a servire.

8:4.2 (94.4) Dio è amore, il Figlio è misericordia, lo Spirito è ministero — il ministero del divino amore e dell’infinita misericordia per tutta la creazione intelligente. Lo Spirito è la personificazione dell’amore del Padre e della misericordia del Figlio; in lui essi sono eternamente uniti per il servizio universale. Lo Spirito è amore applicato alla creazione delle creature, l’amore congiunto del Padre e del Figlio.

8:4.3 (94.5) Su Urantia lo Spirito Infinito è conosciuto come un’influenza onnipresente, una presenza universale, ma in Havona lo conoscerete come una presenza personale di ministero effettivo. Qui il ministero dello Spirito del Paradiso è il modello esemplare ed ispirante per ciascuno dei suoi Spiriti coordinati e per tutte le personalità subordinate che assistono gli esseri creati sui mondi del tempo e dello spazio. In questo divino universo lo Spirito Infinito ha pienamente partecipato alle sette apparizioni trascendentali del Figlio Eterno; come pure ha partecipato con il Figlio Micael originale ai sette conferimenti ai circuiti di Havona, divenendo così il ministro spirituale affettuoso e comprensivo per ciascun pellegrino del tempo che attraversa questi cerchi perfetti nei cieli.

8:4.4 (94.6) Quando un Figlio Creatore di Dio accetta la responsabilità di creare un progettato universo locale, le personalità dello Spirito Infinito s’impegnano quali instancabili ministri di questo Figlio Micael allorché inizia la sua missione d’avventura creatrice. È in particolare nelle persone delle Figlie Creatrici, gli Spiriti Madre degli universi locali, che troviamo lo Spirito Infinito dedito al compito di favorire l’ascensione delle creature materiali a livelli sempre più elevati di conquista spirituale. E tutta quest’opera di ministero verso le creature è compiuta in perfetta armonia con i propositi dei Figli Creatori di questi universi locali ed in stretta associazione con la loro personalità.

8:4.5 (94.7) Come i Figli di Dio sono impegnati nel compito gigantesco di rivelare la personalità amorevole del Padre ad un universo, così lo Spirito Infinito si consacra al ministero incessante di rivelare l’amore congiunto del Padre e del Figlio alle singole menti di tutti i figli di ciascun universo. In queste creazioni locali lo Spirito non scende verso le razze materiali nelle sembianze della carne mortale come fanno alcuni Figli di Dio, ma lo Spirito Infinito ed i suoi Spiriti coordinati abbassano se stessi, si sottopongono con gioia ad una stupefacente serie di attenuazioni della loro divinità, fino ad apparire come angeli per stare al vostro fianco e guidarvi attraverso gli umili sentieri dell’esistenza terrena.

8:4.6 (95.1) Per mezzo di questa stessa serie di riduzioni lo Spirito Infinito riesce effettivamente, ed in quanto persona, a portarsi molto vicino ad ogni essere di origine animale delle sfere. E lo Spirito fa tutto questo senza invalidare minimamente la sua esistenza come Terza Persona della Deità al centro di tutte le cose.

8:4.7 (95.2) Il Creatore Congiunto è veramente e per sempre la grande personalità soccorrevole, il ministro universale della misericordia. Per comprendere il ministero dello Spirito, riflettete sulla verità che egli è la rappresentazione congiunta dell’amore infinito del Padre e della misericordia eterna del Figlio. Il ministero dello Spirito, tuttavia, non è unicamente limitato a rappresentare il Figlio Eterno ed il Padre Universale. Lo Spirito Infinito possiede anche il potere di assistere le creature del regno a proprio nome e titolo; la Terza Persona ha dignità divina e conferisce il ministero universale della misericordia anche per proprio conto.

8:4.8 (95.3) Via via che gli uomini apprenderanno di più sul ministero amorevole ed infaticabile degli ordini inferiori della famiglia delle creature di questo Spirito Infinito, ammireranno e venereranno di più la natura trascendente ed il carattere incomparabile di quest’Azione congiunta del Padre Universale e del Figlio Eterno. In verità questo Spirito è “gli occhi del Signore che vegliano sempre sui giusti” e “le orecchie divine che sono sempre aperte alle loro preghiere”.

5. La presenza di Dio

8:5.1 (95.4) L’attributo preminente dello Spirito Infinito è l’onnipresenza. Da un capo all’altro dell’universo degli universi è ovunque presente questo spirito onnipervadente che è così simile alla presenza di una mente universale e divina. La Seconda Persona e la Terza Persona della Deità sono entrambe rappresentate su tutti i mondi dai loro spiriti sempre presenti.

8:5.2 (95.5) Il Padre è infinito ed è quindi limitato soltanto dalla volizione. Nel conferimento degli Aggiustatori e nella messa in circuito della personalità il Padre agisce da solo, ma nel contatto delle forze spirituali con esseri intelligenti egli utilizza gli spiriti e le personalità del Figlio Eterno e dello Spirito Infinito. Egli è, a suo volere, spiritualmente presente in uguale misura con il Figlio o con l’Attore Congiunto; è presente con il Figlio e nello Spirito. Il Padre è certamente presente ovunque, e noi discerniamo la sua presenza grazie ed attraverso ognuna e tutte queste diverse ma associate forze, influenze e presenze.

8:5.3 (95.6) Nei vostri scritti sacri il termine Spirito di Dio appare impiegato indifferentemente per designare sia lo Spirito Infinito in Paradiso che lo Spirito Creativo del vostro universo locale. Lo Spirito Santo è il circuito spirituale di questa Figlia Creativa dello Spirito Infinito del Paradiso. Lo Spirito Santo è un circuito indigeno di ogni universo locale ed ha i suoi confini nel regno spirituale di quella creazione; ma lo Spirito Infinito è onnipresente.

8:5.4 (95.7) Vi sono numerose influenze spirituali, e sono tutte come una. Anche l’opera degli Aggiustatori di Pensiero, benché indipendente da tutte le altre influenze, coincide invariabilmente con il ministero spirituale delle influenze congiunte dello Spirito Infinito e dello Spirito Madre di un universo locale. Queste presenze spirituali, che operano nella vita degli Urantiani, non possono essere segregate. Nella vostra mente e sulla vostra anima esse funzionano come un solo spirito, malgrado le loro origini diverse. E via via che viene fatta l’esperienza di questo ministero spirituale unificato, esso diviene per voi l’influenza del Supremo, “che è sempre in grado di trattenervi dal commettere errori e di presentarvi senza colpa davanti a vostro Padre celeste”.

8:5.5 (96.1) Ricordate sempre che lo Spirito Infinito è l’Attore Congiunto. Il Padre ed il Figlio operano entrambi in lui e per mezzo di lui. Egli è presente non solo come se stesso ma anche come Padre, come Figlio e come Padre-Figlio. In riconoscimento di questo fatto e per molte altre ragioni, ci si riferisce spesso alla presenza spirituale dello Spirito Infinito come allo “spirito di Dio”.

8:5.6 (96.2) Sarebbe anche logico riferirsi al collegamento di tutti i ministeri spirituali come allo spirito di Dio, perché tale collegamento è veramente l’unione degli spiriti di Dio il Padre, Dio il Figlio, Dio lo Spirito e Dio il Settuplo — ed anche dello spirito di Dio il Supremo.

6. La personalità dello Spirito Infinito

8:6.1 (96.3) Non permettete che l’abbondante conferimento e la vastissima distribuzione della Terza Sorgente e Centro offuschino o diversamente sminuiscano il fatto della sua personalità. Lo Spirito Infinito è una presenza universale, un’azione eterna, un potere cosmico, un’influenza santa ed una mente universale; egli è tutto ciò ed infinitamente di più, ma è anche una personalità vera e divina.

8:6.2 (96.4) Lo Spirito Infinito è una personalità completa e perfetta, il divino uguale e coordinato del Padre Universale e del Figlio Eterno. Il Creatore Congiunto è altrettanto reale e visibile per le intelligenze superiori degli universi quanto lo sono il Padre ed il Figlio. In verità lo è di più, perché è lo Spirito che tutti gli ascendenti devono raggiungere prima di poter avvicinare il Padre tramite il Figlio.

8:6.3 (96.5) Lo Spirito Infinito, la Terza Persona della Deità, possiede tutti gli attributi che voi associate alla personalità. Lo Spirito è dotato di una mente assoluta: “Lo Spirito sonda tutte le cose, anche le cose profonde di Dio.” Lo Spirito è dotato non solo di mente ma anche di volontà. Sul conferimento dei suoi doni è stato scritto: “Ma tutte queste opere sono di un solo e stesso Spirito, che le distribuisce ad ogni uomo separatamente e come piace a lui.”

8:6.4 (96.6) “L’amore dello Spirito” è reale, così come lo sono anche i suoi dispiaceri; perciò “non rattristate lo Spirito di Dio”. Sia che osserviamo lo Spirito Infinito come Deità del Paradiso o come Spirito Creativo di un universo locale, costatiamo che il Creatore Congiunto non è solo la Terza Sorgente e Centro ma anche una persona divina. Questa personalità divina reagisce ugualmente all’universo come una persona. Lo Spirito vi dice: “Colui che ha orecchie ascolti ciò che dice lo Spirito”. “Lo Spirito stesso intercede per voi.” Lo Spirito esercita un’influenza diretta e personale sugli esseri creati, “perché tutti coloro che sono condotti dallo Spirito di Dio sono figli di Dio”.

8:6.5 (96.7) Anche se osserviamo il fenomeno del ministero dello Spirito Infinito nei mondi remoti dell’universo degli universi, anche se vediamo questa stessa Deità coordinatrice agire nelle, e mediante le innumerevoli legioni dei molteplici esseri originati dalla Terza Sorgente e Centro, anche se riconosciamo l’onnipresenza dello Spirito, ciononostante continuiamo ad affermare che questa stessa Terza Sorgente e Centro è una persona, il Creatore Congiunto di tutte le cose, di tutti gli esseri e di tutti gli universi.

8:6.6 (96.8) Nell’amministrazione degli universi il Padre, il Figlio e lo Spirito sono perfettamente ed eternamente interassociati. Benché ciascuno di loro sia impegnato in un ministero personale per tutta la creazione, sono tutti e tre divinamente ed assolutamente collegati in un servizio di creazione e di controllo che li rende per sempre uno.

8:6.7 (97.1) Nella persona dello Spirito Infinito, il Padre ed il Figlio sono reciprocamente presenti, sempre ed in perfezione assoluta, perché lo Spirito è simile al Padre e simile al Figlio, ed è anche simile al Padre e al Figlio in quanto i due sono eternamente uno.

8:6.8 (97.2) [Presentato su Urantia da un Consigliere Divino di Uversa incaricato dagli Antichi dei Giorni di descrivere la natura e l’opera dello Spirito Infinito.]

Fascicolo 9 - Relazione dello Spirito Infinito con l’universo

Il Libro di Urantia

Fascicolo 9

Relazione dello Spirito Infinito con l’universo

9:0.1 (98.1) QUANDO, nella presenza del Paradiso, il Padre Universale ed il Figlio Eterno si unirono per personalizzarsi, avvenne una cosa sorprendente. Niente in questa situazione di eternità lasciava presagire che l’Attore Congiunto si sarebbe personalizzato come una spiritualità illimitata coordinata con la mente assoluta e dotata di prerogative uniche per la manipolazione dell’energia. La sua venuta all’esistenza completa la liberazione del Padre dai legami della perfezione centralizzata e dai vincoli dell’assolutismo della personalità. E questa liberazione è svelata nello stupefacente potere del Creatore Congiunto di creare degli esseri ben adattati a servire come spiriti tutelari anche per le creature materiali degli universi che si evolveranno successivamente.

9:0.2 (98.2) Il Padre è infinito in amore e volizione, in pensiero e proposito spirituali; egli è il sostenitore universale. Il Figlio è infinito in saggezza e verità, in espressione ed interpretazione spirituali; egli è il rivelatore universale. Il Paradiso è infinito in potenziale di dotazione di forza e capacità di dominare l’energia; esso è lo stabilizzatore universale. L’Attore Congiunto possiede prerogative uniche di sintesi, una capacità infinita di coordinare tutte le energie universali esistenti, tutti gli spiriti effettivi e tutti gl’intelletti reali degli universi. La Terza Sorgente e Centro è l’unificatore universale delle molteplici energie e delle diverse creazioni che sono apparse come conseguenza del piano divino e del proposito eterno del Padre Universale.

9:0.3 (98.3) Lo Spirito Infinito, il Creatore Congiunto, è un ministro divino ed universale. Lo Spirito dispensa incessantemente la misericordia del Figlio e l’amore del Padre, in armonia anche con la giustizia stabile, invariabile ed equa della Trinità del Paradiso. La sua influenza e le sue personalità sono sempre accanto a voi; esse vi conoscono realmente e vi comprendono veramente.

9:0.4 (98.4) In tutti gli universi gli agenti dell’Attore Congiunto manipolano incessantemente le forze e le energie di tutto lo spazio. Come la Prima Sorgente e Centro, la Terza reagisce sia allo spirituale sia al materiale. L’Attore Congiunto è la rivelazione dell’unità di Dio, in cui tutte le cose consistono — cose, significati e valori; energie, menti e spiriti.

9:0.5 (98.5) Lo Spirito Infinito pervade tutto lo spazio; egli abita il cerchio dell’eternità; e lo Spirito, come il Padre ed il Figlio, è perfetto ed immutabile — assoluto.

1. Gli attributi della Terza Sorgente e Centro

9:1.1 (98.6) La Terza Sorgente e Centro è conosciuta con molti nomi, che indicano tutti delle relazioni e che identificano delle funzioni: in quanto Dio lo Spirito egli è la personalità coordinata e l’uguale divino di Dio il Figlio e di Dio il Padre. In quanto Spirito Infinito egli è un’influenza spirituale onnipresente. In quanto Manipolatore Universale egli è l’antenato delle creature che controllano il potere e l’attivatore delle forze cosmiche dello spazio. In quanto Attore Congiunto egli è il rappresentante congiunto e l’associato esecutivo del Padre-Figlio. In quanto Mente Assoluta egli è la sorgente della dotazione dell’intelletto in tutti gli universi. In quanto Dio d’Azione egli è l’antenato effettivo del movimento, del cambiamento e delle relazioni.

9:1.2 (99.1) Alcuni degli attributi della Terza Sorgente e Centro sono derivati dal Padre, alcuni dal Figlio, mentre altri ancora non si riscontrano attivamente e personalmente presenti né nel Padre né nel Figlio — attributi che possono difficilmente essere spiegati se non supponendo che l’associazione Padre-Figlio che eterna la Terza Sorgente e Centro funzioni costantemente in consonanza con l’eterno fatto dell’assolutezza del Paradiso ed in riconoscimento di tale fatto. Il Creatore Congiunto incorpora la pienezza dei concetti combinati ed infiniti della Prima e della Seconda Persona della Deità.

9:1.3 (99.2) Mentre considerate il Padre come creatore originale ed il Figlio come amministratore spirituale, dovreste pensare alla Terza Sorgente e Centro come ad un coordinatore universale, un ministro di cooperazione illimitata. L’Attore Congiunto è il correlatore di tutta la realtà effettiva; egli è la Deità depositaria del pensiero del Padre e del verbo del Figlio e nella sua azione è eternamente rispettoso dell’assolutezza materiale dell’Isola centrale. La Trinità del Paradiso ha stabilito l’ordine universale di progresso e la provvidenza di Dio è il dominio del Creatore Congiunto e dell’Essere Supremo in evoluzione. Nessuna realtà in atto o in corso d’attuazione può sfuggire alla relazione finale con la Terza Sorgente e Centro.

9:1.4 (99.3) Il Padre Universale presiede i regni della preenergia, del prespirito e della personalità; il Figlio Eterno domina le sfere delle attività spirituali; la presenza dell’Isola del Paradiso unifica i domini dell’energia fisica e del potere materializzante; l’Attore Congiunto opera non solo come spirito infinito rappresentante il Figlio, ma anche come manipolatore universale delle forze e delle energie del Paradiso, portando così all’esistenza la mente universale ed assoluta. L’Attore Congiunto funziona in tutto il grande universo come una personalità positiva e distinta, specialmente nelle sfere superiori dei valori spirituali, delle relazioni tra materia ed energia e dei veri significati mentali. Egli agisce specificamente in tutti i luoghi ed i momenti in cui l’energia e lo spirito si associano ed interagiscono. Egli domina tutte le reazioni della mente, dispone di un grande potere nel mondo spirituale ed esercita una potente influenza sull’energia e sulla materia. In ogni momento la Terza Sorgente esprime la natura della Prima Sorgente e Centro.

9:1.5 (99.4) La Terza Sorgente e Centro condivide perfettamente e senza riserve l’onnipresenza della Prima Sorgente e Centro ed è talvolta chiamata lo Spirito Onnipresente. Il Dio della mente condivide in maniera particolare e molto personale l’onniscienza del Padre Universale e del suo Figlio Eterno; la conoscenza dello Spirito è profonda e completa. Il Creatore Congiunto manifesta certi aspetti dell’onnipotenza del Padre Universale, ma è effettivamente onnipotente solo nel dominio della mente. La Terza Persona della Deità è il centro intellettuale e l’amministratore universale dei regni della mente; in questi essa è assoluta — la sua sovranità è totale.

9:1.6 (99.5) L’Attore Congiunto sembra essere motivato dall’associazione Padre-Figlio, ma tutte le sue azioni paiono riconoscere la relazione Padre-Paradiso. A volte, ed in certe funzioni, egli sembra compensare lo sviluppo incompleto delle Deità esperienziali — Dio il Supremo e Dio l’Ultimo.

9:1.7 (100.1) E qui c’è un mistero infinito: l’Infinito rivela simultaneamente la sua infinità nel Figlio e come Paradiso, e scaturisce allora all’esistenza un essere uguale a Dio in divinità, che riflette la natura spirituale del Figlio e che è capace di attivare l’archetipo del Paradiso, un essere provvisoriamente subordinato in sovranità, ma per molti aspetti manifestamente il più versatile nell’azione. E quest’evidente superiorità nell’azione è rivelata in un attributo della Terza Sorgente e Centro che è superiore anche alla gravità fisica — la manifestazione universale dell’Isola del Paradiso.

9:1.8 (100.2) In aggiunta a questo supercontrollo dell’energia e delle cose fisiche, lo Spirito Infinito è stupendamente dotato di quegli attributi di pazienza, di misericordia e d’amore che sono così mirabilmente rivelati nel suo ministero spirituale. Lo Spirito è supremamente competente per dispensare amore ed attenuare la giustizia con la misericordia. Dio lo Spirito possiede tutta la benevolenza superna e l’affetto misericordioso del Figlio Originale ed Eterno. L’universo di vostra origine si sta forgiando tra l’incudine della giustizia ed il martello della sofferenza; ma quelli che maneggiano il martello sono i figli della misericordia, la progenie spirituale dello Spirito Infinito.

2. Lo spirito onnipresente

9:2.1 (100.3) Dio è spirito in triplice senso: è lui stesso spirito; in suo Figlio appare come spirito senza qualificazioni; nell’Attore Congiunto appare come spirito alleato alla mente. In aggiunta a queste realtà spirituali, noi crediamo di discernere livelli di fenomeni spirituali esperienziali — gli spiriti dell’Essere Supremo, della Deità Ultima e dell’Assoluto della Deità.

9:2.2 (100.4) Lo Spirito Infinito è un complemento del Figlio Eterno così come il Figlio è un complemento del Padre Universale. Il Figlio Eterno è una personalizzazione spiritualizzata del Padre; lo Spirito Infinito è una spiritualizzazione personalizzata del Figlio Eterno e del Padre Universale.

9:2.3 (100.5) Vi sono molte linee di forza spirituale aperte e molte sorgenti di potere sovrammateriale che collegano direttamente la popolazione di Urantia alle Deità del Paradiso. Esiste il collegamento diretto degli Aggiustatori di Pensiero con il Padre Universale, l’assai estesa influenza dell’impulso della gravità spirituale del Figlio Eterno e la presenza spirituale del Creatore Congiunto. C’è una differenza di funzione tra lo spirito del Figlio e lo spirito dello Spirito. Nel suo ministero spirituale la Terza Persona può funzionare come mente più spirito o come solo spirito.

9:2.4 (100.6) In aggiunta a queste presenze del Paradiso, gli Urantiani beneficiano delle influenze e delle attività spirituali dell’universo locale e del superuniverso, con il loro spiegamento quasi infinito di personalità amorevoli che guidano sempre verso l’alto e verso l’interno coloro che hanno sincerità d’intenti ed onestà di cuore, verso gl’ideali di divinità e la meta della perfezione suprema.

9:2.5 (100.7) Noi conosciamo la presenza dello spirito universale del Figlio Eterno — possiamo riconoscerla senza errore. Anche l’uomo mortale può conoscere la presenza dello Spirito Infinito, la Terza Persona della Deità, perché le creature materiali possono sperimentare effettivamente il beneficio di questa influenza divina che funziona come effusione dello Spirito Santo dell’universo locale sulle razze dell’umanità. Gli esseri umani possono anche divenire consapevoli in una certa misura dell’Aggiustatore, la presenza impersonale del Padre Universale. Questi spiriti divini che lavorano per l’elevazione e la spiritualizzazione degli uomini, agiscono tutti all’unisono ed in perfetta cooperazione. Essi sono come uno nell’esecuzione spirituale dei piani d’ascensione e di raggiungimento della perfezione per i mortali.

3. Il manipolatore universale

9:3.1 (101.1) L’Isola del Paradiso è la sorgente e la sostanza della gravità fisica, e ciò dovrebbe essere sufficiente per informarvi che la gravità è una delle cose più reali ed eternamente affidabili nell’intero universo fisico di universi. La gravità non può essere modificata o annullata se non dalle forze e dalle energie gestite congiuntamente dal Padre e dal Figlio, che sono state affidate alla persona della Terza Sorgente e Centro e che sono funzionalmente associate ad essa.

9:3.2 (101.2) Lo Spirito Infinito possiede un potere unico e stupefacente — l’antigravità. Tale potere non è funzionalmente presente (in modo osservabile) né nel Padre né nel Figlio. Questa capacità propria della Terza Sorgente di resistere all’attrazione della gravità materiale si rivela nelle reazioni personali dell’Attore Congiunto a certe fasi delle relazioni universali. E questo attributo unico è trasmissibile ad alcune delle personalità più elevate dello Spirito Infinito.

9:3.3 (101.3) L’antigravità può annullare la gravità in ambito locale; essa lo fa esercitando la presenza di una forza equivalente. Essa opera solo nei confronti della gravità materiale e non è un’azione della mente. Il fenomeno della resistenza alla gravità di un giroscopio è un buon esempio dell’effetto dell’antigravità, ma non ha alcun valore per spiegare la causa dell’antigravità.

9:3.4 (101.4) L’Attore Congiunto rivela anche altri poteri capaci di trascendere la forza e di neutralizzare l’energia. Tali poteri operano rallentando l’energia fino al punto della materializzazione e per mezzo di altre tecniche a voi sconosciute.

9:3.5 (101.5) Il Creatore Congiunto non è né energia, né la fonte dell’energia, né il destino dell’energia; egli è il manipolatore dell’energia. Il Creatore Congiunto è azione — movimento, cambiamento, modificazione, coordinazione, stabilizzazione ed equilibrio. Le energie soggette al controllo diretto o indiretto del Paradiso rispondono per loro natura agli atti della Terza Sorgente e Centro e dei suoi molteplici agenti.

9:3.6 (101.6) L’universo degli universi è pervaso dalle creature della Terza Sorgente e Centro che controllano il potere: controllori fisici, direttori di potere, centri di potere ed altri rappresentanti del Dio d’Azione che s’interessano della regolazione e della stabilizzazione delle energie fisiche. Queste creature straordinarie con funzioni fisiche possiedono tutte differenti attributi di controllo del potere, quali l’antigravità, che utilizzano nei loro sforzi per stabilire l’equilibrio fisico della materia e delle energie del grande universo.

9:3.7 (101.7) Tutte queste attività materiali del Dio d’Azione sembrano collegare la sua funzione con l’Isola del Paradiso, ed in verità gli agenti di potere sono tutti rispettosi dell’assolutezza dell’Isola eterna, oltre ad esserne dipendenti. Ma l’Attore Congiunto non agisce per il Paradiso o in risposta ad esso. Egli agisce personalmente per il Padre ed il Figlio. Il Paradiso non è una persona. Le azioni non personali, impersonali e altro-che-personali della Terza Sorgente e Centro sono tutte atti volitivi dell’Attore Congiunto stesso; non sono né riflessi, né derivazioni, né ripercussioni di qualcosa o di qualcuno.

9:3.8 (101.8) Il Paradiso è il modello dell’infinità; il Dio d’Azione è l’attivatore di questo modello. Il Paradiso è il fulcro materiale dell’infinità; gli agenti della Terza Sorgente e Centro sono le leve dell’intelligenza che motivano il livello materiale ed iniettano spontaneità nei meccanismi della creazione fisica.

4. La mente assoluta

9:4.1 (102.1) C’è una natura intellettuale della Terza Sorgente e Centro che è distinta dai suoi attributi fisici e spirituali. Tale natura è difficilmente contattabile, ma è associabile — intellettualmente anche se non personalmente. La si può distinguere dagli attributi fisici e dal carattere spirituale della Terza Persona sui livelli di funzione della mente, ma per le personalità che cercano di discernerla, questa natura non funziona mai indipendentemente da manifestazioni fisiche o spirituali.

9:4.2 (102.2) La mente assoluta è la mente della Terza Persona; essa è inseparabile dalla personalità di Dio lo Spirito. La mente, negli esseri in funzione, non è separata dall’energia o dallo spirito o da entrambi. La mente non è inerente all’energia; l’energia è ricettiva e responsiva alla mente; la mente può essere superimposta all’energia, ma la coscienza non è inerente al livello puramente materiale. Non è necessario che la mente sia aggiunta al puro spirito, perché lo spirito è per natura cosciente e capace d’identificare. Lo spirito è sempre intelligente, in certo qual modo dotato di mente. Può trattarsi di questa mente o di quella mente, di premente o di supermente, od anche di mente spirituale, ma si tratta sempre dell’equivalente del pensare e del conoscere. Il discernimento dello spirito trascende la coscienza della mente, si sovraggiunge ad essa e teoricamente la anticipa.

9:4.3 (102.3) Il Creatore Congiunto è assoluto soltanto nella sfera della mente, nei regni dell’intelligenza universale. La mente della Terza Sorgente e Centro è infinita; essa trascende completamente i circuiti mentali attivi e funzionanti dell’universo degli universi. La dotazione mentale dei sette superuniversi è derivata dai Sette Spiriti Maestri, le personalità primarie del Creatore Congiunto. Questi Spiriti Maestri distribuiscono la mente al grande universo come mente cosmica, ed il vostro universo locale è pervaso dalla variante nebadoniana del tipo di mente cosmica di Orvonton.

9:4.4 (102.4) La mente infinita ignora il tempo, la mente ultima trascende il tempo, la mente cosmica è condizionata dal tempo. La stessa cosa è per lo spazio: la Mente Infinita è indipendente dallo spazio, ma via via che si discende dall’infinito verso i livelli degli aiutanti mentali, l’intelletto deve tenere sempre più conto del fatto e delle limitazioni dello spazio.

9:4.5 (102.5) La forza cosmica risponde alla mente così come la mente cosmica risponde allo spirito. Lo spirito è proposito divino e la mente spirituale è il proposito divino in azione. L’energia è cosa, la mente è significato, lo spirito è valore. Anche nel tempo e nello spazio la mente stabilisce quelle relazioni relative tra l’energia e lo spirito che fanno pensare ad una reciproca affinità nell’eternità.

9:4.6 (102.6) La mente trasmuta i valori dello spirito in significati dell’intelletto; la volizione ha il potere di far fruttificare i significati della mente sia nel regno materiale che spirituale. L’ascesa al Paradiso implica una crescita relativa e differenziale in spirito, in mente ed in energia. La personalità è l’unificatrice di queste componenti dell’individualità esperienziale.

5. Il ministero della mente

9:5.1 (102.7) Quanto a mente, la Terza Sorgente e Centro è infinita. Se l’universo dovesse crescere sino all’infinità, il suo potenziale mentale sarebbe ancora adeguato per dotare un numero illimitato di creature di menti appropriate e di altri requisiti indispensabili dell’intelletto.

9:5.2 (102.8) Nei domini della mente creata la Terza Persona, con i suoi associati coordinati e subordinati, governa sovrana. I regni mentali delle creature hanno la loro origine esclusiva nella Terza Sorgente e Centro, che conferisce per l’appunto la mente. Anche per i frammenti del Padre non è possibile abitare la mente degli uomini prima che la via non sia stata convenientemente preparata per loro dall’azione mentale e dalla funzione spirituale dello Spirito Infinito.

9:5.3 (103.1) La caratteristica straordinaria della mente è di poter essere conferita ad una vasta gamma di vita. Tramite i suoi associati creatori e creature la Terza Sorgente e Centro assiste tutte le menti su tutte le sfere, porta il suo ministero agli intelletti umani e subumani per mezzo degli aiutanti degli universi locali e, tramite i controllori fisici, assiste anche le entità più umili e non esperienziali tra i tipi più primitivi di cose viventi. E l’orientamento della mente è sempre un ministero della personalità della mente-spirito o della mente-energia.

9:5.4 (103.2) Poiché la Terza Persona della Deità è la sorgente della mente, è del tutto naturale che le creature evoluzionarie dotate di volontà trovino più facile formarsi concetti comprensibili dello Spirito Infinito che formarsene del Figlio Eterno o del Padre Universale. La realtà del Creatore Congiunto è imperfettamente rivelata nell’esistenza stessa della mente umana. Il Creatore Congiunto è l’antenato della mente cosmica, e la mente dell’uomo è un circuito individualizzato, una porzione impersonale, di tale mente cosmica che è conferita in un universo locale da una Figlia Creativa della Terza Sorgente e Centro.

9:5.5 (103.3) Per il fatto che la Terza Persona è la sorgente della mente non si deve concludere che tutti i fenomeni mentali siano divini. L’intelletto umano ha le sue radici nell’origine materiale delle razze animali. L’intelligenza universale non è una vera rivelazione di Dio che è mente, così come la natura fisica non è una vera rivelazione della bellezza e dell’armonia del Paradiso. La perfezione esiste in natura, ma la natura non è perfetta. Il Creatore Congiunto è la sorgente della mente, ma la mente non è il Creatore Congiunto.

9:5.6 (103.4) Su Urantia, la mente è un compromesso tra l’essenza della perfezione di pensiero e la mentalità in evoluzione della vostra immatura natura umana. Il piano per la vostra evoluzione intellettuale è in verità di una perfezione sublime, ma voi siete molto lontani da questa meta divina mentre operate nei tabernacoli della carne. La mente ha veramente un’origine divina ed ha un destino divino, ma la vostra mente mortale non ha ancora dignità divina.

9:5.7 (103.5) Troppo spesso, veramente troppo spesso, voi guastate la vostra mente con l’insincerità e l’inaridite con la cattiveria; la assoggettate alla paura animale e la distorcete con inutili ansietà. Quindi, anche se la sorgente della mente è divina, la mente che voi conoscete sul vostro mondo d’ascensione può difficilmente divenire oggetto di grande ammirazione ed ancor meno di adorazione o di culto. La contemplazione dell’intelletto umano immaturo ed inattivo dovrebbe condurre soltanto a reazioni di umiltà.

6. Il circuito della gravità mentale

9:6.1 (103.6) La Terza Sorgente e Centro, l’intelligenza universale, è personalmente cosciente di ogni mente, di ogni intelletto, in tutta la creazione, e mantiene un contatto personale e perfetto con tutte queste creature fisiche, morontiali e spirituali dotate di mente negli immensi universi. Tutte queste attività della mente sono trattenute nel circuito assoluto di gravità mentale che si focalizza nella Terza Sorgente e Centro e fa parte della coscienza personale dello Spirito Infinito.

9:6.2 (103.7) Come il Padre attira ogni personalità a se stesso ed il Figlio attira ogni realtà spirituale, così l’Attore Congiunto esercita un potere d’attrazione su tutte le menti; egli domina e controlla senza riserve il circuito universale della mente. Tutti i valori intellettuali veri e genuini, tutti i pensieri divini e tutte le idee perfette, sono infallibilmente attirati in questo circuito assoluto della mente.

9:6.3 (104.1) La gravità mentale può funzionare indipendentemente dalla gravità materiale e da quella spirituale, ma ovunque ed ogniqualvolta queste ultime due si contrappongono, la gravità mentale funziona sempre. Quando tutte e tre sono associate, la gravità della personalità può abbracciare la creatura materiale — fisica o morontiale, finita o absonita. Ma indipendentemente da ciò, la dotazione della mente, anche in esseri impersonali, li qualifica per pensare e li dota di coscienza anche in assenza totale di personalità.

9:6.4 (104.2) L’individualità avente dignità di personalità, umana o divina, immortale o potenzialmente immortale, non ha però origine né nello spirito, né nella mente, né nella materia; essa è il conferimento del Padre Universale. Nemmeno l’interazione della gravità spirituale, mentale e materiale è una condizione indispensabile all’apparizione della gravità della personalità. Il circuito del Padre può abbracciare un essere di mente materiale che non risponde alla gravità spirituale, oppure può includere un essere di mente spirituale che non risponde alla gravità materiale. Il funzionamento della gravità della personalità è sempre un atto di volontà del Padre Universale.

9:6.5 (104.3) Mentre la mente è associata con l’energia negli esseri puramente materiali ed associata con lo spirito in personalità puramente spirituali, innumerevoli ordini di personalità, compreso quello umano, possiedono menti che sono associate sia all’energia che allo spirito. Gli aspetti spirituali della mente delle creature reagiscono infallibilmente all’attrazione della gravità dello spirito del Figlio Eterno; le caratteristiche materiali rispondono all’impulso di gravità dell’universo materiale.

9:6.6 (104.4) La mente cosmica, quando non è associata né all’energia né allo spirito, non è soggetta alle esigenze della gravità né dei circuiti materiali né di quelli spirituali. La mente pura è soggetta soltanto al controllo della gravità universale dell’Attore Congiunto. La mente pura è strettamente affine alla mente infinita, e la mente infinita (la coordinata teorica degli assoluti dello spirito e dell’energia) è apparentemente una legge in se stessa.

9:6.7 (104.5) Più grande è la divergenza tra spirito ed energia, maggiore è la funzione osservabile della mente; quanto minore è la diversità tra energia e spirito, tanto meno osservabile è la funzione della mente. Apparentemente la funzione massima della mente cosmica è negli universi temporali dello spazio. Qui la mente sembra funzionare in una zona intermedia tra l’energia e lo spirito, ma ciò non è vero per i livelli superiori della mente: in Paradiso energia e spirito sono essenzialmente uno.

9:6.8 (104.6) Il circuito di gravità mentale è affidabile; esso emana dalla Terza Persona della Deità del Paradiso, ma non tutta la funzione osservabile della mente è prevedibile. In tutta la creazione conosciuta c’è, parallela a questo circuito della mente, una presenza poco compresa la cui funzione non è prevedibile. Noi crediamo che questa imprevedibilità sia in parte da attribuire alla funzione dell’Assoluto Universale. Quale sia questa funzione, noi non lo sappiamo; su che cosa la attui, possiamo solo fare delle congetture; quanto alla sua relazione con le creature, possiamo solo formulare delle ipotesi.

9:6.9 (104.7) Certi aspetti dell’imprevedibilità della mente finita possono essere dovuti all’incompletezza dell’Essere Supremo, e c’è una vasta zona di attività in cui l’Attore Congiunto e l’Assoluto Universale sono forse tangenti. Vi sono molte cose concernenti la mente che sono sconosciute, ma di una cosa siamo certi: lo Spirito Infinito è l’espressione perfetta della mente del Creatore per tutte le creature; l’Essere Supremo è l’espressione in evoluzione delle menti di tutte le creature nei riguardi del loro Creatore.

7. La riflettività dell’universo

9:7.1 (105.1) L’Attore Congiunto è in grado di coordinare tutti i livelli della realtà universale in modo da rendere possibile il riconoscimento simultaneo del mentale, del materiale e dello spirituale. Questo è il fenomeno della riflettività dell’universo, quel potere straordinario ed inspiegabile di vedere, di udire, di sentire e di conoscere tutte le cose via via che avvengono in un intero superuniverso, e di focalizzare mediante la riflettività tutte queste informazioni e conoscenze in un qualunque punto desiderato. L’azione della riflettività si manifesta in modo perfetto su ciascuno dei mondi capitale dei sette superuniversi. Essa è operante anche in tutti i settori dei superuniversi e all’interno dei confini degli universi locali. La riflettività si focalizza infine nel Paradiso.

9:7.2 (105.2) Il fenomeno della riflettività, quale si manifesta sui mondi capitale dei superuniversi nelle stupefacenti prestazioni delle personalità riflettive che vi stazionano, rappresenta l’interassociazione più complessa di tutte le fasi dell’esistenza osservabili nell’intera creazione. È possibile risalire le linee dello spirito sino al Figlio, quelle dell’energia fisica sino al Paradiso e quelle della mente sino alla Terza Sorgente; ma nel fenomeno straordinario della riflettività dell’universo c’è un’unificazione unica ed eccezionale di tutte e tre, associate in modo tale da consentire ai dirigenti dell’universo di conoscere istantaneamente condizioni remote, simultaneamente al loro verificarsi.

9:7.3 (105.3) Noi comprendiamo gran parte della tecnica della riflettività, ma vi sono molte fasi che veramente ci sconcertano. Sappiamo che l’Attore Congiunto è il centro universale del circuito della mente, che è l’antenato della mente cosmica, e che la mente cosmica opera sotto il dominio della gravità mentale assoluta della Terza Sorgente e Centro. Sappiamo inoltre che i circuiti della mente cosmica influiscono sui livelli intellettuali di tutte le esistenze conosciute. Essi contengono i resoconti dello spazio universale ed altrettanto certamente si focalizzano nei Sette Spiriti Maestri e convergono nella Terza Sorgente e Centro.

9:7.4 (105.4) La relazione tra la mente cosmica finita e la mente divina assoluta sembra essere in evoluzione nella mente esperienziale del Supremo. Ci viene insegnato che agli albori del tempo questa mente esperienziale fu conferita al Supremo dallo Spirito Infinito, e noi ipotizziamo che certe caratteristiche del fenomeno della riflettività si possano spiegare solo presupponendo l’attività della Mente Suprema. Se il Supremo non è coinvolto nella riflettività, non riusciamo a trovare una spiegazione per le attività complesse e le operazioni infallibili di questa coscienza del cosmo.

9:7.5 (105.5) La riflettività sembra essere onniscienza entro i limiti del finito esperienziale e può rappresentare l’emersione della presenza-coscienza dell’Essere Supremo. Se questa ipotesi è esatta, allora l’utilizzazione della riflettività in una qualunque delle sue fasi equivale ad un contatto parziale con la coscienza del Supremo.

8. La personalità dello Spirito Infinito

9:8.1 (105.6) Lo Spirito Infinito possiede il pieno potere di trasmettere molti dei suoi poteri e prerogative alle sue personalità ed ai suoi agenti coordinati e subordinati.

9:8.2 (105.7) Il primo atto creatore della Deità dello Spirito Infinito, operante indipendentemente dalla Trinità ma in associazione non rivelata con il Padre ed il Figlio, si personalizzò nell’esistenza dei Sette Spiriti Maestri del Paradiso, i distributori dello Spirito Infinito agli universi.

9:8.3 (106.1) Non c’è alcun rappresentante diretto della Terza Sorgente e Centro nella capitale di un superuniverso. Ciascuna di queste sette creazioni dipende da uno degli Spiriti Maestri del Paradiso, che agisce tramite i sette Spiriti Riflettivi situati nella capitale del superuniverso.

9:8.4 (106.2) L’atto creativo successivo e continuativo dello Spirito Infinito si rivela di tanto in tanto nella produzione degli Spiriti Creativi. Ogni volta che il Padre Universale ed il Figlio Eterno divengono genitori di un Figlio Creatore, lo Spirito Infinito diviene progenitore di uno Spirito Creativo di un universo locale, il quale diviene lo stretto associato di quel Figlio Creatore in tutta la successiva esperienza nell’universo.

9:8.5 (106.3) Come è necessario distinguere tra il Figlio Eterno ed i Figli Creatori, così è necessario distinguere tra lo Spirito Infinito e gli Spiriti Creativi, i coordinati dei Figli Creatori negli universi locali. Ciò che lo Spirito Infinito è per la creazione totale, uno Spirito Creativo lo è per un universo locale.

9:8.6 (106.4) La Terza Sorgente e Centro è rappresentata nel grande universo da un vasto spiegamento di spiriti di ministero, messaggeri, insegnanti, giudici, aiuti e consiglieri, unitamente a supervisori di certi circuiti di natura fisica, morontiale e spirituale. Non tutti questi esseri sono personalità nel senso stretto del termine. La personalità della varietà di creature finite è caratterizzata da:

9:8.7 (106.5) 1. Coscienza soggettiva di sé.

9:8.8 (106.6) 2. Risposta oggettiva al circuito della personalità del Padre.

9:8.9 (106.7) Vi sono personalità di creatori e personalità di creature, ed oltre a questi due tipi fondamentali vi sono personalità della Terza Sorgente e Centro, esseri che sono personali per lo Spirito Infinito, ma che non sono incondizionatamente personali per gli esseri creature. Queste personalità della Terza Sorgente non fanno parte del circuito della personalità del Padre. Le personalità della Prima Sorgente e le personalità della Terza Sorgente sono reciprocamente contattabili; ogni personalità è contattabile.

9:8.10 (106.8) Il Padre conferisce la personalità per sua libera volontà personale. Sul perché lo faccia noi possiamo solo formulare delle ipotesi; come lo faccia non lo sappiamo. Né sappiamo perché la Terza Sorgente conferisca personalità non del Padre, ma lo Spirito Infinito fa questo per proprio conto, in congiunzione creativa con il Figlio Eterno ed in numerosi modi a voi sconosciuti. Lo Spirito Infinito può anche agire per il Padre conferendo personalità della Prima Sorgente.

9:8.11 (106.9) Vi sono numerosi tipi di personalità della Terza Sorgente. Lo Spirito Infinito conferisce personalità della Terza Sorgente a molti gruppi che non sono inclusi nel circuito della personalità del Padre, come a certi direttori di potere. Allo stesso modo lo Spirito Infinito tratta come personalità numerosi gruppi di esseri, quali gli Spiriti Creativi, che sono una classe a sé nelle loro relazioni con le creature messe in circuito dal Padre.

9:8.12 (106.10) Sia le personalità della Prima Sorgente che quelle della Terza Sorgente sono dotate di tutto ciò che gli uomini associano al concetto di personalità, ed anche di più. Esse hanno menti comprendenti memoria, ragione, giudizio, immaginazione creativa, associazione d’idee, decisione, scelta e numerosi poteri intellettuali addizionali completamente sconosciuti ai mortali. Salvo qualche eccezione, gli ordini che vi sono rivelati possiedono forma e individualità distinte; sono esseri reali. La maggior parte di loro è visibile a tutti gli ordini d’esistenza spirituale.

9:8.13 (107.1) Anche voi sarete capaci di vedere i vostri associati spirituali degli ordini inferiori non appena sarete liberati dalla vista limitata dei vostri occhi materiali attuali e sarete dotati di una forma morontiale con la sua accresciuta sensibilità alla realtà delle cose spirituali.

9:8.14 (107.2) La famiglia funzionale della Terza Sorgente e Centro, com’è rivelata in queste esposizioni, si divide in tre grandi gruppi:

9:8.15 (107.3) I. Gli Spiriti Supremi. Un gruppo di origine composita che comprende, tra gli altri, gli ordini seguenti:

9:8.16 (107.4) 1. I Sette Spiriti Maestri del Paradiso.

9:8.17 (107.5) 2. Gli Spiriti Riflettivi dei Superuniversi.

9:8.18 (107.6) 3. Gli Spiriti Creativi degli Universi Locali.

9:8.19 (107.7) II. I Direttori di Potere. Un gruppo di creature ed agenti di controllo che opera in tutto lo spazio organizzato.

9:8.20 (107.8) III. Le Personalità dello Spirito Infinito. Questa designazione non implica necessariamente che tali esseri siano personalità della Terza Sorgente, benché alcuni di loro siano unici come creature dotate di volontà. Generalmente esse sono raggruppate in tre classificazioni maggiori:

9:8.21 (107.9) 1. Le Personalità Superiori dello Spirito Infinito.

9:8.22 (107.10) 2. Le Schiere dei Messaggeri dello Spazio.

9:8.23 (107.11) 3. Gli Spiriti Tutelari del Tempo.

9:8.24 (107.12) Questi gruppi servono in Paradiso, nell’universo centrale o residenziale e nei superuniversi, e comprendono ordini che funzionano negli universi locali come pure nelle costellazioni, nei sistemi e sui pianeti.

9:8.25 (107.13) Le personalità spirituali della vasta famiglia dello Spirito Divino ed Infinito sono consacrate per sempre al servizio del ministero dell’amore di Dio e della misericordia del Figlio verso tutte le creature intelligenti dei mondi evoluzionari del tempo e dello spazio. Questi esseri spirituali costituiscono la scala vivente per mezzo della quale l’uomo mortale si eleva dal caos fino alla gloria.

9:8.26 (107.14) [Rivelato su Urantia da un Consigliere Divino di Uversa incaricato dagli Antichi dei Giorni di descrivere la natura e l’opera dello Spirito Infinito.]

Fascicolo 10 - La Trinità del Paradiso

Il Libro di Urantia

Fascicolo 10

La Trinità del Paradiso

10:0.1 (108.1) LA Trinità Paradisiaca delle Deità eterne permette al Padre di sottrarsi all’assolutismo della personalità. La Trinità associa perfettamente l’espressione illimitata della volontà personale infinita di Dio con l’assolutezza della Deità. Il Figlio Eterno ed i vari Figli d’origine divina, assieme all’Attore Congiunto ed ai suoi figli dell’universo, consentono effettivamente al Padre di liberarsi dalle limitazioni altrimenti insite nel primato, nella perfezione, nell’immutabilità, nell’eternità, nell’universalità, nell’assolutezza e nell’infinità.

10:0.2 (108.2) La Trinità del Paradiso consente efficacemente la piena espressione e la perfetta rivelazione della natura eterna della Deità. Similmente, i Figli Stazionari della Trinità forniscono una rivelazione completa e perfetta della giustizia divina. La Trinità è l’unità della Deità, e questa unità riposa eternamente sulle fondamenta assolute dell’unità divina delle tre personalità originali, coordinate e coesistenti: Dio il Padre, Dio il Figlio e Dio lo Spirito.

10:0.3 (108.3) Partendo dalla situazione presente sul cerchio dell’eternità e guardando indietro nel passato senza fine, possiamo scoprire soltanto un’inevitabile ineluttabilità negli affari dell’universo, ed è la Trinità del Paradiso. Io ritengo che la Trinità sia stata inevitabile. Quando guardo al passato, al presente ed al futuro del tempo, considero che nient’altro in tutto l’universo degli universi sia stato inevitabile. L’attuale universo maestro, visto in retrospettiva o in prospettiva, è impensabile senza la Trinità. Data la Trinità del Paradiso, possiamo postulare un modo alternativo od anche molteplici modi di fare tutte le cose, ma senza la Trinità del Padre, del Figlio e dello Spirito non riusciamo a concepire come l’Infinito avrebbe potuto raggiungere una triplice personalizzazione coordinata di fronte all’unità assoluta della Deità. Nessun altro concetto della creazione è all’altezza dei livelli di completa assolutezza della Trinità come quelli connessi all’unità della Deità associata alla totale liberazione volitiva inerente nella triplice personalizzazione della Deità.

1. L’autodistribuzione della Prima Sorgente e Centro

10:1.1 (108.4) Sembrerebbe che il Padre, nell’eternità passata, abbia inaugurato una politica di profonda distribuzione di se stesso. Insita nella natura generosa, affettuosa ed amabile del Padre Universale c’è qualcosa che lo induce a riservare a se stesso soltanto l’esercizio di quei poteri e di quell’autorità che ritiene evidentemente impossibile delegare o conferire.

10:1.2 (108.5) Il Padre Universale si è spogliato fin dal principio di ogni parte di se stesso che poteva conferire ad un altro Creatore o creatura. Egli ha delegato ai suoi Figli divini ed alle loro intelligenze associate ogni potere e tutta l’autorità che potevano essere delegati. Ha effettivamente trasferito ai suoi Figli Sovrani, nei loro rispettivi universi, ogni prerogativa d’autorità amministrativa che era trasferibile. Negli affari di un universo locale egli ha reso ogni Figlio Creatore Sovrano altrettanto perfetto, competente ed autorevole quanto lo è il Figlio Eterno nell’universo centrale ed originale. Ha dispensato, effettivamente conferito, con la dignità e la santità del possesso della personalità, tutto di se stesso e dei suoi attributi, ogni cosa di cui poteva spogliarsi, in ogni modo, in ogni epoca, in ogni luogo, a favore di ogni persona ed in ogni universo, eccetto che in quello centrale in cui risiede.

10:1.3 (109.1) La personalità divina non è incentrata in se stessa; l’individualità del libero arbitrio divino è caratterizzata dalla distribuzione di se stessa e dalla ripartizione della personalità. Le creature anelano l’associazione con altre creature personali; i Creatori sono spinti a condividere la divinità con i figli dei loro universi; la personalità dell’Infinito è rivelata come Padre Universale che divide la realtà dell’essere e la propria uguaglianza con due personalità coordinate, il Figlio Eterno e l’Attore Congiunto.

10:1.4 (109.2) Per la conoscenza concernente la personalità del Padre ed i suoi attributi divini noi dipenderemo sempre dalle rivelazioni del Figlio Eterno, perché, quando l’atto congiunto della creazione fu compiuto, quando la Terza Persona della Deità scaturì all’esistenza come personalità e diede attuazione ai concetti congiunti dei suoi genitori divini, il Padre cessò di esistere in quanto personalità non qualificata. Con la venuta all’esistenza dell’Attore Congiunto e la materializzazione del nucleo centrale della creazione, avvennero alcuni cambiamenti eterni. Dio donò se stesso come personalità assoluta al suo Figlio Eterno. In tal modo il Padre conferì la “personalità d’infinità” al suo Figlio unigenito, mentre entrambi conferirono la “personalità congiunta” della loro unione eterna allo Spirito Infinito.

10:1.5 (109.3) Per queste e per altre ragioni che sono al di là della capacità concettuale della mente finita, è estremamente difficile per le creature umane comprendere l’infinita personalità paterna di Dio se non com’è rivelata universalmente nel Figlio Eterno e, con il Figlio, com’è universalmente attiva nello Spirito Infinito.

10:1.6 (109.4) Poiché i Figli Paradisiaci di Dio visitano i mondi evoluzionari e talvolta anche vi abitano nelle sembianze della carne mortale, e poiché i loro conferimenti rendono possibile agli uomini mortali conoscere effettivamente qualcosa della natura e del carattere della personalità divina, le creature delle sfere planetarie devono perciò contare sui conferimenti di questi Figli Paradisiaci per ottenere informazioni attendibili e affidabili sul Padre, sul Figlio e sullo Spirito.

2. La personalizzazione della Deità

10:2.1 (109.5) Per mezzo della tecnica di trinitizzazione il Padre si spoglia di quella personalità spirituale non qualificata che è il Figlio, ma facendo questo si costituisce Padre di questo stesso Figlio e s’impossessa così della capacità illimitata di divenire il Padre divino di tutte le creature intelligenti dotate di volontà successivamente create, eventuate o appartenenti ad altri tipi personalizzati. In quanto personalità assoluta e non qualificata il Padre può funzionare soltanto come Figlio e con il Figlio, ma in quanto Padre personale continua a conferire la personalità alle diverse schiere dei differenti livelli di creature intelligenti dotate di volontà, e mantiene per sempre relazioni personali di associazione amorevole con questa vasta famiglia di figli dell’universo.

10:2.2 (109.6) Dopo che il Padre ha conferito alla personalità di suo Figlio la pienezza di se stesso, e quando questo atto di autoconferimento è completo e perfetto, del potere e della natura infiniti che in tal modo esistono nell’unione Padre-Figlio, gli associati eterni conferiscono congiuntamente quelle qualità e quegli attributi che costituiscono un altro essere simile a loro; e questa personalità congiunta, lo Spirito Infinito, completa la personalizzazione esistenziale della Deità.

10:2.3 (110.1) Il Figlio è indispensabile alla paternità di Dio. Lo Spirito è indispensabile alla fraternità della Seconda e della Terza Persona. Tre persone sono il minimo gruppo sociale, ma questa è la più piccola di tutte le molteplici ragioni per credere nell’inevitabilità dell’Attore Congiunto.

10:2.4 (110.2) La Prima Sorgente e Centro è l’infinita personalità-padre, la sorgente illimitata della personalità. Il Figlio Eterno è l’assoluto della personalità non qualificato, l’essere divino che rappresenta lungo tutti i tempi e l’eternità la perfetta rivelazione della natura personale di Dio. Lo Spirito Infinito è la personalità congiunta, l’unica conseguenza personale dell’unione eterna Padre-Figlio.

10:2.5 (110.3) La personalità della Prima Sorgente e Centro è la personalità dell’infinità meno la personalità assoluta del Figlio Eterno. La personalità della Terza Sorgente e Centro è la conseguenza additiva dell’unione della personalità-Padre liberata e della personalità-Figlio assoluta.

10:2.6 (110.4) Il Padre Universale, il Figlio Eterno e lo Spirito Infinito sono persone uniche; nessuna è un duplicato; ciascuna è originale; tutte sono unite.

10:2.7 (110.5) Solo il Figlio Eterno sperimenta la pienezza della relazione divina di personalità ed ha coscienza sia della filiazione con il Padre che della paternità verso lo Spirito e dell’uguaglianza divina con il Padre progenitore e lo Spirito associato. Il Padre conosce l’esperienza di avere un Figlio che è il suo uguale, ma il Padre non conosce antecedenti ancestrali. Il Figlio Eterno ha l’esperienza della condizione di figlio, il riconoscimento di un’ascendenza della personalità, e allo stesso tempo il Figlio è cosciente di essere genitore congiunto dello Spirito Infinito. Lo Spirito Infinito è cosciente di una duplice ascendenza della personalità, ma non è genitore di una personalità della Deità coordinata. Con lo Spirito il ciclo esistenziale di personalizzazione della Deità raggiunge la completezza. Le personalità primarie della Terza Sorgente e Centro sono esperienziali ed in numero di sette.

10:2.8 (110.6) Io ho la mia origine nella Trinità del Paradiso. Conosco la Trinità come Deità unificata. So anche che il Padre, il Figlio e lo Spirito esistono ed agiscono nell’ambito delle loro funzioni personali definite. So di preciso che non solo essi agiscono personalmente e collettivamente, ma anche che coordinano le loro attività in vari raggruppamenti, sicché in definitiva operano in sette differenti funzioni singole e plurali. E poiché queste sette associazioni esauriscono le possibilità di tali combinazioni di divinità, è inevitabile che le realtà dell’universo appaiano in sette varianti di valori, di significati e di personalità.

3. Le tre persone della Deità

10:3.1 (110.7) Benché esista una sola Deità, vi sono tre personalizzazioni positive e divine della Deità. Per ciò che riguarda la dotazione del divino Aggiustatore all’uomo, il Padre disse: “Facciamo l’uomo mortale a nostra immagine.” Negli scritti urantiani ricorre ripetutamente questo riferimento ad atti ed imprese di una Deità plurale, dimostrando chiaramente il riconoscimento dell’esistenza e dell’attività delle tre Sorgenti e Centri.

10:3.2 (110.8) Ci viene insegnato che il Figlio e lo Spirito intrattengono le medesime ed uguali relazioni con il Padre nell’associazione trinitaria. Nell’eternità ed in quanto Deità essi indubbiamente lo fanno, ma nel tempo e come personalità rivelano certamente relazioni di natura assai diversa. Guardando dal Paradiso verso gli universi, queste relazioni sembrano essere molto simili, ma se sono osservate dai domini dello spazio esse appaiono del tutto differenti.

10:3.3 (111.1) I Figli divini sono in verità il “Verbo di Dio”, ma i figli dello Spirito sono veramente gli “Atti di Dio”. Dio parla tramite il Figlio e, con il Figlio, agisce tramite lo Spirito Infinito, mentre in tutte le attività universali il Figlio e lo Spirito sono squisitamente fraterni ed operano come due fratelli uguali con ammirazione ed amore per un Padre comune onorato e divinamente rispettato.

10:3.4 (111.2) Il Padre, il Figlio e lo Spirito sono certamente uguali in natura e coordinati in essere, ma vi sono differenze evidenti nei loro compimenti universali; quando agisce da sola, ogni persona della Deità pare limitata nella sua assolutezza.

10:3.5 (111.3) Il Padre Universale, prima di spogliarsi volontariamente della personalità, dei poteri e degli attributi che costituiscono il Figlio e lo Spirito, sembra essere stato (dal punto di vista filosofico) una Deità non qualificata, assoluta ed infinita. Ma una tale Prima Sorgente e Centro teorica senza un Figlio non poteva in alcun senso del termine essere considerata il Padre Universale; la paternità non è reale senza filiazione. Inoltre il Padre, per essere stato assoluto in senso totale, sarebbe dovuto essere esistito da solo in un qualche momento eternamente remoto. Ma egli non ha mai avuto una tale esistenza solitaria; il Figlio e lo Spirito sono entrambi coeterni con il Padre. La Prima Sorgente e Centro è sempre stata, e sarà per sempre, il Padre eterno del Figlio Originale e, con il Figlio, il progenitore eterno dello Spirito Infinito.

10:3.6 (111.4) Noi osserviamo che il Padre si è spogliato di ogni manifestazione diretta di assolutezza fuorché della paternità assoluta e della volizione assoluta. Non sappiamo se la volizione è un attributo inalienabile del Padre; possiamo solamente osservare che egli non si è spogliato della volizione. Tale infinità di volontà deve essere stata eternamente insita nella Prima Sorgente e Centro.

10:3.7 (111.5) Nel conferire l’assolutezza della personalità al Figlio Eterno, il Padre Universale sfugge ai vincoli dell’assolutismo della personalità, ma così facendo prende una decisione che gli rende per sempre impossibile agire da solo come assoluto della personalità. E con la personalizzazione finale della Deità coesistente — l’Attore Congiunto — ne consegue l’interdipendenza trinitaria critica delle tre personalità divine riguardo alla totalità della funzione della Deità nell’assoluto.

10:3.8 (111.6) Dio è il Padre-Assoluto di tutte le personalità nell’universo degli universi. Il Padre è personalmente assoluto in libertà d’azione, ma negli universi del tempo e dello spazio, creati, in corso di creazione ed ancora da creare, il Padre è non discernibile come assoluto in quanto Deità totale, eccetto che nella Trinità del Paradiso.

10:3.9 (111.7) All’esterno di Havona, la Prima Sorgente e Centro opera negli universi fenomenici nel modo seguente:

10:3.10 (111.8) 1. Come creatore, tramite i Figli Creatori, suoi nipoti.

10:3.11 (111.9) 2. Come controllore, per mezzo del centro di gravità del Paradiso.

10:3.12 (111.10) 3. Come spirito, tramite il Figlio Eterno.

10:3.13 (111.11) 4. Come mente, tramite il Creatore Congiunto.

10:3.14 (111.12) 5. Come Padre, egli mantiene un contatto di genitore con tutte le creature attraverso il suo circuito della personalità.

10:3.15 (111.13) 6. Come persona, egli agisce direttamente in tutta la creazione per mezzo dei suoi frammenti esclusivi — negli uomini mortali tramite gli Aggiustatori di Pensiero.

10:3.16 (111.14) 7. Come Deità totale, egli agisce soltanto nella Trinità del Paradiso.

10:3.17 (112.1) Tutte queste rinunce e deleghe di giurisdizione da parte del Padre Universale sono del tutto volontarie ed imposte da se stesso. Il Padre onnipotente assume intenzionalmente queste limitazioni dell’autorità nell’universo.

10:3.18 (112.2) Il Figlio Eterno sembra operare come uno con il Padre in tutti gli aspetti spirituali, eccetto che nel conferimento dei frammenti di Dio ed in altre attività prepersonali. Il Figlio non è nemmeno strettamente identificato né con le attività intellettuali delle creature materiali né con le attività dell’energia degli universi materiali. In quanto assoluto il Figlio opera come una persona e solo nel dominio dell’universo spirituale.

10:3.19 (112.3) Lo Spirito Infinito è straordinariamente universale ed incredibilmente versatile in tutto il suo operare. Egli agisce nelle sfere della mente, della materia e dello spirito. L’Attore Congiunto rappresenta l’associazione Padre-Figlio, ma opera anche come se stesso. Egli non s’interessa direttamente della gravità fisica, della gravità spirituale o del circuito di personalità, ma partecipa in maggiore o minore misura in tutte le altre attività dell’universo. Benché apparentemente dipendente da tre controlli della gravità esistenziali ed assoluti, lo Spirito Infinito sembra esercitare tre supercontrolli. Questa triplice facoltà è impiegata in molti modi per trascendere, ed in apparenza per neutralizzare, anche le manifestazioni delle forze e delle energie primarie, giungendo sino ai confini superultimi dell’assolutezza. In certe situazioni questi supercontrolli trascendono assolutamente anche le manifestazioni primordiali della realtà cosmica.

4. L’unione trinitaria della Deità

10:4.1 (112.4) Tra tutte le associazioni assolute, la Trinità del Paradiso (la prima triunità) è unica come associazione esclusiva della Deità personale. Dio agisce come Dio solo in relazione a Dio ed a coloro che possono conoscere Dio, ma come Deità assoluta agisce soltanto nella Trinità del Paradiso ed in rapporto alla totalità dell’universo.

10:4.2 (112.5) La Deità Eterna è perfettamente unificata; ciò nondimeno vi sono tre persone della Deità perfettamente individualizzate. La Trinità del Paradiso rende possibile l’espressione simultanea di tutta la diversità dei tratti di carattere e dei poteri infiniti della Prima Sorgente e Centro e dei suoi eterni coordinati, e di tutta l’unità divina delle funzioni universali della Deità indivisa.

10:4.3 (112.6) La Trinità è un’associazione di persone infinite operanti in una funzione non personale, ma senza contravvenire alla personalità. L’esempio è grossolano, ma un padre, un figlio ed un nipote potrebbero formare un’entità corporativa che sarebbe non personale, ma soggetta tuttavia alle loro volontà personali.

10:4.4 (112.7) La Trinità del Paradiso è reale. Essa esiste come unione della Deità del Padre, del Figlio e dello Spirito; eppure il Padre, il Figlio o lo Spirito, o due qualsiasi di loro, possono funzionare in relazione con la stessa Trinità del Paradiso. Il Padre, il Figlio e lo Spirito possono collaborare in maniera non trinitaria, ma non come tre Deità. In quanto persone essi possono collaborare come vogliono, ma ciò non è la Trinità.

10:4.5 (112.8) Ricordate sempre che quello che lo Spirito Infinito fa è la funzione dell’Attore Congiunto. Il Padre ed il Figlio operano entrambi in lui, per mezzo di lui ed in quanto lui. Ma sarebbe futile tentare di chiarire il mistero della Trinità: tre come uno ed in uno, ed uno come due ed agente per due.

10:4.6 (112.9) La Trinità è talmente collegata all’insieme delle vicende universali che è necessario tenere conto di essa nei nostri tentativi di spiegare la totalità di un avvenimento cosmico isolato o di una relazione di personalità. La Trinità funziona su tutti i livelli del cosmo e l’uomo mortale è limitato al livello finito; l’uomo perciò si deve accontentare di un concetto finito della Trinità in quanto Trinità.

10:4.7 (113.1) Come mortali nella carne dovreste considerare la Trinità secondo la vostra illuminazione individuale ed in armonia con le reazioni della vostra mente e della vostra anima. Voi potete conoscere molto poco dell’assolutezza della Trinità, ma via via che ascenderete verso il Paradiso proverete molte volte stupore di fronte alle rivelazioni successive e alle scoperte inattese della supremazia e dell’ultimità della Trinità, se non della sua assolutezza.

5. Le funzioni della Trinità

10:5.1 (113.2) Le Deità personali hanno degli attributi, ma non è affatto logico parlare della Trinità come avente degli attributi. Sarebbe più appropriato considerare quest’associazione di esseri divini come avente delle funzioni, quali l’amministrazione della giustizia, i comportamenti di totalità, l’azione coordinata ed il supercontrollo cosmico. Queste funzioni sono fattivamente supreme, ultime e (nei limiti della Deità) assolute nella misura in cui concernono tutte le realtà viventi con valore di personalità.

10:5.2 (113.3) Le funzioni della Trinità del Paradiso non sono semplicemente la somma delle doti evidenti di divinità del Padre più quegli attributi specifici che sono unici nell’esistenza personale del Figlio e dello Spirito. L’associazione trinitaria delle tre Deità del Paradiso ha come risultato l’evoluzione, l’eventuarsi e la deitizzazione di nuovi significati, valori, poteri e capacità di rivelazione, d’azione e di amministrazione universale. Le associazioni viventi, le famiglie umane, i gruppi sociali o la Trinità del Paradiso non si accrescono per semplice addizione aritmetica. Il potenziale del gruppo supera sempre di molto la semplice somma degli attributi dei singoli componenti.

10:5.3 (113.4) La Trinità mantiene un comportamento unico in quanto Trinità verso l’intero universo del passato, del presente e del futuro. E le funzioni della Trinità possono essere meglio considerate in relazione ai comportamenti universali della Trinità stessa. Questi comportamenti sono simultanei e possono essere multipli in rapporto a qualsiasi situazione od evento isolati:

10:5.4 (113.5) 1. Comportamento verso il finito. La massima autolimitazione della Trinità è il suo comportamento verso il finito. La Trinità non è una persona, né l’Essere Supremo è una personalizzazione esclusiva della Trinità, ma il Supremo è l’approccio massimo ad una focalizzazione del potere-personalità della Trinità che possa essere compreso da creature finite. Per tale ragione la Trinità in relazione al finito è detta talvolta Trinità della Supremazia.

10:5.5 (113.6) 2. Comportamento verso l’absonito. La Trinità del Paradiso prende in considerazione quei livelli d’esistenza che sono più che finiti ma meno che assoluti, e questa relazione è talvolta denominata la Trinità di Ultimità. Né l’Ultimo né il Supremo rappresentano totalmente la Trinità del Paradiso, ma in senso restrittivo e per i loro rispettivi livelli, ciascuno sembra rappresentare la Trinità durante le ere prepersonali di sviluppo del potere esperienziale.

10:5.6 (113.7) 3. Il comportamento assoluto della Trinità del Paradiso è in relazione ad esistenze assolute e culmina nell’azione della Deità totale.

10:5.7 (113.8) L’Infinito Trinitario implica l’azione coordinata di tutte le relazioni triunitarie della Prima Sorgente e Centro — non deificate e deificate — e per questo motivo per delle personalità è molto difficile da capirlo. Nella contemplazione della Trinità come infinita, non dimenticate le sette triunità; certe difficoltà di comprensione potranno essere così evitate e certi paradossi potranno essere parzialmente risolti.

10:5.8 (114.1) Ma io non dispongo di un linguaggio che mi permetta di trasmettere alla limitata mente umana la verità completa ed il significato eterno della Trinità del Paradiso e la natura dell’interassociazione perpetua dei tre esseri di perfezione infinita.

6. I Figli Stazionari della Trinità

10:6.1 (114.2) Tutte le leggi hanno origine nella Prima Sorgente e Centro; essa è la legge. L’amministrazione della legge spirituale è inerente alla Seconda Sorgente e Centro. La rivelazione della legge, la promulgazione e l’interpretazione degli statuti divini, è funzione della Terza Sorgente e Centro. L’applicazione della legge, la giustizia, ricade nel dominio della Trinità del Paradiso ed è posta in esecuzione da certi Figli della Trinità.

10:6.2 (114.3) La giustizia è inerente alla sovranità universale della Trinità del Paradiso, ma la bontà, la misericordia e la verità sono il ministero universale delle personalità divine, la cui unione della Deità costituisce la Trinità. La giustizia non è l’atteggiamento del Padre, del Figlio o dello Spirito. La giustizia è il comportamento trinitario di queste personalità d’amore, di misericordia e di ministero. Nessuna delle Deità del Paradiso sostiene l’amministrazione della giustizia. La giustizia non è mai un comportamento personale, è sempre una funzione plurale.

10:6.3 (114.4) La testimonianza, base dell’equità (la giustizia in armonia con la misericordia), è fornita dalle personalità della Terza Sorgente e Centro, che rappresenta congiuntamente il Padre ed il Figlio presso tutti i regni e le menti degli esseri intelligenti di tutta la creazione.

10:6.4 (114.5) Il giudizio, l’applicazione finale della giustizia conformemente alle testimonianze presentate dalle personalità dello Spirito Infinito, è opera dei Figli Stazionari della Trinità, esseri che condividono la natura della Trinità del Padre, del Figlio e dello Spirito uniti.

10:6.5 (114.6) Questo gruppo di Figli della Trinità comprende le seguenti personalità:

10:6.6 (114.7) 1. Segreti Trinitizzati della Supremazia.

10:6.7 (114.8) 2. Eterni dei Giorni.

10:6.8 (114.9) 3. Antichi dei Giorni.

10:6.9 (114.10) 4. Perfezioni dei Giorni.

10:6.10 (114.11) 5. Recenti dei Giorni.

10:6.11 (114.12) 6. Unioni dei Giorni.

10:6.12 (114.13) 7. Fedeli dei Giorni.

10:6.13 (114.14) 8. Perfettori di Saggezza.

10:6.14 (114.15) 9. Consiglieri Divini.

10:6.15 (114.16) 10. Censori Universali.

10:6.16 (114.17) Noi siamo i figli delle tre Deità del Paradiso funzionanti in quanto Trinità, perché si dà il caso che io appartenga al decimo ordine di questo gruppo, i Censori Universali. Questi ordini non rappresentano il comportamento della Trinità in senso universale; essi rappresentano questo comportamento collettivo della Deità solo nei domini del giudizio esecutivo — la giustizia. Essi furono specificamente concepiti dalla Trinità per il preciso lavoro al quale sono assegnati, e rappresentano la Trinità solo nelle funzioni per le quali sono stati personalizzati.

10:6.17 (115.1) Gli Antichi dei Giorni ed i loro associati originati dalla Trinità distribuiscono il giusto giudizio di equità suprema nei sette superuniversi. Nell’universo centrale queste funzioni esistono solo in teoria; l’equità è ovvia nella perfezione, e la perfezione di Havona esclude ogni possibilità di disarmonia.

10:6.18 (115.2) La giustizia è l’idea collettiva della rettitudine; la misericordia ne è l’espressione personale. La misericordia è il comportamento dell’amore; la precisione caratterizza l’azione della legge; il giudizio divino è l’anima dell’equità, conformandosi sempre alla giustizia della Trinità ed appagando sempre pienamente l’amore divino di Dio. Quando la retta giustizia della Trinità e l’amore misericordioso del Padre Universale sono totalmente percepiti e pienamente compresi, essi coincidono. Ma l’uomo non ha questa piena comprensione della giustizia divina. Per questo nella Trinità, come gli uomini potrebbero considerarla, le personalità del Padre, del Figlio e dello Spirito sono adattate al ministero coordinato dell’amore e della legge negli universi esperienziali del tempo.

7. Il supercontrollo della Supremazia

10:7.1 (115.3) La Prima, la Seconda e la Terza Persona della Deità sono uguali tra loro e sono uno. “Il Signore nostro Dio è un Dio unico.” C’è perfezione di proposito ed unità d’esecuzione nella Trinità divina delle Deità eterne. Il Padre, il Figlio e l’Attore Congiunto sono veramente e divinamente uno. In verità è stato scritto: “Io sono il primo e sono l’ultimo, e non c’è altro Dio all’infuori di me.”

10:7.2 (115.4) Come appaiono le cose al mortale sul livello finito, la Trinità del Paradiso, similmente all’Essere Supremo, s’interessa solo del totale — il pianeta totale, l’universo totale, il superuniverso totale, il grande universo totale. Questo comportamento di totalità esiste perché la Trinità è il totale della Deità e per molte altre ragioni ancora.

10:7.3 (115.5) L’Essere Supremo è qualcosa di meno e qualcosa d’altro della Trinità funzionante negli universi finiti; ma entro certi limiti e durante la presente era di personalizzazione incompleta del potere, questa Deità evoluzionaria sembra riflettere il comportamento della Trinità della Supremazia. Il Padre, il Figlio e lo Spirito non agiscono personalmente con l’Essere Supremo, ma durante la presente era universale collaborano con lui in quanto Trinità. Noi comprendiamo che essi mantengono una relazione similare con l’Ultimo. Formuliamo spesso delle ipotesi su quali saranno le relazioni personali tra le Deità del Paradiso e Dio il Supremo quando questi avrà completato la sua evoluzione, ma in realtà non lo sappiamo.

10:7.4 (115.6) Noi non riteniamo il supercontrollo della Supremazia del tutto prevedibile. Inoltre, questa imprevedibilità sembra essere caratterizzata da una certa incompletezza di sviluppo, indubbiamente un segno distintivo dell’incompiutezza del Supremo e dell’incompletezza della reazione finita verso la Trinità del Paradiso.

10:7.5 (115.7) La mente del mortale può immaginare con immediatezza mille ed una cosa — eventi fisici catastrofici, incidenti spaventosi, disastri orribili, malattie dolorose e flagelli mondiali — e chiedersi se tali calamità siano collegate alle manovre sconosciute di questo probabile funzionamento dell’Essere Supremo. Francamente non lo sappiamo; non ne siamo veramente certi. Ma osserviamo che, con il passare del tempo, tutte queste situazioni difficili e più o meno misteriose si risolvono sempre per il benessere ed il progresso degli universi. Può darsi che le circostanze dell’esistenza e le vicissitudini inspiegabili della vita siano tutte intrecciate in un modello significativo di alto valore per mezzo della funzione del Supremo e del supercontrollo della Trinità.

10:7.6 (116.1) In quanto figli di Dio voi potete discernere il comportamento personale dell’amore in tutti gli atti di Dio il Padre. Ma non sarete sempre in grado di capire come molti degli atti universali della Trinità del Paradiso contribuiscono al bene dei singoli mortali sui mondi evoluzionari dello spazio. Nel progresso dell’eternità gli atti della Trinità si riveleranno come totalmente premurosi e pieni di significati, ma non sempre appaiono tali alle creature del tempo.

8. La Trinità al di là del finito

10:8.1 (116.2) Molte verità e fatti concernenti la Trinità del Paradiso possono essere compresi, pur parzialmente, solo riconoscendone una funzione che trascende il finito.

10:8.2 (116.3) Sarebbe inopportuno discutere le funzioni della Trinità dell’Ultimità, ma si può rivelare che Dio l’Ultimo è la manifestazione della Trinità compresa dai Trascendentali. Noi siamo inclini a credere che l’unificazione dell’universo maestro sia l’atto eventuante dell’Ultimo e che rifletta probabilmente certe fasi, ma non tutte, del supercontrollo absonito della Trinità del Paradiso. L’Ultimo è una manifestazione qualificata della Trinità in rapporto all’absonito solo nel senso che il Supremo rappresenta così, parzialmente, la Trinità in rapporto al finito.

10:8.3 (116.4) Il Padre Universale, il Figlio Eterno e lo Spirito Infinito sono in un certo senso le personalità costituenti la Deità totale. La loro unione nella Trinità del Paradiso e la funzione assoluta della Trinità equivalgono alla funzione della Deità totale. E questo completamento della Deità trascende sia il finito sia l’absonito.

10:8.4 (116.5) Mentre nessuna singola persona delle Deità del Paradiso rappresenta effettivamente tutto il potenziale della Deità, tutte e tre insieme lo rappresentano. Tre persone infinite sembrano costituire il numero minimo di esseri necessari per attivare il potenziale prepersonale ed esistenziale della Deità totale — l’Assoluto della Deità.

10:8.5 (116.6) Noi conosciamo il Padre Universale, il Figlio Eterno e lo Spirito Infinito come persone, ma io non conosco personalmente l’Assoluto della Deità. Io amo e adoro Dio il Padre; rispetto ed onoro l’Assoluto della Deità.

10:8.6 (116.7) Ho soggiornato un tempo in un universo in cui un certo gruppo di esseri insegnava che i finalitari, nell’eternità, sarebbero alla fine divenuti i figli dell’Assoluto della Deità. Ma io rifiuto di accettare questa soluzione del mistero che avvolge il futuro dei finalitari.

10:8.7 (116.8) Il Corpo della Finalità comprende, tra gli altri, quei mortali del tempo e dello spazio che hanno raggiunto la perfezione in tutto ciò che concerne la volontà di Dio. In quanto creature e nei limiti della capacità delle creature, essi conoscono pienamente e veramente Dio. Avendo così trovato Dio come Padre di tutte le creature, questi finalitari devono prima o poi cominciare la ricerca del Padre superfinito. Ma questa ricerca implica la comprensione della natura absonita degli attributi e del carattere ultimi del Padre del Paradiso. L’eternità svelerà se un tale conseguimento è possibile, ma noi siamo convinti che, anche se i finalitari raggiungeranno questa ultimità della divinità, saranno probabilmente incapaci di raggiungere i livelli superultimi della Deità assoluta.

10:8.8 (116.9) È forse possibile che i finalitari raggiungano parzialmente l’Assoluto della Deità, ma anche se lo facessero, nell’eternità delle eternità il problema dell’Assoluto Universale continuerebbe ancora a disorientare, confondere, sconcertare e sfidare i finalitari ascendenti in progresso, poiché noi percepiamo che l’insondabilità delle relazioni cosmiche dell’Assoluto Universale tenderà ad aumentare di proporzione a mano a mano che gli universi materiali e la loro amministrazione spirituale continueranno ad espandersi.

10:8.9 (117.1) Soltanto l’infinità può rivelare il Padre-Infinito.

10:8.10 (117.2) [Patrocinato da un Censore Universale agente per autorità degli Antichi dei Giorni residenti su Uversa.]

Fascicolo 11 - L’Isola Eterna del Paradiso

Il Libro di Urantia

Fascicolo 11

L’Isola Eterna del Paradiso

11:0.1 (118.1) IL Paradiso è il centro eterno dell’universo degli universi ed il luogo in cui dimorano il Padre Universale, il Figlio Eterno, lo Spirito Infinito ed i loro coordinati ed associati divini. Quest’Isola centrale è il più gigantesco corpo organizzato di realtà cosmica in tutto l’universo maestro. Il Paradiso è una sfera materiale come pure una dimora spirituale. Tutta la creazione intelligente del Padre Universale è domiciliata su dimore materiali; per questo anche il centro di controllo assoluto deve essere materiale, fisico. Ed è utile ripetere ancora una volta che le cose spirituali e gli esseri spirituali sono reali.

11:0.2 (118.2) La bellezza materiale del Paradiso consiste nella magnificenza della sua perfezione fisica; la grandiosità dell’Isola di Dio è rivelata nelle splendide realizzazioni intellettuali e nello stupendo sviluppo mentale dei suoi abitanti; la gloria dell’Isola centrale si manifesta nel dono infinito della personalità spirituale divina — la luce della vita. Ma le profondità della bellezza spirituale e le meraviglie di questo magnifico insieme oltrepassano totalmente la comprensione della mente finita delle creature materiali. La gloria e lo splendore spirituale della dimora divina sono impossibili da comprendere per i mortali. Ed il Paradiso esiste dall’eternità; non vi sono né archivi né tradizioni concernenti l’origine di quest’Isola nucleare di Luce e di Vita.

1. La residenza divina

11:1.1 (118.3) Il Paradiso serve a molti scopi nell’amministrazione dei regni universali, ma per gli esseri creature esso esiste principalmente come luogo in cui dimora la Deità. La presenza personale del Padre Universale risiede al centro stesso della superficie superiore di questa dimora quasi circolare, ma non sferica, delle Deità. Questa presenza in Paradiso del Padre Universale è immediatamente circondata dalla presenza personale del Figlio Eterno, mentre entrambi sono rivestiti della gloria ineffabile dello Spirito Infinito.

11:1.2 (118.4) Dio abita, ha abitato ed abiterà in eterno in questa medesima dimora centrale ed eterna. L’abbiamo sempre trovato là e ve lo troveremo sempre. Il Padre Universale è cosmicamente focalizzato, spiritualmente personalizzato e geograficamente residente in questo centro dell’universo degli universi.

11:1.3 (118.5) Noi tutti conosciamo il percorso diretto da seguire per trovare il Padre Universale. Voi non siete in grado di comprendere molto sulla residenza divina a causa della sua lontananza da voi e dell’immensità dello spazio che vi separa, ma quelli che possono comprendere il significato di queste enormi distanze conoscono l’ubicazione e la residenza di Dio con la stessa certezza e precisione con cui voi conoscete la posizione di New York, di Londra, di Roma o di Singapore, città geograficamente dislocate in modo esatto su Urantia. Se voi foste dei navigatori intelligenti, muniti di nave, di carte nautiche e di bussola, potreste trovare agevolmente queste città. Allo stesso modo, se aveste il tempo ed i mezzi di trasporto, se foste spiritualmente qualificati e se aveste la guida necessaria, potreste essere pilotati, universo dopo universo e di circuito in circuito, viaggiando sempre verso l’interno attraverso i regni stellari, sino a trovarvi infine davanti al fulgore centrale della gloria spirituale del Padre Universale. Se foste provvisti di tutto il necessario per il viaggio, sarebbe altrettanto possibile trovare la presenza personale di Dio al centro di tutte le cose quanto trovare città lontane sul vostro pianeta. Il fatto che non abbiate visitato questi luoghi non smentisce in alcun modo la loro realtà o la loro esistenza effettiva. Il fatto che così poche creature dell’universo abbiano trovato Dio in Paradiso non smentisce in alcun modo né la realtà della sua esistenza né la presenza effettiva della sua persona spirituale al centro di tutte le cose.

11:1.4 (119.1) Il Padre può sempre essere trovato in questo luogo centrale. Se si spostasse accadrebbe un pandemonio universale, perché in questo centro residenziale convergono in lui dai confini della creazione le linee universali della gravità. Se percorriamo a ritroso il circuito della personalità attraverso gli universi o seguiamo le personalità ascendenti nel loro viaggio verso l’interno in direzione del Padre; se risaliamo le linee della gravità materiale fino al Paradiso inferiore o seguiamo i tumultuosi cicli di forza cosmica; se ripercorriamo le linee della gravità spirituale sino al Figlio Eterno o seguiamo la processione verso l’interno dei Figli Paradisiaci di Dio; se percorriamo i circuiti mentali o seguiamo le migliaia e migliaia di miliardi di esseri celesti scaturiti dallo Spirito Infinito — per mezzo di una qualsiasi di queste ipotesi od anche di tutte insieme, siamo ricondotti direttamente alla presenza del Padre, alla sua dimora centrale. Qui c’è Dio personalmente, letteralmente ed effettivamente presente. E dal suo essere infinito fluiscono i fiumi traboccanti di vita, di energia e di personalità verso tutti gli universi.

2. La natura dell’Isola Eterna

11:2.1 (119.2) Poiché cominciate ad intravedere l’enormità dell’universo materiale discernibile anche dalla vostra ubicazione astronomica, dalla vostra posizione spaziale nei sistemi stellari, dovrebbe esservi evidente che un universo materiale così prodigioso deve avere una capitale adeguata e degna di esso, una sede centrale commisurata alla dignità e all’infinità del Sovrano universale di tutta questa vasta e lontana creazione di regni materiali e di esseri viventi.

11:2.2 (119.3) Nella sua forma il Paradiso differisce dai corpi abitati dello spazio: esso non è sferico. È nettamente ellissoidale, essendo il suo diametro nord-sud un sesto più lungo del diametro est-ovest. L’Isola centrale è essenzialmente piatta e la distanza tra la superficie superiore e quella inferiore è un decimo del diametro est-ovest.

11:2.3 (119.4) Queste differenze di dimensioni, insieme alla sua condizione stazionaria ed alla maggiore pressione d’irradiazione di forza-energia all’estremità nord dell’Isola, rendono possibile stabilire una direzione assoluta nell’universo maestro.

11:2.4 (119.5) L’Isola centrale è divisa geograficamente in tre domini di attività:

11:2.5 (119.6) 1. Paradiso superiore.

11:2.6 (119.7) 2. Paradiso periferico.

11:2.7 (119.8) 3. Paradiso inferiore.

11:2.8 (119.9) Noi indichiamo come lato superiore la superficie del Paradiso che è occupata dalle attività di personalità e come lato inferiore la superficie opposta. La periferia del Paradiso serve ad attività che non sono né strettamente personali né non personali. La Trinità sembra dominare il piano personale o superiore e l’Assoluto Non Qualificato il piano inferiore o impersonale. Noi difficilmente possiamo concepire l’Assoluto Non Qualificato come una persona, ma pensiamo che la presenza spaziale funzionale di questo Assoluto sia focalizzata sul Paradiso inferiore.

11:2.9 (120.1) L’Isola eterna è composta di una sola forma di materializzazione — di sistemi stazionari di realtà. Questa sostanza materiale del Paradiso è un’organizzazione omogenea di potenza spaziale che non si trova in nessun’altra parte in tutto l’immenso universo degli universi. Essa ha ricevuto molti nomi in differenti universi e da lungo tempo i Melchizedek di Nebadon la chiamano absolutum. Questo materiale originale del Paradiso non è né morto né vivente; è l’espressione originale non spirituale della Prima Sorgente e Centro; esso è il Paradiso, ed il Paradiso non ha duplicato.

11:2.10 (120.2) A noi sembra che la Prima Sorgente e Centro abbia concentrato tutto il potenziale assoluto della realtà cosmica in Paradiso come parte della sua tecnica di autoliberazione dalle limitazioni dell’infinità, come mezzo per rendere possibile la creazione subinfinita, anche quella del tempo-spazio. Ma non ne consegue che il Paradiso sia limitato nel tempo-spazio solo perché l’universo degli universi rivela queste qualità. Il Paradiso esiste senza il tempo e non ha una posizione nello spazio.

11:2.11 (120.3) Approssimativamente sembra che lo spazio abbia origine appena sotto il Paradiso inferiore ed il tempo giusto sopra il Paradiso superiore. Il tempo, come voi lo concepite, non è una caratteristica dell’esistenza in Paradiso, anche se i cittadini dell’Isola centrale hanno piena coscienza della sequenza non temporale degli avvenimenti. Il movimento non è inerente al Paradiso; esso è pertinente alla volizione. Ma il concetto di distanza, anche di distanza assoluta, vi ha un grandissimo significato poiché lo si può applicare a posizioni relative nel Paradiso. Il Paradiso non è spaziale; di conseguenza le sue superfici sono assolute e perciò utilizzabili in molti modi che sono al di là della concezione della mente mortale.

3. Il Paradiso Superiore

11:3.1 (120.4) Nel Paradiso superiore vi sono tre grandi sfere di attività, la presenza della Deità, la Sfera Santissima e l’Area Santa. La vasta regione che circonda immediatamente la presenza delle Deità è una zona situata a parte in quanto Sfera Santissima ed è riservata alle funzioni di adorazione, di trinitizzazione e di conseguimento spirituale superiore. In questa zona non vi sono strutture materiali né creazioni puramente intellettuali; esse non vi potrebbero esistere. È inutile che io tenti di descrivere alla mente umana la natura divina e la splendida magnificenza della Sfera Santissima del Paradiso. Questo regno è totalmente spirituale e voi siete quasi interamente materiali. Per un essere puramente materiale una realtà puramente spirituale è apparentemente inesistente.

11:3.2 (120.5) Mentre nell’area della Santissima non vi sono materializzazioni fisiche, ci sono abbondanti testimonianze dei vostri giorni materiali nei settori della Terra Santa ed ancor più nelle aree di reminiscenza storica del Paradiso periferico.

11:3.3 (120.6) L’Area Santa, la regione esterna o residenziale, è divisa in sette zone concentriche. Il Paradiso è talvolta denominato “la Casa del Padre” perché è la sua residenza eterna, e queste sette zone sono spesso chiamate “le dimore paradisiache del Padre”. La zona interna, o prima zona, è occupata da Cittadini del Paradiso e dai nativi di Havona che si trovano a soggiornare in Paradiso. La zona seguente, o seconda zona, è l’area residenziale dei nativi dei sette superuniversi del tempo e dello spazio. Questa seconda zona è in parte suddivisa in sette immense divisioni che sono la dimora in Paradiso degli esseri spirituali e delle creature ascendenti che provengono dagli universi di progressione evoluzionaria. Ciascuno di questi settori è esclusivamente consacrato al benessere e all’avanzamento delle personalità di un singolo superuniverso, ma le loro disponibilità superano quasi infinitamente le esigenze dei sette superuniversi attuali.

11:3.4 (121.1) Ciascuno dei sette settori del Paradiso è suddiviso in unità residenziali idonee ad accogliere la sede d’alloggiamento di un miliardo di gruppi attivi d’individui glorificati. Mille di queste unità costituiscono una divisione. Centomila divisioni formano una congregazione. Dieci milioni di congregazioni costituiscono un’assemblea. Un miliardo di assemblee forma una grande unità. E questa serie ascendente continua con la seconda grande unità, la terza, e così via fino alla settima grande unità. E sette grandi unità formano le unità principali, e sette unità principali costituiscono un’unità superiore. E così, per gruppi di sette, la serie ascendente prosegue con le unità superiori, supersuperiori, celesti e supercelesti, fino alle unità supreme. Ma anche ciò non utilizza tutto lo spazio disponibile. Questo numero stupefacente di designazioni residenziali in Paradiso, un numero che supera la vostra concezione, occupa considerevolmente meno dell’uno per cento dell’area destinata alla Terra Santa. C’è ancora molto posto per coloro che sono in cammino verso l’interno, anche per quelli che non inizieranno l’ascensione al Paradiso prima delle epoche dell’eterno futuro.

4. Il Paradiso Periferico

11:4.1 (121.2) L’Isola centrale finisce bruscamente alla sua periferia, ma le sue dimensioni sono così enormi che questo angolo terminale è relativamente indiscernibile all’interno di una qualsiasi area circoscritta. La superficie periferica del Paradiso è occupata in parte dai campi d’arrivo e di partenza dei vari gruppi di personalità spirituali. Poiché le zone dello spazio non penetrato giungono a ridosso della periferia, tutti i trasporti di personalità aventi per destinazione il Paradiso atterrano in queste regioni. Né il Paradiso superiore né quello inferiore sono avvicinabili dai supernafini trasportatori o da altri tipi di attraversatori dello spazio.

11:4.2 (121.3) I Sette Spiriti Maestri hanno le loro sedi personali di potere e d’autorità sulle sette sfere dello Spirito, che circolano attorno al Paradiso nello spazio tra i globi splendenti del Figlio ed il circuito interno dei mondi di Havona, ma essi mantengono una sede focale di forza sulla periferia del Paradiso. In questo luogo le presenze lentamente circolanti dei Sette Direttori Supremi di Potere indicano la posizione delle sette stazioni di emissione di certe energie del Paradiso proiettate come un lampo verso i sette superuniversi.

11:4.3 (121.4) Qui, sul Paradiso periferico, vi sono le enormi aree di esposizione storica e profetica assegnate ai Figli Creatori e dedicate agli universi locali del tempo e dello spazio. Troviamo esattamente settemila miliardi di questi spazi storici già allestiti o di riserva, ma l’intera esposizione occupa soltanto il quattro per cento circa della parte di area periferica destinata a tale scopo. Noi ne desumiamo che queste vaste riserve appartengano a creazioni che saranno situate un giorno oltre i confini dei sette superuniversi attualmente conosciuti ed abitati.

11:4.4 (121.5) La porzione di Paradiso che è stata assegnata ad uso degli universi esistenti è occupata solo dall’uno al quattro per cento, mentre l’area riservata a questa attività è almeno un milione di volte quella effettivamente necessaria a tal fine. Il Paradiso è abbastanza grande da accogliere le attività di una creazione quasi infinita.

11:4.5 (121.6) Ma ogni ulteriore tentativo di farvi visualizzare le glorie del Paradiso sarebbe inutile. Voi dovete aspettare, ed ascendere mentre aspettate, perché in verità “l’occhio non ha visto, né l’orecchio ha udito, né la mente dell’uomo mortale ha immaginato le cose che il Padre Universale ha preparato per coloro che sopravvivono alla vita nella carne sui mondi del tempo e dello spazio”.

5. Il Paradiso Inferiore

11:5.1 (122.1) Per quanto concerne il Paradiso inferiore, noi conosciamo solo ciò che è rivelato; le personalità non vi soggiornano. Esso non ha nulla a che fare con gli affari delle intelligenze spirituali, né vi opera l’Assoluto della Deità. Noi siamo informati che tutti i circuiti dell’energia fisica e della forza cosmica hanno la loro origine nel Paradiso inferiore e che esso è costituito come segue:

11:5.2 (122.2) 1. Immediatamente sotto l’ubicazione della Trinità, nella parte centrale del Paradiso inferiore, c’è la sconosciuta e non rivelata Zona dell’Infinità.

11:5.3 (122.3) 2. Questa Zona è immediatamente circondata da un’area non denominata.

11:5.4 (122.4) 3. Occupante i margini esterni della superficie inferiore c’è una regione che ha principalmente a che fare con la potenza spaziale e con la forza-energia. Le attività di questo vasto centro di forza ellittico non sono identificabili con le funzioni conosciute di nessuna triunità, ma il carico di forza primordiale dello spazio sembra essere focalizzato in quest’area. Questo centro è costituito da tre zone ellittiche concentriche: quella più interna è il punto focale delle attività di forza-energia del Paradiso stesso; quella più esterna può essere identificata con le funzioni dell’Assoluto Non Qualificato, ma non abbiamo certezze circa le funzioni spaziali della zona intermedia.

11:5.5 (122.5) La zona interna di questo centro di forza sembra agire come un cuore gigantesco le cui pulsazioni inviano correnti sino ai confini estremi dello spazio fisico. Essa dirige e modifica le forze-energie ma non le mette in azione. La pressione-presenza di realtà di questa forza primordiale è nettamente più grande all’estremità nord del Paradiso centrale di quanto non lo sia nelle regioni meridionali; questa è una differenza uniformemente registrata. La forza madre dello spazio sembra affluire al sud e defluire al nord sotto l’azione di qualche sistema circolatorio sconosciuto che ha il compito di diffondere questa forma basilare di forza-energia. Di tanto in tanto sono notate anche differenze di pressione tra l’est e l’ovest. Le forze che emanano da questa zona non reagiscono alla gravità fisica osservabile, ma obbediscono sempre alla gravità del Paradiso.

11:5.6 (122.6) La zona intermedia del centro di forza circonda immediatamente l’area precedente. Questa zona intermedia sembra essere statica, ad eccezione del fatto che si espande e si contrae mediante tre cicli di attività. La minore di queste pulsazioni ha una direzione est-ovest, la successiva una direzione nord-sud, mentre la fluttuazione maggiore avviene in tutte le direzioni, un’espansione ed una contrazione generalizzate. La funzione di quest’area intermedia non è mai stata realmente identificata, ma deve avere qualcosa a che fare con l’aggiustamento reciproco tra le zone interna ed esterna del centro di forza. È opinione di molti che la zona intermedia sia il meccanismo di controllo degli spazi intermedi, o zone quiete, che separano i livelli di spazio dell’universo maestro consecutivi, ma nessuna prova o rivelazione lo conferma. Questa supposizione deriva dalla conoscenza che quest’area intermedia è in qualche modo correlata con il funzionamento del meccanismo dello spazio non penetrato dell’universo maestro.

11:5.7 (122.7) La zona esterna è la più vasta e più attiva delle tre cinture concentriche ed ellittiche dello spazio potenziale non identificato. Quest’area è il luogo di attività inimmaginabili, il punto centrale di un circuito di emanazioni che procedono verso lo spazio in tutte le direzioni sino ai confini estremi dei sette superuniversi ed oltre, per diffondersi negli enormi ed incomprensibili domini di tutto lo spazio esterno. Tale presenza spaziale è completamente impersonale, anche se in qualche modo non rivelato sembra rispondere indirettamente alla volontà e alle direttive delle Deità infinite quando agiscono come Trinità. Si ritiene che questa sia la focalizzazione centrale, il centro paradisiaco, della presenza nello spazio dell’Assoluto Non Qualificato.

11:5.8 (123.1) Tutte le forme di forza e tutte le fasi dell’energia sembrano essere poste in circuiti; esse circolano in tutti gli universi e ritornano per vie definite. Quanto alle emanazioni della zona attivata dell’Assoluto Non Qualificato, sembrano arrivare o partire — mai le due cose contemporaneamente. Questa zona esterna pulsa secondo cicli lunghissimi di proporzioni gigantesche. Per poco più di un miliardo di anni di Urantia la forza spaziale di questo centro è in uscita; poi, per una durata simile di tempo, sarà in entrata. E le manifestazioni di forza spaziale di questo centro sono universali; esse si estendono in tutto lo spazio penetrabile.

11:5.9 (123.2) Ogni forza fisica, energia e materia sono uno. Ogni forza-energia proviene originariamente dal Paradiso inferiore e vi ritornerà alla fine dopo aver completato il suo circuito nello spazio. Ma le energie e le organizzazioni materiali dell’universo degli universi non sono venute tutte dal Paradiso inferiore nelle loro presenti condizioni fenomeniche; lo spazio è il grembo di parecchie forme di materia e di premateria. Benché la zona esterna del centro di forza del Paradiso sia la fonte delle energie spaziali, non è là che lo spazio ha origine. Lo spazio non è né forza, né energia, né potere. Nemmeno le pulsazioni di questa zona spiegano la respirazione dello spazio, ma le fasi di entrata e di uscita di questa zona sono sincronizzate con i cicli di espansione e contrazione dello spazio della durata di due miliardi di anni.

6. La respirazione dello spazio

11:6.1 (123.3) Noi non conosciamo il meccanismo effettivo della respirazione dello spazio; osserviamo semplicemente che tutto lo spazio si contrae e si espande alternativamente. Questa respirazione riguarda sia l’estensione orizzontale dello spazio penetrato che le estensioni verticali dello spazio non penetrato che esistono nei vasti serbatoi di spazio al di sopra e al di sotto del Paradiso. Per tentare d’immaginare la forma volumetrica di questi serbatoi di spazio, potreste pensare ad una clessidra.

11:6.2 (123.4) Quando gli universi dell’estensione orizzontale dello spazio penetrato si espandono, i serbatoi dell’estensione verticale dello spazio non penetrato si contraggono, e viceversa. C’è una confluenza di spazio penetrato e non penetrato giusto sotto il Paradiso inferiore. Entrambi i tipi di spazio vi fluiscono attraverso i canali regolatori che li trasmutano, dove avvengono le modificazioni che rendono penetrabile lo spazio impenetrabile, e viceversa, nei cicli di contrazione e di espansione del cosmo.

11:6.3 (123.5) Spazio “non penetrato” significa spazio non penetrato da quelle forze, energie, poteri e presenze di cui si conosce l’esistenza nello spazio penetrato. Noi non sappiamo se lo spazio verticale (serbatoio) sia destinato a funzionare sempre come contrappeso dello spazio orizzontale (universo); non sappiamo se vi sia un intento creativo concernente lo spazio non penetrato. In realtà conosciamo molto poco sui serbatoi di spazio; sappiamo solo che esistono e che sembrano controbilanciare i cicli di espansione e di contrazione dello spazio dell’universo degli universi.

11:6.4 (123.6) Ogni fase dei cicli di respirazione dello spazio dura poco più di un miliardo di anni di Urantia. Durante una fase gli universi si espandono; durante quella successiva si contraggono. Lo spazio penetrato si sta avvicinando ora al punto mediano della fase di espansione, mentre lo spazio non penetrato si avvicina al punto mediano della fase di contrazione, e noi siamo informati che al presente i limiti estremi di entrambe le estensioni dello spazio sono teoricamente quasi equidistanti dal Paradiso. I serbatoi di spazio non penetrato si estendono attualmente in verticale sopra il Paradiso superiore e sotto il Paradiso inferiore, altrettanto lontano quanto lo spazio penetrato dell’universo si estende orizzontalmente verso l’esterno a partire dal Paradiso periferico fino al quarto livello di spazio esterno, ed anche oltre.

11:6.5 (124.1) Per un miliardo di anni del tempo di Urantia i serbatoi di spazio si contraggono, mentre l’universo maestro e le attività di forza di tutto lo spazio orizzontale si espandono. Ci vogliono dunque poco più di due miliardi di anni di Urantia per completare l’intero ciclo di espansione e di contrazione.

7. Le funzioni spaziali del Paradiso

11:7.1 (124.2) Lo spazio non esiste su alcuna delle superfici del Paradiso. Se si “guardasse” dritto verso l’alto dalla superficie superiore del Paradiso, non si “vedrebbe” altro che spazio non penetrato che arriva o che parte; attualmente arriva. Lo spazio non tocca il Paradiso; solo le zone di spazio mediano inerti giungono a contatto dell’Isola centrale.

11:7.2 (124.3) Il Paradiso è il nucleo effettivamente immobile delle zone di relativa quiete esistenti tra lo spazio penetrato e quello non penetrato. Geograficamente queste zone sembrano essere un’estensione relativa del Paradiso, ma c’è probabilmente del movimento in loro. Noi sappiamo molto poco su di esse, ma osserviamo che queste zone di movimento spaziale ridotto separano lo spazio penetrato da quello non penetrato. Zone simili esistevano un tempo tra i livelli dello spazio penetrato, ma queste sono ora meno inerti.

11:7.3 (124.4) La sezione verticale dello spazio totale assomiglierebbe un po’ ad una croce di Malta, i cui bracci orizzontali rappresenterebbero lo spazio penetrato (l’universo) ed i bracci verticali lo spazio non penetrato (il serbatoio). Le aree tra i quattro bracci li separerebbero un po’ come le zone dello spazio mediano separano lo spazio penetrato da quello non penetrato. Queste zone inerti dello spazio mediano diventano sempre più ampie via via che crescono le loro distanze dal Paradiso, sino ad avvolgere infine i limiti di tutto lo spazio ed incapsulare completamente sia i serbatoi di spazio che l’intera estensione orizzontale dello spazio penetrato.

11:7.4 (124.5) Lo spazio non è né una condizione subassoluta all’interno dell’Assoluto Non Qualificato, né la presenza di questo Assoluto, né una funzione dell’Ultimo. Esso è un dono del Paradiso; e lo spazio del grande universo e quello di tutte le regioni esterne si ritiene sia effettivamente penetrato dalla potenza spaziale ancestrale dell’Assoluto Non Qualificato. Dalla prossimità del Paradiso periferico questo spazio penetrato si estende orizzontalmente verso l’esterno attraverso il quarto livello di spazio ed oltre la periferia dell’universo maestro, ma quanto oltre non lo sappiamo.

11:7.5 (124.6) Se voi immaginate un piano finito, ma inconcepibilmente grande, a forma di una V disposta ad angolo retto rispetto alle due superfici superiore ed inferiore del Paradiso, con la punta quasi tangente alla periferia del Paradiso, e poi visualizzate questo piano in rivoluzione ellittica attorno al Paradiso, la sua rivoluzione delineerebbe press’a poco il volume dello spazio penetrato.

11:7.6 (124.7) Questo spazio orizzontale ha un limite inferiore ed uno superiore in relazione ad ogni determinata posizione negli universi. Se si potesse andare abbastanza lontano ad angolo retto dal piano di Orvonton, sia verso l’alto sia verso il basso, s’incontrerebbe alla fine il limite superiore o quello inferiore dello spazio penetrato. All’interno delle dimensioni conosciute dell’universo maestro questi limiti si allontanano sempre più uno dall’altro via via che aumenta la distanza dal Paradiso. Lo spazio aumenta di spessore, e lo fa un po’ più velocemente del piano della creazione, cioè degli universi.

11:7.7 (125.1) Le zone relativamente quiete tra i livelli dello spazio, come quella che separa i sette superuniversi dal primo livello dello spazio esterno, sono enormi regioni ellittiche con attività spaziali a riposo. Queste zone separano le vaste galassie che girano a gran velocità in ordinata processione attorno al Paradiso. Voi potete visualizzare il primo livello dello spazio esterno, dove innumerevoli universi sono ora in corso di formazione, come un’immensa processione di galassie che ruotano attorno al Paradiso, delimitata in alto ed in basso dalle zone inerti dello spazio intermedio, e delimitata ai margini interno ed esterno da zone di spazio relativamente quiete.

11:7.8 (125.2) Un livello di spazio perciò funziona come una regione ellittica di movimento circondata da tutti i lati da relativa assenza di moto. Tali relazioni tra movimento e quiete costituiscono una corsia di spazio curva di minor resistenza al moto che è universalmente seguita dalla forza cosmica e dall’energia emergente nella loro circolazione senza fine attorno all’Isola del Paradiso.

11:7.9 (125.3) Questa suddivisione in zone alterne dell’universo maestro, insieme con il fluire alternato delle galassie in senso orario e antiorario, è un fattore di stabilizzazione della gravità fisica ideato per impedire l’accentuazione della pressione della gravità fino al punto in cui produrrebbe effetti disgregativi e dispersivi. Questo dispositivo esercita un’influenza antigravitazionale ed agisce da freno su velocità altrimenti pericolose.

8. La gravità del Paradiso

11:8.1 (125.4) L’attrazione irresistibile della gravità tiene avvinti efficacemente tutti i mondi di tutti gli universi di tutto lo spazio. La gravità è l’onnipotente presa della presenza fisica del Paradiso. La gravità è il cordone onnipotente dal quale pendono le stelle splendenti, i soli fiammeggianti e le sfere ruotanti che costituiscono l’ornamento fisico universale del Dio eterno, che è tutte le cose, che pervade tutte le cose ed in cui consistono tutte le cose.

11:8.2 (125.5) Il centro ed il punto focale della gravità materiale assoluta è l’Isola del Paradiso, completata dai corpi oscuri di gravità che circondano Havona ed equilibrata dai serbatoi di spazio superiore ed inferiore. Tutte le emanazioni conosciute del Paradiso inferiore rispondono invariabilmente ed infallibilmente all’attrazione della gravità centrale operante sui circuiti senza fine dei livelli di spazio ellittici dell’universo maestro. Ogni forma conosciuta della realtà cosmica ha la curvatura delle ere, l’andamento del cerchio e la rotazione della grande ellisse.

11:8.3 (125.6) Lo spazio non risponde alla gravità, ma agisce sulla gravità come equilibratore. Senza il cuscino dello spazio, un effetto esplosivo sconquasserebbe i corpi spaziali circostanti. Lo spazio penetrato esercita anche un’influenza antigravitazionale sulla gravità fisica o lineare; lo spazio può effettivamente neutralizzare quest’azione della gravità senza tuttavia poterla ritardare. La gravità assoluta è la gravità del Paradiso. La gravità locale o lineare appartiene allo stadio elettrico dell’energia o della materia; essa opera all’interno dell’universo centrale, dei superuniversi e degli universi esterni, dovunque si sia verificata un’adeguata materializzazione.

11:8.4 (125.7) Le numerose forme della forza cosmica, dell’energia fisica, del potere universale e delle varie materializzazioni rivelano tre stadi generali, benché non perfettamente definiti, di reazione alla gravità del Paradiso:

11:8.5 (126.1) 1. Stadi di pregravità (forza). Questo è il primo passo nell’individuazione della potenza spaziale nelle forme preenergetiche di forza cosmica. Questo stadio è analogo al concetto del carico di forza primordiale dello spazio, talvolta denominato energia pura o segregata.

11:8.6 (126.2) 2. Stadi di gravità (energia). Questa modificazione del carico di forza dello spazio è prodotta dall’azione degli organizzatori di forza del Paradiso. Essa indica l’apparizione di sistemi d’energia rispondenti all’attrazione della gravità del Paradiso. Tale energia emergente è in origine neutra, ma in conseguenza di successive metamorfosi mostra le qualità cosiddette positiva e negativa. Noi chiamiamo questi stadi ultimata.

11:8.7 (126.3) 3. Stadi di postgravità (potere d’universo). In questo stadio l’energia-materia rivela una reazione al controllo della gravità lineare. Nell’universo centrale questi sistemi fisici sono organizzazioni triplici conosciute come triata. Essi sono i sistemi materni di superpotere delle creazioni del tempo e dello spazio. I sistemi fisici dei superuniversi sono messi in movimento dai Direttori di Potere d’Universo e dai loro associati. Queste organizzazioni materiali hanno una costituzione duplice e sono conosciuti come gravita. I corpi oscuri di gravità che circondano Havona non sono né triata né gravita ed il loro potere d’attrazione rivela entrambe le forme di gravità fisica: lineare ed assoluta.

11:8.8 (126.4) La potenza spaziale non è soggetta alle interazioni di alcuna forma di gravitazione. Questa dotazione primaria del Paradiso non è un livello effettivo di realtà, ma è ancestrale a tutte le realtà non spirituali funzionali relative — a tutte le manifestazioni di forza-energia e all’organizzazione del potere e della materia. Potenza spaziale è un termine difficile da definire. Esso non designa ciò che è ancestrale allo spazio; il suo significato dovrebbe evocare l’idea delle potenze e dei potenziali esistenti dentro lo spazio. Esso si può concepire approssimativamente come includente tutte le influenze ed i potenziali assoluti che emanano dal Paradiso e che costituiscono la presenza nello spazio dell’Assoluto Non Qualificato.

11:8.9 (126.5) Il Paradiso è la sorgente assoluta ed il punto focale eterno di tutta l’energia-materia nell’universo degli universi. L’Assoluto Non Qualificato è il rivelatore, il regolatore ed il depositario di ciò che ha il Paradiso come propria fonte ed origine. La presenza universale dell’Assoluto Non Qualificato sembra essere l’equivalente del concetto di una potenziale infinità di estensione della gravità, di una tensione elastica della presenza del Paradiso. Questo concetto ci aiuta a cogliere il fatto che ogni cosa subisce un’attrazione verso l’interno in direzione del Paradiso. L’esempio è grossolano ma nondimeno utile. Esso spiega anche perché la gravità agisce sempre di preferenza nel piano perpendicolare alla massa, un fenomeno indicante che le dimensioni del Paradiso e delle creazioni che lo circondano sono differenti.

9. L’unicità del Paradiso

11:9.1 (126.6) Il Paradiso è unico nel senso che è il regno d’origine primordiale e la meta finale del destino di tutte le personalità spirituali. Sebbene sia vero che non tutti gli esseri spirituali inferiori degli universi locali sono direttamente destinati al Paradiso, nondimeno il Paradiso resta la meta desiderata di tutte le personalità sovrammateriali.

11:9.2 (126.7) Il Paradiso è il centro geografico dell’infinità; esso non è una parte della creazione universale e nemmeno una parte reale dell’universo eterno di Havona. Noi ci riferiamo comunemente all’Isola centrale come appartenente all’universo divino, ma ciò in realtà non è vero. Il Paradiso è un’esistenza eterna ed esclusiva.

11:9.3 (127.1) Nell’eternità del passato, quando il Padre Universale diede un’espressione di personalità infinita del suo sé spirituale nell’essere del Figlio Eterno, rivelò simultaneamente il potenziale d’infinità del suo sé non personale in quanto Paradiso. Il Paradiso non personale e non spirituale sembra essere stato la ripercussione inevitabile della volontà e dell’atto del Padre che ha reso eterno il Figlio Originale. In tal modo il Padre progettò la realtà in due fasi effettive — la personale e la non personale, la spirituale e la non spirituale. La tensione tra queste fasi, di fronte alla volontà di agire del Padre e del Figlio, diede origine all’Attore Congiunto e all’universo centrale di mondi materiali e di esseri spirituali.

11:9.4 (127.2) Quando la realtà è differenziata nel personale e nel non personale (Figlio Eterno e Paradiso), non è affatto appropriato chiamare “Deità” ciò che è non personale, a meno che non sia qualificato in qualche modo. L’energia e le ripercussioni materiali degli atti della Deità difficilmente possono essere chiamate Deità. La Deità può produrre molte cose che non sono Deità, ed il Paradiso non è Deità; né esso è cosciente nel senso in cui i mortali potrebbero intendere tale termine.

11:9.5 (127.3) Il Paradiso non è ancestrale ad alcun essere od entità vivente; esso non è un creatore. La personalità e le relazioni mente-spirito sono trasmissibili, ma il modello non lo è. I modelli non sono mai dei riflessi; sono duplicazioni — riproduzioni. Il Paradiso è l’assoluto dei modelli; Havona è una dimostrazione di questi potenziali nell’attualità.

11:9.6 (127.4) La residenza di Dio è centrale ed eterna, gloriosa e ideale. La sua dimora è lo splendido modello per tutti i mondi capitale degli universi; e l’universo centrale di sua diretta dimora è il modello per tutti gli universi nei loro ideali, nella loro organizzazione e nel loro destino ultimo.

11:9.7 (127.5) Il Paradiso è la sede nell’universo di tutte le attività concernenti la personalità e la sorgente e centro di tutte le manifestazioni di forza spaziale e di energia. Tutto ciò che è stato, è ora o che deve ancora essere, è venuto, viene ora o verrà da questo luogo centrale permanente degli Dei eterni. Il Paradiso è il centro di tutta la creazione, la sorgente di tutte le energie ed il luogo d’origine primordiale di tutte le personalità.

11:9.8 (127.6) Dopotutto, la cosa più importante per i mortali riguardo al Paradiso eterno è il fatto che questa dimora perfetta del Padre Universale è il destino reale e remoto delle anime immortali dei figli mortali e materiali di Dio, le creature ascendenti dei mondi evoluzionari del tempo e dello spazio. Ogni mortale che conosce Dio e che ha sposato la carriera di compiere la volontà del Padre si è già incamminato sul lungo, lungo sentiero del Paradiso alla ricerca della divinità ed il raggiungimento della perfezione. E quando un tale essere di origine animale si trova di fronte agli Dei del Paradiso dopo essere asceso dalle sfere inferiori dello spazio, come un numero incommensurabile di suoi simili ora fa, un tale risultato rappresenta la realtà di una trasformazione spirituale che rasenta i limiti della supremazia.

11:9.9 (127.7) [Presentato da un Perfettore di Saggezza incaricato di operare in tal modo dagli Antichi dei Giorni di Uversa.]

Fascicolo 12 - L’universo degli universi

Il Libro di Urantia

Fascicolo 12

L’universo degli universi

12:0.1 (128.1) L’IMMENSITÀ della vasta creazione del Padre Universale oltrepassa completamente la portata dell’immaginazione finita; l’enormità dell’universo maestro sconcerta le idee perfino ad esseri del mio ordine. Ma la mente mortale può apprendere molte cose riguardo al piano e all’ordinamento degli universi. Voi potete conoscere qualcosa della loro organizzazione fisica e della loro meravigliosa amministrazione; potete imparare molto sui vari gruppi di esseri intelligenti che abitano i sette superuniversi del tempo e l’universo centrale dell’eternità.

12:0.2 (128.2) In principio, cioè in potenziale eterno, noi concepiamo la creazione materiale come infinita perché il Padre Universale è effettivamente infinito, ma via via che studiamo ed osserviamo la creazione materiale totale, conosciamo che ad un dato momento nel tempo essa ha dei limiti, benché per le vostre menti finite sia comparativamente illimitata, praticamente infinita.

12:0.3 (128.3) Dallo studio delle leggi fisiche e dall’osservazione dei regni stellari, noi siamo convinti che il Creatore infinito non si è ancora manifestato in finalità di espressione cosmica, che molta parte del potenziale cosmico dell’Infinito è ancora contenuta in lui stesso e non rivelata. Agli esseri creati l’universo maestro può sembrare quasi infinito, ma esso è lontano dall’essere completato; vi sono ancora dei limiti fisici alla creazione materiale, e la rivelazione esperienziale del proposito eterno è ancora in corso.

1. I livelli di spazio dell’universo maestro

12:1.1 (128.4) L’universo degli universi non è né un piano infinito, né un cubo illimitato, né un cerchio senza confini; esso ha certamente delle dimensioni. Le leggi dell’organizzazione e dell’amministrazione fisica provano in maniera conclusiva che tutta questa vasta aggregazione di forza-energia e di materia-potere funziona in definitiva come un’unità di spazio, come un insieme organizzato e coordinato. Il comportamento osservabile della creazione materiale costituisce la prova che esiste un universo fisico con limiti definiti. La prova decisiva che l’universo è circolare e delimitato è fornita dal fatto, a noi ben noto, che tutte le forme d’energia basilare girano sempre sulla traiettoria curva dei livelli spaziali dell’universo maestro in obbedienza all’attrazione incessante ed assoluta della gravità del Paradiso.

12:1.2 (128.5) I livelli di spazio dell’universo maestro che si susseguono costituiscono le divisioni maggiori dello spazio penetrato — la creazione totale, organizzata e parzialmente abitata o in attesa di essere organizzata ed abitata. Se l’universo maestro non fosse una serie di livelli di spazio ellittici di minor resistenza al movimento, alternantisi con zone di relativa quiete, noi riteniamo che si potrebbero osservare delle energie cosmiche sfrecciare in una direzione infinita, in linea diretta nello spazio senza sentieri. Ma non troviamo mai forza, energia o materia che si comporti in questo modo; esse girano, ruotano sempre in avanti lungo le traiettorie dei grandi circuiti dello spazio.

12:1.3 (129.1) Procedendo dal Paradiso verso l’esterno attraverso l’estensione orizzontale dello spazio penetrato, l’universo maestro esiste in sei ellissi concentriche, i livelli di spazio che circondano l’Isola centrale:

12:1.4 (129.2) 1. L’universo centrale — Havona.

12:1.5 (129.3) 2. I sette superuniversi.

12:1.6 (129.4) 3. Il primo livello di spazio esterno.

12:1.7 (129.5) 4. Il secondo livello di spazio esterno.

12:1.8 (129.6) 5. Il terzo livello di spazio esterno.

12:1.9 (129.7) 6. Il quarto e più lontano livello di spazio esterno.

12:1.10 (129.8) Havona, l’universo centrale, non è una creazione del tempo; è un’esistenza eterna. Questo universo senza inizio e senza fine è costituito da un miliardo di sfere di una perfezione sublime ed è circondato dagli enormi corpi oscuri di gravità. Al centro di Havona c’è l’Isola del Paradiso, stazionaria ed assolutamente stabilizzata, circondata dai suoi ventuno satelliti. A causa delle enormi masse circostanti dei corpi oscuri di gravità situati ai margini dell’universo centrale, la quantità di massa di questa creazione centrale oltrepassa considerevolmente la massa totale conosciuta di tutti e sette i settori del grande universo.

12:1.11 (129.9) Il sistema Paradiso-Havona, l’universo eterno che circonda l’Isola eterna, costituisce il nucleo perfetto ed eterno dell’universo maestro. Tutti i sette superuniversi e tutte le regioni dello spazio esterno girano su orbite stabilite attorno alla gigantesca aggregazione centrale dei satelliti del Paradiso e delle sfere di Havona.

12:1.12 (129.10) I sette superuniversi non sono organizzazioni fisiche primarie; in nessun luogo le loro linee di confine dividono una famiglia nebulare, né attraversano un universo locale, un’unità creativa principale. Ogni superuniverso è semplicemente uno spazio geografico che raggruppa approssimativamente un settimo della creazione organizzata e parzialmente abitata posteriore ad Havona, ed ognuno è quasi uguale agli altri per numero di universi locali che contiene e per lo spazio che abbraccia. Nebadon, il vostro universo locale, è una delle creazioni più recenti di Orvonton, il settimo superuniverso.

12:1.13 (129.11) Il grande universo è la creazione attualmente organizzata ed abitata. Esso si compone dei sette superuniversi, con un potenziale evoluzionario aggregato di circa settemila miliardi di pianeti abitati, senza contare le sfere eterne della creazione centrale. Ma questa stima approssimativa non tiene conto delle sfere architettoniche amministrative, né include i raggruppamenti esterni di universi non organizzati. Il bordo frastagliato attuale del grande universo, la sua periferia disuguale ed incompleta, assieme allo stato enormemente perturbato di tutta la mappa astronomica, suggerisce ai nostri studiosi di stelle che anche i sette superuniversi non sono ancora completati. Quando ci muoviamo dall’interno, dal centro divino, verso l’esterno in una qualsiasi direzione, finiamo per arrivare ai limiti esterni della creazione organizzata ed abitata; andiamo verso i confini esterni del grande universo. Ed è vicino a questo margine esterno, in un angolo lontano di questa stupenda creazione, che ha la sua movimentata esistenza il vostro universo locale.

12:1.14 (129.12) I livelli di spazio esterno. Lontano nello spazio, ad una distanza enorme dai sette superuniversi abitati, si stanno radunando circuiti di forza e di energie in fase di materializzazione vasti ed incredibilmente stupefacenti. Tra i circuiti di energia dei sette superuniversi e questa gigantesca cintura esterna di attività di forza, c’è una zona di spazio di relativa quiete, la cui larghezza varia ma che è mediamente di circa quattrocentomila anni luce. Queste zone di spazio sono libere da polvere stellare — da nebbia cosmica. I nostri studiosi di questi fenomeni sono incerti circa l’esatta condizione delle forze spaziali esistenti in questa zona di relativa quiete che circonda i sette superuniversi. Ma a circa mezzo milione di anni luce oltre la periferia del grande universo attuale noi osserviamo gli inizi di una zona di attività energetica incredibile, che aumenta di volume e d’intensità per oltre venticinque milioni di anni luce. Queste enormi ruote di forze energetiche sono situate nel primo livello di spazio esterno, una cintura continua di attività cosmica che circonda l’intera creazione conosciuta, organizzata ed abitata.

12:1.15 (130.1) Attività ancora maggiori avvengono al di là di queste regioni, perché i fisici di Uversa hanno scorto segnali premonitori di manifestazioni di forza a più di cinquanta milioni di anni luce oltre le zone più lontane dei fenomeni del primo livello di spazio esterno. Queste attività presagiscono indubbiamente l’organizzazione delle creazioni materiali del secondo livello di spazio esterno dell’universo maestro.

12:1.16 (130.2) L’universo centrale è la creazione dell’eternità; i sette superuniversi sono le creazioni del tempo; i quattro livelli di spazio esterno sono indubbiamente destinati ad eventuare ed evolvere l’ultimità della creazione. E c’è chi ritiene che l’Infinito non potrà mai raggiungere la sua piena espressione al di fuori dell’infinità. Perciò costoro formulano l’ipotesi di una creazione addizionale e non rivelata oltre il quarto e più esterno livello di spazio, un possibile universo d’infinità in continua espansione e senza fine. In teoria noi non sappiamo come delimitare né l’infinità del Creatore né l’infinità potenziale della creazione, ma così come esiste ed è amministrato, noi riteniamo che l’universo maestro abbia dei limiti, che sia cioè nettamente delimitato e circoscritto nei suoi confini esterni dallo spazio aperto.

2. I domini dell’Assoluto Non Qualificato

12:2.1 (130.3) Quando gli astronomi di Urantia scrutano con i loro telescopi sempre più potenti le distese misteriose dello spazio esterno e vi vedono la stupefacente evoluzione di pressoché innumerevoli universi fisici, dovrebbero capire che stanno osservando la poderosa realizzazione dei piani insondabili degli Architetti dell’Universo Maestro. È vero, noi possediamo prove che indicano la presenza di certe influenze di personalità del Paradiso qua e là nelle vaste manifestazioni di energia che caratterizzano attualmente queste regioni esterne, ma da un punto di vista più ampio si riconosce generalmente che le regioni di spazio che si estendono al di là dei confini esterni dei sette superuniversi costituiscono i domini dell’Assoluto Non Qualificato.

12:2.2 (130.4) Anche se l’occhio umano, senza aiuto, può vedere solamente due o tre nebulose oltre i confini del superuniverso di Orvonton, i vostri telescopi vi rivelano letteralmente milioni e milioni di questi universi fisici in corso di formazione. La maggior parte dei regni stellari esposti all’indagine visiva dei vostri attuali telescopi si trova in Orvonton, ma con la tecnica fotografica i telescopi più potenti penetrano ben oltre i confini del grande universo nei domini dello spazio esterno, dove un numero incalcolabile di universi sono in fase di organizzazione. E vi sono ancora altri milioni di universi fuori della portata dei vostri strumenti attuali.

12:2.3 (130.5) In un futuro non lontano, nuovi telescopi riveleranno agli sguardi attoniti degli astronomi urantiani non meno di 375 milioni di nuove galassie nelle remote distese dello spazio esterno. Allo stesso tempo questi telescopi più potenti sveleranno che molti universi-isole precedentemente ritenuti situati nello spazio esterno fanno in realtà parte del sistema galattico di Orvonton. I sette superuniversi stanno ancora crescendo; la periferia di ciascuno si sta gradualmente espandendo; nuove nebulose si vanno costantemente stabilizzando ed organizzando, ed alcune delle nebulose che gli astronomi di Urantia considerano come extragalattiche si trovano in effetti ai margini di Orvonton e proseguono il loro viaggio con noi.

12:2.4 (131.1) Gli studiosi di stelle uversiani osservano che il grande universo è attorniato dagli antenati di una serie di ammassi stellari e di pianeti i quali circondano completamente l’attuale creazione abitata come anelli concentrici di multipli universi esterni. I fisici di Uversa calcolano che l’energia e la materia di queste regioni esterne ed inesplorate siano già uguali a molte volte il totale della massa materiale e del carico d’energia contenuti in tutti i sette superuniversi. Noi siamo informati che la metamorfosi della forza cosmica in questi livelli di spazio esterno è una funzione degli organizzatori di forza del Paradiso. Sappiamo anche che queste forze sono ancestrali a quelle energie fisiche che attivano attualmente il grande universo. I direttori di potere di Orvonton, tuttavia, non hanno niente a che fare con questi regni lontani, né i movimenti d’energia in essi presenti sono collegati in modo discernibile con i circuiti di potere delle creazioni organizzate ed abitate.

12:2.5 (131.2) Noi sappiamo molto poco sul significato di questi formidabili fenomeni dello spazio esterno. Una più grande creazione è in corso di formazione per il futuro. Noi possiamo osservare la sua immensità, possiamo discernere la sua estensione ed avere il senso delle sue maestose dimensioni, ma a parte ciò, riguardo a questi regni sappiamo poco più degli astronomi di Urantia. Per quello che conosciamo, non esistono in questa cintura esterna di nebulose, di soli e di pianeti, né esseri materiali dell’ordine degli umani, né angeli o altre creature spirituali. Questo dominio lontano è fuori della giurisdizione e dell’amministrazione dei governi dei superuniversi.

12:2.6 (131.3) In tutto Orvonton si crede che sia in gestazione un nuovo tipo di creazione, un ordine di universi destinato a diventare il teatro delle attività future del Corpo della Finalità che si sta formando. E se le nostre ipotesi sono esatte, allora il futuro senza fine potrà riservare a tutti voi gli stessi spettacoli affascinanti che il passato senza fine ha riservato ai vostri antenati ed ai vostri predecessori.

3. La gravità universale

12:3.1 (131.4) Tutte le forme di forza-energia — materiali, mentali o spirituali — sono ugualmente soggette a quelle attrazioni, a quelle presenze universali, che noi chiamiamo gravità. Anche la personalità risponde alla gravità — al circuito esclusivo del Padre; ma sebbene questo circuito sia esclusivo del Padre, egli non è escluso dagli altri circuiti. Il Padre Universale è infinito ed opera su tutti e quattro i circuiti di gravità assoluta dell’universo maestro:

12:3.2 (131.5) 1. La gravità della personalità del Padre Universale.

12:3.3 (131.6) 2. La gravità spirituale del Figlio Eterno.

12:3.4 (131.7) 3. La gravità mentale dell’Attore Congiunto.

12:3.5 (131.8) 4. La gravità cosmica dell’Isola del Paradiso.

12:3.6 (131.9) Questi quattro circuiti non sono collegati al centro di forza del Paradiso inferiore; essi non sono né circuiti di forza, né d’energia, né di potere. Sono circuiti assoluti di presenza e, come Dio, sono indipendenti dal tempo e dallo spazio.

12:3.7 (132.1) A questo proposito è interessante registrare alcune osservazioni fatte su Uversa nel corso dei recenti millenni dal corpo di ricercatori di gravità. Questo gruppo esperto di operatori è giunto alle seguenti conclusioni circa i differenti sistemi di gravità dell’universo maestro:

12:3.8 (132.2) 1. Gravità fisica. Dopo aver formulato una valutazione della sommatoria dell’intera capacità di gravità fisica del grande universo, essi hanno laboriosamente eseguito una comparazione tra questo risultato ed il totale stimato della presenza di gravità assoluta attualmente operante. Questi calcoli indicano che l’azione totale della gravità nel grande universo rappresenta una piccolissima parte dell’attrazione di gravità stimata del Paradiso, calcolata sulla base della reazione alla gravità delle unità fisiche basilari della materia universale. Questi investigatori giungono alla stupefacente conclusione che l’universo centrale ed i sette superuniversi che lo circondano impiegano attualmente solo il cinque per cento circa del funzionamento attivo della forza di gravità assoluta del Paradiso. In altri termini: al momento presente circa il novantacinque per cento dell’azione attiva della gravità cosmica dell’Isola del Paradiso, valutata secondo questa teoria della totalità, è impiegata nel controllo dei sistemi materiali situati oltre i confini degli universi attualmente organizzati. Questi calcoli si riferiscono tutti alla gravità assoluta; la gravità lineare è un fenomeno d’interazione che può essere calcolato soltanto conoscendo la gravità effettiva del Paradiso.

12:3.9 (132.3) 2. Gravità spirituale. Con la stessa tecnica di stima e di calcolo comparativi, questi ricercatori hanno esplorato l’attuale capacità di reazione della gravità spirituale e, con la collaborazione di Messaggeri Solitari e di altre personalità spirituali, sono pervenuti al totale della gravità spirituale attiva della Seconda Sorgente e Centro. Ed è assai istruttivo notare che essi trovano all’incirca lo stesso valore, per la presenza effettiva e funzionale della gravità dello spirito nel grande universo, del valore che ipotizzano per l’attuale totale della gravità spirituale attiva. In altri termini: al tempo presente, praticamente l’intera gravità spirituale del Figlio Eterno, calcolata secondo questa teoria della totalità, è osservabile in funzione nel grande universo. Se questi risultati sono attendibili, possiamo concludere che gli universi attualmente in evoluzione nello spazio esterno sono al presente completamente non spirituali. E se ciò è vero, spiegherebbe in maniera soddisfacente perché esseri dotati di spirito possiedono poche o nessuna informazione su queste vaste manifestazioni d’energia, a parte la conoscenza del fatto della loro esistenza fisica.

12:3.10 (132.4) 3. Gravità mentale. Con gli stessi principi di calcolo comparativo questi esperti hanno affrontato il problema della presenza della gravità mentale e della reazione ad essa. L’unità mentale di stima è stata ottenuta facendo la media di tre tipi materiali e di tre tipi spirituali di mentalità, benché il tipo di mente incontrato nei direttori di potere e nei loro associati si sia rivelato un fattore di disturbo nello sforzo di giungere ad un’unità di base per la stima della gravità mentale. Non ci sono stati grossi ostacoli per la stima della capacità attuale della funzione di gravità mentale della Terza Sorgente e Centro secondo questa teoria della totalità. Benché in questo caso i risultati non siano così conclusivi come nelle valutazioni della gravità fisica e di quella spirituale, comparativamente considerati sono molto istruttivi ed anche affascinanti. I ricercatori ne hanno dedotto che circa l’ottantacinque per cento della reazione di gravità mentale all’attrazione intellettuale dell’Attore Congiunto ha origine nel grande universo esistente. Ciò indicherebbe la possibilità che siano implicate delle attività mentali in connessione con le attività fisiche osservabili attualmente in corso in tutti i regni dello spazio esterno. Sebbene questa stima sia probabilmente lontana dall’essere esatta, essa si accorda, in teoria, con la nostra convinzione che degli organizzatori di forza intelligenti stiano guidando al presente l’evoluzione universale nei livelli di spazio al di là degli attuali limiti esterni del grande universo. Qualunque sia la natura di questa ipotizzata intelligenza, essa non sembra rispondere alla gravità spirituale.

12:3.11 (133.1) Ma tutti questi calcoli sono nel migliore dei casi delle stime basate su leggi presunte. Noi pensiamo che siano abbastanza attendibili. Anche se pochi esseri spirituali si trovassero nello spazio esterno, la loro presenza collettiva non influenzerebbe in modo significativo calcoli che implicano misurazioni così enormi.

12:3.12 (133.2) La gravità della personalità non è calcolabile. Noi ne riconosciamo il circuito, ma non siamo in grado di misurare alcuna realtà qualitativa o quantitativa che reagisce ad essa.

4. Lo spazio ed il movimento

12:4.1 (133.3) Tutte le unità d’energia cosmica sono in rivoluzione primaria, sono impegnate nell’esecuzione della loro missione, mentre girano attorno all’orbita universale. Gli universi dello spazio ed i mondi e sistemi che li compongono sono tutti delle sfere rotanti che si muovono lungo i circuiti senza fine dei livelli di spazio dell’universo maestro. Non c’è assolutamente nulla di stazionario in tutto l’universo maestro eccetto il centro stesso di Havona, l’Isola eterna del Paradiso, il centro della gravità.

12:4.2 (133.4) L’Assoluto Non Qualificato è funzionalmente limitato allo spazio, ma noi non siamo così certi della relazione di questo Assoluto con il movimento. Il movimento è insito in lui? Noi non lo sappiamo. Sappiamo che il movimento non è insito nello spazio; anche i movimenti dello spazio non sono innati. Ma non siamo tanto sicuri della relazione del Non Qualificato con il movimento. Chi o che cosa è realmente responsabile delle gigantesche attività di trasmutazione della forza-energia attualmente in corso oltre i confini degli attuali sette superuniversi? Sull’origine del movimento noi abbiamo le seguenti opinioni:

12:4.3 (133.5) 1. Pensiamo che l’Attore Congiunto dia inizio al movimento nello spazio.

12:4.4 (133.6) 2. Se è l’Attore Congiunto che produce i movimenti dello spazio, non possiamo provarlo.

12:4.5 (133.7) 3. L’Assoluto Universale non dà origine al movimento iniziale, ma equilibra e controlla tutte le tensioni derivate dal movimento.

12:4.6 (133.8) Nello spazio esterno gli organizzatori di forza sembrano essere responsabili della produzione delle gigantesche ruote universali che sono attualmente in corso di evoluzione stellare, ma la loro capacità di funzionare in questo modo deve essere stata resa possibile da qualche modificazione della presenza nello spazio dell’Assoluto Non Qualificato.

12:4.7 (133.9) Dal punto di vista umano, lo spazio è nulla — negativo; esso esiste solo in rapporto a qualcosa di positivo e di non spaziale. Lo spazio tuttavia è reale. Esso contiene e condiziona il movimento. Esso pure si muove. I movimenti dello spazio si possono approssimativamente classificare come segue:

12:4.8 (133.10) 1. Movimento primario — la respirazione dello spazio, il movimento dello spazio stesso.

12:4.9 (133.11) 2. Movimento secondario — le oscillazioni in senso alternato dei livelli di spazio successivi.

12:4.10 (133.12) 3. Movimenti relativi — relativi nel senso che non sono valutati prendendo come punto di riferimento il Paradiso. I movimenti primario e secondario sono assoluti, sono movimento in rapporto al Paradiso immobile.

12:4.11 (133.13) 4. Movimento compensativo o correlativo destinato a coordinare tutti gli altri movimenti.

12:4.12 (134.1) L’attuale relazione del vostro sole con i suoi pianeti associati, pur rivelando molti movimenti relativi ed assoluti nello spazio, tende a produrre l’impressione sui vostri astronomi che li osservano che voi siate comparativamente stazionari nello spazio, e che gli ammassi e le correnti stellari che vi circondano siano impegnati in una fuga verso l’esterno a velocità sempre crescenti via via che i vostri calcoli si estendono allo spazio più esterno. Ma non è così. Voi non riuscite a riconoscere l’attuale espansione uniforme verso l’esterno delle creazioni fisiche di tutto lo spazio penetrato. La vostra stessa creazione locale (Nebadon) partecipa a questo movimento di espansione universale verso l’esterno. Gli interi sette superuniversi partecipano ai cicli di due miliardi di anni di respirazione dello spazio assieme alle regioni esterne dell’universo maestro.

12:4.13 (134.2) Quando gli universi si espandono e si contraggono, le masse materiali dello spazio penetrato si muovono alternativamente con e contro l’attrazione di gravità del Paradiso. Il lavoro compiuto nello spostamento della massa d’energia materiale della creazione è lavoro dello spazio ma non lavoro del potere-energia.

12:4.14 (134.3) Benché le vostre stime spettroscopiche delle velocità astronomiche siano abbastanza attendibili quando sono applicate ai regni stellari appartenenti al vostro superuniverso ed ai suoi superuniversi associati, tali calcoli sono del tutto inaffidabili se riferiti ai regni dello spazio esterno. Le linee dello spettro si spostano dal normale verso il violetto per una stella che si avvicina; similmente queste linee si spostano verso il rosso quando una stella si allontana. Molte influenze intervengono a determinare l’impressione che la velocità di recessione degli universi esterni aumenti in misura di oltre centosessanta chilometri il secondo per ogni milione di anni luce che si aggiungono alla sua distanza. Con questo metodo di calcolo, a seguito del perfezionamento di telescopi più potenti, sembrerà che questi sistemi stellari molto lontani siano in fuga da questa parte dell’universo alla velocità incredibile di circa quarantottomila chilometri il secondo. Ma questa apparente velocità di recessione non è reale; essa risulta da numerosi fattori erronei comprendenti angoli d’osservazione ed altre distorsioni del tempo-spazio.

12:4.15 (134.4) Tuttavia, la più grande di tutte queste distorsioni deriva dal fatto che gl’immensi universi dello spazio esterno situati nei regni vicini ai domini dei sette superuniversi sembrano effettuare la loro rivoluzione in direzione opposta a quella del grande universo. In altre parole, queste miriadi di nebulose, con i soli e le sfere che li accompagnano, stanno attualmente girando attorno alla creazione centrale in senso orario. I sette superuniversi girano attorno al Paradiso in senso antiorario. Sembra che il secondo universo esterno di galassie, come i sette superuniversi, giri attorno al Paradiso in senso antiorario. E gli osservatori astronomici di Uversa pensano d’individuare prove di movimenti di rivoluzione in una terza cintura esterna di spazio molto lontana che stanno cominciando a manifestare tendenze direzionali con andamento in senso orario.

12:4.16 (134.5) È probabile che queste direzioni alternate delle processioni spaziali successive degli universi abbiano a che fare con la tecnica di gravità universale impiegata dall’Assoluto Universale all’interno dell’universo maestro, che consiste in una coordinazione di forze ed in un bilanciamento delle tensioni spaziali. Il movimento, così come lo spazio, è un complemento o un equilibratore della gravità.

5. Il tempo e lo spazio

12:5.1 (134.6) Come lo spazio, il tempo è un dono del Paradiso, ma non nello stesso senso, solo indirettamente. Il tempo esiste in virtù del movimento e perché la mente è per natura conscia della sequenzialità. Dal punto di vista pratico il movimento è essenziale per il tempo, ma non c’è alcuna unità di tempo universale basata sul movimento, ad eccezione del fatto che il giorno standard del Paradiso-Havona è riconosciuto come tale arbitrariamente. La totalità della respirazione dello spazio distrugge il suo valore locale come sorgente di tempo.

12:5.2 (135.1) Lo spazio non è infinito, sebbene tragga origine dal Paradiso; non è assoluto, perché è pervaso dall’Assoluto Non Qualificato. Noi non conosciamo i limiti assoluti dello spazio, ma sappiamo che l’assoluto del tempo è l’eternità.

12:5.3 (135.2) Il tempo e lo spazio sono inseparabili soltanto nelle creazioni del tempo-spazio, i sette superuniversi. Lo spazio non temporale (spazio senza tempo) esiste teoricamente, ma il solo posto veramente non temporale è l’area del Paradiso. Il tempo non spaziale (tempo senza spazio) esiste nella mente al livello di funzione del Paradiso.

12:5.4 (135.3) Le zone relativamente immobili di spazio mediano che sono a ridosso del Paradiso e che separano lo spazio penetrato da quello non penetrato sono le zone di transizione dal tempo all’eternità; da qui la necessità per i pellegrini del Paradiso di divenire incoscienti durante questo transito quando deve culminare nella cittadinanza del Paradiso. I visitatori coscienti del tempo possono andare in Paradiso senza entrare così nell’incoscienza del sonno, ma rimangono creature del tempo.

12:5.5 (135.4) Le relazioni con il tempo non esistono senza il movimento nello spazio, ma la coscienza del tempo sì. La sequenzialità può rendere coscienti del tempo anche in assenza di movimento. La mente umana è meno condizionata dal tempo che dallo spazio a causa della natura intrinseca della mente. Anche durante i giorni della vita terrena nella carne, sebbene la mente umana sia rigidamente limitata dallo spazio, l’immaginazione creatrice dell’uomo è comparativamente libera dal tempo. Ma il tempo stesso non è geneticamente una qualità della mente.

12:5.6 (135.5) Ci sono tre livelli differenti di cognizione del tempo:

12:5.7 (135.6) 1. Tempo percepito dalla mente — coscienza di sequenza, di movimento e di un senso di durata.

12:5.8 (135.7) 2. Tempo percepito dallo spirito — discernimento del movimento verso Dio e consapevolezza del movimento di ascesa verso livelli di crescente divinità.

12:5.9 (135.8) 3. La personalità crea un senso unico del tempo mediante il discernimento della Realtà più una coscienza di presenza ed una consapevolezza di durata.

12:5.10 (135.9) Gli animali non spirituali conoscono solo il passato e vivono nel presente. L’uomo abitato dallo spirito ha potere di previsione (intuizione); egli può visualizzare il futuro. Solo i comportamenti lungimiranti e progressivi sono personalmente reali. L’etica statica e la moralità tradizionale sono di poco superiori all’animalità. Nemmeno lo stoicismo è un ordine elevato di autorealizzazione. L’etica e la morale diventano veramente umane quando sono dinamiche e progressive, vibranti di realtà universale.

12:5.11 (135.10) La personalità umana non è solo un elemento concomitante degli avvenimenti del tempo e dello spazio; la personalità umana può anche agire come causa cosmica di tali avvenimenti.

6. Il supercontrollo universale

12:6.1 (135.11) L’universo è non statico. La stabilità non è il risultato dell’inerzia, ma piuttosto il prodotto di energie bilanciate, di menti cooperative, di morontie coordinate, di supercontrollo spirituale e di unificazione della personalità. La stabilità è totalmente e sempre proporzionale alla divinità.

12:6.2 (135.12) Nel controllo fisico dell’universo maestro il Padre Universale esercita la priorità ed il primato tramite l’Isola del Paradiso. Dio è assoluto nell’amministrazione spirituale del cosmo nella persona del Figlio Eterno. Nei domini della mente, il Padre ed il Figlio operano in coordinazione nell’Attore Congiunto.

12:6.3 (136.1) La Terza Sorgente e Centro aiuta a mantenere l’equilibrio e la coordinazione delle energie e delle organizzazioni fisiche e spirituali congiunte per mezzo dell’assolutezza del suo potere sulla mente cosmica e dell’esercizio dei suoi complementi inerenti ed universali di gravità fisica e spirituale. In ogni tempo e luogo in cui si stabilisce una connessione tra il materiale e lo spirituale, tale fenomeno mentale è un atto dello Spirito Infinito. Solo la mente può interassociare le forze e le energie fisiche del livello materiale con i poteri e gli esseri spirituali del livello dello spirito.

12:6.4 (136.2) Ogni volta che contemplate dei fenomeni universali, assicuratevi di prendere in considerazione l’interrelazione delle energie fisiche, intellettuali e spirituali, e di tenere debito conto sia dei fenomeni inattesi che accompagnano la loro unificazione da parte della personalità che dei fenomeni imprevedibili che risultano dalle azioni e dalle reazioni della Deità esperienziale e degli Assoluti.

12:6.5 (136.3) L’universo è altamente prevedibile soltanto nel senso quantitativo o di misurazione della gravità. Anche le forze fisiche primordiali non reagiscono alla gravità lineare, né lo fanno i significati mentali superiori ed i veri valori spirituali delle realtà ultime dell’universo. Qualitativamente l’universo non è altamente prevedibile in ciò che concerne nuove associazioni di forze, siano esse fisiche, mentali o spirituali, sebbene molte di queste combinazioni di energie o di forze diventino parzialmente prevedibili quando sono sottoposte ad osservazione critica. Quando la materia, la mente e lo spirito sono unificati dalla personalità della creatura, noi siamo incapaci di predire interamente le decisioni di questo essere dotato di libero arbitrio.

12:6.6 (136.4) Tutte le fasi di forza primordiale, di spirito nascente e di altre ultimità non personali sembrano reagire secondo certe leggi relativamente stabili ma sconosciute, e sono caratterizzate da un’ampiezza di realizzazione e da un’elasticità nella risposta che sono spesso sconcertanti quando riscontrate nei fenomeni di una situazione circoscritta ed isolata. Qual è la spiegazione di questa imprevedibile libertà di reazione rivelata da tali realtà universali emergenti? Questi aspetti imprevedibili, sconosciuti ed insondabili — sia che riguardino il comportamento di un’unità primordiale di forza, la reazione di un livello di mente non identificato, od il fenomeno di un vasto preuniverso in formazione nei domini dello spazio esterno — rivelano probabilmente le attività dell’Ultimo ed il risultato della presenza degli Assoluti, che anticipano la funzione di tutti i Creatori degli universi.

12:6.7 (136.5) Noi non lo sappiamo realmente, ma supponiamo che tale sorprendente versatilità e tale profonda coordinazione significhino la presenza e le attività degli Assoluti, e che questa diversità nella risposta di fronte ad una causalità apparentemente uniforme riveli la reazione degli Assoluti, non solo alla causalità diretta e legata ad una situazione, ma anche a tutte le altre causalità connesse nell’intero universo maestro.

12:6.8 (136.6) Gli individui hanno i loro custodi del destino; pianeti, sistemi, costellazioni, universi e superuniversi hanno ciascuno i loro rispettivi capi che lavorano per il bene dei loro domini. Havona ed anche il grande universo sono sorvegliati da coloro ai quali sono state affidate queste alte responsabilità. Ma chi bada e provvede ai bisogni fondamentali dell’universo maestro nel suo insieme, dal Paradiso fino al quarto e più lontano livello di spazio esterno? Sotto l’aspetto esistenziale questa superassistenza è probabilmente da attribuire alla Trinità del Paradiso, ma da un punto di vista esperienziale l’apparizione degli universi posteriori ad Havona dipende da:

12:6.9 (136.7) 1. Gli Assoluti quanto a potenziale.

12:6.10 (136.8) 2. L’Ultimo quanto a direzione.

12:6.11 (137.1) 3. Il Supremo quanto a coordinazione evoluzionaria.

12:6.12 (137.2) 4. Gli Architetti dell’Universo Maestro per l’amministrazione anteriore all’apparizione di capi specifici.

12:6.13 (137.3) L’Assoluto Non Qualificato pervade tutto lo spazio. Lo status esatto dell’Assoluto della Deità e dell’Assoluto Universale non ci è del tutto chiaro, ma sappiamo che quest’ultimo funziona ovunque funzionano l’Assoluto della Deità e l’Assoluto Non Qualificato. L’Assoluto della Deità può essere universalmente presente, ma non è presente nello spazio. L’Ultimo è presente nello spazio, o lo sarà un giorno, fino ai margini esterni del quarto livello di spazio. Noi dubitiamo che l’Ultimo sarà mai presente nello spazio al di là della periferia dell’universo maestro, ma all’interno di questo limite l’Ultimo sta progressivamente integrando l’organizzazione creatrice dei potenziali dei tre Assoluti.

7. La parte ed il tutto

12:7.1 (137.4) In tutto il tempo e lo spazio e nei confronti di tutta la realtà di qualsiasi natura, opera una legge inesorabile ed impersonale che è equivalente alla funzione di una provvidenza cosmica. La misericordia caratterizza il comportamento amorevole di Dio verso l’individuo; l’imparzialità motiva il comportamento di Dio verso la totalità. La volontà di Dio non prevale necessariamente nella parte — nel cuore di ciascuna personalità — ma la sua volontà governa effettivamente il tutto, l’universo degli universi.

12:7.2 (137.5) In tutti i rapporti con tutti i suoi esseri è vero che le leggi di Dio non sono intrinsecamente arbitrarie. A voi, con la vostra visione limitata ed il vostro punto di vista finito, gli atti di Dio devono spesso sembrare arbitrari e dittatoriali. Le leggi di Dio sono semplicemente le abitudini di Dio, il suo solito modo di fare le cose; ed egli fa sempre bene tutte le cose. Voi notate che Dio fa la stessa cosa nella stessa maniera, in modo ripetitivo, semplicemente perché quello è il modo migliore di fare quella cosa particolare in una data circostanza; ed il modo migliore è il modo giusto. Per questo la saggezza infinita ordina sempre che ciò sia fatto in quella maniera precisa e perfetta. Dovreste anche ricordare che la natura non è l’atto esclusivo della Deità; altre influenze sono presenti nei fenomeni che l’uomo chiama natura.

12:7.3 (137.6) È incompatibile con la natura divina subire un qualsiasi tipo di deterioramento o permettere l’esecuzione di un atto puramente personale in un modo imperfetto. Si deve tuttavia precisare che, se nella divinità di qualsiasi situazione, nel caso estremo di qualsiasi circostanza, in un qualche caso in cui il corso della saggezza suprema indicasse la necessità di una condotta diversa — se le esigenze della perfezione dovessero per qualche ragione dettare un altro tipo migliore di risposta, allora il Dio infinitamente saggio opererebbe subito nel modo migliore e più appropriato. Ciò sarebbe l’espressione di una legge superiore, non la revoca di una legge inferiore.

12:7.4 (137.7) Dio non è uno schiavo vincolato dall’abitudine alla ripetizione cronica dei suoi atti volontari. Non c’è conflitto tra le leggi dell’Infinito; esse sono tutte perfezioni della natura infallibile; sono tutti atti indiscussi che esprimono decisioni impeccabili. La legge è la reazione immutabile di una mente infinita, perfetta e divina. Gli atti di Dio sono tutti volitivi nonostante questa apparente identità. In Dio non c’è “alcuna mutevolezza né ombra di cambiamento”. Ma tutto ciò che si può dire di vero del Padre Universale non può essere detto con altrettanta certezza di tutte le sue intelligenze subordinate o delle sue creature evoluzionarie.

12:7.5 (137.8) Poiché Dio è immutabile, potete essere certi che in tutte le circostanze ordinarie egli farà la stessa cosa nello stesso identico modo abituale. Dio è garanzia di stabilità per tutte le cose e tutti gli esseri creati. Egli è Dio; perciò non cambia.

12:7.6 (138.1) E tutta questa costanza di condotta ed uniformità d’azione è personale, cosciente ed altamente volitiva, perché il grande Dio non è uno schiavo impotente della propria perfezione ed infinità. Dio non è una forza automatica che agisce da se stessa; non è un potere servile soggiogato alla legge. Dio non è né un’equazione matematica né una formula chimica. Egli è una personalità primordiale e con libera volontà. Egli è il Padre Universale, un essere sovraccarico di personalità e la fonte universale di tutte le personalità delle creature.

12:7.7 (138.2) La volontà di Dio non prevale in modo uniforme nel cuore dei mortali materiali che cercano Dio, ma se si amplia il quadro del tempo oltre il momento fino ad abbracciare l’insieme della prima vita, allora la volontà di Dio diviene sempre più discernibile nei frutti spirituali che sono nati nella vita dei figli di Dio guidati dallo spirito. E poi, se si amplia ulteriormente la vita umana fino ad includere l’esperienza morontiale, si vede risplendere la volontà divina sempre più vivida negli atti spiritualizzanti di quelle creature del tempo che hanno cominciato a gustare le gioie divine insite nell’esperienza della relazione della personalità umana con la personalità del Padre Universale.

12:7.8 (138.3) La Paternità di Dio e la fratellanza degli uomini presentano il paradosso della parte e del tutto al livello della personalità. Dio ama ogni individuo come un singolo figlio della famiglia celeste. Tuttavia Dio ama in questo modo tutti gl’individui; non fa eccezione di persone, e l’universalità del suo amore fa nascere una relazione d’insieme, la fratellanza universale.

12:7.9 (138.4) L’amore del Padre individualizza in modo assoluto ogni personalità come un figlio unico del Padre Universale, un figlio senza duplicato nell’infinità, una creatura dotata di volontà insostituibile in tutta l’eternità. L’amore del Padre glorifica ogni figlio di Dio, illuminando ogni membro della famiglia celeste, delineando chiaramente la natura unica di ogni essere personale rispetto ai livelli impersonali che sono al di fuori del circuito fraterno del Padre di tutti. L’amore di Dio descrive in maniera sorprendente il valore trascendente di ogni creatura dotata di volontà e rivela infallibilmente l’alto valore che il Padre Universale attribuisce a ciascuno dei suoi figli, dalla personalità creatrice più elevata di status paradisiaco fino alla personalità più umile avente dignità volitiva tra le tribù selvagge di uomini agli albori della specie umana su un mondo evoluzionario del tempo e dello spazio.

12:7.10 (138.5) Questo stesso amore di Dio per l’individuo porta all’esistenza la famiglia divina di tutti gl’individui, la fratellanza universale dei figli del Padre del Paradiso dotati di libero arbitrio. E questa fratellanza, essendo universale, è una relazione dell’insieme. La fratellanza, quando è universale, rivela non le relazioni di ciascuno ma le relazioni di tutti. La fratellanza è una realtà dell’insieme e perciò rivela qualità del tutto in contrapposizione a qualità della parte.

12:7.11 (138.6) La fratellanza costituisce un fatto di relazioni tra tutte le personalità dell’esistenza universale. Nessuna persona può sfuggire ai benefici o agli svantaggi che possono derivare come risultato di relazioni con altre persone. La parte trae vantaggio oppure danno in proporzione al tutto. Lo sforzo positivo di ogni uomo giova a tutti gli uomini; l’errore o il male di ciascun uomo accresce la sofferenza di tutti gli uomini. Come si muove la parte, così si muove il tutto. Come progredisce il tutto, così progredisce la parte. Le velocità relative della parte e del tutto determinano se la parte è ritardata dall’inerzia del tutto o se è spinta in avanti dall’impulso della fratellanza cosmica.

12:7.12 (139.1) È un mistero che Dio sia un essere autocosciente altamente personale con una sede residenziale e che allo stesso tempo sia personalmente presente in un così vasto universo e personalmente in contatto con un numero pressoché infinito di esseri. Il fatto che questo fenomeno sia un mistero al di là della comprensione umana non dovrebbe minimamente diminuire la vostra fede. Non consentite che la vastità dell’infinità, l’immensità dell’eternità, la magnificenza e la gloria dell’incomparabile carattere di Dio vi atterriscano, vi facciano vacillare o vi scoraggino; perché il Padre non è molto lontano da nessuno di voi; egli dimora in voi, ed in lui noi tutti letteralmente ci muoviamo, effettivamente viviamo e veramente abbiamo il nostro essere.

12:7.13 (139.2) Sebbene il Padre del Paradiso funzioni tramite i suoi creatori divini ed i suoi figli creature, si compiace anche del contatto interiore più intimo con voi, un contatto così sublime e così altamente personale da oltrepassare anche la mia comprensione — quella misteriosa comunione di un frammento del Padre con l’anima umana e con la mente mortale dove egli effettivamente dimora. Sapendo tanto di questi doni di Dio, voi sapete quindi che il Padre è in intimo contatto non solo con i suoi associati divini, ma anche con i suoi figli mortali evoluzionari del tempo. In verità il Padre dimora in Paradiso, ma la sua presenza divina risiede anche nella mente degli uomini.

12:7.14 (139.3) Anche se lo spirito di un Figlio è stato profuso su tutta l’umanità, anche se un Figlio ha dimorato un tempo con voi nelle sembianze della carne mortale, anche se i serafini vi proteggono e vi guidano personalmente, qualunque di questi esseri divini del Secondo e del Terzo Centro come potrebbe mai sperare di avvicinarsi tanto a voi o di comprendervi altrettanto pienamente quanto il Padre, che ha donato una parte di se stesso per essere in voi, per essere il vostro reale e divino, ed anche eterno, sé?

8. Materia, mente e spirito

12:8.1 (139.4) “Dio è spirito”, ma il Paradiso non lo è. L’universo materiale è sempre l’arena in cui hanno luogo tutte le attività spirituali; esseri spirituali ed ascendenti spirituali vivono ed operano su sfere fisiche di realtà materiale.

12:8.2 (139.5) Il conferimento della forza cosmica, il dominio della gravità cosmica, è la funzione dell’Isola del Paradiso. Tutta la forza-energia originale proviene dal Paradiso, e la materia per la formazione d’innumerevoli universi circola attualmente in tutto l’universo maestro sotto forma di una presenza di supergravità che costituisce il carico di forza dello spazio penetrato.

12:8.3 (139.6) Quali che siano le sue trasformazioni negli universi esterni, una volta uscita dal Paradiso la forza prosegue il suo viaggio restando soggetta all’attrazione senza fine, sempre presente ed infallibile dell’Isola eterna, girando indefinitamente in modo obbediente e naturale lungo i sentieri eterni dello spazio degli universi. L’energia fisica è l’unica realtà che è fedele e costante nella sua sottomissione alla legge universale. Soltanto nei regni della volizione delle creature c’è stata deviazione dai sentieri divini e dai piani originali. Il potere e l’energia sono le prove universali della stabilità, della costanza e dell’eternità dell’Isola centrale del Paradiso.

12:8.4 (139.7) Il conferimento dello spirito e la spiritualizzazione delle personalità, il dominio della gravità spirituale, sono il regno del Figlio Eterno. E questa gravità spirituale del Figlio, che attira sempre verso di lui tutte le realtà spirituali, è altrettanto reale ed assoluta quanto l’onnipotente attrazione materiale dell’Isola del Paradiso. Ma l’uomo di mente materiale ha per natura più dimestichezza con le manifestazioni materiali di natura fisica che con le operazioni altrettanto reali e potenti di natura spirituale che si possono discernere soltanto con l’intuizione spirituale dell’anima.

12:8.5 (140.1) Via via che la mente di una personalità nell’universo diviene più spirituale — più simile a Dio — risponde meno alla gravità materiale. La realtà misurata dalla reazione alla gravità fisica è l’antitesi della realtà determinata dalla qualità del contenuto spirituale. L’azione della gravità fisica determina quantitativamente l’energia non spirituale; l’azione della gravità spirituale è la misura qualitativa dell’energia vivente della divinità.

12:8.6 (140.2) Quello che il Paradiso è per la creazione fisica, e che il Figlio Eterno è per l’universo spirituale, l’Attore Congiunto lo è per i regni della mente — l’universo intelligente di esseri e di personalità materiali, morontiali e spirituali.

12:8.7 (140.3) L’Attore Congiunto reagisce sia alle realtà materiali che spirituali e diventa per ciò egli stesso il ministro universale per tutti gli esseri intelligenti, esseri che possono rappresentare un’unione delle fasi materiale e spirituale della creazione. Il dono dell’intelligenza, il ministero a favore del materiale e dello spirituale nel fenomeno della mente, è il dominio esclusivo dell’Attore Congiunto, che diventa così l’associato della mente spirituale, l’essenza della mente morontiale e la sostanza della mente materiale delle creature evoluzionarie del tempo.

12:8.8 (140.4) La mente è la tecnica con la quale le realtà spirituali divengono esperienziali per le personalità create. Ed in ultima analisi le possibilità unificatrici della mente umana stessa, la capacità di coordinare cose, idee e valori, sono supermateriali.

12:8.9 (140.5) Benché sia difficilmente possibile per la mente mortale comprendere i sette livelli di realtà cosmica relativa, l’intelletto umano dovrebbe essere in grado di cogliere gran parte del significato dei tre livelli funzionali della realtà finita:

12:8.10 (140.6) 1. Materia. Energia organizzata che è soggetta alla gravità lineare, eccetto quando è modificata dal movimento e condizionata dalla mente.

12:8.11 (140.7) 2. Mente. Coscienza organizzata che non è interamente soggetta alla gravità materiale e che diventa veramente libera quando è modificata dallo spirito.

12:8.12 (140.8) 3. Spirito. La più alta realtà personale. Il vero spirito non è soggetto alla gravità fisica, ma diventa alla fine l’influenza motivante di tutti i sistemi di energia in evoluzione aventi dignità di personalità.

12:8.13 (140.9) Lo scopo dell’esistenza di tutte le personalità è lo spirito; le manifestazioni materiali sono relative e la mente cosmica interviene tra questi opposti universali. Il conferimento della mente ed il ministero dello spirito sono opera delle persone associate della Deità, lo Spirito Infinito ed il Figlio Eterno. La realtà della Deità totale non è mente ma spirito-mente — mente-spirito unificati dalla personalità. Nondimeno gli assoluti dello spirito e della cosa convergono entrambi nella persona del Padre Universale.

12:8.14 (140.10) In Paradiso le tre energie, fisica, mentale e spirituale sono coordinate. Nel cosmo evoluzionario l’energia-materia è dominante, eccetto che nella personalità in cui lo spirito, grazie alla mediazione della mente, lotta per la supremazia. Lo spirito è la realtà fondamentale dell’esperienza della personalità di tutte le creature, perché Dio è spirito. Lo spirito è immutabile, e perciò in tutte le relazioni personali trascende sia la mente che la materia, che sono variabili esperienziali di realizzazione progressiva.

12:8.15 (140.11) Nell’evoluzione cosmica la materia diventa un’ombra filosofica proiettata dalla mente nella presenza della luminosità spirituale dell’illuminazione divina, ma ciò non invalida la realtà dell’energia-materia. Mente, materia e spirito sono ugualmente reali, ma non hanno un valore uguale per la personalità nel raggiungimento della divinità. La coscienza della divinità è un’esperienza spirituale progressiva.

12:8.16 (141.1) Quanto più risplende la luce della personalità spiritualizzata (il Padre nell’universo, il frammento della personalità spirituale potenziale nella singola creatura), tanto maggiore è l’ombra proiettata dalla mente interposta sul suo rivestimento materiale. Nel tempo il corpo dell’uomo è altrettanto reale quanto la mente o lo spirito, ma alla morte sia la mente (l’identità) che lo spirito sopravvivono, mentre il corpo non sopravvive. Una realtà cosmica può non esistere nell’esperienza di una personalità. E così la vostra figura retorica greca — la materia è l’ombra della sostanza spirituale più reale — ha un significato filosofico.

9. Le realtà personali

12:9.1 (141.2) Lo spirito è la realtà personale fondamentale negli universi e la personalità è fondamentale per ogni esperienza progressiva con la realtà spirituale. Ogni fase d’esperienza della personalità su ciascun successivo livello di progressione universale sovrabbonda d’indizi che portano alla scoperta di realtà personali affascinanti. Il vero destino dell’uomo consiste nel creare nuove mete spirituali e poi nel rispondere alle attrattive cosmiche di queste mete superne di valore non materiale.

12:9.2 (141.3) L’amore è il segreto dell’associazione proficua tra personalità. Non si può conoscere realmente una persona da un singolo contatto. Non si può apprezzare la musica per deduzione matematica, anche se la musica è una forma di ritmo matematico. Il numero assegnato ad un abbonato telefonico non identifica in alcun modo la personalità di quell’abbonato e non dà alcuna indicazione circa il suo carattere.

12:9.3 (141.4) La matematica, la scienza fisica, è indispensabile per la discussione intelligente degli aspetti materiali dell’universo, ma tale conoscenza non è necessariamente un elemento della comprensione più elevata della verità o dell’apprezzamento personale delle realtà spirituali. Non solo nei regni della vita, ma anche nel mondo dell’energia fisica la somma di due o più fattori rappresenta molto spesso qualcosa di più dei risultati aggiuntivi prevedibili di queste associazioni, o qualcosa di differente. L’intera scienza della matematica, l’intero campo della filosofia, la fisica o la chimica più elevate, non potrebbero predire né sapere che l’unione di due atomi gassosi d’idrogeno con un atomo gassoso di ossigeno producono una sostanza nuova con qualità sovraggiunte — l’acqua liquida. La conoscenza considerata di questo solo fenomeno fisico-chimico avrebbe dovuto impedire lo sviluppo della filosofia materialistica e della cosmologia meccanicistica.

12:9.4 (141.5) L’analisi tecnica non rivela quello che una persona o una cosa possono fare. Per esempio: l’acqua è impiegata efficacemente per spegnere il fuoco. Che l’acqua spegne il fuoco è un fatto di esperienza quotidiana, ma nessuna analisi dell’acqua potrebbe mai essere fatta per rivelare questa proprietà. L’analisi stabilisce che l’acqua è composta d’idrogeno e di ossigeno; uno studio ulteriore di questi elementi rivela che l’ossigeno è il supporto reale della combustione e che l’idrogeno è autocombustibile.

12:9.5 (141.6) La vostra religione sta diventando reale perché sta emergendo dalla schiavitù della paura e dall’asservimento della superstizione. La vostra filosofia lotta per emanciparsi dai dogmi e dalla tradizione. La vostra scienza è impegnata nella battaglia millenaria tra la verità e l’errore, combattendo per la liberazione dai legami dell’astrazione, dalla schiavitù della matematica e dalla cecità relativa del materialismo meccanicistico.

12:9.6 (142.1) L’uomo mortale ha un nucleo spirituale. La mente è un sistema d’energia personale che esiste attorno ad un nucleo spirituale divino e che opera in un ambiente materiale. Questa relazione vivente tra mente personale e spirito costituisce il potenziale universale della personalità eterna. Difficoltà reali, delusioni durature, fallimenti seri o la morte ineluttabile possono giungere solo se dei concetti egocentrici pretendono di sostituire completamente il potere che governa il nucleo spirituale centrale, infrangendo in tal modo il piano cosmico d’identità della personalità.

12:9.7 (142.2) [Presentato da un Perfettore di Saggezza agente per autorità degli Antichi dei Giorni.]

Fascicolo 13 - Le sfere sacre del Paradiso

Il Libro di Urantia

Fascicolo 13

Le sfere sacre del Paradiso

13:0.1 (143.1) NELLO spazio, tra l’Isola centrale del Paradiso ed il più interno dei circuiti planetari di Havona, sono situati tre circuiti minori di sfere speciali. Il circuito più interno è costituito dalle sette sfere segrete del Padre Universale; il secondo gruppo è composto dai sette mondi luminosi del Figlio Eterno; nel più esterno vi sono le sette immense sfere dello Spirito Infinito, i mondi della sede amministrativa dei Sette Spiriti Maestri.

13:0.2 (143.2) Questi tre circuiti di sette mondi del Padre, del Figlio e dello Spirito sono sfere d’insuperata grandiosità e di gloria inimmaginabile. Anche la loro costruzione materiale o fisica è di un ordine a voi non rivelato. I materiali di ogni circuito sono diversi ed ogni mondo di ciascun circuito è differente, ad eccezione dei sette mondi del Figlio che sono di costituzione fisica simile. Tutte e ventuno sono sfere enormi ed ogni gruppo di sette è reso eterno in modo differente. Per quanto ne sappiamo esse sono sempre esistite; come il Paradiso esse sono eterne. Non vi sono né archivi né tradizioni sulla loro origine.

13:0.3 (143.3) Le sette sfere segrete del Padre Universale, che circolano intorno al Paradiso in stretta vicinanza dell’Isola eterna, riflettono altamente la luminosità spirituale del fulgore centrale delle Deità eterne, diffondendo questa luce di gloria divina in tutto il Paradiso ed anche sui sette circuiti di Havona.

13:0.4 (143.4) Sui sette mondi sacri del Figlio Eterno sembrano aver origine le energie impersonali della luminosità spirituale. Nessun essere personale può soggiornare su alcuno di questi sette regni splendenti. Essi illuminano di gloria spirituale tutto il Paradiso ed Havona ed indirizzano la luminosità spirituale pura verso i sette superuniversi. Queste sfere brillanti del secondo circuito emettono similmente la loro luce (luce senza calore) verso il Paradiso e verso il miliardo di mondi dei sette circuiti dell’universo centrale.

13:0.5 (143.5) I sette mondi dello Spirito Infinito sono occupati dai Sette Spiriti Maestri che presiedono ai destini dei sette superuniversi, trasmettendo l’illuminazione spirituale della Terza Persona della Deità a queste creazioni del tempo e dello spazio. E tutto Havona, ma non l’Isola del Paradiso, è immerso in queste influenze spiritualizzanti.

13:0.6 (143.6) Benché i mondi del Padre siano sfere di status ultimo per tutti quelli che sono stati dotati di personalità dal Padre, questa non è la loro funzione esclusiva. Molti esseri ed entità altro-che-personali soggiornano su questi mondi. Ogni mondo del circuito del Padre e del circuito dello Spirito ha un tipo distinto di cittadinanza permanente, ma noi crediamo che i mondi del Figlio siano abitati da tipi uniformi di esseri altro-che-personali. Vi sono i frammenti del Padre tra i nativi di Divinington; gli altri ordini di cittadinanza permanente non vi sono rivelati.

13:0.7 (143.7) I ventuno satelliti del Paradiso servono, sia nell’universo centrale sia nei superuniversi, a molti scopi non rivelati in queste esposizioni. Voi siete in grado di capire così poco della vita di queste sfere che non potete sperare di ottenere una visione adeguata né della loro natura né della loro funzione. Vi si svolgono migliaia di attività che a voi non sono rivelate. Queste ventuno sfere inglobano i potenziali della funzione dell’universo maestro. Questi fascicoli consentono soltanto di gettare un rapido sguardo su certe attività circoscritte pertinenti alla presente era universale del grande universo — o piuttosto di uno dei sette settori del grande universo.

1. I sette mondi sacri del Padre

13:1.1 (144.1) Il circuito delle sfere sacre di vita del Padre contiene gli unici segreti inerenti alla personalità nell’universo degli universi. Questi satelliti del Paradiso, che formano il più interno dei tre circuiti, sono gli unici domini proibiti concernenti la personalità nell’universo centrale. Il Paradiso inferiore ed i mondi del Figlio sono ugualmente chiusi alle personalità, ma nessuno di questi regni è in alcun modo direttamente interessato alla personalità.

13:1.2 (144.2) I mondi paradisiaci del Padre sono diretti dall’ordine più elevato dei Figli Stazionari della Trinità, i Segreti Trinitizzati della Supremazia. Io posso rivelare poco di questi mondi; ancor meno posso rivelare delle loro molteplici attività. Tali informazioni riguardano soltanto gli esseri che vi operano e quelli che ne provengono. E benché io abbia una certa familiarità con sei di questi mondi speciali, non sono mai atterrato su Divinington; questo mondo mi è totalmente proibito.

13:1.3 (144.3) Una delle ragioni per le quali questi mondi sono segreti è che ognuna di queste sfere sacre beneficia di una rappresentazione o manifestazione specializzata delle Deità che compongono la Trinità del Paradiso; non di una personalità, ma di una presenza esclusiva della Divinità che può essere apprezzata e compresa solo da quei gruppi particolari d’intelligenze che risiedono su quella particolare sfera, o che possono esservi ammessi. I Segreti Trinitizzati della Supremazia sono gli agenti personali di queste presenze specializzate ed impersonali della Divinità; ed i Segreti della Supremazia sono esseri altamente personali, splendidamente dotati e meravigliosamente adattati alla loro opera elevata e difficile.

13:1.4 (144.4) 1. DIVININGTON. Questo mondo è, in senso particolare, il “seno del Padre”, la sfera di comunione personale del Padre Universale, dove c’è una manifestazione speciale della sua divinità. Divinington è il luogo di ritrovo paradisiaco degli Aggiustatori di Pensiero, ma è anche la dimora di numerose altre entità, personalità ed esseri che hanno la loro origine nel Padre Universale. Molte personalità, oltre al Figlio Eterno, hanno origine diretta dagli atti solitari del Padre Universale. Soltanto i frammenti del Padre e quelle personalità ed altri esseri che hanno diretta ed esclusiva origine dal Padre Universale fraternizzano ed operano in questa residenza.

13:1.5 (144.5) I segreti di Divinington includono il segreto del conferimento e della missione degli Aggiustatori di Pensiero. La loro natura, la loro origine e la tecnica del loro contatto con le umili creature dei mondi evoluzionari sono un segreto di questa sfera paradisiaca. Queste stupefacenti operazioni non riguardano personalmente il rimanente di noi e perciò le Deità ritengono opportuno celare alla nostra piena conoscenza certi aspetti di questo grande e divino ministero. Nella misura in cui veniamo a contatto con questa fase dell’attività divina, ci è consentita la piena conoscenza di queste operazioni, ma per quanto concerne i dettagli più approfonditi di questo gran conferimento non siamo pienamente informati.

13:1.6 (145.1) Questa sfera contiene anche i segreti della natura, dello scopo e delle attività di tutte le altre forme di frammenti del Padre, dei Messaggeri di Gravità e di una moltitudine di altri esseri a voi non rivelati. È molto probabile che le verità che mi sono nascoste concernenti Divinington, se rivelate, non farebbero che confondermi ed ostacolarmi nel mio presente lavoro, ed inoltre esse forse oltrepassano la capacità concettuale degli esseri del mio ordine.

13:1.7 (145.2) 2. SONARINGTON. Questa sfera è il “seno del Figlio”, il mondo d’accoglienza personale del Figlio Eterno. Essa è la sede paradisiaca dei Figli di Dio discendenti ed ascendenti quando, e dopo che, sono pienamente accreditati e definitivamente approvati. Questo mondo è la dimora in Paradiso di tutti i Figli del Figlio Eterno e dei suoi Figli coordinati ed associati. Vi sono numerosi ordini di filiazione divina assegnati a questa dimora celeste che non sono stati rivelati ai mortali, in quanto non si occupano dei piani del programma d’ascensione concernente la progressione spirituale umana attraverso gli universi e fino al Paradiso.

13:1.8 (145.3) I segreti di Sonarington includono il segreto dell’incarnazione dei Figli divini. Quando un Figlio di Dio diventa un Figlio dell’Uomo, quando nasce letteralmente da una donna, come accadde sul vostro mondo millenovecento anni fa, è un mistero universale. Tale mistero si riproduce continuamente in tutti gli universi ed è un segreto di Sonarington riguardante la filiazione divina. Gli Aggiustatori sono un mistero di Dio il Padre. L’incarnazione dei Figli divini è un mistero di Dio il Figlio. È un segreto racchiuso nel settimo settore di Sonarington, un regno in cui possono penetrare solo coloro che sono passati personalmente per questa esperienza unica. Voi siete stati informati soltanto di quelle fasi dell’incarnazione che concernono la vostra carriera d’ascensione. Vi sono molte altre fasi del mistero dell’incarnazione dei Figli del Paradiso di tipo non rivelato, in missioni di servizio universale, che non vi sono state svelate. Ed in Sonarington vi sono ancora altri misteri.

13:1.9 (145.4) 3. SPIRITINGTON. Questo è il “seno dello Spirito”, la dimora paradisiaca degli esseri superiori che rappresentano esclusivamente lo Spirito Infinito. Qui si riuniscono i Sette Spiriti Maestri e certuni dei loro discendenti provenienti da tutti gli universi. In questa dimora celeste si possono incontrare anche numerosi ordini non rivelati di personalità spirituali, esseri assegnati alle molteplici attività dell’universo non associate ai piani di elevazione delle creature mortali del tempo fino ai livelli di eternità del Paradiso.

13:1.10 (145.5) I segreti di Spiritington comprendono i misteri impenetrabili della riflettività. Vi parliamo del vasto ed universale fenomeno della riflettività, più specificamente quello che si produce sui mondi capitale dei sette superuniversi, ma non spieghiamo mai completamente questo fenomeno perché non lo comprendiamo pienamente. Ne comprendiamo una grandissima parte, ma molti dettagli fondamentali rimangono ancora misteriosi per noi. La riflettività è un segreto di Dio lo Spirito. Voi siete stati istruiti sulle funzioni della riflettività in relazione al piano d’ascensione di sopravvivenza dei mortali, ed essa opera effettivamente in questo modo, ma la riflettività è anche un fattore indispensabile del normale svolgimento di numerose altre fasi di attività universale. Questo dono dello Spirito Infinito è utilizzato anche in canali diversi da quelli che servono a raccogliere informazioni e a diffonderle. E vi sono altri segreti di Spiritington.

13:1.11 (145.6) 4. VICEGERINGTON. Questo pianeta è il “seno del Padre e del Figlio” ed è la sfera segreta di certi esseri non rivelati che hanno origine dagli atti del Padre e del Figlio. Questa è anche la dimora paradisiaca di molti esseri glorificati di ascendenza complessa, la cui origine è complicata a causa delle molte tecniche diverse in atto nei sette superuniversi. Molti gruppi di esseri, la cui identità non è stata rivelata ai mortali di Urantia, si riuniscono su questo mondo.

13:1.12 (146.1) I segreti di Vicegerington includono i segreti della trinitizzazione, e la trinitizzazione costituisce il segreto dell’autorità di rappresentare la Trinità, di agire come vicegerenti degli Dei. L’autorità di rappresentare la Trinità è attribuita solamente a quegli esseri, rivelati e non rivelati, che sono trinitizzati, creati, eventuati od eternati da due o da tutte e tre le persone della Trinità del Paradiso. Le personalità portate all’esistenza dagli atti trinitizzanti di certi tipi di creature glorificate rappresentano soltanto il potenziale concettuale mobilitato in questa trinitizzazione, sebbene tali creature possano ascendere il sentiero che porta all’abbraccio della Deità, aperto a tutti gli appartenenti alla loro specie.

13:1.13 (146.2) Gli esseri non trinitizzati non comprendono pienamente la tecnica della trinitizzazione da parte di due o di tre Creatori o da parte di certe creature. Voi non comprenderete mai interamente un tale fenomeno a meno che, nel lontano futuro della vostra carriera glorificata, non tentiate e non riusciate in questa avventura, perché diversamente questi segreti di Vicegerington vi saranno sempre preclusi. Ma per me, che sono un essere elevato originato dalla Trinità, tutti i settori di Vicegerington sono aperti. Io comprendo pienamente, e proteggo altrettanto pienamente e religiosamente, il segreto della mia origine e del mio destino.

13:1.14 (146.3) Vi sono ancora altre forme e fasi di trinitizzazione che non sono state portate all’attenzione dei popoli di Urantia, e queste esperienze, nei loro aspetti personali, sono debitamente protette nel settore segreto di Vicegerington.

13:1.15 (146.4) 5. SOLITARINGTON. Questo mondo è il “seno del Padre e dello Spirito” ed è il luogo d’incontro di una stupenda schiera di esseri non rivelati, originati dagli atti congiunti del Padre Universale e dello Spirito Infinito; esseri che partecipano dei tratti del Padre in aggiunta a quelli ereditati dallo Spirito.

13:1.16 (146.5) Questa è anche la dimora dei Messaggeri Solitari e di altre personalità degli ordini superangelici. Voi siete a conoscenza di pochissimi di questi esseri; esiste un vasto numero di ordini non rivelati su Urantia. Per il fatto che sono domiciliati sul quinto mondo non ne consegue necessariamente che il Padre abbia qualcosa a che vedere con la creazione dei Messaggeri Solitari o dei loro associati superangelici, ma in quest’era dell’universo egli ha a che fare con la loro funzione. Durante la presente era dell’universo questa è anche la sfera dello status dei Direttori di Potere d’Universo.

13:1.17 (146.6) Vi sono numerosi altri ordini di personalità spirituali, di esseri sconosciuti ai mortali, che considerano Solitarington come la sfera di loro dimora paradisiaca. Si deve tenere presente che tutte le divisioni e tutti i livelli di attività universali sono altrettanto pienamente provvisti di ministri spirituali quanto lo è il regno che si occupa dell’assistenza ai mortali nell’ascensione verso il loro destino divino in Paradiso.

13:1.18 (146.7) I segreti di Solitarington. Oltre a certi segreti della trinitizzazione, questo mondo detiene i segreti della relazione personale tra lo Spirito Infinito e certuni discendenti superiori della Terza Sorgente e Centro. Su Solitarington sono conservati i misteri dell’intima associazione di numerosi ordini non rivelati con gli spiriti del Padre, del Figlio e dello Spirito, con il triplice spirito della Trinità e con gli spiriti del Supremo, dell’Ultimo e del Supremo-Ultimo.

13:1.19 (146.8) 6. SERAPHINGTON. Questa sfera è il “seno del Figlio e dello Spirito” ed è il mondo dimora delle immense schiere di esseri non rivelati creati dal Figlio e dallo Spirito. Questa è anche la sfera di destino di tutti gli ordini tutelari delle schiere angeliche, compresi i supernafini, i seconafini ed i serafini. Nell’universo centrale e negli universi esterni sono in servizio anche numerosi ordini di splendidi spiriti che non sono “spiriti tutelari di coloro che erediteranno la salvezza”. Tutti questi operatori spirituali, a tutti i livelli ed in tutti i regni delle attività universali, considerano Seraphington come loro dimora paradisiaca.

13:1.20 (147.1) I segreti di Seraphington comprendono un triplice mistero, solo di uno dei quali posso fare menzione — il mistero del trasporto serafico. La capacità di vari ordini di serafini e di esseri spirituali affini di avvolgere nelle loro forme spirituali tutti gli ordini di personalità non materiali e di trasportarli su lunghi percorsi interplanetari, è un segreto racchiuso nei settori sacri di Seraphington. I serafini trasportatori comprendono questo mistero, ma non lo comunicano al resto di noi, o forse non possono farlo. Gli altri misteri di Seraphington concernono le esperienze personali di tipi di servitori spirituali non ancora rivelati ai mortali. E noi evitiamo di discutere i segreti di questi esseri molto prossimi perché voi potete quasi comprendere questi ordini d’esistenza vicini, e presentare la nostra conoscenza anche parziale di tali fenomeni sarebbe come tradirne la fiducia.

13:1.21 (147.2) 7. ASCENDINGTON. Questo mondo unico è il “seno del Padre, del Figlio e dello Spirito”, il luogo d’incontro delle creature ascendenti dello spazio, la sfera d’accoglienza dei pellegrini del tempo che passano per l’universo di Havona nel loro cammino verso il Paradiso. Ascendington è l’effettiva dimora paradisiaca delle anime ascendenti del tempo e dello spazio fino a che non raggiungono lo status del Paradiso. Voi mortali passerete la maggior parte delle vostre “vacanze” di Havona su Ascendington. Durante la vostra vita in Havona, Ascendington sarà per voi quello che i direttori di reversione furono durante l’ascensione nell’universo locale e nel superuniverso. Qui sarete occupati in migliaia di attività che oltrepassano la portata dell’immaginazione umana. E come in ogni tappa precedente dell’ascensione verso Dio, qui il vostro io umano entrerà in nuove relazioni con il vostro io divino.

13:1.22 (147.3) I segreti di Ascendington includono il mistero della costruzione graduale e certa, nella mente materiale e mortale, di una contropartita spirituale e potenzialmente immortale del carattere e dell’identità. Questo fenomeno costituisce uno dei misteri più intriganti degli universi — l’evoluzione di un’anima immortale nella mente di una creatura mortale e materiale.

13:1.23 (147.4) Voi non comprenderete mai pienamente questa misteriosa operazione fino a quando non avrete raggiunto Ascendington. Questo è il motivo per cui tutto Ascendington sarà aperto ai vostri sguardi meravigliati. Un settimo di Ascendington mi è interdetto — è il settore concernente questo stesso segreto che è (o che sarà) esperienza e possesso esclusivi del vostro tipo di essere. Questa esperienza appartiene al vostro ordine umano d’esistenza; il mio ordine di personalità non è direttamente interessato a queste operazioni. Perciò essa è proibita a me ed infine rivelata a voi. Ma anche dopo che vi sarà rivelata, per qualche ragione essa rimarrà per sempre un vostro segreto. Non la rivelerete né a noi né ad alcun altro ordine di esseri. Noi siamo al corrente della fusione eterna di un Aggiustatore divino con un’anima immortale d’origine umana, ma i finalitari ascendenti conoscono questa stessa esperienza come una realtà assoluta.

2. Relazioni con i mondi del Padre

13:2.1 (147.5) Questi mondi dimora dei diversi ordini di esseri spirituali sono sfere enormi e stupende che eguagliano il Paradiso nella loro incomparabile bellezza e splendida gloria. Sono dei mondi d’incontro, delle sfere di riunione, che servono da indirizzi cosmici permanenti. In quanto finalitari voi sarete domiciliati in Paradiso, ma Ascendington sarà per tutti i tempi l’indirizzo di casa vostra, anche quando servirete nello spazio esterno. Per tutta l’eternità voi considererete Ascendington come la dimora dei vostri ricordi affettivi e delle vostre reminiscenze. Quando diverrete esseri spirituali del settimo stadio è possibile che rinunciate al vostro status di residenti in Paradiso.

13:2.2 (148.1) Se degli universi esterni sono in corso di formazione, se dovranno essere abitati da creature del tempo con potenziale d’ascensione, allora noi ne deduciamo che questi figli del futuro saranno anch’essi destinati a considerare Ascendington come il loro mondo di residenza in Paradiso.

13:2.3 (148.2) Ascendington è la sola sfera sacra che sarà aperta senza riserve alla vostra ispezione come nuovi arrivati in Paradiso. Vicegerington è la sola sfera sacra ad essere totalmente ed incondizionatamente aperta al mio esame. Benché i suoi segreti riguardino la mia origine, nella presente era dell’universo io non considero Vicegerington quale mia dimora. Gli esseri originati dalla Trinità e gli esseri trinitizzati non sono la stessa cosa.

13:2.4 (148.3) Gli esseri originati dalla Trinità non condividono pienamente i mondi del Padre; hanno soltanto le loro dimore sull’Isola del Paradiso in stretta vicinanza della Sfera Santissima. Essi appaiono spesso su Ascendington, il “seno del Padre-Figlio-Spirito”, dove fraternizzano con i loro fratelli venuti dai mondi inferiori dello spazio.

13:2.5 (148.4) Voi potreste supporre che i Figli Creatori, essendo originati dal Padre e dal Figlio, considerino Vicegerington come loro dimora, ma non è così in quest’era dell’universo in cui funziona Dio il Settuplo. E ci sono molti problemi simili che vi renderanno perplessi, poiché incontrerete certamente molte difficoltà nel tentare di comprendere queste cose che sono così vicine al Paradiso. Né potete ragionare con successo su tali questioni; ne sapete troppo poco. E se conosceste di più riguardo ai mondi del Padre, incontrereste semplicemente difficoltà ancora maggiori fino a che non sapeste tutto su di essi. Su ciascuno di questi mondi segreti lo status si acquisisce con il servizio come pure per natura d’origine; le successive ere dell’universo possono ridistribuire certi raggruppamenti di queste personalità, e tuttora lo fanno.

13:2.6 (148.5) I mondi del circuito interno sono in realtà dei mondi di fraternità o di status più che sfere di residenza effettiva. I mortali raggiungeranno un certo status su ciascuno dei mondi del Padre, salvo uno. Per esempio: quando voi mortali raggiungerete Havona, riceverete l’autorizzazione a recarvi su Ascendington, dove sarete accolti molto bene, ma non avrete il permesso di visitare gli altri sei mondi sacri. Successivamente al vostro passaggio per il regime del Paradiso e dopo la vostra ammissione al Corpo della Finalità, otterrete il permesso di andare a Sonarington, perché siete Figli di Dio come pure ascendenti — e siete anche di più. Ma resterà sempre un settimo di Sonarington, il settore dei segreti d’incarnazione dei Figli divini, che non sarà aperto alla vostra indagine. Quei segreti non saranno mai rivelati ai figli ascendenti di Dio.

13:2.7 (148.6) Alla fine avrete pieno accesso ad Ascendington e relativo accesso alle altre sfere del Padre, eccetto Divinington. Ma anche quando avrete ottenuto il permesso di atterrare sulle altre cinque sfere segrete, dopo essere divenuti finalitari, non vi sarà concesso di visitare tutti i settori di questi mondi. Né vi sarà permesso di approdare sulle rive di Divinington, il “seno del Padre”, anche se di certo starete ripetutamente alla “destra del Padre”. In tutta l’eternità non si presenterà mai la necessità della vostra presenza sul mondo degli Aggiustatori di Pensiero.

13:2.8 (149.1) Questi mondi d’incontro degli esseri spirituali sono territorio proibito nel senso che ci è chiesto di non addentrarci in quegli aspetti di queste sfere che sono del tutto estranei al nostro campo d’esperienza. Voi potete diventare delle creature perfette proprio come il Padre Universale è perfetto in deità, ma non potete conoscere tutti i segreti esperienziali di tutti gli altri ordini di personalità dell’universo. Quando il Creatore condivide con le sue creature un segreto esperienziale di personalità, il Creatore preserva questo segreto in fiducia eterna.

13:2.9 (149.2) Tutti questi segreti si ritiene siano conosciuti dal corpo collettivo dei Segreti Trinitizzati della Supremazia. Questi esseri sono pienamente conosciuti solo dai gruppi dei loro mondi speciali; essi sono poco compresi dagli altri ordini. Dopo che avrete raggiunto il Paradiso, voi conoscerete ed amerete ardentemente i dieci Segreti della Supremazia che dirigono Ascendington. Salvo che per Divinington, voi giungerete anche ad una parziale comprensione dei Segreti della Supremazia che sono sugli altri mondi del Padre, sebbene non così perfettamente come su Ascendington.

13:2.10 (149.3) I Segreti Trinitizzati della Supremazia, come indica il loro nome, sono collegati con il Supremo; essi sono similmente collegati con l’Ultimo e con il futuro Supremo-Ultimo. Questi Segreti della Supremazia sono i segreti del Supremo ed anche i segreti dell’Ultimo, come pure i segreti del Supremo-Ultimo.

3. I mondi sacri del Figlio Eterno

13:3.1 (149.4) Le sette sfere luminose del Figlio Eterno sono i mondi delle sette fasi d’esistenza puramente spirituale. Questi globi splendenti sono la sorgente della triplice luce del Paradiso e di Havona, e la loro influenza è limitata principalmente, ma non interamente, all’universo centrale.

13:3.2 (149.5) La personalità non è presente su questi satelliti del Paradiso; per questo vi sono poche cose concernenti queste dimore di puro spirito che possono essere presentate alle personalità mortali e materiali. Ci viene insegnato che questi mondi abbondano di vita altro-che-personale degli esseri del Figlio Eterno. Noi desumiamo che queste entità si stiano riunendo per servire nei nuovi universi progettati dello spazio esterno. I filosofi del Paradiso sostengono che ogni ciclo del Paradiso, circa due miliardi di anni del tempo di Urantia, vede la creazione di riserve addizionali di questi ordini sui mondi segreti del Figlio Eterno.

13:3.3 (149.6) Per quanto ne so io, nessuna personalità è mai stata su alcuna di queste sfere del Figlio Eterno. Io non sono mai stato incaricato di visitare uno di questi mondi in tutta la mia lunga esperienza dentro e fuori del Paradiso. Neppure le personalità cocreate del Figlio Eterno vanno su questi mondi. Noi ne deduciamo che tutti i tipi di spiriti impersonali — indipendentemente dalla loro origine — sono ammessi a queste dimore spirituali. Poiché io sono una persona ed ho una forma spirituale, un tale mondo mi sembrerebbe certamente vuoto e deserto anche se mi fosse concesso di visitarlo. Le personalità spirituali superiori non si dedicano a soddisfare delle curiosità senza scopo, ad avventure del tutto inutili. Vi sono di continuo troppe avventure interessanti e significative per permettere l’insorgere di un qualsiasi grande interesse per progetti che sono futili o irreali.

4. I mondi dello Spirito Infinito

13:4.1 (149.7) Tra il circuito interno di Havona e le sfere splendenti del Figlio Eterno circolano i sette globi dello Spirito Infinito, mondi abitati dai discendenti dello Spirito Infinito, dai figli trinitizzati di glorificate personalità create e da altri tipi di esseri non rivelati, occupati nell’effettiva amministrazione delle numerose iniziative dei vari campi di attività universali.

13:4.2 (150.1) I Sette Spiriti Maestri sono i rappresentanti supremi ed ultimi dello Spirito Infinito. Essi mantengono le loro stazioni personali, le loro focalizzazioni di potere, sulla periferia del Paradiso, ma tutte le operazioni concernenti la loro gestione e direzione del grande universo sono condotte su queste sette sfere amministrative speciali dello Spirito Infinito, ed a partire da queste. I Sette Spiriti Maestri sono in realtà il bilanciere mente-spirito dell’universo degli universi, un potere centralizzato che abbraccia, ingloba e coordina tutto.

13:4.3 (150.2) Da queste sette sfere speciali gli Spiriti Maestri operano per equilibrare e stabilizzare i circuiti della mente cosmica del grande universo. Essi si occupano anche dei differenti comportamenti e presenze spirituali delle Deità in tutto il grande universo. Le reazioni fisiche sono uniformi, invariabili e sempre istantanee ed automatiche. Ma la presenza spirituale esperienziale si conforma alle condizioni soggiacenti o agli stati di ricettività spirituale inerenti alle singole menti dei regni.

13:4.4 (150.3) L’autorità, la presenza e la funzione fisica sono invariabili in tutti gli universi, piccoli o grandi. Il fattore o reazione variabile della presenza spirituale è la differenza fluttuante del suo riconoscimento e della sua ricezione da parte delle creature dotate di volontà. Mentre la presenza spirituale della Deità assoluta ed esistenziale non è in alcun modo influenzata dai comportamenti leali o sleali degli esseri creati, allo stesso tempo è vero che la presenza funzionale della Deità subassoluta ed esperienziale è nettamente e direttamente influenzata dalle decisioni, dalle scelte e dai comportamenti volontari di questi esseri creature finiti — dalla fedeltà e devozione del singolo essere, pianeta, sistema, costellazione od universo. Ma questa presenza spirituale della divinità non è né capricciosa né arbitraria; la sua varianza esperienziale è inerente al libero arbitrio di cui le creature personali sono dotate.

13:4.5 (150.4) Ciò che determina il differenziale di presenza spirituale sta nel vostro cuore e nella vostra mente e consiste nelle maniere che voi scegliete, nelle decisioni della vostra mente e nella determinazione della vostra volontà. Questo differenziale è insito nelle reazioni di libero arbitrio degli esseri personali intelligenti, esseri che il Padre Universale ha stabilito che esercitino questa libertà di scelta. E le Deità si conformano sempre al flusso e riflusso dei loro spiriti per andare incontro alle condizioni ed alle esigenze delle differenti scelte delle creature, e per soddisfarle, talora concedendo maggiormente la loro presenza in risposta al loro sincero desiderio, talaltra ritraendosi dalla scena quando le loro creature, nell’esercizio della loro libertà di scelta divinamente conferita, decidono in senso contrario. In questo modo lo spirito della divinità obbedisce umilmente alle scelte delle creature dei regni.

13:4.6 (150.5) Le residenze amministrative dei Sette Spiriti Maestri sono in realtà i quartieri generali paradisiaci dei sette superuniversi e dei loro correlati segmenti di spazio esterno. Ogni Spirito Maestro presiede ad un superuniverso e ciascuno di questi sette mondi è assegnato esclusivamente ad uno degli Spiriti Maestri. Non c’è letteralmente alcuna fase dell’amministrazione subparadisiaca dei sette superuniversi per la quale non si sia provveduto su questi mondi amministrativi. Essi non sono così esclusivi come le sfere del Padre o quelle del Figlio, e benché lo status residenziale sia limitato agli esseri nativi ed a quelli che vi lavorano, questi sette pianeti amministrativi sono sempre aperti a tutti gli esseri che desiderano visitarli e che possono disporre dei mezzi di trasporto necessari.

13:4.7 (151.1) Per me questi mondi amministrativi sono i luoghi più interessanti ed affascinanti all’esterno del Paradiso. In nessun altro luogo dell’immenso universo si possono osservare attività così diversificate, che coinvolgono così tanti ordini differenti di esseri viventi e che concernono operazioni su così numerosi diversi livelli, occupazioni ad un tempo materiali, intellettuali e spirituali. Quando mi viene accordato un periodo di libertà dai miei incarichi, se ho l’occasione di essere in Paradiso o in Havona, mi reco solitamente su uno di questi operosi mondi dei Sette Spiriti Maestri per ispirarvi la mia mente con spettacoli d’iniziativa, di devozione, di fedeltà, di saggezza e di efficacia. In nessun’altra parte posso osservare un’interassociazione così stupefacente di compimenti della personalità su tutti i sette livelli della realtà universale. Ed io sono sempre stimolato dalle attività di coloro che sanno bene come fare il loro lavoro e che provano un piacere così completo nel compierlo.

13:4.8 (151.2) [Presentato da un Perfettore di Saggezza incaricato di svolgere questa funzione dagli Antichi dei Giorni di Uversa.]

Fascicolo 14 - L’universo centrale e divino

Il Libro di Urantia

Fascicolo 14

L’universo centrale e divino

14:0.1 (152.1) L’UNIVERSO perfetto e divino occupa il centro di tutta la creazione; esso è il nucleo eterno attorno al quale ruotano le immense creazioni del tempo e dello spazio. Il Paradiso è la gigantesca Isola nucleare di stabilità assoluta che giace immobile nel cuore stesso del grandioso universo eterno. Questa famiglia planetaria centrale è chiamata Havona ed è molto lontana dall’universo locale di Nebadon. Essa è di dimensioni enormi, la sua massa è quasi incredibile, ed è costituita da un miliardo di sfere d’inimmaginabile bellezza e di superbo splendore; le vere dimensioni di tale immensa creazione superano realmente la capacità di comprensione della mente umana.

14:0.2 (152.2) Si tratta dell’unica aggregazione di mondi fissa, perfetta e stabilizzata. È un universo interamente creato e perfetto; non è uno sviluppo evoluzionario. Questo è il nucleo eterno di perfezione attorno al quale gira la processione senza fine di universi che costituisce il prodigioso esperimento evoluzionario, l’audace avventura dei Figli Creatori di Dio, che aspirano a duplicare nel tempo e a riprodurre nello spazio l’universo modello, l’ideale della completezza divina, della finalità suprema, della realtà ultima e della perfezione eterna.

1. Il sistema Paradiso-Havona

14:1.1 (152.3) Dalla periferia del Paradiso ai confini interni dei sette superuniversi vi sono le sette condizioni di spazio e di movimento seguenti:

14:1.2 (152.4) 1. Le zone inerti di spazio intermedio che giungono a ridosso del Paradiso.

14:1.3 (152.5) 2. La processione in senso orario dei tre circuiti del Paradiso e dei sette circuiti di Havona.

14:1.4 (152.6) 3. La zona semiquieta di spazio che separa i circuiti di Havona dai corpi oscuri di gravità dell’universo centrale.

14:1.5 (152.7) 4. La cintura interna dei corpi oscuri di gravità che si muove in senso antiorario.

14:1.6 (152.8) 5. La seconda zona di spazio unica che divide le due orbite spaziali dei corpi oscuri di gravità.

14:1.7 (152.9) 6. La cintura esterna dei corpi oscuri di gravità che gira attorno al Paradiso in senso orario.

14:1.8 (152.10) 7. Una terza zona di spazio — una zona semiquieta — che separa la cintura esterna dei corpi oscuri di gravità dai circuiti più interni dei sette superuniversi.

14:1.9 (152.11) Il miliardo di mondi di Havona è disposto in sette circuiti concentrici che circondano immediatamente i tre circuiti dei satelliti del Paradiso. Vi sono più di trentacinque milioni di mondi nel circuito più interno di Havona ed oltre duecentoquarantacinque milioni in quello più esterno, con quantità proporzionali nei circuiti intermedi. Ogni circuito è differente, ma tutti sono perfettamente equilibrati e squisitamente organizzati, ed ognuno è pervaso da una rappresentazione specifica dello Spirito Infinito, uno dei Sette Spiriti dei Circuiti. In aggiunta alle altre funzioni, questo Spirito impersonale coordina la condotta degli affari celesti in ciascun circuito.

14:1.10 (153.1) I circuiti planetari di Havona non sono sovrapposti; i loro mondi si susseguono in ordinata processione lineare. L’universo centrale gira attorno all’Isola stazionaria del Paradiso in un solo vasto piano formato da dieci unità concentriche stabilizzate — i tre circuiti delle sfere del Paradiso ed i sette circuiti dei mondi di Havona. Considerati fisicamente, i circuiti del Paradiso e di Havona costituiscono un unico e medesimo sistema; la loro distinzione viene fatta per identificare la loro separazione funzionale ed amministrativa.

14:1.11 (153.2) Il tempo non viene contato in Paradiso; la sequenza degli eventi successivi è connaturata nel concetto stesso dei nativi dell’Isola centrale. Ma il tempo è pertinente ai circuiti di Havona ed ai numerosi esseri di origine celeste e terrena che vi soggiornano. Ogni mondo di Havona ha il proprio tempo locale determinato dal suo circuito. Tutti i mondi di un dato circuito hanno l’anno di durata uguale poiché girano uniformemente attorno al Paradiso, e la durata di questi anni planetari decresce dal circuito più esterno a quello più interno.

14:1.12 (153.3) Oltre al tempo dei circuiti di Havona, ci sono il giorno standard del Paradiso-Havona ed altre designazioni del tempo che sono determinate sui sette satelliti paradisiaci dello Spirito Infinito, e da là comunicate. Il giorno standard del Paradiso-Havona è basato sulla durata di tempo necessaria affinché i pianeti residenziali del primo circuito di Havona, o circuito interno, compiano una rivoluzione attorno all’Isola del Paradiso. E benché la loro velocità sia enorme, a causa della loro ubicazione tra i corpi oscuri di gravità ed il gigantesco Paradiso, sono necessari quasi mille anni a queste sfere per completare il loro circuito. Voi avete letto inconsapevolmente la verità quando i vostri occhi si sono posati sulla frase “Un giorno è come mille anni per Dio, come una veglia nella notte”. Un giorno del Paradiso-Havona corrisponde esattamente a mille anni del calendario bisestile attuale di Urantia, meno sette minuti, tre secondi ed un ottavo di secondo.

14:1.13 (153.4) Questo giorno del Paradiso-Havona è la misura standard del tempo per i sette superuniversi, anche se ognuno di essi mantiene i propri standard di tempo interni.

14:1.14 (153.5) Ai margini esterni di questo immenso universo centrale, molto oltre la settima cintura di mondi di Havona, circola un numero incredibile di enormi corpi oscuri di gravità. Queste innumerevoli masse oscure sono totalmente diverse in molti particolari dagli altri corpi dello spazio; sono molto differenti anche nella forma. Tali corpi oscuri di gravità non riflettono né assorbono luce; non reagiscono alla luce dell’energia fisica e circondano ed avvolgono Havona così completamente da nasconderla alla vista anche degli universi abitati vicini del tempo e dello spazio.

14:1.15 (153.6) La grande cintura di corpi oscuri di gravità è divisa da un’unica intrusione di spazio in due circuiti ellittici uguali. La cintura interna gira in senso antiorario; quella esterna gira in senso orario. Queste direzioni alternate di movimento, insieme con la massa straordinaria dei corpi oscuri, bilanciano con tale efficacia le linee di gravità di Havona da rendere l’universo centrale una creazione fisicamente equilibrata e perfettamente stabilizzata.

14:1.16 (153.7) La processione interna dei corpi oscuri di gravità ha un assetto tubolare, costituito da tre raggruppamenti circolari. Visto in sezione, questo circuito mostrerebbe tre cerchi concentrici di densità quasi uguale. Il circuito esterno dei corpi oscuri di gravità è disposto verticalmente ed è diecimila volte più alto del circuito interno. Il diametro verticale del circuito esterno è cinquantamila volte quello del diametro trasversale.

14:1.17 (154.1) Lo spazio intermedio che esiste tra questi due circuiti di corpi di gravità è unico nel senso che non si può trovare niente di simile in tutto l’immenso universo. Questa zona è caratterizzata da enormi movimenti ondulatori in senso verticale ed è permeata da formidabili attività d’energia di ordine sconosciuto.

14:1.18 (154.2) A nostro avviso, niente di simile ai corpi oscuri di gravità dell’universo centrale caratterizzerà l’evoluzione futura dei livelli di spazio esterno. Noi consideriamo queste processioni alternate di enormi corpi equilibratori di gravità come unici nell’universo maestro.

2. La costituzione di Havona

14:2.1 (154.3) Gli esseri spirituali non abitano in uno spazio nebuloso; non dimorano in mondi eterei. Essi sono domiciliati su sfere effettive di natura materiale, mondi altrettanto reali quanto quelli su cui vivono i mortali. I mondi di Havona sono autentici e concreti, benché la loro sostanza fisica differisca dall’organizzazione materiale dei pianeti dei sette superuniversi.

14:2.2 (154.4) Le realtà fisiche di Havona rappresentano un genere di organizzazione dell’energia radicalmente differente da tutte quelle che prevalgono negli universi evoluzionari dello spazio. Le energie di Havona sono triplici; le unità di energia-materia dei superuniversi contengono un carico di energia duplice, benché esista una forma di energia in fasi positiva e negativa. La creazione dell’universo centrale è triplice (Trinità); la creazione di un universo locale (in modo diretto) è duplice, in quanto effettuata da un Figlio Creatore e da uno Spirito Creativo.

14:2.3 (154.5) La materia di Havona è costituita dall’organizzazione di esattamente mille elementi chimici di base e dalla funzione equilibrata delle sette forme d’energia di Havona. Ciascuna di queste energie di base manifesta sette fasi di eccitazione, cosicché i nativi di Havona rispondono a quarantanove differenti stimoli di sensazione. In altre parole, da un punto di vista puramente fisico, i nativi dell’universo centrale possiedono quarantanove forme specifiche di sensazione. I sensi morontiali sono settanta, e gli ordini spirituali superiori di risposta reattiva variano nei differenti tipi di esseri da settanta aduecentodieci.

14:2.4 (154.6) Nessuno degli esseri fisici dell’universo centrale sarebbe visibile agli Urantiani. Né alcuno degli stimoli fisici di quei mondi lontani susciterebbe una reazione nei vostri grossolani organi di senso. Se un mortale di Urantia potesse essere trasportato su Havona, lì egli sarebbe sordo, cieco e completamente privo di ogni altra reazione sensoriale; potrebbe funzionare solo come un essere limitato e cosciente di sé, privo di ogni stimolo proveniente dall’ambiente circostante e di ogni reazione allo stesso.

14:2.5 (154.7) Vi sono numerosi fenomeni fisici e reazioni spirituali che si producono nella creazione centrale che sono sconosciuti su mondi come Urantia. L’organizzazione basilare di una creazione triplice è completamente diversa da quella di costituzione duplice degli universi creati del tempo e dello spazio.

14:2.6 (154.8) Ogni legge naturale è coordinata su una base totalmente differente dai sistemi a doppia energia delle creazioni in evoluzione. L’intero universo centrale è organizzato secondo il triplice sistema di controllo perfetto e simmetrico. In tutto il sistema Paradiso-Havona viene mantenuto un equilibrio perfetto tra tutte le realtà cosmiche e tutte le forze spirituali. Il Paradiso, con il suo controllo assoluto sulla creazione materiale, regola e mantiene perfettamente le energie fisiche di questo universo centrale. Il Figlio Eterno, come parte del suo controllo spirituale che abbraccia ogni cosa, sostiene nella maniera più perfetta lo status spirituale di tutti coloro che abitano Havona. In Paradiso niente è sperimentale, ed il sistema Paradiso-Havona è un’unità di perfezione creatrice.

14:2.7 (155.1) La gravità spirituale universale del Figlio Eterno è straordinariamente attiva in tutto l’universo centrale. Tutti i valori di spirito e tutte le personalità spirituali sono incessantemente attirati all’interno verso la dimora degli Dei. Questo impulso verso Dio è intenso ed ineluttabile. L’aspirazione a raggiungere Dio è più marcata nell’universo centrale, non perché la gravità spirituale sia più forte che negli universi lontani, ma perché gli esseri che hanno raggiunto Havona sono più completamente spiritualizzati e di conseguenza rispondono di più all’azione sempre presente della forza d’attrazione della gravità spirituale universale del Figlio Eterno.

14:2.8 (155.2) In modo simile lo Spirito Infinito attira tutti i valori intellettuali verso il Paradiso. In tutto l’universo centrale la gravità mentale dello Spirito Infinito funziona in collegamento con la gravità spirituale del Figlio Eterno, e queste, insieme, costituiscono lo stimolo congiunto delle anime ascendenti a trovare Dio, a raggiungere la Deità, ad arrivare in Paradiso ed a conoscere il Padre.

14:2.9 (155.3) Havona è un universo spiritualmente perfetto e fisicamente stabile. Il controllo e la stabilità equilibrata dell’universo centrale sembrano essere perfetti. Ogni cosa fisica o spirituale è perfettamente prevedibile, ma i fenomeni mentali e la volizione della personalità non lo sono. Noi ne deduciamo che il peccato può essere considerato un’evenienza impossibile, ma nel fare ciò ci basiamo sul fatto che le creature native di Havona dotate di libero arbitrio non si sono mai rese colpevoli di trasgredire la volontà della Deità. Per tutta l’eternità questi esseri celesti sono stati costantemente leali verso gli Eterni dei Giorni. Né il peccato è mai apparso in nessuna creatura entrata come pellegrino in Havona. Non si è mai riscontrato un caso di cattiva condotta da parte di nessuna creatura di alcun gruppo di personalità create nell’universo centrale di Havona, o ammesse allo stesso. I metodi ed i mezzi di selezione negli universi del tempo sono così perfetti e divini che nessun errore si è mai verificato nella storia di Havona; nessuno sbaglio è mai stato commesso; nessuna anima ascendente è mai stata ammessa prematuramente all’universo centrale.

3. I mondi di Havona

14:3.1 (155.4) Quanto al governo dell’universo centrale, esso non esiste. Havona è così squisitamente perfetto che non è necessario alcun sistema intellettuale di governo. Non vi sono tribunali regolarmente costituiti né assemblee legislative; Havona ha bisogno soltanto di direzione amministrativa. Qui si può osservare l’elevatezza degli ideali di un vero autogoverno.

14:3.2 (155.5) Non c’è bisogno di governo tra queste intelligenze perfette e quasi perfette. Esse non hanno bisogno di regolamenti perché sono esseri nati perfetti mescolati con creature evoluzionarie che sono passate da lungo tempo al vaglio dei tribunali supremi dei superuniversi.

14:3.3 (155.6) L’amministrazione di Havona non è automatica, ma è meravigliosamente perfetta e divinamente efficace. Essa è principalmente planetaria ed è affidata all’Eterno dei Giorni che vi risiede, in quanto ogni sfera di Havona è diretta da una di queste personalità originate dalla Trinità. Gli Eterni dei Giorni non sono creatori, ma sono perfetti amministratori. Essi insegnano con abilità suprema e dirigono i loro figli planetari con una perfezione di saggezza che rasenta l’assolutezza.

14:3.4 (156.1) Il miliardo di sfere dell’universo centrale costituisce i mondi educativi delle elevate personalità native del Paradiso e di Havona e serve inoltre da terreno di prova finale per le creature ascendenti provenienti dai mondi evoluzionari del tempo. Nell’esecuzione del grande piano del Padre Universale per l’ascensione delle creature, i pellegrini del tempo sono portati sui mondi d’accoglienza del circuito esterno, o settimo circuito, e dopo una maggiore preparazione ed un’accresciuta esperienza sono fatti progressivamente avanzare verso l’interno, pianeta dopo pianeta e cerchio dopo cerchio, sino a raggiungere infine le Deità ed ottenere la residenza in Paradiso.

14:3.5 (156.2) Attualmente, benché le sfere dei sette circuiti siano mantenute in tutta la loro gloria superna, soltanto l’uno per cento circa dell’intera capienza planetaria è utilizzato nell’opera di promozione del piano universale del Padre per l’ascensione dei mortali. Circa un decimo dell’uno per cento della superficie di questi mondi enormi è destinato alla vita e alle attività del Corpo della Finalità, composto da esseri stabilizzati per l’eternità in luce e vita, che spesso soggiornano ed esercitano il loro ministero sui mondi di Havona. Questi esseri superiori hanno la loro residenza personale in Paradiso.

14:3.6 (156.3) La costruzione planetaria delle sfere di Havona è completamente differente da quella dei mondi e dei sistemi evoluzionari dello spazio. In nessun’altra parte di tutto il grande universo è conveniente utilizzare sfere così enormi come mondi abitati. La costituzione fisica triata, assieme all’effetto equilibrante degli immensi corpi oscuri di gravità, rende possibile equilibrare perfettamente le forze fisiche e bilanciare così mirabilmente le varie forze d’attrazione di questa gigantesca creazione. Nell’organizzazione delle funzioni materiali e delle attività spirituali di questi mondi colossali è utilizzata anche l’antigravità.

14:3.7 (156.4) L’architettura, l’illuminazione ed il riscaldamento, così come l’abbellimento biologico ed artistico delle sfere di Havona, superano totalmente il massimo grado dell’immaginazione umana. Non vi si può dire molto su Havona; per comprendere la sua bellezza e la sua grandiosità dovete vederlo. Ma vi sono veri fiumi e laghi su questi mondi perfetti.

14:3.8 (156.5) Spiritualmente questi mondi sono predisposti in modo ideale; sono opportunamente adattati al loro scopo di ospitare i numerosi ordini di esseri differenti che operano nell’universo centrale. Su questi magnifici mondi si svolgono molteplici attività che superano di molto la comprensione umana.

4. Le creature dell’universo centrale

14:4.1 (156.6) Sui mondi di Havona vi sono sette forme fondamentali di cose e di esseri viventi, e ciascuna di queste forme basilari esiste in tre fasi distinte. Ognuna di queste tre fasi è divisa in settanta divisioni maggiori, ed ogni divisione maggiore è composta di mille divisioni minori con altre suddivisioni ancora, e così via. Questi gruppi di vita basilari possono essere classificati come segue:

14:4.2 (156.7) 1. Materiale.

14:4.3 (156.8) 2. Morontiale.

14:4.4 (156.9) 3. Spirituale.

14:4.5 (156.10) 4. Absonito.

14:4.6 (156.11) 5. Ultimo.

14:4.7 (156.12) 6. Coassoluto.

14:4.8 (156.13) 7. Assoluto.

14:4.9 (157.1) La decadenza e la morte non fanno parte del ciclo della vita sui mondi di Havona. Nell’universo centrale gli esseri viventi inferiori subiscono la trasmutazione della materializzazione. Essi cambiano forma e manifestazione, ma non si dissolvono per processo di decadimento e di morte delle cellule.

14:4.10 (157.2) I nativi di Havona sono tutti la progenie della Trinità del Paradiso. Essi non hanno per genitori delle creature e sono esseri che non si riproducono. Noi non possiamo descrivere la creazione di questi cittadini dell’universo centrale, esseri che non sono mai stati creati. L’intera storia della creazione di Havona è un tentativo di rendere temporale e spaziale un fatto di eternità che non ha relazione alcuna con il tempo o con lo spazio quali l’uomo mortale li concepisce. Ma dobbiamo concedere alla filosofia umana un punto di partenza; anche le personalità molto al di sopra del livello umano necessitano di un concetto di “inizio”. Nondimeno il sistema Paradiso-Havona è eterno.

14:4.11 (157.3) I nativi di Havona vivono sul miliardo di sfere dell’universo centrale nello stesso senso in cui altri ordini di cittadinanza permanente abitano nelle loro rispettive sfere di nascita. Come l’ordine materiale di filiazione gestisce l’economia materiale, intellettuale e spirituale di un miliardo di sistemi locali in un superuniverso, così, in senso più esteso, i nativi di Havona vivono ed operano sul miliardo di mondi dell’universo centrale. Voi potreste forse considerare questi Havoniani come creature materiali nel senso in cui il termine “materiale” si potrebbe estendere per descrivere le realtà fisiche dell’universo divino.

14:4.12 (157.4) C’è una vita che è propria di Havona e che ha un significato in se stessa e da se stessa. Gli Havoniani assistono in molti modi coloro che discendono dal Paradiso e coloro che salgono dai superuniversi, ma essi vivono anche delle vite che sono uniche nell’universo centrale e che hanno un significato relativo del tutto indipendente sia dal Paradiso che dai superuniversi.

14:4.13 (157.5) Come l’adorazione dei figli per fede dei mondi evoluzionari serve a soddisfare l’amore del Padre Universale, così l’adorazione eccelsa delle creature di Havona appaga gl’ideali perfetti di bellezza e di verità divine. Mentre i mortali si sforzano di fare la volontà di Dio, questi esseri dell’universo centrale vivono per soddisfare gl’ideali della Trinità del Paradiso. Nella loro natura stessa essi sono la volontà di Dio. L’uomo gioisce nella bontà di Dio, gli Havoniani esultano nella divina bellezza, mentre entrambi beneficiano del ministero liberatorio della verità vivente.

14:4.14 (157.6) Gli Havoniani hanno al tempo stesso dei destini di loro scelta per il presente e dei destini non rivelati per il loro futuro. E c’è una progressione delle creature native che è peculiare dell’universo centrale, una progressione che non implica né l’ascensione al Paradiso né la penetrazione nei superuniversi. Questa progressione verso uno status più elevato su Havona può essere indicata nel modo seguente:

14:4.15 (157.7) 1. Progresso esperienziale verso l’esterno dal primo al settimo circuito.

14:4.16 (157.8) 2. Progresso verso l’interno dal settimo al primo circuito.

14:4.17 (157.9) 3. Progresso interno ad un circuito — progressione all’interno dei mondi di un dato circuito.

14:4.18 (157.10) Oltre ai nativi di Havona, gli abitanti dell’universo centrale includono numerose classi di esseri modello per vari gruppi dell’universo — consiglieri, direttori ed istruttori dei loro simili e per i loro simili in tutta la creazione. Tutti gli esseri in tutti gli universi sono formati secondo le linee di qualche ordine di creatura modello vivente su uno del miliardo di mondi di Havona. Anche i mortali del tempo hanno il loro fine ed i loro ideali d’esistenza di creatura sui circuiti esterni di queste sfere modello nei cieli.

14:4.19 (157.11) Poi ci sono gli esseri che hanno raggiunto il Padre Universale e che hanno facoltà di andare e venire, che sono inviati qua e là negli universi in missioni di servizio speciale. E su ogni mondo di Havona si troveranno i candidati al compimento, quelli che hanno fisicamente raggiunto l’universo centrale, ma che non hanno ancora completato lo sviluppo spirituale che permette loro di richiedere la residenza in Paradiso.

14:4.20 (158.1) Lo Spirito Infinito è rappresentato sui mondi di Havona da una moltitudine di personalità, di esseri di grazia e di gloria, che amministrano i dettagli degli intricati affari intellettuali e spirituali dell’universo centrale. Su questi mondi di perfezione divina essi compiono il lavoro appropriato per la conduzione normale di questa vasta creazione, ed inoltre eseguono i molteplici compiti d’istruire, preparare ed assistere l’enorme numero di creature ascendenti che sono salite fino alla gloria partendo dai mondi tenebrosi dello spazio.

14:4.21 (158.2) Vi sono numerosi gruppi di esseri nativi del sistema Paradiso-Havona che non sono in alcun modo associati direttamente con il piano d’ascensione che permette alle creature di raggiungere la perfezione; per tale ragione essi non figurano nelle classificazioni delle personalità presentate alle razze mortali. Sono qui presentati solo i gruppi maggiori di esseri superumani e gli ordini direttamente connessi con la vostra esperienza di sopravvivenza.

14:4.22 (158.3) Su Havona pullula la vita di esseri intelligenti di ogni fase che là cercano di avanzare dai circuiti inferiori a quelli superiori nel tentativo di raggiungere livelli più elevati di comprensione della divinità ed un maggior apprezzamento dei significati supremi, dei valori ultimi e della realtà assoluta.

5. La vita in Havona

14:5.1 (158.4) Su Urantia voi passate per una corta ed intensa prova durante la vostra vita iniziale d’esistenza materiale. Sui mondi delle dimore e passando poi per il vostro sistema, la vostra costellazione e l’universo locale, attraversate le fasi morontiali dell’ascensione. Sui mondi educativi del superuniverso passate per i veri stadi spirituali di progressione e venite preparati al transito finale per Havona. Sui sette circuiti di Havona la vostra realizzazione è intellettuale, spirituale ed esperienziale. E su ogni mondo di ciascuno di questi circuiti c’è un compito specifico da svolgere.

14:5.2 (158.5) La vita sui mondi divini dell’universo centrale è così ricca e piena, così completa ed appagante, da trascendere completamente il concetto umano che un essere creato potrebbe mai sperimentare. Le attività sociali ed economiche di questa creazione eterna sono del tutto differenti dalle occupazioni delle creature materiali che vivono su mondi evoluzionari come Urantia. Anche la tecnica di pensiero di Havona è diversa dal processo del pensare di Urantia.

14:5.3 (158.6) Gli ordinamenti dell’universo centrale sono appropriatamente ed intrinsecamente naturali; le regole di condotta non sono arbitrarie. In ogni prescrizione di Havona traspaiono la ragione della rettitudine ed il principio della giustizia. E questi due fattori, congiunti, equivalgono a quella che su Urantia sarebbe denominata equità. Quando arriverete in Havona, proverete un piacere naturale a fare le cose nella maniera in cui dovrebbero essere fatte.

14:5.4 (158.7) Quando degli esseri intelligenti raggiungono per la prima volta l’universo centrale, sono ricevuti e domiciliati sul mondo pilota del settimo circuito di Havona. A mano a mano che i nuovi arrivati progrediscono spiritualmente, che giungono a comprendere l’identità dello Spirito Maestro del loro superuniverso, sono trasferiti nel sesto cerchio. (È sulla base di questi ordinamenti dell’universo centrale che i cerchi di progresso della mente umana sono stati denominati.) Dopo che gli ascendenti sono giunti alla realizzazione della Supremazia e sono così preparati per l’avventura della Deità, sono portati nel quinto circuito; e quando hanno raggiunto lo Spirito Infinito sono trasferiti nel quarto. Dopo aver raggiunto il Figlio Eterno sono spostati sul terzo; e quando hanno riconosciuto il Padre Universale vanno a soggiornare sul secondo circuito di mondi, dove familiarizzano ulteriormente con le moltitudini del Paradiso. L’arrivo sul primo circuito di Havona significa che i candidati del tempo sono stati ammessi al servizio del Paradiso. Essi resteranno sul circuito interno di conseguimento spirituale progressivo per un tempo indeterminato, secondo la durata e la natura della loro ascensione di creature. Da questo circuito interno i pellegrini ascendenti procedono all’interno verso la residenza del Paradiso e l’ammissione al Corpo della Finalità.

14:5.5 (159.1) Durante il vostro soggiorno in Havona come pellegrini d’ascensione, vi sarà permesso di visitare liberamente i mondi del circuito al quale siete assegnati. Potrete anche ritornare sui pianeti dei circuiti che avete già attraversato. E tutto ciò è possibile a coloro che soggiornano sui cerchi di Havona senza la necessità di essere trasportati dai supernafini. I pellegrini del tempo possono equipaggiare se stessi per attraversare lo spazio “conquistato”, ma devono dipendere dalla tecnica prescritta per superare lo spazio “non conquistato”. Un pellegrino non può lasciare Havona né avanzare oltre il circuito al quale è assegnato senza l’aiuto di un supernafino trasportatore.

14:5.6 (159.2) C’è un’originalità stimolante in questa vasta creazione centrale. A parte l’organizzazione fisica della materia e la costituzione fondamentale degli ordini basilari di esseri intelligenti e di altre cose viventi, i mondi di Havona non hanno niente in comune. Ciascuno di questi pianeti è una creazione originale, unica ed esclusiva; ogni pianeta è una produzione incomparabile, superba e perfetta. E questa diversità d’individualità si estende a tutte le caratteristiche degli aspetti fisici, intellettuali e spirituali dell’esistenza planetaria. Ciascuna di questo miliardo di sfere di perfezione è stata sviluppata ed abbellita secondo i piani dell’Eterno dei Giorni che vi risiede. Questo è il motivo per cui non ve ne sono due di simili.

14:5.7 (159.3) Fino a quando non avrete attraversato l’ultimo dei circuiti di Havona e visitato l’ultimo dei mondi di Havona non scompariranno dalla vostra carriera il tonico dell’avventura e lo stimolo della curiosità. Ed allora l’impulso, la spinta in avanti dell’eternità, prenderà il posto del suo precursore, il fascino dell’avventura del tempo.

14:5.8 (159.4) La monotonia è indice d’immaturità dell’immaginazione creatrice e d’inattività della coordinazione intellettuale con i doni dello spirito. Quando un mortale ascendente comincia ad esplorare questi mondi celesti, ha già raggiunto la maturità emotiva, intellettuale e sociale, se non quella spirituale.

14:5.9 (159.5) Mentre avanzerete di circuito in circuito in Havona, non solo vi troverete di fronte a cambiamenti inimmaginabili, ma la vostra meraviglia sarà inesprimibile via via che progredirete di pianeta in pianeta all’interno di ogni circuito. Ciascuno dei mille milioni di mondi di studio è una vera università di sorprese. Uno stupore continuo, una meraviglia senza fine, sono l’esperienza di coloro che attraversano questi circuiti e che visitano queste sfere gigantesche. La monotonia non fa parte della carriera di Havona.

14:5.10 (159.6) L’amore per l’avventura, la curiosità ed il timore della monotonia — questi tratti propri della natura umana in evoluzione — non sono stati messi lì soltanto per tormentarvi ed annoiarvi durante il vostro breve soggiorno sulla terra, ma piuttosto per suggerirvi che la morte è soltanto l’inizio di una carriera infinita di avventure, una vita incessante di pregustazione, un eterno viaggio di scoperta.

14:5.11 (160.1) La curiosità — lo spirito d’investigazione, il bisogno di scoprire, la spinta ad esplorare — fa parte della dotazione innata e divina delle creature evoluzionarie dello spazio. Questi impulsi naturali non vi sono stati dati semplicemente per essere frustrati e repressi. È vero, queste spinte ambiziose si devono spesso frenare durante la vostra breve vita terrena, si devono spesso subire delusioni, ma esse saranno pienamente realizzate e gloriosamente soddisfatte durante le lunghe ere future.

6. Lo scopo dell’universo centrale

14:6.1 (160.2) L’estensione delle attività dei sette circuiti di Havona è enorme. In generale, esse si possono descrivere come segue:

14:6.2 (160.3) 1. Havoniane.

14:6.3 (160.4) 2. Paradisiache.

14:6.4 (160.5) 3. Finite-ascendenti — evolutive Supreme-Ultime.

14:6.5 (160.6) Nella presente era dell’universo si svolgono in Havona molte attività superfinite che implicano innumerevoli diversità di fase absonita e di altre fasi delle funzioni mentali e spirituali. È possibile che l’universo centrale serva molti propositi che non mi sono rivelati, poiché funziona in molti modi che sono al di là della comprensione della mente creata. Ciononostante mi sforzerò di descrivere come questa creazione perfetta provvede ai bisogni e contribuisce alla soddisfazione dei sette ordini d’intelligenze universali.

14:6.6 (160.7) 1. Il Padre Universale — la Prima Sorgente e Centro. Dio il Padre trae una soddisfazione genitoriale suprema dalla perfezione della creazione centrale. Egli gode l’esperienza di colmarsi d’amore su livelli prossimi all’uguaglianza. Il Creatore perfetto è divinamente compiaciuto dell’adorazione delle creature perfette.

14:6.7 (160.8) Havona dà al Padre la gratificazione del compimento supremo. La perfezione di realizzazione di Havona compensa il ritardo nel tempo-spazio dell’impulso eterno dell’espansione infinita.

14:6.8 (160.9) Il Padre prova gioia perché la bellezza divina di Havona rispecchia la sua. Offrire un modello perfetto di squisita armonia per tutti gli universi in evoluzione soddisfa la mente divina.

14:6.9 (160.10) Nostro Padre guarda all’universo centrale con perfetto compiacimento perché esso è una degna rivelazione della realtà spirituale a tutte le personalità dell’universo degli universi.

14:6.10 (160.11) Il Dio degli universi guarda con favore ad Havona e al Paradiso come l’eterno nucleo di potere per tutta la successiva espansione dell’universo nel tempo e nello spazio.

14:6.11 (160.12) Il Padre eterno contempla con soddisfazione infinita la creazione di Havona come la meta degna ed affascinante per i candidati all’ascensione del tempo, i suoi nipoti mortali dello spazio che giungono alla dimora eterna del loro Padre-Creatore. E Dio trova diletto nell’universo Paradiso-Havona in quanto dimora eterna della Deità e della famiglia divina.

14:6.12 (160.13) 2. Il Figlio Eterno — la Seconda Sorgente e Centro. Al Figlio Eterno la stupenda creazione centrale offre la prova eterna dell’effettiva associazione della famiglia divina — Padre, Figlio e Spirito. Essa è il fondamento spirituale e materiale per una fiducia assoluta nel Padre Universale.

14:6.13 (160.14) Havona fornisce al Figlio Eterno una base quasi illimitata per la realizzazione sempre maggiore del potere spirituale. L’universo centrale ha offerto al Figlio Eterno l’arena in cui poter dimostrare con certezza e sicurezza lo spirito e la tecnica del ministero di conferimento per l’istruzione dei suoi Figli del Paradiso associati.

14:6.14 (161.1) Havona è la realtà sulla quale si fonda il controllo della gravità spirituale dell’universo degli universi da parte del Figlio Eterno. Questo universo offre al Figlio la gratificazione dell’anelito di paternità, la riproduzione spirituale.

14:6.15 (161.2) I mondi di Havona ed i loro perfetti abitanti sono la dimostrazione iniziale ed eternamente finale che il Figlio è il Verbo del Padre. Conseguentemente la coscienza del Figlio come complemento infinito del Padre è perfettamente soddisfatta.

14:6.16 (161.3) E questo universo fornisce l’occasione di realizzare una reciproca fraternità in uguaglianza tra il Padre Universale ed il Figlio Eterno, e ciò costituisce la prova eterna della personalità infinita di ciascuno.

14:6.17 (161.4) 3. Lo Spirito Infinito — la Terza Sorgente e Centro. L’universo di Havona offre allo Spirito Infinito la prova di essere l’Attore Congiunto, il rappresentante infinito del Padre-Figlio unificati. In Havona lo Spirito Infinito trae la soddisfazione congiunta di funzionare come attività creatrice godendo nel contempo la soddisfazione della coesistenza assoluta con questo compimento divino.

14:6.18 (161.5) In Havona lo Spirito Infinito ha trovato un’arena in cui poter dimostrare la capacità e la disponibilità a servire come ministro potenziale di misericordia. In questa creazione perfetta lo Spirito ha fatto la prova per l’avventura del suo ministero negli universi evoluzionari.

14:6.19 (161.6) Questa creazione perfetta ha fornito allo Spirito Infinito l’occasione di partecipare all’amministrazione dell’universo con i suoi due genitori divini — di amministrare un universo come discendente Creatore-associato, preparandosi così per l’amministrazione congiunta degli universi locali in qualità di Spiriti Creativi associati dei Figli Creatori.

14:6.20 (161.7) I mondi di Havona sono il laboratorio mentale dei creatori della mente cosmica e fungono da ministero per ogni mente di creatura esistente. La mente è differente su ciascun mondo di Havona e serve da modello per gli intelletti di tutte le creature spirituali e materiali.

14:6.21 (161.8) Questi mondi perfetti sono le scuole superiori della mente per tutti gli esseri destinati alla società del Paradiso. Essi hanno fornito allo Spirito abbondanti occasioni di verificare la tecnica del ministero della mente su personalità di fiducia e di buon consiglio.

14:6.22 (161.9) Per lo Spirito Infinito, Havona è una compensazione per il suo lavoro molto esteso e disinteressato negli universi dello spazio. Havona è la dimora ed il rifugio perfetti per l’infaticabile Ministro della Mente del tempo e dello spazio.

14:6.23 (161.10) 4. L’Essere Supremo — l’unificazione evoluzionaria della Deità esperienziale. La creazione di Havona è la prova eterna e perfetta della realtà spirituale dell’Essere Supremo. Questa creazione perfetta è una rivelazione della natura spirituale perfetta e simmetrica di Dio il Supremo prima che iniziasse la sintesi potere-personalità dei riflessi finiti delle Deità del Paradiso negli universi esperienziali del tempo e dello spazio.

14:6.24 (161.11) In Havona i potenziali del potere dell’Onnipotente sono unificati con la natura spirituale del Supremo. Questa creazione centrale è un’esemplificazione dell’unità del Supremo nell’eterno futuro.

14:6.25 (161.12) Havona è un modello perfetto del potenziale di universalità del Supremo. Questo universo è una raffigurazione compiuta della perfezione futura del Supremo e dà un’idea del potenziale dell’Ultimo.

14:6.26 (162.1) Havona mostra la finalità dei valori spirituali esistenti sotto forma di creature viventi dotate di volontà con un supremo e perfetto autocontrollo; una mente esistente come equivalente ultimo dello spirito; una realtà ed un’unità dell’intelligenza con un potenziale illimitato.

14:6.27 (162.2) 5. I Figli Creatori Coordinati. Havona è il terreno di formazione educativa in cui i Micael del Paradiso vengono preparati per le loro successive avventure nella creazione di universi. Questa creazione divina e perfetta è un modello per ogni Figlio Creatore. Egli si sforza affinché il proprio universo raggiunga alla fine questi livelli di perfezione del Paradiso-Havona.

14:6.28 (162.3) Un Figlio Creatore impiega le creature di Havona come possibili modelli di personalità per i propri figli mortali ed i propri esseri spirituali. Il Micael e gli altri Figli del Paradiso considerano il Paradiso ed Havona come il destino divino dei figli del tempo.

14:6.29 (162.4) I Figli Creatori sanno che la creazione centrale è la fonte reale di quell’indispensabile supercontrollo universale che stabilizza ed unifica i loro universi locali. Essi sanno che la presenza personale dell’influenza sempre presente del Supremo e dell’Ultimo è in Havona.

14:6.30 (162.5) Havona ed il Paradiso sono la sorgente del potere creatore di un Figlio Micael. Qui abitano gli esseri che collaborano con lui nella creazione del suo universo. Dal Paradiso vengono gli Spiriti Madre d’Universo, le cocreatrici degli universi locali.

14:6.31 (162.6) I Figli del Paradiso considerano la creazione centrale come la dimora dei loro genitori divini — la loro casa. Essa è il luogo dove ritornano con gioia di tanto in tanto.

14:6.32 (162.7) 6. Le Figlie Assistenti Coordinate. Gli Spiriti Madre d’Universo, cocreatrici degli universi locali, ricevono la loro preparazione prepersonale sui mondi di Havona in stretta associazione con gli Spiriti dei Circuiti. Nell’universo centrale le Figlie Spirituali degli universi locali sono state debitamente istruite sui metodi di cooperazione con i Figli del Paradiso, pur restando costantemente sottomesse alla volontà del Padre.

14:6.33 (162.8) Sui mondi di Havona lo Spirito e le Figlie dello Spirito trovano i modelli mentali per tutti i loro gruppi d’intelligenze spirituali e materiali, e questo universo centrale sarà un giorno il destino di quelle creature alle quali uno Spirito Madre d’Universo, congiuntamente con un Figlio Creatore associato, dà il proprio sostegno.

14:6.34 (162.9) La Madre Creativa d’Universo ricorda il Paradiso ed Havona come il luogo della propria origine e la residenza dello Spirito Madre Infinito, la dimora della presenza della personalità della Mente Infinita.

14:6.35 (162.10) Da questo universo centrale è venuto anche il conferimento delle prerogative personali di potere creativo che una Divina Ministra d’Universo impiega come complementare ad un Figlio Creatore nell’opera di creazione di creature viventi dotate di volontà.

14:6.36 (162.11) Ed infine, poiché è improbabile che questi Spiriti Figlie dello Spirito Madre Infinito ritornino alla loro dimora in Paradiso, traggono grande soddisfazione dal fenomeno universale della riflettività associato all’Essere Supremo in Havona e personalizzato in Majeston in Paradiso.

14:6.37 (162.12) 7. I Mortali Evoluzionari della Carriera Ascendente. Havona è la dimora della personalità modello di tutti i tipi di mortali e la dimora di tutte le personalità superumane associate ai mortali che non sono native delle creazioni del tempo.

14:6.38 (162.13) Questi mondi forniscono lo stimolo a tutti gl’impulsi umani verso il raggiungimento di veri valori spirituali sui livelli di realtà più elevati che si possano concepire. Havona è la meta di preparazione preparadisiaca di ogni mortale ascendente. Qui, i mortali raggiungono la Deità preparadisiaca — l’Essere Supremo. Havona si erge davanti ad ogni creatura dotata di volontà come il portale per entrare in Paradiso e raggiungere Dio.

14:6.39 (163.1) Il Paradiso è la casa, ed Havona il laboratorio ed il luogo di ricreazione, dei finalitari. Ed ogni mortale che conosce Dio anela ad essere un finalitario.

14:6.40 (163.2) L’universo centrale non è solo il destino stabilito per gli uomini, ma è anche il punto di partenza della carriera eterna dei finalitari quando un giorno saranno lanciati nell’avventura non rivelata ed universale di fare l’esperienza di esplorare l’infinità del Padre Universale.

14:6.41 (163.3) Havona continuerà indubbiamente a funzionare con significato absonito anche nelle ere future dell’universo, che vedranno forse il tentativo dei pellegrini dello spazio di trovare Dio su livelli superfiniti. Havona è in grado di servire da universo di preparazione per gli esseri absoniti. Esso sarà probabilmente la scuola terminale quando i sette superuniversi funzioneranno da scuola intermedia per i diplomati delle scuole primarie dello spazio esterno. E noi siamo propensi a credere che i potenziali dell’eterno Havona siano veramente illimitati, che l’universo centrale abbia l’eterna capacità di servire da universo educativo esperienziale per tutti i tipi di esseri creati, passati, presenti o futuri.

14:6.42 (163.4) [Presentato da un Perfettore di Saggezza incaricato di questa missione dagli Antichi dei Giorni di Uversa.]

Fascicolo 15 - I sette superuniversi

Il Libro di Urantia

Fascicolo 15

I sette superuniversi

15:0.1 (164.1) PER ciò che concerne il Padre Universale — in quanto Padre — gli universi sono praticamente inesistenti; egli ha a che fare con le personalità; egli è il Padre delle personalità. Per ciò che concerne il Figlio Eterno e lo Spirito Infinito — in quanto creatori associati — gli universi sono localizzati e con una loro individualità sotto il governo congiunto dei Figli Creatori e degli Spiriti Creativi. Per ciò che concerne la Trinità del Paradiso, oltre ad Havona vi sono soltanto sette universi abitati, i sette superuniversi che hanno giurisdizione sul cerchio del primo livello di spazio successivo ad Havona. I Sette Spiriti Maestri irradiano la loro influenza dall’Isola centrale, facendo così dell’immensa creazione una ruota gigantesca il cui perno è l’Isola eterna del Paradiso, i sette raggi sono le radiazioni dei Sette Spiriti Maestri ed il cerchio è costituito dalle regioni esterne del grande universo.

15:0.2 (164.2) All’inizio della materializzazione della creazione universale fu formulato il settuplo schema d’organizzazione e di governo dei superuniversi. La prima creazione successiva ad Havona fu divisa in sette enormi segmenti, e furono progettati e costruiti i mondi sede centrale dei governi di questi superuniversi. Lo schema attuale d’amministrazione esiste quasi dall’eternità e i dirigenti di questi sette superuniversi sono giustamente chiamati Antichi dei Giorni.

15:0.3 (164.3) Io posso solo sperare di dirvi molto poco del vasto complesso di conoscenza concernente i superuniversi, ma in tutti questi regni è operante una tecnica di controllo intelligente sia delle forze fisiche sia di quelle spirituali, e le presenze della gravità universale vi funzionano con un potere maestoso ed un’armonia perfetta. È importante che vi formiate prima un’idea adeguata della costituzione fisica e dell’organizzazione materiale dei domini superuniversali, perché allora sarete meglio preparati a cogliere il significato della meravigliosa organizzazione stabilita per il loro governo spirituale e per il progresso intellettuale delle creature dotate di volontà che dimorano su miriadi di pianeti abitati disseminati qua e là in tutti questi sette superuniversi.

1. Il livello di spazio dei superuniversi

15:1.1 (164.4) Se si resta nel campo limitato degli archivi, delle osservazioni e dei ricordi delle generazioni di un milione o di un miliardo dei vostri brevi anni, a tutti gli effetti pratici Urantia e l’universo al quale appartiene stanno sperimentando l’avventura di un lungo tuffo inesplorato in un nuovo spazio. Ma secondo gli archivi di Uversa, in conformità alle osservazioni più antiche, in armonia con le esperienze ed i calcoli più estesi del nostro ordine e come risultato di conclusioni basate su questi ed altri dati, noi sappiamo che gli universi sono impegnati in una processione ordinata, totalmente conosciuta e perfettamente controllata, che ruota in maestosa grandiosità attorno alla Prima Grande Sorgente e Centro ed al suo universo residenziale.

15:1.2 (165.1) Noi abbiamo scoperto da lungo tempo che i sette superuniversi percorrono una grande ellisse, un cerchio gigantesco ed allungato. Il vostro sistema solare e gli altri mondi del tempo non si stanno immergendo in uno spazio ignoto senza carta nautica né compasso. L’universo locale al quale appartiene il vostro sistema sta seguendo una traiettoria definita e perfettamente conosciuta, in senso antiorario, lungo lo smisurato circuito che gira attorno all’universo centrale. Questo percorso cosmico è ben tracciato ed è altrettanto pienamente conosciuto dagli osservatori stellari dei superuniversi, quanto le orbite dei pianeti costituenti il vostro sistema solare sono note agli astronomi di Urantia.

15:1.3 (165.2) Urantia è situato in un universo locale ed in un superuniverso non interamente organizzati, ed il vostro universo locale è nelle immediate vicinanze di numerose creazioni fisiche parzialmente completate. Voi appartenete ad uno degli universi relativamente recenti. Ma attualmente non vi state tuffando avventatamente in uno spazio inesplorato né state girando ciecamente in regioni sconosciute. Voi state seguendo il percorso ordinato e predeterminato del livello di spazio dei superuniversi. State passando ora per lo stesso spazio che il vostro sistema planetario, od i suoi predecessori, hanno attraversato in ere passate; ed un giorno, nel lontano futuro, il vostro sistema od i suoi successori attraverseranno nuovamente l’identico spazio nel quale vi state ora immergendo così velocemente.

15:1.4 (165.3) Nella presente era e secondo il modo in cui si considera l’orientamento su Urantia, il superuniverso numero uno gira quasi verso nord, approssimativamente in opposizione, in direzione est, alla residenza paradisiaca delle Grandi Sorgenti e Centri e all’universo centrale di Havona. Questa posizione, con quella simmetrica ad ovest, rappresenta l’approccio fisico più vicino delle sfere del tempo all’Isola eterna. Il superuniverso numero due è a nord e si prepara a girare verso ovest, mentre il numero tre occupa ora il segmento più settentrionale del grande percorso spaziale ed ha già imboccato la curva che lo porterà a tuffarsi verso sud. Il numero quattro sta proseguendo la sua corsa in linea relativamente retta verso sud, con le regioni avanzate che si stanno ora avvicinando all’opposizione ai Grandi Centri. Il numero cinque ha quasi lasciato la sua posizione opposta al Centro dei Centri e segue la traiettoria rettilinea verso sud che precede di poco la curva verso est; il numero sei occupa la maggior parte della curva meridionale, il segmento da cui il vostro superuniverso è appena uscito.

15:1.5 (165.4) Il vostro universo locale di Nebadon appartiene ad Orvonton, il settimo superuniverso, che gira tra i superuniversi numero uno e sei e che ha terminato da poco (nel modo in cui noi calcoliamo il tempo) la curva sudorientale del livello di spazio superuniversale. Oggi il sistema solare al quale appartiene Urantia ha completato da alcuni miliardi di anni il giro attorno alla curvatura sud, cosicché voi state ora avanzando oltre la curva sudorientale e vi state muovendo velocemente verso nord lungo una traiettoria relativamente rettilinea. Per innumerevoli ere Orvonton seguirà questo percorso quasi diritto verso nord.

15:1.6 (165.5) Urantia appartiene ad un sistema che è decentrato verso i confini del vostro universo locale; ed il vostro universo locale sta attualmente attraversando la periferia di Orvonton. Oltre al vostro ve ne sono altri ancora, ma voi siete molto lontani nello spazio dai sistemi fisici che girano sulla grande orbita in relativa vicinanza della Grande Sorgente e Centro.

2. L’organizzazione dei superuniversi

15:2.1 (165.6) Solo il Padre Universale conosce l’ubicazione ed il numero effettivo dei mondi abitati nello spazio; egli li chiama tutti con il loro nome ed il loro numero. Io posso dare solo il numero approssimativo dei pianeti abitati o abitabili, perché certi universi locali hanno più mondi adatti alla vita intelligente che altri. Né tutti gli universi locali progettati sono stati organizzati. Perciò le stime che vi presento hanno il solo scopo di fornire un’idea dell’immensità della creazione materiale.

15:2.2 (166.1) Nel grande universo vi sono sette superuniversi e sono costituiti approssimativamente come segue:

15:2.3 (166.2) 1. Il sistema. L’unità base del supergoverno è formata da circa mille mondi abitati o abitabili. Non sono inclusi in questo gruppo i soli ardenti, i mondi freddi, i pianeti troppo vicini ai soli caldi ed altre sfere non adatte all’abitazione delle creature. Questi mille mondi idonei al mantenimento della vita sono chiamati un sistema, ma nei sistemi più giovani solo un numero relativamente piccolo di questi mondi può essere abitato. Ogni pianeta abitato è retto da un Principe Planetario, ed ogni sistema locale ha una sfera architettonica come sua capitale ed è governato da un Sovrano di Sistema.

15:2.4 (166.3) 2. La costellazione. Cento sistemi (circa 100.000 pianeti abitabili) formano una costellazione. Ogni costellazione ha una sfera architettonica per capitale ed è retta da tre Figli Vorondadek, gli Altissimi. Ogni costellazione ha anche un Fedele dei Giorni con funzione di osservatore, un ambasciatore della Trinità del Paradiso.

15:2.5 (166.4) 3. L’universo locale. Cento costellazioni (circa 10.000.000 di pianeti abitabili) costituiscono un universo locale. Ogni universo locale ha per capitale un magnifico mondo architettonico ed è governato da uno dei Figli di Dio Creatori coordinati dell’ordine dei Micael. Ogni universo è benedetto dalla presenza di un Unione dei Giorni, un rappresentante della Trinità del Paradiso.

15:2.6 (166.5) 4. Il settore minore. Cento universi locali (circa 1.000.000.000 di pianeti abitabili) costituiscono un settore minore del governo di superuniverso; esso ha un meraviglioso mondo capitale da dove i suoi dirigenti, i Recenti dei Giorni, amministrano gli affari del settore minore. Vi sono tre Recenti dei Giorni, Personalità Supreme della Trinità, nella capitale di ciascun settore minore.

15:2.7 (166.6) 5. Il settore maggiore. Cento settori minori (circa 100.000.000.000 di mondi abitabili) formano un settore maggiore. Ogni settore maggiore è provvisto di una splendida capitale ed è retto da tre Perfezioni dei Giorni, Personalità Supreme della Trinità.

15:2.8 (166.7) 6. Il superuniverso. Dieci settori maggiori (circa 1.000.000.000.000 di pianeti abitabili) costituiscono un superuniverso. Ogni superuniverso è dotato di un enorme e stupendo mondo capitale ed è governato da tre Antichi dei Giorni.

15:2.9 (166.8) 7. Il Grande Universo. Sette superuniversi formano l’attuale grande universo organizzato, costituito da circa settemila miliardi di mondi abitabili, più le sfere architettoniche ed il miliardo di sfere abitate di Havona. I superuniversi sono governati ed amministrati indirettamente e riflettivamente dal Paradiso attraverso i Sette Spiriti Maestri. Il miliardo di mondi di Havona è direttamente amministrato dagli Eterni dei Giorni; una di queste Personalità Supreme della Trinità presiede ciascuna di queste sfere perfette.

15:2.10 (167.1) Escludendo le sfere del Paradiso-Havona, il piano di organizzazione dell’universo comporta le seguenti unità:

15:2.11 (167.2) Superuniversi7

15:2.12 (167.3) Settori maggiori70

15:2.13 (167.4) Settori minori7.000

15:2.14 (167.5) Universi locali700.000

15:2.15 (167.6) Costellazioni70.000.000

15:2.16 (167.7) Sistemi locali7.000.000.000

15:2.17 (167.8) Pianeti abitabili7.000.000.000.000

15:2.18 (167.9) Ciascuno dei sette superuniversi è costituito press’a poco come segue:

15:2.19 (167.10) Un sistema comprende circa1.000 mondi

15:2.20 (167.11) Una costellazione (100 sistemi)100.000 mondi

15:2.21 (167.12) Un universo (100 costellazioni)10.000.000 di mondi

15:2.22 (167.13) Un settore minore (100 universi)1.000.000.000 di mondi

15:2.23 (167.14) Un settore maggiore (100 settori minori)100.000.000.000 di mondi

15:2.24 (167.15) Un superuniverso (10 settori maggiori)1.000.000.000.000 di mondi

15:2.25 (167.16) Tutte queste stime sono delle approssimazioni al meglio, perché si evolvono costantemente nuovi sistemi, mentre altre organizzazioni escono temporaneamente dall’esistenza materiale.

3. Il superuniverso di Orvonton

15:3.1 (167.17) Praticamente tutti i regni stellari visibili da Urantia ad occhio nudo appartengono alla settima sezione del grande universo, il superuniverso di Orvonton. L’immenso sistema stellare della Via Lattea rappresenta il nucleo centrale di Orvonton e si trova molto al di là dei confini del vostro universo locale. Questa grande aggregazione di soli, di isole oscure dello spazio, di stelle doppie, di ammassi globulari, di nubi stellari, di nebulose a spirale e di altre nebulose, insieme a miriadi di singoli pianeti, forma un raggruppamento circolare allungato, simile al profilo di un orologio, di circa un settimo degli universi evoluzionari abitati.

15:3.2 (167.18) Dalla posizione astronomica di Urantia, guardando in sezione i sistemi vicini alla grande Via Lattea, si osserva che le sfere di Orvonton viaggiano in un immenso piano allungato di larghezza molto maggiore dello spessore e di lunghezza molto più grande della larghezza.

15:3.3 (167.19) L’osservazione della cosiddetta Via Lattea rivela il comparativo aumento della densità stellare di Orvonton quando si guarda il cielo in una certa direzione, mentre su entrambi i lati la densità diminuisce; il numero di stelle e di altre sfere decresce se ci si allontana dal piano principale del nostro superuniverso materiale. Quando l’angolo d’osservazione è propizio, osservando attraverso il corpo principale di questa zona di massima densità, si guarda verso l’universo residenziale ed il centro di tutte le cose.

15:3.4 (167.20) Delle dieci divisioni maggiori di Orvonton, otto sono state pressoché identificate dagli astronomi Urantiani. Le altre due sono difficili da riconoscere separatamente perché voi siete costretti a guardare questi fenomeni dall’interno. Se poteste esaminare il superuniverso di Orvonton da una posizione molto lontana nello spazio, riconoscereste immediatamente i dieci settori maggiori della settima galassia.

15:3.5 (168.1) Il centro di rotazione del vostro settore minore è situato molto lontano, nell’enorme e densa nube stellare del Sagittario, attorno al quale si muovono il vostro universo locale e le sue creazioni associate; ed ai lati opposti del vasto sistema subgalattico del Sagittario si possono osservare due grandi correnti di nubi stellari che emergono sotto forma di enormi spirali stellari.

15:3.6 (168.2) Il nucleo del sistema fisico al quale appartiene il vostro sole ed i suoi pianeti associati è il centro di quella che un tempo fu la nebulosa di Andronover. Questa antica nebulosa a spirale fu leggermente deformata dalle disgregazioni gravitazionali associate agli eventi che accompagnarono la nascita del vostro sistema solare e che furono causate dall’accostamento di una grande nebulosa vicina. Questa quasi collisione trasformò Andronover in un’aggregazione un po’ globulare senza distruggere completamente la doppia processione dei soli e dei loro gruppi fisici associati. Il vostro sistema solare occupa ora una posizione abbastanza centrale in uno dei bracci di questa spirale deformata, situata a circa metà strada dal centro e verso il margine della corrente di stelle.

15:3.7 (168.3) Il settore del Sagittario e tutti gli altri settori e divisioni di Orvonton girano attorno ad Uversa, e parte della confusione degli osservatori di stelle di Urantia proviene dalle illusioni ottiche e dalle deformazioni relative prodotte dai molteplici movimenti di rivoluzione seguenti:

15:3.8 (168.4) 1. La rivoluzione di Urantia attorno al suo sole.

15:3.9 (168.5) 2. Il circuito del vostro sistema solare attorno al nucleo dell’antica nebulosa di Andronover.

15:3.10 (168.6) 3. La rotazione della famiglia stellare di Andronover e degli ammassi associati attorno al composito centro di rotazione-gravità della nube stellare di Nebadon.

15:3.11 (168.7) 4. La traiettoria della nube stellare locale di Nebadon e delle sue creazioni associate attorno al centro del loro settore minore nel Sagittario.

15:3.12 (168.8) 5. La rotazione dei cento settori minori, incluso il Sagittario, attorno al loro settore maggiore.

15:3.13 (168.9) 6. Il roteare dei dieci settori maggiori, le cosiddette derive stellari, attorno ad Uversa, capitale di Orvonton.

15:3.14 (168.10) 7. Il movimento di Orvonton e dei sei superuniversi associati attorno al Paradiso e ad Havona, la processione in senso antiorario del livello di spazio dei superuniversi.

15:3.15 (168.11) Questi molteplici movimenti sono di diversi ordini. Le orbite spaziali del vostro pianeta e del vostro sistema solare sono genetiche, insite nella loro origine. Il movimento assoluto di Orvonton in senso antiorario è anch’esso genetico, insito nei piani architettonici dell’universo maestro. Ma i movimenti intermedi sono di origine composita, essendo derivati in parte dalla segmentazione costitutiva dell’energia e della materia nei superuniversi ed in parte prodotti dall’azione intelligente ed intenzionale degli organizzatori di forza del Paradiso.

15:3.16 (168.12) Gli universi locali sono più vicini gli uni agli altri via via che si avvicinano ad Havona; i circuiti divengono più numerosi e c’è una maggiore sovrapposizione strato su strato. Ma allontanandosi dal centro eterno ci sono sempre meno sistemi, strati, circuiti ed universi.

4. Le nebulose — le antenate degli universi

15:4.1 (169.1) Mentre la creazione e l’organizzazione dell’universo rimangono per sempre sotto il controllo dei Creatori infiniti e dei loro associati, l’intero fenomeno procede secondo una tecnica stabilita ed in conformità alle leggi di gravità della forza, dell’energia e della materia. Ma c’è qualcosa di misterioso associato al carico di forza universale dello spazio. Noi comprendiamo totalmente l’organizzazione delle creazioni materiali a partire dallo stadio ultimatonico in avanti, ma non comprendiamo pienamente l’origine cosmica degli ultimatoni. Siamo fiduciosi che queste forze ancestrali hanno origine nel Paradiso, perché girano sempre nello spazio penetrato seguendo l’esatto gigantesco contorno del Paradiso. Benché non risponda alla gravità del Paradiso, questo carico di forza dello spazio, l’antenato di tutta la materializzazione, risponde sempre alla presenza del Paradiso inferiore, essendo apparentemente messo in circuito all’interno ed all’esterno del centro del Paradiso inferiore.

15:4.2 (169.2) Gli organizzatori di forza del Paradiso trasmutano la potenza spaziale in forza primordiale e fanno evolvere questo potenziale premateriale nelle manifestazioni di energia primaria e secondaria della realtà fisica. Quando questa energia raggiunge i livelli di risposta alla gravità, i direttori di potere ed i loro associati del regime superuniversale entrano in scena e cominciano le loro incessanti manipolazioni intese ad istituire i molteplici circuiti di potere ed i canali d’energia degli universi del tempo e dello spazio. In tal modo appare nello spazio la materia fisica, e così è pronto lo scenario per l’avvio all’organizzazione degli universi.

15:4.3 (169.3) Questa segmentazione dell’energia è un fenomeno che non è mai stato chiarito dai fisici di Nebadon. La loro principale difficoltà sta nella relativa inaccessibilità degli organizzatori di forza del Paradiso, giacché i direttori di potere viventi, pur essendo competenti ad occuparsi dell’energia spaziale, non hanno il minimo concetto dell’origine delle energie che manipolano con tanta abilità ed intelligenza.

15:4.4 (169.4) Gli organizzatori di forza del Paradiso sono coloro che danno origine alle nebulose. Essi sono capaci di avviare attorno alla loro presenza spaziale gli enormi cicloni di forza che, una volta generati, non possono più essere arrestati o limitati fino a quando queste forze onnipervadenti non sono mobilitate per l’apparizione finale delle unità ultimatoniche di materia universale. In tal modo sono portate all’esistenza le nebulose a spirale e di altro tipo, le ruote madri dei soli di origine diretta e dei loro vari sistemi. Nello spazio esterno si possono osservare dieci forme differenti di nebulose, dieci fasi di evoluzione universale primaria, e queste enormi ruote d’energia hanno avuto la stessa origine di quelle dei sette superuniversi.

15:4.5 (169.5) Le nebulose differiscono molto per dimensione, per numero totale e per massa aggregata della loro discendenza stellare e planetaria. Una nebulosa formatrice di soli situata a nord dei confini di Orvonton, ma all’interno del livello spaziale dei superuniversi, ha già dato origine a circa quarantamila soli, e la ruota madre continua ad eiettare soli, la maggior parte dei quali ha molte volte la dimensione del vostro. Alcune delle più grandi nebulose dello spazio esterno stanno dando origine a qualcosa come cento milioni di soli.

15:4.6 (169.6) Le nebulose non sono direttamente collegate con nessuna delle unità amministrative quali i settori minori o gli universi locali, sebbene certi universi locali siano stati organizzati con i prodotti di una sola nebulosa. Ogni universo locale ingloba esattamente la centomillesima parte del carico totale d’energia di un superuniverso indipendentemente dalle relazioni nebulari, poiché l’energia non è organizzata dalle nebulose — essa è ripartita universalmente.

15:4.7 (170.1) Non tutte le nebulose a spirale sono impegnate nella produzione di soli. Alcune hanno mantenuto il controllo di molti dei loro discendenti stellari separati, ed il loro aspetto a spirale è dovuto al fatto che i loro soli escono dal braccio nebulare in formazione serrata ma vi ritornano per vie diverse, rendendo così facile osservarli in un certo punto, ma più difficile vederli quando sono molto sparsi sulle loro differenti vie di ritorno e lontani dal braccio della nebulosa. Non vi sono molte nebulose formatrici di soli attualmente attive in Orvonton, benché Andromeda, che è fuori del superuniverso abitato, sia molto attiva. Questa lontanissima nebulosa è visibile ad occhio nudo, e quando la guardate, soffermatevi a considerare che la luce che osservate ha lasciato quei lontani soli quasi un milione di anni fa.

15:4.8 (170.2) La galassia della Via Lattea è composta di un gran numero di antiche nebulose a spirale e di altro genere, e molte conservano ancora la loro configurazione originaria. Ma a seguito di catastrofi interne e di attrazioni esterne, molte hanno subito tali alterazioni e rimaneggiamenti da portare queste enormi aggregazioni a sembrare delle gigantesche masse luminose di soli ardenti, quale la Nube di Magellano. Il tipo globulare di ammassi di stelle predomina in vicinanza dei margini esterni di Orvonton.

15:4.9 (170.3) Le immense nubi stellari di Orvonton devono essere considerate delle singole aggregazioni di materia paragonabili alle nebulose separate osservabili nelle regioni dello spazio esterne alla galassia della Via Lattea. Molte delle cosiddette nubi stellari dello spazio, tuttavia, sono formate di sola materia gassosa. Il potenziale d’energia di queste nubi di gas stellari è incredibilmente enorme, e parte di essa viene assorbita dai soli vicini e rimandata nello spazio sotto forma di emanazioni solari.

5. L’origine dei corpi spaziali

15:5.1 (170.4) La maggior parte della massa contenuta nei soli e nei pianeti di un superuniverso ha origine dalle ruote nebulari; una parte minima della massa dei superuniversi è organizzata dall’azione diretta dei direttori di potere (come nella costruzione delle sfere architettoniche), sebbene una quantità costantemente variabile di materia abbia origine nello spazio aperto.

15:5.2 (170.5) Per quanto concerne la loro origine, la maggior parte dei soli, dei pianeti e di altre sfere possono essere classificati in uno dei dieci gruppi seguenti:

15:5.3 (170.6) 1. Anelli concentrici di contrazione. Non tutte le nebulose sono a spirale. Molte immense nebulose, invece di scindersi in un doppio sistema di stelle o di evolversi a spirale, subiscono una condensazione con formazione di anelli multipli. Per lunghi periodi queste nebulose sembrano enormi soli centrali circondati da numerose nuvole gigantesche aventi l’aspetto di formazioni di materia circolari, a forma di anello.

15:5.4 (170.7) 2. Le stelle roteanti comprendono i soli proiettati fuori delle grandi ruote madri di gas ad alta temperatura. Esse non vengono emesse sotto forma di anelli ma in processioni destrorse e sinistrorse. Vi sono anche stelle roteanti originate da nebulose non a spirale.

15:5.5 (170.8) 3. Pianeti da esplosione gravitazionale. Quando un sole è nato da una nebulosa a spirale o sbarrata, non di rado viene scagliato a considerevole distanza. Un tale sole è altamente gassoso, e successivamente, dopo essersi un po’ raffreddato e condensato, può accadere che passi vicino ad una massa enorme di materia, ad un sole gigantesco o ad un’isola oscura dello spazio. Questo avvicinamento può non essere sufficiente a provocare una collisione, ma è tuttavia sufficiente per consentire all’attrazione di gravità del corpo più grande, di provocare delle convulsioni cicliche nel più piccolo, dando così origine ad una serie di sollevamenti ricorrenti che si verificano simultaneamente sulle due facce opposte del sole in convulsione. Al loro culmine queste eruzioni esplosive producono una serie di aggregazioni di materia di varie dimensioni che possono essere proiettate al di là della zona di recupero gravitazionale del sole in eruzione, stabilizzandosi così su orbite proprie attorno ad uno dei due corpi coinvolti in questo episodio. In seguito gli aggregati di materia più grandi si uniscono ed attraggono gradualmente i corpi più piccoli. In tal modo vengono portati all’esistenza molti dei pianeti solidi dei sistemi più piccoli. Il vostro stesso sistema solare ha avuto proprio una tale origine.

15:5.6 (171.1) 4. Figlie planetarie centrifughe. Gli enormi soli, quando sono a certi stadi di sviluppo e se la loro velocità di rotazione aumenta considerevolmente, cominciano a liberare grandi quantità di materia che possono successivamente riunirsi per formare dei piccoli mondi che continuano a girare attorno al sole che li ha originati.

15:5.7 (171.2) 5. Sfere con insufficiente gravità. C’è un limite critico alla dimensione delle singole stelle. Quando un sole raggiunge questo limite, se la sua velocità di rotazione non rallenta, è condannato a scindersi; avviene la scissione del sole e nasce una nuova stella doppia di questa varietà. Successivamente possono formarsi numerosi piccoli pianeti come sottoprodotto di questa gigantesca disgregazione.

15:5.8 (171.3) 6. Stelle da contrazione. Nei sistemi più piccoli il pianeta esterno più grande talvolta attira a sé i mondi vicini, mentre i pianeti vicini al sole cominciano il loro tuffo terminale. Nel vostro sistema solare un tale risultato significherebbe che i quattro pianeti interni sarebbero assorbiti dal sole, mentre il pianeta maggiore, Giove, risulterebbe grandemente accresciuto dalla cattura dei mondi restanti. Una simile fine di un sistema solare porterebbe alla produzione di due soli adiacenti ma disuguali, un tipo di formazione di stella doppia. Queste catastrofi sono rare, eccetto che ai margini delle aggregazioni stellari dei superuniversi.

15:5.9 (171.4) 7. Sfere da accumulo. Dall’enorme quantità di materia circolante nello spazio possono formarsi lentamente dei piccoli pianeti. Essi s’ingrandiscono per apporti meteorici e per collisioni minori. In certi settori dello spazio le condizioni favoriscono queste forme di nascita planetaria. Molti mondi abitati hanno avuto una tale origine.

15:5.10 (171.5) Alcune delle dense isole oscure sono il risultato diretto degli accumuli di energia trasmutante nello spazio. Un altro gruppo di queste isole oscure è venuto all’esistenza per l’accumulazione di enormi quantità di materia fredda, di semplici frammenti e di meteore, circolanti nello spazio. Queste aggregazioni di materia non sono mai state calde e, a parte la densità, la loro composizione è molto simile a quella di Urantia.

15:5.11 (171.6) 8. Soli consumati. Alcune delle isole oscure dello spazio sono dei soli isolati consumati che hanno emesso tutta l’energia spaziale disponibile. Queste unità organizzate di materia si avvicinano alla condensazione totale, al consolidamento praticamente completo. E ci vogliono ere su ere a queste enormi masse di materia altamente condensata per essere ricaricate nei circuiti dello spazio ed essere così preparate per nuovi cicli di funzione nell’universo a seguito di una collisione o di qualche altro avvenimento cosmico egualmente rivivificante.

15:5.12 (171.7) 9. Sfere da collisione. Nelle regioni in cui i raggruppamenti sono più fitti, le collisioni non sono rare. Un tale raggiustamento astronomico è accompagnato da formidabili modificazioni di energia e trasmutazioni di materia. Le collisioni che coinvolgono soli spenti hanno un’influenza peculiare nella creazione di fluttuazioni d’energia molto estese. Frammenti derivanti da collisioni costituiscono spesso i nuclei materiali per la successiva formazione di corpi planetari adatti all’abitazione di mortali.

15:5.13 (172.1) 10. Mondi architettonici. Sono i mondi che vengono costruiti secondo dei piani e delle specificazioni per uno scopo particolare, come Salvington, capitale del vostro universo locale, ed Uversa, sede del governo del nostro superuniverso.

15:5.14 (172.2) Vi sono numerose altre tecniche per far evolvere dei soli e separare dei pianeti, ma i procedimenti citati rappresentano i metodi con i quali la grande maggioranza dei sistemi stellari e delle famiglie planetarie è portata all’esistenza. Se volessimo descrivere tutte le varie tecniche implicate nella metamorfosi stellare e nell’evoluzione planetaria, dovremmo esporre quasi cento modi differenti di formazione dei soli e di origine dei pianeti. Via via che i vostri astronomi esploreranno i cieli, osserveranno dei fenomeni indicativi di tutti questi modi di evoluzione stellare, ma raramente scopriranno la prova della formazione di quei piccoli ammassi non luminosi di materia che servono da pianeti abitati, i più importanti delle vaste creazioni materiali.

6. Le sfere dello spazio

15:6.1 (172.3) Indipendentemente dalla loro origine, le varie sfere dello spazio si possono classificare nelle seguenti categorie maggiori:

15:6.2 (172.4) 1. I soli — le stelle dello spazio.

15:6.3 (172.5) 2. Le isole oscure dello spazio.

15:6.4 (172.6) 3. I corpi spaziali minori — comete, meteore e pianetini.

15:6.5 (172.7) 4. I pianeti, inclusi i mondi abitati.

15:6.6 (172.8) 5. Le sfere architettoniche — mondi costruiti espressamente.

15:6.7 (172.9) Ad eccezione delle sfere architettoniche, tutti i corpi dello spazio hanno avuto un’origine evoluzionaria; evoluzionaria nel senso che non sono stati portati all’esistenza per un fiat della Deità, evoluzionaria nel senso che gli atti creativi di Dio si sono svolti secondo una tecnica spazio-temporale tramite l’opera di molte delle intelligenze create ed eventuate della Deità.

15:6.8 (172.10) I soli. Sono le stelle dello spazio in tutti i loro vari stadi d’esistenza. Alcuni sono sistemi spaziali solitari in evoluzione; altri sono stelle doppie, sistemi planetari in fase di contrazione o in via di estinzione. Le stelle dello spazio esistono in non meno di mille differenti stati e stadi. Voi conoscete i soli che emettono luce accompagnata da calore, ma vi sono anche soli che brillano senza calore.

15:6.9 (172.11) I trilioni e trilioni di anni durante i quali un sole normale continua ad erogare luce e calore illustrano bene l’immensa riserva di energia contenuta in ciascuna unità di materia. L’energia effettiva immagazzinata in queste particelle invisibili di materia fisica è pressoché inimmaginabile. E questa energia diviene quasi interamente disponibile sotto forma di luce quando è sottoposta all’enorme pressione del calore ed alle attività energetiche associate che prevalgono all’interno dei soli ardenti. Altre condizioni ancora permettono a questi soli di trasformare e di emettere gran parte dell’energia spaziale che giunge loro tramite i circuiti stabiliti dello spazio. Molte fasi dell’energia fisica e tutte le forme della materia sono attratte dalle dinamo solari e successivamente da esse distribuite. In tal modo i soli servono da acceleratori locali della circolazione di energia, agendo da stazioni automatiche di controllo della potenza.

15:6.10 (172.12) Il superuniverso di Orvonton è illuminato e riscaldato da più di diecimila miliardi di soli ardenti. Questi soli sono le stelle del vostro sistema astronomico osservabile. Più di duemila miliardi di essi sono troppo lontani o troppo piccoli per essere visti da Urantia. Ma nell’universo maestro vi sono tanti soli quanti bicchieri d’acqua negli oceani del vostro mondo.

15:6.11 (173.1) Le isole oscure dello spazio. Sono i soli spenti ed altre grandi aggregazioni di materia privi di luce e di calore. Le isole oscure hanno talvolta una massa enorme ed esercitano una potente influenza sull’equilibrio dell’universo e sulla manipolazione dell’energia. La densità di alcune di queste grandi masse è quasi incredibile. Ed una tale grande concentrazione di massa permette a queste isole oscure di funzionare come potenti equilibratori, esercitando un efficace controllo sui grandi sistemi vicini. Esse mantengono l’equilibrio della forza di gravità in molte costellazioni. Molti sistemi fisici che altrimenti precipiterebbero rapidamente su soli vicini, distruggendosi, sono saldamente tenuti nella presa gravitazionale di queste isole oscure guardiane. È grazie a questa funzione che noi possiamo localizzarle con precisione. Abbiamo misurato la forza di gravità dei corpi luminosi e possiamo quindi calcolare le dimensioni e le posizioni esatte delle isole oscure dello spazio che funzionano così efficacemente per mantenere saldamente un dato sistema sulla sua traiettoria.

15:6.12 (173.2) Corpi spaziali minori. Le meteore ed altre piccole particelle di materia che circolano e si evolvono nello spazio costituiscono un aggregato enorme di energia e di sostanza materiale.

15:6.13 (173.3) Molte comete sono la discendenza disordinata e non stabilizzata delle ruote madri solari, che vengono gradualmente portate sotto il controllo del sole centrale governante. Le comete hanno anche numerose altre origini. La coda di una cometa si orienta in senso opposto al corpo o al sole che l’attira a causa della reazione elettrica dei suoi gas altamente espansi e della pressione effettiva della luce e di altre energie che emanano dal sole. Questo fenomeno costituisce una delle prove positive della realtà della luce e delle sue energie associate; esso dimostra che la luce ha un peso. La luce è una sostanza reale, non semplici onde di un ipotetico etere.

15:6.14 (173.4) I pianeti. Sono le aggregazioni maggiori di materia che seguono un’orbita attorno ad un sole o a qualche altro corpo spaziale. Le loro dimensioni vanno dai pianetini fino alle enormi sfere gassose, liquide o solide. I mondi freddi che sono stati formati dal raggruppamento di materiale spaziale fluttuante, quando si trovano in rapporto adeguato con un sole vicino, sono i pianeti più ideali per ospitare abitanti dotati d’intelligenza. I soli spenti di regola non sono adatti alla vita; sono di solito troppo lontani da un sole vivente, ardente, ed inoltre hanno una massa eccessiva; la gravità è enorme sulla loro superficie.

15:6.15 (173.5) Nel vostro superuniverso nemmeno un pianeta freddo su quaranta è abitabile da esseri del vostro ordine. E naturalmente i soli surriscaldati ed i mondi esterni molto freddi non sono adatti ad ospitare la vita superiore. Nel vostro sistema solare soltanto tre pianeti sono attualmente adatti ad ospitare la vita. Per dimensioni, densità e posizione, Urantia è sotto molti aspetti ideale per l’abitazione umana.

15:6.16 (173.6) Le leggi di comportamento dell’energia fisica sono fondamentalmente universali, ma le influenze locali svolgono un ruolo importante nelle condizioni fisiche prevalenti sui singoli pianeti e nei sistemi locali. Una varietà quasi illimitata di creature e di altre manifestazioni viventi caratterizza gli innumerevoli mondi dello spazio. Vi sono tuttavia certi punti di similarità in un gruppo di mondi associati in un dato sistema, e c’è anche un modello universale di vita intelligente. Ci sono delle relazioni fisiche tra i sistemi planetari che appartengono allo stesso circuito fisico e che si seguono da vicino nel loro girare incessante attorno all’orbita degli universi.

7. Le sfere architettoniche

15:7.1 (174.1) Mentre il governo di ciascun superuniverso presiede in prossimità del centro degli universi evoluzionari del suo segmento di spazio, occupa un mondo appositamente costruito e popolato da personalità accreditate. Questi mondi sede centrale sono delle sfere architettoniche, corpi spaziali costruiti specificamente per il loro scopo particolare. Benché dividano la luce dei soli vicini, queste sfere sono illuminate e riscaldate autonomamente. Ciascuna ha un sole che emette luce senza calore, come i satelliti del Paradiso, e ciascuna è fornita di calore dalla circolazione di certe correnti d’energia vicine alla superficie della sfera. Questi mondi sede centrale appartengono ad uno dei sistemi più grandi situati vicino al centro astronomico dei loro rispettivi superuniversi.

15:7.2 (174.2) Il tempo è standardizzato sulle sedi centrali dei superuniversi. Il giorno standard del superuniverso di Orvonton equivale a quasi trenta giorni del tempo di Urantia e l’anno di Orvonton equivale a cento giorni standard. Questo anno di Uversa è quello standard del settimo superuniverso e corrisponde a tremila giorni del tempo di Urantia meno ventidue minuti, cioè ad otto ed un quinto dei vostri anni.

15:7.3 (174.3) I mondi sede centrale dei sette superuniversi partecipano della natura e dello splendore del Paradiso, loro modello centrale di perfezione. In realtà tutti i mondi sede centrale sono paradisiaci. Essi sono veramente delle dimore celesti la cui dimensione materiale, bellezza morontiale e gloria spirituale aumentano a partire da Jerusem fino all’Isola centrale. E tutti i satelliti di questi mondi sede centrale sono anch’essi sfere architettoniche.

15:7.4 (174.4) I vari mondi sede centrale sono provvisti di tutte le fasi della creazione materiale e spirituale. Tutti i tipi di esseri materiali, morontiali e spirituali si sentono a casa loro su questi mondi d’incontro degli universi. Quando le creature mortali ascendono l’universo, passando dal regno materiale a quello spirituale, non perdono mai il loro apprezzamento per i precedenti livelli d’esistenza né il piacere che ne hanno tratto.

15:7.5 (174.5) Jerusem, la sede centrale del vostro sistema locale di Satania, ha i suoi sette mondi di cultura di transizione, ciascuno dei quali è circondato da sette satelliti; tra questi vi sono i sette mondi delle dimore di permanenza morontiale, la prima residenza degli uomini dopo la morte. Nel modo in cui il termine cielo è stato impiegato su Urantia, ha talvolta significato questi sette mondi delle dimore, il cui primo mondo è chiamato primo cielo, e così via fino al settimo.

15:7.6 (174.6) Edentia, la sede centrale della vostra costellazione di Norlatiadek, ha i suoi settanta satelliti di cultura e di preparazione sociale, sui quali gli ascendenti soggiornano dopo aver completato in Jerusem il regime di mobilitazione, unificazione e realizzazione della personalità.

15:7.7 (174.7) Salvington, la capitale di Nebadon, il vostro universo locale, è circondata da dieci gruppi di università di quarantanove sfere ciascuno. Qui l’uomo viene spiritualizzato dopo la sua socializzazione nella costellazione.

15:7.8 (174.8) Uminor la terza, la sede centrale del vostro settore minore, Ensa, è circondata dalle sette sfere in cui si studia la fisica superiore della vita ascendente.

15:7.9 (174.9) Umajor la quinta, la sede centrale del vostro settore maggiore, Splandon, è circondata dalle settanta sfere d’istruzione intellettuale superiore del superuniverso.

15:7.10 (175.1) Uversa, la sede centrale di Orvonton, il vostro superuniverso, è immediatamente circondata dalle sette università superiori d’istruzione spirituale avanzata per le creature ascendenti dotate di volontà. Ciascuno di questi sette gruppi di sfere meravigliose è costituito da settanta mondi specializzati contenenti migliaia e migliaia d’istituzioni e di organizzazioni complete, dedite all’istruzione universale e alla cultura spirituale, nelle quali i pellegrini del tempo vengono rieducati e riesaminati in preparazione del loro lungo viaggio per Havona. I pellegrini del tempo in arrivo sono sempre ricevuti su questi mondi associati, ma i diplomati in partenza per Havona sono sempre fatti partire direttamente dalle rive di Uversa.

15:7.11 (175.2) Uversa è la sede spirituale ed amministrativa per circa mille miliardi di mondi abitati o abitabili. La gloria, la grandiosità e la perfezione della capitale di Orvonton superano qualunque meraviglia delle creazioni del tempo e dello spazio.

15:7.12 (175.3) Se tutti gli universi locali progettati e le parti che li compongono fossero ultimati, nei sette superuniversi vi sarebbero poco meno di cinquecento miliardi di mondi architettonici.

8. Il controllo e la regolazione dell’energia

15:8.1 (175.4) Le sfere sedi centrali dei superuniversi sono costruite in modo tale da poter funzionare come efficaci regolatori di potere-energia per i loro vari settori, servendo da punti focali per dirigere l’energia verso gli universi locali che li compongono. Essi esercitano una potente influenza sull’equilibrio e sul controllo delle energie fisiche che circolano nello spazio organizzato.

15:8.2 (175.5) Altre funzioni regolatrici sono esercitate dai centri di potere e dai controllori fisici dei superuniversi, entità intelligenti viventi e semiviventi costituite espressamente per tale scopo. Questi centri e controllori di potere sono difficili da comprendere; gli ordini inferiori non sono volitivi, non possiedono volontà, non scelgono; le loro funzioni sono molto intelligenti ma apparentemente automatiche ed inerenti alla loro organizzazione altamente specializzata. I centri di potere ed i controllori fisici dei superuniversi assumono la direzione ed il controllo parziale dei trenta sistemi di energia che costituiscono il dominio della gravita. I circuiti di energia fisica amministrati dai centri di potere di Uversa richiedono poco più di 968 milioni di anni per completare il percorso attorno al superuniverso.

15:8.3 (175.6) L’energia in evoluzione ha sostanza; ha un peso, benché il peso sia sempre relativo, dipendendo dalla velocità di rotazione, dalla massa e dall’antigravità. La massa della materia tende a rallentare la velocità dell’energia; e la velocità dell’energia ovunque presente rappresenta la dotazione iniziale di velocità, meno il rallentamento dovuto alle masse incontrate nel suo percorso, più la funzione regolatrice dei controllori d’energia viventi del superuniverso e l’influenza fisica dei vicini corpi molto caldi o fortemente caricati.

15:8.4 (175.7) Il piano universale per il mantenimento dell’equilibrio tra la materia e l’energia richiede la continua costruzione e distruzione delle unità materiali più piccole. I Direttori di Potere d’Universo hanno la capacità di condensare e di trattenere, o di espandere e liberare, quantità variabili di energia.

15:8.5 (175.8) Data una sufficiente persistenza dell’influenza ritardatrice, la gravità finirebbe per convertire tutta l’energia in materia se non fosse per due fattori: primo, a causa delle influenze antigravitazionali dei controllori dell’energia, e secondo, per il fatto che la materia organizzata tende a disintegrarsi in certe condizioni che si verificano nelle stelle molto calde ed in certe situazioni particolari che si riscontrano nello spazio in prossimità di corpi freddi di materia condensata fortemente energizzati.

15:8.6 (176.1) Quando una massa si aggrega eccessivamente e minaccia di squilibrare l’energia, di esaurire i circuiti di potere fisico, intervengono i controllori fisici, a meno che la stessa tendenza crescente della gravità a sovrammaterializzare l’energia non sia vinta dall’evento di una collisione tra i giganti spenti dello spazio, dissipando in tal modo completamente, in un solo istante, gli accumuli dovuti alla gravità. In questi episodi di collisione, masse enormi di materia sono improvvisamente trasformate in energia della forma più rara e la lotta per l’equilibrio universale riprende di nuovo. Alla fine i sistemi fisici più grandi diventano stabilizzati, fisicamente assestati, e sono immessi nei circuiti equilibrati e stabili dei superuniversi. Dopo tale evento, in questi sistemi stabilizzati non accadranno più collisioni né altre catastrofi devastatrici.

15:8.7 (176.2) Durante i periodi in cui l’energia è in eccedenza vi sono perturbazioni di potenza e fluttuazioni di calore accompagnate da manifestazioni elettriche. Durante i periodi di deficienza d’energia c’è una maggiore tendenza della materia ad aggregarsi, a condensarsi ed a sfuggire al controllo nei circuiti con equilibrio più precario, con i conseguenti aggiustamenti per mezzo di maree o di collisioni che ristabiliscono rapidamente l’equilibrio tra l’energia circolante e la materia fisicamente più stabilizzata. Prevedere e comprendere in altri modi tale probabile comportamento dei soli ardenti e delle isole oscure dello spazio è uno dei compiti degli osservatori celesti di stelle.

15:8.8 (176.3) Noi siamo in grado di riconoscere la maggior parte delle leggi che governano l’equilibrio dell’universo e di prevedere molte cose concernenti la sua stabilità. Da un punto di vista pratico le nostre previsioni sono valide, ma ci troviamo sempre confrontati con certe forze che non sono del tutto riconducibili alle leggi a noi note sul controllo dell’energia e sul comportamento della materia. La prevedibilità di tutti i fenomeni fisici diventa sempre più difficile via via che ci si allontana dal Paradiso verso gli universi. Quando oltrepassiamo i confini dell’amministrazione personale dei Dirigenti del Paradiso, ci troviamo di fronte ad una crescente incapacità di effettuare i calcoli secondo gli standard stabiliti e l’esperienza acquisita in connessione con osservazioni riguardanti esclusivamente i fenomeni fisici dei sistemi astronomici vicini. Anche nei regni dei sette superuniversi noi viviamo in mezzo alle azioni della forza ed alle reazioni dell’energia che pervadono tutti i nostri domini e si estendono in equilibrio unificato fino a tutte le regioni dello spazio esterno.

15:8.9 (176.4) Più ci allontaniamo, più incontriamo con certezza quei fenomeni variabili ed imprevedibili che sono così infallibilmente caratteristici delle insondabili dimostrazioni di presenza degli Assoluti e delle Deità esperienziali. Questi fenomeni devono essere indicativi di un supercontrollo universale di tutte le cose.

15:8.10 (176.5) Il superuniverso di Orvonton sembra attualmente scaricarsi; gli universi esterni sembra stiano accumulando energia in vista di attività future senza precedenti; l’universo centrale di Havona è eternamente stabilizzato. La gravità e l’assenza di calore (il freddo) organizzano e tengono insieme la materia; il calore e l’antigravità disgregano la materia e dissipano l’energia. I direttori di potere e gli organizzatori di forza viventi sono il segreto del controllo speciale e della direzione intelligente delle incessanti metamorfosi nel corso delle quali si fanno, si disfanno e si rifanno gli universi. Le nebulose possono disperdersi, i soli consumarsi, i sistemi scomparire ed i pianeti perire, ma gli universi non si esauriscono.

9. I circuiti dei superuniversi

15:9.1 (176.6) I circuiti universali del Paradiso pervadono effettivamente i regni dei sette superuniversi. Questi circuiti di presenza sono: la gravità della personalità del Padre Universale, la gravità spirituale del Figlio Eterno, la gravità mentale dell’Attore Congiunto e la gravità materiale dell’Isola eterna.

15:9.2 (177.1) In aggiunta ai circuiti universali del Paradiso ed alle dimostrazioni di presenza degli Assoluti e delle Deità esperienziali, all’interno del livello di spazio dei superuniversi sono funzionanti solo due categorie di circuiti d’energia o di separazioni di potere: i circuiti dei superuniversi ed i circuiti degli universi locali.

15:9.3 (177.2) I circuiti dei superuniversi sono:

15:9.4 (177.3) 1. Il circuito d’intelligenza unificatrice di uno dei Sette Spiriti Maestri del Paradiso. Questo circuito di mente cosmica è limitato ad un singolo superuniverso.

15:9.5 (177.4) 2. Il circuito di servizio riflettivo dei sette Spiriti Riflettivi in ciascun superuniverso.

15:9.6 (177.5) 3. I circuiti segreti dei Monitori del Mistero, in qualche modo interassociati e diretti da Divinington verso il Padre Universale in Paradiso.

15:9.7 (177.6) 4. Il circuito d’intercomunicazione tra il Figlio Eterno ed i suoi Figli del Paradiso.

15:9.8 (177.7) 5. La presenza istantanea dello Spirito Infinito.

15:9.9 (177.8) 6. Le trasmissioni del Paradiso, i comunicati spaziali di Havona.

15:9.10 (177.9) 7. I circuiti di energia dei centri di potere e dei controllori fisici.

15:9.11 (177.10) I circuiti degli universi locali sono:

15:9.12 (177.11) 1. Lo spirito di conferimento dei Figli del Paradiso, il Consolatore dei mondi in cui si conferisce. Lo Spirito della Verità, lo spirito di Micael su Urantia.

15:9.13 (177.12) 2. Il circuito delle Divine Ministre, gli Spiriti Madre degli universi locali, lo Spirito Santo del vostro mondo.

15:9.14 (177.13) 3. Il circuito del ministero dell’intelligenza di un universo locale, comprendente la presenza degli spiriti aiutanti della mente con le loro funzioni diversificate.

15:9.15 (177.14) Quando si sviluppa in un universo locale un’armonia spirituale tale da rendere i suoi circuiti singoli e congiunti indistinguibili da quelli del superuniverso, quando questa identità di funzione ed unità di ministero prevalgono effettivamente, allora l’universo locale s’inserisce immediatamente nei circuiti stabilizzati di luce e vita, acquisendo subito il diritto di ammissione nella confederazione spirituale dell’unione perfezionata della supercreazione. I requisiti per l’ammissione ai consigli degli Antichi dei Giorni, per essere membro della confederazione superuniversale, sono:

15:9.16 (177.15) 1. Stabilità fisica. Le stelle ed i pianeti di un universo locale devono essere in equilibrio; i periodi di metamorfosi stellare immediata devono essere già trascorsi. L’universo deve procedere su un percorso senza ostacoli; la sua orbita deve essere stabilita in modo sicuro e definitivo.

15:9.17 (177.16) 2. Lealtà spirituale. Deve esistere uno stato di riconoscimento universale e di lealtà nei confronti del Sovrano Figlio di Dio che presiede agli affari di tale universo locale. Deve essersi stabilito uno stato di cooperazione armoniosa tra i singoli pianeti, sistemi e costellazioni dell’intero universo locale.

15:9.18 (177.17) Il vostro universo locale non è nemmeno considerato come appartenente all’ordine fisico stabilizzato del superuniverso, ed ancor meno come membro accertato della famiglia spirituale riconosciuta del supergoverno. Anche se Nebadon non è ancora rappresentato su Uversa, noi del governo superuniversale veniamo inviati di tanto in tanto in missioni speciali sui suoi mondi, proprio come io sono venuto su Urantia direttamente da Uversa. Noi prestiamo ogni assistenza possibile ai vostri dirigenti e capi nella soluzione dei loro difficili problemi; desideriamo vedere il vostro universo qualificato per la piena ammissione alle creazioni associate della famiglia superuniversale.

10. I governanti dei superuniversi

15:10.1 (178.1) Le sedi centrali dei superuniversi sono le sedi dell’alto governo spirituale dei domini del tempo-spazio. Il ramo esecutivo del supergoverno, che ha origine dai Consigli della Trinità, è direttamente guidato da uno dei Sette Spiriti Maestri di supervisione suprema, esseri che occupano posti di autorità paradisiaca e che amministrano i superuniversi per mezzo dei Sette Esecutivi Supremi stazionati sui sette mondi speciali dello Spirito Infinito, i satelliti più esterni del Paradiso.

15:10.2 (178.2) Le sedi centrali dei superuniversi sono i luoghi in cui dimorano gli Spiriti Riflettivi e gli Aiuti Riflettivi d’Immagini. Da tale posizione intermedia questi esseri meravigliosi conducono le loro straordinarie operazioni di riflettività, portando così il loro ministero all’universo centrale in alto ed agli universi locali in basso.

15:10.3 (178.3) Ogni superuniverso è retto da tre Antichi dei Giorni, i capi esecutivi congiunti del supergoverno. Nel ramo esecutivo il personale del governo superuniversale è costituito da sette gruppi diversi:

15:10.4 (178.4) 1. Antichi dei Giorni.

15:10.5 (178.5) 2. Perfettori di Saggezza.

15:10.6 (178.6) 3. Consiglieri Divini.

15:10.7 (178.7) 4. Censori Universali.

15:10.8 (178.8) 5. Possenti Messaggeri.

15:10.9 (178.9) 6. Elevati in Autorità.

15:10.10 (178.10) 7. Privi di Nome e Numero.

15:10.11 (178.11) I tre Antichi dei Giorni sono direttamente assistiti da un corpo di un miliardo di Perfettori di Saggezza, ai quali sono associati tre miliardi di Consiglieri Divini. Un miliardo di Censori Universali è assegnato all’amministrazione di ciascun superuniverso. Questi tre gruppi sono Personalità Trinitarie Coordinate aventi origine diretta e divina dalla Trinità del Paradiso.

15:10.12 (178.12) I rimanenti tre ordini, i Possenti Messaggeri, gli Elevati in Autorità ed i Privi di Nome e Numero, sono mortali ascendenti glorificati. Gli appartenenti al primo di questi ordini si elevarono attraverso il regime ascendente e passarono per Havona al tempo di Grandfanda. Dopo aver raggiunto il Paradiso furono ammessi al Corpo della Finalità, abbracciati dalla Trinità del Paradiso ed in seguito assegnati al servizio superno degli Antichi dei Giorni. In quanto classe, questi tre ordini sono conosciuti come Figli Trinitizzati di Compimento, essendo di origine duale ma attualmente al servizio della Trinità. In tal modo il ramo esecutivo del governo superuniversale fu allargato per includere i figli glorificati e divenuti perfetti dei mondi evoluzionari.

15:10.13 (178.13) Il consiglio coordinato del superuniverso è composto dai sette gruppi amministrativi precedentemente citati e dai seguenti governanti di settore ed altri sovrintendenti regionali:

15:10.14 (179.1) 1. Perfezioni dei Giorni — i capi dei settori maggiori del superuniverso.

15:10.15 (179.2) 2. Recenti dei Giorni — i direttori dei settori minori del superuniverso.

15:10.16 (179.3) 3. Unioni dei Giorni — i consiglieri paradisiaci dei capi degli universi locali.

15:10.17 (179.4) 4. Fedeli dei Giorni — i consulenti paradisiaci degli Altissimi capi dei governi delle costellazioni.

15:10.18 (179.5) 5. Figli Istruttori Trinitari, che possono trovarsi in servizio nella capitale del superuniverso.

15:10.19 (179.6) 6. Eterni dei Giorni, che possono essere presenti nella capitale del superuniverso.

15:10.20 (179.7) 7. I sette Aiuti Riflettivi d’Immagini — i portavoce dei sette Spiriti Riflettivi e, per loro mezzo, i rappresentanti dei Sette Spiriti Maestri del Paradiso.

15:10.21 (179.8) Gli Aiuti Riflettivi d’Immagini operano anche come rappresentanti di numerosi gruppi di esseri che hanno influenza sui governi dei superuniversi, ma che attualmente, per diverse ragioni, non esercitano in pieno le proprie funzioni individuali. Questo gruppo comprende: la manifestazione della personalità superuniversale in evoluzione dell’Essere Supremo, i Supervisori Non Qualificati del Supremo, i Vicegerenti Qualificati dell’Ultimo, gli agenti riflettivi di collegamento non denominati di Majeston ed i rappresentanti spirituali superpersonali del Figlio Eterno.

15:10.22 (179.9) Quasi sempre è possibile trovare sui mondi capitale dei superuniversi dei rappresentanti di tutti i gruppi di esseri creati. Il lavoro corrente di assistenza nei superuniversi viene effettuato dai potenti seconafini e da altri membri della vasta famiglia dello Spirito Infinito. Nell’opera di questi meravigliosi centri di amministrazione, di controllo, di ministero e di giudizio esecutivo dei superuniversi, le intelligenze di ogni sfera di vita universale si uniscono in un servizio efficiente, in un’amministrazione saggia, in un ministero amorevole ed in un giudizio giusto.

15:10.23 (179.10) I superuniversi non mantengono alcun tipo di rappresentanza d’ambasciata; sono completamente isolati gli uni dagli altri. Essi vengono a conoscenza dei loro reciproci affari soltanto tramite il centro di smistamento d’informazioni del Paradiso mantenuto dai Sette Spiriti Maestri. I loro capi lavorano nei consigli di saggezza divina per il benessere dei propri superuniversi senza preoccuparsi di quello che può accadere in altre sezioni della creazione universale. Questo isolamento dei superuniversi persisterà fino al momento in cui sarà raggiunta la loro coordinazione grazie alla più completa attuazione della personalità-sovranità dell’Essere Supremo esperienziale in evoluzione.

11. L’assemblea deliberativa

15:11.1 (179.11) È su mondi come Uversa che gli esseri rappresentanti l’autocrazia della perfezione e la democrazia dell’evoluzione s’incontrano faccia a faccia. Il ramo esecutivo del supergoverno ha origine nei regni della perfezione; il ramo legislativo deriva dalla crescita degli universi evoluzionari.

15:11.2 (179.12) L’assemblea deliberativa del superuniverso è confinata nel mondo capitale. Questo consiglio legislativo o consultivo è costituito da sette camere, per ciascuna delle quali ogni universo locale ammesso ai consigli del superuniverso elegge un rappresentante nativo. Tali rappresentanti sono scelti dagli alti consigli di tali universi locali tra i pellegrini ascendenti diplomati di Orvonton che stanno soggiornando su Uversa e che sono accreditati per essere trasportati ad Havona. La durata media del loro servizio è di circa cento anni del tempo standard del superuniverso.

15:11.3 (180.1) Io non sono mai venuto a conoscenza di un dissenso tra gli amministratori di Orvonton e l’assemblea di Uversa. E mai, nella storia del nostro superuniverso, il corpo deliberativo ha votato una raccomandazione che la divisione esecutiva del supergoverno abbia poi esitato a porre in atto. Sono sempre prevalsi la più perfetta armonia ed il più completo accordo operativo, cosa che comprova il fatto che degli esseri evoluzionari possono realmente raggiungere le altezze di una saggezza divenuta perfetta che li qualifica per associarsi con le personalità di origine perfetta e di natura divina. La presenza delle assemblee deliberative sulle capitali dei superuniversi rivela la saggezza e fa presagire il trionfo finale dell’intera vasta concezione evoluzionaria del Padre Universale e del suo Figlio Eterno.

12. I tribunali supremi

15:12.1 (180.2) Quando parliamo dei rami esecutivo e deliberativo del governo di Uversa, voi potreste pensare, per analogia con certe forme del governo civile di Urantia, che noi abbiamo un terzo ramo, quello giudiziario, ed in effetti l’abbiamo; ma esso non ha funzionari separati. Le nostre corti sono costituite come segue: li presiedono, secondo la natura e la gravità del caso, un Antico dei Giorni, un Perfettore di Saggezza o un Consigliere Divino. Le prove a favore o a sfavore di un individuo, di un pianeta, di un sistema, di una costellazione o di un universo, sono presentate ed interpretate dai Censori. La difesa dei figli del tempo e dei pianeti evoluzionari è sostenuta dai Possenti Messaggeri, gli osservatori ufficiali del governo superuniversale presso gli universi locali ed i sistemi. La posizione del governo superiore è illustrata dagli Elevati in Autorità. E normalmente il verdetto è formulato da una commissione più o meno numerosa composta in eguale misura da Privi di Nome e Numero e da un gruppo di personalità comprensive scelte tra l’assemblea deliberativa.

15:12.2 (180.3) Le corti degli Antichi dei Giorni sono i tribunali d’ultima istanza per i giudizi spirituali di tutti gli universi che ne dipendono. I Figli Sovrani degli universi locali sono supremi nei propri domini; essi sono soggetti al supergoverno soltanto nella misura in cui gli sottopongono volontariamente delle questioni per avere il consiglio o il giudizio degli Antichi dei Giorni, salvo per i casi che implicano l’estinzione delle creature dotate di volontà. Le ordinanze giudiziali sono emesse negli universi locali, ma le sentenze che comportano l’estinzione delle creature dotate di volontà sono sempre formulate nella capitale del superuniverso ed eseguite a partire da questa. I Figli degli universi locali possono decretare la sopravvivenza dei mortali, ma solo gli Antichi dei Giorni possono sedersi in giudizio esecutivo sulle questioni di vita o di morte eterna.

15:12.3 (180.4) In tutte le materie che non richiedono dibattimento, la sottomissione di prove, gli Antichi dei Giorni o i loro associati emanano le proprie decisioni, e queste risoluzioni sono sempre unanimi. Qui, stiamo trattando dei consigli di perfezione. Non vi sono dissensi né opinioni di minoranza nei decreti di questi tribunali supremi e superlativi.

15:12.4 (180.5) Salvo rare eccezioni, i supergoverni esercitano la loro giurisdizione su tutte le cose e su tutti gli esseri dei loro rispettivi domini. Le risoluzioni e le decisioni delle autorità superuniversali sono senza appello, poiché rappresentano le opinioni concordanti degli Antichi dei Giorni e dello Spirito Maestro che, dal Paradiso, presiede al destino del superuniverso interessato.

13. I governi dei settori

15:13.1 (181.1) Un settore maggiore comprende circa un decimo di un superuniverso ed è costituito da cento settori minori, diecimila universi locali e circa cento miliardi di mondi abitabili. Questi settori maggiori sono amministrati da tre Perfezioni dei Giorni, Personalità Supreme della Trinità.

15:13.2 (181.2) Le corti dei Perfezioni dei Giorni sono costituite in modo molto simile a quelle degli Antichi dei Giorni, salvo che esse non siedono in giudizio spirituale dei regni. Il lavoro di questi governi dei settori maggiori concerne principalmente lo status intellettuale di una vastissima creazione. I settori maggiori trattengono, giudicano, ripartiscono e classificano, per riferire ai tribunali degli Antichi dei Giorni, tutte le questioni d’importanza superuniversale di natura corrente ed amministrativa che non concernono direttamente l’amministrazione spirituale dei regni o l’esecuzione dei piani d’ascensione dei mortali stabiliti dai Governanti del Paradiso. L’apparato governativo di un settore maggiore non è differente da quello del superuniverso.

15:13.3 (181.3) Come gli splendidi satelliti di Uversa si occupano della vostra preparazione spirituale finale per passare su Havona, così i settanta satelliti di Umajor la quinta sono dediti al vostro sviluppo ed alla vostra preparazione intellettuale di ordine superuniversale. Da tutto Orvonton si riuniscono qui gli esseri saggi che lavorano infaticabilmente per preparare i mortali del tempo al loro progresso ulteriore verso la carriera dell’eternità. La maggior parte di questa preparazione dei mortali ascendenti viene svolta sui settanta mondi di studio.

15:13.4 (181.4) I governi dei settori minori sono presieduti da tre Recenti dei Giorni. La loro amministrazione si occupa principalmente del controllo, dell’unificazione e della stabilizzazione fisica, nonché della coordinazione corrente dell’amministrazione degli universi locali che li compongono. Ogni settore minore ingloba cento universi locali, diecimila costellazioni e un milione di sistemi, cioè circa un miliardo di mondi abitabili.

15:13.5 (181.5) I mondi capitale dei settori minori sono il grande luogo d’incontro dei Controllori Fisici Maestri. Questi mondi capitale sono circondati dalle sette sfere d’istruzione che costituiscono le scuole di ammissione del superuniverso e sono i centri di formazione per la conoscenza fisica ed amministrativa concernente l’universo degli universi.

15:13.6 (181.6) Gli amministratori dei governi dei settori minori sono sotto la diretta giurisdizione dei capi del settore maggiore. I Recenti dei Giorni ricevono tutti i rapporti sulle osservazioni e coordinano tutte le raccomandazioni che pervengono ad un superuniverso dagli Unioni dei Giorni che stazionano in osservazione e come consulenti della Trinità sulle sfere capitale degli universi locali, e dai Fedeli dei Giorni che sono analogamente addetti ai consigli degli Altissimi sulle capitali delle costellazioni. Tutti questi rapporti sono trasmessi ai Perfezioni dei Giorni sui settori maggiori, per essere poi passati alle corti degli Antichi dei Giorni. In tal modo il regime della Trinità si estende dalle costellazioni degli universi locali fino alla capitale del superuniverso. Nelle capitali dei sistemi locali non vi sono rappresentanti della Trinità.

14. I propositi dei sette superuniversi

15:14.1 (181.7) Nell’evoluzione dei sette superuniversi si stanno rivelando sette propositi maggiori. Ogni scopo maggiore nell’evoluzione superuniversale troverà la sua espressione più completa soltanto in uno dei sette superuniversi, e quindi ogni superuniverso ha una funzione speciale ed una natura unica.

15:14.2 (182.1) Orvonton, il settimo superuniverso, quello al quale appartiene il vostro universo locale, è conosciuto principalmente per la sua straordinaria e prodiga donazione di ministero misericordioso ai mortali dei regni. Esso è rinomato per il modo in cui prevale una giustizia temperata dalla misericordia ed in cui si esercita un potere condizionato dalla pazienza, mentre viene generosamente sacrificato del tempo al fine di assicurare la stabilizzazione dell’eternità. Orvonton è una dimostrazione d’amore e di misericordia nell’universo.

15:14.3 (182.2) È tuttavia molto difficile descrivere il nostro concetto della vera natura del proposito evoluzionario che si sta rivelando in Orvonton, ma esso può essere espresso dicendo che in questa supercreazione noi percepiamo che i sei propositi specifici dell’evoluzione cosmica, qual è manifestata nelle sei supercreazioni associate, sono qui interassociati in un significato d’insieme. Per questa ragione abbiamo talvolta congetturato che la personalizzazione evolutasi e completata di Dio il Supremo governerà nel remoto futuro da Uversa i sette superuniversi perfezionati in tutta la maestà esperienziale del suo potere sovrano onnipotente allora raggiunto.

15:14.4 (182.3) Come Orvonton è unico per natura e individuale per destino, così è anche per ognuno dei sei superuniversi ad esso associati. Gran parte di ciò che avviene in Orvonton, comunque, non vi è rivelato; e molti di questi aspetti non rivelati della vita di Orvonton troveranno più completa espressione in qualche altro superuniverso. I sette propositi dell’evoluzione superuniversale sono operanti in tutti i sette superuniversi, ma ogni supercreazione darà espressione più piena ad uno solo di questi propositi. Per capire di più su questi propositi superuniversali dovrebbero esservi rivelate molte cose che voi non capite, ed anche allora comprendereste molto poco. Tutta questa esposizione presenta soltanto uno sguardo fugace sull’immensa creazione alla quale appartengono il vostro mondo ed il vostro sistema locale.

15:14.5 (182.4) Il vostro mondo è chiamato Urantia, ed è il numero 606 del gruppo planetario, o sistema, di Satania. Questo sistema ha attualmente 619 mondi abitati, e più di duecento altri pianeti si stanno evolvendo favorevolmente per divenire dei mondi abitati in qualche epoca futura.

15:14.6 (182.5) Satania ha un mondo capitale chiamato Jerusem ed è il sistema numero ventiquattro della costellazione di Norlatiadek. La vostra costellazione, Norlatiadek, è costituita da cento sistemi locali ed ha un mondo capitale chiamato Edentia. Norlatiadek è la numero settanta dell’universo di Nebadon. L’universo locale di Nebadon è composto di cento costellazioni ed ha una capitale conosciuta come Salvington. L’universo di Nebadon è il numero ottantaquattro del settore minore di Ensa.

15:14.7 (182.6) Il settore minore di Ensa è costituito da cento universi locali ed ha una capitale chiamata Uminor la terza. Questo settore minore è il numero tre del settore maggiore di Splandon. Splandon è composto di cento settori minori ed ha un mondo sede centrale chiamato Umajor la quinta. Esso è il quinto settore maggiore del superuniverso di Orvonton, il settimo segmento del grande universo. Voi potete così localizzare il vostro pianeta nello schema dell’organizzazione e dell’amministrazione dell’universo degli universi.

15:14.8 (182.7) Nel grande universo il vostro mondo, Urantia, porta il numero 5.342.482.337.666. Questo è il numero di registrazione su Uversa ed in Paradiso, il vostro numero nel catalogo dei mondi abitati. Io conosco il suo numero di registrazione come sfera fisica, ma questo numero è così straordinariamente elevato che è di scarso significato pratico per la mente umana.

15:14.9 (183.1) Il vostro pianeta è un membro di un cosmo enorme; voi appartenete ad una famiglia pressoché infinita di mondi, ma la vostra sfera è amministrata con altrettanta precisione e sostenuta con altrettanto amore come se fosse il solo mondo abitato esistente.

15:14.10 (183.2) [Presentato da un Censore Universale proveniente da Uversa.]

Fascicolo 16 - I Sette Spiriti Maestri

Il Libro di Urantia

Fascicolo 16

I Sette Spiriti Maestri

16:0.1 (184.1) I SETTE Spiriti Maestri del Paradiso sono le personalità primarie dello Spirito Infinito. In questo settuplo atto creativo di autoduplicazione, lo Spirito Infinito ha esaurito le possibilità associative matematicamente insite nell’esistenza effettiva delle tre persone della Deità. Se fosse stato possibile produrre un numero maggiore di Spiriti Maestri, essi sarebbero stati creati, ma vi sono esattamente sette possibilità di associazione, e solo sette, contenute nelle tre Deità. Ciò spiega perché l’universo è ripartito in sette grandi divisioni e perché il numero sette è la base fondamentale della sua organizzazione ed amministrazione.

16:0.2 (184.2) I Sette Spiriti Maestri hanno così origine, e derivano le loro caratteristiche individuali, dalle sette affinità seguenti:

16:0.3 (184.3) 1. Il Padre Universale.

16:0.4 (184.4) 2. Il Figlio Eterno.

16:0.5 (184.5) 3. Lo Spirito Infinito.

16:0.6 (184.6) 4. Il Padre ed il Figlio.

16:0.7 (184.7) 5. Il Padre e lo Spirito.

16:0.8 (184.8) 6. Il Figlio e lo Spirito.

16:0.9 (184.9) 7. Il Padre, il Figlio e lo Spirito.

16:0.10 (184.10) Noi sappiamo molto poco sull’azione del Padre e del Figlio nella creazione degli Spiriti Maestri. Apparentemente essi furono portati all’esistenza dagli atti personali dello Spirito Infinito, ma ci è stato chiaramente insegnato che il Padre ed il Figlio hanno entrambi partecipato alla loro origine.

16:0.11 (184.11) Per carattere e natura spirituali questi Sette Spiriti del Paradiso sono come uno, ma in tutti gli altri aspetti dell’identità sono molto differenti, ed i risultati della loro attività nei superuniversi sono tali che le differenze individuali di ciascuno sono discernibili senza errore. Tutti i piani successivi dei sette segmenti del grande universo — ed anche dei segmenti correlativi dello spazio esterno — sono stati condizionati dalla diversità altro-che-spirituale di questi Sette Spiriti Maestri di supervisione suprema ed ultima.

16:0.12 (184.12) Gli Spiriti Maestri hanno molte funzioni, ma nel tempo presente il loro dominio particolare è la supervisione centrale dei sette superuniversi. Ogni Spirito Maestro mantiene un enorme centro focale di forza che circola lentamente attorno alla periferia del Paradiso, conservando sempre una posizione opposta al superuniverso di sua supervisione diretta ed incentrata nel punto focale paradisiaco del suo specifico potere di controllo e della sua segmentata distribuzione d’energia. Le linee radiali di confine di ciascun superuniverso convergono effettivamente nella sede paradisiaca dello Spirito Maestro supervisore.

1. Relazione con la Deità Trina

16:1.1 (185.1) Il Creatore Congiunto, lo Spirito Infinito, è necessario al completamento della personalizzazione trina della Deità indivisa. Questa triplice personalizzazione della Deità ha una settupla possibilità intrinseca di espressione individuale ed associativa. Per questa ragione il piano susseguente per creare degli universi abitati da esseri intelligenti e potenzialmente spirituali, debitamente espressivi del Padre, del Figlio e dello Spirito, rese ineluttabile la personalizzazione dei Sette Spiriti Maestri. Noi siamo indotti a parlare della triplice personalizzazione della Deità come dell’inevitabilità assoluta, ed a considerare l’apparizione dei Sette Spiriti Maestri come l’inevitabilità subassoluta.

16:1.2 (185.2) Sebbene i Sette Spiriti Maestri siano appena espressivi della triplice Deità, sono la rappresentazione eterna della Deità settupla, cioè le funzioni attive ed associative delle tre persone della Deità d’esistenza eterna. Grazie a questi Sette Spiriti, in loro e per loro mezzo, il Padre Universale, il Figlio Eterno o lo Spirito Infinito, o un’associazione di due di loro, sono in grado di operare come tali. Quando il Padre, il Figlio e lo Spirito agiscono congiuntamente, possono operare, ed operano, tramite lo Spirito Maestro Numero Sette, ma non in quanto Trinità. Gli Spiriti Maestri rappresentano singolarmente e collettivamente tutte le funzioni possibili della Deità, singole e multiple, ma non collettive, non quelle della Trinità. Lo Spirito Maestro Numero Sette è personalmente non funzionale in rapporto alla Trinità del Paradiso, e proprio per questo egli può operare personalmente per l’Essere Supremo.

16:1.3 (185.3) Ma quando i Sette Spiriti Maestri lasciano le loro singole sedi di potere personale e di autorità superuniversale e si riuniscono attorno all’Attore Congiunto nella presenza trina della Deità del Paradiso, subito essi stessi rappresentano collettivamente il potere, la saggezza e l’autorità funzionali della Deità indivisa — la Trinità — nei confronti degli universi in evoluzione ed in essi. Tale unione paradisiaca della settupla espressione primordiale della Deità comprende effettivamente, congloba letteralmente, tutti gli attributi ed i comportamenti delle tre Deità eterne in Supremazia ed in Ultimità. A tutti i fini pratici i Sette Spiriti Maestri inglobano il dominio funzionale del Supremo-Ultimo per l’universo maestro ed in esso.

16:1.4 (185.4) Per quanto noi possiamo discernere, questi Sette Spiriti sono associati alle attività divine delle tre persone eterne della Deità; e noi non scopriamo alcuna prova dell’associazione diretta con le presenze funzionali delle tre fasi eterne dell’Assoluto. Quando sono associati, gli Spiriti Maestri rappresentano le Deità del Paradiso in ciò che può essere concepito approssimativamente come il dominio finito dell’azione. Esso può abbracciare molto di ciò che è ultimo ma non assoluto.

2. Relazione con lo Spirito Infinito

16:2.1 (185.5) Come il Figlio Originale ed Eterno è rivelato tramite le persone in numero sempre crescente dei Figli divini, così lo Spirito Divino ed Infinito è rivelato attraverso i canali dei Sette Spiriti Maestri e dei loro gruppi spirituali associati. Al centro dei centri lo Spirito Infinito è avvicinabile, ma non tutti quelli che raggiungono il Paradiso sono immediatamente in grado di discernere la sua personalità e la sua presenza differenziata. Però tutti coloro che raggiungono l’universo centrale possono comunicare direttamente, e comunicano, con uno dei Sette Spiriti Maestri, quello che presiede il superuniverso dal quale proviene il pellegrino dello spazio appena arrivato.

16:2.2 (186.1) Il Padre del Paradiso parla all’universo degli universi soltanto tramite suo Figlio, mentre il Padre ed il Figlio agiscono congiuntamente solo tramite lo Spirito Infinito. Fuori del Paradiso e di Havona lo Spirito Infinito parla solamente attraverso la voce dei Sette Spiriti Maestri.

16:2.3 (186.2) Lo Spirito Infinito esercita un’influenza di presenza personale all’interno dei confini del sistema Paradiso-Havona; altrove la sua presenza spirituale personale è manifestata da uno dei Sette Spiriti Maestri ed attraverso di lui. Perciò, in qualsiasi mondo o in qualsiasi individuo, la presenza spirituale superuniversale della Terza Sorgente e Centro è condizionata dalla natura unica dello Spirito Maestro che sovrintende a quel segmento della creazione. Per converso, le linee congiunte di forza e d’intelligenza spirituali passano all’interno verso la Terza Persona della Deità tramite i Sette Spiriti Maestri.

16:2.4 (186.3) I Sette Spiriti Maestri sono dotati collettivamente degli attributi supremi-ultimi della Terza Sorgente e Centro. Benché ciascuno di loro partecipi individualmente di questa dotazione, solo collettivamente essi manifestano gli attributi d’onnipotenza, d’onniscienza e di onnipresenza. Nessuno di loro può operare universalmente in tale modo. Come individui e nell’esercizio di questi poteri di supremazia e di ultimità ciascuno è personalmente limitato al superuniverso di sua diretta supervisione.

16:2.5 (186.4) Tutto ciò che vi è stato detto riguardo alla divinità e alla personalità dell’Attore Congiunto si applica egualmente e completamente ai Sette Spiriti Maestri, che distribuiscono così efficacemente lo Spirito Infinito ai sette segmenti del grande universo conformemente alla loro dotazione divina ed alle loro nature differenti ed individualmente uniche. Sarebbe perciò appropriato attribuire al loro gruppo collettivo di sette ogni nome o tutti i nomi dello Spirito Infinito. Collettivamente essi sono uno con il Creatore Congiunto su tutti i livelli subassoluti.

3. Identità e diversità degli Spiriti Maestri

16:3.1 (186.5) I Sette Spiriti Maestri sono esseri indescrivibili, ma sono distintamente e nettamente personali. Essi hanno dei nomi, ma noi preferiamo presentarli con il loro numero. In quanto personalizzazioni primarie dello Spirito Infinito essi sono simili, ma come espressioni primarie delle sette associazioni possibili della Deità trina sono essenzialmente differenti nella loro natura, e questa diversità di natura determina la differente conduzione dei loro superuniversi. Questi Sette Spiriti Maestri possono essere descritti come segue:

16:3.2 (186.6) Spirito Maestro Numero Uno. Questo Spirito è in special modo la rappresentazione diretta del Padre del Paradiso. Egli è una manifestazione peculiare ed efficace del potere, dell’amore e della saggezza del Padre Universale. È lo stretto associato ed il consigliere superno del capo dei Monitori del Mistero, l’essere che presiede al Collegio degli Aggiustatori Personalizzati su Divinington. In tutte le associazioni dei Sette Spiriti Maestri è sempre lo Spirito Maestro Numero Uno che parla per il Padre Universale.

16:3.3 (186.7) Questo Spirito presiede al primo superuniverso e, pur manifestando infallibilmente la natura divina di una personalizzazione primaria dello Spirito Infinito, sembra assomigliare nel carattere più specialmente al Padre Universale. Egli è sempre in collegamento personale con i sette Spiriti Riflettivi che sono nella capitale del primo superuniverso.

16:3.4 (187.1) Spirito Maestro Numero Due. Questo Spirito rappresenta adeguatamente la natura incomparabile ed il carattere affascinante del Figlio Eterno, il primogenito di tutta la creazione. Egli è sempre in stretta associazione con tutti gli ordini di Figli di Dio ogniqualvolta capiti a costoro di trovarsi nell’universo residenziale singolarmente o in gioioso conclave. In tutte le assemblee dei Sette Spiriti Maestri egli parla sempre per il Figlio Eterno ed in suo nome.

16:3.5 (187.2) Questo Spirito dirige i destini del superuniverso numero due e governa questo vasto dominio come farebbe il Figlio Eterno. Egli è sempre in collegamento con i sette Spiriti Riflettivi situati nella capitale del secondo superuniverso.

16:3.6 (187.3) Spirito Maestro Numero Tre. Questa personalità spirituale assomiglia in modo particolare allo Spirito Infinito e dirige i movimenti e l’opera di molte delle personalità elevate dello Spirito Infinito. Egli presiede le loro assemblee ed è strettamente associato con tutte le personalità che hanno origine esclusiva dalla Terza Sorgente e Centro. Quando i Sette Spiriti Maestri sono in consiglio, è sempre lo Spirito Maestro Numero Tre che parla per lo Spirito Infinito.

16:3.7 (187.4) Questo Spirito è responsabile del superuniverso numero tre ed amministra gli affari di questo segmento come farebbe lo Spirito Infinito. Egli è sempre in collegamento con gli Spiriti Riflettivi che sono nella capitale del terzo superuniverso.

16:3.8 (187.5) Spirito Maestro Numero Quattro. Poiché condivide le nature congiunte del Padre e del Figlio, questo Spirito Maestro è l’influenza determinante in ciò che concerne la politica e le procedure del Padre-Figlio nei consigli dei Sette Spiriti Maestri. Tale Spirito è il direttore e consigliere principale degli esseri ascendenti che hanno raggiunto lo Spirito Infinito e che sono divenuti così candidati a vedere il Figlio ed il Padre. Egli assiste l’immenso gruppo di personalità che hanno origine dal Padre e dal Figlio. Quando diventa necessario rappresentare il Padre ed il Figlio nell’associazione dei Sette Spiriti Maestri, è sempre lo Spirito Maestro Numero Quattro che parla.

16:3.9 (187.6) Questo Spirito si prende cura del quarto segmento del grande universo conformemente alla sua peculiare associazione degli attributi del Padre Universale e del Figlio Eterno. Egli è sempre in collegamento personale con gli Spiriti Riflettivi della capitale del quarto superuniverso.

16:3.10 (187.7) Spirito Maestro Numero Cinque. Questa personalità divina, che unisce mirabilmente in sé i caratteri del Padre Universale e dello Spirito Infinito, è il consigliere dell’immenso gruppo di esseri conosciuti come direttori di potere, centri di potere e controllori fisici. Tale Spirito assiste anche tutte le personalità che hanno origine dal Padre e dall’Attore Congiunto. Nei consigli dei Sette Spiriti Maestri, quando è in questione il comportamento del Padre-Spirito, è sempre lo Spirito Maestro Numero Cinque che parla.

16:3.11 (187.8) Questo Spirito dirige il benessere del quinto superuniverso in modo da suggerire l’azione congiunta del Padre Universale e dello Spirito Infinito. Egli è sempre in collegamento con gli Spiriti Riflettivi della capitale del quinto superuniverso.

16:3.12 (187.9) Spirito Maestro Numero Sei. Questo essere divino pare rappresentare il carattere congiunto del Figlio Eterno e dello Spirito Infinito. Ogniqualvolta le creature congiuntamente create dal Figlio e dallo Spirito si riuniscono nell’universo centrale, è questo Spirito Maestro che funge da loro consigliere; e quando nei consigli dei Sette Spiriti Maestri si rende necessario parlare congiuntamente per il Figlio Eterno e lo Spirito Infinito, è lo Spirito Maestro Numero Sei che risponde.

16:3.13 (188.1) Questo Spirito dirige gli affari del sesto superuniverso come farebbero il Figlio Eterno e lo Spirito Infinito. Egli è sempre in collegamento con gli Spiriti Riflettivi che sono nella capitale del sesto superuniverso.

16:3.14 (188.2) Spirito Maestro Numero Sette. Lo Spirito che presiede al settimo superuniverso è un ritratto straordinariamente rassomigliante del Padre Universale, del Figlio Eterno e dello Spirito Infinito. Il Settimo Spirito, il consigliere che sostiene tutti gli esseri di origine trina, è anche il consigliere e direttore di tutti i pellegrini ascendenti di Havona, quegli umili esseri che hanno raggiunto le corti di gloria grazie al ministero congiunto del Padre, del Figlio e dello Spirito.

16:3.15 (188.3) Il Settimo Spirito Maestro non rappresenta organicamente la Trinità del Paradiso, ma è un fatto stabilito che la sua natura personale e spirituale è il ritratto dell’Attore Congiunto in proporzioni uguali delle tre persone infinite la cui unione di Deità è la Trinità del Paradiso, e la cui funzione in quanto tale è la sorgente della natura personale e spirituale di Dio il Supremo. Di conseguenza, il Settimo Spirito Maestro rivela una relazione personale ed organica con la persona spirituale del Supremo in evoluzione. Per tale ragione, nei consigli degli Spiriti Maestri nell’alto, quando si rende necessario procedere ad uno scrutinio sul comportamento personale congiunto del Padre, del Figlio e dello Spirito, o descrivere l’atteggiamento spirituale dell’Essere Supremo, è lo Spirito Maestro Numero Sette che entra in funzione. Egli diventa per ciò stesso il capo che presiede il consiglio paradisiaco dei Sette Spiriti Maestri.

16:3.16 (188.4) Nessuno dei Sette Spiriti rappresenta organicamente la Trinità del Paradiso, ma quando tali spiriti si uniscono come Deità settupla, questa unione in senso di deità — non in senso personale — equivale ad un livello di funzione associabile alle funzioni della Trinità. In questo senso “lo Spirito Settuplo” è funzionalmente associabile alla Trinità del Paradiso. È anche in questo senso che lo Spirito Maestro Numero Sette parla talvolta per confermare i comportamenti della Trinità, o piuttosto agisce come portavoce dell’atteggiamento dell’unione di Spirito Settuplo concernente il comportamento dell’unione della Triplice Deità, il comportamento della Trinità del Paradiso.

16:3.17 (188.5) Le molteplici funzioni del Settimo Spirito Maestro iniziano così da un ritratto congiunto delle nature personali del Padre, del Figlio e dello Spirito, passano per una rappresentazione dell’atteggiamento personale di Dio il Supremo, e giungono a rivelare il comportamento della deità della Trinità del Paradiso. E sotto certi aspetti questo Spirito che presiede esprime similmente i comportamenti dell’Ultimo e del Supremo-Ultimo.

16:3.18 (188.6) È lo Spirito Maestro Numero Sette che, nelle sue molteplici funzioni, incoraggia personalmente i progressi dei candidati all’ascensione provenienti dai mondi del tempo nei loro tentativi di raggiungere la comprensione della Deità indivisa di Supremazia. Tale comprensione implica che questi ultimi colgano la sovranità esistenziale della Trinità della Supremazia, coordinata con un concetto della crescente sovranità esperienziale dell’Essere Supremo, tale da costituire la capacità della creatura di comprendere l’unità della Supremazia. Il riconoscimento da parte della creatura di questi tre fattori equivale alla comprensione havoniana della realtà della Trinità e conferisce ai pellegrini del tempo la capacità di penetrare infine la Trinità, di scoprire le tre persone infinite della Deità.

16:3.19 (188.7) L’incapacità dei pellegrini di Havona di trovare completamente Dio il Supremo è compensata dal Settimo Spirito Maestro, la cui natura trina rivela in maniera così peculiare la persona spirituale del Supremo. Durante la presente era dell’universo, in cui non è possibile contattare la persona del Supremo, lo Spirito Maestro Numero Sette funziona al posto del Dio delle creature ascendenti in materia di relazioni personali. Egli è l’essere spirituale elevato che tutti gli ascendenti sono certi di riconoscere e in un certo grado di comprendere quando raggiungeranno i centri di gloria.

16:3.20 (189.1) Questo Spirito Maestro è sempre in collegamento con gli Spiriti Riflettivi di Uversa, la capitale del settimo superuniverso, il nostro segmento della creazione. La sua amministrazione di Orvonton rivela la meravigliosa simmetria dell’amalgama coordinato delle nature divine del Padre, del Figlio e dello Spirito.

4. Gli attributi e le funzioni degli Spiriti Maestri

16:4.1 (189.2) I Sette Spiriti Maestri sono la rappresentazione completa dello Spirito Infinito per gli universi evoluzionari. Essi rappresentano la Terza Sorgente e Centro nelle relazioni di energia, di mente e di spirito. Sebbene operino come capi coordinatori del controllo amministrativo universale dell’Attore Congiunto, non va dimenticato che essi hanno origine negli atti creativi delle Deità del Paradiso. È letteralmente vero che questi Sette Spiriti sono il potere fisico, la mente cosmica e la presenza spirituale personalizzati della Deità trina, “i Sette Spiriti di Dio inviati in tutto l’universo”.

16:4.2 (189.3) Gli Spiriti Maestri sono unici nel senso che operano su tutti i livelli universali di realtà, eccetto quello assoluto. Essi sono quindi dei supervisori efficaci e perfetti di tutte le fasi degli affari amministrativi su tutti i livelli delle attività superuniversali. È difficile per la mente mortale comprendere molto riguardo agli Spiriti Maestri perché il loro lavoro è così altamente specializzato eppure onnicomprensivo, così straordinariamente materiale ed allo stesso tempo così squisitamente spirituale. Questi creatori versatili della mente cosmica sono i progenitori dei Direttori di Potere d’Universo e sono essi stessi i direttori supremi della vastissima creazione di creature spirituali.

16:4.3 (189.4) I Sette Spiriti Maestri sono i creatori dei Direttori di Potere d’Universo e dei loro associati, entità che sono indispensabili all’organizzazione, al controllo e alla regolazione delle energie fisiche del grande universo. Questi stessi Spiriti Maestri assistono in modo molto sostanziale i Figli Creatori nell’opera di formazione e di organizzazione degli universi locali.

16:4.4 (189.5) Noi non riusciamo ad individuare una connessione personale tra il lavoro d’energia cosmica degli Spiriti Maestri e le funzioni di forza dell’Assoluto Non Qualificato. Le manifestazioni d’energia che sono sotto la giurisdizione degli Spiriti Maestri sono tutte dirette dalla periferia del Paradiso; esse non sembrano essere associate in alcun modo diretto ai fenomeni di forza identificati con la superficie inferiore del Paradiso.

16:4.5 (189.6) Quando incontriamo le attività funzionali dei vari Supervisori di Potere Morontiale, ci troviamo indubbiamente di fronte a certe attività non rivelate degli Spiriti Maestri. Chi se non questi progenitori dei controllori fisici e dei ministri spirituali sarebbe riuscito a combinare ed associare energie materiali e spirituali in modo da produrre una fase di realtà universale non ancora esistente — la sostanza morontiale e la mente morontiale?

16:4.6 (189.7) Gran parte della realtà dei mondi spirituali è di ordine morontiale, una fase di realtà universale totalmente sconosciuta su Urantia. Lo scopo dell’esistenza delle personalità è spirituale, ma le creazioni morontiali s’interpongono sempre, colmando l’abisso tra i regni materiali di origine mortale e le sfere superuniversali di status spirituale in progresso. È in questo regno che gli Spiriti Maestri portano il loro grande contributo al piano d’ascensione degli uomini al Paradiso.

16:4.7 (190.1) I Sette Spiriti Maestri hanno dei rappresentanti personali che operano in tutto il grande universo. Ma poiché la grande maggioranza di questi esseri subordinati non si occupa direttamente del piano ascendente di progressione dei mortali nel sentiero della perfezione paradisiaca, poco o nulla è stato rivelato su di essi. Una grandissima parte dell’attività dei Sette Spiriti Maestri rimane celata alla comprensione umana perché non riguarda in alcun modo direttamente il vostro problema dell’ascensione al Paradiso.

16:4.8 (190.2) È altamente probabile, anche se non siamo in grado di fornire una prova certa, che lo Spirito Maestro di Orvonton eserciti un’influenza decisiva nelle seguenti sfere di attività:

16:4.9 (190.3) 1. I procedimenti di avvio della vita attuati dai Portatori di Vita di un universo locale.

16:4.10 (190.4) 2. Le attivazioni della vita da parte degli spiriti aiutanti della mente donati ai mondi dallo Spirito Creativo di un universo locale.

16:4.11 (190.5) 3. Le fluttuazioni nelle manifestazioni d’energia mostrate dalle unità di materia organizzata che reagiscono alla gravità lineare.

16:4.12 (190.6) 4. Il comportamento dell’energia emergente quando è totalmente liberata dalla presa dell’Assoluto Non Qualificato, divenendo così sensibile all’influenza diretta della gravità lineare ed alle manipolazioni dei Direttori di Potere d’Universo e dei loro associati.

16:4.13 (190.7) 5. La dotazione dello spirito di ministero dello Spirito Creativo di un universo locale, conosciuto su Urantia come lo Spirito Santo.

16:4.14 (190.8) 6. La dotazione successiva dello spirito dei Figli di conferimento, chiamato su Urantia il Consolatore o lo Spirito della Verità.

16:4.15 (190.9) 7. Il meccanismo della riflettività degli universi locali e del superuniverso. Molti aspetti connessi con questo fenomeno straordinario non possono essere ragionevolmente spiegati o razionalmente capiti senza postulare l’attività degli Spiriti Maestri in associazione con l’Attore Congiunto e con l’Essere Supremo.

16:4.16 (190.10) Nonostante la nostra incapacità di comprendere adeguatamente le molteplici attività dei Sette Spiriti Maestri, siamo convinti che nella vasta gamma delle attività universali vi sono due domini con i quali essi non hanno assolutamente nulla a che fare: il conferimento ed il ministero degli Aggiustatori di Pensiero e le funzioni inscrutabili dell’Assoluto Non Qualificato.

5. Relazione con le creature

16:5.1 (190.11) Ogni segmento del grande universo, ogni singolo universo e mondo, gode i benefici del consiglio e della saggezza congiunti di tutti i Sette Spiriti Maestri, ma riceve l’impronta personale di uno solo di loro. E la natura personale di ogni Spirito Maestro pervade totalmente e condiziona in modo unico il suo superuniverso.

16:5.2 (190.12) A causa di questa influenza personale dei Sette Spiriti Maestri ogni creatura di ogni ordine di esseri intelligenti, fuori del Paradiso e di Havona, porta necessariamente il caratteristico marchio d’individualità indicativo della natura ancestrale di uno di questi Sette Spiriti del Paradiso. Per quanto concerne i sette superuniversi, ogni creatura nativa, uomo o angelo, porterà per sempre questo distintivo d’identificazione natale.

16:5.3 (191.1) I Sette Spiriti Maestri non invadono in modo diretto la mente materiale delle singole creature dei mondi evoluzionari dello spazio. I mortali di Urantia non sperimentano la presenza personale dell’influenza mentale-spirituale dello Spirito Maestro di Orvonton. Se questo Spirito Maestro giunge ad un qualche tipo di contatto con la singola mente mortale nel corso delle ere evoluzionarie primitive di un mondo abitato, ciò deve avvenire tramite il ministero dello Spirito Creativo dell’universo locale, la consorte ed associata del Figlio Creatore di Dio che presiede ai destini di ogni creazione locale. Ma questo stesso Spirito Madre Creativo è, per natura e carattere, del tutto simile allo Spirito Maestro di Orvonton.

16:5.4 (191.2) Il marchio fisico di uno Spirito Maestro è parte dell’origine materiale dell’uomo. L’intera carriera morontiale è vissuta sotto l’influenza continua di questo stesso Spirito Maestro. Non è affatto strano che la carriera spirituale successiva di un tale mortale ascendente non cancelli mai del tutto il marchio caratteristico di questo medesimo Spirito supervisore. L’impronta di uno Spirito Maestro è fondamentale per l’esistenza stessa di ciascuno stadio d’ascensione dei mortali precedente a quello di Havona.

16:5.5 (191.3) Le tendenze distintive della personalità palesate nell’esperienza di vita dei mortali evoluzionari, che sono caratteristiche in ogni superuniverso e che esprimono direttamente la natura dello Spirito Maestro dominante, non vengono mai del tutto cancellate, nemmeno dopo che tali ascendenti hanno subito la lunga preparazione e la disciplina unificatrice incontrate sul miliardo di sfere d’istruzione di Havona. Anche la successiva intensa preparazione del Paradiso non è sufficiente ad estirpare i contrassegni d’origine del superuniverso. Per tutta l’eternità un mortale ascendente mostrerà i tratti indicativi dello Spirito che presiede al suo superuniverso natale. Anche nel Corpo della Finalità, quando si desidera arrivare ad una relazione di Trinità completa con la creazione evoluzionaria, o rappresentare questa relazione, si riunisce sempre un gruppo di sette finalitari, uno proveniente da ciascun superuniverso.

6. La mente cosmica

16:6.1 (191.4) Gli Spiriti Maestri sono la sorgente settupla della mente cosmica, il potenziale intellettuale del grande universo. Questa mente cosmica è una manifestazione subassoluta della mente della Terza Sorgente e Centro e, per certi aspetti, è funzionalmente collegata con la mente dell’Essere Supremo in evoluzione.

16:6.2 (191.5) Su un mondo come Urantia non s’incontra l’influenza diretta dei Sette Spiriti Maestri negli affari delle razze umane. Voi vivete sotto l’influenza diretta dello Spirito Creativo di Nebadon. Tuttavia, questi stessi Spiriti Maestri dominano le reazioni fondamentali della mente di tutte le creature, perché sono la fonte reale dei potenziali intellettuali e spirituali che sono stati specializzati negli universi locali per funzionare nella vita degli individui che abitano i mondi evoluzionari del tempo e dello spazio.

16:6.3 (191.6) Il fatto della mente cosmica spiega l’affinità di vari tipi di menti umane e superumane. Non solo gli spiriti affini sono attratti gli uni verso gli altri, ma le menti affini sono pure molto fraterne ed inclini a cooperare l’una con l’altra. Si osservano talvolta delle menti umane che seguono vie di sorprendente similarità e d’inspiegabile accordo.

16:6.4 (191.7) Esiste in tutte le associazioni di personalità della mente cosmica una qualità che si potrebbe denominare la “reazione alla realtà”. È questa dotazione cosmica universale delle creature dotate di volontà che impedisce loro di divenire vittime impotenti di affermazioni aprioristiche emesse dalla scienza, dalla filosofia e dalla religione. Tale sensibilità alla realtà della mente cosmica risponde a certe fasi della realtà esattamente come l’energia-materia risponde alla gravità. Sarebbe ancor più corretto dire che queste realtà supermateriali reagiscono così alla mente del cosmo.

16:6.5 (192.1) La mente cosmica risponde infallibilmente (riconosce la risposta) su tre livelli di realtà universale. Queste risposte sono evidenti per se stesse alle menti che ragionano con chiarezza e con profondità di pensiero. Questi livelli di realtà sono:

16:6.6 (192.2) 1. La causalità — il dominio della realtà dei sensi fisici, i regni scientifici dell’uniformità logica, la differenziazione tra ciò che è fattuale e ciò che non lo è, le conclusioni riflessive basate sulla risposta cosmica. Questa è la forma matematica della discriminazione cosmica.

16:6.7 (192.3) 2. Il dovere — il dominio della realtà della morale nel regno della filosofia, l’arena della ragione, il riconoscimento del bene e del male relativo. Questa è la forma giudiziale della discriminazione cosmica.

16:6.8 (192.4) 3. L’adorazione — il dominio spirituale della realtà dell’esperienza religiosa, la comprensione personale della fraternità divina, il riconoscimento dei valori spirituali, l’assicurazione della sopravvivenza eterna, l’ascesa dalla condizione di servi di Dio alla gioia e alla libertà dei figli di Dio. Questo è il più alto discernimento della mente cosmica, la forma reverenziale e adoratrice della discriminazione cosmica.

16:6.9 (192.5) Questi discernimenti scientifici, morali e spirituali, queste risposte cosmiche, sono innati nella mente cosmica che dota tutte le creature volitive. L’esperienza della vita non manca mai di sviluppare queste tre intuizioni cosmiche; esse sono essenziali per l’autocoscienza del pensiero riflessivo. Ma è triste constatare che così poche persone su Urantia provano piacere a coltivare tali qualità di pensiero cosmico coraggioso e indipendente.

16:6.10 (192.6) Nei conferimenti della mente agli universi locali, questo triplice discernimento della mente cosmica costituisce i presupposti che consentono all’uomo di funzionare come personalità razionale ed autocosciente nei domini della scienza, della filosofia e della religione. In altri termini, il riconoscimento della realtà di queste tre manifestazioni dell’Infinito avviene per mezzo di una tecnica cosmica di autorivelazione. L’energia-materia è riconosciuta con la logica matematica dei sensi; la mente-ragione conosce intuitivamente il proprio dovere morale; lo spirito-fede (l’adorazione) è la religione della realtà dell’esperienza spirituale. Questi tre fattori basilari del pensare riflessivo possono essere unificati e coordinati nello sviluppo della personalità, o possono diventare sproporzionati e virtualmente discordanti nelle loro rispettive funzioni. Ma quando vengono unificati, essi producono un forte carattere consistente nella correlazione di una scienza fattuale, di una filosofia morale e di un’esperienza religiosa autentica. Sono queste tre intuizioni cosmiche che danno una validità obiettiva, una realtà, all’esperienza dell’uomo nelle cose, nei significati e nei valori, e all’esperienza ch’egli fa con essi.

16:6.11 (192.7) Il proposito dell’educazione è di sviluppare ed affinare queste doti innate della mente umana; quello della civiltà è di esprimerle; quello dell’esperienza della vita è di realizzarle; quello della religione è di nobilitarle e quello della personalità è di unificarle.

7. La morale, la virtù e la personalità

16:7.1 (192.8) L’intelligenza da sola non può spiegare la natura morale. La moralità, la virtù, è innata nella personalità umana. L’intuizione morale, il senso del dovere, è una componente della dotazione mentale umana ed è associata alle altre doti inalienabili della natura umana: la curiosità scientifica e l’intuito spirituale. La mentalità dell’uomo trascende di molto quella dei suoi cugini animali, ma è la sua natura morale e religiosa ciò che lo distingue in modo particolare dal mondo animale.

16:7.2 (193.1) La reazione selettiva di un animale è limitata al livello motorio di comportamento. Il supposto intuito degli animali superiori è ad un livello motorio e di solito appare solo dopo l’esperienza di tentativi e di errori di movimento. L’uomo è in grado di esercitare il proprio discernimento scientifico, morale e spirituale prima di ogni esplorazione o sperimentazione.

16:7.3 (193.2) Solo una personalità può sapere quello che farà prima di farlo; solo le personalità possiedono capacità di discernimento prima di fare un’esperienza. Una personalità può guardare prima di saltare e può quindi imparare guardando come pure saltando. Un animale non personale normalmente impara solo saltando.

16:7.4 (193.3) Come risultato dell’esperienza, un animale diviene capace di esaminare i differenti modi di raggiungere uno scopo e di scegliere un approccio basato sull’esperienza accumulata. Ma una personalità può anche esaminare lo scopo stesso e giudicare la sua validità, il suo valore. L’intelligenza da sola può distinguere i metodi migliori per raggiungere dei fini indistinti, ma un essere morale possiede un discernimento che gli permette di discriminare sia tra fini che tra mezzi. Ed un essere morale che sceglie la virtù è nondimeno intelligente. Egli sa quello che fa, perché lo fa, dove va e come vi perverrà.

16:7.5 (193.4) Quando l’uomo non giunge a discriminare i fini dei suoi sforzi di mortale, si trova a funzionare sul livello d’esistenza degli animali. Egli non è riuscito ad avvalersi dei vantaggi superiori di quell’acume materiale, di quella discriminazione morale e di quella intuizione spirituale che fanno parte integrante della sua dotazione di mente cosmica in quanto essere personale.

16:7.6 (193.5) La virtù è rettitudine — conformità con il cosmo. Nominare delle virtù non è definirle, ma viverle equivale a conoscerle. La virtù non è mera conoscenza e nemmeno saggezza, ma piuttosto la realtà dell’esperienza progressiva nel raggiungimento di livelli ascendenti di realizzazione cosmica. Nella vita quotidiana dell’uomo mortale, la virtù è realizzata con la scelta costante del bene anziché del male, e questa capacità di scegliere è la prova del possesso di una natura morale.

16:7.7 (193.6) La scelta dell’uomo tra il bene ed il male è influenzata non soltanto dalla profondità della sua natura morale, ma anche da fattori quali l’ignoranza, l’immaturità e l’illusione. Nell’esercizio della virtù entra pure in gioco un senso delle proporzioni, perché il male può essere perpetrato scegliendo uno scopo minore in luogo di uno maggiore a causa di un travisamento o di una disillusione. L’arte della valutazione relativa o della misurazione comparativa entra nella pratica delle virtù del regno morale.

16:7.8 (193.7) La natura morale dell’uomo sarebbe impotente senza l’arte della misura, la discriminazione incorporata nella sua capacità di vagliare i significati. Allo stesso modo la scelta morale sarebbe inutile senza quella intuizione cosmica che dona coscienza dei valori spirituali. Dal punto di vista dell’intelligenza l’uomo si eleva al livello di un essere morale perché è dotato di personalità.

16:7.9 (193.8) La moralità non può mai essere fatta progredire mediante la legge o la forza. Essa è una questione personale e di libero arbitrio, e deve propagarsi per contagio prodotto dal contatto di persone moralmente fragranti con quelle di minore sensibilità morale, ma che sono anche, in una certa misura, desiderose di fare la volontà del Padre.

16:7.10 (193.9) Gli atti morali sono quei compimenti umani caratterizzati dall’intelligenza più elevata, diretti da un discernimento selettivo sia nella scelta di fini superiori che nella selezione dei mezzi morali per raggiungere questi fini. Una tale condotta è virtuosa. La virtù suprema, allora, consiste nella scelta di fare con tutto il cuore la volontà del Padre celeste.

8. La personalità su Urantia

16:8.1 (194.1) Il Padre Universale conferisce la personalità a numerosi ordini di esseri che operano su diversi livelli della realtà universale. Gli esseri umani di Urantia sono dotati della personalità di tipo finito-mortale funzionante al livello dei figli ascendenti di Dio.

16:8.2 (194.2) Anche se noi difficilmente possiamo accingerci a definire la personalità, possiamo tentare di esporre ciò che comprendiamo dei fattori noti che vanno a costituire l’insieme delle energie materiali, mentali e spirituali, la cui interassociazione costituisce il meccanismo nel quale, sul quale e con il quale il Padre Universale fa funzionare la personalità che ha conferito.

16:8.3 (194.3) La personalità è uno straordinario dono di natura originale la cui esistenza è indipendente dal conferimento dell’Aggiustatore di Pensiero ed antecedente a lui. Tuttavia, la presenza dell’Aggiustatore accresce la manifestazione qualitativa della personalità. Gli Aggiustatori di Pensiero, quando escono dal Padre, sono identici in natura, ma la personalità è diversificata, originale ed esclusiva; ed inoltre la manifestazione della personalità è condizionata e qualificata dalla natura e dalle qualità delle energie associate di natura materiale, mentale e spirituale che costituiscono il veicolo organico per la manifestazione della personalità.

16:8.4 (194.4) Le personalità possono essere simili, ma non sono mai le stesse. Le persone di una data serie, di un dato tipo, ordine o modello possono assomigliarsi, e si assomigliano, ma non sono mai identiche. La personalità è quella caratteristica di un individuo che noi conosciamo e che ci permetterà d’identificare tale essere in qualche momento futuro indipendentemente dalla natura e dall’entità dei cambiamenti di forma, di mente o di status spirituale. La personalità è quella parte di un individuo che ci consente di riconoscere e d’identificare positivamente quella persona come la persona che abbiamo precedentemente conosciuto, anche se è molto cambiata a seguito della modificazione del veicolo di espressione e di manifestazione della sua personalità.

16:8.5 (194.5) La personalità della creatura si distingue grazie a due fenomeni spontanei e caratteristici del comportamento umano reattivo: la coscienza di sé ed il libero arbitrio relativo ad essa associato.

16:8.6 (194.6) La coscienza di sé consiste nella consapevolezza intellettuale della realtà della personalità ed include la capacità di riconoscere la realtà di altre personalità. Essa è indicativa della capacità di un’esperienza individualizzata nelle realtà cosmiche, e con esse, equivalente al raggiungimento dello status d’identità nelle relazioni di personalità dell’universo. La coscienza di sé implica il riconoscimento della realtà del ministero della mente e la realizzazione dell’indipendenza relativa del libero arbitrio creativo e determinativo.

16:8.7 (194.7) Il libero arbitrio relativo che caratterizza l’autocoscienza della personalità umana è implicato nei seguenti casi:

16:8.8 (194.8) 1. Decisione morale, la saggezza più elevata.

16:8.9 (194.9) 2. Scelta spirituale, il discernimento della verità.

16:8.10 (194.10) 3. Amore disinteressato, il servizio di fratellanza.

16:8.11 (194.11) 4. Cooperazione intenzionale, la lealtà di gruppo.

16:8.12 (194.12) 5. Intuizione cosmica, la comprensione dei significati universali.

16:8.13 (194.13) 6. Consacrazione della personalità, la devozione incondizionata a fare la volontà del Padre.

16:8.14 (195.1) 7. L’adorazione, la ricerca sincera dei valori divini e l’amore incondizionato verso il divino Donatore dei Valori.

16:8.15 (195.2) Il tipo di personalità umana di Urantia può essere considerato come funzionante in un meccanismo fisico costituito dalla modificazione planetaria del tipo nebadoniano di organismo appartenente all’ordine elettrochimico di attivazione della vita e dotato dell’ordine nebadoniano, della serie di Orvonton, della mente cosmica di modello riproduttivo genitoriale. Il conferimento del dono divino della personalità a tale meccanismo mortale dotato di mente gli conferisce la dignità di cittadinanza cosmica e consente a questa creatura mortale di divenire subito reattiva al riconoscimento costitutivo delle tre realtà mentali basilari del cosmo:

16:8.16 (195.3) 1. Il riconoscimento matematico o logico dell’uniformità della causalità fisica.

16:8.17 (195.4) 2. Il riconoscimento ragionato dell’obbligo di una condotta morale.

16:8.18 (195.5) 3. La comprensione per fede dell’adorazione comunitaria della Deità, associata al servizio amorevole verso l’umanità.

16:8.19 (195.6) La piena funzione di questa dotazione di personalità è l’inizio della realizzazione della parentela con la Deità. Una tale individualità, abitata da un frammento prepersonale di Dio il Padre, è in verità e di fatto un figlio spirituale di Dio. Una simile creatura non solo rivela la capacità di ricevere il dono della presenza divina, ma mostra anche una sensibilità di reazione al circuito della gravità di personalità del Padre Paradisiaco di tutte le personalità.

9. La realtà della coscienza umana

16:9.1 (195.7) La creatura personale dotata di mente cosmica ed abitata da un Aggiustatore possiede la facoltà innata di riconoscere e di comprendere la realtà dell’energia, la realtà della mente e la realtà dello spirito. La creatura dotata di volontà è in tal modo equipaggiata per discernere il fatto, la legge e l’amore di Dio. A parte questi tre elementi inalienabili della coscienza umana, ogni esperienza dell’uomo è veramente soggettiva, eccettuata la realizzazione intuitiva di validità attribuita all’unificazione di queste tre reazioni di riconoscimento cosmico della realtà universale.

16:9.2 (195.8) Il mortale che discerne Dio è in grado di percepire il valore dell’unificazione di queste tre qualità cosmiche nell’evoluzione dell’anima sopravvivente, la suprema impresa dell’uomo nel tabernacolo fisico in cui la mente morale collabora con lo spirito divino che lì dimora per rendere duale l’anima immortale. Fin dai suoi inizi remoti l’anima è reale; ha qualità di sopravvivenza cosmica.

16:9.3 (195.9) Se un uomo mortale non riesce a sopravvivere alla morte naturale, i veri valori spirituali della sua esperienza umana sopravvivono come parte dell’esperienza continua dell’Aggiustatore di Pensiero. I valori della personalità di questo non sopravvivente persistono come fattore della personalità dell’Essere Supremo in corso di attuazione. Tali qualità persistenti della personalità sono prive dell’identità ma non dei valori esperienziali accumulati durante la vita mortale nella carne. La sopravvivenza dell’identità dipende dalla sopravvivenza dell’anima immortale di status morontiale e di crescente valore divino. L’identità della personalità sopravvive nella sopravvivenza dell’anima, e per mezzo di essa.

16:9.4 (195.10) La coscienza umana di se stessi implica il riconoscimento della realtà di ego diversi dall’io cosciente ed implica inoltre che una tale consapevolezza sia reciproca; che l’ego sia conosciuto come pure che conosca. Questo si vede in maniera puramente umana nella vita sociale dell’uomo. Ma voi non potete divenire così assolutamente certi della realtà di un vostro simile quanto della realtà della presenza di Dio che vive in voi. La coscienza sociale non è inalienabile come la coscienza di Dio; essa è uno sviluppo culturale e dipende dalla conoscenza, dai simboli e dalle contribuzioni delle dotazioni costitutive dell’uomo — scienza, moralità e religione. E questi doni cosmici, resi sociali, costituiscono la civiltà.

16:9.5 (196.1) Le civiltà sono instabili perché non sono cosmiche; non sono innate negli individui delle razze. Esse devono essere sostentate dagli apporti congiunti dei fattori costitutivi dell’uomo — scienza, moralità e religione. Le civiltà sorgono e scompaiono, ma la scienza, la moralità e la religione sopravvivono sempre alla rovina.

16:9.6 (196.2) Gesù non solo rivelò Dio all’uomo, ma fece anche una nuova rivelazione dell’uomo a se stesso e agli altri uomini. Nella vita di Gesù si vede l’uomo al suo meglio. L’uomo diventa in tal modo stupendamente reale perché Gesù aveva tanto di Dio nella sua vita, e la comprensione (il riconoscimento) di Dio è inalienabile ed essenziale in tutti gli uomini.

16:9.7 (196.3) L’altruismo, fatta eccezione per l’istinto di genitori, non è del tutto naturale; le altre persone non sono amate naturalmente o servite per socialità. Sono necessari l’illuminazione della ragione, la moralità, lo stimolo della religione e la conoscenza di Dio, per generare un ordine sociale disinteressato ed altruista. La consapevolezza che l’uomo ha della propria personalità, la coscienza di sé, dipende anche direttamente dal fatto stesso dell’innata consapevolezza degli altri, questa capacità innata di riconoscere e di cogliere la realtà di altre personalità, da quelle umane a quelle divine.

16:9.8 (196.4) Una coscienza sociale altruista deve essere, in fondo, una coscienza religiosa; e ciò avviene se essa è obbiettiva; altrimenti è un’astrazione filosofica puramente soggettiva e quindi priva d’amore. Soltanto un individuo che conosce Dio può amare un’altra persona come ama se stesso.

16:9.9 (196.5) La coscienza di se stessi è in essenza una coscienza di comunione: Dio e uomo, Padre e figlio, Creatore e creatura. Nella coscienza umana di se stessi sono latenti ed inerenti quattro mezzi di realizzazione della realtà universale:

16:9.10 (196.6) 1. La ricerca della conoscenza, la logica della scienza.

16:9.11 (196.7) 2. La ricerca di valori morali, il senso del dovere.

16:9.12 (196.8) 3. La ricerca di valori spirituali, l’esperienza religiosa.

16:9.13 (196.9) 4. La ricerca di valori di personalità, la capacità di riconoscere la realtà di Dio come personalità e la concomitante comprensione della nostra relazione fraterna con le personalità dei nostri simili.

16:9.14 (196.10) Voi divenite coscienti dell’uomo come vostro fratello-creatura perché siete già coscienti di Dio quale vostro Padre Creatore. La Paternità è la relazione dalla quale deduciamo il riconoscimento della fratellanza. E la Paternità diventa, o può diventare, una realtà universale per tutte le creature morali perché il Padre ha egli stesso conferito la personalità a tutti questi esseri e li ha immessi nell’attrazione del circuito universale della personalità. Noi adoriamo Dio prima perché egli è, poi perché egli è in noi, ed infine perché noi siamo in lui.

16:9.15 (196.11) È dunque strano che la mente cosmica abbia autocosciente consapevolezza della propria sorgente, la mente infinita dello Spirito Infinito, e che sia allo stesso tempo cosciente della realtà fisica degli immensi universi, della realtà spirituale del Figlio Eterno e della realtà della personalità del Padre Universale?

16:9.16 (196.12) [Patrocinato da un Censore Universale proveniente da Uversa.]

Fascicolo 17 - I sette gruppi di Spiriti Supremi

Il Libro di Urantia

Fascicolo 17

I sette gruppi di Spiriti Supremi

17:0.1 (197.1) I SETTE gruppi di Spiriti Supremi sono i direttori universali che coordinano l’amministrazione dei sette segmenti del grande universo. Benché siano tutti classificati nella famiglia funzionale dello Spirito Infinito, i tre gruppi seguenti sono solitamente classificati come figli della Trinità del Paradiso:

17:0.2 (197.2) 1. I Sette Spiriti Maestri.

17:0.3 (197.3) 2. I Sette Esecutivi Supremi.

17:0.4 (197.4) 3. Gli Spiriti Riflettivi.

17:0.5 (197.5) I quattro gruppi restanti sono portati all’esistenza dagli atti creativi dello Spirito Infinito o dai suoi associati di status creativo:

17:0.6 (197.6) 4. Gli Aiuti Riflettivi d’Immagini.

17:0.7 (197.7) 5. I Sette Spiriti dei Circuiti.

17:0.8 (197.8) 6. Gli Spiriti Creativi degli Universi Locali.

17:0.9 (197.9) 7. Gli Spiriti Aiutanti della Mente.

17:0.10 (197.10) Questi sette ordini sono conosciuti su Uversa come i sette gruppi di Spiriti Supremi. Il loro campo d’azione si estende dalla presenza personale dei Sette Spiriti Maestri sulla periferia dell’Isola eterna, passando per i sette satelliti paradisiaci dello Spirito, i circuiti di Havona, i governi dei superuniversi, l’amministrazione e la supervisione degli universi locali, fino all’umile servizio degli aiutanti conferiti ai regni della mente evoluzionaria sui mondi del tempo e dello spazio.

17:0.11 (197.11) I Sette Spiriti Maestri sono i direttori che coordinano questo vastissimo regno amministrativo. In certe materie concernenti la regolamentazione amministrativa del potere fisico organizzato, dell’energia mentale e del ministero spirituale impersonale, essi agiscono personalmente e direttamente, mentre in altre materie operano tramite i loro molteplici associati. In tutte le questioni di natura esecutiva — ordinanze, regolamenti, aggiustamenti e decisioni amministrative — gli Spiriti Maestri agiscono nelle persone dei Sette Esecutivi Supremi. Nell’universo centrale gli Spiriti Maestri possono operare per mezzo dei Sette Spiriti dei Circuiti di Havona. Nelle capitali dei sette superuniversi essi si rivelano tramite il canale degli Spiriti Riflettivi ed agiscono tramite le persone degli Antichi dei Giorni, con le quali sono in comunicazione personale per mezzo degli Ausiliari Riflettivi d’Immagini.

17:0.12 (197.12) I Sette Spiriti Maestri non hanno contatti diretti e personali con l’amministrazione dell’universo ad un livello inferiore ai tribunali degli Antichi dei Giorni. Il vostro universo locale è amministrato come parte del nostro superuniverso dallo Spirito Maestro di Orvonton, ma la sua funzione in rapporto agli esseri nativi di Nebadon è direttamente adempiuta e personalmente diretta dallo Spirito Madre Creativo residente su Salvington, capitale del vostro universo locale.

1. I Sette Esecutivi Supremi

17:1.1 (198.1) Le sedi esecutive degli Spiriti Maestri occupano i sette satelliti paradisiaci dello Spirito Infinito, che girano attorno all’Isola centrale tra le sfere splendenti del Figlio Eterno ed il circuito più interno di Havona. Queste sfere esecutive sono sotto la direzione degli Esecutivi Supremi, un gruppo di sette esseri che sono stati trinitizzati dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito secondo le specificazioni dei Sette Spiriti Maestri relative ad un tipo di esseri che potrebbero agire come loro rappresentanti universali.

17:1.2 (198.2) Gli Spiriti Maestri si mantengono in contatto con le varie divisioni dei governi di superuniverso tramite questi Esecutivi Supremi. Sono loro che determinano in larga misura le tendenze costitutive fondamentali dei sette superuniversi. Essi sono uniformemente e divinamente perfetti, ma posseggono anche personalità diverse. Non hanno un capo che li presiede; ogni volta che si riuniscono essi scelgono uno di loro a presiedere quel consiglio congiunto. Periodicamente si recano in Paradiso per sedere in consiglio con i Sette Spiriti Maestri.

17:1.3 (198.3) I Sette Esecutivi Supremi operano come coordinatori amministrativi del grande universo. Potrebbero essere definiti il consiglio dei direttori amministrativi della creazione posteriore ad Havona. Essi non si occupano degli affari interni del Paradiso e dirigono le loro sfere circoscritte di attività in Havona tramite i Sette Spiriti dei Circuiti. Per il resto vi sono pochi limiti al loro campo di supervisione; essi sono impegnati nella direzione di cose fisiche, intellettuali e spirituali; vedono tutto, odono tutto, sentono tutto e conoscono anche tutto quello che avviene nei sette superuniversi ed in Havona.

17:1.4 (198.4) Questi Esecutivi Supremi non formulano politiche né modificano le procedure universali; essi si occupano dell’esecuzione dei piani della divinità promulgati dai Sette Spiriti Maestri. Essi non interferiscono con l’autorità degli Antichi dei Giorni nei superuniversi né con la sovranità dei Figli Creatori negli universi locali. Essi sono gli esecutivi coordinatori la cui funzione è di mettere in atto le politiche congiunte di tutti i capi debitamente costituiti nel grande universo.

17:1.5 (198.5) Ciascuno degli esecutivi e le risorse della sua sfera sono consacrati all’efficiente amministrazione di un singolo superuniverso. L’Esecutivo Supremo Numero Uno, che opera sulla sfera esecutiva numero uno, è interamente occupato con gli affari del superuniverso numero uno, e così via fino all’Esecutivo Supremo Numero Sette, che opera dal settimo satellite paradisiaco dello Spirito e dedica le sue energie alla direzione del settimo superuniverso. Il nome di questa settima sfera è Orvonton, perché i satelliti paradisiaci dello Spirito hanno gli stessi nomi dei corrispondenti superuniversi; in effetti i superuniversi furono denominati secondo i loro nomi.

17:1.6 (198.6) Sulla sfera esecutiva del settimo superuniverso, il personale che si occupa del buon andamento degli affari di Orvonton oltrepassa per numero la comprensione umana ed abbraccia praticamente tutti gli ordini d’intelligenze celesti. Tutte le personalità inviate per servizio nei superuniversi (eccetto gli Spiriti Ispirati Trinitari e gli Aggiustatori di Pensiero) passano per uno di questi sette mondi esecutivi durante i loro viaggi nell’universo per andare e tornare dal Paradiso, e qui sono conservati i registri centrali di tutte le personalità create dalla Terza Sorgente e Centro che operano nei superuniversi. Il sistema di archivi materiali, morontiali e spirituali di uno di questi mondi esecutivi dello Spirito stupisce anche un essere del mio ordine.

17:1.7 (199.1) La maggior parte dei subordinati diretti degli Esecutivi Supremi è composta dai figli trinitizzati da personalità del Paradiso-Havona e dalla discendenza trinitizzata dei mortali glorificati qualificati dalla preparazione secolare del piano d’ascensione del tempo e dello spazio. Questi figli trinitizzati sono designati per servire con gli Esecutivi Supremi dal capo del Consiglio Supremo del Corpo Paradisiaco della Finalità.

17:1.8 (199.2) Ogni Esecutivo Supremo ha due gabinetti consultivi. I figli dello Spirito Infinito nella capitale di ciascun superuniverso scelgono nei loro ranghi dei rappresentanti affinché servano per un millennio nel gabinetto consultivo primario del loro Esecutivo Supremo. Per tutte le questioni riguardanti i mortali ascendenti del tempo c’è un gabinetto secondario formato da mortali che hanno raggiunto il Paradiso e da figli trinitizzati da mortali glorificati. Questo corpo viene scelto dagli esseri ascendenti in corso di perfezionamento che abitano provvisoriamente nelle capitali dei sette superuniversi. Tutti gli altri dirigenti di affari sono nominati dagli Esecutivi Supremi.

17:1.9 (199.3) Di tanto in tanto hanno luogo grandi conclavi su questi satelliti paradisiaci dello Spirito. Dei figli trinitizzati assegnati a questi mondi, insieme con gli ascendenti che hanno raggiunto il Paradiso, si radunano con le personalità spirituali della Terza Sorgente e Centro in riunioni concernenti le lotte ed i trionfi della carriera d’ascensione. Queste riunioni fraterne sono sempre presiedute dagli Esecutivi Supremi.

17:1.10 (199.4) Una volta ogni millennio del Paradiso i Sette Esecutivi Supremi lasciano i loro posti di comando e si recano in Paradiso, dove tengono il loro conclave millenario di saluti e di auguri universali alle moltitudini intelligenti della creazione. Questo avvenimento memorabile avviene alla presenza diretta di Majeston, il capo di tutti i gruppi di spiriti riflettivi. Essi sono così in grado di comunicare simultaneamente con tutti i loro associati sparsi nel grande universo tramite il funzionamento straordinario della riflettività universale.

2. Majeston — il capo della riflettività

17:2.1 (199.5) Gli Spiriti Riflettivi hanno origine dalla Trinità divina. Ve ne sono cinquanta di questi esseri straordinari ed un po’ misteriosi. Queste personalità eccezionali furono create sette per volta, ed ognuno di questi episodi creativi fu effettuato mediante un collegamento della Trinità del Paradiso con uno dei Sette Spiriti Maestri.

17:2.2 (199.6) Questa importantissima operazione, avvenuta all’aurora dei tempi, esprime lo sforzo iniziale delle Personalità Creatrici Supreme, rappresentate dagli Spiriti Maestri, per operare come cocreatrici con la Trinità del Paradiso. Questa unione del potere creativo dei Creatori Supremi con i potenziali creativi della Trinità è la fonte stessa della realtà dell’Essere Supremo. Perciò, quando il ciclo della creazione riflettiva ebbe completato il suo corso, quando ciascuno dei Sette Spiriti Maestri ebbe trovato perfetta sincronia creativa con la Trinità del Paradiso, quando il quarantanovesimo Spirito Riflettivo fu personalizzato, allora una nuova e profonda reazione si produsse nell’Assoluto della Deità che conferì nuove prerogative di personalità all’Essere Supremo e culminò nella personalizzazione di Majeston, capo della riflettività e centro paradisiaco di tutta l’opera dei quarantanove Spiriti Riflettivi e dei loro associati nell’intero universo degli universi.

17:2.3 (200.1) Majeston è una persona reale, il centro personale ed infallibile dei fenomeni di riflettività in tutti i sette superuniversi del tempo e dello spazio. Egli mantiene una sede permanente in Paradiso vicino al centro di tutte le cose, nel luogo d’incontro dei Sette Spiriti Maestri. Egli si occupa unicamente della coordinazione e del mantenimento del servizio di riflettività nell’immensa creazione; non è coinvolto in alcun altro modo nell’amministrazione degli affari dell’universo.

17:2.4 (200.2) Majeston non è incluso nella nostra catalogazione delle personalità del Paradiso perché è la sola personalità divina esistente creata dall’Essere Supremo in collegamento funzionale con l’Assoluto della Deità. Egli è una persona, ma è esclusivamente, ed apparentemente in modo automatico, interessato a questo solo aspetto dell’economia universale. Attualmente egli non agisce con alcuna funzione personale in relazione ad altri ordini (non riflettivi) di personalità dell’universo.

17:2.5 (200.3) La creazione di Majeston ha segnato il primo supremo atto creativo dell’Essere Supremo. Questa volontà d’azione fu intenzionale nell’Essere Supremo, ma la prodigiosa reazione dell’Assoluto della Deità non era prevista. Dall’apparizione di Havona nell’eternità l’universo non aveva mai visto una realizzazione così straordinaria di un tale gigantesco ed immenso spiegamento di potere e di coordinazione di attività spirituali in funzione. La risposta della Deità alla volontà creativa dell’Essere Supremo e dei suoi associati oltrepassò di gran lunga i loro fini intenzionali e superò di molto le loro previsioni concettuali.

17:2.6 (200.4) Noi rimaniamo attoniti di fronte alla possibilità che le ere future, in cui il Supremo e l’Ultimo potranno raggiungere nuovi livelli di divinità ed elevarsi a nuovi domini di funzioni della personalità, possano essere testimoni nei regni della deitizzazione di altri esseri ancora, inattesi ed impensati, in possesso di poteri inimmaginabili di accresciuta coordinazione universale. Sembrerebbe non esserci limite alcuno al potenziale di reazione dell’Assoluto della Deità a tale unificazione di relazioni tra la Deità esperienziale e la Trinità esistenziale del Paradiso.

3. Gli Spiriti Riflettivi

17:3.1 (200.5) I quarantanove Spiriti Riflettivi sono di origine trinitaria, ma ciascuno dei sette episodi creativi che hanno accompagnato la loro apparizione ha prodotto un tipo di esseri la cui natura ha caratteristiche simili a quelle dello Spirito Maestro coancestrale. In tal modo essi riflettono variamente la natura ed il carattere delle sette possibili combinazioni associative delle caratteristiche di divinità del Padre Universale, del Figlio Eterno e dello Spirito Infinito. Per questa ragione è necessario che ci siano sette di questi Spiriti Riflettivi nella capitale di ogni superuniverso. È richiesto un rappresentante di ciascuno dei sette tipi per riuscire a riflettere perfettamente tutte le fasi di ogni possibile manifestazione delle tre Deità del Paradiso, poiché tali fenomeni potrebbero prodursi in una parte qualsiasi dei sette superuniversi. Di conseguenza un membro di ogni tipo fu assegnato a servire in ciascuno dei superuniversi. Questi gruppi di sette dissimili Spiriti Riflettivi hanno un quartier generale nelle capitali dei superuniversi nel punto focale riflettivo di ciascun regno, e questo non coincide con il punto di polarità spirituale.

17:3.2 (200.6) Gli Spiriti Riflettivi hanno dei nomi, ma questi appellativi non sono rivelati sui mondi dello spazio. Essi si ricollegano alla natura ed al carattere di questi esseri e fanno parte di uno dei sette misteri universali delle sfere segrete del Paradiso.

17:3.3 (201.1) L’attributo di riflettività, il fenomeno dei livelli mentali dell’Attore Congiunto, dell’Essere Supremo e degli Spiriti Maestri, è trasmissibile a tutti gli esseri occupati nell’attuazione di questo vasto piano d’informazione universale. Ed ecco un grande mistero: né gli Spiriti Maestri né le Deità del Paradiso, singolarmente o collettivamente, rivelano poteri di riflettività universale coordinata quali si manifestano in queste quarantanove personalità di collegamento di Majeston, e tuttavia essi sono i creatori di tutti questi esseri meravigliosamente dotati. Nella creatura l’eredità divina talvolta manifesta certi attributi che non sono ravvisabili nel Creatore.

17:3.4 (201.2) Gli addetti al servizio di riflettività, ad eccezione di Majeston e degli Spiriti Riflettivi, sono tutti creature dello Spirito Infinito e dei suoi diretti associati e subordinati. Gli Spiriti Riflettivi di ogni superuniverso sono i creatori dei loro Aiuti Riflettivi d’Immagini, le loro voci personali nei tribunali degli Antichi dei Giorni.

17:3.5 (201.3) Gli Spiriti Riflettivi non sono dei semplici agenti di trasmissione; sono anche personalità ritentive. I loro discendenti, i seconafini, sono anch’essi personalità ritentive o registratrici. Ogni cosa che ha un vero valore spirituale viene registrata in duplicato, ed una copia è conservata nella dotazione personale di un membro di uno dei numerosi ordini di personalità secorafiche appartenenti al vasto gruppo degli Spiriti Riflettivi.

17:3.6 (201.4) Le registrazioni ufficiali degli universi sono inoltrate ai livelli superiori dagli archivisti angelici e per loro tramite, ma le vere registrazioni spirituali sono raccolte per riflettività e conservate nelle menti di personalità qualificate ed appropriate appartenenti alla famiglia dello Spirito Infinito. Questi sono gli archivi viventi contrapposti agli archivi ufficiali e morti dell’universo, e sono perfettamente conservati nelle menti viventi delle personalità registratrici dello Spirito Infinito.

17:3.7 (201.5) L’organizzazione della riflettività è anche il meccanismo di raccolta delle notizie e di diffusione dei decreti in tutta la creazione. Essa è in costante attività contrariamente al funzionamento periodico dei vari servizi di trasmissione.

17:3.8 (201.6) Ogni avvenimento importante che accade nella capitale di un universo locale viene riflesso per inerenza sulla capitale del suo superuniverso. E viceversa, ogni avvenimento significativo per gli universi locali viene riflesso verso le capitali degli universi locali dalla capitale del loro superuniverso. Il servizio di riflettività dagli universi del tempo ai superuniversi sembra automatico o autofunzionante, ma non è così. Esso è del tutto personale ed intelligente; la sua precisione deriva dalla perfetta cooperazione di personalità e perciò può difficilmente essere attribuita ai compimenti impersonali della presenza degli Assoluti.

17:3.9 (201.7) Anche se gli Aggiustatori di Pensiero non partecipano al funzionamento del sistema di riflettività universale, noi abbiamo ogni ragione di credere che tutti i frammenti del Padre siano perfettamente al corrente di queste operazioni e siano in grado di avvalersi del loro contenuto.

17:3.10 (201.8) Durante la presente era dell’universo il raggio d’azione nello spazio del servizio di riflettività extraparadisiaco sembra essere delimitato dalla periferia dei sette superuniversi. Sotto altri aspetti, la funzione di questo servizio pare essere indipendente dal tempo e dallo spazio. Essa sembra essere indipendente da tutti i circuiti universali subassoluti conosciuti.

17:3.11 (201.9) Nella capitale di ogni superuniverso l’organizzazione riflettiva agisce come un’unità separata, ma in certe occasioni speciali, sotto la direzione di Majeston, tutte e sette possono agire, ed agiscono, all’unisono universale, come nell’evento del giubileo che si celebra in occasione dell’insediamento di un intero universo locale in luce e vita ed al momento dei saluti millenari dei Sette Esecutivi Supremi.

4. Gli Aiuti Riflettivi d’Immagini

17:4.1 (202.1) I quarantanove Aiuti Riflettivi d’Immagini sono stati creati dagli Spiriti Riflettivi e vi sono esattamente sette Aiuti sulla capitale di ciascun superuniverso. Il primo atto creativo dei sette Spiriti Riflettivi di Uversa fu la produzione dei loro sette Aiuti d’Immagini; ogni Spirito Riflettivo creò il proprio Aiuto. Per certi attributi e caratteristiche, gli Aiuti d’Immagini sono perfette riproduzioni dei loro Spiriti Madre Riflettivi; ne sono virtuali duplicazioni senza l’attributo della riflettività. Essi sono vere immagini e funzionano costantemente da canale di comunicazione tra gli Spiriti Riflettivi e le autorità dei superuniversi. Gli Aiuti d’Immagini non sono dei semplici assistenti; sono vere rappresentazioni dei loro rispettivi Spiriti ancestrali; essi sono delle immagini, e sono conformi al loro nome.

17:4.2 (202.2) Gli Spiriti Riflettivi stessi sono vere personalità, ma di un ordine tale da essere incomprensibili agli esseri materiali. Anche sulla sfera capitale di un superuniverso essi hanno bisogno dell’assistenza dei loro Aiuti d’Immagini in tutti i rapporti personali con gli Antichi dei Giorni ed i loro associati. Nei contatti tra gli Aiuti d’Immagini e gli Antichi dei Giorni è talvolta sufficiente un solo Aiuto per operare accettabilmente, mentre in altre occasioni ce ne vogliono due, tre, quattro, o anche tutti e sette per la presentazione completa ed appropriata della comunicazione affidata alla loro trasmissione. Analogamente, i messaggi degli Aiuti d’Immagini sono variamente ricevuti da uno, due o da tutti e tre gli Antichi dei Giorni, a seconda che lo richieda il contenuto della comunicazione.

17:4.3 (202.3) Gli Aiuti d’Immagini servono per sempre al fianco dei loro Spiriti ancestrali ed hanno a loro disposizione una moltitudine incredibile di seconafini assistenti. Gli Aiuti d’Immagini non operano direttamente in collegamento con i mondi educativi dei mortali ascendenti. Essi sono strettamente associati al servizio d’informazioni del piano universale di progressione dei mortali, ma voi non entrerete personalmente in contatto con loro quando soggiornerete nelle scuole di Uversa, perché questi esseri apparentemente personali sono privi di volontà; non esercitano il potere di scelta. Essi sono delle vere immagini che riflettono interamente la personalità e la mente del loro singolo Spirito ancestrale. In quanto classe i mortali ascendenti non entrano in stretto contatto con la riflettività. Vi sarà sempre un essere di natura riflettiva interposto tra voi e l’operazione effettiva del servizio.

5. I Sette Spiriti dei Circuiti

17:5.1 (202.4) I Sette Spiriti dei Circuiti di Havona sono la rappresentazione impersonale congiunta dello Spirito Infinito e dei Sette Spiriti Maestri per i sette circuiti dell’universo centrale. Essi sono i servitori degli Spiriti Maestri, dei quali sono la discendenza collettiva. Nei sette superuniversi gli Spiriti Maestri forniscono un’individualità amministrativa distinta e diversificata. Per mezzo di questi Spiriti uniformi dei Circuiti di Havona essi possono fornire all’universo centrale una supervisione spirituale unificata, uniforme e coordinata.

17:5.2 (202.5) Ciascuno dei Sette Spiriti dei Circuiti è limitato alla permeazione di un solo circuito di Havona. Essi non si occupano direttamente dei regimi degli Eterni dei Giorni, i governatori dei singoli mondi di Havona, ma sono in collegamento con i Sette Esecutivi Supremi ed in sincronia con la presenza dell’Essere Supremo nell’universo centrale. Il loro lavoro è interamente limitato ad Havona.

17:5.3 (203.1) Questi Spiriti dei Circuiti prendono contatto con coloro che soggiornano in Havona tramite la loro discendenza personale, i supernafini terziari. Benché gli Spiriti dei Circuiti siano coesistenti con i Sette Spiriti Maestri, la loro funzione nella creazione di supernafini terziari non raggiunse un’importanza maggiore fino all’arrivo dei primi pellegrini del tempo sul circuito esterno di Havona al tempo di Grandfanda.

17:5.4 (203.2) Mentre avanzerete di circuito in circuito in Havona sarete informati sugli Spiriti dei Circuiti, ma non arriverete a mettervi in comunione personale con loro, anche se potrete riconoscere la presenza impersonale della loro influenza spirituale e ne potrete godere personalmente.

17:5.5 (203.3) Gli Spiriti dei Circuiti sono collegati con gli abitanti nativi di Havona nello stesso modo in cui gli Aggiustatori di Pensiero sono collegati con le creature mortali che abitano i mondi degli universi evoluzionari. Come gli Aggiustatori di Pensiero, gli Spiriti dei Circuiti sono impersonali e si associano alle menti perfette degli esseri di Havona nello stesso modo in cui gli spiriti impersonali del Padre Universale abitano le menti finite degli uomini mortali. Ma gli Spiriti dei Circuiti non divengono mai parte permanente delle personalità di Havona.

6. Gli Spiriti Creativi degli universi locali

17:6.1 (203.4) Molto di ciò che riguarda la natura e la funzione degli Spiriti Creativi degli universi locali fa parte giustamente della narrazione concernente la loro associazione con i Figli Creatori per organizzare e dirigere le creazioni locali. Ma vi sono molti aspetti delle esperienze di questi esseri meravigliosi anteriori all’universo locale che possono essere descritti come parte di questa trattazione dei sette gruppi di Spiriti Supremi.

17:6.2 (203.5) Noi siamo al corrente di sei fasi della carriera di uno Spirito Madre d’universo locale e facciamo molte congetture sulla probabilità di un settimo stadio di attività. Questi differenti stadi d’esistenza sono:

17:6.3 (203.6) 1. Differenziazione iniziale in Paradiso. Quando un Figlio Creatore viene personalizzato dall’azione congiunta del Padre Universale e del Figlio Eterno, si verifica simultaneamente nella persona dello Spirito Infinito quella che è conosciuta come la “suprema reazione di complemento”. Noi non comprendiamo la natura di questa reazione, ma percepiamo che indica una modificazione intrinseca di quelle possibilità personalizzabili che sono incluse nel potenziale creativo del Creatore Congiunto. La nascita di un Figlio Creatore coordinato segnala la nascita, nella persona dello Spirito Infinito, del potenziale della futura consorte nell’universo locale di questo Figlio del Paradiso. Noi non abbiamo conoscenza di questa nuova identificazione prepersonale di un’entità, ma sappiamo che questo fatto trova posto negli archivi paradisiaci riguardanti la carriera di tale Figlio Creatore.

17:6.4 (203.7) 2. Preparazione preliminare per la funzione di Creatore. Durante il lungo periodo della preparazione preliminare di un Figlio Micael per l’organizzazione e l’amministrazione degli universi, la sua futura consorte subisce un ulteriore sviluppo di entità e diventa cosciente del suo destino collettivo. Noi non lo sappiamo, ma sospettiamo che tale entità con coscienza collettiva prenda conoscenza dello spazio e cominci la preparazione preliminare necessaria per acquisire la capacità spirituale nel suo futuro lavoro di collaborazione con il Micael complementare per creare ed amministrare un universo.

17:6.5 (204.1) 3. Lo stadio di creazione fisica. Nel momento in cui dal Figlio Eterno viene affidato l’incarico di creatore ad un Figlio Micael, lo Spirito Maestro che dirige il superuniverso al quale questo nuovo Figlio Creatore è destinato dà espressione alla “preghiera d’identificazione” alla presenza dello Spirito Infinito; e per la prima volta l’entità del susseguente Spirito Creativo appare come differenziata dalla persona dello Spirito Infinito. E procedendo direttamente verso la persona dello Spirito Maestro che ha formulato la richiesta, questa entità scompare immediatamente dal nostro campo di riconoscimento, divenendo apparentemente parte della persona di questo Spirito Maestro. Lo Spirito Creativo appena identificato rimane con lo Spirito Maestro fino al momento della partenza del Figlio Creatore per l’avventura dello spazio; in quel momento lo Spirito Maestro affida il nuovo Spirito consorte alla custodia del Figlio Creatore, attribuendo nello stesso tempo allo Spirito consorte il dovere di fedeltà eterna e di lealtà senza fine. Allora si verifica uno degli episodi più profondamente commoventi che possano aver luogo in Paradiso. Il Padre Universale parla in riconoscimento dell’eterna unione del Figlio Creatore e dello Spirito Creativo e per confermare il conferimento di certi poteri congiunti di amministrazione da parte dello Spirito Maestro che ha giurisdizione sul superuniverso.

17:6.6 (204.2) Uniti dal Padre, il Figlio Creatore e lo Spirito Creativo partono per la loro avventura di creazione di un universo. Ed essi lavorano insieme in questa forma di associazione per tutto il lungo ed arduo periodo dell’organizzazione materiale del loro universo.

17:6.7 (204.3) 4. L’era di creazione della vita. Alla dichiarazione dell’intenzione del Figlio Creatore di creare la vita, seguono in Paradiso le “cerimonie di personalizzazione” alle quali partecipano i Sette Spiriti Maestri e delle quali fa personalmente l’esperienza lo Spirito Maestro supervisore. Questo è un contributo della Deità del Paradiso all’individualità dello Spirito consorte del Figlio Creatore e diviene manifesto all’universo nel fenomeno della “eruzione primaria” nella persona dello Spirito Infinito. Simultaneamente a questo fenomeno in Paradiso, lo Spirito consorte del Figlio Creatore, fino ad allora impersonale, diviene a tutti gli effetti una persona autentica. Da questo momento e per sempre questo stesso Spirito Madre d’universo locale sarà considerato come una persona e manterrà relazioni personali con tutta la moltitudine di personalità della creazione della vita che ne segue.

17:6.8 (204.4) 5. Le ere posteriori al conferimento. Un altro grande cambiamento si produce nella carriera senza fine di uno Spirito Creativo quando il Figlio Creatore ritorna alla capitale dell’universo dopo il completamento del suo settimo conferimento e successivamente all’acquisizione della piena sovranità sul suo universo. In quell’occasione, davanti agli amministratori dell’universo riuniti, il Figlio Creatore trionfante eleva lo Spirito Madre d’Universo alla co-sovranità e riconosce lo Spirito consorte come suo uguale.

17:6.9 (204.5) 6. Le ere di luce e vita. Dopo che l’era di luce e vita è stabilita, la co-sovrana dell’universo locale entra nella sesta fase della carriera di uno Spirito Creativo. Ma non ci è consentito descrivere la natura di questa grande esperienza. Tali cose appartengono ad uno stadio futuro dell’evoluzione in Nebadon.

17:6.10 (204.6) 7. La carriera non rivelata. Noi conosciamo queste sei fasi della carriera di uno Spirito Madre d’universo locale. È inevitabile che ci chiediamo: c’è una settima carriera? Noi siamo memori che, quando i finalitari raggiungono quello che sembra essere il destino finale della loro ascensione di mortali, vengono registrati come entranti nella carriera degli spiriti del sesto stadio. Noi congetturiamo che un’altra carriera non rivelata di missione universale attenda ancora i finalitari. È del tutto naturale che noi consideriamo anche gli Spiriti Madre d’Universo come aventi davanti a loro una carriera non rivelata che costituirà la loro settima fase d’esperienza personale nel servizio universale e nella fedele cooperazione con l’ordine dei Micael Creatori.

7. Gli spiriti aiutanti della mente

17:7.1 (205.1) Questi spiriti aiutanti sono la settupla dotazione mentale dello Spirito Madre di un universo locale alle creature viventi della creazione congiunta di un Figlio Creatore e di questo Spirito Creativo. Tale dono diviene possibile al momento dell’elevazione dello Spirito allo status delle prerogative di personalità. La descrizione della natura e del funzionamento dei sette spiriti aiutanti della mente fa parte più propriamente della storia del vostro universo locale di Nebadon.

8. Le funzioni degli Spiriti Supremi

17:8.1 (205.2) I sette gruppi di Spiriti Supremi costituiscono il nucleo della famiglia funzionale della Terza Sorgente e Centro sia in quanto Spirito Infinito che come Attore Congiunto. Il dominio degli Spiriti Supremi si estende dalla presenza della Trinità in Paradiso sino al funzionamento della mente dell’ordine dei mortali evoluzionari sui pianeti dello spazio. Essi unificano così i livelli amministrativi discendenti e coordinano le molteplici funzioni del loro personale. Che si tratti di un gruppo di Spiriti Riflettivi in collegamento con gli Antichi dei Giorni, di uno Spirito Creativo che agisce di concerto con un Figlio Micael, o dei Sette Spiriti Maestri messi in circuito attorno alla Trinità del Paradiso, l’attività degli Spiriti Supremi s’incontra ovunque nell’universo centrale, nei superuniversi e negli universi locali. Essi operano allo stesso modo con le personalità della Trinità dell’ordine dei “Giorni” e con le personalità paradisiache dell’ordine dei “Figli”.

17:8.2 (205.3) Insieme con il loro Spirito Madre Infinito, i gruppi di Spiriti Supremi sono i creatori diretti della vasta famiglia di creature della Terza Sorgente e Centro. Tutti gli ordini degli spiriti tutelari hanno origine da questa associazione. I supernafini primari hanno origine dallo Spirito Infinito; gli esseri secondari di quest’ordine sono creati dagli Spiriti Maestri; i supernafini terziari dai Sette Spiriti dei Circuiti. Gli Spiriti Riflettivi, collettivamente, sono i creatori-madre di un meraviglioso ordine di schiere angeliche, i possenti seconafini dei servizi superuniversali. Uno Spirito Creativo è la madre degli ordini angelici di una creazione locale. Tali ministri serafici hanno origine in ogni universo locale, sebbene siano formati secondo i modelli dell’universo centrale. Tutti questi creatori di spiriti tutelari sono assistiti soltanto indirettamente dalla sede centrale dello Spirito Infinito, madre originale ed eterna di tutti i ministri angelici.

17:8.3 (205.4) I sette gruppi di Spiriti Supremi sono i coordinatori della creazione abitata. L’associazione dei loro capi dirigenti, i Sette Spiriti Maestri, sembra coordinare le estese attività di Dio il Settuplo:

17:8.4 (205.5) 1. Collettivamente gli Spiriti Maestri sono quasi equivalenti al livello di divinità della Trinità delle Deità del Paradiso.

17:8.5 (205.6) 2. Individualmente essi esauriscono le possibilità di associazioni primarie della Deità trina.

17:8.6 (206.1) 3. Come rappresentanti diversificati dell’Attore Congiunto essi sono i depositari di quella sovranità di spirito-mente-potere dell’Essere Supremo che ancora non esercita personalmente.

17:8.7 (206.2) 4. Tramite gli Spiriti Riflettivi essi sincronizzano i governi superuniversali degli Antichi dei Giorni con Majeston, il centro paradisiaco della riflettività universale.

17:8.8 (206.3) 5. Prendendo parte all’individualizzazione delle Divine Ministre degli universi locali, gli Spiriti Maestri portano il loro contributo all’ultimo livello di Dio il Settuplo, l’unione dei Figli Creatori e degli Spiriti Creativi degli universi locali.

17:8.9 (206.4) L’unità funzionale insita nell’Attore Congiunto è rivelata agli universi in evoluzione nei Sette Spiriti Maestri, le sue personalità primarie. Ma nei superuniversi divenuti perfetti del futuro questa unità sarà certamente inseparabile dalla sovranità esperienziale del Supremo.

17:8.10 (206.5) [Presentato da un Consigliere Divino di Uversa.]

Fascicolo 18 - Le Personalità Supreme della Trinità

Il Libro di Urantia

Fascicolo 18

Le Personalità Supreme della Trinità

18:0.1 (207.1) LE PERSONALITÀ Supreme della Trinità sono tutte create per un servizio specifico. Esse sono destinate dalla Trinità divina all’adempimento di certi doveri specifici e sono qualificate per servire con perfezione di tecnica e finalità di devozione. Vi sono sette ordini di Personalità Supreme della Trinità:

18:0.2 (207.2) 1. Segreti Trinitizzati della Supremazia.

18:0.3 (207.3) 2. Eterni dei Giorni.

18:0.4 (207.4) 3. Antichi dei Giorni.

18:0.5 (207.5) 4. Perfezioni dei Giorni.

18:0.6 (207.6) 5. Recenti dei Giorni.

18:0.7 (207.7) 6. Unioni dei Giorni.

18:0.8 (207.8) 7. Fedeli dei Giorni.

18:0.9 (207.9) Questi esseri di perfezione amministrativa esistono in numero preciso e definitivo. La loro creazione è un evento del passato; non ne saranno personalizzati altri.

18:0.10 (207.10) In tutto il grande universo queste Personalità Supreme della Trinità rappresentano la politica amministrativa della Trinità del Paradiso; esse rappresentano la giustizia e sono il giudizio esecutivo della Trinità del Paradiso. Esse formano una linea interdipendente di perfezione amministrativa che si estende dalle sfere paradisiache del Padre fino ai mondi capitale degli universi locali ed alle capitali delle costellazioni che li compongono.

18:0.11 (207.11) Tutti gli esseri d’origine trinitaria sono creati con perfezione paradisiaca in tutti i loro attributi divini. Solo nei regni dell’esperienza il trascorrere del tempo ha accresciuto la loro dotazione per il servizio cosmico. Non c’è mai alcun pericolo d’errore o rischio di ribellione con gli esseri d’origine trinitaria. Essi sono d’essenza divina e non si è mai sentito che abbiano deviato dal sentiero perfetto e divino di condotta della personalità.

1. I Segreti Trinitizzati della Supremazia

18:1.1 (207.12) Vi sono sette mondi nel circuito più interno dei satelliti del Paradiso e ciascuno di questi mondi eccelsi è presieduto da un corpo di dieci Segreti Trinitizzati della Supremazia. Essi non sono creatori, ma amministratori supremi ed ultimi. La conduzione degli affari di queste sette sfere fraterne è interamente affidata a questo corpo di settanta direttori supremi. Anche se la discendenza della Trinità sovrintende a queste sette sfere sacre più vicine al Paradiso, tale gruppo di mondi è universalmente conosciuto come il circuito personale del Padre Universale.

18:1.2 (208.1) I Segreti Trinitizzati della Supremazia esercitano le loro funzioni in gruppi di dieci come direttori coordinati e congiunti delle loro rispettive sfere, ma operano anche individualmente in particolari campi di responsabilità. Il lavoro di ciascuno di questi mondi speciali è diviso in sette dipartimenti maggiori ed uno di questi dirigenti coordinati presiede a ciascuna di queste divisioni di attività specializzate. I rimanenti tre agiscono come rappresentanti personali della Deità trina nei rapporti con gli altri sette, e rappresentano uno il Padre, uno il Figlio ed uno lo Spirito.

18:1.3 (208.2) Benché vi sia una netta somiglianza di classe che rende tipici i Segreti Trinitizzati della Supremazia, essi rivelano anche sette caratteristiche distinte di gruppo. I dieci direttori supremi degli affari di Divinington riflettono il carattere e la natura personali del Padre Universale. Ed è così per ciascuna di queste sette sfere: ogni gruppo di dieci assomiglia alla Deità o all’associazione di Deità che caratterizza il suo dominio. I dieci direttori che governano Ascendington riflettono le nature congiunte del Padre, del Figlio e dello Spirito.

18:1.4 (208.3) Io posso rivelare molto poco sull’opera di queste personalità elevate dei sette mondi sacri del Padre, perché esse sono veramente i Segreti della Supremazia. Non vi sono segreti arbitrari associati all’approccio al Padre Universale, al Figlio Eterno o allo Spirito Infinito. Le Deità sono un libro aperto per tutti coloro che raggiungono la perfezione divina, ma non si potranno mai pienamente raggiungere tutti i Segreti della Supremazia. Noi saremo sempre incapaci di penetrare completamente i regni contenenti i segreti della personalità nell’associazione delle Deità con il settuplo gruppo di esseri creati.

18:1.5 (208.4) Poiché l’opera di questi direttori supremi concerne il contatto intimo e personale delle Deità con questi sette gruppi fondamentali di esseri dell’universo quando sono domiciliati su questi sette mondi speciali o mentre agiscono in tutto il grande universo, è giusto che queste relazioni molto personali e questi contatti straordinari siano mantenuti inviolabilmente segreti. I Creatori Paradisiaci rispettano il privato ed il sacro della personalità anche nelle loro umili creature. E ciò è vero sia per gli individui sia per i vari ordini separati di personalità.

18:1.6 (208.5) Anche per esseri che hanno raggiunto alti livelli universali questi mondi segreti restano sempre una prova di lealtà. A noi è dato di conoscere pienamente e personalmente gli Dei eterni, di conoscere liberamente i loro caratteri di divinità e di perfezione, ma non ci è concesso di penetrare interamente tutte le relazioni personali dei Governanti del Paradiso con tutti i loro esseri creati.

2. Gli Eterni dei Giorni

18:2.1 (208.6) Ciascuno del miliardo di mondi di Havona è diretto da una Personalità Suprema della Trinità. Questi governanti sono conosciuti come gli Eterni dei Giorni ed assommano esattamente ad un miliardo, uno per ciascuna delle sfere di Havona. Essi sono la progenie della Trinità del Paradiso, ma, come per i Segreti della Supremazia, non esiste registrazione alcuna della loro origine. Da sempre questi due gruppi di padri infinitamente saggi hanno governato i loro mondi stupendi del sistema Paradiso-Havona ed operano senza avvicendamenti o reincarichi.

18:2.2 (208.7) Gli Eterni dei Giorni sono visibili a tutte le creature dotate di volontà che abitano nei loro domini. Essi presiedono i conclavi planetari ordinari. Periodicamente, e a rotazione, visitano le sfere capitali dei sette superuniversi. Essi sono i parenti prossimi ed i divini uguali degli Antichi dei Giorni che presiedono ai destini dei sette supergoverni. Quando un Eterno dei Giorni è assente dalla sua sfera, il suo mondo è diretto da un Figlio Istruttore della Trinità.

18:2.3 (209.1) Salvo quanto concerne gli ordini di vita stabiliti, quali i nativi di Havona ed altre creature viventi dell’universo centrale, gli Eterni dei Giorni residenti hanno sviluppato le loro rispettive sfere in completa armonia con le loro idee ed ideali personali. Essi visitano reciprocamente i loro pianeti, ma non copiano e non imitano; essi sono sempre totalmente originali.

18:2.4 (209.2) L’architettura, l’abbellimento naturale, le strutture morontiali e le creazioni spirituali sono esclusive ed uniche su ogni sfera. Ciascun mondo è un luogo di eterna bellezza ed è completamente differente da ogni altro mondo dell’universo centrale. Ciascuno di voi trascorrerà un tempo più o meno lungo su ognuna di queste straordinarie ed entusiasmanti sfere nel corso del vostro viaggio verso l’interno, attraverso Havona, in direzione del Paradiso. Sul vostro mondo è naturale parlare del Paradiso come situato in alto, ma sarebbe più corretto riferirsi alla meta divina dell’ascensione come situata all’interno.

3. Gli Antichi dei Giorni

18:3.1 (209.3) Quando i mortali del tempo hanno completato il periodo di formazione sui mondi educativi che circondano la capitale di un universo locale e sono promossi nelle sfere d’insegnamento del loro superuniverso, il loro sviluppo spirituale è progredito al punto che sono in grado di riconoscere gli alti governanti ed amministratori spirituali di questi regni avanzati, compresi gli Antichi dei Giorni, e di comunicare con loro.

18:3.2 (209.4) Gli Antichi dei Giorni sono tutti fondamentalmente identici; rispecchiano il carattere congiunto e la natura unificata della Trinità. Essi posseggono un’individualità ed hanno personalità diverse, ma non differiscono gli uni dagli altri come i Sette Spiriti Maestri. Essi assicurano l’amministrazione uniforme dei sette superuniversi peraltro differenti, ciascuno dei quali è una creazione distinta, separata ed unica. I Sette Spiriti Maestri sono dissimili per natura ed attributi, ma gli Antichi dei Giorni, i governanti personali dei superuniversi, sono tutti discendenti uniformi e superperfetti della Trinità del Paradiso.

18:3.3 (209.5) I Sette Spiriti Maestri determinano fortemente la natura dei loro rispettivi superuniversi, ma gli Antichi dei Giorni dettano l’amministrazione di questi stessi superuniversi. Essi sovrappongono uniformità amministrativa a diversità creativa ed assicurano l’armonia dell’insieme di fronte alle differenze di creazione soggiacenti alla segmentazione in sette raggruppamenti del grande universo.

18:3.4 (209.6) Gli Antichi dei Giorni furono tutti trinitizzati nello stesso momento. Essi rappresentano l’inizio degli archivi delle personalità nell’universo degli universi; da qui il loro nome — Antichi dei Giorni. Quando raggiungerete il Paradiso e cercherete le testimonianze scritte dell’inizio delle cose, troverete che la prima annotazione che appare nella sezione delle personalità è il racconto della trinitizzazione di questi ventuno Antichi dei Giorni.

18:3.5 (209.7) Questi esseri elevati governano sempre in gruppi di tre. Vi sono molte fasi di attività in cui essi operano individualmente, altre ancora in cui possono operare in due, ma nelle sfere superiori della loro amministrazione devono agire congiuntamente. Essi non lasciano mai personalmente i loro mondi residenziali, e d’altra parte non devono farlo, perché questi mondi sono i punti focali superuniversali del vasto sistema della riflettività.

18:3.6 (209.8) Le dimore personali di ogni triade di Antichi dei Giorni sono situate nel punto di polarità spirituale della loro sfera-quartier generale. Tale sfera è divisa in settanta settori amministrativi ed ha settanta capitali divisionali nelle quali gli Antichi dei Giorni risiedono di tanto in tanto.

18:3.7 (210.1) Per potere, campo d’autorità ed ampiezza di giurisdizione gli Antichi dei Giorni sono i più autorevoli e potenti tra tutti i governanti diretti delle creazioni del tempo-spazio. In tutto l’immenso universo degli universi solo essi sono investiti degli alti poteri di giudizio esecutivo finale concernente l’estinzione eterna di creature dotate di volontà. E tutti e tre gli Antichi dei Giorni devono partecipare ai decreti finali del tribunale supremo di un superuniverso.

18:3.8 (210.2) A parte le Deità ed i loro associati del Paradiso, gli Antichi dei Giorni sono i governanti più perfetti, più versatili e più divinamente dotati tra tutti gli esseri esistenti nel tempo-spazio. Apparentemente essi sono i governanti supremi dei superuniversi; ma non hanno acquisito per esperienza questo diritto di governare e sono perciò destinati ad essere sostituiti un giorno dall’Essere Supremo, sovrano esperienziale di cui diverranno certamente i vicegerenti.

18:3.9 (210.3) L’Essere Supremo sta conseguendo la sovranità dei sette superuniversi mediante il servizio esperienziale esattamente come un Figlio Creatore conquista la sovranità del suo universo locale mediante l’esperienza. Ma durante la presente era di evoluzione incompleta del Supremo, gli Antichi dei Giorni assicurano il supercontrollo amministrativo coordinato e perfetto degli universi in evoluzione del tempo e dello spazio. E la saggezza di originalità e l’iniziativa d’individualità caratterizzano tutti i decreti e le decisioni degli Antichi dei Giorni.

4. I Perfezioni dei Giorni

18:4.1 (210.4) Vi sono esattamente duecentodieci Perfezioni dei Giorni che presiedono i governi dei dieci settori maggiori di ogni superuniverso. La loro trinitizzazione avvenne specificamente per assistere i dirigenti dei superuniversi e governano come vicegerenti diretti e personali degli Antichi dei Giorni.

18:4.2 (210.5) Tre Perfezioni dei Giorni sono assegnati alla capitale di ogni settore maggiore, ma a differenza degli Antichi dei Giorni non è necessario che siano sempre presenti tutti e tre. Di tanto in tanto un componente del trio può assentarsi per conferire di persona con gli Antichi dei Giorni sul benessere del suo regno.

18:4.3 (210.6) Questi governanti trini dei settori maggiori sono particolarmente perfetti nella padronanza dei dettagli amministrativi; da qui il loro nome — Perfezioni dei Giorni. Nell’indicare i nomi di questi esseri del mondo spirituale, ci troviamo di fronte al problema di tradurli nella vostra lingua e molto spesso è estremamente difficile fornire una traduzione soddisfacente. Noi non amiamo utilizzare designazioni arbitrarie che non avrebbero significato per voi; perciò abbiamo spesso difficoltà a scegliere un nome appropriato, un nome che sia chiaro per voi e che allo stesso tempo sia abbastanza rappresentativo dell’originale.

18:4.4 (210.7) I Perfezioni dei Giorni hanno un gruppo di moderate dimensioni di Consiglieri Divini, di Perfettori di Saggezza e di Censori Universali assegnato ai loro governi. Dispongono anche di un numero più ampio di Possenti Messaggeri, di Elevati in Autorità e di Privi di Nome e Numero. Ma gran parte del lavoro corrente degli affari di un settore maggiore è svolto dai Guardiani Celesti e dagli Assistenti dei Figli Elevati. Questi due gruppi sono scelti tra i discendenti trinitizzati sia di personalità del Paradiso-Havona sia di finalitari mortali glorificati. Alcuni membri di questi due ordini di esseri trinitizzati da creature vengono ri-trinitizzati dalle Deità del Paradiso e sono poi inviati come aiuti nell’amministrazione dei governi dei superuniversi.

18:4.5 (211.1) La maggior parte dei Guardiani Celesti e degli Assistenti dei Figli Elevati è assegnata al servizio dei settori maggiori e minori, ma i Conservatori Trinitizzati (serafini ed intermedi abbracciati dalla Trinità) sono i funzionari delle corti di tutte e tre le divisioni; essi operano nei tribunali degli Antichi dei Giorni, dei Perfezioni dei Giorni e dei Recenti dei Giorni. Gli Ambasciatori Trinitizzati (mortali ascendenti abbracciati dalla Trinità, di natura a fusione con il Figlio o con lo Spirito) si possono incontrare ovunque in un superuniverso, ma la maggioranza è in servizio nei settori minori.

18:4.6 (211.2) Prima della piena attuazione del piano di governo dei sette superuniversi, praticamente tutti gli amministratori delle varie divisioni di questi governi, salvo gli Antichi dei Giorni, avevano fatto un tirocinio di durata variabile sotto gli Eterni dei Giorni sui vari mondi dell’universo perfetto di Havona. Gli esseri trinitizzati successivamente sono anch’essi passati per un periodo di preparazione sotto gli Eterni dei Giorni prima di essere assegnati al servizio degli Antichi dei Giorni, dei Perfezioni dei Giorni e dei Recenti dei Giorni. Essi sono tutti amministratori esperti, provati e sperimentati.

18:4.7 (211.3) Voi vedrete subito i Perfezioni dei Giorni quando raggiungerete la capitale di Splandon dopo il soggiorno sui mondi del vostro settore minore, perché questi governanti eccelsi sono strettamente associati ai settanta mondi del settore maggiore d’istruzione superiore per le creature ascendenti del tempo. I Perfezioni dei Giorni in persona dirigono il giuramento collettivo dei diplomati ascendenti delle scuole del settore maggiore.

18:4.8 (211.4) Il lavoro dei pellegrini del tempo sui mondi che circondano la capitale di un settore maggiore è principalmente di natura intellettuale, in contrasto con il carattere più fisico e materiale dell’istruzione sulle sette sfere educative di un settore minore e con le attività spirituali sui quattrocentonovanta mondi universitari della capitale di un superuniverso.

18:4.9 (211.5) Benché voi siate iscritti soltanto sui registri del settore maggiore di Splandon, che ingloba l’universo locale di vostra origine, dovrete passare per ciascuna delle dieci divisioni maggiori del nostro superuniverso. Vedrete tutti e trenta i Perfezioni dei Giorni di Orvonton prima di raggiungere Uversa.

5. I Recenti dei Giorni

18:5.1 (211.6) I Recenti dei Giorni sono i più giovani direttori supremi dei superuniversi; essi presiedono in gruppi di tre gli affari dei settori minori. Quanto a natura essi sono coordinati con i Perfezioni dei Giorni, ma in autorità amministrativa sono loro subordinati. Ce ne sono esattamente ventunomila di queste personalità della Trinità personalmente gloriose e divinamente efficienti. Esse furono create simultaneamente e passarono insieme per il loro periodo di preparazione in Havona sotto gli Eterni dei Giorni.

18:5.2 (211.7) I Recenti dei Giorni hanno un corpo di associati e di assistenti simile a quello dei Perfezioni dei Giorni. In aggiunta hanno loro assegnato un numero enorme di esseri celesti dei vari ordini subordinati. Nell’amministrazione dei settori minori essi utilizzano un gran numero di mortali ascendenti residenti, di membri delle diverse colonie di cortesia, e di vari gruppi originati dallo Spirito Infinito.

18:5.3 (211.8) I governi dei settori minori si occupano molto largamente, sebbene non esclusivamente, dei grandi problemi fisici dei superuniversi. Le sfere del settore minore sono le sedi dei Controllori Fisici Maestri. Su questi mondi i mortali ascendenti proseguono gli studi e le esperienze concernenti l’analisi delle attività del terzo ordine dei Centri Supremi di Potere e di tutti i sette ordini di Controllori Fisici Maestri.

18:5.4 (212.1) Poiché il regime di un settore minore è così largamente interessato ai problemi fisici, i suoi tre Recenti dei Giorni sono raramente insieme sulla sfera capitale. Per la maggior parte del tempo uno è lontano per conferire con i Perfezioni dei Giorni del settore maggiore che lo sovrintende o è assente per rappresentare gli Antichi dei Giorni nei conclavi degli esseri elevati di origine trinitaria in Paradiso. Essi si alternano con i Perfezioni dei Giorni nel rappresentare gli Antichi dei Giorni nei consigli supremi in Paradiso. Nel frattempo, un altro Recente dei Giorni può essere lontano per un giro d’ispezione dei mondi capitale degli universi locali appartenenti alla sua giurisdizione. Ma almeno uno di questi governanti rimane sempre in servizio nella capitale di un settore minore.

18:5.5 (212.2) Un giorno, voi tutti conoscerete i tre Recenti dei Giorni responsabili di Ensa, il vostro settore minore, poiché dovrete passare per le loro mani lungo il vostro cammino verso l’interno per raggiungere i mondi educativi dei settori maggiori. Nell’ascensione verso Uversa voi passerete per un solo gruppo di sfere educative di un settore minore.

6. Gli Unioni dei Giorni

18:6.1 (212.3) Le personalità della Trinità dell’ordine dei “Giorni” non operano in una posizione amministrativa di livello inferiore ai governi dei superuniversi. Negli universi locali in evoluzione essi agiscono solo come consiglieri e consulenti. Gli Unioni dei Giorni sono un gruppo di personalità di collegamento accreditate dalla Trinità del Paradiso presso i governatori duali degli universi locali. Ogni universo locale, organizzato ed abitato, ha assegnato ad esso uno di questi consiglieri paradisiaci che agisce come rappresentante della Trinità e, per certi aspetti, del Padre Universale presso la creazione locale.

18:6.2 (212.4) Di questi esseri ne esistono settecentomila, sebbene non tutti abbiano ricevuto un incarico. Il corpo di riserva degli Unioni dei Giorni funziona in Paradiso come Consiglio Supremo degli Aggiustamenti Universali.

18:6.3 (212.5) In modo particolare questi osservatori della Trinità coordinano le attività amministrative di tutti i rami del governo universale, dai governi degli universi locali a quelli dei settori, fino a quelli del superuniverso; da qui il loro nome — Unioni dei Giorni. Essi fanno un triplice rapporto ai loro superiori: comunicano dati pertinenti alla natura fisica e semintellettuale ai Recenti dei Giorni del loro settore minore; riferiscono su avvenimenti intellettuali e quasi spirituali ai Perfezioni dei Giorni del loro settore maggiore; riferiscono su questioni spirituali e semiparadisiache agli Antichi dei Giorni nella capitale del loro superuniverso.

18:6.4 (212.6) Poiché essi sono esseri di origine trinitaria, tutti i circuiti del Paradiso sono aperti alle loro intercomunicazioni, e così sono sempre in contatto tra loro e con tutte le altre personalità necessarie fino ai consigli supremi del Paradiso.

18:6.5 (212.7) Un Unione dei Giorni non è organicamente in collegamento con il governo dell’universo locale di sua assegnazione. All’infuori del suo incarico come osservatore, la sua azione si compie solo su richiesta delle autorità locali. Pur essendo membro d’ufficio di tutti i consigli primari e di tutti i conclavi importanti della creazione locale, non partecipa alla valutazione tecnica dei problemi amministrativi.

18:6.6 (213.1) Quando un universo locale è stabilizzato in luce e vita, i suoi esseri glorificati si associano liberamente con l’Unione dei Giorni, che opera allora con funzione accresciuta in tale regno di perfezione evoluzionaria. Ma la sua funzione principale è ancora quella di ambasciatore della Trinità e di consigliere del Paradiso.

18:6.7 (213.2) Un universo locale è direttamente governato da un divino Figlio originato dalla Deità duale, ma egli ha costantemente al suo fianco un fratello del Paradiso, una personalità originata dalla Trinità. In caso di temporanea assenza di un Figlio Creatore dalla capitale del suo universo locale, i dirigenti facenti funzione sono guidati in larga misura nelle loro decisioni più importanti dal consiglio dell’Unione dei Giorni di appartenenza.

7. I Fedeli dei Giorni

18:7.1 (213.3) Queste alte personalità originate dalla Trinità sono i consulenti paradisiaci dei governanti delle cento costellazioni di ogni universo locale. Vi sono settanta milioni di Fedeli dei Giorni e, come gli Unioni dei Giorni, non tutti sono in servizio. Il loro corpo di riserva in Paradiso è la Commissione Consultiva dell’Etica e dell’Autogoverno Interuniversali. I Fedeli dei Giorni si avvicendano nel servizio in conformità alle ordinanze del consiglio supremo del loro corpo di riserva.

18:7.2 (213.4) Tutto quello che un Unione dei Giorni è per un Figlio Creatore di un universo locale, i Fedeli dei Giorni lo sono per i Figli Vorondadek che governano le costellazioni di quella creazione locale. Essi sono supremamente devoti e divinamente fedeli al benessere delle costellazioni alle quali sono assegnati; da qui il loro nome — Fedeli dei Giorni. Essi agiscono soltanto come consiglieri; non partecipano mai alle attività amministrative, eccetto che su invito delle autorità della costellazione. Né si occupano direttamente del ministero educativo verso i pellegrini ascendenti sulle sfere architettoniche d’istruzione che circondano una capitale di costellazione. Tutte queste attività sono sotto la supervisione dei Figli Vorondadek.

18:7.3 (213.5) Tutti i Fedeli dei Giorni che operano nelle costellazioni di un universo locale sono sotto la giurisdizione dell’Unione dei Giorni a cui riferiscono direttamente. Essi non hanno un sistema d’intercomunicazione molto esteso, essendo in generale autolimitati ad un’interassociazione entro i confini di un universo locale. Ogni Fedele dei Giorni di servizio in Nebadon può comunicare, e comunica, con tutti gli altri membri del suo ordine in servizio in questo universo locale.

18:7.4 (213.6) Come fanno gli Unioni dei Giorni sulla capitale di un universo, così i Fedeli dei Giorni mantengono le loro residenze personali sulle capitali delle costellazioni distinte da quelle dei direttori amministrativi di questi regni. Le loro dimore sono in verità modeste a paragone di quelle dei capi Vorondadek delle costellazioni.

18:7.5 (213.7) I Fedeli dei Giorni sono l’ultimo anello della lunga catena di consulenza amministrativa che si estende dalle sfere sacre del Padre Universale, vicino al centro di tutte le cose, fino alle divisioni primarie degli universi locali. Il regime che ha origine dalla Trinità si ferma alle costellazioni; non vi sono consulenti del Paradiso di tal genere permanentemente dislocati nei sistemi che le compongono o sui mondi abitati. Queste ultime unità amministrative sono interamente sotto la giurisdizione degli esseri nativi degli universi locali.

18:7.6 (213.8) [Presentato da un Consigliere Divino di Uversa.]

Fascicolo 19 - Gli Esseri Coordinati di Origine Trinitaria

Il Libro di Urantia

Fascicolo 19

Gli Esseri Coordinati di Origine Trinitaria

19:0.1 (214.1) QUESTO gruppo paradisiaco, denominato gli Esseri Coordinati di Origine Trinitaria, comprende i Figli Istruttori Trinitari, classificati anche tra i Figli Paradisiaci di Dio, tre gruppi di alti amministratori superuniversali e la categoria un po’ impersonale degli Spiriti Trinitari Ispirati. Anche i nativi di Havona possono essere inclusi a giusto titolo in questa classificazione di personalità trinitarie, come pure numerosi gruppi di esseri residenti in Paradiso. Gli esseri originati dalla Trinità di cui parleremo in questa esposizione sono:

19:0.2 (214.2) 1. Figli Istruttori Trinitari.

19:0.3 (214.3) 2. Perfettori di Saggezza.

19:0.4 (214.4) 3. Consiglieri Divini.

19:0.5 (214.5) 4. Censori Universali.

19:0.6 (214.6) 5. Spiriti Trinitari Ispirati.

19:0.7 (214.7) 6. Nativi di Havona.

19:0.8 (214.8) 7. Cittadini del Paradiso.

19:0.9 (214.9) Eccetto i Figli Istruttori Trinitari e forse gli Spiriti Trinitari Ispirati, questi gruppi sono in numero definito; la loro creazione è un evento concluso del passato.

1. I Figli Istruttori Trinitari

19:1.1 (214.10) Tra tutti gli ordini elevati di personalità celesti che vi sono state rivelate, solo i Figli Istruttori Trinitari agiscono con duplice funzione. Per la loro origine di natura trinitaria le loro funzioni sono quasi interamente consacrate ai servizi di filiazione divina. Essi sono gli esseri di collegamento che colmano l’abisso universale tra le personalità originate dalla Trinità e quelle di origine duale.

19:1.2 (214.11) Mentre i Figli Stazionari della Trinità sono in numero completo, i Figli Istruttori sono costantemente in aumento. Io non so quale sarà il numero finale dei Figli Istruttori. Posso tuttavia affermare che nell’ultimo rapporto periodico ad Uversa gli archivi del Paradiso indicavano 21.001.624.821 di questi Figli in servizio.

19:1.3 (214.12) Questi esseri sono il solo gruppo di Figli di Dio rivelatovi la cui origine è nella Trinità del Paradiso. Essi percorrono l’universo centrale ed i superuniversi, ed un numero considerevole di loro è assegnato ad ogni universo locale. Essi servono anche i singoli pianeti come fanno gli altri Figli Paradisiaci di Dio. Poiché il piano del grande universo non ha raggiunto il suo pieno sviluppo, moltissimi Figli Istruttori sono tenuti nelle riserve in Paradiso e si offrono volontari per incarichi d’emergenza e per servizi eccezionali in tutte le divisioni del grande universo, sui mondi isolati dello spazio, negli universi locali, nei superuniversi e sui mondi di Havona. Essi operano anche in Paradiso, ma sarà più utile rimandare il loro studio dettagliato a quando tratteremo dei Figli Paradisiaci di Dio.

19:1.4 (215.1) A questo proposito, tuttavia, si può notare che i Figli Istruttori sono le personalità coordinatrici supreme originate dalla Trinità. In un tale immenso universo degli universi c’è sempre il grande pericolo di soccombere all’errore dovuto ad un punto di vista circoscritto, al male insito in una concezione frammentata della realtà e della divinità.

19:1.5 (215.2) Per esempio: la mente umana bramerebbe ordinariamente accostarsi alla filosofia cosmica descritta in queste rivelazioni procedendo dal semplice e dal finito al complesso e all’infinito, dalle origini umane ai destini divini. Ma questa via non conduce alla saggezza spirituale. Tale modo di procedere è la via più facile verso una certa forma di conoscenza genetica suscettibile al più di rivelare soltanto l’origine dell’uomo; essa rivela poco o nulla sul suo destino divino.

19:1.6 (215.3) Anche nello studio dell’evoluzione biologica dell’uomo su Urantia vi sono serie obiezioni sull’approccio esclusivamente storico alla sua attuale condizione ed ai suoi problemi correnti. L’esatta prospettiva di un qualsiasi problema di realtà — umano o divino, terrestre o cosmico — si può avere soltanto dallo studio e dalla correlazione completi e privi di pregiudizi di tre fasi della realtà universale: origine, storia e destino. La comprensione appropriata di queste tre realtà esperienziali fornisce la base per una saggia valutazione dello status attuale.

19:1.7 (215.4) Quando la mente umana comincia a seguire la tecnica filosofica consistente nel partire dall’inferiore per avvicinarsi al superiore, sia in biologia che in teologia, corre sempre il pericolo di commettere quattro errori di ragionamento:

19:1.8 (215.5) 1. Può mancare totalmente di percepire la meta evoluzionaria finale e completa della realizzazione personale o del destino cosmico.

19:1.9 (215.6) 2. Può commettere l’errore filosofico supremo di semplificare eccessivamente la realtà cosmica evoluzionaria (esperienziale), portando in tal modo alla distorsione dei fatti, alla perversione della verità e alla concezione errata dei destini.

19:1.10 (215.7) 3. Lo studio della causalità è la lettura approfondita della storia. Ma la conoscenza di come un essere diviene non fornisce necessariamente una comprensione intelligente dello status presente e del vero carattere di tale essere.

19:1.11 (215.8) 4. La storia da sola non riesce a rivelare adeguatamente lo sviluppo futuro — il destino. Le origini finite sono utili, ma solo le cause divine rivelano effetti finali. I fini eterni non si mostrano agli inizi del tempo. Il presente può essere esattamente interpretato soltanto alla luce della sua correlazione con il passato ed il futuro.

19:1.12 (215.9) Quindi, per queste ragioni e per altre ancora, noi impieghiamo la tecnica di accostarci all’uomo ed ai suoi problemi planetari iniziando il viaggio nel tempo—spazio dall’infinita, eterna e divina Sorgente e Centro paradisiaca di ogni realtà di personalità e di ogni esistenza cosmica.

2. I Perfettori di Saggezza

19:2.1 (215.10) I Perfettori di Saggezza sono una creazione speciale della Trinità del Paradiso destinata a personificare la saggezza della divinità nei superuniversi. Esistono esattamente sette miliardi di questi esseri, un miliardo dei quali è assegnato a ciascuno dei sette superuniversi.

19:2.2 (215.11) Assieme ai loro coordinati, i Consiglieri Divini ed i Censori Universali, i Perfettori di Saggezza sono passati per la saggezza del Paradiso, di Havona e delle sfere paradisiache del Padre, eccetto Divinington. Dopo queste esperienze i Perfettori di Saggezza furono assegnati in permanenza al servizio degli Antichi dei Giorni. Essi non servono né in Paradiso né sui mondi dei circuiti del Paradiso-Havona; essi sono interamente occupati nell’amministrazione dei governi dei superuniversi.

19:2.3 (216.1) In ogni luogo e momento in cui opera un Perfettore di Saggezza, opera anche la saggezza divina. C’è realtà di presenza e perfezione di manifestazione nella conoscenza e nella saggezza rappresentate nelle azioni di queste potenti e maestose personalità. I Perfettori di Saggezza non riflettono la saggezza della Trinità del Paradiso, essi sono quella saggezza. Sono le sorgenti della saggezza per tutti gli istruttori nell’applicazione della conoscenza universale; sono le fonti della discrezione e le sorgenti della discriminazione per le istituzioni dell’insegnamento e del discernimento in tutti gli universi.

19:2.4 (216.2) La saggezza ha una duplice origine, essendo derivata dalla perfezione del discernimento divino innato negli esseri perfetti e dall’esperienza personale acquisita dalle creature evoluzionarie. I Perfettori di Saggezza sono la saggezza divina di perfezione paradisiaca del discernimento della Deità. I loro associati amministrativi su Uversa, i Possenti Messaggeri, I Privi di Nome e Numero e Gli Elevati in Autorità, quando agiscono insieme sono la saggezza universale dell’esperienza. Un essere divino può possedere la perfezione della conoscenza divina, un mortale evoluzionario potrà raggiungere un giorno la perfezione della conoscenza di ascendente, ma nessuno di questi esseri, da solo, esaurisce i potenziali di tutta la saggezza possibile. Di conseguenza, tutte le volte che nella conduzione dei superuniversi si desidera raggiungere il massimo di saggezza amministrativa, questi perfettori della saggezza di discernimento divino sono sempre associati a quelle personalità ascendenti che sono giunte alle alte responsabilità di governo di un superuniverso attraverso le tribolazioni esperienziali della progressione evoluzionaria.

19:2.5 (216.3) I Perfettori di Saggezza avranno sempre bisogno di questo complemento di saggezza esperienziale per completare la loro sagacia amministrativa. Ma è stato ipotizzato che un alto livello di saggezza, ancora non raggiunto, potrà forse essere acquisito dai finalitari del Paradiso dopo che saranno ammessi un giorno al settimo stadio d’esistenza spirituale. Se questa illazione è esatta, allora questi ascendenti evoluzionari perfezionati diverrebbero senza dubbio gli amministratori universali più efficaci che si siano mai conosciuti in tutta la creazione. Io credo che questo sia l’alto destino dei finalitari.

19:2.6 (216.4) La versatilità dei Perfettori di Saggezza permette loro di partecipare praticamente a tutti i servizi celesti delle creature ascendenti. I Perfettori di Saggezza ed il mio ordine di personalità, i Consiglieri Divini, assieme ai Censori Universali, costituiscono gli ordini più elevati di esseri che possono impegnarsi, e lo fanno, nell’opera di rivelare la verità ai singoli pianeti e sistemi, sia nelle loro epoche primitive sia quando sono stabilizzati in luce e vita. Di tanto in tanto noi tutti entriamo in contatto con il servizio dei mortali ascendenti, da un pianeta con vita iniziale fino ad un universo locale ed al superuniverso, particolarmente in quest’ultimo.

3. I Consiglieri Divini

19:3.1 (216.5) Questi esseri di origine trinitaria sono il consiglio della Deità per i regni dei sette superuniversi. Essi non riflettono il consiglio divino della Trinità; essi sono quel consiglio. Vi sono ventuno miliardi di Consiglieri in servizio, tre miliardi dei quali sono assegnati ad ogni superuniverso.

19:3.2 (217.1) I Consiglieri Divini sono gli associati e gli uguali dei Censori Universali e dei Perfettori di Saggezza; a ciascuna di queste ultime personalità sono associati da uno a sette Consiglieri. Tutti e tre gli ordini partecipano nel governo degli Antichi dei Giorni, inclusi i settori maggiori e minori, negli universi locali, nelle costellazioni e nei consigli dei sovrani dei sistemi locali.

19:3.3 (217.2) Noi agiamo individualmente, come faccio io redigendo questa esposizione, ma operiamo anche in gruppi di tre quando le circostanze lo richiedono. Quando agiamo in veste esecutiva, sono sempre associati insieme un Perfettore di Saggezza, un Censore Universale e da uno a sette Consiglieri Divini.

19:3.4 (217.3) Un Perfettore di Saggezza, sette Consiglieri Divini ed un Censore Universale costituiscono un tribunale di divinità trinitaria, il corpo consultivo mobile più elevato negli universi del tempo e dello spazio. Un tale gruppo di nove è conosciuto come il tribunale incaricato sia di stabilire i fatti che di rivelare la verità, e quando siede in giudizio su un problema e prende una decisione è esattamente come se un Antico dei Giorni avesse giudicato la questione, perché in tutti gli annali dei superuniversi un tale verdetto non è mai stato revocato dagli Antichi dei Giorni.

19:3.5 (217.4) Quando operano i tre Antichi dei Giorni, opera la Trinità del Paradiso. Quando il tribunale dei nove giunge ad una decisione dopo le sue deliberazioni congiunte, a tutti gli effetti hanno parlato gli Antichi dei Giorni. È in questo modo che i Governanti del Paradiso stabiliscono un contatto personale, in questioni amministrative e regole di governo, con i singoli mondi, sistemi ed universi.

19:3.6 (217.5) I Consiglieri Divini sono la perfezione del consiglio divino della Trinità del Paradiso. Noi rappresentiamo, in effetti siamo, il consiglio della perfezione. Quando abbiamo il supporto del consiglio esperienziale dei nostri associati, gli ascendenti evoluzionari perfezionati ed abbracciati dalla Trinità, le nostre conclusioni congiunte sono non solo complete ma esaustive. Quando il nostro consiglio congiunto è stato associato, giudicato, confermato e promulgato da un Censore Universale, è molto probabile che si avvicini alla soglia della totalità universale. Questi verdetti rappresentano l’accostamento massimo possibile al comportamento assoluto della Deità entro i limiti di tempo-spazio della situazione implicata e del problema associato.

19:3.7 (217.6) Sette Consiglieri Divini in collegamento con un trio evoluzionario trinitizzato — un Possente Messaggero, un Elevato in Autorità ed un Privo di Nome e Numero — rappresentano il massimo avvicinamento superuniversale all’unione del punto di vista umano e dell’atteggiamento divino su livelli quasi paradisiaci di significati spirituali e di valori di realtà. Una vicinanza così stretta dei comportamenti cosmici congiunti della creatura e del Creatore è superata soltanto nei Figli Paradisiaci di conferimento, che sono, in ogni fase dell’esperienza di personalità, Dio e uomo.

4. I Censori Universali

19:4.1 (217.7) Vi sono esattamente otto miliardi di Censori Universali esistenti. Questi esseri unici sono il giudizio della Deità. Essi non riflettono semplicemente le decisioni della perfezione, essi sono il giudizio della Trinità del Paradiso. Anche gli Antichi dei Giorni non siedono in giudizio che in associazione con i Censori Universali.

19:4.2 (217.8) Un Censore è incaricato su ciascuno del miliardo di mondi dell’universo centrale, essendo assegnato all’amministrazione planetaria dell’Eterno dei Giorni che vi risiede. Né i Perfettori di Saggezza né i Consiglieri Divini sono così permanentemente assegnati alle amministrazioni di Havona, né noi comprendiamo completamente perché dei Censori Universali stazionino nell’universo centrale. Le loro attività attuali non giustificano del tutto il loro incarico in Havona, e noi sospettiamo pertanto che vi si trovino in previsione della necessità di un’epoca futura dell’universo nella quale la popolazione di Havona potrebbe subire parziali cambiamenti.

19:4.3 (218.1) Un miliardo di Censori è assegnato a ciascuno dei sette superuniversi. Essi operano in tutte le divisioni dei sette superuniversi sia a titolo individuale che in associazione con Perfettori di Saggezza e Consiglieri Divini. In tal modo i Censori agiscono su tutti i livelli del grande universo, dai mondi perfetti di Havona fino ai consigli dei Sovrani di Sistema, e partecipano organicamente a tutti i giudizi dispensazionali dei mondi evoluzionari.

19:4.4 (218.2) In ogni luogo e momento in cui un Censore Universale è presente, c’è anche il giudizio della Deità. E poiché i Censori emettono sempre i loro verdetti in collegamento con Perfettori di Saggezza e Consiglieri Divini, tali decisioni abbracciano la saggezza, il consiglio ed il giudizio congiunti della Trinità del Paradiso. In questo trio giuridico il Perfettore di Saggezza sarebbe l’ “io ero”, il Consigliere Divino l’ “io sarò”, ma il Censore Universale è sempre l’“io sono”.

19:4.5 (218.3) I Censori sono le personalità totalizzanti dell’universo. Quando mille testimoni — o un milione — hanno portato la loro testimonianza, quando la voce della saggezza ha parlato ed il consiglio della divinità ha registrato, quando la testimonianza della perfezione ascendente è stata aggiunta, allora il Censore agisce e viene immediatamente rivelata la totalità infallibile e divina di tutto ciò che è avvenuto. E questa rivelazione rappresenta la conclusione divina, la somma e la sostanza di una decisione finale e perfetta. Per questa ragione, quando ha parlato un Censore nessun altro può più parlare, dal momento che il Censore ha descritto la vera e indubbia totalità di tutto ciò che è avvenuto. Quando egli parla, non c’è appello.

19:4.6 (218.4) Io comprendo totalmente le operazioni mentali di un Perfettore di Saggezza, ma certamente non capisco del tutto il lavoro della mente giudicante di un Censore Universale. A me sembra che i Censori formulino nuovi significati e diano origine a nuovi valori dall’associazione dei fatti, delle verità e delle constatazioni presentati loro nel corso di un’indagine su questioni dell’universo. Sembra probabile che i Censori Universali siano in grado di formulare delle interpretazioni originali dalla combinazione del discernimento perfetto del Creatore con l’esperienza delle creature perfezionate. Questa associazione della perfezione paradisiaca con l’esperienza universale fa indubbiamente emergere un nuovo valore di ultimità.

19:4.7 (218.5) Ma le nostre difficoltà concernenti il funzionamento mentale dei Censori Universali non finiscono qui. Dopo aver debitamente tenuto conto di tutto ciò che sappiamo o che supponiamo sul funzionamento di un Censore in una data situazione universale, troviamo che non siamo ancora in grado di prevedere le sue decisioni o di anticipare i suoi verdetti. Noi determiniamo con molta precisione il risultato probabile dell’associazione del comportamento di un Creatore con l’esperienza di una creatura, ma tali conclusioni non corrispondono sempre esattamente alle dichiarazioni del Censore. Sembra probabile che i Censori siano in qualche modo collegati con l’Assoluto della Deità; noi non riusciamo a spiegare altrimenti molte loro decisioni e ordinanze.

19:4.8 (218.6) I Perfettori di Saggezza, i Consiglieri Divini ed i Censori Universali, assieme ai sette ordini di Personalità Supreme della Trinità, costituiscono i dieci gruppi che sono stati talvolta denominati i Figli Stazionari della Trinità. Insieme essi costituiscono il grande corpo di amministratori, governanti, agenti esecutivi, consulenti, consiglieri e giudici della Trinità. Il loro numero supera di poco i trentasette miliardi. Due miliardi e settanta sono stazionati nell’universo centrale e poco più di cinque miliardi in ogni superuniverso.

19:4.9 (219.1) È molto difficile descrivere i limiti di funzione dei Figli Stazionari della Trinità. Sarebbe inesatto affermare che i loro atti sono limitati al finito, perché vi sono operazioni registrate nei superuniversi che indicano diversamente. Essi agiscono su qualunque livello amministrativo o giudiziario dell’universo che possa essere richiesto dalle condizioni del tempo-spazio e che riguardi l’evoluzione passata, presente e futura dell’universo maestro.

5. Gli Spiriti Trinitari Ispirati

19:5.1 (219.2) Sarò in grado di dirvi molto poco riguardo agli Spiriti Trinitari Ispirati, perché essi sono uno dei pochi ordini totalmente segreti di esseri esistenti; segreti, senza alcun dubbio, perché per loro è impossibile rivelarsi pienamente anche a quelli di noi la cui origine è così vicina alla sorgente della loro creazione. Essi vengono all’esistenza per un atto della Trinità del Paradiso e possono essere utilizzati da una o due delle Deità come pure da tutte e tre. Noi non sappiamo se il numero di questi Spiriti sia completo o in continua crescita, ma siamo inclini a credere che il loro numero non sia fissato.

19:5.2 (219.3) Noi non comprendiamo pienamente né la natura né il comportamento degli Spiriti Ispirati. Essi appartengono forse alla categoria degli spiriti superpersonali. Essi sembrano operare su tutti i circuiti conosciuti ed agire quasi indipendentemente dal tempo e dallo spazio. Ma noi conosciamo poco di loro, salvo quanto deduciamo del loro carattere dalla natura delle loro attività, i cui risultati osserviamo con certezza qua e là negli universi.

19:5.3 (219.4) In certe condizioni questi Spiriti Ispirati possono individualizzarsi sufficientemente per essere riconoscibili da esseri di origine trinitaria. Io li ho visti, ma sarebbe impossibile per gli ordini inferiori di esseri celesti riconoscere uno di loro. Nella conduzione degli universi in evoluzione si producono di tanto in tanto delle circostanze nelle quali ogni essere di origine trinitaria può impiegare direttamente questi Spiriti per compiere meglio il suo incarico. Noi sappiamo quindi che essi esistono e che in certe condizioni possiamo chiedere e ricevere la loro assistenza e talvolta riconoscere la loro presenza. Ma essi non fanno parte dell’organizzazione manifesta e pienamente rivelata, incaricata di dirigere gli universi del tempo-spazio prima che queste creazioni materiali siano stabilizzate in luce e vita. Essi non hanno una posizione nettamente discernibile nell’economia o nell’amministrazione attuali dei sette superuniversi in evoluzione. Essi sono un segreto della Trinità del Paradiso.

19:5.4 (219.5) I Melchizedek di Nebadon insegnano che gli Spiriti Trinitari Ispirati sono destinati, in un’epoca dell’eterno futuro, a rimpiazzare i Messaggeri Solitari, i cui ranghi si stanno lentamente ma sicuramente assottigliando a causa del loro incarico come associati di certi tipi di figli trinitizzati.

19:5.5 (219.6) Gli Spiriti Ispirati sono gli Spiriti solitari dell’universo degli universi. In quanto Spiriti essi assomigliano molto ai Messaggeri Solitari, eccetto che questi ultimi sono delle personalità distinte. Noi deriviamo gran parte della nostra conoscenza sugli Spiriti Ispirati dai Messaggeri Solitari, che ne rivelano la vicinanza in virtù di un’innata sensibilità alla presenza degli Spiriti Ispirati, la quale funziona altrettanto infallibilmente quanto un ago magnetico punta verso il polo magnetico. Quando un Messaggero Solitario è vicino ad uno Spirito Trinitario Ispirato, ha coscienza di un’indicazione qualitativa di tale presenza divina ed anche di una registrazione quantitativa ben definita che gli permette di conoscere effettivamente la classificazione o il numero della presenza o delle presenze degli Spiriti.

19:5.6 (220.1) Io posso riferire un altro fatto interessante: quando un Messaggero Solitario si trova su un pianeta nei cui abitanti risiede un Aggiustatore di Pensiero, come su Urantia, ha coscienza di un’eccitazione qualitativa nella sua sensibilità rivelatrice di presenze spirituali. In questi casi non c’è eccitazione quantitativa, solo una reazione qualitativa. Quando si trova su un pianeta in cui gli Aggiustatori non vengono, il contatto con i nativi non produce una tale reazione. Ciò fa supporre che gli Aggiustatori di Pensiero siano in qualche modo collegati od in contatto con gli Spiriti Trinitari Ispirati del Paradiso. Essi sono forse associati in qualche modo a certe fasi del loro lavoro, ma in realtà noi non lo sappiamo. Entrambi gli ordini hanno origine vicino alla sorgente e centro di tutte le cose, ma non sono esseri dello stesso ordine. Gli Aggiustatori di Pensiero scaturiscono dal solo Padre; gli Spiriti Ispirati discendono dalla Trinità del Paradiso.

19:5.7 (220.2) Gli Spiriti Ispirati non sembrano far parte del piano evoluzionario dei singoli pianeti od universi, e tuttavia sembrano essere quasi dappertutto. Anche mentre sono impegnato nella formulazione di questa esposizione, la sensibilità personale alla presenza di quest’ordine di Spiriti del Messaggero Solitario a me associato indica che c’è con noi in questo stesso momento, a circa sette metri, uno Spirito dell’ordine degli Ispirati e del terzo volume di potere-presenza. Il terzo volume di potere-presenza ci suggerisce la probabilità che stiano operando in collegamento tre Spiriti Ispirati.

19:5.8 (220.3) Tra i più di dodici ordini di esseri associati a me in questo momento, il Messaggero Solitario è il solo consapevole della presenza di queste misteriose entità della Trinità. Ed inoltre, pur essendo informati in tal modo della vicinanza di questi Spiriti divini, noi tutti ignoriamo in egual modo quale sia la loro missione. In realtà non sappiamo se siano semplici osservatori interessati alle nostre attività o se contribuiscano effettivamente, in qualche maniera a noi sconosciuta, al successo della nostra impresa.

19:5.9 (220.4) Noi sappiamo che i Figli Istruttori Trinitari si dedicano all’illuminazione cosciente delle creature dell’universo. Io sono giunto alla ferma conclusione che gli Spiriti Trinitari Ispirati operino con tecniche supercoscienti anche come istruttori dei regni. Sono persuaso che c’è un’enorme quantità di conoscenze spirituali essenziali, di verità indispensabili per un conseguimento spirituale elevato, che non possono essere ricevute coscientemente. L’autocoscienza metterebbe in effetti a repentaglio la certezza della loro ricezione. Se questo nostro concetto è esatto, e l’intero mio ordine di esseri lo condivide, è possibile che questi Spiriti Ispirati abbiano per missione di superare questa difficoltà, di colmare questa lacuna nel piano universale d’illuminazione morale e di avanzamento spirituale. Noi pensiamo che questi due tipi d’istruttori originati dalla Trinità effettuino una sorta di collegamento tra le loro attività, ma in realtà non lo sappiamo.

19:5.10 (220.5) Sui mondi educativi dei superuniversi e sui circuiti eterni di Havona io ho fraternizzato con i mortali in corso di perfezionamento — le anime ascendenti e spiritualizzate provenienti dai regni evoluzionari — ma essi non sono mai stati coscienti degli Spiriti Ispirati, che i poteri d’individuazione innati nei Messaggeri Solitari indicano ogni tanto essere molto vicini a noi. Io ho conversato liberamente con tutti gli ordini di Figli di Dio, elevati ed umili, e nemmeno loro hanno coscienza delle esortazioni degli Spiriti Trinitari Ispirati. Essi possono esaminare retrospettivamente le loro esperienze, e lo fanno, e possono riferire avvenimenti difficili da spiegare se non si tiene conto dell’azione di questi Spiriti. Ma ad eccezione dei Messaggeri Solitari, e talvolta di esseri originati dalla Trinità, nessun membro della famiglia celeste è mai stato cosciente della vicinanza degli Spiriti Ispirati.

19:5.11 (221.1) Io non credo che gli Spiriti Trinitari Ispirati giochino a nascondino con me. Essi stanno probabilmente tentando di farsi conoscere da me altrettanto energicamente quanto io tento di comunicare con loro; le nostre difficoltà ed i nostri limiti devono essere reciproci e connaturati. Io sono convinto che non vi siano segreti arbitrari nell’universo; per questo non cesserò mai i miei sforzi per risolvere il mistero dell’isolamento di questi Spiriti che appartengono al mio ordine di creazione.

19:5.12 (221.2) Da tutto ciò, voi mortali che state muovendo ora i vostri primi passi nel viaggio eterno, potete ben capire che dovrete percorrere ancora un lungo cammino prima di progredire con la “vista” e con le certezze “materiali”. Dovrete usare ancora a lungo la fede e dipendere dalla rivelazione se sperate di progredire rapidamente e sicuramente.

6. I nativi di Havona

19:6.1 (221.3) I nativi di Havona sono la creazione diretta della Trinità del Paradiso ed il loro numero supera la concezione della vostra mente limitata. È impossibile anche per gli Urantiani concepire le dotazioni innate di creature così divinamente perfette come queste razze dell’universo eterno originate dalla Trinità. Voi non riuscirete mai ad immaginare realmente queste gloriose creature; dovrete aspettare il vostro arrivo in Havona, quando potrete salutarle come compagni spirituali.

19:6.2 (221.4) Durante il vostro lungo soggiorno sul miliardo di mondi di cultura di Havona, si svilupperà in voi un’amicizia eterna per questi splendidi esseri. E quanto è profonda questa amicizia che cresce tra le creature personali più umili provenienti dai mondi dello spazio e questi esseri personali elevati nativi delle sfere perfette dell’universo centrale! Nella loro lunga ed affettuosa associazione con i nativi di Havona, gli ascendenti mortali fanno molto per compensare la povertà spirituale degli stadi iniziali della progressione umana. Allo stesso tempo, grazie ai loro contatti con i pellegrini ascendenti, gli Havoniani acquisiscono un’esperienza che supera in non piccola misura lo svantaggio esperienziale di aver sempre vissuto una vita di perfezione divina. Il beneficio sia per i mortali ascendenti che per i nativi di Havona è grande e reciproco.

19:6.3 (221.5) I nativi di Havona, così come tutte le altre personalità originate dalla Trinità, sono progettati in perfezione divina, e come per le altre personalità di origine trinitaria il trascorrere del tempo può accrescere le loro riserve di dotazione esperienziale. Ma diversamente dai Figli Stazionari della Trinità, gli Havoniani possono evolversi in status, possono avere un destino eterno futuro non rivelato. Ne sono un esempio quegli Havoniani che realizzano con il servizio la loro capacità di fondersi con un frammento del Padre diverso dall’Aggiustatore e si qualificano così per divenire membri del Corpo dei Mortali della Finalità. E vi sono altri corpi finalitari aperti a questi nativi dell’universo centrale.

19:6.4 (221.6) L’evoluzione di status dei nativi di Havona ha dato luogo su Uversa a molte congetture. Poiché essi stanno entrando in continuazione nei diversi Corpi della Finalità del Paradiso, e dal momento che non ne vengono creati altri, è evidente che il numero di nativi che restano in Havona va sempre più diminuendo. Le conseguenze finali di queste operazioni non ci sono mai state rivelate, ma noi non crediamo che Havona sarà mai interamente svuotato dei suoi nativi. Noi abbiamo sostenuto la teoria che gli Havoniani potrebbero cessare un giorno di entrare nei corpi finalitari durante le ere delle creazioni successive dei livelli di spazio esterno. Abbiamo anche sostenuto l’idea che in queste ere universali future l’universo centrale potrebbe essere popolato da un gruppo misto di esseri residenti, una cittadinanza costituita solo in parte dai nativi originali di Havona. Noi non sappiamo quale ordine o tipo di creature potrebbe essere destinato in tal modo allo status residenziale nel futuro Havona, ma abbiamo pensato:

19:6.5 (222.1) 1. Agli univitatia, che sono attualmente i cittadini permanenti delle costellazioni degli universi locali.

19:6.6 (222.2) 2. A futuri tipi di mortali che potrebbero nascere sulle sfere abitate dei superuniversi allo schiudersi delle ere di luce e vita.

19:6.7 (222.3) 3. Alla nuova aristocrazia spirituale degli universi esterni successivi.

19:6.8 (222.4) Noi sappiamo che l’Havona dell’era universale precedente era un po’ differente dall’Havona dell’era presente. Ci sembra quantomeno ragionevole supporre che stiamo ora assistendo a quelle lente modificazioni dell’universo centrale che anticipano le ere future. Una cosa è certa: l’universo non è statico; solo Dio è immutabile.

7. I cittadini del Paradiso

19:7.1 (222.5) Vi sono numerosi gruppi di splendidi esseri residenti in Paradiso; sono i Cittadini del Paradiso. Essi non si occupano direttamente del piano di perfezionamento delle creature ascendenti dotate di volontà e non sono perciò interamente rivelati ai mortali di Urantia. Vi sono più di tremila ordini di queste intelligenze celesti. L’ultimo gruppo è stato personalizzato in concomitanza con il mandato della Trinità che promulgava il piano creativo dei sette superuniversi del tempo e dello spazio.

19:7.2 (222.6) I Cittadini del Paradiso ed i nativi di Havona sono talvolta denominati collettivamente personalità del Paradiso-Havona.

19:7.3 (222.7) Ciò completa la storia degli esseri che sono portati all’esistenza dalla Trinità del Paradiso. Nessuno di loro ha mai deviato; e tuttavia essi sono tutti dotati di libero arbitrio nel senso più elevato.

19:7.4 (222.8) Gli esseri originati dalla Trinità posseggono prerogative di transito che li rendono indipendenti dalle personalità di trasporto, quali i serafini. Noi possediamo tutti il potere di spostarci pressoché liberamente e rapidamente nell’universo degli universi. Eccettuati gli Spiriti Trinitari Ispirati, noi non riusciamo a raggiungere la velocità quasi incredibile dei Messaggeri Solitari, ma siamo in grado di utilizzare la totalità dei mezzi di trasporto spaziali, cosicché possiamo raggiungere qualsiasi punto di un superuniverso, partendo dalla sua capitale, in meno di un anno del tempo di Urantia. Mi ci sono voluti 109 giorni del vostro tempo per venire da Uversa su Urantia.

19:7.5 (222.9) Attraverso queste stesse vie siamo in grado d’intercomunicare istantaneamente. L’intero nostro ordine di creazione si trova in contatto con ogni individuo compreso in ciascuna divisione dei figli della Trinità del Paradiso, eccetto soltanto gli Spiriti Ispirati.

19:7.6 (222.10) [Presentato da un Consigliere Divino di Uversa.]

Fascicolo 20 - I Figli Paradisiaci di Dio

Il Libro di Urantia

Fascicolo 20

I Figli Paradisiaci di Dio

20:0.1 (223.1) SECONDO le loro funzioni nel superuniverso di Orvonton, i Figli di Dio sono classificati in tre suddivisioni generali:

20:0.2 (223.2) 1. I Figli di Dio Discendenti.

20:0.3 (223.3) 2. I Figli di Dio Ascendenti.

20:0.4 (223.4) 3. I Figli di Dio Trinitizzati.

20:0.5 (223.5) Gli ordini discendenti di filiazione includono personalità che sono di creazione diretta e divina. I Figli ascendenti, quali le creature mortali, raggiungono questo status con la partecipazione esperienziale nella tecnica creativa conosciuta come evoluzione. I Figli Trinitizzati sono un gruppo di origine composita che include tutti gli esseri abbracciati dalla Trinità del Paradiso, anche se non sono direttamente originati dalla Trinità.

1. I Figli di Dio Discendenti

20:1.1 (223.6) Tutti i Figli di Dio discendenti sono di origine elevata e divina. Essi sono consacrati al ministero discendente di servizio sui mondi e sui sistemi del tempo e dello spazio per facilitare il progresso nell’ascensione al Paradiso delle umili creature di origine evoluzionaria — i figli di Dio ascendenti. Tra i numerosi ordini di Figli discendenti, in queste esposizioni ne saranno descritti sette. I Figli che sono originati dalle Deità sull’Isola centrale di Luce e Vita sono chiamati Figli Paradisiaci di Dio e comprendono i tre ordini seguenti:

20:1.2 (223.7) 1. Figli Creatori — i Micael.

20:1.3 (223.8) 2. Figli Magistrali — gli Avonal.

20:1.4 (223.9) 3. Figli Istruttori Trinitari — i Daynal.

20:1.5 (223.10) I rimanenti quattro ordini di filiazione discendente sono conosciuti come Figli di Dio degli Universi Locali:

20:1.6 (223.11) 4. Figli Melchizedek.

20:1.7 (223.12) 5. Figli Vorondadek.

20:1.8 (223.13) 6. Figli Lanonandek.

20:1.9 (223.14) 7. Portatori di Vita.

20:1.10 (223.15) I Melchizedek sono la discendenza congiunta del Figlio Creatore, dello Spirito Creativo e del Padre Melchizedek di un universo locale. I Vorondadek ed i Lanonandek sono entrambi portati all’esistenza da un Figlio Creatore e dal suo Spirito Creativo associato. I Vorondadek sono meglio conosciuti come gli Altissimi, i Padri delle Costellazioni; i Lanonandek come Sovrani dei Sistemi e come Principi Planetari. Il triplice ordine dei Portatori di Vita è portato all’esistenza da un Figlio Creatore e da uno Spirito Creativo associati ad uno dei tre Antichi dei Giorni del superuniverso di loro giurisdizione. Ma la natura e le attività di questi Figli di Dio degli Universi Locali sono meglio descritte nei fascicoli che trattano degli affari delle creazioni locali.

20:1.11 (224.1) I Figli Paradisiaci di Dio sono di triplice origine: i Figli primari o Figli Creatori sono portati all’esistenza dal Padre Universale e dal Figlio Eterno; i Figli secondari o Figli Magistrali sono figli del Figlio Eterno e dello Spirito Infinito; i Figli Istruttori Trinitari sono i discendenti del Padre, del Figlio e dello Spirito. Dal punto di vista del servizio, del culto e delle suppliche i Figli del Paradiso sono come uno; il loro spirito è unico ed il loro lavoro è identico per qualità e completezza.

20:1.12 (224.2) Come gli ordini paradisiaci dei Giorni hanno dato prova di essere degli amministratori divini, così gli ordini dei Figli del Paradiso si sono rivelati dei ministri divini — creatori, servitori, dispensatori, giudici, istruttori e rivelatori di verità. Essi percorrono l’universo degli universi dalle rive dell’Isola eterna fino ai mondi abitati del tempo e dello spazio, compiendo nell’universo centrale e nei superuniversi molteplici servizi che non sono rivelati in queste esposizioni. Essi sono variamente organizzati secondo la natura ed il luogo del loro servizio, ma in un universo locale i Figli Magistrali ed i Figli Istruttori servono entrambi sotto la direzione del Figlio Creatore che presiede a quel dominio.

20:1.13 (224.3) I Figli Creatori sembrano possedere una dotazione spirituale incentrata nelle loro persone, che controllano e che possono conferire, come fece il vostro Figlio Creatore quando sparse il suo spirito su tutta la carne mortale di Urantia. Ogni Figlio Creatore è dotato di questo potere d’attrazione spirituale nel proprio regno; egli ha personalmente coscienza di ogni azione ed emozione di ciascun Figlio di Dio discendente che serve nel suo dominio. C’è qui un riflesso divino, una duplicazione nell’universo locale, di quel potere assoluto d’attrazione spirituale del Figlio Eterno che gli consente di giungere a stabilire e mantenere un contatto con tutti i suoi Figli del Paradiso, indipendentemente dal luogo in cui possono trovarsi nell’intero universo degli universi.

20:1.14 (224.4) I Figli Creatori Paradisiaci non servono soltanto come Figli nel loro ministero discendente di servizio e di conferimento, ma quando hanno completato la loro carriera di conferimento, ciascuno di loro opera come Padre d’universo nella propria creazione, mentre gli altri Figli di Dio continuano il servizio di conferimento e di elevazione spirituale destinato a portare i pianeti, uno ad uno, al riconoscimento volontario del governo amorevole del Padre Universale, che culmina nella consacrazione della creatura alla volontà del Padre del Paradiso e nella fedeltà planetaria alla sovranità sul proprio universo del suo Figlio Creatore.

20:1.15 (224.5) In un Figlio Creatore settuplo, il Creatore e la creatura sono fusi per sempre in un’associazione comprensiva, affettuosa e misericordiosa. L’intero ordine dei Micael, i Figli Creatori, è così straordinario che lo studio della loro natura e delle loro attività sarà riservato al prossimo fascicolo di questa serie, mentre la presente narrazione concernerà principalmente i due rimanenti ordini di filiazione del Paradiso: i Figli Magistrali ed i Figli Istruttori Trinitari.

2. I Figli Magistrali

20:2.1 (224.6) Ogni volta che un concetto originale ed assoluto di un essere formulato dal Figlio Eterno si unisce con un nuovo e divino ideale di servizio amorevole concepito dallo Spirito Infinito, è prodotto un nuovo ed originale Figlio di Dio, un Figlio Magistrale del Paradiso. Questi Figli costituiscono l’ordine degli Avonal, che si contraddistingue dall’ordine dei Micael, i Figli Creatori. Sebbene non siano creatori in senso personale, essi sono strettamente associati ai Micael in tutta la loro opera. Gli Avonal sono ministri e giudici planetari, i magistrati dei regni del tempo-spazio — di tutte le razze, per tutti i mondi ed in tutti gli universi.

20:2.2 (225.1) Noi abbiamo motivo di credere che il numero totale di Figli Magistrali nel grande universo sia di circa un miliardo. Essi sono un ordine che si autogoverna, diretto dal loro consiglio supremo in Paradiso che è composto di Avonal esperti scelti dai servizi di tutti gli universi. Ma quando sono assegnati ad un universo locale e ne ricevono l’incarico, essi servono sotto la direzione del Figlio Creatore di quel dominio.

20:2.3 (225.2) Gli Avonal sono i Figli del Paradiso per il servizio ed il conferimento ai pianeti degli universi locali. E poiché ogni Figlio Avonal ha una personalità esclusiva, non essendovene due uguali, il loro lavoro è individualmente unico nei regni in cui soggiornano, dove essi spesso s’incarnano nelle sembianze dei mortali e talvolta nascono da madri terrene sui mondi evoluzionari.

20:2.4 (225.3) Oltre ai loro servizi sui livelli amministrativi superiori, gli Avonal hanno una triplice funzione sui mondi abitati:

20:2.5 (225.4) 1. Azioni giudiziarie. Essi agiscono alla chiusura delle dispensazioni planetarie. Nel tempo, decine — centinaia — di queste missioni possono essere eseguite su ogni singolo mondo, ed essi possono recarsi sul medesimo mondo o su altri mondi innumerevoli volte per porre fine a dispensazioni e liberare i sopravviventi addormentati.

20:2.6 (225.5) 2. Missioni magistrali. Una visitazione planetaria di questo tipo avviene di solito prima dell’arrivo di un Figlio di conferimento. In una tale missione un Avonal appare come un adulto del regno mediante una tecnica d’incarnazione che non comporta la nascita umana. Dopo questa prima ed usuale visita magistrale, degli Avonal possono servire ripetutamente con funzione magistrale sullo stesso pianeta sia prima che dopo l’apparizione del Figlio di conferimento. In queste missioni magistrali addizionali un Avonal può apparire o meno in forma materiale e visibile, ma in nessuna di esse verrà al mondo come un bambino inerme.

20:2.7 (225.6) 3. Missioni di conferimento. Tutti i Figli Avonal conferiscono se stessi, almeno una volta, a qualche razza mortale in qualche mondo evoluzionario. Le visite giudiziarie sono numerose, le missioni magistrali possono essere più d’una, ma su ogni pianeta appare un solo Figlio di conferimento. Gli Avonal di conferimento nascono da donna nel modo in cui Micael di Nebadon si è incarnato su Urantia.

20:2.8 (225.7) Non c’è alcun limite al numero di volte in cui i Figli Avonal possono servire in missioni magistrali o di conferimento, ma generalmente, quando hanno compiuto sette volte questa esperienza, c’è una sospensione a favore di quelli che hanno svolto di meno tale servizio. Questi Figli dalla molteplice esperienza di conferimento sono allora assegnati all’alto consiglio personale di un Figlio Creatore, divenendo così partecipi dell’amministrazione degli affari dell’universo.

20:2.9 (225.8) In tutta la loro opera per i mondi abitati, e su di essi, i Figli Magistrali sono assistiti da due ordini di creature degli universi locali, i Melchizedek e gli arcangeli, mentre nelle missioni di conferimento essi sono anche accompagnati dai Brillanti Astri della Sera, anch’essi originari delle creazioni locali. In ogni sforzo planetario i Figli secondari del Paradiso, gli Avonal, sono supportati da tutto il potere e l’autorità di un Figlio primario del Paradiso, il Figlio Creatore dell’universo locale in cui servono. A tutti gli effetti il loro lavoro sulle sfere abitate è altrettanto efficace e soddisfacente quanto lo sarebbe il servizio di un Figlio Creatore su questi mondi abitati da mortali.

3. Le azioni giudiziarie

20:3.1 (226.1) Gli Avonal sono conosciuti come Figli Magistrali perché sono gli alti magistrati dei regni, i giudici delle dispensazioni che si susseguono nei mondi del tempo. Essi presiedono al risveglio dei sopravviventi addormentati, giudicano il regno, portano a compimento una dispensazione di giustizia in sospeso, eseguono i mandati di un’era probatoria di misericordia, riassegnano le creature dello spazio di ministero planetario ai compiti della nuova dispensazione e ritornano al quartier generale del loro universo locale dopo il completamento della loro missione.

20:3.2 (226.2) Quando siedono in giudizio sui destini di un’era, gli Avonal decretano la sorte delle razze evoluzionarie, ma benché possano emettere sentenze d’estinzione dell’identità di creature personali, essi non eseguono tali sentenze. I verdetti di questa natura sono eseguiti soltanto dalle autorità di un superuniverso.

20:3.3 (226.3) L’arrivo di un Avonal del Paradiso su un mondo evoluzionario, allo scopo di porre fine ad una dispensazione e d’inaugurare una nuova era di progressione planetaria, non è necessariamente una missione magistrale o una missione di conferimento. Le missioni magistrali talvolta, e le missioni di conferimento sempre, sono delle incarnazioni; in questi incarichi, cioè, gli Avonal servono su un pianeta in forma materiale — fisicamente. Le altre loro visite sono “tecniche”, ed in questa funzione un Avonal non s’incarna per il servizio planetario. Se un Figlio Magistrale viene soltanto come giudice dispensazionale, arriva su un pianeta come un essere spirituale, invisibile alle creature materiali del regno. Queste visite tecniche avvengono ripetutamente nella lunga storia di un mondo abitato.

20:3.4 (226.4) I Figli Avonal possono agire come giudici planetari sia prima dell’esperienza magistrale che di quella di conferimento. Tuttavia, in entrambe queste missioni il Figlio incarnato giudicherà l’era planetaria che finisce. Altrettanto fa un Figlio Creatore quando s’incarna per una missione di conferimento nelle sembianze della carne mortale. Quando un Figlio del Paradiso visita un mondo evoluzionario e diviene simile ad uno dei suoi abitanti, la sua presenza pone termine ad una dispensazione e costituisce un giudizio del regno.

4. Le missioni magistrali

20:4.1 (226.5) Prima dell’apparizione planetaria di un Figlio di conferimento, un mondo abitato viene di solito visitato da un Avonal del Paradiso in missione magistrale. Se si tratta di una visitazione magistrale iniziale, l’Avonal è sempre incarnato come un essere materiale. Egli appare sul pianeta del suo incarico come un maschio delle razze mortali completamente sviluppato, un essere pienamente visibile alle creature mortali del suo tempo e della sua generazione ed in contatto fisico con loro. Durante tutta un’incarnazione magistrale il collegamento del Figlio Avonal con le forze spirituali locali ed universali è completo ed ininterrotto.

20:4.2 (226.6) Un pianeta può ricevere molte visitazioni magistrali sia prima che dopo l’apparizione di un Figlio di conferimento. Esso può essere visitato molte volte dallo stesso o da altri Avonal, che operano come giudici dispensazionali, ma queste missioni tecniche di giudizio non sono né di conferimento né magistrali, ed in questi casi gli Avonal non sono mai incarnati. Anche quando un pianeta è benedetto da ripetute missioni magistrali, gli Avonal non si sottopongono sempre all’incarnazione mortale; e quando servono in sembianze umane, appaiono sempre come esseri adulti del regno; non nascono da donna.

20:4.3 (227.1) Quando s’incarnano in missioni di conferimento o magistrali, i Figli del Paradiso hanno degli Aggiustatori esperti e questi Aggiustatori sono differenti per ciascuna incarnazione. Gli Aggiustatori che occupano la mente dei Figli di Dio incarnati non possono mai sperare di acquisire la personalità per fusione con gli esseri umani-divini nei quali risiedono, ma sono spesso personalizzati per decreto del Padre Universale. Questi Aggiustatori formano il consiglio supremo di direzione su Divinington per l’amministrazione, l’identificazione e l’invio di Monitori del Mistero nei regni abitati. Essi inoltre ricevono ed accreditano gli Aggiustatori al loro ritorno nel “seno del Padre” dopo la dissoluzione mortale del loro tabernacolo terreno. In questo modo i fedeli Aggiustatori dei giudici dei mondi diventano i capi eminenti della loro specie.

20:4.4 (227.2) Urantia non ha mai ospitato un Figlio Avonal in missione magistrale. Se Urantia avesse seguito il piano generale dei mondi abitati, sarebbe stato prima o poi benedetto da una missione magistrale tra l’epoca di Adamo ed il conferimento di Cristo Micael. Ma la sequenza regolare dei Figli del Paradiso sul vostro pianeta è stata completamente scompigliata dall’apparizione del vostro Figlio Creatore nel suo conferimento finale millenovecento anni or sono.

20:4.5 (227.3) Urantia può ancora essere visitato da un Avonal incaricato d’incarnarsi in una missione magistrale, ma circa la futura apparizione di Figli del Paradiso, nemmeno “gli angeli in cielo conoscono il momento o le modalità di tali visitazioni”, perché un mondo in cui si è conferito un Micael diventa il pupillo individuale e personale di un Figlio Maestro e, come tale, è interamente soggetto ai suoi piani ed alle sue decisioni. E per il vostro mondo ciò è ulteriormente complicato dalla promessa di Micael di ritornare. Indipendentemente dagli equivoci riguardo al soggiorno su Urantia di Micael di Nebadon, una cosa è certamente autentica — la sua promessa di tornare sul vostro mondo. In vista di questa prospettiva, solo il tempo può rivelare l’ordine futuro delle visitazioni dei Figli Paradisiaci di Dio su Urantia.

5. Il conferimento dei Figli Paradisiaci di Dio

20:5.1 (227.4) Il Figlio Eterno è il Verbo eterno di Dio. Il Figlio Eterno è l’espressione perfetta del “primo” pensiero assoluto ed infinito del suo Padre eterno. Quando una duplicazione personale o estensione divina di questo Figlio Originale parte per una missione di conferimento d’incarnazione umana, diviene letteralmente vero che il divino “Verbo si è fatto carne” e che il Verbo risiede tra gli umili esseri di origine animale.

20:5.2 (227.5) Su Urantia è credenza molto diffusa che il proposito del conferimento di un Figlio sia d’influenzare in qualche modo il comportamento del Padre Universale. Ma la vostra illuminazione interiore dovrebbe indicarvi che ciò non è vero. I conferimenti dei Figli Avonal e Micael sono una parte necessaria del processo esperienziale destinato a fare di questi Figli dei magistrati e dei governanti sicuri e comprensivi per i popoli ed i pianeti del tempo e dello spazio. La carriera di conferimento settuplo è la meta suprema di tutti i Figli Creatori Paradisiaci. E tutti i Figli Magistrali sono animati da questo stesso spirito di servizio che caratterizza così abbondantemente i Figli Creatori primari ed il Figlio Eterno del Paradiso.

20:5.3 (227.6) Un qualche ordine di Figli del Paradiso deve essere conferito ad ogni mondo abitato da mortali allo scopo di rendere possibile agli Aggiustatori di Pensiero di abitare le menti di tutti gli esseri umani normali di quella sfera, perché gli Aggiustatori non vengono in tutti gli esseri umani di buona fede fino a quando lo Spirito della Verità non sia stato sparso su tutta l’umanità. E l’invio dello Spirito della Verità dipende dal ritorno alla capitale dell’universo di un Figlio del Paradiso che ha eseguito con successo la missione di conferimento come mortale su un mondo in evoluzione.

20:5.4 (228.1) Nel corso della lunga storia di un pianeta abitato avranno luogo numerosi giudizi dispensazionali, e può avvenire più di una missione magistrale, ma ordinariamente un Figlio di conferimento servirà sulla sfera una sola volta. È solo richiesto che ogni mondo abitato abbia un solo Figlio di conferimento venuto a vivere la vita umana completa dalla nascita alla morte. Presto o tardi, indipendentemente dal suo status spirituale, ogni mondo abitato da mortali è destinato ad accogliere un Figlio Magistrale in missione di conferimento, eccetto l’unico pianeta in ogni universo locale in cui un Figlio Creatore sceglie di fare il suo conferimento come mortale.

20:5.5 (228.2) Comprendendo di più sui Figli di conferimento, capirete perché si attribuisca tanto interesse ad Urantia nella storia di Nebadon. Il vostro piccolo ed insignificante pianeta interessa all’universo locale semplicemente perché è il mondo della dimora mortale di Gesù di Nazaret. Esso è stato la scena del conferimento finale e trionfante del vostro Figlio Creatore, l’arena in cui Micael conquistò la sovranità personale suprema dell’universo di Nebadon.

20:5.6 (228.3) Nella capitale del suo universo locale, specialmente dopo il completamento del conferimento come mortale, un Figlio Creatore trascorre molto del suo tempo a consigliare ed istruire il collegio di Figli associati, i Figli Magistrali ed altri. Con amore e devozione, con tenera misericordia ed affettuosa considerazione, questi Figli Magistrali conferiscono se stessi ai mondi dello spazio. E questi servizi planetari non sono in alcun modo inferiori ai conferimenti come mortali dei Micael. È vero che il vostro Figlio Creatore ha scelto come regno della sua avventura finale nell’esperienza di creatura un mondo che aveva avuto disavventure eccezionali. Ma nessun pianeta potrebbe mai trovarsi in una condizione tale da dover richiedere l’autoconferimento di un Figlio Creatore per attuare la sua riabilitazione spirituale. Qualunque Figlio del gruppo di conferimento sarebbe egualmente bastato, perché in tutta la loro opera sui mondi di un universo locale i Figli Magistrali sono altrettanto divinamente efficaci ed infinitamente saggi quanto lo sarebbe stato il loro fratello paradisiaco, il Figlio Creatore.

20:5.7 (228.4) Benché la possibilità di un disastro accompagni sempre questi Figli del Paradiso durante le loro incarnazioni di conferimento, io non ho ancora visto la registrazione dell’errore o del fallimento di un Figlio Magistrale o di un Figlio Creatore in una missione di conferimento. Sono entrambi di origine troppo vicina alla perfezione assoluta per fallire. Essi assumono sicuramente dei rischi, divengono realmente simili alle creature mortali di carne e di sangue ed acquisiscono in tal modo l’esperienza unica di creatura, ma entro i limiti della mia osservazione hanno sempre successo. Essi non mancano mai di raggiungere lo scopo della loro missione di conferimento. Il racconto dei loro autoconferimenti e dei loro servizi planetari in tutto Nebadon costituisce il capitolo più nobile ed affascinante della storia del vostro universo locale.

6. Le carriere di conferimento come mortali

20:6.1 (228.5) Il metodo con cui un Figlio del Paradiso si prepara per un’incarnazione umana come Figlio di conferimento, con cui è posto nel seno di una madre sul pianeta del conferimento, è un mistero universale; ed ogni sforzo per scoprire il funzionamento di questa tecnica di Sonarington è destinato ad un fallimento certo. Lasciate che la conoscenza sublime della vita umana di Gesù di Nazaret penetri nelle vostre anime, ma non sprecate energie mentali in congetture inutili sul come fu effettuata questa misteriosa incarnazione di Micael di Nebadon. Rallegriamoci tutti nella conoscenza e nella certezza che tali compimenti sono possibili alla natura divina e non perdiamo tempo in futili congetture sulla tecnica impiegata dalla saggezza divina per produrre tali fenomeni.

20:6.2 (229.1) In una missione di conferimento come mortale un Figlio del Paradiso nasce sempre da donna e cresce come un bambino maschio del regno, come fece Gesù su Urantia. Questi Figli di servizio supremo passano tutti dall’infanzia all’adolescenza e all’età adulta esattamente come fa un essere umano. Essi diventano simili sotto ogni aspetto ai mortali della razza in mezzo alla quale sono nati. Rivolgono richieste al Padre come fanno i figli dei regni in cui servono. Da un punto di vista materiale, questi Figli umani-divini vivono vite normali con una sola eccezione: essi non generano discendenza sul mondo in cui soggiornano; questa è una restrizione universale imposta a tutti gli ordini dei Figli Paradisiaci di conferimento.

20:6.3 (229.2) Come Gesù lavorò sul vostro mondo in qualità di figlio di un carpentiere, così altri Figli del Paradiso lavorano con varie funzioni sui loro pianeti di conferimento. Voi non potreste pensare ad un mestiere che non sia stato praticato da qualche Figlio del Paradiso nel corso del suo conferimento su qualcuno dei pianeti evoluzionari del tempo.

20:6.4 (229.3) Quando un Figlio di conferimento domina l’esperienza di vivere la vita di mortale, quando ha raggiunto la perfetta sintonia col suo Aggiustatore interiore, inizia allora quella parte della sua missione planetaria destinata ad illuminare le menti e ad ispirare le anime dei suoi fratelli nella carne. Come istruttori, questi Figli sono esclusivamente consacrati ad illuminare spiritualmente le razze mortali dei mondi in cui soggiornano.

20:6.5 (229.4) Le carriere di conferimento come mortali dei Micael e degli Avonal, pur comparabili sotto molti aspetti, non sono identiche in tutto. Un Figlio Magistrale non proclama mai: “Chiunque ha visto il Figlio ha visto il Padre”, come fece il vostro Figlio Creatore mentre era incarnato su Urantia. Ma un Avonal che ha conferito se stesso dichiara: “Chiunque ha visto me ha visto il Figlio Eterno di Dio.” I Figli Magistrali non sono discendenti diretti del Padre Universale, né s’incarnano sottomessi alla volontà del Padre. Essi si autoconferiscono sempre come Figli del Paradiso sottomessi alla volontà del Figlio Eterno del Paradiso.

20:6.6 (229.5) Quando i Figli di conferimento, Creatori o Magistrali, varcano i portali della morte, riappaiono al terzo giorno. Ma voi non dovreste nutrire l’idea che essi subiscano sempre la fine tragica incontrata dal Figlio Creatore che soggiornò sul vostro mondo millenovecento anni fa. L’esperienza straordinariamente ed insolitamente crudele per la quale passò Gesù di Nazaret fece diventare Urantia localmente conosciuto come “il mondo della croce”. Non è necessario che un simile trattamento disumano sia inflitto ad un Figlio di Dio, e la grande maggioranza dei pianeti ha accordato loro un’accoglienza più rispettosa, permettendo loro di completare la carriera mortale, di concludere l’era, di giudicare i sopravviventi addormentati e d’inaugurare una nuova dispensazione senza infliggere loro una morte violenta. Un Figlio di conferimento deve incontrare la morte, deve passare per l’intera effettiva esperienza dei mortali dei regni, ma non è richiesto dal piano divino che questa morte sia violenta od insolita.

20:6.7 (229.6) Quando i Figli di conferimento non sono messi a morte con violenza, abbandonano volontariamente la loro vita e varcano i portali della morte, non per soddisfare le esigenze di una “severa giustizia” o di una “collera divina”, ma piuttosto per completare il conferimento, per “bere il calice” della carriera d’incarnazione e d’esperienza personale in tutto ciò che costituisce la vita di creatura com’è vissuta sui pianeti dell’esistenza mortale. Il conferimento è una necessità planetaria ed universale e la morte fisica non è niente più che una parte necessaria di una missione di conferimento.

20:6.8 (230.1) Quando l’incarnazione come mortale è finita, l’Avonal che ha compiuto questo servizio si reca in Paradiso, è accettato dal Padre Universale, ritorna nell’universo locale del suo incarico ed è riconosciuto dal Figlio Creatore. Al che l’Avonal di conferimento ed il Figlio Creatore inviano il loro Spirito della Verità congiunto a funzionare nei cuori delle razze mortali che abitano sul mondo del conferimento. Nelle ere precedenti alla sovranità di un universo locale, questo è lo spirito congiunto di entrambi i Figli, messo in azione dallo Spirito Creativo. Esso differisce un po’ dallo Spirito della Verità che caratterizza le ere dell’universo locale seguenti al settimo conferimento di un Micael.

20:6.9 (230.2) Al completamento del conferimento finale di un Figlio Creatore, lo Spirito della Verità precedentemente inviato in tutti i mondi di conferimento degli Avonal di quell’universo locale cambia di natura, divenendo più letteralmente lo spirito del Micael sovrano. Questo fenomeno ha luogo in concomitanza con la liberazione dello Spirito della Verità destinato a servire sul pianeta del conferimento in qualità di mortale del Micael. Dopodiché ogni mondo onorato da un conferimento Magistrale riceverà dal Figlio Creatore settuplo, in associazione con questo Figlio Magistrale, lo stesso spirito Consolatore che avrebbe ricevuto se il Sovrano dell’universo locale si fosse personalmente incarnato come suo Figlio di conferimento.

7. I Figli Istruttori Trinitari

20:7.1 (230.3) Questi Figli del Paradiso altamente personali ed altamente spirituali sono portati all’esistenza dalla Trinità del Paradiso. Essi sono conosciuti in Havona come l’ordine dei Daynal. In Orvonton sono indicati come Figli Istruttori Trinitari, così chiamati a causa della loro ascendenza. Su Salvington sono talvolta denominati i Figli Spirituali Paradisiaci.

20:7.2 (230.4) Il numero dei Figli Istruttori aumenta costantemente. L’ultimo censimento universale diffuso dava il numero di questi Figli della Trinità operanti nell’universo centrale e nei superuniversi come poco superiore ai ventuno miliardi, senza contare le riserve del Paradiso che comprendono più di un terzo di tutti i Figli Istruttori Trinitari esistenti.

20:7.3 (230.5) L’ordine di filiazione dei Daynal non è una parte organica delle amministrazioni degli universi locali o dei superuniversi. I suoi membri non sono né creatori né redentori, né giudici né dirigenti. Essi non sono tanto impegnati nell’amministrazione universale quanto nell’illuminazione morale e nello sviluppo spirituale. Essi sono gli educatori universali, dediti al risveglio spirituale e alla guida morale di tutti i regni. Il loro ministero è intimamente legato a quello delle personalità dello Spirito Infinito ed è strettamente associato all’ascensione in Paradiso degli esseri creature.

20:7.4 (230.6) Questi Figli della Trinità partecipano delle nature congiunte delle tre Deità del Paradiso, ma in Havona essi sembrano riflettere maggiormente la natura del Padre Universale. Nei superuniversi essi sembrano mostrare la natura del Figlio Eterno, mentre nelle creazioni locali sembrano manifestare il carattere dello Spirito Infinito. In tutti gli universi essi sono la personificazione del servizio e la discrezione della saggezza.

20:7.5 (230.7) Diversamente dai loro fratelli del Paradiso, Micael ed Avonal, i Figli Istruttori Trinitari non ricevono alcuna preparazione preliminare nell’universo centrale. Essi sono inviati direttamente nelle capitali dei superuniversi e da là sono incaricati a servire in qualche universo locale. Nel loro ministero verso questi regni evoluzionari essi utilizzano l’influenza spirituale congiunta di un Figlio Creatore e dei Figli Magistrali associati, perché i Daynal non possiedono un potere spirituale d’attrazione in se stessi e da se stessi.

8. Il ministero dei Daynal in un universo locale

20:8.1 (231.1) I Figli Spirituali Paradisiaci sono esseri unici di origine trinitaria, le sole creature della Trinità ad essere così completamente associate alla conduzione degli universi di origine duale. Essi sono affettuosamente dediti al ministero educativo delle creature mortali e degli ordini inferiori di esseri spirituali. Essi cominciano il loro lavoro nei sistemi locali e, secondo l’esperienza ed il loro compimento, progrediscono verso l’interno, passando per il servizio nelle costellazioni, fino al lavoro più elevato della creazione locale. Su certificazione, essi possono diventare ambasciatori spirituali rappresentanti gli universi locali in cui servono.

20:8.2 (231.2) Io non conosco il numero esatto di Figli Istruttori in Nebadon; ve ne sono parecchie migliaia. Molti dei capi dipartimento delle scuole Melchizedek appartengono a quest’ordine, mentre l’insieme del personale dell’Università di Salvington regolarmente costituita ingloba più di centomila esseri inclusi questi Figli. Un gran numero di loro è stazionato sui vari mondi di educazione morontiale, ma essi non sono interamente occupati nell’avanzamento spirituale ed intellettuale delle creature mortali; s’interessano anche dell’istruzione degli esseri serafici e di altri nativi delle creazioni locali. Molti dei loro assistenti provengono dai ranghi degli esseri trinitizzati da creature.

20:8.3 (231.3) I Figli Istruttori compongono i corpi insegnanti che dirigono tutti gli esami e che conducono tutte le prove per la qualificazione e la certificazione di tutte le fasi subordinate del servizio universale, dagli incarichi di sentinelle d’avamposto fino a quelli di studiosi delle stelle. Essi conducono un corso di preparazione di lunga durata, che va dai corsi planetari fino all’alto Collegio di Saggezza situato su Salvington. A tutti coloro che completano queste avventure in saggezza e verità, mortali ascendenti o cherubini ambiziosi, viene rilasciata una certificazione di riconoscimento dei loro sforzi e dei loro compimenti.

20:8.4 (231.4) In ogni universo tutti i Figli di Dio sono riconoscenti verso questi Figli Istruttori Trinitari sempre fedeli ed universalmente efficienti. Essi sono gli insegnanti eminenti di tutte le personalità spirituali ed anche gli istruttori leali e sperimentati dei Figli di Dio stessi. Ma io non posso informarvi sugli infiniti dettagli dei compiti e delle funzioni dei Figli Istruttori. La vasta sfera di attività dell’ordine dei figli Daynal sarà meglio compresa su Urantia quando sarete più progrediti in intelligenza e dopo che l’isolamento spirituale del vostro pianeta sarà terminato.

9. Il servizio planetario dei Daynal

20:9.1 (231.5) Quando il procedere degli eventi su un mondo evoluzionario indica che il tempo è maturo per iniziare un’era spirituale, i Figli Istruttori Trinitari si offrono sempre volontari per questo servizio. Voi non conoscete quest’ordine di filiazione perché Urantia non è mai passato per un’era spirituale, un millennio d’illuminazione cosmica. Ma i Figli Istruttori visitano fin d’ora il vostro mondo allo scopo di formulare dei piani concernenti il loro progettato soggiorno sulla vostra sfera. Essi saranno pronti ad apparire su Urantia dopo che i suoi abitanti avranno raggiunto una relativa liberazione dai legami dell’animalismo e dalle catene del materialismo.

20:9.2 (231.6) I Figli Istruttori Trinitari non hanno niente a che fare con la fine delle dispensazioni planetarie. Essi non giudicano i morti né trasferiscono i viventi, ma in ogni missione planetaria sono accompagnati da un Figlio Magistrale che esegue questi servizi. I Figli Istruttori sono totalmente dediti all’avvio di un’era spirituale, all’aurora dell’era delle realtà spirituali su un pianeta evoluzionario. Essi rendono reali le contropartite spirituali della conoscenza materiale e della saggezza temporale.

20:9.3 (232.1) I Figli Istruttori restano di solito sui pianeti che visitano per mille anni del tempo planetario. Un solo Figlio Istruttore presiede al regno millenario del pianeta ed è assistito da settanta associati del suo ordine. I Daynal non s’incarnano o si materializzano in altro modo per essere visibili agli esseri mortali. Perciò il contatto con il mondo visitato è mantenuto tramite le attività dei Brillanti Astri della Sera, personalità dell’universo locale che sono associate ai Figli Istruttori Trinitari.

20:9.4 (232.2) I Daynal possono tornare molte volte su un mondo abitato, ed a seguito della loro missione finale il pianeta sarà ammesso allo status stabilizzato di sfera di luce e vita, la meta evoluzionaria di tutti i mondi abitati da mortali della presente era dell’universo. Il Corpo dei Mortali della Finalità ha molto a che fare con le sfere stabilizzate in luce e vita, e le sue attività planetarie sono in relazione con quelle dei Figli Istruttori. In verità, l’intero ordine di filiazione Daynal è intimamente collegato con tutte le fasi delle attività finalitarie nelle creazioni evoluzionarie del tempo e dello spazio.

20:9.5 (232.3) I Figli Istruttori Trinitari sembrano essere così completamente identificati con il regime di progressione dei mortali negli stadi iniziali dell’ascensione evoluzionaria, che noi siamo spesso portati a fare delle ipotesi circa la loro possibile associazione con i finalitari nella carriera non rivelata degli universi futuri. Noi osserviamo che gli amministratori dei superuniversi sono in parte personalità di origine trinitaria ed in parte creature evoluzionarie ascendenti abbracciate dalla Trinità. Noi crediamo fermamente che i Figli Istruttori ed i finalitari siano ora impegnati ad acquisire l’esperienza dell’associazione nel tempo, che potrebbe essere l’addestramento preliminare per prepararli ad una stretta associazione in qualche futuro destino non rivelato. Su Uversa è nostra credenza che, quando i superuniversi saranno definitivamente stabilizzati in luce e vita, questi Figli Istruttori Paradisiaci, che sono diventati così profondamente esperti nei problemi dei mondi evoluzionari e sono stati associati così a lungo alla carriera dei mortali evoluzionari, saranno probabilmente trasferiti all’associazione eterna con il Corpo Paradisiaco della Finalità.

10. Il ministero unificato dei Figli Paradisiaci

20:10.1 (232.4) Tutti i Figli di Dio Paradisiaci sono divini per origine e natura. L’opera di ciascun Figlio Paradisiaco a beneficio di ogni mondo viene svolta come se il Figlio che compie questo servizio fosse il primo ed unico Figlio di Dio.

20:10.2 (232.5) I Figli Paradisiaci sono la presentazione divina delle nature agenti delle tre persone della Deità ai domini del tempo e dello spazio. I Figli Creatori, i Figli Magistrali ed i Figli Istruttori sono i doni delle Deità eterne ai figli degli uomini e a tutte le altre creature dell’universo con potenziale d’ascensione. Questi Figli di Dio sono i ministri divini che sono incessantemente dediti all’opera di aiutare le creature del tempo a raggiungere l’alta meta spirituale dell’eternità.

20:10.3 (232.6) Nei Figli Creatori l’amore del Padre Universale è fuso con la misericordia del Figlio Eterno ed è rivelato agli universi locali nel potere creativo, nel ministero amorevole e nella sovranità comprensiva dei Micael. Nei Figli Magistrali la misericordia del Figlio Eterno, unita al ministero dello Spirito Infinito, è rivelata ai domini evoluzionari nelle carriere di questi Avonal di giudizio, di servizio e di conferimento. Nei Figli Istruttori Trinitari l’amore, la misericordia ed il ministero delle tre Deità del Paradiso sono coordinati sui livelli di valori più alti del tempo-spazio e sono presentati agli universi come verità vivente, bontà divina e vera bellezza spirituale.

20:10.4 (233.1) Negli universi locali questi ordini di filiazione collaborano per effettuare la rivelazione delle Deità del Paradiso alle creature dello spazio. In quanto Padre di un universo locale, un Figlio Creatore mostra il carattere infinito del Padre Universale. In quanto Figli di conferimento misericordiosi, gli Avonal rivelano la natura incomparabile della compassione infinita del Figlio Eterno. In quanto veri istruttori delle personalità ascendenti, i Figli Daynal della Trinità rivelano la personalità educatrice dello Spirito Infinito. Nella loro cooperazione divinamente perfetta, i Micael, gli Avonal e i Daynal contribuiscono all’attuazione e alla rivelazione della personalità e della sovranità di Dio il Supremo negli universi del tempo-spazio e per essi. Nell’armonia delle loro attività trine questi Figli Paradisiaci di Dio operano sempre come avanguardia delle personalità della Deità, mentre seguono l’espansione senza fine della divinità della Grande Prima Sorgente e Centro dall’Isola eterna del Paradiso sino alle profondità sconosciute dello spazio.

20:10.5 (233.2) [Presentato da un Perfettore di Saggezza proveniente da Uversa.]

Fascicolo 21 - I Figli Creatori Paradisiaci

Il Libro di Urantia

Fascicolo 21

I Figli Creatori Paradisiaci

21:0.1 (234.1) I FIGLI Creatori sono gli artefici ed i governanti degli universi locali del tempo e dello spazio. Questi creatori e sovrani d’universo sono d’origine duale, incorporando le caratteristiche di Dio il Padre e di Dio il Figlio. Tuttavia ogni Figlio Creatore è differente da tutti gli altri; ciascuno è unico per natura quanto per personalità; ciascuno è il “Figlio unigenito” del perfetto ideale di deità della sua origine.

21:0.2 (234.2) Nella vasta opera per organizzare, far evolvere e perfezionare un universo locale, questi Figli elevati godono sempre dell’approvazione sostenitrice del Padre Universale. La relazione dei Figli Creatori con il loro Padre del Paradiso è toccante e superlativa. Non c’è alcun dubbio che il profondo affetto delle Deità genitrici per la loro progenie divina è la sorgente di quell’amore stupendo e quasi divino che anche i genitori mortali nutrono per i loro figli.

21:0.3 (234.3) Questi Figli primari Paradisiaci sono personalizzati come Micael. Quando partono dal Paradiso per fondare i loro universi, essi sono conosciuti come Micael Creatori. Quando sono insediati nell’autorità suprema sono chiamati Micael Maestri. Talvolta noi facciamo riferimento al sovrano del vostro universo di Nebadon come Cristo Micael. Essi regnano sempre ed eternamente secondo “l’ordine di Micael”, che è la designazione del primo Figlio del loro ordine e della loro natura.

21:0.4 (234.4) Il Micael originale o primogenito non ha mai sperimentato l’incarnazione come essere materiale, ma è passato sette volte per l’esperienza dell’ascensione spirituale delle creature sui sette circuiti di Havona, progredendo dalle sfere esterne fino al circuito più interno della creazione centrale. L’ordine di Micael conosce il grande universo da un’estremità all’altra; non c’è esperienza essenziale di un qualunque figlio del tempo e dello spazio alla quale i Micael non abbiano partecipato personalmente. Essi sono di fatto partecipi non solo della natura divina ma anche della vostra natura, cioè di tutte le nature, dalla più elevata alla più bassa.

21:0.5 (234.5) Il Micael originale è il capo che presiede i Figli primari del Paradiso quando si riuniscono in assemblea al centro di tutte le cose. Non molto tempo fa abbiamo registrato su Uversa la trasmissione universale di un conclave straordinario di centocinquantamila Figli Creatori riuniti sull’Isola eterna alla presenza dei loro progenitori ed impegnati in deliberazioni concernenti il progresso dell’unificazione e della stabilizzazione dell’universo degli universi. Si trattava di un gruppo selezionato di Micael Sovrani, di Figli di settuplo conferimento.

1. Origine e natura dei Figli Creatori

21:1.1 (234.6) Quando la pienezza dell’ideazione spirituale assoluta del Figlio Eterno incontra la pienezza del concetto assoluto di personalità del Padre Universale, quando questa unione creativa è completamente e definitivamente raggiunta, quando si produce una tale identità assoluta di spirito ed una tale unità infinita del concetto di personalità, allora, in quell’istante stesso, senza che una o l’altra delle Deità infinite perda nulla della sua personalità o delle sue prerogative, scaturisce all’esistenza un nuovo ed originale Figlio Creatore in pieno possesso dei suoi mezzi, il Figlio unigenito dell’ideale perfetto e della possente idea la cui unione produce questa nuova personalità creatrice dotata di potere e di perfezione.

21:1.2 (235.1) Ogni Figlio Creatore è il solo discendente generato e generabile della perfetta unione dei concetti originali delle due menti infinite, eterne e perfette dei Creatori sempiterni dell’universo degli universi. Non potrà mai esistere un altro Figlio simile, perché ogni Figlio Creatore è l’espressione e l’incorporazione incondizionata, completa e definitiva della totalità di ogni fase, di ogni caratteristica, di ogni possibilità, di ogni realtà divina che possa mai, in tutta l’eternità, essere trovata in quei potenziali creativi divini che si unificarono per portare all’esistenza questo Figlio Micael, o essere da essi espressa o derivata. Ogni Figlio Creatore è l’assoluto dei concetti congiunti di deità che costituiscono la sua origine divina.

21:1.3 (235.2) In teoria, la natura divina di questi Figli Creatori è derivata in parti uguali dagli attributi di entrambi i genitori paradisiaci. Tutti partecipano della pienezza della natura divina del Padre Universale e delle prerogative creatrici del Figlio Eterno, ma quando osserviamo l’esecuzione pratica delle funzioni dei Micael negli universi, discerniamo delle differenze evidenti. Certi Figli Creatori sembrano assomigliare di più a Dio il Padre, altri a Dio il Figlio. Per esempio: la tendenza dell’amministrazione nell’universo di Nebadon suggerisce che il suo Figlio Creatore e regnante ha una natura ed un carattere più simili a quelli del Figlio Madre Eterno. Si potrebbe inoltre asserire che certi universi sono retti da Micael Paradisiaci che sembrano assomigliare tanto a Dio il Padre quanto a Dio il Figlio. Queste osservazioni non implicano alcuna forma di critica; esse si limitano a registrare un fatto.

21:1.4 (235.3) Io non conosco il numero esatto di Figli Creatori esistenti, ma ho buone ragioni per credere che ve ne siano più di settecentomila. Ora noi sappiamo che vi sono esattamente settecentomila Unioni dei Giorni e che non ne saranno creati altri. Osserviamo anche che i piani stabiliti della presente era dell’universo sembrano indicare che un Unione dei Giorni debba stazionare in ogni universo locale a titolo consultivo come ambasciatore della Trinità. Notiamo inoltre che il numero costantemente crescente di Figli Creatori supera già il numero fisso degli Unioni dei Giorni. Ma per quanto concerne il destino dei Micael oltre i settecentomila, non ne siamo mai stati informati.

2. I Creatori degli universi locali

21:2.1 (235.4) I Figli Paradisiaci dell’ordine primario sono i progettisti, i creatori, i costruttori e gli amministratori dei loro rispettivi domini, gli universi locali del tempo e dello spazio, le unità creative di base dei sette superuniversi evoluzionari. Ad un Figlio Creatore è permesso scegliere il sito spaziale della sua futura attività cosmica, ma prima di poter iniziare anche l’organizzazione fisica del suo universo, egli deve trascorrere un lungo periodo di osservazione dedicata allo studio degli sforzi dei suoi fratelli più anziani nelle varie creazioni situate nel superuniverso in cui progetta di agire. E prima di tutto ciò, il Figlio Micael dovrà aver completato la sua lunga ed unica esperienza di osservazione in Paradiso e di preparazione in Havona.

21:2.2 (235.5) Quando un Figlio Creatore parte dal Paradiso per lanciarsi nell’avventura di costruire un universo, di diventare il capo — virtualmente il Dio — dell’universo locale da lui organizzato, allora, per la prima volta, si trova in intimo contatto con la Terza Sorgente e Centro e per molti aspetti dipendente da lei. Lo Spirito Infinito, benché dimorante con il Padre ed il Figlio al centro di tutte le cose, è destinato ad operare come reale ed efficace aiutante di ogni Figlio Creatore. Per tale ragione ogni Figlio Creatore è accompagnato da una Figlia Creativa dello Spirito Infinito, l’essere che è destinato a diventare la Divina Ministra, lo Spirito Madre del nuovo universo locale.

21:2.3 (236.1) La partenza di un Figlio Micael libera per sempre le sue prerogative di creatore dalle Sorgenti e Centri del Paradiso, lasciandolo soggetto solo a certe limitazioni inerenti alla preesistenza di queste Sorgenti e Centri ed a certi altri poteri e presenze antecedenti. Tra queste limitazioni alle onnipotenti prerogative di un Padre creatore d’universo locale, ci sono le seguenti:

21:2.4 (236.2) 1. L’energia-materia è dominata dallo Spirito Infinito. Prima che possano essere create nuove forme di cose, grandi o piccole, prima che possano essere tentate nuove trasformazioni di energia—materia, un Figlio Creatore deve ottenere il consenso e la collaborazione attiva dello Spirito Infinito.

21:2.5 (236.3) 2. I progetti ed i tipi di creature sono controllati dal Figlio Eterno. Prima che un Figlio Creatore possa impegnarsi nella creazione di un nuovo tipo di essere, di un nuovo progetto di creatura, deve ottenere il consenso del Figlio Madre Eterno ed Originale.

21:2.6 (236.4) 3. La personalità è concepita e conferita dal Padre Universale.

21:2.7 (236.5) I tipi ed i modelli di mente sono determinati dai fattori d’esistenza precedenti la creatura. Dopo che questi sono stati associati per costituire una creatura (personale o altro), viene donata la mente dalla Terza Sorgente e Centro, la sorgente universale del ministero mentale per tutti gli esseri al di sotto del livello dei Creatori Paradisiaci.

21:2.8 (236.6) Il controllo dei progetti e dei tipi di spirito dipende dal livello della loro manifestazione. In ultima analisi, il progetto spirituale è controllato dalla Trinità o dalle dotazioni spirituali pretrinitarie delle personalità della Trinità — Padre, Figlio e Spirito.

21:2.9 (236.7) Quando un tale Figlio perfetto e divino ha preso possesso del sito spaziale dell’universo che ha scelto, quando i problemi iniziali della materializzazione dell’universo e del suo equilibrio approssimativo sono stati risolti, quando egli ha formato un’unione di lavoro efficace e cooperativa con la Figlia dello Spirito Infinito complementare — allora questo Figlio d’Universo e questo Spirito d’Universo iniziano quel legame che è destinato a dare origine alle innumerevoli schiere dei loro figli dell’universo locale. In connessione con questo avvenimento, la focalizzazione dello Spirito Creativo dello Spirito Infinito Paradisiaco cambia natura, assumendo le qualità personali di Spirito Madre di un universo locale.

21:2.10 (236.8) Sebbene tutti i Figli Creatori siano divinamente simili ai loro genitori paradisiaci, nessuno assomiglia esattamente all’altro; ciascuno è unico, diverso, esclusivo ed originale sia per natura che in personalità. E poiché essi sono gli architetti e gli artefici dei piani di vita dei loro rispettivi regni, questa stessa diversità assicura che anche i loro domini saranno differenti in ogni forma e fase dell’esistenza vivente derivate dai Micael che possano esservi create o successivamente sviluppate. Per tale ragione gli ordini delle creature native degli universi locali sono completamente diversi. Non vi sono due di questi universi amministrati o abitati da esseri nativi d’origine duale che siano identici sotto ogni aspetto. All’interno di un superuniverso metà dei loro attributi innati sono del tutto simili, essendo derivati dagli Spiriti Creativi uniformi; l’altra metà varia, essendo derivata dai Figli Creatori diversificati. Ma tale diversità non caratterizza le creature originate solo dallo Spirito Creativo né gli esseri importati che sono nativi dell’universo centrale o dei superuniversi.

21:2.11 (237.1) Quando un Figlio Micael è assente dal proprio universo, il suo governo è diretto dal primogenito degli esseri nativi, il Radioso Astro del Mattino, il capo esecutivo dell’universo locale. In tali circostanze i pareri ed i consigli dell’Unione dei Giorni sono inestimabili. Durante queste assenze un Figlio Creatore può affidare allo Spirito Madre associato il supercontrollo della sua presenza spirituale sui mondi abitati e nei cuori dei suoi figli mortali. E lo Spirito Madre di un universo locale resta sempre nel suo quartier generale, da dove estende la sua assistenza sostenitrice ed il suo ministero spirituale fino alle parti estreme di un tale dominio evoluzionario.

21:2.12 (237.2) La presenza personale di un Figlio Creatore nel suo universo locale non è necessaria al regolare andamento di una creazione materiale stabilizzata. Questi Figli possono recarsi in Paradiso, ed i loro universi continueranno a ruotare nello spazio. Essi possono abbandonare l’esercizio del loro potere per incarnarsi come figli del tempo, ed i loro regni continueranno a girare attorno ai loro rispettivi centri. Nessuna organizzazione materiale è indipendente dall’attrazione di gravità assoluta del Paradiso o dal supercontrollo cosmico inerente alla presenza spaziale dell’Assoluto Non Qualificato.

3. La sovranità dell’universo locale

21:3.1 (237.3) Ad un Figlio Creatore è assegnato lo spazio di un universo per consenso della Trinità del Paradiso e con la conferma dello Spirito Maestro supervisore del superuniverso interessato. Tale atto costituisce titolo di possesso fisico, un affidamento cosmico. Ma l’elevazione di un Figlio Micael da questo stadio iniziale ed autolimitato di sovranità alla supremazia esperienziale di una sovranità conquistata da se stesso, giunge come risultato delle sue esperienze personali nell’opera di creazione di un universo e d’incarnazione attraverso il conferimento. Fino al raggiungimento della sovranità conquistata per mezzo dei conferimenti, egli governa come vicegerente del Padre Universale.

21:3.2 (237.4) Un Figlio Creatore potrebbe affermare la piena sovranità sulla sua creazione personale in qualsiasi momento, ma sceglie saggiamente di non farlo. Se prima di passare per i conferimenti come creatura egli assumesse una sovranità suprema non guadagnata, le personalità del Paradiso residenti nel suo universo locale si ritirerebbero. Ma ciò non è mai avvenuto in alcuna creazione del tempo e dello spazio.

21:3.3 (237.5) Il fatto di poter creare implica la pienezza della sovranità, ma i Micael scelgono di conquistarla con l’esperienza, conservando in tal modo la piena cooperazione di tutte le personalità del Paradiso assegnate all’amministrazione dell’universo locale. Noi non sappiamo di nessun Micael che abbia mai agito diversamente, ma potrebbero tutti farlo; essi sono veramente dei Figli dotati di libero arbitrio.

21:3.4 (237.6) La sovranità di un Figlio Creatore in un universo locale passa per sei, forse sette, stadi di manifestazione esperienziale. Questi appaiono nell’ordine seguente:

21:3.5 (237.7) 1. Sovranità iniziale di vicegerenza — l’autorità provvisoria esercitata solitariamente da un Figlio Creatore prima che lo Spirito Creativo associato acquisisca qualità personali.

21:3.6 (237.8) 2. Sovranità congiunta di vicegerenza — il governo congiunto della coppia paradisiaca successivamente all’acquisizione della personalità da parte dello Spirito Madre d’Universo.

21:3.7 (238.1) 3. Sovranità crescente di vicegerenza — l’autorità progressiva di un Figlio Creatore durante il periodo dei suoi sette conferimenti sotto forma di creatura.

21:3.8 (238.2) 4. Sovranità suprema — l’autorità stabilita seguente al completamento del settimo conferimento. In Nebadon la sovranità suprema data dal completamento del conferimento di Micael su Urantia. Essa esiste da poco più di millenovecento anni del vostro tempo planetario.

21:3.9 (238.3) 5. Sovranità suprema crescente — la relazione evoluta derivante dalla stabilizzazione in luce e vita della maggior parte dei domini delle creature. Questo stadio appartiene al futuro incompiuto del vostro universo locale.

21:3.10 (238.4) 6. Sovranità trinitaria — esercitata successivamente alla stabilizzazione dell’intero universo locale in luce e vita.

21:3.11 (238.5) 7. Sovranità non rivelata — le relazioni sconosciute di un’era futura dell’universo.

21:3.12 (238.6) Accettando la sovranità iniziale di vicegerenza di un universo locale progettato, un Micael Creatore presta giuramento alla Trinità di non assumere la sovranità suprema prima che i sette conferimenti come creatura non siano stati completati e certificati dai governanti del superuniverso. Ma se un Figlio Micael non potesse affermare, volendolo, tale sovranità non guadagnata, non avrebbe alcun senso prestare giuramento di non farlo.

21:3.13 (238.7) Anche nelle ere precedenti ai conferimenti un Figlio Creatore governa il suo dominio quasi in modo supremo quando non c’è dissenso in nessuna delle sue parti. I limiti del suo governo sarebbero difficilmente manifesti se la sovranità non fosse mai messa in discussione. La sovranità esercitata da un Figlio Creatore prima dei suoi conferimenti in un universo privo di ribellione non è maggiore di quella esercitata in un universo in ribellione; ma nel primo caso i limiti della sovranità non sono evidenti, nel secondo caso lo sono.

21:3.14 (238.8) Se l’autorità o l’amministrazione di un Figlio Creatore venissero contestate, attaccate o messe in pericolo, egli è impegnato in eterno a sostenere, proteggere, difendere e se necessario salvare la sua creazione personale. Questi Figli possono essere disturbati od ostacolati solo da esseri creati da loro stessi o da esseri superiori da loro scelti. Si potrebbe dedurre che “esseri superiori”, con origine su livelli più elevati di quelli di un universo locale, molto probabilmente non possono disturbare un Figlio Creatore, e questo è vero; ma essi lo potrebbero fare se lo volessero. La virtù nelle personalità è una scelta volontaria; la rettitudine non è automatica nelle creature dotate di libero arbitrio.

21:3.15 (238.9) Prima del completamento della carriera di conferimento un Figlio Creatore governa con certi limiti di sovranità autoimposti, ma dopo la fine del suo servizio di conferimento egli governa in virtù dell’effettiva esperienza acquisita nella forma e nelle sembianze delle sue molteplici creature. Quando un Creatore ha soggiornato sette volte tra le sue creature, quando la carriera di conferimento è terminata, allora egli viene insediato nella massima autorità dell’universo; egli è divenuto un Figlio Maestro, un governante sovrano e supremo.

21:3.16 (238.10) La tecnica per ottenere la sovranità suprema su un universo locale comporta le sette tappe esperienziali seguenti:

21:3.17 (238.11) 1. Penetrare per esperienza sette livelli d’esistenza della creatura mediante la tecnica dell’incarnazione attraverso il conferimento nelle sembianze stesse delle creature del livello in questione.

21:3.18 (238.12) 2. Consacrarsi esperienzialmente ad ogni fase della volontà settupla della Deità del Paradiso qual è personificata nei Sette Spiriti Maestri.

21:3.19 (239.1) 3. Attraversare ciascuna delle sette esperienze ai livelli della creatura simultaneamente all’esecuzione di una delle sette consacrazioni alla volontà della Deità del Paradiso.

21:3.20 (239.2) 4. Ad ogni livello della creatura, rivelare esperienzialmente alla Deità del Paradiso ed a tutte le intelligenze dell’universo l’apice della vita della creatura stessa.

21:3.21 (239.3) 5. Ad ogni livello della creatura, rivelare esperienzialmente una fase della volontà settupla della Deità al livello del rispettivo conferimento e a tutto l’universo.

21:3.22 (239.4) 6. Unificare esperienzialmente la settupla esperienza di creatura con la settupla esperienza di consacrazione alla rivelazione della natura e della volontà della Deità.

21:3.23 (239.5) 7. Stabilire nuove e più elevate relazioni con l’Essere Supremo. La ripercussione della totalità di questa esperienza di Creatore-creatura accresce la realtà superuniversale di Dio il Supremo e la sovranità sul tempo-spazio dell’Onnipotente Supremo, e rende effettiva la sovranità suprema di un Micael del Paradiso sul suo universo locale.

21:3.24 (239.6) Risolvendo il problema della sovranità in un universo locale, il Figlio Creatore dimostra non solo la propria idoneità a governare, ma rivela anche la natura e rappresenta il comportamento settuplo delle Deità del Paradiso. La comprensione finita ed il riconoscimento da parte delle creature del primato del Padre sono connesse con l’avventura di un Figlio Creatore quando accondiscende ad assumere la forma e le esperienze delle sue creature. Questi Figli primari Paradisiaci sono i veri rivelatori della natura amorevole e dell’autorità benefica del Padre; lo stesso Padre che, in associazione con il Figlio e con lo Spirito, è il capo universale di ogni potere, personalità e governo in tutti i regni dell’universo.

4. I conferimenti dei Micael

21:4.1 (239.7) Vi sono sette gruppi di Figli Creatori di conferimento, e sono così classificati secondo il numero di volte in cui si sono conferiti alle creature dei loro regni. Essi vanno dall’esperienza iniziale, passando per cinque sfere addizionali di conferimento progressivo, fino a raggiungere il settimo ed ultimo episodio di esperienza di Creatore-creatura.

21:4.2 (239.8) I conferimenti degli Avonal avvengono sempre nelle sembianze della carne mortale, ma i sette conferimenti di un Figlio Creatore implicano la sua apparizione su sette livelli d’esistenza della creatura ed attengono alla rivelazione delle sette espressioni primarie della volontà e della natura della Deità. Tutti i Figli Creatori, senza eccezione alcuna, passano per questi sette episodi di donazione di se stessi ai loro figli creati prima di assumere la giurisdizione definitiva e suprema sugli universi da loro stessi creati.

21:4.3 (239.9) Benché questi sette conferimenti varino nei differenti settori ed universi, comprendono sempre l’avventura di conferirsi nelle sembianze di un mortale. Nel conferimento finale un Figlio Creatore appare come un membro di una delle razze mortali più evolute di un pianeta abitato, generalmente come un membro del gruppo razziale che contiene il maggior retaggio ereditario del ceppo adamico, che è stato importato antecedentemente per elevare lo status fisico dei popoli di origine animale. Soltanto una volta nella sua carriera settupla di Figlio di conferimento un Micael del Paradiso nasce da donna, come ne avete testimonianza nel bambino di Betlemme. Soltanto una volta egli vive e muore come membro del più basso ordine di creature evoluzionarie dotate di volontà.

21:4.4 (239.10) Dopo ognuno dei suoi conferimenti un Figlio Creatore si reca alla “destra del Padre” per ottenere l’accettazione del suo conferimento da parte del Padre e per ricevere l’istruzione preparatoria all’episodio successivo di servizio nell’universo. A seguito del settimo ed ultimo conferimento un Figlio Creatore riceve dal Padre Universale l’autorità e la giurisdizione supreme sul suo universo.

21:4.5 (240.1) È documentato che l’ultimo Figlio divino apparso sul vostro pianeta era un Figlio Creatore Paradisiaco che aveva completato sei fasi della sua carriera di conferimento. Di conseguenza, quando egli abbandonò il possesso cosciente della vita incarnata su Urantia, poté dire, e disse veramente: “Tutto è compiuto” — ed era letteralmente finito. La sua morte su Urantia completò la sua carriera di conferimento; era l’ultimo gradino per adempiere il giuramento sacro di un Figlio Creatore Paradisiaco. E quando tale esperienza è stata acquisita, questi Figli sono sovrani supremi d’universo; essi non governano più come vicegerenti del Padre, ma per loro stesso diritto e a loro proprio nome come “Re dei Re e Signore dei Signori”. Con alcune determinate eccezioni, questi Figli di conferimento settuplo sono incondizionatamente supremi negli universi in cui risiedono. Per quanto riguarda il suo universo locale, il vostro Figlio Maestro trionfante ed insediato sul trono ricevette “tutti i poteri in cielo e sulla terra”.

21:4.6 (240.2) I Figli Creatori, dopo il completamento della loro carriera di conferimento, sono computati in un ordine separato, quello dei Figli Maestri settupli. Nella persona i Figli Maestri sono identici ai Figli Creatori, ma essi hanno compiuto un’esperienza di conferimento così straordinaria che sono normalmente considerati come appartenenti ad un ordine differente. Quando un Creatore accondiscende ad effettuare un conferimento, è destinato a prodursi un reale e permanente cambiamento. È vero, il Figlio di conferimento è ancora e nondimeno un Creatore, ma ha aggiunto alla sua natura l’esperienza della creatura, che lo trasferisce per sempre dal livello divino di Figlio Creatore e lo eleva al piano esperienziale di Figlio Maestro, un essere che ha pienamente guadagnato il diritto di governare un universo e di amministrare i suoi mondi. Tali esseri incorporano tutto ciò che può essere assicurato dalla genitura divina ed inglobano tutto ciò che può essere derivato dall’esperienza di una creatura divenuta perfetta. Perché l’uomo dovrebbe rimpiangere la sua bassa origine e la necessità della sua carriera evoluzionaria quando gli stessi Dei devono passare per un’esperienza equivalente prima di essere considerati esperienzialmente meritevoli e competenti per governare definitivamente e pienamente i domini del loro universo!

5. Relazione dei Figli Maestri con l’universo

21:5.1 (240.3) Il potere di un Micael Maestro è illimitato perché derivato dall’associazione sperimentata con la Trinità del Paradiso, ed è indiscusso perché derivato dall’esperienza effettiva acquisita nella forma delle creature stesse soggette a tale autorità. La natura della sovranità di un Figlio Creatore settuplo è suprema perché:

21:5.2 (240.4) 1. Include il settuplo punto di vista della Deità del Paradiso.

21:5.3 (240.5) 2. Incorpora un settuplo comportamento delle creature del tempo-spazio.

21:5.4 (240.6) 3. Sintetizza perfettamente l’atteggiamento del Paradiso ed il punto di vista delle creature.

21:5.5 (240.7) Questa sovranità esperienziale include in tal modo tutta la divinità di Dio il Settuplo che culmina nell’Essere Supremo. E la sovranità personale di un Figlio settuplo è simile alla sovranità futura dell’Essere Supremo, che sarà un giorno completata, poiché abbraccia effettivamente il più ampio contenuto possibile di potere e d’autorità della Trinità del Paradiso manifestabile entro i limiti del tempo-spazio interessato.

21:5.6 (240.8) Con il raggiungimento della sovranità suprema sul suo universo locale, un Figlio Micael perde il potere e l’opportunità di creare tipi totalmente nuovi di esseri creature durante l’era corrente del suo universo. Ma la perdita del potere di dare origine ad ordini di esseri totalmente nuovi da parte di un Figlio Maestro non interferisce in alcun modo con l’opera di elaborazione della vita già stabilita ed in corso di sviluppo. Questo vasto programma di evoluzione universale prosegue senza interruzioni né restrizioni. L’acquisizione della sovranità suprema da parte di un Figlio Maestro implica la responsabilità di dedicarsi personalmente al sostegno e all’amministrazione di ciò che è già stato concepito e creato, e di ciò che sarà prodotto successivamente da coloro che sono stati così concepiti e creati. Con il tempo può svilupparsi un’evoluzione quasi infinita di esseri diversi, ma nessun modello o tipo interamente nuovo di creatura intelligente avrà in futuro diretta origine da un Figlio Maestro. Questo è il primo passo, l’inizio, di un’amministrazione stabilizzata in un universo locale.

21:5.7 (241.1) L’elevazione di un Figlio di conferimento settuplo alla sovranità incontestata del suo universo significa l’inizio della fine di lunghe ere d’incertezza e di relativa confusione. A seguito di questo avvenimento, ciò che un giorno non potrà essere spiritualizzato sarà alla fine disgregato; ciò che un giorno non potrà essere coordinato con la realtà cosmica sarà alla fine distrutto. Quando le riserve di misericordia infinita e di pazienza indescrivibile saranno state esaurite nello sforzo di conquistare la fedeltà e la devozione delle creature dotate di volontà dei regni, la giustizia e la rettitudine prevarranno. Quello che la misericordia non può riabilitare, la giustizia alla fine annienterà.

21:5.8 (241.2) I Micael Maestri sono supremi nei loro universi locali una volta che sono stati insediati come governanti sovrani. Le poche limitazioni al loro governo sono quelle inerenti alla preesistenza cosmica di certe forze e personalità. Per il resto, questi Figli Maestri sono supremi in autorità, responsabilità e potere amministrativo nei loro rispettivi universi; essi sono, in quanto Creatori e Dei, virtualmente supremi in tutte le cose. Nulla può penetrare al di là della loro saggezza per ciò che concerne il funzionamento di un dato universo.

21:5.9 (241.3) Dopo la sua elevazione alla sovranità stabile di un universo locale, un Micael del Paradiso ha il pieno controllo di tutti gli altri Figli di Dio operanti nel suo dominio e può governare liberamente secondo il proprio concetto delle necessità dei suoi regni. Un Figlio Maestro può variare a sua volontà l’ordine del giudizio spirituale e dell’aggiustamento evoluzionario dei pianeti abitati. Questi Figli stabiliscono ed eseguono i piani da loro scelti in tutte le questioni relative a particolari necessità planetarie, in special modo riguardanti i mondi in cui hanno soggiornato come creature ed ancor più concernenti il mondo del loro conferimento finale, il pianeta in cui si sono incarnati nelle sembianze della carne mortale.

21:5.10 (241.4) I Figli Maestri sembrano essere in perfetta comunicazione con i mondi dei loro conferimenti, non solo con i mondi in cui hanno soggiornato personalmente, ma con tutti i mondi in cui un Figlio Magistrale si è conferito. Questo contatto è mantenuto dalla loro stessa presenza spirituale, lo Spirito della Verità, che essi possono “spargere su tutta la carne”. Questi Figli Maestri mantengono anche un collegamento ininterrotto con il Figlio Madre Eterno al centro di tutte le cose. Essi hanno un raggio di comprensione che si estende dal Padre Universale nell’alto, fino alle basse razze della vita planetaria nei regni del tempo.

6. Il destino dei Micael Maestri

21:6.1 (241.5) Nessuno può pretendere di analizzare con autorità assoluta la natura o il destino dei Sovrani Maestri settupli degli universi locali; ciò nonostante noi tutti facciamo molte ipotesi su questi temi. Ci insegnano, e noi crediamo, che ogni Micael del Paradiso è l’assoluto dei concetti di deità duale da cui ha origine; egli incorpora così delle fasi reali dell’infinità del Padre Universale e del Figlio Eterno. I Micael devono essere parziali in rapporto all’infinità totale, ma sono probabilmente assoluti in rapporto alla parte dell’infinità connessa alla loro origine. Ma quando osserviamo le loro attività nella presente era dell’universo, non individuiamo alcuna azione che sia più che finita; tutte le ipotetiche capacità superfinite devono essere contenute in loro stessi e non ancora rivelate.

21:6.2 (242.1) Il completamento della carriera di conferimento come creatura e l’elevazione alla sovranità suprema di un universo devono significare la liberazione completa delle capacità d’azione finita di un Micael, accompagnata dalla comparsa di una capacità di servizio più che finito. Infatti, a questo proposito, noi notiamo che tali Figli Maestri sono allora limitati nella produzione di nuovi tipi di esseri creatura, una restrizione resa indubbiamente necessaria dalla liberazione delle loro potenzialità superfinite.

21:6.3 (242.2) È altamente probabile che questi poteri creatori non rivelati resteranno inespressi per tutta la presente era dell’universo. Ma un giorno del lontano futuro, negli universi attualmente in corso di mobilitazione nello spazio esterno, noi crediamo che il legame tra un Figlio Maestro settuplo ed uno Spirito Creativo del settimo stadio potrà raggiungere livelli absoniti di servizio accompagnati dall’apparizione di nuove cose, nuovi significati e nuovi valori su livelli trascendentali di rilevanza universale ultima.

21:6.4 (242.3) Come la Deità del Supremo si sta attuando in virtù del servizio esperienziale, così i Figli Creatori stanno completando la realizzazione personale dei potenziali della divinità paradisiaca contenuti nella loro natura insondabile. Mentre era su Urantia, Cristo Micael disse una volta: “Io sono la via, la verità e la vita.” E noi crediamo che nell’eternità i Micael siano letteralmente destinati ad essere “la via, la verità e la vita”, indicando sempre a tutte le personalità dell’universo il sentiero che porta dalla divinità suprema, attraverso l’absonità ultima, sino alla finalità della deità eterna.

21:6.5 (242.4) [Presentato da un Perfettore di Saggezza proveniente da Uversa.]

Fascicolo 22 - I Figli di Dio Trinitizzati

Il Libro di Urantia

Fascicolo 22

I Figli di Dio Trinitizzati

22:0.1 (243.1) VI SONO tre gruppi di esseri che sono chiamati Figli di Dio. Oltre agli ordini di filiazione discendenti e ascendenti c’è un terzo gruppo conosciuto con il nome di Figli di Dio Trinitizzati. L’ordine trinitizzato di filiazione è suddiviso in tre ripartizioni principali, secondo le origini dei suoi numerosi tipi di personalità rivelate e non rivelate. Queste ripartizioni principali sono:

22:0.2 (243.2) 1. Figli trinitizzati dalla Deità.

22:0.3 (243.3) 2. Figli abbracciati dalla Trinità.

22:0.4 (243.4) 3. Figli trinitizzati da creature.

22:0.5 (243.5) Indipendentemente dalla loro origine, tutti i Figli di Dio Trinitizzati hanno in comune l’esperienza della trinitizzazione, sia come parte della loro origine sia come esperienza dell’abbraccio da parte della Trinità raggiunto successivamente. I Figli Trinitizzati dalla Deità non sono rivelati in questa narrazione. La nostra presentazione si limiterà perciò alla descrizione degli altri due gruppi, e più particolarmente dei figli di Dio abbracciati dalla Trinità.

1. I Figli Abbracciati dalla Trinità

22:1.1 (243.6) Tutti i figli abbracciati dalla Trinità sono inizialmente di origine singola o duale, ma dopo l’abbraccio della Trinità sono per sempre consacrati al servizio ed agli incarichi della Trinità. Questo corpo, com’è rivelato ed organizzato per il servizio nei superuniversi, comprende sette ordini di personalità:

22:1.2 (243.7) 1. Possenti Messaggeri.

22:1.3 (243.8) 2. Elevati in Autorità.

22:1.4 (243.9) 3. Privi di Nome e Numero.

22:1.5 (243.10) 4. Custodi Trinitizzati.

22:1.6 (243.11) 5. Ambasciatori Trinitizzati.

22:1.7 (243.12) 6. Guardiani Celesti.

22:1.8 (243.13) 7. Assistenti dei Figli Elevati.

22:1.9 (243.14) Questi sette gruppi di personalità sono ulteriormente classificati, secondo la loro origine, la loro natura e la loro funzione, in tre divisioni maggiori: i Figli Trinitizzati di Conseguimento, i Figli Trinitizzati di Selezione ed i Figli Trinitizzati di Perfezione.

22:1.10 (244.1) I Figli Trinitizzati di Conseguimento — i Possenti Messaggeri, gli Elevati in Autorità ed i Privi di Nome e Numero — sono tutti mortali ascendenti fusi con l’Aggiustatore che hanno raggiunto il Paradiso ed il Corpo della Finalità. Ma essi non sono finalitari; dopo essere stati abbracciati dalla Trinità, i loro nomi vengono tolti dall’elenco dei finalitari. I nuovi figli di quest’ordine frequentano dei corsi specifici di preparazione, per periodi relativamente brevi, sui pianeti capitale dei circuiti di Havona sotto la direzione degli Eterni dei Giorni. Dopo di che sono assegnati ai servizi degli Antichi dei Giorni nei sette superuniversi.

22:1.11 (244.2) I Figli Trinitizzati di Selezione comprendono i Custodi Trinitizzati e gli Ambasciatori Trinitizzati. Essi sono reclutati tra certi serafini evoluzionari e certe creature intermedie trasferite che hanno attraversato Havona ed hanno raggiunto il Paradiso, come pure tra certi mortali fusi con lo Spirito o con il Figlio che sono similmente ascesi all’Isola centrale di Luce e Vita. Dopo l’abbraccio della Trinità del Paradiso e dopo una breve preparazione in Havona, i Figli Trinitizzati di Selezione sono assegnati ai tribunali degli Antichi dei Giorni.

22:1.12 (244.3) I Figli Trinitizzati di Perfezione. I Guardiani Celesti ed i loro coordinati, gli Assistenti dei Figli Elevati, comprendono un gruppo unico di personalità doppiamente trinitizzate. Essi sono i figli trinitizzati da creature originate da personalità del Paradiso-Havona o di mortali ascendenti perfezionati che si sono a lungo distinti nel Corpo della Finalità. Alcuni di questi figli trinitizzati da creature, dopo aver servito con gli Esecutivi Supremi dei Sette Spiriti Maestri ed aver servito sotto i Figli Istruttori Trinitari, sono ritrinitizzati (abbracciati) dalla Trinità del Paradiso e poi assegnati ai tribunali degli Antichi dei Giorni come Guardiani Celesti e come Assistenti dei Figli Elevati. I Figli Trinitizzati di Perfezione sono assegnati direttamente al servizio nei superuniversi senza ulteriore addestramento.

22:1.13 (244.4) I nostri associati di origine trinitaria — Perfettori di Saggezza, Consiglieri Divini e Censori Universali — sono in numero fisso, ma i figli abbracciati dalla Trinità sono in continuo aumento. Tutti i sette ordini di figli abbracciati dalla Trinità vengono incaricati come membri di uno dei sette governi superuniversali, ed il loro numero al servizio di ciascun superuniverso è esattamente lo stesso; nessuno di loro è mai stato perduto. Gli esseri abbracciati dalla Trinità non hanno mai deviato; essi possono inciampare temporaneamente, ma nessuno di loro è mai stato giudicato per disobbedienza ai governi dei superuniversi. I Figli di Conseguimento ed i Figli di Selezione non hanno mai fallito nel servizio di Orvonton, ma i Figli Trinitizzati di Perfezione hanno talvolta sbagliato nel giudicare ed hanno provocato così una temporanea confusione.

22:1.14 (244.5) Sotto la direzione degli Antichi dei Giorni tutti i sette ordini operano in larga misura come gruppi autonomi. Il raggio d’azione dei loro servizi è molto vasto. I Figli Trinitizzati di Perfezione non lasciano i superuniversi ai quali sono assegnati, ma i loro associati trinitizzati percorrono il grande universo, viaggiando dai mondi evoluzionari del tempo e dello spazio fino all’Isola eterna del Paradiso. Essi possono operare in qualsiasi superuniverso, ma lo fanno sempre come membri del supergoverno di assegnazione iniziale.

22:1.15 (244.6) Apparentemente i figli abbracciati dalla Trinità sono stati assegnati in permanenza al servizio dei sette superuniversi. Certamente questa destinazione durerà per tutta la presente era dell’universo, ma noi non siamo mai stati informati che ciò sarà per l’eternità.

2. I Possenti Messaggeri

22:2.1 (245.1) I Possenti Messaggeri appartengono al gruppo ascendente dei Figli Trinitizzati. Essi sono una classe di mortali perfezionati che sono stati messi alla prova in una ribellione o similmente provati in altro modo riguardo alla loro lealtà personale; essi sono tutti passati per una prova certa di fedeltà universale. Ad un dato momento della loro ascensione al Paradiso essi sono rimasti saldi e leali di fronte alla slealtà dei loro superiori, ed alcuni hanno agito in modo attivo e leale al posto di questi capi infedeli.

22:2.2 (245.2) Con tali precedenti personali di fedeltà e devozione, questi mortali ascendenti attraversano Havona con la corrente dei pellegrini del tempo, raggiungono il Paradiso, vi ricevono la loro qualificazione e sono riuniti nel Corpo della Finalità. Dopodiché vengono trinitizzati nell’abbraccio segreto della Trinità del Paradiso e poi incaricati di associarsi agli Antichi dei Giorni nell’amministrazione dei governi dei sette superuniversi.

22:2.3 (245.3) Ogni mortale ascendente con l’esperienza di un’insurrezione che agisca lealmente di fronte alla ribellione è alla fine destinato a diventare un Possente Messaggero di servizio superuniversale. La stessa cosa avviene per ogni creatura ascendente che previene efficacemente tali sconvolgimenti dovuti all’errore, al male o al peccato, poiché l’azione per prevenire una ribellione o per produrre tipi più elevati di lealtà in una crisi universale è considerata di valore ancora più grande della lealtà di fronte ad un’effettiva ribellione.

22:2.4 (245.4) I Possenti Messaggeri più anziani furono scelti tra quei mortali ascendenti del tempo e dello spazio che facevano parte di coloro che erano arrivati per primi in Paradiso, molti dei quali avevano attraversato Havona ai tempi di Grandfanda. Ma la prima trinitizzazione di Possenti Messaggeri non fu effettuata finché il gruppo di candidati non comprese dei rappresentanti di ciascuno dei sette superuniversi. E l’ultimo gruppo di quest’ordine a qualificarsi in Paradiso inglobava pellegrini ascendenti provenienti dall’universo locale di Nebadon.

22:2.5 (245.5) I Possenti Messaggeri sono abbracciati dalla Trinità del Paradiso in classi di settecentomila, centomila dei quali assegnati a ciascun superuniverso. Vi sono quasi mille miliardi di Possenti Messaggeri incaricati su Uversa, e ci sono tutte le ragioni per credere che il numero in servizio in ciascuno dei sette superuniversi sia esattamente lo stesso.

22:2.6 (245.6) Io sono un Possente Messaggero, e può interessare gli Urantiani sapere che la compagna ed associata della mia esperienza mortale ha anch’essa trionfato nella grande prova, e che, sebbene fossimo stati separati numerose volte e per lunghi periodi nel corso dell’interminabile ascensione verso l’interno in direzione di Havona, siamo stati abbracciati nello stesso gruppo di settecentomila, ed abbiamo trascorso il periodo del nostro passaggio attraverso Vicegerington in stretta ed affettuosa associazione. Alla fine siamo stati incaricati ed insieme assegnati ad Uversa di Orvonton, ed in compagnia veniamo spesso inviati ad eseguire missioni che richiedono il servizio di due Messaggeri.

22:2.7 (245.7) I Possenti Messaggeri, come tutti i figli abbracciati dalla Trinità, sono assegnati a tutte le fasi di attività dei superuniversi. Essi mantengono un costante collegamento con i loro quartieri generali tramite il servizio di riflettività superuniversale. I Possenti Messaggeri servono in tutti i settori di un superuniverso ed eseguono frequentemente delle missioni negli universi locali ed anche nei singoli mondi, come faccio io in questa occasione.

22:2.8 (245.8) Nei tribunali superuniversali i Possenti Messaggeri agiscono come difensori sia d’individui che di pianeti quando compaiono in giudizio. Essi assistono anche i Perfezioni dei Giorni nella direzione degli affari dei settori maggiori. Come gruppo, il loro compito principale è quello di osservatori superuniversali. Essi sono stazionati sui vari mondi capitale e sui singoli pianeti importanti come osservatori ufficiali degli Antichi dei Giorni. Quando sono assegnati con questo compito, essi servono anche come consulenti per le autorità che dirigono gli affari delle sfere nelle quali soggiornano. I Messaggeri prendono parte attiva a tutte le fasi del piano ascendente di progressione dei mortali. Con i loro associati di origine mortale essi mantengono i supergoverni in contatto stretto e personale con lo status e la progressione dei piani dei Figli di Dio discendenti.

22:2.9 (246.1) I Possenti Messaggeri sono pienamente consapevoli della loro intera carriera ascendente, e questa è la ragione per cui essi sono dei ministri così utili ed affettuosi, dei messaggeri così comprensivi, per il servizio su qualsiasi mondo dello spazio e nei confronti di qualsiasi creatura del tempo. Appena sarete liberati dalla carne, comunicherete apertamente ed in modo comprensibile con noi, perché noi proveniamo da tutte le razze di tutti i mondi evoluzionari dello spazio, cioè da quelle razze mortali in cui dimorano gli Aggiustatori di Pensiero e che si sono successivamente fuse con loro.

3. Gli Elevati in Autorità

22:3.1 (246.2) Gli Elevati in Autorità, il secondo gruppo dei Figli Trinitizzati di Conseguimento, sono tutti esseri di origine mortale fusi con l’Aggiustatore. Essi sono i mortali perfezionati che hanno manifestato una capacità amministrativa superiore e mostrato uno straordinario talento esecutivo durante tutta la loro lunga carriera ascendente. Essi sono il fior fiore della capacità di governare derivata dai mortali sopravviventi dello spazio.

22:3.2 (246.3) Ad ogni collegamento con la Trinità vengono trinitizzati settantamila Elevati in Autorità. Benché l’universo locale di Nebadon sia una creazione relativamente giovane, ha rappresentanti di una classe recentemente trinitizzata di quest’ordine. In Orvonton vi sono attualmente incaricati più di dieci miliardi di questi abili amministratori. Come tutti gli ordini distinti di esseri celesti, essi mantengono il loro quartier generale su Uversa, e come gli altri figli abbracciati dalla Trinità, le loro riserve che sono su Uversa agiscono da corpo dirigente centrale del loro ordine in Orvonton.

22:3.3 (246.4) Gli Elevati in Autorità sono amministratori senza limitazioni. Essi sono gli agenti esecutivi ovunque presenti e sempre efficienti degli Antichi dei Giorni. Essi servono su qualunque sfera, su qualsiasi mondo abitato ed in ogni fase di attività di qualunque dei sette superuniversi.

22:3.4 (246.5) Dotati di stupenda saggezza amministrativa e di eccezionale abilità esecutiva, questi esseri brillanti s’incaricano di presentare la causa della giustizia per conto dei tribunali superuniversali. Essi promuovono l’attuazione della giustizia e la rettifica degli errori di adattamento negli universi evoluzionari. Perciò, se voi doveste essere citati per errori di giudizio mentre state ascendendo i mondi e le sfere della vostra progressione cosmica stabilita, è improbabile che subiate un’ingiustizia dal momento che i vostri accusatori sono stati un tempo creature ascendenti che hanno personale familiarità con ogni tappa della carriera che avete attraversato e che state attraversando.

4. I Privi di Nome e Numero

22:4.1 (246.6) I Privi di Nome e Numero costituiscono il terzo ed ultimo gruppo dei Figli Trinitizzati di Conseguimento. Essi sono le anime ascendenti che hanno sviluppato una capacità di adorare superiore a quella di tutti i figli e le figlie delle razze evoluzionarie provenienti dai mondi del tempo e dello spazio. Essi hanno acquisito un concetto spirituale del proposito eterno del Padre Universale che, comparativamente, trascende la comprensione delle creature evoluzionarie con nome e numero; per questa ragione sono chiamati i Privi di Nome e Numero. Tradotto più esattamente, il loro nome sarebbe “Quelli oltre il Nome ed il Numero”.

22:4.2 (247.1) Quest’ordine di figli è abbracciato dalla Trinità del Paradiso in gruppi di settemila. Su Uversa sono registrati più di cento milioni di tali figli incaricati in Orvonton.

22:4.3 (247.2) Poiché i Privi di Nome e Numero sono le menti spirituali superiori delle razze sopravviventi, sono particolarmente qualificati per sedere in giudizio e per esprimere delle opinioni quando si desideri un punto di vista spirituale, e quando l’esperienza della carriera ascendente è essenziale ad un’adeguata comprensione delle questioni implicate nel problema da definire. Essi sono i giurati supremi di Orvonton. Un sistema di giuria male amministrato può essere in misura maggiore o minore una parodia di giustizia su certi mondi, ma su Uversa e nei tribunali che ne dipendono noi impieghiamo come giudici-giurati il tipo più elevato di mentalità spirituale evoluta. Il giudizio è la funzione più elevata di ogni governo, e coloro ai quali è affidato l’incarico di emettere dei verdetti dovrebbero essere scelti tra i tipi più elevati e più nobili d’individui con maggiore esperienza e capacità di comprensione.

22:4.4 (247.3) La selezione dei candidati alle classi di trinitizzazione dei Possenti Messaggeri, degli Elevati in Autorità e dei Privi di Nome e Numero è naturale ed automatica. Le tecniche selettive del Paradiso non sono in alcun senso arbitrarie. L’esperienza personale ed i valori spirituali determinano l’appartenenza ai Figli Trinitizzati di Conseguimento. Questi esseri sono uguali in autorità ed uniformi in status amministrativo, ma posseggono tutti un’individualità e dei caratteri differenti; non sono esseri standardizzati. Essi sono tutti caratteristicamente dissimili a causa delle differenze delle loro carriere d’ascensione.

22:4.5 (247.4) Oltre a queste qualificazioni esperienziali, i Figli Trinitizzati di Conseguimento sono stati trinitizzati nell’abbraccio divino delle Deità del Paradiso. Conseguentemente essi operano come associati coordinati dei Figli Stazionari della Trinità, perché l’abbraccio della Trinità sembra far precipitare fuori dalla corrente del tempo futuro molti dei potenziali non realizzati degli esseri creature. Ma ciò è vero solo riguardo a quello che è attinente alla presente era dell’universo.

22:4.6 (247.5) Questo gruppo di figli è principalmente, ma non interamente, occupato nei servizi della carriera ascendente dei mortali del tempo-spazio. Se il punto di vista di una creatura mortale è messo in dubbio, la questione è regolata mediante appello ad una commissione di ascendenti costituita da un Possente Messaggero, un Elevato in Autorità ed un Privo di Nome e Numero.

22:4.7 (247.6) Voi mortali che leggete questo messaggio potete ascendere voi stessi al Paradiso, raggiungere l’abbraccio della Trinità e nelle lontane ere future essere assegnati al servizio degli Antichi dei Giorni in uno dei sette superuniversi, ed un giorno essere incaricati di ampliare la rivelazione della verità per qualche pianeta abitato in evoluzione, come io attualmente sto facendo su Urantia.

5. I Custodi Trinitizzati

22:5.1 (247.7) I Custodi Trinitizzati sono Figli Trinitizzati di Selezione. Non soltanto le vostre razze ed altri mortali degni di sopravvivere attraversano Havona, raggiungono il Paradiso e si trovano talvolta destinati al servizio superuniversale con i Figli Stazionari della Trinità, ma anche i vostri fedeli guardiani serafici ed i vostri ugualmente fedeli associati intermedi possono divenire candidati allo stesso riconoscimento della Trinità ed allo stesso stupendo destino di personalità.

22:5.2 (248.1) I Custodi Trinitizzati sono serafini ascendenti e creature intermedie trasferite che sono passati per Havona ed hanno raggiunto il Paradiso ed il Corpo della Finalità. Successivamente sono stati abbracciati dalla Trinità del Paradiso ed assegnati al servizio degli Antichi dei Giorni.

22:5.3 (248.2) Ai candidati all’abbraccio della Trinità provenienti dai serafini ascendenti è accordato questo riconoscimento a motivo della loro valida collaborazione con un mortale ascendente che ha raggiunto il Corpo della Finalità e che è poi stato trinitizzato. Il mio stesso guardiano serafico della carriera mortale è asceso con me, è stato più tardi trinitizzato ed ora è assegnato al governo di Uversa come Custode Trinitizzato.

22:5.4 (248.3) La stessa cosa avviene per gli intermedi; molti di loro sono trasferiti, raggiungono il Paradiso e, insieme con i serafini e per le stesse ragioni, sono abbracciati dalla Trinità ed incaricati come Custodi nei superuniversi.

22:5.5 (248.4) I Custodi Trinitizzati sono abbracciati dalla Trinità del Paradiso in gruppi di settantamila ed un settimo di ogni gruppo è assegnato ad un superuniverso. Vi sono ora in servizio in Orvonton poco più di dieci milioni di questi fidati ed elevati Custodi. Essi servono su Uversa e sulle sfere capitale dei settori maggiori e minori. Nella loro attività sono assistiti da un corpo di parecchi miliardi di seconafini e di altre abili personalità superuniversali.

22:5.6 (248.5) I Custodi Trinitizzati iniziano la loro carriera come custodi e continuano come tali negli affari dei supergoverni. In un certo senso essi sono funzionari dei loro governi superuniversali, ma non si occupano degli individui come fanno i Guardiani Celesti. I Custodi Trinitizzati amministrano affari di gruppo e sostengono progetti collettivi. Essi sono i custodi degli archivi, dei piani e delle istituzioni; agiscono da amministratori fiduciari d’iniziative, di gruppi di personalità, di progetti ascendenti, di piani morontiali, di progettazioni universali e d’innumerevoli altre attività.

6. Gli Ambasciatori Trinitizzati

22:6.1 (248.6) Gli Ambasciatori Trinitizzati sono il secondo ordine dei Figli Trinitizzati di Selezione e come i loro associati, i Custodi, sono reclutati tra due tipi di creature ascendenti. Non tutti i mortali ascendenti si sono fusi con l’Aggiustatore o con il Padre; alcuni si sono fusi con lo Spirito, altri con il Figlio. Certuni di questi mortali fusi con lo Spirito o con il Figlio raggiungono Havona ed arrivano in Paradiso. Tra questi ascendenti al Paradiso vengono scelti dei candidati all’abbraccio della Trinità e di tanto in tanto sono trinitizzati in classi di settemila. Essi sono poi incaricati nei superuniversi come Ambasciatori Trinitizzati degli Antichi dei Giorni. Ve ne sono quasi mezzo miliardo registrati su Uversa.

22:6.2 (248.7) Gli Ambasciatori Trinitizzati sono scelti per l’abbraccio della Trinità su parere dei loro istruttori di Havona. Essi rappresentano le menti superiori dei loro rispettivi gruppi e sono perciò quelli meglio qualificati per assistere i dirigenti dei superuniversi nella comprensione e nell’amministrazione degli interessi dei mondi da cui provengono i mortali fusi con lo Spirito. Gli Ambasciatori fusi con il Figlio sono di grande aiuto quando trattiamo problemi riguardanti l’ordine delle personalità fuse con il Figlio.

22:6.3 (248.8) Gli Ambasciatori Trinitizzati sono gli emissari degli Antichi dei Giorni a tutti gli effetti per tutti i mondi od universi facenti parte del superuniverso cui sono assegnati. Essi effettuano particolari ed importanti servizi nelle capitali dei settori minori ed eseguono gli innumerevoli multiformi compiti di un superuniverso. Essi costituiscono il corpo d’emergenza o di riserva dei Figli Trinitizzati dei supergoverni e sono quindi utilizzabili per una grande varietà d’incarichi. Essi s’impegnano negli affari superuniversali in migliaia e migliaia di compiti impossibili da descrivere alle menti umane poiché non esiste nulla su Urantia che sia in qualche modo analogo a queste attività.

7. La tecnica della trinitizzazione

22:7.1 (249.1) Io non posso descrivere pienamente alla mente materiale l’esperienza del compimento creativo supremo di esseri spirituali perfetti e divenuti perfetti — l’atto di trinitizzazione. Le tecniche di trinitizzazione sono tra i segreti di Vicegerington e di Solitarington e sono rivelabili solamente a coloro che sono passati per queste esperienze straordinarie, nonché comprensibili solo da costoro. Perciò è al di là della possibilità di qualunque essere riuscire a descrivere alla mente umana la natura e lo scopo di questa operazione straordinaria.

22:7.2 (249.2) A parte le Deità, soltanto personalità del Paradiso-Havona e certi membri di ciascuno dei corpi finalitari s’impegnano nella trinitizzazione. In speciali condizioni di perfezione paradisiaca, questi esseri stupendi possono intraprendere l’avventura straordinaria d’identità di concetto e riescono molte volte a produrre un nuovo essere, un figlio trinitizzato da creature.

22:7.3 (249.3) Le creature glorificate che s’impegnano in tali avventure di trinitizzazione possono partecipare soltanto ad una di tali esperienze, mentre sembra che per le Deità del Paradiso non vi sia alcun limite al compimento continuo di episodi di trinitizzazione. La Deità sembra essere limitata in un unico aspetto: ci può essere un solo Spirito Originale ed Infinito, un solo esecutore infinito della volontà congiunta del Padre-Figlio.

22:7.4 (249.4) I finalitari mortali ascendenti fusi con l’Aggiustatore che hanno raggiunto certi livelli di cultura paradisiaca e di sviluppo spirituale sono tra coloro che possono tentare di trinitizzare una creatura. Alle compagnie di mortali finalitari, mentre stazionano in Paradiso, viene accordato un periodo di pausa ad ogni millennio del tempo di Havona. Vi sono sette modi diversi in cui tali finalitari possono scegliere di trascorrere questo periodo libero da impegni, ed uno di questi è di tentare, in associazione con un compagno finalitario o con una personalità del Paradiso-Havona, di effettuare la trinitizzazione di una creatura.

22:7.5 (249.5) Se due finalitari mortali si presentano dinanzi agli Architetti dell’Universo Maestro e dimostrano di aver scelto separatamente un concetto identico per una trinitizzazione, gli Architetti hanno il potere di promulgare a loro discrezione dei mandati che permettono a questi ascendenti mortali glorificati di prolungare il loro periodo di pausa e di ritirarsi per un certo tempo nel settore dei Cittadini del Paradiso riservato alla trinitizzazione. Alla fine di questo ritiro accordato, se essi riferiscono di avere singolarmente e congiuntamente scelto di compiere lo sforzo paradisiaco di spiritualizzare, idealizzare ed attuare un concetto selezionato ed originale che non è mai stato prima trinitizzato, allora lo Spirito Maestro Numero Sette emette degli ordini che autorizzano questa impresa straordinaria.

22:7.6 (249.6) Tali avventure richiedono talvolta dei periodi di tempo incredibilmente lunghi. Sembra che trascorra un’era prima che questi fedeli e determinati mortali di un tempo — e talvolta personalità del Paradiso-Havona — raggiungano infine il loro scopo, riescano realmente a portare ad esistenza effettiva il concetto di verità universale da loro scelto. E non sempre queste coppie devote hanno successo; molte volte non ci riescono, e ciò per errori non individuabili da parte loro. I candidati alla trinitizzazione che falliscono in questo modo sono ammessi ad un gruppo speciale di finalitari che sono designati come esseri che hanno compiuto lo sforzo supremo e subìto la suprema delusione. Quando le Deità del Paradiso si uniscono per trinitizzare riescono sempre, ma non avviene così per una coppia omogenea di creature, la tentata unione di due membri dello stesso ordine di esseri.

22:7.7 (250.1) Quando un essere nuovo ed originale è trinitizzato dagli Dei, i genitori divini restano immutati in potenziale di deità; ma quando delle creature elevate realizzano un tale episodio creativo, uno degli individui che vi partecipano e l’eseguono subisce una straordinaria modificazione di personalità. I due progenitori di un figlio trinitizzato da creature divengono in un certo senso spiritualmente uno. Noi crediamo che questo status di biunificazione di certe fasi spirituali della personalità prevarrà probabilmente fino a quando l’Essere Supremo non avrà raggiunto la piena e completa manifestazione della personalità nel grande universo.

22:7.8 (250.2) Simultaneamente all’apparizione di un nuovo figlio trinitizzato da creature avviene questa unione spirituale funzionale dei due progenitori; i due genitori che trinitizzano divengono uno ad un livello funzionale definitivo. Nessun essere creato dell’universo può spiegare pienamente questo stupefacente fenomeno; è un’esperienza quasi divina. Quando il Padre ed il Figlio si unirono per eternare lo Spirito Infinito, al compimento del loro proposito essi divennero immediatamente come uno e da allora sono sempre stati uno. Ed anche se l’unione trinitizzante di due creature è dello stesso ordine di portata infinita dell’unione perfetta di Deità del Padre Universale e del Figlio Eterno, le ripercussioni di una trinitizzazione da parte di creature non sono di natura eterna; esse termineranno alla completa attuazione delle Deità esperienziali.

22:7.9 (250.3) Benché questi genitori di figli trinitizzati da creature diventino come uno nei loro incarichi nell’universo, essi continuano ad essere considerati come due personalità nella formazione e nelle liste d’appello del Corpo della Finalità e degli Architetti dell’Universo Maestro. Durante la presente era dell’universo tutti i genitori uniti dalla trinitizzazione sono inseparabili per destinazione e funzione; dove va l’uno va l’altro, ciò che fa l’uno fa l’altro. Se la biunificazione genitoriale avviene tra un finalitario mortale (o altro) ed una personalità del Paradiso-Havona, gli esseri genitoriali uniti non operano né con i cittadini del Paradiso o di Havona, né con i finalitari. Queste coppie miste si raggruppano in un corpo speciale costituito da esseri simili. Ed in tutte le unioni di trinitizzatori, miste o altro, gli esseri genitoriali sono coscienti l’uno dell’altro, possono comunicare tra di loro, e possono assolvere compiti che nessuno dei due avrebbe potuto svolgere in precedenza.

22:7.10 (250.4) I Sette Spiriti Maestri hanno l’autorità di ratificare l’unione trinitizzante di finalitari e di personalità del Paradiso-Havona, e questi legami misti hanno sempre successo. Gli splendidi figli trinitizzati da creature che ne risultano, rappresentano concetti non adatti ad essere compresi né dalle creature eterne del Paradiso né dalle creature temporali dello spazio. Per questa ragione essi diventano i pupilli degli Architetti dell’Universo Maestro. Questi figli trinitizzati del destino incorporano idee, ideali ed un’esperienza che sembrano appartenere ad un’era dell’universo futura e non hanno pertanto alcun valore pratico immediato per le amministrazioni dei superuniversi o per quella dell’universo centrale. Questi figli straordinari dei figli del tempo e dei cittadini dell’eternità sono tutti tenuti in riserva su Vicegerington, dove sono impegnati nello studio dei concetti del tempo e delle realtà dell’eternità in un settore speciale della sfera occupato dai collegi segreti del corpo dei Figli Creatori.

22:7.11 (251.1) L’Essere Supremo è l’unificazione di tre fasi della realtà della Deità: Dio il Supremo, l’unificazione spirituale di certi aspetti finiti della Trinità del Paradiso; l’Onnipotente Supremo, l’unificazione del potere dei Creatori del grande universo; e la Mente Suprema, la contribuzione individuale della Terza Sorgente e Centro e dei suoi coordinati alla realtà dell’Essere Supremo. Nelle loro avventure di trinitizzazione le splendide creature dell’universo centrale e del Paradiso sono impegnate in una triplice esplorazione della Deità del Supremo, che ha per risultato la produzione di tre ordini di figli trinitizzati da creature:

22:7.12 (251.2) 1. Figli trinitizzati da ascendenti. Nei loro sforzi creativi i finalitari tentano di trinitizzare certe realtà concettuali dell’Onnipotente Supremo che hanno acquisito per esperienza nella loro ascensione al Paradiso attraverso il tempo e lo spazio.

22:7.13 (251.3) 2. Figli trinitizzati del Paradiso-Havona. Gli sforzi creativi dei Cittadini del Paradiso e di Havona portano alla trinitizzazione di certi aspetti spirituali elevati dell’Essere Supremo che essi hanno acquisito per esperienza su uno scenario supersupremo che rasenta l’Ultimo e l’Eterno.

22:7.14 (251.4) 3. Figli trinitizzati di destino. Ma quando un finalitario ed un cittadino del Paradiso-Havona trinitizzano insieme una nuova creatura, questo sforzo congiunto si ripercuote in certe fasi della Mente Suprema-Ultima. I figli trinitizzati da creature che ne risultano sono supercreazionali; essi rappresentano alcune realtà della Deità Suprema-Ultima che non sono state raggiunte in altro modo grazie all’esperienza e perciò ricadono automaticamente nella pertinenza degli Architetti dell’Universo Maestro, custodi di quelle cose che trascendono i limiti creativi della presente era dell’universo. I figli trinitizzati di destino incorporano certi aspetti della funzione non rivelata del Supremo-Ultimo nell’universo maestro. Noi non conosciamo molto riguardo a questi figli congiunti del tempo e dell’eternità, ma sappiamo assai di più di quanto ci è consentito di rivelare.

8. I figli trinitizzati da creature

22:8.1 (251.5) Oltre ai figli trinitizzati da creature considerati in questa esposizione, ci sono numerosi ordini non rivelati di esseri trinitizzati da creature — la varia progenie dei molteplici legami tra i sette corpi di finalitari e le personalità del Paradiso-Havona. Ma tutti questi esseri trinitizzati da creature, rivelati e non rivelati, sono dotati di personalità dal Padre Universale.

22:8.2 (251.6) Quando nuovi figli trinitizzati da ascendenti e da personalità del Paradiso-Havona sono giovani e privi d’esperienza, vengono di solito inviati per lunghi periodi di servizio sulle sette sfere paradisiache dello Spirito Infinito, dove servono sotto la tutela dei Sette Esecutivi Supremi. Successivamente essi possono essere adottati dai Figli Istruttori Trinitari per un addestramento supplementare negli universi locali.

22:8.3 (251.7) Questi figli adottati aventi origine da creature elevate e glorificate sono gli apprendisti, gli aiuti studenti dei Figli Istruttori, e per quanto riguarda la loro classificazione essi sono spesso annoverati temporaneamente con questi Figli. Essi possono eseguire, ed eseguono, molti nobili incarichi con spirito di abnegazione a favore dei regni da loro scelti per servire.

22:8.4 (251.8) Negli universi locali i Figli Istruttori possono designare i loro pupilli trinitizzati da creature per essere abbracciati dalla Trinità del Paradiso. Emergendo da questo abbraccio come Figli Trinitizzati di Perfezione, essi entrano al servizio degli Antichi dei Giorni nei sette superuniversi, essendo questo il destino attualmente conosciuto di tale gruppo straordinario di esseri trinitizzati due volte.

22:8.5 (252.1) Non tutti i figli trinitizzati da creature sono abbracciati dalla Trinità; molti divengono gli associati e gli ambasciatori dei Sette Spiriti Maestri del Paradiso, degli Spiriti Riflettivi dei superuniversi e degli Spiriti Madre delle creazioni locali. Altri possono accettare degli incarichi speciali sull’Isola eterna. Altri ancora possono entrare nei servizi speciali sui mondi segreti del Padre e sulle sfere paradisiache dello Spirito. Infine molti trovano la loro strada nel corpo congiunto dei Figli Trinitizzati sul circuito interno di Havona.

22:8.6 (252.2) Ad eccezione dei Figli Trinitizzati di Perfezione e di quelli che si stanno riunendo su Vicegerington, il destino supremo di tutti i figli trinitizzati da creature sembra essere l’entrata nel Corpo dei Finalitari Trinitizzati, uno dei sette Corpi della Finalità in Paradiso.

9. I Guardiani Celesti

22:9.1 (252.3) I figli trinitizzati da creature sono abbracciati dalla Trinità del Paradiso in classi di settemila. Questi discendenti trinitizzati da umani perfezionati e da personalità del Paradiso-Havona sono tutti egualmente abbracciati dalle Deità, ma sono assegnati ai superuniversi secondo il parere dei loro vecchi insegnanti, i Figli Istruttori Trinitari. Quelli con migliore stato di servizio sono incaricati come Assistenti dei Figli Elevati, quelli che si sono meno distinti sono nominati Guardiani Celesti.

22:9.2 (252.4) Quando questi esseri straordinari sono stati abbracciati dalla Trinità, divengono validi aiuti per i governi dei superuniversi. Essi sono competenti nelle questioni relative alla carriera ascendente, non a seguito di un’ascensione personale, ma come risultato del loro servizio con i Figli Istruttori Trinitari sui mondi dello spazio.

22:9.3 (252.5) In Orvonton sono stati incaricati quasi un miliardo di Guardiani Celesti. Essi sono principalmente assegnati alle amministrazioni dei Perfezioni dei Giorni nelle capitali dei settori maggiori e sono abilmente assistiti da un corpo di mortali ascendenti fusi con il Figlio.

22:9.4 (252.6) I Guardiani Celesti sono gli ufficiali dei tribunali degli Antichi dei Giorni, che agiscono come messaggeri delle corti e come latori delle citazioni e delle decisioni dei vari tribunali dei governi superuniversali. Sono gli agenti incaricati degli arresti dagli Antichi dei Giorni. Essi partono da Uversa per riportarvi esseri la cui presenza è richiesta davanti ai giudici dei superuniversi; eseguono i mandati per la detenzione di qualsiasi personalità del superuniverso. Essi accompagnano anche i mortali degli universi locali fusi con lo Spirito quando, per qualche ragione, la loro presenza è richiesta su Uversa.

22:9.5 (252.7) I Guardiani Celesti ed i loro associati, gli Assistenti dei Figli Elevati, non sono mai stati abitati da Aggiustatori, né si sono fusi con il Figlio o con lo Spirito. Tuttavia, l’abbraccio della Trinità del Paradiso compensa lo status di non fusione dei Figli Trinitizzati di Perfezione. L’abbraccio della Trinità può operare solo sull’idea personificata in un figlio trinitizzato da creature, lasciando il figlio abbracciato immutato per il resto, ma tale limitazione si verifica soltanto quando così è programmato.

22:9.6 (252.8) Questi figli trinitizzati due volte sono esseri meravigliosi, ma non sono né versatili né affidabili quanto i loro associati ascendenti. Manca loro quell’enorme e profonda esperienza personale che gli altri figli appartenenti a questo gruppo hanno acquisito elevandosi effettivamente fino alla gloria a partire dai domini tenebrosi dello spazio. Noi che apparteniamo alla carriera ascendente li amiamo e facciamo quanto è in nostro potere per compensare le loro deficienze, ma grazie a loro siamo sempre grati per la nostra bassa origine e la nostra capacità di fare esperienza. La loro disposizione nel riconoscere ed ammettere le loro deficienze nelle realtà sperimentabili dell’ascensione universale è di una bellezza trascendente e talvolta di una pateticità veramente commovente.

22:9.7 (253.1) I Figli Trinitizzati di Perfezione sono limitati rispetto agli altri figli abbracciati dalla Trinità perché la loro capacità esperenziale nel tempo-spazio è inibita. Essi sono mancanti d’esperienza nonostante il lungo addestramento con gli Esecutivi Supremi e con i Figli Istruttori, e se così non fosse, la saturazione esperienziale precluderebbe loro di essere lasciati in riserva al fine di acquisire esperienza in un’era futura dell’universo. Non c’è semplicemente nulla nell’intera esistenza universale che possa sostituire un’esperienza personale effettiva, e questi figli trinitizzati da creature sono tenuti in riserva per una funzione esperienziale in qualche epoca futura dell’universo.

22:9.8 (253.2) Sui mondi delle dimore ho visto spesso questi degni ufficiali delle alte corti del superuniverso guardare in modo così carico di desiderio e supplichevole coloro che erano arrivati, anche di recente, dai mondi evoluzionari dello spazio, che non si poteva evitare di rendersi conto che questi possessori di una trinitizzazione non esperienziale invidiavano veramente i loro fratelli ritenuti meno fortunati, che ascendono il sentiero universale su gradini di esperienza autentica e di vita effettiva. Nonostante i loro impedimenti e le loro limitazioni essi formano un corpo di lavoratori meravigliosamente utile e sempre disponibile quando vengono ad eseguire i complessi piani amministrativi dei governi dei superuniversi.

10. Gli Assistenti dei Figli Elevati

22:10.1 (253.3) Gli Assistenti dei Figli Elevati sono il gruppo superiore dei figli trinitizzati ri-trinitizzati di esseri ascendenti glorificati del Corpo dei Mortali della Finalità e dei loro associati eterni, le personalità del Paradiso-Havona. Essi sono assegnati a servire nei superuniversi e lavorano come aiuti personali dei figli elevati dei governi degli Antichi dei Giorni. Essi potrebbero essere chiamati a giusto titolo segretari privati. Agiscono di tanto in tanto come impiegati in commissioni speciali ed in altre associazioni di gruppo dei figli elevati. Essi servono Perfettori di Saggezza, Consiglieri Divini, Censori Universali, Possenti Messaggeri, Elevati in Autorità e Privi di Nome e Numero.

22:10.2 (253.4) Se trattando dei Guardiani Celesti è sembrato che io abbia richiamato l’attenzione sui limiti e gli impedimenti di questi figli trinitizzati due volte, permettetemi ora, in tutta equità, di richiamare l’attenzione sul loro punto di grande forza, l’attributo che per noi li rende quasi inestimabili. Questi esseri devono la loro esistenza stessa al fatto che sono la personificazione di un concetto unico e supremo. Essi sono l’incorporazione nella personalità di un’idea divina, di un ideale universale, quale non è mai stato prima concepito, espresso o trinitizzato. Ed essi sono stati successivamente abbracciati dalla Trinità; esprimono quindi ed incorporano effettivamente la saggezza stessa della Trinità divina in ciò che concerne l’idea-ideale della loro esistenza di personalità. Nella misura in cui tale concetto particolare è rivelabile agli universi, queste personalità incorporano il totale delle cose che un’intelligenza di una creatura o di un Creatore possa mai concepire, esprimere od esemplificare. Essi sono quell’idea personificata.

22:10.3 (253.5) Non riuscite a vedere che queste concentrazioni viventi di un concetto supremo unico della realtà universale sono di aiuto incalcolabile per coloro cui è affidata l’amministrazione dei superuniversi?

22:10.4 (254.1) Non molto tempo fa io ricevetti l’ordine di presiedere una commissione di sei personalità — una di ciascun ordine di figli elevati — incaricata di studiare tre problemi concernenti un gruppo di nuovi universi nelle regioni meridionali di Orvonton. Mi resi conto profondamente del valore degli Assistenti dei Figli Elevati quando chiesi al capo del loro ordine su Uversa l’assegnazione temporanea di tali segretari alla mia commissione. La prima delle nostre idee era rappresentata da un Assistente dei Figli Elevati su Uversa, che fu immediatamente assegnato al nostro gruppo. Il nostro secondo problema era incorporato in un Assistente dei Figli Elevati assegnato al superuniverso numero tre. Noi ricevemmo molto aiuto da questa fonte grazie al centro di smistamento dell’universo centrale per il coordinamento e la diffusione delle conoscenze essenziali, ma niente di paragonabile all’assistenza fornita dalla presenza effettiva di una personalità che é un concetto trinitizzato in supremazia da creature e trinitizzato in finalità da Deità. Quanto al nostro terzo problema, gli archivi del Paradiso rivelarono che tale idea non era mai stata trinitizzata da creature.

22:10.5 (254.2) Gli Assistenti dei Figli Elevati sono personalizzazioni uniche ed originali di concetti immensi e d’ideali stupendi. E come tali essi sono in grado di portare di tanto in tanto un’illuminazione inesprimibile alle nostre deliberazioni. Quando io agisco in qualche remota destinazione negli universi dello spazio, pensate che cosa significa, dal punto di vista dell’assistenza, se sono così fortunato da avere assegnato alla mia missione un Assistente dei Figli Elevati che è la pienezza del concetto divino concernente il problema stesso che sono stato mandato ad affrontare e risolvere; ed io ho fatto ripetutamente questa esperienza. La sola difficoltà di questo piano è che nessun superuniverso può avere un’edizione completa di queste idee trinitizzate. Noi riceviamo soltanto un settimo di questi esseri, beneficiamo così solo circa una volta su sette dell’associazione personale di tali esseri anche quando gli archivi indicano che l’idea è stata trinitizzata.

22:10.6 (254.3) Noi potremmo utilizzare con grande profitto un numero molto più elevato di questi esseri su Uversa. A causa del loro valore nell’amministrazione dei superuniversi, noi incoraggiamo in tutti i modi possibili i pellegrini dello spazio ed anche i residenti in Paradiso a tentare la trinitizzazione dopo aver fornito l’un l’altro quelle realtà esperienziali che sono indispensabili alla promulgazione di tali avventure creative.

22:10.7 (254.4) Attualmente abbiamo nel nostro superuniverso circa un milione ed un quarto di Assistenti dei Figli Elevati, che servono sia nei settori maggiori sia nei settori minori, così come operano su Uversa. Essi ci accompagnano molto spesso nei nostri incarichi negli universi lontani. Gli Assistenti dei Figli Elevati non sono assegnati in permanenza ad un Figlio o ad una commissione. Essi sono in costante circolazione, servendo dove l’idea o l’ideale che essi sono può meglio favorire i propositi eterni della Trinità del Paradiso, di cui sono divenuti figli.

22:10.8 (254.5) Essi sono commoventemente affettuosi, stupendamente leali, squisitamente intelligenti, supremamente saggi — per quanto concerne una singola idea — e trascendentalmente umili. Mentre possono comunicarvi le conoscenze dell’universo circa la loro unica idea o ideale, è quasi patetico vederli cercare conoscenze ed informazioni su una moltitudine di altri argomenti, anche presso i mortali ascendenti.

22:10.9 (254.6) Questo è il racconto dell’origine, della natura e delle funzioni di alcuni di quelli che sono denominati i Figli di Dio Trinitizzati, più particolarmente di coloro che sono passati per l’abbraccio divino della Trinità del Paradiso, e che sono stati poi assegnati ai servizi dei superuniversi per ivi portare la loro collaborazione saggia e comprensiva agli amministratori degli Antichi dei Giorni nei loro instancabili sforzi per favorire il progredire verso l’interno dei mortali ascendenti del tempo, verso la loro prossima destinazione in Havona e la loro meta finale in Paradiso.

22:10.10 (255.1) [Narrato da un Possente Messaggero del corpo di rivelazione di Orvonton.]

Fascicolo 23 - I Messaggeri Solitari

Il Libro di Urantia

Fascicolo 23

I Messaggeri Solitari

23:0.1 (256.1) I MESSAGGERI Solitari sono il corpo personale ed universale del Creatore Congiunto; sono il primo e più antico ordine delle Personalità Superiori dello Spirito Infinito. Essi rappresentano l’azione creatrice iniziale dello Spirito Infinito operante da solo allo scopo di portare all’esistenza degli spiriti di personalità solitari. Né il Padre né il Figlio hanno partecipato in modo diretto a questa prodigiosa spiritualizzazione.

23:0.2 (256.2) Questi messaggeri spirituali furono personalizzati in un unico episodio creativo ed il loro numero è stazionario. Sebbene uno di questi esseri straordinari sia associato a me nella presente missione, non so quante di queste personalità esistano nell’universo degli universi. Conosco solo, di tanto in tanto, quanti ne sono iscritti nei nostri registri come operanti in quel momento nella giurisdizione del nostro superuniverso. Dall’ultimo rapporto di Uversa osservo che c’erano quasi 7.690 migliaia di miliardi di Messaggeri Solitari allora operanti all’interno dei confini di Orvonton, e suppongo che questa cifra sia considerevolmente inferiore ad un settimo del loro numero totale.

1. Natura ed origine dei Messaggeri Solitari

23:1.1 (256.3) Subito dopo la creazione dei Sette Spiriti dei Circuiti di Havona, lo Spirito Infinito portò all’esistenza il vasto corpo dei Messaggeri Solitari. Nessuna parte della creazione universale preesiste ai Messaggeri Solitari, eccetto il Paradiso ed i circuiti di Havona. Essi hanno operato in tutto il grande universo quasi dall’eternità. Essi sono essenziali alla tecnica divina dello Spirito Infinito di rivelare se stesso alle immense creazioni del tempo e dello spazio e per prendere contatto personale con esse.

23:1.2 (256.4) Sebbene questi messaggeri esistano dai tempi prossimi all’eternità, sono tutti coscienti di un inizio della loro individualità. Essi hanno coscienza del tempo, essendo i primi tra le creazioni dello Spirito Infinito a possedere tale coscienza del tempo. Essi sono le prime creature dello Spirito Infinito ad essere state personalizzate nel tempo e spiritualizzate nello spazio.

23:1.3 (256.5) Questi spiriti solitari comparvero agli albori del tempo come esseri spirituali completi e perfettamente dotati. Essi sono tutti uguali e non vi sono classi o suddivisioni fondate su diversità personali. La loro classificazione è basata esclusivamente sul tipo di lavoro al quale sono di tanto in tanto assegnati.

23:1.4 (256.6) I mortali iniziano come esseri quasi materiali sui mondi dello spazio ed ascendono verso l’interno in direzione dei Grandi Centri. Questi spiriti solitari iniziano al centro di tutte le cose e anelano ad essere assegnati alle creazioni lontane, ai singoli mondi stessi degli universi locali più esterni ed anche oltre.

23:1.5 (256.7) Benché denominati Messaggeri Solitari, essi non sono spiriti malinconici, perché amano veramente lavorare da soli. Essi sono gli unici esseri di tutta la creazione che possono godere, e godono, di un’esistenza solitaria, sebbene amino anche associarsi ai pochissimi ordini d’intelligenze universali con i quali possono fraternizzare.

23:1.6 (257.1) I Messaggeri Solitari non sono isolati nel loro servizio; essi sono costantemente in contatto con il patrimonio intellettuale di tutta la creazione, poiché sono in grado di “intercettare” tutte le trasmissioni dei regni in cui soggiornano. Essi possono anche intercomunicare con i membri del loro stesso gruppo, gli esseri che svolgono lo stesso genere di lavoro nel medesimo superuniverso. Potrebbero comunicare con altri del loro gruppo, ma hanno ricevuto l’ordine di non farlo dal consiglio dei Sette Spiriti Maestri, ed essi sono un gruppo leale; non disobbediscono né sono inadempienti. Non risulta che un Messaggero Solitario sia mai caduto nelle tenebre.

23:1.7 (257.2) I Messaggeri Solitari, come i Direttori di Potere d’Universo, sono tra i pochissimi tipi di esseri operanti dovunque nei regni che sono esenti da arresto o detenzione da parte dei tribunali del tempo e dello spazio. Essi non potrebbero essere citati a comparire davanti a nessun altro che ai Sette Spiriti Maestri, ma in tutti gli annali dell’universo maestro questo consiglio del Paradiso non è mai stato chiamato a giudicare il caso di un Messaggero Solitario.

23:1.8 (257.3) Questi messaggeri con incarichi solitari sono un gruppo di esseri creati degni di fiducia, indipendenti, versatili, profondamente spirituali e di grande sensibilità, derivati dalla Terza Sorgente e Centro. Essi agiscono per autorità dello Spirito Infinito che risiede sull’Isola centrale del Paradiso, e così personalizzato sulle sfere capitali degli universi locali. Essi sono costantemente partecipi del circuito diretto che emana dallo Spirito Infinito, anche quando operano nelle creazioni locali sotto l’influenza diretta degli Spiriti Madre degli universi locali.

23:1.9 (257.4) C’è una ragione tecnica per la quale questi Messaggeri Solitari devono viaggiare e lavorare da soli. Per brevi periodi e quando sono fissi, essi possono collaborare con un gruppo, ma quando sono associati in questo modo sono totalmente tagliati fuori dal sostegno e dalla direzione del loro circuito del Paradiso, sono completamente isolati. Quando sono in transito, o quando operano nei circuiti dello spazio e nelle correnti del tempo, se due o più esseri di quest’ordine sono in stretta vicinanza, entrambi o tutti sono esclusi dal collegamento con le forze circolanti superiori. Essi sono in “corto circuito” come direste voi in simboli illustrativi. Per tale ragione essi hanno in loro un potere innato di allarme automatico, un segnale di avviso, che agisce infallibilmente al fine di prevenirli dal rischio di collisione e di mantenerli senza errore sufficientemente separati in modo da non interferire nel loro corretto ed efficace funzionamento. Essi posseggono anche dei poteri connaturati ed automatici che rivelano ed indicano la vicinanza degli Spiriti Trinitari Ispirati e degli Aggiustatori di Pensiero divini.

23:1.10 (257.5) Questi messaggeri non posseggono alcun potere di estendere o di riprodurre la personalità, ma non c’è praticamente alcun lavoro negli universi nel quale non possano impegnarsi ed al quale non possano contribuire con qualcosa di essenziale e di utile. In particolare essi sono i grandi economizzatori di tempo per coloro che sono impegnati nell’amministrazione degli affari dell’universo; e ci assistono tutti, dal più elevato al più umile.

2. L’assegnazione dei Messaggeri Solitari

23:2.1 (257.6) I Messaggeri Solitari non sono assegnati in permanenza a personalità celesti né singole né in gruppo. Essi svolgono il loro servizio sempre su assegnazione, e durante questo servizio operano sotto la supervisione diretta di coloro che governano i regni ai quali sono assegnati. Tra loro non hanno né organizzazione né governo d’alcun tipo; essi sono Messaggeri Solitari.

23:2.2 (258.1) I Messaggeri Solitari sono assegnati dallo Spirito Infinito alle sette divisioni di servizio seguenti:

23:2.3 (258.2) 1. Messaggeri della Trinità del Paradiso.

23:2.4 (258.3) 2. Messaggeri dei Circuiti di Havona.

23:2.5 (258.4) 3. Messaggeri dei Superuniversi.

23:2.6 (258.5) 4. Messaggeri degli Universi Locali.

23:2.7 (258.6) 5. Esploratori in Missione Libera.

23:2.8 (258.7) 6. Ambasciatori ed Emissari con Incarichi Speciali.

23:2.9 (258.8) 7. Rivelatori della Verità.

23:2.10 (258.9) Questi messaggeri spirituali sono in ogni senso intercambiabili tra un tipo di servizio ed un altro; tali passaggi avvengono costantemente. Non vi sono ordini separati di Messaggeri Solitari; essi sono spiritualmente simili e sono uguali sotto ogni aspetto. Benché siano generalmente designati con un numero, essi sono conosciuti dallo Spirito Infinito con nomi personali. Sono invece conosciuti dal resto di noi con il nome od il numero indicativo della loro destinazione in corso.

23:2.11 (258.10) 1. Messaggeri della Trinità del Paradiso. Io non ho il permesso di rivelare molto sul lavoro del gruppo di messaggeri assegnati alla Trinità. Essi sono i servitori fidati e segreti delle Deità, e quando sono incaricati di portare messaggi speciali che riguardano la linea di condotta non rivelata ed il comportamento futuro degli Dei, non si è mai saputo che abbiano divulgato un segreto o tradito la fiducia riposta nel loro ordine. Tutto ciò è riferito in questa circostanza non per vantare la loro perfezione, ma piuttosto per sottolineare che le Deità possono creare, e creano, esseri perfetti.

23:2.12 (258.11) La confusione e il disordine di Urantia non significano che i Governanti del Paradiso manchino d’interesse o di capacità per condurre le cose in modo differente. I Creatori dispongono di pieni poteri per fare di Urantia un vero paradiso, ma un tale Eden non contribuirebbe allo sviluppo di quei caratteri forti, nobili e sperimentati che gli Dei stanno così sicuramente forgiando sul vostro mondo, tra le incudini della necessità ed i martelli dell’angustia. Le vostre ansietà ed i vostri dispiaceri, le vostre prove e le vostre delusioni, fanno tutti altrettanto parte del piano divino sulla vostra sfera quanto la squisita perfezione e l’adattamento infinito di tutte le cose al loro proposito supremo sui mondi dell’universo centrale e perfetto.

23:2.13 (258.12) 2. Messaggeri dei Circuiti di Havona. Durante tutta la carriera ascendente voi sarete in grado di scorgere vagamente, ma in misura sempre maggiore, la presenza dei Messaggeri Solitari; ma soltanto dopo aver raggiunto Havona li riconoscerete senza errore. I primi messaggeri che vedrete faccia a faccia saranno quelli dei circuiti di Havona.

23:2.14 (258.13) I Messaggeri Solitari godono di relazioni speciali con i nativi dei mondi di Havona. Questi messaggeri, che sono così condizionati nelle loro funzioni quando sono associati l’uno con l’altro, possono essere, e sono, in comunione personale molto stretta con i nativi di Havona. Ma è del tutto impossibile comunicare alla mente umana le soddisfazioni supreme che derivano dal contatto tra la mente di questi esseri divinamente perfetti e lo spirito di queste personalità quasi trascendenti.

23:2.15 (259.1) 3. Messaggeri dei Superuniversi. Gli Antichi dei Giorni, quelle personalità originate dalla Trinità che presiedono ai destini dei sette superuniversi, quelle triadi di potere divino e di saggezza amministrativa, dispongono abbondantemente di Messaggeri Solitari. È solo tramite quest’ordine di messaggeri che i capi trini di un superuniverso possono comunicare direttamente e personalmente con i capi di un altro. I Messaggeri Solitari sono il solo tipo disponibile d’intelligenze spirituali — a parte forse gli Spiriti Trinitari Ispirati — che possa essere inviato dalla capitale di un superuniverso direttamente alla capitale di un altro. Tutte le altre personalità devono fare questi viaggi passando per Havona e per i mondi amministrativi degli Spiriti Maestri.

23:2.16 (259.2) Ci sono certi tipi d’informazioni che non possono essere ottenute né tramite i Messaggeri di Gravità, né per riflettività, né per trasmissione. E quando gli Antichi dei Giorni vogliono conoscere queste cose con certezza, devono inviare un Messaggero Solitario alla fonte della conoscenza. Molto prima che la vita fosse presente su Urantia, il messaggero ora associato a me fu incaricato di una missione fuori di Uversa nell’universo centrale — rimase assente dalle liste d’appello di Orvonton per quasi un milione di anni, ma ritornò a tempo debito con l’informazione desiderata.

23:2.17 (259.3) Non ci sono limiti al servizio dei Messaggeri Solitari nei superuniversi; essi possono operare come esecutori dei tribunali superiori o come raccoglitori d’informazioni per il bene del regno. Tra tutte le supercreazioni essi preferiscono servire in Orvonton, perché qui il bisogno è più pressante e le opportunità d’imprese eroiche sono molto più frequenti. Nei regni con maggiori necessità noi tutti godiamo la soddisfazione di una funzione più completa.

23:2.18 (259.4) 4. Messaggeri degli Universi Locali. Nei servizi di un universo locale non c’è limite alle funzioni dei Messaggeri Solitari. Essi sono i fedeli rivelatori dei motivi e delle intenzioni dello Spirito Madre dell’universo locale, benché siano sotto la piena giurisdizione del Figlio Maestro regnante. E ciò è vero per tutti i messaggeri che operano in un universo locale, sia che stiano viaggiando, provenendo direttamente dalla capitale dell’universo, sia che stiano agendo temporaneamente in collegamento con Padri delle Costellazioni, Sovrani dei Sistemi o Principi Planetari. Prima della concentrazione di tutto il potere nelle mani di un Figlio Creatore, al momento della sua elevazione a capo sovrano del suo universo, questi messaggeri degli universi locali operano sotto la direzione generale degli Antichi dei Giorni e rispondono direttamente al loro rappresentante residente, l’Unione dei Giorni.

23:2.19 (259.5) 5. Esploratori in Missione Libera. Quando il corpo di riserva dei Messaggeri Solitari risulta in soprannumero, viene emessa da uno dei Sette Direttori Supremi di Potere una richiesta di esploratori volontari; ed i volontari non mancano mai, perché essi amano molto essere inviati come esploratori liberi e senza vincoli a provare l’emozione di scoprire i nuclei che organizzano nuovi mondi e nuovi universi.

23:2.20 (259.6) Essi vanno a verificare le indicazioni fornite dagli osservatori dello spazio dei regni. Senza dubbio le Deità del Paradiso conoscono l’esistenza di questi sistemi d’energia dello spazio non ancora scoperti, ma essi non divulgano mai tali informazioni. Se i Messaggeri Solitari non esplorassero questi centri d’energia di recente organizzazione e non ne rilevassero le coordinate, tali fenomeni resterebbero a lungo inosservati anche dalle intelligenze dei regni adiacenti. I Messaggeri Solitari, in quanto classe, sono altamente sensibili alla gravità; di conseguenza essi possono talvolta scoprire la probabile presenza di pianeti oscuri molto piccoli, i mondi stessi che sono i più adatti ad esperimenti di vita.

23:2.21 (260.1) Questi messaggeri-esploratori in missione libera perlustrano l’universo maestro. Essi sono costantemente in viaggio in spedizioni di ricerca nelle regioni inesplorate di tutto lo spazio esterno. Una grandissima parte delle informazioni che possediamo sulle attività dei regni dello spazio esterno le dobbiamo alle esplorazioni dei Messaggeri Solitari, in quanto essi operano e studiano spesso con gli astronomi celesti.

23:2.22 (260.2) 6. Ambasciatori ed Emissari con Incarichi Speciali. Gli universi locali situati all’interno dello stesso superuniverso hanno l’abitudine di scambiarsi degli ambasciatori scelti tra i loro ordini nativi di filiazione. Ma per evitare ritardi, si chiede frequentemente ai Messaggeri Solitari di recarsi come ambasciatori da una creazione locale ad un’altra per rappresentare ed interpretare un regno presso un altro. Per esempio: quando si scopre un regno abitato da poco, esso può trovarsi così lontano nello spazio che ci vorrà molto tempo prima che un ambasciatore inserafinato possa raggiungere questo universo remoto. Un essere inserafinato non può superare la velocità di 899.370 chilometri per secondo del vostro tempo. Stelle imponenti, correnti contrarie e deviazioni, come pure tangenti d’attrazione, tenderanno tutte a ritardare questa velocità, cosicché nel corso di un lungo viaggio la velocità sarà in media di circa 885.000 chilometri al secondo.

23:2.23 (260.3) Quando ad un ambasciatore nativo risulta che ci vorranno centinaia di anni per raggiungere un universo locale molto lontano, si chiede spesso ad un Messaggero Solitario di recarvisi immediatamente per agire come ambasciatore ad interim. I Messaggeri Solitari possono partire con un preavviso molto breve, non indipendentemente dal tempo e dallo spazio come i Messaggeri di Gravità, ma quasi. Essi servono anche in altre circostanze come emissari con incarichi speciali.

23:2.24 (260.4) 7. Rivelatori della Verità. I Messaggeri Solitari considerano l’incarico di rivelare la verità come il più alto dovere del loro ordine. Ed essi operano di tanto in tanto con questa funzione, dai superuniversi fino ai singoli pianeti dello spazio. Essi sono frequentemente assegnati a commissioni che vengono inviate ad ampliare la rivelazione della verità nei mondi e nei sistemi.

3. I servizi dei Messaggeri Solitari nel tempo e nello spazio

23:3.1 (260.5) I Messaggeri Solitari sono il tipo più elevato di personalità perfette e fidate disponibili in tutti i regni per la rapida trasmissione di messaggi importanti ed urgenti per i quali sarebbe inopportuno utilizzare il servizio di trasmissioni od il meccanismo della riflettività. Essi servono in un’infinita varietà d’incarichi, aiutando gli esseri materiali e spirituali dei regni a trarsi d’impaccio, specialmente quando è in gioco il fattore tempo. Tra tutti gli ordini assegnati a servire nei domini superuniversali, essi sono gli esseri personalizzati più elevati e versatili che possono avvicinarsi così tanto a sfidare il tempo e lo spazio.

23:3.2 (260.6) L’universo è ben provvisto di spiriti che utilizzano la gravità per spostarsi, che possono andare ovunque ed in qualsiasi momento — istantaneamente — ma che non sono persone. Certi altri attraversatori gravitazionali sono esseri personali, come i Messaggeri di Gravità e gli Archivisti Trascendentali, ma questi non sono disponibili per gli amministratori dei superuniversi e degli universi locali. I mondi pullulano di angeli, di uomini e di altri esseri altamente personali, ma essi sono condizionati dal tempo e dallo spazio. Il limite di velocità per la maggior parte degli esseri non inserafinati è di 299.790 chilometri del vostro mondo per secondo del vostro tempo. Le creature intermedie e certe altre possono raggiungere, e spesso lo fanno, una velocità doppia — 599.580 chilometri al secondo — mentre i serafini ed altri possono attraversare lo spazio a velocità tripla, circa 899.370 chilometri il secondo. Non vi sono tuttavia personalità messaggere o di transito, ad eccezione dei Messaggeri Solitari, che operino tra le velocità istantanee degli attraversatori gravitazionali e le velocità relativamente basse dei serafini.

23:3.3 (261.1) I Messaggeri Solitari sono perciò generalmente impiegati per messaggi e servizi nelle situazioni in cui la personalità è essenziale per l’assolvimento dell’incarico ed in cui si desidera evitare le perdite di tempo che sarebbero causate dall’invio di qualsiasi altro tipo di messaggeri personali prontamente disponibile. Essi sono i soli esseri definitamente personalizzati che possono sincronizzarsi con le correnti universali congiunte del grande universo. La loro velocità nell’attraversare lo spazio è variabile, dipendendo da una grande varietà d’influenze interferenti, ma le registrazioni indicano che nel viaggio per compiere la presente missione il messaggero a me associato ha proceduto ad una velocità di 1.354.458.739.000 chilometri al secondo del vostro tempo.

23:3.4 (261.2) Io sono del tutto incapace di spiegare alla mente di tipo materiale come uno spirito possa essere una persona reale e allo stesso tempo attraversare lo spazio a velocità così prodigiose. Ma questi stessi Messaggeri Solitari vengono effettivamente su Urantia, e ne partono, a tali velocità incredibili. In verità, se così non fosse, l’intera economia dell’amministrazione universale sarebbe largamente privata del suo elemento personale.

23:3.5 (261.3) I Messaggeri Solitari sono in grado di funzionare come linee di comunicazione d’emergenza in tutte le regioni remote dello spazio, regni non inclusi nei circuiti stabiliti del grande universo. Ne consegue che un messaggero, quando opera in tal modo, può trasmettere un messaggio o mandare attraverso lo spazio un impulso ad un compagno messaggero lontano circa cento anni luce, secondo il modo in cui gli astronomi di Urantia valutano le distanze stellari.

23:3.6 (261.4) Tra le miriadi di esseri che collaborano con noi nella condotta degli affari del superuniverso, nessuno è più importante per utilità pratica e per aiutare a risparmiare tempo. Negli universi dello spazio noi dobbiamo tener conto degli ostacoli del tempo; da qui il grande servizio dei Messaggeri Solitari, i quali, grazie alle loro prerogative personali di comunicazione, sono alquanto indipendenti dallo spazio e, in virtù delle loro prodigiose velocità di transito, sono così vicini ad essere indipendenti dal tempo.

23:3.7 (261.5) Io non riesco a spiegare ai mortali di Urantia come i Messaggeri Solitari possano non avere forma e tuttavia possedere personalità reali e definite. Benché essi siano privi della forma che sarebbe naturalmente associata alla personalità, posseggono una presenza spirituale che è discernibile da tutti i tipi più elevati di esseri spirituali. I Messaggeri Solitari sono la sola classe di esseri che sembra possedere quasi tutti i vantaggi di uno spirito senza forma unitamente a tutte le prerogative di una personalità completa. Essi sono delle vere persone, ma sono dotati di quasi tutti gli attributi di una manifestazione spirituale impersonale.

23:3.8 (261.6) Nei sette superuniversi, generalmente ma non sempre, tutto ciò che tende a rendere una creatura più libera dai condizionamenti del tempo e dello spazio riduce in proporzione le sue prerogative di personalità. I Messaggeri Solitari sono un’eccezione a questa legge generale. Durante le loro attività essi sono quasi senza limitazioni nell’utilizzazione di qualsivoglia via d’espressione spirituale, di servizio divino, di ministero personale e di comunicazione cosmica. Se voi poteste considerare questi esseri straordinari alla luce della mia esperienza nell’amministrazione universale, comprendereste quanto sarebbe difficile coordinare gli affari dei superuniversi senza la loro versatile collaborazione.

23:3.9 (262.1) Per quanto possa ingrandirsi l’universo, nessun altro Messaggero Solitario sarà probabilmente mai più creato. Via via che gli universi aumentano, il maggior lavoro d’amministrazione deve essere sempre più sostenuto da altri tipi di ministri spirituali e dagli esseri che hanno origine in tali nuove creazioni, quali le creature dei Figli Sovrani e degli Spiriti Madre degli universi locali.

4. Il ministero speciale dei Messaggeri Solitari

23:4.1 (262.2) I Messaggeri Solitari sembrano essere dei coordinatori della personalità per tutti i tipi di esseri spirituali. Il loro ministero aiuta a rendere affini tutte le personalità del vasto mondo spirituale. Essi contribuiscono molto a sviluppare in tutti gli esseri spirituali una coscienza d’identità di gruppo. Ogni tipo di essere spirituale è servito da gruppi speciali di Messaggeri Solitari che accrescono la capacità di questi esseri di comprendere tutti gli altri tipi ed ordini, per quanto dissimili, e di fraternizzare con loro.

23:4.2 (262.3) I Messaggeri Solitari dimostrano una capacità così stupefacente di coordinare tutti i tipi ed ordini di personalità finite — ed anche di prendere contatto con il regime absonito dei supercontrollori dell’universo maestro — da indurre alcuni di noi ad ipotizzare che la creazione di questi messaggeri da parte dello Spirito Infinito sia collegata in qualche modo al conferimento della Mente Suprema-Ultima da parte dell’Attore Congiunto.

23:4.3 (262.4) Quando un finalitario ed un Cittadino del Paradiso collaborano nella trinitizzazione di un “figlio del tempo e dell’eternità” — un’operazione che coinvolge i potenziali mentali non rivelati del Supremo-Ultimo — e quando una tale personalità non classificata viene inviata su Vicegerington, un Messaggero Solitario (un’ipotizzata ripercussione di personalità del conferimento di questa mente di deità) è sempre assegnato come guardiano e compagno di questo figlio trinitizzato da creature. Questo messaggero accompagna il nuovo figlio di destino nel mondo in cui è incaricato e non lascia mai più Vicegerington. Quando è assegnato in tal modo ai destini di un figlio del tempo e dell’eternità, un Messaggero Solitario viene trasferito per sempre sotto la supervisione esclusiva degli Architetti dell’Universo Maestro. Quale possa essere il futuro di una simile associazione straordinaria noi non lo sappiamo. Per intere epoche queste associazioni di personalità eccezionali hanno continuato a riunirsi su Vicegerington, ma non una sola coppia ne è mai ripartita.

23:4.4 (262.5) I Messaggeri Solitari sono in numero fisso, ma la trinitizzazione dei figli di destino è apparentemente una tecnica senza limiti. Poiché ad ogni figlio trinitizzato di destino è assegnato un Messaggero Solitario, a noi sembra che ad un dato momento del lontano futuro la disponibilità di messaggeri sarà esaurita. Chi si dedicherà al loro lavoro nel grande universo? Il loro servizio sarà assicurato da qualche nuovo sviluppo tra gli Spiriti Trinitari Ispirati? In qualche periodo molto lontano il grande universo sarà amministrato più da vicino da esseri di origine trinitaria, mentre le creature di singola e di duplice origine andranno nei regni dello spazio esterno? Se i messaggeri ritornano al loro antico servizio, questi figli di destino li accompagneranno? Le trinitizzazioni tra finalitari e cittadini del Paradiso-Havona cesseranno quando la quantità di Messaggeri Solitari sarà stata assorbita per fornire guardiani-compagni a questi figli di destino? Tutti i nostri efficienti Messaggeri Solitari saranno concentrati su Vicegerington? Queste personalità spirituali straordinarie saranno eternamente associate a questi figli trinitizzati di destino non rivelato? Quale significato dobbiamo attribuire al fatto che queste coppie che si stanno riunendo su Vicegerington sono sotto la direzione esclusiva di quei potenti esseri misteriosi, gli Architetti dell’Universo Maestro? Noi ci poniamo queste e molte altre domande simili, ed interroghiamo numerosi altri ordini di esseri celesti, ma non ne conosciamo le risposte.

23:4.5 (263.1) Questa operazione, assieme a molti avvenimenti simili nell’amministrazione dell’universo, indica senza errore che il personale del grande universo, ed anche quello di Havona e del Paradiso, sta subendo una riorganizzazione definita e certa in coordinazione ed in rapporto con le colossali evoluzioni di energia che stanno attualmente avvenendo in tutti i regni dello spazio esterno.

23:4.6 (263.2) Noi siamo inclini a credere che l’eterno futuro sarà testimone di fenomeni di evoluzione universale che trascenderanno di gran lunga tutto ciò che l’eterno passato ha sperimentato. E pregustiamo queste straordinarie avventure, come anche voi dovreste fare, con intenso piacere e con aspettativa sempre crescente.

23:4.7 (263.3) [Presentato da un Consigliere Divino proveniente da Uversa.]

Fascicolo 24 - Le Personalità Superiori dello Spirito Infinito

Il Libro di Urantia

Fascicolo 24

Le Personalità Superiori dello Spirito Infinito

24:0.1 (264.1) SU UVERSA noi dividiamo tutte le personalità e le entità del Creatore Congiunto in tre grandi categorie: le Personalità Superiori dello Spirito Infinito, le Schiere di Messaggeri dello Spazio e gli Spiriti Tutelari del Tempo, quegli esseri spirituali che si occupano d’istruire e di assistere le creature dotate di volontà del piano ascendente di progressione dei mortali.

24:0.2 (264.2) Le Personalità Superiori dello Spirito Infinito che trovano menzione in questa esposizione operano in tutto il grande universo in sette divisioni:

24:0.3 (264.3) 1. Messaggeri Solitari.

24:0.4 (264.4) 2. Supervisori dei Circuiti Universali.

24:0.5 (264.5) 3. Direttori di Censimento.

24:0.6 (264.6) 4. Aiuti Personali dello Spirito Infinito.

24:0.7 (264.7) 5. Ispettori Associati.

24:0.8 (264.8) 6. Sentinelle Incaricate.

24:0.9 (264.9) 7. Guide dei Diplomati.

24:0.10 (264.10) I Messaggeri Solitari, i Supervisori dei Circuiti, i Direttori di Censimento e gli Aiuti Personali sono caratterizzati dal possesso di straordinarie doti d’antigravità. I Messaggeri Solitari non hanno un quartier generale conosciuto; essi circolano nell’universo degli universi. I Supervisori dei Circuiti Universali e i Direttori di Censimento hanno le loro centrali operative nelle capitali dei superuniversi. Gli Aiuti Personali dello Spirito Infinito sono stazionati nell’Isola centrale di Luce. Gli Ispettori Associati e le Sentinelle Incaricate sono stazionati rispettivamente nelle capitali degli universi locali e nelle capitali dei sistemi che li compongono. Le Guide dei Diplomati risiedono nell’universo di Havona ed operano ovunque nel suo miliardo di mondi. La maggior parte di queste personalità superiori ha delle stazioni negli universi locali, ma esse non sono organicamente assegnate all’amministrazione dei regni evoluzionari.

24:0.11 (264.11) Tra le sette classi che compongono questo gruppo, solo i Messaggeri Solitari e forse gli Aiuti Personali percorrono l’universo degli universi. I Messaggeri Solitari s’incontrano a partire dal Paradiso verso l’esterno: passando per i circuiti di Havona fino alle capitali dei superuniversi e da là per tutti i settori e gli universi locali, con le loro suddivisioni, ed anche fino ai mondi abitati. Benché i Messaggeri Solitari appartengano alle Personalità Superiori dello Spirito Infinito, la loro origine, la loro natura ed il loro servizio sono stati trattati nel fascicolo precedente.

1. I Supervisori dei Circuiti Universali

24:1.1 (265.1) Le vaste correnti di potere spaziale ed i circuiti d’energia spirituale possono sembrare operare automaticamente; possono sembrare funzionare senza alcun impedimento, ma non è così. Tutti questi enormi sistemi d’energia sono sotto controllo; sono soggetti ad una supervisione intelligente. I Supervisori dei Circuiti Universali non si occupano dei regni d’energia puramente fisica o materiale — dominio dei Direttori di Potere d’Universo — ma dei circuiti d’energia relativamente spirituale e di quei circuiti modificati che sono essenziali al mantenimento sia degli esseri spirituali altamente sviluppati sia dei tipi morontiali o di transizione delle creature intelligenti. I supervisori non danno origine a circuiti d’energia e di superessenza di divinità, ma in generale hanno a che fare con tutti i circuiti spirituali superiori del tempo e dell’eternità e con tutti i circuiti relativamente spirituali che riguardano l’amministrazione delle parti componenti il grande universo. Essi dirigono e manipolano tutti questi circuiti d’energia spirituale esterni all’Isola del Paradiso.

24:1.2 (265.2) I Supervisori dei Circuiti Universali sono creazione esclusiva dello Spirito Infinito ed operano unicamente come agenti dell’Attore Congiunto. Essi sono personalizzati per servire nei quattro ordini seguenti:

24:1.3 (265.3) 1. Supervisori Supremi dei Circuiti.

24:1.4 (265.4) 2. Supervisori Associati dei Circuiti.

24:1.5 (265.5) 3. Supervisori Secondari dei Circuiti.

24:1.6 (265.6) 4. Supervisori Terziari dei Circuiti.

24:1.7 (265.7) Il numero dei supervisori supremi di Havona e dei supervisori associati dei sette superuniversi è completo; nessun altro membro di questi ordini sarà più creato. I supervisori supremi sono in numero di sette e stazionano sui mondi pilota dei sette circuiti di Havona. I circuiti dei sette superuniversi sono sotto il controllo di un gruppo meraviglioso di sette supervisori associati, che hanno il loro quartier generale sulle sette sfere paradisiache dello Spirito Infinito, i mondi dei Sette Esecutivi Supremi. Da là essi sorvegliano e dirigono i circuiti dei superuniversi dello spazio.

24:1.8 (265.8) Su queste sfere paradisiache dello Spirito i sette supervisori associati dei circuiti ed il primo ordine dei Centri Supremi di Potere effettuano un collegamento che, sotto la direzione degli Esecutivi Supremi, si traduce nella coordinazione subparadisiaca di tutti i circuiti materiali e spirituali in uscita verso i sette superuniversi.

24:1.9 (265.9) Sui mondi capitale di ciascun superuniverso sono stazionati i supervisori secondari per gli universi locali del tempo e dello spazio. I settori maggiori e minori sono divisioni amministrative dei supergoverni, ma non sono coinvolti in queste materie di supervisione dell’energia spirituale. Io non so quanti supervisori secondari dei circuiti vi siano nel grande universo, ma su Uversa ve ne sono 84.691. I supervisori secondari sono creati in continuazione; di tanto in tanto essi appaiono in gruppi di settanta sui mondi degli Esecutivi Supremi. Noi li otteniamo su richiesta via via che predisponiamo dei circuiti separati d’energia spirituale e di potere di collegamento destinati ai nuovi universi in evoluzione di nostra giurisdizione.

24:1.10 (265.10) Un supervisore terziario dei circuiti opera sul mondo capitale di ciascun universo locale. Quest’ordine, come quello dei supervisori secondari, è in creazione continua in gruppi di settecento; essi sono assegnati agli universi locali dagli Antichi dei Giorni.

24:1.11 (266.1) I supervisori dei circuiti sono creati per i loro compiti specifici e servono eternamente nei gruppi ai quali sono stati originariamente assegnati. Essi non vengono avvicendati nel loro servizio e compiono quindi uno studio lunghissimo dei problemi incontrati nei regni in cui sono stati in origine incaricati. Per esempio: il supervisore terziario dei circuiti n. 572.842 ha operato su Salvington fin dall’iniziale concezione del vostro universo locale ed è membro del gruppo personale di Micael di Nebadon.

24:1.12 (266.2) Sia che agiscano negli universi locali o negli universi superiori, i supervisori dei circuiti dirigono tutto ciò che concerne i circuiti adatti da impiegare per la trasmissione di tutti i messaggi spirituali e per il transito di tutte le personalità. Nel loro lavoro di supervisione dei circuiti questi esseri efficienti utilizzano tutti i dispositivi, tutte le forze e le personalità dell’universo degli universi. Essi impiegano le “alte personalità spirituali di controllo dei circuiti” non rivelate e sono abilmente assistiti da numerosi gruppi composti da personalità dello Spirito Infinito. Sono loro che isolerebbero un mondo evoluzionario se il suo Principe Planetario si ribellasse contro il Padre Universale ed il suo Figlio vicegerente. Essi sono in grado di escludere qualsiasi mondo da certi circuiti universali di ordine spirituale superiore, ma non possono annullare le correnti materiali dei direttori di potere.

24:1.13 (266.3) I Supervisori dei Circuiti Universali hanno con i circuiti spirituali una relazione pressoché simile a quella che i Direttori di Potere d’Universo hanno con i circuiti materiali. Questi due ordini sono complementari, poiché assicurano insieme la sorveglianza di tutti i circuiti spirituali e materiali che sono controllabili e manipolabili da creature.

24:1.14 (266.4) I supervisori dei circuiti esercitano una certa sorveglianza sui circuiti mentali associati allo spirito, così come i direttori di potere hanno una certa giurisdizione sulle fasi della mente associate all’energia fisica — la mente meccanica. In generale le funzioni di ogni ordine sono accresciute dal collegamento con l’altro ordine, ma i circuiti di mente pura non sono soggetti alla supervisione di nessuno dei due. Né i due ordini sono coordinati; in tutti i loro molteplici compiti i Supervisori dei Circuiti Universali sono sottomessi ai Sette Direttori Supremi di Potere e ai loro subordinati.

24:1.15 (266.5) Benché i supervisori di circuiti siano del tutto simili all’interno dei loro rispettivi ordini, sono tutti degli individui distinti. Essi sono esseri veramente personali, ma posseggono un tipo di personalità, diversa da quella conferita dal Padre, che non s’incontra in nessun altro tipo di creatura in tutta l’esistenza universale.

24:1.16 (266.6) Anche se li riconoscerete e li conoscerete nel corso del vostro viaggio verso l’interno in direzione del Paradiso, voi non avrete relazioni personali con loro. Essi sono supervisori di circuiti e si occupano esclusivamente ed efficacemente del loro servizio. Trattano unicamente con le personalità ed entità che sorvegliano le attività concernenti i circuiti soggetti alla loro supervisione.

2. I Direttori di Censimento

24:2.1 (266.7) Anche se la mente cosmica dell’Intelligenza Universale conosce la presenza ed il luogo di soggiorno di tutte le creature pensanti, nell’universo degli universi opera un metodo indipendente per censire tutte le creature dotate di volontà.

24:2.2 (266.8) I Direttori di Censimento sono una creazione speciale e completa dello Spirito Infinito, ed esistono in numero a noi sconosciuto. Essi sono creati in modo da essere in grado di mantenere una sincronia perfetta con la tecnica di rifletti vità dei superuniversi, mentre allo stesso tempo sono personalmente ricettivi e sensibili alla volontà intelligente. Questi direttori, per mezzo di una tecnica non del tutto compresa, sono immediatamente informati della nascita di una volontà in qualunque parte del grande universo. Essi sono quindi sempre competenti per indicarci il numero, la natura e la posizione di tutte le creature dotate di volontà in qualsiasi parte della creazione centrale e dei sette superuniversi. Ma essi non operano in Paradiso; là non c’è bisogno di loro. In Paradiso la conoscenza è innata; le Deità conoscono tutte le cose.

24:2.3 (267.1) In Havona operano sette Direttori di Censimento; ne staziona uno sul mondo pilota di ogni circuito di Havona. Eccettuati questi sette e le riserve del loro ordine sui mondi paradisiaci dello Spirito, tutti i Direttori di Censimento operano sotto la giurisdizione degli Antichi dei Giorni.

24:2.4 (267.2) Un Direttore di Censimento presiede nella capitale di ogni superuniverso, e subordinati a questo direttore generale ve ne sono migliaia e migliaia, uno nella capitale di ciascun universo locale. Tutte le personalità di quest’ordine sono uguali, eccetto quelle che sono sui mondi pilota di Havona ed i sette capi che sono nei superuniversi.

24:2.5 (267.3) Nel settimo superuniverso vi sono centomila Direttori di Censimento. E questo numero è interamente costituito da quelli che sono assegnabili agli universi locali; esso non comprende il gruppo personale di Usatia, il capo superuniversale di tutti i direttori di Orvonton. Usatia, come gli altri capi superuniversali, non è direttamente sincronizzato con la registrazione della volontà intelligente. Egli è sincronizzato solo con i suoi subordinati che stazionano negli universi di Orvonton; agisce perciò da stupenda personalità totalizzatrice dei loro rapporti che giungono dalle capitali delle creazioni locali.

24:2.6 (267.4) Di tanto in tanto gli archivisti ufficiali di Uversa iscrivono nei loro annali la situazione del superuniverso quale risulta dalle registrazioni nella e sulla personalità di Usatia. Questi dati di censimento sono propri dei superuniversi; tali resoconti non sono trasmessi né ad Havona né al Paradiso.

24:2.7 (267.5) I Direttori di Censimento s’interessano degli esseri umani — come di altre creature dotate di volontà — unicamente per registrare il fatto che la volontà funziona. Essi non si occupano della storia della vostra vita e dei suoi atti; non sono in alcun senso delle personalità registratrici. Il Direttore di Censimento di Nebadon, numero 81.412 di Orvonton, attualmente stazionato su Salvington, è in questo stesso momento personalmente cosciente ed informato della vostra presenza vivente qui su Urantia; ed egli fornirà agli archivi la conferma della vostra morte nel momento in cui cesserete di funzionare come creature dotate di volontà.

24:2.8 (267.6) I Direttori di Censimento registrano l’esistenza di una nuova creatura dotata di volontà quando viene compiuto il primo atto di volontà; essi segnalano la morte di una creatura dotata di volontà quando si verifica l’ultimo atto di volontà. L’emergere parziale della volontà osservato nelle reazioni di certi animali superiori non appartiene alla sfera d’azione dei Direttori di Censimento. Essi tengono conto soltanto delle creature autenticamente dotate di volontà e rispondono solo al funzionamento della volizione. In quale modo preciso essi registrino il funzionamento della volontà, noi non lo sappiamo.

24:2.9 (267.7) Questi esseri sono sempre stati e saranno sempre Direttori di Censimento. Essi sarebbero relativamente inutili in qualsiasi altra categoria di lavoro nell’universo. Ma nella loro funzione essi sono infallibili; non sbagliano mai, né falsificano. E malgrado i loro poteri meravigliosi e le loro prerogative incredibili essi sono delle persone; hanno una presenza ed una forma spirituale riconoscibili.

3. Gli Aiuti Personali dello Spirito Infinito

24:3.1 (268.1) Noi non abbiamo alcuna conoscenza certa circa il tempo od il modo in cui sono stati creati gli Aiuti Personali. Il loro numero deve essere una legione, ma non è registrato su Uversa. Da deduzioni prudenti basate sulla nostra conoscenza del loro lavoro, io mi azzardo a stimare che il loro numero raggiunga le migliaia di miliardi. Noi siamo dell’opinione che lo Spirito Infinito non sia limitato da questioni di numero nella creazione di questi Aiuti Personali.

24:3.2 (268.2) Gli Aiuti Personali dello Spirito Infinito esistono per l’esclusiva assistenza della presenza paradisiaca della Terza Persona della Deità. Benché direttamente assegnati allo Spirito Infinito e residenti in Paradiso, essi sfrecciano come lampi avanti e indietro fino alle parti più lontane della creazione. Ovunque si estendano i circuiti del Creatore Congiunto, là questi Aiuti Personali possono apparire allo scopo di eseguire gli ordini dello Spirito Infinito. Essi attraversano lo spazio come fanno i Messaggeri Solitari, ma non sono persone nel senso in cui lo sono i messaggeri.

24:3.3 (268.3) Gli Aiuti Personali sono tutti uguali e identici; essi non rivelano alcuna differenziazione d’individualità. Benché l’Attore Congiunto li consideri come vere personalità, è difficile per gli altri considerarli come persone reali; essi non manifestano una presenza spirituale agli altri esseri spirituali. Gli esseri originari del Paradiso sono sempre coscienti della vicinanza di questi Aiuti, ma noi non riconosciamo una presenza di personalità. L’assenza di una tale forma di presenza li rende indubbiamente oltremodo utilizzabili dalla Terza Persona della Deità.

24:3.4 (268.4) Tra tutti gli ordini rivelati di esseri spirituali che hanno origine nello Spirito Infinito, gli Aiuti Personali sono quasi gli unici che voi non incontrerete nella vostra ascensione verso l’interno per il Paradiso.

4. Gli Ispettori Associati

24:4.1 (268.5) I Sette Esecutivi Supremi sulle sette sfere paradisiache dello Spirito Infinito agiscono collettivamente come consiglio amministrativo dei superdirettori per i sette superuniversi. Gli Ispettori Associati incorporano personalmente l’autorità degli Esecutivi Supremi presso gli universi locali del tempo e dello spazio. Questi osservatori superiori degli affari delle creazioni locali sono i discendenti congiunti dello Spirito Infinito e dei Sette Spiriti Maestri del Paradiso. In un’epoca vicina all’eternità ne furono personalizzati settecentomila ed il loro corpo di riserva risiede in Paradiso.

24:4.2 (268.6) Gli Ispettori Associati lavorano sotto la supervisione diretta dei Sette Esecutivi Supremi e sono i loro potenti rappresentanti personali presso gli universi locali del tempo e dello spazio. Un ispettore staziona sulla sfera capitale di ogni creazione locale ed è strettamente associato all’Unione dei Giorni che vi risiede.

24:4.3 (268.7) Gli Ispettori Associati ricevono rapporti e raccomandazioni solo dalle loro subordinate, le Sentinelle Incaricate, che stazionano sulle capitali dei sistemi locali di mondi abitati, mentre fanno dei rapporti soltanto al loro superiore diretto, l’Esecutivo Supremo del superuniverso interessato.

5. Le Sentinelle Incaricate

24:5.1 (268.8) Le Sentinelle Incaricate sono personalità coordinatrici ed agenti di collegamento dei Sette Esecutivi Supremi. Esse furono personalizzate in Paradiso dallo Spirito Infinito e furono create per gli scopi specifici del loro incarico. Il loro numero è stazionario e ne esistono esattamente sette miliardi.

24:5.2 (269.1) Come un Ispettore Associato rappresenta i Sette Esecutivi Supremi in un intero universo locale, così in ciascuno dei diecimila sistemi di quella creazione locale c’è una Sentinella Incaricata, che agisce come rappresentante diretta del lontano consiglio supremo di supercontrollo degli affari di tutti i sette superuniversi. Le sentinelle in servizio nei governi dei sistemi locali di Orvonton agiscono sotto l’autorità diretta dell’Esecutivo Supremo Numero Sette, il coordinatore del settimo superuniverso. Ma nella loro organizzazione amministrativa tutte le sentinelle incaricate in un universo locale sono subordinate all’Ispettore Associato che staziona nella capitale di quell’universo.

24:5.3 (269.2) All’interno di una creazione locale le Sentinelle Incaricate servono a rotazione, venendo trasferite da sistema a sistema. Esse vengono abitualmente ricambiate ogni millennio del tempo dell’universo locale e sono tra le personalità di grado più elevato stazionate sulla capitale di un sistema; tuttavia non partecipano mai alle deliberazioni concernenti gli affari del sistema. Nei sistemi locali servono come capi di pieno diritto dei ventiquattro amministratori provenienti dai mondi evoluzionari, ma a parte ciò i mortali ascendenti hanno pochi contatti con loro. Le sentinelle sono quasi esclusivamente occupate a tenere l’Ispettore Associato del loro universo pienamente informato su tutte le questioni concernenti il benessere e lo stato dei sistemi ai quali sono assegnate.

24:5.4 (269.3) Le Sentinelle Incaricate e gli Ispettori Associati non rendono conto agli Esecutivi Supremi tramite la capitale di un superuniverso. Essi rispondono solamente all’Esecutivo Supremo del superuniverso interessato; le loro attività sono distinte dall’amministrazione degli Antichi dei Giorni.

24:5.5 (269.4) Gli Esecutivi Supremi, gli Ispettori Associati e le Sentinelle Incaricate, insieme con gli onniafini ed una moltitudine di personalità non rivelate, costituiscono un sistema efficiente, diretto, centralizzato, ma molto esteso, di coordinazione consultiva ed amministrativa di tutto il grande universo di cose e di esseri.

6. Le Guide dei Diplomati

24:6.1 (269.5) Le Guide dei Diplomati, in quanto gruppo, sostengono e dirigono l’università superiore d’istruzione tecnica e di formazione spirituale che è così essenziale affinché i mortali raggiungano la meta delle ere: Dio, il riposo e poi un’eternità di servizio perfezionato. Questi esseri altamente personali traggono il loro nome dalla natura e dallo scopo del loro lavoro. Essi sono esclusivamente consacrati al compito di guidare i mortali diplomati dei superuniversi del tempo nei corsi d’istruzione e di formazione di Havona che servono a preparare i pellegrini ascendenti all’ammissione al Paradiso e al Corpo della Finalità.

24:6.2 (269.6) Non mi è proibito raccontarvi il lavoro di queste Guide dei Diplomati, ma esso è talmente ultraspirituale che io dispero di riuscire a descrivere adeguatamente alla mente materiale un concetto delle loro molteplici attività. Sui mondi delle dimore, quando il vostro campo visivo sarà più esteso e sarete liberati dai vincoli dei confronti materiali, potrete cominciare a comprendere il significato di quelle realtà che “occhio non può vedere né orecchio udire e che non sono mai state concepite dalle menti umane”, ed anche quelle cose che “Dio ha preparato per coloro che amano tali verità eterne”. Voi non sarete sempre così limitati nel raggio del vostro campo visivo e nella vostra comprensione spirituale.

24:6.3 (270.1) Le Guide dei Diplomati sono impegnate a pilotare i pellegrini del tempo attraverso i sette circuiti dei mondi di Havona. La guida che vi riceverà al vostro arrivo sul mondo d’accoglienza del circuito esterno di Havona resterà con voi per tutta la vostra carriera sui circuiti celesti. Anche se vi assocerete con innumerevoli altre personalità durante il vostro soggiorno su un miliardo di mondi, la vostra Guida dei Diplomati vi seguirà sino al termine della vostra progressione in Havona e sarà testimone della vostra entrata nel sonno finale del tempo, il sonno del transito dell’eternità verso la meta del Paradiso, dove al risveglio sarete salutati dal Compagno Paradisiaco incaricato di accogliervi e forse di rimanere con voi fino a quando sarete iniziati come membri del Corpo dei Mortali della Finalità.

24:6.4 (270.2) Il numero delle Guide dei Diplomati supera la capacità di comprensione della mente umana, e continua ad aumentare. La loro origine ha qualcosa di misterioso. Essi non sono esistiti dall’eternità; appaiono misteriosamente quando ce n’è bisogno. In nessuno dei regni dell’universo centrale è fatta menzione di una Guida dei Diplomati prima di quel lontanissimo giorno in cui il primo pellegrino mortale di tutti i tempi raggiunse la cintura esterna della creazione centrale. Nell’istante in cui egli arrivò sul mondo pilota del circuito esterno, fu amichevolmente accolto da Malvorian, la prima delle Guide dei Diplomati ed ora capo del loro consiglio supremo e direttore della loro vasta organizzazione educativa.

24:6.5 (270.3) Negli archivi paradisiaci di Havona, nella sezione denominata “Guide dei Diplomati”, figura questa annotazione iniziale:

24:6.6 (270.4) “E Malvorian, il primo di quest’ordine, accolse ed istruì il pellegrino scopritore di Havona e lo condusse dai circuiti esterni d’esperienza iniziale, passo dopo passo e circuito dopo circuito, fino a che giunse alla presenza stessa della Sorgente e Destino di ogni personalità, dopodiché varcò la soglia dell’eternità che conduce al Paradiso.”

24:6.7 (270.5) In quell’epoca remota io ero addetto al servizio degli Antichi dei Giorni su Uversa, e ci rallegrammo tutti alla certezza che finalmente dei pellegrini provenienti dal nostro superuniverso avessero raggiunto Havona. Per intere epoche ci era stato insegnato che le creature evoluzionarie dello spazio avrebbero raggiunto il Paradiso, ed il più grande fremito di gioia di tutti i tempi percorse le corti celesti quando il primo pellegrino arrivò effettivamente.

24:6.8 (270.6) Il nome di questo pellegrino scopritore di Havona è Grandfanda. Egli proveniva dal pianeta 341 del sistema 84 nella costellazione 62 dell’universo locale 1.131 situato nel superuniverso numero 1. Il suo arrivo fu il segnale per l’istituzione del servizio di trasmissioni dell’universo degli universi. Fino ad allora avevano funzionato solo quelle dei superuniversi e degli universi locali, ma l’annuncio dell’arrivo di Grandfanda ai portali di Havona segnò l’inaugurazione dei “rapporti spaziali di gloria”, così chiamati perché la prima trasmissione universale annunciò l’arrivo in Havona del primo degli esseri evoluzionari a raggiungere l’accesso alla meta dell’esistenza ascendente.

24:6.9 (270.7) Le Guide dei Diplomati non lasciano mai i mondi di Havona; esse sono consacrate al servizio dei pellegrini diplomati del tempo e dello spazio. Un giorno voi incontrerete questi nobili esseri faccia a faccia se non respingerete il piano certo e perfettissimo progettato per assicurare la vostra sopravvivenza e la vostra ascensione.

7. L’origine delle Guide dei Diplomati

24:7.1 (270.8) Benché l’evoluzione non sia la regola dell’universo centrale, noi crediamo che le Guide dei Diplomati siano i membri divenuti perfetti o più sperimentati di un altro ordine di creature dell’universo centrale, i Servitali di Havona. Le Guide dei Diplomati mostrano un tale grado di simpatia ed una tale capacità di comprendere le creature ascendenti che noi siamo convinti che abbiano acquisito questa cultura mediante un servizio effettivo nei regni dei superuniversi come Servitali di Havona di ministero universale. Se questa opinione non è esatta, come possiamo allora spiegare la continua scomparsa dei servitali più anziani e di maggiore esperienza?

24:7.2 (271.1) Un servitale resterà a lungo assente da Havona con destinazione in un superuniverso, dopo aver compiuto precedentemente numerose missioni simili; egli ritornerà alla sua base, gli sarà concesso il privilegio del “contatto personale” con il Fulgore Centrale del Paradiso, sarà abbracciato dalle Persone Luminose e scomparirà dal campo di riconoscibilità dei suoi compagni spirituali per non riapparire mai più tra quelli della sua specie.

24:7.3 (271.2) Al ritorno da un servizio superuniversale, un Servitale di Havona può beneficiare di numerosi abbracci divini ed emergerne semplicemente come servitale eccelso. Ricevere l’abbraccio luminoso non significa necessariamente che il servitale debba trasformarsi in Guida dei Diplomati, ma quasi un quarto di quelli che raggiungono l’abbraccio divino non ritornano mai al servizio dei regni.

24:7.4 (271.3) Negli archivi superiori si trova una successione d’iscrizioni come questa:

24:7.5 (271.4) “Ed il servitale n. 842.842.682.846.782 di Havona, di nome Sudna, ritornò dal servizio superuniversale, fu ricevuto in Paradiso, conobbe il Padre, entrò nell’abbraccio divino e non esiste più.”

24:7.6 (271.5) Quando compare una simile iscrizione negli archivi, la carriera di questo servitale è conclusa. Ma giusto tre istanti dopo (poco meno di tre giorni del vostro tempo) appare “spontaneamente” una nuova Guida dei Diplomati sul circuito esterno dell’universo di Havona. Ed il numero delle Guide dei Diplomati, tenuto conto di una piccola differenza dovuta senza dubbio a quelle in transito, pareggia esattamente il numero di servitali scomparsi.

24:7.7 (271.6) C’è un’altra ragione ancora per supporre che le Guide dei Diplomati siano Servitali di Havona evoluti, ed è l’infallibile tendenza di queste guide e dei loro servitali associati a sviluppare legami così straordinari. Il modo in cui questi supposti ordini separati di esseri si comprendono e simpatizzano l’uno con l’altro è del tutto inspiegabile. È confortevole ed ispirante vedere la loro devozione reciproca.

24:7.8 (271.7) I Sette Spiriti Maestri ed i Sette Direttori Supremi di Potere associati sono rispettivamente i depositari personali del potenziale mentale e del potenziale di potere dell’Essere Supremo che questi non gestisce ancora personalmente. E quando questi associati paradisiaci collaborano per creare i Servitali di Havona, questi ultimi sono coinvolti per inerenza in certe fasi di Supremazia. I Servitali di Havona sono quindi, in effetti, un riflesso nel perfetto universo centrale di certe potenzialità evoluzionarie dei domini del tempo-spazio, che si rivelano allorché un servitale è sottoposto a trasformazione ed a ri-creazione. Noi crediamo che questa trasformazione avvenga in risposta alla volontà dello Spirito Infinito, che agisce indubbiamente per conto del Supremo. Le Guide dei Diplomati non sono create dall’Essere Supremo, ma noi tutti ipotizziamo che la Deità esperienziale sia in qualche modo coinvolta nelle operazioni che portano questi esseri all’esistenza.

24:7.9 (271.8) L’universo di Havona ora attraversato dai mortali ascendenti differisce in molti aspetti dall’universo centrale quale esisteva prima dei tempi di Grandfanda. L’arrivo dei mortali ascendenti sui circuiti di Havona ha dato inizio ad ampie modificazioni nell’organizzazione della creazione centrale e divina, modificazioni indubbiamente avviate dall’Essere Supremo — il Dio delle creature evoluzionarie — in risposta all’arrivo del primo dei suoi figli esperienziali dai sette superuniversi. L’apparizione delle Guide dei Diplomati, insieme con la creazione dei supernafini terziari, è indicativa delle imprese di Dio il Supremo.

24:7.10 (272.1) [Presentato da un Consigliere Divino di Uversa.]

Fascicolo 25 - Le Schiere dei Messaggeri dello Spazio

Il Libro di Urantia

Fascicolo 25

Le Schiere dei Messaggeri dello Spazio

25:0.1 (273.1) IN posizione intermedia nella famiglia dello Spirito Infinito si trovano le Schiere dei Messaggeri dello Spazio. Questi esseri versatili fungono da anelli di congiunzione tra le personalità superiori e gli spiriti tutelari. Le schiere dei messaggeri comprendono i seguenti ordini di esseri celesti:

25:0.2 (273.2) 1. Servitali di Havona.

25:0.3 (273.3) 2. Conciliatori Universali.

25:0.4 (273.4) 3. Consiglieri Tecnici.

25:0.5 (273.5) 4. Custodi degli Archivi in Paradiso.

25:0.6 (273.6) 5. Archivisti Celesti.

25:0.7 (273.7) 6. Compagni Morontiali.

25:0.8 (273.8) 7. Compagni Paradisiaci.

25:0.9 (273.9) Dei sette gruppi enumerati, solo tre — i servitali, i conciliatori ed i Compagni Morontiali — sono creati tali; i rimanenti quattro rappresentano livelli di conseguimento degli ordini angelici. In conformità con la loro natura intrinseca e con lo status raggiunto, le schiere dei messaggeri servono in modo vario nell’universo degli universi, ma restano sempre soggette alla direzione di coloro che governano i regni in cui sono incaricate.

1. I Servitali di Havona

25:1.1 (273.10) Benché denominate servitali, queste “creature intermedie” dell’universo centrale non sono dei servitori in alcun senso servile del termine. Nel mondo spirituale non ci sono dei lavori servili; ogni servizio è sacro e stimolante. Né gli esseri degli ordini superiori guardano dall’alto in basso gli ordini d’esistenza inferiori.

25:1.2 (273.11) I Servitali di Havona sono l’opera creativa congiunta dei Sette Spiriti Maestri e dei loro associati, i Sette Direttori Supremi di Potere. Questa collaborazione creativa è quella che si avvicina di più al modello originale per la lunga lista di riproduzioni di ordine duale negli universi evoluzionari, che si estende dalla creazione di un Radioso Astro del Mattino, mediante il collegamento di un Figlio Creatore con uno Spirito Creativo, fino alla procreazione sessuata su mondi come Urantia.

25:1.3 (273.12) Il numero di servitali è enorme e ne saranno creati sempre di più. Essi appaiono in gruppi di mille nel terzo momento che segue la riunione degli Spiriti Maestri e dei Direttori Supremi di Potere nella loro zona comune situata nel settore più settentrionale del Paradiso. Ogni quarto servitale è di tipo più fisico degli altri; cioè, di ogni migliaio, settecentocinquanta sono evidentemente conformi al tipo spirituale, ma duecentocinquanta sono di natura semifisica. Queste quarte creature sono un po’ dell’ordine degli esseri materiali (materiali nel senso havoniano), assomigliando più ai direttori di potere fisico che agli Spiriti Maestri.

25:1.4 (274.1) Nelle relazioni di personalità lo spirituale domina il materiale, anche se attualmente così non sembra essere su Urantia. Nella creazione dei Servitali di Havona prevale la legge del predominio dello spirito; la proporzione stabilita è di tre esseri spirituali per uno semifisico.

25:1.5 (274.2) I servitali appena creati, così come le Guide dei Diplomati appena apparse, passano tutti per i corsi di preparazione che le guide anziane conducono in continuazione su ciascuno dei sette circuiti di Havona. I servitali vengono poi assegnati alle attività per le quali sono più adatti, e poiché essi sono di due tipi — spirituali e semifisici — vi sono pochi limiti alla gamma di attività che questi esseri versatili possono svolgere. I gruppi superiori o spirituali sono assegnati per selezione ai servizi del Padre, del Figlio e dello Spirito, ed al lavoro dei Sette Spiriti Maestri. Di tanto in tanto essi vengono inviati in gran numero a servire sui mondi di studio che circondano le sfere capitale dei sette superuniversi, i mondi dediti all’istruzione finale ed alla cultura spirituale delle anime ascendenti del tempo che si preparano ad avanzare verso i circuiti di Havona. I servitali spirituali ed i loro compagni più fisici sono anche designati come assistenti ed associati delle Guide dei Diplomati per aiutare ad istruire i vari ordini di creature ascendenti che hanno raggiunto Havona e che cercano di raggiungere il Paradiso.

25:1.6 (274.3) I Servitali di Havona e le Guide dei Diplomati manifestano una devozione trascendente al loro lavoro ed un affetto commovente gli uni per gli altri, un affetto che, sebbene spirituale, voi potreste comprendere solo confrontandolo con il fenomeno dell’amore umano. C’è un pathos divino quando i servitali si separano dalle guide, come avviene così spesso quando i servitali sono inviati in missioni oltre i confini dell’universo centrale; tuttavia essi partono con gioia e non con dispiacere. La gioia appagante di un compito elevato è l’emozione degli esseri spirituali che eclissa ogni altra. La tristezza non può esistere di fronte alla consapevolezza di un compito divino fedelmente assolto. E quando l’anima ascendente dell’uomo sarà dinanzi al Giudice Supremo, la decisione d’importanza eterna non sarà determinata da successi materiali o da risultati quantitativi. Il verdetto che risuona attraverso le corti supreme proclama: “Ben fatto, buono e fedele servitore; sei stato fedele in alcune cose essenziali; sarai fatto signore di realtà universali.”

25:1.7 (274.4) Nel servizio superuniversale i Servitali di Havona sono sempre assegnati al dominio presieduto dallo Spirito Maestro al quale assomigliano di più per le loro prerogative spirituali generali e specifiche. Essi servono soltanto sui mondi educativi che circondano le capitali dei sette superuniversi, e l’ultimo rapporto di Uversa indica che quasi 138 miliardi di servitali esercitavano il loro ministero sui suoi 490 satelliti. Essi s’impegnano in una varietà infinita di attività connesse con il lavoro di questi mondi educativi, comprese le superuniversità del superuniverso di Orvonton. Qui essi sono i vostri compagni; sono discesi dal dominio della vostra prossima carriera per studiarvi e per ispirarvi con la realtà e la certezza della vostra qualificazione finale per salire dagli universi del tempo ai regni dell’eternità. Ed in questi contatti i servitali acquisiscono quell’esperienza preliminare di ministero verso le creature ascendenti del tempo che è così utile nel loro successivo lavoro sui circuiti di Havona come associati delle Guide dei Diplomati o — in quanto servitali trasferiti — come Guide dei Diplomati stessi.

2. I Conciliatori Universali

25:2.1 (275.1) Per ogni Servitale di Havona creato, sono portati all’esistenza sette Conciliatori Universali, uno in ogni superuniverso. Questo compimento creativo implica una precisa tecnica superuniversale di reazione riflettiva ad operazioni che avvengono in Paradiso.

25:2.2 (275.2) Sui mondi capitale dei sette superuniversi operano i sette riflessi dei Sette Spiriti Maestri. È difficile accingersi a descrivere alle menti materiali la natura di questi Spiriti Riflettivi. Essi sono delle vere personalità, e tuttavia ogni membro di un gruppo superuniversale riflette perfettamente soltanto uno solo dei Sette Spiriti Maestri. Ed ogni volta che gli Spiriti Maestri si associano ai direttori di potere allo scopo di creare un gruppo di Servitali di Havona, c’è una focalizzazione simultanea su uno degli Spiriti Riflettivi in ciascuno dei gruppi superuniversali, ed immediatamente appare sui mondi capitali delle supercreazioni un numero uguale di Conciliatori Universali completamente sviluppati. Se nella creazione dei servitali è lo Spirito Maestro Numero Sette che prende l’iniziativa, soltanto gli Spiriti Riflettivi del settimo ordine inizieranno la gestazione dei conciliatori. E contemporaneamente alla creazione di mille servitali del tipo orvontoniano, appariranno su ogni capitale di superuniverso mille conciliatori del settimo ordine. Da questi episodi, che riflettono la natura settupla degli Spiriti Maestri, hanno origine i sette ordini creati di conciliatori che servono in ciascun superuniverso.

25:2.3 (275.3) I conciliatori di status preparadisiaco non servono nei superuniversi in modo intercambiabile, essendo limitati ai segmenti in cui sono creati. Ogni corpo superuniversale, comprendente un settimo di ciascun ordine creato, trascorre perciò un tempo molto lungo sotto l’influenza di uno degli Spiriti Maestri con esclusione degli altri, perché, anche se tutti e sette gli ordini sono riflessi sulle capitali dei superuniversi, soltanto uno è dominante in ciascuna supercreazione.

25:2.4 (275.4) Ognuna delle sette supercreazioni è effettivamente pervasa da quello che tra gli Spiriti Maestri presiede al suo destino. Ogni superuniverso diviene così simile ad un gigantesco specchio che riflette la natura ed il carattere dello Spirito Maestro che lo sovrintende, e tutto ciò prosegue ulteriormente in ogni universo locale sussidiario tramite la presenza e la funzione degli Spiriti Madre Creativi. L’effetto di una tale condizione sulla crescita evoluzionaria è così profondo che nelle loro carriere postsuperuniversali i conciliatori manifestano collettivamente quarantanove punti di vista o capacità di discernimento esperienziali, ciascuno limitato — perciò incompleto — ma tutti reciprocamente compensativi ed insieme tendenti ad inglobare il cerchio della Supremazia.

25:2.5 (275.5) In ogni superuniverso i Conciliatori Universali si trovano inspiegabilmente e per loro natura suddivisi in gruppi di quattro e continuano a servire associati in questo modo. In ogni gruppo, tre sono personalità spirituali, ed uno, come le quarte creature dei servitali, è un essere semimateriale. Questo quartetto forma una commissione di conciliazione ed è costituito come segue:

25:2.6 (275.6) 1. Il Giudice-Arbitro. Quello unanimemente designato dagli altri tre come il più competente ed il meglio qualificato ad agire come capo giudiziario del gruppo.

25:2.7 (275.7) 2. L’Avvocato Spirituale. Quello designato dal giudice-arbitro a presentare le prove ed a salvaguardare i diritti di tutte le personalità implicate in qualsiasi materia sottoposta al giudizio della commissione di conciliazione.

25:2.8 (276.1) 3. L’Esecutore Divino. Il conciliatore qualificato per intrinseca natura a prendere contatto con gli esseri materiali dei regni e ad eseguire le decisioni della commissione. Gli esecutori divini, essendo quarte creature — esseri quasi materiali — sono abbastanza, ma non completamente, visibili alla ristretta visione delle razze mortali.

25:2.9 (276.2) 4. L’Archivista. Il membro restante della commissione diviene automaticamente l’archivista, il cancelliere del tribunale. Egli si assicura che tutti i fascicoli siano adeguatamente preparati per gli archivi del superuniverso e per gli annali dell’universo locale. Se la commissione è in servizio su un mondo evoluzionario, viene preparato un terzo rapporto con l’assistenza dell’esecutore per gli archivi fisici del governo sistemico avente giurisdizione.

25:2.10 (276.3) Quando è in sessione, una commissione opera in un gruppo di tre, perché l’avvocato è staccato durante il giudizio e partecipa alla formulazione del verdetto soltanto alla conclusione dell’udienza. Per tale ragione queste commissioni sono talvolta chiamate terne arbitrali.

25:2.11 (276.4) I conciliatori sono di grande aiuto per mantenere il regolare funzionamento dell’universo degli universi. Attraversando lo spazio all’andatura serafica di tripla velocità, essi servono come tribunali itineranti dei mondi, come commissioni dedite alla rapida definizione di controversie minori. Se non fosse per queste commissioni mobili ed eminentemente eque, i tribunali delle sfere sarebbero irrimediabilmente sovraccaricati dai malintesi minori dei regni.

25:2.12 (276.5) Queste terne arbitrali non giudicano materie d’importanza eterna; l’anima, la prospettiva eterna di una creatura del tempo, non è mai messa in pericolo dalle loro azioni. I conciliatori non trattano questioni che vanno al di là dell’esistenza temporale e del benessere cosmico delle creature del tempo. Ma una volta che una commissione ha accettato di giudicare un problema, i suoi verdetti sono definitivi e sempre unanimi; non c’è appello alla decisione del giudice-arbitro.

3. Gli ampi servizi dei Conciliatori

25:3.1 (276.6) I conciliatori mantengono un quartier generale di gruppo sulla capitale del loro superuniverso, dove c’è il loro corpo di riserva primario. Le loro riserve secondarie sono stazionate sulle capitali degli universi locali. I membri di commissione più giovani e con minore esperienza cominciano il loro servizio sui mondi inferiori, mondi simili ad Urantia, e sono promossi a giudicare problemi più importanti dopo aver acquisito un’esperienza più completa.

25:3.2 (276.7) L’ordine dei conciliatori è del tutto degno di fiducia; nessuno ha mai deviato. Pur non essendo infallibili in saggezza e giudizio, la loro affidabilità è fuori discussione e la loro fedeltà è certa. Essi hanno origine nella capitale di un superuniverso e alla fine vi ritornano, dopo aver progredito attraverso i seguenti livelli di servizio universale:

25:3.3 (276.8) 1. Conciliatori presso i Mondi. Ogniqualvolta le personalità che sovrintendono i singoli mondi si trovano molto perplesse od effettivamente ad un punto morto circa il modo di procedere appropriato in determinate circostanze, e se la questione non è abbastanza importante per essere portata davanti ai tribunali regolarmente costituiti del regno, allora, dopo aver ricevuto una petizione di due personalità, una per ciascuna delle parti in contesa, una commissione di conciliazione comincerà immediatamente a funzionare.

25:3.4 (277.1) Quando questi problemi amministrativi e giurisdizionali sono stati posti nelle mani dei conciliatori perché li studino e li definiscano, essi hanno autorità suprema. Tuttavia essi non formuleranno una decisione prima che siano state rese tutte le deposizioni, e non c’è assolutamente alcun limite alla loro autorità di convocare testimoni ovunque e da qualsiasi luogo. E mentre le loro decisioni non possono essere appellate, a volte le questioni si ampliano in modo tale che la commissione ad un certo punto chiude il fascicolo, esprime i suoi pareri e trasferisce l’intera materia ai tribunali superiori del regno.

25:3.5 (277.2) Le decisioni dei commissari vengono trascritte negli archivi planetari e, se necessario, sono messe in atto dall’esecutore divino. Il suo potere è molto grande e la sfera delle sue attività su un mondo abitato è vastissima. Gli esecutori divini sono maestri nel manovrare quello che è nell’interesse di ciò che dovrebbe essere. Il loro lavoro è talvolta compiuto per il benessere evidente del regno e talvolta le loro azioni sui mondi del tempo e dello spazio sono difficili da spiegare. Benché diano esecuzione a certi decreti senza violare né la legge naturale né le usanze invalse nel regno, essi compiono molto spesso le loro strane azioni ed applicano i mandati dei conciliatori in conformità alle leggi superiori dell’amministrazione del sistema.

25:3.6 (277.3) 2. Conciliatori presso le Capitali dei Sistemi. Dopo aver servito sui mondi evoluzionari queste commissioni di quattro sono promosse a servire sulla capitale di un sistema. Qui esse hanno molto lavoro da compiere e danno prova di essere amiche comprensive di uomini, angeli ed altri esseri spirituali. Le terne arbitrali non s’interessano tanto alle divergenze tra persone quanto di contese di gruppo e di malintesi che insorgono tra differenti ordini di creature; e sulla capitale di un sistema vivono esseri sia spirituali che materiali, come pure tipi combinati quali i Figli Materiali.

25:3.7 (277.4) Dal momento in cui i Creatori portano all’esistenza degli individui che si evolvono, dotati del potere di scelta, si produce una deviazione dal tranquillo operare della perfezione divina; insorgono certamente dei malintesi e diviene necessario provvedere ad un’equa composizione di queste oneste differenze di punti di vista. Dovremmo tutti tenere presente che i Creatori infinitamente saggi ed onnipotenti avrebbero potuto fare gli universi locali altrettanto perfetti quanto Havona. Nell’universo centrale non è necessario che funzioni alcuna commissione di conciliazione. Ma i Creatori, nella loro immensa saggezza, non hanno scelto di fare questo. E mentre hanno prodotto degli universi che abbondano di divergenze e che pullulano di difficoltà, hanno anche fornito i meccanismi ed i mezzi per comporre tutte queste divergenze e per armonizzare tutta questa apparente confusione.

25:3.8 (277.5) 3. Conciliatori delle Costellazioni. Dal servizio nei sistemi i conciliatori sono promossi alla definizione dei problemi di una costellazione, interessandosi delle difficoltà minori che insorgono tra i suoi cento sistemi di mondi abitati. Non sono molti i problemi che si sviluppano sulle capitali delle costellazioni e che ricadono sotto la loro giurisdizione, ma essi sono molto occupati a recarsi di sistema in sistema per raccogliere testimonianze e preparare le relazioni preliminari. Se la disputa è leale, se le difficoltà provengono da sincere divergenze d’opinione e da un’onesta diversità di punti di vista, si può sempre ottenere che una commissione di conciliazione dia il proprio parere in merito alla controversia, per quanto piccolo sia il numero di persone implicato e per quanto insignificante sembri il malinteso.

25:3.9 (277.6) 4. Conciliatori presso gli Universi Locali. In questo lavoro più esteso per un universo i commissari sono di grande aiuto sia ai Melchizedek ed ai Figli Magistrali che ai capi delle costellazioni ed alle moltitudini di personalità che si occupano del coordinamento e dell’amministrazione delle cento costellazioni. Anche i differenti ordini di serafini e di altri residenti delle sfere capitali di un universo locale si giovano dell’aiuto e delle decisioni delle terne arbitrali.

25:3.10 (278.1) È quasi impossibile spiegare la natura delle divergenze che possono insorgere nel dettaglio degli affari di un sistema, di una costellazione o di un universo. Si sviluppano delle difficoltà, ma sono molto differenti dalle prove e dai travagli insignificanti dell’esistenza materiale com’è vissuta sui mondi evoluzionari.

25:3.11 (278.2) 5. Conciliatori presso i Settori Minori dei Superuniversi. Dai problemi degli universi locali i commissari sono promossi allo studio delle questioni che insorgono nei settori minori del loro superuniverso. Più ascendono verso l’interno dai singoli pianeti, minori sono i compiti materiali dell’esecutore divino. Egli assume gradualmente un nuovo ruolo d’interprete della misericordia-giustizia ed allo stesso tempo — essendo quasi materiale — mantiene l’intera commissione in comprensivo contatto con gli aspetti materiali delle sue investigazioni.

25:3.12 (278.3) 6. Conciliatori presso i Settori Maggiori dei Superuniversi. Il carattere del lavoro dei commissari continua a mutare con il loro progredire. Vi sono sempre meno malintesi da giudicare e sempre più fenomeni misteriosi da spiegare e da interpretare. Di stadio in stadio essi si evolvono da arbitri di controversie a chiarificatori di misteri — trasformandosi da giudici in maestri d’interpretazione. Essi furono in passato arbitri di coloro che per ignoranza permisero l’insorgere di difficoltà e di malintesi; ma ora stanno divenendo istruttori di coloro che sono sufficientemente intelligenti e tolleranti da evitare conflitti di mente e guerre d’opinione. Più è elevata l’educazione di una creatura, più essa ha rispetto per la conoscenza, l’esperienza e le opinioni degli altri.

25:3.13 (278.4) 7. Conciliatori presso i Superuniversi. Qui i conciliatori divengono coordinati — quattro arbitri istruttori che si comprendono reciprocamente e che funzionano in modo perfetto. L’esecutore divino è svestito del potere punitivo e diviene la voce fisica della terna spirituale. Ora questi consiglieri ed istruttori hanno acquisito una profonda familiarità con la maggior parte delle difficoltà e dei problemi reali incontrati nella conduzione degli affari superuniversali. Essi divengono in tal modo meravigliosi consiglieri e saggi istruttori dei pellegrini ascendenti residenti sulle sfere educative che circondano i mondi capitale dei superuniversi.

25:3.14 (278.5) Tutti i conciliatori servono sotto la supervisione generale degli Antichi dei Giorni e sotto la direzione diretta degli Aiuti d’Immagini fino al momento in cui sono elevati al Paradiso. Durante il soggiorno in Paradiso essi rendono conto allo Spirito Maestro che presiede il superuniverso di loro origine.

25:3.15 (278.6) I registri dei superuniversi non enumerano i conciliatori che sono passati al di là della loro giurisdizione, e tali commissioni sono largamente distribuite nel grande universo. L’ultimo rapporto statistico su Uversa dà un numero di commissioni operanti in Orvonton di quasi diciottomila miliardi — più di settantamila miliardi d’individui. Ma questa è soltanto una piccolissima frazione della moltitudine di conciliatori che sono stati creati in Orvonton; il loro numero è di dimensione molto più elevata ed equivale al numero totale dei Servitali di Havona, tenuto conto della trasmutazione in Guide dei Diplomati.

25:3.16 (278.7) Di tanto in tanto, quando il numero dei conciliatori dei superuniversi aumenta, essi vengono trasferiti al consiglio di perfezione in Paradiso, da dove emergono successivamente come corpo coordinatore sviluppato dallo Spirito Infinito per l’universo degli universi, un gruppo meraviglioso di esseri il cui numero ed efficienza crescono continuamente. Mediante l’ascensione esperienziale e la formazione in Paradiso essi hanno acquisito una comprensione eccezionale della realtà emergente dell’Essere Supremo e percorrono l’universo degli universi con incarichi speciali.

25:3.17 (279.1) I membri di una commissione di conciliazione non vengono mai separati. Un gruppo di quattro serve per sempre insieme in base all’associazione originaria. Anche nel loro servizio glorificato essi continuano ad operare come quartetti d’esperienza cosmica accumulata e di saggezza esperienziale perfezionata. Essi rimangono eternamente associati come personificazione della giustizia suprema del tempo e dello spazio.

4. I Consiglieri Tecnici

25:4.1 (279.2) Queste menti giuridiche e tecniche del mondo spirituale non furono create tali. Tra i primi supernafini ed onniafini lo Spirito Infinito scelse un milione delle menti più disciplinate come nucleo di questo vasto e versatile gruppo. E sempre, da quell’epoca molto lontana, è stata richiesta a tutti quelli che aspirano a diventare Consiglieri Tecnici un’esperienza effettiva nell’applicazione delle leggi della perfezione ai piani della creazione evoluzionaria.

25:4.2 (279.3) I Consiglieri Tecnici sono reclutati tra i ranghi degli ordini di personalità seguenti:

25:4.3 (279.4) 1. I Supernafini.

25:4.4 (279.5) 2. I Seconafini.

25:4.5 (279.6) 3. I Terziafini.

25:4.6 (279.7) 4. Gli Onniafini.

25:4.7 (279.8) 5. I Serafini.

25:4.8 (279.9) 6. Certi Tipi di Mortali Ascendenti.

25:4.9 (279.10) 7. Certi Tipi di Intermedi Ascendenti.

25:4.10 (279.11) Al momento attuale, senza contare i mortali e gli intermedi che hanno tutti una destinazione provvisoria, il numero di Consiglieri Tecnici registrati su Uversa ed operanti in Orvonton supera di poco i sessantunmila miliardi.

25:4.11 (279.12) I Consiglieri Tecnici lavorano spesso individualmente, ma sono organizzati per servire, e mantengono quartieri generali comuni sulle sfere di assegnazione, in gruppi di sette. In ogni gruppo almeno cinque devono essere di status permanente, mentre due possono essere associati temporaneamente. I mortali ascendenti e le creature intermedie ascendenti servono in queste commissioni consultive mentre proseguono l’ascensione al Paradiso, ma essi non partecipano ai corsi regolari di preparazione per Consiglieri Tecnici, né divengono mai membri permanenti dell’ordine.

25:4.12 (279.13) Questi mortali ed intermedi che servono temporaneamente con i consiglieri sono scelti per questo lavoro perché sono esperti nei concetti della legge universale e della giustizia suprema. Mentre viaggiate verso la meta del Paradiso, acquisendo costantemente nuove conoscenze ed una maggiore abilità, vi viene offerta continuamente l’opportunità di trasmettere ad altri la saggezza e l’esperienza che avete già accumulato; per tutto il tragitto verso Havona voi svolgerete il ruolo di allievo-maestro. Vi aprirete il cammino attraverso i livelli ascendenti di questa vasta università esperienziale impartendo a quelli che sono giusto sotto di voi la conoscenza appena scoperta della vostra carriera di avanzamento. Nel regime universale siete ritenuti possedere conoscenza e verità dopo che avete dimostrato la vostra capacità e la vostra buona volontà di comunicare questa conoscenza e verità ad altri.

25:4.13 (280.1) Dopo una lunga preparazione ed un’esperienza effettiva, ad ogni spirito tutelare al di sopra dello status di cherubino è consentito ricevere la nomina permanente a Consigliere Tecnico. Tutti i candidati entrano volontariamente in quest’ordine di servizio, ma una volta che hanno assunto tali responsabilità non possono abbandonarle. Solo gli Antichi dei Giorni possono trasferire questi consiglieri ad altre attività.

25:4.14 (280.2) L’istruzione dei Consiglieri Tecnici, iniziata nei collegi Melchizedek degli universi locali, prosegue fino alle corti degli Antichi dei Giorni. Dopo questo addestramento superuniversale essi passano nelle “scuole dei sette cerchi” situate sui mondi pilota dei circuiti di Havona. E dai mondi pilota essi sono accolti nel “collegio di etica della legge e di tecnica della Supremazia”, la scuola di preparazione in Paradiso per il perfezionamento dei Consiglieri Tecnici.

25:4.15 (280.3) Questi consiglieri sono più che degli esperti legali; essi sono studiosi ed insegnanti di legge applicata, le leggi dell’universo applicate alla vita e al destino di tutti coloro che abitano i vasti domini dell’immensa creazione. Con il passare del tempo essi divengono le biblioteche giuridiche viventi del tempo e dello spazio, evitando contrasti senza fine e ritardi inutili con l’istruire le personalità del tempo sulle forme e sui modi di procedere più soddisfacenti per i governanti dell’eternità. Essi sono in grado di consigliare i lavoratori dello spazio in modo da renderli capaci di operare in armonia con le esigenze del Paradiso; essi sono gli insegnanti di tutte le creature in ciò che concerne la tecnica dei Creatori.

25:4.16 (280.4) Tale biblioteca vivente di legge applicata non potrebbe essere creata; questi esseri devono evolversi per esperienza effettiva. Le Deità infinite sono esistenziali e ciò compensa la loro mancanza di esperienza; esse conoscono tutto ancor prima di sperimentare tutto, ma non trasmettono questa conoscenza non esperienziale alle loro creature subordinate.

25:4.17 (280.5) I Consiglieri Tecnici si dedicano al compito di prevenire ritardi, di facilitare il progresso e di offrire consiglio sul rendimento. C’è sempre un modo migliore e giusto di fare le cose; c’è sempre la tecnica della perfezione, un metodo divino, e questi consiglieri sanno come guidarci tutti alla scoperta di questa via migliore.

25:4.18 (280.6) Questi esseri estremamente saggi e pratici sono sempre strettamente associati al servizio ed al lavoro dei Censori Universali. I Melchizedek ne hanno un corpo molto capace. I governanti dei sistemi, delle costellazioni, degli universi e dei settori dei superuniversi sono tutti largamente provvisti di queste menti di riferimento tecnico o giuridico del mondo spirituale. I membri di un gruppo speciale agiscono come consiglieri legali dei Portatori di Vita, informando questi Figli circa il grado di allontanamento ammissibile dall’ordine di propagazione della vita previsto ed istruendoli inoltre sulle loro prerogative e sull’ampiezza della loro funzione. Essi sono i consiglieri di tutte le classi di esseri in ciò che concerne le consuetudini e le tecniche proprie di tutte le operazioni del mondo spirituale. Ma non trattano direttamente e personalmente con le creature materiali dei regni.

25:4.19 (280.7) Oltre a dare consigli sugli usi legali, i Consiglieri Tecnici si dedicano anche all’interpretazione efficace di tutte le leggi riguardanti esseri creati — fisici, mentali e spirituali. Essi sono a disposizione dei Conciliatori Universali e di tutti gli altri che desiderano conoscere la verità della legge; in altre parole, di coloro che desiderano sapere come si può fare affidamento sulla Supremazia della Deità per reagire ad una data situazione che comporta fattori di ordine fisico, mentale e spirituale stabilito. Essi tentano anche di spiegare la tecnica dell’Ultimo.

25:4.20 (281.1) I Consiglieri Tecnici sono esseri selezionati e sperimentati; io non ho mai sentito che uno di loro abbia deviato. Noi non abbiamo alcuna testimonianza su Uversa che uno di loro sia mai stato giudicato per violazione delle leggi divine che essi interpretano così efficacemente ed espongono in modo così eloquente. Non c’è limite conosciuto alla sfera del loro servizio, né è stato posto alcun limite al loro progresso. Essi continuano come consiglieri fino alle porte stesse del Paradiso; a loro è aperto l’intero universo della legge e dell’esperienza.

5. I Custodi degli Archivi in Paradiso

25:5.1 (281.2) Tra i supernafini terziari di Havona alcuni dei capi archivisti più anziani sono scelti come Custodi degli Archivi, come addetti agli archivi ufficiali dell’Isola di Luce, quegli archivi che sono in contrasto con gli archivi viventi registrati nella mente dei custodi della conoscenza, talvolta chiamati le “biblioteche viventi del Paradiso”.

25:5.2 (281.3) Gli angeli registratori dei pianeti abitati sono la sorgente di tutti i fascicoli individuali. In tutti gli universi altri archivisti operano sia per gli archivi convenzionali che per gli archivi viventi. Da Urantia al Paradiso s’incontrano entrambi i tipi di registrazione: in un universo locale vi sono più archivi scritti e meno archivi viventi; in Paradiso vi sono più archivi viventi e meno di quelli convenzionali; su Uversa entrambi sono disponibili in ugual misura.

25:5.3 (281.4) Ogni avvenimento significativo della creazione organizzata ed abitata è materia di registrazione. Mentre gli avvenimenti di mera importanza locale sono registrati solo localmente, quelli di significato più ampio sono trattati di conseguenza. Tutto ciò che avviene d’importanza universale sui pianeti, sui sistemi e sulle costellazioni di Nebadon viene trascritto su Salvington; e da queste capitali d’universo tali episodi sono trasmessi agli archivi superiori concernenti gli affari dei governi dei settori e dei superuniversi. Anche il Paradiso possiede un compendio pertinente ai dati dei superuniversi e di Havona; e tale racconto storico e cumulativo dell’universo degli universi è posto sotto la custodia di questi eminenti supernafini terziari.

25:5.4 (281.5) Benché alcuni di questi esseri siano stati inviati nei superuniversi per servire come Capi di Archivi che dirigono le attività degli Archivisti Celesti, nessuno è mai stato radiato dall’elenco permanente del loro ordine.

6. Gli Archivisti Celesti

25:6.1 (281.6) Questi sono gli archivisti che eseguono tutte le registrazioni in duplicato, facendo una registrazione originale spirituale ed una contropartita semimateriale — che potrebbe essere chiamata una copia carbone. Essi possono fare questo grazie alla loro capacità peculiare di manipolare simultaneamente sia l’energia spirituale che quella materiale. Gli Archivisti Celesti non sono creati tali; sono serafini ascendenti provenienti dagli universi locali. Essi vengono ricevuti, classificati ed assegnati alle loro sfere di lavoro dai consigli dei Capi di Archivi sulle capitali dei sette superuniversi. Là sono anche situate le scuole di addestramento degli Archivisti Celesti. La scuola di Uversa è diretta dai Perfettori di Saggezza e dai Consiglieri Divini.

25:6.2 (281.7) Via via che gli archivisti progrediscono nel servizio universale, continuano il loro sistema di doppia registrazione, rendendo in tal modo i loro archivi sempre disponibili per tutte le classi di esseri, da quelli di ordine materiale fino agli alti spiriti di luce. Nella vostra esperienza di transizione, mentre vi elevate da questo mondo materiale, sarete sempre in grado di consultare gli archivi e di essere in altri modi a conoscenza della storia e delle tradizioni della sfera del vostro status.

25:6.3 (282.1) Gli archivisti sono un corpo sperimentato e fidato. Io non ho mai saputo della defezione di un Archivista Celeste e non è mai stata scoperta una falsificazione nei loro archivi. Essi sono sottoposti ad una duplice ispezione; le loro registrazioni vengono attentamente esaminate dai loro simili di grado elevato provenienti da Uversa e dai Possenti Messaggeri, i quali certificano la correttezza dei duplicati quasi fisici delle registrazioni spirituali originali.

25:6.4 (282.2) Mentre gli archivisti in progresso stazionati sulle sfere subordinate di registrazione degli universi di Orvonton assommano a migliaia di miliardi, quelli che hanno raggiunto tale status su Uversa non arrivano ad otto milioni. Questi archivisti più anziani o qualificati sono i custodi ed i trasmettitori superuniversali degli archivi temporali e spaziali di cui sono garanti. Il loro quartier generale permanente si trova nelle dimore circolari che attorniano l’area degli archivi su Uversa. Essi non lasciano mai ad altri la custodia di questi archivi; individualmente essi possono assentarsi, ma mai in gran numero.

25:6.5 (282.3) Come i supernafini che sono divenuti Custodi degli Archivi, il corpo degli Archivisti Celesti ha un’assegnazione permanente. Una volta che dei serafini e dei supernafini sono arruolati in questi servizi, resteranno rispettivamente Archivisti Celesti e Custodi degli Archivi fino alla nuova e modificata amministrazione conseguente alla piena personalizzazione di Dio il Supremo.

25:6.6 (282.4) Su Uversa questi Archivisti Celesti più anziani possono mostrare le registrazioni di ogni cosa d’importanza cosmica in tutto Orvonton dai tempi lontanissimi dell’arrivo degli Antichi dei Giorni, mentre sull’Isola eterna i Custodi degli Archivi preservano gli archivi di quel regno che testimoniano le operazioni del Paradiso dai tempi della personificazione dello Spirito Infinito.

7. I Compagni Morontiali

25:7.1 (282.5) Questi figli degli Spiriti Madre degli universi locali sono gli amici e gli associati di tutti quelli che vivono la vita ascendente della morontia. Essi non sono indispensabili al lavoro effettivo di un ascendente nella sua progressione di creatura, né sostituiscono in alcun modo il lavoro dei guardiani serafici che accompagnano spesso i loro associati mortali nel viaggio verso il Paradiso. I Compagni Morontiali sono semplicemente degli ospiti benevoli per coloro che hanno appena iniziato la lunga ascensione verso l’interno. Essi sono anche esperti organizzatori di svaghi e sono abilmente aiutati in questo lavoro dai direttori di retrospezione.

25:7.2 (282.6) Sui mondi morontiali di addestramento di Nebadon, anche se avrete dei compiti importanti e via via più difficili da compiere, vi saranno sempre concessi dei periodi regolari di riposo e di retrospezione. Durante tutto il viaggio verso il Paradiso vi sarà sempre tempo per il riposo e per la ricreazione dello spirito; e nella carriera di luce e vita c’è sempre tempo per l’adorazione e per le nuove imprese.

25:7.3 (282.7) Questi Compagni Morontiali sono degli associati così amichevoli che, quando infine lascerete l’ultima fase dell’esperienza morontiale e vi preparerete a lanciarvi nell’avventura spirituale del superuniverso, vi dispiacerà sinceramente che queste creature così socievoli non possano accompagnarvi, ma esse servono esclusivamente negli universi locali. Ad ogni stadio della carriera ascendente tutte le personalità contattabili saranno amichevoli e socievoli, ma fino a che non incontrerete i Compagni Paradisiaci non troverete un altro gruppo così votato all’amicizia ed al cameratismo.

25:7.4 (283.1) Il lavoro dei Compagni Morontiali è descritto in modo più completo nelle esposizioni che trattano degli affari del vostro universo locale.

8. I Compagni Paradisiaci

25:8.1 (283.2) I Compagni Paradisiaci sono un gruppo composito o assemblato, reclutato tra i ranghi dei serafini, dei seconafini, dei supernafini e degli onniafini. Sebbene prestino servizio per un tempo che voi considerereste straordinariamente lungo, essi non sono di status permanente. Quando questo ministero è stato completato, di regola (ma non invariabilmente) essi ritornano alle funzioni che svolgevano prima di essere chiamati al servizio del Paradiso.

25:8.2 (283.3) Alcuni membri delle schiere angeliche vengono nominati per questo servizio dagli Spiriti Madre degli universi locali, dagli Spiriti Riflettivi dei superuniversi e da Majeston del Paradiso. Essi sono convocati nell’Isola centrale ed incaricati come Compagni Paradisiaci da uno dei Sette Spiriti Maestri. A parte lo status permanente in Paradiso, questo servizio temporaneo di compagnia in Paradiso è il più alto onore mai conferito agli spiriti tutelari.

25:8.3 (283.4) Questi angeli selezionati si consacrano al servizio di offrire compagnia e sono assegnati come associati a tutte le classi di esseri che si trovano da soli in Paradiso, principalmente ai mortali ascendenti ma anche a tutti gli altri che sono soli sull’Isola centrale. I Compagni Paradisiaci non hanno niente di specifico da compiere per conto di coloro con i quali fraternizzano; essi sono semplicemente dei compagni. Quasi tutti gli altri esseri che voi mortali incontrerete durante il vostro soggiorno in Paradiso — salvo i vostri simili pellegrini — avranno qualcosa di preciso da fare con voi o per voi; ma questi compagni sono incaricati solo di stare con voi e di comunicare con voi come associati di personalità. Essi sono spesso assistiti nel loro ministero dai benevoli e brillanti Cittadini del Paradiso.

25:8.4 (283.5) I mortali provengono da razze che sono molto socievoli. I Creatori sanno perfettamente che “non è bene per l’uomo essere solo” e di conseguenza provvedono a procurargli una compagnia, anche in Paradiso.

25:8.5 (283.6) Se voi, in quanto ascendente mortale, raggiungeste il Paradiso insieme al compagno o stretto associato della vostra carriera terrena, o se il vostro guardiano serafico del destino arrivasse con voi o vi stesse aspettando, allora non vi sarebbe assegnato alcun compagno permanente. Ma se arrivate da soli, un compagno vi darà certamente il benvenuto quando vi risveglierete sull’Isola di Luce dal sonno terminale del tempo. Anche se si sa che sarete accompagnati da qualche associato della vostra ascensione, dei compagni temporanei saranno incaricati di accogliervi sulle rive eterne e di scortarvi al luogo preparato per ricevere voi ed i vostri associati. Potete essere certi di venire accolti calorosamente quando farete l’esperienza della risurrezione nell’eternità sulle rive eterne del Paradiso.

25:8.6 (283.7) I compagni d’accoglienza vengono assegnati durante i giorni terminali del soggiorno dell’ascendente sull’ultimo circuito di Havona, ed essi esaminano attentamente il fascicolo della sua origine umana e della sua movimentata ascensione attraverso i mondi dello spazio ed i cerchi di Havona. Quando accolgono i mortali del tempo, essi sono già bene informati sulla carriera di questi pellegrini in arrivo e mostrano subito di essere dei compagni cordiali ed affascinanti.

25:8.7 (283.8) Durante il vostro soggiorno prefinalitario in Paradiso, se per qualche ragione doveste essere temporaneamente separati dal vostro associato — mortale o serafico — della carriera ascendente, vi sarebbe immediatamente assegnato un Compagno Paradisiaco per consigliarvi e per tenervi compagnia. Una volta assegnato ad un ascendente mortale residente da solo in Paradiso, il compagno resta con questa persona o fino a quando essa sia raggiunta dai suoi associati ascendenti oppure sia debitamente arruolata nel Corpo della Finalità.

25:8.8 (284.1) I Compagni Paradisiaci sono assegnati secondo l’ordine d’attesa, ma un ascendente non è mai preso in carico da un compagno la cui natura è diversa dal suo tipo superuniversale. Se un mortale di Urantia arrivasse oggi in Paradiso, gli verrebbe assegnato il primo compagno in attesa originario di Orvonton oppure della natura del Settimo Spirito Maestro. Per questo gli onniafini non servono con le creature ascendenti provenienti dai sette superuniversi.

25:8.9 (284.2) I Compagni Paradisiaci svolgono molti altri servizi. Se un ascendente mortale raggiungesse l’universo centrale da solo e, mentre attraversa Havona, fallisse in qualche fase dell’avventura della Deità, sarebbe debitamente rimandato negli universi del tempo e subito verrebbe fatto appello alle riserve dei Compagni Paradisiaci. Un membro di quest’ordine sarebbe incaricato di seguire il pellegrino che ha fallito, di accompagnarlo, di confortarlo, d’incoraggiarlo e di restare con lui fino al suo ritorno nell’universo centrale per ricominciare l’ascensione al Paradiso.

25:8.10 (284.3) Se un pellegrino ascendente non riuscisse nell’avventura della Deità mentre attraversa Havona in compagnia di un serafino ascendente, l’angelo guardiano della sua carriera di mortale, tale angelo sceglierebbe di accompagnare il suo associato mortale. Questi serafini si offrono sempre volontari ed hanno il permesso di accompagnare i loro antichi compagni mortali che ritornano al servizio del tempo e dello spazio.

25:8.11 (284.4) Ma così non avviene per due ascendenti mortali strettamente associati. Se uno raggiunge Dio mentre l’altro temporaneamente fallisce, l’individuo che è riuscito sceglie invariabilmente di ritornare nelle creazioni evoluzionarie con la personalità che ha fallito, ma ciò non è permesso. Viene invece fatto appello alle riserve dei Compagni Paradisiaci ed uno dei volontari viene scelto per accompagnare il pellegrino deluso. Un Cittadino del Paradiso volontario viene allora associato al mortale che è riuscito, il quale rimane sull’Isola centrale in attesa che ritorni in Havona il suo compagno che ha fallito, e nel frattempo insegna in certe scuole del Paradiso, esponendo la storia avventurosa della sua ascensione evoluzionaria.

25:8.12 (284.5) [Patrocinato da un Elevato in Autorità proveniente da Uversa.]

Fascicolo 26 - Gli spiriti tutelari dell’universo centrale

Il Libro di Urantia

Fascicolo 26

Gli spiriti tutelari dell’universo centrale

26:0.1 (285.1) I supernafini sono gli spiriti tutelari del Paradiso e dell’universo centrale; essi sono l’ordine più elevato del gruppo inferiore dei figli dello Spirito Infinito — le schiere angeliche. Questi spiriti tutelari si possono incontrare dall’Isola del Paradiso fino ai mondi del tempo e dello spazio. Nessuna parte importante della creazione organizzata ed abitata è priva dei loro servizi.

1. Gli spiriti tutelari

26:1.1 (285.2) Gli angeli sono gli spiriti tutelari associati delle creature evoluzionarie ed ascendenti dotate di volontà di tutto lo spazio; essi sono anche i colleghi e gli associati attivi delle schiere superiori di personalità divine delle sfere. Gli angeli di tutti gli ordini sono personalità distinte e sono altamente individualizzati. Essi hanno tutti una grande capacità di apprezzare il ministero dei direttori di retrospezione. Come le Schiere dei Messaggeri dello Spazio, gli spiriti tutelari beneficiano di periodi di riposo e di ricambio. Essi possiedono una natura molto socievole ed hanno un’attitudine ad associarsi che trascende di molto quella degli esseri umani.

26:1.2 (285.3) Gli spiriti tutelari del grande universo sono classificati come segue:

26:1.3 (285.4) 1. Supernafini.

26:1.4 (285.5) 2. Seconafini.

26:1.5 (285.6) 3. Terziafini.

26:1.6 (285.7) 4. Onniafini.

26:1.7 (285.8) 5. Serafini.

26:1.8 (285.9) 6. Cherubini e Sanobini.

26:1.9 (285.10) 7. Creature Intermedie.

26:1.10 (285.11) I singoli membri degli ordini angelici non hanno uno status personale totalmente stazionario nell’universo. Angeli di certi ordini possono divenire per qualche tempo Compagni Paradisiaci; altri diventano Archivisti Celesti; altri si elevano al rango di Consiglieri Tecnici. Certi cherubini possono aspirare allo status e al destino serafici, mentre dei serafini evoluzionari possono raggiungere i livelli spirituali dei Figli di Dio ascendenti.

26:1.11 (285.12) I sette ordini di spiriti tutelari, quali sono rivelati, sono stati raggruppati per la presentazione secondo le loro funzioni di maggiore importanza a favore delle creature ascendenti:

26:1.12 (285.13) 1. Gli Spiriti Tutelari dell’Universo Centrale. I tre ordini di supernafini servono nel sistema Paradiso-Havona. I supernafini primari, o del Paradiso, sono creati dallo Spirito Infinito. Gli ordini secondario e terziario, che servono in Havona, sono rispettivamente la discendenza degli Spiriti Maestri e degli Spiriti dei Circuiti.

26:1.13 (286.1) 2. Gli Spiriti Tutelari dei Superuniversi — i seconafini, i terziafini e gli onniafini. I seconafini, figli degli Spiriti Riflettivi, servono in vario modo nei sette superuniversi. I terziafini, originati dallo Spirito Infinito, sono infine dediti al servizio di collegamento dei Figli Creatori con gli Antichi dei Giorni. Gli onniafini sono creati di concerto dallo Spirito Infinito e dai Sette Esecutivi Supremi, e sono i servitori esclusivi di questi ultimi. L’analisi di questi tre ordini sarà argomento di un’esposizione successiva della presente serie.

26:1.14 (286.2) 3. Gli Spiriti Tutelari degli Universi Locali comprendono i serafini ed i loro assistenti, i cherubini. Gli ascendenti mortali hanno un contatto iniziale con questa discendenza di uno Spirito Madre d’Universo. Le creature intermedie, che nascono sui mondi abitati, non fanno parte in realtà degli ordini angelici propriamente detti, sebbene siano spesso funzionalmente raggruppate con gli spiriti tutelari. La loro storia, con una descrizione dei serafini e dei cherubini, è presentata nei fascicoli che trattano degli affari del vostro universo locale.

26:1.15 (286.3) Tutti gli ordini delle schiere angeliche si dedicano ai vari servizi universali ed assistono in un modo o in un altro gli ordini superiori di esseri celesti. Ma sono i supernafini, i seconafini ed i serafini che sono impiegati in gran numero in appoggio al piano ascendente di perfezione progressiva per i figli del tempo. Operando nell’universo centrale, nei superuniversi e negli universi locali, essi formano quella catena ininterrotta di ministri spirituali che è stata stabilita dallo Spirito Infinito per aiutare e guidare tutti quelli che cercano di raggiungere il Padre Universale tramite il Figlio Eterno.

26:1.16 (286.4) I supernafini sono limitati in “polarità spirituale” riguardo ad una sola fase della loro azione, quella con il Padre Universale. Essi possono lavorare da soli, salvo quando impiegano direttamente i circuiti esclusivi del Padre. Quando sono in ricezione di potere sul ministero diretto del Padre, è necessario che dei supernafini si associno volontariamente in coppie per essere in grado di funzionare. I seconafini sono limitati nello stesso modo ed inoltre devono lavorare in coppie per sincronizzarsi con i circuiti del Figlio Eterno. I serafini possono lavorare singolarmente come personalità distinte e localizzate, ma sono in grado d’inserirsi in circuito solo se sono polarizzati in coppie di collegamento. Quando questi esseri spirituali sono associati in coppie, si dice che uno è complementare dell’altro. Le relazioni complementari possono essere transitorie; esse non sono necessariamente di natura permanente.

26:1.17 (286.5) Queste brillanti creature di luce sono direttamente sostentate dall’assorbimento dell’energia spirituale dei circuiti primari dell’universo. I mortali di Urantia devono ottenere energia-luce mediante l’assunzione di vegetali, ma le schiere angeliche sono inserite in circuiti; esse “hanno un cibo che voi non conoscete”. Esse beneficiano anche degli insegnamenti circolanti dei meravigliosi Figli Istruttori Trinitari; hanno una ricezione della conoscenza ed un assorbimento della saggezza molto simile alla loro tecnica di assimilazione delle energie vitali.

2. I possenti supernafini

26:2.1 (286.6) I supernafini sono gli abili assistenti di tutti i tipi di esseri che soggiornano in Paradiso e nell’universo centrale. Questi angeli elevati sono creati in tre ordini maggiori: primario, secondario e terziario.

26:2.2 (287.1) I supernafini primari sono la discendenza esclusiva del Creatore Congiunto. Essi dividono il loro ministero in modo quasi uguale tra certi gruppi di Cittadini del Paradiso ed il corpo sempre più numeroso di pellegrini ascendenti. Questi angeli dell’Isola eterna sono altamente efficaci nell’assicurare l’istruzione essenziale ad entrambi i gruppi di abitanti del Paradiso. Essi contribuiscono molto a renderla giovevole per la reciproca comprensione di questi due ordini straordinari di creature universali — uno dei quali è il tipo più elevato di creatura divina e perfetta dotata di volontà, e l’altro il tipo più basso di creatura dotata di volontà, perfezionata per evoluzione, dell’intero universo degli universi.

26:2.3 (287.2) Il lavoro dei supernafini primari è così eccezionale e particolare che sarà studiato separatamente nel fascicolo successivo.

26:2.4 (287.3) I supernafini secondari dirigono gli affari degli esseri ascendenti sui sette circuiti di Havona. Essi s’interessano anche di fornire la preparazione educativa a numerosi ordini di Cittadini del Paradiso che soggiornano per lunghi periodi sui circuiti dei mondi della creazione centrale, ma non ci è permesso analizzare questa fase del loro servizio.

26:2.5 (287.4) Vi sono sette tipi di questi angeli elevati, ognuno originato da uno dei Sette Spiriti Maestri e di natura conforme al modello. Collettivamente i Sette Spiriti Maestri creano numerosi gruppi differenti di entità e di esseri straordinari, ed i singoli membri di ciascun ordine sono di natura relativamente uniforme. Ma quando questi stessi Sette Spiriti creano individualmente, gli ordini che ne risultano sono sempre di natura settupla; i figli di ogni Spirito Maestro condividono la natura del loro creatore e sono di conseguenza diversi dagli altri. Questa è l’origine dei supernafini secondari, e gli angeli di tutti i sette tipi creati operano in ogni forma di attività aperta al loro intero ordine, principalmente sui sette circuiti dell’universo centrale e divino.

26:2.6 (287.5) Ognuno dei sette circuiti planetari di Havona è sotto la supervisione diretta di uno dei Sette Spiriti dei Circuiti, essi stessi creazione collettiva — perciò uniforme — dei Sette Spiriti Maestri. Benché partecipi della natura della Terza Sorgente e Centro, questi sette Spiriti sussidiari di Havona non facevano parte dell’universo modello originario. Essi entrarono in funzione dopo la creazione originaria (eterna), ma molto prima dei tempi di Grandfanda. Essi apparvero indubbiamente come risposta creativa degli Spiriti Maestri al disegno emergente dell’Essere Supremo e furono scoperti in attività fin dall’organizzazione del grande universo. Lo Spirito Infinito e tutti i suoi associati creativi, in quanto coordinatori universali, sembrano abbondantemente dotati della capacità di dare delle risposte creative appropriate agli sviluppi simultanei nelle Deità esperienziali e negli universi in evoluzione.

26:2.7 (287.6) I supernafini terziari hanno origine da questi Sette Spiriti dei Circuiti. Ognuno di loro, sui cerchi separati di Havona, ha ricevuto dallo Spirito Infinito il potere di creare un numero sufficiente di elevati ministri serafici dell’ordine terziario per far fronte ai bisogni dell’universo centrale. Mentre gli Spiriti dei Circuiti produssero un numero relativamente contenuto di questi ministri angelici prima dell’arrivo in Havona dei pellegrini del tempo, i Sette Spiriti Maestri non cominciarono la creazione dei supernafini secondari prima dell’approdo di Grandfanda. Essendo i più anziani dei due ordini, i supernafini terziari saranno perciò presi in considerazione per primi.

3. I supernafini terziari

26:3.1 (288.1) Questi servitori dei Sette Spiriti Maestri sono gli specialisti angelici dei vari circuiti di Havona ed il loro ministero si estende sia ai pellegrini ascendenti del tempo che ai pellegrini discendenti dell’eternità. Sul miliardo di mondi di studio della perfetta creazione centrale, i vostri associati superafici di tutti gli ordini saranno per voi pienamente visibili. Là sarete tutti, nel senso più alto, degli esseri fraterni e comprensivi di contatto e simpatia reciproca. Voi riconoscerete anche pienamente i pellegrini discendenti, i Cittadini del Paradiso, e fraternizzerete mirabilmente con loro. Essi attraversano questi circuiti dall’interno verso l’esterno, entrando in Havona dal mondo pilota del primo circuito e procedendo verso l’esterno fino al settimo.

26:3.2 (288.2) I pellegrini ascendenti provenienti dai sette superuniversi passano per Havona in direzione opposta, entrando dal mondo pilota del settimo circuito e procedendo verso l’interno. Non c’è limite di tempo stabilito per il progresso delle creature che ascendono di mondo in mondo e di circuito in circuito, come non c’è una durata determinata di tempo arbitrariamente imposta alla residenza sui mondi morontiali. Ma, mentre individui adeguatamente sviluppati possono essere esentati dal soggiornare su uno o più mondi educativi dell’universo locale, nessun pellegrino può evitare di passare per tutti i sette circuiti di spiritualizzazione progressiva di Havona.

26:3.3 (288.3) Il corpo dei supernafini terziari, che è principalmente assegnato al servizio dei pellegrini del tempo, è classificato come segue:

26:3.4 (288.4) 1. I Supervisori di Armonia. È evidente che qualche sorta d’influenza coordinatrice è necessaria, anche nel perfetto Havona, per mantenere ordine ed assicurare armonia in tutto il lavoro di preparazione dei pellegrini del tempo per i loro successivi compimenti in Paradiso. Questa è la reale missione dei supervisori d’armonia — badare che tutto proceda senza intoppi e speditamente. Originati sul primo circuito, essi servono in tutto Havona, e la loro presenza sui circuiti significa che niente può essere fuori posto. Una grande capacità di coordinare attività diverse che coinvolgono personalità di ordini differenti — anche di molteplici livelli — consente a questi supernafini di dare la loro assistenza in ogni momento ed in ogni luogo essa sia richiesta. Essi contribuiscono enormemente alla comprensione reciproca tra i pellegrini del tempo ed i pellegrini dell’eternità.

26:3.5 (288.5) 2. I Capi Archivisti. Questi angeli sono creati sul secondo circuito, ma operano ovunque nell’universo centrale. Essi registrano in triplice copia, eseguendo registrazioni per gli archivi fisici di Havona, per quelli spirituali del loro ordine e per gli archivi ufficiali del Paradiso. Inoltre trasmettono automaticamente le operazioni importanti per la conoscenza della verità alle biblioteche viventi del Paradiso, i custodi della conoscenza dell’ordine primario dei supernafini.

26:3.6 (288.6) 3. I Trasmettitori. I figli dello Spirito del terzo Circuito operano in tutto Havona, sebbene la loro stazione ufficiale sia situata sul pianeta numero settanta del circuito più esterno. Questi tecnici esperti sono i ricevitori ed i trasmettitori delle comunicazioni della creazione centrale e i direttori dei rapporti spaziali di tutti i fenomeni della Deità in Paradiso. Essi possono servirsi di tutti i circuiti principali dello spazio.

26:3.7 (288.7) 4. I Messaggeri hanno origine sul circuito numero quattro. Essi percorrono il sistema Paradiso-Havona come portatori di tutti i messaggi che richiedono una trasmissione personale. Essi servono i loro compagni, le personalità celesti, i pellegrini del Paradiso ed anche le anime ascendenti del tempo.

26:3.8 (289.1) 5. I Coordinatori d’Informazioni. Questi supernafini terziari, figli dello Spirito del quinto Circuito, sono sempre i promotori accorti e benevoli di associazioni fraterne tra i pellegrini ascendenti e quelli discendenti. Essi portano il loro ministero a tutti gli abitanti di Havona e specialmente agli ascendenti, tenendoli costantemente informati sugli affari dell’universo degli universi. Grazie ai loro contatti personali con i trasmettitori ed i riflettori, questi “giornali viventi” di Havona sono istantaneamente al corrente di tutte le informazioni che passano sui vasti circuiti di notizie dell’universo centrale. Essi annotano le informazioni con il metodo grafico di Havona, che permette loro di assimilare automaticamente in un’ora del tempo di Urantia tante informazioni quante il vostro tecnico telegrafico più veloce potrebbe registrare in mille anni.

26:3.9 (289.2) 6. Le Personalità dei Trasporti. Questi esseri, originari del circuito numero sei, operano abitualmente a partire dal pianeta numero quaranta del circuito più esterno. Sono loro che portano via i candidati delusi che falliscono provvisoriamente nell’avventura della Deità. Essi restano pronti a servire tutti quelli che devono andare e venire per il servizio di Havona e che non sono attraversatori dello spazio.

26:3.10 (289.3) 7. Il Corpo di Riserva. Le fluttuazioni nel lavoro con gli esseri ascendenti, con i pellegrini del Paradiso e con gli altri ordini di esseri che soggiornano in Havona, rendono necessario il mantenimento di queste riserve di supernafini sul mondo pilota del settimo cerchio, dove hanno la loro origine. Essi sono creati senza una destinazione specifica e sono competenti per servire nelle fasi meno impegnative di qualsiasi incarico dei loro associati superafici dell’ordine terziario.

4. I supernafini secondari

26:4.1 (289.4) I supernafini secondari esercitano il loro ministero nei sette circuiti planetari dell’universo centrale. Parte di loro è dedita al servizio dei pellegrini del tempo e metà dell’intero ordine è assegnata alla preparazione dei pellegrini paradisiaci dell’eternità. Questi Cittadini del Paradiso, nel loro pellegrinaggio attraverso i circuiti di Havona, sono accompagnati anche da volontari del Corpo della Finalità dei Mortali, una disposizione questa che è invalsa dopo il completamento del primo gruppo di finalitari.

26:4.2 (289.5) Secondo la loro periodica assegnazione al ministero dei pellegrini ascendenti, i supernafini secondari operano nei sette gruppi seguenti:

26:4.3 (289.6) 1. Assistenti dei Pellegrini.

26:4.4 (289.7) 2. Guide della Supremazia.

26:4.5 (289.8) 3. Guide della Trinità.

26:4.6 (289.9) 4. Rivelatori del Figlio.

26:4.7 (289.10) 5. Guide del Padre.

26:4.8 (289.11) 6. Consiglieri e Consulenti.

26:4.9 (289.12) 7. Complementi del Riposo.

26:4.10 (289.13) Ognuno di questi gruppi di lavoro comprende angeli di tutti i sette tipi creati, ed un pellegrino dello spazio ha sempre come tutore un supernafino secondario avente origine dallo Spirito Maestro che presiede il superuniverso dov’è nato questo pellegrino. Quando voi mortali di Urantia raggiungerete Havona, sarete certamente guidati da supernafini la cui natura creata — come la vostra stessa natura evoluta — è derivata dallo Spirito Maestro di Orvonton. E poiché i vostri tutori sono originati dallo Spirito Maestro del vostro superuniverso, sono particolarmente qualificati per comprendervi, incoraggiarvi ed assistervi in tutti i vostri sforzi per raggiungere la perfezione paradisiaca.

26:4.11 (290.1) I pellegrini del tempo sono trasportati al di là dei corpi oscuri di gravità di Havona fino al circuito planetario esterno dalle personalità trasportatrici dell’ordine primario dei seconafini, che operano a partire dalle capitali dei sette superuniversi. La maggioranza ma non la totalità dei serafini in servizio nei pianeti e negli universi locali, che sono stati accreditati per l’ascensione al Paradiso, si separeranno dai loro associati mortali prima del lungo volo verso Havona e cominceranno subito una lunga ed intensa preparazione per incarichi celesti in vista di raggiungere, in quanto serafini, la perfezione dell’esistenza e la supremazia del servizio. Ed essi fanno questo sperando di ricongiungersi con i pellegrini del tempo, per essere annoverati tra coloro che seguiranno per sempre la sorte di questi mortali che hanno raggiunto il Padre Universale ed hanno ricevuto l’incarico nel servizio non rivelato del Corpo della Finalità.

26:4.12 (290.2) Il pellegrino atterra sul pianeta d’accoglienza di Havona, il mondo pilota del settimo circuito, con una sola qualità di perfezione, la perfezione del proposito. Il Padre Universale ha decretato: “Siate perfetti, così come io sono perfetto.” Questo è lo stupefacente invito-comandamento trasmesso ai figli finiti dei mondi dello spazio. La promulgazione di questa ingiunzione ha messo in movimento tutta la creazione nello sforzo cooperativo degli esseri celesti di aiutare a determinare il compimento e la realizzazione del prodigioso comandamento della Prima Grande Sorgente e Centro.

26:4.13 (290.3) Quando, grazie al ministero di tutte le schiere di Assistenti del piano universale di sopravvivenza, sarete alla fine depositati sul mondo d’accoglienza di Havona, arriverete con un solo tipo di perfezione — la perfezione del proposito. Il vostro proposito è stato completamente provato; la vostra fede è stata verificata. Siete riconosciuto in grado di resistere alla delusione. Nemmeno il mancato discernimento del Padre Universale può scuotere la fede o turbare seriamente la fiducia di un mortale ascendente che è passato per l’esperienza che tutti devono attraversare al fine di raggiungere le sfere perfette di Havona. Quando raggiungete Havona, la vostra sincerità è divenuta sublime. La perfezione del proposito e la divinità del desiderio, insieme alla saldezza della fede, hanno assicurato la vostra entrata nelle stabili dimore dell’eternità; la vostra liberazione dalle incertezze del tempo è piena e completa. Ora dovrete affrontare i problemi di Havona e le immensità del Paradiso, per fronteggiare le quali siete stati così a lungo preparati durante le epoche esperienziali del tempo nelle scuole dei mondi dello spazio.

26:4.14 (290.4) Per il pellegrino ascendente la fede ha acquisito una perfezione di proposito che apre ai figli del tempo le porte dell’eternità. Ora gli Assistenti dei Pellegrini devono iniziare il lavoro per sviluppare quella perfezione d’intelletto e quella tecnica di comprensione che sono così indispensabili alla perfezione paradisiaca della personalità.

26:4.15 (290.5) La capacità di comprendere è il passaporto dei mortali per il Paradiso. La disponibilità a credere è la chiave di Havona. L’accettazione della filiazione, la cooperazione con l’Aggiustatore interiore, è il prezzo della sopravvivenza evoluzionaria.

5. Gli assistenti dei pellegrini

26:5.1 (291.1) Il primo dei sette gruppi di supernafini secondari che s’incontra è quello degli assistenti dei pellegrini, quegli esseri di rapida comprensione e di grande simpatia che accolgono gli ascendenti dello spazio che hanno viaggiato molto verso i mondi stabilizzati e l’economia ordinata dell’universo centrale. Contemporaneamente questi ministri elevati cominciano il loro lavoro a favore dei pellegrini paradisiaci dell’eternità, il primo dei quali giunse sul mondo pilota del circuito interno di Havona in concomitanza con l’atterraggio di Grandfanda sul mondo pilota del circuito esterno. In quei giorni molto lontani i pellegrini provenienti dal Paradiso ed i pellegrini del tempo s’incontrarono per la prima volta sul mondo d’accoglienza del circuito numero quattro.

26:5.2 (291.2) Questi assistenti dei pellegrini, che operano sul settimo cerchio dei mondi di Havona, conducono il loro lavoro per i mortali ascendenti in tre divisioni maggiori: la prima, per la comprensione suprema della Trinità del Paradiso; la seconda, per la comprensione spirituale dell’associazione Padre-Figlio; e la terza, per il riconoscimento intellettuale dello Spirito Infinito. Ciascuna di queste fasi d’istruzione è divisa in sette rami di dodici divisioni minori di settanta gruppi sussidiari; ed ognuno di questi settanta gruppi sussidiari d’istruzione è presentato in mille classificazioni. Un’istruzione più dettagliata viene fornita sui cerchi successivi, ma gli assistenti dei pellegrini forniscono comunque un profilo di tutte le esigenze del Paradiso.

26:5.3 (291.3) Questo, dunque, è il corso primario o elementare che affrontano i pellegrini dello spazio di provata fede e che hanno molto viaggiato. Ma molto prima di raggiungere Havona, questi figli ascendenti del tempo hanno imparato a godere dell’incertezza, a nutrirsi della delusione, ad entusiasmarsi per un’apparente sconfitta, a fortificarsi in presenza di difficoltà, a dar prova di un coraggio indomabile davanti all’immensità e ad esercitare una fede invincibile quando si trovano di fronte alla sfida dell’inspiegabile. Da lungo tempo il grido di battaglia di questi pellegrini è divenuto: “In unione con Dio, nulla — assolutamente nulla — è impossibile.”

26:5.4 (291.4) C’è una condizione ben definita richiesta ai pellegrini del tempo su ciascuno dei cerchi di Havona; e mentre ogni pellegrino continua sotto la tutela di supernafini adatti per natura ad aiutare quel particolare tipo di creatura ascendente, il corso che deve essere superato è equamente uniforme per tutti gli ascendenti che raggiungono l’universo centrale. Questo corso di compimento è quantitativo, qualitativo ed esperienziale — intellettuale, spirituale e supremo.

26:5.5 (291.5) Il tempo ha poca importanza sui cerchi di Havona. Esso concorre in modo limitato alle possibilità di avanzamento, ma il compimento è la prova finale e suprema. Quando il vostro associato superafico riterrà che siete idonei ad avanzare verso l’interno sul cerchio successivo, sarete condotti davanti ai dodici aiutanti dello Spirito del settimo Circuito. Qui sarete invitati a superare le prove del cerchio determinato dal superuniverso della vostra origine e dal sistema in cui siete nati. Il conseguimento della divinità di questo cerchio avviene sul mondo pilota e consiste nel riconoscimento e nella comprensione spirituali dello Spirito Maestro del superuniverso del pellegrino ascendente.

26:5.6 (291.6) Quando il lavoro del cerchio esterno di Havona è completato ed il corso presentato è superato, gli assistenti dei pellegrini conducono i loro soggetti sul mondo pilota del cerchio successivo e li affidano alle cure delle guide della supremazia. Gli assistenti dei pellegrini restano sempre per un certo tempo con loro per assisterli nel rendere il trasferimento piacevole e proficuo.

6. Le guide della supremazia

26:6.1 (292.1) Gli ascendenti dello spazio sono denominati “diplomati spirituali” quando sono trasferiti dal settimo al sesto cerchio e sono posti sotto la supervisione diretta delle guide della supremazia. Queste guide non devono essere confuse con le Guide dei Diplomati — appartenenti alle Personalità Superiori dello Spirito Infinito — che, assieme ai loro associati servitali, esercitano il loro ministero su tutti i circuiti di Havona sia per i pellegrini ascendenti che discendenti. Le guide della supremazia operano solo sul sesto cerchio dell’universo centrale.

26:6.2 (292.2) È in questo cerchio che gli ascendenti giungono ad una nuova comprensione della Divinità Suprema. Nel corso della loro lunga carriera negli universi evoluzionari i pellegrini del tempo hanno fatto l’esperienza di una crescente coscienza della realtà di un supercontrollo onnipotente sulle creazioni del tempo-spazio. Qui, su questo circuito di Havona, essi sono prossimi ad incontrare la sorgente dell’unità tempo-spazio dell’universo centrale — la realtà spirituale di Dio il Supremo.

26:6.3 (292.3) Io ho qualche difficoltà a spiegare ciò che avviene su questo cerchio. Nessuna presenza personalizzata della Supremazia è percepibile dagli ascendenti. Sotto certi aspetti, nuove relazioni con il Settimo Spirito Maestro compensano questa impossibilità di contattare l’Essere Supremo. Ma a parte la nostra incapacità di capirne la tecnica, ogni creatura ascendente sembra subire una crescita trasformatrice, una nuova integrazione di coscienza, una nuova spiritualizzazione del proposito, una nuova sensibilità alla divinità, che possono difficilmente essere spiegate in modo soddisfacente senza presumere l’attività non rivelata dell’Essere Supremo. A quelli come noi che hanno osservato queste operazioni misteriose, ciò appare come se Dio il Supremo stesse affettuosamente conferendo ai suoi figli esperienziali, fino al limite estremo delle loro capacità esperienziali, quegli accrescimenti di comprensione intellettuale, d’intuizione spirituale e di estensione della personalità di cui avranno tanto bisogno in tutti i loro sforzi per penetrare il livello di divinità della Trinità della Supremazia, per raggiungere le Deità eterne ed esistenziali del Paradiso.

26:6.4 (292.4) Quando le guide della supremazia ritengono che i loro allievi siano maturi per avanzare, li portano dinanzi alla commissione dei settanta, un gruppo misto che serve da esaminatore sul mondo pilota del circuito numero sei. Dopo aver soddisfatto questa commissione sulla loro comprensione dell’Essere Supremo e della Trinità della Supremazia, i pellegrini sono ritenuti idonei per il trasferimento al quinto circuito.

7. Le guide della Trinità

26:7.1 (292.5) Le guide della Trinità sono i ministri infaticabili del quinto cerchio di preparazione havoniana per i pellegrini in progressione del tempo e dello spazio. I diplomati spirituali sono qui designati “candidati all’avventura della Deità” perché è su questo cerchio, sotto la direzione delle guide della Trinità, che i pellegrini ricevono un’istruzione avanzata concernente la divina Trinità in preparazione del tentativo di giungere a riconoscere la personalità dello Spirito Infinito. E qui i pellegrini ascendenti scoprono che cosa significa il vero studio ed un reale sforzo mentale quando cominciano a discernere la natura dello sforzo spirituale ancor più gravoso e molto più arduo che sarà richiesto per soddisfare le esigenze dell’alto scopo fissato per la loro riuscita sui mondi di questo circuito.

26:7.2 (292.6) Le guide della Trinità sono estremamente fedeli ed efficienti; ogni pellegrino riceve tutta l’attenzione e gode dell’intero affetto di un supernafino secondario appartenente a quest’ordine. Un pellegrino del tempo non riuscirebbe mai ad avvicinarsi alla prima persona della Trinità del Paradiso se non fosse per l’aiuto e l’assistenza di queste guide e di una moltitudine di altri esseri spirituali impegnati ad istruire gli ascendenti sulla natura e la tecnica dell’imminente avventura della Deità.

26:7.3 (293.1) Dopo il completamento del corso di preparazione su questo circuito, le guide della Trinità conducono i loro allievi sul mondo pilota dello stesso e li presentano dinanzi ad una delle molte commissioni trine che funzionano da esaminatrici e certificatrici dei candidati all’avventura della Deità. Queste commissioni sono costituite da un membro dei finalitari, da un direttore di condotta dell’ordine dei supernafini primari e da un Messaggero Solitario dello spazio o da un Figlio Trinitizzato Paradisiaco.

26:7.4 (293.2) Quando un’anima ascendente parte effettivamente per il Paradiso, è accompagnata solo dal trio di transito: l’associato superafico del cerchio, la Guida dei Diplomati e l’associato servitale di quest’ultimo sempre presente. Queste escursioni dai cerchi di Havona al Paradiso sono viaggi di prova; gli ascendenti non hanno ancora lo status del Paradiso. Essi non ottengono lo status di residenti in Paradiso fino a che non sono passati per il riposo terminale del tempo susseguente al raggiungimento del Padre Universale ed alla traversata finale dei circuiti di Havona. Solo dopo il riposo divino essi partecipano dell’ “essenza della divinità” e dello “spirito della supremazia” e cominciano così veramente ad operare nel cerchio dell’eternità ed in presenza della Trinità.

26:7.5 (293.3) Ai compagni dell’ascendente che formano il trio di transito non è richiesto di metterlo in grado di localizzare la presenza geografica della luminosità spirituale della Trinità, ma piuttosto di fornire tutta l’assistenza possibile ad un pellegrino nel suo difficile compito di riconoscere, discernere e comprendere lo Spirito Infinito in modo sufficiente per effettuare il riconoscimento della sua personalità. In Paradiso ogni pellegrino ascendente può discernere la presenza geografica o localizzata della Trinità, e la grande maggioranza di loro è in grado di prendere contatto con la realtà intellettuale delle Deità, specialmente della Terza Persona, ma non tutti riescono a riconoscere o anche a comprendere parzialmente la realtà della presenza spirituale del Padre e del Figlio. Ancor più difficile è avere anche un minimo di comprensione spirituale del Padre Universale.

26:7.6 (293.4) È raro che la ricerca dello Spirito Infinito non giunga a coronamento. Quando i loro soggetti sono riusciti in questa fase dell’avventura della Deità, le guide della Trinità si preparano a trasferirli sotto il ministero dei rivelatori del Figlio sul quarto cerchio di Havona.

8. I rivelatori del Figlio

26:8.1 (293.5) Il quarto circuito di Havona è talvolta denominato il “circuito dei Figli”. Dai mondi di questo circuito i pellegrini ascendenti vanno in Paradiso per giungere ad un contatto comprensivo con il Figlio Eterno, mentre sui mondi di questo circuito i pellegrini discendenti giungono ad una nuova comprensione della natura e della missione dei Figli Creatori del tempo e dello spazio. Vi sono sette mondi in questo circuito sui quali il corpo di riserva dei Micael del Paradiso mantiene delle scuole speciali di servizio di reciproco ministero per i pellegrini ascendenti e discendenti; ed è su questi mondi dei Figli Micael che i pellegrini del tempo ed i pellegrini dell’eternità giungono alla loro prima vera mutua comprensione. Sotto molti aspetti le esperienze di questo circuito sono le più affascinanti dell’intero soggiorno in Havona.

26:8.2 (294.1) I rivelatori del Figlio sono i ministri superafici per i mortali ascendenti del quarto circuito. Oltre al lavoro generale di preparazione dei loro candidati alla comprensione delle relazioni della Trinità con il Figlio Eterno, questi rivelatori del Figlio devono istruire i loro soggetti in modo così completo da avere pieno successo: primo, nell’adeguata comprensione spirituale del Figlio; secondo, nel soddisfacente riconoscimento della personalità del Figlio; e terzo, nella corretta differenziazione del Figlio dalla personalità dello Spirito Infinito.

26:8.3 (294.2) Dopo aver raggiunto lo Spirito Infinito non vi sono più esami da sostenere. Queste prove dei cerchi interni sono i compimenti dei candidati pellegrini mentre sono avvolti nell’abbraccio delle Deità. L’avanzamento è determinato unicamente dalla spiritualità dell’individuo, e nessun altro fuorché gli Dei osa giudicare tale spiritualità. In caso d’insuccesso non ne vengono mai precisate le ragioni, né i candidati stessi né i loro vari tutori e guide sono mai rimproverati o criticati. In Paradiso una delusione non è mai considerata una sconfitta; un rinvio non è mai giudicato un disonore; le apparenti sconfitte del tempo non sono mai confuse con i ritardi significativi dell’eternità.

26:8.4 (294.3) Non sono molti i pellegrini che subiscono il ritardo di un’apparente sconfitta nell’avventura della Deità. Quasi tutti raggiungono lo Spirito Infinito, benché occasionalmente un pellegrino proveniente dal superuniverso numero uno non riesca al primo tentativo. I pellegrini che raggiungono lo Spirito raramente falliscono nel trovare il Figlio; quelli che falliscono nella prima avventura provengono quasi tutti dai superuniversi tre e cinque. La maggior parte di quelli che falliscono nella prima avventura di raggiungimento del Padre, dopo aver trovato sia lo Spirito che il Figlio, proviene dal superuniverso numero sei, sebbene falliscano anche alcuni provenienti dai numeri due e tre. Tutto ciò sembra indicare chiaramente che c’è qualche buona e sufficiente ragione per questi apparenti fallimenti; in realtà si tratta semplicemente di rinvii inevitabili.

26:8.5 (294.4) I candidati che hanno fallito nell’avventura della Deità sono posti sotto la giurisdizione dei capi di designazione, un gruppo di supernafini primari, e vengono rimandati a lavorare nei regni dello spazio per un periodo non inferiore ad un millennio. Essi non ritornano mai nel superuniverso in cui sono nati, ma sempre nella supercreazione più propizia per il loro riaddestramento preparatorio alla seconda avventura della Deità. Successivamente a questo servizio, su loro stessa proposta, essi ritornano sul cerchio esterno di Havona, sono immediatamente accompagnati nel cerchio in cui si è interrotta la loro carriera e ricominciano subito i preparativi per l’avventura della Deità. I supernafini secondari non mancano mai di pilotare con successo i loro soggetti nel secondo tentativo, e gli stessi ministri superafici ed altre guide assistono sempre questi candidati durante la loro seconda avventura.

9. Le guide del Padre

26:9.1 (294.5) Quando l’anima del pellegrino raggiunge il terzo cerchio di Havona, è posta sotto la tutela delle guide del Padre, i ministri superafici più anziani, più qualificati e di maggior esperienza. Sui mondi di questo circuito le guide del Padre mantengono scuole di saggezza e collegi di tecnica nei quali tutti gli esseri che abitano l’universo centrale servono come insegnanti. Non viene trascurato nulla che possa essere utile ad una creatura del tempo in questa avventura trascendente di raggiungimento dell’eternità.

26:9.2 (294.6) Il raggiungimento del Padre Universale è il passaporto per l’eternità, nonostante i circuiti che restano da attraversare. È perciò una circostanza importante sul mondo pilota del cerchio numero tre quando il trio di transito annuncia che l’ultima avventura del tempo sta per iniziare; che un’altra creatura dello spazio cerca di entrare in Paradiso attraverso i portali dell’eternità.

26:9.3 (295.1) La prova del tempo è quasi finita; la corsa per l’eternità è quasi tutta compiuta. I giorni dell’incertezza stanno per finire; la tentazione del dubbio sta scomparendo; l’ingiunzione di essere perfetto è stata osservata. Dal punto più basso dell’esistenza intelligente la creatura del tempo e di personalità materiale ha asceso le sfere evoluzionarie dello spazio, provando così l’eseguibilità del piano d’ascensione e dimostrando per sempre la giustezza e l’esattezza del comandamento del Padre Universale alle sue umili creature dei mondi: “Siate perfetti, così come io sono perfetto.”

26:9.4 (295.2) Passo dopo passo, vita dopo vita, mondo dopo mondo, la carriera ascendente è stata completata e la meta della Deità è stata raggiunta. La sopravvivenza è completa in perfezione e la perfezione è ricolma della supremazia della divinità. Il tempo è perduto nell’eternità; lo spazio è assorbito in un’identità ed armonia di adorazione con il Padre Universale. Le trasmissioni di Havona inviano come lampi i rapporti spaziali di gloria, la buona novella che in tutta verità le creature coscienziose di natura animale e di origine materiale sono realmente ed eternamente divenute, mediante l’ascensione evoluzionaria, i figli di Dio perfezionati.

10. I consiglieri ed i consulenti

26:10.1 (295.3) I consiglieri e i consulenti superafici del secondo cerchio sono gli insegnanti dei figli del tempo in ciò che concerne la carriera dell’eternità. Il raggiungimento del Paradiso comporta responsabilità di ordine nuovo e più elevato, ed il soggiorno sul secondo cerchio fornisce ampie opportunità di ricevere i consigli utili di questi devoti supernafini.

26:10.2 (295.4) Quelli che falliscono nel loro primo sforzo per raggiungere la Deità, prima di essere rimandati a servire in un superuniverso avanzano dal cerchio del loro insuccesso direttamente al secondo cerchio. In tal modo i consiglieri e i consulenti servono anche come consiglieri e confortatori di questi pellegrini delusi. Essi hanno appena subito la loro più grande delusione, che non differisce in alcun modo — salvo che per dimensione — dalla lunga lista di esperienze simili che essi hanno superato, dal caos alla gloria, come su una scala. Sono costoro che hanno bevuto la coppa dell’esperienza fino all’ultima goccia. Ed io ho osservato che essi ritornano temporaneamente ai servizi dei superuniversi come il tipo più elevato di ministri amorevoli per i figli del tempo e delle delusioni temporali.

26:10.3 (295.5) Dopo un lungo soggiorno sul circuito numero due i soggetti della delusione vengono esaminati dai consigli di perfezione insediati sul mondo pilota di questo cerchio e ricevono la certificazione di aver superato la prova di Havona. Ciò assicura loro, per quanto concerne il loro status non spirituale, la stessa condizione negli universi del tempo che avrebbero avuto se fossero effettivamente riusciti nell’avventura della Deità. Lo spirito di questi candidati era pienamente accettabile; il loro fallimento era insito in qualche fase della tecnica di approccio od in qualche parte del loro bagaglio esperienziale.

26:10.4 (295.6) Essi vengono poi condotti dai consiglieri del cerchio davanti ai capi di destinazione in Paradiso e sono rimandati ai servizi del tempo sui mondi dello spazio; ed essi partono con gioia e contentezza verso i compiti dei giorni e delle ere di un tempo. Un giorno ritorneranno nel cerchio in cui hanno subito la loro più grande delusione e tenteranno di nuovo l’avventura della Deità.

26:10.5 (296.1) Per i pellegrini che hanno successo nel secondo circuito lo stimolo dell’incertezza evoluzionaria è passato, ma l’avventura della destinazione eterna non è ancora cominciata; e mentre il soggiorno su questo cerchio è molto piacevole ed altamente proficuo, manca un po’ l’entusiasmo dell’aspettativa dei cerchi precedenti. Sono molti i pellegrini che in tali momenti ritornano col pensiero alla lunga, lunga lotta con gioiosa invidia, desiderando veramente di poter tornare in qualche modo sui mondi del tempo e cominciare tutto da capo, così come voi mortali, avvicinandovi ad un’età avanzata, ritornate talvolta col pensiero alle lotte della vostra giovinezza e degli inizi della vostra esistenza e desiderate veramente di poter rivivere la vostra vita.

26:10.6 (296.2) Ma la traversata del cerchio più interno sta giusto innanzi a voi, e presto l’ultimo sonno di transito avrà termine e comincerà la nuova avventura della carriera eterna. I consiglieri ed i consulenti del secondo cerchio iniziano la preparazione dei loro soggetti per questo grande riposo finale, il sonno inevitabile che interviene sempre tra gli stadi epocali della carriera ascendente.

26:10.7 (296.3) Quando i pellegrini ascendenti che hanno raggiunto il Padre Universale completano l’esperienza del secondo cerchio, le Guide dei Diplomati che li assistono in continuazione emanano l’ordine che li ammette al cerchio finale. Queste guide pilotano personalmente i loro soggetti fino al cerchio interno e qui li pongono sotto la custodia dei complementi del riposo, l’ultimo degli ordini dei supernafini secondari assegnati al ministero dei pellegrini del tempo sui circuiti dei mondi di Havona.

11. I complementi del riposo

26:11.1 (296.4) Gran parte del tempo di un ascendente sull’ultimo circuito è dedicato alla prosecuzione dello studio dei problemi imminenti della residenza in Paradiso. Una vasta e diversificata moltitudine di esseri, in maggior parte non rivelati, risiede in permanenza o in forma transitoria su questo anello interno dei mondi di Havona. E l’insieme di questi molteplici tipi fornisce ai complementi superafici del riposo un ambiente ricco di situazioni che essi utilizzano efficacemente per promuovere l’educazione dei pellegrini ascendenti, specialmente per quanto concerne i problemi di adattamento ai numerosi gruppi di esseri che incontreranno presto in Paradiso.

26:11.2 (296.5) Tra quelli che dimorano su questo circuito interno vi sono i figli trinitizzati da creature. I supernafini primari e secondari sono i custodi generali del corpo congiunto di questi figli, inclusa la discendenza trinitizzata dei finalitari mortali e la progenie similare dei Cittadini del Paradiso. Alcuni di questi figli sono abbracciati dalla Trinità ed incaricati nei supergoverni, altri hanno destinazioni varie, ma la grande maggioranza si sta riunendo nel corpo congiunto sui mondi perfetti del circuito interno di Havona. Qui, sotto la supervisione dei supernafini, essi vengono preparati per qualche lavoro futuro da un corpo speciale non nominato di Cittadini del Paradiso elevati che furono, prima dei tempi di Grandfanda, i primi assistenti amministrativi degli Eterni dei Giorni. Vi sono molte ragioni per ritenere che questi due gruppi straordinari di esseri trinitizzati lavoreranno insieme nel lontano futuro, non ultima il loro destino comune nelle riserve del Corpo Paradisiaco dei Finalitari Trinitizzati.

26:11.3 (296.6) Su questo circuito più interno i pellegrini ascendenti e quelli discendenti fraternizzano gli uni con gli altri e con i figli trinitizzati da creature. Come i loro genitori, questi figli traggono grandi benefici dall’interassociazione, ed è missione specifica dei supernafini facilitare ed assicurare la fraternità tra i figli trinitizzati dei finalitari mortali ed i figli trinitizzati dei Cittadini del Paradiso. I complementi superafici del riposo non s’interessano tanto dell’istruzione di questi figli quanto di promuovere la loro associazione comprensiva con gruppi diversi.

26:11.4 (297.1) I mortali hanno ricevuto dal Paradiso il comandamento: “Siate perfetti, così come vostro Padre del Paradiso è perfetto.” A questi figli trinitizzati del corpo congiunto i supernafini supervisori non cessano mai di proclamare: “Siate comprensivi verso i vostri fratelli ascendenti, così come i Figli Creatori Paradisiaci li conoscono e li amano.”

26:11.5 (297.2) La creatura mortale deve trovare Dio. Il Figlio Creatore non si ferma mai prima di aver trovato l’uomo — la più bassa creatura dotata di volontà. Senza dubbio i Figli Creatori ed i loro figli mortali si stanno preparando per qualche servizio universale futuro non conosciuto. Entrambi attraversano la gamma dell’universo esperienziale e sono così istruiti e preparati per la loro missione eterna. In tutti gli universi sta avvenendo questa fusione straordinaria dell’umano e del divino, questa mescolanza di creatura e di Creatore. I mortali irriflessivi hanno considerato la manifestazione della misericordia e della sensibilità divina, specialmente verso i deboli ed a favore dei bisognosi, come indicativa di un Dio antropomorfico. Quale errore! Piuttosto tali manifestazioni di misericordia e di tolleranza dovrebbero essere considerate dagli esseri umani come prova che l’uomo mortale è abitato dallo spirito del Dio vivente; che la creatura è, dopotutto, motivata dalla divinità.

26:11.6 (297.3) Verso la fine del loro soggiorno sul primo cerchio, i pellegrini ascendenti incontrano per la prima volta gli stimolatori del riposo dell’ordine primario dei supernafini. Questi sono gli angeli del Paradiso che vengono a salutare coloro che si trovano alle soglie dell’eternità ed a completare la loro preparazione al sonno di transizione dell’ultima risurrezione. Voi non sarete un vero figlio del Paradiso finché non avrete attraversato il cerchio interno e non avrete fatto l’esperienza della risurrezione dell’eternità dal sonno terminale del tempo. I pellegrini perfezionati cominciano questo riposo, si addormentano, sul primo cerchio di Havona, ma si risvegliano sulle rive del Paradiso. Tra tutti coloro che ascendono all’Isola eterna, solo quelli che arrivano in questo modo sono i figli dell’eternità; gli altri vanno in veste di visitatori, come ospiti privi di status residenziale.

26:11.7 (297.4) E adesso, al culmine della carriera di Havona, nel momento in cui voi mortali vi addormentate sul mondo pilota del circuito interno, non andate a riposare da soli come faceste sui mondi della vostra origine quando chiudeste gli occhi nel sonno naturale della morte umana, né come faceste quando entraste nella lunga catalessi del transito preparatoria al viaggio verso Havona. Ora, mentre vi preparate al riposo del compimento, si pone al vostro fianco il vostro associato di lunga data del primo cerchio, il maestoso complemento del riposo, che si prepara ad entrare nel riposo come uno con voi, come garanzia di Havona che la vostra transizione è completa e che aspettate soltanto i tocchi finali della perfezione.

26:11.8 (297.5) La vostra prima transizione era in verità la morte, la seconda un sonno ideale, ed ora la terza metamorfosi è il vero riposo, la distensione delle ere.

26:11.9 (297.6) [Presentato da un Perfettore di Saggezza proveniente da Uversa.]

Fascicolo 27 - Il ministero dei Supernafini Primari

Il Libro di Urantia

Fascicolo 27

Il ministero dei Supernafini Primari

27:0.1 (298.1) I SUPERNAFINI primari sono i servitori celesti delle Deità sull’Isola eterna del Paradiso. Non si è mai saputo che essi abbiano deviato dai sentieri della luce e della rettitudine. I loro elenchi sono completi; dall’eternità nessun membro di questa magnifica schiera è stato perduto. Questi eccelsi supernafini sono degli esseri perfetti, supremi in perfezione, ma non sono né absoniti né assoluti. Questi figli dello Spirito Infinito, essendo dell’essenza della perfezione, lavorano in modo intercambiabile ed a volontà in tutte le fasi dei loro molteplici incarichi. Essi non operano su vasta scala fuori del Paradiso, benché partecipino alle varie assemblee millenarie ed alle riunioni di gruppo dell’universo centrale. Essi escono anche come messaggeri speciali delle Deità, ed ascendono in gran numero per divenire Consiglieri Tecnici.

27:0.2 (298.2) I supernafini primari sono anche posti al comando delle schiere serafiche che esercitano il loro ministero sui mondi isolati a causa di una ribellione. Quando un Figlio del Paradiso si conferisce ad un tale mondo, completa la sua missione, ascende al Padre Universale, è accettato, e ritorna come liberatore accreditato di questo mondo isolato, un supernafino primario è sempre designato dai capi di destinazione per assumere il comando degli spiriti tutelari in servizio sulla sfera appena redenta. I supernafini di questo servizio speciale sono periodicamente avvicendati. Su Urantia l’attuale “capo dei serafini” è il secondo di quest’ordine ad essere incaricato dai tempi del conferimento di Cristo Micael.

27:0.3 (298.3) Fin dall’eternità i supernafini primari hanno servito sull’Isola di Luce e sono andati sui mondi dello spazio per missioni di comando, ma hanno operato secondo la loro classificazione attuale soltanto dopo l’arrivo in Paradiso dei pellegrini del tempo di Havona. Questi angeli eletti esercitano ora il loro ministero principalmente nei sette ordini di servizio seguenti:

27:0.4 (298.4) 1. Conduttori di Adorazione.

27:0.5 (298.5) 2. Maestri di Filosofia.

27:0.6 (298.6) 3. Custodi della Conoscenza.

27:0.7 (298.7) 4. Direttori di Comportamento.

27:0.8 (298.8) 5. Interpreti di Etica.

27:0.9 (298.9) 6. Capi di Destinazione.

27:0.10 (298.10) 7. Stimolatori del Riposo.

27:0.11 (298.11) I pellegrini ascendenti giungono sotto l’influenza diretta di questi supernafini solo dopo aver raggiunto effettivamente la residenza in Paradiso, ed allora passano per un’esperienza preparatoria sotto la direzione di questi angeli nell’ordine inverso a quello in cui sono stati citati. Cioè, voi cominciate la vostra carriera del Paradiso sotto la tutela degli stimolatori del riposo e, dopo periodi successivi con gli ordini intermedi, terminate questo periodo d’istruzione con i conduttori di adorazione. Dopo di ciò siete pronti per iniziare la carriera senza fine di un finalitario.

1. Gli stimolatori del riposo

27:1.1 (299.1) Gli stimolatori del riposo sono gli ispettori del Paradiso che partono dall’Isola centrale e vanno nel circuito interno di Havona per collaborare con i loro colleghi, i complementi del riposo dell’ordine secondario dei supernafini. La cosa essenziale per godere il Paradiso è il riposo, il riposo divino; e questi stimolatori del riposo sono gli insegnanti finali che preparano i pellegrini del tempo al loro ingresso nell’eternità. Essi cominciano il loro lavoro sul cerchio di compimento finale dell’universo centrale e lo continuano quando il pellegrino si sveglia dall’ultimo sonno di transizione, l’assopimento che permette l’accesso di una creatura dello spazio al regno dell’eterno.

27:1.2 (299.2) Il riposo è di natura settupla: c’è il riposo del sonno e della ricreazione negli ordini di vita inferiori, quello della scoperta negli esseri superiori e quello dell’adorazione nei tipi più elevati di personalità spirituali. C’è anche il riposo normale di assorbimento d’energia, la ricarica degli esseri con l’energia fisica o l’energia spirituale. E poi c’è il sonno del transito, l’assopimento incosciente quando si è inserafinati, mentre si passa da una sfera ad un’altra. Completamente differente da tutti questi è il sonno profondo della metamorfosi, il riposo di transizione da uno stadio dell’essere ad un altro, da una vita ad un’altra, da uno stato d’esistenza ad un altro, il sonno che accompagna sempre la transizione da uno status universale effettivo, in contrasto con l’evoluzione attraverso vari stadi di uno stesso status.

27:1.3 (299.3) Ma l’ultimo sonno metamorfico è qualcosa di più dei precedenti assopimenti di transizione che hanno segnato il raggiungimento dei successivi status della carriera ascendente. Grazie ad esso le creature del tempo e dello spazio attraversano i confini più interni del temporale e dello spaziale per raggiungere lo status residenziale nelle dimore senza tempo e senza spazio del Paradiso. Gli stimolatori ed i complementi del riposo sono altrettanto essenziali per questa trascendente metamorfosi quanto lo sono i serafini e gli esseri associati per la sopravvivenza alla morte delle creature umane.

27:1.4 (299.4) Voi entrate nel riposo sul circuito finale di Havona e siete risuscitati per l’eternità in Paradiso. E quando qui vi ripersonalizzerete spiritualmente, riconoscerete immediatamente lo stimolatore del riposo che vi darà il benvenuto sulle rive eterne come lo stesso supernafino primario che produsse il vostro sonno finale sul circuito più interno di Havona; e vi ricorderete l’ultimo grande sforzo di fede quando vi preparavate ancora una volta ad affidare la custodia della vostra identità alle mani del Padre Universale.

27:1.5 (299.5) Avete gioito dell’ultimo riposo del tempo; avete fatto l’esperienza dell’ultimo sonno di transizione; ora vi risvegliate alla vita perpetua sulle rive della dimora eterna. “E non vi saranno più sonni. La presenza di Dio e di suo Figlio è innanzi a voi e voi siete eternamente i suoi servitori; avete visto il suo volto ed il suo nome è il vostro spirito. Là, non vi sarà più notte; ed essi non hanno più bisogno della luce del sole, perché la Grande Sorgente e Centro dona loro la luce; essi vivranno per sempre. E Dio asciugherà tutte le lacrime dai loro occhi; non vi sarà più morte, né tristezza, né pianti, né vi saranno sofferenze, perché le cose di un tempo sono svanite.”

2. I capi di destinazione

27:2.1 (300.1) Questo è il gruppo incaricato di tanto in tanto dal capo dei supernafini, “l’angelo modello originale”, a presiedere l’organizzazione di tutti e tre gli ordini di questi angeli — primario, secondario e terziario. I supernafini, come gruppo, si governano e si regolamentano interamente da se stessi, salvo per le funzioni del loro capo comune, il primo angelo del Paradiso, che presiede sempre tutte queste personalità spirituali.

27:2.2 (300.2) Gli angeli di destinazione hanno molto a che fare con i mortali glorificati residenti in Paradiso prima della loro ammissione al Corpo della Finalità. Lo studio e l’istruzione non sono le sole occupazioni di quelli che arrivano in Paradiso; anche il servizio svolge un ruolo essenziale nelle esperienze educative prefinalitarie del Paradiso. Ed io ho osservato che, quando i mortali ascendenti hanno dei periodi di tempo libero, mostrano una predilezione a fraternizzare con il corpo di riserva dei capi superafici di destinazione.

27:2.3 (300.3) Quando voi ascendenti mortali raggiungete il Paradiso, le vostre relazioni sociali implicano molti più contatti con una schiera di esseri elevati divini e con una moltitudine familiare di compagni mortali glorificati. Voi dovete fraternizzare anche con più di tremila differenti ordini di Cittadini del Paradiso, con i vari gruppi di Trascendentali e con numerosi altri tipi di abitanti del Paradiso, permanenti e transitori, che non sono stati rivelati su Urantia. Dopo un prolungato contatto con questi potenti intelletti del Paradiso, è molto riposante intrattenersi con intelligenze di tipo angelico; esse ricordano ai mortali del tempo i serafini con i quali hanno avuto un così lungo contatto ed un’associazione tanto piacevole.

3. Gli interpreti dell’etica

27:3.1 (300.4) Più vi elevate nella scala della vita, maggiore attenzione deve essere prestata all’etica universale. La coscienza etica è semplicemente il riconoscimento da parte di un individuo dei diritti inerenti all’esistenza di tutti gli altri individui. Ma l’etica spirituale trascende di molto il concetto dei mortali ed anche quello morontiale delle relazioni personali e di gruppo.

27:3.2 (300.5) L’etica è stata debitamente insegnata e adeguatamente appresa dai pellegrini del tempo durante la loro lunga ascensione verso le glorie del Paradiso. Via via che questa carriera ascendente verso l’interno si è dispiegata a partire dai mondi di nascita nello spazio, gli ascendenti hanno continuato ad aggiungere un gruppo dopo l’altro al loro cerchio sempre più ampio di associati universali. Ad ogni nuovo gruppo di colleghi incontrato si aggiunge un ulteriore livello di etica che si deve riconoscere ed osservare fino a che, quando i mortali ascendenti raggiungono il Paradiso, hanno realmente bisogno di qualcuno che dia loro dei consigli utili ed amichevoli riguardo alle interpretazioni dell’etica. Essi non hanno bisogno che s’insegni loro l’etica, ma quando si trovano ad affrontare il compito straordinario di prendere contatto con così tante novità, hanno bisogno che gli s’interpreti opportunamente ciò che hanno così laboriosamente appreso.

27:3.3 (300.6) Gli interpreti dell’etica sono di aiuto inestimabile per coloro che arrivano in Paradiso, aiutandoli ad adattarsi a numerosi gruppi di esseri maestosi durante il periodo movimentato che va dal raggiungimento dello status residenziale all’ammissione ufficiale al Corpo dei Mortali Finalitari. I pellegrini ascendenti hanno già incontrato molti dei numerosi tipi di Cittadini del Paradiso sui sette circuiti di Havona. I mortali glorificati hanno anche goduto di un intimo contatto con i figli trinitizzati da creature del corpo congiunto sul circuito interno di Havona, dove questi esseri ricevono gran parte della loro educazione. E sugli altri circuiti i pellegrini ascendenti hanno incontrato numerosi residenti non rivelati del sistema Paradiso-Havona, che lì proseguono il loro addestramento di gruppo in preparazione agli incarichi non rivelati del futuro.

27:3.4 (301.1) Tutte queste amicizie celesti sono invariabilmente reciproche. In quanto mortali ascendenti non solo voi traete beneficio da questi successivi compagni universali e da questi numerosi ordini di associati sempre più divini, ma comunicate anche ad ognuno di questi esseri fraterni qualcosa della vostra personalità ed esperienza che rende per sempre ciascuno di loro differente e migliore perché è stato associato con un mortale ascendente proveniente dai mondi evoluzionari del tempo e dello spazio.

4. I direttori di comportamento

27:4.1 (301.2) Essendo già stati pienamente istruiti nell’etica delle relazioni del Paradiso — che non sono né formalità senza senso né imposizioni di caste artificiali, ma piuttosto delle convenienze naturali — i mortali ascendenti trovano utile ricevere i consigli dei direttori superafici di comportamento, che istruiscono i nuovi membri della società del Paradiso sul modo di comportarsi perfetto degli esseri elevati che soggiornano sull’Isola centrale di Luce e Vita.

27:4.2 (301.3) L’armonia è la nota dominante dell’universo centrale ed un ordine evidente prevale in Paradiso. Una condotta appropriata è essenziale al progresso attraverso la conoscenza, passando per la filosofia, fino alle altezze spirituali dell’adorazione spontanea. C’è una tecnica divina per l’approccio alla Divinità; e per l’acquisizione di questa tecnica il pellegrino deve aspettare di arrivare in Paradiso. Lo spirito di questa tecnica è stato rivelato ai pellegrini del tempo sui cerchi di Havona, ma i tocchi finali della loro preparazione possono essere applicati solo dopo che essi hanno effettivamente raggiunto l’Isola di Luce.

27:4.3 (301.4) Ogni comportamento in Paradiso è del tutto spontaneo, è in ogni senso naturale e libero. Ma c’è anche un modo appropriato e perfetto di fare le cose sull’Isola eterna, e i direttori di comportamento sono sempre al fianco degli “stranieri che sono dentro le porte” per istruirli e guidare i loro passi in modo da metterli a loro perfetto agio ed allo stesso tempo per mettere in grado i pellegrini di evitare quella confusione ed incertezza che altrimenti sarebbero ineluttabili. Solo con tale accorgimento si può evitare una confusione senza fine; e la confusione non compare mai in Paradiso.

27:4.4 (301.5) Questi direttori di comportamento servono realmente da insegnanti e guide glorificate. Essi si occupano principalmente d’istruire i nuovi residenti mortali riguardo alla lista pressoché interminabile di situazioni nuove e di usanze insolite. Nonostante tutta la lunga preparazione per starci ed il lungo viaggio per andarvi, il Paradiso resta ancora inesprimibilmente strano ed inaspettatamente nuovo per coloro che alla fine raggiungono lo status residenziale.

5. I custodi della conoscenza

27:5.1 (301.6) I custodi superafici della conoscenza sono le “epistole viventi” superiori conosciute e lette da tutti coloro che dimorano in Paradiso. Essi sono gli archivi divini della verità, i libri viventi della vera conoscenza. Voi avete sentito parlare di archivi nel “libro della vita”. I custodi della conoscenza sono esattamente questi libri viventi, archivi di perfezione impressi sulle tavole eterne della vita divina e della certezza suprema. Essi sono in realtà delle biblioteche automatiche viventi. I fatti degli universi sono insiti in questi supernafini primari e sono effettivamente registrati in questi angeli; ed è anche intrinsecamente impossibile che una non verità trovi posto nella mente di questi depositari perfetti e completi della verità dell’eternità e dell’informazione del tempo.

27:5.2 (302.1) Questi custodi tengono dei corsi non ufficiali d’istruzione per i residenti dell’Isola eterna, ma la loro principale funzione è quella di consultazione e di conferma. Ogni soggiornante in Paradiso può a volontà avere al suo fianco il depositario vivente del fatto particolare o della verità che può desiderare di conoscere. All’estremità nord dell’Isola sono disponibili gli scopritori viventi di conoscenza, i quali indicheranno il direttore del gruppo che detiene l’informazione cercata, e subito appariranno gli esseri brillanti che sono la cosa stessa che desiderate conoscere. Voi non avete più bisogno di cercare il chiarimento in pagine scritte; comunicate ora faccia a faccia con l’informazione vivente. Ottenete così la conoscenza suprema dagli esseri viventi che sono i suoi custodi finali.

27:5.3 (302.2) Quando individuerete il supernafino che è esattamente ciò che desiderate verificare, troverete disponibili tutti i fatti conosciuti di tutti gli universi, perché questi custodi della conoscenza sono i compendi viventi e conclusivi della vasta rete di angeli registratori, che si estende dai serafini e dai seconafini degli universi locali e dei superuniversi ai capi archivisti dei supernafini terziari di Havona. E questo accumulo vivente di conoscenza è distinto dagli archivi ufficiali del Paradiso, che sono il sommario cumulativo della storia universale.

27:5.4 (302.3) La saggezza della verità ha origine nella divinità dell’universo centrale, ma la conoscenza, la conoscenza esperienziale, ha in larga misura i suoi inizi nei domini del tempo e dello spazio — da qui la necessità di mantenere le vaste organizzazioni superuniversali dei serafini e dei supernafini registratori sotto il patrocinio degli Archivisti Celesti.

27:5.5 (302.4) Questi supernafini primari che posseggono per inerenza la conoscenza universale sono anche responsabili della sua organizzazione e classificazione. Poiché essi costituiscono la biblioteca vivente di riferimento dell’universo degli universi, hanno classificato la conoscenza in sette grandi ordini, ciascuno dei quali con circa un milione di suddivisioni. La facilità con la quale i residenti in Paradiso possono consultare questa vasta riserva di conoscenza è unicamente dovuta ai saggi e volontari sforzi dei custodi della conoscenza. Questi custodi sono anche gli insegnanti eccelsi dell’universo centrale. Essi distribuiscono liberamente i loro tesori viventi a tutti gli esseri su ciascuno dei circuiti di Havona, e sono largamente utilizzati, benché indirettamente, dai tribunali degli Antichi dei Giorni. Ma questa biblioteca vivente, che è a disposizione dell’universo centrale e dei superuniversi, non è accessibile alle creazioni locali. I benefici della conoscenza paradisiaca si ottengono negli universi locali solo per via indiretta e per riflettività.

6. I maestri di filosofia

27:6.1 (302.5) Dopo la soddisfazione suprema dell’adorazione c’è la gioia della filosofia. Per quanto ci si elevi e per quanto lontano si avanzi rimarranno sempre mille misteri che richiedono, per tentarne la risoluzione, l’impiego della filosofia.

27:6.2 (302.6) I maestri di filosofia del Paradiso provano grande diletto nel guidare le menti dei suoi abitanti, sia nativi che ascendenti, nell’esaltante impegno di cercare di risolvere i problemi universali. Questi maestri superafici di filosofia sono i “saggi del cielo”, gli esseri di saggezza che fanno uso della verità della conoscenza e dei fatti dell’esperienza nei loro sforzi per vincere l’incognito. Con loro la conoscenza raggiunge la verità e l’esperienza si eleva a saggezza. In Paradiso le personalità ascendenti dello spazio fanno l’esperienza dei vertici dell’essere: hanno la conoscenza; conoscono la verità; possono filosofare — pensare la verità; possono anche cercare di abbracciare i concetti dell’Ultimo e tentare di afferrare le tecniche degli Assoluti.

27:6.3 (303.1) All’estremità meridionale del vasto dominio del Paradiso i maestri di filosofia conducono dei corsi approfonditi nelle settanta divisioni funzionali della saggezza. Qui essi discutono sui piani e sui disegni dell’Infinità e cercano di coordinare le esperienze, e di ricomporre la conoscenza, di tutti coloro che hanno accesso alla loro saggezza. Essi hanno sviluppato una capacità altamente specializzata nei confronti dei vari problemi dell’universo, ma le loro conclusioni finali sono sempre in accordo uniforme.

27:6.4 (303.2) Questi filosofi del Paradiso impiegano ogni metodo possibile d’istruzione, inclusa la tecnica grafica superiore di Havona e certi metodi del Paradiso di comunicazione delle informazioni. Tutte tali tecniche superiori per impartire conoscenza e per trasmettere idee superano totalmente la capacità di comprensione anche della mente umana più altamente sviluppata. Un’ora d’istruzione in Paradiso equivarrebbe a diecimila anni dei metodi mnemotecnici di Urantia. Voi non potete afferrare queste tecniche di comunicazione e non c’è assolutamente nulla nell’esperienza umana cui possano essere paragonate, niente cui possano assomigliare.

27:6.5 (303.3) I maestri di filosofia provano un piacere supremo nel comunicare la loro interpretazione dell’universo degli universi agli esseri che sono ascesi dai mondi dello spazio. E sebbene la filosofia non possa mai essere così ferma nelle sue conclusioni quanto i fatti della conoscenza e le verità dell’esperienza, tuttavia, quando avrete ascoltato le dissertazioni di questi supernafini primari sui problemi irrisolti dell’eternità e sui compimenti degli Assoluti, proverete una soddisfazione certa e duratura riguardo a tali questioni non risolte.

27:6.6 (303.4) Queste attività intellettuali del Paradiso non vengono trasmesse; la filosofia della perfezione è a disposizione solo di coloro che sono personalmente presenti. Le creazioni circostanti conoscono questi insegnamenti soltanto tramite coloro che sono passati per questa esperienza e che hanno portato successivamente fuori questa saggezza negli universi dello spazio.

7. I conduttori dell’adorazione

27:7.1 (303.5) L’adorazione è il più alto privilegio ed il primo dovere di tutte le intelligenze create. L’adorazione è l’atto cosciente e gioioso di riconoscere ed accettare la verità ed il fatto delle relazioni intime e personali dei Creatori con le loro creature. La qualità dell’adorazione è determinata dalla profondità di percezione della creatura. E a mano a mano che la conoscenza del carattere infinito degli Dei progredisce, l’atto di adorazione diventa sempre più onnicomprensivo sino a raggiungere infine la gloria del diletto esperienziale più elevato e del più squisito piacere conosciuti dagli esseri creati.

27:7.2 (303.6) Benché l’Isola del Paradiso contenga certi luoghi per l’adorazione, essa è piuttosto un vasto santuario di divino servizio. L’adorazione è la passione principale e dominante di tutti coloro che si elevano alle sue rive beate — l’effervescenza spontanea degli esseri che hanno appreso abbastanza su Dio da raggiungere la sua presenza. Cerchio dopo cerchio, nel corso del viaggio verso l’interno attraverso Havona, l’adorazione è una passione che cresce fino a che in Paradiso diventa necessario dirigere e controllare altrimenti la sua espressione.

27:7.3 (304.1) Gli slanci di adorazione suprema e di lode spirituale che si godono in Paradiso, siano essi periodici, spontanei, di gruppo o di altre particolarità, sono condotti sotto la guida di un corpo speciale di supernafini primari. Sotto la direzione di questi conduttori di adorazione, tale omaggio raggiunge l’obiettivo della creatura di una soddisfazione suprema e raggiunge le altezze di una sublime perfezione di autoespressione e godimento personale. Tutti i supernafini primari anelano ad essere conduttori di adorazione; e tutti gli esseri ascendenti sarebbero lieti di restare per sempre in atteggiamento di adorazione se i capi di destinazione non disperdessero periodicamente questi raggruppamenti. Ma a nessun essere ascendente è mai richiesto di svolgere i propri incarichi di servizio eterno prima di aver raggiunto la piena soddisfazione nell’adorazione.

27:7.4 (304.2) È compito dei conduttori di adorazione insegnare alle creature ascendenti come adorare in modo che possano essere in grado di acquisire detta soddisfazione di autoespressione ed allo stesso tempo di poter prestare attenzione alle attività essenziali del regime del Paradiso. Senza miglioramento nella tecnica di adorazione, il comune mortale che raggiunge il Paradiso impiegherebbe centinaia di anni per dare piena e soddisfacente espressione ai suoi sentimenti di apprezzamento intelligente e di gratitudine crescente. I conduttori di adorazione aprono vie d’espressione nuove e fino ad allora sconosciute affinché questi meravigliosi figli del grembo dello spazio e del travaglio del tempo riescano ad ottenere le piene soddisfazioni dell’adorazione in un tempo molto più breve.

27:7.5 (304.3) Tutte le arti di tutti gli esseri dell’intero universo, che sono idonee ad intensificare ed esaltare le capacità di autoespressione e di comunicazione dell’apprezzamento, sono impiegate al loro massimo grado nell’adorazione delle Deità del Paradiso. L’adorazione è la gioia più grande dell’esistenza in Paradiso; essa è il passatempo vivificante del Paradiso. L’effetto che produce lo svago per la vostra mente affaticata sulla terra, l’adorazione lo produrrà in Paradiso per la vostra anima perfezionata. Il modo di adorare in Paradiso supera totalmente la comprensione umana, ma voi potete cominciare ad apprezzarne lo spirito anche quaggiù su Urantia, perché gli spiriti degli Dei dimorano già in voi, si librano su di voi e vi stimolano alla vera adorazione.

27:7.6 (304.4) Vi sono in Paradiso tempi e luoghi stabiliti per l’adorazione, ma questi non sono sufficienti ad accogliere il traboccare sempre crescente delle emozioni spirituali dovute alla comprensione sempre maggiore ed al riconoscimento in espansione della divinità degli splendidi esseri che compiono l’ascensione esperienziale verso l’Isola eterna. Dai tempi di Grandfanda i supernafini non sono mai stati in grado di contenere completamente lo spirito di adorazione in Paradiso. C’è sempre un eccesso di adorazione rispetto a quanto si è preparati per essa. E ciò deriva dal fatto che le personalità intrinsecamente perfette non possono mai valutare pienamente le straordinarie reazioni emotive spirituali degli esseri che hanno, lentamente e faticosamente, progredito verso la gloria del Paradiso partendo dalle profonde tenebre spirituali dei mondi inferiori del tempo e dello spazio. Quando questi angeli e questi mortali del tempo raggiungono la presenza delle Potenze del Paradiso, si manifesta l’espressione delle emozioni accumulate per ere, uno spettacolo che sbalordisce gli angeli del Paradiso e che provoca suprema gioia di soddisfazione divina nelle Deità del Paradiso.

27:7.7 (304.5) Talvolta tutto il Paradiso viene sommerso da una marea dominante di espressione spirituale e adoratrice. Spesso i conduttori di adorazione non riescono a controllare questi fenomeni fino all’apparizione della triplice fluttuazione luminosa della dimora della Deità, significante che il cuore divino degli Dei è stato pienamente e completamente soddisfatto dall’adorazione sincera dei residenti del Paradiso, i perfetti cittadini di gloria e le creature ascendenti del tempo. Quale trionfo di tecnica! Quale fruttificazione del piano e proposito eterni degli Dei quando l’amore intelligente del figlio creatura dà piena soddisfazione all’amore infinito del Padre Creatore!

27:7.8 (305.1) Dopo aver raggiunto la soddisfazione suprema della pienezza dell’adorazione, voi siete qualificati per l’ammissione al Corpo della Finalità. La carriera ascendente è quasi terminata e si prepara la celebrazione del settimo giubileo. Il primo giubileo segnò l’accordo del mortale con l’Aggiustatore di Pensiero quando fu sancita l’intenzione di sopravvivere; il secondo fu il risveglio alla vita morontiale; il terzo fu la fusione con l’Aggiustatore di Pensiero; il quarto fu il risveglio in Havona; il quinto celebrò la scoperta del Padre Universale; ed il sesto giubileo fu la circostanza del risveglio in Paradiso dall’assopimento finale del transito del tempo. Il settimo giubileo segna l’entrata nel corpo dei finalitari mortali e l’inizio del servizio dell’eternità. Il raggiungimento del settimo stadio di realizzazione spirituale da parte di un finalitario segnerà probabilmente la celebrazione del primo dei giubilei dell’eternità.

27:7.9 (305.2) Così termina la storia dei supernafini del Paradiso, l’ordine più elevato di tutti gli spiriti tutelari, gli esseri che, come classe universale, vi accompagnano sempre dal mondo della vostra origine sino a quando sarete infine salutati dai conduttori di adorazione, allorché presterete giuramento eterno alla Trinità e sarete arruolati nel Corpo dei Mortali della Finalità.

27:7.10 (305.3) Il servizio perpetuo della Trinità del Paradiso sta per incominciare; ed ora il finalitario è faccia a faccia con la sfida di Dio l’Ultimo.

27:7.11 (305.4) [Presentato da un Perfettore di Saggezza proveniente da Uversa.]

Fascicolo 28 - Gli spiriti tutelari dei superuniversi

Il Libro di Urantia

Fascicolo 28

Gli spiriti tutelari dei superuniversi

28:0.1 (306.1) COME i supernafini sono le schiere angeliche dell’universo centrale ed i serafini quelle degli universi locali, così i seconafini sono gli spiriti tutelari dei superuniversi. Tuttavia, per grado di divinità e potenziale di supremazia, questi figli degli Spiriti Riflettivi sono molto più simili ai supernafini che ai serafini. Essi non servono da soli nelle supercreazioni, e le attività svolte dai loro associati non rivelati sono numerose ed affascinanti.

28:0.2 (306.2) Nel modo in cui sono presentati in queste esposizioni, gli spiriti tutelari dei superuniversi comprendono i tre ordini seguenti:

28:0.3 (306.3) 1. I Seconafini.

28:0.4 (306.4) 2. I Terziafini.

28:0.5 (306.5) 3. Gli Onniafini.

28:0.6 (306.6) Poiché gli ultimi due ordini non sono così direttamente coinvolti nel piano ascendente di progressione dei mortali, saranno trattati brevemente prima di considerare in modo più esteso i seconafini. Tecnicamente né i terziafini né gli onniafini sono spiriti tutelari dei superuniversi, anche se entrambi servono come ministri spirituali in questi domini.

1. I terziafini

28:1.1 (306.7) Questi angeli eminenti sono registrati nelle capitali dei superuniversi, e nonostante servano nelle creazioni locali, sono tecnicamente residenti in queste capitali di superuniverso giacché non sono nativi degli universi locali. I terziafini sono figli dello Spirito Infinito e sono personalizzati in Paradiso in gruppi di mille. Questi esseri celesti di un’originalità divina e di una versatilità quasi suprema sono il dono dello Spirito Infinito ai Figli Creatori di Dio.

28:1.2 (306.8) Quando un Figlio Micael viene staccato dal regime parentale del Paradiso ed è preparato a partire per l’avventura universale dello spazio, lo Spirito Infinito genera un gruppo di mille di questi spiriti compagni. E questi maestosi terziafini accompagnano tale Figlio Creatore quando intraprende l’avventura di organizzare un universo.

28:1.3 (306.9) Durante tutto il periodo iniziale di costruzione di un universo, questi mille terziafini sono il solo gruppo personale di un Figlio Creatore. Essi acquisiscono una grandissima esperienza come assistenti di un Figlio durante le movimentate ere d’assemblaggio di un universo e di altre manipolazioni astronomiche. Essi servono a fianco del Figlio Creatore fino al giorno della personalizzazione del Radioso Astro del Mattino, il primogenito di un universo locale. A questo punto sono presentate ed accettate le dimissioni ufficiali dei terziafini. E all’apparizione degli ordini iniziali di vita angelica nativa, essi si ritirano dal servizio attivo nell’universo locale e diventano gli agenti di collegamento tra il Figlio Creatore a cui erano precedentemente assegnati e gli Antichi dei Giorni del superuniverso interessato.

2. Gli onniafini

28:2.1 (307.1) Gli onniafini sono creati dallo Spirito Infinito in collaborazione con i Sette Esecutivi Supremi e sono i servitori ed i messaggeri esclusivi di questi stessi Esecutivi Supremi. Gli onniafini svolgono incarichi nel grande universo, ed in Orvonton il loro corpo mantiene un quartier generale nelle regioni settentrionali di Uversa, dove risiedono come colonia speciale di cortesia. Essi non sono registrati su Uversa, né sono assegnati alla nostra amministrazione; e neppure hanno direttamente a che fare con il piano ascendente di progressione dei mortali.

28:2.2 (307.2) Gli onniafini si occupano interamente della sorveglianza dei superuniversi nell’interesse di una coordinazione amministrativa, dal punto di vista dei Sette Esecutivi Supremi. La nostra colonia di onniafini su Uversa riceve istruzioni soltanto dall’Esecutivo Supremo di Orvonton e risponde solo a lui; questi risiede sulla sfera amministrativa congiunta numero sette nell’anello esterno dei satelliti del Paradiso.

3. I seconafini

28:3.1 (307.3) Le schiere secorafiche sono originate dai sette Spiriti Riflettivi assegnati alla capitale di ciascun superuniverso. C’è una precisa tecnica di reazione del Paradiso associata alla creazione di questi angeli in gruppi di sette. In ciascun gruppo di sette vi sono sempre un seconafino primario, tre secondari e tre terziari; essi si personalizzano sempre in questa esatta proporzione. Quando sette di questi seconafini sono creati, uno, il primario, è assegnato al servizio degli Antichi dei Giorni. I tre angeli secondari sono associati a tre gruppi di amministratori originari del Paradiso che operano nei supergoverni: i Consiglieri Divini, i Perfettori di Saggezza ed i Censori Universali. I tre angeli terziari sono assegnati agli associati trinitizzati ascendenti dei governanti del superuniverso: i Possenti Messaggeri, gli Elevati in Autorità ed i Privi di Nome e Numero.

28:3.2 (307.4) Questi seconafini dei superuniversi sono la progenie degli Spiriti Riflettivi e perciò la riflettività è insita nella loro natura. Essi reagiscono riflettivamente a tutte le fasi di ogni creatura avente origine dalla Terza Sorgente e Centro e dai Figli Creatori Paradisiaci, ma non sono direttamente riflettivi degli esseri e delle entità, personali od altro, originati soltanto dalla Prima Sorgente e Centro. Noi possediamo numerose prove dell’esistenza reale dei circuiti universali d’informazione dello Spirito Infinito, ma anche se non avessimo nessun’altra prova, le prestazioni riflettive dei seconafini sarebbero del tutto sufficienti per dimostrare la realtà della presenza universale della mente infinita dell’Attore Congiunto.

4. I seconafini primari

28:4.1 (307.5) I seconafini primari assegnati agli Antichi dei Giorni sono specchi viventi al servizio di questi governanti trini. Pensate che cosa significa nell’economia di un superuniverso essere in grado di rivolgersi, per così dire, verso uno specchio vivente e vedervi ed udirvi le risposte sicure di un altro essere distante mille o centomila anni luce, e fare tutto ciò istantaneamente e senza errore. Gli archivi sono essenziali per la conduzione degli universi, le trasmissioni sono funzionali, il lavoro dei Messaggeri Solitari e di altri messaggeri è molto utile, ma gli Antichi dei Giorni, dalla loro posizione intermedia tra i mondi abitati ed il Paradiso — tra l’uomo e Dio — possono guardare istantaneamente entrambe le parti, udire entrambe le parti, e conoscere entrambe le parti.

28:4.2 (308.1) Questa capacità — di udire e di vedere, per così dire, tutte le cose — può essere perfettamente realizzata nei superuniversi soltanto dagli Antichi dei Giorni e solo sui loro rispettivi mondi capitale. Vi sono tuttavia dei limiti: da Uversa questa comunicazione è limitata ai mondi e agli universi di Orvonton, e benché sia inoperante tra i superuniversi, questa stessa tecnica riflettiva mantiene ciascuno di loro in stretto contatto con l’universo centrale e con il Paradiso. I sette supergoverni, sebbene singolarmente separati, sono in tal modo perfettamente riflettivi dell’autorità superiore e sono totalmente comprensivi, come pure perfettamente al corrente, dei bisogni inferiori.

28:4.3 (308.2) I seconafini primari hanno tendenza per intrinseca natura ad orientarsi verso sette tipi di servizio, ed è cosa utile che la prima serie di quest’ordine sia dotata in modo da interpretare per inerenza la mente dello Spirito per gli Antichi dei Giorni:

28:4.4 (308.3) 1. La Voce dell’Attore Congiunto. In ogni superuniverso il primo seconafino primario ed ogni settimo di tale ordine creato a partire da questo mostrano un alto grado di adattabilità a comprendere ed interpretare la mente dello Spirito Infinito per gli Antichi dei Giorni ed i loro associati nei supergoverni. Ciò è di grande utilità nelle capitali dei superuniversi perché, a differenza delle creazioni locali con le loro Divine Ministre, la sede di un supergoverno non dispone di una personalizzazione specifica dello Spirito Infinito. Perciò queste voci secorafiche sono le più vicine ad essere le rappresentanti personali della Terza Sorgente e Centro su tali sfere capitale. È vero che vi sono i sette Spiriti Riflettivi, ma queste madri delle schiere secorafiche riflettono l’Attore Congiunto in modo meno fedele ed automatico rispetto ai Sette Spiriti Maestri.

28:4.5 (308.4) 2. La Voce dei Sette Spiriti Maestri. Il secondo seconafino primario ed ogni settimo a partire da questo hanno tendenza a mostrare le nature e le reazioni collettive dei Sette Spiriti Maestri. Benché ogni Spirito Maestro sia già rappresentato nella capitale di un superuniverso da uno dei sette Spiriti Riflettivi assegnateli, tale rappresentazione è individuale, non collettiva. Collettivamente essi sono presenti solo per riflettività; perciò gli Spiriti Maestri accolgono di buon grado i servizi di questi angeli altamente personali, la seconda serie dei seconafini primari, che sono così adatti a rappresentarli presso gli Antichi dei Giorni.

28:4.6 (308.5) 3. La Voce dei Figli Creatori. Lo Spirito Infinito deve aver avuto qualcosa a che fare con la creazione o la preparazione dei Figli del Paradiso dell’ordine di Micael, perché il terzo seconafino primario ed ogni settimo delle serie a partire da questo possiedono il dono straordinario di essere riflettivi della mente di questi Figli Creatori. Se gli Antichi dei Giorni volessero conoscere — conoscere realmente — l’atteggiamento di Micael di Nebadon nei confronti di una questione in esame, non avrebbero bisogno di chiamarlo sulle linee dello spazio, basta solo chiamare il Capo delle Voci di Nebadon, il quale, su richiesta, presenterà il seconafino di registrazione di Micael, e gli Antichi dei Giorni percepiranno all’istante la voce del Figlio Maestro di Nebadon.

28:4.7 (309.1) Nessun altro ordine di filiazione è “riflettibile” in questo modo e nessun altro ordine di angeli può funzionare in maniera simile. Noi non comprendiamo pienamente il modo esatto in cui ciò è compiuto ed io dubito molto che gli stessi Figli Creatori lo comprendano del tutto. Ma sappiamo con certezza che funziona, e sappiamo anche che opera infallibilmente in modo appropriato, perché in tutta la storia di Uversa le voci secorafiche non hanno mai sbagliato nelle loro presentazioni.

28:4.8 (309.2) Voi cominciate a vedere qui qualcosa del modo in cui la divinità ingloba lo spazio del tempo e controlla il tempo dello spazio. Riuscite qui a dare uno dei vostri primi rapidi sguardi alla tecnica del ciclo dell’eternità, che diverge per il momento al fine di assistere i figli del tempo nel loro compito di superare i difficili ostacoli dello spazio. E questi fenomeni si aggiungono alla tecnica universale stabilita degli Spiriti Riflettivi.

28:4.9 (309.3) Sebbene apparentemente privi della presenza personale degli Spiriti Maestri sopra e dei Figli Creatori sotto, gli Antichi dei Giorni hanno a loro disposizione degli esseri viventi sincronizzati con i meccanismi cosmici di perfezione riflettiva e di precisione assoluta, per mezzo dei quali possono godere della presenza riflettiva di tutti quegli esseri elevati a cui si nega la presenza personale. Grazie a questi mezzi e ad altri a voi sconosciuti, Dio è potenzialmente presente nelle capitali dei superuniversi.

28:4.10 (309.4) Gli Antichi dei Giorni deducono perfettamente la volontà del Padre equiparando la voce-lampo dello Spirito proveniente dall’alto con le voci-lampo dei Micael provenienti dal basso. In tal modo essi possono essere infallibilmente certi di valutare la volontà del Padre in merito agli affari amministrativi degli universi locali. Ma per dedurre la volontà di uno degli Dei a partire dalla conoscenza degli altri due, i tre Antichi dei Giorni devono agire insieme; due soltanto non sarebbero in grado di ottenere la risposta. Per questa ragione, anche se non ve ne fossero altre, i superuniversi sono sempre presieduti da tre Antichi dei Giorni e non da uno o da due.

28:4.11 (309.5) 4. La Voce delle Schiere Angeliche. Il quarto seconafino primario ed ogni settimo a partire da questo mostrano di essere angeli particolarmente sensibili ai sentimenti di tutti gli ordini di angeli, compresi i supernafini sopra di loro ed i serafini al di sotto. L’atteggiamento di ogni angelo comandante o supervisore può così essere immediatamente disponibile per essere esaminato in qualunque riunione degli Antichi dei Giorni. Non passa mai un giorno sul vostro mondo in cui il capo dei serafini di Urantia non sia reso cosciente del fenomeno del trasferimento riflettivo, che non sia sollecitato da Uversa per qualche motivo. Ma a meno di essere preavvertito da un Messaggero Solitario, rimane completamente ignorante di ciò che si è cercato e di come si è ottenuto. Questi spiriti tutelari del tempo forniscono costantemente un tipo di testimonianza inconscia e perciò certamente imparziale riguardo all’infinita serie di materie che impegnano l’attenzione ed il consiglio degli Antichi dei Giorni e dei loro associati.

28:4.12 (309.6) 5. I Ricevitori di Trasmissioni. C’è una categoria speciale di messaggi trasmessi che sono ricevuti soltanto da questi seconafini primari. Benché non siano gli addetti regolari alle trasmissioni di Uversa, essi lavorano in collegamento con gli angeli delle voci riflettive al fine di sincronizzare la visione riflettiva degli Antichi dei Giorni con certi messaggi effettivi che arrivano sui circuiti stabiliti di comunicazione universale. I ricevitori di trasmissioni sono i quinti di serie, il quinto seconafino primario creato ed ogni settimo a partire da questo.

28:4.13 (310.1) 6. Le Personalità Trasportatrici. Questi sono i seconafini che trasportano i pellegrini del tempo dai mondi capitale dei superuniversi fino al cerchio esterno di Havona. Essi sono il corpo trasportatore dei superuniversi, che opera verso l’interno fino al Paradiso e verso l’esterno fino ai mondi dei loro rispettivi settori. Questo corpo è composto dal sesto seconafino primario e da ogni settimo creato successivamente.

28:4.14 (310.2) 7. Il Corpo di Riserva. Un vastissimo gruppo di seconafini, i settimi delle serie dei primari, è tenuto in riserva per i compiti non classificati e per gli incarichi d’emergenza nei regni. Non essendo altamente specializzati, essi possono operare abbastanza bene in qualsiasi funzione dei loro vari associati, ma tale lavoro specializzato è svolto solo nei casi d’emergenza. I loro compiti usuali sono il compimento di quei doveri generali di un superuniverso che non rientrano nelle attribuzioni degli angeli con incarico specifico.

5. I seconafini secondari

28:5.1 (310.3) I seconafini dell’ordine secondario non sono meno riflettivi dei loro compagni primari. Nel caso dei seconafini, il fatto di essere classificati primari, secondari e terziari non indica una differenza di status o di funzione, denota semplicemente degli ordini di procedura. Nelle loro attività tutti e tre i gruppi mostrano qualità identiche.

28:5.2 (310.4) I sette tipi riflettivi di seconafini secondari sono assegnati al servizio degli associati coordinati di origine trinitaria degli Antichi dei Giorni nel modo seguente:

28:5.3 (310.5) Ai Perfettori di Saggezza — le Voci della Saggezza, le Anime della Filosofia e le Unioni delle Anime.

28:5.4 (310.6) Ai Consiglieri Divini — i Cuori del Consiglio, le Gioie dell’Esistenza e le Soddisfazioni del Servizio.

28:5.5 (310.7) Ai Censori Universali — i Discernitori degli Spiriti.

28:5.6 (310.8) Come l’ordine primario, questo gruppo è creato per serie; cioè il primo nato era una Voce della Saggezza, analogamente al settimo successivo, e così con gli altri sei tipi di questi angeli riflettivi.

28:5.7 (310.9) 1. La Voce della Saggezza. Alcuni di questi seconafini sono in perpetuo collegamento con le biblioteche viventi del Paradiso, i custodi della conoscenza facenti parte dei supernafini primari. Nel servizio riflettivo specializzato le Voci della Saggezza sono concentrazioni e focalizzazioni viventi, aggiornate, complete e totalmente affidabili della saggezza coordinata dell’universo degli universi. Di fronte al volume quasi infinito d’informazioni circolanti sui circuiti principali dei superuniversi, questi esseri meravigliosi sono talmente riflettivi e selettivi, così sensibili, da essere in grado di separare e ricevere l’essenza della saggezza e di trasmettere senza errori questi gioielli di attività mentale ai loro superiori, i Perfettori di Saggezza. Ed essi operano in modo tale che i Perfettori di Saggezza non solo odono le espressioni reali ed originali di tale saggezza, ma vedono anche riflettivamente gli esseri stessi, di origine superiore od inferiore, che l’hanno espressa.

28:5.8 (310.10) Sta scritto: “Se un uomo manca di saggezza, che chieda.” Su Uversa, quando diventa necessario giungere a decisioni sagge nelle situazioni confuse dei complessi affari del governo di un superuniverso, quando devono essere applicate sia la saggezza della perfezione che della praticabilità, allora i Perfettori di Saggezza convocano una batteria di Voci della Saggezza e, con la consumata abilità del loro ordine, sincronizzano ed orientano in modo tale questi ricevitori viventi della saggezza che sta nelle menti e che circola nell’universo degli universi, che immediatamente da queste voci secorafiche esce una corrente di saggezza divina proveniente dall’universo soprastante ed un fiume di saggezza pratica proveniente dalle menti più elevate degli universi sottostanti.

28:5.9 (311.1) Se insorge confusione riguardo all’armonizzazione di queste due versioni della saggezza, è fatto subito appello ai Consiglieri Divini, che decidono all’istante sulla combinazione appropriata del modo di procedere. Se c’è qualche dubbio sull’autenticità di qualcosa proveniente dai regni in cui si è diffusa una ribellione, ci si appella ai Censori, i quali, con i loro Discernitori degli Spiriti, sono in grado di determinare immediatamente “quale genere di spirito” ha attivato il consulente. In tal modo la saggezza delle ere e l’intelletto del momento sono sempre presenti negli Antichi dei Giorni, come un libro aperto davanti al loro sguardo benevolo.

28:5.10 (311.2) Voi potete comprendere solo vagamente che cosa significhi tutto ciò per coloro che sono responsabili della conduzione dei governi dei superuniversi. L’immensità e la portata di queste operazioni sono totalmente al di là della concezione finita. Quando voi sarete, come io sono stato ripetutamente, nelle sale speciali di ricezione del tempio della saggezza su Uversa e vedrete tutto ciò verificarsi effettivamente, sarete spinti all’adorazione dalla perfezione della complessità e dalla sicurezza del funzionamento delle comunicazioni interplanetarie degli universi. Renderete omaggio alla saggezza divina e alla bontà degli Dei, che fanno dei piani e li mettono in esecuzione con una tecnica così stupenda. E queste cose avvengono effettivamente come io le ho descritte.

28:5.11 (311.3) 2. L’Anima della Filosofia. Questi meravigliosi educatori sono anch’essi assegnati ai Perfettori di Saggezza e, quando non hanno ricevuto altre direttive, restano in sincronia focale con i maestri di filosofia del Paradiso. Immaginate di porvi, per così dire, davanti ad un enorme specchio vivente e che invece di scorgervi le sembianze del vostro io finito e materiale percepiate un’immagine della saggezza della divinità e della filosofia del Paradiso. E se si desidera “incarnare” questa filosofia di perfezione, di diluirla in modo da renderne possibile l’applicazione alle umili genti dei mondi inferiori, e da esse assimilabile, questi specchi viventi devono solo girare le loro facce verso il basso per riflettere i criteri ed i bisogni di un altro mondo o di un altro universo.

28:5.12 (311.4) Mediante queste stesse tecniche i Perfettori di Saggezza adattano le loro decisioni e raccomandazioni ai bisogni reali e alle condizioni effettive dei popoli e dei mondi presi in considerazione, ed agiscono sempre di concerto con i Consiglieri Divini ed i Censori Universali. Ma la sublime completezza di queste operazioni supera anche la mia capacità di comprensione.

28:5.13 (311.5) 3. L’Unione delle Anime. A completamento del personale trino assegnato ai Perfettori di Saggezza vi sono questi riflettori degli ideali e dello status delle relazioni etiche. Tra tutti i problemi dell’universo che richiedono l’esercizio di una saggezza completa basata sull’esperienza e sull’adattabilità, non ve ne sono di più importanti di quelli che sorgono dalle relazioni e dalle associazioni tra esseri intelligenti. Sia nelle associazioni umane del commercio e dello scambio, nell’amicizia e nel matrimonio, che nei rapporti tra schiere angeliche, continuano ad insorgere piccole frizioni, malintesi minori troppo insignificanti per impegnare l’attenzione dei conciliatori, ma sufficientemente irritanti e di disturbo da nuocere al buon andamento dell’universo se gli si permette di moltiplicarsi e di perdurare. Per questo i Perfettori di Saggezza mettono a disposizione la saggia esperienza del loro ordine come “olio di riconciliazione” per un intero superuniverso. In tutto questo lavoro tali saggi esseri dei superuniversi sono abilmente aiutati dai loro associati riflettivi, le Unioni delle Anime, che rendono accessibili le informazioni correnti concernenti lo status dell’universo e che rappresentano allo stesso tempo l’ideale paradisiaco per la soluzione migliore di questi imbarazzanti problemi. Quando non sono specificamente orientati altrove, questi seconafini restano in collegamento riflettivo con gli interpreti di etica del Paradiso.

28:5.14 (312.1) Questi sono gli angeli che incoraggiano e promuovono il lavoro di gruppo in tutto Orvonton. Una delle più importanti lezioni da apprendere durante la vostra carriera di mortale è quella del lavoro di gruppo. Le sfere di perfezione sono popolate da coloro che hanno imparato quest’arte di lavorare con altri esseri. Sono pochi gli incarichi nell’universo per un servitore solitario. Più in alto ascenderete più soli sarete, se non siete temporaneamente associati ai vostri compagni.

28:5.15 (312.2) 4. Il Cuore del Consiglio. Questo è il primo gruppo di tali geni riflettivi ad essere posto sotto la supervisione dei Consiglieri Divini. I seconafini di questo tipo sono in possesso dei fatti dello spazio in quanto selezionano questi dati nei circuiti del tempo. Essi sono particolarmente riflettivi dei coordinatori superafici d’informazioni, ma sono anche selettivamente riflettivi del consiglio di tutti gli esseri, sia di elevata che di umile condizione. Ogniqualvolta i Consiglieri Divini sono chiamati a dare dei pareri o a prendere delle decisioni importanti è richiesta immediatamente un’assemblea dei Cuori del Consiglio, e subito viene emessa una decisione che incorpora effettivamente la saggezza ed il parere coordinati delle menti più competenti dell’intero superuniverso, tutti censurati e riveduti alla luce del consiglio delle menti superiori di Havona ed anche del Paradiso.

28:5.16 (312.3) 5. La Gioia dell’Esistenza. Per loro natura questi esseri sono in sintonia riflettiva con i supervisori superafici di armonia in alto e con certi serafini in basso, ma è difficile spiegare con esattezza che cosa fanno realmente i membri di questo interessante gruppo. Le loro attività principali sono indirizzate verso la promozione di reazioni di gioia tra i vari ordini delle schiere angeliche e le creature inferiori dotate di volontà. I Consiglieri Divini, ai quali sono assegnati, raramente li utilizzano per trovare una gioia specifica. In modo più generale ed in collaborazione con i direttori di retrospezione essi operano come centri di smistamento della gioia, cercando di elevare le reazioni di piacere dei regni con il tentare di migliorare il senso dell’umorismo e di sviluppare così un umorismo superiore tra i mortali e gli angeli. Essi si sforzano di dimostrare che c’è una gioia intrinseca nell’esistenza che dispone del libero arbitrio, indipendente da tutte le influenze estranee; e ci riescono, anche se incontrano grandi difficoltà nell’inculcare questa verità nella mente degli uomini primitivi. Le personalità spirituali più elevate e gli angeli rispondono più prontamente a questi sforzi educativi.

28:5.17 (312.4) 6. La Soddisfazione del Servizio. Questi angeli sono altamente riflettivi dell’atteggiamento dei direttori di comportamento del Paradiso, ed operando in modo molto simile alle Gioie dell’Esistenza, si sforzano di accrescere il valore del servizio e di aumentare le soddisfazioni che ne possono derivare. Essi hanno contribuito molto a valorizzare le differite ricompense insite nel servizio altruista, il servizio per l’espansione del regno della verità.

28:5.18 (312.5) I Consiglieri Divini, ai quali quest’ordine è assegnato, li impiegano per riflettere da un mondo ad un altro i benefici che possono derivare dal servizio spirituale. Ed utilizzando le prestazioni del migliore per ispirare ed incoraggiare il mediocre, questi seconafini contribuiscono immensamente alla qualità del servizio devoto nei superuniversi. Viene fatto un uso efficace dello spirito di fraterna competizione facendo circolare in ciascun mondo le informazioni su ciò che gli altri, particolarmente i migliori, fanno. Una rivalità vivificante e salutare viene promossa anche tra le schiere serafiche.

28:5.19 (313.1) 7. Il Discernitore degli Spiriti. Esiste un collegamento speciale tra i consiglieri e consulenti del secondo cerchio di Havona e questi angeli riflettivi. Essi sono i soli seconafini assegnati ai Censori Universali, ma sono probabilmente i più straordinariamente specializzati tra tutti i loro compagni. Indipendentemente dalla fonte o dal canale d’informazione, e per quanto debole sia la prova posseduta, quando essa è sottoposta al loro esame riflettivo, questi discernitori c’informano subito sul vero motivo, sull’effettivo scopo e sulla natura reale della sua origine. Io resto ammirato davanti al meraviglioso funzionamento di questi angeli, che riflettono in modo così infallibile il vero carattere morale e spirituale di qualunque individuo oggetto di una tale messa a fuoco.

28:5.20 (313.2) I Discernitori degli Spiriti eseguono questi servizi complessi grazie alla loro innata “intuizione spirituale”, se posso usare tali termini nel tentativo di trasmettere alla mente umana l’idea che questi angeli riflettivi agiscono in tal modo intuitivamente, per loro stessa natura ed in modo infallibile. Quando i Censori Universali osservano queste presentazioni, si trovano di fronte all’anima messa a nudo dell’individuo riflesso. E questa stessa certezza e perfezione dell’immagine ritratta spiegano in parte perché i Censori possono sempre operare così giustamente come giudici equi. I discernitori accompagnano sempre i Censori in ogni missione fuori di Uversa, e sono altrettanto efficaci negli universi quanto nel loro quartiere generale di Uversa.

28:5.21 (313.3) Io vi assicuro che tutte queste operazioni del mondo spirituale sono reali, che avvengono in accordo con gli usi stabiliti ed in armonia con le leggi immutabili dei domini universali. Gli esseri di ogni nuovo ordine creato, immediatamente dopo aver ricevuto il soffio della vita, sono istantaneamente riflessi nell’alto. Un ritratto vivente della natura e del potenziale della creatura viene trasmesso come un lampo nella capitale del superuniverso. In tal modo, per mezzo dei discernitori, i Censori sono pienamente informati su “quale tipo di spirito” esatto è stato generato sui mondi dello spazio.

28:5.22 (313.4) Così avviene per gli uomini mortali: lo Spirito Madre di Salvington vi conosce pienamente, perché lo Spirito Santo che è sul vostro mondo “sonda tutte le cose”, e qualunque cosa lo Spirito divino conosce di voi è immediatamente disponibile ogniqualvolta i discernitori secorafici riflettono lo Spirito, per quanto concerne ciò che lo Spirito conosce di voi. Tuttavia, si deve menzionare che la conoscenza ed i piani dei frammenti del Padre non sono riflettibili. I discernitori possono riflettere, e riflettono, la presenza degli Aggiustatori (ed i Censori li dichiarano divini), ma non possono decifrare il contenuto della disposizione mentale dei Monitori del Mistero.

6. I seconafini terziari

28:6.1 (313.5) Allo stesso modo dei loro compagni, questi angeli sono creati per serie ed in sette tipi riflettivi, ma tali tipi non sono assegnati individualmente ai singoli servizi degli amministratori dei superuniversi. Tutti i seconafini terziari sono assegnati collettivamente ai Figli Trinitizzati di Conseguimento, e questi figli ascendenti li utilizzano in modo intercambiabile; in altre parole, i Possenti Messaggeri possono utilizzare, ed utilizzano, qualunque dei tipi terziari, e così fanno i loro coordinati, gli Elevati in Autorità ed i Privi di Nome e Numero. Questi sette tipi di seconafini terziari sono:

28:6.2 (314.1) 1. Il Significato dell’Origine. Ai Figli Trinitizzati ascendenti di un governo di un superuniverso è affidata la responsabilità di trattare tutte le questioni che derivano dall’origine di ogni individuo, razza o mondo; e l’importanza dell’origine è la questione suprema in tutti i nostri piani per l’avanzamento cosmico delle creature viventi del regno. Tutte le relazioni e l’applicazione dell’etica sorgono dai fatti fondamentali dell’origine. L’origine è la base della reazione relazionale degli Dei. L’Attore Congiunto sempre “prende nota dell’uomo, della maniera in cui è nato”.

28:6.3 (314.2) Per gli esseri discendenti superiori l’origine è semplicemente un fatto da essere accertato; ma per gli esseri ascendenti, inclusi gli ordini inferiori di angeli, la natura e le circostanze della loro origine non sono sempre così chiare, benché di uguale importanza vitale in quasi tutte le forme di affari universali. Da qui l’utilità di avere a nostra disposizione una serie di seconafini riflettivi che possono descrivere istantaneamente tutto ciò che è richiesto riguardo alla genesi di qualsiasi essere dell’universo centrale o dell’intero dominio di un superuniverso.

28:6.4 (314.3) I Significati dell’Origine sono le genealogie viventi di pronta consultazione per le vaste schiere di esseri — uomini, angeli ed altri — che abitano i sette superuniversi. Essi sono sempre pronti a fornire ai loro superiori una stima aggiornata, completa ed attendibile dei fattori ancestrali e dello status corrente effettivo di ogni individuo su qualsiasi mondo dei loro rispettivi superuniversi; e la loro valutazione dei fatti acquisiti è sempre esattamente aggiornata.

28:6.5 (314.4) 2. La Memoria della Misericordia. Questi sono gli archivi viventi, reali, totali e completi della misericordia che è stata profusa agli individui e alle razze tramite l’affettuoso ministero degli agenti dello Spirito Infinito nella missione di adattare la giustizia della rettitudine allo status dei regni, com’è rivelato a mezzo delle rappresentazioni dei Significati dell’Origine. Le Memorie della Misericordia rivelano il debito morale dei figli della misericordia — il loro passivo spirituale — da sottrarre dall’attivo della loro riserva di salvezza fissata dai Figli di Dio. Nel rivelare la misericordia preesistente del Padre, i Figli di Dio stabiliscono il credito necessario per assicurare la sopravvivenza di tutti. E poi, in conformità alle conclusioni dei Significati dell’Origine, viene stabilito un credito di misericordia per la sopravvivenza di ogni creatura razionale, un credito di generose proporzioni e di grazia sufficiente ad assicurare la sopravvivenza di ogni anima che desidera realmente la cittadinanza divina.

28:6.6 (314.5) Le Memorie della Misericordia sono un bilancio vivente di verifica, una situazione aggiornata del vostro conto presso le forze soprannaturali dei regni. Questi sono gli archivi viventi del ministero di misericordia che sono letti nelle testimonianze dei tribunali di Uversa quando viene in giudizio il diritto di ciascun individuo alla vita eterna, quando “vengono eretti i troni e gli Antichi dei Giorni vi si siedono. Le trasmissioni su Uversa vengono diffuse e ricevute innanzi a loro; mille e mille esseri li assistono, e diecimila volte diecimila stanno davanti a loro. Il tribunale è insediato ed i libri sono aperti.” Ed i libri che sono aperti in tale solenne occasione sono gli archivi viventi dei seconafini terziari dei superuniversi. Le registrazioni ufficiali vengono archiviate per avvalorare, se fosse necessario, la testimonianza delle Memorie della Misericordia.

28:6.7 (314.6) Le Memorie della Misericordia devono mostrare che il credito di salvezza stabilito dai Figli di Dio è stato pienamente e fedelmente utilizzato nell’affettuoso ministero delle pazienti personalità della Terza Sorgente e Centro. Ma quando la misericordia è finita, quando la “memoria” testimonia il suo esaurimento, allora la giustizia prevale e la rettitudine decreta. Perché la misericordia non deve essere imposta a coloro che la disdegnano; la misericordia non è un dono da essere calpestato dai ribelli persistenti del tempo. Ciononostante, benché la misericordia sia così preziosa e dispensata con grande affetto, i crediti individuali attingibili superano sempre di molto la vostra capacità di esaurirne la riserva, se siete sinceri nelle intenzioni ed onesti di cuore.

28:6.8 (315.1) I riflettori della misericordia, con i loro associati terziari, s’impegnano in numerosi ministeri nei superuniversi, inclusa l’istruzione delle creature ascendenti. Tra molte altre cose, i Significati dell’Origine insegnano a questi ascendenti come applicare l’etica spirituale e, dopo questa preparazione, le Memorie della Misericordia insegnano loro come essere veramente misericordiosi. Poiché le tecniche spirituali del ministero della misericordia superano la vostra concezione, dovreste comprendere fin d’ora che la misericordia è una qualità di crescita. Dovreste capire che c’è una grande ricompensa di soddisfazione personale nell’essere prima giusto, poi equo, poi paziente ed in seguito benevolo. E poi, su questa base, se lo scegliete e lo sentite nel vostro cuore, potete fare il passo successivo e mostrare realmente misericordia; ma non potete manifestare misericordia in se stessa e per se stessa. Si devono superare queste tappe, altrimenti non può esserci misericordia autentica. Può esservi patrocinio, condiscendenza o carità — anche pietà — ma non misericordia. La vera misericordia giunge soltanto come magnifico coronamento di questi precedenti accrescimenti di comprensione di gruppo, di apprezzamento reciproco, di cameratismo fraterno, di comunione spirituale e d’armonia divina.

28:6.9 (315.2) 3. L’Importanza del Tempo. Il tempo è l’unica dotazione universale comune a tutte le creature dotate di volontà; è “il talento” affidato a tutti gli esseri intelligenti. Voi tutti avete del tempo per assicurarvi la sopravvivenza; ed il tempo è fatalmente sprecato solo quando è sepolto nella negligenza, quando non lo utilizzate in modo da rendere certa la sopravvivenza della vostra anima. Non valorizzare il proprio tempo al massimo grado possibile non impone sanzioni fatali; semplicemente ritarda il pellegrino del tempo nel suo viaggio d’ascensione. Se viene acquisita la sopravvivenza, tutte le altre perdite possono essere recuperate.

28:6.10 (315.3) Nell’attribuzione di responsabilità il consiglio delle Importanze del Tempo è inestimabile. Il tempo è un fattore vitale per tutto ciò che è situato al di qua di Havona e del Paradiso. Nel giudizio finale davanti agli Antichi dei Giorni, il tempo è un elemento di prova. Le Importanze del Tempo devono sempre portare la loro testimonianza per dimostrare che ogni convenuto in giudizio ha avuto tempo sufficiente per prendere delle decisioni, per compiere una scelta.

28:6.11 (315.4) Questi valutatori del tempo sono anche il segreto della profezia. Essi indicano l’elemento di tempo che sarà necessario per il completamento di qualunque impresa, e sono altrettanto affidabili come indicatori quanto lo sono i frandalank ed i chronoldek di altri ordini viventi. Gli Dei prevedono, quindi conoscono in anticipo; ma le autorità ascendenti degli universi del tempo devono consultare le Importanze del Tempo per essere in grado di predire avvenimenti del futuro.

28:6.12 (315.5) Voi incontrerete per la prima volta questi esseri sui mondi delle dimore, e là essi v’istruiranno sull’impiego vantaggioso di ciò che voi chiamate “tempo”, sia nel suo impiego positivo, il lavoro, che nella sua utilizzazione negativa, il riposo. Entrambe le utilizzazioni del tempo sono importanti.

28:6.13 (315.6) 4. La Solennità della Fiducia. La fiducia è la prova cruciale delle creature dotate di volontà. L’affidabilità è la vera misura della padronanza di sé, del carattere. Questi seconafini realizzano un duplice proposito nell’economia dei superuniversi: essi illustrano a tutte le creature dotate di volontà il senso dell’obbligo, della sacralità, della solennità e della fiducia. Allo stesso tempo riflettono senza errore alle autorità governanti l’esatta affidabilità di qualsiasi candidato alla confidenza o alla fiducia.

28:6.14 (316.1) Su Urantia voi tentate in maniera grottesca di leggere il carattere e di valutare le capacità specifiche, ma su Uversa noi facciamo realmente queste cose con perfezione. Questi seconafini pesano la fidatezza su bilance viventi che valutano il carattere senza errore, e dopo che essi vi hanno guardato, non abbiamo che da guardare loro per conoscere i limiti della vostra capacità di esercitare delle responsabilità, di eseguire degli incarichi e di compiere delle missioni. Il vostro attivo di affidabilità è chiaramente esposto a fianco del vostro passivo di possibili cedimenti o tradimenti.

28:6.15 (316.2) Il piano dei vostri superiori consiste nel farvi progredire aumentando gli incarichi di fiducia nella misura in cui il vostro carattere si sviluppa a sufficienza da sopportare con garbo il peso di queste nuove responsabilità, poiché sovraccaricare l’individuo procura soltanto disastri ed assicura delusioni. E l’errore di addossare prematuramente delle responsabilità su un uomo o su un angelo può essere evitato utilizzando il ministero di questi infallibili valutatori della capacità della fiducia degli individui del tempo e dello spazio. Questi seconafini accompagnano sempre gli Elevati in Autorità e questi amministratori non assegnano mai degli incarichi prima che i loro candidati siano stati pesati sulle bilance secorafiche e dichiarati “non carenti”.

28:6.16 (316.3) 5. La Santità del Servizio. Il privilegio di servire segue immediatamente la scoperta dell’affidabilità. Niente può frapporsi tra voi e l’opportunità di un servizio di maggiore importanza se non la vostra stessa inaffidabilità, la vostra mancanza di capacità di apprezzare la solennità della fiducia.

28:6.17 (316.4) Il servizio — il servizio volontario, non la schiavitù — produce la più alta soddisfazione ed esprime la dignità più divina. Servizio — più servizio, servizio accresciuto, servizio difficile, servizio avventuroso ed infine servizio divino e perfetto — questa è la meta del tempo e la destinazione dello spazio. Ma i cicli di svago del tempo si alterneranno sempre con i cicli di servizio del progresso. E al servizio del tempo segue il superservizio dell’eternità. Durante lo svago del tempo dovreste immaginare il lavoro dell’eternità, così come durante il servizio dell’eternità ricorderete lo svago del tempo.

28:6.18 (316.5) L’economia universale è basata sull’ingresso e sull’uscita; in tutta la carriera eterna voi non incontrerete mai monotonia d’inazione o stagnazione della personalità. Il progresso è reso possibile dal movimento stesso, l’avanzamento deriva dalla capacità divina di agire ed il compimento è figlio dell’avventura immaginativa. Ma insita in questa capacità di compimento c’è la responsabilità dell’etica, la necessità di riconoscere che il mondo e l’universo sono pieni di una moltitudine di tipi differenti di esseri. Tutta questa stupenda creazione, inclusi voi stessi, non è stata fatta unicamente per voi. Questo non è un universo egocentrico. Gli Dei hanno decretato “È più benedetto dare che ricevere”, ed il vostro Figlio Maestro disse “Colui che vuol essere il più grande tra di voi sia il servitore di tutti.”

28:6.19 (316.6) La natura reale di ogni servizio, sia esso reso da un uomo o da un angelo, è pienamente rivelata nei volti di questi indicatori secorafici di servizio, le Santità del Servizio. L’analisi completa dei motivi veri e nascosti è chiaramente mostrata. Questi angeli sono veramente i lettori della mente, i sondatori del cuore ed i rivelatori dell’anima nell’universo. I mortali possono utilizzare delle parole per dissimulare i loro pensieri, ma questi eccelsi seconafini svelano i profondi motivi del cuore degli uomini e della mente degli angeli.

28:6.20 (317.1) 6 e 7. Il Segreto della Grandezza e l’Anima della Bontà. I pellegrini ascendenti che si sono risvegliati all’importanza del tempo hanno la strada preparata per la realizzazione della solennità della fiducia e per l’apprezzamento della santità del servizio. Mentre questi sono gli elementi morali della grandezza, ci sono anche i segreti della grandezza. Quando sono eseguite le prove spirituali della grandezza, non vengono ignorati gli elementi morali, ma la reale misura della grandezza planetaria è la qualità dell’altruismo rivelato nel lavoro disinteressato per il benessere dei propri simili terreni, in particolare degli esseri degni che sono nel bisogno e nell’angoscia. E la manifestazione della grandezza su un mondo come Urantia è la dimostrazione dell’autocontrollo. L’uomo grande non è colui che “conquista una città” o “rovescia una nazione”, ma piuttosto “colui che domina la propria lingua”.

28:6.21 (317.2) Grandezza è sinonimo di divinità. Dio è supremamente grande e buono. Grandezza e bontà semplicemente non possono essere divise. Esse sono per sempre rese una in Dio. Questa verità è letteralmente e straordinariamente illustrata dall’interdipendenza riflettiva del Segreto della Grandezza e dell’Anima della Bontà, perché l’uno non può funzionare senza l’altra. Per riflettere altre qualità della divinità, i seconafini dei superuniversi possono agire da soli, e lo fanno, ma le valutazioni riflettive della grandezza e della bontà sembrano essere inseparabili. Di conseguenza, su ogni mondo, in ogni universo, questi riflettori della grandezza e della bontà devono lavorare insieme, devono mostrare sempre un resoconto duplice ed interdipendente di ogni essere sul quale si focalizzano. La grandezza non può essere stimata senza conoscere il contenuto di bontà, mentre la bontà non può essere descritta senza mostrare la sua grandezza intrinseca e divina.

28:6.22 (317.3) La valutazione della grandezza varia da sfera a sfera. Essere grande è essere simile a Dio. E poiché la qualità della grandezza è interamente determinata dal contenuto di bontà, ne consegue che, anche nella vostra presente condizione umana, se per mezzo della grazia potete diventare buoni, potrete anche divenire grandi. Più osservate fermamente e perseguite con perseveranza i concetti di bontà divina, più certamente progredirete in grandezza, in una vera ampiezza di autentico carattere di sopravvivenza.

7. Il ministero dei seconafini

28:7.1 (317.4) I seconafini hanno la loro origine ed il loro quartier generale sulle capitali dei superuniversi, ma con i loro compagni di collegamento spaziano dalle rive del Paradiso fino ai mondi evoluzionari dello spazio. Essi servono come validi assistenti presso i membri delle assemblee deliberative dei supergoverni e sono di grande aiuto per le colonie di cortesia di Uversa: gli studenti delle stelle, i turisti millenari, gli osservatori celesti ed una moltitudine di altri esseri, inclusi gli ascendenti in attesa di essere trasportati ad Havona. Gli Antichi dei Giorni si compiacciono d’incaricare certi seconafini primari di assistere le creature ascendenti domiciliate sui quattrocentonovanta mondi di studio che circondano Uversa, dove servono come insegnanti anche molti membri degli ordini secondario e terziario. Questi satelliti di Uversa sono le scuole terminali degli universi del tempo, che presentano il corso preparatorio all’università di Havona articolata in sette circuiti.

28:7.2 (317.5) Dei tre ordini di seconafini, è il gruppo terziario assegnato alle autorità ascendenti che esercita nel modo più ampio il proprio ministero verso le creature ascendenti del tempo. Voi avrete occasione d’incontrarli poco dopo la vostra partenza da Urantia, anche se non utilizzerete liberamente i loro servizi prima di aver raggiunto i mondi di sosta di Orvonton. Voi godrete della loro compagnia quando li avrete pienamente conosciuti durante il vostro soggiorno sui mondi scuola di Uversa.

28:7.3 (318.1) Questi seconafini terziari sono gli economizzatori di tempo, gli abbreviatori di spazio, i rivelatori di errori, gli insegnanti fedeli e le guide di cammino eterne — segnali viventi di sicurezza divina — posti con misericordia ai crocevia del tempo per guidare i passi dei pellegrini in ansia nei momenti di grande perplessità e d’incertezza spirituale. Molto prima di raggiungere i portali della perfezione, comincerete ad avere accesso agli strumenti della divinità ed a prendere contatto con le tecniche della Deità. Dal momento del vostro arrivo sul mondo iniziale delle dimore fino a quando chiuderete gli occhi nel sonno di Havona preparatorio al vostro transito verso il Paradiso, vi avvarrete sempre di più del soccorso d’emergenza di questi esseri meravigliosi, che riflettono così pienamente e liberamente la vera conoscenza e la saggezza certa di quei pellegrini sicuri e fidati che vi hanno preceduto nel lungo viaggio verso i portali della perfezione.

28:7.4 (318.2) Ci è negato il pieno privilegio di utilizzare questi angeli dell’ordine riflettivo su Urantia. Essi visitano frequentemente il vostro mondo, accompagnando delle personalità assegnate allo stesso, ma qui essi non possono operare liberamente. Questa sfera è ancora in parziale quarantena spirituale, e qui alcuni dei circuiti essenziali ai loro servizi non sono attualmente presenti. Quando il vostro mondo sarà reinserito nei circuiti riflettivi in questione, larga parte del lavoro di comunicazione interplanetaria ed interuniversale sarà grandemente semplificato ed accelerato. Gli operatori celesti su Urantia incontrano molte difficoltà a causa di questa restrizione funzionale dei loro associati riflettivi. Ma noi continuiamo a svolgere felicemente i nostri compiti con gli strumenti a nostra disposizione, nonostante siamo privati localmente di molti dei servizi di questi esseri meravigliosi, gli specchi viventi dello spazio ed i proiettori della presenza del tempo.

28:7.5 (318.3) [Patrocinato da un Possente Messaggero di Uversa.]

Fascicolo 29 - I Direttori di Potere d’Universo

Il Libro di Urantia

Fascicolo 29

I Direttori di Potere d’Universo

29:0.1 (319.1) TRA TUTTE le personalità dell’universo interessate alla regolazione degli affari interplanetari ed interuniversali, i direttori di potere ed i loro associati sono i meno compresi su Urantia. Mentre le vostre razze hanno conosciuto da lungo tempo l’esistenza degli angeli e di ordini similari di esseri celesti, sono state comunicate poche informazioni sui controllori e regolatori del dominio fisico. Anche ora mi è permesso rivelare in modo completo solo l’ultimo dei tre gruppi seguenti di esseri viventi che si occupano del controllo della forza e della regolazione dell’energia nell’universo maestro:

29:0.2 (319.2) 1. Organizzatori di Forza Maestri Primari Eventuati.

29:0.3 (319.3) 2. Organizzatori di Forza Maestri Trascendentali Associati.

29:0.4 (319.4) 3. Direttori di Potere d’Universo.

29:0.5 (319.5) Sebbene io stimi impossibile descrivere l’individualità dei vari gruppi di direttori, di centri e di controllori di potere d’universo, spero di essere in grado di dare qualche spiegazione riguardante il dominio delle loro attività. Essi sono un gruppo straordinario di esseri viventi che si occupano della regolazione intelligente dell’energia in tutto il grande universo. Includendo i direttori supremi, essi abbracciano le seguenti divisioni maggiori:

29:0.6 (319.6) 1. I Sette Direttori Supremi di Potere.

29:0.7 (319.7) 2. I Centri Supremi di Potere.

29:0.8 (319.8) 3. I Controllori Fisici Maestri.

29:0.9 (319.9) 4. I Supervisori di Potere Morontiale.

29:0.10 (319.10) I Direttori Supremi di Potere ed i Centri Supremi di Potere sono esistiti fin dai tempi prossimi all’eternità e, per quanto ne sappiamo, non sono più stati creati esseri di questi ordini. I Sette Direttori Supremi furono personalizzati dai Sette Spiriti Maestri e poi hanno collaborato con i loro genitori nella produzione di più di dieci miliardi di associati. Prima dell’epoca dei direttori di potere, i circuiti d’energia dello spazio esterni all’universo centrale erano sotto la supervisione intelligente degli Organizzatori di Forza Maestri del Paradiso.

29:0.11 (319.11) Avendo conoscenza delle creature materiali, per contrasto, voi avete almeno un concetto degli esseri spirituali; ma è molto difficile per la mente dei mortali raffigurarsi i direttori di potere. Nel piano della progressione ascendente verso i livelli più elevati dell’esistenza voi non avrete alcun rapporto diretto con i direttori supremi o con i centri di potere. In certe rare occasioni avrete a che fare con i controllori fisici e quando raggiungerete i mondi delle dimore lavorerete liberamente con i supervisori di potere morontiale. Questi Supervisori di Potere Morontiale agiscono in modo così esclusivo nel regime morontiale delle creazioni locali che ci è sembrato preferibile descrivere le loro attività nella sezione che tratta dell’universo locale.

1. I Sette Direttori Supremi di Potere

29:1.1 (320.1) I Sette Direttori Supremi di Potere sono i regolatori dell’energia fisica del grande universo. La loro creazione da parte dei Sette Spiriti Maestri è il primo esempio registrato di derivazione di una progenie semimateriale da un’ascendenza puramente spirituale. Quando i Sette Spiriti Maestri creano individualmente, generano personalità altamente spirituali di ordine angelico; quando creano collettivamente, producono talvolta questi tipi elevati di esseri semimateriali. Ma anche tali esseri quasi fisici sarebbero invisibili alla visione limitata dei mortali di Urantia.

29:1.2 (320.2) I Direttori Supremi di Potere sono in numero di sette e sono identici per aspetto e funzioni. Uno non potrebbe essere distinto dall’altro, salvo che dallo Spirito Maestro con cui ciascuno è direttamente associato ed a cui ciascuno è totalmente subordinato nelle sue funzioni. Ognuno degli Spiriti Maestri è così in unione eterna con uno dei loro discendenti collettivi. Lo stesso direttore è sempre in associazione con lo stesso Spirito e la loro relazione operativa genera un’associazione unica tra energie fisiche e spirituali, tra un essere semifisico ed una personalità spirituale.

29:1.3 (320.3) I Sette Direttori Supremi di Potere sono stazionati sul Paradiso periferico, dove le loro presenze lentamente circolanti indicano la posizione delle sedi di forza focale degli Spiriti Maestri. Questi direttori di potere funzionano singolarmente nella regolazione del potere-energia dei superuniversi, ma collettivamente nell’amministrazione della creazione centrale. Essi operano dal Paradiso, ma sono presenti come centri effettivi di potere in tutte le divisioni del grande universo.

29:1.4 (320.4) Questi potenti esseri sono i progenitori fisici della vasta schiera dei centri di potere e, per loro tramite, dei controllori fisici sparsi nei sette superuniversi. Questi organismi subordinati di controllo fisico sono essenzialmente uniformi, identici, eccetto che per la differente sintonizzazione di ciascun corpo superuniversale. Per cambiare il loro servizio superuniversale gli basterebbe tornare in Paradiso per risintonizzarsi. L’amministrazione della creazione fisica è fondamentalmente uniforme.

2. I Centri Supremi di Potere

29:2.1 (320.5) I Sette Direttori Supremi di Potere non sono in grado di riprodursi individualmente, ma collettivamente ed in associazione con i Sette Spiriti Maestri essi possono riprodurre — creare — altri esseri simili a loro, e lo fanno. Tale è l’origine dei Centri Supremi di Potere del grande universo, che operano nei sette gruppi seguenti:

29:2.2 (320.6) 1. Supervisori Supremi dei Centri.

29:2.3 (320.7) 2. Centri di Havona.

29:2.4 (320.8) 3. Centri dei Superuniversi.

29:2.5 (320.9) 4. Centri degli Universi Locali.

29:2.6 (320.10) 5. Centri delle Costellazioni.

29:2.7 (320.11) 6. Centri dei Sistemi.

29:2.8 (320.12) 7. Centri Non Classificati.

29:2.9 (321.1) Questi centri di potere, come pure i Direttori Supremi di Potere, sono esseri con grande libertà di volontà e d’azione. Essi sono tutti dotati di personalità della Terza Sorgente e rivelano un’indiscussa capacità volitiva d’ordine elevato. Questi centri che dirigono il sistema del potere dell’universo possiedono una squisita dotazione d’intelligenza. Essi sono l’intelletto del sistema del potere del grande universo ed il segreto della tecnica del controllo mentale di tutta l’immensa rete delle vaste funzioni esercitate dai Controllori Fisici Maestri e dai Supervisori di Potere Morontiale.

29:2.10 (321.2) 1. Supervisori Supremi dei Centri. Questi sette coordinati ed associati dei Direttori Supremi di Potere sono i regolatori dei circuiti maestri dell’energia del grande universo. Ogni supervisore dei centri ha la sua sede su uno dei mondi speciali dei Sette Esecutivi Supremi, lavorando in stretta associazione con questi coordinatori degli affari generali dell’universo.

29:2.11 (321.3) I Direttori Supremi di Potere ed i Supervisori Supremi dei Centri operano sia individualmente che congiuntamente riguardo a tutti i fenomeni cosmici che si producono al di sotto dei livelli dell’ “energia di gravità”. Quando agiscono in collegamento, questi quattordici esseri sono per il potere dell’universo quello che i Sette Esecutivi Supremi sono per gli affari generali dell’universo e quello che i Sette Spiriti Maestri sono per la mente cosmica.

29:2.12 (321.4) 2. Centri di Havona. Prima della creazione degli universi del tempo e dello spazio i centri di potere non erano necessari in Havona, ma da questi tempi lontanissimi un milione di loro hanno sempre operato nella creazione centrale, avendo ogni centro la supervisione di mille mondi di Havona. Qui, nell’universo divino, c’è un controllo perfetto dell’energia, una condizione che non esiste in nessun’altra parte. La perfezione nella regolazione dell’energia è lo scopo ultimo di tutti i centri di potere e dei controllori fisici dello spazio.

29:2.13 (321.5) 3. Centri dei Superuniversi. Sulla sfera capitale di ciascuno dei sette superuniversi, di cui occupano un’area enorme, vi sono mille centri di potere del terzo ordine. Tre correnti d’energia primaria, di dieci suddivisioni ciascuna, entrano in questi centri di potere, ma sette circuiti di potere specializzati e ben diretti, benché imperfettamente controllati, escono dalla loro sede d’azione congiunta. Questa è l’organizzazione elettronica del potere dell’universo.

29:2.14 (321.6) Tutta l’energia è messa in circuito nel ciclo del Paradiso, ma i Direttori di Potere d’Universo dirigono le forze-energie del Paradiso inferiore così come le trovano modificate nelle funzioni spaziali dell’universo centrale e dei superuniversi, convertendo queste energie e dirigendole in canali d’applicazione utile e costruttiva. C’è differenza tra l’energia di Havona e le energie dei superuniversi. Il carico di potere di un superuniverso è costituito da tre fasi d’energia di dieci suddivisioni ciascuna. Questo triplice carico d’energia si diffonde in tutto lo spazio del grande universo; esso assomiglia ad un vasto oceano d’energia in movimento che sommerge e bagna interamente ciascuna delle sette supercreazioni.

29:2.15 (321.7) L’organizzazione elettronica del potere dell’universo funziona in sette fasi e rivela una sensibilità variabile alla gravità locale o lineare. Questo settuplo circuito parte dai centri di potere del superuniverso e pervade ogni supercreazione. Tali correnti specializzate del tempo e dello spazio sono dei movimenti d’energia definiti e localizzati, avviati e diretti per scopi specifici, così come la Corrente del Golfo funziona come fenomeno circoscritto in mezzo all’Oceano Atlantico.

29:2.16 (321.8) 4. Centri degli Universi Locali. Sulla capitale di ogni universo locale stazionano cento centri di potere del quarto ordine. Essi funzionano per abbassare e per modificare in altri modi i sette circuiti di potere che emanano dalla capitale del superuniverso, rendendoli così applicabili ai servizi delle costellazioni e dei sistemi. Le catastrofi astronomiche locali dello spazio sono di scarso interesse per questi centri di potere; essi sono impegnati nella trasmissione ordinata dell’energia effettiva alle costellazioni ed ai sistemi sussidiari, e sono di grande aiuto ai Figli Creatori durante gli ultimi tempi dell’organizzazione di un universo e di mobilitazione dell’energia. Questi centri sono in grado di fornire delle linee rinforzate d’energia utili per le comunicazioni interplanetarie tra importanti punti abitati. Un tale tracciato o linea d’energia, talvolta chiamato anche sentiero d’energia, è un circuito d’energia diretto tra un centro di potere ed un altro centro di potere o tra un controllore fisico ed un altro controllore. Esso è una corrente di potere individualizzata che è in contrasto con i movimenti dell’energia indifferenziata dello spazio libero.

29:2.17 (322.1) 5. Centri delle Costellazioni. Dieci di questi centri viventi di potere stazionano in ogni costellazione e vi funzionano come proiettori d’energia sui cento sistemi locali tributari. Da questi esseri escono le linee di potere per le comunicazioni ed i trasporti e per l’energizzazione di quelle creature viventi che dipendono da certe forme d’energia fisica per mantenersi in vita. Ma né i centri di potere né i controllori fisici subordinati sono coinvolti in altro modo nella vita in quanto organizzazione funzionale.

29:2.18 (322.2) 6. Centri dei Sistemi. Un Centro Supremo di Potere è assegnato in permanenza ad ogni sistema locale. Questi centri dei sistemi inviano i circuiti di potere ai mondi abitati del tempo e dello spazio. Essi coordinano le attività dei controllori fisici subordinati e funzionano in altro modo per assicurare la distribuzione soddisfacente del potere nel sistema locale. Il relè dei circuiti tra i pianeti dipende dalla perfetta coordinazione di certe energie materiali e dall’efficace regolazione del potere fisico.

29:2.19 (322.3) 7. Centri Non Classificati. Questi sono i centri che funzionano in situazioni locali speciali, ma non sui pianeti abitati. I singoli mondi sono affidati ai Controllori Fisici Maestri e ricevono le linee di potere incircuitate inviate dai centri di potere del loro sistema. Soltanto le sfere con i rapporti d’energia più eccezionali hanno dei centri di potere del settimo ordine che fungono da ruote di equilibrio universale o governatori dell’energia. In ogni fase di attività questi centri di potere sono i perfetti uguali di quelli che funzionano sulle unità superiori di controllo, ma non un solo corpo spaziale su un milione ospita una tale organizzazione vivente del potere.

3. Il dominio dei centri di potere

29:3.1 (322.4) I Centri Supremi di Potere distribuiti in tutti i superuniversi, con i loro associati e subordinati, superano i dieci miliardi. Ed essi sono tutti in perfetta sincronia ed in completo collegamento con i loro progenitori del Paradiso, i Sette Direttori Supremi di Potere. Il controllo del potere del grande universo è così affidato alla custodia e alla direzione dei Sette Spiriti Maestri, i creatori dei Sette Direttori Supremi di Potere.

29:3.2 (322.5) I Direttori Supremi di Potere e tutti i loro associati, assistenti e subordinati sono per sempre esenti da arresto o da interferenze da parte dei tribunali di tutto lo spazio. Essi non sono soggetti né alla direzione amministrativa del governo superuniversale degli Antichi dei Giorni né alle amministrazioni degli universi locali dei Figli Creatori.

29:3.3 (323.1) Questi centri e direttori di potere sono portati all’esistenza dai figli dello Spirito Infinito. Essi non sono in rapporti con l’amministrazione dei Figli di Dio, anche se si affiliano con i Figli Creatori durante gli ultimi tempi dell’organizzazione materiale degli universi, ma sono in qualche modo strettamente associati al supercontrollo cosmico dell’Essere Supremo.

29:3.4 (323.2) I centri di potere ed i controllori fisici non sono sottoposti ad alcuna preparazione; essi sono tutti creati in perfezione e sono per natura perfetti nelle loro azioni. Essi non passano mai da una funzione ad un’altra; servono sempre con gli incarichi originariamente assegnati. Non c’è evoluzione nei loro ranghi, e ciò è vero per tutte le sette divisioni di entrambi gli ordini.

29:3.5 (323.3) Non avendo un passato ascendente cui tornare con la memoria, i centri di potere ed i controllori fisici non si dedicano mai allo svago; sono efficientissimi in tutte le loro azioni. Essi sono sempre in servizio; nel piano universale non è prevista alcuna interruzione delle linee fisiche dell’energia. Questi esseri non possono mai abbandonare nemmeno per una frazione di secondo la supervisione diretta dei circuiti d’energia del tempo e dello spazio.

29:3.6 (323.4) I direttori, i centri ed i controllori di potere non s’interessano di nient’altro in tutta la creazione che del potere, dell’energia materiale o semifisica; essi non lo generano, ma lo modificano, lo manipolano e l’orientano. Essi non hanno nulla a che fare nemmeno con la gravità fisica, salvo che per resistere al suo potere d’attrazione. La loro relazione con la gravità è totalmente negativa.

29:3.7 (323.5) I centri di potere utilizzano vasti meccanismi e coordinazioni d’ordine materiale in collegamento con i meccanismi viventi delle varie concentrazioni d’energia separate. Ogni singolo centro di potere è costituito esattamente da un milione di unità di controllo funzionale, e queste unità modificatrici dell’energia non sono fisse come lo sono gli organi vitali del corpo fisico dell’uomo; questi “organi vitali” di regolazione del potere sono mobili e veramente caleidoscopici nelle loro possibilità d’associazione.

29:3.8 (323.6) È al di là della mia capacità spiegare la maniera in cui questi esseri viventi inglobano la manipolazione e la regolazione dei circuiti maestri dell’energia universale. Tentare d’informarvi maggiormente circa le dimensioni e le funzioni di questi centri di potere giganteschi e quasi perfettamente efficienti accrescerebbe solo la vostra confusione e la vostra costernazione. Essi sono sia viventi che “personali”, ma sono al di là della vostra comprensione.

29:3.9 (323.7) Fuori di Havona, i Centri Supremi di Potere operano solo su sfere appositamente costruite (architettoniche) o su altri corpi spaziali debitamente costituiti. I mondi architettonici sono costruiti in modo che i centri di potere viventi possano agire da commutatori selettivi per orientare, modificare e concentrare le energie dello spazio via via che si riversano su queste sfere. Essi non potrebbero funzionare in tal modo su un sole od un pianeta ordinari in evoluzione. Certi gruppi si occupano anche del riscaldamento e delle altre necessità materiali di questi mondi capitale speciali. E benché ciò superi la portata delle conoscenze di Urantia, posso affermare che questi ordini di personalità di potere viventi hanno molto a che fare con la distribuzione della luce che risplende senza calore. Essi non producono tale fenomeno, ma si occupano della sua distribuzione e della sua direzionalità.

29:3.10 (323.8) I centri di potere ed i controllori loro subordinati sono incaricati del funzionamento di tutte le energie fisiche dello spazio organizzato. Essi lavorano con le tre correnti basilari di dieci energie ciascuna. Questo è il carico d’energia dello spazio organizzato; e lo spazio organizzato è il loro dominio. I Direttori di Potere d’Universo non hanno assolutamente niente a che fare con le prodigiose attività di forza che si stanno verificando fuori degli attuali confini dei sette superuniversi.

29:3.11 (324.1) I centri ed i controllori di potere esercitano un controllo perfetto solo su sette delle dieci forme d’energia contenute in ciascuna corrente universale di base; quelle forme che sono parzialmente o totalmente fuori del loro controllo rappresentano probabilmente i regni imprevedibili di manifestazione dell’energia dominati dall’Assoluto Non Qualificato. Se essi esercitano un’influenza sulle forze primordiali di questo Assoluto, noi non siamo al corrente di tali funzioni, anche se esiste qualche tenue prova che avvalorerebbe l’opinione secondo la quale certuni controllori fisici reagiscono talvolta automaticamente a certi impulsi dell’Assoluto Universale.

29:3.12 (324.2) Questi meccanismi viventi del potere non sono coscientemente collegati al supercontrollo dell’energia dell’universo maestro da parte dell’Assoluto Non Qualificato, ma noi ipotizziamo che il loro intero, e quasi perfetto, piano di direzione del potere sia subordinato in qualche modo sconosciuto a questa presenza di supergravità. In ogni situazione locale dell’energia i centri ed i controllori esercitano quasi la supremazia, ma sono sempre consci della presenza superenergetica e dell’azione indiscernibile dell’Assoluto Non Qualificato.

4. I Controllori Fisici Maestri

29:4.1 (324.3) Questi esseri sono i subordinati mobili dei Centri Supremi di Potere. I controllori fisici sono dotati di capacità di metamorfosi individuale di tale natura da potersi impegnare in una varietà considerevole di autotrasporto, essendo in grado di attraversare lo spazio locale a velocità prossime a quelle dei Messaggeri Solitari. Ma quando partono da una sfera materiale, come tutti gli altri attraversatori dello spazio essi hanno bisogno dell’assistenza sia dei loro compagni che di certi altri tipi di esseri per vincere l’azione della gravità e la resistenza dell’inerzia.

29:4.2 (324.4) I Controllori Fisici Maestri servono in tutto il grande universo. Essi sono direttamente governati dal Paradiso dai Sette Direttori Supremi di Potere fino alle capitali dei superuniversi. A partire da qui essi sono diretti e distribuiti dal Consiglio dell’Equilibrio, gli alti commissari del potere che i Sette Spiriti Maestri distaccano dal personale degli Organizzatori di Forza Maestri Associati. Questi alti commissari sono autorizzati ad interpretare le osservazioni e le registrazioni dei frandalank maestri, gli strumenti viventi che indicano la pressione del potere ed il carico d’energia di un intero superuniverso.

29:4.3 (324.5) Mentre la presenza delle Deità del Paradiso circonda il grande universo e si estende intorno al cerchio dell’eternità, l’influenza di ciascuno dei Sette Spiriti Maestri è limitata ad un solo superuniverso. C’è una netta divisione dell’energia ed una separazione dei circuiti di potere tra ciascuna delle sette supercreazioni; perciò i metodi di controllo individualizzati devono prevalere, ed in effetti prevalgono.

29:4.4 (324.6) I Controllori Fisici Maestri sono la discendenza diretta dei Centri Supremi di Potere e comprendono i seguenti ordini:

29:4.5 (324.7) 1. Direttori di Potere Associati.

29:4.6 (324.8) 2. Controllori Meccanici.

29:4.7 (324.9) 3. Trasformatori d’Energia.

29:4.8 (325.1) 4. Trasmettitori d’Energia.

29:4.9 (325.2) 5. Associatori Primari.

29:4.10 (325.3) 6. Dissociatori Secondari.

29:4.11 (325.4) 7. Frandalank e Chronoldek.

29:4.12 (325.5) Non tutti i membri di questi ordini sono persone nel senso di possedere poteri individuali di scelta. In particolare gli ultimi quattro sembrano essere completamente automatici e meccanici nella risposta agli impulsi dei loro superiori ed in reazione alle condizioni dell’energia esistenti. Ma benché questa risposta sembri totalmente meccanicistica, non lo è; questi esseri possono sembrare degli automi, ma rivelano tutti la funzione differenziale dell’intelligenza.

29:4.13 (325.6) La personalità non è necessariamente un elemento concomitante della mente. La mente può pensare anche quando è priva di ogni potere di scelta, come in numerosi tipi inferiori di animali ed in certuni di questi controllori fisici subordinati. Molti di questi regolatori più automatici del potere fisico non sono persone in alcun senso del termine. Essi non sono dotati di volontà e d’indipendenza di decisione, essendo interamente sottomessi alla perfezione meccanica del piano riguardante i compiti loro assegnati. Nondimeno sono tutti degli esseri altamente intelligenti.

29:4.14 (325.7) I controllori fisici si occupano principalmente dell’aggiustamento delle energie basilari non ancora scoperte su Urantia. Tali energie sconosciute sono indispensabili per il sistema interplanetario dei trasporti e per certe tecniche di comunicazione. Quando noi disponiamo delle linee d’energia allo scopo di trasmettere degli equivalenti del suono o di estendere la visione, queste forme d’energia non ancora scoperte sono utilizzate dai controllori fisici viventi e dai loro associati. All’occasione, queste stesse energie sono impiegate anche dalle creature intermedie nel loro lavoro corrente.

29:4.15 (325.8) 1. Direttori di Potere Associati. Questi esseri meravigliosamente efficienti hanno il compito di designare e d’inviare i Controllori Fisici Maestri di tutti gli ordini secondo le necessità sempre mutevoli dello status d’energia in continuo cambiamento dei regni. Le vaste riserve di controllori fisici sono mantenute sui mondi capitale dei settori minori, e da questi punti di concentrazione essi sono periodicamente inviati dai direttori di potere associati alle capitali degli universi, delle costellazioni, dei sistemi ed ai singoli pianeti. Quando ricevono tali incarichi, i controllori fisici sono provvisoriamente sottomessi agli ordini degli esecutori divini delle commissioni di conciliazione, ma altrimenti dipendono unicamente dai loro direttori associati e dai Centri Supremi di Potere.

29:4.16 (325.9) Tre milioni di direttori di potere associati sono assegnati a ciascuno dei settori minori di Orvonton, per un totale di tre miliardi, come quota superuniversale di questi esseri straordinariamente versatili. Le loro riserve sono mantenute su questi stessi mondi dei settori minori, dove servono anche come insegnanti di tutti coloro che studiano le scienze delle tecniche di controllo e di trasformazione intelligente dell’energia.

29:4.17 (325.10) Questi direttori alternano periodi di servizio amministrativo nei settori minori con uguali periodi di servizio d’ispezione nei regni dello spazio. Almeno un ispettore in attività è sempre presente in ogni sistema locale, mantenendo una base sulla sua sfera capitale. Essi tengono l’intera vasta aggregazione dell’energia vivente in armoniosa sincronia.

29:4.18 (325.11) 2. Controllori Meccanici. Questi sono gli assistenti estremamente versatili e mobili dei direttori di potere associati. Migliaia e migliaia di miliardi di loro sono incaricati in Ensa, il vostro settore minore. Questi esseri sono chiamati controllori meccanici perché sono completamente dominati dai loro superiori, interamente sottomessi alla volontà dei direttori di potere associati. Ciononostante essi sono per se stessi molto intelligenti ed il loro lavoro, benché di natura meccanica e ordinario, è compiuto con abilità.

29:4.19 (326.1) Tra tutti i Controllori Fisici Maestri assegnati ai mondi abitati, i controllori meccanici sono di gran lunga i più potenti. Essi posseggono la dotazione vivente dell’antigravità in misura superiore a quella di tutti gli altri esseri; ogni controllore ha una resistenza alla gravità eguagliata solo dalle enormi sfere che girano a grandissima velocità. Dieci di questi controllori sono attualmente stazionati su Urantia, ed una delle loro principali attività planetarie è quella di facilitare la partenza dei trasporti serafici. In questa funzione tutti i dieci controllori meccanici agiscono all’unisono mentre una batteria di mille trasmettitori d’energia fornisce l’impulso iniziale per la partenza serafica.

29:4.20 (326.2) I controllori meccanici sono competenti per orientare il flusso dell’energia e facilitare la sua concentrazione nelle correnti o nei circuiti specializzati. Questi potenti esseri hanno molto a che fare con la separazione, l’orientamento e l’intensificazione delle energie fisiche e con l’equalizzazione delle pressioni dei circuiti interplanetari. Essi sono esperti nella manipolazione di ventuna delle trenta energie fisiche dello spazio, che costituiscono il carico di potere di un superuniverso e sono anche in grado di contribuire molto alla gestione ed al controllo di sei delle nove forme più sottili d’energia fisica. Ponendo questi controllori in adeguata relazione tecnica gli uni con gli altri e con certi centri di potere, i direttori di potere associati sono capaci di effettuare incredibili cambiamenti nell’aggiustamento del potere e nel controllo dell’energia.

29:4.21 (326.3) I Controllori Fisici Maestri operano spesso in batterie di centinaia, di migliaia ed anche di milioni, e variando le loro posizioni e formazioni possono effettuare il controllo dell’energia sia collettivamente che individualmente. Secondo le varie necessità essi possono aumentare ed accelerare il volume ed il movimento dell’energia o arrestare, condensare e ritardare le correnti dell’energia. Essi influenzano le trasformazioni dell’energia e del potere un po’ come i cosiddetti catalizzatori aumentano le reazioni chimiche. Essi funzionano per capacità innata ed in cooperazione con i Centri Supremi di Potere.

29:4.22 (326.4) 3. Trasformatori d’Energia. Il numero di questi esseri in un superuniverso è incredibile. Ve ne sono quasi un milione nel solo sistema di Satania e la quota usuale è di cento per ogni mondo abitato.

29:4.23 (326.5) I trasformatori d’energia sono la creazione congiunta dei Sette Direttori Supremi di Potere e dei Sette Supervisori Centrali. Essi sono tra gli ordini più personali di controllori fisici, e salvo quando un direttore di potere associato è presente su un mondo abitato, sono i trasformatori che comandano. Essi sono gli ispettori planetari di tutti i trasporti serafici in partenza. Tutte le classi di vita celeste possono utilizzare gli ordini meno personali dei controllori fisici solo in collegamento con gli ordini più personali dei direttori associati e dei trasformatori d’energia.

29:4.24 (326.6) Questi trasformatori sono dei commutatori viventi potenti ed efficaci, essendo in grado di posizionarsi a favore o contro una data disposizione o direzione del potere. Essi sono anche abili nei loro sforzi per isolare i pianeti dalle potenti correnti d’energia che passano tra giganteschi corpi planetari e stellari vicini. I loro attributi di trasmutazione dell’energia li rendono particolarmente utili nel compito importante di mantenere l’equilibrio universale dell’energia, o equilibrio del potere. In certi momenti essi sembrano consumare od accumulare energia; in altri sembrano essudare o liberare energia. I trasformatori sono capaci di accrescere o di ridurre il potenziale di “accumulazione” delle energie viventi e morte dei loro rispettivi regni. Ma essi si occupano solo della energie fisiche e semimateriali, non agiscono direttamente nel dominio della vita, né cambiano le forme degli esseri viventi.

29:4.25 (327.1) Sotto certi aspetti, tra tutte le creature viventi semimateriali i trasformatori d’energia sono le più sorprendenti e misteriose. Essi sono in qualche modo sconosciuto fisicamente differenziati, e variando le loro relazioni di collegamento possono esercitare un’influenza profonda sull’energia che passa attraverso le loro presenze associate. Lo status dei regni fisici sembra subire una trasformazione sotto la loro abile manipolazione. Essi possono cambiare, e cambiano, la forma fisica delle energie dello spazio. Con l’aiuto dei loro compagni controllori essi sono effettivamente capaci di modificare la forma ed il potenziale di ventisette delle trenta energie fisiche del carico di potere del superuniverso. Il fatto che tre di queste energie siano fuori del loro controllo prova che non sono strumenti dell’Assoluto Non Qualificato.

29:4.26 (327.2) I rimanenti quattro gruppi dei Controllori Fisici Maestri sono a malapena persone secondo una definizione accettabile del termine. Questi trasmettitori, associatori, dissociatori e frandalank sono completamente automatici nelle loro reazioni; nondimeno sono intelligenti in ogni senso. Noi siamo grandemente limitati nella nostra conoscenza di queste meravigliose entità perché non possiamo comunicare con loro. Essi sembrano comprendere il linguaggio del regno, ma non possono comunicare con noi. Sembrano pienamente capaci di ricevere le nostre comunicazioni, ma sembrano del tutto impotenti a rispondervi.

29:4.27 (327.3) 4. Trasmettitori d’Energia. Questi esseri operano principalmente, ma non interamente, con funzioni interplanetarie. Essi sono dei meravigliosi trasmettitori d’energia, quale si manifesta sui mondi individuali.

29:4.28 (327.4) Quando l’energia deve essere deviata verso un nuovo circuito, i trasmettitori si dispongono in linea lungo il percorso d’energia desiderato, ed in virtù dei loro straordinari attributi d’attrazione dell’energia, possono effettivamente convogliare un flusso accresciuto d’energia nella direzione desiderata. Essi fanno questo nello stesso modo in cui certi circuiti metallici convogliano il flusso di certe forme d’energia elettrica, e sono dei superconduttori viventi per più di metà delle trenta forme dell’energia fisica.

29:4.29 (327.5) I trasmettitori formano abili collegamenti che sono efficaci per rinforzare le deboli correnti d’energia specializzata che passano di pianeta in pianeta e di stazione in stazione su un pianeta individuale. Essi possono scoprire correnti che sono troppo deboli per essere riconosciute da qualsiasi altro tipo di essere vivente, e possono accrescere queste energie in modo tale che i messaggi che le accompagnano divengano perfettamente intelligibili. I loro servizi sono inestimabili per i ricevitori di trasmissioni.

29:4.30 (327.6) I trasmettitori d’energia possono agire nei confronti di tutte le forme di percezione comunicabili; possono rendere “visibile” una scena distante come pure rendere “udibile” un suono lontano. Essi forniscono le linee di comunicazione d’emergenza nei sistemi locali e sui pianeti individuali. Praticamente tutte le creature sono costrette a ricorrere a questi servizi per comunicare al di fuori dei circuiti regolarmente stabiliti.

29:4.31 (327.7) Questi esseri, assieme ai trasformatori d’energia, sono indispensabili per il mantenimento dell’esistenza mortale sui mondi con un’atmosfera impoverita e sono parte integrante della tecnica di vita sui pianeti abitati da non respiratori.

29:4.32 (328.1) 5. Associatori Primari. Queste interessanti ed inestimabili entità sono dei conservatori e dei custodi magistrali dell’energia. Un po’ come una pianta immagazzina luce solare, così questi organismi viventi accumulano energia durante i periodi di manifestazioni eccedenti. Essi lavorano su scala gigantesca, convertendo le energie dello spazio in uno stato fisico non conosciuto su Urantia. Sono inoltre capaci di spingere queste trasformazioni fino al punto di produrre alcune delle unità primitive dell’esistenza materiale. Tali esseri agiscono semplicemente con la loro presenza. Essi non vengono in alcun modo esauriti o svuotati da questa funzione; agiscono come dei catalizzatori viventi.

29:4.33 (328.2) Durante i periodi di manifestazione deficitaria essi hanno il potere di liberare queste energie accumulate. Ma la vostra conoscenza dell’energia e della materia non è abbastanza avanzata da permettere di spiegare la tecnica di questa fase del loro lavoro. Essi operano sempre in conformità alla legge universale, maneggiando e manipolando atomi, elettroni ed ultimatoni come voi manipolate i caratteri componibili per far narrare ai medesimi simboli alfabetici storie profondamente differenti.

29:4.34 (328.3) Gli associatori sono il primo gruppo vivente ad apparire su una sfera materiale in corso d’organizzazione, e possono funzionare a temperature fisiche che voi considerereste assolutamente incompatibili con l’esistenza di esseri viventi. Essi rappresentano un ordine di vita che è semplicemente al di là della portata dell’immaginazione umana. Insieme con i loro collaboratori, i dissociatori, essi sono i più asserviti di tutte le creature intelligenti.

29:4.35 (328.4) 6. Dissociatori Secondari. Comparati agli associatori primari, questi esseri dotati di enorme capacità antigravitazionale sono gli operatori inversi. Non c’è mai pericolo che le forme speciali o modificate dell’energia fisica sui mondi locali o nei sistemi locali vengano esaurite, perché queste organizzazioni viventi sono dotate del potere straordinario di evolvere quantità illimitate d’energia. Essi s’interessano principalmente dell’evoluzione di una forma d’energia poco conosciuta su Urantia da una forma di materia ancor meno conosciuta. Essi sono veramente gli alchimisti dello spazio ed i prestigiatori del tempo. Ma in tutti i prodigi che compiono essi non trasgrediscono mai i mandati della Supremazia Cosmica.

29:4.36 (328.5) 7. I Frandalank. Questi esseri sono la creazione congiunta di tutti e tre gli ordini di esseri che controllano l’energia: gli organizzatori di forza primari e secondari e i direttori di potere. I frandalank sono i più numerosi di tutti i Controllori Fisici Maestri; nel solo sistema di Satania la quantità operante supera la vostra concezione dei numeri. Essi sono stazionati su tutti i mondi abitati e sono sempre assegnati ai più alti ordini di controllori fisici. Essi operano in modo intercambiabile nell’universo centrale, nei superuniversi e nei domini dello spazio esterno.

29:4.37 (328.6) I frandalank sono creati in trenta divisioni, una per ogni forma di forza universale di base, e funzionano esclusivamente come indicatori viventi ed automatici di presenza, di pressione e di velocità. Questi barometri viventi si occupano unicamente di registrare automaticamente e con precisione lo status di tutte le forme di forza-energia. Per l’universo fisico essi sono quello che il vasto meccanismo della riflettività è per l’universo mentale. I frandalank che registrano il tempo in aggiunta alla presenza quantitativa e qualitativa dell’energia sono chiamati chronoldek.

29:4.38 (328.7) Io riconosco che i frandalank sono intelligenti, ma non posso classificarli altrimenti che macchine viventi. Il solo modo in cui posso aiutarvi a comprendere questi meccanismi viventi è di compararli ai vostri dispositivi meccanici che operano con una precisione ed esattezza quasi simili all’intelligenza. Quindi, se volete farvi un’idea di questi esseri, fate appello alla vostra immaginazione fino a riconoscere che nel grande universo ci sono effettivamente dei meccanismi (entità) intelligenti e viventi che possono svolgere i compiti più complessi, che comportano i calcoli più stupefacenti, con la massima delicatezza ed accuratezza, che raggiunge l’ultimità della precisione.

5. Gli Organizzatori di Forza Maestri

29:5.1 (329.1) Gli organizzatori di forza risiedono in Paradiso, ma funzionano in tutto l’universo maestro e più particolarmente nei domini dello spazio non organizzato. Questi esseri straordinari non sono né creatori né creature e comprendono due grandi categorie di servizio:

29:5.2 (329.2) 1. Organizzatori di Forza Maestri Primari Eventuati.

29:5.3 (329.3) 2. Organizzatori di Forza Maestri Trascendentali Associati.

29:5.4 (329.4) Questi due potenti ordini di manipolatori della forza primordiale operano esclusivamente sotto la supervisione degli Architetti dell’Universo Maestro, ed attualmente non svolgono un’attività molto estesa all’interno dei confini del grande universo.

29:5.5 (329.5) Gli Organizzatori di Forza Maestri Primari sono i manipolatori delle forze spaziali primordiali o basilari dell’Assoluto Non Qualificato; sono i creatori delle nebulose. Essi sono gli stimolatori viventi dei cicloni d’energia dello spazio e gli organizzatori ed orientatori iniziali di queste gigantesche manifestazioni. Questi organizzatori di forza trasmutano la forza primordiale (preenergia non rispondente alla gravità diretta del Paradiso) in energia primaria o poderosa, energia che si trasmuta dall’attrazione esclusiva dell’Assoluto Non Qualificato all’attrazione di gravità dell’Isola del Paradiso. In conseguenza di ciò gli succedono gli organizzatori di forza associati, i quali continuano il processo di trasmutazione dell’energia dallo stadio primario a quello secondario o stadio di energia gravitazionale.

29:5.6 (329.6) Al completamento dei piani per la creazione di un universo locale, segnalato dall’arrivo di un Figlio Creatore, gli Organizzatori di Forza Maestri Associati cedono il posto agli ordini dei direttori di potere operanti nel superuniverso di giurisdizione astronomica. Ma in assenza di tali piani, gli organizzatori di forza associati continuano indefinitamente ad occuparsi di queste creazioni materiali, come fanno attualmente nello spazio esterno.

29:5.7 (329.7) Gli Organizzatori di Forza Maestri resistono a temperature e funzionano in condizioni fisiche che sarebbero intollerabili anche per i versatili centri di potere ed i controllori fisici di Orvonton. I soli altri tipi di esseri rivelati capaci di operare in questi regni dello spazio esterno sono i Messaggeri Solitari e gli Spiriti Trinitari Ispirati.

29:5.8 (329.8) [Patrocinato da un Censore Universale agente per autorità degli Antichi dei Giorni di Uversa.]

Fascicolo 30 - Le personalità del grande universo

Il Libro di Urantia

Fascicolo 30

Le personalità del grande universo

30:0.1 (330.1) LE PERSONALITÀ e le entità altro-che-personali attualmente operanti in Paradiso e nel grande universo costituiscono un numero pressoché illimitato di esseri viventi. Il solo numero dei membri degli ordini e dei tipi maggiori farebbe vacillare l’immaginazione umana, per non parlare degli innumerevoli sottotipi e varietà. È opportuno tuttavia presentare qualcosa delle due classificazioni basilari degli esseri viventi — un’indicazione della classificazione del Paradiso ed un compendio del Registro delle Personalità di Uversa.

30:0.2 (330.2) Non è possibile formulare delle classificazioni complete e totalmente coerenti delle personalità del grande universo perché non tutti i gruppi sono rivelati. Ci vorrebbero numerosi fascicoli addizionali per includere l’ulteriore rivelazione necessaria ad una classificazione sistematica di tutti i gruppi. Una tale espansione concettuale non sarebbe affatto auspicabile perché priverebbe i pensatori mortali dei prossimi mille anni di quello stimolo alla speculazione creativa che questi concetti parzialmente rivelati forniscono. È meglio che l’uomo non riceva una rivelazione eccessiva; essa soffocherebbe l’immaginazione.

1. La classificazione Paradisiaca degli esseri viventi

30:1.1 (330.3) Gli esseri viventi sono classificati in Paradiso secondo le relazioni innate e quelle acquisite con le Deità del Paradiso. Durante le grandi riunioni dell’universo centrale e dei superuniversi gli esseri presenti sono spesso raggruppati in base alla loro origine: quelli di origine trina o di raggiungimento della Trinità, quelli di origine duale, e quelli di origine singola. Per la mente dei mortali è difficile interpretare la classificazione paradisiaca degli esseri viventi, ma noi siamo autorizzati a presentare quanto segue:

30:1.2 (330.4) I. ESSERI DI ORIGINE TRINA. Esseri creati da tutte e tre le Deità del Paradiso, sia come tali che in quanto Trinità, insieme con il Corpo Trinitizzato, la cui designazione si riferisce a tutti i gruppi di esseri trinitizzati, rivelati e non rivelati.

30:1.3 (330.5) A. Gli Spiriti Supremi.

30:1.4 (330.6) 1. I Sette Spiriti Maestri.

30:1.5 (330.7) 2. I Sette Esecutivi Supremi.

30:1.6 (330.8) 3. I Sette Ordini di Spiriti Riflettivi.

30:1.7 (330.9) B. I Figli Stazionari della Trinità.

30:1.8 (330.10) 1. Segreti Trinitizzati della Supremazia.

30:1.9 (330.11) 2. Eterni dei Giorni.

30:1.10 (330.12) 3. Antichi dei Giorni.

30:1.11 (330.13) 4. Perfezioni dei Giorni.

30:1.12 (331.1) 5. Recenti dei Giorni.

30:1.13 (331.2) 6. Unioni dei Giorni.

30:1.14 (331.3) 7. Fedeli dei Giorni.

30:1.15 (331.4) 8. Perfettori di Saggezza.

30:1.16 (331.5) 9. Consiglieri Divini.

30:1.17 (331.6) 10. Censori Universali.

30:1.18 (331.7) C. Esseri Originati dalla Trinità ed Esseri Trinitizzati.

30:1.19 (331.8) 1. Figli Istruttori Trinitari.

30:1.20 (331.9) 2. Spiriti Trinitari Ispirati.

30:1.21 (331.10) 3. Nativi di Havona.

30:1.22 (331.11) 4. Cittadini del Paradiso.

30:1.23 (331.12) 5. Esseri Non Rivelati Originati dalla Trinità.

30:1.24 (331.13) 6. Esseri Non Rivelati Trinitizzati dalla Deità.

30:1.25 (331.14) 7. Figli Trinitizzati di Conseguimento.

30:1.26 (331.15) 8. Figli Trinitizzati di Selezione.

30:1.27 (331.16) 9. Figli Trinitizzati di Perfezione.

30:1.28 (331.17) 10. Figli Trinitizzati da Creature.

30:1.29 (331.18) II. ESSERI DI ORIGINE DUALE. Quelli originati da due delle Deità del Paradiso o creati altrimenti da due esseri discendenti direttamente o indirettamente dalle Deità del Paradiso.

30:1.30 (331.19) A. Gli Ordini Discendenti.

30:1.31 (331.20) 1. Figli Creatori.

30:1.32 (331.21) 2. Figli Magistrali.

30:1.33 (331.22) 3. Radiosi Astri del Mattino.

30:1.34 (331.23) 4. Padri Melchizedek.

30:1.35 (331.24) 5. I Melchizedek.

30:1.36 (331.25) 6. I Vorondadek.

30:1.37 (331.26) 7. I Lanonandek.

30:1.38 (331.27) 8. Brillanti Astri della Sera.

30:1.39 (331.28) 9. Gli Arcangeli.

30:1.40 (331.29) 10. Portatori di Vita.

30:1.41 (331.30) 11. Aiuti Universali Non Rivelati.

30:1.42 (331.31) 12. Figli di Dio Non Rivelati.

30:1.43 (331.32) B. Gli Ordini Stazionari.

30:1.44 (331.33) 1. Abandontari.

30:1.45 (331.34) 2. Susatia.

30:1.46 (331.35) 3. Univitatia.

30:1.47 (331.36) 4. Spironga.

30:1.48 (331.37) 5. Esseri di Origine Duale Non Rivelati.

30:1.49 (331.38) C. Gli Ordini Ascendenti.

30:1.50 (331.39) 1. Mortali Fusi con l’Aggiustatore.

30:1.51 (331.40) 2. Mortali Fusi con il Figlio.

30:1.52 (331.41) 3. Mortali Fusi con lo Spirito.

30:1.53 (331.42) 4. Intermedi Trasferiti.

30:1.54 (331.43) 5. Ascendenti Non Rivelati.

30:1.55 (332.1) III. ESSERI DI ORIGINE SINGOLA. Quelli originati da una delle Deità del Paradiso o creati altrimenti da un essere discendente direttamente o indirettamente dalle Deità del Paradiso.

30:1.56 (332.2) A. Gli Spiriti Supremi.

30:1.57 (332.3) 1. Messaggeri di Gravità.

30:1.58 (332.4) 2. I Sette Spiriti dei Circuiti di Havona.

30:1.59 (332.5) 3. Gli Aiutanti Dodecupli dei Circuiti di Havona.

30:1.60 (332.6) 4. Gli Aiuti Riflettivi d’Immagini.

30:1.61 (332.7) 5. Spiriti Madre d’Universo.

30:1.62 (332.8) 6. I Settupli Spiriti Aiutanti della Mente.

30:1.63 (332.9) 7. Esseri Non Rivelati Originati dalla Deità.

30:1.64 (332.10) B. Gli Ordini Ascendenti.

30:1.65 (332.11) 1. Aggiustatori Personalizzati.

30:1.66 (332.12) 2. Figli Materiali Ascendenti.

30:1.67 (332.13) 3. Serafini Evoluzionari.

30:1.68 (332.14) 4. Cherubini Evoluzionari.

30:1.69 (332.15) 5. Ascendenti Non Rivelati.

30:1.70 (332.16) C. La Famiglia dello Spirito Infinito.

30:1.71 (332.17) 1. Messaggeri Solitari.

30:1.72 (332.18) 2. Supervisori dei Circuiti Universali.

30:1.73 (332.19) 3. Direttori di Censimento.

30:1.74 (332.20) 4. Aiuti Personali dello Spirito Infinito.

30:1.75 (332.21) 5. Ispettori Associati.

30:1.76 (332.22) 6. Sentinelle Incaricate.

30:1.77 (332.23) 7. Guide dei Diplomati.

30:1.78 (332.24) 8. Servitali di Havona.

30:1.79 (332.25) 9. Conciliatori Universali.

30:1.80 (332.26) 10. Compagni Morontiali.

30:1.81 (332.27) 11. Supernafini.

30:1.82 (332.28) 12. Seconafini.

30:1.83 (332.29) 13. Terziafini.

30:1.84 (332.30) 14. Onniafini.

30:1.85 (332.31) 15. Serafini.

30:1.86 (332.32) 16. Cherubini e Sanobini.

30:1.87 (332.33) 17. Esseri Non Rivelati Originati dallo Spirito.

30:1.88 (332.34) 18. I Sette Direttori Supremi di Potere.

30:1.89 (332.35) 19. I Centri Supremi di Potere.

30:1.90 (332.36) 20. I Controllori Fisici Maestri.

30:1.91 (332.37) 21. I Supervisori di Potere Morontiale.

30:1.92 (332.38) IV. ESSERI TRASCENDENTALI EVENTUATI. In Paradiso si può trovare una vasta schiera di esseri trascendentali la cui origine non è solitamente rivelata agli universi del tempo e dello spazio prima che questi siano stabilizzati in luce e vita. Questi Trascendentali non sono né creatori né creature; sono i figli eventuati della divinità, dell’ultimità e dell’eternità. Questi eventuati non sono né finiti né infiniti — sono absoniti; e l’absonità non è né infinità né assolutezza.

30:1.93 (333.1) Questi non creatori non creati sono sempre leali alla Trinità del Paradiso ed obbedienti all’Ultimo. Essi esistono su quattro livelli ultimi di attività della personalità e funzionano sui sette livelli dell’absonito in dodici grandi divisioni costituite da mille gruppi di lavoro maggiori di sette classi ciascuno. Questi esseri eventuati comprendono gli ordini seguenti:

30:1.94 (333.2) 1. Gli Architetti dell’Universo Maestro.

30:1.95 (333.3) 2. Archivisti Trascendentali.

30:1.96 (333.4) 3. Altri Trascendentali.

30:1.97 (333.5) 4. Organizzatori di Forza Maestri Primari Eventuati.

30:1.98 (333.6) 5. Organizzatori di Forza Maestri Trascendentali Associati.

30:1.99 (333.7) Dio, in quanto superpersona, eventua; Dio, in quanto persona, crea; Dio, in quanto prepersona, si frammenta; e tale frammento di sé, l’Aggiustatore, evolve l’anima-spirito nella mente materiale e mortale in conformità con la libera scelta della personalità che è stata conferita a tale creatura mortale dall’atto parentale di Dio in quanto Padre.

30:1.100 (333.8) V. ENTITÀ FRAMMENTATE DELLA DEITÀ. Quest’ordine d’esistenza vivente, originato nel Padre Universale, è rappresentato nel modo migliore dagli Aggiustatori di Pensiero, benché queste entità non siano assolutamente le sole frammentazioni della realtà prepersonale della Prima Sorgente e Centro. Le funzioni dei frammenti diversi dagli Aggiustatori sono molteplici e poco conosciute. La fusione con un Aggiustatore o con un altro di tali frammenti fa della creatura un essere fuso con il Padre.

30:1.101 (333.9) Le frammentazioni dello spirito prementale della Terza Sorgente e Centro, benché difficilmente comparabili ai frammenti del Padre, devono essere qui menzionate. Tali entità differiscono considerevolmente dagli Aggiustatori. Esse non risiedono come tali su Spiritington, né come tali attraversano i circuiti della gravità mentale; né dimorano nelle creature mortali durante la loro vita nella carne. Esse non sono prepersonali nel senso in cui lo sono gli Aggiustatori, ma tali frammenti di spirito prementale sono conferiti a certi mortali sopravviventi, che fondendosi con loro diventano mortali fusi con lo Spirito, distinti dai mortali fusi con l’Aggiustatore.

30:1.102 (333.10) Ancor più difficile da descrivere è lo spirito individualizzato di un Figlio Creatore; l’unione con lui fa della creatura un mortale fuso con il Figlio. E ci sono ancora altre frammentazioni della Deità.

30:1.103 (333.11) VI. ESSERI SUPERPERSONALI. C’è una vasta schiera di esseri altro-che-personali di origine divina che svolgono molteplici servizi nell’universo degli universi. Certuni di questi esseri risiedono sui mondi paradisiaci del Figlio; altri, come i rappresentanti superpersonali del Figlio Eterno, s’incontrano altrove. Per la maggior parte essi non sono menzionati in queste esposizioni e sarebbe del tutto inutile tentare la loro descrizione a delle creature personali.

30:1.104 (333.12) VII. ORDINI NON CLASSIFICATI E NON RIVELATI. Durante l’attuale era dell’universo non sarebbe possibile inserire tutti gli esseri, personali o altro, in classificazioni pertinenti a tale era presente. Tutte queste categorie non sono state rivelate in queste esposizioni; perciò numerosi ordini sono stati omessi in questi elenchi. Consideriamo i seguenti:

30:1.105 (333.13) Il Completatore del Destino Universale.

30:1.106 (333.14) I Vicegerenti Qualificati dell’Ultimo.

30:1.107 (334.1) I Supervisori Non Qualificati del Supremo.

30:1.108 (334.2) Le Agenzie Creative Non Rivelate degli Antichi dei Giorni.

30:1.109 (334.3) Majeston del Paradiso.

30:1.110 (334.4) I Collegamenti Riflettivatori Non Denominati di Majeston.

30:1.111 (334.5) Gli Ordini Midsoniti degli Universi Locali.

30:1.112 (334.6) Non bisogna attribuire alcun significato particolare al fatto che questi ordini sono elencati insieme se non quello che nessuno di loro appare nella classificazione del Paradiso così come’è qui rivelata. Questi sono i pochi non classificati; vi resta ancora da conoscere i molti non rivelati.

30:1.113 (334.7) Esistono degli spiriti: entità spirituali, presenze spirituali, spiriti personali, spiriti prepersonali, spiriti superpersonali, esistenze spirituali, personalità spirituali — ma né il linguaggio né l’intelletto dei mortali consentono di descriverli. Possiamo tuttavia affermare che non esistono personalità di “pura mente”; nessuna entità possiede una personalità se non ne è dotata da Dio che è spirito. Qualsiasi entità mentale che non è associata ad un’energia fisica o spirituale non è una personalità. Ma nello stesso senso che esistono personalità spirituali dotate di mente, esistono personalità mentali dotate di spirito. Majeston ed i suoi associati sono esempi abbastanza validi di esseri dominati dalla mente, ma ci sono esempi migliori di questo tipo di personalità da voi non conosciuti. Esistono anche interi ordini non rivelati di queste personalità mentali, ma sono sempre associati allo spirito. Certe altre creature non rivelate sono ciò che si potrebbe denominare personalità d’energia mentale e fisica. Questo tipo di esseri non risponde alla gravità spirituale, ciò nondimeno essi sono vere personalità — sono compresi nel circuito del Padre.

30:1.114 (334.8) Questi fascicoli non intendono esaurire — né lo potrebbero — la storia delle creature viventi, creatori, esseri eventuati ed esistenti in altro modo ancora che vivono, adorano e servono negli universi formicolanti del tempo e nell’universo centrale dell’eternità. Voi mortali siete delle persone; perciò possiamo descrivervi quegli esseri che sono personalizzati; ma come potrebbe mai esservi spiegato un essere absonitizzato?

2. Il registro delle personalità di Uversa

30:2.1 (334.9) La famiglia divina degli esseri viventi è registrata su Uversa in sette grandi divisioni:

30:2.2 (334.10) 1. Le Deità del Paradiso.

30:2.3 (334.11) 2. Gli Spiriti Supremi.

30:2.4 (334.12) 3. Gli Esseri Originati dalla Trinità.

30:2.5 (334.13) 4. I Figli di Dio.

30:2.6 (334.14) 5. Personalità dello Spirito Infinito.

30:2.7 (334.15) 6. I Direttori di Potere d’Universo.

30:2.8 (334.16) 7. Il Corpo di Cittadinanza Permanente.

30:2.9 (334.17) Questi gruppi di creature dotate di volontà sono divisi in numerose classi e suddivisioni minori. La presentazione di tale classificazione delle personalità del grande universo concerne tuttavia principalmente l’enunciazione di quegli ordini di esseri intelligenti che sono stati rivelati in queste esposizioni e la maggior parte dei quali saranno incontrati nell’esperienza ascendente dei mortali del tempo durante la loro elevazione progressiva verso il Paradiso. Gli elenchi che seguono non fanno alcuna menzione dei vasti ordini di esseri universali che proseguono il loro lavoro al di fuori del piano d’ascensione dei mortali.

30:2.10 (335.1) I. LE DEITÀ DEL PARADISO.

30:2.11 (335.2) 1. Il Padre Universale.

30:2.12 (335.3) 2. Il Figlio Eterno.

30:2.13 (335.4) 3. Lo Spirito Infinito.

30:2.14 (335.5) II. GLI SPIRITI SUPREMI.

30:2.15 (335.6) 1. I Sette Spiriti Maestri.

30:2.16 (335.7) 2. I Sette Esecutivi Supremi.

30:2.17 (335.8) 3. I Sette Gruppi di Spiriti Riflettivi.

30:2.18 (335.9) 4. Gli Aiuti Riflettivi d’Immagini.

30:2.19 (335.10) 5. I Sette Spiriti dei Circuiti.

30:2.20 (335.11) 6. Spiriti Creativi degli Universi Locali.

30:2.21 (335.12) 7. Spiriti Aiutanti della Mente.

30:2.22 (335.13) III. GLI ESSERI ORIGINATI DALLA TRINITÀ.

30:2.23 (335.14) 1. Segreti Trinitizzati della Supremazia.

30:2.24 (335.15) 2. Eterni dei Giorni.

30:2.25 (335.16) 3. Antichi dei Giorni.

30:2.26 (335.17) 4. Perfezioni dei Giorni.

30:2.27 (335.18) 5. Recenti dei Giorni.

30:2.28 (335.19) 6. Unioni dei Giorni.

30:2.29 (335.20) 7. Fedeli dei Giorni.

30:2.30 (335.21) 8. Figli Istruttori Trinitari.

30:2.31 (335.22) 9. Perfettori di Saggezza.

30:2.32 (335.23) 10. Consiglieri Divini.

30:2.33 (335.24) 11. Censori Universali.

30:2.34 (335.25) 12. Spiriti Trinitari Ispirati.

30:2.35 (335.26) 13. Nativi di Havona.

30:2.36 (335.27) 14. Cittadini del Paradiso.

30:2.37 (335.28) IV. I FIGLI DI DIO.

30:2.38 (335.29) A. Figli Discendenti.

30:2.39 (335.30) 1. Figli Creatori — I Micael.

30:2.40 (335.31) 2. Figli Magistrali — Gli Avonal.

30:2.41 (335.32) 3. Figli Istruttori Trinitari — I Daynal.

30:2.42 (335.33) 4. Figli Melchizedek.

30:2.43 (335.34) 5. Figli Vorondadek.

30:2.44 (335.35) 6. Figli Lanonandek.

30:2.45 (335.36) 7. Figli Portatori di Vita.

30:2.46 (335.37) B. Figli Ascendenti.

30:2.47 (335.38) 1. Mortali Fusi con il Padre.

30:2.48 (335.39) 2. Mortali Fusi con il Figlio.

30:2.49 (335.40) 3. Mortali Fusi con lo Spirito.

30:2.50 (335.41) 4. Serafini Evoluzionari.

30:2.51 (335.42) 5. Figli Materiali Ascendenti.

30:2.52 (335.43) 6. Intermedi Trasferiti.

30:2.53 (335.44) 7. Aggiustatori Personalizzati.

30:2.54 (336.1) C. Figli Trinitizzati.

30:2.55 (336.2) 1. Possenti Messaggeri.

30:2.56 (336.3) 2. Elevati in Autorità.

30:2.57 (336.4) 3. Privi di Nome e Numero.

30:2.58 (336.5) 4. Custodi Trinitizzati.

30:2.59 (336.6) 5. Ambasciatori Trinitizzati.

30:2.60 (336.7) 6. Guardiani Celesti.

30:2.61 (336.8) 7. Assistenti dei Figli Elevati.

30:2.62 (336.9) 8. Figli Trinitizzati da Ascendenti.

30:2.63 (336.10) 9. Figli Trinitizzati del Paradiso-Havona.

30:2.64 (336.11) 10. Figli Trinitizzati di Destino.

30:2.65 (336.12) V. LE PERSONALITÀ DELLO SPIRITO INFINITO.

30:2.66 (336.13) A. Personalità Superiori dello Spirito Infinito.

30:2.67 (336.14) 1. Messaggeri Solitari.

30:2.68 (336.15) 2. Supervisori dei Circuiti Universali.

30:2.69 (336.16) 3. Direttori di Censimento.

30:2.70 (336.17) 4. Aiuti Personali dello Spirito Infinito.

30:2.71 (336.18) 5. Ispettori Associati.

30:2.72 (336.19) 6. Sentinelle Incaricate.

30:2.73 (336.20) 7. Guide dei Diplomati.

30:2.74 (336.21) B. Le Schiere dei Messaggeri dello Spazio.

30:2.75 (336.22) 1. Servitali di Havona.

30:2.76 (336.23) 2. Conciliatori Universali.

30:2.77 (336.24) 3. Consiglieri Tecnici.

30:2.78 (336.25) 4. Custodi degli Archivi in Paradiso.

30:2.79 (336.26) 5. Archivisti Celesti.

30:2.80 (336.27) 6. Compagni Morontiali.

30:2.81 (336.28) 7. Compagni Paradisiaci.

30:2.82 (336.29) C. Gli Spiriti Tutelari.

30:2.83 (336.30) 1. Supernafini.

30:2.84 (336.31) 2. Seconafini.

30:2.85 (336.32) 3. Terziafini.

30:2.86 (336.33) 4. Onniafini.

30:2.87 (336.34) 5. Serafini.

30:2.88 (336.35) 6. Cherubini e Sanobini.

30:2.89 (336.36) 7. Intermedi.

30:2.90 (336.37) VI. I DIRETTORI DI POTERE D’UNIVERSO.

30:2.91 (336.38) A. I Sette Direttori Supremi di Potere.

30:2.92 (336.39) B. I Centri Supremi di Potere.

30:2.93 (336.40) 1. Supervisori Supremi dei Centri.

30:2.94 (336.41) 2. Centri di Havona.

30:2.95 (336.42) 3. Centri dei Superuniversi.

30:2.96 (336.43) 4. Centri degli Universi Locali.

30:2.97 (336.44) 5. Centri delle Costellazioni.

30:2.98 (336.45) 6. Centri dei Sistemi.

30:2.99 (336.46) 7. Centri Non Classificati.

30:2.100 (337.1) C. I Controllori Fisici Maestri.

30:2.101 (337.2) 1. Direttori di Potere Associati.

30:2.102 (337.3) 2. Controllori Meccanici.

30:2.103 (337.4) 3. Trasformatori d’Energia.

30:2.104 (337.5) 4. Trasmettitori d’Energia.

30:2.105 (337.6) 5. Associatori Primari.

30:2.106 (337.7) 6. Dissociatori Secondari.

30:2.107 (337.8) 7. Frandalank e Chronoldek.

30:2.108 (337.9) D. I Supervisori di Potere Morontiale.

30:2.109 (337.10) 1. Regolatori dei Circuiti.

30:2.110 (337.11) 2. Coordinatori dei Sistemi.

30:2.111 (337.12) 3. Custodi Planetari.

30:2.112 (337.13) 4. Controllori Congiunti.

30:2.113 (337.14) 5. Stabilizzatori di Collegamenti.

30:2.114 (337.15) 6. Assortitori Selettivi.

30:2.115 (337.16) 7. Archivisti Associati.

30:2.116 (337.17) VII. I CORPI DI CITTADINANZA PERMANENTE.

30:2.117 (337.18) 1. Gli Intermedi Planetari.

30:2.118 (337.19) 2. I Figli Adamici dei Sistemi.

30:2.119 (337.20) 3. Gli Univitatia delle Costellazioni.

30:2.120 (337.21) 4. I Susatia degli Universi Locali.

30:2.121 (337.22) 5. Mortali degli Universi Locali Fusi con lo Spirito.

30:2.122 (337.23) 6. Gli Abandontari dei Superuniversi.

30:2.123 (337.24) 7. Mortali dei Superuniversi Fusi con il Figlio.

30:2.124 (337.25) 8. I Nativi di Havona.

30:2.125 (337.26) 9. Nativi delle Sfere Paradisiache dello Spirito.

30:2.126 (337.27) 10. Nativi delle Sfere Paradisiache del Padre.

30:2.127 (337.28) 11. I Cittadini Creati del Paradiso.

30:2.128 (337.29) 12. Cittadini Mortali del Paradiso Fusi con l’Aggiustatore.

30:2.129 (337.30) Questa è la classificazione per funzioni delle personalità degli universi quali sono registrate sul mondo capitale di Uversa.

30:2.130 (337.31) GRUPPI DI PERSONALITÀ COMPOSITI. Su Uversa vi sono i fascicoli di numerosi altri gruppi di esseri intelligenti, esseri che sono essi pure strettamente collegati con l’organizzazione e l’amministrazione del grande universo. Tra questi ordini vi sono i seguenti tre gruppi di personalità compositi:

30:2.131 (337.32) A. Il Corpo Paradisiaco della Finalità.

30:2.132 (337.33) 1. Il Corpo dei Finalitari Mortali.

30:2.133 (337.34) 2. Il Corpo dei Finalitari del Paradiso.

30:2.134 (337.35) 3. Il Corpo dei Finalitari Trinitizzati.

30:2.135 (337.36) 4. Il Corpo dei Finalitari Trinitizzati Congiunti.

30:2.136 (337.37) 5. Il Corpo dei Finalitari di Havona.

30:2.137 (337.38) 6. Il Corpo dei Finalitari Trascendentali.

30:2.138 (337.39) 7. Il Corpo dei Figli Non Rivelati di Destino.

30:2.139 (337.40) Il Corpo dei Mortali della Finalità è trattato nel fascicolo successivo ed ultimo di questa serie.

30:2.140 (338.1) B. Gli Aiuti dell’Universo.

30:2.141 (338.2) 1. Radiosi Astri del Mattino.

30:2.142 (338.3) 2. Brillanti Astri della Sera.

30:2.143 (338.4) 3. Arcangeli.

30:2.144 (338.5) 4. Altissimi Assistenti.

30:2.145 (338.6) 5. Alti Commissari.

30:2.146 (338.7) 6. Sorveglianti Celesti.

30:2.147 (338.8) 7. Insegnanti dei Mondi delle Dimore.

30:2.148 (338.9) Su tutti i mondi capitale degli universi locali e dei superuniversi vengono adottati provvedimenti a favore di questi esseri che sono impegnati in missioni specifiche per i Figli Creatori, i governanti degli universi locali. Noi accogliamo questi Aiuti dell’Universo su Uversa, ma non abbiamo alcuna giurisdizione su di loro. Questi emissari eseguono il loro lavoro e proseguono le loro osservazioni sotto l’autorità dei Figli Creatori. Le loro attività sono descritte più completamente nella narrazione del vostro universo locale.

30:2.149 (338.10) C. Le Sette Colonie di Cortesia.

30:2.150 (338.11) 1. Studenti delle Stelle.

30:2.151 (338.12) 2. Artigiani Celesti.

30:2.152 (338.13) 3. Direttori di Retrospezione.

30:2.153 (338.14) 4. Insegnanti delle Scuole Complementari.

30:2.154 (338.15) 5. Vari Corpi di Riserva.

30:2.155 (338.16) 6. Visitatori Studenti.

30:2.156 (338.17) 7. Pellegrini Ascendenti.

30:2.157 (338.18) Incontrerete questi sette gruppi di esseri organizzati e governati in questo modo su tutti i mondi capitale, dai sistemi locali fino alle capitali dei superuniversi, particolarmente in queste ultime. Le capitali dei sette superuniversi sono i luoghi d’incontro per quasi tutte le classi e gli ordini di esseri intelligenti. Ad eccezione di numerosi gruppi di esseri del Paradiso-Havona, qui si possono osservare e studiare le creature dotate di volontà di ogni fase d’esistenza.

3. Le colonie di cortesia

30:3.1 (338.19) Le sette colonie di cortesia soggiornano sulle sfere architettoniche per un periodo più o meno lungo mentre sono impegnate nello svolgimento delle loro missioni e nell’esecuzione dei loro incarichi speciali. Il loro lavoro può essere descritto come segue:

30:3.2 (338.20) 1. Gli Studenti delle Stelle, gli astronomi celesti, scelgono di lavorare su sfere come Uversa perché questi mondi appositamente costruiti sono straordinariamente favorevoli per le loro osservazioni ed i loro calcoli. Uversa è ubicata favorevolmente per il lavoro di questa colonia, non solo a causa della sua posizione centrale, ma anche perché non vi sono soli giganteschi in attività o soli spenti abbastanza vicini da disturbare le correnti dell’energia. Questi studenti non sono in alcun modo organicamente collegati con gli affari del superuniverso; sono solo degli ospiti.

30:3.3 (338.21) La colonia astronomica di Uversa comprende individui provenienti da molti regni vicini, dall’universo centrale ed anche da Norlatiadek. Ogni essere di qualunque mondo in qualsiasi sistema di qualsivoglia universo può diventare uno studente delle stelle, può aspirare ad unirsi a qualche corpo di astronomi celesti. I soli requisiti richiesti sono: continuare a vivere nei mondi dello spazio ed avere sufficiente conoscenza degli stessi, specialmente delle loro leggi fisiche di evoluzione e di controllo. Agli studenti delle stelle non si chiede di servire eternamente in questo corpo, ma nessuno ammesso a questo gruppo può ritirarsi prima di un millennio del tempo di Uversa.

30:3.4 (339.1) La colonia di osservatori di stelle di Uversa conta attualmente più di un milione di membri. Questi astronomi vanno e vengono, anche se alcuni rimangono per periodi relativamente lunghi. Essi portano avanti il loro lavoro con l’aiuto di una moltitudine di strumenti meccanici e di apparecchi fisici; sono anche grandemente aiutati dai Messaggeri Solitari e da altri esploratori spirituali. Nel loro lavoro di studio delle stelle e di osservazione dello spazio, questi astronomi celesti fanno uso costante dei trasformatori e dei trasmettitori d’energia viventi, come pure delle personalità riflettive. Essi studiano tutte le forme e fasi dei materiali dello spazio e delle manifestazioni dell’energia, e sono altrettanto interessati alla funzione delle forze quanto ai fenomeni stellari; niente in tutto lo spazio sfugge al loro attento esame.

30:3.5 (339.2) Colonie simili di astronomi si possono trovare sui mondi capitale dei settori del superuniverso come pure sulle capitali architettoniche degli universi locali e delle loro suddivisioni amministrative. Eccetto che in Paradiso, la conoscenza non è innata; la comprensione dell’universo fisico dipende largamente dall’osservazione e dalla ricerca.

30:3.6 (339.3) 2. Gli Artigiani Celesti servono in tutti i sette superuniversi. I mortali ascendenti prendono il loro primo contatto con questi gruppi nella carriera morontiale dell’universo locale, in connessione con la quale questi artigiani saranno analizzati più completamente.

30:3.7 (339.4) 3. I Direttori di Retrospezione sono i promotori dello svago e dell’umorismo — del ritorno ai ricordi del passato. Essi sono di grande aiuto nell’esecuzione pratica del piano ascendente di progressione dei mortali, specialmente durante le fasi iniziali di transizione morontiale e di esperienza spirituale. La loro storia fa parte dell’esposizione della carriera dei mortali nell’universo locale.

30:3.8 (339.5) 4. Gli Insegnanti delle Scuole Complementari. Nella carriera ascendente, il mondo residenziale successivo più elevato mantiene sempre un consistente corpo d’insegnanti sul mondo immediatamente inferiore, una specie di scuola preparatoria per i residenti di quella sfera che stanno progredendo. Questa è una fase del piano ascendente per l’avanzamento dei pellegrini del tempo. Queste scuole, i loro metodi d’istruzione e d’esame, sono completamente differenti da tutto ciò che voi cercate di mettere in atto su Urantia.

30:3.9 (339.6) L’intero piano ascendente di progressione dei mortali è caratterizzato dalla pratica di comunicare ad altri esseri le nuove verità ed esperienze appena acquisite. Voi proseguite il vostro cammino attraverso la lunga scuola per il raggiungimento del Paradiso servendo come insegnanti degli allievi che stanno immediatamente dietro di voi nella scala di progressione.

30:3.10 (339.7) 5. I Vari Corpi di Riserva. Vaste riserve di esseri che non sono sotto la nostra diretta supervisione sono mobilitate su Uversa come colonia dei corpi di riserva. Vi sono settanta divisioni primarie di questa colonia su Uversa, ed è necessaria un’educazione liberale per poter trascorrere un periodo di tempo con queste personalità straordinarie. Riserve generali simili sono mantenute su Salvington e su altre capitali degli universi; esse vengono inviate in servizio attivo su richiesta dei direttori dei loro rispettivi gruppi.

30:3.11 (339.8) 6. Visitatori Studenti. Un flusso costante di visitatori celesti provenienti da tutto l’universo si riversa sui vari mondi capitale. Come individui e come classi questi vari tipi di esseri si affollano presso di noi in qualità di osservatori, di allievi di interscambio e di aiuti-studenti. Su Uversa vi sono attualmente più di un miliardo di persone in questa colonia di cortesia. Alcuni di questi visitatori possono trattenersi un giorno, altri possono restare un anno, a seconda della natura della loro missione. Questa colonia comprende quasi tutte le classi di esseri dell’universo, ad eccezione delle personalità Creatrici e dei mortali morontiali.

30:3.12 (340.1) I mortali morontiali sono visitatori studenti solo entro i confini dell’universo locale in cui hanno origine. Essi possono recarsi in visita nell’ambito di un superuniverso solo dopo aver raggiunto lo status spirituale. Più della metà della nostra colonia di visitatori è costituita da “viaggiatori in sosta”, esseri in viaggio per altre destinazioni che si fermano per visitare la capitale di Orvonton. Può darsi che queste personalità stiano eseguendo un incarico nell’universo o godendo di un periodo di riposo — liberi da incarichi. Il privilegio dei viaggi e delle osservazioni intrauniversali fa parte della carriera di tutti gli esseri ascendenti. Il desiderio umano di viaggiare e di osservare nuovi popoli e nuovi mondi sarà pienamente soddisfatto durante la lunga ed avventurosa ascensione al Paradiso attraverso l’universo locale, il superuniverso e l’universo centrale.

30:3.13 (340.2) 7. I Pellegrini Ascendenti. Quando sono assegnati ai vari servizi connessi con la loro progressione verso il Paradiso, i pellegrini ascendenti sono domiciliati come colonie di cortesia sulle diverse sfere capitale. Mentre operano qua e là in ogni parte di un superuniverso, tali gruppi sono in larga misura autogovernati. Essi sono una colonia in continuo cambiamento che include tutti gli ordini di mortali evoluzionari e i loro associati ascendenti.

4. I mortali ascendenti

30:4.1 (340.3) Sebbene i sopravviventi mortali del tempo e dello spazio siano denominati pellegrini ascendenti quando sono accreditati per l’ascensione progressiva al Paradiso, tali creature evoluzionarie occupano in queste esposizioni un posto così importante che desideriamo presentare qui un sommario dei sette stadi seguenti della carriera universale ascendente:

30:4.2 (340.4) 1. Mortali Planetari.

30:4.3 (340.5) 2. Sopravviventi Addormentati.

30:4.4 (340.6) 3. Studenti dei Mondi delle Dimore.

30:4.5 (340.7) 4. Progressori Morontiali.

30:4.6 (340.8) 5. Pupilli dei Superuniversi.

30:4.7 (340.9) 6. Pellegrini di Havona.

30:4.8 (340.10) 7. Coloro che arrivano in Paradiso.

30:4.9 (340.11) L’esposizione seguente presenta la carriera nell’universo di un mortale abitato da un Aggiustatore. I mortali fusi con il Figlio e fusi con lo Spirito condividono in parte questa carriera, ma noi abbiamo scelto di raccontare questa storia, quale essa concerne i mortali fusi con l’Aggiustatore, perché è il destino che possono aspettarsi tutte le razze umane di Urantia.

30:4.10 (340.12) 1. Mortali Planetari. I mortali sono tutti esseri evoluzionari di origine animale con potenziale d’ascensione. Per origine, natura e destino questi vari gruppi e tipi di esseri umani non sono del tutto differenti dai popoli di Urantia. Le razze umane di ogni mondo ricevono lo stesso ministero dei Figli di Dio e beneficiano della presenza degli spiriti tutelari del tempo. Dopo la morte naturale tutti i tipi di ascendenti fraternizzano come una sola famiglia morontiale sui mondi delle dimore.

30:4.11 (341.1) 2. Sopravviventi Addormentati. Tutti i mortali con status di sopravvivenza, affidati a guardiani personali del destino, passano per i portali della morte naturale e, nel terzo periodo di tempo, si personalizzano sul mondo delle dimore. Gli esseri accreditati che per qualche ragione non sono riusciti a raggiungere quel livello di controllo dell’intelligenza e di dotazione della spiritualità che avrebbe dato loro il diritto di avere dei guardiani personali, non possono andare immediatamente e direttamente sui mondi delle dimore in questo modo. Tali anime sopravviventi devono riposare in un sonno incosciente fino al giorno del giudizio di una nuova epoca, di una nuova dispensazione, della venuta di un Figlio di Dio che compia l’appello nominale dell’era e giudichi il regno. Questa è la prassi generale in tutto Nebadon. È stato detto di Cristo Micael che, quando ascese al cielo al termine della sua opera sulla terra, “portò con sé una grande moltitudine di prigionieri”. Questi prigionieri erano i sopravviventi addormentati dai tempi di Adamo fino al giorno della risurrezione del Maestro su Urantia.

30:4.12 (341.2) Lo scorrere del tempo non ha alcuna importanza per i mortali addormentati; essi sono totalmente incoscienti ed ignari della durata del loro riposo. Dopo la ricostituzione della loro personalità alla fine di un’era, quelli che hanno dormito cinquemila anni non reagiranno diversamente da quelli che hanno riposato cinque giorni. A parte tale dilazione di tempo, questi sopravviventi passano per il regime d’ascensione esattamente come quelli che evitano il sonno più o meno lungo della morte.

30:4.13 (341.3) Queste classi dispensazionali di pellegrini planetari sono utilizzate per attività morontiali di gruppo nel lavoro degli universi locali. La mobilitazione di questi enormi gruppi comporta un grande vantaggio; in tal modo essi sono tenuti insieme per lunghi periodi di effettivo servizio.

30:4.14 (341.4) 3. Studenti dei Mondi delle Dimore. Tutti i mortali sopravviventi che si risvegliano sui mondi delle dimore appartengono a questa classe.

30:4.15 (341.5) Il corpo fisico di carne mortale non fa parte della ricostituzione del sopravvivente addormentato; il corpo fisico è ritornato alla polvere. Il serafino incaricato patrocina il nuovo corpo, la forma morontiale, come nuovo veicolo di vita per l’anima immortale e come dimora dell’Aggiustatore che è tornato. L’Aggiustatore è il custode della trascrizione spirituale della mente del sopravvivente addormentato. Il serafino assegnato mantiene l’identità sopravvivente — l’anima immortale — nello stato in cui si è evoluta. E quando questi due, l’Aggiustatore ed il serafino, riuniscono quanto affidato loro della personalità, il nuovo individuo costituisce la risurrezione della vecchia personalità, la sopravvivenza dell’identità morontiale in evoluzione dell’anima. Una tale riassociazione di un’anima e di un Aggiustatore è a giusto titolo chiamata risurrezione, una riunificazione dei fattori della personalità; ma anche questo non spiega interamente la riapparizione della personalità sopravvivente. Anche se voi probabilmente non comprenderete mai il fatto di una tale operazione inspiegabile, ne conoscerete un giorno la verità per esperienza se non respingerete il piano di sopravvivenza dei mortali.

30:4.16 (341.6) Il piano di permanenza iniziale dei mortali sui sette mondi d’istruzione progressiva è pressoché universale in Orvonton. In ogni sistema locale di circa mille pianeti abitati vi sono sette mondi delle dimore, generalmente satelliti o subsatelliti della capitale del sistema. Essi sono i mondi nei quali viene accolta la maggior parte dei mortali ascendenti.

30:4.17 (341.7) Tutti i mondi d’istruzione in cui risiedono dei mortali sono talvolta chiamati “dimore” universali, e fu a queste sfere che Gesù alluse quando disse: “Nella casa di mio Padre vi sono molte dimore.” A partire da là, in un dato gruppo di sfere simili ai mondi delle dimore, gli ascendenti progrediranno individualmente da una sfera ad un’altra e da una fase di vita ad un’altra, ma avanzeranno sempre da un livello di studio dell’universo ad un altro raggruppati in classi.

30:4.18 (342.1) 4. Progressori Morontiali. Dai mondi delle dimore in avanti, attraverso le sfere del sistema, della costellazione e dell’universo locale, i mortali sono classificati come progressori morontiali; essi attraversano le sfere di transizione dell’ascensione mortale. Via via che i mortali ascendenti progrediscono dal più basso al più alto dei mondi morontiali, servono in innumerevoli incarichi in associazione con i loro insegnanti ed in compagnia dei loro fratelli più evoluti e più anziani.

30:4.19 (342.2) La progressione morontiale concerne l’elevazione continua dell’intelletto, dello spirito e della forma della personalità. I sopravviventi sono ancora esseri con tre nature. Durante l’intera esperienza morontiale essi sono pupilli dell’universo locale. Il regime del superuniverso non opera prima dell’inizio della loro carriera spirituale.

30:4.20 (342.3) I mortali acquisiscono la reale identità spirituale immediatamente prima di lasciare la capitale dell’universo locale per i mondi d’accoglienza dei settori minori del superuniverso. Il passaggio dallo stadio morontiale finale al primo status spirituale od inferiore non è che una lieve transizione. La mente, la personalità ed il carattere rimangono immutati dopo questo avanzamento; soltanto la forma subisce una modificazione. Ma la forma spirituale è altrettanto reale quanto il corpo morontiale ed è egualmente discernibile.

30:4.21 (342.4) Prima di partire dai loro universi locali d’origine per i mondi d’accoglienza dei superuniversi, i mortali del tempo ricevono la confermazione spirituale dal Figlio Creatore e dallo Spirito Madre dell’universo locale. Da questo momento lo status del mortale ascendente è stabilito per sempre. Non si è mai saputo che dei pupilli del superuniverso abbiano deviato dalla retta via. Anche i serafini ascendenti avanzano di condizione angelica al momento della loro partenza dagli universi locali.

30:4.22 (342.5) 5. Pupilli dei Superuniversi. Tutti gli ascendenti che arrivano sui mondi educativi dei superuniversi diventano i pupilli degli Antichi dei Giorni. Essi hanno attraversato la vita morontiale dell’universo locale e sono ora spiriti accreditati. In qualità di giovani spiriti essi cominciano l’ascensione del sistema superuniversale di preparazione e di cultura, che si estende dalle sfere di accoglienza del loro settore minore, passando verso l’interno per i mondi di studio dei dieci settori maggiori, fino alle sfere culturali superiori della capitale del superuniverso.

30:4.23 (342.6) Vi sono tre ordini di spiriti studenti in conformità con il loro soggiorno sul settore minore, sui settori maggiori e sui mondi capitale di progressione spirituale dei superuniversi. Come gli ascendenti morontiali hanno studiato e lavorato sui mondi dell’universo locale, così gli ascendenti spirituali continuano a conoscere a fondo nuovi mondi mentre si esercitano a trasmettere ad altri quello che hanno assorbito alle fonti esperienziali della saggezza. Ma andare a scuola come un essere spirituale nella carriera superuniversale è del tutto diverso da qualunque cosa sia mai entrata nei regni immaginativi della mente materiale dell’uomo.

30:4.24 (342.7) Prima di lasciare il superuniverso per Havona, questi spiriti ascendenti ricevono la stessa completa istruzione riguardo all’amministrazione superuniversale che hanno ricevuto durante la loro esperienza morontiale riguardo alla supervisione dell’universo locale. Prima di raggiungere Havona i mortali spirituali hanno per principale oggetto di studio, ma non come occupazione esclusiva, la profonda conoscenza dell’amministrazione dell’universo locale e del superuniverso. Lo scopo di tutta questa esperienza non è ancora pienamente chiaro, ma è fuor di dubbio che questa preparazione è saggia e necessaria in vista del loro possibile destino futuro come membri del Corpo della Finalità.

30:4.25 (342.8) Il regime superuniversale non è lo stesso per tutti i mortali ascendenti. Essi ricevono la stessa educazione generale, ma certi gruppi e classi sono sottoposti a corsi speciali d’istruzione e a corsi specifici di preparazione.

30:4.26 (343.1) 6. Pellegrini di Havona. Quando lo sviluppo spirituale è completo, anche se non esaustivo, il mortale sopravvivente si prepara per il lungo volo verso Havona, il porto degli spiriti evoluzionari. Sulla terra voi eravate una creatura di carne e di sangue; attraversando l’universo locale eravate un essere morontiale; nel superuniverso eravate uno spirito in evoluzione. Con il vostro arrivo sui mondi d’accoglienza di Havona la vostra educazione spirituale comincia realmente e seriamente; la vostra apparizione finale in Paradiso sarà come spirito perfezionato.

30:4.27 (343.2) Il viaggio dalla capitale del superuniverso alle sfere d’accoglienza di Havona è sempre effettuato da soli. D’ora in avanti non verranno più costituite classi o gruppi d’istruzione. Voi avete finito con la preparazione tecnica e amministrativa dei mondi evoluzionari del tempo e dello spazio. Ora comincia la vostra istruzione personale, la vostra preparazione spirituale individuale. Dall’inizio alla fine, attraverso tutto Havona, l’istruzione è personale e di triplice natura: intellettuale, spirituale ed esperienziale.

30:4.28 (343.3) Il primo atto della vostra carriera in Havona sarà quello di riconoscere e di ringraziare il vostro seconafino trasportatore per il lungo e sicuro viaggio. Poi sarete presentati agli esseri che seguiranno le vostre attività iniziali in Havona. Andrete quindi a registrare il vostro arrivo e a preparare il messaggio di ringraziamento e di adorazione da inviare al Figlio Creatore del vostro universo locale, il Padre dell’universo che ha reso possibile la vostra carriera di filiazione. Ciò conclude le formalità di arrivo in Havona; dopodiché vi è concesso un lungo periodo di riposo per osservazioni libere e ciò vi offre l’occasione di andare a trovare i vostri amici, i vostri compagni ed i vostri associati della lunga esperienza d’ascensione. Voi potete anche consultare le trasmissioni per accertare quali dei vostri compagni pellegrini sono partiti per Havona dopo che avete lasciato Uversa.

30:4.29 (343.4) La notizia del vostro arrivo sui mondi d’accoglienza di Havona sarà debitamente trasmessa alla capitale del vostro universo locale e comunicata personalmente al vostro guardiano serafico, ovunque quel serafino possa trovarsi.

30:4.30 (343.5) I mortali ascendenti sono stati istruiti a fondo negli affari dei mondi evoluzionari dello spazio; ora essi cominciano il loro lungo e proficuo contatto con le sfere di perfezione create. Quale preparazione per un qualunque lavoro futuro è fornita da questa esperienza congiunta, unica e straordinaria! Ma io non posso descrivervi Havona; voi dovete vedere questi mondi per apprezzare la loro gloria o comprendere la loro grandiosità.

30:4.31 (343.6) 7. Coloro che arrivano in Paradiso. Dopo aver raggiunto il Paradiso con status residenziale, voi cominciate il corso progressivo di divinità e di absonità. La vostra residenza in Paradiso significa che avete trovato Dio e che sarete arruolati nel Corpo dei Mortali della Finalità. Fra tutte le creature del grande universo, soltanto coloro che si sono fusi con il Padre sono arruolati nel Corpo dei Mortali della Finalità. Solo tali individui prestano il giuramento di finalitari. Altri esseri di perfezione paradisiaca o che hanno raggiunto il Paradiso possono essere temporaneamente assegnati a questo corpo della finalità, ma non sono assegnati per l’eternità alla missione sconosciuta e non rivelata di questa crescente schiera di veterani evoluzionari e perfezionati del tempo e dello spazio.

30:4.32 (343.7) A coloro che arrivano in Paradiso è accordato un periodo di libertà, dopo di che iniziano le loro associazioni con i sette gruppi dei supernafini primari. Quando hanno terminato il loro corso con i conduttori di adorazione essi sono designati diplomati del Paradiso e successivamente, in qualità di finalitari, sono assegnati ai servizi di osservazione e di cooperazione sino ai confini dell’immensa creazione. Tuttavia sembra non esserci alcun impiego specifico o determinato per i Finalitari del Corpo dei Mortali, anche se essi servono in molte funzioni sui mondi stabilizzati in luce e vita.

30:4.33 (344.1) Se non dovesse esserci un destino futuro o non rivelato per il Corpo dei Mortali della Finalità, l’attuale destinazione di questi esseri ascendenti sarebbe già del tutto adeguata e gloriosa. Il loro presente destino giustifica totalmente il piano universale d’ascensione evoluzionaria. Ma senza dubbio le ere future dell’evoluzione delle sfere dello spazio esterno elaboreranno ulteriormente, ed illumineranno divinamente e con maggior pienezza, la saggezza e l’amorevole bontà degli Dei nell’esecuzione del loro piano divino di sopravvivenza umana e d’ascensione dei mortali.

30:4.34 (344.2) Questa esposizione, unitamente a ciò che vi è stato rivelato ed a ciò che potete apprendere in connessione con l’istruzione concernente il vostro mondo, presenta un profilo della carriera di un mortale ascendente. La storia varia considerevolmente nei differenti superuniversi, ma questo racconto consente di dare un rapido sguardo al piano medio di progressione dei mortali, qual è operante nell’universo locale di Nebadon e nel settimo segmento del grande universo, il superuniverso di Orvonton.

30:4.35 (344.3) [Patrocinato da un Possente Messaggero proveniente da Uversa.]

Fascicolo 31 - Il Corpo della Finalità

Il Libro di Urantia

Fascicolo 31

Il Corpo della Finalità

31:0.1 (345.1) IL CORPO dei Finalitari Mortali rappresenta l’attuale destinazione conosciuta dei mortali ascendenti del tempo fusi con l’Aggiustatore. Ma ci sono anche altri gruppi che sono assegnati a questo corpo. Il corpo primario dei finalitari è costituito come segue:

31:0.2 (345.2) 1. Nativi di Havona.

31:0.3 (345.3) 2. Messaggeri di Gravità.

31:0.4 (345.4) 3. Mortali Glorificati.

31:0.5 (345.5) 4. Serafini Adottati.

31:0.6 (345.6) 5. Figli Materiali Glorificati.

31:0.7 (345.7) 6. Creature Intermedie Glorificate.

31:0.8 (345.8) Questi sei gruppi di esseri glorificati compongono questo corpo straordinario di destino eterno. Noi pensiamo di conoscere il loro lavoro futuro, ma non ne siamo certi. Il Corpo della Finalità dei Mortali si sta mobilitando in Paradiso ed i suoi membri svolgono attualmente il loro ministero in modo molto esteso negli universi dello spazio ed amministrano i mondi stabilizzati in luce e vita; la loro destinazione futura deve essere negli universi in corso di organizzazione dello spazio esterno. Questo almeno è quanto s’ipotizza su Uversa.

31:0.9 (345.9) Il corpo è organizzato in accordo con le associazioni operative dei mondi dello spazio ed in armonia con l’esperienza associativa acquisita in tutta la lunga e movimentata carriera ascendente. Tutte le creature ascendenti ammesse a questo corpo sono accolte su un piano d’uguaglianza, ma questa accentuata uguaglianza non annulla in alcun modo l’individualità né distrugge l’identità personale. Comunicando con un finalitario noi possiamo discernere immediatamente se è un mortale ascendente, un nativo di Havona, un serafino adottato, una creatura intermedia o un Figlio Materiale.

31:0.10 (345.10) Durante la presente era dell’universo i finalitari ritornano a servire negli universi del tempo. Essi sono assegnati a lavorare in successione nei differenti superuniversi, ma mai nel loro superuniverso d’origine prima di aver servito in tutte le altre sei supercreazioni. In tal modo possono acquisire il settuplo concetto dell’Essere Supremo.

31:0.11 (345.11) Una o più compagnie di finalitari mortali sono costantemente in servizio su Urantia. Non c’è dominio del servizio universale al quale non siano assegnati; essi operano universalmente ed alternano periodi uguali d’incarichi assegnati e di tempo libero.

31:0.12 (345.12) Noi non abbiamo alcuna idea sulla natura dell’organizzazione futura di questo gruppo straordinario, ma i finalitari sono ora un corpo completamente autogovernato. Essi scelgono i loro leader e direttori permanenti, periodici e di destinazione. Nessuna influenza esterna può mai incidere sulla loro politica ed il loro giuramento di fedeltà è prestato soltanto dinanzi alla Trinità del Paradiso.

31:0.13 (346.1) I finalitari mantengono i loro quartieri generali in Paradiso, nei superuniversi, negli universi locali ed in tutte le capitali divisionali. Essi sono un ordine separato della creazione evoluzionaria. Noi non li dirigiamo né li controlliamo direttamente, eppure essi sono assolutamente fedeli e sempre cooperativi con tutti i nostri piani. Essi sono veramente l’insieme delle anime fidate e sincere del tempo e dello spazio — il sale evoluzionario dell’universo — e sono per sempre inattaccabili dal male e al sicuro dal peccato.

1. I nativi di Havona

31:1.1 (346.2) Molti dei nativi di Havona che servono come insegnanti nelle scuole di preparazione dei pellegrini dell’universo centrale si affezionano molto ai mortali ascendenti e divengono ancor più interessati al lavoro e al destino futuro del Corpo dei Finalitari Mortali. In Paradiso, nella sede amministrativa del corpo, si mantiene un archivio per i volontari di Havona diretto dall’associato di Grandfanda. Attualmente trovereste milioni e milioni di nativi di Havona in questa lista d’attesa. Questi esseri perfetti di creazione diretta e divina sono di grande aiuto al Corpo dei Mortali della Finalità ed offriranno indubbiamente un servizio ancora più grande nel lontanissimo futuro. Essi forniscono il punto di vista di chi è nato in perfezione ed in completezza divina. I finalitari abbracciano in tal modo entrambe le fasi dell’esistenza esperienziale — quella perfetta e quella perfezionata.

31:1.2 (346.3) I nativi di Havona devono raggiungere certi sviluppi esperienziali in collegamento con gli esseri evoluzionari, che creeranno la capacità di ricezione per il conferimento di un frammento dello spirito del Padre Universale. Il Corpo dei Finalitari Mortali ha come membri permanenti solo gli esseri fusi con lo spirito della Prima Sorgente e Centro o quelli, come i Messaggeri di Gravità, che incorporano per loro natura questo spirito di Dio il Padre.

31:1.3 (346.4) Gli abitanti dell’universo centrale sono accolti nel corpo in proporzione di uno per mille — per compagnia di finalitari. Il corpo è organizzato per un servizio temporaneo in compagnie di mille, nelle quali le creature ascendenti sono in numero di 997 per un nativo di Havona ed un Messaggero di Gravità. I finalitari sono quindi mobilitati in compagnie, ma il giuramento di finalità è prestato individualmente. È un giuramento con delle implicazioni radicali e d’importanza eterna. Il nativo di Havona presta lo stesso giuramento ed è assegnato al corpo per sempre.

31:1.4 (346.5) Le reclute di Havona seguono la compagnia cui sono assegnate; ovunque va il gruppo vanno anch’esse. E dovreste vedere il loro entusiasmo per il nuovo lavoro di finalitari. La possibilità di raggiungere il Corpo della Finalità è una delle emozioni stupende di Havona; la possibilità di divenire un finalitario è una delle avventure supreme di queste razze perfette.

31:1.5 (346.6) I nativi di Havona sono accolti, nella stessa proporzione, anche nel Corpo dei Finalitari Trinitizzati Congiunti su Vicegerington e nel Corpo dei Finalitari Trascendentali in Paradiso. I cittadini di Havona considerano questi tre destini, insieme con la loro possibile ammissione al Corpo dei Finalitari di Havona, come le mete supreme della loro carriera celeste.

2. I Messaggeri di Gravità

31:2.1 (346.7) In qualunque luogo e momento in cui sono in funzione i Messaggeri di Gravità, i finalitari hanno il comando. Tutti i Messaggeri di Gravità sono sotto la giurisdizione esclusiva di Grandfanda e sono assegnati soltanto al Corpo primario della Finalità. Essi sono già ora preziosi per i finalitari e saranno utilissimi nell’eterno futuro. Nessun altro gruppo di creature intelligenti possiede un corpo simile di messaggeri personalizzati capaci di trascendere il tempo e lo spazio. Tipi simili di messaggeri-registratori assegnati ad altri corpi finalitari non sono personalizzati, sono absonitizzati.

31:2.2 (347.1) I Messaggeri di Gravità vengono da Divinington e sono degli Aggiustatori modificati e personalizzati, ma nessun membro del nostro gruppo di Uversa si assumerebbe il compito di spiegare la natura di uno di essi. Noi sappiamo che sono esseri altamente personali, divini, intelligenti e comprensivi in modo toccante, ma non comprendiamo la loro tecnica per attraversare lo spazio istantaneamente. Essi sembrano capaci di utilizzare tutte le energie, tutti i circuiti ed anche la gravità. I finalitari del corpo dei mortali non possono sfidare il tempo e lo spazio, ma hanno associate a loro, e soggette al loro comando, pressoché infinite personalità spirituali che possono farlo. Noi ci permettiamo di chiamare personalità i Messaggeri di Gravità, ma in realtà essi sono esseri superspirituali, personalità senza limiti e senza confini. Comparati ai Messaggeri Solitari essi sono di un ordine di personalità totalmente differente.

31:2.3 (347.2) I Messaggeri di Gravità possono essere assegnati ad una compagnia di finalitari in numero illimitato, ma un solo messaggero, il capo dei suoi compagni, è arruolato nel Corpo dei Mortali della Finalità. Questo capo tuttavia ha in assegnazione un gruppo permanente di 999 compagni messaggeri, e a seconda che lo richiedano le circostanze può ricorrere alle riserve dell’ordine per ottenere degli assistenti in numero illimitato.

31:2.4 (347.3) I Messaggeri di Gravità ed i finalitari mortali glorificati raggiungono un affetto reciproco toccante e profondo. Essi hanno molte cose in comune: gli uni sono la personalizzazione diretta di un frammento del Padre Universale, gli altri sono personalità di creatura esistenti nell’anima immortale sopravvivente fusasi con un frammento dello stesso Padre Universale, l’Aggiustatore di Pensiero spirituale.

3. I mortali glorificati

31:3.1 (347.4) I mortali ascendenti fusi con l’Aggiustatore formano la maggior parte del Corpo primario della Finalità. Insieme con i serafini adottati e glorificati il loro numero è solitamente di 990 in ogni compagnia di finalitari. La proporzione di mortali e di angeli varia in ciascun gruppo, anche se i mortali sono molto più numerosi dei serafini. I nativi di Havona, i Figli Materiali glorificati, le creature intermedie glorificate, i Messaggeri di Gravità ed il membro non conosciuto e mancante costituiscono soltanto l’uno per cento del corpo. Ogni compagnia di mille finalitari ha posto solo per dieci di queste personalità non mortali e non serafiche.

31:3.2 (347.5) Noi di Uversa non conosciamo il “destino della finalità” dei mortali ascendenti del tempo. Attualmente essi risiedono in Paradiso e servono temporaneamente nel Corpo di Luce e Vita, ma il loro eccezionale corso di preparazione ascendente e la loro lunga disciplina universale devono essere destinati a qualificarli per prove di fiducia ancora più grandi e per servizi di responsabilità ancora più sublimi.

31:3.3 (347.6) Benché questi mortali ascendenti abbiano raggiunto il Paradiso, siano stati arruolati nel Corpo della Finalità e siano stati rimandati in gran numero a partecipare alla conduzione degli universi locali e ad aiutare nell’amministrazione degli affari superuniversali — anche di fronte a questo apparente destino, resta il fatto significativo che essi sono registrati solo come spiriti del sesto stadio. Rimane senza dubbio un’altra fase nella carriera del Corpo dei Mortali della Finalità. Noi non conosciamo la natura di questa fase, ma siamo al corrente di tre fatti che richiamiamo all’attenzione:

31:3.4 (348.1) 1. Dagli archivi noi sappiamo che i mortali sono spiriti del primo ordine durante il loro soggiorno nei settori minori e che passano al secondo ordine quando sono trasferiti nei settori maggiori ed al terzo quando avanzano nei mondi educativi centrali del superuniverso. I mortali divengono spiriti del quarto ordine o spiriti diplomati dopo aver raggiunto il sesto cerchio di Havona e divengono spiriti del quinto ordine quando trovano il Padre Universale. Essi raggiungono successivamente il sesto stadio dell’esistenza spirituale quando prestano il giuramento che li arruola per sempre nell’incarico eterno del Corpo della Finalità dei Mortali.

31:3.5 (348.2) Noi osserviamo che la classificazione o designazione degli spiriti è stata determinata dal loro effettivo avanzamento da un regno di servizio universale ad un altro regno di servizio universale, o da un universo ad un altro universo. Ed ipotizziamo che il conferimento della qualifica di spiriti del settimo ordine al Corpo dei Mortali della Finalità sarà simultaneo alla promozione dei loro membri all’incarico eterno di servizio su sfere finora non registrate e non rivelate, e concomitante con il loro raggiungimento di Dio il Supremo. Ma a prescindere da queste ipotesi ardite, noi in realtà non ne sappiamo più di voi su tutto ciò; la nostra conoscenza della carriera dei mortali non va oltre l’attuale destino del Paradiso.

31:3.6 (348.3) 2. I finalitari mortali hanno pienamente ottemperato all’ingiunzione delle ere: “Siate perfetti”. Essi hanno asceso il sentiero universale di compimento dei mortali; hanno trovato Dio e sono stati debitamente reclutati nel Corpo della Finalità. Questi esseri hanno raggiunto il limite attuale di progressione spirituale, ma non la finalità dello status spirituale ultimo. Essi hanno raggiunto il limite attuale di perfezione delle creature, ma non la finalità del servizio delle creature. Hanno sperimentato la pienezza dell’adorazione della Deità, ma non la finalità del raggiungimento della Deità esperienziale.

31:3.7 (348.4) 3. I mortali glorificati del Corpo della Finalità del Paradiso sono esseri ascendenti in possesso della conoscenza esperienziale di ogni gradino della realtà e della filosofia della vita più completa possibile dell’esistenza intelligente. Durante le ere di questa ascensione dai mondi materiali più bassi alle altezze spirituali del Paradiso, queste creature sopravviventi sono state preparate in ogni dettaglio, fino ai limiti delle loro capacità, su tutti i principi divini concernenti l’amministrazione giusta ed efficiente, quanto misericordiosa e paziente, di tutta la creazione universale del tempo e dello spazio.

31:3.8 (348.5) Noi riteniamo che gli esseri umani abbiano il diritto di condividere le nostre opinioni e che voi siate liberi di fare con noi delle ipotesi sul mistero del destino ultimo del Corpo della Finalità del Paradiso. Ci sembra evidente che gli attuali incarichi delle creature evoluzionarie perfezionate partecipino della natura degli studi specializzati sulla comprensione universale e l’amministrazione superuniversale. E tutti noi ci chiediamo: “Perché gli Dei sono tanto interessati a preparare così a fondo i mortali sopravviventi nella tecnica dell’amministrazione universale?”

4. I serafini adottati

31:4.1 (348.6) Molti dei fedeli guardiani serafici dei mortali hanno il permesso di percorrere la carriera ascendente con i loro pupilli umani, e molti di questi angeli guardiani, dopo essersi fusi con il Padre, si uniscono ai loro soggetti nel prestare il giuramento di finalitari dell’eternità ed accettare per sempre il destino dei loro associati mortali. Gli angeli che passano per l’esperienza ascendente degli esseri mortali possono condividere il destino della natura umana; possono egualmente essere arruolati per l’eternità in questo Corpo della Finalità. Un gran numero di serafini adottati e glorificati è assegnato ai vari corpi di finalitari non mortali.

5. I Figli Materiali glorificati

31:5.1 (349.1) Negli universi del tempo e dello spazio esiste una misura in virtù della quale i cittadini adamici dei sistemi locali, quando il loro incarico planetario è a lungo differito, possano inoltrare domanda per essere sciolti dallo status di cittadinanza permanente; se questa è accettata, essi si uniscono ai pellegrini ascendenti sulle capitali d’universo e da là procedono verso il Paradiso ed il Corpo della Finalità.

31:5.2 (349.2) Quando un mondo evoluzionario avanzato giunge alle ultime epoche dell’era di luce e vita, i suoi Figli Materiali, l’Adamo e l’Eva Planetari, possono scegliere di divenire umani, di ricevere degli Aggiustatori e d’imbarcarsi sulla rotta evoluzionaria dell’ascensione universale che conduce al Corpo dei Finalitari Mortali. Alcuni di questi Figli Materiali hanno parzialmente sbagliato o tecnicamente fallito nella loro missione di acceleratori biologici, come nel caso di Adamo su Urantia; ed allora sono obbligati a seguire il corso naturale degli abitanti del regno, a ricevere degli Aggiustatori, a passare per la morte e a progredire per mezzo della fede attraverso il regime ascendente onde raggiungere successivamente il Paradiso ed il Corpo della Finalità.

31:5.3 (349.3) Questi Figli Materiali non si trovano in molte compagnie di finalitari. La loro presenza aggiunge un grande potenziale alle possibilità di servizio elevato per un tale gruppo, ed essi sono invariabilmente scelti come suoi leader. Se entrambi i membri della coppia edenica sono assegnati allo stesso gruppo, di solito è permesso loro di agire congiuntamente come una sola personalità. Queste coppie ascendenti riescono molto meglio dei mortali ascendenti nell’avventura della trinitizzazione.

6. Le creature intermedie glorificate

31:6.1 (349.4) Su molti pianeti le creature intermedie sono generate in gran numero, ma raramente rimangono sul loro mondo natale dopo che si è stabilizzato in luce e vita. Allora, o subito dopo, sono sciolte dallo status di cittadinanza permanente ed iniziano l’ascensione al Paradiso passando per i mondi morontiali, il superuniverso ed Havona in compagnia dei mortali del tempo e dello spazio.

31:6.2 (349.5) Le creature intermedie provenienti dai vari universi differiscono grandemente per origine e natura, ma sono tutte destinate all’uno o all’altro dei corpi della finalità del Paradiso. Gli intermedi secondari alla fine si fondono tutti con il loro Aggiustatore e sono arruolati nel corpo dei mortali. Molte compagnie di finalitari hanno uno di questi esseri glorificati nel loro gruppo.

7. Gli Evangeli di Luce

31:7.1 (349.6) Nell’epoca attuale, ogni compagnia di finalitari conta come membri permanenti 999 personalità che hanno prestato giuramento. Il posto vacante è occupato dal capo degli Evàngeli di Luce assegnato, incaricato di una singola missione. Ma questi esseri sono soltanto dei membri provvisori del corpo.

31:7.2 (349.7) Ogni personalità celeste assegnata al servizio di un corpo finalitario è denominata Evàngelo di Luce. Questi esseri non prestano il giuramento di finalitari, e benché siano sottomessi all’organizzazione del corpo non hanno un incarico permanente. Questo gruppo può comprendere Messaggeri Solitari, supernafini, seconafini, Cittadini del Paradiso o loro discendenti trinitizzati — ogni essere necessario all’esecuzione di un incarico finalitario transitorio. Se il corpo avrà o meno questi esseri assegnati alla missione eterna non lo sappiamo. Alla fine dell’incarico questi Evàngeli di Luce riprendono il loro status precedente.

31:7.3 (350.1) Nel Corpo dei Mortali della Finalità, com’è attualmente costituito, vi sono esattamente sei classi di membri permanenti. I finalitari, come ci si può aspettare, fanno molte ipotesi sull’identità dei loro futuri compagni, ma non c’è molta concordanza tra loro.

31:7.4 (350.2) Noi di Uversa congetturiamo spesso sull’identità del settimo gruppo di finalitari. Facciamo molte supposizioni, compresa quella di una possibile designazione di qualcuno dei corpi in formazione dei numerosi gruppi trinitizzati in Paradiso, su Vicegerington e nel circuito interno di Havona. Viene anche avanzata l’ipotesi che il Corpo della Finalità possa ricevere il permesso di trinitizzare molti dei loro assistenti nel lavoro dell’amministrazione universale nel caso siano destinati a servire in universi attualmente in corso di formazione.

31:7.5 (350.3) Uno di noi è dell’opinione che questo posto vacante del corpo sarà occupato da qualche tipo di essere avente origine nel nuovo universo del loro servizio futuro; un altro è incline a credere che questo posto sarà occupato da qualche tipo di personalità del Paradiso non ancora creata, eventuata o trinitizzata. Ma con tutta probabilità dovremo attendere l’entrata dei finalitari nel loro settimo stadio di realizzazione spirituale prima di saperlo realmente.

8. I Trascendentali

31:8.1 (350.4) Parte dell’esperienza del mortale perfezionato in Paradiso come finalitario consiste nello sforzo di giungere alla comprensione della natura e della funzione di più di mille gruppi di supercittadini trascendentali del Paradiso, esseri eventuati con attributi absoniti. Nella loro associazione con queste superpersonalità, i finalitari ascendenti ricevono un grande aiuto dall’utile guida di numerosi ordini di ministri trascendentali che hanno il compito di presentare i finalitari evoluti ai loro nuovi fratelli del Paradiso. L’intero ordine dei Trascendentali vive nell’ovest del Paradiso in una vasta area occupata esclusivamente da loro.

31:8.2 (350.5) Nell’analisi dei Trascendentali noi siamo impediti non solo dalle limitazioni della comprensione umana, ma anche dai termini del mandato che regola queste rivelazioni concernenti le personalità del Paradiso. Questi esseri non hanno alcuna relazione con l’ascensione dei mortali verso Havona. La vasta schiera dei Trascendentali del Paradiso non ha niente a che fare con gli affari di Havona o dei sette superuniversi, essendo interessata soltanto alla superamministrazione degli affari dell’universo maestro.

31:8.3 (350.6) Essendo creature, voi potete concepire un Creatore, ma non potete comprendere che esiste un’enorme e diversificata aggregazione di esseri intelligenti che non sono né Creatori né creature. Questi Trascendentali non creano esseri né sono mai stati essi stessi creati. Parlando della loro origine, al fine di evitare l’impiego di un nuovo termine — di una designazione arbitraria e priva di significato — ci sembra preferibile dire che i Trascendentali semplicemente si eventuano. L’Assoluto della Deità può ben essere stato coinvolto nella loro origine e può essere implicato nel loro destino, ma questi esseri straordinari non sono attualmente dominati dall’Assoluto della Deità. Essi sono soggetti a Dio l’Ultimo ed il loro presente soggiorno in Paradiso è diretto e controllato sotto ogni aspetto dalla Trinità.

31:8.4 (351.1) Sebbene tutti i mortali che raggiungono il Paradiso fraternizzino spesso con i Trascendentali, come fanno con i Cittadini del Paradiso, si verifica che il primo vero contatto di un uomo con un Trascendentale avviene nella memorabile occasione in cui l’ascendente mortale si trova, come membro di un nuovo gruppo di finalitari, nel cerchio finalitario d’accoglienza quando è amministrato il giuramento di eternità alla Trinità dal capo dei Trascendentali, il capo che presiede gli Architetti dell’Universo Maestro.

9. Gli Architetti dell’Eniverso Maestro

31:9.1 (351.2) Gli Architetti dell’Universo Maestro sono il corpo dirigente dei Trascendentali del Paradiso. Questo corpo dirigente annovera 28.011 personalità in possesso di menti superiori, di spiriti splendidi e di absonità superne. Il presidente di questo magnifico gruppo, l’Architetto Maestro decano, è il capo che coordina tutte le intelligenze del Paradiso sotto il livello di Deità.

31:9.2 (351.3) La sedicesima prescrizione del mandato che autorizza questa narrazione dice: “Se ritenuto saggio, l’esistenza degli Architetti dell’Universo Maestro e dei loro associati potrà essere svelata, ma la loro origine, la loro natura ed il loro destino non possono essere pienamente rivelati.” Noi possiamo tuttavia informarvi che questi Architetti Maestri esistono nei sette livelli dell’absonito. Questi sette gruppi sono classificati come segue:

31:9.3 (351.4) 1. Il Livello del Paradiso. Solo il decano o primo Architetto eventuato funziona su questo livello più elevato dell’absonito. Questa personalità ultima — né Creatore né creatura — si è eventuata all’aurora dell’eternità ed ora funziona come mirabile coordinatore del Paradiso e dei suoi ventuno mondi di attività associate.

31:9.4 (351.5) 2. Il Livello di Havona. La seconda eventuazione di Architetti ha prodotto tre pianificatori maestri ed amministratori absoniti, i quali si sono sempre consacrati al coordinamento del miliardo di sfere perfette dell’universo centrale. La tradizione del Paradiso asserisce che questi tre Architetti, con il consiglio dell’Architetto decano eventuato in precedenza, hanno contribuito a progettare Havona, ma in realtà noi non lo sappiamo.

31:9.5 (351.6) 3. Il Livello dei Superuniversi. Il terzo livello absonito comprende i sette Architetti Maestri dei sette superuniversi, i quali attualmente, come gruppo, trascorrono quasi altrettanto tempo in compagnia dei Sette Spiriti Maestri del Paradiso quanto con i Sette Esecutivi Supremi sui sette mondi speciali dello Spirito Infinito. Essi sono i supercoordinatori del grande universo.

31:9.6 (351.7) 4. Il Livello di Spazio Primario. Questo gruppo conta settanta Architetti, e noi ipotizziamo che essi si occupino dei piani finali per il primo universo dello spazio esterno, ora in corso di mobilitazione oltre i confini degli attuali sette superuniversi.

31:9.7 (351.8) 5. Il Livello di Spazio Secondario. Questo quinto corpo comprende 490 Architetti, ed anche in questo caso noi ipotizziamo che essi debbano occuparsi del secondo universo dello spazio esterno, dove i nostri fisici hanno già scoperto mobilitazioni d’energia ben definite.

31:9.8 (352.1) 6. Il Livello di Spazio Terziario. Questo sesto gruppo di Architetti Maestri comprende 3.430 membri, e noi deduciamo allo stesso modo che possano essere occupati nei giganteschi piani del terzo universo dello spazio esterno.

31:9.9 (352.2) 7. Il Livello di Spazio Quaternario. Questo corpo, l’ultimo e più numeroso, è costituito da 24.010 Architetti Maestri, e se le nostre precedenti ipotesi sono valide, esso deve essere collegato con il quarto ed ultimo degli universi dello spazio esterno, le cui dimensioni sono in continua crescita.

31:9.10 (352.3) Questi sette gruppi di Architetti Maestri sommano a 28.011 progettisti di universi. In Paradiso c’è una tradizione secondo la quale molto lontano nell’eternità fu tentata l’eventuazione del 28.012o Architetto Maestro, ma che questo essere non riuscì ad absonitizzarsi, essendosi impadronito della sua personalità l’Assoluto Universale. È possibile che la serie ascendente degli Architetti Maestri abbia raggiunto il limite dell’absonità nel 28.011o Architetto, e che il 28.012o tentativo abbia incontrato il livello matematico della presenza dell’Assoluto. In altri termini, che alla 28.012a eventuazione il livello della qualità dell’absonità ha equivalso il livello dell’Universale ed ha raggiunto il valore dell’Assoluto.

31:9.11 (352.4) Nella loro organizzazione funzionale i tre Architetti supervisori di Havona agiscono come assistenti associati dell’Architetto solitario del Paradiso. I sette Architetti dei superuniversi agiscono come coordinati dei tre supervisori di Havona. I settanta progettisti degli universi del livello primario di spazio esterno servono attualmente come assistenti associati dei sette Architetti dei sette superuniversi.

31:9.12 (352.5) Gli Architetti dell’Universo Maestro hanno a loro disposizione numerosi gruppi di aiutanti e di assistenti, compresi due vasti ordini di organizzatori di forza, gli eventuati primari ed i trascendentali associati. Questi Organizzatori di Forza Maestri non devono essere confusi con i direttori di potere, che sono associati al grande universo.

31:9.13 (352.6) Tutti gli esseri generati dall’unione dei figli del tempo con i figli dell’eternità, come i discendenti trinitizzati dei finalitari e dei Cittadini del Paradiso, diventano pupilli degli Architetti Maestri. Ma tra tutte le altre creature od entità rivelate come funzionanti negli attuali universi organizzati, solo i Messaggeri Solitari e gli Spiriti Trinitari Ispirati mantengono un’associazione organica con i Trascendentali e con gli Architetti dell’Universo Maestro.

31:9.14 (352.7) Gli Architetti Maestri danno la loro approvazione tecnica per l’assegnazione dei Figli Creatori alle loro zone di spazio destinate all’organizzazione degli universi locali. C’è un’associazione molto stretta tra gli Architetti Maestri e i Figli Creatori Paradisiaci, e sebbene questa relazione non sia rivelata, voi siete stati informati dell’associazione degli Architetti con i Creatori Supremi del grande universo nella relazione della prima Trinità esperienziale. Questi due gruppi, insieme con l’Essere Supremo evolventesi ed esperienziale, costituiscono l’Ultimità Trinitaria dei valori trascendentali e dei significati dell’universo maestro.

10. L’avventura finale

31:10.1 (352.8) L’Architetto Maestro decano ha la supervisione dei sette Corpi della Finalità, che sono:

31:10.2 (352.9) 1. Il Corpo dei Finalitari Mortali.

31:10.3 (352.10) 2. Il Corpo dei Finalitari del Paradiso.

31:10.4 (352.11) 3. Il Corpo dei Finalitari Trinitizzati.

31:10.5 (353.1) 4. Il Corpo dei Finalitari Trinitizzati Congiunti.

31:10.6 (353.2) 5. Il Corpo dei Finalitari di Havona.

31:10.7 (353.3) 6. Il Corpo dei Finalitari Trascendentali.

31:10.8 (353.4) 7. Il Corpo dei Figli del Destino Non Rivelati.

31:10.9 (353.5) Ognuno di questi corpi del destino ha un capo che lo presiede, e i sette capi costituiscono il Consiglio Supremo del Destino in Paradiso. Durante la presente era dell’universo Grandfanda è il capo di questo corpo supremo di designazione universale dei figli del destino ultimo.

31:10.10 (353.6) L’insieme di questi sette corpi finalitari rappresenta la mobilitazione della realtà di potenziali, personalità, menti, spiriti, absoniti e delle realtà esperienziali che trascendono probabilmente anche le funzioni future dell’Essere Supremo nell’universo maestro. Questi sette corpi finalitari rappresentano probabilmente l’attività attuale della Trinità Ultima, impegnata a riunire le forze del finito e dell’absonito in preparazione di sviluppi inconcepibili negli universi dello spazio esterno. Niente di simile a questa mobilitazione si è verificato sin dai tempi prossimi all’eternità in cui la Trinità del Paradiso mobilitò in modo analogo le personalità allora esistenti del Paradiso e di Havona e le incaricò come amministratori e governanti dei progettati sette superuniversi del tempo e dello spazio. I sette corpi finalitari rappresentano la risposta della divinità del grande universo ai bisogni futuri dei potenziali non sviluppati negli universi esterni di attività future-eterne.

31:10.11 (353.7) Noi ci avventuriamo a prevedere universi esterni di mondi abitati futuri e più grandi, nuove sfere popolate da nuovi ordini di esseri mirabili ed unici, un universo materiale sublime nella sua ultimità, un’immensa creazione mancante di un solo importante dettaglio — la presenza di un’esperienza finita effettiva nella vita universale dell’esistenza ascendente. Questo universo verrà all’esistenza con un enorme svantaggio esperienziale: quello di non aver partecipato all’evoluzione dell’Onnipotente Supremo. Questi universi esterni beneficeranno tutti del ministero incomparabile e del supercontrollo superno dell’Essere Supremo, ma il fatto stesso della sua presenza attiva precluderà la loro partecipazione all’attuazione della Deità Suprema.

31:10.12 (353.8) Durante la presente era dell’universo le personalità in evoluzione del grande universo soffrono di molte difficoltà dovute all’attuazione incompleta della sovranità di Dio il Supremo, ma noi stiamo tutti condividendo l’esperienza straordinaria della sua evoluzione. Noi ci evolviamo in lui ed egli si evolve in noi. Ad un dato momento dell’eterno futuro l’evoluzione della Deità Suprema diverrà un fatto compiuto della storia universale, e l’opportunità di partecipare a questa meravigliosa esperienza sarà scomparsa dalla scena d’azione cosmica.

31:10.13 (353.9) Ma quelli di noi che hanno acquisito questa esperienza singolare durante la giovinezza dell’universo la custodiranno come un tesoro per tutta l’eternità futura. Molti tra noi avanzano l’ipotesi che la missione delle riserve dei mortali ascendenti e perfezionati del Corpo della Finalità, che si stanno progressivamente ammassando, in associazione con gli altri sei corpi similari in fase di reclutamento, possa essere quella di amministrare questi universi esterni nello sforzo di compensare le loro deficienze esperienziali derivanti dal non aver partecipato all’evoluzione dell’Essere Supremo nel tempo-spazio.

31:10.14 (353.10) Queste deficienze sono inevitabili su tutti i livelli dell’esistenza universale. Durante la presente era dell’universo noi dei livelli superiori delle esistenze spirituali scendiamo attualmente ad amministrare gli universi evoluzionari e ad assistere i mortali ascendenti, sforzandoci in tal modo di rimediare alle loro deficienze nelle realtà della più elevata esperienza spirituale.

31:10.15 (354.1) Ma anche se in realtà non conosciamo nulla dei piani degli Architetti dell’Universo Maestro riguardo a queste creazioni esterne, nondimeno siamo certi di tre cose:

31:10.16 (354.2) 1. C’è effettivamente un immenso e nuovo sistema di universi che si sta gradualmente organizzando nei domini dello spazio esterno. Nuovi ordini di creazioni fisiche, enormi e giganteschi cerchi formicolanti di universi su universi situati molto al di là degli attuali confini delle creazioni popolate ed organizzate, sono già visibili attraverso i vostri telescopi. Al presente queste creazioni esterne sono interamente fisiche; esse sono apparentemente disabitate e sembrano essere prive di amministrazione da parte di creature.

31:10.17 (354.3) 2. Da ere continua la mobilitazione paradisiaca inspiegata e totalmente misteriosa degli esseri ascendenti e perfezionati del tempo e dello spazio, in associazione con gli altri sei corpi di finalitari.

31:10.18 (354.4) 3. In concomitanza con queste operazioni, la Persona Suprema della Deità sta estendendo il suo potere come sovrano onnipotente delle supercreazioni.

31:10.19 (354.5) Considerando questo sviluppo trino che abbraccia creature, universi e Deità, possiamo essere criticati se prevediamo che qualcosa di nuovo e di non rivelato si stia avvicinando al suo apogeo nell’universo maestro? Non è naturale che associamo questa plurisecolare mobilitazione ed organizzazione di universi fisici su scala fino ad ora sconosciuta e l’emersione della personalità dell’Essere Supremo a questo piano stupefacente per elevare i mortali del tempo alla perfezione divina e la loro successiva mobilitazione in Paradiso nel Corpo della Finalità — una designazione e un destino avvolti nel mistero universale? In tutta Uversa è in aumento la credenza che il Corpo della Finalità in corso di formazione sia destinato a qualche servizio futuro negli universi dello spazio esterno, dove noi siamo già in grado d’identificare il raggruppamento di almeno settantamila aggregazioni di materia, ciascuna delle quali è più grande di qualunque superuniverso attuale.

31:10.20 (354.6) I mortali evoluzionari nascono sui pianeti dello spazio, passano per i mondi morontiali, ascendono gli universi spirituali, attraversano le sfere di Havona, trovano Dio, raggiungono il Paradiso e sono arruolati nel Corpo primario della Finalità per attendervi la loro successiva assegnazione al servizio universale. Vi sono altri sei corpi della finalità in corso di formazione, però Grandfanda, il primo ascendente mortale, presiede come capo paradisiaco a tutti gli ordini di finalitari. Quando contempliamo questo spettacolo sublime, noi tutti esclamiamo: quale destino glorioso per i figli del tempo di origine animale, i figli materiali dello spazio!

31:10.21 (354.7) [Patrocinato congiuntamente da un Consigliere Divino e da un Privo di Nome e Numero, autorizzati a questa funzione dagli Antichi dei Giorni di Uversa.]

* * * * *

31:10.22 (354.8) Questi trentuno fascicoli che descrivono la natura della Deità, la realtà del Paradiso, l’organizzazione ed il funzionamento dell’universo centrale e dei superuniversi, le personalità del grande universo e l’alto destino dei mortali evoluzionari, sono stati patrocinati, formulati ed esposti in lingua inglese da un’alta commissione composta di ventiquattro amministratori di Orvonton, agenti in conformità ad un mandato emesso dagli Antichi dei Giorni di Uversa, che disponeva che ciò fosse fatto su Urantia, numero 606 di Satania, in Norlatiadek di Nebadon, nell’anno 1934 dell’era cristiana.

PARTE II. L’Universo Locale

Il Libro di Urantia

PARTE II

L’Universo Locale

Patrocinata da un Corpo di Personalità dell’Universo Locale di Nebadon agente per autorità di Gabriele di Salvington.

Fascicolo 32 - L’evoluzione degli universi locali

Il Libro di Urantia

Fascicolo 32

L’evoluzione degli universi locali

32:0.1 (357.1) UN UNIVERSO locale è l’opera di un Figlio Creatore dell’ordine paradisiaco di Micael. Esso comprende cento costellazioni, ciascuna delle quali include cento sistemi di mondi abitati. Ogni sistema conterrà alla fine circa mille sfere abitate.

32:0.2 (357.2) Questi universi del tempo e dello spazio sono tutti evoluzionari. Il piano creativo dei Micael del Paradiso procede sempre lungo il sentiero dell’evoluzione graduale e dello sviluppo progressivo delle nature e delle capacità fisiche, intellettuali e spirituali delle molteplici creature che abitano i vari ordini di sfere compresi in un tale universo locale.

32:0.3 (357.3) Urantia appartiene ad un universo locale il cui sovrano è l’uomo-Dio di Nebadon, Gesù di Nazaret e Micael di Salvington. E tutti i piani di Micael per questo universo locale furono pienamente approvati dalla Trinità del Paradiso prima che egli s’imbarcasse nell’avventura suprema dello spazio.

32:0.4 (357.4) I Figli di Dio possono scegliere i regni delle loro attività di creatori, ma queste creazioni materiali furono in origine progettate e pianificate dagli Architetti Paradisiaci dell’Universo Maestro.

1. L’emersione fisica degli universi

32:1.1 (357.5) Le manipolazioni preuniversali di forza dello spazio e delle energie primordiali sono opera degli Organizzatori di Forza Maestri del Paradiso. Ma nei domini superuniversali, quando l’energia emergente diviene sensibile alla gravità locale o lineare, essi si ritirano a favore dei direttori di potere del superuniverso interessato.

32:1.2 (357.6) Questi direttori di potere agiscono da soli nelle fasi di creazione di un universo locale anteriori alla materia e posteriori alla forza. Un Figlio Creatore non ha alcuna opportunità d’iniziare l’organizzazione di un universo finché i direttori di potere non hanno effettuato la mobilitazione delle energie spaziali sufficienti a fornire una base materiale — soli fisici e sfere materiali — per l’universo emergente.

32:1.3 (357.7) Gli universi locali hanno tutti press’a poco lo stesso potenziale d’energia, benché differiscano grandemente per dimensioni fisiche e possano variare di tanto in tanto nel contenuto di materia visibile. Il carico di potere e la dotazione di materia potenziale di un universo locale sono determinati dalle manipolazioni dei direttori di potere e dei loro predecessori, come pure dalle attività del Figlio Creatore e dalla dotazione del controllo fisico innato posseduta dalla sua associata creativa.

32:1.4 (358.1) Il carico d’energia di un universo locale è circa la centomillesima parte della dotazione di forza del suo superuniverso. Nel caso di Nebadon, il vostro universo locale, la materializzazione della massa è leggermente minore. Fisicamente parlando, Nebadon possiede tutta la dotazione fisica d’energia e di materia che si può trovare in qualsiasi creazione locale di Orvonton. La sola limitazione fisica al maggior sviluppo dell’universo di Nebadon consiste nel carico quantitativo d’energia spaziale tenuto prigioniero dal controllo di gravità dei poteri e delle personalità associati del meccanismo congiunto dell’universo.

32:1.5 (358.2) Quando l’energia-materia ha raggiunto un certo stadio di materializzazione della massa, appare sulla scena un Figlio Creatore Paradisiaco accompagnato da una Figlia Creativa dello Spirito Infinito. Simultaneamente all’arrivo del Figlio Creatore ha inizio il lavoro di costruzione della sfera architettonica destinata a diventare il mondo capitale dell’universo locale progettato. Per lunghe ere questa creazione locale si evolve, si stabilizzano dei soli e si formano dei pianeti che girano lungo le loro orbite, mentre prosegue il lavoro di creazione dei mondi architettonici che dovranno servire da quartieri generali delle costellazioni e da capitali dei sistemi.

2. L’organizzazione di un universo

32:2.1 (358.3) I Figli Creatori sono preceduti nell’organizzazione di un universo dai direttori di potere e da altri esseri originati dalla Terza Sorgente e Centro. A partire dalle energie dello spazio, in tal modo precedentemente organizzate, Micael, il vostro Figlio Creatore, stabilì i regni abitati dell’universo di Nebadon e da allora si è sempre scrupolosamente dedicato alla loro amministrazione. Partendo dall’energia preesistente questi Figli divini materializzano materia visibile, progettano creature viventi e, con la collaborazione della presenza nell’universo dello Spirito Infinito, creano un seguito diversificato di personalità spirituali.

32:2.2 (358.4) Questi direttori di potere e controllori dell’energia, che hanno preceduto di molto il Figlio Creatore nel lavoro fisico preliminare di organizzazione dell’universo, servono poi in collegamento stupendo con questo Figlio d’Universo, mantenendo per sempre il controllo associato delle energie che essi avevano originariamente organizzato e messo in circuito. Su Salvington sono attualmente in funzione gli stessi cento centri di potere che hanno collaborato con il vostro Figlio Creatore nella formazione originaria di questo universo locale.

32:2.3 (358.5) Il primo atto completo di creazione fisica in Nebadon è consistito nell’organizzazione del mondo capitale, la sfera architettonica di Salvington, con i suoi satelliti. A partire dalle attività iniziali dei centri di potere e dei controllori fisici fino all’arrivo del personale vivente sulle sfere completate di Salvington, trascorse poco più di un miliardo di anni del vostro attuale tempo planetario. La costruzione di Salvington fu immediatamente seguita dalla creazione dei cento mondi capitale delle progettate costellazioni e delle diecimila sfere capitale dei progettati sistemi locali di controllo e di amministrazione planetaria, insieme con i loro satelliti architettonici. Questi mondi architettonici sono concepiti per accogliere personalità sia fisiche che spirituali, come pure esseri degli stadi d’esistenza intermedi morontiali o di transizione.

32:2.4 (359.1) Salvington, la capitale di Nebadon, è situata esattamente al centro della massa d’energia dell’universo locale. Ma il vostro universo locale non è un singolo sistema astronomico, sebbene esista un vasto sistema al suo centro fisico.

32:2.5 (359.2) Salvington è il quartier generale personale di Micael di Nebadon, ma egli non si trova sempre là. Mentre il funzionamento regolare del vostro universo locale ora non esige più la presenza continua del Figlio Creatore sulla sfera capitale, non fu così nelle epoche iniziali dell’organizzazione fisica. Un Figlio Creatore non può lasciare il suo mondo capitale finché non sia trascorso questo periodo di stabilizzazione gravitazionale del regno mediante la materializzazione d’energia sufficiente a consentire ai vari circuiti e sistemi di controbilanciarsi l’un l’altro per reciproca attrazione materiale.

32:2.6 (359.3) Allora il piano fisico di un universo è completato ed il Figlio Creatore, in associazione con lo Spirito Creativo, progetta il suo piano di creazione della vita; dopo di che questa rappresentazione dello Spirito Infinito inizia la sua funzione nell’universo come personalità creativa distinta. Quando tale primo atto creativo è formulato ed eseguito, scaturisce all’esistenza il Radioso Astro del Mattino, la personificazione di questo concetto creativo iniziale d’identità e d’ideale di divinità. Esso è il capo esecutivo dell’universo, l’associato personale del Figlio Creatore, simile a lui in tutti gli aspetti del carattere, benché notevolmente limitato negli attributi di divinità.

32:2.7 (359.4) Ed ora che è stato fornito il braccio destro e capo esecutivo del Figlio Creatore, segue la venuta all’esistenza di una vasta e meravigliosa schiera di creature differenti. Appaiono i figli e le figlie dell’universo locale, e subito dopo viene istituito il governo di tale creazione, che si estende dai consigli supremi dell’universo fino ai padri delle costellazioni ed ai sovrani dei sistemi locali — le aggregazioni dei mondi che sono concepiti per diventare successivamente le dimore delle diverse razze mortali di creature dotate di volontà. E ciascuno di questi mondi sarà presieduto da un Principe Planetario.

32:2.8 (359.5) Successivamente, quando un tale universo è stato così completamente organizzato e pienamente dotato di personale, il Figlio Creatore aderisce alla proposta del Padre di creare l’uomo mortale a loro immagine divina.

32:2.9 (359.6) L’organizzazione delle dimore planetarie è ancora in corso in Nebadon, perché questo universo è in verità un ammasso giovane fra i regni stellari e planetari di Orvonton. Nell’ultima registrazione c’erano in Nebadon 3.840.101 pianeti abitati, e Satania, il sistema locale del vostro mondo, è abbastanza tipico di altri sistemi.

32:2.10 (359.7) Satania non è un sistema fisico uniforme, un’unità od organizzazione astronomica singola. I suoi 619 mondi abitati sono situati in più di cinquecento sistemi fisici differenti. Soltanto cinque hanno più di due mondi abitati e di questi solo uno ha quattro pianeti popolati, mentre ce ne sono quarantasei che hanno due mondi abitati.

32:2.11 (359.8) Il sistema di mondi abitati di Satania è molto lontano da Uversa e da quel grande ammasso di soli che funziona come centro fisico o astronomico del settimo superuniverso. Jerusem, la capitale di Satania, dista più di duecentomila anni luce dal centro fisico del superuniverso di Orvonton, che è lontano, molto lontano nel diametro denso della Via Lattea. Satania è alla periferia dell’universo locale e Nebadon è attualmente molto all’esterno verso i margini di Orvonton. Dal più lontano sistema di mondi abitati fino al centro del superuniverso ci sono poco meno di duecentocinquantamila anni luce.

32:2.12 (360.1) L’universo di Nebadon gira adesso lontano verso sud-est nel circuito superuniversale di Orvonton. Gli universi più vicini sono: Avalon, Henselon, Sanselon, Portalon, Wolvering, Fanoving e Alvoring.

32:2.13 (360.2) L’evoluzione di un universo locale è però una lunga storia. I fascicoli che trattano del superuniverso introducono questo argomento; quelli di questa sezione, che trattano delle creazioni locali, lo proseguono, mentre quelli che vengono dopo, riguardanti la storia e il destino di Urantia, completano il racconto. Ma voi potete comprendere adeguatamente il destino dei mortali di una tale creazione locale soltanto mediante l’attenta lettura delle narrazioni della vita e degli insegnamenti del vostro Figlio Creatore quando visse un tempo la vita dell’uomo nelle sembianze della carne mortale sul vostro stesso mondo evoluzionario.

3. Il concetto di evoluzione

32:3.1 (360.3) La sola creazione perfettamente stabilizzata è Havona, l’universo centrale, che fu creata direttamente dal pensiero del Padre Universale e dal verbo del Figlio Eterno. Havona è un universo esistenziale, perfetto e compiuto, che circonda la dimora delle Deità eterne, il centro di tutte le cose. Le creazioni dei sette superuniversi sono finite, evoluzionarie e costantemente in progresso.

32:3.2 (360.4) I sistemi fisici del tempo e dello spazio sono tutti di origine evoluzionaria. Essi non sono fisicamente stabilizzati fino a quando non gireranno nei circuiti stabiliti dei loro superuniversi. Né un universo locale è stabilizzato in luce e vita prima che siano state esaurite le sue possibilità fisiche di espansione e di sviluppo, e prima che lo status spirituale di tutti i suoi mondi abitati sia stato fissato e stabilizzato per sempre.

32:3.3 (360.5) Eccetto che nell’universo centrale, la perfezione è una conquista progressiva. Nella creazione centrale abbiamo un modello di perfezione, ma tutti gli altri regni devono raggiungere tale perfezione con i metodi stabiliti per l’avanzamento di questi mondi od universi particolari. Ed i piani dei Figli Creatori per organizzare, fare evolvere, disciplinare e stabilizzare i loro rispettivi universi locali sono caratterizzati da una varietà pressoché infinita.

32:3.4 (360.6) Ad eccezione della presenza della deità del Padre, ogni universo locale è in un certo senso una duplicazione dell’organizzazione amministrativa della creazione centrale o creazione modello. Sebbene il Padre Universale sia personalmente presente nell’universo residenziale, egli non dimora nelle menti degli esseri che hanno origine in quell’universo così come letteralmente dimora nelle anime dei mortali del tempo e dello spazio. Sembra esserci una compensazione infinitamente saggia nell’aggiustamento e nella regolazione degli affari spirituali dell’immensa creazione. Nell’universo centrale il Padre è personalmente presente come tale, ma assente dalla mente dei figli di quella creazione perfetta. Negli universi dello spazio il Padre è assente come persona, essendo rappresentato dai suoi Figli Sovrani, mentre è intimamente presente nella mente dei suoi figli mortali, essendo spiritualmente rappresentato dalla presenza prepersonale dei Monitori del Mistero che risiedono nella mente di queste creature dotate di volontà.

32:3.5 (360.7) Nella capitale di un universo locale risiedono tutte quelle personalità creatrici e creative che rappresentano un’autorità indipendente ed un’autonomia amministrativa, salvo la presenza personale del Padre Universale. Nell’universo locale vi sono rappresentanti di quasi tutte le classi di esseri intelligenti esistenti nell’universo centrale, eccetto il Padre Universale. Sebbene il Padre Universale non sia personalmente presente in un universo locale, è personalmente rappresentato dal suo Figlio Creatore, prima vicegerente di Dio e successivamente governante supremo e sovrano per proprio diritto.

32:3.6 (361.1) Più scendiamo la scala della vita, più diventa difficile individuare con l’occhio della fede il Padre invisibile. Le creature più basse — e talvolta anche le personalità più elevate — trovano sempre difficile riconoscere il Padre Universale nei suoi Figli Creatori. E così, in attesa del momento della loro elevazione spirituale, quando la perfezione del loro sviluppo permetterà loro di vedere Dio in persona, esse si stancano di progredire, nutrono dubbi spirituali, cadono nella confusione e così si isolano dagli obiettivi spirituali progressivi del loro tempo e del loro universo. In questo modo perdono la capacità di vedere il Padre quando guardano il Figlio Creatore. La salvaguardia più sicura per la creatura in tutta la sua lunga lotta per raggiungere il Padre, durante questo periodo in cui le condizioni intrinseche rendono impossibile tale raggiungimento, è quella di stare tenacemente attaccata al fatto-verità della presenza del Padre nei suoi Figli. In senso letterale e figurato, spirituale e personale, il Padre ed i Figli sono uno. È un fatto: colui che ha visto un Figlio Creatore ha visto il Padre.

32:3.7 (361.2) All’inizio le personalità di un dato universo sono salde e affidabili soltanto in conformità al loro grado di parentela con la Deità. Quando l’origine della creatura si scosta a sufficienza dalle Sorgenti originali e divine, sia che si tratti dei Figli di Dio o delle creature appartenenti al ministero dello Spirito Infinito, aumenta la possibilità di disarmonia, di confusione e talvolta di ribellione — di peccato.

32:3.8 (361.3) A parte gli esseri perfetti originati dalla Deità, tutte le creature dotate di volontà dei superuniversi sono di natura evoluzionaria; iniziano da una condizione bassa e salgono sempre verso l’alto, in realtà verso l’interno. Anche le personalità altamente spirituali continuano a salire la scala dell’esistenza con trasferimenti progressivi di vita in vita e di sfera in sfera. E nel caso di coloro che ospitano i Monitori del Mistero, non c’è in verità alcun limite alle possibili altezze della loro ascesa spirituale e della loro realizzazione nell’universo.

32:3.9 (361.4) Una volta raggiunta definitivamente la perfezione delle creature del tempo, essa è un’acquisizione completa, un autentico possesso di personalità. Anche se gli elementi della grazia vi sono largamente mescolati, nondimeno le realizzazioni della creatura sono il risultato di uno sforzo individuale e di una vita effettiva, di una reazione della personalità all’ambiente esistente.

32:3.10 (361.5) Il fatto dell’origine evoluzionaria animale non imprime alcun marchio su una personalità agli occhi dell’universo, dal momento che quello è il modo esclusivo di produrre uno dei due tipi basilari di creature finite intelligenti dotate di volontà. Quando le altezze della perfezione e dell’eternità sono raggiunte, tanto più grande è l’onore per coloro che hanno cominciato dal punto più basso ed hanno scalato con gioia, un gradino dopo l’altro, la scala della vita, e che, quando raggiungeranno la sommità della gloria, avranno acquisito un’esperienza personale che incorpora una conoscenza effettiva d’ogni fase della vita dal punto più basso a quello più alto.

32:3.11 (361.6) In tutto questo si rivela la saggezza dei Creatori. Per il Padre Universale sarebbe così facile fare di tutti i mortali degli esseri perfetti, distribuire perfezione con la sua parola divina. Ma ciò li priverebbe dell’esperienza meravigliosa dell’avventura e della preparazione associate alla lunga e graduale ascensione verso l’interno, un’esperienza che può essere fatta solo da coloro che sono così fortunati da cominciare dal fondo stesso dell’esistenza vivente.

32:3.12 (362.1) Gli universi che circondano Havona sono dotati solo di un numero di creature perfette sufficiente a soddisfare la necessità di guide istruttrici modello per coloro che stanno ascendendo la scala evoluzionaria della vita. La natura esperienziale del tipo evoluzionario di personalità è il complemento cosmico naturale della natura pienamente perfetta delle creature del Paradiso-Havona. In realtà, sia le creature perfette che quelle perfezionate sono incomplete in rapporto alla totalità finita. Ma nell’associazione complementare delle creature esistenzialmente perfette del sistema Paradiso-Havona con i finalitari ascendenti esperienzialmente perfezionati degli universi evoluzionari, entrambi i tipi giungono a liberarsi dalle loro limitazioni innate e possono così tentare congiuntamente di raggiungere le altezze sublimi dell’ultimità dello status di creature.

32:3.13 (362.2) Queste operazioni delle creature sono le ripercussioni universali di azioni e reazioni all’interno della Deità Settupla, nella quale la divinità eterna della Trinità del Paradiso è congiunta con la divinità in evoluzione dei Creatori Supremi degli universi del tempo-spazio nell’attuante potere della Deità dell’Essere Supremo, per suo mezzo e grazie ad esso.

32:3.14 (362.3) La creatura divinamente perfetta e la creatura evoluzionaria perfezionata hanno un uguale grado di potenziale di divinità, ma sono di genere diverso. Ciascuna deve dipendere dall’altra per raggiungere la supremazia di servizio. I superuniversi evoluzionari dipendono dal perfetto Havona per provvedere la preparazione finale ai loro cittadini ascendenti, ma altrettanto il perfetto universo centrale richiede l’esistenza dei superuniversi in corso di perfezionamento per assicurare il pieno sviluppo dei suoi abitanti discendenti.

32:3.15 (362.4) Le due manifestazioni primarie della realtà finita, la perfezione innata e la perfezione evoluta, si tratti di personalità o di universi, sono coordinate, dipendenti ed integrate. Ognuna ha bisogno dell’altra per giungere alla completezza di funzione, di servizio e di destino.

4. Relazione di Dio con un universo locale

32:4.1 (362.5) Per il fatto che il Padre Universale ha delegato ad altri tanto di se stesso e del suo potere, non dovete credere che egli sia un membro silenzioso o inattivo dell’associazione delle Deità. Se si escludono i domini della personalità ed il conferimento degli Aggiustatori, egli è apparentemente la meno attiva delle Deità del Paradiso in quanto permette ai suoi coordinati in Deità, ai suoi Figli, ed a numerose intelligenze create di compiere così tante cose nell’esecuzione del suo proposito eterno. Egli è il membro silenzioso della triade creativa solo nel senso che non fa mai alcuna cosa che i suoi associati coordinati o subordinati possano fare.

32:4.2 (362.6) Dio comprende pienamente il bisogno di ogni creatura intelligente di agire e di fare esperienza, e perciò, in ogni situazione, che si tratti del destino di un universo o del benessere della più bassa delle sue creature, Dio si astiene dall’agire per lasciar fare alla galassia di personalità create e Creatrici che si trovano per loro natura tra lui e una data situazione universale o un dato evento creativo. Ma nonostante questo suo rimanere appartato, questa dimostrazione di coordinazione infinita, c’è da parte di Dio una partecipazione reale, letterale e personale in tali eventi tramite questi agenti e personalità designati. Il Padre opera in tutti questi canali, e mediante essi, per il benessere di tutta la sua immensa creazione.

32:4.3 (363.1) Per quanto riguarda la politica, la condotta e l’amministrazione di un universo locale, il Padre Universale agisce nella persona del suo Figlio Creatore. Nelle interrelazioni tra i Figli di Dio, nelle associazioni di gruppo delle personalità originate dalla Terza Sorgente e Centro, o nelle relazioni tra tutte le altre creature quali gli esseri umani — per quanto concerne tali associazioni il Padre Universale non interviene mai. La legge del Figlio Creatore, il governo dei Padri delle Costellazioni, dei Sovrani dei Sistemi e dei Principi Planetari — le politiche e le procedure stabilite per quell’universo — prevalgono sempre. Non c’è alcuna divisione di autorità; non c’è mai un agire contrario al potere e al proposito divino. Le Deità operano in perfetta ed eterna unanimità.

32:4.4 (363.2) Il Figlio Creatore governa supremo in tutte le questioni di associazioni etiche, nelle relazioni di ogni categoria di creature con ogni altra classe di creature o tra due o più individui di un dato gruppo. Ma un tale piano non significa che il Padre Universale non possa intervenire a modo proprio e fare qualsiasi cosa che compiaccia la sua divina mente con ogni singola creatura di tutta la creazione, attinentemente allo status presente o alle prospettive future di quell’individuo e per quanto concerne il piano eterno ed il proposito infinito del Padre.

32:4.5 (363.3) Nelle creature mortali dotate di volontà il Padre è effettivamente presente tramite l’Aggiustatore interiore, un frammento del suo spirito prepersonale; ed il Padre è anche la sorgente della personalità di queste creature mortali dotate di volontà.

32:4.6 (363.4) Questi Aggiustatori di Pensiero, conferimento del Padre Universale, sono relativamente isolati; essi abitano le menti umane ma non hanno alcuna connessione discernibile con gli affari etici di una creazione locale. Essi non sono direttamente coordinati con il servizio serafico né con l’amministrazione dei sistemi, delle costellazioni o di un universo locale, e nemmeno con il governo di un Figlio Creatore, la cui volontà è la legge suprema del suo universo.

32:4.7 (363.5) Gli Aggiustatori interiori sono uno dei modi di contatto, separati ma unificati, di Dio con le creature della sua quasi infinita creazione. In tal modo colui che è invisibile all’uomo mortale manifesta la sua presenza, e se potesse si mostrerebbe a noi in altri modi ancora, ma questa ulteriore rivelazione non è divinamente possibile.

32:4.8 (363.6) Noi possiamo vedere e comprendere il meccanismo con cui i Figli godono di un’intima e completa conoscenza degli universi di loro giurisdizione; ma non riusciamo a comprendere pienamente i metodi per mezzo dei quali Dio è così completamente e personalmente al corrente dei dettagli dell’universo degli universi, anche se possiamo almeno riconoscere la via per la quale il Padre Universale può ricevere informazioni concernenti gli esseri della sua immensa creazione e manifestare loro la sua presenza. Tramite il circuito della personalità, il Padre è informato — ha conoscenza personale — di tutti i pensieri e gli atti di tutti gli esseri in tutti i sistemi di tutti gli universi dell’intera creazione. Benché non riusciamo ad afferrare del tutto questa tecnica di comunione di Dio con i suoi figli, possiamo essere fortificati nella certezza che il “Signore conosce i suoi figli”, e che di ciascuno di noi “egli prende nota di dove siamo nati”.

32:4.9 (363.7) Nel vostro universo e nel vostro cuore il Padre Universale è presente, spiritualmente parlando, tramite uno dei Sette Spiriti Maestri della dimora centrale e, specificamente, mediante il divino Aggiustatore che vive, opera ed attende nelle profondità della mente mortale.

32:4.10 (363.8) Dio non è una personalità egocentrica; il Padre distribuisce largamente se stesso alla sua creazione e alle sue creature. Egli vive ed opera non soltanto nelle Deità, ma anche nei suoi Figli, ai quali affida il compito di fare tutte le cose che è loro divinamente possibile fare. Il Padre Universale si è veramente spogliato di ogni funzione che ha la possibilità di essere compiuta da un altro essere. E ciò è vero per l’uomo mortale quanto per il Figlio Creatore che governa in luogo di Dio nella capitale di un universo locale. In tal modo osserviamo la messa in atto dell’amore ideale ed infinito del Padre Universale.

32:4.11 (364.1) In questo conferimento universale di se stesso abbiamo ampia prova della grandezza e della magnanimità della divina natura del Padre. Se Dio ha trattenuto qualcosa di se stesso dalla creazione universale, è perché di quel residuo conferisce con prodiga generosità gli Aggiustatori di Pensiero ai mortali dei regni, i Monitori del Mistero del tempo, che dimorano così pazientemente nei candidati mortali alla vita eterna.

32:4.12 (364.2) Il Padre Universale ha, per così dire, sparso se stesso per arricchire tutta la creazione con il possesso della personalità ed il potenziale di realizzazione spirituale. Dio ci ha donato se stesso affinché possiamo essere simili a lui, ed ha riservato per sé solo quel tanto di potere e di gloria necessari per il mantenimento di quelle cose per amore delle quali si è spogliato di tutte le altre.

5. Il proposito eterno e divino

32:5.1 (364.3) C’è un grande e glorioso proposito nel cammino degli universi attraverso lo spazio. Tutte le vostre lotte di mortali non avvengono invano. Noi facciamo tutti parte di un piano immenso, di un’impresa gigantesca, ed è la vastità dell’impresa che rende impossibile vederne una gran parte in un qualunque momento e durante una qualsiasi vita. Facciamo tutti parte di un progetto eterno che gli Dei sovrintendono e mettono in esecuzione. L’intero meraviglioso meccanismo universale si muove maestosamente nello spazio al ritmo musicale del pensiero infinito e del proposito eterno della Prima Grande Sorgente e Centro.

32:5.2 (364.4) L’eterno proposito del Dio eterno è un alto ideale spirituale. Gli eventi del tempo e le lotte dell’esistenza materiale non sono che un ponte provvisorio per passare dall’altra parte, nella terra promessa della realtà spirituale e dell’esistenza celeste. Certo, voi mortali trovate difficile afferrare l’idea di un proposito eterno; siete praticamente incapaci di comprendere il concetto di eternità, di qualcosa che non comincia e non finisce mai. Tutto ciò che vi è familiare ha una fine.

32:5.3 (364.5) Per quanto riguarda una singola vita, la durata di un regno o la cronologia di una serie connessa di avvenimenti, sembra trattarsi di un lasso di tempo isolato; ogni cosa sembra avere un inizio ed una fine. E sembra che una serie di tali esperienze, vite, ere o epoche, se disposta in successione, costituisca un percorso rettilineo, un evento isolato del tempo che balena momentaneamente sul volto infinito dell’eternità. Ma se guardiamo tutto ciò da dietro le quinte, una più ampia visione ed una più completa comprensione suggeriscono che tale interpretazione è inadeguata, incoerente e del tutto inadatta a spiegare correttamente le transazioni del tempo con i propositi soggiacenti e le reazioni basilari dell’eternità, ed a metterle in correlazione tra loro.

32:5.4 (364.6) A me sembra più appropriato, al fine di spiegarlo alla mente mortale, concepire l’eternità come un ciclo ed il proposito eterno come un cerchio infinito, un ciclo d’eternità sincronizzato in certo qual modo con i cicli materiali transitori del tempo. Riguardo ai settori di tempo connessi con il ciclo dell’eternità e costituenti una parte di essa, siamo obbligati a riconoscere che queste epoche temporanee nascono, vivono e muoiono esattamente come gli esseri transitori del tempo nascono, vivono e muoiono. Gli esseri umani, nella maggior parte, muoiono perché, non essendo riusciti a raggiungere il livello spirituale di fusione con l’Aggiustatore, la metamorfosi della morte costituisce il solo procedimento possibile con cui possono liberarsi dalle catene del tempo e dai vincoli della creazione materiale per trovarsi così in grado di tenere il passo spirituale con il procedere progressivo dell’eternità. Giacché siete sopravvissuti alla prova della vita temporale e dell’esistenza materiale, diviene possibile per voi rimanere in contatto con l’eternità, e farne anche parte, girando per sempre con i mondi dello spazio lungo il cerchio delle ere eterne.

32:5.5 (365.1) I settori del tempo sono simili ai bagliori della personalità in forma temporale. Essi appaiono per un certo periodo e poi scompaiono alla vista umana solo per riapparire come nuovi attori e fattori di continuità nella vita superiore del girare senza fine lungo il cerchio eterno. L’eternità non può essere concepita come un percorso in linea retta, visto che noi crediamo in un universo delimitato che si muove su un’immensa ellisse attorno al luogo della dimora centrale del Padre Universale.

32:5.6 (365.2) Francamente l’eternità è incomprensibile per la mente finita del tempo. Semplicemente voi non riuscite ad afferrarla; non riuscite a comprenderla. Io stesso non la visualizzo completamente, ed anche se ci riuscissi, mi sarebbe impossibile trasmettere il mio concetto alla mente umana. Ciò nonostante ho fatto del mio meglio per descrivere qualcosa del nostro punto di vista, per rivelarvi un po’ della nostra comprensione delle cose eterne. Mi sto sforzando di aiutarvi a cristallizzare i vostri pensieri su questi valori che sono di natura infinita e d’importanza eterna.

32:5.7 (365.3) Nella mente di Dio c’è un piano che include ogni creatura di tutti i suoi immensi domini, e questo piano è un proposito eterno di opportunità sconfinate, di progresso illimitato e di vita senza fine. E i tesori infiniti di questa incomparabile carriera saranno vostri con l’impegno!

32:5.8 (365.4) La meta dell’eternità vi è davanti! L’avventura del raggiungimento della divinità sta davanti a voi! La corsa per la perfezione è iniziata! Chiunque lo voglia può parteciparvi, ed una vittoria certa coronerà gli sforzi di ogni essere umano che parteciperà alla corsa della fede e della fiducia, affidando ogni passo del cammino alle direttive dell’Aggiustatore interiore e alla guida di quello spirito buono del Figlio d’Universo che è stato sparso così generosamente su tutto il genere umano.

32:5.9 (365.5) [Presentato da un Possente Messaggero temporaneamente assegnato al Consiglio Supremo di Nebadon ed incaricato di questa missione da Gabriele di Salvington.]

Fascicolo 33 - L’amministrazione dell’universo locale

Il Libro di Urantia

Fascicolo 33

L’amministrazione dell’universo locale

33:0.1 (366.1) MENTRE il Padre Universale governa con certezza la sua immensa creazione, opera nell’amministrazione di un universo locale tramite la persona del Figlio Creatore. Il Padre non agisce personalmente in altro modo negli affari amministrativi di un universo locale. Questi compiti sono affidati al Figlio Creatore, allo Spirito Madre dell’universo locale ed ai loro molteplici figli. I piani, la politica e gli atti amministrativi dell’universo locale sono formulati ed eseguiti da questo Figlio, il quale, insieme con il suo Spirito associato, delega il potere esecutivo a Gabriele e l’autorità giurisdizionale ai Padri delle Costellazioni, ai Sovrani dei Sistemi ed ai Principi Planetari.

1. Micael di Nebadon

33:1.1 (366.2) Il nostro Figlio Creatore è la personificazione del 611.121° concetto originale d’identità infinita e di origine simultanea nel Padre Universale e nel Figlio Eterno. Il Micael di Nebadon è il “Figlio unigenito” che personifica questo 611.121° concetto universale di divinità e d’infinità. Il suo quartier generale è nella triplice residenza di luce su Salvington. E tale dimora è così stabilita perché Micael ha sperimentato la vita di tutte e tre le fasi dell’esistenza intelligente delle creature: spirituale, morontiale e materiale. A motivo del nome associato al suo settimo ed ultimo conferimento su Urantia, egli è talvolta chiamato Cristo Micael.

33:1.2 (366.3) Il nostro Figlio Creatore non è il Figlio Eterno, l’associato esistenziale paradisiaco del Padre Universale e dello Spirito Infinito. Micael di Nebadon non è un membro della Trinità del Paradiso. Tuttavia il nostro Figlio Maestro possiede nel suo regno tutti gli attributi e i divini poteri che il Figlio Eterno stesso manifesterebbe se fosse effettivamente presente su Salvington ed operasse in Nebadon. Micael possiede anche un potere ed un’autorità addizionali, perché non solo personifica il Figlio Eterno, ma rappresenta anche pienamente ed incorpora effettivamente la presenza della personalità del Padre Universale per questo universo locale ed in esso. Egli rappresenta anche il Padre-Figlio. Queste relazioni fanno di un Figlio Creatore il più potente, versatile ed influente di tutti gli esseri divini capaci di amministrare direttamente gli universi evoluzionari e di entrare in contatto di personalità con gli immaturi esseri creati.

33:1.3 (366.4) Il nostro Figlio Creatore esercita dalla capitale dell’universo locale lo stesso potere d’attrazione spirituale, la stessa gravità di spirito, che eserciterebbe il Figlio Eterno del Paradiso se fosse personalmente presente su Salvington, e ancora di più. Questo Figlio d’Universo è anche la personificazione del Padre Universale per l’universo di Nebadon. I Figli Creatori sono centri di personalità per le forze spirituali del Padre-Figlio Paradisiaco. I Figli Creatori sono le focalizzazioni finali di potere-personalità dei potenti attributi nel tempo-spazio di Dio il Settuplo.

33:1.4 (367.1) Il Figlio Creatore è la personalizzazione vicegerente del Padre Universale, il coordinato in divinità del Figlio Eterno e l’associato creativo dello Spirito Infinito. Per il nostro universo e per tutti i suoi mondi abitati il Figlio Sovrano è, a tutti gli effetti pratici, Dio. Egli personifica tutto ciò che i mortali in evoluzione possono comprendere per discernimento sulle Deità del Paradiso. Questo Figlio ed il suo Spirito associato sono i vostri genitori creatori. Per voi Micael, il Figlio Creatore, è la personalità suprema; per voi il Figlio Eterno è supersupremo — una personalità di Deità infinita.

33:1.5 (367.2) Nella persona del Figlio Creatore noi abbiamo un governante ed un genitore divino che è tanto potente, efficiente e caritatevole quanto lo sarebbero il Padre Universale ed il Figlio Eterno se entrambi fossero presenti su Salvington e fossero impegnati nell’amministrazione degli affari dell’universo di Nebadon.

2. Il sovrano di Nebadon

33:2.1 (367.3) L’osservazione dei Figli Creatori rivela che alcuni assomigliano di più al Padre, certuni al Figlio, mentre altri sono una mescolanza di entrambi i loro genitori infiniti. Il nostro Figlio Creatore manifesta in modo molto netto tratti ed attributi che assomigliano di più a quelli del Figlio Eterno.

33:2.2 (367.4) Micael ha scelto di organizzare questo universo locale ed ora vi regna supremo. Il suo potere personale è limitato dai circuiti di gravità preesistenti incentrati nel Paradiso e dalla riserva su tutti i giudizi esecutivi finali concernenti l’estinzione della personalità da parte degli Antichi dei Giorni del governo superuniversale. La personalità è il dono esclusivo del Padre, ma i Figli Creatori, con l’approvazione del Figlio Eterno, danno origine a nuovi modelli di creature, e con la collaborazione fattiva dei loro Spiriti associati possono tentare nuove trasformazioni dell’energia-materia.

33:2.3 (367.5) Micael è la personificazione del Padre-Figlio del Paradiso per l’universo locale di Nebadon, ed in esso. Perciò, quando lo Spirito Madre Creativo, la rappresentazione dello Spirito Infinito nell’universo locale, subordinò se stessa a Cristo Micael al ritorno dal suo conferimento finale su Urantia, il Figlio Maestro acquisì in tal modo la giurisdizione su “ogni potere in cielo e sulla terra”.

33:2.4 (367.6) Questa subordinazione delle Divine Ministre ai Figli Creatori degli universi locali fa di questi Figli Maestri i depositari personali della divinità finitamente manifestabile del Padre, del Figlio e dello Spirito, mentre le esperienze di conferimento dei Micael come creature li qualificano per rappresentare la divinità esperienziale dell’Essere Supremo. Non vi sono altri esseri negli universi che abbiano esaurito così personalmente i potenziali della presente esperienza finita, né altri esseri negli universi che posseggano qualifiche simili per una sovranità solitaria.

33:2.5 (367.7) Benché il quartier generale di Micael sia ufficialmente situato su Salvington, la capitale di Nebadon, egli trascorre molto del suo tempo a visitare le capitali delle costellazioni e dei sistemi ed anche i singoli pianeti. Periodicamente egli si reca in Paradiso e spesso su Uversa, dove tiene consiglio con gli Antichi dei Giorni. Quando è lontano da Salvington, viene sostituito da Gabriele, che funge allora da reggente dell’universo di Nebadon.

3. Il Figlio e lo Spirito d’Universo

33:3.1 (368.1) Mentre pervade tutti gli universi del tempo e dello spazio, lo Spirito Infinito opera dalla capitale di ogni universo locale come una focalizzazione specifica che acquisisce qualità di personalità completa mediante la tecnica di cooperazione creativa con il Figlio Creatore. Per quanto concerne un universo locale, l’autorità amministrativa di un Figlio Creatore è suprema; lo Spirito Infinito, in quanto Divina Ministra, è pienamente cooperativo ancorché perfettamente coordinato.

33:3.2 (368.2) Lo Spirito Madre d’Universo di Salvington, l’associato di Micael nel controllo e nell’amministrazione di Nebadon, appartiene al sesto gruppo di Spiriti Supremi, ed è il 611.121° di quell’ordine. Essa si offerse volontaria per accompagnare Micael in occasione della sua liberazione dagli obblighi del Paradiso e da allora ha sempre lavorato con lui nella creazione e nel governo del suo universo.

33:3.3 (368.3) Il Figlio Creatore Maestro è il sovrano personale del suo universo, ma in tutti i dettagli della sua conduzione lo Spirito d’Universo è condirettore con il Figlio. Anche se lo Spirito riconosce sempre il Figlio come sovrano e governante, il Figlio accorda sempre allo Spirito una posizione coordinata ed un’eguaglianza d’autorità in tutti gli affari del regno. Nell’intera sua opera d’amore e di donazione della vita, il Figlio Creatore è sempre perfettamente sostenuto ed abilmente assistito dall’infinitamente saggio e sempre fedele Spirito d’Universo e da tutto il suo seguito diversificato di personalità angeliche. Questa Divina Ministra è in realtà la madre degli spiriti e delle personalità spirituali, la consigliera sempre presente ed infinitamente saggia del Figlio Creatore, una manifestazione fedele e reale dello Spirito Infinito del Paradiso.

33:3.4 (368.4) Il Figlio agisce come un padre nel suo universo locale. Lo Spirito, nel senso in cui potrebbero comprendere tale ruolo le creature mortali, svolge il ruolo di una madre, assistendo sempre il Figlio ed essendo eternamente indispensabile all’amministrazione dell’universo. Di fronte ad un’insurrezione solo il Figlio ed i suoi Figli associati possono agire come liberatori. Lo Spirito non può mai impegnarsi a contrastare una ribellione o a difendere l’autorità, ma lo Spirito sostiene sempre il Figlio in qualsiasi esperienza che è chiamato a fare nell’intento di stabilizzare il governo e di mantenere l’autorità sui mondi contaminati dal male o dominati dal peccato. Solo un Figlio può salvare l’opera della loro creazione congiunta, ma nessun Figlio potrebbe sperare nel successo finale senza la collaborazione incessante della Divina Ministra e del suo vasto insieme di collaboratrici spirituali, le figlie di Dio, che lottano così fedelmente e validamente per il benessere dei mortali e per la gloria dei loro genitori divini.

33:3.5 (368.5) Quando il Figlio Creatore ha completato il suo settimo ed ultimo conferimento come creatura, per la Divina Ministra finiscono le incertezze del periodico isolamento, e l’assistente del Figlio nell’universo viene stabilita per sempre in certezza ed in autorità. È all’investitura del Figlio Creatore come Figlio Maestro, al giubileo dei giubilei, che lo Spirito d’Universo riconosce per la prima volta pubblicamente ed universalmente, davanti alle schiere riunite, la sua subordinazione al Figlio, promettendo fedeltà ed obbedienza. Questo avvenimento è accaduto in Nebadon al momento del ritorno di Micael su Salvington dopo il conferimento urantiano. Mai prima di questa memorabile circostanza lo Spirito d’Universo aveva riconosciuto la sua subordinazione al Figlio d’Universo, e solo dopo questa cessione volontaria di potere e d’autorità da parte dello Spirito poté essere proclamato a giusto titolo del Figlio che “ogni potere in cielo e sulla terra è stato rimesso nelle sue mani.”

33:3.6 (369.1) Dopo questo voto di subordinazione da parte dello Spirito Madre Creativo, Micael di Nebadon riconobbe nobilmente la sua eterna dipendenza dal suo Spirito compagno, costituendo tale Spirito co-governante dei suoi domini universali e chiedendo a tutte le loro creature d’impegnarsi ad essere leali verso lo Spirito come avevano fatto nei confronti del Figlio allorché fu emessa e diffusa la “Proclamazione d’Uguaglianza” finale. Benché fosse il sovrano di questo universo locale, il Figlio proclamò ai mondi il fatto che lo Spirito era uguale a lui in tutte le dotazioni di personalità e gli attributi di carattere divino. E questa associazione divenne il modello trascendente per l’organizzazione ed il governo della famiglia anche per le basse creature dei mondi dello spazio. Questo è, in fatto ed in verità, l’alto ideale della famiglia e dell’istituzione umana del matrimonio volontario.

33:3.7 (369.2) Il Figlio e lo Spirito presiedono ora l’universo come un padre ed una madre vegliano sulla loro famiglia di figli e figlie, e l’amministrano. Non è assolutamente fuori luogo riferirsi allo Spirito d’Universo come alla compagna creativa del Figlio Creatore e considerare le creature dei regni come loro figli e figlie — una grande e gloriosa famiglia, ma che comporta enormi responsabilità ed infinite cure.

33:3.8 (369.3) Il Figlio dà inizio alla creazione di certi figli dell’universo, mentre lo Spirito è il solo responsabile di portare all’esistenza i numerosi ordini di personalità spirituali che esercitano il loro ministero e servono sotto la direzione e la guida di questo stesso Spirito Madre. Nella creazione di altri tipi di personalità dell’universo, il Figlio e lo Spirito agiscono insieme, ed in nessun atto creativo l’uno fa alcunché senza il consiglio e l’approvazione dell’altro.

4. Gabriele — il capo esecutivo

33:4.1 (369.4) Il Radioso Astro del Mattino è la personalizzazione del primo concetto d’identità ed ideale di personalità concepito dal Figlio Creatore e dalla manifestazione dello Spirito Infinito nell’universo locale. Risalendo ai primi tempi dell’universo locale, prima dell’unione del Figlio Creatore e dello Spirito Madre nel vincolo di un’associazione creativa, ai tempi che precedettero l’inizio della creazione della loro versatile famiglia di figli e di figlie, il primo atto congiunto della primitiva e spontanea associazione di queste due persone divine portò alla creazione della più alta personalità spirituale originata dal Figlio e dallo Spirito, il Radioso Astro del Mattino.

33:4.2 (369.5) In ogni universo locale viene generato un solo essere di tale saggezza e maestà. Il Padre Universale ed il Figlio Eterno possono creare, e di fatto creano, un numero illimitato di Figli uguali a se stessi in divinità; ma questi Figli, in unione con le Figlie dello Spirito Infinito, possono creare un solo Radioso Astro del Mattino in ogni universo, un solo essere simile a se stessi e che compartecipa largamente delle loro nature congiunte, ma non delle loro prerogative creatrici. Gabriele di Salvington è simile al Figlio d’Universo in divinità di natura, anche se considerevolmente limitato negli attributi di Deità.

33:4.3 (369.6) Il primogenito dei genitori di un nuovo universo è una personalità straordinaria che possiede molti tratti meravigliosi che non sono visibilmente presenti in nessuno dei suoi ascendenti, un essere di una versatilità senza uguali e di uno splendore inimmaginabile. Questa personalità celeste ingloba la volontà divina del Figlio combinata con l’immaginazione creativa dello Spirito. I pensieri e gli atti del Radioso Astro del Mattino saranno sempre pienamente rappresentativi del Figlio Creatore quanto dello Spirito Creativo. Questo essere è anche capace di una totale comprensione e di un affettuoso contatto sia con le schiere serafiche spirituali che con le creature evoluzionarie materiali dotate di volontà.

33:4.4 (370.1) Il Radioso Astro del Mattino non è un creatore, ma è un meraviglioso amministratore, essendo il rappresentante amministrativo personale del Figlio Creatore. Tranne che per la creazione e la trasmissione della vita, il Figlio e lo Spirito non si consultano mai su importanti procedure dell’universo senza la presenza di Gabriele.

33:4.5 (370.2) Gabriele di Salvington è il capo esecutivo dell’universo di Nebadon e l’arbitro di tutti gli appelli esecutivi concernenti la sua amministrazione. Questo amministratore dell’universo fu creato con piena capacità di svolgere il suo compito, ma ha acquisito esperienza con la crescita e l’evoluzione della nostra creazione locale.

33:4.6 (370.3) Gabriele è il dirigente in capo per l’esecuzione dei mandati del superuniverso riguardanti gli affari non personali dell’universo locale. La maggior parte delle materie concernenti giudizi collettivi e risurrezioni dispensazionali decise dagli Antichi dei Giorni sono pure delegate per l’esecuzione a Gabriele e al suo personale. Gabriele è quindi il capo esecutivo congiunto sia dei dirigenti del superuniverso che di quelli dell’universo locale. Egli ha sotto il suo comando un abile corpo di assistenti amministrativi, creati per il loro specifico lavoro, che non sono rivelati ai mortali evoluzionari. Oltre a questi assistenti, Gabriele può impiegare tutti gli ordini di esseri celesti che operano in Nebadon, ed è anche il comandante in capo degli “eserciti del cielo” — le schiere celesti.

33:4.7 (370.4) Gabriele ed il suo personale non sono istruttori; sono amministratori. Non si è mai sentito che essi abbiano lasciato il loro lavoro usuale, eccetto quando Micael era incarnato nel corso di un conferimento come creatura. Durante questi conferimenti Gabriele ha sempre seguito la volontà del Figlio incarnato, e con la collaborazione dell’Unione dei Giorni è divenuto il direttore effettivo degli affari dell’universo durante quegli ultimi conferimenti. Gabriele è stato strettamente identificato con la storia e lo sviluppo di Urantia fin dal conferimento come mortale di Micael.

33:4.8 (370.5) A parte l’incontro che avviene con Gabriele sui mondi di conferimento ed in occasione di appelli nominali per risurrezioni generali e speciali, i mortali lo incontreranno raramente durante la loro ascensione attraverso l’universo locale prima di essere inseriti nel lavoro amministrativo della creazione locale. Come amministratori di qualunque ordine o grado voi sarete sotto la direzione di Gabriele.

5. Gli Ambasciatori della Trinità

33:5.1 (370.6) L’amministrazione da parte di personalità di origine trinitaria termina con il governo dei superuniversi. Gli universi locali sono caratterizzati da una duplice supervisione, l’inizio del concetto padre-madre. Il padre dell’universo è il Figlio Creatore; la madre dell’universo è la Divina Ministra, lo Spirito Creativo dell’universo locale. Ogni universo locale, tuttavia, è benedetto dalla presenza di certe personalità provenienti dall’universo centrale e dal Paradiso. Alla testa di questo gruppo paradisiaco in Nebadon c’è l’ambasciatore della Trinità del Paradiso — Emanuele di Salvington — l’Unione dei Giorni assegnato all’universo locale di Nebadon. In un certo senso questo eccelso Figlio della Trinità è anche il rappresentante personale del Padre Universale presso la corte del Figlio Creatore; da qui il suo nome, Emanuele.

33:5.2 (370.7) Emanuele di Salvington, numero 611.121 del sesto ordine delle Personalità Supreme della Trinità, è un essere di sublime dignità e di una tale splendida condiscendenza da rifiutare il culto e l’adorazione di tutte le creature viventi. Egli si distingue per essere la sola personalità in tutto Nebadon a non aver mai riconosciuto la subordinazione a suo fratello Micael. Egli opera come consulente del Figlio Sovrano, ma dà consigli solo su richiesta. In assenza del Figlio Creatore egli può presiedere ogni alto consiglio dell’universo, ma non parteciperebbe altrimenti agli affari esecutivi dell’universo se non richiesto.

33:5.3 (371.1) Questo ambasciatore del Paradiso in Nebadon non è soggetto alla giurisdizione del governo dell’universo locale, e neppure esercita autorità giurisdizionale negli affari amministrativi di un universo locale in evoluzione, salvo che nella supervisione dei suoi fratelli di collegamento, i Fedeli dei Giorni, che servono nelle capitali delle costellazioni.

33:5.4 (371.2) I Fedeli dei Giorni, come l’Unione dei Giorni, non propongono mai il loro parere né offrono assistenza ai governanti delle costellazioni a meno di non riceverne richiesta. Questi ambasciatori del Paradiso presso le costellazioni rappresentano la presenza personale finale dei Figli Stazionari della Trinità operanti in ruoli consultivi negli universi locali. Le costellazioni sono più strettamente collegate all’amministrazione del superuniverso che non i sistemi locali, i quali sono amministrati esclusivamente da personalità native dell’universo locale.

6. L’amministrazione generale

33:6.1 (371.3) Gabriele è il capo esecutivo e l’amministratore effettivo di Nebadon. L’assenza di Micael da Salvington non interferisce in alcun modo sulla regolare conduzione degli affari dell’universo. Durante l’assenza di Micael, come avvenuto recentemente per la riunione in Paradiso dei Figli Maestri di Orvonton, Gabriele è il reggente dell’universo. In tali circostanze Gabriele cerca sempre il consiglio di Emanuele di Salvington riguardo a tutti i problemi più importanti.

33:6.2 (371.4) Il Padre Melchizedek è il primo assistente di Gabriele. Quando il Radioso Astro del Mattino è assente da Salvington, le sue responsabilità sono assunte da questo Figlio Melchizedek originale.

33:6.3 (371.5) Alle varie sottoamministrazioni dell’universo sono assegnati certi settori specifici di responsabilità. Anche se un governo di sistema s’interessa in generale del benessere dei suoi pianeti, si occupa più particolarmente dello status fisico degli esseri viventi, di problemi biologici. A loro volta, i governanti delle costellazioni prestano particolare attenzione alle condizioni sociali e di governo prevalenti sui differenti sistemi e pianeti. Un governo di costellazione si occupa principalmente di unificazione e di stabilizzazione. Ad un grado ancora più alto, i governanti dell’universo s’interessano maggiormente dello status spirituale dei regni.

33:6.4 (371.6) Gli ambasciatori sono nominati con decreto giudiziale e rappresentano gli universi presso altri universi. I consoli rappresentano le costellazioni l’una presso l’altra e nella capitale dell’universo; essi sono nominati con decreto legislativo ed operano soltanto entro i confini dell’universo locale. Gli osservatori sono incaricati con decreto amministrativo di un Sovrano di Sistema a rappresentare quel sistema presso altri sistemi e nella capitale della costellazione, ed operano anch’essi solo entro i confini dell’universo locale.

33:6.5 (371.7) Da Salvington vengono inviate simultaneamente delle trasmissioni alle capitali delle costellazioni, alle capitali dei sistemi ed ai singoli pianeti. Tutti gli ordini più elevati di esseri celesti sono in grado di utilizzare questo servizio per comunicare con i loro compagni sparsi in tutto l’universo. Le trasmissioni universali sono estese a tutti i mondi abitati indipendentemente dal loro status spirituale. Le intercomunicazioni planetarie sono negate soltanto ai mondi in quarantena spirituale.

33:6.6 (372.1) Dalla capitale della costellazione il capo dei Padri della Costellazione invia periodicamente le trasmissioni della costellazione.

33:6.7 (372.2) La cronologia è calcolata, computata e rettificata da un gruppo speciale di esseri su Salvington. Il giorno standard di Nebadon equivale a diciotto giorni e sei ore del tempo di Urantia, più due minuti e mezzo. L’anno di Nebadon consiste in un segmento del tempo di rotazione dell’universo in rapporto al circuito di Uversa ed è uguale a cento giorni del tempo standard dell’universo, circa cinque anni del tempo di Urantia.

33:6.8 (372.3) Il tempo di Nebadon, diffuso da Salvington, è quello standard per tutte le costellazioni e tutti i sistemi di questo universo locale. Ogni costellazione conduce i propri affari secondo il tempo di Nebadon, ma i sistemi mantengono la loro cronologia, come fanno i singoli pianeti.

33:6.9 (372.4) Il giorno di Satania, com’è calcolato su Jerusem, è poco meno (un’ora, 4 minuti e 15 secondi) di tre giorni del tempo di Urantia. Questi tempi sono generalmente conosciuti come tempo di Salvington o dell’universo, e tempo di Satania o del sistema. Il tempo standard è il tempo dell’universo.

7. I tribunali di Nebadon

33:7.1 (372.5) Il Figlio Maestro, Micael, s’interessa soprattutto di tre cose: creazione, sostentamento e ministero. Egli non prende parte personalmente al lavoro giudiziario dell’universo. I Creatori non giudicano mai le loro creature; questa è la funzione esclusiva di esseri con alta preparazione ed effettiva esperienza circa le creature.

33:7.2 (372.6) Tutto il meccanismo giudiziario di Nebadon è sotto la supervisione di Gabriele. Le alte corti, situate su Salvington, si occupano di problemi d’importanza universale generale e dei casi appellati provenienti dai tribunali dei sistemi. Vi sono settanta rami di questi tribunali universali e funzionano in sette divisioni di dieci sezioni ciascuna. In tutte le materie da giudicare presiede una duplice magistratura costituita da un giudice con precedenti di perfezione e da un magistrato con esperienza di ascendente.

33:7.3 (372.7) Per quanto concerne la giurisdizione, i tribunali dell’universo locale sono limitati alle seguenti materie:

33:7.4 (372.8) 1. L’amministrazione dell’universo locale si occupa della creazione, dell’evoluzione, del mantenimento e del ministero. I tribunali dell’universo non hanno quindi il diritto di giudicare i casi che concernono questioni di vita e di morte eterne. Ciò non ha niente a che vedere con la morte naturale quale esiste su Urantia, ma se la questione del diritto all’esistenza continua, la vita eterna, perviene in giudizio, deve essere rimessa ai tribunali di Orvonton. E se viene deciso sfavorevolmente all’individuo, tutte le sentenze di estinzione vengono eseguite su ordine dei capi del supergoverno, e tramite i loro agenti.

33:7.5 (372.9) 2. La mancanza o le defezioni di uno qualunque dei Figli di Dio degli Universi Locali che mettono a repentaglio il loro status e la loro autorità di Figli non sono mai giudicate nei tribunali di un Figlio; un tale malinteso sarebbe immediatamente portato davanti ai tribunali del superuniverso.

33:7.6 (372.10) 3. La questione della riammissione di una parte costituente un universo locale — quale un sistema locale — a partecipare al pieno status spirituale della creazione locale dopo l’isolamento spirituale deve essere decisa in concorso con l’alta assemblea del superuniverso.

33:7.7 (373.1) In tutte le altre materie i tribunali di Salvington sono finali e supremi. Non c’è appello né scappatoia alle loro decisioni e decreti.

33:7.8 (373.2) Sebbene talvolta su Urantia le contese umane sembrino essere giudicate ingiustamente, nell’universo la giustizia e l’equità divine prevalgono. Voi vivete in un universo ben ordinato, e presto o tardi potete essere certi di essere trattati con giustizia, ed anche con misericordia.

8. Le funzioni legislativa ed esecutiva

33:8.1 (373.3) Su Salvington, la capitale di Nebadon, non vi sono veri corpi legislativi. I mondi capitale degli universi si occupano soprattutto di giudizi. Le assemblee legislative dell’universo locale sono situate sulle capitali delle cento costellazioni. I sistemi si occupano principalmente del lavoro esecutivo ed amministrativo delle creazioni locali. I Sovrani di Sistema ed i loro associati fanno osservare i mandati legislativi dei governanti delle costellazioni e danno esecuzione ai decreti giudiziali delle alte corti dell’universo.

33:8.2 (373.4) Benché nella capitale dell’universo non sia in vigore una vera legislazione, operano su Salvington diverse assemblee di consultazione e di ricerca, variamente costituite e condotte in conformità alle loro attribuzioni ed al loro scopo. Alcune sono permanenti; altre si sciolgono al raggiungimento del loro obiettivo.

33:8.3 (373.5) Il consiglio supremo dell’universo locale è composto di tre membri di ogni sistema e di sette rappresentanti di ogni costellazione. I sistemi in isolamento non hanno rappresentanza in questa assemblea, ma hanno il permesso d’inviare degli osservatori che assistano a tutte le sue deliberazioni e le studino.

33:8.4 (373.6) I cento consigli di sanzione suprema sono anch’essi situati su Salvington. I presidenti di questi consigli formano il gabinetto che opera in stretto contatto con Gabriele.

33:8.5 (373.7) Tutte le risoluzioni degli alti consigli consultivi dell’universo sono trasmesse sia ai corpi giudiziari di Salvington che alle assemblee legislative delle costellazioni. Questi alti consigli non hanno né autorità né potere di attuare le loro raccomandazioni. Se il loro parere è basato sulle leggi fondamentali dell’universo, allora i tribunali di Nebadon emetteranno degli ordini d’esecuzione; ma se le loro raccomandazioni riguardano condizioni locali o d’emergenza, devono essere trasmesse alle assemblee legislative della costellazione per la promulgazione deliberativa e poi alle autorità del sistema per l’esecuzione. Questi alti consigli sono in realtà le superlegislature dell’universo, ma operano senza autorità di decisione e senza potere d’esecuzione.

33:8.6 (373.8) Anche se parliamo di amministrazione dell’universo in termini di “tribunali” e di “assemblee”, si deve capire che queste operazioni spirituali sono molto differenti dalle attività più primitive e materiali di Urantia che hanno denominazioni corrispondenti.

33:8.7 (373.9) [Presentato dal Capo degli Arcangeli di Nebadon.]

Fascicolo 34 - Lo Spirito Madre dell’universo locale

Il Libro di Urantia

Fascicolo 34

Lo Spirito Madre dell’universo locale

34:0.1 (374.1) QUANDO un Figlio Creatore è personalizzato dal Padre Universale e dal Figlio Eterno, allora lo Spirito Infinito individualizza una nuova ed unica rappresentazione di se stesso affinché accompagni questo Figlio Creatore nei regni dello spazio e perché sia la sua compagna, prima nell’organizzazione fisica e poi nella creazione e nel ministero delle creature dell’universo da poco progettato.

34:0.2 (374.2) Uno Spirito Creativo reagisce sia alle realtà fisiche sia a quelle spirituali; la stessa cosa fa un Figlio Creatore. In tal modo essi sono coordinati ed associati nell’amministrazione di un universo locale del tempo e dello spazio.

34:0.3 (374.3) Questi Spiriti Figlie sono dell’essenza dello Spirito Infinito, ma non possono funzionare nel lavoro della creazione fisica ed in quello del ministero spirituale simultaneamente. Nella creazione fisica il Figlio d’Universo fornisce il modello, mentre lo Spirito d’Universo dà inizio alla materializzazione delle realtà fisiche. Il Figlio opera nei piani del potere, ma lo Spirito trasforma queste creazioni d’energia in sostanze fisiche. Benché sia abbastanza difficile descrivere questa presenza iniziale nell’universo dello Spirito Infinito come una persona, nondimeno per il Figlio Creatore lo Spirito associato è personale ed ha sempre operato come un’individualità distinta.

1. Personalizzazione dello Spirito Creativo

34:1.1 (374.4) Dopo il completamento dell’organizzazione fisica di un ammasso stellare e planetario e la costituzione dei circuiti d’energia per opera dei centri di potere del superuniverso, e susseguentemente a questo lavoro preliminare di creazione da parte degli agenti dello Spirito Infinito, che operano secondo e sotto la direzione della sua focalizzazione creativa nell’universo locale, è emesso dal Figlio Micael il proclama che la vita sta per essere progettata nell’universo appena organizzato. Al riconoscimento in Paradiso di questa dichiarazione d’intenti, avviene una reazione d’approvazione nella Trinità del Paradiso, seguita dalla scomparsa, nel fulgore spirituale delle Deità, dello Spirito Maestro del superuniverso in cui questa nuova creazione è in corso d’organizzazione. Nel frattempo gli altri Spiriti Maestri si dispongono in prossimità di questa dimora centrale delle Deità del Paradiso, e successivamente, quando lo Spirito Maestro abbracciato dalle Deità emerge al riconoscimento dei suoi compagni, avviene quella che è conosciuta come una “eruzione primaria”. Si tratta di uno sfolgorante bagliore spirituale, un fenomeno chiaramente discernibile anche dalla lontana capitale del superuniverso interessato. E simultaneamente a questa manifestazione poco compresa della Trinità avviene un marcato cambiamento nella natura della presenza e del potere spirituali creativi dello Spirito Infinito residente nell’universo locale in questione. In risposta a questi fenomeni del Paradiso si personalizza immediatamente, nella presenza stessa del Figlio Creatore, una nuova rappresentazione personale dello Spirito Infinito. Questa è la Divina Ministra. Lo Spirito Creativo individualizzato, aiutante del Figlio Creatore, è divenuto la sua associata creativa personale, lo Spirito Madre dell’universo locale.

34:1.2 (375.1) Da questa nuova separazione personale del Creatore Congiunto, ed attraverso essa, procedono le correnti stabilite ed i circuiti prescritti di potere e d’influenza spirituali destinati a pervadere tutti i mondi e gli esseri di quell’universo locale. In realtà, questa nuova presenza personale non è che una trasformazione dell’associato preesistente e meno personale del Figlio nella sua opera iniziale di organizzazione fisica dell’universo.

34:1.3 (375.2) Questo è il racconto di una stupefacente epopea in poche parole, ma rappresenta quasi tutto quello che può essere detto di queste operazioni di grande importanza. Esse sono istantanee, insondabili ed incomprensibili; il segreto della loro tecnica e della loro procedura risiede nel seno della Trinità del Paradiso. Di una sola cosa siamo certi: la presenza dello Spirito nell’universo locale durante il periodo della creazione o dell’organizzazione puramente fisica era differenziata in modo incompleto dallo spirito dello Spirito Infinito del Paradiso. Ed invece, dopo la riapparizione dello Spirito Maestro supervisore dall’abbraccio segreto degli Dei e successivamente al lampo d’energia spirituale, la manifestazione dello Spirito Infinito dell’universo locale improvvisamente e completamente muta nella personale somiglianza dello Spirito Maestro che era in collegamento trasmutante con lo Spirito Infinito. Lo Spirito Madre dell’universo locale acquisisce così una personale natura permeata da quella dello Spirito Maestro del superuniverso avente giurisdizione astronomica.

34:1.4 (375.3) Questa presenza personalizzata dello Spirito Infinito, lo Spirito Madre Creativo dell’universo locale, è conosciuta in Satania come la Divina Ministra. Ad ogni fine pratico e per ogni proposito spirituale questa manifestazione della Deità è un’entità divina, una persona spirituale. Ed essa è riconosciuta e considerata tale dal Figlio Creatore. È grazie a questa localizzazione e personalizzazione della Terza Sorgente e Centro nel nostro universo locale che lo Spirito ha potuto successivamente sottomettersi in modo così completo al Figlio Creatore al punto che di questo Figlio si è potuto a giusto titolo dire che “ogni potere in cielo e sulla terra è stato affidato a lui.”

2. La natura della Divina Ministra

34:2.1 (375.4) Avendo subito una profonda metamorfosi della personalità al tempo della creazione della vita, la Divina Ministra funziona quindi come una persona e coopera in maniera molto personale con il Figlio Creatore nel programmare e dirigere gli estesi affari della loro creazione locale. Per molti tipi di esseri dell’universo anche questa rappresentazione dello Spirito Infinito può non sembrare del tutto personale durante le ere precedenti al conferimento finale di Micael. Ma dopo l’elevazione del Figlio Creatore all’autorità suprema di Figlio Maestro, lo Spirito Madre Creativo viene talmente accresciuto nelle sue qualità personali da essere personalmente riconosciuto da tutti gli individui che lo contattano.

34:2.2 (375.5) Fin dall’inizio della sua associazione con il Figlio Creatore, lo Spirito d’Universo possiede tutti gli attributi di controllo fisico che ha lo Spirito Infinito, inclusa la piena dotazione dell’antigravità. Al raggiungimento dello status personale, lo Spirito d’Universo esercita nell’universo locale un controllo pieno e completo della gravità mentale quale lo eserciterebbe lo Spirito Infinito se fosse personalmente presente.

34:2.3 (375.6) In ogni universo locale la Divina Ministra funziona in concordanza con la natura e le caratteristiche proprie dello Spirito Infinito qual è incorporato in uno dei Sette Spiriti Maestri del Paradiso. Benché ci sia un’uniformità di base nel carattere di tutti gli Spiriti d’Universo, c’è anche una diversità di funzioni determinata dalla loro origine tramite uno dei Sette Spiriti Maestri. Questa differenza d’origine spiega le diverse tecniche nella funzione degli Spiriti Madre degli universi locali in differenti superuniversi. Ma in tutti gli attributi spirituali essenziali questi Spiriti sono identici, ugualmente spirituali e totalmente divini, indipendentemente dalla differenziazione superuniversale.

34:2.4 (376.1) Lo Spirito Creativo è corresponsabile con il Figlio Creatore nella generazione delle creature dei mondi e non abbandona mai il Figlio nel suo grande sforzo per sostenere e conservare queste creazioni. La vita è fornita e mantenuta per opera dello Spirito Creativo. “Tu mandi il tuo Spirito, ed essi sono creati. Tu rinnovi la faccia della terra.”

34:2.5 (376.2) Nella creazione di un universo di creature intelligenti lo Spirito Madre Creativo funziona dapprima nella sfera di perfezione universale, collaborando con il Figlio per generare il Radioso Astro del Mattino. Successivamente la discendenza dello Spirito si avvicina sempre di più all’ordine degli esseri creati sui pianeti, così come i Figli si ordinano per gradi discendenti dai Melchizedek sino ai Figli Materiali, i quali entrano in effettivo contatto con i mortali dei regni. Nell’evoluzione successiva delle creature mortali i Figli Portatori di Vita forniscono il corpo fisico fabbricato con il materiale organizzato esistente nel regno, mentre lo Spirito d’Universo fornisce il “soffio di vita”.

34:2.6 (376.3) Anche se il settimo segmento del grande universo può per molti aspetti essere lento nel suo sviluppo, coloro che studiano attentamente i nostri problemi attendono, nelle ere future, l’evoluzione di una creazione straordinariamente ben equilibrata. Noi presagiamo questo alto grado di simmetria in Orvonton perché lo Spirito che presiede a questo superuniverso è il capo degli Spiriti Maestri nei cieli, essendo un’intelligenza spirituale che incorpora l’unione equilibrata e la coordinazione perfetta dei tratti e del carattere di tutte e tre le Deità eterne. Noi siamo lenti ed arretrati a paragone di altri settori, ma ci attende indubbiamente uno sviluppo trascendente ed un risultato senza precedenti, un giorno, nelle ere eterne del futuro.

3. Il Figlio e lo Spirito nel tempo e nello spazio

34:3.1 (376.4) Né il Figlio Eterno né lo Spirito Infinito sono limitati o condizionati dal tempo o dallo spazio, ma la maggior parte dei loro discendenti lo è.

34:3.2 (376.5) Lo Spirito Infinito pervade tutto lo spazio e abita il cerchio dell’eternità. Nondimeno, nei loro contatti personali con i figli del tempo, le personalità dello Spirito Infinito devono spesso tenere conto dei fattori temporali, anche se non altrettanto dello spazio. Molti ministeri della mente ignorano lo spazio, ma subiscono un ritardo di tempo nell’effettuare la coordinazione di livelli diversi della realtà universale. Un Messaggero Solitario è praticamente indipendente dallo spazio, salvo che necessita effettivamente del tempo per spostarsi da un luogo ad un altro; e vi sono entità similari a voi sconosciute.

34:3.3 (376.6) Nelle sue prerogative personali uno Spirito Creativo è totalmente e completamente indipendente dallo spazio, ma non dal tempo. Non c’è alcuna presenza personale specifica di tale Spirito d’Universo né nelle capitali delle costellazioni né in quelle dei sistemi, in quanto è egualmente e diffusamente presente in tutto il suo universo locale ed è, quindi, letteralmente e personalmente presente su un mondo quanto su qualsiasi altro.

34:3.4 (376.7) Solo per quanto concerne l’elemento tempo uno Spirito Creativo è sempre limitato nel suo ministero nell’universo. Un Figlio Creatore agisce istantaneamente in tutto il suo universo, ma lo Spirito Creativo deve tenere conto del tempo nel ministero della mente universale, salvo che non si avvalga coscientemente e deliberatamente delle prerogative personali del Figlio d’Universo. Anche nella funzione di puro spirito lo Spirito Creativo agisce indipendentemente dal tempo, come pure nella sua collaborazione con la funzione misteriosa della riflettività universale.

34:3.5 (377.1) Benché il circuito di gravità spirituale del Figlio Eterno operi indipendentemente dal tempo e dallo spazio, non tutte le funzioni dei Figli Creatori sono esenti dalle limitazioni dello spazio. Se si eccettuano le attività dei mondi evoluzionari, questi Figli Micael sembrano essere capaci di operare in modo relativamente indipendente dal tempo. Un Figlio Creatore non è ostacolato dal tempo, ma è condizionato dallo spazio; egli non può essere personalmente in due luoghi nello stesso momento. Micael di Nebadon agisce indipendentemente dal tempo nel proprio universo e praticamente allo stesso modo, per mezzo della riflettività, nel superuniverso. Egli comunica direttamente con il Figlio Eterno indipendentemente dal tempo.

34:3.6 (377.2) La Divina Ministra è l’aiutante comprensiva del Figlio Creatore e lo mette in grado di superare e di compensare le sue innate limitazioni riguardanti lo spazio, perché quando entrambi funzionano in unione amministrativa sono praticamente indipendenti dal tempo e dallo spazio entro i confini della loro creazione locale. Perciò, come si può praticamente osservare in un intero universo locale, il Figlio Creatore e lo Spirito Creativo funzionano di solito indipendentemente sia dal tempo che dallo spazio dal momento che per ciascuno è sempre utilizzabile l’indipendenza dal tempo o dallo spazio dell’altro.

34:3.7 (377.3) Solo gli esseri assoluti sono indipendenti dal tempo e dallo spazio in senso assoluto. La maggior parte delle persone subordinate del Figlio Eterno e dello Spirito Infinito è soggetta sia al tempo che allo spazio.

34:3.8 (377.4) Quando uno Spirito Creativo diviene “cosciente dello spazio”, si prepara a riconoscere come suo un “dominio di spazio” circoscritto, un regno in cui essere libero dallo spazio in contrapposizione con tutto l’altro spazio dal quale sarebbe condizionato. Si è liberi di scegliere e di agire soltanto nel regno della propria coscienza.

4. I circuiti dell’universo locale

34:4.1 (377.5) Vi sono tre circuiti spirituali distinti nell’universo locale di Nebadon:

34:4.2 (377.6) 1. Lo spirito di conferimento del Figlio Creatore, il Consolatore, lo Spirito della Verità.

34:4.3 (377.7) 2. Il circuito spirituale della Divina Ministra, lo Spirito Santo.

34:4.4 (377.8) 3. Il circuito del ministero dell’intelligenza, comprendente le attività più o meno unificate, ma funzionanti in modo diverso, dei sette spiriti aiutanti della mente.

34:4.5 (377.9) I Figli Creatori sono dotati di uno spirito di presenza universale analogo per molti aspetti a quello dei Sette Spiriti Maestri del Paradiso. Si tratta dello Spirito della Verità che è sparso su un mondo da un Figlio di conferimento dopo che ha ricevuto il titolo spirituale per tale sfera. Questo Consolatore conferito è la forza spirituale che attira sempre tutti i cercatori di verità verso Colui che è la personificazione della verità nell’universo locale. Questo spirito è una dotazione innata del Figlio Creatore, che emerge dalla sua natura divina come i circuiti maestri del grande universo derivano dalle presenze della personalità delle Deità del Paradiso.

34:4.6 (377.10) Il Figlio Creatore può andare e venire; la sua presenza personale può essere nell’universo locale o altrove. Ciò non impedisce allo Spirito della Verità di funzionare imperturbato, perché questa presenza divina, pur derivata dalla personalità del Figlio Creatore, è funzionalmente incentrata nella persona della Divina Ministra.

34:4.7 (378.1) Lo Spirito Madre d’Universo, tuttavia, non lascia mai il mondo capitale dell’universo locale. Lo spirito del Figlio Creatore può funzionare, e funziona, indipendentemente dalla presenza personale del Figlio, ma non è così per lo spirito personale della Divina Ministra. Lo Spirito Santo della Divina Ministra diverrebbe non funzionale se la sua presenza personale si allontanasse da Salvington. La sua presenza spirituale sembra essere fissata sul mondo capitale dell’universo, ed è questo stesso fatto che permette allo spirito del Figlio Creatore di funzionare indipendentemente da dove si trova il Figlio. Lo Spirito Madre d’Universo agisce da punto focale e centro universale dello Spirito della Verità come pure della propria influenza personale, lo Spirito Santo.

34:4.8 (378.2) Il Padre-Figlio Creatore e lo Spirito Madre Creativo contribuiscono entrambi, in modo diverso, alla dotazione mentale dei figli del loro universo locale. Ma lo Spirito Creativo non conferisce la mente prima di essere dotato di prerogative personali.

34:4.9 (378.3) Gli ordini superevoluzionari di personalità di un universo locale sono dotati del ministero di mente superuniversale del tipo relativo all’universo locale. Gli ordini umani e subumani della vita evoluzionaria sono dotati del ministero mentale del tipo degli spiriti aiutanti.

34:4.10 (378.4) I sette spiriti aiutanti della mente sono la creazione della Divina Ministra di un universo locale. Questi spiriti mentali hanno caratteri simili ma poteri differenti, e partecipano tutti in eguale misura della natura dello Spirito d’Universo, sebbene non siano considerati come personalità, salvo che dalla loro Madre Creatrice. Ai sette aiutanti sono stati attribuiti i nomi seguenti: lo spirito della saggezza, lo spirito dell’adorazione, lo spirito del consiglio, lo spirito della conoscenza, lo spirito del coraggio, lo spirito della comprensione, lo spirito dell’intuizione — di rapida percezione.

34:4.11 (378.5) Questi sono i “sette spiriti di Dio”, “simili a lampade ardenti davanti al trono”, che il profeta scorse nei simboli della visione. Ciò che egli non vide furono i seggi delle ventiquattro sentinelle attorno a questi sette spiriti aiutanti della mente. Questo passaggio rappresenta la confusione di due presentazioni, una concernente la capitale dell’universo e l’altra la capitale del sistema. I seggi dei ventiquattro anziani sono su Jerusem, la capitale del vostro sistema locale di mondi abitati.

34:4.12 (378.6) Ma era di Salvington che Giovanni scrisse: “E dal trono partivano lampi e tuoni e voci” — le trasmissioni dell’universo per i sistemi locali. Egli visualizzò anche le creature di controllo direzionale dell’universo locale, le bussole viventi del mondo capitale. In Nebadon questo controllo direzionale è mantenuto dalle quattro creature di controllo di Salvington, che operano sulle correnti universali e sono abilmente assistite dal primo spirito mentale operante, l’aiutante dell’intuizione, lo spirito della “rapida comprensione”. Ma la descrizione di queste quattro creature — chiamate bestie — è stata notevolmente falsata; esse sono di una bellezza senza eguali e di forme squisite.

34:4.13 (378.7) I quattro punti della bussola sono universali ed insiti negli esseri di Nebadon. Tutte le creature viventi possiedono delle unità corporee che sono sensibili e reattive a queste correnti direzionali. Tali creazioni in forma di creatura sono riprodotte verso il basso dall’universo fino ai singoli pianeti, ed in congiunzione con le forze magnetiche dei mondi attivano la moltitudine di corpi microscopici presenti nell’organismo animale in modo tale che queste cellule direzionali puntino sempre verso il nord ed il sud. In questo modo il senso dell’orientamento è fissato per sempre negli esseri viventi dell’universo. L’umanità non è del tutto ignara di questo senso in quanto possesso consapevole. Questi corpi furono osservati per la prima volta su Urantia approssimativamente all’epoca di questa narrazione.

5. Il ministero dello Spirito

34:5.1 (379.1) La Divina Ministra coopera con il Figlio Creatore nella formulazione della vita e nella creazione di nuovi ordini di esseri fino al momento del suo settimo conferimento, e successivamente, dopo la sua elevazione alla piena sovranità dell’universo, continua a collaborare con il Figlio e con lo spirito conferito del Figlio nel proseguimento dell’opera di ministero mondiale e di progressione planetaria.

34:5.2 (379.2) Sui mondi abitati lo Spirito comincia il lavoro di progressione evoluzionaria partendo dalla materia inanimata del regno, fornendo prima la vita vegetale, poi gli organismi animali e quindi i primi ordini d’esistenza umana. Ed ogni attribuzione successiva contribuisce all’ulteriore sviluppo del potenziale evoluzionario di vita planetaria dai primitivi stadi iniziali fino all’apparizione delle creature dotate di volontà. Questo lavoro dello Spirito viene in gran parte effettuato tramite i sette spiriti aiutanti, gli spiriti della promessa, gli spiriti mentali dei pianeti in evoluzione che unificano, coordinano e portano sempre e congiuntamente le razze degli uomini verso idee più elevate ed ideali spirituali.

34:5.3 (379.3) L’uomo mortale sperimenta per la prima volta il ministero dello Spirito in congiunzione con la mente quando la mente puramente animale delle creature evoluzionarie manifesta la capacità di ricezione degli aiutanti dell’adorazione e della saggezza. Questo ministero del sesto e del settimo aiutante indica che l’evoluzione mentale sta varcando la soglia del ministero spirituale. Ed immediatamente queste menti aventi funzioni di adorazione e di saggezza sono incluse nei circuiti spirituali della Divina Ministra.

34:5.4 (379.4) Quando la mente è dotata in tal modo del ministero dello Spirito Santo, possiede la capacità di scegliere (consciamente od inconsciamente) la presenza spirituale del Padre Universale — l’Aggiustatore di Pensiero. Ma è solo dopo che un Figlio di conferimento ha liberato lo Spirito della Verità affinché eserciti il suo ministero planetario su tutti i mortali che tutte le menti normali sono automaticamente pronte a ricevere gli Aggiustatori di Pensiero. Lo Spirito della Verità opera in totale comunione con la presenza dello spirito della Divina Ministra. Questo duplice collegamento spirituale si libra sui mondi, cercando d’insegnare la verità e d’illuminare spiritualmente le menti degli uomini, d’ispirare le anime delle creature delle razze ascendenti e di condurre sempre i popoli che abitano sui pianeti evoluzionari verso la loro meta di destino divino in Paradiso.

34:5.5 (379.5) Benché lo Spirito della Verità venga riversato su tutta l’umanità, questo spirito del Figlio è quasi totalmente limitato nella sua funzione e nel suo potere dalla personale ricettività dell’uomo di ciò che costituisce la somma e la sostanza della missione del Figlio di conferimento. Lo Spirito Santo è in parte indipendente dal comportamento umano ed è parzialmente condizionato dalle decisioni e dalla cooperazione della volontà dell’uomo. Nondimeno, il ministero dello Spirito Santo diventa sempre più efficace nella santificazione e nella spiritualizzazione della vita interiore di quei mortali che obbediscono più completamente alle direttive divine.

34:5.6 (379.6) Come individui voi non possedete personalmente un frammento o un’entità separata dello spirito del Padre-Figlio Creatore o dello Spirito Madre Creativo; questi ministeri non entrano in contatto con i centri di pensiero della mente dell’individuo come fanno i Monitori del Mistero, né vi dimorano. Gli Aggiustatori di Pensiero sono individualizzazioni definite della realtà prepersonale del Padre Universale, che effettivamente dimorano nella mente mortale come parte integrante di tale mente ed operano sempre in perfetta armonia con gli spiriti combinati del Figlio Creatore e dello Spirito Creativo.

34:5.7 (380.1) La presenza dello Spirito Santo della Figlia d’Universo dello Spirito Infinito, quella dello Spirito della Verità del Figlio d’Universo del Figlio Eterno e quella dello spirito-Aggiustatore del Padre del Paradiso nel mortale evoluzionario o con lui, denotano simmetria di dotazione e di ministero spirituali e qualificano questo mortale a realizzare coscientemente il fatto di essere figlio di Dio per fede.

6. Lo spirito nell’uomo

34:6.1 (380.2) Con il progredire dell’evoluzione di un pianeta abitato e l’ulteriore spiritualizzazione dei suoi abitanti, possono essere ricevute da queste personalità mature delle influenze spirituali aggiuntive. Via via che i mortali progrediscono nel controllo mentale e nella percezione spirituale, questi ministeri di spirito multiplo divengono sempre più coordinati nella loro funzione; si fondono sempre più con il superministero della Trinità del Paradiso.

34:6.2 (380.3) Sebbene la Divinità possa essere plurale nella sua manifestazione, nell’esperienza umana la Deità è singola, sempre una. Né è plurale nell’esperienza umana il ministero spirituale. Indipendentemente dalla pluralità d’origine, tutte le influenze spirituali sono una nelle loro funzioni. In verità esse sono una, poiché il ministero spirituale di Dio il Settuplo è nelle creature e per le creature del grande universo. E via via che le creature crescono in apprezzamento ed in ricettività di questo ministero unificante dello spirito, esso diviene nella loro esperienza il ministero di Dio il Supremo.

34:6.3 (380.4) Dalle altezze della gloria eterna lo Spirito divino scende attraverso una lunga serie di gradini per incontrarvi come siete e dove siete, e poi, nell’associazione di fede, per abbracciare amorevolmente l’anima di origine mortale e per imbarcarsi nella sicura e certa risalita di quei gradini che aveva sceso, non fermandosi mai prima che l’anima evoluzionaria sia elevata in sicurezza alle altezze stesse della beatitudine dalle quali lo Spirito divino partì in origine per questa missione di misericordia e di ministero.

34:6.4 (380.5) Le forze spirituali cercano e raggiungono infallibilmente i propri livelli originari. Essendo uscite dall’Eterno, esse sono certe di ritornarvi, portando con sé tutti quei figli del tempo e dello spazio che hanno sposato la guida e l’insegnamento dell’Aggiustatore interiore, quelli che sono veramente “nati dallo Spirito”, i figli di Dio per fede.

34:6.5 (380.6) Lo Spirito divino è fonte di ministero e d’incoraggiamento continui per i figli degli uomini. Il vostro potere e la vostra riuscita “dipendono dalla sua misericordia, mediante il rinnovamento dello Spirito”. La vita spirituale, come l’energia fisica, si consuma. Lo sforzo spirituale porta ad un relativo esaurimento spirituale. L’intera esperienza ascendente è reale come pure spirituale; perciò sta scritto in verità: “È lo Spirito che vivifica.” “Lo Spirito dona la vita.”

34:6.6 (380.7) La teoria morta, anche quella delle dottrine religiose più elevate, non ha il potere di trasformare il carattere umano o di controllare il comportamento dei mortali. Quello di cui il mondo ha oggi bisogno è la verità che il vostro maestro di un tempo proclamò: “Non solo a parole ma anche in potenza e nello Spirito Santo.” Il seme della verità teorica è morto, i concetti morali più elevati sono senza effetto, a meno che, e fino a quando, lo Spirito divino non aliti sulle forme della verità e non vivifichi le formule della rettitudine.

34:6.7 (381.1) Quelli che hanno ricevuto e riconosciuto la presenza interiore di Dio sono nati dallo Spirito. “Voi siete il tempio di Dio e lo spirito di Dio dimora in voi.” Non è sufficiente che questo spirito sia sparso su di voi; lo Spirito divino deve dominare e controllare ogni fase dell’esperienza umana.

34:6.8 (381.2) È la presenza dello Spirito divino, l’acqua della vita, che previene la sete struggente dell’insoddisfazione umana e l’indescrivibile fame della mente umana non spiritualizzata. Gli esseri motivati dallo Spirito “non avranno mai sete, perché quest’acqua spirituale sarà in loro una sorgente di soddisfazione che sgorga fino alla vita eterna”. Tali anime divinamente dissetate sono quasi indipendenti dall’ambiente materiale per quanto riguarda la gioia di vivere e le soddisfazioni dell’esistenza terrena. Esse sono spiritualmente illuminate e rinvigorite, moralmente fortificate ed arricchite.

34:6.9 (381.3) In ogni mortale esiste una duplice natura: l’eredità delle tendenze animali e lo stimolo elevato della dotazione spirituale. Durante la breve vita che vivete su Urantia raramente questi due impulsi differenti ed opposti possono essere pienamente conciliati; essi possono difficilmente essere armonizzati ed unificati. Ma per tutta la durata della vostra vita lo Spirito congiunto vi assiste costantemente per aiutarvi a sottomettere sempre di più la carne alle direttive dello Spirito. Anche se dovete vivere la vostra vita materiale dal principio alla fine, anche se non potete sfuggire al corpo e alle sue necessità, nondimeno, nel proposito e negli ideali siete resi capaci di assoggettare sempre in maggior misura la natura animale al dominio dello Spirito. Esiste veramente in voi una coalizione di forze spirituali, una confederazione di poteri divini, il cui proposito esclusivo è di effettuare la vostra liberazione finale dalla schiavitù del materiale e dai condizionamenti del finito.

34:6.10 (381.4) Il proposito di tutto questo ministero è “che possiate essere potentemente rafforzati per mezzo del Suo spirito nell’anima”. E tutto ciò non rappresenta che le tappe preliminari per il raggiungimento finale della perfezione della fede e del servizio, l’esperienza in cui sarete “riempiti di tutta la pienezza di Dio”, “perché tutti coloro che sono guidati dallo spirito di Dio sono figli di Dio”.

34:6.11 (381.5) Lo Spirito non costringe mai, guida soltanto. Se siete un allievo attento, se cercate di raggiungere livelli spirituali ed altezze divine, se desiderate sinceramente giungere alla meta eterna, allora lo Spirito divino vi guiderà dolcemente ed amorevolmente lungo il sentiero della filiazione e del progresso spirituale. Ogni azione intrapresa deve essere un’azione di disponibilità, d’intelligente e gioiosa cooperazione. La dominazione dello Spirito non è mai macchiata dalla coercizione né compromessa dalla costrizione.

34:6.12 (381.6) E quando una tale vita di guida spirituale è liberamente ed intelligentemente accettata, si sviluppa gradualmente nella mente umana una coscienza positiva di contatto divino e la certezza di una comunione spirituale. Presto o tardi “lo Spirito rende testimonianza con il vostro spirito (l’Aggiustatore) che voi siete un figlio di Dio”. Il vostro Aggiustatore di Pensiero vi ha già rivelato la vostra parentela con Dio, cosicché la storia attesta che lo Spirito rende testimonianza “con il vostro spirito”, non al vostro spirito.

34:6.13 (381.7) La coscienza del dominio spirituale di una vita umana è subito accompagnata da una crescente dimostrazione delle caratteristiche dello Spirito nelle reazioni della vita di un tale mortale guidato dallo spirito, “perché i frutti dello spirito sono amore, gioia, pace, longanimità, benevolenza, bontà, fede, mansuetudine e temperanza”. Questi mortali guidati dallo spirito e divinamente illuminati, mentre ancora percorrono gli umili sentieri della fatica ed assolvono con fedeltà umana i loro doveri terreni, hanno già cominciato a discernere le luci della vita eterna che splendono sulle rive lontane di un altro mondo. Hanno già cominciato a comprendere la realtà della verità ispirante e confortante che “il regno di Dio non è cibo e bevanda ma rettitudine, pace e gioia nello Spirito Santo”. E nel corso di ogni prova ed in presenza di ogni avversità le anime nate dallo spirito sono sostenute da quella speranza che trascende ogni timore, perché l’amore di Dio è effuso in tutti i cuori dalla presenza dello Spirito divino.

7. Lo spirito e la carne

34:7.1 (382.1) La carne, la natura intrinseca derivata dalle razze di origine animale, non porta congenitamente i frutti dello Spirito divino. Quando la natura mortale è stata elevata dall’apporto della natura dei Figli Materiali di Dio, come nel caso delle razze di Urantia che furono in una certa misura migliorate dal conferimento di Adamo, allora la via è meglio preparata affinché lo Spirito della Verità collabori con l’Aggiustatore interiore per produrre lo splendido raccolto dei frutti spirituali del carattere. Se voi non respingerete questo spirito, anche se ci vorrà l’eternità per adempiere a questo compito, “egli vi guiderà a tutta la verità”.

34:7.2 (382.2) I mortali evoluzionari che abitano mondi normali di progresso spirituale non sono soggetti agli accesi conflitti tra lo spirito e la carne che caratterizzano le razze attuali di Urantia. Ma anche sui pianeti più ideali l’uomo preadamico deve fare degli sforzi positivi per elevarsi dal piano dell’esistenza puramente animale, attraverso livelli successivi di crescenti significati intellettuali e di valori spirituali superiori.

34:7.3 (382.3) I mortali di un mondo normale non sono soggetti alla lotta costante tra la loro natura fisica e quella spirituale. Essi sono confrontati con la necessità di salire dai livelli animali dell’esistenza ai piani superiori della vita spirituale, ma questa ascensione è più simile al passare attraverso una preparazione educativa se paragonata agli intensi conflitti dei mortali di Urantia in questo dominio delle divergenti nature materiale e spirituale.

34:7.4 (382.4) I popoli di Urantia stanno soffrendo le conseguenze di una duplice privazione d’aiuto in questo compito di progressiva realizzazione spirituale planetaria. L’insurrezione di Caligastia ha precipitato il mondo intero in una confusione generale ed ha privato tutte le generazioni successive dell’assistenza morale che una società bene ordinata avrebbe fornito. Ma ancora più disastroso fu il fallimento di Adamo perché privò le razze di quel tipo superiore di natura fisica che sarebbe stato più consono alle aspirazioni spirituali.

34:7.5 (382.5) I mortali di Urantia sono costretti a sottostare a questa marcata lotta tra lo spirito e la carne perché i loro lontani predecessori non furono maggiormente adamizzati dal conferimento edenico. Il piano divino prevedeva che le razze mortali di Urantia avessero avuto una natura fisica più congenitamente sensibile allo spirito.

34:7.6 (382.6) Nonostante questo doppio disastro per la natura dell’uomo e del suo ambiente, i mortali odierni risentirebbero in minore misura di questa lotta evidente tra la carne e lo spirito se entrassero nel regno spirituale, in cui i figli di Dio per fede godono di una relativa liberazione dalla schiavitù della carne attraverso il servizio illuminato e liberatore della sincera devozione nel fare la volontà del Padre che è nei cieli. Gesù ha mostrato all’umanità il nuovo modo di vivere una vita mortale, grazie al quale gli esseri umani possono sfuggire in larghissima misura alle terribili conseguenze della ribellione di Caligastia e compensare molto efficacemente le privazioni derivate dal fallimento di Adamo. “Lo spirito della vita di Cristo Gesù ci ha liberati dalla legge della vita animale e dalle tentazioni del male e del peccato.” “Questa è la vittoria che supera la carne, ed anche la fede.”

34:7.7 (383.1) Questi uomini e donne che conoscono Dio e sono nati dallo Spirito non fanno più esperienza del conflitto con la loro natura mortale di quanto la facciano gli abitanti dei mondi più normali, dei pianeti che non sono mai stati contaminati dal peccato né toccati dalla ribellione. I figli per fede operano su livelli intellettuali e vivono su piani spirituali molto al di sopra dei conflitti prodotti dai desideri fisici sfrenati o innaturali. Gli stimoli normali degli esseri animali e gli appetiti ed impulsi naturali della loro natura fisica non sono in conflitto con la realizzazione spirituale anche più elevata, eccetto che nelle menti delle persone ignoranti, male informate od inopportunamente troppo coscienziose.

34:7.8 (383.2) Giacché avete iniziato il cammino della vita eterna, poiché avete accettato il vostro incarico e ricevuto l’ordine di avanzare, non temete dunque i pericoli della negligenza umana e dell’incostanza dei mortali, non siate turbati da timori di fallimento o da confusione fuorviante, non vacillate e non dubitate del vostro status e della vostra situazione, perché in ogni ora oscura, ad ogni crocevia della lotta per progredire, lo Spirito della Verità parlerà sempre, dicendo: “Questa è la via”.

34:7.9 (383.3) [Presentato da un Possente Messaggero temporaneamente assegnato al servizio su Urantia.]

Fascicolo 35 - I Figli di Dio dell’universo locale

Il Libro di Urantia

Fascicolo 35

I Figli di Dio dell’universo locale

35:0.1 (384.1) I FIGLI di Dio presentati in precedenza hanno avuto origine in Paradiso. Essi sono la progenie dei divini Governanti dei domini universali. Il primo ordine di filiazione del Paradiso, i Figli Creatori, ha soltanto un rappresentante in Nebadon, Micael, il padre e sovrano dell’universo. Il secondo ordine di filiazione del Paradiso, gli Avonal o Figli Magistrali, ha in Nebadon la sua quota completa — 1.062. E questi “Cristi minori” sono altrettanto efficaci ed onnipotenti nei loro conferimenti planetari quanto lo fu il Figlio Creatore e Maestro su Urantia. Il terzo ordine, essendo originato dalla Trinità, non è registrato in un universo locale, ma io stimo che vi siano in Nebadon dai quindicimila ai ventimila Figli Istruttori Trinitari, oltre ai 9.642 assistenti trinitizzati da creature registrati. Questi Daynal del Paradiso non sono né magistrati né amministratori; sono dei superistruttori.

35:0.2 (384.2) I tipi di Figli che prenderemo in considerazione hanno origine nell’universo locale; essi sono la progenie di un Figlio Creatore Paradisiaco in varia associazione con lo Spirito Madre d’Universo complementare. Gli ordini seguenti di filiazione dell’universo locale trovano menzione nelle seguenti esposizioni:

35:0.3 (384.3) 1. Figli Melchizedek.

35:0.4 (384.4) 2. Figli Vorondadek.

35:0.5 (384.5) 3. Figli Lanonandek.

35:0.6 (384.6) 4. Figli Portatori di Vita.

35:0.7 (384.7) La Deità trina del Paradiso funziona per creare tre ordini di filiazione: i Micael, gli Avonal e i Daynal. La Deità duale dell’universo locale, il Figlio e lo Spirito, funziona anch’essa per creare tre ordini elevati di Figli: i Melchizedek, i Vorondadek e i Lanonandek. E dopo aver portato a termine questa triplice espressione, essi collaborano con il successivo livello di Dio il Settuplo nella produzione dell’eclettico ordine dei Portatori di Vita. Questi esseri sono classificati con i Figli di Dio discendenti, ma sono una straordinaria ed originale forma di vita universale. L’intero prossimo fascicolo sarà dedicato al loro studio.

1. Il Padre Melchizedek

35:1.1 (384.8) Dopo aver portato all’esistenza gli esseri d’aiuto personale, quali il Radioso Astro del Mattino ed altre personalità amministrative, in conformità al proposito divino ed ai piani creativi di un dato universo, avviene una nuova forma d’unione creativa tra il Figlio Creatore e lo Spirito Creativo, la Figlia dello Spirito Infinito nell’universo locale. La personalità discendente che risulta da questa associazione creativa è il Melchizedek originale — il Padre Melchizedek — quell’essere eccezionale che collabora successivamente con il Figlio Creatore e con lo Spirito Creativo per portare all’esistenza l’intero gruppo che porta questo nome.

35:1.2 (385.1) Nell’universo di Nebadon il Padre Melchizedek agisce come primo associato esecutivo del Radioso Astro del Mattino. Gabriele si occupa in prevalenza della politica dell’universo, Melchizedek delle procedure pratiche. Gabriele presiede i tribunali ed i consigli regolarmente costituiti di Nebadon, Melchizedek presiede le commissioni ed i corpi consultivi speciali, straordinari e d’emergenza. Gabriele ed il Padre Melchizedek non lasciano mai Salvington contemporaneamente, perché in assenza di Gabriele il Padre Melchizedek assume le funzioni di capo esecutivo di Nebadon.

35:1.3 (385.2) I Melchizedek del nostro universo furono tutti creati nel corso di un solo millennio del tempo standard dal Figlio Creatore e dallo Spirito Creativo, in collegamento con il Padre Melchizedek. Essendo un ordine di filiazione in cui uno dei suoi membri ha funzionato come creatore coordinato, i Melchizedek hanno una costituzione parzialmente auto-originata e sono perciò candidati alla realizzazione di un tipo superno d’autogoverno. Essi eleggono periodicamente il loro capo amministrativo per un periodo di sette anni del tempo standard ed operano altrimenti come un ordine che si regola da se stesso, benché il Melchizedek originale eserciti certe prerogative inerenti alla sua posizione di cogenitore. Di tanto in tanto questo Padre Melchizedek designa alcuni membri del suo ordine affinché funzionino come speciali Portatori di Vita per i mondi midsoniti, un tipo di pianeta abitato non ancora rivelato su Urantia.

35:1.4 (385.3) I Melchizedek non operano in modo esteso fuori dell’universo locale, eccetto quando sono chiamati a testimoniare in casi pendenti davanti ai tribunali del superuniverso e quando sono designati, come talvolta avviene, ambasciatori speciali, rappresentanti un universo presso un altro universo dello stesso superuniverso. Il Melchizedek originale o primogenito d’ogni universo è sempre libero di recarsi negli universi vicini o in Paradiso per missioni concernenti gli interessi e i doveri del suo ordine.

2. I Figli Melchizedek

35:2.1 (385.4) I Melchizedek sono il primo ordine di Figli divini ad avvicinarsi sufficientemente alla vita delle creature più basse per essere in grado di funzionare direttamente nel ministero di elevazione dei mortali, di servire le razze evoluzionarie senza bisogno d’incarnarsi. Questi Figli si trovano per natura nel punto intermedio della grande scala discendente delle personalità, essendo per origine quasi esattamente a metà strada tra la Divinità più elevata e le creature più basse dotate di volontà. Essi diventano così gli intermediari naturali tra i livelli più alti e divini d’esistenza vivente e le forme di vita più basse, anche quella materiale, dei mondi evoluzionari. Agli ordini serafici, gli angeli, piace molto lavorare con i Melchizedek; infatti, tutte le forme di vita intelligente trovano in questi Figli degli amici comprensivi, degli istruttori cordiali e dei saggi consiglieri.

35:2.2 (385.5) I Melchizedek sono un ordine che si autogoverna. Con questo gruppo straordinario noi incontriamo il primo tentativo di autodeterminazione da parte degli esseri dell’universo locale ed osserviamo il più elevato tipo di vero autogoverno. Questi Figli organizzano il proprio meccanismo per l’amministrazione del loro gruppo e della loro dimora planetaria, come pure per quella delle sei sfere associate e dei loro mondi tributari. E si deve tenere presente che essi non hanno mai abusato delle loro prerogative; non una sola volta in tutto il superuniverso di Orvonton questi Figli Melchizedek hanno tradito la fiducia riposta in loro. Essi sono la speranza di ogni gruppo dell’universo che aspira ad autogovernarsi; sono il modello e gli insegnanti di autogoverno per tutte le sfere di Nebadon. Tutti gli ordini di esseri intelligenti, superiori in alto ed inferiori in basso, elogiano incondizionatamente il governo dei Melchizedek.

35:2.3 (386.1) L’ordine di filiazione dei Melchizedek occupa la posizione ed assume la responsabilità del figlio primogenito in una grande famiglia. La maggior parte del loro lavoro è regolare e piuttosto ordinario, ma in gran parte è spontaneo e completamente autoimposto. Le assemblee speciali che di tanto in tanto si riuniscono su Salvington sono per lo più convocate su proposta dei Melchizedek. Di propria iniziativa questi Figli perlustrano il loro universo natale. Essi mantengono un’organizzazione autonoma dedita all’informazione dell’universo, facendo dei rapporti periodici al Figlio Creatore indipendenti da tutte le informazioni che giungono alla capitale dell’universo da parte dei normali agenti che si occupano dell’amministrazione ordinaria del regno. Essi sono per natura degli osservatori imparziali; godono della piena fiducia di tutte le classi di esseri intelligenti.

35:2.4 (386.2) I Melchizedek funzionano come tribunali di revisione mobili e consultivi dei regni. Questi Figli dell’universo vanno in piccoli gruppi sui mondi per servirvi come commissioni consultive, raccogliere deposizioni, ricevere suggerimenti ed agire come consiglieri, aiutando in tal modo a superare le difficoltà maggiori ed a ricomporre le gravi divergenze che insorgono di tanto in tanto negli affari dei domini evoluzionari.

35:2.5 (386.3) Questi Figli maggiori di un universo sono i principali aiuti del Radioso Astro del Mattino nell’esecuzione dei mandati del Figlio Creatore. Quando un Melchizedek va su un mondo lontano in nome di Gabriele, può, ai fini di quella particolare missione, agire come delegato in nome del mandante ed in tal caso apparirà sul pianeta del suo incarico con la piena autorità del Radioso Astro del Mattino. Ciò si verifica specialmente sulle sfere in cui un Figlio superiore non è ancora apparso nelle sembianze delle creature del regno.

35:2.6 (386.4) Quando un Figlio Creatore entra nella carriera di conferimento su un mondo evoluzionario, ci va da solo. Ma quando uno dei suoi fratelli del Paradiso, un Figlio Avonal, intraprende un conferimento, è accompagnato dagli assistenti Melchizedek, in numero di dodici, i quali contribuiscono molto efficacemente al successo della missione di conferimento. Essi aiutano gli Avonal del Paradiso anche nelle missioni magistrali sui mondi abitati, ed in questi incarichi i Melchizedek sono visibili agli occhi dei mortali se anche il Figlio Avonal si manifesta in questo modo.

35:2.7 (386.5) Non c’è aspetto dei bisogni spirituali planetari al quale essi non applichino il loro ministero. Essi sono gli istruttori che portano così spesso in primo piano interi mondi di vita evoluta, fino al riconoscimento pieno e definitivo del Figlio Creatore e di suo Padre del Paradiso.

35:2.8 (386.6) I Melchizedek sono quasi perfetti in saggezza, ma non sono infallibili nel giudizio. Quando sono distanti e da soli in missioni planetarie, hanno talvolta sbagliato in questioni minori, hanno cioè scelto di fare certe cose che i loro supervisori non hanno successivamente approvato. Un tale errore di giudizio interdice temporaneamente un Melchizedek fino a quando si reca su Salvington e riceve, in udienza con il Figlio Creatore, le istruzioni che di fatto lo liberano dalla disarmonia che ha causato discordanza con i suoi compagni; allora, dopo un riposo correttivo, viene reintegrato nel servizio al terzo giorno. Ma queste incongruenze minori nella funzione dei Melchizedek si sono verificate raramente in Nebadon.

35:2.9 (387.1) Questi Figli non sono un ordine in aumento; il loro numero è stazionario, pur variando in ogni universo locale. Il numero di Melchizedek registrati sul loro pianeta sede in Nebadon supera i dieci milioni.

3. I mondi Melchizedek

35:3.1 (387.2) I Melchizedek occupano un mondo loro proprio vicino a Salvington, la capitale dell’universo. Questa sfera, denominata Melchizedek, è il mondo pilota del circuito di settanta sfere primarie di Salvington, ciascuna delle quali è circondata da sei sfere tributarie consacrate ad attività specialistiche. Queste sfere meravigliose — settanta primarie e 420 tributarie — sono spesso chiamate l’Università Melchizedek. I mortali ascendenti provenienti da tutte le costellazioni di Nebadon passano per la preparazione su tutti i 490 mondi al fine di acquisire lo status residenziale su Salvington. Ma l’educazione degli ascendenti è solo una fase delle molteplici attività che avvengono sul gruppo di sfere architettoniche di Salvington.

35:3.2 (387.3) Le 490 sfere del circuito di Salvington sono divise in dieci gruppi contenenti ciascuno sette sfere primarie e quarantadue tributarie. Ognuno di questi gruppi è sotto la supervisione generale di uno degli ordini maggiori di vita universale. Il primo gruppo, comprendente il mondo pilota e le sei sfere primarie successive nella processione planetaria che lo circonda, è sotto la supervisione dei Melchizedek. Questi mondi Melchizedek sono:

35:3.3 (387.4) 1. Il mondo pilota — il mondo dimora dei Figli Melchizedek.

35:3.4 (387.5) 2. Il mondo delle scuole della vita fisica e dei laboratori d’energie viventi.

35:3.5 (387.6) 3. Il mondo della vita morontiale.

35:3.6 (387.7) 4. La sfera della vita spirituale iniziale.

35:3.7 (387.8) 5. Il mondo della vita spirituale intermedia.

35:3.8 (387.9) 6. La sfera della vita spirituale in progresso.

35:3.9 (387.10) 7. Il dominio di autorealizzazione coordinata e suprema.

35:3.10 (387.11) I sei mondi tributari di ciascuna di queste sfere Melchizedek sono consacrati ad attività attinenti al lavoro delle sfere primarie associate.

35:3.11 (387.12) Il mondo pilota, la sfera Melchizedek, è il luogo d’incontro comune per tutti gli esseri che sono occupati ad educare e spiritualizzare i mortali ascendenti del tempo e dello spazio. Per un ascendente questo mondo è probabilmente il luogo più interessante di tutto Nebadon. Tutti i mortali evoluzionari che hanno completato la preparazione sulla loro costellazione sono destinati ad approdare su Melchizedek, dove sono iniziati al regime della disciplina e della progressione spirituale del sistema educativo di Salvington. E voi non dimenticherete mai le vostre reazioni del primo giorno di vita su questo mondo straordinario, nemmeno dopo che avrete raggiunto la vostra destinazione in Paradiso.

35:3.12 (387.13) I mortali ascendenti mantengono la residenza sul mondo Melchizedek mentre proseguono la loro preparazione sui sei pianeti d’istruzione specialistica circostanti. E questo stesso metodo viene seguito per tutto il loro soggiorno sui settanta mondi culturali, le sfere primarie del circuito di Salvington.

35:3.13 (387.14) Molte attività diverse occupano il tempo dei numerosi esseri che risiedono sui sei mondi tributari della sfera Melchizedek, ma per quanto concerne i mortali ascendenti, questi satelliti sono consacrati alle seguenti fasi speciali di studio:

35:3.14 (388.1) 1. La sfera numero uno s’interessa del riesame della vita planetaria iniziale dei mortali ascendenti. Questo lavoro è effettuato in classi composte di coloro che provengono da un dato mondo di origine mortale. Quelli provenienti da Urantia portano avanti questa revisione esperienziale insieme.

35:3.15 (388.2) 2. Il lavoro speciale della sfera numero due consiste in un riesame similare delle esperienze passate sui mondi delle dimore che circondano il primo satellite della capitale del sistema locale.

35:3.16 (388.3) 3. Le revisioni di questa sfera si riferiscono al soggiorno sulla capitale del sistema locale e comprendono le attività dei rimanenti mondi architettonici del gruppo che forma la capitale del sistema.

35:3.17 (388.4) 4. Sulla quarta sfera ci si occupa del riesame delle esperienze dei settanta mondi tributari della costellazione e delle loro sfere associate.

35:3.18 (388.5) 5. Sulla quinta sfera viene effettuata la revisione del soggiorno degli ascendenti sul mondo capitale della costellazione.

35:3.19 (388.6) 6. Sulla sfera numero sei il tempo è dedicato ad un tentativo di mettere in correlazione queste cinque epoche per giungere in tal modo ad una coordinazione dell’esperienza preparatoria all’entrata nelle scuole primarie Melchizedek d’istruzione universale.

35:3.20 (388.7) Le scuole di amministrazione universale e di saggezza spirituale sono situate sul mondo dimora dei Melchizedek, dove si trovano anche le scuole che si dedicano ad una singola linea di ricerca, quali energia, materia, organizzazione, comunicazione, archivi, etica ed esistenza comparata delle creature.

35:3.21 (388.8) Nel Collegio Melchizedek di Dotazione Spirituale tutti gli ordini dei Figli di Dio — anche quelli del Paradiso — collaborano con gli istruttori Melchizedek e serafici nella preparazione delle schiere che partono come evàngeli del destino a proclamare la libertà spirituale e la filiazione divina fino ai remoti mondi dell’universo. Questa scuola particolare dell’Università Melchizedek è un’istituzione esclusiva dell’universo; gli studenti in visita provenienti da altri regni non vi sono accolti.

35:3.22 (388.9) Il corso più elevato di preparazione all’amministrazione universale è condotto dai Melchizedek sul loro mondo dimora. Questo Collegio di Etica Superiore è presieduto dal Padre Melchizedek originale. È a queste scuole che i vari universi inviano studenti per l’interscambio. Anche se il giovane universo di Nebadon si trova in basso nella scala degli universi per quanto concerne la realizzazione spirituale ed uno sviluppo etico elevato, nondimeno i nostri disordini amministrartivi hanno talmente trasformato l’intero universo in una vasta clinica per altre creazioni vicine che i collegi Melchizedek sono affollati di studenti in visita e di osservatori provenienti da altri regni. In aggiunta al numerosissimo gruppo d’iscritti locali vi sono sempre oltre centomila studenti stranieri che frequentano le scuole Melchizedek, perché l’ordine dei Melchizedek di Nebadon è rinomato in tutto Splandon.

4. Il lavoro speciale dei Melchizedek

35:4.1 (388.10) Un ramo altamente specializzato delle attività Melchizedek si occupa della supervisione della carriera morontiale progressiva dei mortali ascendenti. Gran parte di questo insegnamento è condotto dai pazienti e saggi ministri serafici, assistiti da mortali che sono ascesi a livelli relativamente più elevati di realizzazione universale, ma tutto questo lavoro educativo è sotto la supervisione generale dei Melchizedek, in associazione con i Figli Istruttori Trinitari.

35:4.2 (389.1) Sebbene gli ordini Melchizedek si dedichino principalmente al vasto sistema d’istruzione e al regime di preparazione esperienziale dell’universo locale, funzionano anche in incarichi eccezionali ed in circostanze insolite. In un universo in evoluzione che comprenderà alla fine circa dieci milioni di mondi abitati, sono destinate ad accadere molte cose fuori dell’ordinario, ed è in queste circostanze impreviste che agiscono i Melchizedek. Su Edentia, capitale della vostra costellazione, essi sono conosciuti come Figli d’emergenza. Essi sono sempre pronti a servire in tutte le necessità — fisiche, intellettuali o spirituali — sia su un pianeta, in un sistema, in una costellazione sia nell’universo. In ogni momento e luogo sia necessario un aiuto speciale, là troverete uno o più Figli Melchizedek.

35:4.3 (389.2) Quando qualche aspetto del piano del Figlio Creatore rischia l’insuccesso, parte subito un Melchizedek per portare la sua assistenza. Ma raramente essi sono chiamati ad operare in presenza di una ribellione peccaminosa, come quella avvenuta in Satania.

35:4.4 (389.3) I Melchizedek sono i primi ad intervenire in tutti i casi d’emergenza di qualunque natura su tutti i mondi in cui dimorano creature dotate di volontà. Essi agiscono talvolta come custodi temporanei su pianeti indocili, fungendo da amministratori fiduciari di un governo planetario venuto meno agli impegni. In una crisi planetaria questi Figli Melchizedek servono in numerose funzioni straordinarie. Per un tale Figlio è facilmente possibile rendersi visibile agli esseri mortali, e talvolta un membro di quest’ordine si è anche incarnato nelle sembianze della carne mortale. In Nebadon un Melchizedek ha servito sette volte su un mondo evoluzionario nella similitudine della carne mortale, ed in numerose occasioni questi Figli sono apparsi nelle sembianze di altri ordini di creature dell’universo. Essi sono in verità i versatili e volontari ministri d’emergenza per tutti gli ordini d’intelligenze dell’universo e per tutti i mondi e sistemi di mondi.

35:4.5 (389.4) Il Melchizedek che visse su Urantia al tempo di Abramo era conosciuto localmente come Principe di Salem perché presiedeva una piccola colonia di cercatori della verità residenti in un luogo chiamato Salem. Egli si offrì volontario per incarnarsi nelle sembianze della carne mortale e lo fece con l’approvazione degli amministratori fiduciari Melchizedek del pianeta, che temevano l’estinzione della luce della vita durante quel periodo di crescenti tenebre spirituali. Ed egli sostenne la verità del suo tempo e la trasmise in sicurezza ad Abramo e ai suoi compagni.

5. I Figli Vorondadek

35:5.1 (389.5) Dopo la creazione degli aiuti personali e del primo gruppo dei versatili Melchizedek, il Figlio Creatore e lo Spirito Creativo dell’universo locale concepirono e portarono all’esistenza il secondo grande e variato ordine di filiazione universale, i Vorondadek. Essi sono più generalmente conosciuti come Padri delle Costellazioni perché un Figlio di quest’ordine si trova invariabilmente a capo di ogni governo di costellazione in tutti gli universi locali.

35:5.2 (389.6) Il numero di Vorondadek varia in ciascun universo locale; in Nebadon ne sono registrati esattamente un milione. Questi Figli, come i loro coordinati, i Melchizedek, non posseggono alcun potere di riproduzione. Non esiste alcun metodo conosciuto con il quale essi possano accrescere il loro numero.

35:5.3 (389.7) Sotto molti aspetti questi Figli sono un corpo che si autogoverna; come individui e come gruppi, ed anche come insieme, essi decidono in larga misura da se stessi, come fanno i Melchizedek, ma i Vorondadek non operano in una gamma altrettanto estesa di attività. Essi non eguagliano in brillante versatilità i loro fratelli Melchizedek, ma sono ancor più affidabili ed efficienti come dirigenti e lungimiranti amministratori. Essi non sono neppure gli uguali amministrativi dei loro subordinati, i Lanonandek Sovrani dei Sistemi, ma superano tutti gli ordini di filiazione universale per stabilità di propositi e divinità di giudizio.

35:5.4 (390.1) Sebbene le decisioni e le ordinanze di quest’ordine di Figli siano sempre in accordo con lo spirito di filiazione divina ed in armonia con la linea di condotta del Figlio Creatore, essi sono stati citati per degli errori davanti al Figlio Creatore, e su dettagli tecnici le loro decisioni sono state talvolta revocate in appello dai tribunali superiori dell’universo. Ma questi Figli cadono raramente in errore e non sono mai entrati in una ribellione; né in tutta la storia di Nebadon si è mai trovato un Vorondadek che abbia disobbedito al governo dell’universo.

35:5.5 (390.2) Il servizio dei Vorondadek negli universi locali è esteso e vario. Essi servono come ambasciatori in altri universi e come consoli rappresentanti le costellazioni all’interno del loro universo natale. Tra tutti gli ordini di filiazione di un universo locale, a loro è affidata più spesso la piena delega dei poteri sovrani perché la esercitino in situazioni critiche dell’universo.

35:5.6 (390.3) Sui mondi isolati nelle tenebre spirituali, le sfere che hanno subito l’isolamento planetario a causa della ribellione e dell’inadempimento, un osservatore Vorondadek è normalmente presente fino al ripristino dello status normale. In certe situazioni d’emergenza questo Altissimo osservatore potrebbe esercitare un’autorità assoluta e discrezionale su ogni essere celeste assegnato a quel pianeta. È registrato negli annali di Salvington che i Vorondadek hanno talvolta esercitato questa autorità come Altissimi reggenti di tali pianeti. E ciò si è verificato anche su mondi abitati che non erano stati toccati dalla ribellione.

35:5.7 (390.4) Spesso un corpo di dodici o più Figli Vorondadek si costituisce in alta corte di revisione e d’appello per trattare casi speciali che coinvolgono lo status di un pianeta o di un sistema. Ma il loro lavoro concerne maggiormente le funzioni legislative proprie dei governi della costellazione. Come conseguenza di tutti questi servizi, i Figli Vorondadek sono divenuti gli storici degli universi locali; essi hanno personale conoscenza di tutte le lotte politiche e di tutti gli sconvolgimenti sociali dei mondi abitati.

6. I Padri delle Costellazioni

35:6.1 (390.5) Almeno tre Vorondadek sono assegnati al governo di ciascuna delle cento costellazioni di un universo locale. Questi Figli sono scelti dal Figlio Creatore e sono incaricati da Gabriele come Altissimi delle costellazioni per servire per un decamillennio — 10.000 anni standard, circa 50.000 anni del tempo di Urantia. L’Altissimo regnante, il Padre della Costellazione, ha due associati, uno senior ed uno junior. Ad ogni cambiamento di amministrazione l’associato senior diventa il capo del governo, quello junior assume i compiti del senior, mentre i Vorondadek senza incarico residenti sui mondi di Salvington designano uno di loro quale candidato alla selezione per assumere le responsabilità di associato junior. In tal modo ciascuno degli Altissimi governanti, secondo l’attuale ordinamento, ha un periodo di servizio di tre decamillenni sulla capitale di una costellazione, circa 150.000 anni di Urantia.

35:6.2 (390.6) I cento Padri delle Costellazioni, i capi effettivi che presiedono ai governi delle costellazioni, costituiscono il gabinetto consultivo supremo del Figlio Creatore. Questo consiglio si riunisce frequentemente nella capitale dell’universo e la portata e l’estensione delle sue deliberazioni sono illimitate, ma esso si occupa principalmente del benessere delle costellazioni e dell’unificazione dell’amministrazione dell’intero universo locale.

35:6.3 (391.1) Quando un Padre della Costellazione è presente per servizio nella capitale dell’universo, come avviene di frequente, l’associato senior diventa direttore facente funzioni degli affari della costellazione. La funzione normale dell’associato senior è la sorveglianza degli affari spirituali, mentre l’associato junior si occupa personalmente del benessere fisico della costellazione. Tuttavia, nessun piano d’azione di rilevante importanza viene mai realizzato in una costellazione finché tutti e tre gli Altissimi non sono d’accordo su tutti i dettagli della sua esecuzione.

35:6.4 (391.2) L’intero meccanismo delle informazioni spirituali e dei canali di comunicazione è a disposizione degli Altissimi delle costellazioni. Essi sono in perfetto contatto con i loro superiori su Salvington e con i loro diretti subordinati, i sovrani dei sistemi locali. Essi si riuniscono frequentemente in consiglio con questi Sovrani dei Sistemi per deliberare sullo stato della costellazione.

35:6.5 (391.3) Gli Altissimi si circondano di un corpo di consiglieri, che di tanto in tanto varia di numero e di componenti secondo la presenza dei vari gruppi nella capitale della costellazione ed anche a seconda di come variano i bisogni locali. Durante i periodi di tensione essi possono chiedere un supplemento di Figli dell’ordine Vorondadek perché li aiutino nel lavoro amministrativo, e lo ricevono rapidamente. Norlatiadek, la vostra costellazione, è attualmente amministrata da dodici Figli Vorondadek.

7. I mondi Vorondadek

35:7.1 (391.4) Il secondo gruppo di sette mondi nel circuito delle settanta sfere primarie che circondano Salvington comprende i pianeti Vorondadek. Ciascuna di queste sfere, con i suoi sei satelliti che la circondano, è consacrata ad una fase particolare delle attività dei Vorondadek. Su questi quarantanove regni i mortali ascendenti raggiungono l’apice della loro educazione riguardante la legislazione dell’universo.

35:7.2 (391.5) Gli ascendenti mortali hanno osservato il funzionamento delle assemblee legislative sui mondi capitale delle costellazioni, ma qui, su questi mondi Vorondadek, essi partecipano alla promulgazione della legislazione generale effettiva dell’universo locale sotto la tutela dei Vorondadek senior. Queste promulgazioni sono destinate a coordinare le varie decisioni delle assemblee legislative autonome delle cento costellazioni. L’istruzione fornita dalle scuole Vorondadek non è superata nemmeno su Uversa. Questa formazione è progressiva e si estende dalla prima sfera, con il lavoro supplementare sui sei satelliti rispettivi, proseguendo poi nelle altre sei sfere primarie e nei loro gruppi di satelliti associati.

35:7.3 (391.6) Su questi mondi di studio e di lavoro pratico i pellegrini ascendenti saranno introdotti in numerose nuove attività. Non ci è proibito rivelare queste nuove ed insospettate occupazioni, ma noi disperiamo di essere in grado di descrivere queste attività alla mente materiale degli esseri mortali. Noi manchiamo di termini per comunicare i significati di tali attività superne, e non ci sono impieghi umani analoghi che possano essere utilizzati come esempi di queste nuove occupazioni degli ascendenti mortali mentre proseguono i loro studi su detti quarantanove mondi. E molte altre attività, che non fanno parte del regime ascendente, sono incentrate su questi mondi Vorondadek del circuito di Salvington.

8. I Figli Lanonandek

35:8.1 (392.1) Dopo la creazione dei Vorondadek, il Figlio Creatore e lo Spirito Madre d’Universo si uniscono allo scopo di portare all’esistenza il terzo ordine di filiazione universale, i Lanonandek. Sebbene occupati in vari compiti connessi con le amministrazioni dei sistemi, essi sono meglio conosciuti come Sovrani dei Sistemi, i governanti dei sistemi locali, e come Principi Planetari, i capi amministrativi dei mondi abitati.

35:8.2 (392.2) Essendo l’ordine di filiazione ultimo e più basso — per quanto concerne i livelli di divinità — gli esseri che vi appartengono hanno dovuto seguire certi corsi d’istruzione sui mondi Melchizedek al fine di prepararsi per il servizio successivo. Essi furono i primi studenti dell’Università Melchizedek e furono classificati e certificati dai loro insegnanti ed esaminatori Melchizedek secondo la capacità, la personalità ed i risultati.

35:8.3 (392.3) L’universo di Nebadon cominciò la sua esistenza con dodici milioni esatti di Lanonandek, e dopo che furono passati per la sfera Melchizedek essi furono divisi nel corso delle prove finali in tre classi:

35:8.4 (392.4) 1. Lanonandek Primari. Del grado più elevato ve ne furono 709.841. Questi sono i Figli designati come Sovrani dei Sistemi e come assistenti presso i consigli supremi delle costellazioni, nonché come consiglieri nel lavoro amministrativo superiore dell’universo.

35:8.5 (392.5) 2. Lanonandek Secondari. Di quest’ordine uscito dalla sfera Melchizedek ve ne furono 10.234.601. Essi sono incaricati come Principi Planetari e come riserve di quest’ordine.

35:8.6 (392.6) 3. Lanonandek Terziari. Questo gruppo ne conteneva 1.055.558. Questi Figli operano come assistenti subordinati, messaggeri, custodi, commissari, osservatori, e svolgono gli svariati servizi di un sistema e dei mondi che lo compongono.

35:8.7 (392.7) Non è possibile per questi Figli progredire da un gruppo all’altro come avviene per gli esseri evoluzionari. Dopo essere stati istruiti dai Melchizedek, una volta esaminati e classificati, essi servono in continuazione nel rango assegnato. E tantomeno questi Figli s’impegnano nella riproduzione; il loro numero nell’universo è stazionario.

35:8.8 (392.8) In cifre tonde, i Figli dell’ordine Lanonandek sono classificati su Salvington come segue:

35:8.9 (392.9) Coordinatori Universali e Consiglieri di Costellazione100.000

35:8.10 (392.10) Sovrani dei Sistemi ed Assistenti600.000

35:8.11 (392.11) Principi Planetari e Riserve10.000.000

35:8.12 (392.12) Corpo di Messaggeri400.000

35:8.13 (392.13) Custodi ed Archivisti100.000

35:8.14 (392.14) Corpo di Riserva800.000

35:8.15 (392.15) I Lanonandek sono un ordine di filiazione un po’ inferiore a quello dei Melchizedek e dei Vorondadek, e sono dunque di utilità anche maggiore nelle unità subordinate dell’universo, perché possono avvicinarsi di più alle creature più basse delle razze intelligenti. Essi si trovano anche in maggior pericolo di deviare, di allontanarsi dalla tecnica accettabile di un governo d’universo. Ma questi Lanonandek, specialmente quelli dell’ordine primario, sono i più capaci e versatili di tutti gli amministratori di un universo locale. Per capacità esecutiva essi sono superati soltanto da Gabriele e dai suoi associati non rivelati.

9. I governanti Lanonandek

35:9.1 (393.1) I Lanonandek sono i governanti permanenti dei pianeti e, a rotazione, i sovrani dei sistemi. Un Figlio di quest’ordine governa attualmente su Jerusem, la capitale del vostro sistema locale di mondi abitati.

35:9.2 (393.2) I Sovrani di Sistema governano in commissioni di due o tre nella capitale di ogni sistema di mondi abitati. Il Padre della Costellazione nomina uno di questi Lanonandek come capo ogni diecimila anni. Talvolta non viene fatto alcun cambiamento alla testa della triade, essendo la questione interamente di facoltà dei governanti delle costellazioni. I governi dei sistemi non cambiano improvvisamente il loro personale a meno che non si verifichi una qualche tragedia.

35:9.3 (393.3) Quando dei Sovrani di Sistema o degli assistenti sono revocati, i loro posti vengono affidati mediante selezioni effettuate dal consiglio supremo situato nella capitale della costellazione tra le riserve di quell’ordine, un gruppo che su Edentia è più numeroso della media indicata.

35:9.4 (393.4) I consigli supremi Lanonandek sono stazionati sulle varie capitali delle costellazioni. Questo corpo è presieduto dall’Altissimo senior associato del Padre della Costellazione, mentre l’associato junior sovrintende le riserve dell’ordine secondario.

35:9.5 (393.5) I Sovrani di Sistema sono coerenti ai loro nomi; essi sono pressoché sovrani negli affari locali dei mondi abitati. Sono quasi paterni nel loro modo di dirigere i Principi Planetari, i Figli Materiali e gli spiriti tutelari. Il dominio personale del sovrano è quasi totale. Questi governanti non sono controllati da osservatori della Trinità provenienti dall’universo centrale. Essi sono la divisione esecutiva dell’universo locale, e sia come custodi dell’applicazione dei mandati legislativi che come esecutori dell’applicazione dei verdetti giudiziari si trovano nell’unica posizione in tutta l’amministrazione dell’universo in cui la slealtà personale verso la volontà del Figlio Micael potrebbe più facilmente e rapidamente attecchire e cercare di affermarsi.

35:9.6 (393.6) Il nostro universo locale ha subito la sventura che più di settecento Figli dell’ordine Lanonandek si sono ribellati contro il governo dell’universo, in tal modo precipitando nella confusione parecchi sistemi e numerosi pianeti. Tra tutti questi ribelli soltanto tre furono Sovrani di Sistema; praticamente tutti questi Figli appartenevano al secondo ed al terzo ordine, Principi Planetari e Lanonandek terziari.

35:9.7 (393.7) Il gran numero di questi Figli che si sono dissociati dall’integrità non indica un qualche errore da parte dei loro creatori. Essi avrebbero potuto essere fatti divinamente perfetti, ma furono creati in modo tale per poter comprendere meglio le creature evoluzionarie che dimorano nei mondi del tempo e dello spazio, ed avvicinarsi ad esse.

35:9.8 (393.8) Tra tutti gli universi locali di Orvonton, il nostro universo, con l’eccezione di Henselon, ha perso il maggior numero di Figli di quest’ordine. Su Uversa è opinione generale che in Nebadon abbiamo avuto tanti disordini amministrativi perché i nostri Figli dell’ordine Lanonandek sono stati creati con un grado di libertà personale di scelta e di programmazione tanto alto. Io non faccio questa osservazione come critica. Il Creatore del nostro universo ha piena autorità e pieni poteri di fare ciò. È opinione dei nostri alti governanti che, sebbene questi Figli dotati di libera scelta provochino eccessivi disordini nelle ere iniziali dell’universo, quando le cose saranno pienamente vagliate e definitivamente stabilizzate, il beneficio di una lealtà superiore e di un servizio volontario più completo da parte di questi Figli, esaurientemente messi alla prova, compenserà più che largamente la confusione e le tribolazioni delle epoche primitive.

35:9.9 (394.1) In caso di ribellione nella capitale di un sistema, viene di solito insediato in un tempo relativamente breve un nuovo sovrano, ma non avviene la stessa cosa sui singoli pianeti. Essi sono le unità costitutive della creazione materiale ed il libero arbitrio delle creature è uno dei fattori del giudizio finale di tutti questi problemi. Per i mondi isolati, pianeti i cui prìncipi per autorità possono aver deviato, sono designati dei Principi Planetari successori, i quali però non assumono la direzione attiva di tali mondi finché le conseguenze dell’insurrezione non siano parzialmente dominate e rimosse dalle misure riparatrici adottate dai Melchizedek e da altre personalità tutelari. La ribellione di un Principe Planetario isola istantaneamente il suo pianeta; i circuiti spirituali locali sono immediatamente interrotti. Solo un Figlio di conferimento può ristabilire le linee di comunicazione interplanetarie su un tale mondo spiritualmente isolato.

35:9.10 (394.2) Esiste un piano per salvare questi Figli indisciplinati e poco saggi, e molti di loro si sono avvalsi di questo provvedimento di misericordia; tuttavia essi non potranno mai più operare nelle posizioni in cui hanno fallito. Dopo la riabilitazione essi sono assegnati a compiti di custodia e a dipartimenti di amministrazione fisica.

10. I mondi Lanonandek

35:10.1 (394.3) Il terzo gruppo di sette mondi nel circuito dei settanta pianeti di Salvington, con i loro rispettivi quarantadue satelliti, costituisce il gruppo Lanonandek di sfere amministrative. Su questi regni i Lanonandek esperti appartenenti al corpo degli ex Sovrani di Sistema fungono da istruttori amministrativi dei pellegrini ascendenti e delle schiere serafiche. I mortali evoluzionari osservano gli amministratori dei sistemi al lavoro sulle capitali di sistema, ma qui essi partecipano alla coordinazione effettiva delle decisioni amministrative dei diecimila sistemi locali.

35:10.2 (394.4) Queste scuole amministrative dell’universo locale sono sotto il controllo di un corpo di Figli Lanonandek che hanno avuto una lunga esperienza come Sovrani di Sistema e come consiglieri di costellazione. Questi collegi esecutivi sono superati soltanto dalle scuole amministrative di Ensa.

35:10.3 (394.5) Mentre servono come sfere d’istruzione per i mortali ascendenti, i mondi Lanonandek sono al tempo stesso centri di vaste iniziative concernenti le operazioni amministrative normali e ordinarie dell’universo. Lungo tutto il tragitto verso il Paradiso i pellegrini ascendenti proseguono i loro studi nelle scuole pratiche di conoscenza applicata — di effettiva preparazione nel fare realmente le cose che vengono loro insegnate. Il sistema educativo universale patrocinato dai Melchizedek è pratico, progressivo, ricco di significati e fondato sull’esperienza. Esso abbraccia l’istruzione in cose materiali, intellettuali, morontiali e spirituali.

35:10.4 (394.6) È in collegamento con queste sfere amministrative dei Lanonandek che la maggior parte dei Figli recuperati di quest’ordine servono come custodi e direttori di affari planetari. E questi Principi Planetari inadempienti ed i loro associati nella ribellione che scelgono di accettare la riabilitazione offerta continueranno a servire in tali funzioni ordinarie, almeno fino a quando l’universo di Nebadon non sarà stabilizzato in luce e vita.

35:10.5 (395.1) Molti Figli Lanonandek dei sistemi più antichi, tuttavia, hanno stabilito magnifici curriculum di servizio, di amministrazione e di compimento spirituali. Essi sono un nobile, fedele e leale gruppo, nonostante la loro tendenza a cadere in errore a causa degli inganni della libertà personale e delle suggestioni dell’autodeterminazione.

35:10.6 (395.2) [Patrocinato dal Capo degli Arcangeli agente per autorità di Gabriele di Salvington.]

Fascicolo 36 - I Portatori di Vita

Il Libro di Urantia

Fascicolo 36

I Portatori di Vita

36:0.1 (396.1) LA VITA non ha origine spontaneamente. La vita è costruita secondo piani formulati dagli Architetti dell’Essere (non rivelati) ed appare sui pianeti abitati sia per importazione diretta sia come risultato delle operazioni dei Portatori di Vita degli universi locali. Questi Portatori di Vita sono tra i più interessanti e versatili della diversificata famiglia dei Figli universali. Essi sono incaricati di progettare la vita delle creature e di portarla nelle sfere planetarie. E dopo aver impiantato questa vita su tali nuovi mondi, essi vi rimangono per lunghi periodi al fine di favorire il suo sviluppo.

1. Origine e natura dei Portatori di Vita

36:1.1 (396.2) Benché i Portatori di Vita appartengano alla famiglia di filiazione divina, sono un tipo peculiare e distinto di Figli universali, essendo il solo gruppo di vita intelligente di un universo locale alla cui creazione partecipano i governanti di un superuniverso. I Portatori di Vita sono la progenie di tre personalità preesistenti: il Figlio Creatore, lo Spirito Madre d’Universo e, per designazione, uno dei tre Antichi dei Giorni che presiedono ai destini del superuniverso interessato. Questi Antichi dei Giorni, i soli che possono decretare l’estinzione di esseri intelligenti, partecipano alla creazione dei Portatori di Vita, i quali sono incaricati d’istituire la vita fisica sui mondi in evoluzione.

36:1.2 (396.3) Nell’universo di Nebadon è registrata la creazione di cento milioni di Portatori di Vita. Questo corpo efficiente di disseminatori di vita non è un gruppo veramente autogovernato. Essi sono diretti dalla triade che determina la vita, composta da Gabriele, dal Padre Melchizedek e da Nambia, il Portatore di Vita originale e primogenito di Nebadon. Ma in tutte le fasi della loro amministrazione divisionale essi si autogovernano.

36:1.3 (396.4) I Portatori di Vita sono classificati in tre grandi categorie: la prima categoria è quella dei Portatori di Vita senior, la seconda quella degli assistenti e la terza quella dei custodi. La prima categoria è suddivisa in dodici gruppi di specialisti delle varie forme di manifestazione della vita. La separazione in queste tre categorie fu effettuata dai Melchizedek, che condussero delle prove a tale scopo sulla sfera sede dei Portatori di Vita. Da allora i Melchizedek sono sempre stati strettamente associati ai Portatori di Vita e li accompagnano sempre quando partono per stabilire la vita su un nuovo pianeta.

36:1.4 (396.5) Quando un pianeta evoluzionario è definitivamente stabilizzato in luce e vita, i Portatori di Vita sono organizzati in corpi deliberativi superiori con funzioni consultive per aiutare nell’amministrazione e nello sviluppo ulteriori del mondo e dei suoi esseri glorificati. Nelle ere successive e stabili di un universo in evoluzione a questi Portatori di Vita sono affidati molti nuovi compiti.

2. I mondi dei Portatori di Vita

36:2.1 (397.1) I Melchizedek esercitano la supervisione generale sul quarto gruppo di sette sfere primarie del circuito di Salvington. Questi mondi dei Portatori di Vita sono designati come segue:

36:2.2 (397.2) 1. La sede dei Portatori di Vita.

36:2.3 (397.3) 2. La sfera di progettazione della vita.

36:2.4 (397.4) 3. La sfera di conservazione della vita.

36:2.5 (397.5) 4. La sfera di evoluzione della vita.

36:2.6 (397.6) 5. La sfera della vita associata alla mente.

36:2.7 (397.7) 6. La sfera della mente e dello spirito negli esseri viventi.

36:2.8 (397.8) 7. La sfera della vita non rivelata.

36:2.9 (397.9) Ciascuna di queste sfere primarie è circondata da sei satelliti, sui quali sono incentrate le fasi speciali di tutte le attività dei Portatori di Vita nell’universo.

36:2.10 (397.10) Il Mondo Numero Uno, la sfera sede, insieme con i suoi sei satelliti tributari, è consacrato allo studio della vita universale, della vita in tutte le sue fasi conosciute di manifestazione. Qui è situato il collegio per la progettazione della vita, nel quale operano insegnanti e consulenti provenienti da Uversa e da Havona, ed anche dal Paradiso. E mi è consentito rivelare che le sette postazioni centrali degli spiriti aiutanti della mente sono situate su questo mondo dei Portatori di Vita.

36:2.11 (397.11) Il numero dieci — il sistema decimale — è inerente all’universo fisico, ma non a quello spirituale. Il dominio della vita è caratterizzato da tre, sette e dodici o da multipli e combinazioni di questi numeri base. Esistono tre piani di vita principali ed essenzialmente differenti, secondo l’ordine delle tre Sorgenti e Centri del Paradiso, e nell’universo di Nebadon queste tre forme basilari di vita sono separate su tre differenti tipi di pianeti. C’erano originariamente dodici concetti distinti e divini di vita trasmissibile. Questo numero dodici, con le sue suddivisioni ed i suoi multipli, ricorre in tutti i modelli di vita basilari dei sette superuniversi. Ci sono anche sette tipi architettonici di progetto di vita, combinazioni fondamentali delle configurazioni riproducenti la materia vivente. I modelli di vita di Orvonton sono configurati in dodici portatori di eredità. I differenti ordini di creature dotate di volontà sono configurati come 12, 24, 48, 96, 192, 384 e 768. Su Urantia vi sono quarantotto unità di controllo dei modelli — le determinatrici dei tratti — nelle cellule sessuali di riproduzione umana.

36:2.12 (397.12) Il Secondo Mondo è la sfera di progettazione della vita; qui sono elaborati tutti i nuovi metodi di organizzazione della vita. Mentre i progetti originali della vita sono forniti dal Figlio Creatore, l’effettiva esecuzione di questi piani è affidata ai Portatori di Vita e ai loro associati. Quando i piani generali della vita per un nuovo mondo sono stati formulati, vengono trasmessi alla sfera sede, dove sono minuziosamente esaminati dal consiglio supremo dei Portatori di Vita senior in collaborazione con un corpo consultivo Melchizedek. Se i piani si scostano dalle formule precedentemente accettate, devono essere riesaminati ed approvati dal Figlio Creatore. Il capo dei Melchizedek rappresenta spesso il Figlio Creatore in queste deliberazioni.

36:2.13 (397.13) La vita planetaria, quindi, pur simile sotto certi aspetti, differisce in molti altri su ogni mondo evoluzionario. Anche in una serie della vita uniforme in una singola famiglia di mondi, la vita non è esattamente la stessa su due pianeti qualunque; c’è sempre un tipo planetario, perché i Portatori di Vita si sforzano costantemente di migliorare le formule vitali affidate alle loro cure.

36:2.14 (398.1) Ci sono più di un milione di formule chimiche fondamentali o cosmiche che costituiscono i modelli d’origine e le numerose variazioni funzionali di base delle manifestazioni della vita. Il satellite numero uno della sfera di progettazione della vita è il regno dei fisici e degli elettrochimici dell’universo che servono come assistenti tecnici dei Portatori di Vita nel lavoro di catturare, organizzare e manipolare le unità essenziali d’energia che sono impiegate per costruire i veicoli materiali di trasmissione della vita, il cosiddetto plasma germinativo.

36:2.15 (398.2) I laboratori planetari di progettazione della vita sono situati sul secondo satellite di questo mondo numero due. In questi laboratori i Portatori di Vita e tutti i loro associati collaborano con i Melchizedek nello sforzo di modificare e possibilmente di migliorare la vita destinata ad essere impiantata sui pianeti decimali di Nebadon. La vita che si evolve ora su Urantia fu progettata e parzialmente elaborata su questo stesso mondo, perché Urantia è un pianeta decimale, un mondo di sperimentazione della vita. In un solo mondo su dieci è consentita una variazione maggiore dei progetti standard di vita rispetto a quella degli altri mondi (non sperimentali).

36:2.16 (398.3) Il Mondo Numero Tre è consacrato alla conservazione della vita. Qui i vari metodi di protezione e di preservazione della vita sono studiati e sviluppati dagli assistenti e dai custodi del corpo dei Portatori di Vita. I piani della vita per ogni nuovo mondo prevedono sempre che la commissione di conservazione della vita, composta da custodi specializzati nell’abile manipolazione dei modelli di vita fondamentali, s’installi quanto prima. Su Urantia ci furono ventiquattro commissari custodi, due per ogni modello fondamentale od ancestrale dell’organizzazione architettonica della materia vitale. Su pianeti quali il vostro la forma di vita più elevata è riprodotta da un insieme di vettori vitali che possiede ventiquattro unità modello. (E poiché la vita intellettuale si sviluppa a partire dalla vita fisica e si fonda su di essa, vengono all’esistenza i ventiquattro ordini basilari di organizzazione psichica.)

36:2.17 (398.4) La Sfera Numero Quattro ed i suoi satelliti tributari sono consacrati allo studio dell’evoluzione della vita delle creature in generale e degli antecedenti evoluzionari di ogni livello di vita in particolare. Il plasma vitale originale di un mondo in evoluzione deve contenere il potenziale completo di tutte le variazioni di sviluppo future e di tutti i cambiamenti e modificazioni evoluzionari successivi. Le disposizioni per tali progetti di vasta portata di metamorfosi della vita possono richiedere l’apparizione di numerose forme apparentemente inutili di vita animale e vegetale. Questi sottoprodotti dell’evoluzione planetaria, previsti od imprevisti, compaiono sulla scena dell’azione solo per scomparire, ma in tutto questo lungo processo, ed attraverso esso, scorre il filo delle sagge ed intelligenti formulazioni dei progettisti originari del piano della vita planetaria e dello schema della specie. I molteplici sottoprodotti dell’evoluzione biologica sono tutti essenziali alla piena funzione finale delle forme superiori di vita intelligente, nonostante una grande disarmonia esteriore possa di tanto in tanto prevalere nella lunga lotta ascendente delle creature superiori per acquisire la supremazia sulle forme inferiori di vita, molte delle quali sono talvolta così antagonistiche alla pace e al benessere delle creature in evoluzione dotate di volontà.

36:2.18 (398.5) Il Mondo Numero Cinque si occupa interamente della vita associata alla mente. Ciascuno dei suoi satelliti è consacrato allo studio di una singola fase della mente delle creature correlata alla vita delle creature stesse. La mente, quale gli uomini la intendono, è una dotazione dei sette spiriti aiutanti della mente, sovrapposta dagli agenti dello Spirito Infinito ai livelli della mente non istruibili o meccanici. I modelli della vita sono variamente sensibili a questi aiutanti e ai differenti ministeri spirituali che operano in tutti gli universi del tempo e dello spazio. La capacità delle creature materiali di risposta spirituale dipende interamente dalla loro dotazione mentale associata, la quale, a sua volta, ha orientato il corso dell’evoluzione biologica di queste stesse creature mortali.

36:2.19 (399.1) Il Mondo Numero Sei è consacrato alla correlazione tra la mente e lo spirito quali sono associati alle forme ed agli organismi viventi. Questo mondo ed i suoi sei tributari inglobano le scuole di coordinazione delle creature, dove insegnanti provenienti dall’universo centrale e dal superuniverso collaborano con gli istruttori di Nebadon per presentare i livelli più elevati cui possono giungere le creature nel tempo e nello spazio.

36:2.20 (399.2) La Settima Sfera dei Portatori di Vita è consacrata ai domini non rivelati della vita evoluzionaria delle creature, qual è collegata con la filosofia cosmica della crescente fattualizzazione dell’Essere Supremo.

3. Il trapianto della vita

36:3.1 (399.3) La vita non appare spontaneamente negli universi; sui pianeti sterili devono iniziarla i Portatori di Vita. Essi sono i portatori, i disseminatori ed i guardiani della vita quale appare sui mondi evoluzionari dello spazio. Tutta la vita dell’ordine e delle forme conosciute su Urantia ha origine con questi Figli, sebbene non tutte le forme della vita planetaria siano esistenti su Urantia.

36:3.2 (399.4) Il corpo dei Portatori di Vita incaricato d’impiantare la vita su un nuovo mondo si compone solitamente di cento portatori senior, cento assistenti e mille custodi. I Portatori di Vita trasportano spesso il plasma vitale stesso su un nuovo mondo, ma non sempre. Talvolta essi organizzano i modelli della vita dopo essere giunti sul pianeta di assegnazione, secondo formule precedentemente approvate per una nuova avventura d’istituzione della vita. Tale fu l’origine della vita planetaria di Urantia.

36:3.3 (399.5) Quando in conformità alle formule approvate sono stati forniti i modelli fisici, allora i Portatori di Vita catalizzano questo materiale inanimato, trasmettendo attraverso le loro persone la scintilla vitale dello spirito; e subito i modelli inerti diventano materia vivente.

36:3.4 (399.6) La scintilla vitale — il mistero della vita — viene conferita tramite i Portatori di Vita, non da loro. In verità essi sovrintendono tali operazioni, elaborano il plasma vitale stesso, ma è lo Spirito Madre d’Universo che fornisce il fattore essenziale del plasma vivente. È dalla Figlia Creativa dello Spirito Infinito che proviene la scintilla d’energia che anima il corpo e presagisce la mente.

36:3.5 (399.7) Nel conferire la vita i Portatori di Vita non trasmettono nulla della loro natura personale, nemmeno sulle sfere in cui sono progettati nuovi ordini di vita. In tali frangenti essi si limitano a far scaturire e a trasmettere la scintilla della vita, a far partire le rivoluzioni necessarie della materia secondo le specificazioni fisiche, chimiche ed elettriche dei piani e dei modelli stabiliti. I Portatori di Vita sono presenze catalitiche viventi che agitano, organizzano e vitalizzano gli elementi altrimenti inerti dell’ordine materiale d’esistenza.

36:3.6 (400.1) Ai Portatori di Vita di un corpo planetario è concesso un certo periodo di tempo in cui istituire la vita su un nuovo mondo, approssimativamente mezzo milione di anni del tempo di quel pianeta. Al termine di questo periodo, indicato da certi risultati nello sviluppo della vita planetaria, essi cessano gli sforzi per l’impianto e non possono successivamente aggiungere alcunché di nuovo o di supplementare alla vita di quel pianeta.

36:3.7 (400.2) Durante le ere comprese tra l’istituzione della vita e la comparsa della creature umane di status morale, ai Portatori di Vita è permesso manipolare l’ambiente vitale ed orientare favorevolmente in altri modi il corso dell’evoluzione biologica. Ed essi lo fanno per lunghi periodi di tempo.

36:3.8 (400.3) Quando i Portatori di Vita operanti su un nuovo mondo sono riusciti a produrre un essere dotato di volontà, con potere di decisione morale e di scelta spirituale, la loro opera cessa immediatamente — essi hanno terminato; non possono manipolare ulteriormente la vita in evoluzione. Da questo punto in avanti l’evoluzione delle cose viventi deve procedere conformemente alla dotazione della natura e delle tendenze innate che sono già state trasmesse alle formule e ai modelli di vita planetaria e fissate in essi. Ai Portatori di Vita non è permesso fare esperimenti od interferire con la volontà; non è loro concesso dominare od influenzare arbitrariamente le creature morali.

36:3.9 (400.4) All’arrivo di un Principe Planetario essi si preparano a partire, benché due dei portatori senior e dodici custodi possano offrirsi volontari, facendo voto di rinuncia temporanea, per restare durante un periodo indefinito sul pianeta come consiglieri in materia di sviluppo e di conservazione ulteriori del plasma vitale. Due di questi Figli ed i loro dodici associati servono attualmente su Urantia.

4. I Portatori di Vita Melchizedek

36:4.1 (400.5) In ogni sistema locale di mondi abitati di tutto Nebadon c’è una sola sfera in cui i Melchizedek hanno operato come portatori di vita. Queste dimore sono conosciute come i mondi midsoniti dei sistemi, e su ciascuno di essi un Figlio Melchizedek, modificato in forma materiale, si è congiunto con una Figlia selezionata dell’ordine materiale di filiazione. Le Madri Eva di tali mondi midsoniti sono inviate dalla capitale del sistema di giurisdizione dopo essere state scelte dal portatore di vita Melchizedek designato tra le numerose volontarie che rispondono all’appello del Sovrano del Sistema rivolto alle Figlie Materiali della sua sfera.

36:4.2 (400.6) I discendenti di un portatore di vita Melchizedek e di una Figlia Materiale sono conosciuti come midsonitari. Il padre Melchizedek di questa razza di creature celesti alla fine lascia il pianeta in cui ha esercitato la sua straordinaria funzione vitale, ed anche la Madre Eva di quest’ordine speciale di esseri dell’universo parte all’apparire della settima generazione della sua discendenza planetaria. La direzione di tale mondo passa allora al suo figlio primogenito.

36:4.3 (400.7) Le creature midsonite vivono ed operano sui loro splendidi mondi come esseri riproduttori fino all’età di mille anni standard, dopodiché sono trasferite mediante trasporto serafico. Da allora in poi i midsonitari non sono più esseri riproduttori, perché la tecnica di smaterializzazione alla quale sono sottoposti per essere inserafinati li priva per sempre delle prerogative riproduttrici.

36:4.4 (400.8) Lo status attuale di questi esseri non può essere considerato né mortale né immortale, e nemmeno loro possono essere classificati nettamente come umani o divini. Queste creature non sono abitate da Aggiustatori, quindi non sono completamente immortali. Ma non sembrano essere nemmeno mortali; nessun midsonitario ha sperimentato la morte. Tutti i midsonitari nati in Nebadon sono ancora viventi, operanti sui loro mondi d’origine, su qualche sfera intermedia o sulla sfera midsonita di Salvington nel gruppo di mondi dei finalitari.

36:4.5 (401.1) I Mondi dei Finalitari di Salvington. I portatori di vita Melchizedek, così come le Madri Eva associate, passano dalle sfere midsonite del sistema ai mondi dei finalitari del circuito di Salvington, dove sono destinati a riunirsi anche i loro discendenti.

36:4.6 (401.2) A tale proposito è necessario spiegare che il quinto gruppo di sette mondi primari nel circuito di Salvington è quello dei mondi dei finalitari di Nebadon. I figli dei portatori di vita Melchizedek e delle Figlie Materiali sono domiciliati sul settimo mondo dei finalitari, la sfera midsonita di Salvington.

36:4.7 (401.3) I satelliti dei sette mondi primari dei finalitari sono il luogo d’incontro delle personalità dell’universo centrale e dei superuniversi che possono trovarsi a svolgere i loro incarichi in Nebadon. Sebbene i mortali ascendenti vadano liberamente su tutti i mondi culturali e le sfere educative dei 490 mondi che formano l’Università Melchizedek, ci sono certe scuole speciali e numerose zone riservate nelle quali non è loro permesso entrare. Questo vale particolarmente per le quarantanove sfere poste sotto la giurisdizione dei finalitari.

36:4.8 (401.4) Il proposito delle creature midsonite non è attualmente conosciuto, ma sembrerebbe che queste personalità si stiano riunendo sul settimo mondo dei finalitari in preparazione di un’eventualità futura nell’evoluzione dell’universo. Le nostre indagini concernenti le razze midsonite sono sempre sottoposte ai finalitari, ed i finalitari rifiutano sempre di discutere il destino dei loro pupilli. Indipendentemente dalla nostra incertezza sul futuro dei midsonitari, noi sappiamo che ogni universo locale di Orvonton ospita un corpo crescente di questi esseri misteriosi. È credenza dei portatori di vita Melchizedek che i loro figli midsoniti saranno un giorno dotati dello spirito trascendentale ed eterno dell’absonità da Dio l’Ultimo.

5. I sette spiriti aiutanti della mente

36:5.1 (401.5) È la presenza dei sette spiriti aiutanti della mente sui mondi primitivi che condiziona il corso dell’evoluzione organica; ciò spiega perché l’evoluzione è intenzionale e non accidentale. Questi aiutanti rappresentano quella funzione del ministero mentale dello Spirito Infinito che si estende fino agli ordini inferiori della vita intelligente tramite le operazioni dello Spirito Madre di un universo locale. Gli aiutanti sono figli dello Spirito Madre d’Universo e costituiscono il suo ministero personale per le menti materiali dei regni. In qualsiasi luogo e momento in cui si manifesta tale mente, questi spiriti sono in funzione in modo vario.

36:5.2 (401.6) I sette spiriti aiutanti della mente sono chiamati con nomi che sono gli equivalenti delle seguenti designazioni: intuizione, comprensione, coraggio, conoscenza, consiglio, adorazione e saggezza. Questi spiriti mentali fanno sentire la loro influenza in tutti i mondi abitati sotto forma di uno stimolo differenziale, cercando ognuno la capacità di ricezione che gli permetta di manifestarsi del tutto indipendentemente dal grado di ricettività e di opportunità di funzionare che possono incontrare i suoi compagni.

36:5.3 (401.7) Sul mondo sede dei Portatori di Vita le postazioni centrali degli spiriti aiutanti indicano ai Portatori di Vita supervisori l’estensione e la qualità della funzione mentale degli aiutanti su qualsiasi mondo ed in ogni dato organismo vivente di status intellettivo. Queste postazioni di vita mentale sono indicatori perfetti della funzione mentale vivente per i primi cinque aiutanti. Ma per quanto concerne il sesto ed il settimo spirito aiutante — adorazione e saggezza — queste postazioni centrali indicano soltanto una funzione qualitativa. L’attività quantitativa dell’aiutante dell’adorazione e dell’aiutante della saggezza è registrata nella presenza diretta della Divina Ministra su Salvington, essendo un’esperienza personale dello Spirito Madre d’Universo.

36:5.4 (402.1) I sette spiriti aiutanti della mente accompagnano sempre i Portatori di Vita su un nuovo pianeta; ma essi non devono essere considerati delle entità; sono più simili a dei circuiti. Gli spiriti dei sette aiutanti dell’universo non funzionano come personalità distinte dalla presenza universale della Divina Ministra; infatti essi sono un livello di coscienza della Divina Ministra e sono sempre subordinati all’azione e alla presenza della loro madre creativa.

36:5.5 (402.2) Ci mancano i termini per definire in modo adeguato questi sette spiriti aiutanti della mente. Essi sono ministri dei livelli inferiori della mente esperienziale e possono essere descritti, nell’ordine di realizzazione evoluzionaria, come segue:

36:5.6 (402.3) 1. Lo spirito d’intuizione — la percezione rapida, gli istinti primitivi fisici riflessi ed innati, le dotazioni dell’orientamento ed altre dotazioni di autoconservazione proprie di tutte le creazioni mentali. Questo è l’unico degli aiutanti a funzionare in modo così ampio negli ordini inferiori della vita animale ed il solo a stabilire un contatto funzionale esteso con i livelli non istruibili della mente meccanica.

36:5.7 (402.4) 2. Lo spirito della comprensione — l’impulso di coordinazione, l’associazione d’idee spontanea ed apparentemente automatica. Questo è il dono della coordinazione delle conoscenze acquisite, il fenomeno del ragionamento veloce, del giudizio rapido e della decisione pronta.

36:5.8 (402.5) 3. Lo spirito del coraggio — la dotazione della fedeltà — negli esseri personali è la base dell’acquisizione del carattere e la radice intellettuale della fermezza morale e dell’audacia spirituale. Quando è illuminato dai fatti ed ispirato dalla verità, questo spirito diventa il segreto dell’impulso all’ascensione evoluzionaria per mezzo dei canali di un autogoverno intelligente e cosciente.

36:5.9 (402.6) 4. Lo spirito della conoscenza — la curiosità madre dell’avventura e della scoperta, lo spirito scientifico; la guida e l’associato fedele degli spiriti del coraggio e del consiglio; lo stimolo ad orientare le dotazioni del coraggio su sentieri di crescita utili e progressivi.

36:5.10 (402.7) 5. Lo spirito del consiglio — la spinta sociale, il dono della collaborazione con la specie; la capacità delle creature dotate di volontà di armonizzarsi con i loro simili; l’origine dell’istinto gregario tra le creature inferiori.

36:5.11 (402.8) 6. Lo spirito dell’adorazione — l’impulso religioso, la prima spinta differenziale che separa le creature mentali nelle due categorie basilari dell’esistenza mortale. Lo spirito dell’adorazione distingue per sempre l’animale cui è associato dalle creature senz’anima dotate di mente. L’adorazione è l’emblema della candidatura all’ascensione spirituale.

36:5.12 (402.9) 7. Lo spirito della saggezza — la tendenza innata di tutte le creature morali verso un avanzamento evoluzionario ordinato e progressivo. Questo è il più elevato degli aiutanti, lo spirito coordinatore ed articolatore del lavoro di tutti gli altri. Questo spirito è il segreto di quella spinta connaturata delle creature dotate di mente che avvia e sostiene il programma pratico effettivo della scala ascendente dell’esistenza. È quel dono delle cose viventi che spiega la loro inesplicabile tendenza a sopravvivere e, nella sopravvivenza, ad utilizzare la coordinazione di tutta la loro esperienza passata e di tutte le loro opportunità presenti per l’acquisizione di tutto ciò che gli altri sei ministri mentali possono mobilitare nella mente dell’organismo interessato. La saggezza è l’apice del funzionamento intellettuale. La saggezza è la meta di un’esistenza puramente mentale e morale.

36:5.13 (403.1) Gli spiriti aiutanti della mente crescono in esperienza, ma non diventano mai personali. Essi si evolvono nella loro funzione; e la funzione dei primi cinque aiutanti negli ordini animali è in una certa misura essenziale alla funzione di tutti e sette come intelletto umano. Questa relazione con gli animali rende gli aiutanti più praticamente efficaci come mente umana. Gli animali quindi sono in un certo grado indispensabili all’evoluzione intellettuale dell’uomo come pure alla sua evoluzione fisica.

36:5.14 (403.2) Questi aiutanti mentali dello Spirito Madre di un universo locale hanno con la vita delle creature di status intelligente la stessa relazione che i centri di potere ed i controllori fisici hanno con le forze non viventi dell’universo. Essi svolgono un servizio inestimabile nei circuiti mentali dei mondi abitati e collaborano efficacemente con i Controllori Fisici Maestri, che servono anche come controllori e direttori dei livelli mentali di preaiuto, i livelli non istruibili o meccanici della mente.

36:5.15 (403.3) La mente vivente, prima della comparsa della capacità di apprendere per esperienza, è il dominio del ministero dei Controllori Fisici Maestri. La mente della creatura, prima di acquisire la capacità di riconoscere la divinità e di adorare la Deità, è il dominio esclusivo degli spiriti aiutanti. Quando compare la risposta spirituale dell’intelletto delle creature, tali menti create diventano subito supermentali, e sono istantaneamente messe in circuito nei cicli spirituali dello Spirito Madre dell’universo locale.

36:5.16 (403.4) Gli spiriti aiutanti della mente non sono in alcun modo direttamente collegati con la funzione diversa ed altamente spirituale dello spirito della presenza personale della Divina Ministra, lo Spirito Santo dei mondi abitati; ma essi sono funzionalmente antecedenti e preparatori all’apparizione di questo stesso spirito nell’uomo evoluzionario. Gli aiutanti consentono allo Spirito Madre d’Universo un contatto diversificato con le creature materiali viventi di un universo locale ed un controllo su di loro, ma non producono ripercussioni nell’Essere Supremo quando agiscono su livelli prepersonali.

36:5.17 (403.5) La mente non spirituale è sia una manifestazione d’energia spirituale sia un fenomeno d’energia fisica. Anche la mente umana, la mente personale, non possiede qualità di sopravvivenza all’infuori della sua identificazione con lo spirito. La mente è un conferimento della divinità, ma non è immortale quando funziona in assenza dell’intuizione spirituale e quando è priva della capacità di adorare e di anelare a sopravvivere.

6. Le forze viventi

36:6.1 (403.6) La vita è sia meccanicistica che vitalistica — materiale e spirituale. I fisici ed i chimici di Urantia progrediranno sempre nella loro comprensione delle forme protoplasmiche della vita vegetale e animale, ma non saranno mai capaci di produrre degli organismi viventi. La vita è qualcosa di differente da tutte le manifestazioni dell’energia; anche la vita materiale delle creature fisiche non è innata nella materia.

36:6.2 (403.7) Le cose materiali possono godere di un’esistenza indipendente, ma la vita scaturisce soltanto dalla vita. La mente può essere derivata solo da una mente preesistente. Lo spirito ha origine soltanto da predecessori spirituali. La creatura può produrre forme di vita, ma solo una personalità creatrice o una forza creativa può fornire la scintilla vivente attivante.

36:6.3 (404.1) I Portatori di Vita possono organizzare le forme materiali, o modelli fisici, degli esseri viventi, ma è lo Spirito che fornisce la scintilla iniziale della vita e conferisce il dono della mente. Anche le forme viventi della vita sperimentale che i Portatori di Vita organizzano sui loro mondi di Salvington sono sempre prive di poteri riproduttori. Quando le formule della vita e i modelli vitali sono correttamente assemblati e adeguatamente organizzati, la presenza di un Portatore di Vita è sufficiente per dare inizio alla vita, ma tutti questi organismi viventi sono mancanti di due attributi essenziali — la dotazione della mente ed i poteri di riproduzione. La mente animale e la mente umana sono doni dello Spirito Madre dell’universo locale, che funziona tramite i sette spiriti aiutanti della mente, mentre la capacità delle creature di riprodursi è l’apporto specifico e personale dello Spirito d’Universo al plasma vitale ancestrale inaugurato dai Portatori di Vita.

36:6.4 (404.2) Quando i Portatori di Vita hanno elaborato i modelli della vita, dopo aver organizzato i sistemi d’energia, deve ancora prodursi un fenomeno addizionale; deve essere trasmesso a queste forme inanimate il “soffio di vita”. I Figli di Dio possono costruire le forme della vita, ma è lo Spirito di Dio che fornisce realmente la scintilla vitale. E quando la vita trasmessa in questo modo è consumata, il corpo materiale che resta ridiventa materia morta. Quando la vita conferita è esaurita, il corpo ritorna nel seno dell’universo materiale dal quale è stato preso in prestito dai Portatori di Vita per servire da veicolo provvisorio per la dotazione vitale che essi avevano trasmesso a questa associazione visibile d’energia-materia.

36:6.5 (404.3) La vita conferita alle piante e agli animali dai Portatori di Vita non ritorna ai Portatori di Vita dopo la morte della pianta o dell’animale. La vita che abbandona tale cosa vivente non possiede né identità né personalità; essa non sopravvive individualmente alla morte. Durante la sua esistenza ed il tempo del suo soggiorno nel corpo materiale essa ha subìto un cambiamento; ha subìto un’evoluzione dell’energia e sopravvive solo come parte delle forze cosmiche dell’universo; essa non sopravvive come vita individuale. La sopravvivenza delle creature mortali è interamente basata sullo sviluppo di un’anima immortale all’interno della mente mortale.

36:6.6 (404.4) Noi parliamo della vita come “energia” e come “forza”, ma in realtà essa non è né l’una né l’altra. L’energia-forza è variamente sensibile alla gravità; la vita non lo è. Anche il modello è insensibile alla gravità, essendo una configurazione di energie che hanno già soddisfatto tutti gli obblighi di reazione alla gravità. La vita, in quanto tale, costituisce l’animazione di un sistema d’energia — materiale, mentale o spirituale — conforme ad un modello o selezionato in altro modo.

36:6.7 (404.5) Vi sono delle cose connesse con l’elaborazione della vita sui pianeti evoluzionari che non ci sono del tutto chiare. Noi comprendiamo pienamente l’organizzazione fisica delle formule elettrochimiche dei Portatori di Vita, ma non comprendiamo totalmente la natura e la sorgente della scintilla attivatrice della vita. Noi sappiamo che la vita fluisce dal Padre tramite il Figlio e per mezzo dello Spirito. È più che possibile che gli Spiriti Maestri siano il settuplo canale del fiume di vita che è sparso su tutta la creazione. Ma non comprendiamo la tecnica con la quale lo Spirito Maestro supervisore partecipa nell’episodio iniziale di donazione della vita su un nuovo pianeta. Gli Antichi dei Giorni, ne siamo convinti, hanno anch’essi un ruolo in questa inaugurazione della vita su un nuovo mondo, ma noi ne ignoriamo completamente la natura. Sappiamo che lo Spirito Madre d’Universo vitalizza effettivamente i modelli inanimati e conferisce a tale plasma attivato le prerogative di riproduzione di organismi. Osserviamo che questi tre sono i livelli di Dio il Settuplo, talvolta designati come i Creatori Supremi del tempo e dello spazio; ma per il resto ne sappiamo poco più dei mortali di Urantia — sappiamo solo che il concetto è inerente al Padre, l’espressione al Figlio e la realizzazione della vita allo Spirito.

36:6.8 (405.1) [Redatto da un Figlio Vorondadek stazionato su Urantia in qualità di osservatore ed agente in questa funzione su richiesta del Capo Melchizedek del Corpo Rivelatore Supervisore.]

Fascicolo 37 - Le personalità dell’universo locale

Il Libro di Urantia

Fascicolo 37

Le personalità dell’universo locale

37:0.1 (406.1) ALLA testa di tutte le personalità di Nebadon sta il Figlio Creatore e Maestro, Micael, il padre e sovrano dell’universo. Coordinato in divinità e complementare in attributi creativi c’è lo Spirito Madre dell’universo locale, la Divina Ministra di Salvington. E questi creatori sono in senso veramente letterale il Padre-Figlio e lo Spirito Madre di tutte le creature native di Nebadon.

37:0.2 (406.2) I fascicoli precedenti hanno trattato degli ordini di filiazione creati; la narrazione seguente descriverà gli spiriti tutelari e gli ordini di filiazione ascendenti. Questo fascicolo concerne principalmente un gruppo intermedio, gli Aiuti d’Universo, ma prenderà brevemente in considerazione anche alcuni spiriti superiori stazionati in Nebadon ed alcuni ordini di cittadinanza permanente dell’universo locale.

1. Gli Aiuti d’Universo

37:1.1 (406.3) Molti degli ordini straordinari generalmente raggruppati in questa categoria non sono rivelati, ma gli Aiuti d’Universo, così come sono presentati in questi fascicoli, comprendono i sette ordini seguenti:

37:1.2 (406.4) 1. Radiosi Astri del Mattino.

37:1.3 (406.5) 2. Brillanti Astri della Sera.

37:1.4 (406.6) 3. Arcangeli.

37:1.5 (406.7) 4. Altissimi Assistenti.

37:1.6 (406.8) 5. Alti Commissari.

37:1.7 (406.9) 6. Sovrintendenti Celesti.

37:1.8 (406.10) 7. Insegnanti dei Mondi delle Dimore.

37:1.9 (406.11) Del primo ordine di Aiuti d’Universo, i Radiosi Astri del Mattino, c’è un solo rappresentante in ogni universo locale, ed è il primogenito di tutte le creature native di un universo locale. Il Radioso Astro del Mattino del nostro universo è conosciuto come Gabriele di Salvington. Egli è il capo esecutivo di tutto Nebadon, che opera come rappresentante personale del Figlio Sovrano e come portavoce della sua consorte creativa.

37:1.10 (406.12) Durante le epoche iniziali di Nebadon, Gabriele lavorava completamente da solo con Micael e con lo Spirito Creativo. Via via che l’universo cresceva e che i problemi amministrativi si moltiplicavano, egli fu provvisto di un gruppo personale di assistenti non rivelati e alla fine questo gruppo fu accresciuto con la creazione del corpo degli Astri della Sera di Nebadon.

2. I Brillanti Astri della Sera

37:2.1 (407.1) Queste brillanti creature furono progettate dai Melchizedek e furono poi portate all’esistenza dal Figlio Creatore e dallo Spirito Creativo. Esse servono con molte funzioni, ma principalmente come agenti di collegamento di Gabriele, il capo esecutivo dell’universo locale. Uno o più di questi esseri funzionano come suoi rappresentanti nella capitale di ogni costellazione e di ogni sistema di Nebadon.

37:2.2 (407.2) Quale capo esecutivo di Nebadon, Gabriele assiste alla maggior parte dei conclavi di Salvington sia come presidente d’ufficio che come osservatore, e spesso finanche un migliaio di questi conclavi sono simultaneamente in sessione. In queste occasioni i Brillanti Astri della Sera rappresentano Gabriele. Egli non può essere in due luoghi nello stesso momento e questi superangeli compensano tale limitazione. Essi svolgono un servizio analogo per il corpo dei Figli Istruttori Trinitari.

37:2.3 (407.3) Benché personalmente occupato nei suoi compiti amministrativi, Gabriele si mantiene in contatto con tutte le altre fasi della vita e degli affari dell’universo tramite i Brillanti Astri della Sera. Essi lo accompagnano sempre nei suoi viaggi planetari e vanno spesso in missioni speciali sui singoli pianeti come suoi rappresentanti personali. In questi incarichi essi sono stati talvolta conosciuti come “l’angelo del Signore”. Essi vanno di frequente su Uversa per rappresentare il Radioso Astro del Mattino davanti ai tribunali e alle assemblee degli Antichi dei Giorni, ma raramente viaggiano fuori dei confini di Orvonton.

37:2.4 (407.4) I Brillanti Astri della Sera sono uno straordinario ordine duplice, che comprende alcuni membri per dignità creata ed altri per servizio compiuto. In Nebadon il corpo di questi superangeli ne conta ora 13.641. Ce ne sono 4.832 per dignità creata, mentre 8.809 sono spiriti ascendenti che hanno raggiunto questa meta di servizio elevato. Molti di questi Astri della Sera ascendenti hanno iniziato la loro carriera nell’universo come serafini, altri sono ascesi da livelli non rivelati della vita delle creature. Come meta da raggiungere, questo corpo elevato non è mai precluso ai candidati all’ascensione fino a quando un universo non sia stabilizzato in luce e vita.

37:2.5 (407.5) Entrambi i tipi di Brillanti Astri della Sera sono facilmente visibili alle personalità morontiali e a certi tipi di esseri materiali supermortali. Gli esseri creati di questo interessante e versatile ordine possiedono una forza spirituale che può essere manifestata indipendentemente dalla loro presenza personale.

37:2.6 (407.6) Il capo di questi superangeli è Gavalia, il primogenito di quest’ordine in Nebadon. Dopo il ritorno di Cristo Micael dal suo trionfale conferimento su Urantia, Gavalia è stato assegnato al ministero dei mortali ascendenti, e durante gli ultimi millenovecento anni di Urantia il suo associato, Galantia, ha mantenuto la propria sede su Jerusem, dove trascorre quasi la metà del suo tempo. Galantia è il primo dei superangeli ascendenti ad aver raggiunto questa elevata posizione.

37:2.7 (407.7) Non esiste alcun raggruppamento od organizzazione corporativa dei Brillanti Astri della Sera diversi dalla loro consueta associazione in coppie per numerose destinazioni. Essi non sono assegnati frequentemente a missioni concernenti la carriera ascendente dei mortali, ma quando hanno tali incarichi non operano mai da soli. Lavorano sempre in coppie — l’uno un essere creato, l’altro un Astro della Sera ascendente.

37:2.8 (407.8) Uno degli alti incarichi degli Astri della Sera è di accompagnare i Figli Avonal di conferimento nelle loro missioni planetarie, così come Gabriele accompagnò Micael nel suo conferimento su Urantia. I due superangeli accompagnatori sono le personalità di grado più elevato in tali missioni e servono come comandanti congiunti degli arcangeli e di tutte le altre personalità assegnate a queste imprese. È il decano di questi comandanti superangelici che, nel momento e nell’età opportuni, ordina al Figlio Avonal di conferimento: “Occupati degli affari di tuo fratello.”

37:2.9 (408.1) Coppie simili di questi superangeli sono assegnate al corpo planetario dei Figli Istruttori Trinitari, che funziona per instaurare l’era posteriore al conferimento o era dell’aurora spirituale di un mondo abitato. In questi incarichi gli Astri della Sera servono da collegamento tra i mortali del regno ed il corpo invisibile dei Figli Istruttori.

37:2.10 (408.2) I Mondi degli Astri della Sera. Il sesto gruppo di sette mondi di Salvington ed i loro quarantadue satelliti tributari sono affidati all’amministrazione dei Brillanti Astri della Sera. I sette mondi primari sono presieduti dagli ordini creati di questi superangeli, mentre i satelliti tributari sono amministrati da Astri della Sera ascendenti.

37:2.11 (408.3) I satelliti dei primi tre mondi sono destinati alle scuole dei Figli Istruttori e degli Astri della Sera per le personalità spirituali dell’universo locale. I tre gruppi successivi sono occupati da simili scuole congiunte, consacrate all’istruzione dei mortali ascendenti. I satelliti del settimo mondo sono riservati alle deliberazioni trine dei Figli Istruttori, degli Astri della Sera e dei finalitari. In tempi recenti questi superangeli sono stati strettamente identificati con il lavoro del Corpo della Finalità dell’universo locale e sono stati a lungo associati ai Figli Istruttori. Esiste un collegamento di potere e di significato grandissimi tra gli Astri della Sera ed i Messaggeri di Gravità assegnati a gruppi di lavoro finalitari. Quanto al settimo mondo primario, esso è riservato a quelle materie non rivelate concernenti le relazioni future che si stabiliranno tra i Figli Istruttori, i finalitari e gli Astri della Sera, conseguenti alla completa emersione della manifestazione superuniversale della personalità di Dio il Supremo.

3. Gli arcangeli

37:3.1 (408.4) Gli Arcangeli sono la progenie del Figlio Creatore e dello Spirito Madre d’Universo. Essi sono il tipo più elevato di esseri altamente spirituali prodotti in gran numero in un universo locale, e al momento dell’ultima registrazione ce n’erano quasi ottocentomila in Nebadon.

37:3.2 (408.5) Gli arcangeli sono uno dei pochi gruppi di personalità dell’universo locale che non sono normalmente sotto la giurisdizione di Gabriele. Essi non si occupano in alcun modo dell’amministrazione corrente dell’universo, poiché sono consacrati al lavoro di sopravvivenza delle creature e al progresso della carriera ascendente dei mortali del tempo e dello spazio. Benché non siano ordinariamente soggetti alla direzione del Radioso Astro del Mattino, gli arcangeli agiscono talvolta per sua autorità. Essi collaborano anche con altri Aiuti d’Universo, quali gli Astri della Sera, com’è illustrato da certe operazioni descritte nel racconto del trapianto della vita sul vostro mondo.

37:3.3 (408.6) Il corpo degli arcangeli di Nebadon è diretto dal primogenito di quest’ordine, e in tempi più recenti è stato stabilito su Urantia un quartier generale divisionale degli arcangeli. È questo fatto insolito che attira subito l’attenzione degli studenti visitatori provenienti da fuori Nebadon. Tra le loro prime osservazioni delle operazioni interne dell’universo c’è la scoperta che molte attività ascendenti dei Brillanti Astri della Sera sono dirette dalla capitale di un sistema locale, Satania. Ad un ulteriore esame essi scoprono che certe attività degli arcangeli sono dirette da un piccolo ed apparentemente insignificante mondo abitato chiamato Urantia. E poi segue la rivelazione del conferimento di Micael su Urantia e si accende il loro immediato interesse per voi e per la vostra umile sfera.

37:3.4 (409.1) Afferrate il significato del fatto che il vostro umile e confuso pianeta è divenuto un quartier generale divisionale per l’amministrazione dell’universo e per la direzione di certe attività degli arcangeli connesse con lo schema d’ascensione al Paradiso? Ciò presagisce indubbiamente la concentrazione futura di altre attività ascendenti sul mondo del conferimento di Micael ed infonde un’enorme e solenne importanza alla promessa personale del Maestro: “Ritornerò.”

37:3.5 (409.2) In generale gli arcangeli sono assegnati al servizio e al ministero dell’ordine di filiazione Avonal, ma non prima di essere passati per un’estesa istruzione preliminare in tutte le fasi del lavoro dei vari spiriti tutelari. Un corpo di cento arcangeli accompagna ogni Figlio di conferimento del Paradiso su un mondo abitato, restando temporaneamente assegnato a lui per la durata di un tale conferimento. Se il Figlio Magistrale divenisse governante temporaneo del pianeta, questi arcangeli opererebbero come capi dirigenti di tutti gli esseri celesti su quella sfera.

37:3.6 (409.3) Due arcangeli decani sono sempre assegnati come aiuti personali di un Avonal del Paradiso in tutte le missioni planetarie, sia che implichino azioni giudiziarie, missioni magistrali o incarnazioni di conferimento. Quando questo Figlio del Paradiso ha terminato il giudizio di un regno ed i morti sono chiamati a registrarsi (la cosiddetta risurrezione), è letteralmente vero che i guardiani serafici delle personalità addormentate rispondono alla “voce dell’arcangelo”. L’appello della fine di una dispensazione è promulgato da un arcangelo assistente. Questo è l’arcangelo della risurrezione, talvolta denominato “l’arcangelo di Micael”.

37:3.7 (409.4) I Mondi degli Arcangeli. Il settimo gruppo di mondi che circondano Salvington, con tutti i loro satelliti associati, è assegnato agli arcangeli. La sfera numero uno e tutti i suoi sei satelliti tributari sono occupati dai conservatori dei fascicoli delle personalità. Questo immenso corpo di archivisti si occupa di tenere aggiornato il fascicolo di ogni mortale del tempo, dal momento della nascita e durante la sua carriera nell’universo, fino a quando tale individuo lascia Salvington per il regime superuniversale o non sia “radiato dall’esistenza registrata” per ordine degli Antichi dei Giorni.

37:3.8 (409.5) È su questi mondi che le cartelle delle personalità e i dati d’identificazione vengono classificati, archiviati e conservati durante il periodo che intercorre tra la morte umana ed il momento della ripersonalizzazione, la risurrezione dalla morte.

4. Gli Altissimi Assistenti

37:4.1 (409.6) Gli Altissimi Assistenti sono un gruppo di esseri volontari di origine esterna all’universo locale, che sono temporaneamente incaricati come rappresentanti od osservatori dell’universo centrale e del superuniverso presso le creazioni locali. Il loro numero varia costantemente ma è sempre nell’ordine di milioni.

37:4.2 (409.7) Di tanto in tanto noi beneficiamo così del ministero e dell’assistenza di esseri originari del Paradiso come i Perfettori di Saggezza, i Consiglieri Divini, i Censori Universali, gli Spiriti Trinitari Ispirati, i Figli Trinitizzati, i Messaggeri Solitari, i supernafini, i seconafini, i terziafini ed altri benevoli ministri, che soggiornano con noi allo scopo di aiutare le nostre personalità native nello sforzo di portare tutto Nebadon all’armonia più completa con le idee di Orvonton e con gli ideali del Paradiso.

37:4.3 (410.1) Alcuni di questi esseri possono servire come volontari in Nebadon e perciò essere tecnicamente fuori della nostra giurisdizione, ma quando operano su incarico, queste personalità dei superuniversi e dell’universo centrale non sono del tutto esenti dalle regole dell’universo locale nel quale soggiornano, anche se continuano a funzionare come rappresentanti degli universi superiori e ad operare secondo le istruzioni che costituiscono la loro missione nel nostro regno. Il loro quartier generale è situato nel settore dell’Unione dei Giorni su Salvington, ed essi operano in Nebadon soggetti al supercontrollo di questo ambasciatore della Trinità del Paradiso. Quando servono in gruppi senza incarichi queste personalità provenienti dai regni superiori abitualmente si governano in modo autonomo, ma quando servono su richiesta essi si pongono spesso volontariamente sotto la piena giurisdizione dei dirigenti che sovrintendono i regni in cui sono assegnati ad operare.

37:4.4 (410.2) Gli Altissimi Assistenti servono a livello di universo locale e di costellazione, ma non sono direttamente assegnati ai governi dei sistemi e dei pianeti. Essi possono tuttavia operare ovunque nell’universo locale e possono essere assegnati a qualsiasi fase dell’attività di Nebadon — amministrativa, esecutiva, educativa ed altre.

37:4.5 (410.3) La maggior parte di questo corpo è impegnata ad assistere le personalità paradisiache in Nebadon — l’Unione dei Giorni, il Figlio Creatore, i Fedeli dei Giorni, i Figli Magistrali ed i Figli Istruttori Trinitari. Nella conduzione degli affari di una creazione locale diventa saggio, di quando in quando, nascondere temporaneamente la conoscenza di certi dettagli a quasi tutte le personalità native di quell’universo locale. Certi piani avanzati e certe ordinanze complesse sono anche meglio afferrate e più pienamente capite dal corpo più maturo e lungimirante degli Altissimi Assistenti, ed è in simili situazioni, e in molte altre, che essi sono così altamente utili ai governanti ed amministratori dell’universo locale.

5. Gli Alti Commissari

37:5.1 (410.4) Gli Alti Commissari sono mortali ascendenti fusi con lo Spirito; essi non sono fusi con un Aggiustatore. Voi comprendete molto bene la carriera d’ascensione nell’universo di un candidato mortale per la fusione con l’Aggiustatore, perché questo è in prospettiva l’alto destino per tutti i mortali di Urantia dopo il conferimento di Cristo Micael. Ma questo non è il destino esclusivo di tutti i mortali nelle ere precedenti ad un conferimento su mondi simili al vostro. E c’è un altro tipo di mondo i cui abitanti non sono mai permanentemente abitati da Aggiustatori di Pensiero. Questi mortali non sono mai congiunti in modo permanente con un Monitore del Mistero conferito dal Paradiso; nondimeno gli Aggiustatori dimorano in loro in modo transitorio, servendo da guide e modelli per la durata della loro vita nella carne. Durante questo soggiorno temporaneo essi stimolano l’evoluzione di un’anima immortale proprio come fanno negli esseri con i quali sperano di fondersi, ma quando la corsa del mortale è finita, essi lasciano per sempre le creature con le quali si sono temporaneamente associati.

37:5.2 (410.5) Le anime sopravviventi di quest’ordine raggiungono l’immortalità per fusione eterna con un frammento individualizzato dello spirito dello Spirito Madre dell’universo locale. Non costituiscono un gruppo numeroso, almeno non in Nebadon. Sui mondi delle dimore v’incontrerete e fraternizzerete con questi mortali fusi con lo Spirito mentre ascendono con voi il sentiero del Paradiso fino a Salvington, dove essi si fermeranno. Alcuni di loro possono successivamente ascendere a livelli universali più elevati, ma la maggior parte resterà per sempre in servizio nell’universo locale; in quanto classe essi non sono destinati a raggiungere il Paradiso.

37:5.3 (411.1) Non essendo fusi con un Aggiustatore, essi non diventano mai finalitari, ma sono alla fine arruolati nel Corpo di Perfezione dell’universo locale. Essi hanno obbedito in spirito al comando del Padre: “Siate perfetti.”

37:5.4 (411.2) Dopo aver raggiunto il Corpo di Perfezione di Nebadon, gli ascendenti fusi con lo Spirito possono accettare l’incarico di Aiuti d’Universo, essendo questa una delle vie loro aperte per continuare la loro crescita esperienziale. In tal modo essi diventano candidati a commissioni per l’alto servizio d’interpretare i punti di vista delle creature in evoluzione dei mondi materiali presso le autorità celesti dell’universo locale.

37:5.5 (411.3) Gli Alti Commissari iniziano il loro servizio sui pianeti come commissari razziali. In questa funzione essi interpretano i punti di vista e descrivono i bisogni delle varie razze umane. Essi sono supremamente consacrati al benessere delle razze mortali di cui sono i portavoce, cercando sempre di ottenere per esse misericordia, giustizia ed un trattamento equo in tutte le relazioni con altri popoli. I commissari razziali operano in una serie infinita di crisi planetarie e servono come espressione articolata d’interi gruppi di mortali in lotta.

37:5.6 (411.4) Dopo una lunga esperienza nella soluzione dei problemi sui mondi abitati, questi commissari razziali vengono avanzati a funzioni di livello superiore, raggiungendo alla fine lo status di Alti Commissari per l’universo locale ed in esso. L’ultima registrazione indicava poco più di un miliardo e mezzo di questi Alti Commissari in Nebadon. Tali esseri non sono finalitari, ma sono esseri ascendenti di lunga esperienza e di grande servizio a favore del loro regno natale.

37:5.7 (411.5) Noi troviamo invariabilmente questi commissari in tutti i tribunali di giustizia, dai più bassi ai più elevati. Essi non partecipano ai procedimenti giudiziari, ma agiscono come amici della corte, dando consigli ai magistrati che la presiedono riguardo agli antecedenti, all’ambiente e alla natura innata delle persone implicate nel giudizio.

37:5.8 (411.6) Vi sono Alti Commissari assegnati alle varie schiere di messaggeri dello spazio e, sempre, agli spiriti tutelari del tempo. Se ne incontrano nelle riunioni di varie assemblee universali, e questi stessi commissari dotati di saggezza umana sono sempre assegnati alle missioni dei Figli di Dio nei mondi dello spazio.

37:5.9 (411.7) Ogniqualvolta l’equità e la giustizia esigono che si comprenda come una linea di condotta o una procedura prospettate influirebbero sulle razze evoluzionarie del tempo, questi commissari sono pronti a presentare le loro raccomandazioni. Essi sono sempre presenti per parlare a nome di coloro che non possono comparire per parlare essi stessi.

37:5.10 (411.8) I Mondi dei Mortali fusi con lo Spirito. L’ottavo gruppo di sette mondi primari ed i loro satelliti tributari del circuito di Salvington sono possesso esclusivo dei mortali di Nebadon fusi con lo Spirito. I mortali ascendenti fusi con l’Aggiustatore non sono interessati a questi mondi se non per godervi numerosi piacevoli e proficui soggiorni quali ospiti invitati dei residenti fusi con lo Spirito.

37:5.11 (411.9) Ad eccezione dei pochi che raggiungono Uversa ed il Paradiso, questi mondi sono la residenza permanente dei sopravviventi fusi con lo Spirito. Tale limitazione prevista per l’ascensione dei mortali agisce per il bene degli universi locali assicurando la permanenza di una popolazione evoluta, la cui crescente esperienza continuerà a rafforzare la stabilità e la diversificazione futura dell’amministrazione dell’universo locale. Questi esseri possono non raggiungere il Paradiso, ma raggiungono una saggezza esperienziale nella padronanza dei problemi di Nebadon che supera totalmente quella raggiunta dagli ascendenti in transito. E queste anime sopravviventi proseguono come combinazioni straordinarie dell’umano e del divino, essendo sempre più capaci di unire i punti di vista di questi due livelli molto lontani l’uno dall’altro e di presentare un duplice punto di vista con saggezza sempre maggiore.

6. I Sovrintendenti Celesti

37:6.1 (412.1) Il sistema educativo di Nebadon è amministrato congiuntamente dai Figli Istruttori Trinitari e dal corpo insegnante dei Melchizedek, ma molto del lavoro destinato al suo mantenimento e al suo sviluppo è effettuato dai Sovrintendenti Celesti. Questi esseri sono un corpo reclutato che comprende tutti i tipi d’individui connessi con il programma d’istruzione e di preparazione dei mortali ascendenti. In Nebadon ve ne sono più di tre milioni e sono tutti volontari che si sono qualificati per esperienza a servire da consulenti educativi per l’intero regno. Dal loro quartier generale sui mondi Melchizedek di Salvington questi sovrintendenti percorrono l’universo locale come ispettori della tecnica scolastica di Nebadon pianificata per la preparazione mentale e per l’educazione spirituale delle creature ascendenti.

37:6.2 (412.2) Questa preparazione mentale e questa educazione spirituale sono effettuate a partire dai mondi di origine umana, proseguite nei mondi delle dimore del sistema e nelle altre sfere di progresso associate a Jerusem, fino ai settanta regni di socializzazione collegati con Edentia ed alle quattrocentonovanta sfere di progresso spirituale che circondano Salvington. Sulla capitale stessa dell’universo vi sono numerose scuole Melchizedek, i collegi dei Figli d’Universo, le università serafiche e le scuole dei Figli Istruttori e dell’Unione dei Giorni. Ogni possibile provvedimento viene adottato al fine di qualificare le varie personalità dell’universo per un accresciuto servizio e per funzioni sempre migliori. L’intero universo è una vasta scuola.

37:6.3 (412.3) I metodi impiegati in molte delle scuole superiori trascendono la concezione umana sull’arte d’insegnare la verità, ma questa è la nota dominante dell’intero sistema educativo: l’acquisizione del carattere per mezzo di un’esperienza illuminata. Gli insegnanti forniscono l’illuminazione; la postazione nell’universo e lo status di ascendente offrono l’opportunità di fare esperienza; la saggia utilizzazione di entrambi i fattori accresce il carattere.

37:6.4 (412.4) Fondamentalmente il sistema educativo di Nebadon prevede la vostra assegnazione ad un incarico e poi vi fornisce l’opportunità di ricevere l’istruzione circa il metodo ideale e divino di assolvere nel modo migliore questo compito. Vi è assegnato un determinato compito da svolgere ed allo stesso tempo vi si forniscono degli insegnanti che sono qualificati per istruirvi sul metodo migliore di eseguire il vostro incarico. Il piano divino di educazione prevede l’intima associazione del lavoro e dell’istruzione. Noi v’insegniamo come eseguire nel modo migliore le cose che vi ordiniamo di fare.

37:6.5 (412.5) Il proposito di tutta questa istruzione ed esperienza è di prepararvi per l’ammissione alle sfere educative superiori e più spirituali del superuniverso. Il progresso in un dato campo è individuale, ma la transizione da una fase ad un’altra avviene generalmente per classi.

37:6.6 (412.6) La progressione dell’eternità non consiste soltanto nello sviluppo spirituale. Anche l’acquisizione intellettuale è parte dell’educazione universale. L’esperienza della mente si amplia parallelamente all’espansione dell’orizzonte spirituale. Alla mente ed allo spirito si offrono le stesse opportunità d’istruzione e di avanzamento. Ma in tutta questa splendida preparazione della mente e dello spirito voi siete per sempre liberi dagli impedimenti della carne mortale. Non avete più bisogno di decidere costantemente fra le posizioni in conflitto delle vostre divergenti nature spirituale e materiale. Finalmente siete qualificati per beneficiare dello stimolo unificato di una mente glorificata, spogliata da lungo tempo delle primitive tendenze animali verso le cose materiali.

37:6.7 (413.1) Prima di lasciare l’universo di Nebadon, alla maggior parte dei mortali di Urantia sarà offerta l’opportunità di servire per un periodo più o meno lungo come membri del corpo dei Sovrintendenti Celesti di Nebadon.

7. Gli Insegnanti dei Mondi delle Dimore

37:7.1 (413.2) Gli insegnanti dei Mondi delle Dimore sono cherubini reclutati e glorificati. Come la maggior parte degli altri insegnanti di Nebadon, essi sono incaricati dai Melchizedek. Essi operano nella maggior parte delle attività educative della vita morontiale ed il loro numero supera completamente la comprensione della mente dei mortali.

37:7.2 (413.3) In quanto livello di compimento dei cherubini e dei sanobini, gli Insegnanti dei Mondi delle Dimore saranno oggetto di ulteriore considerazione nel prossimo fascicolo, mentre come insegnanti che svolgono un ruolo importante nella vita morontiale, saranno analizzati più estesamente nel fascicolo che porta quel nome.

8. Gli ordini spirituali superiori assegnati

37:8.1 (413.4) Oltre ai centri di potere ed ai controllori fisici, sono assegnati permanentemente all’universo locale alcuni degli esseri spirituali di origine superiore della famiglia dello Spirito Infinito. Tra gli ordini spirituali superiori della famiglia dello Spirito Infinito, i seguenti sono così assegnati:

37:8.2 (413.5) I Messaggeri Solitari, quando sono funzionalmente assegnati all’amministrazione dell’universo locale, ci offrono un servizio inestimabile nei nostri sforzi per superare gli impedimenti del tempo e dello spazio. Quando non sono così assegnati, noi degli universi locali non abbiamo assolutamente alcuna autorità su di loro, ma anche in tal caso questi esseri eccezionali sono sempre disposti ad aiutarci nella soluzione dei nostri problemi e nell’esecuzione dei nostri mandati.

37:8.3 (413.6) Andovontia è il nome del Supervisore dei Circuiti Universali terziario che staziona nel nostro universo locale. Egli si occupa soltanto dei circuiti spirituali e morontiali, non di quelli posti sotto la giurisdizione dei direttori di potere. Fu lui ad isolare Urantia al tempo in cui Caligastia tradì il pianeta durante i periodi difficili della ribellione di Lucifero. Nell’inviare i suoi saluti ai mortali di Urantia, egli espresse la propria gioia nella previsione che sarete un giorno reinseriti nei circuiti universali che egli sovrintende.

37:8.4 (413.7) Il Direttore del Censimento di Nebadon, Salsatia, ha la sua sede su Salvington nel settore di Gabriele. Egli è automaticamente informato della nascita e della morte della volontà e registra giorno per giorno il numero esatto delle creature dotate di volontà funzionanti nell’universo locale. Egli lavora in stretta associazione con i registratori della personalità domiciliati sui mondi archivio degli arcangeli.

37:8.5 (413.8) Un Ispettore Associato risiede su Salvington. Egli è il rappresentante personale dell’Esecutivo Supremo di Orvonton. I suoi associati, le Sentinelle Incaricate dei sistemi locali, rappresentano anch’esse l’Esecutivo Supremo di Orvonton.

37:8.6 (414.1) I Conciliatori Universali sono i tribunali itineranti degli universi del tempo e dello spazio, che operano sui mondi evoluzionari, su ciascuna sezione dell’universo locale ed oltre. Questi arbitri sono registrati su Uversa. Il numero esatto operante in Nebadon non è indicato, ma stimo che vi siano circa cento milioni di commissioni di conciliazione nel nostro universo locale.

37:8.7 (414.2) Riguardo ai Consulenti Tecnici, le menti giuridiche del regno, abbiamo la nostra quota, che è circa mezzo miliardo. Questi esseri sono le biblioteche giuridiche esperienziali viventi e circolanti di tutto lo spazio.

37:8.8 (414.3) Riguardo agli Archivisti Celesti, i serafini ascendenti, su Nebadon ne abbiamo settantacinque. Questi sono gli archivisti decani o supervisori. Gli studenti di quest’ordine in corso di preparazione sono quasi quattro miliardi.

37:8.9 (414.4) Il ministero dei settanta miliardi di Compagni Morontiali di Nebadon è descritto nelle narrazioni che trattano dei pianeti di transizione dei pellegrini del tempo.

37:8.10 (414.5) Ogni universo ha il proprio corpo di angeli nativi; tuttavia, vi sono circostanze nelle quali è molto utile avere l’assistenza di spiriti superiori di origine esterna alla creazione locale. I Supernafini effettuano certi servizi rari ed eccezionali; il capo attuale dei serafini di Urantia è un supernafino primario del Paradiso. I seconafini riflettivi s’incontrano ovunque opera il personale del superuniverso ed un gran numero di terziafini sono temporaneamente in servizio come Altissimi Assistenti.

9. I cittadini permanenti dell’universo locale

37:9.1 (414.6) Come i superuniversi e l’universo centrale, l’universo locale ha suoi ordini di cittadinanza permanente, che comprendono i seguenti tipi creati:

37:9.2 (414.7) 1. Susatia.

37:9.3 (414.8) 2. Univitatia.

37:9.4 (414.9) 3. Figli Materiali.

37:9.5 (414.10) 4. Creature Intermedie.

37:9.6 (414.11) Questi nativi della creazione locale, insieme con gli ascendenti fusi con lo Spirito e gli spironga (che sono classificati diversamente), costituiscono una cittadinanza relativamente permanente. Questi ordini di esseri non sono nel complesso né ascendenti né discendenti. Essi sono tutti delle creature esperienziali, ma la loro crescente esperienza continua ad essere utile per l’universo al loro livello d’origine. Mentre ciò non è del tutto vero per i Figli Adamici e per le creature intermedie, è relativamente vero per questi ordini.

37:9.7 (414.12) I Susatia. Questi esseri meravigliosi risiedono ed operano come cittadini permanenti su Salvington, la capitale di questo universo locale. Essi sono la splendida progenie del Figlio Creatore e dello Spirito Creativo e sono strettamente associati ai cittadini ascendenti dell’universo locale, i mortali fusi con lo Spirito del Corpo di Perfezione di Nebadon.

37:9.8 (414.13) Gli Univitatia. Ciascuno dei gruppi di sfere architettoniche che formano le capitali delle cento costellazioni beneficia del ministero continuo di un ordine residenziale di esseri conosciuti come gli univitatia. Questi figli del Figlio Creatore e dello Spirito Creativo costituiscono la popolazione permanente dei mondi capitale delle costellazioni. Essi sono esseri che non si riproducono e che esistono su un piano di vita quasi a mezza strada tra lo status semimateriale dei Figli Materiali domiciliati sulle capitali dei sistemi ed il piano più nettamente spirituale dei mortali fusi con lo Spirito e dei susatia di Salvington; ma gli univitatia non sono esseri morontiali. Essi compiono per i mortali ascendenti, durante la traversata delle sfere delle costellazioni, quello che i nativi di Havona fanno per gli spiriti pellegrini che passano per la creazione centrale.

37:9.9 (415.1) I Figli Materiali di Dio. Quando il legame creativo tra il Figlio Creatore ed il rappresentante nell’universo dello Spirito Infinito, lo Spirito Madre d’Universo, ha completato il suo ciclo, quando non sono più generati discendenti dalle loro nature congiunte, allora il Figlio Creatore personalizza in duplice forma il suo ultimo concetto di essere, confermando in tal modo definitivamente la propria origine duale. In se stesso e da se stesso egli crea allora i mirabili e stupendi Figli e Figlie dell’ordine materiale di filiazione universale. Questa è l’origine dell’Adamo e dell’Eva originali di ciascun sistema locale di Nebadon. Essi sono un ordine di filiazione che si riproduce, poiché sono stati creati maschi e femmine. I loro discendenti operano come cittadini relativamente permanenti di una capitale di sistema, benché alcuni di loro vengano incaricati come Adami Planetari.

37:9.10 (415.2) In una missione planetaria il Figlio e la Figlia Materiali sono incaricati di fondare la razza adamica di quel mondo, una razza alla fine destinata ad amalgamarsi con gli abitanti mortali di quella sfera. Gli Adami Planetari sono Figli sia ascendenti che discendenti, ma noi di solito li classifichiamo come ascendenti.

37:9.11 (415.3) Le Creature Intermedie. Nelle epoche primitive, alla maggior parte dei mondi abitati sono assegnati certi esseri superumani ma materializzati, che però di solito si ritirano all’arrivo degli Adami Planetari. Le attività di questi esseri e gli sforzi dei Figli Materiali per migliorare le razze evoluzionarie hanno spesso come risultato la comparsa di un numero limitato di creature che sono difficili da classificare. Questi esseri straordinari sono spesso a mezza strada tra i Figli Materiali e le creature evoluzionarie; da qui il loro appellativo di creature intermedie. In senso comparativo questi intermedi sono i cittadini permanenti dei mondi evoluzionari. Dai primi tempi dell’arrivo di un Principe Planetario fino all’epoca lontanissima della stabilizzazione del pianeta in luce e vita, essi sono il solo gruppo di esseri intelligenti a rimanere in permanenza sulla sfera. Su Urantia i ministri intermedi sono in realtà i veri conservatori del pianeta; essi sono in pratica i cittadini di Urantia. I mortali sono invero gli abitanti fisici e materiali di un mondo evoluzionario, ma voi avete tutti una vita così corta; restate sul vostro pianeta natale per un tempo così breve. Voi nascete, vivete, morite e passate su altri mondi di progressione evoluzionaria. Anche gli esseri superumani che servono sui pianeti come ministri celesti hanno un incarico temporaneo; pochi di loro sono assegnati a lungo ad una data sfera. Le creature intermedie, invece, assicurano continuità di amministrazione planetaria rispetto a ministri celesti che cambiano di continuo e ad abitanti mortali che variano costantemente. Durante tutti questi cambiamenti e variazioni incessanti le creature intermedie rimangono sul pianeta ininterrottamente proseguendo il loro lavoro.

37:9.12 (415.4) Similmente, tutte le divisioni dell’organizzazione amministrativa degli universi locali e dei superuniversi hanno la loro popolazione più o meno permanente, i loro abitanti con status di cittadinanza. Come Urantia ha i suoi intermedi, Jerusem, la capitale del vostro sistema, ha i Figli e le Figlie Materiali; Edentia, la capitale della vostra costellazione, ha gli univitatia, mentre i cittadini di Salvington sono di due ordini, i susatia creati ed i mortali evoluti fusi con lo Spirito. I mondi amministrativi dei settori minori e maggiori dei superuniversi non hanno cittadini permanenti. Ma le sfere che costituiscono il quartier generale di Uversa sono continuamente supportate da uno stupefacente gruppo di esseri conosciuti come gli abandontari, creati dagli agenti non rivelati degli Antichi dei Giorni e dei sette Spiriti Riflettivi residenti sulla capitale di Orvonton. Questi cittadini residenziali di Uversa amministrano attualmente gli affari correnti del loro mondo sotto la supervisione diretta del corpo dei mortali di Uversa fusi con il Figlio. Anche Havona ha i suoi esseri nativi, e l’Isola centrale di Luce e Vita è la dimora dei vari gruppi di Cittadini del Paradiso.

10. Altri gruppi dell’universo locale

37:10.1 (416.1) Oltre agli ordini serafici e agli ordini di mortali, che saranno presi in considerazione nei fascicoli successivi, ci sono numerosi altri esseri coinvolti nel mantenimento e nel perfezionamento di un’organizzazione così gigantesca come l’universo di Nebadon, che già ora ha più di tre milioni di mondi abitati, con la prospettiva di giungere a dieci milioni. I diversi tipi di vita di Nebadon sono troppo numerosi per essere catalogati in questo fascicolo, ma ci sono due ordini eccezionali che operano in modo esteso sulle 647.591 sfere architettoniche dell’universo locale che possono essere menzionati.

37:10.2 (416.2) Gli Spironga sono la discendenza spirituale del Radioso Astro del Mattino e del Padre Melchizedek. Essi sono esenti dall’estinzione della personalità, ma non sono né esseri evoluzionari né ascendenti. Né sono funzionalmente implicati nel regime dell’ascensione evoluzionaria. Essi sono gli aiutanti spirituali dell’universo locale, che eseguono gli incarichi spirituali correnti di Nebadon.

37:10.3 (416.3) Gli Spornagia. I mondi architettonici che formano la capitale dell’universo locale sono mondi reali — delle creazioni fisiche. C’è molto lavoro connesso con il loro mantenimento fisico, ed in questo siamo assistiti da un gruppo di creature fisiche chiamate spornagia. Essi si dedicano alla cura e alla coltura degli aspetti materiali di questi mondi capitale, da Jerusem fino a Salvington. Gli spornagia non sono né spiriti né persone; sono un ordine d’esistenza animale, ma se poteste vederli, converreste che sembrano essere animali perfetti.

37:10.4 (416.4) Le varie colonie di cortesia sono domiciliate su Salvington e altrove. Noi ci gioviamo in modo particolare del ministero degli artigiani celesti sulle costellazioni e beneficiamo delle attività dei direttori di retrospezione, che operano principalmente sulle capitali dei sistemi locali.

37:10.5 (416.5) Un corpo di mortali ascendenti, comprendente le creature intermedie glorificate, è sempre assegnato al servizio dell’universo. Questi ascendenti, dopo aver raggiunto Salvington, sono utilizzati in una varietà quasi infinita di attività relative alla conduzione degli affari dell’universo. Da ogni livello di compimento questi mortali in progresso tornano indietro e scendono a tendere una mano soccorrevole ai loro simili che li seguono nell’ascensione verso l’alto. Tali mortali che soggiornano temporaneamente su Salvington sono assegnati su richiesta praticamente a tutti i corpi delle personalità celesti come aiutanti, studenti, osservatori ed istruttori.

37:10.6 (416.6) Ci sono ancora altri tipi di vita intelligente che si occupano dell’amministrazione di un universo locale, ma il piano di questa esposizione non prevede un’ulteriore rivelazione di tali ordini di creazione. Viene qui descritto abbastanza della vita e dell’amministrazione di questo universo per consentire alla mente mortale d’intravedere la realtà e la grandiosità dell’esistenza della sopravvivenza. Nel corso della vostra carriera di progresso, altre esperienze vi riveleranno sempre di più questi esseri interessanti ed affascinanti. Questa narrazione non può essere che un breve profilo della natura e del lavoro delle molteplici personalità che affollano gli universi dello spazio e che amministrano queste creazioni come immense scuole di preparazione; scuole dove i pellegrini del tempo avanzano di vita in vita e di mondo in mondo, fino a che non sono amorevolmente inviati dalle rive dell’universo di loro origine al regime educativo superiore del superuniverso e da là sui mondi di preparazione spirituale di Havona, ed infine in Paradiso e all’alto destino dei finalitari — la destinazione eterna per missioni non ancora rivelate agli universi del tempo e dello spazio.

37:10.7 (417.1) [Dettato da un Brillante Astro della Sera di Nebadon, numero 1.146 del Corpo Creato.]

Fascicolo 38 - Gli spiriti tutelari dell’universo locale

Il Libro di Urantia

Fascicolo 38

Gli spiriti tutelari dell’universo locale

38:0.1 (418.1) CI SONO tre ordini distinti di personalità dello Spirito Infinito. L’impetuoso apostolo intendeva questo quando scrisse di Gesù: “Colui che è andato in cielo ed è alla destra di Dio, ed angeli ed autorità e potenze sono sottomessi a lui”. Gli angeli sono gli spiriti tutelari del tempo; le autorità sono le schiere di messaggeri dello spazio; le potenze sono le personalità superiori dello Spirito Infinito.

38:0.2 (418.2) Come i supernafini nell’universo centrale ed i seconafini in un superuniverso, così i serafini, con i cherubini e sanobini associati, costituiscono il corpo angelico di un universo locale.

38:0.3 (418.3) I serafini sono tutti di modello abbastanza uniforme. Da un universo all’altro, in tutti i sette superuniversi, essi presentano un minimo di variazione; di tutti i tipi spirituali di esseri personali, essi sono i più standardizzati. I loro vari ordini costituiscono il corpo dei ministri specializzati e ordinari delle creazioni locali.

1. L’origine dei serafini

38:1.1 (418.4) I serafini sono creati dallo Spirito Madre d’Universo e sono stati progettati in formazioni unitarie — 41.472 per volta — sin dalla creazione degli “angeli modello” e di certi archetipi angelici nelle epoche primitive di Nebadon. Il Figlio Creatore e la rappresentazione dello Spirito Infinito nell’universo collaborano nella creazione di un gran numero di Figli e di altre personalità dell’universo. Al termine di questo sforzo congiunto, il Figlio s’impegna nella creazione dei Figli Materiali, le prime creature sessuate, mentre lo Spirito Madre d’Universo s’impegna simultaneamente nel suo primo tentativo solitario di riproduzione spirituale. In tal modo inizia la creazione delle schiere serafiche di un universo locale.

38:1.2 (418.5) Questi ordini angelici sono progettati all’epoca in cui si redigono i piani per l’evoluzione delle creature mortali dotate di volontà. La creazione dei serafini data dal raggiungimento della personalità relativa da parte dello Spirito Madre d’Universo, non come coordinato successivo del Figlio Maestro, ma come iniziale assistente creativo del Figlio Creatore. Prima di questo avvenimento i serafini in servizio in Nebadon erano temporaneamente prestati da un universo vicino.

38:1.3 (418.6) I serafini sono ancora periodicamente creati; l’universo di Nebadon è ancora in corso di formazione. Lo Spirito Madre d’Universo non cessa mai la sua attività creativa in un universo in corso di crescita e di perfezionamento.

2. Le nature angeliche

38:2.1 (419.1) Gli angeli non hanno corpi materiali, ma sono esseri definiti e discreti; essi sono di natura e di origine spirituale. Benché invisibili ai mortali, essi vi percepiscono come siete nella carne senza l’aiuto di trasformatori o di traduttori; intellettualmente essi comprendono la modalità della vita mortale e condividono tutti i sentimenti e le emozioni non sensuali degli uomini. Essi apprezzano i vostri sforzi nella musica, nell’arte e nel vero umorismo e ne traggono grande piacere. Si rendono pienamente conto delle vostre lotte morali e delle vostre difficoltà spirituali. Essi amano gli esseri umani e non può derivare che del bene dai vostri sforzi per comprenderli ed amarli.

38:2.2 (419.2) Benché i serafini siano esseri molto affettuosi e sensibili, non sono creature con emozioni sessuali. Essi assomigliano molto a come sarete voi sui mondi delle dimore, dove “non vi sposerete né sarete dati in matrimonio, ma sarete come gli angeli del cielo”. Perché tutti coloro che “saranno stimati degni di raggiungere i mondi delle dimore non si sposeranno né saranno dati in matrimonio; né moriranno più perché saranno uguali agli angeli”. Tuttavia, nel trattare con creature sessuate, noi abbiamo l’abitudine di parlare degli esseri di più diretta discendenza dal Padre e dal Figlio come dei figli di Dio, mentre riferendoci ai figli dello Spirito parliamo di figlie di Dio. Gli angeli sono quindi comunemente designati con nomi femminili sui pianeti sessuati.

38:2.3 (419.3) I serafini sono creati in modo tale da poter operare sia sul livello spirituale che su quello materiale. Vi sono poche fasi delle attività morontiali o spirituali non aperte ai loro servizi. Mentre in status personale gli angeli non sono molto lontani dagli esseri umani, in certe prestazioni funzionali i serafini li trascendono di molto. Essi posseggono molti poteri che superano di gran lunga la comprensione umana. Per esempio: vi è stato detto che i “capelli stessi della vostra testa sono contati”, ed è vero che lo sono, ma un serafino non passa il suo tempo a contarli ed a tenere aggiornato il loro numero. Gli angeli posseggono dei poteri innati ed automatici (automatici, cioè, nella misura in cui voi potete percepirli) per conoscere tali cose; voi considerereste in verità un serafino come un prodigio matematico. Perciò numerosi compiti che costituirebbero imprese incredibili per dei mortali sono compiuti con estrema facilità dai serafini.

38:2.4 (419.4) Gli angeli sono superiori a voi in status spirituale, ma non sono i vostri giudici o accusatori. Quali che siano i vostri errori, “gli angeli, benché più grandi in potere ed in potenza, non portano alcuna accusa contro di voi”. Gli angeli non siedono in giudizio contro l’umanità, e nemmeno i singoli mortali dovrebbero esprimere giudizi avventati sui loro simili.

38:2.5 (419.5) Voi fate bene ad amarli, ma non dovreste adorarli; gli angeli non sono oggetto di adorazione. Il grande serafino Loyalatia, quando il vostro profeta “cadde in adorazione ai piedi dell’angelo”, disse: “Non fare questo; io sono un servitore come te e le tue razze, che sono tutti esortati ad adorare Dio.”

38:2.6 (419.6) Per doti naturali e di personalità i serafini superano di poco le razze mortali nella scala dell’esistenza delle creature. In verità, quando sarete liberati dalla carne, voi diverrete molto simili a loro. Sui mondi delle dimore voi comincerete ad apprezzare i serafini, e sulle sfere della costellazione a godere di loro, mentre su Salvington essi divideranno con voi i loro luoghi di riposo e di adorazione. Lungo tutta l’ascensione morontiale e quella spirituale successiva, la vostra fraternità con i serafini sarà ideale; il vostro cameratismo sarà stupendo.

3. Gli angeli non rivelati

38:3.1 (420.1) In tutti i domini dell’universo locale operano numerosi ordini di esseri spirituali che non sono rivelati ai mortali perché non hanno alcuna connessione con il piano evoluzionario dell’ascensione al Paradiso. In questo fascicolo il termine “angelo” è volutamente limitato alla designazione di quei discendenti serafici ed associati dello Spirito Madre d’Universo che si occupano così ampiamente dell’attuazione dei piani della sopravvivenza dei mortali. Altri sei ordini di esseri affini, gli angeli non rivelati, servono nell’universo locale senza essere in alcun modo specificamente collegati alle attività universali concernenti l’ascensione al Paradiso dei mortali evoluzionari. Questi sei gruppi di associati angelici non sono mai chiamati serafini, né sono menzionati tra gli spiriti tutelari. Tali personalità sono interamente occupate negli affari amministrativi ed in altri affari di Nebadon, impegni che non hanno alcun rapporto con la carriera umana progressiva dell’ascensione spirituale e del raggiungimento della perfezione.

4. I mondi serafici

38:4.1 (420.2) Il nono gruppo di sette sfere primarie nel circuito di Salvington rappresenta i mondi dei serafini. Ciascuno di questi mondi ha sei satelliti tributari, dove si trovano le scuole speciali consacrate a tutte le fasi della preparazione serafica. Benché i serafini abbiano accesso a tutti i quarantanove mondi che formano questo gruppo di sfere di Salvington, essi occupano a titolo esclusivo solo il primo ammasso di sette. I rimanenti sei ammassi sono occupati dai sei ordini di associati angelici non rivelati su Urantia. Ciascuno di questi gruppi ha un quartier generale su uno di questi sei mondi primari e svolge attività specializzate sui sei satelliti tributari. Ogni ordine angelico ha libero accesso a tutti i mondi di questi sette gruppi differenti.

38:4.2 (420.3) Questi mondi sede sono tra i regni più splendidi di Nebadon; i complessi serafici sono caratterizzati sia dalla bellezza che dalla vastità. Qui ogni serafino ha una vera casa, e “casa” significa il domicilio di due serafini; essi vivono in coppie.

38:4.3 (420.4) Ancorché non maschili e femminili come sono i Figli Materiali e le razze mortali, i serafini sono positivi e negativi. Nella maggior parte delle assegnazioni sono necessari due angeli per assolvere l’incarico. Quando non sono inseriti in circuito, essi possono lavorare da soli; né richiedono degli esseri complementari quando sono stazionari. Ordinariamente essi conservano i loro complementi originari, ma non necessariamente. Queste associazioni sono principalmente rese necessarie dalle loro funzioni; non sono caratterizzate da emozioni sessuali, pur essendo i serafini oltremodo personali e veramente affettuosi.

38:4.4 (420.5) Oltre alle abitazioni stabilite, i serafini hanno anche sedi di gruppo, di compagnia, di battaglione e di unità. Essi si radunano ad ogni millennio e tutti vi presenziano secondo l’epoca della loro creazione. Se un serafino ha delle responsabilità che gli impediscono di assentarsi dal servizio, si alterna con il suo complemento, facendosi sostituire da un serafino con un’altra data di nascita. Ogni partner serafico è quindi presente almeno ad una riunione su due.

5. La preparazione serafica

38:5.1 (420.6) I serafini trascorrono il loro primo millennio come osservatori senza incarico su Salvington e sui suoi mondi scuola associati. Il secondo millennio è trascorso sui mondi serafici del circuito di Salvington. La loro scuola centrale di preparazione è ora presieduta dai primi centomila serafini di Nebadon, e alla loro testa c’è l’angelo originale o primogenito di questo universo locale. Il primo gruppo creato di serafini di Nebadon fu istruito da un corpo di mille serafini provenienti da Avalon; successivamente i nostri angeli sono stati istruiti dai loro stessi anziani. Anche i Melchizedek svolgono un ruolo importante nell’istruzione e nella preparazione di tutti gli angeli dell’universo locale — serafini, cherubini e sanobini.

38:5.2 (421.1) Al termine di questo periodo di preparazione sui mondi serafici di Salvington, i serafini sono mobilitati nei gruppi ed unità convenzionali dell’organizzazione angelica e sono assegnati ad una delle costellazioni. Essi non sono ancora incaricati come spiriti tutelari, benché siano ben addentro nelle fasi di preincarico dell’addestramento angelico.

38:5.3 (421.2) I serafini iniziano come spiriti tutelari servendo in qualità di osservatori sui mondi evoluzionari meno evoluti. Dopo questa esperienza essi ritornano sui mondi associati della capitale della costellazione assegnata per cominciare i loro studi superiori e per prepararsi più compiutamente a servire in qualche sistema locale particolare. Dopo questa istruzione generale essi sono promossi a servire su qualcuno dei sistemi locali. Sui mondi architettonici associati alla capitale di qualche sistema di Nebadon i nostri serafini completano la loro preparazione e sono incaricati come spiriti tutelari del tempo.

38:5.4 (421.3) Una volta ricevuto l’incarico, i serafini possono essere inviati in missione in tutto Nebadon, ed anche in Orvonton. Il loro lavoro nell’universo non ha confini né limitazioni. Essi sono strettamente associati alle creature materiali dei mondi e sono sempre al servizio degli ordini inferiori delle personalità spirituali, mantenendo il contatto tra questi esseri del mondo spirituale ed i mortali dei regni materiali.

6. L’organizzazione serafica

38:6.1 (421.4) Dopo il secondo millennio di soggiorno nel quartier generale serafico, i serafini sono organizzati agli ordini di capi in gruppi di dodici (12 coppie, 24 serafini), e dodici di questi gruppi costituiscono una compagnia (144 coppie, 288 serafini) che è comandata da un condottiero. Dodici compagnie sotto un comandante costituiscono un battaglione (1.728 coppie o 3.456 serafini), e dodici battaglioni sotto un direttore formano un’unità serafica (20.736 coppie o 41.472 individui), mentre dodici unità, poste sotto il comando di un supervisore, costituiscono una legione comprendente 248.832 coppie o 497.664 individui. Gesù alludeva ad un tale gruppo di angeli quella notte nel giardino di Getsemani in cui disse: “Anche ora posso rivolgermi a mio Padre, ed egli mi darà subito più di dodici legioni di angeli.”

38:6.2 (421.5) Dodici legioni di angeli formano un esercito comprendente 2.985.984 coppie o 5.971.968 individui, e dodici di questi eserciti (35.831.808 coppie o 71.663.616 individui) costituiscono la più grande organizzazione operativa di serafini, un’armata angelica. Un esercito serafico è comandato da un arcangelo o da qualche altra personalità di status coordinato, mentre le armate angeliche sono dirette dai Brillanti Astri della Sera o da altri luogotenenti diretti di Gabriele. E Gabriele è il “comandante supremo delle armate del cielo”, il capo esecutivo del Sovrano di Nebadon, il “Signore Dio degli eserciti”.

38:6.3 (421.6) Benché servano sotto la supervisione diretta dello Spirito Infinito qual è personalizzato su Salvington, sin dal conferimento di Micael su Urantia i serafini e tutti gli altri ordini dell’universo locale sono sottomessi alla sovranità del Figlio Maestro. Anche quando Micael nacque nella carne su Urantia, fu emessa una trasmissione superuniversale in tutto Nebadon che proclamava: “E che tutti gli angeli lo adorino.” Tutti gli ordini di angeli sono sottomessi alla sua sovranità; essi fanno parte di quel gruppo che è stato denominato “i suoi potenti angeli”.

7. I cherubini ed i sanobini

38:7.1 (422.1) In tutte le dotazioni essenziali i cherubini e i sanobini sono simili ai serafini. Essi hanno la stessa origine, ma non sempre lo stesso destino. Essi sono stupendamente intelligenti, meravigliosamente efficienti, affettuosi in modo commovente e quasi umani. Essi sono l’ordine di angeli più basso, perciò il genere più vicino ai tipi più avanzati di esseri umani dei mondi evoluzionari.

38:7.2 (422.2) I cherubini e i sanobini sono associati per natura, uniti per funzione. Gli uni sono personalità con energia positiva; gli altri con energia negativa. Il deflettore di destra, o angelo caricato positivamente, è il cherubino — il senior o personalità di controllo. Il deflettore di sinistra, o angelo caricato negativamente, è il sanobino — il complemento dell’essere. Ogni tipo di angelo è molto limitato se opera da solo; perciò essi servono abitualmente in coppie. Quando servono indipendentemente dai loro direttori serafici, essi sono più che mai dipendenti dal loro reciproco contatto e funzionano sempre insieme.

38:7.3 (422.3) I cherubini e i sanobini sono gli aiuti fedeli ed efficienti dei ministri serafici, e tutti i sette ordini di serafini sono provvisti di questi assistenti subordinati. I cherubini e i sanobini servono per intere ere in queste funzioni, ma non accompagnano i serafini in missioni oltre i confini dell’universo locale.

38:7.4 (422.4) I cherubini e i sanobini sono gli operatori spirituali di ordinaria amministrazione sui singoli mondi dei sistemi. In incarichi non personali o in casi d’emergenza essi possono servire al posto di una coppia serafica, ma non operano mai, neanche temporaneamente, come angeli accompagnatori di esseri umani; quello è un privilegio esclusivo dei serafini.

38:7.5 (422.5) Quando sono assegnati ad un pianeta, i cherubini entrano nei corsi locali d’istruzione, compreso uno studio dei costumi e dei linguaggi planetari. Gli spiriti tutelari del tempo sono tutti bilingue, in quanto parlano la lingua dell’universo locale d’origine e quella del loro superuniverso natale. Studiando nelle scuole dei regni essi apprendono altre lingue. I cherubini e i sanobini, come i serafini e tutti gli altri ordini di esseri spirituali, sono continuamente impegnati nello sforzo di migliorarsi. Solo degli esseri come quelli subordinati che controllano il potere ed orientano l’energia sono incapaci di progredire; tutte le creature dotate di una volizione di personalità effettiva o potenziale cercano nuovi compimenti.

38:7.6 (422.6) I cherubini e i sanobini sono per natura molto vicini al livello dell’esistenza morontiale e mostrano di essere sommamente efficienti nel lavoro ai confini dei domini fisico, morontiale e spirituale. Questi figli dello Spirito Madre dell’universo locale sono caratterizzati dalle “quarte creature” in modo molto simile ai Servitali di Havona ed alle commissioni di conciliazione. Ogni quarto cherubino ed ogni quarto sanobino sono quasi materiali, molto nettamente simili al livello morontiale dell’esistenza.

38:7.7 (422.7) Queste quarte creature angeliche sono di grande aiuto per i serafini nelle fasi più materiali delle loro attività universali e planetarie. Tali cherubini morontiali svolgono anche molti incarichi marginali indispensabili sui mondi morontiali di preparazione e sono assegnati in gran numero al servizio dei Compagni Morontiali. Essi sono per le sfere morontiali all’incirca quello che le creature intermedie sono per i pianeti evoluzionari. Sui mondi abitati questi cherubini morontiali lavorano frequentemente in collegamento con le creature intermedie. Cherubini e creature intermedie sono ordini di esseri nettamente separati; essi hanno origini dissimili, ma rivelano una grande similitudine di natura e di funzioni.

8. L’evoluzione dei cherubini e dei sanobini

38:8.1 (423.1) Ai cherubini e ai sanobini sono aperte numerose vie di servizio che conducono ad un’elevazione di status, che può essere ancor più accresciuto dall’abbraccio della Divina Ministra. Vi sono tre grandi classi di cherubini e di sanobini con riferimento al potenziale evolutivo:

38:8.2 (423.2) 1. Candidati all’ascensione. Questi esseri sono per natura candidati allo status serafico. I cherubini e i sanobini di quest’ordine sono brillanti, benché per doti naturali non siano uguali ai serafini; con l’applicazione e l’esperienza gli è tuttavia possibile raggiungere la piena condizione serafica.

38:8.3 (423.3) 2. Cherubini di fase intermedia. Tutti i cherubini e i sanobini non sono uguali in potenziale d’ascensione; sono inoltre gli esseri delle creazioni angeliche limitati per natura. La maggior parte di loro resteranno cherubini e sanobini, anche se gli individui più dotati possono giungere ad un servizio serafico limitato.

38:8.4 (423.4) 3. Cherubini morontiali. Queste “quarte creature” degli ordini angelici conservano sempre le loro caratteristiche quasi materiali. Essi proseguiranno come cherubini e sanobini, assieme alla maggior parte dei loro fratelli della fase intermedia, in attesa della completa fattualizzazione dell’Essere Supremo.

38:8.5 (423.5) Mentre il secondo ed il terzo gruppo sono un po’ limitati nel potenziale di crescita, i candidati all’ascensione possono raggiungere l’apice del servizio serafico universale. Molti dei più sperimentati di questi cherubini sono assegnati ai guardiani serafici del destino e sono così posti in linea diretta per l’avanzamento allo status di Insegnanti dei Mondi delle Dimore, quando saranno abbandonati dai loro senior serafici. I guardiani del destino non hanno cherubini e sanobini come aiutanti quando i loro pupilli mortali raggiungono la vita morontiale. E allorché altri tipi di serafini evoluzionari ricevono l’autorizzazione di recarsi su Seraphington ed in Paradiso, devono abbandonare i loro vecchi subordinati quando oltrepassano i confini di Nebadon. Questi cherubini e sanobini abbandonati sono generalmente abbracciati dallo Spirito Madre d’Universo, raggiungendo in tal modo un livello equivalente a quello di Insegnanti dei Mondi delle Dimore nel conseguimento dello status serafico.

38:8.6 (423.6) Quando, come Insegnanti dei Mondi delle Dimore, i cherubini e i sanobini abbracciati una volta hanno servito a lungo sulle sfere morontiali, da quelle meno avanzate a quelle più elevate, e quando su Salvington il loro corpo ha membri in eccedenza, il Radioso Astro del Mattino convoca questi fedeli servitori delle creature del tempo a comparire in sua presenza. Essi prestano il giuramento di trasformazione della personalità; dopodiché, in gruppi di settemila, questi cherubini e sanobini decani avanzati sono nuovamente abbracciati dallo Spirito Madre d’Universo. Da questo secondo abbraccio essi emergono come serafini completi. Ormai la piena e completa carriera di un serafino, con tutte le sue possibilità paradisiache, è aperta a tali cherubini e sanobini rinati. Questi angeli possono essere assegnati come guardiani di destino ad un essere mortale, e se il loro pupillo mortale raggiunge la sopravvivenza, allora essi diventano eleggibili per l’avanzamento a Seraphington e nei sette cerchi del compimento serafico, ed anche per entrare in Paradiso e nel Corpo della Finalità.

9. Le creature intermedie

38:9.1 (424.1) Le creature intermedie hanno una triplice classificazione: sono classificate a giusto titolo con i Figli di Dio ascendenti; sono effettivamente raggruppate con gli ordini della cittadinanza permanente, mentre sono funzionalmente computate con gli spiriti tutelari del tempo a causa della loro associazione intima ed effettiva con le schiere angeliche nel lavoro di servire i mortali sui singoli mondi dello spazio.

38:9.2 (424.2) Queste creature straordinarie appaiono sulla maggior parte dei mondi abitati e si trovano sempre sui pianeti decimali o di sperimentazione della vita, come Urantia. Gli intermedi sono di due tipi — primari e secondari — ed appaiono per mezzo delle tecniche seguenti:

38:9.3 (424.3) 1. Gli Intermedi Primari, il gruppo più spirituale, sono un ordine un po’ standardizzato di esseri uniformemente derivati dal personale dei mortali ascendenti modificati dei Principi Planetari. Il numero delle creature intermedie primarie è sempre di cinquantamila, e nessun pianeta che beneficia del loro ministero ne ha un gruppo maggiore.

38:9.4 (424.4) 2. Gli Intermedi Secondari, il gruppo più materiale di queste creature, variano considerevolmente di numero sui differenti mondi, benché la media sia attorno ai cinquantamila. Essi sono variamente derivati dagli elevatori biologici planetari, gli Adami e le Eve, o dalla loro discendenza diretta. Ci sono non meno di ventiquattro tecniche diverse per la produzione di queste creature intermedie secondarie sui mondi evoluzionari dello spazio. Il metodo d’origine di questo gruppo su Urantia fu insolito e straordinario.

38:9.5 (424.5) Nessuno di questi gruppi è un accidente evoluzionario; entrambi sono elementi essenziali nei piani prestabiliti degli architetti universali, e la loro apparizione sui mondi in evoluzione nel momento opportuno è in sintonia con i progetti originari e con i piani di sviluppo dei Portatori di Vita supervisori.

38:9.6 (424.6) Gli intermedi primari sono energizzati intellettualmente e spiritualmente mediante la tecnica angelica e sono uniformi in status intellettuale. I sette spiriti aiutanti della mente non entrano in contatto con loro; e solo il sesto ed il settimo, lo spirito dell’adorazione e lo spirito della saggezza, possono portare il loro ministero al gruppo secondario.

38:9.7 (424.7) Gli intermedi secondari sono energizzati fisicamente mediante la tecnica adamica, sono messi in circuito spiritualmente mediante quella serafica e sono dotati intellettualmente del tipo di mente di transizione morontiale. Essi sono divisi in quattro tipi fisici, in sette ordini spirituali e in dodici livelli di risposta intellettuale al ministero congiunto degli ultimi due spiriti aiutanti e alla mente morontiale. Queste diversità determinano il loro differenziale di attività e di destinazione planetaria.

38:9.8 (424.8) Gli intermedi primari assomigliano più agli angeli che ai mortali; gli ordini secondari sono molto più simili agli esseri umani. Ciascuno offre un aiuto inestimabile all’altro nell’esecuzione dei loro molteplici incarichi planetari. I ministri primari possono stabilire un collegamento cooperativo sia con i controllori d’energia morontiale e spirituale che con gli inseritori nei circuiti della mente. Il gruppo secondario può stabilire delle connessioni operative solamente con i controllori fisici e con i manipolatori dei circuiti materiali. Ma poiché ogni ordine d’intermedi può stabilire una sincronia perfetta di contatto con l’altro, ciascun gruppo è perciò in grado di ottenere la pratica utilizzazione dell’intera gamma di energie che va dal grossolano potere fisico dei mondi materiali, passando per le fasi di transizione delle energie universali, fino alle forze superiori della realtà spirituale dei regni celesti.

38:9.9 (425.1) Il divario tra il mondo materiale e quello spirituale è perfettamente colmato dalla serie di associazioni: uomo mortale, intermedio secondario, intermedio primario, cherubino morontiale, cherubino di fase intermedia e serafino. Nell’esperienza personale di un singolo mortale questi diversi livelli sono indubbiamente più o meno unificati e resi personalmente significativi dalle attività non osservate e misteriose del divino Aggiustatore di Pensiero.

38:9.10 (425.2) Sui mondi normali gli intermedi primari mantengono il loro servizio come corpi d’informazione e come ospiti celesti in nome del Principe Planetario, mentre i ministri secondari proseguono la loro collaborazione con il regime adamico nell’appoggiare la causa di una progressiva civilizzazione planetaria. In caso di defezione del Principe Planetario e di fallimento del Figlio Materiale, come avvenne su Urantia, le creature intermedie diventano i pupilli del Sovrano del Sistema e servono sotto la guida direttrice del custode in carica del pianeta. Ma soltanto su altri tre mondi in Satania questi esseri operano come un solo gruppo sotto una direzione unificata come fanno i ministri intermedi uniti di Urantia.

38:9.11 (425.3) Sui numerosi mondi singoli di un universo il lavoro planetario degli intermedi primari e secondari è vario e diversificato, ma sui pianeti normali e medi le loro attività sono molto differenti dai compiti che occupano il loro tempo sulle sfere isolate come Urantia.

38:9.12 (425.4) Gli intermedi primari sono gli storici planetari che, dal momento dell’arrivo del Principe Planetario fino all’era di stabilizzazione in luce e vita, formulano le rappresentazioni e progettano le descrizioni della storia planetaria per le esposizioni dei pianeti sui mondi capitale del sistema.

38:9.13 (425.5) Gli intermedi restano per lunghi periodi su un mondo abitato, ma se rimangono fedeli alla loro missione, riceveranno alla fine e certissimamente il riconoscimento del loro lungo servizio per il mantenimento della sovranità del Figlio Creatore. Essi saranno debitamente ricompensati per il loro paziente ministero verso i mortali materiali sul loro mondo del tempo e dello spazio. Presto o tardi tutte le creature intermedie accreditate saranno arruolate nei ranghi dei Figli di Dio ascendenti e saranno debitamente iniziate alla lunga avventura dell’ascensione al Paradiso in compagnia di quegli stessi mortali di origine animale, i loro fratelli terreni, che essi hanno così gelosamente protetto e così efficacemente servito durante il lungo soggiorno planetario.

38:9.14 (425.6) [Presentato da un Melchizedek agente su richiesta del Capo delle Schiere Serafiche di Nebadon.]

Fascicolo 39 - Le schiere serafiche

Il Libro di Urantia

Fascicolo 39

Le schiere serafiche

39:0.1 (426.1) PER QUANTO ne sappiamo, lo Spirito Infinito, qual è personalizzato nella capitale dell’universo locale, si propone di produrre dei serafini uniformemente perfetti, ma per qualche ragione sconosciuta questi discendenti serafici sono molto differenti. Tale diversità può essere il risultato di un’interposizione sconosciuta della Deità esperienziale in evoluzione; se è così, non possiamo provarlo. Tuttavia osserviamo che, dopo essere stati sottoposti a prove educative e ad una disciplina preparatoria, i serafini sono infallibilmente e distintamente classificati nei sette gruppi seguenti:

39:0.2 (426.2) 1. Serafini Supremi.

39:0.3 (426.3) 2. Serafini Superiori.

39:0.4 (426.4) 3. Serafini Supervisori.

39:0.5 (426.5) 4. Serafini Amministratori.

39:0.6 (426.6) 5. Assistenti Planetari.

39:0.7 (426.7) 6. Ministri di Transizione.

39:0.8 (426.8) 7. Serafini del Futuro.

39:0.9 (426.9) Dire che un serafino è inferiore ad un angelo di qualunque altro gruppo non sarebbe vero. Nondimeno ogni angelo svolge inizialmente dei servizi limitati al gruppo della sua classificazione originaria e naturale. Il mio associato serafico nella preparazione di questa dichiarazione, Manotia, è un serafino supremo che prima operava soltanto come serafino supremo. Con applicazione e devoto servizio ha portato a termine, uno per uno, tutti e sette i servizi serafici, avendo operato in quasi tutte le vie di servizio aperte ad un serafino, ed ora ha il grado di capo aggiunto dei serafini su Urantia.

39:0.10 (426.10) Gli esseri umani hanno talvolta difficoltà a comprendere che una capacità creata per un ministero di livello superiore non implica necessariamente la capacità di operare su livelli di servizio relativamente inferiori. L’uomo comincia la vita come bambino inerme; perciò ogni realizzazione umana deve includere tutti i requisiti esperienziali indispensabili. I serafini non hanno questa vita preadulta — non hanno infanzia. Essi sono tuttavia delle creature esperienziali, e mediante l’esperienza e per mezzo di un’educazione addizionale possono accrescere il loro patrimonio divino ed innato di capacità con l’acquisizione esperienziale di una qualificazione funzionale in uno o più servizi serafici.

39:0.11 (426.11) Dopo aver ricevuto un incarico, i serafini sono assegnati alle riserve del loro gruppo naturale. Quelli con status planetario di amministratore servono spesso per lunghi periodi secondo la loro classificazione originaria, ma più elevato è il loro livello di funzione innato, più i ministri angelici cercano persistentemente di essere assegnati agli ordini inferiori del servizio universale. In modo speciale essi desiderano essere assegnati alle riserve degli assistenti planetari, e se ci riescono si arruolano nelle scuole celesti annesse al quartier generale del Principe Planetario di qualche mondo evoluzionario. Qui essi iniziano lo studio delle lingue, della storia e dei costumi locali delle razze dell’umanità. I serafini devono acquisire conoscenza ed esperienza in modo molto simile a quello degli esseri umani. Essi non sono molto lontani da voi in certi attributi della personalità. E tutti loro si sforzano di cominciare dalla base, dal livello di ministero più basso possibile; in tal modo possono sperare di raggiungere il livello più alto possibile di destino esperienziale.

1. I serafini supremi

39:1.1 (427.1) Questi serafini sono il più elevato dei sette ordini rivelati di angeli dell’universo locale. Essi operano in sette gruppi, ciascuno dei quali è strettamente associato ai ministri angelici del Corpo Serafico di Compimento.

39:1.2 (427.2) 1. Ministri del Figlio e dello Spirito. Il primo gruppo dei serafini supremi è assegnato al servizio dei Figli elevati e degli esseri originati dallo Spirito che risiedono ed operano nell’universo locale. Questo gruppo di ministri angelici serve anche il Figlio d’Universo e lo Spirito d’Universo ed è strettamente associato al corpo d’informazioni del Radioso Astro del Mattino, il capo esecutivo nell’universo delle volontà congiunte del Figlio Creatore e dello Spirito Creativo.

39:1.3 (427.3) Essendo assegnati ai Figli e agli Spiriti elevati, questi serafini sono naturalmente associati agli estesi servizi degli Avonal del Paradiso, la discendenza divina del Figlio Eterno e dello Spirito Infinito. Gli Avonal del Paradiso sono sempre accompagnati in tutte le missioni magistrali e di conferimento da questo elevato e sperimentato ordine di serafini, i quali, in tali occasioni, si dedicano ad organizzare ed amministrare il lavoro speciale connesso con la fine di una dispensazione planetaria e con l’inaugurazione di una nuova era. Ma essi non si occupano del lavoro del giudizio che può essere incidentale ad un tale cambio di dispensazione.

39:1.4 (427.4) Assistenti di Conferimento. Gli Avonal del Paradiso, ma non i Figli Creatori, quando si trovano in missione di conferimento sono sempre accompagnati da un corpo di 144 assistenti di conferimento. Questi 144 angeli sono i capi di tutti gli altri ministri del Figlio e dello Spirito che possono essere associati ad una missione di conferimento. Possono esservi legioni di angeli agli ordini di un Figlio di Dio incarnato in un conferimento planetario, ma tutti questi serafini saranno organizzati e diretti dai 144 assistenti di conferimento. Anche ordini superiori di angeli, supernafini e seconafini, potrebbero far parte della schiera di assistenti, e sebbene le loro missioni siano distinte da quelle dei serafini, tutte queste attività saranno coordinate dagli assistenti di conferimento.

39:1.5 (427.5) Questi assistenti di conferimento sono serafini di compimento; essi hanno tutti attraversato i cerchi di Seraphington e raggiunto il Corpo Serafico di Compimento. Essi sono stati inoltre preparati in modo speciale a far fronte alle difficoltà ed a superare le emergenze associate ai conferimenti dei Figli di Dio per l’avanzamento dei figli del tempo. Questi serafini hanno tutti raggiunto il Paradiso e l’abbraccio personale della Seconda Sorgente e Centro, il Figlio Eterno.

39:1.6 (427.6) I serafini anelano tanto a partecipare alle missioni dei Figli incarnati quanto ad essere assegnati ai mortali dei regni come guardiani del destino. Quest’ultimo incarico è il passaporto serafico più sicuro per il Paradiso, sebbene gli assistenti di conferimento abbiano compiuto il servizio più elevato nell’universo locale tra i serafini di compimento che hanno raggiunto il Paradiso.

39:1.7 (428.1) 2. Consulenti dei Tribunali. Questi sono i consulenti e gli assistenti serafici assegnati a tutti gli ordini giudicanti, dai conciliatori ai tribunali più elevati del regno. Questi tribunali non hanno lo scopo di emettere sentenze punitive, ma piuttosto di giudicare le divergenze d’opinione oneste e di decretare la sopravvivenza eterna dei mortali ascendenti. Il dovere dei consulenti dei tribunali consiste nel badare che tutte le accuse contro delle creature mortali siano formulate con giustizia e giudicate con misericordia. In questo lavoro essi sono strettamente associati agli Alti Commissari, mortali ascendenti fusi con lo Spirito che prestano servizio nell’universo locale.

39:1.8 (428.2) I consulenti serafici dei tribunali servono molto spesso come difensori dei mortali. Non che ci sia una tendenza ad essere ingiusti verso le umili creature dei regni, ma mentre la giustizia esige il giudizio di ogni errore nell’ascesa verso la perfezione divina, la misericordia richiede che ogni passo falso sia giudicato equamente secondo la natura della creatura ed il proposito divino. Questi angeli sono gli esponenti e l’esemplificazione dell’elemento di misericordia insito nella giustizia divina — di un’equità basata sulla conoscenza dei fatti soggiacenti ai motivi personali e alle tendenze razziali.

39:1.9 (428.3) Quest’ordine di angeli serve dai consigli dei Principi Planetari fino ai tribunali più elevati dell’universo locale, mentre i loro associati del Corpo Serafico di Compimento operano nei regni superiori di Orvonton, fino ai tribunali stessi degli Antichi dei Giorni su Uversa.

39:1.10 (428.4) 3. Orientatori Universali. Questi sono gli amici sinceri ed i consiglieri di tutte le creature ascendenti diplomate che stanno sostando per l’ultima volta su Salvington, nel loro universo d’origine, quando sono alla vigilia dell’avventura spirituale che si dispiega innanzi a loro nell’immenso superuniverso di Orvonton. In tali momenti molti ascendenti provano un sentimento che i mortali possono comprendere solo comparandolo con l’emozione umana della nostalgia. Alle loro spalle si estendono i regni del compimento, regni divenuti familiari per il lungo servizio e per la realizzazione morontiale; dinanzi a loro sta il mistero stimolante di un universo più grande e più vasto.

39:1.11 (428.5) Gli orientatori universali hanno il compito di facilitare il passaggio dei pellegrini ascendenti dal livello di servizio universale raggiunto a quello non raggiunto; di aiutare questi pellegrini ad effettuare quegli aggiustamenti caleidoscopici nella comprensione dei significati e dei valori insiti nella realizzazione che un essere spirituale del primo stadio trova, non alla fine e all’apice dell’ascensione morontiale dell’universo locale, ma piuttosto alla base della lunga scala dell’ascensione spirituale che conduce al Padre Universale del Paradiso.

39:1.12 (428.6) Molti dei diplomati di Seraphington, membri del Corpo Serafico di Compimento che sono associati a questi serafini, s’impegnano in un esteso insegnamento in certe scuole di Salvington dedite alla preparazione delle creature di Nebadon per le relazioni con la successiva era universale.

39:1.13 (428.7) 4. I Consiglieri d’Insegnamento. Questi angeli sono gli assistenti inestimabili del corpo insegnante spirituale dell’universo locale. I consiglieri d’insegnamento sono i segretari di tutti gli ordini d’insegnanti, dai Melchizedek e dai Figli Istruttori Trinitari fino ai mortali morontiali assegnati come aiutanti di quelli della loro specie che stanno appena dietro a loro nella scala della vita ascendente. Voi vedrete per la prima volta questi serafini insegnanti associati su qualcuno dei sette mondi delle dimore che circondano Jerusem.

39:1.14 (428.8) Questi serafini diventano associati dei capi divisione delle numerose istituzioni educative e preparatorie degli universi locali, e sono assegnati in gran numero alle facoltà dei sette mondi di preparazione dei sistemi locali e delle settanta sfere educative delle costellazioni. Questo ministero si estende verso il basso fino ai singoli mondi. Anche gli insegnanti fedeli e consacrati del tempo sono assistiti, e spesso accompagnati, da questi consiglieri dei serafini supremi.

39:1.15 (429.1) Il quarto conferimento del Figlio Creatore come creatura avvenne nelle sembianze di un consigliere d’insegnamento dei serafini supremi di Nebadon.

39:1.16 (429.2) 5. Direttori di Assegnazione. Un corpo di 144 serafini supremi è eletto di tanto in tanto dagli angeli che servono sulle sfere evoluzionarie e su quelle architettoniche abitate dalle creature. Questo corpo è il consiglio angelico più elevato su ogni sfera e coordina le fasi autonome di servizio e di assegnazione serafici. Questi angeli presiedono tutte le assemblee serafiche concernenti la linea del dovere o l’appello all’adorazione.

39:1.17 (429.3) 6. Gli Archivisti. Questi sono gli archivisti ufficiali per i serafini supremi. Molti di questi angeli elevati sono nati con le loro doti pienamente sviluppate; altri si sono qualificati per i loro posti di fiducia e di responsabilità con la diligente applicazione allo studio ed il fedele compimento d’incarichi similari mentre erano assegnati ad ordini inferiori o di minore responsabilità.

39:1.18 (429.4) 7. Ministri Non Incaricati. I serafini senza incarico dell’ordine supremo sono in gran numero servitori per scelta personale sulle sfere architettoniche e sui pianeti abitati. Questi ministri soddisfano volontariamente il soprappiù di richieste nel servizio dei serafini supremi, costituendo in tal modo la riserva generale di quest’ordine.

2. I serafini superiori

39:2.1 (429.5) I serafini superiori sono così chiamati non perché sono in qualche senso qualitativamente superiori agli altri ordini di angeli, ma perché sono incaricati delle attività più elevate di un universo locale. Moltissimi membri dei primi due gruppi di questo corpo serafico sono serafini di compimento, angeli che hanno servito in tutte le fasi della preparazione e sono ritornati ad una destinazione glorificata come direttori della loro specie nelle sfere delle loro attività iniziali. Essendo un universo giovane, Nebadon non ha molti angeli di quest’ordine.

39:2.2 (429.6) I serafini superiori operano nei sette gruppi seguenti:

39:2.3 (429.7) 1. Il Corpo d’Informazione. Questi serafini appartengono al gruppo personale di Gabriele, il Radioso Astro del Mattino. Essi percorrono l’universo locale raccogliendo le informazioni dei regni per la sua guida nei consigli di Nebadon. Sono il corpo d’informazione delle possenti schiere che Gabriele presiede in qualità di vicegerente del Figlio Maestro. Questi serafini non sono direttamente associati né ai sistemi né alle costellazioni e le loro informazioni affluiscono direttamente a Salvington su un circuito continuo, diretto e indipendente.

39:2.4 (429.8) I corpi d’informazione dei vari universi locali possono comunicare fra loro, e lo fanno, ma soltanto all’interno di un dato superuniverso. C’è un differenziale d’energia che separa di fatto gli affari e le attività dei vari supergoverni. Un superuniverso può ordinariamente comunicare con un altro superuniverso solo mediante i mezzi e i dispositivi del punto di smistamento del Paradiso.

39:2.5 (430.1) 2. La Voce della Misericordia. La misericordia è la nota dominante del servizio serafico e del ministero angelico. È opportuno quindi che vi sia un corpo di angeli che, in modo speciale, illustri la misericordia. Questi serafini sono i veri ministri di misericordia degli universi locali. Essi sono gli ispirati capi che favoriscono gli impulsi superiori e le emozioni più sacre degli uomini e degli angeli. I direttori di queste legioni sono attualmente sempre serafini di compimento, che sono anche i guardiani diplomati del destino umano; cioè, ogni coppia angelica ha guidato almeno un’anima di origine animale durante la vita nella carne, ha successivamente attraversato i cerchi di Seraphington ed è stata arruolata nel Corpo Serafico di Compimento.

39:2.6 (430.2) 3. Coordinatori Spirituali. Il terzo gruppo di serafini superiori ha la sua base su Salvington, ma opera nell’universo locale ovunque possa servire utilmente. Sebbene i compiti di questi serafini siano essenzialmente spirituali e quindi al di là della reale comprensione della mente umana, voi cogliereste forse qualcosa del loro ministero ai mortali se spieghiamo che è stato affidato a questi angeli il compito di preparare gli ascendenti che soggiornano su Salvington al loro ultimo transito nell’universo locale — il passaggio dal livello morontiale più elevato allo status di esseri spirituali appena nati. Come i pianificatori mentali sui mondi delle dimore aiutano le creature sopravviventi ad aggiustarsi sui potenziali della mente morontiale ed a servirsene efficacemente, così su Salvington questi serafini istruiscono i diplomati morontiali sulle facoltà appena acquisite della mente spirituale. Ed essi servono i mortali ascendenti in molti altri modi.

39:2.7 (430.3) 4. Insegnanti Assistenti. Gli insegnanti assistenti sono gli aiutanti e gli associati dei loro compagni serafini, i consiglieri d’insegnamento. Essi sono anche individualmente collegati con le vaste istituzioni educative dell’universo locale, specialmente con il settuplo piano d’istruzione operante sui mondi delle dimore dei sistemi locali. Un meraviglioso corpo di quest’ordine di serafini funziona su Urantia allo scopo di sostenere e far progredire la causa della verità e della rettitudine.

39:2.8 (430.4) 5. I Trasportatori. Tutti i gruppi di spiriti tutelari hanno i loro corpi di trasporto, ordini angelici dediti al compito di trasportare le personalità che non sono in grado di viaggiare da se stesse da una sfera all’altra. I serafini superiori del quinto gruppo hanno la loro sede su Salvington e servono come attraversatori dello spazio da e per la capitale dell’universo locale. Come per altre suddivisioni dei serafini superiori, alcuni trasportatori furono creati tali mentre altri si sono elevati partendo dai gruppi inferiori o meno dotati.

39:2.9 (430.5) La “riserva d’energia” dei serafini è del tutto adeguata alle necessità dell’universo locale ed anche del superuniverso, ma essi non potrebbero mai far fronte alle esigenze d’energia imposte da un viaggio così lungo come quello da Uversa ad Havona. Un tragitto così impegnativo richiede i poteri speciali di un seconafino primario dotato per i trasporti. I trasportatori si caricano d’energia per il volo durante il transito e recuperano il loro potere personale alla fine del viaggio.

39:2.10 (430.6) Anche su Salvington i mortali ascendenti non posseggono forme personali di transito. Gli ascendenti devono ricorrere al trasporto serafico per avanzare di mondo in mondo fino all’ultimo sonno di riposo sul cerchio più interno di Havona ed al risveglio eterno in Paradiso. Successivamente voi non dipenderete più dagli angeli per il trasporto da universo ad universo.

39:2.11 (430.7) Il processo d’inserafinamento non è dissimile dall’esperienza della morte o del sonno, eccetto che c’è un elemento automatico di tempo nell’assopimento del transito. Voi siete coscientemente incoscienti durante il riposo serafico. Ma il vostro Aggiustatore di Pensiero è completamente e pienamente cosciente, in effetti straordinariamente efficiente, mentre voi siete incapaci di opporvi, di resistere o di porre altrimenti degli ostacoli al suo lavoro creativo e trasformatore.

39:2.12 (431.1) Quando sarete inserafinati dormirete per un tempo determinato e vi risveglierete al momento previsto. La lunghezza di un viaggio, quando siete immersi nel sonno di transito, non ha importanza. Voi non siete direttamente consapevoli del trascorrere del tempo. È come se vi addormentaste su un veicolo da trasporto in una città e, dopo aver dormito pacificamente tutta la notte, vi risvegliaste in un’altra metropoli lontana. Avete viaggiato mentre dormivate. Ed è così che prendete il volo attraverso lo spazio, inserafinati, mentre vi riposate — mentre dormite. Il sonno di transito è provocato dal collegamento tra gli Aggiustatori ed i trasportatori serafici.

39:2.13 (431.2) Gli angeli non possono trasportare corpi combustibili — carne e sangue — quali voi avete attualmente, ma possono trasportare tutti gli altri, dalle forme morontiali inferiori fino a quelle spirituali più elevate. Essi non operano nell’evento della morte naturale. Quando voi terminate la vostra carriera terrena, il vostro corpo rimane su questo pianeta. Il vostro Aggiustatore di Pensiero raggiunge il seno del Padre, e questi angeli non sono direttamente implicati nella ricostituzione successiva della vostra personalità sul mondo delle dimore d’identificazione. Là il vostro nuovo corpo è una forma morontiale, suscettibile di essere inserafinata. Voi “seminate un corpo mortale” nella tomba, e “raccogliete una forma morontiale” sui mondi delle dimore.

39:2.14 (431.3) 6. Gli Archivisti. Queste personalità si occupano in particolare di ricevere, classificare e rispedire le registrazioni di Salvington e dei suoi mondi associati. Essi servono anche come archivisti speciali per gruppi residenti di personalità superiori del superuniverso e come impiegati dei tribunali di Salvington e segretari dei loro dirigenti.

39:2.15 (431.4) I Trasmettitori — ricevitori e diffusori — sono una divisione specializzata degli archivisti serafici, e si occupano della spedizione di registrazioni e della disseminazione d’informazioni essenziali. Il loro lavoro è di ordine elevato, essendo posto in circuiti multipli in modo che 144.000 messaggi possono passare simultaneamente per una stessa linea d’energia. Essi adattano le tecniche ideografiche superiori dei capi archivisti serafici e mediante questi simboli comuni mantengono un contatto reciproco sia con i coordinatori d’informazioni dei supernafini terziari che con i coordinatori glorificati d’informazioni del Corpo Serafico di Compimento.

39:2.16 (431.5) Gli archivisti serafici dell’ordine superiore effettuano in tal modo uno stretto collegamento con il corpo d’informazioni del loro stesso ordine e con tutti gli archivisti subordinati, mentre le trasmissioni permettono loro di mantenersi in costante comunicazione con gli archivisti superiori del superuniverso e, tramite questo canale, con gli archivisti di Havona ed i custodi della conoscenza in Paradiso. Molti archivisti dell’ordine superiore sono serafini ascesi da incarichi simili in sezioni inferiori dell’universo.

39:2.17 (431.6) 7. Le Riserve. Grandi riserve di tutti i tipi di serafini superiori sono mantenute su Salvington, immediatamente disponibili per essere inviate nei più lontani mondi di Nebadon allorché sono richieste dai direttori di destinazione o dagli amministratori dell’universo. Le riserve di serafini superiori forniscono anche degli aiuti messaggeri su richiesta del capo dei Brillanti Astri della Sera, che è incaricato della custodia e dell’invio di tutte le comunicazioni personali. Un universo locale è largamente fornito di mezzi adeguati d’intercomunicazione, ma c’è sempre un residuo di messaggi che richiedono di essere inviati tramite messaggeri personali.

39:2.18 (432.1) Le riserve di base per l’intero universo locale sono mantenute sui mondi serafici di Salvington. Questo corpo include tutti i tipi di tutti i gruppi di angeli.

3. I serafini supervisori

39:3.1 (432.2) Quest’ordine versatile di angeli dell’universo è assegnato al servizio esclusivo delle costellazioni. Questi abili ministri installano i loro quartieri generali sulle capitali delle costellazioni, ma operano in tutto Nebadon nell’interesse dei regni loro assegnati.

39:3.2 (432.3) 1. Assistenti Supervisori. Il primo ordine di serafini supervisori è assegnato al lavoro collettivo dei Padri della Costellazione; questi serafini sono gli aiutanti sempre efficaci degli Altissimi e si occupano principalmente dell’unificazione e della stabilizzazione di un’intera costellazione.

39:3.3 (432.4) 2. Pronosticatori delle Leggi. Il fondamento intellettuale della giustizia è la legge, ed in un universo locale la legge ha origine nelle assemblee legislative delle costellazioni. Questi corpi deliberativi codificano e promulgano formalmente le leggi basilari di Nebadon, leggi destinate a fornire ad un’intera costellazione la massima coordinazione possibile compatibile con la politica stabilita di non violazione del libero arbitrio morale delle creature personali. Il dovere del secondo ordine di serafini supervisori è di presentare ai legislatori della costellazione una previsione di come un decreto proposto inciderebbe sulla vita delle creature dotate di libero arbitrio. Essi sono molto qualificati a svolgere questo servizio in virtù della loro lunga esperienza nei sistemi locali e sui mondi abitati. Questi serafini non cercano di favorire in modo particolare un gruppo od un altro, ma compaiono davanti ai legislatori celesti per parlare in nome di coloro che non possono essere presenti al fine di parlare per se stessi. Anche i mortali possono contribuire all’evoluzione della legge dell’universo, perché non sono necessariamente i desideri transitori e coscienti degli uomini che questi serafini rappresentano fedelmente e pienamente, ma piuttosto le vere interiori aspirazioni dell’uomo, dell’anima morontiale in evoluzione dei mortali materiali dei mondi dello spazio.

39:3.4 (432.5) 3. Architetti Sociali. Dai singoli pianeti fino ai mondi educativi morontiali, questi serafini lavorano a migliorare tutti i contatti sociali sinceri e a favorire l’evoluzione sociale delle creature dell’universo. Questi sono gli angeli che cercano di spogliare di ogni artificiosità le associazioni degli esseri intelligenti, sforzandosi di facilitare l’interassociazione delle creature dotate di volontà sulla base di una vera comprensione di sé e di una sincera stima reciproca.

39:3.5 (432.6) Gli architetti sociali fanno quanto è di loro competenza ed in loro potere per mettere insieme individui appropriati affinché possano costituire sulla terra gruppi di lavoro efficienti e gradevoli. E talvolta questi gruppi si sono trovati riassociati sui mondi delle dimore per continuare un fruttuoso servizio. Ma non sempre questi serafini raggiungono i loro fini; non sempre riescono a mettere insieme coloro che formerebbero il gruppo più ideale per raggiungere un dato scopo o per assolvere un certo compito. In tali circostanze essi devono utilizzare il meglio del materiale disponibile.

39:3.6 (432.7) Questi angeli continuano il loro ministero sui mondi delle dimore e sui mondi morontiali superiori. Essi si occupano di ogni iniziativa che ha a che fare con il progresso sui mondi morontiali e che concerne tre o più persone. Due esseri sono considerati operanti come una coppia, complementari o su una base associativa, ma quando tre o più esseri sono raggruppati per un servizio, costituiscono un problema sociale e ricadono perciò sotto la giurisdizione degli architetti sociali. Su Edentia questi efficienti serafini sono organizzati in settanta divisioni, e queste divisioni operano sui settanta mondi di progresso morontiale che circondano la sfera capitale.

39:3.7 (433.1) 4. Sensibilizzatori di Etica. La missione di questi serafini è di mantenere e promuovere nelle creature la crescita dell’apprezzamento della moralità nell’ambito delle relazioni interpersonali, perché questo è il germe ed il segreto della crescita continua e finalizzata della società e del governo, umani o superumani. Questi elevatori dell’apprezzamento etico operano in ogni tempo e luogo in cui si trovano a servire come consiglieri volontari dei governanti planetari e come insegnanti di ricambio sui mondi educativi dei sistemi. Tuttavia, voi sarete posti sotto la loro completa direzione solo dopo aver raggiunto le scuole della fratellanza su Edentia, dove essi stimoleranno il vostro apprezzamento di quelle stesse verità sulla fraternità che anche in seguito approfondirete con tanto fervore mediante l’esperienza effettiva di vivere con gli univitatia nei laboratori sociali di Edentia, i settanta satelliti della capitale di Norlatiadek.

39:3.8 (433.2) 5. I Trasportatori. I serafini supervisori del quinto gruppo operano come trasportatori delle personalità, portando esseri da e verso le capitali delle costellazioni. Questi serafini trasportatori, mentre sono in volo da una sfera all’altra, sono pienamente coscienti della loro velocità, direzione e posizione astronomica. Essi non attraversano lo spazio come fossero proiettili inanimati. Possono passare vicini l’un l’altro durante un volo spaziale senza il minimo pericolo di collisione. Essi sono perfettamente capaci di variare velocità di progressione e di modificare la direzione del volo, ed anche di mutare destinazione se i loro direttori glielo ordinassero ad un qualunque punto d’incrocio nello spazio dei circuiti universali d’informazione.

39:3.9 (433.3) Queste personalità di transito sono organizzate in modo da poter utilizzare simultaneamente tutte e tre le linee d’energia distribuite nell’universo, ciascuna delle quali ha una propria velocità spaziale di 299.790 chilometri al secondo. Questi trasportatori sono così in grado di sovrapporre la velocità dell’energia alla velocità del potere fino a raggiungere, nel corso dei loro lunghi viaggi, una velocità media compresa tra circa 880.000 e 900.000 chilometri al secondo del vostro tempo. La velocità è influenzata dalla massa e dalla prossimità di materia vicina e dall’intensità e direzione dei vicini circuiti principali di potere universale. Ci sono numerosi tipi di esseri simili ai serafini che sono capaci di attraversare lo spazio e che sono anche capaci di trasportare altri esseri convenientemente preparati.

39:3.10 (433.4) 6. Gli Archivisti. I serafini supervisori del sesto ordine agiscono come archivisti speciali degli affari delle costellazioni. Un corpo numeroso ed efficiente di loro funziona su Edentia, la capitale della costellazione di Norlatiadek, alla quale appartengono il vostro sistema ed il vostro pianeta.

39:3.11 (433.5) 7. Le Riserve. Riserve generali di serafini supervisori sono mantenute sulle capitali delle costellazioni. Questi angeli di riserva non sono in alcun senso inattivi; molti servono come aiuti messaggeri dei governanti delle costellazioni; altri sono assegnati alle riserve dei Vorondadek senza incarico su Salvington; altri ancora possono essere assegnati ai Figli Vorondadek in missione speciale, come l’osservatore Vorondadek, e talvolta Altissimo reggente, di Urantia.

4. I serafini amministratori

39:4.1 (434.1) I serafini del quarto ordine sono assegnati alle funzioni amministrative dei sistemi locali. Essi sono nativi delle capitali dei sistemi, ma stazionano in gran numero sui mondi delle dimore, sulle sfere morontiali e sui pianeti abitati. I serafini del quarto ordine sono per natura dotati di straordinarie capacità amministrative. Essi sono gli abili assistenti dei direttori delle divisioni minori del governo universale di un Figlio Creatore e si occupano principalmente degli affari dei sistemi locali e dei mondi che li compongono. Essi sono organizzati per servire nel modo seguente:

39:4.2 (434.2) 1. Assistenti Amministrativi. Questi abili serafini sono gli assistenti diretti di un Sovrano del Sistema, un Figlio Lanonandek primario. Essi sono d’inestimabile aiuto nell’esecuzione dei complessi dettagli del lavoro esecutivo della capitale di un sistema. Servono inoltre come agenti personali dei dirigenti del sistema, andando e venendo in gran numero dai vari mondi di transizione ai pianeti abitati, eseguendo molti incarichi per il benessere del sistema e nell’interesse fisico e biologico dei suoi mondi abitati.

39:4.3 (434.3) Questi stessi amministratori serafici sono assegnati anche ai governi dei governanti dei mondi, i Principi Planetari. La maggior parte dei pianeti di un dato universo è sotto la giurisdizione di un Figlio Lanonandek secondario, ma su certi mondi, come Urantia, c’è stato un fallimento del piano divino. In caso di defezione di un Principe Planetario, questi serafini sono assegnati agli amministratori fiduciari Melchizedek ed ai loro successori nell’autorità planetaria. L’attuale governante in funzione di Urantia è assistito da un corpo di mille serafini di questo versatile ordine.

39:4.4 (434.4) 2. Guide di Giustizia. Questi sono gli angeli che presentano il sommario delle testimonianze concernenti il benessere eterno degli uomini e degli angeli quando tali questioni pervengono in giudizio nei tribunali di un sistema o di un pianeta. Essi preparano le comparse di tutte le udienze preliminari implicanti la sopravvivenza dei mortali, comparse che sono successivamente portate con i fascicoli di tali casi davanti ai tribunali superiori dell’universo e del superuniverso. La difesa di tutti i casi di dubbia sopravvivenza è preparata da questi serafini, che hanno una perfetta comprensione di tutti i dettagli di ogni aspetto di ciascun capo d’accusa formulato dagli amministratori della giustizia dell’universo.

39:4.5 (434.5) Questi angeli non hanno la missione di vincere o di ritardare la giustizia, ma piuttosto di assicurare che a tutte le creature sia applicata una giustizia infallibile con generosa misericordia ed in equità. Questi serafini operano spesso sui mondi locali, comparendo di solito davanti alle terne arbitrali delle commissioni di conciliazione — i tribunali per i malintesi minori. Molti di quelli che hanno servito un tempo come guide di giustizia nei regni inferiori appaiono più tardi come Voci della Misericordia nelle sfere superiori e su Salvington.

39:4.6 (434.6) Nella ribellione di Lucifero in Satania pochissime guide di giustizia andarono perdute, ma più di un quarto degli altri serafini amministratori e degli ordini inferiori di ministri serafici furono sviati ed ingannati dai sofismi di una libertà personale sfrenata.

39:4.7 (434.7) 3. Interpreti della Cittadinanza Cosmica. Quando i mortali ascendenti hanno completato la preparazione sui mondi delle dimore, il primo apprendistato di studenti nella carriera universale, è loro permesso gioire delle soddisfazioni transitorie di una relativa maturità — la cittadinanza della capitale del sistema. Benché il raggiungimento di ogni meta ascendente sia una reale conquista, in senso più ampio tali mete sono semplicemente delle pietre miliari sul lungo sentiero che porta al Paradiso. Ma per quanto relativi possano essere questi successi, a nessuna creatura evoluzionaria è mai negata la piena, seppure provvisoria, soddisfazione del raggiungimento di una meta. Di tanto in tanto c’è una pausa nell’ascensione al Paradiso, un breve attimo di tregua durante il quale gli orizzonti dell’universo sono immobili, lo status delle creature è stazionario e la personalità assapora la dolcezza del raggiungimento della meta.

39:4.8 (435.1) Il primo di questi periodi nella carriera di un ascendente mortale avviene sulla capitale di un sistema locale. Durante questa pausa come cittadini di Jerusem voi tenterete di esprimere nella vita di creatura le cose che avete acquisito durante le otto precedenti esperienze di vita — comprendenti Urantia ed i sette mondi delle dimore.

39:4.9 (435.2) Gli interpreti serafici della cittadinanza cosmica guidano i nuovi cittadini delle capitali del sistema e stimolano il loro apprezzamento per le responsabilità di un governo d’universo. Questi serafini sono anche strettamente associati ai Figli Materiali nell’amministrazione dei sistemi, mentre costoro illustrano la responsabilità e la moralità della cittadinanza cosmica ai mortali materiali sui mondi abitati.

39:4.10 (435.3) 4. Stimolatori della Moralità. Sui mondi delle dimore voi cominciate ad imparare l’autogoverno a beneficio di tutti gli interessati. La vostra mente apprende la cooperazione, apprende il modo di fare dei progetti con altri esseri più saggi. Sulle capitali dei sistemi gli insegnanti serafici stimoleranno ancora di più il vostro apprezzamento per la moralità cosmica — per le interazioni tra libertà e lealtà.

39:4.11 (435.4) Che cos’è la lealtà? È il frutto di un apprezzamento intelligente della fratellanza universale. Non si può prendere tanto e non dare nulla. Via via che salite la scala della personalità, voi imparate prima ad essere leali, poi ad amare, poi ad essere filiali, e poi potete essere liberi. Ma finché non sarete dei finalitari, finché non avrete raggiunto le perfezione della lealtà, non potrete realizzare da voi stessi la finalità della libertà.

39:4.12 (435.5) Questi serafini insegnano la fruttuosità della pazienza; insegnano che la stagnazione è morte certa, ma che la crescita troppo rapida è ugualmente suicida; che come una goccia d’acqua scende da un livello più alto verso uno più basso e, continuando a scorrere, scende sempre più in basso attraverso una successione di piccole cascate, così avviene verso l’alto per il progresso nei mondi morontiali e spirituali — e altrettanto lentamente e per stadi altrettanto graduali.

39:4.13 (435.6) Ai mondi abitati gli stimolatori della moralità descrivono la vita mortale come una catena ininterrotta di molti anelli. Il vostro breve soggiorno su Urantia, su questa sfera d’infanzia umana, è solo un singolo anello, il primissimo di una lunga catena che si estende attraverso gli universi e lungo le ere eterne. Non è tanto importante quello che apprendete in questa prima vita; è l’esperienza di vivere questa vita che è importante. Anche il lavoro di questo mondo, per quanto elevato sia, non è affatto così importante quanto il modo in cui effettuate questo lavoro. Non c’è alcuna ricompensa materiale per una vita retta, ma c’è una profonda soddisfazione — una coscienza di compimento — e ciò trascende ogni possibile ricompensa materiale.

39:4.14 (435.7) Le chiavi del regno dei cieli sono: sincerità, maggior sincerità e ancora più sincerità. Tutti gli uomini posseggono queste chiavi. Gli uomini se ne servono — si elevano in status spirituale — per mezzo di decisioni, altre decisioni ed ancor più decisioni. La scelta morale più elevata è la scelta del valore più alto possibile, e sempre — in ogni sfera, in tutte le sfere — questa è la scelta di fare la volontà di Dio. Se un uomo fa questa scelta è grande, anche se è il cittadino più umile di Jerusem o anche l’ultimo dei mortali di Urantia.

39:4.15 (436.1) 5. I Trasportatori. Questi sono i serafini trasportatori che operano nei sistemi locali. In Satania, il vostro sistema, essi trasportano passeggeri da o per Jerusem e servono anche come trasportatori interplanetari. Raramente passa un giorno in cui un serafino trasportatore di Satania non depositi sulle rive di Urantia qualche studente visitatore o qualche altro viaggiatore di natura spirituale o semispirituale. Questi stessi attraversatori dello spazio vi porteranno un giorno da uno dei vari mondi del gruppo che forma la capitale del sistema all’altro, e quando la vostra assegnazione a Jerusem sarà terminata, essi vi porteranno fino ad Edentia. Ma in nessuna circostanza vi riporteranno sul mondo di vostra origine umana. Un mortale non ritorna mai sul suo pianeta natale durante la dispensazione della sua esistenza temporale, e se dovesse tornarvi durante una successiva dispensazione, sarebbe accompagnato da un serafino trasportatore del gruppo della capitale dell’universo.

39:4.16 (436.2) 6. Gli Archivisti. Questi serafini sono i custodi dei triplici archivi dei sistemi locali. Il tempio degli archivi sulla capitale di un sistema è una struttura straordinaria, per un terzo materiale, costituita di metalli e di cristalli luminosi; per un terzo morontiale, fabbricata con una combinazione d’energia materiale e spirituale, ma al di là del campo visivo umano; e per un terzo spirituale. Gli archivisti di quest’ordine dirigono e mantengono questo triplice sistema di archivi. Gli ascendenti mortali consulteranno prima gli archivi materiali, i Figli Materiali e gli esseri superiori di transizione consultano quelli delle sale morontiali, mentre i serafini e le personalità spirituali superiori del regno esaminano i documenti della sezione spirituale.

39:4.17 (436.3) 7. Le Riserve. I serafini amministratori del corpo di riserva di Jerusem trascorrono molto del loro tempo d’attesa a visitare, come compagni spirituali, i mortali ascendenti appena arrivati dai vari mondi del sistema — i diplomati accreditati dei mondi delle dimore. Uno dei piaceri del vostro soggiorno su Jerusem durante i periodi di vacanza sarà di andare a trovare questi serafini del corpo di riserva in attesa, che hanno tanto viaggiato ed accumulato tante esperienze, e parlare con loro.

39:4.18 (436.4) Sono proprio le relazioni amichevoli come queste che rendono la capitale di un sistema così cara ai mortali ascendenti. Su Jerusem voi troverete la prima mescolanza di Figli Materiali, di angeli e di pellegrini ascendenti. Qui fraternizzano esseri che sono totalmente spirituali e semispirituali con individui che sono appena emersi dall’esistenza materiale. Qui le forme mortali sono talmente modificate e la capacità umana di reazione alla luce talmente ampliata che tutti sono in grado di godere di un reciproco riconoscimento e di un’affettuosa comprensione della loro personalità.

5. Gli assistenti planetari

39:5.1 (436.5) Questi serafini mantengono dei quartieri generali sulle capitali dei sistemi e, benché strettamente associati ai cittadini adamici che vi risiedono, sono principalmente assegnati al servizio degli Adami Planetari, gli elevatori biologici o fisici delle razze materiali sui mondi evoluzionari. Il lavoro di ministero degli angeli diventa d’interesse crescente via via che si avvicina ai mondi abitati, ai problemi reali affrontati dagli uomini e dalle donne del tempo che si stanno preparando al tentativo di raggiungere la meta dell’eternità.

39:5.2 (437.1) Su Urantia gli assistenti planetari furono in maggior parte ritirati dopo il fallimento del regime adamico, e la supervisione serafica del vostro mondo fu assegnata in più larga misura agli amministratori, ai ministri di transizione e ai guardiani del destino. Ma questi aiuti serafici dei vostri Figli Materiali che hanno fallito servono ancora Urantia nei seguenti gruppi:

39:5.3 (437.2) 1. Le Voci del Giardino. Quando il corso planetario dell’evoluzione umana raggiunge il suo livello biologico più alto, appaiono sempre i Figli e le Figlie Materiali, gli Adami e le Eve, per accrescere ulteriormente l’evoluzione delle razze con l’effettivo apporto del loro plasma vitale superiore. Il quartier generale planetario di tali Adami ed Eve è generalmente denominato il Giardino di Eden, ed i loro serafini personali sono spesso conosciuti come le “Voci del Giardino”. Questi serafini sono d’inestimabile utilità per gli Adami Planetari in tutti i loro progetti per l’elevazione fisica ed intellettuale delle razze evoluzionarie. Dopo il fallimento adamico su Urantia alcuni di questi serafini furono lasciati sul pianeta ed assegnati ai successori in autorità di Adamo.

39:5.4 (437.3) 2. Gli Spiriti della Fratellanza. Dovrebbe essere evidente che, quando un Adamo ed un’Eva arrivano su un mondo evoluzionario, il compito di realizzare l’armonia razziale e la cooperazione sociale tra le sue diverse razze è di considerevoli proporzioni. È raro che queste razze di differenti colori e di nature diverse accettino di buon grado il piano della fratellanza umana. Questi uomini primitivi arrivano a comprendere la saggezza dell’interassociazione pacifica solo come risultato di una maturata esperienza umana ed attraverso il fedele ministero degli spiriti serafici della fratellanza. Senza l’opera di questi serafini gli sforzi dei Figli Materiali per armonizzare e far progredire le razze di un mondo in evoluzione sarebbero notevolmente ritardati. E se il vostro Adamo si fosse attenuto al piano originale per l’avanzamento di Urantia, questi spiriti della fratellanza avrebbero prodotto incredibili trasformazioni nella razza umana. Tenuto conto del fallimento di Adamo, è un fatto veramente rilevante che questi ordini serafici siano stati capaci di promuovere e portare alla realizzazione il grado di fratellanza che avete attualmente su Urantia.

39:5.5 (437.4) 3. Le Anime della Pace. I primi millenni che gli uomini evoluzionari spendono nello sforzo di elevarsi sono caratterizzati da molte lotte. La pace non è la condizione naturale dei regni materiali. I mondi comprendono inizialmente il senso di “pace in terra e buona volontà tra gli uomini” grazie al ministero delle anime serafiche della pace. Benché questi angeli siano stati molto ostacolati nei loro sforzi iniziali su Urantia, Vevona, il capo delle anime della pace al tempo di Adamo, fu lasciato su Urantia ed è attualmente assegnato al personale del governatore generale residente. E fu questo stesso Vevona che, quando nacque Micael, annunciò ai mondi come leader della schiera angelica: “Gloria a Dio in Havona e pace e buona volontà tra gli uomini sulla terra.”

39:5.6 (437.5) Nelle epoche più avanzate di evoluzione planetaria questi serafini sono di valido aiuto nel sostituire l’idea di espiazione con il concetto dell’armonizzazione divina come filosofia della sopravvivenza umana.

39:5.7 (437.6) 4. Gli Spiriti della Fiducia. Il sospetto è la reazione innata degli uomini primitivi. Le lotte per la sopravvivenza delle ere primitive non ingenerano per loro natura fiducia. La fiducia è una nuova acquisizione umana dovuta al ministero di questi serafini planetari del regime adamico. La loro missione è d’inculcare la fiducia nella mente degli uomini in evoluzione. Gli Dei sono molto fiduciosi; il Padre Universale desidera affidare liberamente se stesso — come Aggiustatore — all’associazione con l’uomo.

39:5.8 (438.1) Questo intero gruppo di serafini fu trasferito al nuovo regime dopo il fallimento di Adamo, e da allora essi hanno proseguito la loro opera su Urantia. E non sono stati del tutto privi di successo, poiché si sta ora sviluppando una civiltà che incorpora molti dei loro ideali di affidabilità e di fiducia.

39:5.9 (438.2) Nelle ere planetarie più avanzate questi serafini elevano nell’uomo l’apprezzamento della verità che “l’incertezza è il segreto della continuità della soddisfazione”. Essi aiutano i filosofi mortali a comprendere che, quando l’ignoranza è essenziale al successo, sarebbe un errore colossale per la creatura conoscere il futuro. Essi accrescono il gusto dell’uomo per il piacere dell’incertezza, per il senso dell’avventura ed il fascino di un futuro non definito e sconosciuto.

39:5.10 (438.3) 5. I Trasportatori. I trasportatori planetari servono i singoli mondi. La maggior parte degli esseri inserafinati portati su questo pianeta sono di passaggio; essi fanno solo una sosta; sono in custodia dei loro stessi trasportatori serafici speciali. Ma c’è un gran numero di questi serafini che sono stazionati su Urantia. Questi sono le personalità trasportatrici che operano partendo dai pianeti locali, per esempio da Urantia a Jerusem.

39:5.11 (438.4) La vostra idea convenzionale sugli angeli si è formata nel modo seguente: nei momenti che precedono immediatamente la morte fisica si verifica talvolta nella mente umana un fenomeno riflettivo, e questa coscienza indistinta sembra visualizzare qualcosa della forma dell’angelo accompagnatore, e ciò è immediatamente tradotto nella mente di quell’individuo nei termini del concetto usuale di angelo.

39:5.12 (438.5) L’idea errata che gli angeli posseggano ali non è interamente dovuta alle antiche nozioni che essi dovessero avere delle ali per volare nell’aria. A degli esseri umani è stato talvolta permesso di osservare dei serafini che si stavano preparando per un servizio di trasporto, e le tradizioni di queste esperienze hanno largamente determinato il concetto urantiano di angelo. Osservando un serafino trasportatore che si prepara a ricevere un passeggero per un transito interplanetario, si può vedere quello che assomiglia ad un duplice dispositivo di ali che si estendono dalla testa ai piedi dell’angelo. In realtà queste ali sono isolatori d’energia — scudi antifrizione.

39:5.13 (438.6) Quando degli esseri celesti stanno per essere inserafinati per un trasferimento da un mondo ad un altro, sono portati nel quartier generale della sfera e, dopo la debita registrazione, sono indotti nel sonno di transito. Nel frattempo il serafino trasportatore si mette in posizione orizzontale immediatamente sopra il polo d’energia universale del pianeta. Mentre gli scudi d’energia sono completamente aperti, la personalità addormentata viene abilmente depositata dagli assistenti serafici di servizio direttamente sopra l’angelo trasportatore. Poi le coppie superiore ed inferiore di scudi vengono accuratamente chiuse e regolate.

39:5.14 (438.7) E subito, sotto l’influenza dei trasformatori e dei trasmettitori, comincia una strana metamorfosi mentre il serafino si prepara a lanciarsi nelle correnti d’energia dei circuiti universali. All’apparenza esterna il serafino diviene appuntito alle due estremità ed è avvolto in una singolare luce color ambra al punto che molto presto è impossibile distinguere la personalità inserafinata. Quando tutto è pronto per la partenza, il capo dei trasporti ispeziona con cura il veicolo vivente, procede al controllo di routine per accertare se l’angelo sia o meno convenientemente inserito in circuito, e poi annuncia che il viaggiatore è correttamente inserafinato, che le energie sono regolate, che l’angelo è isolato e che tutto è pronto per il lampo di partenza. I controllori meccanici, in numero di due, prendono allora posizione. In questo momento il serafino trasportatore è divenuto una sagoma quasi trasparente, vibrante, a forma di siluro, di una luminosità scintillante. Ora lo spedizioniere dei trasporti del regno convoca le batterie ausiliarie dei trasmettitori d’energia viventi, solitamente in numero di mille. Mentre annuncia la destinazione del trasporto, egli si protende e tocca il punto più vicino del veicolo serafico, il quale saetta in avanti con la velocità di un fulmine, lasciando una scia di luminosità celeste che si estende per tutto il rivestimento atmosferico del pianeta. In meno di dieci minuti il meraviglioso spettacolo scomparirà anche dal campo visivo più potente dei serafini.

39:5.15 (439.1) Mentre i rapporti spaziali planetari sono ricevuti a mezzogiorno sul meridiano del quartier generale spirituale designato, i trasportatori sono spediti da questo stesso luogo a mezzanotte. Quello è il momento più favorevole per la partenza ed è l’ora standard salvo diversa indicazione.

39:5.16 (439.2) 6. Gli Archivisti. Questi sono i custodi degli affari più importanti del pianeta connessi con la sua funzione come parte del sistema ed in quanto collegato con il governo dell’universo ed interessato ad esso. Essi registrano gli affari planetari, ma non si occupano di questioni relative alla vita e all’esistenza degli individui.

39:5.17 (439.3) 7. Le Riserve. Il corpo di riserva dei serafini planetari di Satania è mantenuto su Jerusem in stretta associazione con le riserve dei Figli Materiali. Queste abbondanti riserve bastano largamente per ogni fase delle molteplici attività di quest’ordine serafico. Questi angeli sono anche i portatori di messaggi personali dei sistemi locali. Essi servono i mortali di transizione, gli angeli ed i Figli Materiali, così come altri esseri domiciliati sulle capitali dei sistemi. Benché Urantia sia attualmente esclusa dai circuiti spirituali di Satania e di Norlatiadek, voi siete peraltro in intimo contatto con gli affari interplanetari, perché questi messaggeri provenienti da Jerusem vengono frequentemente su questo mondo come su tutte le altre sfere del sistema.

6. I ministri di transizione

39:6.1 (439.4) Come suggerisce il loro nome, i serafini del ministero di transizione servono ovunque possono contribuire alla transizione delle creature dallo stato materiale a quello spirituale. Questi angeli servono dai mondi abitati fino alle capitali dei sistemi, ma quelli di Satania rivolgono attualmente i loro sforzi maggiori all’educazione dei mortali sopravviventi sui sette mondi delle dimore. Questo ministero è diversificato secondo i sette ordini di assegnazione seguenti:

39:6.2 (439.5) 1. Evàngeli Serafici.

39:6.3 (439.6) 2. Interpreti Razziali.

39:6.4 (439.7) 3. Organizzatori Mentali.

39:6.5 (439.8) 4. Consiglieri Morontiali.

39:6.6 (439.9) 5. Tecnici.

39:6.7 (439.10) 6. Archivisti-Istruttori.

39:6.8 (439.11) 7. Riserve Tutelari.

39:6.9 (439.12) Apprenderete di più su questi ministri serafici per gli ascendenti di transizione in connessione con le narrazioni che trattano dei mondi delle dimore e della vita morontiale.

7. I serafini del futuro

39:7.1 (440.1) Questi angeli non esercitano il loro ministero in modo esteso salvo che nei regni più antichi e sui pianeti più evoluti di Nebadon. Un gran numero di loro è tenuto di riserva sui mondi serafici vicini a Salvington, dove sono impegnati in attività attinenti all’era di luce e vita che apparirà un giorno in Nebadon. Questi serafini operano in connessione con la carriera ascendente dei mortali, ma assistono quasi esclusivamente i mortali sopravviventi di qualcuno degli ordini d’ascensione modificati.

39:7.2 (440.2) Poiché attualmente questi angeli non s’interessano direttamente di Urantia o degli Urantiani, è sembrato preferibile tralasciare la descrizione delle loro affascinanti attività.

8. Il destino dei serafini

39:8.1 (440.3) I serafini hanno origine negli universi locali ed in questi stessi regni in cui sono nati alcuni completano il loro destino di servizio. Con l’aiuto ed il consiglio degli arcangeli anziani alcuni serafini possono essere elevati alle funzioni eccelse di Brillanti Astri della Sera, mentre altri raggiungono lo status ed il servizio di coordinati non rivelati degli Astri della Sera. Possono essere tentate ancora altre avventure del destino in un universo locale, ma Seraphington rimane sempre la meta eterna di tutti gli angeli. Seraphington è la soglia angelica per il Paradiso e per il raggiungimento della Deità, la sfera di transizione dal ministero del tempo al servizio sublime dell’eternità.

39:8.2 (440.4) I serafini possono raggiungere il Paradiso in decine — in centinaia — di modi, ma i più importanti tra quelli trattati in queste esposizioni sono i seguenti:

39:8.3 (440.5) 1. Acquisire l’ammissione alla dimora serafica in Paradiso a titolo personale raggiungendo la perfezione di un servizio specializzato come artigiano celeste, Consigliere Tecnico o Archivista Celeste. Divenire un Compagno Paradisiaco e, dopo aver così raggiunto il centro di tutte le cose, divenire forse in seguito un ministro e consulente eterno degli ordini serafici e di altri.

39:8.4 (440.6) 2. Essere convocati a Seraphington. In certe condizioni i serafini sono comandati nelle sfere superiori; in altre circostanze gli angeli raggiungono talvolta il Paradiso in un tempo molto più breve dei mortali. Ma per quanto qualificata possa essere una coppia di serafini, essi non possono prendere l’iniziativa di partire né per Seraphington né per altrove. Solo i guardiani del destino che hanno avuto successo possono essere sicuri di raggiungere il Paradiso per una via progressiva d’ascensione evoluzionaria. Tutti gli altri devono attendere pazientemente l’arrivo dei messaggeri paradisiaci dei supernafini terziari che si presentano con le convocazioni che ordinano loro di comparire nell’alto.

39:8.5 (440.7) 3. Raggiungere il Paradiso per mezzo della tecnica evoluzionaria umana. La scelta suprema dei serafini nella carriera del tempo è il posto di angelo guardiano, che permette loro di raggiungere la carriera della finalità ed essere qualificati per l’assegnazione alle sfere eterne del servizio serafico. Tali guide personali dei figli del tempo sono chiamate guardiani del destino, a significare che proteggono le creature mortali nel sentiero del destino divino, e che così facendo determinano il loro stesso alto destino.

39:8.6 (440.8) I guardiani del destino sono scelti tra i ranghi delle personalità angeliche più sperimentate di tutti gli ordini di serafini che si sono qualificati per questo servizio. A tutti i mortali sopravviventi destinati a fondersi con l’Aggiustatore sono assegnati dei guardiani temporanei, e questi associati possono divenire di assegnazione permanente quando i sopravviventi mortali raggiungono lo sviluppo intellettuale e spirituale richiesto. Prima di lasciare i mondi delle dimore gli ascendenti mortali hanno tutti degli associati serafici permanenti. Questo gruppo di spiriti tutelari è trattato in connessione con le narrazioni concernenti Urantia.

39:8.7 (441.1) Non è possibile per gli angeli raggiungere Dio partendo dal livello d’origine umano, perché essi sono creati “un po’ superiori a voi”. Ma è stato saggiamente disposto che, sebbene non sia loro possibile partire dal punto più basso, dalle basse terre spirituali dell’esistenza umana, essi possono scendere presso coloro che partono dal fondo e pilotare queste creature, passo dopo passo, mondo dopo mondo, fino ai portali di Havona. Quando gli ascendenti mortali lasciano Uversa per iniziare i cerchi di Havona, i guardiani che sono stati assegnati loro dopo la vita nella carne danno ai loro associati pellegrini un temporaneo addio e si recano su Seraphington, la destinazione angelica del grande universo. Qui questi guardiani tenteranno la conquista dei sette cerchi di luce serafica e senza dubbio vi riusciranno.

39:8.8 (441.2) Molti serafini assegnati come guardiani del destino durante la vita materiale, ma non tutti, accompagnano i loro associati mortali attraverso i cerchi di Havona, e certi altri serafini passano per i circuiti dell’universo centrale in un modo del tutto differente dall’ascensione dei mortali. Ma qualunque sia la via dell’ascensione, tutti i serafini evoluzionari attraversano Seraphington, e la maggior parte di loro passa per questa esperienza anziché per i circuiti di Havona.

39:8.9 (441.3) Seraphington è la sfera di destino degli angeli, ed il raggiungimento di questo mondo è del tutto differente dalle esperienze dei pellegrini mortali su Ascendigton. Gli angeli non sono assolutamente sicuri del loro futuro eterno prima di aver raggiunto Seraphington. Non si è mai saputo che un angelo che ha raggiunto Seraphington abbia deviato; il peccato non troverà mai risposta nel cuore di un serafino di compimento.

39:8.10 (441.4) I diplomati di Seraphington sono variamente assegnati: i guardiani del destino con esperienza dei cerchi di Havona entrano solitamente nel Corpo dei Finalitari Mortali. Altri guardiani, dopo aver superato le prove di separazione di Havona, raggiungono frequentemente i loro associati mortali in Paradiso, e alcuni divengono gli associati eterni dei finalitari mortali, mentre altri entrano nei vari corpi di finalitari non mortali, e molti vengono arruolati nel Corpo di Compimento Serafico.

9. Il Corpo di Compimento Serafico

39:9.1 (441.5) Dopo aver raggiunto il Padre degli spiriti ed essere stati ammessi al servizio serafico di compimento, gli angeli sono talvolta assegnati al ministero dei mondi stabilizzati in luce e vita. Essi ottengono l’assegnazione agli eccelsi esseri trinitizzati degli universi ed ai servizi elevati del Paradiso e di Havona. Questi serafini degli universi locali hanno compensato con l’esperienza la differenza di potenziale divino che li separava precedentemente dagli spiriti tutelari dell’universo centrale e dei superuniversi. Gli angeli del Corpo di Compimento Serafico servono come associati dei seconafini superuniversali e come assistenti dei supernafini degli ordini elevati del Paradiso-Havona. Per questi angeli la carriera del tempo è terminata; d’ora in poi e per sempre essi sono i servitori di Dio, gli associati delle personalità divine ed i pari dei finalitari del Paradiso.

39:9.2 (441.6) Un gran numero di serafini di compimento ritorna ai propri universi natali per completarvi il ministero di dotazione divina mediante il ministero della perfezione esperienziale. Nebadon è, in senso comparativo, uno degli universi più giovani e non ha quindi tanti di questi diplomati tornati da Seraphington quanti se ne troverebbero in un regno più antico. Nondimeno il nostro universo locale è adeguatamente dotato di serafini di compimento, perché è significativo che i regni evoluzionari rivelino un crescente bisogno dei loro servizi via via che si avvicinano allo status di luce e vita. I serafini di compimento servono ora più estesamente con gli ordini supremi dei serafini, ma alcuni servono con ciascuno degli altri ordini angelici. Anche il vostro mondo beneficia dell’esteso ministero di dodici gruppi specializzati del Corpo di Compimento Serafico. Questi serafini maestri con funzione di supervisione planetaria accompagnano sui mondi abitati ogni Principe Planetario appena incaricato.

39:9.3 (442.1) Molte affascinanti vie di ministero sono aperte ai serafini di compimento, ma come nei tempi preparadisiaci tutti loro anelavano ad essere incaricati come guardiani del destino, così nell’esperienza postparadisiaca essi desiderano maggiormente servire come accompagnatori di conferimento dei Figli del Paradiso incarnati. Essi sono ancora supremamente dediti al piano universale che avvia le creature mortali dei mondi evoluzionari nel lungo e seducente viaggio verso la meta di divinità e di eternità del Paradiso. Durante l’intera avventura mortale per trovare Dio e raggiungere la perfezione divina, questi ministri spirituali di compimento serafico, assieme ai fedeli spiriti tutelari del tempo, sono sempre e per sempre i vostri veri amici ed i vostri fidati aiutanti.

39:9.4 (442.2) [Presentato da un Melchizedek agente su richiesta del Capo delle Schiere Serafiche di Nebadon.]

Fascicolo 40 - I Figli di Dio ascendenti

Il Libro di Urantia

Fascicolo 40

I Figli di Dio ascendenti

40:0.1 (443.1) COME per molti dei gruppi maggiori di esseri dell’universo, sono state rivelate sette classi generali di Figli di Dio Ascendenti:

40:0.2 (443.2) 1. Mortali Fusi con il Padre.

40:0.3 (443.3) 2. Mortali Fusi con il Figlio.

40:0.4 (443.4) 3. Mortali Fusi con lo Spirito.

40:0.5 (443.5) 4. Serafini Evoluzionari.

40:0.6 (443.6) 5. Figli Materiali Ascendenti.

40:0.7 (443.7) 6. Intermedi Trasferiti.

40:0.8 (443.8) 7. Aggiustatori Personalizzati.

40:0.9 (443.9) La storia di questi esseri, dagli umili mortali d’origine animale dei mondi evoluzionari fino agli Aggiustatori Personalizzati del Padre Universale, presenta un racconto glorioso della copiosa effusione d’amore divino e di benevola condiscendenza durante tutti i tempi ed in tutti gli universi dell’immensa creazione delle Deità del Paradiso.

40:0.10 (443.10) Queste presentazioni sono cominciate con una descrizione delle Deità e, gruppo dopo gruppo, la narrazione ha disceso la scala universale degli esseri viventi fino a raggiungere l’ordine di vita più basso dotato del potenziale d’immortalità. Ed ora io — un tempo mortale originario di un mondo evoluzionario dello spazio — sono inviato da Salvington per elaborare e continuare il racconto del proposito eterno degli Dei concernente gli ordini ascendenti di filiazione, più particolarmente con riguardo alle creature mortali del tempo e dello spazio.

40:0.11 (443.11) Poiché la maggior parte di questa descrizione sarà dedicata all’analisi dei tre ordini basilari di mortali ascendenti, saranno considerati per primi gli ordini ascendenti non mortali di filiazione — serafico, adamico, degli intermedi e degli Aggiustatori.

1. I serafini evoluzionari

40:1.1 (443.12) Le creature mortali d’origine animale non sono i soli esseri a godere del privilegio della filiazione; anche le schiere angeliche partecipano dell’opportunità superna di raggiungere il Paradiso. Anche i serafini guardiani, grazie all’esperienza e al servizio con i mortali ascendenti del tempo, raggiungono lo status di filiazione ascendente. Questi angeli raggiungono il Paradiso attraverso Seraphington e molti sono anche arruolati nel Corpo della Finalità dei Mortali.

40:1.2 (443.13) L’ascesa alle altezze superne di filiazione finalitaria con Dio è un compimento magistrale per un angelo, una realizzazione che trascende di molto la vostra conquista della sopravvivenza eterna attraverso il piano del Figlio Eterno e l’aiuto sempre presente dell’Aggiustatore interiore. Ma i serafini guardiani, ed occasionalmente anche altri, effettuano realmente tali ascensioni.

2. I Figli Materiali ascendenti

40:2.1 (444.1) I Figli Materiali di Dio sono creati nell’universo locale assieme ai Melchizedek ed ai loro associati, che sono tutti classificati come Figli discendenti. Ed in verità gli Adami Planetari — i Figli e le Figlie Materiali dei mondi evoluzionari — sono Figli discendenti, che scendono nei mondi abitati dalle loro sfere d’origine, le capitali dei sistemi locali.

40:2.2 (444.2) Quando tali Adamo ed Eva riescono pienamente nella loro missione planetaria congiunta come elevatori biologici, condividono il destino degli abitanti del loro mondo. Quando questo mondo è stabilizzato negli stadi avanzati di luce e vita, questi fedeli Figlio e Figlia Materiali sono autorizzati a dimettersi da tutte le loro funzioni amministrative planetarie, e dopo essersi in tal modo liberati dall’avventura discendente, possono registrarsi negli archivi dell’universo locale come Figli Materiali perfezionati. Similmente, quando la loro assegnazione ad un pianeta è a lungo differita, i Figli Materiali di status stazionario — i cittadini dei sistemi locali — possono abbandonare le attività delle sfere del loro status e registrarsi analogamente come Figli Materiali perfezionati. Dopo queste formalità, tali Adami ed Eve liberati sono accreditati come Figli di Dio ascendenti e possono cominciare immediatamente il lungo viaggio verso Havona ed il Paradiso, partendo dal punto esatto del loro status e della loro realizzazione spirituale allora presenti. Ed essi compiono questo viaggio in compagnia dei mortali e di altri Figli ascendenti, proseguendo fino a quando hanno trovato Dio e raggiunto il Corpo della Finalità dei Mortali nel servizio eterno delle Deità del Paradiso.

3. Gli intermedi trasferiti

40:3.1 (444.3) Benché privi dei benefici immediati dei conferimenti planetari dei Figli di Dio discendenti, sebbene l’ascensione del Paradiso sia a lungo differita, nondimeno, poco dopo che un pianeta evoluzionario ha raggiunto le epoche intermedie di luce e vita (se non prima), entrambi i gruppi di creature intermedie sono liberati dai servizi planetari. Talvolta la maggior parte di loro viene trasferita, insieme con i loro cugini umani, nel giorno della discesa del tempio di luce e dell’elevazione del Principe Planetario alla dignità di Sovrano Planetario. Dopo essere stati sollevati dai loro incarichi planetari i due ordini sono registrati nell’universo locale come Figli di Dio ascendenti e cominciano immediatamente la lunga ascensione al Paradiso attraverso le stesse vie stabilite per la progressione delle razze mortali dei mondi materiali. Il gruppo primario è destinato ai vari corpi finalitari, ma gli intermedi secondari o adamici sono tutti avviati all’arruolamento nel Corpo della Finalità dei Mortali.

4. Gli Aggiustatori Personalizzati

40:4.1 (444.4) Quando i mortali del tempo non riescono a raggiungere la sopravvivenza eterna delle loro anime in associazione planetaria con i doni spirituali del Padre Universale, tale fallimento non è mai dovuto in alcun modo a negligenza di dovere, di ministero, di servizio o di devozione da parte dell’Aggiustatore. Al decesso dei mortali, questi Monitori abbandonati ritornano su Divinington e successivamente, dopo il giudizio del non sopravvivente, possono essere riassegnati ai mondi del tempo e dello spazio. Talvolta, dopo ripetuti servizi di questo tipo o a seguito di qualche esperienza straordinaria, come quella di funzionare come Aggiustatore interiore di un Figlio di conferimento incarnato, questi efficienti Aggiustatori sono personalizzati dal Padre Universale.

40:4.2 (445.1) Gli Aggiustatori Personalizzati sono esseri di un ordine unico ed insondabile. Originariamente di status prepersonale esistenziale, essi sono divenuti esperienziali partecipando alla vita e alla carriera degli umili mortali dei mondi materiali. E poiché la personalità conferita a questi Aggiustatori di Pensiero sperimentati ha la sua origine e la sua sorgente nel ministero personale e continuo del Padre Universale consistente nel conferimento della personalità esperienziale alle creature della sua creazione, tali Aggiustatori Personalizzati sono classificati come Figli di Dio ascendenti, il più elevato di tutti questi ordini di filiazione.

5. I mortali del tempo e dello spazio

40:5.1 (445.2) I mortali rappresentano l’ultimo anello della catena degli esseri che sono chiamati figli di Dio. Il contatto personale del Figlio Originale ed Eterno si trasmette verso il basso attraverso una serie di personalizzazioni sempre meno divine e sempre più umane fino a giungere ad un essere molto simile a voi, che potete vedere, udire e toccare. Ed allora voi siete resi spiritualmente coscienti della grande verità che la vostra fede può percepire — la filiazione con il Dio eterno!

40:5.2 (445.3) Similmente lo Spirito Originale ed Infinito, mediante una lunga serie di ordini sempre meno divini e sempre più umani, si avvicina vieppiù alle creature che lottano nei regni, raggiungendo il limite d’espressione negli angeli — rispetto ai quali voi siete stati creati solo un po’ inferiori — che vi proteggono e vi guidano personalmente nel viaggio della vostra vita lungo la carriera mortale del tempo.

40:5.3 (445.4) Dio il Padre non si abbassa, non può farlo, fino a stabilire un contatto personale così stretto con il numero quasi illimitato di creature ascendenti di tutto l’universo degli universi. Ma il Padre non è privo di contatto personale con le sue umili creature; voi non siete privati della presenza divina. Sebbene Dio il Padre non possa essere con voi mediante una manifestazione diretta della sua personalità, egli è in voi ed è parte di voi nell’identità degli Aggiustatori di Pensiero interiori, i Monitori divini. In tal modo il Padre, che è il più lontano da voi in personalità ed in spirito, si avvicina il più strettamente a voi nel circuito della personalità e nel contatto spirituale della comunione interiore con le anime stesse dei suoi figli e figlie mortali.

40:5.4 (445.5) L’identificazione con lo spirito costituisce il segreto della sopravvivenza personale e determina il destino dell’ascensione spirituale. E poiché gli Aggiustatori di Pensiero sono i soli spiriti con potenziale di fusione ad essere identificati con l’uomo durante la sua vita nella carne, i mortali del tempo e dello spazio sono principalmente classificati in conformità alla loro relazione con questi doni divini, i Monitori del Mistero interiori. Questa classificazione è la seguente:

40:5.5 (445.6) 1. Mortali con soggiorno transitorio o esperienziale dell’Aggiustatore.

40:5.6 (445.7) 2. Mortali dei tipi a non fusione con l’Aggiustatore.

40:5.7 (445.8) 3. Mortali con potenziale di fusione con l’Aggiustatore.

40:5.8 (445.9) Prima serie — mortali con soggiorno transitorio o esperienziale dell’Aggiustatore. Questa designazione di serie è temporanea per ogni pianeta in evoluzione, essendo impiegata durante gli stadi iniziali di tutti i mondi abitati, eccetto quelli della seconda serie.

40:5.9 (445.10) I mortali della prima serie abitano i mondi dello spazio durante le epoche iniziali di evoluzione dell’umanità e comprendono i tipi più primitivi di menti umane. Su molti mondi simili all’Urantia preadamica un gran numero di uomini primitivi dei tipi più elevati ed evoluti acquisiscono la capacità di sopravvivere, ma non riescono a raggiungere la fusione con l’Aggiustatore. Per intere ere, prima che l’uomo si elevi al livello di volizione spirituale superiore, gli Aggiustatori occupano la mente di queste creature in lotta durante la loro breve vita nella carne, e dal momento in cui tali creature dotate di volontà sono abitate dagli Aggiustatori, cominciano a funzionare gli angeli guardiani di gruppo. Questi mortali della prima serie non hanno guardiani personali, ma hanno custodi di gruppo.

40:5.10 (446.1) Un Aggiustatore esperienziale rimane con un essere umano primitivo per tutta la durata della sua vita nella carne. Gli Aggiustatori contribuiscono molto all’avanzamento degli uomini primitivi, ma non sono in grado di formare delle unioni eterne con questi mortali. Questo ministero transitorio degli Aggiustatori realizza due cose: primo, essi acquisiscono un’esperienza preziosa ed effettiva della natura e del funzionamento dell’intelletto evoluzionario, un’esperienza che sarà inestimabile in occasione di successivi contatti su altri mondi con esseri di sviluppo più elevato. Secondo, il soggiorno provvisorio degli Aggiustatori contribuisce molto a preparare i loro soggetti mortali alla possibile successiva fusione con lo Spirito. Tutte le anime di questo tipo che cercano Dio raggiungono la vita eterna mediante l’abbraccio spirituale dello Spirito Madre dell’universo locale, divenendo così dei mortali ascendenti del regime dell’universo locale. Molte persone dell’Urantia preadamica furono elevate in tal modo ai mondi delle dimore di Satania.

40:5.11 (446.2) Gli Dei che hanno stabilito che l’uomo mortale si elevi ai livelli superiori dell’intelligenza spirituale attraverso lunghe ere di prove e di tribolazioni evoluzionarie, tengono conto del suo status e dei suoi bisogni ad ogni stadio dell’ascensione. E sono sempre divinamente equi e giusti, e deliziosamente misericordiosi, nei giudizi finali di questi mortali in lotta ai tempi primitivi delle razze in evoluzione.

40:5.12 (446.3) Seconda serie — mortali dei tipi non a fusione con l’Aggiustatore. Questi sono dei tipi speciali di esseri umani che non riescono ad effettuare l’unione eterna con il loro Aggiustatore interiore. Il tipo di classificazione tra le razze ad uno, a due e a tre cervelli non è un fattore importante nella fusione con l’Aggiustatore. Tutti questi mortali sono affini, ma i tipi non a fusione con l’Aggiustatore sono un ordine completamente differente e notevolmente modificato di creature dotate di volontà. Molti non respiratori appartengono a questa serie, e vi sono numerosi altri gruppi che di norma non si fondono con gli Aggiustatori.

40:5.13 (446.4) Come nella serie numero uno, ogni membro di questo gruppo beneficia del ministero di un solo Aggiustatore durante la sua vita nella carne. Durante la vita temporale questi Aggiustatori fanno per i loro soggetti nei quali dimorano temporaneamente ciò che viene fatto su altri mondi dove i mortali sono dotati del potenziale di fusione. I mortali di questa seconda serie sono spesso abitati da Aggiustatori vergini, ma i tipi umani più elevati sono spesso in collegamento con Monitori magistrali e sperimentati.

40:5.14 (446.5) Nel piano ascendente per elevare le creature di origine animale, questi esseri beneficiano del medesimo devoto servizio dei Figli di Dio che è esteso ai tipi di mortali di Urantia. La cooperazione dei serafini con gli Aggiustatori sui pianeti a non fusione è pienamente assicurata quanto sui mondi con potenziale di fusione. I guardiani del destino esercitano il loro ministero su queste sfere esattamente come su Urantia ed operano in modo simile al momento della sopravvivenza dei mortali, quando l’anima sopravvivente si fonde con lo Spirito.

40:5.15 (446.6) Quando incontrerete questi tipi di mortali modificati sui mondi delle dimore, voi non troverete alcuna difficoltà a comunicare con loro. Qui essi parlano lo stesso linguaggio del sistema, ma per mezzo di una tecnica modificata. Questi esseri sono identici a quelli del vostro ordine di vita di creature quanto alle manifestazioni dello spirito e della personalità, differendo solo in certi aspetti fisici e nel fatto che non possono fondersi con gli Aggiustatori di Pensiero.

40:5.16 (447.1) Io non sono in grado di spiegare le ragioni precise per le quali questo tipo di creatura non è mai capace di fondersi con gli Aggiustatori del Padre Universale. Alcuni di noi sono inclini a credere che i Portatori di Vita, nei loro sforzi di elaborare degli esseri capaci di mantenere l’esistenza in un ambiente planetario insolito, si trovino di fronte alla necessità di apportare delle modifiche talmente radicali al piano universale concernente le creature intelligenti dotate di volontà che diventa intrinsecamente impossibile giungere ad un’unione permanente con gli Aggiustatori. Noi abbiamo chiesto spesso: ciò è parte intenzionale o non intenzionale del piano d’ascensione? Ma non abbiamo trovato la risposta.

40:5.17 (447.2) Terza serie — mortali con potenziale di fusione con l’Aggiustatore. Tutti i mortali fusi con il Padre sono di origine animale, proprio come le razze di Urantia. Essi includono mortali aventi potenziale di fusione con l’Aggiustatore dei tipi ad un cervello, a due cervelli e a tre cervelli. Gli Urantiani sono del tipo intermedio o a due cervelli, e sono sotto molti aspetti umanamente superiori ai gruppi ad un cervello, ma nettamente limitati a paragone degli ordini a tre cervelli. Questi tre tipi di dotazione di cervello fisico non incidono nel conferimento dell’Aggiustatore, né nel servizio serafico o in qualunque altra fase del ministero spirituale. Il differenziale intellettuale e spirituale tra i tre tipi cerebrali caratterizza individui che sono altrimenti del tutto simili per dotazione mentale e potenziale spirituale. La differenza è massima nella vita temporale e tende a diminuire via via che vengono attraversati uno dopo l’altro i mondi delle dimore. A partire dalle capitali dei sistemi, la progressione di questi tre tipi è la stessa, ed il loro destino finale in Paradiso è identico.

40:5.18 (447.3) Le serie non numerate. Questa narrazione non può includere tutte le affascinanti variazioni dei mondi evoluzionari. Voi sapete che ogni decimo mondo è un pianeta decimale o sperimentale, ma non sapete nulla delle altre variabili che costellano la processione delle sfere evoluzionarie. Tali differenze sono troppo numerose da descrivere anche tra gli ordini rivelati di creature viventi e tra i pianeti dello stesso gruppo, ma questa esposizione pone in evidenza le differenze essenziali in rapporto alla carriera d’ascensione. E la carriera d’ascensione è il fattore più importante in ogni considerazione sui mortali del tempo e dello spazio.

40:5.19 (447.4) Quanto alle possibilità di sopravvivenza dei mortali, precisiamo una volta per sempre che tutte le anime di ogni possibile fase dell’esistenza mortale sopravviveranno a condizione che manifestino disponibilità a collaborare con i loro Aggiustatori interiori e che mostrino desiderio di trovare Dio e di raggiungere la perfezione divina, anche se questi desideri non sono che i primi deboli barlumi della comprensione primitiva di quella “vera luce che illumina ogni uomo che viene al mondo”.

6. I figli di Dio per fede

40:6.1 (447.5) Le razze mortali rappresentano l’ordine più basso della creazione personale intelligente. Voi mortali siete divinamente amati, e ciascuno di voi può scegliere di accettare il destino certo di un’esperienza gloriosa, ma non appartenete ancora per natura all’ordine divino; siete interamente mortali. Voi sarete considerati figli ascendenti nell’istante in cui avverrà la fusione, ma lo status dei mortali del tempo e dello spazio, prima dell’evento dell’amalgama finale dell’anima umana sopravvivente con qualche tipo di spirito eterno ed immortale, è quello di figli per fede.

40:6.2 (448.1) È un fatto solenne e superno che creature così basse e materiali come gli esseri umani di Urantia siano figli di Dio, figli per fede dell’Altissimo. “Guardate quale genere d’amore il Padre ha effuso su di noi affinché potessimo essere chiamati figli di Dio.” “A quanti l’hanno accolto egli ha dato il potere di riconoscere che sono figli di Dio.” Benché “non sia ancora evidente quello che diverrete”, già ora “voi siete figli di Dio per fede”; “perché non avete ricevuto lo spirito della schiavitù per temere ancora, ma avete ricevuto lo spirito della filiazione, per cui gridate: ‘Padre nostro’.” Disse il profeta di un tempo nel nome del Dio eterno: “Anche a loro darò un posto nella mia casa ed un nome migliore di quello di figli; darò loro un nome eterno, un nome che non sarà mai tolto.” “E per il fatto che voi siete dei figli, Dio ha inviato lo spirito di suo Figlio nel vostro cuore.”

40:6.3 (448.2) Tutti i mondi evoluzionari abitati da mortali ospitano questi figli di Dio per fede, figli di grazia e di misericordia, esseri mortali appartenenti alla famiglia divina e di conseguenza chiamati figli di Dio. I mortali di Urantia hanno il diritto di considerarsi figli di Dio perché:

40:6.4 (448.3) 1. Voi siete figli di una promessa spirituale, figli per fede; avete accettato lo status di filiazione. Credete nella realtà della vostra filiazione e quindi la vostra filiazione con Dio diviene eternamente reale.

40:6.5 (448.4) 2. Un Figlio Creatore di Dio è divenuto uno di voi; egli è di fatto il vostro fratello maggiore. E se in spirito voi divenite veramente fratelli di Cristo, del vittorioso Micael, allora in spirito dovete anche essere figli di quel Padre che avete in comune — che è anche il Padre Universale di tutti.

40:6.6 (448.5) 3. Voi siete figli perché lo spirito di un Figlio è stato sparso su di voi, è stato liberamente e sicuramente conferito a tutte le razze di Urantia. Questo spirito vi attira sempre verso il Figlio divino che ne è la sorgente, e verso il Padre del Paradiso che è la sorgente di quel Figlio divino.

40:6.7 (448.6) 4. Di sua spontanea divina volontà il Padre Universale vi ha dato la vostra personalità di creature. Voi siete stati dotati di una parte di quella divina spontaneità di libertà d’azione che Dio condivide con tutti quelli che possono divenire figli suoi.

40:6.8 (448.7) 5. Dimora in voi un frammento del Padre Universale e voi siete quindi collegati direttamente al Padre divino di tutti i Figli di Dio.

7. I mortali fusi con il Padre

40:7.1 (448.8) L’invio di Aggiustatori, la loro presenza interiore, è in verità uno dei misteri insondabili di Dio il Padre. Questi frammenti della natura divina del Padre Universale portano con sé il potenziale dell’immortalità delle creature. Gli Aggiustatori sono spiriti immortali e l’unione con loro conferisce la vita eterna all’anima del mortale che si è fuso.

40:7.2 (448.9) Le vostre razze di mortali sopravviventi appartengono a questo gruppo di Figli di Dio ascendenti. Voi siete attualmente figli planetari, creature evoluzionarie derivate dagli impianti dei Portatori di Vita e modificate dall’infusione della vita adamica, di certo non siete ancora figli ascendenti; tuttavia, siete veramente figli con potenziale d’ascensione — fino alle altezze più elevate di gloria e di raggiungimento della divinità — e questo status spirituale di filiazione ascendente lo potete raggiungere per mezzo della fede e della cooperazione spontanea con le attività spiritualizzanti dell’Aggiustatore interiore. Quando voi ed il vostro Aggiustatore sarete finalmente e per sempre fusi, quando voi due sarete uno, come in Cristo Micael il Figlio di Dio ed il Figlio dell’Uomo sono uno, allora sarete divenuti di fatto i figli ascendenti di Dio.

40:7.3 (449.1) I dettagli del ministero interiore della carriera dell’Aggiustatore su un pianeta probatorio evoluzionario non fanno parte del mio incarico; l’elaborazione di questa grande verità abbraccia l’intera vostra carriera. Io includo la menzione di certe funzioni degli Aggiustatori allo scopo di fare un’esposizione completa riguardo ai mortali fusi con l’Aggiustatore. Questi frammenti di Dio interiori sono con il vostro ordine di esseri dai primi tempi dell’esistenza fisica, per tutto il corso successivo della carriera ascendente in Nebadon, in Orvonton e attraverso Havona, fino al Paradiso stesso. In seguito, nel corso dell’avventura eterna, questo stesso Aggiustatore è uno con voi ed è parte di voi.

40:7.4 (449.2) Questi sono i mortali che hanno ricevuto dal Padre Universale il comandamento “Siate perfetti, così come io sono perfetto.” Il Padre ha conferito se stesso a voi, ha posto il suo spirito in voi; per questo esige da voi una perfezione assoluta. La narrazione dell’ascensione umana dalle sfere mortali del tempo fino ai regni divini dell’eternità costituisce un racconto affascinante che non fa parte del mio incarico, ma questa avventura celeste dovrebbe essere oggetto di un supremo studio da parte dell’uomo mortale.

40:7.5 (449.3) La fusione con un frammento del Padre Universale è equivalente ad una convalida divina del raggiungimento finale del Paradiso, e questi mortali fusi con l’Aggiustatore sono la sola classe di esseri umani la cui totalità attraversa i circuiti di Havona e trova Dio in Paradiso. Per il mortale fuso con l’Aggiustatore la carriera del servizio universale è spalancata. Quali dignità di destino e gloria di compimento attendono ciascuno di voi! Apprezzate pienamente ciò che è stato fatto per voi? Comprendete la grandiosità dei livelli di compimento eterno che sono dispiegati innanzi a voi — a voi che ora penate sull’umile sentiero della vita attraverso la vostra cosiddetta “valle di lacrime”?

8. I mortali fusi con il Figlio

40:8.1 (449.4) Mentre praticamente tutti i mortali sopravviventi sono fusi con il loro Aggiustatore su uno dei mondi delle dimore, oppure subito dopo il loro arrivo sulle sfere morontiali superiori, vi sono certi casi in cui la fusione è differita. Certuni non provano questa sicurezza finale di sopravvivere prima di aver raggiunto gli ultimi mondi educativi della capitale dell’universo; ed alcuni di questi candidati mortali alla vita eterna non riescono assolutamente a raggiungere la fusione d’identità con il loro fedele Aggiustatore.

40:8.2 (449.5) Questi mortali sono stati ritenuti degni di sopravvivere dalle autorità giudicanti, ed anche i loro Aggiustatori, ritornando da Divinington, hanno contribuito alla loro ascensione ai mondi delle dimore. Tali esseri si sono elevati attraverso un sistema, una costellazione ed i mondi educativi del circuito di Salvington; hanno beneficiato delle “settanta volte sette” opportunità di fusione ed ancora non sono stati capaci di raggiungere l’unità con i loro Aggiustatori.

40:8.3 (449.6) Quando diventa evidente che qualche difficoltà di sincronizzazione inibisce la fusione con il Padre, si riuniscono gli arbitri di sopravvivenza del Figlio Creatore. E quando questo tribunale d’inchiesta, ratificato da un rappresentante personale degli Antichi dei Giorni, determina in via definitiva che l’ascendente mortale non è colpevole di alcuna causa palese per il mancato raggiungimento della fusione, essi certificano questo sui registri dell’universo locale e trasmettono debitamente questa conclusione agli Antichi dei Giorni. A questo punto l’Aggiustatore interiore ritorna subito su Divinington per la confermazione da parte dei Monitori Personalizzati, e dopo questo commiato il mortale morontiale è immediatamente fuso con un dono individualizzato dello spirito del Figlio Creatore.

40:8.4 (450.1) Come le sfere morontiali di Nebadon sono condivise con i mortali fusi con lo Spirito, così queste creature fuse con il Figlio condividono i servizi di Orvonton con i loro fratelli fusi con l’Aggiustatore che stanno viaggiando verso l’interno in direzione della lontana Isola del Paradiso. Essi sono veramente i vostri fratelli e voi godrete grandemente della loro associazione quando passerete per i mondi di preparazione del superuniverso.

40:8.5 (450.2) I mortali fusi con il Figlio non sono un gruppo numeroso; ce ne sono meno di un milione nel superuniverso di Orvonton. A parte il destino residenziale in Paradiso, essi sono sotto tutti gli aspetti uguali ai loro associati fusi con l’Aggiustatore. Essi si recano frequentemente in Paradiso per incarichi superuniversali ma raramente vi risiedono in permanenza, essendo confinati come classe nel superuniverso di loro origine.

9. I mortali fusi con lo Spirito

40:9.1 (450.3) I mortali ascendenti fusi con lo Spirito non sono personalità della Terza Sorgente; essi sono inclusi nel circuito della personalità del Padre, ma si sono fusi con individualizzazioni dello spirito prementale della Terza Sorgente e Centro. Tale fusione con lo Spirito non avviene mai durante il corso della vita naturale; essa ha luogo soltanto al momento del risveglio del mortale nell’esistenza morontiale sui mondi delle dimore. Nell’esperienza della fusione non c’è sovrapposizione; la creatura dotata di volontà si fonde o con lo Spirito, o con il Figlio, o con il Padre. Quelli che sono fusi con l’Aggiustatore, con il Padre, non sono mai fusi con lo Spirito o con il Figlio.

40:9.2 (450.4) Il fatto che questi tipi di creature mortali non siano candidati alla fusione con l’Aggiustatore non impedisce agli Aggiustatori di risiedere in loro durante la loro vita nella carne. Gli Aggiustatori lavorano nella mente di questi esseri durante il corso della loro vita materiale, ma non si uniscono mai per l’eternità con l’anima dei loro pupilli. Durante questo soggiorno temporaneo gli Aggiustatori costruiscono effettivamente la stessa contropartita spirituale di natura mortale — l’anima — come fanno nei candidati alla fusione con l’Aggiustatore. Fino al momento della morte fisica l’opera degli Aggiustatori è del tutto simile alla loro funzione nelle vostre razze, ma dopo la dissoluzione mortale gli Aggiustatori si congedano per sempre da questi candidati alla fusione con lo Spirito e, andando direttamente su Divinington, il quartier generale di tutti i Monitori divini, aspettano qui le nuove assegnazioni del loro ordine.

40:9.3 (450.5) Quando questi sopravviventi addormentati sono ripersonalizzati sui mondi delle dimore, il posto dell’Aggiustatore partito viene preso da una individualizzazione dello spirito della Divina Ministra, la rappresentante dello Spirito Infinito nell’universo locale interessato. Tale infusione di spirito fa di queste creature sopravviventi dei mortali fusi con lo Spirito. Questi esseri sono sotto ogni aspetto uguali a voi in mente ed in spirito. Ed essi sono veramente i vostri contemporanei, condividendo le sfere delle dimore e quelle morontiali con il vostro ordine di candidati alla fusione e con quelli che saranno fusi con il Figlio.

40:9.4 (450.6) C’è tuttavia un particolare nel quale i mortali fusi con lo Spirito differiscono dai loro fratelli ascendenti: la memoria mortale dell’esperienza umana sui mondi materiali d’origine sopravvive alla morte nella carne perché l’Aggiustatore interiore ha acquisito una contropartita spirituale, o trascrizione, degli avvenimenti della vita umana che ebbero un significato spirituale. Ma per i mortali fusi con lo Spirito non esiste un meccanismo simile per mezzo del quale la memoria umana può persistere. Le trascrizioni della memoria degli Aggiustatori sono complete ed intatte, ma queste acquisizioni sono proprietà esperienziale degli Aggiustatori partiti e non sono disponibili per le creature in cui essi hanno dimorato in precedenza, le quali perciò si risvegliano nelle sale di risurrezione delle sfere morontiali di Nebadon come se fossero degli esseri appena creati, creature senza coscienza di un’esistenza precedente.

40:9.5 (451.1) Questi figli dell’universo locale sono messi in condizione di rientrare in possesso di gran parte della loro precedente esperienza mnemonica umana facendola raccontare di nuovo dai serafini e dai cherubini associati e consultando le registrazioni della carriera mortale effettuate dagli angeli registratori. Essi possono fare questo con indubbia sicurezza perché l’anima sopravvivente di origine esperienziale nella vita materiale e mortale, pur non avendo alcuna memoria degli avvenimenti umani, ha una sensibilità residua di riconoscimento esperienziale per questi avvenimenti dimenticati della loro esperienza passata.

40:9.6 (451.2) Quando ad un mortale fuso con lo Spirito si raccontano gli avvenimenti dimenticati della sua esperienza passata, si produce una reazione immediata di riconoscimento esperienziale nell’anima (nell’identità) di tale sopravvivente, che infonde istantaneamente all’avvenimento narrato le sfumature emotive della realtà e la qualità intellettuale del fatto. Questa duplice reazione costituisce la ricostruzione, il riconoscimento e la convalida di una parte dimenticata dell’esperienza di mortale.

40:9.7 (451.3) Anche per i candidati alla fusione con l’Aggiustatore, solo quelle esperienze umane che ebbero un valore spirituale sono proprietà comuni del mortale sopravvivente e dell’Aggiustatore che ritorna, e sono perciò immediatamente ricordate dopo la sopravvivenza del mortale. Quanto agli avvenimenti che non avevano un significato spirituale, anche i fusi con l’Aggiustatore devono fare affidamento sull’attributo di reazione-riconoscimento dell’anima sopravvivente. E poiché ogni avvenimento può avere una connotazione spirituale per un mortale ma non per un altro, diviene possibile per un gruppo di ascendenti contemporanei provenienti dallo stesso pianeta mettere in comune il loro bagaglio di avvenimenti ricordati dagli Aggiustatori e ricostruire così ogni esperienza che hanno fatto insieme e che aveva un valore spirituale nella vita di ciascuno di loro.

40:9.8 (451.4) Mentre noi comprendiamo abbastanza bene queste tecniche di ricostruzione della memoria, non afferriamo la tecnica di riconoscimento della personalità. Le personalità un tempo associate reagiscono reciprocamente in modo del tutto indipendente dall’operazione della memoria, e tuttavia la memoria stessa e le tecniche della sua ricostruzione sono necessarie per infondere a questa reciproca sensibilità della personalità la pienezza del riconoscimento.

40:9.9 (451.5) Un sopravvivente fuso con lo Spirito è anche in grado di apprendere molto sulla vita che ha vissuto nella carne rivisitando il suo mondo natale dopo la dispensazione planetaria in cui ha vissuto. Tali figli a fusione con lo Spirito sono messi in condizione di godere di queste opportunità d’indagare sulla loro carriera umana perché sono generalmente limitati al servizio dell’universo locale. Essi non condividono il vostro elevato ed esaltato destino nel Corpo della Finalità del Paradiso; solo i mortali fusi con l’Aggiustatore o altri esseri ascendenti abbracciati in modo speciale sono riuniti nei ranghi di quelli che aspettano l’avventura eterna della Deità. I mortali fusi con lo Spirito sono cittadini permanenti degli universi locali; essi possono aspirare al destino del Paradiso, ma non possono esserne certi. In Nebadon la loro sede universale è l’ottavo gruppo di mondi che circondano Salvington, un cielo di destino con natura e posizione molto simili a quelle immaginate dalle tradizioni planetarie di Urantia.

10. I destini degli ascendenti

40:10.1 (452.1) I mortali fusi con lo Spirito, parlando in generale, sono confinati in un universo locale; i sopravviventi fusi con il Figlio sono limitati ad un superuniverso; i mortali fusi con l’Aggiustatore sono destinati a penetrare l’universo degli universi. Gli spiriti che si fondono con i mortali ascendono sempre al loro livello d’origine; queste entità spirituali ritornano infallibilmente alla sfera della loro sorgente originaria.

40:10.2 (452.2) I mortali fusi con lo Spirito appartengono all’universo locale; essi non si elevano normalmente oltre i confini del loro regno natale, oltre i limiti dell’estensione spaziale dello spirito che li pervade. Similmente, gli ascendenti fusi con il Figlio salgono alla sorgente che li ha dotati spiritualmente, poiché come lo Spirito della Verità di un Figlio Creatore si focalizza nella Divina Ministra associata, così il suo “spirito di fusione” trova incremento negli Spiriti Riflettivi degli universi superiori. Tali relazioni spirituali tra i livelli degli universi locali e dei superuniversi di Dio il Settuplo possono essere difficili da spiegare ma non da discernere, essendo chiaramente rivelate nei figli degli Spiriti Riflettivi — le Voci secorafiche dei Figli Creatori. L’Aggiustatore di Pensiero, che proviene dal Padre del Paradiso, non si ferma mai fino a quando il figlio mortale non si trova faccia a faccia con il Dio eterno.

40:10.3 (452.3) La variabile misteriosa della tecnica associativa per la quale un essere mortale non si fonde o non può fondersi per l’eternità con l’Aggiustatore di Pensiero interiore può sembrare rivelare un difetto nel piano d’ascensione. Le fusioni con il Figlio e con lo Spirito, superficialmente, sembrano compensazioni d’inspiegabili errori in qualche dettaglio del piano per raggiungere il Paradiso. Ma ogni conclusione di tal genere è sbagliata. Ci è insegnato che tutti questi avvenimenti si svolgono in obbedienza alle leggi stabilite dai Governatori Supremi dell’Universo.

40:10.4 (452.4) Noi abbiamo analizzato questo problema e siamo giunti alla conclusione certa che portare tutti i mortali ad un destino ultimo in Paradiso sarebbe ingiusto per gli universi del tempo-spazio, in quanto i tribunali dei Figli Creatori e degli Antichi dei Giorni dipenderebbero allora completamente dai servizi di coloro che sono in transito verso i regni superiori. E sembra essere quanto meno appropriato che i governi degli universi locali e dei superuniversi siano provvisti ciascuno di un gruppo permanente di cittadini ascendenti; che le funzioni di queste amministrazioni siano arricchite dagli sforzi di certi gruppi di mortali glorificati di status permanente, complementi evoluzionari degli abandontari e dei susatia. Ora, è del tutto evidente che il piano d’ascensione attuale fornisce effettivamente alle amministrazioni del tempo-spazio proprio questi gruppi di creature ascendenti. E noi ci siamo chiesti molte volte: tutto questo rappresenta una parte intenzionale dei piani infinitamente saggi degli Architetti dell’Universo Maestro, disegnati per fornire ai Figli Creatori e agli Antichi dei Giorni una popolazione ascendente permanente con ordini evoluti di cittadinanza che diverranno sempre più competenti per condurre gli affari di questi regni nelle ere future dell’universo?

40:10.5 (452.5) Il fatto che i destini mortali varino in tal modo non prova per nulla che uno sia necessariamente più grande o più piccolo di un altro, ma semplicemente che sono differenti. In verità dinanzi agli ascendenti fusi con l’Aggiustatore si estende una grande e gloriosa carriera come finalitari nell’eterno futuro, ma ciò non significa che essi siano preferiti rispetto ai loro fratelli ascendenti. Non c’è alcun favoritismo, nulla d’arbitrario, nell’operare selettivo del piano divino di sopravvivenza dei mortali.

40:10.6 (453.1) Mentre i finalitari fusi con l’Aggiustatore beneficiano evidentemente delle più ampie opportunità di servire, il raggiungimento di questa meta li esclude automaticamente dalla possibilità di partecipare alla lotta millenaria di un universo o di un superuniverso, dalle epoche più primitive e meno stabili fino alle ere successive e stabilizzate in cui viene raggiunta una perfezione relativa. I finalitari acquisiscono una vasta e meravigliosa esperienza di servizio transitorio in tutti i sette segmenti del grande universo, ma non acquisiscono in genere quella conoscenza profonda di un dato universo che caratterizza già ora i veterani del Corpo di Compimento di Nebadon fusi con lo Spirito. Questi individui beneficiano dell’opportunità di assistere alla processione ascendente delle ere planetarie che si svolgono, una ad una, su dieci milioni di mondi abitati. E nel servizio devoto di questi cittadini dell’universo locale, l’esperienza si aggiunge all’esperienza fino a quando la pienezza del tempo fa maturare quell’alta qualità di saggezza che è generata dall’esperienza focalizzata — la saggezza che fa autorità — e questa è in se stessa un fattore vitale nella stabilizzazione di un universo locale.

40:10.7 (453.2) Come avviene per coloro che si fondono con lo Spirito, così avviene per i mortali fusi con il Figlio che hanno raggiunto lo status residenziale su Uversa. Alcuni di questi esseri provengono dalle primissime epoche di Orvonton e rappresentano un corpo di saggezza con discernimento crescente che si va accumulando lentamente e che porta contributi di servizio sempre più estesi al benessere e alla stabilizzazione finale del settimo superuniverso.

40:10.8 (453.3) Quale sarà il destino ultimo di questi ordini stazionari di cittadinanza degli universi locali e dei superuniversi non lo sappiamo, ma è del tutto possibile che quando i finalitari del Paradiso esploreranno le frontiere in espansione della divinità nei sistemi planetari del primo livello di spazio esterno, i loro fratelli della lotta evoluzionaria ascendente fusi con il Figlio e con lo Spirito contribuiranno in maniera appropriata al mantenimento dell’equilibrio esperienziale dei superuniversi perfezionati, pronti ad accogliere il flusso in arrivo di pellegrini in viaggio per il Paradiso che potranno, in quei tempi lontani, affluire in Orvonton e nelle creazioni sorelle come un vasto torrente di ricerca spirituale proveniente da queste galassie attualmente inesplorate e disabitate dello spazio esterno.

40:10.9 (453.4) Anche se la maggior parte di coloro che si fondono con lo Spirito servono in permanenza come cittadini degli universi locali, non tutti lo fanno. Se qualche fase del loro ministero nell’universo richiedesse la loro presenza personale nel superuniverso, allora si opererebbero in questi cittadini delle trasformazioni dell’essere tali da renderli capaci di ascendere all’universo superiore. E all’arrivo dei Guardiani Celesti con l’ordine di presentare questi mortali fusi con lo Spirito ai tribunali degli Antichi dei Giorni, vi ascenderebbero per non ritornare mai più. Essi diventano pupilli del superuniverso, servendo in permanenza come assistenti dei Guardiani Celesti, salvo quei pochi che a loro volta sono chiamati a servire in Paradiso ed in Havona.

40:10.10 (453.5) Come i loro fratelli fusi con lo Spirito, quelli che si fondono con il Figlio non attraversano Havona e non raggiungono il Paradiso senza aver subìto certe trasformazioni modificatrici. Per buone e sufficienti ragioni, tali cambiamenti sono stati effettuati in certi sopravviventi fusi con il Figlio, e questi esseri s’incontrano di tanto in tanto sui sette circuiti dell’universo centrale. È così che un certo numero di mortali fusi con il Figlio e con lo Spirito ascendono effettivamente al Paradiso, raggiungono una meta equivalente sotto molti aspetti a quella che attende i mortali fusi con il Padre.

40:10.11 (453.6) I mortali fusi con il Padre sono potenziali finalitari. La loro destinazione è il Padre Universale, ed essi lo raggiungono, ma nella prospettiva della presente era dell’universo i finalitari, come tali, non completano il loro destino. Essi rimangono creature incomplete — spiriti del sesto stadio — e perciò senza attività nei domini evoluzionari di status precedente alla luce e alla vita.

40:10.12 (454.1) Quando un finalitario mortale è abbracciato dalla Trinità — diviene un Figlio Trinitizzato, quale un Possente Messaggero — allora questo finalitario ha compiuto il suo destino, almeno per la presente era dell’universo. I Possenti Messaggeri ed i loro compagni possono non essere in senso preciso spiriti del settimo stadio, ma in aggiunta ad altre cose l’abbraccio della Trinità li dota di tutto ciò che un finalitario raggiungerà un giorno come spirito del settimo stadio. Dopo essere stati trinitizzati, i mortali fusi con il Figlio o con lo Spirito passano per l’esperienza del Paradiso con gli ascendenti fusi con l’Aggiustatore, ai quali sono allora identici in tutte le materie concernenti l’amministrazione superuniversale. Questi Figli Trinitizzati di Selezione o di Compimento sono, almeno per il momento, creature complete, a differenza dei finalitari che sono attualmente creature incomplete.

40:10.13 (454.2) Così, in ultima analisi, sarebbe improprio impiegare i termini “maggiore” o “minore” confrontando i destini degli ordini ascendenti di filiazione. Ogni figlio di Dio condivide la paternità di Dio, e Dio ama in modo uguale ciascuno dei suoi figli creature. Egli non ha più rispetto per i destini ascendenti di quanto ne abbia delle creature suscettibili di raggiungere tali destini. Il Padre ama ciascuno dei suoi figli, e questo affetto non è meno che vero, santo, divino, illimitato, eterno ed unico — un amore effuso su questo figlio o su quel figlio, individualmente, personalmente ed esclusivamente. Ed un tale amore eclissa completamente tutti gli altri fatti. La filiazione è la relazione suprema tra la creatura ed il Creatore.

40:10.14 (454.3) In quanto mortali ora voi potete riconoscere il vostro posto nella famiglia della filiazione divina e cominciare a sentire l’obbligo di avvalervi dei vantaggi così liberamente forniti nel piano paradisiaco, e dal piano paradisiaco, per la sopravvivenza dei mortali, piano che è stato così sublimato ed illuminato dall’esperienza di vita di un Figlio di conferimento. Vi sono stati forniti ogni facilitazione ed ogni potere per assicurare il vostro raggiungimento finale della meta paradisiaca di perfezione divina.

40:10.15 (454.4) [Presentato da un Possente Messaggero temporaneamente assegnato al personale di Gabriele di Salvington.]

Fascicolo 41 - Aspetti fisici dell’universo locale

Il Libro di Urantia

Fascicolo 41

Aspetti fisici dell’universo locale

41:0.1 (455.1) IL fenomeno caratteristico dello spazio che distingue ogni creazione locale da tutte le altre è la presenza dello Spirito Creativo. Tutto Nebadon è certamente pervaso dalla presenza spaziale della Divina Ministra di Salvington, e tale presenza termina altrettanto certamente ai margini esterni del nostro universo locale. Quello che è pervaso dallo Spirito Madre del nostro universo locale è Nebadon; ciò che si estende di là dalla sua presenza spaziale è fuori di Nebadon; si tratta delle regioni spaziali esterne a Nebadon del superuniverso di Orvonton — altri universi locali.

41:0.2 (455.2) Mentre l’organizzazione amministrativa del grande universo mostra una divisione molto netta tra i governi dell’universo centrale, dei superuniversi e degli universi locali, e sebbene queste divisioni abbiano il loro parallelo astronomico nella separazione spaziale di Havona e dei sette superuniversi, non vi sono linee altrettanto nette di demarcazione fisica che mettano in rilievo le creazioni locali. Anche i settori maggiori e minori di Orvonton sono (per noi) chiaramente distinguibili, ma non è così facile identificare i confini fisici degli universi locali. Ciò è dovuto al fatto che queste creazioni locali sono amministrativamente organizzate secondo certi principi creativi che governano la segmentazione del carico totale d’energia di un superuniverso, mentre le loro componenti fisiche, le sfere dello spazio — soli, isole oscure, pianeti, ecc. — hanno principalmente origine dalle nebulose, e queste ultime fanno la loro apparizione astronomica secondo certi piani precreativi (trascendentali) degli Architetti dell’Universo Maestro.

41:0.3 (455.3) Una o più — anche molte — di tali nebulose possono essere comprese nel dominio di un singolo universo locale, così come Nebadon fu composto fisicamente dalla progenie stellare e planetaria della nebulosa di Andronover e di altre nebulose. Le sfere di Nebadon hanno per antenato nebulose diverse, ma queste ebbero tutte un certo minimo comune di movimento spaziale che fu aggiustato dagli sforzi intelligenti dei direttori di potere in modo da produrre la nostra attuale aggregazione di corpi spaziali, che viaggia compatta come un solo insieme sulle orbite del superuniverso.

41:0.4 (455.4) Tale è la costituzione della nube stellare locale di Nebadon, che circola attualmente su un’orbita sempre più stabilizzata vicino al centro di quel settore minore di Orvonton, nel Sagittario, al quale appartiene la nostra creazione locale.

1. I centri di potere di Nebadon

41:1.1 (455.5) Le nebulose a spirale ed altre nebulose, le ruote madri delle sfere dello spazio, sono avviate dagli organizzatori di forza del Paradiso. E nella successiva evoluzione nebulare di reazione alla gravità, tali organizzatori sono sostituiti nella loro funzione superuniversale dai centri di potere e dai controllori fisici, i quali assumono quindi la piena responsabilità di dirigere l’evoluzione fisica delle generazioni susseguenti di discendenza stellare e planetaria. All’arrivo del nostro Figlio Creatore questa supervisione fisica del preuniverso di Nebadon fu immediatamente coordinata con il suo piano per l’organizzazione dell’universo. All’interno del dominio di questo Figlio di Dio Paradisiaco, i Centri Supremi di Potere ed i Controllori Fisici Maestri collaborarono con i Supervisori di Potere Morontiale e con altri esseri che apparvero più tardi per produrre quel vasto complesso di linee di comunicazione, di circuiti d’energia e di canali di potere che collegano stabilmente i molteplici corpi spaziali di Nebadon in una sola unità amministrativa integrata.

41:1.2 (456.1) Cento Centri Supremi di Potere del quarto ordine sono assegnati in permanenza al nostro universo locale. Questi esseri ricevono le linee di potere che arrivano dai centri del terzo ordine di Uversa e ritrasmettono i circuiti ridotti e modificati ai centri di potere delle nostre costellazioni e dei nostri sistemi. Tali centri di potere funzionano in associazione per produrre il sistema vivente di controllo e di equalizzazione che opera per mantenere l’equilibrio e la distribuzione delle energie che altrimenti sarebbero fluttuanti e variabili. I centri di potere, tuttavia, non s’interessano degli sconvolgimenti d’energia transitori e locali, quali le macchie solari e le perturbazioni elettriche dei sistemi. La luce e l’elettricità non sono le energie basilari dello spazio; sono manifestazioni secondarie e sussidiarie.

41:1.3 (456.2) I cento centri di potere dell’universo locale sono stazionati su Salvington, dove funzionano esattamente al centro d’energia di quella sfera. Le sfere architettoniche quali Salvington, Edentia e Jerusem, sono illuminate, riscaldate ed alimentate d’energia con metodi che le rendono del tutto indipendenti dai soli dello spazio. Queste sfere furono costruite — fatte su ordinazione — dai centri di potere e dai controllori fisici, e furono concepite per esercitare una potente influenza sulla distribuzione dell’energia. Basando le loro attività su tali punti focali di controllo dell’energia, i centri di potere, mediante le loro presenze viventi, orientano e canalizzano le energie fisiche dello spazio. E questi circuiti di energia sono alla base di tutti i fenomeni fisici-materiali e morontiali-spirituali.

41:1.4 (456.3) Dieci Centri Supremi di Potere del quinto ordine sono assegnati a ciascuna delle suddivisioni primarie di Nebadon, le cento costellazioni. In Norlatiadek, la vostra costellazione, questi non sono stazionati sulla sfera capitale, ma sono situati al centro dell’enorme sistema stellare che costituisce il nucleo fisico della costellazione. Su Edentia vi sono dieci controllori meccanici associati e dieci frandalank che sono in perfetto e costante collegamento con i centri di potere vicini.

41:1.5 (456.4) Un solo Centro Supremo di Potere del sesto ordine staziona nel centro esatto di gravità di ciascun sistema locale. Nel sistema di Satania il centro di potere assegnato occupa un’isola oscura dello spazio ubicata nel centro astronomico del sistema. Molte di queste isole oscure sono delle enormi dinamo che mobilitano ed orientano certe energie dello spazio, e queste circostanze naturali sono efficacemente utilizzate dal Centro di Potere di Satania, la cui massa vivente funziona da collegamento con i centri superiori, orientando le correnti di potere più materializzato verso i Controllori Fisici Maestri sui pianeti evoluzionari dello spazio.

2. I controllori fisici di Satania

41:2.1 (456.5) Anche se i Controllori Fisici Maestri servono con i centri di potere in tutto il grande universo, le loro funzioni in un sistema locale come Satania sono più facili da comprendere. Satania è uno dei cento sistemi locali che costituiscono l’organizzazione amministrativa della costellazione di Norlatiadek, ed ha come vicini immediati i sistemi di Sandmatia, Assuntia, Porogia, Sortoria, Rantulia e Glantonia. I sistemi di Norlatiadek differiscono sotto molti aspetti uno dall’altro, ma sono tutti evoluzionari e progressivi in modo molto simile a Satania.

41:2.2 (457.1) Satania stesso è composto di più di settemila gruppi astronomici, o sistemi fisici, pochi dei quali hanno avuto un’origine similare a quella del vostro sistema solare. Il centro astronomico di Satania è un’enorme isola oscura dello spazio che, con le sfere che l’accompagnano, è situata non lontano dalla sede del governo del sistema.

41:2.3 (457.2) La supervisione dell’intero sistema d’energia fisica di Satania, eccetto la presenza del centro di potere assegnato, è incentrata su Jerusem. Un Controllore Fisico Maestro, stazionato su questa sfera capitale, opera in coordinazione con il centro di potere del sistema e serve come capo di collegamento degli ispettori di potere situati su Jerusem e funzionanti in tutto il sistema locale.

41:2.4 (457.3) La messa in circuito e la canalizzazione dell’energia sono controllate dai cinquecentomila manipolatori dell’energia viventi ed intelligenti distribuiti in tutto Satania. Tramite l’azione di questi controllori fisici i centri di potere supervisori hanno il completo e perfetto controllo della maggior parte delle energie basilari dello spazio, comprese le emanazioni dei globi incandescenti e delle sfere oscure cariche d’energia. Questo gruppo d’entità viventi può mobilitare, trasformare, trasmutare, manipolare e trasmettere quasi tutte le energie fisiche dello spazio organizzato.

41:2.5 (457.4) La vita possiede una capacità intrinseca per la mobilitazione e la trasmutazione dell’energia universale. Voi conoscete bene l’azione della vita vegetale che trasforma l’energia materiale della luce nelle varie manifestazioni del regno vegetale. Conoscete anche qualcosa del metodo con il quale quest’energia vegetale può essere convertita nei fenomeni delle attività animali, ma non sapete praticamente nulla della tecnica dei direttori di potere e dei controllori fisici, che sono dotati della capacità di mobilitare, trasformare, orientare e concentrare le molteplici energie dello spazio.

41:2.6 (457.5) Questi esseri dei regni dell’energia non si occupano direttamente dell’energia come fattore componente delle creature viventi, e nemmeno del dominio della chimica fisiologica. Essi s’interessano talvolta dei preliminari fisici della vita, dell’elaborazione di quei sistemi d’energia che possono servire da veicoli fisici alle energie viventi degli organismi materiali elementari. In un certo senso i controllori fisici sono collegati con le manifestazioni previventi dell’energia materiale come gli spiriti aiutanti della mente si occupano delle funzioni prespirituali della mente materiale.

41:2.7 (457.6) Queste creature intelligenti che controllano il potere ed orientano l’energia devono aggiustare la loro tecnica su ogni sfera in conformità alla costituzione e all’architettura fisica di quel pianeta. Essi utilizzano infallibilmente i calcoli e le deduzioni dei loro rispettivi gruppi di fisici e di altri consulenti tecnici concernenti l’influenza locale dei soli altamente riscaldati e di altri tipi di stelle supercaricate. Si deve tenere conto anche degli enormi giganti freddi ed oscuri dello spazio e degli sciami di nuvole di polvere stellare. Tutti questi elementi materiali sono coinvolti nei problemi pratici di manipolazione dell’energia.

41:2.8 (457.7) La responsabilità della supervisione del potere-energia nei mondi evoluzionari abitati è dei Controllori Fisici Maestri, ma questi esseri non sono responsabili di tutte le disfunzioni dell’energia su Urantia. Queste perturbazioni hanno numerose cause, alcune delle quali esulano dal campo e dal controllo dei custodi fisici. Urantia si trova sul percorso di energie formidabili, è un piccolo pianeta nel circuito di masse colossali, ed i controllori locali impiegano talvolta un numero enorme di membri del loro ordine nello sforzo di equilibrare queste linee d’energia. Essi operano abbastanza bene con i circuiti fisici di Satania, ma hanno delle difficoltà per isolare il pianeta dalle potenti correnti di Norlatiadek.

3. I nostri associati stellari

41:3.1 (458.1) Vi sono più di duemila soli splendenti che emanano luce ed energia in Satania, ed il vostro stesso sole è un globo ardente medio. Dei trenta soli più vicini a voi, soltanto tre sono più brillanti. I Direttori di Potere d’Universo avviano le correnti specializzate d’energia che agiscono tra le singole stelle ed i loro rispettivi sistemi. Queste fornaci solari, insieme con i giganti oscuri dello spazio, servono ai centri di potere e ai controllori fisici da stazioni secondarie per concentrare ed orientare efficacemente i circuiti d’energia delle creazioni materiali.

41:3.2 (458.2) I soli di Nebadon non sono differenti da quelli di altri universi. La composizione materiale di tutti i soli, isole oscure, pianeti e satelliti, ed anche delle meteore, è del tutto identica. Questi soli hanno un diametro medio di circa unmilioneseicentomila chilometri; quello del vostro globo solare è un po’ inferiore. La più grande stella dell’universo, la nube stellare di Antares, ha quattrocentocinquanta volte il diametro del vostro sole e sessanta milioni di volte il suo volume. Ma c’è spazio sufficiente per accogliere tutti questi soli enormi. In proporzione essi hanno altrettanto spazio per muoversi quanto ne avrebbe una dozzina d’arance circolanti all’interno di Urantia se il pianeta fosse una sfera vuota.

41:3.3 (458.3) Quando da una ruota madre nebulare vengono eiettati dei soli troppo grandi, essi si frammentano subito o formano delle stelle doppie. In origine tutti i soli sono puramente gassosi, benché possano in seguito esistere provvisoriamente allo stato semiliquido. Quando il vostro sole raggiunse questo stato quasi liquido di pressione supergassosa non era sufficientemente grande da scindersi all’equatore, come avviene in uno dei modi di formazione delle stelle doppie.

41:3.4 (458.4) Quando hanno meno di un decimo della taglia del vostro sole, queste sfere ardenti si contraggono, si condensano e si raffreddano rapidamente. Quando hanno più di trenta volte la sua taglia — o piuttosto trenta volte il contenuto globale di materia effettiva — i soli si scindono rapidamente in due corpi separati, diventando i centri di nuovi sistemi oppure restando l’uno nel campo di gravità dell’altro e girando attorno ad un centro comune come un tipo di stella doppia.

41:3.5 (458.5) La più recente delle eruzioni cosmiche maggiori in Orvonton fu la straordinaria esplosione di una stella doppia, la cui luce raggiunse Urantia nel 1572. Questa conflagrazione fu così intensa che l’esplosione fu chiaramente visibile in pieno giorno.

41:3.6 (458.6) Non tutte le stelle sono solide, ma molte delle più vecchie lo sono. Alcune delle stelle rossastre che risplendono debolmente hanno acquisito nel centro delle loro enormi masse una densità che potrebbe essere espressa dicendo che un centimetro cubico di una tale stella peserebbe su Urantia circa 170 chilogrammi. La pressione enorme, accompagnata dalla perdita del calore e dell’energia circolante, ha avuto come conseguenza il crescente avvicinamento delle orbite delle sue unità materiali di base, al punto che ora sono molto vicine allo stato di condensazione elettronica. Questo processo di raffreddamento e di contrazione può proseguire fino al punto critico limite d’esplosione della condensazione ultimatonica.

41:3.7 (459.1) I soli giganti sono per la maggior parte relativamente giovani; le stelle nane sono in maggioranza vecchie, sebbene non tutte. Le nane originate da collisioni possono essere molto giovani e brillare di un’intensa luce bianca senza aver mai conosciuto uno stadio iniziale rosso di luminosità giovanile. Sia i soli molto giovani che quelli molto vecchi brillano di solito di una luce rossastra. Il colore giallo indica una giovinezza relativa o l’approssimarsi della vecchiaia, ma la luce bianca brillante è segno di una vita adulta vigorosa e prolungata.

41:3.8 (459.2) Mentre i soli adolescenti non passano per uno stadio di pulsazione, almeno non in modo visibile, guardando nello spazio potete osservare molte di queste stelle più giovani i cui giganteschi moti respiratori richiedono dai due ai sette giorni per completare un ciclo. Il vostro stesso sole porta ancora vestigia decrescenti degli enormi rigonfiamenti dei tempi della sua giovinezza, ma il periodo di pulsazione si è allungato dai tre giorni e mezzo iniziali agli attuali cicli di undici anni e mezzo delle macchie solari.

41:3.9 (459.3) Le variabili stellari hanno numerose origini. In certe stelle doppie le maree causate dai rapidi cambiamenti di distanza quando i due corpi girano sulle loro orbite causano anche periodiche fluttuazioni della luce. Queste variazioni della gravità producono bagliori regolari e ricorrenti, allo stesso modo che la cattura di meteore produce, per l’aumento di energia-materia sulla superficie, dei lampi relativamente improvvisi di luce che svaniscono rapidamente nella normale luminosità di quel sole. Talvolta un sole cattura una corrente di meteore in una linea di opposizione gravitazionale attenuata ed occasionalmente le collisioni causano delle vampate stellari, ma la maggior parte di tali fenomeni è interamente dovuta a fluttuazioni interne.

41:3.10 (459.4) In un gruppo di stelle variabili il periodo di fluttuazione della luce dipende direttamente dalla luminosità, e la conoscenza di questo fatto permette agli astronomi di utilizzare tali soli come fari universali o come punti di misurazione precisa per esplorare meglio gli ammassi di stelle lontani. Con questa tecnica è possibile misurare le distanze stellari con grande esattezza fino ad oltre un milione di anni luce. Migliori metodi di misurazione dello spazio ed una tecnica telescopica perfezionata riveleranno un giorno più completamente le dieci grandi divisioni del superuniverso di Orvonton. Voi riconoscerete almeno otto di questi immensi settori come enormi ammassi stellari relativamente simmetrici.

4. La densità del sole

41:4.1 (459.5) La massa del vostro sole è poco più grande di quanto la stimano i vostri fisici, che l’hanno valutata in milleottocento quadrilioni di tonnellate (1,8 x 1027). Essa è ora a circa metà strada tra quella delle stelle più dense e quella delle stelle più rarefatte, ed ha circa una volta e mezza la densità dell’acqua. Ma il vostro sole non è né liquido né solido — è gassoso — e ciò è vero nonostante la difficoltà di spiegare come della materia gassosa possa raggiungere questa densità ed anche densità molto maggiori.

41:4.2 (459.6) Gli stati gassoso, liquido e solido sono questioni di rapporti atomico-molecolari, la densità invece è un rapporto tra spazio e massa. La densità varia direttamente con la quantità di massa nello spazio ed inversamente con la quantità di spazio nella massa, lo spazio tra i nuclei centrali della materia e le particelle che girano attorno a questi centri, come pure lo spazio all’interno di tali particelle materiali.

41:4.3 (459.7) Le stelle in corso di raffreddamento possono essere allo stesso tempo fisicamente gassose ed enormemente dense. Voi non conoscete bene i supergas solari, ma questi ed altre forme insolite di materia spiegano come anche i soli non solidi possono raggiungere una densità uguale a quella del ferro — quasi la stessa di Urantia — e tuttavia trovarsi ad uno stato gassoso surriscaldato e continuare a funzionare come soli. In questi supergas densi gli atomi sono estremamente piccoli, contengono pochi elettroni. Questi soli hanno anche perso gran parte delle loro riserve di energia ultimatonica libera.

41:4.4 (460.1) Uno dei soli vicini a voi, che cominciò la sua vita con una massa quasi uguale a quella del vostro sole, si è ora contratto quasi alla taglia di Urantia ed è divenuto quarantamila volte più denso del vostro sole. Il peso di questo corpo gassoso-solido caldo-freddo è di cinquantacinque chilogrammi per centimetro cubo. E questo sole brilla ancora di una debole luminosità rossastra, il bagliore senile di un monarca di luce morente.

41:4.5 (460.2) I soli, tuttavia, non sono per la maggior parte così densi. Uno dei vostri vicini più prossimi ha una densità esattamente uguale a quella della vostra atmosfera a livello del mare. Se voi vi trovaste all’interno di questo sole, non riuscireste a discernere nulla. E se la temperatura lo consentisse, voi potreste penetrare nella maggior parte dei soli che brillano nel cielo notturno e non notare più materia di quanta ne percepite nell’aria delle vostre stanze di soggiorno terrestri.

41:4.6 (460.3) L’imponente sole di Veluntia, uno dei più grandi di Orvonton, ha una densità pari soltanto ad un millesimo dell’atmosfera di Urantia. Se esso fosse di composizione simile a quella della vostra atmosfera e non fosse surriscaldato, sarebbe talmente vuoto che gli esseri umani soffocherebbero rapidamente sia in superficie che al suo interno.

41:4.7 (460.4) Un altro dei giganti di Orvonton ha ora una temperatura in superficie di poco inferiore ai 1.600 gradi. Il suo diametro è di oltre quattrocentottanta milioni di chilometri — uno spazio sufficiente per accogliere il vostro sole e l’orbita attuale della terra. E tuttavia, malgrado questa enorme dimensione, più di quaranta milioni di volte quella del vostro sole, la sua massa è soltanto circa trenta volta maggiore. Questi soli enormi hanno delle frange che si estendono quasi da un sole all’altro.

5. La radiazione solare

41:5.1 (460.5) Che i soli dello spazio non siano molto densi è provato dalle continue correnti d’energia-luce che ne sfuggono. Una densità troppo alta tratterrebbe la luce per opacità fino a quando la pressione dell’energia-luce raggiungerebbe il punto d’esplosione. C’è una formidabile pressione di luce o di gas all’interno di un sole che lo porta ad emettere una corrente d’energia capace di penetrare lo spazio per milioni e milioni di chilometri e portare energia, luce e calore ai pianeti lontani. Una crosta dello spessore di cinque metri e della densità di Urantia impedirebbe efficacemente la fuga di tutti i raggi X e di tutte le energie-luce da un sole fino a quando la crescente pressione interna delle energie che si accumulano, risultanti dallo smembramento degli atomi, non prevarrebbe sulla gravità con una tremenda esplosione verso l’esterno.

41:5.2 (460.6) La luce, in presenza dei gas propulsivi, è altamente esplosiva quando è imprigionata ad alte temperature entro pareti opache di contenimento. La luce è reale. Nel modo in cui voi valutate l’energia e la potenza sul vostro mondo, la luce del sole sarebbe economica a due milioni di dollari per chilogrammo.

41:5.3 (460.7) L’interno del vostro sole è un enorme generatore di raggi X. I soli sono sostenuti dall’interno attraverso un bombardamento incessante di queste potenti emanazioni.

41:5.4 (460.8) Ad un elettrone stimolato dai raggi X è necessario più di mezzo milione di anni per aprirsi la strada dal centro di un sole medio fino alla superficie solare, da cui partirà per la sua avventura nello spazio, forse per riscaldare un pianeta abitato, per essere catturato da una meteora, per partecipare alla nascita di un atomo, per essere attirato da un’isola oscura dello spazio altamente carica, o per terminare il suo volo spaziale con un tuffo finale sulla superficie di un sole simile a quello da cui ha avuto origine.

41:5.5 (461.1) I raggi X dell’interno di un sole caricano gli elettroni fortemente riscaldati ed agitati con energia sufficiente a portarli fuori nello spazio, oltre le numerose influenze frenanti della materia interposta e nonostante le attrazioni gravitazionali divergenti, fino alle lontane sfere dei sistemi remoti. La grande energia di velocità necessaria per sfuggire alla presa della gravità di un sole è sufficiente ad assicurare che il raggio di sole viaggerà senza perdere velocità fino a quando non incontrerà delle masse considerevoli di materia. Allora sarà rapidamente trasformato in calore con la liberazione di altre energie.

41:5.6 (461.2) L’energia, sia come luce che sotto altre forme, nel suo volo attraverso lo spazio si muove in linea retta in avanti. Le particelle reali d’esistenza materiale attraversano lo spazio come una fucilata. Esse si muovono in linea retta ed ininterrotta od in processione, eccetto quando sono influenzate da forze superiori ed eccetto quando obbediscono all’attrazione della gravità lineare insita nella massa materiale e alla presenza della gravità circolare dell’Isola del Paradiso.

41:5.7 (461.3) Può sembrare che l’energia solare si propaghi ad ondate, ma ciò è dovuto all’azione d’influenze coesistenti e diverse. Una data forma d’energia organizzata non procede ad ondate ma in linea retta. La presenza di una seconda o di una terza forma d’energia-forza può far sì che la corrente osservata sembri viaggiare in formazione ondulatoria, allo stesso modo in cui, in un temporale accecante accompagnato da forte vento, la pioggia sembra talvolta cadere a strati o scendere ad ondate. Le gocce di pioggia cadono giù in linea retta in una processione ininterrotta, ma l’azione del vento è tale da dare l’impressione visibile di strati d’acqua e di ondate di gocce di pioggia.

41:5.8 (461.4) L’azione di certe energie secondarie e di altre energie non ancora scoperte presenti nelle regioni spaziali del vostro universo locale è tale che le emanazioni di luce solare sembrano produrre certi fenomeni ondulatori, come pure sembrano essere spezzettate in porzioni infinitesimali di lunghezza e di peso definiti. E, considerato nella pratica, ciò è esattamente quello che avviene. Voi potete difficilmente sperare di arrivare a comprendere meglio il comportamento della luce prima di avere acquisito un concetto più chiaro dell’interazione e dell’interrelazione delle varie forze spaziali e delle energie solari che operano nelle regioni spaziali di Nebadon. La vostra attuale confusione è dovuta anche alla vostra incompleta comprensione di questo problema che coinvolge le attività interassociate del controllo personale ed impersonale dell’universo maestro — le presenze, le prestazioni e la coordinazione dell’Attore Congiunto e dell’Assoluto Non Qualificato.

6. Il calcio — vagabondo dello spazio

41:6.1 (461.5) Nel decifrare i fenomeni dello spettro, bisognerebbe ricordare che lo spazio non è vuoto; che la luce, attraversando lo spazio, è talvolta leggermente modificata dalle varie forme d’energia e di materia che circolano in tutto lo spazio organizzato. Alcune delle linee indicanti le materie sconosciute che appaiono nello spettro del vostro sole sono dovute a modificazioni di elementi ben noti che navigano nello spazio in forma frammentata, vittime atomiche dei violenti scontri nel corso dei conflitti tra elementi solari. Lo spazio è pervaso da questi relitti vaganti, specialmente di sodio e di calcio.

41:6.2 (461.6) Il calcio, in effetti, è l’elemento principale che permea la materia dello spazio di tutto Orvonton. L’intero nostro superuniverso è cosparso di pietra finemente polverizzata. La pietra è letteralmente la materia base di costruzione dei pianeti e delle sfere dello spazio. La nube cosmica, la grande coltre dello spazio, è composta per la maggior parte di atomi di calcio modificati. L’atomo della pietra è uno degli elementi più diffusi e persistenti. Esso non solo sopporta la ionizzazione solare — la scissione — ma persiste come identità associativa anche dopo essere stato bombardato dai distruttivi raggi X e frantumato dalle alte temperature solari. Il calcio possiede un’individualità ed una longevità superiori a tutte le più comuni forme della materia.

41:6.3 (462.1) Come hanno sospettato i vostri fisici, questi resti mutilati del calcio solare cavalcano letteralmente i raggi di luce per varie distanze, ed in tal modo la loro disseminazione su vasta scala in tutto lo spazio è enormemente facilitata. Anche l’atomo di sodio, con certe modificazioni, è capace di locomozione per mezzo della luce e dell’energia. L’impresa del calcio è tanto più rimarchevole in quanto questo elemento ha una massa quasi doppia di quella del sodio. La permeazione dello spazio locale da parte del calcio è dovuta al fatto che esso fugge dalla fotosfera solare, in forma modificata, cavalcando letteralmente i raggi di sole uscenti. Di tutti gli elementi solari, il calcio, nonostante il suo relativo ingombro — in quanto contiene venti elettroni in rotazione — è quello che riesce meglio a fuggire dall’interno del sole verso i regni dello spazio. Questo spiega perché sul sole c’è uno strato di calcio, una superficie di pietra gassosa dello spessore di circa diecimila chilometri; e ciò nonostante il fatto che diciannove elementi più leggeri, e numerosi altri più pesanti, vi si trovino sotto.

41:6.4 (462.2) Il calcio, alle temperature solari, è un elemento attivo e versatile. L’atomo della pietra ha due elettroni agili ed associati liberamente nei due circuiti elettronici esterni, che sono molto vicini tra loro. Nella lotta atomica esso perde ben presto il suo elettrone esterno; in quel momento impegna il diciannovesimo elettrone in una magistrale azione di andirivieni tra il diciannovesimo ed il ventesimo circuito di rivoluzione elettronica. Proiettando questo diciannovesimo elettrone avanti e indietro tra la sua orbita e quella del suo compagno perduto per più di venticinquemila volte al secondo, un atomo di pietra mutilato è in grado di sfidare parzialmente la gravità e di riuscire così a cavalcare le correnti di luce e d’energia emergenti, i raggi solari, verso la libertà e l’avventura. Questo atomo di calcio si muove verso l’esterno con scatti alternati di propulsione in avanti, afferrando e lasciando il raggio di sole circa venticinquemila volte ogni secondo. Questa è la ragione per cui la pietra è il componente principale dei mondi dello spazio. Il calcio è l’evaso più esperto della prigione solare.

41:6.5 (462.3) L’agilità di questo acrobatico elettrone del calcio è indicata dal fatto che, quando viene proiettato dalle forze solari alla temperatura dei raggi X sul cerchio dell’orbita superiore, esso resta in quell’orbita soltanto un milionesimo di secondo circa. Ma prima che il potere elettrogravitazionale del nucleo atomico lo riporti nella sua vecchia orbita, esso è capace di completare un milione di rivoluzioni attorno al centro atomico.

41:6.6 (462.4) Il vostro sole si è separato da una quantità enorme del suo calcio, avendone perso grandissime quantità durante le epoche delle sue eruzioni convulsive connesse con la formazione del sistema solare. Gran parte del calcio solare si trova ora nella crosta esterna del sole.

41:6.7 (462.5) Bisognerebbe ricordare che le analisi dello spettro rivelano soltanto la composizione della superficie del sole. Per esempio: gli spettri solari mostrano molte linee del ferro, ma il ferro non è l’elemento principale del sole. Questo fenomeno è quasi interamente dovuto alla temperatura attuale della superficie del sole, che è di poco inferiore a 3.300 gradi, e tale temperatura è molto favorevole alla registrazione dello spettro del ferro.

7. Le fonti dell’energia solare

41:7.1 (463.1) La temperatura interna di molti soli, anche del vostro, è molto più elevata di quanto comunemente si creda. All’interno di un sole praticamente non esistono atomi interi; essi vengono tutti più o meno frantumati dall’intenso bombardamento dei raggi X che è proprio di queste alte temperature. Indipendentemente da quali elementi materiali possono apparire negli strati esterni di un sole, quelli all’interno sono resi molto simili dall’azione dissociativa dei raggi X disgreganti. Il raggio X è il grande livellatore dell’esistenza atomica.

41:7.2 (463.2) La temperatura della superficie del vostro sole è di circa 3.300 gradi centigradi, ma aumenta rapidamente penetrando verso l’interno fino a raggiungere il valore incredibile di circa 19.400.000 gradi nelle regioni centrali. (Tutte queste temperature si riferiscono alla vostra scala Celsius.)

41:7.3 (463.3) Tutti questi fenomeni indicano un enorme dispendio d’energia, e le fonti d’energia solare, citate in ordine d’importanza, sono:

41:7.4 (463.4) 1. L’annientamento degli atomi e, alla fine, degli elettroni.

41:7.5 (463.5) 2. La trasmutazione degli elementi, incluso il gruppo radioattivo di energie così liberate.

41:7.6 (463.6) 3. L’accumulo e la trasmissione di certe energie spaziali universali.

41:7.7 (463.7) 4. La materia spaziale e le meteore che si tuffano incessantemente nei soli ardenti.

41:7.8 (463.8) 5. La contrazione solare; il raffreddamento e la conseguente contrazione di un sole producono energia e calore talvolta maggiori di quelli forniti dalla materia dello spazio.

41:7.9 (463.9) 6. L’azione della gravità alle alte temperature trasforma un certo potere posto in circuito in energie radiative.

41:7.10 (463.10) 7. La luce ricatturata ed altre materie che sono ricondotte nel sole dopo averlo lasciato, assieme ad altre energie di origine extrasolare.

41:7.11 (463.11) Esiste una cappa regolatrice di gas caldi (talvolta ad una temperatura di milioni di gradi) che avvolge i soli e che agisce per stabilizzare le perdite di calore e per impedire in altri modi le pericolose fluttuazioni della dispersione del calore. Durante la vita attiva di un sole la temperatura interna di 19.400.000 gradi rimane press’a poco la stessa del tutto indipendentemente dalla diminuzione progressiva della temperatura esterna.

41:7.12 (463.12) Voi potete tentare d’immaginare 19.400.000 gradi di calore, in associazione con certe pressioni della gravità, come il punto d’ebollizione elettronica. Sotto una tale pressione ed a questa temperatura tutti gli atomi vengono degradati e disgregati nei loro componenti elettronici ed in altri componenti ancestrali. Anche gli elettroni ed altre associazioni di ultimatoni possono essere disgregati, ma i soli non sono capaci di degradare gli ultimatoni.

41:7.13 (463.13) Queste temperature solari contribuiscono ad accelerare enormemente gli ultimatoni e gli elettroni, almeno quegli elettroni che continuano a mantenere la loro esistenza in queste condizioni. Voi comprenderete che cosa significa un’alta temperatura dovuta all’accelerazione delle attività ultimatoniche ed elettroniche se vi soffermate a considerare che una goccia d’acqua normale contiene più di un miliardo di trilioni di atomi. Questa è l’energia di più di cento cavalli-vapore esercitata in continuazione per due anni. Il calore totale attualmente emesso ogni secondo dal sole del nostro sistema solare è sufficiente a far bollire l’acqua di tutti gli oceani di Urantia in un secondo.

41:7.14 (464.1) Soltanto i soli che funzionano nei canali diretti delle principali correnti d’energia dell’universo possono brillare per sempre. Queste fornaci solari ardono indefinitamente, essendo in grado di recuperare le loro perdite di materia assorbendo forze spaziali ed energie circolanti analoghe. Ma le stelle molto lontane da questi canali principali di ricarica sono destinate a subire l’esaurimento dell’energia — a raffreddarsi gradualmente ed infine a spegnersi.

41:7.15 (464.2) Questi soli spenti o in corso di spegnimento possono essere ringiovaniti da un impatto per collisione o possono essere ricaricati da certe isole d’energia non luminosa dello spazio, o ancora appropriandosi per gravità di soli o di sistemi vicini più piccoli. In maggior parte i soli spenti saranno rivivificati per mezzo di queste o di altre tecniche evoluzionarie. Quelli che alla fine non vengono ricaricati in tal modo sono destinati a subire la disgregazione della loro massa per esplosione quando la condensazione per gravità raggiungerà il livello critico di condensazione ultimatonica dovuta alla pressione dell’energia. Questi soli che scompaiono si trasformano così in energia della forma più rara, perfettamente adatta ad energizzare altri soli che si trovano in ubicazioni più favorevoli.

8. Le reazioni dell’energia solare

41:8.1 (464.3) Nei soli che sono inseriti nei canali d’energia spaziale, l’energia solare è liberata da varie catene di reazioni nucleari complesse, la più comune delle quali è la reazione idrogeno-carbonio-elio. In questa metamorfosi il carbonio agisce da catalizzatore dell’energia, poiché esso non viene in alcun modo effettivamente cambiato da questo processo di conversione dell’idrogeno in elio. In certe condizioni di alta temperatura l’idrogeno penetra i nuclei di carbonio. Poiché il carbonio non può contenere più di quattro di tali protoni, quando viene raggiunto questo stato di saturazione, esso comincia ad emettere rapidamente tanti protoni quanti ne arrivano di nuovi. In questa reazione le particelle d’idrogeno che entrano ne escono come atomi di elio.

41:8.2 (464.4) La riduzione del contenuto d’idrogeno accresce la luminosità di un sole. Nei soli destinati a spegnersi, il massimo di luminosità viene raggiunto al punto di esaurimento dell’idrogeno. Successivamente a questo punto, lo splendore è mantenuto dal processo di contrazione gravitazionale risultante. Alla fine una tale stella diventerà una cosiddetta nana bianca, una sfera altamente condensata.

41:8.3 (464.5) Nei grandi soli — piccole nebulose circolari — quando l’idrogeno si esaurisce e ne segue la contrazione gravitazionale, se un tale corpo non è sufficientemente opaco da trattenere la pressione interna che sostiene le regioni gassose esterne, si verifica allora un improvviso collasso. I cambiamenti elettro-gravitazionali danno origine ad immense quantità di minuscole particelle prive di potenziale elettrico, e tali particelle fuggono immediatamente dall’interno del sole, determinando in tal modo il collasso di un sole gigantesco in pochi giorni. Fu una simile emigrazione di queste “particelle in fuga” che provocò il collasso della nova gigante della nebulosa di Andromeda circa cinquant’anni fa. Questo immenso corpo stellare si disgregò in quaranta minuti del tempo di Urantia.

41:8.4 (464.6) Di regola, questa vasta estrusione di materia continua ad esistere vicino al sole residuo in raffreddamento sotto forma di estese nubi di gas nebulari. E tutto ciò spiega l’origine di molti tipi di nebulose irregolari, come la nebulosa del Cancro, che ebbe origine circa 900 anni fa, e che mostra ancora la sfera madre come una stella isolata vicina al centro di questa massa nebulare irregolare.

9. La stabilità dei soli

41:9.1 (465.1) I soli più grandi mantengono un tale controllo gravitazionale sui loro elettroni che la luce sfugge solo con l’aiuto dei potenti raggi X. Questi raggi ausiliari penetrano tutto lo spazio ed hanno un loro ruolo nel mantenimento delle associazioni ultimatoniche basilari dell’energia. Le grandi perdite d’energia dei primi giorni di un sole, susseguenti al raggiungimento della temperatura massima — oltre 19.400.000 gradi — non sono dovute tanto alla fuga della luce quanto alla perdita di ultimatoni. Queste energie ultimatoniche fuggono nello spazio, si lanciano nell’avventura dell’associazione elettronica e della materializzazione dell’energia, come una vera e propria esplosione d’energia, durante le epoche dell’adolescenza solare.

41:9.2 (465.2) Gli atomi e gli elettroni sono soggetti alla gravità. Gli ultimatoni non sono soggetti alla gravità locale, all’interazione dell’attrazione materiale, ma obbediscono interamente alla gravità assoluta o del Paradiso, all’andamento ed al ritmo del cerchio universale ed eterno dell’universo degli universi. L’energia ultimatonica non obbedisce all’attrazione della gravità lineare o diretta delle masse materiali vicine o lontane, ma gira sempre esattamente sul circuito della grande ellisse dell’immensa creazione.

41:9.3 (465.3) Il vostro centro solare irradia annualmente quasi cento miliardi di tonnellate di materia reale, mentre i soli giganti perdono materia a velocità prodigiosa durante la loro crescita iniziale, nel primo miliardo di anni. La vita di un sole diviene stabile dopo che ha raggiunto il massimo della temperatura interna e dopo che le energie subatomiche cominciano ad essere liberate. Ed è precisamente a questo punto critico che i soli più grandi hanno delle pulsazioni convulsive.

41:9.4 (465.4) La stabilità dei soli dipende totalmente dall’equilibrio nella competizione tra gravità e calore — pressioni formidabili controbilanciate da temperature inimmaginabili. L’elasticità dei gas interni dei soli sostiene gli strati esterni di materiali vari, e quando la gravità ed il calore sono in equilibrio, il peso dei materiali esterni eguaglia esattamente la pressione della temperatura dei gas interni e sottostanti. In molte delle stelle più giovani la condensazione continua dovuta alla gravità produce temperature interne sempre più elevate, e via via che il calore interno aumenta, la pressione interna dei raggi X causata dai venti del supergas diventa così forte che, in connessione con il movimento centrifugo, un sole comincia a scagliare i suoi strati esterni nello spazio, ripristinando così l’equilibrio tra la gravità ed il calore.

41:9.5 (465.5) Il vostro sole ha raggiunto da lungo tempo un equilibrio relativo tra i suoi cicli d’espansione e di contrazione, quelle perturbazioni che provocano le gigantesche pulsazioni di molte delle stelle più giovani. Il vostro sole sta ora superando i sei miliardi di anni. Attualmente sta funzionando nel periodo di maggiore economia. Esso brillerà con l’attuale efficienza per più di venticinque miliardi di anni. Poi probabilmente attraverserà un periodo di declino di parziale efficienza lungo quanto i periodi congiunti della sua giovinezza e della sua funzione stabilizzata.

10. L’origine dei mondi abitati

41:10.1 (465.6) Alcune delle stelle variabili che si trovano nello stato di massima pulsazione o prossime ad esso, stanno dando origine a sistemi sussidiari, molti dei quali alla fine saranno assai simili al vostro sole ed ai suoi pianeti in rivoluzione. Il vostro sole si trovava proprio in tale stato di potente pulsazione quando l’imponente sistema di Angona si avvicinò considerevolmente, e la superficie esterna del sole cominciò ad eruttare autentici flussi — distese continue — di materia. Ciò proseguì con violenza sempre maggiore fino all’avvicinamento massimo, quando i limiti della coesione solare furono raggiunti e fu espulso un enorme pinnacolo di materia, l’antenato del vostro sistema solare. In simili circostanze la vicinanza massima del corpo che attira sottrae talvolta interi pianeti, addirittura un quarto od un terzo di un sole. Queste estrusioni maggiori formano certi tipi peculiari di mondi circondati da nubi, sfere molto simili a Giove e a Saturno.

41:10.2 (466.1) La maggior parte dei sistemi solari, tuttavia, ha avuto un’origine completamente differente dal vostro, e ciò è vero anche per quelli che furono prodotti mediante la tecnica delle maree gravitazionali. Ma qualunque sia la tecnica per dar luogo alla formazione di mondi, la gravità produce sempre il tipo di creazione del sistema solare; cioè un sole centrale o un’isola oscura con pianeti, satelliti, subsatelliti e meteore.

41:10.3 (466.2) Gli aspetti fisici dei singoli mondi sono largamente determinati dalle loro modalità d’origine, dalla situazione astronomica e dall’ambiente fisico. Età, dimensioni, velocità di rivoluzione e velocità nello spazio sono anch’essi fattori determinanti. Sia i mondi prodotti da contrazioni gassose che quelli prodotti da aggregazioni solide sono caratterizzati da montagne e, durante la loro vita iniziale, se non sono troppo piccoli, dalla presenza d’acqua e d’aria. I mondi originati da scissioni-fusioni e da collisioni sono talvolta privi di grandi catene montuose.

41:10.4 (466.3) Durante le epoche primitive di tutti questi nuovi mondi, i terremoti sono frequenti e sono tutti caratterizzati da grandi perturbazioni fisiche. Questo vale in modo speciale per le sfere formate da contrazione gassosa, i mondi nati dagli immensi anelli nebulari lasciati indietro al seguito delle prime condensazioni e contrazioni di certi singoli soli. I pianeti che hanno una duplice origine come Urantia passano per una carriera giovanile meno violenta e tempestosa. Comunque, il vostro mondo è passato per una fase iniziale di potenti sconvolgimenti, caratterizzati da eruzioni vulcaniche, terremoti, inondazioni e spaventose tempeste.

41:10.5 (466.4) Urantia è relativamente isolata alla periferia di Satania, ed il vostro sistema solare, con una sola eccezione, è il più lontano da Jerusem, mentre Satania stesso è vicino al sistema più esterno di Norlatiadek, e questa costellazione sta attraversando ora il bordo esterno di Nebadon. Voi eravate veramente tra i minori di tutta la creazione prima che il conferimento di Micael elevasse il vostro pianeta ad una posizione d’onore e di grande interesse per l’universo. L’ultimo è talvolta il primo, mentre è vero che il più piccolo diviene il più grande.

41:10.6 (466.5) [Presentato da un Arcangelo in collaborazione con il Capo dei Centri di Potere di Nebadon.]

Fascicolo 42 - L’energia — mente e materia

Il Libro di Urantia

Fascicolo 42

L’energia — mente e materia

42:0.1 (467.1) IL fondamento dell’universo è materiale nel senso che l’energia è la base di tutta l’esistenza, e l’energia pura è controllata dal Padre Universale. La forza, l’energia, è la sola cosa che si erge come un monumento eterno a dimostrazione e prova dell’esistenza e della presenza dell’Assoluto Universale. Questo enorme flusso d’energia che proviene dalle Presenze del Paradiso non è mai cessato, non è mai diminuito; non c’è mai stata interruzione nel sostegno infinito.

42:0.2 (467.2) La manipolazione dell’energia universale è sempre conforme alla volontà personale e alle direttive infinitamente sagge del Padre Universale. Questo controllo personale del potere manifestato e dell’energia circolante è modificato dalle azioni e dalle decisioni coordinate del Figlio Eterno, come pure dai propositi congiunti del Padre e del Figlio messi in esecuzione dall’Attore Congiunto. Questi esseri divini agiscono a titolo personale e come individui. Essi operano anche tramite le persone e ed i poteri di un numero quasi illimitato di subordinati, ciascuno variamente espressivo dell’eterno e divino proposito nell’universo degli universi. Ma queste modificazioni o trasmutazioni funzionali e temporanee del potere divino non sminuiscono in alcun modo la verità dell’affermazione che ogni forza-energia è sotto il definitivo controllo di un Dio personale residente al centro di tutte le cose.

1. Le forze e le energie del Paradiso

42:1.1 (467.3) Il fondamento dell’universo è materiale, ma l’essenza della vita è spirito. Il Padre degli spiriti è anche l’antenato degli universi; l’eterno Padre del Figlio Originale è anche la sorgente nell’eternità del modello originale, l’Isola del Paradiso.

42:1.2 (467.4) La materia — l’energia — poiché sono soltanto manifestazioni diverse della medesima realtà cosmica, in quanto fenomeno universale è insita nel Padre Universale. “In lui consistono tutte le cose.” La materia può sembrar manifestare energia propria e mostrare poteri contenuti in se stessa, ma le linee di gravità attinenti alle energie implicate in tutti questi fenomeni fisici derivano e dipendono dal Paradiso. L’ultimatone, la prima forma misurabile dell’energia, ha come suo nucleo il Paradiso.

42:1.3 (467.5) Innata nella materia e presente nello spazio universale c’è una forma d’energia non conosciuta su Urantia. Quando questa scoperta sarà finalmente fatta, allora i fisici avranno la sensazione d’aver risolto, o quasi, il mistero della materia. E così essi si saranno avvicinati di un passo in più al Creatore, così si saranno impadroniti di una fase in più della tecnica divina. Ma in nessun senso essi avranno trovato Dio, né avranno dimostrato l’esistenza della materia o l’azione di leggi naturali indipendenti dalla tecnica cosmica del Paradiso e dal proposito motivante del Padre Universale.

42:1.4 (468.1) A seguito di progressi ancora maggiori e di ulteriori scoperte, dopo che Urantia sarà incommensurabilmente avanzato rispetto alle attuali conoscenze, benché doveste giungere al controllo delle rivoluzioni d’energia delle unità elettriche della materia al punto da modificarne le manifestazioni fisiche — anche dopo tutti questi possibili progressi, gli scienziati saranno per sempre incapaci di creare un solo atomo di materia o di produrre un solo lampo d’energia o di aggiungere alla materia ciò che noi chiamiamo vita.

42:1.5 (468.2) La creazione dell’energia ed il conferimento della vita sono prerogative del Padre Universale e delle personalità Creatrici a lui associate. Il fiume d’energia e di vita è una continua effusione proveniente dalle Deità, il flusso universale ed unificato della forza paradisiaca che si sparge in tutto lo spazio. Questa energia divina pervade tutta la creazione. Gli organizzatori di forza danno inizio a quei cambiamenti ed istituiscono quelle modificazioni della forza spaziale che si traducono in energia; i direttori di potere trasmutano l’energia in materia; in tal modo nascono i mondi materiali. I Portatori di Vita avviano nella materia morta quei processi che noi chiamiamo vita, vita materiale. I Supervisori di Potere Morontiale operano allo stesso modo in tutti i regni di transizione tra i mondi materiali e quelli spirituali. I Creatori spirituali superiori inaugurano dei processi simili in forme divine d’energia, e ne risultano le forme spirituali superiori della vita intelligente.

42:1.6 (468.3) L’energia proviene dal Paradiso, modellata secondo l’ordine divino. L’energia — l’energia pura — partecipa della natura della divina organizzazione; essa è foggiata secondo la similitudine dei tre Dei abbracciati in uno, quali operano nel quartier generale dell’universo degli universi. Ed ogni forza è messa in circuito in Paradiso, proviene dalle Presenze del Paradiso e vi ritorna, ed è nella sua essenza una manifestazione della Causa non causata — del Padre Universale; e senza il Padre non esisterebbe nulla di ciò che esiste.

42:1.7 (468.4) La forza derivata dalla Deità autoesistente è in se stessa sempre esistente. La forza-energia è imperitura, indistruttibile. Queste manifestazioni dell’Infinito possono essere sottoposte a trasmutazioni illimitate, a trasformazioni senza fine e a metamorfosi eterne; ma in nessun senso o grado, nemmeno nella più piccola misura immaginabile, potrebbero subire o subiranno mai l’estinzione. Ma l’energia, sebbene scaturisca dall’Infinito, non è manifestata infinitamente; vi sono limiti esterni all’universo maestro attualmente concepito.

42:1.8 (468.5) L’energia è eterna ma non infinita; essa reagisce sempre alla presa onnicomprensiva dell’Infinità. La forza e l’energia proseguono indefinitamente; essendo uscite dal Paradiso, devono farvi ritorno, anche se sono necessarie ere ed ere per completare il circuito stabilito. Ciò che ha origine dalla Deità del Paradiso può avere soltanto una destinazione paradisiaca o un destino di Deità.

42:1.9 (468.6) E tutto ciò conferma la nostra credenza in un universo degli universi circolare, un po’ limitato, ma ordinato ed immenso. Se ciò non fosse vero, allora presto o tardi apparirebbe in qualche punto una prova di dispersione dell’energia. Tutte le leggi, le organizzazioni, l’amministrazione e la testimonianza degli esploratori dell’universo — ogni cosa indica l’esistenza di un Dio infinito, ma anche di un universo finito, di una forma circolare d’esistenza senza fine, quasi senza limiti, ma tuttavia finita in contrasto con l’infinità.

2. I sistemi universali di energia non spirituale
(Energie fisiche)

42:2.1 (469.1) È veramente difficile trovare le parole appropriate nella lingua inglese con cui indicare e descrivere i vari livelli della forza e dell’energia — fisici, mentali o spirituali. Queste narrazioni non possono conformarsi del tutto alle vostre accettate definizioni della forza, dell’energia e del potere. C’è una tale povertà di linguaggio che siamo costretti ad impiegare questi termini con molteplici significati. In questo fascicolo, per esempio, la parola energia è usata per indicare tutte le fasi e le forme dei fenomeni di movimento, d’azione e di potenziale, mentre forza è applicata agli stadi dell’energia precedenti la gravità e potere a quelli posteriori alla gravità.

42:2.2 (469.2) Cercherò, tuttavia, di diminuire la confusione concettuale suggerendo l’opportunità di adottare la seguente classificazione per la forza cosmica, per l’energia emergente e per il potere dell’universo — l’energia fisica:

42:2.3 (469.3) 1. Potenza spaziale. Questa è la presenza incontestata nello spazio libero dell’Assoluto Non Qualificato. L’estensione di questo concetto connota il potenziale universale di forza spaziale insito nella totalità funzionale dell’Assoluto Non Qualificato, mentre in senso stretto questo concetto ingloba la totalità della realtà cosmica — gli universi — che emanò per l’eternità dall’Isola del Paradiso senza inizio, senza fine, immobile ed immutabile.

42:2.4 (469.4) I fenomeni che hanno origine sul lato inferiore del Paradiso comprendono probabilmente tre zone di presenza e d’azione della forza assoluta: la zona di fulcro dell’Assoluto Non Qualificato, la zona dell’Isola del Paradiso stessa e la zona intermedia di certe operazioni o funzioni equilibranti e compensatrici non identificate. Queste zone triconcentriche sono il centro del ciclo paradisiaco della realtà cosmica.

42:2.5 (469.5) La potenza spaziale è una prerealtà; essa è il dominio dell’Assoluto Non Qualificato e risponde unicamente all’attrazione personale del Padre Universale, nonostante sembri essere modificabile dalla presenza degli Organizzatori di Forza Maestri Primari.

42:2.6 (469.6) Su Uversa la potenza spaziale è chiamata absoluta.

42:2.7 (469.7) 2. Forza primordiale. Essa rappresenta il primo cambiamento fondamentale nella potenza spaziale e potrebbe essere una delle funzioni dell’Assoluto Non Qualificato nel Paradiso inferiore. Noi sappiamo che la presenza di spazio che esce dal Paradiso inferiore è modificata in qualche modo da quella che entra. Ma indipendentemente da possibili relazioni di questo tipo, la trasmutazione apertamente riconosciuta della potenza spaziale in forza primordiale è la primaria funzione differenziatrice esercitata dalla presenza-tensione degli organizzatori di forza viventi del Paradiso.

42:2.8 (469.8) La forza passiva e potenziale diventa attiva e primordiale in risposta alla resistenza offerta dalla presenza nello spazio degli Organizzatori di Forza Maestri Primari Eventuati. La forza emerge ora dal dominio esclusivo dell’Assoluto Non Qualificato nei regni di risposta multipla — una risposta a certi movimenti primari avviati dal Dio dell’Azione e poi a certi movimenti compensatori che emanano dall’Assoluto Universale. La forza primordiale sembra reagire alla causalità trascendentale in proporzione all’assolutezza.

42:2.9 (469.9) La forza primordiale è talvolta denominata energia pura; su Uversa noi la chiamiamo segregata.

42:2.10 (470.1) 3. Energie emergenti. La presenza passiva degli organizzatori di forza primari è sufficiente a trasformare la potenza spaziale in forza primordiale, ed è su un tale campo spaziale attivato che questi stessi organizzatori di forza cominciano le loro operazioni attive iniziali. La forza primordiale è destinata a passare per due fasi distinte di trasmutazione nei regni di manifestazione dell’energia prima di apparire come potere dell’universo. Questi due livelli dell’energia emergente sono:

42:2.11 (470.2) a. Energia poderosa. Questa è l’energia potentemente orientatrice, mossa dalla massa, poderosamente tesa e di reazione violenta — giganteschi sistemi d’energia messi in movimento dalle attività degli organizzatori di forza primari. Questa energia primaria o poderosa all’inizio non risponde nettamente all’attrazione della gravità del Paradiso, anche se fornisce probabilmente una risposta di aggregazione della massa o di direzione nello spazio al gruppo collettivo delle influenze assolute operanti dal lato inferiore del Paradiso. Quando l’energia emerge al livello di risposta iniziale all’attrazione circolare e alla gravità assoluta del Paradiso, gli organizzatori di forza primari cedono il posto all’azione dei loro associati secondari.

42:2.12 (470.3) b. Energia gravitazionale. L’energia che appare poi, che risponde alla gravità, contiene il potenziale del potere d’universo e diventa il predecessore attivo di tutta la materia dell’universo. Questa energia secondaria o gravitazionale è il prodotto dell’elaborazione dell’energia risultante dalla presenza-pressione e dalle tendenze-tensioni stabilite dagli Organizzatori di Forza Maestri Trascendentali Associati. In risposta al lavoro di questi manipolatori della forza, l’energia spaziale passa rapidamente dallo stadio poderoso a quello gravitazionale, divenendo così direttamente sensibile all’attrazione circolare della gravità (assoluta) del Paradiso, rivelando allo stesso tempo un certo potenziale di sensibilità all’attrazione della gravità lineare insita nelle masse materiali, che compaiono presto, degli stadi elettronico e postelettronico dell’energia e della materia. All’apparire della risposta alla gravità, gli Organizzatori di Forza Maestri Associati possono ritirarsi dai cicloni d’energia dello spazio a condizione che i Direttori di Potere d’Universo possano essere assegnati a quel campo d’azione.

42:2.13 (470.4) Noi non abbiamo alcuna certezza circa le cause esatte degli stadi primitivi di evoluzione della forza, ma riconosciamo l’azione intelligente dell’Ultimo in entrambi i livelli di manifestazione dell’energia emergente. L’energia poderosa e quella gravitazionale, considerate collettivamente, sono chiamate su Uversa ultimata.

42:2.14 (470.5) 4. Potere d’universo. La forza spaziale è stata cambiata in energia spaziale e poi in energia sotto controllo gravitazionale. L’energia fisica è stata in tal modo perfezionata al punto da poter essere immessa in canali di potere e posta al servizio dei molteplici propositi dei Creatori universali. Quest’opera è proseguita dai versatili direttori, centri e controllori dell’energia fisica nel grande universo — le creazioni organizzate ed abitate. Questi Direttori di Potere d’Universo assumono il controllo più o meno completo di ventuno delle trenta fasi dell’energia che costituiscono l’attuale sistema di energie dei sette superuniversi. Questo dominio del potere-energia-materia è il regno delle attività intelligenti del Settuplo, e funziona nel tempo-spazio sotto il supercontrollo del Supremo.

42:2.15 (470.6) Su Uversa noi chiamiamo il regno del potere d’universo gravita.

42:2.16 (470.7) 5. Energia di Havona. Concettualmente questa narrazione si è spostata verso il Paradiso seguendo, un livello dopo l’altro, la trasmutazione della forza spaziale fino al livello operativo dell’energia-potere degli universi del tempo e dello spazio. Proseguendo verso il Paradiso, incontriamo poi una fase preesistente dell’energia che è caratteristica dell’universo centrale. Qui il ciclo evoluzionario sembra tornare su se stesso; l’energia-potere sembra ora cominciare a ritornare indietro verso la forza, ma una forza di natura molto differente da quella della potenza spaziale e della forza primordiale. I sistemi d’energia di Havona non sono duali; sono trini. Questo è il dominio esistenziale dell’energia dell’Attore Congiunto, che agisce per conto della Trinità del Paradiso.

42:2.17 (471.1) Su Uversa queste energie di Havona sono conosciute come triata.

42:2.18 (471.2) 6. Energia trascendentale. Questo sistema d’energia opera sul livello superiore del Paradiso, a partire da esso e solo in connessione con le popolazioni absonite. Su Uversa esso è denominato tranosta.

42:2.19 (471.3) 7. Monota. L’energia è parente della divinità quando è energia del Paradiso. Noi siamo inclini a credere che la monota sia l’energia vivente e non spirituale del Paradiso — un’eterna contropartita dell’energia vivente e spirituale del Figlio Originale — quindi il sistema d’energia non spirituale del Padre Universale.

42:2.20 (471.4) Noi non possiamo distinguere la natura dello spirito del Paradiso e della monota del Paradiso; sono apparentemente simili. Esse hanno nomi differenti, ma non si può dire molto di una realtà le cui manifestazioni spirituali e non spirituali si distinguono solo per il nome.

42:2.21 (471.5) Noi sappiamo che le creature finite possono raggiungere l’esperienza dell’adorazione del Padre Universale grazie al ministero di Dio il Settuplo e degli Aggiustatori di Pensiero, ma dubitiamo che delle personalità subassolute, anche gli stessi direttori di potere, possano comprendere l’infinità dell’energia della Prima Grande Sorgente e Centro. Una cosa è certa: se i direttori di potere sono al corrente della tecnica di metamorfosi della forza spaziale, non ne rivelano il segreto al resto di noi. È mia opinione che essi non comprendano pienamente la funzione degli organizzatori di forza.

42:2.22 (471.6) Questi stessi direttori di potere sono dei catalizzatori d’energia; cioè, provocano la segmentazione dell’energia, la organizzano e la assemblano in formazioni unitarie mediante la loro presenza. E tutto ciò implica che deve esserci qualcosa d’insito nell’energia che la fa funzionare in tal modo in presenza di queste entità di potere. I Melchizedek di Nebadon hanno denominato da lungo tempo il fenomeno della trasmutazione della forza cosmica in potere d’universo una delle sette “infinità della divinità”. E questo è tutto, non saprete altro su questo punto durante l’ascensione nel vostro universo locale.

42:2.23 (471.7) Nonostante la nostra incapacità a comprendere pienamente l’origine, la natura e le trasmutazioni della forza cosmica, siamo perfettamente a conoscenza di tutte le fasi del comportamento dell’energia emergente a partire dal momento in cui essa risponde direttamente ed infallibilmente all’azione della gravità del Paradiso — all’incirca il periodo in cui iniziano ad operare i direttori di potere dei superuniversi.

3. La classificazione della materia

42:3.1 (471.8) La materia è identica in tutti gli universi, eccetto che nell’universo centrale. La materia, nelle sue proprietà fisiche, dipende dalla velocità di rivoluzione dei suoi elementi componenti, dal numero e dalle dimensioni di questi elementi in rivoluzione, dalla loro distanza dal corpo nucleare o dal contenuto spaziale della materia, così come dalla presenza di certe forze non ancora scoperte su Urantia.

42:3.2 (471.9) Nei differenti soli, pianeti e corpi spaziali vi sono dieci grandi divisioni della materia:

42:3.3 (472.1) 1. Materia ultimatonica — le unità fisiche primarie dell’esistenza materiale, le particelle d’energia che vanno a costituire gli elettroni.

42:3.4 (472.2) 2. Materia subelettronica — lo stadio esplosivo e repulsivo dei supergas solari.

42:3.5 (472.3) 3. Materia elettronica — lo stadio elettrico di differenziazione della materia — elettroni, protoni e varie altre unità che entrano nella differente costituzione dei gruppi elettronici.

42:3.6 (472.4) 4. Materia subatomica — materia esistente in grande quantità all’interno dei soli caldi.

42:3.7 (472.5) 5. Atomi frantumati — si trovano nei soli in corso di raffreddamento ed in tutto lo spazio.

42:3.8 (472.6) 6. Materia ionizzata — singoli atomi spogliati dei loro elettroni esterni (chimicamente attivi) da attività elettriche, termiche o dei raggi X e da solventi.

42:3.9 (472.7) 7. Materia atomica — lo stadio chimico di organizzazione degli elementi, le unità componenti della materia molecolare o visibile.

42:3.10 (472.8) 8. Lo stadio molecolare della materia — la materia quale esiste su Urantia allo stato di materializzazione relativamente stabile in condizioni ordinarie.

42:3.11 (472.9) 9. Materia radioattiva — la tendenza e l’attività disorganizzatrice degli elementi più pesanti in condizioni di moderato calore e di ridotta pressione della gravità.

42:3.12 (472.10) 10. Materia disgregata — la materia relativamente stazionaria che si trova all’interno dei soli freddi o spenti. Questa forma di materia non è realmente stazionaria; c’è ancora un po’ di attività ultimatonica ed anche elettronica, ma queste unità sono in strettissima vicinanza e le loro velocità di rivoluzione sono molto diminuite.

42:3.13 (472.11) La suddetta classificazione della materia concerne la sua organizzazione piuttosto che le forme in cui appare agli esseri creati. Essa non tiene conto né degli stadi preemergenti dell’energia né delle materializzazioni eterne in Paradiso e nell’universo centrale.

4. Le trasmutazioni dell’energia e della materia

42:4.1 (472.12) Luce, calore, elettricità, magnetismo, chimica, energia e materia sono — per origine, natura e destino — un’unica e medesima cosa, assieme ad altre realtà materiali non ancora scoperte su Urantia.

42:4.2 (472.13) Noi non comprendiamo interamente i cambiamenti quasi infiniti ai quali può essere soggetta l’energia fisica. In un universo essa appare come luce, in un altro come luce più calore, in un altro ancora sotto forme d’energia sconosciute su Urantia. In un numero incalcolabile di milioni di anni essa può riapparire sotto qualche forma d’energia elettrica o di potere magnetico perturbati e agitati. Più tardi ancora può ricomparire in un successivo universo sotto qualche forma di materia variabile che passa per una serie di metamorfosi, seguite dalla sua scomparsa fisica esteriore in qualche grande cataclisma dei regni. E poi, dopo numerosissime ere ed un vagabondaggio quasi senza fine attraverso un numero indefinito di universi, questa stessa energia può ancora riemergere e cambiare molte volte di forma e di potenziale. E queste trasformazioni continuano così durante le ere successive ed in innumerevoli regni. In tal modo la materia prosegue, subendo le trasmutazioni del tempo ma girando sempre fedelmente sul cerchio dell’eternità. Anche se le è impedito a lungo di ritornare alla sua sorgente, essa le risponde per sempre e procede sempre sul sentiero stabilito dalla Personalità Infinita che l’ha emessa.

42:4.3 (473.1) I centri di potere ed i loro associati sono molto occupati nel lavoro di trasmutazione degli ultimatoni nei circuiti e nelle rivoluzioni degli elettroni. Questi esseri straordinari controllano e combinano il potere manipolando abilmente le unità di base dell’energia materializzata, gli ultimatoni. Essi sono i maestri dell’energia che circola in questo stato primitivo. In collegamento con i controllori fisici essi sono capaci di controllare e di dirigere efficacemente l’energia anche dopo la sua trasmutazione al livello elettrico, il cosiddetto stadio elettronico. Ma il loro campo d’azione è considerevolmente ristretto quando l’energia organizzata elettronicamente ruota nei vortici dei sistemi atomici. Dopo tale materializzazione queste energie cadono sotto il dominio completo del potere d’attrazione della gravità lineare.

42:4.4 (473.2) La gravità agisce positivamente sulle linee di potere e sui canali d’energia dei centri di potere e dei controllori fisici, ma questi esseri hanno solo un rapporto negativo con la gravità — l’esercizio delle loro facoltà antigravitazionali.

42:4.5 (473.3) In tutto lo spazio il freddo ed altre influenze sono all’opera per organizzare creativamente gli ultimatoni in elettroni. Il calore è la misura dell’attività elettronica, mentre il freddo significa semplicemente assenza di calore — riposo relativo dell’energia — lo status del carico di forza universale dello spazio, ammesso che né l’energia emergente né la materia organizzata siano presenti e responsivi alla gravità.

42:4.6 (473.4) La presenza e l’azione della gravità sono quelle che impediscono la comparsa dello zero teorico assoluto, perché lo spazio interstellare non ha la temperatura dello zero assoluto. In tutto lo spazio organizzato vi sono correnti d’energia che rispondono alla gravità, circuiti di potere ed attività ultimatoniche, come pure energie elettroniche organizzatrici. Praticamente parlando, lo spazio non è vuoto. Anche l’atmosfera di Urantia si rarefà sempre di più fino all’altezza di circa cinquemila chilometri, dove comincia a sfumare nella materia spaziale media di questa sezione dell’universo. In Nebadon, lo spazio che più si avvicina al vuoto contiene circa cento ultimatoni — l’equivalente di un elettrone — per ogni sedici centimetri cubici. Tale rarefazione della materia è considerata come spazio praticamente vuoto.

42:4.7 (473.5) La temperatura — caldo e freddo — è secondaria solo alla gravità nei regni di evoluzione dell’energia e della materia. Gli ultimatoni obbediscono docilmente alle temperature estreme. Le basse temperature favoriscono certe forme di struttura elettronica e di assemblaggio atomico, mentre le alte temperature facilitano ogni sorta di demolizione degli atomi e di disintegrazione della materia.

42:4.8 (473.6) Quando sono sottoposte al calore e alla pressione di certi stati solari interni, tutte le associazioni di materia, salvo le più primitive, possono essere sciolte. Il calore può così vincere largamente la stabilità gravitazionale. Ma nessun calore o pressione solare conosciuta può riconvertire degli ultimatoni in energia possente.

42:4.9 (473.7) I soli ardenti possono trasformare la materia in varie forme d’energia, ma i mondi oscuri e tutto lo spazio esterno possono rallentare l’attività elettronica ed ultimatonica al punto da convertire queste energie nella materia dei regni. Certe associazioni elettroniche di natura stretta, come pure molte associazioni basilari di materia nucleare, si formano nelle temperature eccessivamente basse dello spazio libero e sono ulteriormente accresciute dall’associazione con abbondanti aggiunte di energia materializzante.

42:4.10 (473.8) In tutte queste metamorfosi senza fine dell’energia e della materia dobbiamo tenere conto dell’influenza della pressione gravitazionale e del comportamento antigravitazionale delle energie ultimatoniche in certe condizioni di temperatura, di velocità e di rivoluzione. La temperatura, le correnti d’energia, la distanza e la presenza degli organizzatori di forza viventi e dei direttori di potere hanno influenza anche su tutti i fenomeni di trasmutazione dell’energia e della materia.

42:4.11 (474.1) L’accrescimento della massa nella materia è uguale all’accrescimento dell’energia diviso per il quadrato della velocità della luce. In senso dinamico il lavoro che può compiere la materia in stato di riposo è uguale all’energia spesa per riunire i suoi elementi dal Paradiso, meno la resistenza delle forze da vincere durante il transito e l’attrazione esercitata dai componenti della materia l’uno sull’altro.

42:4.12 (474.2) L’esistenza di forme preelettroniche di materia è indicata dai due pesi atomici del piombo. Il piombo di formazione originaria pesa poco più di quello prodotto dalla disintegrazione dell’uranio per mezzo di emanazioni di radio; e questa differenza di peso atomico rappresenta la perdita effettiva di energia nella disintegrazione dell’atomo.

42:4.13 (474.3) L’integrità relativa della materia è assicurata dal fatto che l’energia può essere assorbita od emessa solamente in quelle quantità esatte che gli scienziati di Urantia hanno chiamato quanta. Questa saggia disposizione nei regni materiali serve a mantenere gli universi come unità funzionanti.

42:4.14 (474.4) La quantità d’energia assorbita o liberata quando cambia la posizione degli elettroni o di altri elementi è sempre un “quantum” o un multiplo di esso, ma il comportamento vibratorio od ondulatorio di tali unità d’energia è interamente determinato dalle dimensioni delle strutture materiali interessate. Queste onde d’energia ondulatoria hanno 860 volte il diametro degli ultimatoni, degli elettroni, degli atomi o di altre unità che così agiscono. L’interminabile confusione che accompagna l’osservazione della meccanica ondulatoria del comportamento del quantum è dovuta alla sovrapposizione delle onde d’energia: due creste possono combinarsi per formare una cresta di altezza doppia, mentre una cresta ed un avvallamento possono combinarsi per annullarsi reciprocamente.

5. Le manifestazioni dell’energia ondulatoria

42:5.1 (474.5) Nel superuniverso di Orvonton vi sono cento ottave d’energia ondulatoria. Di questi cento gruppi di manifestazioni dell’energia, sessantaquattro sono totalmente o parzialmente riconosciuti su Urantia. I raggi del sole costituiscono quattro ottave della scala superuniversale; i raggi visibili inglobano una sola ottava, la numero quarantasei di questa serie. Viene poi il gruppo ultravioletto, mentre dieci ottave sopra si trovano i raggi X, seguiti dai raggi gamma del radio. Trentadue ottave sopra la luce visibile del sole ci sono i raggi d’energia dello spazio esterno così frequentemente mescolati con le minuscole particelle di materia fortemente energizzate che sono loro associate. Immediatamente al di sotto della luce visibile del sole ci sono i raggi infrarossi, e trenta ottave più in basso c’è il gruppo delle trasmissioni radio.

42:5.2 (474.6) Le manifestazioni dell’energia ondulatoria — dal punto di vista dell’illuminazione scientifica di Urantia del ventesimo secolo — possono essere classificate nei dieci gruppi seguenti:

42:5.3 (474.7) 1. Raggi infraultimatonici — le rivoluzioni marginali degli ultimatoni quando cominciano ad assumere una forma definita. Questo è il primo stadio dell’energia emergente in cui si possono scoprire e misurare fenomeni ondulatori.

42:5.4 (474.8) 2. Raggi ultimatonici. L’accumularsi di energia nelle minuscole sfere degli ultimatoni causa delle vibrazioni nel contenuto dello spazio che sono discernibili e misurabili. E molto prima che i fisici individuino l’ultimatone, scopriranno senza dubbio i fenomeni di questi raggi che piovono su Urantia. Questi raggi corti e potenti rappresentano l’attività iniziale degli ultimatoni quando questi ultimi sono rallentati al punto da orientarsi verso l’organizzazione elettronica della materia. Via via che gli ultimatoni si aggregano in elettroni, si produce una condensazione con conseguente accumulo d’energia.

42:5.5 (475.1) 3. I raggi spaziali corti. Queste sono le più corte di tutte le vibrazioni puramente elettroniche e rappresentano lo stadio preatomico di questa forma di materia. Questi raggi richiedono per la loro produzione temperature straordinariamente elevate o basse. Ci sono due tipi di tali raggi spaziali: uno che accompagna la nascita degli atomi e l’altro che indica la disgregazione atomica. Essi emanano in massima parte dal piano più denso del superuniverso, la Via Lattea, che è anche il piano più denso degli universi esterni.

42:5.6 (475.2) 4. Lo stadio elettronico. Questo stadio dell’energia è la base di ogni materializzazione nei sette superuniversi. Quando gli elettroni passano dai livelli d’energia superiori di rivoluzione orbitale a quelli inferiori, vengono sempre emessi dei quanta. Lo spostamento orbitale degli elettroni produce l’eiezione o l’assorbimento di particelle di luce-energia misurabili in modo molto preciso ed uniforme, mentre il singolo elettrone cede sempre una particella di luce-energia quando subisce una collisione. Manifestazioni d’energia ondulatoria accompagnano anche le attività dei corpi positivi e degli altri elementi dello stadio elettronico.

42:5.7 (475.3) 5. Raggi gamma — quelle emanazioni che caratterizzano la dissociazione spontanea della materia atomica. Il miglior esempio di questa forma di attività elettronica si trova nei fenomeni associati alla disintegrazione del radio.

42:5.8 (475.4) 6. Il gruppo dei raggi X. Il gradino successivo nel rallentamento dell’elettrone fornisce le varie forme di raggi X solari assieme ai raggi X generati artificialmente. La carica elettronica crea un campo elettrico; il movimento dà origine ad una corrente elettrica; la corrente produce un campo magnetico. Quando un elettrone viene bruscamente arrestato, la perturbazione elettromagnetica risultante produce il raggio X; il raggio X è quella perturbazione. I raggi X solari sono identici a quelli generati meccanicamente per esplorare l’interno del corpo umano, eccetto che sono leggermente più lunghi.

42:5.9 (475.5) 7. I raggi ultravioletti o chimici della luce del sole e le varie produzioni meccaniche.

42:5.10 (475.6) 8. La luce bianca — tutta la luce visibile dei soli.

42:5.11 (475.7) 9. I raggi infrarossi — il rallentamento dell’attività elettronica che si avvicina ancora di più allo stadio di calore apprezzabile.

42:5.12 (475.8) 10. Le onde hertziane — le energie utilizzate su Urantia per le trasmissioni.

42:5.13 (475.9) Di tutte queste dieci fasi di attività dell’energia ondulatoria, l’occhio umano può reagire ad una sola ottava, quella della piena luce solare ordinaria.

42:5.14 (475.10) Il cosiddetto etere è semplicemente un nome collettivo per designare un gruppo di attività della forza e dell’energia che hanno luogo nello spazio. Gli ultimatoni, gli elettroni e le altre aggregazioni di massa dell’energia sono particelle uniformi di materia, e nel loro transito attraverso lo spazio procedono realmente per linee rette. La luce e tutte le altre forme di manifestazioni dell’energia riconoscibili consistono in una successione di particelle definite d’energia che si muovono in linea retta, salvo quando questa viene modificata dalla gravità e da altre forze interferenti. Il fatto che queste processioni di particelle d’energia appaiano come fenomeni ondulatori quando sono sottoposte a certe osservazioni è dovuto alla resistenza della coltre di forza indifferenziata di tutto lo spazio, l’ipotetico etere, e alla tensione intergravitazionale delle aggregazioni di materia associate. La distanza degli intervalli tra le particelle della materia, insieme con la velocità iniziale dei fasci d’energia, provocano l’apparenza ondulatoria di molte forme d’energia-materia.

42:5.15 (476.1) L’eccitazione del contenuto dello spazio produce una reazione ondulatoria al passaggio di particelle di materia in rapido movimento, come il passaggio di una nave sull’acqua dà inizio a onde di ampiezza e d’intervallo variabili.

42:5.16 (476.2) Il comportamento della forza primordiale dà origine a fenomeni per molti versi analoghi al vostro supposto etere. Lo spazio non è vuoto; le sfere di tutto lo spazio girano vorticosamente e s’immergono in un vasto oceano di forza-energia disseminata. E nemmeno il contenuto spaziale di un atomo è vuoto. Nondimeno l’etere non esiste, e l’assenza stessa di questo ipotetico etere permette ai pianeti abitati di evitare di cadere nel sole e agli elettroni che girano sulle loro orbite di cadere nel loro nucleo.

6. Ultimatoni, elettroni ed atomi

42:6.1 (476.3) Mentre il carico spaziale di forza universale è omogeneo e indifferenziato, l’organizzazione dell’energia evoluta in materia implica la concentrazione dell’energia in masse distinte di dimensioni definite e di pesi stabiliti — una reazione gravitazionale precisa.

42:6.2 (476.4) La gravità locale o lineare diviene pienamente operativa all’apparire dell’organizzazione atomica della materia. La materia preatomica diviene leggermente sensibile alla gravità quando è attivata da raggi X e da altre energie similari, ma nessuna attrazione misurabile della gravità lineare viene esercitata sulle particelle d’energia elettronica libere, indipendenti e non caricate, o sugli ultimatoni non associati.

42:6.3 (476.5) Gli ultimatoni funzionano per attrazione reciproca, rispondendo solo alla forza della gravità circolare del Paradiso. Non rispondendo alla gravità lineare essi sono così mantenuti nella deriva universale dello spazio. Gli ultimatoni hanno la capacità di accelerare la loro velocità di rivoluzione fino al punto di un parziale comportamento antigravitazionale, ma non possono, senza l’intervento degli organizzatori di forza o dei direttori di potere, raggiungere la velocità critica di fuga in cui perderebbero la loro individualità, ritornando allo stadio di energia poderosa. In natura gli ultimatoni sfuggono al loro stato d’esistenza fisica solo quando partecipano alla disgregazione terminale di un sole raffreddato o morente.

42:6.4 (476.6) Gli ultimatoni, sconosciuti su Urantia, riducono la velocità mediante molte fasi di attività fisica prima di raggiungere le condizioni d’energia di rivoluzione preliminari all’organizzazione elettronica. Gli ultimatoni hanno tre varietà di movimento: la resistenza reciproca alla forza cosmica, le rivoluzioni individuali del potenziale di antigravità, e le posizioni intraelettroniche dei cento ultimatoni mutualmente interassociati.

42:6.5 (476.7) L’attrazione reciproca tiene insieme cento ultimatoni nella costituzione dell’elettrone; e non ci sono mai né più né meno di cento ultimatoni in un elettrone tipico. La perdita di uno o più ultimatoni distrugge l’identità tipica dell’elettrone, portando in tal modo all’esistenza una delle dieci forme modificate dell’elettrone.

42:6.6 (476.8) Gli ultimatoni non descrivono orbite e non girano in circuiti all’interno degli elettroni, ma si disperdono o si raggruppano secondo le loro velocità assiali di rivoluzione, determinando così le differenti dimensioni degli elettroni. Questa stessa velocità di rivoluzione assiale degli ultimatoni determina anche le reazioni negative o positive dei numerosi tipi di unità elettroniche. L’intera separazione e raggruppamento della materia elettronica, assieme alla differenziazione elettrica dei corpi positivi e negativi dell’energia-materia, sono la conseguenza di queste varie funzioni dell’interassociazione dei componenti ultimatonici.

42:6.7 (477.1) Ogni atomo ha un diametro di poco superiore a quattro milionesimi di millimetro, mentre un elettrone pesa poco più della duemillesima parte dell’atomo più piccolo, quello dell’idrogeno. Il protone positivo, caratteristico del nucleo atomico, mentre può non essere più grande di un elettrone negativo, pesa quasi duemila volte di più.

42:6.8 (477.2) Se la massa della materia fosse ingrandita fino a che un elettrone raggiungesse 2,84 grammi e poi le sue dimensioni fossero ingrandite in proporzione, il volume di un tale elettrone diverrebbe grande come la terra. Se il volume di un protone — milleottocento volte più pesante di un elettrone — fosse ingrandito fino alle dimensioni di una testa di spillo, allora, in proporzione, una testa di spillo raggiungerebbe un diametro uguale a quello dell’orbita terrestre attorno al Sole.

7. La materia atomica

42:7.1 (477.3) Tutta la materia si forma secondo l’ordine del sistema solare. Al centro di ogni minuscolo universo d’energia c’è una porzione nucleare d’esistenza materiale relativamente stabile, comparativamente stazionaria. Questa unità centrale è dotata di una triplice possibilità di manifestazione. Attorno a questo centro d’energia girano, in una profusione senza fine ma in circuiti fluttuanti, le unità d’energia che sono vagamente comparabili ai pianeti che circondano il sole di un gruppo stellare simile al vostro sistema solare.

42:7.2 (477.4) All’interno dell’atomo gli elettroni girano attorno al protone centrale in un campo comparativamente quasi uguale a quello che hanno i pianeti che girano attorno al sole nello spazio del sistema solare. Proporzionalmente alle loro dimensioni reali, tra il nucleo dell’atomo ed il circuito dell’elettrone più interno c’è la medesima distanza relativa che esiste tra il pianeta più interno, Mercurio, ed il vostro sole.

42:7.3 (477.5) Le velocità assiali di rivoluzione degli elettroni e le loro velocità orbitali attorno al nucleo atomico superano entrambe l’immaginazione umana, senza menzionare le velocità degli ultimatoni che li compongono. Le particelle positive del radio circolano nello spazio alla velocità di sedicimila chilometri al secondo, mentre le particelle negative raggiungono una velocità vicina a quella della luce.

42:7.4 (477.6) Gli universi locali sono costruiti secondo il sistema decimale. Vi sono esattamente cento materializzazioni atomiche dell’energia spaziale discernibili in un universo duale; questa è la massima organizzazione possibile della materia in Nebadon. Queste cento forme di materia consistono in una serie regolare nella quale da uno a cento elettroni girano attorno ad un nucleo centrale relativamente compatto. È questa associazione ordinata e sicura delle varie energie che costituisce la materia.

42:7.5 (477.7) Non tutti i mondi hanno cento elementi riconoscibili alla loro superficie, ma essi in qualche parte sono presenti, sono stati presenti o sono in corso di evoluzione. Le condizioni ambientali dell’origine e della susseguente evoluzione di un pianeta determinano quanti dei cento tipi di atomi saranno osservabili. Gli atomi più pesanti non si trovano alla superficie di molti mondi. Anche su Urantia gli elementi più pesanti conosciuti manifestano una tendenza a volare frammentati, come ne è un esempio il comportamento del radio.

42:7.6 (477.8) La stabilità dell’atomo dipende dal numero di neutroni elettricamente inattivi nel nucleo centrale. Il comportamento chimico dipende interamente dall’attività degli elettroni in libera circolazione.

42:7.7 (478.1) In Orvonton non è mai stato possibile riunire naturalmente più di cento elettroni orbitali in un solo sistema atomico. Quando un centunesimo è stato introdotto artificialmente nel campo orbitale, il risultato è sempre stato la disgregazione quasi istantanea del protone centrale con l’incontrollata dispersione degli elettroni e delle altre energie liberate.

42:7.8 (478.2) Benché gli atomi possano contenere da uno a cento elettroni orbitali, solo i dieci elettroni esterni degli atomi più grandi girano attorno al nucleo centrale come corpi distinti e separati, ruotando intatti e compatti su orbite precise e definite. I trenta elettroni più vicini al centro sono difficili da osservare o da scoprire come corpi separati ed organizzati. Questa stessa proporzione comparativa di comportamento degli elettroni in relazione alla vicinanza del nucleo prevale in tutti gli atomi indipendentemente dal numero degli elettroni contenuti. Più ci si avvicina al nucleo, minore è l’individualità degli elettroni. L’estensione dell’energia ondulatoria di un elettrone può espandersi in maniera da occupare totalmente le orbite atomiche più piccole; ciò è vero in special modo per gli elettroni più vicini al nucleo atomico.

42:7.9 (478.3) I trenta elettroni orbitali più interni hanno un’individualità, ma i loro sistemi d’energia tendono a mischiarsi, estendendosi da elettrone ad elettrone e quasi da orbita ad orbita. I trenta elettroni successivi costituiscono la seconda famiglia, o zona d’energia, e sono d’individualità più pronunciata, corpi di materia che esercitano un controllo più completo sui sistemi d’energia che li accompagnano. I trenta elettroni successivi, la terza zona d’energia, sono ancora più individualizzati e circolano su orbite più distinte e definite. Gli ultimi dieci elettroni, presenti solo nei dieci elementi più pesanti, possiedono il rango dell’indipendenza, e sono perciò in grado di sfuggire più o meno liberamente al controllo del nucleo madre. Con un minimo di variazione di temperatura e di pressione, i membri di questo quarto gruppo di elettroni più esterni sfuggiranno alla presa del nucleo centrale, come ne è dato esempio dalla disgregazione spontanea dell’uranio e degli elementi affini.

42:7.10 (478.4) I primi ventisette atomi, quelli che contengono da uno a ventisette elettroni orbitali, sono più facili da comprendere rispetto agli altri. A partire dal ventottesimo si fa sentire sempre di più l’imprevedibilità della supposta presenza dell’Assoluto Non Qualificato. Ma parte di questa imprevedibilità degli elettroni è dovuta alle differenze delle velocità assiali di rivoluzione degli ultimatoni ed alla loro inspiegata propensione ad “ammucchiarsi”. Anche altre influenze — fisiche, elettriche, magnetiche e gravitazionali — agiscono per produrre un comportamento elettronico variabile. Gli atomi perciò sono simili a delle persone quanto a prevedibilità. Gli statistici possono enunciare leggi che governano un gran numero di atomi o di persone, ma non un singolo atomo o una singola persona.

8. La coesione atomica

42:8.1 (478.5) Mentre la gravità è uno dei molteplici fattori che contribuiscono a mantenere unito un minuscolo sistema d’energia atomica, è anche presente in queste unità fisiche di base, e tra esse, una potente energia sconosciuta, che è il segreto della loro costituzione basilare e del loro comportamento ultimo, una forza non ancora scoperta su Urantia. Questa influenza universale permea tutto lo spazio compreso in questa minuscola organizzazione d’energia.

42:8.2 (478.6) Lo spazio tra gli elettroni di un atomo non è vuoto. In tutto l’atomo questo spazio interelettronico è animato da manifestazioni ondulatorie che sono perfettamente sincronizzate con la velocità degli elettroni e con la rivoluzione degli ultimatoni. Questa forza non è interamente dominata dalle vostre leggi riconosciute di attrazione positiva e negativa; il suo comportamento è perciò talvolta imprevedibile. Questa influenza anonima sembra essere una reazione di spazio-forza dell’Assoluto Non Qualificato.

42:8.3 (479.1) I protoni carichi ed i neutroni non carichi del nucleo dell’atomo sono tenuti insieme dalla funzione con moto alternativo del mesotrone, una particella di materia 180 volte più pesante dell’elettrone. Senza questo dispositivo la carica elettrica portata dai protoni disgregherebbe il nucleo dell’atomo.

42:8.4 (479.2) Per come sono costituiti gli atomi, né la forza elettrica né quella gravitazionale potrebbero tenere unito il nucleo. L’integrità del nucleo è mantenuta dalla funzione coesiva reciproca del mesotrone, che è capace di tenere insieme le particelle cariche e non cariche grazie al potere superiore di forza-massa e per mezzo dell’ulteriore funzione che costringe i protoni ed i neutroni a cambiare continuamente di posto. Il mesotrone induce la carica elettrica delle particelle nucleari ad un andirivieni incessante tra protoni e neutroni. In una frazione infinitesimale di secondo una data particella nucleare è un protone carico ed in quella successiva un neutrone non carico. E queste alternanze delle condizioni dell’energia sono così incredibilmente rapide che la carica elettrica è privata di ogni possibilità di funzionare come influenza disgregatrice. In tal modo il mesotrone funziona come una particella “portatrice d’energia” che contribuisce potentemente alla stabilità nucleare dell’atomo.

42:8.5 (479.3) La presenza e la funzione del mesotrone spiegano anche un altro enigma concernente l’atomo. Quando gli atomi agiscono radioattivamente, emettono molta più energia di quanta ci si potrebbe aspettare. Questa eccedenza di radiazione deriva dallo smembramento del mesotrone “portatore d’energia”, che diventa allora un semplice elettrone. La disintegrazione del mesotrone è accompagnata anche dall’emissione di alcune piccole particelle prive di carica.

42:8.6 (479.4) Il mesotrone spiega certe proprietà coesive del nucleo atomico, ma non spiega la coesione tra protone e protone né l’adesione tra neutrone e neutrone. La paradossale e potente forza dell’integrità coesiva dell’atomo è una forma d’energia non ancora scoperta su Urantia.

42:8.7 (479.5) Questi mesotroni si trovano in abbondanza nei raggi spaziali che così incessantemente urtano contro il vostro pianeta.

9. La filosofia naturale

42:9.1 (479.6) La religione non è la sola ad essere dogmatica; anche la filosofia naturale tende a dogmatizzare. Quando un noto insegnante religioso giunse alla conclusione che il numero sette era fondamentale nella natura perché vi sono sette aperture nella testa umana, se avesse conosciuto meglio la chimica, avrebbe potuto sostenere una tale opinione basandosi su un fenomeno reale del mondo fisico. In tutti gli universi fisici del tempo e dello spazio, nonostante l’universale manifestazione della costituzione decimale dell’energia, è sempre presente la reminiscenza della realtà dell’organizzazione elettronica settupla della premateria.

42:9.2 (479.7) Il numero sette è fondamentale per l’universo centrale e per il sistema spirituale delle trasmissioni innate del carattere; il numero dieci invece, il sistema decimale, è inerente all’energia, alla materia e alla creazione materiale. Ciononostante il mondo atomico presenta una certa caratterizzazione periodica che ricorre per gruppi di sette — un marchio di nascita portato da questo mondo materiale ed indicativo della sua lontanissima origine spirituale.

42:9.3 (480.1) Questa persistenza settupla della costituzione creativa si rivela nel campo della chimica come una ricorrenza di proprietà fisiche e chimiche similari in periodi separati di sette quando gli elementi di base sono disposti secondo il loro peso atomico. Quando gli elementi chimici di Urantia sono disposti in fila in questo modo, una data qualità o proprietà tende a ricorrere di sette in sette. Questa variazione periodica di sette in sette ricorre attenuandosi e con delle varianti per l’intera tavola chimica, e si nota più marcatamente nei primi raggruppamenti atomici più leggeri. Partendo da un elemento qualunque, dopo aver notato una delle sue proprietà, tale qualità cambierà nei sei elementi consecutivi, ma arrivando all’ottavo tende a riapparire; cioè, l’ottavo elemento chimicamente attivo assomiglia al primo, il nono al secondo e così di seguito. Un simile fatto nel mondo fisico indica senza dubbio la costituzione settupla dell’energia ancestrale ed è indicativo della realtà fondamentale della diversità settupla delle creazioni del tempo e dello spazio. L’uomo dovrebbe anche notare che vi sono sette colori nello spettro naturale.

42:9.4 (480.2) Ma non tutte le supposizioni della filosofia naturale sono valide; ne è un esempio l’etere ipotetico, il quale rappresenta un ingegnoso tentativo dell’uomo per unificare la sua ignoranza dei fenomeni dello spazio. La filosofia dell’universo non può essere basata sulle osservazioni della cosiddetta scienza. Uno scienziato sarebbe incline a negare la possibilità che una farfalla si sviluppi da un bruco se questa metamorfosi non potesse essere osservata.

42:9.5 (480.3) La stabilità fisica associata all’elasticità biologica è presente in natura solo grazie alla saggezza quasi infinita posseduta dagli Architetti Maestri della creazione. Nulla d’inferiore ad una saggezza trascendentale poteva progettare unità di materia allo stesso tempo così stabili e così efficacemente flessibili.

10. I sistemi universali di energia non spirituale
(Sistemi della mente materiale)

42:10.1 (480.4) Lo spiegamento senza fine della realtà cosmica relativa, dall’assolutezza della monota del Paradiso fino all’assolutezza della potenza spaziale, è indicativa di certe evoluzioni di relazione nelle realtà non spirituali della Prima Sorgente e Centro — quelle realtà che sono celate nella potenza spaziale, rivelate nella monota e rese provvisoriamente manifeste sui livelli cosmici intermedi. Questo ciclo eterno d’energia, essendo messo in circuito dal Padre degli universi, è assoluto, ed essendo assoluto non è estensibile a nessun fatto o valore. Nondimeno il Padre Primordiale sta anche ora — come sempre — autorealizzando un’arena di significati sempre più estesa nel tempo-spazio e nel tempo-spazio trasceso, un’arena di relazioni mutevoli in cui l’energia-materia è progressivamente sottomessa al supercontrollo dello spirito vivente e divino mediante lo sforzo esperienziale della mente vivente e personale.

42:10.2 (480.5) Le energie universali non spirituali sono riassociate nei sistemi viventi delle menti che non sono del Creatore su vari livelli, alcuni dei quali possono essere descritti come segue:

42:10.3 (480.6) 1. Menti precedenti gli spiriti aiutanti. Questo livello di mente è non esperienziale ed i mondi abitati beneficiano del suo ministero attraverso i Controllori Fisici Maestri. Questa è la mente meccanica, l’intelletto non istruibile delle forme più primitive della vita materiale, ma la mente non istruibile funziona su molti livelli oltre a quello della vita planetaria primitiva.

42:10.4 (481.1) 2. Menti degli spiriti aiutanti. Questo è il ministero dello Spirito Madre di un universo locale funzionante tramite i suoi sette spiriti aiutanti della mente sul livello istruibile (non meccanico) della mente materiale. Su questo livello la mente materiale fa esperienza: come intelletto subumano (animale) nei primi cinque aiutanti; come intelletto umano (morale) nei sette aiutanti; come intelletto superumano (intermedio) negli ultimi due aiutanti.

42:10.5 (481.2) 3. Menti morontiali in evoluzione — la coscienza in espansione delle personalità in evoluzione nelle carriere ascendenti dell’universo locale. Questo è il conferimento dello Spirito Madre dell’universo locale in unione con il Figlio Creatore. Questo livello di mente implica l’organizzazione del tipo morontiale di veicolo vitale, una sintesi del materiale e dello spirituale effettuata dai Supervisori di Potere Morontiale di un universo locale. La mente morontiale funziona in modi differenti in risposta ai 570 livelli di vita morontiale, rivelando una crescente capacità ad associarsi con la mente cosmica sui livelli superiori di compimento. Questo è il corso evoluzionario delle creature mortali, ma una mente d’ordine non morontiale è anche conferita da un Figlio d’Universo e da uno Spirito d’Universo ai figli non morontiali delle creazioni locali.

42:10.6 (481.3) La mente cosmica. Questa è la settupla mente diversificata del tempo e dello spazio, ciascuna fase della quale beneficia del ministero di ognuno dei Sette Spiriti Maestri in uno dei sette superuniversi. La mente cosmica ingloba tutti i livelli della mente finita e si coordina esperienzialmente con i livelli evoluzionari di deità della Mente Suprema e trascendentalmente con i livelli esistenziali della mente assoluta — i circuiti diretti dell’Attore Congiunto.

42:10.7 (481.4) In Paradiso la mente è assoluta; in Havona è absonita; in Orvonton è finita. La mente implica sempre la presenza-attività di un ministero vivente più vari sistemi d’energia, e questo è vero per tutti i livelli e per tutti i tipi di mente. Ma al di là della mente cosmica diventa sempre più difficile descrivere le relazioni tra la mente e l’energia non spirituale. La mente di Havona è subassoluta ma superevoluzionaria; essendo esistenziale-esperienziale essa è la più vicina all’absonito di ogni altro concetto a voi rivelato. La mente del Paradiso è al di là della comprensione umana; essa è esistenziale, non spaziale e non temporale. Nondimeno tutti questi livelli mentali sono dominati dalla presenza universale dell’Attore Congiunto — dall’attrazione della gravità mentale del Dio della mente in Paradiso.

11. I meccanismi dell’universo

42:11.1 (481.5) Nella valutazione e nel riconoscimento della mente bisogna tenere presente che l’universo non è né meccanico né magico; è una creazione della mente ed un meccanismo della legge. Ma mentre nell’applicazione pratica le leggi della natura operano in ciò che sembra essere il duplice regno del fisico e dello spirituale, in realtà essi sono uno. La Prima Sorgente e Centro è la causa primordiale di tutta la materializzazione ed è allo stesso tempo il primo e finale Padre di tutti gli spiriti. Il Padre del Paradiso appare personalmente negli universi esterni ad Havona solo come pura energia e puro spirito — sotto la forma di Aggiustatori di Pensiero e di altre frammentazioni simili.

42:11.2 (481.6) I meccanismi non dominano assolutamente tutta la creazione totale; l’universo degli universi in toto è concepito dalla mente, costruito dalla mente ed amministrato dalla mente. Ma il meccanismo divino dell’universo degli universi è nel suo insieme troppo perfetto perché i metodi scientifici della mente finita dell’uomo possano discernere anche una traccia del dominio della mente infinita. Perché questa mente che crea, che controlla e che sostiene non è né mente materiale né mente di creatura; è mente-spirito che funziona sui livelli creatori della realtà divina, e a partire da essi.

42:11.3 (482.1) La capacità di discernere e di scoprire la mente in meccanismi universali dipende interamente dall’abilità, dall’ampiezza e dalla capacità della mente investigatrice impegnata in tale compito d’osservazione. Le menti del tempo-spazio, organizzate a partire dalle energie del tempo e dello spazio, sono soggette ai meccanismi del tempo e dello spazio.

42:11.4 (482.2) Il movimento e la gravitazione universale sono sfaccettature gemelle del meccanismo impersonale di tempo-spazio dell’universo degli universi. I livelli di risposta alla gravità dello spirito, della mente e della materia sono del tutto indipendenti dal tempo, ma solo i veri livelli spirituali della realtà sono indipendenti dallo spazio (non spaziali). I livelli mentali superiori dell’universo — i livelli della mente-spirito — possono anch’essi essere non spaziali, ma i livelli della mente materiale, come la mente umana, rispondono alle interazioni della gravità universale, perdendo questa risposta solo nella misura in cui s’identificano con lo spirito. I livelli della realtà spirituale si riconoscono dal loro contenuto spirituale, e la spiritualità nel tempo e nello spazio è inversamente proporzionale alla risposta alla gravità lineare.

42:11.5 (482.3) La risposta alla gravità lineare è una misura quantitativa dell’energia non spirituale. Tutta la massa — energia organizzata — è soggetta a questa attrazione, salvo quando il movimento e la mente agiscono su di essa. La gravità lineare è la forza coesiva di corta portata del macrocosmo, un po’ come le forze di coesione intra-atomica sono le forze di corta portata del microcosmo. L’energia fisica materializzata, organizzata come cosiddetta materia, non può attraversare lo spazio senza influenzare la risposta alla gravità lineare. Sebbene tale risposta alla gravità sia direttamente proporzionale alla massa, essa è talmente modificata dallo spazio intermedio che il risultato finale non è che un’approssimazione grossolana se espresso come inversamente proporzionale al quadrato della distanza. Lo spazio trionfa alla fine sulla gravità lineare per la presenza in esso delle influenze antigravitazionali di numerose forze sovrammateriali che agiscono allo scopo di neutralizzare l’azione della gravità e tutte le risposte ad essa.

42:11.6 (482.4) Certi meccanismi cosmici estremamente complessi e che sembrano altamente automatici tendono sempre a celare la presenza della mente interiore originatrice o creativa a tutte le intelligenze situate molto al di sotto dei livelli universali della natura e della capacità del meccanismo stesso. Perciò è inevitabile che i meccanismi superiori dell’universo debbano sembrare privi di mente agli ordini inferiori delle creature. La sola eccezione possibile ad una tale conclusione sarebbe l’implicazione di una facoltà mentale nello stupefacente fenomeno di un universo che apparentemente si sostiene da se stesso — ma questa è una questione di filosofia piuttosto che di esperienza reale.

42:11.7 (482.5) Poiché la mente coordina l’universo, la fissità dei meccanismi non esiste. Il fenomeno dell’evoluzione progressiva associata all’automantenimento cosmico è universale. La capacità evoluzionaria dell’universo è inesauribile nell’infinità della spontaneità. Il progresso verso un’unità armoniosa, una sintesi esperienziale crescente sovrapposta ad una complessità sempre maggiore di relazioni, può effettuarsi solo per mezzo di una mente dominante ed avente un proposito.

42:11.8 (482.6) Quanto più elevata è la mente universale associata ad un fenomeno universale, tanto più è difficile per i tipi di mente inferiori scoprirla. E poiché la mente del meccanismo universale è una mente-spirito creativa (la facoltà mentale stessa dell’Infinito), non può mai essere scoperta o distinta dalle menti di livello inferiore dell’universo, ed ancor meno dalla mente più bassa di tutte, quella umana. La mente animale in evoluzione, pur cercando naturalmente Dio, non conosce Dio da sola e da se stessa per inerenza.

12. Modello e forma — predominio della mente

42:12.1 (483.1) L’evoluzione dei meccanismi implica ed indica la presenza nascosta ed il predominio di una mente creativa. La capacità dell’intelletto umano di concepire, progettare e creare dei meccanismi automatici dimostra le qualità superiori, creative e propositive della mente umana come influenza dominante del pianeta. La mente tende sempre verso:

42:12.2 (483.2) 1. La creazione di meccanismi materiali.

42:12.3 (483.3) 2. La scoperta di misteri nascosti.

42:12.4 (483.4) 3. L’esplorazione di situazioni lontane.

42:12.5 (483.5) 4. La formulazione di sistemi mentali.

42:12.6 (483.6) 5. Il raggiungimento di mete di saggezza.

42:12.7 (483.7) 6. Il conseguimento di livelli spirituali.

42:12.8 (483.8) 7. Il compimento dei destini divini — supremo, ultimo ed assoluto.

42:12.9 (483.9) La mente è sempre creativa. La dotazione mentale individuale di un animale, un mortale, un morontiano, un ascendente spirituale od un finalitario è sempre capace di produrre un corpo appropriato ed utile per l’identità della creatura vivente. Ma il fenomeno della presenza di una personalità o del modello di un’identità non è per se stesso una manifestazione dell’energia, sia essa fisica, mentale o spirituale. La forma della personalità è l’aspetto modello di un essere vivente; essa implica un dispositivo di energie, e questo, più la vita ed il movimento, è il meccanismo dell’esistenza delle creature.

42:12.10 (483.10) Anche gli esseri spirituali hanno una forma, e queste forme spirituali (modelli) sono reali. Anche i tipi più elevati di personalità spirituali hanno delle forme — delle presenze di personalità analoghe in ogni senso ai corpi mortali di Urantia. Quasi tutti gli esseri che s’incontrano nei sette superuniversi posseggono delle forme. Ma vi sono alcune eccezioni a questa regola generale: gli Aggiustatori di Pensiero sembrano esseri privi di forma sino a dopo la fusione con l’anima sopravvivente dei loro associati mortali. I Messaggeri Solitari, gli Spiriti Trinitari Ispirati, gli Aiuti Personali dello Spirito Infinito, i Messaggeri di Gravità, gli Archivisti Trascendentali e certi altri esseri sono anch’essi privi di una forma discernibile. Ma queste sono le tipiche rare eccezioni. La grande maggioranza ha autentiche forme personali, forme che caratterizzano ogni individuo e che sono riconoscibili e personalmente distinguibili.

42:12.11 (483.11) Il collegamento tra la mente cosmica ed il ministero degli spiriti aiutanti della mente evolve un tabernacolo fisico adatto all’essere umano in evoluzione. Similmente la mente morontiale individualizza la forma morontiale per tutti i sopravviventi mortali. Come il corpo mortale è personale e caratteristico per ogni essere umano, così la forma morontiale sarà altamente individuale e adeguatamente caratteristica della mente creativa che la domina. Non vi sono due forme morontiali più simili di quanto non lo siano due corpi umani. I Supervisori di Potere Morontiale patrocinano il materiale morontiale indifferenziato con cui la vita morontiale può cominciare ad operare, ed i serafini che li assistono lo forniscono. E dopo la vita morontiale si constaterà che le forme spirituali sono egualmente differenti, personali e caratteristiche dei loro rispettivi residenti spirituali-mentali.

42:12.12 (483.12) Su un mondo materiale voi pensate ad un corpo come avente uno spirito, ma noi consideriamo lo spirito come avente un corpo. Gli occhi materiali sono veramente le finestre dell’anima nata dallo spirito. Lo spirito è l’architetto, la mente è il costruttore, il corpo è la costruzione materiale.

42:12.13 (484.1) Le energie fisiche, mentali e spirituali, in quanto tali e al loro stato puro, non interagiscono completamente come realtà degli universi fenomenici. In Paradiso le tre energie sono coordinate, in Havona le si coordina, mentre nei livelli universali delle attività finite si deve incontrare l’intera gamma di dominio materiale, mentale e spirituale. In situazioni non personali di tempo e di spazio, l’energia fisica sembra predominare, ma sembra anche che più la funzione spirito-mente si avvicina alla divinità d’intenti e alla supremazia d’azione, più la fase spirituale diviene dominante; che al livello ultimo lo spirito-mente possa divenire quasi completamente dominante. Sul livello assoluto lo spirito è certamente dominante. E a partire da là verso i regni del tempo e dello spazio, ovunque una realtà spirituale divina è presente, in ogni momento in cui un reale spirito-mente è funzionante, esisterà sempre una tendenza a produrre una contropartita materiale o fisica di questa realtà spirituale.

42:12.14 (484.2) Lo spirito è la realtà creatrice; la contropartita fisica è il riflesso della realtà spirituale nel tempo-spazio, la ripercussione fisica dell’azione creatrice dello spirito-mente.

42:12.15 (484.3) La mente domina universalmente la materia, così come a sua volta essa risponde al supercontrollo ultimo dello spirito. E nell’uomo mortale solo la mente che si sottomette liberamente alla guida dello spirito può sperare di sopravvivere all’esistenza mortale nel tempo-spazio come figlio immortale del mondo spirituale eterno del Supremo, dell’Ultimo e dell’Assoluto: dell’Infinito.

42:12.16 (484.4) [Presentato su richiesta di Gabriele da un Possente Messaggero di servizio in Nebadon.]

Fascicolo 43 - Le costellazioni

Il Libro di Urantia

Fascicolo 43

Le costellazioni

43:0.1 (485.1) URANTIA è comunemente chiamato il 606 di Satania in Norlatiadek di Nebadon, intendendo che è il seicentoseiesimo mondo abitato nel sistema locale di Satania, situato nella costellazione di Norlatiadek, una delle cento costellazioni dell’universo locale di Nebadon. Poiché le costellazioni sono le divisioni primarie di un universo locale, i loro governanti collegano i sistemi locali di mondi abitati con l’amministrazione centrale dell’universo locale su Salvington e, per riflettività, con la superamministrazione degli Antichi dei Giorni su Uversa.

43:0.2 (485.2) Il governo della vostra costellazione è situato in un ammasso di 771 sfere architettoniche, la più centrale e la più grande delle quali è Edentia, sede amministrativa dei Padri della Costellazione, gli Altissimi di Norlatiadek. Edentia è grande circa cento volte il vostro mondo. Le settanta sfere maggiori che circondano Edentia hanno quasi dieci volte le dimensioni di Urantia, mentre i dieci satelliti che girano attorno a ciascuno di questi settanta mondi hanno press’a poco le dimensioni di Urantia. Queste 771 sfere architettoniche hanno dimensioni del tutto equiparabili a quelle di altre costellazioni.

43:0.3 (485.3) Il calcolo del tempo e la misura delle distanze su Edentia sono gli stessi di Salvington, e come le sfere della capitale dell’universo i mondi capitale delle costellazioni sono ampiamente provvisti di tutti gli ordini d’intelligenze celesti. In generale queste personalità non sono molto differenti da quelle descritte in connessione con l’amministrazione dell’universo.

43:0.4 (485.4) I serafini supervisori, il terzo ordine di angeli dell’universo locale, sono assegnati al servizio delle costellazioni. Essi stabiliscono il loro quartier generale sulle sfere capitale e portano estesamente il loro ministero ai mondi d’istruzione morontiale circostanti. In Norlatiadek le settanta sfere maggiori, così come i settecento satelliti minori, sono abitati dagli univitatia, i cittadini permanenti della costellazione. Tutti questi mondi architettonici sono interamente amministrati dai vari gruppi di esseri nativi, per la maggior parte non rivelati ma comprendenti gli efficienti spironga e gli stupendi spornagia. Essendo il punto mediano del regime d’istruzione morontiale, la vita morontiale delle costellazioni, come potete immaginare, è sia tipica che ideale.

1. La capitale della costellazione

43:1.1 (485.5) Edentia abbonda di affascinanti altopiani, di estese elevazioni di materia fisica coronate di vita morontiale e cosparse di gloria spirituale, ma non vi sono catene montuose scoscese come quelle che si vedono su Urantia. Vi sono decine di migliaia di laghi splendenti e miriadi di corsi d’acqua che li collegano, ma non vi sono grandi oceani né fiumi torrenziali. Solo gli altopiani sono privi di questi corsi d’acqua in superficie.

43:1.2 (486.1) L’acqua di Edentia e delle sfere architettoniche similari non è diversa dall’acqua dei pianeti evoluzionari. I sistemi idraulici di queste sfere sono sia di superficie che sotterranei e l’umidità è in costante circolazione. Edentia può essere circumnavigata seguendo queste diverse vie d’acqua, anche se la principale via di trasporto è l’atmosfera. Gli esseri spirituali viaggiano con mezzi naturali sopra la superficie della sfera, mentre gli esseri morontiali e quelli fisici si servono di mezzi materiali e semimateriali per attraversare l’atmosfera.

43:1.3 (486.2) Edentia ed i suoi mondi associati hanno una vera atmosfera, la comune miscela di tre gas che è caratteristica di tali creazioni architettoniche e che comprende i due elementi dell’atmosfera di Urantia più il gas morontiale adatto alla respirazione delle creature morontiali. Ma sebbene questa atmosfera sia tanto materiale che morontiale, non vi si producono né tempeste né uragani; e non c’è né estate né inverno. Tale assenza di perturbazioni atmosferiche e di variazioni stagionali permette di abbellire tutte le parti esterne di questi mondi appositamente creati.

43:1.4 (486.3) Gli altopiani di Edentia hanno una configurazione fisica stupenda, e la loro bellezza è accentuata dalla profusione senza fine di vita che abbonda in tutta la loro lunghezza e larghezza. A parte alcune strutture piuttosto isolate, questi altopiani non contengono opere fatte dalle mani delle creature. Gli ornamenti materiali e morontiali sono limitati alle aree abitate. Le elevazioni minori sono i luoghi speciali di residenza e sono stupendamente abbellite dall’arte biologica e morontiale.

43:1.5 (486.4) Sulla sommità della settima catena montuosa si trovano le sale di risurrezione di Edentia, nelle quali si risvegliano i mortali ascendenti appartenenti all’ordine d’ascensione secondario modificato. Queste sale di ricostituzione delle creature sono sotto la supervisione dei Melchizedek. La prima delle sfere d’accoglienza di Edentia (come il pianeta Melchizedek vicino a Salvington) ha anche delle sale di risurrezione speciali, dove sono ricostituiti i mortali degli ordini d’ascensione modificati.

43:1.6 (486.5) I Melchizedek mantengono su Edentia due collegi speciali. Uno, la scuola d’emergenza, è consacrato allo studio dei problemi sorti dalla ribellione di Satania. L’altro, la scuola di conferimento, è dedito all’approfondimento dei nuovi problemi risultanti dal fatto che Micael ha effettuato il suo conferimento finale su uno dei mondi di Norlatiadek. Quest’ultimo collegio fu istituito quasi quarantamila anni orsono, immediatamente dopo l’annuncio di Micael che Urantia era stato scelto come mondo del suo conferimento finale.

43:1.7 (486.6) Il mare di vetro, l’area d’accoglienza di Edentia, è vicino al centro amministrativo ed è circondato dall’anfiteatro della capitale. Attorno a quest’area vi sono i centri governativi per le settanta divisioni degli affari della costellazione. Una metà di Edentia è divisa in settanta sezioni triangolari, le cui linee divisorie convergono verso le costruzioni del quartier generale dei loro rispettivi settori. L’altra metà di questa sfera è un vasto parco naturale, i giardini di Dio.

43:1.8 (486.7) Durante le vostre visite periodiche ad Edentia, sebbene l’intero pianeta sia aperto alla vostra ispezione, voi trascorrerete la maggior parte del tempo nel triangolo amministrativo il cui numero corrisponde a quello del vostro mondo residenziale corrente. Voi sarete sempre i benvenuti come osservatori nelle assemblee legislative.

43:1.9 (486.8) L’area morontiale assegnata ai mortali ascendenti che risiedono su Edentia è situata nella zona mediana del trentacinquesimo triangolo, contiguo al quartier generale dei finalitari, situato nel trentaseiesimo triangolo. Il quartier generale degli univitatia occupa un’area enorme nella regione mediana del trentaquattresimo triangolo, immediatamente adiacente alla riserva residenziale dei cittadini morontiali. Da queste sistemazioni si può vedere che sono stati previsti alloggi per almeno settanta divisioni maggiori di vita celeste, ed anche che ciascuna di queste settanta aree triangolari è collegata con una delle settanta sfere maggiori di educazione morontiale.

43:1.10 (487.1) Il mare di vetro di Edentia è un unico enorme cristallo circolare di circa centosessanta chilometri di circonferenza e di circa cinquanta chilometri di profondità. Questo stupendo cristallo serve da campo d’accoglienza per tutti i serafini trasportatori e per altri esseri che arrivano da luoghi esterni alla sfera. Questo mare di vetro facilita grandemente l’atterraggio dei serafini trasportatori.

43:1.11 (487.2) Un campo di cristallo di questo genere si trova su quasi tutti i mondi architettonici. Ed oltre al suo valore decorativo esso serve a molti scopi, essendo utilizzato per descrivere la riflettività superuniversale ai gruppi riuniti e come elemento importante nella tecnica di trasformazione dell’energia per modificare le correnti dello spazio e per adattare altre correnti d’energia fisica in arrivo.

2. Il governo della costellazione

43:2.1 (487.3) Le costellazioni sono le unità autonome di un universo locale, in quanto ogni costellazione è amministrata secondo i propri ordinamenti legislativi. Quando i tribunali di Nebadon si riuniscono per giudicare gli affari universali, tutte le questioni interne sono giudicate secondo le leggi in vigore nella costellazione interessata. I decreti giudiziari di Salvington, come pure le disposizioni legislative delle costellazioni, sono eseguiti dagli amministratori dei sistemi locali.

43:2.2 (487.4) Le costellazioni funzionano così da unità legislative o normative, mentre i sistemi locali servono come unità esecutive ed applicative. Il governo di Salvington è la suprema autorità giudiziaria e coordinatrice.

43:2.3 (487.5) Anche se la funzione giudiziaria suprema è affidata all’amministrazione centrale di un universo locale, vi sono due tribunali sussidiari, ma più importanti, nella capitale di ogni costellazione, il consiglio Melchizedek e la corte dell’Altissimo.

43:2.4 (487.6) Tutti i problemi giudiziari sono prima esaminati dal consiglio dei Melchizedek. Dodici membri di quest’ordine che hanno acquisito una certa esperienza sui pianeti evoluzionari e sui mondi capitale dei sistemi hanno il potere di esaminare le prove, di ascoltare la difesa e di formulare verdetti provvisori che vengono trasmessi alla corte dell’Altissimo, il Padre regnante della Costellazione. La sezione dei mortali di quest’ultimo tribunale è costituita da sette giudici, che sono tutti mortali ascendenti. Più vi elevate nell’universo, più siete certi di essere giudicati da quelli della vostra stessa specie.

43:2.5 (487.7) Il corpo legislativo della costellazione è diviso in tre gruppi. Il programma legislativo di una costellazione ha origine nella camera bassa degli ascendenti, un gruppo presieduto da un finalitario e composto da mille mortali rappresentativi. Ogni sistema nomina dieci membri per far parte di questa assemblea deliberativa. Su Edentia questo corpo non è attualmente al completo.

43:2.6 (487.8) La camera mediana di legislatori è composta dalle schiere serafiche e dai loro asssociati, altri figli dello Spirito Madre dell’universo locale. Questo gruppo è composto da cento membri ed è nominato dalle personalità di supervisione che presiedono alle varie attività di questi esseri che operano nella costellazione.

43:2.7 (488.1) Il corpo consultivo o più elevato di legislatori della costellazione è costituito dalla camera dei pari — la camera dei Figli divini. Questo corpo è composto di dieci membri scelti dagli Altissimi Padri. In questa camera alta possono servire solo Figli con esperienza speciale. Tale gruppo, che stabilisce i fatti ed economizza il tempo, serve molto efficacemente entrambe le divisioni inferiori dell’assemblea legislativa.

43:2.8 (488.2) Il consiglio congiunto dei legislatori è composto da tre membri di ciascuno di questi rami distinti dell’assemblea deliberativa della costellazione ed è presieduto dall’Altissimo junior regnante. Questo gruppo sanziona la forma definitiva di tutte le deliberazioni ed autorizza la loro promulgazione tramite i trasmettitori. L’approvazione di tale commissione suprema trasforma i decreti legislativi in leggi del regno; le sue decisioni sono finali. Le promulgazioni legislative di Edentia costituiscono la legge fondamentale di tutta Norlatiadek.

3. Gli Altissimi di Norlatiadek

43:3.1 (488.3) I governanti delle costellazioni appartengono all’ordine di filiazione Vorondadek dell’universo locale. Quando sono incaricati in servizio attivo nell’universo come governanti delle costellazioni od altrimenti, questi Figli sono conosciuti come gli Altissimi poiché incorporano la più alta saggezza amministrativa, sposata alla lealtà più lungimirante ed intelligente, tra tutti gli ordini di Figli di Dio dell’Universo Locale. La loro integrità personale e la loro lealtà di gruppo non sono mai state messe in discussione. In Nebadon non si è mai prodotta alcuna disaffezione di Figli Vorondadek.

43:3.2 (488.4) Almeno tre Figli Vorondadek sono incaricati da Gabriele come Altissimi di ciascuna delle costellazioni di Nebadon. Il membro che presiede questo trio è conosciuto come il Padre della Costellazione ed i suoi due associati come l’Altissimo senior e l’Altissimo junior. Un Padre della Costellazione regna per diecimila anni standard (circa 50.000 anni di Urantia), dopo aver servito in precedenza come associato junior e come associato senior per uguali periodi.

43:3.3 (488.5) Il Salmista sapeva che Edentia era governata da tre Padri della Costellazione e di conseguenza parlò al plurale delle loro dimore: “C’è un fiume, le cui correnti faranno felice la città di Dio, il luogo più santo dei tabernacoli degli Altissimi.”

43:3.4 (488.6) Lungo le ere c’è stata grande confusione su Urantia riguardo ai vari governanti dell’universo. In passato molti insegnanti confusero le loro vaghe e indefinite deità tribali con gli Altissimi Padri. Più tardi ancora gli Ebrei fusero tutti questi governanti celesti in una Deità composita. Un solo maestro comprese che gli Altissimi non erano i Capi Supremi, perché disse: “Colui che abita il luogo segreto dell’Altissimo alloggerà all’ombra dell’Onnipotente.” Negli scritti di Urantia è talvolta molto difficile sapere esattamente chi si designa con il termine “Altissimo”. Ma Daniele comprese benissimo tali questioni. Egli disse: “L’Altissimo governa nel regno degli uomini e lo dà a chi egli vuole.”

43:3.5 (488.7) I Padri delle Costellazioni si occupano poco degli individui di un pianeta abitato, ma sono strettamente associati alle funzioni legislative e normative delle costellazioni che concernono così grandemente ogni razza mortale ed ogni gruppo nazionale dei mondi abitati.

43:3.6 (489.1) Benché il regime della costellazione si trovi tra voi e l’amministrazione dell’universo locale, come individui sareste di norma poco interessati al governo della costellazione. Il vostro maggiore interesse sarebbe principalmente concentrato sul vostro sistema locale, Satania. Ma, temporaneamente, Urantia è in stretto collegamento con i governanti della costellazione a causa di certe condizioni del sistema e del pianeta derivanti dalla ribellione di Lucifero.

43:3.7 (489.2) Al momento della secessione di Lucifero, gli Altissimi di Edentia si sono impossessati di certe fasi dell’autorità planetaria sui mondi ribelli. Essi hanno continuato ad esercitare questo potere, e gli Antichi dei Giorni hanno ratificato da lungo tempo tale assunzione di controllo su questi mondi ribelli. Essi continueranno certamente ad esercitare questa giurisdizione assunta finché Lucifero vivrà. In un sistema leale gran parte di questa autorità sarebbe normalmente devoluta al Sovrano del Sistema.

43:3.8 (489.3) Ma c’è anche un altro motivo per cui Urantia divenne particolarmente legata agli Altissimi. Quando Micael, il Figlio Creatore, effettuò la sua missione terminale di conferimento, poiché il successore di Lucifero non aveva piena autorità nel sistema locale, tutti gli affari di Urantia concernenti il conferimento di Micael furono immediatamente posti sotto il controllo degli Altissimi di Norlatiadek.

4. Il monte dell’assemblea — il Fedele dei Giorni

43:4.1 (489.4) Il monte santissimo dell’assemblea è il luogo d’abitazione del Fedele dei Giorni, il rappresentante della Trinità del Paradiso in funzione su Edentia.

43:4.2 (489.5) Questo Fedele dei Giorni è un Figlio della Trinità del Paradiso ed è stato presente su Edentia come rappresentante personale di Emanuele fin dalla creazione del mondo capitale. Il Fedele dei Giorni sta sempre alla destra dei Padri della Costellazione per consigliarli, ma non offre mai pareri se non gli è richiesto. I Figli elevati del Paradiso non partecipano mai alla conduzione degli affari di un universo locale, eccetto che su richiesta dei governanti in funzione di questi domini. Ma tutto quello che un Unione dei Giorni è per un Figlio Creatore, un Fedele dei Giorni lo è per gli Altissimi di una costellazione.

43:4.3 (489.6) La residenza del Fedele dei Giorni di Edentia è nella costellazione il centro del sistema paradisiaco di comunicazioni e d’informazioni extrauniversali. Questi Figli della Trinità, con i loro gruppi di personalità di Havona e del Paradiso, in collegamento con l’Unione dei Giorni supervisore, sono in diretta e costante comunicazione con i membri del loro ordine in tutti gli universi, anche fino ad Havona ed in Paradiso.

43:4.4 (489.7) Il monte santissimo è squisitamente bello e stupendamente adornato, ma la residenza effettiva del Figlio del Paradiso è modesta a paragone della dimora centrale degli Altissimi e delle settanta strutture circostanti che compongono l’unità residenziale dei Figli Vorondadek. Queste sistemazioni sono esclusivamente residenziali; esse sono completamente separate dalle vaste costruzioni amministrative del quartier generale in cui vengono trattati gli affari della costellazione.

43:4.5 (489.8) La residenza del Fedele dei Giorni su Edentia è situata a nord delle residenze degli Altissimi ed è conosciuta come il “monte dell’assemblea del Paradiso”. Su questo altopiano consacrato i mortali ascendenti si riuniscono periodicamente per ascoltare questo Figlio del Paradiso raccontare il lungo ed affascinante viaggio dei mortali che progrediscono attraverso il miliardo di mondi di perfezione di Havona per raggiungere le gioie indescrivibili del Paradiso. Ed è in tali riunioni speciali sul Monte dell’Assemblea che i mortali morontiali fanno una conoscenza più completa dei vari gruppi di personalità originarie dell’universo centrale.

43:4.6 (490.1) Il traditore Lucifero, un tempo sovrano di Satania, annunciando le sue pretese ad una giurisdizione più estesa, cercò di coinvolgere tutti gli ordini superiori di filiazione nel piano di governo dell’universo locale. Ne aveva l’intenzione in cuor suo, dicendo: “Esalterò il mio trono al di sopra dei Figli di Dio, siederò a nord sul monte dell’assemblea, sarò simile all’Altissimo.”

43:4.7 (490.2) I cento Sovrani di Sistema vengono periodicamente nei conclavi di Edentia che deliberano sul benessere della costellazione. Dopo la ribellione di Satania gli arciribelli di Jerusem erano soliti partecipare a questi concili di Edentia come facevano in precedenti occasioni. E non si trovò alcun modo per porre fine a questa arrogante sfrontatezza fino a dopo il conferimento di Micael su Urantia e alla sua susseguente assunzione della sovranità illimitata su tutto Nebadon. Da quel giorno non è stato mai più permesso a questi istigatori del peccato di sedere nei consigli di Edentia dei leali Sovrani di Sistema.

43:4.8 (490.3) Che i maestri dei tempi antichi conoscessero queste cose è dimostrato dalla citazione: “E ci fu un giorno in cui i Figli di Dio vennero a presentarsi davanti agli Altissimi, e venne anche Satana e si presentò tra di loro.” E questa è l’attestazione di un fatto indipendentemente dal contesto in cui si viene a trovare.

43:4.9 (490.4) Dal trionfo di Cristo, tutta Norlatiadek sta per essere ripulita dal peccato e dai ribelli. Qualche tempo prima della morte di Micael nella carne, Satana, l’associato del decaduto Lucifero, tentò di assistere ad un tale conclave su Edentia, ma il consolidamento del sentimento contro gli arciribelli aveva raggiunto il punto in cui le porte della comprensione erano così quasi universalmente chiuse che non si lasciò spazio agli avversari di Satania. Quando non esiste alcuna porta aperta per accogliere il male, non c’è alcuna opportunità di ospitare il peccato. Le porte dei cuori di tutta Edentia si chiusero davanti a Satana. Egli fu unanimemente respinto dai Sovrani di Sistema riuniti, e fu in questo momento che il Figlio dell’Uomo “vide Satana cadere dal cielo come un lampo”.

43:4.10 (490.5) Dopo la ribellione di Lucifero è stata eretta una nuova costruzione vicino alla residenza del Fedele dei Giorni. Questo edificio temporaneo è la sede dell’agente di collegamento dell’Altissimo, che opera in stretto contatto con il Figlio del Paradiso come consulente presso il governo della costellazione per tutte le questioni concernenti la politica ed il comportamento dell’ordine dei Giorni verso il peccato e la ribellione.

5. I Padri di Edentia dopo la ribellione di Lucifero

43:5.1 (490.6) La rotazione degli Altissimi su Edentia fu sospesa al tempo della ribellione di Lucifero. Noi abbiamo attualmente gli stessi governanti che erano in servizio in quel tempo. E pensiamo che non verrà fatto alcun cambiamento in questi governanti fino a che Lucifero ed i suoi associati non saranno definitivamente eliminati.

43:5.2 (490.7) Tuttavia l’attuale governo della costellazione è stato allargato per includere dodici Figli dell’ordine Vorondadek. Questi dodici sono i seguenti:

43:5.3 (490.8) 1. Il Padre della Costellazione. L’attuale Altissimo governante di Norlatiadek è il numero 617.318 della serie Vorondadek di Nebadon. Egli ha prestato servizio in molte costellazioni del nostro universo locale prima di assumere le sue responsabilità su Edentia.

43:5.4 (490.9) 2. L’Altissimo associato senior.

43:5.5 (491.1) 3. L’Altissimo associato junior.

43:5.6 (491.2) 4. L’Altissimo consulente, il rappresentante personale di Micael dopo che questi ha raggiunto lo status di Figlio Maestro.

43:5.7 (491.3) 5. L’Altissimo esecutivo, il rappresentante personale di Gabriele, stazionato su Edentia fin dalla ribellione di Lucifero.

43:5.8 (491.4) 6. L’Altissimo capo degli osservatori planetari, il direttore degli osservatori Vorondadek stazionati sui mondi isolati di Satania.

43:5.9 (491.5) 7. L’Altissimo arbitro, il Figlio Vorondadek incaricato del compito di appianare tutte le difficoltà conseguenti alla ribellione all’interno della costellazione.

43:5.10 (491.6) 8. L’Altissimo amministratore d’emergenza, il Figlio Vorondadek incaricato del compito di adattare le disposizioni d’emergenza della legislatura di Norlatiadek ai mondi di Satania isolati dalla ribellione.

43:5.11 (491.7) 9. L’Altissimo mediatore, il Figlio Vorondadek incaricato di armonizzare gli aggiustamenti speciali del conferimento su Urantia con l’amministrazione corrente della costellazione. La funzione di questo Figlio è resa necessaria dalla presenza su Urantia di certe attività degli arcangeli e di numerosi altri ministeri irregolari, come pure delle attività speciali dei Brillanti Astri della Sera su Jerusem.

43:5.12 (491.8) 10. L’Altissimo giudice-avvocato, il capo del tribunale d’emergenza consacrato al regolamento dei problemi speciali di Norlatiadek risultanti dalla confusione conseguente alla ribellione di Satania.

43:5.13 (491.9) 11. L’Altissimo agente di collegamento, il Figlio Vorondadek assegnato ai governanti di Edentia, ma incaricato come consigliere speciale del Fedele dei Giorni riguardo alla migliore linea di condotta da seguire nel trattare i problemi concernenti la ribellione e la slealtà delle creature.

43:5.14 (491.10) 12. L’Altissimo direttore, il presidente del consiglio d’emergenza di Edentia. Tutte le personalità assegnate a Norlatiadek a causa dell’insurrezione di Satania costituiscono il consiglio d’emergenza, ed il delegato che le presiede è un Figlio Vorondadek di straordinaria esperienza.

43:5.15 (491.11) E tutto ciò non tiene conto dei numerosi Vorondadek, rappresentanti delle costellazioni di Nebadon, e di altri che sono pure residenti su Edentia.

43:5.16 (491.12) Fin dalla ribellione di Lucifero, i Padri di Edentia hanno sempre prestato un’attenzione particolare ad Urantia e agli altri mondi isolati di Satania. Il profeta di un tempo riconobbe la mano direttrice dei Padri della Costellazione negli affari delle nazioni. “Quando l’Altissimo divise la loro eredità tra le nazioni, quando separò i figli di Adamo, fissò i confini dei popoli.”

43:5.17 (491.13) Ogni mondo in quarantena o isolato ospita un Figlio Vorondadek che agisce come osservatore. Questi non partecipa all’amministrazione planetaria, eccetto quando gli viene ordinato dal Padre della Costellazione d’intervenire negli affari delle nazioni. Attualmente è questo Altissimo osservatore che “governa nei regni degli uomini”. Urantia è uno dei mondi isolati di Norlatiadek, ed un osservatore Vorondadek ha sempre stazionato sul pianeta fin dal tradimento di Caligastia. Quando Machiventa Melchizedek esercitò il suo ministero in forma semimateriale su Urantia, rese un rispettoso omaggio all’Altissimo osservatore allora in servizio, così come sta scritto: “E Melchizedek, re di Salem, era il sacerdote dell’Altissimo.” Melchizedek rivelò le relazioni di questo Altissimo osservatore ad Abramo quando disse: “E benedetto sia l’Altissimo, che ha consegnato i tuoi nemici nelle tue mani.”

6. I giardini di Dio

43:6.1 (492.1) Le capitali dei sistemi sono particolarmente abbellite da costruzioni materiali e minerali, mentre la capitale dell’universo riflette maggiormente la gloria spirituale; le capitali delle costellazioni rappresentano invece l’apice delle attività morontiali e degli abbellimenti viventi. Sui mondi capitale delle costellazioni l’abbellimento vivente è più generalmente utilizzato, ed è questa preponderanza di vita — di elaborazione artistica botanica — che fa chiamare questi mondi “i giardini di Dio”.

43:6.2 (492.2) Circa la metà di Edentia è riservata agli splendidi giardini degli Altissimi, e questi giardini sono tra le creazioni morontiali più incantevoli dell’universo locale. Ciò spiega perché i luoghi straordinariamente belli sui mondi abitati di Norlatiadek sono così spesso chiamati “il giardino di Eden”.

43:6.3 (492.3) Al centro di questo meraviglioso giardino è situato il santuario di adorazione degli Altissimi. Il Salmista doveva saperne qualcosa, perché scrisse: “Chi salirà la collina degli Altissimi? Chi starà in questo luogo santo? Colui che ha mani pulite e cuore puro, colui che non ha elevato la sua anima alla vanità e che non ha giurato il falso.” In questo santuario gli Altissimi, ogni decimo giorno dedicato al riposo, conducono tutta Edentia alla contemplazione adoratrice di Dio il Supremo.

43:6.4 (492.4) I mondi architettonici godono di dieci forme di vita dell’ordine materiale. Su Urantia c’è la vita vegetale e animale, ma su un mondo come Edentia vi sono dieci divisioni degli ordini materiali di vita. Se poteste vedere queste dieci divisioni di vita di Edentia, classifichereste subito le prime tre come vegetali e le ultime tre come animali, ma sareste del tutto incapaci di comprendere la natura dei quattro gruppi intermedi di forme di vita prolifiche ed affascinanti.

43:6.5 (492.5) Anche la vita specificamente animale è molto differente da quella dei mondi evoluzionari, così differente che è del tutto impossibile descrivere alle menti mortali il carattere straordinario e la natura affettuosa di queste creature non parlanti. Esistono migliaia e migliaia di creature viventi che la vostra immaginazione non saprebbe raffigurarsi. L’intera creazione animale è di un ordine totalmente differente dalle grossolane specie animali dei pianeti evoluzionari. Ma tutta questa vita animale è molto intelligente e squisitamente servizievole, e tutte le varie specie sono sorprendentemente gentili e di una socievolezza toccante. Non vi sono creature carnivore su tali mondi architettonici; non c’è nulla in tutta Edentia che possa spaventare un essere vivente.

43:6.6 (492.6) Anche la vita vegetale è molto differente da quella di Urantia; essa consiste di varietà sia materiali che morontiali. La vegetazione materiale ha una caratteristica colorazione verde, ma gli equivalenti morontiali della vita vegetale hanno un colore viola o di orchidea con sfumature e riflessi variabili. Questa vegetazione morontiale è puramente una vegetazione energetica; quando si mangia non lascia residui.

43:6.7 (492.7) Essendo dotati di dieci specie di vita fisica, senza menzionare le varianti morontiali, questi mondi architettonici offrono enormi possibilità di abbellimento biologico del paesaggio e delle strutture materiali e morontiali. Gli artigiani celesti dirigono gli spornagia nativi in questo vasto lavoro di decorazione botanica e di abbellimento biologico. Mentre i vostri artisti devono ricorrere alla pittura inerte e al marmo senza vita per esprimere i loro concetti, gli artigiani celesti e gli univitatia utilizzano più frequentemente materiali viventi per rappresentare le loro idee e per captare i loro ideali.

43:6.8 (493.1) Se voi amate i fiori, le piante e gli alberi di Urantia, allora appagherete i vostri occhi con la bellezza botanica e la magnificenza floreale dei giardini celesti di Edentia. Ma il compito di trasmettere alla mente mortale un concetto adeguato di queste bellezze dei mondi celesti è al di là delle mie capacità di descrizione. In verità l’occhio non ha mai visto glorie simili a quelle che attendono il vostro arrivo su questi mondi dell’avventura d’ascensione dei mortali.

7. Gli univitatia

43:7.1 (493.2) Gli univitatia sono i cittadini permanenti di Edentia e dei suoi mondi associati. Tutti i settecentosettanta mondi che circondano la capitale della costellazione sono sotto la loro supervisione. Questi figli del Figlio Creatore e dello Spirito Creativo sono progettati su un piano d’esistenza tra il materiale e lo spirituale, ma non sono creature morontiali. I nativi di ciascuna delle settanta sfere maggiori di Edentia posseggono forme visibili differenti, e i mortali morontiali hanno loro forme morontiali armonizzate per corrispondere con la scala ascendente degli univitatia ogni volta che cambiano residenza da una sfera di Edentia ad un’altra, via via che passano in successione dal mondo numero uno al mondo numero settanta.

43:7.2 (493.3) Spiritualmente gli univitatia sono simili; intellettualmente variano come i mortali; nella forma assomigliano molto allo stato dell’esistenza morontiale, e sono creati per funzionare in settanta ordini differenti di personalità. Ognuno di questi ordini di univitatia presenta dieci varianti maggiori di attività intellettuale, e ciascuno di questi tipi intellettuali diversi presiede le scuole speciali educative e culturali di socializzazione progressiva, professionale o pratica su uno dei dieci satelliti che girano attorno a ciascuno dei mondi maggiori di Edentia.

43:7.3 (493.4) Questi settecento mondi minori sono sfere tecniche d’istruzione pratica concernenti le attività dell’intero universo locale e sono aperte a tutte le classi di esseri intelligenti. Tali scuole d’insegnamento di abilità specifiche e di conoscenze tecniche non sono condotte esclusivamente per i mortali ascendenti, anche se gli studenti morontiali costituiscono di gran lunga il gruppo più numeroso tra tutti coloro che frequentano questi corsi di preparazione. Quando sarete ricevuti su uno dei settanta mondi maggiori di cultura sociale, vi verrà subito accordata l’autorizzazione di visitare ciascuno dei dieci satelliti che lo circondano.

43:7.4 (493.5) Nelle varie colonie di cortesia i mortali ascendenti morontiali predominano tra i direttori di retrospezione, ma gli univitatia rappresentano il gruppo più esteso associato al corpo degli artigiani celesti di Nebadon. In tutto Orvonton nessun essere esterno ad Havona, eccetto gli abandontari di Uversa, può eguagliare gli univitatia per abilità artistica, adattabilità sociale e capacità coordinatrice.

43:7.5 (493.6) Questi cittadini della costellazione non sono membri effettivi del corpo degli artigiani, ma lavorano volentieri con tutti i gruppi e contribuiscono molto a fare dei mondi della costellazione le sfere principali per la realizzazione delle stupende possibilità artistiche della cultura di transizione. Essi non operano oltre i confini dei mondi capitale delle costellazioni.

8. I mondi educativi di Edentia

43:8.1 (493.7) Le dotazioni fisiche di Edentia e delle sfere che la circondano sono quasi perfette. Difficilmente potrebbero eguagliare la magnificenza spirituale delle sfere di Salvington, ma superano di molto le glorie dei mondi educativi di Jerusem. Tutte queste sfere di Edentia sono energizzate direttamente dalle correnti universali dello spazio, ed i loro enormi sistemi di potere, sia materiali che morontiali, sono controllati e distribuiti con perizia dai centri di potere della costellazione, assistiti da un corpo competente di Controllori Fisici Maestri e di Supervisori di Potere Morontiale.

43:8.2 (494.1) Il tempo trascorso sui settanta mondi educativi di cultura morontiale di transizione, associato all’era d’ascensione mortale su Edentia, è il periodo più stabile della carriera di un mortale ascendente fino allo status di finalitario; questa è veramente la vita morontiale tipica. Pur venendo riaccordati ogni volta che passate da un mondo culturale maggiore ad un altro, voi conservate lo stesso corpo morontiale, e non vi sono periodi in cui non avete coscienza della vostra personalità.

43:8.3 (494.2) Il vostro soggiorno su Edentia e sulle sue sfere associate sarà principalmente utilizzato nella padronanza dell’etica di gruppo, il segreto delle interrelazioni piacevoli e proficue tra i vari ordini universali e superuniversali di personalità intelligenti.

43:8.4 (494.3) Sui mondi delle dimore voi completaste l’unificazione della personalità mortale in evoluzione; sulla capitale del sistema otteneste la cittadinanza di Jerusem ed accettaste volontariamente di sottomettere il vostro io alle discipline delle attività di gruppo e delle iniziative coordinate; ma adesso, sui mondi educativi della costellazione, dovete giungere alla vera socializzazione della vostra personalità morontiale in evoluzione. Questa acquisizione culturale superna consiste nell’imparare come:

43:8.5 (494.4) 1. Vivere felicemente e lavorare efficacemente con dieci compagni morontiani diversi, mentre dieci gruppi simili sono associati in compagnie di cento e poi federati in corpi di mille.

43:8.6 (494.5) 2. Abitare gioiosamente e cooperare cordialmente con dieci univitatia, i quali, anche se intellettualmente simili agli esseri morontiali, sono molto differenti sotto tutti gli altri aspetti. Inoltre dovete funzionare con questo gruppo di dieci mentre si coordina con altre dieci famiglie, che a loro volta sono confederate in un corpo di mille univitatia.

43:8.7 (494.6) 3. Raggiungere un aggiustamento simultaneo sia con i vostri compagni morontiani che con questi ospiti univitatia. Acquisire la capacità di cooperare volontariamente ed efficacemente con gli esseri del vostro ordine in stretta associazione operativa con un gruppo di creature intelligenti un po’ dissimili.

43:8.8 (494.7) 4. Mentre operate socialmente in questo modo con esseri simili e dissimili a voi, raggiungere un’armonia intellettuale con entrambi i gruppi di associati ed aggiustarvi professionalmente con gli stessi.

43:8.9 (494.8) 5. Mentre raggiungete un soddisfacente grado di socializzazione della vostra personalità sui livelli intellettuale e professionale, perfezionare ancora di più la vostra capacità di vivere in intimo contatto con esseri simili e un po’ dissimili, con irritabilità sempre minore e risentimento decrescente. I direttori di retrospezione contribuiscono molto a quest’ultimo risultato con le loro attività di giochi di gruppo.

43:8.10 (494.9) 6. Aggiustare tutte queste varie tecniche di socializzazione in modo da favorire la coordinazione progressiva della carriera d’ascensione al Paradiso; accrescere il discernimento dell’universo elevando la capacità di cogliere i significati eterni degli scopi celati in tali attività apparentemente insignificanti del tempo-spazio.

43:8.11 (494.10) 7. Ed infine, portare al loro apice tutte queste attività di socializzazione collettiva con la concomitante elevazione dell’intuizione spirituale, quale attiene all’aumento di tutte le fasi della dotazione personale, attraverso l’associazione spirituale di gruppo e la coordinazione morontiale. Intellettualmente, socialmente e spiritualmente due creature morali non raddoppiano semplicemente i loro potenziali personali di compimento universale mediante la tecnica dell’associazione; piuttosto essi sono più vicini a quadruplicare la loro riuscita e le loro possibilità di compimento.

43:8.12 (495.1) Noi abbiamo descritto la socializzazione di Edentia come un’associazione di un mortale morontiale con un gruppo familiare di univitatia costituito da dieci individui intellettualmente dissimili, in concomitanza con un’associazione simile di dieci compagni morontiani. Ma sui primi sette mondi maggiori un solo mortale ascendente vive con dieci univitatia. Sul secondo gruppo di sette mondi maggiori due mortali abitano con ogni gruppo nativo di dieci, e così di seguito fino a che, nell’ultimo gruppo di sette sfere maggiori, dieci esseri morontiali sono domiciliati con dieci univitatia. Via via che imparerete come socializzare meglio con gli univitatia, metterete in pratica tale etica perfezionata nelle vostre relazioni con i compagni morontiani che progrediscono con voi.

43:8.13 (495.2) Come mortali ascendenti voi proverete piacere a soggiornare sui mondi di progresso di Edentia, ma non sentirete quel fremito personale di soddisfazione che caratterizza il vostro contatto iniziale con gli affari dell’universo sulla capitale del sistema o il vostro saluto d’addio a queste realtà sui mondi finali della capitale dell’universo.

9. La cittadinanza su Edentia

43:9.1 (495.3) Dopo l’acquisizione del diploma sul mondo numero settanta, i mortali ascendenti stabiliscono la loro residenza su Edentia. Ora, per la prima volta, gli ascendenti assistono alle “assemblee del Paradiso” ed ascoltano la storia della loro lunghissima carriera raccontata dal Fedele dei Giorni, la prima delle Personalità Supreme originate dalla Trinità che essi incontrano.

43:9.2 (495.4) L’intero soggiorno sui mondi educativi della costellazione, culminante nella cittadinanza di Edentia, è un periodo di vera felicità celeste per i morontiani in progresso. Per tutto il vostro soggiorno sui mondi del sistema vi siete evoluti da creatura quasi animale a creatura morontiale; voi eravate più materiali che spirituali. Sulle sfere di Salvington vi evolverete da essere morontiale allo status di vero spirito; sarete più spirituali che materiali. Ma su Edentia gli ascendenti sono a metà strada tra il loro status antecedente e quello futuro, a metà strada nel loro passaggio da animale evoluzionario a spirito ascendente. Durante tutta la vostra permanenza su Edentia e sui suoi mondi voi siete “simili agli angeli”; progredite costantemente, ma conservando nel contempo uno status morontiale generale e tipico.

43:9.3 (495.5) Questo soggiorno di un ascendente mortale nella costellazione è il periodo più uniforme e stabile dell’intera carriera di progressione morontiale. Tale esperienza costituisce la preparazione prespirituale di socializzazione degli ascendenti. Essa è analoga all’esperienza spirituale prefinalitaria di Havona e alla preparazione preabsonita in Paradiso.

43:9.4 (495.6) Su Edentia gli ascendenti mortali sono principalmente occupati nei loro incarichi sui settanta mondi progressivi degli univitatia. Essi servono anche con funzioni diverse su Edentia stessa, principalmente in collegamento con il programma della costellazione concernente il benessere di gruppo, razziale, nazionale e planetario. Gli Altissimi non sono molto impegnati nel favorire l’avanzamento individuale sui mondi abitati; essi governano nei regni degli uomini piuttosto che nel cuore degli individui.

43:9.5 (495.7) Ed il giorno in cui sarete pronti a lasciare Edentia per la carriera di Salvington, vi soffermerete a riconsiderare una delle più belle e riposanti tra tutte le epoche d’istruzione da questo lato del Paradiso. Ma la gloria di tutto ciò aumenterà via via che vi eleverete verso l’interno e raggiungerete una maggiore capacità di apprezzare meglio i significati divini ed i valori spirituali.

43:9.6 (496.1) [Patrocinato da Malavatia Melchizedek.]

Fascicolo 44 - Gli artigiani celesti

Il Libro di Urantia

Fascicolo 44

Gli artigiani celesti

44:0.1 (497.1) TRA le colonie di cortesia dei vari mondi capitale divisionali ed universali si può trovare lo straordinario ordine di personalità composite denominate gli artigiani celesti. Questi esseri sono gli artisti e gli artigiani maestri dei regni morontiali e dei regni spirituali inferiori. Essi sono gli spiriti ed i semispiriti che sono impegnati nell’ornamento morontiale e nell’abbellimento spirituale. Tali artigiani sono distribuiti in tutto il grande universo — sui mondi capitale dei superuniversi, degli universi locali, delle costellazioni e dei sistemi, come pure su tutte le sfere stabilizzate in luce e vita. Ma il loro campo d’attività principale è nelle costellazioni e specialmente sui settecentosettanta mondi che circondano ciascuna sfera capitale.

44:0.2 (497.2) Benché il loro lavoro sia quasi incomprensibile per la mente materiale, si deve capire che i mondi morontiali e spirituali non sono privi delle loro arti superiori e culture superne.

44:0.3 (497.3) Gli artigiani celesti non sono creati tali. Essi sono un corpo selezionato e reclutato di esseri composto da certe personalità educatrici native dell’universo centrale e dai loro allievi volontari scelti tra i mortali ascendenti e numerosi altri gruppi celesti. Il corpo insegnante originale di questi artigiani fu un tempo designato dallo Spirito Infinito in collaborazione con i Sette Spiriti Maestri e consisteva di settemila istruttori di Havona, mille per ciascuna delle sette divisioni di artigiani. Con tale nucleo di partenza, si è sviluppato nel corso delle ere questo brillante corpo di abili operatori negli affari morontiali e spirituali.

44:0.4 (497.4) Ogni personalità morontiale o entità spirituale, cioè ogni essere di rango inferiore a quello di filiazione divina innata, è eleggibile per l’ammissione al corpo degli artigiani celesti. I figli ascendenti di Dio provenienti dalle sfere evoluzionarie, dopo il loro arrivo sui mondi morontiali, possono chiedere l’ammissione al corpo degli artigiani e, se sufficientemente dotati, possono scegliere questa carriera per un periodo più o meno lungo. Nessuno però può arruolarsi negli artigiani celesti per meno di un millennio, mille anni del tempo superuniversale.

44:0.5 (497.5) Tutti gli artigiani celesti sono registrati sulla capitale del superuniverso, ma sono diretti da supervisori morontiali sulle capitali degli universi locali. Essi sono incaricati nelle sette divisioni maggiori di attività seguenti dal corpo centrale di supervisori morontiali in funzione sul mondo capitale di ciascun universo locale:

44:0.6 (497.6) 1. Musicisti Celesti.

44:0.7 (497.7) 2. Riproduttori Celesti.

44:0.8 (497.8) 3. Costruttori Divini.

44:0.9 (497.9) 4. Registratori del Pensiero.

44:0.10 (498.1) 5. Manipolatori dell’Energia.

44:0.11 (498.2) 6. Modellisti ed Abbellitori.

44:0.12 (498.3) 7. Operatori dell’Armonia.

44:0.13 (498.4) Gli istruttori originali di questi sette gruppi sono tutti venuti dai mondi perfetti di Havona, ed Havona contiene i modelli, gli studi dei modelli, per tutte le fasi e forme dell’arte spirituale. Anche se intraprendere il trasferimento di queste arti da Havona ai mondi dello spazio è un compito gigantesco, gli artigiani celesti sono migliorati in tecnica ed in esecuzione di era in era. Come in tutte le altre fasi della carriera ascendente, a coloro che sono più avanzati in un dato settore si richiede di trasmettere costantemente la loro conoscenza e specializzazione superiore ai loro compagni meno dotati.

44:0.14 (498.5) Voi comincerete ad intravedere per la prima volta queste arti di Havona trapiantate sui mondi delle dimore, e la loro bellezza ed il vostro apprezzamento della loro bellezza cresceranno e si ravviveranno fino a quando non giungerete nelle sale spirituali di Salvington e contemplerete gli ispiranti capolavori degli artisti celesti dei regni dello spirito.

44:0.15 (498.6) Tutte queste attività dei mondi morontiali e spirituali sono reali. Per gli esseri spirituali il mondo dello spirito è una realtà. Per noi il mondo materiale è il più irreale. Le forme superiori dello spirito passano liberamente attraverso la materia ordinaria. Gli spiriti elevati non reagiscono a nulla di materiale eccetto che a certe energie di base. Per gli esseri materiali il mondo spirituale è più o meno irreale; per gli esseri spirituali il mondo materiale è quasi interamente irreale, essendo semplicemente un’ombra della sostanza delle realtà spirituali.

44:0.16 (498.7) Io non riesco a percepire con la sola visione spirituale l’edificio in cui questa narrazione viene tradotta e registrata. Un Consigliere Divino proveniente da Uversa che si trova al mio fianco percepisce ancora meno queste creazioni puramente materiali. Noi discerniamo queste strutture materiali come appaiono a voi osservando una contropartita spirituale presentata alla nostra mente da uno dei trasformatori dell’energia che ci accompagnano. Questo edificio materiale non è proprio reale per me, essere spirituale, ma è certamente molto reale e molto utile per dei mortali materiali.

44:0.17 (498.8) Ci sono certi tipi di esseri che sono capaci di discernere la realtà delle creature sia del mondo spirituale che del mondo materiale. Appartengono a questa classe le cosiddette quarte creature dei Servitali di Havona e le quarte creature dei conciliatori. Gli angeli del tempo e dello spazio sono dotati della capacità di distinguere sia gli esseri spirituali che quelli materiali, così come lo sono i mortali ascendenti dopo la liberazione dalla vita nella carne. Dopo aver raggiunto i livelli spirituali superiori gli ascendenti sono in grado di riconoscere le realtà materiali, morontiali e spirituali.

44:0.18 (498.9) Qui con me c’è anche un Possente Messaggero proveniente da Uversa, un ascendente fuso con l’Aggiustatore, che fu un tempo un essere mortale, ed egli vi percepisce quali siete ed allo stesso tempo visualizza il Messaggero Solitario, il supernafino ed altri esseri celesti presenti. Mai nel corso della vostra lunga ascensione voi perderete il potere di riconoscere i vostri associati di esistenze precedenti. Sempre, mentre ascendete verso l’interno la scala della vita, conserverete la capacità di riconoscere gli esseri simili dei vostri precedenti livelli d’esperienza inferiori, e di fraternizzare con loro. Ogni nuova traslazione o risurrezione aggiungerà un gruppo in più di esseri spirituali al vostro campo di visione, senza privarvi minimamente della capacità di riconoscere i vostri amici e compagni degli stati precedenti.

44:0.19 (498.10) Tutto ciò è reso possibile nell’esperienza dei mortali ascendenti dall’azione degli Aggiustatori di Pensiero interiori. Grazie alla loro conservazione dei duplicati delle esperienze dell’intera vostra vita, siete sicuri di non perdere mai nessun attributo valido che avevate un tempo; e questi Aggiustatori proseguono con voi, come parte di voi e, in realtà, come voi.

44:0.20 (499.1) Ma io dispero quasi di essere capace di comunicare alla mente materiale la natura del lavoro degli artigiani celesti. Mi trovo nella necessità di alterare costantemente il pensiero e di deformare il linguaggio nello sforzo di spiegare alla mente mortale la realtà di queste operazioni morontiali e di questi fenomeni quasi spirituali. La vostra comprensione è incapace di cogliere, ed il vostro linguaggio è inadeguato a trasmettere, il significato, il valore e le relazioni di queste attività semispirituali. Io proseguo tuttavia nello sforzo d’illuminare la mente umana su queste realtà con la piena consapevolezza che mi è del tutto impossibile ottenere grandi risultati in una tale impresa.

44:0.21 (499.2) Non posso fare altro che tentare di abbozzare un grossolano parallelo tra le attività materiali dei mortali e le molteplici funzioni degli artigiani celesti. Se le razze di Urantia fossero più evolute nell’arte ed in altre realizzazioni culturali, allora potrei andare molto più lontano nello sforzo di proiettare la mente umana dalle cose della materia a quelle della morontia. Tutto quello che posso sperare di fare è di mettere in rilievo il fatto della realtà di queste transazioni dei mondi morontiali e spirituali.

1. I musicisti celesti

44:1.1 (499.3) Con il campo limitato dell’udito umano, voi potete difficilmente concepire le melodie morontiali. Esiste anche una gamma materiale di suoni stupendi non riconosciuti dal senso umano dell’udito, senza menzionare l’inconcepibile estensione dell’armonia morontiale e spirituale. Le melodie spirituali non sono onde sonore materiali, bensì pulsazioni spirituali ricevute dagli spiriti delle personalità celesti. Ci sono una vastità di portata ed un’anima espressiva, come pure una grandiosità d’esecuzione, associate alla melodia delle sfere, che sono completamente al di là della comprensione umana. Io ho visto milioni di esseri incantati mantenuti in un’estasi sublime mentre la melodia del regno scorreva sull’energia spirituale dei circuiti celesti. Queste meravigliose melodie possono essere trasmesse fino alle parti estreme di un universo.

44:1.2 (499.4) I musicisti celesti sono occupati nella produzione di armonie celesti mediante la manipolazione delle forze spirituali seguenti:

44:1.3 (499.5) 1. Suono spirituale — le interruzioni della corrente spirituale.

44:1.4 (499.6) 2. Luce spirituale — il controllo e l’intensificazione della luce dei regni morontiali e spirituali.

44:1.5 (499.7) 3. Interferenze d’energia — la melodia prodotta dall’abile manipolazione delle energie morontiali e spirituali.

44:1.6 (499.8) 4. Sinfonie colorate — la melodia delle tonalità dei colori morontiali; questa è tra le più alte realizzazioni dei musicisti celesti.

44:1.7 (499.9) 5. Armonia degli spiriti associati — la stessa disposizione ed associazione dei differenti ordini di esseri morontiali e spirituali producono melodie maestose.

44:1.8 (499.10) 6. Melodia del pensiero — il pensare a concetti spirituali può essere così perfezionato da prorompere nelle melodie di Havona.

44:1.9 (499.11) 7. La musica dello spazio — con un’appropriata sintonizzazione possono essere intercettate le melodie di altre sfere sui circuiti delle trasmissioni dell’universo.

44:1.10 (500.1) Vi sono più di centomila modi differenti di manipolare suoni, colori ed energie; tecniche analoghe all’impiego umano degli strumenti musicali. I vostri corpi di ballo rappresentano senza dubbio un tentativo rudimentale e grottesco delle creature materiali di accostarsi all’armonia celeste di posizione dell’essere e di disposizione della personalità. Le altre cinque forme di melodia morontiale non sono riconosciute dal meccanismo sensoriale dei corpi materiali.

44:1.11 (500.2) L’armonia, la musica dei sette livelli di associazione melodica, è l’unico codice di comunicazione spirituale nell’universo. La musica, quale l’intendono i mortali di Urantia, raggiunge la sua espressione più alta nelle scuole di Jerusem, la capitale del sistema, dove degli esseri semimateriali apprendono le armonie del suono. I mortali non reagiscono alle altre forme di melodia morontiale e di armonia celeste.

44:1.12 (500.3) L’apprezzamento della musica su Urantia è sia fisico che spirituale; ed i vostri musicisti umani hanno fatto molto per elevare il gusto musicale dalla barbara monotonia dei vostri antenati primitivi ai livelli superiori di apprezzamento dei suoni. La maggior parte dei mortali di Urantia reagisce alla musica molto più con i muscoli fisici e molto meno con la mente e con lo spirito. Ma c’è stato un costante miglioramento nell’apprezzamento della musica nel corso degli ultimi trentacinquemila anni.

44:1.13 (500.4) Il ritmo sincopato rappresenta una transizione dalla monotonia musicale dell’uomo primitivo all’armonia piena d’espressività ed alle melodie ricche di significati dei vostri musicisti più recenti. Questi tipi primitivi di ritmo stimolano la reazione del senso musicale senza richiedere l’esercizio dei poteri intellettuali superiori di apprezzamento dell’armonia ed attraggono così più in generale gli individui immaturi o spiritualmente indolenti.

44:1.14 (500.5) La migliore musica di Urantia non è che un’eco fugace delle splendide melodie ascoltate dagli associati celesti dei vostri musicisti, i quali, di tali armonie delle forze morontiali, hanno lasciato registrati solo dei frammenti come melodie musicali di armonie sonore. La musica morontiale-spirituale impiega non di rado tutti e sette i modi d’espressione e di riproduzione, cosicché la mente umana si trova enormemente ostacolata quando tenta di ridurre queste melodie delle sfere superiori a semplici note di suono musicale. Un tale sforzo assomiglia un po’ al tentativo di riprodurre gli accordi di una grande orchestra con un solo strumento musicale.

44:1.15 (500.6) Pur avendo composto alcune belle melodie su Urantia, voi non siete progrediti musicalmente quanto molti pianeti di Satania vicini a voi. Se solo Adamo ed Eva fossero sopravvissuti, allora avreste avuto della vera musica. Ma il dono dell’armonia, così sviluppato nella loro natura, è stato talmente diluito in razze con tendenza non musicale che soltanto in un mortale su mille si riscontra un grande apprezzamento dell’armonia. Ma non scoraggiatevi; può apparire un giorno su Urantia un vero musicista ed interi popoli saranno affascinati dagli stupendi accordi delle sue melodie. Un solo essere umano di quest’ordine potrebbe cambiare per sempre l’orientamento di un’intera nazione ed anche di tutto il mondo civilizzato. È letteralmente vero che “la melodia ha il potere di trasformare un mondo intero”. La musica resterà per sempre il linguaggio universale degli uomini, degli angeli e degli spiriti. L’armonia è il linguaggio di Havona.

2. I riproduttori celesti

44:2.1 (500.7) L’uomo mortale può solo sperare di farsi un concetto ristretto e deformato delle funzioni dei riproduttori celesti, che io devo tentare di descrivere servendomi del simbolismo grossolano e limitato del vostro linguaggio materiale. Il mondo morontiale-spirituale ha mille e una cosa di valore supremo, cose degne di essere riprodotte ma che sono sconosciute su Urantia, esperienze che appartengono alla categoria di attività che non sono “entrate nella mente dell’uomo”, quelle realtà che Dio tiene in riserva per coloro che sopravvivono alla vita nella carne.

44:2.2 (501.1) Vi sono sette gruppi di riproduttori celesti, ed io tenterò di spiegare il loro lavoro con la seguente classificazione:

44:2.3 (501.2) 1. I cantori — gli armonisti che riprendono le armonie specifiche del passato ed interpretano le melodie del presente. Ma tutto questo viene effettuato sul livello morontiale.

44:2.4 (501.3) 2. Gli operatori del colore — quegli artisti delle luci e delle ombre che potreste chiamare disegnatori e pittori, artisti che preservano scene del passato ed episodi transitori per il piacere futuro dei morontiani.

44:2.5 (501.4) 3. I cineasti della luce — gli artefici delle preservazioni dei fenomeni semispirituali reali di cui il cinema fornisce un esempio molto rudimentale.

44:2.6 (501.5) 4. I commedianti della storia — quelli che riproducono mediante spettacoli teatrali gli avvenimenti cruciali della storia e degli annali dell’universo.

44:2.7 (501.6) 5. Gli artisti profetici — quelli che proiettano i significati della storia nel futuro.

44:2.8 (501.7) 6. I narratori di storie viventi — quelli che perpetuano il senso ed il significato dell’esperienza della vita. La proiezione di esperienze personali attuali in valori di compimenti futuri.

44:2.9 (501.8) 7. Gli interpreti dell’amministrazione — quelli che descrivono il significato della filosofia governativa e della tecnica amministrativa, i drammaturghi celesti della sovranità.

44:2.10 (501.9) I riproduttori celesti collaborano molto spesso ed efficacemente con i direttori di retrospezione per combinare la ricapitolazione dei ricordi con certe forme di riposo mentale e di divertimento personale. Prima dei conclavi morontiali e delle assemblee spirituali questi riproduttori si associano talvolta per dare grandiosi spettacoli drammatici che rappresentano lo scopo di tali riunioni. Io ho assistito recentemente ad una di queste stupende rappresentazioni in cui più di un milione di attori produssero una successione di mille scene.

44:2.11 (501.10) Gli educatori intellettuali superiori ed i ministri di transizione utilizzano largamente ed efficacemente questi vari gruppi di riproduttori nelle loro attività educative morontiali. Ma non tutti i loro sforzi sono dedicati ad illustrazioni transitorie; molto, moltissimo del loro lavoro è di carattere permanente e resterà per sempre un’eredità per tutti i tempi futuri. Questi artigiani sono così versatili che, quando operano in massa, sono capaci di reinterpretare un’era, ed in collaborazione con i ministri serafici possono effettivamente descrivere i valori eterni del mondo spirituale per gli spettatori mortali del tempo.

3. I costruttori divini

44:3.1 (501.11) Vi sono città “costruite e fatte da Dio”. Noi abbiamo la contropartita spirituale di tutto ciò che è familiare a voi mortali, ed inesprimibilmente di più. Abbiamo dimore, comfort spirituali e necessità morontiali. Per ogni soddisfazione materiale di cui gli uomini possono godere, noi abbiamo migliaia di realtà spirituali che servono ad arricchire e a rendere migliore la nostra esistenza. I costruttori divini operano in sette gruppi:

44:3.2 (502.1) 1. I progettisti e costruttori di edifici — quelli che costruiscono e rimodellano le dimore assegnate ad individui e a gruppi di lavoro. Questi domicili morontiali e spirituali sono reali. Essi sarebbero invisibili alla vostra vista limitata, ma per noi sono molto reali e molto belli. Entro certi limiti, tutti gli esseri spirituali possono condividere con i costruttori certi dettagli nella progettazione e nella creazione delle loro dimore morontiali o spirituali. Queste dimore sono corredate ed abbellite secondo i bisogni delle creature morontiali o spirituali che le devono abitare. C’è grande varietà ed ampia opportunità di espressione individuale in tutte queste costruzioni.

44:3.3 (502.2) 2. I costruttori per le professioni — quelli che operano nella progettazione e nell’edificazione di abitazioni per i lavoratori regolari comuni dei regni spirituali e morontiali. Questi costruttori sono paragonabili a quelli che costruiscono laboratori ed altri impianti industriali su Urantia. I mondi di transizione hanno necessariamente un’economia di sostegno reciproco ed una suddivisione specializzata del lavoro. Noi non facciamo tutti ogni cosa; c’è diversità di funzioni tra gli esseri morontiali e gli spiriti in evoluzione, e questi costruttori per le professioni non solo costruiscono dei laboratori migliori, ma contribuiscono anche all’elevazione professionale dei lavoratori.

44:3.4 (502.3) 3. I costruttori per la ricreazione. Enormi edifici sono utilizzati durante i periodi di riposo, che i mortali chiamerebbero ricreazione e, in un certo senso, gioco. È prevista una conveniente sistemazione per i direttori di retrospezione, gli umoristi dei mondi morontiali, le sfere di transizione sulle quali ha luogo la preparazione degli esseri ascendenti trasferiti di recente dai pianeti evoluzionari. Anche gli spiriti superiori si dedicano a certe forme di umorismo reminiscente durante i loro periodi di ricarica spirituale.

44:3.5 (502.4) 4. I costruttori per l’adorazione — gli architetti esperti dei templi spirituali e morontiali. Tutti i mondi d’ascensione mortale hanno dei templi per l’adorazione, e sono le creazioni più belle dei regni morontiali e delle sfere spirituali.

44:3.6 (502.5) 5. I costruttori per l’educazione — quelli che costruiscono le sedi di preparazione morontiale e d’istruzione spirituale superiore. La via è sempre aperta per acquisire maggiore conoscenza, per ricevere ulteriori informazioni sul proprio lavoro presente e futuro come pure sulla conoscenza culturale universale, informazioni destinate a fare dei mortali ascendenti dei cittadini più intelligenti e più efficienti nei mondi morontiali e spirituali.

44:3.7 (502.6) 6. Progettisti morontiali — quelli che costruiscono per l’associazione coordinata di tutte le personalità di tutti i regni che si trovano presenti in un qualche momento su una qualunque sfera. Questi progettisti collaborano con i Supervisori di Potere Morontiale per arricchire la coordinazione della vita morontiale progressiva.

44:3.8 (502.7) 7. I costruttori pubblici — gli artigiani che progettano e costruiscono i luoghi di riunione diversi da quelli destinati all’adorazione. I luoghi per le assemblee comuni sono grandiosi e stupendi.

44:3.9 (502.8) Mentre né queste strutture né i loro ornamenti sarebbero veramente reali per la comprensione sensoriale dei mortali materiali, sono molto reali per noi. Voi non sareste in grado di vedere questi templi se foste là in carne ed ossa; nondimeno tutte queste creazioni supermateriali esistono effettivamente, e noi le discerniamo chiaramente quanto ne godiamo pienamente.

4. I registratori del pensiero

44:4.1 (503.1) Questi artigiani si dedicano alla conservazione e alla riproduzione dei pensieri superiori dei regni ed operano in sette gruppi:

44:4.2 (503.2) 1. Preservatori di pensieri. Questi sono gli artigiani dediti alla preservazione dei pensieri superiori dei regni. Sui mondi morontiali essi tesaurizzano fedelmente le gemme della funzione mentale. Prima di venire su Urantia per la prima volta, io ho esaminato dei documenti ed ho ascoltato delle trasmissioni circa l’ideazione di alcune delle grandi menti di questo pianeta. I registratori del pensiero preservano queste nobili idee nella lingua di Uversa.

44:4.3 (503.3) Ogni superuniverso ha il proprio linguaggio, una lingua parlata dalle sue personalità e prevalente in tutti i suoi settori. Nel nostro superuniverso essa è conosciuta come la lingua di Uversa. Anche ogni universo locale ha un proprio linguaggio. Tutti gli ordini superiori di Nebadon sono bilingui, poiché parlano sia la lingua di Nebadon che quella di Uversa. Quando due individui provenienti da universi locali differenti s’incontrano, comunicano nella lingua di Uversa; se tuttavia uno di loro viene da un altro superuniverso, essi devono ricorrere ad un traduttore. Nell’universo centrale c’è poca necessità di un linguaggio; vi esiste una comprensione perfetta e pressoché completa. Là, solamente gli Dei non sono pienamente compresi. Ci viene insegnato che un incontro casuale in Paradiso rivela maggior reciproca comprensione di quanta potrebbe essere comunicata da una lingua mortale in mille anni. Anche su Salvington noi “conosciamo così come siamo conosciuti”.

44:4.4 (503.4) Nelle sfere morontiali e spirituali la capacità di tradurre il pensiero in linguaggio oltrepassa la comprensione dei mortali. La nostra velocità nel condensare il pensiero in una registrazione permanente può essere talmente accelerata dai registratori esperti che l’equivalente di più di mezzo milione di parole o di simboli mentali può essere registrato in un minuto del tempo di Urantia. Questi linguaggi degli universi sono di gran lunga più ricchi di quelli dei mondi in evoluzione. I simboli concettuali di Uversa comprendono più di un miliardo di caratteri, sebbene l’alfabeto base contenga solo settanta simboli. La lingua di Nebadon non è affatto così elaborata; i suoi simboli base, o alfabetici, sono quarantotto.

44:4.5 (503.5) 2. Registratori di concetti. Questo secondo gruppo di registratori si occupa della preservazione delle immagini concettuali, dei modelli delle idee. Questa è una forma di registrazione permanente sconosciuta sui regni materiali, e con questo metodo io posso acquisire in un’ora del vostro tempo più conoscenza di quanta voi ne potreste acquisire in cento anni di studio nella lingua scritta ordinaria.

44:4.6 (503.6) 3. Registratori d’ideogrammi. Noi possediamo l’equivalente sia della vostra parola scritta che parlata, ma per preservare il pensiero impieghiamo generalmente la raffigurazione concettuale e le tecniche ideografiche. Coloro che preservano gli ideogrammi possono migliorare mille volte il lavoro dei registratori di concetti.

44:4.7 (503.7) 4. Promotori d’eloquenza. Questo gruppo di registratori è occupato nel compito di preservare il pensiero per riprodurlo con l’arte oratoria. Ma nel linguaggio di Nebadon, in un discorso di mezz’ora noi potremmo esporre il contenuto dell’intera vita di un mortale di Urantia. La vostra sola speranza di comprendere queste operazioni è di soffermarvi a considerare la tecnica del vostro disordinato e mutilato sognare — il modo in cui potete in pochi secondi attraversare anni d’esperienza in queste fantasie notturne.

44:4.8 (503.8) L’arte oratoria del mondo spirituale è uno dei piaceri straordinari che attendono voi che avete ascoltato soltanto i discorsi rozzi e stentati di Urantia. Vi sono armonia musicale ed eufonia espressiva nei discorsi di Salvington e di Edentia che sono ispiranti oltre ogni descrizione. Questi vividi concetti sono come gemme di bellezza in diademi di gloria. Ma io non ci riesco! Non riesco a trasmettere alla mente umana la vastità e la profondità di queste realtà di un altro mondo!

44:4.9 (504.1) 5. I direttori di trasmissioni. Le trasmissioni del Paradiso, dei superuniversi e degli universi locali sono sotto la supervisione generale di questo gruppo di preservatori del pensiero. Essi servono da censori e da editori come pure da coordinatori del materiale da trasmettere, adattando per i superuniversi tutte le trasmissioni del Paradiso e adattando e traducendo le trasmissioni degli Antichi dei Giorni nelle singole lingue degli universi locali.

44:4.10 (504.2) Anche le trasmissioni degli universi locali devono essere modificate per essere ricevute dai sistemi e dai singoli pianeti. La trasmissione di questi rapporti spaziali è accuratamente controllata, e c’è sempre una registrazione di riscontro per confermare la corretta ricezione di ogni rapporto su ciascun mondo di un dato circuito. Questi direttori di trasmissioni sono tecnicamente esperti nell’utilizzazione delle correnti dello spazio per tutto ciò che concerne la comunicazione delle informazioni.

44:4.11 (504.3) 6. I registratori di ritmi. Gli Urantiani chiamerebbero senza dubbio poeti questi artigiani, anche se il loro lavoro è molto differente dalle vostre produzioni poetiche e le trascende quasi infinitamente. Il ritmo è meno affaticante sia per gli esseri morontiali che per quelli spirituali, e così ci si sforza frequentemente di accrescere l’efficienza, come pure di aumentare il piacere, eseguendo numerose funzioni in forma ritmica. Io vi auguro solo che possiate avere il privilegio di ascoltare qualcuna delle trasmissioni poetiche delle assemblee di Edentia e di godere la ricchezza del colore e del tono dei sommi geni della costellazione che sono maestri in questa forma squisita di autoespressione e di armonizzazione sociale.

44:4.12 (504.4) 7. I registratori morontiali. Io non saprei come descrivere alla mente materiale la funzione di questo importante gruppo di registratori del pensiero incaricato del compito di preservare le immagini d’insieme dei vari gruppi di attività morontiali e di operazioni spirituali. Detto in modo grossolano, essi sono i fotografi di gruppo dei mondi di transizione. Essi salvano per il futuro le scene e le associazioni vitali di queste epoche progressive, conservandole negli annali delle sale degli archivi morontiali.

5. I manipolatori dell’energia

44:5.1 (504.5) Questi artigiani interessanti ed efficaci si occupano di ogni specie di energia: fisica, mentale e spirituale.

44:5.2 (504.6) 1. Manipolatori dell’energia fisica. I manipolatori dell’energia fisica servono per lunghi periodi con i direttori di potere e sono esperti nella manipolazione e nel controllo di molte fasi dell’energia fisica. Essi hanno competenza nelle tre correnti basilari e nelle trenta divisioni sussidiarie dell’energia dei superuniversi. Questi esseri sono d’inestimabile aiuto per i Supervisori di Potere Morontiale dei mondi di transizione. Essi sono gli studenti perseveranti delle proiezioni cosmiche del Paradiso.

44:5.3 (504.7) 2. Manipolatori dell’energia mentale. Questi sono gli esperti d’intercomunicazione tra gli esseri morontiali e gli altri tipi di esseri intelligenti. Questa forma di comunicazione tra i mortali praticamente non esiste su Urantia. Tali artigiani sono gli specialisti che favoriscono la capacità degli esseri morontiali ascendenti di comunicare l’uno con l’altro, ed il loro lavoro comprende numerose avventure straordinarie di collegamento intellettuale che sono molto al di sopra della mia possibilità di descrizione alle menti materiali. Questi artigiani sono gli zelanti studenti dei circuiti mentali dello Spirito Infinito.

44:5.4 (505.1) 3. Manipolatori dell’energia spirituale. I manipolatori dell’energia spirituale sono un gruppo affascinante. L’energia spirituale agisce in conformità a leggi stabilite, esattamente come l’energia fisica. In altre parole, la forza spirituale, quando si studia, porta a conclusioni certe e può essere trattata con precisione, come avviene con le energie fisiche. Nel mondo spirituale vi sono leggi altrettanto certe ed affidabili quanto quelle dei regni materiali. Durante gli ultimi milioni di anni molte tecniche perfezionate per assorbire energia spirituale sono state realizzate da questi studenti delle leggi fondamentali del Figlio Eterno che governano l’energia spirituale applicata agli esseri celesti degli ordini morontiali e di altri ordini in tutti gli universi.

44:5.5 (505.2) 4. I manipolatori compositi. Questo è un gruppo avventuroso di esseri ben preparati che si dedicano all’associazione funzionale delle tre fasi originali dell’energia divina manifestate in tutti gli universi come energie fisiche, mentali e spirituali. Sono le appassionate personalità che cercano in realtà di scoprire la presenza nell’universo di Dio il Supremo, perché in tale personalità della Deità deve prodursi l’unificazione esperienziale di tutta la divinità del grande universo. Ed in una certa misura questi artigiani hanno ottenuto in tempi recenti dei successi.

44:5.6 (505.3) 5. I consiglieri dei trasporti. Questo corpo di consiglieri tecnici dei serafini trasportatori è molto competente nel collaborare con gli studenti stellari per stabilire gli itinerari e per assistere in altri modi i capi dei trasporti sui mondi dello spazio. Essi sono i supervisori del traffico delle sfere e sono presenti su tutti i pianeti abitati. Urantia è servita da un corpo di settanta consiglieri dei trasporti.

44:5.7 (505.4) 6. Gli esperti di comunicazioni. Urantia è anche servita da dodici tecnici della comunicazione interplanetaria ed interuniversale. Questi esseri di lunga esperienza sono esperti nella conoscenza delle leggi di trasmissione e d’interferenza applicate alle comunicazioni dei regni. Questo corpo si occupa di tutte le forme di messaggi spaziali, escluse quelle dei Messaggeri di Gravità e dei Messaggeri Solitari. Su Urantia gran parte del loro lavoro deve essere compiuto sul circuito degli arcangeli.

44:5.8 (505.5) 7. Gli insegnanti del riposo. Il riposo divino è associato alla tecnica di assorbimento dell’energia spirituale. L’energia morontiale e quella spirituale devono essere reintegrate tanto quanto l’energia fisica, ma non per le stesse ragioni. Io sono necessariamente obbligato ad impiegare esempi grossolani nei miei tentativi d’illuminarvi. Comunque sia, noi del mondo spirituale dobbiamo arrestare periodicamente le nostre attività regolari e recarci nei luoghi appropriati di ritrovo dove entriamo nel riposo divino e recuperiamo così le nostre energie esaurite.

44:5.9 (505.6) Voi riceverete le prime lezioni su queste materie quando raggiungerete i mondi delle dimore dopo che sarete divenuti esseri morontiali ed avrete cominciato a sperimentare la tecnica degli affari spirituali. Voi sapete del cerchio più interno di Havona e sapete che i pellegrini dello spazio, dopo aver attraversato i cerchi precedenti, devono essere indotti nel lungo e rivivificante riposo del Paradiso. Questa non è solo un’esigenza tecnica del transito dalla carriera del tempo al servizio dell’eternità, ma è anche una necessità, una forma di riposo indispensabile per recuperare il dispendio di energia dovuto alle ultime tappe dell’esperienza ascendente e per immagazzinare riserve di potere spirituale per lo stadio successivo della carriera senza fine.

44:5.10 (506.1) Questi manipolatori delle energie operano anche in centinaia di altri modi, troppo numerosi da catalogare, come tenere consiglio con i serafini, i cherubini e i sanobini riguardo ai modi più efficaci per assorbire energia e per mantenere gli equilibri più vantaggiosi delle forze divergenti tra cherubini attivi e sanobini passivi. Questi esperti prestano la loro assistenza in molte altre forme alle creature morontiali e spirituali nei loro sforzi per comprendere il riposo divino, che è così essenziale per l’efficace utilizzazione delle energie basilari dello spazio.

6. I modellisti e gli abbellitori

44:6.1 (506.2) Quanto vorrei conoscere il modo con cui descrivere il lavoro squisito di questi artigiani eccezionali! Ogni tentativo da parte mia di spiegare il lavoro di abbellimento spirituale non farebbe che richiamare alle menti materiali i vostri modestissimi ma meritevoli sforzi per fare le stesse cose sul vostro mondo di mente e di materia.

44:6.2 (506.3) Questo corpo, pur comprendendo più di mille suddivisioni di attività, è raggruppato nelle sette categorie maggiori seguenti:

44:6.3 (506.4) 1. Gli specialisti del colore. Sono quelli che fanno risuonare i diecimila toni di colore del riverbero spirituale in squisiti messaggi di armoniosa bellezza. A parte la percezione dei colori, non c’è nulla nell’esperienza umana che possa essere paragonato a queste attività.

44:6.4 (506.5) 2. Gli ideatori di suoni. Questi ideatori descrivono onde spirituali di diversa identità ed apprezzamento morontiale di ciò che voi chiamereste suono. Questi impulsi sono in realtà gli stupendi riflessi delle anime spirituali spoglie e gloriose delle schiere celesti.

44:6.5 (506.6) 3. Gli ideatori di emozioni. Questi elevatori e conservatori di sensazioni sono coloro che preservano i sentimenti morontiali e le emozioni divine per lo studio e l’edificazione dei figli del tempo e per ispirare ed illegiadrire i progressori morontiali e gli spiriti che avanzano.

44:6.6 (506.7) 4. Gli artisti dell’odore. Questa comparazione delle attività spirituali celesti con il riconoscimento fisico degli odori chimici è in verità infelice, ma sarebbe quasi impossibile per i mortali di Urantia comprendere tale ministero con qualsiasi altro nome. Questi artigiani creano le loro varie sinfonie per l’edificazione e il diletto dei figli della luce che progrediscono. Voi non avete nulla sulla terra che possa essere anche lontanamente paragonabile a questo tipo di magnificenza spirituale.

44:6.7 (506.8) 5. Gli abbellitori di presenze. Questi artigiani non si occupano dell’arte di abbigliarsi o della tecnica di abbellimento delle creature. Essi si dedicano alla produzione d’innumerevoli reazioni di gioia nelle singole creature morontiali e spirituali, sceneggiando i significati delle relazioni per mezzo dei valori di posizione assegnati ai differenti ordini morontiali e spirituali nell’insieme composito di tali esseri diversificati. Questi artisti dispongono degli esseri sovrammateriali come fareste voi con delle note musicali viventi, degli odori e delle scene, e li fondono poi in inni di gloria.

44:6.8 (506.9) 6. Gli ideatori del gusto. E come vi si può parlare di questi artisti! Io mi limito ad affermare che sono i miglioratori del gusto morontiale e che si sforzano anche di accrescere l’apprezzamento della bellezza affinando i sensi spirituali in evoluzione.

44:6.9 (507.1) 7. I sintetizzatori morontiali. Questi sono gli artigiani maestri che, quando tutti gli altri hanno portato i loro rispettivi contributi, aggiungono allora gli ultimi tocchi di rifinitura all’insieme morontiale, completando così una raffigurazione ispirante di ciò che è divinamente bello, un’ispirazione durevole per gli esseri spirituali ed i loro associati morontiali. Ma voi dovrete attendere la vostra liberazione dal corpo animale prima di poter cominciare a concepire le glorie artistiche e le bellezze estetiche dei mondi morontiali e spirituali.

7. Gli operatori dell’armonia

44:7.1 (507.2) Questi artisti non s’interessano né di musica, né di pittura, né di alcunché di simile, come potreste essere portati a supporre. Essi si occupano della manipolazione e dell’organizzazione delle forze e delle energie speciali che sono presenti nel mondo spirituale, ma che non sono riconosciute dai mortali. Se io avessi il minimo termine possibile di paragone tenterei di descrivere questo campo straordinario di compimento spirituale, ma io dispero — non c’è alcuna speranza di trasmettere alle menti mortali questa sfera d’arte celeste. Tuttavia, ciò che non può essere descritto può essere accennato:

44:7.2 (507.3) Bellezza, ritmo ed armonia sono intellettualmente associati e spiritualmente affini. Verità, fatti e relazioni sono intellettualmente inseparabili ed associati ai concetti filosofici di bellezza. Bontà, rettitudine e giustizia sono filosoficamente correlate e spiritualmente legate alla verità vivente e alla bellezza divina.

44:7.3 (507.4) I concetti cosmici della vera filosofia, la rappresentazione dell’arte celeste o il tentativo dei mortali di descrivere il riconoscimento umano della bellezza divina non possono mai essere veramente soddisfacenti se tale tentativo di progressione delle creature non è unificato. Queste espressioni dell’impulso divino dentro le creature in evoluzione possono essere intellettualmente vere, emotivamente belle e spiritualmente buone, ma l’anima vera dell’espressione è assente fino a quando queste realtà della verità, questi significati della bellezza e questi valori della bontà non sono unificati nell’esperienza di vita dell’artigiano, dello scienziato o del filosofo.

44:7.4 (507.5) Queste qualità divine sono perfettamente ed assolutamente unificate in Dio. Ed ogni uomo od angelo che conosce Dio possiede il potenziale di autoespressione illimitata su livelli in continuo progresso di autorealizzazione unificata, mediante la tecnica del raggiungimento senza fine della somiglianza con Dio — la fusione esperienziale nell’esperienza evoluzionaria della verità eterna, della bellezza universale e della bontà divina.

8. Aspirazioni mortali e compimenti morontiali

44:8.1 (507.6) Sebbene gli artigiani celesti non operino personalmente sui pianeti materiali quali Urantia, vengono di tanto in tanto dalla capitale del sistema ad offrire il loro aiuto agli individui dotati per natura delle razze mortali. Quando svolgono tali incarichi, questi artigiani lavorano temporaneamente sotto la supervisione degli angeli planetari del progresso. Le schiere serafiche collaborano con questi artigiani nello sforzo di assistere quegli artisti mortali che posseggono doti innate e che hanno anche degli Aggiustatori con specifica esperienza precedente.

44:8.2 (507.7) Ci sono tre fonti possibili di capacità umane specifiche: alla base esiste sempre l’attitudine naturale o innata. Un’attitudine speciale non è mai un dono arbitrario degli Dei; c’è sempre un fondamento ancestrale per ogni talento eminente. In aggiunta a questa attitudine naturale, o piuttosto supplementare alla stessa, possono essere portate in contributo le direttive dell’Aggiustatore di Pensiero in quegli individui i cui Aggiustatori interiori possono avere avuto esperienze reali e valide in questo campo su altri mondi ed in altre creature mortali. Nei casi in cui la mente umana e l’Aggiustatore interiore sono eccezionalmente abili, gli artigiani spirituali possono essere delegati ad agire come armonizzatori di questi talenti e ad assistere ed ispirare altrimenti quei mortali nella ricerca d’ideali sempre più perfetti e per tentare di migliorare la loro rappresentazione per l’edificazione del regno.

44:8.3 (508.1) Non vi sono caste tra i ranghi degli artigiani spirituali. Per quanto bassa sia la vostra origine, se avete l’attitudine e il dono dell’espressione, avrete un adeguato riconoscimento e riceverete il dovuto apprezzamento mentre vi eleverete nella scala dell’esperienza morontiale e del compimento spirituale. Non può esserci alcun ostacolo di eredità umana o alcuna carenza di ambiente terreno che la carriera morontiale non compenserà pienamente e non rimuoverà totalmente. E tutte queste soddisfazioni della riuscita artistica e dell’autorealizzazione mediante la piena espressione si compiranno grazie ai vostri sforzi personali per un avanzamento progressivo. Alla fine le aspirazioni della mediocrità evoluzionaria potranno essere realizzate. Benché gli Dei non conferiscano arbitrariamente talenti e attitudini ai figli del tempo, provvedono per il raggiungimento della soddisfazione di tutti i loro nobili desideri e per la gratificazione di ogni ardente desiderio umano di autoespressione superna.

44:8.4 (508.2) Ma ogni essere umano dovrebbe ricordare questo: molte delle ambizioni di eccellere che affliggono i mortali nella carne non persisteranno in questi stessi mortali nella carriera morontiale e spirituale. Gli ascendenti morontiani imparano a rendere sociali i loro desideri puramente personali e le loro ambizioni egoistiche di un tempo. Ciò nonostante, quelle cose che avete così sinceramente anelato a fare sulla terra e che le circostanze vi hanno così persistentemente negato, se, dopo aver acquisito il discernimento della vera mota nella carriera morontiale, desidererete ancora farle, allora vi sarà certamente offerta ogni opportunità di soddisfare pienamente i vostri desideri a lungo accarezzati.

44:8.5 (508.3) Prima che i mortali ascendenti lascino l’universo locale per iniziare la loro carriera spirituale, saranno soddisfatti in tutti i loro aneliti intellettuali, artistici e sociali o in tutte le ambizioni sincere che hanno sempre caratterizzato i loro piani d’esistenza mortale o morontiale. Questa è la conquista dell’uguaglianza nel soddisfacimento dell’autoespressione e dell’autorealizzazione, ma non il raggiungimento di uno status esperienziale identico né la completa cancellazione delle caratteristiche individuali di abilità, di tecnica e di espressione. Ma il nuovo differenziale spirituale del conseguimento esperienziale personale non sarà reso uguale ed uniforme finché non avrete completato l’ultimo cerchio della carriera di Havona. Ed allora i residenti del Paradiso fronteggeranno la necessità di aggiustarsi su quel differenziale absonito dell’esperienza personale che può essere livellato solo raggiungendo in gruppo lo status ultimo delle creature — il destino del settimo stadio spirituale dei finalitari mortali.

44:8.6 (508.4) Questa è la storia degli artigiani celesti, quel corpo cosmopolita di mirabili lavoratori che tanto contribuiscono a glorificare le sfere architettoniche con le loro rappresentazioni artistiche della bellezza divina dei Creatori Paradisiaci.

44:8.7 (508.5) [Redatto da un Arcangelo di Nebadon.]

Fascicolo 45 - L’amministrazione del sistema locale

Il Libro di Urantia

Fascicolo 45

L’amministrazione del sistema locale

45:0.1 (509.1) IL centro amministrativo di Satania è costituito da un ammasso di cinquantasette sfere architettoniche — Jerusem stessa, i sette satelliti maggiori ed i quarantanove subsatelliti. Jerusem, la capitale del sistema, ha quasi cento volte le dimensioni di Urantia, sebbene la sua gravità sia un po’ inferiore. I satelliti maggiori di Jerusem sono i sette mondi di transizione, ciascuno dei quali è circa dieci volte più grande di Urantia, mentre i sette subsatelliti di ciascuna di queste sfere di transizione hanno quasi esattamente le dimensioni di Urantia.

45:0.2 (509.2) I sette mondi delle dimore sono i sette subsatelliti del mondo di transizione numero uno.

45:0.3 (509.3) Questo intero sistema di cinquantasette mondi architettonici è illuminato, riscaldato, fornito di acqua ed alimentato di energia in modo indipendente dall’azione coordinata del Centro di Potere di Satania e dei Controllori Fisici Maestri, secondo la tecnica stabilita dell’organizzazione fisica e dei dispositivi di queste sfere espressamente create. Si prendono cura di esse fisicamente e le sostengono in altri modi anche gli spornagia nativi.

1. I mondi culturali di transizione

45:1.1 (509.4) I sette mondi maggiori che ruotano attorno a Jerusem sono generalmente conosciuti come le sfere culturali di transizione. I loro governanti sono designati di tanto in tanto dal consiglio esecutivo supremo di Jerusem. Queste sfere sono numerate e denominate come segue:

45:1.2 (509.5) Numero 1. Il Mondo Finalitario. Questa è la sede del corpo finalitario del sistema locale ed è circondata dai mondi d’accoglienza, i sette mondi delle dimore, totalmente consacrati al piano d’ascensione dei mortali. Il mondo finalitario è accessibile agli abitanti di tutti i sette mondi delle dimore. I serafini trasportatori portano le personalità ascendenti avanti e indietro in questi pellegrinaggi, che hanno il fine di coltivare la loro fede nel destino ultimo dei mortali di transizione. Sebbene i finalitari e le loro strutture non siano di solito percepibili alla vista morontiale, voi sarete più che emozionati quando, di tanto in tanto, i trasformatori dell’energia ed i Supervisori di Potere Morontiale vi renderanno capaci di dare un rapido sguardo a queste alte personalità spirituali che hanno effettivamente completato l’ascensione al Paradiso, e che sono ritornate sugli stessi mondi in cui voi state cominciando questo lungo viaggio come dimostrazione della certezza che avete la facoltà ed il potere di portare a termine questa stupenda impresa. Tutti gli ospiti dei mondi delle dimore si recano sulla sfera finalitaria almeno una volta l’anno per queste assemblee di visualizzazione dei finalitari.

45:1.3 (510.1) Numero 2. Il Mondo Morontiale. Questo pianeta è la sede dei supervisori della vita morontiale ed è circondato dalle sette sfere sulle quali i capi morontiali preparano i loro associati ed assistenti, sia esseri morontiali che mortali ascendenti.

45:1.4 (510.2) Passando per i sette mondi delle dimore voi progredirete anche attraverso queste sfere culturali e sociali di crescente contatto con la morontia. Quando avanzerete dal primo al secondo mondo delle dimore, vi sarà concesso di visitare la sede di transizione numero 2, il mondo morontiale, e così via. E quando vi trovate su una di queste sei sfere culturali, voi potete, su invito, visitare ed osservare uno qualsiasi dei sette mondi circostanti di attività collettive associate.

45:1.5 (510.3) Numero 3. Il Mondo Angelico. Questa è la sede di tutte le schiere serafiche impegnate nelle attività del sistema ed è circondata dai sette mondi di preparazione e d’istruzione angelica. Queste sono le sfere serafiche sociali.

45:1.6 (510.4) Numero 4. Il Mondo dei Superangeli. Questa sfera è la sede in Satania dei Brillanti Astri della Sera e di un vasto concorso di esseri coordinati e quasi coordinati. I sette satelliti di tale mondo sono assegnati ai sette gruppi maggiori di questi esseri celesti non denominati.

45:1.7 (510.5) Numero 5. Il Mondo dei Figli. Questo pianeta è il quartier generale dei Figli divini di ogni ordine, compresi i figli trinitizzati da creature. I sette mondi che lo circondano sono riservati a certi singoli raggruppamenti di questi figli divinamente collegati.

45:1.8 (510.6) Numero 6. Il Mondo dello Spirito. Questa sfera funge da luogo d’incontro del sistema per le alte personalità dello Spirito Infinito. I sette satelliti che la circondano sono assegnati ai singoli gruppi di questi diversi ordini. Ma sul mondo di transizione numero sei non c’è alcuna rappresentazione dello Spirito, né si potrà osservare una tale presenza sulle capitali dei sistemi; la Divina Ministra di Salvington è ovunque in Nebadon.

45:1.9 (510.7) Numero 7. Il Mondo del Padre. Questa è la sfera silenziosa del sistema. Nessun gruppo di esseri vi è domiciliato. Il grande tempio della luce occupa una posizione centrale, ma non vi si può discernere nessuno all’interno. Tutti gli esseri di tutti i mondi del sistema sono i benvenuti come adoratori.

45:1.10 (510.8) I sette satelliti che circondano il mondo del Padre sono variamente utilizzati nei differenti sistemi. In Satania sono attualmente impiegati come sfere di detenzione per i gruppi internati della ribellione di Lucifero. La capitale della costellazione, Edentia, non ha mondi prigione analoghi; i pochi serafini e cherubini che sono passati con i rivoltosi nella ribellione di Satania sono stati imprigionati da lungo tempo su questi mondi d’isolamento di Jerusem.

45:1.11 (510.9) Come ospiti temporanei del settimo mondo delle dimore, voi avrete accesso al settimo mondo di transizione, la sfera del Padre Universale, e vi sarà anche consentito di visitare i mondi prigione di Satania che circondano questo pianeta in cui sono attualmente confinati Lucifero e la maggior parte delle personalità che l’hanno seguito nella ribellione contro Micael. Questo triste spettacolo si è potuto osservare durante le epoche recenti e continuerà a servire da avvertimento solenne per tutto Nebadon, fino a quando gli Antichi dei Giorni avranno giudicato il peccato di Lucifero e dei suoi associati caduti che respinsero l’offerta di salvezza di Micael, loro Padre nell’universo.

2. Il sovrano del sistema

45:2.1 (511.1) Il capo esecutivo di un sistema locale di mondi abitati è un Figlio Lanonandek primario, il Sovrano del Sistema. Nel nostro universo locale a questi sovrani sono affidate ampie responsabilità esecutive, prerogative personali fuori del comune. Non tutti gli universi, anche in Orvonton, sono organizzati in modo da permettere ai Sovrani di Sistema di esercitare tali poteri insolitamente ampi di discrezione personale nella direzione degli affari del sistema. Ma in tutta la storia di Nebadon questi esecutivi senza vincoli hanno manifestato slealtà solamente tre volte. La ribellione di Lucifero nel sistema di Satania è stata l’ultima e la più estesa di tutte.

45:2.2 (511.2) In Satania, anche dopo questa disastrosa sollevazione, non è stato fatto assolutamente alcun cambiamento nella tecnica di amministrazione del sistema. L’attuale Sovrano del Sistema possiede tutto il potere ed esercita tutta l’autorità che erano stati conferiti al suo indegno predecessore, salvo per certe materie poste ora sotto la supervisione dei Padri della Costellazione e che gli Antichi dei Giorni non hanno ancora pienamente riaffidato a Lanaforge, il successore di Lucifero.

45:2.3 (511.3) L’attuale capo di Satania è un benevolo e brillante governante, ed è un sovrano a prova di ribellione. Quando serviva come Sovrano di Sistema assistente, Lanaforge fu fedele a Micael nel corso di una precedente sollevazione nell’universo di Nebadon. Questo potente e brillante Signore di Satania è un amministratore provato e sperimentato. All’epoca della seconda ribellione sistemica in Nebadon, quando il Sovrano del Sistema sbagliò e cadde nelle tenebre, Lanaforge, primo assistente del capo deviato, prese le redini del governo e diresse gli affari del sistema in modo tale che un numero relativamente contenuto di personalità andarono perdute tanto sui mondi sede che sui pianeti abitati di quello sfortunato sistema. Lanaforge ha l’onore di essere il solo Figlio Lanonandek primario in tutto Nebadon ad aver funzionato così lealmente al servizio di Micael ed in presenza stessa del fallimento di suo fratello che aveva autorità superiore e rango preminente. Lanaforge non sarà probabilmente trasferito da Jerusem prima che tutti gli effetti dell’antica follia siano stati debellati e le conseguenze della ribellione siano state eliminate da Satania.

45:2.4 (511.4) Anche se non tutti gli affari dei mondi isolati di Satania sono stati riaffidati alla sua giurisdizione, Lanaforge mostra un grande interesse al loro benessere e visita frequentemente Urantia. Come negli altri sistemi normali, il Sovrano presiede il consiglio sistemico dei governanti di mondi, i Principi Planetari ed i governatori generali residenti dei mondi isolati. Questo consiglio planetario si riunisce di tanto in tanto sulla capitale del sistema — “Quando i Figli di Dio si riuniscono”.

45:2.5 (511.5) Una volta alla settimana, ogni dieci giorni su Jerusem, il Sovrano tiene un conclave con un gruppo dei vari ordini di personalità domiciliate sul mondo capitale. Questi sono i momenti piacevoli e privi di formalità di Jerusem e sono occasioni indimenticabili. Su Jerusem regna una fratellanza estrema tra tutti i vari ordini di esseri e tra ciascuno di questi gruppi ed il Sovrano del Sistema.

45:2.6 (511.6) Queste assemblee straordinarie avvengono sul mare di vetro, il grande campo di riunioni della capitale del sistema. Si tratta di occasioni puramente sociali e spirituali; non vi si discute mai nulla concernente l’amministrazione planetaria o il piano d’ascensione. In questi momenti i mortali ascendenti si riuniscono semplicemente per il loro piacere e per incontrare i loro compagni Jerusemiti. I gruppi che non sono intrattenuti dal Sovrano in queste ricreazioni settimanali s’incontrano nei loro quartieri generali.

3. Il governo del sistema

45:3.1 (512.1) Il capo esecutivo di un sistema locale, il Sovrano del Sistema, è sempre supportato da due o tre Figli Lanonandek, che funzionano da primo e secondo assistente. Ma attualmente il sistema di Satania è amministrato da un personale di sette Lanonandek:

45:3.2 (512.2) 1. Il Sovrano del Sistema — Lanaforge, numero 2.709 dell’ordine primario e successore dell’apostata Lucifero.

45:3.3 (512.3) 2. Il primo Sovrano assistente — Mansurotia, numero 17.841 dei Lanonandek terziari. Egli fu inviato a Satania assieme a Lanaforge.

45:3.4 (512.4) 3. Il secondo Sovrano assistente — Sadib, numero 271.402 dell’ordine terziario. Anche Sadib venne a Satania con Lanaforge.

45:3.5 (512.5) 4. Il custode del sistema — Holdant, numero 19 del corpo terziario, il detentore e controllore di tutti gli spiriti internati al di sopra dell’ordine dell’esistenza mortale. Anche Holdant venne a Satania con Lanaforge.

45:3.6 (512.6) 5. L’archivista del sistema — Vilton, segretario del ministero Lanonandek di Satania, numero 374 del terzo ordine. Vilton era un membro del gruppo iniziale di Lanaforge.

45:3.7 (512.7) 6. Il direttore di conferimento — Fortant, numero 319.847 delle riserve dei Lanonandek secondari e direttore temporaneo di tutte le attività universali trapiantate su Jerusem dopo il conferimento di Micael su Urantia. Fortant è stato assegnato al personale di Lanaforge da millenovecento anni del tempo di Urantia.

45:3.8 (512.8) 7. L’alto consigliere — Hanavard, numero 67 dei Figli Lanonandek primari e membro del corpo superiore di consiglieri e di coordinatori universali. Egli agisce come presidente in funzione del consiglio esecutivo di Satania. Hanavard è il dodicesimo di quest’ordine a servire a tale titolo su Jerusem dopo la ribellione di Lucifero.

45:3.9 (512.9) Questo gruppo esecutivo di sette Lanonandek costituisce l’amministrazione allargata d’emergenza resasi necessaria dalle conseguenze della ribellione di Lucifero. Su Jerusem vi sono solo tribunali minori poiché il sistema è un’unità amministrativa e non giudiziaria, ma l’amministrazione Lanonandek è supportata dal consiglio esecutivo di Jerusem, il corpo consultivo supremo di Satania. Questo consiglio è composto di dodici membri:

45:3.10 (512.10) 1. Hanavard, il presidente Lanonandek.

45:3.11 (512.11) 2. Lanaforge, il Sovrano del Sistema.

45:3.12 (512.12) 3. Mansurotia, il primo Sovrano assistente.

45:3.13 (512.13) 4. Il capo dei Melchizedek di Satania.

45:3.14 (512.14) 5. Il direttore in funzione dei Portatori di Vita di Satania.

45:3.15 (512.15) 6. Il capo dei finalitari di Satania.

45:3.16 (512.16) 7. L’Adamo originale di Satania, il capo supervisore dei Figli Materiali.

45:3.17 (512.17) 8. Il direttore delle schiere serafiche di Satania.

45:3.18 (512.18) 9. Il capo dei controllori fisici di Satania.

45:3.19 (512.19) 10. Il direttore dei Supervisori di Potere Morontiale del sistema.

45:3.20 (513.1) 11. Il direttore in funzione delle creature intermedie del sistema.

45:3.21 (513.2) 12. Il capo in funzione del corpo dei mortali ascendenti.

45:3.22 (513.3) Questo consiglio sceglie periodicamente tre membri per rappresentare il sistema locale nel consiglio supremo della capitale dell’universo, ma questa rappresentanza è sospesa a causa della ribellione. Satania ha ora un osservatore nella capitale dell’universo locale, ma dal conferimento di Micael il sistema ha ripreso l’elezione dei dieci membri per il corpo legislativo di Edentia.

4. I ventiquattro consiglieri

45:4.1 (513.4) Su Jerusem, al centro dei sette cerchi angelici di residenza, si trova la sede del consiglio consultivo di Urantia, i ventiquattro consiglieri. Giovanni l’Evangelista li chiamò i ventiquattro anziani: “E attorno al trono c’erano ventiquattro seggi, e sui seggi ho visto ventiquattro anziani seduti, vestiti di bianco.” Il trono al centro di questo gruppo è il seggio di giudizio dell’arcangelo presidente, il trono dell’appello nominativo alla risurrezione di misericordia e di giustizia per tutto Satania. Questo seggio di giudizio è sempre stato su Jerusem, ma i ventiquattro seggi che lo circondano furono installati solo millenovecento anni fa, subito dopo che Cristo Micael fu elevato alla piena sovranità di Nebadon. Questi ventiquattro consiglieri sono i suoi agenti personali su Jerusem, ed hanno l’autorità di rappresentare il Figlio Maestro in tutte le materie concernenti gli appelli nominativi di Satania ed in molte altre fasi del piano d’ascensione dei mortali sui mondi isolati del sistema. Essi sono gli agenti designati per eseguire le richieste speciali di Gabriele e i mandati inusuali di Micael.

45:4.2 (513.5) Questi ventiquattro consiglieri sono stati reclutati tra le otto razze di Urantia, e gli ultimi di tale gruppo furono riuniti all’epoca dell’appello di risurrezione fatto da Micael millenovecento anni fa. Questo consiglio consultivo di Urantia è costituito dai seguenti membri:

45:4.3 (513.6) 1. Onagar, la mente maestra dell’era anteriore al Principe Planetario, che guidò i suoi compagni all’adorazione del “Donatore di Respiro”.

45:4.4 (513.7) 2. Mansant, il grande maestro dell’era posteriore al Principe Planetario su Urantia, che indirizzò i suoi simili alla venerazione de “La Grande Luce”.

45:4.5 (513.8) 3. Onamonalonton, un antichissimo capo degli uomini rossi, che guidò questa razza dall’adorazione di molti dei alla venerazione de “Il Grande Spirito”.

45:4.6 (513.9) 4. Orlandof, un principe degli uomini blu e loro guida nel riconoscimento della divinità de “Il Capo Supremo”.

45:4.7 (513.10) 5. Porshunta, l’oracolo dell’estinta razza arancione e capo di questo popolo nell’adorazione de “Il Grande Maestro”.

45:4.8 (513.11) 6. Singlangton, il primo degli uomini gialli ad istruire e condurre il suo popolo al culto de “L’Unica Verità” invece di molte. Migliaia di anni fa gli uomini gialli sapevano del Dio unico.

45:4.9 (513.12) 7. Fantad, il liberatore degli uomini verdi dalle tenebre e loro guida nell’adorazione de “La Sorgente Unica della Vita”.

45:4.10 (513.13) 8. Orvonon, l’illuminatore delle razze indaco e loro capo nel servire un tempo “Il Dio degli Dei”.

45:4.11 (514.1) 9. Adamo, lo screditato ma riabilitato padre planetario di Urantia, un Figlio Materiale di Dio che fu relegato nelle sembianze della carne mortale, ma che sopravvisse e fu successivamente elevato a questa posizione per decreto di Micael.

45:4.12 (514.2) 10. Eva, la madre della razza viola di Urantia, che subì con il suo compagno la punizione del fallimento e che fu anch’essa riabilitata con lui ed incaricata a servire con questo gruppo di sopravviventi mortali.

45:4.13 (514.3) 11. Enoch, il primo dei mortali di Urantia a fondersi con l’Aggiustatore di Pensiero durante la vita mortale nella carne.

45:4.14 (514.4) 12. Mosè, l’emancipatore di un residuo della razza viola sommersa e lo stimolatore della rinascita dell’adorazione del Padre Universale sotto il nome de “Il Dio d’Israele”.

45:4.15 (514.5) 13. Elia, un’anima trasferita di brillante compimento spirituale durante l’era posteriore al Figlio Materiale.

45:4.16 (514.6) 14. Machiventa Melchizedek, il solo Figlio di quest’ordine che si sia conferito alle razze di Urantia. Sebbene ancora annoverato come un Melchizedek, egli è divenuto “per sempre un ministro degli Altissimi”, assumendo per l’eternità l’incarico di servire come un ascendente mortale, avendo soggiornato su Urantia nelle sembianze della carne mortale a Salem al tempo di Abramo. Questo Melchizedek è stato proclamato in seguito Principe Planetario vicegerente di Urantia con sede su Jerusem e con autorità per agire in nome di Micael, che è effettivamente il Principe Planetario del mondo in cui ha effettuato il suo conferimento terminale in forma umana. Malgrado ciò, Urantia è ancora sotto la supervisione di governatori generali residenti successivi, facenti parte dei ventiquattro consiglieri.

45:4.17 (514.7) 15. Giovanni il Battista, il precursore della missione di Micael su Urantia e, nella carne, lontano cugino del Figlio dell’Uomo.

45:4.18 (514.8) 16. 1-2-3 il Primo, il capo delle creature intermedie leali al servizio di Gabriele all’epoca del tradimento di Caligastia, elevato a questa posizione da Micael subito dopo l’acquisizione della sua sovranità incondizionata.

45:4.19 (514.9) Per il momento, su richiesta di Gabriele, queste personalità selezionate sono esentate dal regime d’ascensione, e noi non abbiamo idea di quanto a lungo potranno servire in questa funzione.

45:4.20 (514.10) I seggi numero 17, 18, 19 e 20 non sono occupati in permanenza. Essi sono occupati temporaneamente con il consenso unanime dei sedici membri permanenti, essendo tenuti disponibili per essere assegnati successivamente a mortali ascendenti della presente era posteriore al conferimento di Micael su Urantia.

45:4.21 (514.11) I numeri 21, 22, 23 e 24 sono occupati temporaneamente in modo analogo, essendo tenuti di riserva per i grandi insegnanti di altre ere susseguenti che seguiranno indubbiamente l’era presente. Si possono prevedere per Urantia delle ere di Figli Magistrali e di Figli Istruttori e le ere di luce e vita, indipendentemente da visitazioni inattese di Figli divini che potranno o meno avvenire.

5. I Figli Materiali

45:5.1 (514.12) Le grandi divisioni della vita celeste hanno i loro quartieri generali e le loro immense riserve su Jerusem, compresi i vari ordini di Figli divini, di spiriti elevati, di superangeli, di angeli e di creature intermedie. La dimora centrale di questo meraviglioso settore è il grande tempio dei Figli Materiali.

45:5.2 (515.1) Il dominio degli Adami è il centro d’attrazione di tutti i nuovi arrivati su Jerusem. È un’area enorme comprendente mille centri, anche se ogni famiglia di Figli e di Figlie Materiali vive in un luogo suo proprio fino al momento della partenza dei suoi membri per servire sui mondi evoluzionari dello spazio o fino a quando iniziano la carriera d’ascensione al Paradiso.

45:5.3 (515.2) Questi Figli Materiali sono il tipo più elevato degli esseri a riproduzione sessuale che s’incontra sulle sfere educative degli universi in evoluzione. Ed essi sono veramente materiali; anche gli Adami e le Eve Planetari sono chiaramente visibili alle razze mortali dei mondi abitati. Questi Figli Materiali sono l’ultimo anello fisico della catena di personalità che si estende dalla divinità e dalla perfezione in alto fino all’umanità e all’esistenza materiale in basso. Questi Figli forniscono ai mondi abitati un intermediario reciprocamente contattabile tra il Principe Planetario invisibile e le creature materiali dei regni.

45:5.4 (515.3) Nell’ultimo censimento millenario su Salvington sono stati registrati in Nebadon 161.432.840 Figli e Figlie Materiali con status di cittadinanza nelle capitali dei sistemi locali. Il numero di Figli Materiali varia nei differenti sistemi e si accresce costantemente per riproduzione naturale. Nell’esercizio delle loro funzioni riproduttive essi non sono interamente guidati dai desideri individuali delle personalità con cui sono in contatto, ma anche dai corpi dirigenti e dai consigli consultivi superiori.

45:5.5 (515.4) Questi Figli e Figlie Materiali sono gli abitanti permanenti di Jerusem e dei suoi mondi associati. Essi occupano vaste aree su Jerusem e partecipano largamente alla direzione locale della sfera capitale, amministrando praticamente tutti gli affari correnti con l’aiuto degli intermedi e degli ascendenti.

45:5.6 (515.5) Su Jerusem a questi Figli riproduttori è consentito sperimentare gli ideali di autogoverno alla maniera dei Melchizedek, ed essi stanno raggiungendo un tipo di società molto elevato. Gli ordini superiori di filiazione si riservano il diritto di veto nel regno, ma in quasi tutti gli aspetti gli Adamiti di Jerusem si autogovernano per suffragio universale e con un governo rappresentativo. Essi sperano che sia loro concessa un giorno un’autonomia praticamente completa.

45:5.7 (515.6) Il carattere del servizio dei Figli Materiali è largamente determinato dalla loro età. Anche se non hanno i requisiti per l’ammissione all’Università Melchizedek di Salvington — essendo materiali e generalmente limitati a certi pianeti — tuttavia i Melchizedek mantengono importanti corpi insegnanti nella capitale di ogni sistema per istruire le generazioni più giovani di Figli Materiali. I sistemi di formazione educativa e spirituale previsti per lo sviluppo dei Figli e delle Figlie Materiali più giovani rappresentano l’apice della perfezione per vastità, tecnica ed applicazione pratica.

6. L’educazione Adamica degli ascendenti

45:6.1 (515.7) I Figli e le Figlie Materiali, unitamente ai loro figli, presentano uno spettacolo affascinante che non manca mai di suscitare la curiosità e di attirare l’attenzione di tutti i mortali ascendenti. Essi sono talmente simili alle vostre razze umane sessuate che entrambi troverete un grande interesse in comune nello scambiare le vostre idee e nell’occupare il vostro tempo in contatti fraterni.

45:6.2 (515.8) Sulla capitale del sistema i sopravviventi mortali trascorrono molto del loro tempo libero ad osservare e a studiare le abitudini di vita ed il comportamento di queste creature semifisiche sessuate superiori, poiché questi cittadini di Jerusem sono i sostenitori ed i mentori diretti dei sopravviventi mortali dal momento in cui raggiungono la cittadinanza sul mondo capitale fino a quando partono per Edentia.

45:6.3 (516.1) Sui sette mondi delle dimore sono offerte ai mortali ascendenti ampie opportunità per compensare tutte le privazioni esperienziali sofferte sui loro mondi d’origine, siano esse dovute ad ereditarietà, all’ambiente o alla sfortunata fine prematura della carriera nella carne. Questo è vero in ogni senso, salvo che per la vita mortale sessuata e per i suoi aggiustamenti conseguenti. Migliaia di mortali giungono sui mondi delle dimore senza avere particolarmente beneficiato delle discipline derivanti da relazioni sessuali normali sulla loro sfera natale. L’esperienza del mondo delle dimore può offrire scarse opportunità di compensare queste privazioni molto personali. L’esperienza sessuale in senso fisico è finita per questi ascendenti, ma in stretta associazione con i Figli e le Figlie Materiali, sia individualmente che come membri delle loro famiglie, questi mortali mancanti di esperienze sessuali sono messi in condizione di compensare gli aspetti sociali, intellettuali, emotivi e spirituali delle loro deficienze. Così tutti gli umani che le circostanze od un errore di giudizio hanno privato dei benefici di una relazione sessuale vantaggiosa sui mondi evoluzionari, qui sulle capitali sistemiche dispongono della piena opportunità di acquisire queste esperienze mortali essenziali in stretta ed affettuosa associazione con le creature celesti adamiche sessuate che hanno residenza permanente sulle capitali di sistema.

45:6.4 (516.2) Nessun mortale sopravvivente, intermedio o serafino può ascendere al Paradiso, raggiungere il Padre ed essere arruolato nel Corpo della Finalità senza essere passato per l’esperienza sublime di conseguire una relazione di genitore con un figlio in evoluzione dei mondi o per qualche altra esperienza analoga ed equivalente. La relazione tra genitore e figlio è fondamentale per il concetto essenziale della relazione tra il Padre Universale ed i suoi figli dell’universo. Perciò una tale esperienza diviene indispensabile per l’educazione esperienziale di tutti gli ascendenti.

45:6.5 (516.3) Le creature intermedie ascendenti ed i serafini evoluzionari devono passare per questa esperienza di genitori in associazione con i Figli e le Figlie Materiali della capitale del sistema. In tal modo questi ascendenti non riproduttori acquisiscono l’esperienza di genitori aiutando gli Adami e le Eve di Jerusem ad allevare ed educare la loro progenie.

45:6.6 (516.4) Anche tutti i sopravviventi mortali che non hanno avuto esperienza di genitori sui mondi evoluzionari devono acquisire questa educazione necessaria mentre soggiornano nelle dimore dei Figli Materiali di Jerusem e come genitori associati di questi splendidi padri e madri. E ciò avviene a meno che i mortali non abbiano già potuto compensare le loro deficienze nell’asilo del sistema situato sul primo mondo di cultura di transizione di Jerusem.

45:6.7 (516.5) Questo asilo probatorio di Satania è condotto da certe personalità morontiali sul mondo dei finalitari, dove metà del pianeta si dedica a questo lavoro di allevare bambini. Qui sono accolti e riuniti certi figli dei mortali sopravviventi, come i bambini che sono morti nei mondi evoluzionari prima d’aver acquisito lo status spirituale d’individui. L’ascensione di uno dei suoi genitori naturali garantisce ad un tale bambino mortale dei regni che gli sarà accordata la ripersonalizzazione sul pianeta finalitario del sistema e che là gli sarà permesso di dimostrare con il successivo libero arbitrio se decide o meno di seguire il sentiero d’ascensione mortale del genitore. Qui i bambini paiono come sul loro mondo natale, eccetto che per l’assenza della differenziazione sessuale. Non c’è più riproduzione di tipo mortale dopo l’esperienza di vita sui mondi abitati.

45:6.8 (517.1) Gli studenti del mondo delle dimore che hanno uno o più figli nell’asilo probatorio sul mondo dei finalitari e che mancano dell’esperienza essenziale di genitori, possono chiedere ai Melchizedek l’autorizzazione di essere temporaneamente trasferiti dai compiti d’ascensione dei mondi delle dimore al mondo dei finalitari, dove sarà loro assicurata l’opportunità di operare come genitori associati dei loro stessi figli e di altri figli. Questo servizio in qualità di genitori può essere riconosciuto più tardi su Jerusem come il compimento di metà della preparazione alla quale tali ascendenti devono sottoporsi nelle famiglie dei Figli e delle Figlie Materiali.

45:6.9 (517.2) L’asilo probatorio stesso è sotto la supervisione di mille coppie di Figli e Figlie Materiali, volontari provenienti dalla colonia del loro ordine su Jerusem. Essi hanno per assistenti diretti un numero quasi uguale di gruppi di genitori midsoniti volontari, che si fermano qui per svolgere questo servizio sul loro cammino dal mondo midsonito di Satania al destino non rivelato sui mondi espressamente loro riservati tra le sfere finalitarie di Salvington.

7. Le scuole Melchizedek

45:7.1 (517.3) I Melchizedek sono i direttori di quel corpo numeroso d’istruttori — creature dotate di volontà parzialmente spiritualizzate ed altre — che operano in modo così soddisfacente su Jerusem e sui suoi mondi associati, ma specialmente sui sette mondi delle dimore. Questi sono i pianeti in cui sono trattenuti i mortali che non sono riusciti a fondersi con il loro Aggiustatore interiore durante la vita nella carne, e dove sono ricostituiti in una forma provvisoria per ricevere un aiuto supplementare e per beneficiare di nuove opportunità di proseguire i loro sforzi di compimento spirituale, gli stessi sforzi che sono stati prematuramente interrotti dalla morte. Se per qualche altra ragione di problemi ereditari, di ambiente sfavorevole o di concorso di circostanze, questo compimento dell’anima non è stato completato, quale che sia la ragione, tutti coloro che sono sinceri nelle intenzioni e spiritualmente meritevoli si ritrovano, in quanto tali, presenti sui pianeti di prosecuzione, dove devono imparare a dominare i fattori essenziali della carriera eterna, ad impadronirsi delle qualità che non sono riusciti ad acquisire, o che non hanno acquisito, durante la loro vita nella carne.

45:7.2 (517.4) I Brillanti Astri della Sera (ed i loro coordinati non denominati) servono frequentemente come insegnanti nelle varie attività educative dell’universo, comprese quelle patrocinate dai Melchizedek. Anche i Figli Istruttori Trinitari collaborano, ed aggiungono il tocco della perfezione paradisiaca a queste scuole di preparazione progressiva. Ma tutte queste attività non sono consacrate esclusivamente all’avanzamento dei mortali ascendenti; molte si occupano anche della preparazione progressiva delle personalità spirituali native di Nebadon.

45:7.3 (517.5) I Figli Melchizedek dirigono più di trenta differenti centri educativi su Jerusem. Queste scuole di formazione cominciano con il collegio di valutazione di se stessi e finiscono con le scuole di cittadinanza di Jerusem, nelle quali i Figli e le Figlie Materiali si uniscono ai Melchizedek e ad altri nello sforzo supremo di qualificare i sopravviventi mortali all’assunzione delle alte responsabilità di un governo rappresentativo. L’intero universo è organizzato ed amministrato sul piano rappresentativo. Un governo rappresentativo è l’ideale divino di autogoverno per gli esseri non perfetti.

45:7.4 (517.6) Ogni cento anni del tempo dell’universo ciascun sistema seleziona i suoi dieci rappresentanti per partecipare all’assemblea legislativa della costellazione. Essi sono scelti dal consiglio dei mille di Jerusem, un corpo elettivo incaricato del compito di rappresentare i gruppi sistemici in tutte queste materie di delega o di nomina. Tutti i rappresentanti o gli altri delegati sono scelti dal consiglio di mille elettori e devono essere diplomati dalla scuola più avanzata del Collegio d’Amministrazione Melchizedek, come lo sono anche tutti coloro che costituiscono questo gruppo di mille elettori. Questa scuola è condotta dai Melchizedek, recentemente assistiti dai finalitari.

45:7.5 (518.1) Vi sono molti corpi elettivi su Jerusem e l’autorità è loro conferita di quando in quando da tre ordini di cittadinanza — i Figli e le Figlie Materiali, i serafini ed i loro associati, incluse le creature intermedie, e i mortali ascendenti. Per ricevere l’onore della nomina a rappresentante, un candidato deve avere acquisito il richiesto riconoscimento dalle scuole di amministrazione Melchizedek.

45:7.6 (518.2) Su Jerusem, tra questi tre gruppi di cittadini, il suffragio è universale, ma si vota in modo differenziato secondo il possesso personale di mota — la saggezza morontiale — riconosciuta e debitamente registrata. Il voto dato in un’elezione su Jerusem da ciascuna personalità ha un valore compreso tra uno e mille. I cittadini di Jerusem sono quindi classificati secondo la loro acquisizione di mota.

45:7.7 (518.3) Di tanto in tanto i cittadini di Jerusem si presentano agli esaminatori Melchizedek, che certificano la loro acquisizione di saggezza morontiale. Poi si presentano davanti al corpo esaminatore dei Brillanti Astri della Sera o di loro delegati, che accertano il grado d’intuizione spirituale. In seguito compaiono alla presenza dei ventiquattro consiglieri e loro associati, i quali giudicano il loro stato di raggiungimento esperienziale di socializzazione. Questi tre fattori sono quindi trasmessi agli archivisti di cittadinanza del governo rappresentativo, che valutano rapidamente lo status di mota ed attribuiscono le qualificazioni di suffragio corrispondenti.

45:7.8 (518.4) Sotto la supervisione dei Melchizedek i mortali ascendenti, specialmente quelli che sono in ritardo nell’unificazione della loro personalità sui nuovi livelli morontiali, sono presi in mano dai Figli Materiali e ricevono una preparazione intensiva destinata a colmare le loro carenze. Nessun mortale ascendente lascia il quartier generale del sistema per la carriera di socializzazione più estesa e varia della costellazione prima che questi Figli Materiali abbiano certificato il suo conseguimento della personalità di mota — un’individualità che congiunge l’esistenza mortale completata in associazione esperienziale con la carriera morontiale emergente, entrambe debitamente amalgamate dal supercontrollo spirituale dell’Aggiustatore di Pensiero.

45:7.9 (518.5) [Presentato da un Melchizedek con incarico temporaneo su Urantia.]

Fascicolo 46 - La capitale del sistema locale

Il Libro di Urantia

Fascicolo 46

La capitale del sistema locale

46:0.1 (519.1) JERUSEM, la capitale di Satania, è una normale capitale di un sistema locale, e a parte numerose anomalie causate dalla ribellione di Lucifero e dal conferimento di Micael su Urantia, è tipica di sfere similari. Il vostro sistema locale è passato per alcune esperienze tempestose, ma attualmente è amministrato in modo molto efficace, e con il trascorrere delle ere le conseguenze della disarmonia si stanno lentamente ma sicuramente eliminando. L’ordine e la buona volontà sono in ripristino e le condizioni su Jerusem si stanno avvicinando sempre di più allo status celeste delle vostre tradizioni, perché la capitale del sistema è veramente il cielo immaginato dalla maggior parte dei credenti religiosi del ventesimo secolo.

1. Gli aspetti fisici di Jerusem

46:1.1 (519.2) Jerusem è divisa in mille settori latitudinali e diecimila zone longitudinali. La sfera ha sette capitali maggiori e settanta centri amministrativi minori. Le sette capitali settoriali si occupano di diverse attività ed il Sovrano del Sistema è presente in ciascuna almeno una volta l’anno.

46:1.2 (519.3) Il miglio standard di Jerusem è equivalente a circa sette miglia di Urantia (11,2 chilometri). Il peso standard, il “gradant”, è formato col sistema decimale a partire dall’ultimatone completo e rappresenta circa 280 grammi del vostro peso. Il giorno di Satania equivale a tre giorni di Urantia meno un’ora, quattro minuti e quindici secondi, e rappresenta la durata della rivoluzione assiale di Jerusem. L’anno del sistema consiste di cento giorni di Jerusem. L’ora del sistema è trasmessa dai chronoldek maestri.

46:1.3 (519.4) L’energia di Jerusem è controllata in modo stupendo e circola attorno alla sfera nei canali zonali, che sono direttamente alimentati dai carichi d’energia dello spazio ed abilmente amministrati dai Controllori Fisici Maestri. La resistenza naturale al passaggio di queste energie attraverso i canali fisici di adduzione fornisce il calore necessario per la produzione della temperatura uniforme di Jerusem. A luce piena la temperatura è mantenuta a circa 21 gradi centigradi, mentre durante il periodo di recessione della luce essa scende poco al di sotto dei 10 gradi.

46:1.4 (519.5) Per voi il sistema d’illuminazione di Jerusem non dovrebbe essere così difficile da capire. Non vi sono né giorni né notti, né stagioni calde e fredde. I trasformatori di potere mantengono centomila centri dai quali vengono proiettate energie rarefatte verso l’alto attraverso l’atmosfera planetaria, subendo certe modificazioni fino a raggiungere il culmine elettrico dell’aria della sfera. Allora queste energie vengono riflesse indietro e verso il basso sotto forma di una luce dolce, filtrata ed uniforme, quasi con l’intensità della luce solare di Urantia quando il sole brilla in cielo alle dieci del mattino.

46:1.5 (520.1) In queste condizioni d’illuminazione, i raggi luminosi non sembrano venire da un unico punto; essi filtrano dal cielo, provenendo uniformemente da tutte le direzioni dello spazio. Questa luce è molto simile alla luce naturale del sole, salvo che contiene molto meno calore. Si comprenderà così perché i mondi capitale non sono luminosi nello spazio; anche se Jerusem fosse molto vicina ad Urantia non sarebbe visibile.

46:1.6 (520.2) I gas che riflettono questa energia luminosa dalla ionosfera superiore di Jerusem verso il suolo sono molto simili a quelli degli strati atmosferici superiori di Urantia che sono interessati dai fenomeni aurorali delle vostre cosiddette aurore boreali, anche se questi sono prodotti da cause differenti. Su Urantia è questo stesso scudo gassoso che impedisce la fuga delle onde radio terrestri, riflettendole verso terra quando urtano tale cintura gassosa nella loro traiettoria diretta verso l’esterno. In questo modo le onde radio sono trattenute vicino alla superficie mentre viaggiano attraverso l’aria intorno al vostro mondo.

46:1.7 (520.3) Questa illuminazione della sfera è mantenuta uniforme per il settantacinque per cento del giorno di Jerusem, e poi c’è una graduale recessione fino a che, al momento di minima illuminazione, la luce è all’incirca quella della vostra luna piena in una notte chiara. Questa è l’ora della quiete per tutta Jerusem. Solo le stazioni che ricevono le trasmissioni restano in funzione durante questo periodo di riposo e di ricupero.

46:1.8 (520.4) Jerusem riceve una fievole luce da parecchi soli vicini — una specie di brillante luce stellare — ma non dipende da essi. I mondi come Jerusem non sono soggetti alle vicissitudini delle perturbazioni solari, né devono confrontarsi con il problema di un sole che si sta raffreddando o che sta morendo.

46:1.9 (520.5) I sette mondi transizionali di studio ed i loro quarantanove satelliti sono riscaldati, illuminati, alimentati di energia e riforniti d’acqua secondo la tecnica di Jerusem.

2. Le caratteristiche fisiche di Jerusem

46:2.1 (520.6) Su Jerusem vi mancheranno le catene montuose accidentate di Urantia e di altri mondi evoluti poiché non vi sono né terremoti né precipitazioni, ma godrete degli stupendi altopiani e delle altre straordinarie variazioni topografiche e paesaggistiche. Enormi aree di Jerusem sono conservate allo “stato naturale” e la grandiosità di queste regioni supera di molto la portata dell’immaginazione umana.

46:2.2 (520.7) Vi sono migliaia e migliaia di piccoli laghi, ma non fiumi impetuosi né oceani estesi. Non vi sono piogge né tempeste o bufere su nessuno dei mondi architettonici, ma avviene una quotidiana precipitazione della condensazione di umidità durante il periodo di temperatura minima che accompagna la recessione della luce. (Il punto di formazione della rugiada è più alto su un mondo a tre gas che su un pianeta a due gas come Urantia.) La vita fisica delle piante ed il mondo morontiale degli esseri viventi necessitano entrambi di umidità, ma questa è largamente fornita dal sistema di circolazione d’acqua sotterraneo che si estende su tutta la sfera, sino alla sommità stessa degli altopiani. Questo sistema idrico non è interamente sotterraneo; a collegare gli splendidi laghi di Jerusem vi sono molti canali.

46:2.3 (520.8) L’atmosfera di Jerusem è una miscela di tre gas. Quest’aria è molto simile a quella di Urantia con l’aggiunta di un gas adatto alla respirazione dell’ordine di vita morontiale. Questo terzo gas non rende in alcun modo l’aria inadatta alla respirazione degli animali o delle piante degli ordini materiali.

46:2.4 (521.1) Il sistema dei trasporti è collegato con le correnti circolatorie di movimento dell’energia; queste correnti principali d’energia sono dislocate ad intervalli di sedici chilometri. Aggiustando i meccanismi fisici, gli esseri materiali del pianeta possono spostarsi ad una velocità che va da trecento ad ottocento chilometri orari. Gli uccelli trasportatori volano a circa centosessanta chilometri l’ora. I meccanismi aerei dei Figli Materiali viaggiano a circa ottocento chilometri l’ora. Gli esseri materiali e quelli da poco morontiali devono impiegare questi mezzi meccanici di trasporto, ma le personalità spirituali si spostano mediante collegamento con le forze superiori e le sorgenti spirituali dell’energia.

46:2.5 (521.2) Jerusem ed i suoi mondi associati sono dotati delle dieci divisioni standard di vita fisica caratteristiche delle sfere architettoniche di Nebadon. E poiché non c’è evoluzione organica su Jerusem, non vi sono forme antagoniste di vita, né lotta per l’esistenza, né sopravvivenza dei più forti. Esiste piuttosto un adattamento creativo che presagisce la bellezza, l’armonia e la perfezione dei mondi eterni dell’universo centrale e divino. Ed in tutta questa perfezione creativa c’è la più stupefacente mescolanza della vita fisica e morontiale, artisticamente contrapposte dagli artigiani celesti e dai loro compagni.

46:2.6 (521.3) Jerusem è veramente una pregustazione della gloria e della grandiosità del Paradiso. Ma voi non potrete mai sperare di farvi un’idea adeguata di questi gloriosi mondi architettonici mediante un tentativo di descrizione. C’è così poco che può essere comparato con qualcosa del vostro mondo, ed anche allora le cose di Jerusem trascendono talmente le cose di Urantia che il confronto è quasi grottesco. Prima di arrivare effettivamente su Jerusem difficilmente avrete avuto qualcosa di simile ad un vero concetto dei mondi celesti, ma non è così lontano il momento in cui la vostra imminente esperienza sulla capitale del sistema sarà raffrontata con il vostro arrivo futuro sulle sfere educative più lontane dell’universo, del superuniverso e di Havona.

46:2.7 (521.4) Il settore industriale o dei laboratori di Jerusem occupa un’area estesa, che gli Urantiani difficilmente riconoscerebbero poiché non ha fumaioli. Nondimeno esiste una complessa economia materiale associata a questi mondi speciali ed una perfezione di tecnica meccanica e di realizzazione fisica che sorprenderebbe i vostri chimici ed i vostri inventori più esperti, oltre a sgomentarli. E considerate che questo primo mondo di sosta nel viaggio verso il Paradiso è molto più materiale che spirituale. Durante il vostro soggiorno su Jerusem e sui suoi mondi di transizione voi siete molto più vicini alla vostra vita terrena delle cose materiali che alla vostra vita successiva d’esistenza spirituale progressiva.

46:2.8 (521.5) Il Monte Seraph è la cima più elevata di Jerusem, circa quattromilacinquecento metri, ed è il punto di partenza di tutti i serafini trasportatori. Numerosi dispositivi meccanici sono impiegati per fornire l’energia iniziale necessaria a sfuggire alla gravità planetaria e per vincere la resistenza dell’aria. Un trasporto serafico parte ogni tre secondi del tempo di Urantia durante tutto il periodo di luce e talvolta fino a ben oltre la recessione della luce. I trasportatori partono alla velocità di circa venticinque miglia standard il secondo del tempo di Urantia e raggiungono la velocità standard solo dopo essersi allontanati da Jerusem di oltre duemila miglia.

46:2.9 (521.6) I trasporti arrivano sul campo di cristallo, il cosiddetto mare di vetro. Attorno a quest’area si trovano le stazioni d’accoglienza dei vari ordini di esseri che attraversano lo spazio con il trasporto serafico. Vicino alla stazione d’accoglienza degli studenti visitatori, presso il cristallo polare, voi potrete salire sull’osservatorio madreperlaceo e guardare l’immensa mappa in rilievo di tutto il pianeta capitale.

3. Le trasmissioni di Jerusem

46:3.1 (522.1) Le trasmissioni del superuniverso e del Paradiso-Havona sono ricevute su Jerusem in collegamento con Salvington e mediante una tecnica che coinvolge il cristallo polare, il mare di vetro. Oltre ai dispositivi per la ricezione di queste comunicazioni provenienti da fuori Nebadon, vi sono tre gruppi distinti di stazioni riceventi. Questi gruppi di stazioni separate, ma disposte su tre centri, sono regolate per la ricezione di trasmissioni provenienti dai mondi locali, dalla capitale della costellazione e dalla capitale dell’universo locale. Tutti questi messaggi vengono automaticamente diffusi in modo da essere compresi da tutti i tipi di esseri presenti nell’anfiteatro centrale delle trasmissioni. Tra tutte le preoccupazioni di un mortale ascendente su Jerusem nessuna è più interessante ed avvincente di quella di ascoltare il flusso incessante dei rapporti spaziali dell’universo.

46:3.2 (522.2) Questa stazione ricevente di Jerusem è circondata da un enorme anfiteatro, costruito con materiali scintillanti per la maggior parte sconosciuti su Urantia e può contenere più di cinque miliardi di esseri — materiali e morontiali — oltre ad accogliere innumerevoli personalità spirituali. Il passatempo preferito per tutta Jerusem è trascorrere il tempo libero alla stazione delle trasmissioni per conoscere il benessere e lo stato dell’universo. E questa è la sola attività planetaria che non viene rallentata durante la regressione della luce.

46:3.3 (522.3) In questo anfiteatro di ricezione delle trasmissioni i messaggi di Salvington arrivano in continuazione. Qui vicino la parola degli Altissimi Padri della Costellazione proveniente da Edentia viene ricevuta almeno una volta il giorno. Periodicamente le trasmissioni regolari e speciali di Uversa sono ritrasmesse attraverso Salvington, e quando arrivano dei messaggi dal Paradiso tutta la popolazione si riunisce attorno al mare di vetro; e gli amici di Uversa aggiungono il fenomeno della riflettività alla tecnica delle trasmissioni del Paradiso in modo che tutto ciò che viene ascoltato diviene visibile. È in questo modo che le continue anticipazioni della crescente bellezza e magnificenza sono offerte ai sopravviventi mortali durante il loro viaggio verso l’interno nell’avventura eterna.

46:3.4 (522.4) La stazione emittente di Jerusem è situata al polo opposto della sfera. Tutte le trasmissioni destinate ai singoli mondi sono ritrasmesse dalle capitali dei sistemi ad eccezione dei messaggi di Micael, che talvolta giungono direttamente alle loro destinazioni sul circuito degli arcangeli.

4. Aree residenziali ed amministrative

46:4.1 (522.5) Porzioni considerevoli di Jerusem sono destinate ad aree residenziali, mentre altre porzioni della capitale del sistema sono assegnate alle necessarie funzioni amministrative che comprendono la supervisione degli affari di 619 sfere abitate, di 56 mondi culturali di transizione e della stessa capitale del sistema. Su Jerusem ed in Nebadon queste sistemazioni sono disposte come segue:

46:4.2 (522.6) 1. I cerchi — le aree residenziali dei non nativi.

46:4.3 (522.7) 2. I quadrati — le aree esecutive ed amministrative dei sistemi.

46:4.4 (522.8) 3. I rettangoli — i luoghi d’incontro della vita indigena inferiore.

46:4.5 (522.9) 4. I triangoli — le aree amministrative locali o di Jerusem.

46:4.6 (522.10) Questa disposizione delle attività del sistema in cerchi, quadrati, rettangoli e triangoli è comune a tutte le capitali di sistema di Nebadon. In un altro universo può prevalere una sistemazione del tutto diversa. Tali materie sono determinate dai differenti piani dei Figli Creatori.

46:4.7 (523.1) La nostra descrizione di queste aree residenziali ed amministrative non tiene conto dei vasti e bellissimi insediamenti dei Figli Materiali di Dio, i cittadini permanenti di Jerusem, e non menzioniamo nemmeno numerosi altri ordini affascinanti di creature spirituali e quasi spirituali. Ad esempio: Jerusem beneficia degli efficienti servizi degli spironga concepiti per funzionare nel sistema. Questi esseri si dedicano al ministero spirituale in favore dei residenti e dei visitatori supermateriali. Essi formano un gruppo meraviglioso di esseri splendidi ed intelligenti che sono i servitori di transizione delle creature morontiali più elevate e degli assistenti morontiali che lavorano per la conservazione e l’abbellimento di tutte le creazioni morontiali. Essi sono su Jerusem quello che le creature intermedie sono su Urantia, degli assistenti intermedi che operano tra il materiale e lo spirituale.

46:4.8 (523.2) Le capitali dei sistemi sono uniche nel senso che sono i soli mondi a presentare quasi perfettamente tutte e tre le fasi d’esistenza universale: quella materiale, quella morontiale e quella spirituale. Sia che siate una personalità materiale, morontiale o spirituale, voi vi sentirete a casa vostra su Jerusem. La stessa cosa è per gli esseri combinati, come le creature intermedie ed i Figli Materiali.

46:4.9 (523.3) Jerusem ha grandi costruzioni sia di tipo materiale che morontiale, e l’abbellimento delle zone puramente spirituali non è meno squisito e completo. Se solo avessi parole per parlarvi dei corrispondenti morontiali del meraviglioso allestimento fisico di Jerusem! Se solo potessi descrivervi la sublime magnificenza e la squisita perfezione degli arredamenti spirituali di questo mondo capitale! Il vostro concetto più fantasioso di perfezione della bellezza e di completezza dell’arredo difficilmente si avvicinerebbe a queste magnificenze. E Jerusem è solo il primo passo sulla via verso la perfezione superna della bellezza del Paradiso.

5. I cerchi di Jerusem

46:5.1 (523.4) Le riserve residenziali assegnate ai gruppi maggiori di vita universale sono denominate i cerchi di Jerusem. I gruppi di cerchi menzionati in queste esposizioni sono i seguenti:

46:5.2 (523.5) 1. I cerchi dei Figli di Dio.

46:5.3 (523.6) 2. I cerchi degli angeli e degli spiriti superiori.

46:5.4 (523.7) 3. I cerchi degli Aiuti d’Universo, compresi i figli trinitizzati da creature non assegnati ai Figli Istruttori Trinitari.

46:5.5 (523.8) 4. I cerchi dei Controllori Fisici Maestri.

46:5.6 (523.9) 5. I cerchi dei mortali ascendenti incaricati, comprese le creature intermedie.

46:5.7 (523.10) 6. I cerchi delle colonie di cortesia.

46:5.8 (523.11) 7. I cerchi del Corpo della Finalità.

46:5.9 (523.12) Ciascuno di questi raggruppamenti residenziali è costituito da sette cerchi concentrici via via più elevati. Essi sono tutti costruiti secondo lo stesso modello, ma sono di dimensioni diverse e realizzati con materiali differenti. Sono tutti contornati da muri di cinta di grandi proporzioni, che si elevano a formare ampi viali che attorniano interamente ogni gruppo di sette cerchi concentrici.

46:5.10 (524.1) 1. Cerchi dei Figli di Dio. Benché i Figli di Dio abbiano un pianeta sociale proprio, uno dei mondi di cultura di transizione, essi occupano anche questi estesi domini su Jerusem. Sul loro mondo di cultura di transizione i mortali ascendenti si mescolano liberamente con tutti gli ordini di filiazione divina. Là conoscerete personalmente ed amerete questi Figli, ma la loro vita sociale è per lo più ristretta a questo mondo speciale e ai suoi satelliti. Nei cerchi di Jerusem, tuttavia, si possono osservare all’opera questi vari gruppi di filiazione. E poiché la visione morontiale ha una portata enorme, voi potete circolare per i viali dei Figli e guardare dall’alto le misteriose attività dei loro numerosi ordini.

46:5.11 (524.2) Questi sette cerchi dei Figli sono concentrici e gradualmente più elevati in modo che ciascuno dei cerchi esterni più grandi domina quelli interni più piccoli, essendo ciascuno di essi circondato da un muro di cinta che forma passeggio pubblico. Queste mura sono costruite in gemme di cristallo di uno splendore scintillante e sono così elevate da permettere di guardare dall’alto tutti i loro rispettivi cerchi residenziali. Le numerose porte — da cinquantamila a centocinquantamila — che si aprono su ciascuna di queste mura sono fatte di singoli cristalli perlacei.

46:5.12 (524.3) Il primo cerchio del dominio dei Figli è occupato dai Figli Magistrali e dai loro gruppi personali. Qui si concentrano tutti i piani e le attività immediate dei servizi di conferimento e di giudizio di questi Figli giuridici. È ugualmente tramite questo centro che gli Avonal del sistema mantengono il contatto con l’universo.

46:5.13 (524.4) Il secondo cerchio è occupato dai Figli Istruttori Trinitari. In questo dominio sacro i Daynal ed i loro associati proseguono la preparazione dei Figli Istruttori primari appena arrivati. Ed in tutto questo lavoro essi sono abilmente assistiti da una divisione di certi coordinati dei Brillanti Astri della Sera. I figli trinitizzati da creature occupano un settore del cerchio dei Daynal. In un sistema locale sono i Figli Istruttori Trinitari che rappresentano personalmente più da vicino il Padre Universale; essi sono per lo meno esseri originati dalla Trinità. Questo secondo cerchio è un dominio di straordinario interesse per tutta la popolazione di Jerusem.

46:5.14 (524.5) Il terzo cerchio è riservato ai Melchizedek. Qui risiedono i capi del sistema che sovrintendono le attività quasi infinite di questi Figli versatili. A partire dal primo mondo delle dimore e per tutta la carriera dei mortali ascendenti su Jerusem, i Melchizedek sono i loro padri adottivi ed i loro consiglieri sempre presenti. Non sarebbe sbagliato affermare che essi sono l’influenza dominante su Jerusem all’infuori delle attività continue dei Figli e delle Figlie Materiali.

46:5.15 (524.6) Il quarto cerchio è la dimora dei Vorondadek e di tutti gli altri ordini di Figli visitatori ed osservatori che non sono alloggiati altrove. Gli Altissimi Padri della Costellazione dimorano in questo cerchio quando sono in visita d’ispezione nel sistema locale. I Perfettori di Saggezza, i Consiglieri Divini ed i Censori Universali risiedono tutti in questo cerchio quando sono in servizio nel sistema.

46:5.16 (524.7) Il quinto cerchio è la dimora dei Lanonandek, l’ordine di filiazione dei Sovrani di Sistema e dei Principi Planetari. I tre gruppi si fondono in uno quando abitano questo dominio. Le riserve del sistema sono tenute in questo cerchio, mentre il Sovrano del Sistema ha un tempio situato al centro del gruppo di costruzioni governative sulla collina dell’amministrazione.

46:5.17 (524.8) Il sesto cerchio è il luogo di soggiorno dei Portatori di Vita del sistema. Tutti gli ordini di questi Figli sono riuniti qui, e da qui partono per le loro destinazioni nei mondi.

46:5.18 (524.9) Il settimo cerchio è il luogo d’incontro dei figli ascendenti, i mortali incaricati che sono temporaneamente in funzione sulla capitale del sistema assieme alle loro consorti serafiche. Tutti gli ex mortali aventi uno status superiore a quello di cittadini di Jerusem ed inferiore a quello di finalitari sono considerati come appartenenti al gruppo che ha il suo quartier generale in questo cerchio.

46:5.19 (525.1) Queste riserve circolari dei Figli occupano un’area enorme e fino a millenovecento anni fa esisteva un grande spazio libero al suo centro. Questa zona centrale è ora occupata dal monumento commemorativo di Micael, completato circa cinquecento anni or sono. Quattrocentonovantacinque anni fa, quando questo tempio fu consacrato, Micael era presente di persona, e tutta Jerusem ascoltò la storia commovente del conferimento del Figlio Maestro su Urantia, il pianeta più insignificante di Satania. Il monumento commemorativo di Micael è ora il centro di tutte le attività incluse nella conduzione del sistema, modificata a seguito del conferimento di Micael e comprende la maggior parte delle attività di Salvington trasferitevi di recente. Il personale commemorativo è costituito da più di un milione di personalità.

46:5.20 (525.2) 2. I cerchi degli angeli. Come l’area residenziale dei Figli, questi cerchi degli angeli sono costituiti da sette cerchi concentrici via via più alti, ognuno con vista dall’alto sulle aree interne.

46:5.21 (525.3) Il primo cerchio degli angeli è occupato dalle Personalità Superiori dello Spirito Infinito che sono stazionate sul mondo capitale — i Messaggeri Solitari ed i loro associati. Il secondo cerchio è destinato alle schiere di messaggeri, Consiglieri Tecnici, compagni, ispettori ed archivisti che possono trovarsi ad operare di tanto in tanto su Jerusem. Il terzo cerchio è occupato dagli spiriti tutelari degli ordini e dei raggruppamenti superiori.

46:5.22 (525.4) Il quarto cerchio è occupato dai serafini amministratori, ed i serafini che servono in un sistema locale come Satania sono una “moltitudine innumerevole di angeli”. Il quinto cerchio è occupato dai serafini planetari, mentre il sesto è la sede dei ministri di transizione. Il settimo cerchio è la sfera di soggiorno di certi ordini non rivelati di serafini. Gli archivisti di tutti questi gruppi di angeli non abitano con i loro compagni, essendo domiciliati nel tempio degli archivi di Jerusem. Tutti i documenti sono conservati in tre esemplari in questa triplice sala di archivi. Nella capitale di un sistema i fascicoli sono sempre conservati in forma materiale, morontiale e spirituale.

46:5.23 (525.5) Questi sette cerchi sono circondati dall’esposizione panoramica di Jerusem avente cinquemila miglia standard di circonferenza, destinata alla presentazione dello status d’avanzamento dei mondi abitati di Satania e costantemente aggiornata in modo da rappresentare veramente le condizioni in atto sui singoli pianeti. Io non dubito che questa vasta passeggiata che domina i cerchi degli angeli sarà la prima veduta di Jerusem che attirerà la vostra attenzione quando vi sarà accordato un lungo periodo di tempo libero durante le vostre visite iniziali.

46:5.24 (525.6) I responsabili di queste esposizioni sono i nativi di Jerusem, assistiti però dagli ascendenti provenienti dai vari mondi di Satania che soggiornano su Jerusem nel corso del loro cammino verso Edentia. La descrizione delle condizioni planetarie e dei progressi dei mondi viene effettuata con molti metodi, alcuni dei quali a voi noti, ma principalmente per mezzo di tecniche sconosciute su Urantia. Tali esposizioni occupano la parte esterna di questo vasto muro di cinta. Il resto della passeggiata è quasi interamente libero ed è decorato squisitamente e splendidamente.

46:5.25 (525.7) 3. I cerchi degli Aiuti d’Universo ospitano il quartier generale degli Astri della Sera, situato nell’enorme spazio centrale. Qui è dislocato il quartier generale sistemico di Galantia, il capo aggiunto di questo potente gruppo di superangeli, il primo incaricato di tutti gli Astri della Sera ascendenti. Questo è uno dei più splendidi settori amministrativi di Jerusem, sebbene sia tra le costruzioni più recenti. Tale centro ha cinquanta miglia di diametro. Il quartier generale di Galantia è un cristallo fuso monolitico, interamente trasparente. Questi cristalli materiali-morontiali sono molto apprezzati sia dagli esseri materiali che morontiali. Gli Astri della Sera creati esercitano la loro influenza su tutta Jerusem, essendo in possesso di tali attributi extrapersonali. L’intero mondo è stato reso spiritualmente fragrante poiché molte delle loro attività sono state trasferite qui da Salvington.

46:5.26 (526.1) 4. I cerchi dei Controllori Fisici Maestri. I vari ordini dei Controllori Fisici Maestri sono disposti concentricamente attorno al vasto tempio del potere, nel quale presiede il capo del potere del sistema in associazione con il capo dei Supervisori di Potere Morontiale. Questo tempio del potere è uno dei due settori di Jerusem interdetti ai mortali ascendenti e alle creature intermedie. L’altro è il settore di smaterializzazione nell’area dei Figli Materiali, una serie di laboratori in cui i serafini trasportatori trasformano gli esseri materiali in uno stato del tutto simile a quello dell’ordine morontiale d’esistenza.

46:5.27 (526.2) 5. I cerchi dei mortali ascendenti. L’area centrale dei cerchi dei mortali ascendenti è occupata da un gruppo di 619 monumenti commemorativi planetari rappresentanti i mondi abitati del sistema, e queste strutture subiscono periodicamente delle grandi trasformazioni. I mortali di ogni mondo hanno il privilegio di dare di tanto in tanto il loro consenso a certe variazioni o aggiunte ai loro monumenti commemorativi planetari. Molti cambiamenti alle strutture di Urantia sono in corso anche attualmente. Il centro di questi 619 templi è occupato da una riproduzione funzionante di Edentia e dei suoi numerosi mondi di cultura ascendente. Questo modello ha quaranta miglia di diametro ed è una riproduzione reale del sistema di Edentia, fedele all’originale in ogni dettaglio.

46:5.28 (526.3) Gli ascendenti sono lieti di servire su Jerusem e si dilettano nell’osservare le tecniche degli altri gruppi. Tutto ciò che viene fatto in questi vari cerchi è aperto alla libera osservazione di tutta Jerusem.

46:5.29 (526.4) Le attività di tale mondo sono di tre varietà distinte: lavoro, progresso e divertimento. Detto in altri termini, esse sono: servizio, studio e riposo. Le attività composite consistono in rapporti sociali, divertimenti di gruppo e adorazione divina. Nel mescolarsi a gruppi diversi di personalità e ad ordini molto differenti da quelli dei propri compagni risiede un grande valore educativo.

46:5.30 (526.5) 6. I cerchi delle colonie di cortesia. I sette cerchi delle colonie di cortesia sono abbelliti da tre costruzioni enormi: il vasto osservatorio astronomico di Jerusem, la gigantesca galleria d’arte di Satania e l’immensa sala di riunioni dei direttori di retrospezione, il teatro delle attività morontiali consacrate al riposo e alla ricreazione.

46:5.31 (526.6) Gli artigiani celesti dirigono gli spornagia e forniscono la moltitudine di decorazioni creative e di monumenti commemorativi che abbondano su tutte le piazze di riunione pubblica. I laboratori di questi artigiani sono tra i più grandi e belli di tutti gli edifici incomparabili di questo mondo meraviglioso. Le altre colonie di cortesia presentano estesi e splendidi quartieri generali. Molti di questi edifici sono interamente costruiti in gemme di cristallo. Tutti i mondi architettonici abbondano di cristalli e dei cosiddetti metalli preziosi.

46:5.32 (527.1) 7. I cerchi dei finalitari hanno al loro centro una costruzione singolare. Ed un identico tempio vuoto si trova su ogni mondo capitale di sistema in tutto Nebadon. Questo edificio situato su Jerusem è sigillato con le insegne di Micael e porta questa iscrizione: “Non dedicato al settimo stadio dello spirito — alla destinazione eterna.” È Gabriele che ha posto il sigillo su questo tempio di mistero, e nessuno salvo Micael potrà rompere il sigillo di sovranità apposto dal Radioso Astro del Mattino. Un giorno voi potrete osservare questo tempio silenzioso, anche se non potrete penetrare il suo mistero.

46:5.33 (527.2) Altri cerchi di Jerusem: Oltre a questi cerchi residenziali vi sono su Jerusem numerose altre dimore con destinazione specifica.

6. I quadrati esecutivi-amministrativi

46:6.1 (527.3) Le divisioni esecutive-amministrative del sistema sono situate negli immensi quadrati dipartimentali, in numero di mille. Ogni unità amministrativa è divisa in cento suddivisioni di dieci sottogruppi ciascuna. Questi mille quadrati sono raggruppati in dieci grandi divisioni, formando in tal modo i dieci dipartimenti amministrativi seguenti:

46:6.2 (527.4) 1. Mantenimento fisico e miglioramento materiale; i domini del potere e dell’energia fisici.

46:6.3 (527.5) 2. Arbitraggio, etica e giudizio amministrativo.

46:6.4 (527.6) 3. Affari planetari e locali.

46:6.5 (527.7) 4. Affari della costellazione e dell’universo.

46:6.6 (527.8) 5. Educazione ed altre attività Melchizedek.

46:6.7 (527.9) 6. Progressi fisici planetari e sistemici; il campo scientifico delle attività di Satania.

46:6.8 (527.10) 7. Affari morontiali.

46:6.9 (527.11) 8. Attività ed etica puramente spirituali.

46:6.10 (527.12) 9. Ministero ascendente.

46:6.11 (527.13) 10. Filosofia del grande universo.

46:6.12 (527.14) Queste strutture sono trasparenti; perciò tutte le attività sistemiche possono essere osservate anche dagli studenti visitatori.

7. I rettangoli — gli spornagia

46:7.1 (527.15) I mille rettangoli di Jerusem sono occupati dagli esseri nativi inferiori del pianeta capitale, ed al loro centro è situato il vasto quartier generale circolare degli spornagia.

46:7.2 (527.16) Su Jerusem voi resterete stupefatti dalle realizzazioni agricole dei meravigliosi spornagia. Qui la terra è coltivata soprattutto in funzione degli effetti estetici ed ornamentali. Gli spornagia sono i giardinieri paesaggisti dei mondi capitale, e curano gli spazi liberi di Jerusem in maniera originale ed artistica. Essi utilizzano sia animali che numerosi dispositivi meccanici per la coltura del suolo. Sono abili nell’impiegare intelligentemente i congegni del potere dei loro regni come pure nell’utilizzare numerosi ordini di loro fratelli meno evoluti delle creazioni animali inferiori, molti dei quali sono loro forniti su questi mondi speciali. Quest’ordine di vita animale è ora diretto in gran parte dalle creature intermedie ascendenti provenienti dalle sfere evoluzionarie.

46:7.3 (528.1) Gli spornagia non sono abitati da Aggiustatori. Essi non posseggono anime sopravviventi, ma godono di una lunga vita che talvolta giunge a quaranta o cinquantamila anni standard. Il loro numero è vastissimo, ed essi portano il loro ministero fisico a tutti gli ordini di personalità universali che abbisognano di servizi materiali.

46:7.4 (528.2) Anche se gli spornagia non posseggono né sviluppano delle anime sopravviventi e benché non siano dotati di personalità, evolvono tuttavia un’individualità che può sperimentare la reincarnazione. Quando con il passare del tempo i corpi fisici di queste creature straordinarie si deteriorano per usura e vecchiaia, i loro creatori, in collaborazione con i Portatori di Vita, fabbricano nuovi corpi nei quali i vecchi spornagia ristabiliscono la loro residenza.

46:7.5 (528.3) Gli spornagia sono le sole creature in tutto l’universo di Nebadon che fanno l’esperienza della reincarnazione in questo o in un altro modo. Essi rispondono solo ai primi cinque spiriti aiutanti della mente; non rispondono agli spiriti dell’adorazione e della saggezza. Ma la mente sensibile a cinque aiutanti equivale ad un livello di totalità o di sesta realtà, ed è questo fattore che persiste come identità esperienziale.

46:7.6 (528.4) Io non dispongo di alcun termine di paragone per descrivere queste creature utili ed insolite, perché sui mondi evoluzionari non vi sono animali comparabili a loro. Essi non sono esseri evoluzionari, essendo stati progettati dai Portatori di Vita nella loro forma e nel loro status attuali. Essi sono bisessuati e procreano quando devono far fronte alle necessità di una popolazione crescente.

46:7.7 (528.5) Forse posso dare alle menti di Urantia un’idea migliore della natura di queste belle ed utili creature dicendo che assommano i tratti congiunti di un cavallo fedele e di un cane affettuoso, e manifestano un’intelligenza superiore a quella dei tipi più elevati di scimpanzé. Inoltre sono molto belle se giudicate secondo gli standard fisici di Urantia. Gli spornagia apprezzano molto le attenzioni loro rivolte dai soggiornanti materiali e semimateriali di questi mondi architettonici. Essi hanno una vista che consente loro di riconoscere — oltre agli esseri materiali — le creazioni morontiali, gli ordini angelici inferiori, le creature intermedie ed alcuni degli ordini inferiori delle personalità spirituali. Essi non comprendono l’adorazione dell’Infinito, né afferrano l’importanza dell’Eterno, ma per affetto verso i loro padroni partecipano alle devozioni spirituali esteriori dei loro regni.

46:7.8 (528.6) Alcuni credono che in un’era futura dell’universo questi fedeli spornagia usciranno dal loro livello animale d’esistenza e raggiungeranno un onorevole destino evolutivo di crescita intellettuale progressiva ed anche di realizzazione spirituale.

8. I triangoli di Jerusem

46:8.1 (528.7) Gli affari puramente locali e correnti di Jerusem sono diretti a partire dai cento triangoli. Queste unità sono riunite attorno alle dieci meravigliose strutture che ospitano l’amministrazione locale di Jerusem. I triangoli sono circondati dalla rappresentazione panoramica della storia della capitale del sistema. Esiste attualmente una cancellatura di oltre due miglia standard in questa storia circolare. Questo settore sarà ripristinato alla riammissione di Satania nella famiglia della costellazione. Tutte le disposizioni per questo avvenimento sono state attuate con decreti di Micael, ma il tribunale degli Antichi dei Giorni non ha ancora terminato di giudicare gli affari della ribellione di Lucifero. Satania non può ritornare nella piena comunità di Norlatiadek finché ospita degli arciribelli, esseri creati superiori che sono caduti dalla luce nelle tenebre.

46:8.2 (529.1) Quando Satania potrà tornare nel seno della costellazione, allora sarà presa in considerazione la riammissione dei mondi isolati nella famiglia dei pianeti abitati del sistema, accompagnata dalla loro reintegrazione nella comunione spirituale dei regni. Ma anche se Urantia fosse reintegrato nei circuiti del sistema, voi rimarreste ancora impediti dal fatto che l’intero vostro sistema rimane soggetto alla quarantena di Norlatiadek, che lo isola parzialmente da tutti gli altri sistemi.

46:8.3 (529.2) Ma tra non molto il giudizio su Lucifero e sui suoi associati ristabilirà il sistema di Satania nella costellazione di Norlatiadek, e successivamente Urantia e le altre sfere isolate saranno reinserite nei circuiti di Satania; questi mondi godranno nuovamente dei privilegi della comunicazione interplanetaria e della comunione intersistemica.

46:8.4 (529.3) Ci sarà una fine per i ribelli e per la ribellione. I Governanti Supremi sono misericordiosi e pazienti, ma la legge sul male deliberatamente coltivato viene universalmente ed infallibilmente applicata. “Il salario del peccato è la morte” — l’annientamento eterno.

46:8.5 (529.4) [Presentato da un Arcangelo di Nebadon.]

Fascicolo 47 - I sette mondi delle dimore

Il Libro di Urantia

Fascicolo 47

I sette mondi delle dimore

47:0.1 (530.1) IL Figlio Creatore, mentre era su Urantia, parlò delle “molte dimore nell’universo del Padre”. In un certo senso i cinquantasei mondi che circondano Jerusem sono tutti consacrati alla cultura di transizione dei mortali ascendenti, ma i sette satelliti del mondo numero uno sono più specificamente conosciuti come i mondi delle dimore.

47:0.2 (530.2) Lo stesso mondo di transizione numero uno è esclusivamente consacrato alle attività ascendenti, essendo il quartier generale del corpo dei finalitari assegnati a Satania. Questo mondo serve attualmente da quartier generale a più di centomila compagnie di finalitari, e vi sono mille esseri glorificati in ciascuno di questi gruppi.

47:0.3 (530.3) Quando un sistema è stabilizzato in luce e vita, e quando i mondi delle dimore cessano di servire uno dopo l’altro da stazioni educative per i mortali, ad essi subentra la crescente popolazione finalitaria che si ammassa in questi sistemi più antichi e più altamente perfezionati.

47:0.4 (530.4) I sette mondi delle dimore sono sotto la responsabilità dei supervisori morontiali e dei Melchizedek. Su ciascun mondo è in funzione un governatore che risponde direttamente ai governanti di Jerusem. I conciliatori di Uversa mantengono una sede su ogni mondo delle dimore, mentre adiacente ad essa si trova il luogo d’incontro locale dei Consiglieri Tecnici. I direttori di retrospezione e gli artigiani celesti hanno una sede di gruppo su ciascuno di questi mondi. Gli spironga operano dal mondo delle dimore numero due in poi, mentre tutti e sette i mondi, insieme con gli altri pianeti di cultura di transizione ed il mondo capitale, sono abbondantemente provvisti di spornagia di creazione standard.

1. Il mondo dei finalitari

47:1.1 (530.5) Sebbene sul mondo di transizione numero uno siano residenti solo i finalitari e certi gruppi di bambini salvati insieme a quelli che si prendono cura di loro, sono disposte misure per ricevervi tutte le classi di esseri spirituali, di mortali di transizione e di studenti visitatori. Gli spornagia, che operano su tutti questi mondi, sono ospitali nei confronti di tutti gli esseri che possono riconoscere. Essi hanno una vaga percezione dei finalitari ma non riescono a visualizzarli. Devono raffigurarseli in modo simile a come voi vi raffigurate gli angeli nel vostro presente stato fisico.

47:1.2 (530.6) Benché il mondo dei finalitari sia una sfera di squisita bellezza fisica e di straordinario abbellimento morontiale, la grande dimora spirituale ubicata al centro delle sue attività, il tempio dei finalitari, non è visibile senza aiuto né alla vista materiale né a quella morontiale iniziale. Ma i trasformatori dell’energia sono capaci di rendere visibili molte di queste realtà ai mortali ascendenti, e di tanto in tanto essi operano in tal senso, come in occasione delle riunioni di classe degli studenti del mondo delle dimore su questa sfera culturale.

47:1.3 (531.1) Durante l’intera esperienza sul mondo delle dimore voi sarete in qualche modo spiritualmente coscienti della presenza dei vostri fratelli glorificati che hanno raggiunto il Paradiso, ma è molto vivificante, di quando in quando, percepirli realmente quali operano nelle dimore del loro quartier generale. Voi non visualizzerete spontaneamente i finalitari prima d’aver acquisito una vera visione spirituale.

47:1.4 (531.2) Sul primo mondo delle dimore tutti i sopravviventi devono passare al vaglio della commissione parentale proveniente dai loro pianeti nativi. L’attuale commissione di Urantia si compone di dodici coppie di genitori, arrivati di recente, che hanno avuto l’esperienza come mortali di allevare tre o più figli fino all’età della pubertà. Il servizio in questa commissione è a rotazione e dura di regola solo dieci anni. Tutti quelli la cui esperienza di genitori non soddisfa questi commissari devono qualificarsi ulteriormente servendo nelle dimore dei Figli Materiali di Jerusem o in parte nell’asilo probatorio sul mondo dei finalitari.

47:1.5 (531.3) Ma indipendentemente dall’esperienza parentale, i genitori del mondo delle dimore che hanno figli che crescono nell’asilo probatorio ricevono ogni opportunità di collaborare con i custodi morontiali di tali figli circa la loro istruzione ed educazione. Questi genitori hanno il permesso di andarli a trovare quattro volte l’anno. Ed è una delle scene più belle e toccanti di tutta la carriera ascendente osservare i genitori del mondo delle dimore abbracciare i loro figli materiali in occasione dei loro periodici pellegrinaggi nel mondo dei finalitari. Anche se uno od entrambi i genitori possono lasciare il mondo delle dimore prima del figlio, molto spesso vi si trovano contemporaneamente per un certo periodo.

47:1.6 (531.4) Nessun mortale ascendente può sfuggire all’esperienza di allevare dei figli — propri o di altri — sui mondi materiali o successivamente sul mondo finalitario o su Jerusem. I padri devono passare per questa esperienza essenziale altrettanto certamente quanto le madri. È una concezione infelice e sbagliata dei popoli moderni di Urantia quella di ritenere che l’educazione dei figli sia compito prevalente delle madri. I figli hanno bisogno dei padri tanto quanto delle madri, e i padri hanno bisogno di questa esperienza di genitori quanto le madri.

2. L’asilo probatorio

47:2.1 (531.5) Le scuole di Satania che ospitano gli infanti sono situate sul mondo finalitario, la prima delle sfere di cultura di transizione di Jerusem. Queste scuole che ospitano i bambini sono attività consacrate ad allevare e ad educare i figli del tempo, inclusi quelli che sono morti sui mondi evoluzionari dello spazio prima d’aver acquisito uno status individuale registrato negli archivi dell’universo. In caso di sopravvivenza di uno o di entrambi i genitori di un tale figlio, il guardiano del destino delega il suo cherubino associato a conservare l’identità potenziale del bambino, affidando al cherubino la responsabilità di rimettere quest’anima non sviluppata nelle mani degli Insegnanti dei Mondi delle Dimore negli asili probatori dei mondi morontiali.

47:2.2 (531.6) Sono questi stessi cherubini abbandonati che, in qualità d’Insegnanti dei Mondi delle Dimore e sotto la supervisione dei Melchizedek, svolgono estesi servizi educativi per l’istruzione dei pupilli probatori dei finalitari. Questi pupilli dei finalitari, questi figli di mortali ascendenti, sono sempre personalizzati secondo il loro esatto status fisico al momento della morte, salvo che per il potenziale di riproduzione. Questo risveglio avviene nel preciso momento dell’arrivo di uno dei genitori sul primo mondo delle dimore. Ed allora a questi bambini, così come sono, viene offerta ogni opportunità per scegliere la via celeste esattamente come avrebbero potuto fare tale scelta sui mondi in cui la morte ha così prematuramente posto fine alla loro carriera.

47:2.3 (532.1) Sul mondo asilo, le creature probatorie sono raggruppate a seconda che abbiano o meno Aggiustatori, poiché gli Aggiustatori vengono a dimorare in questi bambini materiali proprio come sui mondi del tempo. I bambini che non hanno l’età per avere un Aggiustatore sono allevati in famiglie con cinque figli di età da un anno e meno fino a circa cinque anni, o fino all’età in cui arriva l’Aggiustatore.

47:2.4 (532.2) Tutti i bambini dei mondi in evoluzione che hanno Aggiustatori di Pensiero, ma che prima della morte non avevano fatto una scelta concernente la carriera del Paradiso, sono anch’essi ripersonalizzati sul mondo finalitario del sistema, dove crescono similmente nelle famiglie dei Figli Materiali e dei loro associati come i bambini che arrivano senza Aggiustatori, ma che riceveranno successivamente i Monitori del Mistero dopo aver raggiunto l’età necessaria per una scelta morale.

47:2.5 (532.3) I bambini e gli adolescenti abitati da Aggiustatori sul mondo finalitario sono anch’essi allevati in famiglie di cinque figli, con età dai sei ai quattordici anni. Queste famiglie sono composte di figli che hanno all’incirca sei, otto, dieci, dodici e quattordici anni. Qualche tempo dopo i sedici anni, se hanno fatto la loro scelta finale, essi sono trasferiti sul primo mondo delle dimore e cominciano la loro ascesa al Paradiso. Taluni fanno una scelta prima di questa età e vanno nelle sfere d’ascensione, ma sui mondi delle dimore s’incontrano pochissimi ragazzi sotto i sedici anni di età, calcolati secondo gli standard di Urantia.

47:2.6 (532.4) I serafini guardiani assistono questi giovani nell’asilo probatorio sul mondo finalitario esattamente come svolgono il loro ministero spirituale nei confronti dei mortali sui pianeti evoluzionari, mentre i fedeli spornagia li aiutano sotto l’aspetto materiale. E così questi ragazzi crescono sul mondo di transizione fino al momento in cui fanno la loro scelta finale.

47:2.7 (532.5) Quando la vita materiale ha terminato il suo corso, se non è stata fatta alcuna scelta per la vita ascendente, o se questi figli del tempo hanno preso una decisione definitiva contro l’avventura di Havona, la morte pone automaticamente fine alla loro carriera probatoria. Non c’è alcun giudizio per tali casi; non c’è risurrezione da questa seconda morte. Semplicemente per loro è come se non fossero mai esistiti.

47:2.8 (532.6) Ma se scelgono il sentiero della perfezione del Paradiso, essi sono immediatamente preparati per essere trasferiti al primo mondo delle dimore, dove molti arrivano in tempo per unirsi ai loro genitori nell’ascensione verso Havona. Dopo aver attraversato Havona e raggiunto le Deità, queste anime ricuperate di origine mortale costituiscono la cittadinanza ascendente permanente del Paradiso. I bambini che sono stati privati della preziosa ed essenziale esperienza evoluzionaria sui mondi di nascita mortale non sono arruolati nel Corpo della Finalità.

3. Il primo mondo delle dimore

47:3.1 (532.7) Sui mondi delle dimore i sopravviventi mortali risuscitati riprendono la loro vita esattamente al punto in cui l’hanno lasciata quando sono stati raggiunti dalla morte. Quando andrete da Urantia nel primo mondo delle dimore, voi noterete un considerevole cambiamento, ma se foste venuti da una sfera del tempo più normale e progressiva, difficilmente avreste notato la differenza, salvo che per il fatto di trovarvi in possesso di un corpo differente. Il tabernacolo di carne e di sangue è stato lasciato sul mondo di nascita.

47:3.2 (532.8) Il vero centro di tutte le attività sul primo mondo delle dimore è la sala di risurrezione, l’enorme tempio in cui si ricostituiscono le personalità. Questa costruzione gigantesca è il luogo d’incontro centrale dei guardiani serafici del destino, degli Aggiustatori di Pensiero e degli arcangeli della risurrezione. I Portatori di Vita operano anch’essi con questi esseri celesti nella risurrezione dei morti.

47:3.3 (533.1) Le trascrizioni della mente mortale ed i modelli attivi della memoria delle creature, trasposti dai livelli materiali a quelli spirituali, sono proprietà individuale degli Aggiustatori di Pensiero distaccati. Questi fattori spiritualizzati della mente, della memoria e della personalità delle creature fanno per sempre parte di questi Aggiustatori. La matrice mentale ed i potenziali passivi dell’identità delle creature sono presenti nell’anima morontiale affidata alle cure dei guardiani serafici del destino. Ed è la riunione dell’anima-morontia affidata ai serafini e della mente-spirito affidata agli Aggiustatori che ricostituisce la personalità di una creatura e che costituisce la risurrezione di un sopravvivente addormentato.

47:3.4 (533.2) Se una personalità transitoria d’origine mortale non fosse mai riassemblata in tal modo, gli elementi spirituali di tale creatura mortale non sopravvivente continuerebbero per sempre a costituire parte integrante della dotazione esperienziale individuale dell’Aggiustatore che un tempo vi dimorava.

47:3.5 (533.3) Dal Tempio della Nuova Vita si estendono sette ali a raggio, le sale di risurrezione delle razze mortali. Ciascuna di queste strutture è destinata alla ricostituzione di una delle sette razze del tempo. Vi sono centomila camere personali di risurrezione in ognuna di queste sette ali, che terminano nelle sale circolari di ricostituzione per classi, utilizzate come camere di risveglio per un numero che va fino ad un milione d’individui. Queste sale sono circondate dalle camere di ricostituzione delle personalità delle razze miste dei mondi postadamici normali. Quale che sia la tecnica che può essere impiegata sui singoli mondi del tempo in connessione con le risurrezioni speciali o dispensazionali, la vera e cosciente ricostituzione di una personalità effettiva e completa avviene nelle sale di risurrezione del mondo delle dimore numero uno. Per tutta l’eternità voi conserverete il ricordo delle profonde impressioni riportate assistendo per la prima volta a questi spettacoli mattutini di risurrezione.

47:3.6 (533.4) Dalle sale di risurrezione voi procedete attraverso il settore dei Melchizedek, dove vi è assegnata una residenza permanente. Iniziate allora un periodo di dieci giorni di libertà personale. Siete liberi di esplorare le immediate vicinanze della vostra nuova abitazione e di familiarizzarvi con il programma che vi aspetta nel futuro immediato. Avete anche il tempo di soddisfare il vostro desiderio di consultare il registro delle iscrizioni e di far visita ai vostri cari ed agli altri amici terreni che possono avervi preceduto su questi mondi. Alla fine del vostro periodo di dieci giorni di tempo libero cominciate la seconda tappa del viaggio verso il Paradiso, perché i mondi delle dimore sono vere sfere di preparazione, non semplici pianeti di soggiorno.

47:3.7 (533.5) Sul mondo delle dimore numero uno (o su di un altro in caso di status avanzato) voi riprenderete la vostra preparazione intellettuale ed il vostro sviluppo spirituale esattamente al livello in cui sono stati interrotti dalla morte. Tra il momento della morte o della traslazione planetaria e la risurrezione sul mondo delle dimore, i mortali non acquisiscono assolutamente nulla a parte l’esperienza del fatto di sopravvivere. Voi cominciate là esattamente dal punto in cui cessate quaggiù.

47:3.8 (533.6) Quasi tutta l’esperienza del mondo delle dimore numero uno concerne il ministero delle deficienze. I sopravviventi che arrivano su questa prima sfera di soggiorno presentano così tanti e così vari difetti di carattere della creatura e carenze di esperienza mortale, che le maggiori attività del regno sono rivolte a correggere e a rimediare queste molteplici eredità della vita nella carne sui mondi materiali evoluzionari del tempo e dello spazio.

47:3.9 (534.1) Il soggiorno sul mondo delle dimore numero uno è destinato ad evolvere i sopravviventi mortali almeno fino allo status della dispensazione postadamica sui mondi evoluzionari normali. Spiritualmente, beninteso, gli studenti del mondo delle dimore sono molto più avanti di tale stato di semplice sviluppo umano.

47:3.10 (534.2) Se non dovete essere trattenuto sul mondo delle dimore numero uno, dopo dieci giorni entrerete nel sonno di traslazione e proseguirete per il mondo numero due, ed ogni dieci giorni avanzerete poi allo stesso modo fino ad arrivare sul mondo cui siete assegnati.

47:3.11 (534.3) Il centro dei sette cerchi maggiori dell’amministrazione del primo mondo delle dimore è occupato dal tempio dei Compagni Morontiali, le guide personali assegnate ai mortali ascendenti. Questi compagni sono la progenie dello Spirito Madre dell’universo locale, e ve ne sono parecchi milioni sui mondi morontiali di Satania. All’infuori di quelli assegnati come compagni di gruppo, voi avrete molto a che fare con gli interpreti e i traduttori, con i conservatori di costruzioni e con i supervisori d’escursioni. E tutti questi compagni cooperano molto con coloro che si occupano di sviluppare i vostri fattori della personalità mentali e spirituali nel corpo morontiale.

47:3.12 (534.4) Ai vostri inizi sul primo mondo delle dimore un Compagno Morontiale è assegnato ad ogni compagnia di mille mortali ascendenti, ma voi ne incontrerete in maggior quantità via via che progredirete attraverso le sette sfere delle dimore. Questi esseri belli e versatili sono compagni socievoli e guide incantevoli. Essi sono liberi di accompagnare individui o gruppi selezionati in una qualunque delle sfere della cultura di transizione, compresi i loro mondi satelliti. Sono le guide delle escursioni e gli associati del tempo libero di tutti i mortali ascendenti. Essi accompagnano spesso gruppi di sopravviventi in visite periodiche a Jerusem, ed in qualunque momento del vostro soggiorno potrete andare nel settore degli archivi della capitale del sistema ed incontrare mortali ascendenti provenienti da tutti i sette mondi delle dimore, poiché essi viaggiano liberamente tra le loro dimore residenziali e la capitale del sistema.

4. Il secondo mondo delle dimore

47:4.1 (534.5) È su questa sfera che sarete introdotti più completamente nella vita dei mondi delle dimore. I raggruppamenti della vita morontiale cominciano a prendere forma; i gruppi di lavoro e le organizzazioni sociali iniziano ad operare, le comunità raggiungono proporzioni regolari ed i mortali in progresso inaugurano nuovi ordini sociali e dispositivi di governo.

47:4.2 (534.6) I sopravviventi fusi con lo Spirito occupano i mondi delle dimore assieme ai mortali ascendenti fusi con l’Aggiustatore. Benché i vari ordini di vita celeste siano differenti, sono tutti amichevoli e fraterni. In tutti i mondi dell’ascensione voi non troverete nulla di paragonabile all’intolleranza umana e alle discriminazioni degli sconsiderati sistemi di caste.

47:4.3 (534.7) Via via che ascendete uno per uno i mondi delle dimore, essi diventano sempre più ricchi delle attività morontiali dei sopravviventi in progresso. A mano a mano che avanzate, riconoscerete sempre di più gli aspetti di Jerusem uniti a quelli dei mondi delle dimore. Il mare di vetro fa la sua comparsa sul secondo mondo delle dimore.

47:4.4 (534.8) Ad ogni avanzamento da un mondo delle dimore all’altro voi acquisite un nuovo corpo morontiale sviluppato e convenientemente aggiustato. Voi dormite durante il trasporto serafico e vi risvegliate nelle sale di risurrezione con il nuovo corpo non ancora sviluppato, proprio come quando siete arrivati la prima volta sul mondo delle dimore numero uno, salvo che durante questi sonni di transito tra i mondi delle dimore l’Aggiustatore di Pensiero non vi lascia. La vostra personalità rimane intatta una volta che siete passati dai mondi evoluzionari al mondo iniziale delle dimore.

47:4.5 (535.1) La memoria del vostro Aggiustatore rimane completamente intatta mentre voi ascendete la vita morontiale. Le associazioni mentali che erano puramente animalistiche e totalmente materiali sono perite naturalmente con il cervello fisico, ma tutte le cose della vostra vita mentale che erano importanti e che avevano valore di sopravvivenza hanno avuto una contropartita nell’Aggiustatore e sono trattenute come parte della memoria personale per tutta la carriera ascendente. Voi sarete coscienti di tutte le vostre esperienze meritevoli mentre avanzerete da un mondo delle dimore all’altro e da una sezione dell’universo all’altra — fino al Paradiso stesso.

47:4.6 (535.2) Anche se avete dei corpi morontiali, voi continuate, attraverso tutti questi sette mondi, a mangiare, a bere e a riposarvi. Voi assumete gli alimenti dell’ordine morontiale, un regno d’energia vivente sconosciuto sui mondi materiali. Il corpo morontiale utilizza completamente sia il cibo che l’acqua; non rimangono residui inutilizzati. Soffermatevi a considerare che il mondo delle dimore numero uno è una sfera molto materiale, che presenta gli inizi del regime morontiale. Voi siete ancora quasi umani e non lontani dai punti di vista limitati della vita mortale, ma ogni mondo dischiude un progresso definito. Di sfera in sfera voi divenite meno materiali, più intellettuali ed un po’ più spirituali. Il progresso spirituale è più accentuato sugli ultimi tre di questi sette mondi progressivi.

47:4.7 (535.3) Le deficienze biologiche sono state largamente colmate sul primo mondo delle dimore. Qui i difetti delle esperienze planetarie concernenti la vita sessuale, l’associazione familiare e la funzione di genitori sono state corrette o incluse in progetti di rettifica futura in seno alle famiglie dei Figli Materiali di Jerusem.

47:4.8 (535.4) Il mondo delle dimore numero due provvede più specificamente all’eliminazione di tutti gli aspetti di conflitto intellettuale e alla cura di tutte le varietà della disarmonia mentale. Lo sforzo per approfondire il significato della mota morontiale, iniziato sul primo mondo delle dimore, qui è più intensamente proseguito. Lo sviluppo raggiunto sul mondo delle dimore numero due è paragonabile allo status intellettuale della cultura posteriore al Figlio Magistrale sui mondi evoluzionari ideali.

5. Il terzo mondo delle dimore

47:5.1 (535.5) Il terzo mondo delle dimore è il quartier generale degli Insegnanti dei Mondi delle Dimore. Benché operino su tutte le sette sfere delle dimore, essi mantengono il loro quartier generale di gruppo al centro dei cerchi scolastici del mondo numero tre. Vi sono milioni di questi insegnanti sui mondi delle dimore e sui mondi morontiali superiori. Questi cherubini avanzati e glorificati servono come insegnanti morontiali lungo tutto il cammino dai mondi delle dimore fino all’ultima sfera di preparazione ascendente dell’universo locale. Essi saranno tra gli ultimi a porgervi un affettuoso saluto di addio quando si avvicinerà l’ora della partenza, il momento in cui prenderete congedo — almeno per qualche era — dal vostro universo d’origine, quando sarete inserafinati per il transito verso i mondi d’accoglienza del settore minore del superuniverso.

47:5.2 (535.6) Mentre soggiornate sul primo mondo delle dimore, voi avete il permesso di visitare il primo dei mondi di transizione, il quartier generale dei finalitari e l’asilo probatorio del sistema nel quale sono allevati i figli evoluzionari non sviluppati. Quando arrivate sul mondo delle dimore numero due, ricevete l’autorizzazione di visitare periodicamente il mondo di transizione numero due, dove si trovano il quartier generale dei supervisori morontiali per tutto Satania e le scuole di preparazione per i vari ordini morontiali. Quando raggiungete il mondo delle dimore numero tre, vi è accordato immediatamente il permesso di visitare la terza sfera di transizione, il quartier generale degli ordini angelici e la sede delle loro varie scuole di preparazione sistemica. Le visite a Jerusem da questo mondo sono sempre più proficue e d’interesse sempre crescente per i mortali in progresso.

47:5.3 (536.1) Il mondo delle dimore numero tre è un mondo di grandi compimenti personali e sociali per tutti coloro che non hanno sperimentato l’equivalente di questi cerchi di cultura prima di essere liberati dalla carne sui mondi d’origine mortale. Su questa sfera comincia un lavoro educativo più positivo. L’istruzione sui primi due mondi delle dimore è piuttosto di natura concernente le deficienze — negativa — nel senso che si occupa d’integrare l’esperienza della vita nella carne. Su questo terzo mondo delle dimore i sopravviventi cominciano realmente la loro cultura morontiale progressiva. Lo scopo principale di questa preparazione è di accrescere la comprensione della correlazione tra la mota morontiale e la logica dei mortali, la coordinazione della mota morontiale con la filosofia umana. I mortali sopravviventi acquisiscono ora il discernimento pratico della vera metafisica. Questa è la reale introduzione alla comprensione intelligente dei significati cosmici e delle interrelazioni universali. La cultura del terzo mondo delle dimore è della stessa natura dell’era posteriore al conferimento di un Figlio su un pianeta abitato normale.

6. Il quarto mondo delle dimore

47:6.1 (536.2) Quando arrivate sul quarto mondo delle dimore siete ben addentro nella carriera morontiale; avete percorso un lungo tratto di strada dalla vostra esistenza materiale iniziale. Ora vi è dato il permesso di fare delle visite al mondo di transizione numero quattro per familiarizzarvi con il quartier generale e le scuole di preparazione dei superangeli, inclusi i Brillanti Astri della Sera. Grazie ai buoni uffici di questi superangeli del quarto mondo di transizione, i visitatori morontiali possono avvicinarsi molto ai vari ordini di Figli di Dio durante le loro visite periodiche a Jerusem, poiché nuovi settori della capitale del sistema sono gradualmente aperti ai mortali ascendenti via via che fanno queste ripetute visite al mondo capitale. Nuove grandiosità si dispiegano progressivamente alla mente in espansione di questi ascendenti.

47:6.2 (536.3) Sul quarto mondo delle dimore il singolo ascendente trova più esattamente il proprio posto nel lavoro di gruppo e nelle funzioni di classe della vita morontiale. Qui gli ascendenti sviluppano un accresciuto apprezzamento per le trasmissioni ed altri aspetti della cultura e del progresso dell’universo locale.

47:6.3 (536.4) È durante il periodo di preparazione sul mondo delle dimore numero quattro che i mortali ascendenti sono realmente introdotti per la prima volta ai doveri ed ai piaceri della vera vita sociale delle creature morontiali. Ed è veramente un’esperienza nuova per le creature evoluzionarie partecipare ad attività sociali che non sono fondate né sull’esaltazione personale né sull’acquisizione egoistica. Si sta introducendo un nuovo ordine sociale basato sull’armonica comprensione di un reciproco apprezzamento, sull’amore disinteressato del mutuo servizio e sulla predominante motivazione della realizzazione di un destino comune e supremo — la meta paradisiaca della perfezione adoratrice e divina. Gli ascendenti divengono tutti autocoscienti di conoscere Dio, di rivelare Dio, di cercare Dio e di trovare Dio.

47:6.4 (536.5) La cultura intellettuale e sociale di questo quarto mondo delle dimore è paragonabile alla vita mentale e sociale dell’era posteriore al Figlio Istruttore sui pianeti con evoluzione normale. Lo status spirituale è molto più avanzato di una tale dispensazione mortale.

7. Il quinto mondo delle dimore

47:7.1 (537.1) Il trasporto al quinto mondo delle dimore rappresenta un enorme passo avanti nella vita di un progressore morontiale. L’esperienza su questo mondo è una reale pregustazione della vita di Jerusem. Qui voi cominciate a comprendere l’alto destino dei mondi evoluzionari leali, poiché essi possono progredire normalmente fino a questo stadio durante il loro sviluppo planetario naturale. La cultura di questo mondo delle dimore corrisponde in generale a quella dell’era iniziale di luce e vita sui pianeti con normale progresso evoluzionario. E da ciò potete capire perché è previsto che i tipi di esseri di elevata cultura e progressivi che abitano talvolta questi mondi evoluzionari avanzati siano dispensati dal passare per una o più, o anche per tutte, le sfere delle dimore.

47:7.2 (537.2) Avendo acquisito la padronanza della lingua dell’universo locale prima di lasciare il quarto mondo delle dimore, voi dedicate ora più tempo a perfezionarvi nella lingua di Uversa al fine di conoscere bene le due lingue prima di arrivare su Jerusem con status residenziale. Tutti i mortali ascendenti sono bilingui dalla capitale del sistema fino ad Havona. In seguito è solo necessario arricchire il vocabolario del superuniverso, che sarà ancor più ampliato per la residenza in Paradiso.

47:7.3 (537.3) Al suo arrivo sul mondo delle dimore numero cinque il pellegrino riceve il permesso di visitare il mondo di transizione di numero corrispondente, il quartier generale dei Figli. Qui il mortale ascendente familiarizza personalmente con i vari gruppi di filiazione divina. Egli ha sentito parlare di questi splendidi esseri e li ha già incontrati su Jerusem, ma ora arriva a conoscerli realmente.

47:7.4 (537.4) Sul mondo delle dimore numero cinque voi cominciate ad essere informati circa i mondi di studio delle costellazioni. Qui incontrate il primo degli istruttori che comincia a prepararvi per il soggiorno successivo nella costellazione. Questa preparazione prosegue sui mondi numero sei e sette, mentre i tocchi finali sono dati nel settore dei mortali ascendenti su Jerusem.

47:7.5 (537.5) Sul mondo delle dimore numero cinque avviene una vera nascita della coscienza cosmica. Voi state acquisendo una mentalità universale. Questo è veramente un periodo di orizzonti in espansione. Nella mente in corso di ampliamento dei mortali ascendenti comincia a farsi evidente che un destino stupendo e grandioso, celeste e divino, attende tutti coloro che completano l’ascensione progressiva al Paradiso, iniziata così faticosamente ma in modo così gioioso e promettente. A questo punto l’ascendente mortale medio comincia a manifestare un entusiasmo esperienziale autentico per l’ascensione ad Havona. Lo studio diviene volontario, il servizio disinteressato diviene naturale e l’adorazione diviene spontanea. Sta germogliando un vero carattere morontiale; si sta evolvendo una vera creatura morontiale.

8. Il sesto mondo delle dimore

47:8.1 (537.6) I soggiornanti su questa sfera hanno il permesso di visitare il mondo di transizione numero sei, dove apprendono di più sugli spiriti elevati del superuniverso, sebbene non siano capaci di visualizzare molti di questi esseri celesti. Qui essi ricevono anche le loro prime lezioni sulla carriera spirituale futura che segue così da vicino il completamento della preparazione morontiale nell’universo locale.

47:8.2 (537.7) Il Sovrano del Sistema assistente fa frequenti visite a questo mondo, e qui comincia l’istruzione iniziale nella tecnica dell’amministrazione universale. Sono ora impartite le prime lezioni che abbracciano gli affari di un intero universo.

47:8.3 (538.1) Questa è un’epoca brillante per i mortali ascendenti e di solito si assiste alla fusione perfetta della mente umana con l’Aggiustatore divino. Potenzialmente questa fusione può essere avvenuta in precedenza, ma l’effettiva identità operativa molte volte non è raggiunta prima dell’epoca del soggiorno sul quinto mondo delle dimore ed anche sul sesto.

47:8.4 (538.2) L’unione dell’anima immortale in evoluzione con l’Aggiustatore eterno e divino è segnalata dalla convocazione serafica del superangelo supervisore per i sopravviventi risuscitati e dell’arcangelo di registrazione per coloro che vanno in giudizio il terzo giorno. Ed allora, in presenza degli associati morontiali di tale sopravvivente, questi messaggeri di confermazione proclamano: “Questo è un figlio diletto nel quale io sono molto soddisfatto.” Questa semplice cerimonia segna l’entrata di un mortale ascendente nella carriera eterna di servizio del Paradiso.

47:8.5 (538.3) Immediatamente dopo la confermazione della fusione con l’Aggiustatore il nuovo essere morontiale è presentato ai suoi compagni per la prima volta con il suo nuovo nome e gli si accordano i quaranta giorni di ritiro spirituale da tutte le attività correnti al fine di meditare su se stesso e scegliere una delle vie opzionali per Havona nonché per scegliere tra le differenti tecniche per raggiungere il Paradiso.

47:8.6 (538.4) Ma questi esseri brillanti sono ancora più o meno materiali; sono molto lontani dall’essere veri spiriti. Spiritualmente parlando essi sono più simili a supermortali; sono ancora un po’ inferiori agli angeli. Ma stanno veramente divenendo creature meravigliose.

47:8.7 (538.5) Durante il soggiorno sul mondo numero sei gli studenti del mondo delle dimore raggiungono uno status paragonabile allo sviluppo elevato che caratterizza i mondi evoluzionari che sono progrediti normalmente oltre lo stadio iniziale di luce e vita. L’organizzazione della società su questo mondo delle dimore è di un ordine elevato. L’ombra della natura mortale diminuisce sempre di più via via che questi mondi sono ascesi uno per uno. Voi state divenendo sempre più amabili a mano a mano che lasciate dietro di voi le grossolane vestigia dell’origine animale planetaria. “Venire dalla grande tribolazione” serve a rendere i mortali glorificati molti buoni e comprensivi, molto sensibili e tolleranti.

9. Il settimo mondo delle dimore

47:9.1 (538.6) L’esperienza su questa sfera è il coronamento della carriera immediatamente successiva alla morte. Durante il vostro soggiorno qui riceverete l’istruzione di molti insegnanti, ognuno dei quali coopererà nel compito di prepararvi alla residenza su Jerusem. Tutte le differenze discernibili tra i mortali provenienti dai mondi isolati e ritardati ed i sopravviventi provenienti dalle sfere più avanzate ed illuminate sono praticamente eliminate durante il soggiorno sul settimo mondo delle dimore. Qui sarete purificati di tutti i residui di un’eredità infelice, di un ambiente malsano e delle tendenze planetarie non spirituali. Qui le ultime tracce del “marchio della bestia” sono estirpate.

47:9.2 (538.7) Mentre soggiornate sul mondo delle dimore numero sette ricevete il permesso di visitare il mondo di transizione numero sette, il mondo del Padre Universale. Qui iniziate una nuova e più spirituale adorazione del Padre invisibile, un’abitudine che seguirete sempre di più durante tutta la vostra lunga carriera ascendente. Su questo mondo culturale di transizione voi trovate il tempio del Padre, ma non vedete il Padre.

47:9.3 (538.8) Adesso comincia la formazione di classi per la qualificazione per Jerusem. Voi siete andati da un mondo all’altro come individui, ma ora vi preparate a partire per Jerusem in gruppi, sebbene un ascendente possa scegliere, entro certi limiti, di restare sul settimo mondo delle dimore per permettere ad un membro ritardatario del suo gruppo di lavoro terreno o delle dimore di mettersi alla pari con lui.

47:9.4 (539.1) Il personale del settimo mondo delle dimore si riunisce sul mare di vetro per assistere alla vostra partenza per Jerusem con status residenziale. Potete aver visitato Jerusem centinaia o migliaia di volte, ma sempre come ospite. Prima non eravate mai avanzati verso la capitale del sistema in compagnia di un gruppo di vostri compagni che davano l’addio per l’eternità all’intera carriera dei mondi delle dimore come mortali ascendenti. Presto sarete salutati sul campo d’accoglienza del mondo capitale come cittadini di Jerusem.

47:9.5 (539.2) Proverete grande gioia nel progredire attraverso i sette mondi di smaterializzazione; essi sono veramente delle sfere di demortalizzazione. Sul primo mondo delle dimore voi siete prevalentemente umani, giusto un essere mortale meno il suo corpo materiale, una mente umana alloggiata in una forma morontiale — un corpo materiale del mondo morontiale, ma non una dimora mortale di carne e di sangue. Passate in realtà dallo stato mortale allo status immortale al momento della fusione con l’Aggiustatore, e quando avrete terminato la carriera di Jerusem sarete morontiani completi.

10. La cittadinanza di Jerusem

47:10.1 (539.3) Il ricevimento di una nuova classe di diplomati del mondo delle dimore è il segnale per tutta Jerusem di riunirsi in comitato d’accoglienza. Anche gli spornagia si rallegrano per l’arrivo di questi ascendenti trionfanti d’origine evoluzionaria, coloro che hanno percorso il cammino planetario e portato a termine la progressione sui mondi delle dimore. Soltanto i controllori fisici ed i Supervisori di Potere Morontiale sono assenti da queste occasioni di letizia.

47:10.2 (539.4) Giovanni l’Evangelista ebbe una visione dell’arrivo di una classe di mortali in progresso dal settimo mondo delle dimore al loro primo cielo, le glorie di Jerusem. Egli annotò: “E vidi come un mare di vetro misto a fuoco; e quelli che avevano conquistato la vittoria sulla bestia che era originariamente in loro e sulla sua immagine che era persistita attraverso i mondi delle dimore ed infine sul suo ultimo marchio e traccia, stavano sul mare di vetro con le arpe di Dio e cantavano il canto di liberazione dal timore mortale e dalla morte.” (Le comunicazioni perfezionate dello spazio giungono su tutti questi mondi; e la ricezione in qualsiasi luogo di tali comunicazioni è possibile se portate l’ “arpa di Dio”, un dispositivo morontiale che compensa l’incapacità di aggiustare direttamente l’immaturo apparato sensoriale morontiale alla ricezione delle comunicazioni spaziali.)

47:10.3 (539.5) Anche Paolo ebbe una visione del corpo di cittadinanza ascendente dei mortali in corso di perfezionamento su Jerusem, perché scrisse: “Ma voi siete venuti al Monte Sion e alla città del Dio vivente, la Gerusalemme celeste, e ad una compagnia innumerevole di angeli, alla grande assemblea di Micael, ed agli spiriti dei giusti resi perfetti.”

47:10.4 (539.6) Dopo che i mortali hanno raggiunto la residenza sulla capitale del sistema, non faranno più l’esperienza delle risurrezioni propriamente dette. La forma morontiale assegnatavi alla partenza dalla carriera dei mondi delle dimore è tale da accompagnarvi sino alla fine dell’esperienza nell’universo locale. Di tanto in tanto saranno effettuati dei cambiamenti, ma voi conserverete questa stessa forma fino a che non l’abbandonerete quando emergerete come spiriti del primo stadio in preparazione al transito verso i mondi di cultura ascendente e di preparazione spirituale del superuniverso.

47:10.5 (540.1) I mortali che passano per l’intera carriera dei mondi delle dimore sperimentano sette volte il sonno di aggiustamento ed il risveglio della risurrezione. Ma l’ultima sala della risurrezione, la camera del risveglio finale, è stata lasciata indietro sul settimo mondo delle dimore. Nessun cambiamento di forma necessiterà più della perdita della coscienza o di un’interruzione nella continuità della memoria personale.

47:10.6 (540.2) La personalità mortale iniziata sui mondi evoluzionari e contenuta nel tabernacolo di carne — abitata da un Monitore del Mistero e rivestita dallo Spirito della Verità — non è pienamente mobilitata, realizzata ed unificata prima del giorno in cui un tale cittadino di Jerusem è autorizzato a recarsi su Edentia ed è proclamato vero membro del corpo morontiale di Nebadon — un sopravvivente immortale associato all’Aggiustatore, un ascendente al Paradiso, una personalità di status morontiale ed un vero figlio degli Altissimi.

47:10.7 (540.3) La morte fisica è una tecnica per sfuggire alla vita materiale nella carne. E l’esperienza nei mondi delle dimore di una vita progressiva attraverso sette mondi di preparazione correttiva e di educazione culturale rappresenta l’entrata dei sopravviventi mortali nella carriera morontiale, nella vita di transizione che intercorre tra l’esistenza materiale evoluzionaria ed il compimento spirituale superiore degli ascendenti del tempo che sono destinati a raggiungere i portali dell’eternità.

47:10.8 (540.4) [Patrocinato da un Brillante Astro della Sera.]

Fascicolo 48 - La vita morontiale

Il Libro di Urantia

Fascicolo 48

La vita morontiale

48:0.1 (541.1) GLI DEI non possono trasformare con qualche misterioso atto di magia creativa una creatura di natura animale grossolana in uno spirito perfezionato — o almeno non lo fanno. Quando i Creatori desiderano produrre degli esseri perfetti, lo fanno mediante una creazione diretta ed originale, ma non intraprendono mai la conversione delle creature materiali d’origine animale in esseri di perfezione con un singolo passaggio.

48:0.2 (541.2) La vita morontiale, così come si estende sui vari stadi della carriera dell’universo locale, è il solo approccio possibile mediante il quale i mortali materiali possono raggiungere la soglia del mondo spirituale. Quale virtù magica avrebbe la morte, la dissoluzione naturale del corpo materiale, per poter trasformare istantaneamente con tale semplice atto la mente mortale e materiale in uno spirito immortale e perfezionato? Queste credenze non sono che superstizioni ignoranti e favole amene.

48:0.3 (541.3) Questa transizione morontiale s’interpone sempre tra lo stato mortale e lo status spirituale successivo degli esseri umani sopravviventi. Tale stato intermedio del progresso nell’universo varia sensibilmente nelle diverse creazioni locali, ma il suo intento e scopo è del tutto simile. L’ordinamento dei mondi delle dimore e dei mondi morontiali superiori in Nebadon è abbastanza tipico dei regimi di transizione morontiale in questa parte di Orvonton.

1. Materiali morontiali

48:1.1 (541.4) I regni della morontia sono le sfere di collegamento dell’universo locale tra i livelli materiale e spirituale dell’esistenza delle creature. Questa vita morontiale è stata conosciuta su Urantia fin dai primi tempi del Principe Planetario. Di tanto in tanto questo stato di transizione è stato insegnato ai mortali, ed il concetto, in forma distorta, ha trovato posto nelle religioni attuali.

48:1.2 (541.5) Le sfere morontiali sono le fasi di transizione dell’ascensione dei mortali attraverso i mondi di progressione dell’universo locale. Soltanto i sette mondi che circondano la sfera finalitaria dei sistemi locali sono chiamati mondi delle dimore, ma tutte le cinquantasei dimore di transizione del sistema, insieme con le sfere superiori che sono attorno alle capitali delle costellazioni e dell’universo, sono chiamate mondi morontiali. Queste creazioni condividono la bellezza fisica e lo splendore morontiale delle sfere capitale dell’universo locale.

48:1.3 (541.6) Tutti questi mondi sono sfere architettoniche, ed hanno esattamente il doppio degli elementi dei pianeti evoluti. Tali mondi costruiti su richiesta non solo abbondano di metalli pesanti e di cristalli, poiché possiedono cento elementi fisici, ma hanno anche esattamente cento forme di un’organizzazione singolare dell’energia chiamata materiale morontiale. I Controllori Fisici Maestri ed i Supervisori di Potere Morontiale sono così abili da modificare le rivoluzioni delle unità primarie della materia ed allo stesso tempo da trasformare queste associazioni d’energia in modo da creare questa nuova sostanza.

48:1.4 (542.1) La vita morontiale iniziale nei sistemi locali è molto simile a quella del vostro attuale mondo materiale, divenendo meno fisica e più propriamente morontiale sui mondi di studio della costellazione. E mentre avanzate verso le sfere di Salvington, voi conquistate sempre più livelli spirituali.

48:1.5 (542.2) I Supervisori di Potere Morontiale sono capaci di effettuare un’unione delle energie materiali e spirituali, e di organizzare in tal modo una forma morontiale di materializzazione che è ricettiva alla sovrapposizione di uno spirito controllore. Quando attraverserete la vita morontiale di Nebadon, questi stessi pazienti ed abili Supervisori di Potere Morontiale vi forniranno in successione 570 corpi morontiali, uno per ogni fase della vostra trasformazione progressiva. Dal momento in cui lasciate i mondi materiali fino a quando sarete costituiti spiriti del primo stadio su Salvington, voi subirete esattamente 570 distinti cambiamenti morontiali d’ascensione. Otto di questi avvengono nel sistema, settantuno nella costellazione e 491 nel corso del soggiorno sulle sfere di Salvington.

48:1.6 (542.3) Durante la vostra incarnazione lo spirito divino dimora in voi quasi come una cosa a parte — in realtà come un’invasione dell’uomo da parte dello spirito conferito dal Padre Universale. Ma nella vita morontiale lo spirito diverrà parte reale della vostra personalità, e via via che passerete in successione attraverso le 570 trasformazioni progressive, ascenderete dallo stato materiale a quello spirituale della vita delle creature.

48:1.7 (542.4) Paolo sapeva dell’esistenza dei mondi morontiali e della realtà dei materiali morontiali, perché scrisse: “Essi hanno in cielo una sostanza migliore e più resistente.” E questi materiali morontiali sono reali, fisici, così come nella “città che ha delle fondamenta, il cui costruttore ed artefice è Dio”. E ciascuna di queste sfere meravigliose è “un paese migliore, cioè un paese celeste”.

2. I Supervisori di Potere Morontiale

48:2.1 (542.5) Questi esseri straordinari si occupano esclusivamente della supervisione delle attività che rappresentano una combinazione operativa di energie spirituali e fisiche o semimateriali. Essi sono esclusivamente consacrati al ministero della progressione morontiale. Non tanto che assistano i mortali durante l’esperienza di transizione, ma piuttosto rendono possibile l’ambiente di transizione per le creature morontiali che progrediscono. Essi sono i canali del potere morontiale che sostengono ed energizzano le fasi morontiali dei mondi di transizione.

48:2.2 (542.6) I Supervisori di Potere Morontiale sono la progenie dello Spirito Madre di un universo locale. Essi sono di tipo abbastanza uniforme, benché differiscano leggermente in natura nelle varie creazioni locali. Essi sono creati per la loro funzione specifica e non hanno bisogno di alcuna preparazione prima di assumere le loro responsabilità.

48:2.3 (542.7) La creazione dei primi Supervisori di Potere Morontiale è simultanea all’arrivo del primo sopravvivente mortale sulle rive di uno dei primi mondi delle dimore in un universo locale. Essi sono creati in gruppi di mille e sono classificati come segue:

48:2.4 (542.8) 1. Regolatori dei Circuiti400

48:2.5 (542.9) 2. Coordinatori dei Sistemi200

48:2.6 (542.10) 3. Custodi Planetari100

48:2.7 (543.1) 4. Controllori Congiunti100

48:2.8 (543.2) 5. Stabilizzatori dei Collegamenti100

48:2.9 (543.3) 6. Assortitori Selettivi50

48:2.10 (543.4) 7. Archivisti Associati50

48:2.11 (543.5) I supervisori di potere servono sempre nel loro universo natale. Essi sono diretti esclusivamente dall’attività spirituale congiunta del Figlio d’Universo e dello Spirito d’Universo, ma per il resto sono un gruppo che si autogoverna pienamente. Mantengono un loro quartier generale sul primo mondo delle dimore di ciascun sistema locale, dove lavorano in stretta associazione con i controllori fisici e con i serafini, ma funzionano in un mondo proprio per quanto concerne la manifestazione dell’energia e l’applicazione dello spirito.

48:2.12 (543.6) Essi talvolta lavorano anche come ministri con incarico temporaneo in connessione con fenomeni supermateriali sui mondi evoluzionari. Ma raramente servono sui pianeti abitati; né lavorano sui mondi educativi superiori del superuniverso, essendo principalmente consacrati al regime di transizione della progressione morontiale in un universo locale.

48:2.13 (543.7) 1. Regolatori dei Circuiti. Questi sono gli esseri straordinari che coordinano l’energia fisica e spirituale e regolano il suo flusso nei canali separati delle sfere morontiali, quei circuiti esclusivamente planetari, limitati ad un singolo mondo. I circuiti morontiali sono distinti dai circuiti fisici e da quelli spirituali dei mondi di transizione; sono supplementari ad essi. Ci vogliono milioni di questi regolatori per energizzare anche un solo sistema di mondi delle dimore come quello di Satania.

48:2.14 (543.8) I regolatori dei circuiti producono quei cambiamenti nelle energie materiali che li assoggettano al controllo e alla regolazione dei loro associati. Questi esseri sono generatori di potere morontiale come pure regolatori dei circuiti. Come una dinamo apparentemente genera elettricità dall’atmosfera, così queste dinamo morontiali viventi sembrano trasformare le energie sparse ovunque nello spazio in quei materiali che i supervisori morontiali introducono nei corpi e nelle attività vitali dei mortali ascendenti.

48:2.15 (543.9) 2. Coordinatori dei Sistemi. Poiché ogni mondo morontiale ha un ordine distinto d’energia morontiale, è estremamente difficile per gli umani visualizzare queste sfere. Ma su ogni sfera successiva di transizione, i mortali troveranno la vita vegetale ed ogni altra cosa pertinente all’esistenza morontiale progressivamente modificata per corrispondere alla crescente spiritualizzazione dei sopravviventi ascendenti. E poiché il sistema di energie di ciascun mondo è individualizzato in tal modo, questi coordinatori operano per armonizzare e fondere i differenti sistemi di potere in un’unità funzionale per le sfere associate di un qualunque gruppo particolare.

48:2.16 (543.10) I mortali ascendenti progrediscono gradualmente dal fisico allo spirituale a mano a mano che avanzano da un mondo morontiale ad un altro; da qui la necessità di fornire loro una scala ascendente di sfere morontiali ed una scala ascendente di forme morontiali.

48:2.17 (543.11) Quando gli ascendenti del mondo delle dimore passano da una sfera ad un’altra sono affidati dai serafini trasportatori ai ricevitori dei coordinatori dei sistemi nel mondo avanzato. Qui vi sono questi templi speciali, situati al centro delle settanta ali a raggiera che ospitano le stanze di transizione, simili alle sale di risurrezione del mondo iniziale d’accoglimento dei mortali d’origine terrestre; in questi luoghi sono abilmente effettuati dai coordinatori dei sistemi i necessari cambiamenti di forma delle creature. Tali cambiamenti iniziali delle forme morontiali richiedono circa sette giorni del tempo standard per essere completati.

48:2.18 (544.1) 3. Custodi Planetari. Ogni mondo morontiale, dalle sfere delle dimore alla capitale dell’universo, è affidato — per quanto concerne gli affari morontiali — a settanta guardiani. Essi costituiscono il consiglio planetario locale di autorità morontiale suprema. Questo consiglio fornisce il materiale per le forme morontiali a tutte le creature ascendenti che atterrano sulle sfere ed autorizza quei cambiamenti di forma della creatura che permettono ad un ascendente di procedere per la sfera successiva. Dopo aver attraversato i mondi delle dimore voi passerete da una fase di vita morontiale ad un’altra senza dover perdere coscienza. L’incoscienza accompagna soltanto le metamorfosi iniziali e le transizioni successive da un universo ad un altro e da Havona al Paradiso.

48:2.19 (544.2) 4. Controllori Congiunti. Uno di questi esseri altamente meccanici è sempre stazionato al centro di ogni unità amministrativa di un mondo morontiale. Un controllore congiunto è sensibile alle energie fisiche, spirituali e morontiali, ed è funzionale ad esse. A questo essere sono sempre associati due coordinatori dei sistemi, quattro regolatori dei circuiti, un custode planetario ed uno stabilizzatore dei collegamenti, nonché un archivista associato od un assortitore selettivo.

48:2.20 (544.3) 5. Stabilizzatori dei Collegamenti. Questi sono i regolatori dell’energia morontiale associata alle forze fisiche e spirituali del regno. Essi rendono possibile la conversione dell’energia morontiale in materiale morontiale. L’intera organizzazione morontiale dell’esistenza dipende dagli stabilizzatori. Essi rallentano le rivoluzioni dell’energia fino al punto in cui può diventare fisica. Ma io non ho termini con cui poter comparare o illustrare il ministero di tali esseri. Esso supera totalmente l’immaginazione umana.

48:2.21 (544.4) 6. Assortitori Selettivi. Mentre progredite da una classe o da una fase di un mondo morontiale ad un’altra, voi dovete essere riaccordati o portati ad una sintonizzazione più alta, ed è compito degli assortitori selettivi mantenervi in sincronia progressiva con la vita morontiale.

48:2.22 (544.5) Mentre le forme morontiali basilari di vita e di materia sono identiche dal primo mondo delle dimore fino all’ultima sfera di transizione dell’universo, c’è una progressione funzionale che si estende gradualmente dal materiale allo spirituale. Il vostro adattamento a questa creazione fondamentalmente uniforme, ma di avanzamento e spiritualizzazione progressivi, è effettuato mediante questa riaccordatura selettiva. Un tale aggiustamento nel meccanismo della personalità è equivalente ad una nuova creazione, nonostante voi conserviate la stessa forma morontiale.

48:2.23 (544.6) Voi potete sottoporvi ripetutamente ai test di questi esaminatori, ed appena mostrerete un adeguato progresso spirituale essi certificheranno con piacere che siete qualificati per un avanzamento. Tali cambiamenti progressivi si traducono in nuove reazioni all’ambiente morontiale, quali certe modificazioni nei bisogni alimentari ed in numerose altre pratiche personali.

48:2.24 (544.7) Gli assortitori selettivi rendono anche il grande servizio di riunire le personalità morontiali a scopo di studio, d’insegnamento e di altri progetti. Essi indicano per loro natura coloro che funzioneranno meglio in associazione temporanea.

48:2.25 (544.8) 7. Archivisti Associati. Il mondo della morontia ha i propri archivisti, che servono in associazione con gli archivisti spirituali nella supervisione e nella custodia degli archivi e di altri dati indigeni delle creazioni morontiali. Gli archivi morontiali sono a disposizione di tutti gli ordini di personalità.

48:2.26 (545.1) Tutti i regni morontiali di transizione sono egualmente accessibili agli esseri materiali e spirituali. In quanto progressori morontiali voi resterete in pieno contatto con il mondo materiale e con le personalità materiali, mentre discernerete sempre meglio gli esseri spirituali e fraternizzerete sempre di più con loro. Al momento di lasciare il regime della morontia voi avrete visto tutti gli ordini di spiriti ad eccezione di alcuni dei tipi superiori, quali i Messaggeri Solitari.

3. I Compagni Morontiali

48:3.1 (545.2) Questi ospiti dei mondi delle dimore e dei mondi morontiali sono la progenie dello Spirito Madre di un universo locale. Essi sono creati di era in era in gruppi di centomila, ed in Nebadon vi sono attualmente più di settanta miliardi di questi esseri straordinari.

48:3.2 (545.3) I Compagni Morontiali sono preparati a servire dai Melchizedek su un pianeta speciale vicino a Salvington; essi non passano per le scuole centrali Melchizedek. Il loro servizio si estende dai mondi delle dimore più bassi dei sistemi fino alle sfere di studio più elevate di Salvington, ma s’incontrano raramente sui mondi abitati. Essi servono sotto la supervisione generale dei Figli di Dio e sotto la direzione diretta dei Melchizedek.

48:3.3 (545.4) I Compagni Morontiali mantengono diecimila quartieri generali in un universo locale — uno su ciascun primo mondo delle dimore dei sistemi locali. Essi sono un ordine quasi totalmente autogovernato e sono, in generale, un gruppo di esseri intelligenti e leali; ma ogni tanto, in connessione con certe malaugurate sollevazioni celesti, è risaputo che si smarriscono. Migliaia di queste utili creature andarono perdute al tempo della ribellione di Lucifero in Satania. Il vostro sistema locale dispone ora del suo intero contingente di questi esseri, poiché le perdite dovute alla ribellione di Lucifero sono state compensate solo recentemente.

48:3.4 (545.5) Vi sono due tipi distinti di Compagni Morontiali: un tipo è grintoso, l’altro è riservato; altrimenti essi sono di status uguale. Essi non sono creature sessuate, ma manifestano un affetto commovente e stupendo l’uno per l’altro. E mentre non si può dire che vivano associati nel senso materiale (umano), sono molto affini alle razze umane dell’ordine d’esistenza delle creature. Le creature intermedie dei mondi sono gli esseri più prossimi a voi; vengono poi i cherubini morontiali e dopo di loro i Compagni Morontiali.

48:3.5 (545.6) Questi compagni sono esseri di un affetto toccante e deliziosamente socievoli. Essi posseggono personalità distinte, e quando li incontrerete sui mondi delle dimore, dopo aver imparato a riconoscerli come classe, voi discernerete presto la loro individualità. I mortali si assomigliano tutti; allo stesso tempo ciascuno di voi possiede una personalità distinta e riconoscibile.

48:3.6 (545.7) Una certa idea della natura del lavoro di questi Compagni Morontiali può essere derivata dalla seguente classificazione delle loro attività in un sistema locale:

48:3.7 (545.8) 1. I Guardiani dei Pellegrini non sono assegnati a compiti specifici nella loro associazione con i progressori morontiali. Questi compagni sono responsabili di tutta la carriera morontiale e sono perciò i coordinatori del lavoro di tutti gli altri ministri morontiali di transizione.

48:3.8 (546.1) 2. Accoglitori dei Pellegrini e Liberi Associatori. Questi sono i compagni socievoli dei nuovi arrivati sui mondi delle dimore. Uno di loro sarà certamente pronto ad accogliervi quando vi risveglierete sul mondo iniziale delle dimore dal primo sonno di transito del tempo, quando farete l’esperienza della risurrezione dalla morte della carne alla vita della morontia. E dal momento in cui sarete così ufficialmente accolti al vostro risveglio fino al giorno in cui lascerete l’universo locale come spirito del primo stadio, questi Compagni Morontiali saranno sempre con voi.

48:3.9 (546.2) I compagni non sono assegnati in permanenza agli individui. Un mortale ascendente su uno dei mondi delle dimore o sui mondi superiori può avere un compagno differente in ciascuna delle numerose occasioni successive, oppure può passare lunghi periodi senza averne. Tutto dipende dalle necessità ed anche dal numero di compagni disponibili.

48:3.10 (546.3) 3. Ospiti dei Visitatori Celesti. Queste graziose creature si dedicano ad intrattenere i gruppi superumani di visitatori studenti e di altri esseri celesti che si trovano a soggiornare sui mondi di transizione. Voi avrete ampie opportunità di visitare ciascun regno che avrete raggiunto esperienzialmente. I visitatori studenti hanno il permesso di andare su tutti i pianeti abitati, anche su quelli in isolamento.

48:3.11 (546.4) 4. Coordinatori e Direttori dei Collegamenti. Questi compagni si dedicano a facilitare i rapporti morontiali ed a prevenire le confusioni. Essi sono gli istruttori del comportamento sociale e del progresso morontiale, promuovendo corsi ed altre attività di gruppo tra i mortali ascendenti. Essi occupano aree estese in cui riuniscono i loro allievi e di tanto in tanto fanno appello agli artigiani celesti e ai direttori di retrospezione per l’abbellimento dei loro programmi. Nel corso della vostra progressione voi entrerete in intimo contatto con questi compagni e vi affezionerete molto ad entrambi i gruppi. Il caso stabilirà se sarete associati ad un compagno di tipo grintoso o riservato.

48:3.12 (546.5) 5. Interpreti e Traduttori. All’inizio della carriera sui mondi delle dimore farete frequente ricorso agli interpreti ed ai traduttori. Essi conoscono e parlano tutte le lingue di un universo locale; sono i linguisti dei regni.

48:3.13 (546.6) Voi non acquisirete nuove lingue automaticamente; imparerete là una lingua press’a poco come fate quaggiù, e questi esseri brillanti saranno i vostri insegnanti di lingue. Il primo studio sui mondi delle dimore sarà la lingua di Satania e poi la lingua di Nebadon. E mentre acquisite padronanza di queste nuove lingue, i Compagni Morontiali saranno i vostri efficienti interpreti e pazienti traduttori. Su nessuno di questi mondi incontrerete mai un visitatore per il quale qualcuno dei Compagni Morontiali non sia in grado di fare da interprete.

48:3.14 (546.7) 6. Supervisori delle Escursioni e della Retrospezione. Questi compagni vi accompagneranno nei viaggi più lunghi sulle sfere capitale e sui mondi circostanti di cultura di transizione. Essi pianificano, dirigono e controllano tutti i viaggi individuali e di gruppo sui mondi di educazione e di cultura del sistema.

48:3.15 (546.8) 7. Custodi delle Aree e degli Edifici. Anche le strutture materiali e morontiali crescono in perfezione ed in magnificenza via via che avanzate nella carriera dei mondi delle dimore. Come individui e come gruppi vi è consentito fare certi cambiamenti negli alloggi assegnativi come residenze per il vostro soggiorno sui differenti mondi delle dimore. Molte delle attività di queste sfere hanno luogo nei recinti aperti dei vari cerchi, quadrati e triangoli designati. La maggior parte delle strutture dei mondi delle dimore è priva di tetti ed ha recinzioni splendidamente costruite e squisitamente abbellite. Il clima e le altre condizioni fisiche prevalenti sui mondi architettonici rendono i tetti completamente inutili.

48:3.16 (547.1) Questi custodi delle fasi di transizione della vita ascendente sono eccellenti nella conduzione degli affari morontiali. Essi sono stati creati per questo lavoro, e nell’attesa che l’Essere Supremo divenga un fatto resteranno sempre dei Compagni Morontiali; essi non svolgono mai altri compiti.

48:3.17 (547.2) Via via che i sistemi e gli universi si stabilizzano in luce e vita, i mondi delle dimore cessano progressivamente di funzionare come sfere di transizione per la preparazione morontiale. I finalitari istituiscono sempre di più il loro nuovo regime educativo, che sembra essere destinato a trasferire la coscienza cosmica dall’attuale livello del grande universo a quello dei futuri universi esterni. I Compagni Morontiali sono destinati ad operare sempre di più in associazione con i finalitari ed in numerosi altri regni non ancora rivelati su Urantia.

48:3.18 (547.3) Voi potete prevedere che questi esseri probabilmente contribuiranno molto a farvi gioire sui mondi delle dimore, lungo o breve che sia il vostro soggiorno. E continuerete a fruire della loro compagnia per tutto il tragitto fino a Salvington. Tecnicamente essi non sono essenziali ad alcuna parte della vostra esperienza di sopravvivenza. Voi potreste raggiungere Salvington senza di loro, ma vi mancherebbero molto. Essi costituiscono il lusso della personalità della vostra carriera ascendente nell’universo locale.

4. I direttori di retrospezione

48:4.1 (547.4) L’allegria gioiosa e l’equivalente del sorriso sono altrettanto universali quanto la musica. Esiste un equivalente morontiale ed uno spirituale tanto dell’allegria quanto del sorriso. La vita ascendente è quasi equamente divisa tra lavoro e divertimento — libertà da incarichi.

48:4.2 (547.5) La distensione celeste e l’umorismo superumano sono del tutto differenti dai loro corrispondenti umani, ma noi tutti effettivamente indulgiamo ad una forma di entrambi. Ed essi compiono realmente per noi, nel nostro stato, quasi esattamente ciò che l’umorismo ideale è capace di fare per voi su Urantia. I Compagni Morontiali sono abili promotori di divertimenti e sono supportati molto efficacemente dai direttori di retrospezione.

48:4.3 (547.6) Voi probabilmente comprendereste meglio il lavoro dei direttori di retrospezione se fossero paragonati ai tipi superiori di umoristi di Urantia, anche se questo sarebbe un modo molto grossolano e piuttosto infelice di tentare di trasmettervi un’idea della funzione di questi direttori di diversivi e di distensione, di questi ministri di elevato umorismo dei regni morontiali e spirituali.

48:4.4 (547.7) Analizzando l’umorismo spirituale, permettetemi prima di dirvi ciò che non è. La canzonatura spirituale non è mai permeata dall’accentuazione delle disgrazie dei deboli e di coloro che sbagliano. Né è mai offensiva della rettitudine e della gloria della divinità. Il nostro umorismo abbraccia tre livelli generali di apprezzamento:

48:4.5 (547.8) 1. Canzonature reminiscenti. Battute che scaturiscono dal ricordo di episodi passati nella propria esperienza di combattimento, di lotta e talvolta di paura, e spesso d’irragionevole ansietà infantile. Per noi questo aspetto dell’umorismo deriva dalla capacità radicata e permanente di trarre dal passato materia di ricordo con la quale insaporire gradevolmente, e così alleviare, i pesanti fardelli del presente.

48:4.6 (548.1) 2. Umorismo corrente. L’insensatezza di molti fatti che ci causano così spesso gravi preoccupazioni, la gioia di scoprire la futilità di molte delle nostre serie ansietà personali. Noi apprezziamo tanto più questo aspetto dell’umorismo quanto più siamo capaci di minimizzare le inquietudini del presente a favore delle certezze del futuro.

48:4.7 (548.2) 3. Gioia profetica. Sarà forse difficile per i mortali immaginare questo tipo di umorismo, ma noi traiamo una soddisfazione particolare dalla certezza “che tutte le cose lavorano insieme per il bene” — per gli esseri spirituali e morontiali quanto per i mortali. Questo aspetto dell’umorismo celeste nasce dalla nostra fede nel ministero amorevole dei nostri superiori e nella stabilità divina dei nostri Direttori Supremi.

48:4.8 (548.3) Ma i direttori di retrospezione dei regni non s’interessano esclusivamente di descrivere l’umorismo elevato dei vari ordini di esseri intelligenti; essi si occupano anche di guidare il diversivo, la ricreazione spirituale ed il divertimento morontiale. Ed in questa attività ricevono la collaborazione sincera degli artigiani celesti.

48:4.9 (548.4) I direttori di retrospezione non sono un gruppo creato; sono un corpo reclutato che comprende esseri che vanno dai nativi di Havona, passando per le schiere dei messaggeri dello spazio e gli spiriti tutelari del tempo, fino ai progressori morontiali dei mondi evoluzionari. Tutti sono volontari e si dedicano al compito di aiutare i loro compagni a pervenire ad un mutamento d’idee ed alla quiete della mente, in quanto tali atteggiamenti sono i più utili per recuperare le energie perdute.

48:4.10 (548.5) Quando si è un po’ esausti per gli sforzi della riuscita e mentre si attende di ricevere nuove cariche d’energia, si prova un gradevole piacere a rivivere ciò che si è fatto in altri tempi ed in altre ere. È riposante ricordare le esperienze iniziali della razza o dell’ordine. Ed è proprio questo il motivo per cui questi artisti sono chiamati direttori di retrospezione — essi aiutano a riportare la memoria ad un precedente stato di sviluppo o ad uno stato dell’essere di minore esperienza.

48:4.11 (548.6) Tutti gli esseri godono di questo tipo di retrospezione, eccetto quelli che sono Creatori per natura e che perciò si ringiovaniscono automaticamente, e certi tipi altamente specializzati di creature, quali i centri di potere ed i controllori fisici, che sono sempre ed eternamente pratici in tutte le loro reazioni. Queste periodiche liberazioni dalle tensioni del servizio funzionale fanno regolarmente parte della vita su tutti i mondi dell’universo degli universi, ma non sull’Isola del Paradiso. Gli esseri nativi della dimora centrale sono scevri da esaurimento e non hanno perciò bisogno di ricaricarsi d’energia. Per tali esseri di perfezione paradisiaca eterna non può esserci questa retrospezione verso esperienze evoluzionarie.

48:4.12 (548.7) La maggior parte di noi si è elevata attraverso stadi inferiori dell’esistenza o livelli progressivi dei nostri ordini, ed è vivificante ed in certa misura divertente riesaminare certi episodi della nostra esperienza iniziale. È confortevole contemplare il passato del proprio ordine e ciò che rimane come possesso mnemonico della mente. Il futuro significa lotta e progresso; esso preannuncia lavoro, sforzo e conquista. Ma il passato ha il sapore delle cose già dominate e raggiunte; la contemplazione del passato permette di rilassarsi e consente un riesame libero da preoccupazioni tale da provocare gioia spirituale ed uno stato morontiale della mente prossimo all’allegria.

48:4.13 (548.8) Anche l’umorismo umano diviene molto allegro quando narra episodi riguardanti coloro che hanno uno stato di sviluppo un po’ al di sotto di quello proprio, o quando descrive quelli ritenuti superiori che cadono vittime di esperienze che sono comunemente associate a supposti inferiori. Voi di Urantia avete permesso che gran parte di quello che è ad un tempo volgare e meschino si confondesse con il vostro umorismo, ma nell’insieme ci si può congratulare per il vostro senso relativamente acuto dell’umorismo. Alcune delle vostre razze ne hanno una ricca vena e ciò le aiuta molto nella loro carriera terrena. Apparentemente avete ricevuto molto umorismo dalla vostra eredità adamica, molto di più di quanto ereditato nella musica o nell’arte.

48:4.14 (549.1) Tutto Satania, durante i periodi di ricreazione, nei momenti in cui i suoi abitanti fanno rivivere in maniera vivificante i ricordi di uno stadio inferiore dell’esistenza, è edificato dall’umorismo piacevole di un corpo di direttori di retrospezione provenienti da Urantia. Il senso dell’umorismo celeste ci accompagna sempre, anche quando siamo impegnati nei compiti più difficili. Esso aiuta ad evitare un eccessivo sviluppo della nozione dell’importanza personale. Ma noi non andiamo a briglia sciolta, come potreste dire voi, “non ce la spassiamo”, salvo quando siamo liberi dagli importanti incarichi dei nostri rispettivi ordini.

48:4.15 (549.2) Quando siamo tentati di esaltare la nostra importanza, se ci soffermiamo a contemplare l’infinità della grandezza e dell’elevatezza dei nostri Creatori, la nostra autoglorificazione diventa sublimemente ridicola, rasentando perfino l’umoristico. Una delle funzioni dell’umorismo è di aiutarci tutti a prenderci meno sul serio. L’umorismo è l’antidoto divino contro l’esaltazione dell’ego.

48:4.16 (549.3) Il bisogno di rilassarsi e di distrarsi con l’umorismo è maggiore negli ordini di esseri ascendenti che sono sottoposti a tensioni prolungate nella loro lotta per elevarsi. Le due categorie estreme di esseri viventi hanno poco bisogno di distrazioni umoristiche. Gli uomini primitivi non ne hanno la capacità e gli esseri di perfezione paradisiaca non ne hanno bisogno. Le moltitudini di Havona sono per natura un insieme gioioso ed allegro di personalità supremamente felici. In Paradiso la qualità dell’adorazione rende non necessarie le attività di retrospezione. Ma tra coloro che iniziano la loro carriera molto al di sotto della meta di perfezione paradisiaca c’è largo spazio per il ministero dei direttori di retrospezione.

48:4.17 (549.4) Più la specie mortale è elevata, più grande è la tensione e più grande è la capacità dell’umorismo come pure il bisogno di farne ricorso. Nel mondo spirituale è vero l’opposto: più ascendiamo, meno abbiamo bisogno delle distrazioni delle esperienze retrospettive. Ma scendendo la scala della vita spirituale dal Paradiso fino alle schiere serafiche, c’è un crescente bisogno della missione della gioia e del ministero dell’allegria. Gli esseri che più hanno bisogno del sollievo del ritorno periodico allo status intellettuale di esperienze precedenti sono i tipi più elevati delle specie umane, i morontiani, gli angeli ed i Figli Materiali, così come tutti i tipi similari di personalità.

48:4.18 (549.5) L’umorismo dovrebbe funzionare da valvola di sicurezza automatica per impedire l’accumulo di eccessive pressioni dovute alla monotonia di una prolungata e profonda contemplazione di se stessi associata all’intensa lotta per il progresso evolutivo e per una nobile realizzazione. L’umorismo agisce anche per attenuare lo schoc dell’impatto inatteso di fatti o di verità, del rigido fatto inflessibile e della verità flessibile sempre vivente. La personalità umana, mai certa di ciò che incontrerà in seguito, grazie all’umorismo coglie rapidamente la natura inattesa della situazione — ne vede l’essenziale e ne acquisisce il discernimento — sia essa fatto o verità.

48:4.19 (549.6) Benché l’umorismo di Urantia sia molto grossolano e molto poco artistico, risolve il duplice proposito di assicurare salute e di liberare dalla pressione emotiva, prevenendo così tensioni nervose nocive e la contemplazione troppo seria di se stessi. L’umorismo ed il divertimento — la distensione — non sono mai reazioni dello sforzo progressivo; sono sempre gli echi di uno sguardo all’indietro, di una reminiscenza del passato. Anche su Urantia, dove siete attualmente, vi sentite sempre ringiovaniti quando per un breve momento potete sospendere l’esercizio di sforzi intellettuali nuovi e superiori e ritornare alle occupazioni più semplici dei vostri antenati.

48:4.20 (550.1) I princìpi della vita ricreativa di Urantia sono filosoficamente sani e continuano ad essere applicabili durante la vostra vita ascendente, attraverso i circuiti di Havona fino alle rive eterne del Paradiso. In quanto esseri ascendenti voi siete in possesso dei ricordi personali di tutte le vostre esistenze precedenti inferiori, e senza questi ricordi dell’identità del passato non esisterebbe la base per l’umorismo del presente, sia esso il sorriso dei mortali o l’allegria morontiale. È questo richiamarsi alle esperienze del passato che fornisce la base dello svago e del divertimento del presente. Così voi godrete degli equivalenti celesti del vostro umorismo terreno per tutta la vostra lunga carriera morontiale e poi sempre più spirituale. E quella parte di Dio (l’Aggiustatore) che diviene una parte eterna della personalità di un mortale ascendente apporta gli accenti superiori della divinità alle espressioni gioiose, ed anche al sorriso spirituale, delle creature ascendenti del tempo e dello spazio.

5. Gli insegnanti dei mondi delle dimore

48:5.1 (550.2) Gli Insegnanti dei Mondi delle Dimore sono un corpo di cherubini e di sanobini abbandonati ma glorificati. Quando un pellegrino del tempo avanza da un mondo di prove dello spazio ai mondi delle dimore ed ai loro mondi associati di preparazione morontiale, è accompagnato dal suo serafino personale o di gruppo, il guardiano del destino. Nei mondi dell’esistenza mortale il serafino è abilmente aiutato dai cherubini e dai sanobini. Ma quando il suo pupillo mortale è liberato dai vincoli della carne ed inizia la carriera ascendente, quando comincia la vita postmateriale o morontiale, il serafino accompagnatore non ha più bisogno dei servizi dei suoi precedenti luogotenenti, i cherubini ed i sanobini.

48:5.2 (550.3) Questi aiutanti dei serafini tutelari lasciati liberi sono spesso convocati nella capitale dell’universo, dove passano per l’intimo abbraccio dello Spirito Madre d’Universo e poi partono per le sfere di preparazione del sistema come Insegnanti dei Mondi delle Dimore. Questi maestri visitano spesso i mondi materiali ed operano dai mondi inferiori delle dimore fino alle sfere educative più elevate collegate con la capitale dell’universo. Essi possono tornare di propria iniziativa al loro precedente lavoro in associazione con i serafini tutelari.

48:5.3 (550.4) Vi sono miliardi e miliardi di questi insegnanti in Satania, ed il loro numero aumenta costantemente perché, nella maggioranza dei casi, quando un serafino procede verso l’interno con un mortale fuso con l’Aggiustatore, si lascia dietro sia un cherubino che un sanobino.

48:5.4 (550.5) Gli Insegnanti dei Mondi delle Dimore, come la maggior parte degli altri istruttori, sono incaricati dai Melchizedek. Essi sono generalmente sotto la supervisione dei Compagni Morontiali, ma come individui e come insegnanti sono sotto la supervisione dei capi in funzione delle scuole o delle sfere nelle quali essi fungono da istruttori.

48:5.5 (550.6) Questi cherubini evoluti lavorano generalmente in coppie come facevano quando erano assegnati ai serafini. Per natura essi sono molto vicini al tipo d’esistenza morontiale; sono gli insegnanti connaturalmente comprensivi dei mortali ascendenti e svolgono nel modo più efficace il programma del mondo delle dimore e del sistema educativo morontiale.

48:5.6 (551.1) Nelle scuole della vita morontiale questi insegnanti si occupano dell’istruzione di singoli, di gruppi, di classi e di masse. Sui mondi delle dimore tali scuole sono organizzate in tre gruppi principali di cento suddivisioni ciascuno: le scuole del pensiero, le scuole del sentimento e le scuole dell’azione. Quando raggiungete la costellazione, si aggiungono le scuole dell’etica, le scuole dell’amministrazione e le scuole dell’adattamento sociale. Sui mondi capitale dell’universo entrerete nelle scuole della filosofia, della divinità e della pura spiritualità.

48:5.7 (551.2) Le cose che avreste potuto imparare sulla terra, ma che non siete riusciti ad apprendere, devono essere acquisite sotto la tutela di questi fedeli e pazienti insegnanti. Non vi sono strade maestre, scorciatoie o sentieri facili per il Paradiso. Indipendentemente dalle variazioni individuali di percorso, voi imparerete bene le lezioni di una sfera prima di passare su un’altra; questo almeno è vero una volta che avete lasciato il vostro mondo natale.

48:5.8 (551.3) Uno degli scopi della carriera morontiale è l’estirpazione definitiva dai sopravviventi mortali dei tratti animali residui quali la procrastinazione, l’equivoco, l’insincerità, la fuga dai problemi, l’ingiustizia e la ricerca della via facile. La vita del mondo delle dimore insegna ben presto ai giovani allievi morontiali che il rinviare non è in alcun senso evitare. Dopo la vita nella carne il tempo non è più utilizzabile come tecnica per eludere responsabilità o sottrarsi ad obblighi fastidiosi.

48:5.9 (551.4) Cominciando a servire sulle sfere di soggiorno più basse, gli Insegnanti dei Mondi delle Dimore si elevano mediante l’esperienza attraverso le sfere educative del sistema e della costellazione fino ai mondi di preparazione di Salvington. Essi non sono soggetti ad alcuna disciplina speciale né prima né dopo il loro abbraccio da parte dello Spirito Madre d’Universo. Essi sono già stati addestrati per il loro lavoro mentre servivano come associati serafici sui mondi natali dei loro allievi che soggiornano sui mondi delle dimore. Hanno fatto un’esperienza effettiva con questi mortali in evoluzione sui mondi abitati. Essi sono insegnanti pratici e comprensivi, istruttori accorti ed indulgenti, guide capaci ed efficienti. Essi conoscono molto bene i piani dell’ascensione e possiedono una grande esperienza delle fasi iniziali della carriera di progressione.

48:5.10 (551.5) Molti di questi insegnanti più anziani, quelli che hanno servito a lungo sui mondi del circuito di Salvington, sono abbracciati di nuovo dallo Spirito Madre d’Universo, e da questo secondo abbraccio i cherubini ed i sanobini emergono con lo status di serafini.

6. I serafini dei mondi morontiali — i ministri di transizione

48:6.1 (551.6) Anche se sui mondi morontiali svolgono il loro ministero tutti gli ordini di angeli, dagli assistenti planetari ai serafini supremi, sono più esclusivamente assegnati a queste attività i ministri di transizione. Questi angeli sono del sesto ordine dei servitori serafici, ed il loro ministero è consacrato a facilitare il transito delle creature materiali e mortali dalla vita temporale nella carne agli stadi iniziali dell’esistenza morontiale sui sette mondi delle dimore.

48:6.2 (551.7) Voi dovreste comprendere che la vita morontiale di un mortale ascendente è cominciata in realtà sui mondi abitati all’atto del concepimento dell’anima, nel momento in cui la mente di una creatura di status morale è abitata dall’Aggiustatore spirituale. Da quel momento l’anima mortale ha la capacità potenziale di funzioni supermortali, anche di essere riconosciuta sui livelli superiori delle sfere morontiali dell’universo locale.

48:6.3 (552.1) Tuttavia, voi non sarete coscienti del ministero dei serafini di transizione finché non raggiungerete i mondi delle dimore, dove essi lavorano instancabilmente per l’avanzamento dei loro pupilli mortali. Essi sono assegnati a servire nelle sette divisioni seguenti:

48:6.4 (552.2) 1. Evàngeli Serafici. Quando riprendete coscienza sui mondi delle dimore, voi venite classificati negli annali del sistema come spiriti in evoluzione. È vero, in realtà non siete ancora degli spiriti, ma non siete più degli esseri mortali o materiali; siete entrati nella carriera prespirituale e siete stati debitamente ammessi alla vita morontiale.

48:6.5 (552.3) Sui mondi delle dimore gli evàngeli serafici vi aiuteranno a scegliere saggiamente tra le vie opzionali verso Edentia, Salvington, Uversa ed Havona. Se vi sono più vie ugualmente consigliabili, vi saranno indicate e vi sarà consentito di scegliere quella che vi attrae maggiormente. Questi serafini fanno poi le loro raccomandazioni ai ventiquattro consiglieri su Jerusem in merito al percorso che sarebbe più vantaggioso per ogni anima ascendente.

48:6.6 (552.4) Non vi è offerta una scelta illimitata per la vostra carriera futura, ma potete scegliere entro i limiti di ciò che i ministri di transizione ed i loro superiori determinano saggiamente essere più conveniente per la vostra futura realizzazione spirituale. Il mondo spirituale è governato sulla base del principio di rispettare la vostra libera scelta, purché la linea di condotta che potete scegliere non sia di pregiudizio a voi o di danno ai vostri compagni.

48:6.7 (552.5) Questi evàngeli serafici sono consacrati alla proclamazione del vangelo della progressione eterna, il trionfo del raggiungimento della perfezione. Sui mondi delle dimore essi proclamano la grande legge della conservazione e del predominio della bontà: nessuna buona azione è mai interamente perduta; essa può essere a lungo contrastata ma mai interamente annullata, ed è eternamente potente in proporzione alla divinità della sua motivazione.

48:6.8 (552.6) Anche su Urantia essi consigliano agli insegnanti umani della verità e della rettitudine di aderire alla predicazione della “bontà di Dio che conduce al pentimento”, di proclamare “l’amore di Dio che scaccia ogni timore”. Queste verità sono state annunciate nel vostro mondo anche così:

48:6.9 (552.7) Gli Dei sono miei custodi; non devierò dalla retta via;

48:6.10 (552.8) Fianco a fianco essi mi conducono negli splendidi sentieri e nei gloriosi luoghi di ristoro della vita eterna.

48:6.11 (552.9) In questa Presenza Divina non avrò né desiderio di cibo né sete d’acqua.

48:6.12 (552.10) Quand’anche scendessi nella valle dell’incertezza o ascendessi ai mondi del dubbio,

48:6.13 (552.11) Quand’anche camminassi nella solitudine o con i compagni della mia specie,

48:6.14 (552.12) Quand’anche trionfassi nei cori della luce o vacillassi nei luoghi solitari delle sfere,

48:6.15 (552.13) Il tuo spirito di bontà mi soccorrerà ed il tuo angelo glorioso mi consolerà.

48:6.16 (552.14) Quand’anche scendessi nelle profondità delle tenebre e della morte stessa,

48:6.17 (552.15) Non dubiterò di te e non ti temerò,

48:6.18 (552.16) Perché so che nella pienezza del tempo e nella gloria del tuo nome

48:6.19 (552.17) Tu m’innalzerai per farmi sedere con te sugli spalti nell’alto dei cieli.

48:6.20 (553.1) Questa è la storia sussurrata nella notte al giovane pastore. Egli non riuscì a ritenerla parola per parola, ma oggi è riportato in termini simili tutto quanto egli poté ricordare.

48:6.21 (553.2) Questi serafini sono anche gli evàngeli del vangelo del raggiungimento della perfezione per tutto il sistema come pure per i singoli ascendenti. Già ora nel giovane sistema di Satania i loro insegnamenti ed i loro piani contengono disposizioni per le ere future in cui i mondi delle dimore non serviranno più agli ascendenti mortali come luoghi di passaggio verso le sfere superiori.

48:6.22 (553.3) 2. Interpreti Razziali. Le razze degli esseri mortali non sono tutte simili. È vero, c’è un modello planetario che permea la natura e le tendenze fisiche, mentali e spirituali delle varie razze di un dato mondo; ma vi sono anche tipi razziali distinti e tendenze sociali ben definite che caratterizzano la discendenza di questi differenti tipi basilari di esseri umani. Sui mondi del tempo gli interpreti razziali serafici assecondano gli sforzi dei commissari razziali per armonizzare i diversi punti di vista delle razze, e continuano ad operare sui mondi delle dimore dove queste stesse differenze tendono a persistere in una certa misura. Su un pianeta confuso come Urantia questi brillanti esseri difficilmente hanno avuto favorevoli opportunità di operare, ma essi sono gli abili sociologi ed i saggi consiglieri etnici del primo cielo.

48:6.23 (553.4) Voi dovreste riflettere sulle espressioni “cielo” e “cielo dei cieli”. Il cielo concepito dalla maggior parte dei vostri profeti era il primo mondo delle dimore del sistema locale. Quando l’apostolo parlò di essere “elevato al terzo cielo”, si riferiva all’esperienza in cui il suo Aggiustatore si staccò durante il sonno ed in questo stato insolito si proiettò sul terzo dei sette mondi delle dimore. Alcuni dei vostri uomini saggi ebbero la visione del cielo più grande, “il cielo dei cieli”, di cui l’esperienza del settuplo mondo delle dimore non era che il primo. Il secondo cielo era Jerusem, il terzo Edentia ed i suoi satelliti, il quarto Salvington e le sfere educative che lo circondano, il quinto Uversa, il sesto Havona ed il settimo il Paradiso.

48:6.24 (553.5) 3. Organizzatori Mentali. Questi serafini si dedicano a raggruppare efficacemente gli esseri morontiali e ad organizzare il loro lavoro collettivo sui mondi delle dimore. Essi sono gli psicologi del primo cielo. La maggior parte di questa particolare divisione di ministri serafici ha avuto precedenti esperienze come angeli guardiani dei figli del tempo, ma i loro pupilli, per qualche ragione, non sono riusciti a personalizzarsi sui mondi delle dimore, oppure sono sopravvissuti grazie alla tecnica della fusione con lo Spirito.

48:6.25 (553.6) È compito degli organizzatori mentali studiare la natura, l’esperienza e lo status delle anime con Aggiustatore che transitano per i mondi delle dimore e di facilitare il loro raggruppamento per i loro incarichi ed i loro avanzamenti. Ma questi organizzatori mentali non pianificano, non manipolano né traggono altrimenti vantaggio dall’ignoranza o da altre limitazioni degli studenti dei mondi delle dimore. Essi sono totalmente equi ed eminentemente giusti. Rispettano la vostra volontà morontiale appena nata; vi considerano esseri volitivi indipendenti e cercano di favorire il vostro rapido sviluppo ed avanzamento. Qui vi trovate di fronte a veri amici ed a consiglieri comprensivi, ad angeli che sono realmente capaci di aiutarvi “a vedere voi stessi come vi vedono gli altri” ed “a conoscere voi stessi come vi conoscono gli angeli”.

48:6.26 (553.7) Anche su Urantia questi serafini insegnano la verità eterna: se la vostra mente non vi serve bene, potete cambiarla con la mente di Gesù di Nazaret, che vi serve sempre bene.

48:6.27 (554.1) 4. Consiglieri Morontiali. Questi ministri sono chiamati così perché sono incaricati d’istruire, di dirigere e di consigliare i mortali sopravviventi provenienti dai mondi d’origine umana, le anime in transito verso le scuole superiori delle capitali di sistema. Essi sono gli insegnanti di coloro che cercano l’approfondimento nell’unità esperienziale di livelli di vita divergenti, di coloro che si stanno sforzando d’integrare i significati e di unificare i valori. Questa è la funzione della filosofia nella vita terrestre e della mota sulle sfere morontiali.

48:6.28 (554.2) La mota è più che una filosofia superiore; essa sta alla filosofia come due occhi stanno ad un occhio solo; ha un effetto stereoscopico sui significati e sui valori. L’uomo materiale vede l’universo, per così dire, con un occhio solo — lo vede piatto. Gli studenti dei mondi delle dimore acquisiscono una prospettiva cosmica — la profondità — sovrapponendo le percezioni della vita morontiale alle percezioni della vita fisica. Ed essi divengono capaci di mettere perfettamente a fuoco i punti di vista materiali e morontiali soprattutto grazie al ministero instancabile dei loro consiglieri serafici, che istruiscono così pazientemente gli studenti dei mondi delle dimore ed i progressori morontiali. Molti dei consiglieri insegnanti dell’ordine supremo dei serafini hanno cominciato la loro carriera come consiglieri delle anime dei mortali del tempo appena liberate.

48:6.29 (554.3) 5. Tecnici. Questi sono i serafini che aiutano i nuovi ascendenti ad aggiustarsi sull’ambiente nuovo e relativamente strano delle sfere morontiali. La vita sui mondi di transizione comporta un contatto reale con le energie e con i materiali dei livelli sia fisici che morontiali ed in una certa misura con le realtà spirituali. Gli ascendenti devono acclimatarsi ad ogni nuovo livello morontiale, ed in tutto questo sono grandemente aiutati dai tecnici serafici. Questi serafini agiscono da agenti di collegamento con i Supervisori di Potere Morontiale e con i Controllori Fisici Maestri, ed operano prevalentemente per insegnare ai pellegrini ascendenti la natura delle energie che sono utilizzate sulle sfere di transizione. Essi servono come attraversatori d’emergenza dello spazio e svolgono numerosi altri compiti regolari e speciali.

48:6.30 (554.4) 6. Archivisti-Insegnanti. Questi serafini sono i registratori delle transazioni ai confini tra lo spirituale ed il fisico, delle relazioni tra gli uomini e gli angeli, delle transazioni morontiali dei regni inferiori dell’universo. Essi servono anche come insegnanti delle tecniche efficaci e pratiche per registrare i fatti. C’è dell’abilità artistica nella coordinazione e nell’assemblaggio intelligenti di dati collegati tra loro, e quest’arte è esaltata dalla collaborazione con gli artigiani celesti; ed anche i mortali ascendenti sono associati in tal modo ai serafini archivisti.

48:6.31 (554.5) Gli archivisti di tutti gli ordini serafici dedicano una certa quantità di tempo all’istruzione e alla preparazione dei progressori morontiali. Questi custodi angelici dei fatti del tempo sono gli istruttori ideali di tutti i cercatori di fatti. Prima di lasciare Jerusem voi conoscerete molto bene la storia di Satania e dei suoi 619 mondi abitati, e gran parte di questa storia vi sarà comunicata dagli archivisti serafici.

48:6.32 (554.6) Questi angeli fanno tutti parte della catena di archivisti che si estende dai più bassi ai più elevati custodi dei fatti del tempo e delle verità dell’eternità. Un giorno essi v’insegneranno a cercare sia la verità che i fatti, a sviluppare la vostra anima come pure la vostra mente. Fin d’ora voi dovreste imparare ad irrigare il giardino del vostro cuore come pure a cercare le sabbie aride della conoscenza. Le forme non servono più a nulla quando le lezioni sono apprese. Non c’è pulcino senza guscio e nessun guscio ha qualche valore dopo la nascita del pulcino. Ma l’errore è talvolta così grande che la sua rettifica per mezzo della rivelazione sarebbe fatale per quelle verità lentamente emergenti che sono essenziali alla sua correzione tramite l’esperienza. Quando dei bambini hanno i loro ideali, non toglieteglieli; lasciate che crescano. E mentre imparate a pensare da uomini, dovreste anche imparare a pregare come bambini.

48:6.33 (555.1) La legge è la vita stessa e non le regole della sua condotta. Il male è una trasgressione della legge, non una violazione delle regole di condotta concernenti la vita, che è la legge. La falsità non è una questione di tecnica narrativa, ma qualcosa di premeditato per alterare la verità. La creazione di nuove immagini partendo da fatti antichi, la riesposizione della vita dei genitori nella vita dei loro figli — questi sono i trionfi artistici della verità. L’ombra di un solo capello che viene ritorto, premeditata per un disegno sleale, la più piccola deformazione o perversione di ciò che è un principio — questo costituisce la falsità. Ma il feticcio della verità divenuta fatto, della verità fossilizzata, il legame di ferro della cosiddetta verità immutabile, vi mantiene ciecamente in un circolo chiuso di freddi fatti. Si può essere tecnicamente nel giusto quanto ai fatti ed eternamente in errore sulla verità.

48:6.34 (555.2) 7. Riserve Tutelari. Sul primo mondo delle dimore è mantenuto un corpo consistente di tutti gli ordini dei serafini di transizione. Dopo i guardiani del destino, sono questi ministri di transizione che si avvicinano di più agli umani tra tutti gli ordini dei serafini, e voi trascorrerete molti dei vostri momenti liberi con loro. Gli angeli si rallegrano nel servizio, e quando non hanno incarichi si offrono spesso come volontari. L’anima di molti mortali ascendenti viene accesa per la prima volta dal fuoco divino della volontà di servire a seguito di un’amicizia personale con i servitori volontari delle riserve serafiche.

48:6.35 (555.3) Da loro imparerete a lasciare che le pressioni producano stabilità e certezza; ad essere fedeli ed onesti ed allo stesso tempo allegri; ad accettare le sfide senza lamentarvi e ad affrontare le difficoltà e le incertezze senza timore. Essi vi chiederanno: se fallite, vi rialzerete indomitamente per tentare di nuovo? Se riuscite, conserverete un atteggiamento bene equilibrato — un comportamento fermo e spiritualizzato — nel corso di ogni sforzo nella lunga lotta per spezzare le catene dell’inerzia materiale, per raggiungere la libertà dell’esistenza spirituale?

48:6.36 (555.4) Come i mortali, anche questi angeli hanno generato molte delusioni, ed essi vi faranno notare che talvolta le vostre delusioni più scoraggianti sono divenute le vostre più grandi benedizioni. A volte piantare un seme rende necessaria la sua morte, la morte delle vostre speranze più care, prima che esso possa rinascere per portare i frutti di una nuova vita e di nuove opportunità. Da loro imparerete a soffrire meno per la tristezza e la delusione, in primo luogo facendo meno piani personali concernenti altre personalità, e poi accettando la vostra sorte quando avete fedelmente compiuto il vostro dovere.

48:6.37 (555.5) Imparerete che, prendendovi troppo sul serio, accrescete i vostri fardelli e diminuite le probabilità di successo. Niente può avere precedenza sul lavoro della sfera del vostro status — questo mondo o quello successivo. Il lavoro di preparazione per la successiva sfera più elevata è molto importante, ma niente eguaglia l’importanza del lavoro del mondo in cui vivete in quel momento. Ma benché il lavoro sia importante, l’io non lo è. Quando vi sentite importanti, voi sprecate energia a logorare ed a lacerare la dignità dell’ego, cosicché vi resta poca energia per fare il lavoro. È l’importanza personale e non l’importanza dell’opera che esaurisce le creature immature; è l’elemento ego che stanca, non lo sforzo per riuscire. Voi potete compiere un lavoro importante se non divenite presuntuosi; potete fare parecchie cose con la stessa facilità di una sola se lasciate da parte voi stessi. La varietà è riposante; la monotonia è ciò che logora e stanca. Ogni giorno è simile all’altro — non offre che la vita o l’alternativa della morte.

7. La mota morontiale

48:7.1 (556.1) I piani inferiori della mota morontiale sono direttamente collegati con i livelli superiori della filosofia umana. Sul primo mondo delle dimore è consuetudine istruire gli studenti meno avanzati mediante la tecnica dei paralleli; cioè, in una colonna sono presentati i concetti più semplici dei significati di mota e nella colonna opposta sono citate espressioni analoghe della filosofia mortale.

48:7.2 (556.2) Non molto tempo fa, mentre eseguivo un incarico sul primo mondo delle dimore di Satania, ebbi occasione di osservare questo metodo d’insegnamento. E benché io non possa assumermi l’impegno di esporvi il contenuto di mota della lezione, mi è concesso riprodurre le ventotto citazioni della filosofia umana che questo istruttore morontiale stava utilizzando come materiale illustrativo per aiutare questi nuovi ospiti dei mondi delle dimore nei loro primi sforzi per afferrare il senso ed il significato della mota. Questi esempi della filosofia umana erano:

48:7.3 (556.3) 1. Una dimostrazione di abilità specifica non significa possesso di capacità spirituale. La bravura non è un sostituto del vero carattere.

48:7.4 (556.4) 2. Poche persone vivono all’altezza della fede che posseggono realmente. La paura irragionevole è la principale frode intellettuale esercitata sull’anima umana in evoluzione.

48:7.5 (556.5) 3. Le capacità innate non possono essere oltrepassate; un litro non può mai contenerne due. Il concetto spirituale non può essere introdotto meccanicamente nello stampo della memoria materiale.

48:7.6 (556.6) 4. Pochi mortali osano attingere la totalità del loro credito di personalità stabilito dai ministeri congiunti della natura e della grazia. La maggior parte delle anime povere è veramente ricca, ma rifiuta di crederlo.

48:7.7 (556.7) 5. Le difficoltà possono sfidare la mediocrità e sconfiggere i timorosi, ma non fanno altro che stimolare i veri figli degli Altissimi.

48:7.8 (556.8) 6. Godere dei privilegi senza abusarne, disporre della libertà senza licenza, possedere il potere rifiutando fermamente di utilizzarlo per l’esaltazione di se stessi — questi sono i segni di un’alta civiltà.

48:7.9 (556.9) 7. Nel cosmo non si verificano incidenti imprevisti ed inspiegabili. Né gli esseri celesti assistono l’essere inferiore che rifiuta di agire secondo la sua luce della verità.

48:7.10 (556.10) 8. Lo sforzo non produce sempre gioia, ma non c’è felicità senza sforzo intelligente.

48:7.11 (556.11) 9. L’azione fa acquisire forza; la moderazione sfocia nel fascino.

48:7.12 (556.12) 10. La rettitudine colpisce le corde armoniose della verità, e la melodia vibra in tutto il cosmo, fino al riconoscimento dell’Infinito.

48:7.13 (556.13) 11. Il debole indulge in risoluzioni, ma il forte agisce. La vita non è che il lavoro di un giorno — eseguitelo bene. L’atto è nostro; le conseguenze di Dio.

48:7.14 (556.14) 12. La più grande afflizione nel cosmo è di non essere mai stati afflitti. I mortali apprendono la saggezza solo attraverso l’esperienza delle tribolazioni.

48:7.15 (556.15) 13. Le stelle si discernono meglio nell’isolamento solitario delle profondità esperienziali, non dalle cime illuminate ed estatiche delle montagne.

48:7.16 (556.16) 14. Stimolate l’appetito dei vostri associati per la verità; date consigli solo quando vi vengono richiesti.

48:7.17 (557.1) 15. L’ostentazione è lo sforzo ridicolo dell’ignorante per apparire saggio, il tentativo dell’anima povera di apparire ricca.

48:7.18 (557.2) 16. Voi non potete percepire la verità spirituale prima di provarne l’esperienza, e molte verità non sono realmente riconosciute se non nell’avversità.

48:7.19 (557.3) 17. L’ambizione è dannosa se non è totalmente resa sociale. Voi non avete veramente acquisito una virtù fino a quando i vostri atti non ve ne rendono degni.

48:7.20 (557.4) 18. L’impazienza è un veleno dello spirito; la collera è simile ad una pietra gettata in un nido di calabroni.

48:7.21 (557.5) 19. L’ansietà deve essere abbandonata. Le delusioni più difficili da sopportare sono quelle che non arrivano mai.

48:7.22 (557.6) 20. Solo un poeta può discernere la poesia nella prosa banale dell’esistenza quotidiana.

48:7.23 (557.7) 21. L’alta missione di ogni arte è di prefigurare con le sue illusioni una realtà universale più elevata, di cristallizzare le emozioni del tempo in un pensiero di eternità.

48:7.24 (557.8) 22. L’anima in evoluzione non è resa divina da ciò che fa, ma da ciò che si sforza di fare.

48:7.25 (557.9) 23. La morte non ha aggiunto nulla alle proprietà dell’intelletto o alla dotazione spirituale, ma ha aggiunto allo status esperienziale la coscienza della sopravvivenza.

48:7.26 (557.10) 24. Il destino dell’eternità è determinato di momento in momento dai compimenti del vivere quotidiano. Gli atti di oggi sono il destino di domani.

48:7.27 (557.11) 25. La grandezza non consiste tanto nel possedere forza quanto nel fare un uso saggio e divino di tale forza.

48:7.28 (557.12) 26. Si possiede la conoscenza solo condividendola; essa è salvaguardata dalla saggezza e resa sociale dall’amore.

48:7.29 (557.13) 27. Il progresso richiede lo sviluppo dell’individualità; la mediocrità cerca di perpetuarsi nell’uniformità.

48:7.30 (557.14) 28. L’argomentazione per difendere un’asserzione è inversamente proporzionale alla verità contenuta in essa.

48:7.31 (557.15) Questo è il lavoro dei debuttanti sul primo mondo delle dimore, mentre gli allievi più avanzati sui mondi successivi approfondiscono i livelli superiori dell’ispezione cosmica e della mota morontiale.

8. I progressori morontiali

48:8.1 (557.16) Dalla qualificazione nei mondi delle dimore fino al raggiungimento dello status spirituale nella carriera superuniversale, i mortali ascendenti sono denominati progressori morontiali. Il vostro passaggio per questa meravigliosa vita di confine resterà un’esperienza indimenticabile, un ricordo piacevole. È una porta evoluzionaria verso la vita spirituale e verso il compimento finale della perfezione della creatura per mezzo della quale gli ascendenti raggiungono la meta del tempo — trovare Dio in Paradiso.

48:8.2 (557.17) C’è un proposito definito e divino in tutto questo piano morontiale e successivamente spirituale di progressione dei mortali, in questa minuziosa scuola di preparazione universale per le creature ascendenti. Il disegno dei Creatori è di offrire alle creature del tempo una graduata opportunità di dominare i dettagli del funzionamento e dell’amministrazione del grande universo, e questo lungo corso di preparazione è proseguito nel modo migliore se il mortale sopravvivente sale gradualmente e con effettiva partecipazione ogni gradino dell’ascensione.

48:8.3 (558.1) Il piano di sopravvivenza dei mortali ha un obiettivo pratico ed utile. Voi non siete i beneficiari di tutto questo lavoro divino e di tutta questa accurata preparazione solo perché possiate sopravvivere per godere di una beatitudine perpetua e di un benessere eterno. C’è uno scopo di servizio trascendente celato oltre l’orizzonte della presente era dell’universo. Se gli Dei avessero semplicemente progettato di condurvi in una lunga ed eterna escursione di piacere, non avrebbero certamente trasformato in modo così esteso l’intero universo in una immensa e complessa scuola di preparazione pratica, né requisito una parte consistente della creazione celeste come insegnanti ed istruttori, né poi trascorso ere ed ere a pilotarvi uno ad uno attraverso questa gigantesca scuola universale di formazione esperienziale. L’avanzamento del piano di progressione dei mortali sembra essere una delle principali attività dell’attuale universo organizzato, e la maggior parte degli innumerevoli ordini d’intelligenze create è impegnata direttamente o indirettamente a far progredire qualche fase di questo piano di perfezione progressiva.

48:8.4 (558.2) Percorrendo la scala ascendente dell’esistenza vivente dall’uomo mortale fino all’abbraccio della Deità, voi vivete effettivamente la vita stessa di ogni possibile fase e stadio dell’esistenza delle creature perfezionate entro i limiti della presente era dell’universo. Tra l’uomo mortale ed il finalitario del Paradiso è contenuto tutto ciò che può esistere oggi — è compreso tutto ciò che è attualmente possibile per gli ordini viventi di creature finite intelligenti e perfezionate. Se il destino futuro dei finalitari del Paradiso è di servire nei nuovi universi attualmente in formazione, è certo che in questa nuova futura creazione non vi saranno ordini creati di esseri esperienziali la cui vita sarà completamente differente da quella che hanno vissuto i finalitari mortali su qualche mondo come parte della loro preparazione ascendente, come uno degli stadi del loro progresso infinito da animale ad angelo e da angelo a spirito e da spirito a Dio.

48:8.5 (558.3) [Presentato da un Arcangelo di Nebadon.]

Fascicolo 49 - I mondi abitati

Il Libro di Urantia

Fascicolo 49

I mondi abitati

49:0.1 (559.1) TUTTI i mondi abitati da mortali sono per origine e natura evoluzionari. Queste sfere sono il luogo di procreazione, la culla evoluzionaria, delle razze mortali del tempo e dello spazio. Ogni unità della vita ascendente è una vera scuola di preparazione per lo stadio dell’esistenza immediatamente successivo, e ciò è vero per ciascuno stadio dell’ascensione progressiva degli uomini al Paradiso. Ed è altrettanto vero per l’esperienza iniziale dei mortali su un pianeta evoluzionario quanto per la scuola finale dei Melchizedek sulla capitale dell’universo locale, una scuola che è frequentata dai mortali ascendenti solo dopo la loro traslazione al regime del superuniverso ed il raggiungimento del primo stadio dell’esistenza spirituale.

49:0.2 (559.2) Tutti i mondi abitati sono fondamentalmente raggruppati per l’amministrazione celeste in sistemi locali, e ciascuno di questi sistemi locali è limitato a circa mille mondi evoluzionari. Questa limitazione è decretata dagli Antichi dei Giorni e concerne i pianeti effettivamente evoluzionari in cui vivono mortali con status di sopravvivenza. Non sono compresi in questo gruppo né mondi definitivamente stabilizzati in luce e vita né pianeti allo stadio preumano di sviluppo della vita.

49:0.3 (559.3) Satania stesso è un sistema incompleto contenente soltanto 619 mondi abitati. Tali pianeti sono numerati in serie secondo la loro registrazione come mondi abitati, come mondi abitati da creature dotate di volontà. È così che ad Urantia fu dato il numero 606 di Satania, intendendo il 606° mondo di questo sistema locale sul quale il lungo processo evoluzionario della vita è culminato nell’apparizione di esseri umani. Vi sono trentasei pianeti non abitati prossimi allo stadio di dotazione della vita e parecchi si stanno attualmente preparando per i Portatori di Vita. Vi sono quasi duecento sfere che si stanno evolvendo in modo da essere pronte per l’impianto della vita tra alcuni milioni di anni.

49:0.4 (559.4) Non tutti i pianeti sono adatti ad ospitare la vita dei mortali. Quelli piccoli che hanno una velocità di rivoluzione assiale elevata sono del tutto inadatti come habitat per la vita. In parecchi dei sistemi fisici di Satania i pianeti che girano attorno al sole centrale sono troppo grandi per essere abitati poiché la loro grande massa produce una gravità oppressiva. Molte di queste enormi sfere hanno dei satelliti, talvolta una mezza dozzina o più, e queste lune sono spesso di dimensione molto vicina a quella di Urantia, cosicché sono quasi ideali per essere abitate.

49:0.5 (559.5) Il più vecchio mondo abitato di Satania, il mondo numero uno, è Anova, uno dei quarantaquattro satelliti che girano attorno ad un enorme pianeta oscuro, ma esposto alla luce differenziale di tre soli vicini. Anova è ad uno stadio avanzato di civiltà progressiva.

1. La vita planetaria

49:1.1 (559.6) Gli universi del tempo e dello spazio si sviluppano gradualmente; la progressione della vita — terrestre o celeste — non è né arbitraria né magica. L’evoluzione cosmica può non essere sempre comprensibile (prevedibile), ma è rigorosamente non accidentale.

49:1.2 (560.1) L’unità biologica della vita materiale è la cellula protoplasmica, l’associazione comune di energie chimiche, elettriche e di altre energie basilari. Le formule chimiche differiscono in ogni sistema e la tecnica di riproduzione delle cellule viventi è leggermente diversa in ciascun universo locale, ma i Portatori di Vita sono sempre i catalizzatori viventi che avviano le reazioni primordiali della vita materiale; essi sono gli istigatori dei circuiti d’energia della materia vivente.

49:1.3 (560.2) Tutti i mondi di un sistema locale rivelano un’indubbia affinità fisica. Nondimeno ogni pianeta ha una propria gamma di vita e non esistono due mondi esattamente simili per dotazione vegetale ed animale. Queste varianti planetarie nei tipi di vita sistemici sono conseguenza di decisioni dei Portatori di Vita. Ma questi esseri non sono né capricciosi né eccentrici; gli universi sono condotti in conformità con la legge e l’ordine. Le leggi di Nebadon sono i mandati divini di Salvington e l’ordine evoluzionario di vita in Satania è in consonanza con il modello evoluzionario di Nebadon.

49:1.4 (560.3) L’evoluzione è la regola dello sviluppo umano, ma il processo stesso varia grandemente sui differenti mondi. La vita è talvolta iniziata in un solo centro, talvolta in tre, come avvenne su Urantia. Sui mondi con un’atmosfera la vita ha generalmente un’origine marina, ma non sempre; molto dipende dallo status fisico di un pianeta. I Portatori di Vita dispongono di una grande libertà nella loro funzione d’iniziatori della vita.

49:1.5 (560.4) Nello sviluppo della vita planetaria la forma vegetale precede sempre quella animale ed è già pienamente sviluppata prima che i modelli animali si differenzino. Tutti i tipi di animali si sviluppano dai modelli base del precedente regno vegetale delle cose viventi; essi non sono organizzati separatamente.

49:1.6 (560.5) Gli stadi iniziali di evoluzione della vita non sono del tutto conformi al vostro punto di vista attuale. L’uomo mortale non è un accidente evoluzionario. C’è un sistema preciso, una legge universale, che determina lo svolgimento del piano di vita planetaria sulle sfere dello spazio. Il tempo e la produzione di grandi quantità di una specie non sono le influenze predominanti. I topi si riproducono molto più in fretta degli elefanti e tuttavia gli elefanti si evolvono più rapidamente dei topi.

49:1.7 (560.6) Il processo dell’evoluzione planetaria è ordinato e controllato. Lo sviluppo di organismi superiori a partire dai gruppi di vita inferiori non è accidentale. Talvolta il progresso evoluzionario è temporaneamente ritardato dalla distruzione di certe linee favorevoli di plasma vitale contenuto in una specie selezionata. Ci vogliono spesso ere ed ere per riparare il danno causato dalla perdita di una singola stirpe superiore di eredità umana. Una volta apparse queste stirpi selezionate e superiori di protoplasma vivente dovrebbero essere gelosamente ed intelligentemente preservate. E sulla maggior parte dei mondi abitati questi potenziali superiori di vita sono valutati molto di più che su Urantia.

2. Tipi fisici planetari

49:2.1 (560.7) C’è un modello standard e basilare di vita vegetale ed animale in ciascun sistema. Ma i Portatori di Vita si trovano spesso di fronte alla necessità di modificare questi modelli di base per conformarli alle differenti condizioni fisiche che incontrano sui numerosi mondi dello spazio. Essi promuovono un tipo generalizzato di creatura mortale del sistema, ma vi sono sette tipi fisici distinti così come migliaia e migliaia di varianti minori di queste sette differenziazioni principali.

49:2.2 (561.1) 1. Tipi atmosferici.

49:2.3 (561.2) 2. Tipi elementali.

49:2.4 (561.3) 3. Tipi gravitazionali.

49:2.5 (561.4) 4. Tipi termici.

49:2.6 (561.5) 5. Tipi elettrici.

49:2.7 (561.6) 6. Tipi energizzanti.

49:2.8 (561.7) 7. Tipi non denominati.

49:2.9 (561.8) Il sistema di Satania contiene tutti questi tipi e numerosi gruppi intermedi, anche se alcuni sono rappresentati molto limitatamente.

49:2.10 (561.9) 1. I tipi atmosferici. Le differenze fisiche dei mondi abitati da mortali sono principalmente determinate dalla natura dell’atmosfera; altre influenze che contribuiscono alla differenziazione planetaria della vita sono relativamente minori.

49:2.11 (561.10) L’attuale condizione atmosferica di Urantia è quasi ideale per mantenere l’uomo del tipo respiratore, ma questo tipo umano può essere modificato in modo da poter vivere sia sui pianeti superatmosferici che subatmosferici. Queste modificazioni si estendono anche alla vita animale, che è molto differente sulle varie sfere abitate. C’è una grandissima modificazione degli ordini animali sui mondi subatmosferici e su quelli superatmosferici.

49:2.12 (561.11) Tra i tipi atmosferici di Satania, circa il due e mezzo per cento sono subrespiratori, circa il cinque per cento superrespiratori, e oltre il novantuno per cento sono mediorespiratori, per un totale del novantotto e mezzo per cento dei mondi di Satania.

49:2.13 (561.12) Gli esseri come quelli delle razze di Urantia sono classificati mediorespiratori; voi rappresentate l’ordine respiratore medio o tipico dell’esistenza mortale. Se esistessero creature intelligenti su un pianeta con un’atmosfera simile a quella del pianeta più vicino a voi, Venere, apparterebbero al gruppo superrespiratore, mentre quelli abitanti un pianeta con un’atmosfera molto rarefatta come quella del vostro vicino esterno, Marte, sarebbero denominati subrespiratori.

49:2.14 (561.13) Se dei mortali abitassero un pianeta privo d’aria, come la vostra luna, apparterebbero all’ordine distinto dei non respiratori. Questo tipo rappresenta un adattamento radicale o estremo all’ambiente planetario ed è considerato a parte. I non respiratori rappresentano il rimanente uno e mezzo per cento dei mondi di Satania.

49:2.15 (561.14) 2. I tipi elementali. Queste differenziazioni riguardano la relazione dei mortali con acqua, aria e terra, e vi sono quattro specie distinte di esseri intelligenti secondo il loro rapporto con questi habitat. Le razze di Urantia appartengono all’ordine terrestre.

49:2.16 (561.15) È del tutto impossibile per voi immaginare l’ambiente che prevale durante le ere iniziali di certi mondi. Queste condizioni insolite obbligano gli esseri animali in evoluzione a restare nel loro habitat marino d’infanzia per periodi più lunghi che sui pianeti che offrono molto presto un ambiente terrestre ed atmosferico ospitale. Per contro, su certi mondi dei superrespiratori, quando il pianeta non è troppo grande, è talvolta opportuno provvedere un tipo mortale capace di attraversare facilmente l’atmosfera. Questi navigatori aerei appaiono talvolta tra i gruppi acquatico e terrestre e vivono sempre in una certa misura sul suolo, evolvendosi infine in abitatori terrestri. Ma su certi mondi essi continuano per ere a volare anche dopo che sono divenuti esseri di tipo terrestre.

49:2.17 (562.1) È stupefacente e divertente osservare la civiltà iniziale di una razza primitiva di esseri umani che prende forma, in un caso nell’aria e sulla cima degli alberi e in un altro in mezzo alle acque poco profonde dei bacini tropicali riparati, come pure sul fondo, sui bordi e sulle rive di questi giardini marini esistenti agli albori delle razze di tali sfere straordinarie. Anche su Urantia ci fu un lungo periodo durante il quale gli uomini primitivi preservarono se stessi e fecero progredire la loro civiltà primitiva vivendo prevalentemente in cima agli alberi, come fecero i loro lontani antenati arboricoli. E su Urantia avete ancora un gruppo di piccolissimi mammiferi (i pipistrelli) che sono dei navigatori aerei, e le vostre foche e balene di habitat marino sono anch’esse dell’ordine dei mammiferi.

49:2.18 (562.2) Tra i tipi elementali di Satania, il sette per cento sono acquatici, il dieci per cento aerei, il settanta per cento terrestri, ed il tredici per cento tipi combinati aeroterrestri. Ma queste modificazioni delle creature intelligenti primitive non sono né pesci umani né uccelli umani. Sono tipi umani e preumani, né superpesci né uccelli migliorati, ma nettamente mortali.

49:2.19 (562.3) 3. I tipi gravitazionali. Per modificazione del modello creativo, gli esseri intelligenti sono costruiti in modo tale da poter funzionare liberamente su sfere sia più piccole che più grandi di Urantia, trovandosi così adattati, per misura, alla gravità di quei pianeti che non sono di dimensione e densità ideali.

49:2.20 (562.4) I diversi tipi planetari di mortali sono di varia altezza; la media in Nebadon è di poco più di due metri. Alcuni dei pianeti più grandi sono popolati da esseri che sono alti soltanto circa settantacinque centimetri. La statura dei mortali va da questo minimo, passando per le razze mediane sui pianeti di taglia media, fino a circa tre metri sulle sfere abitate più piccole. In Satania esiste solo una razza di circa un metro e venti di altezza. Il venti per cento dei mondi abitati di Satania è popolato da mortali del tipo gravitazionale modificato che abitano i pianeti più grandi e quelli più piccoli.

49:2.21 (562.5) 4. I tipi termici. È possibile creare degli esseri viventi capaci di resistere a temperature sia molto più elevate che molto più basse rispetto alla gamma di vita delle razze di Urantia. Vi sono cinque ordini distinti di esseri secondo la classificazione riferita ai loro meccanismi termoregolatori. In questa scala le razze di Urantia sono il numero tre. Il trenta per cento dei mondi di Satania è popolato da razze dei tipi termici modificati. Il dodici per cento appartiene alla gamma di temperature più elevate ed il diciotto per cento a quelle più basse, comparate a quelle degli Urantiani che sono nel gruppo delle temperature medie.

49:2.22 (562.6) 5. I tipi elettrici. Il comportamento elettrico, magnetico ed elettronico dei mondi varia considerevolmente. Esistono dieci modelli di esseri mortali variamente formati per resistere alla differente energia delle sfere. Queste dieci varietà reagiscono anche in modi leggermente diversi ai raggi chimici della luce solare ordinaria. Ma queste piccole varianti fisiche non incidono per nulla sulla vita intellettuale o spirituale.

49:2.23 (562.7) Tra i gruppi elettrici di esseri mortali, quasi il ventitré per cento appartiene alla classe numero quattro, il tipo d’esistenza di Urantia. Questi tipi sono distribuiti, in percentuali arrotondate, come segue: numero 1, uno per cento; numero 2, due per cento; numero 3, cinque per cento; numero 4, ventitré per cento; numero 5, ventisette per cento; numero 6, ventiquattro per cento; numero 7, otto per cento; numero 8, cinque per cento; numero 9, tre per cento; numero 10, due per cento.

49:2.24 (563.1) 6. I tipi energizzanti. I mondi non sono tutti simili nel modo di assorbire energia. Non tutti i mondi abitati hanno un oceano atmosferico adatto allo scambio di gas per la respirazione come quello presente su Urantia. Durante lo stadio iniziale e quello finale di molti pianeti, esseri del vostro ordine attuale non potrebbero esistere. E quando il fattore respiratorio di un pianeta è molto elevato o molto basso, ma tutte le altre condizioni preliminari alla vita intelligente sono adeguate, i Portatori di Vita stabiliscono spesso su tali mondi una forma modificata d’esistenza mortale, esseri che hanno la capacità di effettuare gli scambi dei loro processi vitali utilizzando direttamente l’energia della luce e le trasmutazioni dirette del potere dei Controllori Fisici Maestri.

49:2.25 (563.2) Vi sono sei tipi differenti di nutrizione animale ed umana: i subrespiratori impiegano il primo tipo di nutrizione, gli abitatori marini il secondo, i mediorespiratori il terzo, come su Urantia. I superrespiratori impiegano il quarto tipo di assorbimento d’energia, mentre i non respiratori utilizzano il quinto ordine di nutrizione e d’energia. La sesta tecnica di assorbimento d’energia è limitata alle creature intermedie.

49:2.26 (563.3) 7. I tipi non denominati. Esistono numerose altre varianti fisiche nella vita planetaria, ma tutte queste differenze sono solo questione di modificazione anatomica, di differenziazione fisiologica e di aggiustamento elettrochimico. Queste distinzioni non concernono la vita intellettuale o quella spirituale.

3. I mondi dei non respiratori

49:3.1 (563.4) La maggior parte dei pianeti abitati è popolata da esseri intelligenti del tipo respiratore. Ma vi sono anche ordini di mortali capaci di vivere su mondi con poca aria o privi d’aria. Tra i mondi abitati di Orvonton questo tipo assomma a meno del sette per cento. In Nebadon questa percentuale è minore del tre per cento. In tutto Satania vi sono solo nove mondi di tale tipo.

49:3.2 (563.5) Ci sono così pochi mondi abitati del tipo non respiratore in Satania perché questa sezione di Norlatiadek organizzata più di recente abbonda ancora di corpi spaziali meteorici. I mondi senza un’atmosfera di frizione protettiva sono soggetti ad un bombardamento incessante da parte di questi vagabondi dello spazio. Anche alcune comete sono costituite da sciami di meteore, ma normalmente sono corpi di materia più piccoli frantumati.

49:3.3 (563.6) Milioni e milioni di meteoriti entrano quotidianamente nell’atmosfera di Urantia arrivando ad una velocità di circa 320 chilometri il secondo. Sui mondi dei non respiratori le razze evolute devono impegnarsi molto per proteggersi dai danni meteorici realizzando installazioni elettriche che funzionano per distruggere o deviare le meteore. Grandi pericoli le minacciano quando si avventurano al di là di queste zone protette. Questi mondi sono soggetti anche a disastrose tempeste elettriche di natura sconosciuta su Urantia. Durante tali periodi di formidabile fluttuazione dell’energia gli abitanti devono rifugiarsi nelle loro costruzioni speciali con isolamento protettivo.

49:3.4 (563.7) La vita sui mondi dei non respiratori è radicalmente differente da quella esistente su Urantia. I non respiratori non mangiano cibo e non bevono acqua come fanno le razze di Urantia. Le reazioni del sistema nervoso, il meccanismo regolatore del calore ed il metabolismo di questi popoli speciali sono radicalmente differenti da tali funzioni dei mortali di Urantia. Quasi tutte le azioni vitali, salvo la riproduzione, differiscono, ed anche i metodi di procreazione sono un po’ differenti.

49:3.5 (564.1) Sui mondi dei non respiratori le specie animali sono completamente diverse da quelle dei pianeti con atmosfera. Il piano di vita dei non respiratori si differenzia dalla tecnica dell’esistenza di un mondo provvisto d’atmosfera. Anche nella sopravvivenza i loro popoli differiscono, essendo candidati alla fusione con lo Spirito. Ciò nonostante questi esseri godono della vita e proseguono le attività del regno con le stesse prove e gioie relative sperimentate dai mortali viventi sui mondi con atmosfera. Quanto a mente e carattere i non respiratori non differiscono dagli altri tipi di mortali.

49:3.6 (564.2) Voi sareste più che interessati al comportamento planetario di questo tipo di mortali, perché una tale razza di esseri abita una sfera molto vicina ad Urantia.

4. Le creature evoluzionarie dotate di volontà

49:4.1 (564.3) Ci sono grandi differenze tra i mortali dei differenti mondi, anche tra quelli appartenenti agli stessi tipi intellettuali e fisici, ma tutti i mortali con dignità volitiva sono animali eretti, bipedi.

49:4.2 (564.4) Ci sono sei razze evoluzionarie di base: tre primarie — rossa, gialla e blu; e tre secondarie — arancio, verde e indaco. La maggior parte dei mondi abitati ha tutte queste razze, ma molti pianeti con esseri a tre cervelli ospitano solo i tre tipi primari. Anche certi sistemi locali hanno soltanto queste tre razze.

49:4.3 (564.5) Gli esseri umani sono dotati in media di dodici sensi fisici specifici, benché i sensi specifici dei mortali a tre cervelli siano un po’ più acuti di quelli dei tipi ad uno e a due cervelli; essi possono vedere e udire considerevolmente di più rispetto alle razze di Urantia.

49:4.4 (564.6) I bambini nascono generalmente uno per volta, essendo le nascite multiple l’eccezione, e la vita di famiglia è abbastanza uniforme su tutti i tipi di pianeti. L’uguaglianza dei sessi prevale su tutti i mondi evoluti; il maschio e la femmina sono uguali per dotazione mentale e per status spirituale. Noi non consideriamo che un pianeta sia emerso dalla barbarie fino a quando uno dei sessi cerca di tiranneggiare l’altro. Questo aspetto dell’esperienza delle creature è sempre grandemente migliorato dopo l’arrivo di un Figlio e di una Figlia Materiali.

49:4.5 (564.7) Certe variazioni di stagioni e di temperatura si producono su tutti i pianeti illuminati e riscaldati dai soli. L’agricoltura è universale su tutti i mondi con atmosfera; la coltivazione del suolo è la sola attività comune alle razze progressive di tutti questi pianeti.

49:4.6 (564.8) Nei loro tempi iniziali i mortali sostengono tutti le stesse lotte generali con nemici microscopici, tipo quelle di cui voi fate attualmente l’esperienza su Urantia, benché forse in grado minore. La durata della vita varia sui differenti pianeti dai venticinque anni sui mondi primitivi ai quasi cinquecento anni sulle sfere più evolute e più antiche.

49:4.7 (564.9) Gli esseri umani sono tutti gregari, sia di tribù che di razze. Queste separazioni per gruppi sono innate nella loro origine e nella loro costituzione. Tali tendenze possono essere modificate solo dal progredire della civiltà e dalla graduale spiritualizzazione. I problemi sociali, economici e di governo dei mondi abitati variano secondo l’età dei pianeti ed il grado in cui sono stati influenzati dai successivi soggiorni dei Figli divini.

49:4.8 (564.10) La mente è il conferimento dello Spirito Infinito e funziona allo stesso modo in ambienti diversi. Le menti dei mortali sono affini, indipendentemente da certe differenze strutturali e chimiche che caratterizzano la natura fisica delle creature dotate di volontà dei sistemi locali. Quali che siano le differenze planetarie personali o fisiche, la vita mentale di tutti questi vari ordini di mortali è molto simile e le loro carriere immediate dopo la morte si assomigliano molto.

49:4.9 (565.1) Ma la mente mortale senza lo spirito immortale non può sopravvivere. La mente dell’uomo è mortale; solo lo spirito conferito è immortale. La sopravvivenza dipende dalla spiritualizzazione operata dal ministero dell’Aggiustatore — dalla nascita e dall’evoluzione dell’anima immortale. Quanto meno non deve essersi sviluppato un antagonismo verso la missione dell’Aggiustatore, consistente nell’effettuare la trasformazione spirituale della mente materiale.

5. Le serie planetarie di mortali

49:5.1 (565.2) Sarà alquanto difficile fare una descrizione adeguata delle serie planetarie di mortali, perché voi conoscete molto poco su di loro e perché vi sono parecchie variazioni. Le creature mortali, tuttavia, possono essere studiate sotto molti punti di vista, tra i quali ci sono i seguenti:

49:5.2 (565.3) 1. Adattamento all’ambiente planetario.

49:5.3 (565.4) 2. Serie dei tipi cerebrali.

49:5.4 (565.5) 3. Serie dei tipi ricettivi dello spirito.

49:5.5 (565.6) 4. Epoche planetarie dei mortali.

49:5.6 (565.7) 5. Serie di creature affini.

49:5.7 (565.8) 6. Serie a fusione con l’Aggiustatore.

49:5.8 (565.9) 7. Tecniche di evasione dalla terra.

49:5.9 (565.10) Le sfere abitate dei sette superuniversi sono popolate da mortali che sono classificati ad un tempo in una o più categorie di ciascuna di queste sette classi generali di vita delle creature evoluzionarie. Ma anche queste classificazioni generali non tengono alcun conto di esseri quali i midsonitari né di certe altre forme di vita intelligente. I mondi abitati, quali sono stati presentati in queste esposizioni, sono popolati da creature mortali evoluzionarie, ma vi sono altre forme di vita.

49:5.10 (565.11) 1. Adattamento all’ambiente planetario. Dal punto di vista dell’adattamento della vita delle creature all’ambiente planetario, esistono tre gruppi generali di mondi abitati: il gruppo di adattamento normale, il gruppo di adattamento radicale ed il gruppo sperimentale.

49:5.11 (565.12) Gli adattamenti normali alle condizioni planetarie seguono i modelli fisici generali precedentemente considerati. I mondi dei non respiratori rappresentano l’adattamento radicale o estremo, ma sono inclusi in questo gruppo anche altri tipi. I mondi sperimentali sono in generale idealmente adatti alle forme di vita tipiche, e su questi pianeti decimali i Portatori di Vita tentano di produrre delle variazioni giovevoli nei modelli standard di vita. Poiché il vostro mondo è un pianeta sperimentale, differisce notevolmente dalle sue sfere sorelle di Satania. Su Urantia sono apparse numerose forme di vita che non si trovano altrove; parimenti molte specie comuni sono assenti sul vostro pianeta.

49:5.12 (565.13) Nell’universo di Nebadon tutti i mondi di modificazione della vita sono collegati in serie e costituiscono un dominio speciale degli affari universali affidato alle cure di appositi amministratori. E tutti questi mondi sperimentali sono periodicamente ispezionati da un corpo di direttori universali il cui capo è il finalitario veterano conosciuto in Satania con il nome di Tabamantia.

49:5.13 (566.1) 2. Serie dei tipi cerebrali. La sola uniformità fisica dei mortali è costituita dal cervello e dal sistema nervoso. Vi sono tuttavia tre organizzazioni di base del meccanismo cerebrale: i tipi ad uno, a due e a tre cervelli. Gli Urantiani sono del tipo a due cervelli, un po’ più immaginativo, avventuroso e filosofico dei mortali ad un cervello, ma un po’ meno spirituale, etico e portato all’adorazione degli ordini a tre cervelli. Queste differenze cerebrali caratterizzano anche le esistenze animali preumane.

49:5.14 (566.2) Partendo dal tipo di corteccia cerebrale urantiana a due emisferi voi potete, per analogia, farvi un’idea del tipo monocerebrale. Il terzo cervello degli ordini tricerebrali si concepisce meglio come un’evoluzione della vostra forma inferiore e rudimentale di cervello, che si sviluppa al punto da funzionare principalmente nel controllo delle attività fisiche, lasciando i due cervelli superiori liberi per compiti più elevati: uno per funzioni intellettuali e l’altro per le attività di contropartita spirituale dell’Aggiustatore di Pensiero.

49:5.15 (566.3) Mentre i compimenti terreni delle razze monocerebrali sono un po’ limitati a confronto di quelli degli ordini bicerebrali, i pianeti più antichi del gruppo tricerebrale presentano civiltà che stupirebbero gli Urantiani e che a paragone umilierebbero un po’ la vostra. Per sviluppo meccanico e civiltà materiale, ed anche per progresso intellettuale, i mondi dei mortali bicerebrali possono eguagliare le sfere dei tricerebrali. Ma quanto al controllo superiore della mente ed allo sviluppo degli scambi tra l’intelletto e lo spirito voi siete un po’ inferiori.

49:5.16 (566.4) Tutte queste valutazioni comparative concernenti il progresso intellettuale od i compimenti spirituali di un mondo o di un gruppo di mondi dovrebbero per equità tenere conto dell’età planetaria. Molto, moltissimo, dipende dall’età, dall’aiuto degli elevatori biologici e dalle missioni successive dei vari ordini dei Figli divini.

49:5.17 (566.5) Mentre i popoli a tre cervelli possono raggiungere un’evoluzione planetaria leggermente superiore a quella degli ordini ad uno o a due cervelli, tutti hanno lo stesso tipo di plasma vitale e svolgono le loro attività planetarie in modo molto simile, molto analogo a quello degli esseri umani di Urantia. Questi tre tipi di mortali sono distribuiti in tutti i mondi dei sistemi locali. Nella maggior parte dei casi le condizioni planetarie hanno avuto pochissima influenza sulle decisioni dei Portatori di Vita di progettare questi diversi ordini di mortali sui differenti mondi. È una prerogativa dei Portatori di Vita progettare i loro piani ed eseguirli in questo modo.

49:5.18 (566.6) Questi tre ordini si trovano sullo stesso piano nella carriera d’ascensione. Ciascuno deve percorrere la stessa scala intellettuale di sviluppo ed ognuno deve superare le stesse prove spirituali di progressione. L’amministrazione del sistema ed il supercontrollo della costellazione di questi mondi differenti sono del tutto esenti da discriminazioni; anche i regimi dei Principi Planetari sono identici.

49:5.19 (566.7) 3. Serie dei tipi ricettivi allo spirito. Vi sono tre gruppi di modelli mentali in relazione al contatto con gli affari spirituali. Questa classificazione non si riferisce agli ordini di mortali ad uno, a due e a tre cervelli; si riferisce principalmente alla chimica ghiandolare e più particolarmente all’organizzazione di certe ghiandole paragonabili ai corpi pituitari. Su certi mondi le razze hanno una ghiandola, su altri ne hanno due come gli Urantiani, mentre su altre sfere ancora le razze hanno tre di questi corpi straordinari. L’immaginazione innata e la ricettività spirituale sono nettamente influenzate da questa dotazione chimica differente.

49:5.20 (566.8) Dei tipi ricettivi allo spirito, il sessantacinque per cento appartiene al secondo gruppo, come le razze di Urantia, il dodici per cento è del primo tipo, naturalmente meno ricettivo, mentre il ventitré per cento è più incline alla spiritualità durante la vita terrestre. Ma queste distinzioni non sopravvivono alla morte naturale; tutte queste differenze razziali concernono soltanto la vita nella carne.

49:5.21 (567.1) 4. Epoche planetarie dei mortali. Questa classificazione rispetta la successione delle dispensazioni temporali riguardanti lo status terrestre degli uomini e la loro ricezione del ministero celeste.

49:5.22 (567.2) La vita viene iniziata sui pianeti dai Portatori di Vita, che sorvegliano il suo sviluppo fino a qualche tempo dopo l’apparizione evoluzionaria dell’uomo mortale. Prima di lasciare un pianeta i Portatori di Vita installano debitamente un Principe Planetario come governante del regno. Con questo governante arriva un contingente completo di ausiliari subordinati e di assistenti tutelari, ed il primo giudizio dei vivi e dei morti è simultaneo al suo arrivo.

49:5.23 (567.3) Con l’emergere di gruppi umani, questo Principe Planetario arriva per inaugurare la civiltà umana e focalizzare la società umana. Il vostro mondo di confusione non è una norma dei primi tempi del regno dei Principi Planetari, perché fu all’inizio di tale amministrazione su Urantia che il vostro Principe Planetario, Caligastia, legò la sua sorte alla ribellione del Sovrano del Sistema, Lucifero. Da allora il vostro pianeta ha sempre seguito un percorso tempestoso.

49:5.24 (567.4) Su un mondo evoluzionario normale il progresso razziale raggiunge il suo apice biologico naturale durante il regime del Principe Planetario, e poco dopo il Sovrano del Sistema manda un Figlio ed una Figlia Materiali su quel pianeta. Questi importati esseri adempiono il servizio di elevatori biologici; il loro fallimento su Urantia complicò ulteriormente la vostra storia planetaria.

49:5.25 (567.5) Quando il progresso intellettuale ed etico di una razza umana ha raggiunto i limiti dello sviluppo evoluzionario, giunge un Figlio Avonal del Paradiso in missione magistrale. E più tardi, quando lo status spirituale di un tale mondo si avvicina al suo limite di sviluppo naturale, il pianeta riceve la visita di un Figlio di conferimento del Paradiso. La missione principale di un Figlio di conferimento è di stabilire lo status planetario, di liberare lo Spirito della Verità perché funzioni sul pianeta, e di assicurare così l’arrivo universale degli Aggiustatori di Pensiero.

49:5.26 (567.6) A questo punto Urantia devia di nuovo dalla norma: non c’è mai stata una missione magistrale sul vostro mondo, né il vostro Figlio di conferimento era dell’ordine degli Avonal. Il vostro pianeta ha goduto dell’onore insigne di divenire il domicilio planetario, come mortale, del Figlio Sovrano, Micael di Nebadon.

49:5.27 (567.7) A seguito del ministero di tutti gli ordini successivi di filiazione divina, i mondi abitati e le loro razze in progresso cominciano ad avvicinarsi all’apice dell’evoluzione planetaria. Questi mondi divengono ora maturi per la missione culminante, l’arrivo dei Figli Istruttori Trinitari. Quest’epoca dei Figli Istruttori è il preludio dell’era planetaria finale — dell’utopia evoluzionaria — l’era di luce e vita.

49:5.28 (567.8) Detta classificazione degli esseri umani riceverà particolare attenzione in un fascicolo successivo.

49:5.29 (567.9) 5. Serie di creature affini. I pianeti non sono organizzati solo verticalmente in sistemi, costellazioni e così via, ma l’amministrazione universale prevede anche raggruppamenti orizzontali secondo il tipo, la serie ed altre relazioni. Questa amministrazione laterale dell’universo concerne più particolarmente la coordinazione di attività di natura affine che sono state promosse indipendentemente su sfere differenti. Tali classi collegate di creature dell’universo sono ispezionate periodicamente da un corpo composito di alte personalità presieduto da finalitari con lunga esperienza.

49:5.30 (568.1) Questi fattori di affinità si manifestano su tutti i livelli, perché le serie affini esistono tra le personalità non umane così come tra le creature mortali — ed anche tra ordini umani e superumani. Gli esseri intelligenti sono collegati verticalmente in dodici grandi gruppi di sette divisioni maggiori ciascuno. La coordinazione di questi gruppi di esseri viventi collegati in modo straordinario è probabilmente effettuata mediante una tecnica dell’Essere Supremo da noi non pienamente compresa.

49:5.31 (568.2) 6. Serie a fusione con l’Aggiustatore. La classificazione o raggruppamento spirituale di tutti i mortali durante la loro esperienza precedente alla fusione è interamente determinata dalla relazione tra lo status della personalità ed il Monitore del Mistero che vi risiede. Quasi il novanta per cento dei mondi abitati di Nebadon è popolato da mortali a fusione con l’Aggiustatore, contrariamente ad un universo vicino dove appena più della metà dei mondi ospita esseri che sono candidati alla fusione eterna con l’Aggiustatore interiore.

49:5.32 (568.3) 7. Tecniche di evasione dalla terra. Esiste fondamentalmente soltanto un modo in cui la vita umana individuale può essere iniziata sui mondi abitati, e cioè attraverso la procreazione delle creature e la nascita naturale. Ma vi sono numerose tecniche per mezzo delle quali l’uomo sfugge al suo status terrestre e guadagna l’accesso alla corrente in movimento verso l’interno degli ascendenti al Paradiso.

6. L’evasione dalla terra

49:6.1 (568.4) Tutti i differenti tipi fisici e le serie planetarie di mortali beneficiano in eguale misura del ministero degli Aggiustatori di Pensiero, degli angeli guardiani e dei vari ordini delle schiere di messaggeri dello Spirito Infinito. Tutti sono similmente liberati dai vincoli della carne attraverso l’emancipazione della morte naturale, e tutti procedono quindi in modo simile sui mondi morontiali di evoluzione spirituale e di progresso mentale.

49:6.2 (568.5) Di tanto in tanto, su proposta delle autorità planetarie o dei dirigenti del sistema, vengono eseguite risurrezioni speciali dei sopravviventi addormentati. Tali risurrezioni avvengono almeno ogni millennio del tempo planetario, quando non tutti ma “molti di coloro che dormono nella polvere si risvegliano”. Queste risurrezioni speciali sono l’occasione per mobilitare gruppi speciali di ascendenti per servizi specifici nel piano d’ascensione dei mortali dell’universo locale. Vi sono ragioni pratiche ed associazioni sentimentali connesse con queste risurrezioni speciali.

49:6.3 (568.6) Nel corso delle ere primitive di un mondo abitato molti sono chiamati nelle sfere delle dimore al momento delle risurrezioni speciali millenarie, ma la maggior parte dei sopravviventi sono ripersonalizzati all’inaugurazione di una nuova dispensazione associata alla venuta di un Figlio divino per servire sul pianeta.

49:6.4 (568.7) 1. Mortali dell’ordine di sopravvivenza dispensazionale o di gruppo. Con l’arrivo del primo Aggiustatore su un mondo abitato fanno la loro apparizione anche i serafini guardiani; essi sono indispensabili per lasciare la terra. Durante tutto il periodo di abbandono della vita dei sopravviventi addormentati i valori spirituali e le realtà eterne delle loro anime immortali appena evolutesi sono conservati come patrimonio fiduciario sacro dai serafini guardiani personali o di gruppo.

49:6.5 (568.8) I guardiani di gruppo assegnati ai sopravviventi addormentati operano sempre con i Figli di giudizio al loro arrivo sul pianeta. “Egli manderà i suoi angeli, ed essi riuniranno i suoi eletti dai quattro venti.” Con ogni serafino incaricato della ripersonalizzazione di un mortale dormiente opera l’Aggiustatore ritornato, il medesimo frammento immortale del Padre che viveva in lui durante la sua vita nella carne, ed in tal modo è ristabilita l’identità e risuscitata la personalità. Durante il sonno dei loro soggetti questi Aggiustatori in attesa servono su Divinington; essi non abitano mai un’altra mente mortale durante questo intervallo.

49:6.6 (569.1) Mentre i mondi d’esistenza mortale più antichi ospitano i tipi di esseri umani altamente sviluppati e squisitamente spirituali che sono praticamente esenti dalla vita morontiale, le ere iniziali delle razze di origine animale sono caratterizzate da mortali primitivi così immaturi che la fusione con i loro Aggiustatori è impossibile. Il risveglio di questi mortali è compiuto dal serafino guardiano in congiunzione con una porzione individualizzata dello spirito immortale della Terza Sorgente e Centro.

49:6.7 (569.2) In tal modo i sopravviventi addormentati di un’era planetaria sono ripersonalizzati al momento degli appelli dispensazionali. Ma per quanto riguarda le personalità non recuperabili di un regno, nessuno spirito immortale è presente per agire assieme ai guardiani di gruppo del destino, e ciò costituisce la cessazione della loro esistenza di creature. Sebbene alcuni vostri testi abbiano descritto questi avvenimenti come se si verificassero sui pianeti in cui muoiono i mortali, essi in realtà hanno tutti luogo sui mondi delle dimore.

49:6.8 (569.3) 2. Mortali degli ordini d’ascensione individuali. L’avanzamento individuale degli esseri umani è misurato dal loro successivo raggiungimento e superamento (padronanza) dei sette cerchi cosmici. Questi cerchi di progressione dei mortali sono livelli che associano valori intellettuali, sociali, spirituali e d’intuizione cosmica. Partendo dal settimo cerchio i mortali si sforzano di raggiungere il primo, e a tutti coloro che hanno raggiunto il terzo sono immediatamente assegnati dei guardiani del destino. Questi mortali possono essere ripersonalizzati nella vita morontiale indipendentemente da giudizi dispensazionali o da altri giudizi.

49:6.9 (569.4) Durante le prime ere di un mondo evoluzionario pochi mortali vanno in giudizio il terzo giorno. Ma con il trascorrere delle ere sono assegnati ai mortali in progresso dei guardiani personali del destino in numero sempre maggiore, e così quantità sempre crescenti di queste creature in evoluzione sono ripersonalizzate sul primo mondo delle dimore il terzo giorno dopo la morte naturale. In tali occasioni il ritorno dell’Aggiustatore segnala il risveglio dell’anima umana, e questa è la ripersonalizzazione dei morti esattamente come avviene all’atto dell’appello in massa alla fine di una dispensazione sui mondi evoluzionari.

49:6.10 (569.5) Vi sono tre gruppi di ascendenti individuali: i meno avanzati atterrano sul mondo iniziale o primo mondo delle dimore. Il gruppo più evoluto può intraprendere la carriera morontiale su uno dei mondi delle dimore intermedi, secondo la sua precedente progressione planetaria. I membri più avanzati di questi ordini iniziano in realtà la loro esperienza morontiale sul settimo mondo delle dimore.

49:6.11 (569.6) 3. Mortali degli ordini d’ascensione subordinata a prove. Agli occhi dell’universo, l’arrivo di un Aggiustatore costituisce l’identità e tutti gli esseri in cui dimora un Aggiustatore figurano sulle liste d’appello della giustizia. Ma la vita temporale sui mondi evoluzionari è incerta, e molti muoiono giovani prima di avere scelto la carriera del Paradiso. Questi bambini e giovani abitati da un Aggiustatore seguono il genitore di status spirituale più avanzato e procedono così sul mondo finalitario del sistema (l’asilo probatorio) il terzo giorno, o al momento di una risurrezione speciale, o all’atto dell’appello nominale regolare millenario e dispensazionale.

49:6.12 (570.1) I bambini che muoiono troppo giovani per avere degli Aggiustatori di Pensiero sono ripersonalizzati sul mondo finalitario dei sistemi locali in concomitanza con l’arrivo di uno dei loro genitori sui mondi delle dimore. Un bambino acquisisce la sua entità fisica alla nascita come mortale, ma per quanto concerne la sopravvivenza tutti i bambini privi di Aggiustatore sono considerati come ancora legati ai loro genitori.

49:6.13 (570.2) A tempo debito, degli Aggiustatori di Pensiero vengono ad abitare questi bambini, mentre il ministero serafico per entrambi i gruppi degli ordini di sopravvivenza subordinata a prove è in generale simile a quello del genitore più avanzato, oppure è equivalente a quello del genitore unico nel caso che soltanto uno sopravviva. A coloro che raggiungono il terzo cerchio, indipendentemente dallo status dei loro genitori, sono accordati dei guardiani personali.

49:6.14 (570.3) Asili probatori simili sono mantenuti sulle sfere finalitarie della costellazione e sulla capitale dell’universo per i bambini privi di Aggiustatore appartenenti agli ordini modificati primari e secondari di ascendenti.

49:6.15 (570.4) 4. Mortali degli ordini d’ascensione secondari modificati. Questi sono gli esseri umani progressivi dei mondi evoluzionari intermedi. Di regola essi non sono immuni dalla morte naturale, ma sono esentati dal passare per i sette mondi delle dimore.

49:6.16 (570.5) I meno perfezionati si risvegliano sulla capitale del loro sistema locale, scavalcando solo i mondi delle dimore. Quelli del gruppo intermedio vanno sui mondi d’istruzione della costellazione; essi oltrepassano l’intero regime morontiale del sistema locale. Più tardi ancora nelle ere planetarie di sforzo spirituale molti sopravviventi si risvegliano sulla capitale della costellazione ed iniziano da là la loro ascensione al Paradiso.

49:6.17 (570.6) Ma prima che i membri di questi gruppi possano avanzare, devono ritornare come istruttori sui mondi che hanno oltrepassato, acquisendo molte esperienze come insegnanti in quei regni che hanno scavalcato come studenti. Successivamente essi procedono tutti verso il Paradiso per le vie stabilite di progressione dei mortali.

49:6.18 (570.7) 5. Mortali dell’ordine d’ascensione primario modificato. Questi mortali appartengono al tipo di esseri evoluzionari fusi con l’Aggiustatore, ma rappresentano più spesso le fasi finali dello sviluppo umano su un mondo in evoluzione. Tali esseri glorificati sono dispensati dal passare per i portali della morte. Essi sono sottomessi alla presa del Figlio; sono trasferiti dai vivi ed appaiono immediatamente alla presenza del Figlio Sovrano nella capitale dell’universo locale.

49:6.19 (570.8) Questi sono i mortali che si fondono con i loro Aggiustatori durante la vita mortale, e tali personalità fuse con l’Aggiustatore attraversano liberamente lo spazio prima di essere rivestite delle forme morontiali. Queste anime fusesi vanno per mezzo del transito diretto dell’Aggiustatore nelle sale di risurrezione delle sfere morontiali superiori, dove ricevono la loro investitura morontiale iniziale esattamente come tutti gli altri mortali che arrivano dai mondi evoluzionari.

49:6.20 (570.9) Quest’ordine primario modificato d’ascensione mortale può essere applicato agli individui di qualunque serie planetaria, dagli stadi più bassi a quelli più alti dei mondi a fusione con l’Aggiustatore, ma funziona con maggiore frequenza sulle più antiche di queste sfere dopo che hanno beneficiato di numerosi soggiorni dei Figli divini.

49:6.21 (570.10) Con l’istituzione dell’era planetaria di luce e vita molti mortali vanno sui mondi morontiali dell’universo tramite l’ordine primario modificato di traslazione. Più tardi ancora negli stadi avanzati dell’esistenza stabilizzata, quando la maggior parte dei mortali che lasciano un regno è inclusa in questa classe, il pianeta è considerato come appartenente a questa serie. La morte naturale diviene sempre meno frequente su queste sfere stabilizzate da lungo tempo in luce e vita.

49:6.22 (571.1) [Presentato da un Melchizedek della Scuola d’Amministrazione Planetaria di Jerusem.]

Fascicolo 50 - I Principi Planetari

Il Libro di Urantia

Fascicolo 50

I Principi Planetari

50:0.1 (572.1) PUR appartenendo all’ordine dei Figli Lanonandek, i Principi Planetari sono talmente specializzati nel servizio da essere comunemente considerati come un gruppo distinto. Dopo essere stati certificati dai Melchizedek come Lanonandek secondari, questi Figli dell’universo locale sono assegnati alle riserve del loro ordine sulla capitale della costellazione. Da qui essi sono assegnati ai vari incarichi dai Sovrani dei Sistemi ed infine designati Principi Planetari ed inviati a governare i mondi abitati in evoluzione.

50:0.2 (572.2) Per un Sovrano di Sistema il segnale di agire in merito all’assegnazione di un governante ad un dato pianeta è il ricevimento di una richiesta da parte dei Portatori di Vita per l’invio di un dirigente amministrativo che funzioni su questo pianeta nel quale essi hanno stabilito la vita e sviluppato degli esseri evoluzionari intelligenti. A tutti i pianeti che sono abitati da creature mortali evoluzionarie è assegnato un governante planetario di quest’ordine di filiazione.

1. La missione dei Principi

50:1.1 (572.3) Il Principe Planetario ed i suoi fratelli assistenti rappresentano l’approccio personalizzato più vicino (a parte l’incarnazione) che il Figlio Eterno del Paradiso possa fare alle basse creature del tempo e dello spazio. È vero, il Figlio Creatore tocca le creature dei regni per mezzo del suo spirito, ma i Principi Planetari sono l’ultimo degli ordini di Figli personali che si estendono dal Paradiso sino ai figli degli uomini. Lo Spirito Infinito giunge molto vicino agli uomini nelle persone dei guardiani del destino e di altri esseri angelici; il Padre Universale vive nell’uomo tramite la presenza prepersonale dei Monitori del Mistero; ma il Principe Planetario rappresenta l’ultimo sforzo del Figlio Eterno e dei suoi Figli per avvicinarsi a voi. Su un mondo abitato da poco il Principe Planetario è il solo rappresentante di divinità completa, poiché scaturisce dal Figlio Creatore (la progenie del Padre Universale e del Figlio Eterno) e dalla Divina Ministra (la Figlia nell’Universo dello Spirito Infinito).

50:1.2 (572.4) Il principe di un pianeta abitato di recente è circondato da un corpo leale di aiuti e di assistenti e da un gran numero di spiriti tutelari. Ma il corpo dirigente di tali nuovi mondi deve appartenere agli ordini inferiori di amministratori di un sistema al fine di essere per natura sensibile ai problemi e alle difficoltà planetarie, e di comprenderli. Tutto questo sforzo per fornire ai mondi evoluzionari un governo comprensivo comporta il rischio maggiore che queste personalità quasi umane possano essere sviate dall’esaltazione delle loro stesse menti al di sopra della volontà dei Governanti Supremi.

50:1.3 (572.5) Per il fatto di essere i soli rappresentanti della divinità sui singoli pianeti, questi Figli sono sottoposti a prove severe; Nebadon ha sofferto la sfortuna di parecchie ribellioni. Nella creazione dei Sovrani di Sistema e dei Principi Planetari avviene la personalizzazione di un concetto che si è distanziato sempre più dal Padre Universale e dal Figlio Eterno, e c’è un crescente pericolo di perdere il senso delle proporzioni dell’importanza personale ed una probabilità maggiore di non riuscire a conservare un adeguato dominio dei valori e delle relazioni dei numerosi ordini di esseri divini e delle loro graduazioni d’autorità. Il fatto che il Padre non sia personalmente presente negli universi locali impone anche a tutti questi Figli una certa prova di fede e di lealtà.

50:1.4 (573.1) Comunque non accade spesso che questi principi planetari falliscano nelle loro missioni di organizzare ed amministrare le sfere abitate; la loro riuscita facilita grandemente le missioni successive dei Figli Materiali, che vengono ad innestare le forme superiori di vita delle creature negli uomini primitivi dei mondi. Il loro governo contribuisce molto anche a preparare i pianeti per i Figli Paradisiaci di Dio che verranno in seguito a giudicare i mondi e ad inaugurare le dispensazioni successive.

2. L’amministrazione planetaria

50:2.1 (573.2) Tutti i Principi Planetari sono sotto la giurisdizione amministrativa universale di Gabriele, il capo esecutivo di Micael, mentre in autorità diretta sono sottomessi ai mandati esecutivi dei Sovrani di Sistema.

50:2.2 (573.3) I Principi Planetari possono in ogni momento chiedere consiglio ai Melchizedek, loro precedenti istruttori e patrocinatori, ma non sono arbitrariamente obbligati a ricorrere a questa assistenza, e se tale aiuto non è volontariamente richiesto i Melchizedek non interferiscono nell’amministrazione planetaria. Questi governanti del pianeta possono anche avvalersi del parere dei ventiquattro consiglieri riuniti dai mondi di conferimento del sistema. In Satania questi consiglieri sono attualmente tutti nativi di Urantia. C’è un consiglio analogo di settanta membri sulla capitale della costellazione, anch’essi scelti tra gli esseri evoluzionari dei regni.

50:2.3 (573.4) Il governo dei pianeti evoluzionari all’inizio della loro instabile carriera è in larga misura autocratico. I Principi Planetari organizzano i loro gruppi specializzati di assistenti reclutandoli dai loro corpi di aiuti planetari. Essi si circondano generalmente di un consiglio supremo di dodici membri, ma questo è variamente scelto e diversamente costituito sui differenti mondi. Un Principe Planetario può anche avere come assistenti uno o più membri del terzo ordine del suo gruppo di filiazione e talvolta, su certi mondi, uno del suo stesso ordine, un Lanonandek secondario associato.

50:2.4 (573.5) L’intero personale di un governante planetario è costituito da personalità dello Spirito Infinito, da certi tipi di esseri superiori evoluti e da mortali ascendenti provenienti da altri mondi. Un tale gruppo è composto in media da un migliaio di persone, e via via che il pianeta progredisce questo corpo di assistenti può essere aumentato fino a centomila o più. Ogni volta che hanno bisogno di altri assistenti i Principi Planetari devono solo farne richiesta ai loro fratelli, i Sovrani di Sistema, e la loro domanda viene subito esaudita.

50:2.5 (573.6) I pianeti variano molto per natura, organizzazione ed amministrazione, ma sono tutti provvisti di tribunali di giustizia. Il sistema giudiziario dell’universo locale inizia dai tribunali di un Principe Planetario, che sono presieduti da un membro del suo gruppo personale. I decreti di tali tribunali riflettono un atteggiamento molto paterno e discrezionale. Tutti i problemi che vanno oltre la regolamentazione degli abitanti del pianeta sono soggetti ad appello ai tribunali superiori, ma le questioni relative al suo dominio planetario sono in larga misura trattate secondo la discrezione personale del principe.

50:2.6 (574.1) Le commissioni itineranti dei conciliatori servono ed integrano i tribunali planetari, e sia i controllori fisici che quelli spirituali sono soggetti alle conclusioni di questi conciliatori. Tuttavia nessuna sentenza è mai posta arbitrariamente in esecuzione senza il consenso del Padre della Costellazione, perché gli “Altissimi governano nei regni degli uomini”.

50:2.7 (574.2) I controllori ed i trasformatori assegnati ai pianeti sono anche in grado di collaborare con gli angeli e con gli altri ordini di esseri celesti per rendere queste ultime personalità visibili alle creature mortali. In occasioni particolari gli assistenti serafici ed anche i Melchizedek possono rendersi visibili agli abitanti dei mondi evoluzionari, e lo fanno. La ragione principale di portare ascendenti mortali dalla capitale del sistema come membri del personale del Principe Planetario è di facilitare la comunicazione con gli abitanti del regno.

3. Il gruppo corporale del Principe

50:3.1 (574.3) Quando un Principe Planetario va su un mondo giovane, abitualmente porta con sé un gruppo di esseri ascendenti volontari proveniente dalla capitale del sistema locale. Questi ascendenti accompagnano il principe come consiglieri ed assistenti nel lavoro di miglioramento della razza primitiva. Tale corpo di assistenti materiali costituisce l’anello di congiunzione tra il principe e le razze del pianeta. Il Principe di Urantia, Caligastia, aveva un corpo di cento di tali assistenti.

50:3.2 (574.4) Questi assistenti volontari sono cittadini della capitale di un sistema, e nessuno di loro si è fuso con il suo Aggiustatore interiore. Lo status degli Aggiustatori di questi servitori volontari rimane quello della situazione residenziale sulla capitale del sistema, mentre questi progressori morontiali ritornano temporaneamente allo stato materiale precedente.

50:3.3 (574.5) I Portatori di Vita, gli architetti della forma, forniscono a questi volontari nuovi corpi fisici, che essi occupano per il tempo del loro soggiorno planetario. Queste forme della personalità, mentre sono esenti dalle malattie ordinarie dei regni, sono, come i corpi morontiali iniziali, soggette a certi accidenti di natura meccanica.

50:3.4 (574.6) Il gruppo corporale del principe è solitamente rimosso dal pianeta in connessione con il successivo giudizio al momento dell’arrivo di un secondo Figlio sulla sfera. Prima di andarsene i membri del gruppo assegnano di consueto i loro vari incarichi ai rispettivi discendenti ed a certi nativi volontari superiori. Sui mondi in cui questi assistenti del principe hanno avuto il permesso di accoppiarsi con i gruppi superiori delle razze native, tali discendenti normalmente succedono a loro.

50:3.5 (574.7) Questi assistenti del Principe Planetario raramente si accoppiano con le razze del pianeta, ma si accoppiano sempre tra di loro. Da queste unioni hanno origine due classi di esseri: il tipo primario di creature intermedie e certi tipi elevati di esseri materiali che restano assegnati al personale del principe dopo che i loro genitori sono stati rimossi dal pianeta all’arrivo di Adamo ed Eva. Questi figli non si accoppiano con le razze mortali salvo che in certi casi d’emergenza, ed allora soltanto per ordine del Principe Planetario. In tal caso i loro figli — i nipoti dei membri del gruppo corporale — godono dello stesso status delle razze superiori del loro tempo e della loro generazione. Tutti i discendenti di questi assistenti semimateriali del Principe Planetario sono abitati da Aggiustatori.

50:3.6 (575.1) Alla fine della dispensazione del principe, quando per questo “gruppo di ritorno” giunge il momento di essere rimandato alla capitale del sistema per riprendere la carriera del Paradiso, questi ascendenti si presentano ai Portatori di Vita per restituire il loro corpo materiale. Essi entrano nel sonno di transizione e si svegliano privi delle loro spoglie mortali e rivestiti delle forme morontiali, pronti per il trasporto serafico di ritorno alla capitale del sistema, dove i loro Aggiustatori distaccati li attendono. Essi sono in ritardo di un’intera dispensazione rispetto alla loro classe di Jerusem, ma hanno acquisito un’esperienza unica e straordinaria, un capitolo raro nella carriera di un ascendente mortale.

4. Il quartier generale e le scuole planetarie

50:4.1 (575.2) Il gruppo corporale del principe organizza subito le scuole planetarie di preparazione e di cultura, nelle quali la crema delle razze evoluzionarie viene istruita e poi mandata ad insegnare questi metodi migliori ai loro popoli. Queste scuole del principe sono situate nel quartier generale materiale del pianeta.

50:4.2 (575.3) Gran parte del lavoro fisico connesso con la costruzione di questa città-quartier generale è compiuto dal gruppo corporale. Tali città-quartier generale o insediamenti dei tempi iniziali del Principe Planetario sono molto differenti da quello che potrebbe immaginare un mortale di Urantia. A paragone con quelle delle ere successive esse sono semplici e sono caratterizzate da abbellimenti minerali e da una costruzione materiale relativamente avanzata. Tutto ciò contrasta con il regime adamico incentrato attorno ad un quartier generale giardino dal quale viene portata avanti la loro opera a favore delle razze durante la seconda dispensazione dei Figli dell’universo.

50:4.3 (575.4) Nell’installazione del quartier generale sul vostro mondo ogni abitazione umana era abbondantemente dotata di terreno. Sebbene le tribù lontane continuassero a cacciare e a cercare cibo, gli studenti e gli insegnanti delle scuole del Principe erano tutti agricoltori ed orticoltori. Il tempo era quasi equamente diviso tra le seguenti attività:

50:4.4 (575.5) 1. Lavoro fisico. Coltivazione del suolo associata alla costruzione a all’abbellimento delle abitazioni.

50:4.5 (575.6) 2. Attività sociali. Attività ricreative e gruppi culturali sociali.

50:4.6 (575.7) 3. Applicazione educativa. Istruzione individuale in connessione con l’insegnamento di gruppo in famiglia, completata da una preparazione specializzata per classe.

50:4.7 (575.8) 4. Preparazione professionale. Scuole per il matrimonio e la formazione della famiglia, le scuole di applicazione delle arti e dei mestieri e le classi di preparazione degli insegnanti — secolari, culturali e religiosi.

50:4.8 (575.9) 5. Cultura spirituale. La fratellanza degli insegnanti, l’educazione illuminata di gruppi di ragazzi e di giovani e la preparazione di bambini nativi adottati come missionari presso i loro popoli.

50:4.9 (575.10) Un Principe Planetario non è visibile agli esseri mortali; è una prova di fede credere alle rappresentazioni fatte dagli esseri semimateriali del suo personale. Ma queste scuole di cultura e di preparazione sono ben adattate ai bisogni di ciascun pianeta, e si sviluppa ben presto una viva e lodevole rivalità tra le razze di uomini nei loro sforzi per essere ammessi a queste varie istituzioni d’insegnamento.

50:4.10 (575.11) Da questo centro mondiale di cultura e di realizzazione s’irradia gradualmente verso tutti i popoli un’influenza elevatrice e civilizzatrice che trasforma lentamente ma sicuramente le razze evoluzionarie. Nel frattempo i bambini educati e spiritualizzati dei popoli circostanti, che sono stati adottati ed istruiti nelle scuole del principe, ritornano tra i loro gruppi d’origine e, al meglio delle loro capacità, vi stabiliscono nuovi e potenti centri di apprendimento e di cultura che essi conducono secondo il piano delle scuole del principe.

50:4.11 (576.1) Su Urantia questi piani per il progresso planetario e per l’avanzamento culturale erano bene avviati e procedevano in maniera molto soddisfacente, quando l’intera impresa fu interrotta in modo piuttosto improvviso ed assai inglorioso dall’adesione di Caligastia alla ribellione di Lucifero.

50:4.12 (576.2) Per me fu uno degli episodi più profondamente dolorosi di questa ribellione apprendere la crudele perfidia di un membro del mio stesso ordine di filiazione, Caligastia, che deliberatamente e con premeditata malizia pervertì sistematicamente l’istruzione ed avvelenò l’insegnamento che era impartito in tutte le scuole planetarie di Urantia attive in quel momento. La rovina di queste scuole fu rapida e completa.

50:4.13 (576.3) Molti figli degli ascendenti del gruppo materializzato del Principe rimasero fedeli, disertando i ranghi di Caligastia. Questi lealisti furono incoraggiati dagli amministratori fiduciari Melchizedek di Urantia, ed in tempi successivi i loro discendenti contribuirono molto ad elevare i concetti planetari della verità e della rettitudine. L’opera di questi leali evàngeli aiutò ad impedire la scomparsa totale della verità spirituale su Urantia. Tali anime coraggiose ed i loro discendenti mantennero viva una certa conoscenza della legge del Padre e preservarono per le razze del mondo il concetto delle dispensazioni planetarie successive dei vari ordini di Figli divini.

5. La civilizzazione progressiva

50:5.1 (576.4) I prìncipi leali dei mondi abitati restano assegnati in permanenza ai pianeti di loro destinazione originaria. I Figli del Paradiso e le loro dispensazioni possono venire e ripartire, ma un Principe Planetario che ha successo continua a governare il suo regno. Il suo lavoro è del tutto indipendente dalle missioni dei Figli superiori, essendo destinato a favorire lo sviluppo della civilizzazione planetaria.

50:5.2 (576.5) Il progresso della civilizzazione si somiglia ben poco su due pianeti qualsiasi. I dettagli dello svolgimento dell’evoluzione dei mortali è molto differente sui numerosi mondi dissimili. Nonostante queste molte diversificazioni dello sviluppo planetario negli aspetti fisico, intellettuale e sociale, tutte le sfere evoluzionarie progrediscono in certe direzioni ben definite.

50:5.3 (576.6) Sotto il governo benevolo di un Principe Planetario, migliorato dai Figli Materiali e perfezionato dalle periodiche missioni dei Figli del Paradiso, le razze mortali di un mondo normale del tempo e dello spazio passeranno in successione per le seguenti sette epoche evolutive:

50:5.4 (576.7) 1. L’epoca della nutrizione. Le creature preumane e le razze iniziali degli uomini primitivi si occupano principalmente dei problemi dell’alimentazione. Questi esseri in evoluzione passano le loro ore di veglia a cercare cibo o a battersi, per attaccare o per difendersi. La ricerca del cibo è predominante nella mente di questi primi antenati della civilizzazione successiva.

50:5.5 (576.8) 2. L’era della sicurezza. Non appena il cacciatore primitivo può risparmiare tempo nella ricerca del cibo, utilizza questo tempo libero per accrescere la sua sicurezza. Un’attenzione sempre maggiore è dedicata alla tecnica della guerra. Le abitazioni vengono fortificate ed i clan sono consolidati dalla reciproca paura e dall’inculcazione dell’odio per i gruppi stranieri. L’autopreservazione è un’attività che segue sempre l’automantenimento.

50:5.6 (577.1) 3. L’era del comfort materiale. Dopo che i problemi dell’alimentazione sono stati parzialmente risolti e che è stato raggiunto un certo grado di sicurezza, il tempo libero residuo è utilizzato per accrescere il comfort personale. Il lusso rivaleggia con la necessità di occupare il centro della scena delle attività umane. Una tale era è troppo spesso caratterizzata dalla tirannia, dall’intolleranza, dall’ingordigia e dall’ ebbrezza. Gli elementi più deboli delle razze propendono verso eccessi e brutalità. Questi cercatori del piacere dal carattere debole sono gradualmente soggiogati dagli elementi più forti ed amanti della verità della civilizzazione in progresso.

50:5.7 (577.2) 4. La ricerca della conoscenza e della saggezza. Cibo, sicurezza, piacere e tempo libero forniscono la base per lo sviluppo della cultura e per la diffusione della conoscenza. Lo sforzo per mettere in pratica la conoscenza porta alla saggezza, e quando una cultura ha imparato come trarre profitto dall’esperienza e migliorarsi grazie ad essa la civilizzazione è veramente arrivata. Cibo, sicurezza e comfort materiale dominano ancora la società, ma molti individui lungimiranti hanno fame di conoscenza e sete di saggezza. Ad ogni figlio è offerta l’opportunità di apprendere con la pratica; l’educazione è la parola d’ordine di queste ere.

50:5.8 (577.3) 5. L’epoca della filosofia e della fratellanza. Quando i mortali imparano a pensare e cominciano a trarre profitto dall’esperienza diventano filosofi — iniziano a riflettere su se stessi e ad esercitare un giudizio discriminante. La società di quest’era diviene etica ed i mortali di una tale epoca divengono veramente esseri morali. Esseri morali saggi sono capaci di stabilire la fratellanza umana su un tale mondo in progresso. Gli esseri etici e morali possono imparare come vivere in conformità alla regola d’oro.

50:5.9 (577.4) 6. L’era della lotta spirituale. Quando i mortali in evoluzione sono passati per gli stadi di sviluppo fisico, intellettuale e sociale, raggiungono presto o tardi quei livelli di discernimento personale che li spingono a cercare soddisfazioni spirituali e comprensioni cosmiche. La religione completa l’ascesa dai domini emotivi della paura e della superstizione ai livelli superiori della saggezza cosmica e dell’esperienza spirituale personale. L’educazione aspira a raggiungere i significati e la cultura coglie le relazioni cosmiche ed i veri valori. Tali mortali in evoluzione sono autenticamente colti, veramente educati e conoscono profondamente Dio.

50:5.10 (577.5) 7. L’era di luce e vita. Questa è la fioritura delle ere successive di sicurezza fisica, di espansione intellettuale, di cultura sociale e di realizzazione spirituale. Questi compimenti umani sono ora fusi, associati e coordinati nell’unità cosmica e nel servizio disinteressato. Entro i limiti della natura finita e delle doti materiali non ci sono limiti imposti alle possibilità di successo evoluzionario da parte delle generazioni in progresso che vivono in successione su questi mondi superni e stabilizzati del tempo e dello spazio.

50:5.11 (577.6) Dopo aver servito le loro sfere nel corso delle dispensazioni successive della storia del mondo e delle epoche progressive di avanzamento planetario, i Principi Planetari sono elevati alla posizione di Sovrani Planetari all’inaugurazione dell’era di luce e vita.

6. La cultura planetaria

50:6.1 (578.1) L’isolamento di Urantia rende impossibile intraprendere la descrizione di molti particolari della vita e dell’ambiente dei vostri vicini di Satania. In questa presentazione noi siamo limitati dalla quarantena planetaria e dall’isolamento del sistema. Dobbiamo sottostare a queste restrizioni in tutti i nostri sforzi per illuminare i mortali di Urantia, ma per quanto è consentito voi siete stati informati dei progressi di un mondo evoluzionario medio e siete in grado di comparare la carriera di un tale mondo con lo stato attuale di Urantia.

50:6.2 (578.2) Lo sviluppo della civiltà su Urantia non è stato molto diverso da quello di altri mondi che hanno subito la disgrazia dell’isolamento spirituale. Ma se lo si confronta con i mondi leali dell’universo, il vostro pianeta sembra assai disorientato e grandemente ritardato in tutte le fasi di progresso intellettuale e di realizzazione spirituale.

50:6.3 (578.3) A causa delle vostre sventure planetarie gli Urantiani sono impediti nel comprendere molte cose sulla cultura dei mondi normali. Ma voi non dovreste immaginare i mondi evoluzionari, anche i più ideali, come sfere in cui la vita è un letto di rose. La vita iniziale delle razze mortali è sempre accompagnata da lotte. Lo sforzo e la decisione sono fattori essenziali per l’acquisizione dei valori di sopravvivenza.

50:6.4 (578.4) La cultura presuppone una certa qualità di mente; la cultura non può essere innalzata se non viene elevata la mente. Un intelletto superiore cercherà una cultura nobile e troverà un modo per raggiungere tale meta. Le menti inferiori rifiuteranno la cultura più elevata anche se è loro offerta già confezionata. Molto dipende anche dalle missioni successive dei Figli divini e dalla misura in cui l’illuminazione è ricevuta dalle ere delle loro rispettive dispensazioni.

50:6.5 (578.5) Non si dovrebbe dimenticare che per duecentomila anni tutti i mondi di Satania sono rimasti al bando spirituale di Norlatiadek in conseguenza della ribellione di Lucifero. E ci vorranno ere ed ere per risolvere i problemi risultanti dal peccato e dalla secessione. Il vostro mondo continua ancora a seguire una carriera irregolare e controllata a causa della doppia tragedia di un Principe Planetario ribelle e di un Figlio Materiale venuto meno all’impegno. Anche il conferimento di Cristo Micael su Urantia non ha eliminato immediatamente le conseguenze temporali di questi gravi errori nell’amministrazione iniziale del pianeta.

7. Le ricompense dell’isolamento

50:7.1 (578.6) A prima vista potrebbe sembrare che Urantia ed i suoi mondi isolati associati siano molto sfortunati perché sono stati privati della presenza e dell’influenza benefica di personalità superumane quali un Principe Planetario ed un Figlio e una Figlia Materiali. Ma l’isolamento di queste sfere offre alle loro razze un’opportunità straordinaria per l’esercizio della fede e per lo sviluppo di una qualità peculiare di fiducia nell’affidabilità cosmica, che non dipende né dalla vista né da alcun’altra considerazione materiale. Può accadere alla fine che le creature mortali provenienti dai mondi in quarantena in conseguenza di una ribellione siano estremamente fortunate. Noi abbiamo scoperto che questi ascendenti si vedono affidare molto presto numerosi incarichi speciali in imprese cosmiche nelle quali una fede senza riserve ed una fiducia sublime sono essenziali per la riuscita.

50:7.2 (579.1) Su Jerusem gli ascendenti provenienti da questi mondi isolati occupano un settore residenziale a sé stante e sono conosciuti come gli agondontari, che significa creature evoluzionarie dotate di volontà che possono credere senza vedere, perseverare nell’isolamento e trionfare su difficoltà insormontabili anche quando sono soli. Questo gruppo funzionale degli agondontari persiste per tutta l’ascensione dell’universo locale e la traversata del superuniverso. Esso scompare durante il soggiorno in Havona, ma riappare prontamente al raggiungimento del Paradiso e persiste definitivamente nel Corpo della Finalità dei Mortali. Tabamantia è un agondontario di status finalitario, essendo un sopravvissuto di una delle sfere in quarantena coinvolte nella prima ribellione che è avvenuta negli universi del tempo e dello spazio.

50:7.3 (579.2) Lungo tutta la carriera del Paradiso la ricompensa segue lo sforzo come il risultato della causa. Tali ricompense separano l’individuo dalla media, forniscono un differenziale nell’esperienza delle creature e contribuiscono alla versatilità dei risultati ultimi nel corpo collettivo dei finalitari.

50:7.4 (579.3) [Presentato da un Figlio Lanonandek Secondario del Corpo di Riserva.]

Fascicolo 51 - Gli Adami Planetari

Il Libro di Urantia

Fascicolo 51

Gli Adami Planetari

51:0.1 (580.1) DURANTE la dispensazione di un Principe Planetario l’uomo primitivo raggiunge il limite dello sviluppo evoluzionario naturale, e questo risultato biologico segnala al Sovrano del Sistema che è giunto il momento d’inviare su tale mondo il secondo ordine di filiazione, gli elevatori biologici. Questi Figli, perché ce ne sono due di loro — il Figlio e la Figlia Materiali — sono di solito conosciuti su un pianeta come Adamo ed Eva. Il Figlio materiale originale di Satania è Adamo, e quelli che vanno nei mondi del sistema come elevatori biologici portano sempre il nome di questo primo Figlio originale del loro ordine straordinario.

51:0.2 (580.2) Questi Figli sono il dono materiale del Figlio Creatore ai mondi abitati. Essi restano sul pianeta del loro incarico assieme al Principe Planetario per tutto il corso evoluzionario di quella sfera. Una tale avventura su un mondo che ha un Principe Planetario non presenta grandi rischi, ma su un pianeta apostata, un regno senza un governante spirituale e privo di comunicazioni interplanetarie, una simile missione è piena di gravi pericoli.

51:0.3 (580.3) Benché voi non possiate sperare di conoscere l’intera opera di questi Figli in tutti i mondi di Satania e di altri sistemi, altri fascicoli descrivono più completamente la vita e le esperienze dell’interessante coppia, Adamo ed Eva, che venne dal corpo degli elevatori biologici di Jerusem per elevare le razze di Urantia. Anche se vi fu un fallimento dei piani ideali per migliorare le vostre razze native, tuttavia la missione di Adamo non fu compiuta invano. Urantia ha tratto un immenso beneficio dal dono di Adamo ed Eva, e tra i loro compagni e nei consigli superiori la loro opera non è considerata una sconfitta totale.

1. Origine e natura dei Figli Materiali di Dio

51:1.1 (580.4) I Figli e le Figlie materiali o sessuati sono la progenie del Figlio Creatore. Lo Spirito Madre d’Universo non partecipa alla produzione di questi esseri che sono destinati ad operare come elevatori fisici sui mondi evoluzionari.

51:1.2 (580.5) L’ordine materiale di filiazione non è uniforme in tutto l’universo locale. Il Figlio Creatore produce soltanto una coppia di questi esseri in ogni sistema locale. Tali coppie originali sono di natura diversa, essendo armonizzate con il modello di vita dei loro rispettivi sistemi. Questo è un provvedimento necessario perché altrimenti il potenziale riproduttivo degli Adami sarebbe funzionalmente incompatibile con quello degli esseri mortali in evoluzione dei mondi di qualsiasi sistema specifico. L’Adamo e l’Eva che vennero su Urantia discendevano dalla coppia originale di Figli Materiali di Satania.

51:1.3 (580.6) La statura dei Figli Materiali varia dai due metri e cinquanta ai tre metri ed i loro corpi brillano di una luminosità di luce radiante di tonalità violetta. Anche se circola sangue materiale nei loro corpi materiali, essi sono al tempo stesso sovraccarichi di energia divina e saturi di luce celeste. Questi Figli Materiali (gli Adami) e queste Figlie Materiali (le Eve) sono uguali tra loro, salvo che nella natura riproduttiva ed in certe doti chimiche. Essi sono uguali ma differenziati, maschio e femmina — perciò complementari — e sono assegnati a servire in quasi tutti gli incarichi in coppia.

51:1.4 (581.1) I Figli Materiali beneficiano di una duplice nutrizione. Essi sono realmente duali in natura e costituzione, perché consumano energia materializzata come gli esseri fisici del regno, mentre la loro esistenza immortale è pienamente mantenuta dall’assorbimento diretto ed automatico di certe energie cosmiche sostentatrici. Se falliscono in una missione loro affidata o se si ribellano coscientemente e deliberatamente, quest’ordine di Figli viene isolato, staccato dal collegamento con la sorgente di luce e vita dell’universo. A questo punto essi divengono praticamente esseri materiali, destinati a seguire il corso della vita materiale sul mondo del loro incarico ed obbligati a sottoporsi al giudizio dei magistrati dell’universo. La morte naturale infine porrà termine alla carriera planetaria di tali sfortunati e poco saggi Figlio e Figlia Materiali.

51:1.5 (581.2) Un Adamo ed un’Eva originali, o creati direttamente, sono immortali per dotazione innata come lo sono tutti gli altri ordini di filiazione dell’universo locale, ma una diminuzione del potenziale d’immortalità caratterizza i loro figli e le loro figlie. Questa coppia originale non può trasmettere l’immortalità incondizionata ai loro figli e figlie procreati. La loro progenie dipende per la continuità della vita da un’ininterrotta sincronia intellettuale con il circuito di gravità mentale dello Spirito. Dall’origine del sistema di Satania sono stati perduti tredici Adami Planetari per ribellione e per errore, e 681.204 in posti di fiducia subordinati. La maggior parte di queste defezioni avvenne al tempo della ribellione di Lucifero.

51:1.6 (581.3) Mentre vivono come cittadini permanenti sulle capitali del sistema, ed anche quando scendono in missione sui pianeti evoluzionari, i Figli Materiali non posseggono Aggiustatori di Pensiero, ma è per mezzo di questi stessi servizi che acquisiscono la capacità esperienziale per essere abitati da un Aggiustatore e per iniziare la carriera d’ascensione al Paradiso. Questi esseri unici e meravigliosamente utili sono gli anelli di congiunzione tra il mondo fisico e quello spirituale. Essi sono concentrati sulle capitali del sistema, dove si riproducono e continuano a vivere come cittadini materiali del regno e da dove sono inviati ai mondi evoluzionari.

51:1.7 (581.4) Diversamente dagli altri Figli creati che servono sui pianeti, l’ordine materiale di filiazione non è per sua natura invisibile alle creature materiali come gli abitanti di Urantia. Questi Figli di Dio possono essere visti e compresi, e possono a loro volta mescolarsi effettivamente con le creature del tempo; e potrebbero anche procreare con loro, sebbene questo ruolo di elevazione biologica spetti di solito alla progenie degli Adami Planetari.

51:1.8 (581.5) Su Jerusem i figli leali di un Adamo e di un’Eva sono immortali, ma i discendenti di un Figlio e di una Figlia Materiali procreati dopo il loro arrivo su un pianeta evoluzionario non sono altrettanto immuni dalla morte naturale. Quando questi Figli vengono rimaterializzati per la funzione riproduttiva su un mondo evoluzionario, si produce un cambiamento nel meccanismo di trasmissione della vita. I Portatori di Vita privano di proposito gli Adami e le Eve Planetari del potere di generare figli e figlie immortali. Se non commettono errori, un Adamo ed un’Eva in missione planetaria possono vivere indefinitamente, ma entro certi limiti i loro figli fanno esperienza di una longevità decrescente ad ogni generazione successiva.

2. Il transito degli Adami Planetari

51:2.1 (582.1) Al ricevimento della notizia che un altro mondo abitato ha raggiunto l’apice dell’evoluzione fisica, il Sovrano del Sistema riunisce il corpo di Figli e Figlie Materiali sulla capitale del sistema. E dopo l’analisi dei bisogni di tale mondo evoluzionario, due del gruppo di volontari — un Adamo ed un’Eva del corpo senior di Figli Materiali — sono selezionati per intraprendere l’avventura, per sottoporsi al profondo sonno preparatorio ed essere inserafinati e trasportati dalla loro residenza di servizio associato al nuovo regno di nuove opportunità e di nuovi pericoli.

51:2.2 (582.2) Gli Adami e le Eve sono creature semimateriali e come tali non sono trasportabili dai serafini. Essi devono sottoporsi alla smaterializzazione sulla capitale del sistema prima di poter essere inserafinati per il trasporto sul mondo di destinazione. I serafini trasportatori sono capaci di effettuare cambiamenti tali nei Figli Materiali ed in altri esseri semimateriali da consentire loro di essere inserafinati e di essere così trasportati attraverso lo spazio da un mondo o da un sistema ad un altro. Ci vogliono circa tre giorni del tempo standard per questa preparazione al trasporto, e quando una tale creatura smaterializzata è giunta al termine del viaggio serafico è necessaria la collaborazione di un Portatore di Vita per riportarla all’esistenza normale.

51:2.3 (582.3) Mentre esiste questa tecnica di smaterializzazione per preparare gli Adami al transito da Jerusem ai mondi evoluzionari, non c’è un metodo equivalente per portarli via da tali mondi, a meno che l’intero pianeta non debba essere evacuato, nel qual caso s’impianta un’installazione d’emergenza per applicare la tecnica di smaterializzazione a tutta la popolazione da salvare. Se qualche catastrofe fisica minacciasse la residenza planetaria di una razza in evoluzione, i Melchizedek ed i Portatori di Vita farebbero funzionare la tecnica di smaterializzazione per tutti i sopravvissuti, e questi esseri sarebbero portati per mezzo del trasporto serafico nel nuovo mondo preparato per la continuazione della loro esistenza. L’evoluzione di una razza umana, una volta iniziata su un mondo dello spazio, deve proseguire del tutto indipendentemente dalla sopravvivenza fisica di quel pianeta, ma durante le ere evoluzionarie non è previsto alcun altro modo per un Adamo od un’Eva Planetari di lasciare il mondo da loro scelto.

51:2.4 (582.4) Quando arrivano alla loro destinazione planetaria il Figlio e la Figlia Materiali vengono rimaterializzati sotto la direzione dei Portatori di Vita. L’intero processo richiede da dieci a ventotto giorni del tempo di Urantia. L’incoscienza del sonno serafico continua per tutto questo periodo di ricostruzione. Quando il riassemblaggio del loro organismo fisico è completato, questi Figli e Figlie Materiali si ritrovano nelle loro nuove dimore e sui loro nuovi mondi in ogni aspetto esattamente com’erano prima di sottoporsi al processo di smaterializzazione su Jerusem.

3. Le missioni adamiche

51:3.1 (582.5) Sui mondi abitati i Figli e le Figlie Materiali costruiscono le loro dimore giardino, ben presto assistiti dai loro figli. Normalmente il sito del giardino è stato scelto dal Principe Planetario, il cui gruppo corporale contribuisce molto al lavoro preliminare di preparazione con l’aiuto di molti appartenenti ai tipi superiori delle razze native.

51:3.2 (583.1) Questi Giardini di Eden sono così chiamati in onore di Edentia, la capitale della costellazione, e perché sono modellati secondo la magnificenza botanica del mondo sede degli Altissimi Padri. Tali dimore giardino sono solitamente situate in una regione isolata ed in una zona vicina ai tropici. Su un mondo medio esse sono creazioni meravigliose. Voi non potete assolutamente farvi un’opinione di questi splendidi centri di cultura sulla base del resoconto frammentario dello sviluppo abortito di una tale impresa su Urantia.

51:3.3 (583.2) Un Adamo ed un’Eva Planetari sono in potenziale il dono totale della grazia fisica alle razze mortali. Il compito principale di una tale coppia importata è quello di moltiplicare e di elevare i figli del tempo. Ma non avviene alcun incrocio immediato tra la popolazione del giardino e quella del pianeta. Per molte generazioni Adamo ed Eva rimangono biologicamente separati dai mortali evoluzionari mentre costruiscono una razza forte del loro ordine. Questa è l’origine della razza viola sui mondi abitati.

51:3.4 (583.3) I piani per l’elevazione della razza sono preparati dal Principe Planetario e dal suo personale e sono eseguiti da Adamo ed Eva. E questo fu il punto sul quale il vostro Figlio Materiale e la sua compagna si trovarono in condizioni molto sfavorevoli quando arrivarono su Urantia. Caligastia fece un’astuta ed efficace opposizione alla missione adamica, e nonostante gli amministratori fiduciari Melchizedek di Urantia avessero debitamente avvertito Adamo ed Eva circa i pericoli planetari insiti nella presenza di un Principe Planetario sedizioso, questo arciribelle, con un’abile stratagemma, superò in astuzia la coppia edenica e la intrappolò in una violazione del patto relativo al loro incarico di fiducia come governanti visibili del vostro mondo. Il Principe Planetario traditore riuscì a compromettere i vostri Adamo ed Eva, ma fallì nel suo tentativo di coinvolgerli nella ribellione di Lucifero.

51:3.5 (583.4) Il quinto ordine di angeli, gli assistenti planetari, è assegnato alla missione adamica ed accompagna sempre gli Adami Planetari nelle loro avventure sui mondi. Il corpo di assegnazione iniziale è composto solitamente di circa centomila membri. Quando l’opera dell’Adamo e dell’Eva di Urantia fu avviata prematuramente, quando essi si scostarono dal piano stabilito, fu una delle Voci serafiche del Giardino che li rimproverò circa la loro condotta reprensibile. Ed il vostro racconto di questo avvenimento illustra bene come le vostre tradizioni planetarie siano state inclini ad ascrivere ogni evento soprannaturale al Signore Iddio. Per questo motivo gli Urantiani hanno spesso fatto confusione riguardo alla natura del Padre Universale, perché le parole e gli atti di tutti i suoi associati e subordinati sono stati in modo così generale attribuiti a lui. Nel caso di Adamo ed Eva, l’angelo del Giardino non era altri che il capo degli assistenti planetari allora in servizio. Questo serafino, di nome Solonia, proclamò il fallimento del piano divino e chiese il ritorno su Urantia degli amministratori fiduciari Melchizedek.

51:3.6 (583.5) Le creature intermedie secondarie hanno origine nel corso delle missioni adamiche. Alla stregua del gruppo corporale del Principe Planetario, i discendenti dei Figli e delle Figlie Materiali sono di due ordini: i loro figli materiali e l’ordine secondario di creature intermedie. Questi ministri planetari materiali, ma solitamente invisibili, contribuiscono molto all’avanzamento della civilizzazione ed anche alla sottomissione delle minoranze insubordinate che possono cercare di sovvertire lo sviluppo sociale ed il progresso spirituale.

51:3.7 (583.6) Gli intermedi secondari non devono essere confusi con l’ordine primario, che data dai tempi vicini all’arrivo del Principe Planetario. Su Urantia la maggior parte di queste creature intermedie primarie si ribellò con Caligastia e sin dalla Pentecoste sono stati internati. Molti membri del gruppo adamico che non rimasero fedeli all’amministrazione planetaria sono anch’essi internati.

51:3.8 (584.1) Nel giorno di Pentecoste gli intermedi primari e secondari leali effettuarono un’unione volontaria e da allora hanno sempre operato come un solo gruppo negli affari del mondo. Essi servono sotto il comando d’intermedi leali scelti alternativamente tra i due gruppi.

51:3.9 (584.2) Il vostro mondo è stato visitato da quattro ordini di filiazione: Caligastia, il Principe Planetario; Adamo ed Eva dei Figli Materiali di Dio; Machiventa Melchizedek, il “saggio di Salem” al tempo di Abramo; e Cristo Micael, che venne come Figlio di conferimento del Paradiso. Quanto sarebbe stato più efficace e bello se Micael, il governante supremo dell’universo di Nebadon, fosse stato accolto sul vostro mondo da un Principe Planetario efficiente e leale e da un Figlio Materiale devoto e riuscito nel suo incarico; si sarebbero seriamente adoperati per valorizzare l’intera opera e la missione del Figlio di conferimento! Ma non tutti i mondi sono stati così sfortunati come Urantia, né la missione degli Adami Planetari è stata sempre così difficile o così rischiosa. Quando hanno successo essi contribuiscono allo sviluppo di un grande popolo, proseguendo come capi visibili degli affari planetari per lungo tempo, anche nell’era in cui tale mondo è stabilizzato in luce e vita.

4. Le sei razze evoluzionarie

51:4.1 (584.3) La razza che domina durante le ere primitive dei mondi abitati è quella dell’uomo rosso, che generalmente è il primo a raggiungere livelli umani di sviluppo. Ma anche se l’uomo rosso è la razza più antica dei pianeti, i popoli di colore successivi cominciano a fare la loro apparizione molto presto nell’era della comparsa dei mortali.

51:4.2 (584.4) Le prime razze sono un po’ superiori a quelle successive; l’uomo rosso sta molto al di sopra della razza indaco — la razza nera. I Portatori di Vita trasmettono l’intera dotazione di energie viventi alla razza iniziale o razza rossa, ed ogni manifestazione evoluzionaria successiva di un gruppo distinto di mortali rappresenta una variazione a spese del patrimonio originario. Anche la statura dei mortali tende a decrescere dall’uomo rosso alla razza indaco, benché su Urantia siano apparse tra i popoli verde ed arancio delle linee inattese di gigantismo.

51:4.3 (584.5) Sui mondi che hanno tutte le sei razze evoluzionarie i popoli superiori sono la prima, la terza e la quinta razza — la rossa, la gialla e la blu. In capacità di crescita intellettuale e di sviluppo spirituale, le razze evoluzionarie si alternano così con la seconda, la quarta e la sesta, che sono un po’ meno dotate. Queste razze secondarie su certi mondi sono i popoli che mancano; su molti altri sono quelle che sono state sterminate. È una sfortuna che su Urantia voi abbiate perduto in così larga misura i vostri uomini blu superiori, ad eccezione di quanto di loro persiste nella vostra “razza bianca” amalgamata. La perdita delle vostre stirpi arancio e verde non ha altrettanta importanza.

51:4.4 (584.6) L’evoluzione di sei — o di tre — razze di colore, mentre sembra deteriorare la dotazione originaria dell’uomo rosso, fornisce certe variazioni molto positive nei tipi mortali e permette un’espressione di diversi potenziali umani altrimenti non raggiungibili. Queste modificazioni sono utili al progresso dell’umanità nel suo insieme, purché successivamente siano elevate dalla razza adamica importata o razza viola. Su Urantia questo piano usuale di amalgamazione non fu realizzato in modo esteso, ed il fallimento nell’esecuzione del piano evolutivo delle razze v’impedisce di comprendere a fondo lo status dei popoli di un pianeta medio abitato attraverso l’osservazione dei resti di queste razze primitive sul vostro mondo.

51:4.5 (585.1) Agli inizi dello sviluppo razziale c’è una lieve tendenza agli incroci tra membri delle razze rossa, gialla e blu; c’è una tendenza analoga a mescolarsi per le razze arancio, verde e indaco.

51:4.6 (585.2) Gli umani più arretrati sono abitualmente impiegati come lavoratori da fatica dalle razze più progressive. Questo spiega l’origine della schiavitù sui pianeti durante le ere primitive. Gli uomini arancio sono generalmente sottomessi da quelli rossi e ridotti allo stato di servi — talvolta sterminati. Gli uomini gialli e rossi fraternizzano spesso, ma non sempre. La razza gialla riduce di solito in schiavitù quella verde, mentre l’uomo blu sottomette quello indaco. Queste razze di uomini primitivi non hanno maggiori scrupoli ad utilizzare i servizi dei loro simili arretrati in lavori obbligati di quanti ne avrebbero gli Urantiani a comperare o a vendere cavalli e bestiame.

51:4.7 (585.3) Sulla maggior parte dei mondi normali la servitù involontaria non sopravvive alla dispensazione del Principe Planetario, benché i deficienti mentali e i delinquenti sociali siano spesso ancora obbligati a svolgere lavori non volontari. Ma su tutte le sfere normali questo tipo di schiavitù primitiva è abolito subito dopo l’arrivo dell’importata razza viola, o adamica.

51:4.8 (585.4) Queste sei razze evoluzionarie sono destinate ad essere mescolate ed elevate per amalgamazione con la progenie degli elevatori adamici. Ma prima che questi popoli siano mescolati, gli inferiori e gli inabili sono in larga misura eliminati. Il Principe Planetario ed il Figlio Materiale, con altre autorità planetarie qualificate, vagliano l’idoneità dei ceppi riproduttori. La difficoltà di eseguire un programma così radicale su Urantia consiste nell’assenza di giudici competenti a vagliare l’idoneità o l’inidoneità biologica degli individui delle razze del vostro mondo. Malgrado questo ostacolo, sembra che dovreste essere in grado di accordarvi sulla discomunanza biologica dei vostri ceppi più marcatamente non idonei, difettosi, degenerati ed antisociali.

5. L’amalgamazione razziale —
il conferimento del sangue adamico

51:5.1 (585.5) Quando un Adamo ed un’Eva Planetari arrivano su un mondo abitato, sono stati completamente istruiti dai loro superiori sul modo più adatto di effettuare il miglioramento delle razze esistenti di esseri intelligenti. Il piano di procedura non è uniforme; molto è lasciato al giudizio della coppia incaricata, e gli errori non sono infrequenti, specialmente sui mondi in disordine ed in stato d’insurrezione come Urantia.

51:5.2 (585.6) Solitamente i popoli viola non cominciano ad amalgamarsi con i nativi del pianeta prima che il loro gruppo superi il milione. Ma nel frattempo il personale del Principe Planetario proclama che i figli degli Dei sono discesi, per così dire, per fondersi con le razze umane. E la popolazione attende con ansia il giorno in cui sarà annunciato che quelli qualificati come appartenenti ai ceppi razziali superiori possono recarsi nel Giardino di Eden ed esservi scelti dai figli e dalle figlie di Adamo come padri e madri evoluzionari del nuovo ordine misto dell’umanità.

51:5.3 (585.7) Sui mondi normali l’Adamo e l’Eva Planetari non si accoppiano mai con le razze evoluzionarie perché quest’opera di miglioramento biologico è una funzione della progenie adamica. Ma questi Adamiti non vanno tra le razze; il personale del principe porta nel Giardino di Eden gli uomini e le donne superiori perché si accoppino volontariamente con i discendenti adamici. E nella maggior parte dei mondi l’essere scelti come candidati per accoppiarsi con i figli e le figlie del giardino è considerato il più alto onore.

51:5.4 (586.1) Per la prima volta le guerre razziali e le altre lotte tribali diminuiscono, mentre le razze del mondo compiono sempre maggiori sforzi per qualificarsi al riconoscimento e all’ammissione nel giardino. Voi potete farvi solo un’idea molto limitata di come questa lotta competitiva venga ad occupare il centro di tutte le attività di un pianeta normale. Tutto questo piano di miglioramento della razza naufragò molto presto su Urantia.

51:5.5 (586.2) La razza viola è un popolo monogamo, ed ogni uomo o donna evoluzionari unendosi con i figli e le figlie adamici s’impegnano a non prendere altri compagni e ad insegnare la monogamia ai propri figli, siano essi maschi o femmine. I figli di ciascuna di queste unioni sono educati ed istruiti nelle scuole del Principe Planetario e poi si permette loro di andare presso la razza del loro genitore evoluzionario e di sposarsi tra i gruppi selezionati di mortali superiori.

51:5.6 (586.3) Quando questo ceppo dei Figli Materiali si aggiunge alle razze in evoluzione dei mondi, ha inizio una nuova e più grande era di progresso evoluzionario. A seguito di questo afflusso procreativo di capacità importate e di tratti superevoluzionari, si produce una successione di rapidi avanzamenti nella civilizzazione e nello sviluppo razziale. In centomila anni sono fatti più progressi che in un milione di anni di lotte precedenti. Sul vostro mondo, anche di fronte al fallimento dei piani stabiliti, sono stati fatti grandi progressi dopo il dono ai vostri popoli del plasma vitale di Adamo.

51:5.7 (586.4) Ma mentre i figli di sangue puro di un Giardino di Eden planetario possono concedersi ai membri superiori delle razze evoluzionarie ed elevare così il livello biologico dell’umanità, non sarebbe proficuo per le stirpi superiori dei mortali di Urantia unirsi con le razze inferiori; un tale procedimento malaccorto minaccerebbe tutta la civiltà del vostro mondo. Non essendo riusciti ad ottenere l’armonizzazione razziale mediante la tecnica adamica, voi dovete ora risolvere il vostro problema planetario di miglioramento razziale con altri metodi, principalmente umani, di adattamento e di controllo.

6. Il regime edenico

51:6.1 (586.5) Sulla maggior parte dei mondi abitati i Giardini di Eden sussistono come splendidi centri di cultura e continuano a funzionare era dopo era come modelli sociali di condotta e di costumi planetari. Anche nelle epoche primitive nelle quali i popoli viola sono relativamente isolati, le loro scuole accolgono candidati qualificati provenienti dalle razze del mondo, mentre gli sviluppi industriali del giardino aprono nuovi canali di scambi commerciali. In tal modo gli Adami e le Eve e la loro progenie contribuiscono alla subitanea espansione della cultura ed al rapido miglioramento delle razze evoluzionarie dei loro mondi. E tutte queste relazioni sono accresciute e suggellate dall’amalgamazione delle razze evoluzionarie con i figli di Adamo, risultante nell’immediata elevazione dello status biologico, nella stimolazione del potenziale intellettuale e nell’intensificazione della ricettività spirituale.

51:6.2 (586.6) Su mondi normali il giardino sede della razza viola diviene il secondo centro di cultura mondiale e, unitamente alla città sede del Principe Planetario, stabilisce l’andatura per lo sviluppo della civiltà. Per secoli le scuole della città sede del Principe Planetario e le scuole del giardino di Adamo ed Eva sono contemporanee. Esse non sono generalmente molto lontane ed operano insieme in armoniosa cooperazione.

51:6.3 (587.1) Pensate che cosa significherebbe per il vostro mondo se in qualche parte del Levante vi fosse un centro mondiale di civiltà, una grande università planetaria di cultura, che avesse funzionato ininterrottamente per 37.000 anni. Ed ancora, soffermatevi a considerare quanto l’autorità morale di questo antico centro sarebbe rafforzata se vi fosse situata non molto lontano un’altra sede ancora più antica di ministero celeste, le cui tradizioni esercitassero una forza cumulativa di 500.000 anni d’influenza evoluzionaria integrata. Sono i costumi che alla fine diffondono gli ideali di Eden in un mondo intero.

51:6.4 (587.2) Le scuole del Principe Planetario si occupano principalmente di filosofia, di religione, di morale e delle realizzazioni intellettuali ed artistiche superiori. Le scuole del giardino di Adamo ed Eva sono generalmente dedite alle arti pratiche, alla formazione intellettuale di base, alla cultura sociale, allo sviluppo economico, alle relazioni commerciali, all’efficienza fisica e al governo civile. Questi centri mondiali infine si amalgamano, ma tale effettiva affiliazione talvolta non avviene fino ai tempi del primo Figlio Magistrale.

51:6.5 (587.3) La continuità d’esistenza degli Adami e delle Eve Planetari, assieme al nucleo di sangue puro della razza viola, assicura alla cultura edenica quella stabilità di crescita in virtù della quale essa viene ad agire sulla civilizzazione di un mondo con la forza irresistibile della tradizione. In questi Figli e Figlie Materiali immortali noi incontriamo l’ultimo anello indispensabile che collega Dio all’uomo, gettando un ponte sull’abisso quasi infinito tra il Creatore eterno e le personalità finite più basse del tempo. Ecco degli esseri di origine elevata che sono fisici, materiali, creature sessuate come i mortali di Urantia, creature che possono vedere e comprendere l’invisibile Principe Planetario e farsi interpreti di lui presso le creature mortali del regno, perché i Figli e le Figlie Materiali sono in grado di vedere tutti gli esseri spirituali degli ordini inferiori. Essi visualizzano il Principe Planetario e tutto il suo personale, visibile ed invisibile.

51:6.6 (587.4) Con il passare dei secoli, e grazie all’amalgamazione della loro progenitura con le razze umane, questi stessi Figlio e Figlia Materiali sono accettati come gli antenati comuni dell’umanità, i genitori comuni dei discendenti oramai mescolati delle razze evoluzionarie. Si ha intenzione che i mortali che lasciano un mondo abitato abbiano l’esperienza di riconoscere sette padri:

51:6.7 (587.5) 1. Il padre biologico — il padre carnale.

51:6.8 (587.6) 2. Il padre del regno — l’Adamo Planetario.

51:6.9 (587.7) 3. Il padre delle sfere — il Sovrano del Sistema.

51:6.10 (587.8) 4. L’Altissimo Padre — il Padre della Costellazione.

51:6.11 (587.9) 5. Il Padre dell’universo — il Figlio Creatore e governante supremo delle creazioni locali.

51:6.12 (587.10) 6. I superPadri — gli Antichi dei Giorni che governano il superuniverso.

51:6.13 (587.11) 7. Il Padre spirituale o Padre di Havona — il Padre Universale che dimora in Paradiso e che conferisce il suo spirito affinché viva ed operi nella mente delle umili creature che abitano l’universo degli universi.

7. L’amministrazione unificata

51:7.1 (587.12) Di tanto in tanto i Figli Avonal del Paradiso vengono sui mondi abitati per determinate azioni giudiziarie, ma il primo Avonal che arriva in missione magistrale inaugura la quarta dispensazione di un mondo evoluzionario del tempo e dello spazio. Su certi pianeti in cui questo Figlio Magistrale è universalmente accettato, rimane per un’era. Così il pianeta prospera sotto il governo congiunto di tre Figli: il Principe Planetario, il Figlio Materiale ed il Figlio Magistrale, con gli ultimi due visibili a tutti gli abitanti del regno.

51:7.2 (588.1) Prima che il primo Figlio Magistrale concluda la sua missione su un mondo evoluzionario normale, è stata effettuata l’unione del lavoro educativo ed amministrativo del Principe Planetario e del Figlio Materiale. Questa amalgamazione della duplice supervisione di un pianeta porta all’esistenza un nuovo ed efficace ordine di amministrazione mondiale. Quando il Figlio Magistrale si ritira, l’Adamo Planetario assume la direzione materiale della sfera. Il Figlio e la Figlia Materiali agiscono così congiuntamente come amministratori planetari fino alla stabilizzazione del mondo nell’era di luce e vita; a questo punto il Principe Planetario è elevato alla posizione di Sovrano Planetario. Durante quest’era di evoluzione avanzata, Adamo ed Eva diventano quelli che si potrebbero chiamare primi ministri congiunti del regno glorificato.

51:7.3 (588.2) Appena la nuova capitale consolidata del mondo in evoluzione è divenuta ben stabilizzata, ed appena è possibile istruire convenientemente degli amministratori subordinati competenti, vengono fondate delle sottocapitali nei territori lontani e tra i differenti popoli. Prima dell’arrivo di un altro Figlio dispensazionale saranno stati organizzati da cinquanta a cento di questi centri secondari.

51:7.4 (588.3) Il Principe Planetario ed il suo personale incrementano ancora i domini delle attività spirituali e filosofiche. Adamo ed Eva prestano particolare attenzione allo status fisico, scientifico ed economico del regno. Entrambi i gruppi consacrano in eguale misura le loro energie alla promozione delle arti, delle relazioni sociali e delle realizzazioni intellettuali.

51:7.5 (588.4) Al momento dell’inaugurazione della quinta dispensazione degli eventi del mondo, è stata realizzata una splendida amministrazione delle attività planetarie. L’esistenza dei mortali su una tale sfera bene amministrata è veramente stimolante e proficua. E se gli Urantiani potessero solo osservare la vita su un tale pianeta, apprezzerebbero immediatamente il valore delle cose che il loro mondo ha perduto abbracciando il male e partecipando alla ribellione.

51:7.6 (588.5) [Presentato da un Figlio Lanonandek Secondario del Corpo di Riserva.]

Fascicolo 52 - Le epoche planetarie dei mortali

Il Libro di Urantia

Fascicolo 52

Le epoche planetarie dei mortali

52:0.1 (589.1) DALL’INIZIO della vita su un pianeta evoluzionario fino al momento della sua fioritura finale nell’era di luce e vita, compaiono sulla scena dell’azione mondiale almeno sette epoche di vita umana. Queste ere successive sono determinate dalle missioni planetarie dei Figli divini, e su un mondo abitato medio tali epoche appaiono nell’ordine seguente:

52:0.2 (589.2) 1. L’Uomo anteriore al Principe Planetario.

52:0.3 (589.3) 2. L’Uomo posteriore al Principe Planetario.

52:0.4 (589.4) 3. L’Uomo Postadamico.

52:0.5 (589.5) 4. L’Uomo posteriore al Figlio Magistrale.

52:0.6 (589.6) 5. L’Uomo posteriore al Figlio di Conferimento.

52:0.7 (589.7) 6. L’Uomo posteriore al Figlio Istruttore.

52:0.8 (589.8) 7. L’Era di Luce e Vita.

52:0.9 (589.9) I mondi dello spazio, appena sono fisicamente adatti alla vita, sono iscritti sul registro dei Portatori di Vita e a tempo debito questi Figli sono inviati su tali pianeti allo scopo di avviarvi la vita. L’intero periodo tra l’inizio della vita e l’apparizione dell’uomo è chiamato era preumana e precede le successive epoche dei mortali considerate in questo racconto.

1. L’uomo primitivo

52:1.1 (589.10) Dal momento in cui l’uomo emerge dal livello animale — quando può scegliere di adorare il Creatore — all’arrivo del Principe Planetario, le creature mortali dotate di volontà sono chiamate uomini primitivi. Ci sono sei tipi o razze fondamentali di uomini primitivi, e questi primi popoli appaiono in successione nell’ordine dei colori dello spettro, cominciando con il rosso. La quantità di tempo necessaria per questa evoluzione iniziale della vita varia considerevolmente sui differenti mondi, estendendosi da centocinquantamila ad oltre un milione di anni del tempo di Urantia.

52:1.2 (589.11) Le razze evoluzionarie di colore — rossa, arancio, gialla, verde, blu e indaco — iniziano ad apparire all’incirca nel momento in cui l’uomo primitivo sviluppa un linguaggio semplice e comincia ad esercitare l’immaginazione creativa. In quest’epoca l’uomo è ben abituato a tenersi eretto.

52:1.3 (589.12) Gli uomini primitivi sono forti cacciatori e feroci combattenti. La legge di quest’era è la sopravvivenza fisica dei più idonei; il governo di questi tempi è interamente tribale. Su molti mondi, durante le lotte razziali primitive, alcune delle razze evoluzionarie sono annientate, come avvenne su Urantia. Quelle che sopravvivono sono in seguito generalmente mescolate con la razza viola importata più tardi — i popoli adamici.

52:1.4 (589.13) Alla luce della civiltà successiva, quest’era dell’uomo primitivo è un lungo, oscuro e sanguinoso capitolo. L’etica della giungla e la morale delle foreste primordiali non sono in armonia con le norme delle dispensazioni successive della religione rivelata e dello sviluppo spirituale superiore. Sui mondi normali e non sperimentali quest’epoca è molto diversa dalle lotte prolungate e straordinariamente brutali che hanno caratterizzato la stessa era su Urantia. Quando sarete emersi dalla vostra prima esperienza planetaria, voi comincerete a vedere perché avviene questa lunga e dolorosa lotta sui mondi evoluzionari, e a mano a mano che avanzerete sul sentiero verso il Paradiso comprenderete sempre di più la saggezza di questi fatti apparentemente strani. Ma nonostante tutte le vicissitudini delle ere iniziali dell’emersione umana, le realizzazioni dell’uomo primitivo rappresentano uno splendido nonché eroico capitolo negli annali di un mondo evoluzionario del tempo e dello spazio.

52:1.5 (590.1) I primi uomini evoluzionari non sono creature pittoresche. In generale questi mortali primitivi sono cavernicoli o abitatori delle rupi. Essi costruiscono anche capanne rudimentali su grandi alberi. Prima che essi acquisiscano un grado elevato d’intelligenza i pianeti sono talvolta invasi dai tipi più grossi di animali. Ma in quest’era i mortali imparano presto ad accendere ed a mantenere acceso il fuoco, e con la crescita dell’immaginazione inventiva ed il miglioramento degli utensili gli uomini in evoluzione sconfiggono ben presto gli animali più grandi e meno agili. Le razze primitive fanno anche largo uso dei grandi animali volanti. Questi enormi uccelli possono portare una o due persone di taglia media per un volo ininterrotto di oltre ottocento chilometri. Su certi pianeti questi uccelli sono di grande utilità perché possiedono un’intelligenza di ordine elevato e spesso sono capaci di pronunciare molte parole dei linguaggi del regno. Questi uccelli sono molto intelligenti, molto obbedienti ed incredibilmente affettuosi. Tali uccelli trasportatori si sono estinti da lungo tempo su Urantia, ma i vostri antenati primitivi beneficiarono dei loro servizi.

52:1.6 (590.2) L’acquisizione da parte degli uomini del giudizio etico, della volontà morale, coincide solitamente con l’apparizione del primo linguaggio. Al raggiungimento del livello umano, dopo l’emersione della volontà nei mortali, questi esseri divengono ricettivi all’abitazione temporanea degli Aggiustatori divini e quando muoiono molti di loro sono debitamente eletti sopravviventi e segnati con un sigillo dagli arcangeli per la successiva risurrezione e fusione con lo Spirito. Gli arcangeli accompagnano sempre i Principi Planetari ed un giudizio dispensazionale del regno ha luogo simultaneamente all’arrivo del Principe.

52:1.7 (590.3) Tutti i mortali che sono abitati da un Aggiustatore di Pensiero sono potenziali adoratori; essi sono stati “illuminati dalla vera luce” e posseggono la capacità di cercare un contatto reciproco con la divinità. Ciononostante la religione iniziale o biologica dell’uomo primitivo è prevalentemente una persistenza della paura animale unita alla soggezione ignorante ed alla superstizione tribale. La sopravvivenza della superstizione nelle razze di Urantia fa poco onore al vostro sviluppo evoluzionario ed è incompatibile con le vostre altrimenti splendide realizzazioni nel progresso materiale. Ma questa religione iniziale della paura serve un proposito molto utile per soggiogare i caratteri violenti delle creature primitive. Essa è la precorritrice della civilizzazione ed il terreno in cui il Principe Planetario ed i suoi ministri piantano successivamente i semi della religione rivelata.

52:1.8 (590.4) Entro centomila anni a partire da quando l’uomo acquisisce una posizione eretta, di solito arriva il Principe Planetario inviato dal Sovrano del Sistema, dopo essere stato informato dai Portatori di Vita che la volontà è funzionante, anche se relativamente pochi individui si sono sviluppati in questo modo. I mortali primitivi di solito danno il benvenuto al Principe Planetario ed al suo personale visibile; invero essi li considerano spesso con timore e rispetto, quasi con adorazione, se non ne sono trattenuti.

2. L’uomo posteriore al Principe Planetario

52:2.1 (591.1) Con l’arrivo del Principe Planetario inizia una nuova dispensazione. Appare sulla terra il governo ed è raggiunta l’epoca tribale avanzata. Grandi progressi sociali sono fatti nel corso di pochi millenni di questo regime. Durante quest’era ed in condizioni normali i mortali raggiungono un alto grado di civiltà. Essi non lottano così a lungo nella barbarie come fecero le razze di Urantia. Ma la vita su un mondo abitato è talmente cambiata da una ribellione che voi immaginate poco o niente di un tale regime su un pianeta normale.

52:2.2 (591.2) La durata media di questa dispensazione è di circa cinquecentomila anni, poco più poco meno. Durante quest’era il pianeta è inserito nei circuiti del sistema ed è assegnato alla sua amministrazione un contingente completo di assistenti serafici e di altri assistenti celesti. Gli Aggiustatori di Pensiero giungono in numero sempre maggiore ed i guardiani serafici ampliano il loro regime di supervisione dei mortali.

52:2.3 (591.3) Quando il Principe Planetario arriva su un mondo primitivo, vi prevale la religione evolutiva della paura e dell’ignoranza. Il principe ed il suo personale fanno le prime rivelazioni della verità superiore e dell’organizzazione dell’universo. Queste presentazioni iniziali della religione rivelata sono molto semplici e concernono di solito gli affari del sistema locale. Prima dell’arrivo del Principe Planetario la religione è interamente un processo evoluzionario. Successivamente la religione progredisce per graduale rivelazione come pure per crescita evoluzionaria. Ogni dispensazione, ogni epoca mortale, riceve una presentazione ampliata della verità spirituale e dell’etica religiosa. L’evoluzione della capacità di ricettività religiosa negli abitanti di un mondo determina in larga misura il loro grado di avanzamento spirituale e l’estensione della rivelazione religiosa.

52:2.4 (591.4) Questa dispensazione è testimone di un’aurora spirituale, e le differenti razze e le loro varie tribù tendono a sviluppare dei sistemi specifici di pensiero religioso e filosofico. Due tendenze pervadono uniformemente queste religioni razziali: le paure iniziali degli uomini primitivi e le rivelazioni successive del Principe Planetario. Per certi aspetti gli Urantiani non sembrano essere interamente emersi da questo stadio di evoluzione planetaria. Proseguendo questo studio voi discernerete più chiaramente quanto sia lontano il vostro mondo dal corso medio del progresso e dello sviluppo evoluzionario.

52:2.5 (591.5) Ma il Principe Planetario non è “il Principe della Pace”. Le lotte razziali e le guerre tribali continuano nel corso di questa dispensazione, pur con minore frequenza e gravità. Questa è la grande era della dispersione razziale, che culmina in un periodo d’acceso nazionalismo. Il colore è la base dei raggruppamenti tribali e nazionali, e le differenti razze sviluppano spesso linguaggi separati. Ogni gruppo di mortali in espansione tende a cercare l’isolamento. Questa separazione è favorita dall’esistenza di molti linguaggi. Prima dell’unificazione delle diverse razze, le implacabili guerre tra di esse si concludono spesso nell’annientamento d’interi popoli. Gli uomini arancio e verdi sono particolarmente soggetti a tale estinzione.

52:2.6 (591.6) Sui mondi normali, durante l’ultima parte del governo del principe, la vita nazionale comincia a rimpiazzare l’organizzazione tribale o piuttosto a sovrapporsi ai gruppi tribali esistenti. Ma il grande compimento sociale dell’epoca del principe è la comparsa della vita di famiglia. Fino ad allora le relazioni umane sono state principalmente tribali; ora comincia ad attuarsi il focolare familiare.

52:2.7 (591.7) Questa è la dispensazione in cui si realizza l’uguaglianza dei sessi. Su certi pianeti il maschio può governare la femmina; su altri prevale il contrario. Durante quest’era i mondi normali stabiliscono la piena uguaglianza dei sessi, che è preliminare ad una più completa realizzazione degli ideali della vita di famiglia. Questa è l’aurora dell’età d’oro della famiglia. L’idea di governo tribale cede gradualmente il passo al duplice concetto di vita nazionale e di vita familiare.

52:2.8 (592.1) Durante quest’era fa la sua comparsa l’agricoltura. La crescita dell’idea di famiglia è incompatibile con la vita errabonda ed instabile del cacciatore. Gradualmente si consolida l’abitudine di abitazioni fisse e della coltivazione del suolo. L’addomesticamento degli animali e lo sviluppo delle arti domestiche procedono rapidamente. Al raggiungimento del culmine dell’evoluzione biologica è stato raggiunto un alto livello di civiltà, ma c’è uno scarso sviluppo della meccanica; l’invenzione è la caratteristica dell’era successiva.

52:2.9 (592.2) Prima della fine di quest’era le razze sono purificate e portate ad un elevato livello di perfezione fisica e di vigore intellettuale. Lo sviluppo iniziale di un mondo normale è notevolmente aiutato dal piano che favorisce l’aumento dei tipi superiori di mortali, con la riduzione proporzionale di quelli inferiori. E’ la mancanza di una tale discriminazione tra questi tipi da parte dei vostri popoli primitivi che spiega la presenza di così tanti individui tarati e degenerati tra le razze attuali di Urantia.

52:2.10 (592.3) Uno dei grandi compimenti dell’era del principe è questa limitazione della moltiplicazione degli individui mentalmente carenti e socialmente inadatti. Molto prima dell’arrivo dei secondi Figli, gli Adami, la maggior parte dei mondi si dedica con impegno al compito di purificare la razza, cosa che i popoli di Urantia non hanno ancora seriamente intrapreso.

52:2.11 (592.4) Questo problema di migliorare la razza non è un’impresa così notevole quando è iniziata nei primi tempi dell’evoluzione umana. Il periodo precedente di lotte tribali e di aspra competizione per la sopravvivenza della razza ha eliminato la maggior parte dei ceppi anormali o tarati. Un idiota non ha molte probabilità di sopravvivere in un’organizzazione sociale tribale primitiva e bellicosa. E’ il falso sentimentalismo delle vostre civiltà parzialmente perfezionate che mantiene, protegge e perpetua i ceppi irrimediabilmente tarati delle razze umane evoluzionarie.

52:2.12 (592.5) Non è né tenerezza né altruismo offrire una futile simpatia ad esseri umani degenerati, a mortali irrimediabilmente anormali ed inferiori. Anche sui più normali mondi evoluzionari esistono sufficienti differenze tra individui e tra numerosi gruppi sociali per consentire il pieno esercizio di tutti i nobili tratti di sentimento altruistico e di ministero umano disinteressato, senza perpetuare i ceppi socialmente inadatti e moralmente degenerati dell’umanità in evoluzione. Ci sono abbondanti opportunità per l’esercizio della tolleranza e la funzione dell’altruismo in favore di quegli individui sfortunati e bisognosi che non hanno irreparabilmente perduto la loro eredità morale ed il cui patrimonio spirituale non è distrutto per sempre.

3. L’uomo postadamico

52:3.1 (592.6) Quando l’impulso originario della vita evoluzionaria ha terminato il suo corso biologico, quando l’uomo ha raggiunto l’apice dello sviluppo animale, arriva il secondo ordine di filiazione e viene inaugurata la seconda dispensazione di grazia e di ministero. Ciò avviene in tutti i mondi evoluzionari. Quando la vita evoluzionaria ha raggiunto il più alto livello possibile, quando l’uomo primitivo è salito il più in alto possibile sulla scala biologica, un Figlio ed una Figlia Materiali appaiono sempre sul pianeta, inviati dal Sovrano del Sistema.

52:3.2 (593.1) Gli Aggiustatori di Pensiero sono conferiti in numero sempre crescente agli uomini postadamici, e questi mortali raggiungono in numero sempre maggiore la capacità di fondersi successivamente con l’Aggiustatore. Mentre operano come Figli discendenti, gli Adami non posseggono Aggiustatori, ma i loro discendenti planetari — diretti e di sangue misto — divengono candidati legittimi a ricevere a tempo debito i Monitori del Mistero. Al termine dell’era postadamica il pianeta è in possesso del suo contingente completo di ministri celesti; solo gli Aggiustatori di fusione non sono ancora conferiti universalmente.

52:3.3 (593.2) Il proposito primario del regime adamico è d’influenzare l’uomo in evoluzione a completare il passaggio dallo stadio di civiltà del cacciatore e del pastore a quello dell’agricoltore e dell’orticoltore, successivamente completato dall’apparizione degli attributi urbano ed industriale della civiltà. Diecimila anni di questa dispensazione degli elevatori biologici sono sufficienti per effettuare una meravigliosa trasformazione. Venticinquemila anni di una tale saggia amministrazione congiunta del Principe Planetario e dei Figli Materiali maturano di solito il pianeta per la venuta di un Figlio Magistrale.

52:3.4 (593.3) Quest’era vede generalmente il completamento dell’eliminazione dei disadatti e di un’ulteriore purificazione delle linee razziali. Sui mondi normali le tendenze animali difettose sono quasi totalmente eliminate dai ceppi riproduttori del regno.

52:3.5 (593.4) La progenie adamica non si amalgama mai con le linee inferiori delle razze evoluzionarie. Né il piano divino prevede che l’Adamo e l’Eva Planetari si accoppino personalmente con i popoli evoluzionari. Questo progetto di miglioramento razziale è compito della loro progenie. Ma la discendenza del Figlio e della Figlia Materiali sono mobilitati per generazioni prima che sia inaugurato il ministero di amalgamazione razziale.

52:3.6 (593.5) Il risultato del dono del plasma vitale adamico alle razze mortali è un immediato accrescimento della capacità intellettuale ed un’accelerazione del progresso spirituale. Si produce di solito anche un miglioramento fisico. Su un mondo normale la dispensazione postadamica è un’era di grandi invenzioni, di controllo dell’energia e di sviluppo meccanico. Questa è l’era dell’apparizione di multiformi industrie e del controllo delle forze naturali; è l’età d’oro dell’esplorazione e dell’assoggettamento finale del pianeta. Gran parte del progresso materiale di un mondo avviene durante questo periodo iniziale dello sviluppo delle scienze fisiche, giusto l’epoca che sta attraversando attualmente Urantia. Il vostro mondo è in ritardo di un’intera dispensazione ed oltre sul programma planetario medio.

52:3.7 (593.6) Alla fine della dispensazione adamica su un pianeta normale le razze sono praticamente amalgamate, cosicché si può veramente proclamare che “Dio ha fatto di tutte le nazioni un solo sangue” e che suo Figlio “ha fatto di tutti i popoli un solo colore”. Il colore di tale razza amalgamata è una tonalità un po’ olivastra della tinta viola, il “bianco” razziale delle sfere.

52:3.8 (593.7) Gli uomini primitivi sono in maggior parte carnivori. I Figli e le Figlie Materiali non mangiano carne, ma la loro discendenza in capo a poche generazioni gravita in genere verso il livello onnivoro, sebbene interi gruppi di loro discendenti continuino talvolta ad astenersi dalla carne. La duplice origine delle razze postadamiche spiega perché tali stirpi umane miste presentino vestigia anatomiche appartenenti a gruppi animali sia erbivori che carnivori.

52:3.9 (593.8) In diecimila anni di amalgama razziale le stirpi risultanti mostrano vari gradi di mescolanza anatomica; certe linee portano più i segni dell’ascendenza non carnivora, altri presentano maggiormente i tratti e le caratteristiche fisiche dei loro progenitori evoluzionari carnivori. La maggioranza di queste razze mondiali diventa presto onnivora, nutrendosi di una vasta gamma di alimenti sia del regno animale che vegetale.

52:3.10 (594.1) L’epoca postadamica è la dispensazione dell’internazionalismo. Con l’opera di fusione delle razze pressoché completata decresce il nazionalismo e la fratellanza dell’uomo comincia realmente a concretarsi. I governi rappresentativi cominciano a prendere il posto della forma di governo monarchica o paternalistica. Il sistema educativo diviene universale e le lingue razziali cedono gradualmente il passo alla lingua del popolo viola. La pace e la cooperazione universali sono raramente raggiunte prima che le razze non siano abbastanza bene amalgamate e non parlino una lingua comune.

52:3.11 (594.2) Durante gli ultimi secoli dell’era postadamica si sviluppa un nuovo interesse per l’arte, la musica e la letteratura, e questo risveglio universale è il segnale per l’apparizione di un Figlio Magistrale. Lo sviluppo che corona quest’era è l’interesse universale per le realtà intellettuali, per la vera filosofia. La religione diviene meno nazionalistica e sempre più un affare planetario. Nuove rivelazioni della verità caratterizzano queste ere e gli Altissimi delle costellazioni cominciano a governare negli affari degli uomini. La verità è rivelata fino al livello dell’amministrazione delle costellazioni.

52:3.12 (594.3) Un grande progresso etico caratterizza quest’era; la fratellanza dell’uomo è la meta della sua società. La pace mondiale — la cessazione dei conflitti razziali e delle animosità nazionali — è l’indice della maturazione planetaria per la venuta del terzo ordine di filiazione, il Figlio Magistrale.

4. L’uomo posteriore al Figlio Magistrale

52:4.1 (594.4) Sui pianeti normali e leali quest’era inizia con le razze mortali mescolate e biologicamente idonee. Non vi sono più problemi di razze o di colore; tutte le nazioni e tutte le razze sono letteralmente di uno stesso sangue. Fiorisce la fratellanza tra gli uomini e le nazioni imparano a vivere sulla terra in pace e tranquillità. Un tale mondo si trova alla vigilia di un grande e culminante sviluppo intellettuale.

52:4.2 (594.5) Quando un mondo evoluzionario diviene in tal modo maturo per l’era magistrale, un membro dell’ordine superiore dei Figli Avonal fa la sua apparizione in missione magistrale. Il Principe Planetario ed i Figli Materiali hanno origine nell’universo locale; il Figlio Magistrale proviene dal Paradiso.

52:4.3 (594.6) Quando gli Avonal del Paradiso vengono sulle sfere mortali per delle azioni giudiziarie, unicamente come giudici di una dispensazione, non sono mai incarnati. Ma quando vengono in missioni magistrali, almeno in quella iniziale, sono sempre incarnati, benché non facciano l’esperienza della nascita né muoiano della morte del regno. Su certi pianeti, nei casi in cui rimangono come governanti, essi possono continuare a vivere per intere generazioni. Quando le loro missioni sono concluse, essi abbandonano la loro vita planetaria e ritornano al loro precedente status di filiazione divina.

52:4.4 (594.7) Ogni nuova dispensazione allarga l’orizzonte della religione rivelata ed i Figli Magistrali estendono la rivelazione della verità fino a descrivere gli affari dell’universo locale e di tutti i suoi tributari.

52:4.5 (594.8) Dopo la visitazione iniziale di un Figlio Magistrale le razze effettuano subito la loro liberazione economica. Il lavoro quotidiano necessario ad assicurare la propria indipendenza sarebbe rappresentato da due ore e mezza del vostro tempo. È del tutto sicuro liberare dei mortali così intelligenti ed etici. Tali popoli raffinati sanno bene come utilizzare il tempo libero per il proprio miglioramento e per il progresso planetario. Quest’era vede l’ulteriore purificazione dei ceppi razziali mediante la limitazione della riproduzione tra gli individui meno adatti e scarsamente dotati.

52:4.6 (595.1) Il governo politico e l’amministrazione sociale delle razze continuano a migliorare; alla fine di quest’era l’autogoverno è abbastanza bene stabilizzato. Per autogoverno intendiamo il tipo più elevato di governo rappresentativo. Tali mondi propongono ed onorano soltanto quei capi e dirigenti che sono i più qualificati ad assumere responsabilità sociali e politiche.

52:4.7 (595.2) Durante quest’epoca la maggior parte dei mortali del pianeta è abitata da Aggiustatori. Ma anche allora il conferimento dei Monitori divini non è sempre universale. Gli Aggiustatori destinati alla fusione non sono ancora conferiti a tutti i mortali planetari; è ancora necessario per le creature dotate di volontà scegliere i Monitori del Mistero.

52:4.8 (595.3) Nel corso delle epoche terminali di questa dispensazione la società comincia a ritornare a forme di vita più semplici. La natura complessa di una civiltà in progresso segue il suo corso ed i mortali imparano a vivere più naturalmente ed efficacemente; e questa tendenza aumenta ad ogni epoca successiva. Questa è l’era in cui fioriscono l’arte, la musica e gli studi superiori. Le scienze fisiche hanno già raggiunto l’apice del loro sviluppo. La fine di quest’era su un mondo ideale vede la pienezza di un grande risveglio religioso, un’illuminazione spirituale del mondo intero. Questo risveglio generale della natura spirituale delle razze è il segnale per l’arrivo del Figlio di conferimento e per l’inaugurazione della quinta epoca dei mortali.

52:4.9 (595.4) Su molti mondi succede che una sola missione magistrale non è sufficiente per preparare il pianeta alla venuta di un Figlio di conferimento. In tal caso ci sarà un secondo, oppure una successione di Figli Magistrali, ognuno dei quali farà progredire le razze da una dispensazione ad un’altra fino a che il pianeta non sia pronto per il dono del Figlio di conferimento. Nella seconda missione ed in quelle seguenti i Figli Magistrali possono essere incarnati o non esserlo. Ma indipendentemente da quanti Figli Magistrali possano apparire — e possono venirne anche dopo il Figlio di conferimento — l’avvento di ciascuno di loro segna la fine di una dispensazione e l’inizio di un’altra.

52:4.10 (595.5) Queste dispensazioni dei Figli Magistrali durano ovunque da venticinquemila a cinquantamila anni del tempo di Urantia. Talvolta una tale epoca è molto più corta ed in rari casi anche più lunga. Ma nella pienezza dei tempi uno di questi stessi Figli Magistrali nascerà come Figlio di conferimento del Paradiso.

5. L’uomo posteriore al Figlio di Conferimento

52:5.1 (595.6) Quando su un mondo abitato viene raggiunto un certo livello di sviluppo intellettuale e spirituale arriva sempre un Figlio di conferimento Paradisiaco. Sui mondi normali costui non appare nella carne finché le razze non si siano elevate ai più alti livelli di sviluppo intellettuale e di realizzazione etica. Ma su Urantia il Figlio di conferimento, che era il vostro stesso Figlio Creatore, apparve alla fine della dispensazione adamica, sebbene l’ordine usuale degli eventi sui mondi dello spazio non sia questo.

52:5.2 (595.7) Quando i mondi sono divenuti maturi per la spiritualizzazione, arriva il Figlio di conferimento. Questi Figli appartengono sempre all’ordine Magistrale o Avonal, salvo nel caso in cui, una sola volta in ciascun universo locale, il Figlio Creatore si appresta al suo conferimento terminale su qualche mondo evoluzionario, come avvenne quando Micael di Nebadon apparve su Urantia per conferire se stesso alle vostre razze mortali. Solo un mondo su quasi dieci milioni può godere di un tale dono; tutti gli altri mondi progrediscono spiritualmente grazie al conferimento di un Figlio Paradisiaco dell’ordine degli Avonal.

52:5.3 (596.1) Il Figlio di conferimento arriva su un mondo di elevata cultura educativa ed incontra una razza spiritualmente preparata e pronta ad assimilare insegnamenti avanzati e ad apprezzare la missione di conferimento. In tutto il mondo questa è un’era caratterizzata dalla ricerca di cultura morale e di verità spirituale. La passione dei mortali di questa dispensazione è la penetrazione della realtà cosmica e la comunione con la realtà spirituale. Le rivelazioni della verità sono estese fino ad includere il superuniverso. Sistemi interamente nuovi di educazione e di governo vengono a soppiantare i rozzi regimi dei tempi antichi. La gioia di vivere prende un nuovo colore e le reazioni della vita sono elevate in tono e timbro ad altezze celesti.

52:5.4 (596.2) Il Figlio di conferimento vive e muore per l’elevazione spirituale delle razze mortali di un mondo. Egli stabilisce la “nuova via vivente”. La sua vita è un’incarnazione della verità del Paradiso nella carne mortale, quella stessa verità — lo Spirito della Verità medesimo — nella cui conoscenza gli uomini saranno liberi.

52:5.5 (596.3) Su Urantia l’istituzione di questa “nuova via vivente” fu una questione di fatto quanto di verità. L’isolamento di Urantia nella ribellione di Lucifero aveva sospeso il procedimento con il quale i mortali possono passare alla loro morte direttamente sulle rive dei mondi delle dimore. Prima che Cristo Micael venisse su Urantia tutte le anime dormivano fino alle risurrezioni dispensazionali o a quelle millenarie speciali. Allo stesso Mosè non fu permesso andare dall’altra parte fino all’occasione di una risurrezione speciale, in quanto il Principe Planetario decaduto, Caligastia, contestava una tale liberazione. Ma dal giorno di Pentecoste i mortali di Urantia possono di nuovo procedere direttamente per le sfere morontiali.

52:5.6 (596.4) Un Figlio di conferimento, in seguito alla risurrezione il terzo giorno dopo aver abbandonato la sua vita incarnata, ascende alla destra del Padre Universale, riceve l’assicurazione dell’accettazione della sua missione di conferimento e ritorna dal Figlio Creatore nella capitale dell’universo locale. Indi l’Avonal di conferimento ed il Micael Creatore inviano il loro spirito congiunto, lo Spirito della Verità, nel mondo di conferimento. Questa è la circostanza in cui lo “spirito del Figlio trionfante è sparso su tutta la carne”. Anche lo Spirito Madre d’Universo partecipa al conferimento dello Spirito della Verità, ed in concomitanza con ciò viene emanato l’editto di conferimento degli Aggiustatori di Pensiero. Da allora in poi tutte le creature mentalmente normali e dotate di volontà di quel mondo riceveranno degli Aggiustatori non appena raggiungeranno l’età della responsabilità morale, della scelta spirituale.

52:5.7 (596.5) Se un tale Avonal di conferimento ritornasse su un mondo dopo la missione di conferimento, non s’incarnerebbe, ma verrebbe “in gloria con le schiere serafiche”.

52:5.8 (596.6) L’era porteriore al Figlio di conferimento può durare da diecimila a centomila anni. Non c’è un tempo discrezionale assegnato a ciascuna di queste ere dispensazionali. Questa è un’epoca di grande progresso etico e spirituale. Sotto l’influenza spirituale di queste ere il carattere umano subisce enormi trasformazioni e compie uno sviluppo fenomenale. Diventa possibile mettere in attuazione pratica la regola d’oro. Gli insegnamenti di Gesù sono realmente applicabili ad un mondo di mortali che ha ricevuto la preparazione preliminare dei Figli precedenti al conferimento, con le loro dispensazioni che nobilitano il carattere ed accrescono la cultura.

52:5.9 (596.7) Durante quest’era i problemi di malattia e di delinquenza sono virtualmente risolti. La degenerazione è già stata largamente eliminata mediante una riproduzione selettiva. La malattia è stata praticamente vinta dalle alte qualità di resistenza delle stirpi adamiche e dall’intelligente applicazione diffusa delle scoperte delle scienze fisiche delle ere precedenti. La durata media della vita durante questo periodo si allunga ben oltre l’equivalente di trecento anni del tempo di Urantia.

52:5.10 (597.1) Per tutta quest’epoca c’è una graduale diminuzione della supervisione governativa. Comincia a funzionare un vero autogoverno; sono sempre meno necessarie leggi restrittive. I dipartimenti militari della resistenza nazionale stanno scomparendo; sta realmente arrivando l’era dell’armonia internazionale. Vi sono molte nazioni, prevalentemente determinate dalla geografia delle terre, ma soltanto una razza, una lingua ed una religione. Gli affari dei mortali sono quasi, ma non del tutto, utopistici. Questa è veramente una grande e gloriosa era!

6. L’era di Urantia posteriore al conferimento

52:6.1 (597.2) Il Figlio di conferimento è il Principe della Pace. Egli arriva con il messaggio “Pace in terra e buona volontà tra gli uomini”. Sui mondi normali questa è una dispensazione di pace generale; le nazioni non imparano più a fare la guerra. Ma tali influenze benefiche non hanno accompagnato la venuta del vostro Figlio di conferimento, Cristo Micael. Urantia non sta procedendo secondo l’ordine normale. Il vostro mondo ha perso il passo del procedere planetario. Il vostro Maestro, mentre era sulla terra, avvertì i suoi discepoli che la sua venuta non avrebbe portato l’usuale regno di pace su Urantia. Egli disse loro chiaramente che ci sarebbero stati “guerre e rumori di guerre”, e che si sarebbe sollevata nazione contro nazione. In un’altra circostanza disse: “Non crediate che io sia venuto a portare la pace sulla terra.”

52:6.2 (597.3) Anche sui mondi evoluzionari normali la realizzazione della fratellanza mondiale dell’uomo non è un risultato facile. Su un pianeta confuso e disordinato come Urantia un tale compimento richiede un tempo molto più lungo e necessita di uno sforzo molto maggiore. Un’evoluzione sociale può difficilmente raggiungere senza aiuto tali felici risultati su una sfera spiritualmente isolata. La rivelazione religiosa è essenziale alla realizzazione della fratellanza su Urantia. Mentre Gesù ha indicato la via per l’immediato raggiungimento della fratellanza spirituale, la realizzazione della fratellanza sociale sul vostro mondo dipende molto dal compimento delle trasformazioni personali e degli aggiustamenti planetari seguenti:

52:6.3 (597.4) 1. Fraternità sociale. Moltiplicazione dei contatti sociali internazionali ed interrazziali e delle associazioni fraterne per mezzo dei viaggi, del commercio e dei giochi di competizione. Sviluppo di un linguaggio comune e moltiplicazione dei plurilingue. Scambi razziali e nazionali di studenti, d’insegnanti, d’industriali e di filosofi religiosi.

52:6.4 (597.5) 2. Fecondazione intellettuale incrociata. La fratellanza è impossibile su un mondo i cui abitanti sono così primitivi da non riuscire a riconoscere la follia di un egoismo assoluto. Ci deve essere uno scambio di letteratura tra nazioni e razze. Ogni razza deve conoscere il pensiero di tutte le razze; ogni nazione deve conoscere i sentimenti di tutte le nazioni. L’ignoranza genera sospetto ed il sospetto è incompatibile con l’atteggiamento essenziale di simpatia e d’amore.

52:6.5 (597.6) 3. Risveglio etico. Solo la coscienza etica può smascherare l’immoralità dell’intolleranza umana e la peccaminosità delle lotte fratricide. Solo una coscienza morale può condannare i mali dell’invidia nazionale e della gelosia razziale. Solo degli esseri morali cercheranno sempre quell’intuizione spirituale che è essenziale per vivere la regola d’oro.

52:6.6 (598.1) 4. Saggezza politica. La maturità emotiva è indispensabile per l’autocontrollo. Solo la maturità emotiva garantirà la sostituzione delle tecniche internazionali di giudizio civilizzato all’arbitrato barbaro della guerra. Saggi uomini di Stato lavoreranno un giorno per il benessere dell’umanità anche quando si sforzeranno di promuovere l’interesse dei loro gruppi nazionali o razziali. La sagacia politica egoista è alla fine suicida — distruttiva di tutte quelle qualità durature che assicurano la sopravvivenza dei gruppi planetari.

52:6.7 (598.2) 5. Intuizione spirituale. La fratellanza dell’uomo, dopotutto, è fondata sul riconoscimento della paternità di Dio. La maniera più rapida di realizzare la fratellanza dell’uomo su Urantia è di effettuare la trasformazione spirituale dell’umanità attuale. La sola tecnica per accelerare la tendenza naturale dell’evoluzione sociale è quella di esercitare una pressione spirituale dall’alto, aumentando così il discernimento morale mediante l’elevazione della capacità dell’anima di ogni mortale di comprendere ed amare ogni altro mortale. La mutua comprensione e l’amore fraterno sono civilizzatori trascendenti e fattori potenti per la realizzazione mondiale della fratellanza dell’uomo.

52:6.8 (598.3) Se poteste essere trasportati dal vostro mondo arretrato e confuso su qualche pianeta normale che si trova attualmente nell’era posteriore al Figlio di conferimento, voi credereste di essere stati trasferiti nel cielo delle vostre tradizioni. Non credereste di stare osservando il funzionamento evoluzionario normale di una sfera mortale abitata da esseri umani. Questi mondi sono inseriti nei circuiti spirituali del loro regno e godono di tutti i vantaggi delle trasmissioni dell’universo e dei servizi di riflettività del superuniverso.

7. L’uomo posteriore ai Figli Istruttori

52:7.1 (598.4) I Figli che arrivano successivamente sul mondo evoluzionario medio appartengono all’ordine dei Figli Istruttori Trinitari, i Figli divini della Trinità del Paradiso. Di nuovo troviamo che Urantia non sta al passo con le sue sfere sorelle per il fatto che il vostro Gesù ha promesso di ritornare. Egli certamente manterrà quella promessa, ma nessuno sa se la sua seconda venuta precederà o seguirà l’apparizione su Urantia di un Figlio Magistrale o di un Figlio Istruttore.

52:7.2 (598.5) I Figli Istruttori vengono in gruppi sui mondi in corso di spiritualizzazione. Un Figlio Istruttore planetario è assistito e supportato da settanta Figli primari, dodici Figli secondari e tre tra i più elevati e sperimentati membri dell’ordine supremo dei Daynal. Questo corpo rimarrà per un certo tempo sul pianeta, abbastanza a lungo per effettuare la transizione dalle ere evoluzionarie all’era di luce e vita — non meno di mille anni del tempo planetario e spesso considerevolmente più a lungo. Questa missione è un contributo della Trinità agli sforzi antecedenti di tutte le personalità divine che hanno portato il loro ministero ad un mondo abitato.

52:7.3 (598.6) La rivelazione della verità è ora estesa all’universo centrale e al Paradiso. Le razze divengono altamente spirituali. Un grande popolo si è evoluto e si avvicina una grande era. I sistemi educativo, economico ed amministrativo del pianeta subiscono trasformazioni radicali. Si stabiliscono nuovi valori e nuove relazioni. Il regno dei cieli appare sulla terra e la gloria di Dio si spande in tutto il mondo.

52:7.4 (598.7) Questa è la dispensazione nella quale molti mortali sono trasferiti dai vivi. Via via che l’era dei Figli Istruttori Trinitari progredisce, la lealtà spirituale dei mortali del tempo diviene sempre più universale. La morte naturale diviene meno frequente a mano a mano che gli Aggiustatori si fondono in numero sempre maggiore con i loro soggetti durante il periodo di vita nella carne. Il pianeta viene infine classificato come appartenente all’ordine primario modificato d’ascensione dei mortali.

52:7.5 (599.1) La vita durante quest’era è piacevole e proficua. La degenerazione ed i residui elementi antisociali della lunga lotta evoluzionaria sono stati praticamente eliminati. La durata della vita si avvicina a cinquecento anni di Urantia ed il tasso riproduttivo di crescita razziale è intelligentemente controllato. E’ sorto un ordine sociale interamente nuovo. Ci sono ancora grandi differenze tra i mortali, ma lo stato della società si avvicina di più agli ideali di fratellanza sociale e di uguaglianza spirituale. Il governo rappresentativo sta scomparendo ed il mondo sta passando sotto il regime dell’autocontrollo individuale. La funzione del governo è principalmente indirizzata verso compiti collettivi di amministrazione sociale e di coordinazione economica. L’epoca d’oro sta giungendo di buon passo; la meta temporale della lunga ed intensa lotta planetaria per l’evoluzione è in vista. La ricompensa delle ere sta per essere realizzata; la saggezza degli Dei è sul punto di manifestarsi.

52:7.6 (599.2) L’amministrazione fisica di un mondo durante quest’era richiede circa un’ora al giorno da parte di ogni individuo adulto; cioè l’equivalente di un’ora di Urantia. Il pianeta è in stretto contatto con gli affari dell’universo e la sua popolazione esamina le ultime trasmissioni con lo stesso vivo interesse che voi manifestate ora per le ultime edizioni dei vostri giornali quotidiani. Queste razze si occupano di mille cose d’interesse sconosciuto sul vostro mondo.

52:7.7 (599.3) Aumenta sempre di più la vera fedeltà planetaria all’Essere Supremo. Generazione dopo generazione un numero crescente di membri della razza si allinea a coloro che praticano la giustizia e vivono la misericordia. Lentamente ma sicuramente il mondo è conquistato al servizio gioioso dei Figli di Dio. Le difficoltà fisiche ed i problemi materiali sono stati in larga parte risolti; il pianeta è maturo per una vita avanzata e per un’esistenza più stabile.

52:7.8 (599.4) Di tanto in tanto durante la loro dispensazione continuano a venire su questi mondi pacifici dei Figli Istruttori. Essi non lasciano un mondo fino a che non constatano che il piano evoluzionario per quanto concerne quel pianeta sta operando tranquillamente. Un Figlio Magistrale di giudizio accompagna solitamente i Figli Istruttori nelle loro missioni successive, mentre un altro di tali Figli opera al momento della loro partenza, e queste azioni giudiziarie continuano di era in era per tutta la durata del regime mortale del tempo e dello spazio.

52:7.9 (599.5) Ogni nuova missione dei Figli Istruttori Trinitari innalza in successione un tale mondo superno ad altezze sempre più elevate di saggezza, di spiritualità e d’illuminazione cosmica. Ma i nobili nativi di questa sfera sono ancora finiti e mortali. Niente è perfetto; ciò nonostante si sta sviluppando una qualità di quasi perfezione nell’operare di un mondo imperfetto e nella vita dei suoi abitanti umani.

52:7.10 (599.6) I Figli Istruttori Trinitari possono ritornare molte volte sullo stesso mondo. Ma presto o tardi, in connessione con la fine di una delle loro missioni, il Principe Planetario è elevato alla posizione di Sovrano Planetario, ed il Sovrano del Sistema appare per proclamare l’entrata di questo mondo nell’era di luce e vita.

52:7.11 (599.7) Fu riguardo alla conclusione della missione terminale dei Figli Istruttori (almeno secondo la cronologia di un mondo normale) che Giovanni scrisse: “Ho visto un nuovo cielo ed una nuova terra e la nuova Gerusalemme venire da Dio giù dal cielo, preparata come una principessa adornata per il principe.”

52:7.12 (600.1) Questa è la stessa terra rinnovata, lo stadio planetario avanzato, di cui l’antico veggente ebbe la visione quando scrisse: “‘Perché come i nuovi cieli e la nuova terra che io farò sussisteranno davanti a me, così sopravviverete voi ed i vostri figli; ed accadrà che da una nuova luna all’altra e da un sabato all’altro tutta l’umanità verrà a prostrarsi innanzi a me’, dice il Signore.”

52:7.13 (600.2) Sono i mortali di una tale era che sono descritti come “una generazione eletta, un sacerdozio regale, una nazione santa, un popolo eccelso; e voi proclamerete le lodi di Colui che vi ha portati dalle tenebre a questa luce meravigliosa”.

52:7.14 (600.3) Indipendentemente da quale possa essere la storia naturale specifica di un singolo pianeta, dal fatto che un regno sia stato totalmente leale, guastato dal male o maledetto dal peccato — indipendentemente da quali possano essere gli antecedenti — presto o tardi la grazia di Dio ed il ministero degli angeli condurranno al giorno della venuta dei Figli Istruttori Trinitari; e la loro partenza dopo la loro missione finale inaugurerà quest’era superba di luce e vita.

52:7.15 (600.4) Tutti i mondi di Satania possono condividere la speranza di colui che scrisse: “Nondimeno noi, secondo la Sua promessa, attendiamo un nuovo cielo ed una nuova terra nella quale abita la rettitudine. Perciò, o diletti, vedendo che aspettate tali cose, vegliate per essere trovati da Lui in pace, senza macchia ed irreprensibili.”

52:7.16 (600.5) La partenza del corpo dei Figli Istruttori, alla fine del loro primo regno o di un regno successivo, annuncia l’aurora dell’era di luce e vita — la soglia della transizione dal tempo all’anticamera dell’eternità. La realizzazione planetaria di quest’era di luce e vita supera di molto le più ardenti aspettative dei mortali di Urantia, i cui più lungimiranti concetti di vita futura non vanno oltre quelli contenuti nelle credenze religiose che descrivono il cielo come il destino immediato e la dimora finale dei mortali sopravviventi.

52:7.17 (600.6) [Patrocinato da un Possente Messaggero temporaneamente assegnato al personale di Gabriele.]

Fascicolo 53 - La ribellione di Lucifero

Il Libro di Urantia

Fascicolo 53

La ribellione di Lucifero

53:0.1 (601.1) LUCIFERO era un brillante Figlio Lanonandek primario di Nebadon. Egli aveva fatto esperienza di servizio in molti sistemi, era stato un alto consigliere del suo gruppo e si era distinto per saggezza, sagacia ed efficienza. Lucifero era il numero 37 del suo ordine e quando ebbe l’incarico dai Melchizedek fu indicato come una delle cento più abili e brillanti personalità tra più di settecentomila della sua specie. Partendo da tale splendido inizio, attraverso il male e l’errore egli abbracciò il peccato, ed è ora considerato uno dei tre Sovrani di Sistema di Nebadon che hanno ceduto alla pressione dell’ego e che si sono arresi alle sofisticherie di una falsa libertà personale — il rifiuto della fedeltà all’universo ed il disprezzo degli obblighi fraterni, la cecità verso le relazioni cosmiche.

53:0.2 (601.2) Nell’universo di Nebadon, il dominio di Cristo Micael, vi sono diecimila sistemi di mondi abitati. In tutta la storia dei Figli Lanonandek, in tutta la loro opera in queste migliaia di sistemi e nella capitale dell’universo, soltanto tre Sovrani di Sistema hanno oltraggiato il governo del Figlio Creatore.

1. I capi della ribellione

53:1.1 (601.3) Lucifero non era un essere ascendente; era un Figlio creato dell’universo locale, e di lui fu detto: “Tu fosti perfetto in tutte le tue azioni dal giorno in cui fosti creato fino a quando l’iniquità non fu trovata in te.” Molte volte egli era stato in consiglio con gli Altissimi di Edentia. E Lucifero regnava “sulla sacra montagna di Dio”, il monte amministrativo di Jerusem, perché era il capo esecutivo di un grande sistema di 607 mondi abitati.

53:1.2 (601.4) Lucifero era un essere splendido, una brillante personalità; egli veniva immediatamente dopo gli Altissimi Padri delle costellazioni nella linea gerarchica dell’autorità universale. Nonostante la trasgressione di Lucifero, le intelligenze subordinate si astennero dal manifestargli mancanza di rispetto e disprezzo prima del conferimento di Micael su Urantia. Anche l’arcangelo di Micael, al momento della risurrezione di Mosè, “non portò contro di lui un giudizio di accusa ma disse semplicemente ‘il Giudice ti biasima’”. Il giudizio in tali materie spetta agli Antichi dei Giorni, i governanti del superuniverso.

53:1.3 (601.5) Lucifero è ora il Sovrano decaduto e deposto di Satania. L’autocontemplazione è veramente disastrosa anche per le personalità eccelse del mondo celeste. È stato detto di Lucifero: “Il tuo cuore si è sollevato a causa della tua bellezza; hai corrotto la tua saggezza a causa del tuo splendore.” Il vostro profeta di un tempo vide il suo triste stato quando scrisse: “Come sei precipitato dal cielo, o Lucifero, figlio del mattino! Quanto sei caduto in basso, tu che hai osato confondere i mondi!”

53:1.4 (602.1) Si è sentito parlare molto poco di Lucifero su Urantia per il fatto che egli delegò il suo primo luogotenente, Satana, a patrocinare la sua causa sul vostro pianeta. Satana era un membro dello stesso gruppo primario di Lanonandek, ma non aveva mai esercitato le funzioni di Sovrano di Sistema. Egli entrò pienamente nell’insurrezione di Lucifero. Il “diavolo” non è altri che Caligastia, il Principe Planetario deposto di Urantia ed un Figlio dell’ordine secondario dei Lanonandek. Al tempo in cui Micael era incarnato su Urantia, Lucifero, Satana e Caligastia si erano alleati per far abortire la sua missione di conferimento. Ma essi fallirono clamorosamente.

53:1.5 (602.2) Abaddon era il capo del personale di Caligastia. Egli seguì il suo maestro nella ribellione ed ha sempre agito da allora come capo esecutivo dei ribelli di Urantia. Belzebù era il capo delle creature intermedie sleali che si allearono con le forze del traditore Caligastia.

53:1.6 (602.3) Il drago divenne alla fine il simbolo rappresentativo di tutti questi personaggi perversi. Dopo il trionfo di Micael, “Gabriele discese da Salvington e legò il drago (tutti i capi ribelli) per un’era”. Dei ribelli serafici di Jerusem si è scritto: “E gli angeli che non hanno conservato il loro stato iniziale ma hanno abbandonato la loro dimora, egli li ha tenuti in salde catene nelle tenebre per il giudizio del grande giorno.”

2. Le cause della ribellione

53:2.1 (602.4) Lucifero ed il suo primo assistente, Satana, avevano regnato su Jerusem per più di cinquecentomila anni quando cominciarono a porsi in cuor loro contro il Padre Universale e suo Figlio Micael, allora vicegerente di Nebadon.

53:2.2 (602.5) Non c’erano condizioni particolari o speciali nel sistema di Satania che suggerissero o favorissero una ribellione. Noi crediamo che l’idea abbia preso origine e forma nella mente di Lucifero, e che egli avrebbe potuto istigare una tale ribellione ovunque fosse stato stazionato. Lucifero annunciò prima i suoi piani a Satana, ma ci vollero parecchi mesi per corrompere la mente del suo abile e brillante associato. Tuttavia, una volta convertitosi alle teorie ribelli, egli divenne un audace e fervente sostenitore “dell’autoaffermazione e della libertà”.

53:2.3 (602.6) Nessuno suggerì mai a Lucifero di ribellarsi. L’idea dell’autoaffermazione in opposizione alla volontà di Micael ed ai piani del Padre Universale, come erano rappresentati da Micael, ebbe origine nella sua mente. Le sue relazioni con il Figlio Creatore erano state strette e sempre cordiali. In nessun momento precedente all’esaltazione della sua mente Lucifero espresse apertamente insoddisfazione circa l’amministrazione dell’universo. Nonostante il suo silenzio, per più di cento anni del tempo standard l’Unione dei Giorni di Salvington aveva informato per riflettività Uversa che non tutto era tranquillo nella mente di Lucifero. Questa informazione fu comunicata anche al Figlio Creatore ed ai Padri della Costellazione di Norlatiadek.

53:2.4 (602.7) Durante tutto questo periodo Lucifero divenne sempre più critico verso l’intero piano di amministrazione dell’universo, ma professò sempre sincera lealtà ai Governanti Supremi. La sua slealtà fu esplicitamente manifestata per la prima volta in occasione di una visita di Gabriele a Jerusem, appena pochi giorni prima dell’aperta proclamazione della Dichiarazione di Libertà di Lucifero. Gabriele fu così profondamente colpito dalla certezza di un’imminente rivolta che andò direttamente su Edentia per conferire con i Padri della Costellazione riguardo alle misure da prendere in caso di aperta ribellione.

53:2.5 (603.1) È molto difficile indicare con esattezza la causa o le cause che alla fine culminarono nella ribellione di Lucifero. Noi siamo certi di una sola cosa, e cioè: quali che siano stati questi primi inizi, essi ebbero origine nella mente di Lucifero. Deve esserci stato un orgoglio personale che si è alimentato fino al punto da ingannare se stesso, cosicché Lucifero per un certo tempo si persuase realmente che la sua progettata ribellione avrebbe agito effettivamente per il bene del sistema, se non dell’universo. Nel momento in cui i suoi piani si furono sviluppati fino al punto da disilluderlo, senza dubbio egli era andato troppo lontano perché il suo originario orgoglio fautore di discordia gli permettesse di fermarsi. Ad un certo punto di questa esperienza egli divenne insincero ed il male si trasformò in peccato volontario e deliberato. Che avvenne ciò è provato dalla condotta successiva di questo brillante amministratore. Gli furono offerte a lungo delle opportunità di pentirsi, ma solo alcuni dei suoi subordinati accettarono la misericordia offerta. Il Fedele dei Giorni di Edentia, su richiesta dei Padri della Costellazione, presentò personalmente il piano di Micael per la salvezza di questi flagranti ribelli, ma la misericordia del Figlio Creatore fu sempre respinta, e respinta con disprezzo e sdegno crescenti.

3. Il manifesto di Lucifero

53:3.1 (603.2) Quali che fossero state le origini iniziali del turbamento dei cuori di Lucifero e di Satana, la rivolta finale prese forma come Dichiarazione di Libertà di Lucifero. La causa dei ribelli fu espressa in tre punti:

53:3.2 (603.3) 1. La realtà del Padre Universale. Lucifero affermò che il Padre Universale non esisteva realmente, che la gravità fisica e l’energia dello spazio erano insite nell’universo, e che il Padre era un mito inventato dai Figli Paradisiaci per permettere loro di mantenere il governo degli universi in nome del Padre. Egli negò che la personalità fosse un dono del Padre Universale. Insinuò anche che i finalitari erano in collusione con i Figli Paradisiaci per introdurre la frode in tutta la creazione, in quanto loro non riportavano mai un’idea ben definita della personalità effettiva del Padre qual è discernibile in Paradiso. Egli presentò la venerazione come ignoranza. L’accusa era categorica, terribile e blasfema. Fu senza dubbio questo velato attacco contro i finalitari che determinò i cittadini ascendenti allora presenti su Jerusem a restare saldi e a rimanere risoluti nel resistere a tutte le proposte dei ribelli.

53:3.3 (603.4) 2. Il governo universale del Figlio Creatore — Micael. Lucifero sostenne che i sistemi locali dovevano essere autonomi. Egli protestò contro il diritto di Micael, il Figlio Creatore, di assumere la sovranità di Nebadon in nome di un ipotetico Padre del Paradiso e di chiedere a tutte le personalità di attestare fedeltà a questo Padre invisibile. Affermò che l’intero piano di adorazione era un abile stratagemma per esaltare i Figli Paradisiaci. Egli era disposto a riconoscere Micael come suo Creatore-padre, ma non come suo Dio e governante legittimo.

53:3.4 (603.5) Egli attaccò molto violentemente il diritto degli Antichi dei Giorni — “potentati stranieri” — d’interferire negli affari dei sistemi locali e degli universi. Denunciò questi dirigenti come tiranni ed usurpatori. Esortò i suoi seguaci a convincersi che nessuno di questi dirigenti poteva fare alcunché per interferire nella completa autonomia della loro attività se gli uomini e gli angeli avessero solo avuto il coraggio di affermare se stessi e di rivendicare coraggiosamente i loro diritti.

53:3.5 (603.6) Egli sostenne che agli agenti esecutivi degli Antichi dei Giorni poteva essere impedito di operare nei sistemi locali se gli esseri nativi avessero solo affermato la loro indipendenza. Dichiarò che l’immortalità era innata nelle personalità del sistema, che la risurrezione era naturale ed automatica, e che tutti gli esseri sarebbero vissuti eternamente se non fosse stato per gli atti arbitrari ed ingiusti degli agenti esecutivi degli Antichi dei Giorni.

53:3.6 (604.1) 3. L’attacco al piano universale di preparazione dei mortali ascendenti. Lucifero sostenne che troppo tempo ed energia erano spesi nel piano per istruire dettagliatamente i mortali ascendenti sui princìpi dell’amministrazione universale, princìpi che egli qualificava immorali e falsi. Egli protestò contro il programma volto a preparare per intere epoche i mortali dello spazio ad un qualche destino sconosciuto ed indicò la presenza del corpo dei finalitari su Jerusem come prova che questi mortali avevano trascorso ere di preparazione per un destino di pura finzione. Fece rilevare con derisione che i finalitari non avevano incontrato altro destino glorioso che quello di essere rimandati su umili sfere simili a quelle di loro origine. Insinuò che essi erano stati pervertiti da un eccesso di disciplina e da una prolungata preparazione, e che erano in realtà dei traditori dei loro compagni mortali poiché collaboravano ora con il piano di asservimento di tutta la creazione alle finzioni di un mitico destino eterno per i mortali ascendenti. Egli sostenne che gli ascendenti dovevano godere della libertà di un’autodeterminazione individuale. Sfidò e condannò l’intero piano d’ascensione dei mortali come patrocinato dai Figli Paradisiaci di Dio e sostenuto dallo Spirito Infinito.

53:3.7 (604.2) E fu con questa Dichiarazione di Libertà che Lucifero scatenò la sua orgia di tenebre e di morte.

4. Lo scoppio della ribellione

53:4.1 (604.3) Il manifesto di Lucifero fu proclamato nel conclave annuale di Satania sul mare di vetro, alla presenza delle folle riunite di Jerusem, l’ultimo giorno dell’anno, circa duecentomila anni or sono del tempo di Urantia. Satana proclamò che l’adorazione poteva essere rivolta alle forze universali — fisiche, intellettuali e spirituali — ma che la fedeltà poteva essere riconosciuta solo all’effettivo governante attuale, Lucifero, l’ “amico degli uomini e degli angeli” ed il “Dio della libertà”.

53:4.2 (604.4) L’autoaffermazione fu il grido di battaglia della ribellione di Lucifero. Uno dei suoi principali argomenti fu che, se l’autogoverno era buono e giusto per i Melchizedek e per altri gruppi, era ugualmente buono per tutti gli ordini d’intelligenze. Egli fu fermo e persistente nella propugnazione dell’ “uguaglianza della mente” e della “fraternità dell’intelligenza”. Sostenne che ogni governo doveva essere limitato ai pianeti locali ed alla loro confederazione volontaria nei sistemi locali. Egli respinse ogni altra supervisione. Promise ai Principi Planetari che avrebbero governato i loro mondi come capi supremi. Ricusò la collocazione delle attività legislative sulla capitale della costellazione e la conduzione degli affari giudiziari sulla capitale dell’universo. Egli sostenne che tutte queste funzioni di governo dovevano essere concentrate sulle capitali dei sistemi, e procedette a formare una propria assemblea legislativa, organizzando tribunali propri sotto la giurisdizione di Satana. Ordinò che i prìncipi dei mondi apostati facessero altrettanto.

53:4.3 (604.5) L’intero gabinetto amministrativo di Lucifero passò in blocco dalla sua parte ed i suoi membri furono fatti giurare pubblicamente come ufficiali dell’amministrazione del nuovo capo dei “mondi e dei sistemi liberati”.

53:4.4 (605.1) C’erano state due ribellioni precedenti in Nebadon, ma in costellazioni lontane. Lucifero sostenne che queste insurrezioni erano fallite perché la maggior parte delle intelligenze non aveva seguito i loro capi. Affermò che “le maggioranze governano” e che “la mente è infallibile”. La libertà concessagli dai governanti dell’universo sosteneva in apparenza molte delle sue nefaste asserzioni. Egli sfidò tutti i suoi superiori; tuttavia essi non parvero prestare attenzione alle sue azioni. Egli fu lasciato libero di proseguire il suo piano seducente senza impedimenti né ostacoli.

53:4.5 (605.2) Lucifero indicò tutte le dilazioni misericordiose della giustizia come dimostrazione dell’incapacità del governo dei Figli Paradisiaci di fermare la ribellione. Egli volle sfidare apertamente e ricusare con arroganza Micael, Emanuele e gli Antichi dei Giorni e poi evidenziò il fatto che non ne seguì alcuna reazione come prova positiva dell’impotenza dei governi dell’universo e del superuniverso.

53:4.6 (605.3) Gabriele era personalmente presente durante tutti questi atti sleali ed annunciò soltanto che a tempo debito avrebbe parlato per Micael e che tutti gli esseri sarebbero stati lasciati liberi e indisturbati nella loro scelta; che il “governo dei Figli in nome del Padre desiderava soltanto la lealtà e la devozione che erano volontarie, sincere ed a prova di sofisticherie”.

53:4.7 (605.4) Lucifero fu lasciato libero di stabilire pienamente il suo governo ribelle e di organizzarlo completamente prima che Gabriele facesse un qualsiasi sforzo per contestare il diritto di secessione o per contrastare la propaganda ribelle. Ma i Padri della Costellazione limitarono immediatamente l’azione di queste personalità sleali al sistema di Satania. Ciò nonostante questo intervallo fu un periodo di grandi tribolazioni e di prove per gli esseri leali di tutto Satania. Tutto fu caotico per alcuni anni e vi fu grande confusione sui mondi delle dimore.

5. La natura del conflitto

53:5.1 (605.5) Allo scoppio della ribellione in Satania, Micael si consigliò con il suo fratello del Paradiso, Emanuele. Dopo questo colloquio fondamentale Micael annunciò che avrebbe proseguito la stessa politica che aveva caratterizzato il suo comportamento con simili sollevazioni nel passato, un atteggiamento di non interferenza.

53:5.2 (605.6) All’epoca di questa ribellione e delle due precedenti non c’era alcuna autorità sovrana assoluta e personale nell’universo di Nebadon. Micael governava per diritto divino, come vicegerente del Padre Universale, ma non ancora per proprio diritto personale. Egli non aveva completato la sua carriera di conferimento; non era ancora stato investito di “ogni potere in cielo e sulla terra”.

53:5.3 (605.7) Dallo scoppio della ribellione al giorno del suo insediamento sul trono come governante sovrano di Nebadon, Micael non interferì mai con le forze ribelli di Lucifero; esse furono lasciate proseguire liberamente per quasi duecentomila anni del tempo di Urantia. Cristo Micael possiede ora ampi poteri ed autorità per regolare prontamente, anche sommariamente, tali esplosioni di slealtà, ma noi dubitiamo che questa autorità sovrana lo indurrebbe ad agire diversamente se avvenisse un’altra sollevazione simile.

53:5.4 (605.8) Poiché Micael scelse di rimanere in disparte dalla guerra effettiva nella ribellione di Lucifero, Gabriele riunì il suo gruppo personale su Edentia e, consigliatosi con gli Altissimi, decise di assumere il comando delle schiere fedeli di Satania. Micael rimase su Salvington mentre Gabriele andò su Jerusem, e insediatosi sulla sfera dedicata al Padre — lo stesso Padre Universale la cui personalità Lucifero e Satana avevano messo in dubbio — alla presenza delle schiere delle personalità leali riunite egli dispiegò la bandiera di Micael, l’emblema materiale del governo trinitario di tutta la creazione, i tre cerchi concentrici azzurro turchino su fondo bianco.

53:5.5 (606.1) L’emblema di Lucifero era una bandiera bianca con un cerchio rosso, al centro del quale c’era un disco nero uniforme.

53:5.6 (606.2) “Vi fu guerra in cielo; il comandante di Micael ed i suoi angeli combatterono contro il drago (Lucifero, Satana ed i principi apostati); e il drago ed i suoi angeli ribelli combatterono, ma non prevalsero.” Questa “guerra in cielo” non fu una battaglia fisica come un conflitto di tal genere può essere concepito su Urantia. Nei primi giorni della battaglia Lucifero parlò in continuazione nell’anfiteatro planetario. Gabriele condusse un’incessante denuncia delle sofisticherie dei ribelli dal suo quartier generale situato nelle vicinanze. Le varie personalità presenti sulla sfera che nutrivano dubbi sull’atteggiamento da prendere si spostavano da un dibattito all’altro fino a giungere ad una decisione finale.

53:5.7 (606.3) Ma questa guerra in cielo fu veramente terribile e molto reale. Pur non mostrando alcuno degli atti barbarici così caratteristici della guerra fisica sui mondi immaturi, questo conflitto fu molto più implacabile. Nei combattimenti materiali è in pericolo la vita materiale, ma la guerra in cielo fu combattuta in termini di vita eterna.

6. Un comandante serafico leale

53:6.1 (606.4) Durante il periodo compreso tra lo scoppio delle ostilità e l’arrivo del nuovo sovrano del sistema e del suo personale, si verificarono atti di devozione e di lealtà nobili ed ispiranti compiuti da numerose personalità. Ma la più entusiasmante di tutte queste intrepide gesta di devozione fu la condotta coraggiosa di Manotia, il comandante in seconda dei serafini del quartier generale di Satania.

53:6.2 (606.5) Allo scoppio della ribellione su Jerusem il capo delle schiere serafiche abbracciò la causa di Lucifero. Ciò spiega senza dubbio perché un numero così grande di membri del quarto ordine, i serafini amministratori del sistema, deviarono. Il capo serafico fu spiritualmente abbagliato dalla brillante personalità di Lucifero; le sue maniere gentili affascinavano gli ordini inferiori di esseri celesti. Essi semplicemente non riuscivano a comprendere come fosse possibile per una personalità così splendente deviare dalla retta via.

53:6.3 (606.6) Non molto tempo fa, nel descrivere le esperienze associate all’inizio della ribellione di Lucifero, Manotia disse: “Ma il mio momento più vivificante fu l’emozionante avventura connessa con la ribellione di Lucifero quando, come comandante in seconda dei serafini, rifiutai di partecipare al progettato affronto verso Micael; ed i potenti ribelli cercarono di distruggermi per mezzo delle forze di collegamento che avevano predisposto. Vi fu un terribile sconvolgimento su Jerusem, ma non un solo serafino leale subì danni.

53:6.4 (606.7) “Dopo la defezione del mio diretto superiore toccava a me assumere il comando delle schiere angeliche di Jerusem quale direttore titolare dei confusi affari serafici del sistema. Io ero moralmente sostenuto dai Melchizedek, abilmente assistito dalla maggior parte dei Figli Materiali, abbandonato da un gruppo enorme di membri del mio stesso ordine, ma stupendamente supportato dai mortali ascendenti di Jerusem.

53:6.5 (606.8) “Essendo stati automaticamente tagliati fuori dai circuiti della costellazione a causa della secessione di Lucifero, noi dipendevamo dalla lealtà del nostro corpo d’informazioni, il quale inviava richieste d’aiuto ad Edentia dal vicino sistema di Rantulia. E constatammo che il regno dell’ordine, l’intelligenza leale e lo spirito della verità trionfavano per loro natura sulla ribellione, sull’autoaffermazione e sulla cosiddetta libertà personale. Noi fummo in grado di resistere fino all’arrivo del nuovo Sovrano del Sistema, il valoroso successore di Lucifero. E immediatamente dopo io fui assegnato al corpo degli amministratori fiduciari Melchizedek di Urantia, assumendo la giurisdizione sugli ordini serafici leali del mondo del traditore Caligastia. Questi aveva proclamato che la sua sfera era membro del sistema appena progettato ‘di mondi liberati e di personalità emancipate’; sistema proposto nell’infame Dichiarazione di Libertà che Lucifero proclamò nel suo appello alle ‘intelligenze amanti della libertà, del pensiero libero ed orientate al futuro dei mondi male governati e male amministrati di Satania.’”

53:6.6 (607.1) Questo angelo è ancora in servizio su Urantia, dove opera come capo associato dei serafini.

7. La storia della ribellione

53:7.1 (607.2) La ribellione di Lucifero si estese a tutto il sistema. Trentasette Principi Planetari secessionisti orientarono in larga misura le amministrazioni dei loro mondi verso la parte dell’arciribelle. Solo su Panoptia il Principe Planetario non riuscì a trascinare il suo popolo con lui. Su questo mondo, sotto la guida dei Melchizedek, il popolo si raccolse a sostegno di Micael. Ellanora, una giovane donna di quel regno di mortali, prese il comando delle razze umane e non una sola anima di quel mondo lacerato dal conflitto si schierò sotto la bandiera di Lucifero. E da allora questi leali Panoptiani hanno sempre servito sul settimo mondo di transizione di Jerusem come sorveglianti e costruttori sulla sfera del Padre e sui sette mondi di detenzione che lo circondano. I Panoptiani non solo agiscono come veri custodi di questi mondi, ma eseguono anche gli ordini personali di Micael per l’abbellimento di tali sfere allo scopo di qualche futuro impiego sconosciuto. Essi compiono questo lavoro mentre sostano nel viaggio verso Edentia.

53:7.2 (607.3) Per tutto questo periodo Caligastia patrocinò la causa di Lucifero su Urantia. I Melchizedek si opposero abilmente al Principe Planetario apostata, ma le sofisticherie di una libertà sfrenata e le illusioni dell’autoaffermazione ebbero ogni opportunità d’ingannare i popoli primitivi di un mondo giovane e non ancora sviluppato.

53:7.3 (607.4) Tutta la propaganda di secessione doveva essere portata avanti mediante sforzi personali perché il servizio delle trasmissioni e tutte le altre vie di comunicazione interplanetaria erano state interrotte dall’azione dei supervisori dei circuiti del sistema. All’effettivo scoppio dell’insurrezione tutto il sistema di Satania fu isolato sia dai circuiti della costellazione che da quelli dell’universo. Durante questo periodo tutti i messaggi in arrivo ed in partenza furono inviati per mezzo di agenti serafici e di Messaggeri Solitari. Anche i circuiti verso i mondi caduti nella ribellione furono interrotti, cosicché Lucifero non poté utilizzare questo mezzo per sostenere il suo piano nefasto. Tali circuiti non saranno ristabiliti fino a che l’arciribelle vive entro i confini di Satania.

53:7.4 (607.5) Questa fu una ribellione Lanonandek. Gli ordini superiori di filiazione dell’universo locale non si unirono alla secessione di Lucifero, anche se un piccolo numero di Portatori di Vita stazionati sui pianeti ribelli fu un po’ influenzato dalla ribellione dei principi sleali. Nessun Figlio Trinitizzato deviò. I Melchizedek, gli arcangeli ed i Brillanti Astri della Sera rimasero tutti fedeli a Micael e, assieme a Gabriele, combatterono valorosamente per la volontà del Padre ed il governo del Figlio.

53:7.5 (608.1) Nessuno degli esseri originari del Paradiso fu coinvolto nella slealtà. Assieme ai Messaggeri Solitari essi stabilirono il loro quartier generale sul mondo dello Spirito e rimasero sotto il comando del Fedele dei Giorni di Edentia. Nessuno dei conciliatori divenne apostata, né un solo Archivista Celeste deviò. Ma un pesante tributo fu pagato dai Compagni Morontiali e dagli Insegnanti dei Mondi delle Dimore.

53:7.6 (608.2) Dell’ordine supremo dei serafini non un solo angelo fu perduto, ma un considerevole gruppo dell’ordine successivo, quello superiore, fu ingannato ed irretito. Similmente alcuni membri del terzo ordine di angeli, o angeli supervisori, furono indotti in errore. Ma il guasto terribile si verificò nel quarto gruppo, gli angeli amministratori, i serafini che sono normalmente incaricati a servire nelle capitali di sistema. Manotia salvò quasi due terzi di loro, ma poco più di un terzo seguì il proprio capo nelle file ribelli. Un terzo di tutti i cherubini di Jerusem addetti agli angeli amministratori fu perduto con i loro serafini sleali.

53:7.7 (608.3) Di tutti gli assistenti angelici planetari assegnati ai Figli Materiali, circa un terzo fu ingannato e quasi il dieci per cento dei ministri di transizione fu irretito. Simbolicamente Giovanni vide questa scena quando scrisse del grande drago rosso dicendo: “E la sua coda trascinò un terzo delle stelle del cielo e le precipitò nelle tenebre.”

53:7.8 (608.4) La perdita maggiore avvenne tra i ranghi angelici, ma anche la maggior parte degli ordini inferiori d’intelligenze fu coinvolta nella slealtà. Dei 681.217 Figli Materiali perduti in Satania, il novantacinque per cento fu vittima della ribellione di Lucifero. Un gran numero di creature intermedie fu perduto su quei singoli pianeti i cui Principi Planetari si unirono alla causa di Lucifero.

53:7.9 (608.5) Sotto molti aspetti questa ribellione fu il più esteso e disastroso di tutti gli avvenimenti simili in Nebadon. In questa insurrezione furono coinvolte più personalità che nelle altre due messe insieme. E torna a loro eterno disonore il fatto che gli emissari di Lucifero e di Satana non abbiano risparmiato le scuole di educazione infantile sul pianeta culturale dei finalitari, ma abbiano cercato invece di corrompere queste menti in sviluppo salvate per misericordia dai mondi evoluzionari.

53:7.10 (608.6) Gli ascendenti mortali erano vulnerabili, ma resistettero alle sofisticherie della ribellione meglio degli spiriti inferiori. Mentre molti esseri dei mondi inferiori delle dimore, quelli che non avevano raggiunto la fusione finale con i loro Aggiustatori, caddero, va ascritto a gloria della saggezza del piano d’ascensione che non un solo membro della cittadinanza ascendente di Satania residente su Jerusem partecipò alla ribellione di Lucifero.

53:7.11 (608.7) Ora per ora e giorno dopo giorno le stazioni delle trasmissioni di tutto Nebadon furono invase da osservatori in ansia di ogni classe immaginabile d’intelligenze celesti, che leggevano attentamente i bollettini della ribellione di Satania e si rallegravano via via che i rapporti si succedevano per narrare l’incrollabile lealtà dei mortali ascendenti i quali, sotto il comando dei loro Melchizedek, resistevano con successo agli sforzi congiunti e prolungati di tutte le sottili forze del male che così rapidamente si riunivano attorno alle bandiere della secessione e del peccato.

53:7.12 (608.8) Trascorsero più di due anni del tempo sistemico tra l’inizio della “guerra in cielo” e l’installazione del successore di Lucifero. Ma infine il nuovo Sovrano arrivò, atterrando sul mare di vetro con il suo personale. Io ero tra le riserve mobilitate da Gabriele su Edentia e ricordo bene il primo messaggio di Lanaforge al Padre della Costellazione di Norlatiadek. Esso diceva: “Non un solo cittadino di Jerusem è stato perduto. Tutti i mortali ascendenti sono sopravvissuti alle ardenti tribolazioni e sono emersi dalla cruciale prova trionfanti e completamente vittoriosi.” E su Salvington, su Uversa ed in Paradiso fu inviato questo messaggio che assicurava che l’esperienza di sopravvivenza nell’ascensione dei mortali era la più grande garanzia contro la ribellione e la più sicura salvaguardia contro il peccato. Questo nobile gruppo di Jerusem assommava esattamente a 187.432.811 mortali fedeli.

53:7.13 (609.1) Con l’arrivo di Lanaforge gli arciribelli furono detronizzati e spogliati di ogni potere di governo, benché fosse loro permesso di circolare liberamente su Jerusem, sulle sfere morontiali ed anche sui singoli pianeti abitati. Essi proseguirono i loro sforzi ingannatori e seduttori per confondere e sviare le menti degli uomini e degli angeli. Ma per quanto concerneva il loro lavoro sul monte amministrativo di Jerusem, “il loro posto non fu più trovato”.

53:7.14 (609.2) Mentre Lucifero fu privato di ogni autorità amministrativa in Satania, non esisteva allora alcun potere nell’universo locale né tribunale che potesse detenere o distruggere questo ribelle perverso; in quel tempo Micael non era ancora un governante sovrano. Gli Antichi dei Giorni sostennero i Padri della Costellazione nella loro presa di possesso del governo del sistema, ma non hanno mai comunicato ulteriori decisioni nei numerosi appelli ancora in corso concernenti lo status attuale e la sorte futura di Lucifero, di Satana e dei loro associati.

53:7.15 (609.3) In tal modo questi arciribelli poterono percorrere l’intero sistema per cercare una maggiore penetrazione delle loro dottrine di scontento e di autoaffermazione. Ma in quasi duecentomila anni di Urantia essi sono stati incapaci d’ingannare altri mondi. Nessun altro mondo di Satania è stato perduto dopo la caduta dei trentasette, nemmeno tra i più giovani mondi popolati dopo quei giorni di ribellione.

8. Il Figlio dell’Uomo su Urantia

53:8.1 (609.4) Lucifero e Satana girarono liberamente per il sistema di Satania fino al completamento della missione di conferimento di Micael su Urantia. Essi furono per l’ultima volta insieme sul vostro mondo al momento del loro attacco congiunto contro il Figlio dell’Uomo.

53:8.2 (609.5) In precedenza, quando i Principi Planetari, i “Figli di Dio”, si riunivano periodicamente, “veniva anche Satana” pretendendo di rappresentare tutti i mondi isolati dei Principi Planetari decaduti. Ma non gli è stata accordata tale libertà su Jerusem dopo il conferimento terminale di Micael. Dopo il loro tentativo di corrompere Micael durante il suo conferimento nella carne, ogni simpatia per Lucifero e Satana è scomparsa in tutto Satania, fuori cioè dei mondi isolati del peccato.

53:8.3 (609.6) Il conferimento di Micael mise fine alla ribellione di Lucifero in tutto Satania, eccetto che sui pianeti dei Principi Planetari apostati. E questo fu il significato dell’esperienza personale di Gesù poco prima della sua morte nella carne, quando un giorno esclamò ai suoi discepoli: “E vidi Satana cadere dal cielo come una folgore.” Questi era venuto con Lucifero su Urantia per l’ultima battaglia decisiva.

53:8.4 (609.7) Il Figlio dell’Uomo confidava nella riuscita e sapeva che il suo trionfo sul vostro mondo avrebbe definito per sempre lo status dei suoi nemici secolari, non solo in Satania ma anche negli altri due sistemi in cui era entrato il peccato. La sopravvivenza per i mortali e la sicurezza per gli angeli furono affermate quando il vostro Maestro, rispondendo alle proposte di Lucifero, replicò con calma e con sicurezza divina: “Stai lontano da me, Satana.” Questa fu in principio la reale fine della ribellione di Lucifero. È vero, i tribunali di Uversa non hanno ancora pronunciato la decisione esecutiva concernente l’appello di Gabriele che sollecitava la distruzione dei ribelli, ma tale decreto sarà emesso senza dubbio nella pienezza dei tempi, perché il primo passo per l’udienza di questo caso è già stato fatto.

53:8.5 (610.1) Caligastia fu riconosciuto dal Figlio dell’Uomo tecnicamente come Principe di Urantia fino a poco prima della sua morte. Disse Gesù: “Ora avviene il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà abbattuto.” E poi ancora più vicino al completamento dell’opera della sua vita, egli annunciò: “Il principe di questo mondo è giudicato.” Ed è questo stesso Principe detronizzato e screditato che fu un tempo chiamato “Dio di Urantia”.

53:8.6 (610.2) L’ultimo atto di Micael prima di lasciare Urantia fu di offrire misericordia a Caligastia e a Daligastia, ma essi disdegnarono la sua amorevole profferta. Caligastia, il vostro Principe Planetario apostata, è ancora libero di proseguire i suoi nefasti disegni su Urantia, ma non ha assolutamente alcun potere di entrare nella mente degli uomini, né può avvicinare la loro anima per tentarli o corromperli, a meno che essi non desiderino realmente essere maledetti dalla sua perversa presenza.

53:8.7 (610.3) Prima del conferimento di Micael questi governanti delle tenebre cercarono di conservare la loro autorità su Urantia e resistettero ostinatamente alle personalità celesti minori e subordinate. Ma dal giorno di Pentecoste il traditore Caligastia ed il suo altrettanto disprezzabile associato, Daligastia, sono sottomessi alla maestà divina degli Aggiustatori di Pensiero del Paradiso e dello Spirito della Verità protettore, lo spirito di Micael, che è stato effuso su tutta la carne.

53:8.8 (610.4) Ma, comunque, nessuno spirito decaduto ha mai avuto il potere d’invadere la mente o di angustiare l’anima dei figli di Dio. Né Satana né Caligastia hanno mai potuto toccare o avvicinare i figli di Dio per fede; la fede è una corazza efficace contro il peccato e l’iniquità. È vero che “colui che è nato da Dio è custode di se stesso, ed il malvagio non lo tocca”.

53:8.9 (610.5) In generale, quando dei mortali deboli e dissoluti sono ritenuti essere sotto l’influenza del diavolo e dei demoni, sono semplicemente dominati dalle loro stesse tendenze degradanti e sono portati fuori strada dalle loro stesse propensioni naturali. Al diavolo è stata attribuita una grande quantità di mali che non sono imputabili a lui. Caligastia è rimasto relativamente impotente dalla crocifissione di Cristo.

9. Lo status attuale della ribellione

53:9.1 (610.6) Nei primi tempi della ribellione di Lucifero fu offerta da Micael la salvezza a tutti i ribelli. A tutti coloro che avessero fornito prova di sincero pentimento egli offrì, dopo aver conseguito la completa sovranità sull’universo, il perdono e la reintegrazione in qualche forma di servizio universale. Nessuno dei capi accettò questa profferta misericordiosa. Ma migliaia di angeli e di appartenenti agli ordini inferiori di esseri celesti, inclusi centinaia di Figli e di Figlie Materiali, accettarono la misericordia proclamata dai Panoptiani e furono riabilitati al momento della risurrezione di Gesù diciannove secoli or sono. Da allora questi esseri sono stati trasferiti sul mondo del Padre di Jerusem, dov’è necessario che siano tecnicamente tenuti fino a che i tribunali di Uversa non pronuncino una decisione nella causa di Gabriele contro Lucifero. Ma non vi è dubbio che quando uscirà il verdetto di annientamento queste personalità pentite e salvate saranno escluse dal decreto di estinzione. Queste anime in prova lavorano ora con i Panoptiani prendendosi cura del mondo del Padre.

53:9.2 (611.1) L’arcingannatore non è mai più ritornato su Urantia dal tempo in cui tentò di distogliere Micael dal proposito di completare il conferimento e di stabilire se stesso in modo definitivo e certo come sovrano incondizionato di Nebadon. Quando Micael divenne il capo riconosciuto dell’universo di Nebadon, Lucifero fu preso in custodia dagli agenti degli Antichi dei Giorni di Uversa e da allora è rimasto prigioniero sul satellite numero uno del gruppo di sfere di transizione del Padre su Jerusem. E là i governanti di altri mondi e sistemi osservano la fine dello sleale Sovrano di Satania. Paolo conosceva lo status di questi capi ribelli successivo al conferimento di Micael, perché descrisse alcuni capi di Caligastia come “schiere spirituali di perversità nei luoghi celesti”.

53:9.3 (611.2) Micael, assunta la sovranità suprema di Nebadon, chiese agli Antichi dei Giorni l’autorizzazione d’internare tutte le personalità coinvolte nella ribellione di Lucifero, in attesa delle decisioni dei tribunali del superuniverso nella causa di Gabriele contro Lucifero, iscritta nei ruoli della corte suprema di Uversa quasi duecentomila anni fa, secondo il vostro calcolo del tempo. Per quanto concerne il gruppo di ribelli della capitale del sistema, gli Antichi dei Giorni accolsero la richiesta di Micael con un’unica eccezione: a Satana era consentito visitare periodicamente i principi apostati sui mondi decaduti fino a quando un altro Figlio di Dio fosse stato accettato da questi mondi apostati o fino al momento in cui i tribunali di Uversa avessero cominciato a giudicare la causa di Gabriele contro Lucifero.

53:9.4 (611.3) Satana poteva venire su Urantia perché voi non avevate alcun Figlio con residenza stabile — né Principe Planetario né Figlio Materiale. Dopo di allora Machiventa Melchizedek è stato proclamato Principe Planetario vicegerente di Urantia, e l’apertura della causa di Gabriele contro Lucifero ha segnato l’inaugurazione dei regimi planetari temporanei su tutti i mondi isolati. È vero che Satana ha fatto periodicamente visita a Caligastia e ad altri principi decaduti fino al tempo della presentazione di queste rivelazioni, quando vi fu la prima udienza dell’istanza di Gabriele per l’annientamento degli arciribelli. Satana è ora detenuto incondizionatamente sui mondi prigione di Jerusem.

53:9.5 (611.4) Dopo il conferimento finale di Micael nessuno in tutto Satania ha desiderato recarsi sui mondi prigione per assistere i ribelli internati. E non vi sono più stati esseri che siano stati convinti alla causa dell’ingannatore. Da millenovecento anni lo status dei ribelli è rimasto immutato.

53:9.6 (611.5) Noi non ci aspettiamo che siano rimosse le attuali restrizioni di Satania prima che gli Antichi dei Giorni abbiano preso delle decisioni definitive sugli arciribelli. I circuiti del sistema non saranno ristabiliti fino a che Lucifero vivrà. Nel frattempo egli è completamente inattivo.

53:9.7 (611.6) La ribellione su Jerusem è finita. Essa termina sui mondi decaduti non appena arrivano i Figli divini. Noi crediamo che tutti i ribelli intenzionati ad accettare la misericordia l’abbiano già fatto. Aspettiamo la trasmissione del messaggio-lampo che priverà questi traditori dell’esistenza della personalità. Noi prevediamo che il verdetto di Uversa sarà annunciato con l’ordine di esecuzione trasmesso che determinerà l’annientamento di questi ribelli internati. Allora voi cercherete i loro posti, ma non li troverete. “E quelli che ti conoscono nei mondi saranno stupiti di te; sei stato un terrore, ma non lo sarai più.” Ed in tal modo tutti questi traditori indegni “diverranno come se non fossero mai stati”. Tutti attendono la sentenza di Uversa.

53:9.8 (611.7) Ma per intere epoche i sette mondi prigione di tenebre spirituali in Satania hanno costituito un avvertimento solenne per tutto Nebadon, proclamando eloquentemente ed efficacemente la grande verità “che la via del trasgressore è ardua”; “che in ogni peccato è contenuto il seme della sua distruzione”; che “il salario del peccato è la morte”.

53:9.9 (612.1) [Presentato da Manovandet Melchizedek, un tempo assegnato all’amministrazione fiduciaria di Urantia.]

Fascicolo 54 - I problemi della ribellione di Lucifero

Il Libro di Urantia

Fascicolo 54

I problemi della ribellione di Lucifero

54:0.1 (613.1) L'UOMO evoluzionario ha difficoltà a comprendere pienamente il significato di male, errore, peccato ed iniquità ed a coglierne il senso. L’uomo è lento nel percepire che il contrasto tra perfezione ed imperfezione produce il male potenziale; che il conflitto tra verità e falsità crea l’errore fuorviante, che il dono divino della scelta per libero arbitrio porta ai regni divergenti del peccato e della rettitudine; che la ricerca persistente della divinità conduce al regno di Dio, in contrapposizione al suo rifiuto persistente che porta ai domini dell’iniquità.

54:0.2 (613.2) Gli Dei non creano il male né permettono il peccato e la ribellione. Il male potenziale è temporaneamente esistente in un universo che abbraccia differenti livelli di significati e di valori di perfezione. Il peccato è potenziale in tutti i regni in cui degli esseri imperfetti sono dotati della facoltà di scegliere tra il bene ed il male. La stessa contrastante presenza della verità e della non verità, del fatto e della falsità, costituisce la potenzialità dell’errore. La scelta deliberata del male costituisce il peccato; il rifiuto intenzionale della verità è l’errore; la ricerca persistente del peccato e dell’errore è l’iniquità.

1. Vera e falsa libertà

54:1.1 (613.3) Tra tutti gli sconcertanti problemi derivati dalla ribellione di Lucifero, nessuno ha causato più difficoltà dell’incapacità dei mortali evoluzionari immaturi di distinguere tra vera e falsa libertà.

54:1.2 (613.4) La vera libertà è la ricerca delle ere e la ricompensa del progresso evoluzionario. La falsa libertà è il sottile inganno dell’errore del tempo e del male dello spazio. La libertà duratura è fondata sulla realtà della giustizia — intelligenza, maturità, fraternità ed equità.

54:1.3 (613.5) La libertà è una tecnica autodistruttrice dell’esistenza cosmica quando la sua motivazione è priva d’intelligenza, incondizionata ed incontrollata. La vera libertà è progressivamente collegata alla realtà ed è sempre rispettosa dell’equità sociale, della giustizia cosmica, della fraternità universale e degli obblighi divini.

54:1.4 (613.6) La libertà è un suicidio quando è disgiunta dalla giustizia materiale, dall’onestà intellettuale, dalla tolleranza sociale, dal dovere morale e dai valori spirituali. La libertà è inesistente al di fuori della realtà cosmica ed ogni realtà di personalità è proporzionale alle sue relazioni con la divinità.

54:1.5 (613.7) La protervia sfrenata e l’autoespressione disordinata equivalgono all’egoismo assoluto, che è l’apice dell’empietà. La libertà dissociata dalla conquista crescente di se stessi è una finzione dell’immaginazione umana egoista. La libertà motivata dall’ego è un’illusione concettuale, un inganno crudele. La licenza celata sotto le vesti della libertà è la precorritrice di una schiavitù abbietta.

54:1.6 (614.1) La vera libertà è associata ad un sincero rispetto di sé; la falsa libertà è la compagna dell’ammirazione di sé. La vera libertà è il frutto dell’autocontrollo; la falsa libertà è la pretesa dell’autoaffermazione. L’autocontrollo porta al servizio altruista; l’autoammirazione tende allo sfruttamento degli altri per l’esaltazione egoistica di un tale individuo in errore, disposto a sacrificare un compimento retto per il possesso di un ingiusto potere sui suoi simili.

54:1.7 (614.2) Anche la saggezza è divina e sicura solo quando ha una portata cosmica e delle motivazioni spirituali.

54:1.8 (614.3) Non c’è errore più grande di quella forma di autoinganno che porta degli esseri intelligenti a bramare l’esercizio del potere su altri esseri allo scopo di privare queste persone delle loro libertà naturali. La regola d’oro dell’equità umana si erge contro tutte queste frodi, ingiustizie, egoismi ed iniquità. Soltanto una libertà vera ed autentica è compatibile con il regno dell’amore ed il ministero della misericordia.

54:1.9 (614.4) Come osa l’ostinata creatura usurpare i diritti dei suoi simili in nome della libertà personale, quando i Sovrani Supremi dell’universo si tengono in disparte con misericordioso rispetto per queste prerogative della volontà e questi potenziali della personalità! Nessun essere, nell’esercizio della sua supposta libertà personale, ha il diritto di privare un altro essere dei privilegi dell’esistenza conferiti dai Creatori e debitamente rispettati da tutti i loro associati, subordinati e leali sudditi.

54:1.10 (614.5) È possibile che l’uomo evoluzionario debba lottare per le sue libertà materiali contro dei tiranni e degli oppressori su un mondo di peccato ed iniquità o durante i tempi iniziali di una sfera primitiva in evoluzione, ma non è così sui mondi morontiali o sulle sfere spirituali. La guerra è l’eredità dell’uomo evoluzionario primitivo ma, sui mondi in cui la civiltà progredisce normalmente, il combattimento fisico come tecnica per risolvere delle contese razziali è da lungo tempo caduto in discredito.

2. Il furto della libertà

54:2.1 (614.6) Con il Figlio e nello Spirito, Dio progettò l’eterno Havona, e da allora ha sempre prevalso il modello eterno di partecipazione coordinata alla creazione — la condivisione. Questo modello di condivisione è il progetto maestro per ciascuno dei Figli e delle Figlie di Dio che vanno nello spazio per impegnarsi nel tentativo di duplicare nel tempo l’universo centrale di perfezione eterna.

54:2.2 (614.7) Ogni creatura di ciascun universo in evoluzione che aspira a fare la volontà del Padre è destinata a diventare il collaboratore nel tempo-spazio dei Creatori, nella stupenda avventura per raggiungere la perfezione esperienziale. Se ciò non fosse vero il Padre non avrebbe dotato tali creature del libero arbitrio creativo, né vi dimorerebbe entrando effettivamente in associazione con loro per mezzo del suo stesso spirito.

54:2.3 (614.8) La follia di Lucifero fu il tentativo di fare l’infattibile, di mettere in corto circuito il tempo in un universo esperienziale. Il crimine di Lucifero fu il tentativo di privare dei diritti creativi ogni personalità di Satania, di limitare indebitamente la partecipazione personale delle creature — la partecipazione volontaria — alla lunga lotta evoluzionaria per raggiungere lo status di luce e vita sia individualmente che collettivamente. Agendo così questo ex Sovrano del vostro sistema pose il proposito temporale della propria volontà direttamente contro il proposito eterno della volontà di Dio qual è rivelato nel conferimento del libero arbitrio a tutte le creature personali. La ribellione di Lucifero minacciava in tal modo la massima violazione del libero arbitrio degli ascendenti e dei servitori del sistema di Satania — una perpetua minaccia di privare ciascuno di questi esseri dell’esperienza appassionante di apportare qualcosa di personale e di unico al monumento di saggezza esperienziale in lenta costruzione che esisterà un giorno come sistema di Satania perfezionato. Così il manifesto di Lucifero, mascherato sotto le vesti della libertà, si erge nella chiara luce della ragione come una minaccia colossale di consumare il furto della libertà personale e di farlo in proporzioni che sono state raggiunte soltanto due volte in tutta la storia di Nebadon.

54:2.4 (615.1) In breve, Lucifero avrebbe voluto togliere agli uomini e agli angeli ciò che Dio aveva dato loro, cioè il divino privilegio di partecipare alla creazione dei loro stessi destini e al destino di questo sistema locale di mondi abitati.

54:2.5 (615.2) Nessun essere in tutto l’universo ha la legittima libertà di privare un altro essere della vera libertà, del diritto di amare e di essere amato, del privilegio di adorare Dio e di servire i suoi simili.

3. La dilazione della giustizia

54:3.1 (615.3) Le creature morali dotate di volontà dei mondi evoluzionari sono sempre turbate dalla questione irriflessiva del perché i Creatori infinitamente saggi permettono il male ed il peccato. Esse non riescono a comprendere che entrambi sono inevitabili se la creatura deve essere veramente libera. Il libero arbitrio dell’uomo in evoluzione o del meraviglioso angelo non è un semplice concetto filosofico, un ideale simbolico. La capacità dell’uomo di scegliere il bene o il male è una realtà universale. Questa libertà di scegliere da se stessi è un dono dei Sovrani Supremi, ed essi non permetteranno ad alcun essere o gruppo di esseri di privare una sola personalità nell’immenso universo di questa libertà divinamente conferita — e nemmeno di soddisfare tali esseri sviati ed ignoranti del godimento di questa libertà personale, così a torto denominata.

54:3.2 (615.4) Benché l’identificazione cosciente e deliberata con il male (il peccato) sia l’equivalente della non esistenza (l’annientamento), deve sempre intercorrere tra il momento di questa identificazione personale con il peccato e l’esecuzione del castigo — il risultato automatico di una siffatta accettazione intenzionale del male — un periodo sufficientemente lungo; questo periodo consentirà di formulare un giudizio adeguato di un simile status universale dell’individuo, che si dimostri interamente soddisfacente per tutte le personalità dell’universo connesse e che sia così equo e giusto da ottenere l’approvazione del peccatore stesso.

54:3.3 (615.5) Ma se questo essere dell’universo ribellatosi contro la realtà della verità e della bontà rifiuta di approvare il verdetto, e se il colpevole riconosce in cuor suo la giustezza della sua condanna ma rifiuta di confessarlo, allora l’esecuzione della sentenza deve essere rinviata secondo la discrezione degli Antichi dei Giorni. E gli Antichi dei Giorni rifiutano di annientare un essere prima che tutti i valori morali e le realtà spirituali siano estinti, sia nell’autore del male che in tutti i seguaci simpatizzanti collegati e possibili.

4. La dilazione della misericordia

54:4.1 (615.6) Un altro problema abbastanza difficile da spiegare nella costellazione di Norlatiadek concerne le ragioni per le quali è stato permesso a Lucifero, a Satana e ai prìncipi decaduti di seminare discordia così a lungo prima di essere presi, internati e giudicati.

54:4.2 (616.1) I genitori, quelli che hanno generato ed allevato dei figli, saranno maggiormente in grado di comprendere perché Micael, un Creatore-padre, può essere lento a condannare e a distruggere i propri Figli. La storia di Gesù del figliol prodigo illustra bene come un padre amorevole può attendere a lungo il pentimento di un figlio sviato.

54:4.3 (616.2) Il fatto stesso che una creatura malvagia possa effettivamente scegliere di fare il male — di commettere peccato — comprova la realtà del libero arbitrio e giustifica pienamente una lunga dilazione nell’esecuzione della giustizia, purché la misericordia protratta possa condurre al pentimento e alla riabilitazione.

54:4.4 (616.3) La maggior parte delle libertà che Lucifero cercava le aveva già; altre le avrebbe ricevute in futuro. Tutti questi doni preziosi furono perduti per dare via libera all’impazienza e per cedere al desiderio di possedere subito ciò che si desidera ardentemente e di possederlo in spregio ad ogni obbligo di rispettare i diritti e le libertà di tutti gli altri esseri che compongono l’universo degli universi. Gli obblighi etici sono innati, divini ed universali.

54:4.5 (616.4) Esistono molte ragioni per le quali i Sovrani Supremi non distrussero od internarono immediatamente i capi della ribellione di Lucifero. Ci sono senza dubbio anche altre ragioni a noi sconosciute e forse migliori. I tratti misericordiosi di questa dilazione nell’esecuzione della giustizia furono concessi personalmente da Micael di Nebadon. Se non fosse stato per l’affetto di questo Creatore-padre nei confronti dei suoi Figli sviati, la giustizia suprema del superuniverso avrebbe agito. Se un episodio come la ribellione di Lucifero fosse avvenuto in Nebadon mentre Micael era incarnato su Urantia, gli istigatori di questo male avrebbero potuto essere immediatamente e completamente annientati.

54:4.6 (616.5) La giustizia suprema può agire istantaneamente quando non è temperata dalla misericordia divina. Ma il ministero di misericordia verso i figli del tempo e dello spazio prevede sempre questa dilazione, questo intervallo di redenzione tra la semina ed il raccolto. Se il seme seminato è buono, questo intervallo permette di mettere alla prova e di rafforzare il carattere; se il seme seminato è cattivo, questa dilazione di misericordia lascia il tempo di pentirsi e di correggersi. Il ritardo nel giudizio e nell’esecuzione dei malfattori è inerente al ministero di misericordia dei sette superuniversi. Questo freno della giustizia da parte della misericordia prova che Dio è amore, e che questo Dio d’amore domina gli universi e controlla con clemenza il destino ed il giudizio di tutte le sue creature.

54:4.7 (616.6) Le dilazioni misericordiose del tempo sono accordate dal mandato del libero arbitrio dei Creatori. L’universo può trarre beneficio da questa tecnica di pazienza impiegata con peccatori ribelli. Anche se è assolutamente vero che il bene non può derivare dal male per colui che progetta e compie il male, è altrettanto vero che tutte le cose (incluso il male, potenziale o manifesto) lavorano insieme per il bene di tutti gli esseri che conoscono Dio, che amano fare la sua volontà e che stanno ascendendo al Paradiso conformemente al suo eterno piano e al suo divino proposito.

54:4.8 (616.7) Ma queste dilazioni della misericordia non sono interminabili. Nonostante la lunga dilazione (secondo il conteggio del tempo su Urantia) per giudicare la ribellione di Lucifero, noi possiamo osservare che durante il periodo in cui è stata effettuata questa rivelazione è stata tenuta su Uversa la prima udienza della causa in corso di Gabriele contro Lucifero, e che poco dopo è stato emesso il mandato degli Antichi dei Giorni che ordinava che Satana fosse da allora in poi confinato nel mondo prigione con Lucifero. Ciò pone fine alla facoltà di Satana di fare ulteriori visite a qualcuno dei mondi di Satania caduti nel peccato. La giustizia in un universo dominato dalla misericordia può essere lenta, ma è certa.

5. La saggezza della dilazione

54:5.1 (617.1) Tra le molte ragioni a me note del perché Lucifero ed i suoi alleati non furono internati o giudicati più presto, mi è permesso esporre le seguenti:

54:5.2 (617.2) 1. La misericordia esige che ogni malfattore abbia tempo sufficiente in cui esprimere un atteggiamento deliberato e pienamente scelto riguardo ai suoi cattivi pensieri ed ai suoi atti peccaminosi.

54:5.3 (617.3) 2. La giustizia suprema è dominata da un amore di Padre; perciò la giustizia non distruggerà mai ciò che la misericordia può salvare. Il tempo per accettare la salvezza è concesso ad ogni malfattore.

54:5.4 (617.4) 3. Nessun padre affettuoso è mai precipitoso nel punire un membro della sua famiglia in errore. La pazienza non può funzionare indipendentemente dal tempo.

54:5.5 (617.5) 4. Benché una cattiva azione sia sempre deleteria per una famiglia, la saggezza e l’amore esortano i figli retti a tollerare un fratello che sbaglia durante il periodo concesso dal padre affettuoso perché il peccatore possa vedere l’errore della sua condotta ed abbracciare la salvezza.

54:5.6 (617.6) 5. Indipendentemente dall’atteggiamento di Micael verso Lucifero, nonostante egli fosse il Creatore-padre di Lucifero, non era nelle competenze del Figlio Creatore esercitare un potere di giudizio sommario sul Sovrano del Sistema apostata, perché egli non aveva ancora completato la sua carriera di conferimento con la quale avrebbe conseguito la sovranità incondizionata di Nebadon.

54:5.7 (617.7) 6. Gli Antichi dei Giorni avrebbero potuto annientare immediatamente questi ribelli, ma essi giustiziano raramente un malfattore senza averlo esaurientemente ascoltato. In questo caso essi rifiutarono di contravvenire alle decisioni di Micael.

54:5.8 (617.8) 7. È evidente che Emanuele consigliò a Micael di tenersi in disparte dai ribelli e di permettere alla ribellione di seguire il suo corso naturale di autodistruzione. E la saggezza dell’Unione dei Giorni è il riflesso nel tempo della saggezza unificata della Trinità del Paradiso.

54:5.9 (617.9) 8. Il Fedele dei Giorni su Edentia raccomandò ai Padri della Costellazione di lasciare mano libera ai ribelli affinché ogni simpatia per questi malfattori fosse estirpata più presto dal cuore di ogni cittadino presente e futuro di Norlatiadek — di ogni creatura mortale, morontiale o spirituale.

54:5.10 (617.10) 9. Su Jerusem il rappresentante personale dell’Esecutivo Supremo di Orvonton consigliò a Gabriele di offrire ad ogni creatura vivente la piena opportunità di maturare una scelta deliberata sugli argomenti contenuti nella Dichiarazione di Libertà di Lucifero. Dopo che furono sollevati i problemi della ribellione, il consigliere d’emergenza paradisiaco di Gabriele spiegò che, se questa piena e libera opportunità non fosse stata data a tutte le creature di Norlatiadek, allora la quarantena del Paradiso nei confronti di tali possibili creature esitanti o colpite dal dubbio sarebbe stata estesa per autoprotezione all’intera costellazione. Per lasciare aperte le porte dell’ascensione al Paradiso agli esseri di Norlatiadek, era necessario consentire il pieno sviluppo della ribellione ed assicurare la decisione completa dell’atteggiamento da parte di tutti gli esseri coinvolti in qualunque modo nella stessa.

54:5.11 (617.11) 10. La Divina Ministra di Salvington emise come terza proclamazione indipendente un mandato che ordinava che nulla fosse fatto per curare parzialmente, per sopprimere codardamente o nascondere in altro modo l’aspetto odioso dei ribelli e della ribellione. Le schiere angeliche ricevettero l’ordine di operare per la completa rivelazione e l’illimitata opportunità di manifestazione del peccato come tecnica più rapida per raggiungere la perfetta e definitiva guarigione della piaga del male e del peccato.

54:5.12 (618.1) 11. Fu organizzato su Jerusem un consiglio d’emergenza di ex mortali composto da Possenti Messaggeri, da mortali glorificati che avevano avuto esperienze personali di situazioni analoghe, e da loro colleghi. Essi avvisarono Gabriele che se si fosse ricorso a metodi di soppressione arbitrari o sommari, sarebbero stati portati fuori strada almeno il triplo di esseri. L’intero corpo dei consiglieri di Uversa fu d’accordo nel raccomandare a Gabriele di permettere alla ribellione di seguire il suo corso completo e naturale, anche se fosse stato necessario un milione di anni per eliminarne le conseguenze.

54:5.13 (618.2) 12. Il tempo, anche in un universo del tempo, è relativo. Se un mortale di Urantia con durata media di vita commettesse un crimine che precipitasse l’intero pianeta nel pandemonio, e fosse preso, giudicato e giustiziato entro due o tre giorni dal crimine, vi sembrerebbe questo un periodo lungo? Eppure, questa sarebbe la comparazione più affine in rapporto alla durata della vita di Lucifero, anche se il suo giudizio, cominciato adesso, non dovesse essere completato prima di centomila anni di Urantia. Il lasso di tempo relativo dal punto di vista di Uversa, dove la causa è pendente, può essere indicato dicendo che il crimine di Lucifero poteva essere portato in giudizio due secondi e mezzo dopo che era stato commesso. Dal punto di vista del Paradiso il giudizio è simultaneo all’avvenimento.

54:5.14 (618.3) C’è un numero uguale di ragioni per non fermare arbitrariamente la ribellione di Lucifero che vi sarebbero parzialmente comprensibili, ma che non mi è permesso di esporre. Io posso informarvi che su Uversa noi insegniamo quarantotto ragioni per permettere al male di seguire l’intero corso del proprio fallimento morale e del proprio annientamento spirituale. Io non dubito che vi siano ancora altrettante ragioni da me non conosciute.

6. Il trionfo dell’amore

54:6.1 (618.4) Quali che siano le difficoltà che i mortali evoluzionari possono incontrare nei loro sforzi per comprendere la ribellione di Lucifero, dovrebbe essere chiaro a tutti i pensatori riflessivi che la tecnica di comportamento con i ribelli è una convalida dell’amore divino. L’amorevole misericordia accordata ai ribelli sembra aver coinvolto molti esseri innocenti in prove e tribolazioni, ma tutte queste personalità turbate possono star certe che Giudici infinitamente saggi giudicheranno i loro destini con misericordia quanto con giustizia.

54:6.2 (618.5) In tutti i loro rapporti con gli esseri intelligenti, sia il Figlio Creatore che suo Padre del Paradiso sono dominati dall’amore. È impossibile comprendere molte fasi del comportamento dei governanti dell’universo nei confronti dei ribelli e di una ribellione — del peccato e dei peccatori — a meno di ricordarsi che Dio in quanto Padre ha la precedenza su ogni altra fase della manifestazione della Deità in tutti i rapporti tra la divinità e l’umanità. Ci si dovrebbe anche ricordare che i Figli Creatori del Paradiso sono tutti motivati dalla misericordia.

54:6.3 (618.6) Se il padre amorevole di una grande famiglia sceglie di mostrare misericordia ad uno dei suoi figli colpevole di un grave misfatto, può ben essere che la concessione della misericordia a questo figlio che si comporta male imponga una temporanea sofferenza a tutti gli altri figli che si comportano bene. Queste eventualità sono inevitabili; un tale rischio è inseparabile dalla situazione reale di avere un genitore affettuoso e di essere membro di un gruppo familiare. Ogni membro di una famiglia trae profitto dalla retta condotta di ogni altro membro. Similmente ogni membro deve subire le conseguenze temporali immediate della cattiva condotta di ciascun altro membro. Famiglie, gruppi, nazioni, razze, mondi, sistemi, costellazioni ed universi sono relazioni di associazione che posseggono un’individualità. Perciò ogni membro di un tale gruppo, grande o piccolo, raccoglie i benefici e subisce le conseguenze dell’operare buono o cattivo di tutti gli altri membri del gruppo interessato.

54:6.4 (619.1) Ma si deve chiarire una cosa: se siete costretti a subire le spiacevoli conseguenze del peccato di un membro della vostra famiglia, di un concittadino o di un compagno mortale, oppure di una ribellione nel sistema o altrove — quali che siano le sofferenze dovute alla cattiva condotta dei vostri associati, compagni, o superiori — potete contare sulla certezza eterna che queste tribolazioni sono delle afflizioni temporanee. Nessuna di queste fraterne conseguenze di una cattiva condotta nel gruppo potrà mai compromettere le vostre prospettive eterne o privarvi minimamente del vostro divino diritto di ascendere al Paradiso e di raggiungere Dio.

54:6.5 (619.2) E c’è una compensazione a queste prove, dilazioni e delusioni che accompagnano invariabilmente il peccato di ribellione. Tra le molte ripercussioni valide della ribellione di Lucifero che possono essere citate, richiamerò soltanto l’attenzione sulle carriere eccelse di quei mortali ascendenti, cittadini di Jerusem, i quali, con la loro resistenza alle sofisticherie del peccato, si sono messi nella condizione di diventare dei futuri Possenti Messaggeri, dei compagni del mio stesso ordine. Ogni essere che ha sopportato la prova di quell’increscioso episodio ha perciò egli stesso immediatamente avanzato il suo status amministrativo ed accresciuto il suo valore spirituale.

54:6.6 (619.3) All’inizio la sollevazione di Lucifero sembrò essere una grave calamità per il sistema e per l’universo. Gradualmente i benefici cominciarono ad accrescersi. Dopo venticinquemila anni del tempo sistemico (ventimila anni del tempo di Urantia), i Melchizedek cominciarono ad insegnare che il bene risultante dalla follia di Lucifero era giunto ad eguagliare il male compiuto. La somma del male era in quel tempo divenuta quasi stazionaria, continuando a crescere solo su certi mondi isolati, mentre le ripercussioni benefiche continuavano a moltiplicarsi e ad estendersi nell’universo e nel superuniverso, fino ad Havona. I Melchizedek insegnano attualmente che il bene risultante dalla ribellione di Satania è più di mille volte la somma di tutto il male.

54:6.7 (619.4) Ma un tale straordinario e benefico raccolto tratto dalla malvagità poteva essere determinato solo dal comportamento saggio, divino e misericordioso di tutti i superiori di Lucifero, dai Padri della Costellazione su Edentia fino al Padre Universale in Paradiso. Il trascorrere del tempo ha incrementato il bene consequenziale che poteva derivare dalla follia di Lucifero. E poiché il male da perseguire si era quasi totalmente sviluppato in un tempo relativamente breve, è evidente che i governanti infinitamente saggi e lungimiranti dell’universo avrebbero certamente esteso il tempo in cui raccogliere sempre maggiori risultati benefici. Indipendentemente dalle molte altre ragioni per ritardare l’arresto ed il giudizio dei ribelli di Satania, questo solo guadagno sarebbe stato sufficiente a spiegare perché questi peccatori non furono internati prima e perché non sono stati ancora giudicati ed annientati.

54:6.8 (619.5) Le menti mortali dalla visione ristretta e vincolate dal tempo dovrebbero essere caute nel criticare le dilazioni accordate dagli amministratori degli affari universali, previdenti ed infinitamente saggi.

54:6.9 (620.1) Uno degli errori del modo di pensare umano circa questi problemi è di ritenere che tutti i mortali evoluzionari di un pianeta in evoluzione avrebbero scelto di entrare nella carriera del Paradiso se il peccato non avesse maledetto il loro mondo. La facoltà di rifiutare la sopravvivenza non decorre dai tempi della ribellione di Lucifero. L’uomo mortale ha sempre posseduto il dono del libero arbitrio riguardo alla carriera del Paradiso.

54:6.10 (620.2) Via via che vi eleverete nell’esperienza della sopravvivenza, voi amplierete i vostri concetti universali ed estenderete il vostro orizzonte di significati e di valori; e sarete così in grado di comprendere meglio perché si permetta ad esseri come Lucifero e Satana di proseguire nella ribellione. Comprenderete anche meglio come si possa derivare un bene ultimo (se non immediato) da un male limitato nel tempo. Dopo che avrete raggiunto il Paradiso, voi sarete realmente illuminati e confortati quando ascolterete i filosofi superafici discutere e spiegare questi profondi problemi di aggiustamento universale. Ma anche allora io dubito che sarete pienamente soddisfatti nella vostra mente. Almeno io non lo fui anche quando ebbi raggiunto l’apice della filosofia universale. Io non sono giunto alla piena comprensione di queste complessità prima di essere stato assegnato ai servizi amministrativi nel superuniverso, dove per esperienza effettiva ho acquisito una capacità concettuale adeguata alla comprensione di tali problemi complessi in equità cosmica ed in filosofia spirituale. Via via che ascenderete verso il Paradiso imparerete sempre di più che molti aspetti problematici dell’amministrazione universale possono essere compresi solo dopo aver acquisito una capacità esperienziale accresciuta e un’intuizione spirituale superiore. La saggezza cosmica è essenziale per la comprensione di situazioni cosmiche.

54:6.11 (620.3) [Presentato da un Possente Messaggero con esperienza di sopravvivenza nella prima ribellione sistemica negli universi del tempo, attualmente assegnato al governo del superuniverso di Orvonton ed operante in questa materia su richiesta di Gabriele di Salvington.]

Fascicolo 55 - Le sfere di luce e vita

Il Libro di Urantia

Fascicolo 55

Le sfere di luce e vita

55:0.1 (621.1) L’ERA di luce e vita è il compimento evoluzionario finale di un mondo del tempo e dello spazio. Dai tempi iniziali dell’uomo primitivo un tale mondo abitato è passato per le ere planetarie successive — le ere anteriore e posteriore al Principe Planetario, l’era postadamica, l’era posteriore al Figlio Magistrale e l’era posteriore al Figlio di conferimento. Ed allora, grazie al ministero delle missioni planetarie successive dei Figli Istruttori Trinitari ed alle loro rivelazioni sempre più avanzate della verità divina e della saggezza cosmica, questo mondo è pronto per il compimento evoluzionario culminante, lo status stabilizzato di luce e vita. In questi sforzi per instaurare l’era planetaria finale i Figli Istruttori beneficiano dell’assistenza dei Brillanti Astri della Sera e talvolta dei Melchizedek.

55:0.2 (621.2) Quest’era di luce e vita inaugurata dai Figli Istruttori a conclusione della loro missione planetaria finale prosegue indefinitamente sui mondi abitati. Ogni stadio progressivo di status stabilizzato può essere suddiviso dalle azioni giudiziarie dei Figli Magistrali in una successione di dispensazioni; ma tutte queste azioni giudiziarie sono puramente tecniche e non modificano in alcun modo il corso degli eventi planetari.

55:0.3 (621.3) Solo i pianeti che raggiungono l’esistenza nei circuiti principali del superuniverso sono certi di una sopravvivenza perpetua, ma per quanto sappiamo questi mondi stabilizzati in luce e vita sono destinati a proseguire il loro corso per tutte le ere eterne di tutto il tempo futuro.

55:0.4 (621.4) Ci sono sette stadi nello svolgimento dell’era di luce e vita su un mondo evoluzionario, e a tale proposito si deve notare che i mondi dei mortali fusi con lo Spirito si evolvono secondo linee identiche a quelle delle serie a fusione con l’Aggiustatore. Questi sette stadi di luce e vita sono:

55:0.5 (621.5) 1. Il primo stadio o stadio planetario.

55:0.6 (621.6) 2. Il secondo stadio o stadio sistemico.

55:0.7 (621.7) 3. Il terzo stadio o stadio della costellazione.

55:0.8 (621.8) 4. Il quarto stadio o stadio dell’universo locale.

55:0.9 (621.9) 5. Il quinto stadio o stadio del settore minore.

55:0.10 (621.10) 6. Il sesto stadio o stadio del settore maggiore.

55:0.11 (621.11) 7. Il settimo stadio o stadio del superuniverso.

55:0.12 (621.12) A conclusione di questa narrazione, tali stadi di sviluppo progressivo sono descritti secondo le loro relazioni con l’organizzazione dell’universo, ma i valori planetari di un qualunque stadio possono essere raggiunti da un qualsiasi mondo del tutto indipendentemente dallo sviluppo di altri mondi o dai livelli superplanetari dell’amministrazione dell’universo.

1. Il tempio morontiale

55:1.1 (622.1) La presenza di un tempio morontiale nella capitale di un mondo abitato è la certificazione dell’ammissione di questa sfera alle ere stabilizzate di luce e vita. Prima che i Figli Istruttori lascino un mondo alla conclusione della loro missione terminale, essi inaugurano quest’epoca finale di compimento evoluzionario. Essi presiedono il giorno in cui il “sacro tempio discende sulla terra”. Questo avvenimento, che segna l’aurora dell’era di luce e vita, è sempre onorato dalla presenza personale del Figlio Paradisiaco di conferimento di quel pianeta, il quale viene ad assistere a questo grande giorno. Là, in quel tempio d’ineguagliabile bellezza, questo Figlio Paradisiaco di conferimento proclama colui che è stato a lungo Principe Planetario quale nuovo Sovrano Planetario ed investe questo fedele Figlio Lanonandek di nuovi poteri e di maggiore autorità sugli affari planetari. Anche il Sovrano del Sistema è presente e parla per confermare queste dichiarazioni.

55:1.2 (622.2) Un tempio morontiale è diviso in tre parti: al centro c’è il santuario del Figlio Paradisiaco di conferimento; a destra si trova il seggio dell’ex Principe Planetario, ora Sovrano Planetario; quando è presente nel tempio questo Figlio Lanonandek è visibile agli individui più spiritualizzati del regno; a sinistra c’è il seggio del capo in carica dei finalitari assegnati al pianeta.

55:1.3 (622.3) Sebbene si sia parlato dei templi planetari come “discendenti dal cielo”, in realtà nessun materiale viene trasportato dalla capitale del sistema. L’architettura di ogni tempio è elaborata in miniatura sulla capitale del sistema ed i Supervisori di Potere Morontiale portano successivamente questi piani approvati sul pianeta. Qui, in associazione con i Controllori Fisici Maestri, essi procedono alla costruzione del tempio morontiale in conformità alle specificazioni.

55:1.4 (622.4) Il tempio morontiale medio contiene circa trecentomila spettatori. Questi edifici non sono utilizzati per l’adorazione, per il gioco o per ricevere comunicazioni; sono riservati alle cerimonie speciali del pianeta, come le comunicazioni con il Sovrano del Sistema o con gli Altissimi, le cerimonie speciali di visualizzazione destinate a rivelare la presenza personale di esseri spirituali e la contemplazione cosmica silenziosa. Le scuole di filosofia cosmica svolgono qui le loro cerimonie di conferimento dei diplomi, ed è pure qui che i mortali del regno ricevono il riconoscimento planetario per la realizzazione di grandi servizi sociali e per altri compimenti notevoli.

55:1.5 (622.5) Un tale tempio morontiale serve anche da luogo di assemblea per assistere al trasferimento di mortali viventi all’esistenza morontiale. Poiché il tempio di traslazione è composto di materiale morontiale, non viene distrutto dalla gloria ardente del fuoco consumatore, che annienta a tal punto i corpi fisici dei mortali che sperimentano lì la fusione finale con i loro Aggiustatori divini. Su un grande pianeta questi bagliori di partenza sono quasi continui, e via via che il numero dei trasferimenti aumenta sono forniti in differenti zone del pianeta dei santuari ausiliari di vita morontiale. Non molto tempo fa io ho soggiornato su un mondo del lontano settentrione in cui erano funzionanti venticinque santuari morontiali.

55:1.6 (622.6) Sui mondi non ancora stabilizzati, pianeti senza templi morontiali, questi lampi di fusione avvengono molte volte nell’atmosfera planetaria, dove il corpo materiale di un candidato al trasferimento viene portato dalle creature intermedie e dai controllori fisici.

2. Morte e traslazione

55:2.1 (623.1) La morte fisica naturale non è un’inevitabilità umana. La maggior parte degli esseri evoluzionari evoluti, cittadini di mondi esistenti nell’era finale di luce e vita, non muore ma viene trasferita direttamente dalla vita nella carne all’esistenza morontiale.

55:2.2 (623.2) Questa esperienza di traslazione dalla vita materiale allo stato morontiale — la fusione dell’anima immortale con l’Aggiustatore interiore — aumenta con frequenza proporzionale al progresso evoluzionario del pianeta. All’inizio solo pochi mortali di ogni era raggiungono livelli di progresso spirituale che consentono la traslazione, ma con l’inizio delle ere successive dei Figli Istruttori avvengono sempre più fusioni con l’Aggiustatore prima del termine della vita, sempre più lunga, di questi mortali in progresso. E all’epoca della missione terminale dei Figli Istruttori circa un quarto di questi splendidi mortali è esente dalla morte naturale.

55:2.3 (623.3) Più tardi ancora nell’era di luce e vita le creature intermedie od i loro associati percepiscono l’avvicinarsi dello status di probabile unione dell’anima con l’Aggiustatore e lo segnalano ai guardiani del destino, i quali a loro volta comunicano queste informazioni al gruppo finalitario sotto la cui giurisdizione questo mortale dovrebbe funzionare; poi segue l’invito del Sovrano Planetario a questo mortale di abbandonare tutti gli incarichi planetari, di dire addio al suo mondo d’origine e di presentarsi nel tempio interiore del Sovrano Planetario, dove attendere il transito morontiale, il lampo di traslazione, dal dominio materiale di evoluzione al livello morontiale di progressione prespirituale.

55:2.4 (623.4) Quando la famiglia, gli amici ed il gruppo di lavoro di questo candidato alla fusione si sono riuniti nel tempio morontiale, essi vengono disposti attorno alla scena centrale dove si trovano i candidati alla fusione che frattanto conversano liberamente con i loro amici riuniti. Un cerchio di personalità celesti viene interposto per proteggere i mortali materiali dall’azione delle energie che si manifestano al momento del “lampo di vita” che libera il candidato all’ascensione dai vincoli della carne materiale, operando così su questo mortale evoluzionario tutto ciò che la morte naturale compie su coloro che sono liberati in tal modo dalla carne.

55:2.5 (623.5) Molti candidati alla fusione possono essere riuniti contemporaneamente nello spazioso tempio. Quale meraviglioso evento quando i mortali si riuniscono così per assistere all’ascensione dei loro cari nelle fiamme spirituali, e quale contrasto con le ere precedenti in cui i mortali devono affidare i loro morti all’abbraccio degli elementi terreni! Le scene dei pianti e dei lamenti caratteristiche delle epoche primitive dell’evoluzione umana sono ora rimpiazzate da una gioia estatica e dal più sublime entusiasmo quando questi mortali che conoscono Dio dicono temporaneamente addio ai loro cari e sono dissociati dai loro vincoli materiali grazie alle fiamme spirituali di struggente grandiosità e di gloria ascendente. Sui mondi stabilizzati in luce e vita i “funerali” sono occasioni di gioia suprema, di soddisfazione profonda e di speranza inesprimibile.

55:2.6 (623.6) Le anime di questi mortali in progresso sono sempre più colme di fede, di speranza e di certezza. Lo spirito che pervade coloro che si riuniscono attorno al santuario di traslazione assomiglia a quello degli amici e dei parenti festosi che si riuniscono per assistere al conferimento di un diploma ad un membro del loro gruppo o al conferimento di una grande onorificenza ad uno del loro ordine. E sarebbe certamente vantaggioso se i mortali meno evoluti imparassero a considerare la morte naturale con un po’ di questa stessa gioia ed allegria.

55:2.7 (624.1) Gli osservatori mortali non possono vedere nulla dei loro compagni trasferiti dopo il lampo di fusione. Queste anime trasferite vanno, per transito a mezzo degli Aggiustatori, direttamente nella sala di risurrezione del mondo appropriato di educazione morontiale. Le operazioni concernenti la traslazione di esseri umani viventi al mondo morontiale sono sotto la supervisione di un arcangelo che fu assegnato a tale mondo il giorno in cui esso fu stabilizzato in luce e vita.

55:2.8 (624.2) Quando un mondo raggiunge il quarto stadio di luce e vita, più della metà dei mortali lascia il pianeta mediante traslazione dai viventi. Tale diminuzione delle morti prosegue continuamente, ma io non conosco alcun sistema i cui mondi abitati, anche se stabilizzati da lungo tempo nella vita, siano interamente esenti dalla morte naturale come tecnica per sfuggire ai vincoli della carne. E fino a quando questo stato superiore di evoluzione planetaria non è uniformemente raggiunto, i mondi di preparazione morontiale dell’universo locale devono continuare a servire come sfere educative e culturali per i progressori morontiali in evoluzione. L’eliminazione della morte è teoricamente possibile, ma da quanto ho osservato non si è ancora verificata. Forse un tale status potrà essere raggiunto nei lontani periodi delle epoche successive del settimo stadio di vita planetaria stabilizzata.

55:2.9 (624.3) Le anime trasferite durante le ere fiorenti delle sfere stabilizzate non passano per i mondi delle dimore, né soggiornano come studenti sui mondi morontiali del sistema o della costellazione. Esse non passano per nessuna delle prime fasi della vita morontiale. Esse sono i soli mortali ascendenti che pressoché evitano la transizione morontiale dall’esistenza materiale allo status semispirituale. L’esperienza iniziale di tali mortali presi dal Figlio nella loro carriera ascendente avviene nei servizi dei mondi di progressione della capitale dell’universo locale. E da questi mondi di studio di Salvington essi ritornano come insegnanti negli stessi mondi per i quali non sono passati, dirigendosi poi all’interno verso il Paradiso per la via stabilita dell’ascensione mortale.

55:2.10 (624.4) Se solo poteste visitare un pianeta ad uno stadio avanzato di sviluppo, cogliereste subito le ragioni che motivano l’accoglimento differenziato dei mortali ascendenti sui mondi delle dimore e sui mondi morontiali superiori. Comprendereste facilmente che degli esseri provenienti da tali sfere altamente evolute sono preparati a riprendere la loro ascensione al Paradiso molto prima di un mortale medio che arriva da un mondo disordinato ed arretrato come Urantia.

55:2.11 (624.5) Indipendentemente dal livello di realizzazione planetaria con cui gli esseri umani possono ascendere ai mondi morontiali, le sette sfere delle dimore offrono loro ampie opportunità di acquisire per esperienza, in qualità d’insegnanti-studenti, tutto ciò che non hanno sperimentato per lo status avanzato dei loro pianeti natali.

55:2.12 (624.6) L’universo è infallibile nell’applicazione di queste tecniche equilibratrici destinate ad assicurare che nessun ascendente sia privato di alcunché di essenziale alla sua esperienza d’ascensione.

3. Le epoche d’oro

55:3.1 (624.7) Durante quest’era di luce e vita il mondo gode di una prosperità crescente sotto il governo paterno del Sovrano Planetario. In questi tempi i mondi progrediscono sotto l’impulso di un solo linguaggio, di una sola religione e, sulle sfere normali, di una sola razza. Ma quest’era non è perfetta. Questi mondi hanno ancora ospedali bene attrezzati, cliniche per la cura degli ammalati. Vi sussistono ancora i problemi della cura delle ferite accidentali e le infermità inevitabili che accompagnano il decadimento della vecchiaia e i disturbi della senilità. La malattia non è ancora stata vinta del tutto, né gli animali terrestri sono stati perfettamente sottomessi. Tuttavia, a paragone dei tempi iniziali dell’uomo primitivo durante l’era precedente al Principe Planetario, questi mondi sono simili al Paradiso. Se poteste essere trasportati improvvisamente su un pianeta a questo stadio di sviluppo, voi definireste istintivamente tale regno come il cielo in terra.

55:3.2 (625.1) Un governo umano nella conduzione degli affari materiali continua a funzionare per tutta quest’era di relativo progresso e perfezione. Le attività pubbliche di un mondo al primo stadio di luce e vita che ho recentemente visitato erano finanziate mediante la tecnica della decima. Ogni lavoratore adulto — e tutti i cittadini validi lavorano a qualcosa — pagava il dieci per cento del suo reddito o dei suoi prodotti al tesoro pubblico, e ciò veniva impiegato come segue:

55:3.3 (625.2) 1. Il tre per cento era speso nella promozione della verità — scienza, educazione e filosofia.

55:3.4 (625.3) 2. Il tre per cento era dedicato alla bellezza — gioco, ricreazione sociale ed arte.

55:3.5 (625.4) 3. Il tre per cento era destinato alla bontà — servizio sociale, altruismo e religione.

55:3.6 (625.5) 4. L’uno per cento era assegnato alle riserve per l’assicurazione contro il rischio d’incapacità al lavoro risultante da incidenti, malattie, vecchiaia o disastri inevitabili.

55:3.7 (625.6) Le risorse naturali di questo pianeta erano amministrate come possessi sociali, come proprietà della comunità.

55:3.8 (625.7) In questo mondo l’onore più grande conferito ad un cittadino era l’ordine del “servizio supremo”, il solo titolo di riconoscimento ad essere attribuito nel tempio morontiale. Questo riconoscimento era concesso a coloro che si erano distinti a lungo in qualche fase della scoperta supermateriale o del servizio sociale planetario.

55:3.9 (625.8) La maggior parte degli incarichi sociali ed amministrativi erano ricoperti congiuntamente da uomini e da donne. Anche la maggior parte dell’insegnamento era dato congiuntamente; similmente tutte le responsabilità giudiziarie erano assunte da coppie associate simili.

55:3.10 (625.9) Su questi mondi stupendi il periodo di fecondità non è molto prolungato. Non è bene che vi siano troppi anni di differenza d’età in una famiglia con bambini. Quando sono vicini d’età i bambini sono in grado di contribuire molto di più alla loro reciproca formazione. E su questi pianeti essi sono magnificamente educati con sistemi competitivi d’impegno assiduo nei campi e nei settori avanzati di diverso compimento nel dominio della verità, della bellezza e della bontà. Ma non temete, anche tali sfere glorificate presentano abbondanza di male, reale e potenziale, che stimola a scegliere tra la verità e l’errore, tra il bene ed il male, tra il peccato e la rettitudine.

55:3.11 (625.10) Tuttavia c’è una penalità certa ed inevitabile connessa con l’esistenza umana su tali pianeti evoluzionari avanzati. Quando un mondo stabilizzato progredisce oltre il terzo stadio di luce e vita, tutti gli ascendenti sono destinati, prima di raggiungere il settore minore, a ricevere un qualche tipo di assegnazione temporanea su un pianeta che sta passando per gli stadi primitivi di evoluzione.

55:3.12 (626.1) Ognuna di queste ere successive rappresenta crescenti successi in tutte le fasi della realizzazione planetaria. Nell’era iniziale di luce la rivelazione della verità fu ampliata fino ad abbracciare le attività dell’universo degli universi, mentre lo studio della Deità della seconda era è il tentativo di apprendere a fondo il concetto proteiforme della natura, della missione, del ministero, delle associazioni, dell’origine e del destino dei Figli Creatori, il primo livello di Dio il Settuplo.

55:3.13 (626.2) Un pianeta della dimensione di Urantia, quando è abbastanza ben stabilizzato, ha circa cento sottocentri amministrativi. Questi centri subordinati sono presieduti da uno dei seguenti gruppi di amministratori qualificati:

55:3.14 (626.3) 1. Giovani Figli e Figlie Materiali portati dalla capitale del sistema per agire da assistenti all’Adamo e all’Eva che governano.

55:3.15 (626.4) 2. La progenie del gruppo semimortale del Principe Planetario procreata su certi mondi per assumere questa ed altre responsabilità similari.

55:3.16 (626.5) 3. La progenie planetaria diretta di Adamo ed Eva.

55:3.17 (626.6) 4. Creature intermedie materializzate ed umanizzate.

55:3.18 (626.7) 5. Mortali aventi status di fusione con l’Aggiustatore i quali, su loro stessa richiesta, sono temporaneamente dispensati dalla traslazione per ordine dell’Aggiustatore Personalizzato, capo a livello universale, allo scopo di poter proseguire sul pianeta in certi importanti incarichi amministrativi.

55:3.19 (626.8) 6. Mortali specialmente preparati nelle scuole planetarie d’amministrazione e che hanno anche ricevuto l’ordine del servizio supremo nel tempio morontiale.

55:3.20 (626.9) 7. Certe commissioni elettive di tre cittadini adeguatamente qualificati, che sono talvolta scelti dalla cittadinanza sotto la direzione del Sovrano Planetario secondo la loro capacità specifica di portare a compimento un determinato compito, necessario in quel particolare settore planetario.

55:3.21 (626.10) La grande difficoltà che incontra Urantia per raggiungere l’alto destino planetario di luce e vita deriva dai problemi della malattia, della degenerazione, della guerra, delle razze multicolori e del multilinguismo.

55:3.22 (626.11) Nessun mondo evoluzionario può sperare di progredire oltre il primo stadio di stabilizzazione nella luce senza aver raggiunto un unico linguaggio, una sola religione ed una sola filosofia. Essere di una sola razza facilita grandemente questo risultato, ma la pluralità di popoli di Urantia non preclude il raggiungimento di stadi superiori.

4. Aggiustamenti amministrativi

55:4.1 (626.12) Negli stadi successivi d’esistenza stabilizzata i mondi abitati fanno progressi meravigliosi sotto la saggia e benevola amministrazione dei volontari del Corpo della Finalità, ascendenti che hanno raggiunto il Paradiso e che sono tornati per aiutare i loro fratelli nella carne. Questi finalitari collaborano attivamente con i Figli Istruttori Trinitari, ma non iniziano la loro reale partecipazione negli affari del mondo prima dell’apparizione sulla terra del tempio morontiale.

55:4.2 (626.13) Dopo l’inizio formale del ministero planetario del Corpo della Finalità, la maggior parte delle schiere celesti si ritira, ma i guardiani serafici del destino proseguono il loro ministero personale verso i mortali che progrediscono nella luce. In verità questi angeli arrivano in numero sempre crescente durante tutto il periodo delle ere stabilizzate, in quanto gruppi sempre più numerosi di esseri umani raggiungono il terzo cerchio cosmico di realizzazione mortale coordinata nel breve periodo di vita planetaria.

55:4.3 (627.1) Questo è soltanto il primo degli aggiustamenti amministrativi susseguenti che accompagnano lo svolgimento delle ere successive le quali, via via che i mondi abitati passano dal primo al settimo stadio d’esistenza stabilizzata, sono caratterizzati da compimenti sempre più brillanti.

55:4.4 (627.2) 1. Il primo stadio di luce e vita. Un mondo in questo stadio iniziale di stabilizzazione è amministrato da tre governanti:

55:4.5 (627.3) a. Il Sovrano Planetario direttamente consigliato da un Figlio Istruttore della Trinità, con tutta probabilità il capo dell’ultimo corpo di questi Figli ad aver operato sul pianeta.

55:4.6 (627.4) b. Il capo del corpo planetario dei finalitari.

55:4.7 (627.5) c. Adamo ed Eva, che operano congiuntamente come unificatori del duplice comando del Principe-Sovrano e del capo dei finalitari.

55:4.8 (627.6) Le creature intermedie eminenti e liberate agiscono da interpreti per i guardiani serafici ed i finalitari. Uno degli ultimi atti dei Figli Istruttori Trinitari nella loro missione terminale è quello di liberare gli intermedi del regno e di promuoverli (o di ristabilirli) allo status planetario avanzato, assegnandoli a posti di responsabilità nella nuova amministrazione della sfera stabilizzata. Nel campo della vista umana sono già stati apportati tali cambiamenti da rendere capaci i mortali di riconoscere questi cugini fino ad allora invisibili del regime adamico iniziale. Ciò è reso possibile dalle scoperte finali della scienza fisica in collegamento con le accresciute funzioni planetarie dei Controllori Fisici Maestri.

55:4.9 (627.7) Il Sovrano del Sistema ha autorità per liberare le creature intermedie in qualsiasi momento dopo il primo stadio di stabilizzazione, affinché possano umanizzarsi nei livelli morontiali con l’aiuto dei Portatori di Vita e dei controllori fisici e, dopo aver ricevuto gli Aggiustatori di Pensiero, possano partire per la loro ascensione al Paradiso.

55:4.10 (627.8) Nel terzo stadio ed in quelli successivi, certi intermedi sono ancora operanti, soprattutto come personalità di contatto per i finalitari, ma via via che si entra in ogni stadio di luce e vita, nuovi ordini di ministri di collegamento rimpiazzano in larga misura gli intermedi; molto pochi di loro rimangono oltre il quarto stadio di luce. Il settimo stadio vedrà l’arrivo dei primi ministri absoniti provenienti dal Paradiso per servire al posto di certe creature dell’universo.

55:4.11 (627.9) 2. Il secondo stadio di luce e vita. Quest’epoca è segnalata sui mondi dall’arrivo di un Portatore di Vita che diventa il consigliere volontario dei governanti planetari in merito ai nuovi sforzi per purificare e stabilizzare la razza mortale. In tal modo i Portatori di Vita partecipano attivamente all’ulteriore evoluzione della razza umana — fisicamente, socialmente ed economicamente. Essi estendono poi la loro supervisione ad una maggiore purificazione dei ceppi umani, con la drastica eliminazione dei restanti elementi ritardati esistenti con un potenziale inferiore di natura intellettuale, filosofica, cosmica e spirituale. Coloro che progettano ed impiantano la vita su un mondo abitato sono pienamente qualificati per consigliare i Figli e le Figlie Materiali, i quali hanno l’autorità indiscussa e completa per depurare la razza in evoluzione da tutte le influenze nocive.

55:4.12 (627.10) A partire dal secondo stadio e per tutta la carriera di un pianeta stabilizzato i Figli Istruttori servono come consiglieri per i finalitari. Durante queste missioni essi servono come volontari e non su incarico; e servono esclusivamente con il corpo finalitario, salvo che possono, con il consenso del Sovrano del Sistema, essere presi come consiglieri dall’Adamo e dall’Eva Planetari.

55:4.13 (628.1) 3. Il terzo stadio di luce e vita. Durante quest’epoca i mondi abitati giungono ad un nuovo concetto degli Antichi dei Giorni, la seconda fase di Dio il Settuplo, ed i rappresentanti di questi governanti di superuniverso entrano in nuove relazioni con l’amministrazione planetaria.

55:4.14 (628.2) In ciascuna era successiva d’esistenza stabilizzata i finalitari operano con capacità sempre crescenti. Esiste uno stretto collegamento operativo tra i finalitari, gli Astri della Sera (i superangeli) ed i Figli Istruttori Trinitari.

55:4.15 (628.3) Durante quest’era o quella successiva un Figlio Istruttore, assistito dal quartetto di spiriti tutelari, diviene l’addetto del capo esecutivo mortale eletto, il quale diventa ora l’associato del Sovrano Planetario come amministratore congiunto degli affari del mondo. Questi capi esecutivi mortali servono per venticinque anni del tempo planetario; tale nuovo sviluppo facilita l’Adamo e l’Eva Planetari, durante le ere susseguenti, nell’assicurarsi la liberazione dal mondo in cui sono stati incaricati così a lungo.

55:4.16 (628.4) I quartetti di spiriti tutelari sono composti dal capo serafico della sfera, dal consigliere secorafico superuniversale, dall’arcangelo delle traslazioni e dall’onniafino che agisce come rappresentante personale della Sentinella Incaricata stazionata sulla capitale del sistema. Ma questi consiglieri non offrono mai consigli se non sono loro richiesti.

55:4.17 (628.5) 4. Il quarto stadio di luce e vita. Sui mondi i Figli Istruttori Trinitari appaiono in nuovi ruoli. Assistiti dai figli trinitizzati da creature da lungo tempo associati al loro ordine, essi vengono ora sui mondi come consiglieri e consulenti volontari del Sovrano Planetario e dei suoi associati. Tali coppie — figli trinitizzati del Paradiso-Havona e figli trinitizzati da ascendenti — rappresentano punti di vista universali differenti ed esperienze personali diverse che sono estremamente utili ai governanti planetari.

55:4.18 (628.6) In ogni momento dopo quest’era l’Adamo e l’Eva Planetari possono presentare istanza al Figlio Creatore Sovrano per essere sollevati dagli incarichi planetari allo scopo d’iniziare la loro ascensione al Paradiso. Oppure possono rimanere sul pianeta come direttori dell’ordine appena apparso di una società di crescente spiritualità, composta da mortali avanzati che si sforzano di comprendere gli insegnamenti filosofici dei finalitari, insegnamenti esposti dai Brillanti Astri della Sera che sono ora assegnati a questi mondi per collaborare in coppia con i seconafini venuti dalla capitale del superuniverso.

55:4.19 (628.7) I finalitari si occupano principalmente d’iniziare le nuove attività supermateriali della società — sociali, culturali, filosofiche, cosmiche e spirituali. Per quanto noi possiamo discernere, essi proseguiranno questo ministero molto a lungo nella settima epoca di stabilità evoluzionaria, quando probabilmente potranno andare ad esercitarlo nello spazio esterno. In tal caso noi congetturiamo che i loro posti potrebbero essere presi da esseri absoniti provenienti dal Paradiso.

55:4.20 (628.8) 5. Il quinto stadio di luce e vita. I raggiustamenti di questo stadio d’esistenza stabilizzata concernono quasi interamente il campo fisico ed interessano principalmente i Controllori Fisici Maestri.

55:4.21 (628.9) 6. Il sesto stadio di luce e vita vede lo sviluppo di nuove funzioni dei circuiti mentali del regno. La saggezza cosmica sembra divenire parte costitutiva del ministero universale della mente.

55:4.22 (628.10) 7. Il settimo stadio di luce e vita. Molto presto nella settima epoca, all’Istruttore della Trinità consigliere del Sovrano Planetario è aggiunto un consigliere volontario inviato dagli Antichi dei Giorni, e successivamente vi si aggiungerà un terzo consulente inviato dall’Esecutivo Supremo del superuniverso.

55:4.23 (629.1) Durante quest’epoca, se non prima, Adamo ed Eva sono sempre sollevati dagli incarichi planetari. Se c’è un Figlio Materiale nel corpo finalitario, questi può diventare l’associato del capo esecutivo mortale, e talvolta è un Melchizedek che si offre volontario per operare in questa funzione. Se tra i finalitari c’è un intermedio, tutti i membri di quell’ordine rimasti sul pianeta sono immediatamente liberati.

55:4.24 (629.2) Dopo essere stati sollevati dal loro incarico millenario, un Adamo ed un’Eva Planetari possono scegliere le carriere seguenti:

55:4.25 (629.3) 1. Possono ottenere di lasciare il pianeta e di partire immediatamente dalla capitale dell’universo per la carriera del Paradiso, ricevendo degli Aggiustatori di Pensiero alla conclusione della loro esperienza morontiale.

55:4.26 (629.4) 2. Molto spesso un Adamo ed un’Eva Planetari riceveranno degli Aggiustatori mentre servono ancora su un mondo stabilizzato nella luce, in concomitanza con il ricevimento di Aggiustatori da parte di alcuni dei loro figli di linea diretta importati che si sono offerti volontari per un periodo di servizio planetario. Successivamente essi possono andare tutti nella capitale dell’universo ed iniziarvi la carriera del Paradiso.

55:4.27 (629.5) 3. Un Adamo ed un’Eva Planetari possono scegliere — come fanno alcuni Figli e Figlie Materiali della capitale del sistema — di andare direttamente nel mondo midsonito per un breve soggiorno e ricevere qui i loro Aggiustatori.

55:4.28 (629.6) 4. Possono decidere di ritornare nella capitale del sistema ed occupare lì, per un certo tempo, alcuni seggi alla corte suprema; dopo questo servizio essi riceveranno degli Aggiustatori e cominceranno l’ascensione al Paradiso.

55:4.29 (629.7) 5. Possono scegliere di ritornare ai loro incarichi amministrativi nel loro mondo natale onde servire per un certo tempo come insegnanti ed essere abitati dall’Aggiustatore al momento del trasferimento alla capitale dell’universo.

55:4.30 (629.8) Durante tutte queste epoche i Figli e le Figlie Materiali importati come assistenti esercitano un’enorme influenza sugli ordini sociali ed economici in progresso. Essi sono potenzialmente immortali, almeno fino al momento in cui scelgono di umanizzarsi, di ricevere degli Aggiustatori e di partire per il Paradiso.

55:4.31 (629.9) Sui mondi evoluzionari un essere deve umanizzarsi per ricevere un Aggiustatore di Pensiero. Tutti i membri ascendenti del Corpo Mortale di Finalitari sono stati abitati da Aggiustatori e si sono fusi con loro ad eccezione dei serafini. Al momento di essere arruolati in questo corpo costoro sono abitati da un altro tipo di spirito del Padre.

5. L’apice dello sviluppo materiale

55:5.1 (629.10) Le creature mortali che vivono su un mondo isolato colpito dal peccato, dominato dal male e tanto egoistico come Urantia, possono difficilmente concepire la perfezione fisica, la conquista intellettuale e lo sviluppo spirituale che caratterizzano queste epoche avanzate di evoluzione su una sfera senza peccato.

55:5.2 (629.11) Gli stadi avanzati di un mondo stabilizzato in luce e vita rappresentano l’apice dello sviluppo materiale evoluzionario. Su questi colti mondi l’ozio e le frizioni delle ere primitive iniziali non sussistono più. La povertà e la disuguaglianza sociale sono quasi svanite, la degenerazione è scomparsa e la delinquenza si osserva raramente. La follia ha praticamente cessato di esistere e la debolezza mentale è una rarità.

55:5.3 (629.12) La condizione economica, sociale ed amministrativa di questi mondi è di un ordine elevato e perfezionato. La scienza, l’arte e l’industria fioriscono, e la società è un meccanismo tranquillamente operante di alta realizzazione materiale, intellettuale e culturale. L’industria è stata in larga parte orientata a servire gli scopi più elevati di questa stupenda civiltà. La vita economica di un simile mondo è divenuta etica.

55:5.4 (630.1) La guerra è divenuta materia di storia e non ci sono più eserciti né forze di polizia. Il governo sta gradualmente scomparendo. L’autocontrollo sta rendendo lentamente obsolete le leggi stabilite dagli uomini. L’estensione del governo civile e dei regolamenti statutari in uno stadio intermedio di civiltà in progresso è inversamente proporzionale alla moralità e alla spiritualità della cittadinanza.

55:5.5 (630.2) Le scuole sono molto migliorate e sono dedite all’educazione della mente e all’espansione dell’anima. I centri artistici sono squisiti e le organizzazioni musicali sono splendide. I templi di culto con le loro scuole associate di filosofia e di religione esperienziale sono creazioni piene di bellezza e di grandiosità. Le arene all’aperto per le assemblee di culto sono egualmente sublimi nella semplicità del loro arredo artistico.

55:5.6 (630.3) Gli impianti per i giochi di competizione, l’umorismo e le altre fasi di realizzazione personale e di gruppo sono ampi ed appropriati. Un aspetto speciale delle attività competitive su un mondo così altamente colto concerne gli sforzi individuali e collettivi per eccellere nelle scienze e nella filosofia della cosmologia. La letteratura e l’arte oratoria fioriscono ed il linguaggio è migliorato al punto da simbolizzare concetti come pure da esprimere idee. La vita è di una semplicità distensiva; l’uomo ha finalmente coordinato uno stato elevato di sviluppo meccanico con un compimento intellettuale stimolante ed ha dominato entrambi con una squisita realizzazione spirituale. La ricerca della felicità è un’esperienza di gioia e di soddisfazione.

6. Il mortale individuale

55:6.1 (630.4) Via via che i mondi progrediscono nello status stabilizzato di luce e vita la società diviene sempre più pacifica. L’individuo, pur non meno indipendente e dedito alla sua famiglia, è divenuto più altruista e fraterno.

55:6.2 (630.5) Su Urantia, e nelle condizioni in cui siete, voi potete apprezzare poco lo stato avanzato e la natura progressiva delle razze illuminate di tali mondi perfezionati. Queste genti sono la fioritura delle razze evoluzionarie. Ma tali esseri sono ancora mortali; essi continuano a respirare, mangiare, bere e dormire. Questa grande evoluzione non è il cielo, ma è un’anticipazione sublime dei divini mondi dell’ascensione al Paradiso.

55:6.3 (630.6) Su un mondo normale l’idoneità biologica della razza umana, durante le epoche postadamiche, era stata portata da lungo tempo ad un alto livello. Ora l’evoluzione fisica dell’uomo continua di era in era per tutte le ere stabilizzate. La vista e l’udito si estendono. Oramai il numero degli abitanti è divenuto stazionario. La riproduzione è regolamentata secondo le necessità planetarie e la dotazione ereditaria è innata. I mortali di un pianeta durante quest’era sono suddivisi in gruppi, da cinque a dieci, ed i gruppi inferiori hanno il permesso di procreare solo la metà dei figli dei gruppi superiori. Il continuo miglioramento di una tale razza meravigliosa durante tutta l’era di luce e vita è prevalentemente un problema di riproduzione selettiva di quelle linee razziali che mostrano qualità superiori di natura sociale, filosofica, cosmica e spirituale.

55:6.4 (630.7) Gli Aggiustatori continuano ad arrivare come nelle ere evoluzionarie precedenti, e con il passare delle epoche i mortali sono sempre più capaci di comunicare con il frammento interiore del Padre. Durante gli stadi di sviluppo embrionale e prespirituale gli spiriti aiutanti della mente operano ancora. Lo Spirito Santo ed il ministero degli angeli sono ancora più efficaci via via che si sperimentano le epoche successive di vita stabilizzata. Nel quarto stadio di luce e vita i mortali avanzati sembrano fare esperienza di un considerevole contatto cosciente con la presenza spirituale dello Spirito Maestro avente giurisdizione sul superuniverso, mentre la filosofia di un tale mondo è focalizzata sul tentativo di comprendere le nuove rivelazioni di Dio il Supremo. Più della metà degli abitanti umani sui pianeti che godono di questo status avanzato fanno l’esperienza della traslazione allo stato morontiale dai viventi. Proprio così: “le cose vecchie scompaiono; ecco, tutte le cose divengono nuove.”

55:6.5 (631.1) Noi stimiamo che l’evoluzione fisica avrà raggiunto il suo pieno sviluppo alla fine della quinta epoca dell’era di luce e vita. Osserviamo che i limiti superiori di sviluppo spirituale associato alla mente umana in evoluzione sono determinati dal livello di fusione con l’Aggiustatore in cui si congiungono i valori morontiali ed i significati cosmici. Ma per quanto riguarda la saggezza, anche se in realtà non lo sappiamo, noi ipotizziamo che non ci possa mai essere un limite all’evoluzione intellettuale e all’acquisizione della saggezza stessa. Su un mondo al settimo stadio la saggezza può esaurire i potenziali materiali, entrare nella visione della mota ed infine anche nel gusto della grandezza absonita.

55:6.6 (631.2) Noi osserviamo che su questi mondi altamente evoluti che sono da lungo tempo nel settimo stadio, gli esseri umani imparano completamente la lingua dell’universo locale prima di essere trasferiti. Ed io ho visitato alcuni antichissimi pianeti dove degli abandontari insegnavano ai mortali più anziani la lingua del superuniverso. Su questi mondi ho osservato la tecnica con cui le personalità absonite rivelano la presenza dei finalitari nel tempio morontiale.

55:6.7 (631.3) Questa è la storia dello stupendo coronamento degli sforzi dei mortali sui mondi evoluzionari. Tutto ciò avviene prima ancora che gli esseri umani inizino la loro carriera morontiale; tutto questo splendido sviluppo è raggiungibile dai mortali materiali sui mondi abitati, il primissimo stadio di quella carriera eterna ed incomprensibile d’ascensione al Paradiso e di raggiungimento della divinità.

55:6.8 (631.4) Ma vi è possibile immaginare quale tipo di mortali evoluzionari stiano ora provenendo dai mondi che sono stati a lungo nella settima epoca di stabilizzazione in luce e vita? Sono esseri come questi che vanno sui mondi morontiali della capitale dell’universo locale per iniziarvi la loro carriera d’ascensione.

55:6.9 (631.5) Se i mortali dello sconvolto Urantia potessero solo vedere uno di questi mondi più avanzati stabilizzati da lungo tempo in luce e vita, non metterebbero mai più in dubbio la saggezza del piano evoluzionario della creazione. Anche se la progressione eterna delle creature non avesse futuro, le stupende realizzazioni evoluzionarie delle razze mortali su tali mondi stabilizzati di compimento perfezionato giustificherebbero ampiamente la creazione dell’uomo sui mondi del tempo e dello spazio.

55:6.10 (631.6) Noi riflettiamo spesso su questo: se il grande universo fosse stabilizzato in luce e vita, gli squisiti ascendenti mortali sarebbero ancora destinati al Corpo della Finalità? Ma noi non lo sappiamo.

7. Il primo stadio o stadio planetario

55:7.1 (631.7) Quest’epoca si estende dall’apparizione del tempio morontiale nel nuovo quartier generale del pianeta fino al momento della stabilizzazione dell’intero sistema in luce e vita. Quest’era è inaugurata dai Figli Istruttori Trinitari al termine delle loro missioni successive nel mondo, quando il Principe Planetario è elevato allo status di Sovrano Planetario per ordine e alla presenza personale del Figlio Paradisiaco di conferimento di quella sfera. In concomitanza con ciò, i finalitari iniziano la loro partecipazione attiva agli affari planetari.

55:7.2 (632.1) Secondo le apparenze esterne e visibili i governanti o direttori effettivi di un tale mondo stabilizzato in luce e vita sono il Figlio e la Figlia Materiali, l’Adamo e l’Eva Planetari. I finalitari sono invisibili, come pure il Principe Sovrano, salvo quando è nel tempio morontiale. Gli effettivi capi letterali del regime planetario sono quindi il Figlio e la Figlia Materiali. È la conoscenza di questo assetto che ha dato prestigio all’idea di re e di regine in tutti i regni dell’universo. Ed i re e le regine costituiscono un gran successo in queste circostanze ideali, quando un mondo può disporre che queste alte personalità agiscano per conto di governanti ancora più elevati ma invisibili.

55:7.3 (632.2) Quando quest’era sarà raggiunta sul vostro mondo, non c’è dubbio che Machiventa Melchizedek, attualmente Principe Planetario vicegerente di Urantia, occuperà il seggio di Sovrano Planetario. E su Jerusem s’ipotizza da lungo tempo che egli sarà accompagnato da un figlio e da una figlia dell’Adamo e dell’Eva di Urantia che sono ora trattenuti su Edentia come pupilli degli Altissimi di Norlatiadek. Questi figli di Adamo potrebbero così servire su Urantia in associazione con il Melchizedek Sovrano, poiché sono stati privati dei poteri procreatori circa 37.000 anni orsono quando abbandonarono i loro corpi materiali su Urantia per prepararsi al transito su Edentia.

55:7.4 (632.3) Quest’era stabilizzata continua fino a quando ogni pianeta abitato del sistema raggiunge l’era di stabilizzazione. Ed allora, quando il mondo più giovane — l’ultimo a raggiungere la luce e la vita — ha fatto l’esperienza di questa stabilizzazione per un millennio del tempo sistemico, l’intero sistema acquisisce lo status stabilizzato ed i singoli mondi entrano nell’epoca sistemica dell’era di luce e vita.

8. Il secondo stadio o stadio del sistema

55:8.1 (632.4) Quando un intero sistema si stabilizza nella vita, viene inaugurato un nuovo ordine di governo. I Sovrani Planetari divengono membri del conclave del sistema, e questo nuovo corpo amministrativo, sottomesso al veto dei Padri della Costellazione, dispone di un’autorità suprema. Un tale sistema di mondi abitati diviene praticamente autogovernato. Sul mondo capitale è costituita l’assemblea legislativa del sistema ed ogni pianeta v’invia i suoi dieci rappresentanti. Sulle capitali sistemiche sono ora istituiti dei tribunali e soltanto gli appelli sono giudicati nella capitale dell’universo.

55:8.2 (632.5) Con la stabilizzazione del sistema la Sentinella Incaricata, rappresentante dell’Esecutivo Supremo del superuniverso, diviene il consigliere volontario presso la corte suprema del sistema ed il presidente effettivo della nuova assemblea legislativa.

55:8.3 (632.6) Dopo la stabilizzazione di un intero sistema in luce e vita i Sovrani del Sistema non si succedono più. Un tale sovrano rimane in perpetuo alla testa del suo sistema. I sovrani assistenti continuano a cambiare come nelle ere precedenti.

55:8.4 (632.7) Durante quest’epoca di stabilizzazione i midsonitari vengono per la prima volta dai mondi capitale dell’universo in cui soggiornano per agire come consiglieri presso le assemblee legislative e come consulenti presso i tribunali giudiziari. Questi midsonitari proseguono anche certi sforzi per inserire nuovi significati di mota di valore supremo nelle iniziative educative che essi patrocinano congiuntamente con i finalitari. Quello che i Figli Materiali hanno fatto per le razze mortali sotto l’aspetto biologico, le creature midsonite fanno ora per questi umani unificati e glorificati nei domini in continuo progresso della filosofia e del pensiero spiritualizzato.

55:8.5 (633.1) Sui mondi abitati i Figli Istruttori divengono i collaboratori volontari dei finalitari, e questi stessi Figli Istruttori accompagnano i finalitari anche sui mondi delle dimore quando quelle sfere, dopo che un intero sistema è stabilizzato in luce e vita, cessano di essere utilizzate come mondi differenziati d’accoglienza. Questo è vero almeno nell’epoca in cui tutta la costellazione si è evoluta in tal modo. Ma non vi sono gruppi così avanzati in Nebadon.

55:8.6 (633.2) Noi non siamo autorizzati a rivelare la natura del lavoro dei finalitari cui sarà assegnata la supervisione di questi mondi delle dimore riconsacrati. Voi siete tuttavia già stati informati che esistono in tutti gli universi vari tipi di creature intelligenti che non sono stati descritti in queste narrazioni.

55:8.7 (633.3) Ed ora, via via che i sistemi si stabilizzano uno dopo l’altro nella luce in virtù del progresso dei mondi che li compongono, giunge il momento in cui l’ultimo sistema di una data costellazione raggiunge la stabilizzazione, e gli amministratori dell’universo — il Figlio Maestro, l’Unione dei Giorni ed il Radioso Astro del Mattino — arrivano sulla capitale della costellazione per proclamare gli Altissimi come governanti indiscussi della nuova famiglia perfezionata di cento sistemi stabilizzati di mondi abitati.

9. Il terzo stadio o stadio della costellazione

55:9.1 (633.4) L’unificazione di un’intera costellazione di sistemi stabilizzati è accompagnata da nuove ripartizioni dell’autorità esecutiva e da ulteriori raggiustamenti dell’amministrazione dell’universo. Quest’epoca vede dei compimenti avanzati su tutti i mondi abitati, ma è particolarmente caratterizzata da raggiustamenti sulla capitale della costellazione, con notevoli cambiamenti nei rapporti sia con la supervisione del sistema che con il governo dell’universo locale. Durante quest’era molte attività della costellazione e dell’universo sono trasferite sulle capitali dei sistemi, ed i rappresentanti del superuniverso stabiliscono nuove e più strette relazioni con i governanti dei pianeti, dei sistemi e degli universi. In concomitanza con queste nuove associazioni, certi amministratori del superuniverso si stabiliscono sulle capitali delle costellazioni come consiglieri volontari degli Altissimi Padri.

55:9.2 (633.5) Quando una costellazione è stabilizzata in tal modo nella luce, la funzione legislativa cessa ed è sostituita dall’assemblea dei Sovrani di Sistema, presieduta dagli Altissimi. Ora, per la prima volta, questi gruppi amministrativi trattano direttamente con il governo del superuniverso in materie concernenti le relazioni con Havona ed il Paradiso. Per il resto la costellazione resta collegata all’universo locale come in precedenza. Da uno stadio all’altro della vita stabilizzata gli univitatia continuano ad amministrare i mondi morontiali della costellazione.

55:9.3 (633.6) Con il passare delle ere i Padri della Costellazione assumono sempre di più il controllo dei dettagli amministrativi o delle funzioni di supervisione che erano precedentemente concentrati nella capitale dell’universo. Al raggiungimento del sesto stadio di stabilizzazione queste costellazioni unificate avranno acquisito la posizione di un’autonomia pressoché completa. L’entrata nel settimo stadio di stabilizzazione vedrà senza dubbio l’elevazione di questi governanti alla dignità stessa indicata dai loro nomi, gli Altissimi. A tutti gli effetti le costellazioni tratteranno allora direttamente con i governanti del superuniverso, mentre il governo dell’universo locale si estenderà per abbracciare le responsabilità di nuovi obblighi di fronte al grande universo.

10. Il quarto stadio o stadio dell’universo locale

55:10.1 (634.1) Quando un universo diviene stabilizzato in luce e vita, entra subito nei circuiti stabiliti del superuniverso e gli Antichi dei Giorni proclamano l’istituzione del consiglio supremo d’autorità illimitata. Questo nuovo corpo governativo è costituito da cento Fedeli dei Giorni ed è presieduto dall’Unione dei Giorni; il primo atto di questo consiglio supremo è riconoscere la sovranità ininterrotta del Figlio Creatore Maestro.

55:10.2 (634.2) L’amministrazione dell’universo, per quanto concerne Gabriele ed il Padre Melchizedek, è del tutto immutata. Questo consiglio d’autorità illimitata si occupa principalmente dei nuovi problemi e delle nuove condizioni risultanti dallo status avanzato di luce e vita.

55:10.3 (634.3) L’Ispettore Associato mobilita ora tutte le Sentinelle Incaricate per costituire il corpo di stabilizzazione dell’universo locale e chiede al Padre Melchizedek di condividere la sua supervisione con lui. Ed ora, per la prima volta, un corpo di Spiriti Trinitari Ispirati è assegnato al servizio dell’Unione dei Giorni.

55:10.4 (634.4) La stabilizzazione di un intero universo locale in luce e vita inaugura profondi raggiustamenti in tutto il piano d’amministrazione, dai singoli mondi abitati fino alla capitale dell’universo. Nuove relazioni si estendono alle costellazioni ed ai sistemi. Lo Spirito Madre dell’universo locale sperimenta nuove relazioni con lo Spirito Maestro del superuniverso, e Gabriele stabilisce un contatto diretto con gli Antichi dei Giorni per poter operare qualora il Figlio Maestro si assentasse dal mondo capitale.

55:10.5 (634.5) Durante quest’era e quelle successive i Figli Magistrali continuano ad agire come giudici dispensazionali, mentre cento di questi Figli Avonal del Paradiso costituiscono il nuovo alto consiglio del Radioso Astro del Mattino sulla capitale dell’universo. Più tardi, e su richiesta dei Sovrani di Sistema, uno di questi Figli Magistrali diverrà il consigliere supremo stazionato sul mondo capitale di ogni sistema locale fino al raggiungimento del settimo stadio di unità.

55:10.6 (634.6) Durante quest’epoca i Figli Istruttori Trinitari agiscono non solo da consiglieri volontari dei Sovrani Planetari, ma in gruppi di tre servono in modo analogo i Padri delle Costellazioni. E alla fine questi Figli trovano la loro collocazione nell’universo locale, perché in quel momento essi vengono rimossi dalla giurisdizione della creazione locale e sono assegnati al servizio del consiglio supremo d’autorità illimitata.

55:10.7 (634.7) Il corpo dei finalitari adesso, per la prima volta, riconosce la giurisdizione di un’autorità esterna al Paradiso, il consiglio supremo. Fino ad ora i finalitari non hanno riconosciuto alcuna supervisione da questo lato del Paradiso.

55:10.8 (634.8) I Figli Creatori di questi universi stabilizzati trascorrono molto del loro tempo in Paradiso e sui suoi mondi associati a consigliare i numerosi gruppi finalitari che servono in tutta la creazione locale. In tal modo l’uomo Micael stabilirà una fraternità d’associazione più completa con i mortali finalitari glorificati.

55:10.9 (634.9) Speculare riguardo alla funzione di questi Figli Creatori in rapporto agli universi esterni attualmente in corso di assemblaggio preliminare è del tutto futile, ma noi tutti c’impegniamo di tanto in tanto in queste postulazioni. Raggiungendo questo quarto stadio di sviluppo il Figlio Creatore diviene amministrativamente libero. La Divina Ministra fonde progressivamente il suo ministero con quello dello Spirito Maestro del superuniverso e con quello dello Spirito Infinito. Sembra svilupparsi una nuova e sublime relazione tra il Figlio Creatore, lo Spirito Creativo, gli Astri della Sera, i Figli Istruttori ed il corpo in continua crescita dei finalitari.

55:10.10 (635.1) Se Micael dovesse lasciare Nebadon, Gabriele diverrebbe senza dubbio l’amministratore generale, con il Padre Melchizedek come suo associato. Allo stesso tempo sarebbe conferito un nuovo status a tutti gli ordini di cittadinanza permanente, quali i Figli Materiali, gli univitatia, i midsonitari, i susatia ed i mortali fusi con lo Spirito. Ma finché continua l’evoluzione, i serafini e gli arcangeli saranno necessari all’amministrazione dell’universo.

55:10.11 (635.2) Noi siamo tuttavia convinti su due punti delle nostre speculazioni. Se i Figli Creatori sono destinati agli universi esterni, le Divine Ministre sicuramente li accompagneranno. Noi siamo egualmente certi che i Melchizedek dovranno rimanere negli universi di loro origine. Riteniamo che i Melchizedek siano destinati a svolgere ruoli di responsabilità sempre maggiore nel governo e nell’amministrazione degli universi locali.

11. Gli stadi del settore minore e maggiore

55:11.1 (635.3) Il settore minore e maggiore del superuniverso non figurano direttamente nel piano di stabilizzazione in luce e vita. Tale progressione evoluzionaria riguarda essenzialmente l’universo locale come unità e concerne solo i componenti di un universo locale. Un superuniverso è stabilizzato in luce e vita quando tutti gli universi locali che lo compongono si perfezionano in tal modo. Ma nessuno dei sette superuniversi ha raggiunto un livello di progresso che solo vi si avvicini.

55:11.2 (635.4) L’era del settore minore. Per quanto profondamente possano penetrare le osservazioni, il quinto stadio di stabilizzazione, o stadio del settore minore, concerne esclusivamente lo status fisico e l’assestamento coordinato dei cento universi locali associati nei circuiti stabiliti del superuniverso. Sembra che soltanto i centri di potere ed i loro associati siano interessati da questi riallineamenti della creazione materiale.

55:11.3 (635.5) L’era del settore maggiore. Per quanto concerne il sesto stadio, o stadio di stabilizzazione del settore maggiore, possiamo fare solo delle ipotesi, poiché nessuno di noi ha assistito ad un tale avvenimento. Nondimeno possiamo fare molte supposizioni circa i raggiustamenti amministrativi e di altro genere che accompagnerebbero probabilmente un tale status avanzato di mondi abitati e di loro raggruppamenti nell’universo.

55:11.4 (635.6) Poiché lo status del settore minore concerne l’equilibrio fisico coordinato, ne deduciamo che l’unificazione del settore maggiore interesserà certi nuovi livelli di conseguimento intellettuale e forse certi compimenti avanzati nella realizzazione suprema della saggezza cosmica.

55:11.5 (635.7) Noi giungiamo a delle conclusioni riguardanti i raggiustamenti che probabilmente accompagnerebbero la realizzazione di livelli di progresso evoluzionario non ancora raggiunti, osservando i risultati di tali compimenti sui singoli mondi e nelle esperienze di mortali individuali che abitano queste sfere più antiche ed altamente sviluppate.

55:11.6 (635.8) Precisiamo che i meccanismi amministrativi e le tecniche governative di un universo o di un superuniverso non possono in alcun modo limitare o ritardare lo sviluppo evoluzionario od il progresso spirituale di un pianeta individuale abitato o di un mortale individuale su tale sfera.

55:11.7 (635.9) In alcuni degli universi più antichi noi troviamo mondi stabilizzati nel quinto e nel sesto stadio di luce e vita — ed anche molto avanti nella settima epoca — i cui sistemi locali non sono ancora stabilizzati nella luce. I pianeti più giovani possono ritardare l’unificazione del sistema, ma ciò non ostacola in alcun modo il progresso di un mondo più antico e più evoluto. Nemmeno le limitazioni ambientali, anche su un mondo isolato, possono contrastare la realizzazione personale del singolo mortale. Gesù di Nazaret, in quanto uomo tra gli uomini, raggiunse personalmente lo status di luce e vita su Urantia più di millenovecento anni fa.

55:11.8 (636.1) È osservando quanto avviene su mondi stabilizzati da lungo tempo che noi giungiamo a conclusioni abbastanza valide su ciò che accadrà quando un intero superuniverso sarà stabilizzato nella luce, anche se non possiamo ipotizzare con certezza l’evento della stabilizzazione dei sette superuniversi.

12. Il settimo stadio o stadio del superuniverso

55:12.1 (636.2) Noi non possiamo prevedere concretamente che cosa accadrebbe se un superuniverso fosse stabilizzato nella luce, perché un tale evento non si è mai verificato. Dagli insegnamenti dei Melchizedek, che non sono mai stati contraddetti, noi deduciamo che certi cambiamenti radicali sarebbero effettuati nell’intera organizzazione ed amministrazione di ciascuna unità delle creazioni del tempo e dello spazio, dai mondi abitati fino alle capitali dei superuniversi.

55:12.2 (636.3) In generale si crede che un gran numero di figli trinitizzati da creature e liberi da altri compiti sarebbero riuniti sui quartieri generali e sulle capitali divisionali dei superuniversi stabilizzati. Ciò potrebbe anticipare l’arrivo futuro di esseri provenienti dallo spazio esterno che si dirigono verso Havona ed il Paradiso; ma in realtà non lo sappiamo.

55:12.3 (636.4) Se e quando un superuniverso si stabilizzasse in luce e vita, noi crediamo che gli attuali Supervisori Non Qualificati consiglieri del Supremo diverrebbero l’alto corpo amministrativo sul mondo capitale del superuniverso. Queste sono le personalità capaci di contattare direttamente gli amministratori absoniti, che entrerebbero immediatamente in attività nel superuniverso stabilizzato. Sebbene questi Supervisori Non Qualificati abbiano operato a lungo come consiglieri e consulenti nelle unità evoluzionarie avanzate della creazione, non assumeranno responsabilità amministrative prima che l’autorità dell’Essere Supremo sia divenuta sovrana.

55:12.4 (636.5) I Supervisori Non Qualificati del Supremo, che operano più estesamente durante quest’epoca, non sono né finiti, né absoniti, né ultimi, né infiniti; essi sono la supremazia e rappresentano soltanto Dio il Supremo. Essi sono la personalizzazione della supremazia nel tempo-spazio e perciò non operano in Havona. Agiscono solo come unificatori supremi. Essi possono forse essere implicati nella tecnica della riflettività universale, ma noi non ne siamo certi.

55:12.5 (636.6) Nessuno di noi ha un’idea soddisfacente di ciò che accadrà quando il grande universo (i sette superuniversi dipendenti da Havona) sarà interamente stabilizzato in luce e vita. Quell’avvenimento sarà indubbiamente l’evento più rilevante negli annali dell’eternità dopo l’apparizione dell’universo centrale. Vi sono certuni che ritengono che l’Essere Supremo stesso emergerà dal mistero di Havona che avvolge la sua persona spirituale e risiederà sulla capitale del settimo superuniverso come sovrano onnipotente ed esperienziale delle creazioni perfezionate del tempo e dello spazio. Ma in realtà noi non lo sappiamo.

55:12.6 (636.7) [Presentato da un Possente Messaggero assegnato temporaneamente al Consiglio degli Arcangeli su Urantia.]

Fascicolo 56 - L’unità universale

Il Libro di Urantia

Fascicolo 56

L’unità universale

56:0.1 (637.1) DIO è unità. La Deità è universalmente coordinata. L’universo degli universi è un unico immenso meccanismo integrato che è assolutamente controllato da una sola mente infinita. I domini fisico, intellettuale e spirituale della creazione universale sono divinamente correlati. Il perfetto e l’imperfetto sono veramente interrelati, e per questo le creature evoluzionarie finite possono ascendere al Paradiso in obbedienza al comandamento del Padre Universale: “Siate perfetti, così come io sono perfetto.”

56:0.2 (637.2) I diversi livelli della creazione sono tutti unificati nei piani e nell’amministrazione degli Architetti dell’Universo Maestro. Per le menti circoscritte dei mortali del tempo-spazio l’universo può presentare molti problemi e situazioni che in apparenza mostrano disarmonia ed indicano assenza di una coordinazione effettiva. Ma quelli di noi che sono in grado di osservare estensioni più ampie di fenomeni universali, e che hanno più esperienza in quest’arte di svelare l’unità basilare che sottostà alla diversità creativa e di scoprire l’unicità divina che si stende su tutto questo funzionamento pluralistico, percepiscono meglio il proposito unico e divino che mostrano tutte le molteplici manifestazioni dell’energia creativa universale.

1. La coordinazione fisica

56:1.1 (637.3) La creazione fisica o materiale non è infinita, ma è perfettamente coordinata. Vi sono forza, energia e potere, ma tutti in origine sono uno. I sette superuniversi sembrano essere duali; l’universo centrale, trino; ma il Paradiso è di costituzione unica. Ed il Paradiso è la sorgente effettiva di tutti gli universi materiali — passati, presenti e futuri. Ma questa derivazione cosmica è un avvenimento dell’eternità. In nessun tempo — passato, presente o futuro — né lo spazio né il cosmo materiali escono dall’Isola nucleare di Luce. In quanto sorgente cosmica il Paradiso funziona prima dello spazio ed anteriormente al tempo; perciò le sue derivazioni sembrerebbero essere orfane nel tempo e nello spazio se non emergessero attraverso l’Assoluto Non Qualificato, loro depositario ultimo nello spazio e loro rivelatore e regolatore nel tempo.

56:1.2 (637.4) L’Assoluto Non Qualificato sostiene l’universo fisico, mentre l’Assoluto della Deità motiva il delicato supercontrollo di tutta la realtà materiale; ed entrambi gli Assoluti sono funzionalmente unificati dall’Assoluto Universale. Questa correlazione coesiva dell’universo materiale è meglio compresa da tutte le personalità — materiali, morontiali, absonite o spirituali — attraverso l’osservazione della risposta di ogni realtà veramente materiale alla gravità incentrata nel Paradiso inferiore.

56:1.3 (638.1) L’unificazione della gravità è universale ed invariabile; la risposta all’energia pura è parimenti universale ed inevitabile. La pura energia (la forza primordiale) ed il puro spirito sono totalmente presensibili alla gravità. Queste forze primordiali, essendo insite negli Assoluti, sono personalmente controllate dal Padre Universale. Tutta la gravità quindi è incentrata nella presenza personale del Padre Paradisiaco di pura energia e di puro spirito e nella sua dimora supermateriale.

56:1.4 (638.2) L’energia pura è l’antenata di tutte le realtà funzionali relative, non spirituali, mentre il puro spirito è il potenziale del supercontrollo divino che dirige tutti i sistemi d’energia basilari. E queste realtà, la cui diversità si manifesta in tutto lo spazio e si osserva nei movimenti del tempo, sono entrambe incentrate nella persona del Padre del Paradiso. In lui esse sono una — devono essere unificate — perché Dio è uno. La personalità del Padre è assolutamente unificata.

56:1.5 (638.3) Nella natura infinita di Dio il Padre non potrebbe esistere una dualità della realtà come la realtà fisica e quella spirituale. Ma appena guardiamo fuori dei livelli infiniti e della realtà assoluta dei valori personali del Padre del Paradiso, constatiamo l’esistenza di queste due realtà e riconosciamo che esse rispondono pienamente alla sua presenza personale; in lui consistono tutte le cose.

56:1.6 (638.4) Nel momento in cui vi allontanate dal concetto non qualificato della personalità infinita del Padre del Paradiso, dovete ipotizzare la MENTE come tecnica inevitabile per unificare la divergenza sempre crescente tra queste manifestazioni universali duali della personalità originale monotetica del Creatore, la Prima Sorgente e Centro — l’IO SONO.

2. L’unità intellettuale

56:2.1 (638.5) Il Padre-Pensiero realizza l’espressione dello spirito nel Figlio-Verbo, ed ottiene l’espansione della realtà negli immensi universi materiali tramite il Paradiso. Le espressioni spirituali del Figlio Eterno sono correlate con i livelli materiali della creazione per mezzo delle funzioni dello Spirito Infinito; grazie al suo ministero mentale che risponde allo spirito ed ai suoi atti mentali che dirigono il fisico, le realtà spirituali e le ripercussioni materiali della Deità sono correlate le une con le altre.

56:2.2 (638.6) La mente è la dotazione funzionale dello Spirito Infinito; perciò è infinita in potenziale ed universale in conferimento. Il pensiero primordiale del Padre Universale si eterna in un’espressione duale: l’Isola del Paradiso ed il suo uguale in Deità, il Figlio spirituale ed Eterno. Tale dualità della realtà eterna rende inevitabile il Dio della mente, lo Spirito Infinito. La mente è il canale indispensabile di comunicazione tra le realtà spirituali e quelle materiali. La creatura evoluzionaria materiale può concepire e comprendere lo spirito interiore solo tramite il ministero della mente.

56:2.3 (638.7) Questa mente universale ed infinita è somministrata negli universi del tempo e dello spazio come mente cosmica. E benché si estenda dal ministero primitivo degli spiriti aiutanti fino alla splendida mente del capo esecutivo di un universo, anche questa mente cosmica è adeguatamente unificata nella supervisione dei Sette Spiriti Maestri, i quali sono a loro volta coordinati con la Mente Suprema del tempo e dello spazio e perfettamente correlati con la mente onnicomprensiva dello Spirito Infinito.

3. L’unificazione spirituale

56:3.1 (639.1) Come la gravità universale della mente è incentrata nella presenza personale dello Spirito Infinito in Paradiso, così la gravità universale dello spirito è incentrata nella presenza personale del Figlio Eterno in Paradiso. Il Padre Universale è uno, ma è rivelato al tempo-spazio nel fenomeno duale della pura energia e del puro spirito.

56:3.2 (639.2) Le realtà spirituali del Paradiso sono egualmente una, ma in tutte le situazioni e relazioni del tempo-spazio, questo spirito unico è rivelato nel fenomeno duale delle personalità ed emanazioni spirituali del Figlio Eterno e delle personalità ed influenze spirituali dello Spirito Infinito e delle sue creazioni associate. E c’è anche un terzo fenomeno — le frammentazioni di puro spirito — il conferimento da parte del Padre degli Aggiustatori di Pensiero e di altre entità spirituali che sono prepersonali.

56:3.3 (639.3) Quale che sia il livello delle attività universali sul quale potete incontrare fenomeni spirituali od avere contatti con esseri spirituali, voi sapete che essi sono tutti derivati dal Dio che è spirito, grazie al ministero del Figlio Spirituale e dello Spirito Mentale Infinito. E questo spirito immenso opera sotto forma di un fenomeno sui mondi in evoluzione del tempo, secondo le direttive emanate dalle capitali degli universi locali. Da queste capitali dei Figli Creatori vengono lo Spirito Santo e lo Spirito della Verità, insieme con il ministero degli spiriti aiutanti della mente, presso i livelli inferiori ed in evoluzione delle menti materiali.

56:3.4 (639.4) Mentre la mente è meglio unificata sul livello degli Spiriti Maestri in associazione con l’Essere Supremo e come mente cosmica in subordinazione alla Mente Assoluta, il ministero spirituale per i mondi in evoluzione è più direttamente unificato nelle personalità residenti sulle capitali degli universi locali e nelle persone delle Divine Ministre che li presiedono, le quali, a loro volta, sono in correlazione quasi perfetta con il circuito di gravità paradisiaco del Figlio Eterno, nel quale avviene l’unificazione finale di tutte le manifestazioni spirituali del tempo-spazio.

56:3.5 (639.5) L’esistenza della creatura perfezionata può essere raggiunta, mantenuta e resa eterna dalla fusione della mente autocosciente con un frammento della dotazione spirituale pretrinitaria di una delle persone della Trinità del Paradiso. La mente umana è la creazione dei Figli e delle Figlie del Figlio Eterno e dello Spirito Infinito, e quando è fusa con l’Aggiustatore di Pensiero proveniente dal Padre partecipa della triplice dotazione spirituale dei regni evoluzionari. Ma queste tre espressioni spirituali divengono perfettamente unificate nei finalitari, così come erano unificate nell’eternità nell’Universale IO SONO prima che divenisse il Padre Universale del figlio Eterno e dello Spirito Infinito.

56:3.6 (639.6) Lo spirito deve sempre alla fine divenire triplice nella sua espressione ed unificato trinitariamente nella sua realizzazione finale. Lo spirito ha origine da una sorgente unica mediante una triplice espressione. Ed in finalità esso deve raggiungere, e raggiunge, la sua piena realizzazione in quella unificazione divina che si sperimenta nel trovare Dio — l’unità con la divinità — nell’eternità, e mediante il ministero della mente cosmica come espressione infinita della parola eterna del pensiero universale del Padre.

4. L’unificazione della personalità

56:4.1 (639.7) Il Padre Universale è una personalità divinamente unificata; perciò tutti i suoi figli ascendenti, che saranno portati verso il Paradiso dalla reazione all’impulso degli Aggiustatori di Pensiero venuti dal Paradiso a dimorare nei mortali materiali in obbedienza al mandato del Padre, saranno similmente personalità pienamente unificate prima di raggiungere Havona.

56:4.2 (640.1) Per sua natura la personalità si estende per unificare tutte le realtà che la costituiscono. La personalità infinita della Prima Sorgente e Centro, il Padre Universale, unifica tutti i sette Assoluti costituenti l’Infinità. E la personalità dell’uomo mortale, essendo un dono diretto ed esclusivo del Padre Universale, possiede anch’essa il potenziale per unificare i fattori costituenti della creatura mortale. Questa creatività unificante di ogni personalità di creatura è un marchio di nascita della sua alta ed esclusiva sorgente, ed è un’ulteriore prova del suo ininterrotto contatto con questa stessa sorgente tramite il circuito di personalità, grazie al quale la personalità della creatura mantiene un contatto diretto e vivificante con il Padre Paradisiaco di tutte le personalità.

56:4.3 (640.2) Nonostante Dio sia manifesto a partire dai domini del Settuplo, salendo attraverso la supremazia e l’ultimità, fino a Dio l’Assoluto, il circuito della personalità incentrato nel Paradiso e nella persona di Dio il Padre provvede all’unificazione completa e perfetta di tutte queste espressioni diverse della personalità divina per quanto concerne tutte le personalità delle creature su tutti i livelli dell’esistenza intelligente ed in tutti i regni degli universi perfetti, perfezionati ed in corso di perfezionamento.

56:4.4 (640.3) Mentre Dio è per gli universi e negli universi tutto ciò che abbiamo descritto, tuttavia, per voi e per tutte le altre creature che conoscono Dio egli è uno, vostro Padre e loro Padre. Per una personalità Dio non può essere plurale. Dio è Padre per ciascuna delle sue creature, ed è letteralmente impossibile per un figlio avere più di un padre.

56:4.5 (640.4) Filosoficamente, cosmicamente ed in rapporto ai differenti livelli e luoghi di manifestazione, voi potete, e per forza dovete, concepire il funzionamento di Deità plurali e postulare l’esistenza di Trinità plurali. Ma nell’esperienza dell’adorazione, del contatto personale di ciascuna personalità che adora nell’intero universo maestro, Dio è uno. E quella Deità unificata e personale è il nostro genitore del Paradiso, Dio il Padre, il donatore, il conservatore ed il Padre di tutte le personalità, dall’uomo mortale sui mondi abitati sino al Figlio Eterno sull’Isola centrale di Luce.

5. L’unità della Deità

56:5.1 (640.5) L’unità, l’indivisibilità della Deità del Paradiso è esistenziale ed assoluta. Vi sono tre personalizzazioni eterne della Deità — il Padre Universale, il Figlio Eterno e lo Spirito Infinito — ma nella Trinità del Paradiso esse sono effettivamente una Deità, indivisa ed indivisibile.

56:5.2 (640.6) Dal livello originario Paradiso-Havona di realtà esistenziale si sono differenziati due livelli subassoluti, e su di essi il Padre, il Figlio e lo Spirito hanno intrapreso la creazione di numerosi associati e subordinati personali. E mentre sotto questo aspetto è improprio prendere in considerazione l’unificazione della deità absonita su livelli trascendentali di ultimità, è possibile esaminare certi aspetti della funzione unificatrice delle varie personalizzazioni della Deità nelle quali la divinità è funzionalmente manifesta ai diversi settori della creazione e ai differenti ordini di esseri intelligenti.

56:5.3 (640.7) Il funzionamento attuale della divinità nei superuniversi si manifesta attivamente nelle operazioni dei Creatori Supremi — i Figli e gli Spiriti Creatori degli universi locali, gli Antichi dei Giorni dei superuniversi ed i Sette Spiriti Maestri del Paradiso. Questi esseri costituiscono i primi tre livelli di Dio il Settuplo che conducono all’interno verso il Padre Universale, e tutto questo dominio di Dio il Settuplo si coordina sul primo livello della deità esperienziale nell’Essere Supremo in evoluzione.

56:5.4 (641.1) In Paradiso e nell’universo centrale l’unità della Deità è un fatto d’esistenza. In tutti gli universi in evoluzione del tempo e dello spazio l’unità della Deità è un compimento.

6. L’unificazione della Deità evoluzionaria

56:6.1 (641.2) Quando le tre persone eterne della Deità funzionano come Deità indivisa nella Trinità del Paradiso, raggiungono un’unità perfetta. Similmente quando creano, sia in associazione che separatamente, la loro progenie paradisiaca mostra l’unità caratteristica della divinità. E questa divinità d’intenzioni manifestata dai Creatori e Governanti Supremi dei domini del tempo-spazio si traduce nel potenziale di potere unificante della sovranità della supremazia esperienziale che, in presenza dell’unità dell’energia impersonale dell’universo, costituisce una tensione di realtà che può essere risolta soltanto mediante l’adeguata unificazione con le realtà esperienziali della personalità della Deità esperienziale.

56:6.2 (641.3) Le realtà della personalità dell’Essere Supremo emanano dalle Deità del Paradiso e si unificano sul mondo pilota del circuito esterno di Havona con le prerogative di potere dell’Onnipotente Supremo derivanti dalle divinità Creatrici del grande universo. Dio il Supremo, in quanto persona, esisteva in Havona prima della creazione dei sette superuniversi, ma operava solo su livelli spirituali. L’evoluzione del potere Onnipotente della Supremazia mediante diverse sintesi di divinità negli universi in evoluzione si tradusse in una nuova presenza di potere della Deità, che si coordinò con la persona spirituale del Supremo in Havona per mezzo della Mente Suprema, la quale, nello stesso momento, passò dal potenziale residente nella mente infinita dello Spirito Infinito alla mente attiva funzionale dell’Essere Supremo.

56:6.3 (641.4) Le creature di mente materiale dei mondi evoluzionari dei sette superuniversi possono comprendere l’unità della Deità soltanto quale essa si evolve in questa sintesi di potere-personalità dell’Essere Supremo. Su qualsiasi livello d’esistenza Dio non può oltrepassare la capacità concettuale degli esseri che vivono su tale livello. L’uomo mortale deve, mediante il riconoscimento della verità, l’apprezzamento della bellezza e la venerazione della bontà, evolvere il riconoscimento di un Dio d’amore e poi progredire attraverso livelli di deità ascendenti fino alla comprensione del Supremo. La Deità, essendo stata compresa in tal modo come unificata in potere, può allora essere personalizzata in spirito per essere compresa e raggiunta dalle creature.

56:6.4 (641.5) Mentre i mortali ascendenti giungono a comprendere il potere dell’Onnipotente sulle capitali dei superuniversi ed a comprendere la personalità del Supremo sui circuiti esterni di Havona, non trovano effettivamente l’Essere Supremo come sono destinati a trovare le Deità del Paradiso. Anche i finalitari, spiriti del sesto stadio, non hanno trovato l’Essere Supremo, né hanno possibilità di trovarlo prima d’aver raggiunto lo status spirituale del settimo stadio e prima che il Supremo sia divenuto effettivamente funzionale nelle attività dei futuri universi esterni.

56:6.5 (641.6) Ma quando gli ascendenti trovano il Padre Universale in quanto settimo livello di Dio il Settuplo, hanno raggiunto la personalità della Prima Persona di tutti i livelli di deità delle relazioni personali con le creature dell’universo.

7. Le ripercussioni evoluzionarie universali

56:7.1 (642.1) Il continuo progredire dell’evoluzione negli universi del tempo-spazio è accompagnato da rivelazioni sempre più estese della Deità a tutte le creature intelligenti. Il raggiungimento dell’apice del progresso evoluzionario su un mondo, un sistema, una costellazione, un universo, un superuniverso o nel grande universo indica corrispondenti allargamenti della funzione della deità per queste ed in queste unità progressive della creazione. E ciascuno di questi accrescimenti locali di realizzazione della divinità è accompagnato da certe ripercussioni ben definite di manifestazione della deità, allargata a tutti gli altri settori della creazione. Estendendosi dal Paradiso verso l’esterno, ogni nuovo dominio di evoluzione realizzato e raggiunto costituisce una nuova e più ampia rivelazione della Deità esperienziale all’universo degli universi.

56:7.2 (642.2) Via via che i componenti di un universo locale sono progressivamente stabilizzati in luce e vita, Dio il Settuplo è reso sempre più manifesto. Su un pianeta, l’evoluzione nel tempo-spazio inizia sotto il controllo della prima espressione di Dio il Settuplo — l’associazione Figlio Creatore-Spirito Creativo. Con la stabilizzazione di un sistema nella luce, questo legame Figlio-Spirito raggiunge la pienezza di funzione; e quando un’intera costellazione è così stabilizzata, la seconda fase di Dio il Settuplo diviene più attiva in tutto questo regno. Il completamento dell’evoluzione amministrativa di un universo locale è accompagnato da nuovi e più diretti ministeri degli Spiriti Maestri del superuniverso. Ed a questo punto iniziano anche la rivelazione e la realizzazione sempre crescenti di Dio il Supremo che culminano nella comprensione dell’Essere Supremo da parte degli ascendenti mentre attraversano i mondi del sesto circuito di Havona.

56:7.3 (642.3) Il Padre Universale, il Figlio Eterno e lo Spirito Infinito sono manifestazioni esistenziali della deità alle creature intelligenti e perciò non si espandono in modo simile nelle relazioni di personalità con le creature dotate di mente e di spirito di tutta la creazione.

56:7.4 (642.4) Si dovrebbe tenere presente che i mortali ascendenti possono sperimentare la presenza impersonale dei livelli successivi della Deità molto prima di divenire sufficientemente spirituali e adeguatamente educati per giungere al riconoscimento personale esperienziale di queste Deità come esseri personali, e prendere contatto con loro.

56:7.5 (642.5) Ogni nuova conquista evoluzionaria in un settore della creazione, come pure ogni nuova invasione dello spazio da parte di manifestazioni della divinità, sono accompagnate da espansioni simultanee della rivelazione funzionale della Deità all’interno delle unità di tutta la creazione esistenti in quel momento e precedentemente organizzate. Può sembrare che questa nuova invasione dell’opera amministrativa degli universi e delle loro unità componenti non sia sempre eseguita esattamente secondo la tecnica qui descritta, perché è consuetudine inviare prima dei gruppi di amministratori al fine di preparare la via per le ere susseguenti e successive del nuovo supercontrollo amministrativo. Anche Dio l’Ultimo lascia intravedere il suo supercontrollo trascendentale degli universi durante gli stadi più avanzati di un universo locale stabilizzato in luce e vita.

56:7.6 (642.6) È un fatto che via via che le creazioni del tempo e dello spazio sono progressivamente stabilizzate nello status evoluzionario, si osserva un funzionamento nuovo e più completo di Dio il Supremo, concomitante con il ritiro corrispondente delle prime tre manifestazioni di Dio il Settuplo. Se e quando il grande universo diverrà stabilizzato in luce e vita, quale sarà allora la funzione futura delle manifestazioni dei Figli Creatori e delle Figlie Creative di Dio il Settuplo, se Dio il Supremo assumerà il controllo diretto di queste creazioni del tempo e dello spazio? Questi organizzatori e pionieri degli universi del tempo-spazio saranno liberati per attività similari nello spazio esterno? Noi non lo sappiamo, ma facciamo molte ipotesi su questi temi e su quelli connessi.

56:7.7 (643.1) Poiché le frontiere della Deità esperienziale si estendono nei domini dell’Assoluto Non Qualificato, noi immaginiamo l’attività di Dio il Settuplo durante le epoche evoluzionarie iniziali di queste creazioni del futuro. Noi non siamo tutti d’accordo sullo status futuro degli Antichi dei Giorni e degli Spiriti Maestri dei superuniversi. Né sappiamo se l’Essere Supremo vi funzionerà o meno come nei sette superuniversi. Ma noi tutti congetturiamo che i Micael, i Figli Creatori, siano destinati ad operare in questi universi esterni. Alcuni sostengono che le ere future vedranno una forma di unione più stretta tra i Figli Creatori e le Divine Ministre associate; è anche possibile che tale unione creatrice possa tradursi in una nuova espressione d’identità associata-creativa di natura ultima. Ma in realtà noi non sappiamo nulla su queste possibilità del futuro non rivelato.

56:7.8 (643.2) Sappiamo, tuttavia, che negli universi del tempo e dello spazio Dio il Settuplo procura un avvicinamento progressivo al Padre Universale, e che questo approccio evoluzionario è unificato esperienzialmente in Dio il Supremo. Noi potremmo ipotizzare che tale piano dovrà prevalere negli universi esterni. D’altro canto i nuovi ordini di esseri suscettibili di abitare un giorno questi universi potrebbero essere in grado di avvicinare la Deità su livelli ultimi e con tecniche absonite. In breve, non abbiamo la minima idea di quale tecnica di approccio alla deità potrà divenire operativa negli universi futuri dello spazio esterno.

56:7.9 (643.3) Nondimeno riteniamo che i superuniversi perfezionati faranno in qualche modo parte della carriera d’ascensione al Paradiso degli esseri che abiteranno queste creazioni esterne. È del tutto possibile che in quell’era futura noi potremo osservare gli abitanti dello spazio esterno avvicinarsi ad Havona attraverso i sette superuniversi amministrati da Dio il Supremo con o senza la collaborazione dei Sette Spiriti Maestri.

8. L’unificatore Supremo

56:8.1 (643.4) L’Essere Supremo ha una triplice funzione nell’esperienza dell’uomo mortale. Primo, egli è l’unificatore della divinità nel tempo-spazio, Dio il Settuplo; secondo, rappresenta il massimo di Deità che le creature finite possono effettivamente comprendere; terzo, è la sola via di approccio per l’uomo mortale all’esperienza trascendentale di associarsi con la mente absonita, con lo spirito eterno e con la personalità del Paradiso.

56:8.2 (643.5) I finalitari ascendenti, essendo nati negli universi locali, allevati nei superuniversi ed educati nell’universo centrale, abbracciano nelle loro esperienze personali tutto il potenziale di comprensione della divinità tempo-spaziale di Dio il Settuplo che si unifica nel Supremo. I finalitari servono successivamente in superuniversi diversi da quelli della loro origine, sovrapponendo così esperienza ad esperienza fino a che la pienezza della settupla diversità delle possibili esperienze della creatura sia stata inglobata. Attraverso il ministero degli Aggiustatori interiori i finalitari sono in grado di trovare il Padre Universale, ma è per mezzo di queste tecniche esperienziali che tali finalitari giungono realmente a conoscere l’Essere Supremo, e sono destinati al servizio e alla rivelazione di questa Deità Suprema negli ed agli universi futuri dello spazio esterno.

56:8.3 (644.1) Ricordate, tutto quello che Dio il Padre ed i suoi Figli Paradisiaci fanno per noi, a nostra volta ed in spirito noi abbiamo l’opportunità di farlo per l’Essere Supremo emergente, ed in lui. L’esperienza d’amore, di gioia e di servizio nell’universo è reciproca. Dio il Padre non ha bisogno che i suoi figli gli rendano tutto ciò che egli conferisce a loro, ma essi a loro volta conferiscono tutto ciò, o possono farlo, ai loro simili e all’Essere Supremo in evoluzione.

56:8.4 (644.2) Tutti i fenomeni di creazione riflettono attività spirituali creatrici antecedenti. Gesù ha detto, ed è letteralmente vero, che “Il Figlio fa solo quelle cose che vede fare al Padre.” Col tempo voi mortali potrete cominciare a rivelare il Supremo ai vostri simili, e potrete accrescere sempre di più questa rivelazione via via che salirete verso il Paradiso. Nell’eternità vi potrà essere concesso di fare rivelazioni sempre crescenti di questo Dio delle creature evoluzionarie su livelli supremi — ed anche ultimi — come finalitari del settimo stadio.

9. L’unità universale assoluta

56:9.1 (644.3) L’Assoluto Non Qualificato e l’Assoluto della Deità sono unificati nell’Assoluto Universale. Gli Assoluti sono coordinati nell’Ultimo, condizionati nel Supremo e modificati nel tempo-spazio in Dio il Settuplo. Sui livelli subinfiniti vi sono tre Assoluti, ma nell’infinità essi appaiono essere uno. In Paradiso vi sono tre personalizzazioni della Deità, ma nella Trinità essi sono una.

56:9.2 (644.4) La proposizione filosofica maggiore dell’universo maestro è questa: l’Assoluto (i tre Assoluti considerati come uno nell’infinità) esisteva prima della Trinità? L’Assoluto è l’antenato della Trinità? O la Trinità è antecedente all’Assoluto?

56:9.3 (644.5) L’Assoluto Non Qualificato è una forza-presenza indipendente della Trinità? La presenza dell’Assoluto della Deità connota la funzione illimitata della Trinità? E l’Assoluto Universale è la funzione finale della Trinità o anche di una Trinità delle Trinità?

56:9.4 (644.6) A prima vista il concetto dell’Assoluto come antenato di tutte le cose — anche della Trinità — sembra offrire una soddisfazione transitoria di appagamento logico e di unificazione filosofica, ma una tale conclusione è invalidata dalla realtà dell’eternità della Trinità del Paradiso. C’insegnano, e noi lo crediamo, che il Padre Universale ed i suoi associati della Trinità sono eterni in natura ed esistenza. C’è, allora, una sola logica conclusione filosofica, e cioè: l’Assoluto è, per tutte le intelligenze dell’universo, la reazione impersonale e coordinata della Trinità (delle Trinità) a tutte le situazioni basilari e primarie dello spazio, all’interno e all’esterno degli universi. Per tutte le personalità intelligenti del grande universo la Trinità del Paradiso si erge perpetuamente in finalità, eternità, supremazia ed ultimità e, a tutti gli effetti pratici della comprensione personale e della realizzazione delle creature, come assoluta.

56:9.5 (644.7) Nel modo in cui le menti delle creature possono considerare questo problema, sono portate al postulato finale dell’Universale IO SONO quale causa prima e fonte indiscussa sia della Trinità che dell’Assoluto. Quando perciò noi aneliamo formarci un concetto personale dell’Assoluto, torniamo alle nostre idee e ai nostri ideali del Padre del Paradiso. Quando desideriamo facilitare la comprensione od accrescere la coscienza di questo Assoluto altrimenti impersonale, ritorniamo al fatto che il Padre Universale è il Padre esistenziale di personalità assoluta; il Figlio Eterno è la Persona Assoluta, anche se in senso esperienziale non è la personalizzazione dell’Assoluto. E poi passiamo ad immaginare le Trinità esperienziali come culminanti nella personalizzazione esperienziale dell’Assoluto della Deità, mentre concepiamo l’Assoluto Universale come costituente i fenomeni universali ed extrauniversali della presenza manifesta delle attività impersonali delle associazioni di Deità unificate e coordinate della supremazia, dell’ultimità e dell’infinità — la Trinità delle Trinità.

56:9.6 (645.1) Dio il Padre è discernibile su tutti i livelli dal finito all’infinito, e sebbene le sue creature, da quelle del Paradiso a quelle dei mondi evoluzionari, l’abbiano percepito in vario modo, soltanto il Figlio Eterno e lo Spirito Infinito lo conoscono come un’infinità.

56:9.7 (645.2) La personalità spirituale è assoluta soltanto in Paradiso, ed il concetto dell’Assoluto è incondizionato solo nell’infinità. La presenza della Deità è assoluta solo in Paradiso, e la rivelazione di Dio deve sempre essere parziale, relativa e progressiva fino a che il suo potere non diviene esperienzialmente infinito nella potenza spaziale dell’Assoluto Non Qualificato, mentre la manifestazione della sua personalità diviene esperienzialmente infinita nella presenza manifesta dell’Assoluto della Deità, e questi due potenziali d’infinità divengono realtà unificata nell’Assoluto Universale.

56:9.8 (645.3) Ma al di là dei livelli subinfiniti i tre Assoluti sono uno, ed è in tal modo che l’infinità è realizzata dalla Deità indipendentemente dalla possibilità che qualsiasi altro ordine dell’esistenza autorealizzi in qualsiasi momento la coscienza dell’infinità.

56:9.9 (645.4) Lo status esistenziale nell’eternità implica un’autocoscienza esistenziale dell’infinità, anche se fosse necessaria un’altra eternità per fare l’esperienza dell’autorealizzazione delle potenzialità esperienziali insite in un’eternità d’infinità — un’infinità eterna.

56:9.10 (645.5) E Dio il Padre è la sorgente personale di tutte le manifestazioni della Deità e della realtà per tutte le creature intelligenti e per tutti gli esseri spirituali dell’intero universo degli universi. In quanto personalità, adesso o nelle esperienze universali successive dell’eterno futuro, poco importa che voi riusciate a raggiungere Dio il Settuplo, che comprendiate Dio il Supremo, che troviate Dio l’Ultimo o che tentiate di afferrare il concetto di Dio l’Assoluto. Scoprirete a vostra eterna soddisfazione che alla fine di ogni avventura voi avete riscoperto su nuovi livelli esperienziali il Dio eterno — il Padre Paradisiaco di tutte le personalità dell’universo.

56:9.11 (645.6) Il Padre Universale è la spiegazione dell’unità universale quale deve essere realizzata supremamente, ed anche ultimamente, nell’unità postultima dei valori e dei significati assoluti — la Realtà non qualificata.

56:9.12 (645.7) Gli Organizzatori di Forza Maestri vanno nello spazio e mobilitano le sue energie per renderle gravitazionalmente sensibili all’attrazione paradisiaca del Padre Universale. E poi giungono i Figli Creatori che organizzano queste forze che rispondono alla gravità in universi abitati, e vi evolvono delle creature intelligenti che ricevono per se stesse lo spirito del Padre del Paradiso ed ascendono successivamente al Padre per divenire simili a lui in tutti gli attributi possibili di divinità.

56:9.13 (645.8) La marcia incessante e crescente delle forze creative del Paradiso attraverso lo spazio sembra presagire il dominio in continua espansione dell’attrazione gravitazionale del Padre Universale e la moltiplicazione senza fine dei vari tipi di creature intelligenti che sono capaci di amare Dio e di essere amate da lui, e che, conoscendo in tal modo Dio, possono scegliere di divenire simili a lui, possono decidere di raggiungere il Paradiso e di trovare Dio.

56:9.14 (646.1) L’universo degli universi è completamente unificato. Dio è uno in potere ed in personalità. C’è coordinazione di tutti i livelli dell’energia e di tutte le fasi della personalità. Filosoficamente ed esperienzialmente, in concetto ed in realtà, tutte le cose e tutti gli esseri sono incentrati nel Padre del Paradiso. Dio è tutto ed in tutto, e nessuna cosa o essere esistono senza di lui.

10. La verità, la bellezza e la bontà

56:10.1 (646.2) Via via che i mondi stabilizzati in luce e vita progrediscono dallo stadio iniziale fino alla settima epoca, giungono alla realizzazione in successione della realtà di Dio il Settuplo, spaziando dall’adorazione del Figlio Creatore all’adorazione di suo Padre del Paradiso. Per tutto il settimo stadio della storia di tali mondi i mortali in continua progressione crescono nella conoscenza di Dio il Supremo, mentre discernono vagamente la realtà del ministero dominante di Dio l’Ultimo.

56:10.2 (646.3) Per tutta quest’era gloriosa l’attività principale dei mortali in costante progresso è la ricerca di una migliore comprensione e di una più completa realizzazione degli elementi comprensibili della Deità — la verità, la bellezza e la bontà. Ciò rappresenta lo sforzo dell’uomo per discernere Dio nella mente, nella materia e nello spirito. E a mano a mano che il mortale prosegue questa ricerca, si trova sempre più assorbito nello studio esperienziale della filosofia, della cosmologia e della divinità.

56:10.3 (646.4) Voi afferrate qualcosa della filosofia e comprendete la divinità nell’adorazione, nel servizio sociale e nell’esperienza spirituale personale, ma la ricerca della bellezza — la cosmologia — voi tutti la limitate troppo spesso allo studio dei grossolani tentativi artistici dell’uomo. La bellezza, l’arte, è in larga misura una questione di unificazione dei contrasti. La varietà è essenziale al concetto di bellezza. La bellezza suprema, l’apice dell’arte finita, è l’epopea dell’unificazione dell’immensità degli estremi cosmici, il Creatore e la creatura. L’uomo che trova Dio e Dio che trova l’uomo — la creatura che diviene perfetta come lo è il Creatore — questo è il compimento superno della bellezza suprema, il raggiungimento dell’apice dell’arte cosmica.

56:10.4 (646.5) Perciò il materialismo, l’ateismo, è il colmo della bruttezza, il punto culminante dell’antitesi finita del bello. La bellezza suprema consiste nel panorama dell’unificazione delle variazioni che sono nate da una realtà armoniosa preesistente.

56:10.5 (646.6) Il raggiungimento di livelli cosmologici di pensiero include:

56:10.6 (646.7) 1. La curiosità. La fame di armonia e la sete di bellezza. I tentativi persistenti di scoprire nuovi livelli di relazioni cosmiche armoniose.

56:10.7 (646.8) 2. L’apprezzamento estetico. L’amore del bello e l’apprezzamento crescente del tocco artistico di tutte le manifestazioni creative su tutti i livelli della realtà.

56:10.8 (646.9) 3. La sensibilità etica. Grazie alla realizzazione della verità, l’apprezzamento della bellezza conduce a percepire la giustezza eterna di quelle cose che hanno effetto sul riconoscimento della bontà divina nelle relazioni della Deità con tutti gli esseri. E così anche la cosmologia conduce alla ricerca dei valori divini della realtà — alla coscienza di Dio.

56:10.9 (646.10) I mondi stabilizzati in luce e vita sono così pienamente interessati alla comprensione della verità, della bellezza e della bontà perché questi valori qualitativi abbracciano la rivelazione della Deità ai regni del tempo e dello spazio. I significati della verità eterna esercitano un’attrazione congiunta sulle nature intellettuale e spirituale dell’uomo mortale. La bellezza universale ingloba le relazioni ed i ritmi armoniosi della creazione cosmica. Essa è più particolarmente l’attrazione intellettuale e conduce alla comprensione unificata e sincrona dell’universo materiale. La bontà divina rappresenta la rivelazione dei valori infiniti alla mente finita, per esservi percepita ed elevata alla soglia stessa del livello spirituale della comprensione umana.

56:10.10 (647.1) La verità è la base della scienza e della filosofia e rappresenta il fondamento intellettuale della religione. La bellezza favorisce l’arte, la musica ed i ritmi significativi di ogni esperienza umana. La bontà abbraccia il senso dell’etica, della moralità e della religione — la sete di perfezione esperienziale.

56:10.11 (647.2) L’esistenza della bellezza implica la presenza di una mente di creatura che l’apprezzi come certamente anche il fatto che un’evoluzione progressiva indica il predominio della Mente Suprema. La bellezza è il riconoscimento intellettuale della sintesi armoniosa nel tempo-spazio della vasta diversificazione della realtà fenomenica, la cui totalità proviene da un’unità eterna preesistente.

56:10.12 (647.3) La bontà è il riconoscimento mentale dei valori relativi dei diversi livelli di perfezione divina. Il riconoscimento della bontà implica una mente di status morale, una mente personale capace di discriminare tra il bene ed il male. Ma il possesso della bontà, la grandezza, è la misura di un reale raggiungimento della divinità.

56:10.13 (647.4) Il riconoscimento delle vere relazioni implica una mente idonea a discriminare tra la verità e l’errore. Lo Spirito della Verità conferito che investe le menti umane di Urantia risponde infallibilmente alla verità — la relazione spirituale vivente di tutte le cose e di tutti gli esseri che sono coordinati nell’ascensione eterna verso Dio.

56:10.14 (647.5) Ogni impulso di ciascun elettrone, pensiero o spirito è un’unità attiva dell’intero universo. Solo il peccato è isolato ed il male resiste alla gravità sui livelli mentali e spirituali. L’universo è un tutto; nessuna cosa o essere esiste o vive nell’isolamento. La realizzazione di sé è potenzialmente maligna se è antisociale. È letteralmente vero che “nessun uomo vive per se stesso.” La socializzazione cosmica costituisce la forma più elevata di unificazione della personalità. Gesù ha detto: “Colui che vuole essere il più grande tra di voi, diventi il servitore di tutti.”

56:10.15 (647.6) Anche la verità, la bellezza e la bontà — l’approccio intellettuale dell’uomo all’universo della mente, della materia e dello spirito — devono essere combinate in un concetto unificato di un ideale divino e supremo. Come la personalità mortale unifica l’esperienza umana con la materia, la mente e lo spirito, così questo ideale divino e supremo si unifica in potere nella Supremazia e poi si personalizza come un Dio d’amore paterno.

56:10.16 (647.7) Ogni discernimento nelle relazioni tra le parti ed un tutto richiede una comprensione intelligente della relazione di tutte le parti con quel tutto; e nell’universo ciò significa la relazione delle parti create con il Tutto Creatore. La Deità diviene così la meta trascendentale ed anche infinita del compimento universale ed eterno.

56:10.17 (647.8) La bellezza universale è il riconoscimento del riflesso dell’Isola del Paradiso nella creazione materiale, mentre la verità eterna è il ministero speciale dei Figli Paradisiaci, che non solo si conferiscono alle razze mortali, ma spargono anche il loro Spirito della Verità su tutti i popoli. La bontà divina è rivelata più pienamente dal ministero amorevole delle molteplici personalità dello Spirito Infinito. Ma l’amore, la somma totale di queste tre qualità, è la percezione di Dio da parte dell’uomo come suo Padre spirituale.

56:10.18 (648.1) La materia fisica è l’ombra nel tempo-spazio dello splendore dell’energia paradisiaca delle Deità assolute. I significati della verità sono le ripercussioni nell’intelletto umano della parola eterna della Deità — la comprensione nel tempo-spazio dei concetti supremi. I valori di bontà della divinità sono i ministeri misericordiosi delle personalità spirituali dell’Universale, dell’Eterno e dell’Infinito per le creature finite del tempo-spazio delle sfere evoluzionarie.

56:10.19 (648.2) Questi valori significativi di realtà della divinità si fondono come amore divino nella relazione del Padre con ogni creatura personale. Essi sono coordinati nel Figlio e nei suoi Figli come misericordia divina. Manifestano le loro qualità tramite lo Spirito ed i suoi figli spirituali come ministero divino, la rappresentazione della misericordia amorevole ai figli del tempo. Queste tre divinità sono manifestate primariamente dall’Essere Supremo come sintesi di potere-personalità. Esse sono variamente palesate da Dio il Settuplo in sette associazioni differenti di significati e di valori divini su sette livelli ascendenti.

56:10.20 (648.3) Per l’uomo finito la verità, la bellezza e la bontà abbracciano la rivelazione completa della realtà della divinità. Via via che questa comprensione-amore della Deità trova la sua espressione spirituale nella vita dei mortali che conoscono Dio, vengono prodotti i frutti della divinità: pace intellettuale, progresso sociale, soddisfazione morale, gioia spirituale e saggezza cosmica. I mortali avanzati su un mondo al settimo stadio di luce e vita hanno imparato che l’amore è la cosa più grande dell’universo — e sanno che Dio è amore.

56:10.21 (648.4) L’amore è il desiderio di fare del bene agli altri.

56:10.22 (648.5) [Presentato da un Possente Messaggero in visita su Urantia, su richiesta del Corpo Rivelatore di Nebadon ed in collaborazione con un certo Melchizedek, Principe Planetario vicegerente di Urantia.]

* * * * *

56:10.23 (648.6) Questo fascicolo sull’Unità Universale è il venticinquesimo di una serie di presentazioni da parte di vari autori, patrocinati come gruppo da una commissione di personalità di Nebadon composta di dodici membri ed operante sotto la direzione di Mantutia Melchizedek. Noi abbiamo redatto queste esposizioni e le abbiamo trasposte in lingua inglese, per mezzo di una tecnica autorizzata dai nostri superiori, nell’anno 1934 del tempo di Urantia.

PARTE III. La Storia di Urantia

Il Libro di Urantia

PARTE III

La Storia di Urantia

Questi fascicoli sono stati patrocinati da un Corpo di Personalità dell’Universo Locale agente per autorità di Gabriele di Salvington.

Fascicolo 57 - L’origine di Urantia

Il Libro di Urantia

Fascicolo 57

L’origine di Urantia

57:0.1 (651.1) NEL presentare, per gli annali di Urantia, alcuni estratti degli archivi di Jerusem concernenti gli antecedenti e la storia primitiva del pianeta, siamo stati invitati a calcolare il tempo in termini di uso corrente — secondo l’attuale calendario, con anno bisestile, di 365 giorni ed 1/4 per anno. Come regola generale non faremo alcun tentativo di presentare degli anni esatti, benché essi siano registrati. Utilizzeremo i numeri interi più vicini come metodo migliore per presentare questi fatti storici.

57:0.2 (651.2) Quando ci riferiamo ad un avvenimento di uno o due milioni di anni fa, ci proponiamo di datare tale evento retrocedendo del numero di anni indicato a partire dai primi decenni del ventesimo secolo dell’era cristiana. Descriveremo quindi questi avvenimenti lontani come accaduti in periodi interi di migliaia, milioni e miliardi di anni.

1. La nebulosa di Andronover

57:1.1 (651.3) Urantia ha avuto origine nel vostro sole ed il vostro sole appartiene alla multiforme progenie della nebulosa di Andronover, che fu un tempo organizzata come parte componente del potere fisico e della sostanza materiale dell’universo locale di Nebadon. E questa grande nebulosa stessa ebbe origine dal carico di forza universale dello spazio nel superuniverso di Orvonton molto, molto tempo fa.

57:1.2 (651.4) Nel momento in cui inizia questo racconto, gli Organizzatori Maestri di Forza Primari del Paradiso avevano da lungo tempo il completo controllo delle energie spaziali che furono più tardi organizzate sotto forma della nebulosa di Andronover.

57:1.3 (651.5) 987.000.000.000 di anni fa, l’organizzatore di forza associato allora operante come ispettore numero 811.307 della serie di Orvonton, che viaggiava fuori di Uversa, riferì agli Antichi dei Giorni che le condizioni dello spazio erano favorevoli per l’inizio di fenomeni di materializzazione in un certo settore di quello che allora era il segmento orientale di Orvonton.

57:1.4 (651.6) 900.000.000.000 di anni fa, gli archivi di Uversa attestano che fu registrato un permesso accordato dal Consiglio dell’Equilibrio di Uversa al governo del superuniverso, che autorizzava l’invio di un organizzatore di forza e del suo gruppo nella regione precedentemente indicata dall’ispettore numero 811.307. Le autorità di Orvonton incaricarono lo scopritore originale di questo universo potenziale di eseguire il mandato degli Antichi dei Giorni che prevedeva l’organizzazione di una nuova creazione materiale.

57:1.5 (652.1) La registrazione di questa autorizzazione significa che l’organizzatore di forza ed il suo personale erano già partiti da Uversa per il lungo viaggio verso quel settore orientale dello spazio dove in seguito avrebbero intrapreso quelle prolungate attività che sarebbero culminate nell’emersione di una nuova creazione fisica in Orvonton.

57:1.6 (652.2) 875.000.000.000 di anni fa, fu debitamente dato inizio all’enorme nebulosa di Andronover, numero 876.926. Era necessaria la sola presenza dell’organizzatore di forza e del suo gruppo di collegamento per avviare il vortice d’energia che doveva alla fine trasformarsi in questo vasto ciclone spaziale. Dopo aver dato inizio a tali rotazioni nebulari, gli organizzatori di forza viventi si sono semplicemente ritirati perpendicolarmente al piano del disco in rotazione; e a partire da quel momento le qualità insite nell’energia assicurano l’evoluzione progressiva e ordinata di questo nuovo sistema fisico.

57:1.7 (652.3) A partire da quest’epoca la narrazione si sposta sulle attività delle personalità del superuniverso. In realtà la storia ha il suo vero inizio a questo punto — nel momento preciso in cui gli organizzatori di forza del Paradiso si apprestano a ritirarsi, dopo aver preparato le condizioni dell’energia spaziale per l’azione dei direttori di potere e dei controllori fisici del superuniverso di Orvonton.

2. Lo stadio nebulare primario

57:2.1 (652.4) Tutte le creazioni materiali evoluzionarie nascono da nebulose circolari e gassose, e tutte queste nebulose primarie sono circolari durante la prima parte della loro esistenza gassosa. Via via che invecchiano esse divengono generalmente spirali, e quando la loro funzione di formatrici di soli ha terminato il suo corso, esse prendono spesso la forma finale di ammassi stellari o di enormi soli circondati da un numero variabile di pianeti, di satelliti e di formazioni materiali minori che assomigliano sotto molti aspetti al vostro minuscolo sistema solare.

57:2.2 (652.5) 800.000.000.000 di anni fa, la creazione di Andronover era ben definita come una delle magnifiche nebulose primarie di Orvonton. Quando gli astronomi degli universi vicini osservarono questo fenomeno dello spazio, videro molto poco che potesse attirare la loro attenzione. Le stime della gravità fatte nelle creazioni adiacenti indicavano che nelle regioni di Andronover stavano avendo luogo delle materializzazioni spaziali, ma questo era tutto.

57:2.3 (652.6) 700.000.000.000 di anni fa, il sistema di Andronover stava assumendo proporzioni gigantesche e furono inviati altri controllori fisici su nove creazioni materiali circostanti affinché fornissero il loro appoggio e portassero il loro contributo ai centri di potere di questo nuovo sistema materiale che si evolveva così rapidamente. In quell’epoca lontana tutti i materiali lasciati in eredità alle creazioni susseguenti erano contenuti entro i confini di questa gigantesca ruota spaziale, che continuava a girare e, dopo aver raggiunto il suo diametro massimo, a girare sempre più velocemente via via che si condensava e si contraeva.

57:2.4 (652.7) 600.000.000.000 di anni fa, fu raggiunto l’apice del periodo di mobilitazione dell’energia di Andronover; la nebulosa aveva raggiunto il massimo della sua massa. In quel momento essa era una nube circolare di gas gigantesca con una forma abbastanza simile ad uno sferoide appiattito. Questo fu il periodo iniziale di formazione differenziale della massa e di variazione della velocità di rotazione. La gravità ed altre influenze stavano per iniziare la loro opera di conversione dei gas spaziali in materia organizzata.

3. Lo stadio nebulare secondario

57:3.1 (653.1) L’enorme nebulosa cominciò allora ad assumere gradualmente la forma spirale e a divenire chiaramente visibile anche agli astronomi degli universi lontani. Questa è la storia naturale della maggior parte delle nebulose. Prima che comincino a liberare dei soli e ad iniziare il lavoro di formazione di universi, queste nebulose secondarie dello spazio sono generalmente osservate come fenomeni spirali.

57:3.2 (653.2) Gli astronomi vicini di quell’epoca lontana, osservando questa metamorfosi della nebulosa di Andronover, videro esattamente ciò che vedono gli astronomi del ventesimo secolo quando puntano i loro telescopi verso lo spazio ed osservano le nebulose spirali attuali dello spazio esterno adiacente.

57:3.3 (653.3) Al raggiungimento della massa massima, il controllo di gravità del contenuto gassoso cominciò ad indebolirsi, e ne seguì la fase di fuga dei gas, la fuoriuscita di gas sotto forma di due braccia gigantesche e distinte, che avevano origine da due lati opposti della massa madre. Le rapide rivoluzioni di questo enorme nucleo centrale conferirono ben presto alle due correnti di gas che fuoriuscivano un aspetto spirale. Il raffreddamento e la condensazione susseguente di porzioni di queste braccia sporgenti produssero alla fine il loro aspetto nodoso. Tali porzioni più dense erano vasti sistemi e sottosistemi di materia fisica che roteavano nello spazio in mezzo alla nuvola gassosa della nebulosa, restando saldamente mantenuti nella presa della gravità della ruota madre.

57:3.4 (653.4) Ma la nebulosa aveva cominciato a contrarsi, e l’aumento della sua velocità di rotazione ridusse ulteriormente il controllo della gravità. E poco dopo le regioni gassose esterne cominciarono effettivamente a sfuggire alla presa diretta del nucleo nebulare, fuoriuscendo nello spazio su circuiti dal profilo irregolare, ritornando poi alle regioni nucleari per completare i loro circuiti, e così via. Ma si trattava solo di una fase temporanea della progressione nebulare. La velocità sempre crescente del vortice avrebbe presto proiettato nello spazio enormi soli su circuiti indipendenti.

57:3.5 (653.5) Questo è ciò che avvenne in Andronover tantissime ere or sono. La ruota d’energia aumentò sempre più fino a raggiungere la sua massima espansione, e poi, quando cominciò la contrazione, essa girò sempre più veloce sino a che, alla fine, fu raggiunta la fase centrifuga critica ed iniziò la grande disgregazione.

57:3.6 (653.6) 500.000.000.000 di anni fa, nacque il primo sole di Andronover. Questa fascia fiammeggiante sfuggì alla presa della gravità della madre e si lanciò bruscamente nello spazio verso un’avventura indipendente nel cosmo della creazione. La sua orbita fu determinata dal tracciato della sua fuga. I giovani soli di questo tipo diventano rapidamente sferici e cominciano la loro lunga e movimentata carriera di stelle dello spazio. Ad eccezione dei nuclei nebulari terminali, la stragrande maggioranza dei soli di Orvonton ha avuto un’origine analoga. Questi soli che evadono attraversano differenti periodi di evoluzione e di susseguente servizio nell’universo.

57:3.7 (653.7) 400.000.000.000 di anni fa, iniziò il periodo di ricattura della nebulosa di Andronover. Molti dei soli vicini più piccoli furono ricatturati a seguito del progressivo ampliamento e dell’ulteriore condensazione del nucleo madre. Ben presto iniziò la fase terminale di condensazione nebulare, il periodo che precede sempre la separazione finale di queste immense aggregazioni spaziali di energia e di materia.

57:3.8 (654.1) Fu appena un milione di anni dopo quest’epoca che Micael di Nebadon, un Figlio Creatore Paradisiaco, scelse questa nebulosa in disintegrazione come luogo della sua avventura per la costruzione di un universo. Quasi immediatamente cominciò la creazione dei mondi architettonici di Salvington e dei gruppi planetari delle capitali delle cento costellazioni. Ci volle quasi un milione di anni per completare questi gruppi di mondi appositamente creati. I pianeti capitale dei sistemi locali furono costruiti nell’arco di un periodo che si estende da quest’epoca fino a cinque miliardi di anni fa.

57:3.9 (654.2) 300.000.000.000 di anni fa, i circuiti solari di Andronover erano ben stabiliti ed il sistema nebulare stava attraversando un periodo transitorio di relativa stabilità fisica. In quest’epoca il personale di Micael arrivò su Salvington ed il governo di Uversa, capitale di Orvonton, estese il riconoscimento fisico all’universo locale di Nebadon.

57:3.10 (654.3) 200.000.000.000 di anni fa, si assisté all’aumento della contrazione e della condensazione di Andronover con un’enorme generazione di calore nel suo ammasso centrale o massa nucleare. Apparve dello spazio relativo anche nelle regioni vicine alla ruota centrale del sole madre. Le regioni esterne divenivano più stabili e meglio organizzate. Alcuni pianeti che giravano attorno ai soli appena nati si erano sufficientemente raffreddati da consentire l’impianto della vita. I più vecchi pianeti abitati di Nebadon datano da quest’epoca.

57:3.11 (654.4) Ora il meccanismo universale completato di Nebadon comincia a funzionare per la prima volta, e la creazione di Micael viene registrata su Uversa come universo di abitazione e d’ascensione progressiva di mortali.

57:3.12 (654.5) 100.000.000.000 di anni fa, fu raggiunto l’apice nebulare della tensione della condensazione ed ottenuto il punto massimo della tensione calorica. Questo stadio critico della contesa tra il calore e la gravità dura talvolta delle ere, ma presto o tardi il calore vince la battaglia sulla gravità ed inizia il periodo spettacolare della dispersione dei soli. E ciò segna la fine della carriera secondaria di una nebulosa dello spazio.

4. Gli stadi terziario e quaternario

57:4.1 (654.6) Lo stadio primario di una nebulosa è circolare; quello secondario è spiraliforme; lo stadio terziario è quello della prima dispersione dei soli, mentre il quaternario comprende il secondo ed ultimo ciclo di dispersione dei soli, durante il quale il nucleo madre finisce come un ammasso globulare o come un sole solitario che funge da centro di un sistema solare terminale.

57:4.2 (654.7) 75.000.000.000 di anni fa, questa nebulosa aveva raggiunto l’apice del suo stadio di famiglia solare. Questo fu il punto culminante del primo periodo di perdite dei soli. Da allora la maggior parte di questi soli sono entrati essi stessi in possesso di estesi sistemi di pianeti, di satelliti, di isole oscure, di comete, di meteore e di nuvole di polvere cosmica.

57:4.3 (654.8) 50.000.000.000 di anni fa, questo primo periodo di dispersione dei soli era terminato; la nebulosa stava rapidamente finendo il suo ciclo terziario d’esistenza durante il quale diede origine a 876.926 sistemi solari.

57:4.4 (654.9) 25.000.000.000 di anni fa, si assisté al completamento del ciclo terziario di vita della nebulosa, che portò all’organizzazione e alla stabilizzazione relativa degli immensi sistemi stellari derivati da questa progenitrice nebulare. Ma il processo di contrazione fisica e di accresciuta produzione di calore continuò nella massa centrale del residuo nebulare.

57:4.5 (655.1) 10.000.000.000 di anni fa, cominciò il ciclo quaternario di Andronover. La massima temperatura della massa nucleare era stata raggiunta; si stava avvicinando il punto critico di condensazione. Il nucleo madre originale era in convulsione sotto la pressione congiunta della tensione di condensazione del proprio calore interno e della crescente attrazione della gravità ciclica dello sciame circostante di sistemi solari liberati. Le eruzioni nucleari che dovevano inaugurare il secondo ciclo solare nebulare erano imminenti. Stava per cominciare il ciclo quaternario d’esistenza della nebulosa.

57:4.6 (655.2) 8.000.000.000 di anni fa, cominciò la formidabile eruzione terminale. Solo i sistemi esterni sono al riparo al momento di un tale sconvolgimento cosmico. E questo fu l’inizio della fine della nebulosa. Tale sgorgamento finale di soli si estese su un periodo di quasi due miliardi di anni.

57:4.7 (655.3) 7.000.000.000 di anni fa, si assisté all’apogeo della disgregazione finale di Andronover. Questo fu il periodo della nascita dei soli terminali più grandi e del punto culminante delle perturbazioni fisiche locali.

57:4.8 (655.4) 6.000.000.000 di anni fa, si celebrò la fine della disgregazione terminale e la nascita del vostro sole, il cinquantaseiesimo a partire dall’ultimo della seconda famiglia solare di Andronover. Questa eruzione finale del nucleo nebulare diede origine a 136.702 soli, la maggior parte dei quali erano globi solitari. Il numero totale di soli e di sistemi solari originati dalla nebulosa di Andronover fu di 1.013.628. Il sole del vostro sistema solare porta il numero 1.013.572.

57:4.9 (655.5) Oramai la grande nebulosa di Andronover non esiste più, ma continua a vivere nei numerosi soli e nelle loro famiglie planetarie originati da questa nube madre dello spazio. Il residuo nucleare finale di questa magnifica nebulosa arde ancora con un bagliore rossastro e continua a diffondere una luce ed un calore moderati sulla sua restante famiglia planetaria di centosessantacinque mondi, che girano ora attorno a questa venerabile madre di due possenti generazioni di monarchi di luce.

5. L’origine di Monmatia — Il sistema solare di Urantia

57:5.1 (655.6) 5.000.000.000 di anni fa, il vostro sole era un globo incandescente relativamente isolato, che aveva raccolto a sé la maggior parte della materia circolante nello spazio vicino, i residui del recente sconvolgimento che aveva accompagnato la sua nascita.

57:5.2 (655.7) Oggi il vostro sole ha raggiunto una stabilità relativa, ma i cicli di macchie solari ogni undici anni e mezzo ricordano che in gioventù era una stella variabile. Durante i primi tempi del vostro sole la contrazione continua ed il conseguente aumento graduale della temperatura diedero inizio ad enormi convulsioni sulla sua superficie. Questi titanici sollevamenti richiedevano tre giorni e mezzo per completare un ciclo di cambiamento della luminosità. Questo stato variabile, questa pulsazione periodica, resero il vostro sole estremamente sensibile a certe influenze esterne che doveva ben presto subire.

57:5.3 (655.8) Il quadro dello spazio locale era dunque pronto per l’origine straordinaria di Monmatia, nome della famiglia planetaria del vostro sole, il sistema solare al quale appartiene il vostro mondo. Meno dell’uno per cento dei sistemi planetari di Orvonton ha avuto un’origine simile.

57:5.4 (655.9) 4.500.000.000 di anni fa, l’enorme sistema di Angona cominciò ad avvicinarsi a questo sole isolato. Il centro di questo grande sistema era un gigante oscuro dello spazio, solido, potentemente carico ed in possesso di una tremenda forza d’attrazione gravitazionale.

57:5.5 (656.1) Via via che Angona si avvicinava al sole, nei momenti di massima espansione delle pulsazioni solari, fiumi di materia gassosa erano proiettati nello spazio come gigantesche lingue solari. All’inizio queste lingue fiammeggianti di gas ricadevano invariabilmente nel sole, ma a mano a mano che Angona si avvicinava, l’attrazione gravitazionale di questo gigantesco visitatore divenne così forte che le lingue di gas si spezzavano in certi punti e le radici ricadevano nel sole mentre le parti esterne si staccavano per formare dei corpi di materia indipendenti, dei meteoriti solari, che si mettevano immediatamente a girare attorno al sole su orbite ellittiche proprie.

57:5.6 (656.2) Via via che il sistema di Angona si avvicinava, le estrusioni solari divennero sempre più abbondanti; una quantità crescente di materia fu estratta dal sole per formare corpi indipendenti che circolavano nello spazio circostante. Questa situazione si sviluppò per circa cinquecentomila anni, fino a quando Angona ebbe raggiunto il punto più vicino al sole. Al che il sole, in concomitanza con una delle sue periodiche convulsioni interne, subì un parziale smembramento; da lati opposti e simultaneamente sgorgarono enormi volumi di materia. Dalla parte di Angona fu estratta una vasta colonna di gas solari, notevolmente rigonfia al centro e con le due estremità piuttosto appuntite, che sfuggì definitivamente al controllo gravitazionale diretto del sole.

57:5.7 (656.3) Questa grande colonna di gas solari, che fu staccata in tal modo dal sole, si evolvé successivamente nei dodici pianeti del sistema solare. Il gas liberato per contraccolpo dalla parte opposta del sole, in sincronismo ciclico con l’estrusione di questo gigantesco antenato del sistema solare, si è da allora condensato nelle meteore e nella polvere spaziale del sistema solare, anche se una grande, una grandissima quantità di questa materia fu successivamente ricatturata dalla gravità solare via via che il sistema di Angona si allontanava nelle profondità dello spazio.

57:5.8 (656.4) Benché Angona fosse riuscito a trascinare fuori il materiale ancestrale dei pianeti del sistema solare e l’enorme volume di materia attualmente circolante attorno al sole sotto forma di asteroidi e di meteore, non riuscì ad impadronirsi di alcuna parte di questa materia solare. Il sistema visitatore non si avvicinò abbastanza da sottrarre effettivamente alcunché della sostanza del sole, ma roteò sufficientemente vicino da attrarre nello spazio intermedio tutta la materia che compone l’attuale sistema solare.

57:5.9 (656.5) I cinque pianeti interni ed i cinque pianeti esterni si formarono ben presto in miniatura a partire dai nuclei in corso di raffreddamento e di condensazione nelle estremità affusolate e meno voluminose della gigantesca protuberanza di gravità che Angona era riuscito a staccare dal sole, mentre Saturno e Giove furono formati dalle porzioni centrali più voluminose e più rigonfie. La potente forza d’attrazione gravitazionale di Giove e di Saturno catturò ben presto la maggior parte dei materiali sottratti da Angona, come testimonia il movimento retrogrado di alcuni dei loro satelliti.

57:5.10 (656.6) Giove e Saturno, avendo avuto origine dal centro stesso dell’enorme colonna di gas solari surriscaldati, contenevano una tale quantità di materiale solare ad alta temperatura che brillavano di una luce scintillante ed emettevano enormi volumi di calore. In realtà essi furono dei soli secondari per un breve periodo dopo la loro formazione come corpi spaziali separati. Questi due pianeti più grossi del sistema solare sono rimasti in larga misura gassosi fino ad oggi, non essendosi nemmeno raffreddati al punto da solidificarsi o da condensarsi completamente.

57:5.11 (656.7) I nuclei di contrazione gassosa degli altri dieci pianeti raggiunsero presto lo stadio di solidificazione e cominciarono così ad attirare a sé quantità crescenti della materia meteorica che circolava nello spazio circostante. I mondi del sistema solare ebbero dunque una doppia origine: nuclei di condensazione gassosa accresciuti successivamente dalla cattura di enormi quantità di meteore. In verità essi continuano ancora a catturare meteore, ma in numero assai minore.

57:5.12 (657.1) I pianeti non girano attorno al sole sul piano equatoriale della loro madre solare, cosa che farebbero se fossero stati espulsi dalla rotazione solare. Essi si spostano piuttosto sul piano dell’estrusione solare causata da Angona, che si trovava ad un considerevole angolo rispetto al piano dell’equatore solare.

57:5.13 (657.2) Mentre Angona non fu in grado di catturare alcunché della massa solare, il vostro sole aggiunse alla sua famiglia planetaria in corso di metamorfosi alcuni dei materiali spaziali circolanti del sistema visitatore. A causa dell’intenso campo gravitazionale di Angona, la sua famiglia planetaria tributaria descriveva delle orbite a considerevole distanza dal gigante oscuro. Poco dopo l’estrusione della massa ancestrale del vostro sistema solare e mentre Angona era ancora in prossimità del sole, tre dei pianeti maggiori del sistema di Angona passarono così vicino all’antenato massivo del sistema solare che la sua forza d’attrazione gravitazionale, accresciuta da quella del sole, fu sufficiente per prevalere sulla presa di gravità di Angona e staccare definitivamente questi tre tributari del vagabondo celeste.

57:5.14 (657.3) Tutto il materiale del sistema solare derivato dal sole fu dotato originariamente di un movimento orbitale a direzione omogenea, e se non fosse stato per l’intrusione di questi tre corpi spaziali estranei, tutto il materiale del sistema solare avrebbe continuato a conservare la stessa direzione di movimento orbitale. In effetti l’impatto dei tre tributari di Angona introdusse nel sistema solare emergente nuove forze direzionali estranee con la conseguente apparizione del movimento retrogrado. In ogni sistema astronomico il movimento retrogrado è sempre accidentale ed appare sempre a seguito dell’impatto da collisione con corpi spaziali estranei. È possibile che tali collisioni non producano sempre un movimento retrogrado, ma nessun movimento retrogrado appare mai se non in un sistema contenente masse che hanno origine diversa.

6. Lo stadio del sistema solare — L’era di formazione dei pianeti

57:6.1 (657.4) Dopo la nascita del sistema solare seguì un periodo di diminuzione dello sgorgamento solare. Per un altro periodo di cinquecentomila anni il sole continuò a riversare volumi decrescenti di materia nello spazio circostante. Ma durante questi primi tempi di orbite erratiche, quando i corpi circostanti si trovavano al loro punto più vicino al sole, il genitore solare era capace di ricatturare una parte consistente di questo materiale meteorico.

57:6.2 (657.5) I pianeti più vicini al sole furono i primi a subire un rallentamento nella loro rotazione a causa della frizione ciclica. Tali influenze gravitazionali contribuiscono anche alla stabilizzazione delle orbite planetarie agendo da freno sulla velocità di rotazione assiale dei pianeti, facendo girare un pianeta sempre più lentamente fino a che la rotazione assiale si arresta. Ciò lascia un emisfero del pianeta costantemente rivolto verso il sole o il corpo più grande, com’è dimostrato dal pianeta Mercurio e dalla luna, la quale presenta sempre la stessa faccia verso Urantia.

57:6.3 (657.6) Quando le frizioni cicliche della luna e della terra saranno rese uguali, la terra presenterà sempre lo stesso emisfero verso la luna, e il giorno equivarrà al mese — con una durata di circa 47 giorni. Quando questa stabilità delle orbite sarà raggiunta, le frizioni cicliche agiranno in senso inverso, cessando di allontanare la luna dalla terra ed attirando progressivamente il satellite verso il pianeta. Ed allora, in quel lontano futuro in cui la luna si avvicinerà a circa diciottomila chilometri dalla terra, l’azione della gravità di quest’ultima provocherà la frantumazione della luna, e tale esplosione di gravità ciclica ridurrà la luna in piccole particelle, che potranno riunirsi attorno al pianeta sotto forma di anelli di materia simili a quelli di Saturno od essere progressivamente attirati sulla terra sotto forma di meteore.

57:6.4 (658.1) Se i corpi spaziali sono simili per dimensione e densità possono avvenire delle collisioni. Ma se due corpi spaziali di densità simile hanno una dimensione relativamente disuguale, allora, quando il più piccolo si avvicina progressivamente al più grande, la disgregazione del corpo più piccolo avviene allorché il raggio della sua orbita diventa inferiore a due volte e mezzo il raggio del corpo più grande. In verità le collisioni tra i giganti dello spazio sono rare, ma queste esplosioni gravitazionali cicliche di corpi più piccoli sono abbastanza frequenti.

57:6.5 (658.2) Le stelle filanti si manifestano in sciami perché sono frammenti di corpi materiali più grandi che sono stati disgregati dalla gravità ciclica esercitata da corpi spaziali vicini ancora più grandi. Gli anelli di Saturno sono i frammenti di un satellite disgregato. Una delle lune di Giove si sta ora avvicinando pericolosamente alla zona critica di disgregazione ciclica e, tra alcuni milioni di anni, sarà reclamata dal pianeta oppure sottoposta alla disgregazione ciclica gravitazionale. Molto, molto tempo fa, il quinto pianeta del vostro sistema solare percorse un’orbita irregolare, avvicinandosi periodicamente sempre di più a Giove fino ad entrare nella zona critica di disgregazione gravitazionale ciclica; fu rapidamente frammentato e divenne l’attuale sciame di asteroidi.

57:6.6 (658.3) 4.000.000.000 di anni fa, si assisté all’organizzazione dei sistemi di Giove e di Saturno in forma molto simile a quella osservata oggi, salvo per le loro lune, che continuarono ad aumentare di dimensioni per parecchi miliardi di anni. Infatti, tutti i pianeti e i satelliti del sistema solare stanno ancora crescendo a seguito delle continue catture meteoriche.

57:6.7 (658.4) 3.500.000.000 di anni fa, i nuclei di condensazione degli altri dieci pianeti erano ben formati ed i nuclei della maggior parte delle lune erano intatti, benché alcuni dei satelliti più piccoli si siano in seguito uniti per formare le odierne lune più grandi. Quest’epoca può essere considerata l’era dell’assemblaggio planetario.

57:6.8 (658.5) 3.000.000.000 di anni fa, il sistema solare funzionava quasi come oggi. I suoi membri continuavano a crescere di dimensioni poiché le meteore spaziali continuavano a riversarsi a ritmo prodigioso sui pianeti e sui loro satelliti.

57:6.9 (658.6) In quest’epoca il vostro sistema solare fu iscritto sul registro fisico di Nebadon e ricevette il nome di Monmatia.

57:6.10 (658.7) 2.500.000.000 di anni fa, i pianeti erano enormemente cresciuti di dimensioni. Urantia era una sfera ben sviluppata con circa un decimo della sua massa attuale e stava ancora crescendo rapidamente per apporto meteorico.

57:6.11 (658.8) Tutta questa prodigiosa attività fa normalmente parte dell’edificazione di un mondo evoluzionario dell’ordine di Urantia e costituisce le premesse astronomiche che preparano lo scenario all’inizio dell’evoluzione fisica su tali mondi dello spazio, in preparazione alle avventure di vita del tempo.

7. L’era meteorica — L’era vulcanica
L’atmosfera planetaria primitiva

57:7.1 (658.9) Durante tutto questo periodo iniziale le regioni spaziali del sistema solare pullulavano di piccoli corpi disgregati e condensati, ed in assenza di un’atmosfera di combustione protettiva, tali corpi spaziali si schiantavano direttamente sulla superficie di Urantia. Questi impatti incessanti mantenevano la superficie del pianeta più o meno calda, e ciò, unitamente all’azione crescente della gravità via via che il pianeta s’ingrossava, cominciò a mettere in azione quelle influenze che portarono gradualmente gli elementi pesanti, quali il ferro, ad accumularsi sempre di più verso il centro del pianeta.

57:7.2 (659.1) 2.000.000.000 di anni fa, la terra cominciò a prevalere nettamente sulla luna. Il pianeta era sempre stato più grosso del suo satellite, ma non c’era una tale differenza di dimensioni prima di quest’epoca, nel corso della quale enormi corpi spaziali furono catturati dalla terra. Urantia aveva allora circa un quinto della sua dimensione attuale ed era divenuta abbastanza grande da trattenere l’atmosfera primitiva che aveva cominciato ad apparire a seguito del conflitto interiore degli elementi tra l’interno riscaldato e la crosta in corso di raffreddamento.

57:7.3 (659.2) L’attività vulcanica propriamente detta risale a questi tempi. Il calore interno della terra continuò ad aumentare per l’interramento sempre più profondo degli elementi radioattivi o più pesanti portati dallo spazio dalle meteore. Lo studio di questi elementi radioattivi rivelerà che la superficie di Urantia ha più di un miliardo di anni. La misurazione del radio è il vostro cronometro più attendibile per valutare scientificamente l’età del pianeta, ma tutte queste stime sono molto limitate perché i materiali radioattivi disponibili per la vostra ricerca provengono tutti dalla superficie terrestre e questi elementi perciò rappresentano acquisizioni relativamente recenti da parte di Urantia.

57:7.4 (659.3) 1.500.000.000 di anni fa, la terra era due terzi della sua taglia attuale, mentre la luna si stava avvicinando alla sua massa odierna. Il rapido vantaggio della terra sulla luna quanto a dimensione le permise di sottrarre lentamente la poca atmosfera che il suo satellite possedeva in origine.

57:7.5 (659.4) L’attività vulcanica è ora al suo culmine. Tutta la terra è un vero e proprio inferno; la sua superficie assomiglia a quella del suo stato iniziale di fusione prima che i metalli più pesanti gravitassero verso il centro. Questa è l’era vulcanica. Ciò nonostante si sta gradualmente formando una crosta costituita principalmente di granito comparativamente più leggero. Si sta preparando la scena per un pianeta che possa un giorno mantenere la vita.

57:7.6 (659.5) L’atmosfera planetaria primitiva si sta lentamente evolvendo; essa contiene ora una certa quantità di vapore acqueo, di ossido di carbonio, di anidride carbonica e di cloruro d’idrogeno; ma l’azoto libero e l’ossigeno libero sono scarsi o nulli. L’atmosfera di un mondo nell’era vulcanica presenta uno spettacolo singolare. Oltre ai gas enumerati essa è fortemente carica di numerosi gas vulcanici, e via via che si forma la cintura atmosferica, vi si aggiungono i prodotti della combustione delle abbondanti piogge meteoriche che si abbattono costantemente sulla superficie del pianeta. Tale combustione meteorica mantiene l’ossigeno atmosferico molto vicino all’esaurimento, ed il ritmo dei bombardamenti meteorici è ancora intensissimo.

57:7.7 (659.6) Ben presto l’atmosfera diventa più stabile e sufficientemente raffreddata per dare inizio a precipitazioni di pioggia sulla rovente superficie rocciosa del pianeta. Per migliaia di anni Urantia è stato avviluppato in una vasta e continua coltre di vapore. E durante queste ere il sole non ha mai brillato sulla superficie della terra.

57:7.8 (659.7) Gran parte del carbonio dell’atmosfera le fu sottratto per formare i carbonati dei vari metalli che abbondavano negli strati superficiali del pianeta. Più tardi, quantità molto più grandi di questi gas carbonici furono consumati dalla primitiva e prolifica vita vegetale.

57:7.9 (660.1) Anche nei periodi successivi le persistenti colate di lava e la caduta di meteore esaurirono quasi completamente l’ossigeno dell’aria. Anche i primi depositi dell’oceano primitivo, che apparve ben presto, non contenevano né pietre colorate né scisti. E per lungo tempo dopo l’apparizione di questo oceano non vi fu praticamente ossigeno libero nell’atmosfera; ed esso non apparve in quantità rilevanti prima che fosse generato più tardi dalle alghe marine e da altre forme di vita vegetale.

57:7.10 (660.2) L’atmosfera planetaria primitiva dell’era vulcanica offre poca protezione contro gli impatti per collisione degli sciami meteorici. Milioni e milioni di meteore possono penetrare questa cintura d’aria per schiantarsi sotto forma di corpi solidi sulla crosta planetaria. Ma con il trascorrere del tempo decresce il numero di meteore che si rivelano abbastanza grosse da resistere allo scudo di frizione sempre più resistente dell’atmosfera arricchita d’ossigeno delle ere successive.

8. La stabilizzazione della crosta terrestre —
L’era dei terremoti
L’oceano mondiale ed il primo continente

57:8.1 (660.3) 1.000.000.000 di anni fa, è la data dell’effettivo inizio della storia di Urantia. Il pianeta aveva raggiunto approssimativamente la sua taglia attuale, ed in quest’epoca fu iscritto sui registri fisici di Nebadon e ricevette il suo nome, Urantia.

57:8.2 (660.4) L’atmosfera e le incessanti precipitazioni di umidità facilitarono il raffreddamento della crosta terrestre. L’azione vulcanica equilibrò ben presto la pressione calorica interna e la contrazione della crosta; e mentre i vulcani diminuirono rapidamente, con il progredire di quest’era di raffreddamento e di assestamento della crosta, fecero la loro apparizione i terremoti.

57:8.3 (660.5) La vera storia geologica di Urantia comincia con quel raffreddamento della crosta terrestre sufficiente a provocare la formazione del primo oceano. La condensazione del vapore acqueo sulla superficie della terra in corso di raffreddamento, una volta cominciata, continuò fino a quando fu praticamente completa. Alla fine di questo periodo l’oceano era esteso a tutto il mondo, ricoprendo l’intero pianeta per una profondità media di quasi due chilometri. Le maree operavano allora in modo molto simile ad oggi, ma questo oceano primitivo non era salato; era praticamente un rivestimento d’acqua dolce del mondo. In quel tempo la maggior parte del cloro era combinata con vari metalli, ma c’è abbastanza cloro combinato con l’idrogeno da rendere quest’acqua leggermente acida.

57:8.4 (660.6) All’inizio di quest’era lontana Urantia va considerato come un pianeta contornato d’acqua. Più tardi, delle colate di lava d’origine più profonda, e quindi più densa, sgorgarono sul fondo dell’attuale Oceano Pacifico, e questa parte di superficie ricoperta d’acqua si abbassò considerevolmente. La prima massa di terra continentale emerse dall’oceano mondiale come aggiustamento compensatore dell’equilibrio dovuto al progressivo ispessimento della crosta terrestre.

57:8.5 (660.7) 950.000.000 di anni fa, Urantia presenta l’immagine di un unico grande continente e di una vasta massa d’acqua, l’Oceano Pacifico. I vulcani sono ancora molto numerosi e i terremoti sono frequenti e violenti. Le meteore continuano a bombardare la terra, ma stanno diminuendo sia di frequenza che di dimensioni. L’atmosfera si sta rischiarando, ma la quantità di anidride carbonica continua ad essere alta. La crosta terrestre si sta gradualmente stabilizzando.

57:8.6 (660.8) È in quest’epoca che Urantia fu assegnato al sistema di Satania per l’amministrazione planetaria e fu iscritto nel registro della vita di Norlatiadek. Cominciò allora il riconoscimento amministrativo della piccola ed insignificante sfera che era destinata a diventare il pianeta sul quale Micael si sarebbe successivamente impegnato nella sua stupenda impresa di conferimento come mortale, ed avrebbe partecipato a quelle esperienze che da allora hanno fatto conoscere localmente Urantia come il “mondo della croce”.

57:8.7 (661.1) 900.000.000 di anni fa, si assisté all’arrivo su Urantia del primo gruppo ricognitore di Satania inviato da Jerusem per esaminare il pianeta e fare un rapporto sulla possibilità del suo adattamento come stazione sperimentale di vita. Questa commissione era composta da ventiquattro membri e comprendeva Portatori di Vita, Figli Lanonandek, Melchizedek, serafini ed altri ordini di vita celeste che si occupano dell’organizzazione e dell’amministrazione iniziali dei pianeti.

57:8.8 (661.2) Dopo un’accurata ispezione del pianeta questa commissione ritornò a Jerusem e fece al Sovrano del Sistema un rapporto favorevole, raccomandando che Urantia fosse iscritto sul registro di sperimentazione della vita. Il vostro mondo fu quindi registrato su Jerusem come pianeta decimale, e fu notificato ai Portatori di Vita che erano autorizzati ad istituire nuovi modelli di mobilitazione meccanica, chimica ed elettrica al momento del loro successivo arrivo con i mandati di trapianto ed innesto della vita.

57:8.9 (661.3) A tempo debito furono definite dalla commissione mista dei dodici di Jerusem, e furono approvate dalla commissione planetaria dei settanta di Edentia, le misure per l’occupazione del pianeta. Questi piani, proposti dal consiglio consultivo dei Portatori di Vita, furono definitivamente accettati su Salvington. Subito dopo le comunicazioni di Nebadon trasmisero la notizia che Urantia sarebbe divenuto lo scenario in cui i Portatori di Vita avrebbero eseguito il loro sessantesimo esperimento in Satania destinato ad ampliare e migliorare il tipo sataniano dei modelli di vita di Nebadon.

57:8.10 (661.4) Poco dopo Urantia fu riconosciuto per la prima volta nelle trasmissioni universali in tutto Nebadon, e gli fu accordato il pieno status dell’universo. Subito dopo esso fu registrato negli archivi dei pianeti capitale del settore minore e del settore maggiore del superuniverso; e prima della fine di quest’era Urantia era stato iscritto nel registro della vita planetaria di Uversa.

57:8.11 (661.5) Tutta quest’era fu caratterizzata da frequenti e violente tempeste. La crosta terrestre primitiva era in uno stato di mutamento continuo. Il raffreddamento della superficie si alternava ad immense colate di lava. In nessuna parte della superficie del pianeta si può trovare la benché minima traccia di questa crosta planetaria originale. Essa è stata tutta mescolata troppe volte con le lave scaturite da grandi profondità e con i successivi depositi dell’oceano mondiale primitivo.

57:8.12 (661.6) In nessuna parte della superficie del mondo si può trovare una quantità maggiore di residui modificati di queste antiche rocce preoceaniche che a nordest del Canada, attorno alla Baia di Hudson. Questa vasta elevazione di granito è composta di una roccia appartenente alle ere preoceaniche. Gli strati rocciosi sono stati riscaldati, curvati, ritorti, accartocciati, e sono passati moltissime volte per tali esperienze metamorfiche deformanti.

57:8.13 (661.7) Lungo tutte le ere oceaniche enormi strati di roccia stratificata priva di fossili si depositarono sul fondo di questo antico oceano. (Il calcare può formarsi a seguito di una precipitazione chimica; non tutti i calcari antichi sono stati prodotti da depositi di vita marina). In nessuna di queste antiche formazioni rocciose si troveranno tracce di vita; esse non contengono fossili a meno che, per caso, dei depositi successivi delle ere acquatiche non si siano mescolati con questi strati più antichi anteriori alla vita.

57:8.14 (662.1) La crosta terrestre primitiva era molto instabile, ma le montagne non erano ancora in corso di formazione. Il pianeta si contraeva sotto la pressione della gravità via via che si formava. Le montagne non sono il risultato dell’abbassamento della crosta in corso di raffreddamento di una sfera che si contrae; esse appaiono più tardi a causa dell’azione della pioggia, della gravità e dell’erosione.

57:8.15 (662.2) La massa continentale di quest’era si accrebbe fino a coprire quasi il dieci per cento della superficie terrestre. I terremoti violenti non cominciarono prima che la massa continentale fosse emersa ben sopra l’acqua. Una volta che ebbero iniziato, essi aumentarono di frequenza e di violenza per intere epoche. Per milioni e milioni di anni i terremoti sono diminuiti, ma Urantia ne subisce ancora una media di quindici al giorno.

57:8.16 (662.3) 850.000.000 di anni fa, cominciò la prima vera epoca di stabilizzazione della crosta terrestre. La maggior parte dei metalli pesanti si era assestata verso il centro del globo; la crosta in corso di raffreddamento aveva cessato di affondare su scala così estesa come nelle ere precedenti. Si era stabilito un equilibrio migliore tra le terre estruse ed il fondo più pesante dell’oceano. Il flusso del letto di lava sotto la crosta terrestre si estese quasi al mondo intero, e ciò compensò e stabilizzò le fluttuazioni dovute al raffreddamento, alla contrazione ed agli scorrimenti in superficie.

57:8.17 (662.4) Le eruzioni vulcaniche ed i terremoti continuarono a diminuire di frequenza e di violenza. L’atmosfera si stava depurando dei gas vulcanici e del vapore acqueo, ma la percentuale di anidride carbonica era ancora elevata.

57:8.18 (662.5) Le perturbazioni elettriche nell’aria e sulla terra stavano anch’esse decrescendo. Le colate di lava avevano portato alla superficie un miscuglio di elementi che diversificarono la crosta ed isolarono meglio il pianeta da certe energie dello spazio. E tutto ciò contribuì fortemente a facilitare il controllo dell’energia terrestre e a regolare il suo flusso, com’è rivelato dal funzionamento dei poli magnetici.

57:8.19 (662.6) 800.000.000 di anni fa, si assisté all’inaugurazione della prima grande epoca terrestre, l’era dell’accresciuta emersione continentale.

57:8.20 (662.7) Dopo la condensazione dell’idrosfera della terra, prima nell’oceano mondiale e poi nell’Oceano Pacifico, ci si dovrebbe raffigurare quest’ultima massa d’acqua come ricoprente allora i nove decimi della superficie terrestre. Le meteore che cadevano nel mare si accumulavano sul fondo dell’oceano, perché generalmente composte di materiali pesanti. Quelle che cadevano sulla terra furono fortemente ossidate, poi intaccate dall’erosione e trascinate nei bacini oceanici. In tal modo il fondo dell’oceano divenne sempre più pesante, e a ciò si aggiungeva il peso di una massa d’acqua profonda in certi punti circa sedici chilometri.

57:8.21 (662.8) La crescente spinta verso il basso dell’Oceano Pacifico contribuì all’ulteriore spinta verso l’alto della massa continentale. L’Europa e l’Africa cominciarono ad emergere dalle profondità del Pacifico contemporaneamente alle masse chiamate ora Australia, America del Nord e del Sud, e continente Antartico, mentre il letto dell’Oceano Pacifico era interessato da un ulteriore assestamento con affondamento compensatorio. Alla fine di questo periodo quasi un terzo della superficie del globo era costituita di terra, che formava una sola massa continentale.

57:8.22 (662.9) Con questo aumento dell’elevazione della terra apparvero le prime differenze climatiche del pianeta. Elevazione del suolo, nuvole cosmiche ed influenze oceaniche sono i principali fattori delle fluttuazioni climatiche. La cresta della massa continentale asiatica raggiunse un’altezza di quasi quattordicimilacinquecento metri al culmine dell’emersione delle terre. Se vi fosse stata molta umidità nell’aria che spirava sopra queste regioni assai elevate, si sarebbero formati enormi strati di ghiaccio; l’era glaciale sarebbe arrivata molto prima. Trascorsero parecchie centinaia di milioni di anni prima che masse continentali così grandi riapparissero al di sopra dell’acqua.

57:8.23 (663.1) 750.000.000 di anni fa, cominciarono le prime spaccature della massa continentale sotto forma della grande fenditura nord-sud, che fu più tardi riempita dalle acque dell’oceano e che preparò la strada alla deriva verso occidente dei continenti dell’America del Nord e del Sud, compresa la Groenlandia. La lunga faglia est-ovest separò l’Africa dall’Europa e staccò dal continente asiatico le masse di terra dell’Australia, delle Isole del Pacifico, e dell’Antartico.

57:8.24 (663.2) 700.000.000 di anni fa, Urantia si stava avvicinando alla maturazione delle condizioni adatte al mantenimento della vita. La deriva dei continenti proseguiva; l’oceano penetrava sempre di più nelle terre sotto forma di lunghi bracci di mare che fornivano quelle acque poco profonde e quelle baie riparate che sono così favorevoli come habitat per la vita marina.

57:8.25 (663.3) 650.000.000 di anni fa, si assisté ad una nuova scissione delle masse terrestri e di conseguenza ad una nuova estensione dei mari continentali. E queste acque raggiunsero rapidamente quel grado di salinità che era essenziale per la vita su Urantia.

57:8.26 (663.4) Furono questi mari e quelli che li seguirono che costituirono gli archivi della vita di Urantia, quali sono stati scoperti posteriormente nelle pagine di pietra ben conservate, volume dopo volume, mentre le ere si succedevano alle ere e le epoche si sovrapponevano alle epoche. Questi mari interni dei tempi antichi furono veramente la culla dell’evoluzione.

57:8.27 (663.5) [Presentato da un Portatore di Vita, membro del Corpo originario di Urantia ed ora osservatore residente.]

Fascicolo 58 - L’istituzione della vita su Urantia

Il Libro di Urantia

Fascicolo 58

L’istituzione della vita su Urantia

58:0.1 (664.1) IN tutto Satania vi sono soltanto sessantuno mondi simili ad Urantia, cioè pianeti di modificazione della vita. La maggior parte dei mondi abitati viene popolata seguendo delle tecniche stabilite. Su queste sfere i Portatori di Vita sono dotati di scarsa libertà nella pianificazione dell’impianto della vita. Ma circa un mondo su dieci è designato come pianeta decimale ed iscritto nel registro speciale dei Portatori di Vita; e su questi pianeti ci è permesso intraprendere certi esperimenti di vita nel tentativo di modificare, o se possibile di migliorare, i tipi standard dell’universo di esseri viventi.

1. Requisiti preliminari alla vita fisica

58:1.1 (664.2) 600.000.000 di anni fa, la commissione dei Portatori di Vita inviata da Jerusem arrivò su Urantia e cominciò lo studio delle condizioni fisiche preparatorie alla promozione della vita sul mondo numero 606 del sistema di Satania. Questa sarebbe stata la nostra seicentoseiesima esperienza d’iniziazione dei modelli vitali di Nebadon in Satania e la nostra sessantesima occasione di operare cambiamenti e d’istituire modificazioni nei piani di vita basilari e standard dell’universo locale.

58:1.2 (664.3) Si deve precisare che i Portatori di Vita non possono dare inizio alla vita prima che una sfera sia matura per l’inaugurazione del ciclo evoluzionario. Noi non possiamo accelerare lo sviluppo della vita più di quanto possa essere sopportato ed assimilato dal progresso fisico del pianeta.

58:1.3 (664.4) I Portatori di Vita di Satania avevano progettato un modello di vita al cloruro di sodio; perciò nessun provvedimento poteva essere preso per impiantarla prima che le acque dell’oceano fossero divenute sufficientemente salate. Il tipo di protoplasma di Urantia può funzionare soltanto in una soluzione salina adeguata. Tutta la vita ancestrale — vegetale e animale — si è evoluta in un habitat di soluzione salina. Ed anche gli animali terrestri più altamente organizzati non potrebbero continuare a vivere se questa stessa soluzione salina essenziale non circolasse attraverso il loro corpo nella corrente sanguigna che bagna liberamente, letteralmente sommerge, ogni minuscola cellula vivente in questo “mare”.

58:1.4 (664.5) I vostri antenati primitivi circolavano liberamente nell’oceano salato; oggi questa stessa soluzione salata simile a quella dell’oceano circola liberamente nel vostro corpo, bagnando ogni singola cellula con un liquido chimico paragonabile, in tutti i suoi elementi essenziali, all’acqua salata che stimolò le prime reazioni protoplasmiche delle prime cellule viventi che funzionarono sul pianeta.

58:1.5 (664.6) Ma all’inizio di quest’era Urantia si sta evolvendo in tutti i sensi verso una condizione favorevole al mantenimento delle forme iniziali di vita marina. Lentamente ma sicuramente gli sviluppi fisici sulla terra e nelle regioni dello spazio adiacenti stanno preparando il quadro per i successivi tentativi d’impiantare le forme di vita che noi avevamo deciso sarebbero state le più adatte all’ambiente fisico in via di sviluppo — sia sulla terra che nello spazio.

58:1.6 (665.1) Successivamente la commissione di Satania dei Portatori di Vita ritornò su Jerusem, preferendo aspettare il nuovo smembramento della massa continentale, che avrebbe fornito ancor più mari interni e baie riparate, prima d’iniziare effettivamente l’impianto della vita.

58:1.7 (665.2) Su un pianeta in cui la vita ha un’origine marina, le condizioni ideali per l’impianto della vita sono offerte da un gran numero di mari interni, da un esteso litorale di acque poco profonde e di baie riparate. E proprio una tale distribuzione delle acque della terra si stava rapidamente sviluppando. Questi antichi mari interni avevano raramente una profondità maggiore ai centocinquanta o centottanta metri, e la luce solare può penetrare l’acqua dell’oceano per più di centottanta metri.

58:1.8 (665.3) Fu a partire da questi litorali, con i climi dolci e regolari di un’era successiva, che la vita vegetale primitiva raggiunse la terra. Il forte contenuto di carbonio dell’atmosfera offrì alle nuove varietà terrestri delle opportunità di vita per una crescita rapida e lussureggiante. Sebbene questa atmosfera fosse allora ideale per la crescita delle piante, conteneva una tale quantità di anidride carbonica che nessun animale, ed ancor meno l’uomo, avrebbero potuto vivere sulla superficie della terra.

2. L’atmosfera di Urantia

58:2.1 (665.4) L’atmosfera planetaria lascia filtrare fino alla terra circa un duemiliardesimo dell’emanazione luminosa totale del sole. Se la luce che cade sull’America del Nord fosse pagata al prezzo di due centesimi per chilowattora, la bolletta annuale della luce supererebbe gli 800 milioni di miliardi di dollari. La bolletta della luce solare di Chicago ammonterebbe a molto più di 100 milioni di dollari al giorno. E non bisogna dimenticare che voi ricevete dal sole altre forme d’energia — la luce non è il solo contributo solare che raggiunge la vostra atmosfera. Vaste energie solari si riversano su Urantia incorporando lunghezze d’onda che si estendono sia al di sopra che al di sotto del campo di percezione della vista umana.

58:2.2 (665.5) L’atmosfera terrestre è quasi opaca a molte radiazioni solari dell’estremità ultravioletta dello spettro. La maggior parte di queste onde corte è assorbita da uno strato continuo di ozono che esiste ad un’altezza di circa sedici chilometri dalla superficie della terra e si estende nello spazio per altri sedici chilometri. L’ozono che permea questa regione, alle condizioni prevalenti sulla superficie della terra, formerebbe uno strato di soli due millimetri e mezzo di spessore. Ciò nonostante questa quantità di ozono relativamente piccola ed apparentemente insignificante protegge gli abitanti di Urantia dall’eccesso delle pericolose e distruttive radiazioni ultraviolette presenti nella luce del sole. Ma se tale strato di ozono fosse appena più spesso, voi sareste privati di quei raggi ultravioletti estremamente importanti e salutari che raggiungono attualmente la superficie terrestre e che sono all’origine di una delle vostre vitamine più indispensabili.

58:2.3 (665.6) Malgrado tutto, alcuni dei meno immaginativi tra i vostri meccanicisti mortali si ostinano a considerare la creazione materiale e l’evoluzione umana un accidente. Gli intermedi di Urantia hanno riunito più di cinquantamila fatti fisici e chimici che essi giudicano incompatibili con le leggi del caso, e che secondo loro dimostrano in modo irrefutabile la presenza di un proposito intelligente nella creazione materiale. E tutto ciò non tiene conto della loro raccolta di più di centomila constatazioni estranee al campo della fisica e della chimica, che essi affermano provare la presenza di una mente nella progettazione, nella creazione e nel mantenimento del cosmo materiale.

58:2.4 (666.1) Il vostro sole riversa un vero diluvio di raggi mortali e la vostra gradevole vita su Urantia è dovuta all’influenza “fortuita” di più di quaranta operazioni protettrici apparentemente accidentali, simili all’azione di questo straordinario strato di ozono.

58:2.5 (666.2) Se non ci fosse l’effetto “coperta” dell’atmosfera durante la notte, il calore si disperderebbe così rapidamente per irradiazione che sarebbe impossibile mantenere la vita senza dispositivi artificiali.

58:2.6 (666.3) I primi otto o dieci chilometri dell’atmosfera terrestre costituiscono la troposfera; questa è la regione dei venti e delle correnti aeree che producono i fenomeni meteorologici. Al di sopra di questa zona si trova la ionosfera interna e immediatamente sopra c’è la stratosfera. Salendo dalla superficie della terra, la temperatura decresce progressivamente per dieci o dodici chilometri; a questa altitudine si registrano circa 57 gradi sotto zero. Questa gamma di temperatura dai 54 ai 57 gradi sotto zero resta immutata salendo ancora di sessantacinque chilometri; tale zona con temperatura costante è la stratosfera. Ad un’altezza dai settanta agli ottanta chilometri la temperatura comincia a salire, e questo aumento continua fino al livello delle manifestazioni aurorali, dove si raggiunge una temperatura di 650 gradi; è questo calore intenso che ionizza l’ossigeno. Ma la temperatura in un’atmosfera così rarefatta è scarsamente comparabile con la valutazione del calore sulla superficie della terra. Ricordatevi che la metà di tutta la vostra atmosfera è concentrata nei primi cinquemila metri. L’altezza dell’atmosfera della terra è indicata dalle più alte strisce luminose delle aurore boreali — circa seicentocinquanta chilometri.

58:2.7 (666.4) I fenomeni delle aurore boreali sono direttamente collegati con le macchie solari, quei cicloni solari che ruotano in direzioni opposte al di sopra e al di sotto dell’equatore solare, come fanno gli uragani tropicali terrestri. Tali perturbazioni atmosferiche girano in direzioni opposte a seconda che si producano al di sopra o al di sotto dell’equatore.

58:2.8 (666.5) Il potere che hanno le macchie solari di modificare le frequenze della luce dimostra che questi centri di tempeste solari funzionano come enormi magneti. Questi campi magnetici sono capaci di proiettare particelle cariche dai crateri delle macchie solari, attraverso lo spazio, fino all’atmosfera esterna della terra, dove la loro influenza ionizzante produce le spettacolari manifestazioni delle aurore boreali. Per questo si manifestano i più grandi fenomeni aurorali quando le macchie solari sono al loro culmine — o subito dopo — quando le macchie solari sono situate più generalmente all’equatore.

58:2.9 (666.6) Anche l’ago della bussola è sensibile a questa influenza del sole, poiché s’inclina leggermente verso est al levare del sole e leggermente verso ovest quando il sole è prossimo al tramonto. Ciò avviene ogni giorno, ma durante il culmine ciclico delle macchie solari tale variazione della bussola è due volte maggiore. Queste deviazioni diurne della bussola avvengono in risposta all’accresciuta ionizzazione dell’atmosfera superiore prodotta dalla luce solare.

58:2.10 (666.7) È la presenza di due livelli differenti di regioni conduttrici elettrizzate nella stratosfera superiore che permette la trasmissione a lunga distanza delle vostre emissioni radio su onde corte e lunghe. Le vostre trasmissioni sono talvolta disturbate dalle formidabili tempeste che si scatenano di tanto in tanto nelle zone di queste ionosfere esterne.

3. L’ambiente spaziale

58:3.1 (666.8) Durante i primi tempi della materializzazione di un universo le regioni dello spazio sono disseminate di vaste nuvole d’idrogeno, molto simili agli ammassi astronomici di polvere che caratterizzano ora molte regioni di tutto lo spazio remoto. Gran parte della materia organizzata che i soli ardenti disgregano e di sperdono sotto forma di energia radiante fu accumulata originariamente in queste nuvole spaziali d’idrogeno che apparvero ben presto. In certe condizioni eccezionali la disintegrazione degli atomi avviene anche nel nucleo delle masse d’idrogeno maggiori. Tutti questi fenomeni di costituzione e di disgregazione degli atomi, quali avvengono nelle nebulose estremamente riscaldate, sono seguiti dall’emissione di flussi ciclici di raggi spaziali corti d’energia radiante. Queste diverse radiazioni sono accompagnate da una forma d’energia spaziale sconosciuta su Urantia.

58:3.2 (667.1) Questo carico d’energia a corto raggio dello spazio universale è quattrocento volte più intenso di tutte le altre forme d’energia radiante esistenti nei domini organizzati dello spazio. L’emissione di raggi spaziali corti, che provengano da nebulose fiammeggianti, da campi elettrici ad alta tensione, dallo spazio esterno o dalle vaste nuvole di polvere d’idrogeno, viene modificata qualitativamente e quantitativamente dalle fluttuazioni e dai cambi improvvisi di tensione della temperatura, della gravità e delle pressioni elettroniche.

58:3.3 (667.2) Queste eventualità nell’origine dei raggi spaziali sono determinate da numerosi fenomeni cosmici come pure dalle orbite della materia circolante, che variano da circoli modificati ad ellissi estreme. Le condizioni fisiche possono essere anche grandemente alterate dal fatto che la rotazione elettronica è talvolta in direzione opposta a quella del comportamento della materia più densa, anche all’interno di una stessa zona fisica.

58:3.4 (667.3) Le vaste nuvole d’idrogeno sono veri laboratori chimici cosmici che ospitano tutte le fasi dell’evoluzione dell’energia e della metamorfosi della materia. Potenti attività energetiche avvengono anche nei gas marginali delle grandi stelle binarie che si sovrappongono così di frequente e che perciò si mescolano largamente. Ma nessuna di queste formidabili ed estese attività energetiche dello spazio esercita la minima influenza sui fenomeni della vita organizzata — sul plasma germinativo delle cose e degli esseri viventi. Queste condizioni dell’energia dello spazio sono relative all’ambiente essenziale per l’impianto della vita, ma non hanno alcun effetto sulle modificazioni successive dei fattori ereditari del plasma germinativo, contrariamente a certi raggi più lunghi di energia radiante. La vita impiantata dai Portatori di Vita è assolutamente resistente a tutto questo stupefacente flusso di corti raggi spaziali d’energia universale.

58:3.5 (667.4) Tutte queste condizioni cosmiche essenziali dovevano evolversi verso una condizione favorevole prima che i Portatori di Vita potessero cominciare effettivamente ad istituire la vita su Urantia.

4. L’era degli albori della vita

58:4.1 (667.5) Il fatto che noi siamo chiamati Portatori di Vita non deve confondervi. Noi possiamo portare la vita sui pianeti, e lo facciamo, ma non abbiamo portato la vita su Urantia. La vita su Urantia è unica, ha avuto origine con il pianeta. Questa sfera è un mondo di modificazione della vita. Tutta la vita che vi appare è stata elaborata da noi proprio qui sul pianeta; e non c’è nessun altro mondo in tutto Satania, e nemmeno in tutto Nebadon, che abbia un’esistenza di vita esattamente simile a quella di Urantia.

58:4.2 (667.6) 550.000.000 di anni fa, il corpo dei Portatori di Vita ritornò su Urantia. In collaborazione con alcune potenze spirituali e con certe forze superfisiche noi organizzammo ed inaugurammo i modelli originali di vita di questo mondo e li impiantammo nelle acque ospitali del regno. Tutta la vita planetaria (ad eccezione delle personalità extraplanetarie) esistita fino ai tempi di Caligastia, il Principe Planetario, ha avuto origine nei nostri tre impianti originali, identici e simultanei di vita marina. Questi tre impianti di vita sono stati denominati: centrale o Eurasiano-Africano, orientale o Australasiano, e occidentale, comprendente la Groenlandia e le Americhe.

58:4.3 (668.1) 500.000.000 di anni fa, la vita vegetale marina primitiva era ben stabilita su Urantia. La Groenlandia e la massa di terre artiche, così come l’America del Nord e del Sud, cominciavano la loro lunga e lenta deriva verso ovest. L’Africa si spostava leggermente verso sud, creando un bacino est-ovest, il bacino Mediterraneo, tra essa stessa ed il continente madre. L’Antartico, l’Australia e la terra che forma le isole del Pacifico si staccarono a sud e ad est, e da allora sono andati considerevolmente alla deriva.

58:4.4 (668.2) Noi avevamo impiantato la forma primitiva di vita marina nelle baie tropicali riparate dei mari centrali della faglia est-ovest prodotta dalla spaccatura della massa continentale. Facendo tre impianti di vita marina noi miravamo ad assicurarci che ogni grande massa continentale portasse con sé questa vita nei suoi mari di acque calde quando le terre si fossero successivamente separate. Prevedevamo che nell’era successiva alla comparsa della vita terrestre, vasti oceani d’acqua avrebbero separato queste masse continentali alla deriva.

5. La deriva dei continenti

58:5.1 (668.3) La deriva dei continenti continuava. Il nucleo terrestre era divenuto denso e rigido come l’acciaio, essendo sottoposto ad una pressione di quasi 3.500 tonnellate per centimetro quadrato, e a causa dell’enorme pressione della gravità era ed è ancora molto caldo nelle sue profondità interne. La temperatura aumenta scendendo dalla superficie verso il basso fino a divenire, al centro della terra, di poco superiore alla temperatura della superficie del sole.

58:5.2 (668.4) I milleseicento chilometri esterni della massa terrestre sono principalmente costituiti da differenti tipi di roccia. Al di sotto vi sono gli elementi metallici più densi e più pesanti. Durante le ere primitive preatmosferiche il mondo era quasi fluido nel suo stato di fusione e di riscaldamento intenso, al punto che i metalli più pesanti sprofondarono notevolmente verso l’interno. Quelli che si trovano oggi vicino alla superficie rappresentano l’essudato di antichi vulcani, di estese colate di lava successive e di depositi meteorici più recenti.

58:5.3 (668.5) La crosta esterna aveva uno spessore di circa sessantacinque chilometri. Questo guscio esterno era sostenuto da un mare di basalto fuso di spessore variabile e riposava direttamente su di esso; si trattava di uno strato mobile di lava fusa mantenuta sotto forte pressione, ma sempre tendente a scorrere qua e là per equilibrare le variazioni della pressione planetaria ed a stabilizzare così la crosta terrestre.

58:5.4 (668.6) Ancora oggi i continenti continuano a galleggiare su questo soffice mare non cristallizzato di basalto fuso. Se non fosse per questa condizione protettiva i terremoti più violenti ridurrebbero letteralmente il mondo in pezzi. I terremoti sono prodotti dallo slittamento e dallo spostamento della crosta esterna solida e non dai vulcani.

58:5.5 (668.7) Gli strati di lava della crosta terrestre, una volta raffreddati, formano il granito. La densità media di Urantia è di poco superiore a cinque volte a mezzo quella dell’acqua; la densità del granito è inferiore di tre volte a quella dell’acqua. Il nucleo terrestre è dodici volte più denso dell’acqua.

58:5.6 (668.8) I fondi marini sono più densi delle masse continentali, ed è questo che mantiene i continenti sopra l’acqua. Quando i fondi marini sono spinti sopra il livello del mare, si scopre che sono costituiti in larga parte di basalto, una forma di lava considerevolmente più pesante del granito delle masse continentali. Inoltre, se i continenti non fossero più leggeri del fondo degli oceani, la gravità farebbe sollevare i bordi degli oceani sopra la terra, ma tale fenomeno non si verifica.

58:5.7 (668.9) Il peso degli oceani contribuisce anche ad aumentare la pressione sul fondo dei mari. I fondi oceanici più profondi ma comparativamente più pesanti, più il peso dell’acqua che li ricopre, si avvicinano al peso dei continenti, più elevati ma molto più leggeri. Ma tutti i continenti tendono a scivolare negli oceani. La pressione continentale al livello dei fondi oceanici è di circa 1.400 chilogrammi per centimetro quadrato. Questa sarebbe la pressione di una massa continentale alta 5.000 metri sul fondo dell’oceano. La pressione dell’acqua sul fondo dell’oceano è solo di 350 chilogrammi circa per centimetro quadrato. Queste pressioni differenti tendono a far scivolare i continenti verso il fondo degli oceani.

58:5.8 (669.1) L’abbassamento del fondo dell’oceano durante le ere precedenti alla vita aveva innalzato una massa continentale solitaria ad un’altezza tale che la sua spinta laterale tendeva a far scivolare verso il basso i suoi bordi orientali, occidentali e meridionali sui letti sottostanti di lava semivischiosa nelle acque circostanti dell’Oceano Pacifico. Ciò compensò così perfettamente la pressione continentale che non si produsse una vasta spaccatura sulla riva orientale di questo antico continente asiatico, ma da allora quel litorale orientale è sospeso sul precipizio delle profondità oceaniche adiacenti, minacciando di scivolare in una tomba d’acqua.

6. Il periodo di transizione

58:6.1 (669.2) 450.000.000 di anni fa, avvenne la transizione dalla vita vegetale alla vita animale. Questa metamorfosi ebbe luogo nelle acque poco profonde delle baie e delle lagune tropicali riparate, situate sugli estesi litorali dei continenti in corso di separazione. Questa trasformazione, totalmente connaturata ai modelli di vita originali, si verificò gradualmente. Vi furono numerosi stadi di transizione tra le forme primitive iniziali di vita vegetale e gli organismi animali successivi ben definiti. Ancor oggi persistono forme di transizione del limo che difficilmente possono essere classificate come piante o animali.

58:6.2 (669.3) Sebbene l’evoluzione della vita vegetale in vita animale possa essere seguita, e benché siano state trovate serie graduate di piante e di animali che portano progressivamente dagli organismi più semplici a quelli più complessi ed avanzati, voi non riuscirete a trovare tali anelli di congiunzione tra le grandi divisioni del regno animale, né tra i tipi più evoluti di animali preumani e gli uomini degli albori delle razze umane. Questi cosiddetti “anelli mancanti” resteranno per sempre mancanti, per la semplice ragione che non sono mai esistiti.

58:6.3 (669.4) Da un’era all’altra sorgono specie di vita animale radicalmente nuove. Esse non si evolvono a seguito del graduale accumulo di piccole variazioni; appaiono come ordini di vita nuovi e completi, ed appaiono all’improvviso.

58:6.4 (669.5) L’improvvisa apparizione di specie nuove e di ordini diversificati di organismi viventi è completamente biologica, strettamente naturale. Non c’è niente di soprannaturale connesso con queste mutazioni genetiche.

58:6.5 (669.6) Quando gli oceani raggiunsero un adeguato grado di salinità la vita animale si evolvé, e fu relativamente semplice fare in modo che le acque salate circolassero nei corpi animali della vita marina. Ma quando gli oceani si contrassero e la percentuale di sale aumentò considerevolmente, questi stessi animali svilupparono la capacità di ridurre la salinità del loro fluido corporeo, come gli organismi che avevano imparato a vivere nell’acqua dolce acquisirono la capacità di conservare il grado adeguato di cloruro di sodio nel loro fluido corporeo, per mezzo d’ingegnose tecniche di conservazione del sale.

58:6.6 (669.7) Lo studio dei fossili della vita marina racchiusi nelle rocce rivela le antiche lotte di adattamento di questi organismi primitivi. Le piante e gli animali non cessano mai di fare tali esperienze di adattamento. L’ambiente è sempre in cambiamento e gli organismi viventi sono sempre impegnati ad adattare se stessi a queste fluttuazioni incessanti.

58:6.7 (670.1) L’equipaggiamento fisiologico e la struttura anatomica di tutti i nuovi ordini di vita sono in risposta all’azione della legge fisica, ma la dotazione successiva della mente è un conferimento degli spiriti aiutanti della mente, in conformità alla capacità innata del cervello. La mente, sebbene non sia un’evoluzione fisica, dipende interamente dalla capacità del cervello acquisita mediante sviluppi puramente fisici ed evoluzionari.

58:6.8 (670.2) Attraverso cicli quasi interminabili di guadagni e di perdite, di adattamenti e di riadattamenti, tutti gli organismi viventi progrediscono o regrediscono di era in era. Quelli che raggiungono l’unità cosmica perdurano, mentre quelli che non raggiungono questo risultato cessano di esistere.

7. Il libro della storia geologica

58:7.1 (670.3) Il vasto insieme di sistemi rocciosi che costituì la crosta esterna del mondo durante l’era degli albori della vita, o era Proterozoica, non appare più in molti punti della superficie terrestre, e quando esso emerge dai vasti sedimenti delle ere successive, vi si trovano soltanto i resti fossili della vita vegetale e della vita animale molto primitiva. Alcune di queste rocce antiche depositate dall’acqua sono mescolate a strati più recenti e presentano talvolta resti fossili di alcune delle forme più primitive di vita vegetale, mentre negli strati superiori si possono trovare occasionalmente alcune delle forme più antiche dei primi organismi animali marini. In molti luoghi gli strati rocciosi stratificati più antichi, contenenti i fossili della vita marina primitiva tanto vegetale che animale, si possono trovare direttamente al di sopra della pietra indifferenziata più antica.

58:7.2 (670.4) I fossili di quest’era comprendono alghe, piante simili al corallo, protozoi primitivi ed organismi di transizione simili alle spugne. Ma l’assenza di tali fossili negli strati rocciosi primitivi non prova necessariamente che organismi viventi non esistessero in un’altra parte al momento in cui essi sono stati depositati. La vita fu scarsa durante tutti questi tempi primitivi e solo lentamente si fece strada sulla superficie della terra.

58:7.3 (670.5) Le rocce di quest’era antica affiorano ora sulla superficie della terra, o sono molto vicine alla superficie, su circa un ottavo dell’attuale area continentale. Lo spessore medio di tale pietra di transizione, che forma gli strati rocciosi stratificati più antichi, è di circa duemilacinquecento metri. In certi punti lo spessore di questi antichi sistemi rocciosi raggiunge i seimilacinquecento metri, ma molti degli strati attribuiti a quest’era appartengono a periodi successivi.

58:7.4 (670.6) Nell’America del Nord questo strato antico e primitivo di rocce fossilifere affiora sulla superficie delle regioni orientali, centrali e settentrionali del Canada. Esiste anche un crinale intermittente est-ovest di questa roccia che si estende dalla Pennsylvania e dalle antiche Montagne Adirondack in direzione ovest attraverso il Michigan, il Wisconsin ed il Minnesota. Altre catene si estendono dalla Terranova all’Alabama e dall’Alaska al Messico.

58:7.5 (670.7) Le rocce di quest’era sono esposte qua e là in tutto il mondo, ma non ve ne sono di più facili da interpretare come quelle attorno al Lago Superiore e nel Gran Canyon del Fiume Colorado, dove tali rocce fossilifere primitive esistono in parecchi strati, a testimoniare i sollevamenti e le fluttuazioni della superficie di quei tempi remoti.

58:7.6 (670.8) Questo strato di pietra, il più antico strato fossilifero della crosta terrestre, è stato accartocciato, piegato e bizzarramente corrugato a seguito degli sconvolgimenti dovuti ai terremoti e ai vulcani primitivi. Le colate di lava di quest’epoca fecero risalire vicino alla superficie del pianeta molto ferro, rame e piombo.

58:7.7 (670.9) Esistono pochi luoghi sulla terra dove tali attività sono descritte più graficamente che nella valle Santa Croce nel Wisconsin. In questa regione si sono verificate centoventisette colate successive di lava sul terreno, che è stato poi sommerso dall’acqua e ricoperto dal conseguente deposito roccioso. Benché gran parte della sedimentazione rocciosa superiore e delle colate di lava intermittenti oggi sia assente, e la parte inferiore di questo sistema sia profondamente sepolta nella terra, ciò nonostante, circa sessantacinque o settanta di questi archivi stratificati delle ere passate sono ora esposti alla vista.

58:7.8 (671.1) In queste ere lontane in cui gran parte delle terre si trovava quasi al livello del mare, avvennero molte sommersioni ed emersioni successive. La crosta terrestre stava giusto entrando nel suo ultimo periodo di relativa stabilizzazione. Le ondulazioni, i sollevamenti e gli sprofondamenti provocati dalla precedente deriva dei continenti contribuirono alla frequenza delle periodiche sommersioni delle grandi masse continentali.

58:7.9 (671.2) Durante questi tempi della vita marina primitiva, estese zone delle rive continentali sprofondarono nei mari ad una profondità variabile da pochi metri a quasi un chilometro. Gran parte delle arenarie e dei conglomerati più antichi rappresenta gli accumuli sedimentari di queste antiche rive. Le rocce sedimentarie appartenenti a questa stratificazione primitiva riposano direttamente sugli strati che risalgono a molto prima dell’origine della vita, all’iniziale apparizione dell’oceano mondiale.

58:7.10 (671.3) Alcuni degli strati superiori di questi depositi rocciosi di transizione contengono piccole quantità di scisti e di ardesie di colore scuro, che rivelano la presenza di carbone organico e testimoniano l’esistenza degli antenati di quelle forme di vita vegetale che invasero la terra nel corso della successiva era Carbonifera o era del carbone. Gran parte del rame contenuto in questi strati rocciosi è stata depositata dall’acqua. Se ne trova nelle fessure delle rocce più antiche ed è il concentrato delle acque paludose stagnanti di un antico litorale riparato. Le miniere di ferro dell’America del Nord e dell’Europa sono situate in depositi ed estrusioni che si estendono in parte nelle rocce non stratificate più antiche ed in parte nelle rocce stratificate più recenti dei periodi transitori di formazione della vita.

58:7.11 (671.4) Quest’era è testimone della diffusione della vita in tutte le acque del mondo; la vita marina è ormai ben stabilita su Urantia. Il fondo dei mari interni estesi e poco profondi è progressivamente invaso da un’abbondante e lussureggiante vegetazione, mentre le acque del litorale brulicano delle forme semplici della vita animale.

58:7.12 (671.5) Tutta questa storia è graficamente raccontata nelle pagine fossili del grande “libro di pietra” dell’archivio del mondo. E le pagine di questo gigantesco archivio biogeologico vi diranno infallibilmente la verità se solo acquisite la capacità d’interpretarle. Molti di questi antichi fondi marini sono attualmente ben al di sopra della superficie terrestre ed i loro depositi raccontano di era in era la storia delle lotte per la vita in quei tempi primitivi. È letteralmente vero, come ha detto il vostro poeta, che “la polvere che calpestiamo un tempo era viva”.

58:7.13 (671.6) [Presentato da un membro del Corpo dei Portatori di Vita di Urantia attuamente residente sul pianeta.]

Fascicolo 59 - L’era della vita marina su Urantia

Il Libro di Urantia

Fascicolo 59

L’era della vita marina su Urantia

59:0.1 (672.1) NOI stimiamo che la storia di Urantia sia cominciata circa un miliardo di anni fa e che si estenda su cinque ere maggiori:

59:0.2 (672.2) 1. L’era precedente alla vita si estende sui primi quattrocentocinquanta milioni di anni, da quando il pianeta raggiunse la sua dimensione attuale fino al momento dell’istituzione della vita. I vostri studiosi hanno chiamato questo periodo Archeozoico.

59:0.3 (672.3) 2. L’era degli albori della vita si estende sui successivi centocinquanta milioni di anni. Quest’epoca si pone tra la precedente era pre-vita, o era dei cataclismi, ed il periodo seguente di vita marina più altamente sviluppata. Quest’era è conosciuta dai vostri ricercatori con il nome di era Proterozoica.

59:0.4 (672.4) 3. L’era della vita marina copre i successivi duecentocinquanta milioni di anni e vi è meglio nota con il nome di era Paleozoica.

59:0.5 (672.5) 4. L’era della vita terrestre primitiva si estende sui successivi cento milioni di anni ed è conosciuta come era Mesozoica.

59:0.6 (672.6) 5. L’era dei mammiferi occupa gli ultimi cinquanta milioni di anni. Quest’era più recente è conosciuta con il nome di era Cenozoica.

59:0.7 (672.7) L’era della vita marina copre dunque circa un quarto della vostra storia planetaria. Essa può essere suddivisa in sei lunghi periodi, ciascuno caratterizzato da certi sviluppi ben definiti tanto nei regni geologici che nei domini biologici.

59:0.8 (672.8) Quando comincia quest’era, i fondi marini, le vaste piattaforme continentali ed i numerosi bacini litoranei poco profondi sono coperti da una vegetazione prolifica. Le forme più semplici e primitive della vita animale si sono già sviluppate a partire dai precedenti organismi vegetali, e gli organismi animali primitivi si sono gradualmente fatti strada lungo le estese rive delle varie masse continentali, al punto che i numerosi mari interni pullulano di vita marina primitiva. Poiché pochissimi di questi organismi primitivi avevano conchiglie, non molti si sono conservati come fossili. Tuttavia la scena è pronta per i primi capitoli di quel grande “libro di pietra” riguardante la preservazione degli archivi della vita che è stato così metodicamente redatto durante le ere successive.

59:0.9 (672.9) Il continente dell’America del Nord è meravigliosamente ricco di depositi contenenti fossili dell’intera era della vita marina. I primi e più antichi strati sono separati dagli ultimi strati del periodo precedente da vasti depositi da erosione, che dividono nettamente questi due stadi di sviluppo planetario.

1. La vita marina primitiva nei mari poco profondi
L’era dei trilobiti

59:1.1 (673.1) Agli inizi di questo periodo di relativa quiete sulla superficie terrestre, la vita è confinata nei vari mari interni e lungo le rive oceaniche. Fino ad ora nessuna forma di organismo terrestre si è ancora evoluta. Gli animali marini primitivi sono ben stabiliti e pronti per il successivo sviluppo evoluzionario. Le amebe, che avevano fatto la loro apparizione verso la fine del periodo di transizione precedente, sono i superstiti tipici di questo stadio iniziale di vita animale.

59:1.2 (673.2) 400.000.000 di anni fa, la vita marina, sia vegetale che animale, è abbastanza ben distribuita su tutto il mondo. Il clima planetario si riscalda leggermente e diviene più uniforme. Avviene un’inondazione generale delle rive dei vari continenti, in particolare dell’America del Nord e del Sud. Appaiono nuovi oceani e le masse d’acqua più antiche s’ingrandiscono considerevolmente.

59:1.3 (673.3) Ora, per la prima volta, la vegetazione si arrampica lentamente sulla terraferma e fa subito notevoli progressi di adattamento ad un habitat non marino.

59:1.4 (673.4) Improvvisamente, e senza gradazione ancestrale, fanno la loro apparizione i primi animali multicellulari. Si sono evoluti i trilobiti e per intere epoche essi dominano i mari. Dal punto di vista della vita marina questa è l’era dei trilobiti.

59:1.5 (673.5) Verso la fine di questo periodo gran parte dell’America del Nord e dell’Europa emerse dal mare. La crosta terrestre era temporaneamente stabilizzata; delle montagne, o piuttosto delle elevazioni di terre, sorsero lungo le coste dell’Atlantico e del Pacifico, nelle Antille e nel sud dell’Europa. Tutta la regione dei Caraibi si era notevolmente innalzata.

59:1.6 (673.6) 390.000.000 di anni fa, le terre erano ancora elevate. In alcune parti dell’America orientale ed occidentale e dell’Europa occidentale si possono trovare gli strati rocciosi depositati durante quest’epoca, e sono le più antiche rocce contenenti fossili di trilobiti. C’erano molti lunghi bracci di mare che s’incuneavano all’interno delle masse continentali in cui si depositarono queste rocce fossilifere.

59:1.7 (673.7) In capo ad alcuni milioni di anni l’Oceano Pacifico cominciò ad invadere i continenti americani. La sommersione delle terre fu principalmente dovuta ad un aggiustamento della crosta terrestre, benché l’espansione laterale delle terre, o scorrimento continentale, ne fosse anch’essa un fattore.

59:1.8 (673.8) 380.000.000 di anni fa, l’Asia si abbassava e tutti gli altri continenti subivano un’emersione di breve durata. Ma con il progredire di quest’epoca l’Oceano Atlantico, recentemente formatosi, fece estese incursioni in tutti i litorali adiacenti. L’Atlantico settentrionale, o mare Artico, era allora collegato con le acque meridionali del Golfo. Quando questo mare del sud penetrò nella depressione degli Appalachi, le sue onde s’infransero ad est contro montagne alte quanto le Alpi, ma in generale i continenti erano pianure senza interesse, del tutto prive di bellezze naturali.

59:1.9 (673.9) I depositi sedimentari di queste ere sono di quattro tipi:

59:1.10 (673.10) 1. I conglomerati — materiali depositati vicino ai litorali.

59:1.11 (673.11) 2. Le arenarie — depositi avvenuti in acque poco profonde ma dove le onde erano sufficienti per impedire al limo di depositarsi.

59:1.12 (673.12) 3. Gli scisti — depositi avvenuti in acque più profonde e più calme.

59:1.13 (673.13) 4. Il calcare — comprendente i depositi di conchiglie di trilobiti in acque profonde.

59:1.14 (673.14) I fossili di trilobiti di quest’epoca presentano certe uniformità di base unite a certe varianti molto marcate. Gli animali primitivi che si sono evoluti a partire dai tre impianti originali di vita erano caratteristici; quelli che apparvero nell’emisfero occidentale erano leggermente differenti da quelli del gruppo eurasiano e del tipo australasiano o australiano-antartico.

59:1.15 (674.1) 370.000.000 di anni fa, avvenne la grande e quasi totale sommersione dell’America del Nord e del Sud, seguita dallo sprofondamento dell’Africa e dell’Australia. Solo alcune parti dell’America del Nord rimasero al di sopra di questi mari cambriani poco profondi. Cinque milioni di anni più tardi i mari si ritiravano davanti all’elevazione delle terre. E tutti questi fenomeni di abbassamento e di elevazione delle terre avvennero senza drammi, perché si effettuarono lentamente nel corso di milioni di anni.

59:1.16 (674.2) Gli strati fossiliferi di trilobiti di quest’epoca affiorano qua e là in tutti i continenti, salvo che in Asia centrale. In molte regioni queste rocce sono orizzontali, ma nelle montagne sono inclinate e distorte a causa della pressione e del corrugamento. In molti luoghi tale pressione ha modificato il carattere originario di questi depositi. L’arenaria è stata trasformata in quarzo, lo scisto è stato mutato in ardesia, mentre il calcare è stato convertito in marmo.

59:1.17 (674.3) 360.000.000 di anni fa, la terra si stava ancora innalzando. L’America del Nord e del Sud erano interamente emerse. L’Europa occidentale e le Isole Britanniche stavano per emergere, ad eccezione di alcune parti del Galles che erano profondamente sommerse. Non c’erano grandi distese di ghiaccio durante queste epoche. I supposti depositi glaciali, la cui apparizione è collegata a tali strati in Europa, in Africa, in Cina ed in Australia, sono dovuti a ghiacciai di montagna isolati o a spostamenti di detriti glaciali di origine più recente. Il clima mondiale era oceanico, non continentale. I mari meridionali erano più caldi di oggi e si estendevano verso nord oltre l’America del Nord fino alle regioni polari. La Corrente del Golfo percorreva la parte centrale dell’America del Nord e deviava verso est per bagnare e riscaldare le rive della Groenlandia, facendo di questo continente oggi coperto di ghiacci un vero paradiso tropicale.

59:1.18 (674.4) La vita marina era quasi uniforme in tutto il mondo ed era costituita da alghe, da organismi unicellulari, da spugne semplici, da trilobiti e da altri crostacei — gamberi, granchi ed aragoste. Alla fine di questo periodo apparvero tremila varietà di brachiopodi, delle quali solo duecento sono sopravvissute. Questi animali rappresentano una varietà della vita primitiva che è giunta fino all’epoca attuale praticamente immutata.

59:1.19 (674.5) Ma i trilobiti erano le creature viventi predominanti. Essi erano animali sessuati ed esistevano in numerose forme. Essendo cattivi nuotatori essi galleggiavano pigramente sull’acqua o strisciavano sui fondi marini, arrotolandosi su se stessi per proteggersi quando erano attaccati dai loro nemici apparsi più tardi. Essi raggiungevano una lunghezza da cinque a trenta centimetri e si svilupparono in quattro gruppi distinti: carnivori, erbivori, onnivori e “mangiatori di fango”. La facoltà che avevano questi ultimi di nutrirsi prevalentemente di materie inorganiche — furono gli ultimi animali multicellulari a possederla — spiega il loro incremento e la loro lunga sopravvivenza.

59:1.20 (674.6) Tale era il quadro biogeologico di Urantia alla fine di quel lungo periodo della storia del mondo che abbraccia cinquanta milioni di anni e che è chiamato dai vostri geologi Cambriano.

2. Lo stadio della prima sommersione dei continenti
L’era degli animali invertebrati

59:2.1 (674.7) I fenomeni periodici di elevazione e di abbassamento delle terre caratteristici di quest’epoca si verificarono tutti gradualmente e senza alcunché di spettacolare, accompagnati da attività vulcanica modesta o nulla. Durante tutti questi innalzamenti ed abbassamenti successivi il continente madre asiatico non condivise completamente la storia delle altre masse terrestri. Esso attraversò numerose inondazioni, immergendosi prima in una direzione e poi in un’altra, più particolarmente nel periodo iniziale della sua storia, ma non presenta i depositi rocciosi uniformi che si possono scoprire sugli altri continenti. In epoche recenti l’Asia è stata la più stabile di tutte le masse continentali.

59:2.2 (675.1) 350.000.000 di anni fa, cominciò il grande periodo d’inondazione di tutti i continenti, ad eccezione dell’Asia centrale. Le masse terrestri furono ripetutamente coperte dall’acqua; solo gli altopiani costieri rimasero al di sopra di questi oscillanti mari interni poco profondi ma molto estesi. Tre inondazioni maggiori caratterizzarono questo periodo, ma prima che esso terminasse i continenti si alzarono di nuovo con un’emersione terrestre totale che superava del quindici per cento quella che esiste attualmente. La regione dei Caraibi era molto elevata. Questo periodo non è ben contraddistinto in Europa perché le fluttuazioni terrestri furono minori, mentre l’attività vulcanica fu più persistente.

59:2.3 (675.2) 340.000.000 di anni fa, si produsse un altro esteso abbassamento delle terre, salvo che in Asia ed in Australia. Le acque degli oceani del mondo subirono un rimescolamento generale. Questa fu una grande era di depositi calcarei, gran parte dei quali proveniva da alghe che secernevano calce.

59:2.4 (675.3) Alcuni milioni di anni più tardi vaste porzioni dei continenti americano ed europeo cominciarono ad emergere dall’acqua. Nell’emisfero occidentale solo un braccio dell’Oceano Pacifico rimase sopra il Messico e le attuali regioni delle Montagne Rocciose, ma verso la fine di quest’epoca le coste dell’Atlantico e del Pacifico ricominciarono ad abbassarsi.

59:2.5 (675.4) L’epoca di 330.000.000 di anni fa segna l’inizio di un periodo di relativa calma su tutto il mondo, con molte terre ancora sopra il livello dell’acqua. La sola eccezione a questo regno di calma terrestre fu l’eruzione del grande vulcano dell’America del Nord nel Kentucky orientale, una delle più grandi manifestazioni vulcaniche isolate che il pianeta abbia mai conosciuto. Le ceneri di questo vulcano coprirono una superficie di circa milletrecento chilometri quadrati per uno spessore da cinque a sei metri.

59:2.6 (675.5) 320.000.000 di anni fa, avvenne la terza inondazione maggiore di questo periodo. Le acque di tale inondazione coprirono tutte le terre sommerse dal precedente diluvio e si estesero più lontano in molte direzioni su entrambe le Americhe e sull’Europa. La parte orientale dell’America del Nord e l’Europa occidentale si trovarono sotto l’acqua ad una profondità da 3.000 a 4.500 metri.

59:2.7 (675.6) 310.000.000 di anni fa, le masse continentali del mondo erano di nuovo bene emerse ad eccezione delle parti meridionali dell’America del Nord. Il Messico emerse creando in tal modo il Mare delle Antille, che da allora ha sempre conservato la sua identità.

59:2.8 (675.7) La vita di questo periodo continua ad evolversi. Il mondo è ancora una volta calmo e relativamente tranquillo; il clima resta mite ed uniforme; le piante terrestri migrano sempre più lontano dai litorali. I modelli di vita sono ben sviluppati, sebbene si trovino pochi fossili vegetali di quest’epoca.

59:2.9 (675.8) Questa fu la grande era dell’evoluzione dei singoli organismi animali, benché molti dei cambiamenti fondamentali, quali la transizione dalla pianta all’animale, fossero avvenuti in precedenza. La fauna marina si sviluppò al punto che tutti i tipi di vita inferiori ai vertebrati furono rappresentati nei fossili delle rocce depositate in quest’epoca. Ma tutti questi animali erano organismi marini. Nessun animale terrestre era ancora apparso, salvo alcuni tipi di vermi che scavavano il suolo lungo le coste marine, né le piante terrestri avevano ancora ricoperto i continenti. C’era ancora troppa anidride carbonica nell’atmosfera per permettere l’esistenza dei respiratori d’aria. Fondamentalmente tutti gli animali, salvo alcuni dei più primitivi, dipendono per la loro esistenza direttamente o indirettamente dalla vita vegetale.

59:2.10 (676.1) I trilobiti predominavano ancora. Questi piccoli animali esistevano in decine di migliaia di esemplari e furono i predecessori dei moderni crostacei. Alcuni trilobiti avevano dai venticinque ai quattromila minuscoli occhietti; altri avevano occhi rudimentali. Alla fine di questo periodo i trilobiti condividevano il dominio dei mari con numerose altre forme di vita invertebrata. Ma essi si estinsero totalmente all’inizio del periodo successivo.

59:2.11 (676.2) Le alghe che secernevano calce erano largamente diffuse. Esistevano migliaia di specie degli antenati primitivi dei coralli. I vermi di mare erano abbondanti e c’erano molte varietà di meduse da allora estinte. I coralli ed i tipi successivi di spugne si evolvettero. I cefalopodi erano ben sviluppati e sono sopravvissuti come moderni nautilus perlacei, polipi, seppie e calamari.

59:2.12 (676.3) C’erano numerose varietà di animali da conchiglia, ma i loro gusci non erano allora così necessari per difendersi come nelle ere seguenti. I gasteropodi erano presenti nelle acque dei mari antichi e comprendevano buccini univalva, litorine e lumache. I gasteropodi bivalva hanno attraversato milioni di anni quasi come esistevano allora, e comprendevano i datteri di mare, le vongole, le ostriche ed i pettini. Anche gli organismi a conchiglia univalva si evolvettero, e questi brachiopodi vissero in quei mari antichi quasi con la stessa forma di oggi; la loro valva era anche munita di cerniere, di dentellature e di altri tipi di dispositivi protettivi.

59:2.13 (676.4) Così termina la storia evoluzionaria del secondo grande periodo di vita marina, conosciuto dai vostri geologi come Ordoviciano.

3. Il secondo grande stadio di sommersione
Il periodo del corallo — l’era dei brachiopodi

59:3.1 (676.5) 300.000.000 di anni fa, cominciò un altro grande periodo di sommersione delle terre. L’intrusione degli antichi mari siluriani verso nord e verso sud si preparava ad inghiottire la maggior parte dell’Europa e dell’America del Nord. Le terre non erano molto elevate sul livello del mare, cosicché non vi furono depositi importanti vicino alle rive. I mari pullulavano di animali dalle conchiglie calcaree, e la caduta di queste conchiglie sul fondo del mare provocò l’accumulo progressivo di strati di calcare molto spessi. Questo è il primo deposito calcareo largamente diffuso, che copre praticamente tutta l’Europa e l’America del Nord, ma appare in superficie soltanto in pochi luoghi. Lo spessore medio di questo antico strato roccioso è di circa trecento metri, ma depositi del genere sono stati da allora grandemente deformati da piegamenti, sollevamenti e fagliature, e molti si sono trasformati in quarzo, in scisto ed in marmo.

59:3.2 (676.6) Non si trovano rocce ignee o lave negli strati rocciosi di questo periodo, eccetto quelle dei grandi vulcani dell’Europa meridionale e del Maine orientale e le colate di lava del Quebec. L’attività vulcanica era in gran parte terminata. Questo fu il momento culminante dei grandi depositi marini; c’erano pochissime elevazioni montuose.

59:3.3 (676.7) 290.000.000 di anni fa, i mari si erano in gran parte ritirati dai continenti ed i fondali degli oceani circostanti stavano affondando. Le masse continentali erano poco cambiate prima di essere nuovamente sommerse. Avevano inizio i primi corrugamenti montuosi su tutti i continenti, ed i più grandi di questi sollevamenti della crosta terrestre furono l’Himalaya in Asia e le grandi Montagne Caledoniane, che si estendevano dall’Irlanda, attraverso la Scozia, fino allo Spitzberg.

59:3.4 (677.1) È nei depositi di quest’era che si trova la maggior parte del gas, del petrolio, dello zinco e del piombo. Il gas ed il petrolio derivano dagli enormi accumuli di materiali vegetali ed animali depositati al tempo della precedente sommersione terrestre, mentre i depositi minerali rappresentano la sedimentazione di masse d’acqua stagnanti. Molti depositi di salgemma risalgono a quest’epoca.

59:3.5 (677.2) I trilobiti declinarono rapidamente ed il centro della scena fu occupato dai molluschi più grossi, o cefalopodi. Questi animali raggiunsero circa cinque metri di lunghezza e trenta centimetri di diametro e divennero i padroni dei mari. Questa specie di animali apparve improvvisamente ed assunse il dominio della vita marina.

59:3.6 (677.3) La grande attività vulcanica di quest’era ebbe luogo nel settore europeo. Da milioni e milioni di anni non si erano verificate eruzioni vulcaniche così violente ed estese come quelle che avvennero allora attorno alla depressione mediterranea e particolarmente nelle vicinanze delle Isole Britanniche. La colata di lava sulla regione delle Isole Britanniche appare oggi sotto forma di strati alternati di lava e di roccia di circa ottomila metri di spessore. Tali rocce furono depositate dalle colate di lava intermittenti che si distesero su un letto marino poco profondo, mescolandosi così ai depositi rocciosi; e tutto questo fu successivamente elevato a grande altezza sul livello del mare. Violenti terremoti avvennero nel nord dell’Europa, particolarmente in Scozia.

59:3.7 (677.4) Il clima oceanico restava dolce ed uniforme e i mari caldi bagnavano le rive delle terre polari. Si possono trovare in questi depositi fino al Polo Nord fossili di brachiopodi e di altri tipi di vita marina. Gasteropodi, brachiopodi, spugne ed i coralli che formano scogliere coralline continuarono a moltiplicarsi.

59:3.8 (677.5) La fine di quest’epoca vede la seconda avanzata dei mari siluriani, accompagnata da un nuovo mescolamento delle acque oceaniche del nord e del sud. I cefalopodi dominano la vita marina, mentre forme associate di vita si sviluppano e si differenziano progressivamente.

59:3.9 (677.6) 280.000.000 di anni fa, i continenti erano largamente emersi dalla seconda inondazione siluriana. I depositi rocciosi di questa sommersione sono conosciuti nell’America del Nord sotto il nome di calcari del Niagara, perché questo è lo strato di roccia sul quale scorrono ora le Cascate del Niagara. Questo strato di roccia si estende dalle montagne dell’est alla regione della valle del Mississippi, ma si allunga verso ovest soltanto nella parte meridionale. Parecchi strati si estendono sul Canada, su parti dell’America del Sud, sull’Australia e sulla maggior parte dell’Europa; lo spessore medio di questa serie di strati del Niagara è di circa duecento metri. In molte regioni, immediatamente sopra il deposito del tipo Niagara, si trova un ammasso di conglomerati, di scisti e di salgemma. Questi accumuli sono dovuti a cedimenti secondari. Il sale si depositò in grandi lagune che furono alternativamente aperte verso il mare e poi isolate, cosicché l’evaporazione lasciò dei depositi di sale e di altre materie che erano in soluzione nell’acqua. In certe regioni questi giacimenti di salgemma raggiungono più di venti metri di spessore.

59:3.10 (677.7) Il clima è dolce ed uniforme, e i fossili marini si depositano nelle regioni artiche. Ma alla fine di quest’epoca i mari sono talmente salati che vi sopravvive poca vita.

59:3.11 (677.8) Verso il termine della sommersione siluriana finale c’è un grande incremento degli echinodermi — i gigli di pietra — come testimoniano i depositi di calcare crinoide. I trilobiti sono quasi scomparsi e i molluschi sono sempre i monarchi dei mari; la formazione di scogli corallini aumenta considerevolmente. Durante quest’era si sviluppano per la prima volta, nei luoghi più favorevoli, gli scorpioni d’acqua primitivi. Poco dopo, e improvvisamente, fanno la loro apparizione i veri scorpioni — effettivi respiratori d’aria.

59:3.12 (678.1) Questi sviluppi chiudono il terzo periodo di vita marina, che copre venticinque milioni di anni e che è conosciuto dai vostri ricercatori come Siluriano.

4. Lo stadio della grande emersione delle terre
Il periodo della vita vegetale terrestre
L’era dei pesci

59:4.1 (678.2) Nel corso della lotta secolare tra la terra e l’acqua, per lunghi periodi il mare è stato comparativamente vittorioso, ma l’ora della vittoria della terra è vicina. Le derive dei continenti sono proseguite di volta in volta quel tanto che permette praticamente a tutte le terre del mondo di essere collegate da sottili istmi e da stretti ponti di terra.

59:4.2 (678.3) Quando la terra emerge dall’ultima inondazione siluriana ha termine un importante periodo di sviluppo del mondo e di evoluzione della vita. Questi sono gli albori di una nuova era sulla terra. Il paesaggio nudo e senza attrattive dei tempi passati comincia a vestirsi di un verde lussureggiante e sono sul punto d’apparire le prime magnifiche foreste.

59:4.3 (678.4) La vita marina di quest’epoca era molto varia a causa della separazione primitiva delle specie, ma tutti questi tipi differenti successivamente si associarono e si mescolarono liberamente. I brachiopodi raggiunsero rapidamente il loro apogeo, seguiti dagli artropodi, e fecero la loro prima apparizione le bernacle. Ma l’avvenimento più importante fu l’improvvisa apparizione della famiglia dei pesci. Questa divenne l’era dei pesci, il periodo della storia del mondo caratterizzato dal tipo di animale vertebrato.

59:4.4 (678.5) 270.000.000 di anni fa, i continenti erano tutti al di sopra dell’acqua. Da milioni e milioni di anni non vi erano state simultaneamente tante terre al di sopra dell’acqua; questa fu una delle più grandi epoche di emersione delle terre in tutta la storia del pianeta.

59:4.5 (678.6) Cinque milioni di anni più tardi, le terre dell’America del Nord e del Sud, dell’Europa, dell’Africa, dell’Asia settentrionale e dell’Australia furono inondate per breve durata, con l’America del Nord sommersa di tanto in tanto quasi completamente; e gli strati calcarei che ne risultarono hanno spessori varianti da 150 a 1.500 metri. I vari mari devoniani si estesero prima in una direzione e poi in un’altra, cosicché l’immenso mare artico interno dell’America del Nord trovò uno sbocco verso l’Oceano Pacifico attraverso la California settentrionale.

59:4.6 (678.7) 260.000.000 di anni fa, verso la fine di quest’epoca di abbassamento delle terre, l’America del Nord fu parzialmente coperta da mari comunicanti, simultaneamente con le acque del Pacifico, dell’Atlantico, dell’Artico e del Golfo del Messico. I depositi di questi stadi più recenti della prima inondazione devoniana hanno uno spessore medio di circa trecento metri. Gli scogli corallini caratteristici di quest’epoca indicano che i mari interni erano limpidi e poco profondi. Questi depositi corallini sono esposti sulle sponde del Fiume Ohio vicino a Louisville, nel Kentucky, ed hanno circa trenta metri di spessore; essi contengono più di duecento varietà di coralli. Tali formazioni coralline si estendono attraverso il Canada ed il nord dell’Europa fino alle regioni artiche.

59:4.7 (678.8) Dopo queste sommersioni gran parte del litorale si elevò considerevolmente, cosicché i depositi primitivi furono ricoperti da limo e da scisti. Esiste anche uno strato di arenaria rossa che caratterizza una delle sedimentazioni devoniane, e questo strato rosso si estende su gran parte della superficie della terra. Lo si trova in America del Nord e del Sud, in Europa, in Russia, in Cina, in Africa e in Australia. Questi depositi rossi fanno pensare a condizioni climatiche aride o semiaride, sebbene il clima di quest’epoca fosse ancora mite ed uniforme.

59:4.8 (679.1) Per tutto questo periodo le terre a sudest dell’Isola di Cincinnati rimasero nettamente al di sopra del livello dell’acqua. Ma una grandissima parte dell’Europa occidentale, incluse le Isole Britanniche, era sommersa. Nel Galles, in Germania ed in altri luoghi dell’Europa le rocce devoniane hanno circa 6.000 metri di spessore.

59:4.9 (679.2) 250.000.000 di anni fa, si assisté all’apparizione della famiglia dei pesci, i vertebrati, una delle tappe più importanti di tutta l’evoluzione preumana.

59:4.10 (679.3) Gli artropodi, o crostacei, furono gli antenati dei primi vertebrati. I precursori della famiglia dei pesci furono due antenati artropodi modificati; uno aveva un corpo lungo che collegava la testa alla coda, mentre l’altro era un prepesce senza spina dorsale né mascelle. Ma questi tipi preliminari furono rapidamente distrutti quando i pesci, i primi vertebrati del mondo animale, fecero la loro apparizione improvvisa provenendo dal nord.

59:4.11 (679.4) Molti dei più grandi pesci propriamente detti appartengono a quest’era. Alcune varietà provviste di denti avevano da otto a dieci metri di lunghezza; i pescicani di oggi sono i superstiti di questi pesci antichi. I pesci polmonati e corazzati raggiunsero il culmine della loro evoluzione e, prima della fine di quest’epoca, i pesci si erano adattati sia all’acqua dolce sia all’acqua salata.

59:4.12 (679.5) Si possono trovare dei veri letti ossei di scheletri e di denti di pesci nei depositi accumulati verso la fine di questo periodo, e ricchi strati fossili sono situati lungo la costa della California per il fatto che molte baie riparate dell’Oceano Pacifico s’incuneavano nella terra di questa regione.

59:4.13 (679.6) La terra era rapidamente invasa dai nuovi generi di vegetazione terrestre. Finora poche piante crescevano sulla terra, salvo che in riva all’acqua. Ora, e improvvisamente, apparve la prolifica famiglia delle felci, diffondendosi velocemente sulla superficie delle terre in corso di rapida elevazione, in tutte le parti del mondo. Si svilupparono ben presto tipi di alberi grossi circa sessanta centimetri ed alti circa dodici metri; più tardi si evolvettero le foglie, ma queste varietà primitive avevano soltanto un fogliame rudimentale. C’erano anche molte piante più piccole, ma i loro fossili non si trovano perché furono generalmente distrutte dai batteri apparsi prima ancora.

59:4.14 (679.7) Con l’elevazione dei continenti, l’America del Nord fu collegata all’Europa per mezzo dei ponti terrestri che si estendevano fino alla Groenlandia. E oggi la Groenlandia conserva i resti di queste piante terrestri primitive sotto il suo mantello di ghiaccio.

59:4.15 (679.8) 240.000.000 di anni fa, alcune parti delle terre dell’Europa e delle due Americhe cominciarono ad abbassarsi. Questo sprofondamento segnò l’apparizione dell’ultima e meno estesa delle inondazioni devoniane. I mari artici si spostarono di nuovo verso sud ed invasero gran parte dell’America del Nord; l’Atlantico inondò una larga parte dell’Europa e dell’Asia occidentale, mentre il Pacifico meridionale ricoprì la maggior parte dell’India. Questa inondazione fu lenta ad apparire quanto a ritirarsi. I Monti Catskill che costeggiano la riva occidentale del Fiume Hudson sono uno dei più grandi monumenti geologici di quest’epoca che si possano trovare sulla superficie dell’America del Nord.

59:4.16 (679.9) 230.000.000 di anni fa, i mari continuavano a ritirarsi. Gran parte dell’America del Nord era al di sopra dell’acqua ed una violenta attività vulcanica si produsse nella regione del San Lorenzo. Il Monte Royal, a Montreal, è il camino eroso di uno di questi vulcani. I depositi di tutta quest’epoca sono ben visibili nei Monti Appalachi dell’America del Nord, dove il Fiume Susquehanna ha scavato una valle che mette a nudo gli strati successivi che raggiunsero più di 4.000 metri di spessore.

59:4.17 (680.1) L’elevazione dei continenti proseguiva e l’atmosfera cominciava ad arricchirsi di ossigeno. La terra era ricoperta da vaste foreste di felci di trenta metri di altezza e da alberi peculiari di quest’epoca, foreste silenziose. Non si sentiva il minimo rumore, nemmeno il fruscio di una foglia, perché questi alberi non avevano foglie.

59:4.18 (680.2) E così finì uno dei più lunghi periodi di evoluzione della vita marina, l’era dei pesci. Questo periodo della storia del mondo durò quasi cinquanta milioni di anni. Esso è conosciuto dai vostri ricercatori come periodo Devoniano.

5. Lo stadio di cambiamento della crosta terrestre
Il periodo carbonifero delle foreste di felci
L’era delle rane

59:5.1 (680.3) L’apparizione dei pesci durante il periodo precedente segna il punto culminante dell’evoluzione della vita marina. A partire da questo momento l’evoluzione della vita terrestre diviene sempre più importante. Questo periodo si apre con condizioni quasi ideali per l’apparizione dei primi animali terrestri.

59:5.2 (680.4) 220.000.000 di anni fa, molte zone continentali, inclusa la maggior parte dell’America del Nord, erano emerse. La terra era invasa da una vegetazione lussureggiante; questa fu veramente l’era delle felci. L’anidride carbonica era ancora presente nell’atmosfera, ma in proporzione minore.

59:5.3 (680.5) Poco tempo dopo la parte centrale dell’America del Nord fu sommersa, creando due vasti mari interni. Le terre alte delle coste dell’Atlantico e del Pacifico erano situate appena oltre il litorale attuale. Questi due mari si unirono ben presto, mescolando le loro differenti forme di vita, e la riunione di queste faune marine segnò l’inizio del rapido declino mondiale della vita marina e l’inizio del periodo successivo di vita terrestre.

59:5.4 (680.6) 210.000.000 di anni fa, le acque calde dei mari artici coprivano la maggior parte dell’America del Nord e dell’Europa. Le acque del polo antartico inondavano l’America del Sud e l’Australia, mentre l’Africa e l’Asia erano molto elevate.

59:5.5 (680.7) Quando i mari raggiunsero il loro livello massimo, un nuovo sviluppo evoluzionario si produsse improvvisamente. Bruscamente apparvero i primi animali terrestri. C’erano numerose specie di questi animali capaci di vivere sulla terra o nell’acqua. Questi anfibi respiratori d’aria si svilupparono dagli artropodi, le cui vesciche natatorie si erano evolute in polmoni.

59:5.6 (680.8) Dalle acque salmastre dei mari strisciarono sulla terra lumache, scorpioni e rane. Ancor oggi le rane depongono le loro uova nell’acqua ed i loro piccoli iniziano la loro esistenza come minuscoli pesci, i girini. Questo periodo potrebbe essere definito a giusta ragione l’era delle rane.

59:5.7 (680.9) Pochissimo tempo dopo apparvero i primi insetti che, assieme ai ragni, agli scorpioni, agli scarafaggi, ai grilli e alle cavallette, invasero ben presto i continenti del mondo. Certe libellule misuravano settantacinque centimetri di apertura alare. Si svilupparono mille specie di scarafaggi, alcuni dei quali raggiunsero dieci centimetri di lunghezza.

59:5.8 (680.10) Due gruppi di echinodermi si svilupparono particolarmente bene, ed essi sono, infatti, i fossili guida di quest’epoca. Anche i grandi pescicani mangiatori di conchiglie avevano raggiunto un alto grado di evoluzione, e per più di cinque milioni di anni dominarono gli oceani. Il clima era ancora mite ed uniforme; la vita marina era cambiata di poco. I pesci d’acqua dolce si stavano sviluppando e i trilobiti erano prossimi all’estinzione. I coralli erano pochi e gran parte del calcare era prodotto dai crinoidi. I migliori calcari da costruzione furono depositati durante quest’epoca.

59:5.9 (681.1) Le acque di molti mari interni erano talmente cariche di calce e di altri minerali da interferire grandemente nel progresso e nello sviluppo di numerose specie marine. Alla fine i mari si schiarirono a seguito di vaste sedimentazioni di pietra, contenenti in alcuni posti zinco e piombo.

59:5.10 (681.2) I depositi di quest’era carbonifera iniziale hanno uno spessore da 150 a 600 metri e si compongono di arenaria, di scisto e di calcare. Gli strati più antichi contengono i fossili di animali e di piante sia terrestri sia marini, assieme a molta ghiaia e sedimenti di bacini. Si trova poco carbone sfruttabile in questi strati più antichi. In tutta l’Europa tali depositi sono molto simili a quelli dell’America del Nord.

59:5.11 (681.3) Verso la fine di quest’epoca le terre dell’America del Nord cominciarono ad elevarsi. Ci fu una breve interruzione e poi i mari ritornarono a coprire circa la metà dei loro letti precedenti. Questa inondazione fu di breve durata e la maggior parte delle terre si ritrovarono presto ben al di sopra dell’acqua. L’America del Sud era ancora collegata all’Europa attraverso l’Africa.

59:5.12 (681.4) Quest’epoca assisté all’inizio della formazione dei Vosgi, della Foresta Nera e degli Urali. Tronconi di altre montagne più antiche si possono trovare in tutta la Gran Bretagna e l’Europa.

59:5.13 (681.5) 200.000.000 di anni fa, cominciarono gli stadi veramente attivi del periodo carbonifero. Per venti milioni di anni prima di quest’epoca avevano cominciato a depositarsi i primi giacimenti di carbone, ma ora i processi formativi del carbone erano molto più attivi. La durata dell’epoca effettiva di deposito del carbone fu leggermente superiore ai venticinque milioni di anni.

59:5.14 (681.6) Le terre si alzavano e si abbassavano periodicamente a causa delle variazioni del livello del mare, provocate dai movimenti dei fondi oceanici. Questa instabilità della crosta — l’abbassamento e l’innalzamento delle terre — in connessione con la prolifica vegetazione delle paludi costiere, contribuì alla formazione di enormi depositi di carbone, che hanno fatto conoscere questo periodo come il periodo Carbonifero. Ed il clima era ancora dolce in tutto il mondo.

59:5.15 (681.7) Gli strati di carbone si alternano con scisti, rocce e conglomerati. Lo spessore di questi giacimenti di carbone nel centro e nell’est degli Stati Uniti varia da dodici a quindici metri. Ma molti di questi depositi sono stati portati via dalle acque nel corso di successive elevazioni delle terre. In alcune parti dell’America del Nord e dell’Europa gli strati carboniferi hanno 5.400 metri di spessore.

59:5.16 (681.8) La presenza di radici di alberi piantate nell’argilla sottostante agli attuali giacimenti di carbone, dimostra che il carbone si è formato esattamente dove si trova ora. Esso è costituito dai resti conservati dall’acqua e modificati dalla pressione della rigogliosa vegetazione che cresceva nelle paludi e sulle rive degli stagni di quest’epoca lontana. Gli strati di carbone contengono spesso sia gas che petrolio. I giacimenti di torba, resti di un’antica vegetazione, si trasformerebbero in un tipo di carbone se fossero sottoposti a pressione e temperatura adeguate. L’antracite è stata sottoposta ad una pressione e ad una temperatura più alta rispetto agli altri carboni.

59:5.17 (681.9) Nell’America del Nord gli strati di carbone dei diversi giacimenti, che indicano quante volte la terra si alzò e si abbassò, variano dai dieci nell’Illinois, ai venti in Pennsylvania, ai trentacinque nell’Alabama, fino ai settantacinque in Canada. Nei giacimenti di carbone si trovano sia fossili d’acqua dolce che d’acqua salata.

59:5.18 (682.1) Per tutta quest’epoca le montagne dell’America del Nord e del Sud furono in movimento; le Ande e le antichissime Montagne Rocciose meridionali si stavano elevando. Le grandi regioni elevate delle coste dell’Atlantico e del Pacifico cominciarono ad affondare, divenendo alla fine così erose e sommerse che i litorali di entrambi gli oceani arretrarono approssimativamente fino alle loro posizioni attuali. I depositi di questa inondazione hanno uno spessore medio di circa 300 metri.

59:5.19 (682.2) 190.000.000 di anni fa, il mare carbonifero dell’America del Nord si estese verso ovest fino a coprire la regione attuale delle Montagne Rocciose e sboccò sull’Oceano Pacifico attraverso la California settentrionale. Il carbone continuò a depositarsi sulle Americhe e sull’Europa, strato dopo strato, via via che le regioni costiere si alzavano e si abbassavano nel corso di queste ere di oscillazioni litoranee.

59:5.20 (682.3) 180.000.000 di anni fa, ebbe termine il periodo carbonifero durante il quale il carbone si era formato nel mondo intero — in Europa, in India, in Cina, nell’Africa del Nord e nelle Americhe. Alla fine del periodo di formazione del carbone la parte dell’America del Nord situata ad est della valle del Mississippi si alzò, e la maggior parte di questa regione è rimasta da allora sopra il livello del mare. Questo periodo di elevazione terrestre segnò l’inizio della formazione delle montagne moderne dell’America del Nord, sia nella regione degli Appalachi che nell’ovest. I vulcani erano attivi nell’Alaska ed in California e nelle regioni dell’Europa e dell’Asia in cui si stavano formando delle montagne. L’America orientale e l’Europa occidentale erano collegate attraverso il continente della Groenlandia.

59:5.21 (682.4) L’elevazione delle terre cominciò a modificare il clima marino delle ere precedenti e a sostituirvi gli inizi del meno dolce e più variabile clima continentale.

59:5.22 (682.5) Le piante di questi tempi erano portatrici di spore ed il vento era in grado di disseminarle in tutte le direzioni. I tronchi degli alberi carboniferi avevano comunemente oltre due metri di diametro e spesso circa quaranta metri d’altezza. Le felci moderne sono veramente delle vestigia di queste ere passate.

59:5.23 (682.6) In generale queste furono le epoche di sviluppo degli organismi d’acqua dolce; la vita marina precedente subì pochi cambiamenti. Ma la caratteristica importante di questo periodo fu l’apparizione improvvisa delle rane e dei loro numerosi cugini. Le caratteristiche principali della vita dell’era carbonifera furono le felci e le rane.

6. Lo stadio di transizione climatica
Il periodo delle piante da seme
L’era della tribolazione biologica

59:6.1 (682.7) Questo periodo segna la fine dello sviluppo evoluzionario decisivo della vita marina e l’inizio del periodo di transizione che portò alle ere successive degli animali terrestri.

59:6.2 (682.8) Durante quest’era vi fu un grande impoverimento della vita. Migliaia di specie marine perirono e la vita era a malapena stabilita sulla terra. Questo fu un periodo di tribolazione biologica, l’era in cui la vita scomparve quasi interamente dalla superficie della terra e dalle profondità degli oceani. Verso la fine della lunga era di vita marina esistevano più di centomila specie di organismi viventi sulla terra. Alla fine di questo periodo di transizione, ne erano sopravvissute meno di cinquecento.

59:6.3 (682.9) Le peculiarità di questo nuovo periodo non furono dovute tanto al raffreddamento della crosta terrestre o alla lunga assenza di attività vulcanica, quanto all’insolita combinazione di normali influenze preesistenti — il restringimento dei mari e la crescente elevazione di enormi masse continentali. Il dolce clima marino dei tempi passati stava scomparendo e si stava sviluppando rapidamente il tipo di clima continentale più severo.

59:6.4 (683.1) 170.000.000 di anni fa, si produssero grandi cambiamenti ed aggiustamenti evoluzionari su tutta la superficie della terra. I continenti si stavano elevando in tutto il mondo mentre i fondi oceanici stavano affondando. Apparvero catene montuose isolate. La parte orientale dell’America del Nord si era molto elevata sul livello del mare; la parte occidentale si stava lentamente elevando. I continenti erano ricoperti da grandi e piccoli laghi salati e da numerosi mari interni collegati agli oceani da sottili stretti. Lo spessore degli strati di questo periodo di transizione varia dai 300 ai 2.000 metri.

59:6.5 (683.2) Durante queste elevazioni di terre la crosta terrestre si piegò in modo esteso. Questo fu un periodo di emersione continentale, ad eccezione della scomparsa di alcuni ponti terrestri, inclusi i continenti che avevano così a lungo collegato l’America del Sud all’Africa e l’America del Nord all’Europa.

59:6.6 (683.3) I laghi e i mari interni si prosciugavano gradualmente in tutto il mondo. Cominciarono ad apparire montagne isolate e ghiacciai regionali, specialmente nell’emisfero meridionale, ed in molte regioni il deposito di queste formazioni glaciali locali si può trovare anche tra alcuni depositi di carbone superiori e più tardivi. Comparvero due nuovi fattori climatici — la glaciazione e l’aridità. Molte delle regioni più elevate della terra erano divenute aride e sterili.

59:6.7 (683.4) Per tutta la durata di questi periodi di cambiamento climatico si produssero anche grandi variazioni nella vegetazione terrestre. Apparvero per prime le piante da seme, che procurarono un’alimentazione migliore alla vita animale terrestre sviluppatasi successivamente. Gli insetti subirono un cambiamento radicale. I loro periodi di letargo cambiarono per adattarsi alle esigenze di sospensione dell’attività vitale durante l’inverno e i periodi di siccità.

59:6.8 (683.5) Tra gli animali terrestri le rane, che avevano raggiunto il loro apice nell’era precedente, declinarono rapidamente, ma sopravvissero perché in questi tempi molto lontani ed estremamente duri potevano vivere a lungo anche nei laghetti e negli stagni in corso di prosciugamento. Durante quest’era di declino delle rane avvenne in Africa il primo passo dell’evoluzione della rana in rettile. E poiché le masse continentali erano ancora collegate, questa creatura prerettiliana, un respiratore d’aria, si diffuse in tutto il mondo. In quest’epoca l’atmosfera era stata così modificata che conveniva ottimamente alla respirazione animale. Fu subito dopo l’arrivo di queste rane prerettiliane che l’America del Nord fu temporaneamente isolata, staccata dall’Europa, dall’Asia e dall’America del Sud.

59:6.9 (683.6) Il graduale raffreddamento delle acque oceaniche contribuì molto alla distruzione della vita oceanica. Gli animali marini di queste ere si rifugiarono temporaneamente in tre ricoveri favorevoli: la regione attuale del Golfo del Messico, la Baia del Gange in India e la Baia di Sicilia nel bacino mediterraneo. E fu da queste tre regioni che le nuove specie marine, nate per sopportare le avversità, partirono più tardi per ripopolare i mari.

59:6.10 (683.7) 160.000.000 di anni fa, la terra era in larga parte ricoperta da una vegetazione adattata al mantenimento della vita animale terrestre, e l’atmosfera era divenuta ideale per la respirazione animale. Così finisce il periodo di diminuzione della vita marina e di quei tempi duri di avversità biologica che eliminarono tutte le forme di vita, salvo quelle che avevano un valore di sopravvivenza e che erano perciò qualificate per servire da progenitrici alla vita di più rapido sviluppo ed altamente differenziata delle ere seguenti dell’evoluzione planetaria.

59:6.11 (684.1) La fine di questo periodo di tribolazione biologica, conosciuto dai vostri studiosi come periodo Permiano, segna anche la fine della lunga era Paleozoica, che copre un quarto della storia planetaria, ossia duecentocinquanta milioni di anni.

59:6.12 (684.2) L’immensa culla oceanica di vita su Urantia aveva adempiuto il suo compito. Durante le lunghe ere in cui la terra era inadatta al mantenimento della vita e prima che l’atmosfera contenesse abbastanza ossigeno per sostentare gli animali terrestri superiori, il mare aveva originato e nutrito la vita primitiva del regno. Ora l’importanza biologica del mare diminuisce progressivamente e comincia a svilupparsi sulla terra il secondo stadio dell’evoluzione.

59:6.13 (684.3) [Presentato da un Portatore di Vita di Nebadon, membro del corpo originale assegnato ad Urantia.]

Fascicolo 60 - Urantia durante l’era della vita terrestre primitiva

Il Libro di Urantia

Fascicolo 60

Urantia durante l’era della vita terrestre primitiva

60:0.1 (685.1) L’ERA della vita esclusivamente marina era finita. L’elevazione delle terre, il raffreddamento della crosta terrestre e degli oceani, il restringimento dei mari ed il loro conseguente aumento di profondità, così come il grande aumento di terre alle latitudini settentrionali, contribuirono tutti grandemente a modificare il clima del mondo in tutte le regioni lontane dalla zona equatoriale.

60:0.2 (685.2) L’epoca finale dell’era precedente fu veramente l’era delle rane, ma queste antenate dei vertebrati terrestri non erano più dominanti, essendo sopravvissute in numero molto ridotto. Pochissimi tipi sopravvissero alle dure prove del precedente periodo di tribolazione biologica. Anche le piante portatrici di spore si erano quasi estinte.

1. L’era primitiva dei rettili

60:1.1 (685.3) I depositi da erosione di questo periodo erano soprattutto conglomerati, scisti e arenarie. Il gesso e gli strati rossi di tutte tali sedimentazioni, sia in America che in Europa, indicano che il clima di questi continenti era arido. Tali regioni aride furono sottoposte a notevole erosione dai violenti e periodici nubifragi sulle terre alte circostanti.

60:1.2 (685.4) Si trovano pochi fossili in questi strati, ma si possono osservare numerose impronte di rettili terrestri sulle arenarie. In molte regioni i depositi di arenaria rossa di questo periodo, spessi trecento metri, non contengono alcun fossile. La vita degli animali terrestri fu continua soltanto in certe parti dell’Africa.

60:1.3 (685.5) Lo spessore di questi depositi varia da 1.000 a 3.000 metri, raggiungendo anche i 5.500 metri sulla costa del Pacifico. Più tardi, la lava s’inserì impetuosamente tra molti di questi strati. Le Palizzate del Fiume Hudson furono formate dall’estrusione di lava basaltica tra tali strati triassici. L’attività vulcanica era intensa in differenti parti del mondo.

60:1.4 (685.6) Si possono trovare depositi di questo periodo in Europa, specialmente in Germania ed in Russia. In Inghilterra il gres screziato appartiene a quest’epoca. Il calcare si depositò nelle Alpi meridionali a seguito di un’invasione del mare e lo si può ora osservare in queste regioni sotto la forma particolare di pareti, picchi e pilastri di calcare dolomitico. Questo strato si trova su tutta l’Africa e l’Australia. Il marmo di Carrara proviene da questo calcare modificato. Non si troverà nulla di questo periodo nelle regioni meridionali dell’America del Sud poiché quella parte del continente rimase sommersa e quindi, in continuità con le epoche precedenti e successive, presenta soltanto un deposito d’origine marina o acquatica.

60:1.5 (686.1) 150.000.000 di anni fa, cominciarono i periodi di vita terrestre primitiva della storia del mondo. La vita in generale non era facile, ma era migliore che nel periodo finale arduo ed ostile dell’era della vita marina.

60:1.6 (686.2) All’inizio di quest’era le parti orientale e centrale dell’America del Nord, la metà settentrionale dell’America del Sud, la maggior parte dell’Europa e tutta l’Asia sono ben al di sopra delle acque. Per la prima volta l’America del Nord è geograficamente isolata, ma non per molto, perché l’istmo dello Stretto di Bering riemerge ben presto collegando il continente all’Asia.

60:1.7 (686.3) Grandi avvallamenti si formarono nell’America del Nord parallelamente alle coste dell’Atlantico e del Pacifico. Apparve la grande faglia del Connecticut orientale; col tempo, uno dei suoi lati sprofondò di oltre tre chilometri. Molte di queste depressioni dell’America del Nord furono riempite successivamente da depositi d’erosione, come lo furono anche numerosi bacini lacustri d’acqua dolce e d’acqua salata delle regioni montuose. Più tardi ancora queste depressioni riempite di terra furono notevolmente innalzate da colate di lava sotterranee. Le foreste pietrificate di molte regioni risalgono a quest’epoca.

60:1.8 (686.4) La costa del Pacifico, generalmente al di sopra dell’acqua durante le sommersioni continentali, sprofondò, ad eccezione della parte meridionale della California e di una grande isola che esisteva allora in quello che è oggi l’Oceano Pacifico. Questo antico mare californiano era ricco di vita marina e si estendeva verso est fino a congiungersi con il vecchio bacino marino della regione medio-occidentale.

60:1.9 (686.5) 140.000.000 di anni fa, improvvisamente e con il solo indizio dei due antenati prerettiliani che si erano sviluppati in Africa durante l’epoca precedente, apparvero i rettili in forma già completa. Essi si svilupparono rapidamente, dando origine ben presto a coccodrilli, a rettili a scaglie, ed infine a serpenti di mare e a rettili volanti. I loro antenati di transizione scomparvero molto presto.

60:1.10 (686.6) Questi dinosauri rettiliani in rapida evoluzione divennero ben presto i monarchi di quest’era. Essi erano ovipari e si distinguevano da tutti gli altri animali per i loro cervelli piccoli, avendo cervelli che pesavano meno di 450 grammi per controllare corpi che giunsero a pesare quaranta tonnellate. Ma i primi rettili erano più piccoli, carnivori, e camminavano sulle loro zampe posteriori alla maniera dei canguri. Avevano ossa cave come gli uccelli e svilupparono successivamente solo tre dita alle loro zampe posteriori, cosicché molte delle loro impronte fossili sono state attribuite a torto ad uccelli giganti. Più tardi apparvero per evoluzione i dinosauri erbivori. Essi camminavano a quattro zampe ed un ramo di questo gruppo sviluppò un’armatura protettiva.

60:1.11 (686.7) Parecchi milioni di anni dopo apparvero i primi mammiferi. Essi non avevano placenta e si rivelarono subito un fallimento totale; nessuno di loro sopravvisse. Questo fu un tentativo sperimentale per migliorare i tipi di mammiferi, ma non ebbe successo su Urantia.

60:1.12 (686.8) La vita marina di questo periodo era modesta, ma crebbe rapidamente con la nuova invasione del mare, che formò nuovamente vasti litorali d’acque poco profonde. Poiché l’acqua poco profonda si trovava maggiormente attorno all’Europa e all’Asia, i giacimenti fossili più abbondanti si trovano vicino a questi continenti. Se volete studiare oggi la vita di quest’era, esaminate le regioni himalaiane, siberiane e mediterranee, come pure l’India e le isole del bacino del Pacifico meridionale. Una caratteristica saliente della vita marina era la presenza di una moltitudine di meravigliose ammoniti, i cui resti fossili si trovano in tutto il mondo.

60:1.13 (686.9) 130.000.000 di anni fa, i mari erano cambiati molto poco. La Siberia e l’America del Nord erano collegate dall’istmo dello Stretto di Bering. Una vita marina straordinariamente ricca apparve sulla costa californiana del Pacifico, dove oltre un migliaio di specie di ammoniti si svilupparono dai tipi superiori di cefalopodi. Le modificazioni della vita di questo periodo furono veramente rivoluzionarie nonostante il loro carattere transitorio e graduale.

60:1.14 (687.1) Questo periodo si estese su più di venticinque milioni di anni ed è conosciuto come Triassico.

2. L’era successiva dei rettili

60:2.1 (687.2) 120.000.000 di anni fa, cominciò una nuova fase dell’era dei rettili. Il grande avvenimento di questo periodo fu l’evoluzione e il declino dei dinosauri. La vita degli animali terrestri raggiunse il suo massimo sviluppo quanto a dimensione e scomparve praticamente dalla superficie della terra alla fine di quest’era. I dinosauri si evolvettero in ogni taglia, da una specie di meno di sessanta centimetri di lunghezza fino agli enormi dinosauri non carnivori di circa ventitré metri di lunghezza, che da allora non sono mai stati eguagliati per dimensioni da nessun’altra creatura vivente.

60:2.2 (687.3) I più grandi dinosauri nacquero nell’ovest dell’America del Nord. Questi mostruosi rettili sono sepolti in tutte le regioni delle Montagne Rocciose, lungo l’intera costa atlantica dell’America del Nord, nell’Europa occidentale, nell’Africa del Sud, in India, ma non in Australia.

60:2.3 (687.4) Tali massicce creature divennero meno attive e forti via via che aumentavano di dimensioni; ma necessitavano di una quantità di cibo talmente enorme e la terra era da loro invasa a tal punto, che morirono letteralmente di fame e si estinsero: essi mancavano dell’intelligenza necessaria per far fronte alla situazione.

60:2.4 (687.5) In quest’epoca la maggior parte dell’est dell’America del Nord, che era rimasta a lungo emersa, fu livellata e trascinata nell’Oceano Atlantico, cosicché la costa si estese per parecchie centinaia di chilometri più ad est di oggi. La parte occidentale del continente era ancora emersa, ma anche queste regioni furono successivamente invase tanto dal mare settentrionale che dal Pacifico, che si estese verso est fino alla regione delle Montagne Nere del Dakota.

60:2.5 (687.6) Questa fu un’era d’acqua dolce caratterizzata da numerosi laghi interni, come testimonia l’abbondanza dei fossili d’acqua dolce dei cosiddetti giacimenti Morrison del Colorado, del Montana e del Wyoming. Lo spessore di tali depositi misti d’acqua dolce e d’acqua salata varia da 600 a 1.500 metri; ma pochissimo calcare è presente in questi strati.

60:2.6 (687.7) Lo stesso mare polare che si estese così largamente sull’America del Nord coprì anche tutta l’America del Sud ad eccezione della nascente cordigliera delle Ande. La maggior parte della Cina e della Russia fu inondata, ma l’invasione delle acque fu più estesa in Europa. È durante questa sommersione che fu depositata la meravigliosa pietra litografica della Germania meridionale, quegli strati in cui i fossili, come le ali più delicate degli antichi insetti, sono conservati come fosse ieri.

60:2.7 (687.8) La flora di quest’era assomigliava molto a quella dell’era precedente. Le felci persistevano, mentre conifere e pini divenivano sempre più simili alle varietà attuali. Il carbone si stava ancora formando lungo le rive settentrionali del Mediterraneo.

60:2.8 (687.9) Il ritorno dei mari migliorò il clima. I coralli si diffusero nelle acque dell’Europa, a riprova che il clima era ancora mite ed uniforme, ma non apparvero mai più nei mari polari in lento raffreddamento. La vita marina di questi tempi migliorò e si sviluppò grandemente, in special modo nelle acque europee. Coralli e crinoidi apparvero temporaneamente in numero maggiore di prima, ma furono gli ammoniti che dominarono la vita invertebrata degli oceani, con la loro taglia media da sette a dieci centimetri, benché una specie avesse raggiunto un diametro di circa due metri e mezzo. Le spugne erano ovunque, e le seppie e le ostriche continuavano ad evolversi.

60:2.9 (688.1) 110.000.000 di anni fa, i potenziali della vita marina continuavano a svilupparsi. Il riccio di mare fu una delle mutazioni più rimarchevoli di quest’epoca. I granchi, le aragoste ed i tipi moderni di crostacei raggiunsero il loro pieno sviluppo. Marcati cambiamenti avvennero nella famiglia dei pesci. Apparve per la prima volta un tipo di storione, ma i feroci serpenti di mare, derivati dai rettili terrestri, infestavano ancora tutti i mari e minacciavano di distruggere l’intera famiglia dei pesci.

60:2.10 (688.2) Questa continuò ad essere preminentemente l’era dei dinosauri. Questi ultimi invasero la terra a tal punto che, durante il precedente periodo d’intrusione del mare, due specie si erano rifugiate nell’acqua per sopravvivere. I serpenti di mare rappresentano un passo indietro nell’evoluzione. Mentre alcune specie nuove progredivano, certe razze rimanevano stazionarie ed altre tendevano a regredire, ritornando ad uno stato precedente. Ecco quanto avvenne quando questi due tipi di rettili abbandonarono la terraferma.

60:2.11 (688.3) Con il passare del tempo, i serpenti di mare raggiunsero una tale dimensione che divennero molto indolenti e finirono per estinguersi non avendo cervelli abbastanza grandi da assicurare protezione ai loro corpi enormi. I loro cervelli pesavano meno di sessanta grammi nonostante che questi enormi ittiosauri raggiungessero talvolta i quindici metri di lunghezza, e la maggior parte superasse i dieci metri. Anche i coccodrilli marini furono un regresso del tipo di rettile terrestre, ma a differenza dei serpenti di mare questi animali ritornavano sempre sulla terra per deporre le loro uova.

60:2.12 (688.4) Poco dopo due specie di dinosauri emigrarono nell’acqua in un vano tentativo di autopreservazione ed altri due tipi furono spinti nell’aria dall’aspra competizione per la vita sulla terra. Ma questi pterosauri volanti non furono gli antenati dei veri uccelli delle ere successive. Essi si svilupparono a partire dai dinosauri saltatori dalle ossa cave e le loro ali erano simili a quelle dei pipistrelli, con un’apertura dai sei agli otto metri. Questi antichi rettili volanti raggiunsero più di tre metri di lunghezza ed avevano mascelle separabili molto simili a quelle dei serpenti moderni. Per un certo tempo tali rettili volanti sembrarono essere un successo, ma non riuscirono ad evolversi in modo da poter sopravvivere come navigatori aerei. Essi rappresentano le linee estinte dei precursori degli uccelli.

60:2.13 (688.5) Le tartarughe si moltiplicarono durante questo periodo, facendo la loro prima apparizione nell’America del Nord. I loro antenati erano venuti dall’Asia passando per il ponte terrestre settentrionale.

60:2.14 (688.6) Cento milioni di anni fa l’era dei rettili volgeva al termine. I dinosauri, malgrado la loro massa enorme, erano animali quasi senza cervello e mancavano dell’intelligenza sufficiente a provvedere il cibo necessario a nutrire corpi così giganteschi. E così questi rettili terrestri indolenti perirono in numero sempre crescente. D’ora in poi l’evoluzione seguirà la crescita del cervello, non la massa del corpo, e lo sviluppo del cervello caratterizzerà ogni epoca successiva dell’evoluzione animale e del progresso planetario.

60:2.15 (688.7) Questo periodo, che comprende il punto culminante dei rettili e l’inizio del loro declino, si estese su quasi venticinque milioni di anni ed è conosciuto sotto il nome di Giurassico.

3. Lo stadio cretaceo
Il periodo delle piante da fiore
L’era degli uccelli

60:3.1 (688.8) Il grande periodo cretaceo trae il suo nome dal predominio nei mari dei prolifici foraminiferi produttori di gesso. Questo periodo porta Urantia quasi alla fine del lungo dominio dei rettili e vede apparire sulla terra le piante da fiore e l’avifauna. Questa è anche l’epoca in cui termina la deriva dei continenti verso ovest e verso sud, accompagnata da gigantesche deformazioni della crosta terrestre e da concomitanti enormi colate di lava e grandi attività vulcaniche.

60:3.2 (689.1) Verso la fine del periodo geologico precedente la maggior parte delle masse continentali era nettamente al di sopra dell’acqua, benché non vi fossero ancora picchi montuosi. Ma mentre la deriva dei continenti proseguiva, essa incontrò la sua prima grande ostruzione sul profondo letto del Pacifico. Tale conflitto di forze geologiche diede inizio alla formazione di tutta la vasta catena montuosa che si estende da nord a sud, dall’Alaska giù attraverso il Messico fino a Capo Horn.

60:3.3 (689.2) Questo periodo diviene così lo stadio di formazione delle montagne moderne della storia geologica. Prima di quest’epoca c’erano pochi picchi montuosi; esistevano soltanto alte creste di grande larghezza. Ora la catena costiera del Pacifico cominciava ad elevarsi, ma era situata a millecento chilometri ad ovest del litorale attuale. Le Sierras cominciavano a formarsi; i loro strati di quarzo aurifero sono il prodotto delle colate di lava di quest’epoca. Nella parte orientale dell’America del Nord la pressione dell’Atlantico lavorava anch’essa a favore dell’elevazione delle terre.

60:3.4 (689.3) 100.000.000 di anni fa, il continente nordamericano ed una parte dell’Europa erano ben al di sopra dell’acqua. La deformazione dei continenti americani continuava, producendo la metamorfosi delle Ande sudamericane e la progressiva elevazione delle pianure occidentali dell’America del Nord. La maggior parte del Messico affondò sotto il mare e l’Atlantico meridionale invase la costa orientale dell’America del Sud, raggiungendo alla fine il litorale attuale. L’Oceano Atlantico e l’Oceano Indiano erano allora quasi come sono oggi.

60:3.5 (689.4) 95.000.000 di anni fa, le masse continentali dell’America e dell’Europa ricominciarono ad affondare. I mari del sud iniziarono ad invadere l’America del Nord e si estesero gradualmente verso nord per congiungersi con l’Oceano Artico, costituendo la seconda maggiore sommersione del continente. Quando questo mare alla fine si ritirò, lasciò il continente quasi com’è ora. Prima dell’inizio di questa grande sommersione, le terre alte orientali degli Appalachi erano state quasi completamente erose fino al livello del mare. I numerosi strati colorati di argilla pura, ora utilizzati per fabbricare ceramiche si depositarono sulle regioni costiere dell’Atlantico durante quest’era; il loro spessore medio è di circa 600 metri.

60:3.6 (689.5) Grandi attività vulcaniche si verificarono a sud delle Alpi e lungo la catena montuosa costiera dell’attuale California. Le più grandi deformazioni della crosta terrestre da milioni e milioni di anni si produssero nel Messico. Grandi cambiamenti avvennero anche in Europa, in Russia, in Giappone e nella parte meridionale dell’America del Sud. Il clima divenne sempre più diversificato.

60:3.7 (689.6) 90.000.000 di anni fa, le angiosperme emersero da questi mari cretacei primitivi ed invasero ben presto i continenti. Queste piante terrestri apparvero improvvisamente assieme ai fichi, alle magnolie e ai tulipani. Poco dopo alberi di fico, alberi del pane e palme ricoprirono l’Europa e le pianure occidentali dell’America del Nord. Non apparve alcun animale terrestre nuovo.

60:3.8 (689.7) 85.000.000 di anni fa, si chiuse lo Stretto di Bering, isolando le acque dei mari settentrionali che si stavano raffreddando. Fino ad allora la vita marina delle acque del Golfo del Messico e dell’Atlantico era molto differenziata da quella dell’Oceano Pacifico a causa delle variazioni di temperatura tra queste due masse d’acqua, che ora divennero uniformi.

60:3.9 (689.8) I depositi di gesso e di marna arenaria verde danno il nome a questo periodo. Le sedimentazioni di quest’epoca sono variegate e sono costituite da gesso, da scisto, da arenaria e da piccole quantità di calcare, insieme con carbone inferiore o lignite, ed in molte regioni esse contengono petrolio. Lo spessore di questi strati varia dai 60 metri in certi luoghi ai 3.000 metri nell’ovest dell’America del Nord e in molte località dell’Europa. Si possono osservare questi depositi nei contrafforti deformati lungo il confine orientale delle Montagne Rocciose.

60:3.10 (690.1) In tutto il mondo questi strati sono permeati di gesso, e tali strati porosi semirocciosi raccolgono acqua ai loro affioramenti sinclinali e la convogliano verso il basso per alimentare gran parte delle attuali regioni aride della terra.

60:3.11 (690.2) 80.000.000 di anni fa, si produssero nella crosta terrestre grandi sconvolgimenti. L’avanzata verso ovest della deriva dei continenti stava giungendo alla fine, e l’enorme energia del lento impulso insito nelle masse continentali sconvolse il litorale del Pacifico delle due Americhe e diede avvio per contraccolpo a profondi cambiamenti lungo le rive asiatiche del Pacifico. Questa elevazione di terre attorno al Pacifico, che culminò nelle catene montuose attuali, è lunga più di quarantamila chilometri. I sollevamenti che accompagnarono la sua nascita furono le più grandi deformazioni della superficie che abbiano avuto luogo dall’apparizione della vita su Urantia. Le colate di lava, sia sotterranee che in superficie, furono notevoli ed estese.

60:3.12 (690.3) 75.000.000 di anni fa, terminò la deriva dei continenti. Dall’Alaska al Capo Horn le lunghe catene montuose costiere del Pacifico erano completate, ma c’erano sino ad allora poche vette.

60:3.13 (690.4) Il contraccolpo dell’arresto della deriva dei continenti accentuò l’elevazione delle pianure occidentali dell’America del Nord, mentre ad est gli Appalachi erosi della regione costiera dell’Atlantico erano proiettati in verticale con poca o nessuna pendenza.

60:3.14 (690.5) 70.000.000 di anni fa, si produssero le deformazioni della crosta collegate con la massima elevazione della regione delle Montagne Rocciose. Un vasto segmento di roccia si accavallò per circa venticinque chilometri sulla superficie della Colombia Britannica; in questo luogo le rocce cambriane ricoprono obliquamente gli strati cretacei. Sul versante orientale delle Montagne Rocciose, vicino alla frontiera canadese, si produsse un altro carreggiamento spettacolare; qui si trovano gli strati rocciosi anteriori alla vita proiettati sopra i depositi cretacei allora recenti.

60:3.15 (690.6) Questa fu un’era di attività vulcanica in tutto il mondo, che fece sorgere numerosi piccoli coni vulcanici isolati. I vulcani sottomarini entrarono in attività nella regione sommersa dell’Himalaia. Gran parte del resto dell’Asia, inclusa la Siberia, si trovava anch’essa ancora sott’acqua.

60:3.16 (690.7) 65.000.000 di anni fa, avvenne una delle più grandi colate di lava di tutti i tempi. Gli strati accumulati da queste e da precedenti colate di lava si possono trovare in entrambe le Americhe, nell’America del nord e del sud, in Australia ed in alcune parti dell’Europa.

60:3.17 (690.8) Gli animali terrestri erano cambiati poco, ma a motivo di una maggiore emersione continentale, specialmente nell’America del Nord, essi si moltiplicarono rapidamente. L’America del Nord fu il grande campo di evoluzione degli animali terrestri di questi tempi, in quanto la maggior parte dell’Europa era sommersa.

60:3.18 (690.9) Il clima era ancora caldo ed uniforme. Le regioni artiche beneficiavano di un tempo molto simile a quello del clima attuale dell’America del Nord centrale e meridionale.

60:3.19 (690.10) Stava avvenendo una grande evoluzione nella vita vegetale. Tra le piante terrestri predominavano le angiosperme, e fecero la loro prima apparizione molti degli alberi attuali, inclusi i faggi, le betulle, le querce, i noci, i sicomori, gli aceri e le palme moderne. Frutti, erbe e cereali erano abbondanti, e queste erbe e questi alberi portatori di semi furono per il mondo delle piante quello che gli antenati dell’uomo furono per il mondo animale — essi furono secondi per importanza evoluzionaria solo all’apparizione dell’uomo stesso. Improvvisamente e senza un passaggio graduale preliminare, apparve per mutazione la grande famiglia delle piante da fiore. E questa nuova flora si diffuse ben presto nel mondo intero.

60:3.20 (691.1) 60.000.000 di anni fa, benché i rettili terrestri fossero in declino, i dinosauri continuavano ad essere i monarchi della terra; il primo posto era ora preso dai tipi più agili ed attivi di dinosauri carnivori appartenenti alle varietà saltatrici più piccole del genere canguro. Ma qualche tempo prima erano apparsi nuovi tipi di dinosauri erbivori, la cui rapida diffusione fu dovuta all’apparizione delle piante terrestri della famiglia delle erbacee. Uno di questi nuovi dinosauri erbivori era un vero quadrupede munito di due corna e di un cuscinetto simile ad una cappa sulle spalle. Apparve il tipo di tartaruga terrestre di circa sei metri di diametro, come pure il coccodrillo moderno ed i veri serpenti del tipo attuale. Grandi cambiamenti avvennero anche tra i pesci ed altre forme di vita marina.

60:3.21 (691.2) I preuccelli trampolieri ed acquatici delle ere anteriori non erano stati un successo nell’aria, non più dei dinosauri volanti. Furono specie dalla vita breve, che si estinsero rapidamente. Anch’essi subirono il destino dei dinosauri, la distruzione, perché avevano troppa poca sostanza cerebrale in rapporto alla loro taglia. Questo secondo tentativo di creare animali capaci di navigare nell’aria fallì, come il tentativo abortito di produrre dei mammiferi nel corso di quest’era e dell’era precedente.

60:3.22 (691.3) 55.000.000 di anni fa, la marcia evoluzionaria fu contrassegnata dall’apparizione improvvisa del primo vero uccello, una piccola creatura simile al piccione, che fu l’antenato di tutta l’avifauna. Questo era il terzo tipo di creatura volante che appariva sulla terra, e discendeva direttamente dal gruppo rettiliano, non dai dinosauri volanti contemporanei, né dai tipi precedenti di uccelli terrestri dentati. E così questa è conosciuta come l’era degli uccelli e l’era del declino dei rettili.

4. La fine del periodo calcareo

60:4.1 (691.4) Il grande periodo Cretaceo giungeva al termine e la sua conclusione segna la fine delle grandi invasioni dei continenti da parte dei mari. Ciò è particolarmente vero per l’America del Nord, dove c’erano state ben ventiquattro grandi inondazioni. Ed anche se vi furono delle sommersioni minori successive, nessuna di queste può essere paragonata alle vaste e lunghe invasioni marine di quest’era e delle ere precedenti. Tali periodi alternati di predominio terrestre e marino si verificarono in cicli di milioni di anni. Un ritmo plurimillenario accompagnò questi innalzamenti ed abbassamenti del livello dei fondi oceanici e delle masse continentali. Questi stessi movimenti ritmici della crosta terrestre continueranno a partire da questo periodo lungo tutta la storia della terra, ma con una frequenza ed un’ampiezza in costante diminuzione.

60:4.2 (691.5) Questo periodo vede anche la fine della deriva dei continenti e la formazione delle montagne moderne di Urantia. Ma la pressione delle masse continentali e l’opposizione all’impulso della loro deriva secolare non sono le sole influenze della formazione delle montagne. Il fattore principale e sottostante che determina la costituzione di una catena montuosa è la preesistenza di un bassopiano, o depressione, che è stato riempito dai depositi relativamente più leggeri dell’erosione terrestre e dai sedimenti marini delle ere precedenti. Queste aree di terreno più leggere raggiungono talvolta dai 4.500 ai 6.000 metri di spessore; perciò, quando la crosta terrestre è sottoposta ad una pressione di qualunque origine, tali zone più leggere sono le prime a piegarsi, a corrugarsi e ad elevarsi per fornire un aggiustamento compensatorio alle forze e alle pressioni contendenti e contrastanti in atto nella crosta terrestre o sotto di essa. Talvolta questi sollevamenti di terreno avvengono senza corrugamenti. Ma in connessione con l’elevazione delle Montagne Rocciose si produssero dei grandi corrugamenti e ribaltamenti, uniti ad enormi accavallamenti di strati differenti, sia sotterranei che in superficie.

60:4.3 (692.1) Le montagne più antiche del mondo sono situate in Asia, in Groenlandia e nell’Europa settentrionale, tra quelle dei vecchi sistemi est-ovest. Le montagne di età media sono nel gruppo circumpacifico e nel secondo sistema europeo est-ovest, che nacquero entrambi quasi nella stessa epoca. Questo gigantesco innalzamento è lungo quasi sedicimila chilometri, e si estende dall’Europa fino alle elevazioni di terre delle Antille. Le montagne più recenti si trovano nel sistema delle Montagne Rocciose, dove per ere si erano prodotte elevazioni terrestri solo per essere successivamente ricoperte dal mare, benché alcune delle terre più alte siano persistite sotto forma di isole. Successivamente alla formazione delle montagne di età media, si elevò un vero altopiano montuoso che fu destinato in seguito ad essere scolpito nelle attuali Montagne Rocciose dall’arte combinata degli elementi naturali.

60:4.4 (692.2) La regione attuale delle Montagne Rocciose dell’America del Nord non è l’elevazione di terre originale; quella elevazione era stata da lungo tempo livellata dall’erosione e poi sollevata di nuovo. L’attuale catena frontale di montagne è tutto ciò che resta della catena originale che fu nuovamente elevata. Picco Pikes e Picco Longs sono esempi significativi di questa attività montuosa, che si estese su due o più generazioni di montagne. Questi due picchi avevano conservato le loro cime al di sopra delle acque durante parecchie inondazioni precedenti.

60:4.5 (692.3) Sia sul piano biologico che su quello geologico questa fu un’era attiva e movimentata sulla terra e nell’acqua. I ricci di mare si moltiplicarono, mentre i coralli ed i crinoidi diminuirono. Le ammoniti, di preponderante influenza durante un’era precedente, declinarono anch’esse rapidamente. Sulla terra le foreste di felci furono in gran parte rimpiazzate da pini e da altri alberi moderni, incluse le gigantesche sequoie. Verso la fine di questo periodo, mentre i mammiferi placentali non si sono ancora evoluti, il quadro biologico è perfettamente pronto per l’apparizione, in un’era successiva, degli antenati primitivi dei futuri tipi di mammiferi.

60:4.6 (692.4) E così termina una lunga era di evoluzione del mondo, che si estende dalla prima apparizione della vita terrestre fino ai tempi più recenti degli antenati diretti della specie umana e dei suoi rami collaterali. Quest’era, l’era Cretacea, copre cinquanta milioni di anni e chiude l’era premammifera della vita terrestre, che si estende su un periodo di cento milioni di anni ed è conosciuta sotto il nome di Mesozoica.

60:4.7 (692.5) [Presentato da un Portatore di Vita di Nebadon assegnato a Satania ed attualmente in funzione su Urantia.]

Fascicolo 61 - L’era dei mammiferi su Urantia

Il Libro di Urantia

Fascicolo 61

L’era dei mammiferi su Urantia

61:0.1 (693.1) L’ERA dei mammiferi si estende dai tempi dell’origine dei mammiferi placentali sino alla fine dell’era glaciale e copre poco meno di cinquanta milioni di anni.

61:0.2 (693.2) Durante quest’era Cenozoica il panorama del mondo presentava uno spettacolo seducente — colline ondulate, ampie vallate, grandi fiumi e vaste foreste. Nel corso di questo periodo l’Istmo di Panama si alzò e si abbassò due volte; il ponte terrestre dello Stretto di Bering fece tre volte la stessa cosa. I tipi di animali erano numerosi e variati. Gli alberi brulicavano di uccelli e il mondo intero era un paradiso per gli animali, nonostante l’incessante lotta per la supremazia delle specie animali in evoluzione.

61:0.3 (693.3) I depositi accumulati nel corso dei cinque periodi di quest’era, che dura cinquanta milioni di anni, contengono gli archivi fossili delle dinastie successive dei mammiferi e portano direttamente ai tempi dell’effettiva apparizione dell’uomo stesso.

1. Lo stadio delle nuove terre continentali
L’era dei primi mammiferi

61:1.1 (693.4) 50.000.000 di anni fa, le aree continentali del mondo erano in maggioranza al di sopra dell’acqua o solo leggermente sommerse. Le formazioni e i depositi di questo periodo sono sia terrestri sia marini, ma principalmente terrestri. Per un tempo considerevole la terra si elevò gradualmente, ma fu contemporaneamente erosa e trascinata ai livelli inferiori e verso i mari.

61:1.2 (693.5) All’inizio di questo periodo apparvero improvvisamente nell’America del Nord i mammiferi del tipo placentale, che costituivano il più importante sviluppo evoluzionario fino a quest’epoca. Certi ordini di mammiferi non placentali erano esistiti in precedenza, ma questo nuovo tipo scaturì direttamente ed improvvisamente dal preesistente antenato rettiliano la cui discendenza era persistita lungo i tempi del declino dei dinosauri. Il padre dei mammiferi placentali fu un piccolo dinosauro carnivoro molto attivo del tipo saltatore.

61:1.3 (693.6) Gli istinti fondamentali dei mammiferi cominciarono a manifestarsi in questi tipi primitivi di mammiferi. I mammiferi posseggono un immenso vantaggio per sopravvivere su tutte le altre forme di vita animale in quanto possono:

61:1.4 (693.7) 1. Generare una prole relativamente matura e ben sviluppata.

61:1.5 (693.8) 2. Nutrire, allevare e proteggere la loro prole con attenzione affettuosa.

61:1.6 (693.9) 3. Impiegare il loro potere cerebrale superiore per perpetuarsi.

61:1.7 (693.10) 4. Utilizzare la loro maggiore agilità per sfuggire ai nemici.

61:1.8 (693.11) 5. Applicare la loro intelligenza superiore per uniformarsi ed adattarsi all’ambiente.

61:1.9 (694.1) 45.000.000 di anni fa, le dorsali continentali si erano elevate in correlazione con un affondamento generalizzato delle zone costiere. Le razze dei mammiferi si evolvevano rapidamente. Un piccolo rettile del tipo oviparo di mammiferi prosperava e gli antenati dei futuri canguri vagavano per l’Australia. Vi furono ben presto dei piccoli cavalli, agili rinoceronti, tapiri con proboscide, porci primitivi, scoiattoli, lemuri, opossum e parecchie tribù di animali scimmie. Essi erano tutti piccoli, primitivi e meglio adatti a vivere tra le foreste delle regioni montuose. Un grande uccello terrestre del genere struzzo si sviluppò sino a raggiungere tre metri di altezza: esso deponeva un uovo di ventitré centimetri per trentatré e fu l’antenato dei giganteschi uccelli trasportatori successivi, che erano così altamente intelligenti e che trasportavano un tempo gli esseri umani attraverso lo spazio.

61:1.10 (694.2) I mammiferi degli inizi dell’era Cenozoica vivevano sulla terra, sotto l’acqua, nell’aria e sulle cime degli alberi. Essi avevano da una ad undici paia di ghiandole mammarie ed erano tutti ricoperti da uno spesso pelo. Alla stregua delle specie che sarebbero apparse più tardi, essi sviluppavano due serie successive di denti e possedevano un cervello grande in proporzione alle dimensioni del corpo. Ma tra loro non esisteva alcuna delle specie moderne.

61:1.11 (694.3) 40.000.000 di anni fa, le aree terrestri dell’emisfero settentrionale cominciarono ad elevarsi, e questo fenomeno fu seguito da nuove ed estese sedimentazioni e da altre attività terrestri, comprendenti colate di lava, deformazioni, formazioni di laghi ed erosioni.

61:1.12 (694.4) Durante l’ultima fase di quest’epoca la maggior parte dell’Europa fu sommersa. A seguito di un leggero innalzamento della terra il continente si coprì di laghi e di baie. L’Oceano Artico, attraverso la depressione degli Urali, fluì in direzione sud per congiungersi con il Mare Mediterraneo che si estendeva allora verso nord, con le zone montuose delle Alpi, dei Carpazi, degli Appennini e dei Pirenei che emergevano dall’acqua come isole in mezzo al mare. L’Istmo di Panama era al di sopra dell’acqua; gli Oceani Atlantico e Pacifico erano separati. L’America del Nord era collegata all’Asia mediante il ponte terrestre dello Stretto di Bering e all’Europa tramite la Groenlandia e l’Islanda. Il circuito terrestre continentale alle latitudini settentrionali era interrotto solo dallo Stretto degli Urali, che collegava i mari artici con il Mediterraneo ampliatosi.

61:1.13 (694.5) Grandi quantità di calcare foraminifero furono depositate nelle acque dell’Europa. Oggi questa stessa roccia si trova elevata ad un’altitudine di 3.000 metri nelle Alpi, oltre 4.800 nell’Himalaya e 6.000 metri nel Tibet. I depositi di gesso di questo periodo si trovano lungo le coste dell’Africa e dell’Australia, sulle coste occidentali dell’America del Sud e presso le Antille.

61:1.14 (694.6) Per tutto questo periodo detto Eocene, l’evoluzione dei mammiferi e delle altre forme di vita collegate proseguì con poca o nessuna interruzione. L’America del Nord era allora collegata via terra con tutti i continenti eccetto l’Australia ed il mondo era gradualmente invaso dai diversi tipi di fauna mammifera primitiva.

2. Lo stadio recente di sommersione
L’era dei mammiferi evoluti

61:2.1 (694.7) Questo periodo fu caratterizzato da una nuova e rapida evoluzione dei mammiferi placentali, le forme più avanzate di mammiferi che si svilupparono nel corso di questi tempi.

61:2.2 (694.8) Benché i mammiferi placentali primitivi fossero derivati da antenati carnivori, si svilupparono molto presto delle specie erbivore, ed in breve tempo sorsero anche famiglie di mammiferi onnivori. Le angiosperme costituivano il cibo principale dei mammiferi in rapido aumento; la flora terrestre moderna, compresa la maggior parte delle piante e degli alberi attuali, era apparsa durante i periodi precedenti.

61:2.3 (695.1) 35.000.000 di anni fa cominciò l’era della dominazione mondiale dei mammiferi placentali. Il ponte terrestre meridionale era molto esteso e ricollegava l’allora immenso continente antartico all’America del Sud, all’Africa del Sud e all’Australia. Nonostante l’accumulo delle terre alle alte latitudini, il clima del mondo restava relativamente mite a causa dell’enorme aumento della superficie dei mari tropicali, e le terre non erano ancora sufficientemente elevate da produrre dei ghiacciai. Estese colate di lava avvennero in Groenlandia ed in Islanda, ed una certa quantità di carbone si depositò tra questi strati.

61:2.4 (695.2) Notevoli cambiamenti si stavano producendo nella fauna del pianeta. La vita marina stava subendo profonde modificazioni; la maggior parte delle specie attuali di animali marini esisteva già e le foraminifere continuavano a svolgere un ruolo importante. Gli insetti erano molto simili a quelli dell’era precedente. I depositi fossili di Florissant in Colorado datano dagli ultimi anni di questi tempi lontanissimi. La maggior parte delle famiglie d’insetti viventi risale a questo periodo, ma molte di quelle esistenti allora sono oggi estinte, benché sussistano i loro fossili.

61:2.5 (695.3) Sulla terra questa fu preminentemente l’era del rinnovamento e dell’espansione dei mammiferi. Tra i mammiferi anteriori e più primitivi oltre cento specie si estinsero prima della fine di questo periodo. Anche i mammiferi di grossa taglia e di cervello piccolo perirono presto. Cervello ed agilità avevano rimpiazzato armatura e dimensione nel progresso della sopravvivenza degli animali. E con la famiglia dei dinosauri in declino i mammiferi assunsero lentamente il dominio della terra distruggendo rapidamente e completamente il resto dei loro antenati rettiliani.

61:2.6 (695.4) Contemporaneamente alla scomparsa dei dinosauri, altri grandi cambiamenti si produssero nelle varie branche della famiglia dei sauri. I membri sopravviventi delle famiglie primitive di rettili sono le tartarughe, i serpenti e i coccodrilli, assieme alla venerabile rana, il solo gruppo rimasto a rappresentare i più lontani antenati dell’uomo.

61:2.7 (695.5) Diversi gruppi di mammiferi trassero la loro origine da un unico animale ora estinto. Questa creatura carnivora era qualcosa come l’incrocio tra un gatto ed una foca; essa poteva vivere sulla terra o nell’acqua ed era assai intelligente e molto attiva. In Europa apparve per evoluzione l’antenato della famiglia canina, dando presto origine a numerose specie di piccoli cani. Attorno alla stessa epoca apparvero i roditori, che comprendevano castori, scoiattoli, tartarughe gopher, topi e conigli, e divennero subito una forma di vita importante; pochissime modificazioni sono avvenute da allora in questa famiglia. Gli ultimi depositi di questo periodo contengono i resti fossili di cani, gatti, procioni e donnole di forma ancestrale.

61:2.8 (695.6) 30.000.000 di anni fa cominciarono a fare la loro apparizione i tipi moderni di mammiferi. In precedenza i mammiferi avevano vissuto per la maggior parte nelle montagne, perché appartenenti a tipi montanari. Improvvisamente cominciò l’evoluzione del tipo delle pianure o ungulato, la specie da pascolo differenziata dai carnivori dotati di artigli. Questi animali da pascolo discendevano da un antenato non differenziato che aveva cinque dita e quarantaquattro denti e che scomparve prima della fine di quest’era. Durante questo periodo, l’evoluzione delle dita non progredì oltre lo stadio a tre dita.

61:2.9 (695.7) Il cavallo, un notevole esempio di evoluzione, visse durante questi tempi sia nell’America del Nord che in Europa, sebbene il suo sviluppo non si sia pienamente completato prima della successiva era glaciale. Anche se la famiglia dei rinoceronti apparve alla fine di questo periodo, essa conobbe la sua più grande espansione successivamente. Si sviluppò anche una piccola creatura simile al maiale che divenne l’antenata delle numerose specie di suini, di pecari e d’ippopotami. Cammelli e lama ebbero origine nell’America del Nord verso la metà di questo periodo ed invasero le pianure occidentali. Più tardi i lama emigrarono nell’America del Sud, i cammelli in Europa, ed entrambi si estinsero ben presto nell’America del Nord, anche se alcuni cammelli sopravvissero fino all’era glaciale.

61:2.10 (696.1) Un evento importante si produsse in quest’epoca nell’ovest dell’America del Nord: fecero la loro prima apparizione gli antenati primitivi degli antichi lemuri. Anche se questa famiglia non può essere considerata come quella dei veri lemuri, la sua comparsa segnò lo stabilirsi della linea da cui uscirono successivamente i veri lemuri.

61:2.11 (696.2) Come i serpenti terrestri di un’era precedente che si erano dati alla vita marina, ora un’intera tribù di mammiferi placentali abbandonò la terra e stabilì la sua residenza negli oceani. E da allora essi sono sempre rimasti nel mare, dando origine alle balene, ai delfini, ai marsuini, alle foche e alle otarie attuali.

61:2.12 (696.3) L’avifauna del pianeta continuò a svilupparsi, ma con pochi cambiamenti evoluzionari importanti. La maggior parte degli uccelli moderni esisteva già, e comprendeva gabbiani, aironi, fenicotteri, poiane, falchi, aquile, gufi, quaglie e struzzi.

61:2.13 (696.4) Alla fine di questo periodo detto Oligocene, che coprì dieci milioni di anni, la vita vegetale, così come la vita marina e gli animali terrestri, si erano molto evoluti ed erano presenti sul pianeta quasi come lo sono oggi. In seguito sono apparse considerevoli specializzazioni, ma le forme ancestrali della maggior parte delle cose viventi già esistevano allora.

3. Lo stadio delle montagne moderne
L’era dell’elefante e del cavallo

61:3.1 (696.5) L’elevazione delle terre e la separazione dei mari stavano lentamente cambiando il clima del mondo; esso si raffreddava progressivamente, ma era ancora mite. Sequoie e magnolie crescevano in Groenlandia, ma le piante subtropicali cominciavano ad emigrare verso sud. Alla fine di questo periodo queste piante e questi alberi dei climi caldi erano largamente scomparsi dalle latitudini settentrionali; il loro posto era stato preso da piante più resistenti e dagli alberi a foglie caduche.

61:3.2 (696.6) Ci fu un grande aumento delle varietà di erbe, e i denti di molte specie di mammiferi si modificarono gradualmente per conformarsi al tipo di dentizione attuale degli animali da pascolo.

61:3.3 (696.7) 25.000.000 di anni fa si produsse una leggera sommersione delle terre dopo una lunga epoca di emersione. La regione delle Montagne Rocciose rimase molto elevata, cosicché i materiali da erosione continuarono a depositarsi su tutte le pianure orientali. Le Sierras furono nuovamente innalzate; in effetti da allora non hanno mai cessato di elevarsi. La grande faglia verticale di circa sei chilometri e mezzo nella regione della California risale a questo periodo.

61:3.4 (696.8) 20.000.000 di anni fa fu veramente l’epoca d’oro dei mammiferi. L’istmo dello Stretto di Bering era emerso, e numerosi gruppi di animali emigrarono dall’Asia all’America del Nord; essi comprendevano mastodonti a quattro zanne, rinoceronti dalle zampe corte e molte varietà di felini.

61:3.5 (696.9) Apparvero i primi cervi e l’America del Nord fu presto invasa da ruminanti — cervi, buoi, cammelli, bisonti e numerose specie di rinoceronti — ma i porci giganti, che raggiungevano circa due metri di altezza, si estinsero.

61:3.6 (697.1) Gli enormi elefanti di questo periodo e di quelli successivi possedevano un grande cervello ed un grande corpo, ed invasero ben presto il mondo intero ad eccezione dell’Australia. Per una volta il mondo era dominato da un animale enorme con un cervello sufficientemente grande da permettergli di sopravvivere. A fronte della vita altamente intelligente di queste ere, nessun animale della taglia di un elefante avrebbe potuto sopravvivere a meno di possedere un cervello di grande dimensione e di qualità superiore. Per intelligenza e facoltà di adattamento l’elefante è avvicinato solo dal cavallo ed è superato soltanto dall’uomo stesso. Malgrado ciò, delle cinquanta specie di elefanti esistenti all’inizio di questo periodo, solamente due sono sopravvissute.

61:3.7 (697.2) 15.000.000 di anni fa, le regioni montuose dell’Eurasia si stavano alzando ed una certa attività vulcanica ebbe luogo in tutte queste regioni, ma niente di paragonabile alle colate di lava dell’emisfero occidentale. Queste condizioni instabili prevalevano in tutto il mondo.

61:3.8 (697.3) Lo Stretto di Gibilterra si chiuse e la Spagna era collegata all’Africa dal vecchio istmo, ma il Mediterraneo si versava nell’Atlantico tramite uno stretto canale che attraversava la Francia, con picchi montuosi e terre alte che formavano delle isole sopra questo mare antico. Più tardi questi mari europei cominciarono a ritirarsi. Più tardi ancora il Mediterraneo fu collegato con l’Oceano Indiano, mentre alla fine di questo periodo la regione di Suez si elevò, cosicché il Mediterraneo fu trasformato per un certo tempo in un mare interno salato.

61:3.9 (697.4) Il ponte terrestre dell’Islanda fu sommerso e le acque artiche si mescolarono con quelle dell’Oceano Atlantico. La costa atlantica dell’America del Nord si raffreddò rapidamente, ma la costa del Pacifico rimase più calda di quanto lo è ora. Le grandi correnti oceaniche circolavano e rendevano il clima quasi come quello odierno.

61:3.10 (697.5) I mammiferi continuarono ad evolversi. Enormi branchi di cavalli si unirono ai cammelli nelle pianure occidentali dell’America del Nord; questa fu veramente l’era dei cavalli come pure degli elefanti. Il cervello del cavallo segue per qualità animale quello dell’elefante, ma è decisamente inferiore su un punto: il cavallo non vinse mai completamente la sua radicata propensione a fuggire quando è spaventato. Il cavallo manca del controllo emotivo dell’elefante, mentre l’elefante è grandemente condizionato dalla sua taglia e dalla mancanza di agilità. Durante questo periodo si evolvé un animale che era un po’ simile all’elefante e al cavallo, ma fu ben presto distrutto dalla famiglia dei felini in rapido aumento.

61:3.11 (697.6) Mentre Urantia sta entrando nella cosiddetta “era senza cavalli”, dovreste soffermarvi a meditare su ciò che significò questo animale per i vostri antenati. Gli uomini usarono prima i cavalli per nutrirsi, poi per viaggiare ed infine in agricoltura ed in guerra. Il cavallo ha servito a lungo l’umanità ed ha svolto un ruolo importante nello sviluppo della civiltà umana.

61:3.12 (697.7) Gli sviluppi biologici di questo periodo contribuirono molto a preparare il terreno per l’apparizione successiva dell’uomo. Nell’Asia centrale si svilupparono i veri tipi di scimmia primitiva e di gorilla a partire da un antenato comune ora estinto. Ma nessuna di queste specie è collegata con la linea degli esseri viventi destinati a divenire più tardi gli antenati della razza umana.

61:3.13 (697.8) La famiglia canina era rappresentata da parecchi gruppi, in particolare da lupi e da volpi; la tribù dei felini era rappresentata da pantere e da grandi tigri dai denti a sciabola, e queste ultime comparvero dapprima nell’America del Nord. Le famiglie feline e canine moderne crebbero di numero in tutto il mondo. Donnole, martore, lontre e procioni prosperarono e si moltiplicarono nelle latitudini settentrionali.

61:3.14 (698.1) Gli uccelli continuarono ad evolversi senza subire grandi cambiamenti. I rettili erano simili ai tipi moderni — serpenti, coccodrilli e tartarughe.

61:3.15 (698.2) In tal modo giungeva al termine un periodo della storia del mondo molto interessante e movimentato. Quest’era dell’elefante e del cavallo è conosciuta sotto il nome di Miocene.

4. Lo stadio recente di elevazione dei continenti
L’ultima grande migrazione dei mammiferi

61:4.1 (698.3) Questo è il periodo di elevazione terrestre preglaciale nell’America del Nord, in Europa ed in Asia. La topografia della terra fu grandemente modificata. Si formarono catene montuose, i fiumi cambiarono il loro corso e si attivarono vulcani isolati nel mondo intero.

61:4.2 (698.4) 10.000.000 di anni fa cominciò un’era di diffusi depositi terrestri locali sulle pianure dei continenti, ma la maggior parte di queste sedimentazioni furono successivamente asportate. In questo periodo gran parte dell’Europa era ancora sommersa, comprese alcune parti dell’Inghilterra, del Belgio e della Francia, ed il Mare Mediterraneo ricopriva gran parte dell’Africa settentrionale. Nell’America del Nord si accumularono estesi depositi alla base delle montagne, nei laghi e nei grandi bacini terrestri. Questi depositi hanno uno spessore medio di soli sessanta metri, sono più o meno colorati ed i fossili sono rari. Nell’ovest dell’America del Nord esistevano due grandi laghi d’acqua dolce. Le Sierras si stavano elevando; gli Shasta, gli Hood ed i Rainier iniziavano la loro carriera di montagne. Ma non fu prima della successiva era glaciale che l’America del Nord cominciò il suo scorrimento verso la depressione atlantica.

61:4.3 (698.5) Per un breve periodo tutte le terre del mondo furono di nuovo collegate, ad eccezione dell’Australia, ed avvenne l’ultima migrazione animale su scala mondiale. L’America del Nord era collegata sia con l’America del Sud che con l’Asia, e vi fu un libero scambio nel regno animale. Bradipi, armadilli, antilopi ed orsi asiatici entrarono nell’America del Nord, mentre i cammelli nordamericani andarono in Cina. I rinoceronti emigrarono in tutto il mondo eccetto che in Australia e nell’America del Sud, ma alla fine di questo periodo essi si estinsero nell’emisfero occidentale.

61:4.4 (698.6) In generale la vita del periodo precedente continuò ad evolversi e a diffondersi. La famiglia dei felini dominava la vita animale e la vita marina era quasi stazionaria. Molti cavalli erano ancora del tipo a tre unghie, ma i tipi moderni stavano per arrivare; lama e cammelli simili alla giraffa si mescolarono con i cavalli nelle pianure da pascolo. In Africa apparve la giraffa con un collo lungo come quello di oggi. Nell’America del Sud si evolvettero bradipi, armadilli, formichieri ed il tipo sudamericano di scimmie primitive. Prima che i continenti fossero alla fine isolati, i mastodonti, questi animali massicci, emigrarono in tutto il mondo eccetto che in Australia.

61:4.5 (698.7) 5.000.000 di anni fa, il cavallo si evolvé nella forma attuale e dall’America del Nord emigrò in tutto il mondo. Ma il cavallo si era già estinto sul suo continente d’origine molto prima dell’arrivo dell’uomo rosso.

61:4.6 (698.8) Il clima si stava gradualmente raffreddando; le piante terrestri si stavano spostando lentamente verso sud. Dapprima fu il freddo crescente nelle regioni nordiche che arrestò le migrazioni animali attraverso gli istmi settentrionali; più tardi questi ponti terrestri dell’America del Nord s’inabissarono. Subito dopo, il collegamento terrestre tra l’Africa e l’America del Sud fu definitivamente sommerso e l’emisfero occidentale si trovò isolato quasi come lo è oggi. A partire da quest’epoca, cominciarono a svilupparsi negli emisferi orientale e occidentale tipi di vita distinti.

61:4.7 (699.1) Così termina questo periodo di quasi dieci milioni di anni, ed ancora non è apparso l’antenato dell’uomo. Questa è l’epoca generalmente designata sotto il nome di Pliocene.

5. La prima era glaciale

61:5.1 (699.2) Alla fine del periodo precedente le terre della parte nordorientale dell’America del Nord e dell’Europa settentrionale erano molto elevate su grande scala; nell’America del Nord vaste aree raggiungevano un’altitudine di 9.000 metri e più. In passato erano prevalsi in queste regioni settentrionali dei climi dolci, e le acque artiche erano tutte soggette ad evaporazione, continuando ad essere libere dai ghiacci sino alla fine del periodo glaciale.

61:5.2 (699.3) Simultaneamente a queste elevazioni di terre le correnti oceaniche si spostarono ed i venti stagionali cambiarono la loro direzione. Queste condizioni alla lunga provocarono una precipitazione quasi costante di umidità sugli altipiani settentrionali a seguito dei movimenti dell’atmosfera fortemente saturata. La neve cominciò a cadere su tali regioni elevate e perciò fredde, e continuò a cadere fino a quando ebbe raggiunto uno spessore di 6.000 metri. Le aree di maggior spessore di neve, insieme all’altitudine, determinarono i punti centrali delle successive colate glaciali dovute alla pressione. L’era glaciale persisté fino a quando questa smisurata precipitazione continuò a coprire le terre alte settentrionali con questo enorme manto di neve, che si trasformò ben presto in ghiaccio compatto ma a lento scorrimento.

61:5.3 (699.4) Le grandi coltri di ghiaccio di questo periodo erano tutte situate su altopiani elevati e non sulle regioni montuose dove si trovano oggi. Metà delle formazioni glaciali si trovava nell’America del Nord, un quarto in Eurasia ed un quarto nel resto del mondo, principalmente nella regione antartica. L’Africa era poco toccata dai ghiacci, ma l’Australia era quasi interamente ricoperta dal manto di ghiaccio antartico.

61:5.4 (699.5) Le regioni settentrionali di questo mondo hanno conosciuto sei invasioni glaciali separate e distinte, benché ci siano state dozzine di avanzamenti e di arretramenti associati all’attività di ogni singola coltre di ghiaccio. Nell’America del Nord il ghiaccio si accumulò in due e, più tardi, in tre centri. La Groenlandia era coperta di ghiaccio e l’Islanda era completamente sepolta sotto la colata glaciale. In Europa il ghiaccio ricoprì in epoche differenti le Isole Britanniche, ad eccezione della costa meridionale dell’Inghilterra, e si estese sull’Europa occidentale sino alla Francia.

61:5.5 (699.6) 2.000.000 di anni fa, il primo ghiacciaio nordamericano cominciò la sua avanzata verso sud. L’era glaciale stava ora iniziando, e ci volle quasi un milione di anni a questo ghiacciaio per avanzare dai centri di pressione settentrionali e ritirarsi poi verso gli stessi. La coltre centrale di ghiaccio si estese verso sud fino al Kansas; i centri glaciali orientale ed occidentale non erano allora molto estesi.

61:5.6 (699.7) 1.500.000 anni fa, il primo grande ghiacciaio si stava ritirando verso nord. Nel frattempo enormi quantità di neve erano cadute sulla Groenlandia e sulla parte nordorientale dell’America del Nord, e poco dopo questa massa glaciale orientale cominciò a scorrere lentamente verso sud. Questa fu la seconda invasione glaciale.

61:5.7 (699.8) Queste prime due invasioni non furono molto estese in Eurasia. Durante queste epoche iniziali dell’era glaciale l’America del Nord era invasa da mastodonti, mammut lanosi, cavalli, cammelli, cervi, buoi muschiati, bisonti, bradipi terrestri, castori giganti, tigri dai denti a sciabola, bradipi grossi come elefanti e da numerosi gruppi delle famiglie felina e canina. Ma a partire da quest’epoca il loro numero fu rapidamente ridotto dal freddo crescente del periodo glaciale. Verso la fine dell’era glaciale la maggior parte di queste specie animali si era estinta nell’America del Nord.

61:5.8 (700.1) Lontano dai ghiacciai la vita terrestre ed acquatica del mondo era poco cambiata. Nei periodi tra un’invasione glaciale e l’altra, il clima era quasi mite come oggi, forse un po’ più caldo. Dopotutto i ghiacciai erano fenomeni locali, benché si fossero diffusi fino a coprire superfici immense. Il clima costiero variò grandemente tra i periodi d’inattività glaciale e quelli in cui enormi iceberg scivolavano dalle coste del Maine nell’Atlantico, altri s’infilavano attraverso il Puget Sound nel Pacifico o si abbattevano con fracasso sui fiordi norvegesi nel Mare del Nord.

6. L’uomo primitivo nell’era glaciale

61:6.1 (700.2) Il grande avvenimento di questo periodo glaciale fu l’evoluzione dell’uomo primitivo. Poco ad ovest dell’India, su una terra ora sommersa e tra i discendenti degli antichi tipi di lemuri dell’America del Nord emigrati in Asia, apparvero improvvisamente i mammiferi preumani. Questi piccoli animali camminavano principalmente sulle loro zampe posteriori e possedevano un cervello grande, in proporzione alla loro taglia e a paragone del cervello degli altri animali. Nella settantesima generazione di quest’ordine di vita si differenziò improvvisamente un gruppo di animali nuovo e superiore. Questi nuovi mammiferi intermedi — che avevano quasi due volte la taglia e la statura dei loro antenati e che possedevano facoltà cerebrali accresciute in proporzione — si erano appena ben stabiliti quando apparvero improvvisamente i Primati, la terza mutazione vitale. (In questo stesso tempo uno sviluppo retrogrado all’interno del ceppo dei mammiferi intermedi diede origine agli antenati delle scimmie; da quel giorno e fino ad oggi il ramo umano è progredito secondo un’evoluzione graduale, mentre le tribù delle scimmie sono rimaste stazionarie o sono effettivamente regredite.)

61:6.2 (700.3) 1.000.000 di anni fa, Urantia fu registrata come mondo abitato. Una mutazione all’interno del ceppo dei Primati in evoluzione produsse improvvisamente due esseri umani primitivi, i veri antenati dell’umanità.

61:6.3 (700.4) Questo avvenimento ebbe luogo quasi all’inizio della terza avanzata glaciale; si può dunque constatare che i vostri primi antenati nacquero e crebbero in un ambiente stimolante, tonificante e difficile. Ed i soli superstiti di questi aborigeni di Urantia, gli Eschimesi, preferiscono ancora oggi vivere nei climi nordici molto freddi.

61:6.4 (700.5) Gli esseri umani non furono presenti nell’emisfero occidentale fino agli ultimi tempi dell’era glaciale. Ma durante le epoche interglaciali essi andarono verso ovest girando attorno al Mediterraneo ed invasero ben presto il continente europeo. Nelle caverne dell’Europa occidentale si trovano ossa umane mescolate con i resti di animali sia tropicali che artici, a testimonianza che l’uomo ha vissuto in queste regioni durante le epoche successive di avanzamento e di arretramento dei ghiacciai.

7. Il seguito dell’era glaciale

61:7.1 (700.6) Per tutto il periodo glaciale continuarono a svilupparsi altre attività, ma l’azione dei ghiacciai eclissò tutti gli altri fenomeni delle latitudini settentrionali. Nessun’altra attività terrestre lascia prove topografiche così evidenti. I caratteristici massi e le spaccature della superficie, come le marmitte dei giganti, i laghi, le pietre spostate e le rocce frantumate, non si possono riscontrare in connessione con nessun altro fenomeno della natura. Il ghiaccio è anche responsabile di quei lievi rigonfiamenti od ondulazioni della superficie conosciuti come drumlin. Ed un ghiacciaio, durante la sua avanzata, sposta i fiumi e modifica l’intera superficie della terra. Solo i ghiacciai lasciano dietro di sé quei depositi alluvionali rivelatori — le morene di fondo, laterali e terminali. Questi depositi, in particolare le morene di fondo, si estendono dalla costa orientale verso il nord e verso l’ovest dell’America del Nord e se ne trovano in Europa ed in Siberia.

61:7.2 (701.1) 750.000 anni fa, la quarta coltre di ghiaccio, un’unione dei campi glaciali centrale ed orientale dell’America del Nord, era ben in cammino verso sud. Al suo culmine essa raggiunse il sud dell’Illinois, spostando il fiume Mississippi di ottanta chilometri verso ovest, e ad est si estese verso sud sino al Fiume Ohio e alla Pennsylvania centrale.

61:7.3 (701.2) In Asia il manto di ghiaccio siberiano fece la sua invasione più meridionale, mentre in Europa il ghiaccio in fase di avanzamento si arrestò proprio davanti alla barriera montuosa delle Alpi.

61:7.4 (701.3) 500.000 anni fa, durante la quinta avanzata glaciale, un nuovo avvenimento accelerò il corso dell’evoluzione umana. Improvvisamente, ed in una sola generazione, apparvero per mutazione le sei razze di colore a partire dal ceppo umano aborigeno. Questa è una data doppiamente importante perché segna anche l’arrivo del Principe Planetario.

61:7.5 (701.4) Nell’America del Nord il quinto ghiacciaio in fase di avanzamento consisté in un’invasione congiunta di tutti e tre i centri glaciali. Il lobo orientale, tuttavia, si estese soltanto poco a sud della valle del San Lorenzo, e lo strato di ghiaccio occidentale avanzò di poco verso sud. Ma il lobo centrale si estese verso sud fino a coprire la maggior parte dello Stato dello Iowa. In Europa questa invasione glaciale non fu così estesa come quella precedente.

61:7.6 (701.5) 250.000 anni fa cominciò la sesta ed ultima glaciazione. Nonostante che gli altipiani settentrionali avessero cominciato ad abbassarsi leggermente, questo fu il periodo di maggior deposito di neve sui campi settentrionali di ghiaccio.

61:7.7 (701.6) Nel corso di questa invasione i tre grandi strati glaciali si fusero in un’unica enorme massa di ghiaccio e tutte le montagne occidentali parteciparono a tale attività glaciale. Questa fu la più grande di tutte le invasioni glaciali nell’America del Nord. Il ghiaccio si spostò dai suoi centri di pressione verso sud per quasi duemilacinquecento chilometri e l’America del Nord conobbe le temperature più basse della sua storia.

61:7.8 (701.7) 200.000 anni fa, durante l’avanzata dell’ultimo ghiacciaio, ebbe luogo un episodio che influenzò molto il corso degli eventi su Urantia — la ribellione di Lucifero.

61:7.9 (701.8) 150.000 anni fa, il sesto ed ultimo ghiacciaio raggiunse i punti più lontani della sua estensione verso sud; la coltre glaciale occidentale oltrepassò appena la frontiera canadese; la coltre centrale raggiunse il Kansas, il Missouri e l’Illinois; la coltre orientale avanzò verso sud e coprì gran parte della Pennsylvania e dell’Ohio.

61:7.10 (701.9) Questo è il ghiacciaio che proiettò le numerose lingue, o lobi glaciali, che incisero i laghi attuali, grandi e piccoli. Durante il suo arretramento fu formato il sistema dei Grandi Laghi nordamericani; i geologi di Urantia hanno dedotto in modo molto esatto i differenti stadi di questo avvenimento ed hanno correttamente congetturato che queste masse d’acqua si sono riversate, in epoche differenti, prima nella valle del Mississippi, poi verso est nella valle dell’Hudson ed infine, attraverso un passaggio a nord, in quella del San Lorenzo. Sono ora trentasettemila anni che le acque del sistema comunicante dei Grandi Laghi hanno cominciato a riversarsi sull’attuale corso del Niagara.

61:7.11 (702.1) 100.000 anni fa, durante la ritirata dell’ultimo ghiacciaio, cominciarono a formarsi gli enormi strati di ghiaccio polari, ed il centro dell’accumulazione glaciale si spostò considerevolmente verso nord. Per tutto il tempo in cui le regioni polari saranno coperte di ghiacci, sarà praticamente impossibile che si verifichi una nuova era glaciale, indipendentemente dalle future elevazioni di terre o modificazioni delle correnti oceaniche.

61:7.12 (702.2) Quest’ultimo ghiacciaio impiegò centomila anni per avanzare e richiese un periodo uguale di tempo per completare la sua ritirata verso nord. Le regioni temperate sono libere dai ghiacci da poco più di cinquantamila anni.

61:7.13 (702.3) I rigori del periodo glaciale distrussero numerose specie animali e ne modificarono radicalmente molte altre. Parecchie furono crudelmente selezionate attraverso le ripetute migrazioni rese necessarie dalle avanzate e dagli arretramenti dei ghiacci. Gli animali che seguirono gli spostamenti alternati dei ghiacciai sulla terra furono l’orso, il bisonte, la renna, il bue muschiato, il mammut ed il mastodonte.

61:7.14 (702.4) I mammut cercavano le praterie aperte, ma i mastodonti preferivano il margine riparato delle regioni boscose. Fino ad una data recente i mammut vagabondarono dal Messico al Canada; la varietà siberiana si ricoprì di lana. I mastodonti persisterono nell’America del Nord fino a quando furono sterminati dagli uomini rossi, in modo quasi simile a come gli uomini bianchi massacrarono più tardi i bisonti.

61:7.15 (702.5) Durante quest’ultima glaciazione nell’America del Nord si estinsero il cavallo, il tapiro, il lama e la tigre dai denti a sciabola. Al loro posto vennero dall’America del Sud i bradipi, gli armadilli e i porci d’acqua.

61:7.16 (702.6) La migrazione forzata della vita davanti all’avanzata glaciale portò ad uno straordinario incrocio di piante e di animali, e con la ritirata dell’ultima invasione glaciale molte specie artiche sia vegetali che animali rimasero arenate sulle altitudini di certi picchi montuosi, dove si erano rifugiate per sfuggire alla distruzione da parte del ghiacciaio. Per questo oggi si possono trovare queste piante e questi animali dislocati sulle Alpi dell’Europa ed anche sugli Appalachi dell’America del Nord.

61:7.17 (702.7) L’era glaciale è l’ultimo periodo geologico completo, il cosiddetto Pleistocene, che si estende per oltre due milioni di anni.

61:7.18 (702.8) 35.000 anni fa terminò la grande era glaciale, eccetto che nelle regioni polari del pianeta. Questa data è anche significativa perché è vicina all’arrivo di un Figlio e di una Figlia Materiali ed è l’inizio della dispensazione adamica, corrispondente grosso modo all’inizio del periodo Olocene o postglaciale.

61:7.19 (702.9) Questa narrazione, che si estende dall’apparizione dei mammiferi fino al ritiro dei ghiacci ed ancora fino ai tempi storici, copre un periodo di quasi cinquanta milioni di anni. Questo è l’ultimo — l’attuale — periodo geologico ed è conosciuto dai vostri ricercatori sotto il nome di era Cenozoica o era dei tempi recenti.

61:7.20 (702.10) [Patrocinato da un Portatore di Vita residente.]

Fascicolo 62 - Le razze precorritrici dell’uomo primitivo

Il Libro di Urantia

Fascicolo 62

Le razze precorritrici dell’uomo primitivo

62:0.1 (703.1) CIRCA un milione di anni fa, gli antenati diretti dell’umanità fecero la loro apparizione da tre mutazioni successive ed improvvise, a partire dal ceppo primitivo del tipo lemuriano di mammiferi placentali. I fattori dominanti di questi lemuri primitivi derivavano dal plasma vitale in evoluzione del gruppo americano occidentale o più recente. Ma prima che si stabilisse la linea diretta degli antenati dell’uomo questa razza fu rinforzata da apporti dell’impianto centrale di vita che si era evoluto in Africa. Il gruppo orientale di vita contribuì poco o nulla alla produzione effettiva della specie umana.

1. I tipi primitivi di lemuri

62:1.1 (703.2) I lemuri primitivi connessi con l’ascendenza della specie umana non avevano una parentela diretta con le tribù preesistenti di gibboni e di scimmie allora viventi in Eurasia e nell’Africa settentrionale, la cui discendenza è sopravvissuta fino ai tempi presenti. Non erano nemmeno la progenie del tipo moderno di lemuri, benché avessero avuto un antenato comune estinto da lungo tempo.

62:1.2 (703.3) Mentre questi lemuri primitivi si evolvevano nell’emisfero occidentale, si stabiliva l’insediamento dell’ascendenza diretta dei mammiferi dell’umanità nel sudovest dell’Asia, nella zona originaria dell’impianto centrale di vita, ma ai confini delle regioni orientali. Parecchi milioni di anni fa il tipo nordamericano di lemuri era emigrato verso ovest attraverso il ponte terrestre di Bering ed era lentamente avanzato verso sudovest lungo la costa asiatica. Queste tribù migratrici raggiunsero infine le regioni salubri che si stendevano tra il Mare Mediterraneo, allora più vasto, e le regioni montuose in corso di elevazione della penisola indiana. In queste terre ad ovest dell’India esse si unirono con altre stirpi favorevoli, stabilendo così l’ascendenza della razza umana.

62:1.3 (703.4) Con il passare del tempo il litorale dell’India situato a sudovest delle montagne fu gradualmente sommerso, isolando completamente la vita di questa regione. Questa penisola mesopotamica o persiana non aveva alcuna via di accesso o di fuga salvo che a nord, e quest’ultima fu ripetutamente interrotta dalle invasioni glaciali verso sud. Fu in questa regione allora quasi paradisiaca, e a partire dai discendenti superiori di questo tipo lemuriano di mammiferi, che ebbero origine due grandi gruppi, le tribù delle scimmie dei tempi moderni e la specie umana odierna.

2. I mammiferi precursori dell’uomo

62:2.1 (703.5) Poco più di un milione di anni fa apparvero improvvisamente i mammiferi precursori mesopotamici, i discendenti diretti del tipo di lemuri nordamericano di mammiferi placentali: erano piccole creature attive, alte quasi un metro e, anche se non camminavano abitualmente sulle loro zampe posteriori, potevano facilmente stare erette. Esse erano pelose ed agili e ciarlavano alla maniera delle scimmie ma, contrariamente alle tribù delle scimmie, erano carnivore. Avevano un pollice opponibile primitivo come pure un alluce prensile estremamente utile. A partire da questo momento le specie preumane successive svilupparono il pollice opponibile mentre persero progressivamente la capacità di presa dell’alluce. Le tribù di scimmie posteriori conservarono l’alluce prensile ma non svilupparono mai il tipo di pollice umano.

62:2.2 (704.1) Questi mammiferi precursori raggiungevano il pieno sviluppo verso i tre o quattro anni di età, con una durata potenziale media di vita di circa vent’anni. Come regola generale avevano un piccolo per volta, benché nascessero saltuariamente dei gemelli.

62:2.3 (704.2) I membri di questa nuova specie avevano il cervello più grande, in rapporto alla loro taglia, che qualsiasi altro animale esistito fino ad allora sulla terra. Essi provavano molte emozioni e condividevano numerosi istinti che caratterizzarono più tardi l’uomo primitivo; erano assai curiosi e mostravano una grande euforia quando riuscivano in una qualunque impresa. L’appetito per il cibo e il desiderio sessuale erano ben sviluppati, e una netta selezione sessuale era manifestata sotto una forma rudimentale di corteggiamento e di scelta del compagno. Essi erano capaci di lottare ferocemente per difendere i loro congiunti ed erano molto affettuosi in seno alle loro associazioni familiari; possedevano un senso di umiltà che rasentava la vergogna ed il rimorso. Erano molto affezionati e mostravano una fedeltà toccante verso il loro compagno ma, se le circostanze li separavano, sceglievano nuovi partner.

62:2.4 (704.3) Essendo piccoli di statura ed avendo delle menti acute per comprendere i pericoli del loro habitat nelle foreste, essi svilupparono uno straordinario senso di paura che li portò ad adottare quelle sagge misure precauzionali che contribuirono in modo così importante alla loro sopravvivenza; tra queste, la costruzione di rudimentali ripari sulle cime degli alberi, che eliminavano molti dei pericoli della vita a livello del suolo. L’apparizione delle tendenze alla paura nell’umanità risale più specificamente a questi tempi.

62:2.5 (704.4) Questi mammiferi precursori svilupparono uno spirito di tribù maggiore di quanto non fosse mai stato precedentemente mostrato. Essi erano, in effetti, altamente gregari, ma nondimeno estremamente battaglieri quando erano disturbati in un qualunque modo nel corso normale della loro vita quotidiana, e dimostravano un temperamento focoso quando la loro collera era al culmine. La loro natura bellicosa, tuttavia, servì per fini utili; i gruppi superiori non esitarono ad entrare in guerra con i loro vicini inferiori e così, per sopravvivenza selettiva, la specie fu progressivamente migliorata. Essi dominarono molto presto la vita delle creature più piccole di questa regione, e pochissime delle antiche tribù di scimmie non carnivore sopravvissero.

62:2.6 (704.5) Questi piccoli animali aggressivi si moltiplicarono e si diffusero nella penisola mesopotamica per più di mille anni, migliorando costantemente nel tipo fisico e nell’intelligenza generale. E fu esattamente settanta generazioni dopo che questa nuova tribù aveva avuto origine dal tipo più elevato di antenati lemuriani, che si produsse l’evento successivo d’importanza capitale — la differenziazione improvvisa degli antenati del gradino vitale successivo nell’evoluzione degli esseri umani su Urantia.

3. I mammiferi intermedi

62:3.1 (704.6) All’inizio dell’evoluzione dei mammiferi precursori, nella dimora posta sulla cima di un albero appartenente ad una coppia superiore di queste agili creature, nacquero due gemelli, un maschio e una femmina. Comparati ai loro antenati essi erano veramente delle graziose piccole creature. Avevano pochi peli sul loro corpo, ma ciò non costituiva un inconveniente in quanto vivevano in un clima caldo ed uniforme.

62:3.2 (705.1) Questi piccoli crebbero fino a poco più di un metro e venti. Essi erano sotto tutti gli aspetti più grandi dei loro genitori, con gambe più lunghe e braccia più corte. Avevano dei pollici opponibili quasi perfetti, bene idonei ai diversi lavori quasi quanto il pollice umano attuale. Camminavano eretti, avendo piedi adatti a camminare quasi quanto quelli delle razze umane successive.

62:3.3 (705.2) Il loro cervello era inferiore a quello degli esseri umani e più piccolo, ma molto superiore a quello dei loro antenati e comparativamente molto più grande. I gemelli manifestarono molto presto un’intelligenza superiore e furono subito riconosciuti come capi di tutta la tribù dei mammiferi precursori. Essi istituirono realmente una forma primitiva di organizzazione sociale ed una rozza divisione economica del lavoro. Questi fratello e sorella si accoppiarono e godettero presto della compagnia di ventuno figli molto simili a loro, tutti alti più di un metro e venti e superiori sotto tutti gli aspetti alla loro specie ancestrale. Tale nuovo gruppo formò il nucleo dei mammiferi intermedi.

62:3.4 (705.3) Quando i membri di questo gruppo nuovo e superiore divennero molto numerosi, scoppiò una guerra, una guerra implacabile; e quando il terribile conflitto fu terminato non restava in vita un solo individuo della preesistente razza ancestrale di mammiferi precursori. I discendenti della specie, meno numerosi ma più potenti ed intelligenti, erano sopravvissuti a spese dei loro antenati.

62:3.5 (705.4) Ed ora, per quasi quindicimila anni (seicento generazioni), tale creatura divenne il terrore di questa parte del mondo. Tutti i grandi animali feroci dei tempi passati si erano estinti. Le grosse bestie native di queste regioni non erano carnivore e le specie più grosse della famiglia dei felini, leoni e tigri, non avevano ancora invaso questo angolo particolarmente riparato della superficie terrestre. Perciò questi mammiferi intermedi divennero coraggiosi e soggiogarono tutta la loro zona d’origine.

62:3.6 (705.5) Comparati con la specie ancestrale, i mammiferi intermedi rappresentavano un progresso sotto tutti i punti di vista. Anche la durata potenziale della loro vita era più lunga, raggiungendo circa venticinque anni. In questa nuova specie apparve un certo numero di tratti umani rudimentali. Oltre alle propensioni innate mostrate dai loro antenati, questi mammiferi intermedi erano capaci di esprimere il loro disgusto in certe situazioni ripugnanti. Essi possedevano inoltre un istinto ben definito di accaparramento; facevano provvista di cibo per i loro bisogni successivi ed erano molto inclini a collezionare dei ciottoli tondi e lisci e certi tipi di pietre rotonde utilizzabili come munizioni di difesa e di offesa.

62:3.7 (705.6) Questi mammiferi intermedi furono i primi a manifestare una propensione precisa alla costruzione, come dimostra la loro rivalità nel costruire tanto capanne sulla cima degli alberi quanto ricoveri sotterranei con molti tunnel. Essi furono la prima specie di mammiferi a cercare la sicurezza sia nei rifugi arboricoli sia in quelli sotterranei. Essi abbandonarono in larga misura gli alberi come luogo di abitazione, vivendo al suolo durante il giorno e dormendo sulla cima degli alberi di notte.

62:3.8 (705.7) Con il passare del tempo la crescita naturale del loro numero sfociò alla fine in seria competizione per il cibo ed in rivalità sessuale, culminando in una serie di battaglie intestine che distrussero quasi interamente la specie. Queste battaglie continuarono fino a quando restò in vita soltanto un gruppo di meno di cento individui. Ma la pace prevalse ancora una volta e questa sola tribù superstite ricostruì i suoi alloggi notturni sulla cima degli alberi e riprese ancora una volta un’esistenza normale e semipacifica.

62:3.9 (705.8) Voi non potete immaginare per quanto poco i vostri antenati preumani abbiano di tanto in tanto evitato l’estinzione. Se la rana ancestrale di tutta l’umanità avesse saltato cinque centimetri di meno in una certa occasione, l’intero corso dell’evoluzione sarebbe stato notevolmente cambiato. La madre lemuriana diretta della specie dei mammiferi precursori sfuggì per un pelo alla morte non meno di cinque volte prima di partorire il padre del nuovo ordine di mammiferi superiori. Ma il rischio maggiore fu corso quando una folgore colpì l’albero sul quale stava dormendo la futura madre dei gemelli Primati. Entrambi questi genitori mammiferi intermedi furono molto sconvolti e gravemente ustionati; tre dei loro sette figli rimasero uccisi da questo fulmine caduto dal cielo. Questi animali in evoluzione erano quasi superstiziosi. I due membri della coppia, la cui dimora sulla cima dell’albero era stata colpita dalla folgore, erano realmente i capi del gruppo più progressivo della specie dei mammiferi intermedi. E seguendo il loro esempio, più della metà della tribù, comprendente le famiglie più intelligenti, si spostò di oltre tre chilometri da quella località ed iniziò la costruzione di nuove dimore sulla cima degli alberi e di nuovi ricoveri al suolo — i rifugi provvisori in caso di pericolo improvviso.

62:3.10 (706.1) Subito dopo aver completato la loro dimora, questi due esseri, veterani di tante battaglie, si trovarono fieri genitori di due gemelli, i più interessanti ed importanti animali mai apparsi al mondo fino ad allora, perché erano i primi rappresentanti della nuova specie di Primati costituenti la tappa vitale successiva nell’evoluzione preumana.

62:3.11 (706.2) Contemporaneamente alla nascita di questi gemelli Primati, un’altra coppia — un maschio ed una femmina particolarmente ritardati della tribù dei mammiferi intermedi, una coppia mentalmente e fisicamente inferiore — diede anch’essa origine a due gemelli. Questi gemelli, un maschio ed una femmina, erano indifferenti alle conquiste; essi erano interessati soltanto a procurarsi del cibo e, poiché non volevano mangiare carne, persero ben presto ogni interesse a cercare delle prede. Tali gemelli ritardati furono i fondatori delle tribù moderne delle scimmie. I loro discendenti cercarono delle regioni meridionali più calde, con climi miti e abbondanza di frutti tropicali, dove si sono perpetuati senza grandi cambiamenti fino ai nostri giorni, ad eccezione dei rami che si unirono con i tipi più primitivi di gibboni e di scimmie e che di conseguenza si sono notevolmente deteriorati.

62:3.12 (706.3) E così si può facilmente vedere come l’uomo e la scimmia siano legati soltanto perché sono entrambi discesi dai mammiferi intermedi, una tribù in cui si verificò la nascita contemporanea e la successiva separazione di due coppie di gemelli: la coppia inferiore destinata a generare i tipi moderni di scimmie, di babbuini, di scimpanzé e di gorilla; la coppia superiore destinata a continuare la linea ascendente che si evolvé nell’uomo stesso.

62:3.13 (706.4) L’uomo moderno e le scimmie sono derivati dalla stessa tribù e dalla stessa specie, ma non dagli stessi genitori. Gli antenati dell’uomo sono discesi dalla linea superiore dei superstiti selezionati di questa tribù di mammiferi intermedi, mentre le scimmie moderne (ad eccezione di certi tipi preesistenti di lemuri, di gibboni, di scimmie e di altre creature del genere scimmia) sono i discendenti della coppia più bassa di questo gruppo di mammiferi intermedi, una coppia che sopravvisse soltanto nascondendosi per più di due settimane in un rifugio sotterraneo che serviva da dispensa durante l’ultima accanita battaglia della loro tribù, uscendone solo molto dopo la fine delle ostilità.

4. I primati

62:4.1 (706.5) Ritorniamo alla nascita dei gemelli superiori, un maschio ed una femmina, i due membri capi della tribù dei mammiferi intermedi. Questi animali appena nati erano di un ordine insolito; avevano ancor meno pelo sul loro corpo rispetto ai loro genitori e fin dalla più tenera infanzia insistevano nel camminare eretti. I loro antenati avevano sempre imparato a camminare sulle loro zampe posteriori, ma questi gemelli Primati si tennero eretti fin dall’inizio. Essi raggiunsero un’altezza di oltre un metro e cinquanta e la loro testa divenne più voluminosa in confronto a quella degli altri membri della tribù. Mentre impararono molto presto a comunicare l’uno con l’altro per mezzo di segni e di suoni, essi non riuscirono mai a far comprendere questi nuovi simboli al loro popolo.

62:4.2 (707.1) Quando ebbero circa quattordici anni essi fuggirono dalla tribù, andando verso ovest per formare la loro famiglia e fondare la nuova specie dei Primati. Queste nuove creature sono denominate a giusto titolo Primati poiché furono gli animali progenitori diretti ed immediati della famiglia umana stessa.

62:4.3 (707.2) Fu così che i Primati vennero ad occupare una regione situata sulla costa occidentale della penisola mesopotamica che si protendeva allora nel mare meridionale, mentre le tribù meno intelligenti e strettamente imparentate vivevano sulla punta della penisola e lungo la costa orientale.

62:4.4 (707.3) I Primati erano più umani e meno animali dei mammiferi intermedi loro predecessori. Le proporzioni dello scheletro di questa nuova specie erano molto simili a quelle delle razze umane primitive. Il tipo umano di mani e di piedi si era pienamente sviluppato, e queste creature potevano camminare ed anche correre bene quanto un qualunque loro discendente umano successivo. Essi abbandonarono in larga misura la vita sugli alberi, pur continuando ad utilizzarne la cima come misura di sicurezza per la notte, perché, come i loro antenati più primitivi, erano estremamente soggetti alla paura. Il maggior utilizzo delle loro mani contribuì molto a sviluppare la loro capacità intellettiva innata, ma non possedevano ancora una mente che si potesse veramente chiamare umana.

62:4.5 (707.4) Sebbene i Primati differissero poco per natura emotiva dai loro avi, mostravano più di una tendenza umana in tutte le loro propensioni. Essi erano veramente degli animali splendidi e superiori, che raggiungevano la maturità verso i dieci anni e che avevano una durata di vita naturale di circa quarant’anni. Cioè, essi avrebbero potuto vivere così a lungo se fossero morti di morte naturale, ma in quei tempi lontani pochissimi animali morivano di morte naturale; la lotta per l’esistenza era troppo aspra.

62:4.6 (707.5) Ed ora, dopo quasi novecento generazioni di sviluppo, che coprivano circa ventunmila anni dall’apparizione dei mammiferi precursori, i Primati improvvisamente diedero origine a due creature straordinarie, i primi veri esseri umani.

62:4.7 (707.6) Fu così che i mammiferi precursori, originati dal tipo nordamericano di lemuri, diedero origine ai mammiferi intermedi, e che questi mammiferi intermedi originarono a loro volta i Primati superiori, che divennero gli antenati diretti della razza umana primitiva. Le tribù dei Primati erano l’ultimo anello vitale nell’evoluzione dell’uomo, ma in meno di cinquemila anni non rimase un solo individuo di queste straordinarie tribù.

5. I primi esseri umani

62:5.1 (707.7) Dall’anno 1934 dell’era cristiana, retrocedendo sino alla nascita dei primi due esseri umani, sono passati esattamente 993.419 anni.

62:5.2 (707.8) Queste due creature eccezionali erano dei veri esseri umani. Essi possedevano pollici umani perfetti come molti dei loro antenati, ma avevano anche piedi altrettanto perfetti quanto quelli delle razze umane attuali. Erano camminatori e corridori, non arrampicatori; la funzione prensile dell’alluce era assente, completamente assente. Quando il pericolo li spingeva sulla cima degli alberi essi si arrampicavano proprio come lo farebbero gli uomini di oggi. Essi si arrampicavano sul tronco di un albero come un orso e non come uno scimpanzé o un gorilla, dondolandosi di ramo in ramo.

62:5.3 (708.1) Questi primi esseri umani (ed i loro discendenti) raggiungevano la piena maturità a dodici anni di età ed avevano una durata potenziale di vita di circa settantacinque anni.

62:5.4 (708.2) Molte nuove emozioni apparvero ben presto in questi gemelli umani. Essi provavano ammirazione sia per gli oggetti che per gli altri esseri e mostravano una considerevole vanità. Ma il progresso più rimarchevole nel loro sviluppo emotivo fu l’apparizione improvvisa di un nuovo gruppo di sentimenti veramente umani, i sentimenti di adorazione comprendenti il timore, il rispetto, l’umiltà ed anche una forma primitiva di gratitudine. La paura, unita all’ignoranza dei fenomeni naturali, stava per dare origine ad una religione primitiva.

62:5.5 (708.3) Non solo tali sentimenti umani erano manifestati in questi mortali primitivi, ma erano anche presenti in forma rudimentale molti sentimenti più altamente evoluti. Essi avevano una moderata coscienza della pietà, della vergogna, dell’obbrobrio ed avevano una coscienza molto acuta dell’amore, dell’odio e della vendetta; ed erano anche in grado di provare marcati sentimenti di gelosia.

62:5.6 (708.4) Questi primi due umani — i gemelli — furono una grande preoccupazione per i loro genitori Primati. Essi erano così curiosi ed avventurosi che rischiarono di perdere la loro vita in numerose occasioni prima degli otto anni. Comunque sia erano alquanto coperti di cicatrici quando arrivarono ai dodici anni.

62:5.7 (708.5) Essi impararono molto presto a comunicare verbalmente; all’età di dieci anni avevano elaborato un linguaggio perfezionato di segni e di parole di una cinquantina d’idee ed avevano grandemente migliorato ed ampliato la tecnica rudimentale di comunicazione dei loro antenati. Ma nonostante i loro sforzi, riuscirono ad insegnare solo pochissimi dei loro nuovi segni e simboli ai loro genitori.

62:5.8 (708.6) Un bel giorno, verso i nove anni, essi andarono lungo il fiume ed ebbero un colloquio fondamentale. Tutte le intelligenze celesti stazionate su Urantia, incluso me stesso, erano presenti per osservare le transazioni di questo incontro di mezzogiorno. In questo giorno memorabile essi convennero di vivere l’uno con l’altro e l’uno per l’altro, e questa fu la prima di una serie di tali accordi che alla fine culminarono nella decisione di fuggire dai loro compagni animali inferiori e di partire verso il nord senza sapere che stavano per fondare in tal modo la razza umana.

62:5.9 (708.7) Pur essendo tutti molto preoccupati per quello che questi due piccoli selvaggi stavano progettando, noi eravamo impotenti a controllare il lavoro delle loro menti; noi non abbiamo influenzato arbitrariamente le loro decisioni — non potevamo farlo. Ma nei limiti consentiti dalla nostra funzione planetaria, noi, i Portatori di Vita, assieme ai nostri associati, cospirammo tutti per orientare i gemelli umani verso il nord e lontano dal loro popolo peloso e parzialmente arboricolo. E così, a seguito della loro stessa scelta intelligente, i gemelli emigrarono, e a causa della nostra supervisione emigrarono verso nord in una regione isolata dove sfuggirono alla possibilità di degrado biologico per mescolanza con i loro parenti inferiori delle tribù di Primati.

62:5.10 (708.8) Poco prima di lasciare la loro foresta natale essi persero la loro madre nel corso di un’incursione di gibboni. Benché non possedesse la loro intelligenza, in quanto mammifero essa aveva per i suoi figli un affetto ammirevole e di ordine superiore, e sacrificò coraggiosamente la sua vita nel tentativo di salvare la straordinaria coppia. Il suo sacrificio non fu vano, perché tenne lontano il nemico fino a quando giunse il padre con dei rinforzi e mise in fuga gli invasori.

62:5.11 (709.1) Poco dopo che questa giovane coppia ebbe lasciato i suoi compagni per fondare la razza umana, il loro padre Primato divenne inconsolabile — aveva il cuore spezzato. Egli rifiutava di mangiare anche quando il cibo gli veniva portato dagli altri suoi figli. Avendo perso i suoi brillanti rampolli la vita non gli sembrava più degna di essere vissuta tra i suoi compagni ordinari; così se ne andò nella foresta, fu attaccato da gibboni ostili e fu colpito a morte.

6. L’evoluzione della mente umana

62:6.1 (709.2) Noi, i Portatori di Vita su Urantia, eravamo passati per la lunga veglia di vigilante attesa dal giorno in cui avevamo impiantato il primo plasma vitale nelle acque del pianeta, e l’apparizione di questi primi esseri veramente intelligenti e dotati di volontà ci procurò naturalmente una grande gioia ed una soddisfazione suprema.

62:6.2 (709.3) Noi avevamo continuato a seguire lo sviluppo mentale dei gemelli osservando il funzionamento dei sette spiriti aiutanti della mente assegnati ad Urantia al momento del nostro arrivo sul pianeta. Durante il lungo sviluppo evoluzionario della vita planetaria, questi infaticabili ministri della mente avevano incessantemente registrato la loro crescente capacità di entrare in contatto con le facoltà cerebrali in continua espansione delle creature animali via via che esse progredivano.

62:6.3 (709.4) All’inizio solo lo spirito d’intuizione poteva funzionare sul comportamento istintivo e dei riflessi della vita animale primordiale. Con la differenziazione dei tipi superiori, lo spirito della comprensione fu in grado di conferire a tali creature il dono dell’associazione spontanea delle idee. Più tardi osservammo operare lo spirito del coraggio; gli animali in evoluzione svilupparono realmente una forma rudimentale di autocoscienza protettiva. Successivamente all’apparizione dei gruppi di mammiferi vedemmo lo spirito della conoscenza manifestarsi in misura maggiore. E l’evoluzione dei mammiferi superiori apportò la funzione dello spirito del consiglio, con la crescita corrispondente dell’istinto gregario e gli inizi di uno sviluppo sociale primitivo.

62:6.4 (709.5) Noi avevamo osservato con attenzione sempre maggiore il servizio accresciuto dei primi cinque aiutanti durante l’evoluzione dei mammiferi precursori, dei mammiferi intermedi e dei Primati. Ma i rimanenti due, i ministri superiori della mente, non avevano mai potuto funzionare sul tipo urantiano di mente evoluzionaria.

62:6.5 (709.6) Immaginate la nostra gioia quando un giorno — i gemelli avevano quasi dieci anni — lo spirito dell’adorazione entrò per la prima volta in contatto con la mente del gemello femmina e poco dopo con quella del maschio. Noi sapevamo che qualcosa d’intimamente legato alla mente umana si stava avvicinando al suo punto culminante. E quando circa un anno più tardi essi decisero infine, a seguito di un’idea meditata e di una decisione finalizzata, di fuggire di casa e di dirigersi verso nord, allora lo spirito della saggezza cominciò a funzionare su Urantia ed in queste due menti umane oramai riconosciute.

62:6.6 (709.7) Ci fu un nuovo immediato ordine di mobilitazione dei sette spiriti aiutanti della mente. Noi eravamo vibranti di speranza; ci rendevamo conto che si stava avvicinando il momento a lungo atteso; sapevamo di essere alle soglie della realizzazione del nostro sforzo prolungato per evolvere delle creature dotate di volontà su Urantia.

7. Il riconoscimento come mondo abitato

62:7.1 (709.8) Non dovemmo aspettare a lungo. A mezzodì del giorno successivo alla fuga dei gemelli, avvenne il primo lampo di prova dei segnali del circuito universale nel centro di ricezione planetaria di Urantia. Noi eravamo naturalmente tutti eccitati percependo che un grande avvenimento era imminente; ma poiché questo mondo era una stazione sperimentale di vita, non avevamo la minima idea di come saremmo stati informati del riconoscimento della vita intelligente sul pianeta. Ma non rimanemmo a lungo in attesa. Il terzo giorno dopo la fuga dei gemelli, e prima della partenza del corpo dei Portatori di Vita, arrivò l’arcangelo di Nebadon incaricato dell’istituzione dei circuiti planetari iniziali.

62:7.2 (710.1) Fu un giorno memorabile su Urantia quando il nostro piccolo gruppo si riunì presso il polo planetario di comunicazione spaziale e ricevette il primo messaggio da Salvington sul circuito mentale del pianeta appena stabilito. Questo primo messaggio, dettato dal capo del corpo degli arcangeli, diceva:

62:7.3 (710.2) “Ai Portatori di Vita su Urantia — Salve! Vi trasmettiamo l’assicurazione di una grande gioia su Salvington, Edentia e Jerusem in onore della registrazione, sulla capitale di Nebadon, del segnale dell’esistenza su Urantia di una mente avente dignità di volontà. La decisione finalizzata dei gemelli di fuggire verso nord e di separare la loro discendenza dai loro antenati inferiori è stata registrata. Questa è la prima decisione di una mente — del tipo di mente umano — su Urantia e stabilisce automaticamente il circuito di comunicazione sul quale è trasmesso questo messaggio iniziale di riconoscimento.”

62:7.4 (710.3) Poi su questo nuovo circuito giunsero i saluti degli Altissimi di Edentia, contenenti istruzioni per i Portatori di Vita residenti che ci proibivano d’interferire nel modello di vita che avevamo stabilito. Ricevemmo l’ordine di non intervenire negli affari del progresso umano. Non si deve dedurne che i Portatori di Vita interferiscano arbitrariamente e meccanicamente nell’attuazione naturale dei piani evoluzionari del pianeta, perché non lo facciamo. Ma fino ad allora noi avevamo avuto il permesso d’intervenire sull’ambiente e di proteggere il plasma vitale in modo speciale, ed era questa straordinaria, benché del tutto naturale, supervisione che doveva cessare.

62:7.5 (710.4) Ed appena gli Altissimi ebbero finito di parlare, cominciò a giungere sul pianeta il magnifico messaggio di Lucifero, allora sovrano del sistema di Satania. Ora i Portatori di Vita ascoltarono le parole di saluto del loro capo e ricevettero il suo permesso di ritornare su Jerusem. Questo messaggio di Lucifero conteneva l’accettazione ufficiale dell’opera dei Portatori di Vita su Urantia e ci assolveva da ogni critica futura su qualsiasi nostro sforzo per migliorare i modelli di vita di Nebadon, quali erano stabiliti nel sistema di Satania.

62:7.6 (710.5) Questi messaggi provenienti da Salvington, da Edentia e da Jerusem segnavano ufficialmente la fine della supervisione millenaria del pianeta da parte dei Portatori di Vita. Noi avevamo prestato il nostro servizio per intere epoche, assistiti soltanto dai sette spiriti aiutanti della mente e dai Controllori Fisici Maestri. Ed ora, poiché la volontà, il potere di scegliere l’adorazione e l’ascensione, era apparsa nelle creature evoluzionarie del pianeta, comprendemmo che la nostra opera era terminata, ed il nostro gruppo si preparò a partire. Essendo Urantia un mondo di modificazione della vita, noi ricevemmo il permesso di lasciare sul posto due Portatori di Vita decani con dodici assistenti, ed io fui scelto come membro di questo gruppo e da allora sono sempre rimasto su Urantia.

62:7.7 (710.6) Sono esattamente 993.408 anni (a partire dall’anno 1934 d.C.) che Urantia è stato ufficialmente riconosciuto come pianeta di abitazione umana nell’universo di Nebadon. L’evoluzione biologica aveva raggiunto ancora una volta i livelli umani di dignità volitiva; l’uomo era apparso sul pianeta 606 di Satania.

62:7.8 (710.7) [Patrocinato da un Portatore di Vita di Nebadon residente su Urantia.]

Fascicolo 63 - La prima famiglia umana

Il Libro di Urantia

Fascicolo 63

La prima famiglia umana

63:0.1 (711.1) URANTIA fu registrato come mondo abitato quando i primi due esseri umani — i gemelli — ebbero undici anni, e prima che fossero divenuti i genitori del primogenito della seconda generazione di veri esseri umani. Il messaggio arcangelico inviato da Salvington in questa occasione di riconoscimento planetario ufficiale terminava con queste parole:

63:0.2 (711.2) “La mente umana è apparsa sul 606 di Satania, e questi genitori della nuova razza saranno chiamati Andon e Fonta. E tutti gli arcangeli pregano perché queste creature possano essere rapidamente dotate della presenza personale del dono dello spirito del Padre Universale.”

63:0.3 (711.3) Andon è il nome nebadoniano che significa “la prima creatura simile al Padre che mostra brama di perfezione umana”. Fonta significa “la prima creatura simile al Figlio che mostra brama di perfezione umana”. Andon e Fonta non conobbero questi nomi fino a che non furono loro attribuiti al momento della fusione con il loro Aggiustatore di Pensiero. Per tutta la durata del loro soggiorno come mortali su Urantia essi si chiamarono l’un l’altra Sonta-an e Sonta-en; Sonta-an significava “amato dalla madre”, Sonta-en “amato dal padre”. Essi si diedero da se stessi questi nomi, i cui significati erano espressione del loro reciproco rispetto ed affetto.

1. Andon e Fonta

63:1.1 (711.4) Sotto molti aspetti Andon e Fonta furono la coppia di esseri umani più straordinaria che sia mai vissuta sulla faccia della terra. Questa coppia meravigliosa, i veri genitori di tutta l’umanità, erano in ogni senso superiori a molti dei loro discendenti diretti, ed erano radicalmente differenti da tutti i loro antenati, sia prossimi che remoti.

63:1.2 (711.5) I genitori di questa prima coppia umana erano apparentemente poco differenti dalla media della loro tribù, benché fossero tra i suoi membri più intelligenti, quel gruppo che imparò per primo a lanciare pietre e ad usare le clave in combattimento. Essi facevano anche uso di schegge aguzze di pietra, di selce e di osso.

63:1.3 (711.6) Mentre viveva ancora con i suoi genitori, Andon aveva fissato un pezzo aguzzo di selce all’estremità di una clava utilizzando dei tendini di animale, e in almeno una dozzina di occasioni aveva fatto buon uso di tale arma per salvare la sua stessa vita e quella della sua altrettanto curiosa ed avventurosa sorella, che lo accompagnava immancabilmente in tutti i suoi giri esplorativi.

63:1.4 (711.7) La decisione di Andon e Fonta di fuggire dalle tribù dei Primati implica una qualità di mente molto superiore all’intelligenza più grossolana che caratterizzava molti dei loro discendenti, che si abbassarono ad accoppiarsi con i loro cugini ritardati delle tribù delle scimmie. Ma il loro vago sentimento di essere qualcosa di più di semplici animali era dovuto al possesso di una personalità ed era accresciuto dalla presenza interiore dell’Aggiustatore di Pensiero.

2. La fuga dei gemelli

63:2.1 (712.1) Dopo che Andon e Fonta ebbero deciso di fuggire verso il nord, per qualche tempo soccombettero alle loro paure, specialmente alla paura di dispiacere al loro padre ed alla loro famiglia diretta. Essi considerarono l’eventualità di essere assaliti da parenti ostili e riconobbero così la possibilità di trovare la morte per mano dei membri della loro tribù già gelosi di loro. Mentre erano piccoli, i gemelli avevano trascorso la maggior parte del loro tempo in compagnia l’uno dell’altra e per questa ragione non erano mai stati troppo ben visti dai loro cugini animali della tribù dei Primati. Né aveva migliorato la loro situazione in seno alla tribù l’aver costruito sugli alberi una dimora separata e molto superiore.

63:2.2 (712.2) E fu in questa nuova dimora sulla cima degli alberi, una notte in cui furono svegliati da un violento temporale e mentre si tenevano timorosamente e teneramente abbracciati, che presero la decisione ferma e definitiva di fuggire dall’habitat tribale e dalla dimora sugli alberi.

63:2.3 (712.3) Essi avevano già preparato un rozzo rifugio sulla sommità di un albero a circa mezza giornata di cammino verso nord. Questo fu il loro nascondiglio segreto e sicuro per il primo giorno che passarono lontano dalla loro foresta natale. Nonostante che i gemelli condividessero la paura mortale dei Primati di rimanere al suolo durante la notte, si misero in viaggio verso nord poco prima del calare della notte. Sebbene necessitasse loro un coraggio eccezionale per intraprendere questo viaggio notturno, anche con la luna piena, essi pensarono giustamente che era meno probabile essere scoperti ed inseguiti dai membri della loro tribù e dai loro genitori; ed arrivarono sani e salvi al loro ricovero preparato in precedenza poco dopo mezzanotte.

63:2.4 (712.4) Durante il loro viaggio verso nord essi scoprirono un deposito all’aperto di selce e, trovando molte pietre la cui forma era adatta a vari usi, ne fecero una provvista per il futuro. Tentando di tagliare queste selci perché fossero meglio utilizzabili per certi scopi, Andon scoprì la loro facoltà di produrre scintille e concepì l’idea di fare del fuoco. Ma l’idea non fece al momento molta presa su di lui poiché il clima era ancora mite e c’era poco bisogno di fuoco.

63:2.5 (712.5) Ma il sole d’autunno scendeva sempre più basso nel cielo e via via che avanzavano verso nord le notti diventavano sempre più fredde. Essi erano già stati costretti ad usare le pelli d’animale per scaldarsi. Prima che fosse trascorsa una luna dalla loro partenza da casa, Andon disse alla sua compagna che credeva di poter fare del fuoco con la selce. Essi tentarono per due mesi di utilizzare la scintilla della selce per accendere un fuoco, ma senza riuscirvi. Ogni giorno questa coppia sfregava le selci e tentava di appiccare il fuoco al legno. Finalmente, una sera verso il tramonto, il segreto della tecnica fu scoperto quando Fonta ebbe l’idea di arrampicarsi su un albero vicino per prendere un nido d’uccelli abbandonato. Il nido era secco e molto infiammabile e di conseguenza prese immediatamente fuoco appena una scintilla l’ebbe raggiunto. Essi rimasero così sorpresi e sbigottiti del loro successo che quasi lasciavano spegnere il fuoco; lo salvarono però, aggiungendovi del combustibile appropriato, dando inizio allora alla prima ricerca di legna da ardere da parte dei genitori di tutta l’umanità.

63:2.6 (712.6) Questo fu uno dei momenti più felici della loro breve ma movimentata vita. Per tutta la notte essi rimasero seduti ad osservare il fuoco che bruciava, comprendendo vagamente che avevano fatto una scoperta che avrebbe permesso loro di sfidare il clima e di essere così per sempre indipendenti dai loro parenti animali delle regioni meridionali. Dopo tre giorni trascorsi a riposare e a godersi il fuoco, essi proseguirono il loro viaggio.

63:2.7 (712.7) Gli antenati Primati di Andon avevano spesso alimentato il fuoco che era stato acceso da fulmini, ma fino ad allora le creature terrestri non avevano mai posseduto un metodo per accendere il fuoco a volontà. Tuttavia ci volle molto tempo prima che i gemelli imparassero che il muschio secco ed altri materiali avrebbero attizzato il fuoco quanto i nidi di uccelli.

3. La famiglia di Andon

63:3.1 (713.1) Trascorsero quasi due anni dalla notte della partenza dei gemelli da casa prima che nascesse il loro primo figlio. Lo chiamarono Sontad; e Sontad fu la prima creatura nata su Urantia ad essere avvolta in fasce protettive al momento della nascita. La razza umana era iniziata, e con questa nuova evoluzione apparve l’istinto di dare cure appropriate ai neonati sempre più fragili che avrebbero caratterizzato lo sviluppo mentale progressivo dell’ordine intellettuale, in contrasto con i tipi più puramente animali.

63:3.2 (713.2) Andon e Fonta ebbero in tutto diciannove figli, e vissero abbastanza da godere la compagnia di una cinquantina di nipoti e di una mezza dozzina di pronipoti. La famiglia abitava in quattro ricoveri rocciosi adiacenti, o semicaverne, tre delle quali comunicavano per mezzo di gallerie scavate nel calcare tenero con l’aiuto di arnesi di selce ideati dai figli di Andon.

63:3.3 (713.3) Questi primi Andoniti manifestavano uno spirito di clan molto marcato; cacciavano in gruppi e non si allontanavano mai di molto dal luogo della loro dimora. Essi sembravano rendersi conto che formavano un gruppo isolato e straordinario di esseri viventi e che dovevano perciò evitare di separarsi. Questo sentimento d’intima parentela era dovuto senza dubbio ad un accresciuto ministero mentale degli spiriti aiutanti.

63:3.4 (713.4) Andon e Fonta lavorarono incessantemente per nutrire ed allevare il loro clan. Essi vissero fino all’età di quarantadue anni, quando furono entrambi uccisi durante un terremoto dalla caduta di una roccia sovrastante. Cinque dei loro figli e undici nipoti perirono con loro, e una ventina di loro discendenti subirono gravi ferite.

63:3.5 (713.5) Alla morte dei suoi genitori, Sontad, nonostante un piede gravemente ferito, assunse immediatamente la guida del clan e fu abilmente assistito da sua moglie, che era sua sorella maggiore. Il loro primo compito fu di rotolare delle pietre per seppellire efficacemente i loro genitori, fratelli, sorelle e figli morti. Non bisogna attribuire un significato eccessivo a questo atto di sepoltura. Le loro idee di sopravvivenza dopo la morte erano molto vaghe e indefinite, essendo derivate essenzialmente dai loro sogni fantastici e diversificati.

63:3.6 (713.6) Questa famiglia di Andon e Fonta rimase unita fino alla ventesima generazione, quando la competizione per il cibo e le frizioni sociali portarono all’inizio della dispersione.

4. I clan andonici

63:4.1 (713.7) Gli uomini primitivi — gli Andoniti — avevano occhi neri ed una carnagione bruna, un po’ un incrocio tra il giallo ed il rosso. La melanina è una sostanza colorante che si trova nella pelle di tutti gli esseri umani. È il pigmento originale dell’epidermide andonica. Per aspetto generale e colore della pelle questi primi Andoniti assomigliavano più agli attuali Eschimesi che a qualunque altro tipo di esseri umani viventi. Essi furono le prime creature ad impiegare la pelle di animali per proteggersi dal freddo; sul loro corpo avevano poco più pelo degli umani di oggi.

63:4.2 (713.8) La vita tribale degli antenati animali di questi uomini primitivi aveva lasciato intravedere gli inizi di numerose convenzioni sociali, e con l’aumento delle emozioni e l’accrescimento del potere cerebrale di questi esseri ci fu un immediato sviluppo dell’organizzazione sociale e di una nuova divisione del lavoro nel clan. Essi erano estremamente portati all’imitazione, ma l’istinto del gioco era solo scarsamente sviluppato ed il senso dell’umorismo era quasi totalmente assente. L’uomo primitivo occasionalmente sorrideva, ma non si lasciava andare a risate a squarciagola. L’umorismo fu il lascito della razza adamica successiva. Questi esseri umani primitivi non erano così sensibili al dolore né così reattivi alle situazioni spiacevoli come molti dei mortali evolutisi più tardi. Il parto non fu una prova dolorosa o angosciosa per Fonta e per la sua progenie immediata.

63:4.3 (714.1) Essi erano una tribù meravigliosa. I maschi combattevano eroicamente per la salvaguardia delle loro compagne e della loro prole; le femmine erano affettuosamente dedite ai loro figli. Ma il loro patriottismo era totalmente limitato al loro clan. Essi erano molto leali verso le loro famiglie; erano pronti a morire senza esitazione per difendere i loro figli, ma non erano capaci di concepire l’idea di tentare di rendere il mondo un luogo migliore per i loro nipoti. L’altruismo non era ancora nato nel cuore dell’uomo, nonostante che tutti i sentimenti essenziali alla nascita della religione fossero già presenti in questi aborigeni di Urantia.

63:4.4 (714.2) Questi uomini primitivi provavano un affetto toccante per i loro compagni ed avevano certamente un’idea reale, benché rudimentale, dell’amicizia. In tempi successivi fu uno spettacolo ordinario vedere, durante le loro battaglie costantemente ricorrenti con le tribù inferiori, uno di questi uomini primitivi combattere validamente con una sola mano, tentando con l’altra di proteggere e di salvare un compagno di battaglia ferito. Molti dei tratti umani più nobili ed elevati dello sviluppo evoluzionario successivo erano prefigurati in modo toccante in queste popolazioni primitive.

63:4.5 (714.3) Il clan andonico originale mantenne una linea di capi ininterrotta fino alla ventisettesima generazione quando, non essendovi alcun erede maschio tra i discendenti diretti di Sontad, due pretendenti rivali alla guida del clan entrarono in conflitto per la supremazia.

63:4.6 (714.4) Prima della grande dispersione dei clan andonici si era evoluto un linguaggio ben sviluppato a seguito dei loro primi sforzi per comunicare tra loro. Questo linguaggio continuò ad arricchirsi e quasi quotidianamente venivano fatte delle aggiunte a causa delle nuove invenzioni e dei nuovi adattamenti all’ambiente effettuati da questo popolo attivo, instancabile e curioso. E questo linguaggio divenne la parola di Urantia, la lingua della famiglia umana primitiva, fino all’apparizione successiva delle razze di colore.

63:4.7 (714.5) Col passare del tempo i clan andonici crescevano di numero, ed il contatto di queste famiglie in espansione provocò frizioni e contrasti. Soltanto due cose occupavano la mente di questi popoli: cacciare per procurarsi del cibo e combattere per vendicarsi di qualche ingiustizia od insulto reali o presunti da parte delle tribù vicine.

63:4.8 (714.6) Insorsero contese di famiglia, scoppiarono guerre tribali e si ebbero forti perdite tra gli elementi migliori dei gruppi più capaci e più evoluti. Alcune di queste perdite furono irreparabili; alcuni dei ceppi dotati di maggior capacità ed intelligenza furono irrimediabilmente perduti per il mondo. Questa razza antica e la sua civiltà primitiva furono minacciate di estinzione da tali guerre incessanti tra i clan.

63:4.9 (714.7) È impossibile indurre simili esseri primitivi a vivere a lungo insieme in pace. L’uomo è il discendente di animali combattivi e quando le persone incolte sono a stretto contatto si irritano e si offendono reciprocamente. I Portatori di Vita conoscono questa tendenza delle creature evoluzionarie e di conseguenza prendono dei provvedimenti per dividere alla fine gli esseri umani in via di sviluppo in almeno tre, e più spesso in sei, razze distinte e separate.

5. La dispersione degli Andoniti

63:5.1 (715.1) Le prime razze andonite non si spinsero molto all’interno dell’Asia e non penetrarono inizialmente in Africa. La geografia di quei tempi li orientava verso nord, ed è sempre più a nord che questi popoli si diressero fino a quando furono impediti dalla lenta avanzata della terza glaciazione.

63:5.2 (715.2) Prima che questo esteso strato di ghiaccio raggiungesse la Francia e le Isole Britanniche, i discendenti di Andon e Fonta erano avanzati verso ovest attraverso l’Europa ed avevano costituito più di mille insediamenti separati lungo i grandi fiumi che conducevano alle acque allora calde del Mare del Nord.

63:5.3 (715.3) Queste tribù andoniche furono i primi abitatori rivieraschi dei fiumi della Francia; esse vissero lungo la Somma per decine di migliaia di anni. La Somma è il solo fiume non modificato dai ghiacciai, e scorreva verso il mare in quei tempi quasi come oggi. Ciò spiega perché si trovino lungo la valle in cui scorre questo fiume tante tracce dei discendenti andonici.

63:5.4 (715.4) Gli aborigeni di Urantia non abitavano sugli alberi, anche se in caso di emergenza andavano ancora a rifugiarsi sulla loro cima. Essi abitavano di regola sotto i ripari di scogliere a strapiombo lungo i fiumi ed in grotte sui fianchi delle colline, che consentivano loro una buona vista sulle vie di accesso e li proteggevano dagli elementi. In tal modo potevano godere del conforto dei loro fuochi senza essere troppo disturbati dal fumo. Essi non erano in realtà dei cavernicoli, sebbene in tempi successivi gli strati di ghiaccio che progredivano verso sud avessero spinto i loro discendenti a rifugiarsi nelle caverne. Essi preferivano accamparsi ai bordi di una foresta ed in prossimità di un corso d’acqua.

63:5.5 (715.5) Essi divennero molto presto assai abili nel camuffare le loro dimore parzialmente riparate e mostrarono una grande abilità nel costruire dei vani di pietra per dormire, capanne di pietra a forma di cupola, nelle quali s’introducevano di notte. L’entrata di tale capanna veniva chiusa rotolando davanti ad essa una pietra, una grossa pietra che era stata posta all’interno a tale scopo prima di collocare alla fine le pietre del tetto.

63:5.6 (715.6) Gli Andoniti erano cacciatori intrepidi ed abili e ad eccezione delle bacche selvatiche e dei frutti di certi alberi, si nutrivano esclusivamente di carne. Come Andon aveva inventato l’ascia di pietra, così i suoi discendenti scoprirono presto il bastone da lancio e l’arpione e se ne servirono efficacemente. Finalmente una mente capace di creare degli attrezzi funzionava in accordo con una mano capace di utilizzarli, e questi umani primitivi divennero molto abili nel confezionare attrezzi di selce. Essi facevano lunghi viaggi alla ricerca di selci, come gli uomini di oggi vanno ai confini della terra in cerca d’oro, di platino o di diamanti.

63:5.7 (715.7) E queste tribù andoniche manifestarono in molti altri modi un grado d’intelligenza che i loro discendenti retrogradi non raggiunsero nel corso di mezzo milione di anni, benché avessero scoperto a più riprese diversi metodi per accendere il fuoco.

6. Onagar — il primo insegnante della verità

63:6.1 (715.8) Con la crescente dispersione degli Andoniti, il livello culturale e spirituale dei clan regredì per quasi diecimila anni fino al tempo di Onagar, che assunse la guida di queste tribù, riportò la pace tra di loro e per la prima volta li portò tutti ad adorare il “Donatore del Soffio agli uomini e agli animali”.

63:6.2 (716.1) La filosofia di Andon era stata molto confusa; egli aveva rischiato di diventare un adoratore del fuoco a causa del grande conforto derivato dalla sua scoperta accidentale dello stesso. La ragione, tuttavia, lo distolse dalla sua scoperta per orientarlo verso il sole, una sorgente di calore e di luce superiore ed imponente, ma esso era troppo lontano, e così egli non divenne un adoratore del sole.

63:6.3 (716.2) Gli Andoniti manifestarono subito paura degli elementi — tuono, folgore, pioggia, neve, grandine e ghiaccio. Ma la fame restava il motivo costantemente ricorrente di questi tempi primitivi, e poiché essi si sostentavano in gran parte di animali, si sviluppò alla fine una forma di adorazione degli animali. Per Andon i più grossi animali commestibili erano simboli di potenza creativa e di potere fortificante. Di tanto in tanto diveniva costume designare alcuni di questi animali più grossi come oggetti di adorazione. Durante la voga di un particolare animale se ne tracciavano grossolani contorni sulle pareti delle caverne, e più tardi, mentre le arti facevano continui progressi, una tale divinità animale veniva incisa su vari ornamenti.

63:6.4 (716.3) Molto presto i popoli andonici presero l’abitudine di astenersi dal mangiare la carne dell’animale venerato dalla loro tribù. In seguito, allo scopo d’impressionare in modo più adeguato la mente dei loro giovani, essi svilupparono un cerimoniale di venerazione che avveniva presso il corpo di uno di questi animali onorati; e più tardi ancora questa celebrazione primitiva si trasformò nelle cerimonie sacrificali più elaborate dei loro discendenti. Questa è l’origine dei sacrifici come parte del culto. Questa idea fu elaborata da Mosè nel rituale ebraico e fu conservata nel suo principio dall’apostolo Paolo come dottrina di espiazione del peccato per mezzo dello “spargimento di sangue”.

63:6.5 (716.4) Che il cibo fosse la cosa più importante nella vita di questi esseri umani primitivi è dimostrato dalla preghiera insegnata a queste persone semplici da Onagar, loro grande istruttore. Questa preghiera era:

63:6.6 (716.5) “O Soffio di Vita, dacci in questo giorno il nostro cibo quotidiano, liberaci dalla maledizione del ghiaccio, salvaci dai nostri nemici della foresta ed accoglici con misericordia nel Grande Aldilà.”

63:6.7 (716.6) Onagar aveva il suo quartier generale sulla riva settentrionale dell’antico Mediterraneo, nella regione dell’attuale Mar Caspio, in un insediamento chiamato Oban, luogo di sosta situato nel punto in cui la pista che andava dalla Mesopotamia meridionale verso nord girava ad ovest. Da Oban egli mandò degli insegnanti agli insediamenti più lontani per diffondere le sue nuove dottrine di una Deità unica ed il suo concetto della vita futura, che chiamava il Grande Aldilà. Questi emissari di Onagar furono i primi missionari del mondo; essi furono anche i primi esseri umani a cuocere della carne, i primi ad utilizzare regolarmente il fuoco per preparare il cibo. Essi cuocevano la carne sulle estremità di bastoncini ed anche su pietre calde; più tardi arrostirono al fuoco dei grossi pezzi, ma i loro discendenti ritornarono quasi totalmente all’uso della carne cruda.

63:6.8 (716.7) Onagar nacque 983.323 anni fa (a partire dall’anno 1934 d.C.) e visse fino all’età di sessantanove anni. Il resoconto delle realizzazioni di questa mente maestra e capo spirituale dei tempi precedenti all’arrivo del Principe Planetario è un racconto appassionante dell’organizzazione di questi popoli primitivi in una vera società. Egli istituì un governo tribale efficiente, quale non fu raggiunto dalle generazioni successive in molti millenni. Fino all’arrivo del Principe Planetario non vi fu mai più sulla terra una civiltà di così alto grado spirituale. Questi popoli semplici avevano una religione vera, anche se primitiva, ma essa fu successivamente perduta dai loro discendenti degeneri.

63:6.9 (717.1) Benché Andon e Fonta avessero entrambi ricevuto un Aggiustatore di Pensiero, come molti dei loro discendenti, fu solo a partire dai tempi di Onagar che gli Aggiustatori ed i serafini guardiani vennero in gran numero su Urantia. Questa fu veramente l’epoca d’oro dell’uomo primitivo.

7. La sopravvivenza di Andon e Fonta

63:7.1 (717.2) Andon e Fonta, gli splendidi fondatori della razza umana, ricevettero il loro riconoscimento al momento del giudizio di Urantia quando arrivò il Principe Planetario e, a tempo debito, essi emersero dal regime dei mondi delle dimore con lo status di cittadini di Jerusem. Sebbene non siano mai stati autorizzati a ritornare su Urantia, essi sono al corrente della storia della razza che hanno fondato. Essi furono molto addolorati per il tradimento di Caligastia, rattristati per il fallimento di Adamo, ma si rallegrarono enormemente alla notizia che Micael aveva scelto il loro mondo come teatro del suo conferimento finale.

63:7.2 (717.3) Su Jerusem, Andon e Fonta si fusero con il loro Aggiustatore di Pensiero, come fecero anche parecchi dei loro figli, tra cui Sontad, ma la maggior parte dei loro discendenti, anche diretti, raggiunsero soltanto la fusione con lo Spirito.

63:7.3 (717.4) Poco dopo il loro arrivo su Jerusem, Andon e Fonta ricevettero dal Sovrano del Sistema il permesso di ritornare sul primo mondo delle dimore per servire assieme alle personalità morontiali che accolgono i pellegrini del tempo provenienti da Urantia e diretti verso le sfere celesti. Ed essi sono stati assegnati a questo incarico per una durata indeterminata. Essi cercarono d’inviare dei saluti ad Urantia in occasione delle presenti rivelazioni, ma questa richiesta fu loro saggiamente negata.

63:7.4 (717.5) Questo è il racconto del più eroico ed affascinante capitolo di tutta la storia di Urantia, il racconto dell’evoluzione, della lotta per la vita, della morte e della sopravvivenza eterna degli straordinari genitori di tutta l’umanità.

63:7.5 (717.6) [Presentato da un Portatore di Vita residente su Urantia.]

Fascicolo 64 - Le razze evoluzionarie di colore

Il Libro di Urantia

Fascicolo 64

Le razze evoluzionarie di colore

64:0.1 (718.1) QUESTA è la storia delle razze evoluzionarie di Urantia dai giorni di Andon e Fonta, quasi un milione di anni or sono, passando per i tempi del Principe Planetario e sino alla fine dell’era glaciale.

64:0.2 (718.2) La razza umana ha quasi un milione di anni, e la prima metà della sua storia corrisponde grosso modo all’epoca che precedette l’arrivo del Principe Planetario di Urantia. La seconda metà della storia dell’umanità comincia al momento dell’arrivo del Principe Planetario e dell’apparizione delle sei razze di colore, e corrisponde all’incirca al periodo comunemente considerato come l’Antica Età della Pietra.

1. Gli aborigeni andonici

64:1.1 (718.3) L’uomo primitivo fece la sua comparsa evoluzionaria sulla terra poco meno di un milione di anni fa e passò per aspre esperienze. Egli cercò istintivamente di sfuggire al pericolo di un incrocio con le tribù delle scimmie inferiori. Ma non poteva emigrare verso est a causa delle elevate terre aride del Tibet, alte circa 9.000 metri sul livello del mare; né poteva dirigersi verso sud o verso ovest a causa della vastità del Mare Mediterraneo, che si estendeva allora verso est fino all’Oceano Indiano; e quando andò verso nord, incontrò il ghiaccio che avanzava. Tuttavia, anche quando la migrazione successiva fu bloccata dal ghiaccio, e benché le tribù in dispersione divenissero sempre più ostili, i gruppi più intelligenti non pensarono mai di andare verso sud a vivere tra i loro cugini arboricoli pelosi di livello intellettuale inferiore.

64:1.2 (718.4) Molti dei più antichi sentimenti religiosi dell’uomo si svilupparono dal suo senso d’impotenza relativo all’ambiente racchiuso di questa situazione geografica — montagne a destra, acqua a sinistra e ghiaccio di fronte. Ma questi Andoniti progressivi non volevano ritornare a sud dai loro parenti inferiori arboricoli.

64:1.3 (718.5) Questi Andoniti evitavano le foreste, contrariamente alle abitudini dei loro parenti non umani. Nelle foreste l’uomo è sempre degenerato; l’evoluzione umana è progredita solo su terreno aperto e alle latitudini più alte. Il freddo e la fame delle terre aperte stimolano l’attività, l’invenzione e lo spirito d’iniziativa. Mentre queste tribù andoniche sviluppavano i pionieri della razza umana attuale in mezzo alle avversità e alle privazioni dei rigidi climi nordici, i loro cugini arretrati vivevano comodamente nelle foreste tropicali meridionali del paese di loro antica origine comune.

64:1.4 (718.6) Questi avvenimenti accaddero all’epoca della terza glaciazione, la prima secondo i vostri geologi. Le prime due glaciazioni furono poco estese nell’Europa settentrionale.

64:1.5 (718.7) Durante la maggior parte dell’epoca glaciale l’Inghilterra era collegata con la Francia per via di terra, mentre in seguito l’Africa fu congiunta all’Europa dal ponte terrestre della Sicilia. Al tempo delle migrazioni andoniche c’era una via terrestre continua che andava dall’Inghilterra ad ovest, attraverso l’Europa e l’Asia, fino a Giava ad est; ma l’Australia era ancora isolata, cosa che accentuò maggiormente lo sviluppo di una sua fauna particolare.

64:1.6 (719.1) 950.000 anni fa i discendenti di Andon e Fonta erano emigrati molto lontano verso est e verso ovest. Verso ovest attraversarono l’Europa e raggiunsero la Francia e l’Inghilterra. In un’epoca successiva essi si spinsero verso est fino a Giava, dove sono state scoperte recentemente le loro ossa — il cosiddetto uomo di Giava — e proseguirono poi fino in Tasmania.

64:1.7 (719.2) I gruppi che si diressero verso ovest furono meno contaminati dai ceppi retrogradi di comune origine ancestrale rispetto a quelli andati verso est, che si mescolarono così largamente con i loro cugini animali ritardati. Questi individui non progressivi si diressero verso sud e si accoppiarono ben presto con le tribù inferiori. Più tardi un numero crescente di loro discendenti ibridi ritornarono verso nord e si accoppiarono con i popoli andonici in rapida espansione, e tali malaugurate unioni fecero inevitabilmente degenerare la stirpe superiore. Un numero sempre minore di gruppi primitivi conservò il culto del Donatore del Soffio. Questa civiltà agli albori minacciò di estinguersi.

64:1.8 (719.3) E così è sempre stato su Urantia. Civiltà molto promettenti si sono successivamente deteriorate ed hanno finito per estinguersi per la follia di consentire agli individui superiori di procreare liberamente con quelli inferiori.

2. I popoli di Foxhall

64:2.1 (719.4) 900.000 anni fa le arti di Andon e Fonta e la cultura di Onagar stavano scomparendo dalla faccia della terra; la cultura, la religione ed anche la lavorazione della selce erano in massima decadenza.

64:2.2 (719.5) Questi furono i tempi in cui un gran numero di gruppi ibridi inferiori arrivarono in Inghilterra provenendo dal sud della Francia. Queste tribù erano talmente incrociate con creature scimmiesche delle foreste da essere appena umane. Esse non avevano alcuna religione ma lavoravano rozzamente la selce ed avevano abbastanza intelligenza per accendere il fuoco.

64:2.3 (719.6) Esse furono seguite in Europa da un popolo prolifico ed un po’ superiore, i cui discendenti si diffusero subito in tutto il continente, dai ghiacci a nord sino alle Alpi e al Mediterraneo a sud. Queste tribù formavano la cosiddetta razza di Heidelberg.

64:2.4 (719.7) Durante questo lungo periodo di decadenza culturale i popoli di Foxhall dell’Inghilterra e le tribù di Badonan nel nordovest dell’India continuarono a mantenere in vita alcune delle tradizioni di Andon e certi residui della cultura di Onagar.

64:2.5 (719.8) Le popolazioni di Foxhall erano le più occidentali e riuscirono a conservare molto della cultura andonica; esse conservarono anche la loro conoscenza della lavorazione della selce, che trasmisero ai loro discendenti, i lontani antenati degli Eschimesi.

64:2.6 (719.9) Sebbene le vestigia delle popolazioni di Foxhall siano state scoperte per ultime in Inghilterra, questi Andoniti furono in realtà i primi esseri umani a vivere in tali regioni. In quell’epoca il ponte terrestre collegava ancora la Francia all’Inghilterra; e poiché la maggior parte dei primi insediamenti dei discendenti di Andon era situata lungo i fiumi e le coste di quei tempi antichi, essi si trovano ora sotto le acque della Manica e del Mare del Nord, sebbene tre o quattro siano ancora fuori dell’acqua sulla costa inglese.

64:2.7 (720.1) Molti dei popoli più intelligenti e spirituali di Foxhall conservarono la loro superiorità razziale e perpetuarono i loro costumi religiosi primitivi. E queste popolazioni, che si erano mescolate più tardi con stirpi susseguenti, lasciarono l’Inghilterra e andarono verso ovest a seguito di una glaciazione successiva, e sopravvissero come Eschimesi odierni.

3. Le tribù di Badonan

64:3.1 (720.2) Oltre alle popolazioni di Foxhall nell’ovest, un altro combattivo centro di cultura persisté nell’est. Questo gruppo viveva sui contrafforti degli altopiani nordoccidentali dell’India tra le tribù di Badonan, un lontanissimo nipote di Andon. Queste popolazioni furono i soli discendenti di Andon che non praticarono mai sacrifici umani.

64:3.2 (720.3) Questi Badoniti degli altopiani occupavano un vasto pianoro circondato da foreste, attraversato da fiumi e con abbondante selvaggina. Come alcuni dei loro cugini del Tibet, essi vivevano in rozze capanne di pietra, in grotte sul fianco delle colline ed in gallerie seminterrate.

64:3.3 (720.4) Mentre nelle tribù del nord crebbe sempre più la paura del ghiaccio, quelle che vivevano vicino al loro paese d’origine divennero estremamente timorose dell’acqua. Esse videro la penisola della Mesopotamia inabissarsi gradualmente nell’oceano, ed anche se essa emerse parecchie volte, le tradizioni di queste razze primitive si formarono attorno ai pericoli del mare e al timore della periodica sommersione. Questa paura, unitamente alla loro esperienza delle piene fluviali, spiega perché scelsero le terre alte come luogo sicuro in cui abitare.

64:3.4 (720.5) Ad est del territorio abitato dai popoli di Badonan, sui Monti Siwalik dell’India settentrionale, si possono trovare fossili che si avvicinano ai tipi di transizione tra l’uomo ed i vari gruppi preumani più che in qualunque altra parte della terra.

64:3.5 (720.6) 850.000 anni fa, le tribù superiori di Badonan cominciarono una guerra di sterminio contro i loro vicini inferiori con tendenze animali. In meno di mille anni la maggior parte dei gruppi animali ai confini di queste regioni erano stati distrutti o respinti nelle foreste del sud. Questa campagna di sterminio degli esseri inferiori portò ad un leggero miglioramento delle tribù montane di quell’epoca. E i discendenti misti di questo ceppo Badonita migliorato apparvero sulla scena d’azione come un popolo apparentemente nuovo — la razza del Neandertal.

4. Le razze del Neandertal

64:4.1 (720.7) Gli uomini del Neandertal erano eccellenti combattenti e grandi viaggiatori. Essi si diffusero gradualmente dai centri degli altopiani nel nordovest dell’India sino alla Cina ad est, alla Francia ad ovest, ed anche verso sud, fino all’Africa settentrionale. Essi dominarono il mondo per quasi mezzo milione di anni fino all’epoca della migrazione delle razze evoluzionarie di colore.

64:4.2 (720.8) 800.000 anni fa, la selvaggina era abbondante; molte specie di cervidi, come pure elefanti ed ippopotami, vagavano per l’Europa. Il bestiame abbondava; cavalli e lupi erano ovunque. Gli uomini del Neandertal erano grandi cacciatori, e le tribù che vivevano in Francia furono le prime ad adottare la pratica di concedere ai migliori cacciatori il privilegio di scegliere la propria moglie tra le donne.

64:4.3 (721.1) La renna fu estremamente utile a questi popoli del Neandertal, servendo come cibo, come vestiario e per fabbricare utensili, in quanto essi facevano vario uso delle sue corna e delle sue ossa. Essi erano poco colti, ma portarono grandi miglioramenti alla lavorazione della selce fino a raggiungere quasi i livelli dei tempi di Andon. Ritornarono in uso grosse selci attaccate a manici di legno per servire da asce e da picconi.

64:4.4 (721.2) 750.000 anni fa, la quarta coltre di ghiaccio avanzava decisamente verso sud. Con i loro attrezzi migliorati gli uomini del Neandertal facevano dei buchi nel ghiaccio che copriva i fiumi nordici e potevano così arpionare i pesci che risalivano verso i fori. Queste tribù arretrarono continuamente di fronte all’avanzata dei ghiacci, che in quel momento davano luogo alla più estesa invasione dell’Europa.

64:4.5 (721.3) In quest’epoca il ghiacciaio siberiano raggiunse la sua massima progressione verso sud, obbligando gli uomini primitivi a spostarsi a sud verso i loro paesi d’origine. Ma la specie umana si era così differenziata che il pericolo di un nuovo incrocio con i suoi parenti scimmieschi non progressivi era grandemente diminuito.

64:4.6 (721.4) 700.000 anni fa, la quarta glaciazione, la più grande di tutte in Europa, si stava ritirando; uomini e animali ritornavano verso nord. Il clima era fresco ed umido e gli uomini primitivi prosperarono di nuovo in Europa e nell’Asia occidentale. Gradualmente le foreste si estesero verso nord sulle terre che erano state così recentemente coperte dai ghiacci.

64:4.7 (721.5) La fauna mammifera era stata poco modificata dalla grande glaciazione. Questi animali persisterono su quella stretta striscia di terra che si stendeva tra i ghiacci e le Alpi, e alla ritirata del ghiacciaio si diffusero di nuovo rapidamente su tutta l’Europa. Attraverso il ponte terrestre della Sicilia arrivarono dall’Africa elefanti dalle zanne diritte, rinoceronti dal naso largo, iene e leoni africani, e questi nuovi animali sterminarono praticamente le tigri dai denti a sciabola e gli ippopotami.

64:4.8 (721.6) 650.000 anni fa, il clima continuava ad essere mite. Verso la metà del periodo interglaciale esso era divenuto così caldo che le Alpi furono quasi spogliate del ghiaccio e della neve.

64:4.9 (721.7) 600.000 anni fa, il ghiaccio aveva raggiunto il punto allora più settentrionale della sua ritirata e dopo una pausa di alcune migliaia di anni si mosse nuovamente verso sud per la sua quinta escursione. Ma il clima si modificò poco per cinquantamila anni. Gli uomini e gli animali dell’Europa furono cambiati di poco. La leggera aridità del periodo precedente si attenuò ed i ghiacciai alpini scesero molto in basso nelle valli dei fiumi.

64:4.10 (721.8) 550.000 anni fa, l’avanzata dei ghiacciai spinse di nuovo gli uomini e gli animali verso sud. Ma questa volta gli uomini avevano spazio in abbondanza nella larga fascia di terra che si stendeva verso nordest in Asia e tra la coltre di ghiaccio ed il Mar Nero, allora appendice molto estesa del Mediterraneo.

64:4.11 (721.9) Questi tempi della quarta e della quinta glaciazione videro l’ulteriore diffusione della rozza cultura delle razze del Neandertal. Ma vi furono talmente pochi progressi che sembrò veramente che il tentativo di produrre un tipo nuovo e modificato di vita intelligente su Urantia stesse per fallire. Per quasi un quarto di milione di anni questi popoli primitivi andarono avanti cacciando e combattendo con periodi di miglioramento in certe direzioni, ma nel complesso regredendo costantemente in rapporto ai loro antenati andonici superiori.

64:4.12 (721.10) Durante queste ere spiritualmente oscure, la cultura dell’umanità superstiziosa raggiunse i suoi livelli più bassi. Gli uomini del Neandertal in realtà non avevano alcuna religione al di là di una vergognosa superstizione. Essi avevano una paura mortale delle nuvole ed in particolar modo delle brume e delle nebbie. Si sviluppò gradualmente una religione primitiva di paura nei confronti delle forze naturali, mentre il culto degli animali, declinato con il miglioramento degli attrezzi e con l’abbondanza della selvaggina, permetteva a queste popolazioni di vivere con minore preoccupazione per il cibo. Le ricompense sessuali ai cacciatori migliori contribuirono grandemente a migliorare l’abilità nella caccia. Questa nuova religione della paura portò al tentativo di placare le forze invisibili celate dietro gli elementi naturali e raggiunse più tardi il suo culmine nei sacrifici umani tesi ad appagare queste forze fisiche invisibili e sconosciute. Tale pratica terribile dei sacrifici umani è stata perpetuata dai popoli più arretrati di Urantia fino al ventesimo secolo.

64:4.13 (722.1) Questi uomini primitivi del Neandertal non si possono considerare adoratori del sole. Essi vivevano piuttosto nella paura dell’oscurità; avevano un timore mortale del calar della notte. Fino a che la luna brillava un po’ essi riuscivano a controllarsi, ma nelle notti senza luna erano presi dal panico e cominciavano a sacrificare i loro migliori giovani uomini e donne nel tentativo d’indurre la luna a brillare di nuovo. Essi impararono presto che il sole riappariva con regolarità, ma ritenevano che la luna tornasse soltanto perché sacrificavano i membri della loro tribù. Con il progredire della razza, l’oggetto e lo scopo dei sacrifici gradualmente cambiarono, ma l’offerta di sacrifici umani come parte del cerimoniale religioso persisté a lungo.

5. L’origine delle razze di colore

64:5.1 (722.2) 500.000 anni fa, le tribù badonite degli altopiani a nordovest dell’India furono coinvolte in un’altra grande lotta razziale. Questa guerra implacabile infuriò per più di cento anni, e quando la lunga battaglia fu terminata restavano soltanto un centinaio di famiglie; ma questi superstiti erano i più intelligenti e desiderabili di tutti i discendenti allora viventi di Andon e Fonta.

64:5.2 (722.3) Ed allora, tra questi Badoniti degli altopiani si produsse un nuovo e strano avvenimento. Un uomo ed una donna che vivevano nella parte nordorientale della regione degli altopiani allora abitata cominciarono improvvisamente a dare origine ad un gruppo di figli eccezionalmente intelligenti. Questa era la famiglia Sangik, antenata di tutte le sei razze di colore di Urantia.

64:5.3 (722.4) Questi figli Sangik, in numero di diciannove, non solo erano più intelligenti dei loro simili, ma la loro pelle manifestava una straordinaria tendenza ad assumere differenti colori quando era esposta alla luce solare. Tra questi diciannove figli, cinque erano rossi, due arancio, quattro gialli, due verdi, quattro blu e due indaco. Questi colori divennero più pronunciati via via che i figli crescevano, e quando questi giovani si congiunsero più tardi con membri della loro tribù, tutti i loro discendenti ebbero tendenza ad assumere il colore di pelle del genitore Sangik.

64:5.4 (722.5) Ed ora interrompo questo racconto cronologico, dopo aver richiamato la vostra attenzione sull’arrivo del Principe Planetario che avvenne in quest’epoca, al fine di esaminare separatamente le sei razze Sangik di Urantia.

6. Le sei razze Sangik di Urantia

64:6.1 (722.6) Su un pianeta evoluzionario normale le sei razze evoluzionarie di colore appaiono una dopo l’altra; l’uomo rosso si evolve per primo e per intere epoche vaga nel mondo prima che le razze di colore successive facciano la loro apparizione. La comparsa simultanea di tutte e sei le razze su Urantia, e in una sola famiglia, fu del tutto eccezionale.

64:6.2 (723.1) L’apparizione dei primi Andoniti su Urantia fu anch’essa un evento nuovo in Satania. Su nessun altro mondo del sistema locale si è evoluta una simile razza di creature dotate di volontà in anticipo sulle razze evoluzionarie di colore.

64:6.3 (723.2) 1. L’uomo rosso. Questi popoli furono degli esemplari straordinari della razza umana, superiori in molti aspetti ad Andon e Fonta. Essi erano un gruppo molto intelligente e furono i primi figli Sangik a sviluppare una civiltà ed un governo tribali. Essi furono sempre monogami ed anche i loro discendenti di sangue misto praticarono raramente la poligamia.

64:6.4 (723.3) In tempi successivi essi ebbero seri e prolungati problemi con i loro fratelli gialli in Asia. Furono aiutati dall’invenzione, che fecero molto presto, dell’arco e della freccia, ma avevano sfortunatamente ereditato in gran misura la tendenza dei loro antenati a battersi tra loro, e ciò li indebolì a tal punto che le tribù gialle furono in grado di cacciarli dal continente asiatico.

64:6.5 (723.4) Circa 85.000 anni fa i superstiti relativamente puri della razza rossa passarono in massa nell’America del Nord; e poco dopo l’istmo di Bering s’inabissò, isolandoli completamente. Nessun uomo rosso ritornò mai in Asia. Ma in Siberia, in Cina, nell’Asia centrale, in India ed in Europa essi lasciarono dietro di loro molte stirpi mescolate con le altre razze di colore.

64:6.6 (723.5) Quando gli uomini rossi passarono in America, portarono con loro molti insegnamenti e tradizioni della loro origine primitiva. I loro antenati diretti erano venuti a contatto con le ultime attività del quartier generale mondiale del Principe Planetario. Ma poco dopo aver raggiunto le Americhe gli uomini rossi cominciarono a perdere di vista questi insegnamenti, e la loro cultura intellettuale e spirituale subì un forte declino. Molto presto questi popoli ricominciarono a combattere così ferocemente tra di loro che queste guerre tribali avrebbero portato alla rapida estinzione di questo residuo relativamente puro della razza rossa.

64:6.7 (723.6) A causa di questa grande regressione gli uomini rossi sembravano condannati quando, circa sessantacinquemila anni fa, apparve Onamonalonton come loro capo e liberatore spirituale. Egli portò una pace temporanea tra gli uomini rossi americani e fece rivivere il loro culto del “Grande Spirito”. Onamonalonton visse fino all’età di novantasei anni e mantenne il suo quartier generale in mezzo alle grandi sequoie della California. Molti dei suoi discendenti successivi sono arrivati fino ai tempi moderni tra gli Indiani Piedineri.

64:6.8 (723.7) Con il passare del tempo gli insegnamenti di Onamonalonton divennero delle vaghe tradizioni. Ricominciarono le guerre intestine e mai più dai tempi di questo grande maestro un altro capo riuscì a stabilire una pace universale tra di loro. I ceppi più intelligenti perirono sempre più in queste lotte tribali; diversamente una grande civiltà sarebbe stata costruita sul continente nordamericano da questi uomini rossi capaci ed intelligenti.

64:6.9 (723.8) Dopo il loro passaggio dalla Cina all’America gli uomini rossi del nord non vennero mai più in contatto con altre influenze mondiali (eccetto gli Eschimesi) prima di essere scoperti più tardi dagli uomini bianchi. È un vero peccato che gli uomini rossi abbiano mancato quasi completamente la loro possibilità di essere elevati dall’apporto della successiva stirpe adamica. In ogni caso, l’uomo rosso non poteva comandare l’uomo bianco e non voleva assoggettarsi a lui volontariamente. In una tale circostanza, se le due razze non si fondono, una o l’altra è condannata.

64:6.10 (723.9) 2. L’uomo arancio. La caratteristica preminente di questa razza era il bisogno peculiare di costruire, di costruire di tutto, fino ad ammonticchiare enormi cumuli di pietre giusto per vedere quale tribù sapesse costruire il cumulo più alto. Benché non fossero un popolo progressivo, essi trassero grande profitto dalle scuole del Principe, dove inviarono dei delegati perché vi fossero istruiti.

64:6.11 (724.1) La razza arancio fu la prima a seguire il litorale meridionale verso l’Africa quando il Mare Mediterraneo si ritirò verso ovest. Ma essi non fissarono mai delle basi favorevoli in Africa e furono sterminati all’arrivo successivo della razza verde.

64:6.12 (724.2) Prima della sua fine questo popolo perse gran parte del suo bagaglio culturale e spirituale. Ci fu tuttavia un grande risveglio di vita superiore grazie alla saggia guida di Porshunta, la mente maestra di questa razza sfortunata, che portò loro il suo ministero quando il loro quartier generale era ad Armageddon, circa trecentomila anni fa.

64:6.13 (724.3) L’ultima grande battaglia tra gli uomini arancio e gli uomini verdi avvenne nella regione della valle inferiore del Nilo in Egitto. Questa guerra interminabile fu contesa per quasi cento anni e quando finì pochissimi membri della razza arancio erano rimasti vivi. I resti dispersi di questo popolo furono assorbiti dagli uomini verdi e dagli uomini indaco arrivati più tardi. Ma gli uomini arancio cessarono di esistere come razza circa centomila anni fa.

64:6.14 (724.4) 3. L’uomo giallo. Le tribù gialle primitive furono le prime ad abbandonare la caccia, ad istituire delle comunità stabili ed a sviluppare una vita familiare basata sull’agricoltura. Intellettualmente essi erano un po’ inferiori agli uomini rossi, ma socialmente e collettivamente si rivelarono superiori a tutti i popoli Sangik nel promuovere una civiltà razziale. Poiché svilupparono uno spirito fraterno e le varie tribù impararono a vivere insieme in relativa pace, essi furono in grado di scacciare la razza rossa davanti a loro via via che si espandevano in Asia.

64:6.15 (724.5) Essi si allontanarono molto dall’influenza del centro spirituale del mondo e s’immersero in grandi tenebre seguendo l’apostasia di Caligastia. Ma vi fu un’epoca brillante presso questo popolo quando, circa centomila anni fa, Singlanton assunse la guida di queste tribù e proclamò il culto dell’“Unica Verità”.

64:6.16 (724.6) Il numero relativamente alto di superstiti della razza gialla è dovuto allo spirito di pace che regnava tra le loro tribù. Dall’epoca di Singlangton fino ai tempi della Cina moderna la razza gialla è stata tra le nazioni più pacifiche di Urantia. Questa razza ha ricevuto un piccolo ma potente lascito dalla successiva stirpe adamica importata.

64:6.17 (724.7) 4. L’uomo verde. La razza verde fu uno dei gruppi di uomini primitivi meno capaci e fu grandemente indebolita da estese migrazioni in differenti direzioni. Prima della loro dispersione queste tribù conobbero un grande risveglio culturale sotto la guida di Fantad, circa trecentocinquantamila anni fa.

64:6.18 (724.8) La razza verde si divise in tre gruppi maggiori: le tribù del nord furono vinte, asservite ed assorbite dalle razze gialla e blu. Il gruppo orientale si amalgamò con i popoli dell’India di quei tempi, e dei residui esistono ancora tra questi popoli. Il gruppo meridionale entrò in Africa, dove distrusse i suoi cugini arancio quasi altrettanto inferiori.

64:6.19 (724.9) Sotto molto aspetti i due gruppi avevano forza equivalente in questa lotta, poiché ciascuno comprendeva ceppi dell’ordine dei giganti; molti dei loro capi erano alti da due metri e quaranta a due metri e settanta. Queste stirpi giganti degli uomini verdi furono per la maggior parte limitate alla nazione meridionale o egiziana.

64:6.20 (725.1) I superstiti vittoriosi degli uomini verdi furono successivamente assorbiti dalla razza indaco, l’ultima dei popoli di colore a svilupparsi e ad emigrare dal centro originario Sangik di dispersione delle razze.

64:6.21 (725.2) 5. L’uomo blu. Gli uomini blu furono un grande popolo. Essi inventarono presto la lancia ed elaborarono in seguito i rudimenti di molte arti della civiltà moderna. L’uomo blu aveva la potenza cerebrale dell’uomo rosso associata all’animo e al sentimento dell’uomo giallo. I discendenti adamici li preferirono tra tutti i successivi superstiti delle razze di colore.

64:6.22 (725.3) I primi uomini blu furono sensibili alle esortazioni degli insegnanti del gruppo del Principe Caligastia e furono messi in gran confusione dai susseguenti insegnamenti pervertiti di quei capi traditori. Come le altre razze primitive essi non si ripresero mai completamente dallo scompiglio provocato dal tradimento di Caligastia, né superarono mai totalmente la tendenza a combattere tra di loro.

64:6.23 (725.4) Circa cinquecento anni dopo la caduta di Caligastia avvenne un vasto risveglio culturale e religioso di tipo primitivo — ma nondimeno reale e benefico. Orlandof divenne un grande maestro della razza blu e ricondusse molte tribù al culto del vero Dio sotto il nome di “Capo Supremo”. Questo fu il più grande progresso degli uomini blu fino ai tempi successivi in cui questa razza fu grandemente elevata dall’apporto della stirpe adamica.

64:6.24 (725.5) Le ricerche e le esplorazioni fatte in Europa sull’Antica Età della Pietra sono largamente consistite in dissotterramenti di utensili, di ossa e di oggetti decorativi di questi antichi uomini blu, perché essi sono persistiti in Europa fino a tempi recenti. Le cosiddette razze bianche di Urantia sono i discendenti di questi uomini blu, modificati una prima volta da un leggero incrocio con gli uomini gialli e rossi e poi fortemente elevati dall’assimilazione della maggior parte della razza viola.

64:6.25 (725.6) 6. La razza indaco. Come gli uomini rossi furono i più avanzati di tutti i popoli Sangik, così gli uomini neri furono i meno progressivi. Essi furono gli ultimi ad emigrare dalle loro dimore sugli altopiani. Andarono in Africa, prendendo possesso del continente, e da allora sono sempre rimasti là ad eccezione di quelli che sono stati portati via di forza nelle varie epoche come schiavi.

64:6.26 (725.7) Isolati in Africa, i popoli indaco, come gli uomini rossi, beneficiarono poco o nulla dell’elevazione razziale che avrebbero potuto ottenere dall’infusione della stirpe adamica. Sola in Africa la razza indaco fece pochi progressi fino ai giorni di Orvonon, quando conobbe un grande risveglio spirituale. Anche se dimenticarono in seguito quasi del tutto il “Dio degli Dei” proclamato da Orvonon, essi non persero completamente il desiderio di adorare lo Sconosciuto; quantomeno ne mantennero una forma di culto fino a poche migliaia di anni fa.

64:6.27 (725.8) Nonostante la loro arretratezza questi popoli indaco hanno esattamente lo stesso status davanti ai poteri celesti di qualsiasi altra razza terrestre.

64:6.28 (725.9) Queste furono epoche di lotte violente tra le diverse razze, ma in vicinanza del quartier generale del Principe Planetario i gruppi più illuminati e più recentemente istruiti vissero insieme in relativa armonia, sebbene nessuna grande conquista culturale delle razze mondiali fosse stata realizzata fino al momento in cui questo regime fu gravemente stravolto dallo scoppio della ribellione di Lucifero.

64:6.29 (726.1) Di tanto in tanto tutti questi differenti popoli conobbero dei risvegli culturali e spirituali. Mansant fu un grande maestro dell’epoca successiva a quella del Principe Planetario. Ma si fa menzione soltanto di quei capi e maestri eccezionali che influenzarono ed ispirarono in modo considerevole un’intera razza. Col passare del tempo sorsero numerosi maestri meno importanti in differenti regioni; e nel loro insieme contribuirono grandemente alla somma totale di quelle influenze che impedirono il collasso completo della civiltà culturale, specialmente durante le lunghe ed oscure epoche tra la ribellione di Caligastia e l’arrivo di Adamo.

64:6.30 (726.2) Vi sono molte buone e sufficienti ragioni a favore del piano di far evolvere tre o sei razze di colore sui mondi dello spazio. Anche se i mortali di Urantia possono non essere nella condizione di apprezzare pienamente tutte queste ragioni, noi richiamiamo l’attenzione sulle seguenti:

64:6.31 (726.3) 1. La varietà è indispensabile per permettere un ampio funzionamento della selezione naturale, della sopravvivenza differenziale dei ceppi superiori.

64:6.32 (726.4) 2. Si ottengono razze migliori e più forti dall’incrocio di genti diverse quando queste differenti razze sono portatrici di fattori ereditari superiori. Le razze di Urantia avrebbero beneficiato di tale iniziale amalgamazione se questo popolo mescolato fosse stato in seguito efficacemente elevato da una profonda mescolanza con la stirpe adamica superiore. Il tentativo di eseguire un tale esperimento su Urantia nelle condizioni razziali attuali sarebbe assolutamente disastroso.

64:6.33 (726.5) 3. La competizione è salutarmente stimolata dalla diversificazione delle razze.

64:6.34 (726.6) 4. Le differenze di condizione delle razze e di gruppi all’interno di ciascuna razza sono essenziali allo sviluppo della tolleranza e dell’altruismo umani.

64:6.35 (726.7) 5. L’omogeneità della razza umana non è desiderabile prima che i popoli di un mondo in evoluzione abbiano raggiunto livelli relativamente alti di sviluppo spirituale.

7. La dispersione delle razze di colore

64:7.1 (726.8) Quando i discendenti di colore della famiglia Sangik cominciarono a moltiplicarsi e quando cercarono la possibilità di espandersi nei territori adiacenti, la quinta glaciazione, la terza secondo i calcoli dei geologi, era ben avanti nella sua deriva verso sud in Europa ed in Asia. Alla loro origine queste razze di colore primitive furono terribilmente provate dai rigori e dalle privazioni dell’era glaciale. In Asia questo ghiacciaio si estese a tal punto che per migliaia di anni la migrazione verso l’Asia orientale fu interrotta. E non fu loro possibile raggiungere l’Africa prima della successiva ritirata del Mare Mediterraneo, conseguente all’elevazione dell’Arabia.

64:7.2 (726.9) Fu per questo che per quasi centomila anni questi popoli Sangik si sparsero attorno alle colline pedemontane e si mescolarono più o meno tra di loro, nonostante la peculiare e naturale antipatia che si manifestò ben presto tra le differenti razze.

64:7.3 (726.10) Tra l’epoca del Principe Planetario e quella di Adamo, l’India divenne la patria della popolazione più cosmopolita che si sia mai vista sulla faccia della terra. Ma fu un peccato che questa mescolanza fosse giunta a contenere tanti fattori delle razze verde, arancio e indaco. Questi popoli Sangik secondari trovarono un’esistenza più facile e piacevole nei paesi del sud, e molti di loro emigrarono successivamente in Africa. I popoli Sangik primari, le razze superiori, evitarono i tropici; gli uomini rossi si diressero verso il nordest dell’Asia, seguiti da vicino dagli uomini gialli, mentre la razza blu avanzò verso nordovest fino all’Europa.

64:7.4 (727.1) Gli uomini rossi cominciarono presto ad emigrare verso nordest, seguendo il ghiaccio che si ritirava, girarono attorno alle terre alte dell’India ed occuparono tutto il nordest dell’Asia. Essi furono seguiti da vicino dalle tribù gialle, che successivamente li cacciarono dall’Asia nell’America del Nord.

64:7.5 (727.2) Quando i resti relativamente puri della razza rossa lasciarono l’Asia, c’erano undici tribù che sommavano a poco più di settemila uomini, donne e bambini. Queste tribù erano accompagnate da tre piccoli gruppi di origine mista, il più importante dei quali comprendeva una combinazione delle razze arancio e blu. Questi tre gruppi non fraternizzarono mai completamente con gli uomini rossi e proseguirono presto in direzione sud verso il Messico e l’America Centrale, dove furono raggiunti più tardi da un piccolo gruppo di uomini gialli e rossi incrociati. Tali popolazioni si sposarono tutte tra di loro e fondarono una nuova razza amalgamata, molto meno bellicosa degli uomini rossi di razza pura. Nello spazio di cinquemila anni questa razza amalgamata si scisse in tre gruppi, che stabilirono rispettivamente le civiltà del Messico, dell’America Centrale e dell’America del Sud. Il ramo sudamericano ricevette un leggero tocco del sangue di Adamo.

64:7.6 (727.3) In una certa misura gli uomini rossi e gialli primitivi si mescolarono in Asia, e i discendenti di questa unione si trasferirono verso est e lungo il litorale meridionale, e alla fine furono cacciati dalla razza gialla in rapido aumento nelle penisole e nelle isole vicine alla costa. Essi sono gli uomini bruni di oggi.

64:7.7 (727.4) La razza gialla ha continuato ad occupare le regioni centrali dell’Asia orientale. Tra le sei razze di colore essi sono quelli che sono sopravvissuti in numero maggiore. Gli uomini gialli, pur essendosi impegnati ogni tanto in guerre razziali, non hanno sostenuto incessanti ed implacabili guerre di sterminio come quelle intraprese dagli uomini rossi, verdi e arancio. Queste tre razze si erano praticamente distrutte tra di loro prima di essere alla fine quasi annientate dai loro nemici delle altre razze.

64:7.8 (727.5) Poiché la quinta glaciazione non si estese molto a sud in Europa, la via per emigrare verso nordovest rimase parzialmente aperta a queste popolazioni Sangik; e quando i ghiacci si ritirarono gli uomini blu, accompagnati da alcuni altri piccoli gruppi razziali, emigrarono verso ovest lungo le antiche piste delle tribù andoniche. Essi invasero l’Europa ad ondate successive, occupando la maggior parte del continente.

64:7.9 (727.6) In Europa essi incontrarono ben presto i discendenti neandertaliani del loro primitivo antenato comune, Andon. Questi antichi neandertaliani europei erano stati cacciati verso sud e verso est dal ghiacciaio e si trovarono così nella situazione di affrontare e di assorbire rapidamente i loro cugini invasori delle tribù Sangik.

64:7.10 (727.7) All’inizio le tribù Sangik erano in generale più intelligenti dei discendenti degenerati degli uomini andonici primitivi delle pianure e nella maggior parte degli aspetti molto superiori a loro. L’incrocio di queste tribù Sangik con i popoli del Neandertal portarono all’immediato miglioramento della razza più antica. Fu questa infusione di sangue Sangik, e più particolarmente di quello degli uomini blu, che portò quel marcato miglioramento nei popoli del Neandertal manifestato dalle successive ondate di tribù sempre più intelligenti che si sparsero in Europa provenendo dall’est.

64:7.11 (727.8) Nel corso del successivo periodo interglaciale questa nuova razza del Neandertal si estese dall’Inghilterra fino all’India. Il resto della razza blu rimasto nella vecchia penisola persiana si amalgamò più tardi con certi altri elementi, principalmente gialli. L’incrocio che ne risultò, in seguito un po’ migliorato dalla razza viola di Adamo, è sopravvissuto nelle tribù nomadi brune degli Arabi moderni.

64:7.12 (728.1) Tutti gli sforzi per identificare gli antenati Sangik dei popoli moderni devono tener conto del miglioramento successivo delle stirpi razziali causato dal susseguente incrocio con il sangue adamico.

64:7.13 (728.2) Le razze superiori cercarono i climi nordici o temperati, mentre le razze arancio, verde e indaco gravitarono successivamente verso l’Africa attraverso il ponte terrestre nuovamente emerso che separava il Mediterraneo in ritirata verso ovest dall’Oceano Indiano.

64:7.14 (728.3) Le ultime popolazioni Sangik ad emigrare dal loro centro d’origine razziale furono gli uomini indaco. All’epoca in cui gli uomini verdi sterminavano la razza arancio in Egitto, così indebolendo grandemente se stessi, cominciò il grande esodo nero verso sud lungo la costa della Palestina; e più tardi, quando questi popoli indaco di grande vigore fisico invasero l’Egitto, eliminarono totalmente gli uomini verdi con la sola forza del loro numero. Queste razze indaco assorbirono i resti della razza arancio e gran parte della razza verde, ed alcune tribù indaco furono considerevolmente migliorate dall’amalgamazione razziale.

64:7.15 (728.4) In questo modo l’Egitto fu prima dominato dall’uomo arancio, poi dall’uomo verde, seguito dall’uomo indaco (nero), e più tardi ancora da una razza mista di uomini indaco, blu e uomini verdi modificati. Ma molto prima dell’arrivo di Adamo gli uomini blu d’Europa e le razze miste d’Arabia avevano cacciato la razza indaco fuori dall’Egitto e lontano verso il sud del continente africano.

64:7.16 (728.5) Quando le migrazioni Sangik volgono al termine, le razze arancio e verde sono scomparse, l’uomo rosso occupa l’America del Nord, l’uomo giallo l’Asia orientale, l’uomo blu l’Europa, e la razza indaco è gravitata verso l’Africa. L’India ospita un miscuglio delle razze Sangik secondarie, e l’uomo bruno, un incrocio dell’uomo rosso e giallo, occupa le isole al largo della costa asiatica. Una razza amalgamata dotata di un potenziale piuttosto superiore occupa gli altopiani dell’America del Sud. Gli Andoniti più puri vivono nelle regioni dell’estremo nord dell’Europa e in Islanda, in Groenlandia e nel nordest dell’America del Nord.

64:7.17 (728.6) Durante i periodi di massimo avanzamento glaciale le tribù andoniche più occidentali rischiarono molto di essere sospinte in mare. Esse vivevano da anni su una stretta striscia di terra a sud dell’attuale Inghilterra. E fu la tradizione di questi ripetuti avanzamenti glaciali che li incitò a prendere il mare quando apparve infine il sesto ed ultimo ghiacciaio. Essi furono i primi avventurieri del mare. Costruirono dei battelli e partirono alla ricerca di nuove terre che speravano potessero essere esenti dalle terrificanti invasioni glaciali. Alcuni di loro raggiunsero l’Islanda, altri la Groenlandia, ma la grande maggioranza morì di fame e di sete in mare aperto.

64:7.18 (728.7) Poco più di ottantamila anni fa, subito dopo che gli uomini rossi erano entrati da nordovest nell’America del Nord, il gelo dei mari nordici e l’avanzata dei campi di ghiaccio locali sulla Groenlandia costrinsero questi discendenti Eschimesi degli aborigeni di Urantia a cercare una terra migliore, una nuova patria; e vi riuscirono attraversando i brevi stretti che separavano allora la Groenlandia dalle masse continentali del nordest dell’America del Nord. Essi raggiunsero il continente quasi ventun secoli dopo l’arrivo degli uomini rossi in Alaska. Successivamente alcune stirpi miste di uomini blu si spinsero verso ovest e si amalgamarono con gli Eschimesi più recenti, ed una simile unione fu abbastanza benefica per le tribù degli Eschimesi.

64:7.19 (728.8) Circa cinquemila anni fa avvenne un casuale incontro tra una tribù indiana d’America ed un gruppo eschimese isolato sulle rive a sudest della Baia di Hudson. Queste due tribù ebbero difficoltà a comunicare l’una con l’altra, ma molto presto si unirono tra di loro con il risultato che quegli Eschimesi furono alla fine assorbiti dai più numerosi uomini rossi. E ciò rappresenta il solo contatto degli uomini rossi dell’America del Nord con qualsiasi altra stirpe umana fino a circa mille anni fa, quando gli uomini bianchi sbarcarono per caso per la prima volta sulla costa atlantica.

64:7.20 (729.1) Le lotte di queste ere primitive furono caratterizzate da coraggio, valore ed anche eroismo. E noi tutti ci rammarichiamo che così tanti di quei tratti genuini e perseveranti dei vostri primi antenati siano stati perduti per le razze più recenti. Pur apprezzando il valore di molte raffinatezze della civiltà in progresso, noi sentiamo la mancanza della splendida tenacia e della superba devozione dei vostri primi antenati, che rasentavano talvolta il grandioso ed il sublime.

64:7.21 (729.2) [Presentato da un Portatore di Vita residente su Urantia.]

Fascicolo 65 - Il supercontrollo dell’evoluzione

Il Libro di Urantia

Fascicolo 65

Il supercontrollo dell’evoluzione

65:0.1 (730.1) LA vita materiale evoluzionaria di base — la vita prementale — è formulata dai Controllori Fisici Maestri e trasmessa dal ministero dei Sette Spiriti Maestri in congiunzione con il servizio attivo dei Portatori di Vita incaricati. Come risultato della funzione coordinata di questa triplice attività creatrice, si sviluppa una capacità fisica organica per la mente — meccanismi materiali per la reazione intelligente agli stimoli dell’ambiente esterno e successivamente agli stimoli interni, alle influenze che hanno origine nell’organo mentale stesso.

65:0.2 (730.2) Ci sono, quindi, tre livelli distinti di produzione e di evoluzione della vita:

65:0.3 (730.3) 1. Il campo fisico-energetico — la produzione di capacità mentale.

65:0.4 (730.4) 2. Il ministero mentale degli spiriti aiutanti — che sfocia nella capacità spirituale.

65:0.5 (730.5) 3. La dotazione spirituale della mente mortale — che culmina nel conferimento degli Aggiustatori di Pensiero.

65:0.6 (730.6) I livelli meccanici non istruibili di risposta dell’organismo all’ambiente sono i domini dei controllori fisici. Gli spiriti aiutanti della mente attivano e regolano i tipi di mente adattabili o non meccanici ed istruibili — quei meccanismi di risposta degli organismi capaci di apprendere dall’esperienza. E come gli spiriti aiutanti manipolano in tal modo i potenziali della mente, così i Portatori di Vita esercitano un considerevole controllo discrezionale sugli aspetti ambientali dei processi evoluzionari fino al momento dell’apparizione della volontà umana — l’attitudine a conoscere Dio ed il potere di scegliere di adorarlo.

65:0.7 (730.7) È il funzionamento integrato dei Portatori di Vita, dei controllori fisici e degli spiriti aiutanti che condiziona il corso dell’evoluzione organica sui mondi abitati. Questo è il motivo per cui l’evoluzione — su Urantia o altrove — è sempre intenzionale e mai accidentale.

1. Le funzioni dei Portatori di Vita

65:1.1 (730.8) I Portatori di Vita sono dotati di potenziali di metamorfosi della personalità che pochissimi ordini di creature posseggono. Questi Figli dell’universo locale sono capaci di operare in tre differenti fasi dell’essere. Essi assolvono generalmente i loro compiti come Figli di fase mediana, che è il loro stato d’origine. Ma un Portatore di Vita in un tale stadio d’esistenza non potrebbe agire nei domini elettrochimici come trasformatore di energie fisiche e di particelle materiali in unità d’esistenza vivente.

65:1.2 (730.9) I Portatori di Vita sono capaci di funzionare, e funzionano, sui tre livelli seguenti:

65:1.3 (730.10) 1. Il livello fisico dell’elettrochimica.

65:1.4 (730.11) 2. La fase mediana abituale dell’esistenza quasi morontiale.

65:1.5 (730.12) 3. Il livello semispirituale avanzato.

65:1.6 (731.1) Quando i Portatori di Vita sono pronti ad impegnarsi in un impianto di vita, e dopo che hanno scelto i luoghi idonei a tale impresa, convocano la commissione degli arcangeli per la trasmutazione dei Portatori di Vita. Questo gruppo è formato da dieci ordini di personalità diverse, inclusi i controllori fisici ed i loro associati, ed è presieduto dal capo degli arcangeli, che agisce in questa funzione per mandato di Gabriele e con il permesso degli Antichi dei Giorni. Quando questi esseri sono correttamente messi in circuito, possono effettuare tali modificazioni nei Portatori di Vita da metterli immediatamente in condizione di operare sui livelli fisici dell’elettrochimica.

65:1.7 (731.2) Dopo che i modelli di vita sono stati formulati e che le organizzazioni materiali sono state debitamente completate, le forze supermateriali implicate nella propagazione della vita diventano subito attive, e la vita esiste. Allora i Portatori di Vita sono immediatamente riportati al loro stato mediano normale d’esistenza della personalità, nel quale possono manipolare le unità viventi e manovrare gli organismi in evoluzione, anche se sono privi di ogni capacità di organizzare — di creare — nuovi modelli di materia vivente.

65:1.8 (731.3) Dopo che l’evoluzione organica ha percorso un certo tratto e che il libero arbitrio di tipo umano è apparso negli organismi in evoluzione più avanzati, i Portatori di Vita devono lasciare il pianeta o fare voto di rinuncia; devono cioè assumere l’impegno di astenersi da ogni ulteriore tentativo d’influenzare il corso dell’evoluzione organica. E quando questi voti sono volontariamente pronunciati dai Portatori di Vita che scelgono di rimanere sul pianeta come futuri consiglieri di coloro che saranno incaricati di favorire le creature dotate di volontà appena evolute, viene convocata una commissione di dodici membri, presieduta dal capo degli Astri della Sera, che agisce con l’autorità del Sovrano del Sistema e con il permesso di Gabriele; e immediatamente questi Portatori di Vita sono trasmutati nella terza fase d’esistenza della personalità — il livello semispirituale dell’essere. Ed io ho sempre funzionato su Urantia in questa terza fase d’esistenza dai tempi di Andon e Fonta.

65:1.9 (731.4) Noi aspettiamo il momento in cui l’universo sarà stabilizzato in luce e vita, un possibile quarto stadio dell’essere nel quale noi saremo totalmente spirituali, ma non ci è mai stato rivelato con quale tecnica raggiungeremo questo desiderabile ed avanzato stato.

2. Il panorama evoluzionario

65:2.1 (731.5) La storia dell’ascesa dell’uomo da alga marina al dominio della creazione terrestre è veramente un’epopea di battaglie biologiche e di sopravvivenza della mente. Gli antenati primordiali dell’uomo furono letteralmente il limo ed il fango dei fondi oceanici depositati nelle acque calde e stagnanti delle baie e delle lagune lungo i vasti litorali degli antichi mari interni; le stesse acque nelle quali i Portatori di Vita stabilirono i tre impianti di vita indipendenti su Urantia.

65:2.2 (731.6) Pochissime specie tra i tipi primitivi di vegetazione marina che parteciparono ai cambiamenti epocali, che risultarono in organismi prossimi alla vita animale, esistono ancora oggi. Le spugne sono le superstiti di uno di questi tipi intermedi primitivi, gli organismi tramite i quali avvenne la transizione graduale dal vegetale all’animale. Queste prime forme di transizione, pur non identiche alle spugne moderne, erano molto simili a loro; erano dei veri organismi di confine — né vegetali né animali — ma portarono infine allo sviluppo di forme di vita veramente animali.

65:2.3 (732.1) I batteri, semplici organismi vegetali di natura molto primitiva, sono cambiati pochissimo dai primi albori della vita; essi mostrano anche un certo grado di regressione nel loro comportamento di parassiti. Anche molti funghi rappresentano un movimento retrogrado nell’evoluzione, essendo piante che hanno perso la loro capacità di produrre clorofilla e sono divenute più o meno parassite. La maggior parte dei batteri che causano malattie ed i loro corpi ausiliari, i virus, appartengono proprio a questo gruppo di funghi parassiti retrogradi. Durante le ere passate tutto il vasto regno della vita vegetale si è evoluto dagli antenati da cui sono discesi anche i batteri.

65:2.4 (732.2) Il tipo protozoico superiore di vita animale apparve presto, ed apparve improvvisamente. E da questi lontanissimi tempi l’ameba, il tipico organismo animale monocellulare, ha continuato a vivere quasi senza modificazioni. Esso si comporta oggi quasi come faceva quando era il più recente e più grande risultato nell’evoluzione della vita. Questa minuscola creatura ed i suoi cugini protozoi sono per la creazione animale quello che i batteri sono per il regno vegetale; essi rappresentano la sopravvivenza delle prime tappe evoluzionarie nella differenziazione della vita unitamente al fallimento del loro sviluppo successivo.

65:2.5 (732.3) Molto presto i tipi primitivi di animali monocellulari si associarono in colonie, inizialmente sul piano del Volvox e subito dopo secondo le linee dell’Idra e della medusa. Più tardi ancora si evolvettero le stelle di mare, i crinoidi, i ricci di mare, le oloturie, i centopiedi, gli insetti, i ragni, i crostacei ed i gruppi molto vicini dei lombrichi e delle sanguisughe, seguiti ben presto dai molluschi — l’ostrica, il polipo e la lumaca. Centinaia e centinaia di specie apparvero e scomparvero; viene fatta menzione soltanto di quelle che sopravvissero alla lunga, lunghissima lotta. Questi esemplari non progressivi, così come la famiglia dei pesci apparsa più tardi, rappresentano oggi i tipi stazionari di animali primitivi ed inferiori, rami dell’albero della vita che non riuscirono a progredire.

65:2.6 (732.4) Era così pronta la scena per l’apparizione dei primi animali vertebrati, i pesci. Da questa famiglia dei pesci derivarono due modificazioni straordinarie, la rana e la salamandra. E fu la rana che iniziò quella serie di differenziazioni progressive nella vita animale che culminarono alla fine nell’uomo stesso.

65:2.7 (732.5) La rana è uno dei più antichi antenati sopravviventi della razza umana, ma anch’essa non è riuscita a progredire e persiste oggi quasi com’era in quei tempi remoti. La rana è l’unica specie ancestrale tra le razze degli albori della vita ancora vivente sulla faccia della terra. La razza umana non ha alcun antenato sopravvivente tra la rana e gli Eschimesi.

65:2.8 (732.6) Le rane diedero origine ai rettili, una grande famiglia animale che è praticamente estinta, ma che prima di scomparire ha dato origine a tutta la famiglia degli uccelli ed ai numerosi ordini di mammiferi.

65:2.9 (732.7) Probabilmente il maggior balzo singolo di tutta l’evoluzione preumana fu compiuto quando il rettile divenne un uccello. I tipi di uccelli odierni — aquile, anatre, piccioni e struzzi — discendono tutti dagli enormi rettili di molto, molto tempo fa.

65:2.10 (732.8) Il regno dei rettili, discendente dalla famiglia delle rane, è rappresentato oggi da quattro branche superstiti: due non progressive, i serpenti e le lucertole, con i loro cugini, gli alligatori e le tartarughe; una parzialmente progressiva, la famiglia degli uccelli; e la quarta, gli antenati dei mammiferi e la linea diretta di discendenti della specie umana. Ma benché scomparsi da molto tempo, l’imponenza dei rettili del passato ha trovato un’eco nell’elefante e nel mastodonte, mentre le loro forme peculiari si sono perpetuate nei canguri saltatori.

65:2.11 (733.1) Su Urantia sono apparsi solo quattordici phila; i pesci furono l’ultimo, e nessuna nuova classe si è sviluppata dopo gli uccelli ed i mammiferi.

65:2.12 (733.2) Fu a partire da un piccolo agile dinosauro rettiliano dalle abitudini carnivore, ma provvisto di un cervello relativamente grande, che comparvero improvvisamente i mammiferi placentali. Questi mammiferi si svilupparono rapidamente ed in molti modi differenti, non solo dando origine alle varietà comuni moderne, ma evolvendosi anche in tipi marini, quali le balene e le foche, ed in navigatori aerei come la famiglia dei pipistrelli.

65:2.13 (733.3) L’uomo si è evoluto dunque dai mammiferi superiori derivati principalmente dall’impianto occidentale di vita effettuato negli antichi mari riparati est-ovest. I gruppi orientale e centrale di organismi viventi all’inizio progredirono favorevolmente verso il raggiungimento di livelli preumani d’esistenza animale. Ma con il passare delle ere il centro orientale d’impianto della vita non riuscì a raggiungere un livello soddisfacente di status preumano intelligente, avendo subito tali ripetute ed irrimediabili perdite dei suoi tipi più elevati di plasma germinativo da essere privato per sempre del potere di ripristinare le potenzialità umane.

65:2.14 (733.4) Poiché in questo gruppo orientale la qualità della capacità mentale di svilupparsi era così nettamente inferiore a quella degli altri due gruppi, i Portatori di Vita, con il consenso dei loro superiori, manipolarono l’ambiente in modo da circoscrivere ulteriormente tali linee preumane inferiori di vita evolutiva. Secondo tutte le apparenze esteriori l’eliminazione di questi gruppi inferiori di creature fu accidentale, ma in realtà fu del tutto intenzionale.

65:2.15 (733.5) In una data successiva, relativa allo sviluppo evoluzionario dell’intelligenza, gli antenati lemuriani della specie umana si trovarono molto più avanzati nell’America del Nord che in altre regioni. Essi furono perciò portati ad emigrare dall’arena dell’impianto di vita occidentale attraverso il ponte terrestre di Bering e lungo la costa verso il sudovest dell’Asia, dove continuarono ad evolversi e a beneficiare dell’apporto di certe linee del gruppo centrale di vita. Così l’uomo si evolvé a partire da certe linee vitali occidentali e centrali, ma nelle regioni centrali del Vicino Oriente.

65:2.16 (733.6) In tal modo la vita che fu impiantata su Urantia si evolvé sino all’era glaciale, quando l’uomo stesso apparve per la prima volta e cominciò la sua movimentata carriera planetaria. E questa apparizione dell’uomo primitivo sulla terra durante l’era glaciale non fu un semplice accidente; essa avvenne secondo un piano. I rigori e l’asprezza climatica dell’era glaciale erano adatti in ogni senso allo scopo di favorire la produzione di un tipo di essere umano robusto con una sensazionale attitudine alla sopravvivenza.

3. L’impulso dell’evoluzione

65:3.1 (733.7) Sarà difficilmente possibile spiegare alle menti umane di oggi molti degli avvenimenti bizzarri ed apparentemente assurdi del progresso evoluzionario primitivo. Durante tutte le evoluzioni apparentemente strane delle cose viventi era operante un piano prestabilito, ma non ci è consentito interferire arbitrariamente nello sviluppo dei modelli di vita una volta che hanno cominciato a funzionare.

65:3.2 (733.8) I Portatori di Vita possono impiegare ogni possibile risorsa naturale e possono utilizzare tutte le circostanze fortuite suscettibili di favorire il progresso evolutivo dell’esperimento di vita, ma non ci è permesso intervenire meccanicamente nell’evoluzione vegetale o animale, né manipolare arbitrariamente il suo orientamento ed il suo corso.

65:3.3 (733.9) Voi siete stati informati che i mortali di Urantia si sono evoluti dallo sviluppo della rana primitiva e che questa linea ascendente, portata potenzialmente da una singola rana, sfuggì di poco all’estinzione in una certa occasione. Ma non bisogna dedurne che l’evoluzione dell’umanità sarebbe stata arrestata da un incidente in questo momento cruciale. In quello stesso momento noi stavamo osservando e favorendo non meno di mille linee di vita mutanti, differenti e situate molto lontane le une dalle altre, che avrebbero potuto essere indirizzate verso vari differenti modelli di sviluppo preumano. Questa particolare rana ancestrale rappresentava la nostra terza selezione, essendosi estinte le prime due linee di vita malgrado tutti i nostri sforzi per la loro conservazione.

65:3.4 (734.1) La perdita stessa di Andon e Fonta prima che avessero procreato una discendenza, anche se avrebbe ritardato l’evoluzione umana, non avrebbe potuto impedirla. Dopo l’apparizione di Andon e Fonta e prima che i potenziali umani mutanti della vita animale fossero esauriti, si evolvettero non meno di settemila linee favorevoli che avrebbero potuto raggiungere una qualche sorta di tipo umano di sviluppo. E molte di queste linee migliori furono successivamente assimilate dalle varie branche della specie umana in espansione.

65:3.5 (734.2) Molto tempo prima che il Figlio e la Figlia Materiali, gli elevatori biologici, arrivino su un pianeta, i potenziali umani della specie animale in evoluzione sono stati esauriti. Questo stadio biologico di vita animale è rivelato ai Portatori di Vita dal fenomeno della terza fase di mobilitazione degli spiriti aiutanti, che si produce automaticamente in concomitanza con l’esaurimento della capacità di tutta la vita animale di dare origine ai potenziali mutanti d’individui preumani.

65:3.6 (734.3) L’umanità di Urantia deve risolvere i suoi problemi di sviluppo mortale mediante le stirpi umane che ha — nessuna nuova razza si evolverà per tutto il tempo futuro a partire da sorgenti preumane. Ma questo fatto non preclude la possibilità di raggiungere livelli molto più elevati di sviluppo umano con la promozione intelligente dei potenziali evoluzionari che sussistono ancora nelle razze mortali. Ciò che noi, i Portatori di Vita, facciamo per conservare e promuovere le linee di vita prima dell’apparizione della volontà umana, l’uomo deve fare da se stesso dopo tale avvenimento e successivamente al nostro ritiro da ogni partecipazione attiva all’evoluzione. In linea generale il destino evoluzionario dell’uomo è nelle sue stesse mani, e l’intelligenza scientifica deve presto o tardi rimpiazzare il funzionamento irregolare di una selezione naturale incontrollata e di una sopravvivenza lasciata al caso.

65:3.7 (734.4) E parlando di favorire l’evoluzione, si deve sottolineare che in un lontano futuro, quando potrete essere assegnati ad un corpo di Portatori di Vita, avrete numerose ed ampie occasioni di offrire dei suggerimenti e di portare ogni possibile miglioramento ai piani ed alla tecnica di condotta e di trapianto della vita. Siate pazienti! Se avete buone idee, se le vostre menti sono fertili riguardo a metodi migliori di amministrazione per una qualche parte dei domini universali, avrete certamente l’opportunità di presentarli ai vostri associati e colleghi amministratori nelle ere future.

4. L’avventura di Urantia

65:4.1 (734.5) Non perdete di vista il fatto che Urantia ci fu assegnata come mondo di sperimentazione della vita. Su questo pianeta noi abbiamo fatto il nostro sessantesimo tentativo di modificare e se possibile di migliorare l’adattamento a Satania dei piani di vita di Nebadon, ed è documentato che abbiamo realizzato numerose modificazioni positive dei modelli standard di vita. Per essere precisi, su Urantia abbiamo elaborato non meno di ventotto aspetti di modificazione della vita che saranno utili a tutto Nebadon nei tempi futuri, dimostrandoli in maniera soddisfacente.

65:4.2 (735.1) Ma l’instaurazione della vita su un mondo non è mai sperimentale nel senso che viene tentato qualcosa di non provato e sconosciuto. L’evoluzione della vita è una tecnica sempre progressiva, differenziale e variabile, ma mai fortuita, senza controllo, o totalmente sperimentale in senso accidentale.

65:4.3 (735.2) Molti tratti della vita umana provano abbondantemente che il fenomeno dell’esistenza mortale è stato intelligentemente concepito, che l’evoluzione organica non è un semplice accidente cosmico. Quando una cellula vivente è ferita, ha la capacità di elaborare certe sostanze chimiche che hanno il potere di stimolare e di attivare le normali cellule vicine in modo che cominciano immediatamente a secernere delle sostanze che facilitano il processo di guarigione della ferita. E nello stesso tempo queste normali cellule illese cominciano a proliferare — iniziano effettivamente a creare nuove cellule per rimpiazzare cellule simili che possono essere state distrutte dall’incidente.

65:4.4 (735.3) Queste azione e reazione chimiche implicate nella guarigione delle ferite e nella riproduzione delle cellule rappresentano la scelta dei Portatori di Vita di una formula che abbraccia più di centomila fasi e particolarità di reazioni chimiche e di ripercussioni biologiche possibili. Furono fatti più di mezzo milione di esperimenti specifici dai Portatori di Vita nei loro laboratori prima di fermarsi alla fine su questa formula per l’esperimento di vita su Urantia.

65:4.5 (735.4) Quando gli scienziati di Urantia ne sapranno di più su queste sostanze chimiche curative, potranno divenire più efficaci nel trattamento delle ferite, e indirettamente ne sapranno di più sul controllo di certe malattie gravi.

65:4.6 (735.5) Dopo che fu istituita la vita su Urantia, i Portatori di Vita hanno migliorato questa tecnica curativa e l’hanno introdotta su un altro mondo di Satania; ed essa porta un sollievo maggiore al dolore ed esercita un controllo migliore sulla capacità di proliferazione delle cellule normali associate.

65:4.7 (735.6) Ci sono state molte particolarità uniche nell’esperimento di vita su Urantia, ma i due episodi più rimarchevoli furono l’apparizione della razza andonica prima dell’evoluzione dei sei popoli di colore e la successiva apparizione simultanea dei Sangik mutanti in una sola famiglia. Urantia è il primo mondo di Satania in cui le sei razze di colore hanno avuto origine dalla stessa famiglia umana. Esse hanno origine generalmente in linee diversificate da mutazioni indipendenti all’interno del ceppo animale preumano, ed appaiono di solito sulla terra una alla volta ed in successione nel corso di lunghi periodi, cominciando con l’uomo rosso e passando per gli altri colori fino all’indaco.

65:4.8 (735.7) Un’altra variazione importante nella procedura fu l’arrivo tardivo del Principe Planetario. Di regola il principe appare su un pianeta nel momento in cui si sviluppa la volontà; e se fosse stato seguito un tale piano Caligastia avrebbe potuto venire su Urantia anche mentre vivevano Andon e Fonta invece che quasi cinquecentomila anni più tardi, simultaneamente all’apparizione delle sei razze Sangik.

65:4.9 (735.8) Su un normale mondo abitato un Principe Planetario sarebbe stato assegnato su richiesta dei Portatori di Vita all’apparizione di Andon e Fonta, o poco tempo dopo. Ma poiché Urantia era stato designato come pianeta di modificazione della vita, gli osservatori Melchizedek, in numero di dodici, furono inviati come consiglieri presso i Portatori di Vita e come supervisori del pianeta fino all’arrivo successivo del Principe Planetario in base ad un precedente accordo. Questi Melchizedek arrivarono quando Andon e Fonta presero la decisione che permise a degli Aggiustatori di Pensiero di dimorare nella loro mente mortale.

65:4.10 (736.1) Su Urantia gli sforzi dei Portatori di Vita per migliorare i modelli di vita di Satania ebbero necessariamente come risultato la produzione di numerose forme di vita di transizione apparentemente inutili. Ma i guadagni già derivati sono sufficienti a giustificare le modificazioni urantiane dei tipi standard di vita.

65:4.11 (736.2) Era nostra intenzione produrre una manifestazione iniziale della volontà nella vita evoluzionaria di Urantia, e ci siamo riusciti. Di solito la volontà non emerge prima che le razze di colore siano esistite da lungo tempo, ed in genere appare prima nei tipi superiori degli uomini rossi. Il vostro mondo è il solo pianeta di Satania in cui il tipo umano di volontà è apparso in una razza anteriore a quelle di colore.

65:4.12 (736.3) Ma nel nostro sforzo per ottenere la combinazione e l’associazione di fattori ereditari che dessero alla fine origine agli antenati mammiferi della razza umana, ci trovammo di fronte alla necessità di permettere che avvenissero centinaia e migliaia di altre combinazioni ed associazioni di fattori ereditari comparativamente inutili. Scorgerete certamente molti di questi sottoprodotti apparentemente strani dei nostri sforzi se risalite al passato del pianeta, e posso ben comprendere quanto debbano essere complicate alcune di queste cose per il limitato punto di vista umano.

5. Le vicissitudini dell’evoluzione della vita

65:5.1 (736.4) Fu una fonte di rimpianto per noi Portatori di Vita che i nostri sforzi particolari per modificare la vita intelligente su Urantia fossero stati tanto ostacolati da tragiche perversioni fuori del nostro controllo: il tradimento di Caligastia ed il fallimento di Adamo.

65:5.2 (736.5) Ma in tutta questa avventura biologica, la nostra più grande delusione scaturì dal regresso di certe forme di vita vegetale primitiva ai livelli preclorofilliani di batteri parassiti su scala così vasta ed inattesa. Questo avvenimento nell’evoluzione della vita delle piante ha causato numerose gravi malattie nei mammiferi superiori, particolarmente nella specie umana, più vulnerabile. Quando ci trovammo di fronte a questa situazione imbarazzante, non demmo troppa importanza a tali difficoltà perché sapevamo che il successivo apporto del plasma vitale adamico avrebbe talmente rafforzato la capacità di resistenza della razza mista risultante da renderla praticamente immune da tutte le malattie prodotte da questo tipo di organismo vegetale. Ma le nostre speranze erano destinate ad andare deluse a causa dello sfortunato fallimento adamico.

65:5.3 (736.6) L’universo degli universi, incluso questo piccolo mondo chiamato Urantia, non è amministrato soltanto per incontrare la nostra approvazione o per adattarsi alla nostra convenienza, ed ancor meno per appagare i nostri capricci e soddisfare la nostra curiosità. Gli esseri saggi ed onnipotenti che sono responsabili dell’amministrazione dell’universo senza dubbio sanno esattamente ciò che fanno. Si addice quindi ai Portatori di Vita, ed è opportuno per le menti mortali, adeguarsi in paziente attesa e con spirito di sincera collaborazione alle norme della saggezza, al regno del potere e al cammino del progresso.

65:5.4 (736.7) Vi sono naturalmente certe compensazioni alle tribolazioni, come il conferimento di Micael su Urantia. Ma indipendentemente da tutte queste considerazioni, i supervisori celesti più recenti di questo pianeta esprimono totale fiducia nel trionfo conclusivo dell’evoluzione della razza umana e nell’affermazione finale dei nostri piani e dei nostri modelli di vita originali.

6. Le tecniche evoluzionarie della vita

65:6.1 (737.1) È impossibile determinare con precisione, simultaneamente, la posizione esatta e la velocità di un oggetto in movimento; ogni tentativo di misurare l’una comporta inevitabilmente una modificazione dell’altra. L’uomo mortale si trova di fronte allo stesso tipo di paradosso quando intraprende l’analisi chimica del protoplasma. Il chimico può determinare la composizione chimica del protoplasma morto, ma non può discernere l’organizzazione fisica od il funzionamento dinamico del protoplasma vivente. Lo scienziato si avvicinerà sempre di più ai segreti della vita, ma non li scoprirà mai per la semplice ragione che deve uccidere il protoplasma per poterlo analizzare. Il protoplasma morto ha lo stesso peso del protoplasma vivente, ma non è la stessa cosa.

65:6.2 (737.2) C’è una dotazione originale di adattamento nelle cose e negli esseri viventi. In ogni cellula vegetale o animale vivente, in ogni organismo vivente — materiale o spirituale — c’è un anelito insaziabile di raggiungere una perfezione sempre maggiore di adattamento all’ambiente, di adattamento dell’organismo e di conseguimento di una vita migliore. Questi sforzi interminabili di tutte le cose viventi evidenziano l’esistenza in esse di una lotta innata per la perfezione.

65:6.3 (737.3) Il passo più importante nell’evoluzione vegetale fu lo sviluppo della capacità di produrre clorofilla, ed il secondo avanzamento più grande fu l’evoluzione della spora nel seme complesso. La spora è molto efficace come agente riproduttore, ma manca dei potenziali di varietà e di versatilità propri del seme.

65:6.4 (737.4) Uno degli episodi più utili e complessi nell’evoluzione dei tipi superiori di animali è consistito nello sviluppo della capacità del ferro, contenuto nelle cellule del sangue in circolazione, di svolgere il doppio ruolo di trasportare ossigeno e di eliminare l’anidride carbonica. E questa azione delle cellule del sangue dimostra come gli organismi in evoluzione sono capaci di adattare le loro funzioni alle variazioni o ai cambiamenti dell’ambiente. Gli animali superiori, incluso l’uomo, ossigenano i loro tessuti grazie all’azione del ferro nelle cellule del sangue, quel ferro che trasporta ossigeno alle cellule viventi ed elimina altrettanto efficacemente l’anidride carbonica. Ma altri metalli possono essere utilizzati allo stesso scopo. La seppia impiega il rame per questa funzione e l’ascidia utilizza il vanadio.

65:6.5 (737.5) La continuazione di questi aggiustamenti biologici è illustrata dall’evoluzione dei denti nei mammiferi superiori di Urantia. I denti arrivarono a trentasei nei lontani antenati dell’uomo, e poi cominciò un raggiustamento per adattarsi ai trentadue nell’uomo primitivo e nei suoi parenti prossimi. Attualmente la specie umana sta lentamente gravitando verso i ventotto denti. Il processo evolutivo è ancora in corso di attività e di adattamento su questo pianeta.

65:6.6 (737.6) Ma molti aggiustamenti apparentemente misteriosi degli organismi viventi sono puramente chimici, interamente fisici. In ogni momento nella corrente sanguigna di un essere umano possono prodursi più di 15.000.000 di reazioni chimiche tra le secrezioni ormonali di una dozzina di ghiandole endocrine.

65:6.7 (737.7) Le forme inferiori della vita vegetale reagiscono totalmente all’ambiente fisico, chimico ed elettrico. Ma via via che ci si eleva sulla scala della vita, entrano in azione a uno a uno i ministeri mentali dei sette spiriti aiutanti, e la mente diviene sempre più adattatrice, creativa, coordinatrice e dominante. La capacità degli animali di adattarsi all’aria, all’acqua e alla terra non è un dono soprannaturale, ma è un aggiustamento superfisico.

65:6.8 (738.1) La fisica e la chimica da sole non possono spiegare come un essere umano si sia evoluto dal protoplasma primordiale dei mari primitivi. La capacità di apprendere, la memoria e la risposta differenziale all’ambiente è una dotazione della mente. Le leggi della fisica non reagiscono all’educazione; esse sono immutabili ed invariabili. Le reazioni chimiche non vengono modificate dall’istruzione; esse sono uniformi ed affidabili. All’infuori della presenza dell’Assoluto Non Qualificato le reazioni chimiche ed elettriche sono prevedibili. Ma la mente può trarre profitto dall’esperienza, può imparare dalle abitudini reattive del comportamento in risposta alla ripetizione degli stimoli.

65:6.9 (738.2) Gli organismi preintelligenti reagiscono agli stimoli dell’ambiente, ma gli organismi che sono reattivi al ministero della mente possono aggiustare e manipolare l’ambiente stesso.

65:6.10 (738.3) Il cervello fisico con il suo sistema nervoso associato possiede una capacità innata di risposta al ministero della mente proprio come la mente in evoluzione di una personalità possiede una certa capacità innata di ricettività spirituale e contiene perciò i potenziali di progresso e di realizzazione spirituali. L’evoluzione intellettuale, sociale, morale e spirituale dipendono dal ministero mentale dei sette spiriti aiutanti e dei loro associati superfisici.

7. I livelli evoluzionari della mente

65:7.1 (738.4) I sette spiriti aiutanti della mente sono i versatili ministri mentali per gli esseri intelligenti inferiori di un universo locale. Quest’ordine di mente è amministrato dalla capitale dell’universo locale o da qualche mondo ad esso collegato, ma un’influenza direttiva nella funzione della mente inferiore è esercitata dalle capitali dei sistemi.

65:7.2 (738.5) Su un mondo evoluzionario, molto, moltissimo dipende dall’opera di questi sette aiutanti. Ma essi sono ministri della mente; non si occupano dell’evoluzione fisica, dominio dei Portatori di Vita. Tuttavia, l’integrazione perfetta di questi doni dello spirito con la procedura naturale e stabilita del progresso e del regime proprio dei Portatori di Vita è responsabile dell’incapacità umana di discernere nel fenomeno della mente nient’altro che l’opera della natura e la manifestazione di processi naturali, benché voi siate talvolta un po’ imbarazzati nello spiegare tutto ciò che è connesso con le reazioni naturali della mente qual è associata alla materia. E se Urantia avesse seguito maggiormente i piani originali, voi soffermereste ancor meno la vostra attenzione sul fenomeno della mente.

65:7.3 (738.6) I sette spiriti aiutanti sono più simili a circuiti che ad entità, e sui mondi ordinari essi sono messi in circuito con altre funzioni d’aiuto in tutto l’universo locale. Sui pianeti di sperimentazione della vita, tuttavia, essi sono relativamente isolati. E su Urantia, vista la natura particolare dei modelli di vita, gli aiutanti inferiori hanno incontrato maggiori difficoltà ad entrare in contatto con gli organismi evoluzionari di quanto non sia avvenuto con tipi di dotazione di vita più standardizzati.

65:7.4 (738.7) Inoltre, su un mondo evoluzionario normale, i sette spiriti aiutanti sono molto meglio sincronizzati con gli stadi avanzati di sviluppo animale di quanto non lo siano stati su Urantia. Con una sola eccezione, gli aiutanti hanno incontrato più difficoltà ad entrare in contatto con le menti in evoluzione degli organismi di Urantia di quante ne avessero mai sperimentate in tutte le loro attività nell’intero universo di Nebadon. Su questo mondo si sono sviluppate molte forme di fenomeni limite — combinazioni confuse di risposta organica dei tipi meccanico-non istruibile e non meccanico-istruibile.

65:7.5 (739.1) I sette spiriti aiutanti non entrano in contatto con gli ordini puramente meccanici di risposta organica all’ambiente. Tali risposte preintelligenti degli organismi viventi concernono unicamente i domini d’energia dei centri di potere, dei controllori fisici e dei loro associati.

65:7.6 (739.2) L’acquisizione del potenziale della capacità di apprendere dall’esperienza segna l’inizio del funzionamento degli spiriti aiutanti, ed essi funzionano dalle menti più basse delle esistenze primitive ed invisibili fino a quelle dei tipi più elevati nella scala evoluzionaria degli esseri umani. Essi sono la sorgente ed il modello del comportamento, altrimenti più o meno misterioso, e di quelle reazioni rapide della mente all’ambiente materiale non completamente comprese. Queste influenze fedeli e sempre sicure devono proseguire a lungo il loro ministero preliminare prima che la mente animale raggiunga i livelli umani di ricettività spirituale.

65:7.7 (739.3) Gli aiutanti operano esclusivamente nell’evoluzione della mente sperimentatrice fino al livello della sesta fase, lo spirito dell’adorazione. A questo livello avviene un’inevitabile sovrapposizione di ministero — il fenomeno del superiore che si abbassa per coordinarsi con l’inferiore in vista di raggiungere successivamente livelli avanzati di sviluppo. Ed un altro ministero spirituale ancora accompagna l’azione del settimo ed ultimo aiutante, lo spirito della saggezza. Lungo tutto il ministero del mondo spirituale l’individuo non subisce mai transizioni brusche nella cooperazione spirituale; questi cambiamenti sono sempre graduali e reciproci.

65:7.8 (739.4) I domini della reazione fisica (elettrochimica) e di quella mentale agli stimoli dell’ambiente dovrebbero essere sempre differenziati, e a loro volta devono essere tutti riconosciuti come fenomeni diversi dalle attività spirituali. I domini della gravità fisica, mentale e spirituale sono regni distinti della realtà cosmica, nonostante le loro intime interrelazioni.

8. L’evoluzione nel tempo e nello spazio

65:8.1 (739.5) Tempo e spazio sono indissolubilmente legati; c’è un’innata associazione. Le dilazioni del tempo sono inevitabili in presenza di certe condizioni dello spazio.

65:8.2 (739.6) Se vi suscita perplessità il fatto che ci voglia così tanto tempo per effettuare i cambiamenti evoluzionari di sviluppo della vita, vi dirò che noi non possiamo cronometrare i processi della vita affinché si svolgano più in fretta di quanto le metamorfosi fisiche di un pianeta consentano. Dobbiamo aspettare lo sviluppo naturale, fisico, di un pianeta. Noi non abbiamo assolutamente alcun controllo sull’evoluzione geologica. Se le condizioni fisiche lo consentissero, noi potremmo disporre il completamento dell’evoluzione della vita in un tempo considerevolmente inferiore ad un milione di anni. Ma siamo tutti sotto la giurisdizione dei Governanti Supremi del Paradiso, ed il tempo non esiste in Paradiso.

65:8.3 (739.7) L’unità di misura del tempo per un individuo è la durata della sua vita. Tutte le creature sono in tal modo condizionate dal tempo, e perciò considerano l’evoluzione come un processo interminabile. Per quelli di noi la cui durata della vita non è limitata da un’esistenza temporale, l’evoluzione non sembra essere un’operazione così prolungata. In Paradiso, dove il tempo non esiste, queste cose sono tutte presenti nella mente dell’Infinità e negli atti dell’Eternità.

65:8.4 (739.8) Come l’evoluzione della mente dipende dal lento sviluppo delle condizioni fisiche, ed è ritardata da esso, così il progresso spirituale dipende dall’espansione mentale ed è frenato infallibilmente dal ritardo intellettuale. Ma ciò non significa che l’evoluzione spirituale dipenda dall’educazione, dalla cultura o dalla saggezza. L’anima può evolversi indipendentemente dalla cultura mentale, ma non in assenza di capacità mentale e del desiderio — la scelta di sopravvivere e la decisione di raggiungere una perfezione sempre crescente — di fare la volontà del Padre che è nei cieli. Benché la sopravvivenza possa non dipendere dal possesso di conoscenza e di saggezza, il progresso certamente ne dipende molto.

65:8.5 (740.1) Nei laboratori evoluzionari cosmici la mente è sempre dominante sulla materia e lo spirito è sempre correlato con la mente. Se queste differenti dotazioni non si sincronizzano e non si coordinano, possono verificarsi dei ritardi, ma se l’individuo conosce realmente Dio e desidera trovarlo e divenire simile a lui, allora la sopravvivenza è assicurata indipendentemente dagli ostacoli del tempo. Lo status fisico può condizionare la mente, e la perversità mentale può ritardare la realizzazione spirituale, ma nessuno di questi ostacoli può vincere la scelta della volontà fatta con tutta l’anima.

65:8.6 (740.2) Quando le condizioni fisiche sono mature, possono verificarsi delle evoluzioni mentali improvvise; quando lo status mentale è propizio, possono avvenire delle trasformazioni spirituali improvvise; quando i valori spirituali ricevono un adeguato riconoscimento, allora i significati cosmici divengono discernibili e la personalità è sempre più svincolata dagli ostacoli del tempo e liberata dai limiti dello spazio.

65:8.7 (740.3) [Patrocinato da un Portatore di Vita di Nebadon residente su Urantia.]

Fascicolo 66 - Il Principe Planetario di Urantia

Il Libro di Urantia

Fascicolo 66

Il Principe Planetario di Urantia

66:0.1 (741.1) LA VENUTA di un Figlio Lanonandek su un mondo medio significa che la volontà, la facoltà di scegliere il sentiero della sopravvivenza eterna, si è sviluppato nella mente dell’uomo primitivo. Ma su Urantia il Principe Planetario arrivò quasi mezzo milione di anni dopo l’apparizione della volontà umana.

66:0.2 (741.2) Circa cinquecentomila anni fa, ed in concomitanza con l’apparizione delle sei razze di colore o razze Sangik, Caligastia, il Principe Planetario, arrivò su Urantia. Al tempo dell’arrivo del Principe, sulla terra c’era circa mezzo miliardo di esseri umani primitivi, ben distribuiti sull’Europa, l’Asia e l’Africa. Il quartier generale del Principe, stabilito in Mesopotamia, era quasi al centro della popolazione mondiale.

1. Il Principe Caligastia

66:1.1 (741.3) Caligastia era un Figlio Lanonandek, numero 9.344 dell’ordine secondario. Egli aveva acquisito esperienza nell’amministrazione degli affari dell’universo locale in generale e, in epoche più recenti, nella direzione del sistema locale di Satania in particolare.

66:1.2 (741.4) Anteriormente al regno di Lucifero in Satania, Caligastia era stato assegnato al consiglio consultivo dei Portatori di Vita su Jerusem. Lucifero elevò Caligastia inserendolo nel suo gruppo personale, e questi compì in modo soddisfacente cinque successive missioni d’onore e di fiducia.

66:1.3 (741.5) Caligastia cercò molto presto di ottenere un incarico come Principe Planetario, ma ripetutamente, quando la sua richiesta fu sottoposta all’approvazione dei consigli della costellazione, non ricevette l’assenso dei Padri della Costellazione. Caligastia sembrava particolarmente desideroso di essere inviato come governante planetario su un mondo decimale o di modificazione della vita. La sua domanda fu respinta parecchie volte prima che egli fosse alla fine assegnato ad Urantia.

66:1.4 (741.6) Caligastia lasciò Jerusem per il suo incarico di dominare un pianeta con un invidiabile passato di fedeltà e di devozione al benessere del suo universo d’origine e di residenza, nonostante una certa caratteristica instabilità unita ad una tendenza a dissentire dall’ordine stabilito in talune questioni minori.

66:1.5 (741.7) Io ero presente su Jerusem quando il brillante Caligastia partì dalla capitale del sistema. Nessun principe planetario s’imbarcò mai per una carriera di governo planetario con un’esperienza preparatoria più ricca né con prospettive migliori di quelle che aveva Caligastia in quel giorno memorabile di mezzo milione di anni fa. Una cosa è certa: mentre io eseguivo il mio incarico di trasmettere il racconto di quell’avvenimento sui canali di trasmissione dell’universo locale, non ho mai nutrito per un solo istante, nemmeno al minimo grado, l’idea che questo nobile Lanonandek avrebbe tradito così presto la sua sacra missione di custode planetario e macchiato così orribilmente il buon nome del suo ordine elevato di figli dell’universo. Io consideravo veramente Urantia come uno dei cinque o sei pianeti più fortunati di tutto Satania perché avrebbe avuto una tale mente sperimentata, brillante ed originale alla guida degli affari mondiali. Io non compresi allora che Caligastia si stava insidiosamente innamorando di se stesso; allora non capivo così pienamente le sottigliezze dell’orgoglio personale.

2. Il personale del Principe

66:2.1 (742.1) Il Principe Planetario di Urantia non fu inviato in missione da solo, ma fu accompagnato dal corpo abituale di aiutanti e di assistenti amministrativi.

66:2.2 (742.2) Alla testa di questo gruppo c’era Daligastia, l’assistente associato del Principe Planetario. Anche Daligastia era un Figlio Lanonandek secondario, il numero 319.407 di quest’ordine. Al momento della sua assegnazione egli aveva il grado di assistente come associato di Caligastia.

66:2.3 (742.3) Il personale planetario comprendeva un gran numero di collaboratori angelici ed una moltitudine di altri esseri celesti incaricati di far progredire gli interessi e di promuovere il benessere delle razze umane. Ma dal vostro punto di vista il gruppo più interessante di tutti era quello dei membri corporali del gruppo del Principe — talvolta chiamati i cento di Caligastia.

66:2.4 (742.4) Questi cento membri rimaterializzati del personale del Principe furono scelti da Caligastia tra più di 785.000 cittadini ascendenti di Jerusem che si erano offerti volontari per imbarcarsi nell’avventura di Urantia. Ciascuno dei cento prescelti proveniva da un pianeta differente e nessuno di loro veniva da Urantia.

66:2.5 (742.5) Questi Jerusemiti volontari furono portati mediante trasporto serafico direttamente dalla capitale del sistema su Urantia, e al loro arrivo furono tenuti inserafinati fino a quando non fu possibile fornire loro delle forme di personalità di duplice natura per il loro particolare servizio planetario, dei corpi fisici formati di carne e di sangue ma anche in sintonia con i circuiti di vita del sistema.

66:2.6 (742.6) Poco prima dell’arrivo di questi cento cittadini di Jerusem, i due Portatori di Vita supervisori residenti su Urantia, che avevano già messo a punto i loro piani, chiesero a Jerusem e ad Edentia il permesso di trapiantare il plasma vitale di cento sopravviventi selezionati della razza di Andon e Fonta nei corpi materiali progettati per i membri corporali del personale del Principe. La richiesta fu accolta su Jerusem ed approvata su Edentia.

66:2.7 (742.7) Di conseguenza, cinquanta maschi e cinquanta femmine della posterità di Andon e Fonta, che rappresentavano la sopravvivenza delle linee migliori di questa razza straordinaria, furono scelti dai Portatori di Vita. Con una o due eccezioni, questi Andoniti che contribuirono all’avanzamento della razza erano estranei gli uni agli altri. Essi furono riuniti da luoghi molto lontani tra loro all’ingresso del quartier generale planetario del Principe grazie alle direttive degli Aggiustatori di Pensiero e alla guida serafica. Qui i cento soggetti umani furono messi nelle mani della commissione di volontari altamente esperti venuta da Avalon, che diresse l’estrazione materiale di una parte del plasma vitale di questi discendenti di Andon. Questo materiale vivente fu poi trasferito nei corpi materiali costruiti per i cento membri Jerusemiti del personale del Principe. Nel frattempo questi cittadini appena arrivati dalla capitale del sistema erano mantenuti nel sonno del trasporto serafico.

66:2.8 (742.8) Queste operazioni, così come la creazione effettiva di corpi speciali per i cento di Caligastia, diedero origine a numerose leggende, molte delle quali furono successivamente confuse con le tradizioni più recenti riguardanti l’installazione planetaria di Adamo ed Eva.

66:2.9 (743.1) L’intera operazione di ripersonalizzazione, dall’arrivo dei trasporti serafici che portavano i cento volontari di Jerusem fino al momento in cui essi ripresero coscienza come triplici esseri del regno, durò esattamente dieci giorni.

3. Dalamatia — la città del Principe

66:3.1 (743.2) Il quartier generale del Principe Planetario era situato nella regione del Golfo Persico di allora, in una regione corrispondente alla successiva Mesopotamia.

66:3.2 (743.3) Il clima ed il paesaggio della Mesopotamia di quei tempi erano favorevoli sotto tutti gli aspetti alle attività del personale del Principe e dei suoi assistenti; essi erano molto differenti dalle condizioni talvolta prevalse dopo di allora. Un clima così favorevole era necessario come parte dell’ambiente naturale destinato ad indurre gli Urantiani primitivi a fare certi progressi iniziali nella cultura e nella civilizzazione. Il compito principale di quei tempi era di trasformare l’uomo da cacciatore in pastore, con la speranza che si evolvesse più tardi in un pacifico e sedentario agricoltore.

66:3.3 (743.4) Il quartier generale del Principe Planetario su Urantia era tipico di tali stazioni su una giovane sfera in evoluzione. Il centro dell’insediamento del Principe era una città molto semplice ma bella, racchiusa entro mura di dodici metri di altezza. Questo centro mondiale di cultura fu chiamato Dalamatia in onore di Daligastia.

66:3.4 (743.5) La città fu disposta in dieci suddivisioni, con gli edifici delle sedi dei dieci consigli del gruppo corporale situati al centro di queste suddivisioni. Nel punto centrale della città c’era il tempio del Padre invisibile. La sede amministrativa del Principe e dei suoi associati si componeva di dodici sale raggruppate in prossimità del tempio stesso.

66:3.5 (743.6) Le costruzioni di Dalamatia erano tutte ad un piano, ad eccezione delle sedi di consiglio, che erano a due piani, e del tempio centrale del Padre di tutti, che era piccolo ma alto tre piani.

66:3.6 (743.7) La città rappresentava il metodo migliore per quei tempi primitivi in fatto di materiali da costruzione — il mattone. La pietra ed il legno furono usati molto poco. La costruzione delle case e l’architettura dei villaggi furono grandemente migliorate tra le popolazioni circostanti dall’esempio di Dalamatia.

66:3.7 (743.8) Vicino al quartier generale del Principe vivevano esseri umani di ogni colore e livello. E fu da queste tribù vicine che furono reclutati i primi allievi delle scuole del Principe. Benché queste prime scuole di Dalamatia fossero rudimentali, offrivano tutto ciò che poteva essere offerto agli uomini e alle donne di quell’epoca primitiva.

66:3.8 (743.9) Il gruppo corporale del Principe riuniva continuamente presso di sé gli individui superiori delle tribù circostanti, e dopo aver formato ed ispirato questi studenti li rimandava a casa come insegnanti e guide dei loro rispettivi popoli.

4. I primi giorni dei cento

66:4.1 (743.10) L’arrivo del personale del Principe creò una profonda impressione. Anche se ci vollero quasi mille anni affinché la notizia si diffondesse lontano, le tribù vicine al quartier generale mesopotamico furono enormemente influenzate dagli insegnamenti e dalla condotta dei cento nuovi abitanti di Urantia. E gran parte della vostra mitologia successiva proviene dalle leggende alterate di questi tempi antichi in cui i membri del personale del Principe furono ripersonalizzati su Urantia come superuomini.

66:4.2 (744.1) Il serio ostacolo all’influenza positiva di questi insegnanti extraplanetari è la tendenza dei mortali a considerarli degli dei, ma a parte la tecnica della loro apparizione sulla terra, i cento di Caligastia — cinquanta uomini e cinquanta donne — non fecero ricorso né a metodi soprannaturali né a manipolazioni superumane.

66:4.3 (744.2) Ma il gruppo corporale era tuttavia superumano. I suoi membri iniziarono la loro missione su Urantia come straordinari esseri triplici:

66:4.4 (744.3) 1. Essi avevano un corpo ed erano relativamente umani, perché avevano incorporato lo stesso plasma vitale di una delle razze umane, il plasma vitale andonico di Urantia.

66:4.5 (744.4) Questi cento membri del personale del Principe erano divisi in modo eguale quanto al sesso ed in armonia con il loro precedente status di mortali. Ogni persona di questo gruppo era in grado di divenire cogenitore di un nuovo ordine di esseri fisici, ma essi erano stati tutti accuratamente istruiti di ricorrere alla procreazione soltanto in certe condizioni. È abitudine del personale corporale di un Principe Planetario procreare i suoi successori qualche tempo prima di ritirarsi dal servizio planetario speciale. Di solito questo avviene al momento dell’arrivo dell’Adamo e dell’Eva Planetari, o poco dopo.

66:4.6 (744.5) Quindi questi esseri speciali sapevano ben poco o nulla su quale tipo di creatura materiale sarebbe stato prodotto dalla loro unione sessuale. E non lo seppero mai. Prima di giungere a questa tappa nella prosecuzione della loro opera nel mondo l’intero regime fu sconvolto dalla ribellione, e coloro che svolsero più tardi il ruolo di genitori erano stati isolati dalle correnti di vita del sistema.

66:4.7 (744.6) Per colore della pelle e linguaggio questi membri materializzati del personale di Caligastia erano simili alla razza andonica. Essi si cibavano come facevano i mortali del regno con questa differenza: i corpi ricreati di questo gruppo erano pienamente soddisfatti da una dieta priva di carne. Questa fu una delle considerazioni che determinarono la loro residenza in una regione calda che abbondava di frutti e di noci. La pratica di sostentarsi con una dieta priva di carne risale ai tempi dei cento di Caligastia, perché questo costume si diffuse ovunque e modificò il modo di alimentarsi di molte tribù circostanti, gruppi che provenivano dalle razze evoluzionarie in precedenza esclusivamente carnivore.

66:4.8 (744.7) 2. I cento erano esseri materiali ma superumani, essendo stati ricostituiti su Urantia come uomini e donne unici di un ordine elevato e speciale.

66:4.9 (744.8) I membri di questo gruppo, pur godendo di cittadinanza provvisoria su Jerusem, non si erano ancora fusi con i loro Aggiustatori di Pensiero. E quando si offersero volontari e furono accettati per il servizio planetario in collegamento con gli ordini di filiazione discendenti, i loro Aggiustatori furono separati. Ma questi Jerusemiti erano esseri superumani — possedevano un’anima di crescita ascendente. Durante la vita di mortale nella carne l’anima è allo stato embrionale; essa nasce (risuscitata) nella vita morontiale e subisce uno sviluppo nei mondi morontiali successivi. E le anime dei cento di Caligastia si erano espanse in tal modo mediante le esperienze progressive dei sette mondi delle dimore fino allo status di cittadinanza su Jerusem.

66:4.10 (744.9) In conformità alle loro istruzioni, i membri del gruppo non s’impegnarono nella riproduzione sessuale, ma studiarono accuratamente la loro costituzione personale ed esplorarono con cura ogni fase immaginabile di collegamento intellettuale (della mente) e morontiale (dell’anima). E fu nel corso del trentatreesimo anno del loro soggiorno a Dalamatia, molto prima che le mura fossero completate, che il numero due e il numero sette del gruppo danita scoprirono accidentalmente un fenomeno che accompagnava l’unione dei loro io morontiali (presumibilmente non sessuale e non materiale). Il risultato di questa avventura si rivelò essere la prima delle creature intermedie primarie. Questo nuovo essere era pienamente visibile al personale planetario ed ai loro associati celesti, ma non era visibile agli uomini e alle donne delle varie tribù umane. Con l’autorizzazione del Principe Planetario tutto il gruppo corporale iniziò la produzione di esseri simili, e tutti riuscirono nell’opera seguendo le istruzioni della coppia pioniera danita. Così infine il personale del Principe portò all’esistenza il corpo originario di 50.000 intermedi primari.

66:4.11 (745.1) Queste creature di tipo intermedio furono molto utili nella conduzione degli affari del quartier generale planetario. Esse erano invisibili agli esseri umani, ma i primi abitanti di Dalamatia furono informati dell’esistenza di questi semispiriti invisibili, che per secoli costituirono la totalità del mondo spirituale per i mortali in evoluzione.

66:4.12 (745.2) 3. I cento di Caligastia erano personalmente immortali, o imperituri. Nelle loro forme materiali circolavano i complementi antidoti delle correnti vitali del sistema. E se non avessero perso contatto con i circuiti vitali a causa della ribellione sarebbero vissuti indefinitamente fino all’arrivo di un Figlio di Dio successivo, o fino al momento in cui sarebbero stati lasciati liberi dai loro incarichi per riprendere il viaggio interrotto verso Havona e il Paradiso.

66:4.13 (745.3) Questi antidoti complementali delle correnti vitali di Satania erano derivati dal frutto dell’albero della vita, un arbusto di Edentia che fu inviato su Urantia dagli Altissimi di Norlatiadek al momento dell’arrivo di Caligastia. Al tempo di Dalamatia quest’albero cresceva nel cortile centrale del tempio del Padre invisibile, ed era il frutto dell’albero della vita che permetteva agli esseri materiali ed altrimenti mortali del personale del Principe di vivere indefinitamente per tutto il tempo in cui avessero avuto accesso ad esso.

66:4.14 (745.4) Mentre non aveva alcun valore per le razze evoluzionarie, questo supernutrimento era del tutto sufficiente a conferire una vita continua ai cento di Caligastia ed anche ai cento Andoniti modificati che erano associati a loro.

66:4.15 (745.5) Si deve spiegare a questo riguardo che nel momento in cui i cento Andoniti fornirono il loro plasma germinativo umano ai membri del personale del Principe, i Portatori di Vita introdussero nei loro corpi mortali il complemento dei circuiti del sistema; e così essi poterono continuare a vivere in contemporaneità al personale, secolo dopo secolo, sfidando la morte fisica.

66:4.16 (745.6) Alla fine i cento Andoniti furono informati del loro contributo alle nuove forme dei loro superiori, e questi stessi cento figli delle tribù andonite furono tenuti nel quartier generale come assistenti personali del gruppo corporale del Principe.

5. L’organizzazione dei cento

66:5.1 (745.7) I cento erano organizzati per il servizio in dieci consigli autonomi di dieci membri ciascuno. Quando due o più di questi dieci consigli si riunivano in sessione congiunta, tali riunioni di collegamento erano presiedute da Daligastia. Questi dieci gruppi erano costituiti come segue:

66:5.2 (745.8) 1. Il consiglio dell’alimentazione e del benessere materiale. Questo gruppo era presieduto da Ang. Il cibo, l’acqua, il vestiario ed il progresso materiale della specie umana erano di competenza di questo corpo di esperti. Essi insegnarono a scavare pozzi, insegnarono il controllo delle sorgenti e l’irrigazione. A coloro che venivano dalle alte latitudini e dalle regioni nordiche impartirono metodi migliori per trattare le pelli da usare come vestiario, e più tardi fu introdotta dagli insegnanti d’arte e scienza la tessitura.

66:5.3 (746.1) Grandi progressi furono fatti nei metodi di conservazione del cibo. Gli alimenti erano conservati mediante cottura, essicamento ed affumicamento, divenendo così la prima forma di proprietà. Agli uomini fu insegnato come premunirsi contro il pericolo delle carestie che decimavano periodicamente il mondo.

66:5.4 (746.2) 2. Il consiglio dell’addomesticamento e dell’utilizzazione degli animali. Questo consiglio aveva il compito di scegliere e di allevare gli animali più adatti ad aiutare gli esseri umani per portare pesi e trasportare se stessi, per fornire cibo e più tardi per servire nella coltivazione del terreno. Questo corpo esperto era diretto da Bon.

66:5.5 (746.3) Furono addomesticati parecchi tipi di animali utili ora estinti, assieme ad altri che sono persistiti come animali domestici fino ai nostri giorni. L’uomo aveva vissuto a lungo con il cane, e l’uomo blu era già riuscito ad addomesticare l’elefante. La mucca fu talmente migliorata da un accurato allevamento da diventare una preziosa fonte di cibo; il burro ed il formaggio divennero elementi correnti della dieta umana. Gli uomini furono istruiti sull’uso dei buoi per trasportare pesi, ma il cavallo fu addomesticato solo in una data successiva. I membri di questo corpo furono i primi ad insegnare agli uomini l’uso della ruota per facilitare la trazione.

66:5.6 (746.4) Fu in quest’epoca che i piccioni viaggiatori furono impiegati per la prima volta; essi venivano portati nei lunghi viaggi allo scopo d’inviare messaggi o chiedere aiuto. Il gruppo di Bon riuscì ad addestrare i grandi fandor come uccelli trasportatori di passeggeri, ma essi si estinsero più di trentamila anni fa.

66:5.7 (746.5) 3. I consulenti incaricati di vincere gli animali da preda. Non era sufficiente che l’uomo primitivo cercasse di addomesticare certi animali, doveva anche imparare come proteggersi dalla distruzione da parte del restante mondo animale ostile. Questo gruppo era capitanato da Dan.

66:5.8 (746.6) Le mura di una città antica avevano lo scopo sia di proteggere dalle bestie feroci che d’impedire attacchi di sorpresa da parte di umani ostili. Quelli che vivevano non protetti da mura e nella foresta dovevano contare su abitazioni sopra gli alberi, su capanne di pietra e sul mantenimento di fuochi notturni. Era perciò molto naturale che questi insegnanti dedicassero molto tempo ad istruire i loro allievi nel miglioramento delle abitazioni umane. Grazie all’impiego di tecniche migliori e all’uso di trappole furono fatti grandi progressi nella sottomissione degli animali.

66:5.9 (746.7) 4. Il collegio incaricato di diffondere e di conservare la conoscenza. Questo gruppo organizzò e diresse gli sforzi puramente educativi di queste epoche primitive. Esso era presieduto da Fad. I metodi educativi di Fad consistevano nel controllare le occupazioni, insegnando metodi migliori di lavoro. Fad formulò il primo alfabeto ed introdusse un sistema di scrittura. Questo alfabeto comprendeva venticinque caratteri. Come materiale su cui scrivere questi popoli primitivi utilizzavano cortecce d’albero, tavolette d’argilla, piastre di pietra, un genere di pergamena fatta di pelli martellate ed una forma rudimentale di materiale tipo carta ricavato da nidi di vespe. La biblioteca di Dalamatia, distrutta poco dopo la rivolta di Caligastia, conteneva più di due milioni di manoscritti separati ed era conosciuta come la “casa di Fad”.

66:5.10 (746.8) Gli uomini blu avevano una predilezione per la scrittura alfabetica e fecero i maggiori progressi in questa direzione. Gli uomini rossi preferivano la scrittura pittorica, mentre le razze gialle si orientarono verso l’impiego di simboli per le parole e le idee, molto simili a quelli che impiegano attualmente. Ma l’alfabeto e molte altre cose furono successivamente perduti per il mondo durante i disordini seguiti alla ribellione. La defezione di Caligastia distrusse la speranza del mondo per un linguaggio universale, almeno per innumerevoli ere.

66:5.11 (747.1) 5. La commissione per l’industria ed il commercio. Questo consiglio era incaricato di sviluppare l’industria tra le tribù e di promuovere il commercio tra i diversi gruppi pacifici. Il suo capo era Nod. Ogni forma di manifattura primitiva fu incoraggiata da questo corpo. Essi contribuirono direttamente all’elevazione del livello di vita fornendo molti nuovi prodotti destinati a colpire l’immaginazione degli uomini primitivi. Essi svilupparono grandemente il commercio del sale, migliorato dal consiglio delle scienze e delle arti.

66:5.12 (747.2) Fu tra questi gruppi illuminati istruiti nelle scuole di Dalamatia che fu praticato il primo credito commerciale. Da una borsa centrale di credito essi fornivano dei contrassegni che venivano accettati al posto degli oggetti reali di baratto. Il mondo non migliorò questi metodi d’affari per centinaia di migliaia di anni.

66:5.13 (747.3) 6. Il collegio della religione rivelata. Questo corpo fu lento a funzionare. La civiltà di Urantia fu letteralmente forgiata tra l’incudine della necessità ed i martelli della paura. Ma questo gruppo aveva fatto progressi considerevoli nel suo tentativo di sostituire il timore del Creatore alla paura della creatura (il culto dei fantasmi) prima che i suoi lavori fossero interrotti dai successivi disordini che accompagnarono lo scoppio della secessione. Il capo di questo consiglio era Hap.

66:5.14 (747.4) Nessun membro del personale del Principe volle presentare rivelazioni suscettibili di complicare l’evoluzione; una rivelazione fu presentata solo dopo il completo esaurimento delle forze dell’evoluzione. Ma Hap cedette al desiderio degli abitanti della città di vedere istituita una forma di servizio religioso. Il suo gruppo diede ai Dalamatiani i sette cantici di adorazione nonché la formula di lode quotidiana ed infine insegnò loro “la preghiera al Padre” che era:

66:5.15 (747.5) “Padre di tutti, di cui onoriamo il Figlio, guarda a noi con favore. Liberaci dal timore di tutto, salvo che di te. Fa di noi una gioia per i nostri divini maestri e poni per sempre la verità sulle nostre labbra. Liberaci dalla violenza e dalla collera; donaci il rispetto per i nostri anziani e per ciò che appartiene ai nostri vicini. Dacci in questa stagione verdi pascoli e greggi fecondi per rallegrare i nostri cuori. Noi preghiamo per affrettare la venuta dell’elevatore promesso e vogliamo fare la tua volontà su questo mondo come altri la fanno su altri mondi lontani.”

66:5.16 (747.6) Sebbene il personale del Principe fosse limitato ai modi naturali e ai metodi ordinari di miglioramento delle razze, presentò la promessa del dono adamico di una nuova razza come scopo di un’ulteriore crescita evoluzionaria dopo che lo sviluppo biologico avesse raggiunto il suo culmine.

66:5.17 (747.7) 7. I custodi della salute e della vita. Questo consiglio si occupò dell’introduzione di un sistema sanitario e della promozione di un’igiene primitiva ed era diretto da Lut.

66:5.18 (747.8) I suoi membri insegnarono molte cose che andarono perdute durante la confusione delle ere successive, per non essere più riscoperte fino al ventesimo secolo. Essi insegnarono all’umanità che cuocere, bollire ed arrostire, erano modi per evitare le malattie; insegnarono anche che tale cottura riduceva grandemente la mortalità infantile e facilitava lo svezzamento precoce.

66:5.19 (747.9) Molti degli antichi insegnamenti dei custodi della salute del gruppo di Lut persisterono tra le tribù terrestri fino ai tempi di Mosè, sebbene molto alterati e grandemente modificati.

66:5.20 (748.1) Il principale ostacolo alla promozione dell’igiene tra questi popoli ignoranti consisteva nel fatto che le cause reali di molte malattie erano troppo piccole per essere viste ad occhio nudo, ed anche perché tutti loro avevano un rispetto superstizioso per il fuoco. Ci vollero migliaia di anni per persuaderli a bruciare i rifiuti. Nel frattempo furono sollecitati a seppellire le loro immondizie in putrefazione. Il grande progresso sanitario di quest’epoca provenne dalla diffusione della conoscenza concernente le proprietà risanatrici e antisettiche della luce solare.

66:5.21 (748.2) Prima dell’arrivo del Principe il bagno era stato un cerimoniale esclusivamente religioso. Fu veramente difficile persuadere gli uomini primitivi a lavare il loro corpo come pratica di salute. Alla fine Lut indusse gli insegnanti religiosi ad includere il lavaggio con acqua come parte delle cerimonie di purificazione da praticarsi una volta alla settimana in connessione con le devozioni di mezzogiorno concernenti l’adorazione del Padre di tutti.

66:5.22 (748.3) Questi custodi della salute cercarono anche d’introdurre la stretta di mano in sostituzione dello scambio di saliva o del bere sangue come sigillo di amicizia personale e come pegno di fedeltà di gruppo. Ma una volta lontani dall’influenza pressante degli insegnamenti dei loro capi superiori, queste popolazioni primitive non tardarono a ritornare alle loro vecchie pratiche distruttive della salute e propagatrici di malattie, dovute all’ignoranza e alla superstizione.

66:5.23 (748.4) 8. Il consiglio planetario delle arti e delle scienze. Questo corpo contribuì molto a migliorare le tecniche industriali degli uomini primitivi e ad elevare il loro concetto di bellezza. Il suo capo era Mek.

66:5.24 (748.5) Le arti e le scienze erano ad un livello molto basso in tutto il mondo, ma i rudimenti della fisica e della chimica furono insegnati ai Dalamatiani. L’arte della ceramica fu fatta progredire, le arti decorative furono tutte migliorate e gli ideali della bellezza umana furono grandemente elevati, ma la musica fece pochi progressi prima dell’arrivo della razza viola.

66:5.25 (748.6) Questi uomini primitivi non consentirono di fare esperimenti con l’energia del vapore, nonostante i ripetuti sforzi dei loro istruttori; essi non riuscirono mai a vincere la loro grande paura del potere esplosivo del vapore imprigionato. Tuttavia, alla fine furono persuasi a lavorare i metalli con il fuoco, benché per l’uomo primitivo un pezzo di metallo incandescente fosse un oggetto terrorizzante.

66:5.26 (748.7) Mek contribuì molto ad elevare la cultura degli Andoniti e a migliorare le arti degli uomini blu. Un incrocio degli uomini blu con le stirpi andoniche diede origine ad un tipo con doti artistiche e molti di loro divennero scultori provetti. Essi non lavoravano la pietra od il marmo, ma i loro lavori di argilla, induriti mediante cottura, ornavano i giardini di Dalamatia.

66:5.27 (748.8) Grandi progressi furono fatti nelle arti domestiche, la maggior parte dei quali andò perduta durante le lunghe ere oscure della ribellione per non essere mai più riscoperti fino ai tempi moderni.

66:5.28 (748.9) 9. I governatori delle relazioni tribali avanzate. Questo era il gruppo incaricato dell’opera di portare la società umana al livello di Stato. Il suo capo era Tut.

66:5.29 (748.10) Questi dirigenti contribuirono molto a favorire i matrimoni intertribali. Incoraggiarono il corteggiamento e il matrimonio dopo matura riflessione ed ampie opportunità di conoscersi. Le danze di guerra puramente militari furono affinate e messe al servizio di validi scopi sociali. Furono introdotti molti giochi competitivi, ma questi popoli antichi erano austeri; tali tribù primitive erano dotate di scarso umorismo. Poche di queste pratiche sopravvissero alla successiva disgregazione dovuta all’insurrezione planetaria.

66:5.30 (749.1) Tut ed i suoi associati lavorarono per promuovere associazioni collettive di natura pacifica, per regolamentare ed umanizzare la guerra, per coordinare le relazioni tra tribù e migliorare i governi tribali. Nei dintorni di Dalamatia si sviluppò una cultura più avanzata, e queste relazioni sociali migliorate furono di molto aiuto per influenzare le tribù più lontane. Ma il modello di civiltà che prevaleva nel quartier generale del Principe era del tutto diverso dalla società barbarica in evoluzione altrove, come la società del ventesimo secolo a Città del Capo, in Sudafrica, è totalmente differente dalla rozza cultura dei piccoli Boscimani che vivono più a nord.

66:5.31 (749.2) 10. La corte suprema di coordinamento tribale e di cooperazione razziale. Questo consiglio supremo era diretto da Van e fungeva da corte d’appello per tutte le altre nove commissioni speciali incaricate della supervisione degli affari umani. Tale consiglio aveva un vasto campo d’azione, essendo incaricato di tutte le questioni terrestri che non erano specificamente assegnate agli altri gruppi. Questo corpo scelto era stato approvato dai Padri della Costellazione di Edentia prima di essere autorizzato a svolgere le funzioni di corte suprema di Urantia.

6. Il regno del Principe

66:6.1 (749.3) Il grado di cultura di un pianeta si misura dall’eredità sociale dei suoi esseri nativi, e la rapidità dell’espansione culturale è interamente determinata dalla capacità dei suoi abitanti di assimilare idee nuove ed avanzate.

66:6.2 (749.4) L’assoggettamento alla tradizione produce stabilità e cooperazione collegando sentimentalmente il presente con il passato, ma allo stesso tempo soffoca l’iniziativa e reprime il potere creativo della personalità. Quando arrivarono i cento di Caligastia e cominciarono a proclamare il nuovo vangelo dell’iniziativa individuale all’interno dei gruppi sociali di quel tempo, il mondo intero era trattenuto al punto morto dei costumi legati alla tradizione. Ma questa regola benefica fu interrotta così rapidamente che le razze non sono mai state totalmente liberate dalla schiavitù dei costumi; tuttora la moda domina Urantia eccessivamente.

66:6.3 (749.5) I cento di Caligastia — diplomati nei mondi delle dimore di Satania — conoscevano bene le arti e la cultura di Jerusem, ma questa conoscenza è quasi senza valore su un pianeta barbaro popolato da umani primitivi. Questi esseri saggi erano troppo accorti per intraprendere la trasformazione improvvisa, o l’elevazione in massa, delle razze primitive di quel tempo. Essi comprendevano bene la lenta evoluzione della specie umana e si astennero saggiamente da qualsiasi tentativo radicale di modificare il modo di vivere degli uomini sulla terra.

66:6.4 (749.6) Ciascuna delle dieci commissioni planetarie cominciò a far progredire lentamente e naturalmente le attività loro assegnate. Il loro piano consisteva nell’attirare le menti migliori delle tribù circostanti e, dopo averle istruite, nel rimandarle presso i loro popoli come emissarie di elevazione sociale.

66:6.5 (749.7) Non furono mai inviati emissari stranieri ad una razza, eccetto che su richiesta specifica di quel popolo. Quelli che lavoravano all’elevazione e al progresso di una data tribù o razza erano sempre nativi di quella tribù o razza. I cento non avrebbero tentato d’imporre le abitudini ed i costumi di una razza anche superiore ad un’altra tribù. Essi lavorarono sempre pazientemente per elevare e far progredire i costumi consolidati dal tempo di ciascuna razza. I popoli semplici di Urantia portarono i loro costumi sociali a Dalamatia non per scambiarli con pratiche nuove e migliori, ma perché fossero migliorati dal contatto con una cultura più elevata e dall’associazione con menti superiori. Il processo fu lento ma molto efficace.

66:6.6 (750.1) Gli insegnanti di Dalamatia cercarono di aggiungere una selezione sociale cosciente alla selezione puramente naturale dell’evoluzione biologica. Essi non sconvolsero la società umana, ma accelerarono considerevolmente la sua normale e naturale evoluzione. Il loro movente era il progresso per evoluzione e non la rivoluzione per rivelazione. La razza umana aveva speso ere per acquisire il poco di religione e di morale che possedeva, e questi superuomini erano troppo accorti per derubare l’umanità di questi pochi progressi gettandola nella confusione e nella costernazione, che compaiono sempre quando esseri illuminati e superiori intraprendono l’elevazione delle razze arretrate istruendole ed illuminandole in modo eccessivo.

66:6.7 (750.2) Quando dei missionari cristiani vanno nel cuore dell’Africa, dove è previsto che i figli e le figlie rimangano sotto l’autorità e la direzione dei loro genitori per tutta la durata della vita di costoro, essi causano solo disordine e l’annientamento di ogni autorità quando cercano, nell’arco di una sola generazione, di soppiantare questa pratica insegnando che questi figli dovrebbero essere liberati da ogni legame familiare dopo aver raggiunto l’età di ventun anni.

7. La vita a Dalamatia

66:7.1 (750.3) Il quartier generale del Principe, sebbene squisitamente bello e concepito per ispirare rispetto agli uomini primitivi di quel tempo, era nel complesso modesto. Le costruzioni non erano particolarmente grandi in quanto lo scopo di questi insegnanti importati era d’incoraggiare lo sviluppo finale dell’agricoltura mediante l’introduzione dell’allevamento di animali. La disponibilità di terre entro le mura della città era sufficiente perché il pascolo e l’orticoltura potessero nutrire una popolazione di circa ventimila persone.

66:7.2 (750.4) L’interno del tempio centrale di adorazione e delle dieci sedi di consiglio dei gruppi di supervisione dei superuomini erano veramente opere d’arte bellissime. Ed anche se gli edifici residenziali erano modelli di pulizia e di decoro, tutto era molto semplice e nel complesso primitivo a paragone degli sviluppi successivi. In questo quartier generale di cultura non s’impiegava alcun metodo che non appartenesse per natura ad Urantia.

66:7.3 (750.5) I membri del gruppo corporale del Principe abitavano in dimore semplici ed esemplari, che essi mantenevano come luoghi familiari destinati ad ispirare e ad impressionare favorevolmente gli osservatori studenti che soggiornavano nel centro sociale e nel quartier generale educativo del mondo.

66:7.4 (750.6) L’ordine ben definito della vita familiare ed il vivere di una sola famiglia in un’unica residenza, in un luogo relativamente stabile, datano dai tempi di Dalamatia e furono principalmente dovuti all’esempio ed agli insegnamenti dei cento e dei loro allievi. La famiglia come unità sociale non fu mai una riuscita fino a che i superuomini e le superdonne di Dalamatia non portarono gli umani ad amare i loro nipoti ed i figli dei loro nipoti, ed a fare dei progetti per loro. L’uomo selvaggio ama suo figlio, ma l’uomo civilizzato ama anche suo nipote.

66:7.5 (750.7) I membri del personale del Principe vivevano insieme come padri e madri. È vero, essi non avevano figli propri, ma le cinquanta case modello di Dalamatia non ospitavano mai meno di cinquecento bambini adottati, scelti tra le famiglie superiori delle razze andoniche e sangik; molti di questi figli erano orfani. Essi beneficiavano della disciplina e della formazione di questi supergenitori; e poi, dopo aver trascorso tre anni nelle scuole del Principe (essi vi entravano dai tredici ai quindici anni), erano candidati al matrimonio e pronti a ricevere i loro incarichi di emissari del Principe presso le tribù bisognose delle loro rispettive razze.

66:7.6 (751.1) Fad fu il promotore del piano d’insegnamento di Dalamatia che fu messo in atto sotto forma di una scuola industriale nella quale gli allievi imparavano per mezzo della pratica e grazie alla quale si formavano con il compimento quotidiano d’incarichi utili. Questo piano di educazione non ignorava l’attività mentale ed il sentimento nello sviluppo del carattere, ma poneva in primo piano la formazione manuale. L’istruzione era individuale e collettiva. Gli allievi erano istruiti sia da uomini che da donne e da loro congiuntamente. Metà di questa istruzione collettiva avveniva per sessi, l’altra metà in forma mista. Gli studenti erano istruiti individualmente nell’abilità manuale e venivano socializzati in gruppi o in classi. Essi erano addestrati a fraternizzare con gruppi più giovani, con gruppi più anziani e con adulti, come pure a lavorare in gruppo con quelli della loro età. Essi venivano anche familiarizzati con associazioni quali gruppi familiari, squadre di gioco e classi di scuola.

66:7.7 (751.2) Tra gli ultimi studenti istruiti in Mesopotamia per lavorare con le loro rispettive razze, c’erano degli Andoniti provenienti dagli altipiani dell’India occidentale assieme a rappresentanti degli uomini rossi e degli uomini blu; più tardi ancora fu accolto anche un piccolo gruppo della razza gialla.

66:7.8 (751.3) Hap presentò alle razze primitive una legge morale. Questo codice si chiamava “La Via del Padre” e consisteva nei sette comandamenti seguenti:

66:7.9 (751.4) 1. Tu non temerai né servirai alcun Dio eccetto il Padre di tutti.

66:7.10 (751.5) 2. Non disubbidirai al Figlio del Padre, il sovrano del mondo, e non mancherai di rispetto ai suoi associati superumani.

66:7.11 (751.6) 3. Non mentirai quando sarai chiamato davanti ai giudici del popolo.

66:7.12 (751.7) 4. Non ucciderai uomini, donne o bambini.

66:7.13 (751.8) 5. Non ruberai né i beni né il bestiame del tuo vicino.

66:7.14 (751.9) 6. Non toccherai la moglie del tuo amico.

66:7.15 (751.10) 7. Non mancherai di rispetto ai tuoi genitori né agli anziani della tribù.

66:7.16 (751.11) Questa fu la legge di Dalamatia per quasi trecentomila anni. E molte pietre sulle quali questa legge fu incisa giacciono ora sotto il mare al largo della Mesopotamia e della Persia. Divenne costume tenere a mente uno di questi comandamenti per ogni giorno della settimana, impiegandolo come saluto e come ringraziamento al momento dei pasti.

66:7.17 (751.12) La misura del tempo in quest’epoca era il mese lunare; questo periodo era calcolato in ventotto giorni. Con l’eccezione del giorno e della notte, questa fu la sola unità di tempo conosciuta dai popoli primitivi. La settimana di sette giorni fu introdotta dagli istruttori di Dalamatia ed ebbe origine dal fatto che sette era un quarto di ventotto. Il significato del numero sette nel superuniverso offrì loro senza dubbio l’occasione d’introdurre un riferimento spirituale nel calcolo abituale del tempo. Ma non c’è alcuna origine naturale nel periodo settimanale.

66:7.18 (751.13) La campagna attorno alla città era molto ben sistemata per un raggio di centosessanta chilometri. Negli immediati dintorni della città centinaia di allievi qualificati delle scuole del Principe s’impegnavano nell’allevamento degli animali e mettevano in pratica in altri modi l’istruzione che avevano ricevuto dal suo gruppo e dai suoi numerosi assistenti umani. Alcuni si dedicavano all’agricoltura e all’orticoltura.

66:7.19 (751.14) L’umanità non fu costretta a lavorare la terra come punizione di un supposto peccato. “Tu mangerai il frutto dei campi con il sudore della tua fronte” non fu una sentenza di punizione pronunciata a causa della partecipazione dell’uomo alle follie della ribellione di Lucifero sotto la direzione del traditore Caligastia. La coltivazione del suolo è inerente all’instaurazione di una civiltà progressiva sui mondi evoluzionari, e questa ingiunzione fu il centro di tutto l’insegnamento del Principe Planetario e del suo personale durante i trecentomila anni trascorsi tra il loro arrivo su Urantia ed i tragici giorni in cui Caligastia unì la propria sorte a quella del ribelle Lucifero. Lavorare la terra non è una maledizione; è piuttosto la più alta benedizione per tutti coloro che possono così godere della più umana di tutte le attività umane.

66:7.20 (752.1) Allo scoppio della ribellione Dalamatia aveva una popolazione residente di quasi seimila abitanti. Questa cifra comprende gli studenti regolari, ma non tiene conto dei visitatori e degli osservatori che sommavano sempre a più di mille. Tuttavia, difficilmente voi potete rendervi conto dei meravigliosi progressi di quei tempi lontanissimi. Praticamente tutte le ammirevoli conquiste umane di quell’epoca sono state cancellate dall’orribile confusione e dalle abbiette tenebre spirituali che seguirono la catastrofe dell’inganno e della sedizione di Caligastia.

8. Le sventure di Caligastia

66:8.1 (752.2) Se riesaminiamo la lunga carriera di Caligastia troviamo soltanto un aspetto della sua condotta suscettibile di attirare l’attenzione; egli era estremamente individualista. Aveva tendenza a parteggiare per quasi tutti i gruppi di protesta ed accordava generalmente la sua simpatia a coloro che davano una moderata espressione a critiche implicite. Noi rileviamo che si manifestò ben presto questa tendenza a mal sopportare l’autorità, a risentirsi un po’ per ogni forma di controllo. Pur leggermente risentito per i consigli degli anziani ed un po’ riluttante all’autorità superiore, nondimeno ogni volta che era stato messo alla prova egli aveva sempre dimostrato lealtà verso i governanti dell’universo e obbedienza agli ordini dei Padri della Costellazione. Nessun vero errore fu mai trovato in lui fino al momento del suo ignominioso tradimento di Urantia.

66:8.2 (752.3) Si deve notare che Lucifero e Caligastia erano stati entrambi pazientemente istruiti ed amorevolmente avvertiti circa le loro tendenze alla critica e al sottile sviluppo del loro orgoglio, associato all’esagerato senso dell’importanza personale. Ma tutti questi tentativi per aiutarli erano stati a torto interpretati come critiche senza fondamento ed ingerenze ingiustificate nelle loro libertà personali. Sia Caligastia che Lucifero ritennero che i loro amichevoli consiglieri fossero animati da motivi molto reprensibili, che cominciavano a dominare il loro pensare distorto e la loro concezione errata. Essi giudicarono i loro disinteressati consiglieri secondo il loro stesso crescente egocentrismo.

66:8.3 (752.4) Dopo l’arrivo del Principe Caligastia la civilizzazione del pianeta progredì in maniera abbastanza normale per quasi trecentomila anni. A parte il fatto di essere una sfera di modificazione della vita, e perciò soggetta a numerose irregolarità e ad episodi insoliti di fluttuazioni evoluzionarie, Urantia progredì in maniera molto soddisfacente nella sua carriera planetaria fino al momento della ribellione di Lucifero e del simultaneo tradimento di Caligastia. Tutta la storia susseguente è stata definitivamente modificata da questo errore catastrofico come pure dal fallimento successivo di Adamo ed Eva nel compimento della loro missione planetaria.

66:8.4 (752.5) Il Principe di Urantia sprofondò nelle tenebre al momento della ribellione di Lucifero, precipitando così il pianeta in una lunga confusione. In seguito egli fu privato dell’autorità sovrana dall’azione coordinata dei sovrani della costellazione e di altre autorità dell’universo. Egli condivise le inevitabili vicissitudini dell’isolamento di Urantia fino all’epoca del soggiorno di Adamo sul pianeta e contribuì in parte al fallimento del piano di elevazione delle razze mortali mediante l’infusione del sangue vitale della nuova razza viola — i discendenti di Adamo ed Eva.

66:8.5 (753.1) Il potere del Principe decaduto di disturbare gli affari umani fu considerevolmente ridotto dall’incarnazione come mortale di Machiventa Melchizedek all’epoca di Abramo; e successivamente, durante la vita di Micael nella carne, questo Principe traditore fu finalmente spogliato di ogni autorità su Urantia.

66:8.6 (753.2) La dottrina di un demonio personale su Urantia, benché avesse qualche fondamento nella presenza planetaria del traditore ed iniquo Caligastia, è divenuta tuttavia totalmente fittizia nei suoi insegnamenti che un tale “demonio” possa influenzare la normale mente umana contro la sua libera scelta naturale. Anche prima del conferimento di Micael su Urantia, né Caligastia né Daligastia furono mai in grado di opprimere i mortali o di forzare un individuo normale a fare una qualsiasi cosa contro la volontà umana. Il libero arbitrio dell’uomo è supremo in materia di morale. Anche l’Aggiustatore di Pensiero interiore rifiuta di costringere l’uomo a formare un solo pensiero o a compiere un solo atto contrari alla scelta della volontà personale dell’uomo stesso.

66:8.7 (753.3) Ed ora questo ribelle del regno, privato di ogni potere di nuocere ai suoi vecchi sudditi, aspetta il giudizio finale da parte degli Antichi dei Giorni di Uversa di tutti coloro che hanno partecipato alla ribellione di Lucifero.

66:8.8 (753.4) [Presentato da un Melchizedek di Nebadon.]

Fascicolo 67 - La ribellione planetaria

Il Libro di Urantia

Fascicolo 67

La ribellione planetaria

67:0.1 (754.1) NON SI possono comprendere i problemi associati all’esistenza dell’uomo su Urantia senza la conoscenza di certe grandi epoche del passato, in particolare l’avvenimento e le conseguenze della ribellione planetaria. Anche se questo sconvolgimento non interferì seriamente nel progresso dell’evoluzione organica, modificò notevolmente il corso dell’evoluzione sociale e dello sviluppo spirituale. Tutta la storia superfisica del pianeta fu profondamente influenzata da questa calamità devastatrice.

1. Il tradimento di Caligastia

67:1.1 (754.2) Caligastia era a capo di Urantia da trecentomila anni quando Satana, l’assistente di Lucifero, fece una delle sue periodiche visite d’ispezione. Quando Satana arrivò sul pianeta, il suo aspetto non somigliava per niente alle vostre caricature della sua infame maestà. Egli era, ed è ancora, un Figlio Lanonandek di grande splendore. “E non c’è da stupirsi, perché Satana stesso è una brillante creatura di luce.”

67:1.2 (754.3) Nel corso di questa ispezione Satana informò Caligastia della “Dichiarazione di Libertà” allora proposta da Lucifero, e come ora sappiamo il Principe fu d’accordo di tradire il pianeta all’annuncio della ribellione. Le personalità leali dell’universo provano uno sdegno particolare per il Principe Caligastia a causa di questo premeditato tradimento della fiducia. Il Figlio Creatore espresse tale disprezzo quando disse: “Tu assomigli al tuo capo, Lucifero, ed hai perpetuato la sua iniquità in modo colpevole. Egli fu un falsificatore fin dall’inizio della sua autoesaltazione perché non dimorava nella verità.”

67:1.3 (754.4) In tutto il lavoro amministrativo di un universo locale nessun incarico elevato è considerato più sacro di quello affidato ad un Principe Planetario, il quale assume la responsabilità del benessere e della guida dei mortali in evoluzione su un mondo appena abitato. Di tutte le forme di male, nessuna ha un effetto più distruttivo sullo status della personalità quanto il tradimento della fiducia e la slealtà verso i propri amici fiduciosi. Commettendo deliberatamente questo peccato, Caligastia alterò così completamente la sua personalità che da allora la sua mente non è più stata in grado di riacquistare il pieno equilibrio.

67:1.4 (754.5) Ci sono molti modi di considerare il peccato, ma dal punto di vista filosofico universale il peccato è il comportamento di una personalità che si oppone coscientemente alla realtà cosmica. Si può considerare l’errore come una concezione sbagliata o una deformazione della realtà. Il male è una realizzazione parziale delle realtà universali o un cattivo adattamento alle stesse. Ma il peccato è una resistenza intenzionale alla realtà divina — una scelta cosciente di opporsi al progresso spirituale — mentre l’iniquità consiste in una sfida aperta e persistente alla realtà riconosciuta e denota un tale grado di disgregazione della personalità da rasentare la follia cosmica.

67:1.5 (755.1) L’errore indica mancanza di acume intellettuale; il male indica mancanza di saggezza; il peccato indica abbietta povertà spirituale; ma l’iniquità denota che il controllo della personalità sta scomparendo.

67:1.6 (755.2) E quando il peccato è stato scelto così tante volte e ripetuto così spesso, può diventare abituale. I peccatori impenitenti possono diventare facilmente iniqui, ribellarsi apertamente contro l’universo e tutte le sue realtà divine. Mentre tutte le forme di peccato possono essere perdonate, noi dubitiamo che un iniquo radicato possa mai provare sinceramente dispiacere per i suoi misfatti od accettare il perdono dei suoi peccati.

2. Lo scoppio della ribellione

67:2.1 (755.3) Poco dopo l’ispezione di Satana e mentre l’amministrazione planetaria era sul punto di realizzare grandi cose su Urantia, un giorno, nel mezzo dell’inverno dei continenti settentrionali, Caligastia ebbe un lungo colloquio con il suo associato Daligastia, a seguito del quale quest’ultimo convocò i dieci consigli di Urantia in sessione straordinaria. Questa assemblea fu aperta con la dichiarazione che il Principe Caligastia stava per proclamarsi sovrano assoluto di Urantia ed esigeva che tutti i gruppi amministrativi abdicassero, rimettendo tutte le loro funzioni e tutti i loro poteri nelle mani di Daligastia, designato come amministratore fiduciario, in attesa della riorganizzazione del governo planetario e della conseguente ridistribuzione di questi incarichi d’autorità amministrativa.

67:2.2 (755.4) La presentazione di questa sbalorditiva richiesta fu seguita dal magistrale appello di Van, presidente del consiglio supremo di coordinamento. Questo eminente amministratore e valente giurista stigmatizzò il modo di procedere proposto da Caligastia come un atto che rasentava la ribellione planetaria ed invitò i suoi colleghi ad astenersi da ogni partecipazione fino a che non fosse stato rivolto un appello a Lucifero, Sovrano del Sistema di Satania; ed egli ottenne l’appoggio dell’intero personale. Di conseguenza fu fatto appello a Jerusem, da dove ritornarono immediatamente gli ordini che designavano Caligastia quale sovrano supremo di Urantia ed ingiungevano obbedienza cieca ed assoluta alle sue disposizioni. E fu in risposta a questo stupefacente messaggio che il nobile Van pronunciò il suo memorabile discorso di sette ore nel quale accusò formalmente Daligastia, Caligastia e Lucifero di oltraggiare la sovranità dell’universo di Nebadon; e si appellò agli Altissimi di Edentia per essere sostenuto e ricevere conferma.

67:2.3 (755.5) Nel frattempo i circuiti del sistema erano stati interrotti; Urantia era isolato. Tutti i gruppi di vita celeste presenti sul pianeta si trovarono improvvisamente e senza preavviso isolati, totalmente tagliati fuori da ogni parere e consiglio esterni.

67:2.4 (755.6) Daligastia proclamò ufficialmente Caligastia “Dio di Urantia e supremo al di sopra di tutto”. Di fronte a questa proclamazione le conclusioni erano chiaramente tratte; ed ogni gruppo si ritirò per conto proprio e diede inizio a deliberazioni, a discussioni destinate alla fine a determinare la sorte di ogni personalità superumana sul pianeta.

67:2.5 (755.7) I serafini, i cherubini ed altri esseri celesti furono coinvolti nelle decisioni di questa lotta implacabile, di questo lungo e colpevole conflitto. Numerosi gruppi superumani che si trovavano ad essere su Urantia al momento del suo isolamento vi furono trattenuti e, alla stregua dei serafini e dei loro associati, furono costretti a scegliere tra il peccato e la rettitudine — tra le vie di Lucifero e la volontà del Padre invisibile.

67:2.6 (756.1) Questa battaglia proseguì per più di sette anni. Fino a che ogni personalità interessata non ebbe preso una decisione definitiva, le autorità di Edentia non vollero interferire o intervenire e non lo fecero. Solo allora Van ed i suoi associati leali ricevettero giustificazione e furono sollevati dalla loro prolungata ansietà e dalla loro intollerabile incertezza.

3. I sette anni cruciali

67:3.1 (756.2) Lo scoppio della ribellione su Jerusem, capitale di Satania, fu diffuso dal consiglio dei Melchizedek. I Melchizedek incaricati dei casi d’emergenza furono immediatamente inviati a Jerusem, e Gabriele si offrì volontario per rappresentare il Figlio Creatore, la cui autorità era stata messa in discussione. All’annuncio dello stato di ribellione in Satania il sistema fu isolato, messo in quarantena, dagli altri sistemi fratelli. Vi fu “guerra nel cielo” nella capitale di Satania ed essa si estese a tutti i pianeti del sistema locale.

67:3.2 (756.3) Su Urantia quaranta membri del gruppo corporale dei cento (compreso Van) rifiutarono di unirsi all’insurrezione. Molti assistenti umani del personale (modificati ed altri) furono anch’essi nobili e coraggiosi difensori di Micael e del suo governo universale. Ci fu una terribile perdita di personalità tra i serafini e i cherubini. Quasi la metà dei serafini amministratori e di transizione assegnati al pianeta si unirono al loro capo e a Daligastia per appoggiare la causa di Lucifero. Quarantamilacentodiciannove creature intermedie primarie si unirono a Caligastia, ma i rimanenti rimasero fedeli al loro incarico.

67:3.3 (756.4) Il Principe traditore riunì le creature intermedie sleali ed altri gruppi di personalità ribelli e li organizzò perché eseguissero i suoi ordini, mentre Van riunì gli intermedi leali ed altri gruppi fedeli e cominciò la grande battaglia per la salvezza del personale planetario e delle altre personalità celesti isolate.

67:3.4 (756.5) Durante questa battaglia i lealisti s’installarono in un insediamento scarsamente protetto e senza mura situato a pochi chilometri ad est di Dalamatia, ma le loro abitazioni erano sorvegliate giorno e notte dai vigili e sempre attenti intermedi leali, i quali avevano in loro possesso l’inestimabile albero della vita.

67:3.5 (756.6) Allo scoppio della ribellione alcuni cherubini e serafini leali, con l’aiuto di tre intermedi fedeli, assunsero la custodia dell’albero della vita e permisero solo ai quaranta lealisti del personale ed ai loro associati umani modificati di mangiare i frutti e le foglie di questa pianta energetica. Ce n’erano cinquantasei di questi Andoniti modificati associati al gruppo; sedici assistenti Andoniti del gruppo sleale si erano rifiutati di entrare nella ribellione con i loro capi.

67:3.6 (756.7) Per tutti i sette anni cruciali della ribellione di Caligastia, Van si dedicò totalmente a servire la sua armata leale di uomini, d’intermedi e di angeli. L’acume spirituale e la fermezza morale che permisero a Van di conservare un tale atteggiamento incrollabile di fedeltà al governo dell’universo erano il prodotto di una mente lucida, di un ragionamento saggio, di un giudizio logico, di una motivazione sincera, di un disegno altruista, di una lealtà intelligente, di una memoria esperienziale, di un carattere disciplinato e di una dedizione indiscussa della sua personalità a fare la volontà del Padre del Paradiso.

67:3.7 (756.8) Questi sette anni di attesa furono un periodo d’esame di coscienza e di disciplina dell’anima. Tali crisi negli affari dell’universo dimostrano l’enorme influenza della mente come fattore di scelta spirituale. Educazione, formazione ed esperienza sono fattori che partecipano alla maggior parte delle decisioni vitali di tutte le creature morali evoluzionarie. Ma è assolutamente possibile che lo spirito interiore entri in contatto diretto con i poteri che determinano le decisioni della personalità umana e conferisca così, alla volontà totalmente consacrata della creatura, il potere di compiere degli atti stupefacenti di devozione leale alla volontà e alle vie del Padre paradisiaco. E questo è proprio ciò che avvenne nell’esperienza di Amadon, l’associato umano modificato di Van.

67:3.8 (757.1) Amadon è l’eroe umano più rimarchevole della ribellione di Lucifero. Questo discendente maschio di Andon e Fonta fu uno dei cento mortali che fornirono il plasma vitale al gruppo del Principe, e a partire da quell’avvenimento fu assegnato a Van come suo associato ed assistente umano. Amadon scelse di restare al fianco del suo capo durante tutta la lunga ed aspra lotta. E fu uno spettacolo ispirante vedere questo figlio delle razze evoluzionarie rimanere insensibile alle sofisticherie di Daligastia mentre per tutti i sette anni di lotta lui ed i suoi associati leali resistevano con fermezza incrollabile a tutti gli insegnamenti ingannevoli del brillante Caligastia.

67:3.9 (757.2) Caligastia, con un massimo d’intelligenza ed una vasta esperienza negli affari dell’universo, si smarrì — abbracciò il peccato. Amadon, con un minimo d’intelligenza ed una totale assenza di esperienza universale, rimase saldo nel servizio dell’universo e nella fedeltà al suo associato. Van utilizzò la mente e lo spirito in una magnifica ed efficace combinazione di determinazione intellettuale e d’intuizione spirituale, raggiungendo così un livello esperienziale di realizzazione della personalità dell’ordine più elevato possibile. Mente e spirito, quando sono pienamente uniti, sono un potenziale per la creazione di valori superumani ed anche di realtà morontiali.

67:3.10 (757.3) Si potrebbero raccontare infiniti avvenimenti sensazionali di questi tragici giorni. Ma alla fine la decisione definitiva dell’ultima personalità fu presa, ed allora, e soltanto allora, un Altissimo di Edentia arrivò con i Melchizedek incaricati delle situazioni d’emergenza per impadronirsi dell’autorità su Urantia. Gli archivi panoramici del regno di Caligastia su Jerusem furono cancellati ed iniziò l’era di prova della riabilitazione planetaria.

4. I cento di Caligastia dopo la ribellione

67:4.1 (757.4) Dopo aver fatto l’appello finale, si costatò che i membri corporali del gruppo del Principe si erano schierati come segue: Van e tutto il suo gruppo di coordinamento erano rimasti fedeli. Ang e tre membri del consiglio dell’alimentazione erano sopravvissuti. Il consiglio dell’addomesticamento degli animali si era lasciato trasportare dalla ribellione, come fecero tutti i consiglieri per la protezione dagli animali da preda. Fad e cinque membri del collegio d’insegnamento erano salvi. Nod e tutta la commissione per l’industria ed il commercio si unirono a Caligastia. Hap e tutto il collegio della religione rivelata rimasero fedeli con Van ed il suo nobile gruppo. Lut e l’intero consiglio della salute furono perduti. Il consiglio dell’arte e della scienza rimase fedele nella sua totalità, ma Tut e la commissione per i governi tribali deviarono tutti. Dei cento, se ne salvarono quindi quaranta, i quali furono in seguito trasferiti su Jerusem, da dove ripresero il loro viaggio verso il Paradiso.

67:4.2 (757.5) I sessanta membri del personale planetario che si unirono alla ribellione scelsero Nod come loro capo. Essi lavorarono di tutto cuore per il Principe ribelle, ma si accorsero ben presto di essere privi del sostegno dei circuiti vitali del sistema. Si resero conto di essere stati degradati allo status di esseri mortali. Erano sì superumani, ma allo stesso tempo materiali e mortali. Nel tentativo di accrescere il loro numero Daligastia ordinò l’immediato ricorso alla riproduzione sessuale, sapendo perfettamente che i sessanta membri originali ed i loro quarantaquattro associati andonici modificati erano condannati a subire, presto o tardi, l’estinzione per morte. Dopo la caduta di Dalamatia il gruppo sleale emigrò verso nord e verso est. I loro discendenti furono a lungo conosciuti come i Noditi ed il loro luogo di residenza come “il paese di Nod”.

67:4.3 (758.1) La presenza di questi straordinari superuomini e superdonne, messi nei guai dalla ribellione e che si congiunsero ben presto con i figli e le figlie terrestri, diede facilmente origine alle storie tradizionali degli dei scesi dal cielo per unirsi con i mortali. In tal modo ebbero origine le mille ed una leggende di natura mitica, ma fondate sui fatti dei tempi posteriori alla ribellione, che figurarono più tardi nei racconti e nelle tradizioni popolari dei vari popoli i cui antenati erano entrati in contatto con i Noditi ed i loro discendenti.

67:4.4 (758.2) I ribelli del personale, privati del sostentamento spirituale, morirono alla fine di morte naturale. Gran parte della successiva idolatria delle razze umane ebbe origine dal desiderio di perpetuare il ricordo di questi esseri altamente onorati dei tempi di Caligastia.

67:4.5 (758.3) Quando i membri del gruppo dei cento vennero su Urantia, furono temporaneamente staccati dai loro Aggiustatori di Pensiero. Immediatamente dopo l’arrivo degli amministratori fiduciari Melchizedek, le personalità leali (eccetto Van) furono rimandate a Jerusem e riunite ai loro Aggiustatori in attesa. Noi non conosciamo la sorte dei sessanta ribelli del personale; i loro Aggiustatori stazionano ancora su Jerusem. Le cose rimarranno senz’altro allo stato attuale fino a quando l’intera ribellione di Lucifero sarà definitivamente giudicata e sarà decretata la sorte di tutti i suoi partecipanti.

67:4.6 (758.4) Fu molto difficile per esseri come gli angeli e gli intermedi concepire che brillanti e fidati dirigenti come Caligastia e Daligastia avessero deviato — avessero commesso un peccato di tradimento. Gli esseri che caddero nel peccato — non entrarono deliberatamente o premeditatamente nella ribellione — furono sviati dai loro superiori, ingannati dai loro capi fidati. Fu ugualmente facile ottenere l’appoggio dei mortali evoluzionari di mentalità primitiva.

67:4.7 (758.5) La grande maggioranza di tutti gli esseri umani e superumani che furono vittime della ribellione di Lucifero su Jerusem e sui vari pianeti tratti in errore si sono da lungo tempo profondamente pentiti della loro follia. E noi crediamo veramente che tutti questi penitenti sinceri saranno in qualche modo riabilitati e reintegrati in una qualche fase del servizio universale quando gli Antichi dei Giorni completeranno definitivamente il giudizio degli affari della ribellione di Satania, che essi hanno così recentemente iniziato.

5. Le conseguenze immediate della ribellione

67:5.1 (758.6) Una grande confusione regnò in Dalamatia e nei dintorni per quasi cinquant’anni dopo l’istigazione della ribellione. Fu tentata la completa e radicale riorganizzazione di tutto il mondo. La rivoluzione prese il posto dell’evoluzione come politica di progresso culturale e di miglioramento razziale. Tra gli elementi superiori e parzialmente istruiti che risiedevano a Dalamatia e nei dintorni apparve un improvviso progresso del livello culturale, ma quando si tentò di applicare questi metodi nuovi e radicali alle popolazioni lontane, ne risultò immediatamente una confusione indescrivibile ed un pandemonio razziale. La libertà fu rapidamente trasformata in licenza dagli uomini primitivi semievoluti di quel tempo.

67:5.2 (758.7) Subito dopo la ribellione tutto il personale sedizioso si trovò impegnato in una difesa energica della città contro le orde semiselvagge che assediavano le sue mura come risultato delle dottrine di libertà che erano state prematuramente insegnate loro. Ed anni prima che il magnifico quartier generale fosse sommerso dai mari del sud, le tribù fuorviate e male istruite delle zone limitrofe a Dalamatia si erano già scagliate in un assalto semiselvaggio sulla splendida città, sospingendo verso nord il gruppo secessionista ed i suoi associati.

67:5.3 (759.1) Il piano di Caligastia per l’immediata ricostruzione della società umana in conformità alle sue idee di libertà individuale e collettiva si rivelò subito un fallimento più o meno completo. La società sprofondò presto al suo antico livello biologico e la lotta per il progresso ricominciò da un punto poco più avanzato che all’inizio del regime di Caligastia, poiché questa sollevazione aveva lasciato il mondo nella peggiore delle confusioni.

67:5.4 (759.2) Centosessantadue anni dopo la ribellione un maremoto si abbatté su Dalamatia ed il quartier generale planetario fu sommerso dalle acque del mare, e questa terra non riemerse prima che quasi tutte le vestigia della nobile cultura di quelle splendide epoche fossero state cancellate.

67:5.5 (759.3) Quando la prima capitale del mondo fu sommersa ospitava soltanto i tipi inferiori delle razze Sangik di Urantia, dei rinnegati che avevano già trasformato il tempio del Padre in un santuario dedicato a Nog, il falso dio della luce e del fuoco.

6. Van — il tenace

67:6.1 (759.4) I seguaci di Van si ritirarono presto sugli altopiani occidentali dell’India, dove furono al riparo dagli attacchi delle razze disorientate delle pianure, e da questo luogo di rifugio essi predisposero i piani per la riabilitazione del mondo, come i loro antichi predecessori Badoniti avevano un tempo inconsapevolmente lavorato per il benessere dell’umanità poco prima della nascita delle tribù Sangik.

67:6.2 (759.5) Prima dell’arrivo degli amministratori fiduciari Melchizedek, Van affidò la gestione degli affari umani a dieci commissioni di quattro membri ciascuna, gruppi identici a quelli del regime del Principe. I Portatori di Vita residenti più anziani assunsero temporaneamente la direzione di questo consiglio di quaranta, che funzionò per tutti i sette anni di attesa. Gruppi simili di Amadoniti assunsero queste responsabilità quando i trentanove membri leali del personale ritornarono a Jerusem.

67:6.3 (759.6) Tali Amadoniti discendevano dal gruppo di 144 Andoniti leali al quale apparteneva Amadon e che era divenuto noto con il suo nome. Questo gruppo comprendeva trentanove uomini e centocinque donne. Di questi, cinquantasei avevano uno status d’immortalità e tutti (eccetto Amadon) furono trasferiti con i membri leali del gruppo. I restanti membri di questo nobile gruppo continuarono la loro opera sulla terra sino alla fine della loro vita di mortali sotto la direzione di Van e di Amadon. Essi furono il lievito biologico che si moltiplicò e continuò a fornire la guida per il mondo durante le lunghe epoche oscure dell’era posteriore alla ribellione.

67:6.4 (759.7) Van fu lasciato su Urantia fino ai tempi di Adamo, rimanendo come capo titolare di tutte le personalità superumane operanti sul pianeta. Lui e Amadon furono sostentati mediante la tecnica dell’albero della vita, in congiunzione con il ministero speciale di vita dei Melchizedek, per più di centocinquantamila anni.

67:6.5 (759.8) Gli affari di Urantia furono a lungo amministrati da un consiglio di amministratori fiduciari planetari, dodici Melchizedek, confermati dal mandato del sovrano senior della costellazione, l’Altissimo Padre di Norlatiadek. Associato agli amministratori fiduciari Melchizedek c’era un consiglio consultivo costituito da: uno degli aiuti leali del Principe decaduto, i due Portatori di Vita residenti, un Figlio Trinitizzato in fase di apprendistato, un Figlio Istruttore volontario, un Brillante Astro della Sera di Avalon (periodicamente), i capi dei serafini e dei cherubini, alcuni consulenti provenienti da due pianeti vicini, il direttore generale della vita angelica subordinata e Van, il comandante in capo delle creature intermedie. Urantia fu governato ed amministrato in tal modo fino all’arrivo di Adamo. Non c’è da stupirsi che al leale e coraggioso Van sia stato assegnato un posto nel consiglio degli amministratori fiduciari planetari che amministrò così a lungo gli affari di Urantia.

67:6.6 (760.1) I dodici amministratori fiduciari Melchizedek di Urantia realizzarono un’opera eroica. Essi preservarono i resti della civiltà e la loro politica planetaria fu fedelmente eseguita da Van. Entro mille anni dalla ribellione egli aveva disseminato nel mondo più di trecentocinquanta gruppi progrediti. Questi avamposti di civiltà erano in maggior parte composti di discendenti degli Andoniti leali leggermente incrociati con le razze Sangik, in particolare con gli uomini blu e con i Noditi.

67:6.7 (760.2) Nonostante il terribile regresso causato dalla ribellione c’erano molte buone stirpi biologicamente promettenti sulla terra. Sotto la supervisione degli amministratori fiduciari Melchizedek, Van e Amadon continuarono la loro opera per favorire l’evoluzione naturale della razza umana, portando avanti l’evoluzione fisica dell’uomo fino a raggiungere quel risultato finale che giustificasse l’invio di un Figlio e di una Figlia Materiali su Urantia.

67:6.8 (760.3) Van e Amadon restarono sulla terra fino a poco dopo l’arrivo di Adamo ed Eva. Alcuni anni dopo furono trasferiti a Jerusem, dove Van fu riunito al suo Aggiustatore in attesa. Van serve ora nell’interesse di Urantia aspettando l’ordine di riprendere il lungo, lungo cammino verso la perfezione del Paradiso e verso il destino non rivelato del Corpo dei Mortali della Finalità in corso di costituzione.

67:6.9 (760.4) Si deve tenere presente che quando Van si appellò agli Altissimi di Edentia dopo che Lucifero ebbe sostenuto Caligastia su Urantia, i Padri della Costellazione notificarono una decisione immediata di appoggio a Van su tutti i punti della sua tesi. Questo verdetto non lo raggiunse perché i circuiti planetari di comunicazione furono interrotti durante la sua trasmissione. Soltanto recentemente questa decisione tangibile fu scoperta in possesso di un ritrasmettitore di energia presso il quale era rimasta bloccata dal momento dell’isolamento di Urantia. Senza tale scoperta, fatta a seguito di ricerche da parte degli intermedi di Urantia, la diffusione di questa decisione avrebbe atteso la reintegrazione di Urantia nei circuiti della costellazione. Questo apparente incidente nelle comunicazioni interplanetarie divenne possibile perché i trasmettitori di energia possono ricevere e trasmettere notizie, ma non possono dare avvio alle comunicazioni.

67:6.10 (760.5) Lo status tecnico di Van negli archivi giuridici di Satania non fu effettivamente e definitivamente stabilito fino a quando questa decisione dei Padri di Edentia non fu registrata su Jerusem.

7. Le ripercussioni remote del peccato

67:7.1 (760.6) Le conseguenze personali (centripete) del rifiuto intenzionale e persistente della luce da parte di una creatura sono inevitabili ed individuali e concernono soltanto la Deità e quella stessa creatura. Tale raccolto d’iniquità distruttrice dell’anima è la messe interiore della creatura iniqua dotata di volontà.

67:7.2 (761.1) Ma non è così per le ripercussioni esterne del peccato. Le conseguenze impersonali (centrifughe) per aver abbracciato il peccato sono inevitabili e collettive e riguardano ogni creatura che opera nella zona interessata da tali avvenimenti.

67:7.3 (761.2) Cinquantamila anni dopo il crollo dell’amministrazione planetaria, gli affari terrestri erano così disorganizzati ed in ritardo che la razza umana era progredita molto poco in rapporto allo status evoluzionario generale esistente al momento dell’arrivo di Caligastia trecentocinquantamila anni prima. Sotto certi aspetti dei progressi erano stati compiuti; sotto altri molto terreno era stato perduto.

67:7.4 (761.3) Il peccato non è mai puramente localizzato nei suoi effetti. I settori amministrativi dell’universo sono degli organismi; la condizione di una personalità deve in una certa misura essere condivisa da tutti. Essendo il peccato un comportamento della persona nei confronti della realtà, è destinato a produrre il suo raccolto negativo inerente su tutti i livelli connessi dei valori universali. Ma le piene conseguenze delle idee sbagliate, delle cattive azioni o dei progetti peccaminosi sono vissute soltanto al livello del compimento effettivo. La trasgressione della legge dell’universo può essere fatale nel campo fisico senza coinvolgere seriamente la mente o pregiudicare l’esperienza spirituale. Il peccato è carico di conseguenze fatali per la sopravvivenza della personalità solo quando è l’atteggiamento dell’intero essere, quando rappresenta la scelta della mente e la volontà dell’anima.

67:7.5 (761.4) Il male ed il peccato hanno delle conseguenze nei regni materiale e sociale e talvolta possono anche ritardare il progresso spirituale su certi livelli della realtà universale, ma il peccato di un essere qualunque non sottrae mai ad un altro la realizzazione del diritto divino di sopravvivenza della personalità. La sopravvivenza eterna può essere messa in pericolo solo dalle decisioni della mente e dalla scelta dell’anima dell’individuo stesso.

67:7.6 (761.5) Il peccato commesso su Urantia ritardò molto poco l’evoluzione biologica, ma ebbe l’effetto di privare le razze umane del pieno beneficio dell’eredità adamica. Il peccato ritarda enormemente lo sviluppo intellettuale, la crescita morale, il progresso sociale e la realizzazione spirituale delle masse. Ma non impedisce ad un individuo che sceglie di conoscere Dio e di fare sinceramente la sua volontà divina di raggiungere la più alta spiritualità.

67:7.7 (761.6) Caligastia si ribellò, Adamo ed Eva fallirono, ma nessun mortale nato in seguito su Urantia ha sofferto di questi errori nella sua esperienza spirituale personale. Ogni mortale nato su Urantia dopo la ribellione di Caligastia è stato in qualche modo penalizzato nel tempo, ma il benessere futuro di tali anime non è mai stato minimamente messo in pericolo nell’eternità. Nessuno subisce mai una privazione spirituale essenziale a causa del peccato altrui. Il peccato è totalmente personale per quanto attiene alla colpevolezza morale o alle conseguenze spirituali, nonostante le sue profonde ripercussioni nei domini amministrativo, intellettuale e sociale.

67:7.8 (761.7) Anche se non possiamo sondare la saggezza che permette tali catastrofi, noi possiamo sempre discernere gli effetti benefici di questi disordini locali quando si riflettono sull’insieme dell’universo.

8. L’eroe umano della ribellione

67:8.1 (761.8) La ribellione di Lucifero fu contrastata da molti esseri coraggiosi sui vari mondi di Satania, ma gli archivi di Salvington descrivono Amadon come il carattere più rimarchevole di tutto il sistema per la sua gloriosa resistenza alla marea crescente della sedizione e per la sua incrollabile devozione a Van — essi rimasero entrambi saldi nella loro fedeltà alla supremazia del Padre invisibile e di suo Figlio Micael.

67:8.2 (762.1) All’epoca in cui accaddero questi memorabili avvenimenti io ero stazionato su Edentia, e ricordo ancora la profonda gioia che provavo quando prendevo conoscenza dei comunicati di Salvington che descrivevano giorno per giorno l’incredibile tenacia, la devozione trascendente e la squisita fedeltà di questo discendente un tempo semiselvaggio della stirpe sperimentale ed originale della razza andonica.

67:8.3 (762.2) Da Edentia, passando per Salvington e fino ad Uversa, per sette lunghi anni la prima domanda di tutti gli esseri celesti subordinati riguardo alla ribellione di Satania era sempre: “Che ne è di Amadon di Urantia, resiste ancora?”

67:8.4 (762.3) Se la ribellione di Lucifero ha ostacolato il sistema locale ed i suoi mondi caduti nel peccato, se la perdita di questo Figlio e dei suoi associati sviati ha intralciato temporaneamente il progresso della costellazione di Norlatiadek, valutate allora l’effetto prodotto dall’immensa risonanza della condotta ispirante di questo straordinario figlio della natura e del suo gruppo risoluto di 143 compagni nel mantenersi fermamente a favore dei concetti più elevati della gestione e dell’amministrazione dell’universo di fronte alla formidabile pressione contraria esercitata dai loro sleali superiori. E permettetemi di assicurarvi che ciò ha già fatto più bene nell’universo di Nebadon e nel superuniverso di Orvonton di quanto potrà mai risultare dalla somma totale del male e delle afflizioni causati dalla ribellione di Lucifero.

67:8.5 (762.4) Tutto ciò è un’illuminazione splendidamente toccante e superbamente sublime della saggezza del piano universale del Padre per mobilitare il Corpo dei Mortali della Finalità in Paradiso e reclutare questo vasto gruppo di misteriosi servitori del futuro in gran parte provenienti dall’argilla comune dei mortali di progressione ascendente — mortali del tutto simili all’incrollabile Amadon.

67:8.6 (762.5) [Presentato da un Melchizedek di Nebadon.]

Fascicolo 68 - Gli albori della civiltà

Il Libro di Urantia

Fascicolo 68

Gli albori della civiltà

68:0.1 (763.1) QUESTO è l’inizio del racconto della lunga, lunga battaglia del progresso della specie umana da una condizione che era appena migliore di un’esistenza animale, passando per le ere intermedie, fino ai tempi più recenti in cui una reale, benché imperfetta, civiltà si era sviluppata tra le razze più evolute dell’umanità.

68:0.2 (763.2) La civiltà è un’acquisizione razziale; non è biologicamente innata; perciò tutti i figli devono essere allevati in un ambiente di cultura ed ogni generazione successiva di giovani deve ricevere di nuovo la propria educazione. Le qualità superiori della civiltà — scientifica, filosofica e religiosa — non sono trasmesse da una generazione all’altra per eredità diretta. Questi risultati culturali sono preservati solo dalla conservazione illuminata del patrimonio sociale.

68:0.3 (763.3) L’evoluzione sociale di ordine cooperativo fu iniziata dagli insegnanti di Dalamatia e per trecentomila anni l’umanità fu allevata nell’idea di attività di gruppo. Gli uomini blu trassero profitto più di tutti gli altri da questi insegnamenti sociali primitivi, gli uomini rossi in una certa misura e gli uomini neri meno di tutti. In epoche più recenti la razza gialla e quella bianca hanno presentato lo sviluppo sociale più avanzato di Urantia.

1. La socializzazione protettiva

68:1.1 (763.4) Quando sono posti in stretto contatto gli uomini imparano spesso a simpatizzare gli uni con gli altri, ma gli uomini primitivi non traboccavano per natura di sentimenti fraterni e di desiderio di contatti sociali con i loro simili. Le razze primitive impararono piuttosto attraverso esperienze dolorose che “l’unione fa la forza”; ed è questa mancanza d’attrazione fraterna naturale che ostacola attualmente l’immediata realizzazione della fratellanza dell’uomo su Urantia.

68:1.2 (763.5) L’associazione divenne ben presto il prezzo della sopravvivenza. L’uomo isolato era indifeso se non portava un marchio tribale che testimoniasse la sua appartenenza ad un gruppo che avrebbe certamente vendicato un attacco contro di lui. Anche all’epoca di Caino era fatale allontanarsi da solo senza un marchio di associazione ad un gruppo. La civiltà è diventata l’assicurazione dell’uomo contro una morte violenta, mentre i premi sono pagati dalla sottomissione alle numerose esigenze legali della società.

68:1.3 (763.6) La società primitiva fu così fondata sulla necessità reciproca e sull’accresciuta sicurezza dell’associazione. La società umana si è evoluta in cicli millenari a seguito di questa paura dell’isolamento e grazie ad una cooperazione riluttante.

68:1.4 (763.7) Gli esseri umani primitivi impararono presto che i gruppi sono molto più grandi e più forti della semplice somma di ogni unità individuale. Cento uomini uniti e che lavorano all’unisono possono spostare un grosso masso; una ventina di custodi della pace ben addestrati possono contenere una folla in collera. È così che nacque la società, non da una semplice associazione numerica, ma piuttosto come risultato dell’organizzazione di cooperatori intelligenti. Ma la cooperazione non è una caratteristica naturale dell’uomo; egli impara a cooperare prima per paura e più tardi perché scopre che è molto vantaggioso per far fronte alle difficoltà del tempo presente e per proteggersi contro i supposti pericoli dell’eternità.

68:1.5 (764.1) I popoli che presto si organizzarono in una tale società primitiva ottennero migliori risultati nell’affrontare la natura come pure nella difesa contro i loro simili; essi avevano maggiori possibilità di sopravvivere. Per questo la civiltà è costantemente progredita su Urantia nonostante i suoi numerosi regressi. È soltanto a causa dell’accrescimento del valore della sopravvivenza nell’associazione che numerosi errori dell’uomo non sono riusciti finora ad arrestare o a distruggere la civiltà umana.

68:1.6 (764.2) Che la società culturale contemporanea sia un fenomeno piuttosto recente è ben dimostrato dalla sopravvivenza sino ad oggi di condizioni sociali primitive come quelle che caratterizzano gli aborigeni australiani, i Boscimani e i Pigmei dell’Africa. Tra queste popolazioni arretrate si può ancora osservare qualcosa dell’ostilità di gruppo primitiva, del sospetto personale e di altri tratti altamente antisociali che erano così caratteristici di tutte le razze primitive. Questi miseri resti dei popoli asociali dei tempi antichi testimoniano eloquentemente il fatto che la tendenza individualista naturale dell’uomo non può competere con successo contro le organizzazioni ed associazioni più efficaci e più potenti del progresso sociale. Le razze asociali arretrate e diffidenti, che parlano un dialetto differente ogni sessanta od ottanta chilometri, illustrano in quale mondo avreste potuto vivere ora senza gli insegnamenti del gruppo corporale del Principe Planetario e le attività successive del gruppo adamico di elevatori razziali.

68:1.7 (764.3) La frase moderna “ritorno alla natura” è un’illusione dell’ignoranza, una credenza nella realtà di un’antica fittizia “età d’oro”. La sola base per la leggenda dell’età d’oro è la realtà storica dell’esistenza di Dalamatia e dell’Eden. Ma queste società avanzate erano lontane dal realizzare sogni utopistici.

2. I fattori del progresso sociale

68:2.1 (764.4) La società civilizzata è il risultato degli sforzi iniziali dell’uomo per superare la sua avversione all’isolamento. Ma ciò non significa necessariamente reciproco affetto, e lo stato turbolento attuale di certi gruppi primitivi illustra bene le difficoltà attraversate dalle prime tribù. Ma anche se i membri di una civiltà possono scontrarsi e combattersi, e benché la civiltà stessa possa apparire come un insieme incoerente di tentativi e di lotte, nondimeno essa evidenzia uno sforzo intenso, non la monotonia noiosa della stagnazione.

68:2.2 (764.5) Sebbene il livello dell’intelligenza abbia notevolmente contribuito al ritmo del progresso culturale, la società è essenzialmente concepita per diminuire l’elemento rischio nel modo di vivere dell’individuo, ed è progredita con la stessa velocità con cui è riuscita a diminuire la sofferenza e ad aumentare l’elemento piacere nella vita. In tal modo l’intero corpo sociale avanza lentamente verso la meta del suo destino — l’estinzione o la sopravvivenza — a seconda che la meta sia la propria preservazione o l’autogratificazione. L’autopreservazione origina la società, mentre l’eccesso di autogratificazione distrugge la civiltà.

68:2.3 (764.6) Una società si occupa della propria perpetuazione, della propria preservazione e della propria soddisfazione, ma l’autorealizzazione umana merita di divenire il fine immediato di molti gruppi culturali.

68:2.4 (765.1) L’istinto gregario dell’uomo naturale non basta a spiegare lo sviluppo di un’organizzazione sociale quale esiste attualmente su Urantia. Benché questa propensione gregaria innata sia alla base della società umana, gran parte della sociabilità dell’uomo è un’acquisizione. Due grandi influenze che contribuirono all’associazione primitiva degli esseri umani furono la fame e l’amore a scopo sessuale, bisogni istintivi che l’uomo condivide con il mondo animale. Altre due emozioni che spinsero gli esseri umani ad unirsi ed a tenersi uniti furono la vanità e la paura, più particolarmente la paura dei fantasmi.

68:2.5 (765.2) La storia non è che il resoconto della lotta millenaria dell’uomo per il cibo. L’uomo primitivo pensava soltanto quando aveva fame; economizzare cibo fu la sua prima rinuncia, il suo primo atto di autodisciplina. Con lo sviluppo della società, la fame cessò di essere il solo incentivo alla mutua associazione. Numerosi altri tipi di fame, la realizzazione di bisogni diversi, portarono tutti ad un’associazione più stretta dell’umanità. Ma la società di oggi è sovraccaricata dalla crescita eccessiva di presunti bisogni umani. La civiltà occidentale del ventesimo secolo geme esausta sotto l’enorme peso del lusso e la disordinata moltiplicazione dei desideri e delle brame umane. La società moderna sta sopportando la tensione di una delle sue fasi più pericolose d’interassociazione su grande scala e d’interdipendenza altamente complessa.

68:2.6 (765.3) La pressione sociale della fame, della vanità e della paura dei fantasmi è stata continua, la soddisfazione sessuale invece è stata temporanea ed intermittente. Il desiderio sessuale da solo non spinse gli uomini e le donne primitivi ad assumere i pesanti fardelli del mantenimento di una famiglia. La famiglia primitiva era fondata sull’esuberanza sessuale del maschio privo di soddisfazioni frequenti e sul profondo amore materno della femmina umana, che in certa misura essa condivide con le femmine di tutti gli animali superiori. La presenza di un bambino indifeso determinò la prima differenziazione tra le attività maschili e femminili; la donna dovette mantenere una residenza fissa in cui poter coltivare il terreno. E dai tempi più remoti il luogo dov’era una donna è sempre stato considerato il focolare domestico.

68:2.7 (765.4) La donna divenne così ben presto indispensabile all’evoluzione del piano sociale, non tanto per un’effimera passione sessuale quanto in conseguenza del bisogno di cibo; essa era una compagna indispensabile per l’automantenimento. Essa era un’approvvigionatrice di cibo, una bestia da soma ed una compagna capace di sopportare grandi maltrattamenti senza violenti risentimenti, ed in aggiunta a tutti questi tratti desiderabili era un mezzo sempre disponibile di soddisfazione sessuale.

68:2.8 (765.5) Quasi tutti i valori durevoli della civiltà hanno le loro radici nella famiglia. La famiglia fu il primo raggruppamento pacifico coronato da successo, in quanto l’uomo e la donna impararono a conciliare i loro antagonismi insegnando allo stesso tempo il perseguimento della pace ai loro figli.

68:2.9 (765.6) La funzione del matrimonio nell’evoluzione è di assicurare la sopravvivenza della razza, non la semplice realizzazione di una felicità personale; gli obiettivi reali della famiglia sono il proprio mantenimento e la propria perpetuazione. L’autogratificazione è accessoria e non essenziale, salvo che come stimolo per assicurare l’unione sessuale. La natura esige la sopravvivenza, ma le arti della civiltà continuano ad accrescere i piaceri del matrimonio e le soddisfazioni della vita familiare.

68:2.10 (765.7) Se il concetto di vanità viene ampliato fino a comprendere l’orgoglio, l’ambizione e l’onore, allora possiamo capire non solo come queste propensioni contribuiscono alla formazione delle associazioni umane, ma anche come tengono uniti gli uomini, poiché tali emozioni sono vane senza un pubblico davanti al quale mostrarsi. Alla vanità si aggiunsero presto altre emozioni ed impulsi che necessitavano di un quadro sociale in cui potersi esibire e gratificare. Questo gruppo di emozioni diede origine alle prime manifestazioni di tutte le arti e cerimonie e di tutte le forme di competizioni e di giochi sportivi.

68:2.11 (766.1) La vanità ha contribuito potentemente alla nascita della società; ma al momento di queste rivelazioni gli sforzi tortuosi di una generazione vanagloriosa minacciano d’inondare e sommergere l’intera complessa struttura di una civiltà altamente specializzata. Il bisogno di piaceri ha da lungo tempo soppiantato il bisogno di cibo; gli scopi sociali legittimi dell’autopreservazione si stanno rapidamente trasformando in forme meschine e minacciose di autogratificazione. L’autopreservazione costruisce la società; l’autogratificazione sfrenata distrugge infallibilmente la civiltà.

3. L’influenza socializzante della paura dei fantasmi

68:3.1 (766.2) I desideri primitivi produssero la società originaria, ma la paura dei fantasmi la tenne unita ed impresse un aspetto extraumano alla sua esistenza. La paura ordinaria era di origine fisiologica: paura del dolore fisico, fame non soddisfatta o qualche calamità terrena; ma la paura dei fantasmi era una sorta di terrore nuovo e sublime.

68:3.2 (766.3) Il più importante fattore individuale nell’evoluzione della società umana fu probabilmente quello di sognare i fantasmi. Benché la maggior parte dei sogni turbasse profondamente la mente primitiva, sognare fantasmi terrorizzava letteralmente gli uomini primitivi, portando questi sognatori superstiziosi a gettarsi nelle braccia gli uni degli altri in una volontaria e sincera associazione per proteggersi vicendevolmente contro i vaghi ed invisibili pericoli immaginari del mondo degli spiriti. Sognare fantasmi fu una delle differenze che apparvero più presto tra il tipo di mente animale e quello umano. Gli animali non si raffigurano la sopravvivenza dopo la morte.

68:3.3 (766.4) A parte questo fattore dei fantasmi, tutta la società fu fondata su bisogni fondamentali e su stimoli biologici essenziali. Ma la paura dei fantasmi introdusse un fattore nuovo nella civiltà, una paura che si stacca e va oltre i bisogni elementari dell’individuo e che si eleva molto al di sopra anche delle lotte per preservare la collettività. La paura degli spiriti dei trapassati mise in luce una nuova e sorprendente forma di paura, un terrore spaventoso e potente che contribuì a trasformare i morbidi ordini sociali dei primi tempi nei gruppi primitivi più seriamente disciplinati e meglio controllati di questi tempi antichi. Questa superstizione insensata, che in parte sussiste ancora, preparò la mente degli uomini, attraverso la paura superstiziosa dell’irreale e del soprannaturale, alla scoperta successiva de “il timore del Signore che è l’inizio della saggezza”. Le paure senza fondamento dell’evoluzione sono destinate ad essere soppiantate dal timore reverenziale per la Deità ispirato dalla rivelazione. Il culto primitivo della paura dei fantasmi divenne un legame sociale potente e da quei tempi molto lontani l’umanità si è sempre più o meno sforzata di raggiungere la spiritualità.

68:3.4 (766.5) La fame e l’amore portarono gli uomini a mettersi insieme; la vanità e la paura dei fantasmi li tennero uniti. Ma queste sole emozioni, senza l’influenza delle rivelazioni pacificatrici, sono incapaci di sopportare la tensione dei sospetti e delle irritazioni delle interassociazioni umane. Senza l’aiuto delle fonti superumane la tensione sociale porta ad un collasso quando raggiunge certi limiti, e queste stesse influenze di mobilitazione sociale — fame, amore, vanità e paura — cospirano per gettare l’umanità nella guerra e nel massacro.

68:3.5 (766.6) La tendenza alla pace della razza umana non è un dono naturale; essa deriva dagli insegnamenti della religione rivelata, dall’esperienza accumulata dalle razze progressive, ma più specialmente dagli insegnamenti di Gesù, il Principe della Pace.

4. L’evoluzione dei costumi

68:4.1 (767.1) Tutte le istituzioni sociali moderne provengono dall’evoluzione dei costumi primitivi dei vostri antenati selvaggi; le convenzioni di oggi sono le usanze di ieri modificate ed ampliate. Ciò che l’abitudine è per l’individuo, l’usanza è per il gruppo; ed i costumi di gruppo si trasformano in usi popolari o in tradizioni tribali — in convenzioni di massa. Da questi primi inizi hanno la loro umile origine tutte le istituzioni della società umana contemporanea.

68:4.2 (767.2) Bisogna tenere presente che i costumi presero origine dallo sforzo di adattare la vita di gruppo alle condizioni d’esistenza della massa; le usanze furono la prima istituzione sociale dell’uomo. E tutte queste reazioni tribali risultarono dallo sforzo di evitare il dolore e l’umiliazione cercando allo stesso tempo di godere dei piaceri e del potere. L’origine degli usi popolari, come l’origine dei linguaggi, è sempre inconscia e non intenzionale, e perciò sempre avvolta di mistero.

68:4.3 (767.3) La paura dei fantasmi portò l’uomo primitivo ad immaginare il soprannaturale e pose così delle basi solide per quelle potenti influenze sociali dell’etica e della religione che a loro volta preservarono intatti di generazione in generazione gli usi e i costumi della società. La sola cosa che stabilizzò e cristallizzò inizialmente gli usi fu la credenza che i morti fossero gelosi del modo in cui avevano vissuto ed erano morti. Essi quindi avrebbero colpito con tremende punizioni quei mortali viventi che avessero osato trattare con negligente disprezzo le regole di vita che essi avevano onorato mentre erano nella carne. Tutto ciò è perfettamente illustrato dall’attuale rispetto della razza gialla per i suoi antenati. Successivamente le religioni primitive in sviluppo rafforzarono notevolmente l’azione della paura dei fantasmi consolidando i costumi, ma la civiltà in evoluzione ha sempre più liberato l’umanità dai vincoli della paura e dalla schiavitù della superstizione.

68:4.4 (767.4) Prima dell’insegnamento liberatore e liberalizzante degli istruttori di Dalamatia l’uomo antico era una vittima impotente del rituale delle usanze; il selvaggio primitivo era prigioniero di un cerimoniale senza fine. Tutto ciò che faceva dal risveglio mattutino al momento in cui si addormentava di sera nella sua caverna doveva essere fatto esattamente in un certo modo — conformemente agli usi popolari della tribù. Egli era schiavo della tirannia delle usanze; la sua vita non conteneva alcunché di libero, di spontaneo o di originale. Non c’era alcun progresso naturale verso un’esistenza mentale, morale o sociale superiore.

68:4.5 (767.5) L’uomo primitivo era oltremodo avvinto dai costumi; il selvaggio era un vero schiavo delle usanze; ma di tanto in tanto apparvero dei tipi particolari di personalità che osarono inaugurare nuovi modi di pensare e metodi di vita migliori. Ciò nonostante l’inerzia dell’uomo primitivo costituisce il freno di sicurezza biologico contro la precipitazione troppo repentina nella rovinosa incapacità di adattamento di una civiltà che progredisce troppo in fretta.

68:4.6 (767.6) Ma queste usanze non sono un male totale; la loro evoluzione dovrebbe proseguire. È quasi fatale alla persistenza della civiltà intraprendere la loro estesa modificazione con una rivoluzione radicale. L’usanza è stata il filo di continuità che ha tenuto unita la civiltà. Il sentiero della storia umana è lastricato di vestigia di costumi abbandonati e di pratiche sociali obsolete; ma nessuna civiltà che ha abbandonato i suoi costumi è sopravvissuta a meno di avere adottato costumi migliori e più appropriati.

68:4.7 (767.7) La sopravvivenza di una società dipende principalmente dall’evoluzione progressiva dei suoi costumi. Il processo di evoluzione dei costumi scaturisce dal desiderio di sperimentare; nuove idee vengono portate avanti — ne consegue la competizione. Una civiltà in progresso abbraccia le idee avanzate e perdura; il tempo e le circostanze scelgono alla fine il gruppo più adatto a sopravvivere. Ma ciò non significa che ogni cambiamento separato e distinto nella composizione della società umana sia stato per il meglio. No! Certamente no! Perché ci sono stati moltissimi regressi nella lunga lotta di avanzamento della civiltà di Urantia.

5. Le tecniche per il suolo — le arti di sostentamento

68:5.1 (768.1) La terra è il palcoscenico della società; gli uomini sono gli attori. L’uomo deve sempre adattare il proprio ruolo per conformarsi alla situazione della terra. L’evoluzione dei costumi dipende sempre dal rapporto terra-uomo. Ciò è vero nonostante sia difficile capirlo. La tecnica dell’uomo per trattare il suolo, o arti di sostentamento, aggiunta al suo livello di vita, forma la somma totale delle usanze popolari, dei costumi. E l’insieme degli adattamenti umani alle esigenze della vita corrisponde alla sua civiltà culturale.

68:5.2 (768.2) Le prime culture umane apparvero lungo i fiumi dell’emisfero orientale, e vi furono quattro grandi tappe nell’avanzamento della civiltà. Esse furono:

68:5.3 (768.3) 1. Lo stadio della raccolta. La costrizione del cibo, la fame, portò alla prima forma di organizzazione industriale, alle catene primitive di raccolta del cibo. Una tale linea di marcia della fame si estendeva talvolta per quindici chilometri mentre percorreva il terreno raccogliendo cibo. Questo fu lo stadio primitivo di cultura nomade ed è il modo di vivere attuale dei Boscimani dell’Africa.

68:5.4 (768.4) 2. Lo stadio della caccia. L’invenzione di attrezzi-arma permise all’uomo di divenire un cacciatore e di acquisire così una considerevole libertà dalla schiavitù del cibo. Un Andonita accorto che si era seriamente contuso il pugno in un violento combattimento riscoprì l’idea di utilizzare come braccio un lungo bastone ed un pezzo di selce dura, fissato all’estremità con dei tendini, come pugno. Numerose tribù fecero per proprio conto scoperte di tal genere e queste varie forme di mazza rappresentarono uno dei grandi passi avanti della civiltà umana. Oggi certi indigeni australiani sono progrediti poco oltre questo stadio.

68:5.5 (768.5) Gli uomini blu divennero esperti cacciatori e cercatori di pelli; sbarrando i fiumi essi prendevano grandi quantità di pesce, di cui essiccavano il soprappiù per l’inverno. Molte forme d’ingegnose trappole e tagliole furono impiegate per catturare selvaggina, ma le razze più primitive non cacciavano gli animali più grossi.

68:5.6 (768.6) 3. Lo stadio pastorale. Questa fase della civiltà fu resa possibile dall’addomesticamento degli animali. Gli Arabi e gli indigeni dell’Africa sono tra i popoli pastorali più recenti.

68:5.7 (768.7) La vita pastorale consentì l’ulteriore liberazione dalla schiavitù del cibo; l’uomo imparò a vivere sull’interesse del suo capitale, con i prodotti del suo bestiame; e ciò fornì più tempo libero per la cultura ed il progresso.

68:5.8 (768.8) La società prepastorale era una società di cooperazione tra i due sessi, ma lo sviluppo dell’allevamento di animali ricondusse le donne nel più profondo della schiavitù sociale. Nelle epoche primitive era compito dell’uomo assicurare il cibo animale; la donna doveva procurare i commestibili vegetali. Perciò, quando l’uomo entrò nell’era pastorale della sua esistenza, la dignità della donna si abbassò considerevolmente. Essa doveva ancora faticare per procurare gli alimenti vegetali necessari per vivere, mentre all’uomo bastava ricorrere alle sue mandrie per fornire cibo animale in abbondanza. L’uomo divenne così relativamente indipendente dalla donna; per tutta l’era pastorale la condizione della donna declinò in continuazione. Verso la fine di quest’era essa era divenuta poco più di una animale umano, ridotta a lavorare e a generare la discendenza dell’uomo, alla stregua degli animali delle mandrie dai quali ci si aspettava che lavorassero e generassero i loro piccoli. Gli uomini dell’era pastorale nutrivano un grande amore per il loro bestiame; ed è ancor più deplorevole che non abbiano saputo sviluppare un affetto più profondo per le loro mogli.

68:5.9 (769.1) 4. Lo stadio agricolo. Quest’era fu determinata dalla coltura delle piante e rappresenta il tipo più elevato di civiltà materiale. Sia Caligastia che Adamo si sforzarono d’insegnare l’orticoltura e l’agricoltura. Adamo ed Eva furono dei giardinieri, non dei pastori, ed il giardinaggio era una forma di coltura avanzata in quei tempi. La coltura delle piante esercita un’influenza nobilitante su tutte le razze dell’umanità.

68:5.10 (769.2) L’agricoltura fece più che quadruplicare il rapporto terra-uomo del mondo. Essa può essere combinata con le occupazioni pastorali dello stadio culturale precedente. Quando i tre stadi si accavallano l’uomo caccia e la donna coltiva il terreno.

68:5.11 (769.3) Ci sono sempre state frizioni tra i pastori e i contadini. Il cacciatore ed il pastore sono combattivi, bellicosi; l’agricoltore è un tipo più amante della pace. L’associazione con gli animali suggerisce lotta e forza; l’associazione con le piante infonde pazienza, quiete e pace. L’agricoltura e l’industria sono le attività della pace. Ma la debolezza di entrambe come attività sociali mondiali è la loro mancanza di esaltazione e di avventura.

68:5.12 (769.4) La società umana si è evoluta partendo dallo stadio della caccia, passando per quello dell’allevamento, per raggiungere lo stadio territoriale dell’agricoltura. Ogni stadio di questa civiltà in progresso fu accompagnato da una costante diminuzione del nomadismo; l’uomo cominciò a vivere sempre più in famiglia.

68:5.13 (769.5) Ora l’industria si aggiunge all’agricoltura, con conseguente incremento dell’urbanizzazione ed una moltiplicazione dei gruppi non agricoli tra le classi di cittadini. Ma un’era industriale non può sperare di sopravvivere se i suoi dirigenti non si rendono conto che gli sviluppi sociali, anche i più elevati, devono sempre poggiare su una solida base agricola.

6. L’evoluzione della cultura

68:6.1 (769.6) L’uomo è una creatura del suolo, un figlio della natura; per quanto possa tentare con assiduità di sfuggire alla terra, alla fine è certo di fallire. “Tu sei polvere e alla polvere ritornerai” è letteralmente vero per tutta l’umanità. La lotta fondamentale dell’uomo è stata, è e sarà sempre per la terra. Le prime associazioni sociali di esseri umani primitivi avevano lo scopo di vincere queste battaglie per la terra. Il rapporto terra-uomo è alla base di ogni civiltà sociale.

68:6.2 (769.7) L’intelligenza dell’uomo accrebbe il rendimento della terra grazie alle arti e alle scienze; allo stesso tempo l’aumento naturale della sua discendenza fu posto un po’ sotto controllo, ed in tal modo si assicurarono il sostentamento e le comodità per costruire una civiltà culturale.

68:6.3 (769.8) La società umana è regolata da una legge che decreta che la popolazione deve variare in proporzione diretta alle arti del suolo ed inversa ad un dato standard di vita. Per tutte queste ere primitive, ancor più che al presente, la legge della domanda e dell’offerta concernente gli uomini e la terra determinò il valore di stima di entrambi. Durante i periodi di abbondanza di terre — di territori non occupati — il bisogno di uomini era grande e perciò il valore della vita umana era molto elevato; la perdita della vita era pertanto più terribile. Durante i periodi di scarsità di terre e di corrispondente sovrappopolazione la vita umana divenne comparativamente meno apprezzata, cosicché la guerra, la carestia e la pestilenza erano considerate con minore preoccupazione.

68:6.4 (770.1) Quando il rendimento della terra diminuisce o la popolazione aumenta, si rinnova l’inevitabile lotta; vengono portati in superficie i tratti peggiori della natura umana. La crescita del rendimento della terra, l’estensione delle arti meccaniche e la riduzione della popolazione tendono tutte a favorire lo sviluppo della parte migliore della natura umana.

68:6.5 (770.2) Una società marginale sviluppa la parte non qualificata dell’umanità; le belle arti ed il vero progresso scientifico, così come la cultura spirituale, sono tutti prosperati meglio nei grandi centri di vita quando sono sostenuti da una popolazione agricola e industriale leggermente inferiore al rapporto terra-uomo. Le città moltiplicano sempre il potere dei loro abitanti sia nel bene che nel male.

68:6.6 (770.3) La dimensione della famiglia è sempre stata influenzata dagli standard di vita. Più alto è il livello più piccola è la famiglia, fino al punto in cui essa si stabilizza o si estingue gradualmente.

68:6.7 (770.4) Lungo tutte le ere i livelli di vita hanno determinato la qualità di una popolazione sopravvivente in contrasto con la sua sola quantità. I livelli di vita di una classe locale danno origine a nuove caste sociali, a nuovi costumi. Quando i livelli di vita diventano troppo complicati o comportano un lusso eccessivo, divengono rapidamente suicide. La casta è il risultato diretto della forte pressione sociale di una concorrenza acuta dovuta alla densità della popolazione.

68:6.8 (770.5) Le razze primitive fecero spesso ricorso a pratiche intese a limitare la popolazione; tutte le tribù primitive uccidevano i figli deformati o malaticci. Prima dell’epoca dell’acquisto delle mogli le bambine venivano spesso uccise. I figli erano talvolta strangolati alla nascita, ma il metodo preferito era di abbandonarli alle intemperie. Il padre di gemelli insisteva di solito perché uno fosse ucciso in quanto si credeva che le nascite multiple fossero dovute alla magia o all’infedeltà. Di regola, tuttavia, i gemelli dello stesso sesso venivano risparmiati. Anche se questi tabù sui gemelli erano un tempo quasi universali, non fecero mai parte dei costumi degli Andoniti; questi popoli consideravano sempre i gemelli come un felice presagio.

68:6.9 (770.6) Molte razze impararono la tecnica dell’aborto e questa pratica divenne molto comune dopo l’istituzione del tabù sui parti tra non sposati. Fu a lungo costume per una nubile uccidere i suoi figli, ma nei gruppi più civilizzati questi figli illegittimi divennero i pupilli della loro nonna materna. Molti clan primitivi furono praticamente sterminati dalle pratiche dell’aborto e dell’infanticidio. Ma nonostante i dettami dei costumi, pochissimi figli venivano uccisi una volta che avevano succhiato al seno — l’amore materno è troppo forte.

68:6.10 (770.7) Nel ventesimo secolo persistono ancora i residui di queste pratiche primitive di controllo delle nascite. C’è una tribù in Australia le cui madri rifiutano di allevare più di due o tre figli. Non molto tempo fa i membri di una tribù cannibale mangiavano ogni quinto figlio nato. In Madagascar alcune tribù uccidono ancora tutti i bambini nati in certi giorni nefasti, cosa che provoca la morte di circa il venticinque per cento dei neonati.

68:6.11 (770.8) Dal punto di vista mondiale la sovrappopolazione non è mai stata un serio problema in passato, ma se le guerre diminuiscono e la scienza controlla sempre più le malattie umane, essa può diventare un serio problema in un prossimo futuro. In tale momento si presenterà la grande prova di saggezza della leadership mondiale. I dirigenti di Urantia avranno l’acume ed il coraggio di favorire la moltiplicazione di esseri umani medi o stabili, anziché degli estremi dei supernormali e dei gruppi di subnormali in vertiginoso aumento? L’uomo normale dovrebbe essere incoraggiato; egli è la spina dorsale della civiltà e la fonte dei geni mutanti della razza. L’uomo subnormale dovrebbe essere posto sotto il controllo della società; non dovrebbero esserne generati più di quanti ne necessitano per lavorare ai livelli inferiori dell’industria, in quegli incarichi che richiedono un’intelligenza superiore al livello animale, ma che esigono attività di grado talmente basso da diventare una vera schiavitù ed un asservimento per i tipi superiori dell’umanità.

68:6.12 (771.1) [Presentato da un Melchizedek un tempo stazionato su Urantia.]

Fascicolo 69 - Le istituzioni umane primitive

Il Libro di Urantia

Fascicolo 69

Le istituzioni umane primitive

69:0.1 (772.1) SUL piano emotivo l’uomo trascende i suoi antenati animali per la sua capacità di apprezzare l’umorismo, l’arte e la religione. Sul piano sociale l’uomo dimostra la sua superiorità nel fabbricare utensili, nel comunicare e nell’instaurare delle istituzioni.

69:0.2 (772.2) Quando degli esseri umani mantengono a lungo gruppi sociali, tali aggregazioni causano sempre la creazione di certe tendenze di attività che culminano nell’istituzionalizzazione. La maggior parte delle istituzioni umane si sono dimostrate economizzatrici di lavoro, contribuendo nel contempo ad accrescere in una certa misura la sicurezza collettiva.

69:0.3 (772.3) L’uomo civilizzato è molto fiero del carattere, della stabilità e della continuità delle sue istituzioni stabilite, ma tutte le istituzioni umane sono semplicemente l’accumulo dei costumi del passato quali sono stati conservati dai tabù e nobilitati dalla religione. Tali eredità diventano tradizioni e le tradizioni si trasformano alla fine in convenzioni.

1. Le istituzioni umane basilari

69:1.1 (772.4) Tutte le istituzioni umane rispondono a qualche bisogno sociale, passato o presente, nonostante che il loro sviluppo eccessivo sminuisca infallibilmente il valore proprio dell’individuo, in quanto la personalità è offuscata e l’iniziativa è ridotta. L’uomo dovrebbe controllare le sue istituzioni piuttosto che lasciarsi dominare da queste creazioni di una civiltà in progresso.

69:1.2 (772.5) Le istituzioni umane sono di tre classi generali:

69:1.3 (772.6) 1. Le istituzioni di autopreservazione. Queste istituzioni comprendono le pratiche originate dalla fame e dai suoi istinti associati di autopreservazione. Esse comprendono l’industria, la proprietà, la guerra d’interesse e tutto l’apparato regolatore della società. Presto o tardi l’istinto della paura stimola l’instaurazione di queste istituzioni di sopravvivenza per mezzo di tabù, di convenzioni e di sanzioni religiose. Ma la paura, l’ignoranza e la superstizione hanno svolto un ruolo preminente nei primordi e nel successivo sviluppo di tutte le istituzioni umane.

69:1.4 (772.7) 2. Le istituzioni di autoperpetuazione. Queste sono le produzioni della società sorte dall’appetito sessuale, dall’istinto materno e dai sentimenti affettivi superiori delle razze. Esse comprendono la salvaguardia sociale della famiglia e della scuola, della vita familiare, dell’educazione, dell’etica e della religione. Includono i costumi del matrimonio, la guerra di difesa e la formazione delle famiglie.

69:1.5 (772.8) 3. Le istituzioni di autogratificazione. Queste sono le pratiche originate dalle tendenze alla vanità e dai sentimenti d’orgoglio, e comprendono le usanze dell’abbigliamento e dell’ornamento personale, gli usi sociali, la guerra di prestigio, la danza, il divertimento, i giochi ed altre forme di gratificazione dei sensi. Ma la civiltà non ha mai sviluppato istituzioni specifiche per l’autogratificazione.

69:1.6 (773.1) Questi tre gruppi di pratiche sociali sono intimamente correlati e sono incessantemente interdipendenti l’uno dall’altro. Su Urantia essi rappresentano un’organizzazione complessa che funziona come un unico meccanismo sociale.

2. Gli albori dell’industria

69:2.1 (773.2) L’industria primitiva crebbe lentamente come assicurazione contro il terrore della carestia. All’inizio della sua esistenza l’uomo cominciò a trarre lezione da alcuni animali i quali, durante un periodo di abbondanza, accumulavano cibo per i giorni di penuria.

69:2.2 (773.3) Prima del sorgere di un’iniziale frugalità e di un’industria primitiva la sorte di una tribù normale era l’indigenza ed una reale sofferenza. L’uomo primitivo doveva competere con l’intero mondo animale per il suo cibo. L’asprezza della competizione spinge sempre l’uomo verso il livello della bestia; la povertà è il suo stato naturale e tirannico. La ricchezza non è un dono della natura; essa deriva dal lavoro, dalla conoscenza e dall’organizzazione.

69:2.3 (773.4) L’uomo primitivo non tardò a rendersi conto dei vantaggi dell’associazione. L’associazione portò all’organizzazione ed il primo risultato dell’organizzazione fu la divisione del lavoro, con la sua immediata economia di tempo e di materiali. Queste specializzazioni del lavoro sorsero dall’adattamento alle pressioni esterne — seguendo le vie di minor resistenza. I selvaggi primitivi non hanno mai fornito un lavoro reale volentieri o volontariamente. La loro adesione era dovuta alla coercizione della necessità.

69:2.4 (773.5) L’uomo primitivo detestava lavorare molto e non si metteva fretta a meno di trovarsi di fronte ad un grande pericolo. L’elemento tempo nel lavoro, l’idea di svolgere un dato compito in un certo limite di tempo, è una nozione interamente moderna. Gli antichi non erano mai frettolosi. Fu la doppia esigenza dell’intensa lotta per l’esistenza e dei livelli di vita in costante progresso che spinse le razze primitive, per natura indolenti, sulla via dell’industria.

69:2.5 (773.6) Il lavoro, gli sforzi per progettare, distinguono l’uomo dalla bestia, le cui azioni sono in gran parte istintive. La necessità di lavorare è la più grande benedizione per l’uomo. I membri del personale del Principe lavoravano tutti; essi fecero molto per nobilitare il lavoro fisico su Urantia. Adamo fu un giardiniere; il Dio degli Ebrei lavorava — era il creatore ed il sostenitore di tutte le cose. Gli Ebrei furono la prima tribù ad attribuire un valore supremo all’industria; essi furono il primo popolo a decretare che “chi non lavora non mangerà”. Ma molte religioni del mondo ritornarono all’ideale primitivo dell’inattività. Giove era un gaudente e Budda divenne un meditabondo devoto del riposo.

69:2.6 (773.7) Le tribù Sangik erano abbastanza industriose quando risiedevano lontano dai tropici. Ma ci fu una lunghissima battaglia tra gli adepti oziosi della magia e gli apostoli del lavoro — coloro che erano previdenti.

69:2.7 (773.8) La prima previdenza umana fu rivolta alla conservazione del fuoco, dell’acqua e del cibo. Ma l’uomo primitivo era uno speculatore nato; egli voleva sempre avere qualcosa per niente e troppo spesso, durante questi tempi antichi, il successo ottenuto da una paziente applicazione fu attribuito agli incantesimi. La magia fu lenta a cedere il passo alla previdenza, all’abnegazione e all’industria.

3. La specializzazione del lavoro

69:3.1 (773.9) Le divisioni del lavoro nella società primitiva furono determinate da circostanze prima naturali e poi sociali. L’ordine iniziale della specializzazione del lavoro fu:

69:3.2 (774.1) 1. La specializzazione basata sul sesso. Il lavoro della donna fu determinato dalla presenza selettiva dei figli; per natura le donne amano di più i bambini rispetto agli uomini. La donna divenne così la lavoratrice abitudinaria, mentre l’uomo divenne il cacciatore e il combattente, impegnato in periodi distinti di lavoro e di riposo.

69:3.3 (774.2) Per tutto il corso delle ere i tabù hanno contribuito a mantenere la donna strettamente legata al proprio campo d’attività. L’uomo ha scelto molto egoisticamente il lavoro più agevole, lasciando i faticosi lavori correnti alla donna. L’uomo ha sempre avuto vergogna di fare il lavoro della donna, ma la donna non ha mai mostrato alcuna riluttanza a fare il lavoro dell’uomo. Ma, strano a dirsi, gli uomini e le donne hanno sempre lavorato assieme per costruire ed arredare la casa.

69:3.4 (774.3) 2. Le modificazioni dovute all’età e alla malattia. Queste differenze determinarono la divisione successiva del lavoro. Gli uomini anziani e gli infermi furono presto incaricati di fabbricare attrezzi ed armi. Essi furono più tardi destinati alla costruzione di opere d’irrigazione.

69:3.5 (774.4) 3. La differenziazione basata sulla religione. Gli stregoni furono i primi esseri umani ad essere esentati dal lavoro fisico; essi furono i precursori della classe professionale. I fabbri furono un piccolo gruppo che competerono con gli stregoni come maghi. La loro abilità nel lavorare i metalli li fece temere dalla gente. I “fabbri bianchi” ed i “fabbri neri” diedero origine alle prime credenze nella magia bianca e nella magia nera. E questa credenza si evolvé in seguito nella superstizione dei buoni e dei cattivi fantasmi, dei buoni e dei cattivi spiriti.

69:3.6 (774.5) I fabbri furono il primo gruppo non religioso a godere di privilegi speciali. Essi erano considerati neutrali durante le guerre e questo tempo libero in più li portò a diventare, in quanto classe, i politici della società primitiva. Ma a causa di grossi abusi di questi privilegi, i fabbri divennero universalmente oggetto di odio e gli stregoni non persero tempo a fomentare l’avversione verso i loro rivali. In questa prima contesa tra la scienza e la religione, la religione (la superstizione) vinse. Dopo essere stati cacciati dai villaggi i fabbri gestirono le prime locande, degli alloggi pubblici, alla periferia degli agglomerati urbani.

69:3.7 (774.6) 4. I padroni e gli schiavi. La successiva differenziazione del lavoro ebbe origine dalle relazioni tra vincitori e vinti, e ciò significò l’inizio della schiavitù umana.

69:3.8 (774.7) 5. La differenziazione basata su doti fisiche e mentali diverse. Ulteriori divisioni del lavoro furono favorite dalle differenze innate degli uomini; gli esseri umani non nascono tutti uguali.

69:3.9 (774.8) I primi specialisti nell’industria furono i tagliatori di selce e gli scalpellini; poi vennero i fabbri. In seguito si sviluppò la specializzazione di gruppo; intere famiglie ed interi clan si dedicarono a certi tipi di lavoro. L’origine di una delle più antiche caste di sacerdoti, a parte gli stregoni tribali, fu dovuta alla glorificazione superstiziosa di una famiglia di esperti fabbricanti di spade.

69:3.10 (774.9) Il primo gruppo di specialisti nell’industria furono gli esportatori di salgemma ed i vasai. Le donne fabbricavano il vasellame semplice e gli uomini il vasellame decorato. In certe tribù la cucitura e la tessitura erano fatte dalle donne, in altre dagli uomini.

69:3.11 (774.10) I primi commercianti furono donne; esse erano impiegate come spie, facendo del commercio un fatto accessorio. Il commercio si sviluppò ben presto, con le donne che agivano da intermediarie — da agenti. Poi apparve la classe dei mercanti che facevano pagare una commissione, un profitto, per i loro servizi. Lo sviluppo del baratto tra gruppi diede origine al commercio; e allo scambio di prodotti seguì lo scambio di mano d’opera specializzata.

4. Gli inizi del commercio

69:4.1 (775.1) Come il matrimonio per contratto seguì al matrimonio per cattura, così il commercio per baratto seguì alla presa di possesso a mezzo d’incursioni. Ma ci fu un lungo periodo di pirateria tra le pratiche primitive di baratto silenzioso ed il commercio successivo con metodi di scambio moderni.

69:4.2 (775.2) I primi baratti furono fatti da commercianti armati che lasciavano i loro beni in un luogo neutrale. Le donne tennero i primi mercati; esse furono i primi commercianti e questo perché erano loro che portavano i fardelli; gli uomini erano guerrieri. Apparve molto presto il banco di commercio, un muro sufficientemente largo per impedire che i commercianti si raggiungessero l’un l’altro con le armi.

69:4.3 (775.3) Un feticcio veniva utilizzato per fare la guardia al deposito di beni per il baratto silenzioso. Questi luoghi di mercato erano al sicuro dai furti; non si prendeva niente se non per baratto o per acquisto; con un feticcio di guardia i beni erano sempre al sicuro. I primi commercianti erano scrupolosamente onesti in seno alle loro tribù, ma consideravano del tutto normale imbrogliare gli stranieri provenienti da lontano. Anche i primi Ebrei osservavano un codice etico separato nei loro rapporti con i Gentili.

69:4.4 (775.4) Il baratto silenzioso proseguì per intere epoche prima che gli uomini si riunissero senz’armi sul luogo sacro del mercato. Questi stessi luoghi di mercato divennero i primi luoghi di santuari ed in certe regioni furono conosciuti più tardi come “città di rifugio”. Ogni fuggitivo che raggiungeva il luogo del mercato era salvo e al riparo da ogni attacco.

69:4.5 (775.5) I primi pesi furono grani di frumento e di altri cereali. La prima moneta di scambio fu un pesce o una capra. Più tardi divenne un’unità di scambio la mucca.

69:4.6 (775.6) La scrittura moderna ha avuto origine nei primi registri commerciali; la prima letteratura dell’uomo fu un documento di promozione commerciale, una pubblicità sul sale. Molte delle prime guerre furono combattute per il possesso di giacimenti naturali, come quelli di selce, di sale e di metalli. Il primo trattato ufficiale tra tribù concerneva lo sfruttamento in comune di un giacimento di sale. I luoghi dove avvenivano i trattati fornirono l’opportunità di scambiare pacificamente le idee amiche, nonché di mescolare tribù diverse.

69:4.7 (775.7) La scrittura progredì passando per gli stadi del “bastone-messaggio”, delle corde a nodi, della scrittura ideografica, dei geroglifici e delle collane di conchiglie, fino agli alfabeti simbolici primitivi. L’invio di messaggi si sviluppò dai primitivi segnali di fumo, ai corrieri, ai cavalieri, alla ferrovia, agli aerei, così come al telegrafo, al telefono e alle radiocomunicazioni.

69:4.8 (775.8) Nuove idee e metodi migliori furono fatti circolare nel mondo abitato dagli antichi commercianti. Il commercio, unito all’avventura, portò all’esplorazione e alla scoperta. E tutto ciò diede origine ai mezzi di trasporto. Il commercio è stato il grande civilizzatore promuovendo la fecondazione incrociata della cultura.

5. Gli inizi del capitale

69:5.1 (775.9) Il capitale è il lavoro applicato come rinuncia del presente a favore del futuro. Il risparmio rappresenta una forma di assicurazione per il mantenimento e la sopravvivenza. Il fare provviste di alimenti sviluppò l’autocontrollo e creò i primi problemi di capitale e di lavoro. L’uomo che aveva del cibo, ammesso che potesse proteggerlo dai ladri, aveva un netto vantaggio sull’uomo che non ne aveva.

69:5.2 (775.10) Il banchiere primitivo era l’uomo più valoroso della tribù. Egli teneva in deposito i tesori del gruppo, mentre l’intero clan avrebbe difeso la sua capanna in caso di attacco. In tal modo l’accumulo di capitale individuale e di ricchezza collettiva portò direttamente ad un’organizzazione militare. All’inizio tali precauzioni erano destinate a difendere la proprietà contro i predoni stranieri, ma in seguito divenne consuetudine mantenere in esercizio l’organizzazione militare facendo delle incursioni sulle proprietà e sui beni delle tribù vicine.

69:5.3 (776.1) I motivi essenziali che portarono all’accumulo di capitale furono:

69:5.4 (776.2) 1. La fame — associata alla previdenza. L’economia e la conservazione del cibo significavano potere e comfort per coloro che erano abbastanza previdenti da provvedere in tal modo ai bisogni futuri. L’immagazzinare cibo era un’assicurazione adeguata contro la carestia e le calamità. E l’intero corpo di costumi primitivi fu in realtà concepito per aiutare l’uomo a subordinare il presente al futuro.

69:5.5 (776.3) 2. L’amore per la famiglia — il desiderio di provvedere ai suoi bisogni. Il capitale rappresenta il risparmio di un bene di fronte alla pressione delle necessità dell’oggi per assicurarsi contro le esigenze del futuro. Una parte di questo bisogno futuro può concernere la propria posterità.

69:5.6 (776.4) 3. La vanità — il desiderio di fare mostra dell’accumulo dei propri beni. Il vestiario supplementare fu uno dei primi simboli di distinzione. La vanità dell’accumulare sollecitò ben presto l’orgoglio dell’uomo.

69:5.7 (776.5) 4. La posizione sociale — la smania di ottenere prestigio sociale e politico. Sorse ben presto una nobiltà commercializzata, l’ammissione alla quale dipendeva dal rendere un qualche servizio particolare alla sovranità od era apertamente accordata contro il pagamento di denaro.

69:5.8 (776.6) 5. Il potere — la brama di essere padrone. Il prestito di denaro fu esercitato come mezzo di asservimento, perché in questi tempi antichi il tasso d’interesse era del cento per cento l’anno. I prestatori di denaro si facevano re creandosi un esercito permanente di debitori. I servi schiavi furono tra le prime forme di proprietà ad essere accumulate e nell’antichità la schiavitù per debiti si estendeva anche sino al possesso del corpo dopo la morte.

69:5.9 (776.7) 6. La paura dei fantasmi dei morti — il compenso ai sacerdoti per essere protetti. Gli uomini cominciarono presto a fare dei regali funerari ai sacerdoti affinché i loro beni fossero utilizzati per facilitare il loro progresso nella vita futura. I sacerdoti divennero così molto ricchi; essi furono i più importanti tra gli antichi capitalisti.

69:5.10 (776.8) 7. Lo stimolo sessuale — il desiderio di acquistare una o più mogli. La prima forma di commercio dell’uomo fu lo scambio di donne; esso precedette di molto il commercio di cavalli. Ma lo scambio di schiavi per ragioni sessuali non ha mai fatto progredire la società; questo traffico fu ed è una vergogna razziale, perché ha sempre e simultaneamente ostacolato lo sviluppo della vita familiare e contaminato l’idoneità biologica dei popoli superiori.

69:5.11 (776.9) 8. Le numerose forme di autogratificazione. Certuni hanno cercato la ricchezza perché conferiva potere; altri penarono per la proprietà perché significava agiatezza. Gli uomini primitivi (ed altri in tempi successivi) avevano tendenza a dilapidare le loro risorse nel lusso. Le bevande alcoliche e le droghe stuzzicavano la curiosità delle razze primitive.

69:5.12 (776.10) A mano a mano che la civiltà si sviluppava gli uomini acquisirono nuovi incentivi per risparmiare; nuovi bisogni si aggiunsero rapidamente all’originario bisogno di cibo. La povertà divenne talmente aborrita che soltanto i ricchi si riteneva andassero direttamente in cielo quando morivano. La proprietà divenne così altamente valutata che dare un banchetto pretenzioso poteva cancellare un disonore dal proprio nome.

69:5.13 (777.1) L’accumulo di ricchezze divenne ben presto il simbolo di distinzione sociale. In certe tribù gli individui accumulavano beni per anni unicamente allo scopo di fare sensazione bruciandoli in qualche festa o distribuendoli liberamente ai membri delle loro tribù. Ciò li rendeva uomini importanti. Anche i popoli moderni trovano diletto in abbondanti distribuzioni di doni natalizi, mentre gli uomini ricchi sovvenzionano grandi istituzioni filantropiche ed educative. Le tecniche dell’uomo variano, ma le sue inclinazioni rimangono del tutto immutate.

69:5.14 (777.2) Ma è bene tenere presente che molti uomini ricchi dell’antichità distribuirono gran parte delle loro ricchezze per paura di essere uccisi da coloro che bramavano i loro tesori. Gli uomini ricchi sacrificavano comunemente decine di schiavi per mostrare il loro disprezzo verso la ricchezza.

69:5.15 (777.3) Benché il capitale abbia contribuito a liberare l’uomo, ha enormemente complicato la sua organizzazione sociale e industriale. L’abuso di capitale da parte di capitalisti disonesti non intacca il fatto che esso è la base della società industriale moderna. Grazie al capitale e alle invenzioni la generazione attuale gode di un grado di libertà mai raggiunto prima sulla terra. Noi registriamo ciò come un fatto e non per giustificare i molti abusi del capitale da parte di suoi custodi sconsiderati ed egoisti.

6. Il fuoco in relazione alla civiltà

69:6.1 (777.4) La società primitiva con le sue quattro suddivisioni — industriale, regolatrice, religiosa e militare — si sviluppò per mezzo del fuoco, degli animali, degli schiavi e della proprietà.

69:6.2 (777.5) L’accensione del fuoco ha separato per sempre, d’un sol colpo, l’uomo dall’animale; esso è l’invenzione, o la scoperta, umana fondamentale. Il fuoco ha consentito all’uomo di restare al suolo di notte poiché tutti gli animali ne hanno paura. Il fuoco incoraggiò i contatti sociali di sera; esso non solo proteggeva dal freddo e dalle bestie feroci, ma era anche impiegato come protezione contro i fantasmi. Dapprima fu usato più per la luce che per il calore; molte tribù arretrate rifiutano ancora di dormire senza che un fuoco arda tutta la notte.

69:6.3 (777.6) Il fuoco fu un grande civilizzatore perché fornì all’uomo il primo modo di essere altruista senza perdere nulla, consentendogli di offrire delle braci ad un vicino senza privarsene lui stesso. Il fuoco di famiglia, che era mantenuto acceso dalla madre o dalla figlia maggiore, fu il primo educatore in quanto richiedeva vigilanza e fidatezza. La casa primitiva non era una costruzione bensì la famiglia riunita attorno al fuoco, il focolare familiare. Quando un figlio fondava una nuova famiglia, portava con sé un tizzone acceso dal focolare della famiglia.

69:6.4 (777.7) Benché Andon, lo scopritore del fuoco, avesse evitato di trattarlo come un oggetto di adorazione, molti dei suoi discendenti considerarono la fiamma come un feticcio o uno spirito; non seppero cogliere i benefici sanitari del fuoco perché non volevano bruciare i rifiuti. L’uomo primitivo temeva il fuoco e cercava sempre di mantenerlo in buona disposizione, per questo lo aspergeva d’incenso. In nessuna circostanza gli antichi avrebbero sputato su un fuoco, né sarebbero mai passati tra qualcuno ed un fuoco acceso. Anche le piriti di ferro e le selci usate per accendere il fuoco erano considerate sacre dagli uomini primitivi.

69:6.5 (777.8) Era peccato spegnere un fuoco; se una capanna prendeva fuoco la si lasciava bruciare. I fuochi dei templi e dei santuari erano sacri e non dovevano mai essere spenti, salvo che era costume accendere nuovi fuochi ogni anno o dopo qualche calamità. Le donne furono scelte come sacerdotesse perché erano le custodi dei fuochi di famiglia.

69:6.6 (778.1) I primi miti su come il fuoco venne dagli dei nacquero dall’osservazione d’incendi provocati dai fulmini. Queste idee sulla sua origine soprannaturale portarono direttamente all’adorazione del fuoco, e l’adorazione del fuoco portò all’usanza di “passare attraverso il fuoco”, una pratica proseguita fino ai tempi di Mosè. E persiste ancora l’idea di passare attraverso il fuoco dopo la morte. Il mito del fuoco fu un grande legame nei tempi antichi e sussiste ancora nel simbolismo dei Parsi.

69:6.7 (778.2) Il fuoco portò alla cottura degli alimenti e “mangia crudo” divenne un termine di derisione. La cottura diminuì il dispendio di energia vitale necessaria per la digestione del cibo e lasciò così all’uomo primitivo delle forze per la cultura sociale, mentre l’allevamento, riducendo lo sforzo necessario per procurarsi il cibo, fornì del tempo per le attività sociali.

69:6.8 (778.3) Non si deve dimenticare che il fuoco aprì le porte alla lavorazione dei metalli e portò alla scoperta successiva della forza motrice del vapore e agli attuali impieghi dell’elettricità.

7. L’utilizzazione degli animali

69:7.1 (778.4) In origine l’intero mondo animale era nemico dell’uomo; gli esseri umani dovettero imparare a proteggersi dalle bestie. Prima l’uomo mangiò gli animali, ma più tardi imparò ad addomesticarli e ad addestrarli per servirlo.

69:7.2 (778.5) L’addomesticamento di animali ebbe inizio per caso. I selvaggi cacciavano le mandrie quasi come gli indiani americani cacciavano il bisonte. Accerchiando la mandria essi potevano mantenere il controllo degli animali, essendo così in grado di ucciderli quando avevano bisogno di cibo. Più tardi furono costruiti dei recinti e furono catturate intere mandrie.

69:7.3 (778.6) Fu facile domare alcuni animali, ma molti di essi, come l’elefante, non si riproducevano in cattività. Più tardi ancora si scoprì che certe specie di animali sopportavano la presenza dell’uomo e che si riproducevano in cattività. L’addomesticamento di animali fu così favorito con l’allevamento selettivo, un’arte che ha fatto grandi progressi dai tempi di Dalamatia.

69:7.4 (778.7) Il cane fu il primo animale ad essere addomesticato, e la difficile esperienza di addestrarlo cominciò quando un cane, dopo aver seguito un cacciatore per tutto il giorno, alla fine andò a casa con lui. Per intere epoche i cani furono utilizzati come cibo, per la caccia, per il trasporto e come compagnia. Inizialmente i cani ululavano soltanto, ma più tardi impararono ad abbaiare. L’acuto senso dell’olfatto del cane portò all’idea che potesse vedere gli spiriti ed ebbero così origine i culti del cane-feticcio. L’impiego di cani da guardia consentì per la prima volta all’intero clan di dormire di notte. Divenne allora abitudine impiegare dei cani da guardia per proteggere la casa dagli spiriti come pure dai nemici materiali. Quando il cane abbaiava era segno che si avvicinava un uomo o una bestia, ma quando il cane ululava gli spiriti erano vicini. Ancora oggi molti credono che l’ululato di un cane di notte sia presagio di morte.

69:7.5 (778.8) Quando l’uomo era cacciatore, era abbastanza gentile con la donna, ma dopo l’addomesticamento degli animali, unitamente alla confusione di Caligastia, molte tribù trattarono le loro donne in maniera vergognosa. Le trattarono alla stessa stregua dei loro animali. Il trattamento brutale dell’uomo verso la donna costituisce uno dei capitoli più tristi della storia umana.

8. La schiavitù come fattore di civiltà

69:8.1 (778.9) L’uomo primitivo non esitò mai a ridurre in schiavitù i suoi simili. La donna fu la prima schiava, una schiava di famiglia. L’uomo pastorale soggiogò la donna come partner sessuale inferiore. Questo genere di schiavitù sessuale ebbe origine direttamente dalla diminuita dipendenza dell’uomo dalla donna.

69:8.2 (779.1) Non molto tempo fa la schiavitù era la sorte dei prigionieri di guerra che rifiutavano di accettare la religione del vincitore. Nei tempi più antichi i prigionieri venivano mangiati, o torturati a morte, o costretti a combattere tra di loro, o sacrificati agli spiriti, o ridotti in schiavitù. La schiavitù fu un grande progresso rispetto al massacro e al cannibalismo.

69:8.3 (779.2) La schiavitù fu un passo avanti nel trattamento clemente dei prigionieri di guerra. L’imboscata di Ai, con il massacro totale di uomini, donne e bambini, in cui fu risparmiato solo il re per soddisfare la vanità del vincitore, è una fedele immagine delle barbare carneficine praticate anche da popoli apparentemente civilizzati. Il raid contro Og, re di Basan, fu altrettanto brutale e radicale. Gli Ebrei “distrussero completamente” i loro nemici, impadronendosi come bottino di tutti i loro averi. Essi imponevano un tributo a tutte le città sotto pena di “distruzione di tutti i maschi”. Ma molte tribù della stessa epoca, quelle con minor egoismo tribale, avevano cominciato da lungo tempo a praticare l’adozione dei prigionieri migliori.

69:8.4 (779.3) Il cacciatore, come l’uomo rosso americano, non praticava la schiavitù. Egli adottava o uccideva i suoi prigionieri. La schiavitù non era molto diffusa tra i popoli dediti alla pastorizia, perché essi avevano bisogno di pochi operai. In guerra i pastori avevano l’abitudine di uccidere tutti gli uomini prigionieri e di portare in schiavitù soltanto le donne e i bambini. Il codice di Mosè conteneva disposizioni specifiche per prendere in moglie queste donne prigioniere. Se non soddisfavano, esse potevano essere mandate via, ma agli Ebrei non era permesso vendere come schiave tali consorti ripudiate — ciò fu almeno un progresso nella civiltà. Benché il livello sociale degli Ebrei fosse rozzo, era molto superiore a quello delle tribù circostanti.

69:8.5 (779.4) I pastori furono i primi capitalisti; le loro mandrie rappresentavano un capitale ed essi vivevano sull’interesse — sull’accrescimento naturale. Essi non erano inclini ad affidare questa ricchezza alle cure di schiavi o di donne. Ma più tardi fecero dei prigionieri maschi e li obbligarono a coltivare la terra. Questa è la prima origine del servaggio — l’uomo addetto alla terra. Gli Africani imparavano facilmente a coltivare la terra; per questo divennero la grande razza schiava.

69:8.6 (779.5) La schiavitù fu un anello indispensabile nella catena della civiltà umana. Essa fu il ponte sul quale la società passò dal caos e dall’indolenza all’ordine e alle attività della civiltà; essa costrinse a lavorare i popoli arretrati e indolenti e fornì così la ricchezza ed il tempo libero per l’avanzamento sociale dei loro superiori.

69:8.7 (779.6) L’istituzione della schiavitù costrinse l’uomo ad inventare i meccanismi regolatori della società primitiva; essa diede origine alle prime forme di governo. La schiavitù esige una forte regolamentazione e durante il Medio Evo europeo essa praticamente scomparve perché i signori feudali non riuscivano a controllare gli schiavi. Le tribù arretrate dei tempi antichi, come gli aborigeni australiani di oggi, non hanno mai avuto schiavi.

69:8.8 (779.7) È vero, la schiavitù fu opprimente, ma fu alla scuola dell’oppressione che l’uomo apprese l’industria. Alla fine gli schiavi condivisero i benefici di una società superiore che essi avevano così involontariamente contribuito a creare. La schiavitù crea un’organizzazione culturale e realizzazioni sociali, ma attacca ben presto insidiosamente la società dall’interno come la più grave di tutte le malattie sociali distruttive.

69:8.9 (779.8) Le invenzioni meccaniche moderne hanno reso obsoleta la schiavitù. La schiavitù, come la poligamia, sta scomparendo perché non paga. Ma si è sempre rivelato disastroso liberare improvvisamente un gran numero di schiavi; si verificano minori sconvolgimenti quando vengono emancipati gradualmente.

69:8.10 (780.1) Oggi gli uomini non sono più schiavi sociali, ma migliaia di loro permettono all’ambizione di asservirli ai debiti. Involontariamente la schiavitù ha ceduto il passo ad una forma nuova e migliorata di servitù industriale modificata.

69:8.11 (780.2) Anche se l’ideale della società è la libertà universale, l’ozio non dovrebbe mai essere tollerato. Tutte le persone valide dovrebbero essere obbligate a compiere una quantità di lavoro almeno sufficiente a mantenerle.

69:8.12 (780.3) La società moderna va in senso inverso. La schiavitù è quasi scomparsa; gli animali domestici stanno scomparendo. La civiltà sta ritornando al fuoco — al mondo inorganico — a causa dell’energia. L’uomo è uscito dallo stato selvaggio grazie al fuoco, agli animali e alla schiavitù; oggi ritorna indietro, respingendo l’aiuto degli schiavi e l’assistenza degli animali, mentre cerca di strappare nuovi segreti e nuove fonti di ricchezza e di potere ai depositi elementali della natura.

9. La proprietà privata

69:9.1 (780.4) Benché la società primitiva fosse praticamente comunitaria, l’uomo primitivo non praticava le dottrine moderne del comunismo. Il comunismo di quei tempi antichi non era una mera teoria o una dottrina sociale; era un semplice e pratico aggiustamento automatico. Il comunismo impedì la povertà e la miseria; la mendicità e la prostituzione erano quasi sconosciute tra queste tribù antiche.

69:9.2 (780.5) Il comunismo primitivo non livellò particolarmente gli uomini in basso, né esaltò la mediocrità, ma premiò l’ozio e la pigrizia, soffocò l’industria e distrusse l’ambizione. Il comunismo fu l’impalcatura indispensabile alla crescita della società primitiva, ma cedette il passo all’evoluzione di un ordine sociale più elevato perché esso andava contro quattro forti inclinazioni umane:

69:9.3 (780.6) 1. La famiglia. L’uomo non anela soltanto ad accumulare ricchezze; egli desidera anche tramandare i suoi beni alla discendenza. Ma nella società comunitaria primitiva il capitale di un uomo alla sua morte era consumato immediatamente o distribuito tra i membri del gruppo. Non esisteva eredità della proprietà — l’imposta di successione era del cento per cento. I costumi successivi di accumulare capitali e di ereditare proprietà furono un netto progresso sociale. E ciò è vero nonostante i grossi abusi successivi che hanno accompagnato il cattivo impiego del capitale.

69:9.4 (780.7) 2. Le tendenze religiose. L’uomo primitivo desiderava anche costituirsi una proprietà come punto di partenza per la vita nell’esistenza successiva. Questo motivo spiega perché persisté così a lungo l’usanza di seppellire i beni personali di un uomo con lui. Gli antichi credevano che solo i ricchi sopravvivessero alla morte con dignità e piacere immediati. Gli insegnanti della religione rivelata, e più particolarmente quelli cristiani, furono i primi a proclamare che i poveri potevano ottenere la salvezza alla pari dei ricchi.

69:9.5 (780.8) 3. Il desiderio di libertà e di svago. Nei primi tempi dell’evoluzione sociale la spartizione del profitto individuale tra il gruppo era praticamente una forma di schiavitù; il lavoratore era reso schiavo dell’ozioso. La debolezza suicida del comunismo fu questa: l’imprevidente viveva abitualmente alle spalle del parsimonioso. Anche nei tempi moderni l’imprevidente fa assegnamento sullo Stato (sui contribuenti parsimoniosi) perché si prenda cura di lui. Coloro che non hanno capitali si aspettano sempre di essere nutriti da coloro che li hanno.

69:9.6 (780.9) 4. Il bisogno di sicurezza e di potere. Il comunismo fu alla fine distrutto dalle pratiche ingannevoli d’individui progressisti e prosperi che fecero ricorso a diversi sotterfugi per sfuggire alla schiavitù dei parassiti oziosi delle loro tribù. Ma all’inizio ogni accumulazione fu segreta; l’insicurezza primitiva impediva di accumulare apertamente il capitale. Anche in tempi successivi fu assai pericoloso ammassare ricchezze troppo grandi; si era sicuri che il re avrebbe escogitato qualche accusa per confiscare i beni di un uomo ricco; quando un uomo ricco moriva, il funerale era ritardato fino a che la famiglia avesse donato una forte somma a beneficio pubblico o del re, un’imposta di successione.

69:9.7 (781.1) Nei tempi antichi le donne erano proprietà della comunità e la madre dominava la famiglia. I capi primitivi erano padroni di tutte le terre e proprietari di tutte le donne; un matrimonio richiedeva il consenso del capo tribù. Con la scomparsa del comunismo le donne divennero proprietà individuale ed il padre assunse gradualmente il controllo domestico. In tal modo ebbe origine la famiglia, ed i costumi predominanti della poligamia furono progressivamente rimpiazzati dalla monogamia. (La poligamia è la sopravvivenza del fattore schiavitù della donna nel matrimonio. La monogamia è l’ideale di libertà dalla schiavitù dell’associazione impareggiabile di un uomo e di una donna nella meravigliosa impresa di costruire una famiglia, di allevare figli, di educarsi vicendevolmente e di migliorarsi.)

69:9.8 (781.2) In origine tutti i beni, compresi gli attrezzi e le armi, erano proprietà comune della tribù. La proprietà privata consisté inizialmente di tutte le cose toccate personalmente. Se uno straniero beveva da una coppa, la coppa era da allora sua. In seguito ogni luogo in cui era versato del sangue diveniva di proprietà della persona o del gruppo colpiti.

69:9.9 (781.3) La proprietà privata fu così rispettata in origine perché la si riteneva impregnata di una certa parte della personalità del proprietario. L’onestà circa la proprietà rimase salvaguardata da questo tipo di superstizione; non era necessaria alcuna polizia per proteggere i beni personali. Non avvenivano furti all’interno del gruppo, benché gli uomini non esitassero ad appropriarsi dei beni delle altre tribù. Le relazioni con la proprietà non finivano con la morte; ben presto gli effetti personali furono bruciati, poi sepolti con il defunto, e più tardi ereditati dalla famiglia superstite o dalla tribù.

69:9.10 (781.4) Gli effetti personali di carattere ornamentale ebbero origine dal fatto di portare degli amuleti. La vanità unita alla paura dei fantasmi indusse l’uomo primitivo a resistere a tutti i tentativi di privarlo dei suoi amuleti preferiti, ai quali attribuiva più valore del necessario.

69:9.11 (781.5) Il posto in cui dormire fu una delle prime proprietà dell’uomo. Più tardi i luoghi in cui abitare furono assegnati dai capi tribù, che detenevano ogni proprietà terriera per conto del gruppo. In seguito il luogo in cui si faceva del fuoco conferì possesso; più tardi ancora un pozzo costituì titolo di proprietà sulle terre adiacenti.

69:9.12 (781.6) Le sorgenti ed i pozzi furono tra le prime proprietà private. Tutte le pratiche feticiste furono utilizzate per proteggere sorgenti, pozzi, alberi, raccolti e miele. Dopo la perdita della fede nei feticci, furono elaborate leggi per proteggere la proprietà privata. Ma le leggi sulla cacciagione, il diritto di caccia, precedettero di molto le leggi sulla terra. Gli uomini rossi americani non compresero mai la proprietà privata di terre; essi non riuscivano a capire il punto di vista dell’uomo bianco.

69:9.13 (781.7) La proprietà privata fu presto contraddistinta da insegne di famiglia, e questa è l’antica origine degli scudi nobiliari. I beni terrieri potevano anche essere posti sotto la custodia degli spiriti. I sacerdoti “consacravano” un appezzamento di terreno, che era allora sotto la protezione dei tabù magici eretti su di esso. Si diceva che i suoi proprietari avevano un “titolo di sacerdote”. Gli Ebrei avevano grande rispetto per queste pietre di confine di famiglia: “Sia maledetto colui che rimuove la pietra di confine del suo vicino.” Questi contrassegni di pietra portavano le iniziali del sacerdote. Anche gli alberi, quando avevano apposte le iniziali, diventavano proprietà privata.

69:9.14 (782.1) Nei tempi primitivi solo i raccolti erano proprietà privata, ma i raccolti successivi conferivano un diritto di proprietà; l’agricoltura fu così la genesi della proprietà privata di terre. Agli individui fu data dapprima una concessione per la sola durata della loro vita; alla morte la terra ritornava alla tribù. I primissimi diritti terrieri concessi agli individui dalle tribù furono le tombe — dei cimiteri di famiglia. In tempi successivi la terra appartenne a coloro che la recintavano. Ma le città si riservarono sempre alcune terre come pascolo pubblico e per servire in caso di assedio; questi terreni di proprietà “comune” rappresentano la sopravvivenza della forma primitiva di proprietà collettiva.

69:9.15 (782.2) Alla fine fu lo Stato che assegnò delle proprietà all’individuo, riservandosi il diritto d’imporre delle tasse. Una volta acquisiti i loro titoli, i proprietari terrieri poterono percepire degli affitti e la terra divenne una fonte di reddito — un capitale. Infine la terra divenne veramente negoziabile, attraverso la vendita, il trasferimento, l’ipoteca e la preclusione.

69:9.16 (782.3) La proprietà privata portò una maggiore libertà ed accrebbe la stabilità; ma il possesso privato di terre ricevette una sanzione sociale soltanto dopo il fallimento del controllo e della direzione da parte della comunità, e fu presto seguito da una successione di schiavi, di servi e di classi prive di terra. Il perfezionamento meccanico sta tuttavia gradualmente liberando l’uomo dalla schiavitù del lavoro pesante.

69:9.17 (782.4) Il diritto di proprietà non è assoluto; è puramente sociale. Ma il governo, la legge, l’ordine, i diritti civili, le libertà sociali, le convenzioni, la pace e la felicità di cui godono i popoli moderni si sono tutti sviluppati attorno alla proprietà privata di beni.

69:9.18 (782.5) L’ordine sociale attuale non è necessariamente giusto — non è né sacro né divino — ma l’umanità farà bene ad andare adagio nel procedere a cambiamenti. Il sistema che voi avete è di gran lunga superiore a tutti quelli conosciuti dai vostri antenati. Quando cambierete l’ordine sociale, accertatevi di farlo per uno migliore. Non lasciatevi convincere di sperimentare le formule scartate dai vostri progenitori. Andate avanti, non indietro! Lasciate che l’evoluzione prosegua! Non fate un passo indietro.

69:9.19 (782.6) [Presentato da un Melchizedek di Nebadon.]

Fascicolo 70 - L’evoluzione del governo umano

Il Libro di Urantia

Fascicolo 70

L’evoluzione del governo umano

70:0.1 (783.1) NON appena l’uomo ebbe parzialmente risolto il problema della propria sussistenza fu posto di fronte al compito di regolamentare i contatti umani. Lo sviluppo dell’industria esigeva leggi, ordine ed un assestamento sociale; la proprietà privata necessitava di un governo.

70:0.2 (783.2) In un mondo evoluzionario gli antagonismi sono naturali; la pace è assicurata solo da un qualche tipo di sistema sociale regolatore. La regolamentazione sociale è inseparabile dall’organizzazione sociale; un’associazione implica un’autorità di controllo. Un governo impone la coordinazione degli antagonismi delle tribù, dei clan, delle famiglie e degli individui.

70:0.3 (783.3) Il governo è uno sviluppo incosciente; si evolve per tentativi. Esso ha valore di sopravvivenza, perciò diventa tradizionale. L’anarchia accresceva la miseria, per questo il governo, la legge e l’ordine relativi emersero lentamente o stanno emergendo. Le esigenze coercitive della lotta per l’esistenza hanno letteralmente spinto la razza umana sulla via del progresso verso la civiltà.

1. La genesi della guerra

70:1.1 (783.4) La guerra è lo stato e l’eredità naturale dell’uomo in evoluzione; la pace è il metro sociale che misura l’avanzamento della società. Prima della parziale socializzazione delle razze in progresso l’uomo era eccessivamente individualista, estremamente malfidente ed incredibilmente litigioso. La violenza è la legge della natura, l’ostilità è la reazione automatica dei figli della natura, mentre la guerra non è che queste stesse attività proseguite collettivamente. E dovunque ed ogniqualvolta il tessuto della civiltà è sottoposto a tensioni dalle complicazioni dell’avanzamento della società, c’è sempre un ritorno immediato e rovinoso a questi antichi metodi di composizione violenta delle irritazioni in seno alle interassociazioni umane.

70:1.2 (783.5) La guerra è una reazione animalistica ai malintesi e alle irritazioni; la pace accompagna la soluzione civile di ogni problema e difficoltà. Le razze Sangik, così come gli Adamiti ed i Noditi degenerati successivamente, erano tutti bellicosi. Gli Andoniti appresero presto la regola d’oro, ed ancor oggi i loro discendenti Eschimesi vivono in larga misura secondo questo codice; i costumi sono ben radicati tra di loro ed essi sono relativamente esenti da antagonismi violenti.

70:1.3 (783.6) Andon insegnò ai suoi figli a risolvere le loro dispute facendo colpire a ciascuno un albero con un bastone, imprecando nel contempo contro l’albero; il primo il cui bastone si rompeva era il vincitore. Gli Andoniti successivi usavano regolare le loro dispute facendo un’esibizione pubblica in cui gli avversari si schernivano e si ridicolizzavano vicendevolmente, mentre l’uditorio designava il vincitore per acclamazione.

70:1.4 (783.7) Ma un fenomeno come la guerra non poteva apparire prima che la società si fosse sufficientemente evoluta per sperimentare effettivamente periodi di pace e sanzionare le pratiche di guerra. Il concetto stesso di guerra implica un certo grado di organizzazione.

70:1.5 (784.1) Con l’apparizione dei raggruppamenti sociali l’irritazione individuale cominciò a fondersi nei sentimenti del gruppo, e ciò favorì la tranquillità all’interno delle tribù, ma a spese della pace tra le tribù stesse. La pace fu così goduta prima all’interno del gruppo, o della tribù, che detestava e odiava sempre gli esterni al gruppo, gli stranieri. L’uomo primitivo considerava lodevole versare sangue straniero.

70:1.6 (784.2) Ma anche questo non funzionò all’inizio. Quando i primi capi tentarono di appianare i malintesi, trovarono spesso necessario, almeno una volta l’anno, autorizzare combattimenti con pietre nell’ambito della tribù. Il clan si divideva in due gruppi ed ingaggiava una battaglia che durava un giorno intero. E ciò per nessun’altra ragione che quella di divertirsi; essi amavano veramente battersi.

70:1.7 (784.3) La guerra sussiste perché l’uomo è umano, si è evoluto da un animale, e tutti gli animali sono bellicosi. Tra le prime cause di guerra ci furono:

70:1.8 (784.4) 1. La fame, che portò a razzie di cibo. La penuria di terre ha sempre portato alla guerra, e durante queste lotte le prime tribù pacifiche furono praticamente sterminate.

70:1.9 (784.5) 2. La scarsità di donne — un tentativo per alleviare una carenza di aiuto domestico. Il ratto delle donne ha sempre provocato guerre.

70:1.10 (784.6) 3. La vanità — il desiderio di esibire il valore della tribù. I gruppi superiori combattevano per imporre il loro modo di vivere ai popoli inferiori.

70:1.11 (784.7) 4. Gli schiavi — il bisogno di reclutare mano d’opera.

70:1.12 (784.8) 5. La vendetta costituiva motivo di guerra quando una tribù credeva che una tribù vicina avesse causato la morte di uno dei suoi membri. Il periodo di lutto proseguiva fino a quando fosse stata riportata una testa. La guerra di vendetta fu ritenuta giusta fino a tempi relativamente moderni.

70:1.13 (784.9) 6. Il passatempo — dai giovani di questi tempi antichi la guerra era considerata come una ricreazione. Se non c’era un pretesto valido e sufficiente per scatenare una guerra, quando la pace diveniva opprimente, le tribù vicine avevano l’abitudine di fare delle battaglie semiamichevoli per lanciarsi in una scorreria a titolo di divertimento, per godere di una finta battaglia.

70:1.14 (784.10) 7. La religione — il desiderio di convertire ad un culto. Le religioni primitive approvavano tutte la guerra. Solo in tempi recenti la religione ha cominciato a disapprovare la guerra. Disgraziatamente il clero antico era di solito alleato con il potere militare. Nel tempo, una delle grandi misure a favore della pace è stato il tentativo di separare la Chiesa dallo Stato.

70:1.15 (784.11) Le tribù antiche facevano sempre la guerra su richiesta dei loro dei, su ordine dei loro capi o dei loro stregoni. Gli Ebrei credevano in un certo “Dio delle battaglie” e la narrazione della loro incursione sui Madianiti è un racconto tipico della crudeltà atroce delle antiche guerre tribali. Questo attacco, con il massacro di tutti i maschi e l’uccisione successiva di tutti i figli maschi e di tutte le donne che non erano vergini, avrebbe fatto onore ai costumi di un capo tribù di duecentomila anni prima. E tutto ciò fu compiuto nel “nome del Signore Dio d’Israele”.

70:1.16 (784.12) Questo è il racconto dell’evoluzione della società — la soluzione naturale dei problemi delle razze — poiché è l’uomo che elabora il proprio destino sulla terra. Tali atrocità non sono istigate dalla Deità, nonostante la tendenza degli uomini ad attribuirne la responsabilità ai loro dei.

70:1.17 (784.13) La misericordia militare è stata lenta a manifestarsi nell’umanità. Anche quando una donna, Debora, governò gli Ebrei, persisté la stessa crudeltà di massa. Il suo generale, dopo la vittoria sui Gentili, fece “passare tutto l’esercito a fil di spada; non ne fu risparmiato nemmeno uno”.

70:1.18 (785.1) Molto presto nella storia della razza s’impiegarono armi avvelenate. Furono praticati tutti i tipi di mutilazioni. Saul non esitò a reclamare cento prepuzi di Filistei come dote che Davide doveva pagare per sua figlia Mical.

70:1.19 (785.2) Le prime guerre furono combattute tra intere tribù, ma più tardi, quando due individui di differenti tribù avevano una disputa, si battevano a duello i due disputanti invece di combattere le due tribù. Anche tra due eserciti divenne costume puntare tutto sull’esito di un combattimento tra un rappresentante scelto da ciascuna delle parti, come avvenne nel caso di Davide e Golia.

70:1.20 (785.3) Il primo miglioramento della guerra consisté nel catturare prigionieri. In seguito le donne furono esentate dalle ostilità, cui seguì il riconoscimento di non belligeranti. Si svilupparono ben presto caste militari ed eserciti permanenti per stare al passo con la crescente complessità dei combattimenti. A tali guerrieri fu presto proibito unirsi alle donne, e le donne avevano cessato da lungo tempo di combattere, benché avessero sempre nutrito e curato i soldati e li avessero incitati a battersi.

70:1.21 (785.4) La pratica di dichiarare guerra rappresentò un grande progresso. Queste dichiarazioni dell’intenzione a battersi denotarono il raggiungimento di un senso di lealtà, e questo fu seguito dallo sviluppo graduale delle regole della guerra “civilizzata”. Molto presto divenne costume non combattere vicino ai luoghi religiosi, e più tardi ancora di non battersi in certi giorni sacri. Poi venne il riconoscimento generale del diritto d’asilo; i rifugiati politici ricevettero protezione.

70:1.22 (785.5) In tal modo la guerra si evolvé gradualmente dalla primitiva caccia all’uomo al sistema un po’ più regolato delle nazioni “civilizzate” più recenti. Ma l’atteggiamento sociale di amicizia rimpiazzò solo lentamente quello d’inimicizia.

2. Il valore sociale della guerra

70:2.1 (785.6) Nelle ere passate una guerra accanita provocava cambiamenti sociali e facilitava l’adozione di nuove idee quali non sarebbero avvenuti per sviluppo naturale in diecimila anni. Il prezzo terribile pagato per questi vantaggi certi portati dalla guerra era che la società regrediva temporaneamente allo stato selvaggio; la ragione civilizzata doveva abdicare. La guerra è una medicina potente, molto costosa e molto pericolosa; mentre guarisce spesso certi disordini sociali, talvolta uccide il paziente, distrugge la società.

70:2.2 (785.7) La costante necessità della difesa nazionale crea molti nuovi ed avanzati aggiustamenti sociali. La società gode oggi del beneficio di una lunga serie d’innovazioni utili che furono inizialmente solo militari e deve alla guerra anche la danza, la cui forma primitiva fu un esercizio militare.

70:2.3 (785.8) La guerra ha avuto un valore sociale per le civiltà del passato perché:

70:2.4 (785.9) 1. Imponeva disciplina, obbligava alla cooperazione.

70:2.5 (785.10) 2. Premiava la forza d’animo ed il coraggio.

70:2.6 (785.11) 3. Favoriva e rafforzava il nazionalismo.

70:2.7 (785.12) 4. Distruggeva i popoli deboli e inadatti.

70:2.8 (785.13) 5. Sopprimeva l’illusione di uguaglianza primitiva e stratificava selettivamente la società.

70:2.9 (785.14) La guerra ha avuto un indubbio valore evolutivo e selettivo, ma come la schiavitù essa deve essere un giorno abbandonata mentre la civiltà lentamente progredisce. Le guerre antiche favorivano i viaggi e le relazioni culturali; questi scopi sono ora meglio serviti dai sistemi moderni di trasporto e di comunicazione. Le guerre antiche rafforzavano le nazioni, le lotte moderne invece sconvolgono la cultura civilizzata. Le guerre antiche provocavano la decimazione dei popoli inferiori; il risultato netto dei conflitti moderni è la distruzione selettiva dei migliori ceppi umani. Le guerre di un tempo favorivano l’organizzazione e l’efficienza, ma queste sono ora divenute gli scopi dell’industria moderna. Durante le ere passate la guerra era un fermento sociale che faceva progredire la civiltà; questo risultato viene ora meglio conseguito con l’ambizione e l’invenzione. Le guerre antiche sostenevano il concetto di un Dio delle battaglie, ma all’uomo moderno è stato insegnato che Dio è amore. La guerra ha servito molti scopi utili nel passato, è stata un’impalcatura indispensabile nella costruzione della civiltà, ma sta andando rapidamente verso la bancarotta culturale — è incapace di produrre dividendi di guadagni sociali commisurati in qualche modo alle perdite terribili che accompagnano la sua invocazione.

70:2.10 (786.1) Una volta i medici credevano nel salasso come cura per numerose malattie, ma da allora hanno scoperto rimedi migliori per la maggior parte di questi disturbi. Allo stesso modo il salasso internazionale della guerra deve fare posto alla scoperta di metodi migliori per guarire i mali delle nazioni.

70:2.11 (786.2) Le nazioni di Urantia sono già impegnate nella lotta gigantesca tra il militarismo nazionalista e l’industrialismo, e sotto molti aspetti questo conflitto è analogo alla lotta secolare tra i pastori-cacciatori ed i coltivatori. Ma se l’industrialismo vuole trionfare sul militarismo deve evitare i pericoli che lo accerchiano. I pericoli dell’industria nascente su Urantia sono:

70:2.12 (786.3) 1. La forte tendenza al materialismo, la cecità spirituale.

70:2.13 (786.4) 2. Il culto del potere della ricchezza, il travisamento dei valori.

70:2.14 (786.5) 3. I vizi del lusso, l’immaturità culturale.

70:2.15 (786.6) 4. I crescenti pericoli dell’indolenza, l’insensibilità al servizio.

70:2.16 (786.7) 5. La crescita di un’indesiderabile mollezza razziale, di un deterioramento biologico.

70:2.17 (786.8) 6. La minaccia di una schiavitù industriale standardizzata, di una stagnazione della personalità. Il lavoro è nobilitante, ma la monotonia inebetisce.

70:2.18 (786.9) Il militarismo è autocratico e crudele — selvaggio. Esso promuove l’organizzazione sociale tra i conquistatori ma disintegra i vinti. L’industrialismo è più civilizzato e dovrebbe essere portato avanti in modo da promuovere l’iniziativa e da incoraggiare l’individualismo. La società dovrebbe favorire l’originalità in ogni modo possibile.

70:2.19 (786.10) Non commettete l’errore di glorificare la guerra; discernete piuttosto quello che essa ha fatto per la società in modo che possiate individuare più esattamente ciò che i suoi sostituti devono fornire affinché il progresso della civiltà continui. Se non vengono forniti questi sostituti adeguati, allora potete essere certi che la guerra proseguirà a lungo.

70:2.20 (786.11) L’uomo non accetterà mai la pace come metodo normale di vita prima di essere stato del tutto e ripetutamente convinto che la pace è quanto di meglio esista per il suo benessere materiale; non l’accetterà mai prima che la società abbia saggiamente fornito dei sostituti pacifici per la soddisfazione della tendenza innata di dare periodicamente libero corso ad un impulso collettivo destinato a liberare quelle emozioni ed energie a lungo accumulate, proprie delle reazioni di autopreservazione delle razze umane.

70:2.21 (786.12) Ma, almeno incidentalmente, la guerra dovrebbe essere onorata come scuola di esperienza che ha costretto una razza d’individualisti arroganti a sottomettersi ad un’autorità altamente concentrata — ad un capo esecutivo. La guerra alla vecchia maniera selezionava gli uomini per natura eminenti come capi; la guerra moderna invece non fa più questo. Per scoprire dei leader la società deve ora rivolgersi alle conquiste pacifiche: industria, scienza e realizzazioni sociali.

3. Le associazioni umane primitive

70:3.1 (787.1) Nella società più primitiva l’orda è tutto; anche i bambini sono sua proprietà comune. La famiglia in evoluzione sostituì l’orda nell’allevamento dei bambini, mentre i clan e le tribù emergenti presero il suo posto come unità sociali.

70:3.2 (787.2) L’appetito sessuale e l’amore materno istituiscono la famiglia. Ma un vero governo non appare prima che abbiano iniziato a formarsi dei gruppi superfamiliari. Nei tempi prefamiliari dell’orda il comando era assicurato da individui scelti senza formalità. I Boscimani africani non sono mai progrediti oltre questo stadio primitivo; essi non hanno capi nell’orda.

70:3.3 (787.3) Le famiglie si unirono per legami di sangue in clan, in aggregazioni di parenti, e questi si trasformarono successivamente in tribù, in comunità territoriali. La guerra e la pressione esterna obbligarono i clan di parenti ad organizzarsi in tribù, ma furono il commercio e gli scambi che tennero uniti questi raggruppamenti primitivi con un certo grado di pace interna.

70:3.4 (787.4) La pace su Urantia sarà favorita molto di più da organizzazioni commerciali internazionali che non da tutta la sofisticheria sentimentale di chimerici piani di pace. Le relazioni commerciali sono state facilitate dallo sviluppo del linguaggio e dai metodi perfezionati di comunicazione, così come dal miglioramento dei mezzi di trasporto.

70:3.5 (787.5) L’assenza di un linguaggio comune ha sempre ostacolato la crescita di gruppi pacifici, ma il denaro è divenuto il linguaggio universale del commercio moderno. La società moderna è in gran parte mantenuta unita dal mercato industriale. Lo stimolo del guadagno è un potente civilizzatore quando è accresciuto dal desiderio di servire.

70:3.6 (787.6) Nei primi tempi ogni tribù era circondata da zone concentriche di paura e di sospetto crescenti; da qui l’antico costume di uccidere tutti gli stranieri, e più tardi di ridurli in schiavitù. L’antica idea di amicizia significava adozione nel clan, e l’appartenenza al clan si riteneva permanesse dopo la morte — uno dei primissimi concetti di vita eterna.

70:3.7 (787.7) La cerimonia di adozione consisteva nel bere il sangue l’uno dell’altro. In certi gruppi ci si scambiava la saliva invece di bere sangue; questa fu l’antica origine della pratica del bacio convenzionale. Tutte le cerimonie di associazione, sia di matrimonio che di adozione, terminavano sempre con dei banchetti.

70:3.8 (787.8) In tempi successivi fu usato sangue diluito con vino rosso e, alla fine, fu bevuto solo del vino per sigillare la cerimonia di adozione, che veniva sancita dal tocco delle coppe di vino e consumata con l’assunzione della bevanda. Gli Ebrei impiegarono una forma modificata di questa cerimonia di adozione. I loro antenati arabi utilizzavano il giuramento prestato mentre la mano del candidato stava sull’organo genitale del nativo della tribù. Gli Ebrei trattavano benevolmente e fraternamente gli stranieri adottati. “Lo straniero che abita con te sarà come uno nato tra di voi, e tu l’amerai come te stesso.”

70:3.9 (787.9) “L’amicizia per l’ospite” era una relazione di ospitalità temporanea. Quando gli ospiti in visita partivano, si spezzava un piatto a metà; una parte veniva data all’amico che partiva perché servisse da appropriata introduzione per una terza persona che sarebbe potuta arrivare in visita successivamente. Era usanza per gli ospiti pagare il loro soggiorno raccontando le storie dei loro viaggi e delle loro avventure. I narratori di storie dei tempi antichi divennero così popolari che determinati costumi alla fine proibirono la loro attività nelle stagioni di caccia o di raccolto.

70:3.10 (788.1) I primi trattati di pace furono i “legami di sangue”. Gli ambasciatori di pace di due tribù in guerra s’incontravano, si ossequiavano e poi si mettevano a trafiggere la loro pelle fino a che sanguinava; dopo di che si succhiavano vicendevolmente il sangue e dichiaravano la pace.

70:3.11 (788.2) Le più antiche missioni di pace consistevano in delegazioni di uomini che portavano le loro giovani migliori per la soddisfazione sessuale dei loro precedenti nemici, in quanto l’appetito sessuale veniva utilizzato per combattere le tendenze bellicose. La tribù così onorata restituiva la visita, con la sua offerta di giovani donne; al che la pace era stabilita definitivamente e venivano ben presto sanzionati matrimoni tra le famiglie dei capi.

4. Clan e tribù

70:4.1 (788.3) Il primo gruppo pacifico fu la famiglia, poi il clan, la tribù e più tardi la nazione, che divenne alla fine il moderno Stato territoriale. Il fatto che i gruppi pacifici dei nostri giorni si siano sviluppati già da molto tempo oltre i legami di sangue per inglobare delle nazioni è molto incoraggiante, nonostante il fatto che le nazioni di Urantia spendano ancora ingenti somme per i preparativi di guerra.

70:4.2 (788.4) I clan erano gruppi con legami di sangue in seno alla tribù e dovevano la loro esistenza a certi interessi comuni quali:

70:4.3 (788.5) 1. Risalire per origine ad un antenato comune.

70:4.4 (788.6) 2. La fedeltà ad un totem religioso comune.

70:4.5 (788.7) 3. Parlare lo stesso dialetto.

70:4.6 (788.8) 4. Dividere un luogo di residenza comune.

70:4.7 (788.9) 5. Temere gli stessi nemici.

70:4.8 (788.10) 6. Avere avuto un’esperienza militare comune.

70:4.9 (788.11) I capi dei clan erano sempre subordinati al capo tribù; i primi governi tribali furono una vaga confederazione di clan. Gli aborigeni australiani non hanno mai sviluppato una forma tribale di governo.

70:4.10 (788.12) I capi pacifici dei clan regnavano di solito per linea materna; i capi tribù guerrieri stabilirono la linea paterna. I tribunali dei capi tribù e dei primi re erano formati dai capi clan, che era usanza invitare in presenza del re parecchie volte all’anno. Questo gli consentiva di sorvegliarli e di assicurarsi meglio la loro collaborazione. I clan svolsero un ruolo importante nell’autogoverno locale, ma ritardarono notevolmente la crescita di nazioni grandi e forti.

5. Gli inizi del governo

70:5.1 (788.13) Ogni istituzione umana ha avuto un inizio, ed il governo civile è un prodotto dell’evoluzione progressiva come lo sono il matrimonio, l’industria e la religione. A partire dai primi clan e tribù primitive si svilupparono gradualmente i regimi successivi del governo umano, che sono apparsi e scomparsi fino a giungere a quelle forme di regolamentazione civile e sociale che caratterizzano il secondo terzo del ventesimo secolo.

70:5.2 (788.14) Con la graduale emersione delle unità familiari, furono gettate le basi del governo nell’organizzazione del clan, il raggruppamento di famiglie consanguinee. Il primo vero corpo governativo fu il consiglio degli anziani. Questo gruppo regolatore si componeva di uomini anziani che si erano distinti in modo particolare. La saggezza e l’esperienza furono presto apprezzate anche dagli uomini barbari e ne seguì un lungo periodo di dominazione degli anziani. Il regno oligarchico di quel tempo si trasformò gradualmente nell’idea del patriarcato.

70:5.3 (789.1) Nei primi consigli degli anziani risiedeva il potenziale di tutte le funzioni governative: esecutiva, legislativa e giudiziaria. Quando il consiglio interpretava i costumi correnti era un tribunale; quando stabiliva nuovi metodi di usanze sociali era un corpo legislativo; nella misura in cui questi decreti e promulgazioni erano applicati era l’esecutivo. Il presidente del consiglio fu il precursore del capo tribù successivo.

70:5.4 (789.2) Alcune tribù avevano dei consigli femminili e, di tanto in tanto, molte tribù furono rette da donne. Certe tribù di uomini rossi conservarono l’insegnamento di Onamonalonton seguendo le decisioni unanimi del “consiglio dei sette”.

70:5.5 (789.3) È stato difficile per l’umanità imparare che né la pace né la guerra possono essere rette da una comunità che discute. Le “ciarle” primitive erano raramente utili. La razza imparò presto che un esercito comandato da un gruppo di capi clan non aveva alcuna possibilità contro un forte esercito condotto da un solo uomo. La guerra è sempre stata una creatrice di re.

70:5.6 (789.4) All’inizio i capi militari erano scelti unicamente per il servizio militare, ed abbandonavano un po’ della loro autorità durante i periodi di pace, quando i loro doveri erano più di ordine sociale. Ma a poco a poco essi cominciarono ad intromettersi negli intervalli di pace, tendendo a continuare il loro governo da una guerra a quella successiva. Spesso facevano in modo che una guerra non tardasse a seguire la precedente. Questi primi signori della guerra non erano amanti della pace.

70:5.7 (789.5) In tempi successivi alcuni capi furono scelti per ragioni diverse dal servizio militare; furono scelti per le loro straordinarie qualità fisiche o per le loro notevoli capacità personali. Gli uomini rossi avevano spesso due gruppi di capi — i sachem, o capi di pace, ed i capi militari ereditari. I governanti di pace erano anche giudici ed insegnanti.

70:5.8 (789.6) Alcune delle prime comunità furono governate da stregoni, che agirono spesso come capi. Un solo uomo agiva da sacerdote, da medico e da capo esecutivo. Molto spesso le prime insegne regali erano state in origine i simboli o gli emblemi di vesti sacerdotali.

70:5.9 (789.7) Fu attraverso queste tappe che il ramo esecutivo del governo venne gradualmente all’esistenza. I consigli dei clan e delle tribù continuarono la loro attività a titolo consultivo e come precursori dei rami legislativo e giudiziario che apparvero più tardi. In Africa, ai nostri giorni, tutte queste forme di governo primitivo esistono di fatto tra le varie tribù.

6. Il governo monarchico

70:6.1 (789.8) Un efficace governo di Stato apparve soltanto con l’arrivo di un capo con piena autorità esecutiva. Gli uomini scoprirono che si poteva avere un governo efficace solo conferendo potere ad una personalità, non sostenendo un’idea.

70:6.2 (789.9) La sovranità ebbe origine dall’idea di autorità o di ricchezza familiare. Quando un reuccio patriarcale diveniva un vero re, era talvolta chiamato “padre del suo popolo”. Più tardi si credette che i re fossero originati dagli eroi. Più tardi ancora il governo divenne ereditario, perché si credeva nell’origine divina dei re.

70:6.3 (789.10) Il regno ereditario impediva l’anarchia che aveva precedentemente provocato tante devastazioni tra la morte di un re e l’elezione di un successore. La famiglia aveva un capo biologico ed il clan aveva un capo selezionato per natura; la tribù e più tardi lo Stato non ebbero capi naturali e questo fu un motivo supplementare per rendere ereditari i poteri dei capi re. L’idea delle famiglie reali e dell’aristocrazia fu anche basata sul costume di “possedere un nome” nei clan.

70:6.4 (790.1) La successione dei re fu alla fine considerata come soprannaturale, ritenendo che il sangue reale risalisse ai tempi del personale materializzato del Principe Caligastia. I re divennero così personalità feticcio e furono smisuratamente temuti; fu adottata una forma speciale di linguaggio ad uso della corte. Anche in tempi recenti si è creduto che il tocco dei re guarisse le malattie ed alcuni popoli di Urantia ritengono ancora che i loro sovrani abbiano avuto un’origine divina.

70:6.5 (790.2) Il re feticcio di un tempo era spesso tenuto in isolamento; era considerato troppo sacro per essere visto, salvo che nei giorni festivi e nei giorni sacri. Di solito si sceglieva un rappresentante per impersonarlo, e questa è l’origine dei primi ministri. Il primo funzionario ministeriale fu un amministratore di viveri; altri non tardarono a seguirlo. I sovrani nominarono ben presto dei rappresentanti incaricati del commercio e della religione; lo sviluppo di un gabinetto ministeriale fu un passo verso la spersonalizzazione dell’autorità esecutiva. Questi assistenti dei primi re divennero la nobiltà accreditata e la moglie del re fu gradualmente elevata alla dignità di regina, via via che le donne vennero tenute in maggior considerazione.

70:6.6 (790.3) Sovrani senza scrupoli acquisirono grande potere dalla scoperta dei veleni. La magia delle prime corti era diabolica; i nemici del re morivano presto. Ma anche il tiranno più dispotico era soggetto a certe restrizioni; era quanto meno frenato dalla paura sempre presente di essere assassinato. Gli stregoni, i maghi ed i sacerdoti hanno sempre esercitato un potente controllo sui re. In seguito esercitarono un’influenza restrittiva i proprietari terrieri, l’aristocrazia. Di tanto in tanto i clan e le tribù si sollevavano con tutta semplicità e rovesciavano i loro despoti e tiranni. Ai sovrani deposti, quando venivano condannati a morte, era spesso accordata la scelta di suicidarsi; e ciò diede origine all’antica voga sociale del suicidio in talune circostanze.

7. I circoli primitivi e le società segrete

70:7.1 (790.4) I legami di sangue determinarono i primi gruppi sociali; l’associazione ampliò i clan di parenti. I matrimoni intertribali furono la tappa successiva nell’allargamento del gruppo e la complessa tribù risultante formò il primo vero corpo politico. Il passo successivo nello sviluppo sociale fu l’evoluzione dei culti religiosi e dei circoli politici. Questi ultimi apparvero inizialmente come società segrete, in origine totalmente religiose; in seguito assunsero un carattere regolatore. Nei primi tempi furono circoli per uomini, più tardi apparvero gruppi di donne. Ben presto essi si divisero in due classi: socio-politica e mistico-religiosa.

70:7.2 (790.5) C’erano molte ragioni per la segretezza di queste società, quali:

70:7.3 (790.6) 1. Il timore d’incorrere nella disapprovazione dei governanti per aver violato qualche tabù.

70:7.4 (790.7) 2. Per praticare riti religiosi minoritari.

70:7.5 (790.8) 3. Per custodire preziosi segreti “spirituali” o commerciali.

70:7.6 (790.9) 4. Per beneficiare di qualche incantesimo o magia speciale.

70:7.7 (790.10) La stessa segretezza di queste società conferiva a tutti i membri il potere del mistero sul resto della tribù. La segretezza stimola anche la vanità; gli iniziati erano l’aristocrazia sociale del loro tempo. Dopo l’iniziazione i giovani cacciavano con gli uomini, mentre prima avevano raccolto gli ortaggi con le donne. Era l’umiliazione suprema, una disgrazia di fronte alla tribù, non superare le prove della pubertà ed essere così costretti a restare fuori della dimora degli uomini in compagnia delle donne e dei bambini, essere considerato effeminato. Inoltre ai non iniziati non era consentito sposarsi.

70:7.8 (791.1) I popoli primitivi insegnarono molto presto ai loro giovani adolescenti a controllare i loro impulsi sessuali. Divenne costume separare i ragazzi dai loro genitori dalla pubertà fino al matrimonio e di affidare la loro educazione e formazione alle società segrete degli uomini. Una delle funzioni principali di questi circoli era di controllare i giovani adolescenti al fine di evitare nascite illegittime.

70:7.9 (791.2) La prostituzione commercializzata iniziò quando questi circoli di uomini pagarono del denaro per disporre di donne di altre tribù. Ma i gruppi più antichi furono per la maggior parte esenti da lassismo sessuale.

70:7.10 (791.3) La cerimonia d’iniziazione della pubertà si estendeva generalmente su un periodo di cinque anni. Molte torture ed incisioni dolorose praticate su se stessi facevano parte di queste cerimonie. La circoncisione fu praticata inizialmente come rito d’iniziazione in una di queste confraternite segrete. I marchi della tribù erano incisi sul corpo come parte dell’iniziazione della pubertà; il tatuaggio ebbe origine come simbolo di appartenenza. Tali torture, insieme a molteplici privazioni, avevano lo scopo di fortificare questi giovani, d’imprimere in loro la realtà della vita e le sue inevitabili avversità. Questo risultato è meglio raggiunto con i giochi atletici e le gare fisiche apparsi più tardi.

70:7.11 (791.4) Ma le società segrete miravano a migliorare la moralità degli adolescenti. Uno degli scopi principali delle cerimonie della pubertà era d’imprimere nei ragazzi che non dovevano toccare le mogli degli altri uomini.

70:7.12 (791.5) Dopo questi anni di disciplina e di formazione rigorose, e poco prima del matrimonio, i giovani erano generalmente lasciati liberi per un breve periodo di divertimento e di libertà, dopo di che ritornavano per sposarsi e sottomettersi per tutta la vita ai tabù della tribù. Questa antica usanza è persistita fino ai tempi moderni nel futile concetto di “sfogare i bollori giovanili”.

70:7.13 (791.6) Molte tribù successive approvarono la formazione di circoli segreti di donne, il cui scopo era di preparare le giovani adolescenti a diventare spose e madri. Dopo l’iniziazione le giovani erano candidate al matrimonio e ricevevano il permesso di partecipare alla “presentazione delle spose promesse”, la festa delle debuttanti di quei tempi. Apparvero presto ordini femminili con voto di nubilato.

70:7.14 (791.7) Ben presto fecero la loro apparizione dei circoli non segreti, quando nuovi gruppi maschili e femminili di non sposati formarono organizzazioni proprie separate. Queste associazioni furono in realtà le prime scuole. Ed anche se i circoli di uomini e quelli di donne si abbandonavano spesso a reciproche molestie, alcune tribù evolute, dopo il contatto con gli educatori di Dalamatia, sperimentarono l’insegnamento in collegi misti con interni di entrambi i sessi.

70:7.15 (791.8) Le società segrete contribuirono all’istituzione di caste sociali, principalmente per il carattere misterioso delle loro iniziazioni. I membri di queste società portarono inizialmente delle maschere per spaventare e tenere lontani i curiosi dai loro riti d’onore ai morti — il culto degli antenati. Questo rituale si trasformò più tardi in una pseudoseduta spiritica alla quale si riteneva partecipassero i fantasmi. Le società antiche della “nuova nascita” usavano dei simboli ed impiegavano un linguaggio segreto speciale; rinunciavano anche a certi cibi e bevande. Esse svolgevano il ruolo di polizia notturna ed operavano altrimenti in un esteso campo di attività sociali.

70:7.16 (792.1) Tutte le associazioni segrete imponevano un giuramento, prescrivevano la fiducia ed insegnavano a mantenere i segreti. Questi ordini tenevano in soggezione il popolino e lo controllavano; agivano anche da società di vigilanza, praticando così il linciaggio. Essi furono le prime spie quando le tribù erano in guerra e la prima polizia segreta in tempo di pace. Meglio ancora, tennero i re privi di scrupoli in uno stato d’ansia; per controbilanciarli i re istituirono una loro polizia segreta.

70:7.17 (792.2) Queste società diedero origine ai primi partiti politici. Il primo governo di partito fu “il forte” contro “il debole”. Nei tempi antichi alla guerra civile seguiva soltanto un cambio di amministrazione, cosa che provava ampiamente che il debole era diventato forte.

70:7.18 (792.3) Questi circoli furono impiegati dai mercanti per riscuotere i loro crediti e dai sovrani per riscuotere le imposte. La tassazione è stata una lunga lotta; una delle sue prime forme fu la decima, la decima parte della caccia o del bottino. Le tasse furono fatte pagare in origine per mantenere la casa reale, ma si scoprì che era più facile riscuoterle mascherandole da offerta per sostenere il servizio del tempio.

70:7.19 (792.4) A poco a poco queste associazioni segrete si trasformarono nelle prime organizzazioni caritatevoli e poi si evolvettero nelle società religiose primitive — precorritrici delle Chiese. Infine alcune di queste società divennero intertribali, le prime confraternite internazionali.

8. Le classi sociali

70:8.1 (792.5) La disuguaglianza mentale e fisica degli esseri umani assicura l’apparizione di classi sociali. I soli mondi senza strati sociali sono i più primitivi ed i più avanzati. Una civiltà agli albori non ha ancora iniziato la differenziazione dei livelli sociali, mentre un mondo stabilizzato in luce e vita ha largamente superato queste divisioni dell’umanità, che sono così caratteristiche di tutte le tappe intermedie dell’evoluzione.

70:8.2 (792.6) Via via che la società emergeva dallo stato selvaggio passando alla barbarie, i suoi componenti umani hanno teso a raggrupparsi in classi per le seguenti ragioni generali:

70:8.3 (792.7) 1. Naturali — contatto, parentela e matrimonio; le prime distinzioni sociali furono basate sul sesso, l’età ed il sangue — la parentela con il capo.

70:8.4 (792.8) 2. Personali — il riconoscimento della capacità, della resistenza, dell’abilità e della forza d’animo; subito seguite dal riconoscimento della padronanza del linguaggio, della conoscenza e dell’intelligenza generale.

70:8.5 (792.9) 3. Casuali — la guerra e l’emigrazione portarono alla separazione dei gruppi umani. L’evoluzione delle classi fu fortemente influenzata dalle conquiste, dai rapporti tra vincitori e vinti, mentre la schiavitù portò alla prima divisione generale della società tra uomini liberi e schiavi.

70:8.6 (792.10) 4. Economiche — ricchi e poveri. La ricchezza ed il possesso di schiavi furono una base che generò una classe della società.

70:8.7 (792.11) 5. Geografiche — si formarono delle classi a seguito dell’insediamento urbano o rurale. Città e campagna hanno rispettivamente contribuito alla differenziazione tra allevatori-coltivatori e mercanti-industriali, con i loro punti di vista e reazioni divergenti.

70:8.8 (792.12) 6. Sociali — le classi si sono gradualmente formate secondo l’apprezzamento popolare del valore sociale dei differenti gruppi. Tra le prime divisioni di questo tipo c’erano le demarcazioni tra sacerdoti-educatori, governanti-guerrieri, capitalisti-mercanti, lavoratori comuni e schiavi. Lo schiavo non poteva mai diventare un capitalista, benché talvolta il salariato potesse scegliere di entrare nel ceto capitalista.

70:8.9 (793.1) 7. Professionali — a mano a mano che le professioni si moltiplicarono, ebbero tendenza a stabilire delle caste e delle corporazioni. I lavoratori si divisero in tre gruppi: le classi professionali, che includevano gli stregoni, poi gli operai qualificati, seguiti dagli operai comuni.

70:8.10 (793.2) 8. Religiose — i primi circoli di culto diedero origine a loro proprie classi all’interno dei clan e delle tribù; e la devozione ed il misticismo dei sacerdoti le hanno a lungo perpetuate come gruppo sociale separato.

70:8.11 (793.3) 9. Razziali — la presenza di due o più razze in una data nazione od unità territoriale produce generalmente delle caste di colore. Il sistema originario delle caste dell’India era basato sul colore, come lo era quello dell’antico Egitto.

70:8.12 (793.4) 10. Età — giovinezza e maturità. Nelle tribù il ragazzo era sotto la sorveglianza di suo padre fino a che questi viveva, mentre la ragazza era lasciata alle cure di sua madre fino al matrimonio.

70:8.13 (793.5) Classi sociali flessibili e mutevoli sono indispensabili ad una civiltà in evoluzione, ma quando la classe diventa casta, quando i livelli sociali si fossilizzano, l’aumento di stabilità sociale si acquisisce con una diminuzione dell’iniziativa personale. La casta sociale risolve il problema di trovare il proprio posto nell’industria, ma diminuisce anche considerevolmente lo sviluppo individuale ed impedisce praticamente la cooperazione sociale.

70:8.14 (793.6) Poiché le classi sociali si sono formate naturalmente, persisteranno fino a quando gli uomini non giungeranno a farle scomparire gradualmente per evoluzione mediante la manipolazione intelligente delle risorse biologiche, intellettuali e spirituali di una civiltà in progresso, quali:

70:8.15 (793.7) 1. Il rinnovamento biologico dei ceppi razziali — l’eliminazione selettiva delle linee umane inferiori. Ciò tenderà ad eliminare molte disuguaglianze umane.

70:8.16 (793.8) 2. La formazione educativa dell’accresciuta capacità cerebrale che scaturirà da questo miglioramento biologico.

70:8.17 (793.9) 3. Lo stimolo religioso dei sentimenti di parentela e di fratellanza umana.

70:8.18 (793.10) Ma queste misure possono portare i loro veri frutti solo nei lontani millenni del futuro, anche se molti miglioramenti sociali risulteranno immediatamente dall’intelligente, saggia e paziente manipolazione di questi fattori acceleratori del progresso culturale. La religione è la leva potente che solleva la civiltà dal caos, ma essa è impotente senza il fulcro di una mente sana e normale che poggia saldamente su un’eredità sana e normale.

9. I diritti umani

70:9.1 (793.11) La natura non conferisce alcun diritto all’uomo, gli conferisce soltanto la vita ed un mondo in cui viverla. La natura non gli conferisce nemmeno il diritto di vivere, come si può dedurre immaginando cosa probabilmente succederebbe se un uomo disarmato s’incontrasse faccia a faccia con una tigre affamata nella foresta vergine. Il dono principale che la società ha fatto all’uomo è la sicurezza.

70:9.2 (793.12) La società ha affermato gradualmente i suoi diritti, che attualmente sono:

70:9.3 (793.13) 1. L’assicurazione di approvvigionamento di cibo.

70:9.4 (793.14) 2. La difesa militare — la sicurezza mediante una preparazione.

70:9.5 (793.15) 3. La salvaguardia della pace interna — la prevenzione contro la violenza personale ed il disordine sociale.

70:9.6 (794.1) 4. Il controllo sessuale — il matrimonio, l’istituzione della famiglia.

70:9.7 (794.2) 5. La proprietà — il diritto di possedere.

70:9.8 (794.3) 6. L’incoraggiamento della competizione individuale e collettiva.

70:9.9 (794.4) 7. Le disposizioni per educare e formare i giovani.

70:9.10 (794.5) 8. La promozione degli scambi e del commercio — lo sviluppo industriale.

70:9.11 (794.6) 9. Il miglioramento delle condizioni e delle remunerazioni dei lavoratori.

70:9.12 (794.7) 10. La garanzia della libertà delle pratiche religiose affinché tutte le altre attività sociali possano essere esaltate divenendo spiritualmente motivate.

70:9.13 (794.8) Quando i diritti sono così vecchi da non conoscerne l’origine sono spesso chiamati diritti naturali. Ma i diritti umani non sono in realtà naturali, sono interamente sociali. Essi sono relativi e sempre mutevoli e non rappresentano niente di più che le regole del gioco — quegli aggiustamenti riconosciuti delle relazioni che governano i fenomeni in continuo cambiamento della competizione umana.

70:9.14 (794.9) Ciò che può essere considerato come un diritto in una data epoca può non esserlo in un’altra. La sopravvivenza di un gran numero di anormali e di degenerati non è dovuta al fatto che essi hanno un qualche diritto naturale d’ingombrare in tal modo la civiltà del ventesimo secolo, ma semplicemente perché la società dell’epoca, i costumi, stabiliscono così.

70:9.15 (794.10) Nell’Europa del Medio Evo erano riconosciuti pochi diritti umani; allora ogni uomo apparteneva a qualcun altro e i diritti erano soltanto privilegi o favori accordati dallo Stato o dalla Chiesa. E la rivolta contro questo errore fu anch’essa un errore perché indusse a credere che tutti gli uomini nascessero uguali.

70:9.16 (794.11) I deboli e gli inferiori hanno sempre lottato per ottenere diritti uguali; essi hanno sempre insistito perché lo Stato obbligasse i forti e i superiori a sovvenire ai loro bisogni ed a compensare altrimenti quelle deficienze che troppo spesso sono il risultato naturale della loro stessa indifferenza ed indolenza.

70:9.17 (794.12) Ma questo ideale d’uguaglianza è figlio della civiltà; non si trova in natura. Anche la cultura stessa dimostra in modo conclusivo la disuguaglianza innata degli uomini con la loro disuguale capacità culturale. La realizzazione improvvisa e non evolutiva di una pretesa uguaglianza naturale farebbe rapidamente regredire l’uomo civilizzato alle rozze usanze delle ere primitive. La società non può offrire diritti uguali a tutti, ma può promettere di amministrare i vari diritti di ciascuno con onestà ed equità. È compito e dovere della società fornire al figlio della natura un’equa e serena opportunità di provvedere al proprio sostentamento, di partecipare alla propria perpetuazione ed allo stesso tempo di godere in qualche misura dell’autogratificazione, in quanto la somma di questi tre fattori costituisce la felicità umana.

10. L’evoluzione della giustizia

70:10.1 (794.13) La giustizia naturale è una teoria elaborata dall’uomo; non è una realtà. In natura la giustizia è puramente teorica, totalmente fittizia. La natura fornisce un solo tipo di giustizia — la conformità inevitabile dei risultati alle cause.

70:10.2 (794.14) La giustizia, com’è concepita dall’uomo, significa far valere i propri diritti ed è stata perciò una questione di evoluzione progressiva. Il concetto di giustizia può ben essere parte costitutiva di una mente dotata di spirito, ma non scaturisce all’esistenza in forma compiuta nei mondi dello spazio.

70:10.3 (794.15) L’uomo primitivo attribuiva tutti i fenomeni ad una persona. Nel caso della morte di un selvaggio non ci si chiedeva che cosa l’avesse ucciso ma chi. L’omicidio accidentale non era quindi riconosciuto e nella punizione di un crimine il motivo del criminale non era assolutamente preso in considerazione; il giudizio si basava sul danno causato.

70:10.4 (795.1) Nelle società più primitive l’opinione pubblica agiva direttamente; non c’era bisogno di ufficiali della legge. Non c’era riservatezza nella vita primitiva. I vicini di un uomo erano responsabili della sua condotta; da qui il loro diritto di ficcare il naso nei suoi affari personali. La società era regolata secondo la teoria che l’insieme dei membri del gruppo doveva interessarsi al comportamento di ogni individuo e, in una certa misura, vigilare su di esso.

70:10.5 (795.2) Si credette molto presto che gli spiriti amministrassero la giustizia tramite gli stregoni ed i sacerdoti; ciò fece dei membri di questi ordini i primi investigatori ed ufficiali della legge. I loro primi metodi per scoprire un crimine consistevano nel sottoporre a prove di veleno, di fuoco e di tortura. Queste prove selvagge non erano niente più che rozze tecniche d’arbitrato; esse non necessariamente sistemavano una disputa con giustizia. Per esempio: quando si somministrava un veleno, se l’accusato vomitava era ritenuto innocente.

70:10.6 (795.3) L’Antico Testamento riporta una di queste ordalie, una prova di colpevolezza coniugale: se un uomo sospettava sua moglie di essergli infedele, la portava dal sacerdote ed esponeva i suoi sospetti, dopo di che il sacerdote preparava un intruglio composto di acqua benedetta e di spazzatura del pavimento del tempio. Dopo un’adeguata cerimonia, comprendente maledizioni minacciose, alla moglie accusata era fatta bere la disgustosa pozione. Se essa era colpevole “l’acqua che causa la maledizione entrerà in lei e diverrà amara, ed il suo ventre si gonfierà e le sue cosce imputridiranno, e la donna sarà maledetta tra il suo popolo”. Se per caso una donna riusciva ad ingoiare questa bevanda immonda senza mostrare sintomi d’indisposizione fisica era assolta dalle accuse fatte dal suo marito geloso.

70:10.7 (795.4) Questi metodi atroci di scoperta dei crimini furono praticati in un’epoca o in un’altra da quasi tutte le tribù in evoluzione. Il duello è una sopravvivenza moderna del giudizio per mezzo di ordalie.

70:10.8 (795.5) Non c’è da meravigliarsi che gli Ebrei ed altre tribù semicivilizzate abbiano praticato queste tecniche primitive di amministrazione della giustizia tremila anni fa, ma è più sorprendente che uomini dotati di raziocinio abbiano successivamente inserito questi resti di barbarie nelle pagine di una raccolta di scritti sacri. Una semplice riflessione dovrebbe rendere evidente che nessun essere divino ha mai dato ai mortali istruzioni così inique concernenti la scoperta ed il giudizio di supposte infedeltà coniugali.

70:10.9 (795.6) La società adottò ben presto il metodo di ritorsione per mezzo di rappresaglie: occhio per occhio, vita per vita. Tutte le tribù in evoluzione riconobbero questo diritto di vendetta cruenta. La vendetta divenne lo scopo della vita primitiva, ma da allora la religione ha grandemente modificato queste prime pratiche tribali. Gli insegnanti della religione rivelata hanno sempre proclamato: “‘La vendetta spetta a me’, dice il Signore.” Le uccisioni per vendetta nei tempi primitivi non erano tanto diverse dagli assassini che si commettono oggi sotto il pretesto della legge non scritta.

70:10.10 (795.7) Il suicidio era un modo comune di rappresaglia. Se un uomo non riusciva a vendicarsi durante la vita, moriva nella convinzione che avrebbe potuto tornare come spirito per sfogare la sua collera contro il suo nemico. E poiché questa credenza era molto diffusa, la minaccia di suicidarsi sulla soglia di un nemico era normalmente sufficiente per portarlo a patti. L’uomo primitivo non teneva in gran conto la vita; il suicidio per delle inezie era comune, ma gli insegnamenti dei Dalamatiani ridussero grandemente questa usanza, mentre in tempi più recenti il tempo libero, le comodità, la religione e la filosofia si sono alleate per rendere la vita più piacevole e più desiderabile. Gli scioperi della fame sono tuttavia un’analogia moderna di questo antico metodo di ritorsione.

70:10.11 (796.1) Una delle prime espressioni della legge tribale avanzata concerneva la gestione della contesa cruenta come un affare della tribù. Ma è strano constatare come anche allora un uomo poteva uccidere sua moglie senza essere punito purché avesse interamente pagato il prezzo del suo acquisto. Gli odierni Eschimesi, tuttavia, lasciano ancora che la pena per un crimine, anche per un omicidio, sia decretata e somministrata dalla famiglia lesa.

70:10.12 (796.2) Un altro progresso fu l’imposizione di ammende per la violazione di tabù, il provvedimento di sanzioni. Queste ammende costituirono le prime entrate pubbliche. La pratica di pagare “il denaro del sangue” entrò anch’essa in voga come sostituto della vendetta cruenta. Tali danni venivano di solito pagati in donne o in bestiame; ci volle molto tempo prima che fossero stabilite come punizione di un crimine delle reali ammende, delle compensazioni in denaro. E poiché l’idea di punizione era essenzialmente una compensazione, tutte le cose, inclusa la vita umana, finirono per avere un prezzo che poteva essere pagato come indennizzo. Gli Ebrei furono i primi ad abolire la pratica di pagare il prezzo del sangue. Mosè insegnò che non dovevano “accettare alcun risarcimento per la vita di un assassino colpevole d’avere ucciso; egli sarà certamente messo a morte”.

70:10.13 (796.3) La giustizia fu dunque esercitata prima dalla famiglia, poi dal clan e successivamente dalla tribù. L’amministrazione della vera giustizia data dal momento in cui la vendetta fu tolta ai gruppi privati ed imparentati e affidata al gruppo sociale, allo Stato.

70:10.14 (796.4) Una volta bruciare vivo qualcuno come punizione era una pratica corrente. Tale pratica era ammessa da molti antichi governanti, inclusi Hammurabi e Mosè; quest’ultimo ordinò che molti crimini, in particolare quelli gravi di natura sessuale, fossero puniti bruciando il colpevole sul rogo. Se “la figlia di un sacerdote” o di un altro cittadino eminente si dava alla prostituzione pubblica, era costume degli Ebrei “bruciarla col fuoco”.

70:10.15 (796.5) Il tradimento — la “vendita” o il tradimento dei membri della propria tribù — fu il primo crimine capitale. Il furto di bestiame era universalmente punito con un’esecuzione sommaria, ed anche recentemente il furto di cavalli è stato punito allo stesso modo. Ma con il passare del tempo s’imparò che la severità della punizione non era un deterrente così importante per il crimine quanto la sua certezza e rapidità.

70:10.16 (796.6) Quando una società non punisce i crimini, il rancore del gruppo si afferma di solito sotto forma di linciaggio; l’istituzione di santuari fu un modo per sfuggire a questa improvvisa collera collettiva. Il linciaggio e il duello rappresentano il rifiuto dell’individuo di delegare la riparazione privata allo Stato.

11. Leggi e tribunali

70:11.1 (796.7) È altrettanto difficile fare delle distinzioni nette tra costumi e leggi quanto indicare con esattezza quando, all’alba, la notte è succeduta dal giorno. I costumi sono leggi e regolamenti di polizia in gestazione. Quando sono in vigore da molto tempo, i costumi non definiti tendono a cristallizzarsi in leggi precise, in regole concrete ed in convenzioni sociali ben definite.

70:11.2 (796.8) All’inizio la legge è sempre negativa e proibitiva; nelle civiltà in progresso essa diviene sempre più positiva e direttiva. La società primitiva operava negativamente, riconosceva all’individuo il diritto di vivere imponendo a tutti gli altri l’ordine “tu non ucciderai”. Ogni concessione di diritti o di libertà ad un individuo implica la restrizione delle libertà di tutti gli altri, e ciò viene effettuato per mezzo del tabù, la legge primitiva. L’intero concetto del tabù è intrinsecamente negativo, perché la società primitiva era interamente negativa nella sua organizzazione, e l’amministrazione primitiva della giustizia consisteva nell’imporre dei tabù. Ma in origine queste leggi si applicavano solo ai membri della tribù, com’è dimostrato più tardi dagli Ebrei che avevano un codice etico differente per trattare con i Gentili.

70:11.3 (797.1) Il giuramento ebbe origine ai tempi di Dalamatia nel tentativo di rendere una testimonianza più veritiera. Tali giuramenti consistevano nel pronunciare una maledizione su se stessi. In passato nessun individuo avrebbe testimoniato contro il suo gruppo natale.

70:11.4 (797.2) Il crimine era un attacco ai costumi della tribù, il peccato era la trasgressione dei tabù che godevano dell’approvazione dei fantasmi, e ci fu una lunga confusione dovuta al fatto di non riuscire a separare il crimine dal peccato.

70:11.5 (797.3) L’interesse personale stabilì il tabù sulle uccisioni, la società lo santificò come costume tradizionale, mentre la religione consacrò il costume come legge morale, ed in tal modo tutti e tre contribuirono a rendere la vita umana più sicura e più sacra. Durante i tempi primitivi la società non si sarebbe potuta tenere unita se i diritti non avessero avuto la sanzione della religione; la superstizione fu la forza di polizia morale e sociale delle lunghe ere evoluzionarie. Tutti gli antichi sostenevano che le loro vecchie leggi, i tabù, erano state date ai loro antenati dagli dei.

70:11.6 (797.4) La legge è la trascrizione codificata di una lunga esperienza umana, dell’opinione pubblica cristallizzata e legalizzata. I costumi furono la materia prima dell’esperienza accumulata a partire dalla quale le successive menti direttive formularono le leggi scritte. L’antico giudice non aveva leggi. Quando emetteva una decisione, diceva semplicemente: “È l’usanza.”

70:11.7 (797.5) Il riferimento a dei precedenti nelle decisioni dei tribunali rappresenta lo sforzo dei giudici di adattare le leggi scritte alle condizioni mutevoli della società. Ciò consente l’adattamento progressivo alle condizioni sociali in evoluzione, congiunto alla solennità della continuità tradizionale.

70:11.8 (797.6) Le controversie sulla proprietà erano regolate in molte maniere, quali:

70:11.9 (797.7) 1. Distruggendo la proprietà contestata.

70:11.10 (797.8) 2. Con la forza — i contestanti decidevano mediante un combattimento.

70:11.11 (797.9) 3. Per arbitrato — decideva una terza parte.

70:11.12 (797.10) 4. Con ricorso agli anziani — e più tardi ai tribunali.

70:11.13 (797.11) I primi tribunali furono incontri di pugilato regolati; i giudici erano semplicemente arbitri o giudici di gara. Essi badavano a che il combattimento proseguisse secondo le regole approvate. Prima d’iniziare un combattimento davanti al tribunale, ciascuna parte depositava una somma nelle mani del giudice per pagare le spese e l’ammenda dopo che uno era stato sconfitto dall’altro. “La forza era anche il diritto.” Più tardi gli argomenti verbali sostituirono i colpi fisici.

70:11.14 (797.12) L’intera idea della giustizia primitiva non verteva tanto sul fatto che fosse equa, quanto che regolasse le contese ed evitasse così il disordine pubblico e la violenza privata. Ma gli uomini primitivi non si risentivano così tanto per ciò che ora viene considerato come un’ingiustizia; si dava per scontato che coloro che avevano il potere lo usassero a proprio vantaggio. Ciò nonostante lo status di una civiltà può essere determinato molto esattamente dalla serietà e dall’equità dei suoi tribunali e dall’integrità dei suoi giudici.

12. Le attribuzioni dell’autorità civile

70:12.1 (797.13) La grande lotta nell’evoluzione del governo ha riguardato la concentrazione del potere. Gli amministratori dell’universo hanno appreso per esperienza che i popoli evoluzionari dei mondi abitati sono meglio regolati dal tipo rappresentativo di governo civile, quando è mantenuto un adeguato equilibrio di potere tra i rami esecutivo, legislativo e giudiziario ben coordinati.

70:12.2 (798.1) Mentre l’autorità primitiva era basata sulla forza, sulla potenza fisica, il governo ideale è il sistema rappresentativo in cui il comando è basato sulla capacità. Ma in tempi di barbarie la guerra imperversava troppo per permettere ad un governo rappresentativo di funzionare efficacemente. Nella lunga lotta tra la divisione dell’autorità e l’unità del comando, vinse la dittatura. I primi ed estesi poteri del consiglio primitivo degli anziani si concentrarono gradualmente nella persona del monarca assoluto. Dopo l’arrivo di veri re, i gruppi di anziani persisterono come corpi consultivi quasi legislativi-giudiziari. Più tardi fecero la loro apparizione le legislature di status coordinato, ed infine furono istituite le corti supreme di giudizio separate dalle legislature.

70:12.3 (798.2) Il re era l’esecutore dei costumi, la legge originale o non scritta. Successivamente egli impose gli atti legislativi, la cristallizzazione dell’opinione pubblica. Un’assemblea popolare come espressione dell’opinione pubblica, benché lenta ad apparire, segnò un grande progresso sociale.

70:12.4 (798.3) I primi re erano grandemente limitati dai costumi — dalla tradizione o dall’opinione pubblica. In tempi recenti alcune nazioni di Urantia hanno codificato questi costumi in documenti di base per il governo.

70:12.5 (798.4) I mortali di Urantia hanno diritto alla libertà. Essi dovrebbero creare i loro sistemi di governo; dovrebbero adottare le loro costituzioni o altre carte di autorità civile e di procedura amministrativa. E dopo aver fatto ciò, dovrebbero scegliere i loro simili più competenti e più degni come capi esecutivi. Quali rappresentanti nel ramo legislativo dovrebbero eleggere soltanto coloro che sono intellettualmente e moralmente qualificati per assumere tali sacre responsabilità. Come giudici dei loro alti tribunali supremi dovrebbero essere scelti soltanto coloro che sono dotati di un’attitudine naturale e che sono stati resi saggi da una profonda esperienza.

70:12.6 (798.5) Se gli uomini vogliono conservare la loro libertà devono, dopo aver scelto la loro carta della libertà, impegnarsi per la sua saggia, intelligente ed impavida interpretazione al fine di evitare:

70:12.7 (798.6) 1. L’usurpazione di un potere arbitrario da parte del ramo esecutivo o di quello legislativo.

70:12.8 (798.7) 2. Le macchinazioni di agitatori ignoranti e superstiziosi.

70:12.9 (798.8) 3. Il ritardo del progresso scientifico.

70:12.10 (798.9) 4. Lo stallo dovuto al dominio della mediocrità.

70:12.11 (798.10) 5. La dominazione da parte di minoranze corrotte.

70:12.12 (798.11) 6. Il controllo da parte di ambiziosi ed abili aspiranti dittatori.

70:12.13 (798.12) 7. Disastrose spaccature dovute al panico.

70:12.14 (798.13) 8. Lo sfruttamento da parte di uomini senza scrupoli.

70:12.15 (798.14) 9. La schiavitù fiscale dei cittadini da parte dello Stato.

70:12.16 (798.15) 10. La mancanza di equità sociale ed economica.

70:12.17 (798.16) 11. L’unione della Chiesa con lo Stato.

70:12.18 (798.17) 12. La perdita della libertà personale.

70:12.19 (798.18) Questi sono i disegni e gli scopi dei tribunali costituzionali che operano come governatori sui meccanismi del governo rappresentativo di un mondo evoluzionario.

70:12.20 (799.1) La lotta dell’umanità per perfezionare il governo su Urantia concerne l’ottimizzazione dei canali amministrativi, adattandoli ai bisogni correnti in continuo cambiamento, migliorando la distribuzione del potere nell’ambito del governo, e poi selezionando dei capi amministrativi veramente saggi. Anche se esiste una forma di governo divina e ideale, essa non può essere rivelata, ma deve essere lentamente e laboriosamente scoperta dagli uomini e dalle donne di ciascun pianeta in tutti gli universi del tempo e dello spazio.

70:12.21 (799.2) [Presentato da un Melchizedek di Nebadon.]

Fascicolo 71 - Lo sviluppo dello Stato

Il Libro di Urantia

Fascicolo 71

Lo sviluppo dello Stato

71:0.1 (800.1) LO stato è un’utile evoluzione della civiltà; esso rappresenta il guadagno netto che la società ha tratto dalle rovine e dalle sofferenze della guerra. Anche l’arte di governare è semplicemente la tecnica accumulata per dirimere l’accanita competizione di forza tra le tribù e le nazioni in lotta.

71:0.2 (800.2) Lo Stato moderno è l’istituzione che è sopravvissuta nella lunga lotta per il potere collettivo. Un potere superiore ha alla fine prevalso ed ha prodotto di fatto una creatura — lo Stato — assieme al mito morale dell’obbligo assoluto del cittadino di vivere e di morire per lo Stato. Ma lo Stato non è di origine divina; e nemmeno è stato prodotto da un’azione umana intelligente e voluta; esso è puramente un’istituzione evoluzionaria ed ebbe un’origine interamente automatica.

1. Lo stato embrionale

71:1.1 (800.3) Lo Stato è un’organizzazione territoriale sociale regolatrice, e lo Stato più forte, più efficiente e più duraturo è composto di una sola nazione la cui popolazione ha una lingua, dei costumi e delle istituzioni comuni.

71:1.2 (800.4) I primi Stati erano piccoli ed erano tutti il risultato di conquiste. Essi non ebbero origine da associazioni volontarie. Molti furono fondati da conquistatori nomadi che piombavano su pacifici pastori o su agricoltori stabili per soggiogarli e ridurli in schiavitù. Questi Stati risultanti da conquiste erano necessariamente stratificati; le classi erano inevitabili e le lotte di classe sono sempre state selettive.

71:1.3 (800.5) Le tribù nordiche degli uomini rossi americani non raggiunsero mai una reale condizione di Stato. Esse non progredirono mai oltre una vaga confederazione di tribù, una forma di Stato molto primitiva. Quella che si avvicinò di più ad uno Stato fu la federazione degli Irochesi, ma questo gruppo di sei nazioni non funzionò mai veramente come uno Stato e non riuscì a sopravvivere per la mancanza di certi elementi essenziali alla vita nazionale moderna, quali:

71:1.4 (800.6) 1. L’acquisizione e l’eredità della proprietà privata.

71:1.5 (800.7) 2. L’esistenza di città accompagnate da agricoltura ed industria.

71:1.6 (800.8) 3. Animali domestici utili.

71:1.7 (800.9) 4. Un’organizzazione pratica della famiglia. Questi uomini rossi rimanevano attaccati alla famiglia materna e all’eredità da zio a nipote.

71:1.8 (800.10) 5. Un territorio definito.

71:1.9 (800.11) 6. Un capo esecutivo forte.

71:1.10 (800.12) 7. La schiavitù di prigionieri — essi li adottavano o li massacravano.

71:1.11 (800.13) 8. Conquiste decisive.

71:1.12 (800.14) Gli uomini rossi erano troppo democratici; essi avevano un buon governo, ma questo fallì. Alla fine avrebbero dato origine ad uno Stato se non avessero incontrato prematuramente la civiltà più avanzata dell’uomo bianco, che impiegava i metodi di governo dei Greci e dei Romani.

71:1.13 (801.1) La riuscita dello Stato romano fu basata su:

71:1.14 (801.2) 1. La famiglia paterna.

71:1.15 (801.3) 2. L’agricoltura e l’addomesticamento degli animali.

71:1.16 (801.4) 3. La concentrazione della popolazione — le città.

71:1.17 (801.5) 4. La proprietà privata di beni e di terra.

71:1.18 (801.6) 5. La schiavitù — le classi di cittadini.

71:1.19 (801.7) 6. La conquista e la riorganizzazione dei popoli deboli ed arretrati.

71:1.20 (801.8) 7. Un territorio definito con delle strade.

71:1.21 (801.9) 8. Capi con una forte personalità.

71:1.22 (801.10) La grande debolezza della civiltà romana, ed uno dei fattori del disfacimento finale dell’impero, fu il provvedimento ritenuto liberale e progressista per l’emancipazione dei giovani a ventun anni e per la libertà incondizionata delle giovani, che furono così libere di sposare un uomo di loro scelta o di andare altrove dandosi all’immoralità. Il danno causato alla società non consisté tanto in queste riforme stesse, ma piuttosto nella maniera improvvisa ed estesa in cui furono adottate. La rovina di Roma dimostra che cosa ci si può aspettare quando uno Stato è sottoposto ad un’espansione troppo rapida associata ad una degenerazione interna.

71:1.23 (801.11) Lo Stato embrionale fu reso possibile dal declino dei legami di sangue a favore di quelli territoriali, e le federazioni di tribù erano di solito saldamente cementate da conquiste. Anche se un vero Stato è caratterizzato da una sovranità che trascende tutti i contrasti minori e le differenze di gruppo, tuttavia molte classi e caste persistono nelle organizzazioni di Stato più tardive come vestigia dei clan e delle tribù dei tempi antichi. Gli Stati territoriali successivi e più grandi sostennero una lunga ed aspra lotta contro questi gruppi di clan consanguinei più piccoli. Il governo tribale fornì una valida transizione dall’autorità della famiglia a quella dello Stato. In tempi più recenti molti clan hanno avuto origine dal commercio e da altre associazioni industriali.

71:1.24 (801.12) Quando uno Stato non riesce ad integrarsi, regredisce alle condizioni delle tecniche di governo antecedenti, quali il feudalesimo del Medio Evo europeo. Durante queste epoche oscure lo Stato territoriale crollò e vi fu un ritorno ai piccoli gruppi dei castelli, alla riapparizione degli stadi di sviluppo dei clan e delle tribù. Semistati simili esistono ancora oggi in Asia ed in Africa, ma non tutti sono dei regressi evoluzionari; molti sono nuclei embrionali di Stati del futuro.

2. L’evoluzione del governo rappresentativo

71:2.1 (801.13) La democrazia, benché sia ideale, è un prodotto della civiltà e non dell’evoluzione. Andateci piano! Scegliete con cura! Perché i pericoli della democrazia sono:

71:2.2 (801.14) 1. La glorificazione della mediocrità.

71:2.3 (801.15) 2. La scelta di capi meschini ed ignoranti.

71:2.4 (801.16) 3. L’incapacità di riconoscere i fatti fondamentali dell’evoluzione sociale.

71:2.5 (801.17) 4. Il pericolo del suffragio universale nelle mani di maggioranze incolte ed indolenti.

71:2.6 (801.18) 5. L’asservimento all’opinione pubblica; la maggioranza non ha sempre ragione.

71:2.7 (802.1) L’opinione pubblica, l’opinione comune, ha sempre ostacolato la società; ciò nonostante essa è preziosa perché, pur frenando l’evoluzione sociale, preserva la civiltà. L’educazione dell’opinione pubblica è il solo metodo sicuro ed appropriato per accelerare la civiltà. La forza è solo un espediente temporaneo, e la crescita culturale sarà tanto più accelerata via via che le munizioni cederanno il posto alle votazioni. L’opinione pubblica, i costumi, è l’energia basilare e naturale dell’evoluzione sociale e dello sviluppo dello Stato, ma per essere di utilità allo Stato deve avere un’espressione non violenta.

71:2.8 (802.2) La misura del progresso di una società è direttamente determinata dal grado in cui l’opinione pubblica riesce a controllare la condotta personale e la regolamentazione dello Stato mediante espressioni non violente. La comparsa di un governo veramente civilizzato si ebbe quando all’opinione pubblica furono concessi i poteri del diritto di voto personale. Le elezioni popolari possono non decidere sempre le cose in modo giusto, ma rappresentano il modo giusto di commettere anche un errore. L’evoluzione non produce istantaneamente una perfezione superlativa, ma piuttosto un aggiustamento comparativo e progressivo pratico.

71:2.9 (802.3) Vi sono dieci tappe, o stadi, nell’evoluzione di una forma pratica ed efficace di governo rappresentativo, e sono:

71:2.10 (802.4) 1. La libertà della persona. La schiavitù, la schiavitù della gleba ed ogni altra forma di servitù umana devono scomparire.

71:2.11 (802.5) 2. La libertà della mente. A meno che un popolo libero non sia educato — istruito a pensare intelligentemente e a pianificare saggiamente — la libertà generalmente fa più male che bene.

71:2.12 (802.6) 3. Il regno della legge. La libertà può essere goduta solo quando la volontà ed i capricci dei dirigenti umani sono sostituiti da atti legislativi conformi alla fondamentale legge accettata.

71:2.13 (802.7) 4. La libertà di parola. Un governo rappresentativo è impensabile senza la libertà d’ogni forma di espressione per le aspirazioni e le opinioni umane.

71:2.14 (802.8) 5. La sicurezza della proprietà. Nessun governo può durare a lungo se non riesce ad assicurare il diritto di godere della proprietà personale in una qualunque forma. L’uomo anela al diritto di utilizzare, controllare, donare, vendere, affittare e lasciare in eredità i suoi beni personali.

71:2.15 (802.9) 6. Il diritto di petizione. Un governo rappresentativo implica il diritto per i cittadini di essere ascoltati. Il privilegio della petizione è insito nella libera cittadinanza.

71:2.16 (802.10) 7. Il diritto di governare. Non è sufficiente essere ascoltati; la facoltà di petizione deve progredire fino alla direzione stessa del governo.

71:2.17 (802.11) 8. Il suffragio universale. Un governo rappresentativo presuppone un elettorato intelligente, efficiente ed universale. Il carattere di un tale governo sarà sempre determinato dal carattere e dalla levatura di coloro che lo compongono. Via via che la civiltà progredisce, il suffragio, pur restando universale per entrambi i sessi, sarà efficacemente modificato, raggruppato e differenziato in altri modi.

71:2.18 (802.12) 9. Il controllo dei funzionari pubblici. Nessun governo civile sarà utile ed efficace fino a che i suoi cittadini non possederanno ed utilizzeranno tecniche sapienti per dirigere e controllare i detentori di cariche ed i funzionari pubblici.

71:2.19 (802.13) 10. Una rappresentanza intelligente e preparata. La sopravvivenza della democrazia dipende da validi governi rappresentativi; e ciò è condizionato dalla pratica di eleggere alle cariche pubbliche solo gli individui tecnicamente preparati, intellettualmente competenti, socialmente leali e moralmente degni. Soltanto con tali misure il governo del popolo, per mezzo del popolo e per il popolo può essere preservato.

3. Gli ideali dello stato

71:3.1 (803.1) La forma politica o amministrativa di un governo ha poca importanza purché fornisca gli elementi essenziali del progresso civile — libertà, sicurezza, istruzione e coordinamento sociale. Non è tanto ciò che lo Stato è ma quanto lo Stato fa che determina il corso dell’evoluzione sociale. Dopotutto nessuno Stato può trascendere i valori morali dei suoi cittadini quali sono esemplificati nei loro capi scelti. L’ignoranza e l’egoismo assicureranno la rovina anche del tipo più elevato di governo.

71:3.2 (803.2) Per quanto sia da deplorare, l’egotismo nazionale è stato indispensabile alla sopravvivenza sociale. La dottrina del popolo eletto è stata un fattore primario per rinsaldare delle tribù e costruire delle nazioni fino ai tempi moderni. Ma nessuno Stato può raggiungere livelli ideali di funzionamento fino a che ogni forma d’intolleranza non sia stata eliminata; l’intolleranza è l’eterna nemica del progresso umano ed è meglio combattuta dalla coordinazione della scienza, del commercio, del divertimento e della religione.

71:3.3 (803.3) Lo Stato ideale funziona sotto la spinta di tre potenti impulsi coordinati:

71:3.4 (803.4) 1. La lealtà amorevole derivata dalla realizzazione della fratellanza umana.

71:3.5 (803.5) 2. Il patriottismo intelligente basato su saggi ideali.

71:3.6 (803.6) 3. La percezione cosmica interpretata in termini di fatti, bisogni e scopi planetari.

71:3.7 (803.7) Le leggi dello Stato ideale sono poco numerose ed hanno superato l’epoca negativa dei tabù per entrare nell’era del progresso positivo della libertà individuale conseguente ad un migliore autocontrollo. Lo Stato progredito non solo obbliga i suoi cittadini a lavorare, ma li incita anche ad utilizzare in modo proficuo ed edificante il crescente tempo a disposizione, risultante dalla liberazione dal lavoro faticoso dovuto ai progressi dell’era meccanica. Il tempo libero deve produrre come pure consumare.

71:3.8 (803.8) Nessuna società è progredita molto quando permette la pigrizia e tollera la povertà. Ma la povertà e la dipendenza non potranno mai essere eliminate finché si sostengono largamente dei ceppi tarati e degenerati e si permette loro di riprodursi senza restrizioni.

71:3.9 (803.9) Una società morale dovrebbe mirare a preservare il rispetto di sé tra i propri cittadini e ad offrire ad ogni individuo normale opportunità adeguate di autorealizzazione. Un tale piano di compimento sociale produrrebbe una società culturale dell’ordine più elevato. L’evoluzione sociale dovrebbe essere incoraggiata da una supervisione governativa che esercita il minimo controllo regolatore. Lo Stato migliore è quello che coordina di più governando di meno.

71:3.10 (803.10) Gli ideali dello Stato devono essere raggiunti per evoluzione, con la lenta crescita della coscienza civica, con il riconoscimento che il servizio sociale è un obbligo ed un privilegio. Dopo la fine dell’amministrazione da parte di politici lottizzati, gli uomini prima assumono gli oneri di governo come un dovere, ma in seguito cercano questo ministero come un privilegio, come un altissimo onore. Lo status di un livello qualunque della civiltà è fedelmente illustrato dalla levatura dei suoi cittadini che si offrono volontari per accettare le responsabilità dello Stato.

71:3.11 (803.11) In un vero Stato democratico gli affari di governo delle città e delle province sono condotti da esperti e sono diretti come tutte le altre forme di associazione di persone di carattere economico e commerciale.

71:3.12 (803.12) Negli Stati evoluti il servizio politico è tenuto nella più alta stima dalla cittadinanza. La più grande ambizione dei cittadini più saggi e nobili è di guadagnare il riconoscimento civile, di essere eletti o nominati ad un posto di fiducia nel governo, e tali governi conferiscono i loro più alti onori in riconoscimento del servizio dei loro funzionari civili e sociali. Gli onori sono poi concessi nel seguente ordine ai filosofi, educatori, scienziati, industriali e militari. I genitori sono debitamente ricompensati dall’eccellenza dei loro figli, ed i capi puramente religiosi, essendo ambasciatori di un regno spirituale, ricevono la loro vera ricompensa in un altro mondo.

4. La civilizzazione progressiva

71:4.1 (804.1) L’economia, la società ed il governo devono evolversi se vogliono sussistere. Le condizioni statiche su un mondo evoluzionario sono indice di decadenza; persistono solo quelle istituzioni che progrediscono con la corrente dell’evoluzione.

71:4.2 (804.2) Il programma progressivo di una civiltà in espansione comprende:

71:4.3 (804.3) 1. Preservazione delle libertà individuali.

71:4.4 (804.4) 2. Protezione delle famiglie.

71:4.5 (804.5) 3. Promozione della sicurezza economica.

71:4.6 (804.6) 4. Prevenzione contro le malattie.

71:4.7 (804.7) 5. Istruzione obbligatoria.

71:4.8 (804.8) 6. Impiego obbligatorio.

71:4.9 (804.9) 7. Utilizzazione proficua del tempo libero.

71:4.10 (804.10) 8. Assistenza agli sfortunati.

71:4.11 (804.11) 9. Miglioramento della razza.

71:4.12 (804.12) 10. Promozione della scienza e dell’arte.

71:4.13 (804.13) 11. Promozione della filosofia — della saggezza.

71:4.14 (804.14) 12. Accrescimento dell’intuizione cosmica — della spiritualità.

71:4.15 (804.15) Questi progressi nelle arti della civiltà portano direttamente alla realizzazione delle mete umane e divine più elevate cercate dai mortali — il raggiungimento sociale della fratellanza degli uomini e lo status personale di coscienza di Dio, che si rivela nel desiderio supremo di ogni individuo di fare la volontà del Padre che è nei cieli.

71:4.16 (804.16) L’apparizione di una vera fratellanza significa che si è pervenuti ad un ordine sociale in cui tutti gli uomini gioiscono nel portare i fardelli l’uno dell’altro; essi desiderano realmente praticare la regola d’oro. Ma una tale società ideale non può essere realizzata fino a che i deboli ed i malvagi sono in attesa di trarre vantaggi ingiusti ed empi da coloro che sono principalmente spinti dalla devozione al servizio della verità, della bellezza e della bontà. In una tale situazione non c’è che una via da seguire: i “praticanti della regola d’oro” possono instaurare una società progressista nella quale vivere secondo i loro ideali, mantenendo un’adeguata difesa contro i loro simili arretrati che possono cercare di sfruttare la loro predilezione per la pace o di distruggere la loro civiltà in progresso.

71:4.17 (804.17) L’idealismo non può mai sopravvivere su un pianeta in evoluzione se gli idealisti di ogni generazione si lasciano sterminare dagli ordini umani inferiori. Ed ecco il grande test dell’idealismo: può una società evoluta mantenere quell’apparato militare che garantisce la sua sicurezza contro ogni attacco dei suoi vicini bellicosi senza cedere alla tentazione d’impiegare questa forza militare in operazioni offensive contro altri popoli per scopi egoistici o di espansione nazionale? La sopravvivenza nazionale esige una preparazione e solo l’idealismo religioso può impedire che la preparazione si prostituisca divenendo aggressione. Solo l’amore, la fratellanza, può impedire al forte di opprimere il debole.

5. L’evoluzione della competizione

71:5.1 (805.1) La competizione è indispensabile al progresso sociale, ma la competizione, se non è regolata, genera violenza. Nella società attuale la competizione sta lentamente rimpiazzando la guerra in quanto determina il posto dell’individuo nell’industria, così come decide la sopravvivenza delle industrie stesse. (L’omicidio e la guerra hanno posizioni diverse di fronte ai costumi; giacché l’omicidio è stato proscritto fin dai primi tempi della società, mentre la guerra non è ancora mai stata bandita dall’umanità nel suo insieme.)

71:5.2 (805.2) Lo Stato ideale s’impegna a regolare la condotta sociale solo quanto basta per eliminare la violenza nella competizione individuale e per impedire l’ingiustizia nell’iniziativa personale. Ecco un grande problema per uno Stato: come si può garantire la pace e la tranquillità nell’industria, far pagare le imposte per sostenere il potere dello Stato e allo stesso tempo impedire alla fiscalità di ostacolare l’industria e allo Stato di diventare parassita o tiranno?

71:5.3 (805.3) Durante le ere primitive di ciascun mondo la competizione è indispensabile al progresso della civiltà. Via via che l’evoluzione dell’uomo progredisce, la cooperazione diviene sempre più efficace. Nelle civiltà avanzate la cooperazione è più efficace della competizione. L’uomo primitivo è stimolato dalla competizione. L’evoluzione primitiva è caratterizzata dalla sopravvivenza degli esseri biologicamente idonei, ma le civiltà successive sono meglio favorite dalla cooperazione intelligente, dall’associazione comprensiva e dalla fratellanza spirituale.

71:5.4 (805.4) È vero, la concorrenza nell’industria comporta sprechi eccessivi ed è altamente inefficace, ma nessun tentativo di eliminare questa attività di perdita economica dovrebbe essere incoraggiato se tali aggiustamenti comportano anche la più piccola abrogazione di qualcuna delle libertà individuali fondamentali.

6. Il movente del profitto

71:6.1 (805.5) L’attuale economia motivata dal profitto è condannata, a meno che ai moventi del profitto non si possano aggiungere i moventi del servizio. La concorrenza spietata basata sul gretto interesse personale finisce per distruggere anche quelle cose che cerca di conservare. La motivazione esclusiva ed egoistica del profitto è incompatibile con gli ideali cristiani — ed è ancor più incompatibile con gli insegnamenti di Gesù.

71:6.2 (805.6) In economia il movente del profitto è, per il movente del servizio, ciò che la paura è per l’amore nella religione. Ma il movente del profitto non deve essere distrutto o eliminato bruscamente; esso mantiene assiduamente occupati molti mortali altrimenti indolenti. Non è necessario tuttavia che questo stimolatore d’energia sociale abbia sempre obiettivi egoistici.

71:6.3 (805.7) Il movente del profitto nelle attività economiche è completamente egoistico e totalmente indegno di un ordine sociale avanzato; tuttavia esso è un fattore indispensabile nelle fasi iniziali della civilizzazione. Il fine del profitto non deve essere tolto agli uomini prima che essi abbiano fermamente incorporato tipi superiori di moventi non lucrativi nella conquista economica e nel servizio sociale — cioè il bisogno trascendente di una saggezza superlativa, di una fratellanza stimolante e della perfezione della realizzazione spirituale.

7. L’educazione

71:7.1 (806.1) Lo Stato durevole è fondato sulla cultura, dominato dagli ideali e motivato dal servizio. Lo scopo dell’educazione dovrebbe essere l’acquisizione di abilità, la ricerca di saggezza, la realizzazione dell’individualità ed il raggiungimento di valori spirituali.

71:7.2 (806.2) Nello Stato ideale l’educazione continua per tutta la vita e la filosofia diventa talvolta la meta principale dei suoi cittadini. I cittadini di una tale comunità cercano la saggezza per accrescere il discernimento del significato delle relazioni umane: i significati della realtà, la nobiltà dei valori, gli scopi della vita e le glorie del destino cosmico.

71:7.3 (806.3) Gli Urantiani dovrebbero avere una visione di una società culturale nuova e più elevata. L’educazione balzerà a nuovi livelli di valori con il superamento del sistema economico puramente motivato dal profitto. L’educazione è stata troppo a lungo nazionalista, militarista, esaltando l’ego e mirando al successo personale; essa deve divenire infine mondiale, idealistica, autorealizzativa e di portata cosmica.

71:7.4 (806.4) L’educazione è recentemente passata dal controllo del clero a quello degli uomini di legge e degli uomini d’affari. Alla fine essa dovrà essere affidata ai filosofi e agli scienziati. Gli insegnanti devono essere individui liberi, veri conduttori, affinché la filosofia, la ricerca della saggezza, possa diventare la meta principale dell’educazione.

71:7.5 (806.5) L’educazione è l’impegno di tutta una vita; essa deve continuare per tutta la vita in modo che l’umanità possa fare gradualmente l’esperienza dei livelli ascendenti della saggezza umana, che sono:

71:7.6 (806.6) 1. La conoscenza delle cose.

71:7.7 (806.7) 2. La comprensione dei significati.

71:7.8 (806.8) 3. L’apprezzamento dei valori.

71:7.9 (806.9) 4. La nobiltà del lavoro — il dovere.

71:7.10 (806.10) 5. La motivazione degli scopi — la moralità.

71:7.11 (806.11) 6. L’amore per il servizio — il carattere.

71:7.12 (806.12) 7. L’intuizione cosmica — il discernimento spirituale.

71:7.13 (806.13) E poi, grazie a questi successi, molti si eleveranno al massimo livello umano di realizzazione mentale, la coscienza di Dio.

8. Il carattere dello stato

71:8.1 (806.14) Il solo carattere sacro di ogni governo umano è la divisione dello Stato nei tre domini delle funzioni esecutiva, legislativa e giudiziaria. L’universo è amministrato secondo un tale piano di separazione delle funzioni e dell’autorità. A parte questo concetto divino di regolamentazione sociale o di governo civile efficaci, poco importa quale forma di Stato un popolo possa scegliersi, purché la cittadinanza progredisca sempre verso la meta di un controllo migliore di se stessa e di un servizio sociale accresciuto. L’acume intellettuale, la saggezza economica, l’intelligenza sociale ed il vigore morale di un popolo si riflettono tutti fedelmente nello Stato.

71:8.2 (806.15) L’evoluzione dello Stato comporta dei progressi da livello a livello come segue:

71:8.3 (806.16) 1. La creazione di un triplice governo con rami esecutivo, legislativo e giudiziario.

71:8.4 (806.17) 2. La libertà di svolgere attività sociali, politiche e religiose.

71:8.5 (807.1) 3. L’abolizione di tutte le forme di schiavitù e di servitù umana.

71:8.6 (807.2) 4. La capacità dei cittadini di regolamentare l’imposizione delle imposte.

71:8.7 (807.3) 5. L’istituzione di un’educazione universale — l’istruzione estesa dalla culla alla tomba.

71:8.8 (807.4) 6. L’aggiustamento appropriato tra governo locale e governo nazionale.

71:8.9 (807.5) 7. La promozione della scienza e la vittoria sulle malattie.

71:8.10 (807.6) 8. Il dovuto riconoscimento della parità dei sessi e la funzione coordinata degli uomini e delle donne nella famiglia, nella scuola e nella chiesa, con servizi specializzati femminili nell’industria e nel governo.

71:8.11 (807.7) 9. L’eliminazione della schiavitù dei lavori pesanti mediante l’invenzione di macchine ed il susseguente controllo dell’era meccanica.

71:8.12 (807.8) 10. La vittoria sui dialetti — il trionfo di un linguaggio universale.

71:8.13 (807.9) 11. La fine delle guerre — il giudizio internazionale delle controversie nazionali e razziali da parte di tribunali continentali di nazioni, presieduti da un tribunale supremo planetario composto in modo automatico dai capi dei tribunali continentali che via via vanno in pensione. Le decisioni dei tribunali continentali sono definitive; il ruolo del tribunale mondiale è consultivo — morale.

71:8.14 (807.10) 12. La tendenza nel mondo intero a cercare la saggezza — l’esaltazione della filosofia. L’evoluzione di una religione mondiale che lasci presagire l’entrata del pianeta nelle fasi iniziali di stabilizzazione in luce e vita.

71:8.15 (807.11) Queste sono le condizioni preliminari di un governo progressista ed i segni distintivi di uno Stato ideale. Urantia è lontana dalla realizzazione di questi ideali elevati, ma le razze civilizzate hanno iniziato il loro cammino — l’umanità è in marcia verso destini evoluzionari più elevati.

71:8.16 (807.12) [Patrocinato da un Melchizedek di Nebadon.]

Fascicolo 72 - Il governo su un pianeta vicino

Il Libro di Urantia

Fascicolo 72

Il governo su un pianeta vicino

72:0.1 (808.1) CON il permesso di Lanaforge e l’approvazione degli Altissimi di Edentia io sono autorizzato a descrivervi alcuni aspetti della vita sociale, morale e politica della razza umana più evoluta di un pianeta non molto lontano appartenente al sistema di Satania.

72:0.2 (808.2) Tra tutti i mondi di Satania che furono isolati per aver partecipato alla ribellione di Lucifero, questo pianeta ha avuto una storia molto simile a quella di Urantia. La somiglianza delle due sfere spiega indubbiamente perché è stato accordato il permesso di fare questa presentazione straordinaria, in quanto è molto insolito che i dirigenti del sistema consentano la narrazione su un pianeta degli affari di un altro.

72:0.3 (808.3) Questo pianeta, come Urantia, fu sviato dalla slealtà del suo Principe Planetario in connessione con la ribellione di Lucifero. Esso ricevette un Figlio Materiale poco dopo l’arrivo di Adamo su Urantia, ed anche questo Figlio fallì, lasciando la sfera isolata, perché alle sue razze mortali non fu mai conferito un Figlio Magistrale.

1. La nazione continentale

72:1.1 (808.4) Malgrado tutti questi ostacoli planetari, si sta evolvendo una civiltà molto superiore su un continente isolato che ha circa le dimensioni dell’Australia. Questa nazione conta circa 140 milioni di abitanti. Essi sono di razza mista, prevalentemente delle razze blu e gialla, con una proporzione di sangue viola leggermente maggiore rispetto alla cosiddetta razza bianca di Urantia. Queste differenti razze non sono ancora completamente mescolate, ma fraternizzano e socializzano in modo molto accettabile. La durata media della vita su questo continente è ora di novant’anni, il quindici per cento in più di quella di qualsiasi altro popolo di questo pianeta.

72:1.2 (808.5) Il meccanismo industriale di questa nazione beneficia di un indubbio grande vantaggio dovuto alla topografia particolare del continente. Le alte montagne, sulle quali cadono forti piogge per otto mesi all’anno, sono situate al centro stesso del paese. Questa disposizione naturale favorisce l’impiego dell’energia idraulica e facilita grandemente l’irrigazione del settore occidentale, maggiormente arido, del continente.

72:1.3 (808.6) Queste popolazioni sono autosufficienti, possono cioè vivere indefinitamente senza importare alcunché dalle nazioni circostanti. Le loro risorse naturali sono abbondanti e per mezzo di tecniche scientifiche essi hanno imparato come compensare le loro carenze di prodotti indispensabili alla vita. Essi hanno un attivo commercio interno, ma poco commercio con l’estero a causa dell’ostilità generale dei loro vicini meno progrediti.

72:1.4 (808.7) Questa nazione continentale, in generale, ha seguito la tendenza evoluzionaria del pianeta: lo sviluppo dallo stadio della tribù all’apparizione di capi e di re potenti ha occupato migliaia di anni. Le monarchie assolute furono seguite da numerosi differenti tipi di governo — repubbliche abortite, Stati comunitari e dittatori apparvero e scomparvero in una profusione senza fine. Questa crescita proseguì fino a circa cinquecento anni fa quando, durante un periodo di fermento politico, uno dei potenti triumviri-dittatori della nazione ebbe un ripensamento. Egli si offrì di abdicare volontariamente a condizione che uno degli altri capi, il più indegno degli altri due, rinunciasse anche lui alla sua dittatura. In tal modo la sovranità del continente fu posta nelle mani di un solo capo. Lo Stato unificato progredì sotto un forte governo monarchico per più di cento anni, durante i quali fu messa a punto un’eccellente carta della libertà.

72:1.5 (809.1) Il successivo passaggio dalla monarchia ad una forma rappresentativa di governo fu graduale. I re persisterono come semplici personaggi sociali o sentimentali d’alto rango e finirono per scomparire quando si estinse la linea di discendenza maschile. La repubblica attuale ha appena raggiunto i duecento anni di vita, durante i quali è progredita continuamente verso le tecniche di governo che stiamo per descrivere. Gli ultimi sviluppi nei campi industriale e politico sono stati effettuati nel corso del decennio scorso.

2. L’organizzazione politica

72:2.1 (809.2) Questa nazione continentale ha ora un governo rappresentativo con una capitale nazionale situata al centro del paese. Il governo centrale consiste di una solida federazione di cento Stati relativamente liberi. Questi Stati eleggono i loro governatori e legislatori per dieci anni, e nessuno può essere rieletto. Dei giudici di Stato sono nominati a vita dai governatori e confermati dalle loro legislature, che sono costituite da un rappresentante per ogni centomila cittadini.

72:2.2 (809.3) Vi sono cinque differenti tipi di governo metropolitano, a seconda della dimensione della città, ma nessuna città è autorizzata ad avere più di un milione di abitanti. Nel suo complesso questi schemi di amministrazione municipale sono molto semplici, diretti ed economici. I pochi posti dell’amministrazione della città sono fortemente ambiti dai cittadini di tipo più elevato.

72:2.3 (809.4) Il governo federale comprende tre divisioni coordinate: esecutiva, legislativa e giudiziaria. Il capo esecutivo federale viene eletto ogni sei anni per suffragio territoriale universale. Egli non è rieleggibile, salvo che su richiesta di almeno settantacinque assemblee legislative di Stato appoggiate dai rispettivi governatori di Stato, ed in questo caso per un solo periodo. Egli è consigliato da un supergabinetto composto da tutti gli ex capi esecutivi viventi.

72:2.4 (809.5) La divisione legislativa è composta da tre camere:

72:2.5 (809.6) 1. La camera alta è eletta dai lavoratori dell’industria, delle professioni, dell’agricoltura e di altri gruppi, che votano secondo la loro funzione economica.

72:2.6 (809.7) 2. La camera bassa è eletta da certe organizzazioni della società che comprendono i gruppi sociali, politici e filosofici non inclusi nell’industria o nelle professioni. Tutti i cittadini di buona reputazione partecipano all’elezione di entrambe le classi di rappresentanti, ma sono raggruppati differentemente a seconda che l’elezione riguardi la camera alta o la camera bassa.

72:2.7 (809.8) 3. La terza camera — gli statisti anziani — comprende i veterani del servizio civico ed include molte persone eminenti nominate dal capo esecutivo, dagli amministratori regionali (subfederali), dal capo del tribunale supremo e dai presidenti delle altre camere legislative. Questo gruppo è limitato a cento elementi ed i suoi membri sono eletti a maggioranza dagli stessi statisti anziani. L’incarico è a vita, e quando si rende disponibile un posto, la persona che ha ricevuto il maggior numero di voti nella lista dei candidati è per ciò stesso regolarmente eletta. Il compito di questo corpo è puramente consultivo, ma esso è un potente regolatore dell’opinione pubblica ed esercita una notevole influenza su tutti i rami del governo.

72:2.8 (810.1) Gran parte del lavoro amministrativo federale è svolto dai dieci organismi regionali (subfederali), ognuno dei quali è composto dall’associazione di dieci Stati. Questi dipartimenti regionali sono interamente esecutivi ed amministrativi, non avendo né funzioni legislative né giudiziarie. I dieci capi esecutivi regionali sono nominati personalmente dal capo esecutivo federale ed il loro mandato di servizio è uguale al suo — sei anni. Il tribunale supremo federale approva la nomina di questi dieci esecutivi regionali, e mentre essi non possono essere rinominati, ogni esecutivo al termine del suo mandato diventa automaticamente l’associato ed il consigliere del suo successore. Per il resto questi capi regionali scelgono i loro gabinetti di funzionari amministrativi.

72:2.9 (810.2) Questa nazione è giudicata da due sistemi principali di tribunali — i tribunali civili ed i tribunali socioeconomici. I tribunali civili funzionano ai tre livelli seguenti:

72:2.10 (810.3) 1. Le corti minori di giurisdizione municipale e locale, le cui decisioni possono essere appellate presso i tribunali superiori dello Stato.

72:2.11 (810.4) 2. Le corti supreme degli Stati, le cui decisioni sono definitive in tutte le questioni che non concernono il governo federale o che non attentano ai diritti e alle libertà dei cittadini. Gli esecutivi regionali hanno il potere di sottoporre direttamente un qualunque caso alla corte federale suprema.

72:2.12 (810.5) 3. La corte federale suprema — l’alto tribunale per il giudizio delle contese nazionali e dei casi appellati che provengono dai tribunali degli Stati. Questo tribunale supremo è composto da dodici uomini con più di quaranta e meno di settantacinque anni di età, che hanno servito per due o più anni in un tribunale di Stato e che sono stati nominati a questa alta posizione dal capo esecutivo, con l’approvazione della maggioranza del supergabinetto e della terza camera dell’assemblea legislativa. Tutte le decisioni di questo corpo giudiziario supremo sono prese con una maggioranza di almeno due terzi dei voti.

72:2.13 (810.6) I tribunali socioeconomici funzionano nelle tre divisioni seguenti:

72:2.14 (810.7) 1. Tribunali delle famiglie, associati ai dipartimenti legislativo ed esecutivo delle famiglie e del sistema sociale.

72:2.15 (810.8) 2. Tribunali dell’educazione — i corpi giuridici collegati ai sistemi scolastici statali e regionali ed associati ai rami esecutivo e legislativo del meccanismo amministrativo dell’educazione.

72:2.16 (810.9) 3. Tribunali dell’industria — i tribunali giurisdizionali investiti della piena autorità per regolare tutte le controversie economiche.

72:2.17 (810.10) La corte federale suprema non giudica i casi socioeconomici, salvo che non sia richiesto con tre quarti dei voti dal terzo ramo legislativo del governo nazionale, la camera degli statisti anziani. Altrimenti tutte le decisioni degli alti tribunali della famiglia, dell’educazione e dell’industria sono definitive.

3. La vita di famiglia

72:3.1 (811.1) Su questo continente la legge proibisce che due famiglie vivano sotto lo stesso tetto. E poiché sono state proibite le abitazioni collettive, la maggior parte delle costruzioni a più appartamenti sono state demolite. I celibi, tuttavia, vivono ancora in circoli, in hotel ed in altre costruzioni collettive. La più piccola abitazione autorizzata deve avere circa 4.500 metri quadrati di terra. Tutte le terre e le altre proprietà ad uso abitativo sono esenti da tasse fino a dieci volte la superficie minima per una famiglia.

72:3.2 (811.2) La vita di famiglia di questo popolo è grandemente migliorata nel corso dell’ultimo secolo. È obbligatorio, sia per i padri che per le madri, assistere ai corsi di puericultura per genitori. Anche gli agricoltori che risiedono in piccoli agglomerati di campagna seguono questi corsi per corrispondenza e si recano ai vicini centri d’istruzione orale una volta ogni dieci giorni — ogni due settimane, perché qui la settimana è di cinque giorni.

72:3.3 (811.3) Il numero medio di figli in ogni famiglia è di cinque, tutti sotto il pieno controllo dei loro genitori o, nel caso che uno od entrambi i genitori vengano a mancare, sotto quello dei tutori designati dai tribunali per le famiglie. Ogni famiglia considera un grande onore vedersi affidare la custodia di un orfano di padre e madre. Degli esami di concorso hanno luogo tra genitori e l’orfano è assegnato alla famiglia di quelli che dimostrano i migliori requisiti di genitori.

72:3.4 (811.4) Questa gente considera la famiglia come l’istituzione fondamentale della loro civiltà. Essi ritengono che la parte più preziosa dell’educazione e della formazione del carattere di un figlio sia fornita dai suoi genitori ed in famiglia, ed i padri dedicano quasi altrettanta attenzione delle madri alla formazione dei figli.

72:3.5 (811.5) Tutta l’istruzione sessuale è data in famiglia dai genitori o dai tutori legali. L’istruzione morale è offerta dagli insegnanti durante i periodi di riposo nei laboratori-scuola, ma non avviene altrettanto per l’istruzione religiosa, che è ritenuta privilegio esclusivo dei genitori, in quanto la religione è considerata parte integrante della vita di famiglia. L’istruzione puramente religiosa è data pubblicamente solo nei templi di filosofia, perché tra questo popolo non si è sviluppata alcuna istituzione esclusivamente religiosa come le chiese di Urantia. Nella loro filosofia la religione è lo sforzo di conoscere Dio e di manifestare amore per i propri simili mediante il servizio a loro favore, ma ciò non è tipico dello status religioso delle altre nazioni di questo pianeta. La religione è così completamente un affare di famiglia presso questo popolo che non esistono luoghi pubblici esclusivamente riservati ad assemblee religiose. Politicamente la Chiesa e lo Stato, come gli Urantiani sono soliti dire, sono completamente separati, ma c’è una strana sovrapposizione di religione e di filosofia.

72:3.6 (811.6) Fino a vent’anni fa gli insegnanti spirituali (paragonabili ai pastori di Urantia), che visitano periodicamente ogni famiglia per esaminare i figli ed accertarsi se sono stati adeguatamente istruiti dai loro genitori, erano sotto la supervisione del governo. Questi consiglieri ed esaminatori spirituali sono ora sotto la direzione della Fondazione del Progresso Spirituale, un’istituzione creata da poco e sostenuta da contributi volontari. È possibile che questa istituzione non si evolva ulteriormente prima dell’arrivo di un Figlio Magistrale del Paradiso.

72:3.7 (811.7) I figli restano legalmente sottomessi ai loro genitori fino all’età di quindici anni, quando ricevono la loro prima iniziazione alle responsabilità civili. Poi, ogni cinque anni e per cinque periodi successivi, hanno luogo delle esercitazioni pubbliche similari per gruppi della stessa età ed ogni volta i loro obblighi verso i genitori vengono diminuiti, mentre nuove responsabilità civili e sociali sono assunte verso lo Stato. Il diritto di voto è conferito a vent’anni, il diritto di sposarsi senza il consenso dei genitori non è accordato prima dei venticinque anni, ed i figli devono lasciare la famiglia quando raggiungono l’età di trent’anni.

72:3.8 (812.1) Le leggi sul matrimonio e sul divorzio sono uniformi in tutta la nazione. Il matrimonio prima dei vent’anni — l’età di emancipazione civile — non è permesso. L’autorizzazione a sposarsi è accordata solo un anno dopo l’annuncio dell’intenzione a farlo e dopo che i due fidanzati hanno presentato dei certificati attestanti che sono stati debitamente istruiti nelle scuole per genitori sulle responsabilità della vita coniugale.

72:3.9 (812.2) Le regole sul divorzio sono un po’ permissive, ma non si può ottenere un decreto di separazione, emesso dal tribunale per le famiglie, prima che sia trascorso un anno dalla registrazione della domanda, e l’anno su questo pianeta è considerevolmente più lungo che su Urantia. Malgrado le loro leggi facili sul divorzio, la proporzione attuale di divorzi è solo un decimo di quella delle razze civilizzate di Urantia.

4. Il sistema educativo

72:4.1 (812.3) Il sistema educativo di questa nazione è obbligatorio e promiscuo nelle scuole preuniversitarie che gli studenti frequentano dai cinque ai diciotto anni. Queste scuole sono assai differenti da quelle di Urantia. Non vi sono classi; si porta avanti soltanto una materia per volta e dopo i primi tre anni tutti gli allievi divengono insegnanti aggiunti ed istruiscono quelli più sotto di loro. I libri sono usati solo per procurarsi le informazioni utili a risolvere i problemi che insorgono nei laboratori-scuola e nelle fattorie-scuola. Gran parte degli arredi utilizzati sul continente e le numerose apparecchiature meccaniche — perché questa è una grande epoca d’invenzioni e di meccanizzazione — sono prodotti in questi laboratori. Adiacente ad ogni laboratorio c’è una biblioteca pratica dove gli studenti possono consultare i libri di riferimento necessari. Per tutto il periodo d’istruzione s’insegna anche l’agricoltura e l’orticoltura nelle vaste fattorie contigue ad ogni scuola locale.

72:4.2 (812.4) Ai debilitati mentali s’insegna soltanto l’agricoltura e l’allevamento degli animali, e sono mandati per tutta la vita in colonie speciali di sorveglianza dove sono separati per sessi per impedire la procreazione, che è preclusa a tutti i subnormali. Queste misure restrittive sono in vigore da settantacinque anni; le ordinanze d’internamento sono emesse dai tribunali delle famiglie.

72:4.3 (812.5) Ognuno fa un mese di vacanza ogni anno. Le scuole preuniversitarie sono aperte per nove mesi su un anno che ne ha dieci, e le vacanze vengono trascorse viaggiando con genitori o amici. Questi viaggi fanno parte del programma di educazione degli adulti e proseguono per tutta la vita. I fondi per far fronte a tali spese sono accumulati con gli stessi metodi impiegati per l’assicurazione sulla vecchiaia.

72:4.4 (812.6) Un quarto del tempo di scuola è dedicato ai giochi — alle competizioni atletiche. Gli allievi progrediscono in queste competizioni dalle prove locali di abilità e di bravura, attraverso quelle provinciali e regionali, fino a quelle nazionali. Similmente, le competizioni oratorie e musicali, così come quelle di scienza e di filosofia, occupano l’attenzione degli studenti dalle sezioni sociali locali fino alle competizioni per il titolo nazionale.

72:4.5 (812.7) L’amministrazione scolastica è una replica del governo nazionale con i suoi tre rami correlati; il corpo insegnante opera come terza divisione legislativa o consultiva. L’obiettivo principale dell’educazione su questo continente consiste nel fare di ciascun allievo un cittadino in grado di mantenersi.

72:4.6 (813.1) Tutti gli allievi che escono diplomati dal sistema scolastico preuniversitario a diciotto anni sono degli abili artigiani. Allora comincia lo studio dei libri e la ricerca di una conoscenza specifica, sia nelle scuole per adulti che nelle università. Quando uno studente brillante completa il suo lavoro in anticipo sul programma, gli si accorda una ricompensa di tempo e di mezzi con cui eseguire un progetto da lui concepito che gli sta a cuore. L’intero sistema educativo è finalizzato a formare in modo adeguato l’individuo.

5. L’organizzazione industriale

72:5.1 (813.2) La situazione industriale presso questo popolo è lontana dai suoi ideali; il capitale ed il lavoro hanno ancora le loro difficoltà, ma entrambi tendono a conformarsi ad un piano di sincera cooperazione. Su questo continente straordinario gli operai stanno divenendo sempre più azionisti di tutte le aziende industriali; ogni lavoratore intelligente si sta lentamente trasformando in un piccolo capitalista.

72:5.2 (813.3) Gli antagonismi sociali diminuiscono e la buona volontà cresce rapidamente. Nessun grave problema economico è sorto dall’abolizione della schiavitù (più di cento anni fa) perché questo intervento è stato effettuato gradualmente mediante liberazione del due per cento degli schiavi ogni anno. Agli schiavi che superavano in maniera soddisfacente delle prove mentali, morali e fisiche, è stato accordato il diritto di cittadinanza; molti di questi schiavi superiori erano prigionieri di guerra o figli di tali prigionieri. Circa cinquant’anni fa essi hanno deportato il resto dei loro schiavi inferiori, e più recentemente ancora si sono dedicati al compito di ridurre il numero delle loro classi degenerate e viziose.

72:5.3 (813.4) Questo popolo ha recentemente sviluppato nuove tecniche per appianare le controversie industriali e per correggere gli abusi economici, tecniche che rappresentano un marcato miglioramento rispetto ai loro antichi metodi per risolvere tali problemi. La violenza è stata proibita come procedura per regolare divergenze sia personali che industriali. I salari, i profitti e gli altri problemi economici non sono regolamentati rigidamente, ma sono controllati in generale dai corpi legislativi industriali, mentre tutte le dispute che insorgono nell’industria sono giudicate dai tribunali dell’industria.

72:5.4 (813.5) I tribunali dell’industria esistono solo da trent’anni ma funzionano in modo molto soddisfacente. Le disposizioni più recenti prevedono che d’ora in poi i tribunali dell’industria riconosceranno che le remunerazioni legali si compongono di tre parti:

72:5.5 (813.6) 1. Tassi legali d’interesse sul capitale investito.

72:5.6 (813.7) 2. Remunerazione ragionevole per l’abilità impiegata in operazioni industriali.

72:5.7 (813.8) 3. Salari giusti ed equi per gli operai.

72:5.8 (813.9) A questi obblighi si farà fronte inizialmente in conformità ai contratti, ma se i profitti diminuiscono, le tre parti subiranno una riduzione temporanea proporzionale. Inoltre tutti i guadagni eccedenti questi costi fissi saranno considerati dividendi e saranno distribuiti prorata a ciascuna delle tre divisioni: capitale, abilità e lavoro.

72:5.9 (813.10) Ogni dieci anni i capi esecutivi regionali fissano e decretano le ore legali di lavoro quotidiano remunerato. L’industria lavora attualmente quattro giorni su una settimana di cinque, consacrandone uno alla ricreazione. Questa gente lavora sei ore per ciascun giorno lavorativo e, come gli studenti, per nove mesi su un anno di dieci. Le vacanze sono generalmente trascorse in viaggi, ed essendo stati recentemente sviluppati nuovi mezzi di trasporto, l’intera nazione ha tendenza a viaggiare. Il clima è favorevole ai viaggi per circa otto mesi all’anno, ed essi sfruttano al meglio le loro opportunità.

72:5.10 (813.11) Duecento anni fa il movente del profitto era completamente predominante nell’industria, ma oggi sta per essere rapidamente rimpiazzato da altre motivazioni più elevate. La concorrenza è forte su questo continente, ma è stata trasferita in gran parte dall’industria ai giochi, all’abilità, alle realizzazioni scientifiche e ai compimenti intellettuali. Essa è molto viva nel servizio sociale e nella fedeltà al governo. Presso questo popolo il servizio pubblico sta rapidamente divenendo la meta principale dell’ambizione. L’uomo più ricco del continente lavora sei ore al giorno nell’ufficio della sua officina meccanica e si affretta poi ad andare alla sezione locale della scuola d’arte di governo, dove cerca di qualificarsi per il servizio pubblico.

72:5.11 (814.1) La mano d’opera sta acquisendo maggior considerazione su questo continente, e tutti i cittadini validi oltre i diciotto anni lavorano o in famiglia o nelle fattorie, in un’industria riconosciuta, nei lavori pubblici dove sono assorbiti i disoccupati temporanei, oppure nel corpo del lavoro obbligatorio nelle miniere.

72:5.12 (814.2) Questo popolo comincia anche a sviluppare una nuova forma di disgusto sociale — il disgusto sia per l’ozio che per la ricchezza non guadagnata. Lentamente ma sicuramente essi stanno trionfando sulle loro macchine. Anch’essi lottarono un tempo per la libertà politica e poi per l’indipendenza economica. Ora iniziano a godere di entrambe, mentre cominciano ad apprezzare il loro ben meritato tempo libero, che può essere consacrato ad accrescere la propria realizzazione.

6. L’assicurazione sulla vecchiaia

72:6.1 (814.3) Questa nazione sta facendo uno sforzo risoluto per sostituire il tipo di carità distruttrice del rispetto di se stessi con dignitose garanzie di un’assicurazione governativa di previdenza per la vecchiaia. Questa nazione fornisce un’educazione a tutti i figli ed un’occupazione a tutti gli uomini; perciò può porre in atto con successo un tale piano di assicurazione per la protezione degli infermi e degli anziani.

72:6.2 (814.4) Presso questo popolo tutte le persone devono ritirarsi dalle occupazioni remunerate all’età di sessantacinque anni, a meno di ricevere un permesso dal commissario statale al lavoro che consenta loro di rimanere al lavoro fino a settant’anni. Questo limite di età non si applica né ai funzionari di governo né ai filosofi. I disabili fisici o gli invalidi permanenti possono essere iscritti nella lista dei pensionati a qualsiasi età su disposizione del tribunale controfirmata dal commissario alle pensioni del governo regionale.

72:6.3 (814.5) I fondi per le pensioni di vecchiaia provengono da quattro fonti:

72:6.4 (814.6) 1. Il guadagno di una giornata per ogni mese viene requisito dal governo federale per questo scopo, ed in questo paese tutti lavorano.

72:6.5 (814.7) 2. I lasciti — numerosi cittadini ricchi lasciano dei fondi a questo fine.

72:6.6 (814.8) 3. I profitti del lavoro obbligatorio nelle miniere dello Stato. Dopo che gli operai arruolati hanno provveduto alle loro necessità e messo da parte le loro contribuzioni per la pensione, tutti i ricavi residui del loro lavoro sono versati su questo fondo di pensione.

72:6.7 (814.9) 4. Il ricavato delle risorse naturali. Tutte le ricchezze naturali del continente sono detenute come deposito sociale dal governo federale ed il loro ricavo è utilizzato per scopi sociali, quali la prevenzione contro le malattie, l’educazione dei geni ed il mantenimento d’individui particolarmente promettenti nelle scuole d’arte di governo. Metà del ricavato delle risorse naturali va al fondo pensione per la vecchiaia.

72:6.8 (814.10) Benché delle fondazioni attuariali provinciali e regionali forniscano numerose forme di assicurazione protettiva, le pensioni di vecchiaia sono esclusivamente amministrate dal governo federale tramite i dieci dipartimenti regionali.

72:6.9 (814.11) Questi fondi governativi sono stati amministrati onestamente da lungo tempo. Dopo il tradimento e l’omicidio, le pene più severe sono inflitte dai tribunali al tradimento della fiducia pubblica. La slealtà sociale e politica è attualmente considerata come il più odioso di tutti i crimini.

7. Le imposte

72:7.1 (815.1) Il governo federale è paternalistico soltanto nell’amministrazione delle pensioni di vecchiaia e nel sostenimento del genio e della originalità creativa; i governi di Stato s’interessano un po’ più del singolo cittadino, mentre i governi locali sono molto più paternalistici o socialistici. La città (o una sua suddivisione) si occupa di materie quali la salute, l’igiene, i regolamenti urbanistici, l’abbellimento, la fornitura d’acqua, l’illuminazione, il riscaldamento, la ricreazione, la musica e le comunicazioni.

72:7.2 (815.2) In tutta l’industria la principale attenzione è per la salute. Alcuni aspetti del benessere fisico sono considerati prerogative dell’industria e della comunità, ma i problemi della salute individuale e familiare sono questioni unicamente personali. In medicina, come in tutte le altre questioni puramente personali, il piano del governo è quello di astenersi sempre più dall’interferire.

72:7.3 (815.3) Le città non hanno alcun potere di tassare, né possono indebitarsi. Esse ricevono dalla tesoreria di Stato un’assegnazione per ogni abitante e devono integrare tale entrata con i profitti delle loro imprese sociali e con le licenze per l’esercizio delle varie attività commerciali.

72:7.4 (815.4) I mezzi di trasporto rapido, che rendono possibile un’estensione considerevole dei limiti urbani, sono sotto il controllo municipale. I dipartimenti urbani dei pompieri sono sostenuti dalle fondazioni di assicurazione e di prevenzione contro l’incendio, e tutte le costruzioni, in città o in campagna, sono a prova di fuoco — e lo sono da più di settantacinque anni.

72:7.5 (815.5) Non ci sono poliziotti incaricati dalla municipalità; le forze di polizia sono mantenute dai governi di Stato. I membri di questo dipartimento sono reclutati quasi esclusivamente tra gli uomini celibi dai venticinque ai cinquant’anni. La maggior parte degli Stati impone una tassa piuttosto pesante sul celibato, che non è richiesta a tutti gli uomini che si arruolano nella polizia di Stato. Nella media degli Stati le forze di polizia sono ora soltanto un decimo di quelle di cinquant’anni fa.

72:7.6 (815.6) C’è pochissima o nessuna uniformità nei piani fiscali dei cento Stati relativamente liberi e sovrani, perché le condizioni economiche e di altro tipo variano grandemente nei differenti settori del continente. Ogni Stato ha dieci clausole costituzionali di base che non possono essere modificate senza il consenso della corte federale suprema, ed uno di questi articoli proibisce d’imporre un’imposta superiore all’uno per cento del valore di un bene qualunque per ciascun anno; le abitazioni sia urbane che rurali sono esenti da imposte.

72:7.7 (815.7) Il governo federale non può contrarre debiti ed è necessario un referendum con una maggioranza di tre quarti dei voti perché uno Stato possa accendere dei mutui, salvo che per scopi di guerra. Poiché il governo federale non può contrarre debiti, in caso di guerra il Consiglio Nazionale della Difesa ha la facoltà di richiedere agli Stati sia denaro che uomini e materiali, secondo i bisogni. Ma nessun debito può andare oltre i venticinque anni.

72:7.8 (815.8) Le entrate destinate a sostenere il governo federale provengono dalle cinque fonti seguenti:

72:7.9 (815.9) 1. I diritti d’importazione. Tutte le merci importate sono soggette ad un’imposta destinata a proteggere il livello di vita di questo continente, che è molto più elevato rispetto a qualsiasi altra nazione del pianeta. Queste tariffe sono fissate dalla corte più elevata dell’industria dopo che le due camere del congresso industriale hanno ratificato le raccomandazioni del capo esecutivo degli affari economici, il quale è nominato congiuntamente da questi due corpi legislativi. La camera alta dell’industria è eletta in base al lavoro, la camera bassa in base al capitale.

72:7.10 (816.1) 2. Le royalties. Il governo federale incoraggia le invenzioni e le creazioni originali nei dieci laboratori regionali, aiutando tutti i tipi di geni — artisti, autori e scienziati — e proteggendo i loro brevetti. In cambio il governo preleva metà dei profitti provenienti da tutte queste invenzioni e creazioni, sia che riguardino macchine, libri, opere d’arte, piante o animali.

72:7.11 (816.2) 3. Le tasse di successione. Il governo federale preleva un’imposta di successione progressiva che va dall’uno al cinquanta per cento, secondo l’entità dei beni ed altre condizioni.

72:7.12 (816.3) 4. L’equipaggiamento militare. Il governo ricava somme considerevoli dall’affitto di equipaggiamenti militari e navali per usi commerciali e ricreativi.

72:7.13 (816.4) 5. Le risorse naturali. Il ricavato delle risorse naturali, quando non è completamente utilizzato per gli scopi specifici indicati nella carta dello Stato, viene versato al tesoro nazionale.

72:7.14 (816.5) Gli stanziamenti federali, eccetto i fondi di guerra stabiliti dal Consiglio Nazionale della Difesa, sono fissati dalla camera alta legislativa, confermati dalla camera bassa, approvati dal capo esecutivo ed infine convalidati dalla commissione dei cento del bilancio federale. I membri di questa commissione sono nominati dai governatori di Stato e sono eletti dalle assemblee legislative degli Stati e durano in carica ventiquattro anni; ne viene eletto un quarto ogni sei anni. Ogni sei anni questo corpo, con una maggioranza di tre quarti dei voti, sceglie un capo tra i suoi membri, e costui diventa così direttore-controllore del tesoro federale.

8. Le scuole superiori speciali

72:8.1 (816.6) In aggiunta al programma d’istruzione obbligatoria di base che va dai cinque ai diciotto anni, sono organizzate le seguenti scuole speciali:

72:8.2 (816.7) 1. Scuole d’arte di governo. Queste scuole sono di tre tipi: nazionali, regionali e di Stato. Gli uffici pubblici della nazione sono raggruppati in quattro divisioni. La prima divisione di responsabilità pubblica concerne principalmente l’amministrazione nazionale e tutti i funzionari di questo gruppo devono avere il diploma della scuola d’arte di governo sia regionale che nazionale. Nella seconda divisione i candidati possono accettare una carica politica, elettiva o di nomina, dopo essersi diplomati in una delle dieci scuole regionali d’arte di governo; i loro incarichi concernono responsabilità nell’amministrazione regionale e nei governi degli Stati. La terza divisione comprende responsabilità di Stato, e per tali funzionari è sufficiente avere il titolo della scuola d’arte di governo degli Stati. Ai funzionari della quarta ed ultima divisione non è richiesto alcun diploma d’arte di governo, in quanto tali cariche sono attribuite tutte per nomina. Esse rappresentano posizioni minori di assistenti, segretari e tecnici occupate da membri delle varie professioni liberali che operano con funzioni amministrative di governo.

72:8.3 (816.8) I giudici dei tribunali minori e di Stato sono diplomati dalle scuole d’arte di governo di Stato. I giudici dei tribunali giurisdizionali che giudicano questioni sociali, educative e industriali sono diplomati dalle scuole regionali. I giudici della corte federale suprema devono possedere il diploma di tutte queste scuole d’arte di governo.

72:8.4 (817.1) 2. Scuole di filosofia. Queste scuole sono affiliate ai templi di filosofia e sono più o meno associate alla religione in quanto funzione pubblica.

72:8.5 (817.2) 3. Istituti scientifici. Queste scuole tecniche sono coordinate con l’industria piuttosto che con il sistema educativo e sono amministrate in quindici divisioni.

72:8.6 (817.3) 4. Scuole di formazione professionale. Queste istituzioni speciali provvedono alla preparazione tecnica per le diverse professioni liberali, che sono dodici.

72:8.7 (817.4) 5. Scuole militari e navali. Presso il quartier generale nazionale e nei venticinque centri militari costieri vi sono le istituzioni dedite alla preparazione militare di cittadini volontari di età dai diciotto ai trent’anni. Per essere ammessi a queste scuole prima dei venticinque anni è necessario il consenso dei genitori.

9. Il piano del suffragio universale

72:9.1 (817.5) Benché per i candidati a tutti gli incarichi pubblici sia obbligatorio il diploma delle scuole d’arte di governo provinciali, regionali o federali, i dirigenti progressisti di questa nazione individuarono un grave difetto nel loro piano di suffragio universale, e circa cinquant’anni fa adottarono dei provvedimenti costituzionali per un sistema modificato di votazione che includeva le seguenti particolarità:

72:9.2 (817.6) 1. Ogni uomo o donna dai vent’anni in su dispone di un voto. Al raggiungimento di questa età tutti i cittadini devono accettare l’inserimento in due gruppi di elettori: s’iscriveranno al primo in base alla loro funzione economica — industriale, professionale, agricola o commerciale; entreranno nel secondo gruppo a seconda delle loro inclinazioni politiche, filosofiche e sociali. In tal modo tutti i lavoratori appartengono ad un gruppo elettorale economico, e queste corporazioni, alla stregua delle associazioni non economiche, sono regolate in modo molto simile a quello del governo nazionale con la sua triplice divisione dei poteri. L’iscrizione a questi gruppi non può essere cambiata per dodici anni.

72:9.3 (817.7) 2. Su proposta dei governatori di Stato o dei capi esecutivi regionali, e su disposizione dei consigli supremi regionali, agli individui che hanno reso grandi servizi alla società o che hanno dimostrato una straordinaria saggezza nei servizi governativi, possono essere assegnati dei voti addizionali non più spesso di ogni cinque anni e senza superare nove di tali voti addizionali. Il suffragio massimo di un elettore multiplo è di dieci voti. Gli scienziati, gli inventori, gli educatori, i filosofi ed i capi spirituali sono anch’essi beneficiati ed onorati in tal modo di un potere politico accresciuto. Questi elevati privilegi civici sono conferiti dai consigli supremi di Stato e regionali in modo molto simile al conferimento di diplomi da parte delle scuole superiori speciali, ed i beneficiari sono fieri di aggiungere i simboli di tale riconoscimento civico, assieme ai loro altri diplomi, alla lista delle loro realizzazioni personali.

72:9.4 (817.8) 3. Tutti gli individui condannati ai lavori forzati nelle miniere e tutti gli impiegati governativi retribuiti con il ricavato delle imposte, durante i periodi di tali servizi non hanno diritto di voto. Questa disposizione non si applica alle persone anziane che sono andate in pensione all’età di sessantacinque anni.

72:9.5 (817.9) 4. Ci sono cinque categorie di suffragio che riflettono la media delle imposte pagate annualmente per ogni periodo quinquennale. Ai contribuenti maggiori sono concessi dei voti supplementari fino ad un massimo di cinque. Questa concessione è indipendente da ogni altro riconoscimento, ma in nessun caso una persona può disporre di più di dieci voti.

72:9.6 (818.1) 5. Nel momento in cui fu adottato questo sistema di votazione, il metodo elettorale territoriale fu abbandonato a favore del sistema economico o di funzione. Tutti i cittadini votano ora in quanto membri di gruppi industriali, sociali o professionali, indipendentemente dalla loro residenza. In tal modo l’elettorato è composto di gruppi integrati, unificati ed intelligenti che eleggono solo i loro membri migliori ai posti governativi di fiducia e di responsabilità. C’è una sola eccezione a questo piano di suffragio per funzioni o per gruppi: l’elezione di un capo esecutivo federale ogni sei anni avviene con votazione nazionale, e nessun cittadino dispone di più di un voto.

72:9.7 (818.2) In tal modo, salvo che nell’elezione del capo esecutivo, il suffragio è esercitato da gruppi economici, professionali, intellettuali e sociali di cittadini. Lo Stato ideale è organico ed ogni gruppo libero ed intelligente di cittadini rappresenta un organo vitale e funzionale all’interno del più ampio organismo governativo.

72:9.8 (818.3) Le scuole d’arte di governo hanno il potere di promuovere un’azione davanti ai tribunali di Stato per far ritirare il diritto di voto ad ogni individuo tarato, ozioso, apatico o criminale. Questo popolo riconosce che, quando il cinquanta per cento di una nazione è composta di elementi inferiori o degenerati in possesso del diritto di voto, tale nazione è condannata. Essi credono che il predominio della mediocrità significhi la rovina di una nazione. Il voto è obbligatorio; sono comminate forti ammende a coloro che non danno il loro voto.

10. Il comportamento verso il crimine

72:10.1 (818.4) I metodi di questo popolo nei confronti del crimine, della pazzia e della degenerazione, se per certi aspetti piaceranno, per altri si riveleranno indubbiamente sconvolgenti per la maggior parte degli Urantiani. I criminali comuni e gli anormali sono assegnati per sesso in differenti colonie agricole e sono più che autosufficienti. I criminali più inveterati e gli alienati incurabili sono condannati dai tribunali a morire nelle camere a gas. Numerosi crimini oltre all’omicidio, compreso il tradimento della fiducia del governo, comportano anch’essi la pena di morte, e l’azione della giustizia è sicura e rapida.

72:10.2 (818.5) Questo popolo sta per uscire dall’era negativa della legge per entrare in quella positiva. Recentemente essi si sono spinti fino a tentare di prevenire i crimini condannando a servire per tutta la vita nelle colonie di detenzione coloro che sono ritenuti potenziali assassini e grandi criminali. Se tali detenuti dimostrano successivamente di essere diventati più normali, possono essere liberati sulla parola o graziati. Il numero degli omicidi su questo continente raggiunge soltanto l’uno per cento di quello delle altre nazioni.

72:10.3 (818.6) Da più di cento anni sono stati intrapresi degli sforzi per impedire la riproduzione di criminali e di degenerati, che hanno già dato risultati soddisfacenti. Non vi sono né prigioni né ospedali per gli alienati. Per un’unica ragione: questi gruppi raggiungono soltanto il dieci per cento di quelli esistenti su Urantia.

11. La preparazione militare

72:11.1 (818.7) I diplomati delle scuole militari federali possono essere incaricati come “custodi della civiltà” in sette gradi, a seconda della capacità e dell’esperienza, dal presidente del Consiglio Nazionale della Difesa. Questo consiglio è composto da venticinque membri nominati dai tribunali familiari, educativi e industriali più elevati, è ratificato dalla corte federale suprema e presieduto d’ufficio dal capo di stato maggiore degli affari militari coordinati. Tali membri servono fino all’età di settant’anni.

72:11.2 (819.1) I corsi seguiti da questi ufficiali incaricati durano quattro anni e sono invariabilmente legati alla padronanza di un qualche mestiere o professione. L’addestramento militare non viene mai dato senza associarvi questa istruzione industriale, scientifica o professionale. Quando l’addestramento militare è terminato, l’interessato ha ricevuto durante i suoi quattro anni di corso metà dell’istruzione impartita in una qualsiasi delle scuole speciali, dove i corsi durano ugualmente quattro anni. In questo modo si evita la creazione di una classe di militari di professione, fornendo ad un gran numero di uomini l’opportunità di guadagnarsi da vivere mentre acquisiscono la prima metà di un’istruzione tecnica o professionale.

72:11.3 (819.2) Il servizio militare in tempo di pace è puramente volontario, e l’arruolamento in tutte le branche del servizio è di quattro anni, durante i quali ogni uomo segue un indirizzo di studio speciale in aggiunta all’apprendimento della tattica militare. L’educazione musicale è una delle principali occupazioni delle scuole militari centrali e dei venticinque campi di addestramento distribuiti alla periferia del continente. Durante i periodi di ristagno nell’industria molte migliaia di disoccupati vengono automaticamente utilizzati per rinforzare le difese militari del continente sulla terra, sul mare e nell’aria.

72:11.4 (819.3) Benché questo popolo mantenga un potente apparato di guerra per difendersi dalle invasioni dei popoli ostili circostanti, si può ascrivere a suo merito che da più di cento anni non ha impiegato queste risorse militari in una guerra offensiva. Esso è divenuto civilizzato al punto da poter difendere energicamente la civiltà senza cedere alla tentazione d’impiegare il suo potenziale di guerra in aggressioni. Non ci sono state guerre civili dall’istituzione dello Stato continentale unificato, ma durante gli ultimi due secoli questo popolo è stato chiamato a sostenere nove accanite guerre di difesa, tre delle quali contro potenti confederazioni di potenze mondiali. Sebbene questa nazione mantenga un’adeguata difesa contro ogni attacco da parte di vicini ostili, dedica molta più attenzione alla preparazione di uomini di Stato, di scienziati e di filosofi.

72:11.5 (819.4) Quando esso è in pace con il mondo tutti i mezzi mobili di difesa sono interamente impiegati negli affari, nel commercio o nei divertimenti. Quando viene dichiarata guerra l’intera nazione è mobilitata. Per tutto il periodo delle ostilità in tutte le industrie è in vigore il soldo militare, e i capi di tutti i dipartimenti militari divengono membri del gabinetto del capo esecutivo.

12. Le altre nazioni

72:12.1 (819.5) Benché la società ed il governo di questo popolo straordinario siano sotto molti aspetti superiori a quelli delle nazioni di Urantia, bisogna precisare che sugli altri continenti (ve ne sono undici su questo pianeta) i governi sono nettamente inferiori a quelli delle nazioni più evolute di Urantia.

72:12.2 (819.6) Attualmente questo governo superiore sta progettando di stabilire relazioni d’ambasciata con i popoli inferiori, e per la prima volta è sorto un grande capo religioso che sollecita l’invio di missionari alle nazioni circostanti. Noi temiamo che essi stiano per commettere l’errore che tanti altri hanno fatto tentando d’imporre una cultura ed una religione superiore ad altre razze. Quale cosa meravigliosa si compirebbe su tale mondo se questa nazione continentale di cultura avanzata si limitasse ad uscire e a portare presso di sé gli elementi migliori dei popoli vicini e poi, dopo averli educati, li rimandasse come emissari di cultura presso i loro fratelli arretrati! Beninteso, se un Figlio Magistrale venisse presto in questa nazione evoluta, grandi cose potrebbero accadere rapidamente su tale mondo.

72:12.3 (820.1) Questo racconto degli affari di un pianeta vicino è fatto per autorizzazione speciale allo scopo di far progredire la civiltà e di accelerare l’evoluzione governativa su Urantia. Si potrebbero narrare molte più cose che senza dubbio interesserebbero e sorprenderebbero gli Urantiani, ma quanto rivelato è ai limiti di ciò che ci consente il nostro mandato.

72:12.4 (820.2) Gli Urantiani dovrebbero tuttavia prender nota che la loro sfera sorella nella famiglia di Satania non ha beneficiato né di missioni magistrali né di missioni di conferimento di Figli Paradisiaci. Né i vari popoli di Urantia sono divisi l’uno dall’altro dalla disparità di cultura che separa la nazione continentale dalle altre nazioni del pianeta.

72:12.5 (820.3) L’effusione dello Spirito della Verità fornisce la base spirituale per la realizzazione di grandi compimenti nell’interesse della razza umana del pianeta che ne beneficia. Urantia è quindi molto meglio preparato per la più immediata realizzazione di un governo planetario con le sue leggi, i suoi meccanismi, i suoi simboli, le sue convenzioni e la sua lingua — i quali potrebbero contribuire tutti così potentemente a stabilire la pace mondiale sotto l’egida della legge ed a portare prima o poi all’aurora di una reale epoca d’impegno spirituale. Una tale epoca è la soglia planetaria che conduce alle ere utopistiche di luce e vita.

72:12.6 (820.4) [Presentato da un Melchizedek di Nebadon.]

Fascicolo 73 - Il Giardino di Eden

Il Libro di Urantia

Fascicolo 73

Il Giardino di Eden

73:0.1 (821.1) LA decadenza culturale e l’indigenza spirituale risultanti dalla caduta di Caligastia e dal conseguente disordine sociale ebbero scarso effetto sullo status fisico o biologico dei popoli di Urantia. L’evoluzione organica proseguì di buon passo, del tutto indipendentemente dal regresso culturale e morale che seguì così rapidamente la disaffezione di Caligastia e di Daligastia. E venne il momento nella storia planetaria, circa quarantamila anni fa, in cui i Portatori di Vita in servizio presero atto che da un punto di vista puramente biologico il progresso evolutivo delle razze di Urantia era prossimo al suo culmine. Gli amministratori fiduciari Melchizedek, condividendo questa opinione, accettarono subito di unirsi ai Portatori di Vita per chiedere agli Altissimi di Edentia di far ispezionare Urantia in vista di autorizzare l’invio di elevatori biologici, un Figlio ed una Figlia Materiali.

73:0.2 (821.2) Questa richiesta fu rivolta agli Altissimi di Edentia perché essi avevano esercitato una giurisdizione diretta su molti affari di Urantia dopo la caduta di Caligastia e la vacanza temporanea di autorità su Jerusem.

73:0.3 (821.3) Tabamantia, supervisore sovrano della serie di mondi decimali o sperimentali, venne ad ispezionare il pianeta, e dopo la sua verifica del progresso razziale, raccomandò debitamente che fossero assegnati ad Urantia dei Figli Materiali. Poco meno di cento anni dopo questa ispezione, Adamo ed Eva, un Figlio ed una Figlia Materiali del sistema locale, arrivarono e cominciarono il loro difficile compito di tentare di sbrogliare gli affari confusi di un pianeta ritardato dalla ribellione e messo al bando dall’isolamento spirituale.

1. I Noditi e gli Amadoniti

73:1.1 (821.4) Su un pianeta normale l’arrivo del Figlio Materiale annuncerebbe generalmente l’avvicinarsi di una grande era d’invenzioni, di progresso materiale e d’illuminazione intellettuale. L’era postadamica è la grande era scientifica sulla maggior parte dei mondi, ma non fu così su Urantia. Benché il pianeta fosse popolato da razze fisicamente idonee, le tribù languivano negli abissi dello stato selvaggio e della stagnazione morale.

73:1.2 (821.5) Diecimila anni dopo la ribellione praticamente tutti i guadagni dell’amministrazione del Principe erano stati annullati; le razze del mondo erano poco migliori di quanto sarebbero state se questo Figlio sviato non fosse mai venuto su Urantia. Le tradizioni di Dalamatia e la cultura del Principe Planetario persisterono soltanto presso i Noditi e gli Amadoniti.

73:1.3 (821.6) I Noditi erano i discendenti dei membri ribelli del gruppo del Principe e derivavano il loro nome dal loro primo capo, Nod, un tempo presidente della commissione dell’industria e del commercio di Dalamatia. Gli Amadoniti erano i discendenti degli Andoniti che scelsero di rimanere fedeli con Van e Amadon. “Amadonita” è più una designazione culturale e religiosa che un termine razziale; dal punto di vista razziale gli Amadoniti erano essenzialmente Andoniti. “Nodita” è un termine sia culturale che razziale, perché i Noditi costituivano l’ottava razza di Urantia.

73:1.4 (822.1) Esisteva un’ostilità tradizionale tra i Noditi e gli Amadoniti. Questa inimicizia ritornava costantemente alla superficie tutte le volte che i discendenti di questi due gruppi tentavano d’impegnarsi in un’impresa comune. Anche più tardi, negli affari dell’Eden, fu estremamente difficile per loro lavorare insieme in pace.

73:1.5 (822.2) Poco dopo la distruzione di Dalamatia i seguaci di Nod si divisero in tre gruppi maggiori. Il gruppo centrale rimase nelle immediate vicinanze del loro ambiente originario presso il Golfo Persico. Il gruppo orientale emigrò verso le regioni elevate di Elam ad est della valle dell’Eufrate. Il gruppo occidentale si stabilì sulla riva siriana a nordest del Mediterraneo e nel territorio adiacente.

73:1.6 (822.3) Questi Noditi si erano largamente congiunti con le razze Sangik ed avevano lasciato una progenie capace. Successivamente alcuni discendenti dei ribelli Dalamatiani si unirono a Van e ai suoi fedeli seguaci nelle terre situate a nord della Mesopotamia. Qui, in prossimità del Lago Van e nella regione a sud del Mar Caspio, i Noditi si unirono e si mescolarono con gli Amadoniti e furono considerati tra i “potenti uomini di un tempo”.

73:1.7 (822.4) Prima dell’arrivo di Adamo ed Eva questi gruppi — i Noditi e gli Amadoniti — erano le razze più evolute e più colte della terra.

2. La progettazione del Giardino

73:2.1 (822.5) Per quasi cento anni prima dell’ispezione di Tabamantia, Van ed i suoi associati, dal loro quartier generale di etica e di cultura mondiale situato sugli altopiani, avevano predicato la venuta di un Figlio di Dio promesso, un elevatore razziale, un insegnante della verità e un degno successore del traditore Caligastia. Benché la maggior parte degli abitanti del pianeta di quel tempo accordassero poco o nessun interesse a tale predizione, quelli che erano a contatto diretto con Van e Amadon presero sul serio questo insegnamento e cominciarono a fare dei progetti per ricevere realmente il Figlio promesso.

73:2.2 (822.6) Van raccontò ai suoi più vicini collaboratori la storia dei Figli Materiali su Jerusem; quello che aveva conosciuto di loro prima di venire su Urantia. Egli sapeva bene che questi Figli Adamici vivevano sempre in dimore-giardino semplici ma graziose e propose, ottantatré anni prima dell’arrivo di Adamo ed Eva, di dedicarsi tutti alla proclamazione della loro venuta e alla preparazione di una dimora-giardino per accoglierli.

73:2.3 (822.7) Dal loro quartier generale sugli altopiani e dai sessantuno insediamenti sparsi lontano, Van e Amadon reclutarono un corpo di più di tremila lavoratori entusiasti e volonterosi, i quali, in una solenne assemblea, si consacrarono a questa missione di preparazione per l’arrivo del promesso — o almeno atteso — Figlio.

73:2.4 (822.8) Van divise i suoi volontari in cento compagnie con un capitano al comando di ciascuna ed un associato che serviva nel suo stato maggiore personale come ufficiale di collegamento, tenendo Amadon come suo collaboratore personale. Queste commissioni cominciarono tutte seriamente i loro lavori preliminari, ed il comitato per l’ubicazione del Giardino partì alla ricerca del luogo ideale.

73:2.5 (822.9) Benché Caligastia e Daligastia fossero stati privati di gran parte del loro potere di nuocere, fecero tutto il possibile per frustrare ed intralciare il lavoro di preparazione del Giardino. Ma le loro manovre perverse furono largamente controbilanciate dalle attività leali delle quasi diecimila creature intermedie fedeli che lavorarono infaticabilmente per far progredire l’iniziativa.

3. L’ubicazione del Giardino

73:3.1 (823.1) Il comitato per l’ubicazione del Giardino rimase assente per quasi tre anni. Esso fece un rapporto favorevole su tre possibili posizioni: la prima era un’isola nel Golfo Persico; la seconda era la posizione sul fiume occupata successivamente per il secondo giardino; la terza era una lunga e stretta penisola — quasi un’isola — che si stendeva verso ovest a partire dalla costa orientale del Mare Mediterraneo.

73:3.2 (823.2) Il comitato preferì quasi unanimemente la terza soluzione. Fu scelto questo luogo e ci vollero due anni per trasferire il quartier generale culturale del mondo, compreso l’albero della vita, su questa penisola mediterranea. Tutti gli abitanti della penisola, salvo un solo gruppo, evacuarono pacificamente quando arrivarono Van ed il suo seguito.

73:3.3 (823.3) Questa penisola mediterranea aveva un clima salubre ed una temperatura uniforme. Questa stabilità del tempo era dovuta alle montagne che la circondavano ed al fatto che tale area era praticamente un’isola in un mare interno. Mentre pioveva abbondantemente sulle zone montuose circostanti, raramente pioveva su Eden propriamente detto. Ma ogni notte, dall’estesa rete di canali artificiali d’irrigazione “si alzava una bruma” che rinfrescava la vegetazione del Giardino.

73:3.4 (823.4) La linea costiera di questa penisola era molto elevata e l’istmo che la collegava alla terraferma era largo solo quarantatré chilometri nel suo punto più stretto. Il grande fiume che bagnava il Giardino scendeva dalle terre più alte della penisola e scorreva verso est attraverso l’istmo della penisola fino al continente, attraversando le pianure della Mesopotamia sino al mare situato dalla parte opposta. Esso era alimentato da quattro affluenti che nascevano nelle colline costiere della penisola edenica; queste erano le “quattro teste” del fiume che “usciva da Eden” e che furono confuse più tardi con gli affluenti dei fiumi circostanti il secondo giardino.

73:3.5 (823.5) Le montagne che circondavano il Giardino abbondavano di pietre preziose e di metalli, sebbene questi ricevessero pochissima attenzione. L’idea dominante doveva essere la glorificazione dell’orticoltura e l’esaltazione dell’agricoltura.

73:3.6 (823.6) Il luogo scelto per il Giardino era probabilmente il posto più bello del suo tipo nel mondo intero ed il clima era a quel tempo ideale. In nessun altro luogo c’era una posizione che potesse prestarsi così perfettamente a diventare un simile paradiso di espressione botanica. In questo luogo d’incontro si riuniva la crema della civiltà di Urantia. Al di fuori e più lontano il mondo giaceva nelle tenebre, nell’ignoranza e allo stato selvaggio. Eden era l’unico luogo splendente di Urantia; per sua natura era un sogno d’incanto e divenne ben presto un poema di squisita e perfezionata gloria paesaggistica.

4. L’allestimento del Giardino

73:4.1 (823.7) Quando dei Figli Materiali, gli elevatori biologici, iniziano il loro soggiorno su un mondo evoluzionario, il loro luogo di dimora è spesso chiamato il Giardino di Eden perché è caratterizzato dalla bellezza floreale e dalla magnificenza botanica di Edentia, la capitale della costellazione. Van conosceva bene queste abitudini e di conseguenza stabilì che l’intera penisola fosse consacrata al Giardino. Furono progettati pascoli ed allevamenti nella terraferma adiacente. Come appartenenti al regno animale dovevano esserci nel parco soltanto gli uccelli e le varie specie di animali domestici. Van aveva ordinato che Eden fosse un giardino e solo un giardino. Entro i suoi confini non furono mai abbattuti animali. Tutta la carne mangiata dai lavoratori del Giardino durante gli anni della costruzione proveniva dalle mandrie tenute in custodia sul continente.

73:4.2 (824.1) Il primo compito fu di costruire un muro di mattoni attraverso l’istmo della penisola. Una volta completatolo, poté procedere senza intralci il vero lavoro di abbellimento del paesaggio e di costruzione delle abitazioni.

73:4.3 (824.2) Fu creato un giardino zoologico costruendo un muro più piccolo appena al di là del muro principale; lo spazio intermedio, occupato da ogni sorta di bestie feroci, serviva da difesa supplementare contro gli attacchi ostili. Questo serraglio fu organizzato in dodici grandi settori, e dei sentieri fiancheggiati da muri separavano questi gruppi e conducevano alle dodici porte del Giardino; il fiume ed i suoi pascoli adiacenti occupavano l’area centrale.

73:4.4 (824.3) Nella preparazione del Giardino furono impiegati soltanto lavoratori volontari; non ne fu mai utilizzato alcuno a pagamento. Essi coltivavano il Giardino e accudivano le loro mandrie per mantenersi; contribuzioni di cibo erano ricevute anche dai credenti vicini. Questa grande impresa fu portata a termine malgrado le difficoltà che accompagnarono lo stato di disordine del mondo durante questi tempi perturbati.

73:4.5 (824.4) Tuttavia, fu causa di grande delusione quando Van, non sapendo in quale momento il Figlio e la Figlia attesi sarebbero giunti, suggerì che anche la generazione più giovane fosse addestrata nel lavoro per proseguire l’impresa nel caso il loro arrivo fosse ritardato. Ciò sembrò l’ammissione di una mancanza di fede da parte di Van e provocò un notevole turbamento, accompagnato da numerose diserzioni. Ma Van proseguì nel suo piano di preparazione, colmando nel contempo i posti dei disertori con volontari più giovani.

5. L’ambiente del Giardino

73:5.1 (824.5) Al centro della penisola edenica c’era l’incantevole tempio in pietra del Padre Universale, il santuario sacro del Giardino. A nord fu stabilito il quartier generale amministrativo; a sud furono costruite le case per gli operai e le loro famiglie; ad ovest fu previsto l’appezzamento di terreno per le progettate scuole del sistema educativo del Figlio atteso, mentre ad “est di Eden” furono costruiti i domicili destinati al Figlio promesso e alla sua discendenza diretta. I piani architettonici per Eden prevedevano case e terre abbondanti per un milione di esseri umani.

73:5.2 (824.6) Al momento dell’arrivo di Adamo, benché il Giardino fosse completato solo per un quarto, possedeva migliaia di chilometri di canali d’irrigazione e più di ventimila chilometri di strade e di sentieri pavimentati. C’erano poco più di cinquemila costruzioni in mattoni nei diversi settori, e gli alberi e le piante erano innumerevoli. Sette era il numero massimo di case costituenti ciascun agglomerato nel parco. E sebbene le strutture del Giardino fossero semplici, erano molto artistiche. Le strade e i sentieri erano ben costruiti ed il paesaggio era incantevole.

73:5.3 (824.7) I dispositivi sanitari del Giardino erano molto più progrediti rispetto a tutto ciò che era stato tentato sino ad allora su Urantia. L’acqua da bere di Eden era mantenuta potabile dalla stretta osservanza dei regolamenti d’igiene destinati a conservare la sua purezza. Durante questi tempi primitivi molti problemi sorgevano dall’inosservanza di queste regole, ma Van inculcò gradualmente nei suoi associati l’importanza di non far cadere nulla nei serbatoi d’acqua del Giardino.

73:5.4 (825.1) Prima della successiva costruzione di un sistema di eliminazione delle acque di scolo, gli Edeniti praticarono lo scrupoloso seppellimento di tutti i rifiuti o dei materiali soggetti a decomposizione. Gli ispettori di Amadon effettuavano il loro giro tutti i giorni alla ricerca di possibili cause di malattia. Gli Urantiani non presero nuovamente coscienza dell’importanza della prevenzione contro le malattie umane fino ai tempi successivi del diciannovesimo e del ventesimo secolo. Prima del disfacimento del regime adamico era stato costruito un sistema di eliminazione dei rifiuti mediante una condotta sotterranea in mattoni che passava sotto le mura e si riversava nel fiume di Eden più di un chilometro e mezzo oltre la muraglia esterna, o minore, a valle del Giardino.

73:5.5 (825.2) Al momento dell’arrivo di Adamo la maggior parte dei tipi di piante di questa regione del mondo cresceva in Eden. Molti frutti, cereali e noci erano già stati notevolmente migliorati. Molti cereali ed ortaggi moderni furono coltivati qui per la prima volta, ma decine di varietà di piante alimentari furono successivamente perdute per il mondo.

73:5.6 (825.3) Circa il cinque per cento del Giardino era a coltivazione intensiva artificiale, il quindici per cento era parzialmente coltivato, il resto fu lasciato ad uno stato più o meno naturale in attesa dell’arrivo di Adamo, essendosi ritenuto preferibile completare il parco secondo le sue idee.

73:5.7 (825.4) È così che il Giardino di Eden fu preparato per ricevere l’Adamo promesso e la sua consorte. E questo Giardino avrebbe fatto onore ad un mondo sotto un’amministrazione perfezionata ed un controllo normale. Adamo ed Eva furono molto soddisfatti del piano generale di Eden, anche se portarono molti cambiamenti all’arredamento della loro dimora personale.

73:5.8 (825.5) Benché il lavoro di abbellimento non fosse completamente terminato al momento dell’arrivo di Adamo, il posto era già un gioiello di splendore botanico; e durante i primi tempi del suo soggiorno in Eden tutto il Giardino prese una nuova forma ed assunse nuove proporzioni di bellezza e di magnificenza. Né prima né dopo quest’epoca Urantia ha mai ospitato un’esposizione così stupenda e completa di orticoltura e di agricoltura.

6. L’Albero della Vita

73:6.1 (825.6) Al centro del tempio del Giardino Van piantò l’albero della vita a lungo custodito, le cui foglie erano destinate alla “guarigione delle nazioni” ed i cui frutti l’avevano così a lungo sostentato sulla terra. Van sapeva bene che Adamo ed Eva sarebbero dipesi anch’essi da questo dono di Edentia per il mantenimento della loro vita una volta che fossero apparsi su Urantia in forma materiale.

73:6.2 (825.7) Nelle capitali dei sistemi i Figli Materiali non hanno bisogno dell’albero della vita per la loro sussistenza. Solo nella ripersonalizzazione planetaria essi dipendono da questo complemento per l’immortalità fisica.

73:6.3 (825.8) L’ “albero della conoscenza del bene e del male” può essere una figura retorica, una designazione simbolica che copre una moltitudine di esperienze umane, ma l’ “albero della vita” non era un mito; esso era reale e per lungo tempo fu presente su Urantia. Quando gli Altissimi di Edentia approvarono la nomina di Caligastia come Principe Planetario di Urantia e quella dei cento cittadini di Jerusem come suo personale amministrativo, inviarono sul pianeta per mezzo dei Melchizedek un arbusto di Edentia, e questa pianta divenne l’albero della vita su Urantia. Questa forma di vita non intelligente è propria delle sfere capitali delle costellazioni e si trova anche sui mondi capitale degli universi locali e dei superuniversi come pure sulle sfere di Havona, ma non sulle capitali dei sistemi.

73:6.4 (826.1) Questa superpianta immagazzinava certe energie dello spazio che erano antidoti agli elementi che producevano l’invecchiamento dell’esistenza animale. Il frutto dell’albero della vita agiva come una batteria di accumulatori superchimici, liberando misteriosamente, quando lo si mangiava, la forza dell’universo prolungatrice della vita. Tale forma di sostentamento era assolutamente inutilizzabile dagli esseri evoluzionari normali di Urantia, ma era specificamente utile ai cento membri materializzati del personale di Caligastia ed ai cento Andoniti modificati che avevano fornito il loro plasma vitale al gruppo del Principe e che, in ricambio, avevano ricevuto quel complemento vitale che consentiva loro di utilizzare il frutto dell’albero della vita per un prolungamento indefinito della loro esistenza altrimenti mortale.

73:6.5 (826.2) Durante il regno del Principe l’albero cresceva nel suolo del cortile centrale circolare del tempio del Padre. Allo scoppio della ribellione esso fu ripiantato, a partire dal ceppo centrale, da Van e dai suoi associati, nel loro accampamento temporaneo. Questo arbusto di Edentia fu successivamente portato nel loro rifugio sugli altopiani, dove servì a Van e ad Amadon per più di centocinquantamila anni.

73:6.6 (826.3) Quando Van ed i suoi associati prepararono il Giardino per Adamo ed Eva trapiantarono l’albero di Edentia nel Giardino di Eden dove, ancora una volta, crebbe in un cortile centrale circolare di un altro tempio del Padre. E Adamo ed Eva mangiavano periodicamente il suo frutto per il mantenimento della loro forma duale di vita fisica.

73:6.7 (826.4) Quando i piani del Figlio Materiale furono sconvolti, ad Adamo e alla sua famiglia non fu permesso di portar via il ceppo dell’albero dal Giardino. Allorché i Noditi invasero Eden fu detto loro che sarebbero divenuti come “dei se avessero mangiato del frutto dell’albero”. Con loro grande sorpresa lo trovarono incustodito. Essi mangiarono abbondantemente i suoi frutti per anni, ma ciò non procurò loro alcun effetto. Essi erano tutti mortali materiali del regno; erano privi della dotazione che agisce come complemento dei frutti dell’albero. Essi s’infuriarono per la loro incapacità di beneficiare dell’albero della vita e, in occasione di una delle loro guerre intestine, il tempio e l’albero furono entrambi distrutti dal fuoco; solo il muro di pietra sussisté fino a quando il Giardino fu successivamente sommerso. Questo fu il secondo tempio del Padre ad essere distrutto.

73:6.8 (826.5) Ed ora tutta l’umanità di Urantia deve seguire il corso naturale della vita e della morte. Adamo, Eva, i loro figli ed i figli dei loro figli, unitamente ai loro associati, perirono tutti nel corso del tempo, divenendo in tal modo soggetti al piano d’ascensione dell’universo locale, in cui la risurrezione sui mondi delle dimore segue la morte fisica.

7. Il destino di Eden

73:7.1 (826.6) Dopo che il primo giardino fu lasciato da Adamo, fu variamente occupato dai Noditi, dai Cutiti e dai Suntiti. Esso divenne più tardi il luogo di abitazione dei Noditi del nord che erano contrari alla cooperazione con gli Adamiti. La penisola era stata invasa da questi Noditi di livello inferiore da quasi quattromila anni dopo che Adamo aveva lasciato il Giardino quando, in connessione con la violenta attività dei vulcani circostanti e la sommersione dell’istmo che collegava la Sicilia all’Africa, il fondale orientale del Mare Mediterraneo affondò, trascinando sotto le acque l’intera penisola edenica. Contemporaneamente a questa vasta sommersione la costa orientale del Mediterraneo fu considerevolmente innalzata. Questa fu la fine della più bella creazione naturale che Urantia abbia mai ospitato. Lo sprofondamento non fu improvviso; ci vollero parecchie centinaia di anni per sommergere completamente l’intera penisola.

73:7.2 (827.1) Noi non possiamo considerare questa scomparsa del Giardino come risultante, in qualche modo, dal fallimento dei piani divini o come conseguenza degli errori di Adamo ed Eva. Riteniamo che la sommersione di Eden sia stata nient’altro che un avvenimento naturale, ma ci sembra che l’inabissamento del Giardino sia stato regolato in modo da farlo coincidere all’incirca con la data in cui l’accumulo delle riserve della razza viola sarebbe stato sufficiente per intraprendere l’opera di riabilitazione dei popoli del mondo.

73:7.3 (827.2) I Melchizedek avevano consigliato ad Adamo di non iniziare il programma di elevazione e di mescolanza delle razze prima che la sua famiglia avesse raggiunto il mezzo milione di membri. Non fu mai inteso che il Giardino dovesse essere la dimora permanente degli Adamiti. Essi dovevano divenire gli emissari di una nuova vita per tutto il mondo; si sarebbero mobilitati per un conferimento disinteressato alle razze della terra che ne avevano bisogno.

73:7.4 (827.3) Le istruzioni date ad Adamo dai Melchizedek implicavano che egli avrebbe istituito dei centri razziali, continentali e divisionali, affidati alla responsabilità dei suoi figli e delle sue figlie diretti, mentre lui ed Eva avrebbero diviso il loro tempo tra queste varie capitali mondiali come consiglieri e coordinatori del ministero mondiale di elevazione biologica, di progresso intellettuale e di riabilitazione morale.

73:7.5 (827.4) [Presentato da Solonia, la serafica “voce nel Giardino”.]

Fascicolo 74 - Adamo ed Eva

Il Libro di Urantia

Fascicolo 74

Adamo ed Eva

74:0.1 (828.1) ADAMO ED EVA arrivarono su Urantia 37.848 anni fa, a partire dall’anno 1934 dell’era cristiana. Fu nel mezzo della bella stagione, quando il Giardino era all’apice della fioritura che essi arrivarono. A mezzogiorno in punto e senza preavviso i due trasporti serafici, accompagnati dal personale di Jerusem incaricato di trasportare su Urantia gli elevatori biologici, si posarono dolcemente sulla superficie del pianeta in rivoluzione, vicino al tempio del Padre Universale. Tutto il lavoro di rimaterializzazione dei corpi di Adamo ed Eva fu eseguito all’interno di questo santuario creato di recente. Dal momento del loro arrivo trascorsero dieci giorni prima che essi fossero ricreati in duplice forma umana per essere presentati come nuovi sovrani del mondo. Essi ripresero coscienza simultaneamente. I Figli e le Figlie Materiali servono sempre insieme. In ogni tempo ed in ogni luogo l’essenza del loro servizio è di non essere mai separati. Essi sono designati a lavorare in coppie; raramente svolgono le loro funzioni da soli.

1. Adamo ed Eva su Jerusem

74:1.1 (828.2) L’Adamo e l’Eva Planetari di Urantia erano membri del corpo anziano dei Figli Materiali di Jerusem, dove erano iscritti congiuntamente con il numero 14.311. Essi appartenevano alla terza serie fisica ed erano alti circa due metri e mezzo.

74:1.2 (828.3) Quando fu scelto per venire su Urantia, Adamo lavorava con la sua compagna nei laboratori di esperimenti e di prove fisiche di Jerusem. Per più di quindicimila anni essi avevano diretto il dipartimento di energia sperimentale applicata alla modificazione delle forme viventi. Molto prima di questo incarico erano stati insegnanti nelle scuole di cittadinanza per i nuovi arrivati su Jerusem. E tutto ciò dovrebbe essere tenuto presente in connessione con la narrazione della loro condotta successiva su Urantia.

74:1.3 (828.4) Quando fu emesso il bando per la richiesta di volontari da assegnare alla missione d’avventura adamica su Urantia, l’intero corpo decano di Figli e Figlie Materiali si offrì volontario. Gli esaminatori Melchizedek, con l’approvazione di Lanaforge e degli Altissimi di Edentia, scelsero alla fine l’Adamo e l’Eva che vennero successivamente ad operare come elevatori biologici su Urantia.

74:1.4 (828.5) Adamo ed Eva erano rimasti fedeli a Micael durante la ribellione di Lucifero; ciò nonostante la coppia fu chiamata davanti al Sovrano del Sistema e a tutto il suo gabinetto per essere esaminata e ricevere istruzioni. I dettagli della situazione di Urantia furono loro completamente esposti; essi furono esaurientemente istruiti sui piani che dovevano seguire accettando la responsabilità di governare un simile mondo lacerato da conflitti. Essi furono sottoposti a giuramento congiunto di fedeltà agli Altissimi di Edentia e a Micael di Salvington. Furono debitamente informati, inoltre, di considerarsi sottomessi al corpo di amministratori fiduciari Melchizedek di Urantia fino a quando tale corpo governativo giudicasse opportuno abbandonare la direzione del pianeta di cui era incaricato.

74:1.5 (829.1) Questa coppia di Jerusem lasciò dietro di sé sulla capitale di Satania e altrove cento discendenti — cinquanta figli e cinquanta figlie — creature magnifiche che erano sfuggite alle insidie della progressione e che erano tutte incaricate come servitori di fiducia dell’universo al momento della partenza dei loro genitori per Urantia. Ed essi erano tutti presenti nello splendido tempio dei Figli Materiali per assistere ai rituali di congedo associati alle ultime cerimonie di accettazione del conferimento. Questi figli accompagnarono i loro genitori al centro di smaterializzazione del loro ordine e furono gli ultimi ad augurare loro buon viaggio ed un successo divino mentre la coppia si addormentava nella perdita di coscienza della personalità che precede la preparazione al trasporto serafico. I figli trascorsero qualche tempo insieme nell’incontro di famiglia rallegrandosi che i loro genitori stessero per diventare i capi visibili, in realtà i soli governanti, del pianeta 606 del sistema di Satania.

74:1.6 (829.2) E così Adamo ed Eva lasciarono Jerusem tra le acclamazioni e gli auguri dei suoi cittadini. Essi partirono verso le loro nuove responsabilità adeguatamente equipaggiati e pienamente istruiti su tutti i doveri e i pericoli che avrebbero incontrato su Urantia.

2. L’arrivo di Adamo ed Eva

74:2.1 (829.3) Adamo ed Eva si addormentarono su Jerusem, e quando si risvegliarono nel tempio del Padre su Urantia alla presenza di una imponente folla riunita per accoglierli, si trovarono di fronte a due esseri di cui avevano molto sentito parlare, Van ed il suo fedele associato Amadon. Questi due eroi della secessione di Caligastia furono i primi a dargli il benvenuto nella loro nuova dimora giardino.

74:2.2 (829.4) La lingua di Eden era un dialetto andonico come lo parlava Amadon. Van e Amadon avevano notevolmente migliorato questo linguaggio creando un nuovo alfabeto di ventiquattro lettere, ed avevano sperato di vederlo diventare la lingua di Urantia via via che la cultura edenica si fosse diffusa in tutto il mondo. Adamo ed Eva avevano perfettamente imparato questo dialetto umano prima di partire da Jerusem, cosicché questo figlio di Andon udì l’eminente capo del suo mondo rivolgersi a lui nella sua stessa lingua.

74:2.3 (829.5) In quel giorno vi fu grande eccitazione e gioia in tutto Eden mentre i corrieri andavano in gran fretta al centro di raccolta dei piccioni viaggiatori riuniti da vicino e da lontano, gridando: “Liberate gli uccelli; che portino la notizia che il Figlio promesso è venuto.” Centinaia d’insediamenti di credenti avevano fedelmente mantenuto, anno dopo anno, la provvista di questi piccioni allevati in casa proprio per tale occasione.

74:2.4 (829.6) Mentre la notizia dell’arrivo di Adamo si diffondeva lontano, migliaia di membri delle tribù vicine accettarono gli insegnamenti di Van e di Amadon, e per molti mesi i pellegrini continuarono ad affluire in Eden per salutare Adamo ed Eva e rendere omaggio al loro Padre invisibile.

74:2.5 (829.7) Poco dopo il loro risveglio Adamo ed Eva furono accompagnati al ricevimento ufficiale sul grande poggio situato a nord del tempio. Questa collina naturale era stata ampliata e sistemata per l’installazione dei nuovi governatori del mondo. Qui, a mezzogiorno, il comitato d’accoglienza di Urantia diede il benvenuto a questi Figlio e Figlia del sistema di Satania. Amadon presiedeva il comitato, che era composto da dodici membri comprendenti un rappresentante di ciascuna delle sei razze Sangik; il capo in funzione degli intermedi; Annan, una figlia leale e portavoce dei Noditi; Noè, il figlio dell’architetto costruttore del Giardino ed esecutore dei piani di suo padre deceduto; e i due Portatori di Vita residenti.

74:2.6 (830.1) L’atto successivo fu l’affidamento della custodia del pianeta ad Adamo ed Eva da parte del Melchizedek decano, capo del consiglio degli amministratori fiduciari di Urantia. Il Figlio e la Figlia Materiali prestarono giuramento di fedeltà agli Altissimi di Norlatiadek e a Micael di Nebadon e furono proclamati sovrani di Urantia da Van, il quale abbandonava così l’autorità nominale che aveva detenuto per più di centocinquantamila anni in virtù di una decisione degli amministratori fiduciari Melchizedek.

74:2.7 (830.2) Adamo ed Eva furono rivestiti con abiti regali in questa occasione, al momento del loro insediamento ufficiale alla direzione del mondo. Non tutte le arti di Dalamatia erano state perdute sul pianeta; la tessitura era ancora praticata ai tempi dell’Eden.

74:2.8 (830.3) Allora si udì la proclamazione degli arcangeli e la voce di Gabriele che decretò per trasmissione il secondo appello nominale di giudizio di Urantia e la risurrezione dei sopravviventi addormentati della seconda dispensazione di grazia e di misericordia sul 606 di Satania. La dispensazione del Principe è passata, l’era di Adamo, la terza epoca planetaria, si apre in uno scenario di semplice grandiosità; i nuovi sovrani di Urantia iniziano il loro regno in condizioni apparentemente favorevoli, nonostante il disordine generale provocato dalla mancanza di cooperazione del loro predecessore in autorità sul pianeta.

3. Adamo ed Eva prendono conoscenza del pianeta

74:3.1 (830.4) Ed ora, dopo la loro installazione ufficiale, Adamo ed Eva divennero dolorosamente coscienti del loro isolamento planetario. Le trasmissioni a loro familiari tacevano e tutti i circuiti di comunicazione extraplanetaria erano assenti. I loro compagni di Jerusem erano andati su pianeti dove tutto era normale, con un Principe Planetario ben insediato ed uno sperimentato e competente personale pronto a riceverli per collaborare con loro durante l’esperienza iniziale su questi mondi. Ma su Urantia la ribellione aveva cambiato ogni cosa. Qui il Principe Planetario era ben presente, e sebbene privato della maggior parte del suo potere di fare del male, era ancora in grado di rendere difficile e per certi aspetti abbastanza rischioso il compito di Adamo ed Eva. Preoccupati e disillusi, un Figlio ed una Figlia di Jerusem passeggiavano quella sera nel Giardino sotto il bagliore della luna piena, discutendo i piani per il giorno successivo.

74:3.2 (830.5) In tal modo finì il primo giorno di Adamo ed Eva sull’isolato Urantia, il confuso pianeta del tradimento di Caligastia. Essi camminarono e parlarono fino a notte inoltrata, la loro prima notte sulla terra — e si sentivano tanto soli.

74:3.3 (830.6) Il secondo giorno di Adamo sulla terra fu trascorso in riunione con gli amministratori fiduciari planetari e con il consiglio consultivo. Dai Melchizedek e dai loro associati Adamo ed Eva furono maggiormente informati sui dettagli della ribellione di Caligastia e sugli effetti di quella insurrezione sul progresso del mondo. Fu nel complesso una storia sconfortante questo lungo racconto della cattiva gestione degli affari del pianeta. Essi appresero tutti i fatti concernenti il completo fallimento del piano di Caligastia per accelerare il processo di evoluzione sociale. Giunsero altresì alla piena comprensione della follia di tentare di ottenere un avanzamento planetario indipendentemente dal piano divino di progressione. Finì così una giornata triste ma chiarificatrice — il loro secondo giorno su Urantia.

74:3.4 (831.1) Il terzo giorno fu dedicato ad un’ispezione del Giardino. Sui grandi uccelli trasportatori — i fandor — Adamo ed Eva osservarono dall’alto le vaste distese del Giardino mentre erano trasportati per via aerea sopra il più splendido luogo della terra. Questo giorno d’ispezione terminò con un enorme banchetto in onore di tutti coloro che avevano lavorato per creare un tale giardino di bellezza e di grandiosità edeniche. E di nuovo, fino a tarda notte del loro terzo giorno, il Figlio e la sua compagna passeggiarono nel Giardino e parlarono dell’immensità dei loro problemi.

74:3.5 (831.2) Il quarto giorno Adamo ed Eva fecero un discorso all’assemblea del Giardino. Dal monte inaugurale essi parlarono al popolo dei loro piani per la riabilitazione del mondo e delinearono i metodi con cui avrebbero cercato di risollevare la cultura sociale di Urantia dai bassi livelli nei quali era caduta a seguito del peccato e della ribellione. Questo fu un grande giorno, e si concluse con un banchetto per il consiglio di uomini e di donne che erano stati scelti per assumere delle responsabilità nella nuova amministrazione degli affari del mondo. Notate! In questo gruppo c’erano sia donne che uomini, ed era la prima volta che un tale avvenimento accadeva sulla terra dai tempi di Dalamatia. Fu un’innovazione stupefacente vedere Eva, una donna, condividere gli onori e le responsabilità degli affari del mondo con un uomo. In tal modo finì il quarto giorno sulla terra.

74:3.6 (831.3) Il quinto giorno fu impiegato nell’organizzazione del governo temporaneo, l’amministrazione che doveva funzionare fino a quando gli amministratori fiduciari Melchizedek avessero lasciato Urantia.

74:3.7 (831.4) Il sesto giorno fu consacrato ad un’ispezione dei numerosi tipi di uomini e di animali. Lungo le mura ad oriente di Eden, Adamo ed Eva furono scortati per tutto il giorno, osservando la vita animale del pianeta e giungendo ad una migliore comprensione di che cosa doveva essere fatto per rimettere ordine nella confusione di un mondo abitato da una tale varietà di creature viventi.

74:3.8 (831.5) Sorprese grandemente coloro che accompagnavano Adamo in questo giro constatare quanto egli conoscesse pienamente la natura e la funzione delle migliaia e migliaia di animali che gli venivano mostrati. Appena gettava uno sguardo su un animale, egli indicava la sua natura ed il suo comportamento. Adamo era in grado di dare dei nomi che descrivevano l’origine, la natura e la funzione di tutte le creature materiali che vedeva. Quelli che lo accompagnavano nel suo giro d’ispezione non sapevano che il nuovo governatore del mondo era uno dei più esperti anatomisti di tutto Satania; ed Eva era altrettanto competente. Adamo meravigliò i suoi associati descrivendo una folla di creature viventi troppo piccole per essere percepite dall’occhio umano.

74:3.9 (831.6) Quando il sesto giorno del loro soggiorno sulla terra fu terminato, Adamo ed Eva si riposarono per la prima volta nella loro nuova casa “ad est di Eden”. I primi sei giorni dell’avventura di Urantia erano stati molto intensi, ed essi aspettavano con grande piacere un’intera giornata libera da ogni attività.

74:3.10 (831.7) Ma le circostanze decisero altrimenti. L’esperienza del giorno appena trascorso in cui Adamo aveva analizzato con tanta intelligenza e completezza la vita animale di Urantia, unitamente al suo magistrale discorso inaugurale ed alle sue affascinanti maniere, avevano conquistato a tal punto i cuori e soggiogato le menti degli abitanti del Giardino che essi non solo erano disposti ad accettare di buon grado come capi il Figlio e la Figlia appena arrivati da Jerusem, ma la maggior parte di loro era quasi pronta a prostrarsi e ad adorarli come dei.

4. La prima sollevazione

74:4.1 (832.1) Quella notte, la notte che seguì il sesto giorno, mentre Adamo ed Eva dormivano, stavano accadendo strane cose in prossimità del tempio del Padre nel settore centrale di Eden. Là, sotto i raggi della dolce luna, centinaia di uomini e di donne entusiasti ed eccitati ascoltarono per ore le dichiarazioni appassionate dei loro capi. Essi erano bene intenzionati, ma non riuscivano assolutamente a comprendere la semplicità delle maniere fraterne e democratiche dei loro nuovi sovrani. E molto prima dell’alba i nuovi amministratori temporanei degli affari del mondo giunsero alla conclusione praticamente unanime che Adamo e la sua compagna erano troppo semplici e modesti. Essi conclusero che una Divinità era discesa sulla terra in forma corporale, che Adamo ed Eva erano in realtà degli dei o così vicini ad una tale condizione da essere meritevoli di un culto riverente.

74:4.2 (832.2) Gli stupefacenti avvenimenti dei primi sei giorni di Adamo ed Eva sulla terra oltrepassavano completamente la capacità di comprensione delle menti impreparate persino degli stessi uomini migliori di Urantia; le loro teste erano frastornate. Essi furono tentati dal proposito di condurre la nobile coppia al tempio del Padre, a mezzogiorno, affinché tutti potessero inchinarsi in deferente adorazione e prostrarsi in umile sottomissione. E gli abitanti del Giardino erano veramente sinceri in tutto questo.

74:4.3 (832.3) Van protestò. Amadon era assente, essendo a capo della guardia d’onore che era rimasta con Adamo ed Eva per tutta la notte. Ma la protesta di Van fu respinta. Gli fu detto che anche lui era troppo modesto, troppo umile; che non era lontano dall’essere un dio anche lui, altrimenti come avrebbe potuto vivere così a lungo sulla terra e come avrebbe potuto determinare un avvenimento così grande come la venuta di Adamo? E mentre gli Edeniti eccitati stavano per prenderlo e portarlo sul monte per adorarlo, Van si aprì un varco tra la folla e, essendo in grado di comunicare con gli intermedi, mandò il loro capo in gran fretta da Adamo.

74:4.4 (832.4) Era quasi l’alba del loro settimo giorno sulla terra quando Adamo ed Eva appresero la sorprendente notizia del proposito di questi mortali bene intenzionati ma sviati. Ed allora, mentre gli uccelli trasportatori ancora si affrettavano per prelevarli e portarli al tempio, gli intermedi, avendo la capacità di fare tali cose, trasportarono Adamo ed Eva al tempio del Padre. Erano le prime ore del mattino di questo settimo giorno, e dal poggio sul quale erano stati così recentemente accolti Adamo fece un’esposizione degli ordini di filiazione divina e chiarì a queste menti terrene che soltanto il Padre e quelli che egli designa possono essere oggetto di culto. Adamo precisò che avrebbe accettato ogni onore e ricevuto ogni segno di rispetto, ma l’adorazione mai!

74:4.5 (832.5) Questo fu un giorno memorabile, e poco prima di mezzogiorno, quasi al momento dell’arrivo del messaggero serafico che portava il riconoscimento di Jerusem dell’installazione dei sovrani planetari, Adamo ed Eva, allontanatisi dalla folla, indicarono il tempio del Padre e dissero: “Andate ora al simbolo materiale della presenza invisibile del Padre e prostratevi in adorazione di colui che ci ha tutti creati e che ci mantiene in vita. E che questo atto sia la promessa sincera che non sarete mai più tentati di adorare altri che Dio.” Essi fecero tutti come Adamo aveva ordinato. Il Figlio e la Figlia Materiali rimasero soli sul poggio a capo chino mentre il popolo si prostrava attorno al tempio.

74:4.6 (832.6) Questa fu l’origine della tradizione del giorno del sabato. In Eden il settimo giorno fu sempre dedicato all’assemblea di mezzogiorno al tempio; persisté a lungo l’usanza di consacrare questo giorno alla propria cultura. Il mattino era dedicato al miglioramento fisico, le ore centrali al culto spirituale, il pomeriggio alla cultura della mente, mentre la sera veniva trascorsa in divertimenti sociali. Ciò non fu mai legge in Eden, ma rimase come costume per tutto il tempo in cui l’amministrazione adamica conservò il suo potere sulla terra.

5. L’amministrazione di Adamo

74:5.1 (833.1) Per quasi sette anni dopo l’arrivo di Adamo gli amministratori fiduciari Melchizedek rimasero in servizio, ma alla fine giunse per loro il momento di passare l’amministrazione degli affari del mondo ad Adamo e di ritornare a Jerusem.

74:5.2 (833.2) I saluti di congedo degli amministratori fiduciari occuparono tutta una giornata, e durante la sera i singoli Melchizedek diedero ad Adamo ed Eva i loro ultimi consigli e fecero loro i migliori auguri. Adamo aveva chiesto parecchie volte ai suoi consiglieri di rimanere sulla terra con lui, ma queste richieste erano sempre state respinte. Era giunto il momento in cui i Figli Materiali dovevano assumere la piena responsabilità della conduzione degli affari del mondo. E così, a mezzanotte, i trasporti serafici di Satania lasciarono il pianeta per Jerusem con quattordici esseri, in quanto il trasferimento di Van e Amadon ebbe luogo contemporaneamente alla partenza dei dodici Melchizedek.

74:5.3 (833.3) Tutto andò abbastanza bene per un certo tempo su Urantia, e sembrò che Adamo sarebbe stato in grado alla fine di sviluppare un piano per promuovere la graduale espansione della civiltà edenica. Conformemente al consiglio dei Melchizedek, egli iniziò ad incoraggiare le arti della manifattura con l’intenzione di sviluppare relazioni commerciali con il mondo esterno. Quando Eden fu distrutto erano in funzione più di cento laboratori primitivi di manifattura ed erano state stabilite estese relazioni commerciali con le tribù circostanti.

74:5.4 (833.4) Durante molte epoche Adamo ed Eva erano stati istruiti nella tecnica di miglioramento di un mondo per essere pronti a portare il loro contributo specializzato all’avanzamento della civiltà evoluzionaria, ma ora si trovavano di fronte a problemi pressanti, come l’instaurazione della legge e dell’ordine in un mondo di selvaggi, di barbari e di esseri umani semicivilizzati. A parte la crema della popolazione terrestre riunita nel Giardino, solo pochi gruppi qua e là erano un po’ suscettibili di ricevere la cultura adamica.

74:5.5 (833.5) Adamo fece uno sforzo eroico e risoluto per istituire un governo mondiale, ma incontrò una resistenza ostinata ad ogni tentativo. Adamo aveva già messo in opera in tutto Eden un sistema di controllo collettivo ed aveva federato tutti questi gruppi nella lega edenica. Ma dei disordini, disordini gravi, avvennero quando egli uscì dal Giardino e cercò di applicare queste idee alle tribù esterne. Quando gli associati di Adamo cercarono di lavorare fuori del Giardino si scontrarono con la resistenza diretta e bene organizzata di Caligastia e di Daligastia. Il Principe decaduto era stato deposto da sovrano del mondo, ma non era stato rimosso dal pianeta. Egli era ancora presente sulla terra ed in grado, almeno in una certa misura, di resistere a tutti i piani di Adamo per la riabilitazione della società umana. Adamo tentò di mettere in guardia le razze contro Caligastia, ma il compito fu reso molto difficile perché il suo nemico acerrimo era invisibile agli occhi dei mortali.

74:5.6 (833.6) Anche tra gli Edeniti c’erano delle menti confuse che propendevano verso l’insegnamento di Caligastia di una libertà personale senza controlli; e causarono ad Adamo infinite difficoltà sconvolgendo sempre i piani meglio predisposti per un progresso ordinato ed uno sviluppo sostanziale. Egli fu alla fine obbligato a rinunciare al suo programma per una socializzazione immediata; ritornò al metodo di organizzazione di Van, dividendo gli Edeniti in compagnie di cento con un capitano per ciascuna e luogotenenti responsabili di gruppi di dieci.

74:5.7 (834.1) Adamo ed Eva erano venuti per istituire un governo rappresentativo al posto di uno monarchico, ma non trovarono alcun governo degno di tal nome su tutta la superficie della terra. Per il momento Adamo abbandonò ogni tentativo di stabilire un governo rappresentativo e, prima del crollo del regime edenico, riuscì ad istituire quasi un centinaio di centri commerciali e sociali esterni in cui delle forti personalità governavano in nome suo. La maggior parte di questi centri era stata organizzata in precedenza da Van e Amadon.

74:5.8 (834.2) L’invio di ambasciatori da una tribù ad un’altra data dai tempi di Adamo. Questo fu un grande passo in avanti nell’evoluzione del governo.

6. La vita familiare di Adamo ed Eva

74:6.1 (834.3) L’area riservata alla famiglia di Adamo era poco più di milletrecento ettari. Negli immediati dintorni di questa zona di abitazione erano stati adottati provvedimenti per alloggiare più di trecentomila discendenti di razza pura. Ma fu costruita soltanto la prima unità degli edifici progettati. Prima che il numero dei componenti la famiglia adamica fosse cresciuto oltre questa prima riserva, l’intero piano edenico era stato sconvolto ed il Giardino evacuato.

74:6.2 (834.4) Adamson fu il primogenito della razza viola di Urantia, seguito da sua sorella e da Eveson, il secondo figlio di Adamo ed Eva. Eva era madre di cinque figli prima della partenza dei Melchizedek — tre figli e due figlie. I successivi due furono dei gemelli. Prima del suo errore essa aveva messo al mondo sessantatré figli, trentadue femmine e trentuno maschi. Quando Adamo ed Eva lasciarono il Giardino, la loro famiglia comprendeva quattro generazioni che contavano 1.647 discendenti di razza pura. Essi ebbero quarantadue figli dopo aver lasciato il Giardino, senza contare i due discendenti di origine congiunta con la stirpe mortale della terra. E queste cifre non includono la discendenza adamica presso i Noditi e le razze evoluzionarie.

74:6.3 (834.5) I figli adamici quando cessavano di nutrirsi al seno della madre all’età di un anno non bevevano latte di animali. Eva poteva procurarsi il latte di una grande varietà di noci ed il succo di molti frutti e, conoscendo perfettamente la chimica e l’energia di questi alimenti, essa li combinava opportunamente per nutrire i suoi figli fino alla comparsa dei denti.

74:6.4 (834.6) Mentre la cottura era universalmente impiegata fuori dell’immediato settore adamico di Eden, non si cuoceva alcunché in casa di Adamo. Essi trovavano il loro cibo — frutti, noci e cereali — pronti via via che maturavano. Essi mangiavano una sola volta al giorno, poco dopo mezzogiorno. Adamo ed Eva assorbivano anche “luce ed energia” direttamente da certe emanazioni spaziali in congiunzione con il sostegno dell’albero della vita.

74:6.5 (834.7) I corpi di Adamo ed Eva emettevano un bagliore di luce, ma essi erano sempre vestiti conformemente ai costumi dei loro associati. Mentre si vestivano molto leggermente durante il giorno, di sera si avvolgevano con delle coperte. L’origine dell’alone tradizionale che circonda la testa delle persone ritenute pie e sante data dai tempi di Adamo ed Eva. Poiché le emanazioni luminose dei loro corpi erano così abbondantemente nascoste dai vestiti, solo la luce che irradiava dalle loro teste era discernibile. I discendenti di Adamson illustrarono sempre in tale modo il loro concetto degli individui ritenuti in possesso di uno sviluppo spirituale straordinario.

74:6.6 (834.8) Adamo ed Eva potevano comunicare l’uno con l’altra e con i loro figli diretti fino ad una distanza di circa ottanta chilometri. Questo scambio di pensieri era effettuato per mezzo dei delicati alveoli a gas situati molto vicino alle loro strutture cerebrali. Per mezzo di questo meccanismo essi potevano inviare e ricevere delle vibrazioni mentali. Ma questo potere fu istantaneamente interrotto quando abbandonarono la loro mente alla discordia e alla disgregazione del male.

74:6.7 (835.1) I figli adamici frequentavano le loro scuole fino all’età di sedici anni; i più giovani erano istruiti dai più anziani. I più piccoli cambiavano attività ogni trenta minuti, i più grandi ogni ora. E fu certamente uno spettacolo nuovo su Urantia osservare questi figli di Adamo ed Eva giocare, svolgere un’attività gioiosa e vivificante per puro divertimento. Il gioco e l’umorismo delle razze moderne provengono in gran parte dalla stirpe adamica. Tutti gli Adamiti apprezzavano molto la musica ed avevano un acuto senso dell’umorismo.

74:6.8 (835.2) L’età media del fidanzamento era di diciotto anni, e questi giovani seguivano allora un corso d’istruzione di due anni per prepararsi ad assumere le responsabilità coniugali. A vent’anni essi avevano il diritto di sposarsi; e dopo il matrimonio cominciavano l’attività della loro vita od iniziavano una preparazione specifica a tale scopo.

74:6.9 (835.3) La pratica di alcune nazioni successive di permettere alle famiglie reali, presunte discendenti degli dei, i matrimoni tra fratello e sorella, data dalle tradizioni dei discendenti di Adamo — che si sposavano tra di loro in quanto lo dovevano fare per necessità. Le cerimonie di matrimonio della prima e della seconda generazione del Giardino furono sempre officiate da Adamo ed Eva.

7. La vita nel Giardino

74:7.1 (835.4) Eccetto i quattro anni in cui frequentavano le scuole poste ad occidente, i figli di Adamo vivevano e lavoravano ad “est di Eden”. Fino all’età di sedici anni essi ricevevano un’educazione intellettuale conforme ai metodi delle scuole di Jerusem. Dai sedici ai vent’anni erano istruiti nelle scuole di Urantia situate all’altra estremità del Giardino, nelle quali svolgevano anche il ruolo d’insegnanti per i gradi inferiori.

74:7.2 (835.5) Lo scopo essenziale del sistema scolastico ad occidente del Giardino era la socializzazione. I periodi di ricreazione del mattino erano dedicati all’orticoltura e all’agricoltura pratiche, e quelli del pomeriggio a giochi di competizione. Le sere erano impiegate in rapporti sociali e nella coltivazione di amicizie personali. L’educazione religiosa e sessuale era considerata una competenza della famiglia, come dovere dei genitori.

74:7.3 (835.6) L’insegnamento in queste scuole comprendeva l’istruzione riguardante:

74:7.4 (835.7) 1. La salute e la cura del corpo.

74:7.5 (835.8) 2. La regola d’oro, il modello dei rapporti sociali.

74:7.6 (835.9) 3. La relazione tra i diritti individuali e i diritti collettivi, come pure gli obblighi verso la comunità.

74:7.7 (835.10) 4. La storia e la cultura delle diverse razze della terra.

74:7.8 (835.11) 5. I metodi per migliorare e favorire il commercio nel mondo.

74:7.9 (835.12) 6. La coordinazione dei conflitti tra doveri e sentimenti.

74:7.10 (835.13) 7. La pratica dei giochi, dell’umorismo e di competizioni sostitutive dei combattimenti fisici.

74:7.11 (835.14) Le scuole, in effetti tutte le attività del Giardino, erano sempre aperte ai visitatori. Gli osservatori non armati erano liberamente ammessi ad Eden per brevi visite. Per soggiornare nel Giardino un Urantiano doveva essere “adottato”. Egli riceveva istruzioni sul piano e sugli scopi del conferimento adamico, comunicava la sua intenzione di aderire a questa missione, e faceva poi una dichiarazione di fedeltà alla regola sociale di Adamo e alla sovranità spirituale del Padre Universale.

74:7.12 (836.1) Le leggi del Giardino erano basate sugli antichi codici di Dalamatia ed erano promulgate sotto sette titoli:

74:7.13 (836.2) 1. Le leggi della salute e dell’igiene.

74:7.14 (836.3) 2. Le regole sociali del Giardino.

74:7.15 (836.4) 3. Il codice degli scambi e del commercio.

74:7.16 (836.5) 4. Le leggi del comportamento leale e della concorrenza.

74:7.17 (836.6) 5. Le leggi della vita familiare.

74:7.18 (836.7) 6. Il codice civile della regola d’oro.

74:7.19 (836.8) 7. I sette comandamenti della legge morale suprema.

74:7.20 (836.9) La legge morale di Eden era poco differente dai sette comandamenti di Dalamatia. Ma gli Adamiti insegnavano molte ragioni supplementari per queste disposizioni. Per esempio, riguardo all’ingiunzione contro l’omicidio, la presenza interiore dell’Aggiustatore di Pensiero era presentata come ragione addizionale per non distruggere la vita umana. Essi insegnavano che “chiunque versa sangue d’uomo, per mano d’uomo avrà il proprio sangue versato, perché Dio ha fatto l’uomo a propria immagine”.

74:7.21 (836.10) L’ora di Eden per l’adorazione pubblica era mezzogiorno; il tramonto era l’ora dell’adorazione in famiglia. Adamo fece del suo meglio per scoraggiare l’uso di preghiere fisse, insegnando che una preghiera efficace deve essere esclusivamente individuale, deve rappresentare il “desiderio dell’anima”; ma gli Edeniti continuarono ad impiegare le preghiere e le forme ereditate dai tempi di Dalamatia. Nelle cerimonie religiose, Adamo si sforzò anche di sostituire con offerte di frutti della terra i sacrifici di sangue, ma fece pochi progressi in tal senso prima della distruzione del Giardino.

74:7.22 (836.11) Adamo tentò d’insegnare alle razze l’uguaglianza dei sessi. Il modo in cui Eva lavorava a fianco di suo marito fece una profonda impressione su tutti gli abitanti del Giardino. Adamo insegnò loro chiaramente che la donna porta, tanto quanto l’uomo, quei fattori di vita che si uniscono per formare un nuovo essere. In precedenza gli uomini avevano supposto che ogni procreazione risiedesse nei “lombi del padre”. Essi avevano considerato la madre come un semplice strumento per portare il figlio non ancora nato e per allattare il nuovo nato.

74:7.23 (836.12) Adamo insegnò ai suoi contemporanei tutto quello che essi potevano comprendere, ma che non era gran cosa comparativamente parlando. Ciononostante gli individui più intelligenti delle razze della terra attendevano con impazienza il momento in cui sarebbero stati autorizzati a sposarsi con i figli superiori della razza viola. Quale mondo differente sarebbe divenuto Urantia se questo grande piano di elevazione delle razze fosse stato portato a buon fine! Ma anche nel modo in cui sono andate le cose, sono derivati enormi guadagni dalla modesta quantità di sangue di questa razza importata che i popoli evoluzionari hanno ricevuto incidentalmente.

74:7.24 (836.13) È in tal modo che Adamo ha lavorato per il benessere e l’elevazione del mondo in cui ha soggiornato. Ma fu un compito difficile condurre questi popoli misti ed incrociati sulla via migliore.

8. La leggenda della creazione

74:8.1 (836.14) La storia della creazione di Urantia in sei giorni fu basata sulla tradizione che Adamo ed Eva avevano trascorso esattamente sei giorni nella loro ispezione iniziale del Giardino. Questa circostanza conferì una ratifica quasi sacra al periodo di tempo della settimana, che era stata originariamente introdotta dai Dalamatiani. Il fatto che Adamo abbia trascorso sei giorni ad ispezionare il Giardino e a formulare i piani preliminari per l’organizzazione non era prestabilito; fu elaborato di giorno in giorno. La scelta del settimo giorno per l’adorazione fu del tutto fortuita e legata agli avvenimenti qui descritti.

74:8.2 (837.1) La leggenda della creazione del mondo in sei giorni fu un’idea venuta più tardi, in effetti più di trentamila anni dopo. Una parte del racconto, l’apparizione improvvisa del sole e della luna, potrebbe aver avuto origine dalle tradizioni relative all’antica improvvisa emersione del mondo da una densa nube spaziale di materia minuta che aveva a lungo oscurato il sole e la luna.

74:8.3 (837.2) La storia della creazione di Eva da una costola di Adamo è il riassunto confuso dell’arrivo di Adamo e della chirurgia celeste connessa con l’interscambio di sostanze viventi associato alla venuta del gruppo corporale del Principe Planetario più di quattrocentocinquantamila anni prima.

74:8.4 (837.3) La maggior parte dei popoli del mondo è stata influenzata dalla tradizione che Adamo ed Eva ebbero delle forme fisiche create per loro all’arrivo su Urantia. La credenza che l’uomo sia stato creato con l’argilla fu pressoché universale nell’emisfero orientale; si ritrova questa tradizione in tutto il mondo, dalle Filippine all’Africa. E molti gruppi accettarono tale storia dell’uomo originato dall’argilla per mezzo di una forma di creazione speciale, in luogo delle precedenti credenze nella creazione progressiva — nell’evoluzione.

74:8.5 (837.4) Al di fuori delle influenze di Dalamatia e di Eden l’umanità era incline a credere all’ascesa graduale della razza umana. Il fatto dell’evoluzione non è una scoperta moderna; gli antichi comprendevano il lento carattere evoluzionario del progresso umano. Gli antichi Greci avevano idee chiare in merito a ciò indipendentemente dalla loro vicinanza alla Mesopotamia. Benché le varie razze della terra fossero infelicemente confuse nelle loro nozioni sull’evoluzione, tuttavia molte delle tribù primitive credevano ed insegnavano di essere discese da vari animali. I popoli primitivi presero l’abitudine di scegliere come loro “totem” gli animali supposti loro antenati. Parecchie tribù indiane dell’America del Nord si credevano originate da castori e da coyote. Certe tribù africane insegnano di essere discese dalla iena, una tribù malese dal lemuro, un gruppo della Nuova Guinea dal pappagallo.

74:8.6 (837.5) I Babilonesi, a causa del loro contatto diretto con i resti della civiltà degli Adamiti, ampliarono ed abbellirono la storia della creazione dell’uomo; essi insegnavano che era disceso direttamente dagli dei. Sostenevano un’origine aristocratica della razza che era incompatibile anche con la dottrina della creazione dall’argilla.

74:8.7 (837.6) Il racconto della creazione nell’Antico Testamento risale a molto tempo dopo l’epoca di Mosè; egli non insegnò mai agli Ebrei una tale storia deformata. Infatti, presentò agli Israeliti un racconto semplice e condensato della creazione, sperando con ciò di evidenziare meglio il suo appello all’adorazione del Creatore, il Padre Universale, che egli chiamava il Signore Dio d’Israele.

74:8.8 (837.7) Nei suoi primi insegnamenti Mosè evitò molto saggiamente di risalire oltre i tempi di Adamo, e poiché Mosè era l’istruttore supremo degli Ebrei, le storie di Adamo furono intimamente associate a quelle della creazione. Che le tradizioni più antiche riconoscessero una civiltà preadamica è chiaramente dimostrato dal fatto che gli editori successivi, intenzionati ad eliminare ogni riferimento alle questioni umane anteriori al tempo di Adamo, dimenticarono di togliere il riferimento rivelatore dell’emigrazione di Caino nella “Terra di Nod”, dove prese moglie.

74:8.9 (838.1) Gli Ebrei non ebbero un linguaggio scritto di uso generale per lungo tempo dopo aver raggiunto la Palestina. Essi impararono l’impiego di un alfabeto dai vicini Filistei, che erano rifugiati politici della civiltà superiore di Creta. Gli Ebrei scrissero poco fino all’anno 900 a.C., e non avendo alcun linguaggio scritto fino a tale epoca tardiva, ebbero in circolazione parecchie differenti storie della creazione, sebbene dopo la cattività in Babilonia ebbero maggiore tendenza ad accettare una versione mesopotamica modificata.

74:8.10 (838.2) La tradizione ebraica si cristallizzò attorno a Mosè, e poiché egli si era sforzato di far risalire la genealogia di Abramo fino ad Adamo, gli Ebrei ritennero che Adamo fosse stato il primo uomo di tutta l’umanità. Yahweh era il creatore, e poiché Adamo era ritenuto essere il primo uomo, bisognava che Yahweh avesse creato il mondo poco prima di creare Adamo. Ed allora la tradizione dei sei giorni di Adamo fu inserita nella storia, con il risultato che quasi mille anni dopo il soggiorno di Mosè sulla terra, la tradizione della creazione in sei giorni fu messa per iscritto e successivamente attribuita a lui.

74:8.11 (838.3) Quando i sacerdoti ebrei ritornarono a Gerusalemme, avevano già finito di scrivere il loro racconto dell’inizio delle cose. Essi asserirono subito che questa narrazione era una storia della creazione scritta da Mosè scoperta di recente. Ma gli Ebrei contemporanei del periodo attorno al 500 a.C. non ritenevano questi scritti delle rivelazioni divine; li consideravano piuttosto alla maniera in cui i popoli successivi considerarono i racconti mitologici.

74:8.12 (838.4) Questo documento spurio, ritenuto rappresentare gli insegnamenti di Mosè, fu portato all’attenzione di Tolomeo, il re greco d’Egitto, che lo fece tradurre in greco da una commissione di settanta eruditi per la sua nuova biblioteca di Alessandria. E così questa narrazione trovò il proprio posto tra gli scritti che divennero in seguito parte delle collezioni successive delle “sacre scritture” delle religioni ebraica e cristiana. Grazie all’identificazione con questi sistemi teologici, tali concezioni hanno profondamente influenzato per lungo tempo la filosofia di molti popoli occidentali.

74:8.13 (838.5) Gli insegnanti cristiani perpetuarono la credenza nella creazione della razza umana mediante un “fiat”, e tutto ciò portò direttamente alla formazione dell’ipotesi di un’antica età d’oro di felicità utopistica e alla teoria della caduta dell’uomo o del superuomo, che spiegava la condizione non utopistica della società. Queste visioni sulla vita e sulla posizione dell’uomo nell’universo erano quanto meno scoraggianti poiché si basavano su una credenza nella regressione piuttosto che nella progressione, ed implicavano inoltre una Deità vendicatrice, che nutriva una collera palese verso la razza umana come punizione degli errori di certi antichi amministratori planetari.

74:8.14 (838.6) L’ “età d’oro” è un mito, ma Eden fu un fatto, e la civiltà del Giardino andò effettivamente in rovina. Adamo ed Eva proseguirono le loro attività nel Giardino per centodiciassette anni fino a che, per l’impazienza di Eva e gli errori di giudizio di Adamo, osarono deviare dalla via indicata, provocando rapidamente una catastrofe per se stessi e un disastroso ritardo nello sviluppo progressivo di tutto Urantia.

74:8.15 (838.7) [Narrato da Solonia, la serafica “voce nel Giardino”.]

Fascicolo 75 - L’inadempienza di Adamo ed Eva

Il Libro di Urantia

Fascicolo 75

L’inadempienza di Adamo ed Eva

75:0.1 (839.1) DOPO più di cento anni di sforzi su Urantia, Adamo poteva constatare solo dei progressi molto scarsi all’esterno del Giardino; il mondo nel suo complesso non sembrava migliorare molto. La realizzazione del miglioramento della razza appariva molto lontana e la situazione sembrava così disperata da richiedere un qualche rimedio non previsto nei piani originali. Questo almeno è ciò che passava spesso per la mente di Adamo, ed egli si espresse molte volte in tal senso con Eva. Adamo e la sua compagna erano leali, ma erano isolati dai loro simili ed erano estremamente afflitti per la triste condizione del loro mondo.

1. Il problema di Urantia

75:1.1 (839.2) La missione adamica su Urantia, pianeta sperimentale, lacerato dalla ribellione ed isolato, era un’impresa formidabile. Il Figlio e la Figlia Materiali si resero subito conto della difficoltà e della complessità del loro incarico planetario. Ciò nonostante si misero coraggiosamente all’opera per risolvere i loro numerosi problemi. Ma quando si dedicarono al lavoro importantissimo di eliminare gli anormali e i degenerati delle stirpi umane, furono completamente scoraggiati. Essi non vedevano alcun modo per uscire dal dilemma e non potevano consigliarsi con i loro superiori di Jerusem o di Edentia. Erano qui, isolati e confrontati giorno dopo giorno con qualche nuovo e complicato groviglio, con qualche problema che sembrava insolubile.

75:1.2 (839.3) In condizioni normali il primo lavoro di un Adamo e di un’Eva Planetari sarebbe stato la coordinazione e la mescolanza delle razze. Ma su Urantia un tale progetto sembrava quasi senza speranza, perché le razze, pur biologicamente idonee, non erano mai state depurate delle loro stirpi ritardate e difettose.

75:1.3 (839.4) Adamo ed Eva si trovavano su una sfera del tutto impreparata per la proclamazione della fratellanza degli uomini, un mondo che brancolava in tenebre spirituali abiette ed afflitto da una confusione resa peggiore dal fallimento della missione della precedente amministrazione. La mente e la morale erano ad un basso livello, ed invece d’intraprendere il compito per giungere all’unità religiosa essi dovevano ricominciare daccapo il lavoro di conversione degli abitanti alle forme più semplici di credenza religiosa. Invece di trovare un linguaggio pronto per essere adottato, essi dovevano affrontare la confusione mondiale di centinaia e centinaia di dialetti locali. Nessun Adamo di servizio planetario fu mai assegnato ad un mondo più difficile; gli ostacoli sembravano insormontabili ed i problemi al di là della portata delle creature.

75:1.4 (839.5) Essi erano isolati ed il tremendo senso di solitudine che gravava su di loro fu ancor più accresciuto dalla rapida partenza degli amministratori fiduciari Melchizedek. Solo indirettamente, per mezzo degli ordini angelici, essi potevano comunicare con un essere esterno al pianeta. Lentamente il loro coraggio diminuiva, il loro ardore scemava e talvolta la loro fede era prossima a vacillare.

75:1.5 (840.1) Questa è la vera descrizione della costernazione di queste due nobili anime mentre riflettevano sui compiti che dovevano affrontare. Entrambi si rendevano perfettamente conto dell’enorme impresa implicata nell’esecuzione del loro incarico planetario.

75:1.6 (840.2) Probabilmente nessuno dei Figli Materiali di Nebadon aveva mai dovuto affrontare un compito così difficile ed apparentemente disperato come quello di Adamo ed Eva nella penosa situazione di Urantia. Tuttavia, essi avrebbero finito per riuscire se fossero stati più lungimiranti e pazienti. Entrambi, specialmente Eva, erano veramente troppo impazienti; essi non erano disposti ad adattarsi alla lunga, lunga prova di resistenza. Desideravano vedere risultati immediati, e li videro, ma i risultati acquisiti in tal modo si rivelarono i più disastrosi per se stessi e per il loro mondo.

2. Il complotto di Caligastia

75:2.1 (840.3) Caligastia faceva frequenti visite al Giardino e sostenne numerose conversazioni con Adamo ed Eva, i quali furono tuttavia inflessibili davanti a tutte le sue istigazioni al compromesso e alle scorciatoie avventurose. Essi avevano davanti a loro sufficienti risultati della ribellione per essere efficacemente immunizzati contro tutte queste subdole proposte. Nemmeno i giovani discendenti di Adamo furono influenzati dalle proposte di Daligastia. E certamente né Caligastia né il suo associato avevano il potere d’influenzare un individuo contro la sua volontà, ed ancor meno di persuadere i figli di Adamo ad agire male.

75:2.2 (840.4) Si deve ricordare che Caligastia era ancora il Principe Planetario titolare di Urantia, un Figlio sviato ma nondimeno elevato dell’universo locale. Egli non fu definitivamente deposto fino alla venuta di Cristo Micael su Urantia.

75:2.3 (840.5) Ma il Principe decaduto era perseverante e determinato. Egli rinunciò ben presto ad agire su Adamo e decise di tentare un astuto attacco laterale su Eva. Il malvagio concluse che l’unica speranza di successo risiedeva nell’abile impiego di persone qualificate appartenenti ai ceti superiori del gruppo nodita, i discendenti degli antichi associati del suo gruppo corporale. Ed in tal senso furono elaborati i piani per intrappolare la madre della razza viola.

75:2.4 (840.6) Eva non ebbe mai la minima intenzione di fare qualcosa che ostacolasse i piani di Adamo o che mettesse in pericolo il loro incarico di fiducia planetaria. Conoscendo la tendenza della donna a cercare risultati immediati piuttosto che a fare piani lungimiranti per effetti più remoti, i Melchizedek, prima di partire, avevano accuratamente messo in guardia Eva contro i pericoli peculiari che minacciavano la loro posizione isolata sul pianeta e l’avevano avvertita in particolare di non allontanarsi mai dalla linea seguita da suo marito, cioè di non tentare metodi segreti o personali per far progredire le loro imprese comuni. Eva aveva seguito molto scrupolosamente queste istruzioni per più di cento anni, e non aveva mai pensato che un qualche pericolo sarebbe potuto derivare dalle visite sempre più private e confidenziali che stava ricevendo da un capo nodita di nome Serapatatia. Tutta la questione si sviluppò con tale gradualità e naturalezza che essa fu colta alla sprovvista.

75:2.5 (840.7) Gli abitanti del Giardino erano stati in contatto con i Noditi fin dai primi giorni di Eden. Da questi discendenti misti dei membri sviati del personale di Caligastia essi avevano ricevuto un aiuto ed una collaborazione molto preziosi, e per causa loro il regime edenico stava ora andando incontro alla sua rovina completa e alla sua disfatta definitiva.

3. La tentazione di Eva

75:3.1 (841.1) Adamo aveva superato da poco i suoi primi cento anni sulla terra quando Serapatatia, alla morte di suo padre, divenne il capo della confederazione occidentale o siriana delle tribù nodite. Serapatatia era un uomo di colorito bruno, un brillante discendente dell’antico capo della commissione per la salute di Dalamatia, sposatosi con una delle menti femminili più dotate della razza blu di quei tempi lontani. Attraverso tutte le epoche questa stirpe aveva detenuto l’autorità ed esercitato una grande influenza tra le tribù nodite occidentali.

75:3.2 (841.2) Serapatatia aveva fatto parecchie visite al Giardino ed era rimasto profondamente impressionato dalla giustezza della causa di Adamo. Poco dopo aver assunto il comando dei Noditi siriani egli annunciò la sua intenzione di stabilire un’affiliazione con l’opera di Adamo ed Eva nel Giardino. La maggior parte del suo popolo lo seguì in questo programma e Adamo fu confortato dalla notizia che la più potente ed intelligente di tutte le tribù vicine aveva deciso quasi in blocco di appoggiare il suo programma di miglioramento del mondo; ciò era decisamente incoraggiante. Poco dopo questo grande avvenimento Serapatatia ed il suo nuovo stato maggiore furono accolti da Adamo ed Eva nella loro casa.

75:3.3 (841.3) Serapatatia divenne uno dei più capaci ed efficienti luogotenenti di Adamo. Egli era interamente onesto e completamente sincero in tutte le sue attività; non ebbe mai coscienza, nemmeno più tardi, di essere usato come uno strumento secondario dall’astuto Caligastia.

75:3.4 (841.4) Ben presto Serapatatia divenne il co-presidente della commissione edenica per le relazioni tribali, e furono elaborati numerosi piani per una prosecuzione più vigorosa dell’opera intesa a conquistare le tribù lontane alla causa del Giardino.

75:3.5 (841.5) Egli intrattenne numerose conversazioni con Adamo ed Eva — specialmente con Eva — e discussero di molti progetti per migliorare i loro metodi. Un giorno, durante una conversazione con Eva, venne in mente a Serapatatia che sarebbe stato molto utile se, in attesa di reclutare un gran numero di rappresentanti della razza viola, fosse stato fatto nel frattempo qualcosa per l’avanzamento immediato delle tribù arretrate che ne avevano bisogno. Serapatatia sostenne che se i Noditi, la razza più progressiva e cooperativa, avessero avuto un capo originato in parte dalla razza viola, ciò avrebbe costituito un potente vincolo che avrebbe legato più strettamente queste popolazioni al Giardino. E tutto ciò fu seriamente ed onestamente considerato benefico per il mondo poiché tale figlio, che sarebbe stato allevato ed educato nel Giardino, avrebbe esercitato una grande influenza favorevole sul popolo di suo padre.

75:3.6 (841.6) È necessario sottolineare nuovamente che Serapatatia era totalmente onesto e completamente sincero in tutto ciò che propose. Egli non sospettò una sola volta di essere un giocattolo nelle mani di Caligastia e di Daligastia. Serapatatia era interamente fedele al piano che prevedeva di accumulare una forte riserva della razza viola prima di tentare l’elevazione su scala mondiale dei popoli confusi di Urantia. Ma ciò avrebbe richiesto centinaia di anni per compiersi, ed egli era impaziente; voleva vedere risultati immediati — qualcosa nel corso della sua stessa vita. Egli disse chiaramente ad Eva che Adamo era spesso scoraggiato per gli scarsi risultati ottenuti nell’elevazione del mondo.

75:3.7 (841.7) Per più di cinque anni questi piani furono maturati segretamente. Alla fine essi avevano raggiunto uno sviluppo tale che Eva acconsentì ad avere un incontro segreto con Cano, la mente più brillante ed il capo più attivo della vicina colonia di Noditi simpatizzanti. Cano apprezzava molto il regime adamico; infatti egli era il sincero capo spirituale di quei Noditi dei dintorni che favorivano le relazioni amichevoli con il Giardino.

75:3.8 (842.1) L’incontro fatale ebbe luogo durante le ore del crepuscolo di una sera d’autunno, non lontano dalla dimora di Adamo. Eva non aveva mai incontrato prima l’avvenente ed entusiasta Cano — ed egli era uno stupendo esemplare della sopravvivenza del fisico superiore e dell’intelletto rimarchevole dei suoi lontani progenitori del personale del Principe. Anche Cano credeva completamente nella bontà del progetto di Serapatatia. (Fuori del Giardino l’accoppiamento multiplo era una pratica corrente.)

75:3.9 (842.2) Influenzata dall’adulazione, dall’entusiasmo e da una grande persuasione personale, Eva acconsentì seduta stante a lanciarsi nell’impresa a lungo discussa, ad aggiungere il suo piccolo progetto di salvezza del mondo al piano divino più ampio e di più vasta portata. Prima di rendersi completamente conto di quanto stava accadendo, il passo fatale era stato fatto. Tutto era compiuto.

4. La comprensione dell’inadempienza

75:4.1 (842.3) Gli esseri celesti presenti sul pianeta erano in fermento. Adamo si accorse che qualcosa non andava e chiese ad Eva di venire a colloquio con lui nel Giardino. Ed allora, per la prima volta, Adamo ascoltò l’intera storia del piano a lungo maturato per accelerare il progresso del mondo operando simultaneamente in due direzioni: la prosecuzione del piano divino in concomitanza con l’esecuzione del progetto di Serapatatia.

75:4.2 (842.4) Mentre il Figlio e la Figlia Materiali s’intrattenevano così nel Giardino rischiarato dalla luna, “la voce nel Giardino” li rimproverò per la loro disobbedienza. Questa voce altro non era che il mio stesso annuncio alla coppia edenica che essi avevano trasgredito il patto del Giardino; che avevano disobbedito alle istruzioni dei Melchizedek; essi non avevano adempiuto al loro giuramento di fedeltà al sovrano dell’universo.

75:4.3 (842.5) Eva aveva acconsentito a partecipare alla pratica del bene e del male. Il bene è l’esecuzione dei piani divini; il peccato è una trasgressione deliberata della volontà divina; il male è il mancato adattamento ai piani ed il cattivo adeguamento alle tecniche che si traducono in disarmonia universale e in disordine planetario.

75:4.4 (842.6) Ogni volta che la coppia del Giardino aveva mangiato del frutto dell’albero della vita, essi erano stati avvertiti dall’arcangelo custode di astenersi dal cedere ai suggerimenti di Caligastia di congiungere il bene ed il male. Erano stati avvertiti in questi termini: “Il giorno in cui mescolerete il bene ed il male diverrete sicuramente simili al mortali del regno; morirete certamente.”

75:4.5 (842.7) Nella fatale occasione del loro incontro segreto Eva aveva raccontato a Cano di questo avvertimento spesso ripetuto, ma Cano, non conoscendo né l’importanza né il significato di tali ammonimenti, l’aveva assicurata che degli uomini e delle donne con buoni propositi ed intenzioni sincere non potevano fare alcun male; che sicuramente essa non sarebbe morta, ma sarebbe piuttosto vissuta nuovamente nella persona del loro figlio, il quale sarebbe cresciuto per benedire e stabilizzare il mondo.

75:4.6 (842.8) Anche se questo progetto di modificare il piano divino fosse stato concepito ed eseguito con totale sincerità e solo con i nobili motivi concernenti il benessere del mondo, costituiva un male perché rappresentava il modo sbagliato di raggiungere scopi giusti, perché deviava dalla retta via, dal piano divino.

75:4.7 (843.1) È vero, Eva aveva trovato Cano piacevole a vedersi, e comprendeva tutto ciò che il suo seduttore le prometteva per mezzo di “una nuova ed accresciuta conoscenza degli affari umani e di una maggiore comprensione della natura umana che integrava la comprensione della natura adamica”.

75:4.8 (843.2) Io parlai al padre e alla madre della razza viola quella notte nel Giardino come mi competeva in queste tristi circostanze. Ascoltai interamente il racconto di tutto ciò che aveva portato a sbagliare la Madre Eva e diedi ad entrambi degli avvertimenti e dei consigli sulla situazione immediata. Alcuni di questi avvisi essi li seguirono, altri li trascurarono. Questa conversazione figura nei vostri testi come “il Signore Iddio che chiama Adamo ed Eva nel Giardino e chiede: ‘Dove siete?’” Le generazioni successive avevano l’abitudine di attribuire tutto ciò che era insolito e straordinario, sia di ordine fisico che spirituale, direttamente all’intervento personale degli Dei.

5. Le ripercussioni dell’inadempienza

75:5.1 (843.3) La disillusione di Eva fu veramente patetica. Adamo comprese interamente la difficile situazione, e pur abbattuto e con il cuore infranto manifestò solo pietà e simpatia per la sua compagna che aveva sbagliato.

75:5.2 (843.4) Fu nella disperazione della realizzazione del fallimento che Adamo, il giorno dopo il passo falso di Eva, cercò Laotta, la brillante donna nodita che dirigeva le scuole poste ad occidente del Giardino, e commise con premeditazione la stessa follia di Eva. Ma non fraintendete; Adamo non fu sedotto; egli sapeva esattamente quello che faceva; scelse deliberatamente di condividere la sorte di Eva. Egli amava la sua compagna di un affetto superumano, e l’idea della possibilità di una veglia solitaria su Urantia senza di lei era più di quanto poteva sopportare.

75:5.3 (843.5) Quando appresero ciò che era successo ad Eva, gli abitanti infuriati del Giardino divennero ingovernabili; dichiararono guerra ai Noditi insediati nelle vicinanze. Essi uscirono dalle porte di Eden e si precipitarono su questa popolazione impreparata distruggendola completamente — nessun uomo, donna o bambino fu risparmiato. E Cano, il padre di Caino non ancora nato, perì anche lui.

75:5.4 (843.6) Quando si rese conto di quanto era successo, Serapatatia fu preso da costernazione e sopraffatto dalla paura e dal rimorso. Il giorno successivo si gettò nel grande fiume ed annegò.

75:5.5 (843.7) I figli di Adamo cercarono di confortare la loro madre sconvolta mentre il loro padre errò da solo per trenta giorni. Alla fine di quel periodo prevalse il buon senso e Adamo ritornò a casa sua e cominciò a fare dei piani per la loro futura linea di condotta.

75:5.6 (843.8) Le conseguenze delle follie dei genitori malaccorti sono molto spesso condivise dai loro figli innocenti. Gli onesti e nobili figli e figlie di Adamo ed Eva erano sopraffatti dall’indicibile dolore dovuto all’incredibile tragedia che si era abbattuta in modo così improvviso e crudele su di loro. Dopo cinquant’anni i più anziani di questi figli non si erano ancora rimessi dal dispiacere e dal dolore di quei tragici giorni, specialmente dal terrore di quel periodo di trenta giorni durante il quale il loro padre era rimasto lontano dalla famiglia, mentre la loro madre sconvolta ignorava completamente la propria sorte e dove si trovasse.

75:5.7 (843.9) E quegli stessi trenta giorni furono per Eva come lunghi anni di dolore e di patimenti. Questa nobile anima non si riprese mai completamente dagli effetti di quel periodo atroce di sofferenza mentale e di tristezza spirituale. Nessuna fase delle loro privazioni ed avversità materiali successive fu mai paragonabile nella memoria di Eva a quei terribili giorni e a quelle tremende notti di solitudine e d’intollerabile incertezza. Essa apprese del gesto sconsiderato di Serapatatia senza sapere se il suo compagno si fosse ucciso per il dispiacere o fosse stato tolto dal mondo come punizione dell’errore da lei commesso. E quando ritornò Adamo, Eva provò una gioia ed una gratitudine che non furono mai cancellate durante la loro lunga e difficile associazione di vita di duro servizio.

75:5.8 (844.1) Il tempo passava, ma Adamo non fu certo della natura della loro infrazione fino a settanta giorni dopo l’errore di Eva, quando gli amministratori fiduciari Melchizedek ritornarono su Urantia ed assunsero la giurisdizione sugli affari del mondo. Ed allora egli seppe che avevano fallito.

75:5.9 (844.2) Ma altri guai ancora si stavano addensando: la notizia dell’annientamento della colonia nodita vicino ad Eden non tardò a raggiungere le tribù di Serapatatia al nord, e fu riunito subito un grande esercito per marciare sul Giardino. Questo fu l’inizio di una lunga ed accanita guerra tra gli Adamiti e i Noditi, perché le ostilità proseguirono a lungo anche dopo che Adamo ed i suoi seguaci emigrarono nel secondo giardino nella valle dell’Eufrate. Ci fu un’intensa e prolungata “inimicizia tra quest’uomo e la donna, tra il seme di lui ed il seme di lei”.

6. Adamo ed Eva lasciano il Giardino

75:6.1 (844.3) Quando Adamo seppe che i Noditi erano in marcia, chiese consiglio ai Melchizedek, ma essi rifiutarono di assisterlo, limitandosi a dirgli di agire come riteneva più opportuno e promettendo la loro collaborazione amichevole, in ogni modo possibile, in qualunque linea di condotta avesse scelto. Ai Melchizedek era stato proibito d’interferire nei piani personali di Adamo ed Eva.

75:6.2 (844.4) Adamo sapeva che lui ed Eva avevano fallito. La presenza degli amministratori fiduciari Melchizedek glielo manifestava, anche se non sapeva ancora nulla del loro status personale né della loro sorte futura. Egli tenne una riunione, durata tutta la notte, con circa milleduecento seguaci fedeli che s’impegnarono a seguire il loro capo, e l’indomani a mezzogiorno questi pellegrini se ne andarono da Eden in cerca di nuove dimore. Adamo non aveva alcuna simpatia per la guerra e di conseguenza preferì abbandonare il primo giardino ai Noditi senza opporre resistenza.

75:6.3 (844.5) La carovana edenica fu fermata il terzo giorno dopo la sua uscita dal Giardino dall’arrivo dei trasporti serafici proveniente da Jerusem. E per la prima volta Adamo ed Eva furono informati su ciò che sarebbe stato dei loro figli. Mentre i trasporti si tenevano pronti, ai figli che erano giunti all’età della scelta (vent’anni) fu concessa l’opzione di restare su Urantia con i loro genitori o di divenire pupilli degli Altissimi di Norlatiadek. Due terzi scelsero di andare su Edentia; quasi un terzo decise di restare con i loro genitori. Tutti i figli che non erano in età di scegliere furono portati su Edentia. Nessuno avrebbe potuto assistere alla penosa separazione di questo Figlio e Figlia Materiali dai propri figli senza comprendere che la via dei trasgressori è ardua. Questi discendenti di Adamo ed Eva sono ora su Edentia; noi non sappiamo quali provvedimenti saranno presi per loro.

75:6.4 (844.6) Fu una ben triste carovana quella che si preparò a proseguire il viaggio. Niente avrebbe potuto essere più tragico! Essere venuti su un mondo con così tante speranze, essere stati accolti sotto così favorevoli auspici, e poi andarsene da Eden in disgrazia e perdere quasi tre quarti dei loro figli prima ancora di aver trovato un nuovo luogo in cui abitare!

7. La degradazione di Adamo ed Eva

75:7.1 (845.1) Fu mentre la carovana edenica faceva una sosta che Adamo ed Eva furono informati sulla natura della loro trasgressione e furono avvertiti della loro sorte. Gabriele apparve per pronunciare il giudizio. E questo fu il verdetto: l’Adamo e l’Eva Planetari di Urantia sono giudicati inadempienti; essi hanno violato il patto del loro incarico di fiducia come sovrani di questo mondo abitato.

75:7.2 (845.2) Anche se abbattuti dal loro senso di colpa, Adamo ed Eva furono grandemente confortati dall’annuncio che i loro giudici su Salvington li avevano assolti da ogni accusa di aver “oltraggiato il governo dell’universo”. Essi non erano stati ritenuti colpevoli di ribellione.

75:7.3 (845.3) La coppia edenica fu informata che si era degradata allo status dei mortali del regno; fu loro detto che oramai dovevano condursi come un uomo e una donna di Urantia, che dovevano guardare al futuro delle razze del mondo come al loro stesso futuro.

75:7.4 (845.4) Molto prima che Adamo ed Eva lasciassero Jerusem, i loro istruttori avevano pienamente spiegato loro le conseguenze di ogni deviazione vitale dai piani divini. Io li avevo personalmente e ripetutamente avvertiti, sia prima sia dopo il loro arrivo su Urantia, che la riduzione allo status della carne mortale sarebbe stato il risultato certo, la punizione sicura, che avrebbe infallibilmente accompagnato una mancanza nell’esecuzione della loro missione planetaria. Ma per una chiara comprensione delle conseguenze derivate dall’errore di Adamo ed Eva è indispensabile una comprensione dello status d’immortalità dell’ordine materiale di filiazione.

75:7.5 (845.5) 1. Adamo ed Eva, come i loro simili su Jerusem, mantenevano uno status d’immortalità grazie all’associazione intellettuale con il circuito di gravità mentale dello Spirito. Quando questo sostegno vitale è interrotto dalla disgiunzione mentale, allora, qualunque sia il livello spirituale d’esistenza della creatura, lo status d’immortalità è perduto. Lo status mortale seguito dalla dissoluzione fisica era la conseguenza inevitabile dell’errore intellettuale di Adamo ed Eva.

75:7.6 (845.6) 2. Il Figlio e la Figlia Materiali di Urantia, essendo anche personalizzati nelle sembianze della carne mortale di questo mondo, dipendevano inoltre dal mantenimento di un doppio sistema circolatorio, uno derivato dalla loro natura fisica, l’altro dalla superenergia contenuta nel frutto dell’albero della vita. L’arcangelo conservatore dell’albero aveva sempre avvertito Adamo ed Eva che una mancanza alla fiducia sarebbe culminata nella degradazione di status, e l’accesso a questa fonte d’energia fu loro negato a seguito del loro errore.

75:7.7 (845.7) Caligastia era riuscito ad intrappolare Adamo ed Eva, ma non aveva realizzato il suo disegno di coinvolgerli in un’aperta ribellione contro il governo dell’universo. Ciò che essi avevano fatto era veramente male, ma non furono mai colpevoli di aver oltraggiato la verità, né di essersi deliberatamente ribellati contro il giusto governo del Padre Universale e del suo Figlio Creatore.

8. La cosiddetta caduta dell’uomo

75:8.1 (845.8) Adamo ed Eva caddero dal loro stato superiore di filiazione materiale alla bassa condizione dell’uomo mortale. Ma questa non fu la caduta dell’uomo. La razza umana è stata elevata malgrado le conseguenze immediate dell’errore adamico. Anche se il piano divino del dono della razza viola ai popoli di Urantia fallì, le razze mortali hanno tratto enorme profitto dal contributo limitato che Adamo ed i suoi discendenti portarono alle razze di Urantia.

75:8.2 (846.1) Non c’è stata alcuna “caduta dell’uomo”. La storia della razza umana è un’evoluzione progressiva, ed il conferimento adamico ha lasciato i popoli del mondo grandemente migliorati rispetto alla loro condizione biologica precedente. Le stirpi superiori di Urantia contengono ora dei fattori ereditari derivati da almeno quattro fonti distinte: andonita, sangik, nodita e adamica.

75:8.3 (846.2) Adamo non dovrebbe essere considerato come la causa di una maledizione sulla razza umana. Anche se egli fallì nell’esecuzione del piano divino, anche se trasgredì il suo patto con la Deità, anche se lui e la sua compagna furono veramente degradati allo status di creature, nonostante tutto ciò il loro apporto alla razza umana contribuì molto al progresso della civiltà su Urantia.

75:8.4 (846.3) Nel valutare i risultati della missione adamica sul vostro mondo, la giustizia esige che si riconosca la condizione del pianeta. Adamo fu posto di fronte ad un compito quasi disperato quando, con la sua bella compagna, fu trasportato da Jerusem su questo mondo oscuro e confuso. Ma se avessero seguito il consiglio dei Melchizedek e dei loro associati, e se fossero stati più pazienti, essi alla fine avrebbero avuto successo. Ma Eva ascoltò la propaganda insidiosa per la libertà personale e l’indipendenza planetaria nell’agire. Essa fu indotta a fare un esperimento con il plasma vitale dell’ordine materiale di filiazione, nel senso che permise a questa fiducia vivente di mescolarsi prematuramente con quella dell’ordine già misto del modello originale dei Portatori di Vita, che era stato precedentemente combinato con quello degli esseri riproduttori un tempo aggregati al personale del Principe Planetario.

75:8.5 (846.4) Nel corso di tutta la vostra ascensione al Paradiso non guadagnerete mai niente tentando impazientemente di aggirare il piano divino stabilito per mezzo di scorciatoie, d’invenzioni personali o di altri espedienti per migliorare la via della perfezione, verso la perfezione e per la perfezione eterna.

75:8.6 (846.5) Tutto sommato probabilmente non c’è mai stato in nessun pianeta di Nebadon un fallimento della saggezza più scoraggiante. Ma non c’è da sorprendersi che questi passi falsi avvengano negli affari degli universi in evoluzione. Noi facciamo parte di una creazione gigantesca e non è strano che non tutto vada alla perfezione; il nostro universo non è stato creato perfetto. La perfezione è la nostra meta eterna, non la nostra origine.

75:8.7 (846.6) Se questo fosse un universo meccanicistico, se la Prima Grande Sorgente e Centro fosse soltanto una forza e non anche una personalità, se tutta la creazione fosse un’immensa aggregazione di materia fisica dominata da leggi precise caratterizzate da azioni dell’energia invariabili, allora la perfezione potrebbe prevalere anche senza che lo status dell’universo fosse completato. Non ci sarebbe alcun dissenso; non ci sarebbe alcuna frizione. Ma nel nostro universo in evoluzione di perfezione e d’imperfezione relative noi ci rallegriamo che siano possibili dissensi e malintesi, perché in tal modo si evidenzia il fatto e l’azione della personalità nell’universo. E se la nostra creazione è un’esistenza dominata dalla personalità, allora potete essere certi della possibilità della sopravvivenza, del progresso e della realizzazione della personalità; noi possiamo avere fiducia nella crescita, nell’esperienza e nell’avventura della personalità. Quale glorioso universo in quanto è personale e progressivo, non semplicemente meccanico oppure passivamente perfetto!

75:8.8 (846.7) [Presentato da Solonia, la serafica “voce nel Giardino”.]

Fascicolo 76 - Il secondo giardino

Il Libro di Urantia

Fascicolo 76

Il secondo giardino

76:0.1 (847.1) QUANDO Adamo decise di lasciare il primo giardino senza opporsi ai Noditi, egli ed i suoi seguaci non potevano andare verso ovest, perché gli Edeniti non avevano imbarcazioni adatte ad una simile avventura sul mare. Non potevano andare verso nord, perché i Noditi del nord erano già in marcia verso Eden. Essi temevano di andare a sud, perché le colline di quella regione erano infestate da tribù ostili. La sola via aperta era verso est e così essi si diressero ad oriente verso le regioni allora amene situate tra i fiumi Tigri ed Eufrate. Molti di quelli che erano stati lasciati indietro andarono più tardi verso est per raggiungere gli Adamiti nella valle della loro nuova dimora.

76:0.2 (847.2) Caino e Sansa nacquero entrambi prima che la carovana adamica avesse raggiunto la sua destinazione tra i fiumi in Mesopotamia. Laotta, la madre di Sansa, morì alla nascita di sua figlia; Eva soffrì molto ma sopravvisse grazie al suo vigore superiore. Eva attaccò Sansa, la figlia di Laotta, al suo seno, ed essa fu allevata con Caino. Sansa crebbe e divenne una donna molto capace. Essa divenne la moglie di Sargan, il capo delle razze blu settentrionali, e contribuì al progresso degli uomini blu di quei tempi.

1. Gli Edeniti entrano in Mesopotamia

76:1.1 (847.3) Ci volle quasi un anno intero alla carovana di Adamo per raggiungere il fiume Eufrate. Trovandolo in piena, essi rimasero accampati per quasi sei settimane nelle pianure occidentali prima di attraversarlo per entrare nella regione situata tra i fiumi, che sarebbe divenuta il secondo giardino.

76:1.2 (847.4) Quando giunse notizia agli abitanti della regione del secondo giardino che il re ed il gran sacerdote del Giardino di Eden stavano marciando verso di loro, erano fuggiti in fretta verso le montagne ad oriente. Quando Adamo arrivò, trovò che tutto il territorio desiderato era stato evacuato. E qui, in questo nuovo posto, Adamo ed i suoi aiutanti si misero al lavoro per costruire nuove dimore e stabilire un nuovo centro di cultura e di religione.

76:1.3 (847.5) Adamo sapeva che questo luogo era uno dei tre selezionati in origine dal comitato incaricato di scegliere delle posizioni possibili per il Giardino progettato da Van e da Amadon. I due fiumi stessi erano una buona difesa naturale in quell’epoca, e poco a nord del secondo giardino l’Eufrate e il Tigri si avvicinavano molto, in modo che bastava costruire una muraglia di difesa di novanta chilometri per proteggere a sud il territorio tra i fiumi.

76:1.4 (847.6) Dopo l’installazione nel nuovo Eden divenne necessario adottare metodi di vita rudimentali; sembrava veramente che la terra fosse stata maledetta. La natura stava nuovamente seguendo il suo corso. Ora gli Adamiti erano costretti a ricavare a stento di che vivere da un terreno non coltivato e ad affrontare le realtà della vita di fronte alle ostilità e alle incompatibilità naturali dell’esistenza umana. Essi avevano trovato il primo giardino parzialmente preparato per loro, ma il secondo doveva essere creato con il lavoro delle loro stesse mani e con il “sudore della loro fronte”.

2. Caino ed Abele

76:2.1 (848.1) Meno di due anni dopo la nascita di Caino, nacque Abele, il primo figlio di Adamo ed Eva a nascere nel secondo giardino. Quando Abele ebbe dodici anni, decise di fare il pastore; Caino aveva scelto l’agricoltura.

76:2.2 (848.2) Ora, in questi tempi, era costume offrire al clero le cose di cui si disponeva. I pastori portavano animali delle loro greggi, i contadini frutti dei campi; ed in conformità con questa usanza Caino ed Abele facevano anch’essi delle offerte periodiche ai sacerdoti. I due giovani avevano discusso molte volte sui rispettivi pregi dei loro mestieri, e Abele non tardò a notare che erano preferiti i suoi sacrifici di animali. Invano Caino fece appello alle tradizioni del primo Eden, all’antica preferenza per i frutti dei campi. Ma Abele non volle ammetterlo e si burlò di suo fratello maggiore frustrato.

76:2.3 (848.3) Ai tempi del primo Eden, Adamo aveva veramente cercato di scoraggiare le offerte di animali sacrificali, per cui Caino aveva un precedente legittimo per le sue asserzioni. Era tuttavia difficile organizzare la vita religiosa del secondo Eden. Adamo era preso da mille e uno dettagli associati ai lavori di costruzione, di difesa e per l’agricoltura. Essendo molto depresso spiritualmente, egli affidò l’organizzazione del culto e dell’educazione a quei collaboratori di stirpe nodita che avevano già svolto queste funzioni nel primo giardino. Ed in un periodo pur così breve i sacerdoti noditi che officiavano cominciarono a ritornare ai criteri e alle regole dei tempi preadamici.

76:2.4 (848.4) I due giovani non erano mai andati d’accordo, e questa faccenda dei sacrifici contribuì ulteriormente ad accrescere l’odio tra di loro. Abele sapeva di essere il figlio di Adamo ed Eva e non perdeva occasione di ricordare a Caino che Adamo non era suo padre. Caino non era di pura razza viola poiché suo padre apparteneva alla razza nodita incrociata successivamente con gli uomini blu e rossi e con la stirpe andonica aborigena. E tutto ciò, unito alla sua naturale eredità bellicosa, portò Caino a nutrire un odio sempre maggiore per suo fratello più giovane.

76:2.5 (848.5) I giovani avevano rispettivamente diciotto e vent’anni quando la tensione tra di loro fu definitivamente risolta il giorno in cui i dileggi di Abele infuriarono talmente il suo bellicoso fratello che Caino si scagliò con collera su di lui e lo uccise.

76:2.6 (848.6) L’analisi della condotta di Abele conferma il valore dell’ambiente e dell’educazione come fattori di sviluppo del carattere. Abele aveva un’eredità ideale, e l’eredità è la base di ogni carattere; ma l’influenza di un ambiente inferiore neutralizzò praticamente questa splendida eredità. Abele, specialmente durante i suoi primi anni, fu grandemente influenzato dal suo ambiente sfavorevole. Egli sarebbe divenuto una persona completamente differente se fosse vissuto fino all’età di venticinque o trent’anni; la sua superba eredità sarebbe allora emersa. Mentre un ambiente buono non può contribuire molto a vincere realmente i difetti di carattere di un’eredità mediocre, un ambiente cattivo può danneggiare molto efficacemente un’eccellente eredità, almeno durante i primi anni di vita. Un buon ambiente sociale e un’educazione adeguata sono il terreno e l’atmosfera indispensabili per ottenere il meglio di una buona eredità.

76:2.7 (849.1) I genitori di Abele seppero della sua morte quando i suoi cani riportarono a casa le greggi senza il loro padrone. Per Adamo ed Eva, Caino stava diventando rapidamente il sinistro ricordo della loro follia, ed essi lo incoraggiarono nella sua decisione di lasciare il giardino.

76:2.8 (849.2) La vita di Caino in Mesopotamia non era stata proprio felice perché egli rappresentava in modo particolarmente simbolico l’errore. Non era tanto che i suoi associati fossero cattivi con lui, ma si rendeva conto del loro subconscio risentimento per la sua presenza. Ma Caino sapeva che, giacché non portava il marchio tribale, sarebbe stato ucciso dai primi uomini delle tribù vicine che l’avessero incontrato. La paura ed un certo rimorso lo portarono a pentirsi. Caino non era mai stato abitato da un Aggiustatore, aveva sempre sfidato la disciplina familiare e disdegnato la religione di suo padre. Ma ora andò da Eva, sua madre, e chiese aiuto e guida spirituali, e poiché cercò sinceramente l’assistenza divina, un Aggiustatore venne ad abitare in lui. E questo Aggiustatore, che dimorava all’interno ma guardava all’esterno, diede a Caino un netto vantaggio di superiorità che lo distinse dalla tribù di Adamo assai timorosa.

76:2.9 (849.3) Così Caino partì per il paese di Nod, ad est del secondo Eden. Egli divenne un grande capo di uno dei gruppi del popolo di suo padre e compì in una certa misura le predizioni di Serapatatia, perché favorì la pace tra il suo gruppo di Noditi e gli Adamiti per tutta la sua vita. Caino sposò Remona, sua lontana cugina, ed il loro primo figlio, Enoch, divenne il capo dei Noditi Elamiti. E per centinaia di anni gli Elamiti e gli Adamiti continuarono a vivere in pace.

3. La vita in Mesopotamia

76:3.1 (849.4) Via via che il tempo passava nel secondo giardino, le conseguenze dell’inadempienza divenivano sempre più evidenti. Ad Adamo ed Eva mancavano molto la loro antica dimora di bellezza e di tranquillità come pure i loro figli che erano stati deportati su Edentia. Era veramente patetico osservare questa splendida coppia ridotta allo status dell’umanità comune del regno; ma essi sopportavano la loro condizione degradata con grazia e coraggio.

76:3.2 (849.5) Adamo trascorreva saggiamente la maggior parte del suo tempo ad insegnare ai suoi figli ed ai suoi associati l’amministrazione civile, i metodi educativi e le pratiche religiose. Se non fosse stato per questa previdenza, alla sua morte si sarebbe scatenato un pandemonio. Infatti, la morte di Adamo portò pochi cambiamenti nella condotta degli affari del suo popolo. Ma molto tempo prima della loro scomparsa, Adamo ed Eva avevano riconosciuto che i loro figli ed i loro seguaci avevano gradualmente imparato a dimenticare i tempi della loro gloria in Eden. E fu un bene per la maggior parte dei loro seguaci dimenticare la grandezza di Eden; ebbero così minori possibilità di essere eccessivamente scontenti del loro ambiente meno favorevole.

76:3.3 (849.6) I capi civili degli Adamiti discendevano ereditariamente dai figli del primo giardino. Il primo figlio di Adamo, Adamson (Adam ben Adam), fondò un centro secondario della razza viola a nord del secondo Eden. Il secondo figlio di Adamo, Eveson, divenne un eccellente capo ed amministratore; egli fu il grande collaboratore di suo padre. Eveson non visse a lungo quanto Adamo, e suo figlio primogenito, Jansad, divenne il successore di Adamo alla testa delle tribù adamite.

76:3.4 (849.7) I capi religiosi, o clero, ebbero inizio con Set, il maggiore dei figli sopravviventi di Adamo ed Eva nati nel secondo giardino. Egli nacque centoventinove anni dopo l’arrivo di Adamo su Urantia. Set si dedicò interamente all’opera di miglioramento della condizione spirituale del popolo di suo padre, divenendo il capo del nuovo clero del secondo giardino. Suo figlio, Enos, fondò il nuovo ordine di culto, e suo nipote, Kenan, istituì il servizio missionario esterno per le tribù circostanti, vicine e lontane.

76:3.5 (850.1) Il clero setita s’impegnò in un triplice compito che abbracciava la religione, la salute e l’educazione. Ai sacerdoti di quest’ordine s’insegnava ad officiare nelle cerimonie religiose, a servire come medici ed ispettori sanitari e ad operare come insegnanti nelle scuole del giardino.

76:3.6 (850.2) La carovana di Adamo aveva trasportato i semi ed i bulbi di centinaia di piante e di cereali del primo giardino fino alla terra situata tra i fiumi; essi avevano portato anche vaste mandrie ed alcuni esemplari di tutti gli animali domestici. A causa di ciò avevano grandi vantaggi sulle tribù circostanti. Essi godevano di numerosi benefici della cultura precedente del Giardino originario.

76:3.7 (850.3) Fino al momento di lasciare il primo giardino, Adamo e la sua famiglia si erano sempre cibati di frutti, di cereali e di noci. Sulla strada verso la Mesopotamia essi avevano mangiato per la prima volta erbe e legumi. La consumazione di carne fu introdotta ben presto nel secondo giardino, ma Adamo ed Eva non mangiarono mai carne come parte della loro dieta regolare. E nemmeno Adamson, Eveson e gli altri figli della prima generazione del primo giardino divennero mangiatori di carne.

76:3.8 (850.4) Gli Adamiti erano considerevolmente superiori alle popolazioni circostanti per realizzazione culturale e sviluppo intellettuale. Essi concepirono il terzo alfabeto e posero in altri modi le fondamenta di molte attività che furono le precorritrici dell’arte, della scienza e della letteratura moderne. Qui, nelle terre tra il Tigri e l’Eufrate, essi conservarono le arti della scrittura, della lavorazione dei metalli, della ceramica e della tessitura, ed elaborarono un tipo di architettura che non fu superato per migliaia di anni.

76:3.9 (850.5) La vita di famiglia delle popolazioni viola era ideale per il loro tempo e la loro era. I figli erano sottoposti a corsi di formazione per l’agricoltura, l’artigianato e l’allevamento di animali, oppure venivano istruiti per svolgere il triplice incarico di un Setita: essere sacerdote, medico ed insegnante.

76:3.10 (850.6) Quando pensate al clero setita, non confondete quei ben intenzionati e nobili insegnanti di salute e di religione, quei veri maestri, con il clero degradato e commerciale delle tribù successive e delle nazioni circostanti. I loro concetti religiosi della Deità e dell’universo erano elevati e più o meno esatti; le loro regole igieniche erano eccellenti per quel tempo, ed i loro metodi di educazione non sono mai stati superati da allora.

4. La razza viola

76:4.1 (850.7) Adamo ed Eva furono i fondatori della razza viola, la nona razza umana apparsa su Urantia. Adamo e la sua discendenza avevano occhi blu, e la popolazione viola era caratterizzata da carnagione chiara e da capelli di colore chiaro — gialli, rossi e castani.

76:4.2 (850.8) Eva non soffriva nel partorire; e così le donne delle razze evoluzionarie primitive. Solo le razze miste originate dall’unione dell’uomo evoluzionario con i Noditi e più tardi con gli Adamiti soffrirono i forti dolori del parto.

76:4.3 (851.1) Adamo ed Eva, come i loro simili su Jerusem, traevano la loro energia da una doppia nutrizione, sostentandosi sia con cibo che con luce integrati da certe energie superfisiche non rivelate su Urantia. I loro discendenti urantiani non ereditarono la facoltà dei genitori di assorbimento dell’energia e di circolazione della luce. Avevano una sola circolazione, il tipo umano di mantenimento a mezzo del sangue. Essi erano segnatamente mortali seppure con una lunga durata di vita, benché ad ogni generazione successiva la longevità gravitasse verso la norma umana.

76:4.4 (851.2) Adamo ed Eva e la loro prima generazione di figli non utilizzarono la carne di animali come cibo. Essi si sostentavano esclusivamente con “i frutti degli alberi”. Dopo la prima generazione tutti i discendenti di Adamo cominciarono a cibarsi di prodotti caseari, ma molti di loro continuarono a seguire un regime privo di carne. Anche molte delle tribù meridionali con le quali si unirono successivamente non mangiavano carne. Più tardi queste tribù vegetariane emigrarono per la maggior parte verso est e sopravvissero come sono ora mescolate ai popoli dell’India.

76:4.5 (851.3) La vista fisica e spirituale di Adamo ed Eva erano di gran lunga superiori a quelle dei popoli odierni. I loro sensi speciali erano molto più acuti, ed essi erano in grado di vedere gli intermedi e le schiere angeliche, i Melchizedek e il decaduto Principe Caligastia, che venne parecchie volte a conferire con il suo nobile successore. Essi conservarono la capacità di vedere questi esseri celesti per più di cento anni dopo la loro mancanza. Questi sensi speciali non erano presenti in modo così acuto nei loro figli ed ebbero tendenza a diminuire ad ogni generazione successiva.

76:4.6 (851.4) I figli adamici erano generalmente abitati da un Aggiustatore poiché possedevano tutti un’indubbia capacità di sopravvivenza. Questi discendenti superiori non erano così soggetti alla paura quanto i figli evoluzionari. Un tale grado di paura persiste nelle razze odierne di Urantia perché i vostri antenati hanno ricevuto così poco plasma vitale di Adamo, a causa dell’immediato fallimento dei piani per l’elevazione fisica razziale.

76:4.7 (851.5) Le cellule del corpo dei Figli Materiali e della loro progenie sono molto più resistenti alle malattie di quelle degli esseri evoluzionari nativi del pianeta. Le cellule del corpo delle razze native sono affini agli organismi viventi microscopici ed ultramicroscopici del regno che generano le malattie. Questi fatti spiegano perché i popoli di Urantia devono fare tanti sforzi nella ricerca scientifica per opporsi a così tanti disturbi fisici. Voi sareste molto più resistenti alle malattie se le vostre razze portassero più linfa vitale adamica.

76:4.8 (851.6) Dopo essersi stabilito nel secondo giardino sull’Eufrate, Adamo decise di lasciare dietro di sé quanto più possibile del suo plasma vitale perché ne beneficiasse il mondo dopo la sua morte. Di conseguenza Eva fu messa a capo di una commissione di dodici persone per il miglioramento della razza, e prima della morte di Adamo questa commissione aveva selezionato 1.682 donne del tipo più evoluto di Urantia, e queste donne furono fecondate con il plasma vitale adamico. I loro figli raggiunsero tutti l’età adulta, salvo 112, cosicché il mondo beneficiò in tal modo di un supplemento di 1.570 uomini e donne superiori. Anche se queste candidate alla maternità furono selezionate tra tutte le tribù circostanti e rappresentavano la maggior parte delle razze della terra, furono scelte in maggioranza dalle stirpi superiori dei Noditi, e costituirono gli inizi della potente razza Andita. Questi figli nacquero e furono allevati nelle tribù circostanti delle loro rispettive madri.

5. La morte di Adamo ed Eva

76:5.1 (851.7) Non molto tempo dopo la costruzione del secondo Eden, Adamo ed Eva furono debitamente informati che il loro pentimento era bene accetto, e che pur essendo destinati a subire la sorte dei mortali del loro mondo, sarebbero certamente divenuti candidati all’ammissione nei ranghi dei sopravviventi addormentati di Urantia. Essi credettero pienamente a questo vangelo di risurrezione e di riabilitazione che i Melchizedek avevano annunciato loro in modo così toccante. La loro trasgressione era stata un errore di giudizio e non un peccato di ribellione cosciente e deliberato.

76:5.2 (852.1) Adamo ed Eva, come cittadini di Jerusem, non avevano Aggiustatori di Pensiero, né furono abitati da Aggiustatori quando operarono su Urantia nel primo giardino. Ma poco dopo la loro riduzione allo status mortale essi divennero coscienti di una nuova presenza in loro e percepirono che lo status umano, unito ad un sincero pentimento, aveva reso possibile a degli Aggiustatori di dimorare in loro. Fu questa consapevolezza di essere abitati da un Aggiustatore che incoraggiò grandemente Adamo ed Eva per tutto il resto della loro vita. Essi sapevano di aver fallito come Figli Materiali di Satania, ma sapevano anche che la carriera del Paradiso era ancora aperta per loro come figli ascendenti dell’universo.

76:5.3 (852.2) Adamo sapeva della risurrezione dispensazionale che avvenne simultaneamente al suo arrivo sul pianeta, e credeva che lui e la sua compagna sarebbero stati probabilmente ripersonalizzati in connessione con l’arrivo dell’ordine di filiazione successivo. Egli non sapeva che Micael, il sovrano di questo universo, sarebbe apparso così presto su Urantia; si aspettava che il prossimo Figlio ad arrivare sarebbe stato dell’ordine degli Avonal. Anche così, fu sempre un conforto per Adamo ed Eva meditare l’unico messaggio personale che ricevettero da Micael, benché fosse per loro qualcosa di difficile da comprendere. Questo messaggio, tra altre espressioni di amicizia e d’incoraggiamento, diceva: “Ho preso in considerazione le circostanze della vostra mancanza; mi sono ricordato il desiderio del vostro cuore di essere sempre fedeli alla volontà di mio Padre, e voi sarete chiamati dall’abbraccio del sonno mortale quando verrò io su Urantia, se i Figli subordinati del mio regno non vi manderanno a prendere prima di quel tempo.”

76:5.4 (852.3) Questo fu un grande mistero per Adamo ed Eva. Essi riuscivano a comprendere in questo messaggio la velata promessa di una possibile risurrezione speciale, ed una tale possibilità li rincuorò grandemente, ma non riuscivano a capire il significato della dichiarazione che avrebbero potuto riposare fino al momento di una risurrezione associata all’apparizione personale di Micael su Urantia. Così la coppia edenica proclamò sempre che sarebbe venuto un giorno un Figlio di Dio, e comunicarono ai loro cari la credenza, o almeno l’ardente speranza, che il mondo dei loro errori e delle loro sventure sarebbe forse stato il regno in cui il sovrano di questo universo avrebbe potuto decidere di agire come Figlio Paradisiaco autoconferito. Sembrava troppo bello per essere vero, ma Adamo conservò l’idea che l’Urantia lacerata dalle contese avrebbe potuto, dopo tutto, diventare il mondo più fortunato del sistema di Satania ed il pianeta più invidiato di tutto Nebadon.

76:5.5 (852.4) Adamo visse 530 anni; egli morì di quella che si potrebbe chiamare vecchiaia. Il suo meccanismo fisico semplicemente si logorò; il processo di disintegrazione prevalse gradualmente sul processo di ricupero, e sopraggiunse l’inevitabile fine. Eva era morta diciannove anni prima per debolezza cardiaca. Essi furono entrambi sepolti al centro del tempio di servizio divino che era stato costruito secondo i loro piani subito dopo che le mura della colonia erano state completate. E questa fu l’origine del costume di seppellire illustri e pii uomini e donne sotto il pavimento dei luoghi di culto.

76:5.6 (852.5) Il governo supermateriale di Urantia proseguì sotto la direzione dei Melchizedek, ma il contatto fisico diretto con le razze evoluzionarie era stato interrotto. Dai lontani giorni dell’arrivo del gruppo corporale del Principe Planetario, passando per i tempi di Van e di Amadon, fino all’arrivo di Adamo ed Eva, dei rappresentanti fisici del governo dell’universo avevano sempre stazionato sul pianeta. Ma con l’inadempienza adamica questo regime, estendentesi su un periodo di oltre 450.000 anni, ebbe termine. Nelle sfere spirituali, degli aiuti angelici continuarono a lottare assieme agli Aggiustatori di Pensiero, lavorando tutti eroicamente per la salvezza degli individui. Ma nessun piano completo e di vasta portata per il benessere del mondo fu promulgato per i mortali della terra fino all’arrivo di Machiventa Melchizedek, ai tempi di Abramo, il quale, con il potere, la pazienza e l’autorità di un Figlio di Dio, pose le fondamenta per un’ulteriore elevazione e riabilitazione spirituale dello sfortunato Urantia.

76:5.7 (853.1) La sfortuna non è stata, tuttavia, l’unica sorte di Urantia; questo pianeta è stato anche il più fortunato dell’universo locale di Nebadon. Gli Urantiani dovrebbero considerare tutto di guadagnato se gli sbagli dei loro antenati e gli errori dei primi capi del loro mondo hanno spinto il pianeta in un tale stato disperato di confusione, ancor più sconvolto dal male e dal peccato, che questo stesso scenario di tenebre interessò Micael di Nebadon al punto da scegliere questo mondo come arena in cui rivelare la personalità amorevole del Padre celeste. Ciò non avvenne perché Urantia aveva bisogno di un Figlio Creatore che rimettesse in ordine i suoi affari aggrovigliati, ma piuttosto perché il male ed il peccato su Urantia offrivano al Figlio Creatore l’ambiente più stupefacente per rivelare l’amore, la misericordia e la pazienza incomparabili del Padre del Paradiso.

6. La sopravvivenza di Adamo ed Eva

76:6.1 (853.2) Adamo ed Eva entrarono nel riposo mortale con una fede salda nelle promesse fatte loro dai Melchizedek che si sarebbero risvegliati un giorno dal sonno della morte per riprendere a vivere sui mondi delle dimore, mondi che erano per loro così familiari prima della loro missione nella carne materiale della razza viola su Urantia.

76:6.2 (853.3) Essi non rimasero a lungo nell’oblio del sonno incosciente dei mortali del regno. Il terzo giorno dopo la morte di Adamo, il secondo dopo la sua reverente sepoltura, gli ordini di Lanaforge che prescrivevano l’appello nominale speciale dei sopravviventi più eminenti dell’errore adamico su Urantia, confermati dagli Altissimi di Edentia in funzione e ratificati dall’Unione dei Giorni di Salvington, attuati da parte di Micael, furono rimessi a Gabriele. Ed in conformità a questo ordine di risurrezione speciale, numero ventisei della serie di Urantia, Adamo ed Eva furono ripersonalizzati e ricostituiti nelle sale di risurrezione dei mondi delle dimore di Satania assieme a 1.316 loro associati nell’esperienza del primo giardino. Molte altre anime leali erano già state trasferite al momento dell’arrivo di Adamo su Urantia, che fu accompagnato da un giudizio dispensazionale dei sopravviventi addormentati e degli ascendenti viventi qualificati.

76:6.3 (853.4) Adamo ed Eva passarono rapidamente per i mondi d’ascensione progressiva fino a raggiungere la cittadinanza di Jerusem, e ridivennero residenti del loro pianeta d’origine, ma questa volta come membri di un ordine differente di personalità dell’universo. Essi avevano lasciato Jerusem come cittadini permanenti — Figli di Dio; vi ritornavano come cittadini ascendenti — figli dell’uomo. Essi furono immediatamente assegnati al servizio di Urantia sulla capitale del sistema, e furono nominati più tardi membri del consiglio dei ventiquattro che costituisce attualmente il corpo di controllo consultivo di Urantia.

76:6.4 (854.1) Così termina la storia dell’Adamo e dell’Eva Planetari di Urantia, una storia di prove, di tragedia e di trionfo, almeno di trionfo personale per il vostro Figlio e la vostra Figlia Materiali bene intenzionati ma tratti in inganno; e alla fine sarà indubbiamente anche una storia di trionfo ultimo per il loro mondo ed i suoi abitanti scossi dalla ribellione e tormentati dal male. Tutto sommato Adamo ed Eva hanno portato un potente contributo al rapido sviluppo della civiltà ed hanno accelerato il progresso biologico della razza umana. Essi hanno lasciato sulla terra una grande cultura, ma non è stato possibile per una tale civiltà avanzata sopravvivere di fronte alla diluizione prematura e al naufragio finale dell’eredità adamica. È il popolo che crea una civiltà; la civiltà non crea il popolo.

76:6.5 (854.2) [Presentato da Solonia, la serafica “voce nel Giardino”.]

Fascicolo 77 - Le creature intermedie

Il Libro di Urantia

Fascicolo 77

Le creature intermedie

77:0.1 (855.1) LA MAGGIOR parte dei mondi abitati di Nebadon ospita uno o più gruppi di esseri straordinari che esistono su un livello di funzionamento vitale situato circa a metà strada tra quello dei mortali dei regni e quello degli ordini angelici; per questo sono chiamati creature intermedie. Essi sembrano essere un accidente del tempo, ma sono così diffusi e sono aiuti così preziosi che noi li abbiamo accettati da lungo tempo come uno degli ordini essenziali del nostro ministero planetario congiunto.

77:0.2 (855.2) Su Urantia operano due ordini distinti d’intermedi: il corpo primario o anziano, che venne all’esistenza nei giorni lontani di Dalamatia, ed il gruppo secondario o più giovane, la cui origine data dai tempi di Adamo.

1. Gli intermedi primari

77:1.1 (855.3) Gli intermedi primari hanno la loro genesi in un’interassociazione unica del materiale e dello spirituale su Urantia. Noi sappiamo dell’esistenza di creature simili su altri mondi ed in altri sistemi, ma esse sono state originate mediante tecniche differenti.

77:1.2 (855.4) È sempre bene tenere a mente che i conferimenti in successione dei Figli di Dio ad un pianeta in evoluzione producono cambiamenti notevoli nell’economia spirituale del regno e modificano talvolta l’attività d’interassociazione delle agenzie spirituali e materiali su un pianeta al punto da creare situazioni veramente difficili da comprendere. Lo status dei cento membri corporali del personale del Principe Caligastia illustra proprio una tale interassociazione straordinaria. Come cittadini morontiali ascendenti di Jerusem essi erano creature supermateriali senza prerogative di riproduzione; come ministri planetari discendenti di Urantia essi erano creature materiali sessuate capaci di procreare una discendenza materiale (come alcuni di loro fecero più tardi). Quello che non riusciamo a spiegare in modo soddisfacente è come questi cento membri hanno potuto svolgere il ruolo di genitori su un livello supermateriale, ma questo è esattamente ciò che avvenne. Un rapporto supermateriale (non sessuale) tra un membro maschile ed uno femminile del gruppo corporale si tradusse nell’apparizione del primogenito degli intermedi primari.

77:1.3 (855.5) Ci si accorse immediatamente che una creatura di quest’ordine, a metà strada tra il livello mortale e quello angelico, sarebbe stata di grande aiuto occupandosi degli affari del quartier generale del Principe, e di conseguenza ogni coppia del gruppo corporale fu autorizzata ad originare un essere simile. Questo sforzo ebbe come risultato il primo gruppo di cinquanta creature intermedie.

77:1.4 (855.6) Dopo aver osservato per un anno il lavoro di questo gruppo straordinario, il Principe Planetario autorizzò la riproduzione d’intermedi senza restrizioni. Questo piano fu proseguito fintanto che sussisté il potere di procreare, e fu così portato all’esistenza il corpo originario di 50.000 intermedi.

77:1.5 (856.1) Tra la produzione di ciascun intermedio intercorreva un periodo di sei mesi, e quando mille di questi esseri furono nati da ogni coppia, non ne nacquero più. E non c’è alcuna spiegazione valida al perché questo potere si esaurì all’apparizione del millesimo discendente. Nessun tentativo successivo diede mai un qualche risultato se non fallimenti.

77:1.6 (856.2) Queste creature costituirono il corpo d’informazione dell’amministrazione del Principe. Esse si sparsero ovunque, studiando ed osservando le razze del mondo e rendendo altri servizi inestimabili al Principe ed al suo gruppo nel lavoro d’influenzare le comunità umane lontane dal quartier generale planetario.

77:1.7 (856.3) Questo regime perdurò fino ai tragici giorni della ribellione planetaria, che irretì poco più di quattro quinti degli intermedi primari. Il corpo leale entrò al servizio degli amministratori fiduciari Melchizedek, operando sotto il comando nominale di Van fino ai giorni di Adamo.

2. La razza nodita

77:2.1 (856.4) Mentre questa è la narrazione dell’origine, della natura e della funzione delle creature intermedie di Urantia, la parentela tra i due ordini — primario e secondario — rende necessario interrompere a questo punto la storia degli intermedi primari al fine di seguire la linea di discendenza dei membri ribelli del personale corporale del Principe Caligastia dai giorni della ribellione planetaria fino ai tempi di Adamo. Fu questa linea ereditaria che, nei primi tempi del secondo giardino, fornì la metà degli antenati dell’ordine secondario di creature intermedie.

77:2.2 (856.5) I membri fisici del personale del Principe erano stati costituiti come creature sessuate affinché partecipassero al piano di procreazione di una discendenza incorporante le qualità congiunte del loro ordine speciale unite a quelle delle stirpi selezionate delle tribù di Andon; e tutto ciò in vista dell’apparizione successiva di Adamo. I Portatori di Vita avevano programmato la nascita di un nuovo tipo di mortale inglobante l’unione dei discendenti congiunti del personale del Principe con la prima generazione di figli di Adamo e di Eva. Essi avevano dunque progettato un piano che prevedeva un nuovo ordine di creature planetarie che speravano sarebbero divenute i capi e gli istruttori della società umana. Tali esseri erano destinati alla sovranità sociale, non alla sovranità civile. Ma poiché questo progetto fallì quasi completamente, non sapremo mai di quale aristocrazia di dirigenti benevoli e di quale cultura incomparabile sia stato privato Urantia. Perché quando i membri del gruppo corporale si riprodussero più tardi, fu successivamente alla ribellione e dopo che erano stati privati del loro collegamento con le correnti di vita del sistema.

77:2.3 (856.6) L’era posteriore alla ribellione su Urantia vide prodursi molti avvenimenti insoliti. Una grande civiltà — la cultura di Dalamatia — si stava sfasciando. “I Nephilim (Noditi) erano sulla terra in quei giorni, e quando questi figli degli dei si congiunsero con le figlie degli uomini ed esse partorirono, i loro figli furono i ‘potenti uomini di un tempo’, gli ‘uomini di rinomanza.’” Pur non essendo proprio “figli degli dei”, i membri del personale ed i loro primi discendenti erano considerati tali dai mortali evoluzionari di quei tempi lontani; anche la loro statura fu magnificata dalla tradizione. Questa dunque è l’origine del racconto popolare pressoché universale degli dei che discesero sulla terra e diedero origine con le figlie degli uomini ad un’antica razza di eroi. Tutta questa leggenda divenne ancor più confusa con le mescolanze razziali degli Adamiti apparsi più tardi nel secondo giardino.

77:2.4 (857.1) Poiché i cento membri corporali del gruppo del Principe portavano il plasma germinativo delle stirpi umane andoniche, ci si sarebbe naturalmente aspettato che, se s’impegnavano nella riproduzione sessuale, la loro progenie assomigliasse totalmente a quella di altri genitori andoniti. Ma quando i sessanta ribelli del personale, i seguaci di Nod, s’impegnarono effettivamente nella riproduzione sessuale, i loro figli si rivelarono molto superiori in quasi tutti gli aspetti sia alle popolazioni andonite che a quelle sangik. Questa superiorità inattesa caratterizzava non solo le qualità fisiche ed intellettuali ma anche le capacità spirituali.

77:2.5 (857.2) Questi caratteri mutanti apparsi nella prima generazione nodita risultavano da certi cambiamenti che erano stati operati nella configurazione e nei costituenti chimici dei fattori ereditari del plasma germinativo andonico. Questi cambiamenti furono causati dalla presenza, nei corpi dei membri del personale, dei potenti circuiti di mantenimento della vita del sistema di Satania. Questi circuiti vitali portarono i cromosomi del modello speciale di Urantia a riorganizzarsi principalmente secondo i modelli della specializzazione standardizzata per Satania della manifestazione della vita fissata per Nebadon. La tecnica di questa metamorfosi del plasma germinativo mediante l’azione delle correnti vitali sistemiche non è dissimile dai procedimenti con i quali gli scienziati di Urantia modificano il plasma germinativo delle piante e degli animali con l’impiego di raggi X.

77:2.6 (857.3) È in tal modo che i popoli noditi ebbero origine da certe modificazioni particolari ed inattese prodottesi nel plasma vitale che era stato trasferito dai corpi dei contributori andoniti a quelli dei membri del gruppo corporale dai chirurghi di Avalon.

77:2.7 (857.4) Ricordiamoci che i cento Andoniti che avevano fornito il plasma germinativo furono a loro volta dotati del complemento organico dell’albero della vita, cosicché le correnti vitali di Satania pervasero anche i loro corpi. I quarantaquattro Andoniti modificati che seguirono il personale nella ribellione si congiunsero inoltre tra di loro e portarono un grande contributo alle stirpi migliori del popolo nodita.

77:2.8 (857.5) Questi due gruppi, comprendenti 104 individui che portavano il plasma germinativo andonita modificato, costituiscono gli antenati dei Noditi, l’ottava razza apparsa su Urantia. Questa nuova caratteristica della vita umana su Urantia rappresenta un’altra fase dell’esecuzione del piano originale consistente nell’utilizzare questo pianeta come mondo modificatore della vita, salvo che questo era uno degli sviluppi non previsti.

77:2.9 (857.6) I Noditi di sangue puro erano una razza magnifica, ma si mescolarono gradualmente con i popoli evoluzionari della terra, in modo che non tardò a prodursi un grande deterioramento. Diecimila anni dopo la ribellione essi erano regrediti al punto che la durata media della loro vita era di poco superiore a quella delle razze evoluzionarie.

77:2.10 (857.7) Quando gli archeologi portano alla luce le tavolette d’argilla che raccontano la storia dei successivi discendenti dei Noditi, i Sumeri, scoprono liste di re sumeri che risalgono a parecchie migliaia di anni; e via via che questi archivi risalgono nel passato, i regni dei singoli re si allungano da circa venticinque o trent’anni fino a centocinquant’anni e più. L’allungamento dei regni di questi antichi re significa che alcuni dei primi capi noditi (discendenti diretti del personale del Principe) vivevano più a lungo dei loro successori e denotano anche lo sforzo di far risalire le dinastie fino ai tempi di Dalamatia.

77:2.11 (857.8) Le indicazioni della longevità di questi individui sono dovute anche alla confusione tra mesi ed anni come periodi di tempo. Si può osservare la stessa cosa nella genealogia biblica di Abramo e nei primi archivi dei Cinesi. La confusione tra il mese, o periodo di tempo di ventotto giorni, e l’anno introdotto più tardi di oltre trecentocinquanta giorni, è responsabile delle tradizioni di queste lunghe vite umane. È citato il caso di un uomo vissuto più di novecento “anni”. Questo periodo rappresenta non più di settant’anni, e tali durate di vita furono considerate per ere come molto lunghe, “tre ventine di anni più dieci” come fu designato più tardi un tale periodo di vita.

77:2.12 (858.1) Il calcolo del tempo in mesi di ventotto giorni persisté fino a molto dopo l’epoca di Adamo. Ma quando gli Egiziani intrapresero a riformare il calendario, circa settemila anni or sono, lo fecero con grande precisione, introducendo l’anno di 365 giorni.

3. La Torre di Babele

77:3.1 (858.2) Dopo la sommersione di Dalamatia, i Noditi si diressero verso nord e verso est, fondando subito la nuova città di Dilmun come loro quartier generale razziale e culturale. E circa cinquantamila anni dopo la morte di Nod, quando i discendenti del personale del Principe divennero troppo numerosi per trovare sostentamento nelle terre immediatamente circostanti alla loro nuova città di Dilmun, e dopo che erano giunti a sposarsi con membri delle tribù andonite e sangik adiacenti ai loro confini, i loro capi compresero che bisognava fare qualcosa per preservare la loro unità razziale. Di conseguenza fu convocato un consiglio delle tribù, e dopo lunga discussione fu approvato il piano di Bablot, un discendente di Nod.

77:3.2 (858.3) Bablot proponeva di erigere un tempio pretenzioso di glorificazione razziale al centro del territorio allora occupato da loro. Questo tempio doveva avere una torre di cui il mondo non avesse mai visto l’uguale. Esso doveva essere un memoriale monumentale alla loro passata grandezza. C’erano molti che desideravano che questo monumento fosse eretto a Dilmun, ma altri sostenevano che una struttura così grande doveva essere posta a distanza di sicurezza dai pericoli del mare, ricordando le tradizioni dello sprofondamento della loro prima capitale, Dalamatia.

77:3.3 (858.4) Bablot prevedeva che le nuove costruzioni dovessero divenire il nucleo del futuro centro della cultura e della civiltà nodite. Il suo parere finì per prevalere e fu iniziata la costruzione in conformità ai suoi piani. La nuova città si sarebbe chiamata Bablot, come l’architetto e costruttore della torre. Questo luogo fu conosciuto più tardi come Bablod ed infine come Babele.

77:3.4 (858.5) Ma i Noditi erano ancora abbastanza divisi nei loro pareri circa i piani e gli scopi di questa impresa. E nemmeno i loro capi erano interamente d’accordo sui piani di costruzione e sull’utilizzazione degli edifici una volta completati. Dopo quattro anni e mezzo di lavoro sorse una grande disputa sull’obiettivo ed il motivo dell’erezione della torre. La controversia s’inasprì a tal punto che ogni lavoro fu sospeso. I portatori di viveri sparsero la notizia del dissenso, ed un gran numero di tribù cominciarono a radunarsi sul luogo della costruzione. Erano proposti tre punti di vista differenti sullo scopo di costruire la torre.

77:3.5 (858.6) 1. Il gruppo più numeroso, circa la metà, desiderava vedere costruita la torre come monumento commemorativo della storia e della superiorità razziale dei Noditi. Essi ritenevano che dovesse essere una grande ed imponente struttura atta a suscitare l’ammirazione di tutte le generazioni future.

77:3.6 (858.7) 2. La fazione successiva per numero desiderava che la torre fosse destinata a commemorare la cultura di Dilmun. Essi prevedevano che Bablot sarebbe divenuta un grande centro di commercio, d’arte e di manifattura.

77:3.7 (859.1) 3. Il contingente più piccolo e minoritario stimava che l’erezione della torre offrisse un’occasione per riparare la follia dei loro progenitori di aver partecipato alla ribellione di Caligastia. Essi sostenevano che la torre doveva essere consacrata all’adorazione del Padre di tutti, che il solo fine della nuova città doveva essere quello di prendere il posto di Dalamatia — di funzionare come centro culturale e religioso per i barbari circostanti.

77:3.8 (859.2) Il gruppo religioso fu immediatamente battuto ai voti. La maggioranza respinse la nozione che i loro antenati fossero stati colpevoli di ribellione; essi si risentivano per un tale marchio d’infamia razziale. Avendo eliminato uno dei tre punti di vista della disputa e non riuscendo gli altri due a mettersi d’accordo mediante dibattito, entrarono in guerra. I religiosi, i non combattenti, fuggirono verso sud a casa loro, mentre i loro compagni si batterono fino a quando furono quasi sterminati.

77:3.9 (859.3) Circa dodicimila anni fa fu fatto un secondo tentativo di erigere la torre di Babele. Le razze miste degli Anditi (Noditi e Adamiti) cominciarono a costruire un nuovo tempio sulle rovine della prima struttura, ma non vi furono sufficienti appoggi all’impresa; essa soccombette sotto il peso della propria presunzione. Questa regione fu a lungo conosciuta come il paese di Babele.

4. I centri di civiltà noditi

77:4.1 (859.4) La dispersione dei Noditi fu una conseguenza immediata del conflitto intestino riguardo alla torre di Babele. Questa guerra interna ridusse considerevolmente il numero dei Noditi più puri e fu responsabile sotto molti aspetti del loro fallimento nell’istituzione di una grande civiltà preadamica. A partire da questo periodo la cultura nodita declinò per più di centoventimila anni, fino a quando non fu rielevata dall’infusione adamica. Ma anche ai tempi di Adamo i Noditi erano ancora un popolo capace. Molti dei loro discendenti di sangue misto furono tra i costruttori del Giardino, e parecchi capitani del gruppo di Van erano Noditi. Alcune delle menti più qualificate che servivano nel personale di Adamo appartenevano a questa razza.

77:4.2 (859.5) Tre dei quattro grandi centri noditi furono stabiliti immediatamente dopo il conflitto di Bablot:

77:4.3 (859.6) 1. I Noditi occidentali o siriani. I superstiti del gruppo nazionalista, o dei favorevoli al memoriale razziale, si diressero verso nord, unendosi con gli Andoniti per fondare i successivi centri noditi a nordovest della Mesopotamia. Questo era il gruppo più numeroso di Noditi in corso di dispersione, ed essi contribuirono molto alla successiva apparizione della stirpe assira.

77:4.4 (859.7) 2. I Noditi orientali o elamiti. I sostenitori della cultura e del commercio emigrarono in gran numero verso est nell’Elam e si unirono con le tribù miste sangik. Gli Elamiti di trenta o quarantamila anni fa erano divenuti in larga parte di natura sangik, pur continuando a mantenere una civiltà superiore a quella dei barbari circostanti.

77:4.5 (859.8) Dopo la costruzione del secondo giardino era usanza alludere a questo insediamento nodita vicino come al “paese di Nod”. E durante il lungo periodo di pace relativa tra questo gruppo nodita e gli Adamiti, le due razze furono grandemente mescolate, perché divenne sempre più costume per i Figli di Dio (gli Adamiti) sposarsi con le figlie degli uomini (i Noditi).

77:4.6 (860.1) 3. I Noditi centrali o presumeri. Un piccolo gruppo alla foce dei fiumi Tigri ed Eufrate conservò maggiori elementi della sua integrità razziale. Essi persisterono per migliaia di anni e fornirono alla fine gli antenati noditi che si mescolarono con gli Adamiti per fondare i popoli sumeri dei tempi storici.

77:4.7 (860.2) E tutto ciò spiega come i Sumeri apparvero così improvvisamente e misteriosamente sulla scena d’azione in Mesopotamia. I ricercatori non riusciranno mai a trovare le tracce e a risalire agli inizi di queste tribù sumere, che avevano avuto origine duecentomila anni addietro dopo la sommersione di Dalamatia. Senza una traccia d’origine in nessun’altra parte del mondo, queste antiche tribù si profilarono improvvisamente all’orizzonte della civiltà con una cultura completa e superiore, comprendente templi, lavorazione dei metalli, agricoltura, allevamento di animali, arte della ceramica, tessitura, leggi commerciali, codici civili, cerimoniali religiosi ed un antico sistema di scrittura. All’inizio dell’era storica essi avevano perso da lungo tempo l’alfabeto di Dalamatia ed avevano adottato il sistema di scrittura particolare originato in Dilmun. La lingua sumera, anche se praticamente perduta per il mondo, non era semitica; essa aveva molto in comune con le cosiddette lingue ariane.

77:4.8 (860.3) I documenti dettagliati lasciati dai Sumeri descrivono il luogo di un notevole insediamento situato sul Golfo Persico vicino all’antica città di Dilmun. Gli Egiziani chiamavano questa città di antica gloria Dilmat, mentre i successivi Sumeri adamizzati confusero sia la prima che la seconda città nodita con Dalamatia e chiamarono tutte e tre Dilmun. Ed alcuni archeologi hanno già trovato le antiche tavolette d’argilla sumere che parlano di questo paradiso terrestre “dove gli Dei benedirono per la prima volta l’umanità con l’esempio di una vita civilizzata e colta”. Tali tavolette che descrivono Dilmun, il paradiso degli uomini e di Dio, riposano ora nel silenzio delle gallerie polverose di numerosi musei.

77:4.9 (860.4) I Sumeri conoscevano bene il primo ed il secondo Eden, ma nonostante il gran numero di matrimoni con gli Adamiti, continuarono a considerare gli abitanti del giardino del nord come una razza straniera. L’orgoglio dei Sumeri per la cultura nodita più antica li portava ad ignorare queste nuove prospettive di gloria a favore della grandiosità e delle tradizioni paradisiache della città di Dilmun.

77:4.10 (860.5) 4. I Noditi e gli Amadoniti del nord — i Vaniti. Questo gruppo era sorto prima del conflitto di Bablot. Questi Noditi più settentrionali erano i discendenti di coloro che avevano lasciato la guida di Nod e dei suoi successori per quella di Van e di Amadon.

77:4.11 (860.6) Alcuni dei primi associati di Van s’installarono in seguito vicino alle rive del lago che porta ancora il suo nome, e le loro tradizioni si svilupparono attorno a questa località. L’Ararat divenne la loro montagna sacra, e prese per i Vaniti successivi un significato molto analogo a quello che il Sinai aveva per gli Ebrei. Diecimila anni fa i Vaniti antenati degli Assiri insegnavano che la loro legge morale di sette comandamenti era stata data a Van dagli Dei sul Monte Ararat. Essi credevano fermamente che Van ed il suo associato Amadon fossero stati portati via vivi dal pianeta mentre erano in adorazione sulla montagna.

77:4.12 (860.7) Il Monte Ararat era la montagna sacra della Mesopotamia settentrionale, e poiché gran parte della vostra tradizione di questi tempi antichi fu acquisita in connessione con la storia babilonese del diluvio, non ci si deve sorprendere che il Monte Ararat e la sua regione siano stati inseriti nella successiva storia ebraica di Noè e del diluvio universale.

77:4.13 (860.8) Circa 35.000 anni a.C. Adamson visitò uno dei più orientali tra gli antichi insediamenti vaniti per fondarvi il suo centro di civiltà.

5. Adamson e Ratta

77:5.1 (861.1) Dopo aver delineato gli antecedenti noditi degli antenati degli intermedi secondari, questa narrazione deve ora prendere in considerazione la metà adamica dei loro antenati, perché gli intermedi secondari sono anche i nipoti di Adamson, il primogenito della razza viola di Urantia.

77:5.2 (861.2) Adamson era tra quel gruppo di figli di Adamo ed Eva che scelsero di rimanere sulla terra con i loro genitori. Ora questo figlio maggiore di Adamo aveva spesso ascoltato da Van e Amadon la storia del luogo in cui vivevano sugli altopiani del nord, e qualche tempo dopo la costruzione del secondo giardino decise di partire alla ricerca di questo paese dei sogni della sua gioventù.

77:5.3 (861.3) Adamson aveva allora 120 anni ed era stato il padre di trentadue figli di sangue puro nel primo giardino. Egli voleva restare con i suoi genitori ed aiutarli a costruire il secondo giardino, ma era profondamente turbato dalla perdita della sua compagna e dei loro figli, che avevano tutti scelto di andare su Edentia con gli altri figli adamici che scelsero di diventare pupilli degli Altissimi.

77:5.4 (861.4) Adamson non voleva abbandonare i suoi genitori su Urantia, non era incline a fuggire le avversità e i pericoli, ma trovò che l’ambiente del secondo giardino non lo soddisfava. Egli contribuì molto alle attività iniziali di difesa e di costruzione, ma decise di partire per il nord alla prima occasione. Ed anche se la sua partenza fu del tutto amichevole, Adamo ed Eva furono molto afflitti per la perdita del loro figlio maggiore, sapendo che andava in un mondo sconosciuto ed ostile dal quale temevano che non sarebbe più tornato.

77:5.5 (861.5) Un gruppo di ventisette compagni seguì Adamson verso il nord in cerca di questo popolo delle sue fantasie giovanili. In poco più di tre anni il gruppo di Adamson trovò effettivamente l’oggetto della sua avventura, e tra questa gente egli scoprì una meravigliosa e bella giovane di vent’anni, che asseriva di essere l’ultima discendente di sangue puro del personale del Principe. Questa donna, Ratta, disse che i suoi antenati discendevano tutti da due membri del personale decaduto del Principe. Essa era l’ultima della sua razza, non avendo né fratelli né sorelle viventi. Aveva quasi deciso di non sposarsi, si era quasi rassegnata a morire senza discendenza, ma s’innamorò del maestoso Adamson. E quando ebbe ascoltato la storia di Eden, come le predizioni di Van e di Amadon si erano effettivamente realizzate, e dopo aver sentito il racconto dell’errore del Giardino, essa non ebbe che un solo pensiero — sposare questo figlio ed erede di Adamo. E l’idea attecchì rapidamente in Adamson. Poco più di tre mesi dopo essi si sposarono.

77:5.6 (861.6) Adamson e Ratta ebbero una famiglia di sessantesette figli. Essi diedero origine ad una grande stirpe di capi del mondo, ma fecero qualcosa di più. Si deve tenere presente che entrambi questi esseri erano in realtà superumani. Ogni quarto figlio nato da loro era di un ordine straordinario. Era spesso invisibile. Nella storia del mondo non era mai avvenuta una cosa simile. Ratta ne fu profondamente turbata — divenne persino superstiziosa — ma Adamson conosceva bene l’esistenza degli intermedi primari e concluse che qualcosa di simile stava avvenendo davanti ai suoi occhi. Quando venne al mondo il secondo discendente dal comportamento strano egli decise di farli sposare, poiché uno era un maschio e l’altro una femmina, e questa è l’origine dell’ordine secondario degli intermedi. Nell’arco di cento anni, prima che questo fenomeno cessasse, ne furono portati all’esistenza quasi duemila.

77:5.7 (862.1) Adamson visse 396 anni. Egli ritornò molte volte a trovare suo padre e sua madre. Ogni sette anni lui e Ratta partivano verso sud per recarsi nel secondo giardino, e nel frattempo gli intermedi lo tenevano informato sulle condizioni del suo popolo. Durante la vita di Adamson essi svolsero un grande servizio costruendo un nuovo centro mondiale indipendente per la verità e la rettitudine.

77:5.8 (862.2) Durante tutta la loro lunga vita Adamson e Ratta ebbero così a loro disposizione questo corpo di aiutanti meravigliosi, che lavorarono con loro per aiutarli nella propagazione della verità avanzata e nella diffusione di livelli più elevati di vita spirituale, intellettuale e fisica. Ed i risultati di questo sforzo per migliorare il mondo non furono mai interamente cancellati dai regressi successivi.

77:5.9 (862.3) Gli Adamsoniti mantennero un’elevata cultura per quasi settemila anni a partire dai tempi di Adamson e Ratta. Più tardi si mescolarono con i vicini Noditi e Andoniti e furono anch’essi inclusi tra i “potenti uomini di un tempo”. Ed alcuni dei progressi di quell’epoca persisterono e divennero una parte latente del potenziale culturale che sbocciò più tardi nella civiltà europea.

77:5.10 (862.4) Questo centro di civiltà era situato nella regione ad est dell’estremità meridionale del Mar Caspio, vicino a Kopet Dagh. A non grande altezza sui contrafforti del Turkestan vi sono le vestigia di quello che fu un tempo il quartier generale adamsonita della razza viola. In questi luoghi montuosi, situati in una stretta ed antica cintura fertile ai piedi dei contrafforti della catena del Kopet, ebbero origine in vari periodi quattro culture diverse promosse rispettivamente da quattro gruppi differenti di discendenti adamsoniti. Fu il secondo di questi gruppi che emigrò verso ovest in Grecia e nelle isole del Mediterraneo. Il resto dei discendenti di Adamson emigrò verso nord e verso ovest per entrare in Europa con le razze miste dell’ultima ondata andita uscita dalla Mesopotamia, ed essi furono anche annoverati tra gli invasori anditi-ariani dell’India.

6. Gli intermedi secondari

77:6.1 (862.5) Mentre gli intermedi primari ebbero un’origine quasi superumana, quelli dell’ordine secondario sono i discendenti della pura razza adamica unita ad una discendenza umanizzata di antenati comuni a quelli del corpo primario.

77:6.2 (862.6) Tra i figli di Adamson ce ne furono esattamente sedici di questi progenitori peculiari degli intermedi secondari. Questi figli eccezionali erano equamente divisi quanto al sesso, ed ogni coppia poteva produrre un intermedio secondario ogni settanta giorni mediante una tecnica combinata di unione sessuale e non sessuale. Un tale fenomeno non era mai stato possibile sulla terra prima di quel tempo, né si è mai prodotto dopo di allora.

77:6.3 (862.7) Questi sedici figli vissero e morirono (eccezion fatta per le loro peculiarità) come dei mortali del regno, ma i loro discendenti energizzati elettricamente vivono indefinitamente, non essendo soggetti alle limitazioni della carne mortale.

77:6.4 (862.8) Ognuna delle otto coppie produsse alla fine 248 intermedi, ed in tal modo venne all’esistenza il corpo secondario originale di 1.984 membri. Vi sono otto sottogruppi d’intermedi secondari. Essi sono indicati come a-b-c il primo, il secondo, il terzo e così via. Poi ci sono d-e-f il primo, il secondo e così via.

77:6.5 (862.9) Dopo l’errore di Adamo gli intermedi primari ritornarono al servizio degli amministratori fiduciari Melchizedek, mentre il gruppo secondario rimase assegnato al centro di Adamson fino alla sua morte. Trentatré di questi intermedi secondari, i capi della loro organizzazione alla morte di Adamson, tentarono di portare l’intero ordine al servizio dei Melchizedek, effettuando in tal modo un collegamento con il corpo primario. Ma non essendo riusciti nel loro intento, essi abbandonarono i loro compagni e passarono in blocco al servizio degli amministratori fiduciari planetari.

77:6.6 (863.1) Dopo la morte di Adamson il resto degli intermedi secondari divenne un’influenza estranea, disorganizzata e indipendente su Urantia. Da quel momento e fino ai giorni di Machiventa Melchizedek essi condussero un’esistenza irregolare e disordinata. Essi furono parzialmente riportati sotto controllo da questo Melchizedek, ma furono ancora fonte di molti guai fino ai giorni di Cristo Micael. Durante il suo soggiorno sulla terra essi presero tutti delle decisioni finali sul loro destino futuro, e la maggioranza leale si pose allora sotto la direzione degli intermedi primari.

7. Gli intermedi ribelli

77:7.1 (863.2) La maggior parte degli intermedi primari cadde nel peccato al tempo della ribellione di Lucifero. Quando fu conteggiata la devastazione della ribellione planetaria, si scoprì tra le altre perdite che degli originali 50.000 intermedi primari 40.119 si erano uniti alla secessione di Caligastia.

77:7.2 (863.3) Il numero iniziale d’intermedi secondari era di 1.984, e di questi 873 non si allinearono alle direttive di Micael e furono debitamente internati in connessione con il giudizio planetario di Urantia nel giorno di Pentecoste. Nessuno può prevedere il futuro di queste creature deviate.

77:7.3 (863.4) Entrambi i gruppi d’intermedi ribelli sono ora reclusi in attesa del giudizio finale degli affari della ribellione del sistema. Ma essi fecero molte cose strane sulla terra prima dell’inizio dell’attuale dispensazione planetaria.

77:7.4 (863.5) Questi intermedi sleali erano in grado di rivelarsi agli occhi dei mortali in certe circostanze, e ciò era vero specialmente per gli associati di Belzebù, il capo degli intermedi secondari apostati. Ma tali creature straordinarie non devono essere confuse con certi cherubini e serafini ribelli che vissero anch’essi sulla terra fino al tempo della morte e della risurrezione di Cristo. Alcuni degli antichi scrittori designarono queste creature intermedie ribelli come spiriti cattivi e demoni, ed i serafini apostati come angeli cattivi.

77:7.5 (863.6) Su nessun mondo gli spiriti cattivi possono possedere una mente mortale dopo che vi è vissuto un Figlio Paradisiaco autoconferito. Ma prima del soggiorno di Cristo Micael su Urantia — prima della venuta universale degli Aggiustatori di Pensiero e dell’effusione dello spirito del Maestro su tutta l’umanità — questi intermedi ribelli erano effettivamente in grado d’influenzare la mente di certi mortali inferiori e di controllare un po’ le loro azioni. Ciò era compiuto in modo molto simile a quello in cui le creature intermedie leali operano quando servono come efficienti custodi di contatto delle menti umane del corpo di riserva urantiano del destino, mentre il loro Aggiustatore è in effetti staccato dalla loro personalità durante un periodo di contatto con intelligenze superumane.

77:7.6 (863.7) Non si tratta di una semplice figura retorica quando i vostri scritti affermano: “Ed essi portarono da Lui ogni sorta di ammalati, quelli che erano posseduti da demoni e quelli che erano lunatici.” Gesù sapeva e riconosceva la differenza tra la follia e la possessione demoniaca, benché questi stati fossero grandemente confusi nella mente di coloro che vivevano ai suoi tempi e durante la sua generazione.

77:7.7 (863.8) Anche prima della Pentecoste nessun spirito ribelle poteva dominare una mente umana normale, e da quel giorno anche le menti deboli di mortali inferiori sono liberate da tale possibilità. La supposta cacciata di demoni dopo la venuta dello Spirito della Verità è stata dovuta al fatto di confondere una credenza nella possessione demoniaca con l’isteria, la follia e la debolezza mentale. Ma proprio perché il conferimento di Micael ha liberato per sempre tutte le menti umane di Urantia dalla possibilità di possessione demoniaca, non pensate che ciò non fosse una realtà nelle ere passate.

77:7.8 (864.1) L’intero gruppo degli intermedi ribelli è attualmente tenuto prigioniero per ordine degli Altissimi di Edentia. Essi non vanno più in giro per questo mondo a compiere misfatti. Indipendentemente dalla presenza degli Aggiustatori di Pensiero, l’effusione dello Spirito della Verità su tutta l’umanità ha reso per sempre impossibile agli spiriti sleali di qualunque specie e natura d’invadere ancora anche la più debole delle menti umane. Dal giorno di Pentecoste non può mai più esistere una cosa come la possessione demoniaca.

8. Gli intermedi uniti

77:8.1 (864.2) Nell’ultimo giudizio di questo mondo, quando Micael trasferì i sopravviventi addormentati del tempo, le creature intermedie furono lasciate sul posto per aiutare nel lavoro spirituale e semispirituale sul pianeta. Essi operano ora come un corpo unico comprendente entrambi gli ordini e che conta 10.992 membri. Gli Intermedi Uniti di Urantia sono attualmente governati alternativamente dal membro più anziano di ciascun ordine. Questo regime è prevalso dalla loro amalgamazione in un solo gruppo poco dopo la Pentecoste.

77:8.2 (864.3) I membri dell’ordine più anziano o primario sono generalmente conosciuti con dei numeri; essi sono spesso denominati come 1-2-3 il primo, 4-5-6 il primo, e così via. Su Urantia gli intermedi adamici sono indicati alfabeticamente per distinguerli dalla designazione numerica degli intermedi primari.

77:8.3 (864.4) Entrambi gli ordini sono esseri non materiali quanto alla nutrizione e all’assorbimento d’energia, ma condividono molti dei tratti umani e possono godere e seguire il vostro umorismo come pure il vostro culto. Quando sono assegnati a dei mortali, essi entrano nello spirito del lavoro, del riposo e del divertimento umani. Ma gli intermedi non dormono, né posseggono poteri di procreazione. In un certo senso i membri del gruppo secondario sono differenziati secondo le linee maschile e femminile, essendo spesso indicati con “lui” o “lei”. Essi lavorano di frequente assieme in coppie di questo tipo.

77:8.4 (864.5) Gli intermedi non sono uomini e nemmeno angeli, ma gli intermedi secondari sono per natura più vicini agli uomini che agli angeli. Essi appartengono in un certo modo alle vostre razze e sono perciò molto comprensivi e benevoli nei loro contatti con gli esseri umani. Essi sono di prezioso aiuto ai serafini nel loro lavoro a favore delle varie razze dell’umanità ed assieme ad esse, ed entrambi gli ordini sono indispensabili ai serafini che servono come custodi personali di mortali.

77:8.5 (864.6) Gli Intermedi Uniti di Urantia sono organizzati per servire con i serafini planetari, secondo i loro doni innati e le capacità acquisite, nei gruppi seguenti:

77:8.6 (864.7) 1. Intermedi messaggeri. I membri di questo gruppo portano dei nomi; essi sono un piccolo corpo e sono di grande aiuto su un mondo evoluzionario per assicurare comunicazioni personali rapide e sicure.

77:8.7 (864.8) 2. Sentinelle planetarie. Gli intermedi sono i custodi, le sentinelle, dei mondi dello spazio. Essi svolgono le importanti funzioni di osservatori di tutti i numerosi fenomeni e tipi di comunicazione che sono di qualche interesse per gli esseri soprannaturali del regno. Essi perlustrano il regno spirituale invisibile del pianeta.

77:8.8 (865.1) 3. Personalità di contatto. Nei contatti con gli esseri mortali dei mondi materiali, come quelli tenuti con il soggetto attraverso il quale furono trasmesse queste comunicazioni, sono sempre impiegate le creature intermedie. Esse sono un fattore essenziale in tali collegamenti tra il livello materiale e quello spirituale.

77:8.9 (865.2) 4. Aiuti del progresso. Queste sono le più spirituali tra le creature intermedie, e sono ripartite come assistenti presso i vari ordini di serafini che operano in gruppi speciali sul pianeta.

77:8.10 (865.3) Gli intermedi differiscono grandemente nelle loro capacità di stabilire dei contatti con i serafini in alto e con i loro cugini umani in basso. È estremamente difficile, per esempio, per gli intermedi primari stabilire un contatto diretto con soggetti materiali. Essi sono considerevolmente più vicini agli esseri di tipo angelico e sono quindi assegnati di solito a lavorare e a collaborare con le forze spirituali residenti sul pianeta. Essi agiscono come compagni e guide dei visitatori celesti e degli ospiti studenti, mentre le creature secondarie sono quasi esclusivamente assegnate al ministero degli esseri materiali del regno.

77:8.11 (865.4) I 1.111 intermedi secondari leali sono impegnati in importanti missioni sulla terra. A confronto con i loro associati primari, essi sono decisamente materiali. Essi vivono appena oltre il campo visivo umano e posseggono una sufficiente ampiezza di adattamento da stabilire a volontà un contatto fisico con quelle che i mortali chiamano “cose materiali”. Queste creature straordinarie hanno certi poteri definiti sulle cose del tempo e dello spazio, non esclusi gli animali del regno.

77:8.12 (865.5) Molti dei fenomeni fisici attribuiti agli angeli sono stati compiuti dalle creature intermedie secondarie. Quando i primi insegnanti del vangelo di Gesù furono gettati in prigione dagli ignoranti capi religiosi di quel tempo, un vero “angelo del Signore” “aprì di notte le porte della prigione e li condusse fuori”. Ma nel caso della liberazione di Pietro dopo l’uccisione di Giacomo per ordine di Erode, fu un intermedio secondario che compì il lavoro attribuito ad un angelo.

77:8.13 (865.6) Oggi il loro lavoro principale è quello di associati invisibili di collegamento personale tra gli uomini e le donne che costituiscono il corpo di riserva planetario del destino. Fu l’opera di questo gruppo secondario, abilmente assecondato da alcuni membri del corpo primario, che determinò la coordinazione delle personalità e delle circostanze su Urantia che indussero alla fine i supervisori planetari celesti a presentare le richieste che portarono alla concessione delle autorizzazioni che resero possibile la serie di rivelazioni, di cui questa presentazione è una parte. Ma è necessario precisare che le creature intermedie non sono implicate negli squallidi spettacoli che avvengono sotto la designazione generica di “spiritismo”. Gli intermedi attualmente residenti su Urantia, i quali hanno tutti una reputazione onorevole, non sono collegati con i fenomeni della cosiddetta “intermedianità”; essi non permettono di solito ai mortali di essere testimoni delle loro attività fisiche talvolta necessarie, né di altri contatti con il mondo materiale, quali sono percepiti dai sensi umani.

9. I cittadini permanenti di Urantia

77:9.1 (865.7) Gli intermedi possono essere considerati come il primo gruppo di abitanti permanenti incontrato sui vari ordini di mondi in tutti gli universi, in contrapposizione agli ascendenti evoluzionari come le creature mortali e le schiere angeliche. Questi cittadini permanenti s’incontrano in vari punti dell’ascensione al Paradiso.

77:9.2 (866.1) Contrariamente ai vari ordini di esseri celesti assegnati al ministero su un pianeta, gli intermedi vivono su un mondo abitato. I serafini vanno e vengono, ma le creature intermedie rimangono e rimarranno, sebbene siano anche dei ministri per gli esseri nativi del pianeta, ed assicurino l’unico regime continuo che armonizza e collega le amministrazioni mutevoli delle schiere serafiche.

77:9.3 (866.2) In quanto cittadini effettivi di Urantia, gli intermedi hanno un interesse di affinità nel destino di questa sfera. Essi sono un’associazione determinata, che opera con persistenza per il progresso del loro pianeta natale. La loro determinazione è indicata dal motto del loro ordine: “Quello che gli Intermedi Uniti intraprendono, gli Intermedi Uniti portano a termine.”

77:9.4 (866.3) Benché la loro capacità di attraversare i circuiti di energia consenta a qualsiasi intermedio di partire dal pianeta, essi si sono impegnati individualmente a non lasciare il pianeta senza il consenso delle autorità dell’universo. Gli intermedi sono fissi su un pianeta fino alle ere di luce e vita. Ad eccezione di 1-2-3 il primo, nessuna creatura intermedia leale è mai partita da Urantia.

77:9.5 (866.4) 1-2-3 il primo, il decano dell’ordine primario, fu sciolto dai suoi doveri planetari immediati poco dopo la Pentecoste. Questo nobile intermedio rimase saldo al fianco di Van e Amadon durante i tragici giorni della ribellione planetaria, ed il suo governo intrepido fu di valido aiuto nel ridurre le defezioni nel suo ordine. Egli serve attualmente su Jerusem come membro del consiglio dei ventiquattro ed ha già svolto una volta la funzione di governatore generale di Urantia dopo la Pentecoste.

77:9.6 (866.5) Gli intermedi sono confinati nel pianeta, ma come i mortali parlano con i viaggiatori venuti da lontano e s’informano così sui luoghi remoti del pianeta, allo stesso modo gli intermedi conversano con i viaggiatori celesti per informarsi sui luoghi lontani dell’universo. In questo modo essi si tengono al corrente riguardo a questo sistema ed a questo universo, ed anche riguardo ad Orvonton ed alle sue creazioni sorelle, e si preparano così per la cittadinanza sui livelli superiori d’esistenza delle creature.

77:9.7 (866.6) Anche se gli intermedi furono portati all’esistenza pienamente sviluppati — senza passare per alcun periodo di crescita o di sviluppo a partire dall’immaturità — non cessano mai di crescere in saggezza ed esperienza. Come i mortali, essi sono creature evoluzionarie e posseggono una cultura che è un autentico successo evoluzionario. Vi sono molte grandi menti e spiriti potenti nel corpo degli intermedi di Urantia.

77:9.8 (866.7) Sotto un aspetto più ampio la civiltà di Urantia è il prodotto congiunto dei mortali di Urantia e degli intermedi di Urantia, e ciò è vero nonostante l’attuale differenza tra i due livelli di cultura, una differenza che non sarà compensata prima delle ere di luce e vita.

77:9.9 (866.8) La cultura degli intermedi, essendo il prodotto di un gruppo di cittadini planetari immortali, è relativamente immune dalle vicissitudini temporali che punteggiano la civiltà umana. Le generazioni degli uomini dimenticano; il corpo degli intermedi ricorda, e questa memoria è la tesoreria delle tradizioni del vostro mondo abitato. In questo modo la cultura di un pianeta rimane sempre presente su quel pianeta, ed in circostanze appropriate tali memorie tesaurizzate di avvenimenti passati vengono messe a disposizione, proprio come la storia della vita e degli insegnamenti di Gesù è stata comunicata dagli intermedi di Urantia ai loro cugini nella carne.

77:9.10 (867.1) Gli intermedi sono gli abili ministri che colmano quel divario tra gli affari materiali e quelli spirituali di Urantia che è apparso dopo la morte di Adamo ed Eva. Essi sono anche i vostri fratelli maggiori, i vostri compagni nella lunga lotta per raggiungere uno status stabilizzato di luce e vita su Urantia. Gli Intermedi Uniti sono un corpo a prova di ribellione, e svolgeranno fedelmente il loro ruolo nell’evoluzione planetaria fino a quando questo mondo raggiungerà la meta delle ere, fino a quel lontano giorno in cui la pace regnerà di fatto sulla terra ed in cui, in verità, ci sarà della buona volontà nel cuore degli uomini.

77:9.11 (867.2) A motivo del prezioso lavoro compiuto da questi intermedi, noi abbiamo concluso che essi sono una parte veramente essenziale dell’economia spirituale dei regni. E dove la ribellione non ha rovinato gli affari planetari, essi sono ancor di maggiore aiuto per i serafini.

77:9.12 (867.3) L’intera organizzazione di spiriti superiori, di schiere angeliche e di compagni intermedi è entusiasticamente consacrata all’avanzamento del piano paradisiaco per l’ascensione progressiva ed il raggiungimento della perfezione dei mortali evoluzionari, una delle attività superne dell’universo — il grandioso piano di sopravvivenza consistente nel far scendere Dio fin giù all’uomo e poi, per mezzo di una sorta d’associazione sublime, di condurre l’uomo a Dio ed ancora oltre fino all’eternità di servizio e alla divinità di realizzazione — per i mortali come per gli intermedi.

77:9.13 (867.4) [Presentato da un Arcangelo di Nebadon.]

Fascicolo 78 - La razza viola dopo i giorni di Adamo

Il Libro di Urantia

Fascicolo 78

La razza viola dopo i giorni di Adamo

78:0.1 (868.1) IL SECONDO Eden fu la culla della civiltà per quasi trentamila anni. Qui, in Mesopotamia, i popoli adamici perdurarono, inviando la loro progenie sino ai confini della terra, e più tardi, quando si amalgamarono con le tribù nodite e sangik, furono conosciuti con il nome di Anditi. Da questa regione partirono gli uomini e le donne che iniziarono le attività dei tempi storici e che accelerarono enormemente il progresso culturale su Urantia.

78:0.2 (868.2) Questo fascicolo descrive la storia planetaria della razza viola, cominciando da poco dopo l’errore di Adamo, circa 35.000 anni a.C., e proseguendo la sua amalgamazione con le razze nodite e sangik, circa 15.000 anni a.C., per formare i popoli anditi, e sino alla sua scomparsa finale dal luogo di residenza in Mesopotamia, circa 2.000 anni a.C.

1. Ripartizione razziale e culturale

78:1.1 (868.3) Benché le menti e la morale delle razze fossero ad un basso livello al momento dell’arrivo di Adamo, l’evoluzione fisica era proseguita senza essere minimamente pregiudicata dalla crisi della ribellione di Caligastia. Il contributo di Adamo allo status biologico delle razze, nonostante il parziale fallimento della sua impresa, elevò enormemente la popolazione di Urantia.

78:1.2 (868.4) Adamo ed Eva portarono anche un contributo prezioso al progresso sociale, morale ed intellettuale dell’umanità; la civiltà fu immensamente vivificata dalla presenza dei loro discendenti. Ma trentacinquemila anni fa il mondo nel suo insieme possedeva poca cultura. Alcuni centri di civiltà esistevano qua e là, ma la maggior parte di Urantia languiva allo stato selvaggio. La ripartizione razziale e culturale era la seguente:

78:1.3 (868.5) 1. La razza viola — Gli Adamiti e gli Adamsoniti. Il principale centro di cultura adamita era nel secondo giardino, situato nel triangolo dei fiumi Tigri ed Eufrate; questa fu veramente la culla delle civiltà occidentale e indiana. Il centro secondario o nordico della razza viola era il quartier generale adamsonita, situato ad est della riva meridionale del Mar Caspio, vicino ai monti Kopet. Da questi due centri si diffusero nei paesi circostanti la cultura ed il plasma vitale che vivificarono così immediatamente tutte le razze.

78:1.4 (868.6) 2. I Presumeri ed altri Noditi. Erano presenti in Mesopotamia, presso la foce dei fiumi, anche dei resti dell’antica cultura dei tempi di Dalamatia. Con il trascorrere dei millenni questo gruppo si mescolò completamente con gli Adamiti del nord, ma non perse mai interamente le sue tradizioni nodite. Vari altri gruppi noditi che si erano stabiliti nel Levante furono in generale assorbiti dalla razza viola nel corso della sua espansione successiva.

78:1.5 (869.1) 3. Gli Andoniti mantennero cinque o sei insediamenti abbastanza rappresentativi a nord e ad est del quartier generale di Adamson. Essi erano sparsi anche nel Turkestan, mentre loro gruppi isolati persisterono in tutta l’Eurasia, specialmente nelle regioni montuose. Questi aborigeni occupavano ancora le regioni settentrionali del continente eurasiano, così come l’Islanda e la Groenlandia, ma erano stati cacciati da lungo tempo dalle pianure dell’Europa dagli uomini blu e dalle valli dei fiumi della lontana Asia dalla razza gialla in espansione.

78:1.6 (869.2) 4. Gli uomini rossi occupavano le Americhe, dopo essere stati cacciati dall’Asia più di cinquantamila anni prima dell’arrivo di Adamo.

78:1.7 (869.3) 5. La razza gialla. I popoli cinesi erano ben stabiliti nel controllo dell’Asia orientale. I loro insediamenti più avanzati erano situati a nordovest della Cina moderna, nelle regioni adiacenti al Tibet.

78:1.8 (869.4) 6. La razza blu. Gli uomini blu erano sparsi in tutta l’Europa, ma i loro centri migliori di cultura erano situati nelle valli allora fertili del bacino mediterraneo e nel nordovest dell’Europa. L’assorbimento del popolo del Neandertal aveva grandemente ritardato la cultura degli uomini blu, ma esso era d’altronde il più dinamico, avventuroso ed incline all’esplorazione di tutti i popoli evoluzionari dell’Eurasia.

78:1.9 (869.5) 7. L’India predavidica. La mescolanza complessa delle razze in India — comprendente tutte le razze della terra, ma soprattutto la verde, l’arancio e la nera — manteneva una cultura leggermente superiore a quella delle regioni esterne.

78:1.10 (869.6) 8. La civiltà del Sahara. Gli elementi superiori della razza indaco avevano i loro insediamenti più progressivi in quello che è ora il grande deserto del Sahara. Questo gruppo indaco-nero conteneva numerose linee delle razze arancio e verde scomparse.

78:1.11 (869.7) 9. Il bacino mediterraneo. La razza più altamente mescolata fuori dell’India occupava quello che è ora il bacino mediterraneo. Qui degli uomini blu provenienti dal nord e dei Sahariani provenienti dal sud s’incontrarono e si mescolarono con Noditi e Adamiti provenienti dall’est.

78:1.12 (869.8) Questo era il quadro del mondo prima dell’inizio delle grandi espansioni della razza viola, circa venticinquemila anni fa. La speranza di una civiltà futura si trovava nel secondo giardino tra i fiumi della Mesopotamia. Qui, nell’Asia sudoccidentale, esisteva il potenziale di una grande civiltà, la possibilità di diffondere nel mondo le idee e gli ideali che erano stati preservati dai giorni di Dalamatia e dai tempi di Eden.

78:1.13 (869.9) Adamo ed Eva avevano lasciato dietro di loro una progenie limitata ma potente, e gli osservatori celesti su Urantia aspettavano con ansia di vedere come se la sarebbero cavata questi discendenti del Figlio e della Figlia Materiali deviati.

2. Gli Adamiti nel secondo giardino

78:2.1 (869.10) Per migliaia di anni i figli di Adamo lavorarono lungo i fiumi della Mesopotamia, risolvendo verso il sud i loro problemi d’irrigazione e di controllo delle piene, perfezionando le difese a nord e sforzandosi di preservare le loro tradizioni della gloria del primo Eden.

78:2.2 (869.11) L’eroismo dimostrato nella direzione del secondo giardino costituisce una delle epopee più stupefacenti ed ispiranti della storia di Urantia. Queste anime splendide non persero mai completamente di vista gli scopi della missione adamica, e per questo respinsero valorosamente le influenze delle tribù circostanti ed inferiori, mentre inviarono volontariamente i loro figli e figlie migliori in un flusso continuo come emissari presso le razze della terra. Talvolta questa espansione stava per svuotare il centro di cultura, ma questi popoli superiori si sono sempre ricostituiti.

78:2.3 (870.1) La civiltà, la società e lo status culturale degli Adamiti erano molto al di sopra del livello generale delle razze evoluzionarie di Urantia. Solo tra gli antichi insediamenti di Van e Amadon e degli Adamsoniti c’era una civiltà comparabile. Ma la civiltà del secondo Eden era una struttura artificiale — non era il risultato di un’evoluzione — ed era perciò destinata a deteriorarsi fino a raggiungere un livello evoluzionario naturale.

78:2.4 (870.2) Adamo aveva lasciato una grande cultura intellettuale e spirituale dietro di lui, ma essa non era avanzata nelle applicazioni meccaniche poiché ogni civiltà è limitata dalle risorse naturali disponibili, dal genio innato e dalla disponibilità di tempo sufficiente ad assicurare la fruizione delle invenzioni. La civiltà della razza viola era fondata sulla presenza di Adamo e sulle tradizioni del primo Eden. Dopo la morte di Adamo e via via che queste tradizioni si offuscarono con il passare dei millenni, il livello culturale degli Adamiti si deteriorò in continuazione fino a raggiungere uno stato di mutuo equilibrio tra lo status dei popoli circostanti e le capacità culturali in evoluzione naturale della razza viola.

78:2.5 (870.3) Ma gli Adamiti erano una vera nazione circa 19.000 anni a.C., che contava quattro milioni e mezzo d’individui e che aveva già riversato milioni di propri discendenti tra i popoli circostanti.

3. Le prime espansioni degli adamiti

78:3.1 (870.4) La razza viola conservò le tradizioni pacifiche di Eden per molti millenni, fatto che spiega il suo lungo ritardo nell’effettuare conquiste territoriali. Quando avevano un eccesso di popolazione, invece di fare guerra per assicurarsi un territorio più esteso, essi inviavano i loro abitanti in eccedenza come insegnanti presso le altre razze. L’effetto culturale di queste prime migrazioni non era durevole, ma l’assorbimento degli insegnanti, dei commercianti e degli esploratori adamiti fortificava biologicamente le popolazioni circostanti.

78:3.2 (870.5) Alcuni Adamiti si diressero presto verso ovest nella valle del Nilo; altri penetrarono verso est in Asia, ma questi erano una minoranza. Il movimento di massa delle epoche successive avvenne in larga misura verso nord e da là verso ovest. Fu nel suo insieme una spinta graduale ma incessante verso nord, con la maggior parte che si dirigeva a nord e poi, girando verso ovest attorno al Mar Caspio, penetrava in Europa.

78:3.3 (870.6) Circa venticinquemila anni fa molti degli elementi più puri degli Adamiti erano già molto avanzati nella loro migrazione verso nord. E via via che penetravano verso nord essi divenivano sempre meno adamici fino a che, al tempo della loro occupazione del Turkestan, si erano completamente mescolati con le altre razze, particolarmente con i Noditi. Pochissimi elementi di pura razza viola penetrarono profondamente in Europa o in Asia.

78:3.4 (870.7) Tra il 30.000 e il 10.000 a.C. si verificarono delle mescolanze razziali storiche in tutta l’Asia sudoccidentale. Gli abitanti degli altopiani del Turkestan erano un popolo virile e vigoroso. A nordovest dell’India persisteva una buona parte della cultura dei tempi di Van. Anche a nord di questi insediamenti i migliori Andoniti primitivi si erano conservati. Entrambe queste razze superiori per cultura e carattere furono assorbite dagli Adamiti in movimento verso nord. Questa amalgamazione portò all’adozione di molte nuove idee; essa facilitò il progresso della civiltà e fece avanzare considerevolmente tutte le fasi dell’arte, della scienza e della cultura sociale.

78:3.5 (871.1) Quando terminò il periodo delle prime migrazioni adamiche, verso il 15.000 a.C., c’erano già più discendenti di Adamo in Europa e nell’Asia centrale che in tutto il resto del mondo, anche più che in Mesopotamia. Le razze blu europee erano state largamente impregnate. I paesi chiamati ora Russia e Turkestan erano occupati in tutte le loro regioni meridionali da una grande riserva di Adamiti mescolati con Noditi, Andoniti e Sangik rossi e gialli. L’Europa meridionale e la costa del Mediterraneo erano abitate da una razza mista di Andoniti e di Sangik — arancio, verdi e indaco — con un tocco di razza adamita. L’Asia Minore e le regioni dell’Europa centro-orientale erano occupate da tribù in prevalenza andonite.

78:3.6 (871.2) Una razza mista di colore, grandemente rinforzata in quest’epoca da elementi giunti dalla Mesopotamia, si consolidava in Egitto e si preparava a subentrare alla cultura della valle dell’Eufrate che stava scomparendo. Le popolazioni nere si spostavano verso il lontano sud dell’Africa e, come la razza rossa, erano praticamente isolate.

78:3.7 (871.3) La civiltà sahariana era stata distrutta dalla siccità e quella del bacino mediterraneo dalle inondazioni. Le razze blu non erano ancora riuscite a sviluppare una cultura avanzata. Gli Andoniti erano ancora sparsi nelle regioni artiche e dell’Asia centrale. Le razze verde e arancio erano state sterminate come tali. La razza indaco si dirigeva verso il sud dell’Africa per iniziarvi la sua lenta ma continua degenerazione razziale.

78:3.8 (871.4) I popoli dell’India ristagnavano, con una civiltà che non progrediva; gli uomini gialli consolidavano il loro insediamento nell’Asia centrale; gli uomini bruni non avevano ancora dato inizio alla loro civiltà nelle vicine isole del Pacifico.

78:3.9 (871.5) Queste ripartizioni razziali, associate a vasti cambiamenti climatici, prepararono la scena mondiale per l’inaugurazione dell’era andita della civiltà di Urantia. Queste prime migrazioni si estesero su un periodo di diecimila anni, dal 25.000 al 15.000 a.C. Le migrazioni successive o andite si estesero dal 15.000 al 6.000 a.C.

78:3.10 (871.6) Ci volle così tanto tempo alle prime ondate di Adamiti per attraversare l’Eurasia che la loro cultura fu in larga parte perduta lungo il percorso. Solo gli Anditi successivi si spostarono con sufficiente rapidità da conservare la cultura edenica a grande distanza dalla Mesopotamia.

4. Gli Anditi

78:4.1 (871.7) Le razze andite erano le mescolanze iniziali tra la pura razza viola ed i Noditi, con l’aggiunta di popoli evoluzionari. In generale gli Anditi si devono considerare come aventi una percentuale di sangue adamico molto più elevata delle razze moderne. Per lo più il termine Andita è usato per designare quei popoli la cui eredità razziale era da un ottavo ad un sesto viola. Gli Urantiani moderni, anche le razze bianche nordiche, contengono una percentuale molto inferiore del sangue di Adamo.

78:4.2 (871.8) I primissimi popoli anditi ebbero origine nelle regioni adiacenti alla Mesopotamia più di venticinquemila anni or sono ed erano costituiti da una mescolanza di Adamiti e di Noditi. Il secondo giardino era circondato da zone concentriche di elementi con sempre minore sangue viola, e fu alla periferia di questo crogiolo razziale che ebbe origine la razza andita. Successivamente, quando gli Adamiti e i Noditi in corso di migrazione penetrarono nelle regioni allora fertili del Turkestan, si mescolarono ben presto con gli abitanti superiori, e la mescolanza razziale risultante estese il tipo andita verso nord.

78:4.3 (872.1) Gli Anditi furono senz’altro la più completa razza umana apparsa su Urantia dai tempi delle popolazioni di pura razza viola. Essi inglobavano la maggior parte dei tipi superiori dei residui sopravviventi delle razze adamita e nodita e, più tardi, alcune delle migliori stirpi degli uomini gialli, blu e verdi.

78:4.4 (872.2) Questi primi Anditi non erano Ariani, erano pre-Ariani. Essi non erano bianchi, erano pre-bianchi. Non erano né un popolo occidentale né orientale. Ma è l’eredità andita che dona al miscuglio poliglotta delle cosiddette razze bianche quella omogeneità generale che è stata chiamata caucasoide.

78:4.5 (872.3) Le linee più pure della razza viola avevano conservato la tradizione adamica di cercare la pace, cosa che spiega perché i primi spostamenti razziali ebbero soprattutto la natura di migrazioni pacifiche. Ma via via che gli Adamiti si unirono con le stirpi nodite, che erano allora una razza bellicosa, i loro discendenti anditi divennero, per la loro epoca, i militaristi più capaci e scaltri che fossero mai vissuti su Urantia. Da allora gli spostamenti dei Mesopotamici presero sempre più un carattere militare e divennero più simili a vere conquiste.

78:4.6 (872.4) Questi Anditi erano avventurosi; avevano inclinazione a vagabondare. Un’aggiunta delle stirpi sangik o andonite ebbe tendenza a stabilizzarli. Ma anche così i loro discendenti successivi non si fermarono prima di aver circumnavigato il globo ed avere scoperto l’ultimo continente lontano.

5. Le migrazioni andite

78:5.1 (872.5) La cultura del secondo giardino persisté per ventimila anni, ma subì un costante declino fino al 15.000 a.C., quando la rigenerazione del clero setita e la guida di Amosad inaugurarono un’era brillante. Le massicce ondate di civiltà che si sparsero più tardi sull’Eurasia seguirono immediatamente la grande rinascita del Giardino, conseguente alle numerose unioni degli Adamiti con i Noditi misti circostanti per formare gli Anditi.

78:5.2 (872.6) Questi Anditi diedero avvio a nuovi progressi in Eurasia e nel Nordafrica. Dalla Mesopotamia al Sinkiang dominava la cultura andita, e la continua migrazione verso l’Europa era costantemente compensata da nuovi arrivi dalla Mesopotamia. Ma non sarebbe esatto parlare degli Anditi come di una vera razza in Mesopotamia prima dell’inizio delle migrazioni finali dei discendenti misti di Adamo. In quest’epoca anche le razze del secondo giardino si erano talmente mescolate da non poter più essere considerate adamite.

78:5.3 (872.7) La civiltà del Turkestan era costantemente rivivificata e rinnovata dai nuovi arrivi dalla Mesopotamia, specialmente dai successivi cavalieri anditi. La cosiddetta lingua madre ariana era in corso di formazione negli altopiani del Turkestan; essa era una mescolanza del dialetto andonico di quella regione con la lingua degli Adamsoniti e dei successivi Anditi. Molte lingue moderne sono derivate da questa antica lingua delle tribù dell’Asia centrale che conquistarono l’Europa, l’India e la parte superiore delle pianure mesopotamiche. Questo antico idioma diede alle lingue occidentali tutta quella similarità che è chiamata ariana.

78:5.4 (872.8) Verso il 12.000 a.C. tre quarti delle razze andite del mondo risiedevano nel nord e nell’est dell’Europa, e quando iniziò il successivo esodo finale dalla Mesopotamia, il sessantacinque per cento di queste ultime ondate d’emigrazione entrarono in Europa.

78:5.5 (873.1) Gli Anditi emigrarono non solo verso l’Europa ma nel nord della Cina e dell’India, mentre molti gruppi penetravano sino ai confini della terra come missionari, insegnanti e commercianti. Essi portarono un considerevole contributo ai gruppi settentrionali delle popolazioni sangik del Sahara. Ma solo pochi insegnanti e commercianti penetrarono in Africa più a sud delle sorgenti del Nilo. Più tardi, degli Anditi misti e degli Egiziani scesero lungo le coste orientale ed occidentale dell’Africa fino a ben oltre l’equatore, ma non raggiunsero il Madagascar.

78:5.6 (873.2) Questi Anditi erano i cosiddetti Dravidi e conquistatori Ariani successivi dell’India; la loro presenza nell’Asia centrale elevò considerevolmente gli antenati dei Turaniani. Molti membri di questa razza andarono in Cina sia attraverso il Sinkiang che il Tibet ed aggiunsero qualità positive alle stirpi cinesi successive. Di tanto in tanto piccoli gruppi arrivarono sino in Giappone, a Formosa, nelle Indie Orientali e nella Cina meridionale, ma molto pochi entrarono nella Cina meridionale per via costiera.

78:5.7 (873.3) Centotrentadue membri di questa razza, imbarcatisi in Giappone su una flottiglia di piccole imbarcazioni, finirono per raggiungere l’America del Sud, e mediante matrimoni con i nativi delle Ande diedero origine agli antenati dei successivi capi degli Incas. Essi attraversarono il Pacifico a piccole tappe, fermandosi sulle numerose isole che incontravano lungo il viaggio. Le isole del gruppo della Polinesia erano più numerose e più grandi di oggi, e questi marinai anditi, insieme con altri che li seguirono, modificarono biologicamente al loro passaggio i gruppi nativi. A seguito della penetrazione andita si svilupparono su queste terre ora sommerse molti centri fiorenti di civiltà. L’Isola di Pasqua fu a lungo il centro religioso ed amministrativo di uno di questi gruppi scomparsi. Ma degli Anditi che navigarono sul Pacifico molto tempo fa nessuno eccetto i centotrentadue raggiunse mai il continente delle Americhe.

78:5.8 (873.4) Le migrazioni di conquista degli Anditi proseguirono fino alle loro ultime dispersioni dall’anno 8.000 al 6.000 a.C. Quando si spargevano fuori della Mesopotamia essi diminuivano continuamente le riserve biologiche della loro terra natale, mentre rinforzavano notevolmente i popoli circostanti. In ogni nazione presso cui giunsero, portarono un contributo di umorismo, d’arte, di avventura, di musica e di manifattura. Essi erano abili addomesticatori di animali ed esperti agricoltori. In quel tempo almeno, la loro presenza migliorava in generale le credenze religiose e le pratiche morali delle razze più antiche. E così la cultura della Mesopotamia si diffuse pacificamente sull’Europa, l’India, la Cina, l’Africa del Nord e le isole del Pacifico.

6. Le ultime dispersioni andite

78:6.1 (873.5) Le ultime tre ondate di Anditi si sparsero fuori della Mesopotamia tra gli anni 8.000 e 6.000 a.C. Queste tre grandi ondate di cultura furono spinte fuori dalla Mesopotamia dalla pressione delle tribù montane ad est e dagli attacchi degli uomini delle pianure dell’ovest. Gli abitanti della valle dell’Eufrate e del territorio adiacente partirono per il loro esodo finale in parecchie direzioni:

78:6.2 (873.6) Il sessantacinque per cento entrò in Europa per la via del Mar Caspio per vincere le razze bianche appena apparse — la mescolanza degli uomini blu con i primi Anditi — e per amalgamarsi con esse.

78:6.3 (873.7) Il dieci per cento, compreso un gruppo numeroso di sacerdoti setiti, si diresse verso est attraverso gli altopiani elamiti fino al pianoro iraniano e al Turkestan. Molti dei loro discendenti furono successivamente sospinti in India con i loro fratelli ariani delle regioni settentrionali.

78:6.4 (874.1) Il dieci per cento dei Mesopotamici che nelle loro migrazioni verso il nord si erano diretti ad est, entrando nel Sinkiang, si mescolarono con gli abitanti anditi gialli. La maggior parte degli abili discendenti di questa unione razziale entrò più tardi in Cina e contribuì molto al miglioramento immediato della frazione settentrionale della razza gialla.

78:6.5 (874.2) Il dieci per cento di questi Anditi in fuga attraversarono l’Arabia ed entrarono in Egitto.

78:6.6 (874.3) Il cinque per cento degli Anditi, quelli di cultura più elevata del distretto costiero posto alla confluenza del Tigri e dell’Eufrate, che non si erano sposati con i membri inferiori delle tribù vicine, rifiutarono di lasciare le loro abitazioni. Questo gruppo rappresentava la sopravvivenza di numerose stirpi nodite e adamite superiori.

78:6.7 (874.4) Gli Anditi avevano evacuato quasi interamente questa regione verso il 6.000 a.C., benché i loro discendenti, largamente mescolati con le razze sangik circostanti e con gli Andoniti dell’Asia Minore, fossero presenti per dare battaglia agli invasori del nord e dell’est in una data molto più tardiva.

78:6.8 (874.5) L’era culturale del secondo giardino ebbe termine con la crescente infiltrazione delle stirpi inferiori circostanti. La civiltà si spostò verso ovest nella valle del Nilo e nelle isole del Mediterraneo, dove continuò a prosperare e a progredire a lungo dopo che la sua fonte d’origine in Mesopotania si era deteriorata. E questo afflusso incontrollato di popoli inferiori preparò la via alla conquista successiva di tutta la Mesopotamia da parte dei barbari del nord che cacciarono le superstiti stirpi evolute. Anche in anni successivi la colta parte residua mal sopportava ancora la presenza di questi rozzi ed ignoranti invasori.

7. Le inondazioni in Mesopotamia

78:7.1 (874.6) Quelli che abitavano lungo i fiumi erano abituati agli straripamenti delle acque in certe stagioni; queste inondazioni periodiche erano avvenimenti annuali della loro vita. Ma nuovi pericoli minacciarono la valle della Mesopotamia a seguito di progressivi mutamenti geologici nel nord.

78:7.2 (874.7) Per migliaia di anni dopo la sommersione del primo Eden le montagne vicine alla costa orientale del Mediterraneo e quelle a nordovest e a nordest della Mesopotamia continuarono ad alzarsi. Questa elevazione delle terre alte fu notevolmente accelerata verso il 5.000 a.C., e ciò, unitamente alle cadute di neve considerevolmente accresciute sulle montagne settentrionali, causò ad ogni primavera delle inondazioni senza precedenti in tutta la valle dell’Eufrate. Queste inondazioni primaverili divennero sempre più disastrose, cosicché gli abitanti delle regioni fluviali furono alla fine sospinti verso gli altopiani orientali. Per quasi un migliaio di anni decine di città furono praticamente abbandonate a causa di questi estesi diluvi.

78:7.3 (874.8) Quasi cinquemila anni più tardi, quando i sacerdoti ebrei in cattività a Babilonia cercarono di tracciare l’origine del popolo ebraico sino ad Adamo, ebbero grande difficoltà a congiungere le varie parti della storia. E venne in mente ad uno di loro di abbandonare questo tentativo, di lasciare che il mondo intero affogasse nella sua depravazione al tempo del diluvio di Noè, per essere così in una posizione migliore per far risalire Abramo direttamente ad uno dei tre figli sopravvissuti di Noè.

78:7.4 (875.1) Le tradizioni che raccontano di un tempo in cui le acque coprirono tutta la superficie della terra sono universali. La storia di un’inondazione mondiale in una certa epoca delle ere passate è comune a molte razze. La storia biblica di Noè, dell’arca e del diluvio è un’invenzione del clero ebraico durante la cattività in Babilonia. Non c’è mai stato un diluvio universale dopo che la vita si fu stabilita su Urantia. La sola volta in cui la superficie della terra fu completamente coperta dall’acqua fu durante le ere archeozoiche, prima che la terra avesse cominciato ad apparire.

78:7.5 (875.2) Ma Noè visse realmente; era un viticoltore di Aram, un insediamento fluviale vicino ad Erech. Egli tenne di anno in anno delle annotazioni scritte sui periodi di crescita del fiume. Si rese molto ridicolo andando su e giù per la valle del fiume a raccomandare che tutte le case fossero costruite di legno, a forma di battello, e che gli animali di famiglia fossero posti sul battello ogni notte all’avvicinarsi della stagione delle inondazioni. Egli si recava ogni anno negli insediamenti fluviali vicini ed avvertiva gli abitanti sulla data in cui si sarebbero prodotte le inondazioni. Giunse infine un anno in cui le inondazioni annuali furono considerevolmente accresciute da piogge eccezionalmente intense, cosicché l’improvvisa crescita delle acque spazzò via l’intero villaggio; solo Noè ed i suoi famigliari diretti furono salvi nella loro casa galleggiante.

78:7.6 (875.3) Queste inondazioni completarono la rovina della civiltà andita. Con la fine di questo periodo di diluvi il secondo giardino non esisteva più. Soltanto al sud e tra i Sumeri persisté qualche traccia della sua antica gloria.

78:7.7 (875.4) I resti di questa civiltà, una delle più antiche, si possono trovare in queste regioni della Mesopotamia sia a nordest che a nordovest. Ma vestigia ancora più antiche dei tempi di Dalamatia esistono sotto le acque del Golfo Persico, ed il primo Eden giace sommerso sotto l’estremità orientale del Mare Mediterraneo.

8. I Sumeri — gli ultimi Anditi

78:8.1 (875.5) Quando l’ultima dispersione andita spezzò la spina dorsale biologica della civiltà mesopotamica, una piccola minoranza di questa razza superiore rimase nel suo paese d’origine vicino alla confluenza dei fiumi. Questi erano i Sumeri, e verso il 6.000 a.C. essi erano divenuti in larga parte di estrazione andita, benché la loro cultura fosse di carattere più esclusivamente nodita e fossero rimasti fedeli alle antiche tradizioni di Dalamatia. Tuttavia questi Sumeri delle regioni costiere furono gli ultimi Anditi in Mesopotamia. Ma le razze della Mesopotamia erano già completamente mescolate in questa data tardiva, come testimoniano i tipi di crani trovati nelle tombe di quest’epoca.

78:8.2 (875.6) Fu durante i periodi delle inondazioni che Susa prosperò così grandemente. La prima città più bassa fu inondata, cosicché la seconda città più alta succedette a quella più bassa come centro delle arti e dei mestieri peculiari di quel tempo. Con la successiva diminuzione di queste inondazioni, Ur divenne il centro dell’industria del vasellame. Circa settemila anni fa Ur si trovava sul Golfo Persico; da allora i depositi fluviali hanno prolungato la terra fino ai suoi limiti attuali. Questi insediamenti soffrirono meno le inondazioni a causa delle migliori opere di protezione e dell’allargamento delle foci dei fiumi.

78:8.3 (875.7) I pacifici coltivatori di cereali delle valli del Tigri e dell’Eufrate erano stati molestati a lungo dalle scorrerie dei barbari del Turkestan e del pianoro iraniano. Ma ora un’invasione concertata della valle dell’Eufrate fu determinata dalla crescente aridità dei pascoli sugli altopiani. E questa invasione fu tanto più grave in quanto questi pastori e cacciatori circostanti possedevano un gran numero di cavalli addomesticati. Fu il possesso di cavalli che diede loro un’enorme superiorità militare sui loro ricchi vicini del sud. In poco tempo essi invasero tutta la Mesopotamia, spingendo fuori le ultime ondate di cultura che si sparsero per tutta l’Europa, l’Asia occidentale e l’Africa settentrionale.

78:8.4 (876.1) Questi conquistatori della Mesopotamia avevano nei loro ranghi molti dei migliori anditi delle razze miste nordiche del Turkestan, compresi alcuni della stirpe di Adamson. Queste tribù del nord, meno evolute ma più vigorose, assimilarono rapidamente e di buon grado i resti della civiltà della Mesopotamia e si svilupparono ben presto in quei popoli misti trovati nella valle dell’Eufrate all’inizio dei tempi storici. Essi ristabilirono subito molte fasi della passata civiltà della Mesopotamia, adottando le arti delle tribù della valle e molta parte della cultura dei Sumeri. Cercarono inoltre di costruire una terza torre di Babele e adottarono più tardi questo termine come loro nome nazionale.

78:8.5 (876.2) Quando questi cavalieri barbari provenienti da nordest invasero tutta la valle dell’Eufrate, non sgominarono i resti degli Anditi che abitavano presso la foce del fiume sul Golfo Persico. Questi Sumeri furono capaci di difendersi a motivo della loro intelligenza superiore, delle armi migliori e del loro vasto sistema di canali militari, che avevano aggiunto al loro piano d’irrigazione di stagni intercomunicanti. Essi erano un popolo unito perché avevano in comune una religione uniforme. Furono così in grado di conservare la loro integrità razziale e nazionale per molto tempo dopo che i loro vicini del nordovest si erano divisi in città-stato distinte. Nessuno di questi gruppi urbani fu capace di prevalere sui Sumeri uniti.

78:8.6 (876.3) Gli invasori provenienti dal nord impararono presto a fidarsi di questi pacifici Sumeri e ad apprezzarli come abili insegnanti ed amministratori. Essi furono molto rispettati e ricercati come maestri nelle arti e nell’industria, come dirigenti commerciali e come capi civili da tutti i popoli del nord e dall’Egitto ad ovest fino all’India ad est.

78:8.7 (876.4) Dopo la disgregazione della prima confederazione sumera, le città-stato successive furono governate dai discendenti apostati dei sacerdoti setiti. Solo dopo che questi sacerdoti ebbero conquistato le città vicine si fecero chiamare re. I successivi re delle città non riuscirono a formare delle potenti confederazioni prima dei tempi di Sargon a causa della gelosia per i loro dei. Ogni città credeva che il suo dio municipale fosse superiore a tutti gli altri dei e di conseguenza i suoi abitanti rifiutavano di sottomettersi ad un capo comune.

78:8.8 (876.5) A questo lungo periodo di governo debole da parte dei sacerdoti delle città pose fine Sargon, il sacerdote di Kish, che si proclamò re e partì alla conquista di tutta la Mesopotamia e dei paesi adiacenti. E per il momento ciò mise fine alle città-stato governate ed oppresse dai sacerdoti, nelle quali ogni città aveva il proprio dio municipale e le proprie pratiche cerimoniali.

78:8.9 (876.6) Dopo lo scioglimento della confederazione di Kish seguì un lungo periodo di continue guerre tra queste città della valle per la supremazia. E la sede del governo si spostò alternativamente tra Sumer, Akkad, Kish, Erech, Ur e Susa.

78:8.10 (876.7) Circa 2.500 anni a.C. i Sumeri subirono gravi disfatte da parte dei Suiti e dei Guiti del nord. Lagash, la capitale sumera costruita su terreni alluvionali, cadde. Erech resistette per trent’anni dopo la caduta di Akkad. Al tempo dell’instaurazione del regno di Hammurabi, i Sumeri erano stati assorbiti dai Semiti del nord, e gli Anditi della Mesopotamia furono cancellati dalle pagine della storia.

78:8.11 (877.1) Dal 2.500 al 2.000 a.C. i nomadi imperversarono dall’Atlantico al Pacifico. I Neriti rappresentarono l’invasione finale del gruppo caspiano dei discendenti mesopotamici delle razze andonite e andite mescolate. Quello che i barbari non avevano fatto per la rovina della Mesopotamia, riuscirono a compierlo i successivi mutamenti climatici.

78:8.12 (877.2) Questa è la storia della razza viola dopo i tempi di Adamo e del destino della sua terra d’origine tra il Tigri e l’Eufrate. Alla fine la sua antica civiltà cadde a causa dell’emigrazione degli elementi superiori e dell’immigrazione dei suoi vicini inferiori. Ma molto tempo prima che i cavalieri barbari conquistassero la valle, gran parte della cultura del Giardino si era diffusa in Asia, in Africa ed in Europa per produrvi i fermenti che ebbero come risultato la civiltà di Urantia del ventesimo secolo.

78:8.13 (877.3) [Presentato da un Arcangelo di Nebadon.]

Fascicolo 79 - L’espansione andita in Oriente

Il Libro di Urantia

Fascicolo 79

L’espansione andita in Oriente

79:0.1 (878.1) L’ASIA è la terra d’origine della razza umana. Fu su una penisola meridionale di questo continente che nacquero Andon e Fonta; sugli altipiani di quello che è ora l’Afghanistan il loro discendente Badonan fondò un centro primitivo di cultura che persisté per più di mezzo milione di anni. Qui, in questo epicentro orientale della razza umana, i popoli sangik si differenziarono dalla stirpe andonica, e l’Asia fu la loro prima patria, il loro primo terreno di caccia, il loro primo campo di battaglia. L’Asia sudoccidentale vide passare le civiltà successive dei Dalamatiani, dei Noditi, degli Adamiti e degli Anditi, e da queste regioni i potenziali della civiltà moderna si diffusero nel mondo.

1. Gli Anditi del Turkestan

79:1.1 (878.2) Per oltre venticinquemila anni, quasi fino all’anno 2.000 a.C., il cuore dell’Eurasia fu prevalentemente, benché in modo sempre decrescente, andita. Nelle pianure del Turkestan gli Anditi si diressero ad ovest verso l’Europa girando attorno ai laghi interni, mentre partendo dagli altopiani di questa regione s’infiltrarono verso est. Il Turkestan orientale (Sinkiang), ed in misura minore il Tibet, furono le antiche porte per le quali questi popoli della Mesopotamia penetrarono nelle montagne che portavano alle terre settentrionali degli uomini gialli. L’infiltrazione andita dell’India procedette dagli altopiani del Turkestan verso il Punjab e dai pascoli dell’Iran attraverso il Belucistan. Queste prime migrazioni non erano in alcun senso delle conquiste; erano piuttosto lo spostamento incessante delle tribù andite verso l’India occidentale e la Cina.

79:1.2 (878.3) Per quasi quindicimila anni dei centri di cultura mista andita persisterono nel bacino del Fiume Tarim nel Sinkiang e a sud nelle regioni montuose del Tibet, dove gli Anditi e gli Andoniti si erano largamente mescolati. La valle del Tarim era l’avamposto più orientale della vera cultura andita. Qui essi stabilirono i loro insediamenti ed entrarono in relazioni commerciali con i Cinesi progressisti ad est e con gli Andoniti a nord. In quei tempi la regione del Tarim era una terra fertile; le piogge erano abbondanti. Ad est del Gobi c’era una vasta prateria dove i pastori si trasformavano gradualmente in agricoltori. Questa civiltà perì quando i venti della pioggia si orientarono verso sudest, ma ai suoi tempi essa rivaleggiava con quella della Mesopotamia stessa.

79:1.3 (878.4) Verso l’8.000 a.C. l’aridità in lenta crescita delle regioni montuose dell’Asia centrale cominciò a sospingere gli Anditi verso i fondi valle e le coste marittime. Questa crescente siccità non solo li spinse verso le valli del Nilo, dell’Eufrate, dell’Indo e del Fiume Giallo, ma provocò un nuovo sviluppo della civiltà andita. Cominciò ad apparire in gran numero una nuova classe di uomini, i commercianti.

79:1.4 (879.1) Quando le condizioni climatiche resero poco proficua la caccia per gli Anditi migratori, essi non seguirono il corso evoluzionario delle razze antiche divenendo pastori. Fecero la loro apparizione il commercio e la vita urbana. Dall’Egitto, attraverso la Mesopotamia ed il Turkestan, sino ai fiumi della Cina e dell’India, le tribù più altamente civilizzate cominciarono a riunirsi in città dedite alla manifattura e al commercio. Adonia, situata vicino all’attuale città di Ashkhabad, divenne la metropoli commerciale dell’Asia centrale. Il commercio della pietra, dei metalli, del legno e del vasellame fu accelerato sia via terra che via acqua.

79:1.5 (879.2) Ma la siccità sempre crescente provocò gradualmente il grande esodo andita dalle terre a sud e ad est del Mar Caspio. Il flusso della migrazione verso nord cominciò ad invertirsi verso sud e i cavalieri di Babilonia cominciarono ad invadere la Mesopotamia.

79:1.6 (879.3) L’aridità crescente dell’Asia centrale contribuì ulteriormente a ridurre la popolazione e a rendere queste genti meno bellicose. Quando la diminuzione delle piogge al nord spinse gli Andoniti nomadi verso sud, vi fu un enorme esodo di Anditi dal Turkestan. Questa fu la migrazione finale dei cosiddetti Ariani nel Levante ed in India. Essa segnò la fine di quella lunga dispersione dei discendenti misti di Adamo durante la quale tutti i popoli asiatici e la maggior parte delle popolazioni insulari del Pacifico furono migliorate in una certa misura da queste razze superiori.

79:1.7 (879.4) In tal modo, mentre si disperdevano nell’emisfero orientale, gli Anditi furono spodestati delle loro terre d’origine in Mesopotamia e nel Turkestan, perché fu questa vasta migrazione degli Andoniti verso sud che diluì gli Anditi nell’Asia centrale quasi al punto da farli scomparire.

79:1.8 (879.5) Ma anche nel ventesimo secolo dopo Cristo si trovano tracce di sangue andita tra i Turaniani e i Tibetani, com’è testimoniato dai tipi biondi che s’incontrano occasionalmente in queste regioni. Gli archivi cinesi primitivi descrivono la presenza dei nomadi dai capelli rossi a nord degli insediamenti pacifici del Fiume Giallo, ed esistono anche pitture che rappresentano fedelmente la presenza di entrambi i tipi biondo-andita e bruno-mongolo nel bacino del Tarim di un tempo.

79:1.9 (879.6) L’ultima grande manifestazione del genio militare scomparso degli Anditi dell’Asia centrale avvenne nel 1.200 d.C., quando i Mongoli al comando di Gengis Khan iniziarono la conquista della maggior parte del continente asiatico. E come gli Anditi di un tempo, questi guerrieri proclamarono l’esistenza di “un solo Dio nel cielo”. Il rapido crollo del loro impero ritardò a lungo i rapporti culturali tra l’Oriente e l’Occidente ed ostacolò grandemente la crescita del concetto monoteista in Asia.

2. La conquista andita dell’India

79:2.1 (879.7) L’India è il solo luogo in cui tutte le razze di Urantia furono mescolate; l’invasione andita vi aggiunse l’ultima stirpe. Le razze sangik ebbero origine sugli altopiani a nordovest dell’India, e i membri di ciascuna razza, senza eccezione, penetrarono ai loro inizi nel subcontinente dell’India, lasciando dietro di loro il più eterogeneo miscuglio di razze mai esistito su Urantia. L’India antica agì da bacino di confluenza per le razze in migrazione. La base della penisola era una volta un po’ più stretta di adesso, in quanto gran parte dei delta del Gange e dell’Indo si è formata negli ultimi cinquantamila anni.

79:2.2 (879.8) Le primissime mescolanze razziali in India furono una fusione delle razze rossa e gialla migratrici con gli aborigeni andoniti. Questo gruppo fu successivamente indebolito dall’assorbimento della porzione maggiore delle popolazioni verdi orientali ora estinte come pure di numerosi individui della razza arancio, e fu leggermente migliorato da una limitata mescolanza con gli uomini blu; ma soffrì enormemente per l’assimilazione di un gran numero di membri della razza indaco. Tuttavia i cosiddetti aborigeni dell’India non sono del tutto rappresentativi di questi popoli primitivi; sono piuttosto la frangia inferiore meridionale ed orientale, che non fu mai completamente assorbita né dai primi Anditi né dai loro cugini Ariani apparsi più tardi.

79:2.3 (880.1) Verso il 20.000 a.C. la popolazione dell’India occidentale si era già impregnata di sangue adamico, e mai nella storia di Urantia un popolo congiunse così tante razze differenti. Ma fu un fatto sfavorevole che siano prevalse le linee sangik secondarie e fu una vera calamità che gli uomini blu e rossi siano stati così poco numerosi in questo crogiolo razziale di molto tempo fa. Un maggior numero di linee sangik primarie avrebbe contribuito in misura considerevole all’elevazione di quella che avrebbe potuto essere una civiltà ancora superiore. Mentre avveniva questo, gli uomini rossi si stavano distruggendo tra di loro nelle Americhe, gli uomini blu si stavano spargendo in Europa e i primi discendenti di Adamo (e la maggior parte dei loro discendenti) mostravano scarsa tendenza ad unirsi ai popoli di colore più scuro, sia in India che in Africa o altrove.

79:2.4 (880.2) Verso il 15.000 a.C. la crescente pressione della popolazione in tutto il Turkestan e l’Iran provocò la prima migrazione andita veramente estesa verso l’India. Per più di quindici secoli questi popoli superiori defluirono attraverso gli altopiani del Belucistan, diffondendosi nelle valli dell’Indo e del Gange e spostandosi lentamente verso sud nel Deccan. Questa pressione andita da nordovest spinse numerose popolazioni inferiori del sud e dell’est in Birmania e nella Cina meridionale, ma non a sufficienza per salvare gli invasori da un annientamento razziale.

79:2.5 (880.3) Il fatto che l’India non sia riuscita ad estendere la sua egemonia sull’Eurasia è stata in larga misura una questione di topografia. La pressione delle popolazioni provenienti dal nord non fece che spingere la maggior parte degli abitanti verso sud nel territorio sempre più stretto del Deccan, circondato da ogni lato dal mare. Se vi fossero state terre adiacenti in cui emigrare, allora le popolazioni inferiori sarebbero state sospinte in tutte le direzioni e le stirpi superiori avrebbero stabilito una civiltà più evoluta.

79:2.6 (880.4) In effetti questi primi conquistatori anditi fecero un disperato tentativo di preservare la loro identità e di arginare la marea di sommersione razziale istituendo rigide restrizioni riguardo ai matrimoni misti. Ciononostante verso il 10.000 a.C. gli Anditi erano stati assorbiti, ma l’intera massa della popolazione era stata molto migliorata da questo assorbimento.

79:2.7 (880.5) La mescolanza razziale è sempre vantaggiosa, nel senso che favorisce la versatilità della cultura ed opera a favore di una civiltà progressiva, ma se predominano gli elementi inferiori delle stirpi razziali tali risultati saranno di breve durata. Una cultura poliglotta può essere preservata soltanto se le stirpi superiori si riproducono con sufficiente margine di sicurezza rispetto a quelle inferiori. La moltiplicazione senza restrizioni degli elementi inferiori, con decrescente riproduzione di quelli superiori, conduce infallibilmente al suicidio della civiltà culturale.

79:2.8 (880.6) Se i conquistatori anditi fossero stati tre volte più numerosi, o se avessero cacciato o distrutto il terzo meno desiderabile degli abitanti misti arancio-verde-indaco, allora l’India sarebbe divenuta uno dei centri-guida mondiali della civiltà culturale ed avrebbe indubbiamente attirato una parte maggiore delle ondate di Mesopotamici che affluirono nel Turkestan e da là, verso nord, in Europa.

3. L’India dravidica

79:3.1 (881.1) La mescolanza dei conquistatori anditi dell’India con le stirpi native produsse alla fine quel popolo misto che è stato chiamato Dravida. I primi e più puri Dravidi possedevano una grande attitudine per le realizzazioni culturali, ma questa qualità fu continuamente indebolita via via che l’eredità andita progressivamente si attenuava. E ciò condannò la civiltà dell’India che stava germogliando quasi dodicimila anni or sono. Ma l’infusione di questa sia pur piccola quantità di sangue adamico provocò una marcata accelerazione dello sviluppo sociale. Questa razza composita produsse immediatamente la civiltà più versatile allora presente sulla terra.

79:3.2 (881.2) Poco dopo la conquista dell’India, gli Anditi dravidici persero il contatto razziale e culturale con la Mesopotamia, ma la successiva apertura di linee marittime e di vie carovaniere ripristinò questi collegamenti. In nessun momento degli ultimi diecimila anni l’India ha mai interamente perso contatto con la Mesopotamia ad ovest e con la Cina ad est, anche se le barriere montuose hanno assai favorito le relazioni con l’occidente.

79:3.3 (881.3) La cultura superiore e le tendenze religiose dei popoli dell’India datano dai primi tempi della dominazione dravidica e sono dovute in parte al fatto che un gran numero di sacerdoti setiti penetrarono in India, sia nel corso delle prime invasioni andite che durante le successive invasioni ariane. Il filo del monoteismo che passa attraverso la storia religiosa dell’India parte dunque dagli insegnamenti degli Adamiti del secondo giardino.

79:3.4 (881.4) All’inizio del 16.000 a.C. una compagnia di cento sacerdoti setiti entrò in India e riuscì a conquistare religiosamente quasi tutta la metà occidentale di quel popolo poliglotta. Ma la loro religione non persisté. Nello spazio di cinquemila anni le loro dottrine sulla Trinità del Paradiso erano degenerate nel simbolo trino del dio del fuoco.

79:3.5 (881.5) Ma per più di settemila anni, sino alla fine delle migrazioni andite, lo status religioso degli abitanti dell’India fu molto superiore a quello del resto del mondo. Durante quest’epoca l’India aveva buone probabilità di produrre la civiltà culturale, religiosa, filosofica e commerciale più avanzata del mondo. E se non fosse avvenuto il completo assorbimento degli Anditi da parte dei popoli del sud, questo destino sarebbe stato probabilmente realizzato.

79:3.6 (881.6) I centri dravidici di cultura erano situati nelle valli dei fiumi, principalmente dell’Indo e del Gange, e nel Deccan lungo i tre grandi fiumi che scorrono attraverso le Catene Orientali verso il mare. Gli insediamenti lungo la costa marittima delle Catene Occidentali dovettero la loro importanza alle relazioni marittime con la Sumeria.

79:3.7 (881.7) I Dravidi furono tra i primi popoli a costruire città e a lanciarsi in affari d’importazione e d’esportazione su grande scala, sia per via di terra che di mare. Nel 7.000 a.C. carovane di cammelli facevano viaggi regolari verso la lontana Mesopotamia; i battelli dravidici si spingevano lungo la costa attraverso il Mare d’Arabia fino alle città sumere del Golfo Persico e si avventuravano sulle acque della Baia del Bengala fino alle lontane Indie Orientali. Un alfabeto, assieme all’arte della scrittura, fu importato dalla Sumeria da questi navigatori e mercanti.

79:3.8 (881.8) Queste relazioni commerciali contribuirono grandemente all’ulteriore diversificazione di una cultura cosmopolita, che provocò la prima apparizione di molte raffinatezze ed anche di molti oggetti di lusso della vita cittadina. Quando gli Ariani apparsi più tardi entrarono in India, non riconobbero nei Dravidi i loro cugini anditi assorbiti dalle razze sangik, ma trovarono una civiltà molto avanzata. Nonostante i limiti biologici, i Dravidi avevano fondato una civiltà superiore. Essa fu largamente diffusa in tutta l’India ed è sopravvissuta nel Deccan fino ai tempi moderni.

4. L’invasione ariana dell’India

79:4.1 (882.1) La seconda penetrazione andita in India fu l’invasione ariana durante un periodo di quasi cinquecento anni alla metà del terzo millennio a.C. Questa migrazione segnò l’esodo finale degli Anditi dal loro luogo d’origine nel Turkestan.

79:4.2 (882.2) I primi centri ariani erano sparsi sulla metà settentrionale dell’India, soprattutto a nordovest. Questi invasori non completarono mai la conquista del paese e tale negligenza fu causa successivamente della loro rovina, poiché la loro minoranza numerica li rese vulnerabili all’assorbimento da parte dei Dravidi del sud, che invasero più tardi l’intera penisola ad eccezione delle province himalaiane.

79:4.3 (882.3) Gli Ariani impressero un’impronta razziale molto scarsa in India, salvo che nelle province settentrionali. Nel Deccan la loro influenza fu culturale e religiosa più che razziale. La maggiore persistenza del cosiddetto sangue ariano nell’India del nord non è dovuta solo alla loro maggiore presenza numerica in queste regioni, ma anche al fatto che furono rinforzati dai conquistatori, commercianti e missionari successivi. Fino al primo secolo a.C. ci fu una continua infiltrazione di sangue ariano nel Punjab; l’ultimo influsso fu dovuto alle campagne militari dei popoli ellenistici.

79:4.4 (882.4) Nella piana del Gange, Ariani e Dravidi alla fine si mescolarono e produssero una cultura elevata, e questo centro fu successivamente rinforzato da apporti nordorientali provenienti dalla Cina.

79:4.5 (882.5) In India fiorirono di tanto in tanto numerosi tipi di organizzazioni sociali, dai sistemi semidemocratici degli Ariani alle forme dispotiche e monarchiche di governo. Ma l’aspetto più caratteristico della società fu la persistenza delle grandi caste sociali che furono istituite dagli Ariani nel tentativo di perpetuare la loro identità razziale. Questo elaborato sistema di caste è stato preservato fino ai nostri giorni.

79:4.6 (882.6) Delle quattro grandi caste, tutte salvo la prima furono stabilite nel futile tentativo d’impedire l’amalgama razziale dei conquistatori ariani con i loro assoggettati inferiori. Ma la casta più importante, quella degli insegnanti-sacerdoti, proviene dai Setiti. I Bramini del ventesimo secolo sono i discendenti culturali diretti dei sacerdoti del secondo giardino, anche se i loro insegnamenti differiscono considerevolmente da quelli dei loro illustri predecessori.

79:4.7 (882.7) Quando gli Ariani entrarono in India, portarono con sé i loro concetti di Deità quali erano stati preservati nelle vaghe tradizioni della religione del secondo giardino. Ma i sacerdoti bramani non furono mai capaci di opporsi all’impulso pagano dovuto all’improvviso contatto con le religioni inferiori del Deccan dopo la scomparsa razziale degli Ariani. In tal modo la vasta maggioranza della popolazione cadde nella schiavitù delle superstizioni asserventi delle religioni inferiori; e fu così che l’India non riuscì a produrre la civiltà elevata che era stata prefigurata nei tempi precedenti.

79:4.8 (882.8) Il risveglio spirituale del sesto secolo a.C. non persisté in India, essendosi spento ancor prima dell’invasione maomettana. Ma un giorno potrebbe sorgere un Gautama più grande per condurre tutta l’India alla ricerca del Dio vivente, ed allora il mondo osserverà il compimento delle potenzialità culturali di un popolo versatile rimasto così a lungo comatoso sotto l’influenza paralizzante di una visione spirituale non progressista.

79:4.9 (883.1) La cultura riposa su fondamenta biologiche, ma le caste da sole non poterono perpetuare la cultura ariana, perché la religione, la vera religione, è la sorgente indispensabile di quell’energia superiore che spinge gli uomini a stabilire una civiltà superiore fondata sulla fratellanza umana.

5. Gli uomini rossi e gli uomini gialli

79:5.1 (883.2) Mentre la storia dell’India è quella della conquista da parte degli Anditi e del loro assorbimento finale da parte dei popoli evoluzionari più antichi, la storia dell’Asia orientale è più propriamente quella dei Sangik primari, ed in particolare quella degli uomini rossi e degli uomini gialli. Queste due razze sfuggirono in larga parte a quella mescolanza con le stirpi arretrate del Neandertal che ritardò così grandemente gli uomini blu in Europa, preservando in tal modo il potenziale superiore del tipo sangik primario.

79:5.2 (883.3) Mentre i primi Neandertaliani erano sparsi su tutta l’Eurasia, l’ala orientale era la più contaminata dalle stirpi animali degradate. Questi tipi subumani furono spinti verso sud dal quinto ghiacciaio, la stessa coltre glaciale che bloccò così a lungo la migrazione sangik verso l’Asia orientale. E quando gli uomini rossi si diressero verso nordest contornando gli altopiani dell’India, trovarono l’Asia nordorientale sgombra da questi tipi subumani. L’organizzazione in tribù delle razze rosse si formò prima che in qualsiasi altro popolo ed esse furono le prime ad emigrare dal centro sangik dell’Asia centrale. Le stirpi inferiori del Neandertal furono distrutte o cacciate dal continente dalle successive tribù gialle in migrazione. Ma gli uomini rossi avevano regnato sovrani nell’Asia orientale per quasi centomila anni prima dell’arrivo delle tribù gialle.

79:5.3 (883.4) Più di trecentomila anni fa la massa principale della razza gialla entrò in Cina provenendo da sud nel corso della migrazione lungo la costa marittima. Ad ogni millennio essi penetrarono sempre di più all’interno, ma non stabilirono dei contatti con i loro fratelli tibetani migratori fino a tempi relativamente recenti.

79:5.4 (883.5) La pressione della sovrappopolazione portò la razza gialla in movimento verso nord a penetrare nei terreni di caccia degli uomini rossi. Questa usurpazione, unita ad un naturale antagonismo razziale, culminò in crescenti ostilità e cominciò così la lotta cruciale per le terre fertili della parte estrema dell’Asia.

79:5.5 (883.6) Il racconto di questa battaglia millenaria tra la razza rossa e quella gialla è un’epopea della storia di Urantia. Per più di duecentomila anni queste due razze superiori si fecero una guerra accanita ed incessante. Nelle prime battaglie gli uomini rossi in genere prevalsero; le loro scorrerie seminavano distruzione tra gli insediamenti gialli. Ma gli uomini gialli erano validi allievi nell’arte della guerra ed inoltre manifestarono presto una marcata attitudine a vivere in pace con i loro compatrioti. I Cinesi furono i primi ad imparare che l’unione fa la forza. Le tribù rosse continuarono a battersi tra di loro e cominciarono ben presto a subire ripetute sconfitte da parte degli implacabili aggressori cinesi, che proseguivano la loro marcia inesorabile verso nord.

79:5.6 (883.7) Centomila anni fa le tribù decimate della razza rossa lottavano addossate all’ultimo ghiacciaio che si stava ritirando, e quando il passaggio terrestre verso est, attraverso l’istmo di Bering, divenne praticabile, queste tribù non tardarono a lasciare le rive inospitali del continente asiatico. Sono trascorsi ottantacinquemila anni da quando gli ultimi uomini rossi di razza pura partirono dall’Asia, ma la loro lunga lotta ha lasciato la sua impronta genetica sulla vittoriosa razza gialla. Le popolazioni cinesi del nord, così come i Siberiani andoniti, assimilarono molto dalle stirpi rosse e ne beneficiarono in misura considerevole.

79:5.7 (884.1) Gli Indiani dell’America del Nord non entrarono mai in contatto nemmeno con i discendenti anditi di Adamo ed Eva, essendo stati espropriati delle loro terre natali asiatiche circa cinquantamila anni prima dell’arrivo di Adamo. Durante l’epoca delle migrazioni andite anche le stirpi rosse si stavano spargendo sull’America del Nord come tribù nomadi, cacciatori che praticavano l’agricoltura in misura limitata. Queste razze e questi gruppi culturali rimasero quasi completamente isolati dal resto del mondo a partire dal loro arrivo nelle Americhe sino alla fine del primo millennio dell’era cristiana, quando furono scoperte dalle razze bianche d’Europa. Fino a quel momento gli Eschimesi furono gli esseri più vicini agli uomini bianchi che le tribù nordiche di uomini rossi avessero mai visto.

79:5.8 (884.2) Le razze gialla e rossa sono le sole stirpi umane ad aver raggiunto un alto grado di civiltà al di fuori dall’influenza degli Anditi. La più antica cultura amerinda fu il centro di Onamonalonton in California, ma questo era scomparso da lungo tempo nel 35.000 a.C. In Messico, nell’America Centrale e nelle montagne dell’America del Sud delle civiltà successive e più durevoli furono fondate da una razza prevalentemente rossa, ma contenente una considerevole mescolanza delle razze gialla, arancio e blu.

79:5.9 (884.3) Queste civiltà furono prodotti evoluzionari dei Sangik, nonostante che tracce di sangue andita avessero raggiunto il Perù. Ad eccezione degli Eschimesi nell’America del Nord e di alcuni Anditi polinesiani nell’America del Sud, i popoli dell’emisfero occidentale non ebbero alcun contatto con il resto del mondo sino alla fine del primo millennio dopo Cristo. Nel piano originale dei Melchizedek per migliorare le razze di Urantia era stato previsto che un milione di discendenti in linea diretta di Adamo andassero ad elevare gli uomini rossi delle Americhe.

6. L’alba della civiltà cinese

79:6.1 (884.4) Qualche tempo dopo aver sospinto gli uomini rossi nell’America del Nord, i Cinesi in espansione cacciarono gli Andoniti dalle valli fluviali dell’Asia orientale, spingendoli verso nord in Siberia e verso ovest nel Turkestan, dove entrarono subito in contatto con la cultura superiore degli Anditi.

79:6.2 (884.5) In Birmania e nella penisola dell’Indocina le culture dell’India e della Cina si mescolarono e dettero origine alle civiltà successive di quelle regioni. Qui la razza verde scomparsa era persistita in proporzione maggiore che in qualsiasi altra parte del mondo.

79:6.3 (884.6) Molte razze differenti occuparono le isole del Pacifico. In generale le isole meridionali allora più estese furono invase da popoli con alta percentuale di sangue verde e indaco. Le isole settentrionali furono occupate da Andoniti e più tardi da razze con grandi proporzioni di stirpi gialle e rosse. Gli antenati del popolo giapponese non furono cacciati dal continente fino al 12.000 a.C., quando furono sloggiati da una potente spinta delle tribù nordiche cinesi che scendevano verso sud lungo la costa. Il loro esodo finale non fu tanto dovuto alla pressione della popolazione quanto all’iniziativa di un capo che essi finirono per considerare come un personaggio divino.

79:6.4 (885.1) Come i popoli dell’India e del Levante, le tribù vittoriose degli uomini gialli stabilirono i loro primi centri lungo la costa del mare e lungo il corso dei fiumi. Gli insediamenti costieri ebbero vita difficile negli anni successivi quando le crescenti inondazioni ed il mutare del corso dei fiumi resero le città di pianura indifendibili.

79:6.5 (885.2) Ventimila anni fa gli antenati dei Cinesi avevano costruito una dozzina di grandi centri di cultura e d’insegnamento primitivi, specialmente lungo il Fiume Giallo e lo Yang-tze. E ben presto questi centri cominciarono ad essere rinforzati dall’arrivo di una corrente ininterrotta di popolazioni miste superiori provenienti dal Sinkiang e dal Tibet. La migrazione dal Tibet verso la valle dello Yang-tze non fu così estesa come quella verso il nord, né i centri tibetani erano così avanzati come quelli del bacino del Tarim. Ma i due movimenti portarono una certa quantità di sangue andita verso est negli insediamenti fluviali.

79:6.6 (885.3) La superiorità dell’antica razza gialla era dovuta a quattro grandi fattori:

79:6.7 (885.4) 1. Genetico. Contrariamente ai loro cugini blu d’Europa, le razze gialla e rossa erano sfuggite in larga misura alla mescolanza con ceppi umani degradati. I Cinesi del nord, già rinforzati da piccoli apporti delle stirpi superiori rosse e andoniche, beneficiarono presto di un considerevole influsso di sangue andita. I Cinesi del sud non furono altrettanto favoriti sotto questo aspetto, ed avevano sofferto a lungo per l’assorbimento della razza verde, mentre più tardi furono ulteriormente indeboliti dall’infiltrazione delle ondate di popoli inferiori cacciati dall’India dall’invasione dravidica-andita. Ed oggi in Cina c’è una netta differenza tra le razze del nord e quelle del sud.

79:6.8 (885.5) 2. Sociale. La razza gialla apprese molto presto il valore della pace tra i propri componenti. Il loro carattere pacifico contribuì all’aumento della popolazione in modo da assicurare la diffusione della loro civiltà tra molti milioni d’individui. Dal 25.000 al 5.000 a.C. la civiltà di massa più elevata su Urantia fu nella Cina centrale e settentrionale. Gli uomini gialli furono i primi a realizzare una solidarietà razziale — i primi a raggiungere una civiltà culturale, sociale e politica su vasta scala.

79:6.9 (885.6) I Cinesi di 15.000 anni a.C. erano militaristi aggressivi; essi non erano stati indeboliti da un’eccessiva venerazione per il passato, ed essendo meno di dodici milioni, formavano un corpo compatto che parlava la stessa lingua. Durante quest’epoca essi costruirono una vera nazione, molto più unita ed omogenea delle loro unioni politiche dei tempi storici.

79:6.10 (885.7) 3. Spirituale. Durante l’epoca delle migrazioni andite i Cinesi erano tra i popoli più spirituali della terra. La loro adesione al culto dell’Unica Verità proclamata da Singlangton li manteneva al di sopra della maggior parte delle altre razze. Lo stimolo di una religione progressiva ed avanzata è spesso un fattore decisivo dello sviluppo culturale. Mentre l’India languiva, la Cina andava avanti sotto lo stimolo vivificante di una religione in cui la verità era gelosamente custodita come Deità suprema.

79:6.11 (885.8) Questo culto della verità provocava la ricerca e l’esplorazione intrepida delle leggi della natura e dei potenziali dell’umanità. I Cinesi di seimila anni fa erano ancora degli ardenti e dinamici studiosi nella loro ricerca della verità.

79:6.12 (885.9) 4. Geografico. La Cina è protetta dalle montagne ad ovest e dall’Oceano Pacifico ad est. Solo a nord la via è aperta agli attacchi, e dai tempi degli uomini rossi all’arrivo dei successivi discendenti degli Anditi il nord non fu occupato da alcuna razza aggressiva.

79:6.13 (886.1) E senza le barriere montuose ed il successivo declino della sua cultura spirituale, la razza gialla avrebbe indubbiamente attratto a sé la maggior parte degli emigranti anditi provenienti dal Turkestan ed avrebbe di sicuro dominato rapidamente la civiltà del mondo.

7. Gli Anditi entrano in Cina

79:7.1 (886.2) Circa quindicimila anni fa gli Anditi superavano in numero considerevole il valico di Ti Tao e si diffondevano nella valle superiore del Fiume Giallo tra gli insediamenti cinesi di Kansu. Essi si spinsero subito verso est nell’Honan, dove erano situati gli insediamenti più progressivi. Questa infiltrazione proveniente da ovest era metà andonita e metà andita.

79:7.2 (886.3) I centri settentrionali di cultura situati lungo il Fiume Giallo erano sempre stati più progressivi rispetto agli insediamenti meridionali sullo Yang-tze. Poche migliaia di anni dopo l’arrivo del numero pur esiguo di questi mortali superiori, gli insediamenti lungo il Fiume Giallo avevano sopravanzato i villaggi sullo Yang-tze ed avevano raggiunto una posizione avanzata sui loro fratelli del sud che da allora hanno sempre mantenuto.

79:7.3 (886.4) Non che gli Anditi fossero numerosi, né che la loro cultura fosse così superiore, ma l’amalgama con loro produsse una razza più versatile. I Cinesi del nord ricevettero dalla stirpe andita quanto bastava per stimolare un po’ le loro menti capaci per natura, ma non abbastanza da infiammare l’irrequieta curiosità esploratrice così caratteristica delle razze bianche del nord. Questa infusione più limitata di eredità andita portò meno scompiglio alla stabilità innata del tipo sangik.

79:7.4 (886.5) Le successive ondate di Anditi portarono con sé alcuni dei progressi culturali della Mesopotamia; ciò è specialmente vero per le ultime ondate di migrazione provenienti da ovest. Esse migliorarono grandemente le pratiche economiche ed educative dei Cinesi del nord, e mentre la loro influenza sulla cultura religiosa della razza gialla fu effimera, i loro discendenti contribuirono molto ad un risveglio spirituale successivo. Ma le tradizioni andite della bellezza di Eden e di Dalamatia influenzarono le tradizioni cinesi; le leggende cinesi primitive situano “il paese degli dei” ad occidente.

79:7.5 (886.6) Il popolo cinese non cominciò a costruire città e ad impegnarsi nella manifattura fino a dopo il 10.000 a.C., a seguito dei cambiamenti climatici nel Turkestan e dell’arrivo degli ultimi immigrati anditi. L’infusione di questo sangue nuovo non ebbe tanto l’effetto di aggiungere molto alla civiltà degli uomini gialli quanto di stimolare un ulteriore rapido sviluppo delle tendenze latenti delle stirpi cinesi superiori. Dall’Honan allo Shensi cominciavano a fruttificare i potenziali di una civiltà avanzata. La lavorazione dei metalli e tutte le arti della manifattura datano da questi tempi.

79:7.6 (886.7) Le similitudini tra alcuni metodi dei Cinesi e dei Mesopotamici primitivi per il calcolo del tempo, l’astronomia e l’amministrazione governativa erano dovute alle relazioni commerciali tra questi due centri molto lontani tra loro. Anche al tempo dei Sumeri i mercanti cinesi viaggiavano per le vie terrestri che attraverso il Turkestan portavano in Mesopotamia. Questi scambi non furono unilaterali — la valle dell’Eufrate ne beneficiò considerevolmente, così come i popoli della pianura del Gange. Ma i cambiamenti climatici e le invasioni nomadi del terzo millennio a.C. ridussero grandemente il volume del commercio che transitava sulle piste carovaniere dell’Asia centrale.

8. La civiltà cinese posteriore

79:8.1 (887.1) Mentre gli uomini rossi soffrirono per l’eccessivo guerreggiare, non è del tutto errato dire che lo sviluppo strutturale dello Stato tra i Cinesi fu ritardato dal completamento della loro conquista dell’Asia. Essi avevano un grande potenziale di solidarietà razziale, ma esso non riuscì a svilupparsi adeguatamente a causa della mancanza dello stimolo motore continuo rappresentato dal pericolo sempre incombente di un’aggressione esterna.

79:8.2 (887.2) Con il completamento della conquista dell’Asia orientale, l’antico Stato militare si disintegrò gradualmente — le guerre del passato furono dimenticate. Dell’epica battaglia con la razza rossa persisterono soltanto vaghe tradizioni di un’antica lotta contro il popolo degli arcieri. I Cinesi si orientarono ben presto verso l’agricoltura, cosa che accrebbe ulteriormente le loro tendenze pacifiche, mentre una popolazione ben al di sotto del rapporto terra-uomo per l’agricoltura contribuì ancor più alla crescita pacifica del paese.

79:8.3 (887.3) La coscienza delle realizzazioni passate (un po’ diminuita al presente), il conservatorismo di un popolo nella sua stragrande maggioranza agricolo ed una vita di famiglia ben sviluppata diedero origine alla venerazione degli antenati, che culminò nel costume di onorare gli uomini del passato al punto da rasentare l’adorazione. Un comportamento molto simile prevalse tra le razze bianche in Europa per circa cinquecento anni dopo il crollo della civiltà greco-romana.

79:8.4 (887.4) La credenza ed il culto dell’ “Unica Verità” insegnati da Singlangton non scomparvero mai del tutto; ma con il passare del tempo la ricerca di verità nuove e superiori fu offuscata da una crescente tendenza a venerare ciò che era già stabilito. Lentamente il genio della razza gialla fu rivolto dalla ricerca del non conosciuto alla conservazione del conosciuto. Questa è la ragione della stagnazione di quella che era stata la civiltà progredita più rapidamente nel mondo.

79:8.5 (887.5) Tra il 4.000 ed il 500 a.C. la riunificazione politica della razza gialla fu completata, ma l’unione culturale dei centri dello Yang-tze e del Fiume Giallo era già stata raggiunta. Questa riunificazione politica dei gruppi tribali più tardivi non avvenne senza conflitti, ma la considerazione del popolo per la guerra rimase scarsa. Il culto degli antenati, l’aumento dei dialetti e la mancanza di chiamata per azioni militari per migliaia e migliaia di anni avevano reso questo popolo ultrapacifico.

79:8.6 (887.6) Pur non mantenendo la promessa del rapido sviluppo di uno Stato avanzato, la razza gialla avanzò progressivamente nella realizzazione delle arti della civiltà, specialmente nel campo dell’agricoltura e dell’orticoltura. I problemi idraulici che dovettero affrontare gli agricoltori nel Shensi e nell’Honan esigevano una cooperazione collettiva per essere risolti. Tali difficoltà per l’irrigazione e la conservazione del suolo contribuirono non poco allo sviluppo dell’interdipendenza, con la conseguente promozione della pace tra i gruppi di agricoltori.

79:8.7 (887.7) Ben presto gli sviluppi nella scrittura, unitamente all’istituzione di scuole, contribuirono alla diffusione della conoscenza su scala mai raggiunta in precedenza. Ma la natura difficile del sistema di scrittura ideografico limitò il numero delle classi istruite, malgrado la stampa fosse apparsa molto presto. Soprattutto proseguì di buon passo il processo di livellamento sociale e di dogmatizzazione religioso-filosofica. Lo sviluppo religioso della venerazione degli antenati divenne ancor più complicato da un profluvio di superstizioni che implicavano l’adorazione della natura, ma le vestigia di un vero concetto di Dio rimasero preservate nel culto imperiale di Shang-ti.

79:8.8 (888.1) La grande debolezza della venerazione degli antenati è che essa favorisce una filosofia rivolta al passato. Benché possa essere avveduto racimolare saggezza dal passato, è una follia considerare il passato come fonte esclusiva di verità. La verità è relativa e si espande; essa vive sempre nel presente, raggiungendo nuove espressioni in ogni generazione di uomini — ed anche in ogni vita umana.

79:8.9 (888.2) La grande forza della venerazione degli antenati è il valore che un tale atteggiamento attribuisce alla famiglia. La stabilità e la persistenza stupefacente della cultura cinese sono una conseguenza della posizione eminente accordata alla famiglia, perché la civiltà dipende direttamente dall’efficace funzionamento della famiglia; ed in Cina la famiglia raggiunse un’importanza sociale ed anche un significato religioso avvicinati da pochi altri popoli.

79:8.10 (888.3) La devozione filiale e la lealtà familiare richieste dal crescente culto dell’adorazione degli antenati assicurò lo stabilirsi di relazioni familiari superiori e di gruppi familiari durevoli, i quali favorirono i seguenti fattori nella preservazione della civiltà:

79:8.11 (888.4) 1. Conservazione della proprietà e della ricchezza.

79:8.12 (888.5) 2. Messa in comune dell’esperienza per più di una sola generazione.

79:8.13 (888.6) 3. Educazione efficace dei figli nelle arti e nelle scienze del passato.

79:8.14 (888.7) 4. Sviluppo di un forte senso del dovere, l’elevazione della moralità e l’accrescimento della sensibilità etica.

79:8.15 (888.8) Il periodo formativo della civiltà cinese, iniziato con l’arrivo degli Anditi, si estende fino al grande risveglio etico, morale e semireligioso del sesto secolo a.C. E la tradizione cinese preserva la vaga memoria del passato evoluzionario; la transizione dalla famiglia matriarcale alla famiglia patriarcale, l’istituzione dell’agricoltura, lo sviluppo dell’architettura, l’avvio dell’industria — tutto ciò è successivamente raccontato. Questa storia presenta, con accuratezza maggiore di qualunque altro racconto analogo, la descrizione della magnifica ascesa di un popolo superiore a partire dal livello della barbarie. Durante questo tempo essi passarono da una società agricola primitiva ad un’organizzazione sociale superiore comprendente urbanizzazione, manifattura, lavorazione dei metalli, scambi commerciali, governo, scrittura, matematica, arte, scienza e stampa.

79:8.16 (888.9) Così l’antica civiltà della razza gialla è persistita attraverso i secoli. Sono trascorsi quasi quarantamila anni da quando furono compiuti i primi progressi importanti nella cultura cinese, e benché vi siano stati numerosi regressi, la civiltà dei figli di Han è quella più vicina di tutte ad offrire un’immagine ininterrotta di progresso continuo fino ai tempi del ventesimo secolo. Gli sviluppi meccanici e religiosi delle razze bianche sono stati di ordine elevato, ma non hanno mai superato i Cinesi per fedeltà familiare, etica collettiva o moralità personale.

79:8.17 (888.10) Questa antica cultura ha contribuito molto alla felicità degli uomini; milioni di esseri umani sono vissuti e sono morti benedetti dalle sue realizzazioni. Per secoli questa grande civiltà ha riposato sugli allori del passato, ma ora si sta risvegliando per cercare di nuovo le mete trascendenti dell’esistenza umana, per riprendere la lotta incessante per un progresso senza fine.

79:8.18 (888.11) [Presentato da un Arcangelo di Nebadon.]

Fascicolo 80 - L’espansione andita in Occidente

Il Libro di Urantia

Fascicolo 80

L’espansione andita in Occidente

80:0.1 (889.1) BENCHÉ gli uomini blu europei non abbiano raggiunto da se stessi una grande civiltà culturale, hanno fornito la base biologica che, quando le loro stirpi adamizzate si mescolarono con i successivi invasori anditi, produsse una delle più potenti razze in grado di raggiungere una civiltà dinamica che siano mai apparse su Urantia dai tempi della razza viola e dei suoi successori anditi.

80:0.2 (889.2) I popoli bianchi moderni incorporano le linee superstiti della stirpe adamica che si mescolarono con le razze sangik, un po’ della rossa e della gialla ma più particolarmente di quella blu. In tutte le razze bianche c’è una percentuale considerevole della stirpe andonita originale, ed ancor più delle linee nodite primitive.

1. Gli Adamiti entrano in Europa

80:1.1 (889.3) Prima che gli ultimi Anditi fossero cacciati dalla valle dell’Eufrate, molti dei loro fratelli erano entrati in Europa come avventurieri, insegnanti, commercianti e guerrieri. Durante i primi tempi della razza viola il bacino mediterraneo era protetto dall’istmo di Gibilterra e dal ponte terrestre della Sicilia. Una parte del primissimo commercio marittimo dell’uomo fu stabilito su questi laghi interni nei quali gli uomini blu provenienti dal nord ed i Sahariani provenienti dal sud incontravano i Noditi e gli Adamiti provenienti dall’est.

80:1.2 (889.4) Nella depressione orientale del Mediterraneo i Noditi avevano stabilito uno dei loro centri di cultura più estesi e da questi centri erano penetrati un po’ nell’Europa meridionale, ma più specialmente nell’Africa settentrionale. I Siriani noditi-andoniti dalla testa larga introdussero molto presto la ceramica e l’agricoltura in connessione con i loro insediamenti sul delta del Nilo in lenta elevazione. Essi importarono anche pecore, capre, bovini ed altri animali domestici ed introdussero metodi di lavorazione dei metalli molto migliorati, perché la Siria era allora il centro di questa industria.

80:1.3 (889.5) Per più di trentamila anni l’Egitto ricevette un flusso continuo di Mesopotamici, che portarono la loro arte e la loro cultura ad arricchire quelle della valle del Nilo. Ma l’ingresso di un gran numero di Sahariani deteriorò grandemente l’antica civiltà lungo il Nilo, cosicché l’Egitto raggiunse il suo livello culturale più basso circa quindicimila anni fa.

80:1.4 (889.6) Ma durante i primi tempi non vi furono ostacoli alla migrazione degli Adamiti verso ovest. Il Sahara era un immenso territorio da pascolo disseminato di pastori e di agricoltori. Questi Sahariani non si dedicarono mai alla manifattura, né erano costruttori di città. Essi erano un gruppo indaco-nero con un consistente apporto delle razze arancio e verde estinte. Ma ricevettero una quantità molto limitata di eredità viola prima che il sollevamento della terra ed il cambiamento dei venti portatori di piogge disperdessero i resti di questa prospera e pacifica civiltà.

80:1.5 (890.1) Il sangue di Adamo era stato distribuito nella maggior parte delle razze umane, ma alcune ne ricevettero più di altre. Le razze miste dell’India ed i popoli più scuri dell’Africa non attraevano gli Adamiti. Essi si sarebbero mescolati volentieri con gli uomini rossi se questi non fossero stati così lontani nelle Americhe, ed erano ben disposti verso gli uomini gialli, ma anche costoro erano difficili da raggiungere nella lontana Asia. Per questo, quando furono spinti dall’avventura o dall’altruismo, o quando furono cacciati dalla valle dell’Eufrate, essi scelsero molto naturalmente l’unione con le razze blu dell’Europa.

80:1.6 (890.2) Gli uomini blu, allora dominanti in Europa, non avevano pratiche religiose che fossero sgradevoli per i primi emigranti adamiti, e c’era una grande attrazione sessuale tra la razza viola e la razza blu. I migliori uomini blu consideravano un grande onore ottenere il permesso di sposarsi con gli Adamiti. Ogni uomo blu aveva l’ambizione di divenire così abile e capace nelle arti da conquistare l’affetto di una donna adamita, e la più alta aspirazione di una donna blu superiore era di ricevere le attenzioni di un Adamita.

80:1.7 (890.3) Lentamente questi figli migratori di Eden si unirono con i tipi superiori della razza blu e rinvigorirono le loro pratiche culturali, mentre sterminarono spietatamente i ceppi residui della stirpe del Neandertal. Questa tecnica d’incrocio delle razze, unitamente all’eliminazione delle linee inferiori, produsse una dozzina o più di gruppi virili e progressivi di uomini blu superiori. Uno di tali gruppi voi l’avete denominato Cro-Magnon.

80:1.8 (890.4) Per queste ed altre ragioni, non ultima delle quali quella delle vie di migrazione più favorevoli, le prime ondate di cultura mesopotamica si diressero quasi esclusivamente verso l’Europa. E furono queste circostanze che determinarono gli antecedenti della civiltà europea moderna.

2. I cambiamenti climatici e geologici

80:2.1 (890.5) L’espansione iniziale della razza viola in Europa fu fermata da alcuni cambiamenti climatici e geologici piuttosto improvvisi. Con il ritiro dei ghiacciai settentrionali, i venti portatori di piogge provenienti da ovest si orientarono verso nord, trasformando gradualmente le vaste regioni da pascolo del Sahara in un deserto sterile. Questa aridità disperse gli abitanti del grande pianoro sahariano, bruni, di taglia piccola, con occhi scuri, ma dalla testa lunga.

80:2.2 (890.6) Gli elementi indaco più puri andarono verso sud nelle foreste dell’Africa centrale, dove da allora sono sempre rimasti. I gruppi più misti si sparsero verso tre direzioni: le tribù superiori situate ad ovest emigrarono in Spagna e da là nelle parti adiacenti dell’Europa, formando il nucleo delle razze mediterranee successive di bruni dalla testa lunga. La parte meno progressiva posta ad est del pianoro sahariano emigrò in Arabia e da là, attraverso la Mesopotamia settentrionale e l’India, fino alla lontana Ceylon. Il gruppo centrale si diresse verso nord ed est nella valle del Nilo ed in Palestina.

80:2.3 (890.7) È questo substrato sangik secondario che suggerisce un certo grado di parentela tra i popoli moderni sparsi dal Deccan, all’Iran e alla Mesopotamia, fino a lungo entrambe le rive del Mare Mediterraneo.

80:2.4 (890.8) Circa all’epoca di questi cambiamenti climatici in Africa, l’Inghilterra si separò dal continente e la Danimarca sorse dal mare, mentre l’istmo di Gibilterra, che proteggeva il bacino occidentale del Mediterraneo, sprofondò a seguito di un terremoto, elevando rapidamente questo lago interno al livello dell’Oceano Atlantico. Poco dopo sprofondò il ponte terrestre della Sicilia, facendo del Mediterraneo un mare e collegandolo con l’Oceano Atlantico. Questo cataclisma della natura sommerse centinaia d’insediamenti umani e causò la più grande perdita di vite per inondazione di tutta la storia del mondo.

80:2.5 (891.1) Questo abbassamento del bacino mediterraneo bloccò immediatamente gli spostamenti degli Adamiti verso occidente, mentre il grande afflusso di Sahariani li portò a cercare degli sbocchi per la loro sovrappopolazione a nord e ad est dell’Eden. Via via che i discendenti di Adamo si diressero verso nord partendo dalle valli del Tigri e dell’Eufrate, incontrarono delle barriere montuose e l’allora esteso Mar Caspio. E per molte generazioni gli Adamiti si dedicarono alla caccia, all’allevamento e alla coltivazione della terra attorno ai loro insediamenti sparsi in tutto il Turkestan. Lentamente questo magnifico popolo estese il suo territorio in Europa. Ma ora gli Adamiti entrano in Europa da est e vi trovano la cultura degli uomini blu in ritardo di migliaia di anni su quella dell’Asia, poiché questa regione è rimasta quasi del tutto priva di contatti con la Mesopotamia.

3. L’uomo blu Cro-Magnon

80:3.1 (891.2) Gli antichi centri di cultura degli uomini blu erano situati lungo tutti i fiumi dell’Europa, ma soltanto la Somma scorre ancora lungo lo stesso percorso che seguiva durante l’epoca preglaciale.

80:3.2 (891.3) Anche se parliamo degli uomini blu come occupanti il continente europeo, c’erano decine di tipi razziali. Trentacinquemila anni fa le razze blu dell’Europa erano già un popolo notevolmente mescolato, contenente linee di sangue rosso e giallo, mentre sulle coste dell’Atlantico e nelle regioni della Russia attuale essi avevano assorbito una quantità considerevole di sangue andonita, e a sud erano in contatto con i popoli del Sahara. Ma sarebbe inutile tentare di enumerare i molti gruppi razziali.

80:3.3 (891.4) La civiltà europea di questo primo periodo postadamico era una mescolanza straordinaria del vigore e dell’arte degli uomini blu con l’immaginazione creativa degli Adamiti. Gli uomini blu erano una razza di grande vigore, ma essi deteriorarono grandemente lo status culturale e spirituale degli Adamiti. Era molto difficile per questi ultimi imprimere la loro religione sui Cro-Magnoidi a causa della tendenza di troppi di loro ad ingannare e sedurre le giovani. Per diecimila anni la religione in Europa rimase ad un livello molto basso se paragonata ai suoi sviluppi in India ed in Egitto.

80:3.4 (891.5) Gli uomini blu erano perfettamente onesti in tutti i loro affari e totalmente esenti dai vizi sessuali degli Adamiti misti. Essi rispettavano la verginità e praticavano la poligamia soltanto quando la guerra produceva scarsità di maschi.

80:3.5 (891.6) Questi popoli Cro-Magnon erano una razza coraggiosa e lungimirante. Essi avevano un efficiente sistema di educazione dei figli. Entrambi i genitori partecipavano a queste attività ed i servizi dei figli più anziani erano pienamente utilizzati. Ogni figlio veniva accuratamente istruito nella cura delle caverne, nell’arte e nel taglio delle selci. Fin da giovani le donne erano molto esperte nelle arti domestiche ed in una rozza agricoltura, mentre gli uomini erano abili cacciatori e coraggiosi guerrieri.

80:3.6 (891.7) Gli uomini blu erano cacciatori, pescatori e raccoglitori di cibo; erano abili costruttori di battelli. Essi fabbricavano asce di pietra, tagliavano alberi, costruivano capanne di legno parzialmente interrate e con tetti di pelli. E certi popoli costruiscono ancora capanne simili in Siberia. I Cro-Magnon del sud vivevano generalmente in caverne ed in grotte.

80:3.7 (892.1) Non era raro durante i rigori dell’inverno che le loro sentinelle di guardia durante la notte all’entrata delle caverne morissero di freddo. Essi erano coraggiosi, ma soprattutto erano artisti; la mescolanza adamica accelerò immediatamente la loro immaginazione creativa. L’apice dell’arte degli uomini blu fu circa quindicimila anni fa, prima dell’epoca in cui le razze dalla pelle più scura vennero al nord dall’Africa attraverso la Spagna.

80:3.8 (892.2) Quindicimila anni fa le foreste alpine si stavano estendendo considerevolmente. I cacciatori europei erano sospinti verso le valli dei fiumi e le rive del mare dalla stessa coercizione climatica che aveva mutato i favorevoli terreni di caccia del mondo in deserti secchi e aridi. Via via che i venti portatori di piogge si orientarono verso nord, le vaste praterie dell’Europa si coprirono di foreste. Queste grandi e relativamente improvvise modificazioni climatiche spinsero le razze dell’Europa a trasformarsi da cacciatori su spazi aperti in pastori ed in una certa misura in pescatori e in coltivatori della terra.

80:3.9 (892.3) Questi cambiamenti, anche se portarono dei progressi culturali, produssero certi regressi biologici. Durante la precedente era di caccia i membri delle tribù superiori si erano congiunti con i tipi più evoluti tra i prigionieri di guerra ed avevano invariabilmente ucciso quelli che ritenevano inferiori. Ma quando cominciarono a stabilire degli insediamenti e a dedicarsi all’agricoltura e al commercio, essi iniziarono a preservare molti prigionieri mediocri come schiavi. E fu la progenie di questi schiavi che in seguito deteriorò in modo così considerevole l’intero tipo Cro-Magnon. Questo regresso della cultura continuò fino a che essa ricevette un nuovo impulso dall’oriente, quando l’invasione finale in massa dei Mesopotamici si abbatté sull’Europa, assorbendo rapidamente il tipo e la cultura cro-magnon e dando avvio alla civiltà delle razze bianche.

4. Le invasioni andite dell’Europa

80:4.1 (892.4) Anche se gli Anditi si riversarono in Europa con un flusso costante, ci furono sette invasioni maggiori; gli ultimi arrivarono a cavallo in tre grandi ondate. Alcuni entrarono in Europa passando per le isole dell’Egeo e risalendo la valle del Danubio, ma la maggior parte delle prime stirpi più pure emigrarono verso il nordovest dell’Europa passando a nord attraverso le terre da pascolo del Volga e del Don.

80:4.2 (892.5) Tra la terza e la quarta invasione, un’orda di Andoniti entrò in Europa da nord dopo essere venuta dalla Siberia attraverso i fiumi russi ed il Baltico. Essi furono immediatamente assimilati dalle tribù andite settentrionali.

80:4.3 (892.6) Le espansioni iniziali della razza viola più pura furono molto più pacifiche di quelle dei suoi discendenti anditi successivi semimilitari ed amanti delle conquiste. Gli Adamiti erano pacifici; i Noditi erano bellicosi. L’unione di queste stirpi, che si mescolarono più tardi con le razze sangik, produsse gli abili ed aggressivi Anditi che fecero delle reali conquiste militari.

80:4.4 (892.7) Ma fu il cavallo il fattore evoluzionario che determinò la dominazione degli Anditi in Occidente. Il cavallo diede agli Anditi in dispersione il vantaggio prima non esistente della mobilità, consentendo agli ultimi gruppi di cavalieri anditi di progredire rapidamente attorno al Mar Caspio per invadere l’intera Europa. Tutte le ondate precedenti di Anditi si erano spostate così lentamente da tendere a disgregarsi una volta a grande distanza dalla Mesopotamia. Ma queste ondate più tardive avanzarono così rapidamente che raggiunsero l’Europa in gruppi compatti, conservando ancora una certa quantità di cultura superiore.

80:4.5 (893.1) L’intero mondo abitato, all’infuori della Cina e della regione dell’Eufrate, aveva fatto progressi culturali molto limitati per diecimila anni, quando i rudi cavalieri anditi fecero la loro apparizione nel settimo e nel sesto millennio a.C. Mentre si spostavano verso ovest attraverso le pianure della Russia, assorbendo il meglio degli uomini blu e sterminando i peggiori, essi si mescolarono formando un solo popolo. Questi furono gli antenati delle cosiddette razze nordiche, i progenitori delle popolazioni scandinave, germaniche ed anglosassoni.

80:4.6 (893.2) Le linee blu superiori non tardarono ad essere interamente assorbite dagli Anditi in tutta l’Europa settentrionale. Soltanto in Lapponia (ed in una certa misura in Bretagna) gli antichi Andoniti conservarono un sembiante d’identità razziale.

5. La conquista andita dell’Europa settentrionale

80:5.1 (893.3) Le tribù dell’Europa settentrionale erano continuamente rinforzate e migliorate dal flusso costante di emigranti che provenivano dalla Mesopotamia attraverso le regioni russe del Turkestan meridionale, e quando le ultime ondate di cavalieri anditi si riversarono sull’Europa, c’erano già in quella regione più uomini con sangue andita di quanti se ne trovassero in tutto il resto del mondo.

80:5.2 (893.4) Per tremila anni il quartier generale militare degli Anditi del nord fu in Danimarca. Da questo punto centrale partirono le ondate successive di conquistatori, che erano sempre meno anditi e sempre più bianchi via via che il passare dei secoli vide la mescolanza finale dei conquistatori mesopotamici con i popoli conquistati.

80:5.3 (893.5) Mentre gli uomini blu erano stati assorbiti nel nord e alla fine soccombettero alle incursioni dei cavalieri bianchi che penetravano verso sud, le tribù in movimento della razza bianca mista incontrarono una resistenza accanita e prolungata da parte dei Cro-Magnon; ma l’intelligenza superiore e le riserve biologiche in costante aumento consentirono loro di distruggere completamente la razza più antica.

80:5.4 (893.6) Le battaglie decisive tra gli uomini bianchi e gli uomini blu si svolsero nella valle della Somma. Qui il fior fiore della razza blu si oppose con accanimento agli Anditi in movimento verso sud, e per più di 500 anni questi Cro-Magnoidi difesero con successo i loro territori prima di soccombere alla strategia militare superiore degli invasori bianchi. Thor, il comandante vittorioso degli eserciti del nord nella battaglia finale della Somma, divenne l’eroe delle tribù bianche nordiche e fu più tardi venerato come un dio da alcune di esse.

80:5.5 (893.7) Le roccaforti degli uomini blu che resistettero più a lungo erano nel sud della Francia, ma l’ultima grande resistenza militare fu vinta lungo la Somma. La conquista ulteriore progredì con la penetrazione commerciale, con la spinta della popolazione lungo i fiumi e con un seguito continuo di matrimoni con gli elementi superiori, unitamente allo spietato sterminio di quelli inferiori.

80:5.6 (893.8) Quando il consiglio di tribù degli anziani anditi aveva giudicato che un prigioniero inferiore era inadatto, esso veniva consegnato con un’elaborata cerimonia ai sacerdoti sciamani, che lo accompagnavano al fiume ed amministravano i riti d’iniziazione ai “felici territori di caccia” — l’immersione mortale. In questa maniera gli invasori bianchi dell’Europa sterminarono tutti i popoli incontrati che non furono rapidamente assorbiti nei loro stessi ranghi; in tal modo videro la propria fine gli uomini blu — e rapidamente.

80:5.7 (893.9) Gli uomini blu cro-magnoidi costituirono la base biologica delle razze europee moderne, ma sopravvissero solo nella misura in cui furono assorbiti dai virili conquistatori successivi del loro paese d’origine. Le stirpi blu apportarono molta robustezza e molto vigore fisico alle razze bianche d’Europa, ma l’umorismo e l’immaginazione dei popoli misti europei provenivano dagli Anditi. Questa unione tra Anditi e uomini blu, da cui risultarono le razze bianche nordiche, provocò un crollo immediato della civiltà andita, un ritardo di natura transitoria. Alla fine la superiorità latente di questi barbari nordici si manifestò e culminò nella civiltà europea odierna.

80:5.8 (894.1) Verso il 5.000 a.C. le razze bianche in evoluzione dominavano in tutta l’Europa del nord, comprese la Germania settentrionale, la Francia settentrionale e le Isole Britanniche. L’Europa centrale fu controllata per qualche tempo dagli uomini blu e dagli Andoniti dalla testa rotonda. Questi ultimi abitavano soprattutto nella valle del Danubio e non furono mai cacciati totalmente dagli Anditi.

6. Gli Anditi lungo il Nilo

80:6.1 (894.2) A partire dai tempi delle migrazioni andite finali, la cultura declinò nella valle dell’Eufrate, ed il centro immediato della civiltà passò nella valle del Nilo. L’Egitto succedette alla Mesopotamia come quartier generale del gruppo più evoluto sulla terra.

80:6.2 (894.3) La valle del Nilo cominciò a subire delle inondazioni poco prima delle valli della Mesopotamia, ma ne soffrì molto meno. Questo svantaggio iniziale fu più che compensato dall’afflusso costante d’immigrati anditi, cosicché la cultura dell’Egitto, pur provenendo in realtà dalla valle dell’Eufrate, sembrò sopravanzarla. Ma nel 5.000 a.C., durante il periodo delle inondazioni in Mesopotamia, in Egitto c’erano sette gruppi distinti di esseri umani, tutti salvo uno provenienti dalla Mesopotamia.

80:6.3 (894.4) Quando vi fu l’ultimo esodo dalla valle dell’Eufrate, l’Egitto ebbe la fortuna di acquisire un gran numero degli artisti e degli artigiani più abili. Questi artigiani anditi si trovarono come a casa loro giacché erano del tutto abituati alla vita fluviale, alle inondazioni, alle irrigazioni e alle stagioni secche. Essi apprezzavano la posizione riparata della valle del Nilo; lì erano molto meno soggetti ad incursioni e ad attacchi ostili che non lungo l’Eufrate. Così essi accrebbero grandemente la capacità degli Egiziani di lavorare i metalli. Qui lavoravano minerali di ferro provenienti dal Monte Sinai invece che dalle regioni del Mar Nero.

80:6.4 (894.5) Gli Egiziani raggrupparono molto presto le loro deità municipali in un elaborato sistema nazionale di dei. Essi svilupparono una vasta teologia ed ebbero un clero altrettanto numeroso ma opprimente. Parecchi differenti capi cercarono di fare rivivere le vestigia dei primi insegnamenti religiosi dei Setiti, ma questi tentativi ebbero vita breve. Gli Anditi costruirono i primi edifici di pietra in Egitto. La prima e più bella delle piramidi di pietra fu eretta da Imhotep, un genio architettonico andita, mentre serviva come primo ministro. Le costruzioni precedenti erano state fatte in mattoni, ed anche se molti edifici in pietra erano stati eretti in differenti parti del mondo, questo fu il primo in Egitto. Ma l’arte della costruzione declinò costantemente dai tempi di questo grande architetto.

80:6.5 (894.6) Questa brillante epoca di cultura fu bruscamente interrotta da guerre intestine lungo il Nilo, ed il paese fu presto invaso, come lo era stata la Mesopotamia, dalle tribù inferiori provenienti dall’inospitale Arabia e dai neri provenienti dal sud. Ne risultò un declino continuo del progresso sociale per più di cinquecento anni.

7. Gli Anditi delle isole del Mediterraneo

80:7.1 (895.1) Durante il declino della cultura in Mesopotamia persisté per qualche tempo una civiltà superiore nelle isole del Mediterraneo orientale.

80:7.2 (895.2) Verso il 12.000 a.C. una brillante tribù di Anditi emigrò a Creta. Questa fu la sola isola colonizzata così presto da un gruppo superiore, e trascorsero quasi duemila anni prima che i discendenti di questi marinai si diffondessero nelle isole vicine. Questo gruppo era composto da Anditi a testa lunga, di piccola statura, che si erano congiunti con il ramo vanita dei Noditi settentrionali. Essi misuravano tutti meno di un metro e ottanta di altezza ed erano stati letteralmente cacciati dal continente dai loro compagni più alti ed inferiori. Questi emigrati a Creta erano molto abili nelle arti della tessitura, dei metalli, della ceramica, della piombatura e nell’uso della pietra come materiale da costruzione. Essi utilizzavano la scrittura e vivevano di pastorizia e di agricoltura.

80:7.3 (895.3) Quasi duemila anni dopo la colonizzazione di Creta, un gruppo di discendenti di Adamson di alta statura giunse attraverso le isole settentrionali in Grecia, provenendo quasi direttamente dal loro paese d’origine sugli altipiani a nord della Mesopotamia. Questi progenitori dei Greci furono condotti verso ovest da Sato, un discendente diretto di Adamson e Ratta.

80:7.4 (895.4) Il gruppo che alla fine si stabilì in Grecia consisteva di 375 elementi del popolo scelto e superiore che costituiva la parte finale della seconda civiltà degli Adamsoniti. Questi lontani discendenti di Adamson portavano le linee allora più valide delle razze bianche emergenti. Essi erano di un ordine intellettuale elevato e dal punto di vista fisico erano gli uomini più belli dai tempi del primo Eden.

80:7.5 (895.5) Ben presto la Grecia e la regione delle Isole Egee succedettero alla Mesopotamia e all’Egitto quale centro occidentale del commercio, dell’arte e della cultura. Ma, come avvenne in Egitto, praticamente tutta l’arte e la scienza del mondo egeo provenivano dalla Mesopotamia, eccetto la cultura degli Adamsoniti precursori dei Greci. Tutta l’arte ed il genio di questo popolo successivo sono un’eredità diretta della posterità di Adamson, il primo figlio di Adamo ed Eva, e della sua straordinaria seconda moglie, una figlia discendente in linea ininterrotta del puro personale nodita del Principe Caligastia. Nessuna meraviglia che i Greci avessero delle tradizioni mitologiche secondo le quali erano discesi direttamente da dei e da esseri superumani.

80:7.6 (895.6) La regione egea passò per cinque differenti stadi di cultura, ciascuno meno spirituale del precedente, e presto l’ultima gloriosa epoca artistica sprofondò sotto il peso dei mediocri discendenti in rapido aumento degli schiavi danubiani che erano stati importati dalle generazioni successive di Greci.

80:7.7 (895.7) Fu durante quest’epoca a Creta che il culto della madre dei discendenti di Caino raggiunse il suo sviluppo maggiore. Questo culto glorificava Eva nell’adorazione della “grande madre”. Immagini di Eva erano dappertutto. Migliaia di santuari pubblici furono eretti in tutta l’isola di Creta e nell’Asia Minore. Questo culto della madre persisté fino al tempo di Cristo, venendo più tardi incorporato nella religione cristiana primitiva sotto la forma della glorificazione e del culto di Maria, la madre terrena di Gesù.

80:7.8 (895.8) Verso il 6.500 a.C. si era prodotto un grande declino nell’eredità spirituale degli Anditi. I discendenti di Adamo erano completamente sparpagliati ed erano stati praticamente assorbiti dalle razze umane più antiche e più numerose. E questa decadenza della civiltà andita, unita alla scomparsa delle loro norme religiose, lasciò le razze spiritualmente povere del mondo in una condizione deplorevole.

80:7.9 (896.1) Verso il 5.000 a.C. le tre linee più pure di discendenti di Adamo erano in Sumeria, nell’Europa settentrionale ed in Grecia. Tutta la Mesopotamia era lentamente deteriorata dal flusso di razze miste e più scure che s’infiltravano dall’Arabia. L’arrivo di questi popoli inferiori contribuì ancor più alla dispersione del residuo biologico e culturale degli Anditi. Partendo da tutta la fertile mezzaluna i popoli più avventurosi si diressero verso ovest nelle isole. Questi emigranti coltivavano sia cereali sia ortaggi e conducevano con loro animali domestici.

80:7.10 (896.2) Attorno al 5.000 a.C. una potente armata di Mesopotamici progressivi partì dalla valle dell’Eufrate e s’installò nell’isola di Cipro; questa civiltà fu distrutta circa duemila anni più tardi dalle orde barbariche provenienti dal nord.

80:7.11 (896.3) Un’altra grande colonia s’installò sulle rive del Mediterraneo vicino alla posizione successiva di Cartagine. Dal nord dell’Africa un gran numero di Anditi entrarono in Spagna e si mescolarono in seguito in Svizzera con i loro fratelli che erano giunti in precedenza in Italia dalle Isole Egee.

80:7.12 (896.4) Quando l’Egitto seguì la Mesopotamia nel declino culturale, molte delle famiglie più capaci ed evolute fuggirono a Creta, accrescendo così grandemente questa civiltà già avanzata. Quando l’arrivo di gruppi inferiori provenienti dall’Egitto minacciò più tardi la civiltà di Creta, le famiglie più colte andarono verso ovest in Grecia.

80:7.13 (896.5) I Greci non furono soltanto grandi maestri e grandi artisti, furono anche i più grandi commercianti e colonizzatori del mondo. Prima di soccombere alla marea d’inferiorità che alla fine sommerse la loro arte ed il loro commercio, essi riuscirono ad istituire così tanti avamposti di cultura in occidente che una parte considerevole dei progressi della civiltà greca iniziale persisterono presso i popoli successivi dell’Europa meridionale, e molti discendenti misti di questi Adamsoniti furono incorporati nelle tribù delle terreferme adiacenti.

8. Gli Andoniti danubiani

80:8.1 (896.6) I popoli anditi della valle dell’Eufrate emigrarono verso nord in Europa per mischiarsi con gli uomini blu, e verso ovest nelle regioni del Mediterraneo per mescolarsi con i superstiti misti dei Sahariani e degli uomini blu meridionali. Questi due rami della razza bianca furono, e sono ancora, totalmente distinti dai montanari dalla testa larga superstiti delle tribù andonite primitive che avevano abitato a lungo queste regioni centrali.

80:8.2 (896.7) Questi discendenti di Andon erano distribuiti nella maggior parte delle regioni montuose dell’Europa centrale e sudorientale. Essi furono spesso rinforzati da arrivi dall’Asia Minore, regione che occupavano in numero considerevole. Gli antichi Ittiti discendevano direttamente dalla stirpe andonita; la loro carnagione chiara e la loro testa larga erano tipiche di quella razza. Questa stirpe fu continuata negli antenati di Abramo e contribuì molto all’aspetto del viso caratteristico dei suoi discendenti ebrei successivi i quali, pur avendo una cultura ed una religione derivate dagli Anditi, parlavano una lingua molto differente. La loro lingua era nettamente andonita.

80:8.3 (897.1) Le tribù che abitavano in case erette su palafitte o su piattaforme di legno sui laghi d’Italia, della Svizzera e dell’Europa meridionale erano le frange in espansione delle migrazioni africane, egee e più specialmente danubiane.

80:8.4 (897.2) I Danubiani erano Andoniti, agricoltori e pastori che erano entrati in Europa attraverso la Penisola Balcanica e che si spostavano lentamente verso nord seguendo la valle del Danubio. Essi fabbricavano ceramiche e coltivavano la terra, preferendo vivere nelle vallate. L’insediamento più settentrionale dei Danubiani era presso Liegi in Belgio. Queste tribù degenerarono rapidamente a mano a mano che si allontanarono dal centro e dalla sorgente della loro cultura. Le ceramiche più belle sono il prodotto dei primi insediamenti.

80:8.5 (897.3) I Danubiani praticarono il culto della madre a seguito dell’opera dei missionari provenienti da Creta. Queste tribù si amalgamarono più tardi con gruppi di marinai andoniti che vennero in battello dalla costa dell’Asia Minore e che erano essi pure adoratori della madre. Gran parte dell’Europa centrale fu così colonizzata ben presto da questi tipi misti di razze bianche a testa larga che praticavano il culto della madre ed il rito religioso della cremazione dei morti, poiché era costume dei seguaci del culto della madre bruciare i loro morti in capanne di pietra.

9. Le tre razze bianche

80:9.1 (897.4) Le mescolanze razziali in Europa verso la fine delle migrazioni andite si raggrupparono nelle tre razze bianche seguenti:

80:9.2 (897.5) 1. La razza bianca del nord. Questa cosiddetta razza nordica era essenzialmente composta di uomini blu con l’aggiunta di Anditi, ma conteneva anche una quantità considerevole di sangue andonita, con quantità minori di sangue rosso e giallo sangik. La razza bianca del nord inglobava così le quattro stirpi umane più desiderabili. Ma l’eredità maggiore proveniva dagli uomini blu. Il tipo nordico primitivo era a testa lunga, alto e biondo. Ma molto tempo fa questa razza si mescolò completamente con tutte le branche dei popoli bianchi.

80:9.3 (897.6) La cultura primitiva dell’Europa che fu trovata dai Nordici invasori era quella dei Danubiani in regresso mescolati con gli uomini blu. Le culture nordica-danese e danubiano-andonita s’incontrarono e si mescolarono sul Reno, come testimonia l’esistenza di due gruppi razziali nella Germania contemporanea.

80:9.4 (897.7) I Nordici continuarono il commercio dell’ambra partendo dalla costa baltica, stabilendo una grande corrente d’affari con i testa larga della valle del Danubio attraverso il valico del Brennero. Questo esteso contatto con i Danubiani portò questi uomini del nord a praticare il culto della madre, e per parecchi millenni la cremazione dei morti fu quasi universale in tutta la Scandinavia. Ciò spiega perché non si riescano a trovare resti delle razze bianche primitive, benché siano stati sepolti in tutta l’Europa — si trovano soltanto le loro ceneri in urne di pietra o di argilla. Questi uomini bianchi costruivano anche delle abitazioni; essi non sono mai vissuti in caverne. Anche questo spiega perché vi siano così poche testimonianze della cultura primitiva dell’uomo bianco, sebbene il tipo precedente cro-magnon sia ben conservato nei luoghi in cui è stato murato al sicuro in caverne ed in grotte. Comunque sia, ad un certo momento si trova nell’Europa settentrionale una cultura primitiva di Danubiani in regresso e di uomini blu e poi quella apparsa improvvisamente ed immensamente superiore degli uomini bianchi.

80:9.5 (897.8) 2. La razza bianca centrale. Anche se questo gruppo include linee blu, gialle e andite, è prevalentemente andonita. Questa popolazione è a testa larga, bruna e tozza. Essa è posta come un cuneo tra le razze nordiche e quelle mediterranee, con la base in Asia e la punta che penetra nella Francia orientale.

80:9.6 (898.1) Per quasi ventimila anni gli Andoniti erano stati spinti sempre più lontano verso il nord dell’Asia centrale dagli Anditi. Verso il 3.000 a.C. la crescente aridità stava riportando questi Andoniti verso il Turkestan. Tale spinta andonita verso sud continuò per oltre mille anni, e dividendosi attorno al Mar Caspio ed al Mar Nero penetrò in Europa sia attraverso i Balcani che l’Ucraina. Questa invasione comprendeva i restanti gruppi di discendenti di Adamson, e durante l’ultima metà del periodo d’invasione portò con sé un considerevole numero di Anditi iraniani come pure molti discendenti dei sacerdoti setiti.

80:9.7 (898.2) Verso il 2.500 a.C. la spinta verso occidente degli Andoniti raggiunse l’Europa. E questa invasione di tutta la Mesopotamia, dell’Asia Minore e del bacino del Danubio da parte dei barbari delle colline del Turkestan costituì il più serio e duraturo di tutti i regressi culturali avvenuti fino a quel tempo. Questi invasori andonizzarono nettamente il carattere delle razze dell’Europa centrale, che da allora sono sempre rimaste tipicamente alpine.

80:9.8 (898.3) 3. La razza bianca del sud. Questa razza bruna mediterranea era costituita da una mescolanza di Anditi e di uomini blu, con linee andonite minori che al nord. Questo gruppo assorbì anche una considerevole quantità di sangue sangik secondario attraverso i Sahariani. In tempi successivi questo ramo meridionale della razza bianca ricevette l’infusione di forti elementi anditi provenienti dal Mediterraneo orientale.

80:9.9 (898.4) Le regioni costiere del Mediterraneo, tuttavia, non furono fortemente permeate dagli Anditi fino al tempo delle grandi invasioni nomadi del 2.500 a.C. Il trasporto ed il commercio per via di terra furono quasi interrotti durante questi secoli in cui i nomadi invasero i distretti del Mediterraneo orientale. Questa interferenza con i trasporti per via di terra portò alla grande espansione del traffico e del commercio marittimi; il commercio per mare nel Mediterraneo era in piena attività circa quattromilacinquecento anni fa. E questo sviluppo del traffico marittimo portò all’improvvisa espansione dei discendenti degli Anditi in tutto il territorio costiero del bacino mediterraneo.

80:9.10 (898.5) Queste mescolanze razziali posero le fondamenta della razza europea meridionale, la più mista di tutte. E da tale epoca questa razza ha subito ancora ulteriori mescolanze, in particolare con i popoli blu-gialli-anditi d’Arabia. Questa razza mediterranea è, di fatto, talmente mescolata con i popoli circostanti da essere praticamente indistinguibile come tipo separato, ma in generale i suoi membri sono piccoli, a testa lunga e bruni.

80:9.11 (898.6) Nel nord gli Anditi, attraverso guerre e matrimoni, eliminarono gli uomini blu, ma nel sud costoro sopravvissero in numero maggiore. I Baschi e i Berberi rappresentano la sopravvivenza di due rami di questa razza, ma anche questi popoli si sono totalmente mescolati con i Sahariani.

80:9.12 (898.7) Tale era il quadro della mescolanza razziale offerto dall’Europa centrale circa 3.000 anni a.C. Nonostante il parziale fallimento adamico, i tipi superiori si erano incrociati.

80:9.13 (898.8) Questi erano i tempi in cui all’Età della Pietra si sovrapponeva l’incombente Età del Bronzo. In Scandinavia c’era l’Età del Bronzo associata al culto della madre. Nella Francia meridionale ed in Spagna c’era l’Età della Pietra associata al culto del sole. Questo fu il tempo della costruzione dei templi del sole circolari e senza tetto. Le razze bianche europee erano costruttrici energiche che provavano piacere nel rizzare grandi pietre in omaggio al sole, come fecero più tardi i loro discendenti a Stonehenge. La moda dell’adorazione del sole indica che questo fu un grande periodo di agricoltura nell’Europa meridionale.

80:9.14 (899.1) Le superstizioni di quest’epoca relativamente recente di adorazione del sole persistono ancora aggi nelle credenze popolari della Bretagna. Benché cristianizzati da più di millecinquecento anni, questi Bretoni conservano ancora degli amuleti dell’Età della Pietra per allontanare il malocchio. Essi conservano ancora delle “pietre del tuono” sul loro camino per proteggersi dalla folgore. I Bretoni non si sono mai mescolati con i Nordici scandinavi. Essi sono i superstiti degli abitanti originali andoniti dell’Europa occidentale, mescolati con la stirpe mediterranea.

80:9.15 (899.2) Ma è sbagliato pretendere di classificare i popoli bianchi in Nordici, Alpini e Mediterranei. Ci sono state nell’insieme troppe mescolanze per consentire un tale raggruppamento. Ad un dato momento ci fu una divisione abbastanza ben definita della razza bianca in tali classi, ma da allora si sono prodotte delle mescolanze molto estese e non è più possibile identificare queste distinzioni con una certa chiarezza. Anche nel 3.000 a.C. gli antichi gruppi sociali non erano un’unica razza più di quanto non lo sono gli attuali abitanti dell’America del Nord.

80:9.16 (899.3) Questa cultura europea continuò a crescere ed in una certa misura a mescolarsi per cinquemila anni. Ma la barriera delle lingue impedì il totale interscambio tra le varie nazioni occidentali. Durante il secolo scorso questa cultura ha avuto la migliore occasione di mescolarsi nella popolazione cosmopolita dell’America del Nord. Ed il futuro di questo continente sarà determinato dalla qualità dei fattori razziali che potranno entrare nelle sue popolazioni presenti e future, come pure dal livello di cultura sociale che vi sarà mantenuto.

80:9.17 (899.4) [Presentato da un Arcangelo di Nebadon.]

Fascicolo 81 - Lo sviluppo della civiltà moderna

Il Libro di Urantia

Fascicolo 81

Lo sviluppo della civiltà moderna

81:0.1 (900.1) INDIPENDENTEMENTE dagli alti e bassi dovuti al fallimento dei progettati piani per il miglioramento del mondo delle missioni di Caligastia e di Adamo, l’evoluzione organica fondamentale della specie umana continuò a portare avanti le razze sulla scala del progresso umano e dello sviluppo razziale. L’evoluzione può essere ritardata, ma non può essere arrestata.

81:0.2 (900.2) L’influenza della razza viola, sebbene in misura minore di quanto fosse stato previsto, ha prodotto un’avanzata della civiltà che, dai tempi di Adamo, ha superato di gran lunga il progresso dell’umanità in tutta la sua precedente esistenza di quasi un milione di anni.

1. La culla della civiltà

81:1.1 (900.3) Per circa trentacinquemila anni dopo i tempi di Adamo la culla della civiltà fu nell’Asia sudoccidentale, che si stendeva dalla valle del Nilo verso est e leggermente verso nord, attraverso l’Arabia settentrionale e la Mesopotamia, fino al Turkestan. Il clima fu il fattore determinante per l’istituzione della civiltà in quest’area.

81:1.2 (900.4) Furono i grandi cambiamenti climatici e geologici nell’Africa settentrionale e nell’Asia occidentale che misero fine alle prime migrazioni degli Adamiti, sbarrando loro il passo verso l’Europa a causa dell’allargamento del Mediterraneo e deviando il flusso delle migrazioni verso il nord e l’est in direzione del Turkestan. All’epoca del completamento di queste elevazioni di terre e di mutamenti climatici associati, circa 15.000 anni a.C., la civiltà era giunta ad un punto di stallo nel mondo intero, salvo che per i fermenti culturali e le riserve biologiche degli Anditi, ancora chiusi dalle montagne dell’Asia ad est e dalle foreste in espansione dell’Europa ad ovest.

81:1.3 (900.5) L’evoluzione climatica sta ora per compiere quello che tutti gli altri sforzi non erano riusciti a fare, cioè costringere gli Eurasiani ad abbandonare la caccia a favore delle occupazioni più progredite della pastorizia e dell’agricoltura. L’evoluzione può essere lenta, ma è terribilmente efficace.

81:1.4 (900.6) Poiché gli schiavi erano impiegati in modo generale dai primi agricoltori, costoro in passato erano disprezzati sia dai cacciatori che dai pastori. Per lunghe ere coltivare la terra fu considerato un lavoro inferiore; da qui l’idea che lavorare la terra fosse una maledizione, mentre è la più grande di tutte le benedizioni. Anche all’epoca di Caino ed Abele i sacrifici della pastorizia erano tenuti in maggior stima delle offerte dell’agricoltura.

81:1.5 (900.7) Gli uomini si evolvettero ordinariamente da cacciatori a coltivatori passando per l’era di transizione della pastorizia, e ciò avvenne anche tra gli Anditi, ma più spesso la coercizione evoluzionaria degli eventi climatici costrinse intere tribù a passare direttamente da cacciatori a prosperi coltivatori. Ma questo fenomeno del passaggio diretto dalla caccia all’agricoltura si verificò soltanto nelle regioni in cui c’era un forte grado di mescolanza razziale con la razza viola.

81:1.6 (901.1) I popoli evoluzionari (in particolare quello cinese) impararono molto presto a piantare semi e a coltivare le messi osservando la germinazione dei semi accidentalmente inumiditi o che erano stati posti in tombe come cibo per i trapassati. Ma in tutta l’Asia sudoccidentale, lungo le fertili parti basse dei fiumi e nelle pianure adiacenti, gli Anditi mettevano in atto le tecniche agricole migliorate ereditate dai loro antenati, che avevano fatto dell’agricoltura e del giardinaggio l’occupazione principale entro i confini del secondo giardino.

81:1.7 (901.2) Per migliaia di anni i discendenti di Adamo avevano coltivato frumento ed orzo, migliorati nel Giardino, in tutti gli altopiani del confine settentrionale della Mesopotamia. I discendenti di Adamo e di Adamson s’incontravano qui, commerciavano e relazionavano socialmente.

81:1.8 (901.3) Furono questi cambiamenti imposti dalle condizioni di vita che indussero una così vasta parte della razza umana a divenire onnivora nel regime alimentare. La combinazione del consumo di frumento, riso e ortaggi con la carne degli allevamenti segnò un grande passo avanti nella salute e nel vigore di questi popoli antichi.

2. Gli strumenti della civiltà

81:2.1 (901.4) La crescita della cultura è fondata sullo sviluppo degli strumenti della civiltà. E gli strumenti che gli uomini utilizzarono nella loro ascesa dallo stato selvaggio furono efficaci giusto nella misura in cui liberarono l’energia umana per svolgere compiti più elevati.

81:2.2 (901.5) Voi che vivete oggi in un quadro moderno di cultura fiorente e d’iniziale progresso negli affari sociali, che disponete realmente di un po’ di tempo libero per riflettere sulla società e sulla civiltà, non dovete perdere di vista il fatto che i vostri antenati primitivi avevano molto poco tempo libero da dedicare a riflessioni profonde e a meditazioni sociali.

81:2.3 (901.6) I primi quattro grandi progressi nella civiltà umana furono:

81:2.4 (901.7) 1. La conquista del fuoco.

81:2.5 (901.8) 2. L’addomesticamento degli animali.

81:2.6 (901.9) 3. L’asservimento dei prigionieri.

81:2.7 (901.10) 4. La proprietà privata.

81:2.8 (901.11) Anche se il fuoco, la prima grande scoperta, alla fine aprì le porte del mondo scientifico, per l’uomo primitivo risultava di scarso valore a tale riguardo. Egli rifiutava di riconoscere le cause naturali come spiegazioni dei fenomeni comuni.

81:2.9 (901.12) Quando si chiese da dove venisse il fuoco, la semplice storia di Andon e della selce fu subito sostituita dalla leggenda di come un certo Prometeo lo rubò dal cielo. Gli antichi cercavano una spiegazione soprannaturale per tutti i fenomeni naturali che uscivano dai limiti della loro comprensione personale; e molti moderni continuano a fare altrettanto. La spersonalizzazione dei cosiddetti fenomeni naturali ha richiesto delle ere, e non è ancora completata. Ma la franca, onesta ed intrepida ricerca delle vere cause ha dato origine alla scienza moderna: essa ha trasformato l’astrologia in astronomia, l’alchimia in chimica e la magia in medicina.

81:2.10 (901.13) Nell’era anteriore alle macchine il solo modo con cui l’uomo poteva compiere un lavoro senza farlo lui stesso era di utilizzare un animale. L’addomesticamento degli animali mise nelle sue mani degli strumenti viventi, il cui impiego intelligente preparò la via all’agricoltura e ai trasporti. Senza questi animali l’uomo non avrebbe potuto elevarsi dal suo stato primitivo ai livelli della civiltà successiva.

81:2.11 (902.1) La maggior parte degli animali adatti all’addomesticamento si trovava in Asia, specialmente nelle regioni centrali e sudoccidentali. Questa fu una delle ragioni per cui la civiltà progredì più rapidamente in quella zona che in altre parti del mondo. Molti di questi animali erano già stati addomesticati due volte, e nell’epoca andita furono domati ancora una volta. Ma il cane era sempre rimasto con i cacciatori dopo essere stato adottato dagli uomini blu molto, molto tempo prima.

81:2.12 (902.2) Gli Anditi del Turkestan furono i primi popoli ad addomesticare in modo esteso il cavallo, e questa è un’altra ragione per cui la loro cultura fu così a lungo predominante. Verso il 5.000 a.C. gli agricoltori della Mesopotamia, del Turkestan e della Cina avevano cominciato ad allevare pecore, capre, mucche, cammelli, cavalli, volatili ed elefanti. Essi impiegavano come bestie da soma il bue, il cammello, il cavallo e lo yak. Un tempo l’uomo era lui stesso la bestia da soma. Un capo della razza blu ebbe un tempo centomila uomini nella sua colonia di portatori.

81:2.13 (902.3) L’istituzione della schiavitù e della proprietà privata di terre sopraggiunse con l’agricoltura. La schiavitù elevò il livello di vita dei padroni e procurò loro maggior tempo libero per la cultura sociale.

81:2.14 (902.4) Il selvaggio è uno schiavo della natura, ma la civiltà scientifica conferisce lentamente all’umanità una libertà crescente. Grazie agli animali, al fuoco, al vento, all’acqua, all’elettricità e ad altre fonti d’energia non ancora scoperte, l’uomo si è liberato, e continuerà a liberarsi, dalla necessità di lavorare senza sosta. Indipendentemente dai problemi provvisori causati dall’invenzione prolifica di macchinari, i benefici finali che deriveranno da queste invenzioni meccaniche sono inestimabili. La civiltà non può mai fiorire, e men che meno stabilizzarsi, prima che l’uomo abbia del tempo libero per pensare, per fare progetti, per immaginare nuovi e migliori metodi di fare le cose.

81:2.15 (902.5) All’inizio l’uomo s’impadronì semplicemente del suo rifugio, visse sotto delle sporgenze rocciose o abitò in caverne. Poi adattò certi materiali naturali quali il legno e la pietra alla creazione di capanne per la famiglia. Infine entrò nello stadio creativo di costruzione delle abitazioni, imparando a fabbricare mattoni ed altri materiali da costruzione.

81:2.16 (902.6) I popoli degli altopiani del Turkestan furono i primi tra le razze più moderne a costruire le loro abitazioni di legno, case abbastanza simili alle prime capanne di tronchi dei pionieri americani. In tutte le pianure furono costruite dimore umane in mattoni crudi; più tardi in mattoni cotti.

81:2.17 (902.7) Le antiche razze fluviali costruivano le loro capanne piantando lunghi pali in cerchio nel terreno; le sommità dei pali venivano poi unite, formando un’intelaiatura per la capanna che era intrecciata con canne trasversali in modo che l’insieme della costruzione somigliava ad un enorme cesto rovesciato. Questa struttura poteva poi essere ricoperta con argilla e, dopo l’essiccamento al sole, si disponeva di un’abitazione impermeabile molto comoda.

81:2.18 (902.8) Fu da queste capanne primitive che ebbe origine in modo indipendente l’idea successiva d’intrecciare ogni sorta di cesti. In un gruppo sorse l’idea di fare del vasellame osservando gli effetti prodotti dallo spalmare su queste intelaiature di legno l’argilla bagnata. La pratica d’indurire il vasellame con la cottura fu scoperta quando una di queste capanne primitive ricoperte d’argilla s’incendiò accidentalmente. Le arti dell’antichità ebbero spesso origine da circostanze fortuite della vita quotidiana dei popoli primitivi. Questo almeno fu quasi del tutto vero per i progressi evoluzionari dell’umanità fino alla venuta di Adamo.

81:2.19 (903.1) Anche se la ceramica era stata inizialmente introdotta dal personale del Principe circa mezzo milione di anni fa, la fabbricazione di recipienti d’argilla era praticamente cessata da più di centocinquantamila anni. Solo i Noditi pre-Sumeri della costa del golfo continuarono a fabbricare recipienti d’argilla. L’arte della ceramica fu ripresa durante i tempi di Adamo. La propagazione di quest’arte avvenne simultaneamente con l’estensione delle aree desertiche dell’Africa, dell’Arabia e dell’Asia centrale, e si diffuse in successive ondate di tecnica migliorata dalla Mesopotamia a tutto l’emisfero orientale.

81:2.20 (903.2) Queste civiltà dell’era andita non possono essere sempre tracciate secondo gli stadi della loro ceramica o di altre arti. Il corso normale dell’evoluzione umana fu enormemente complicato dai regimi di Dalamatia e di Eden. Capita spesso che i vasi e gli utensili più tardivi siano inferiori ai prodotti iniziali dei popoli anditi più puri.

3. Città, manifattura e commercio

81:3.1 (903.3) La distruzione climatica delle ricche ed aperte praterie di caccia e dei terreni di pascolo del Turkestan, cominciata verso il 12.000 a.C., costrinse gli uomini di quelle regioni a ricorrere a nuove forme d’industria e di rozza manifattura. Alcuni si dedicarono all’allevamento di greggi addomesticate, altri divennero agricoltori o raccoglitori di alimenti di origine acquatica, ma il tipo più elevato d’intelletti anditi scelse di lanciarsi nel commercio e nella manifattura. Divenne anche costume per intere tribù dedicarsi allo sviluppo di una singola industria. Dalla valle del Nilo all’Inducush e dal Gange al Fiume Giallo la principale occupazione delle tribù superiori divenne la coltivazione del terreno, con il commercio come attività secondaria.

81:3.2 (903.4) La crescita degli scambi e la trasformazione di materie prime in diversi articoli commerciali contribuì direttamente al sorgere di quelle comunità primitive e semipacifiche che ebbero tanta influenza nella diffusione della cultura e delle arti della civiltà. Prima dell’era del commercio mondiale esteso le comunità sociali erano tribali — gruppi familiari ingranditi. Il commercio mise in relazione tipi differenti di esseri umani, contribuendo in tal modo ad una più rapida fecondazione incrociata della cultura.

81:3.3 (903.5) Circa dodicimila anni fa stava per sorgere l’era delle città indipendenti. Queste prime città commerciali e manifatturiere erano sempre circondate da zone agricole e per l’allevamento del bestiame. Anche se è vero che l’industria fu favorita dall’elevazione del livello di vita, non dovreste farvi idee sbagliate sulle raffinatezze della vita urbana iniziale. Le razze primitive non erano troppo pulite e curate, e le comunità primitive normali si alzavano da terra da trenta a sessanta centimetri ogni venticinque anni a causa del semplice accumulo di sporcizia e rifiuti. Alcune di queste città antiche si elevarono inoltre molto rapidamente sopra il terreno circostante perché le loro capanne d’argilla senza sostegni duravano poco, ed era costume costruire le nuove abitazioni direttamente sulle rovine delle vecchie.

81:3.4 (903.6) L’impiego generalizzato dei metalli fu una caratteristica dell’era delle prime città industriali e commerciali. Voi avete già scoperto nel Turkestan una cultura dell’età del bronzo che data da più di 9.000 anni a.C., e gli Anditi appresero presto a lavorare anche il ferro, l’oro ed il rame. Ma le condizioni erano molto differenti lontano dai centri di civiltà più avanzati. Non vi furono periodi distinti come l’Età della Pietra, del Bronzo e del Ferro; tutte e tre esisterono simultaneamente in località differenti.

81:3.5 (904.1) L’oro fu il primo metallo ad essere cercato dall’uomo; era facile da lavorare ed inizialmente fu usato solo come ornamento. In seguito fu impiegato il rame, ma non in maniera diffusa prima che fosse mescolato con lo stagno per formare il bronzo più duro. La scoperta di mescolare il rame con lo stagno per formare il bronzo fu fatta da uno degli Adamsoniti del Turkestan, la cui miniera di rame in regione montuosa capitò di trovarsi a fianco di un deposito di stagno.

81:3.6 (904.2) Con l’apparizione di una manifattura rudimentale e di un’industria primitiva il commercio divenne rapidamente la più potente influenza nella diffusione della civiltà culturale. L’apertura delle vie commerciali terrestri e marittime facilitò grandemente i viaggi e la mescolanza di culture come pure la fusione di civiltà. Verso il 5.000 a.C. il cavallo era d’impiego generale in tutti i paesi civilizzati e semicivilizzati. Queste razze più recenti non solo avevano cavalli addomesticati ma anche vari tipi di carri e di carriole. In ere precedenti la ruota era già stata utilizzata, ma ora i veicoli equipaggiati in tal modo furono universalmente impiegati sia nel commercio che in guerra.

81:3.7 (904.3) I commercianti viaggiatori e gli esploratori nomadi fecero per il progresso della civiltà storica più di tutte le altre influenze messe insieme. Le conquiste militari, la colonizzazione e le attività missionarie promosse dalle religioni successive furono anch’esse fattori di diffusione della cultura; ma queste furono tutte secondarie rispetto alle relazioni commerciali, che furono sempre accelerate dalle arti e dalle scienze dell’industria in rapido sviluppo.

81:3.8 (904.4) L’infusione della stirpe adamica nelle razze umane non solo accelerò il passo della civiltà, ma stimolò anche grandemente la loro propensione all’avventura e all’esplorazione, cosicché la maggior parte dell’Eurasia e dell’Africa settentrionale fu ben presto occupata dai discendenti misti degli Anditi in rapido aumento.

4. Le razze miste

81:4.1 (904.5) All’approssimarsi degli albori dei tempi storici tutta l’Eurasia, l’Africa settentrionale e le Isole del Pacifico sono popolate dalle razze composite dell’umanità. E queste razze moderne hanno avuto origine da una mescolanza e rimescolanza delle cinque stirpi umane basilari di Urantia.

81:4.2 (904.6) Ciascuna delle razze di Urantia era identificata da certe caratteristiche fisiche distinte. Gli Adamiti e i Noditi erano a testa lunga; gli Andoniti erano a testa larga. Le razze sangik avevano delle teste medie, con tendenza degli uomini gialli e blu alla larghezza cranica. Le razze blu, se mescolate con stirpi andonite, erano decisamente a testa larga. I Sangik secondari avevano delle teste medie o lunghe.

81:4.3 (904.7) Benché queste dimensioni craniche siano utili per decifrare le origini razziali, lo scheletro nel suo insieme è molto più affidabile. Nello sviluppo iniziale delle razze di Urantia vi furono in origine cinque tipi distinti di struttura scheletrica:

81:4.4 (904.8) 1. Gli Andoniti, gli aborigeni di Urantia.

81:4.5 (904.9) 2. I Sangik primari, gli uomini rossi, gialli e blu.

81:4.6 (904.10) 3. I Sangik secondari, gli uomini arancio, verdi e indaco.

81:4.7 (904.11) 4. I Noditi, i discendenti dei Dalamatiani.

81:4.8 (904.12) 5. Gli Adamiti, la razza viola.

81:4.9 (904.13) Quando questi cinque grandi gruppi razziali si mischiarono in forma diffusa, la continua mescolanza tese ad attenuare il tipo andonita con una predominanza ereditaria sangik. I Lapponi e gli Eschimesi sono mescolanze di razze andonita e sangik-blu. La struttura del loro scheletro è la più vicina a conservare il tipo andonico originale. Ma gli Adamiti e i Noditi si sono talmente mescolati con le altre razze che possono essere individuati soltanto come un generalizzato ordine caucasoide.

81:4.10 (905.1) In generale, perciò, quando i resti umani degli ultimi ventimila anni verranno dissotterrati, sarà impossibile distinguere chiaramente i cinque tipi originali. Lo studio di tali strutture scheletriche rivelerà che l’umanità è ora divisa approssimativamente in tre classi:

81:4.11 (905.2) 1. La Caucasoide — la mescolanza andita delle stirpi nodita e adamica, modificata inoltre da un apporto di Sangik primari e (un po’) di secondari, e da un considerevole incrocio con gli Andoniti. Le razze bianche occidentali, così come alcuni popoli indiani e turaniani, sono inclusi in questo gruppo. Il fattore unificante di questa divisione è la maggiore o minore proporzione di eredità andita.

81:4.12 (905.3) 2. La Mongoloide — il tipo sangik primario, che comprende le razze originali rossa, gialla e blu. I Cinesi e gli Amerindi appartengono a questo gruppo. In Europa il tipo mongoloide è stato modificato da una mescolanza con Sangik secondari e Andoniti, e più ancora da un’infusione andita. I Malesi ed altri popoli indonesiani sono inclusi in questa classificazione, benché contengano una percentuale elevata di sangue sangik secondario.

81:4.13 (905.4) 3. La Negroide — il tipo sangik secondario, che includeva in origine le razze arancio, verde e indaco. Questo è il tipo meglio rappresentato dal Negro, e si trova in Africa, in India e in Indonesia, luoghi in cui si stabilirono le razze sangik secondarie.

81:4.14 (905.5) Nella Cina del Nord c’è una certa mescolanza dei tipi caucasoide e mongoloide; nel Levante il caucasoide ed il negroide si sono mescolati; in India, come nell’America del Sud, sono rappresentati tutti e tre i tipi. E le caratteristiche scheletriche dei tre tipi superstiti sussistono ancora ed aiutano ad identificare gli antenati più tardivi delle razze umane attuali.

5. La società culturale

81:5.1 (905.6) L’evoluzione biologica e la civiltà culturale non sono necessariamente correlate; l’evoluzione organica in una qualunque era può procedere senza ostacoli anche nel bel mezzo di una decadenza culturale. Ma quando si esaminano lunghi periodi della storia umana, si constata che alla fine l’evoluzione e la cultura sono in relazione di causa ed effetto. L’evoluzione può progredire in assenza della cultura, ma la civiltà culturale non fiorisce senza un sottofondo adeguato di progresso razziale antecedente. Adamo ed Eva non introdussero alcuna arte della civiltà estranea al progresso della società umana, ma il sangue adamico accrebbe le attitudini innate delle razze ed accelerò il passo dello sviluppo economico e del progresso industriale. La dotazione di Adamo migliorò il potere cerebrale delle razze, cosa che affrettò grandemente i processi di evoluzione naturale.

81:5.2 (905.7) Tramite l’agricoltura, l’addomesticamento degli animali ed una migliore architettura, l’umanità sfuggì gradualmente alle fasi peggiori della lotta incessante per la vita e cominciò a cercare il modo con cui rendere meno duro il modo di vivere. E questo fu l’inizio degli sforzi per raggiungere livelli sempre più elevati di comfort materiale. Grazie alla manifattura e all’industria l’uomo accresce gradualmente la quantità dei piaceri della vita di mortale.

81:5.3 (906.1) Ma la società culturale non è un grande circolo benefico di privilegi ereditati nel quale ogni uomo nasce come membro di diritto e di totale eguaglianza. È piuttosto un’alta corporazione di operatori terrestri in continuo progresso, che ammette nei suoi ranghi soltanto la nobiltà dei lavoratori che si sforzano di fare del mondo un luogo migliore nel quale i loro figli ed i figli dei loro figli potranno vivere e progredire nelle ere successive. E questa corporazione della civiltà esige diritti di ammissione costosi, impone discipline severe e rigorose, infligge pesanti penalità a tutti i dissenzienti e ai non conformisti, mentre conferisce poche licenze o pochi privilegi personali, eccetto quelli di un’accresciuta protezione contro i pericoli comuni ed i rischi razziali.

81:5.4 (906.2) L’associazione sociale è una forma di assicurazione per la sopravvivenza che gli esseri umani hanno appreso essere utile. Per questo la maggior parte degli individui è disposta a pagare quei premi di sacrificio di sé e di restrizione della libertà personale che la società esige dai suoi membri come compenso per questa accresciuta protezione collettiva. In breve, il meccanismo sociale di oggi è un piano di assicurazione per prove ed errori destinato a fornire un certo grado di garanzia e di protezione contro un ritorno alle terribili condizioni antisociali che hanno caratterizzato le esperienze iniziali della razza umana.

81:5.5 (906.3) La società diviene così un’organizzazione cooperativa per assicurare la libertà civile tramite le istituzioni, la libertà economica attraverso il capitale e le invenzioni, la libertà sociale per mezzo della cultura e la libertà dalla violenza mediante i regolamenti di polizia.

81:5.6 (906.4) La forza non crea il diritto, ma fa rispettare i diritti comunemente riconosciuti di ogni generazione successiva. La missione principale di un governo è la definizione del diritto, la regolamentazione giusta ed equa delle differenze di classe e l’imposizione di uguali opportunità di fronte alle norme di legge. Ogni diritto umano è associato a un dovere sociale. Un privilegio di gruppo è un meccanismo di assicurazione che esige infallibilmente il pagamento totale dei rigorosi premi del servizio collettivo. E i diritti collettivi, quanto quelli individuali, devono essere protetti, compresa la regolamentazione delle tendenze sessuali.

81:5.7 (906.5) La libertà sottomessa ai regolamenti collettivi è la meta legittima dell’evoluzione sociale. La libertà senza restrizioni è il sogno vano e chimerico di menti umane instabili e superficiali.

6. Il mantenimento della civiltà

81:6.1 (906.6) Mentre l’evoluzione biologica è costantemente progredita in meglio, gran parte dell’evoluzione culturale è uscita dalla valle dell’Eufrate ad ondate successive, le quali in seguito s’indebolirono con il passare del tempo sino a che, alla fine, la totalità dei discendenti di puro sangue adamico non fu partita per arricchire le civiltà dell’Asia e dell’Europa. Le razze non si amalgamarono completamente, ma le loro civiltà si mescolarono in misura considerevole. La cultura si diffuse lentamente in tutto il mondo. E questa civiltà deve essere mantenuta e sostenuta, perché oggi non esistono nuove fonti di cultura, non esistono degli Anditi per rinvigorire e stimolare il lento progresso evolutivo della civiltà.

81:6.2 (906.7) La civiltà che si evolve ora su Urantia è derivata dai seguenti fattori e su di essi fondata:

81:6.3 (906.8) 1. Circostanze naturali. La natura e l’estensione di una civiltà materiale sono determinate in larga misura dalle risorse naturali disponibili. Il clima, il tempo e numerose condizioni fisiche sono dei fattori nell’evoluzione della cultura.

81:6.4 (907.1) All’inizio dell’era andita c’erano soltanto due estese e fertili aree di caccia aperte in tutto il mondo. Una si trovava nell’America del Nord ed era interamente popolata dagli Amerindi; l’altra si trovava a nord del Turkestan ed era parzialmente occupata da una razza andonico-gialla. I fattori decisivi dell’evoluzione di una cultura superiore nel sudovest dell’Asia furono la razza ed il clima. Gli Anditi erano un grande popolo, ma il fattore cruciale che determinò il corso della loro civiltà fu l’aridità crescente dell’Iran, del Turkestan e del Sinkiang, che li costrinse ad inventare e ad adottare nuovi ed avanzati metodi per strappare dei mezzi di sussistenza dalle loro terre sempre meno fertili.

81:6.5 (907.2) La configurazione dei continenti ed altre situazioni geografiche influiscono molto nel determinare la pace o la guerra. Pochissimi Urantiani hanno mai avuto una tale favorevole opportunità per uno sviluppo continuo e indisturbato qual è stata goduta dai popoli dell’America del Nord — protetti praticamente da ogni parte da vasti oceani.

81:6.6 (907.3) 2. Beni strumentali. La cultura non si sviluppa mai in condizioni di miseria; il tempo libero è essenziale al progresso della civiltà. Un carattere individuale di valore morale e spirituale può essere acquisito in assenza di ricchezza materiale, ma una civiltà culturale è derivata solo da quelle condizioni di prosperità materiale che favoriscono il tempo libero congiunto all’ambizione.

81:6.7 (907.4) Durante i tempi primitivi la vita su Urantia era un problema serio e grave. Fu per sfuggire a questa lotta incessante e a questa fatica interminabile che l’umanità tese costantemente ad indirizzarsi verso il clima salubre dei tropici. Anche se queste zone d’abitazione più calde consentirono di attenuare un po’ la lotta accanita per l’esistenza, le razze e le tribù che cercarono in tal modo la tranquillità utilizzarono raramente il loro tempo libero non guadagnato per l’avanzamento della civiltà. Il progresso sociale è invariabilmente venuto dalle idee e dai progetti di quelle razze che, con i loro sforzi intelligenti, hanno imparato come strappare i mezzi di sussistenza dalla terra con minor sforzo e con giornate di lavoro più brevi e sono state così in grado di disporre di un margine proficuo di tempo libero ben meritato.

81:6.8 (907.5) 3. Conoscenza scientifica. Gli aspetti materiali della civiltà devono sempre attendere l’accumulo di dati scientifici. È trascorso molto tempo dopo la scoperta dell’arco e della freccia e l’utilizzazione degli animali per i lavori pesanti prima che l’uomo imparasse a sfruttare il vento e l’acqua ed in seguito l’impiego del vapore e dell’elettricità. Ma lentamente gli strumenti della civiltà migliorarono. La tessitura, la ceramica, l’addomesticamento degli animali e la lavorazione dei metalli furono seguiti da un’era di scrittura e di stampa.

81:6.9 (907.6) La conoscenza è potere. L’invenzione precede sempre l’accelerazione dello sviluppo culturale su scala mondiale. La scienza e l’invenzione trassero i maggiori benefici dalla stampa, e l’interazione di tutte queste attività culturali ed inventive ha enormemente accelerato il ritmo dell’avanzamento culturale.

81:6.10 (907.7) La scienza insegna all’uomo a parlare il nuovo linguaggio della matematica e lo addestra a pensare secondo linee di severa precisione. La scienza dà stabilità anche alla filosofia grazie all’eliminazione degli errori e nel contempo purifica la religione con la distruzione della superstizione.

81:6.11 (907.8) 4. Risorse umane. La numerosità degli uomini è indispensabile per la diffusione della civiltà. A parità d’altre condizioni un popolo numeroso dominerà la civiltà di una razza meno numerosa. Per cui la mancata crescita in una nazione di un certo numero di cittadini impedisce la piena realizzazione del suo destino nazionale, ma si giunge ad un punto nella crescita della popolazione in cui un ulteriore aumento diviene un suicidio. La moltiplicazione del numero di abitanti oltre l’optimum del normale rapporto uomo-terra conduce o ad un abbassamento del livello di vita o ad un’immediata espansione dei confini territoriali per penetrazione pacifica o per conquista militare, l’occupazione con la forza.

81:6.12 (908.1) Voi siete talvolta impressionati dalle devastazioni della guerra, ma dovreste riconoscere la necessità di far nascere un gran numero di mortali per fornire ampie opportunità di sviluppo sociale e morale; ma con tale fecondità planetaria sorge ben presto il grave problema della sovrappopolazione. I mondi abitati sono per la maggior parte piccoli. Urantia è di misura media, forse un po’ al di sotto. La stabilizzazione ottimale della popolazione nazionale eleva la cultura ed impedisce la guerra. È una nazione saggia quella che conosce il momento di cessare di crescere.

81:6.13 (908.2) Ma il continente più ricco di depositi naturali ed il più avanzato in attrezzature meccaniche farà pochi progressi se l’intelligenza del suo popolo è in declino. La conoscenza può derivare dall’istruzione, ma la saggezza, che è indispensabile alla vera cultura, si acquisisce solamente grazie all’esperienza e da uomini e donne che sono intelligenti per natura. Tali persone sono capaci di apprendere dall’esperienza; possono divenire veramente sagge.

81:6.14 (908.3) 5. Efficacia delle risorse materiali. Molto dipende dalla saggezza dimostrata nell’utilizzazione delle risorse naturali, delle conoscenze scientifiche, dei beni strumentali e dei potenziali umani. Il fattore principale della civiltà primitiva fu la forza esercitata da saggi capi sociali; gli uomini primitivi ebbero la civiltà letteralmente imposta dai loro contemporanei superiori. Le minoranze superiori e ben organizzate hanno in larga misura governato questo mondo.

81:6.15 (908.4) La forza non crea il diritto, ma la forza crea ciò che esiste e ciò che è esistito nella storia. Soltanto recentemente Urantia ha raggiunto il punto in cui la società è disposta a discutere l’etica della forza e del diritto.

81:6.16 (908.5) 6. Efficacia del linguaggio. La diffusione della civiltà deve attendere il linguaggio. Le lingue vive ed in evoluzione assicurano l’espansione delle idee e dei progetti civilizzati. Durante le ere primitive furono fatti importanti progressi nel linguaggio. Oggi c’è un grande bisogno di un ulteriore sviluppo linguistico per facilitare l’espressione del pensiero in evoluzione.

81:6.17 (908.6) Il linguaggio si evolvé nelle associazioni di gruppo; ogni gruppo locale elaborò il proprio sistema di scambio di parole. Il linguaggio si sviluppò attraverso gesti, segni, grida, suoni imitativi, intonazioni ed accenti fino alla vocalizzazione di alfabeti successivi. Il linguaggio è il più grande e più utile degli strumenti del pensiero umano, ma non è mai fiorito prima che dei gruppi sociali avessero acquisito un po’ di tempo libero. La tendenza a giocare con il linguaggio sviluppa nuove parole — il gergo. Se la maggioranza addotta il gergo, allora l’uso lo costituisce linguaggio. L’origine dei dialetti è illustrata dall’indulgere al “parlare infantile” in un gruppo familiare.

81:6.18 (908.7) Le differenze di linguaggio sono sempre state la grande barriera all’estensione della pace. Il superamento dei dialetti deve precedere la diffusione di una cultura in una razza, in un continente o in un mondo intero. Un linguaggio universale favorisce la pace, assicura la cultura ed accresce la felicità. Anche quando le lingue di un mondo sono ridotte a poche, la loro padronanza da parte dei popoli colti più importanti influenza potentemente il conseguimento della pace e della prosperità mondiali.

81:6.19 (908.8) Mentre Urantia ha fatto pochissimi progressi verso lo sviluppo di un linguaggio internazionale, molto è stato fatto dall’istituzione di scambi commerciali internazionali. E tutte queste relazioni internazionali dovrebbero essere incoraggiate, sia che riguardino la lingua, il commercio, l’arte, la scienza, i giochi di competizione o la religione.

81:6.20 (909.1) 7. Efficacia dei dispositivi meccanici. Il progresso della civiltà è direttamente legato allo sviluppo ed al possesso di strumenti, di macchine e di canali di distribuzione. Strumenti migliorati, macchine ingegnose ed efficienti, determinano la sopravvivenza dei gruppi in lotta nell’arena della civiltà in progresso.

81:6.21 (909.2) Nei tempi primitivi la sola energia impiegata per la coltivazione della terra era la forza umana. Ci volle una lunga lotta per sostituire gli uomini con i buoi poiché ciò escludeva alcuni uomini dall’impiego. Più recentemente le macchine hanno cominciato a rimpiazzare gli uomini, ed ogni progresso di tal genere contribuisce direttamente all’avanzamento della società perché libera forze umane per compiti di maggior valore.

81:6.22 (909.3) La scienza, guidata dalla saggezza, può divenire la grande liberatrice sociale degli uomini. Un’era meccanica può rivelarsi un disastro solo per una nazione il cui livello intellettuale è troppo basso per scoprire i metodi saggi e le tecniche sane per un buon adattamento alle difficoltà di transizione che sorgono dall’improvvisa perdita d’impiego da parte di un gran numero di persone, conseguente all’invenzione troppo rapida di nuovi tipi di macchinari che economizzano manodopera.

81:6.23 (909.4) 8. Carattere dei portafiaccola. L’eredità sociale consente agli uomini di appoggiarsi sulle spalle di tutti coloro che li hanno preceduti e che hanno contribuito in qualcosa alla somma di cultura e di conoscenza. In quest’opera di trasmissione della fiaccola culturale alla generazione successiva, la famiglia resterà sempre l’istituzione fondamentale. Il gioco e la vita sociale vengono dopo, con la scuola per ultima, ma egualmente indispensabile in una società complessa ed altamente organizzata.

81:6.24 (909.5) Gli insetti nascono completamente educati ed equipaggiati per la vita — un’esistenza invero molto breve e puramente istintiva. Il bambino umano nasce senza un’educazione; perciò gli uomini possiedono il potere, controllando l’educazione formativa delle generazioni più giovani, di modificare notevolmente il corso evoluzionario della civiltà.

81:6.25 (909.6) Le influenze maggiori del ventesimo secolo che contribuiscono all’avanzamento della civiltà e al progresso della cultura sono il marcato aumento dei viaggi nel mondo ed i miglioramenti senza precedenti dei mezzi di comunicazione. Ma il progresso dell’educazione non ha tenuto il passo con la struttura sociale in espansione; né l’apprezzamento moderno dell’etica si è sviluppato in corrispondenza con la crescita secondo linee più propriamente intellettuali e scientifiche. E la civiltà moderna si trova ad un punto di stallo nello sviluppo spirituale e nella salvaguardia dell’istituzione della famiglia.

81:6.26 (909.7) 9. Gli ideali razziali. Gli ideali di una generazione scavano i canali del destino per la posterità immediata. La qualità dei portafiaccola sociali determinerà l’avanzamento o il regresso della civiltà. Le famiglie, le Chiese e le scuole di una generazione predeterminano la tendenza di carattere della generazione seguente. L’impulso morale e spirituale di una razza o di una nazione determina in larga misura la velocità di sviluppo culturale di quella civiltà.

81:6.27 (909.8) Gli ideali elevano la sorgente della corrente sociale. E nessuna corrente può salire più in alto della sua stessa sorgente, quali che siano le tecniche di pressione o di controllo di direzione impiegate. La forza propulsiva degli aspetti, anche quelli più materiali, di una civiltà culturale risiede nella meno materiale tra le realizzazioni di una società. L’intelligenza può controllare il meccanismo della civiltà, la saggezza può dirigerlo, ma l’idealismo spirituale è l’energia che eleva realmente e che fa progredire la cultura umana da un livello di realizzazione ad un altro.

81:6.28 (910.1) All’inizio la vita era una lotta per l’esistenza; oggi lo è per il livello di vita; domani sarà per la qualità del pensiero, la prossima meta terrena dell’esistenza umana.

81:6.29 (910.2) 10. Coordinamento degli specialisti. La civiltà è stata fatta progredire enormemente dall’iniziale divisione del lavoro e dal suo corollario successivo della specializzazione. La civiltà dipende ora dalla coordinazione efficace degli specialisti. Via via che la società si espande, si deve trovare un metodo per riunire i vari specialisti.

81:6.30 (910.3) Gli specialisti sociali, artistici, tecnici e industriali continueranno a moltiplicarsi e ad accrescere la loro abilità e la loro destrezza. E questa diversificazione di capacità e di diversità d’impiego finiranno per indebolire e disintegrare la società umana se non saranno sviluppati efficaci metodi di coordinazione e di cooperazione. Ma l’intelligenza che è capace di una tale inventiva e di una tale specializzazione dovrebbe essere del tutto competente ad escogitare metodi appropriati di controllo e di aggiustamento per tutti i problemi risultanti dal rapido aumento delle invenzioni e dal passo accelerato dell’espansione culturale.

81:6.31 (910.4) 11. Piani per l’occupazione. La prossima era di sviluppo sociale sarà concretizzata da una migliore e più efficace cooperazione e coordinazione delle specializzazioni in costante crescita ed espansione. A mano a mano che il lavoro si diversifica sempre di più, deve essere individuata una qualche tecnica per orientare gli individui verso impieghi appropriati. Il meccanicismo non è la sola causa della disoccupazione tra i popoli civilizzati di Urantia. La complessità economica e la crescita continua delle specializzazioni industriali e professionali accrescono i problemi del posto di lavoro.

81:6.32 (910.5) Non è sufficiente insegnare agli uomini a lavorare; in una società complessa si devono anche fornire metodi efficaci per trovare un impiego. Prima d’insegnare ai cittadini delle tecniche altamente specializzate per guadagnarsi da vivere, bisognerebbe insegnare loro uno o più metodi di lavoro comune, mestieri od occupazioni che potrebbero essere praticati quando essi fossero temporaneamente non utilizzati nel loro lavoro specializzato. Nessuna civiltà può sopravvivere al mantenimento prolungato di grandi classi di disoccupati. Con il tempo anche il migliore dei cittadini verrà stravolto e demoralizzato per il fatto di accettare il mantenimento da parte del Tesoro pubblico. Anche la carità privata diventa dannosa se praticata a lungo nei confronti di cittadini abili al lavoro.

81:6.33 (910.6) Una tale società altamente specializzata non si adatterà facilmente alle vecchie pratiche comunali e feudali dei popoli di una volta. È vero, molti servizi comuni possono essere utilmente e proficuamente socializzati, ma gli esseri umani altamente addestrati ed ultraspecializzati possono essere meglio governati mediante una tecnica di cooperazione intelligente. Una coordinazione modernizzata ed una regolamentazione fraterna porteranno ad una cooperazione più durevole rispetto ai vecchi metodi più primitivi di comunismo o d’istituzioni regolamentatrici dittatoriali basate sulla forza.

81:6.34 (910.7) 12. La disponibilità a cooperare. Uno dei grandi ostacoli al progresso della società umana è il conflitto tra gli interessi ed il benessere dei gruppi umani più numerosi e più socializzati da una parte e dei gruppi meno numerosi di oppositori asociali dall’altra, senza contare i singoli individui di mentalità antisociale.

81:6.35 (910.8) Nessuna civiltà nazionale dura a lungo a meno che i suoi metodi educativi ed i suoi ideali religiosi non ispirino un patriottismo intelligente e una devozione nazionale di tipo elevato. Senza questo tipo di patriottismo intelligente e di solidarietà culturale, tutte le nazioni tendono a disgregarsi a causa delle gelosie provinciali e degli egoismi locali.

81:6.36 (911.1) Per mantenere una civiltà mondiale bisogna che gli esseri umani imparino a vivere insieme in pace ed in fraternità. Senza coordinazione efficace, la civiltà industriale è minacciata dai pericoli dell’ultraspecializzazione: monotonia, grettezza e tendenza ad ingenerare sfiducia e gelosia.

81:6.37 (911.2) 13. Guida efficace e saggia. La civiltà dipende in grande, grandissima misura, da uno spirito di squadra entusiastico ed efficace. Dieci uomini non valgono più di uno per sollevare un fardello pesante, a meno che non lo sollevino insieme — tutti nello stesso momento. E questo lavoro di squadra — questa cooperazione sociale — dipende dalla guida. Le civiltà culturali del passato e del presente sono state basate sulla cooperazione intelligente dei cittadini con capi saggi e progressivi; e fino a quando gli uomini non si evolveranno a livelli più elevati, la civiltà continuerà a dipendere da una guida saggia e vigorosa.

81:6.38 (911.3) Le civiltà superiori nascono dalla sagace correlazione tra ricchezza materiale, elevatezza intellettuale, valore morale, abilità sociale ed intuizione cosmica.

81:6.39 (911.4) 14. Mutamenti sociali. La società non è un’istituzione divina; è un fenomeno di evoluzione progressiva; una civiltà in evoluzione è sempre ritardata quando i suoi capi sono lenti ad effettuare quei cambiamenti nell’organizzazione sociale che sono essenziali per tenere il passo con gli sviluppi scientifici dell’epoca. Malgrado ciò non bisogna disprezzare certe cose unicamente perché sono vecchie, né abbracciare incondizionatamente un’idea solo perché è originale e nuova.

81:6.40 (911.5) L’uomo non dovrebbe aver paura di fare degli esperimenti con i meccanismi della società. Ma queste avventure di aggiustamento culturale dovrebbero essere sempre controllate da coloro che sono pienamente al corrente della storia dell’evoluzione sociale. Questi innovatori dovrebbero essere sempre consigliati dalla saggezza di coloro che hanno avuto un’esperienza pratica nei domini degli esperimenti sociali od economici previsti. Nessun grande cambiamento sociale od economico dovrebbe essere tentato improvvisamente. Il tempo è essenziale per tutti i tipi di aggiustamento umano — fisico, sociale o economico. Solo gli aggiustamenti morali e spirituali possono essere effettuati sotto l’impulso del momento, ed anche questi richiedono tempo per la completa manifestazione delle loro ripercussioni materiali e sociali. Gli ideali della razza sono il supporto e la garanzia principali durante i periodi critici in cui una civiltà transita da un livello ad un altro.

81:6.41 (911.6) 15. La prevenzione di un crollo in periodi di transizione. La società è il frutto di ere ed ere di prove ed errori; essa è quanto è sopravvissuto agli aggiustamenti e raggiustamenti selettivi negli stadi successivi dell’ascesa millenaria dell’umanità dai livelli animali a quelli umani di status planetario. Il grande pericolo per una civiltà — in qualsiasi momento — è la minaccia di un crollo durante il periodo di transizione dai metodi stabiliti del passato ai procedimenti nuovi e migliori, ma non sperimentati, del futuro.

81:6.42 (911.7) La guida è vitale per il progresso. La saggezza, la perspicacia e la previdenza sono indispensabili al perdurare delle nazioni. La civiltà non è mai realmente in pericolo finché non cominciano a mancare guide capaci. E la quantità di tali sagge guide non ha mai superato l’uno per cento della popolazione.

81:6.43 (911.8) È stato grazie a questi gradini della scala evoluzionaria che la civiltà si è elevata fino al punto in cui potevano essere messe in funzione quelle potenti influenze che sono culminate nella cultura in rapida espansione del ventesimo secolo. Solo aderendo a questi princìpi essenziali l’uomo può sperare di mantenere le sue civiltà attuali, assicurando nel contempo il loro sviluppo continuo e la loro sopravvivenza certa.

81:6.44 (912.1) Questa è l’essenza della lunga, lunga lotta dei popoli della terra per istituire la civiltà dopo l’epoca di Adamo. La cultura odierna è il netto risultato di questa strenua evoluzione. Prima della scoperta della stampa il progresso era relativamente lento, perché una generazione non poteva beneficiare così rapidamente delle realizzazioni dei suoi predecessori. Ma ora la società umana spinge in avanti con la viva forza accumulata da tutte le ere nel corso delle quali la civiltà ha lottato.

81:6.45 (912.2) [Patrocinato da un Arcangelo di Nebadon.]

Fascicolo 82 - L’evoluzione del matrimonio

Il Libro di Urantia

Fascicolo 82

L’evoluzione del matrimonio

82:0.1 (913.1) IL matrimonio — l’accoppiamento — ha origine dalla bisessualità. Il matrimonio è la reazione umana per adattarsi a tale bisessualità, mentre la vita di famiglia è la somma totale risultante da tutti questi aggiustamenti evoluzionari e di adattamento. Il matrimonio è durevole; esso non è insito nell’evoluzione biologica, ma è la base di tutta l’evoluzione sociale ed è perciò certo della continuità della sua esistenza sotto una qualche forma. Il matrimonio ha dato all’umanità il focolare domestico e questo focolare è la gloria che corona l’intera lunga e ardua lotta evoluzionaria.

82:0.2 (913.2) Anche se le istituzioni religiose, sociali ed educative sono tutte essenziali alla sopravvivenza di una civiltà culturale, la famiglia è la civilizzatrice principale. Un bambino impara la maggior parte delle cose essenziali della vita dalla sua famiglia e dai suoi vicini.

82:0.3 (913.3) Gli umani dei tempi antichi non possedevano una civiltà sociale molto ricca, ma quella che avevano la trasmettevano fedelmente ed efficacemente alla generazione successiva. E bisogna riconoscere che la maggior parte di queste civiltà del passato hanno continuato ad evolversi con uno scarso apporto di altre influenze istituzionali, perché la famiglia funzionava in modo efficace. Oggi le razze umane posseggono una ricca eredità sociale e culturale ed essa dovrebbe essere saggiamente ed efficacemente trasmessa alle generazioni successive. La famiglia come istituzione educativa deve essere mantenuta.

1. L’istinto di accoppiamento

82:1.1 (913.4) Nonostante l’abisso che separa la personalità dell’uomo e della donna, lo stimolo sessuale è sufficiente ad assicurare la loro unione per la riproduzione della specie. Questo istinto operava efficacemente molto prima che gli umani sperimentassero ciò che più tardi è stato chiamato amore, devozione e fedeltà coniugale. L’accoppiamento è una tendenza innata ed il matrimonio è la sua ripercussione sociale evoluzionaria.

82:1.2 (913.5) L’interesse e il desiderio sessuali non erano passioni dominanti nei popoli primitivi; essi semplicemente li accettavano. L’intera esperienza riproduttiva era scevra da abbellimenti immaginativi. La passione sessuale totalmente assorbente dei popoli più altamente civilizzati è principalmente dovuta a mescolanze razziali, specialmente quando la natura evoluzionaria è stata stimolata dall’immaginazione associativa e dall’apprezzamento della bellezza dei Noditi e degli Adamiti. Ma questa eredità andita è stata assorbita dalle razze evoluzionarie in quantità talmente limitata da non riuscire ad assicurare un sufficiente autocontrollo sulle passioni animali così stimolate e risvegliate da una coscienza sessuale più acuta e da bisogni di accoppiamento più imperiosi. Tra le razze evoluzionarie sono gli uomini rossi che avevano il codice sessuale più elevato.

82:1.3 (913.6) La regolamentazione sessuale in relazione al matrimonio indica:

82:1.4 (913.7) 1. Il relativo progresso della civiltà. La civiltà ha richiesto sempre più che il sesso fosse soddisfatto in canali utili ed in conformità ai costumi.

82:1.5 (914.1) 2. La quantità di sangue andita in un popolo qualunque. In queste collettività il sesso è divenuto l’espressione più elevata e più bassa sia della natura fisica sia di quella emotiva.

82:1.6 (914.2) Le razze sangik avevano passioni animali normali, ma mostravano poca immaginazione od apprezzamento per la bellezza e l’attrattiva fisica del sesso opposto. Quella che è chiamata attrazione sessuale è praticamente assente anche nelle razze primitive odierne. Questi popoli non mescolati hanno un istinto di accoppiamento ben definito, ma un’attrazione sessuale insufficiente per creare seri problemi che richiedono un controllo sociale.

82:1.7 (914.3) L’istinto di accoppiamento è una delle forze fisiche di stimolo dominanti degli esseri umani; è l’emozione che, sotto l’apparenza della gratificazione individuale, inganna efficacemente l’uomo egoista ponendo il benessere e la perpetuazione della razza molto al di sopra delle convenienze individuali e della libertà personale dalle responsabilità.

82:1.8 (914.4) Come istituzione il matrimonio, dai suoi primi inizi fino ai tempi moderni, descrive l’evoluzione sociale della tendenza biologica all’autoperpetuazione. La perpetuazione della specie umana in evoluzione è assicurata dalla presenza di questo impulso razziale all’accoppiamento, un bisogno che è chiamato in modo improprio attrazione sessuale. Questo grande bisogno biologico diventa il fulcro motore di ogni sorta d’istinti, di emozioni e di abitudini associati — fisici, intellettuali, morali e sociali.

82:1.9 (914.5) Per il selvaggio l’approvvigionamento di cibo era la motivazione più impellente, ma quando la civiltà assicura abbondanza di cibo, il bisogno sessuale diventa molte volte un impulso dominante e perciò ha sempre bisogno di una regolamentazione sociale. Negli animali la periodicità istintiva frena la spinta all’accoppiamento, ma poiché l’uomo è un essere così ampiamente dotato di autocontrollo, il desiderio sessuale non è affatto periodico; diventa quindi necessario che la società imponga agli individui un autocontrollo.

82:1.10 (914.6) Nessuna emozione o impulso umano, quando è senza freno o lasciato troppo libero, può provocare altrettanti guasti e dispiaceri quanto questo potente stimolo sessuale. La sottomissione intelligente di questo impulso alla regolamentazione della società è la prova suprema della realtà di una civiltà. L’autocontrollo, un crescente autocontrollo, è l’esigenza sempre maggiore dell’umanità che progredisce. La discrezione, la mancanza di sincerità e l’ipocrisia possono nascondere i problemi sessuali, ma non forniscono soluzioni né fanno avanzare l’etica.

2. I tabù restrittivi

82:2.1 (914.7) La storia dell’evoluzione del matrimonio è semplicemente la storia del controllo sessuale mediante la pressione delle restrizioni sociali, religiose e civili. La natura non riconosce gli individui; essa non tiene alcun conto della cosiddetta morale; è unicamente ed esclusivamente interessata alla riproduzione della specie. La natura insiste irresistibilmente sulla riproduzione, ma lascia con indifferenza che i problemi conseguenti siano risolti dalla società, creando in tal modo un problema maggiore e sempre di attualità per l’umanità in evoluzione. Questo conflitto sociale consiste nella guerra senza fine tra gli istinti basilari e l’etica in evoluzione.

82:2.2 (914.8) Presso le razze primitive non c’era alcuna regolamentazione delle relazioni tra i sessi. A causa di questa licenza sessuale non esisteva la prostituzione. Ancora oggi i Pigmei ed altri gruppi arretrati non hanno alcuna istituzione matrimoniale; uno studio di queste popolazioni rivela il semplice costume dell’accoppiamento seguito dalle razze primitive. Ma tutti i popoli antichi dovrebbero sempre essere studiati e giudicati alla luce dei criteri morali dei costumi dei loro tempi.

82:2.3 (915.1) Il libero amore, tuttavia, non è mai stato visto con favore dai popoli al di sopra del livello della barbarie. Dal momento in cui si formarono dei gruppi sociali, cominciarono a svilupparsi dei codici matrimoniali e delle restrizioni coniugali. L’accoppiamento è progredito così, attraverso una moltitudine di transizioni, da uno stato di licenza sessuale quasi totale fino ai criteri morali di restrizione sessuale relativamente completa del ventesimo secolo.

82:2.4 (915.2) Nei primissimi stadi dello sviluppo tribale i costumi ed i tabù restrittivi erano molto grossolani, ma tennero separati i sessi — cosa che favorì la tranquillità, l’ordine e l’industria — ed era iniziata la lunga evoluzione del matrimonio e della famiglia. I costumi sessuali concernenti il vestire, l’adornarsi e le pratiche religiose ebbero la loro origine in questi tabù primitivi che definivano il campo delle libertà sessuali e crearono così alla fine i concetti di vizio, di crimine e di peccato. Ma durò a lungo l’abitudine di sospendere ogni regolamentazione sessuale nei giorni di grande festa, specialmente nel calendimaggio.

82:2.5 (915.3) Le donne sono sempre state soggette a più tabù restrittivi che non gli uomini. I costumi primitivi accordavano alle donne non sposate lo stesso grado di libertà sessuale degli uomini, ma è sempre stato preteso dalle mogli che fossero fedeli al loro marito. Il matrimonio primitivo non limitava molto le libertà sessuali dell’uomo, ma rendeva tabù un’ulteriore licenza sessuale per la moglie. Le donne sposate hanno sempre portato qualche segno distintivo che ne faceva una classe a parte, quale l’acconciatura dei capelli, la veste, il velo, l’isolamento, l’ornamento e gli anelli.

3. I costumi primitivi del matrimonio

82:3.1 (915.4) Il matrimonio è la risposta istituzionale dell’organismo sociale alla tensione biologica sempre presente dello stimolo persistente dell’uomo alla riproduzione — alla propria moltiplicazione. L’accoppiamento è universalmente naturale, e via via che la società si evolvé dal semplice al complesso ci fu una corrispondente evoluzione dei costumi dell’accoppiamento, la genesi dell’istituzione matrimoniale. Dovunque l’evoluzione sociale è progredita fino allo stadio in cui sono generati dei costumi, si troverà il matrimonio come un’istituzione in evoluzione.

82:3.2 (915.5) Ci sono sempre stati e ci saranno sempre due regni distinti del matrimonio: i costumi, le leggi che regolano gli aspetti esterni dell’accoppiamento, e le relazioni peraltro segrete e personali tra uomini e donne. L’individuo si è sempre ribellato alle regolamentazioni sessuali imposte dalla società. La ragione di tale millenario problema sessuale è questa: l’autopreservazione è individuale, ma è assicurata dalla collettività; l’autoperpetuazione è sociale, ma è assicurata dall’impulso individuale.

82:3.3 (915.6) I costumi, quando sono rispettati, hanno un ampio potere di ridurre e controllare il bisogno sessuale, come si è visto presso tutte le razze. I criteri del matrimonio sono sempre stati il vero indicatore del potere corrente dei costumi e dell’integrità funzionale del governo civile. Ma i costumi primitivi concernenti il sesso e l’accoppiamento erano un insieme di prescrizioni incongruenti e grossolane. Genitori, figli, parenti e società avevano tutti degli interessi conflittuali nella regolamentazione del matrimonio. Ma nonostante tutto ciò, le razze che esaltarono e praticarono il matrimonio si evolvettero naturalmente a livelli più elevati e sopravvissero in numero maggiore.

82:3.4 (915.7) Nelle epoche primitive il matrimonio era il prezzo del rango sociale; il possesso di una moglie era un segno di distinzione. Il selvaggio considerava il giorno del suo matrimonio come la sua entrata nelle responsabilità e nell’età virile. In una certa epoca il matrimonio è stato considerato come un dovere sociale; in un’altra come un obbligo religioso; e in un’altra ancora come una necessità politica per fornire cittadini allo Stato.

82:3.5 (916.1) Molte tribù primitive esigevano azioni di ruberia come qualificazione per il matrimonio; più tardi i popoli sostituirono a tali incursioni razziatorie i combattimenti atletici ed i giochi di competizione. Ai vincitori di queste prove era assegnato il primo premio — la scelta tra le giovani da maritare. Presso i cacciatori di teste un giovane non poteva sposarsi fino a che non possedeva almeno una testa, benché tali crani si potessero talvolta acquistare. Via via che l’acquisto delle mogli declinò, esse furono conquistate per mezzo di gare d’indovinelli, una pratica che sopravvive ancora presso numerosi gruppi di uomini neri.

82:3.6 (916.2) Con il progredire della civiltà certe tribù misero le severe prove matrimoniali di resistenza maschile nelle mani delle donne; esse furono così in grado di favorire gli uomini di loro scelta. Queste prove matrimoniali comprendevano l’abilità nella caccia, la lotta e l’attitudine a mantenere una famiglia. Il pretendente fu per lungo tempo obbligato ad entrare nella famiglia della fidanzata per almeno un anno, viverci e lavorarvi e dimostrare di essere degno della moglie cui aspirava.

82:3.7 (916.3) Le qualifiche di una moglie erano la capacità di fare lavori pesanti e di dare alla luce dei figli. Si pretendeva che eseguisse in un dato tempo un determinato lavoro agricolo. E se aveva originato un figlio prima del matrimonio essa aveva ancora più valore; la sua fertilità era in tal modo assicurata.

82:3.8 (916.4) Il fatto che i popoli antichi considerassero un disonore o anche un peccato non essere sposati spiega l’origine dei matrimoni tra bambini; poiché si doveva essere sposati, prima era meglio era. Si credeva anche generalmente che le persone non sposate non potessero entrare nel paese degli spiriti, e questo fu un ulteriore incentivo ai matrimoni tra bambini anche alla nascita e talvolta prima della nascita, con la riserva sul sesso. Gli antichi credevano che anche i morti dovessero essere sposati. In origine gli organizzatori di matrimoni erano impiegati per negoziare matrimoni d’individui deceduti. Uno dei genitori faceva in modo che questi intermediari concludessero il matrimonio di un figlio morto con una figlia morta di un’altra famiglia.

82:3.9 (916.5) Presso i popoli più recenti la pubertà era l’età ordinaria del matrimonio, ma questa età è aumentata in proporzione diretta al progredire della civiltà. Nell’evoluzione sociale sorsero ben presto degli ordini peculiari per uomini e donne non sposati; questi ordini furono avviati e mantenuti da persone più o meno prive di bisogni sessuali normali.

82:3.10 (916.6) Molte tribù permettevano ai membri del gruppo dirigente di avere rapporti sessuali con una fidanzata poco prima che fosse data a suo marito. Ognuno di questi uomini faceva un regalo alla giovane, e questa fu l’origine del costume di fare dei regali di matrimonio. Presso certi gruppi si faceva affidamento sul fatto che una giovane si sarebbe guadagnata la sua dote, che consisteva nei regali ricevuti come ricompensa delle sue prestazioni sessuali nella sala di esposizione delle ragazze da maritare.

82:3.11 (916.7) Certe tribù maritavano i giovani con le vedove e le donne attempate e poi, quando in seguito rimanevano vedovi, si permetteva loro di sposare le giovani, assicurando così, secondo la loro espressione, che i due genitori non facessero delle follie, come ritenevano che sarebbe avvenuto se si fosse permesso a due giovani di accoppiarsi. Altre tribù limitavano l’accoppiamento per i gruppi di pari età. Fu la limitazione del matrimonio a gruppi di un’età determinata che diede origine per prima alle idee d’incesto. (In India ancor oggi non c’è alcun limite di età al matrimonio.)

82:3.12 (916.8) Sotto certi costumi la vedovanza era molto da temere; le vedove o venivano uccise o si permetteva loro di suicidarsi sulla tomba dei loro mariti, perché si riteneva che andassero nel paese degli spiriti con i loro sposi. La vedova sopravvivente era quasi invariabilmente biasimata per la morte di suo marito. Certe tribù le bruciavano vive. Se una vedova continuava a vivere, conduceva una vita di lutto continuo e di restrizioni sociali intollerabili in quanto il rimaritarsi era generalmente disapprovato.

82:3.13 (917.1) Nei tempi antichi s’incoraggiavano molte pratiche oggi considerate immorali. Non era raro che le mogli primitive andassero molto fiere dei rapporti dei loro mariti con altre donne. La castità nelle ragazze era un grande ostacolo al matrimonio; mettere al mondo un figlio prima del matrimonio accresceva considerevolmente la desiderabilità di una giovane come moglie in quanto l’uomo era sicuro di avere una compagna fertile.

82:3.14 (917.2) Molte tribù primitive approvavano il matrimonio di prova fino a quando la donna non fosse rimasta incinta, dopodiché sarebbe seguita la cerimonia regolare del matrimonio; presso altri gruppi il matrimonio non veniva celebrato fino a che non fosse nato il primo figlio. Se una moglie era sterile doveva essere riscattata dai suoi genitori ed il matrimonio veniva annullato. I costumi esigevano che ogni coppia avesse dei figli.

82:3.15 (917.3) Questi matrimoni primitivi di prova erano del tutto privi di qualsiasi carattere di licenza; erano semplicemente delle prove sincere di fecondità. Gli interessati contraevano un matrimonio permanente appena stabilita la fecondità. Quando delle coppie moderne si sposano con la riserva mentale di un divorzio conveniente se non sono del tutto soddisfatte della loro vita coniugale, in realtà contraggono una forma di matrimonio di prova, una forma molto inferiore al livello delle oneste avventure dei loro antenati meno civilizzati.

4. Il matrimonio sotto i costumi della proprietà

82:4.1 (917.4) Il matrimonio ha sempre avuto stretti legami con la proprietà e la religione. La proprietà è stata la stabilizzatrice del matrimonio; la religione, la sua moralizzatrice.

82:4.2 (917.5) Il matrimonio primitivo era un investimento, una speculazione economica; era più una questione di affari che una faccenda di amoreggiamento. Gli antichi si sposavano per il profitto ed il benessere del gruppo; per questo i loro matrimoni erano progettati ed organizzati dal gruppo, dai genitori e dagli anziani. E che i costumi sulla proprietà fossero efficaci per stabilizzare l’istituzione del matrimonio è confermato dal fatto che il matrimonio era più stabile tra le tribù primitive di quanto lo sia tra molti popoli moderni.

82:4.3 (917.6) A mano a mano che la civiltà progredì e che la proprietà privata acquisì ulteriore riconoscimento nei costumi, il furto divenne il grande crimine. L’adulterio fu considerato come una forma di furto, una violazione dei diritti di proprietà del marito; esso non è perciò specificamente menzionato nei codici e nei costumi primitivi. La donna cominciava con l’essere proprietà di suo padre, il quale trasferiva il suo diritto al marito; e tutte le relazioni sessuali legalizzate ebbero origine da questi diritti di proprietà preesistenti. L’Antico Testamento tratta le donne come una forma di proprietà; il Corano insegna la loro inferiorità. L’uomo aveva il diritto di prestare sua moglie ad un amico o ad un ospite, e questo costume è ancora in uso presso certi popoli.

82:4.4 (917.7) La gelosia sessuale moderna non è innata; è un prodotto dei costumi in evoluzione. L’uomo primitivo non era geloso di sua moglie; difendeva semplicemente la sua proprietà. La ragione di tenere legata la moglie ad obblighi sessuali più severi rispetto al marito era perché la sua infedeltà coniugale coinvolgeva la discendenza e l’eredità. Molto presto nel cammino della civiltà il figlio illegittimo cadde in discredito. Inizialmente solo la donna veniva punita per adulterio; più tardi i costumi decretarono anche la punizione del suo partner, e per lunghe ere il marito offeso o il padre protettore ebbero il pieno diritto di uccidere il maschio trasgressore. Alcuni popoli moderni conservano questi costumi, che ammettono i cosiddetti delitti d’onore secondo una legge non scritta.

82:4.5 (917.8) Poiché il tabù sulla castità ebbe origine come una fase dei costumi sulla proprietà, si applicò inizialmente alle donne sposate ma non alle giovani nubili. Negli anni successivi la castità era più richiesta dal padre che dal pretendente; una vergine era un attivo commerciale per il padre — essa comportava un prezzo più elevato. Via via che la castità fu più richiesta, si stabilì la pratica di pagare al padre un compenso di fidanzamento in riconoscimento del servizio di avere allevato convenientemente una fidanzata casta per il futuro marito. Una volta avviata, questa idea della castità femminile ebbe una tale presa sulle razze che divenne pratica comune tenere letteralmente rinchiuse le giovani, imprigionarle realmente per anni, al fine di assicurare la loro verginità. E così le norme più recenti e le prove di verginità diedero origine automaticamente alle classi di prostitute professionali. Esse erano le fidanzate respinte, le donne che non venivano trovate vergini dalle madri dei fidanzati.

5. Endogamia ed esogamia

82:5.1 (918.1) I selvaggi osservarono molto presto che la mescolanza razziale migliorava la qualità della discendenza. Non che l’incrocio tra consanguinei fosse sempre negativo, ma l’accoppiamento tra non consanguinei era sempre comparativamente migliore. Perciò i costumi tesero a cristallizzarsi nella restrizione dei rapporti sessuali tra parenti prossimi. Fu riconosciuto che l’esogamia accresceva notevolmente l’opportunità selettiva per una variazione ed un avanzamento evoluzionari. Gli individui nati da unioni esogame erano più versatili ed avevano maggiore attitudine a sopravvivere in un mondo ostile; i nati da consanguinei, così come i loro costumi, scomparvero gradualmente. Tutto ciò avvenne lentamente; i selvaggi non ragionavano coscientemente su questi problemi. Ma i successivi popoli progrediti lo fecero, ed anch’essi osservarono che un indebolimento generale talvolta risultava da un eccessivo accoppiamento tra consanguinei.

82:5.2 (918.2) Anche se l’endogamia di stirpi valide si tradusse talvolta nella creazione di tribù forti, gli spettacolari casi di cattivi risultati dell’endogamia tra anormali ereditari impressionarono molto di più la mente dell’uomo, con il risultato che i costumi in evoluzione formularono sempre più tabù contro tutti i matrimoni tra parenti prossimi.

82:5.3 (918.3) La religione è stata a lungo una barriera efficace contro l’esogamia; molti insegnamenti religiosi hanno proscritto i matrimoni al di fuori della fede. Le donne hanno generalmente favorito la pratica dell’endogamia; gli uomini quella dell’esogamia. La proprietà ha sempre influenzato il matrimonio, e talvolta, nello sforzo di conservare la proprietà all’interno di un clan, sono sorti dei costumi che obbligavano le donne a scegliere i mariti nella tribù del loro padre. Regole di questo tipo portarono ad una grande moltiplicazione di matrimoni tra cugini. L’endogamia fu anche praticata nello sforzo di preservare i segreti dei mestieri artigiani; abili artigiani cercavano di conservare in famiglia la conoscenza del loro mestiere.

82:5.4 (918.4) Quando i gruppi superiori erano isolati, tornavano sempre ad accoppiamenti tra consanguinei. Per più di centocinquantamila anni i Noditi furono uno dei grandi gruppi endogami. I costumi endogami successivi furono enormemente influenzati dalle tradizioni della razza viola, nella quale agli inizi gli accoppiamenti avvennero necessariamente tra fratello e sorella. Ed i matrimoni tra fratello e sorella erano inizialmente comuni in Egitto, in Siria, in Mesopotamia ed in tutti i paesi un tempo occupati dagli Anditi. Gli Egiziani praticarono a lungo il matrimonio tra fratello e sorella nello sforzo di conservare puro il sangue reale, un costume che persisté ancora più a lungo in Persia. Presso i Mesopotamici, prima dell’epoca di Abramo, i matrimoni tra cugini erano obbligatori; i cugini avevano diritti prioritari per sposarsi con i loro cugini. Abramo stesso sposò la sua sorellastra, ma tali unioni non furono permesse sotto i successivi costumi degli Ebrei.

82:5.5 (919.1) Le prime misure per eliminare il matrimonio tra fratello e sorella furono prese sotto i costumi poligamici, perché la sorella-moglie cercava di dominare arrogantemente l’altra moglie o le altre mogli. I costumi di certe tribù vietavano il matrimonio con la vedova del fratello morto, ma esigevano che il fratello vivente generasse dei figli al posto di suo fratello defunto. Non c’è alcun istinto biologico contro una qualche forma di endogamia; tali restrizioni sono esclusivamente una questione di tabù.

82:5.6 (919.2) L’esogamia finì per dominare perché fu favorita dall’uomo; prendere una moglie esterna assicurava una libertà maggiore dai parenti acquisiti. La familiarità genera disprezzo; così, a mano a mano che il fattore della scelta individuale cominciò a prevalere nell’accoppiamento, divenne usanza scegliere dei partner al di fuori della tribù.

82:5.7 (919.3) Molte tribù finirono per vietare i matrimoni all’interno del clan; altre limitarono l’accoppiamento a certe caste. Il tabù contro il matrimonio con una donna del proprio totem diede origine all’usanza di rapire le donne dalle tribù vicine. Più tardi i matrimoni furono regolati più secondo la residenza territoriale che secondo la parentela. Vi furono molte tappe nell’evoluzione dall’endogamia alla pratica moderna dell’esogamia. Anche dopo l’istituzione del tabù sui matrimoni tra consanguinei del popolo comune, i capi ed i re furono autorizzati a sposare parenti strette per conservare il sangue reale concentrato e puro. I costumi hanno generalmente permesso ai capi sovrani certe licenze in materia sessuale.

82:5.8 (919.4) La presenza dei popoli anditi posteriori contribuì molto ad accrescere il desiderio delle razze sangik di sposarsi all’esterno delle loro tribù. Ma non fu possibile che l’esogamia divenisse prevalente prima che i gruppi confinanti avessero imparato a vivere insieme in relativa pace.

82:5.9 (919.5) L’esogamia stessa fu promotrice di pace; i matrimoni tra le tribù limitarono le ostilità. L’esogamia portò alla collaborazione tribale e ad alleanze militari; essa divenne predominante perché determinò un accrescimento di forze; fu una costruttrice di nazioni. L’esogamia fu anche molto favorita dai crescenti contatti commerciali; l’avventura e l’esplorazione contribuirono ad estendere i confini dell’accoppiamento e facilitarono grandemente la fecondazione incrociata delle culture razziali.

82:5.10 (919.6) Le incongruenze altrimenti inspiegabili dei costumi matrimoniali della razza sono largamente dovute a questa usanza dell’esogamia accompagnata dal ratto e dall’acquisto delle mogli dalle tribù esterne, con il risultato di una mescolanza dei diversi costumi tribali. Che questi tabù concernenti l’endogamia fossero sociologici e non biologici è illustrato bene dai tabù sui matrimoni tra parenti, che comprendevano numerosi gradi di relazioni con parenti acquisiti, casi che non comportavano la benché minima relazione di sangue.

6. Le mescolanze razziali

82:6.1 (919.7) Non ci sono oggi razze pure nel mondo. I primitivi ed originali popoli evoluzionari di colore hanno soltanto due razze rappresentative che sussistono nel mondo: l’uomo giallo e l’uomo nero; ed anche queste due razze sono molto mescolate con i popoli di colore estinti. Benché la cosiddetta razza bianca sia discesa prevalentemente dall’antico uomo blu, è più o meno mescolata con tutte le altre razze, come lo è l’uomo rosso delle Americhe.

82:6.2 (919.8) Delle sei razze sangik di colore, tre erano primarie e tre secondarie. Sebbene le razze primarie — blu, rossa e gialla — fossero sotto molti aspetti superiori ai tre popoli secondari, bisogna tenere presente che queste razze secondarie avevano molti tratti desiderabili che avrebbero considerevolmente migliorato i popoli primari se le loro linee migliori fossero state assorbite.

82:6.3 (920.1) L’odierno pregiudizio contro i “meticci”, gli “ibridi” e i “bastardi” è sorto perché l’incrocio razziale moderno avviene per la maggior parte tra le linee grossolanamente inferiori delle razze interessate. Si ottengono risultati egualmente insoddisfacenti quando si sposano tra di loro le linee degenerate della stessa razza.

82:6.4 (920.2) Se le razze attuali di Urantia potessero essere liberate dalla calamità dei loro strati più bassi di soggetti degenerati, antisociali, mentalmente debilitati e reietti, ci sarebbero poche obiezioni ad un limitato amalgama razziale. E se queste mescolanze razziali avvenissero tra i tipi più elevati delle diverse razze, ci sarebbero ancora meno obiezioni.

82:6.5 (920.3) L’ibridazione di ceppi superiori e dissimili è il segreto della creazione di linee nuove e più vigorose. E questo è vero per le piante, per gli animali e per la specie umana. L’ibridazione aumenta il vigore ed accresce la fertilità. Le mescolanze razziali delle classi medie o superiori di vari popoli accrescono grandemente il potenziale creativo, com’è dimostrato dalla popolazione attuale degli Stati Uniti dell’America del Nord. Quando tali unioni avvengono tra strati più bassi o inferiori, la creatività viene diminuita, com’è dimostrato dai popoli attuali dell’India meridionale.

82:6.6 (920.4) La mescolanza razziale contribuisce grandemente all’improvvisa apparizione di caratteristiche nuove, e se questa ibridazione è l’unione di linee superiori, allora queste nuove caratteristiche saranno anch’esse dei tratti superiori.

82:6.7 (920.5) Fintanto che le razze attuali resteranno così sovraccaricate di linee inferiori e degenerate, la mescolanza razziale su larga scala sarebbe molto pregiudizievole, ma la maggior parte delle obiezioni a tali esperimenti si fondano su pregiudizi sociali e culturali più che su considerazioni biologiche. Anche tra i ceppi inferiori gli ibridi sono spesso un miglioramento sui loro antenati. L’ibridazione tende a migliorare la specie a causa del ruolo dei geni dominanti. La mescolanza razziale aumenta le probabilità che un numero maggiore di dominanti desiderabili sia presente nell’ibrido.

82:6.8 (920.6) Negli ultimi cento anni si è prodotta su Urantia un’ibridazione razziale maggiore di quanta è avvenuta in migliaia di anni. Il pericolo di disarmonie grossolane a seguito dell’incrocio di stirpi umane è stato assai esagerato. I principali inconvenienti derivanti ai “meticci” sono dovuti a pregiudizi sociali.

82:6.9 (920.7) L’esperimento di Pitcairn di mescolare la razza bianca e quella polinesiana riuscì abbastanza bene perché gli uomini bianchi e le donne polinesiane provenivano da linee razziali sufficientemente buone. I matrimoni misti tra i tipi superiori delle razze bianca, rossa e gialla porterebbero immediatamente all’esistenza molte caratteristiche nuove e biologicamente efficaci. Questi tre popoli appartengono alle razze sangik primarie. Gli incroci tra i bianchi ed i neri non sono altrettanto desiderabili quanto ai loro risultati immediati, ma tale discendenza mulatta non sarebbe così deplorevole come i pregiudizi sociali e razziali vorrebbe far credere. Fisicamente tali ibridi bianchi-neri sono eccellenti esemplari dell’umanità, nonostante la loro leggera inferiorità sotto certi altri aspetti.

82:6.10 (920.8) Quando una razza sangik primaria si amalgama con una razza sangik secondaria, quest’ultima viene considerevolmente migliorata a spese della prima. E su piccola scala — estendentesi su lunghi periodi di tempo — non ci possono essere serie obiezioni ad una tale contribuzione di sacrificio delle razze primarie al miglioramento dei gruppi secondari. Dal punto di vista biologico i Sangik secondari erano, sotto certi aspetti, superiori alle razze primarie.

82:6.11 (921.1) Dopotutto la vera minaccia per la specie umana va ricercata nella moltiplicazione sregolata dei ceppi inferiori e degenerati dei vari popoli civilizzati piuttosto che nel presunto pericolo del loro incrocio razziale.

82:6.12 (921.2) [Presentato dal Capo dei Serafini stazionati su Urantia.]

Fascicolo 83 - L’istituzione del matrimonio

Il Libro di Urantia

Fascicolo 83

L’istituzione del matrimonio

83:0.1 (922.1) QUESTO è il racconto dei primi inizi dell’istituzione del matrimonio. Essa è progredita costantemente dai liberi e promiscui accoppiamenti dell’orda, attraverso numerose variazioni e adattamenti, fino all’apparizione di quelle norme sul matrimonio che culminarono alla fine nella realizzazione delle unioni di coppia, l’unione di un solo uomo e di una sola donna per formare una famiglia del più alto ordine sociale.

83:0.2 (922.2) Il matrimonio è stato molte volte in pericolo, ed i costumi matrimoniali hanno largamente tratto sostegno dalla proprietà e dalla religione. Ma la vera influenza che salvaguarda per sempre il matrimonio e la famiglia che ne consegue è il semplice ed innato fatto biologico che gli uomini e le donne non possono assolutamente vivere gli uni senza gli altri, si tratti dei selvaggi più primitivi o dei mortali più colti.

83:0.3 (922.3) È a causa dello stimolo sessuale che l’uomo egoista è spinto a trasformarsi in qualcosa di meglio di un animale. Le relazioni sessuali che soddisfano l’amor proprio e l’autoappagamento comportano le conseguenze certe dell’abnegazione ed assicurano l’assunzione di doveri altruistici e di numerose responsabilità familiari giovevoli per la razza. In questo il sesso è stato il civilizzatore non riconosciuto ed insospettato dei selvaggi, perché questo stesso impulso sessuale costringe automaticamente ed inevitabilmente l’uomo a pensare e alla fine lo conduce ad amare.

1. Il matrimonio come istituzione sociale

83:1.1 (922.4) Il matrimonio è un meccanismo della società concepito per regolare e controllare le numerose relazioni umane sorte dal fatto fisico della bisessualità. Come istituzione di tal genere il matrimonio funziona in due direzioni:

83:1.2 (922.5) 1. Nella regolamentazione delle relazioni sessuali personali.

83:1.3 (922.6) 2. Nella regolamentazione della discendenza, dell’eredità, della successione e dell’ordine sociale, essendo questa la sua funzione originale più antica.

83:1.4 (922.7) La famiglia che ha origine dal matrimonio è essa stessa una stabilizzatrice dell’istituzione del matrimonio, unitamente ai costumi sulla proprietà. Altri potenti fattori di stabilità del matrimonio sono l’orgoglio, la vanità, lo spirito di cavalleria, il dovere e le convinzioni religiose. Ma anche se i matrimoni possono essere approvati o disapprovati dall’alto, non sono affatto determinati in cielo. La famiglia umana è un’istituzione nettamente umana, uno sviluppo evoluzionario. Il matrimonio è un’istituzione della società, non una sfera di attività della Chiesa. È vero, la religione dovrebbe influenzarlo profondamente, ma non dovrebbe essere la sola a controllarlo e a regolamentarlo.

83:1.5 (922.8) Il matrimonio primitivo era essenzialmente industriale, ed anche in tempi moderni è spesso un affare sociale o d’interesse. Per l’influenza della mescolanza delle stirpi andite ed in conseguenza dei costumi della civiltà in evoluzione, il matrimonio diviene lentamente vicendevole, romantico, genitoriale, poetico, affettuoso, etico ed anche idealistico. Tuttavia, la selezione ed il cosiddetto amore romantico svolgevano un ruolo minimo nelle unioni primitive. Durante i tempi antichi marito e moglie non stavano molto insieme, e nemmeno mangiavano insieme molto spesso. Ma tra gli antichi l’affetto personale non era fortemente legato all’attrazione sessuale; l’affetto dell’uno per l’altro nasceva in larga misura perché vivevano e lavoravano assieme.

2. Il corteggiamento ed il fidanzamento

83:2.1 (923.1) I matrimoni primitivi erano sempre concertati dai genitori del giovane e della ragazza. Lo stadio di transizione tra questa usanza e l’epoca della libera scelta fu occupato dal mediatore di matrimoni o combinatore professionale. Questi combinatori di matrimoni furono inizialmente i barbieri ed in seguito i sacerdoti. Il matrimonio fu in origine un affare di gruppo, poi una questione di famiglia; solo recentemente è divenuto un’avventura individuale.

83:2.2 (923.2) La coercizione, non l’attrazione, era l’approccio al matrimonio primitivo. Nei tempi primitivi la donna non aveva riservatezza sessuale, ma solo inferiorità sessuale inculcata dai costumi. Come la razzia precedette il commercio, così il matrimonio per cattura precedette il matrimonio per contratto. Certe donne erano conniventi nella cattura al fine di sfuggire al dominio degli uomini più anziani della loro tribù; esse preferivano cadere nelle mani di uomini della loro stessa età appartenenti ad un’altra tribù. Questa pseudofuga fu lo stadio di transizione tra la cattura con la forza e la successiva corte per attrazione.

83:2.3 (923.3) Un tipo primitivo di cerimonia matrimoniale era la fuga simulata, una specie di prova della fuga che fu un tempo di pratica corrente. Più tardi una finta cattura entrò a far parte della cerimonia regolare del matrimonio. La presunta resistenza di una ragazza moderna alla “cattura”, la reticenza verso il matrimonio, sono tutti residui di antiche usanze. Il trasportare la sposa oltre la soglia di casa è una reminiscenza di numerose antiche pratiche, tra le altre quella dell’epoca del ratto della sposa.

83:2.4 (923.4) Alla donna fu a lungo negata la piena libertà di disporre di se stessa nel matrimonio, ma le donne più perspicaci sono sempre state capaci di raggirare questa restrizione esercitando abilmente la loro intelligenza. Generalmente è l’uomo che ha preso l’iniziativa nel corteggiamento, ma non sempre. Talvolta formalmente, talvolta segretamente, è la donna che ha preso l’iniziativa per sposarsi. E via via che la civiltà è progredita, le donne hanno avuto un ruolo crescente in tutte le fasi del corteggiamento e del matrimonio.

83:2.5 (923.5) L’accrescimento dell’amore, dell’idillio amoroso e della selezione personale nel corteggiamento prematrimoniale è un apporto andita alle razze del mondo. Le relazioni tra i sessi si stanno evolvendo favorevolmente; molti popoli in progresso stanno gradualmente sostituendo le concezioni un po’ idealizzate dell’attrazione sessuale agli antichi motivi dell’utilità e della proprietà. L’impulso sessuale ed i sentimenti affettivi cominciano a rimpiazzare il freddo calcolo nella scelta dei partner della vita.

83:2.6 (923.6) Il fidanzamento equivaleva in origine al matrimonio; e tra i popoli primitivi i rapporti sessuali erano comuni durante il fidanzamento. In tempi recenti, la religione ha stabilito un tabù sessuale sul periodo tra il fidanzamento ed il matrimonio.

3. L’acquisto e la dote

83:3.1 (923.7) Gli antichi diffidavano dell’amore e delle promesse; essi stimavano che le unioni durevoli dovessero essere assicurate da qualche garanzia tangibile, da un bene. Per questa ragione il prezzo d’acquisto di una moglie era considerato come un pegno o un deposito che il marito era condannato a perdere in caso di divorzio o di abbandono. Una volta che il prezzo d’acquisto di una sposa era stato pagato, molte tribù permettevano al marito di marcarla con il fuoco. Gli Africani acquistano ancora le loro mogli. Essi paragonano una moglie che si sposa per amore, o la moglie di un uomo bianco, ad un gatto, perché non costa niente.

83:3.2 (924.1) Le esposizioni delle donne da maritare erano occasioni per abbigliare e adornare le figlie per mostrarle in pubblico con la speranza che fossero acquistate a prezzi più alti come mogli. Ma esse non venivano vendute come animali — nelle tribù più recenti una tale moglie non era trasferibile. Né il loro acquisto era sempre solo una fredda transazione economica; il servizio era equivalente al denaro nell’acquisto di una moglie. Se un uomo desiderabile non poteva pagare per sua moglie, poteva essere adottato come figlio dal padre della giovane e poteva allora sposarla. E se un uomo povero cercava una moglie e non poteva far fronte al prezzo richiesto da un padre avido, gli anziani facevano spesso pressione sul padre per fargli modificare le sue richieste, altrimenti poteva verificarsi una fuga.

83:3.3 (924.2) A mano a mano che la civiltà progredì i padri non amarono più apparire come i venditori delle proprie figlie, e così, pur continuando ad accettare il prezzo d’acquisto della sposa, diedero avvio alla consuetudine di donare alla coppia dei regali di valore quasi equivalente al prezzo d’acquisto. Quando poi cessò il pagamento per la sposa, questi doni divennero la dote della sposa.

83:3.4 (924.3) L’idea di una dote sorse per dare l’impressione dell’indipendenza della sposa, per indicare che si era molto lontani dai tempi delle mogli schiave e delle compagne di proprietà. Un uomo non poteva divorziare da una moglie con dote senza rimborsare interamente la dote. In certe tribù veniva effettuato un deposito reciproco presso i genitori della sposa e dello sposo, che veniva confiscato nel caso uno abbandonasse l’altra o viceversa; in realtà era un contratto di matrimonio. Durante il periodo di transizione tra l’acquisto e la dote, se la moglie era stata acquistata i figli appartenevano al padre, in caso contrario appartenevano alla famiglia della moglie.

4. La cerimonia del matrimonio

83:4.1 (924.4) La cerimonia del matrimonio nacque dal fatto che il matrimonio era originariamente una questione della comunità, non soltanto il punto culminante di una decisione di due individui. L’accoppiamento interessava il gruppo pur restando una funzione personale.

83:4.2 (924.5) La magia, i rituali e le cerimonie circondavano l’intera vita degli antichi, ed il matrimonio non faceva eccezione. Via via che la civiltà progredì, e che il matrimonio venne considerato più seriamente, la cerimonia dello sposalizio divenne sempre più pretenziosa. Il matrimonio primitivo era un fatto importante negli interessi della proprietà, come lo è anche oggi, e perciò richiedeva una cerimonia legale, mentre lo status sociale dei figli susseguenti esigeva la maggiore pubblicità possibile. L’uomo primitivo non aveva archivi; la cerimonia del matrimonio doveva quindi essere fatta alla presenza di numerosi testimoni.

83:4.3 (924.6) All’inizio la cerimonia del matrimonio aveva più il carattere di un fidanzamento e consisteva soltanto nella notificazione pubblica dell’intenzione di vivere insieme; più avanti consisté in un pasto ufficiale consumato insieme. In certe tribù i genitori si limitavano a portare la loro figlia al marito; in altri casi la sola cerimonia era lo scambio formale di doni, dopodiché il padre della sposa la presentava allo sposo. Presso molti popoli levantini era usanza dispensarsi da ogni formalità; il matrimonio veniva consumato mediante rapporti sessuali. L’uomo rosso fu il primo a sviluppare la celebrazione più elaborata del matrimonio.

83:4.4 (924.7) L’assenza di figli era assai temuta, e poiché la sterilità era attribuita a macchinazioni degli spiriti, gli sforzi per assicurare la fecondità portarono anche ad associare il matrimonio a certi rituali magici o religiosi. Ed in questo sforzo per garantire un matrimonio felice e fecondo, venivano impiegati numerosi amuleti; si consultavano anche gli astrologi per accertare gli astri propizi alla nascita delle parti contraenti. In una certa epoca i sacrifici umani fecero regolarmente parte di tutti i matrimoni tra persone facoltose.

83:4.5 (925.1) Furono individuati dei giorni fortunati, con il giovedì considerato come il più favorevole, ed i matrimoni celebrati con la luna piena erano ritenuti eccezionalmente fortunati. Divenne usanza di molti popoli del Vicino Oriente gettare del frumento sui novelli sposi; questo era un rito magico che si riteneva assicurasse la fecondità. Certi popoli orientali utilizzavano del riso per questo scopo.

83:4.6 (925.2) Il fuoco e l’acqua furono sempre considerati i mezzi migliori per resistere ai fantasmi e agli spiriti malvagi; di conseguenza nei matrimoni erano generalmente in evidenza i fuochi sull’altare e le candele accese, come pure le aspersioni battesimali di acqua benedetta. Per lungo tempo fu consuetudine fissare una falsa data di matrimonio e poi rimandare improvvisamente l’avvenimento al fine di far perdere le tracce ai fantasmi e agli spiriti.

83:4.7 (925.3) Le burle ai novelli sposi e gli scherzi giocati alle coppie in luna di miele sono tutti sopravvivenze di quei tempi molto lontani in cui si credeva fosse meglio sembrare infelici ed imbarazzati agli occhi degli spiriti per evitare di suscitare la loro invidia. Portare il velo da parte della sposa è un residuo dei tempi in cui si riteneva necessario celare la sposa affinché i fantasmi non potessero riconoscerla ed anche per nascondere la sua bellezza agli sguardi degli spiriti altrimenti gelosi ed invidiosi. I piedi della sposa non dovevano mai toccare il suolo poco prima della cerimonia. Anche nel ventesimo secolo è ancora abitudine sotto i costumi cristiani stendere dei tappeti dal punto d’arrivo della vettura all’altare della chiesa.

83:4.8 (925.4) Una delle più antiche forme di cerimonia matrimoniale consisteva nel far benedire il letto coniugale da un sacerdote per assicurare la fecondità dell’unione; ciò fu praticato a lungo prima dell’istituzione di un rituale matrimoniale ufficiale. Durante questo periodo nell’evoluzione dei costumi matrimoniali, gli invitati alle nozze dovevano sfilare di notte attraverso la camera da letto, divenendo così testimoni legali della consumazione del matrimonio.

83:4.9 (925.5) Il fattore del caso, che malgrado tutte le prove prematrimoniali faceva fallire certi matrimoni, portò l’uomo primitivo a cercare una forma di garanzia contro i fallimenti matrimoniali; lo indusse a rivolgersi ai sacerdoti e alla magia. E questo movimento culminò direttamente nei matrimoni moderni in chiesa. Ma per lungo tempo il matrimonio fu generalmente riconosciuto come consistente nelle decisioni dei genitori che lo contrattavano — e più tardi della coppia — mentre negli ultimi cinquecento anni la Chiesa e lo Stato ne hanno assunto la giurisdizione e pretendono ora di ratificare il matrimonio.

5. I matrimoni plurimi

83:5.1 (925.6) Agli inizi della storia del matrimonio le donne nubili appartenevano agli uomini della tribù. Più tardi una donna ebbe soltanto un marito per volta. Questa pratica di un solo uomo per volta fu il primo passo verso l’abbandono della promiscuità dell’orda. Mentre alla donna era consentito un solo uomo, suo marito poteva troncare questa relazione temporanea a sua volontà. Ma queste associazioni vagamente regolamentate furono il primo passo verso la vita di coppia in contrapposizione alla vita nell’orda. In questo stadio di sviluppo del matrimonio i figli appartenevano generalmente alla madre.

83:5.2 (925.7) La tappa successiva nell’evoluzione dell’accoppiamento fu il matrimonio collettivo. Questa fase del matrimonio comunitario dovette intervenire nello sviluppo della vita di famiglia perché i costumi del matrimonio non erano ancora abbastanza potenti per rendere permanenti le associazioni di coppia. I matrimoni tra fratelli e sorelle appartenevano a questo gruppo; cinque fratelli di una famiglia sposavano cinque sorelle di un’altra. In tutto il mondo le vaghe forme di matrimonio comunitario si evolvettero gradualmente in vari tipi di matrimonio collettivo. E queste associazioni di gruppo erano in larga parte regolate dai costumi totemici. La vita di famiglia si sviluppò lentamente e sicuramente perché la regolamentazione del sesso e del matrimonio favoriva la sopravvivenza della tribù stessa, assicurando la sopravvivenza di un numero maggiore di figli.

83:5.3 (926.1) I matrimoni collettivi cedettero gradualmente il passo alle pratiche emergenti della poligamia — poligenia e poliandria — tra le tribù più evolute. Ma la poliandria non fu mai molto estesa, essendo ordinariamente limitata alle regine e alle donne ricche; inoltre era per lo più una questione di famiglia, una moglie per più fratelli. Le restrizioni di casta e di economia obbligarono talvolta più uomini a contendersi una sola moglie. Anche allora la donna ne sposava soltanto uno; gli altri erano vagamente tollerati come “zii” della progenie comune.

83:5.4 (926.2) L’usanza ebraica che esigeva che un uomo sposasse la vedova di suo fratello allo scopo di “alimentare il seme per suo fratello”, era l’usanza di più della metà del mondo antico. Questo era un residuo del tempo in cui il matrimonio era una questione di famiglia piuttosto che un’associazione individuale.

83:5.5 (926.3) L’istituzione della poligenia riconobbe, in epoche diverse, quattro tipi di mogli:

83:5.6 (926.4) 1. Le mogli rituali o legali.

83:5.7 (926.5) 2. Le mogli per affetto e permesso.

83:5.8 (926.6) 3. Le concubine, le mogli contrattuali.

83:5.9 (926.7) 4. Le mogli schiave.

83:5.10 (926.8) La vera poligenia, in cui tutte le mogli sono di status uguale e tutti i figli sono uguali, è stata molto rara. Di solito, anche nei matrimoni plurimi, la famiglia era dominata dalla moglie principale, la compagna di status legale. Essa sola aveva avuto la cerimonia matrimoniale rituale, e solo i figli di questa sposa acquistata o con dote potevano ereditare, a meno di un accordo particolare con questa moglie.

83:5.11 (926.9) La moglie legale non era necessariamente la moglie amata; nei tempi primitivi essa di norma non lo era. La moglie amata, o amorosa, non apparve fino a che le razze non furono considerevolmente evolute, più particolarmente dopo la mescolanza delle tribù evoluzionarie con i Noditi e gli Adamiti.

83:5.12 (926.10) La moglie tabù — l’unica moglie di status legale — creò i costumi di concubinaggio. Sotto questi costumi un uomo poteva avere soltanto una moglie, ma poteva mantenere relazioni sessuali con qualsiasi numero di concubine. Il concubinaggio fu il primo passo verso la monogamia, la prima mossa per staccarsi dalla libera poligenia. Le concubine degli Ebrei, dei Romani e dei Cinesi erano molto frequentemente le ancelle della moglie. Più tardi, come tra gli Ebrei, la moglie legale fu considerata come la madre di tutti i figli generati dal marito.

83:5.13 (926.11) Gli antichi tabù sui rapporti sessuali con una moglie incinta o che allattava contribuirono moltissimo ad incoraggiare la poligenia. Le donne primitive invecchiavano molto presto a causa delle frequenti maternità unite al duro lavoro. (Queste mogli sovraccaricate d’oneri riuscivano a mantenersi in vita solo in virtù del fatto che erano poste in isolamento una settimana al mese quando non erano incinte.) Una tale moglie spesso si stancava di procreare figli e chiedeva a suo marito di prendere una seconda moglie più giovane, in grado di aiutarla sia nel generare figli che nei lavori domestici. Queste nuove mogli erano quindi accolte di solito con gioia dalle spose più anziane; non esisteva nulla che assomigliasse alla gelosia sessuale.

83:5.14 (926.12) Il numero di mogli era limitato solo dalla capacità dell’uomo di mantenerle. Gli uomini ricchi e capaci volevano un gran numero di figli, e poiché la mortalità infantile era molto alta, era necessario un gruppo di mogli per reclutare una grande famiglia. Molte di queste mogli plurime erano semplici operaie, mogli schiave.

83:5.15 (927.1) Le usanze umane si evolvono, ma molto lentamente. Lo scopo di un harem era di formare un gruppo forte e numeroso di parenti dello stesso sangue per il sostegno del trono. Un certo capo fu un tempo convinto che non doveva tenere un harem, che doveva accontentarsi di una sola moglie; così egli sciolse subito il suo harem. Le mogli malcontente ritornarono alle loro famiglie, ed i loro parenti offesi si precipitarono in collera sul capo e lo uccisero seduta stante.

6. La vera monogamia — il matrimonio di coppia

83:6.1 (927.2) La monogamia è un monopolio; essa è buona per coloro che raggiungono questo stato desiderabile, ma tende a produrre una privazione biologica per coloro che non sono così fortunati. Ma del tutto indipendentemente dai suoi effetti sull’individuo, la monogamia è decisamente la formula migliore per i figli.

83:6.2 (927.3) La monogamia più primitiva fu dovuta alla forza delle circostanze, alla povertà. La monogamia è culturale e sociale, artificiale ed innaturale, innaturale cioè per l’uomo evoluzionario. Essa era del tutto naturale per i Noditi e gli Adamiti più puri ed è stata di grande valore culturale per tutte le razze evolute.

83:6.3 (927.4) Le tribù caldee riconoscevano ad una moglie il diritto d’imporre al suo sposo l’impegno prematrimoniale di non prendere una seconda moglie o una concubina; sia i Greci che i Romani favorirono il matrimonio monogamo. Il culto degli antenati ha sempre incoraggiato la monogamia, come ha fatto l’errore cristiano di considerare il matrimonio un sacramento. Anche l’elevazione del livello di vita ha costantemente militato contro la pluralità delle mogli. Al tempo della venuta di Micael su Urantia tutto il mondo civilizzato aveva praticamente raggiunto il livello di una monogamia teorica. Ma questa monogamia passiva non significava che l’umanità si fosse abituata alla pratica di un vero matrimonio di coppia.

83:6.4 (927.5) Pur perseguendo la meta monogamica del matrimonio ideale di coppia, che è dopotutto un po’ un’associazione sessuale monopolistica, la società non deve trascurare la situazione poco invidiabile di quegli uomini e donne sfortunati che non riescono a trovare un posto in questo nuovo e migliorato ordine sociale, anche se hanno fatto del loro meglio per cooperare con le sue esigenze e per conformarvisi. Il non riuscire a trovare un coniuge nel quadro sociale della competizione può essere dovuto alle insormontabili difficoltà o alle molteplici restrizioni imposte dai costumi correnti. È vero, la monogamia è ideale per coloro che ne godono, ma provoca inevitabilmente grandi privazioni a coloro che ne sono lasciati fuori nel freddo dell’esistenza solitaria.

83:6.5 (927.6) Una minoranza sfortunata ha sempre dovuto soffrire perché la maggioranza potesse progredire sotto i costumi in sviluppo della società in evoluzione. Ma la maggioranza favorita dovrebbe sempre guardare con bontà e considerazione i suoi simili meno fortunati che devono pagare il prezzo di non essere riusciti a divenire membri di queste associazioni sessuali ideali che consentono di soddisfare tutti i bisogni biologici sotto la sanzione dei costumi più elevati dell’evoluzione sociale in progresso.

83:6.6 (927.7) La monogamia è sempre stata, è ora, e sarà sempre la meta ideale dell’evoluzione sessuale umana. Questo ideale del vero matrimonio di coppia implica abnegazione, e per questo esso fallisce così spesso semplicemente perché una o entrambe le parti contraenti mancano della più grande di tutte le virtù umane, un severo autocontrollo.

83:6.7 (927.8) La monogamia è il metro che misura il progresso della civiltà sociale, distinta dall’evoluzione puramente biologica. La monogamia non è necessariamente biologica o naturale, ma è indispensabile al mantenimento immediato e allo sviluppo successivo della civiltà sociale. Essa contribuisce ad una delicatezza di sentimenti, ad un affinamento del carattere morale e ad una crescita spirituale che sono assolutamente impossibili nella poligamia. Una donna non può mai diventare una madre ideale quando è costretta a rivaleggiare continuamente per l’affetto di suo marito.

83:6.8 (928.1) Il matrimonio di coppia favorisce ed incoraggia la comprensione intima e la cooperazione efficace, che sono le cose migliori per la felicità dei genitori, per il benessere dei figli e per l’utilità sociale. Il matrimonio, che è iniziato con una rude costrizione, si sta gradualmente evolvendo in una magnifica istituzione di autocultura, di autocontrollo, di autoespressione e di autoperpetuazione.

7. Lo scioglimento del vincolo coniugale

83:7.1 (928.2) Nell’evoluzione primitiva dei costumi matrimoniali il matrimonio era una vaga unione che poteva essere interrotta a volontà, ed i figli seguivano sempre la madre; il legame madre-figlio è istintivo ed ha funzionato indipendentemente dallo stadio di sviluppo dei costumi.

83:7.2 (928.3) Presso i popoli primitivi soltanto circa una metà dei matrimoni si rivelava soddisfacente. La causa più frequente di separazione era la sterilità, di cui si attribuiva sempre la colpa alla moglie; e si credeva che le mogli senza figli diventassero serpenti nel mondo degli spiriti. Sotto i costumi più primitivi solo l’uomo aveva la facoltà di ottenere il divorzio, e queste norme sono persistite fino al ventesimo secolo presso alcuni popoli.

83:7.3 (928.4) Con l’evoluzione dei costumi certe tribù svilupparono due forme di matrimonio: quella ordinaria, che permetteva il divorzio, ed il matrimonio sacerdotale che non consentiva la separazione. L’inizio dell’acquisto delle mogli e della dote delle mogli, con l’introduzione di un pegno in beni in caso di fallimento del matrimonio, contribuì molto a ridurre le separazioni. Ed in verità molte unioni moderne sono consolidate da questo antico fattore della proprietà.

83:7.4 (928.5) La pressione sociale dello status della comunità e dei privilegi della proprietà è sempre stata un potente fattore nel mantenimento dei tabù e dei costumi del matrimonio. Lungo le ere, il matrimonio ha fatto costanti progressi e si trova in una posizione avanzata nel mondo moderno, nonostante sia attaccato in modo minaccioso da un’insoddisfazione molto diffusa in quei popoli nei quali la scelta individuale — che è una nuova libertà — ha un ruolo predominante. Mentre questi sconvolgimenti d’adattamento appaiono tra le razze più progressive a seguito dell’accelerazione improvvisa dell’evoluzione sociale, tra i popoli meno avanzati il matrimonio continua a prosperare ed a migliorarsi lentamente sotto il governo degli antichi costumi.

83:7.5 (928.6) La sostituzione nuova e repentina nel matrimonio del motivo d’amore più ideale ma estremamente individualistico al posto del più antico motivo della proprietà stabilito da lungo tempo, ha provocato inevitabilmente un’instabilità temporanea nell’istituzione del matrimonio. I motivi dell’uomo per sposarsi hanno sempre trasceso di gran lunga la morale effettiva del matrimonio. E nel diciannovesimo e ventesimo secolo l’ideale occidentale del matrimonio ha improvvisamente oltrepassato di molto gli impulsi sessuali egocentrici solo parzialmente controllati delle razze. La presenza in una società di un gran numero di persone non sposate indica un crollo temporaneo od una transizione dei costumi.

83:7.6 (928.7) La vera prova del matrimonio lungo tutte le ere è stata quell’intimità continua che è inevitabile in tutta la vita di famiglia. Due giovani viziati e coccolati, allevati aspettandosi ogni indulgenza e la piena soddisfazione della loro vanità e del loro ego, non possono sperare in una grande riuscita nel matrimonio e nell’edificazione di una famiglia — che è un’associazione di abnegazione, di compromesso, di devozione e di consacrazione disinteressata all’educazione dei figli per tutta la vita.

83:7.7 (929.1) L’alto grado d’immaginazione ed il romanticismo fantastico propri del corteggiamento sono in larga misura i responsabili dell’aumento della tendenza al divorzio tra i moderni popoli occidentali, e tutto ciò è ancor più complicato dalla maggior libertà personale e dall’accresciuta indipendenza economica della donna. Il facile divorzio, quando risulta da una mancanza di autocontrollo o di normale adattamento della personalità, riconduce soltanto direttamente a quegli stadi sociali primitivi dai quali l’uomo è emerso così recentemente a seguito di tante angustie personali e sofferenze razziali.

83:7.8 (929.2) Ma fintantoché la società non riuscirà ad educare convenientemente i giovani e le giovani, finché l’ordine sociale non provvederà ad un’adeguata preparazione prematrimoniale, e fino a che l’idealismo di una giovinezza priva di saggezza e di maturità sarà l’arbitro dell’accesso al matrimonio, il divorzio continuerà a prevalere. E nella misura in cui il gruppo sociale non riesce a preparare i giovani al matrimonio, il divorzio deve funzionare come valvola di sicurezza sociale per impedire delle situazioni ancora peggiori durante le ere di rapido sviluppo dei costumi in evoluzione.

83:7.9 (929.3) Gli antichi sembrano aver considerato il matrimonio con altrettanta serietà di certi popoli di oggi. E non sembra che molti dei matrimoni affrettati e non riusciti dei tempi moderni rappresentino un grande miglioramento rispetto alle pratiche antiche che qualificavano i giovani e le giovani ad unirsi. La grande incoerenza della società moderna consiste nell’esaltare l’amore e nell’idealizzare il matrimonio disapprovando l’analisi approfondita di entrambi.

8. L’idealizzazione del matrimonio

83:8.1 (929.4) Il matrimonio che culmina nella famiglia è in verità l’istituzione più sublime dell’uomo, ma è essenzialmente umana; non si sarebbe mai dovuto chiamare sacramento. I sacerdoti setiti fecero del matrimonio un rituale religioso; ma per migliaia di anni dopo Eden il matrimonio era proseguito come un’istituzione puramente sociale e civile.

83:8.2 (929.5) Paragonare le associazioni umane alle associazioni divine è una cosa molto infelice. L’unione del marito e della moglie nella relazione del matrimonio e della famiglia è una funzione materiale dei mortali dei mondi evoluzionari. È vero, molti progressi spirituali possono derivare come conseguenza dei sinceri sforzi umani di un marito e di una moglie per migliorarsi, ma ciò non significa che il matrimonio sia necessariamente sacro. Il progresso spirituale accompagna l’applicazione sincera ad altri indirizzi dello sforzo umano.

83:8.3 (929.6) Né il matrimonio può essere in verità paragonato alla relazione dell’Aggiustatore con un uomo, né alla fraternità di Cristo Micael con i suoi fratelli umani. Queste relazioni non sono quasi in alcun punto comparabili all’associazione tra marito e moglie. Ed è molto spiacevole che l’errata concezione umana di queste relazioni abbia provocato tanta confusione sullo status del matrimonio.

83:8.4 (929.7) È anche spiacevole che certi gruppi di mortali abbiano concepito che il matrimonio dovesse essere consumato mediante un atto divino. Tali credenze portano direttamente al concetto dell’indissolubilità del legame coniugale indipendentemente dalle circostanze o dai desideri delle parti contraenti. Ma il fatto stesso che un matrimonio possa essere sciolto indica che la Deità non è parte collegata con tali unioni. Se Dio ha unito una volta due cose o due persone, esse resteranno così unite fino al momento in cui la volontà divina decreterà la loro separazione. Ma per quanto concerne il matrimonio, che è un’istituzione umana, chi pretenderà di emettere un giudizio, di dire quali matrimoni sono unioni che possono essere approvate dai supervisori dell’universo in contrasto con quelle che sono per natura ed origine puramente umane?

83:8.5 (930.1) Esiste tuttavia un ideale di matrimonio nelle sfere superiori. Sulla capitale di ogni sistema locale i Figli e le Figlie Materiali di Dio dimostrano l’elevatezza degli ideali dell’unione di un uomo e di una donna nei legami del matrimonio e allo scopo di procreare e di allevare una discendenza. Dopotutto il matrimonio ideale dei mortali è umanamente sacro.

83:8.6 (930.2) Il matrimonio è sempre stato ed è ancora il sogno umano supremo dell’idealità temporale. Benché questo bel sogno sia raramente realizzato nella sua interezza, esso persiste come un ideale glorioso, stimolando sempre l’umanità in progresso verso sforzi maggiori per la felicità umana. Ma ai giovani e alle giovani dovrebbe essere insegnato qualcosa delle realtà del matrimonio prima di essere immersi nelle severe esigenze delle interassociazioni della vita familiare; l’idealizzazione dei giovani dovrebbe essere temperata con un certo grado di disillusione prematrimoniale.

83:8.7 (930.3) L’idealizzazione giovanile del matrimonio non dovrebbe tuttavia essere scoraggiata; questi sogni sono la visualizzazione della meta futura della vita di famiglia. Questo atteggiamento è stimolante ed utile purché non produca un’incapacità a realizzare le necessità pratiche e ordinarie del matrimonio e della susseguente vita familiare.

83:8.8 (930.4) Gli ideali del matrimonio hanno fatto grandi progressi nei tempi recenti; presso alcuni popoli la donna gode praticamente gli uguali diritti del suo consorte. Almeno concettualmente la famiglia sta diventando una leale associazione per allevare dei figli, accompagnata dalla fedeltà sessuale. Ma anche questa versione più recente del matrimonio non deve pretendere di arrivare al punto estremo di conferire un monopolio reciproco di tutta la personalità e di tutta l’individualità. Il matrimonio non è semplicemente un ideale individualistico; è l’associazione sociale in evoluzione di un uomo e di una donna, esistente e funzionante sotto i correnti costumi, limitato dai tabù e sostenuto dalle leggi e dai regolamenti della società.

83:8.9 (930.5) I matrimoni del ventesimo secolo sono ad un livello elevato a paragone di quelli delle ere passate, nonostante che l’istituzione della famiglia sia ora messa a dura prova a causa dei problemi imposti così improvvisamente all’organizzazione sociale dall’aumento repentino delle libertà della donna, diritti così a lungo ad essa negati nella lenta evoluzione dei costumi delle generazioni passate.

83:8.10 (930.6) [Presentato dal Capo dei Serafini stazionati su Urantia.]

Fascicolo 84 - Il matrimonio e la vita di famiglia

Il Libro di Urantia

Fascicolo 84

Il matrimonio e la vita di famiglia

84:0.1 (931.1) LA necessità materiale ha fondato il matrimonio, l’appetito sessuale l’ha abbellito, la religione l’ha sancito ed esaltato, lo Stato l’ha richiesto e regolamentato, mentre in tempi più recenti l’amore in evoluzione comincia a giustificare e a glorificare il matrimonio come l’antenato ed il creatore dell’istituzione più utile e più sublime della civiltà, la famiglia. E l’edificazione della famiglia dovrebbe essere il centro e l’essenza di tutti gli sforzi educativi.

84:0.2 (931.2) L’accoppiamento è puramente un atto di autoperpetuazione associato a differenti gradi di autogratificazione; il matrimonio, l’edificazione di una famiglia, è in larga parte una questione di autopreservazione ed implica l’evoluzione della società. La società stessa è la struttura assemblata di unità familiari. Gli individui sono del tutto temporanei come fattori planetari — solo le famiglie sono fattori di continuità nell’evoluzione sociale. La famiglia è il canale attraverso il quale il fiume della cultura e della conoscenza scorre da una generazione all’altra.

84:0.3 (931.3) La famiglia è fondamentalmente un’istituzione sociologica. Il matrimonio è sorto dalla cooperazione per il proprio sostentamento e dall’associazione per l’autoperpetuazione; l’elemento di soddisfazione personale è stato largamente incidentale. Tuttavia la famiglia abbraccia tutte e tre le funzioni essenziali dell’esistenza umana, mentre la propagazione della vita ne fa l’istituzione umana fondamentale, ed il sesso la distingue da tutte le altre attività sociali.

1. Le associazioni primitive di coppia

84:1.1 (931.4) Il matrimonio non è stato fondato sulle relazioni sessuali; esse furono incidentali ad esso. Il matrimonio non era necessario all’uomo primitivo, il quale soddisfava liberamente il suo appetito sessuale senza addossarsi le responsabilità di moglie, figli e famiglia.

84:1.2 (931.5) La donna, a causa dell’attaccamento fisico e sentimentale ai propri figli, dipende dalla cooperazione dell’uomo, e ciò la spinge a cercare il rifugio protettore del matrimonio. Ma nessun bisogno biologico diretto indusse l’uomo al matrimonio — ed ancor meno ve lo trattenne. Non fu l’amore che rese il matrimonio attraente per l’uomo, ma la fame che attirò inizialmente l’uomo selvaggio verso la donna e verso il ricovero primitivo che essa divideva con i suoi figli.

84:1.3 (931.6) Il matrimonio non fu nemmeno causato dalla presa di coscienza degli obblighi risultanti dalle relazioni sessuali. L’uomo primitivo non comprendeva la connessione tra l’appagamento sessuale e la nascita successiva di un bambino. Una volta era credenza universale che una vergine potesse rimanere incinta. Il selvaggio concepì molto presto l’idea che i bambini fossero concepiti nel paese degli spiriti; che la gravidanza fosse il risultato della penetrazione di una donna da parte di uno spirito, di un fantasma in evoluzione. Si credeva anche che il regime alimentare ed il malocchio potessero causare una gravidanza in una vergine o in una donna non sposata, mentre le credenze successive collegarono gli inizi della vita al respiro e alla luce del sole.

84:1.4 (932.1) Molti popoli primitivi associavano i fantasmi al mare; perciò alle vergini fu molto limitata la pratica del bagno; le giovani avevano molta più paura di bagnarsi nel mare con l’alta marea che di avere relazioni sessuali. I bambini deformi o prematuri erano considerati come piccoli di animali che avevano trovato il modo di entrare nel corpo di una donna a seguito di bagni imprudenti o di attività malevole degli spiriti. I selvaggi, beninteso, non davano alcuna importanza al fatto di strangolare questi bambini alla loro nascita.

84:1.5 (932.2) Il primo passo chiarificatore venne con la credenza che i rapporti sessuali aprissero al fantasma fecondatore la via per entrare nella donna. Da allora l’uomo ha scoperto che il padre e la madre contribuiscono in eguale misura ai fattori ereditari viventi che danno inizio alla discendenza. Ma anche nel ventesimo secolo molti genitori cercano ancora di tenere i loro figli in una maggiore o minore ignoranza circa l’origine della vita umana.

84:1.6 (932.3) Un tipo semplice di famiglia fu assicurato dal fatto che la funzione riproduttiva comporta la relazione madre-figlio. L’amore materno è istintivo; esso non ebbe origine dai costumi come il matrimonio. L’amore materno di tutti i mammiferi è il dono innato degli spiriti aiutanti della mente dell’universo locale ed è per intensità e devozione sempre direttamente proporzionale alla durata dell’infanzia inerme delle specie.

84:1.7 (932.4) La relazione tra madre e figlio è naturale, forte ed istintiva, e costrinse perciò le donne primitive a sottomettersi a molte condizioni particolari ed a subire prove indicibili. Tale irresistibile amore materno è il sentimento condizionante che ha da sempre posto la donna in condizione di enorme svantaggio in tutte le sue lotte con l’uomo. Malgrado ciò, l’istinto materno nella specie umana non è prevalente; esso può essere contrastato dall’ambizione, dall’egoismo e dalle convinzioni religiose.

84:1.8 (932.5) Anche se l’associazione madre-figlio non è né il matrimonio né la famiglia, essa fu il nucleo dal quale si svilupparono entrambi. Il grande progresso nell’evoluzione della coppia si ebbe quando queste unioni temporanee durarono abbastanza a lungo da allevare la prole che ne risultava, perché fu questo che creò la famiglia.

84:1.9 (932.6) Indipendentemente dagli antagonismi tra queste coppie primitive, nonostante la precarietà della loro unione, le possibilità di sopravvivenza furono grandemente accresciute da tali associazioni di un maschio e di una femmina. Un uomo e una donna che cooperano, anche al di fuori della famiglia e della discendenza, sono immensamente superiori nella maggior parte delle loro azioni a due uomini o a due donne. Questo accoppiamento dei sessi accrebbe la sopravvivenza e fu il vero inizio della società umana. La divisione del lavoro tra i sessi portò anche benessere e maggiore felicità.

2. Il matriarcato primitivo

84:2.1 (932.7) L’emorragia periodica della donna e la sua ulteriore perdita di sangue al momento del parto fecero pensare inizialmente che il sangue fosse il creatore del figlio (ed anche la sede dell’anima) e diedero origine al concetto del legame di sangue nelle relazioni umane. Nei tempi primitivi tutta la discendenza era enumerata secondo la linea femminile, che era la sola parte di eredità ad essere del tutto certa.

84:2.2 (932.8) La famiglia primitiva, avendo origine dal legame di sangue biologico istintivo tra madre e figlio, era inevitabilmente un matriarcato; e numerose tribù conservarono a lungo questo assetto. Il matriarcato era la sola transizione possibile dallo stadio del matrimonio collettivo dell’orda alla successiva e migliorata vita di famiglia del patriarcato poligamo e monogamo. Il matriarcato era naturale e biologico; il patriarcato è sociale, economico e politico. La persistenza del matriarcato tra gli uomini rossi dell’America del Nord è una delle principali ragioni per le quali gli Irochesi, altrimenti progressivi, non divennero mai un vero Stato.

84:2.3 (933.1) Sotto i costumi matriarcali la madre della moglie godeva nella famiglia di un’autorità praticamente suprema; anche i fratelli della moglie ed i loro figli avevano un ruolo maggiore nella supervisione della famiglia rispetto al marito. I padri ricevevano spesso un nuovo nome derivato da quello dei loro stessi figli.

84:2.4 (933.2) Le razze più primitive attribuivano poco credito al padre, considerando il figlio come interamente proveniente dalla madre. Esse credevano che i figli assomigliassero al padre a seguito dell’unione, o che fossero “segnati” in questo modo perché la madre desiderava che assomigliassero al padre. Più tardi, quando si passò dal matriarcato al patriarcato, il padre acquisì tutto il credito per il figlio, e molti tabù sulla donna incinta furono successivamente estesi per includervi suo marito. Il futuro padre cessava di lavorare all’avvicinarsi del momento del parto, e dopo il parto si metteva a letto assieme alla moglie, rimanendo a riposo da tre ad otto giorni. La moglie poteva alzarsi il giorno seguente e dedicarsi a duri lavori, ma il marito rimaneva a letto per ricevere le congratulazioni; tutto ciò faceva parte dei costumi primitivi destinati a stabilire il diritto del padre sul figlio.

84:2.5 (933.3) All’inizio era costume che l’uomo andasse a vivere con la gente di sua moglie, ma in tempi successivi, dopo che un uomo aveva pagato in denaro o in lavoro il prezzo della sposa, poteva riportare sua moglie ed i suoi figli presso la sua gente. La transizione dal matriarcato al patriarcato spiega le proibizioni, altrimenti prive di senso, di certi tipi di matrimonio tra cugini, mentre altri di uguale grado di parentela erano ammessi.

84:2.6 (933.4) Con la scomparsa dei costumi sulla caccia, quando l’allevamento diede all’uomo il controllo della principale fonte di nutrimento, il matriarcato giunse rapidamente alla fine. Esso venne meno semplicemente perché non poteva competere con successo con la forma più nuova del patriarcato. Il potere detenuto dai parenti maschi della madre non poteva competere con il potere concentrato nel marito-padre. La donna non era all’altezza dei compiti congiunti di mettere al mondo figli ed esercitare una continua autorità ed un crescente potere domestico. La pratica del ratto della moglie e più tardi dell’acquisto della moglie affrettarono la scomparsa del matriarcato.

84:2.7 (933.5) Lo stupefacente passaggio dal matriarcato al patriarcato è uno dei voltafaccia di aggiustamento più radicali e completi mai effettuati dalla razza umana. Questo cambiamento portò immediatamente ad una maggiore espressione sociale e ad un accresciuto spirito d’avventura familiare.

3. La famiglia sotto il dominio del padre

84:3.1 (933.6) Può darsi che l’istinto della maternità abbia condotto la donna al matrimonio, ma fu la forza superiore dell’uomo, unita all’influenza dei costumi, che la obbligò praticamente a rimanere nello stato coniugale. La vita pastorale ebbe tendenza a creare un nuovo sistema di costumi, il tipo patriarcale di vita familiare; e la base dell’unità familiare sotto i costumi dell’allevamento e dell’agricoltura primitiva era l’autorità indiscussa ed arbitraria del padre. Tutta la società, sia nazionale che familiare, passò per lo stadio dell’autorità autocratica di ordine patriarcale.

84:3.2 (934.1) La scarsa gentilezza usata verso le donne durante l’era dell’Antico Testamento è un vero riflesso dei costumi dei mandriani. I patriarchi ebrei erano tutti mandriani, com’è testimoniato dalla frase: “Il Signore è il mio Pastore.”

84:3.3 (934.2) Ma non era tanto l’uomo da biasimare per la sua bassa stima della donna durante le ere passate, quanto la donna stessa. Essa non riuscì ad ottenere il riconoscimento sociale nel corso dei tempi primitivi perché in caso di necessità non agiva; non era un’eroina spettacolare o da momenti di crisi. La maternità era un netto svantaggio nella lotta per l’esistenza; l’amore materno condizionava le donne nella difesa della tribù.

84:3.4 (934.3) Le donne primitive crearono involontariamente anche la loro dipendenza dal maschio con la loro ammirazione ed il loro plauso per la sua combattività e virilità. Questa esaltazione del guerriero elevò l’ego maschile, mentre depresse altrettanto quello della femmina e la rese più dipendente; un’uniforme militare suscita potentemente ancor oggi le emozioni femminili.

84:3.5 (934.4) Tra le razze più evolute le donne non sono così importanti e forti quanto gli uomini. La donna, essendo più debole, divenne perciò più avveduta; imparò presto a profittare della sua attrattiva sessuale. Essa divenne più accorta e conservatrice dell’uomo, benché un po’ meno profonda. L’uomo era superiore alla donna sul campo di battaglia e nella caccia, ma in famiglia la donna ha generalmente superato in strategia anche il più primitivo degli uomini.

84:3.6 (934.5) I pastori contavano sulle loro mandrie per sostentarsi, ma durante queste ere pastorali la donna doveva ancora provvedere al cibo vegetale. L’uomo primitivo rifuggiva dal lavoro della terra, che era troppo pacifico, troppo privo di avventure. Esisteva anche un’antica superstizione secondo la quale le donne facevano crescere meglio le piante; esse erano delle madri. In molte tribù arretrate di oggi gli uomini cuociono la carne, le donne le verdure, e quando le tribù primitive dell’Australia sono in marcia, le donne non attaccano mai la selvaggina, mentre un uomo non si fermerebbe mai ad estrarre una radice.

84:3.7 (934.6) La donna ha sempre dovuto lavorare; almeno fino ai tempi moderni la femmina è stata una vera produttrice. L’uomo ha scelto di solito la via più facile e questa disuguaglianza è esistita per tutta la storia della razza umana. La donna è sempre stata la portatrice di fardelli, trasportando i beni della famiglia ed occupandosi dei figli, lasciando così le mani libere all’uomo per battersi o per cacciare.

84:3.8 (934.7) La prima liberazione della donna giunse quando l’uomo acconsentì a lavorare la terra, accettò di fare ciò che era stato fino ad allora considerato il lavoro della donna. Fu un grande passo avanti quando i prigionieri maschi non furono più uccisi ma tenuti schiavi come agricoltori. Ciò portò alla liberazione della donna in modo che poté dedicare più tempo alla cura della famiglia e all’educazione dei figli.

84:3.9 (934.8) L’approvvigionamento di latte per i piccoli permise lo svezzamento precoce dei bambini e consentì alle madri di avere più figli, esentandole così dai loro periodi d’infecondità temporanea, mentre l’impiego del latte di mucca e del latte di capra ridusse considerevolmente la mortalità infantile. Prima dello stadio sociale dell’allevamento le madri avevano l’abitudine di allattare i loro bambini fino all’età di quattro o cinque anni.

84:3.10 (934.9) La diminuzione delle guerre primitive ridusse grandemente la disparità nella divisione del lavoro basata sul sesso. Ma il vero lavoro spettava ancora alle donne mentre gli uomini svolgevano compiti di sentinella. Nessun accampamento o villaggio poteva essere lasciato indifeso di giorno o di notte, ma anche questo compito fu alleggerito dall’addomesticamento del cane. In generale la comparsa dell’agricoltura ha innalzato il prestigio e la condizione sociale della donna; questo fu almeno vero fino al momento in cui l’uomo divenne lui stesso agricoltore. Ed appena l’uomo si dedicò lui stesso alla coltivazione della terra, né seguì immediatamente un grande miglioramento nei metodi agricoli, che proseguì nel corso delle generazioni successive. Nella caccia ed in guerra l’uomo aveva appreso il valore dell’organizzazione ed introdusse queste tecniche nell’industria e più tardi, quando si caricò di molti lavori svolti in precedenza dalla donna, migliorò grandemente i suoi metodi di lavoro approssimativi.

4. La condizione della donna nella società primitiva

84:4.1 (935.1) Parlando in generale, durante una qualunque epoca la condizione della donna è un’indicazione equa del progresso evoluzionario del matrimonio come istituzione sociale, mentre il progresso del matrimonio stesso è un indice abbastanza esatto dell’avanzamento della civiltà umana.

84:4.2 (935.2) La condizione della donna è sempre stata un paradosso sociale; essa è sempre stata una scaltra manovratrice degli uomini; ha sempre capitalizzato il bisogno sessuale più imperioso dell’uomo per i propri interessi e per il proprio avanzamento. Facendo abilmente valere la sua attrattiva sessuale essa è stata spesso capace di esercitare un potere dominante sull’uomo, anche quando questi la teneva in una schiavitù abbietta.

84:4.3 (935.3) La donna primitiva non era per l’uomo un’amica, un’amorosa, un’amante e una compagna, ma piuttosto un oggetto di proprietà, una serva o una schiava e più tardi un’associata economica, un giocattolo e una generatrice di figli. Tuttavia, dei rapporti sessuali appropriati e soddisfacenti hanno sempre comportato l’elemento di scelta e di cooperazione da parte della donna, e ciò è sempre valso alle donne intelligenti un’influenza considerevole sulla loro situazione immediata e personale, indipendentemente dalla loro posizione sociale come sesso. Ma la sfiducia ed il sospetto dell’uomo non furono dissipati dal fatto che le donne fossero costantemente obbligate a ricorrere alla scaltrezza nello sforzo di alleviare la loro schiavitù.

84:4.4 (935.4) I sessi hanno avuto grandi difficoltà a comprendersi l’un l’altro. L’uomo ha trovato difficile comprendere la donna, considerandola con una strana mescolanza di diffidenza ignorante e di fascino timoroso, se non con sospetto e disprezzo. Molte tradizioni tribali e razziali fanno risalire i guai ad Eva, a Pandora o a qualche altra rappresentante del sesso femminile. Questi racconti furono sempre deformati in modo da far apparire che la donna portava danno all’uomo; e tutto ciò indica che la mancanza di fiducia nei confronti della donna fu un tempo universale. Tra le ragioni citate a favore di un sacerdozio celibe, la principale fu la bassezza morale della donna. Il fatto che la maggior parte delle presunte streghe fossero donne non migliorò l’antica reputazione del sesso.

84:4.5 (935.5) Gli uomini hanno considerato a lungo le donne come bizzarre, ed anche anormali. Essi hanno anche creduto che le donne non avessero anima; perciò hanno negato loro il nome. Durante i tempi primitivi si aveva molta paura del primo rapporto sessuale con la donna; per questo divenne usanza che un sacerdote avesse un rapporto iniziale con una vergine. Anche l’ombra di una donna era ritenuta pericolosa.

84:4.6 (935.6) Un tempo si riteneva generalmente che la gravidanza rendesse una donna pericolosa ed impura. Molti costumi tribali stabilivano che una madre dovesse sottoporsi a lunghe cerimonie di purificazione dopo la nascita di un figlio. Eccetto che tra i gruppi in cui il marito partecipava al parto, la madre in attesa era evitata, lasciata sola. Gli antichi evitavano anche che un figlio nascesse in casa. Alla fine le donne anziane furono autorizzate ad assistere la madre durante il travaglio del parto e questa pratica diede origine alla professione di levatrice. Durante il travaglio si dicevano e si facevano molte cose sciocche nello sforzo di facilitare il parto. Era usanza aspergere il neonato con acqua benedetta per impedire l’ingerenza dei fantasmi.

84:4.7 (935.7) Tra le tribù non miste il parto era relativamente agevole, perché necessitava solo di due o tre ore; è invece raramente così facile tra le razze miste. Se una donna moriva di parto, specialmente durante il parto di gemelli, si credeva che fosse stata colpevole di adulterio con uno spirito. Più tardi le tribù superiori considerarono la morte per parto come volontà del cielo; si considerava che queste madri fossero morte per una nobile causa.

84:4.8 (936.1) La cosiddetta modestia delle donne riguardo al loro abbigliamento e all’esposizione del corpo ebbe origine dalla paura mortale di essere osservate durante il periodo mestruale. Essere scoperte in tale stato era un grave peccato, la violazione di un tabù. Sotto i costumi dei tempi antichi ogni donna, dall’adolescenza alla menopausa, era soggetta alla completa quarantena familiare e sociale per un’intera settimana al mese. Ogni cosa che aveva toccato, su cui si era seduta o coricata, era “contaminata”. Fu a lungo costume colpire brutalmente una giovane dopo ogni periodo mestruale nel tentativo di cacciare dal suo corpo lo spirito cattivo. Ma quando una donna raggiungeva la menopausa, era generalmente trattata con più considerazione e le erano accordati maggiori diritti e privilegi. A causa di tutto ciò non c’era da stupirsi che le donne fossero trattate con disprezzo. Anche i Greci consideravano la donna mestruata come una delle tre grandi cause di contaminazione; le altre due erano la carne suina e l’aglio.

84:4.9 (936.2) Per quanto sciocche fossero queste antiche nozioni, fecero del bene poiché consentirono alle femmine oberate di lavoro, almeno mentre erano giovani, una settimana al mese di gradito riposo e di proficua meditazione. In tal modo esse potevano aguzzare la loro intelligenza riguardo alla condotta con i loro associati maschi per il resto del tempo. Questa quarantena delle donne protesse anche gli uomini dagli eccessi sessuali, contribuendo così indirettamente alla limitazione della popolazione e all’aumento dell’autocontrollo.

84:4.10 (936.3) Un grande progresso fu fatto quando fu negato ad un uomo il diritto di uccidere la moglie a sua volontà. Similmente fu un passo avanti quando una donna poté possedere i doni di nozze. Più tardi essa acquisì il diritto legale di possedere dei beni, di controllarli e anche di disporne, ma fu a lungo privata del diritto di avere una carica nella Chiesa o nello Stato. Fino al ventesimo secolo dopo Cristo, ed anche durante tale secolo, la donna è sempre stata trattata più o meno come una proprietà. Essa non ha ancora acquisito una libertà a livello mondiale dal controllo dell’uomo. Anche tra i popoli evoluti il tentativo dell’uomo di proteggere la donna è sempre stato una tacita affermazione di superiorità.

84:4.11 (936.4) Ma le donne primitive non piangevano su se stesse come le loro sorelle liberate più di recente sono avvezze a fare. Esse erano, dopotutto, abbastanza felici e contente; non osavano immaginare una forma d’esistenza migliore o differente.

5. La donna sotto l’evoluzione dei costumi

84:5.1 (936.5) Nell’autoperpetuazione la donna è uguale all’uomo, ma nell’associazione per l’automantenimento essa lavora con un netto svantaggio, e questo handicap della maternità forzata può essere compensato solo dai costumi illuminati di una civiltà in progresso e dal crescente senso di equità da parte dell’uomo.

84:5.2 (936.6) Via via che la società si evolvé, i criteri sessuali si elevarono tra le donne perché esse soffrirono maggiormente le conseguenze della trasgressione dei costumi sessuali. I criteri sessuali dell’uomo migliorarono solo tardivamente come conseguenza del semplice senso di questa equità richiesta dalla civiltà. La natura non conosce equità — essa fa soffrire solo alla donna le doglie del parto.

84:5.3 (936.7) L’idea moderna dell’uguaglianza dei sessi è bella e degna di una civiltà in espansione, ma non si trova in natura. Quando la forza è diritto, l’uomo spadroneggia sulla donna; quando maggiore giustizia, pace ed equità prevalgono, la donna emerge gradualmente dalla schiavitù e dall’oscurità. La posizione sociale della donna è generalmente variata inversamente al grado di militarismo di ciascuna nazione ed epoca.

84:5.4 (937.1) Ma l’uomo non si è né coscientemente né intenzionalmente impadronito dei diritti della donna per poi restituirglieli gradualmente e con riluttanza; tutto ciò fu un episodio involontario e non calcolato dell’evoluzione sociale. Quando giunse veramente il momento per la donna di godere di diritti addizionali, essa li ottenne e del tutto indipendentemente dal comportamento cosciente dell’uomo. Lentamente ma sicuramente i costumi cambiano al fine di assicurare quegli aggiustamenti sociali che fanno parte dell’evoluzione continua della civiltà. I costumi in progresso hanno lentamente procurato alle donne un trattamento costantemente migliore; le tribù che persisterono nella crudeltà verso di loro non sopravvissero.

84:5.5 (937.2) Gli Adamiti e i Noditi accordarono alle donne un maggior riconoscimento, ed i gruppi che furono influenzati dagli Anditi in migrazione ebbero tendenza ad essere influenzati dagli insegnamenti edenici concernenti la posizione delle donne nella società.

84:5.6 (937.3) I Cinesi primitivi ed i Greci trattarono le donne meglio della maggior parte dei popoli circostanti. Ma gli Ebrei erano estremamente malfidenti verso di loro. In occidente la donna ha avuto un’ascesa difficile sotto le dottrine di Paolo che furono annesse al Cristianesimo, anche se il Cristianesimo fece progredire i costumi imponendo degli obblighi sessuali più severi all’uomo. La condizione delle donne è poco meno che disperata sotto l’avvilimento particolare in cui sono tenute nell’Islamismo, e sono trattate ancora peggio sotto gli insegnamenti di parecchie altre religioni orientali.

84:5.7 (937.4) La scienza, non la religione, emancipò realmente la donna; fu la fabbrica moderna che la liberò in larga misura dai confini della casa. Le capacità fisiche dell’uomo non furono più una necessità nel nuovo meccanismo del mantenimento; la scienza mutò le condizioni di vita in modo tale che il potere dell’uomo non fu più così superiore al potere della donna.

84:5.8 (937.5) Questi cambiamenti ebbero la tendenza a liberare la donna dalla schiavitù domestica e portarono una tale modificazione della sua condizione che ora essa gode di un grado di libertà personale e di decisione sessuale praticamente uguale a quello dell’uomo. Una volta il valore di una donna consisteva nella sua capacità di procurare cibo, ma le invenzioni e la ricchezza le hanno consentito di creare un nuovo mondo in cui operare — le sfere della grazia e del fascino. In tal modo l’industria ha vinto la sua battaglia inconsapevole e non intenzionale per l’emancipazione sociale ed economica della donna. E di nuovo l’evoluzione è riuscita a fare quello che la rivelazione stessa non era riuscita a compiere.

84:5.9 (937.6) La reazione dei popoli illuminati contro i costumi ingiusti che determinano la posizione della donna nella società ha veramente oscillato come un pendolo tra le sue estremità. Nelle razze industrializzate essa ha ottenuto quasi tutti i diritti ed è stata esentata da molti obblighi, quali il servizio militare. Ogni attenuazione nella lotta per l’esistenza è tornata a vantaggio della liberazione della donna, ed essa ha beneficiato direttamente di ogni progresso verso la monogamia. Il più debole acquisisce sempre vantaggi sproporzionati in ogni aggiustamento dei costumi nell’evoluzione progressiva della società.

84:5.10 (937.7) Negli ideali del matrimonio di coppia la donna ha finalmente ottenuto riconoscimento, dignità, indipendenza, uguaglianza ed istruzione; ma essa si dimostrerà degna di questo risultato nuovo e senza precedenti? La donna moderna risponderà a questa grande conquista della liberazione sociale con pigrizia, indifferenza, apatia ed infedeltà? Oggi, nel ventesimo secolo, la donna è sottoposta alla prova decisiva della sua lunga esistenza nel mondo!

84:5.11 (938.1) La donna partecipa quanto l’uomo alla riproduzione della razza e svolge quindi un ruolo altrettanto importante nello sviluppo dell’evoluzione razziale. Per questo l’evoluzione ha operato sempre di più verso la realizzazione dei diritti delle donne. Ma i diritti delle donne non sono affatto i diritti degli uomini. La donna non può trarre vantaggi dai diritti dell’uomo, come l’uomo non può prosperare sui diritti della donna.

84:5.12 (938.2) Ogni sesso ha la propria distinta sfera d’esistenza, con i propri diritti nell’ambito di questa sfera. Se la donna aspira letteralmente a godere di tutti i diritti dell’uomo, allora presto o tardi una concorrenza spietata e crudele rimpiazzerà certamente lo spirito cavalleresco e la considerazione speciale di cui godono attualmente molte donne, e che esse hanno ottenuto così recentemente dagli uomini.

84:5.13 (938.3) La civiltà non potrà mai eliminare l’abisso di comportamento tra i sessi. I costumi cambiano di era in era, ma l’istinto mai. L’affetto materno innato non permetterà mai alla donna emancipata di rivaleggiare seriamente con l’uomo nell’industria. Ogni sesso resterà per sempre supremo nel proprio dominio, che è determinato dalla differenziazione biologica e dalla diversità mentale.

84:5.14 (938.4) Ciascun sesso avrà sempre la propria sfera speciale, anche se le due sfere di tanto in tanto si accavalleranno. Solo socialmente gli uomini e le donne competeranno in condizioni uguali.

6. L’associazione dell’uomo e della donna

84:6.1 (938.5) L’impulso alla riproduzione unisce infallibilmente gli uomini e le donne per la loro perpetuazione, ma da solo non assicura che resteranno uniti in mutua cooperazione — la fondazione di una famiglia.

84:6.2 (938.6) Ogni istituzione umana coronata da successo ingloba degli antagonismi d’interesse personale che sono stati composti per un armonioso lavoro pratico, e la creazione della famiglia non fa eccezione. Il matrimonio, la base dell’edificazione di una famiglia, è la più alta manifestazione di quella cooperazione antagonistica che caratterizza così spesso i contatti tra la natura e la società. Il conflitto è inevitabile. L’accoppiamento è innato; è naturale. Ma il matrimonio non è biologico; è sociologico. La passione assicura che l’uomo e la donna si congiungeranno, ma sono il più tenue istinto di genitori ed i costumi sociali che li mantengono uniti.

84:6.3 (938.7) Il maschio e la femmina, considerati nella pratica, sono due varietà distinte della stessa specie che vivono in stretta ed intima associazione. I loro punti di vista e tutte le loro reazioni vitali sono essenzialmente differenti; essi sono del tutto incapaci di comprendersi pienamente e realmente l’uno con l’altra. La comprensione completa tra i sessi non è raggiungibile.

84:6.4 (938.8) Le donne sembrano avere più intuito degli uomini, ma sembrano anche essere un po’ meno logiche. La donna, tuttavia, è sempre stata l’alfiere morale e la guida spirituale dell’umanità. La mano che fa dondolare la culla fraternizza ancora oggi con il destino.

84:6.5 (938.9) Le differenze di natura, di reazione, di punti di vista e di pensiero tra gli uomini e le donne, invece che causare preoccupazioni, dovrebbero essere considerate altamente benefiche per l’umanità, sia individualmente che collettivamente. Molti ordini di creature dell’universo sono creati in una duplice fase di manifestazione della personalità. Tra i mortali, i Figli Materiali ed i midsonitari, questa differenza è descritta come maschio e femmina; tra i serafini, i cherubini ed i Compagni Morontiali è stata denominata positivo o dinamico e negativo o riservato. Queste associazioni duali moltiplicano grandemente la versatilità ed oltrepassano i limiti innati, così come fanno certe associazioni trine nel sistema Paradiso-Havona.

84:6.6 (939.1) Gli uomini e le donne hanno bisogno gli uni delle altre nella loro carriera morontiale e spirituale così come in quella mortale. Le differenze dei punti di vista tra il maschio e la femmina persistono anche oltre la prima vita e per tutta l’ascensione dell’universo locale e del superuniverso. Ed anche in Havona i pellegrini che furono un tempo uomini e donne si aiuteranno ancora gli uni con gli altri nell’ascensione al Paradiso. Mai, nemmeno nel Corpo della Finalità, la metamorfosi della creatura arriverà al punto da cancellare le tendenze della personalità che gli uomini chiamano maschile e femminile. Queste due varietà fondamentali dell’umanità continueranno sempre ad incuriosirsi, a stimolarsi, ad incoraggiarsi e ad aiutarsi vicendevolmente; esse dipenderanno sempre dalla mutua cooperazione nella soluzione degli sconcertanti problemi dell’universo e nel superamento delle molteplici difficoltà cosmiche.

84:6.7 (939.2) Anche se i sessi non potranno mai sperare di comprendersi pienamente l’un l’altro, sono in effetti complementari, e benché la cooperazione sia spesso più o meno antagonistica, è capace di mantenere e di riprodurre la società. Il matrimonio è un’istituzione destinata a comporre le differenze di sesso, attuando nel contempo la continuità della civiltà ed assicurando la riproduzione della razza.

84:6.8 (939.3) Il matrimonio è la madre di tutte le istituzioni umane, perché conduce direttamente alla fondazione e al mantenimento della famiglia, che è la base strutturale della società. La famiglia è essenzialmente legata al meccanismo dell’autopreservazione; essa è la sola speranza di perpetuare la razza sotto i costumi della civiltà, mentre allo stesso tempo procura molto efficacemente certe forme altamente soddisfacenti di autogratificazione. La famiglia è il più gran compimento puramente umano dell’uomo, combinando l’evoluzione delle relazioni biologiche tra maschio e femmina con le relazioni sociali tra marito e moglie.

7. Gli ideali della vita di famiglia

84:7.1 (939.4) L’unione sessuale è istintiva, i figli ne sono il risultato naturale, e la famiglia viene così automaticamente all’esistenza. Come sono le famiglie della razza o della nazione, così è la sua società. Se le famiglie sono buone, la società è anch’essa buona. La grande stabilità culturale dei popoli ebreo e cinese risiede nella forza dei loro gruppi familiari.

84:7.2 (939.5) L’istinto della donna di amare e di curare i figli ha contribuito a farne la compagna interessata a promuovere il matrimonio e la vita di famiglia primitiva. L’uomo fu forzato alla formazione della famiglia solo dalla pressione dei costumi successivi e dalle convenzioni sociali. Egli fu lento a prendere interesse per l’istituzione del matrimonio e della famiglia perché l’atto sessuale non comporta per lui alcuna conseguenza biologica.

84:7.3 (939.6) L’associazione sessuale è naturale, ma il matrimonio è sociale ed è sempre stato regolato dai costumi. I costumi (religiosi, morali ed etici), così come la proprietà, l’orgoglio e le qualità cavalleresche, stabilizzano le istituzioni del matrimonio e della famiglia. Ogni volta che i costumi fluttuano, c’è una fluttuazione nella stabilità dell’istituzione matrimonio-famiglia. Il matrimonio sta ora uscendo dallo stadio della proprietà per passare all’era dell’atto personale. In precedenza l’uomo proteggeva la donna perché era il suo bene principale, ed essa obbediva per la stessa ragione. Indipendentemente dai suoi meriti questo sistema assicurava stabilità. Attualmente la donna non è più considerata come una proprietà, e nuovi costumi stanno emergendo per dare stabilità all’istituzione matrimonio-famiglia, quali:

84:7.4 (939.7) 1. Il nuovo ruolo della religione — l’insegnamento che l’esperienza di genitori è essenziale, l’idea di procreare cittadini cosmici, la comprensione ampliata del privilegio della procreazione — dare figli al Padre.

84:7.5 (940.1) 2. Il nuovo ruolo della scienza — la procreazione sta divenendo sempre più volontaria, più soggetta al controllo dell’uomo. Nei tempi antichi la mancanza d’informazione assicurava l’arrivo di figli in assenza di ogni desiderio di averne.

84:7.6 (940.2) 3. La nuova funzione delle attrazioni del piacere — ciò introduce un nuovo fattore nella sopravvivenza della razza; l’uomo antico abbandonava i figli indesiderati alla morte, i moderni rifiutano di metterli al mondo.

84:7.7 (940.3) 4. L’aumento dell’istinto di genitori. Ogni generazione tende ora ad eliminare dalla corrente riproduttiva della razza quegli individui nei quali l’istinto di genitore non è sufficientemente forte da assicurare la procreazione di figli, i possibili genitori della generazione seguente.

84:7.8 (940.4) Ma la famiglia come istituzione, come associazione tra un solo uomo ed una sola donna, data più specificamente dai tempi di Dalamatia, circa mezzo milione di anni fa. Le abitudini monogamiche di Andon e dei suoi discendenti diretti erano state abbandonate molto tempo prima. La vita di famiglia, tuttavia, non fu tale da esserne orgogliosi prima dell’epoca dei Noditi e dei successivi Adamiti. Adamo ed Eva esercitarono un’influenza permanente su tutta l’umanità; per la prima volta nella storia del mondo uomini e donne furono visti lavorare fianco a fianco nel Giardino. L’ideale edenico, una famiglia intera di giardinieri, era un’idea nuova su Urantia.

84:7.9 (940.5) La famiglia primitiva inglobava un gruppo di lavoro ad essa relazionato, inclusi gli schiavi, e vivevano tutti in un’unica abitazione. Non sempre il matrimonio è stato identificato con la vita di famiglia, ma è stato per necessità strettamente associato ad essa. La donna ha sempre desiderato una famiglia individuale ed ha finito per ottenerla.

84:7.10 (940.6) L’amore per i figli è quasi universale ed ha un preciso valore di sopravvivenza. Gli antichi sacrificavano sempre gli interessi della madre al benessere del figlio; una madre eschimese lecca ancora oggi il suo bambino invece di lavarlo. Ma le madri primitive nutrivano e curavano i loro figli solo quando erano molto piccoli; alla stregua degli animali, esse li allontanavano appena erano cresciuti. Le associazioni umane durature e continue non sono mai state fondate sul solo affetto biologico. Gli animali amano i loro piccoli; l’uomo — l’uomo civilizzato — ama i figli dei suoi figli. Più elevata è la civiltà, più grande è la gioia dei genitori per il progresso e la riuscita dei figli; in tal modo nasce la nuova e più elevata comprensione dell’orgoglio del nome.

84:7.11 (940.7) Le grandi famiglie tra i popoli antichi non risultavano necessariamente dall’affetto. Molti figli erano desiderati perché:

84:7.12 (940.8) 1. Erano preziosi come lavoratori.

84:7.13 (940.9) 2. Erano un’assicurazione per la vecchiaia.

84:7.14 (940.10) 3. Le figlie si potevano vendere.

84:7.15 (940.11) 4. L’orgoglio di famiglia esigeva l’estensione del nome.

84:7.16 (940.12) 5. I figli portavano protezione e difesa.

84:7.17 (940.13) 6. La paura dei fantasmi generava timore della solitudine.

84:7.18 (940.14) 7. Certe religioni richiedevano una progenitura.

84:7.19 (940.15) I praticanti del culto degli antenati consideravano il non avere figli come la calamità suprema per ogni tempo e per l’eternità. Essi desideravano prima di tutto avere dei figli che officiassero nelle cerimonie successive alla morte, che offrissero i sacrifici richiesti per l’avanzamento del fantasma attraverso il paese degli spiriti.

84:7.20 (941.1) Tra gli antichi selvaggi la disciplina dei figli veniva iniziata molto presto; il bambino comprendeva subito che la disobbedienza significava insuccesso od anche la morte, esattamente come avveniva per gli animali. La protezione data dalla civiltà al bambino contro le conseguenze naturali di una condotta sciocca è quanto più contribuisce all’insubordinazione moderna.

84:7.21 (941.2) I figli degli Eschimesi crescono bene con così poca disciplina e correzione semplicemente perché sono piccoli animali naturalmente docili; i figli degli uomini rossi e degli uomini gialli sono quasi altrettanto docili. Ma nelle razze contenenti un’eredità andita i figli non sono così tranquilli; questi giovani più immaginativi ed avventurosi richiedono maggiore educazione e disciplina. I problemi moderni dell’educazione dei figli sono resi sempre più difficili da:

84:7.22 (941.3) 1. Il grado elevato di mescolanza razziale.

84:7.23 (941.4) 2. L’educazione artificiale e superficiale.

84:7.24 (941.5) 3. L’incapacità del figlio di acquisire cultura imitando i genitori — i genitori sono assenti dal quadro familiare per troppo tempo.

84:7.25 (941.6) Le antiche idee di disciplina familiare erano biologiche, derivate dalla comprensione che i genitori erano i creatori dell’esistenza del figlio. Gli ideali evoluti di vita familiare stanno conducendo al concetto che portare al mondo un figlio, lungi dal conferire certi diritti ai genitori, implica la responsabilità suprema dell’esistenza umana.

84:7.26 (941.7) La civiltà contempla che i genitori si assumano tutti i doveri e che il figlio abbia tutti i diritti. Il rispetto del figlio per i suoi genitori deriva non dal riconoscimento dell’obbligo insito nella procreazione da parte dei genitori, ma cresce naturalmente come conseguenza della cura, dell’educazione e dell’affetto che sono amorevolmente dispensati per aiutare il bambino a vincere la battaglia della vita. Il vero genitore è impegnato in un continuo ministero di servizio che il figlio accorto finisce per riconoscere ed apprezzare.

84:7.27 (941.8) Nella presente era industriale ed urbana l’istituzione del matrimonio si sta evolvendo secondo nuovi indirizzi economici. La vita di famiglia è divenuta sempre più onerosa, mentre i figli, che erano un tempo un attivo, sono divenuti un passivo economico. Ma la sicurezza della civiltà stessa riposa ancora sulla propensione crescente di ogni generazione ad investire nel benessere della generazione successiva e di quelle future. Ed ogni tentativo di trasferire la responsabilità dei genitori allo Stato o alla Chiesa si rivelerà fatale per il benessere ed il progresso della civiltà.

84:7.28 (941.9) Il matrimonio, con i figli e la conseguente vita familiare, stimola i più alti potenziali della natura umana e fornisce allo stesso tempo il canale ideale per l’espressione di questi attributi vivificati della personalità umana. La famiglia assicura la perpetuazione biologica della specie umana. Il focolare domestico è l’arena sociale naturale nella quale l’etica della fratellanza del sangue può essere colta dai figli che crescono. La famiglia è l’unità fondamentale di fraternità nella quale genitori e figli imparano quelle lezioni di pazienza, di altruismo, di tolleranza e di sopportazione che sono così essenziali alla realizzazione della fratellanza tra tutti gli uomini.

84:7.29 (941.10) La società umana sarebbe grandemente migliorata se le razze civilizzate ritornassero più estesamente alla pratica del consiglio di famiglia degli Anditi. Essi non avevano una forma patriarcale o autocratica di governo familiare. Erano molto fraterni e cooperativi, discutendo liberamente ed apertamente ogni proposta e regola di natura familiare. Essi erano idealmente fraterni in tutte le loro forme di governo familiare. In una famiglia ideale l’affetto filiale e quello dei genitori sono entrambi accresciuti dalla devozione fraterna.

84:7.30 (942.1) La vita di famiglia è il progenitore della vera moralità, l’antenato della coscienza della fedeltà al dovere. Le associazioni obbligate della vita di famiglia stabilizzano la personalità e stimolano la sua crescita mediante la costrizione del necessario adattamento ad altre personalità diverse. Ma più ancora una vera famiglia — una buona famiglia — rivela ai genitori procreatori l’atteggiamento del Creatore verso i suoi figli, mentre al medesimo tempo questi stessi genitori rappresentano per i loro figli la prima di una lunga serie di rivelazioni ascendenti dell’amore del genitore Paradisiaco di tutti i figli dell’universo.

8. I pericoli dell’autogratificazione

84:8.1 (942.2) La grande minaccia contro la vita di famiglia è la pericolosa marea montante dell’autogratificazione, la mania moderna del piacere. Il principale incentivo al matrimonio era un tempo economico; l’attrazione sessuale era secondaria. Il matrimonio fondato sull’autosostentamento portava all’autoperpetuazione e procurava allo stesso tempo una delle forme più desiderabili di autogratificazione. Esso è la sola istituzione della società umana che ingloba i tre grandi incentivi della vita.

84:8.2 (942.3) In origine la proprietà era l’istituzione fondamentale per l’autosostentamento, mentre il matrimonio funzionava come unica istituzione di autoperpetuazione. Sebbene la soddisfazione alimentare, il gioco e l’umorismo, così come la periodica indulgenza sessuale, fossero dei mezzi di autogratificazione, rimane il fatto che i costumi in evoluzione non sono riusciti a costruire un’istituzione distinta per l’autogratificazione. Ed è a causa di questo fallimento nello sviluppo di tecniche specializzate di godimento piacevole che tutte le istituzioni umane sono così completamente protese verso questa ricerca del piacere. L’accumulo di ricchezze sta diventando uno strumento per accrescere tutte le forme di autogratificazione, mentre il matrimonio è spesso visto solo come un mezzo di piacere. Questa eccessiva indulgenza, questa mania largamente diffusa del piacere, costituiscono ora la più grande minaccia che sia mai stata rivolta verso l’istituzione evoluzionaria sociale della vita familiare, il focolare domestico.

84:8.3 (942.4) La razza viola ha introdotto nell’esperienza dell’umanità una caratteristica nuova e solo imperfettamente realizzata — l’istinto del gioco unito al senso dell’umorismo. Esisteva in una certa misura nei Sangik e negli Andoniti, ma le stirpi adamiche elevarono questa tendenza primitiva al potenziale di piacere, una forma nuova e glorificata di autogratificazione. Il tipo fondamentale di autogratificazione, eccetto l’appagamento della fame, è la soddisfazione sessuale, e questa forma di piacere sensuale fu enormemente accresciuta dall’unione dei Sangik con gli Anditi.

84:8.4 (942.5) C’è un pericolo reale nella combinazione d’irrequietezza, curiosità, avventura e abbandono al piacere caratteristica delle razze post-andite. La sete dell’anima non può essere soddisfatta con i piaceri fisici; l’amore per la famiglia ed i figli non viene accresciuto dall’insensata ricerca del piacere. Anche se esaurite le risorse dell’arte, del colore, del suono, del ritmo, della musica e dell’abbigliamento personale, non potete sperare con ciò di elevare l’anima o di nutrire lo spirito. La vanità e la moda non possono aiutare l’edificazione della famiglia e l’educazione dei figli; l’orgoglio e la rivalità non possono elevare le qualità di sopravvivenza delle generazioni successive.

84:8.5 (942.6) Tutti gli esseri celesti in progressione godono del riposo e del ministero dei direttori di retrospezione. Tutti gli sforzi per ottenere un divertimento sano e per praticare dei giochi che elevano sono salubri; il sonno ristoratore, il riposo, la ricreazione e tutti i passatempi che impediscono la noia della monotonia sono utili. I giochi di competizione, la narrazione di storie ed anche il gusto della buona tavola possono servire da forme di autogratificazione. (Quando impiegate il sale per insaporire il cibo, soffermatevi a considerare che per quasi un milione di anni l’uomo poteva ottenere del sale solo intingendo il suo cibo nella cenere.)

84:8.6 (943.1) Che l’uomo si diverta; che la razza umana trovi piacere in mille ed una maniere; che l’umanità evoluzionaria esplori tutte le forme di legittima autogratificazione: i frutti della lunga lotta biologica per elevarsi. L’uomo ha ben meritato alcuni dei suoi piaceri e delle sue gioie attuali. Ma tenete ben fissa la meta del destino! I piaceri sono veramente suicidi se giungono a distruggere la proprietà, che è divenuta l’istituzione dell’autosostentamento. L’autogratificazione ha veramente un costo fatale se provoca il fallimento del matrimonio, la decadenza della vita di famiglia e la distruzione del focolare domestico — acquisizione evoluzionaria suprema dell’uomo e sola speranza di sopravvivenza della civiltà.

84:8.7 (943.2) [Presentato dal Capo dei Serafini stazionati su Urantia.]

Fascicolo 85 - Le origini dell’adorazione

Il Libro di Urantia

Fascicolo 85

Le origini dell’adorazione

85:0.1 (944.1) LA religione primitiva ha avuto un’origine biologica, uno sviluppo evoluzionario naturale, indipendente dalle associazioni morali e al di fuori di ogni influenza spirituale. Gli animali superiori hanno delle paure ma non delle illusioni, quindi nessuna religione. L’uomo crea le sue religioni primitive dalle sue paure e per mezzo delle sue illusioni.

85:0.2 (944.2) Nell’evoluzione della specie umana l’adorazione, nelle sue manifestazioni primitive, appare molto prima che la mente dell’uomo sia capace di formulare i concetti più complessi di vita quaggiù e nell’aldilà che meritino di essere chiamati religione. La religione primitiva era di natura del tutto intellettuale ed interamente fondata su circostanze associative. Gli oggetti di adorazione erano totalmente suggestivi; consistevano in cose della natura che erano a portata di mano o che erano in primo piano nell’esperienza ordinaria delle menti semplici degli Urantiani primitivi.

85:0.3 (944.3) Quando la religione si fu evoluta al di là dell’adorazione della natura, acquisì radici di origine spirituale, ma fu tuttavia sempre condizionata dall’ambiente sociale. A mano a mano che l’adorazione della natura si sviluppò, i concetti umani immaginarono una divisione del lavoro nel mondo supermortale; c’erano spiriti della natura per laghi, alberi, cascate, piogge e centinaia di altri fenomeni terrestri ordinari.

85:0.4 (944.4) In un’epoca o in un’altra l’uomo mortale ha adorato ogni cosa esistente sulla faccia della terra, incluso se stesso. Ha adorato anche ogni cosa immaginabile nel cielo e sotto la superficie della terra. L’uomo primitivo temeva tutte le manifestazioni di potere; adorava ogni fenomeno naturale che non riusciva a comprendere. L’osservazione di potenti forze naturali, quali tempeste, inondazioni, terremoti, frane, vulcani, fuoco, caldo e freddo, impressionava grandemente la mente in espansione dell’uomo. Le cose inspiegabili della vita sono ancora chiamate “atti di Dio” e “misteriose dispensazioni della Provvidenza”.

1. L’adorazione di pietre e di colline

85:1.1 (944.5) Il primo oggetto ad essere adorato dall’uomo in evoluzione fu una pietra. Oggi la popolazione Kateri dell’India meridionale adora ancora una pietra, così come fanno numerose tribù dell’India settentrionale. Giacobbe dormì su una pietra perché la venerava; egli perfino la unse. Rachele celava parecchie pietre sacre nella sua tenda.

85:1.2 (944.6) Le pietre impressionarono inizialmente l’uomo primitivo essendo fuori dell’ordinario a causa del modo in cui apparivano così improvvisamente sulla superficie di un campo coltivato o da pascolo. Gli uomini non tenevano conto né dell’erosione né dei risultati del ribaltamento del terreno. Le pietre impressionarono molto i popoli primitivi anche a causa della loro frequente somiglianza con gli animali. L’attenzione dell’uomo civilizzato è attratta da numerose formazioni rocciose delle montagne che assomigliano molto a musi di animali ed anche a facce di uomini. Ma l’influenza più profonda fu esercitata dalle pietre meteoriche che gli umani primitivi vedevano precipitare attraverso l’atmosfera con fiammeggiante splendore. Le stelle filanti terrorizzavano l’uomo primitivo, ed egli credeva facilmente che tali scie luminose indicassero il passaggio di uno spirito nel suo viaggio verso la terra. Non c’è da meravigliarsi che gli uomini siano stati portati ad adorare tali fenomeni, specialmente quando scoprirono in seguito le meteore. E questo portò ad un maggior rispetto per tutte le altre pietre. Nel Bengala molti adorano una meteora che cadde sulla Terra nel 1880.

85:1.3 (945.1) Tutti gli antichi clan e tribù avevano le loro pietre sacre, e la maggior parte dei popoli moderni manifesta una relativa venerazione per certi tipi di pietre — i loro gioielli. Un gruppo di cinque pietre era venerato in India; in Grecia c’era un cumulo di trenta pietre; tra gli uomini rossi c’era di solito un cerchio di pietre. I Romani gettavano sempre una pietra in aria quando invocavano Giove. In India anche ai giorni nostri una pietra può essere usata come testimone. In certe regioni una pietra può essere impiegata come talismano della legge, e per il suo prestigio un offensore può essere trascinato in tribunale. Ma i semplici mortali non identificano sempre la Deità con un oggetto di culto riverente. Questi feticci sono molto spesso meri simboli del vero oggetto di adorazione.

85:1.4 (945.2) Gli antichi avevano una particolare considerazione per i buchi nelle pietre. Tali rocce porose si riteneva che fossero eccezionalmente efficaci per guarire le malattie. Le orecchie non erano forate per portare delle pietre, ma vi si mettevano dentro delle pietre per tenere aperto il condotto uditivo. Anche nei tempi moderni delle persone superstiziose fanno dei buchi nelle monete. In Africa i nativi hanno un gran daffare con le loro pietre feticce. Infatti, tra tutte le tribù e le popolazioni arretrate le pietre sono ancora tenute in superstiziosa venerazione. L’adorazione delle pietre è ancora oggi molto diffusa nel mondo. La pietra tombale è un simbolo sopravvivente delle immagini e degli idoli che venivano scolpiti nella pietra in connessione con le credenze nei fantasmi e negli spiriti di persone decedute.

85:1.5 (945.3) L’adorazione delle colline seguì l’adorazione delle pietre, e le prime colline ad essere venerate furono delle grandi formazioni rocciose. Divenne ben presto costume credere che gli dei abitassero le montagne, cosicché le alte elevazioni di terra furono adorate per questa ragione aggiuntiva. Con il passare del tempo alcune montagne furono associate a certi dei e perciò divennero sacre. Gli aborigeni ignoranti e superstiziosi credevano che le grotte conducessero al mondo sotterraneo, con i suoi demoni e spiriti cattivi, in contrasto con le montagne che furono identificate con i successivi concetti in evoluzione di spiriti e deità buoni.

2. L’adorazione di piante e di alberi

85:2.1 (945.4) Le piante furono prima temute e poi adorate a causa dei liquori inebrianti che ne venivano ricavati. L’uomo primitivo credeva che l’ubriachezza rendesse divini. Si riteneva che ci fosse qualcosa d’insolito e di sacro in tale esperienza. Anche nei tempi moderni l’alcool è conosciuto come “spirito”.

85:2.2 (945.5) L’uomo primitivo considerava il germogliare del grano con timore e superstizioso rispetto. L’apostolo Paolo non fu il primo a trarre profonde lezioni spirituali dal germogliare del grano e a basare su di esso delle credenze religiose.

85:2.3 (945.6) Il culto di adorazione degli alberi si trova tra i più antichi gruppi religiosi. Tutti i matrimoni primitivi erano celebrati sotto gli alberi, e quando le donne desideravano dei figli erano talvolta trovate nella foresta affettuosamente abbracciate ad una robusta quercia. Molti alberi e piante erano venerati a causa delle loro virtù medicinali reali o presunte. Il selvaggio credeva che tutti gli effetti chimici fossero dovuti all’attività diretta di forze soprannaturali.

85:2.4 (945.7) Le idee sugli spiriti degli alberi variavano grandemente tra le differenti tribù e razze. Alcuni alberi erano abitati da spiriti benigni; altri ospitavano quelli ingannevoli e crudeli. I Finlandesi credevano che la maggior parte degli alberi fosse abitata da spiriti benevoli. Gli Svizzeri diffidarono a lungo degli alberi; essi credevano che contenessero spiriti infidi. Gli abitanti dell’India e della Russia orientale consideravano gli spiriti degli alberi degli esseri crudeli. I Patagoni adorano ancora gli alberi, come fecero i Semiti primitivi. Molto tempo dopo che gli Ebrei ebbero cessato di adorare gli alberi, continuarono a venerare le loro diverse deità nei boschetti. Salvo che in Cina, esisteva una volta un culto universale dell’albero della vita.

85:2.5 (946.1) La credenza che l’acqua o i metalli preziosi sotto la superficie della terra si possano scoprire con l’aiuto di una bacchetta di legno da rabdomante è un residuo degli antichi culti degli alberi. L’albero di maggio, l’albero di Natale e la pratica superstiziosa di toccare il legno perpetuano alcuni degli antichi costumi di adorazione degli alberi e dei più recenti culti degli alberi.

85:2.6 (946.2) Molte di queste forme più antiche di venerazione della natura si mescolarono alle tecniche di adorazione che si svilupparono più tardi, ma i primissimi tipi di adorazione attivati da uno spirito aiutante della mente funzionavano molto prima che la natura religiosa appena risvegliata dell’umanità fosse divenuta pienamente sensibile allo stimolo d’influenze spirituali.

3. L’adorazione di animali

85:3.1 (946.3) L’uomo primitivo aveva un sentimento particolare di cameratismo per gli animali superiori. I suoi antenati avevano vissuto con loro e si erano anche accoppiati con loro. Nell’Asia meridionale si credeva anticamente che le anime degli uomini ritornassero sulla terra sotto forma di animali. Questa credenza era una sopravvivenza della pratica ancora più antica di adorare gli animali.

85:3.2 (946.4) Gli uomini primitivi riverivano gli animali per la loro forza e la loro astuzia. Essi pensavano che l’odorato affinato e la vista penetrante di certe bestie indicassero una guida spirituale. Gli animali sono stati tutti adorati da una razza o da un’altra in un’epoca o in un’altra. Tra questi oggetti di adorazione c’erano delle creature considerate metà umane e metà animali, quali i centauri e le sirene.

85:3.3 (946.5) Gli Ebrei adorarono i serpenti fino all’epoca del re Ezechia, e gli Indù mantengono ancora relazioni amichevoli con i loro serpenti domestici. L’adorazione del drago da parte dei Cinesi è una sopravvivenza del culto dei serpenti. La saggezza del serpente era un simbolo della medicina greca ed è ancora utilizzato come emblema dai medici moderni. L’arte d’incantare i serpenti è stata tramandata dall’epoca delle donne sciamane praticanti il culto dell’amore per i serpenti, le quali, a seguito dei morsi quotidiani dei serpenti, divenivano immunizzate; in effetti divenivano delle vere tossicomani e non potevano più fare a meno di questo veleno.

85:3.4 (946.6) L’adorazione d’insetti e di altri animali fu causata da una successiva errata interpretazione della regola d’oro — fare agli altri (a qualsiasi forma di vita) ciò che vorreste fosse fatto a voi. Un tempo gli antichi credevano che tutti i venti fossero prodotti dalle ali degli uccelli e perciò temevano e adoravano tutte le creature alate. I Nordici primitivi credevano che le eclissi fossero causate da un lupo che divorava una porzione del sole o della luna. Gli Indù mostrano spesso Visnù con una testa di cavallo. Molte volte un simbolo animale rappresenta un dio dimenticato o un culto scomparso. Nella religione evoluzionaria l’agnello divenne presto il tipico animale sacrificale e la colomba il simbolo della pace e dell’amore.

85:3.5 (946.7) In religione il simbolismo è buono o cattivo nell’esatta misura in cui il simbolo soppianta o meno l’idea originale di adorazione. Il simbolismo non deve essere confuso con l’idolatria diretta in cui l’oggetto materiale è direttamente ed effettivamente adorato.

4. L’adorazione degli elementi

85:4.1 (946.8) L’umanità ha adorato la terra, l’aria, l’acqua e il fuoco. Le razze primitive veneravano le sorgenti e adoravano i fiumi. Ancora oggi in Mongolia prospera un influente culto dei fiumi. Il battesimo divenne una cerimonia religiosa in Babilonia ed i Creek amerindi praticarono il bagno rituale annuale. Era facile per gli antichi immaginare che gli spiriti abitassero le sorgenti gorgoglianti, le fontane zampillanti, i fiumi fluenti ed i torrenti impetuosi. Le acque in movimento impressionavano vivamente queste menti semplici con credenze di animazione da parte degli spiriti e di potere soprannaturale. Talvolta si rifiutava di soccorrere un uomo che stava per annegare per paura di offendere qualche dio fluviale.

85:4.2 (947.1) Molte cose e numerosi avvenimenti hanno agito da stimolo religioso per popoli differenti in epoche diverse. Un arcobaleno è ancora adorato da molte delle tribù montanare dell’India. In India ed in Africa si crede che l’arcobaleno sia un gigantesco serpente celeste; gli Ebrei e i Cristiani lo considerano come “l’arco della promessa”. Similmente delle influenze considerate benefiche in una parte del mondo possono essere ritenute malefiche in altre regioni. Il vento dell’est è un dio nell’America del Sud perché porta la pioggia; in India è un demone perché porta polvere e causa siccità. Gli antichi Beduini credevano che uno spirito della natura producesse i turbini di sabbia, ed anche ai tempi di Mosè la credenza negli spiriti della natura fu abbastanza forte da assicurare la loro perpetuazione nella teologia ebraica come angeli del fuoco, dell’acqua e dell’aria.

85:4.3 (947.2) Nuvole, pioggia e grandine sono state tutte temute e adorate da numerose tribù primitive ed in molti dei culti primitivi della natura. Le tempeste con tuoni e lampi intimidivano l’uomo primitivo. Egli era talmente impressionato da queste perturbazioni degli elementi che considerava il tuono come la voce di un dio in collera. L’adorazione del fuoco e la paura della folgore erano collegati ed assai diffusi tra molti gruppi primitivi.

85:4.4 (947.3) Il fuoco era mescolato alla magia nella mente dei mortali primitivi dominati dalla paura. Un adepto della magia ricorderà chiaramente un risultato casualmente positivo nella pratica delle sue formule magiche, mentre dimentica disinvoltamente decine di risultati negativi, di fallimenti completi. La venerazione del fuoco raggiunse il suo apice in Persia, dove persisté a lungo. Alcune tribù adoravano il fuoco come una deità stessa; altri lo veneravano come simbolo ardente dello spirito purificatore e depuratore delle loro deità venerate. Delle vergini vestali erano incaricate di vegliare sui fuochi sacri, e nel ventesimo secolo delle candele bruciano ancora come parte del rituale di molti servizi religiosi.

5. L’adorazione dei corpi celesti

85:5.1 (947.4) L’adorazione di rocce, montagne, alberi e animali si trasformò naturalmente, passando dalla venerazione timorosa degli elementi alla deificazione del sole, della luna e delle stelle. In India e altrove le stelle furono considerate come le anime glorificate di grandi uomini che avevano lasciato la vita nella carne. Gli adepti caldei del culto delle stelle si consideravano figli del padre cielo e della madre terra.

85:5.2 (947.5) L’adorazione della luna precedette l’adorazione del sole. La venerazione della luna raggiunse il suo apice durante l’era della caccia, mentre l’adorazione del sole divenne la principale cerimonia religiosa delle ere agricole successive. L’adorazione del sole si radicò dapprima estesamente in India ed è là che persisté il più a lungo. In Persia la venerazione del sole diede origine al culto mitraico successivo. Tra molti popoli il sole era considerato come l’antenato dei loro re. I Caldei ponevano il sole al centro de “i sette cerchi dell’universo”. Civiltà più tardive onorarono il sole dando il suo nome al primo giorno della settimana.

85:5.3 (947.6) Il dio sole era ritenuto essere il padre mistico dei figli del destino nati da una vergine che di tanto in tanto si pensava fossero conferiti come salvatori alle razze predilette. Questi bambini soprannaturali erano sempre abbandonati alla deriva su qualche fiume sacro, erano salvati in una maniera straordinaria, dopodiché sarebbero cresciuti per diventare personalità miracolose ed i liberatori dei loro popoli.

6. L’adorazione dell’uomo

85:6.1 (948.1) Dopo aver adorato tutto ciò che si trovava sulla faccia della terra e nei cieli, l’uomo non esitò ad onorare con una simile adorazione se stesso. Gli ingenui selvaggi non fanno una netta distinzione tra bestie, uomini e dei.

85:6.2 (948.2) L’uomo primitivo considerava tutte le persone insolite come superumane e temeva talmente tali esseri da manifestare nei loro confronti un timore reverenziale; in una certa misura li adorava letteralmente. Anche avere dei gemelli era considerato sia come una grande fortuna sia come una grande disgrazia. Lunatici, epilettici e deboli di mente erano spesso adorati dai loro compagni mentalmente normali, i quali credevano che tali esseri anormali fossero abitati dagli dei. Furono adorati sacerdoti, re e profeti; gli uomini santi di un tempo erano ritenuti ispirati dalle deità.

85:6.3 (948.3) Capi tribù morirono e furono deificati. Più tardi anime insigni morirono e furono santificate. L’evoluzione da sola non ha mai dato origine a dei superiori agli spiriti glorificati, esaltati ed evoluti di umani deceduti. Nella sua evoluzione iniziale la religione crea i propri dei. Nel corso della rivelazione gli Dei formulano la religione. La religione evoluzionaria crea i suoi dei ad immagine e somiglianza dell’uomo mortale; la religione rivelata cerca di evolvere e di trasformare l’uomo mortale ad immagine e somiglianza di Dio.

85:6.4 (948.4) Gli dei fantasma, che sono di supposta origine umana, devono essere distinti dagli dei della natura, perché l’adorazione della natura ha prodotto un pantheon — spiriti della natura elevati alla posizione di dei. I culti della natura continuarono a svilupparsi contemporaneamente ai culti dei fantasmi apparsi più tardi, ed ognuno esercitò un’influenza sull’altro. Molti sistemi religiosi abbracciarono un doppio concetto di deità: dei della natura e dei fantasma. In alcune teologie questi concetti sono confusamente intrecciati, com’è illustrato da Thor, un eroe fantasma che era anche il signore della folgore.

85:6.5 (948.5) Ma l’adorazione dell’uomo da parte degli uomini raggiunse il suo apice quando certi governanti temporali pretesero tale venerazione dai loro sudditi, ed a giustificazione di tali richieste sostennero di essere discesi dalla deità.

7. Gli aiutanti dell’adorazione e della saggezza

85:7.1 (948.6) L’adorazione della natura può sembrare essere nata naturalmente e spontaneamente nella mente degli uomini e delle donne primitivi, e fu così; ma per tutto questo tempo fu operante in queste stesse menti primitive il sesto spirito aiutante, che era stato conferito a questi popoli come influenza direttrice di questa fase dell’evoluzione umana. E tale spirito stimolò costantemente la spinta della specie umana all’adorazione, per quanto primitive fossero le sue prime manifestazioni. Lo spirito dell’adorazione diede un’origine precisa all’impulso umano all’adorazione, nonostante che la paura animale motivasse la sua espressione e che la sua prima pratica fosse incentrata su oggetti della natura.

85:7.2 (948.7) Si deve tenere presente che il sentimento, non il raziocinio, fu l’influenza direttrice e di controllo di tutto lo sviluppo evoluzionario. Per la mente primitiva c’è poca differenza tra temere, rifuggire, onorare e adorare.

85:7.3 (948.8) Quando lo stimolo all’adorazione è animato e diretto dalla saggezza — da una mente meditativa ed esperienziale — allora comincia ad evolversi nel fenomeno della vera religione. Quando il settimo spirito aiutante, lo spirito della saggezza, giunge ad esercitare un efficace ministero, allora nell’adorazione l’uomo comincia ad orientarsi, dalla natura e dagli oggetti naturali, verso il Dio della natura ed il Creatore eterno di tutte le cose naturali.

85:7.4 (949.1) [Presentato da un Brillante Astro della Sera di Nebadon.]

Fascicolo 86 - L’evoluzione primitiva della religione

Il Libro di Urantia

Fascicolo 86

L’evoluzione primitiva della religione

86:0.1 (950.1) L’EVOLUZIONE della religione a partire dall’impulso primitivo precedente all’adorazione non dipende dalla rivelazione. Il funzionamento normale della mente umana sotto l’influenza direttrice del sesto e del settimo aiutante della mente, conferimenti spirituali universali, è del tutto sufficiente ad assicurare tale sviluppo.

86:0.2 (950.2) La primissima paura prereligiosa per le forze della natura divenne gradualmente religiosa a mano a mano che la natura venne personalizzata, spiritualizzata e alla fine deificata nella coscienza umana. La religione di tipo primitivo era quindi una conseguenza biologica naturale dell’inerzia psicologica delle menti animali in evoluzione dopo che tali menti si erano formate dei concetti del soprannaturale.

1. Il caso: fortuna e sfortuna

86:1.1 (950.3) A parte la spinta naturale all’adorazione, la religione evoluzionaria primitiva aveva le sue radici originarie nelle esperienze umane del caso — la cosiddetta fortuna, gli avvenimenti ordinari. L’uomo primitivo era un cacciatore di cibo. I risultati della caccia sono sempre diversi, e ciò dà origine certa a quelle esperienze che l’uomo interpreta come fortuna e sfortuna. La disgrazia era un fattore importante nella vita degli uomini e delle donne che vivevano costantemente sull’orlo incerto di un’esistenza precaria e tormentata.

86:1.2 (950.4) Il limitato orizzonte intellettuale del selvaggio concentra talmente la sua attenzione sul caso che la fortuna diviene un fattore costante della sua vita. Gli Urantiani primitivi lottavano per vivere, non per una qualità di vita; essi vivevano una vita pericolosa in cui il caso giocava un ruolo importante. Il timore costante per una calamità sconosciuta ed invisibile incombeva su questi selvaggi come una nube di disperazione che eclissava efficacemente ogni piacere; essi vivevano nel timore costante di fare qualcosa che portasse sfortuna. I selvaggi superstiziosi temevano sempre un periodo di buona sorte; essi consideravano questa buona fortuna come annunciatrice certa di calamità.

86:1.3 (950.5) Questa paura sempre presente della cattiva sorte era paralizzante. Perché lavorare duro e raccogliere sfortuna — niente per qualcosa — quando è possibile lasciarsi trasportare dagli eventi ed incontrare la fortuna — qualcosa per niente? Gli uomini irriflessivi dimenticano la buona sorte — la considerano come dovuta — ma ricordano con dispiacere la sfortuna.

86:1.4 (950.6) L’uomo primitivo viveva nell’incertezza e nella costante paura del caso — della sfortuna. La vita era un appassionante gioco legato al caso; l’esistenza era un azzardo. Non c’è da stupirsi che gente parzialmente civilizzata creda ancora al caso e manifesti persistenti predisposizioni al gioco d’azzardo. L’uomo primitivo si alternava tra due potenti interessi: la passione di ottenere qualcosa per niente e la paura di non ottenere niente per qualcosa. E questo gioco d’azzardo dell’esistenza era il principale interesse ed il fascino supremo della mente dei selvaggi primitivi.

86:1.5 (951.1) I successivi mandriani ebbero lo stesso punto di vista sul caso e sulla fortuna, mentre più tardi ancora gli agricoltori presero sempre più coscienza che i raccolti erano direttamente influenzati da molti fattori sui quali l’uomo aveva poco o nessun controllo. Il contadino si trovò vittima della siccità, delle inondazioni, della grandine, delle tempeste, degli insetti nocivi e delle malattie parassitarie, così come del caldo e del freddo. E poiché tutte queste influenze naturali incidevano sulla prosperità individuale, furono considerate come fortuna o sfortuna.

86:1.6 (951.2) Questa nozione del caso e della fortuna impregnò fortemente la filosofia di tutti i popoli antichi. Anche in tempi recenti nella Saggezza di Salomone è detto: “Sono tornato ed ho visto che la corsa non è per il veloce, né la battaglia per il forte, né il pane per il saggio, né le ricchezze per gli uomini intelligenti, né il favore per gli uomini abili; ma il destino ed il caso raggiungono tutti loro. Perché l’uomo non conosce il proprio destino; come i pesci sono presi in una rete maligna e gli uccelli sono presi al laccio, così i figli degli uomini vengono intrappolati da una cattiva circostanza quando essa piomba improvvisamente su di loro.”

2. La personificazione del caso

86:2.1 (951.3) L’ansietà era uno stato naturale della mente dei selvaggi. Quando gli uomini e le donne cadono vittime di un’ansia eccessiva, ritornano semplicemente alla condizione naturale dei loro lontanissimi antenati. E quando l’ansietà diviene veramente penosa, inibisce l’attività e provoca infallibilmente dei cambiamenti evoluzionari e degli adattamenti biologici. Il dolore e la sofferenza sono essenziali all’evoluzione progressiva.

86:2.2 (951.4) La lotta per la vita è così penosa che ancora oggi certe tribù arretrate urlano e si lamentano ad ogni nuovo sorgere del sole. L’uomo primitivo si chiedeva costantemente: “Chi mi tormenta?” Non trovando una fonte materiale alle sue disgrazie, egli fissò la sua spiegazione sugli spiriti. E così ebbe origine la religione della paura del misterioso, del timore riverenziale dell’invisibile e del terrore dell’ignoto. La paura della natura divenne quindi un fattore nella lotta per l’esistenza, prima a motivo del caso e poi a causa del mistero.

86:2.3 (951.5) La mente primitiva era logica, ma conteneva poche idee per un’associazione intelligente; la mente del selvaggio era incolta, totalmente ingenua. Se un avvenimento ne seguiva un altro, il selvaggio li considerava come causa ed effetto. Ciò che l’uomo civilizzato considera come superstizione non era che pura ignoranza nel selvaggio. L’umanità è stata lenta ad imparare che non c’è necessariamente una relazione tra propositi e risultati. Gli esseri umani cominciano solo ora a comprendere che le reazioni dell’esistenza appaiono tra gli atti e le loro conseguenze. Il selvaggio si sforza di personalizzare tutto ciò che è intangibile ed astratto, e così la natura ed il caso divengono entrambi personalizzati come fantasmi — come spiriti — e più tardi come dei.

86:2.4 (951.6) L’uomo tende per natura a credere in ciò che ritiene migliore per lui, in ciò che è di suo immediato o lontano interesse; l’interesse personale oscura largamente la logica. La differenza tra la mente dei selvaggi e quella degli uomini civilizzati è più una questione di contenuto che di natura, di livello piuttosto che di qualità.

86:2.5 (951.7) Ma continuare ad attribuire le cose difficili da comprendere a cause soprannaturali è nient’altro che un modo pigro e comodo di evitare ogni forma di lavoro intellettuale faticoso. La fortuna è semplicemente un termine coniato per coprire l’inspiegabile in ogni era dell’esistenza umana; essa designa quei fenomeni che gli uomini sono incapaci o poco desiderosi di penetrare. Il caso è una parola che significa che l’uomo è troppo ignorante o troppo indolente per determinare le cause. Gli uomini considerano un avvenimento naturale come un accidente o come sfortuna solo quando sono privi di curiosità e d’immaginazione, quando le razze mancano d’iniziativa e di spirito d’avventura. L’esplorazione dei fenomeni della vita distrugge presto o tardi la credenza dell’uomo nel caso, nella fortuna e nei cosiddetti accidenti, sostituendovi un universo di legge e d’ordine in cui tutti gli effetti sono preceduti da cause definite. In tal modo la paura dell’esistenza è rimpiazzata dalla gioia di vivere.

86:2.6 (952.1) Il selvaggio considerava tutta la natura come vivente, posseduta da qualcosa. L’uomo civilizzato scalcia ancora, ed impreca contro, gli oggetti inanimati che si trovano sulla sua strada e sui quali inciampa. L’uomo primitivo non considerava mai nulla come accidentale; ogni cosa era sempre intenzionale. Per l’uomo primitivo il dominio del fato, la funzione della fortuna, il mondo degli spiriti, erano altrettanto disorganizzati e caotici quanto lo era la società primitiva. La fortuna era considerata come la reazione capricciosa e stravagante del mondo degli spiriti; più tardi come l’umore degli dei.

86:2.7 (952.2) Ma non tutte le religioni si svilupparono dall’animismo. Altri concetti del soprannaturale furono contemporanei all’animismo, ed anche queste credenze portarono all’adorazione. Il naturalismo non è una religione — è il frutto della religione.

3. La morte — l’inspiegabile

86:3.1 (952.3) La morte era lo shock supremo per l’uomo in evoluzione, la combinazione più sconvolgente di caso e di mistero. Non fu la santità della vita ma lo shock della morte che ispirò paura e favorì così efficacemente la religione. Tra i popoli selvaggi la morte era generalmente dovuta alla violenza, cosicché la morte non violenta divenne sempre più un mistero. La morte come fine naturale e prevista della vita non era chiara alla coscienza della gente primitiva, e l’uomo ha impiegato intere epoche per comprendere la sua inevitabilità.

86:3.2 (952.4) L’uomo primitivo accettava la vita come un fatto, mentre considerava la morte come una sorta di calamità. Tutte le razze hanno le loro leggende di uomini che non sono morti, vestigia di tradizioni del comportamento iniziale verso la morte. Nella mente umana esisteva già il concetto nebuloso di un mondo degli spiriti confuso e disorganizzato, di un dominio da cui proveniva tutto ciò che è inesplicabile nella vita umana, e la morte fu aggiunta a questa lunga lista di fenomeni inspiegati.

86:3.3 (952.5) Si credette inizialmente che tutte le malattie umane e la morte naturale fossero dovute all’influenza degli spiriti. Anche al tempo attuale alcune razze civilizzate considerano la malattia come prodotta da “il nemico” e fanno assegnamento su cerimonie religiose per la guarigione. Successivi e più complessi sistemi di teologia attribuiscono ancora la morte all’azione del mondo degli spiriti; e l’insieme di tutto ciò ha condotto a dottrine quali il peccato originale e la caduta dell’uomo.

86:3.4 (952.6) Fu la presa di coscienza della sua impotenza davanti alle potenti forze della natura, unitamente al riconoscimento della debolezza umana di fronte alle calamità della malattia e della morte, che spinsero il selvaggio a cercare aiuto nel mondo sovrammateriale, che egli si raffigurava vagamente come fonte di queste misteriose vicissitudini della vita.

4. Il concetto di sopravvivenza dopo la morte

86:4.1 (952.7) Il concetto di una fase sovrammateriale della personalità mortale ebbe origine dall’associazione inconscia e puramente accidentale degli avvenimenti della vita quotidiana con i sogni di fantasmi. Sognare simultaneamente un capo defunto da parte di più membri della sua tribù sembrava costituire una prova convincente che il vecchio capo era realmente tornato sotto qualche forma. Tutto ciò era molto reale per il selvaggio che si svegliava da tali sogni madido di sudore, tremando e urlando.

86:4.2 (953.1) L’origine onirica della credenza in un’esistenza futura spiega la tendenza ad immaginare sempre le cose invisibili in termini di cose visibili. E subito questo nuovo concetto di vita futura derivato dai fantasmi sognati cominciò a servire da efficace antidoto alla paura della morte associata all’istinto biologico di autopreservazione.

86:4.3 (953.2) L’uomo primitivo provava anche molto interesse per il suo respiro, specialmente nel climi freddi dove appariva come una nuvoletta quando si espirava. Il soffio di vita fu considerato come l’unico fenomeno che differenziava il vivente dal morto. Egli sapeva che il soffio poteva lasciare il corpo, ed i suoi sogni in cui faceva ogni sorta di cose bizzarre mentre dormiva lo convinsero che c’era qualcosa d’immateriale nell’essere umano. L’idea più primitiva di anima umana, il fantasma, fu derivato dal sistema d’idee relativo ai sogni e al respiro.

86:4.4 (953.3) Alla fine il selvaggio concepì se stesso come una doppia entità — corpo e respiro. Il respiro meno il corpo equivaleva ad uno spirito, ad un fantasma. Anche se avevano un’origine umana ben definita, i fantasmi, o gli spiriti, erano considerati superumani. E questa credenza nell’esistenza di spiriti disincarnati sembrava spiegare gli avvenimenti insoliti, straordinari, eccezionali ed inspiegabili.

86:4.5 (953.4) La dottrina primitiva della sopravvivenza dopo la morte non era necessariamente una credenza nell’immortalità. Esseri che non sapevano contare oltre il venti potevano difficilmente concepire l’infinità e l’eternità; essi pensavano piuttosto a ricorrenti incarnazioni.

86:4.6 (953.5) La razza arancio era particolarmente incline alla credenza nella trasmigrazione e nella reincarnazione. Questa idea della reincarnazione ebbe origine dall’osservazione della somiglianza di tratti ereditari tra discendenti ed antenati. Il costume di dare ai figli il nome dei nonni e di altri ascendenti fu dovuto alla credenza nella reincarnazione. Alcune razze più recenti credettero che l’uomo morisse da tre a sette volte. Questa credenza (residuo degli insegnamenti di Adamo concernenti i mondi delle dimore), e molte altre vestigia della religione rivelata, si possono trovare tra le dottrine, peraltro assurde, dei barbari del ventesimo secolo.

86:4.7 (953.6) L’uomo primitivo non nutriva idee d’inferno o di punizione futura. Il selvaggio immaginava la vita futura esattamente simile a questa, ma priva di malasorte. Più tardi fu concepito un destino separato per i buoni fantasmi ed i cattivi fantasmi — cielo e inferno. Ma poiché molte razze primitive credevano che l’uomo entrasse nella vita successiva nello stesso stato in cui aveva lasciato questa, non gradivano l’idea di diventare vecchi e decrepiti. Gli anziani preferivano essere uccisi prima di diventare troppo infermi.

86:4.8 (953.7) Quasi tutti i gruppi avevano un’idea differente riguardo al destino dell’anima fantasma. I Greci credevano che gli uomini deboli dovevano avere anime deboli; così inventarono l’Ade come luogo appropriato per ricevere tali anime deboli. Essi supponevano anche che questi individui gracili avessero ombre più piccole. I primi Anditi credevano che i loro fantasmi ritornassero nelle terre natali dei loro antenati. I Cinesi e gli Egiziani credettero un tempo che l’anima e il corpo rimanessero uniti. Ciò portò gli Egiziani all’accurata costruzione di tombe e a sforzarsi di preservare il corpo. Anche dei popoli moderni cercano d’impedire la decomposizione dei morti. Gli Ebrei concepirono che un fantasma, replica dell’individuo, scendesse allo Sheol; esso non poteva ritornare nel paese dei viventi. Sono loro che fecero questo importante progresso nella dottrina dell’evoluzione dell’anima.

5. Il concetto di anima fantasma

86:5.1 (953.8) La parte non materiale dell’uomo è stata variamente denominata fantasma, spirito, ombra, immagine, spettro e più recentemente anima. L’anima era il doppio sognato dall’uomo primitivo; essa era sotto ogni aspetto esattamente simile al mortale stesso, salvo che non era sensibile al tatto. La credenza nei doppi sognati portò direttamente alla nozione che tutte le cose animate ed inanimate avessero un’anima come gli uomini. Questo concetto tese lungamente a perpetuare la credenza negli spiriti della natura; gli Eschimesi credono ancora che ogni cosa in natura abbia uno spirito.

86:5.2 (954.1) L’anima fantasma poteva essere ascoltata e vista, ma non toccata. Gradualmente la vita dei sogni della razza sviluppò ed estese le attività di questo mondo in evoluzione degli spiriti, al punto che la morte fu alla fine considerata come “rendere l’anima”. Tutte le tribù primitive, eccetto quelle di poco superiori agli animali, hanno sviluppato un qualche concetto di anima. A mano a mano che la civiltà progredisce, questo concetto superstizioso di anima viene distrutto, e l’uomo dipende interamente dalla rivelazione e dall’esperienza religiosa personale per la sua nuova idea dell’anima quale creazione congiunta della mente mortale che conosce Dio e dello spirito divino che vi dimora, l’Aggiustatore di Pensiero.

86:5.3 (954.2) I mortali primitivi non riuscivano in genere a differenziare i concetti di uno spirito interiore e di un’anima di natura evoluzionaria. Il selvaggio era molto confuso sulla questione che l’anima fantasma nascesse dal corpo o fosse un agente esterno in possesso del corpo. L’assenza di una mente razionale a fronte di perplessità spiega le notevoli incongruenze dei punti di vista dei selvaggi riguardo alle anime, ai fantasmi e agli spiriti.

86:5.4 (954.3) Si credette che l’anima fosse legata al corpo come il profumo al fiore. Gli antichi credevano che l’anima potesse lasciare il corpo in vari modi, quali:

86:5.5 (954.4) 1. Abbandono ordinario e temporaneo.

86:5.6 (954.5) 2. Sonno, sogno naturale.

86:5.7 (954.6) 3. Coma ed incoscienza associati a malattie e ad incidenti.

86:5.8 (954.7) 4. Morte, partenza definitiva.

86:5.9 (954.8) Il selvaggio considerava gli starnuti come un tentativo non riuscito dell’anima di fuggire dal corpo. Essendo sveglio ed attento, il corpo era capace di contrastare il tentativo di fuga dell’anima. Più tardi lo starnuto fu sempre accompagnato da qualche espressione religiosa, quale “Dio vi benedica!”

86:5.10 (954.9) Nel corso iniziale dell’evoluzione il sonno fu considerato quale prova che l’anima fantasma poteva assentarsi dal corpo, e si credeva che potesse essere richiamata dicendo o gridando il nome del dormiente. In altre forme d’incoscienza si credeva che l’anima fosse più lontana, cercando forse di fuggire davvero — la morte imminente. I sogni erano considerati come le esperienze dell’anima durante il sonno mentre era temporaneamente assente dal corpo. Il selvaggio crede che i suoi sogni siano reali quanto una qualsiasi parte della sua esperienza da sveglio. Gli antichi presero l’abitudine di svegliare gradualmente i dormienti in modo che l’anima potesse avere il tempo di rientrare nel corpo.

86:5.11 (954.10) Nel corso delle epoche gli uomini hanno avuto timore dell’apparire della notte, e gli Ebrei non fecero eccezione. Essi credevano veramente che Dio parlasse loro in sogno, nonostante le ingiunzioni di Mosè contro questa opinione. E Mosè aveva ragione, perché i sogni ordinari non sono i mezzi impiegati dalle personalità del mondo spirituale quando cercano di comunicare con gli esseri materiali.

86:5.12 (954.11) Gli antichi credevano che le anime potessero entrare in animali od anche in oggetti inanimati. Ciò culminò nelle idee d’identificazione animale dei lupi mannari. Una persona poteva essere di giorno un cittadino rispettoso della legge, ma quando si addormentava la sua anima poteva entrare in un lupo o in qualche altro animale per andare in giro a compiere razzie notturne.

86:5.13 (955.1) Gli uomini primitivi credevano che l’anima fosse associata al respiro e che le sue qualità si potessero trasmettere o trasferire tramite il soffio. Un capo ardimentoso soffiava su un bambino appena nato trasmettendogli in tal modo coraggio. Tra i primi Cristiani la cerimonia di conferimento dello Spirito Santo era accompagnata dal soffiare sui candidati. Il Salmista disse: “Per mezzo della parola del Signore furono creati i cieli, e tutti i loro eserciti con il soffio della sua bocca.” Fu a lungo costume che il figlio primogenito tentasse di cogliere l’ultimo respiro di suo padre morente.

86:5.14 (955.2) Più tardi l’ombra giunse ad essere temuta e riverita quanto il soffio. Anche il profilo riflesso nell’acqua fu considerato talvolta come prova del doppio io e gli specchi furono considerati con timore superstizioso. Anche oggi molte persone civilizzate girano lo specchio verso il muro in caso di morte. Alcune tribù arretrate credono ancora che fare ritratti, disegni, modelli o immagini tolga dal corpo tutta l’anima o parte di essa; di conseguenza tali cose sono proibite.

86:5.15 (955.3) In generale si riteneva che l’anima s’identificasse con il soffio, ma essa venne anche situata da vari popoli nella testa, nei capelli, nel cuore, nel fegato, nel sangue e nel grasso. Il “sangue di Abele che grida dalla terra” esprime la credenza di un tempo nella presenza dell’anima nel sangue. I Semiti insegnavano che l’anima risiedeva nel grasso del corpo e per molti il mangiare grassi di animale era tabù. Il cacciare teste era un metodo per catturare l’anima di un nemico, come lo era lo scotennare. In tempi recenti gli occhi sono stati considerati come le finestre dell’anima.

86:5.16 (955.4) I seguaci della dottrina che prevedeva tre o quattro anime credevano che la perdita di un’anima significasse disagio, la perdita di due malattia, di tre la morte. Un’anima viveva nel soffio, una nella testa, una nei capelli ed una nel cuore. Gli ammalati venivano consigliati di passeggiare all’aria aperta con la speranza di ricatturare le loro anime smarrite. Si riteneva che gli stregoni migliori scambiassero l’anima malata di una persona afflitta con una nuova anima, la “nuova nascita”.

86:5.17 (955.5) I figli di Badonan svilupparono una credenza in due anime, il respiro e l’ombra. Le prime razze nodite ritenevano che l’uomo fosse costituito da due persone, l’anima ed il corpo. Questa filosofia dell’esistenza umana si rifletté più tardi nel punto di vista dei Greci. Anche i Greci credevano in tre anime; quella vegetativa risiedeva nello stomaco, quella animale nel cuore, quella intellettuale nella testa. Gli Eschimesi credono che l’uomo sia composto di tre parti: corpo, anima e nome.

6. L’ambiente degli spiriti fantasma

86:6.1 (955.6) L’uomo ereditò un ambiente naturale, acquisì un ambiente sociale ed immaginò un ambiente di fantasmi. Lo Stato è la reazione dell’uomo al suo ambiente naturale, la famiglia al suo ambiente sociale, la Chiesa al suo ambiente illusorio di fantasmi.

86:6.2 (955.7) Molto presto nella storia dell’umanità le realtà del mondo immaginario dei fantasmi e degli spiriti divennero credenze universali, e questo mondo di spiriti appena immaginato divenne una potenza nella società primitiva. La vita mentale e morale di tutta l’umanità fu modificata per sempre dall’apparizione di questo nuovo fattore nel pensare e nell’agire umano.

86:6.3 (955.8) All’interno di questa premessa maggiore d’illusione e d’ignoranza, la paura umana ha stipato ogni successiva superstizione e religione dei popoli primitivi. Questa fu l’unica religione dell’uomo fino ai tempi della rivelazione, ed oggi molte razze del mondo hanno soltanto questa rozza religione di evoluzione.

86:6.4 (955.9) Con il progredire dell’evoluzione la buona sorte fu associata agli spiriti buoni e la cattiva sorte agli spiriti cattivi. Il disagio dell’adattamento obbligato ad un ambiente mutevole fu considerato come cattiva sorte, il malcontento degli spiriti fantasma. L’uomo primitivo sviluppò lentamente una religione partendo dal suo bisogno innato di adorazione e dalla sua errata concezione del caso. L’uomo civilizzato stabilisce piani di assicurazione per vincere questi eventi del caso; la scienza moderna propone un attuario di calcoli matematici al posto di spiriti fittizi e di dei capricciosi.

86:6.5 (956.1) Ogni generazione che passa sorride delle sciocche superstizioni dei suoi antenati, pur continuando a mantenere quegli errori di pensiero e di adorazione che faranno sorridere a loro volta la posterità illuminata.

86:6.6 (956.2) Ma infine la mente dell’uomo primitivo fu occupata da pensieri che trascendevano tutti i suoi impulsi biologici innati; finalmente l’uomo era sul punto di evolvere un’arte di vivere basata su qualcosa di più della reazione a degli stimoli materiali. Stavano emergendo gli inizi di una politica di vita filosofica primitiva. Stava per apparire un modello di vita soprannaturale in quanto, se lo spirito fantasma corrucciato porta sfortuna e quello contento porta fortuna, allora la condotta umana deve essere regolata di conseguenza. Il concetto di bene e di male si era finalmente evoluto, e tutto ciò molto prima dell’epoca di una qualsiasi rivelazione sulla terra.

86:6.7 (956.3) Con l’emergere di questi concetti ebbe inizio la lunga e dispendiosa lotta per placare gli spiriti sempre scontenti, la schiavitù servile della paura religiosa evoluzionaria, quel lungo spreco di sforzi umani per tombe, templi, sacrifici e sacerdoti. Fu un terribile e spaventoso prezzo da pagare, ma valse tutto il suo costo, perché grazie ad esso l’uomo raggiunse una coscienza naturale del bene e del male relativi; era nata l’etica umana!

7. La funzione della religione primitiva

86:7.1 (956.4) Il selvaggio sentì il bisogno di sicurezza, e pagava perciò volentieri i suoi pesanti premi di paura, di superstizione, di terrore e di doni ai sacerdoti per la sua polizza di assicurazione magica contro la sfortuna. La religione primitiva era semplicemente il pagamento di premi di assicurazione contro i pericoli della foresta; l’uomo civilizzato paga premi materiali contro gli incidenti dell’industria e le esigenze dei sistemi di vita moderni.

86:7.2 (956.5) La società moderna sta spostando gli affari dell’assicurazione dal dominio dei sacerdoti e della religione, collocandoli nel campo economico. La religione si occupa sempre più dell’assicurazione della vita oltre la tomba. Gli uomini moderni, almeno quelli che riflettono, cessano di pagare premi inutili per controllare la fortuna. La religione si eleva lentamente a livelli filosofici superiori in contrapposizione alla sua precedente funzione di piano di assicurazione contro la cattiva sorte.

86:7.3 (956.6) Ma queste antiche concezioni della religione hanno impedito agli uomini di diventare fatalisti e disperatamente pessimisti; essi hanno creduto di poter almeno fare qualcosa per influenzare il fato. La religione della paura dei fantasmi ha impresso negli uomini che dovevano regolare la loro condotta, che c’era un mondo sovrammateriale che controllava il destino umano.

86:7.4 (956.7) Le razze civilizzate moderne stanno giusto emergendo dalla paura dei fantasmi come spiegazione della fortuna e delle disuguaglianze ordinarie dell’esistenza. L’umanità si sta emancipando dalla schiavitù di spiegare la sfortuna con gli spiriti-fantasma. Ma mentre gli uomini rinunciano alla dottrina errata che gli spiriti sono la causa delle vicissitudini della vita, mostrano una sorprendente tendenza ad accettare un insegnamento quasi altrettanto fallace che li invita ad attribuire tutte le disuguaglianze umane al cattivo adattamento politico, all’ingiustizia sociale e alla competizione industriale. Ma una nuova legislazione, un’accresciuta filantropia ed una maggiore riorganizzazione industriale, per quanto buone in se stesse e per se stesse, non rimedieranno i fatti della nascita e gli accidenti della vita. Solo la comprensione dei fatti e la loro saggia amministrazione nel quadro delle leggi naturali consentiranno all’uomo di ottenere ciò che desidera e di evitare ciò che non desidera. La conoscenza scientifica, che porta all’azione scientifica, è il solo antidoto per i cosiddetti mali accidentali.

86:7.5 (957.1) L’industria, la guerra, la schiavitù ed il governo civile sorsero in risposta all’evoluzione sociale dell’uomo nel suo ambiente naturale; la religione apparve similmente come risposta all’ambiente illusorio del mondo immaginario dei fantasmi. La religione fu uno sviluppo evoluzionario di autopreservazione, ed ha funzionato nonostante fosse originariamente erronea nella concezione e del tutto illogica.

86:7.6 (957.2) La religione primitiva, per mezzo della potente e terrificante forza della falsa paura, ha preparato il terreno della mente umana per il conferimento di una forza spirituale autentica di origine soprannaturale, l’Aggiustatore di Pensiero. E da allora i divini Aggiustatori hanno sempre lavorato per tramutare la paura di Dio in amore per Dio. L’evoluzione può essere lenta, ma è infallibilmente efficace.

86:7.7 (957.3) [Presentato da un Astro della Sera di Nebadon.]

Fascicolo 87 - I culti dei fantasmi

Il Libro di Urantia

Fascicolo 87

I culti dei fantasmi

87:0.1 (958.1) IL culto dei fantasmi si sviluppò come una compensazione dei rischi della cattiva sorte; le sue pratiche religiose primitive furono la risultanza dell’ansietà per la malasorte e dell’eccessiva paura dei morti. Nessuna di queste religioni primitive ebbe molto a che vedere con il riconoscimento della Deità o con la venerazione del superumano; i loro riti erano per lo più negativi, destinati ad evitare, ad espellere o a costringere i fantasmi. Il culto dei fantasmi non era né più né meno che un’assicurazione contro i disastri; non aveva niente a che fare con un investimento per futuri maggiori profitti.

87:0.2 (958.2) L’uomo ha sostenuto una lunga ed accanita lotta contro il culto dei fantasmi. Niente nella storia umana è destinato a suscitare più pietà di questa immagine di abbietto asservimento dell’uomo alla paura degli spiriti-fantasma. Con la nascita di questa grande paura l’umanità si è avviata verso l’ascesa dell’evoluzione religiosa. L’immaginazione umana è salpata dalle rive dell’ego e non troverà più dove gettare l’ancora prima di giungere al concetto di una vera Deità, di un Dio reale.

1. La paura dei fantasmi

87:1.1 (958.3) La morte era temuta perché morte significava la liberazione di un altro fantasma dal suo corpo fisico. Gli antichi facevano del loro meglio per impedire la morte, per evitare la preoccupazione di dover lottare con un nuovo fantasma. Essi erano sempre ansiosi d’indurre il fantasma a lasciare la scena della morte, ad imbarcarsi nel viaggio verso la terra dei morti. Il fantasma era temuto soprattutto durante il periodo di supposta transizione tra la sua emersione al momento della morte e la sua partenza successiva per il paese d’origine dei fantasmi, un vago e primitivo concetto di pseudo-cielo.

87:1.2 (958.4) Benché il selvaggio attribuisse ai fantasmi dei poteri soprannaturali, non li concepiva dotati di un’intelligenza soprannaturale. Erano praticati molti trucchi e stratagemmi nello sforzo di raggirare ed ingannare i fantasmi; l’uomo civilizzato pone ancora molta fiducia nella speranza che una manifestazione esteriore di pietà inganni in qualche modo anche una Deità onnisciente.

87:1.3 (958.5) I primitivi temevano la malattia perché avevano osservato che era spesso presagio di morte. Se lo stregone della tribù non riusciva a guarire un individuo ammalato, costui era di solito allontanato dalla capanna di famiglia per portarlo in una più piccola o per lasciarlo all’aria aperta a morire da solo. Una casa in cui era avvenuto un decesso era solitamente distrutta; in caso contrario essa era sempre evitata, e questa paura impedì all’uomo primitivo di costruire dimore durevoli. Essa fu d’ostacolo anche alla costruzione di villaggi e città permanenti.

87:1.4 (958.6) I selvaggi rimanevano svegli tutta la notte a parlare quando un membro del clan moriva; essi temevano di morire anche loro se si addormentavano in prossimità di un cadavere. Il contagio da cadavere convalidava la paura dei morti, e tutti i popoli, in un’epoca o in un’altra, hanno praticato accurate cerimonie di purificazione destinate a mondare un individuo dopo il contatto con i morti. Gli antichi credevano che bisognasse fornire luce ad un cadavere; non si permetteva mai che un corpo morto rimanesse nell’oscurità. Nel ventesimo secolo si accendono ancora delle candele nelle camere mortuarie e gli uomini vegliano ancora i morti. Il cosiddetto uomo civilizzato non ha ancora completamente eliminato la paura dei corpi morti dalla sua filosofia di vita.

87:1.5 (959.1) Ma malgrado tutta questa paura gli uomini cercavano ancora d’ingannare il fantasma. Se la capanna del morto non veniva distrutta, il cadavere era portato via attraverso un buco nella parete, mai per la porta. Queste misure erano prese per confondere il fantasma, per impedirgli di trattenersi sul posto e per garantirsi contro il suo ritorno. Le persone in lutto ritornavano inoltre da un funerale per una strada diversa per timore che il fantasma le seguisse. Si praticarono la marcia all’indietro e decine di altre tattiche per assicurarsi che il fantasma non ritornasse dalla tomba. Le persone di sesso diverso si scambiavano gli abiti allo scopo di trarre in inganno il fantasma. L’abbigliamento da lutto fu destinato a camuffare i sopravviventi; più tardi per mostrare rispetto verso i morti ed appagare in tal modo i fantasmi.

2. Il placamento dei fantasmi

87:2.1 (959.2) Nella religione il programma negativo del placamento dei fantasmi precedette di molto il programma positivo di coercizione e di supplica degli spiriti. I primi atti di adorazione umana furono dei fenomeni di difesa, non di venerazione. L’uomo moderno stima saggio assicurarsi contro l’incendio; allo stesso modo il selvaggio riteneva quanto mai saggio assicurarsi contro la cattiva sorte dovuta ai fantasmi. Lo sforzo per ottenere questa protezione costituì le tecniche ed i rituali del culto dei fantasmi.

87:2.2 (959.3) Si è creduto un tempo che il più grande desiderio di un fantasma fosse di essere rapidamente “sepolto” in modo da poter procedere indisturbato verso il paese dei morti. Ogni errore di esecuzione o di omissione negli atti del vivente durante il rituale per seppellire il fantasma contribuiva certamente a ritardare il suo viaggio verso il paese dei fantasmi. Si credeva che ciò dispiacesse al fantasma, e si supponeva che un fantasma in collera fosse fonte di calamità, di sventura e d’infelicità.

87:2.3 (959.4) Il servizio funebre ebbe origine dallo sforzo dell’uomo per indurre l’anima fantasma a partire per la sua futura dimora, ed il sermone funebre era in origine destinato ad istruire il nuovo fantasma sul modo di recarvisi. Era usanza fornire cibo e vestiti per il viaggio del fantasma, e questi oggetti erano posti nella tomba o in prossimità della stessa. Il selvaggio credeva che ci volessero da tre giorni ad un anno per “seppellire il fantasma” — per allontanarlo dalle vicinanze della tomba. Gli Eschimesi credono ancora che l’anima rimanga con il corpo per tre giorni.

87:2.4 (959.5) Il silenzio o il cordoglio erano osservati dopo un decesso affinché il fantasma non fosse tentato di ritornare a casa. L’autolesione — le ferite — era una forma comune di lutto. Molti insegnanti evoluti tentarono di porre fine a questa pratica, ma senza successo. Il digiuno ed altre forme di autonegazione erano ritenute gradite ai fantasmi, e si pensava che costoro provassero piacere per le afflizioni dei viventi durante il periodo di transizione in cui si celavano nelle vicinanze prima della loro effettiva partenza per il paese dei morti.

87:2.5 (959.6) Lunghi e frequenti periodi d’inattività per lutto furono uno dei grandi ostacoli al progresso della civiltà. Settimane e anche mesi di ogni anno erano letteralmente sciupati in questi lutti improduttivi ed inutili. Il fatto che si assumessero dei piangitori di professione in occasione dei funerali indica che il lutto era un rituale, non una testimonianza di dispiacere. La gente moderna può piangere i morti per rispetto e a causa della perdita, ma gli antichi lo facevano per paura.

87:2.6 (959.7) I nomi dei morti non erano mai pronunciati. In effetti, essi erano spesso banditi dal linguaggio. Questi nomi divenivano tabù ed in questo modo le lingue furono costantemente impoverite. Ciò produsse alla fine una moltitudine di parole simboliche e di espressioni figurative, quali “il nome o il giorno che non si menziona mai”.

87:2.7 (960.1) Gli antichi erano talmente ansiosi di liberarsi di un fantasma che gli offrivano tutto quello che avrebbe potuto desiderare durante la sua vita. I fantasmi volevano mogli e servitori; un selvaggio benestante si aspettava che almeno una moglie schiava fosse sepolta viva alla sua morte. Più tardi divenne usanza che una vedova si suicidasse sulla tomba di suo marito. Quando moriva un bambino, la madre, una zia o la nonna venivano spesso strangolate affinché un fantasma adulto potesse accompagnare il fantasma bambino ed aver cura di lui. Quelli che rinunciavano in tal modo alla loro vita lo facevano di solito molto volentieri; in verità, se fossero vissuti in violazione dell’usanza, la paura della collera del fantasma avrebbe privato la loro vita dei pochi piaceri di cui godevano i primitivi.

87:2.8 (960.2) Era abituale uccidere un gran numero di sudditi perché accompagnassero un capo morto; si uccidevano degli schiavi quando moriva il loro padrone affinché potessero servirlo nel paese dei fantasmi. Gli indigeni del Borneo forniscono ancora al morto un compagno messaggero; uno schiavo viene ucciso con la lancia perché faccia il viaggio fantasma con il suo padrone deceduto. Si credeva che i fantasmi di persone assassinate amassero avere i fantasmi dei loro assassini come schiavi; questa nozione spinse gli uomini a farsi cacciatori di teste.

87:2.9 (960.3) Si supponeva che i fantasmi amassero l’odore del cibo; le offerte di cibo ai banchetti funebri erano una volta universali. Il metodo primitivo per rendere grazie consisteva nel gettare, prima del pasto, un pezzo di cibo nel fuoco allo scopo di placare gli spiriti, mentre si borbottava una formula magica.

87:2.10 (960.4) Si supponeva che i morti utilizzassero i fantasmi di attrezzi e di armi che erano appartenuti loro in vita. Rompere uno di questi oggetti equivaleva ad “ucciderlo”, liberando in tal modo il suo fantasma perché andasse a servire nel paese dei fantasmi. Si facevano anche sacrifici di beni bruciandoli o sotterrandoli. Gli sprechi negli antichi funerali erano enormi. Le razze successive fecero dei modelli di carta e sostituirono dei disegni agli oggetti e alle persone reali in questi sacrifici funebri. Fu un grande progresso nella civiltà quando la suddivisione dell’eredità tra i parenti rimpiazzò l’incendio e la sepoltura dei beni. Gli Indiani Irochesi fecero molte riforme nello spreco funebre. E questa conservazione della proprietà permise loro di diventare gli uomini rossi più potenti del nord. Si ritiene che l’uomo moderno non tema i fantasmi, ma l’usanza resiste, e si consumano ancora molte ricchezze terrene in rituali e in cerimonie funebri.

3. L’adorazione degli antenati

87:3.1 (960.5) Il progredire del culto dei fantasmi rese inevitabile l’adorazione degli antenati, in quanto divenne l’anello di congiunzione tra i fantasmi comuni e gli spiriti superiori, gli dei in evoluzione. Gli dei primitivi erano semplicemente degli umani trapassati e glorificati.

87:3.2 (960.6) L’adorazione degli antenati era in origine più una paura che un’adorazione, ma tali credenze contribuirono certamente all’ulteriore diffusione della paura e dell’adorazione dei fantasmi. I fedeli dei culti primitivi dei fantasmi degli antenati avevano timore anche di sbadigliare per paura che uno spirito maligno entrasse nel loro corpo in quell’istante.

87:3.3 (960.7) L’usanza di adottare dei figli era destinata a garantire che qualcuno facesse delle offerte dopo la morte per la pace ed il progresso dell’anima. Il selvaggio viveva nella paura dei fantasmi dei suoi simili e passava il suo tempo libero a fare dei piani perché il proprio fantasma avesse un salvacondotto dopo la morte.

87:3.4 (960.8) La maggior parte delle tribù istituì una festa per tutte le anime almeno una volta l’anno. I Romani avevano ogni anno dodici feste per i fantasmi con relative cerimonie. Metà dei giorni dell’anno era consacrata a diversi tipi di cerimonie associate a questi antichi culti. Un imperatore romano tentò di riformare queste pratiche riducendo il numero dei giorni festivi a 135 per anno.

87:3.5 (961.1) Il culto dei fantasmi era in continua evoluzione. Via via che i fantasmi furono immaginati passare da una fase d’esistenza incompleta ad una superiore, il culto progredì fino all’adorazione di spiriti ed anche di dei. Ma indipendentemente dalle credenze trasformantesi in spiriti più evoluti, tutte le tribù e le razze hanno creduto un tempo nei fantasmi.

4. Buoni e cattivi spiriti fantasma

87:4.1 (961.2) La paura dei fantasmi è stata la fonte di tutte le religioni del mondo; e per intere epoche molte tribù rimasero attaccate alla vecchia credenza in una sola classe di fantasmi. Esse insegnavano che l’uomo aveva fortuna quando il fantasma era contento e sfortuna quando era in collera.

87:4.2 (961.3) A mano a mano che il culto della paura dei fantasmi si diffuse, si arrivò al riconoscimento di tipi di spiriti superiori, di spiriti non nettamente identificabili con un individuo umano. Essi erano fantasmi qualificati o glorificati che erano progrediti oltre i domini del paese dei fantasmi fino ai regni superiori del paese degli spiriti.

87:4.3 (961.4) La nozione di due specie di spiriti fantasma fece lenti ma sicuri progressi in tutto il mondo. Questo nuovo duplice spiritismo non si diffuse di tribù in tribù; sorse dappertutto in maniera indipendente. La potenza di un’idea nell’influenzare la mente evoluzionaria in espansione non risiede nella sua realtà o ragionevolezza, ma piuttosto nella sua vividezza e nell’universalità della sua facile e semplice applicazione.

87:4.4 (961.5) Più tardi ancora l’immaginazione dell’uomo concepì il concetto di fattori soprannaturali buoni e cattivi; certi fantasmi non si evolvevano mai fino al livello di spiriti buoni. Il monospiritismo primitivo della paura dei fantasmi si evolvé gradualmente in un duplice spiritismo, in un nuovo concetto del controllo invisibile degli affari terreni. Alla fine la buona sorte e la cattiva sorte furono immaginate come aventi i loro rispettivi controllori. E delle due classi, il gruppo che portava sfortuna si riteneva fosse il più attivo e numeroso.

87:4.5 (961.6) Quando la dottrina dei buoni e dei cattivi spiriti giunse infine a maturazione, divenne la più diffusa e persistente di tutte le credenze religiose. Questo dualismo rappresentò un grande avanzamento filosofico-religioso perché permise all’uomo di spiegare la buona e la cattiva sorte credendo allo stesso tempo in esseri supermortali che erano in una qualche misura coerenti nella loro condotta. Si poteva fare affidamento sia sugli spiriti buoni che su quelli cattivi; essi non erano ritenuti totalmente capricciosi come erano stati concepiti i primi fantasmi del monospiritismo della maggior parte delle religioni primitive. L’uomo era finalmente capace di concepire delle forze supermortali che avevano una condotta coerente, e questa fu una delle scoperte più importanti della verità nell’intera storia dell’evoluzione della religione e nell’espansione della filosofia umana.

87:4.6 (961.7) La religione evoluzionaria ha tuttavia pagato un prezzo terribile per il concetto di duplice spiritismo. La filosofia primitiva dell’uomo riuscì a conciliare la coerenza degli spiriti con le vicissitudini della fortuna temporale soltanto ipotizzando due tipi di spiriti: uno buono e l’altro cattivo. E mentre questa credenza consentì all’uomo di conciliare le variabili del caso con un concetto di forze supermortali invariabili, tale dottrina ha da allora sempre reso difficile alle persone religiose concepire l’unità cosmica. Gli dei della religione evoluzionaria sono stati generalmente contrastati dalle forze delle tenebre.

87:4.7 (962.1) La tragedia di tutto ciò risiede nel fatto che, quando queste idee misero radici nella mente primitiva dell’uomo, non c’erano in realtà degli spiriti cattivi o disarmonici in nessuna parte del mondo. Tale malaugurata situazione si sviluppò solo dopo la ribellione di Caligastia e durò soltanto fino alla Pentecoste. Anche nel ventesimo secolo il concetto di bene e di male come coordinati cosmici è molto vivo nella filosofia umana. La maggior parte delle religioni del mondo porta ancora questo marchio d’origine culturale dei lontani giorni in cui emersero i culti dei fantasmi.

5. Il progresso del culto dei fantasmi

87:5.1 (962.2) L’uomo primitivo concepiva gli spiriti ed i fantasmi come aventi diritti quasi illimitati, ma nessun dovere. Si riteneva che gli spiriti considerassero l’uomo come avente molteplici doveri, ma nessun diritto. Si credeva che gli spiriti disprezzassero l’uomo in quanto costantemente fallace nel compimento dei suoi doveri spirituali. Era credenza generale dell’umanità che i fantasmi esigessero un continuo tributo di servizio come prezzo per non interferire negli affari umani, e la più piccola disgrazia era attribuita ad attività di fantasmi. Gli umani primitivi temevano talmente di dimenticare qualche onore dovuto agli dei che, dopo aver fatto sacrifici a tutti gli spiriti conosciuti, ne facevano una seconda serie agli “dei sconosciuti”, giusto per essere del tutto sicuri.

87:5.2 (962.3) Il semplice culto dei fantasmi fu presto seguito dalle pratiche del culto più evoluto e relativamente complesso degli spiriti fantasma, che consisteva nel servire ed adorare gli spiriti superiori quali si evolvettero nell’immaginazione primitiva dell’uomo. Il cerimoniale religioso doveva tenere il passo con l’evoluzione ed il progresso degli spiriti. Il culto ampliato non era che l’arte di autopreservazione praticata in relazione alla credenza in esseri soprannaturali, l’adattamento personale all’ambiente degli spiriti. Le organizzazioni industriali e militari erano adattamenti agli ambienti naturale e sociale. E come il matrimonio sorse in risposta alle esigenze della bisessualità, così l’organizzazione religiosa si evolvé in risposta alla credenza in forze ed in esseri spirituali superiori. La religione rappresenta l’adattamento dell’uomo alle sue illusioni sul mistero del caso. La paura e la successiva adorazione degli spiriti furono adottate come assicurazione contro la malasorte, come polizze di benessere.

87:5.3 (962.4) Il selvaggio immagina che gli spiriti buoni si occupino delle loro vicende esigendo poche cose dagli esseri umani. Sono i fantasmi e gli spiriti cattivi che bisogna mantenere di buonumore. Di conseguenza i popoli primitivi prestavano più attenzione ai loro fantasmi malevoli che non ai loro spiriti benigni.

87:5.4 (962.5) Si credeva che la prosperità umana fosse particolarmente provocatrice dell’invidia degli spiriti cattivi, e che il loro metodo di rappresaglia consistesse nel reagire tramite un agente umano e mediante la tecnica del malocchio. Questa fase del culto che riguardava il modo di sfuggire agli spiriti si occupava molto delle macchinazioni del malocchio. La paura di esso divenne quasi universale. Le donne graziose furono velate per proteggerle dal malocchio; in seguito molte donne che desideravano essere considerate belle adottarono questa pratica. A causa di questa paura degli spiriti cattivi si permetteva raramente ai ragazzi di uscire dopo il calare della notte e le preghiere primitive includevano sempre la supplica: “Liberaci dal malocchio.”

87:5.5 (962.6) Il Corano contiene un intero capitolo dedicato al malocchio ed agli incantesimi magici e gli Ebrei vi credevano totalmente. L’intero culto fallico sorse come difesa contro il malocchio. Gli organi di riproduzione erano ritenuti essere il solo feticcio capace di neutralizzarlo. Il malocchio diede origine alle prime superstizioni concernenti i marchi prenatali dei bambini, le impronte materne, e questo culto fu ad un certo momento quasi universale.

87:5.6 (963.1) L’invidia è una caratteristica umana profondamente radicata; perciò l’uomo primitivo l’attribuì ai suoi primi dei. E poiché l’uomo aveva praticato un tempo l’inganno verso i fantasmi, cominciò ben presto ad ingannare gli spiriti. Egli disse: “Se gli spiriti sono gelosi della nostra bellezza e prosperità, c’imbruttiremo e parleremo poco del nostro successo.” L’umiltà primitiva non era quindi uno svilimento dell’ego, ma piuttosto un tentativo di depistare ed ingannare gli spiriti invidiosi.

87:5.7 (963.2) Il metodo adottato per impedire agli spiriti di diventare gelosi della prosperità umana fu quello di coprire d’ingiurie un oggetto o una persona preferiti o molto amati. L’usanza di rivolgere frasi di discredito verso se stessi o la propria famiglia ebbe origine in questo modo e si trasformò infine nella modestia civilizzata, nella riservatezza e nella cortesia. Per lo stesso motivo divenne di moda sembrare brutti. La bellezza suscitava l’invidia degli spiriti; era indice di un colpevole orgoglio umano. Il selvaggio cercava un nome sgradevole. Questo aspetto del culto fu di grande ostacolo al progresso dell’arte e mantenne a lungo il mondo tetro e brutto.

87:5.8 (963.3) Sotto il culto degli spiriti la vita era nel migliore dei casi un azzardo, il risultato del controllo da parte degli spiriti. Il proprio futuro non era il risultato dello sforzo, dell’industria o del talento, salvo nella misura in cui potevano essere utilizzati per influenzare gli spiriti. Le cerimonie di propiziazione degli spiriti costituivano un pesante fardello, rendendo la vita tediosa e praticamente insopportabile. Di era in era e di generazione in generazione, una razza dopo l’altra ha cercato di migliorare questa dottrina dei superfantasmi, ma nessuna generazione ha mai ancora osato respingerla del tutto.

87:5.9 (963.4) L’intenzione e la volontà degli spiriti furono indagate per mezzo di presagi, oracoli e segni. E questi messaggi degli spiriti furono interpretati mediante la divinazione, la predizione, la magia, le ordalie e l’astrologia. L’intero culto era un piano destinato a placare, a soddisfare e a tacitare gli spiriti attraverso questa corruzione camuffata.

87:5.10 (963.5) Nacque così una nuova ed estesa filosofia mondiale basata su:

87:5.11 (963.6) 1. Il dovere — le cose che devono essere fatte per conservare gli spiriti favorevolmente disposti, o almeno neutrali.

87:5.12 (963.7) 2. Il diritto — la condotta e le cerimonie corrette destinate ad ottenere il favore effettivo degli spiriti verso i propri interessi.

87:5.13 (963.8) 3. La verità — l’esatta comprensione degli spiriti ed il comportamento corretto verso di loro, e quindi verso la vita e la morte.

87:5.14 (963.9) Non era soltanto per curiosità che gli antichi cercavano di conoscere il futuro; essi volevano eludere la cattiva sorte. La divinazione era semplicemente un tentativo di evitare le difficoltà. Durante questi tempi i sogni erano considerati profetici, mentre tutto ciò che era fuori dell’ordinario era considerato un presagio. Ancora oggi le razze civilizzate sono afflitte dalla credenza in segni, simboli ed altri residui superstiziosi dell’antico culto dei fantasmi in progresso. L’uomo è lento, molto lento, ad abbandonare i metodi con cui ha così gradualmente e penosamente asceso la scala evoluzionaria della vita.

6. Coercizione ed esorcismo

87:6.1 (963.10) Quando gli uomini credevano soltanto nei fantasmi, il rituale religioso era più personale, meno organizzato; ma il riconoscimento di spiriti più elevati richiese l’impiego di “metodi spirituali superiori” per trattare con loro. Questo tentativo di migliorare e di elaborare la tecnica di propiziazione degli spiriti portò direttamente alla creazione di difese contro gli spiriti. L’uomo si sentiva davvero impotente davanti alle forze incontrollabili che operavano nella vita terrena ed il suo senso d’inferiorità lo spinse a tentare di trovare un qualche aggiustamento compensatore, una qualche tecnica per pareggiare le sorti nella lotta unilaterale dell’uomo contro il cosmo.

87:6.2 (964.1) Nei primi tempi del culto gli sforzi dell’uomo per influenzare l’attività dei fantasmi si limitavano alla propiziazione, ai tentativi di corruzione per tacitare la cattiva sorte. Via via che l’evoluzione del culto dei fantasmi progredì verso il concetto dei buoni e dei cattivi spiriti, queste cerimonie si trasformarono in tentativi di natura più positiva, in sforzi per ottenere la buona fortuna. La religione dell’uomo cessò di essere completamente negativista, egli non si limitò allo sforzo di ottenere la buona sorte; ben presto cominciò ad escogitare dei piani che gli permettessero di costringere gli spiriti a collaborare. Le persone religiose non furono più indifese davanti alle richieste incessanti dei fantasmi degli spiriti da essi stessi immaginati; il selvaggio comincia ad inventare armi con cui forzare l’attività degli spiriti e costringerli ad aiutarlo.

87:6.3 (964.2) I primi sforzi difensivi dell’uomo furono diretti contro i fantasmi. Con il trascorrere delle ere i viventi cominciarono ad ideare dei metodi per resistere ai morti. Furono sviluppate molte tecniche per spaventare e cacciare i fantasmi, tra le quali si possono citare le seguenti:

87:6.4 (964.3) 1. Tagliare la testa e legare il corpo nella tomba.

87:6.5 (964.4) 2. Prendere a sassate la casa del morto.

87:6.6 (964.5) 3. Castrare il cadavere o spezzargli le gambe.

87:6.7 (964.6) 4. Seppellire sotto delle pietre; una delle origini dalla pietra tombale moderna.

87:6.8 (964.7) 5. Cremazione; un’invenzione successiva per impedire al fantasma di dare fastidio.

87:6.9 (964.8) 6. Gettare il corpo in mare.

87:6.10 (964.9) 7. Esporre il corpo perché fosse mangiato dagli animali selvaggi.

87:6.11 (964.10) Si supponeva che i fantasmi fossero disturbati e spaventati dal rumore; che le grida, le campane e i tamburi li allontanassero dai viventi; e questi antichi metodi sono ancora in voga nelle “veglie funebri”. Furono utilizzate miscele dall’odore cattivo per allontanare gli spiriti importuni. Furono costruite immagini ripugnanti degli spiriti affinché fuggissero in fretta quando guardavano se stessi. Si credeva che i cani potessero sentire l’avvicinarsi degli spiriti, che avvertissero ululando; che i galli cantassero quando essi erano vicini. L’impiego di un gallo come banderuola è in perpetuazione di questa superstizione.

87:6.12 (964.11) L’acqua era considerata come la migliore protezione contro i fantasmi. L’acqua benedetta era superiore a tutte le altre forme, acqua nella quale i sacerdoti si erano lavati i piedi. Il fuoco e l’acqua erano ritenuti costituire barriere insuperabili per i fantasmi. I Romani portavano dell’acqua tre volte attorno al cadavere; nel ventesimo secolo il feretro viene spruzzato con acqua benedetta, ed il lavaggio delle mani al cimitero è ancora un rituale ebraico. Il battesimo fu una caratteristica del rituale successivo con l’acqua; il bagno primitivo era una cerimonia religiosa. Solo in tempi recenti il bagno è diventato una pratica igienica.

87:6.13 (964.12) Ma l’uomo non si fermò alla coercizione nei confronti dei fantasmi; per mezzo di rituali religiosi e di altre pratiche tentò ben presto di forzare gli spiriti ad agire. L’esorcismo era l’impiego di uno spirito per controllarne o cacciarne un altro, e questa tattica fu anche utilizzata per spaventare i fantasmi e gli spiriti. Il concetto del duplice spiritismo delle forze buone e cattive offrì all’uomo ampie occasioni di tentare di opporre un agente ad un altro, perché, se un uomo forte poteva vincere uno più debole, allora uno spirito potente poteva certamente dominare un fantasma inferiore. La maledizione primitiva era una pratica coercitiva destinata ad intimidire gli spiriti minori. Più tardi questo costume si sviluppò nel pronunciare maledizioni contro i nemici.

87:6.14 (965.1) Si credette a lungo che ritornando alle usanze dei costumi più antichi gli spiriti ed i semidei potessero essere forzati a compiere un’azione desiderabile. L’uomo moderno ha la colpa di agire allo stesso modo. Voi vi rivolgete ad un altro nel linguaggio ordinario di tutti i giorni, ma quando vi mettete a pregare ricorrete allo stile antico di un’altra generazione, al cosiddetto stile solenne.

87:6.15 (965.2) Questa dottrina spiega anche molti ritorni di tipo religioso ritualistico di natura sessuale, quale la prostituzione nei templi. Questi ritorni a costumi primitivi erano considerati protezioni sicure contro molte calamità. Presso tali semplici popoli tutti questi comportamenti erano totalmente esenti da ciò che l’uomo moderno chiamerebbe promiscuità.

87:6.16 (965.3) Venne poi la pratica dei voti rituali, seguita ben presto dai solenni voti religiosi e dai giuramenti sacri. La maggior parte di questi giuramenti era accompagnata da torture e mutilazioni inflitte a se stessi; più tardi da digiuni e preghiere. L’autonegazione fu successivamente considerata come un coercitivo sicuro; questo fu specialmente vero in materia di astensione sessuale. Così l’uomo primitivo sviluppò presto una marcata austerità nelle sue pratiche religiose, una credenza nell’efficacia dell’autotortura e dell’autonegazione quali rituali capaci di costringere gli spiriti restii a reagire favorevolmente verso tali sofferenze e privazioni.

87:6.17 (965.4) L’uomo moderno non tenta più apertamente di costringere gli spiriti, anche se mostra ancora una certa tendenza a mercanteggiare con la Deità. E tuttora giura, tocca il legno, incrocia le dita e fa seguire all’espettorazione qualche frase triviale; una volta questa era una formula magica.

7. La natura del cultismo

87:7.1 (965.5) L’organizzazione sociale di tipo cultuale persisté perché forniva un simbolismo per la preservazione e lo stimolo di sentimenti morali e di fedeltà religiose. Il culto ebbe origine dalle tradizioni delle “vecchie famiglie” e fu perpetuato come un’istituzione stabile; tutte le famiglie hanno un culto di qualche genere. Ogni ideale ispirante comprende un simbolismo che lo perpetui — cerca una tecnica per una manifestazione culturale che assicuri la sua sopravvivenza ed accresca la sua realizzazione — ed il culto perviene a questo fine stimolando e gratificando l’emozione.

87:7.2 (965.6) Dall’aurora della civiltà ogni movimento interessante della cultura sociale o del progresso religioso ha dato origine ad un rituale, ad un cerimoniale simbolico. Più questo rituale è stato una crescita inconscia, più forte è stata la presa sui suoi fedeli. Il culto ha preservato sentimenti e suscitato emozioni, ma è sempre stato il più grande ostacolo alla ricostruzione sociale e al progresso spirituale.

87:7.3 (965.7) Anche se il culto ha sempre ritardato il progresso sociale, è spiacevole che così tanti moderni, credenti nei criteri morali e negli ideali spirituali non abbiano alcun simbolismo appropriato — nessun culto di mutuo supporto — niente a cui appartenere. Ma un culto religioso non può essere fabbricato, deve crescere. E gli appartenenti a due gruppi non avranno mai un culto identico a meno che i loro rituali non siano arbitrariamente uniformati d’autorità.

87:7.4 (965.8) Il culto cristiano primitivo fu il più efficace, attraente e duraturo di tutti i rituali mai concepiti o immaginati, ma in quest’era scientifica gran parte del suo valore è stato perduto per la distruzione di tanti dei suoi principi originali basilari. Il culto cristiano è stato devitalizzato dalla perdita di molte delle sue idee fondamentali.

87:7.5 (965.9) In passato la verità è cresciuta rapidamente e si è diffusa liberamente quando il culto era stato elastico ed il simbolismo estendibile. Ricchezza di verità e adattabilità di culto hanno favorito la rapidità del progresso sociale. Un culto privo di significato vizia la religione quando tenta di soppiantare la filosofia e di asservire la ragione; un culto autentico cresce.

87:7.6 (966.1) Nonostante gli inconvenienti e gli ostacoli, ogni nuova rivelazione della verità ha dato origine ad un nuovo culto, ed anche la riformulazione della religione di Gesù deve sviluppare un nuovo ed appropriato simbolismo. L’uomo moderno deve trovare un simbolismo adeguato alle sue nuove idee, ideali e devozioni in espansione. Questo simbolo elevato deve sorgere dalla vita religiosa, dall’esperienza spirituale. E questo simbolismo superiore di una civiltà più avanzata deve essere basato sul concetto della Paternità di Dio ed essere ricolmo del potente ideale della fratellanza degli uomini.

87:7.7 (966.2) I culti antichi erano troppo egocentrici; il nuovo culto deve risultare dall’applicazione dell’amore. Il nuovo culto deve, come il vecchio, favorire il sentimento, appagare l’emozione e promuovere la devozione. Ma deve fare di più: deve favorire il progresso spirituale, elevare i significati cosmici, accrescere i valori morali, incoraggiare lo sviluppo sociale e stimolare un tipo elevato di vita religiosa personale. Il nuovo culto deve fornire degli scopi supremi di vita sia temporali che eterni — sia sociali che spirituali.

87:7.8 (966.3) Nessun culto può durare e contribuire al progresso della civiltà sociale e della realizzazione spirituale individuale se non è basato sul significato biologico, sociologico e religioso del focolare domestico. Un culto che sopravvive deve simbolizzare ciò che resta permanente in presenza di un cambiamento incessante; deve glorificare ciò che unifica la corrente delle metamorfosi sociali in continuo cambiamento. Esso deve riconoscere i veri significati, esaltare le belle relazioni e glorificare i buoni valori di reale nobiltà.

87:7.9 (966.4) Ma la grande difficoltà di trovare un simbolismo nuovo e soddisfacente è dovuta al fatto che gli uomini moderni, in quanto gruppo, aderiscono ad un atteggiamento scientifico, rifuggono dalla superstizione ed aborriscono l’ignoranza, mentre in quanto individui sono tutti bramosi di mistero e venerano l’occulto. Nessun culto può sopravvivere a meno d’incorporare un mistero magistrale e di celare una meta inaccessibile degna di essere raggiunta. Inoltre, il nuovo simbolismo deve non solo essere significativo per il gruppo, ma avere anche un senso per l’individuo. Le forme di un simbolismo utile devono essere quelle che l’individuo può mettere in pratica di propria iniziativa e di cui può anche godere con i suoi simili. Se il nuovo culto potesse essere dinamico invece che statico, potrebbe realmente apportare qualcosa di valido al progresso dell’umanità, sia temporale che spirituale.

87:7.10 (966.5) Ma un culto — un simbolismo di rituali, di slogan o di scopi — non funzionerà se è troppo complesso. E ci deve essere l’esigenza della devozione, la risposta della fedeltà. Ogni religione efficace sviluppa infallibilmente un simbolismo valido, ed i suoi fedeli farebbero bene ad impedire la cristallizzazione di un tale rituale in impaccianti, deformanti ed opprimenti cerimoniali stereotipati che possono solo ostacolare e ritardare il progresso sociale, morale e spirituale. Nessun culto può sopravvivere se ritarda la crescita morale e non riesce a favorire il progresso spirituale. Il culto è la struttura scheletrica attorno alla quale si sviluppa il corpo vivente e dinamico dell’esperienza spirituale personale — la vera religione.

87:7.11 (966.6) [Presentato da un Brillante Astro della Sera di Nebadon.]

Fascicolo 88 - Feticci, amuleti e magia

Il Libro di Urantia

Fascicolo 88

Feticci, amuleti e magia

88:0.1 (967.1) IL CONCETTO dell’entrata di uno spirito in un oggetto inanimato, in un animale o in un essere umano è una credenza molto antica e rispettata, che è prevalsa dall’inizio dell’evoluzione della religione. Questa dottrina di possessione da parte di uno spirito non è né più né meno che il feticismo. Il selvaggio non adora necessariamente il feticcio; egli adora e venera molto logicamente lo spirito che vi risiede.

88:0.2 (967.2) All’inizio si credette che lo spirito di un feticcio fosse il fantasma di un essere umano deceduto; più tardi si suppose che nei feticci risiedessero gli spiriti superiori. Così il culto dei feticci finì per incorporare tutte le idee primitive sui fantasmi, sulle anime, sugli spiriti e sulla possessione da parte di demoni.

1. La credenza nei feticci

88:1.1 (967.3) L’uomo primitivo ha sempre desiderato trasformare qualsiasi cosa straordinaria in un feticcio; il caso diede perciò origine a molti feticci. Un uomo è ammalato, accade qualcosa e si ristabilisce. La stessa cosa si verifica per la reputazione di molte medicine e per i metodi casuali di trattamento delle malattie. Gli oggetti connessi con i sogni avevano probabilità di essere convertiti in feticci. I vulcani, ma non le montagne; le comete, ma non le stelle divennero feticci. L’uomo primitivo considerava le stelle filanti e le meteore come indicanti l’arrivo sulla terra di spiriti speciali in visita.

88:1.2 (967.4) I primi feticci furono dei ciottoli con segni particolari, e da allora sono sempre state cercate dall’uomo le “pietre sacre”; una collana di perline era una volta una collezione di pietre sacre, un insieme di amuleti. Molte tribù ebbero pietre feticce, ma poche sono sopravvissute com’è accaduto per la Kaaba e la Pietra di Scone. Il fuoco e l’acqua furono anch’essi tra i primi feticci, e l’adorazione del fuoco, come la credenza nell’acqua benedetta, sopravvivono ancora.

88:1.3 (967.5) Gli alberi feticci furono uno sviluppo successivo, ma presso certe tribù la persistenza dell’adorazione della natura portò a credere in amuleti abitati da certi tipi di spiriti della natura. Quando piante e frutti divenivano feticci erano tabù come cibo. La mela fu tra le prime ad entrare in questa categoria; essa non fu mai mangiata dai popoli levantini.

88:1.4 (967.6) Se un animale mangiava carne umana diveniva un feticcio. In tal modo il cane divenne l’animale sacro dei Parsi. Se il feticcio è un animale ed il fantasma vi risiede in permanenza, allora il feticismo può sfociare nella reincarnazione. Per molti aspetti i selvaggi invidiavano gli animali; essi non si sentivano superiori a loro e spesso prendevano il nome dalla loro bestia favorita.

88:1.5 (967.7) Quando degli animali divenivano feticci ne seguivano i tabù sull’assunzione di carne dell’animale feticcio. Le scimmie e le scimmie antropomorfe, a causa della loro somiglianza con gli uomini, divennero presto animali feticcio; più tardi serpenti, uccelli e porci furono anch’essi considerati in modo analogo. In una certa epoca la mucca fu un feticcio; il suo latte era tabù ed i suoi escrementi erano tenuti in alta considerazione. Il serpente fu venerato in Palestina, specialmente dai Fenici i quali, come gli Ebrei, lo consideravano il portavoce degli spiriti cattivi. Anche molti popoli moderni credono nel potere magico dei rettili. Il serpente è stato venerato dall’Arabia, attraverso l’India, fino agli uomini rossi nella danza del serpente della tribù Moqui.

88:1.6 (968.1) Certi giorni della settimana erano feticci. Per molte ere il venerdì è stato considerato un giorno sfortunato ed il numero tredici funesto. I numeri fortunati tre e sette provennero da rivelazioni successive; il quattro era il numero fortunato dell’uomo primitivo e fu derivato dal riconoscimento iniziale dei quattro punti cardinali. Era considerato un fatto sfavorevole contare il bestiame o altri beni; gli antichi si opponevano sempre al censimento, alla “numerazione del popolo”.

88:1.7 (968.2) L’uomo primitivo non fece del sesso un feticcio eccessivo; la funzione della riproduzione riceveva solo un’attenzione limitata. Il selvaggio aveva una mentalità naturale, né oscena né lasciva.

88:1.8 (968.3) La saliva era un potente feticcio; i demoni potevano essere scacciati da una persona sputando su di essa. Il più grande complimento di un anziano o di un superiore era sputare su una persona. Certe parti del corpo umano furono considerate potenziali feticci, in particolare i capelli e le unghie. Le unghie lunghe dei capi erano molto apprezzate ed i loro ritagli erano un potente feticcio. La credenza nei crani feticcio incise molto sull’attività dei successivi cacciatori di teste. Il cordone ombelicale era un feticcio altamente apprezzato; ancora oggi è considerato tale in Africa. Il primo giocattolo dell’umanità fu un cordone ombelicale conservato. Ornato di perle, come si faceva spesso, esso fu la prima collana dell’uomo.

88:1.9 (968.4) I bambini gobbi o storpi erano considerati feticci; si credeva che i pazzi fossero stati colpiti dalla luna. L’uomo primitivo non sapeva distinguere tra genio e follia; gli idioti erano sia battuti a morte sia venerati come personalità feticce. L’isteria confermò sempre più la credenza popolare nella stregoneria; gli epilettici erano spesso sacerdoti o stregoni. L’ubriachezza era considerata una forma di possessione da parte degli spiriti; quando un selvaggio faceva baldoria, metteva una foglia nei suoi capelli allo scopo di disconoscere la responsabilità dei suoi atti. Veleni e bevande alcoliche divennero feticci; essi erano ritenuti posseduti.

88:1.10 (968.5) Molte persone consideravano i geni personalità feticce possedute da uno spirito saggio. E questi uomini di talento impararono presto a ricorrere alla frode e all’inganno per favorire i loro interessi personali. Si credeva che un uomo feticcio fosse più che umano; egli era divino ed anche infallibile. In tal modo dirigenti, re, sacerdoti, profeti e capi della Chiesa finirono per disporre di un grande potere e per esercitare un’autorità illimitata.

2. L’evoluzione del feticcio

88:2.1 (968.6) Si supponeva che i fantasmi preferissero abitare un oggetto che era appartenuto loro mentre vivevano nella carne. Questa credenza spiega l’efficacia di molte reliquie moderne. Gli antichi veneravano sempre le ossa dei loro capi, ed i resti dello scheletro di santi e di eroi sono ancora considerati con timore superstizioso da molte persone. Anche oggi si fanno pellegrinaggi sulle tombe di grandi uomini.

88:2.2 (968.7) La credenza nelle reliquie è una conseguenza dell’antico culto dei feticci. Le reliquie delle religioni moderne rappresentano un tentativo di razionalizzare il feticcio del selvaggio ed elevarlo in tal modo ad una posizione di dignità e rispettabilità nei sistemi religiosi moderni. Si considera pagano credere nei feticci e nella magia, ma si ritiene corretto accettare reliquie e miracoli.

88:2.3 (969.1) Il focolare — il camino — divenne più o meno un feticcio, un luogo sacro. I santuari ed i templi furono inizialmente luoghi feticci perché vi venivano sepolti i morti. La capanna feticcio degli Ebrei fu elevata da Mosè a luogo in cui alloggiava un superfeticcio, il concetto allora esistente della legge di Dio. Ma gli Israeliti non abbandonarono mai la credenza peculiare dei Cananei nell’altare di pietra: “E questa pietra che ho innalzato come una stele sarà la dimora di Dio.” Essi credevano veramente che lo spirito del loro Dio abitasse in questi altari di pietra, che erano in realtà dei feticci.

88:2.4 (969.2) Le prime statue furono fatte per conservare le sembianze e la memoria dei morti illustri; esse erano in realtà dei monumenti. Gli idoli furono un affinamento del feticismo. I primitivi credevano che una cerimonia di consacrazione inducesse lo spirito ad entrare nella statua; similmente, quando certi oggetti erano benedetti, divenivano degli amuleti.

88:2.5 (969.3) Mosè, aggiungendo il secondo comandamento all’antico codice morale di Dalamatia, fece uno sforzo per controllare l’adorazione dei feticci tra gli Ebrei. Egli ordinò in particolare di non fare alcuna specie d’immagine che potesse essere consacrata come feticcio. Egli disse chiaramente: “Tu non farai alcun idolo né alcunché di simile a qualunque cosa che sta in alto nel cielo, o in basso sulla terra, o nelle acque della terra.” Anche se questo comandamento contribuì molto a ritardare l’arte tra gli Ebrei, limitò l’adorazione di feticci. Ma Mosè era troppo saggio per tentare di sostituire repentinamente gli antichi feticci, e perciò acconsentì che fossero poste certe reliquie a fianco della legge nella combinazione di altare da guerra e di reliquiario religioso che era l’arca.

88:2.6 (969.4) Divennero infine feticci certe parole, in modo speciale quelle che erano considerate come parole di Dio; in questo modo i libri sacri di molte religioni sono divenuti delle prigioni feticiste che incarcerano l’immaginazione spirituale dell’uomo. Lo sforzo stesso di Mosè contro i feticci divenne un feticcio supremo; il suo comandamento fu utilizzato più tardi per denigrare l’arte e ritardare il godimento e la venerazione del bello.

88:2.7 (969.5) Nei tempi antichi la feticcia parola dell’autorità era una dottrina che ispirava paura, il più terribile di tutti i tiranni che asservono gli uomini. Un feticcio dottrinale porterà l’uomo mortale ad ingannare se stesso gettandosi nelle grinfie del bigottismo, del fanatismo, della superstizione, dell’intolleranza e delle più atroci crudeltà barbare. Il rispetto moderno per la saggezza e la verità è solo lo sfuggire recente alla tendenza ad istituire dei feticci fino ai livelli più elevati di pensiero e di ragionamento. Per quanto concerne le raccolte di scritti feticci che diverse religioni conservano come libri sacri, si ritiene non solo che ciò che c’è nel libro sia vero, ma anche che ogni verità sia contenuta in quel libro. Se uno di questi libri sacri parla per caso della terra come pianeta piatto, allora per lunghe generazioni uomini e donne peraltro assennati rifiuteranno di accettare la prova evidente che il pianeta è rotondo.

88:2.8 (969.6) La pratica di aprire uno di questi libri sacri per lasciare cadere l’occhio a caso su un passaggio, conformandosi al quale si possono determinare importanti decisioni o progetti della vita, non è né più né meno che un totale feticismo. Prestare giuramento su un “libro sacro” o giurare su qualche oggetto di suprema venerazione è una forma di raffinato feticismo.

88:2.9 (969.7) Rappresenta invece un reale progresso evoluzionario passare dalla paura feticistica dei ritagli di unghie di un capo selvaggio alla venerazione di una stupenda collezione di lettere, di leggi, di leggende, di allegorie, di miti, di poemi e di cronache, i quali, dopotutto, riflettono la vagliata saggezza morale di molti secoli, almeno fino a quando non sono riuniti come “libro sacro”.

88:2.10 (970.1) Per diventare feticci le parole dovevano essere considerate ispirate, e l’invocazione di scritti ritenuti d’ispirazione divina portò direttamente all’istituzione dell’autorità della Chiesa mentre l’evoluzione di forme civili portò alla realizzazione dell’autorità dello Stato.

3. Il totemismo

88:3.1 (970.2) Il feticismo si ritrovava in tutti i culti primitivi, dalla primissima credenza nelle pietre sacre, passando per l’idolatria, il cannibalismo e l’adorazione della natura, fino al totemismo.

88:3.2 (970.3) Il totemismo è una combinazione di osservanze sociali e religiose. Originariamente si credeva che il rispetto per l’animale totem di supposta origine biologica assicurasse provviste di cibo. I totem erano ad un tempo simboli dei gruppi e loro dei. Un tale dio era il clan personificato. Il totemismo fu una fase del tentativo di socializzare la religione altrimenti personale. Il totem si evolvé alla fine nella bandiera, o simbolo nazionale, dei diversi popoli moderni.

88:3.3 (970.4) Una borsa feticcio, una borsa per medicamenti, era un sacchetto contenente un rispettabile assortimento di articoli impregnati di fantasmi, e lo stregone di un tempo non permetteva mai che la sua borsa, simbolo del suo potere, toccasse il suolo. I popoli civilizzati del ventesimo secolo stanno attenti che le loro bandiere, emblemi della coscienza nazionale, similmente non tocchino mai il suolo.

88:3.4 (970.5) Le insegne di cariche sacerdotali e regali furono alla fine considerate feticci ed il feticcio dello Stato supremo è passato per molti stadi di sviluppo, dai clan alle tribù, dalla signoria alla sovranità, dai totem alle bandiere. Re feticci hanno regnato per “diritto divino” e sono esistite molte altre forme di governo. Gli uomini hanno fatto un feticcio anche della democrazia, l’esaltazione e la venerazione delle idee dell’uomo comune quando sono chiamate collettivamente “opinione pubblica”. L’opinione di un solo uomo, presa isolatamente, non è considerata di grande valore, ma quando molti uomini agiscono collettivamente come una democrazia, questo identico giudizio mediocre è considerato arbitro di giustizia e modello di rettitudine.

4. La magia

88:4.1 (970.6) L’uomo civilizzato affronta i problemi di un ambiente reale con la sua scienza; l’uomo selvaggio tentava di risolvere i problemi reali di un ambiente illusorio di fantasmi con la magia. La magia era la tecnica con la quale si manipolava l’ambiente ipotetico degli spiriti le cui macchinazioni spiegavano incessantemente l’inesplicabile; era l’arte di ottenere la cooperazione volontaria degli spiriti e di costringerli a portare il loro aiuto involontario mediante l’impiego di feticci o di altri spiriti più potenti.

88:4.2 (970.7) L’obiettivo della magia, della stregoneria e della negromanzia era duplice:

88:4.3 (970.8) 1. Riuscire a penetrare il futuro.

88:4.4 (970.9) 2. Influenzare favorevolmente l’ambiente.

88:4.5 (970.10) Gli obiettivi della scienza sono identici a quelli della magia. L’umanità progredisce dalla magia alla scienza non per mezzo della meditazione e della ragione, ma piuttosto per mezzo di una lunga esperienza, gradualmente e penosamente. L’uomo avanza pian piano a ritroso verso la verità, cominciando nell’errore, progredendo nell’errore e raggiungendo alla fine la soglia della verità. Solo con l’arrivo del metodo scientifico l’uomo ha guardato in avanti. Ma l’uomo primitivo doveva sperimentare o perire.

88:4.6 (970.11) Il fascino della superstizione primitiva fu la madre della curiosità scientifica successiva. C’era un’emozione dinamica progressista — paura aggiunta a curiosità — in queste superstizioni primitive; c’era una forza di propulsione progressista nell’antica magia. Queste superstizioni rappresentavano l’emersione del desiderio umano di conoscere e di controllare l’ambiente planetario.

88:4.7 (971.1) La magia ebbe una forte presa sul selvaggio perché egli non riusciva ad afferrare il concetto di morte naturale. L’idea successiva del peccato originale aiutò molto ad indebolire la presa della magia sulla razza perché spiegava la morte naturale. In una certa epoca non era affatto insolito che dieci persone innocenti fossero messe a morte a causa della supposta responsabilità di una sola morte naturale. Questa è una delle ragioni per le quali i popoli antichi non si sono moltiplicati più rapidamente, e ciò si verifica ancora presso alcune tribù africane. L’accusato confessava di solito la sua colpa, anche se doveva affrontare la morte.

88:4.8 (971.2) La magia è naturale per un selvaggio. Egli crede che un nemico possa effettivamente essere ucciso mediante pratiche di stregoneria sui suoi capelli tagliati o sui suoi ritagli di unghie. L’esito mortale di morsi di serpente era attribuito alla magia dello stregone. La difficoltà di combattere la magia sorge dal fatto che la paura può uccidere. I popoli primitivi temevano talmente la magia che essa uccideva realmente e tali risultati erano sufficienti per convalidare questa errata credenza. In caso di fallimento c’era sempre una qualche spiegazione plausibile; il rimedio per una magia imperfetta era un supplemento di magia.

5. Gli amuleti magici

88:5.1 (971.3) Poiché ogni oggetto collegato al corpo poteva diventare un feticcio, la magia più primitiva s’interessò dei capelli e delle unghie. La segretezza che accompagnava le eliminazioni corporali ebbe origine dalla paura che un nemico potesse impadronirsi di qualche derivato del corpo ed utilizzarlo per una magia nociva; tutti gli escrementi del corpo venivano perciò attentamente interrati. Ci si asteneva dallo sputare in pubblico per timore che la saliva potesse essere usata in una magia deleteria; lo sputo veniva sempre coperto. Anche i residui di cibo, i vestiti e gli ornamenti potevano diventare strumenti di magia. Il selvaggio non lasciava mai residui del suo pasto sulla tavola. E tutto ciò era fatto per paura che i propri nemici potessero usare queste cose in riti magici, non per un apprezzamento del valore igienico di tali pratiche.

88:5.2 (971.4) Gli amuleti magici erano composti da una grande varietà di cose: carne umana, unghie di tigre, denti di coccodrillo, semi di piante velenose, veleno di serpente e capelli umani. Le ossa dei morti erano molto magiche. Anche la polvere di orme di piede poteva essere usata in magia. Gli antichi credevano molto negli amuleti d’amore. Il sangue ed altre forme di secrezione corporale erano in grado di assicurare l’influenza magica dell’amore.

88:5.3 (971.5) Si riteneva che le immagini fossero efficaci in magia. Venivano fatte delle effigi, e quando le si trattava bene o male, si credeva che gli stessi effetti raggiungessero la persona reale. Nel fare degli acquisti le persone superstiziose masticavano un pezzo di legno duro allo scopo d’intenerire il cuore del venditore.

88:5.4 (971.6) Il latte di una vacca nera era altamente magico, così come lo erano i gatti neri. Il bastone o la bacchetta erano magici, insieme con i tamburi, le campane e i nodi. Tutti gli oggetti antichi erano degli amuleti magici. Le pratiche di una civiltà nuova o più elevata erano guardati con sospetto a causa della loro presunta natura magica cattiva. Gli scritti, le stampe e le immagini furono a lungo considerati in tal modo.

88:5.5 (971.7) L’uomo primitivo credeva che i nomi dovessero essere trattati con rispetto, specialmente i nomi degli dei. Il nome era considerato come un’entità, un’influenza distinta dalla personalità fisica; esso era tenuto nella stessa considerazione dell’anima e dell’ombra. I nomi venivano dati in prestito; un uomo non poteva usare il suo nome prima di averlo riscattato pagando il prestito. Oggi si firma con il proprio nome un pagherò. Il nome di un individuo divenne ben presto importante in magia. Il selvaggio aveva due nomi; quello principale era considerato troppo sacro per essere usato in occasioni ordinarie, da qui il secondo nome o nome comune — un soprannome. Egli non diceva mai il suo vero nome a degli stranieri. Ogni esperienza di natura insolita lo portava a cambiare il suo nome; talvolta ciò avveniva nello sforzo di guarire una malattia o di arrestare la malasorte. Il selvaggio poteva ottenere un nuovo nome acquistandolo dal capo tribù; gli uomini investono ancora in titoli e in gradi. Ma tra le tribù più primitive, come i Boscimani dell’Africa, i nomi individuali non esistono.

6. La pratica della magia

88:6.1 (972.1) La magia fu praticata con l’impiego di bacchette, di riti “medicali” e d’incantesimi ed era abitudine per chi li praticava lavorare svestiti. Le donne erano più numerose degli uomini tra i maghi primitivi. In magia, “medicina” significa mistero, non trattamento. Il selvaggio non curava mai se stesso; non prendeva mai medicine se non su consiglio degli specialisti in magia. Gli stregoni vudù del ventesimo secolo sono tipici dei maghi di un tempo.

88:6.2 (972.2) C’era una fase pubblica ed una privata della magia. Quella compiuta dallo stregone, dallo sciamano o dal sacerdote era considerata destinata al bene di tutta la tribù. Le streghe, gli stregoni ed i maghi dispensavano una magia privata, una magia personale ed egoistica che era impiegata come metodo coercitivo per portare il male sui nemici. Il concetto di duplice spiritismo, di buoni e cattivi spiriti, diede origine alle credenze successive nella magia bianca e in quella nera. E via via che la religione si evolvé, il termine magia fu applicato alle operazioni degli spiriti estranei al proprio culto ed esso fu anche riferito alle credenze più antiche nei fantasmi.

88:6.3 (972.3) Le combinazioni di parole, il rituale di canti e d’incantesimi, erano altamente magici. Certi incantesimi primitivi si trasformarono alla fine in preghiere. Ben presto fu praticata la magia imitativa; le preghiere furono rappresentate; le danze magiche non erano nient’altro che preghiere messe in scena. La preghiera sostituì gradualmente la magia come associata ai sacrifici.

88:6.4 (972.4) La gestualità, essendo più antica della parola, era più sacra e magica, e la mimica era ritenuta avere un forte potere magico. Gli uomini rossi inscenavano spesso una danza del bisonte in cui uno di loro faceva la parte di un bisonte, e venendo preso egli assicurava il successo della caccia imminente. Le festività sessuali del Calendimaggio erano semplicemente una magia imitativa, un richiamo suggestivo alle passioni sessuali del mondo vegetale. La bambola fu inizialmente impiegata come talismano magico dalle spose sterili.

88:6.5 (972.5) La magia fu il ramo dell’albero religioso evoluzionario che produsse alla fine il frutto di un’era scientifica. La credenza nell’astrologia portò allo sviluppo dell’astronomia; la credenza nella pietra filosofale portò alla conoscenza approfondita dei metalli, mentre la credenza in numeri magici fondò la scienza della matematica.

88:6.6 (972.6) Ma un mondo così pieno di amuleti contribuì molto a distruggere ogni ambizione ed ogni iniziativa personali. I frutti del lavoro supplementare o della diligenza erano considerati magici. Se un uomo aveva nel suo campo più grano del suo vicino poteva essere trascinato davanti al capo ed accusato di aver attirato questo grano in più dal campo del suo vicino indolente. In verità in quest’epoca di barbarie era pericoloso sapere troppo; c’era sempre il pericolo di essere giustiziato come praticante di magia nera.

88:6.7 (972.7) Gradualmente la scienza sta rimuovendo dalla vita il fattore azzardo. Ma se i metodi moderni di educazione fallissero, ci sarebbe un ritorno quasi immediato alle credenze primitive nella magia. Queste superstizioni persistono ancora nella mente di molte persone cosiddette civilizzate. Il linguaggio contiene molte espressioni fossili che testimoniano come la razza sia stata a lungo immersa nella superstizione magica, parole quali maleficio, cattiva stella, possessione, ispirazione, sparire per incanto, ingegnosità, incantatore, stupefatto e stupito. E degli esseri umani intelligenti credono ancora nella buona sorte, nel malocchio e nell’astrologia.

88:6.8 (973.1) La magia antica fu il bozzolo della scienza moderna, indispensabile al suo tempo ma ora non più utile. E così i fantasmi della superstizione ignorante agitarono la mente primitiva degli uomini fino a quando non poterono nascere i concetti della scienza. Oggi Urantia è agli albori di questa evoluzione intellettuale. Una metà del mondo è bramosa di conoscere la luce della verità ed i fatti della scoperta scientifica, mentre l’altra metà langue tra le braccia dell’antica superstizione e di una magia appena dissimulata.

88:6.9 (973.2) [Presentato da un Brillante Astro della Sera di Nebadon.]

Fascicolo 89 - Peccato, sacrificio ed espiazione

Il Libro di Urantia

Fascicolo 89

Peccato, sacrificio ed espiazione

89:0.1 (974.1) L’UOMO primitivo si considerava in debito verso gli spiriti, come avente bisogno di redenzione. Secondo il punto di vista dei selvaggi, gli spiriti avrebbero potuto punirli, per giustizia, con molta più malasorte. Con il passare del tempo questo concetto si trasformò nella dottrina del peccato e della salvezza. Si riteneva che l’anima venisse al mondo con una penalità — il peccato originale. L’anima doveva essere redenta; si doveva fornire un capro espiatorio. Il cacciatore di teste, oltre a praticare il culto dell’adorazione del cranio, poteva fornire un sostituto per la sua stessa vita, un uomo che fungesse da capro espiatorio.

89:0.2 (974.2) Il selvaggio fu ben presto ossessionato dalla nozione che gli spiriti provassero una soddisfazione suprema alla vista della miseria, della sofferenza e dell’umiliazione umane. All’inizio l’uomo si occupò solo dei peccati di commissione, ma in seguito si preoccupò dei peccati di omissione. E tutto il sistema successivo dei sacrifici si sviluppò attorno a queste due idee. Questo nuovo rituale riguardava l’osservanza delle cerimonie di propiziazione dei sacrifici. L’uomo primitivo credeva che si dovesse fare qualcosa di speciale per conquistare il favore degli dei; solo una civiltà evoluta riconosce un Dio costantemente sereno e benevolo. La propiziazione era un’assicurazione contro la cattiva sorte immediata piuttosto che un investimento per una felicità futura. I riti di evitazione, di esorcismo, di coercizione e di propiziazione si fondono tutti gli uni negli altri.

1. Il tabù

89:1.1 (974.3) L’osservanza di un tabù era lo sforzo dell’uomo di schivare la cattiva sorte, di non offendere gli spiriti fantasma astenendosi da qualcosa. All’inizio i tabù non erano religiosi, ma acquisirono presto l’approvazione dei fantasmi e degli spiriti, e quando furono rafforzati in tal modo, divennero dei legislatori e dei costruttori d’istituzioni. Il tabù è la fonte delle norme cerimoniali e l’antenato dell’autocontrollo primitivo. Esso fu la primissima forma di regolamentazione sociale e per lungo tempo la sola; ed è ancora un fattore fondamentale della struttura sociale regolatrice.

89:1.2 (974.4) Il rispetto che queste proibizioni ispiravano alla mente del selvaggio eguagliava esattamente la sua paura dei poteri che si riteneva imponessero tali proibizioni. I tabù sorsero inizialmente a causa dell’esperienza casuale con la cattiva sorte; in seguito furono proposti dai capi e dagli sciamani — uomini feticcio che si riteneva fossero guidati da uno spirito fantasma, o addirittura da un dio. La paura della punizione degli spiriti è così grande nella mente di un primitivo che talvolta muore di spavento quando ha violato un tabù, e questo episodio drammatico rafforza enormemente la presa del tabù sulla mente dei sopravviventi.

89:1.3 (974.5) Tra le primissime proibizioni c’erano le restrizioni sull’appropriazione delle donne e di altri beni. A mano a mano che la religione cominciò a svolgere un ruolo più ampio nell’evoluzione del tabù, l’articolo messo al bando fu considerato impuro, successivamente empio. Gli annali degli Ebrei sono pieni di menzioni concernenti cose pure ed impure, sante ed empie, ma le loro credenze in tal senso erano molto meno ingombranti ed estese di quelle di molti altri popoli.

89:1.4 (975.1) I sette comandamenti di Dalamatia e di Eden, così come le dieci leggi degli Ebrei, erano dei tabù definiti, tutti espressi nella stessa forma negativa delle più antiche proibizioni. Ma questi ultimi codici erano veramente emancipatori per il fatto che prendevano il posto di migliaia di tabù preesistenti. Inoltre questi comandamenti più tardivi promettevano in modo preciso qualcosa come ricompensa per l’obbedienza.

89:1.5 (975.2) I tabù primitivi sul cibo ebbero origine dal feticismo e dal totemismo. Il maiale era sacro per i Fenici, la vacca per gli Indù. Il tabù egiziano sulla carne di porco è stato perpetuato dalle fedi ebraica ed islamica. Una variante del tabù sul cibo era la credenza che una donna incinta potesse pensare talmente ad un certo alimento che il bambino, alla nascita, sarebbe stato il riflesso di questo alimento. Tali cibi sarebbero stati tabù per il bambino.

89:1.6 (975.3) I modi di mangiare divennero presto dei tabù, e così ebbe origine l’etichetta per la tavola antica e moderna. I sistemi di casta ed i livelli sociali sono vestigia residue di antiche proibizioni. I tabù furono molto efficaci per organizzare la società, ma erano terribilmente opprimenti; il sistema di proibizione negativa conteneva non solo regole utili e costruttive ma anche tabù obsoleti, triti ed inutili.

89:1.7 (975.4) Nessuna società civilizzata, tuttavia, può permettersi di criticare l’uomo primitivo, eccetto che per questi svariati e diffusi tabù, ed il tabù non sarebbe mai persistito se non fosse stato appoggiato dall’approvazione della religione primitiva. Molti dei fattori essenziali dell’evoluzione dell’uomo sono stati estremamente onerosi, sono costati immensi tesori di sforzi, di sacrifici e di rinunce; ma questi successi nell’autocontrollo sono stati i gradini stessi sui quali l’uomo ha salito la scala ascendente della civiltà.

2. Il concetto di peccato

89:2.1 (975.5) La paura del caso ed il timore della cattiva sorte spinsero letteralmente l’uomo all’invenzione della religione primitiva come supposta assicurazione contro queste calamità. Dalla magia e dai fantasmi la religione si evolvé, attraverso gli spiriti ed i feticci, fino ai tabù. Ogni tribù primitiva aveva il suo albero dal frutto proibito, letteralmente il melo, ma figurativamente consistente in un migliaio di rami pendenti carichi di ogni sorta di tabù. E l’albero proibito diceva sempre: “Tu non farai.”

89:2.2 (975.6) Quando la mente del selvaggio si evolvé fino al punto d’immaginare buoni e cattivi spiriti, e quando il tabù ricevette l’approvazione solenne della religione in evoluzione, la scena fu pronta per l’apparizione del nuovo concetto di peccato. L’idea di peccato era universalmente stabilita nel mondo prima che la religione rivelata facesse il suo ingresso. Fu solo attraverso il concetto di peccato che la morte naturale divenne logica per la mente primitiva. Il peccato era la trasgressione del tabù e la morte era la punizione del peccato.

89:2.3 (975.7) Il peccato era rituale, non razionale; era un atto, non un pensiero. E l’intero concetto di peccato era sostenuto dalle vaghe tradizioni di Dilmun e dei tempi di un piccolo paradiso sulla terra. La tradizione di Adamo e del Giardino di Eden conferiva anch’essa sostanza al sogno di un’antica “età d’oro” agli albori delle razze. Tutto ciò confermava le idee espresse più tardi nella credenza che l’uomo avesse avuto la sua origine in una creazione speciale, che avesse iniziato la sua carriera nella perfezione e che la trasgressione dei tabù — il peccato — l’avesse abbassato al suo triste destino successivo.

89:2.4 (976.1) La violazione abituale di un tabù divenne un vizio; la legge primitiva fece del vizio un crimine; la religione ne fece un peccato. Presso le tribù primitive la violazione di un tabù era insieme un crimine ed un peccato. Una calamità che colpiva la comunità era sempre considerata come punizione di un peccato della tribù. Per coloro che credevano che la prosperità andasse di pari passo con la rettitudine, l’apparente prosperità del malvagio causò tale preoccupazione che fu necessario inventare degli inferni per punire i violatori dei tabù; il numero di questi luoghi di punizione futura è variato da uno a cinque.

89:2.5 (976.2) L’idea di confessione e di perdono apparve presto nella religione primitiva. Gli uomini chiedevano perdono in una riunione pubblica per i peccati che intendevano commettere la settimana seguente. La confessione era semplicemente un rito di remissione ed anche una denuncia pubblica di contaminazione, un rituale per gridare “impuro, impuro!” Seguivano poi tutte le forme rituali di purificazione. Tutti i popoli antichi praticarono queste cerimonie prive di senso. Molte usanze apparentemente igieniche delle tribù primitive erano prevalentemente cerimoniali.

3. Rinuncia ed umiliazione

89:3.1 (976.3) La rinuncia fu la tappa successiva dell’evoluzione religiosa; il digiuno fu una pratica comune. Ben presto divenne usanza rinunciare a molte forme di piacere fisico, specialmente di natura sessuale. Il rituale del digiuno era profondamente radicato in molte religioni antiche ed è stato trasmesso praticamente a tutti i sistemi teologici moderni di pensiero.

89:3.2 (976.4) Giusto nel momento in cui i barbari cominciavano ad abbandonare la pratica dispendiosa di bruciare e di seppellire i beni con i morti, proprio quando la struttura economica delle razze cominciava a prendere forma, apparve questa nuova dottrina religiosa della rinuncia, e decine di migliaia di anime sincere si misero a praticare la povertà. I beni furono considerati un ostacolo spirituale. Queste nozioni dei pericoli spirituali connessi con il possesso di beni materiali erano molto diffuse all’epoca di Filone e di Paolo, e da allora hanno sempre notevolmente influenzato la filosofia europea.

89:3.3 (976.5) La povertà era semplicemente una parte del rituale di mortificazione della carne che, sfortunatamente, fu incorporato negli scritti e negli insegnamenti di molte religioni, in particolare del Cristianesimo. La penitenza è la forma negativa di questo rituale tante volte insensato della rinuncia. Ma tutto ciò insegnò al selvaggio l’autocontrollo e fu un valido progresso nell’evoluzione sociale. La negazione di sé e l’autocontrollo furono due delle più grandi conquiste sociali della religione evoluzionaria primitiva. L’autocontrollo portò l’uomo ad una nuova filosofia di vita; gli insegnò l’arte di accrescere la sua frazione di vita diminuendo il denominatore delle esigenze personali invece di tentare sempre di aumentare il numeratore della gratificazione egoista.

89:3.4 (976.6) Queste antiche idee di autodisciplina comprendevano la flagellazione ed ogni sorta di tortura fisica. I sacerdoti del culto della madre erano particolarmente attivi nell’insegnare la virtù della sofferenza fisica, dando l’esempio col sottoporsi alla castrazione. Gli Ebrei, gli Indù e i Buddisti erano ardenti seguaci di questa dottrina di umiliazione fisica.

89:3.5 (976.7) Durante tutta l’antichità gli uomini cercarono con questi metodi d’inscrivere crediti addizionali sui registri di autonegazione dei loro dei. Un tempo fu usanza, quando si era sotto certe tensioni emotive, di fare voto di autonegazione e di autotortura. Con il tempo questi voti assunsero la forma di contratti con gli dei, ed in tal senso rappresentarono un vero progresso evoluzionario per il fatto che gli dei furono ritenuti fare qualcosa di preciso come ricompensa di questa autotortura e di questa mortificazione della carne. I voti erano sia negativi che positivi. Promesse di questo genere dannoso ed estremo si osservano meglio oggi tra certi gruppi dell’India.

89:3.6 (977.1) Fu naturale che il culto della rinuncia e dell’umiliazione avesse rivolto l’attenzione alla soddisfazione sessuale. Il culto della continenza ebbe origine come rituale tra i soldati prima d’iniziare una battaglia; in tempi successivi divenne la pratica dei “santi”. Questo culto tollerava il matrimonio solo come male minore rispetto alla fornicazione. Molte delle grandi religioni del mondo sono state sfavorevolmente influenzate da questo antico culto, ma nessuna più marcatamente del Cristianesimo. L’apostolo Paolo fu un devoto di questo culto, ed i suoi punti di vista personali sono riflessi negli insegnamenti che fissò nella teologia cristiana: “È bene per un uomo non toccare una donna.” “Vorrei che tutti gli uomini fossero come me.” “Io dico dunque ai celibi e alle vedove, è bene per loro mantenersi come me.” Paolo sapeva bene che questi insegnamenti non facevano parte del vangelo di Gesù, ed il suo riconoscimento di ciò è illustrato dalla sua affermazione: “Dico questo per licenza e non per comandamento.” Ma questo culto portò Paolo a disprezzare le donne. Il fatto spiacevole di tutto ciò è che le sue opinioni personali hanno influenzato a lungo gli insegnamenti di una grande religione del mondo. Se il consiglio del maestro costruttore di tende fosse stato seguito alla lettera ed universalmente, allora la razza umana sarebbe pervenuta ad una fine immediata ed ingloriosa. Inoltre, il coinvolgimento di una religione nell’antico culto della continenza portò direttamente ad una guerra contro il matrimonio e la famiglia, vere basi della società ed istituzioni fondamentali del progresso umano. E non c’è da stupirsi del fatto che queste credenze abbiano favorito la formazione di sacerdozi praticanti il celibato nelle numerose religioni dei vari popoli.

89:3.7 (977.2) Un giorno l’uomo dovrà apprendere come godere della libertà senza licenza, del nutrirsi senza ingordigia e del piacere senza depravazione. L’autocontrollo è una politica umana migliore per regolare la propria condotta rispetto all’estrema negazione di sé. Gesù non ha mai insegnato questi punti di vista irragionevoli ai suoi discepoli.

4. Le origini del sacrificio

89:4.1 (977.3) Il sacrificio come parte delle devozioni religiose, similmente a molti altri rituali di adorazione, non ebbe un’origine semplice ed unica. La tendenza ad inchinarsi davanti al potere ed a prostrarsi in adorazione in presenza di un mistero è prefigurata dall’accucciarsi del cane davanti al suo padrone. Non c’è che un passo tra l’impulso dell’adorazione e l’atto del sacrificio. L’uomo primitivo misurava il valore del suo sacrificio dal dolore di cui soffriva. Quando l’idea del sacrificio si accompagnò per la prima volta al cerimoniale religioso, non fu prevista alcuna offerta che non producesse sofferenza. I primi sacrifici furono degli atti quali strapparsi i capelli, incidere la carne, mutilarsi, rompersi i denti e tagliarsi le dita. Con il progredire della civiltà questi rozzi concetti del sacrificio furono elevati al livello dei rituali di autoabnegazione, di ascetismo, di digiuno, di privazione e più tardi della dottrina cristiana di santificazione attraverso afflizioni, sofferenze e la mortificazione della carne.

89:4.2 (977.4) Nell’evoluzione della religione si formarono ben presto due concetti del sacrificio: l’idea di sacrificare delle offerte, che implicava l’atteggiamento di rendere grazie, ed il sacrificio come debito, che inglobava l’idea di redenzione. Più tardi si sviluppò la nozione di sostituzione.

89:4.3 (977.5) Più tardi ancora l’uomo concepì che il suo sacrificio, di qualunque natura fosse, poteva servire come portatore di messaggi agli dei; poteva essere come un aroma gradevole nelle narici della deità. Ciò portò all’uso dell’incenso e di altre forme estetiche nei rituali del sacrificio, che si trasformarono in feste sacrificali, divenendo col tempo sempre più elaborati e adorni.

89:4.4 (978.1) A mano a mano che la religione si evolvé, i riti sacrificali di conciliazione e di propiziazione rimpiazzarono gli antichi metodi di elusione, di placamento e di esorcismo.

89:4.5 (978.2) L’idea iniziale del sacrificio era quella di un’imposta di neutralità percepita dagli spiriti ancestrali; solo più tardi si sviluppò l’idea di espiazione. Via via che l’uomo si allontanò dalla nozione dell’origine evoluzionaria della razza, e che le tradizioni dei tempi del Principe Planetario e del soggiorno di Adamo furono filtrate dal tempo, si diffuse il concetto di peccato e di peccato originale, cosicché il sacrificio per un peccato accidentale e personale si evolvé nella dottrina del sacrificio per l’espiazione del peccato razziale. L’espiazione del sacrificio era un meccanismo di assicurazione globale che copriva anche il risentimento e la gelosia di un dio sconosciuto.

89:4.6 (978.3) Circondato da così tanti spiriti suscettibili e da dei avidi, l’uomo primitivo doveva fronteggiare una tale schiera di deità creditrici che ci volevano tutti i sacerdoti, i rituali ed i sacrifici di un’intera vita per trarlo fuori dai suoi debiti spirituali. La dottrina del peccato originale, o colpa razziale, dotava inizialmente ogni persona di un grosso debito verso i poteri spirituali.

89:4.7 (978.4) Agli uomini vengono dati doni e regalie; ma quando sono offerti agli dei sono descritti come consacrati, resi sacri, o sono chiamati sacrifici. La rinuncia era la forma negativa della propiziazione; il sacrificio divenne la forma positiva. L’atto di propiziazione includeva la lode, la glorificazione, l’adulazione ed anche il divertimento. Sono i residui di queste pratiche positive dell’antico culto di propiziazione che costituiscono le forme moderne di adorazione divina. Le forme odierne di adorazione sono semplicemente la ritualizzazione di queste antiche tecniche sacrificali di propiziazione positiva.

89:4.8 (978.5) Il sacrificio di animali significava per l’uomo primitivo molto di più di quanto potrebbe mai significare per le razze moderne. Questi barbari consideravano gli animali come loro effettivi parenti prossimi. Con il passare del tempo l’uomo divenne accorto nei suoi sacrifici, cessando di offrire i suoi animali da lavoro. All’inizio egli sacrificava il meglio di ogni cosa, inclusi i suoi animali domestici.

89:4.9 (978.6) Non era una sciocca vanteria quella di un certo sovrano egiziano quando affermò di aver sacrificato: 113.433 schiavi, 493.386 capi di bestiame, 88 battelli, 2.756 statuette d’oro, 331.702 giare di miele e d’olio, 228.380 giare di vino, 680.714 oche, 6.744.428 pani e 5.740.352 sacchi di monete. E per fare questo aveva dovuto tassare pesantemente i suoi provati sudditi.

89:4.10 (978.7) Una reale necessità spinse alla fine questi semiselvaggi a mangiare la parte materiale dei loro sacrifici, avendo gli dei beneficiato della loro anima. Questa usanza trovò giustificazione sotto il pretesto dell’antico pasto sacro, un rito di comunione conforme alle usanze moderne.

5. Sacrifici e cannibalismo

89:5.1 (978.8) Le idee moderne sul cannibalismo primitivo sono del tutto sbagliate; esso faceva parte dei costumi della società primitiva. Mentre il cannibalismo è tradizionalmente orribile per la civiltà moderna, era un elemento della struttura sociale e religiosa della società primitiva. Gli interessi collettivi imposero la pratica del cannibalismo. Esso si sviluppò sotto la spinta della necessità e persisté a causa della schiavitù della superstizione e dell’ignoranza. Era un’usanza sociale, economica, religiosa e militare.

89:5.2 (979.1) L’uomo primitivo era cannibale; gradiva molto la carne umana e perciò la offriva come dono alimentare agli spiriti ed ai suoi dei primitivi. Poiché gli spiriti fantasma erano semplicemente degli uomini modificati, e poiché il cibo era il bisogno principale degli uomini, allora il cibo doveva essere similmente il bisogno più grande di uno spirito.

89:5.3 (979.2) Il cannibalismo fu un tempo quasi universale tra le razze in evoluzione. I Sangik erano tutti cannibali, ma in origine gli Andoniti non lo erano, e nemmeno i Noditi e gli Adamiti; né lo furono gli Anditi fino a quando non si furono notevolmente mescolati con le razze evoluzionarie.

89:5.4 (979.3) Il gusto per la carne umana cresce. Preso avvio attraverso la fame, l’amicizia, la vendetta o il rituale religioso, l’assunzione di carne umana prosegue fino al cannibalismo abituale. Il mangiare carne umana prese origine dalla scarsità di cibo, benché questa fosse stata raramente la ragione soggiacente. Gli Eschimesi e i primi Anditi, tuttavia, furono raramente cannibali, salvo che in tempi di carestia. Gli uomini rossi, specialmente nell’America Centrale, erano cannibali. Una volta era pratica generale per le madri primitive uccidere e mangiare i loro stessi figli per recuperare le forze perse durante il parto, e nel Queensland il primo figlio è ancora spesso ucciso in tal modo e divorato. In tempi recenti molte tribù africane hanno fatto deliberatamente ricorso al cannibalismo come misura di guerra, una sorta di atrocità con cui terrorizzare i loro vicini.

89:5.5 (979.4) Un certo cannibalismo risultò dalla degenerazione di stirpi un tempo superiori, ma fu perlopiù prevalente tra le razze evoluzionarie. Il cibarsi di carne umana ebbe inizio in un’epoca in cui gli uomini provavano emozioni intense ed aspre nei confronti dei loro nemici. Mangiare carne umana divenne parte di una cerimonia solenne di vendetta; si credeva che il fantasma di un nemico potesse in questo modo essere distrutto o incorporato in quello del mangiatore. Un tempo fu credenza molto diffusa che gli stregoni ottenessero i loro poteri mangiando carne umana.

89:5.6 (979.5) Certi gruppi di mangiatori di uomini volevano consumare soltanto membri della loro tribù, una consanguineità pseudospirituale che era ritenuta accentuare la solidarietà tribale. Ma essi mangiavano anche dei nemici per vendetta, con l’idea di appropriarsi della loro forza. Era considerato un onore per l’anima di un amico o di un compagno di tribù se il suo corpo veniva mangiato, mentre non era niente più che una giusta punizione per un nemico divorarlo in tal modo. La mente dei selvaggi non aveva alcuna pretesa di essere coerente.

89:5.7 (979.6) Presso certe tribù i genitori anziani cercavano di essere mangiati dai loro figli; presso altre era consuetudine astenersi dal mangiare i parenti prossimi, i cui corpi erano venduti o scambiati con quelli di stranieri. C’era un commercio considerevole di donne e di bambini che erano stati ingrassati per essere macellati. Quando le malattie o la guerra non riuscivano a limitare la popolazione, l’eccedenza veniva mangiata senza tante cerimonie.

89:5.8 (979.7) Il cannibalismo è andato gradualmente scomparendo a causa delle seguenti influenze:

89:5.9 (979.8) 1. Esso divenne talvolta una cerimonia comunitaria, l’assunzione di una responsabilità collettiva per infliggere la pena di morte ad un membro della tribù. Macchiarsi del sangue altrui cessa di essere un crimine quando vi partecipano tutti, la società. L’ultima pratica di cannibalismo in Asia fu di mangiare i criminali giustiziati.

89:5.10 (979.9) 2. Esso divenne molto presto un rito religioso, ma la crescita della paura dei fantasmi non contribuì sempre a ridurre l’assunzione di carne umana.

89:5.11 (979.10) 3. Alla fine esso progredì al punto che venivano mangiate solo certe parti od organi del corpo, quelle parti che si supponeva contenessero l’anima o porzioni dello spirito. Bere sangue divenne cosa comune, ed era usanza mescolare le parti “commestibili” del corpo con medicamenti.

89:5.12 (980.1) 4. Esso venne limitato agli uomini; si proibì alle donne di mangiare carne umana.

89:5.13 (980.2) 5. Esso fu successivamente limitato ai capi, ai sacerdoti e agli sciamani.

89:5.14 (980.3) 6. Esso divenne in seguito tabù tra le tribù superiori. Il tabù sul cannibalismo ebbe origine a Dalamatia e si diffuse lentamente nel mondo. I Noditi incoraggiarono la cremazione come mezzo per combattere il cannibalismo, poiché un tempo era pratica corrente dissotterrare i corpi sepolti e mangiarli.

89:5.15 (980.4) 7. Il sacrificio umano suonò gli ultimi rintocchi per il cannibalismo. La carne umana essendo divenuta il cibo di uomini superiori, dei capi, fu alla fine riservata agli spiriti ancora superiori; e così le offerte di sacrifici umani posero efficacemente fine al cannibalismo, salvo che tra le tribù più arretrate. Quando la pratica dei sacrifici umani fu pienamente stabilita, il cannibalismo divenne tabù; la carne umana era cibo solo per gli dei; l’uomo poteva mangiare soltanto un piccolo boccone cerimoniale, un sacramento.

89:5.16 (980.5) Alla fine la sostituzione con animali divenne di uso generale per gli scopi sacrificali, ed anche tra le tribù più arretrate il mangiare cani ridusse grandemente il cannibalismo. Il cane era il principale animale domestico ed era tenuto in alta considerazione sia come tale che come cibo.

6. L’evoluzione dei sacrifici umani

89:6.1 (980.6) I sacrifici umani furono un risultato indiretto del cannibalismo come pure la sua cura. Fornire delle scorte spirituali per il mondo degli spiriti portò anch’esso alla diminuzione della pratica di mangiare carne umana in quanto non fu mai usanza mangiare questi sacrifici morti. Nessuna razza è stata completamente esente dalla pratica dei sacrifici umani sotto una qualche forma ed in una qualche epoca, anche se gli Andoniti, i Noditi e gli Adamiti furono i meno dediti al cannibalismo.

89:6.2 (980.7) Il sacrificio umano è stato praticamente universale; esso persisté nelle usanze religiose dei Cinesi, degli Indù, degli Egiziani, degli Ebrei, dei Mesopotamici, dei Greci, dei Romani e di molti altri popoli, anche fino a tempi recenti tra le tribù arretrate dell’Africa e dell’Australia. Gli Indiani d’America più tardivi avevano una civiltà emergente dal cannibalismo e perciò impregnata di sacrifici umani, specialmente nell’America Centrale e nell’America del Sud. I Caldei furono i primi ad abbandonare i sacrifici umani nelle occasioni ordinarie, sostituendovi degli animali. Circa duemila anni fa un imperatore giapponese dal cuore tenero introdusse delle statuette d’argilla per rimpiazzare i sacrifici umani, ma fu meno di un migliaio di anni fa che questi sacrifici si estinsero nell’Europa settentrionale. Tra certe tribù arretrate il sacrificio umano è ancora praticato da volontari, una sorta di suicidio religioso o rituale. Uno sciamano ordinò una volta il sacrificio di un uomo anziano molto rispettato di una certa tribù. La popolazione si rivoltò, si rifiutò di obbedire. Ed allora l’uomo anziano si fece uccidere dal proprio figlio; gli antichi credevano realmente in questa usanza.

89:6.3 (980.8) Non c’è più tragica e patetica esperienza registrata, illustrativa dei laceranti contrasti tra le antiche usanze religiose onorate nel tempo e le esigenze opposte della civiltà in progresso, del racconto ebreo di Jefte e della sua unica figlia. Secondo l’usanza corrente quest’uomo bene intenzionato aveva fatto un voto sciocco, aveva fatto un contratto con il “dio delle battaglie” accettando di pagare un certo prezzo per la vittoria sui suoi nemici. E questo prezzo consisteva nel sacrificare chi fosse uscito per primo dalla sua casa per andargli incontro quando fosse ritornato. Jefte pensava che uno dei suoi fedeli schiavi sarebbe stato pronto a venirgli incontro in tal modo, ma capitò che sua figlia, la sua unica figlia, uscì per dargli il bentornato a casa. E così, anche in quella data più tarda e tra un popolo ritenuto civilizzato, questa bella giovane, dopo due mesi di pianto per la sua sorte, fu effettivamente offerta come sacrificio umano da suo padre e con l’approvazione dei membri della sua tribù. E tutto questo fu fatto a dispetto delle rigorose ordinanze di Mosè contro le offerte di sacrifici umani. Ma gli uomini e le donne sono invogliati a fare dei voti sciocchi ed inutili, e gli uomini dell’antichità consideravano questi impegni altamente sacri.

89:6.4 (981.1) Nei tempi antichi, quando s’iniziava una nuova costruzione di qualche importanza, era consuetudine uccidere un essere umano come “sacrificio per le fondamenta”. Ciò forniva uno spirito fantasma per vegliare e proteggere l’edificio. Quando i Cinesi si apprestavano a fondere una campana, l’usanza esigeva il sacrificio di almeno una giovane allo scopo di migliorare il timbro della campana; la giovane scelta veniva gettata viva nel metallo fuso.

89:6.5 (981.2) Fu a lungo pratica di molti gruppi murare degli schiavi vivi dentro muri importanti. In tempi successivi le tribù del nord dell’Europa sostituirono il murare l’ombra di un passante a questa usanza di seppellire persone vive nelle pareti delle nuove costruzioni. I Cinesi seppellivano in un muro gli operai che erano morti mentre lo costruivano.

89:6.6 (981.3) Un piccolo re di Palestina, nel costruire le mura di Gerico, “ne posò le fondamenta su Abiram, suo primogenito, e ne eresse le porte su suo figlio più giovane, Segub”. In quella data tardiva, non solo questo padre mise due dei suoi figli vivi negli scavi di fondazione delle porte della città, ma il suo atto è anche trascritto come compiuto “in conformità alla parola del Signore”. Mosè aveva proibito questi sacrifici per le fondamenta, ma gli Israeliti vi ritornarono ben presto dopo la sua morte. La cerimonia del ventesimo secolo di depositare dei ninnoli e dei ricordi nella prima pietra di una nuova costruzione è una reminiscenza dei sacrifici primitivi per le fondamenta.

89:6.7 (981.4) Fu a lungo usanza di molti popoli dedicare i primi frutti agli spiriti. E queste osservanze, ora più o meno simboliche, sono tutte sopravvivenze delle cerimonie primitive implicanti dei sacrifici umani. L’idea di offrire il primogenito come sacrificio era assai diffusa tra gli antichi, specialmente tra i Fenici, i quali furono gli ultimi ad abbandonarla. All’atto del sacrificio si usava dire “una vita per la vita”. Ora al momento della morte voi dite “polvere alla polvere”.

89:6.8 (981.5) Lo spettacolo di Abramo costretto a sacrificare suo figlio Isacco, benché sconvolgente per le suscettibilità civilizzate, non era un’idea nuova o strana per le persone di quell’epoca. Fu a lungo una pratica molto diffusa per i padri, nei momenti di grande tensione emotiva, sacrificare i loro primogeniti. Molti popoli hanno una tradizione analoga a questa storia, perché ci fu un tempo una credenza universale e profonda che fosse necessario offrire un sacrificio umano quando accadeva qualcosa di straordinario o d’insolito.

7. Le modificazioni del sacrificio umano

89:7.1 (981.6) Mosè tentò di porre fine ai sacrifici umani introducendo il riscatto come sostituto. Egli stabilì una tabella sistematica che permetteva al suo popolo di evitare le conseguenze peggiori delle proprie scelte avventate e sciocche. Terre, beni e figli potevano essere riscattati sulla base delle quote stabilite, che si dovevano pagare ai sacerdoti. I gruppi che cessarono di sacrificare i loro primogeniti ebbero ben presto grandi vantaggi sui loro vicini meno evoluti che continuarono questi atti atroci. Molte di queste tribù arretrate non solo s’indebolirono moltissimo per questa perdita di figli, ma la stessa successione del comando fu spesso interrotta.

89:7.2 (982.1) Una derivazione del passato sacrificio dei figli fu l’usanza d’imbrattare di sangue gli stipiti delle porte della casa per la protezione dei primogeniti. Ciò veniva fatto spesso in occasione di una delle feste sacre dell’anno, e questa cerimonia prevalse un tempo nella maggior parte del mondo, dal Messico all’Egitto.

89:7.3 (982.2) Anche dopo che la maggior parte dei gruppi aveva cessato il rituale di uccidere i figli, rimase l’usanza di abbandonare un figlio in mezzo al deserto o in una piccola imbarcazione sull’acqua. Se il figlio sopravviveva si credeva che gli dei fossero intervenuti per proteggerlo, come nelle tradizioni di Sargon, Mosè, Ciro e Romolo. Poi venne la pratica di consacrare i figli primogeniti come sacri o sacrificali, permettendo loro di crescere e poi esiliandoli invece di farli morire; questa fu l’origine della colonizzazione. I Romani aderirono a questa usanza nel loro piano di colonizzazione.

89:7.4 (982.3) Molte delle associazioni peculiari tra il lassismo sessuale ed il culto primitivo ebbero origine in connessione con i sacrifici umani. Nei tempi antichi, se una donna incontrava dei cacciatori di teste, poteva riscattare la propria vita con una concessione sessuale. Più tardi una giovane consacrata in sacrificio agli dei poteva scegliere di riscattare la sua vita dedicando per sempre il suo corpo al servizio sessuale sacro del tempio; in questo modo poteva procurarsi il denaro per il suo riscatto. Gli antichi consideravano molto nobilitante avere rapporti sessuali con una donna impegnata in tal modo a riscattare la sua vita. Congiungersi con queste giovani sacre era una cerimonia religiosa, ed inoltre questo rituale forniva un pretesto accettabile per soddisfazioni sessuali ordinarie. Questo era un modo sottile d’ingannare se stessi, e sia le giovani che i loro partner provavano piacere a praticarlo. I costumi sono sempre in ritardo rispetto al progresso evoluzionario della civiltà, sanzionando in tal modo le pratiche sessuali più primitive e più barbare delle razze in evoluzione.

89:7.5 (982.4) La prostituzione nei templi si estese alla fine in tutta l’Europa meridionale e nell’Asia. Il denaro guadagnato dalle prostitute nei templi fu considerato sacro da tutti i popoli — un dono di grande valore da offrire agli dei. Le donne del tipo più evoluto affollavano i mercati sessuali del tempio e devolvevano i loro guadagni ad ogni sorta di servizi sacri e di opere d’interesse pubblico. Molte donne delle classi migliori accumulavano la loro dote mediante un servizio sessuale temporaneo nei templi, e la maggior parte degli uomini preferiva avere tali donne per mogli.

8. Redenzione e patti

89:8.1 (982.5) La redenzione sacrificale e la prostituzione nei templi erano in realtà modificazioni del sacrificio umano. Venne poi la simulazione del sacrificio delle figlie. Questa cerimonia consisteva in un salasso, con la consacrazione alla verginità per tutta la vita, e questa fu una reazione morale all’antica prostituzione nel tempio. In tempi più recenti le vergini si consacrarono al servizio di custodire i fuochi sacri dei templi.

89:8.2 (982.6) Gli uomini concepirono infine l’idea che l’offerta di una parte del corpo poteva sostituire il vecchio sacrificio umano completo. Anche la mutilazione fisica fu considerata un sostituto accettabile. Furono sacrificati capelli, unghie, sangue ed anche dita delle mani e dei piedi. L’antico rito successivo e pressoché universale della circoncisione derivò dal culto del sacrificio parziale; esso era semplicemente un sacrificio; nessuna idea d’igiene gli era collegata. Gli uomini furono circoncisi; alle donne furono forate le orecchie.

89:8.3 (983.1) Successivamente divenne usanza legare delle dita insieme invece di tagliarle. La rasatura della testa ed il taglio dei capelli furono anch’essi forme di devozione religiosa. L’eunuco derivò inizialmente da una modificazione dell’idea del sacrificio umano. La foratura del naso e delle labbra è ancora praticata in Africa, ed il tatuaggio è un’evoluzione artistica della precedenti grossolane incisioni sulla pelle.

89:8.4 (983.2) L’usanza del sacrificio fu infine associata, a seguito d’insegnamenti più elevati, all’idea del patto. Infine si concepì che gli dei facessero dei reali accordi con gli uomini; e questa fu una tappa importante nella stabilizzazione della religione. La legge, un patto, prese il posto della fortuna, della paura e della superstizione.

89:8.5 (983.3) L’uomo non si sarebbe neppure sognato di stipulare un contratto con la Deità prima che il suo concetto di Dio non fosse progredito al livello in cui i controllori dell’universo fossero ritenuti degni di fiducia. L’idea primitiva dell’uomo su Dio era talmente antropomorfica che egli non fu capace di concepire una Deità affidabile prima di essere divenuto lui stesso relativamente affidabile, morale ed etico.

89:8.6 (983.4) Ma l’idea di fare un patto con gli dei finì per farsi strada. L’uomo evoluzionario acquisì finalmente una tale dignità morale da osare contrattare con i suoi dei. E così l’attività di offrire sacrifici si trasformò gradualmente nel gioco di mercanteggiamento filosofico dell’uomo con Dio. Tutto ciò rappresentava un nuovo espediente per assicurarsi contro la cattiva sorte, o piuttosto una tecnica migliore per l’acquisizione più certa della prosperità. Non nutrite l’idea errata che questi sacrifici primitivi fossero dei doni gratuiti agli dei, un’offerta spontanea di gratitudine o di ringraziamento; essi non erano espressioni di vera adorazione.

89:8.7 (983.5) Le forme primitive di preghiera non erano né più né meno che mercanteggiamenti con gli spiriti, una trattativa con gli dei. Erano una specie di baratto nel quale la perorazione e la persuasione erano sostituite a qualcosa di più tangibile e costoso. Lo sviluppo del commercio tra le razze aveva inculcato lo spirito dello scambio ed aveva sviluppato la scaltrezza del baratto; ed ora queste caratteristiche cominciarono ad apparire nei metodi di culto dell’uomo. Come certi uomini erano commercianti migliori di altri, così certi furono considerati pregatori migliori di altri. La preghiera di un uomo giusto era tenuta in alta considerazione. Un uomo giusto era colui che aveva pagato tutti i suoi debiti agli spiriti, che aveva pienamente adempiuto tutti i suoi obblighi rituali verso gli dei.

89:8.8 (983.6) La preghiera primitiva non era affatto un’adorazione; era una richiesta mediante mercanteggiamento per la salute, la ricchezza e la vita. E sotto molti aspetti le preghiere non sono molto cambiate con il trascorrere delle ere. Sono ancora lette ad alta voce dai libri, recitate ufficialmente e trascritte per essere poste su ruote e per essere appese agli alberi, dove il soffiare dei venti eviterà agli uomini il fastidio di spendere il loro fiato.

9. Sacrifici e sacramenti

89:9.1 (983.7) Il sacrificio umano, nel corso dell’evoluzione dei rituali di Urantia, è progredito dai sistemi sanguinari del cannibalismo fino ai livelli superiori e più simbolici. I riti primitivi del sacrificio generarono le cerimonie successive del sacramento. In tempi più recenti solo il sacerdote mangiava un pezzo del sacrificio cannibalesco o beveva un goccio di sangue umano, e poi tutti mangiavano l’animale sostitutivo. Queste idee primitive di riscatto, di redenzione e di alleanza si sono evolute negli attuali servizi sacramentali. E tutta questa evoluzione cerimoniale ha esercitato una potente influenza socializzante.

89:9.2 (984.1) In connessione con il culto della Madre di Dio, in Messico e altrove fu alla fine utilizzato un sacramento di focacce e di vino al posto della carne e del sangue degli antichi sacrifici umani. Gli Ebrei praticarono a lungo questo rituale come parte delle loro cerimonie pasquali, e fu da questo cerimoniale che trasse la sua origine la successiva versione cristiana del sacramento.

89:9.3 (984.2) Le antiche confraternite sociali erano basate sul rito di bere del sangue; la fraternità ebrea primitiva era una questione di sangue sacrificale. Paolo diede inizio alla formazione di un nuovo culto cristiano su “il sangue dell’alleanza eterna”. E benché abbia inutilmente ingombrato il Cristianesimo con insegnamenti sul sangue e sul sacrificio, egli riuscì a porre fine una volta per tutte alle dottrine di redenzione per mezzo di sacrifici umani o di animali. I suoi compromessi teologici indicano che anche la rivelazione deve sottomettersi al controllo graduale dell’evoluzione. Secondo Paolo, Cristo divenne l’ultimo sacrificio umano e quello bastevole per tutto; il Giudice divino è ora pienamente e definitivamente soddisfatto.

89:9.4 (984.3) E così, dopo lunghe ere, il culto del sacrificio si è evoluto nel culto del sacramento. I sacramenti delle religioni moderne sono dunque i successori legittimi di quelle terribili cerimonie primitive dei sacrifici umani e degli ancora più primitivi rituali del cannibalismo. Molte persone contano ancora sul sangue per la salvezza, ma esso è almeno divenuto figurativo, simbolico e mistico.

10. Il perdono dei peccati

89:10.1 (984.4) L’uomo antico giungeva alla coscienza di essere nel favore di Dio solo tramite il sacrificio. L’uomo moderno deve sviluppare nuove tecniche per raggiungere l’autocoscienza della salvezza. La coscienza del peccato persiste nella mente umana, ma i modelli mentali di liberazione dal peccato sono divenuti superati ed antiquati. La realtà del bisogno spirituale persiste, ma il progresso intellettuale ha distrutto gli antichi modi di ottenere la pace e la consolazione per la mente e per l’anima.

89:10.2 (984.5) Il peccato deve essere ridefinito come una ribellione deliberata alla Deità. Ci sono dei gradi d’infedeltà: la fedeltà parziale dell’indecisione; la fedeltà divisa del conflitto; la fedeltà agonizzante dell’indifferenza; e la morte della fedeltà manifestata nella consacrazione ad empi ideali.

89:10.3 (984.6) Il senso o sentimento di colpa è la coscienza di aver violato dei costumi; non è necessariamente un peccato. Non c’è alcun peccato reale in assenza dell’infedeltà cosciente alla Deità.

89:10.4 (984.7) La possibilità di riconoscere il senso di colpa è un segno di distinzione trascendente per l’umanità. Esso non designa l’uomo come meschino, ma lo propone piuttosto come una creatura di potenziale grandezza e di gloria sempre crescente. Tale sentimento d’indegnità è lo stimolo iniziale che conduce rapidamente e con certezza a quelle conquiste di fede che trasferiscono la mente umana sugli splendidi livelli della nobiltà morale, dell’intuizione cosmica e della vita spirituale. In tal modo tutti i significati dell’esistenza umana sono cambiati dal temporale all’eterno, e tutti i valori sono elevati dall’umano al divino.

89:10.5 (984.8) La confessione dei peccati è un ripudio risoluto dell’infedeltà, ma non attenua in alcun modo le conseguenze nel tempo-spazio di questa infedeltà. Ma la confessione — il riconoscimento sincero della natura del peccato — è essenziale per la crescita religiosa e per il progresso spirituale.

89:10.6 (985.1) Il perdono dei peccati da parte della Deità è il ripristino delle relazioni di fedeltà che segue ad un periodo in cui l’uomo ha coscienza dell’interruzione di tali relazioni come conseguenza di una ribellione cosciente. Il perdono non deve essere cercato, ma solo ricevuto come coscienza del ristabilimento delle relazioni di fedeltà tra la creatura ed il Creatore. E tutti i figli leali di Dio sono felici, amanti del servizio ed in costante progressione nell’ascensione al Paradiso.

89:10.7 (985.2) [Presentato da un Brillante Astro della Sera di Nebadon.]

Fascicolo 90 - Lo Sciamanesimo — stregoni e sacerdoti

Il Libro di Urantia

Fascicolo 90

Lo Sciamanesimo — stregoni e sacerdoti

90:0.1 (986.1) L’EVOLUZIONE delle osservanze religiose progredì dal placamento, l’elusione, l’esorcismo, la coercizione, la conciliazione e la propiziazione fino al sacrificio, l’espiazione e la redenzione. La tecnica del rituale religioso passò dalle forme del culto primitivo, attraverso i feticci, la magia ed i miracoli. E via via che il rituale divenne più complicato in risposta al concetto sempre più complesso dell’uomo riguardo ai regni sopramateriali, esso fu inevitabilmente dominato dagli stregoni, dagli sciamani e dai sacerdoti.

90:0.2 (986.2) Nei concetti in progresso dell’uomo primitivo il mondo degli spiriti fu alla fine considerato come insensibile ai comuni mortali. Solo gli esseri umani eccezionali potevano ottenere ascolto dagli dei; solo l’uomo o la donna straordinari sarebbero stati ascoltati dagli spiriti. La religione entrò così in una nuova fase, in uno stadio in cui è divenuta gradualmente mediata; interviene sempre uno stregone, uno sciamano o un sacerdote tra la persona religiosa e l’oggetto di adorazione. Oggi la maggior parte dei sistemi urantiani di credenze religiose organizzate sta passando per questo livello di sviluppo evoluzionario.

90:0.3 (986.3) La religione evoluzionaria è nata da una semplice e fortissima paura, la paura che sorge nella mente umana quando si trova di fronte all’ignoto, all’inspiegabile e all’incomprensibile. La religione giunge infine alla comprensione profondamente semplice di un amore onnipotente, l’amore che invade irresistibilmente l’anima umana quando si sveglia alla concezione dell’affetto illimitato del Padre Universale per i figli dell’universo. Ma tra l’inizio e la fine dell’evoluzione religiosa intervengono le lunghe ere degli sciamani, che pretendono d’interporsi tra l’uomo e Dio come intermediari, interpreti ed intercessori.

1. I primi sciamani — gli stregoni

90:1.1 (986.4) Lo sciamano era lo stregone più eminente, l’uomo feticcio delle cerimonie e la personalità focale per tutte le pratiche della religione evoluzionaria. In molti gruppi lo sciamano era gerarchicamente superiore al capo della guerra, cosa che segnò l’inizio della dominazione della Chiesa sullo Stato. Lo sciamano funzionava talvolta come sacerdote ed anche come sacerdote-re. Alcune delle tribù successive avevano sia gli sciamani stregoni (veggenti) più antichi che gli sciamani sacerdoti apparsi più tardi. Ed in molti casi l’ufficio dello sciamano divenne ereditario.

90:1.2 (986.5) Poiché nei tempi antichi qualunque fatto anormale era attribuito alla possessione da parte degli spiriti, qualsiasi anormalità mentale o fisica straordinaria costituiva una qualifica per essere stregone. Molti di questi uomini erano epilettici, molte delle donne erano isteriche, e questi due tipi spiegano buona parte dell’antica ispirazione così come la possessione da parte di spiriti e di demoni. Molti di questi sacerdoti più primitivi appartenevano ad una classe che è stata da allora denominata paranoica.

90:1.3 (987.1) Anche se possono aver praticato l’inganno in questioni minori, la grande maggioranza degli sciamani credeva nel fatto di essere posseduti dagli spiriti. Le donne capaci di entrare in uno stato di trance o di catalessi divennero delle potenti sciamane; più tardi queste donne divennero profetesse e medium spiritiche. I loro stati catalettici implicavano generalmente pretese comunicazioni con i fantasmi dei morti. Molte sciamane erano anche danzatrici di professione.

90:1.4 (987.2) Ma non tutti gli sciamani erano degli autoillusi; molti erano scaltri ed abili imbroglioni. Con lo svilupparsi della professione era richiesto ad un novizio di servire in un apprendistato di dieci anni di prove severe e di rinunce per qualificarsi stregone. Gli sciamani svilupparono una maniera professionale di vestirsi ed ostentarono una condotta misteriosa. Essi impiegavano frequentemente delle droghe per provocare certi stati fisici destinati ad impressionare e ad ingannare i membri delle loro tribù. La prestidigitazione fu considerata come soprannaturale dalla gente comune ed il ventriloquio fu usato inizialmente da sacerdoti astuti. Molti antichi sciamani caddero senza volerlo nell’ipnotismo; altri provocarono l’autoipnosi fissando a lungo il loro ombelico.

90:1.5 (987.3) Anche se molti di loro ricorrevano a questi trucchi ed inganni, la loro reputazione in quanto classe si reggeva dopotutto sull’apparente riuscita. Quando uno sciamano falliva nelle sue attività, se non riusciva a presentare un alibi plausibile, era declassato o ucciso. In tal modo gli sciamani onesti perirono ben presto; sopravvissero solo i commedianti astuti.

90:1.6 (987.4) Fu lo sciamanesimo che tolse la direzione esclusiva degli affari della tribù dalle mani degli anziani e dei forti e la mise nelle mani degli scaltri, degli intelligenti e dei perspicaci.

2. Le pratiche sciamaniche

90:2.1 (987.5) L’evocazione degli spiriti era una procedura molto precisa ed assai complicata, paragonabile agli attuali rituali ecclesiastici condotti in una lingua antica. La razza umana ha cercato molto presto l’aiuto superumano, la rivelazione; e gli uomini credevano che lo sciamano ricevesse effettivamente tali rivelazioni. Anche se gli sciamani utilizzavano il grande potere della suggestione nel loro lavoro, era quasi invariabilmente una suggestione negativa; solo in tempi molto recenti è stata impiegata la tecnica della suggestione positiva. Agli inizi dello sviluppo della loro professione gli sciamani cominciarono a specializzarsi in settori quali provocare la pioggia, curare gli ammalati e scoprire i criminali. La principale funzione di uno stregone sciamano non era tuttavia la cura delle malattie; era piuttosto quella di conoscere e di controllare i rischi della vita.

90:2.2 (987.6) L’antica magia nera, sia religiosa che laica, era chiamata magia bianca quando era praticata da sacerdoti, veggenti, sciamani o stregoni. Quelli che praticavano la magia nera erano chiamati streghe, maghi, fattucchieri, fattucchiere, incantatori, negromanti, esorcisti e indovini. Con il passare del tempo tutti questi pretesi contatti con il soprannaturale furono classificati sia come stregoneria che come sciamanesimo.

90:2.3 (987.7) La stregoneria comprendeva la magia compiuta da spiriti primitivi, irregolari e non riconosciuti; lo sciamanesimo concerneva i miracoli compiuti da spiriti regolari e dagli dei riconosciuti dalla tribù. In tempi successivi la strega fu associata al demonio, e così era pronta la scena per le numerose esibizioni relativamente recenti d’intolleranza religiosa. La stregoneria era una religione per molte tribù primitive.

90:2.4 (987.8) Gli sciamani credevano profondamente nella missione del caso come rivelatore della volontà degli spiriti; essi tiravano frequentemente a sorte per giungere alle decisioni. Sopravvivenze moderne di questa tendenza a tirare a sorte si ritrovano non solo nei numerosi giochi d’azzardo, ma anche nelle note “filastrocche” di conta. Una volta la persona contata doveva morire; oggi questo avviene soltanto in qualche gioco infantile. Quella che era una questione seria per l’uomo primitivo è sopravvissuta come un divertimento dei bambini moderni.

90:2.5 (988.1) Gli stregoni riponevano grande fiducia in segni e presagi, quali: “Quando odi il rumore di un fruscio sulle cime dei gelsi, allora affrettati ad agire.” Molto presto nella storia della razza gli sciamani rivolsero la loro attenzione alle stelle. L’astrologia primitiva fu una credenza ed una pratica estesa al mondo intero; l’interpretazione dei sogni divenne anch’essa molto diffusa. Tutto ciò fu ben presto seguito dall’apparizione di quelle sciamane stravaganti che affermavano di essere capaci di comunicare con gli spiriti dei morti.

90:2.6 (988.2) Sebbene di origine antica, coloro che facevano piovere, o sciamani del tempo, sono persistiti lungo tutte le ere. Una grande siccità significava la morte per gli agricoltori primitivi; il controllo del tempo era l’oggetto di molta dell’antica magia. L’uomo civilizzato fa ancora del tempo l’argomento comune di conversazione. I popoli antichi credevano tutti nel potere dello sciamano di provocare la pioggia, ma era consuetudine ucciderlo quando falliva, a meno che non fornisse una scusa plausibile per giustificare il fallimento.

90:2.7 (988.3) I Cesari bandirono più volte gli astrologi, ma essi ritornarono invariabilmente a causa della credenza popolare nei loro poteri. Essi non potevano essere cacciati, ed anche nel sedicesimo secolo dopo Cristo i capi delle Chiese e degli Stati occidentali furono i protettori dell’astrologia. Migliaia di persone reputate intelligenti credono ancora che si possa nascere sotto il dominio di una stella che porti fortuna o sfortuna; che la giustapposizione dei corpi celesti determini l’esito di differenti avventure terrene. Gli indovini sono ancora patrocinati dai creduloni.

90:2.8 (988.4) I Greci credevano nell’efficacia del consiglio degli oracoli, i Cinesi impiegavano la magia come protezione dai demoni, lo sciamanesimo fiorì in India e persiste ancora apertamente nell’Asia centrale. In gran parte del mondo esso è una pratica abbandonata solo di recente.

90:2.9 (988.5) Di tanto in tanto sono sorti dei veri profeti ed istruttori per denunciare e smascherare lo sciamanesimo. Anche gli uomini rossi in via d’estinzione ebbero un tale profeta nel secolo scorso, lo Shawnee Tenskwatawa, che predisse l’eclissi di sole del 1808 e denunciò i vizi degli uomini bianchi. Molti veri insegnanti sono apparsi tra le diverse tribù e razze nel corso delle lunghe ere della storia evoluzionaria. E continueranno ad apparire per sfidare gli sciamani o i sacerdoti di ogni epoca che ostacolano l’educazione generale e tentano di contrastare il progresso scientifico.

90:2.10 (988.6) In molti modi e con metodi subdoli gli antichi sciamani costruirono la loro reputazione come voci di Dio e custodi della provvidenza. Essi aspergevano con acqua i neonati e conferivano loro dei nomi; circoncidevano i maschi. Presiedevano a tutte le cerimonie di sepoltura ed annunciavano debitamente l’arrivo certo dei morti nel paese degli spiriti.

90:2.11 (988.7) I sacerdoti e gli stregoni sciamanici divenivano spesso molto ricchi grazie all’accumulo dei loro vari compensi, che erano apparentemente delle offerte agli spiriti. Non di rado uno sciamano accumulava praticamente tutti i beni materiali della sua tribù. Alla morte di un uomo ricco era consuetudine dividere le sue proprietà in parti uguali tra lo sciamano e qualche associazione pubblica o di carità. Questa pratica persiste ancora in alcune regioni del Tibet, dove metà della popolazione maschile appartiene a questa classe di non produttori.

90:2.12 (989.1) Gli sciamani vestivano bene e di solito avevano numerose mogli; essi erano l’aristocrazia originaria, esentati da ogni restrizione tribale. Essi erano molto spesso di basso livello mentale e morale. Eliminavano i loro rivali denunciandoli come streghe o maghi e molto di frequente si elevavano a tali posizioni d’influenza e di potere da poter dominare i capi o i re.

90:2.13 (989.2) L’uomo primitivo considerava lo sciamano come un male necessario; lo temeva, ma non l’amava. L’uomo primitivo rispettava il sapere; onorava e ricompensava la saggezza. Lo sciamano era principalmente un imbroglione, ma la venerazione per lo sciamanesimo illustra bene il premio accordato alla saggezza nell’evoluzione della razza.

3. La teoria sciamanica della malattia e della morte

90:3.1 (989.3) Poiché l’uomo antico considerava che lui stesso ed il suo ambiente materiale rispondessero direttamente ai capricci dei fantasmi e alle fantasie degli spiriti, non è strano che la sua religione si sia così esclusivamente occupata di affari materiali. L’uomo moderno affronta direttamente i suoi problemi materiali; riconosce che la materia risponde alla manipolazione intelligente della mente. L’uomo primitivo desiderava similmente modificare ed anche controllare la vita e le energie del campo fisico; e poiché la sua comprensione limitata del cosmo lo portò a credere che i fantasmi, gli spiriti e gli dei si occupassero personalmente e direttamente del controllo dettagliato della vita e della materia, orientò logicamente i suoi sforzi per conquistare il favore ed il sostegno di questi agenti superumani.

90:3.2 (989.4) Vista sotto questa luce, gran parte dell’inspiegabile e dell’irrazionale degli antichi culti diviene comprensibile. Le cerimonie del culto erano il tentativo dell’uomo primitivo di controllare il mondo materiale in cui si trovava. E buona parte dei suoi sforzi era indirizzata al fine di prolungare la vita e di garantire la salute. Siccome tutte le malattie e la morte stessa erano originariamente considerate come fenomeni dovuti agli spiriti, era inevitabile che gli sciamani, pur operando come stregoni e sacerdoti, avessero anche lavorato come medici e chirurghi.

90:3.3 (989.5) La mente primitiva può essere ostacolata dalla mancanza di fatti, ma in tutto ciò è logica. Quando degli uomini riflessivi osservano la malattia e la morte, cominciano a determinare la cause di queste calamità e, conformemente alla loro comprensione, gli sciamani e gli scienziati hanno proposto le seguenti teorie sull’afflizione:

90:3.4 (989.6) 1. I fantasmi — le influenze dirette degli spiriti. La primissima ipotesi avanzata per spiegare la malattia e la morte fu che gli spiriti causavano la malattia attirando l’anima fuori dal corpo; se essa non riusciva a rientrarvi ne seguiva la morte. Gli antichi temevano talmente l’azione malevola dei fantasmi produttori di malattie che gli individui sofferenti erano spesso abbandonati senza nemmeno cibo o acqua. Indipendentemente dai princìpi errati di queste credenze, essi isolavano efficacemente gli individui ammalati ed impedivano la diffusione di malattie contagiose.

90:3.5 (989.7) 2. La violenza — le cause evidenti. Le cause di certi accidenti e decessi erano così facili da identificare che furono presto eliminate dalla categoria dell’attività dei fantasmi. Gli eventi fatali e le ferite conseguenti alla guerra, ai combattimenti con animali e ad altri fattori facilmente identificabili furono considerati avvenimenti naturali. Ma si credette a lungo che gli spiriti fossero anche responsabili delle guarigioni ritardate o dell’infezione di ferite anche dovute a cause “naturali”. Se non si scopriva alcun agente naturale palese, erano ancora ritenuti responsabili della malattia e della morte gli spiriti fantasma.

90:3.6 (990.1) Oggi, in Africa e altrove, si possono trovare dei popoli primitivi che uccidono qualcuno ogni volta che avviene una morte non violenta. I loro stregoni indicano le persone colpevoli. Se una madre muore di parto, il bambino viene immediatamente strangolato — una vita per una vita.

90:3.7 (990.2) 3. La magia — l’influenza dei nemici. Molte malattie erano ritenute causate dalla stregoneria, dall’azione del malocchio e dal puntamento dell’arco magico. In una certa epoca era veramente pericoloso puntare il dito su qualcuno; è ancora considerato maleducato il farlo. In casi di malattia e di morte oscure gli antichi facevano un’inchiesta ufficiale, esaminavano il corpo e determinavano le risultanze sulla causa della morte; altrimenti la morte sarebbe stata attribuita alla stregoneria, rendendo così necessario giustiziare la strega responsabile di ciò. Queste inchieste degli antichi magistrati hanno salvato la vita a molte presunte streghe. In certe tribù si credeva che un uomo potesse morire come conseguenza della propria stregoneria, nel qual caso nessuno veniva accusato.

90:3.8 (990.3) 4. Il peccato — la punizione per la violazione di tabù. In tempi relativamente recenti si è creduto che la malattia fosse una punizione per un peccato, personale o razziale. Presso i popoli che attraversano questo livello di evoluzione la teoria prevalente è che non si può essere afflitti a meno di avere violato un tabù. Considerare la malattia e la sofferenza come “frecce dell’Onnipotente dentro di loro” è tipico di queste credenze. I Cinesi e i Mesopotamici hanno considerato a lungo la malattia come risultante dall’azione di demoni cattivi, quantunque i Caldei avessero considerato anche le stelle come causa di sofferenza. Questa teoria della malattia come conseguenza della collera divina è ancora prevalente tra numerose collettività di Urantiani reputate civilizzate.

90:3.9 (990.4) 5. Cause naturali. L’umanità è stata molto lenta ad apprendere i segreti materiali dell’interrelazione tra causa ed effetto nei domini fisici dell’energia, della materia e della vita. Gli antichi Greci, avendo preservato le tradizioni degli insegnamenti di Adamson, furono tra i primi a riconoscere che ogni malattia è il risultato di cause naturali. Lentamente e con certezza lo sviluppo di un’era scientifica distrugge le teorie millenarie dell’uomo sulla malattia e sulla morte. La febbre fu una delle prime indisposizioni umane ad essere rimossa dalla categoria dei mali soprannaturali, e l’era della scienza ha progressivamente rotto i ceppi dell’ignoranza che hanno imprigionato così a lungo la mente umana. La comprensione della vecchiaia e del contagio sta gradualmente cancellando la paura dell’uomo dei fantasmi, degli spiriti e degli dei quali autori personali della miseria umana e delle sofferenze dei mortali.

90:3.10 (990.5) L’evoluzione raggiunge infallibilmente il suo fine: essa impregna l’uomo di quella paura superstiziosa dell’ignoto e di quel timore dell’invisibile che sono la struttura portante per il concetto di Dio. E dopo aver assistito alla nascita di una comprensione avanzata della Deità, tramite l’azione coordinata della rivelazione, questa stessa tecnica di evoluzione mette allora infallibilmente in moto quelle forze della mente che distruggeranno inesorabilmente l’impalcatura che ha servito il suo scopo.

4. La medicina al tempo degli sciamani

90:4.1 (990.6) Tutta la vita degli uomini antichi era imperniata sulla profilassi; la loro religione era in larga misura una tecnica per prevenire le malattie. Indipendentemente dagli errori delle loro teorie, essi erano sinceri nel metterle in atto; essi avevano una fede illimitata nei loro metodi di trattamento, e questo, per se stesso, è già un potente rimedio.

90:4.2 (991.1) La fede richiesta per ristabilirsi con le assurde cure di uno di questi antichi sciamani non era, dopotutto, materialmente differente da quella che è necessaria per ottenere la guarigione per mano di uno dei suoi successori odierni che attua un trattamento non scientifico della malattia.

90:4.3 (991.2) Le tribù più primitive temevano molto gli ammalati, e per lunghe ere essi furono attentamente evitati, vergognosamente dimenticati. Fu un grande passo avanti nell’umanitarismo quando l’evoluzione del mestiere di sciamano produsse sacerdoti e stregoni che acconsentirono a curare le malattie. Divenne allora consuetudine per tutto il clan riunirsi nella camera dell’ammalato per aiutare lo sciamano a cacciare per mezzo di urla i fantasmi della malattia. Non era raro che fosse una donna lo sciamano che faceva la diagnosi, mentre un uomo somministrava il trattamento. Il metodo abituale per diagnosticare le malattie consisteva nell’esaminare le interiora di un animale.

90:4.4 (991.3) La malattia veniva trattata salmodiando, urlando, imponendo le mani, soffiando sul paziente e con molte altre tecniche. In tempi successivi divenne molto diffuso il ricorso al sonno nel tempio, durante il quale si supponeva che avvenisse la guarigione. Gli stregoni tentarono infine dei veri interventi chirurgici in connessione con il sonno nel tempio. Tra le prime operazioni vi fu quella della trapanazione del cranio per consentire la fuga di uno spirito che causava il mal di testa. Gli sciamani impararono a curare le fratture e le lussazioni, ad aprire pustole ed ascessi; le sciamane divennero esperte levatrici.

90:4.5 (991.4) Era un metodo comune di trattamento sfregare qualcosa di magico su un punto infetto o deformato del corpo, gettare via l’amuleto e supporre di aver operato una guarigione. Se per caso qualcuno avesse raccolto l’amuleto gettato, si credeva che acquisisse immediatamente l’infezione o il difetto. Trascorse molto tempo prima che fossero introdotte le erbe medicinali ed altre vere medicine. Il massaggio fu sviluppato congiuntamente con gli incantesimi per cacciare via lo spirito dal corpo, e fu preceduto dagli sforzi d’introdurre delle medicine per sfregamento, alla stregua dei tentativi moderni di far penetrare dei linimenti. Il cavare sangue dalle parti infette ed il succhiarle, unitamente al salasso, furono ritenuti validi per sbarazzarsi di uno spirito produttore di malattie.

90:4.6 (991.5) Poiché l’acqua era un potente feticcio, fu utilizzata nel trattamento di numerose indisposizioni. Per lungo tempo si credette che lo spirito che causava la malattia potesse essere eliminato attraverso il sudore. I bagni di vapore furono tenuti in alta considerazione; sorgenti calde naturali fiorirono ben presto come stazioni di cura primitive. L’uomo primitivo scoprì che il calore alleviava la sofferenza; egli utilizzò la luce del sole, organi di animali appena uccisi, argilla calda e pietre scaldate, e molti di questi metodi sono ancora impiegati. Nello sforzo d’influenzare gli spiriti fu praticato il ritmo; i tam-tam furono universalmente impiegati.

90:4.7 (991.6) Presso certi popoli la malattia si ritenne essere causata da una cospirazione malvagia tra spiriti ed animali. Ciò diede origine alla credenza che esistesse un rimedio vegetale per ogni malattia causata da un animale. Gli uomini rossi erano particolarmente devoti alla teoria delle piante come rimedio universale; essi lasciavano sempre cadere una goccia di sangue nella buca lasciata dalle radici quando la pianta veniva sradicata.

90:4.8 (991.7) Furono spesso utilizzate come misure curative il digiuno, la dieta ed i revulsivi. Le secrezioni umane, essendo assolutamente magiche, godevano di alta considerazione; il sangue e l’urina furono così tra i primi medicamenti, e vi si aggiunsero ben presto delle radici e vari sali. Gli sciamani credevano che gli spiriti della malattia potessero essere scacciati dal corpo da medicine nauseabonde e disgustose. La purga divenne molto presto un trattamento di routine, ed i pregi del cacao e del chinino grezzi furono tra le primissime scoperte farmaceutiche.

90:4.9 (992.1) I Greci furono i primi a sviluppare dei metodi veramente razionali per curare gli ammalati. Sia i Greci che gli Egiziani ricevettero le loro conoscenze mediche dagli abitanti della valle dell’Eufrate. L’olio ed il vino furono tra le prime medicine per la cura delle ferite; i Sumeri utilizzavano l’olio di ricino e l’oppio. Molti di questi rimedi segreti antichi ed efficaci persero il loro potere quando furono conosciuti; il segreto è sempre stato essenziale per praticare con successo l’inganno e la superstizione. Solo i fatti e la verità cercano la piena luce della comprensione e godono della chiarezza e dell’illuminazione della ricerca scientifica.

5. Sacerdoti e rituali

90:5.1 (992.2) L’essenza del rituale è la perfezione della sua esecuzione; tra i selvaggi esso deve essere praticato con assoluta precisione. È solo quando il rituale è stato eseguito correttamente che la cerimonia ha un potere coercitivo sugli spiriti. Se il rituale è imperfetto non fa che suscitare la collera ed il risentimento degli dei. Perciò, poiché la mente in lenta evoluzione dell’uomo concepiva che la tecnica del rituale era il fattore decisivo per la sua efficacia, era inevitabile che gli sciamani primitivi si trasformassero presto o tardi in un clero occupato a dirigere la pratica meticolosa del rituale. E così per decine di migliaia di anni dei rituali interminabili hanno ingombrato la società ed ostacolato la civiltà, essendo stati un fardello intollerabile per ogni attività della vita, per ogni impresa razziale.

90:5.2 (992.3) Il rituale è la tecnica di santificare il costume; il rituale crea e perpetua i miti così come contribuisce alla preservazione di costumi sociali e religiosi. Inoltre, il rituale stesso è stato generato da miti. I rituali sono spesso inizialmente sociali, divenendo poi economici ed acquisendo alla fine la santità e la dignità di cerimonie religiose. La pratica del rituale può essere personale o collettiva — od entrambe — come illustrato dalla preghiera, dalla danza e dalla rappresentazione drammatica.

90:5.3 (992.4) Le parole divennero parte del rituale, come dimostra l’uso di termini quali amen e selah. L’abitudine di bestemmiare, l’irriverenza, rappresenta una prostituzione dell’antica ripetizione ritualistica di nomi sacri. Recarsi in pellegrinaggio presso i santuari sacri è un antichissimo rituale. Il rituale si trasformò poi in elaborate cerimonie di purificazione, di sanazione e di santificazione. Le cerimonie d’iniziazione delle società segrete delle tribù primitive erano in realtà un grossolano rito religioso. La tecnica di adorazione degli antichi culti dei misteri era semplicemente una lunga teoria di rituali religiosi messi insieme. Il rituale si sviluppò infine nei tipi moderni di cerimoniali sociali e di culti religiosi, i servizi che comprendono preghiere, canti, letture con risposta ed altre devozioni spirituali individuali e collettive.

90:5.4 (992.5) I sacerdoti si evolvettero dagli sciamani, passando per gli oracoli, gli indovini, i cantori, i danzatori, i provocatori di pioggia, i custodi di reliquie religiose, i custodi di templi ed i pronosticatori di avvenimenti, fino allo stato di direttori effettivi dell’adorazione religiosa. Alla fine la carica divenne ereditaria; sorse una casta permanente di sacerdoti.

90:5.5 (992.6) A mano a mano che la religione si evolveva, i sacerdoti cominciarono a specializzarsi secondo i loro talenti innati o le loro predilezioni particolari. Alcuni divennero cantori, altri pregatori ed altri ancora sacrificatori; più tardi vennero gli oratori — i predicatori. E quando la religione divenne un’istituzione, questi sacerdoti pretesero di “detenere le chiavi del cielo”.

90:5.6 (992.7) I sacerdoti hanno sempre cercato d’impressionare la gente comune e d’ispirare in loro un timore rispettoso conducendo il rituale religioso in una lingua antica e mediante diversi passi magici per ingannare i fedeli in modo da accrescere il loro rispetto e la loro autorità. Il grande pericolo in tutto ciò è che il rituale tende a diventare un sostituto della religione.

90:5.7 (993.1) Il clero ha influito molto nel ritardare lo sviluppo scientifico e nell’ostacolare il progresso spirituale, ma ha contribuito alla stabilizzazione della civiltà e all’elevazione di certi aspetti della cultura. Ma molti sacerdoti moderni hanno cessato di operare come direttori del rituale di adorazione di Dio, rivolgendo la loro attenzione alla teologia — al tentativo di definire Dio.

90:5.8 (993.2) Non si può negare che i sacerdoti siano stati una macina attaccata al collo delle razze, ma i veri capi religiosi sono stati inestimabili nell’indicare la via verso realtà superiori e migliori.

90:5.9 (993.3) [Presentato da un Melchizedek di Nebadon.]

Fascicolo 91 - L’evoluzione della preghiera

Il Libro di Urantia

Fascicolo 91

L’evoluzione della preghiera

91:0.1 (994.1) LA PREGHIERA, come strumento della religione, si evolvé dalle precedenti espressioni non religiose di monologhi e di dialoghi. Con il raggiungimento dell’autocoscienza da parte dell’uomo primitivo si produsse l’inevitabile corollario della coscienza degli altri, il duplice potenziale della risposta sociale e del riconoscimento di Dio.

91:0.2 (994.2) Le primissime forme di preghiera non erano rivolte alla Deità. Queste espressioni erano molto simili a quello che direste ad un amico accingendovi ad iniziare un’impresa importante: “Augurami buona fortuna.” L’uomo primitivo era schiavo della magia; la fortuna, buona o cattiva, entrava in tutte le faccende della vita. All’inizio queste richieste di fortuna erano dei monologhi — semplicemente un modo di pensare ad alta voce da parte dei devoti della magia. In seguito questi credenti nella fortuna ottennero l’appoggio dei loro amici e delle loro famiglie, ed infine fu attuata una forma di cerimonia che includeva l’intero clan o tutta la tribù.

91:0.3 (994.3) Quando i concetti di fantasmi e di spiriti si evolvettero, queste richieste divennero d’indirizzo superumano, ed acquisita la coscienza di dei, tali espressioni raggiunsero i livelli di autentica preghiera. Per fare un esempio: tra certe tribù dell’Australia le preghiere religiose primitive hanno preceduto la credenza negli spiriti ed in personalità superumane.

91:0.4 (994.4) La tribù Toda dell’India osserva attualmente la pratica di non rivolgere delle preghiere a nessuno in particolare, proprio come facevano i popoli primitivi prima dei tempi di una coscienza religiosa. Soltanto che tra i Toda ciò rappresenta un regresso della loro religione degenerante verso questo livello primitivo. Gli odierni rituali dei sacerdoti lattai dei Toda non rappresentano una cerimonia religiosa, perché queste preghiere impersonali non contribuiscono affatto a conservare o ad elevare i valori sociali, morali o spirituali.

91:0.5 (994.5) La preghiera prereligiosa faceva parte delle pratiche mana dei Melanesiani, delle credenze oudah dei Pigmei africani e delle superstizioni manitou degli Indiani dell’America del Nord. Le tribù Baganda dell’Africa sono emerse solo recentemente dal livello mana di preghiera. In questa confusione evoluzionaria primitiva gli uomini indirizzano le loro preghiere agli dei — locali e nazionali — ai feticci, agli amuleti, ai fantasmi, ai capi ed alle persone comuni.

1. La preghiera primitiva

91:1.1 (994.6) La funzione della religione evoluzionaria primitiva è di conservare e di accrescere i valori sociali, morali e spirituali essenziali che stanno prendendo lentamente forma. Questa missione della religione non è coscientemente osservata dall’umanità, ma è principalmente compiuta dalla funzione della preghiera. La pratica di pregare rappresenta lo sforzo involontario, ma nondimeno personale e collettivo, di un dato gruppo per assicurare (per attuare) questa conservazione di valori superiori. Senza la salvaguardia della preghiera tutte le feste religiose ritornerebbero ben presto allo stato di semplici giorni di vacanza.

91:1.2 (995.1) La religione ed i suoi strumenti, il principale dei quali è la preghiera, sono collegati soltanto con quei valori che hanno un riconoscimento sociale generale, un’approvazione collettiva. Perciò, quando un uomo primitivo tentava di soddisfare le sue emozioni più basse o di realizzare delle ambizioni puramente egoistiche, era privato del conforto della religione e dell’assistenza della preghiera. Se il singolo individuo si proponeva di compiere qualcosa di antisociale, era obbligato a cercare l’aiuto della magia non religiosa, a ricorrere agli stregoni e ad essere in tal modo privato del sostegno della preghiera. La preghiera, quindi, divenne molto presto un potente promotore di evoluzione sociale, di progresso morale e di realizzazione spirituale.

91:1.3 (995.2) Ma la mente primitiva non era né logica né coerente. Gli uomini primitivi non percepivano che le cose materiali non erano il dominio della preghiera. Queste anime semplici costatavano che cibo, ricovero, pioggia, selvaggina ed altri beni materiali accrescevano il benessere sociale, e perciò cominciarono a pregare per questi doni fisici. Anche se ciò costituiva una pervertimento della preghiera, incoraggiava lo sforzo per realizzare questi obiettivi materiali per mezzo di azioni sociali ed etiche. Questa prostituzione della preghiera, pur svilendo i valori spirituali di un popolo, elevava tuttavia direttamente i suoi costumi economici, sociali ed etici.

91:1.4 (995.3) È soltanto nel tipo di mente più primitivo che la preghiera è un monologo. Essa diviene ben presto un dialogo e si estende rapidamente al livello di culto collettivo. La preghiera significa che gli incantesimi premagici della religione primitiva si sono evoluti al livello in cui la mente umana riconosce la realtà di poteri o di esseri benefici che sono capaci di elevare i valori sociali e di accrescere gli ideali morali; e riconosce inoltre che queste influenze sono superumane e distinte dall’ego dell’umano cosciente di sé e dei suoi simili mortali. La vera preghiera non appare, quindi, prima che l’azione del ministero religioso sia vista come personale.

91:1.5 (995.4) La preghiera ha pochi legami con l’animismo, ma queste credenze possono esistere parallelamente ai sentimenti religiosi emergenti. Molte volte la religione e l’animismo hanno avuto origini totalmente separate.

91:1.6 (995.5) Per i mortali che non sono stati liberati dalla schiavitù primitiva della paura, c’è un reale pericolo che tutte le preghiere possano condurre ad un senso morboso di peccato, a convinzioni ingiustificate di colpa, reale o immaginaria. Ma in tempi moderni è poco probabile che molte persone spendano tempo sufficiente a pregare per giungere a questa riflessione nociva sulla loro indegnità o sulla loro colpevolezza. I pericoli che accompagnano la distorsione ed il pervertimento della preghiera consistono nell’ignoranza, nella superstizione, nella cristallizzazione, nella devitalizzazione, nel materialismo e nel fanatismo.

2. La preghiera in evoluzione

91:2.1 (995.6) Le prime preghiere furono semplicemente auguri espressi in parole, l’espressione di desideri sinceri. La preghiera divenne in seguito una tecnica per ottenere la cooperazione degli spiriti. Poi raggiunse la funzione superiore di aiutare la religione a conservare tutti i valori degni di essere preservati.

91:2.2 (995.7) La preghiera e la magia sorsero entrambe come risultato delle reazioni umane di adattamento all’ambiente urantiano. Ma a parte questa relazione generalizzata, esse hanno poco in comune. La preghiera ha sempre indicato un’azione positiva da parte dell’ego che la pronunciava; essa è sempre stata psichica e talvolta spirituale. La magia ha solitamente denotato un tentativo di manipolare la realtà senza riguardare l’ego del manipolatore, di colui che praticava la magia. Nonostante le loro origini indipendenti, la magia e la preghiera sono state spesso in correlazione nei loro stadi successivi di sviluppo. La magia, per l’elevatezza dei suoi scopi, è talvolta ascesa dalle formule, passando per i rituali e gli incantesimi, fino alle soglie della vera preghiera. La preghiera è divenuta talvolta così materialistica che è degenerata in una tecnica pseudomagica per evitare lo spreco dello sforzo richiesto per risolvere i problemi urantiani.

91:2.3 (996.1) Quando l’uomo imparò che la preghiera non poteva costringere gli dei, allora essa prese più il carattere di una petizione, della ricerca di un favore. Ma la preghiera più autentica è in realtà una comunione tra l’uomo ed il suo Creatore.

91:2.4 (996.2) L’apparizione dell’idea del sacrificio in una religione sminuisce infallibilmente la superiore efficacia della vera preghiera, nel senso che gli uomini cercano di sostituire le offerte di beni materiali all’offerta della loro volontà consacrata a fare la volontà di Dio.

91:2.5 (996.3) Quando la religione è priva di un Dio personale, le sue preghiere sono trasposte ai livelli della teologia e della filosofia. Quando in una religione il concetto più elevato di Dio è quello di una Deità impersonale, come nell’idealismo panteistico, sebbene offra la base per certe forme di comunione mistica, esso si dimostra fatale per la potenza della vera preghiera, che rappresenta sempre la comunione dell’uomo con un essere personale e superiore.

91:2.6 (996.4) Durante i primi tempi dell’evoluzione razziale, ed anche al giorno d’oggi, nell’esperienza quotidiana del comune mortale la preghiera è in larga misura un fenomeno di relazione tra l’uomo ed il suo subconscio. Ma esiste anche un campo di preghiera in cui l’individuo intellettualmente sveglio e spiritualmente progressivo raggiunge più o meno un contatto con i livelli supercoscienti della mente umana, il dominio dell’Aggiustatore di Pensiero interiore. Inoltre, c’è una fase spirituale definita della vera preghiera che concerne la sua ricezione ed il suo riconoscimento da parte delle forze spirituali dell’universo, e che è interamente distinta da ogni associazione umana ed intellettuale.

91:2.7 (996.5) La preghiera contribuisce grandemente allo sviluppo del sentimento religioso di una mente umana in evoluzione. Essa è una potente influenza che opera per impedire l’isolamento della personalità.

91:2.8 (996.6) La preghiera rappresenta una tecnica associata alle religioni naturali dell’evoluzione razziale che fa anche parte dei valori esperienziali delle religioni superiori eticamente eccellenti, le religioni di rivelazione.

3. La preghiera e l’alter ego

91:3.1 (996.7) Quando i bambini imparano per la prima volta a servirsi del linguaggio, sono inclini a pensare ad alta voce, ad esprimere i loro pensieri attraverso le parole, anche se nessuno è presente per ascoltarli. Agli inizi dell’immaginazione creativa essi mostrano una tendenza a conversare con dei compagni immaginari. In questo modo un ego che sta germogliando cerca di mantenersi in comunione con un alter ego fittizio. Per mezzo di questa tecnica il bambino impara presto a convertire le sue conversazioni monologhe in pseudodialoghi nei quali questo alter ego dà delle risposte al suo pensare verbale e all’espressione dei suoi desideri. Gran parte delle riflessioni di un adulto proseguono mentalmente in forma di conversazione.

91:3.2 (996.8) La forma iniziale e primitiva di preghiera assomigliava molto alle recitazioni semimagiche dell’odierna tribù Toda, preghiere che non erano rivolte a nessuno in particolare. Ma queste tecniche di preghiera, con l’emersione dell’idea di un alter ego, tendono a trasformarsi in comunicazioni di tipo dialogato. Col tempo il concetto dell’alter ego si è elevato ad uno stato superiore di dignità divina, ed è apparsa la preghiera come uno strumento della religione. Questo tipo primitivo di preghiera è destinato ad evolversi attraverso molte fasi e per lunghe ere prima di raggiungere il livello di preghiera intelligente e veramente etica.

91:3.3 (997.1) Com’è concepito dalle generazioni successive di mortali che praticano la preghiera, l’alter ego si evolve passando per i fantasmi, i feticci e gli spiriti, fino agli dei politeisti ed infine al Dio Unico, un essere divino che incorpora gli ideali più elevati e le aspirazioni più sublimi dell’ego che prega. In tal modo la preghiera funziona come il fattore più potente della religione per la conservazione dei valori e degli ideali superiori di coloro che pregano. Dal momento del concepimento di un alter ego fino all’apparizione del concetto di un Padre celeste divino, la preghiera è sempre una pratica socializzante, moralizzante e spiritualizzante.

91:3.4 (997.2) La semplice preghiera di fede attesta una potente evoluzione nell’esperienza umana grazie alla quale le antiche conversazioni con il simbolo fittizio dell’alter ego della religione primitiva si sono elevate al livello di comunione con lo spirito dell’Infinito ed a quello di una coscienza effettiva della realtà del Dio eterno e Padre Paradisiaco di tutta la creazione intelligente.

91:3.5 (997.3) A parte tutto ciò che concerne l’io superiore nell’esperienza del pregare, si dovrebbe tenere presente che la preghiera etica è un modo splendido di elevare il proprio ego e di rafforzare il proprio io per una vita migliore e per compimenti più elevati. La preghiera spinge l’ego umano a cercare aiuto in entrambe le direzioni: per l’aiuto materiale nella riserva subcosciente dell’esperienza del mortale, per l’ispirazione e la guida nei confini supercoscienti di contatto del materiale con lo spirituale, con il Monitore del Mistero.

91:3.6 (997.4) La preghiera è sempre stata e sarà sempre una duplice esperienza umana: un processo psicologico interassociato con una tecnica spirituale. E queste due funzioni della preghiera non possono mai essere completamente separate.

91:3.7 (997.5) La preghiera illuminata deve riconoscere non solo un Dio personale esteriore, ma anche una Divinità impersonale interiore, l’Aggiustatore interiore. È del tutto appropriato che l’uomo, quando prega, si sforzi di afferrare il concetto del Padre Universale del Paradiso. Ma la tecnica più efficace per la maggior parte degli scopi pratici sarà di ritornare al concetto di un alter ego vicino, esattamente come soleva fare la mente primitiva, e di riconoscere poi che l’idea di questo alter ego si è evoluta da una semplice fantasia alla verità che Dio abita l’uomo mortale nella presenza effettiva dell’Aggiustatore, cosicché l’uomo può parlare, per così dire, faccia a faccia con un divino, reale ed autentico alter ego che dimora in lui e che è la presenza e l’essenza stessa del Dio vivente, il Padre Universale.

4. La preghiera etica

91:4.1 (997.6) Nessuna preghiera può essere etica quando colui che chiede cerca un vantaggio egoistico sui suoi simili. La preghiera egoista e materialistica è incompatibile con le religioni etiche che sono fondate sull’amore divino disinteressato. Tutte queste preghiere non etiche regrediscono ai livelli primitivi di pseudomagia e sono indegne di civiltà avanzate e di religioni illuminate. La preghiera egoista contravviene allo spirito di tutte le etiche fondate su una giustizia amorevole.

91:4.2 (997.7) La preghiera non deve mai essere prostituita al punto da divenire un sostituto dell’azione. Ogni preghiera etica è uno stimolo all’azione ed una guida allo sforzo progressivo verso mete idealistiche di raggiungimento dell’ego superiore.

91:4.3 (998.1) In tutte le vostre preghiere siate equi; non aspettatevi che Dio mostri parzialità, che vi ami più degli altri figli suoi, dei vostri amici, dei vostri vicini o anche dei vostri nemici. Ma la preghiera delle religioni naturali o evolute non è inizialmente etica come lo è nelle successive religioni rivelate. Ogni preghiera, sia individuale che comunitaria, può essere egoistica o altruistica. La preghiera, cioè, può essere incentrata su se stessi o sugli altri. Quando la preghiera non cerca nulla per colui che prega né alcunché per i suoi simili, allora tali atteggiamenti dell’anima tendono verso i livelli di una vera adorazione. Le preghiere egoistiche implicano delle confessioni e delle suppliche, e consistono spesso in richieste di favori materiali. La preghiera è un po’ più etica quando si occupa del perdono e cerca la saggezza per accrescere l’autocontrollo.

91:4.4 (998.2) Mentre il tipo di preghiera non egoistico è fortificante e consolante, la preghiera materialistica è destinata a portare delusione e disinganno via via che il progresso delle scoperte scientifiche dimostra che l’uomo vive in un universo fisico di legge e d’ordine. L’infanzia di un individuo o di una razza è caratterizzata da preghiere primitive, egoiste e materialistiche. Ed in una certa misura tutte queste suppliche sono efficaci nel senso che portano invariabilmente a quegli sforzi ed applicazioni che contribuiscono ad ottenere le risposte a tali preghiere. La vera preghiera di fede contribuisce sempre a far progredire la tecnica della vita, anche se queste richieste non sono degne di riconoscimento spirituale. Ma la persona spiritualmente evoluta dovrebbe avere grande cautela nel tentare di dissuadere la mente primitiva o immatura dal formulare tali preghiere.

91:4.5 (998.3) Ricordatevi che, anche se la preghiera non cambia Dio, effettua molto spesso dei cambiamenti importanti e duraturi in colui che prega con fede e fiduciosa aspettativa. La preghiera è stata l’antenata di molta pace mentale, allegria, calma, coraggio, padronanza di sé ed equità negli uomini e nelle donne delle razze in evoluzione.

5. Le ripercussioni sociali della preghiera

91:5.1 (998.4) Nell’adorazione degli antenati la preghiera porta a coltivare degli ideali ancestrali. Ma la preghiera, quale parte dell’adorazione della Deità, trascende tutte le pratiche di tal genere perché porta a coltivare ideali divini. Come il concetto dell’alter ego della preghiera diviene supremo e divino, così gli ideali umani si elevano di conseguenza da livelli puramente umani a livelli celesti e divini, ed il risultato di tutte queste preghiere è l’accrescimento del carattere umano e la profonda unificazione della personalità umana.

91:5.2 (998.5) Ma non è necessario che la preghiera sia sempre individuale. La preghiera di gruppo o in assemblea è molto efficace, nel senso che è altamente socializzante nelle sue ripercussioni. Quando un gruppo s’impegna in una preghiera in comune per il progresso morale e l’elevazione spirituale, tali devozioni producono una reazione sugli individui che compongono il gruppo; essi sono tutti resi migliori dalla loro partecipazione. Anche tutta una città o un’intera nazione possono essere aiutate da queste preghiere di devozione. La confessione, il pentimento e la preghiera hanno portato individui, città, nazioni ed intere razze a potenti sforzi di riforma ed a coraggiosi atti di valoroso compimento.

91:5.3 (998.6) Se voi desiderate veramente vincere l’abitudine di criticare un amico, la maniera più rapida e sicura di ottenere un tale cambiamento di atteggiamento è di stabilire la consuetudine di pregare per quella persona ogni giorno della vostra vita. Ma le ripercussioni sociali di tali preghiere dipendono largamente da due condizioni:

91:5.4 (998.7) 1. La persona per cui si prega dovrebbe sapere che si prega per lei.

91:5.5 (999.1) 2. La persona che prega dovrebbe entrare in stretto contatto sociale con la persona per cui prega.

91:5.6 (999.2) La preghiera è la tecnica per mezzo della quale, presto o tardi, ogni religione diviene istituzionalizzata. Col tempo la preghiera viene associata a numerosi fattori secondari, alcuni utili, altri decisamente deleteri, quali preti, libri sacri, rituali di adorazione e cerimoniali.

91:5.7 (999.3) Ma le menti spiritualmente più illuminate dovrebbero essere pazienti e tolleranti verso gli intelletti meno dotati che anelano ad un simbolismo per mobilitare la loro debole intuizione spirituale. Il forte non deve guardare con sdegno il debole. Coloro che sono coscienti di Dio senza simbolismi non devono negare il ministero di grazia dei simboli a quelli che hanno difficoltà ad adorare la Deità e ad onorare la verità, la bellezza e la bontà senza cerimonie e rituali. Nella preghiera di adorazione la maggior parte dei mortali immagina un qualche simbolo dell’oggetto-scopo delle loro devozioni.

6. La sfera d’azione della preghiera

91:6.1 (999.4) La preghiera, a meno di essere in collegamento con la volontà e le azioni delle forze spirituali personali e dei supervisori materiali di un regno, non può avere effetto diretto sul vostro ambiente fisico. Mentre c’è un limite ben definito al dominio delle suppliche a mezzo della preghiera, tali limiti non si applicano allo stesso modo alla fede di coloro che pregano.

91:6.2 (999.5) La preghiera non è una tecnica per curare reali malattie organiche, ma ha contribuito enormemente a far godere di abbondante salute e a guarire numerosi disturbi mentali, emotivi e nervosi. Ed anche in caso di effettiva malattia da batteri, la preghiera ha molte volte accresciuto l’efficacia di altri procedimenti di cura. La preghiera ha spesso trasformato un infermo irritabile ed insofferente in un modello di pazienza e ne ha fatto un esempio per tutti gli altri sofferenti umani.

91:6.3 (999.6) Per quanto possa essere difficile conciliare i dubbi scientifici sull’efficacia della preghiera con il bisogno sempre presente di cercare aiuto e guida da fonti divine, non dimenticate mai che la preghiera di fede sincera è una forza potente per promuovere la felicità personale, l’autocontrollo individuale, l’armonia sociale, il progresso morale e la realizzazione spirituale.

91:6.4 (999.7) La preghiera, anche come pratica puramente umana, come dialogo con il proprio alter ego, costituisce una tecnica di approccio tra le più efficaci per realizzare quei poteri di riserva della natura umana che sono immagazzinati e conservati nei regni dell’inconscio della mente umana. La preghiera è una sana pratica psicologica, al di fuori delle sue implicazioni religiose e del suo significato spirituale. È un fatto di esperienza umana che la maggior parte delle persone, se sufficientemente in difficoltà, rivolgeranno in qualche modo delle preghiere a qualche fonte di aiuto.

91:6.5 (999.8) Non siate così pigri da chiedere a Dio di risolvere le vostre difficoltà, ma non esitate mai a chiedergli saggezza e forza spirituale per guidarvi e sostenervi mentre voi stessi affrontate con risolutezza e coraggio i problemi da trattare.

91:6.6 (999.9) La preghiera è stata un fattore indispensabile al progresso e alla conservazione della civiltà religiosa, ed ha ancora dei potenti contributi da portare all’ulteriore elevazione e spiritualizzazione della società, se quelli che pregano lo faranno alla luce di fatti scientifici, di saggezza filosofica, di sincerità intellettuale e di fede spirituale. Pregate come Gesù insegnò ai suoi discepoli — onestamente, disinteressatamente, con equità e senza dubitare.

91:6.7 (1000.1) Ma l’efficacia della preghiera nell’esperienza spirituale personale di colui che prega non dipende in alcun modo dalla comprensione intellettuale dell’adoratore, dal suo acume filosofico, dal livello sociale, dalla condizione culturale o da altre acquisizioni umane. I fattori concomitanti psichici e spirituali della preghiera di fede sono immediati, personali ed esperienziali. Non esiste nessun’altra tecnica per mezzo della quale ciascun uomo, indipendentemente da ogni altro compimento umano, può avvicinarsi così efficacemente e direttamente alla soglia del regno in cui può comunicare con il suo Artefice, in cui la creatura prende contatto con la realtà del Creatore, con l’Aggiustatore di Pensiero interiore.

7. Misticismo, estasi ed ispirazione

91:7.1 (1000.2) Il misticismo, come tecnica per coltivare la coscienza della presenza di Dio, è interamente degno di lode, ma quando tali pratiche portano all’isolamento sociale e culminano nel fanatismo religioso, sono del tutto condannabili. Troppo spesso ciò che il mistico sovreccitato ritiene ispirazione divina non è che l’esaltazione proveniente dal profondo della sua mente. Il contatto della mente umana con il suo Aggiustatore interiore, benché sia spesso favorito da una meditazione fervente, è più frequentemente facilitato da un servizio sincero ed amorevole nel ministero disinteressato verso i propri simili.

91:7.2 (1000.3) I grandi educatori religiosi ed i profeti delle epoche passate non erano dei mistici estremi. Essi erano uomini e donne conoscenti Dio che servivano al meglio il loro Dio per mezzo del ministero disinteressato verso i loro simili mortali. Gesù portava spesso i suoi apostoli in luoghi appartati per brevi periodi di meditazione e di preghiera, ma per la maggior parte del tempo li teneva in contatto di servizio con le moltitudini. L’anima dell’uomo ha bisogno di esercizio spirituale quanto di nutrimento spirituale.

91:7.3 (1000.4) L’estasi religiosa è ammissibile quando risulta da antecedenti sani, ma queste esperienze sono più spesso la conseguenza d’influenze puramente emotive piuttosto che la manifestazione di un profondo carattere spirituale. Le persone religiose non devono considerare ogni vivido presentimento spirituale ed ogni intensa esperienza emotiva come una rivelazione divina o una comunicazione spirituale. L’estasi spirituale autentica è generalmente associata ad una grande calma esteriore e ad un controllo emotivo quasi perfetto. Ma la vera visione profetica è un presentimento superpsicologico. Tali visitazioni non sono delle pseudoallucinazioni né estasi di tipo trance.

91:7.4 (1000.5) La mente umana può operare in risposta ad una cosiddetta ispirazione quando è sensibile sia alle sollecitazioni del subconscio sia agli stimoli del superconscio. In entrambi i casi tali accrescimenti del contenuto della coscienza appaiono all’individuo come più o meno estranei. Un entusiasmo mistico senza limiti ed un’estasi religiosa sfrenata non sono le credenziali dell’ispirazione, presunte credenziali divine.

91:7.5 (1000.6) La prova pratica di tutte queste insolite esperienze religiose di misticismo, di estasi e d’ispirazione consiste nell’osservare se questi fenomeni portano un individuo a:

91:7.6 (1000.7) 1. Godere di una salute fisica migliore e più completa.

91:7.7 (1000.8) 2. Agire più efficacemente e più praticamente nella sua vita mentale.

91:7.8 (1000.9) 3. Condividere socialmente la sua esperienza religiosa con maggior pienezza e gioia.

91:7.9 (1000.10) 4. Spiritualizzare più completamente la sua vita quotidiana, adempiendo allo stesso tempo fedelmente i doveri correnti dell’esistenza umana ordinaria.

91:7.10 (1001.1) 5. Accrescere il suo amore ed il suo apprezzamento per la verità, la bellezza e la bontà.

91:7.11 (1001.2) 6. Conservare i valori sociali, morali, etici e spirituali correntemente riconosciuti.

91:7.12 (1001.3) 7. Sviluppare la sua intuizione spirituale — la sua coscienza di Dio.

91:7.13 (1001.4) Ma la preghiera non ha alcuna connessione reale con queste esperienze religiose eccezionali. Quando la preghiera diventa troppo estetica, quando consiste quasi esclusivamente in una meravigliosa e beata contemplazione della divinità paradisiaca, perde molto della sua influenza socializzante e tende verso il misticismo e l’isolamento dei suoi devoti. C’è un certo pericolo associato all’eccessivo pregare da soli, che è corretto e prevenuto dalla preghiera di gruppo, dalle devozioni collettive.

8. La preghiera come esperienza personale

91:8.1 (1001.5) C’è un aspetto veramente spontaneo nella preghiera, perché l’uomo primitivo cominciò a pregare molto prima di avere qualunque concetto chiaro di un Dio. L’uomo primitivo era solito pregare in due diverse situazioni: quando si trovava in pressante bisogno provava l’impulso di cercare un aiuto, quando era esultante dava libero corso all’espressione impulsiva della sua gioia.

91:8.2 (1001.6) La preghiera non è un’evoluzione della magia; entrambe sono sorte indipendentemente. La magia era un tentativo di adattare la Deità alle circostanze; la preghiera è lo sforzo di adattare la personalità alla volontà della Deità. La vera preghiera è sia morale che religiosa; la magia non è né l’una né l’altra.

91:8.3 (1001.7) La preghiera può divenire un’usanza stabilita; molti pregano perché altri lo fanno. Altri ancora pregano perché temono che possa capitare loro qualcosa di terribile se non presentano le loro suppliche regolari.

91:8.4 (1001.8) Per certe persone la preghiera è una tranquilla espressione di gratitudine; per altre è un’espressione collettiva di lode, una devozione sociale; talvolta essa è l’imitazione della religione di altri, mentre nella vera preghiera è la comunicazione sincera e fiduciosa tra la natura spirituale della creatura e la presenza dello spirito del Creatore in ogni luogo.

91:8.5 (1001.9) La preghiera può essere un’espressione spontanea di coscienza di Dio o una recitazione priva di senso di formule teologiche. Può essere la lode estatica di un’anima che conosce Dio o l’obbedienza servile di un mortale dominato dalla paura. Essa è talvolta l’espressione patetica dell’anelito spirituale e talvolta il clamore chiassoso di frasi di devozione. La preghiera può essere una lode gioiosa od un’umile richiesta di perdono.

91:8.6 (1001.10) La preghiera può essere la domanda infantile dell’impossibile o l’implorazione matura per la crescita morale ed il potere spirituale. Una supplica può essere per il pane quotidiano o può incorporare un desiderio sincero di trovare Dio e di fare la sua volontà. Può essere una richiesta interamente egoistica o un gesto sincero e splendido verso la realizzazione di una fratellanza disinteressata.

91:8.7 (1001.11) La preghiera può essere un grido di collera, di vendetta o un’intercessione misericordiosa per i propri nemici. Può essere l’espressione di una speranza di cambiare Dio o la potente tecnica per cambiare se stessi. Può essere la supplica servile di un peccatore perduto davanti ad un Giudice ritenuto severo o l’espressione gioiosa di un figlio liberato del vivente e misericordioso Padre celeste.

91:8.8 (1001.12) L’uomo moderno è imbarazzato dal pensiero di parlare delle sue questioni con Dio in maniera puramente personale. Molti hanno abbandonato la preghiera regolare; pregano soltanto se sottoposti a pressioni straordinarie — nei casi d’emergenza. L’uomo non dovrebbe avere paura di parlare a Dio, ma solo uno spirito infantile potrebbe accingersi a persuadere o a presumere di cambiare Dio.

91:8.9 (1002.1) Ma la vera preghiera raggiunge la realtà. Anche quando le correnti d’aria sono ascendenti, nessun uccello può spiccare il volo senza stendere le ali. La preghiera eleva l’uomo perché è una tecnica di avanzamento mediante l’utilizzazione delle correnti spirituali ascendenti dell’universo.

91:8.10 (1002.2) La vera preghiera contribuisce alla crescita spirituale, modifica i comportamenti e procura quella soddisfazione che proviene dalla comunione con la divinità. Essa è una esplosione spontanea della coscienza di Dio.

91:8.11 (1002.3) Dio risponde alla preghiera dell’uomo donandogli un’accresciuta rivelazione della verità, un apprezzamento elevato della bellezza ed un concetto ampliato della bontà. La preghiera è un gesto soggettivo, ma stabilisce il contatto con realtà oggettive potenti sui livelli spirituali dell’esperienza umana; essa è un tentativo significativo da parte dell’uomo di raggiungere valori superumani. È il più potente stimolo alla crescita spirituale.

91:8.12 (1002.4) Le parole sono di scarsa importanza nella preghiera; esse sono semplicemente il canale intellettuale in cui può trovarsi a scorrere il fiume della supplica spirituale. Il valore verbale di una preghiera è puramente autosuggestivo nelle devozioni individuali e sociosuggestivo nelle devozioni collettive. Dio risponde all’atteggiamento dell’anima, non alle parole.

91:8.13 (1002.5) La preghiera non è una tecnica per sfuggire ai conflitti, ma piuttosto uno stimolo per crescere di fronte ai conflitti stessi. Pregate soltanto per i valori, non per le cose; per la crescita, non per la soddisfazione.

9. Le condizioni per una preghiera efficace

91:9.1 (1002.6) Se volete impegnarvi in una preghiera efficace, dovete tenere presenti le leggi delle suppliche efficaci:

91:9.2 (1002.7) 1. Dovete qualificarvi come pregatore efficace affrontando sinceramente e coraggiosamente i problemi della realtà universale. Dovete possedere il vigore cosmico.

91:9.3 (1002.8) 2. Dovete avere onestamente esaurito ogni possibilità per un aggiustamento umano. Dovete essere stati industriosi.

91:9.4 (1002.9) 3. Dovete abbandonare ogni desiderio della mente ed ogni anelito dell’anima all’abbraccio trasformatore della crescita spirituale. Dovete avere sperimentato un accrescimento di significati ed un’elevazione di valori.

91:9.5 (1002.10) 4. Dovete fare la sincera scelta della volontà divina. Dovete eliminare il centro inerte dell’indecisione.

91:9.6 (1002.11) 5. Non solo riconoscete la volontà del Padre e scegliete di farla, ma siete consacrati senza riserve, e votati con dinamismo, a compiere effettivamente la volontà del Padre.

91:9.7 (1002.12) 6. La vostra preghiera sarà volta esclusivamente ad ottenere la saggezza divina per risolvere gli specifici problemi umani incontrati nel corso dell’ascensione al Paradiso — il raggiungimento della perfezione divina.

91:9.8 (1002.13) 7. E dovete avere fede — una fede vivente.

91:9.9 (1002.14) [Presentato dal Capo degli Intermedi di Urantia.]

Fascicolo 92 - L’ulteriore evoluzione della religione

Il Libro di Urantia

Fascicolo 92

L’ulteriore evoluzione della religione

92:0.1 (1003.1) L’UOMO possedeva una religione di origine naturale come parte della sua esperienza evoluzionaria molto prima che fossero fatte delle rivelazioni sistematiche su Urantia. Ma questa religione di origine naturale era, in se stessa, il prodotto della dotazione superanimale dell’uomo. La religione evoluzionaria crebbe lentamente nel corso dei millenni della carriera esperienziale dell’umanità grazie al ministero delle seguenti influenze operanti all’interno del selvaggio, del barbaro e dell’uomo civilizzato, ed influenti su di loro:

92:0.2 (1003.2) 1. L’aiutante dell’adorazione — l’apparizione nella coscienza animale di potenziali superanimali per la percezione della realtà. Ciò può essere definito il primordiale istinto umano di ricerca della Deità.

92:0.3 (1003.3) 2. L’aiutante della saggezza — la manifestazione in una mente adoratrice della tendenza a dirigere la sua adorazione in canali d’espressione più elevati e verso concetti sempre più estesi di realtà della Deità.

92:0.4 (1003.4) 3. Lo Spirito Santo — questo è il dono iniziale supermentale, ed appare infallibilmente in tutte le personalità umane sincere. Questo ministero nei confronti di una mente che anela all’adorazione e che aspira alla saggezza, crea la capacità di comprendere da se stessi il postulato della sopravvivenza umana, sia come concetto teologico sia come esperienza personale e fattuale.

92:0.5 (1003.5) Il funzionamento coordinato di questi tre ministeri divini è del tutto sufficiente per dare avvio e far proseguire la crescita della religione evoluzionaria. Queste influenze sono successivamente accresciute dagli Aggiustatori di Pensiero, dai serafini e dallo Spirito della Verità, che accelerano tutti la cadenza dello sviluppo religioso. Questi agenti hanno funzionato a lungo su Urantia e continueranno a farlo per tutto il tempo in cui questo pianeta resterà una sfera abitata. Gran parte del potenziale di queste agenzie divine non ha ancora mai avuto l’opportunità di esprimersi; molto sarà rivelato nelle ere future via via che la religione dei mortali ascenderà, livello dopo livello, verso le celesti altezze del valore morontiale e della verità spirituale.

1. La natura evoluzionaria della religione

92:1.1 (1003.6) L’evoluzione della religione è stata tracciata a partire dalla paura primitiva e dai fantasmi, attraverso numerosi stadi successivi di sviluppo, inclusi gli sforzi iniziali per costringere e poi allettare gli spiriti. I feticci tribali divennero totem e dei tribali; le formule magiche divennero preghiere moderne. La circoncisione, inizialmente un sacrificio, divenne una pratica igienica.

92:1.2 (1003.7) Nel corso dell’infanzia selvaggia delle razze la religione progredì dall’adorazione della natura, attraverso il culto dei fantasmi, sino al feticismo. Agli albori della civiltà la razza umana sposò delle credenze più mistiche e simboliche, mentre oggi, all’avvicinarsi della sua maturità, l’umanità si prepara ad apprezzare la vera religione, un inizio di rivelazione della verità stessa.

92:1.3 (1004.1) La religione nasce come reazione biologica della mente alle credenze spirituali e all’ambiente; essa è l’ultima cosa a perire o a cambiare in una razza. La religione, in una qualunque epoca, è l’adattamento della società a ciò che è misterioso. Come istituzione sociale essa comprende riti, simboli, culti, testi sacri, altari, santuari e templi. Acqua santa, reliquie, feticci, amuleti, paramenti sacri, campane, tamburi e clero sono comuni a tutte le religioni. È impossibile separare completamente la religione risultante puramente da evoluzione dalla magia o dalla stregoneria.

92:1.4 (1004.2) Il mistero ed il potere hanno sempre stimolato sentimenti e timori religiosi, mentre l’emozione ha sempre funzionato come potente fattore condizionante il loro sviluppo. La paura è sempre stata lo stimolo religioso fondamentale. La paura forma gli dei della religione evoluzionaria e motiva il rituale religioso dei credenti primitivi. A mano a mano che la civiltà progredisce, la paura è modificata dalla venerazione, dall’ammirazione, dal rispetto, dalla simpatia, ed è poi ulteriormente condizionata dal rimorso e dal pentimento.

92:1.5 (1004.3) Un popolo asiatico insegnò che “Dio è una grande paura”; questo è il risultato della religione puramente evoluzionaria. Gesù, la rivelazione del tipo più elevato di vita religiosa, proclamò che “Dio è amore”.

2. La religione ed i costumi

92:2.1 (1004.4) La religione è la più rigida ed inflessibile di tutte le istituzioni umane, ma si adatta con ritardo ai mutamenti sociali. Alla fine, la religione evoluzionaria riflette i costumi in cambiamento che, a loro volta, possono essere stati influenzati dalla religione rivelata. Lentamente, sicuramente, ma forzatamente, la religione (il culto) segue la scia della saggezza — della conoscenza guidata dalla ragione esperienziale ed illuminata dalla rivelazione divina.

92:2.2 (1004.5) La religione è strettamente legata ai costumi; ciò che esisteva è antico e ritenuto sacro. Per questa ragione, e per nessun’altra, gli utensili di pietra persisterono a lungo nell’età del bronzo e del ferro. Questa affermazione ne è una testimonianza: “E se mi farai un altare di pietra, non costruirlo di pietra tagliata, perché, se impieghi i tuoi attrezzi per farlo, l’avrai profanato.” Ancora oggi gli Indù accendono il fuoco degli altari usando un accendifuoco primitivo. Nel corso della religione evoluzionaria l’innovazione è sempre stata considerata un sacrilegio. Il sacramento non deve essere costituito da alimenti nuovi e lavorati, ma dalle vivande più primitive: “La carne arrostita al fuoco ed il pane senza lievito serviti con erbe amare.” Tutti i tipi di usanze sociali ed anche di procedure legali sono strettamente legate alle forme antiche.

92:2.3 (1004.6) Quando l’uomo moderno si stupisce che nelle Scritture delle differenti religioni siano esposti tanti fatti che potrebbero essere giudicati osceni, dovrebbe soffermarsi a considerare che le generazioni che passano hanno paura di eliminare ciò che i loro antenati avevano ritenuto santo e sacro. Molte cose che una generazione può giudicare oscene, le generazioni precedenti le hanno considerate come parte dei loro costumi accettati ed anche come rituali religiosi approvati. Una considerevole quantità di controversie religiose è stata causata dagli incessanti tentativi di conciliare pratiche antiche ma riprovevoli con ragioni sorte da poco tempo, di trovare teorie plausibili a giustificazione della perpetuazione di credo di costumi antiquati e desueti.

92:2.4 (1004.7) Ma è pura follia tentare di accelerare troppo improvvisamente la crescita religiosa. Una razza o una nazione possono assimilare da una religione avanzata soltanto ciò che è ragionevolmente coerente e compatibile con il loro status evoluzionario corrente, e tenuto conto del loro spirito di adattamento. Le condizioni sociali, climatiche, politiche ed economiche influiscono tutte nel determinare il corso ed il progresso dell’evoluzione religiosa. La moralità sociale non è determinata dalla religione, cioè dalla religione evoluzionaria; sono piuttosto le forme di religione ad essere dettate dalla moralità razziale.

92:2.5 (1005.1) Le razze degli uomini accettano solo superficialmente una religione nuova ed estranea; in effetti, essi la adattano ai loro costumi e alle loro antiche forme di credenza. Ciò è bene illustrato dall’esempio di una tribù della Nuova Zelanda i cui sacerdoti, dopo aver nominalmente accettato il Cristianesimo, dichiararono di aver ricevuto direttamente delle rivelazioni da Gabriele che assicuravano che questa stessa tribù era divenuta il popolo eletto di Dio, e che ordinavano fosse permesso loro di dare libero corso a sfrenati rapporti sessuali e a numerosi altri antichi e riprovevoli costumi. Ed immediatamente tutti i recenti cristiani aderirono a questa versione nuova e meno esigente del Cristianesimo.

92:2.6 (1005.2) In un’epoca o in un’altra la religione ha ratificato ogni tipo di condotta contraddittoria ed illogica; in una data epoca ha praticamente approvato tutto ciò che è ora considerato immorale od empio. La coscienza, non istruita dall’esperienza e non aiutata dalla ragione, non è mai stata né potrà mai essere una guida sicura ed infallibile per la condotta umana. La coscienza non è una voce divina che parla all’anima umana. È soltanto la somma totale del contenuto morale ed etico dei costumi di uno stadio d’esistenza in corso; rappresenta semplicemente l’ideale umanamente concepito di reazione in un dato insieme di circostanze.

3. La natura della religione evoluzionaria

92:3.1 (1005.3) Lo studio della religione umana è l’esame degli strati sociali fossiliferi delle ere passate. I costumi degli dei antropomorfi riflettono fedelmente la morale degli uomini che concepirono per primi tali deità. Le religioni antiche e la mitologia illustrano fedelmente le credenze e le tradizioni di popoli persi da lungo tempo nell’oscurità. Queste antiche pratiche di culto persistono fianco a fianco di costumi economici e di evoluzioni sociali più recenti e, naturalmente, appaiono grossolanamente incompatibili. Le vestigia del culto presentano un’immagine reale delle religioni razziali del passato. Ricordatevi sempre che i culti non sono formati per scoprire la verità, ma piuttosto per divulgare le loro dottrine.

92:3.2 (1005.4) La religione è sempre stata in larga misura una questione di riti, rituali, osservanze, cerimonie e dogmi. Essa si è generalmente macchiata di quell’errore che causa persistenti discordie: l’illusione del popolo eletto. Le principali idee religiose d’incantesimo, ispirazione, rivelazione, propiziazione, pentimento, espiazione, intercessione, sacrificio, preghiera, confessione, adorazione, sopravvivenza dopo la morte, sacramento, rituale, riscatto, salvezza, redenzione, alleanza, impurità, purificazione, profezia e peccato originale — risalgono tutte agli antichi tempi della paura primordiale dei fantasmi.

92:3.3 (1005.5) La religione primitiva non è né più né meno che la lotta per l’esistenza materiale estesa ad inglobare l’esistenza oltre la tomba. Le osservanze di un tale credo rappresentavano l’estensione della lotta per il proprio sostentamento al dominio di un mondo immaginario di spiriti fantasma. Ma quando siete tentati di criticare la religione evoluzionaria, fate attenzione. Ricordatevi che essa è ciò che è avvenuto; è un fatto storico. E ricordatevi anche che il potere di un’idea non risiede nella sua certezza o nella sua verità, ma piuttosto nella vividezza del suo richiamo sugli uomini.

92:3.4 (1006.1) La religione evoluzionaria non effettua cambiamenti o revisioni; contrariamente alla scienza, essa non provvede alla propria correzione progressiva. La religione evoluzionaria ottiene rispetto perché i suoi fedeli credono che essa sia La Verità; “la fede una volta che è trasmessa ai santi” deve, in teoria, essere definitiva ed infallibile. Il culto resiste allo sviluppo perché il vero progresso modifica o distrugge certamente il culto stesso; perciò la revisione deve sempre essergli imposta.

92:3.5 (1006.2) Soltanto due influenze possono modificare ed elevare i dogmi della religione naturale: la pressione dei costumi in lento progresso e l’illuminazione periodica di rivelazioni epocali. E non c’è da stupirsi che il progresso sia stato lento; nei tempi antichi essere progressivi o inventivi significava essere messi a morte per stregoneria. Il culto avanza lentamente attraverso epoche di sviluppo e cicli millenari. Ma progredisce. La credenza evoluzionaria nei fantasmi pose le fondamenta per una filosofia della religione rivelata che alla fine distruggerà la superstizione che l’ha originata.

92:3.6 (1006.3) La religione ha ostacolato lo sviluppo sociale in molti modi, ma senza religione non ci sarebbero state né moralità né etica durevoli, né civiltà degna di tal nome. La religione ha dato vita a molta cultura non religiosa: la scultura ha avuto origine dall’intaglio di idoli, l’architettura dalla costruzione di templi, la poesia dagli incantesimi, la musica dai canti di adorazione, il teatro dalle rappresentazioni per ottenere una guida spirituale, e la danza dalle festività stagionali di culto.

92:3.7 (1006.4) Ma pur richiamando l’attenzione sul fatto che la religione fu essenziale allo sviluppo e alla conservazione della civiltà, bisogna tenere presente che la religione naturale ha anche contribuito molto a paralizzare e ad ostacolare la stessa civiltà che essa d’altronde promuoveva e manteneva. La religione ha intralciato le attività industriali e lo sviluppo economico; ha dissipato lavoro e dilapidato capitali; non è sempre stata di aiuto alla famiglia; non ha adeguatamente favorito la pace e la buona volontà; ha talvolta trascurato l’educazione e ritardato la scienza; ha indebitamente impoverito la vita sotto il pretesto di arricchire la morte. La religione evoluzionaria, la religione umana, è stata in verità colpevole di tutti questi errori, mancanze, sviste, e di molto altro ancora. Ciò nonostante essa ha mantenuto un’etica culturale, una civiltà morale ed una coesione sociale, ed ha reso possibile alla successiva religione rivelata compensare queste numerose deficienze evoluzionarie.

92:3.8 (1006.5) La religione evoluzionaria è stata l’istituzione umana più costosa, ma la più incomparabilmente efficace. La religione umana può essere giustificata soltanto alla luce della civiltà evoluzionaria. Se l’uomo non fosse il prodotto ascendente dell’evoluzione animale, allora un tale corso di sviluppo religioso sarebbe senza giustificazione.

92:3.9 (1006.6) La religione ha facilitato l’accumulo di capitali; ha favorito certi tipi di lavoro; il tempo libero dei sacerdoti ha promosso l’arte e la conoscenza; la razza, alla fine, ha guadagnato molto come conseguenza di tutti questi errori iniziali nella tecnica etica. Gli sciamani, onesti e disonesti, furono terribilmente onerosi, ma valsero tutto il loro costo. Le professioni intellettuali e la scienza stessa emersero dai sacerdozi parassiti. La religione ha favorito la civiltà ed ha assicurato la continuità della società; essa è stata la forza di polizia morale di tutti i tempi. La religione ha fornito quella disciplina umana e quell’autocontrollo che hanno reso possibile la saggezza. La religione è la sferza efficace dell’evoluzione che spinge risolutamente l’umanità indolente e sofferente ad uscire dal suo stato naturale d’inerzia intellettuale e ad elevarsi ai livelli superiori della ragione e della saggezza.

92:3.10 (1006.7) E questa sacra eredità di ascesa animale, la religione evoluzionaria, deve sempre continuare ad essere affinata e nobilitata dalla continua censura della religione rivelata e dalla fornace ardente dell’autentica scienza.

4. Il dono della rivelazione

92:4.1 (1007.1) La rivelazione è evoluzionaria, ma sempre progressiva. Lungo le ere della storia del mondo le rivelazioni della religione sono sempre più ampie e successivamente più illuminanti. È missione della rivelazione selezionare e censurare le religioni evoluzionarie che si susseguono. Ma se rivelazione è elevare e far progredire le religioni di evoluzione, allora tali visitazioni divine devono presentare insegnamenti che non siano troppo lontani dalle idee e dalle reazioni dell’epoca in cui sono presentate. La rivelazione deve dunque essere sempre rapportata all’evoluzione, e lo è. La religione di rivelazione deve sempre essere limitata dalla capacità dell’uomo a riceverla.

92:4.2 (1007.2) Ma indipendentemente dalle loro connessioni o derivazioni apparenti, le religioni di rivelazione sono sempre caratterizzate da una credenza in una Deità di valore finale e da un concetto di sopravvivenza dell’identità della personalità dopo la morte.

92:4.3 (1007.3) La religione evoluzionaria è sentimentale, non logica. Essa è la reazione dell’uomo alla credenza in un ipotetico mondo di spiriti-fantasma — il riflesso umano della credenza suscitato dalla constatazione e dalla paura dell’ignoto. La religione di rivelazione è proposta dal vero mondo spirituale; essa è la risposta del cosmo superintellettuale alla sete dei mortali di credere nelle Deità universali e di contare su di esse. La religione evoluzionaria descrive i brancolamenti tortuosi dell’umanità alla ricerca della verità; la religione di rivelazione è questa stessa verità.

92:4.4 (1007.4) Ci sono stati molti avvenimenti nella rivelazione religiosa, ma solo cinque d’importanza epocale. Questi sono stati i seguenti:

92:4.5 (1007.5) 1. Gli insegnamenti dalamatiani. Il vero concetto della Prima Sorgente e Centro fu promulgato per la prima volta su Urantia dai cento membri corporali del personale del Principe Caligastia. Questa rivelazione crescente della Deità proseguì per più di trecentomila anni, fino a quando fu bruscamente interrotta dalla secessione planetaria e dalla disgregazione del regime educativo. Ad eccezione dell’opera di Van, l’influenza della rivelazione dalamatiana fu praticamente perduta per il mondo intero. Anche i Noditi avevano dimenticato questa verità al tempo dell’arrivo di Adamo. Tra tutti coloro che ricevettero gli insegnamenti dei cento, furono gli uomini rossi che li conservarono più a lungo, ma l’idea del Grande Spirito non era che un vago concetto nella religione amerinda quando il contatto con il Cristianesimo la chiarì e la rafforzò considerevolmente.

92:4.6 (1007.6) 2. Gli insegnamenti edenici. Adamo ed Eva presentarono di nuovo il concetto del Padre di tutti ai popoli evoluzionari. La disgregazione del primo Eden arrestò il corso della rivelazione adamica prima che avesse pienamente preso avvio. Ma gli insegnamenti abortiti di Adamo furono portati avanti dai sacerdoti setiti, ed alcune di queste verità non sono mai andate interamente perdute per il mondo. L’intera tendenza dell’evoluzione religiosa levantina fu modificata dagli insegnamenti dei Setiti. Ma verso il 2.500 a.C. l’umanità aveva largamente perso di vista la rivelazione presentata al tempo di Eden.

92:4.7 (1007.7) 3. Melchizedek di Salem. Questo figlio d’emergenza di Nebadon inaugurò la terza rivelazione della verità su Urantia. I precetti cardinali dei suoi insegnamenti erano la fiducia e la fede. Egli insegnò la fiducia nell’onnipotente benevolenza di Dio e proclamò che la fede era l’atto per mezzo del quale gli uomini ottenevano il favore di Dio. I suoi insegnamenti si mescolarono gradualmente con le credenze e le pratiche delle diverse religioni evoluzionarie e si svilupparono alla fine nei sistemi teologici presenti su Urantia all’inizio del primo millennio dopo Cristo.

92:4.8 (1008.1) 4. Gesù di Nazaret. Cristo Micael presentò per la quarta volta ad Urantia il concetto di Dio come Padre Universale, e questo insegnamento è generalmente persistito da allora. L’essenza del suo insegnamento era l’amore ed il servizio, l’adorazione amorevole che un figlio creatura dona spontaneamente in riconoscimento del ministero amorevole di Dio suo Padre ed in risposta ad esso; il servizio per libero arbitrio che tali figli creature offrono ai loro fratelli nella gioiosa comprensione che in questo servizio essi servono anche Dio il Padre.

92:4.9 (1008.2) 5. I Fascicoli di Urantia. I fascicoli, dei quali questo è uno, costituiscono la più recente presentazione della verità ai mortali di Urantia. Questi fascicoli differiscono da tutte le precedenti rivelazioni perché non sono opera di una sola personalità dell’universo, ma una presentazione composita da parte di numerosi esseri. Ma nessuna rivelazione può mai essere completa prima del raggiungimento del Padre Universale. Tutti gli altri ministeri celesti non sono che parziali, transitori e praticamente adattati alle condizioni locali nel tempo e nello spazio. Anche se ammissioni come questa possono forse sminuire la forza e l’autorità immediate di tutte le rivelazioni, è giunto il momento su Urantia in cui è opportuno fare tali esplicite dichiarazioni, anche a rischio d’indebolire l’influenza e l’autorità future di quest’opera, la più recente delle rivelazioni della verità alle razze mortali di Urantia.

5. I grandi capi religiosi

92:5.1 (1008.3) Nella religione evoluzionaria gli dei sono concepiti come esistenti a somiglianza dell’immagine dell’uomo. Nella religione di rivelazione s’insegna agli uomini che sono figli di Dio — fatti ad immagine finita della divinità. Nelle credenze sintetizzate composte dagli insegnamenti della rivelazione e dai prodotti dell’evoluzione il concetto di Dio è una mescolanza:

92:5.2 (1008.4) 1. Delle idee preesistenti dei culti evoluzionari.

92:5.3 (1008.5) 2. Degli ideali sublimi della religione rivelata.

92:5.4 (1008.6) 3. Dei punti di vista personali dei grandi capi religiosi, dei profeti e dei maestri dell’umanità.

92:5.5 (1008.7) La maggior parte delle grandi epoche religiose è stata inaugurata dalla vita e dagli insegnamenti di una personalità eminente; la guida di un capo ha originato la maggioranza dei movimenti morali validi della storia. E gli uomini hanno sempre avuto tendenza a venerare il capo, anche a discapito dei suoi insegnamenti; a riverire la sua personalità, anche perdendo di vista le verità che proclamava. Ciò non è senza ragione; c’è un forte desiderio istintivo nel cuore dell’uomo evoluzionario di ricevere aiuto dall’alto e dall’aldilà. Questo anelito è destinato ad anticipare l’apparizione sulla terra del Principe Planetario e dei Figli Materiali successivi. Su Urantia l’uomo è stato privato di questi capi e dirigenti superumani, e perciò cerca costantemente di compensare questa perdita circondando i suoi capi umani di leggende che comportano origini soprannaturali e carriere miracolose.

92:5.6 (1008.8) Molte razze hanno concepito i loro capi come nati da vergini; le loro carriere sono largamente disseminate di episodi miracolosi, ed il loro ritorno è sempre atteso dai loro rispettivi gruppi. Nell’Asia centrale i membri delle tribù attendono ancora il ritorno di Gengis Khan; in Tibet, in Cina ed in India è Budda; nell’Islam è Maometto; tra gli Amerindi era Hesunanin Onamonalonton; presso gli Ebrei era in generale il ritorno di Adamo come governante materiale. A Babilonia il dio Marduk era una perpetuazione della leggenda di Adamo, l’idea del figlio di Dio, l’anello di congiunzione tra l’uomo e Dio. A seguito dell’apparizione di Adamo sulla terra, pretesi figli di Dio furono comuni tra le razze del mondo.

92:5.7 (1009.1) Ma nonostante il timore superstizioso di cui erano spesso fatti oggetto, rimane un fatto che questi maestri furono le personalità temporali di fulcro sulle quali le leve della verità rivelata si appoggiarono per far progredire la moralità, la filosofia e la religione dell’umanità.

92:5.8 (1009.2) Ci sono stati centinaia e centinaia di capi religiosi nella millenaria storia umana di Urantia, da Onagar al Guru Nanak. Durante questo tempo ci sono stati molti flussi e riflussi nella marea di verità religiosa e di fede spirituale, ed ogni rinascita della religione urantiana del passato è stata identificata con la vita e gli insegnamenti di qualche capo religioso. Nel prendere in considerazione i maestri dei tempi recenti, può rivelarsi utile raggrupparli nelle sette epoche religiose maggiori dell’Urantia postadamica.

92:5.9 (1009.3) 1. Il periodo setita. I sacerdoti setiti, rigenerati sotto la guida di Amosad, divennero i grandi insegnanti postadamici. Essi operarono in tutti i paesi degli Anditi e la loro influenza persisté più a lungo presso i Greci, i Sumeri e gli Indù. Presso questi ultimi sono persistiti fino all’epoca attuale come Bramini della fede indù. I Setiti ed i loro seguaci non persero mai completamente il concetto della Trinità rivelato da Adamo.

92:5.10 (1009.4) 2. L’epoca dei missionari di Melchizedek. La religione di Urantia fu rigenerata in non lieve misura dagli sforzi degli insegnanti che furono incaricati da Machiventa Melchizedek quando visse ed insegnò a Salem quasi duemila anni avanti Cristo. Questi missionari proclamarono la fede come prezzo del favore di Dio, ed i loro insegnamenti, anche se non produssero l’apparizione immediata di religioni, formarono tuttavia le basi sulle quali gli insegnanti della verità successivi avrebbero costruito le religioni di Urantia.

92:5.11 (1009.5) 3. L’epoca posteriore a Melchizedek. Sebbene Amenemope ed Ikhnaton abbiano insegnato entrambi in questo periodo, il genio religioso più rimarchevole dell’epoca posteriore a Melchizedek fu il capo di un gruppo di Beduini levantini e fondatore della religione ebraica — Mosè. Mosè insegnò il monoteismo. Egli disse: “Ascolta, o Israele, il Signore nostro Dio è un Dio unico.” “Il Signore è lui Dio. E non c’è altri che lui.” Egli cercò con persistenza di sradicare dal suo popolo le vestigia del culto dei fantasmi, prescrivendo persino la pena di morte per coloro che lo praticavano. Il monoteismo di Mosè fu alterato dai suoi successori, ma in tempi successivi essi ritornarono a molti dei suoi insegnamenti. La grandezza di Mosè risiede nella sua saggezza e nella sua sagacia. Altri uomini hanno avuto concetti più grandi di Dio, ma nessun uomo è mai riuscito così bene ad indurre un gran numero di persone ad adottare credenze così avanzate.

92:5.12 (1009.6) 4. Il sesto secolo avanti Cristo. Molti uomini sorsero a proclamare la verità in questo secolo, uno dei più grandi secoli di risveglio religioso che si siano visti su Urantia. Tra questi si possono citare Gautama, Confucio, Lao-tze, Zoroastro e gli insegnanti Giainisti. Gli insegnamenti di Gautama si sono largamente diffusi in Asia, ed egli è venerato come il Budda da milioni di persone. Confucio fu per la moralità cinese quello che Platone fu per la filosofia greca, ed anche se ci furono ripercussioni religiose degli insegnamenti di entrambi, in senso stretto nessuno dei due era un maestro religioso. Lao-tze ebbe una visione più ampia di Dio nel Tao di quanta ne ebbe Confucio nell’umanità o Platone nell’idealismo. Zoroastro, benché molto influenzato dal concetto prevalente del dualismo spirituale, il bene ed il male, esaltò allo steso tempo in modo preciso l’idea di un’unica Deità eterna e della vittoria finale della luce sulle tenebre.

92:5.13 (1010.1) 5. Il primo secolo dopo Cristo. Come maestro religioso, Gesù di Nazaret partì dal culto che era stato stabilito da Giovanni il Battista e si allontanò quanto poté dai digiuni e dalle forme. All’infuori di Gesù, Paolo di Tarso e Filone di Alessandria furono i più grandi insegnanti di quest’epoca. I loro concetti della religione hanno svolto un ruolo dominante nell’evoluzione della fede che porta il nome di Cristo.

92:5.14 (1010.2) 6. Il sesto secolo dopo Cristo. Maometto fondò una religione che era superiore a molti credi del suo tempo. La sua era una protesta contro le esigenze sociali delle religioni straniere e contro l’incoerenza della vita religiosa del suo popolo.

92:5.15 (1010.3) 7. Il quindicesimo secolo dopo Cristo. Questo periodo vide due movimenti religiosi: la rottura dell’unità del Cristianesimo in Occidente e la sintesi di una nuova religione in Oriente. In Europa il Cristianesimo istituzionalizzato aveva raggiunto quel grado d’inflessibilità che rendeva l’ulteriore crescita incompatibile con l’unità. In Oriente gli insegnamenti congiunti dell’Islamismo, dell’Induismo e del Buddismo furono sintetizzati da Nanak e dai suoi seguaci nel Sikhismo, una delle religioni più evolute dell’Asia.

92:5.16 (1010.4) Il futuro di Urantia sarà caratterizzato senza dubbio dall’apparizione d’insegnanti della verità religiosa — la Paternità di Dio e la fraternità di tutte le creature. Ma si deve sperare che gli ardenti e sinceri sforzi di questi futuri profeti saranno diretti meno verso il rafforzamento delle barriere interreligiose e più verso l’accrescimento della fratellanza religiosa dell’adorazione spirituale tra i numerosi seguaci delle differenti teologie intellettuali così caratteristiche di Urantia di Satania.

6. Le religioni composite

92:6.1 (1010.5) Le religioni di Urantia del ventesimo secolo presentano un quadro interessante dell’evoluzione sociale dell’impulso umano all’adorazione. Molte credenze sono progredite molto poco dall’epoca del culto dei fantasmi. I Pigmei dell’Africa non hanno delle reazioni religiose come gruppo, benché alcuni di loro credano un po’ in un ambiente di spiriti. Essi sono oggi esattamente al punto in cui era l’uomo primitivo quando iniziò l’evoluzione della religione. La credenza basilare della religione primitiva era la sopravvivenza dopo la morte. L’idea di adorare un Dio personale denota uno sviluppo evoluzionario avanzato, ed anche il primo stadio della rivelazione. I Dyak hanno sviluppato soltanto le pratiche religiose più primitive. Gli Eschimesi e gli Amerindi relativamente recenti avevano concetti molto scarni di Dio; essi credevano nei fantasmi ed avevano un’idea vaga di una sorta di sopravvivenza dopo la morte. Gli attuali aborigeni australiani hanno solo paura dei fantasmi, timore del buio ed una venerazione rudimentale degli antenati. Gli Zulù stanno giusto elaborando una religione di sacrifici e di paura dei fantasmi. Molte tribù africane, a parte l’opera missionaria cristiana e maomettana, non hanno ancora oltrepassato lo stadio feticista dell’evoluzione religiosa. Ma alcuni gruppi hanno da lungo tempo aderito all’idea del monoteismo, come i Traci di un tempo che credevano anche nell’immortalità.

92:6.2 (1010.6) Su Urantia la religione evoluzionaria e la religione di rivelazione stanno progredendo fianco a fianco mescolandosi e fondendosi nei diversi sistemi teologici che si trovano nel mondo al momento della redazione di questi fascicoli. Queste religioni, le religioni del ventesimo secolo di Urantia, possono essere enumerate come segue:

92:6.3 (1011.1) 1. L’Induismo — la più antica.

92:6.4 (1011.2) 2. La religione ebraica.

92:6.5 (1011.3) 3. Il Buddismo.

92:6.6 (1011.4) 4. Gli insegnamenti di Confucio.

92:6.7 (1011.5) 5. Le credenze taoiste.

92:6.8 (1011.6) 6. Lo Zoroastrismo.

92:6.9 (1011.7) 7. Lo Shinto.

92:6.10 (1011.8) 8. Il Giainismo.

92:6.11 (1011.9) 9. Il Cristianesimo.

92:6.12 (1011.10) 10. L’Islamismo.

92:6.13 (1011.11) 11. Il Sikhismo — la più recente.

92:6.14 (1011.12) Le religioni più evolute dell’antichità erano il Giudaismo e l’Induismo, ed ognuna ha rispettivamente molto influenzato il corso dello sviluppo religioso in Occidente ed in Oriente. Sia gli Indù che gli Ebrei credevano che le loro religioni fossero ispirate e rivelate, e ritenevano che tutte le altre fossero forme decadenti dell’unica vera fede.

92:6.15 (1011.13) L’India è divisa tra Indù, Sikh, Maomettani e Giainisti, e ciascun gruppo descrive Dio, l’uomo e l’universo secondo come questi sono diversamente concepiti. La Cina segue gli insegnamenti taoisti e confuciani; lo Shinto è venerato in Giappone.

92:6.16 (1011.14) Le grandi fedi internazionali, interrazziali, sono l’ebraica, la buddista, la cristiana e l’islamica. Il Buddismo si estende da Ceylon e dalla Birmania, attraverso il Tibet e la Cina, fino al Giappone. Esso ha mostrato un’adattabilità ai costumi di molti popoli che è stata eguagliata solo dal Cristianesimo.

92:6.17 (1011.15) La religione ebraica ingloba la transizione filosofica dal politeismo al monoteismo; essa è un anello evoluzionario tra le religioni di evoluzione e le religioni di rivelazione. Gli Ebrei furono il solo popolo occidentale a seguire i loro dei evoluzionari primitivi completamente fino al Dio della rivelazione. Ma questa verità non fu mai francamente accettata prima del tempo di Isaia, che insegnò ancora una volta l’idea mista di una deità razziale congiunta con un Creatore Universale: “O Signore degli Eserciti, Dio d’Israele, tu sei Dio, e non ce ne sono altri; tu hai creato il cielo e la terra.” In un certo tempo la speranza della sopravvivenza della civiltà occidentale risiedette nei sublimi concetti ebraici della bontà e negli avanzati concetti greci della bellezza.

92:6.18 (1011.16) La religione cristiana è la religione fondata sulla vita e sugli insegnamenti di Cristo, basata sulla teologia del Giudaismo, modificata in seguito dall’assimilazione di certi insegnamenti zoroastriani e della filosofia greca, e formulata principalmente da tre persone: Filone, Pietro e Paolo. Essa è passata per numerose fasi di evoluzione dal tempo di Paolo ed è divenuta così completamente occidentalizzata che molti popoli non europei considerano molto naturalmente il Cristianesimo come una strana rivelazione di uno strano Dio e destinata a degli stranieri.

92:6.19 (1011.17) L’Islamismo è il collegamento religioso-culturale tra l’Africa del Nord, il Levante e l’Asia sudorientale. Fu la teologia ebraica, in connessione con gli insegnamenti cristiani successivi, che rese monoteista l’Islamismo. I seguaci di Maometto incespicarono di fronte agli insegnamenti avanzati della Trinità; essi non riuscirono a comprendere la dottrina di tre personalità divine e di una sola Deità. È sempre difficile indurre le menti evoluzionarie ad accettare improvvisamente una verità rivelata avanzata. L’uomo è una creatura evoluzionaria e per lo più deve acquisire la sua religione per mezzo di tecniche evoluzionarie.

92:6.20 (1012.1) L’adorazione degli antenati di un tempo costituì un deciso progresso nell’evoluzione religiosa, ma è sorprendente e deplorevole che questo concetto primitivo persista in Cina, in Giappone ed in India tra tante idee relativamente più avanzate quali il Buddismo e l’Induismo. In Occidente il culto degli antenati si evolvé nella venerazione degli dei nazionali e nel rispetto per gli eroi razziali. Nel ventesimo secolo questa religione nazionalistica di venerazione degli eroi fa la sua apparizione nei diversi secolarismi radicali e nazionalistici che caratterizzano molte razze e nazioni occidentali. Molto di questo stesso atteggiamento si trova anche nelle grandi università e nelle comunità industriali più importanti dei popoli di lingua inglese. Non molto differente da questi concetti è l’idea che la religione non è che “una ricerca comune della buona vita”. Le “religioni nazionali” non sono altro che un ritorno all’adorazione dei primi imperatori romani e allo Shinto — l’adorazione dello Stato nella famiglia imperiale.

7. L’ulteriore evoluzione della religione

92:7.1 (1012.2) La religione non può mai diventare un fatto scientifico. La filosofia può, in verità, riposare su una base scientifica, ma la religione resterà sempre evoluzionaria o di rivelazione, o una possibile combinazione di entrambe, com’è nel mondo d’oggi.

92:7.2 (1012.3) Non possono essere inventate nuove religioni; o sono frutto di evoluzione oppure sono improvvisamente rivelate. Tutte le nuove religioni evoluzionarie sono semplicemente espressioni progressive di antiche credenze, nuovi adattamenti ed aggiustamenti. L’antico non cessa di esistere; esso è fuso con il nuovo, così come il Sikhismo germogliò e sbocciò dal terreno e dalle forme dell’Induismo, del Buddismo, dell’Islamismo e di altri culti contemporanei. La religione primitiva era molto democratica; il selvaggio prendeva a prestito o prestava facilmente. Solo con la religione rivelata apparve l’egotismo teologico autocratico ed intollerante.

92:7.3 (1012.4) Le numerose religioni di Urantia sono tutte buone nella misura in cui portano l’uomo a Dio ed in cui portano la comprensione del Padre all’uomo. È un errore per un gruppo religioso concepire il proprio credo come La Verità; tali atteggiamenti denotano più arroganza teologica che certezza di fede. Non c’è una religione su Urantia che non possa trarre profitto dallo studiare ed assimilare il meglio delle verità contenute in ogni altra fede, perché tutte contengono la verità. Le persone religiose farebbero meglio a mutuare le cose migliori dalla fede spirituale vivente dei loro vicini piuttosto che denunciare il peggio nelle loro persistenti superstizioni e nei loro rituali desueti.

92:7.4 (1012.5) Tutte queste religioni sono sorte come risultato della risposta intellettuale variabile dell’uomo alla sua guida spirituale identica. Esse non possono mai sperare di raggiungere un’uniformità di credo, di dogmi e di rituali — perché questi sono intellettuali; ma possono, ed un giorno vi arriveranno, realizzare un’unità nell’adorazione sincera del Padre di tutti, perché questa è spirituale, ed è eternamente vero che in spirito tutti gli uomini sono uguali.

92:7.5 (1012.6) La religione primitiva era in larga misura una coscienza di valori materiali, ma la civiltà eleva i valori religiosi, perché la vera religione è la consacrazione di se stessi al servizio di valori significativi e supremi. Via via che la religione si evolve, l’etica diviene la filosofia della morale, e la moralità diviene la disciplina di se stessi per mezzo dei modelli di significati superiori e di valori supremi — gli ideali divini spirituali. La religione diventa così una devozione spontanea e squisita, l’esperienza vivente della fedeltà dell’amore.

92:7.6 (1013.1) La qualità di una religione è indicata da:

92:7.7 (1013.2) 1. I valori del livello — la fedeltà.

92:7.8 (1013.3) 2. La profondità dei significati — la sensibilizzazione dell’individuo all’apprezzamento idealistico di questi valori superiori.

92:7.9 (1013.4) 3. L’intensità della consacrazione — il grado di devozione a questi valori divini.

92:7.10 (1013.5) 4. Il libero progresso della personalità in questo sentiero cosmico di vita spirituale idealistica, la realizzazione della filiazione con Dio e la cittadinanza progressiva senza fine nell’universo.

92:7.11 (1013.6) I significati religiosi progrediscono nell’autocoscienza quando il bambino trasferisce le sue idee di onnipotenza dai suoi genitori a Dio. E l’intera esperienza religiosa di questo fanciullo dipende in larga misura dal fatto che la relazione figlio-genitore sia stata dominata dalla paura o dall’amore. Gli schiavi hanno sempre avuto grande difficoltà a trasferire la loro paura per i padroni in concetti d’amore per Dio. La civiltà, la scienza e le religioni avanzate devono liberare l’umanità da queste paure nate dal timore dei fenomeni naturali. E così una maggiore illuminazione dovrebbe liberare i mortali istruiti da ogni dipendenza da intermediari per comunicare con la Deità.

92:7.12 (1013.7) Questi stadi intermedi d’idolatra esitazione nel trasferire la venerazione dall’umano e visibile al divino ed invisibile sono inevitabili, ma dovrebbero essere abbreviati dalla coscienza del ministero facilitatore dello spirito divino interiore. Ciò nonostante, l’uomo è stato profondamente influenzato non soltanto dai suoi concetti di Deità, ma anche dal carattere degli eroi che egli ha scelto di onorare. È molto spiacevole che coloro che sono giunti a venerare il divino e risorto Cristo abbiano dimenticato l’uomo — il valoroso e coraggioso eroe — Joshua ben Joseph.

92:7.13 (1013.8) L’uomo moderno è adeguatamente autocosciente della religione, ma le sue usanze di adorazione sono confuse e screditate dalla sua accelerata metamorfosi sociale e dagli sviluppi scientifici senza precedenti. Gli uomini e le donne raziocinanti vogliono che la religione sia ridefinita, e questa esigenza obbligherà la religione a rivalutarsi.

92:7.14 (1013.9) L’uomo moderno è posto di fronte al compito di fare in una sola generazione più raggiustamenti nei valori umani di quanti ne siano stati fatti in duemila anni. E tutto ciò influenza l’atteggiamento sociale verso la religione, perché la religione è un modo di vivere così come una tecnica di pensiero.

92:7.15 (1013.10) La vera religione deve sempre essere, ad un tempo, l’eterno fondamento e la stella guida per tutte le civiltà durature.

92:7.16 (1013.11) [Presentato da un Melchizedek di Nebadon.]

Fascicolo 93 - Machiventa Melchizedek

Il Libro di Urantia

Fascicolo 93

Machiventa Melchizedek

93:0.1 (1014.1) I MELCHIZEDEK sono largamente conosciuti come Figli d’emergenza, perché s’impegnano in una serie stupefacente di attività sui mondi di un universo locale. Quando sorge un problema straordinario o quando si deve tentare qualcosa d’insolito, è molto spesso un Melchizedek che ne accetta l’incarico. La capacità dei Figli Melchizedek di operare in casi d’emergenza e su livelli molto differenti dell’universo, anche sul livello fisico di manifestazione della personalità, è peculiare del loro ordine. Solo i Portatori di Vita condividono in una certa misura questa gamma metamorfica di funzioni della personalità.

93:0.2 (1014.2) L’ordine Melchizedek di filiazione universale è stato estremamente attivo su Urantia. Un corpo di dodici di loro ha servito assieme ai Portatori di Vita. Un corpo successivo di dodici fu incaricato dell’amministrazione fiduciaria del vostro mondo poco dopo la secessione di Caligastia e proseguì nelle sue funzioni fino al tempo di Adamo ed Eva. Questi dodici Melchizedek ritornarono su Urantia dopo il fallimento di Adamo ed Eva e continuarono poi come amministratori fiduciari del pianeta fino al giorno in cui Gesù di Nazaret, in qualità di Figlio dell’Uomo, divenne il Principe Planetario titolare di Urantia.

1. L’incarnazione di Machiventa

93:1.1 (1014.3) La verità rivelata fu minacciata di estinzione durante i millenni che seguirono l’insuccesso della missione adamica su Urantia. Le razze umane, benché facessero intellettualmente dei progressi, spiritualmente perdevano lentamente terreno. Verso il 3.000 a.C. il concetto di Dio era divenuto molto vago nella mente degli uomini.

93:1.2 (1014.4) I dodici amministratori fiduciari Melchizedek erano al corrente dell’imminente conferimento di Micael sul loro pianeta, ma non sapevano in quale momento sarebbe avvenuto. Perciò si riunirono in solenne consiglio e chiesero agli Altissimi di Edentia che fosse adottato qualche provvedimento per mantenere la luce della verità su Urantia. Questa istanza fu respinta con la decisione che “la conduzione degli affari sul 606 di Satania è interamente nelle mani dei custodi Melchizedek”. Gli amministratori fiduciari si appellarono allora al Padre Melchizedek, ma ricevettero soltanto l’ordine di continuare a sostenere la verità nel modo che avrebbero essi stessi scelto “fino all’arrivo di un Figlio di conferimento” il quale “avrebbe salvato i diritti planetari dalla decadenza e dall’incertezza”.

93:1.3 (1014.5) Fu in conseguenza di essere stati costretti a confidare così completamente nelle loro risorse che Machiventa Melchizedek, uno dei dodici amministratori fiduciari del pianeta, si offrì volontario per fare quello che era stato compiuto solo sei volte in tutta la storia di Nebadon: personalizzarsi sulla terra come un uomo temporale del regno, conferire se stesso come Figlio d’emergenza di ministero planetario. Le autorità di Salvington accordarono il permesso per questa avventura, e l’incarnazione effettiva di Machiventa Melchizedek avvenne presso quella che stava per diventare la città di Salem in Palestina. L’intera operazione di materializzazione di questo Figlio Melchizedek fu compiuta dagli amministratori fiduciari del pianeta con la collaborazione dei Portatori di Vita, di alcuni Controllori Fisici Maestri e di altre personalità celesti residenti su Urantia.

2. Il Saggio di Salem

93:2.1 (1015.1) Fu 1.973 anni prima della nascita di Gesù che Machiventa fu conferito alle razze umane di Urantia. Il suo arrivo non fu spettacolare; la sua materializzazione non fu testimoniata da occhi umani. Egli fu osservato per la prima volta da un mortale nel memorabile giorno in cui entrò nella tenda di Amdon, un allevatore caldeo di origine sumera. E la proclamazione della sua missione fu contenuta nella semplice dichiarazione che egli fece a questo pastore: “Io sono Melchizedek, sacerdote di El Elyon, l’Altissimo, il solo ed unico Dio.”

93:2.2 (1015.2) Quando il pastore si fu ripreso dallo stupore, e dopo che ebbe pressato questo straniero con numerose domande, chiese a Melchizedek di cenare con lui, e questa fu la prima volta nella sua lunga carriera universale che Machiventa mangiò alimenti materiali, il cibo che l’avrebbe sostentato per tutti i suoi novantaquattro anni di vita come essere materiale.

93:2.3 (1015.3) Quella notte, mentre conversavano sotto le stelle, Melchizedek iniziò la sua missione di rivelazione della verità della realtà di Dio quando, con un ampio movimento del braccio, si volse verso Amdon dicendo: “El Elyon, l’Altissimo, è il creatore divino delle stelle del firmamento ed anche di questa stessa terra sulla quale noi viviamo, ed è anche il Dio supremo del cielo.”

93:2.4 (1015.4) In pochi anni Melchizedek riunì attorno a sé un gruppo di allievi, di discepoli e di credenti che formò il nucleo della successiva comunità di Salem. Egli fu ben presto conosciuto in tutta la Palestina come il sacerdote di El Elyon, l’Altissimo, e come il saggio di Salem. Tra alcune delle tribù circostanti era spesso chiamato lo sceicco, o il re, di Salem. Salem era il luogo che dopo la scomparsa di Melchizedek divenne la città di Jebus, successivamente chiamata Gerusalemme.

93:2.5 (1015.5) Nelle apparenze personali Melchizedek sembrava un membro degli allora popoli misti noditi e sumeri; era alto circa un metro e ottanta ed aveva un aspetto imponente. Egli parlava il caldeo ed una mezza dozzina di altre lingue. Vestiva in modo simile ai sacerdoti cananei, salvo che sul suo petto portava un emblema di tre cerchi concentrici, il simbolo in Satania della Trinità del Paradiso. Nel corso del suo ministero questa insegna di tre cerchi concentrici fu considerata talmente sacra dai suoi discepoli che questi non osarono mai servirsene, e fu presto dimenticata dopo poche generazioni.

93:2.6 (1015.6) Sebbene Machiventa avesse vissuto alla maniera degli uomini del regno, non si sposò mai, né avrebbe potuto lasciare dei discendenti sulla terra. Il suo corpo fisico, pur assomigliando a quello di un maschio umano, era in realtà dell’ordine di quei corpi costruiti appositamente ed impiegati dai cento membri materializzati del personale del Principe Caligastia, eccetto che egli non portava il plasma vitale di alcuna razza umana. Né era disponibile su Urantia l’albero della vita. Se Machiventa fosse rimasto sulla terra per un lungo periodo, il suo meccanismo fisico si sarebbe progressivamente deteriorato. Comunque sia, egli terminò la sua missione di conferimento in novantaquattro anni, molto prima che il suo corpo materiale avesse cominciato a disintegrarsi.

93:2.7 (1016.1) Questo Melchizedek incarnato ricevette un Aggiustatore di Pensiero, che abitò la sua personalità superumana come monitore del tempo e mentore della carne, acquisendo in tal modo quell’esperienza e quell’introduzione pratica circa i problemi di Urantia e la tecnica di risiedere in un Figlio incarnato che consentirono a questo spirito del Padre di funzionare così validamente nella mente umana del successivo Figlio di Dio, Micael, quando apparve sulla terra nelle sembianze della carne mortale. Questo è il solo Aggiustatore di Pensiero ad aver mai funzionato in due menti su Urantia, ma entrambe le menti erano tanto divine quanto umane.

93:2.8 (1016.2) Durante la sua incarnazione Machiventa restò in continuo contatto con i suoi undici compagni del corpo di custodi planetari, ma non poteva comunicare con altri ordini di personalità celesti. All’infuori degli amministratori fiduciari Melchizedek, egli non aveva contatti maggiori con intelligenze superumane di quanti ne avesse un essere umano.

3. Gli insegnamenti di Melchizedek

93:3.1 (1016.3) In capo a dieci anni Melchizedek organizzò le sue scuole a Salem, modellandole sull’antico sistema che era stato sviluppato dai primi sacerdoti setiti del secondo Eden. Anche l’idea del sistema di riscossione delle decime, che fu introdotto più tardi dal suo convertito Abramo, fu pure derivata dalle vaghe tradizioni dei metodi degli antichi Setiti.

93:3.2 (1016.4) Melchizedek insegnò il concetto di un Dio unico, di una Deità universale, ma permise al popolo di associare questo insegnamento con il Padre della Costellazione di Norlatiadek, che egli chiamava El Elyon — l’Altissimo. Melchizedek non disse quasi nulla sullo status di Lucifero e sulla situazione degli affari su Jerusem. Lanaforge, il Sovrano del Sistema, si occupò poco di Urantia fino a che non fu completato il conferimento di Micael. Per la maggior parte degli studenti di Salem, Edentia era il cielo e l’Altissimo era Dio.

93:3.3 (1016.5) Il simbolo dei tre cerchi concentrici, che Melchizedek adottò come insegna del suo conferimento, fu interpretato dalla maggioranza della gente come rappresentante i tre regni degli uomini, degli angeli e di Dio. E fu loro consentito di persistere in questa credenza; pochissimi dei suoi discepoli seppero mai che questi tre cerchi rappresentavano l’infinità, l’eternità e l’universalità della Trinità del Paradiso, che mantiene l’universo e lo dirige divinamente. Anche Abramo considerava piuttosto questo simbolo come rappresentante i tre Altissimi di Edentia, in quanto gli era stato insegnato che i tre Altissimi agivano come un solo essere. Nella misura in cui Melchizedek insegnò il concetto della Trinità simbolizzato dalla sua insegna, lo associò generalmente ai tre governanti Vorondadek della costellazione di Norlatiadek.

93:3.4 (1016.6) Per il gruppo dei suoi seguaci egli non fece alcun tentativo di presentare un insegnamento che andasse al di là del fatto del governo degli Altissimi di Edentia — gli Dei di Urantia. Ma ad alcuni Melchizedek insegnò una verità avanzata, comprendente la condotta e l’organizzazione dell’universo locale, mentre al suo brillante discepolo Nordan il Kenita e al suo gruppo di studenti assidui insegnò le verità del superuniverso ed anche di Havona.

93:3.5 (1016.7) I membri della famiglia di Katro, con cui Melchizedek visse per più di trent’anni, conobbero molte di queste verità superiori e le perpetuarono a lungo nelle loro famiglie fino all’epoca del loro illustre discendente Mosè, il quale si trovò così in possesso di una tradizione autorevole dei tempi di Melchizedek trasmessagli da questo suo ramo paterno, così come attraverso altre fonti del suo ramo materno.

93:3.6 (1016.8) Melchizedek insegnò ai suoi discepoli tutto quello che erano capaci di ricevere e di assimilare. Anche molte idee religiose moderne concernenti il cielo e la terra, l’uomo, Dio e gli angeli, non sono molto lontane da questi insegnamenti di Melchizedek. Ma questo grande maestro subordinò ogni cosa alla dottrina di un Dio unico, una Deità universale, un Creatore celeste, un Padre divino. Egli insisté su questo insegnamento allo scopo di fare appello all’adorazione da parte dell’uomo e preparare la via all’apparizione successiva di Micael come Figlio di questo stesso Padre Universale.

93:3.7 (1017.1) Melchizedek insegnò che in un’epoca futura un altro Figlio di Dio sarebbe venuto nella carne come era venuto lui, ma che sarebbe nato da una donna; ecco perché numerosi istruttori successivi sostennero che Gesù era un sacerdote, o ministro, “sempre secondo l’ordine di Melchizedek”.

93:3.8 (1017.2) In tal modo Melchizedek preparò la via e predispose la scena monoteistica di tendenza mondiale per il conferimento di un Figlio Paradisiaco effettivo del Dio unico, che egli descrisse così vividamente come il Padre di tutti e lo rappresentò ad Abramo come un Dio che accettava l’uomo alle semplici condizioni di una fede personale. E Micael, quando apparve sulla terra, confermò tutto quello che Melchizedek aveva insegnato sul Padre del Paradiso.

4. La religione di Salem

93:4.1 (1017.3) Le cerimonie del culto di Salem erano molto semplici. Ogni persona che firmava o apponeva un marchio sulle liste delle tavolette d’argilla della chiesa di Melchizedek, imparava a memoria e sottoscriveva il credo seguente:

93:4.2 (1017.4) 1. Credo in El Elyon, l’Altissimo Dio, il solo Padre Universale e Creatore di tutte le cose.

93:4.3 (1017.5) 2. Accetto il patto di Melchizedek con l’Altissimo, che accorda il favore di Dio in base alla mia fede e non in base a sacrifici e ad offerte bruciate.

93:4.4 (1017.6) 3. Prometto di ubbidire ai sette comandamenti di Melchizedek e di annunciare a tutti gli uomini la buona novella di questo patto con l’Altissimo.

93:4.5 (1017.7) Questo era l’intero contenuto del credo della colonia di Salem. Ma anche questa breve e semplice dichiarazione di fede era eccessiva e troppo avanzata per gli uomini di quel tempo. Essi semplicemente non erano capaci di afferrare l’idea di ottenere il favore divino in cambio di niente — per mezzo della fede. Erano troppo profondamente radicati nella credenza che l’uomo nasceva sottomesso agli dei. Essi avevano sacrificato agli dei e fatto dei doni ai sacerdoti per troppo tempo e con troppo zelo per essere in grado di comprendere la buona novella che la salvezza, il favore divino, era un dono gratuito accordato a tutti coloro che credevano nel patto di Melchizedek. Ma Abramo vi credette un po’, ed anche questo gli fu “imputato a giustizia”.

93:4.6 (1017.8) I sette comandamenti promulgati da Melchizedek erano modellati sull’antica legge suprema di Dalamatia ed assomigliavano moltissimo ai sette comandamenti insegnati nel primo e nel secondo Eden. Questi comandamenti della religione di Salem erano:

93:4.7 (1017.9) 1. Non servirai altro Dio che l’Altissimo Creatore del cielo e della terra.

93:4.8 (1017.10) 2. Non dubiterai che la fede sia la sola condizione richiesta per la salvezza eterna.

93:4.9 (1017.11) 3. Non porterai falsa testimonianza.

93:4.10 (1017.12) 4. Non ucciderai.

93:4.11 (1017.13) 5. Non ruberai.

93:4.12 (1018.1) 6. Non commetterai adulterio.

93:4.13 (1018.2) 7. Non mancherai di rispetto ai tuoi genitori e alle persone anziane.

93:4.14 (1018.3) Benché non fosse consentito alcun sacrificio all’interno della colonia, Melchizedek sapeva bene quanto fosse difficile sradicare bruscamente dei costumi stabiliti da lungo tempo, e di conseguenza aveva saggiamente offerto a questa gente di sostituire un sacramento di pane e di vino all’antico sacrificio di carne e di sangue. Sta scritto: “Melchizedek, re di Salem, fece portare del pane e del vino.” Ma anche questa prudente innovazione non ebbe pieno successo; le diverse tribù mantennero tutte dei centri ausiliari nei dintorni di Salem dove offrivano sacrifici e bruciavano offerte. Lo stesso Abramo ricorse a questa pratica barbara dopo la sua vittoria su Kedorlaomer; egli semplicemente non si sentiva del tutto tranquillo se non offriva un sacrificio tradizionale. E Melchizedek non riuscì mai ad estirpare totalmente questa tendenza ai sacrifici dalle pratiche religiose dei suoi seguaci, ed anche di Abramo.

93:4.15 (1018.4) Come Gesù, Melchizedek badò strettamente a compiere la missione del suo conferimento. Egli non tentò di riformare i costumi, di cambiare le abitudini del mondo, e nemmeno di promulgare pratiche igieniche avanzate o verità scientifiche. Egli venne ad adempiere due compiti: tenere viva sulla terra la verità del Dio unico e preparare la via per il successivo conferimento come mortale di un Figlio del Paradiso di questo Padre Universale.

93:4.16 (1018.5) Melchizedek insegnò a Salem gli elementi della verità rivelata per novantaquattro anni, e durante questo tempo Abramo frequentò la scuola di Salem in tre differenti riprese. Egli si convertì alla fine agli insegnamenti di Salem e divenne uno dei più brillanti allievi e dei principali sostenitori di Melchizedek.

5. La scelta di Abramo

93:5.1 (1018.6) Benché possa essere un errore parlare di “popolo eletto”, non è sbagliato alludere ad Abramo come individuo eletto. Melchizedek affidò ad Abramo la responsabilità di tenere viva la verità di un Dio unico in contrasto con la credenza prevalente in molteplici deità.

93:5.2 (1018.7) La scelta della Palestina come luogo delle attività di Machiventa fu in parte basata sul desiderio di stabilire un contatto con una famiglia umana incorporante potenziali di comando. All’epoca dell’incarnazione di Melchizedek c’erano molte famiglie sulla terra altrettanto ben preparate quanto quella di Abramo a ricevere la dottrina di Salem. C’erano famiglie ugualmente dotate tra gli uomini rossi, gli uomini gialli e i discendenti degli Anditi dell’ovest e del nord. Ma d’altra parte nessuna di queste località era così favorevolmente situata per la successiva apparizione di Micael sulla terra quanto la riva orientale del Mare Mediterraneo. La missione di Melchizedek in Palestina e la successiva apparizione di Micael tra il popolo ebreo furono in gran parte determinate dalla geografia, dal fatto che la Palestina era situata centralmente rispetto al commercio, agli itinerari dei viaggi ed alla civiltà allora esistenti sul pianeta.

93:5.3 (1018.8) Per qualche tempo gli amministratori fiduciari Melchizedek avevano osservato gli antenati di Abramo ed attendevano fiduciosi, in una data generazione, un discendente che fosse caratterizzato da intelligenza, iniziativa, sagacia e sincerità. I figli di Terah, il padre di Abramo, rispondevano in tutto a queste aspettative. Fu la possibilità di contatto con questi figli versatili di Terah che ebbe un ruolo considerevole nell’apparizione di Machiventa a Salem, piuttosto che in Egitto, in Cina, in India o tra le altre tribù del nord.

93:5.4 (1019.1) Terah e tutta la sua famiglia erano dei tiepidi convertiti alla religione di Salem, che era stata predicata in Caldea. Essi seppero di Melchizedek grazie alla predicazione di Ovidio, un istruttore fenicio che proclamò le dottrine di Salem ad Ur. Essi lasciarono Ur con l’intenzione di recarsi direttamente a Salem, ma Nahor, fratello di Abramo, non avendo visto Melchizedek, era poco entusiasta e li persuase a fermarsi ad Harran. E passò molto tempo dopo il loro arrivo in Palestina prima che si decidessero a distruggere tutti i penati che avevano portato con loro; essi furono lenti a rinunciare ai molti dei della Mesopotamia in favore del Dio unico di Salem.

93:5.5 (1019.2) Alcune settimane dopo la morte del padre di Abramo, Terah, Melchizedek mandò uno dei suoi studenti, Jaram l’Ittita, a portare ad Abramo e a Nahor il seguente invito: “Venite a Salem, dove ascolterete i nostri insegnamenti sulla verità del Creatore eterno, e dalla discendenza illuminata di voi due fratelli sarà benedetto il mondo intero.” Ora Nahor non aveva interamente accettato il vangelo di Melchizedek; egli restò indietro e costruì una potente città Stato che portava il suo nome; ma Lot, nipote di Abramo, decise di andare con suo zio a Salem.

93:5.6 (1019.3) Arrivati a Salem, Abramo e Lot scelsero un luogo fortificato sulle colline vicino alla città, dove potevano difendersi dai numerosi attacchi di sorpresa dei razziatori del nord. In quest’epoca gli Ittiti, gli Assiri, i Filistei ed altri gruppi predavano in continuazione le tribù della Palestina centrale e meridionale. Partendo dalla loro roccaforte sulle colline, Abramo e Lot fecero frequenti pellegrinaggi a Salem.

93:5.7 (1019.4) Poco dopo essersi stabiliti vicino a Salem, Abramo e Lot si recarono nella valle del Nilo per ottenere delle forniture di viveri, poiché allora in Palestina c’era la siccità. Durante il suo breve soggiorno in Egitto, Abramo trovò un lontano parente sul trono egiziano, ed egli prestò servizio come comandante di due spedizioni militari coronate da grande successo per questo re. Durante l’ultima parte del suo soggiorno sul Nilo egli e sua moglie Sara vissero a corte, e quando lasciò l’Egitto egli ricevette una parte del bottino delle sue campagne militari.

93:5.8 (1019.5) Fu necessaria una grande determinazione da parte di Abramo per rinunciare agli onori della corte egiziana e ritornare al lavoro più spirituale patrocinato da Machiventa. Ma Melchizedek era riverito anche in Egitto, e quando tutta la storia fu riferita al Faraone, questi incitò vivamente Abramo a ritornare per adempiere i suoi voti in favore della causa di Salem.

93:5.9 (1019.6) Abramo ambiva a diventare re, e sulla via del ritorno dall’Egitto espose a Lot il suo piano per soggiogare tutto Canaan e portare il suo popolo sotto l’autorità di Salem. Lot era più incline agli affari; così, dopo un ultimo dissapore, egli si recò a Sodoma per occuparsi di commercio e di allevamento di bestiame. Lot non amava né la vita militare né la vita di mandriano.

93:5.10 (1019.7) Dopo essere tornato con la sua famiglia a Salem, Abramo cominciò a maturare i suoi progetti militari. Egli fu presto riconosciuto governatore civile del territorio di Salem e confederò sotto il suo comando sette tribù vicine. In verità fu con grande difficoltà che Melchizedek frenò Abramo, il quale era infiammato di zelo e voleva partire per unire le tribù vicine con la spada per portarle in tal modo più rapidamente a conoscere le verità di Salem.

93:5.11 (1019.8) Melchizedek manteneva relazioni pacifiche con tutte le tribù circostanti; egli non era un militarista e non fu mai attaccato da alcuno di questi eserciti nei loro spostamenti avanti e indietro. Egli voleva solamente che Abramo formulasse una politica difensiva per Salem, quale fu attuata successivamente, ma non approvava i progetti ambiziosi di conquista del suo allievo; così avvenne una separazione amichevole di rapporti; Abramo si recò ad Hebron per stabilirvi la sua capitale militare.

93:5.12 (1020.1) Abramo, a causa dei suoi stretti rapporti con l’illustre Melchizedek, possedeva un grande vantaggio sui piccoli re dei dintorni; essi riverivano tutti Melchizedek e temevano indubbiamente Abramo. Abramo sapeva di questa paura ed aspettava soltanto un’occasione favorevole per attaccare i suoi vicini; e questo pretesto si presentò quando alcuni di questi sovrani osarono razziare i beni di suo nipote Lot, che abitava a Sodoma. A questa notizia, Abramo, alla testa delle sue sette tribù confederate, mosse contro il nemico. La sua stessa guardia del corpo di 318 uomini formava i quadri dell’esercito di oltre 4.000 uomini che attaccò in questa circostanza.

93:5.13 (1020.2) Quando Melchizedek seppe della dichiarazione di guerra di Abramo, partì per dissuaderlo, ma raggiunse il suo vecchio discepolo solo mentre ritornava vittorioso dalla battaglia. Abramo insisté che il Dio di Salem gli aveva dato la vittoria sui suoi nemici e si ostinò a donare un decimo del suo bottino al tesoro di Salem. L’altro novanta per cento lo portò nella sua capitale di Hebron.

93:5.14 (1020.3) Dopo questa battaglia di Siddim, Abramo divenne capo di una seconda confederazione di undici tribù, e non solo pagò le decime a Melchizedek, ma badò anche che tutti gli altri nelle vicinanze facessero altrettanto. Le sue relazioni diplomatiche con il re di Sodoma, unitamente al timore che egli generalmente incuteva, indussero il re di Sodoma ed altri ad unirsi alla confederazione militare di Hebron. Abramo era veramente bene avviato a formare un potente Stato in Palestina.

6. Il patto di Melchizedek con Abramo

93:6.1 (1020.4) Abramo aveva in animo di conquistare tutto Canaan. La sua determinazione era attenuata soltanto dal fatto che Melchizedek non voleva ratificare l’operazione. Ma Abramo aveva quasi deciso d’imbarcarsi nell’impresa quando il pensiero che non aveva alcun figlio che gli succedesse come sovrano di questo regno progettato cominciò a tormentarlo. Egli combinò un nuovo incontro con Melchizedek; e fu nel corso di questo colloquio che il sacerdote di Salem, il Figlio visibile di Dio, persuase Abramo ad abbandonare il suo piano di conquista materiale e di sovranità temporale a favore del concetto spirituale del regno dei cieli.

93:6.2 (1020.5) Melchizedek spiegò ad Abramo la futilità di lottare contro la confederazione degli Amorrei, ma gli fece anche comprendere che questi clan arretrati si stavano certamente suicidando con le loro sciocche pratiche, cosicché in capo a poche generazioni si sarebbero talmente indeboliti che i discendenti di Abramo, nel frattempo grandemente cresciuti di numero, avrebbero potuto vincerli facilmente.

93:6.3 (1020.6) Melchizedek fece allora un patto formale con Abramo a Salem. Egli disse ad Abramo: “Guarda ora i cieli e conta le stelle se ci riesci; il tuo seme sarà altrettanto numeroso.” Ed Abramo credette a Melchizedek, “e ciò gli fu imputato a giustizia”. Poi Melchizedek raccontò ad Abramo la storia della futura occupazione di Canaan da parte dei suoi discendenti dopo il loro soggiorno in Egitto.

93:6.4 (1020.7) Questo patto di Melchizedek con Abramo rappresenta il grande accordo urantiano tra la divinità e l’umanità secondo il quale Dio accetta di fare ogni cosa; l’uomo accetta soltanto di credere alla promessa di Dio e di seguire le sue istruzioni. In precedenza si era creduto che la salvezza si potesse ottenere solo con le opere — sacrifici ed offerte; ora Melchizedek portava di nuovo ad Urantia la buona novella che la salvezza, il favore di Dio, si deve acquisire per mezzo della fede. Ma questo vangelo di semplice fede in Dio era troppo avanzato; i membri delle tribù semitiche preferirono in seguito ritornare agli antichi sacrifici e all’espiazione dei peccati mediante il versamento di sangue.

93:6.5 (1021.1) Fu non molto tempo dopo aver stabilito questo patto che Isacco, il figlio di Abramo, nacque conformemente alla promessa di Melchizedek. Dopo la nascita di Isacco, Abramo assunse un atteggiamento molto solenne verso il suo patto con Melchizedek e si recò a Salem per notificarlo per iscritto. Fu all’atto di questa accettazione pubblica e formale del patto che egli cambiò il suo nome di Abram con quello di Abraham.

93:6.6 (1021.2) La maggior parte dei credenti di Salem aveva praticato la circoncisione, benché non fosse mai stata resa obbligatoria da Melchizedek. Ora Abramo si era sempre talmente opposto alla circoncisione che in questa occasione decise di solennizzare l’avvenimento accettando ufficialmente questo rito come segno della ratifica del patto di Salem.

93:6.7 (1021.3) Fu a seguito di questa effettiva e pubblica rinuncia alle sue ambizioni personali in favore dei piani più vasti di Melchizedek che i tre esseri celesti gli apparvero nella piana di Mamre. Questa fu un’apparizione reale, nonostante la sua associazione con i racconti inventati successivamente, concernenti la distruzione naturale di Sodoma e Gomorra. E queste leggende degli avvenimenti di quel tempo indicano quanto la morale e l’etica fossero in ritardo anche in un’epoca così recente.

93:6.8 (1021.4) Dopo la conclusione di questo accordo solenne, la riconciliazione tra Abramo e Melchizedek fu completa. Abramo assunse di nuovo la direzione civile e militare della colonia di Salem, che al suo apogeo comportava più di centomila pagatori regolari delle decime nelle liste della fraternità di Melchizedek. Abramo migliorò grandemente il tempio di Salem e procurò nuove tende per tutta la scuola. Egli non solo estese il sistema della decima, ma istituì anche numerosi metodi migliori per condurre le attività della scuola, contribuendo inoltre grandemente a gestire meglio il dipartimento della propaganda missionaria. Egli fece anche molto per migliorare il bestiame e per riorganizzare i progetti per l’industria lattiero-casearia di Salem. Abramo era un uomo d’affari avveduto ed efficiente, un uomo ricco per il suo tempo; non era eccessivamente pio, ma era totalmente sincero e credeva veramente in Machiventa Melchizedek.

7. I missionari di Melchizedek

93:7.1 (1021.5) Melchizedek continuò per alcuni anni ad istruire i suoi studenti e a preparare i missionari di Salem, i quali penetrarono in tutte le tribù circostanti, specialmente in Egitto, in Mesopotamia ed in Asia Minore. E con il passare dei decenni questi insegnanti si spinsero sempre più lontano da Salem, portando con loro il vangelo di Machiventa di credenza e di fede in Dio.

93:7.2 (1021.6) I discendenti di Adamson, raggruppati attorno alle rive del lago di Van, ascoltavano volentieri gli insegnanti ittiti del culto di Salem. Da questo antico centro andita furono inviati insegnanti nelle regioni remote dell’Europa e dell’Asia. I missionari di Salem penetrarono in tutta l’Europa, comprese le Isole Britanniche. Un gruppo giunse attraverso le Isole Faroer presso gli Andoniti dell’Islanda, mentre un altro gruppo attraversò la Cina e raggiunse i Giapponesi delle isole orientali. La vita e le esperienze degli uomini e delle donne che partirono all’avventura da Salem, dalla Mesopotamia e dal Lago Van per illuminare le tribù dell’emisfero orientale rappresentano un capitolo eroico negli annali della razza umana.

93:7.3 (1022.1) Ma il compito era così grande e le tribù erano talmente arretrate che i risultati furono vaghi e indefiniti. Da una generazione all’altra il vangelo di Salem trovava accoglienza qua e là, ma, eccetto che in Palestina, l’idea di un Dio unico non fu mai capace di esigere la devozione continua di un’intera tribù o razza. Molto tempo prima della venuta di Gesù gli insegnamenti dei primi missionari di Salem erano stati generalmente sommersi dalle antiche superstizioni e credenze più diffuse. Il vangelo originale di Melchizedek era stato quasi interamente assorbito nelle credenze alla Grande Madre, al Sole e ad altri culti antichi.

93:7.4 (1022.2) Voi che oggi beneficiate dei vantaggi della stampa poco comprendete quanto fosse difficile perpetuare la verità durante quei tempi antichi; quanto fosse facile perdere di vista una nuova dottrina da una generazione all’altra. C’era sempre la tendenza che la nuova dottrina venisse assorbita nell’antico corpo d’insegnamento religioso e di pratiche magiche. Una nuova rivelazione è sempre contaminata dalle credenze evoluzionarie più antiche.

8. La partenza di Melchizedek

93:8.1 (1022.3) Fu poco dopo la distruzione di Sodoma e Gomorra che Machiventa decise di porre fine al suo conferimento d’emergenza su Urantia. La decisione di Melchizedek di terminare il suo soggiorno nella carne fu influenzata da numerosi fattori, il principale dei quali era la tendenza crescente delle tribù circostanti, ed anche dei suoi associati diretti, a considerarlo un semidio, a reputarlo un essere soprannaturale, quale in verità egli era. Ma essi cominciavano a riverirlo in maniera eccessiva e con un timore altamente superstizioso. Oltre a queste ragioni, Melchizedek voleva lasciare la scena delle sue attività terrene con un lasso di tempo sufficientemente lungo prima della morte di Abramo, in modo da assicurare che la verità di un solo ed unico Dio divenisse fortemente radicata nella mente dei suoi discepoli. Di conseguenza, Machiventa si ritirò una sera nella sua tenda a Salem, dopo aver augurato la buona notte ai suoi compagni umani, e quando essi vennero a chiamarlo il mattino successivo egli non era più là, perché i suoi simili l’avevano portato via.

9. Dopo la partenza di Melchizedek

93:9.1 (1022.4) La scomparsa così improvvisa di Melchizedek fu una grande prova per Abramo. Benché egli avesse pienamente avvertito i suoi discepoli che un giorno sarebbe dovuto andarsene com’era venuto, essi non erano rassegnati a perdere il loro meraviglioso capo. La grande organizzazione messa in piedi a Salem scomparve quasi del tutto, anche se le tradizioni di quest’epoca furono quelle sulle quali Mosè si basò per condurre gli schiavi ebrei fuori dall’Egitto.

93:9.2 (1022.5) La perdita di Melchizedek produsse una tristezza nel cuore di Abramo che egli non superò mai completamente. Egli aveva abbandonato Hebron quando aveva rinunciato all’ambizione di costruire un regno materiale; ed ora, alla perdita del suo associato nell’edificazione del regno spirituale, partì da Salem andando verso sud per vivere vicino ai suoi interessi a Gerar.

93:9.3 (1022.6) Abramo divenne timoroso ed esitante immediatamente dopo la scomparsa di Melchizedek. Egli celò la sua identità arrivando a Gerar, cosicché Abimelek si appropriò di sua moglie. (Poco dopo il suo matrimonio con Sara, Abramo una notte aveva scoperto un complotto per assassinarlo al fine d’impadronirsi della sua brillante sposa. Questo timore divenne terrore per questo capo d’altronde coraggioso e audace. Per tutta la sua vita egli temé che qualcuno lo uccidesse segretamente per prendere Sara. Questo spiega perché, in tre differenti occasioni, quest’uomo coraggioso mostrò una reale codardia.)

93:9.4 (1023.1) Ma Abramo non sarebbe stato distolto a lungo dalla sua missione come successore di Melchizedek. Ben presto egli fece delle conversioni tra i Filistei ed il popolo di Abimelech, fece un trattato con loro, e, a sua volta, fu contaminato da molte delle loro superstizioni, in particolare dalla loro pratica di sacrificare i figli primogeniti. In tal modo Abramo ridivenne un grande capo in Palestina. Egli era riverito da tutti i gruppi ed onorato da tutti i re. Era il capo spirituale di tutte le tribù circostanti, e la sua influenza persisté per qualche tempo dopo la sua morte. Durante gli ultimi anni della sua vita egli ritornò ancora una volta ad Hebron, la scena delle sue prime attività ed il luogo in cui aveva lavorato in associazione con Melchizedek. L’ultimo atto di Abramo fu d’inviare dei fedeli servitori nella città di suo fratello Nahor, ai confini della Mesopotamia, per procurarsi una donna del suo popolo come moglie per suo figlio Isacco. Era stato a lungo costume della gente di Abramo sposare i loro cugini. Ed Abramo morì confidando in quella fede in Dio che aveva appreso da Melchizedek nelle scuole scomparse di Salem.

93:9.5 (1023.2) Fu difficile per la generazione successiva comprendere la storia di Melchizedek; nell’arco di cinquecento anni molti considerarono l’intero racconto un mito. Isacco si tenne abbastanza vicino agli insegnamenti di suo padre e mantenne il vangelo della colonia di Salem, ma fu più difficile per Giacobbe afferrare il significato di queste tradizioni. Giuseppe era un fermo credente in Melchizedek e, in larga misura a causa di ciò, fu considerato dai suoi fratelli un sognatore. Gli onori conferiti a Giuseppe in Egitto furono principalmente dovuti alla memoria del suo bisavolo Abramo. Giuseppe ricevette l’offerta di comandare gli eserciti egiziani, ma essendo un tale fermo credente nelle tradizioni di Melchizedek e nei successivi insegnamenti di Abramo e di Isacco, scelse di servire come amministratore civile, pensando che in tal modo avrebbe potuto lavorare meglio per il progresso del regno dei cieli.

93:9.6 (1023.3) L’insegnamento di Melchizedek fu pieno e completo, ma i racconti di quest’epoca sembrarono impossibili e fantastici ai sacerdoti ebrei successivi, benché molti di loro avessero in parte compreso questi avvenimenti, almeno fino ai tempi della redazione in massa degli scritti dell’Antico Testamento a Babilonia.

93:9.7 (1023.4) Quelle che gli scritti dell’Antico Testamento descrivono come conversazioni tra Abramo e Dio erano in realtà colloqui tra Abramo e Melchizedek. Gli Scribi successivi considerarono il termine Melchizedek come sinonimo di Dio. La storia di tanti contatti di Abramo e Sara con “l’angelo del Signore” si riferisce alle loro numerose visite a Melchizedek.

93:9.8 (1023.5) I racconti ebraici su Isacco, Giacobbe e Giuseppe sono molto più attendibili di quelli concernenti Abramo, benché anch’essi contengano molte alterazioni dei fatti, alterazioni fatte intenzionalmente o involontariamente all’epoca della compilazione di questi scritti da parte dei sacerdoti ebrei durante la cattività babilonese. Ketura non era una moglie di Abramo; come Agar essa era semplicemente una concubina. Tutta la proprietà di Abramo andò ad Isacco, il figlio di Sara, la moglie ufficiale. Abramo non era così vecchio come indicano gli scritti, e sua moglie era molto più giovane. Queste età furono deliberatamente alterate allo scopo di motivare la successiva nascita definita miracolosa di Isacco.

93:9.9 (1023.6) L’ego nazionale degli Ebrei era tremendamente depresso a causa della cattività babilonese. Nella loro reazione contro l’inferiorità nazionale essi andarono all’altro estremo dell’egotismo nazionale e razziale, distorcendo e pervertendo le loro tradizioni allo scopo di esaltare se stessi al di sopra di tutte le razze come popolo eletto di Dio. E perciò rimaneggiarono accuratamente tutti i loro documenti al fine di elevare Abramo e gli altri capi nazionali molto al di sopra di tutte le altre persone, non escluso Melchizedek stesso. Gli Scribi ebrei distrussero quindi ogni documento di quest’epoca memorabile che riuscirono a trovare, conservando soltanto il racconto dell’incontro di Abramo con Melchizedek dopo la battaglia di Siddim, che sembrò loro riflettere grande onore su Abramo.

93:9.10 (1024.1) In tal modo, perdendo di vista Melchizedek, essi persero di vista anche l’insegnamento di questo Figlio d’emergenza concernente la missione spirituale del Figlio di conferimento promesso; persero di vista così pienamente e completamente la natura di questa missione che molto pochi dei loro discendenti furono capaci o desiderosi di riconoscere ed accettare Micael quando apparve sulla terra e nella carne, come Machiventa aveva predetto.

93:9.11 (1024.2) Ma uno degli autori del Libro degli Ebrei comprese la missione di Melchizedek, perché sta scritto: “Questo Melchizedek, sacerdote dell’Altissimo, era anche re di pace; senza padre, senza madre, senza genealogia, non avendo né inizio di giorni né fine di vita, ma creato simile ad un Figlio di Dio, dimora sacerdote in eterno.” Questo scrittore descrisse Melchizedek come modello del conferimento successivo di Micael, affermando che Gesù era “un ministro per sempre secondo l’ordine di Melchizedek”. Sebbene questo paragone non sia molto felice, fu letteralmente vero che Cristo ricevette il titolo provvisorio di Principe Planetario di Urantia “secondo gli ordini dei dodici amministratori fiduciari Melchizedek” in funzione al tempo del suo conferimento planetario.

10. Lo status attuale di Machiventa Melchizedek

93:10.1 (1024.3) Durante gli anni dell’incarnazione di Machiventa, gli amministratori fiduciari Melchizedek di Urantia operarono in undici. Quando Machiventa stimò che la sua missione di Figlio d’emergenza fosse terminata, segnalò questo fatto ai suoi undici associati, ed essi predisposero immediatamente la tecnica per mezzo della quale egli sarebbe stato liberato dalla carne e riportato felicemente alla sua condizione originaria di Melchizedek. Ed il terzo giorno dopo la sua scomparsa da Salem egli apparve tra i suoi undici compagni in missione su Urantia e riprese la sua carriera interrotta come uno degli amministratori fiduciari planetari del 606 di Satania.

93:10.2 (1024.4) Machiventa terminò il suo conferimento quale creatura di carne e di sangue altrettanto improvvisamente e semplicemente come l’aveva iniziato. Né la sua apparizione né la sua scomparsa furono accompagnate da qualche annuncio o dimostrazione particolare; né appello nominale di risurrezione né fine di dispensazione planetaria contrassegnarono la sua apparizione su Urantia; il suo fu un conferimento d’emergenza. Ma Machiventa mise fine al suo soggiorno nella carne degli esseri umani solo dopo essere stato debitamente liberato dal Padre Melchizedek ed essere stato informato che il suo conferimento d’emergenza aveva ricevuto l’approvazione dal capo esecutivo di Nebadon, Gabriele di Salvington.

93:10.3 (1024.5) Machiventa Melchizedek continuò ad interessarsi molto degli affari dei discendenti degli uomini che avevano creduto nei suoi insegnamenti mentre egli era incarnato. Ma i discendenti di Abramo secondo la linea di Isacco che contrassero matrimoni con i Keniti furono i soli che continuarono a mantenere a lungo un concetto chiaro degli insegnamenti di Salem.

93:10.4 (1024.6) Questo stesso Melchizedek continuò a collaborare per tutti i successivi diciannove secoli con i numerosi profeti e veggenti, sforzandosi così di tenere vive le verità di Salem fino al compimento del tempo per l’apparizione di Micael sulla terra.

93:10.5 (1025.1) Machiventa proseguì la sua attività di amministratore fiduciario planetario fino ai tempi del trionfo di Micael su Urantia. Successivamente fu assegnato al servizio di Urantia su Jerusem come uno dei ventiquattro amministratori, ed è stato elevato proprio recentemente alla posizione di ambasciatore personale del Figlio Creatore su Jerusem con il titolo di Principe Planetario Vicegerente di Urantia. Noi crediamo che, finché Urantia resterà un pianeta abitato, Machiventa Melchizedek non riprenderà pienamente gli incarichi del suo ordine di filiazione ma resterà sempre, parlando in termini di tempo, un ministro planetario rappresentante Cristo Micael.

93:10.6 (1025.2) E poiché il suo fu un conferimento d’emergenza su Urantia, non appare dagli annali quale potrà essere il futuro di Machiventa. Può darsi che il corpo dei Melchizedek di Nebadon abbia subìto il distacco permanente di uno dei suoi membri. Ordinanze recenti trasmesse dagli Altissimi di Edentia e confermate in seguito dagli Antichi dei Giorni di Uversa fanno fortemente pensare che questo Melchizedek di conferimento sia destinato a prendere il posto del decaduto Principe Planetario, Caligastia. Se le nostre ipotesi a tale proposito sono corrette, è del tutto possibile che Machiventa Melchizedek possa apparire nuovamente in persona su Urantia e riprendere in maniera modificata il ruolo del Principe Planetario detronizzato, oppure possa apparire sulla terra per funzionare come Principe Planetario vicegerente in rappresentanza di Cristo Micael, che detiene ora effettivamente il titolo di Principe Planetario di Urantia. Anche se è lungi dall’esserci chiaro quale sarà il destino di Machiventa, nondimeno certi avvenimenti accaduti recentemente fanno pensare seriamente che le supposizioni formulate non siano probabilmente molto lontane dalla verità.

93:10.7 (1025.3) Noi comprendiamo bene come, con il suo trionfo su Urantia, Micael sia divenuto il successore sia di Caligastia che di Adamo; come sia divenuto il Principe Planetario della Pace ed il secondo Adamo. Ed ora vediamo conferire a questo Melchizedek il titolo di Principe Planetario Vicegerente di Urantia. Sarà egli costituito anche Figlio Materiale Vicegerente di Urantia? Oppure c’è una possibilità che accada un avvenimento inatteso e senza precedenti, quale il ritorno un giorno sul pianeta di Adamo ed Eva o di alcuni dei loro discendenti come rappresentanti di Micael con il titolo di vicegerenti del secondo Adamo di Urantia?

93:10.8 (1025.4) Tutte queste ipotesi associate alla certezza delle apparizioni future di Figli Magistrali e di Figli Istruttori Trinitari, assieme alla promessa esplicita del Figlio Creatore di ritornare un giorno, fanno di Urantia un pianeta dal futuro incerto e lo rendono una delle sfere più interessanti e misteriose dell’universo di Nebadon. È del tutto possibile che, in un’epoca futura in cui Urantia si avvicinerà all’era di luce e vita, dopo che gli affari della ribellione di Lucifero e della secessione di Caligastia saranno stati definitivamente giudicati, noi potremo vedere la presenza simultanea su Urantia di Machiventa, di Adamo, di Eva e di Cristo Micael, così come di un Figlio Magistrale oppure di Figli Istruttori Trinitari.

93:10.9 (1025.5) È stata a lungo opinione del nostro ordine che la presenza di Machiventa nel corpo degli amministratori di Urantia su Jerusem, i ventiquattro consiglieri, sia una prova sufficiente a giustificare la credenza che egli sia destinato a seguire i mortali di Urantia attraverso il piano universale di progressione e d’ascensione fino al Corpo della Finalità in Paradiso. Noi sappiamo che Adamo ed Eva sono stati destinati ad accompagnare in tal modo i loro simili terrestri nell’avventura del Paradiso quando Urantia sarà stabilizzato in luce e vita.

93:10.10 (1025.6) Meno di mille anni fa questo stesso Machiventa Melchizedek, il saggio di Salem di un tempo, fu presente in forma invisibile su Urantia per un periodo di cento anni, operando come governatore generale residente del pianeta. E se il sistema attuale di direzione degli affari planetari continuasse, egli dovrà ritornare entro poco più di mille anni con la stessa funzione.

93:10.11 (1026.1) Questa è la storia di Machiventa Melchizedek, uno dei più straordinari personaggi che siano mai stati legati alla storia di Urantia ed una personalità che può essere destinata a svolgere un ruolo importante nell’esperienza futura del vostro irregolare ed insolito mondo.

93:10.12 (1026.2) [Presentato da un Melchizedek di Nebadon.]

Fascicolo 94 - Gli insegnamenti di Melchizedek in Oriente

Il Libro di Urantia

Fascicolo 94

Gli insegnamenti di Melchizedek in Oriente

94:0.1 (1027.1) I PRIMI istruttori della religione di Salem penetrarono fino alle tribù più remote dell’Africa e dell’Eurasia, predicando sempre il vangelo di Machiventa di fede e di fiducia dell’uomo nell’unico Dio universale come solo prezzo da pagare per ottenere il favore divino. Il patto di Melchizedek con Abramo servì da modello per tutta la propaganda iniziale che uscì da Salem e dagli altri centri. Urantia non ha mai avuto missionari di una religione più entusiasti e dinamici di questi nobili uomini e donne che portarono gli insegnamenti di Melchizedek in tutto l’emisfero orientale. Questi missionari furono reclutati tra numerosi popoli e razze, ed essi diffusero in gran parte i loro insegnamenti per il tramite d’indigeni convertiti. Essi istituirono dei centri d’istruzione nelle differenti parti del mondo in cui insegnarono ai nativi la religione di Salem. E poi incaricarono questi allievi di agire come insegnanti tra i loro stessi popoli.

1. Gli insegnamenti di Salem nell’India vedica

94:1.1 (1027.2) Al tempo di Melchizedek l’India era un paese cosmopolita recentemente caduto sotto la dominazione politica e religiosa degli invasori Ariani-Anditi venuti da nord e da ovest. In questo periodo solo le parti settentrionale ed occidentale della penisola erano state estesamente infiltrate dagli Ariani. Questi nuovi venuti vedici avevano portato con sé le loro numerose deità tribali. Le loro forme religiose di culto seguivano strettamente le pratiche cerimoniali dei loro antichi predecessori anditi, nel senso che il padre agiva ancora da sacerdote e la madre da sacerdotessa e che il focolare della famiglia era ancora utilizzato come altare.

94:1.2 (1027.3) Il culto vedico era allora in un processo di crescita e di metamorfosi sotto la direzione della casta bramana degli insegnanti-sacerdoti, i quali stavano assumendo gradualmente il controllo del rituale di adorazione in evoluzione. L’amalgamazione delle trentatré deità ariane di un tempo era bene avviato quando i missionari di Salem penetrarono nel nord dell’India.

94:1.3 (1027.4) Il politeismo di questi Ariani rappresentava una degenerazione del loro monoteismo iniziale, causata dalla loro divisione in unità tribali, ciascuna delle quali aveva il suo dio venerato. Questa devoluzione del monoteismo e del trinitarismo originali della Mesopotamia andita era in corso di risintesi nei primi secoli del secondo millennio avanti Cristo. I molteplici dei furono organizzati in un pantheon sotto la direzione trina di Dyaus pitar, il signore del cielo; Indra, il tempestoso signore dell’atmosfera; ed Agni, il dio tricefalo del fuoco, signore della terra e simbolo residuo di un antico concetto della Trinità.

94:1.4 (1027.5) Sviluppi nettamente enoteistici stavano preparando la via ad un monoteismo evoluto. Agni, la deità più antica, era spesso esaltato quale padre-capo dell’intero pantheon. Il principio di deità-padre, chiamato talvolta Prajapati, talvolta denominato Brahma, fu sommerso nella lotta teologica che i sacerdoti bramani sostennero più tardi con gli insegnanti di Salem. Il Brahman era concepito come il principio di energia-divinità animante l’intero pantheon vedico.

94:1.5 (1028.1) I missionari di Salem predicavano il Dio unico di Melchizedek, l’Altissimo del cielo. Questa presentazione non era del tutto in disaccordo con il concetto emergente del Brahma-Padre quale sorgente di tutti gli dei, ma la dottrina di Salem non comportava rituali e quindi andava direttamente contro i dogmi, le tradizioni e gli insegnamenti del clero bramanico. I sacerdoti bramanici non vollero mai accettare l’insegnamento di Salem della salvezza per mezzo della fede, del favore di Dio ottenuto al di fuori delle osservanze ritualistiche e dai cerimoniali sacrificali.

94:1.6 (1028.2) Il rifiuto del vangelo di Melchizedek della fiducia in Dio e della salvezza per mezzo della fede segnò una svolta fondamentale per l’India. I missionari di Salem avevano contribuito molto alla perdita della fede negli antichi dei vedici, ma i capi, i sacerdoti del Vedismo, rifiutarono di accettare l’insegnamento di Melchizedek di un solo Dio e di una fede unica e semplice.

94:1.7 (1028.3) I Bramini depurarono gli scritti sacri del loro tempo nello sforzo di combattere gli insegnanti di Salem, e questa compilazione, riveduta più tardi, è pervenuta fino ai tempi moderni sotto forma del Rig-Veda, uno dei libri sacri più antichi. Seguirono il secondo, terzo e quarto Veda via via che i Bramini cercarono di cristallizzare, formalizzare e fissare i loro rituali di adorazione e di sacrifici sui popoli di quel tempo. Considerati per ciò che hanno di meglio, questi scritti sono l’equivalente di qualsiasi altra raccolta di carattere analogo per bellezza di concetti e verità di discernimento. Ma a mano a mano che questa religione superiore fu contaminata dalle migliaia e migliaia di superstizioni, culti e rituali dell’India meridionale, si trasformò progressivamente nel più variegato sistema teologico mai sviluppato da uomo mortale. Uno studio accurato dei Veda rivelerà alcuni dei più alti ed alcuni dei più bassi concetti della Deità che siano mai stati concepiti.

2. Il Bramanesimo

94:2.1 (1028.4) Via via che i missionari di Salem penetrarono verso sud nel Deccan dravidiano, incontrarono un sistema crescente di caste, il piano degli Ariani per impedire la perdita della loro identità razziale di fronte alla marea montante delle popolazioni Sangik secondarie. Poiché la casta sacerdotale bramanica era l’essenza stessa di questo sistema, quest’ordine sociale ritardò considerevolmente il progresso degli insegnanti di Salem. Questo sistema di caste non riuscì a salvare la razza ariana, ma riuscì a perpetuare i Bramini, i quali, a loro volta, hanno mantenuto la loro egemonia religiosa in India fino al tempo presente.

94:2.2 (1028.5) Ed allora, con l’indebolimento del Vedismo a causa del rifiuto della verità superiore, il culto degli Ariani fu soggetto a crescenti incursioni provenienti dal Deccan. In un disperato tentativo di arginare l’onda dell’estinzione razziale e dell’annientamento religioso, la casta dei Bramini cercò di elevarsi al di sopra di ogni cosa. Essi insegnarono che il sacrificio alla deità era assolutamente efficace da se stesso, che era totalmente coercitivo nella sua potenza. Essi proclamarono che, dei due principi divini essenziali dell’universo, uno era la deità bramanica e l’altro era il clero bramanico. In nessun altro popolo di Urantia i sacerdoti pretesero di elevarsi al di sopra dei loro stessi dei e di attribuire a se stessi gli onori dovuti ai loro dei. Ma essi si spinsero così assurdamente lontano in queste rivendicazioni presuntuose che l’intero precario sistema crollò davanti ai culti degradanti che arrivavano dalle civiltà circostanti meno avanzate. Il vasto clero vedico stesso si dibatté e sprofondò sotto l’onda buia dell’inerzia e del pessimismo che la sua stessa presunzione egoistica e malaccorta aveva portato su tutta l’India.

94:2.3 (1029.1) L’eccessiva concentrazione su se stessi portò inevitabilmente al timore della perpetuazione non evoluzionaria di sé in un ciclo senza fine d’incarnazioni successive come uomo, come animale o come erba cattiva. Di tutte le credenze corruttrici suscettibili di essere collegate a quello che avrebbe potuto essere un monoteismo emergente, nessuna fu più debilitante di questa credenza nella trasmigrazione — la dottrina della reincarnazione dell’anima — che venne dal Deccan dravidico. Questa credenza in un ciclo noioso e monotono di ripetute trasmigrazioni privò i mortali in lotta della loro speranza a lungo accarezzata di trovare nella morte quella liberazione e quell’avanzamento spirituale che avevano fatto parte della fede vedica primitiva.

94:2.4 (1029.2) Questo insegnamento filosoficamente debilitante fu ben presto seguito dall’invenzione della dottrina dell’eterna fuga da se stessi immergendosi nel riposo e nella pace universali dell’unione assoluta con il Brahman, la superanima di tutta la creazione. Il desiderio del mortale e l’ambizione umana furono efficacemente annullati e praticamente distrutti. Per più di duemila anni le menti migliori dell’India hanno cercato di sfuggire ad ogni desiderio, e fu così spalancata la porta all’entrata di quei culti ed insegnamenti successivi che hanno praticamente costretto le anime di molti Indù alle catene della disperazione spirituale. Tra tutte le civiltà, fu quella vedica-ariana che pagò il prezzo più terribile per il suo rifiuto del vangelo di Salem.

94:2.5 (1029.3) Le caste da sole non potevano perpetuare il sistema religioso-culturale ariano, e via via che le religioni inferiori del Deccan s’infiltrarono nel nord si sviluppò un’era di scoraggiamento e di disperazione. Fu durante questo periodo oscuro che sorse il culto di non togliere la vita a nessuna creatura, e da allora esso è sempre persistito. Molti dei nuovi culti erano decisamente atei, sostenendo che ogni salvezza raggiungibile si poteva ottenere soltanto con gli sforzi dell’uomo stesso senza alcun aiuto. Ma in gran parte di questa malaugurata filosofia si possono trovare residui distorti degli insegnamenti di Melchizedek ed anche di quelli di Adamo.

94:2.6 (1029.4) Questa fu l’epoca della compilazione delle ultime Scritture della fede indù, i Bramana e le Upanishad. Avendo respinto gli insegnamenti di una religione personale mediante l’esperienza personale di fede in un Dio unico, ed essendo stato contaminato dall’ondata di culti e di credenze degradanti e debilitanti provenienti dal Deccan, con i loro antropomorfismi e le loro reincarnazioni, il clero bramanico ebbe una violenta reazione contro queste credenze corruttrici; vi fu uno sforzo preciso per cercare e trovare la vera realtà. I Bramini cominciarono a disantropomorfizzare il concetto indiano di deità, ma così facendo caddero nel grave errore di spersonalizzare il concetto di Dio, ed essi emersero non con un ideale sublime e spirituale del Padre del Paradiso, ma con un’idea lontana e metafisica di un Assoluto inglobante ogni cosa.

94:2.7 (1029.5) Nei loro sforzi di autopreservazione i Bramini avevano respinto il Dio unico di Melchizedek, ed ora si trovavano con l’ipotesi del Brahman, quell’indefinita ed illusoria entità filosofica, quel qualcosa d’impersonale e d’impotente che ha lasciato la vita spirituale dell’India disorientata e prostrata da quei disgraziati giorni fino al ventesimo secolo.

94:2.8 (1029.6) Fu durante l’epoca in cui furono scritte le Upanishad che il Buddismo sorse in India. Ma nonostante i suoi successi di un migliaio d’anni, esso non poté competere con il successivo Induismo. Nonostante una moralità superiore, la sua descrizione iniziale di Dio era ancor meno ben definita di quella dell’Induismo, che presentava delle deità secondarie e personali. Alla fine il Buddismo cedette nell’India settentrionale di fronte al veemente assalto di un Islamismo combattivo, con il suo concetto ben delineato di Allah come Dio supremo dell’universo.

3. La filosofia bramanica

94:3.1 (1030.1) Anche se la fase più elevata del Bramanesimo non fu una religione vera e propria, è stata veramente uno dei più nobili tentativi della mente umana per penetrare i domini della filosofia e della metafisica. Dopo essere partita alla scoperta della realtà finale, la mente indiana non si è fermata prima di avere approfondito quasi tutti gli aspetti della teologia, salvo il duplice concetto essenziale della religione: l’esistenza del Padre Universale di tutte le creature dell’universo ed il fatto dell’esperienza ascendente nell’universo di queste stesse creature che cercano di raggiungere il Padre eterno, che ha ordinato loro di essere perfette come lui stesso è perfetto.

94:3.2 (1030.2) Nel concetto del Brahman le menti di quel tempo coglievano veramente l’idea di un Assoluto onnipervadente, perché questo postulato era simultaneamente identificato come energia creativa e come reazione cosmica. Il Brahman era concepito come trascendente ogni definizione, suscettibile di essere compreso solo con la negazione successiva di tutte le qualità finite. Era una precisa credenza in un essere assoluto, ed anche infinito, ma questo concetto era largamente privo degli attributi di personalità e perciò le singole persone religiose non potevano farne l’esperienza.

94:3.3 (1030.3) Brahman-Narayana fu concepito come l’Assoluto, l’infinito ESSO È, la potenza creatrice primordiale del cosmo potenziale, l’esistente Io Universale statico e potenziale per tutta l’eternità. Se i filosofi di quel tempo fossero stati capaci di fare il passo successivo nella concezione della deità, se fossero stati capaci di concepire il Brahman come associativo e creativo, come una personalità avvicinabile da esseri creati in evoluzione, allora un tale insegnamento sarebbe divenuto la presentazione più avanzata della Deità su Urantia, perché avrebbe inglobato i primi cinque livelli della funzione totale della deità ed avrebbe potuto prevedere i rimanenti due.

94:3.4 (1030.4) In certe fasi il concetto dell’Unica Superanima Universale come totalità della somma dell’esistenza di tutte le creature portò i filosofi indiani molto vicino alla verità dell’Essere Supremo; ma questa verità non servì loro a nulla perché non riuscirono ad evolvere un approccio personale ragionevole o razionale per il raggiungimento della loro teorica meta monoteista del Brahman-Narayana.

94:3.5 (1030.5) Il principio karmico di continuità causale è, di nuovo, molto vicino alla verità della sintesi ripercussionale di tutte le azioni del tempo-spazio nella presenza della Deità del Supremo. Ma questo postulato non permise mai il raggiungimento personale coordinato della Deità da parte delle singole persone religiose; portò solo all’assorbimento finale di ogni personalità nella Superanima Universale.

94:3.6 (1030.6) La filosofia del Bramanesimo giunse anche molto vicina a comprendere la residenza da parte degli Aggiustatori di Pensiero, ma fu pervertita da un’errata concezione della verità. L’insegnamento che l’anima è la dimora del Brahman avrebbe preparato la via ad una religione avanzata se questo concetto non fosse stato completamente viziato dalla credenza che non esiste individualità umana al di fuori di questa residenza dell’Uno Universale.

94:3.7 (1030.7) Nella dottrina della fusione dell’anima individuale nella Superanima i teologi dell’India non riuscirono a fornire la sopravvivenza di qualcosa di umano, qualcosa di nuovo e unico, qualcosa di nato dall’unione della volontà dell’uomo e della volontà di Dio. L’insegnamento del ritorno dell’anima al Brahman è strettamente parallela alla verità del ritorno dell’Aggiustatore nel seno del Padre Universale, ma c’è anche qualcosa di distinto dall’Aggiustatore che sopravvive, la contropartita morontiale della personalità del mortale. E questo concetto vitale era fatalmente assente dalla filosofia bramanica.

94:3.8 (1031.1) La filosofia bramanica è giunta molto vicino a numerosi fatti dell’universo e si è avvicinata a numerose verità cosmiche, ma è caduta troppo spesso vittima dell’errore di non distinguere tra i numerosi livelli della realtà, quali l’assoluto, il trascendentale ed il finito. Essa non è riuscita a tenere conto che ciò che può essere finito-illusorio sul livello assoluto può essere assolutamente reale sul livello finito. E non ha nemmeno preso atto della personalità essenziale del Padre Universale, il quale è una personalità contattabile su tutti i livelli, dall’esperienza limitata della creatura evoluzionaria con Dio fino all’esperienza illimitata del Figlio Eterno con il Padre del Paradiso.

4. La religione indù

94:4.1 (1031.2) In India, con il trascorrere dei secoli, la popolazione ritornò in una certa misura agli antichi rituali dei Veda, quali erano stati modificati dagli insegnamenti dei missionari di Melchizedek e cristallizzati dal clero bramanico successivo. Questa, la più antica e più cosmopolita delle religioni del mondo, ha subìto ulteriori cambiamenti in risposta al Buddismo, al Giainismo e alle influenze più recenti dell’Islamismo e del Cristianesimo. Ma quando gli insegnamenti di Gesù giunsero in India, erano già divenuti così occidentalizzati da essere una “religione dell’uomo bianco”, quindi insolita ed estranea alla mente indù.

94:4.2 (1031.3) La teologia indù presenta attualmente quattro livelli discendenti di deità e di divinità:

94:4.3 (1031.4) 1. Il Brahman, l’Assoluto, l’Uno Infinito, l’ESSO È.

94:4.4 (1031.5) 2. La Trimurti, la trinità suprema dell’Induismo. In questa associazione Brahma, il primo membro, è concepito come originatosi da se stesso dal Bramano — dall’infinità. Se non fosse per la stretta identificazione con l’Uno Infinito panteistico, Brahma potrebbe costituire il fondamento per un concetto del Padre Universale. Brahma è anche identificato con il fato.

94:4.5 (1031.6) L’adorazione del secondo e del terzo membro della Trimurti, Shiva e Vishnu, sorse nel primo millennio dopo Cristo. Shiva è il signore della vita e della morte, il dio della fecondità ed il padrone della distruzione. Vishnu è estremamente popolare a causa della credenza nella sua periodica incarnazione in forma umana. In tal modo Vishnu diventa reale e vivente nell’immaginazione degli Indiani. Shiva e Vishnu sono ciascuno considerati da alcuni come supremi al di sopra di tutto.

94:4.6 (1031.7) 3. Le deità vediche e postvediche. Molti degli antichi dei degli Ariani, quali Agni, Indra e Soma, sono persistiti come secondari ai tre membri della Trimurti. Numerosi dei addizionali sono sorti dagli inizi dell’India vedica, ed anche questi sono stati incorporati nel pantheon indù.

94:4.7 (1031.8) 4. I semidei: superuomini, semidei, eroi, demoni, fantasmi, spiriti maligni, spiritelli, mostri, folletti e santi dei culti più recenti.

94:4.8 (1031.9) Anche se l’Induismo ha lungamente mancato di vivificare il popolo indiano, allo stesso tempo è stato in genere una religione tollerante. La sua grande forza risiede nel fatto che si è dimostrato essere la più flessibile ed amorfa religione che sia apparsa su Urantia. Esso è capace di cambiamenti quasi illimitati e possiede una gamma eccezionale di aggiustamenti flessibili, dalle speculazioni elevate e semimonoteistiche dei Bramini intellettuali sino al feticismo totale e alle pratiche di culto primitive delle classi svantaggiate e degradate di credenti ignoranti.

94:4.9 (1032.1) L’Induismo è sopravvissuto perché è essenzialmente una parte integrante del tessuto sociale basilare dell’India. Esso non ha una grande gerarchia che possa essere sconvolta o distrutta; è intessuto nel modello di vita del popolo. Esso possiede un’adattabilità alle condizioni mutevoli superiore a quella di tutti gli altri culti, e palesa un atteggiamento tollerante di adozione verso molte altre religioni; Gautama Budda e Cristo stesso sono ritenuti incarnazioni di Vishnu.

94:4.10 (1032.2) Oggi l’India ha grande bisogno della presentazione del vangelo di Gesù — la Paternità di Dio e la filiazione con la conseguente fratellanza di tutti gli uomini, che è realizzata personalmente nel mistero amorevole e nel servizio sociale. In India il quadro filosofico esiste, la struttura del culto è presente; quella che manca è la scintilla vivificante dell’amore dinamico descritto nel vangelo originale del Figlio dell’Uomo, spogliato dei dogmi e delle dottrine occidentali che hanno avuto tendenza a fare della vita di conferimento di Micael una religione dell’uomo bianco.

5. La lotta per la verità in Cina

94:5.1 (1032.3) Mentre i missionari di Salem percorrevano l’Asia diffondendo la dottrina dell’Altissimo Dio e della salvezza per mezzo della fede, assorbivano molto della filosofia e del pensiero religioso dei diversi paesi attraversati. Ma gli insegnanti incaricati da Melchizedek e dai suoi successori non fallirono la loro missione; essi penetrarono presso tutti i popoli del continente eurasiano, e fu a metà del secondo millennio avanti Cristo che arrivarono in Cina. Per più di cento anni i Salemiti mantennero il loro quartier generale a See Fuch, dove prepararono gli insegnanti cinesi che insegnarono in tutti i territori della razza gialla.

94:5.2 (1032.4) Fu in conseguenza diretta di questo insegnamento che apparve in Cina la primissima forma di Taoismo, una religione molto differente da quella che porta oggi questo nome. Il Taoismo primitivo o proto-Taoismo era un composto dei seguenti fattori:

94:5.3 (1032.5) 1. Le reminiscenze degli insegnamenti di Singlangton, che persistevano nel concetto di Shang-ti, il Dio del Cielo. Ai tempi di Singlangton il popolo cinese divenne praticamente monoteista; esso concentrò la sua adorazione sull’Unica Verità, conosciuta più tardi come lo Spirito del Cielo, il sovrano dell’universo. E la razza gialla non perse mai del tutto questo concetto iniziale di Deità, benché nei secoli successivi si siano insinuati insidiosamente nella sua religione molti dei e spiriti subordinati.

94:5.4 (1032.6) 2. La religione di Salem di un’Altissima Deità Creatrice che accordava il suo favore all’umanità in risposta alla fede dell’uomo. Ma è purtroppo vero che al tempo in cui i missionari di Melchizedek erano penetrati nei paesi della razza gialla il loro messaggio originale era considerevolmente cambiato rispetto alle semplici dottrine di Salem dei tempi di Machiventa.

94:5.5 (1032.7) 3. Il concetto del Brahman-Assoluto dei filosofi indiani, unito al desiderio di sfuggire a tutti i mali. Forse la più grande influenza estranea nell’espansione verso est della religione di Salem fu esercitata dagli insegnanti indiani della fede vedica, che iniettarono la loro concezione del Brahman — dell’Assoluto — nel pensiero salvifico dei Salemiti.

94:5.6 (1033.1) Questa credenza composita si diffuse nei paesi delle razze gialla e bruna come un’influenza sottostante al pensiero filosofico-religioso. In Giappone questo proto-Taoismo fu conosciuto come Shinto, ed in questo paese, molto lontano da Salem di Palestina, i popoli appresero dell’incarnazione di Machiventa Melchizedek, che abitò sulla terra affinché il nome di Dio non fosse dimenticato dall’umanità.

94:5.7 (1033.2) In Cina tutte queste credenze furono successivamente confuse e mescolate con il culto sempre crescente dell’adorazione degli antenati. Ma dai tempi di Singlangton i Cinesi non sono mai più caduti nella schiavitù inerme del clericalismo. La razza gialla fu la prima ad emergere dalla schiavitù barbarica e ad entrare in una civiltà ordinata perché fu la prima a raggiungere un certo livello di libertà dalla paura abietta degli dei, non temendo nemmeno i fantasmi dei morti come li temevano le altre razze. La Cina andò incontro alla sua sconfitta perché non riuscì a progredire oltre la sua iniziale emancipazione dai sacerdoti; essa cadde in un errore quasi altrettanto calamitoso, l’adorazione degli antenati.

94:5.8 (1033.3) Ma i Salemiti non lavorarono invano. Fu sulle fondamenta del loro vangelo che i grandi filosofi della Cina del sesto secolo a.C. costruirono i loro insegnamenti. L’atmosfera morale ed i sentimenti spirituali dei tempi di Lao-tze e di Confucio sono derivati dagli insegnamenti dei missionari di Salem di un’epoca anteriore.

6. Lao-Tze e Confucio

94:6.1 (1033.4) Circa seicento anni prima dell’arrivo di Micael, a Melchizedek, disincarnato da molto tempo, sembrò che la purezza del suo insegnamento sulla terra fosse eccessivamente messa in pericolo dal suo generale assorbimento nelle credenze più antiche di Urantia. Per un certo tempo sembrò che la sua missione come precursore di Micael rischiasse di fallire. E nel sesto secolo avanti Cristo, grazie ad una coordinazione straordinaria di fattori spirituali, non tutti compresi nemmeno dai supervisori planetari, Urantia assisté ad una presentazione molto inusuale della verità religiosa sotto molteplici aspetti. Grazie all’opera di numerosi insegnanti umani il vangelo di Salem fu riesposto e rivivificato, e ciò che fu presentato allora è persistito in gran parte fino ai tempi di questi scritti.

94:6.2 (1033.5) Questo secolo straordinario di progresso spirituale fu caratterizzato da grandi insegnanti religiosi, morali e filosofici in tutto il mondo civilizzato. In Cina i due maestri più rimarchevoli furono Lao-tze e Confucio.

94:6.3 (1033.6) Lao-tze si basò direttamente sui concetti delle tradizioni di Salem quando dichiarò che il Tao era l’Unica Causa Prima di tutta la creazione. Lao era un uomo di grande visione spirituale. Egli insegnò che “il destino eterno dell’uomo era l’unione perpetua con il Tao, Dio Supremo e Re Universale”. La sua comprensione della causa ultima fu molto profonda, perché scrisse: “L’Unità scaturisce dal Tao Assoluto e dall’Unità appare la Dualità cosmica, e da questa Dualità scaturisce all’esistenza la Trinità, e la Trinità è la sorgente primordiale di tutta la realtà.” “Tutta la realtà è sempre in equilibrio tra i potenziali e gli attuali del cosmo, e questi sono eternamente armonizzati dallo spirito della divinità.”

94:6.4 (1033.7) Lao-tze fece anche una delle primissime presentazioni della dottrina del rendere il bene per il male: “La bontà genera bontà, ma per colui che è veramente buono anche il male genera bontà.”

94:6.5 (1033.8) Egli insegnò il ritorno della creatura al Creatore e descrisse la vita come l’emersione di una personalità dai potenziali cosmici, mentre la morte asso migliava al ritorno a casa di questa personalità della creatura. Il suo concetto della vera fede era insolito, ed egli stesso lo assimilava al “comportamento di un bambino”.

94:6.6 (1034.1) La sua comprensione del proposito eterno di Dio era chiara, perché disse: “La Deità Assoluta non lotta ma è sempre vittoriosa; non costringe l’umanità ma è sempre pronta a rispondere ai suoi desideri sinceri; la volontà di Dio è eterna in pazienza ed eterna nell’inevitabilità della sua espressione.” E della vera persona religiosa disse, esprimendo la verità che è più benedetto dare che ricevere: “L’uomo buono non cerca di conservare la verità per se stesso, ma si sforza piuttosto di conferire queste ricchezze ai suoi simili, perché questa è la realizzazione della verità. La volontà del Dio Assoluto è sempre benefica, mai distruttrice; lo scopo del vero credente è sempre di agire e mai di costringere.”

94:6.7 (1034.2) L’insegnamento di Lao della non resistenza e della distinzione tra azione e costrizione fu più tardi stravolto nelle credenze di non “vedere, fare e pensare nulla”. Ma Lao non insegnò mai un tale errore, anche se la sua presentazione della non resistenza è stato un fattore dello sviluppo successivo delle tendenze pacifiche dei popoli cinesi.

94:6.8 (1034.3) Ma il Taoismo popolare del ventesimo secolo di Urantia ha molto poco in comune con i sentimenti sublimi ed i concetti cosmici dell’antico filosofo che insegnò la verità come lui la percepì, ovvero: che la fede nel Dio Assoluto è la sorgente di quell’energia divina che rinnoverà il mondo, e per mezzo della quale l’uomo si eleverà all’unione spirituale con il Tao, la Deità Eterna ed il Creatore Assoluto degli universi.

94:6.9 (1034.4) Confucio (Kung Fu-tze) era un giovane contemporaneo di Lao della Cina del sesto secolo a.C. Confucio basò le sue dottrine sulle migliori tradizioni morali della lunga storia della razza gialla e fu anche un po’ influenzato dalle vaghe tradizioni dei missionari di Salem. La sua principale opera consisté nella compilazione dei saggi detti degli antichi filosofi. Egli fu respinto come maestro durante la sua vita, ma da allora i suoi scritti ed i suoi insegnamenti hanno sempre esercitato una grande influenza in Cina ed in Giappone. Confucio diede un nuovo indirizzo agli sciamani sostituendo la moralità alla magia. Ma egli costruì troppo bene; fece dell’ordine un nuovo feticcio ed istituì un rispetto per l’operato degli antenati che è ancora venerato dai Cinesi al tempo di questa esposizione.

94:6.10 (1034.5) La predicazione di Confucio sulla moralità si basava sulla teoria che la via terrena è l’ombra deformata della via celeste; che il vero modello della civiltà temporale è l’immagine riflessa dell’ordine eterno del cielo. Il concetto potenziale di Dio nel Confucianesimo fu quasi interamente subordinato all’accento posto sulla Via del Cielo, l’archetipo del cosmo.

94:6.11 (1034.6) Gli insegnamenti di Lao sono andati perduti per tutti, salvo che per una minoranza in Oriente, ma gli scritti di Confucio hanno sempre costituito da allora la base dell’edificio morale della cultura di quasi un terzo degli Urantiani. Questi precetti di Confucio, pur perpetuando il meglio del passato, erano un po’ contrari allo stesso spirito cinese d’investigazione che aveva prodotto quei compimenti tanto venerati. L’influenza di queste dottrine fu combattuta senza successo sia dagli sforzi dell’imperatore Ch’in Shih Huang Ti che dagli insegnamenti di Mo Ti, il quale proclamò una fratellanza basata non sul dovere etico ma sull’amore di Dio. Egli cercò di rianimare l’antica ricerca di verità nuove, ma i suoi insegnamenti fallirono di fronte alla vigorosa opposizione dei discepoli di Confucio.

94:6.12 (1034.7) Come molti altri istruttori spirituali e morali, Confucio e Lao-tze furono alla fine deificati dai loro seguaci nel corso di quelle epoche spiritualmente oscure della Cina che intercorsero tra il declino e la perversione della fede taoista e l’arrivo dei missionari buddisti provenienti dall’India. Durante questi secoli di decadenza spirituale la religione della razza gialla degenerò in una meschina teologia in cui pullulavano diavoli, draghi e spiriti malvagi, denotanti tutti il ritorno alle paure della mente umana non illuminata. La Cina, un tempo alla testa della società umana a motivo di una religione avanzata, rimase poi indietro a causa della sua incapacità temporanea di progredire sul sentiero giusto dello sviluppo di quella coscienza di Dio che è indispensabile al vero progresso, non solo del singolo mortale, ma anche delle civiltà intricate e complesse che caratterizzano l’avanzamento della cultura e della società su un pianeta evoluzionario del tempo e dello spazio.

7. Gautama Siddharta

94:7.1 (1035.1) Contemporaneamente a Lao-tze e a Confucio in Cina, un altro grande maestro della verità sorse in India. Gautama Siddharta nacque nel sesto secolo avanti Cristo nella provincia indiana settentrionale del Nepal. I suoi discepoli fecero più tardi apparire che fosse il figlio di un sovrano favolosamente ricco, ma in verità era l’erede legittimo al trono di un modesto capo clan che regnava per tacito consenso su una piccola valle isolata di montagna nel sud dell’Himalaya.

94:7.2 (1035.2) Gautama formulò quelle teorie che si svilupparono nella filosofia del Buddismo dopo sei anni d’inutile pratica dello Yoga. Siddharta ingaggiò una lotta risoluta ma vana contro il sistema crescente delle caste. C’era una sublime sincerità ed una straordinaria generosità in questo giovane principe profeta che attraeva grandemente gli uomini di quel tempo. Egli combatté la pratica di cercare la salvezza individuale per mezzo di afflizioni fisiche e di sofferenze personali, ed esortò i suoi discepoli a portare il suo vangelo al mondo intero.

94:7.3 (1035.3) In mezzo alla confusione e alle pratiche di culto estreme dell’India, gli insegnamenti più sani e più moderati di Gautama giunsero come un conforto ristoratore. Egli denunciò gli dei, i sacerdoti ed i loro sacrifici, ma nemmeno lui riuscì a percepire la personalità dell’Uno Universale. Non credendo nell’esistenza di anime umane individuali, Gautama, naturalmente, condusse una strenua lotta contro la credenza venerata da tempo nella trasmigrazione dell’anima. Egli compì un nobile sforzo per liberare gli uomini dalla paura, perché si sentissero a loro agio e a casa loro nel grande universo, ma non riuscì a mostrare loro la via che conduceva a quella reale dimora celeste dei mortali ascendenti — il Paradiso — e al servizio crescente dell’esistenza eterna.

94:7.4 (1035.4) Gautama era un vero profeta, e se avesse prestato attenzione alle istruzioni dell’eremita Godad avrebbe potuto sollevare tutta l’India mediante l’ispirazione apportata dalla ripresa del vangelo di Salem della salvezza per mezzo della fede. Godad discendeva da una famiglia che non aveva mai perduto le tradizioni dei missionari di Melchizedek.

94:7.5 (1035.5) Gautama fondò la sua scuola a Benares, e fu durante il suo secondo anno che un allievo, Bautan, comunicò al suo maestro le tradizioni dei missionari di Salem circa il patto di Melchizedek con Abramo; e benché Siddhartha non avesse un concetto molto chiaro del Padre Universale, prese una posizione avanzata sulla salvezza per mezzo della fede — del semplice credere. Egli dichiarò questa sua posizione ai suoi discepoli e cominciò ad inviare i suoi allievi in gruppi di sessanta a proclamare al popolo dell’India “la buona novella della salvezza gratuita; che tutti gli uomini, elevati ed umili, possono raggiungere la felicità per mezzo della fede nella rettitudine e nella giustizia”.

94:7.6 (1035.6) La moglie di Gautama credeva nel vangelo di suo marito e fu la fondatrice di un ordine di monache. Suo figlio divenne il suo successore ed estese grandemente il culto; egli afferrò l’idea nuova della salvezza per mezzo della fede, ma nei suoi ultimi anni si allontanò dal vangelo di Salem del favore divino ottenuto per mezzo della sola fede, e nella sua vecchiaia le sue ultime parole furono: “Attuate da voi la vostra salvezza.”

94:7.7 (1036.1) Quando proclamava ciò che aveva di meglio, il vangelo di Gautama della salvezza universale, privo di sacrifici, torture, rituali e sacerdoti, era una dottrina rivoluzionaria e stupefacente per il suo tempo. Ed esso fu sorprendentemente vicino a costituire una rinascita del vangelo di Salem. Esso portò soccorso a milioni di anime disperate, e nonostante le sue grottesche alterazioni lungo i secoli successivi, persiste ancora come speranza per milioni di esseri umani.

94:7.8 (1036.2) Siddharta insegnò molta più verità di quanta ne è sopravvissuta nei culti moderni che portano il suo nome. Il Buddismo moderno non è l’insegnamento di Gautama Siddharta più di quanto il Cristianesimo è l’insegnamento di Gesù di Nazaret.

8. La fede buddista

94:8.1 (1036.3) Per diventare buddista si faceva semplicemente una professione pubblica di fede recitando il Rifugio: “Io trovo il mio rifugio in Budda; trovo il mio rifugio nella Dottrina; trovo il mio rifugio nella Fratellanza.”

94:8.2 (1036.4) Il Buddismo ebbe origine in una persona storica, non in un mito. I seguaci di Gautama lo chiamavano Sasta, che significa padrone o maestro. Benché egli non avesse fatto delle rivendicazioni superumane per se stesso o per i suoi insegnamenti, i suoi discepoli cominciarono presto a chiamarlo l’illuminato, il Budda; più tardi, Sakyamuni Budda.

94:8.3 (1036.5) Il vangelo originale di Gautama era basato sulle quattro nobili verità:

94:8.4 (1036.6) 1. Le nobili verità della sofferenza.

94:8.5 (1036.7) 2. Le origini della sofferenza.

94:8.6 (1036.8) 3. La distruzione della sofferenza.

94:8.7 (1036.9) 4. Il modo di distruggere la sofferenza.

94:8.8 (1036.10) Strettamente legata alla dottrina della sofferenza e al modo di sfuggirvi c’era la filosofia dell’Ottuplo Sentiero: giusti punti di vista, giuste aspirazioni, giusto parlare, giusta condotta, giusti mezzi di sussistenza, giusto sforzo, giusto raziocinio e giusta contemplazione. Gautama non aveva intenzione di tentare di distruggere ogni sforzo, ogni desiderio ed ogni affetto rifuggendo la sofferenza; il suo insegnamento era piuttosto destinato a descrivere all’uomo mortale la futilità di riporre ogni speranza ed ogni aspirazione interamente in scopi temporali ed in obiettivi materiali. Non si trattava tanto di dover evitare di amare i propri simili quanto che il vero credente guardasse anche al di là delle associazioni di questo mondo materiale, alle realtà dell’eterno futuro.

94:8.9 (1036.11) I comandamenti morali della predicazione di Gautama erano in numero di cinque:

94:8.10 (1036.12) 1. Non ucciderai.

94:8.11 (1036.13) 2. Non ruberai.

94:8.12 (1036.14) 3. Non sarai impudico.

94:8.13 (1036.15) 4. Non mentirai.

94:8.14 (1036.16) 5. Non berrai liquori inebrianti.

94:8.15 (1036.17) C’erano parecchi comandamenti addizionali o secondari, la cui osservanza era facoltativa per i credenti.

94:8.16 (1036.18) Siddharta non credeva affatto nell’immortalità della personalità umana; la sua filosofia prevedeva solo una sorta di continuità funzionale. Egli non definì mai chiaramente che cosa intendeva includere nella dottrina del Nirvana. Il fatto che si potesse teoricamente farne l’esperienza durante l’esistenza mortale indicherebbe che non era considerato come uno stato di completo annullamento. Esso implicava una condizione d’illuminazione suprema e di felicità celeste in cui tutte le catene che legavano l’uomo al mondo materiale erano state spezzate; c’era libertà dai desideri della vita mortale e da ogni pericolo di subire una nuova incarnazione.

94:8.17 (1037.1) Secondo gli insegnamenti originali di Gautama, la salvezza si ottiene mediante lo sforzo umano, al di fuori dell’aiuto divino; non c’è posto né per la fede salvifica né per le preghiere alle potenze superumane. Gautama, nel suo tentativo di minimizzare le superstizioni dell’India, si sforzò di distogliere gli uomini dalle impudenti pretese di salvezza per mezzo della magia. E nel fare questo sforzo egli lasciò ai suoi successori la porta spalancata per un’errata interpretazione del suo insegnamento e per proclamare che ogni tentativo umano per riuscire è sgradevole e doloroso. I suoi discepoli trascurarono il fatto che la felicità suprema è legata al perseguimento intelligente ed entusiasta di scopi meritori, e che tali imprese costituiscono il vero progresso nell’autorealizzazione cosmica.

94:8.18 (1037.2) La grande verità dell’insegnamento di Siddharta fu la sua proclamazione di un universo di assoluta giustizia. Egli insegnò la migliore filosofia senza Dio mai inventata da uomo mortale; essa era l’umanesimo ideale e rimosse molto efficacemente ogni base per la superstizione, i rituali magici e la paura dei fantasmi o dei demoni.

94:8.19 (1037.3) La grande debolezza del vangelo originale del Buddismo fu che esso non produsse una religione di servizio sociale disinteressato. La fratellanza buddista fu per lungo tempo non una fraternità di credenti, ma piuttosto una comunità di allievi insegnanti. Gautama proibì loro di ricevere denaro ed in questo modo cercò d’impedire l’insorgere di tendenze gerarchiche. Gautama stesso era altamente sociale; in verità la sua vita fu molto più grande della sua predicazione.

9. La diffusione del Buddismo

94:9.1 (1037.4) Il Buddismo prosperò perché offriva la salvezza mediante la credenza nel Budda, l’illuminato. Esso era rappresentativo delle verità di Melchizedek più di qualunque altro sistema religioso esistente nell’Asia orientale. Ma il Buddismo non si diffuse molto come religione fino a che non fu adottato a propria protezione dal monarca di bassa casta Asoka, il quale, dopo Ikhnaton in Egitto, fu uno dei più rimarchevoli governanti civili del periodo tra Melchizedek e Micael. Asoka costruì un grande impero indiano grazie alla propaganda dei suoi missionari buddisti. Nel corso di un periodo di venticinque anni egli istruì ed inviò più di diciassettemila missionari fino alle frontiere più lontane di tutto il mondo conosciuto. In una sola generazione egli fece del Buddismo la religione dominante di metà del pianeta. Ben presto esso s’insediò nel Tibet, nel Kashmir, a Ceylon, in Birmania, a Giava, nel Siam, in Corea, in Cina ed in Giappone. In senso generale, esso fu una religione considerevolmente superiore a quelle che soppiantò od elevò.

94:9.2 (1037.5) La diffusione del Buddismo dal suo luogo d’origine in India a tutta l’Asia è una delle storie palpitanti della devozione spirituale e della perseveranza missionaria di persone religiose sincere. Gli insegnanti del vangelo di Gautama non solo sfidarono i pericoli delle strade carovaniere di terra, ma affrontarono i pericoli dei mari della Cina nel proseguire la loro missione sul continente asiatico, portando a tutti i popoli il messaggio della loro fede. Ma questo Buddismo non era più la semplice dottrina di Gautama; era il vangelo reso miracoloso che faceva di lui un dio. E più lontano il Buddismo si diffondeva dal suo luogo d’origine nelle regioni montuose dell’India, più diveniva dissimile dagli insegnamenti di Gautama e più simile alle religioni che soppiantava, questa religione crebbe.

94:9.3 (1038.1) Più tardi il Buddismo fu molto influenzato dal Taoismo in Cina, dallo Shinto in Giappone e dal Cristianesimo nel Tibet. In India, dopo un millennio, il Buddismo semplicemente s’inaridì e si estinse. Esso fu bramanizzato e successivamente si arrese miseramente all’Islamismo, mentre in gran parte del resto dell’Oriente degenerò in un rituale che Gautama Siddharta non avrebbe mai riconosciuto.

94:9.4 (1038.2) Nel sud lo stereotipo fondamentalista degli insegnamenti di Siddharta persisté a Ceylon, in Birmania e nella penisola dell’Indocina. Questo è il ramo Hinayana del Buddismo che aderisce strettamente alla dottrina iniziale o asociale.

94:9.5 (1038.3) Ma anche prima del crollo in India, i gruppi cinese e indiano settentrionale dei discepoli di Gautama avevano cominciato lo sviluppo dell’insegnamento Mahayana della “Grande Via” alla salvezza, in contrasto con i puristi del sud che seguivano l’Hinayana o “Via Minore”. Questi mahayanisti si staccarono dalle limitazioni sociali insite nella dottrina buddista, e da allora questo ramo settentrionale del Buddismo ha continuato ad evolversi in Cina ed in Giappone.

94:9.6 (1038.4) Il Buddismo oggi è una religione vivente e in crescita perché riesce a conservare molti dei più alti valori morali dei suoi aderenti. Esso promuove la calma e l’autocontrollo, accresce la serenità e la felicità e contribuisce molto ad evitare il dispiacere ed il dolore. Coloro che credono a questa filosofia vivono vite migliori di molti che non vi credono.

10. La religione nel Tibet

94:10.1 (1038.5) Nel Tibet si trova la più strana associazione degli insegnamenti di Melchizedek combinati con il Buddismo, l’Induismo, il Taoismo ed il Cristianesimo. Quando i missionari buddisti entrarono nel Tibet, trovarono uno stato selvaggio primitivo molto simile a quello che i primi missionari cristiani trovarono tra le tribù nordiche dell’Europa.

94:10.2 (1038.6) Questi Tibetani dalla mente semplice non vollero abbandonare totalmente la loro antica magia ed i loro amuleti. Lo studio dei cerimoniali religiosi dei rituali tibetani odierni rivela una confraternita eccessivamente numerosa di sacerdoti con le teste rasate che praticano un elaborato rituale comprendente campane, canti, incenso, processioni, rosari, immagini, amuleti, ritratti, acqua benedetta, vesti sfarzose e cori complessi. Hanno dogmi rigidi e credenze cristallizzate, riti mistici e digiuni speciali. La loro gerarchia comprende monaci, monache, abati e il Grande Lama. Pregano angeli, santi, una Santa Madre e gli dei. Praticano confessioni e credono nel purgatorio. I loro monasteri sono molto grandi e le loro cattedrali splendide. Osservano un’interminabile ripetizione di rituali sacri e credono che questi cerimoniali donino la salvezza. Le preghiere vengono attaccate ad una ruota, e con la sua rotazione essi credono che le suppliche divengano efficaci. Presso nessun altro popolo dei tempi moderni si può trovare l’osservanza di così tanti elementi provenienti da così tante religioni; ed è inevitabile che una tale liturgia composita divenga eccessivamente ingombrante ed intollerabilmente opprimente.

94:10.3 (1038.7) I Tibetani hanno qualcosa di tutte le principali religioni del mondo, eccetto i semplici insegnamenti del vangelo di Gesù: la filiazione con Dio, la fratellanza con l’uomo e la cittadinanza sempre ascendente nell’universo eterno.

11. La filosofia buddista

94:11.1 (1038.8) Il Buddismo penetrò in Cina nel primo millennio dopo Cristo e s’inserì bene nei costumi religiosi della razza gialla. Nel culto degli antenati essi avevano pregato a lungo i morti; ora potevano pregare anche per se stessi. Il Buddismo si amalgamò ben presto con le persistenti pratiche ritualistiche del Taoismo in disfacimento. Questa nuova religione sintetica, con i suoi templi per l’adorazione ed il suo cerimoniale religioso ben definito, divenne presto il culto generalmente accettato dai popoli della Cina, della Corea e del Giappone.

94:11.2 (1039.1) Anche se sotto certi aspetti è spiacevole che il Buddismo non sia stato diffuso nel mondo prima che i discepoli di Guatama avessero talmente pervertito le tradizioni e gli insegnamenti del culto al punto da fare di lui un essere divino, nondimeno questo mito della sua vita umana, abbellito come fu da una moltitudine di miracoli, si rivelò molto seducente per gli ascoltatori del vangelo nordico o Mahayana del Buddismo.

94:11.3 (1039.2) Alcuni dei suoi discepoli successivi insegnarono che lo spirito di Sakyamuni Budda ritornava periodicamente sulla terra come Budda vivente, aprendo così la via ad una perpetuazione indefinita d’immagini del Budda, di templi, di rituali e di falsi “Budda viventi”. In tal modo la religione del grande protestante indiano si trovò alla fine incatenata a quelle stesse pratiche cerimoniali e a quelle magie ritualistiche contro le quali aveva così intrepidamente combattuto e che aveva così coraggiosamente denunciato.

94:11.4 (1039.3) Il grande progresso fatto dalla filosofia buddista consisté nella sua comprensione della relatività di ogni verità. Attraverso il meccanismo di questa ipotesi i Buddisti sono stati in grado di conciliare e di mettere in correlazione le divergenze esistenti nelle loro Scritture religiose, come pure le divergenze tra queste e molte altre. S’insegnava che la piccola verità era per menti ristrette, la grande verità per grandi menti.

94:11.5 (1039.4) Questa filosofia sosteneva anche che la natura (divina) di Budda risiedeva in tutti gli uomini; che l’uomo, per mezzo dei suoi stessi sforzi, poteva giungere a realizzare questa divinità interiore. E questo insegnamento è una delle più chiare presentazioni della verità sugli Aggiustatori interiori che siano mai state fatte da una religione di Urantia.

94:11.6 (1039.5) Ma una grande limitazione del vangelo originale di Siddharta, quale fu interpretato dai suoi discepoli, fu che esso tentava la completa liberazione dell’io umano da tutte le limitazioni della natura mortale per mezzo della tecnica consistente nell’isolare l’io dalla realtà oggettiva. Ora, la vera autorealizzazione cosmica risulta dall’identificazione con la realtà cosmica e con il cosmo finito di energia, di mente e di spirito, limitato dallo spazio e condizionato dal tempo.

94:11.7 (1039.6) Ma anche se le cerimonie e le osservanze esteriori del Buddismo furono grossolanamente contaminate da quelle dei paesi in cui giungeva, questa degenerazione non avvenne interamente nella vita filosofica dei grandi pensatori che di tanto in tanto abbracciarono questo sistema di pensiero e di credenza. Per più di duemila anni molte delle menti migliori dell’Asia si sono concentrate sul problema di accertare la verità assoluta e la verità dell’Assoluto.

94:11.8 (1039.7) L’evoluzione di un concetto elevato dell’Assoluto fu compiuta attraverso molti canali di pensiero e sentieri tortuosi di ragionamento. L’ascesa verso l’alto di questa dottrina dell’infinità non era così chiaramente definita quanto lo era l’evoluzione del concetto di Dio nella teologia ebraica. Ciò nonostante ci furono certi livelli ampliati che le menti dei Buddisti raggiunsero, su cui si soffermarono e che superarono proseguendo il loro cammino verso la visualizzazione della Sorgente Primordiale degli universi:

94:11.9 (1039.8) 1. La leggenda di Gautama. Alla base del concetto c’era il fatto storico della vita e degli insegnamenti di Siddharta, il principe profeta dell’India. Questa leggenda si trasformò in mito mentre passava attraverso i secoli per i vasti paesi dell’Asia, fino a superare lo status dell’idea di Gautama come illuminato e cominciare ad arricchirsi di attributi aggiuntivi.

94:11.10 (1040.1) 2. I molti Budda. Fu argomentato che, se Gautama era venuto presso i popoli dell’India, allora, nel lontano passato le razze dell’umanità dovevano essere state benedette da altri istruttori della verità, e indubbiamente lo sarebbero state ancora nel lontano futuro. Ciò diede origine all’insegnamento che c’erano molti Budda, un numero illimitato ed infinito, ed anche che ognuno poteva aspirare a diventarne uno — a raggiungere la divinità di un Budda.

94:11.11 (1040.2) 3. Il Budda Assoluto. Quando il numero di Budda stava diventando quasi infinito, divenne necessario per le menti di quel tempo riunificare questo pesante concetto. Di conseguenza si cominciò ad insegnare che tutti i Budda non erano che la manifestazione di un’essenza superiore, di un Uno Eterno d’esistenza infinita e non qualificata, di una Sorgente Assoluta di tutte le realtà. Da qui in avanti il concetto di Deità del Buddismo, nella sua forma più elevata, fu distinto dalla persona umana di Gautama Siddharta e si allontanò dalle limitazioni antropomorfiche che l’avevano tenuto imbrigliato. Questa concezione finale del Budda Eterno può ben essere identificata come l’Assoluto, e talvolta anche come l’infinito IO SONO.

94:11.12 (1040.3) Benché questa idea di Deità Assoluta non abbia mai incontrato un grande favore popolare presso i popoli dell’Asia, permise agli intellettuali di questi paesi di unificare la loro filosofia e di armonizzare la loro cosmologia. Il concetto del Budda Assoluto è a volte quasi personale, a volte del tutto impersonale — anche una forza creatrice infinita. Tali concetti, sebbene utili alla filosofia, non sono essenziali allo sviluppo religioso. Anche uno Yahweh antropomorfico ha un valore religioso più grande dell’Assoluto infinitamente lontano del Buddismo o del Bramanesimo.

94:11.13 (1040.4) Talvolta si è anche considerato l’Assoluto come contenuto nell’infinito IO SONO. Ma queste speculazioni erano un gelido conforto per le moltitudini affamate che desideravano ardentemente ascoltare parole di promessa, ascoltare il semplice vangelo di Salem che annunciava che la fede in Dio avrebbe assicurato il favore divino e la sopravvivenza eterna.

12. Il concetto di Dio nel Buddismo

94:12.1 (1040.5) La grande debolezza nella cosmologia del Buddismo era duplice: la sua contaminazione con molte superstizioni dell’India e della Cina e la sua sublimazione di Gautama, prima come l’illuminato e poi come il Budda Eterno. Proprio come il Cristianesimo ha sofferto per l’assorbimento di molta filosofia umana errata, così il Buddismo porta il suo marchio di nascita umano. Ma gli insegnamenti di Gautama hanno continuato ad evolversi durante i trascorsi due millenni e mezzo. Il concetto di Budda per un buddista illuminato non è la personalità umana di Gautama più di quanto il concetto di Geova per un cristiano illuminato s’identifichi con lo spirito demoniaco dell’Horeb. La povertà di terminologia, così come il rigore sentimentale di un’antica nomenclatura, impediscono spesso di comprendere il vero significato dell’evoluzione dei concetti religiosi.

94:12.2 (1040.6) Gradualmente il concetto di Dio, in contrapposizione con l’Assoluto, cominciò ad apparire nel Buddismo. La sua origine risale ai primi tempi di questa differenziazione tra i seguaci della Via Minore e quelli della Via Maggiore. Fu tra quest’ultima branca del Buddismo che la duplice concezione di Dio e dell’Assoluto alla fine maturò. Passo dopo passo, secolo dopo secolo, il concetto di Dio si è evoluto fino a che, con gli insegnamenti di Ryonin, di Honen Shonin e di Shinran in Giappone, questo concetto venne infine a maturazione nella credenza in Amida Budda.

94:12.3 (1041.1) A questi credenti s’insegna che l’anima, dopo l’esperienza della morte, può scegliere di godere di un soggiorno in Paradiso prima di entrare nel Nirvana, ultimo stadio dell’esistenza. Viene proclamato che questa nuova salvezza si ottiene per mezzo della fede nelle grazie divine e nell’aiuto amorevole di Amida, Dio del Paradiso nell’Occidente. Nella loro filosofia gli Amidisti credono in una Realtà Infinita che è al di là di ogni comprensione umana finita. Nella loro religione essi si afferrano alla fede nell’infinitamente misericordioso Amida, che ama talmente il mondo da non tollerare che un solo mortale che fa appello al suo nome con fede sincera e cuore puro non ottenga la felicità suprema del Paradiso.

94:12.4 (1041.2) La grande forza del Buddismo è che i suoi aderenti sono liberi di scegliere la verità da tutte le religioni; una simile libertà di scelta ha caratterizzato raramente una fede di Urantia. Sotto questo aspetto la setta Shin del Giappone è divenuta uno dei gruppi religiosi più progressivi del mondo; essa ha ravvivato l’antico spirito missionario dei discepoli di Gautama ed ha cominciato ad inviare istruttori ad altri popoli. Questa propensione ad appropriarsi della verità da qualsiasi fonte è davvero una tendenza raccomandabile che appare tra i credenti religiosi della prima metà del ventesimo secolo dopo Cristo.

94:12.5 (1041.3) Il Buddismo stesso sta conoscendo una rinascita nel ventesimo secolo. Grazie al contatto con il Cristianesimo gli aspetti sociali del Buddismo sono stati grandemente migliorati. Il desiderio di apprendere è stato riacceso nel cuore dei sacerdoti-monaci della confraternita, e la diffusione dell’istruzione in tutta questa comunità di fede provocherà certamente nuovi progressi nell’evoluzione religiosa.

94:12.6 (1041.4) Al tempo di questi scritti gran parte dell’Asia ripone le sue speranze nel Buddismo. Questa nobile fede che ha così validamente attraversato le epoche oscure del passato, accoglierà ancora una volta la verità delle realtà cosmiche ampliate come un tempo i discepoli del grande istruttore dell’India ascoltarono la sua proclamazione di una nuova verità? Questa antica fede risponderà ancora una volta allo stimolo vivificante della presentazione dei nuovi concetti di Dio e dell’Assoluto che ha così a lungo cercato?

94:12.7 (1041.5) Tutto Urantia aspetta la proclamazione del messaggio nobilitante di Micael, non gravato dalle dottrine e dai dogmi accumulati nei diciannove secoli di contatto con le religioni di origine evoluzionaria. È giunta l’ora di presentare al Buddismo, al Cristianesimo, all’Induismo e ai popoli di tutte le religioni, non il vangelo a proposito di Gesù, ma la realtà vivente e spirituale del vangelo di Gesù.

94:12.8 (1041.6) [Presentato da un Melchizedek di Nebadon.]

Fascicolo 95 - Gli insegnamenti di Melchizedek nel Levante

Il Libro di Urantia

Fascicolo 95

Gli insegnamenti di Melchizedek nel Levante

95:0.1 (1042.1) COME l’India ha dato origine a molte religioni e filosofie dell’Asia orientale, così il Levante è stato il luogo d’origine delle fedi del mondo occidentale. I missionari di Salem si sparsero in tutta l’Asia sudoccidentale, attraverso la Palestina, la Mesopotamia, l’Egitto, l’Iran e l’Arabia, proclamando ovunque la buona novella del vangelo di Machiventa Melchizedek. In alcuni di questi paesi i loro insegnamenti portarono frutti; in altri ebbero un successo diversificato. Talvolta i loro fallimenti furono dovuti a mancanza di saggezza, talvolta a circostanze indipendenti dal loro controllo.

1. La religione di Salem in Mesopotamia

95:1.1 (1042.2) Verso il 2.000 a.C. le religioni della Mesopotamia avevano quasi interamente perduto gli insegnamenti dei Setiti e si trovavano in larga misura sotto l’influenza delle credenze primitive di due gruppi d’invasori: i Beduini semiti che si erano infiltrati provenendo dal deserto occidentale ed i cavalieri barbari che erano discesi dal nord.

95:1.2 (1042.3) Ma il costume dei primi popoli adamiti di onorare il settimo giorno della settimana non scomparve mai completamente in Mesopotamia. Solamente, durante l’epoca di Melchizedek, il settimo giorno fu considerato come il più sfortunato. Esso era infestato di tabù; in questo funesto settimo giorno non era permesso mettersi in viaggio, cucinare del cibo o fare del fuoco. Gli Ebrei riportarono in Palestina molti dei tabù mesopotamici che avevano trovato posto nell’osservanza del settimo giorno in Babilonia, il shabattum.

95:1.3 (1042.4) Sebbene gli insegnanti di Salem avessero contribuito molto ad affinare e ad elevare le religioni della Mesopotamia, non riuscirono a portare i vari popoli al riconoscimento permanente di un Dio unico. Questo insegnamento prese il sopravvento per più di centocinquanta anni e poi cedette gradualmente davanti alla credenza più antica in una molteplicità di deità.

95:1.4 (1042.5) Gli insegnanti di Salem ridussero notevolmente il numero degli dei della Mesopotamia, portando ad un dato momento le principali deità al numero di sette: Bel, Shamash, Nabu, Anu, Ea, Marduk e Sin. All’apice del nuovo insegnamento essi elevarono tre di questi dei alla supremazia su tutti gli altri, la triade babilonese: Bel, Ea ed Anu, gli dei della terra, del mare e del cielo. Altre triadi ebbero origine in differenti località; erano tutte reminiscenze degli insegnamenti sulla Trinità degli Anditi e dei Sumeri e basate sulla credenza dei Salemiti nell’emblema dei tre cerchi di Melchizedek.

95:1.5 (1042.6) Gli insegnanti di Salem non vinsero mai totalmente la popolarità di Ishtar, la madre degli dei e lo spirito della fecondità sessuale. Essi contribuirono molto ad affinare il culto di questa dea, ma i Babilonesi ed i loro vicini non si liberarono mai completamente delle loro forme camuffate di adorazione del sesso. Era divenuta pratica universale per tutte le donne della Mesopotamia di sottomettersi, almeno una volta nella loro giovinezza, al rapporto con stranieri; questa era ritenuta una devozione richiesta da Ishtar, e si credeva che la fecondità dipendesse in larga misura da questo sacrificio sessuale.

95:1.6 (1043.1) I primi progressi dell’insegnamento di Melchizedek furono molto soddisfacenti fino a quando Nabodad, il capo della scuola di Kish, decise di lanciare un attacco concertato contro le pratiche correnti della prostituzione nei templi. Ma i missionari di Salem non riuscirono nel loro tentativo di far adottare questa riforma sociale, e nella disfatta del fallimento tutti i loro insegnamenti spirituali e filosofici più importanti soccombettero.

95:1.7 (1043.2) Questo insuccesso del vangelo di Salem fu immediatamente seguito da una grande crescita del culto di Ishtar, un rituale che aveva già invaso la Palestina come Ashtoreth, l’Egitto come Isis, la Grecia come Afrodite e le tribù settentrionali come Astarte. E fu in connessione con questo risveglio dell’adorazione di Ishtar che i sacerdoti di Babilonia ritornarono all’osservazione delle stelle. L’astrologia attraversò la sua ultima grande rinascita in Mesopotamia; venne in voga la divinazione e per secoli il clero degenerò sempre di più.

95:1.8 (1043.3) Melchizedek aveva raccomandato ai suoi discepoli d’insegnare la dottrina di un Dio unico, il Padre e Creatore di tutto, e di predicare soltanto il vangelo del favore divino ottenuto per mezzo della sola fede. Ma gli insegnanti di una nuova verità commettono spesso l’errore di voler fare troppo, di tentare di rimpiazzare la lenta evoluzione con una rivoluzione improvvisa. I missionari di Melchizedek in Mesopotamia promossero un livello morale troppo elevato per il popolo; tentarono di fare troppo e la loro nobile causa fallì. Essi erano stati incaricati di predicare un vangelo ben preciso, di proclamare la verità della realtà del Padre Universale, ma s’impegolarono nella causa apparentemente valida di riformare i costumi, e così la loro grande missione deviò dal suo binario e si perse praticamente nella delusione e nell’oblio.

95:1.9 (1043.4) In una sola generazione il quartier generale salemita di Kish si esaurì, e la propaganda della credenza in un solo Dio cessò praticamente in tutta la Mesopotamia. Ma residui delle scuole di Salem persisterono. Piccoli gruppi sparsi qua e là continuarono a credere in un solo Creatore e lottarono contro l’idolatria e l’immoralità dei sacerdoti mesopotamici.

95:1.10 (1043.5) Furono i missionari di Salem del periodo seguente al rifiuto del loro insegnamento che scrissero molti dei Salmi dell’Antico Testamento, incidendoli su delle pietre, dove i posteriori sacerdoti ebrei li trovarono durante la prigionia e li incorporarono successivamente nelle raccolte degli inni attribuiti ad autori ebrei. Questi splendidi salmi di Babilonia non furono scritti nei templi di Bel-Marduk; essi furono opera dei discendenti dei primi missionari di Salem e sono in stridente contrasto con le farragini magiche dei sacerdoti babilonesi. Il Libro di Giobbe riflette abbastanza bene gli insegnamenti della scuola salemita di Kish e di tutta la Mesopotamia.

95:1.11 (1043.6) Gran parte della cultura religiosa mesopotamica fu incorporata nella letteratura e nella liturgia ebraiche passando per l’Egitto, grazie all’opera di Amenemope e di Ikhnaton. Gli Egiziani preservarono in considerevole misura gli insegnamenti degli obblighi sociali provenienti dai primi Mesopotamici Anditi e così largamente perduti dai Babilonesi che occuparono più tardi la valle dell’Eufrate.

2. La religione egiziana primitiva

95:2.1 (1043.7) Gli insegnamenti originali di Melchizedek misero veramente le loro radici più profonde in Egitto, da dove successivamente si diffusero in Europa. La religione evoluzionaria della valle del Nilo fu periodicamente elevata dall’arrivo di stirpi superiori di Noditi, di Adamiti, e più tardi di popoli Anditi provenienti dalla valle dell’Eufrate. In certi periodi molti amministratori civili dell’Egitto furono Sumeri. Come l’India ospitava in questi tempi la mescolanza più totale delle razze del mondo, così l’Egitto alimentò il tipo di filosofia religiosa più interamente composita che si potesse trovare su Urantia, e dalla valle del Nilo essa si diffuse in molte parti del mondo. Gli Ebrei ricevettero gran parte delle loro idee sulla creazione del mondo dai Babilonesi, ma derivarono il loro concetto di Provvidenza divina dagli Egiziani.

95:2.2 (1044.1) Furono le tendenze politiche e morali, più che quelle filosofiche o religiose, che resero l’Egitto più favorevole all’insegnamento di Salem rispetto alla Mesopotamia. Ogni capo tribù in Egitto, dopo aver combattuto per giungere al trono, cercava di perpetuare la sua dinastia proclamando il suo dio tribale come deità originale e creatore di tutti gli altri dei. In questo modo gli Egiziani si abituarono gradualmente all’idea di un superdio, una passatoia verso la dottrina successiva di una Deità creatrice universale. L’idea del monoteismo oscillò avanti e indietro per molti secoli in Egitto; la credenza in un Dio unico acquisiva sempre terreno, ma non dominò mai totalmente i concetti in evoluzione del politeismo.

95:2.3 (1044.2) Per molte ere i popoli egiziani si erano dedicati all’adorazione degli dei della natura; più particolarmente ciascuna della quarantina di singole tribù aveva un dio speciale per il suo gruppo: una adorava il toro, un’altra il leone, una terza l’ariete e così via. Prima ancora erano tribù che adoravano dei totem, molto simili a quelle degli Amerindi.

95:2.4 (1044.3) Con il tempo gli Egiziani notarono che i cadaveri posti in tombe senza mattoni si conservavano — imbalsamati — grazie all’azione della sabbia impregnata di soda, mentre quelli sepolti in tombe di mattoni si decomponevano. Queste osservazioni portarono a quegli esperimenti che sfociarono nella loro pratica successiva d’imbalsamare i morti. Gli Egiziani credevano che la conservazione del corpo facilitasse il loro passaggio attraverso la vita futura. Affinché l’individuo potesse essere convenientemente identificato nel lontano futuro dopo la dissoluzione del corpo, essi ponevano una statua funeraria nella tomba assieme al cadavere, scolpendone un’immagine sulla bara. La produzione di queste statue funerarie fece fare grandi progressi all’arte egiziana.

95:2.5 (1044.4) Per secoli gli Egiziani riposero la loro fiducia nelle tombe per la salvaguardia del corpo ed una conseguente sopravvivenza piacevole dopo la morte. La successiva evoluzione delle pratiche magiche, benché gravasse sulla vita dalla culla alla tomba, li liberò efficacemente dalla religione delle tombe. I sacerdoti incidevano sulle bare delle formule magiche che si credeva fossero di protezione contro il rischio “che un uomo si veda portare via il suo cuore nel mondo inferiore”. In poco tempo fu collezionato un vario assortimento di questi testi magici e fu conservato come il Libro dei Morti. Ma nella valle del Nilo il rituale magico fu presto coinvolto nei regni della coscienza e del carattere ad un grado raramente raggiunto dai rituali di quel tempo. E successivamente si confidò per la salvezza su questi ideali etici e morali più che su tombe elaborate.

95:2.6 (1044.5) Le superstizioni di quest’epoca sono bene illustrate dalla credenza generale nell’efficacia della saliva come fattore di guarigione, un’idea che ebbe la sua origine in Egitto e da là si diffuse in Arabia ed in Mesopotamia. Nella leggendaria battaglia di Horus contro Set il giovane dio perse un occhio, ma dopo che Set fu vinto, quest’occhio fu risanato dal saggio dio Toth, che sputò sulla piaga e la guarì.

95:2.7 (1044.6) Gli Egiziani credettero a lungo che lo scintillio delle stelle nel cielo notturno rappresentasse la sopravvivenza delle anime dei morti meritevoli; essi pensavano che gli altri sopravviventi fossero assorbiti dal sole. Durante un certo periodo la venerazione del sole divenne una specie di culto degli antenati. Il passaggio inclinato di entrata alla grande piramide era orientato direttamente verso la Stella Polare affinché l’anima del re, quando fosse emersa dalla tomba, potesse andare diritta verso le costellazioni stazionarie e stabilizzate delle stelle fisse, la supposta dimora dei re.

95:2.8 (1045.1) Quando si vedevano i raggi obliqui del sole penetrare verso la terra attraverso un’apertura nelle nuvole, si credeva che indicassero l’abbassamento di una scala celeste per la quale il re ed altre anime rette potevano ascendere. “Il re Pepi ha abbassato il suo fulgore come una scala sotto i suoi piedi sulla quale ascendere fino a sua madre.”

95:2.9 (1045.2) Quando Melchizedek apparve nella carne, gli Egiziani avevano una religione molto superiore a quella dei popoli circostanti. Essi credevano che un’anima separata dal corpo, se era adeguatamente munita di formule magiche, potesse evitare gli spiriti cattivi intermedi e procedere verso la sala del giudizio di Osiride, dove, se innocente di “omicidio, rapina, falsità, adulterio, furto ed egoismo”, sarebbe stata ammessa ai regni della felicità. Se quest’anima era pesata sulle bilance e trovata carente, era consegnata agli inferi, alla Divoratrice. E questo era, in senso relativo, un concetto avanzato di una vita futura a paragone delle credenze di molti popoli circostanti.

95:2.10 (1045.3) Il concetto del giudizio nell’aldilà per i peccati della propria vita nella carne sulla terra fu introdotto nella teologia ebraica provenendo dall’Egitto. La parola giudizio appare una sola volta nell’intero Libro dei Salmi ebreo, e quel particolare salmo fu scritto da un Egiziano.

3. L’evoluzione dei concetti morali

95:3.1 (1045.4) Benché la cultura e la religione dell’Egitto fossero principalmente derivate dagli Anditi della Mesopotamia e fossero in larga misura trasmesse alle civiltà successive tramite gli Ebrei ed i Greci, una grande, una grandissima parte dell’idealismo sociale ed etico degli Egiziani ebbe origine nella valle del Nilo come sviluppo puramente evoluzionario. Nonostante l’importazione di molta verità e cultura di origine andita, si evolvé in Egitto più cultura morale come sviluppo puramente umano di quanta ne apparve mediante tecniche naturali simili in qualsiasi altra zona del mondo circoscritta prima del conferimento di Micael.

95:3.2 (1045.5) L’evoluzione morale non dipende interamente dalla rivelazione. Concetti morali elevati possono essere derivati dalla stessa esperienza umana. L’uomo può anche evolvere dei valori spirituali e derivare un’intuizione cosmica dalla sua vita esperienziale personale perché risiede in lui uno spirito divino. Tali evoluzioni naturali della coscienza e del carattere furono anche accelerate dall’arrivo periodico d’insegnanti della verità, nei tempi antichi provenienti dal secondo Eden, più tardi dal quartier generale di Melchizedek a Salem.

95:3.3 (1045.6) Migliaia di anni prima che il vangelo di Salem fosse penetrato in Egitto, i suoi capi morali insegnavano ad essere giusti, equi e ad evitare l’avarizia. Tremila anni prima che fossero redatte le Scritture ebraiche, il motto degli Egiziani era: “Affermato è l’uomo il cui modello è la rettitudine e che cammina secondo la sua via.” Essi insegnavano la gentilezza, la moderazione e la discrezione. Il messaggio di uno dei grandi maestri di quest’epoca fu: “Agite correttamente e siate giusti con tutti.” La triade egiziana di quest’epoca era Verità-Giustizia-Rettitudine. Tra tutte le religioni puramente umane di Urantia, nessuna ha mai superato gli ideali sociali e la grandezza morale di questo umanesimo di un tempo della valle del Nilo.

95:3.4 (1045.7) Le dottrine sopravviventi della religione di Salem fiorirono nel terreno di queste idee etiche e di questi ideali morali in evoluzione. I concetti del bene e del male trovarono una pronta risposta nel cuore di un popolo che credeva che “la vita è data al pacifico e la morte al colpevole”. “Il pacifico è colui che fa ciò che si ama; il colpevole è colui che fa ciò che si detesta.” Per secoli gli abitanti della valle del Nilo erano vissuti secondo questi criteri etici e sociali emergenti prima di aver mai intrattenuto i concetti successivi di giusto e di sbagliato — del bene e del male.

95:3.5 (1046.1) L’Egitto era intellettuale e morale, ma non troppo spirituale. In seimila anni solo quattro grandi profeti sorsero tra gli Egiziani. Amenemope lo seguirono per un certo tempo; Okhban lo assassinarono; Ikhnaton lo accettarono senza entusiasmo per una breve generazione; Mosè lo respinsero. Furono inoltre delle circostanze politiche più che religiose che resero agevole ad Abramo, e più tardi a Giuseppe, esercitare una grande influenza in tutto l’Egitto a favore dell’insegnamento salemita di un Dio unico. Ma quando i missionari di Salem entrarono per la prima volta in Egitto, vi trovarono questa cultura evoluzionaria altamente etica mescolata con i criteri morali modificati degli immigrati mesopotamici. Questi antichi insegnanti della valle del Nilo furono i primi a proclamare che la coscienza era il comandamento di Dio, la voce della Deità.

4. Gli insegnamenti di Amenemope

95:4.1 (1046.2) A tempo debito si elevò in Egitto un maestro chiamato da molti il “figlio dell’uomo” e da altri Amenemope. Questo veggente esaltò la coscienza al punto da farne l’arbitro più elevato tra il giusto e l’ingiusto, insegnò che il peccato sarebbe stato punito e proclamò la salvezza per mezzo dell’appello alla deità solare.

95:4.2 (1046.3) Amenemope insegnò che le ricchezze e la fortuna erano dono di Dio, e questo concetto permeò completamente la filosofia ebraica apparsa più tardi. Questo nobile insegnante credeva che la coscienza di Dio fosse il fattore determinante in ogni condotta; che ogni istante doveva essere vissuto nella realizzazione della presenza di Dio e della responsabilità verso di lui. Gli insegnamenti di questo saggio furono in seguito tradotti in ebraico e divennero il libro sacro di quel popolo molto prima che l’Antico Testamento fosse stato scritto. La predicazione principale di quest’uomo onesto concerneva l’istruzione di suo figlio sulla rettitudine e l’onestà nei posti di fiducia governativi, e questi nobili sentimenti di molto tempo fa onorerebbero qualsiasi uomo di Stato moderno.

95:4.3 (1046.4) Questo saggio uomo del Nilo insegnò che “le ricchezze mettono le ali e volano via” — che tutte le cose terrene sono evanescenti. La sua grande preghiera era di essere “liberato dalla paura”. Egli esortò tutti a distogliersi dalle “parole degli uomini” per rivolgersi agli “atti di Dio”. In sostanza insegnò che l’uomo propone ma che Dio dispone. I suoi insegnamenti, tradotti in ebraico, determinarono la filosofia dei Libro dei Proverbi dell’Antico Testamento. Tradotti in greco, essi permearono tutta la filosofia religiosa ellenica successiva. Il posteriore filosofo Filone d’Alessandria possedeva una copia del Libro della Saggezza.

95:4.4 (1046.5) Amenemope si adoperò per conservare l’etica dell’evoluzione e la morale della rivelazione e nei suoi scritti le trasmise sia agli Ebrei che ai Greci. Egli non fu il più grande degli insegnanti religiosi di quest’epoca, ma fu il più influente nel senso che influenzò il pensiero successivo di due anelli vitali dello sviluppo della civiltà occidentale — gli Ebrei, tra i quali si evolvé l’apice della fede religiosa occidentale, e i Greci, che svilupparono il puro pensiero filosofico sino alle sue più alte vette in Europa.

95:4.5 (1046.6) Nel Libro dei Proverbi ebrei, i capitoli quindici, diciassette, venti ed il capitolo ventidue, dal versetto diciassette al capitolo ventiquattro, versetto ventidue, sono tratti quasi parola per parola dal Libro della Saggezza di Amenemope. Il primo salmo del Libro dei Salmi ebreo fu scritto da Amenemope ed è l’essenza degli insegnamenti di Ikhnaton.

5. L’eccezionale Ikhnaton

95:5.1 (1047.1) Gli insegnamenti di Amenemope stavano lentamente perdendo la loro presa sulla mente egiziana quando, grazie all’influenza di un medico salemita egiziano, una donna della famiglia reale aderì agli insegnamenti di Melchizedek. Questa donna persuase suo figlio Ikhnaton, Faraone d’Egitto, ad accettare queste dottrine di un Dio Unico.

95:5.2 (1047.2) Dalla fine dell’incarnazione di Melchizedek, nessun essere umano fino a quel tempo aveva posseduto un concetto così sorprendentemente chiaro della religione rivelata di Salem quanto Ikhnaton. Sotto certi aspetti questo giovane re egiziano è una delle persone più straordinarie della storia dell’umanità. Durante quest’epoca di crescente depressione spirituale in Mesopotamia egli tenne viva in Egitto la dottrina di El Elyon, il Dio Unico, mantenendo in tal modo aperto il canale filosofico monoteistico che fu essenziale al quadro religioso dell’allora futuro conferimento di Micael. E fu in riconoscimento di questo fatto, tra le altre ragioni, che il bambino Gesù fu portato in Egitto, dove alcuni dei successori spirituali di Ikhnaton lo videro e compresero in qualche misura certi aspetti della sua missione divina su Urantia.

95:5.3 (1047.3) Mosè, il più grande personaggio apparso tra Melchizedek e Gesù, fu il dono congiunto al mondo della razza ebraica e della famiglia reale egiziana. E se Ikhnaton avesse posseduto la versatilità e la capacità di Mosè, se avesse manifestato un genio politico paragonabile alla sua sorprendente autorità religiosa, allora l’Egitto sarebbe divenuto la più grande nazione monoteista di quell’epoca. E se ciò fosse avvenuto è del tutto possibile che Gesù avrebbe potuto vivere la maggior parte della sua vita di mortale in Egitto.

95:5.4 (1047.4) Mai in tutta la storia un re si adoperò così metodicamente per far passare un’intera nazione dal politeismo al monoteismo quanto questo straordinario Ikhnaton. Con la determinazione più stupefacente, questo giovane sovrano ruppe con il passato, cambiò il suo nome, abbandonò la sua capitale, costruì una città interamente nuova e creò una nuova arte ed una nuova letteratura per un popolo intero. Ma egli andò troppo in fretta; costruì troppo, più di quanto potesse sussistere dopo la sua morte. Inoltre non si occupò della stabilità e della prosperità materiale dei suoi sudditi, e costoro reagirono tutti sfavorevolmente contro i suoi insegnamenti religiosi quando le ondate successive di avversità e di oppressione travolsero gli Egiziani.

95:5.5 (1047.5) Se quest’uomo di stupefacente chiarezza di visione e di straordinaria singolarità di propositi avesse avuto la sagacia politica di Mosè, avrebbe cambiato tutta la storia dell’evoluzione della religione e della rivelazione della verità nel mondo occidentale. Durante la sua vita egli fu capace di tenere a freno le attività dei sacerdoti, per i quali in generale aveva scarsa stima, ma essi conservarono i loro culti in segreto e scatenarono l’azione non appena il giovane re cessò di esercitare il potere; e non tardarono ad attribuire tutte le difficoltà successive dell’Egitto all’instaurazione del monoteismo durante il suo regno.

95:5.6 (1047.6) Molto saggiamente Ikhnaton cercò d’instaurare il monoteismo sotto l’apparenza del dio-sole. Questa decisione d’accostarsi all’adorazione del Padre Universale assorbendo tutti gli dei nell’adorazione del sole fu dovuta al consiglio del medico salemita. Ikhnaton riprese le dottrine generalizzate dell’allora esistente religione di Aton concernente la paternità e la maternità della Deità e creò una religione che riconosceva una relazione intima di adorazione tra l’uomo e Dio.

95:5.7 (1048.1) Ikhnaton fu abbastanza saggio da mantenere aperta l’adorazione di Aton, il dio-sole, portando i suoi associati all’adorazione mascherata del Dio Unico, creatore di Aton e Padre supremo di tutti. Questo giovane insegnante-re fu uno scrittore prolifico, essendo l’autore dell’esposizione intitolata “Il Dio Unico”, un libro di trentuno capitoli che i sacerdoti distrussero completamente quando ritornarono al potere. Ikhnaton scrisse anche centotrentasette inni, dodici dei quali sono ora conservati nel Libro dei Salmi dell’Antico Testamento, attribuiti ad autori ebrei.

95:5.8 (1048.2) La parola suprema della religione di Ikhnaton nella vita quotidiana era “rettitudine”, ed egli ampliò rapidamente il concetto del retto agire fino ad includere l’etica internazionale come pure quella nazionale. Questa fu una generazione di devozione personale straordinaria e fu caratterizzata da un’aspirazione autentica degli uomini e delle donne più intelligenti a trovare Dio e a conoscerlo. In quel tempo la posizione sociale o la ricchezza non davano alcun vantaggio ad un Egiziano agli occhi della legge. La vita di famiglia in Egitto contribuì molto a preservare e ad accrescere la cultura morale e fu l’ispirazione della meravigliosa vita familiare successiva degli Ebrei in Palestina.

95:5.9 (1048.3) La debolezza fatale del vangelo di Ikhnaton fu la sua più grande verità, l’insegnamento che Aton non era solo il creatore dell’Egitto ma anche del “mondo intero, dell’uomo e delle bestie, e di tutti i paesi stranieri, anche della Siria e di Kush, oltre a questo paese d’Egitto. Egli pone tutti nel loro posto e provvede ai bisogni di tutti”. Questi concetti della Deità erano elevati e superiori, ma non erano nazionalistici. Tali sentimenti d’internazionalità nella religione non contribuirono ad accrescere il morale dell’esercito egiziano sul campo di battaglia, mentre fornirono ai sacerdoti delle armi efficaci da usare contro il giovane re e la sua nuova religione. Egli aveva un concetto della Deità ben superiore a quello degli Ebrei successivi, ma troppo avanzato per servire i disegni del costruttore di una nazione.

95:5.10 (1048.4) Benché l’ideale monoteistico abbia sofferto per la scomparsa di Ikhnaton, l’idea di un Dio unico persisté nelle menti di molti gruppi. Il genero di Ikhnaton si schierò con i sacerdoti, ritornò all’adorazione degli antichi dei e cambiò il suo nome in Tutankhamen. La capitale ritornò a Tebe e i sacerdoti si arricchirono alle spalle del paese, arrivando a possedere un settimo di tutto l’Egitto; e ben presto un membro di questo stesso ordine di sacerdoti ebbe l’ardire d’impadronirsi della corona.

95:5.11 (1048.5) Ma i sacerdoti non riuscirono a sconfiggere completamente l’ondata monoteistica. Essi furono sempre più costretti a combinare (unendoli col trattino) i nomi dei loro dei; la famiglia degli dei si contrasse sempre di più. Ikhnaton aveva associato il disco fiammeggiante dei cieli al Dio creatore, e questa idea continuò ad ardere nel cuore degli uomini e degli stessi sacerdoti per lungo tempo dopo la morte del giovane riformatore. Il concetto di monoteismo non morì mai nel cuore degli uomini in Egitto e nel mondo. Esso persisté fino all’arrivo del Figlio Creatore di quello stesso Padre divino, il Dio unico che Ikhnaton aveva presentato con tanto fervore all’adorazione di tutto l’Egitto.

95:5.12 (1048.6) La debolezza della dottrina di Ikhnaton risiede nel fatto che egli propose una religione talmente evoluta che solo gli Egiziani istruiti potevano comprendere pienamente i suoi insegnamenti. La massa dei lavoratori agricoli non colse mai realmente il suo vangelo e fu di conseguenza pronta a ritornare con i sacerdoti all’antica adorazione di Iside e del suo consorte Osiride, il quale si supponeva fosse stato miracolosamente risuscitato da una morte crudele inflittagli da Set, il dio delle tenebre e del male.

95:5.13 (1049.1) L’insegnamento che tutti gli uomini potevano raggiungere l’immortalità era troppo avanzato per gli Egiziani. Soltanto ai re e ai ricchi era promessa la risurrezione; per questo essi imbalsamavano e conservavano con tanta cura i loro corpi nelle tombe per il giorno del giudizio. Ma la democrazia della salvezza e della risurrezione che insegnò Ikhnaton finì per prevalere, addirittura al punto che gli Egiziani credettero più tardi nella sopravvivenza degli animali.

95:5.14 (1049.2) Benché lo sforzo di questo sovrano egiziano per imporre al suo popolo l’adorazione di un Dio unico sia sembrato fallire, si deve notare che le ripercussioni della sua opera persisterono per secoli sia in Palestina che in Grecia, e che l’Egitto divenne così l’agente di trasmissione della cultura evoluzionaria del Nilo, combinata con la religione rivelata dell’Eufrate, a tutti i popoli successivi dell’Occidente.

95:5.15 (1049.3) La gloria di questa grande era di sviluppo morale e di crescita spirituale nella valle del Nilo stava rapidamente scomparendo all’epoca in cui cominciava la vita nazionale degli Ebrei, ed a seguito del loro soggiorno in Egitto questi Beduini portarono con loro molti di questi insegnamenti e perpetuarono molte delle dottrine di Ikhnaton nella loro religione razziale.

6. Le dottrine di Salem in Iran

95:6.1 (1049.4) Dalla Palestina alcuni missionari di Melchizedek passarono per la Mesopotamia e giunsero nel vasto altopiano iraniano. Per più di cinquecento anni gli insegnanti di Salem fecero progressi in Iran, e l’intera nazione si stava orientando verso la religione di Melchizedek quando un cambiamento di sovrani scatenò un’accanita persecuzione che mise praticamente fine agli insegnamenti monoteistici del culto di Salem. La dottrina del patto di Abramo era praticamente estinta in Persia quando, in quel grande secolo di rinascita morale, il sesto secolo avanti Cristo, apparve Zoroastro per ravvivare le braci che covavano sotto la cenere del vangelo di Salem.

95:6.2 (1049.5) Questo fondatore di una nuova religione era un giovane virile ed avventuroso, il quale, nel corso del suo primo pellegrinaggio ad Ur in Mesopotamia, aveva sentito parlare delle tradizioni della ribellione di Caligastia e di Lucifero — oltre che di molte altre tradizioni — che avevano tutte fortemente attratto la sua natura religiosa. Di conseguenza, a seguito di un sogno fatto mentre era ad Ur, stabilì il piano di ritornare a casa sua nel nord e d’intraprendere il rimodellamento della religione del suo popolo. Egli aveva assimilato l’idea ebraica di un Dio di giustizia, il concetto di Mosè della divinità. L’idea di un Dio supremo era chiara nella sua mente ed abbassò tutti gli altri dei al rango di diavoli, ponendoli nella schiera dei demoni di cui aveva sentito parlare in Mesopotamia. Egli aveva appreso la storia dei Sette Spiriti Maestri contenuta nella tradizione che persisteva ad Ur, e di conseguenza creò una galassia di sette dei supremi con Ahura-Mazda alla loro testa. Egli associò questi dei subordinati all’idealizzazione della Giusta Legge, del Retto Pensare, del Nobile Governo, del Santo Carattere, della Salute e dell’Immortalità.

95:6.3 (1049.6) Questa era una nuova religione d’azione — di lavoro — non di preghiere e di rituali. Il suo Dio era un essere di suprema saggezza ed il protettore della civiltà; era una filosofia religiosa militante che osava combattere il male, l’inazione e l’inerzia.

95:6.4 (1049.7) Zoroastro non insegnò l’adorazione del fuoco, ma cercò di utilizzare la fiamma come simbolo del puro e saggio Spirito di dominazione universale e suprema. (È purtroppo vero che i suoi discepoli successivi riverirono e adorarono questo fuoco simbolico.) Alla fine, dopo la conversione di un principe iraniano, questa nuova religione fu diffusa per mezzo della spada. E Zoroastro morì eroicamente in battaglia per quella che credeva essere la “verità del Signore della luce”.

95:6.5 (1050.1) Lo Zoroastroismo è il solo credo urantiano che perpetua gli insegnamenti di Dalamatia e di Eden riguardo ai Sette Spiriti Maestri. Mentre non riuscì ad evolvere il concetto della Trinità, sotto certi aspetti si avvicinò a quello di Dio il Settuplo. Lo Zoroastroismo originale non era un puro dualismo; sebbene gli insegnamenti iniziali descrivessero il male come un coordinato della bontà nel tempo, nell’eternità esso era nettamente assorbito nella realtà ultima del bene. Soltanto in tempi successivi acquisì credito la credenza che il bene ed il male lottavano alla pari.

95:6.6 (1050.2) Le tradizioni ebraiche del cielo e dell’inferno e la dottrina dei demoni, quali sono riportate nelle Scritture ebraiche, pur fondate sulle tradizioni persistenti di Lucifero e di Caligastia, furono principalmente derivate dagli Zoroastriani all’epoca in cui gli Ebrei si trovavano sotto la dominazione politica e culturale dei Persiani. Zoroastro, come gli Egiziani, insegnò il “giorno del giudizio”, ma collegò questo avvenimento con la fine del mondo.

95:6.7 (1050.3) Anche la religione che succedette allo Zoroastrismo in Persia fu notevolmente influenzata da esso. Quando i sacerdoti iraniani cercarono di distruggere gli insegnamenti di Zoroastro, risuscitarono l’antico culto di Mitra. E il Mitraismo si diffuse in tutte le regioni del Levante e del Mediterraneo, e fu per un certo tempo contemporaneo al Giudaismo e al Cristianesimo. Gli insegnamenti di Zoroastro lasciarono così la loro impronta in successione su tre grandi religioni: sul Giudaismo, sul Cristianesimo e, tramite loro, sull’Islamismo.

95:6.8 (1050.4) Ma c’è una grande differenza tra gli insegnamenti elevati ed i nobili salmi di Zoroastro e le perversioni moderne del suo vangelo da parte dei Parsi con la loro grande paura dei morti, unita al mantenimento di credenze in sofisticherie che Zoroastro non acconsentì mai ad appoggiare.

95:6.9 (1050.5) Questo grande uomo fu un membro di quel gruppo straordinario che sorse nel sesto secolo avanti Cristo per impedire che la luce di Salem fosse totalmente e definitivamente estinta, giacché ardeva troppo debolmente per mostrare all’uomo, nel suo mondo ottenebrato, il sentiero della luce che conduce alla vita eterna.

7. Gli insegnamenti di Salem in Arabia

95:7.1 (1050.6) Gli insegnamenti di Melchizedek sul Dio unico si sono affermati nel deserto dell’Arabia in una data relativamente recente. Come in Grecia, così in Arabia i missionari di Salem fallirono a causa della loro errata comprensione delle istruzioni di Machiventa riguardo all’eccesso di organizzazione. Ma essi non si trovarono altrettanto ostacolati dalla loro interpretazione dell’ammonizione di Machiventa contro ogni sforzo per diffondere il vangelo con la forza militare o con la costrizione civile.

95:7.2 (1050.7) Nemmeno in Cina o a Roma gli insegnamenti di Melchizedek fallirono più completamente che in questa regione desertica così vicina a Salem stessa. Molto tempo dopo che la maggior parte dei popoli dell’oriente e dell’occidente erano divenuti rispettivamente buddisti e cristiani, i popoli del deserto dell’Arabia continuavano a vivere come avevano fatto per migliaia di anni. Ogni tribù adorava il suo antico feticcio e molte singole famiglie avevano i loro penati. La lotta proseguì a lungo tra il babilonese Ishtar, l’ebreo Yahweh, l’iraniano Ahura ed il cristiano Padre del Signore Gesù Cristo. Un concetto unico non riuscì mai a rimpiazzare totalmente gli altri.

95:7.3 (1051.1) Qua e là in tutta l’Arabia c’erano famiglie e clan che rimanevano attaccati alla vaga idea del Dio unico. Tali gruppi tenevano molto care le tradizioni di Melchizedek, di Abramo, di Mosè e di Zoroastro. C’erano numerosi centri che avrebbero potuto essere sensibili al vangelo di Gesù, ma i missionari cristiani dei paesi del deserto erano un gruppo austero ed inflessibile, in contrasto con quelli disposti al compromesso ed innovatori che operavano come missionari nelle regioni del Mediterraneo. Se i discepoli di Gesù avessero preso più seriamente la sua ingiunzione “di andare in tutto il mondo a predicare il vangelo” e se fossero stati più affabili nel predicarlo, meno severi nelle esigenze sociali collaterali da loro stessi ideate, allora molti paesi avrebbero accolto di buon grado il semplice vangelo del figlio del carpentiere, e tra essi l’Arabia.

95:7.4 (1051.2) Nonostante che i grandi monoteismi del Levante non siano riusciti a mettere radici in Arabia, questa terra desertica fu capace di produrre una fede che, pur meno severa nelle sue esigenze sociali, era tuttavia monoteistica.

95:7.5 (1051.3) C’era un unico fattore di natura tribale, razziale o nazionale riguardo alle credenze primitive e non organizzate del deserto, ed era il rispetto particolare e generale che quasi tutte le tribù arabe si compiacevano di manifestare ad un certo feticcio di pietra nera in un certo tempio alla Mecca. Questo punto di contatto e di venerazione comuni portò in seguito all’istituzione della religione islamica. Ciò che Yahweh, lo spirito del vulcano, era per i Semiti ebrei, la pietra Kaaba divenne per i loro cugini Arabi.

95:7.6 (1051.4) La forza dell’Islamismo è stata la sua presentazione molto precisa e ben definita di Allah come sola ed unica Deità; la sua debolezza fu l’associazione della forza militare alla sua promulgazione, insieme alla degradazione della donna. Ma esso ha fermamente mantenuto la sua presentazione dell’Unica Deità Universale di tutti: “che conosce il visibile e l’invisibile. Egli è il misericordioso ed il compassionevole”. “In verità Dio è copioso in bontà verso tutti gli uomini.” “E quando sono ammalato, è lui che mi guarisce.” “Perché ogniqualvolta almeno tre persone parlano insieme, Dio è presente come quarto”, perché non è egli “il primo e l’ultimo, ed anche il visto ed il nascosto?”

95:7.7 (1051.5) [Presentato da un Melchizedek di Nebadon.]

Fascicolo 96 - Yahweh — il Dio degli Ebrei

Il Libro di Urantia

Fascicolo 96

Yahweh — il Dio degli Ebrei

96:0.1 (1052.1) NEL CONCEPIRE la Deità, l’uomo include inizialmente tutti gli dei, poi subordina tutti gli dei stranieri alla sua deità tribale ed infine li esclude tutti eccetto il solo Dio di valore finale e supremo. Gli Ebrei sintetizzarono tutti gli dei nel loro concetto più sublime del Signore Dio d’Israele. Similmente gli Indù unirono le loro molteplici deità nella “spiritualità unica degli dei” descritta nel Rig-Veda, mentre i Mesopotamici ridussero i loro dei al concetto più centralizzato di Bel-Marduk. Queste idee di monoteismo maturarono nel mondo intero non molto tempo dopo l’apparizione di Machiventa Melchizedek a Salem in Palestina. Ma il concetto di Deità di Melchizedek era differente da quello della filosofia evoluzionaria d’inclusione, di subordinazione e d’esclusione; esso era basato esclusivamente sul potere creatore ed influenzò molto presto i concetti più elevati di deità in Mesopotamia, in India ed in Egitto.

96:0.2 (1052.2) La religione di Salem fu onorata come una tradizione dai Keniti e da parecchie altre tribù cananee. Ed uno degli scopi dell’incarnazione di Melchizedek era che si sviluppasse una religione di un Dio unico in modo da preparare la via al conferimento terreno di un Figlio di questo Dio unico. Difficilmente Micael sarebbe potuto venire su Urantia fino a che non fosse esistito un popolo credente nel Padre Universale in mezzo al quale apparire.

96:0.3 (1052.3) La religione di Salem persisté tra i Keniti in Palestina come loro credo, e questa religione, la quale fu adottata più tardi dagli Ebrei, fu influenzata prima dagli insegnamenti morali egiziani, poi dal pensiero teologico babilonese ed infine dalle concezioni iraniane del bene e del male. Di fatto, la religione ebraica è predicata in base al patto tra Abramo e Machiventa Melchizedek, ma in senso evolutivo è il risultato di numerose circostanze connesse a situazioni straordinarie; e culturalmente essa ha attinto abbondantemente dalla religione, dalla moralità e dalla filosofia di tutto il Levante. È per mezzo della religione ebraica che gran parte della moralità e del pensiero religioso dell’Egitto, della Mesopotamia e dell’Iran è stata trasmessa ai popoli occidentali.

1. I concetti di deità presso i semiti

96:1.1 (1052.4) I primi Semiti ritenevano che ogni cosa fosse abitata da uno spirito. C’erano spiriti del mondo animale e del mondo vegetale; spiriti annuali, il signore della progenie; spiriti del fuoco, dell’acqua e dell’aria; un vero pantheon di spiriti da temere e da adorare. E gli insegnamenti di Melchizedek concernenti un Creatore Universale non distrussero mai completamente la credenza in questi spiriti subordinati o dei della natura.

96:1.2 (1052.5) Il progresso degli Ebrei dal politeismo al monoteismo, passando per l’enoteismo, non fu uno sviluppo concettuale ininterrotto e continuo. Essi subirono molti regressi nell’evoluzione dei loro concetti di Deità, mentre in ciascuna epoca esisterono idee diverse su Dio presso differenti gruppi di credenti semiti. In tempi diversi furono applicate numerose denominazioni ai loro concetti di Dio, e per evitare ogni confusione questi vari appellativi della Deità saranno definiti così come si rapportano all’evoluzione della teologia ebraica:

96:1.3 (1053.1) 1. Yahweh era il dio delle tribù palestinesi del sud, che associarono questo concetto di deità al Monte Horeb, il vulcano del Sinai. Yahweh era semplicemente uno delle centinaia e migliaia di dei della natura che attiravano l’attenzione ed esigevano l’adorazione delle tribù e dei popoli semitici.

96:1.4 (1053.2) 2. El Elyon. Per secoli dopo il soggiorno di Melchizedek a Salem la sua dottrina della Deità persisté in differenti versioni, ma fu generalmente indicata con il termine El Elyon, l’Altissimo Dio del cielo. Molti Semiti, compresi i discendenti diretti di Abramo, adorarono in tempi diversi sia Yahweh sia El Elyon.

96:1.5 (1053.3) 3. El Shaddai. È difficile spiegare che cosa rappresentava El Shaddai. Questa idea di Dio era un derivato composito degli insegnamenti del Libro della Saggezza di Amenemope, modificato dalla dottrina su Aton presentata da Ikhnaton ed ulteriormente influenzato dagli insegnamenti di Melchizedek incorporati nel concetto di El Elyon. Ma via via che il concetto di El Shaddai impregnò la mente ebraica, si colorò totalmente delle credenze su Yahweh che esistevano nel deserto.

96:1.6 (1053.4) Una delle idee dominanti della religione di quest’epoca era il concetto egiziano della divina Provvidenza, l’insegnamento che la prosperità materiale era una ricompensa per aver servito El Shaddai.

96:1.7 (1053.5) 4. El. In mezzo a tutta questa confusione di terminologia e di approssimazione di concetti, molti credenti devoti si sforzarono sinceramente di adorare tutte queste idee in evoluzione della divinità, e si sviluppò la pratica di rivolgersi a questa Deità composita con il nome di El. E questo termine includeva anche altri dei della natura adorati dai Beduini.

96:1.8 (1053.6) 5. Elohim. A Kish e ad Ur persisterono a lungo dei gruppi sumeri-caldei che insegnarono un concetto di Dio tre-in-uno fondato sulle tradizioni del tempo di Abramo e di Melchizedek. Questa dottrina fu portata in Egitto, dove questa Trinità fu adorata sotto il nome di Elohim, o al singolare come Eloah. I circoli filosofici dell’Egitto e più tardi gli insegnanti alessandrini di estrazione ebraica insegnarono questa unità di Dei pluralistici, e all’epoca dell’esodo molti consiglieri di Mosè credevano in questa Trinità. Ma il concetto dell’Elohim trinitario non divenne mai una vera parte della teologia ebraica fino a che gli Ebrei non furono passati sotto l’influenza politica dei Babilonesi.

96:1.9 (1053.7) 6. Nomi diversi. I Semiti non amavano pronunciare il nome della loro Deità e perciò ricorsero di tanto in tanto a numerosi appellativi, quali: Lo Spirito di Dio, Il Signore, L’Angelo del Signore, L’Onnipotente, Il Santo, L’Altissimo, Adonai, L’Antico dei Giorni, Il Signore Dio d’Israele, Il Creatore del Cielo e della Terra, Kyrios, Jah, Il Signore degli Eserciti ed il Padre Celeste.

96:1.10 (1053.8) Geova è un termine che in tempi recenti è stato impiegato per indicare il concetto completo di Yahweh che si sviluppò alla fine per evoluzione nel corso della lunga esperienza ebraica. Ma il nome Geova fu utilizzato solo millecinquecento anni dopo l’epoca di Gesù.

96:1.11 (1054.1) Fin verso l’anno 2.000 a.C. il Monte Sinai era ad intermittenza attivo come vulcano; eruzioni occasionali avvennero fino all’epoca del soggiorno degli Israeliti in questa regione. Il fuoco ed il fumo, assieme alle fragorose detonazioni che accompagnavano le eruzioni di questa montagna vulcanica, impressionavano tutti e mettevano in soggezione i Beduini delle regioni circostanti e li inducevano a temere grandemente Yahweh. Questo spirito del Monte Horeb divenne più tardi il dio dei Semiti ebrei, ed essi alla fine credettero che fosse supremo su tutti gli altri dei.

96:1.12 (1054.2) I Cananei avevano venerato a lungo Yahweh, e sebbene molti Keniti credessero più o meno in El Elyon, il superdio della religione di Salem, la maggior parte dei Cananei restava vagamente fedele all’adorazione delle antiche deità tribali. Essi non volevano abbandonare le loro deità nazionali in favore di un Dio internazionale, per non dire interplanetario. Non erano interessati ad una deità universale, e perciò queste tribù continuarono ad adorare le loro deità tribali, inclusi Yahweh ed i vitelli d’argento e d’oro che simbolizzavano il concetto che i pastori beduini avevano dello spirito del vulcano del Sinai.

96:1.13 (1054.3) I Siriani, pur adorando i loro dei, credevano anche nello Yahweh degli Ebrei, perché i loro profeti dissero al re di Siria: “I loro dei sono dei delle colline; perciò furono più forti di noi; ma combattiamoli in pianura, e sicuramente noi saremo più forti di loro.”

96:1.14 (1054.4) Via via che l’uomo progredisce in cultura, gli dei minori vengono subordinati ad una deità suprema; il grande Giove persiste soltanto come un’esclamazione. I monoteisti conservano i loro dei subordinati come spiriti, demoni, parche, nereidi, fate, folletti, gnomi, spiriti di presagio e malocchio. Gli Ebrei passarono per l’enoteismo e credettero a lungo nell’esistenza di altri dei oltre a Yahweh, ma reputarono sempre di più che queste deità straniere fossero subordinate a Yahweh. Essi ammettevano l’esistenza di Kemosh, dio degli Amorrei, ma sostenevano che era subordinato a Yahweh.

96:1.15 (1054.5) L’idea di Yahweh ha subìto lo sviluppo più esteso di tutte le teorie umane su Dio. La sua evoluzione progressiva può essere paragonata soltanto alla metamorfosi del concetto di Budda in Asia, che portò infine al concetto dell’Assoluto Universale, come il concetto di Yahweh condusse alla fine all’idea del Padre Universale. Ma come fatto storico si dovrebbe comprendere che, anche se gli Ebrei cambiarono in tal modo il loro punto di vista sulla Deità dal dio tribale del Monte Horeb all’amorevole e misericordioso Padre Creatore dei tempi successivi, essi non cambiarono il suo nome; lungo tutta la loro storia essi continuarono a chiamare Yahweh questo concetto in evoluzione della Deità.

2. I popoli semitici

96:2.1 (1054.6) I Semiti dell’est erano dei cavalieri bene organizzati e ben guidati che invasero le regioni orientali della fertile mezzaluna e qui si unirono con i Babilonesi. I Caldei vicini ad Ur erano tra i Semiti orientali più evoluti. I Fenici erano un gruppo superiore e bene organizzato di Semiti misti che occupava il settore occidentale della Palestina, lungo la costa mediterranea. Dal punto di vista razziale i Semiti erano tra i popoli più mescolati di Urantia, poiché contenevano fattori ereditari di quasi tutte le nove razze del mondo.

96:2.2 (1054.7) Più volte i Semiti arabi penetrarono nel nord della Terra Promessa, il paese dove “scorre latte e miele”, ma ogni volta furono scacciati dai Semiti e dagli Ittiti del nord meglio organizzati e più altamente civilizzati. Più tardi, nel corso di una carestia eccezionalmente grave, questi Beduini erranti entrarono in gran numero in Egitto come operai a contratto per opere pubbliche egiziane, solo per trovarsi a subire l’amara esperienza della schiavitù al duro lavoro quotidiano dei comuni ed oppressi operai della valle del Nilo.

96:2.3 (1055.1) È stato solo dopo l’epoca di Machiventa Melchizedek e di Abramo che alcune tribù di Semiti, a causa delle loro particolari credenze religiose, furono chiamate figli d’Israele e più tardi Ebrei, Giudei, ed il “popolo eletto”. Abramo non era il padre razziale di tutti gli Ebrei; egli non era nemmeno il progenitore di tutti i Semiti beduini che furono tenuti prigionieri in Egitto. È vero, la sua discendenza all’uscita dall’Egitto formò il nucleo del popolo ebreo successivo, ma la grande maggioranza degli uomini e delle donne che furono incorporati nei clan d’Israele non aveva mai soggiornato in Egitto. Essi erano semplicemente dei nomadi che scelsero di seguire la guida di Mosè mentre i figli di Abramo ed i loro associati semiti dell’Egitto attraversavano l’Arabia settentrionale.

96:2.4 (1055.2) L’insegnamento di Melchizedek concernente El Elyon, l’Altissimo, ed il patto del favore divino per mezzo della fede, erano stati in larga parte dimenticati all’epoca dell’asservimento egiziano dei popoli semiti che avrebbero presto formato la nazione ebraica. Ma per tutto il periodo di cattività questi nomadi arabi conservarono una vaga credenza tradizionale in Yahweh quale loro deità razziale.

96:2.5 (1055.3) Yahweh era adorato da più di cento tribù arabe distinte, ed eccetto che per una traccia del concetto di El Elyon di Melchizedek che persisté tra le classi più istruite dell’Egitto, incluse le stirpi miste ebree ed egiziane, la religione della massa degli schiavi ebrei prigionieri era una versione modificata dell’antico rituale di magia e di sacrificio di Yahweh.

3. L’incomparabile Mosè

96:3.1 (1055.4) L’inizio dell’evoluzione dei concetti e degli ideali ebraici di un Creatore Supremo data dalla partenza dei Semiti dall’Egitto sotto quel grande capo, maestro ed organizzatore che fu Mosè. Sua madre apparteneva alla famiglia reale d’Egitto; suo padre era un ufficiale semita di collegamento tra il governo ed i prigionieri beduini. Mosè possedeva così qualità derivate da fonti razziali superiori; i suoi antenati erano di sangue talmente misto che è impossibile classificarlo in un determinato gruppo razziale. Se non fosse stato di questo tipo misto, egli non avrebbe mai mostrato quella straordinaria versatilità e adattabilità che gli consentirono di guidare l’orda eterogenea che alla fine si unì ai Semiti beduini che fuggirono dall’Egitto verso il Deserto Arabico sotto il suo comando.

96:3.2 (1055.5) Malgrado il fascino della cultura del regno del Nilo, Mosè scelse di condividere il suo destino con il popolo di suo padre. Al tempo in cui questo grande organizzatore stava formulando i suoi piani per la liberazione finale del popolo di suo padre, i prigionieri beduini avevano una religione appena degna di tal nome; essi erano praticamente privi di un vero concetto di Dio e senza speranza nel mondo.

96:3.3 (1055.6) Nessun capo ha mai intrapreso la riforma e l’elevazione di un gruppo più derelitto, depresso, scoraggiato ed ignorante di esseri umani. Ma questi schiavi portavano delle possibilità latenti di sviluppo nelle loro linee ereditarie, e c’era un numero sufficiente di capi istruiti, che erano stati preparati da Mosè in previsione del giorno della rivolta e dell’attacco per la libertà, da costituire un corpo di efficienti organizzatori. Questi uomini superiori erano stati impiegati come sorveglianti indigeni della loro gente; essi avevano ricevuto una certa educazione grazie all’influenza di Mosè presso i dirigenti egiziani.

96:3.4 (1056.1) Mosè cercò di negoziare diplomaticamente la libertà dei suoi compagni semiti. Lui e suo fratello fecero un patto con il re dell’Egitto secondo il quale veniva accordato il permesso di lasciare pacificamente la valle del Nilo per il Deserto Arabico. Essi dovevano ricevere un modesto pagamento in denaro e merci come ricompensa del loro lungo servizio in Egitto. Da parte loro, gli Ebrei s’impegnavano a mantenere relazioni amichevoli con i Faraoni e a non unirsi in alcuna alleanza contro l’Egitto. Ma in seguito il re stimò opportuno ripudiare questo trattato giustificandosi con il pretesto che le sue spie avevano scoperto della slealtà tra gli schiavi beduini. Egli affermò che essi cercavano la libertà allo scopo di recarsi nel deserto per organizzare i nomadi contro l’Egitto.

96:3.5 (1056.2) Ma Mosè non si scoraggiò; attese il momento propizio, e meno di un anno più tardi, mentre le forze militari egiziane erano tutte occupate a resistere agli assalti simultanei di una forte spinta libica proveniente da sud e di un’invasione navale greca proveniente da nord, questo intrepido organizzatore condusse i suoi compatrioti fuori dall’Egitto con una spettacolare fuga notturna. Questa corsa verso la libertà fu accuratamente preparata ed abilmente eseguita. Ed essi vi riuscirono, nonostante fossero accanitamente inseguiti dal Faraone e da una piccola truppa di egiziani, i quali caddero tutti di fronte alla difesa dei fuggitivi, abbandonando molto bottino, che fu ancor più accresciuto dal saccheggio delle moltitudini di schiavi in fuga che avanzavano nella marcia verso la loro dimora ancestrale nel deserto.

4. La proclamazione di Yahweh

96:4.1 (1056.3) L’evoluzione e l’elevazione dell’insegnamento di Mosè hanno influenzato quasi la metà del mondo e continuano ancora a farlo nel ventesimo secolo. Mentre Mosè comprendeva la filosofia religiosa egiziana più avanzata, gli schiavi beduini conoscevano poco di questi insegnamenti, ma essi non avevano mai dimenticato del tutto il dio del Monte Horeb, che i loro antenati avevano chiamato Yahweh.

96:4.2 (1056.4) Mosè aveva sentito parlare degli insegnamenti di Machiventa Melchizedek sia da suo padre che da sua madre; la loro comunione di credenza religiosa spiega l’unione insolita tra una donna di sangue reale ed un uomo di una razza prigioniera. Il suocero di Mosè era un Kenita adoratore di El Elyon, ma i genitori dell’emancipatore credevano in El Shaddai. Mosè fu dunque allevato come un El Shaddaista; sotto l’influenza di suo suocero egli divenne un El Elyonista; e al tempo in cui gli Ebrei si accamparono presso il Monte Sinai dopo la fuga dall’Egitto, egli aveva formulato un nuovo e più ampio concetto della Deità (derivato da tutte le sue credenze antecedenti), che decise saggiamente di proclamare al suo popolo come concetto ampliato del loro antico dio tribale, Yahweh.

96:4.3 (1056.5) Mosè si era sforzato d’insegnare a questi Beduini l’idea di El Elyon, ma prima di lasciare l’Egitto si era convinto che essi non avrebbero mai compreso pienamente questa dottrina. Perciò decise intenzionalmente di adottare come compromesso il loro dio tribale del deserto quale solo ed unico dio dei suoi seguaci. Mosè non insegnò specificamente che altri popoli e nazioni non potevano avere altri dei, ma sostenne risolutamente che Yahweh era al di sopra di tutti, specialmente per gli Ebrei. Ma egli fu sempre afflitto dalla imbarazzante situazione di dover presentare la sua nuova idea superiore della Deità a questi schiavi ignoranti sotto l’apparenza dell’antico termine Yahweh, che era sempre stato simbolizzato dal vitello d’oro delle tribù beduine.

96:4.4 (1056.6) Il fatto che Yahweh fosse il dio degli Ebrei in fuga spiega perché essi si fermarono così a lungo davanti alla montagna sacra del Sinai e perché ricevettero là i Dieci Comandamenti che Mosè promulgò nel nome di Yahweh, il dio dell’Horeb. Durante questo lungo soggiorno davanti al Sinai i cerimoniali religiosi del nuovo culto ebraico in evoluzione furono ulteriormente perfezionati.

96:4.5 (1057.1) Non sembra che Mosè sarebbe mai riuscito ad istituire il suo culto cerimoniale relativamente evoluto ed a tenere uniti i suoi seguaci per un quarto di secolo se non fosse stato per la violenta eruzione dell’Horeb durante la terza settimana del loro soggiorno di adorazione alla sua base. “La montagna di Yahweh fu consumata nel fuoco, ed il fumo saliva come il fumo di una fornace, e tutta la montagna tremava grandemente.” Considerato questo cataclisma, non è sorprendente che Mosè abbia potuto imprimere nei suoi fratelli l’insegnamento che il loro Dio era “potente, terribile, un fuoco divoratore, spaventoso ed onnipotente”.

96:4.6 (1057.2) Mosè proclamò che Yahweh era il Signore Dio d’Israele, che aveva scelto gli Ebrei come suo popolo eletto. Egli stava costruendo una nuova nazione e nazionalizzò saggiamente i suoi insegnamenti religiosi, dicendo ai suoi seguaci che Yahweh era un tiranno crudele, un “Dio geloso”. Ma cercò nondimeno di ampliare il loro concetto di divinità insegnando loro che Yahweh era il “Dio degli spiriti di tutta l’umanità” e dicendo loro: “Il Dio eterno è il tuo rifugio, e al di sotto vi sono le braccia eterne.” Mosè insegnò che Yahweh era un Dio che rispettava i patti; che egli “non vi abbandonerà, non vi distruggerà né dimenticherà il patto dei vostri padri, perché il Signore vi ama e non dimenticherà il giuramento che fece ai vostri padri”.

96:4.7 (1057.3) Mosè fece uno sforzo eroico per elevare Yahweh alla dignità di una Deità suprema quando lo presentò come il “Dio della verità e senza iniquità, giusto e retto in tutte le sue vie”. Eppure, malgrado questo insegnamento elevato, la comprensione limitata dei suoi compagni rese necessario parlare di Dio come fosse ad immagine dell’uomo, come fosse soggetto a crisi di collera, d’indignazione e di severità, ed anche che fosse vendicativo e facilmente influenzabile dalla condotta degli uomini.

96:4.8 (1057.4) Grazie agli insegnamenti di Mosè questo dio tribale della natura, Yahweh, divenne il Signore Dio d’Israele che li seguì attraverso il deserto ed anche in esilio, dove fu subito concepito come il Dio di tutti i popoli. La cattività successiva che asservì gli Ebrei a Babilonia liberò infine il concetto in evoluzione di Yahweh per fargli assumere il ruolo monoteista di Dio di tutte la nazioni.

96:4.9 (1057.5) L’aspetto più straordinario e rimarchevole della storia religiosa degli Ebrei concerne questa continua evoluzione del concetto di Deità dal dio primitivo del Monte Horeb, attraverso gli insegnamenti dei loro capi spirituali successivi, fino all’alto livello di sviluppo descritto nelle dottrine sulla Deità degli Isaia, che proclamarono il concetto magnifico del Padre Creatore amorevole e misericordioso.

5. Gli insegnamenti di Mosè

96:5.1 (1057.6) Mosè era una straordinaria combinazione di capo militare, di organizzatore sociale e di maestro religioso. Egli fu il più importante singolo insegnante e capo nel mondo tra l’epoca di Machiventa e quella di Gesù. Mosè tentò d’introdurre in Israele molte riforme di cui non resta alcuna traccia scritta. Nello spazio di una sola vita umana egli portò l’orda poliglotta di cosiddetti Ebrei fuori dalla schiavitù e da un vagabondaggio incivile ponendo le fondamenta della nascita successiva di una nazione e della perpetuazione di una razza.

96:5.2 (1057.7) C’è così poco di registrato della grande opera di Mosè perché gli Ebrei non avevano una lingua scritta al tempo dell’esodo. Le testimonianze dei tempi e degli atti di Mosè furono derivate dalle tradizioni ancora esistenti più di mille anni dopo la morte di questo grande capo.

96:5.3 (1058.1) Molti dei progressi che apportò Mosè alla religione degli Egiziani e delle tribù levantine circostanti furono dovuti alle tradizioni kenite del tempo di Melchizedek. Senza l’insegnamento di Machiventa ad Abramo ed ai suoi contemporanei, gli Ebrei sarebbero usciti dall’Egitto in un’ignoranza sconfortante. Mosè e suo suocero, Jetro, riunirono i residui delle tradizioni del tempo di Melchizedek, e questi insegnamenti, uniti alla cultura degli Egiziani, guidarono Mosè nella creazione della religione e del rituale perfezionati degli Israeliti. Mosè era un organizzatore; egli scelse il meglio della religione e dei costumi dell’Egitto e della Palestina, e associando queste pratiche alle tradizioni degli insegnamenti di Melchizedek, organizzò il sistema cerimoniale ebraico di adorazione.

96:5.4 (1058.2) Mosè credeva nella Provvidenza; egli era stato completamente contagiato dalle dottrine dell’Egitto concernenti il controllo soprannaturale del Nilo e degli altri elementi della natura. Egli aveva una grande visione di Dio, ma era totalmente sincero quando insegnava agli Ebrei che, se accettavano di obbedire a Dio, “Egli vi amerà, vi benedirà e vi moltiplicherà. Moltiplicherà il frutto del vostro ventre ed il frutto della vostra terra — il frumento, il vino, l’olio ed i vostri armenti. Prospererete al di sopra di tutti i popoli, ed il Signore Dio vostro allontanerà da voi ogni malattia e non v’infliggerà alcuna delle piaghe maligne dell’Egitto”. Egli disse anche: “Ricordatevi del Signore Dio vostro, perché è lui che vi dà il potere di ottenere la ricchezza.” “Voi presterete a molte nazioni, ma non prenderete a prestito. Regnerete su molte nazioni, ma esse non regneranno su di voi.”

96:5.5 (1058.3) Ma era veramente penoso osservare questa grande mente di Mosè tentare di adattare il suo concetto sublime di El Elyon, l’Altissimo, alla comprensione degli Ebrei ignoranti ed illetterati. Ai suoi capi riuniti egli tuonava: “Il Signore Dio vostro è un Dio unico; non ve ne sono altri all’infuori di lui”; mentre alla moltitudine mista domandava: “Chi è simile al vostro Dio tra tutti gli dei?” Mosè oppose una resistenza coraggiosa e parzialmente riuscita contro i feticci e l’idolatria, dichiarando: “Voi non avete visto alcuna figura il giorno in cui il vostro Dio vi parlò ad Horeb da mezzo al fuoco.” Egli proibì anche di fare immagini di qualunque tipo.

96:5.6 (1058.4) Mosè aveva paura di proclamare la misericordia di Yahweh, preferendo ispirare soggezione al suo popolo con il timore della giustizia di Dio, dicendo: “Il Signore Dio vostro è il Dio degli Dei, il Signore dei Signori, un grande Dio, un Dio potente e terribile, che non ha riguardi per gli uomini.” Ed inoltre egli cercò di controllare i clan turbolenti quando dichiarò che “il vostro Dio uccide quando gli disobbedite; guarisce e dona la vita quando gli obbedite”. Ma Mosè insegnò a queste tribù che sarebbero divenute il popolo eletto di Dio solo a condizione che “osservassero tutti i suoi comandamenti e obbedissero a tutte le sue leggi”.

96:5.7 (1058.5) Durante questi primi tempi fu insegnato poco agli Ebrei sulla misericordia di Dio. Essi appresero che Dio era “l’Onnipotente; il Signore è un guerriero, il Dio delle battaglie, glorioso in potere, che fa a pezzi i suoi nemici”. “Il Signore Dio vostro cammina in mezzo al campo per liberarvi.” Gli Israeliti credevano che il loro Dio li amasse, ma anche che “avesse indurito il cuore del Faraone” e “maledetto i loro nemici”.

96:5.8 (1058.6) Anche se Mosè presentò fugaci barlumi di una Deità universale e benevolente ai figli d’Israele, nel complesso il loro concetto corrente di Yahweh era quello di un Dio poco migliore degli dei tribali dei popoli circostanti. Il loro concetto di Dio era primitivo, rozzo ed antropomorfico; quando Mosè morì, queste tribù beduine tornarono rapidamente alle idee semibarbare dei loro antichi dei dell’Horeb e del deserto. La visione più ampia e più sublime di Dio che Mosè presentò di tanto in tanto ai suoi comandanti fu presto persa di vista, mentre la maggioranza del popolo tornò all’adorazione dei suoi vitelli d’oro feticci, simbolo di Yahweh dei mandriani palestinesi.

96:5.9 (1059.1) Quando Mosè passò il comando degli Ebrei a Giosuè, aveva già riunito migliaia di discendenti collaterali di Abramo, di Nahor, di Lot e di altre tribù imparentate e li aveva radunati in una nazione di guerrieri pastorali capaci di mantenersi ed in parte di regolarsi da soli.

6. Il concetto di Dio dopo la morte di Mosè

96:6.1 (1059.2) Alla morte di Mosè il suo concetto sublime di Yahweh degenerò rapidamente. Giosuè ed i capi d’Israele continuarono ad osservare le tradizioni di Mosè di un Dio infinitamente saggio, benevolente ed onnipotente, ma il popolo comune tornò ben presto all’antica idea di Yahweh del deserto. E questa retrocessione del concetto della Deità continuò in modo crescente sotto il regno successivo dei vari sceicchi tribali, i cosiddetti Giudici.

96:6.2 (1059.3) L’incanto della straordinaria personalità di Mosè aveva conservato viva nel cuore dei suoi seguaci l’ispirazione di un concetto sempre più ampio di Dio; ma una volta che ebbero raggiunto le terre fertili della Palestina, essi si trasformarono rapidamente da pastori nomadi in agricoltori stabili ed abbastanza tranquilli. Questa evoluzione delle abitudini di vita e questo cambiamento del punto di vista religioso richiesero una trasformazione più o meno completa del carattere della loro concezione della natura del loro Dio, Yahweh. Agli inizi della trasmutazione dell’austero, rude, esigente e minaccioso dio del deserto del Sinai nel concetto apparso più tardi di un Dio d’amore, di giustizia e di misericordia, gli Ebrei persero quasi completamente di vista i sublimi insegnamenti di Mosè. Essi giunsero vicini a perdere ogni concetto di monoteismo; persero quasi la loro opportunità di diventare il popolo che sarebbe servito da anello vitale nell’evoluzione spirituale di Urantia, il gruppo che avrebbe conservato l’insegnamento di Melchizedek di un Dio unico fino al tempo dell’incarnazione di un Figlio di conferimento di quel Padre di tutti.

96:6.3 (1059.4) Giosuè cercò disperatamente di conservare il concetto di uno Yahweh supremo nella mente dei membri delle tribù, in modo che proclamasse: “Come sono stato con Mosè, così sarò con voi; non verrò meno ai miei impegni né vi abbandonerò.” Giosuè trovò necessario predicare un vangelo severo al suo popolo non credente, un popolo troppo disposto a credere alla sua antica religione indigena, ma poco propenso a progredire in una religione di fede e di rettitudine. Il tema principale dell’insegnamento di Giosuè divenne: “Yahweh è un Dio santo; è un Dio geloso; non perdonerà le vostre trasgressioni né i vostri peccati.” Il concetto più elevato di quest’epoca descriveva Yahweh come un “Dio di potere, di giudizio e di giustizia”.

96:6.4 (1059.5) Ma anche in quest’epoca oscura, un insegnante solitario appariva di tanto in tanto proclamando il concetto di divinità di Mosè: “Voi figli perversi non potete servire il Signore, perché egli è un Dio santo.” “L’uomo mortale sarà più giusto di Dio? Un uomo sarà più puro del suo Artefice?” “Potete voi, cercandolo, trovare Dio? Potete scoprire perfettamente l’Onnipotente? Osservate, Dio è grande e noi non lo conosciamo. Quanto all’Onnipotente, noi non possiamo scoprirlo.”

7. I salmi ed il libro di Giobbe

96:7.1 (1060.1) Sotto la guida dei loro sceicchi e dei loro sacerdoti gli Ebrei si stabilirono in tutta la Palestina. Ma essi ritornarono ben presto alle credenze arretrate del deserto e vennero contaminati dalle pratiche religiose meno evolute dei Cananei. Divennero idolatri e licenziosi, e la loro idea della Deità cadde molto al disotto dei concetti egiziani e mesopotamici di Dio che erano mantenuti da certi gruppi salemiti sopravviventi e che sono contenuti in alcuni Salmi e nel cosiddetto Libro di Giobbe.

96:7.2 (1060.2) I Salmi sono opera di una ventina o più di autori; molti furono scritti da insegnanti egiziani e mesopotamici. Durante questi tempi in cui il Levante adorava gli dei della natura, c’era ancora un buon numero di persone che credeva nella supremazia di El Elyon, l’Altissimo.

96:7.3 (1060.3) Nessuna raccolta di scritti religiosi esprime una ricchezza di devozione e d’idee ispiranti su Dio quanto il Libro dei Salmi. E sarebbe molto utile se, nell’attenta lettura di questa meravigliosa raccolta di letteratura venerabile, fosse prestata attenzione alla fonte e alla cronologia di ciascun distinto inno di lode e di adorazione, tenendo presente che nessun’altra singola raccolta copre un periodo così lungo di tempo. Questo Libro dei Salmi è la registrazione dei vari concetti di Dio intrattenuti dai credenti della religione di Salem in tutto il Levante ed abbraccia l’intero periodo che va da Amenemope ad Isaia. Nei Salmi Dio è descritto in tutte le fasi di concezione, dalla rozza idea di una deità tribale fino all’ideale notevolmente ampliato dei successivi Ebrei, in cui Yahweh è descritto come un capo amorevole ed un Padre misericordioso.

96:7.4 (1060.4) E se considerata in tal modo, questa raccolta di Salmi costituisce il più prezioso ed utile assortimento di sentimenti religiosi mai riuniti dall’uomo fino al ventesimo secolo. Lo spirito dell’adorazione di questa raccolta di inni trascende quello di tutti gli altri libri sacri del mondo.

96:7.5 (1060.5) L’immagine diversificata della Deità presentata nel Libro di Giobbe fu il prodotto di più di venti insegnanti religiosi mesopotamici durante un periodo di quasi trecento anni. E quando leggete il concetto sublime della divinità che si trova in questa raccolta di credenze mesopotamiche, riconoscerete che era nelle vicinanze di Ur in Caldea che l’idea di un Dio reale era meglio preservata durante i giorni oscuri in Palestina.

96:7.6 (1060.6) In Palestina la saggezza e la totale permeazione di Dio erano spesso colte, ma raramente lo erano il suo amore e la sua misericordia. Lo Yahweh di questi tempi “manda spiriti cattivi a dominare le anime dei suoi nemici”; fa prosperare i propri figli obbedienti, mentre maledice ed infligge punizioni a tutti gli altri. “Egli rende vani i progetti degli astuti; prende i furbi nei loro stessi inganni.”

96:7.7 (1060.7) Solo ad Ur si elevò una voce per proclamare la misericordia di Dio, dicendo: “Egli pregherà Dio e troverà favore presso di lui e vedrà il suo viso con gioia, perché Dio darà all’uomo la rettitudine divina.” Da Ur è stata predicata in questi termini la salvezza, il favore divino, per mezzo della fede: “Egli è indulgente verso chi si pente e dice: ‘Non lasciarlo cadere nell’abisso, perché ho trovato un riscatto’. Se qualcuno dice: ‘Ho peccato e pervertito ciò che era retto e non ne ho tratto profitto’, Dio non lascerà che la sua anima cada nell’abisso, ed egli vedrà la luce.” Dai tempi di Melchizedek il mondo levantino non aveva mai ascoltato un messaggio di salvezza umana così vibrante ed incoraggiante quanto questo straordinario insegnamento di Elihu, profeta di Ur e sacerdote dei credenti salemiti, cioè di quanto rimaneva dell’antica colonia di Melchizedek in Mesopotamia.

96:7.8 (1061.1) In tal modo i superstiti missionari di Salem in Mesopotamia mantennero la luce della verità durante il periodo della disorganizzazione dei popoli ebraici fino all’apparizione del primo di quella lunga serie d’insegnanti d’Israele che non si fermarono mai di formare un concetto dopo l’altro fino a giungere alla realizzazione dell’ideale del Padre Universale e Creatore di tutte le cose, l’apice dell’evoluzione del concetto di Yahweh.

96:7.9 (1061.2) [Presentato da un Melchizedek di Nebadon.]

Fascicolo 97 - L’evoluzione del concetto di Dio presso gli Ebrei

Il Libro di Urantia

Fascicolo 97

L’evoluzione del concetto di Dio presso gli Ebrei

97:0.1 (1062.1) I CAPI spirituali degli Ebrei fecero quello che nessun altro prima di loro era mai riuscito a fare — essi disantropomorfizzarono il loro concetto di Dio senza trasformarlo in un’astrazione della Deità comprensibile soltanto ai filosofi. Anche il popolo comune fu capace di considerare il concetto maturato di Yahweh come Padre, se non dell’individuo, almeno della razza.

97:0.2 (1062.2) Il concetto della personalità di Dio, che era stato chiaramente insegnato a Salem all’epoca di Melchizedek, era vago e confuso al tempo della fuga dall’Egitto e si evolvé solo gradualmente nella mente ebraica, di generazione in generazione, in risposta all’insegnamento dei capi spirituali. La percezione della personalità di Yahweh ebbe un’evoluzione progressiva molto più continua di quella di molti altri attributi della Deità. Da Mosè a Malachia vi fu una crescita ideatoria della personalità di Dio quasi ininterrotta nella mente ebraica, e questo concetto fu alla fine esaltato e glorificato dagli insegnamenti di Gesù sul Padre che è nei cieli.

1. Samuele — il primo dei profeti ebrei

97:1.1 (1062.3) L’ostile pressione dei popoli circostanti la Palestina insegnò ben presto agli sceicchi ebrei che non potevano sperare di sopravvivere senza confederare le loro organizzazioni tribali in un governo centralizzato. Questa centralizzazione dell’autorità amministrativa fornì a Samuele una migliore opportunità di operare come maestro e riformatore.

97:1.2 (1062.4) Samuele proveniva da una lunga stirpe d’insegnanti di Salem che avevano persistito nel mantenere le verità di Melchizedek come parte delle loro forme di culto. Questo insegnante era un uomo virile e risoluto. Solo la sua grande devozione, unita alla sua straordinaria determinazione, gli permise di resistere all’opposizione quasi universale che incontrò quando si accinse a ricondurre tutto Israele all’adorazione del supremo Yahweh dei tempi di Mosè. Ed anche allora egli ottenne soltanto un successo parziale; egli riconquistò al servizio del concetto superiore di Yahweh solo la metà più intelligente degli Ebrei; l’altra metà continuò nell’adorazione degli dei tribali del paese e nelle concezioni più basse di Yahweh.

97:1.3 (1062.5) Samuele era un tipo d’uomo sbrigativo, un riformatore pratico capace di uscire un giorno con i suoi associati e di distruggere una ventina di luoghi dedicati a Baal. Il progresso che egli fece avvenne solo con la forza della costrizione; egli predicò poco, insegnò ancora meno, ma agì. Un giorno prendeva in giro i sacerdoti di Baal; l’indomani faceva a pezzi un re prigioniero. Egli credeva devotamente nel Dio unico ed aveva un concetto chiaro di quel Dio unico come creatore del cielo e della terra: “I pilastri della terra sono del Signore, ed egli ha posato il mondo su di essi.”

97:1.4 (1063.1) Ma il grande contributo che Samuele portò allo sviluppo del concetto di Deità fu la sua risonante dichiarazione che Yahweh era immutabile, che era per sempre la stessa personificazione di perfezione e di divinità infallibile. In quest’epoca Yahweh era concepito come un Dio incostante, con accessi di gelosia, sempre rammaricato di aver fatto questo o quello; ma ora, per la prima volta da quando gli Ebrei erano usciti dall’Egitto, ascoltarono queste parole sorprendenti: “La Forza d’Israele non mente e non si pente, perché non è un uomo, che può pentirsi.” Fu proclamata la stabilità nella relazione con la Divinità. Samuele rinnovò il patto di Melchizedek con Abramo e dichiarò che il Signore Dio d’Israele era la sorgente di ogni verità, stabilità e costanza. Gli Ebrei avevano sempre considerato il loro Dio come un uomo, un superuomo, uno spirito elevato di origine sconosciuta; ma ora essi sentivano lo spirito dell’Horeb di un tempo esaltato come un Dio immutabile nella sua perfezione di creatore. Samuele aiutava il concetto in evoluzione di Dio ad elevarsi al di sopra dello stato mutevole della mente umana e delle vicissitudini dell’esistenza mortale. Sotto il suo insegnamento il Dio degli Ebrei cominciava l’ascensione da un’idea riguardante gli dei tribali all’ideale di un Creatore onnipotente ed immutabile e Supervisore di tutta la creazione.

97:1.5 (1063.2) Egli predicò nuovamente la storia della sincerità di Dio, la sua attendibilità nel rispettare il patto. Disse Samuele: “Il Signore non abbandonerà il suo popolo.” “Egli ha fatto con noi un patto eterno, regolato in ogni aspetto e sicuro.” E così in tutta la Palestina risuonava l’appello al ritorno all’adorazione del supremo Yahweh. Questo energico insegnante proclamava sempre: “Tu sei grande, o Signore Dio, perché non c’è nessuno simile a te, né c’è alcun Dio all’infuori di te.”

97:1.6 (1063.3) Fino ad allora gli Ebrei avevano considerato il favore di Yahweh principalmente in termini di prosperità materiale. Fu un grande colpo per Israele, e quasi costò la vita a Samuele, quando egli osò proclamare: “Il Signore arricchisce ed impoverisce; egli abbassa ed esalta. Solleva il povero dalla polvere ed eleva i mendicanti al rango di principi per far loro ereditare il trono di gloria.” Dal tempo di Mosè non erano mai state proclamate promesse così confortanti per gli umili ed i meno fortunati, e migliaia di disperati tra i poveri cominciarono a sperare di poter migliorare la loro condizione spirituale.

97:1.7 (1063.4) Ma Samuele non progredì molto oltre il concetto di un dio tribale. Egli proclamò uno Yahweh creatore di tutti gli uomini, ma che s’interessava principalmente degli Ebrei, il suo popolo eletto. E così, come al tempo di Mosè, ancora una volta il concetto di Dio dipingeva una Deità santa e giusta: “Non c’è nessuno santo come il Signore. Chi può essere paragonato a questo santo Signore Iddio?”

97:1.8 (1063.5) Con il passare degli anni, il vecchio capo dai capelli grigi progredì nella comprensione di Dio, perché dichiarò: “Il Signore è un Dio di conoscenza e le azioni sono pesate da lui. Il Signore giudicherà i confini della terra, mostrando misericordia al misericordioso, ed anch’egli sarà retto con l’uomo retto.” E qui ci sono gli albori della misericordia, sebbene sia limitata a coloro che sono misericordiosi. Più tardi egli fece un ulteriore passo avanti quando esortò il suo popolo nell’avversità: “Abbandoniamoci ora alle mani del Signore, perché le sue misericordie sono grandi.” “Niente impedisce al Signore di salvare molti o pochi.”

97:1.9 (1063.6) Questo graduale sviluppo del concetto del carattere di Yahweh proseguì sotto il ministero dei successori di Samuele. Essi tentarono di presentare Yahweh come un Dio che rispetta i patti, ma non mantennero il passo tenuto da Samuele; essi non riuscirono a sviluppare l’idea della misericordia di Dio quale Samuele l’aveva concepita ultimamente. Vi fu un costante regresso verso il riconoscimento di altri dei, nonostante il mantenimento di Yahweh al di sopra di tutti. “Tuo è il regno, o Signore, e tu sei esaltato come capo di tutti.”

97:1.10 (1064.1) La nota dominante di quest’epoca era il potere divino; i profeti di quest’epoca predicavano una religione destinata a mantenere il re sul trono ebraico: “A te, o Signore, appartengono la grandezza, il potere, la gloria, la vittoria e la maestà. Nella tua mano stanno il potere e la forza, e tu puoi fare grandi e rafforzare tutte le cose.” E questo era lo status del concetto di Dio durante il tempo di Samuele e dei suoi successori immediati.

2. Elia ed Eliseo

97:2.1 (1064.2) Nel decimo secolo avanti Cristo la nazione ebraica fu divisa in due regni. In entrambe queste divisioni politiche molti insegnanti della verità si sforzarono di arginare la corrente reazionaria di decadenza spirituale che si era verificata e che continuò disastrosamente dopo la guerra di secessione. Ma questi sforzi per far progredire la religione ebraica non ebbero successo fino a che un risoluto ed impavido guerriero della rettitudine, Elia, non cominciò il suo insegnamento. Elia ripristinò nel regno settentrionale un concetto di Dio comparabile a quello che esisteva al tempo di Samuele. Elia ebbe poche opportunità di presentare un concetto avanzato di Dio; era troppo occupato, come Samuele prima di lui, a rovesciare gli altari di Baal e a demolire gli idoli di falsi dei. Ed egli effettuò le sue riforme fronteggiando l’opposizione di un monarca idolatra; il suo compito fu ancor più gigantesco e difficile di quello affrontato da Samuele.

97:2.2 (1064.3) Quando Elia fu chiamato via, Eliseo, suo fedele compagno, riprese la sua opera, e con l’aiuto inestimabile del poco noto Michea mantenne viva la luce della verità in Palestina.

97:2.3 (1064.4) Ma questi non furono tempi di progresso nel concetto della Deità. Gli Ebrei non erano ancora ascesi nemmeno all’ideale di Mosè. L’epoca di Elia e di Eliseo si chiuse con il ritorno delle classi migliori all’adorazione del supremo Yahweh e vide la restaurazione dell’idea del Creatore Universale quasi al punto in cui Samuele l’aveva lasciata.

3. Yahweh e Baal

97:3.1 (1064.5) L’interminabile controversia tra i fedeli di Yahweh ed i seguaci di Baal fu uno scontro socioeconomico d’ideologie piuttosto che una differenza di credenze religiose.

97:3.2 (1064.6) Gli abitanti della Palestina differivano nel loro atteggiamento verso la proprietà privata della terra. Le tribù meridionali o nomadi dell’Arabia (gli Yahwehisti) consideravano la terra come inalienabile — come un dono della Deità al clan. Essi ritenevano che la terra non doveva essere né venduta né ipotecata. “Yahweh parlò e disse: ‘la terra non sarà venduta, perché la terra è mia.’”

97:3.3 (1064.7) I Cananei del nord più stabili (i Baaliti) acquistavano, vendevano ed ipotecavano liberamente le loro terre. La parola Baal significava proprietario. Il culto di Baal era fondato su due dottrine principali: primo, la validità degli scambi di proprietà, dei contratti e dei patti — il diritto di acquistare e di vendere terre. Secondo, Baal si riteneva mandasse la pioggia — era il dio della fertilità del suolo. I buoni raccolti dipendevano dal favore di Baal. Il culto concerneva in larga misura della terra, il suo possesso e la sua fertilità.

97:3.4 (1065.1) In generale i Baaliti possedevano case, terre e schiavi. Essi erano i proprietari aristocratici e vivevano nelle città. Ogni Baal aveva un luogo sacro, il suo clero e le “donne sacre”, le prostitute rituali.

97:3.5 (1065.2) Da questa divergenza basilare riguardo alla terra si svilupparono gli aspri antagonismi di comportamento sociale, economico, morale e religioso manifestati dai Cananei e dagli Ebrei. Questa controversia socioeconomica non divenne una specifica questione religiosa fino ai tempi di Elia. A partire dai giorni di questo profeta aggressivo il tema fu dibattuto su un piano più strettamente religioso — Yahweh contro Baal — e terminò con la completa vittoria di Yahweh e con la conseguente spinta verso il monoteismo.

97:3.6 (1065.3) Elia spostò la controversia Yahweh-Baal dal problema della terra all’aspetto religioso delle ideologie ebraiche e cananee. Quando Acab fece assassinare i Nabot nell’intrigo per impadronirsi delle loro terre, Elia ne fece una questione morale originata dagli antichi costumi terrieri e lanciò la sua vigorosa campagna contro i Baaliti. Questa fu anche una lotta della gente di campagna contro la dominazione delle città. Fu principalmente sotto Elia che Yahweh divenne Elohim. Il profeta iniziò come riformatore agrario e terminò esaltando la Deità. I Baal erano molti, Yahweh era unico — il monoteismo trionfò sul politeismo.

4. Amos ed Osea

97:4.1 (1065.4) Un grande passo avanti nella transizione dal dio tribale — il dio che era stato così a lungo servito con sacrifici e cerimonie, lo Yahweh dei primi Ebrei — un Dio che avrebbe punito il crimine e l’immoralità anche tra il suo stesso popolo, fu fatto da Amos, il quale apparve provenendo dalle colline meridionali per denunciare la criminalità, l’ubriachezza, l’oppressione e l’immoralità delle tribù settentrionali. Mai, dai tempi di Mosè, verità così risonanti erano state proclamate in Palestina.

97:4.2 (1065.5) Amos non fu semplicemente un restauratore o un riformatore; fu uno scopritore di nuovi concetti della Deità. Egli proclamò molte cose su Dio che erano state annunciate dai suoi predecessori ed attaccò coraggiosamente la credenza in un Essere Divino che approvava il peccato tra il suo cosiddetto popolo eletto. Per la prima volta dai tempi di Melchizedek l’udito umano ascoltò denunciare il doppio criterio della giustizia e della moralità nazionali. Per la prima volta nella loro storia l’udito ebreo sentì che il loro Dio, Yahweh, non avrebbe più tollerato il crimine ed il peccato nella loro vita quanto in quella di qualunque altro popolo. Amos immaginò il Dio severo e giusto di Samuele e di Elia, ma vide anche un Dio che non faceva alcuna distinzione tra gli Ebrei ed ogni altra nazione quando si doveva punire il male. Questo era un attacco diretto alla dottrina egoistica del “popolo eletto” e molti Ebrei di quel tempo rimasero amaramente risentiti.

97:4.3 (1065.6) Disse Amos: “Cercate colui che ha formato le montagne e creato il vento, cerca colui che ha formato le sette stelle e Orione, che cambia l’ombra della morte in mattino e che rende il giorno buio come la notte.” E denunciando i suoi contemporanei scarsamente religiosi, opportunisti e talvolta immorali, egli cercò di descrivere la giustizia inesorabile di uno Yahweh immutabile quando disse dei malfattori: “Anche se sprofondano nell’inferno, li toglierò da là; anche se salgono in cielo, li farò scendere da là.” “Ed anche se sono prigionieri dei loro nemici, là dirigerò la spada della giustizia, ed essa li ucciderà.” Amos spaventò ancor più i suoi ascoltatori quando, puntando un dito di rimprovero e di accusa verso di loro, dichiarò nel nome di Yahweh: “Sicuramente non dimenticherò nessuna delle vostre opere.” “Passerò al vaglio la casa d’Israele tra tutte la nazioni come viene vagliato il frumento in uno staccio.”

97:4.4 (1066.1) Amos proclamò Yahweh il “Dio di tutte le nazioni” ed avvertì gli Israeliti che il rituale non doveva prendere il posto della rettitudine. E prima che questo coraggioso maestro fosse lapidato a morte, aveva sparso abbastanza lievito di verità da salvare la dottrina del supremo Yahweh; aveva assicurato l’evoluzione ulteriore della rivelazione di Melchizedek.

97:4.5 (1066.2) Osea seguì Amos e la sua dottrina di un Dio universale di giustizia risuscitando il concetto di Mosè di un Dio d’amore. Osea predicò il perdono grazie al pentimento, non per mezzo dei sacrifici. Proclamò un vangelo di benevolenza amorevole e di misericordia divina dicendo: “Io vi fidanzerò a me per sempre; sì, vi fidanzerò a me in rettitudine ed in giudizio ed in amorevole benevolenza ed in misericordia. Vi fidanzerò a me anche in fedeltà.” “Io li amerò generosamente perché la mia collera si è allontanata.”

97:4.6 (1066.3) Osea continuò fedelmente gli avvertimenti morali di Amos dicendo di Dio: “È mio desiderio castigarli.” Ma gli Israeliti considerarono una crudeltà rasentante il tradimento quando disse: “Dirò a quelli che non erano mio popolo: ‘voi siete mio popolo’; ed essi diranno: ‘tu sei il nostro Dio’.” Egli continuò a predicare il pentimento ed il perdono dicendo: “Sanerò la loro ricaduta; li amerò abbondantemente, perché la mia collera si è allontanata.” Osea proclamò sempre la speranza ed il perdono. Il tema dominante del suo messaggio fu sempre: “Avrò misericordia del mio popolo. Essi non conosceranno altro Dio all’infuori di me, perché non c’è alcun salvatore oltre a me.”

97:4.7 (1066.4) Amos stimolò la coscienza nazionale degli Ebrei al riconoscimento che Yahweh non avrebbe perdonato il crimine ed il peccato tra di loro perché erano ritenuti il popolo eletto, mentre Osea fece risuonare le prime note dei successivi cori misericordiosi di compassione divina e di benevolenza amorevole che furono così deliziosamente cantati da Isaia e dai suoi associati.

5. Il primo Isaia

97:5.1 (1066.5) Questa fu l’epoca in cui certuni proclamavano minacce di punizione contro i peccati personali ed i crimini nazionali dei clan settentrionali, mentre altri predicavano calamità come punizione delle trasgressioni del regno meridionale. Fu sulla scia di questo risveglio di coscienza e di consapevolezza nelle nazioni ebraiche che fece la sua apparizione il primo Isaia.

97:5.2 (1066.6) Isaia continuò a predicare la natura eterna di Dio, la sua saggezza infinita, la sua perfezione immutabile di affidabilità. Egli presentò il Dio d’Israele che diceva: “Metterò in linea anche il giudizio e metterò a piombo la rettitudine.” “Il Signore vi farà riposare dai vostri dispiaceri, dalla vostra paura e dalla dura servitù in cui l’uomo è stato portato per servire.” “E le vostre orecchie udranno una parola dietro a voi che dice ‘questa è la via, camminate in essa’.” “Ecco, Dio è la mia salvezza; avrò fiducia e non avrò paura, perché il Signore è la mia forza ed il mio cantico.” “‘Venite ora e ragioniamo insieme’, dice il Signore, ‘anche se i vostri peccati sono di colore scarlatto, diverranno bianchi come la neve; anche se sono rossi come il cremisi, saranno come la lana’.”

97:5.3 (1066.7) Parlando agli Ebrei tormentati dalla paura ed alle loro anime affamate, questo profeta disse: “Alzati e risplendi, perché è venuta la tua luce e la gloria del Signore si è levata su di te.” “Lo spirito del Signore è su di me perché egli mi ha unto per predicare buone novelle ai mansueti; mi ha inviato a sanare il cuore spezzato, a proclamare la libertà ai prigionieri e l’apertura della prigione a coloro che sono incatenati.” “Mi rallegrerò grandemente nel Signore, la mia anima sarà gioiosa nel mio Dio, perché egli mi ha vestito con gli abiti della salvezza e mi ha coperto con la sua veste di rettitudine.” “In tutte le loro afflizioni egli era afflitto, e l’angelo della sua presenza li ha salvati. Nel suo amore e nella sua pietà li ha redenti.”

97:5.4 (1067.1) Questo Isaia fu seguito da Michea e da Abdia, che confermarono ed abbellirono il suo vangelo di soddisfazione dell’anima. Questi due valorosi messaggeri denunciarono audacemente il rituale degli Ebrei dominato dai sacerdoti ed attaccarono intrepidamente l’intero sistema dei sacrifici.

97:5.5 (1067.2) Michea denunciò “i governanti che giudicano per ricompensa, i sacerdoti che insegnano per mercede ed i profeti che divinano per denaro”. Egli insegnò che un giorno ci si libererà dalla superstizione e dal clericalismo dicendo: “Ed ogni uomo sederà sotto la sua vigna e nessuno lo spaventerà, perché tutto il popolo vivrà, ciascuno in accordo con la sua comprensione di Dio.”

97:5.6 (1067.3) Il motivo dominante del messaggio di Michea fu sempre: “Verrò davanti a Dio con offerte bruciate? Il Signore sarà soddisfatto con mille arieti o diecimila fiumi d’olio? Donerò il mio primogenito per la mia trasgressione, il frutto del mio corpo per il peccato della mia anima? Egli mi ha mostrato, o uomo, ciò che è buono. E che cosa esige il Signore da te se non che tu agisca con giustizia e che ami la misericordia e che cammini umilmente con il tuo Dio.” Questa fu una grande epoca; questi furono in verità tempi stimolanti in cui l’uomo mortale ascoltò, ed in parte anche vi credette, questi messaggi emancipatori di più di duemilacinquecento anni fa. E senza la resistenza ostinata dei sacerdoti, questi istruttori avrebbero abbattuto l’intero cerimoniale di sangue del rituale ebraico di adorazione.

6. Geremia l’Intrepido

97:6.1 (1067.4) Mentre parecchi insegnanti continuarono ad esporre il vangelo di Isaia, spettò a Geremia fare il successivo audace passo nell’internazionalizzazione di Yahweh, Dio degli Ebrei.

97:6.2 (1067.5) Geremia dichiarò intrepidamente che Yahweh non era al fianco degli Ebrei nelle loro guerre militari contro altre nazioni. Affermò che Yahweh era il Dio di tutta la terra, di tutte le nazioni e di tutti i popoli. L’insegnamento di Geremia fu il crescendo della marea montante dell’internazionalizzazione del Dio d’Israele. Questo intrepido predicatore proclamò una volta per tutte che Yahweh era il Dio di tutte le nazioni e che non esisteva alcun Osiride per gli Egiziani, Bel per i Babilonesi, Assur per gli Assiri o Dagon per i Filistei. In tal modo la religione degli Ebrei partecipò alla rinascita del monoteismo in tutto il mondo in quel tempo ed in seguito. Alla fine il concetto di Yahweh si era elevato ad un livello di Deità di dignità planetaria ed anche cosmica. Ma molti associati di Geremia trovarono difficile concepire Yahweh separatamente dalla nazione ebraica.

97:6.3 (1067.6) Geremia predicò anche riguardo al Dio giusto ed amorevole descritto da Isaia dichiarando: “Sì, io vi ho amati di un amore eterno; perciò vi ho attirati con una benevolenza amorevole.” “Perché egli non affligge volontariamente i figli degli uomini.”

97:6.4 (1067.7) Disse l’intrepido profeta: “Il nostro Signore è retto, grande nei consigli e potente nelle opere. I suoi occhi sono aperti su tutte le vie di tutti i figli degli uomini per dare a ciascuno secondo le sue vie e secondo il frutto delle sue azioni.” Ma fu considerato un tradimento blasfemo quando, durante l’assedio di Gerusalemme, egli disse: “Ed ora ho posto queste terre nelle mani di Nabucodonosor, re di Babilonia, mio servitore.” E quando Geremia consigliò la resa della città, i sacerdoti e i governanti civili lo gettarono nel fondo melmoso di una tetra prigione.

7. Il secondo Isaia

97:7.1 (1068.1) La distruzione della nazione ebraica e la cattività in Mesopotamia si sarebbero rivelate di grande utilità per la teologia in espansione degli Ebrei se non fosse stato per l’azione risoluta dei loro sacerdoti. La loro nazione era crollata di fronte agli eserciti di Babilonia ed il loro Yahweh nazionalistico aveva subito le predicazioni internazionalistiche dei capi spirituali. Fu il risentimento per la perdita del loro dio nazionale che portò i sacerdoti ebrei a spingersi così lontano nell’invenzione delle favole e nella moltiplicazione di avvenimenti apparentemente miracolosi nella storia ebraica, nello sforzo di ristabilire gli Ebrei come popolo eletto anche nell’ambito dell’idea nuova ed ampliata di un Dio internazionalizzato di tutte le nazioni.

97:7.2 (1068.2) Durante la cattività gli Ebrei furono molto influenzati dalle tradizioni e dalle leggende babilonesi, benché si debba rimarcare che essi migliorarono immancabilmente il tono morale ed il significato spirituale delle storie caldee che adottarono, anche se deformarono invariabilmente queste leggende per riflettere onore e gloria sull’ascendenza e sulla storia d’Israele.

97:7.3 (1068.3) Questi sacerdoti e Scribi ebrei avevano una sola idea nella loro mente, ed era la riabilitazione della nazione ebraica, la glorificazione delle tradizioni ebraiche e l’esaltazione della loro storia razziale. A fronte dello sdegno perché questi sacerdoti hanno infuso le loro idee errate su una così gran parte del mondo occidentale, bisognerebbe tenere presente che non fecero questo intenzionalmente. Essi non sostenevano di scrivere su ispirazione; non asserivano di redigere un libro sacro. Essi stavano semplicemente preparando un manuale destinato a sostenere il declinante coraggio dei loro compagni di prigionia. Miravano precisamente a migliorare lo spirito nazionale e morale dei loro compatrioti. Spettò ad uomini di data posteriore riunire questi ed altri scritti in un libro-guida d’insegnamenti ritenuti infallibili.

97:7.4 (1068.4) I sacerdoti ebrei fecero libero uso di questi scritti successivamente alla cattività, ma furono notevolmente ostacolati nella loro influenza sui loro compagni di cattività dalla presenza di un giovane e indomabile profeta, Isaia il secondo, che era totalmente convertito al Dio di giustizia, d’amore, di rettitudine e di misericordia del precedente Isaia. Anch’egli, come Geremia, credeva che Yahweh fosse divenuto il Dio di tutte le nazioni. Egli predicò queste teorie sulla natura di Dio con tale efficacia che fece tanti convertiti tra gli Ebrei quanti tra i loro deportatori. Questo giovane predicatore lasciò per iscritto i suoi insegnamenti, che gli ostili ed implacabili sacerdoti cercarono di separare da ogni associazione con lui, anche se il puro e semplice rispetto per la loro bellezza e grandiosità portò alla loro incorporazione negli scritti del primo Isaia. E così si possono trovare gli scritti di questo secondo Isaia nel libro che porta questo nome, dal capitolo quaranta al cinquantacinque incluso.

97:7.5 (1068.5) Nessun profeta o maestro religioso da Machiventa fino al tempo di Gesù raggiunse l’alto concetto di Dio che il secondo Isaia proclamò durante questo periodo di cattività. Non era un Dio meschino, antropomorfico, creato dall’uomo che questo capo spirituale proclamò “Ecco, egli solleva le isole come un oggetto piccolissimo.” “E come i cieli sono più alti della terra, così le mie vie sono più elevate delle vostre vie ed i miei pensieri più elevati dei vostri pensieri.”

97:7.6 (1069.1) Machiventa Melchizedek poteva finalmente vedere degli insegnanti umani proclamare un vero Dio all’uomo mortale. Come il primo Isaia, questo capo predicò un Dio che aveva creato l’universo e che lo sosteneva. “Io ho creato la terra ed ho posto l’uomo su di essa. Non l’ho creata invano; l’ho formata per essere abitata.” “Io sono il primo e l’ultimo; non c’è altro Dio all’infuori di me.” Parlando per il Signore Dio d’Israele, questo nuovo profeta disse: “I cieli possono scomparire e la terra divenire vecchia, ma la mia rettitudine durerà per sempre e la mia salvezza di generazione in generazione.” “Non temete, perché io sono con voi; non siate sgomenti, perché io sono il vostro Dio.” “Non c’è altro Dio all’infuori di me — un Dio giusto ed un Salvatore.”

97:7.7 (1069.2) E confortò i prigionieri ebrei, come migliaia e migliaia di altre persone da allora, ascoltare parole quali: “Così dice il Signore: ‘io vi ho creati, io vi ho redenti, io vi ho chiamati con il vostro nome; voi siete miei’.” “Quando passerete attraverso le acque, io sarò con voi perché voi siete preziosi ai miei occhi.” “Può una donna dimenticare il suo bambino lattante al punto da non avere compassione di suo figlio? Sì, essa può dimenticare, ma io non dimenticherò i miei figli, perché ecco ho inciso i loro nomi sul palmo delle mie mani; li ho anche coperti con l’ombra delle mie mani.” “Che il malvagio abbandoni le sue vie e l’uomo iniquo i suoi pensieri, e che ritorni al Signore, e riceverà misericordia su di lui, e ritorni al nostro Dio, perché egli perdonerà abbondantemente.”

97:7.8 (1069.3) Ascoltate di nuovo il vangelo di questa nuova rivelazione del Dio di Salem: “Egli pascolerà il suo gregge come un pastore; riunirà gli agnelli nelle sue braccia e li porterà sul suo seno. Egli dona vigore ai deboli ed accresce la forza di coloro che non ne hanno. Quelli che attendono il Signore rinnoveranno il loro vigore; essi si alzeranno con ali come aquile; correranno e non saranno affaticati; cammineranno e non saranno stanchi.”

97:7.9 (1069.4) Questo Isaia condusse una vasta propaganda del vangelo sul concetto ampliato di uno Yahweh supremo. Egli rivaleggiò con Mosè nell’eloquenza con cui descrisse il Signore Dio d’Israele come il Creatore Universale. Fu poetico nella descrizione degli attributi infiniti del Padre Universale. Non sono mai state fatte dichiarazioni più belle sul Padre celeste. Come i Salmi, gli scritti d’Isaia sono tra le presentazioni più sublimi e più vere del concetto spirituale di Dio che abbiano mai raggiunto l’udito dei mortali prima dell’arrivo di Micael su Urantia. Ascoltate la sua descrizione della Deità: “Io sono l’alto ed il sublime che abita l’eternità.” “Io sono il primo e l’ultimo, e non c’è altro Dio all’infuori di me.” “E la mano del Signore non è così corta che non possa salvare, né il suo orecchio così serrato che non possa udire.” Fu una nuova dottrina per le popolazioni ebree sentire questo profeta benevolo ma autoritario persistere nella sua predicazione sulla costanza divina, sulla fedeltà di Dio. Egli dichiarò che “Dio non avrebbe dimenticato, non avrebbe abbandonato”.

97:7.10 (1069.5) Questo coraggioso istruttore proclamò che l’uomo era strettamente legato a Dio, dicendo: “Ciascuno di coloro che si appellano al mio nome io l’ho creato per la mia gloria, ed essi proclameranno la mia lode. Sono io, proprio io, che cancello le loro trasgressioni per riguardo a me stesso, e non mi ricorderò i loro peccati.”

97:7.11 (1069.6) Ascoltate questo grande Ebreo demolire il concetto di un Dio nazionale, mentre in gloria proclama la divinità del Padre Universale, di cui dice: “I cieli sono il mio trono, e la terra è il mio poggiapiedi.” E il Dio d’Isaia non era meno santo, maestoso, giusto ed insondabile. Il concetto del collerico, vendicativo e geloso Yahweh dei Beduini del deserto era quasi scomparso. Un nuovo concetto del supremo ed universale Yahweh era apparso nella mente dell’uomo mortale per non essere mai più perso di vista dall’umanità. La comprensione della giustizia divina aveva cominciato a distruggere la magia primitiva e la paura biologica. Finalmente all’uomo viene presentato un universo di legge e d’ordine e un Dio universale con attributi affidabili ed ultimi.

97:7.12 (1070.1) Questo predicatore di un Dio superno non cessò mai di proclamare questo Dio d’amore. “Io dimoro nel luogo elevato e santo, ed anche con colui il cui spirito è contrito ed umile.” E questo grande maestro disse ancora altre parole di conforto ai suoi contemporanei: “Ed il Signore ti guiderà continuamente e soddisferà la tua anima. Tu sarai come un giardino annaffiato e come una sorgente in cui l’acqua non manca. E se il nemico arriverà come un fiume in piena, lo spirito del Signore eleverà una difesa contro di lui.” Ed ancora una volta il vangelo di Melchizedek distruttore della paura e la religione di Salem generatrice di fiducia risplendettero per la benedizione dell’umanità.

97:7.13 (1070.2) Il lungimirante e coraggioso Isaia eclissò efficacemente lo Yahweh nazionalistico con la sua sublime descrizione della maestà e dell’universale onnipotenza del supremo Yahweh, Dio d’amore, sovrano dell’universo e Padre affettuoso di tutta l’umanità. Da quei giorni memorabili il concetto più elevato di Dio nell’Occidente ha sempre inglobato la giustizia universale, la misericordia divina e la rettitudine eterna. In un linguaggio stupendo e con una grazia incomparabile questo grande maestro descrisse il Creatore onnipotente come il Padre che ama tutta l’umanità.

97:7.14 (1070.3) Questo profeta della cattività predicò al suo popolo e a quelli di molte nazioni che lo ascoltavano presso il fiume a Babilonia. E questo secondo Isaia fece molto per contrastare le numerose concezioni errate e razzialmente egoistiche della missione del Messia promesso. Ma non riuscì pienamente in questo sforzo. Se i sacerdoti non si fossero dedicati a costruire un malinteso nazionalismo, gli insegnamenti dei due Isaia avrebbero preparato la via al riconoscimento e all’accoglimento del Messia promesso.

8. Storia sacra e storia profana

97:8.1 (1070.4) L’abitudine di considerare il racconto delle esperienze degli Ebrei come storia sacra e le attività del resto del mondo come storia profana è responsabile di gran parte della confusione esistente nella mente umana riguardo all’interpretazione della storia. Questa difficoltà sorse perché non c’è una storia laica degli Ebrei. Dopo che i sacerdoti dell’esilio a Babilonia avevano preparato il loro nuovo racconto dei presunti accordi miracolosi di Dio con gli Ebrei, la storia sacra d’Israele descritta nell’Antico Testamento, essi distrussero accuratamente e completamente i documenti esistenti degli affari ebraici — libri come “Gli Atti dei Re d’Israele” e “Gli Atti dei Re di Giuda”, così come parecchi altri documenti più o meno esatti della storia ebraica.

97:8.2 (1070.5) Per comprendere come la pressione opprimente e la coercizione inesorabile della storia secolare terrorizzavano gli Ebrei prigionieri e governati da stranieri al punto da tentare la riscrizione e ricomposizione completa della loro storia, si dovrebbe esaminare brevemente il resoconto della loro complessa esperienza nazionale. Si deve tenere presente che gli Ebrei non riuscirono a sviluppare un’adeguata filosofia non teologica della vita. Essi lottarono con la loro concezione originale egiziana della ricompensa divina per la rettitudine unita a severe punizioni per il peccato. Il dramma di Giobbe fu un po’ una protesta contro questa filosofia erronea. L’aperto pessimismo dell’Ecclesiaste fu una saggia reazione terrena contro queste credenze eccessivamente ottimistiche nella Provvidenza.

97:8.3 (1071.1) Ma i cinquecento anni di dominazione ad opera di governanti stranieri furono troppi anche per i pazienti e tolleranti Ebrei. I profeti e i sacerdoti cominciarono a gridare: “Fino a quando, o Signore, fino a quando?” Quando un Ebreo onesto cercava nelle Scritture, la sua confusione aumentava ancora di più. Un antico veggente aveva promesso che Dio avrebbe protetto e liberato il suo “popolo eletto”. Amos aveva minacciato che Dio avrebbe abbandonato Israele se non avesse ristabilito i suoi criteri di rettitudine nazionale. L’autore del Deuteronomio aveva descritto la Grande Scelta — quale tra il bene ed il male, tra la benedizione e la maledizione. Il primo Isaia aveva predicato un benevolo re-liberatore. Geremia aveva proclamato un’era di rettitudine interiore — il patto scritto sulle tavolette del cuore. Il secondo Isaia aveva parlato della salvezza per mezzo del sacrificio e della redenzione. Ezechiele aveva proclamato la liberazione attraverso il servizio di devozione, ed Ezra aveva promesso la prosperità mediante l’adesione alla legge. Ma nonostante tutto ciò essi permanevano nella schiavitù e la liberazione era differita. Allora Daniele presentò il dramma della “crisi” imminente — la sconfitta della grande effigie e l’instaurazione immediata del regno perpetuo della rettitudine, il regno messianico.

97:8.4 (1071.2) Tutte queste false speranze portarono ad un tale grado di delusione e di frustrazione razziale che i capi degli Ebrei furono così confusi da non riuscire a riconoscere ed accettare la missione ed il ministero di un Figlio divino del Paradiso quando venne poco dopo presso di loro nelle sembianze della carne mortale — incarnato quale Figlio dell’Uomo.

97:8.5 (1071.3) Tutte le religioni moderne hanno seriamente sbagliato tentando di presentare un’interpretazione miracolosa di certe epoche della storia umana. Se è vero che Dio ha teso molte volte una mano paterna intervenendo provvidenzialmente nel corso degli affari umani, è falso considerare i dogmi teologici e le superstizioni religiose come una sedimentazione soprannaturale che appare grazie ad un’azione miracolosa nel corso di questa storia umana. Il fatto che gli “Altissimi governano nei regni degli uomini” non trasforma la storia secolare in una cosiddetta storia sacra.

97:8.6 (1071.4) Gli autori del Nuovo Testamento e gli scrittori cristiani successivi complicarono ulteriormente la distorsione della storia ebraica con i loro tentativi bene intenzionati di rendere trascendentali i profeti ebrei. In tal modo la storia ebraica è stata gestita disastrosamente sia dagli scrittori ebrei che cristiani. La storia secolare ebraica è stata completamente dogmatizzata. Essa è stata tramutata in una finzione di storia sacra ed è divenuta inestricabilmente legata ai concetti morali ed agli insegnamenti religiosi delle nazioni cosiddette cristiane.

97:8.7 (1071.5) Una breve esposizione dei punti salienti della storia ebraica illustrerà come i fatti contenuti nei documenti furono talmente alterati a Babilonia dai sacerdoti ebrei da trasformare la storia secolare quotidiana del loro popolo in una fittizia storia sacra.

9. La storia degli Ebrei

97:9.1 (1071.6) Non ci furono mai dodici tribù d’Israeliti — soltanto tre o quattro tribù stabilite in Palestina. La nazione ebraica prese corpo a seguito dell’unione dei cosiddetti Israeliti con i Cananei. “Ed i figli d’Israele abitarono tra i Cananei. E presero le loro figlie per mogli e diedero le loro figlie ai figli dei Cananei.” Gli Ebrei non cacciarono mai i Cananei fuori della Palestina, nonostante che le cronache dei sacerdoti di questi avvenimenti affermino decisamente che lo fecero.

97:9.2 (1071.7) La coscienza israelitica ebbe origine nella contrada montuosa di Efraim; la coscienza ebraica successiva nacque nel clan meridionale di Giuda. Gli Ebrei (i Giudei) cercarono sempre di diffamare e di denigrare la storia degli Israeliti del nord (gli Efraimiti).

97:9.3 (1072.1) La storia pretenziosa degli Ebrei comincia con Saul che raduna i clan del nord per resistere ad un attacco portato dagli Ammoniti contro i membri di una tribù simile — i Galaaditi — ad est del Giordano. Con un esercito di poco più di tremila uomini egli sconfisse il nemico, e fu questo risultato che portò le tribù delle colline a farlo re. Quando i sacerdoti esiliati riscrissero questa storia, elevarono l’esercito di Saul a 330.000 uomini ed aggiunsero “Giuda” alla lista delle tribù che parteciparono alla battaglia.

97:9.4 (1072.2) Immediatamente dopo la sconfitta degli Ammoniti, Saul fu fatto re dalle sue truppe per elezione popolare. Nessun sacerdote o profeta partecipò a questo avvenimento. Ma i sacerdoti inserirono più tardi nelle cronache che Saul fu incoronato re dal profeta Samuele conformemente agli ordini divini. Essi fecero questo allo scopo di stabilire una “linea divina di discendenza” per la regalità giudaica di Davide.

97:9.5 (1072.3) La più grande di tutte le distorsioni della storia ebraica concerne Davide. Dopo la vittoria di Saul sugli Ammoniti (che egli attribuì a Yahweh) i Filistei si allarmarono e cominciarono ad attaccare i clan del nord. Davide e Saul non andarono mai d’accordo. Davide, con seicento uomini, concluse un’alleanza con i Filistei e risalì la costa fino ad Esdraelon. A Gat i Filistei ordinarono a Davide di lasciare il campo; essi temevano che potesse passare con Saul. Davide si ritirò; i Filistei attaccarono e sconfissero Saul. Essi non avrebbero potuto fare questo se Davide fosse rimasto fedele ad Israele. L’esercito di Davide era un insieme poliglotta di scontenti, composto in maggior parte di disadattati sociali e d’individui che sfuggivano la giustizia.

97:9.6 (1072.4) La tragica sconfitta di Saul a Gelboe da parte dei Filistei portò Yahweh ad un livello basso tra gli dei agli occhi dei Cananei circostanti. Ordinariamente la sconfitta di Saul sarebbe stata attribuita ad un’apostasia di Yahweh, ma questa volta gli editori giudaiti l’attribuirono ad errori di rituale. Essi avevano bisogno del tradimento di Saul e di Samuele come sfondo per il regno di Davide.

97:9.7 (1072.5) Davide, con il suo piccolo esercito, stabilì il suo quartier generale nella città non ebrea di Hebron. I suoi compatrioti lo proclamarono subito re del nuovo regno di Giuda. Giuda era principalmente composto di elementi non ebrei — Keniti, Calebiti, Jebusiti ed altri Cananei. Essi erano dei nomadi — dei pastori — e quindi fedeli all’idea ebraica sulla proprietà della terra. Essi appoggiavano le ideologie dei clan del deserto.

97:9.8 (1072.6) La differenza tra la storia sacra e quella profana è bene illustrata dai due differenti racconti concernenti l’incoronazione di Davide a re che si trovano nell’Antico Testamento. Una parte della storia profana su come i suoi diretti seguaci (il suo esercito) lo fecero re fu lasciata inavvertitamente nei documenti dai sacerdoti, i quali prepararono in seguito la lunga e prosaica versione della storia sacra in cui è descritto come il profeta Samuele, per ordine divino, scelse Davide tra i suoi compagni e procedette ufficialmente, con elaborate e solenni cerimonie, ad ungerlo re degli Ebrei e a proclamarlo poi successore di Saul.

97:9.9 (1072.7) Così molte volte i sacerdoti, dopo aver preparato i loro falsi racconti sui rapporti miracolosi di Dio con Israele, dimenticarono di cancellare completamente i resoconti chiari e realistici già inclusi nei documenti.

97:9.10 (1072.8) Davide cercò di rafforzarsi politicamente sposando prima la figlia di Saul, poi la vedova di Nabal, il ricco Edomita, ed in seguito la figlia di Talmai, re di Gesur. Egli prese sei mogli tra le donne di Jebus, senza contare Betsabea, la moglie dell’Hittita.

97:9.11 (1073.1) E fu con tali metodi e su questi personaggi che Davide costruì l’invenzione di un regno divino di Giuda, quale successore dell’eredità e delle tradizioni del regno settentrionale efraimita d’Israele che stava scomparendo. La cosmopolita tribù giudea di Davide era composta più da Gentili che da Ebrei; ciò nonostante gli anziani oppressi di Efraim scesero dalle montagne e “lo unsero re d’Israele”. Dopo una minaccia militare, Davide fece un patto con gli Jebusiti e stabilì la sua capitale del regno unito a Jebus (Gerusalemme), che era una città ben fortificata a metà strada tra Giuda e Israele. I Filistei ne furono irritati ed attaccarono subito Davide. Dopo un’aspra battaglia essi furono vinti, ed ancora una volta Yahweh fu stabilito come “Il Signore Dio degli Eserciti”.

97:9.12 (1073.2) Ma Yahweh doveva necessariamente condividere parte di questa gloria con gli dei cananei, perché il grosso dell’esercito di Davide non era ebreo. E così appare nei vostri scritti (non rilevata dagli editori giudaiti) questa espressione rivelatrice: “Yahweh ha sbaragliato i miei nemici davanti a me. Per questo diede a questo luogo il nome di Baal Perazim.” Ed essi fecero questo perché l’ottanta per cento dei soldati di Davide erano Baaliti.

97:9.13 (1073.3) Davide spiegò la sconfitta di Saul a Gelboe facendo rimarcare che Saul aveva attaccato una città cananea, Gibeon, la cui popolazione aveva un trattato di pace con gli Efraimiti. A causa di ciò Yahweh l’aveva abbandonato. Anche al tempo di Saul, Davide aveva difeso la città cananea di Keila contro i Filistei e poi aveva posto la sua capitale in una città cananea. Fedele alla sua politica di compromesso con i Cananei, Davide inviò sette discendenti di Saul ai Gibeoniti per essere impiccati.

97:9.14 (1073.4) Dopo la sconfitta dei Filistei, Davide prese possesso dell’ “arca di Yahweh”, la portò a Gerusalemme e rese ufficiale l’adorazione di Yahweh nel suo regno. Impose poi pesanti tributi alle popolazioni vicine — gli Edomiti, i Moabiti, gli Ammoniti ed i Siriani.

97:9.15 (1073.5) Il corrotto apparato politico di Davide cominciò a prendere personale possesso delle terre del nord in violazione dei costumi ebraici ed acquisì ben presto il controllo delle tasse sulle carovane, precedentemente riscosse dai Filistei. Avvenne poi una serie di atrocità culminate nell’assassinio di Uria. Tutte le cause giudiziarie erano risolte a Gerusalemme; “gli anziani” non poterono più giudicare. Naturalmente scoppiò la ribellione. Oggi Absalom potrebbe essere definito un demagogo; sua madre era una Cananea. C’erano una mezza dozzina di pretendenti al trono oltre al figlio di Betsabea, Salomone.

97:9.16 (1073.6) Dopo la morte di Davide, Salomone depurò l’apparato politico da ogni influenza del nord, ma proseguì totalmente la tirannia e la tassazione del regime di suo padre. Salomone mandò in rovina la nazione con la sua munifica corte ed il suo elaborato programma di costruzioni, comprendente la dimora del Libano, il palazzo della figlia del Faraone, il tempio di Yahweh, il palazzo del re e la restaurazione delle mura di numerose città. Salomone creò una vasta flotta ebraica, condotta da marinai siriani, che commerciava con tutto il mondo. Il suo harem contava quasi mille mogli.

97:9.17 (1073.7) In quest’epoca il tempio di Yahweh a Siloe cadde in discredito e tutto il culto della nazione fu concentrato a Jebus nella fastosa cappella reale. Il regno del nord ritornò in misura maggiore all’adorazione di Elohim. Esso godeva del favore del Faraone, che successivamente ridusse in schiavitù Giuda, sottoponendo il regno del sud a tributo.

97:9.18 (1073.8) Ci furono alti e bassi — delle guerre tra Israele e Giuda. Dopo quattro anni di guerra civile e tre dinastie, Israele cadde sotto il governo di despoti cittadini che cominciarono a fare commercio delle terre. Anche re Omri tentò di acquistare le terre di Shemer. Ma la fine si avvicinò rapidamente quando Salmanassar III decise di controllare la costa mediterranea. Il re Acab di Efraim riunì altri dieci gruppi e resisté a Karkar; la battaglia finì in parità. L’Assiro fu fermato ma gli alleati furono decimati. Questa grande battaglia non è nemmeno menzionata nell’Antico Testamento.

97:9.19 (1074.1) Nuove difficoltà sorsero quando re Acab tentò di acquistare delle terre da Nabot. Sua moglie fenicia falsificò la firma di Acab sui documenti ordinando che le terre di Nabot fossero confiscate in quanto accusato di aver bestemmiato i nomi “di Elohim e del re”. Lui ed i suoi figli furono immediatamente messi a morte. Il vigoroso Elia apparve sulla scena accusando Acab dell’assassinio dei Nabot. In tal modo Elia, uno dei più grandi profeti, cominciò il suo insegnamento come difensore degli antichi costumi terrieri in opposizione al comportamento dei venditori di terre Baalim, contro il tentativo delle città di dominare il paese. Ma la riforma non avvenne fino a che il proprietario terriero Jeu non unì le sue forze a quelle del capo nomade Jonadab per distruggere i profeti (agenti di beni immobili) di Baal in Samaria.

97:9.20 (1074.2) Una nuova vita apparve quando Joas e suo figlio Geroboamo liberarono Israele dai suoi nemici. Ma in quest’epoca governava in Samaria una nobiltà di briganti le cui spoliazioni rivaleggiavano con quelle dell’antica dinastia di Davide. Stato e Chiesa collaboravano strettamente. Il tentativo di sopprimere la libertà di parola indusse Elia, Amos e Osea ad iniziare a scrivere in segreto, e questo fu il vero inizio delle Bibbie ebrea e cristiana.

97:9.21 (1074.3) Ma il regno del nord non scomparve dalla storia fino a quando il re d’Israele non cospirò con il re d’Egitto e rifiutò di pagare ulteriori tributi all’Assiria. Allora cominciò l’assedio di tre anni seguito dalla dispersione totale del regno del nord. Efraim (Israele) in tal modo scomparve. Giuda — gli Ebrei, il “resto d’Israele” — aveva cominciato a concentrare le terre nelle mani di pochi, come disse Isaia, “accumulando casa su casa e campo su campo.” Vi fu ben presto a Gerusalemme un tempio di Baal a fianco del tempio di Yahweh. Questo regno di terrore terminò con una rivolta monoteista condotta dal giovanissimo re Joas, che bandì una crociata a favore di Yahweh durata trentacinque anni.

97:9.22 (1074.4) Il successivo re, Amazia, ebbe delle difficoltà con i contribuenti Edomiti in rivolta e con i loro vicini. Dopo una significativa vittoria egli diresse il suo attacco verso i suoi vicini del nord e fu altrettanto pesantemente sconfitto. Allora i contadini si rivoltarono; assassinarono il re e misero sul trono suo figlio di sedici anni. Questi era Azaria, chiamato Uzza da Isaia. Dopo Uzza le cose andarono di male in peggio e Giuda visse per cento anni pagando tributi ai re dell’Assiria. Il primo Isaia disse loro che Gerusalemme, essendo la città di Yahweh, non sarebbe mai caduta. Ma Geremia non esitò a proclamare la sua caduta.

97:9.23 (1074.5) La vera rovina di Giuda fu causata da una cricca di politici ricchi e corrotti operanti sotto il governo di un re fanciullo, Manasse. L’economia in trasformazione favorì il ritorno all’adorazione di Baal, il cui atteggiamento sulle terre private era contrario all’ideologia di Yahweh. La caduta dell’Assiria e l’ascesa dell’Egitto portarono per un certo tempo alla liberazione di Giuda, e la gente di campagna prese il potere. Sotto Giosia essi distrussero la cricca di politici corrotti di Gerusalemme.

97:9.24 (1074.6) Ma quest’era finì tragicamente quando Giosia pretese di uscire per intercettare il potente esercito di Necao mentre risaliva la costa proveniente dall’Egitto per aiutare l’Assiria contro Babilonia. Egli fu annientato e Giuda fu assoggettato a tributo dall’Egitto. Il partito politico di Baal ritornò al potere a Gerusalemme ed in tal modo cominciò la vera schiavitù egiziana. Seguì poi un periodo in cui i politici di Baal controllarono sia i tribunali che il clero. L’adorazione di Baal era un sistema economico e sociale concernente i diritti di proprietà come pure la fertilità del suolo.

97:9.25 (1075.1) Con il rovesciamento di Necao da parte di Nabucodonosor, Giuda cadde sotto il dominio di Babilonia e godette di dieci anni di grazia, ma non tardò a ribellarsi. Quando Nabucodonosor venne contro di loro, i Giudaiti cominciarono delle riforme sociali, quali l’affrancamento degli schiavi, per influenzare Yahweh. Quando l’esercito babilonese si ritirò temporaneamente, gli Ebrei si rallegrarono che la magia della riforma li avesse liberati. Fu durante questo periodo che Geremia annunciò loro la rovina incombente, e ben presto Nabucodonosor ritornò.

97:9.26 (1075.2) Così la fine di Giuda giunse improvvisamente. La città fu distrutta ed il popolo fu condotto a Babilonia. La lotta tra Yahweh e Baal terminò con la cattività. E la cattività spinse il resto d’Israele al monoteismo.

97:9.27 (1075.3) A Babilonia gli Ebrei giunsero alla conclusione che non potevano sussistere come piccolo gruppo in Palestina con i loro peculiari costumi sociali ed economici, e che, se le loro ideologie dovevano prevalere, essi dovevano convertire i Gentili. Così ebbe origine il loro nuovo concetto del destino — l’idea che gli Ebrei dovevano diventare i servitori eletti di Yahweh. La religione ebraica dell’Antico Testamento si sviluppò in realtà a Babilonia durante la cattività.

97:9.28 (1075.4) La dottrina dell’immortalità prese egualmente forma a Babilonia. Gli Ebrei avevano creduto che l’idea della vita futura avrebbe sminuito l’importanza del loro vangelo di giustizia sociale. Ora, per la prima volta, la teologia rimpiazzava la sociologia e l’economia. La religione stava prendendo forma come sistema di pensiero e di condotta umani sempre più separato dalla politica, dalla sociologia e dall’economia.

97:9.29 (1075.5) Così la verità sul popolo ebreo rivela che molti avvenimenti considerati come storia sacra risultano essere poco più che la cronaca di un’ordinaria storia profana. Il Giudaismo fu il terreno nel quale crebbe il Cristianesimo, ma gli Ebrei non furono un popolo miracoloso.

10. La religione ebraica

97:10.1 (1075.6) I loro capi avevano insegnato agli Israeliti che erano un popolo eletto, non per concessione e monopolio speciali del favore divino, ma a causa della missione particolare di portare la verità del Dio unico e supremo a tutte le nazioni. Ed essi avevano promesso agli Ebrei che, se avessero adempiuto questo destino, sarebbero divenuti i capi spirituali di tutti i popoli e che il Messia atteso avrebbe regnato su di loro e sul mondo intero come Principe della Pace.

97:10.2 (1075.7) Quando gli Ebrei furono liberati dai Persiani, ritornarono in Palestina solo per cadere sotto la schiavitù dei loro stessi codici di leggi, di sacrifici e di rituali dominati dai sacerdoti. E come i clan ebrei respinsero la meravigliosa storia di Dio presentata nel discorso di addio di Mosè circa i rituali di sacrificio e di penitenza, così questi resti della nazione ebraica respinsero il magnifico concetto del secondo Isaia riguardante le leggi, le norme ed i rituali del loro clero in sviluppo.

97:10.3 (1075.8) L’egotismo nazionale, la falsa fede in un malinteso Messia promesso e le crescenti schiavitù e tirannia del clero ridussero per sempre al silenzio le voci dei capi spirituali (eccetto Daniele, Ezechiele, Aggeo e Malachia); e da quest’epoca fino al tempo di Giovanni il Battista tutto Israele subì un costante regresso spirituale. Ma gli Ebrei non persero mai il concetto del Padre Universale; anche fino al ventesimo secolo dopo Cristo essi hanno continuato a mantenere questa concezione della Deità.

97:10.4 (1076.1) Da Mosè a Giovanni il Battista si è stesa una linea ininterrotta di fedeli maestri che trasmisero la fiaccola della luce monoteistica da una generazione all’altra, mentre rimproveravano incessantemente i governanti senza scrupoli, denunciavano i sacerdoti che facevano commercio ed esortavano sempre il popolo ad aderire all’adorazione del supremo Yahweh, il Signore Dio d’Israele.

97:10.5 (1076.2) In quanto nazione gli Ebrei finirono per perdere la loro identità politica, ma la religione ebraica di credenza sincera in un Dio unico ed universale continua a vivere nel cuore degli esuli dispersi. E questa religione sopravvive perché ha efficacemente operato per conservare i più alti valori dei suoi seguaci. La religione ebraica preservò gli ideali di un popolo, ma non riuscì a favorire il progresso e ad incoraggiare la scoperta filosofica creativa nei regni della verità. La religione ebraica aveva molti difetti — era carente in filosofia e quasi priva di qualità estetiche — ma conservò i valori morali; per questo persisté. Il supremo Yahweh, comparato ad altri concetti di Deità, era ben delineato, vivido, personale e morale.

97:10.6 (1076.3) Gli Ebrei amavano la giustizia, la saggezza, la verità e la rettitudine come pochi popoli hanno fatto, ma hanno contribuito meno di tutti i popoli alla comprensione intellettuale e all’intendimento spirituale di queste qualità divine. Anche se la teologia ebraica rifiutò di ampliarsi, svolse un ruolo importante nello sviluppo delle altre due religioni mondiali, il Cristianesimo e l’Islamismo.

97:10.7 (1076.4) La religione ebraica persisté anche a causa delle sue istituzioni. È difficile per una religione sopravvivere come pratica personale di singoli individui. L’errore dei capi religiosi è sempre stato questo: vedendo i mali della religione istituzionalizzata essi cercano di distruggere la tecnica di funzionamento collettivo. Invece di distruggere l’intero rituale essi farebbero meglio a riformarlo. Sotto questo aspetto Ezechiele fu più saggio dei suoi contemporanei; sebbene si sia unito a loro nell’insistere sulla responsabilità morale personale, ha anche cominciato a stabilire l’osservanza fedele di un rituale superiore e purificato.

97:10.8 (1076.5) E così i successivi maestri d’Israele compirono la più grande impresa nell’evoluzione della religione mai effettuata su Urantia: la trasformazione graduale ma continua del concetto barbaro del selvaggio demone Yahweh, il geloso e crudele dio-spirito del tuonante vulcano Sinai, nel successivo concetto esaltato e celeste del supremo Yahweh, creatore di tutte le cose e Padre amorevole e misericordioso di tutta l’umanità. Questo concetto ebraico di Dio fu la rappresentazione umana più elevata del Padre Universale fino al momento in cui fu ulteriormente ampliato e così squisitamente amplificato dagli insegnamenti personali e dall’esempio di vita di suo Figlio, Micael di Nebadon.

97:10.9 (1076.6) [Presentato da un Melchizedek di Nebadon.]

Fascicolo 98 - Gli insegnamenti di Melchizedek in Occidente

Il Libro di Urantia

Fascicolo 98

Gli insegnamenti di Melchizedek in Occidente

98:0.1 (1077.1) GLI INSEGNAMENTI di Melchizedek penetrarono in Europa per molte vie, ma principalmente vennero dall’Egitto e furono incorporati nella filosofia occidentale dopo essere stati completamente ellenizzati e più tardi cristianizzati. Gli ideali del mondo occidentale erano essenzialmente socratici, e la successiva filosofia religiosa divenne quella di Gesù con le modificazioni ed i compromessi dovuti al contatto con la filosofia e la religione occidentale in evoluzione, il cui insieme culminò nella Chiesa cristiana.

98:0.2 (1077.2) In Europa i missionari di Salem proseguirono per lungo tempo le loro attività e furono gradualmente assorbiti dai numerosi gruppi di culto e rituali che sorgevano periodicamente. Tra quelli che mantennero gli insegnamenti di Salem nella forma più pura si devono menzionare i Cinici. Questi predicatori della fede e della fiducia in Dio erano ancora operanti nell’Europa romana del primo secolo dopo Cristo e furono incorporati più tardi nella religione cristiana in formazione.

98:0.3 (1077.3) Gran parte della dottrina di Salem fu diffusa in Europa dai soldati mercenari ebrei che combatterono tante battaglie militari in occidente. Nei tempi antichi gli Ebrei erano rinomati sia per il valore militare che per le loro peculiarità teologiche.

98:0.4 (1077.4) Le dottrine basilari della filosofia greca, della teologia ebraica e dell’etica cristiana furono essenzialmente ripercussioni dei precedente insegnamenti di Melchizedek.

1. La religione di Salem tra i Greci

98:1.1 (1077.5) I missionari di Salem avrebbero potuto edificare una grande struttura religiosa tra i Greci se non fosse stato per la rigida interpretazione del loro giuramento di ordinazione, un pegno imposto da Machiventa che impediva l’organizzazione di congregazioni esclusive per l’adorazione, e che esigeva la promessa di ogni insegnante di non funzionare mai come sacerdote né di ricevere mai compensi per un servizio religioso, soltanto cibo, vestiario ed un rifugio. Quando gli insegnanti Melchizedek entrarono nella Grecia preellenica, trovarono un popolo che alimentava ancora le tradizioni di Adamson e dei tempi degli Anditi, ma questi insegnamenti erano stati fortemente adulterati dalle nozioni e credenze delle masse di schiavi inferiori che erano state portate in quantità crescente sulle rive greche. Questa adulterazione produsse il ritorno ad un rozzo animismo con riti di sangue cui le classi inferiori univano anche il cerimoniale dell’esecuzione di criminali condannati.

98:1.2 (1077.6) L’influenza iniziale degli insegnanti di Salem fu quasi distrutta dalla cosiddetta invasione ariana proveniente dall’Europa meridionale e dall’est. Questi invasori ellenici portarono con loro dei concetti antropomorfici di Dio simili a quelli che i loro compagni ariani avevano introdotto in India. Questa importazione inaugurò l’evoluzione della famiglia greca di dei e di dee. Questa nuova religione era parzialmente basata sui culti degli invasori barbari ellenici, ma comprendeva anche i miti degli antichi abitanti della Grecia.

98:1.3 (1078.1) I Greci ellenici trovarono il mondo mediterraneo largamente dominato dal culto della madre, ed essi imposero a questi popoli il loro dio-uomo, Dyaus-Zeus, il quale era già divenuto, come Yahweh tra i Semiti enoteisti, il capo dell’intero pantheon greco di dei subordinati. Ed i Greci avrebbero finito per raggiungere un vero monoteismo nel concetto di Zeus se non avessero trattenuto l’idea del supercontrollo del Fato. Un Dio di valore finale deve essere lui stesso l’arbitro del fato ed il creatore del destino.

98:1.4 (1078.2) Come conseguenza di questi fattori nell’evoluzione religiosa si sviluppò ben presto la credenza popolare negli spensierati dei del Monte Olimpo, dei più umani che divini, che i Greci intelligenti non presero mai troppo sul serio. Essi non amavano né temevano molto queste divinità create da loro stessi. Provavano un sentimento patriottico e razziale per Zeus e per la sua famiglia di mezzi uomini e mezzi dei, ma non li riverivano né li adoravano.

98:1.5 (1078.3) Gli Elleni divennero così imbevuti delle dottrine anticlericali dei primi istruttori di Salem che nessun clero di qualche importanza sorse mai in Grecia. Anche la creazione d’immagini degli dei divenne più un’opera artistica che materia di adorazione.

98:1.6 (1078.4) Gli dei dell’Olimpo illustrano l’antropomorfismo tipico dell’uomo. Ma la mitologia greca era più estetica che etica. La religione greca fu utile perché descrisse un universo governato da un gruppo di deità. Ma la morale, l’etica e la filosofia greche progredirono presto molto al di là del concetto di dio, e questo squilibrio tra la crescita intellettuale e quella spirituale fu dannoso per la Grecia quanto lo era stato per l’India.

2. Il pensiero filosofico greco

98:2.1 (1078.5) Una religione superficiale e presa alla leggera non può durare, specialmente quando non ha un clero per alimentare le sue forme e per riempire il cuore dei fedeli di paura e di rispetto. La religione olimpica non prometteva salvezza, né soddisfava la sete spirituale dei suoi credenti; perciò era condannata a perire. Entro un millennio dal suo inizio essa era quasi scomparsa ed i Greci si trovarono senza una religione nazionale, poiché gli dei dell’Olimpo avevano perduto la loro presa sulle menti migliori.

98:2.2 (1078.6) Questa era la situazione quando, durante il sesto secolo avanti Cristo, l’Oriente ed il Levante conobbero una rinascita della coscienza spirituale ed un rinnovato risveglio del riconoscimento del monoteismo. Ma l’Occidente non partecipò a questo nuovo sviluppo; né l’Europa né l’Africa settentrionale parteciparono in modo rilevante a questa rinascita religiosa. I Greci, tuttavia, s’impegnarono in un magnifico progresso intellettuale. Essi avevano cominciato a dominare la paura e non cercavano più la religione come suo antidoto, ma non percepivano che la vera religione è il rimedio dell’anima affamata, dell’inquietudine spirituale e della disperazione morale. Essi cercarono il conforto dell’anima nel pensiero profondo — nella filosofia e nella metafisica. Si volsero dalla meditazione sull’autopreservazione — la salvezza — alla realizzazione e alla conoscenza di se stessi.

98:2.3 (1078.7) Per mezzo di una rigorosa riflessione i Greci tentarono di raggiungere quella coscienza della sicurezza che servisse da sostituto alla credenza nella sopravvivenza, ma fallirono completamente. Soltanto gli individui più intelligenti delle classi superiori dei popoli ellenici potevano afferrare questo nuovo insegnamento; la massa dei discendenti degli schiavi delle generazioni precedenti non aveva alcuna capacità di ricevere questo nuovo sostituto della religione.

98:2.4 (1079.1) I filosofi disdegnarono ogni forma di adorazione, nonostante che in pratica fossero tutti vagamente legati ad un fondo di credenza nelle dottrine di Salem su “l’Intelligenza dell’universo”, “l’idea di Dio” e la “Grande Sorgente”. In quello che i filosofi greci riconoscevano del divino e del superfinito erano francamente monoteisti; essi accordavano un modesto riconoscimento all’intera galassia di dei e dee dell’Olimpo.

98:2.5 (1079.2) I poeti greci del sesto e del quinto secolo a.C., in particolare Pindaro, tentarono di riformare la religione greca. Essi elevarono i suoi ideali, ma furono più artisti che religiosi. Essi non riuscirono a sviluppare una tecnica per promuovere e conservare dei valori supremi.

98:2.6 (1079.3) Senofane insegnò la dottrina di un Dio unico, ma il suo concetto di deità era troppo panteistico per rappresentare un Padre personale all’uomo mortale. Anassagora era un meccanicista, eccetto che riconosceva una Causa Prima, una Mente Iniziale. Socrate ed i suoi successori, Platone e Aristotele, insegnarono che la virtù è conoscenza, che la bontà è la salute dell’anima, che è meglio subire un’ingiustizia che esserne colpevoli, che non è bene rendere male per male e che gli dei sono saggi e buoni. Le loro virtù cardinali erano: saggezza, coraggio, temperanza e giustizia.

98:2.7 (1079.4) L’evoluzione della filosofia religiosa presso i popoli ellenici ed ebrei mostra un esempio di contrasto della funzione della Chiesa come istituzione per plasmare il progresso culturale. In Palestina il pensiero umano era talmente controllato dai sacerdoti e guidato dalle Scritture che la filosofia e l’estetica erano totalmente sommerse nella religione e nella moralità. In Grecia l’assenza quasi completa di sacerdoti e di “sacre Scritture” lasciò la mente umana libera e senza ostacoli, con il risultato di un sorprendente sviluppo nella profondità di pensiero. Ma la religione come esperienza personale non riuscì a tenere il passo delle investigazioni intellettuali nella natura e nella realtà del cosmo.

98:2.8 (1079.5) In Grecia il credere era subordinato al pensare; in Palestina il pensare era asservito al credere. Gran parte della forza del Cristianesimo è dovuta all’aver mutuato molto dalla moralità ebraica e dal pensiero greco.

98:2.9 (1079.6) In Palestina il dogma religioso divenne talmente cristallizzato da compromettere un’ulteriore crescita; in Grecia il pensiero umano divenne così astratto che il concetto di Dio si risolse in una visione nebbiosa di speculazioni panteistiche per niente dissimili dall’Infinità impersonale dei filosofi bramani.

98:2.10 (1079.7) Ma gli uomini comuni di quel tempo non poterono cogliere la filosofia greca della realizzazione di sé e di una Deità astratta, né vi furono interessati. Essi anelavano piuttosto alle promesse di salvezza, unitamente ad un Dio personale che ascoltasse le loro preghiere. Essi esiliarono i filosofi e perseguitarono gli ultimi fedeli del culto di Salem, essendosi le due dottrine molto mescolate, e si prepararono a quel terribile tuffo orgiastico nelle follie dei culti dei misteri che stavano allora invadendo i paesi del Mediterraneo. I misteri eleusini sorsero all’interno del pantheon olimpico, una versione greca del culto della fertilità; fiorì il culto dionisiaco della natura. Il migliore dei culti fu la fraternità orfica, le cui predicazioni morali e le cui promesse di salvezza attrassero molte persone.

98:2.11 (1080.1) Tutta la Grecia fu coinvolta in questi nuovi metodi di raggiungimento della salvezza, in questi cerimoniali emozionali e ardenti. Nessuna nazione aveva mai raggiunto simili altezze di filosofia artistica in così poco tempo, né aveva mai creato un tale sistema avanzato di etica praticamente senza Deità e senza la minima promessa di salvezza umana. Nessuna nazione era mai precipitata così rapidamente, profondamente e violentemente in un tale abisso di stagnazione intellettuale, di depravazione morale e di povertà spirituale come questi stessi popoli greci quando si lanciarono nel folle vortice dei culti dei misteri.

98:2.12 (1080.2) Le religioni sono durate a lungo senza supporto filosofico, ma poche filosofie, in quanto tali, sono persistite a lungo senza una qualche identificazione con la religione. La filosofia è per la religione quello che la concezione è per l’azione. Ma la condizione umana ideale è quella in cui la filosofia, la religione e la scienza si saldano in un’unità significativa mediante l’azione congiunta della saggezza, della fede e dell’esperienza.

3. Gli insegnamenti di Melchizedek a Roma

98:3.1 (1080.3) Essendosi evoluta dalle primitive forme religiose di adorazione degli dei di famiglia a quella della venerazione tribale di Marte, dio della guerra, era naturale che la religione successiva dei Latini assomigliasse di più ad un’osservanza politica che ai sistemi intellettuali dei Greci e dei Bramani o alle religioni più spirituali di diversi altri popoli.

98:3.2 (1080.4) Nel corso della grande rinascita monoteistica del vangelo di Melchizedek durante il sesto secolo avanti Cristo, troppo pochi missionari di Salem penetrarono in Italia, e quelli che lo fecero furono incapaci di vincere l’influenza del clero etrusco in rapida espansione, con la sua nuova galassia di dei e di templi, che furono tutti organizzati nella religione di Stato romana. Questa religione delle tribù latine non era triviale e venale come quella dei Greci, né era austera e tirannica come quella degli Ebrei; essa consisteva prevalentemente nell’osservanza di forme, voti e tabù semplici.

98:3.3 (1080.5) La religione romana fu grandemente influenzata da estese importazioni culturali dalla Grecia. Alla fine la maggior parte degli dei dell’Olimpo fu trapiantata ed incorporata nel pantheon latino. I Greci adorarono a lungo il fuoco del focolare domestico — Hestia era la dea vergine del focolare; Vesta era la dea romana del focolare. Zeus divenne Jupiter; Afrodite divenne Venus; e così via per le numerose deità dell’Olimpo.

98:3.4 (1080.6) L’iniziazione religiosa dei giovani Romani era l’occasione della loro consacrazione solenne al servizio dello Stato. Giuramenti ed ammissioni alla cittadinanza erano in realtà delle cerimonie religiose. I popoli latini avevano templi, altari e santuari, e in caso di crisi consultavano gli oracoli. Essi conservavano le ossa degli eroi e più tardi lo fecero per quelle dei santi cristiani.

98:3.5 (1080.7) Questa forma ufficiale e fredda di patriottismo pseudoreligioso era condannata a scomparire, come l’adorazione altamente intellettuale ed artistica dei Greci era crollata davanti all’adorazione fervente e profondamente emotiva dei culti dei misteri. Il più grande di questi culti devastanti era la religione del mistero della setta della Madre di Dio, che aveva allora la sua sede sull’esatto luogo dell’attuale chiesa di San Pietro a Roma.

98:3.6 (1080.8) L’emergente Stato romano trionfò politicamente, ma fu a sua volta conquistato dai culti, dai rituali, dai misteri e dai concetti di dio dell’Egitto, della Grecia e del Levante. Questi culti importati continuarono a fiorire in tutto lo Stato romano fino al tempo di Augusto, il quale, per ragioni puramente politiche e civili, fece uno sforzo eroico ed abbastanza riuscito per distruggere i misteri e ravvivare l’antica religione politica.

98:3.7 (1081.1) Uno dei sacerdoti della religione di Stato raccontò ad Augusto dei precedenti tentativi degli insegnanti di Salem per diffondere la dottrina di un Dio unico, di una Deità ultima al di sopra di tutti gli esseri soprannaturali; e questa idea si fissò così fermamente nell’imperatore che costruì numerosi templi, li fornì abbondantemente di magnifiche immagini, riorganizzò il clero di Stato, ristabilì la religione di Stato, nominò se stesso nella funzione di sommo sacerdote, e come imperatore non esitò a proclamarsi dio supremo.

98:3.8 (1081.2) Questa nuova religione del culto di Augusto prosperò e fu osservata in tutto l’impero durante la sua vita, salvo che in Palestina, patria degli Ebrei. Quest’epoca degli dei umani continuò fino a che il culto ufficiale romano ebbe un elenco di oltre quaranta deità umane elevatesi da se stesse a tale dignità, che vantavano tutte delle nascite miracolose ed altri attributi superumani.

98:3.9 (1081.3) L’ultima resistenza del decrescente gruppo di credenti di Salem fu fatta da un fervente gruppo di predicatori, i Cinici, i quali esortarono i Romani ad abbandonare i loro barbari ed insensati rituali religiosi e a ritornare ad una forma di culto incorporante il vangelo di Melchizedek, quale era stato modificato e contaminato dal contatto con la filosofia dei Greci. Ma il popolo in generale respinse i Cinici; preferì gettarsi nei rituali dei misteri, che non solo offrivano speranze di salvezza personale, ma soddisfavano anche il desiderio di svago, di eccitazione e di divertimento.

4. I culti dei misteri

98:4.1 (1081.4) La maggior parte degli abitanti del mondo greco-romano, avendo perduto le loro religioni primitive di famiglia e di Stato e non essendo né capaci né desiderosi di cogliere il significato della filosofia greca, volsero la loro attenzione ai culti spettacolari ed emozionali dei misteri provenienti dall’Egitto e dal Levante. Il popolo comune anelava alle promesse di salvezza — la consolazione religiosa per oggi e le assicurazioni di speranza per l’immortalità dopo la morte.

98:4.2 (1081.5) I tre culti dei misteri che divennero più popolari furono:

98:4.3 (1081.6) 1. Il culto frigio di Cibele e di suo figlio Attis.

98:4.4 (1081.7) 2. Il culto egiziano di Osiride e di sua madre Iside.

98:4.5 (1081.8) 3. Il culto iraniano dell’adorazione di Mitra come salvatore e redentore dell’umanità peccatrice.

98:4.6 (1081.9) I misteri frigi ed egiziani insegnavano che il figlio divino (rispettivamente Attis e Osiride) era passato per l’esperienza della morte ed era stato risuscitato dal potere divino, ed inoltre che tutti quelli che venivano opportunamente iniziati al mistero e che celebravano rispettosamente l’anniversario della morte e della risurrezione del dio, sarebbero con ciò divenuti partecipi della sua natura divina e della sua immortalità.

98:4.7 (1081.10) Le cerimonie frigie erano imponenti ma degradanti; le loro celebrazioni sanguinose denotano quanto fossero divenuti degradati e primitivi questi misteri levantini. Il giorno più sacro era il Venerdì Nero, il “giorno del sangue”, che commemorava la morte che Attis si autoinflisse. Dopo i tre giorni di celebrazione del sacrificio e della morte di Attis la festa si volgeva in gioia in onore della sua risurrezione.

98:4.8 (1082.1) I rituali dell’adorazione di Iside e di Osiride erano più raffinati ed impressionanti di quelli del culto frigio. Questo rituale egiziano era costruito attorno alla leggenda dell’antico dio del Nilo, un dio che morì e fu risuscitato, il cui concetto fu derivato dall’osservazione del ricorrente arresto annuale della crescita della vegetazione seguito dalla rigenerazione di tutte le piante viventi in primavera. Il parossismo dell’osservanza di questi culti dei misteri e le orge dei loro cerimoniali, che si riteneva portassero all’ “entusiasmo” della realizzazione della divinità, erano talvolta assai rivoltanti.

5. Il culto di Mitra

98:5.1 (1082.2) I misteri frigi ed egiziani cedettero alla fine di fronte al più grande di tutti i culti dei misteri, l’adorazione di Mitra. Il culto mitraico si rivolgeva ad un largo ventaglio di nature umane e soppiantò gradualmente entrambi i suoi predecessori. Il Mitraismo si diffuse nell’Impero Romano mediante la propaganda delle legioni romane reclutate nel Levante, dove questa religione era in voga, perché essi portavano queste credenze ovunque andavano. E questo nuovo rituale religioso fu un grande miglioramento rispetto ai precedenti culti dei misteri.

98:5.2 (1082.3) Il culto di Mitra ebbe origine in Iran e persisté a lungo nel suo paese d’origine nonostante la fiera opposizione dei seguaci di Zoroastro. Ma all’epoca in cui il Mitraismo raggiunse Roma, era stato assai migliorato dall’assorbimento di molti insegnamenti di Zoroastro. Fu principalmente attraverso il culto mitraico che la religione di Zoroastro esercitò un’influenza sul Cristianesimo apparso più tardi.

98:5.3 (1082.4) Il culto mitraico presentava un dio bellicoso che aveva avuto origine da una grande roccia, impegnato in coraggiose imprese e che faceva sgorgare l’acqua da una roccia colpita dalle sue frecce. C’era un’inondazione alla quale un solo uomo sfuggiva su un battello appositamente costruito ed un’ultima cena che Mitra celebrava con il dio sole prima di ascendere in cielo. Questo dio sole, o Sol Invictus, era una degenerazione del concetto di deità Ahura-Mazda dello Zoroastrismo. Mitra era concepito come il campione sopravvivente del dio sole nella sua lotta con il dio delle tenebre. Ed in riconoscimento per aver ucciso il mitico toro sacro, Mitra fu reso immortale e fu elevato alla posizione d’intercessore per la razza umana tra gli dei del cielo.

98:5.4 (1082.5) Gli aderenti a questo culto adoravano in grotte ed in altri luoghi segreti, cantando inni, mormorando parole magiche, mangiando la carne degli animali sacrificali e bevendo il loro sangue. Essi adoravano tre volte al giorno, con speciali cerimonie settimanali nel giorno del dio sole e con la celebrazione più elaborata nella festa annuale di Mitra, il 25 dicembre. Si credeva che condividere il sacramento assicurasse la vita eterna, il passaggio immediato dopo la morte nel seno di Mitra per restarvi in beatitudine fino al giorno del giudizio. Nel giorno del giudizio le chiavi mitraiche del cielo avrebbero aperto le porte del Paradiso per ricevervi i fedeli; dopo di che tutti i non battezzati tra i viventi ed i morti sarebbero stati annientati al ritorno di Mitra sulla terra. S’insegnava che quando un uomo moriva andava davanti a Mitra per essere giudicato, e che alla fine del mondo Mitra avrebbe radunato tutti i morti dalle loro tombe perché affrontassero il giudizio finale. I malvagi sarebbero stati distrutti con il fuoco ed i buoni avrebbero regnato con Mitra per sempre.

98:5.5 (1082.6) All’inizio era una religione solo per gli uomini, e c’erano sette ordini differenti cui i credenti potevano essere iniziati in successione. Più tardi le mogli e le figlie dei credenti furono ammesse ai templi della Grande Madre, che erano contigui ai templi mitraici. Il culto delle donne era una mescolanza del rituale mitraico e delle cerimonie del culto frigio di Cibele, la madre di Attis.

6. Il mitraismo ed il Cristianesimo

98:6.1 (1083.1) Prima dell’apparizione dei culti dei misteri e del Cristianesimo la religione personale si era poco sviluppata come istituzione indipendente nei paesi civilizzati dell’Africa del nord e dell’Europa; essa era più un affare di famiglia, di città-Stato, di politica e d’impero. I Greci ellenici non svilupparono mai un sistema di culto centralizzato; il rituale era locale; essi non avevano né clero né “libro sacro”. Come i Romani, le loro istituzioni religiose mancavano di un potente agente motore per la preservazione di valori morali e spirituali superiori. Pur essendo vero che l’istituzionalizzazione della religione ha generalmente sminuito la sua qualità spirituale, è anche un fatto che nessuna religione è mai riuscita finora a sopravvivere senza l’aiuto di un’organizzazione istituzionale di grado maggiore o minore.

98:6.2 (1083.2) La religione occidentale languì così fino all’epoca degli Scettici, dei Cinici, degli Epicurei e degli Stoici, ma più importante ancora, fino ai tempi del grande conflitto tra il Mitraismo e la nuova religione cristiana di Paolo.

98:6.3 (1083.3) Durante il terzo secolo dopo Cristo le chiese mitraiche e cristiane erano molto simili nell’aspetto esteriore e nel carattere del loro rituale. Tutti questi luoghi di adorazione erano per la maggior parte sotterranei e contenevano degli altari i cui sfondi descrivevano diversamente le sofferenze del salvatore che aveva portato la salvezza ad una razza umana maledetta dal peccato.

98:6.4 (1083.4) Era sempre stata abitudine degli adoratori mitraici, entrando nel tempio, d’intingere le loro dita nell’acqua benedetta. E poiché in certi distretti c’erano delle persone che appartenevano contemporaneamente alle due religioni, introdussero questo costume nella maggior parte delle chiese cristiane nelle vicinanze di Roma. Entrambe le religioni impiegavano il battesimo e distribuivano il sacramento del pane e del vino. L’unica grande differenza tra il Mitraismo ed il Cristianesimo, a parte le personalità di Mitra e di Gesù, era che l’una incoraggiava il militarismo mentre l’altra era ultrapacifista. La tolleranza del Mitraismo verso le altre religioni (salvo il più recente Cristianesimo) portò alla sua rovina finale. Ma il fattore decisivo nella lotta tra le due fu l’ammissione delle donne a pieno titolo alla comunità della fede cristiana.

98:6.5 (1083.5) Alla fine la fede denominata cristiana dominò l’Occidente. La filosofia greca fornì i concetti di valore etico; il Mitraismo fornì i rituali di osservanza del culto; ed il Cristianesimo, come tale, fornì la tecnica per la conservazione dei valori morali e sociali.

7. La religione cristiana

98:7.1 (1083.6) Un Figlio Creatore non si è incarnato nelle sembianze della carne mortale e non si è conferito all’umanità di Urantia per riconciliare un Dio in collera, ma piuttosto per conquistare tutti gli uomini al riconoscimento dell’amore del Padre e alla realizzazione della loro filiazione con Dio. Dopotutto, anche il grande fautore della dottrina dell’espiazione comprese in parte questa verità, perché dichiarò che “Dio riconciliava in Cristo il mondo con se stesso”.

98:7.2 (1084.1) Non è competenza di questo fascicolo occuparsi dell’origine e della diffusione della religione cristiana. È sufficiente dire che essa è costruita attorno alla persona di Gesù di Nazaret, il Figlio Micael di Nebadon umanamente incarnato, conosciuto su Urantia come il Cristo, l’unto del Signore. Il Cristianesimo fu diffuso in tutto il Levante e l’Occidente dai discepoli di questo galileo, ed il loro zelo missionario eguagliò quello dei loro illustri predecessori, i Setiti ed i Salemiti, così come quello dei loro ferventi contemporanei asiatici, gli insegnanti buddisti.

98:7.3 (1084.2) La religione cristiana, come sistema di credenza urantiano, è sorta dalla combinazione dei seguenti insegnamenti, influenze, credenze, culti e comportamenti personali individuali:

98:7.4 (1084.3) 1. Gli insegnamenti di Melchizedek, che sono un fattore basilare di tutte le religioni dell’Oriente e dell’Occidente sorte negli ultimi quattromila anni.

98:7.5 (1084.4) 2. Il sistema ebraico di moralità, di etica, di teologia e di credenza nella Provvidenza e nel supremo Yahweh.

98:7.6 (1084.5) 3. La concezione zoroastriana della lotta tra il bene ed il male cosmici, che aveva già lasciato la sua impronta sul Giudaismo e sul Mitraismo. A seguito del prolungato contatto che ha accompagnato le lotte tra il Mitraismo ed il Cristianesimo, le dottrine del profeta iraniano divennero un potente fattore nel determinare l’assetto teologico e filosofico e la struttura dei dogmi, dei princìpi e della cosmologia delle versioni ellenizzata e latinizzata degli insegnamenti di Gesù.

98:7.7 (1084.6) 4. I culti dei misteri, specialmente il Mitraismo, ma anche l’adorazione della Grande Madre nel culto frigio. Anche le leggende riguardo alla nascita di Gesù su Urantia furono contaminate dalla versione romana della nascita miracolosa del salvatore eroe iraniano Mitra, la cui venuta sulla terra si riteneva avesse avuto per testimoni soltanto un piccolo gruppo di pastori che portavano dei doni, i quali erano stati informati di questo avvenimento imminente dagli angeli.

98:7.8 (1084.7) 5. Il fatto storico della vita umana di Joshua ben Joseph, la realtà di Gesù di Nazaret come il Cristo glorificato, il Figlio di Dio.

98:7.9 (1084.8) 6. L’opinione personale di Paolo di Tarso. Bisogna tenere presente che il Mitraismo era la religione dominante a Tarso durante la sua adolescenza. Paolo non immaginava affatto che le lettere indirizzate a fin di bene ai suoi convertiti sarebbero state considerate un giorno dai Cristiani successivi come la “parola di Dio”. Tali insegnanti ben intenzionati non devono essere ritenuti responsabili dell’uso dei loro scritti fatto in seguito dai loro successori.

98:7.10 (1084.9) 7. Il pensiero filosofico dei popoli ellenisti, da Alessandria ad Antiochia, passando per la Grecia, fino a Siracusa e a Roma. La filosofia dei Greci era più in armonia con la versione paolina del Cristianesimo che con qualsiasi altro sistema religioso corrente e divenne un fattore importante nel successo del Cristianesimo in Occidente. La filosofia greca, assieme alla teologia di Paolo, forma ancora la base dell’etica europea.

98:7.11 (1084.10) A mano a mano che gli insegnamenti originali di Gesù penetrarono in Occidente furono occidentalizzati, e via via che furono occidentalizzati cominciarono a perdere la loro attrazione potenzialmente universale per tutte le razze e tipi di uomini. Il Cristianesimo oggi è divenuto una religione bene adattata ai costumi sociali, economici e politici delle razze bianche. Esso ha cessato da lungo tempo di essere la religione di Gesù, benché rappresenti ancora validamente una magnifica religione a proposito di Gesù a quegli individui che cercano sinceramente di seguire la via del suo insegnamento. Esso ha glorificato Gesù come il Cristo, l’unto messianico di Dio, ma ha dimenticato in larga misura il vangelo personale del Maestro: la Paternità di Dio e la fratellanza universale di tutti gli uomini.

98:7.12 (1085.1) Questa è la lunga storia degli insegnamenti di Machiventa Melchizedek su Urantia. Sono trascorsi quasi quattromila anni da quando questo Figlio d’emergenza di Nebadon si conferì ad Urantia, e durante questo tempo gli insegnamenti del “sacerdote di El Elyon, l’Altissimo Dio”, sono penetrati presso tutte le razze e tutti i popoli. Machiventa era riuscito a raggiungere lo scopo del suo eccezionale conferimento. Quando Micael si preparò ad apparire su Urantia, il concetto di Dio esisteva nel cuore degli uomini e delle donne, lo stesso concetto di Dio che arde ancora nell’esperienza spirituale vivente dei molteplici figli del Padre Universale mentre vivono la loro affascinante vita temporale sui pianeti che ruotano nello spazio.

98:7.13 (1085.2) [Presentato da un Melchizedek di Nebadon.]

Fascicolo 99 - I problemi sociali della religione

Il Libro di Urantia

Fascicolo 99

I problemi sociali della religione

99:0.1 (1086.1) LA RELIGIONE raggiunge il suo massimo ministero sociale quando ha la minima connessione con le istituzioni secolari della società. Nelle epoche passate, poiché le riforme sociali erano limitate in larga misura al campo morale, la religione non doveva adattare il suo atteggiamento agli estesi cambiamenti nei sistemi economico e politico. Il problema principale della religione era di tentare di sostituire il male con il bene all’interno dell’ordine sociale esistente della cultura politica ed economica. La religione ha così teso indirettamente a perpetuare l’ordine stabilito della società, a favorire il mantenimento del tipo di civiltà esistente.

99:0.2 (1086.2) Ma la religione non dovrebbe occuparsi direttamente della creazione di nuovi ordini sociali o della conservazione dei vecchi. La vera religione si oppone alla violenza come tecnica di evoluzione sociale, ma non si oppone agli sforzi intelligenti della società per adattare le sue usanze ed aggiustare le sue istituzioni a nuove condizioni economiche e a nuove esigenze culturali.

99:0.3 (1086.3) La religione approvò le occasionali riforme sociali dei secoli passati, ma nel ventesimo secolo essa è necessariamente chiamata ad affrontare l’adattamento ad una ricostruzione sociale estesa e continua. Le condizioni di vita cambiano così rapidamente che le modificazioni istituzionali devono essere grandemente accelerate, e la religione deve conseguentemente accelerare il suo adattamento a quest’ordine sociale nuovo ed in continuo cambiamento.

1. La religione e la ricostruzione sociale

99:1.1 (1086.4) Le invenzioni meccaniche e la diffusione della conoscenza stanno modificando la civiltà; certi aggiustamenti economici e cambiamenti sociali s’impongono se si vuole evitare un disastro culturale. Questo nuovo ordine sociale che si avvicina si stabilizzerà in maniera soddisfacente solo per un millennio. La razza umana deve rassegnarsi ad una serie di cambiamenti, di aggiustamenti e di riaggiustamenti. L’umanità è in cammino verso un nuovo destino planetario non rivelato.

99:1.2 (1086.5) La religione deve diventare una forte influenza per la stabilità morale ed il progresso spirituale, operando dinamicamente in mezzo a queste condizioni in continuo cambiamento e a questi aggiustamenti economici incessanti.

99:1.3 (1086.6) La società di Urantia non può assolutamente sperare di rimanere ferma come nelle ere passate. La nave sociale è salpata dalle baie riparate della tradizione stabilita ed ha cominciato la sua crociera nei mari aperti del destino evoluzionario. E l’anima dell’uomo, come mai prima nella storia del mondo, ha bisogno di scrutare attentamente le sue carte di moralità e di osservare accuratamente la bussola della guida religiosa. La missione suprema della religione come influenza sociale è quella di stabilizzare gli ideali dell’umanità durante questi periodi pericolosi di transizione da una fase di civiltà ad un’altra, da un livello di cultura ad un altro.

99:1.4 (1087.1) La religione non ha nuovi doveri da compiere, ma è chiamata urgentemente ad operare da saggia guida e da esperta consigliera in tutte queste nuove situazioni umane in rapido mutamento. La società sta diventando più meccanica, più compatta, più complessa e più pericolosamente interdipendente. La religione deve operare per impedire che queste nuove e strette interassociazioni divengano reciprocamente degenerative o anche distruttive. La religione deve agire da sale cosmico che impedisce ai fermenti del progresso di distruggere il sapore culturale della civiltà. Queste nuove relazioni sociali e questi nuovi mutamenti economici possono portare ad una fratellanza duratura solo mediante il ministero della religione.

99:1.5 (1087.2) Un umanitarismo ateo è, umanamente parlando, un nobile gesto, ma la vera religione è la sola forza che può accrescere in modo duraturo la risposta di un gruppo sociale ai bisogni e alle sofferenze di altri gruppi. Nel passato la religione istituzionale poteva rimanere passiva mentre le classi superiori della società facevano orecchie da mercante alle sofferenze e all’oppressione delle classi inferiori indifese, ma in tempi moderni questi ordini sociali inferiori non sono più così miseramente ignoranti né così politicamente impotenti.

99:1.6 (1087.3) La religione non deve farsi coinvolgere organicamente nel lavoro laico di ricostruzione sociale e di riorganizzazione economica, ma deve attivamente restare al passo con tutti questi progressi della civiltà facendo precise e vigorose riaffermazioni dei suoi comandamenti morali e dei suoi precetti spirituali, la sua filosofia progressiva di vita umana e di sopravvivenza trascendente. Lo spirito della religione è eterno, ma la forma della sua espressione deve essere rimessa a punto ogni volta che il dizionario del linguaggio umano viene riveduto.

2. La debolezza della religione istituzionale

99:2.1 (1087.4) La religione istituzionale non può offrire l’ispirazione ed essere di guida in questa ricostruzione sociale ed in questa riorganizzazione economica imminenti su scala mondiale, perché è disgraziatamente divenuta una parte più o meno organica dell’ordine sociale e del sistema economico che sono destinati ad essere ricostruiti. Solo la vera religione dell’esperienza spirituale personale può operare utilmente e creativamente nella crisi attuale della civiltà.

99:2.2 (1087.5) La religione istituzionale è ora trattenuta nello stallo di un circolo vizioso. Essa non può ricostruire la società senza prima ricostruire se stessa; ed essendo una parte così integrante dell’ordine stabilito, non può ricostruire se stessa fino a che la società non sia stata radicalmente ricostruita.

99:2.3 (1087.6) Le persone religiose devono operare nella società, nell’industria e nella politica come individui, non come gruppi, partiti o istituzioni. Un gruppo religioso che presume di agire come tale al di fuori delle sue attività religiose diventa immediatamente un partito politico, un’organizzazione economica o un’istituzione sociale. Il collettivismo religioso deve limitare i suoi sforzi al sostegno delle cause religiose.

99:2.4 (1087.7) Le persone religiose non hanno maggior valore nei compiti di ricostruzione sociale di quelle non religiose, salvo nella misura in cui la loro religione ha conferito loro una maggiore percezione cosmica e le ha dotate di quella saggezza sociale superiore che è nata dal desiderio sincero di amare Dio supremamente e di amare ogni uomo come un fratello nel regno dei cieli. L’ordine sociale ideale è quello in cui ogni uomo ama il suo prossimo come ama se stesso.

99:2.5 (1087.8) La Chiesa istituzionalizzata può sembrare che abbia servito la società nel passato glorificando l’ordine politico ed economico stabilito, ma essa deve cessare rapidamente una tale azione se vuole sopravvivere. Il suo solo atteggiamento appropriato consiste nell’insegnamento della non violenza, la dottrina dell’evoluzione pacifica, in luogo della rivoluzione violenta — pace sulla terra e buona volontà tra tutti gli uomini.

99:2.6 (1088.1) La religione moderna trova difficoltà ad adattare il suo atteggiamento ai rapidi cambiamenti sociali solo perché ha consentito a se stessa di diventare così completamente tradizionalizzata, dogmatizzata ed istituzionalizzata. La religione dell’esperienza vivente non trova alcuna difficoltà a tenere testa a tutti questi sviluppi sociali e cambiamenti economici, tra i quali essa opera sempre come stabilizzatrice morale, guida sociale e pilota spirituale. La vera religione trasporta da un’era all’altra la cultura di valore e quella saggezza che è nata dall’esperienza di conoscere Dio e di sforzarsi di essere simili a lui.

3. La religione e le persone religiose

99:3.1 (1088.2) Il Cristianesimo primitivo era completamente libero da ogni implicazione civile, impegno sociale ed alleanza economica. Solo più tardi il Cristianesimo istituzionalizzato divenne una parte organica della struttura politica e sociale della civiltà occidentale.

99:3.2 (1088.3) Il regno dei cieli non è né un ordine sociale né un ordine economico; esso è una fraternità esclusivamente spirituale d’individui che conoscono Dio. È tuttavia vero che una tale fraternità è in se stessa un nuovo e sorprendente fenomeno sociale accompagnato da stupefacenti ripercussioni politiche ed economiche.

99:3.3 (1088.4) La persona religiosa non è né indifferente alla sofferenza sociale, né incurante dell’ingiustizia civile, né isolata dal pensiero economico, né insensibile alla tirannia politica. La religione influenza direttamente la ricostruzione sociale perché spiritualizza e idealizza il singolo cittadino. Indirettamente la civiltà culturale è influenzata dal comportamento di questi singoli credenti via via che essi divengono membri attivi ed influenti dei vari gruppi sociali, morali, economici e politici.

99:3.4 (1088.5) Il raggiungimento di un’elevata civiltà culturale richiede in primo luogo il tipo ideale di cittadino, e poi dei meccanismi sociali ideali e adeguati con cui una tale cittadinanza possa controllare le istituzioni economiche e politiche di questa società umana evoluta.

99:3.5 (1088.6) La Chiesa, per un eccesso di falso sentimento, ha portato a lungo il suo ministero ai derelitti e ai disgraziati, e questa è stata una cosa buona, ma questo stesso sentimento ha portato all’insensata perpetuazione delle linee razzialmente degenerate che hanno enormemente ritardato il progresso della civiltà.

99:3.6 (1088.7) Molti singoli ricostruttori sociali, pur ripudiando con veemenza la religione istituzionalizzata sono, dopotutto, degli zelanti religiosi nella propagazione delle loro riforme sociali. Ed è così che la motivazione religiosa, personale e più o meno sconosciuta, sta svolgendo un ruolo importante nell’attuale programma di ricostruzione sociale.

99:3.7 (1088.8) La grande debolezza di tutto questo tipo di attività religiosa sconosciuta ed inconscia è che essa non è in grado di beneficiare di un’aperta critica religiosa e di raggiungere in tal modo livelli proficui di autocorrezione. È un fatto che la religione non cresce se non è disciplinata da una critica costruttiva, ampliata dalla filosofia, purificata dalla scienza e nutrita da una leale comunione.

99:3.8 (1088.9) C’è sempre il grande pericolo che la religione sia deformata e pervertita nel perseguimento di scopi sbagliati, come quando in tempo di guerra ogni nazione contendente prostituisce la sua religione nella propaganda militare. Lo zelo senza amore è sempre dannoso alla religione, mentre la persecuzione devia le attività religiose verso il conseguimento di una spinta sociologica o teologica.

99:3.9 (1089.1) La religione può essere mantenuta libera da dannose alleanze secolari soltanto con:

99:3.10 (1089.2) 1. Una filosofia criticamente correttiva.

99:3.11 (1089.3) 2. L’indipendenza da ogni alleanza sociale, economica e politica.

99:3.12 (1089.4) 3. Comunità creative, confortanti e che sviluppano l’amore.

99:3.13 (1089.5) 4. Un accrescimento progressivo dell’intuizione spirituale e dell’apprezzamento dei valori cosmici.

99:3.14 (1089.6) 5. La prevenzione del fanatismo mediante la compensazione di un atteggiamento mentale scientifico.

99:3.15 (1089.7) Le persone religiose, in quanto gruppo, non devono mai occuparsi d’altro che di religione, benché ciascuna di tali persone, come singolo cittadino, possa diventare il capo eminente di un movimento di ricostruzione sociale, economica o politica.

99:3.16 (1089.8) Il compito della religione è di creare, sostenere ed ispirare una tale lealtà cosmica nel singolo cittadino in modo da orientarlo al raggiungimento del successo nella promozione di tutti questi difficili, ma desiderabili, servizi sociali.

4. Le difficoltà della transizione

99:4.1 (1089.9) Una religione autentica rende la persona religiosa socialmente fragrante e crea discernimento nella comunità umana. Ma la formalizzazione dei gruppi religiosi distrugge molte volte i valori stessi per la promozione dei quali i gruppi erano stati organizzati. L’amicizia umana e la religione divina sono vicendevolmente utili e significativamente illuminanti se la crescita di ciascuna è equilibrata ed armonizzata. La religione introduce significati nuovi in tutte le associazioni di gruppo — famiglie, scuole e circoli. Essa assegna nuovi valori al gioco ed esalta tutto il vero umorismo.

99:4.2 (1089.10) Il governo sociale viene trasformato dall’intuizione spirituale; la religione impedisce a tutti i movimenti collettivi di perdere di vista i loro veri obbiettivi. Insieme ai figli, la religione è il grande elemento unificatore della vita familiare, purché essa sia una fede vivente e crescente. Non può esservi vita di famiglia senza figli; essa può essere vissuta senza religione, ma una tale mancanza moltiplica enormemente le difficoltà di questa intima associazione umana. Durante i primi decenni del ventesimo secolo la vita di famiglia, dopo l’esperienza religiosa personale, è quella che ha sofferto maggiormente della decadenza conseguente alla transizione dalle vecchie devozioni religiose ai nuovi significati e valori emergenti.

99:4.3 (1089.11) La vera religione è un modo significativo di vivere dinamicamente di fronte alle realtà ordinarie della vita quotidiana. Ma se la religione deve stimolare lo sviluppo individuale del carattere ed accrescere l’integrazione della personalità, non deve essere standardizzata. Se deve stimolare la valutazione dell’esperienza e servire da valido richiamo, non deve essere stereotipata. Se la religione deve promuovere devozioni supreme, non deve essere formalizzata.

99:4.4 (1089.12) Indipendentemente dagli sconvolgimenti che possono accompagnare la crescita sociale ed economica della civiltà, la religione è autentica e valida se favorisce nell’individuo un’esperienza nella quale prevale la sovranità della verità, della bellezza e della bontà, perché questo è il vero concetto spirituale della realtà suprema. E per mezzo dell’amore e dell’adorazione essa diventa significativa in quanto comunione con l’uomo e filiazione con Dio.

99:4.5 (1090.1) Dopotutto è ciò che si crede piuttosto che ciò che si conosce che determina la condotta e domina le prestazioni personali. La conoscenza puramente pratica esercita assai poca influenza sull’uomo medio se non è attivata emotivamente. Ma l’attivazione della religione è superemozionale; essa unifica l’intera esperienza umana su livelli trascendenti grazie al contatto con le energie spirituali nella vita mortale, e alla loro liberazione.

99:4.6 (1090.2) Durante i tempi psicologicamente instabili del ventesimo secolo, tra gli sconvolgimenti economici, le tendenze morali controcorrente e le tumultuose correnti sociologiche delle cicloniche transizioni di un’era scientifica, migliaia e migliaia di uomini e di donne sono divenuti umanamente disorientati; sono ansiosi, agitati, timorosi, incerti ed instabili. Come mai prima nella storia del mondo essi hanno bisogno della consolazione e della stabilizzazione di una sana religione. A fronte di realizzazioni scientifiche e di sviluppi meccanici senza precedenti c’è una stagnazione spirituale ed un caos filosofico.

99:4.7 (1090.3) Non c’è alcun pericolo nel fatto che la religione divenga sempre più una questione privata — un’esperienza personale — purché non perda la sua motivazione per un servizio sociale disinteressato ed amorevole. La religione ha subìto molte influenze secondarie: mescolanze improvvise di culture, fusioni di credenze, diminuzione di autorità ecclesiastica, mutamento di vita familiare, così come l’urbanizzazione e la meccanizzazione.

99:4.8 (1090.4) Il più grande pericolo spirituale per l’uomo consiste nel progresso parziale, nella situazione spiacevole di una crescita incompleta: abbandonare le religioni evoluzionarie della paura senza comprendere immediatamente la religione rivelatrice dell’amore. La scienza moderna, in particolare la psicologia, ha indebolito solo quelle religioni che si fondano essenzialmente sulla paura, sulla superstizione e sull’emozione.

99:4.9 (1090.5) Una transizione è sempre accompagnata da confusione, e non ci sarà tranquillità nel mondo religioso fino a che la grande battaglia tra le tre filosofie contendenti della religione non sarà finita:

99:4.10 (1090.6) 1. La credenza spiritistica (in una Deità provvidenziale) di molte religioni.

99:4.11 (1090.7) 2. La credenza umanistica ed idealistica di molte filosofie.

99:4.12 (1090.8) 3. Le concezioni meccanicistiche e naturalistiche di molte scienze.

99:4.13 (1090.9) E questi tre approcci parziali alla realtà del cosmo devono alla fine essere armonizzati dalla presentazione rivelatrice della religione, della filosofia e della cosmologia che descrive l’esistenza trina dello spirito, della mente e dell’energia provenienti dalla Trinità del Paradiso e che raggiungono l’unificazione nel tempo-spazio nella Deità del Supremo.

5. Gli aspetti sociali della religione

99:5.1 (1090.10) Anche se la religione è esclusivamente un’esperienza spirituale personale — conoscere Dio come un Padre — il corollario di questa esperienza — conoscere l’uomo come un fratello — comporta l’adattamento del sé ad altri sé, e ciò implica l’aspetto sociale o collettivo della vita religiosa. La religione è prima un aggiustamento interiore o personale, e poi diviene una questione di servizio sociale o di aggiustamento collettivo. Il fatto del carattere gregario dell’uomo determina necessariamente la nascita di gruppi religiosi. La sorte di questi gruppi religiosi dipende molto da una guida intelligente. Nella società primitiva il gruppo religioso non è sempre molto differente dai gruppi economici o politici. La religione è sempre stata una conservatrice della morale ed una stabilizzatrice della società. E questo è ancora vero, nonostante l’insegnamento contrario di molti socialisti ed umanisti moderni.

99:5.2 (1091.1) Tenete sempre presente che la vera religione consiste nel conoscere Dio come vostro Padre e l’uomo come vostro fratello. La religione non è una credenza servile in minacce di punizione o in promesse magiche di future ricompense mistiche.

99:5.3 (1091.2) La religione di Gesù è l’influenza più dinamica che abbia mai stimolato la razza umana. Gesù ha frantumato le tradizioni, distrutto i dogmi e chiamato l’umanità alla realizzazione dei suoi ideali più elevati nel tempo e nell’eternità — l’essere perfetta come il Padre che è nei cieli è perfetto.

99:5.4 (1091.3) La religione ha poche possibilità di svolgere il proprio ruolo fino a che il gruppo religioso non si separa da tutti gli altri gruppi — non forma l’associazione sociale dei membri spirituali del regno dei cieli.

99:5.5 (1091.4) La dottrina della depravazione totale dell’uomo ha distrutto gran parte del potenziale della religione per produrre ripercussioni sociali di natura elevatrice e di valore ispirante. Gesù cercò di ripristinare la dignità dell’uomo dichiarando che tutti gli uomini sono figli di Dio.

99:5.6 (1091.5) Ogni credenza religiosa che spiritualizza efficacemente il credente avrà certamente potenti ripercussioni nella vita sociale di tale credente. L’esperienza religiosa produce infallibilmente i “frutti dello spirito” nella vita quotidiana del mortale guidato dallo spirito.

99:5.7 (1091.6) Come gli uomini condividono certamente le loro credenze religiose, così essi creano un gruppo religioso di qualche sorta che alla fine crea scopi comuni. Un giorno le persone religiose si assoceranno e collaboreranno effettivamente sulla base dell’unità degli ideali e degli scopi piuttosto che tentare di fare ciò sulla base di opinioni psicologiche e di credenze teologiche. Gli scopi piuttosto che i credo dovrebbero unire le persone religiose. Poiché la vera religione è una questione di esperienza spirituale personale, è inevitabile che ogni singolo credente debba avere la propria interpretazione personale della realizzazione di questa esperienza spirituale. Il termine “fede” dovrebbe rappresentare la relazione dell’individuo con Dio piuttosto che la formulazione dottrinale di quello che un gruppo di mortali è riuscito a concordare come comportamento religioso comune. “Avete fede? Allora abbiatela per voi stessi.”

99:5.8 (1091.7) Che la fede s’interessi soltanto di cogliere i valori ideali è evidenziato dalla definizione del Nuovo Testamento che dichiara che la fede è la sostanza delle cose sperate e la dimostrazione delle cose non viste.

99:5.9 (1091.8) L’uomo primitivo faceva pochi sforzi per esprimere con parole le sue convinzioni religiose. La sua religione era espressa con la danza più che con il pensiero. Gli uomini moderni hanno ideato molte credenze ed hanno creato molte norme di fede religiosa. Le future persone religiose devono vivere esteriormente la loro religione, devono dedicare se stessi al servizio generoso della fratellanza dell’uomo. È giunta l’ora che l’uomo abbia un’esperienza religiosa così personale e così sublime da poter essere realizzata ed espressa solo con “sentimenti che siano troppo profondi per essere espressi con delle parole”.

99:5.10 (1091.9) Gesù non chiedeva ai suoi discepoli di riunirsi periodicamente per recitare un insieme di parole indicative delle loro credenze comuni. Egli ordinò soltanto che si riunissero per fare qualcosa effettivamente — consumare insieme la cena del ricordo della sua vita di conferimento su Urantia.

99:5.11 (1091.10) Quale errore commettono i Cristiani quando, presentando il Cristo come l’ideale supremo di guida spirituale, osano esigere che gli uomini e le donne coscienti di Dio respingano la guida storica degli uomini conoscenti Dio e che hanno contribuito ad illuminare la loro nazione o razza particolare durante le ere passate.

6. La religione istituzionale

99:6.1 (1092.1) Il settarismo è una malattia della religione istituzionale ed il dogmatismo è una schiavitù della natura spirituale. È molto meglio avere una religione senza una Chiesa che una Chiesa senza religione. Il disordine religioso del ventesimo secolo non è in se stesso e per se stesso indice di decadenza spirituale. La confusione precede sia la crescita sia la distruzione.

99:6.2 (1092.2) C’è uno scopo reale nella socializzazione della religione. Le attività religiose di gruppo hanno per scopo di mettere in scena le devozioni della religione; di magnificare le attrattive della verità, della bellezza e della bontà; di favorire il richiamo dei valori supremi; di accrescere il servizio di una fraternità disinteressata; di glorificare i potenziali della vita di famiglia; di promuovere l’istruzione religiosa; di fornire saggi consigli e direttive spirituali e d’incoraggiare il culto collettivo. Tutte le religioni viventi incoraggiano l’amicizia umana, preservano la moralità, promuovono il benessere della loro regione e facilitano la diffusione del vangelo essenziale dei loro rispettivi messaggi di salvezza eterna.

99:6.3 (1092.3) Ma via via che la religione diviene istituzionalizzata, il suo potere di fare del bene diminuisce, mentre le possibilità di fare del male si accrescono considerevolmente. I pericoli della religione formalizzata sono: fissazione delle credenze e cristallizzazione dei sentimenti; accumulazione degli interessi acquisiti con accrescimento della secolarizzazione; tendenza a standardizzare e a fossilizzare la verità; deviazione della religione dal servizio di Dio al servizio della Chiesa; inclinazione dei capi a diventare amministratori invece che ministri; tendenza a formare delle sette e delle divisioni in concorrenza; istituzione di un’autorità ecclesiastica oppressiva; creazione dell’atteggiamento aristocratico di “popolo eletto”; insorgenza d’idee false ed esagerate sulla sacralità; abitudinarietà della religione e pietrificazione del culto; tendenza a venerare il passato ignorando i bisogni del presente; incapacità di dare delle interpretazioni moderne della religione; mescolanza con funzioni di istituzioni secolari. Essa crea inoltre la dannosa discriminazione delle caste religiose; diventa un giudice intollerante dell’ortodossia; non riesce a tenere avvinto l’interesse della gioventù avventurosa e perde gradualmente il messaggio salvifico del vangelo della salvezza eterna.

99:6.4 (1092.4) La religione formale frena gli uomini nelle loro attività spirituali personali invece di liberarli per il servizio più elevato di costruttori del regno.

7. Il contributo della religione

99:7.1 (1092.5) Sebbene le Chiese e tutti gli altri gruppi religiosi debbano tenersi fuori di ogni attività secolare, allo stesso tempo la religione non deve fare niente per ostacolare o ritardare la coordinazione sociale delle istituzioni umane. La vita deve continuare a crescere in significati; l’uomo deve proseguire la sua riforma della filosofia e la sua chiarificazione della religione.

99:7.2 (1092.6) La scienza politica deve effettuare la ricostruzione dell’economia e dell’industria mediante le tecniche che apprende dalle scienze sociali e con la percezione ed i motivi forniti dalla vita religiosa. In ogni ricostruzione sociale la religione apporta una devozione stabilizzante ad un oggetto trascendente, ad uno scopo consolidante situato al di là e al di sopra dell’obbiettivo temporale immediato. In mezzo alle confusioni di un ambiente in rapido cambiamento l’uomo mortale ha bisogno del sostegno di una vasta prospettiva cosmica.

99:7.3 (1093.1) La religione ispira l’uomo a vivere coraggiosamente e gioiosamente sulla faccia della terra; essa unisce la pazienza alla passione, l’intuizione allo zelo, la simpatia al potere e gli ideali all’energia.

99:7.4 (1093.2) Un uomo non può mai decidere saggiamente su questioni temporali né trascendere l’egoismo degli interessi personali se non medita in presenza della sovranità di Dio e non tiene conto delle realtà dei significati divini e dei valori spirituali.

99:7.5 (1093.3) L’interdipendenza economica e la fraternità sociale condurranno alla fine alla fratellanza. L’uomo è per natura un sognatore, ma la scienza lo sta attualmente rinsavendo, cosicché la religione può attivarlo con molto minor pericolo di provocare delle reazioni fanatiche. Le necessità economiche legano l’uomo alla realtà, e l’esperienza religiosa personale porta questo stesso uomo faccia a faccia con le realtà eterne di una cittadinanza cosmica in continua espansione ed in costante progresso.

99:7.6 (1093.4) [Presentato da un Melchizedek di Nebadon.]

Fascicolo 100 - La religione nell’esperienza umana

Il Libro di Urantia

Fascicolo 100

La religione nell’esperienza umana

100:0.1 (1094.1) L’ESPERIENZA di una vita religiosa dinamica trasforma l’individuo mediocre in una personalità dotata di un potere idealistico. La religione contribuisce al progresso di tutti favorendo quello di ciascun individuo, ed il progresso di ciascuno è accresciuto dal compimento di tutti.

100:0.2 (1094.2) La crescita spirituale è vicendevolmente stimolata dall’associazione intima con altre persone religiose. L’amore fornisce il terreno per la crescita religiosa — un’attrazione oggettiva in luogo di una gratificazione soggettiva — e tuttavia dona la soddisfazione soggettiva suprema. La religione nobilita i lavori ordinari della vita quotidiana.

1. La crescita religiosa

100:1.1 (1094.3) Mentre la religione produce la crescita dei significati e l’elevazione dei valori, quando delle valutazioni puramente personali sono elevate a livelli assoluti ne risulta sempre un male. Un bambino valuta l’esperienza secondo il piacere che procura; la maturità è proporzionale alla sostituzione di significati superiori al piacere personale, cioè di fedeltà ai concetti più elevati di situazioni di vita e di relazioni cosmiche diversificate.

100:1.2 (1094.4) Certe persone sono troppo occupate per crescere e sono quindi in serio pericolo d’immobilismo spirituale. Si devono prendere dei provvedimenti per la crescita dei significati alle differenti età, in culture successive e durante i vari stadi di una civiltà in progresso. I principali inibitori della crescita sono il pregiudizio e l’ignoranza.

100:1.3 (1094.5) Date ad ogni bambino in sviluppo un’occasione di fare la propria esperienza religiosa; non imponetegli un’esperienza di adulto già confezionata. Ricordatevi che il progresso anno dopo anno per mezzo di un regime educativo stabilito non significa necessariamente progresso intellettuale, ed ancor meno crescita spirituale. L’ampliamento del vocabolario non significa sviluppo del carattere. La crescita non è in verità indicata dai meri risultati, ma piuttosto dai progressi. Una reale crescita educativa è indicata dall’elevazione degli ideali, dall’accresciuto apprezzamento dei valori, dai nuovi significati attribuiti ai valori e da una maggiore fedeltà ai valori supremi.

100:1.4 (1094.6) I bambini sono permanentemente influenzati solo dalla lealtà dei loro compagni adulti; il precetto o anche l’esempio non hanno un’influenza duratura. Le persone leali sono persone che stanno crescendo, e la crescita è una realtà che impressiona ed ispira. Vivete lealmente oggi — crescete — ed il domani baderà a se stesso. Il modo più rapido per un girino di diventare una rana è di vivere fedelmente ogni istante come un girino.

100:1.5 (1094.7) Il terreno essenziale per la crescita religiosa presuppone una vita progressiva di autorealizzazione, la coordinazione delle tendenze naturali, l’esercizio della curiosità ed il godimento di avventure ragionevoli, il provare sentimenti di soddisfazione, il funzionamento della paura come stimolo per l’attenzione e la consapevolezza, l’attrazione del meraviglioso ed una normale coscienza della propria piccolezza, l’umiltà. La crescita è anche basata sulla scoperta di sé accompagnata da autocritica — dalla coscienza, perché la coscienza è realmente la critica di se stessi mediante la propria scala di valori, i propri ideali personali.

100:1.6 (1095.1) L’esperienza religiosa è notevolmente influenzata dalla salute fisica, dal temperamento ereditato e dall’ambiente sociale. Ma queste condizioni temporali non impediscono il progresso spirituale interiore di un’anima consacrata a fare la volontà del Padre che è nei cieli. Sono presenti in tutti i mortali normali certe tendenze innate alla crescita e all’autorealizzazione che agiscono se non sono specificamente inibite. La tecnica certa per favorire questa dotazione costitutiva del potenziale di crescita spirituale è di mantenere un atteggiamento di devozione sincera ai valori supremi.

100:1.7 (1095.2) La religione non può essere donata, ricevuta, prestata, appresa o perduta. Essa è un’esperienza personale che cresce proporzionalmente alla ricerca crescente di valori finali. La crescita cosmica accompagna dunque l’accumulazione dei significati e l’elevazione sempre maggiore dei valori. Ma la nobiltà in se stessa è sempre una crescita inconscia.

100:1.8 (1095.3) Le abitudini religiose di pensare e di agire contribuiscono all’economia della crescita spirituale. Si possono sviluppare delle predisposizioni religiose verso una reazione favorevole agli stimoli spirituali, una sorta di riflesso condizionato spirituale. Le abitudini che favoriscono la crescita religiosa comprendono la cultura della sensibilità ai valori divini, il riconoscimento della vita religiosa negli altri, la meditazione riflessiva sui significati cosmici, la soluzione onorevole dei problemi, la condivisione della propria vita spirituale con quella dei propri simili, l’assenza d’egoismo, il rifiuto di affidarsi alla misericordia divina, il vivere come se ci si trovasse alla presenza di Dio. I fattori della crescita religiosa possono essere intenzionali, ma la crescita stessa è invariabilmente inconscia.

100:1.9 (1095.4) La natura inconscia della crescita religiosa non significa tuttavia che sia un’attività funzionante nei supposti regni subconsci dell’intelletto umano; essa denota piuttosto delle attività creative nei livelli superconsci della mente mortale. L’esperienza della realizzazione della realtà nella crescita religiosa inconscia è la sola prova positiva dell’esistenza funzionale della supercoscienza.

2. La crescita spirituale

100:2.1 (1095.5) Lo sviluppo spirituale dipende, in primo luogo dal mantenimento di un legame spirituale vivente con vere forze spirituali ed in secondo luogo dalla produzione continua di frutti spirituali, cioè trasmettendo ai propri simili quello che è stato ricevuto dai propri benefattori spirituali. Il progresso spirituale è basato sul riconoscimento intellettuale della povertà spirituale, unita all’autocoscienza della sete di perfezione, al desiderio di conoscere Dio e di essere simili a lui, all’intenzione sincera di fare la volontà del Padre che è nei cieli.

100:2.2 (1095.6) La crescita spirituale è prima un risveglio ai bisogni, poi un discernimento dei significati ed infine una scoperta dei valori. La prova del vero sviluppo spirituale consiste nella manifestazione di una personalità umana motivata dall’amore, animata da uno spirito di servizio disinteressato e dominata dall’adorazione sincera degli ideali di perfezione della divinità. Tutta questa esperienza costituisce la realtà della religione in contrasto con le semplici credenze teologiche.

100:2.3 (1095.7) La religione può progredire fino a quel livello d’esperienza in cui diventa una tecnica saggia ed illuminata di reazione spirituale all’universo. Una tale religione glorificata può operare su tre livelli della personalità umana: il livello intellettuale, quello morontiale e quello spirituale; sulla mente, nell’anima in evoluzione e con lo spirito interiore.

100:2.4 (1096.1) La spiritualità diventa subito l’indicatore della propria vicinanza a Dio e la misura dell’utilità per i propri simili. La spiritualità accresce la capacità di scoprire la bellezza nelle cose, di riconoscere la verità nei significati e di trovare la bontà nei valori. Lo sviluppo spirituale è determinato da questa capacità ed è direttamente proporzionale all’eliminazione degli aspetti egoistici dell’amore.

100:2.5 (1096.2) Lo status spirituale effettivo è la misura del raggiungimento della Deità, della sintonia con l’Aggiustatore. Il conseguimento della finalità della spiritualità equivale al raggiungimento del massimo della realtà, del massimo di somiglianza con Dio. La vita eterna è la ricerca perpetua dei valori infiniti.

100:2.6 (1096.3) Lo scopo dell’autorealizzazione umana dovrebbe essere spirituale, non materiale. Le sole realtà per cui valga la pena di lottare sono divine, spirituali ed eterne. L’uomo mortale ha diritto al godimento dei piaceri fisici e alla soddisfazione degli affetti umani; egli trae beneficio dalla fedeltà alle associazioni umane e alle istituzioni temporali; ma queste non sono le fondamenta eterne sulle quali costruire la personalità immortale che deve trascendere lo spazio, vincere il tempo e compiere il destino eterno di perfezione divina e di servizio finalitario.

100:2.7 (1096.4) Gesù descrisse la certezza profonda del mortale che conosce Dio dicendo: “Per un credente del regno che conosce Dio che cosa importa se tutte le cose terrene vanno in rovina?” Le sicurezze temporali sono vulnerabili, ma le certezze spirituali sono incrollabili. Quando le maree umane dell’avversità, dell’egoismo, della crudeltà, dell’odio, della cattiveria e della gelosia lambiscono l’anima umana, si può star certi che esiste un bastione interiore, la cittadella dello spirito, che è assolutamente inespugnabile; ciò è almeno vero per ogni essere umano che ha affidato la custodia della sua anima allo spirito interiore del Dio eterno.

100:2.8 (1096.5) Dopo questo conseguimento spirituale, assicurato da una crescita graduale oppure da una crisi specifica, si produce un nuovo orientamento della personalità così come lo sviluppo di una nuova scala di valori. Tali individui nati dallo spirito sono talmente rimotivati nella vita da poter tranquillamente stare a guardare mentre le loro ambizioni più vive periscono e le loro speranze più ardenti crollano. Essi sanno con certezza che queste catastrofi sono semplicemente i cataclismi rettificatori che distruggono le loro creazioni temporali preliminarmente alla costruzione delle realtà più nobili e durature di un livello nuovo e più sublime di conseguimento universale.

3. I concetti di valore supremo

100:3.1 (1096.6) La religione non è una tecnica per ottenere una pace mentale appagante e statica; è un impulso destinato ad organizzare l’anima per un servizio dinamico. È l’arruolamento della totalità della personalità nel servizio fedele di amare Dio e di servire gli uomini. La religione paga qualunque prezzo essenziale al raggiungimento della meta suprema, la ricompensa eterna. C’è una pienezza di consacrazione nella fedeltà religiosa che è splendidamente sublime. E queste fedeltà sono socialmente efficaci e spiritualmente progressive.

100:3.2 (1096.7) Per una persona religiosa la parola Dio diventa un simbolo indicante l’avvicinamento alla realtà suprema ed il riconoscimento del valore divino. Le preferenze e le avversioni umane non determinano il bene ed il male; i valori morali non derivano dall’esaurimento dei desideri o dalla frustrazione emotiva.

100:3.3 (1096.8) Nella contemplazione dei valori si deve distinguere tra ciò che è un valore e ciò che ha un valore. Si deve riconoscere la relazione tra le attività piacevoli, la loro integrazione significativa e la loro realizzazione accresciuta su livelli progressivamente sempre più elevati di esperienza umana.

100:3.4 (1097.1) Il significato è qualcosa che l’esperienza aggiunge al valore; è l’apprezzamento cosciente dei valori. Un piacere isolato e puramente egoista può connotare una svalutazione virtuale dei significati, un godimento privo di senso che rasenta il male relativo. I valori sono esperienziali quando le realtà sono significative e mentalmente associate, quando tali relazioni sono riconosciute ed apprezzate dalla mente.

100:3.5 (1097.2) I valori non possono mai essere statici; realtà significa cambiamento, crescita. Il cambiamento senza crescita, senza espansione di significati ed esaltazione di valori, è privo di valore — è un male potenziale. Più è grande la sua qualità di adattamento cosmico, più un’esperienza possiede significato. I valori non sono delle illusioni concettuali; sono reali, ma dipendono sempre dall’esistenza delle relazioni. I valori sono sempre attuali e potenziali — non ciò che era, ma ciò che è e che sarà.

100:3.6 (1097.3) L’associazione degli attuali e dei potenziali equivale alla crescita, alla realizzazione esperienziale dei valori. Ma la crescita non è mero progresso. Il progresso è sempre significativo, ma è relativamente privo di valore senza la crescita. Il valore supremo della vita umana consiste nella crescita dei valori, nel progresso dei significati e nella realizzazione dell’interrelazione cosmica tra queste due esperienze. Ed una tale esperienza è l’equivalente di una coscienza di Dio. Un tale mortale, anche se non è soprannaturale, sta divenendo veramente superumano; un’anima immortale si sta evolvendo.

100:3.7 (1097.4) L’uomo non può provocare la crescita, ma può fornire delle condizioni favorevoli. La crescita è sempre inconscia, sia essa fisica, intellettuale o spirituale. L’amore cresce in questo modo; non può essere creato, fabbricato o acquistato; deve crescere. L’evoluzione è una tecnica cosmica di crescita. La crescita sociale non può essere ottenuta dalla legislazione, né la crescita morale da un’amministrazione migliore. L’uomo può costruire una macchina, ma il suo valore reale deve derivare dalla cultura umana e dall’apprezzamento personale. Il solo contributo dell’uomo alla crescita è la mobilitazione di tutti i poteri della sua personalità — la fede vivente.

4. I problemi della crescita

100:4.1 (1097.5) Una vita religiosa è una vita consacrata, ed una vita consacrata è una vita creativa, originale e spontanea. Nuove visioni religiose sorgono dai conflitti che avviano la scelta di nuove e migliori abitudini di reazione al posto degli antichi modelli inferiori di reazione. Nuovi significati emergono solo in mezzo ai conflitti; ed un conflitto persiste solo di fronte al rifiuto di adottare i valori più elevati racchiusi nei significati superiori.

100:4.2 (1097.6) Le perplessità religiose sono inevitabili; non può esserci alcuna crescita senza conflitto fisico e turbamento spirituale. L’organizzazione di un criterio filosofico di vita comporta una perturbazione considerevole nei regni filosofici della mente. Le devozioni non sono esercitate a favore del grande, del buono, del vero e del nobile senza lotta. Lo sforzo accompagna la chiarificazione della visione spirituale e l’accrescimento dell’intuizione cosmica. E l’intelletto umano protesta quando è allontanato dal sostentamento delle energie non spirituali dell’esistenza temporale. La mente animale indolente si ribella allo sforzo richiesto per affrontare i problemi cosmici da risolvere.

100:4.3 (1097.7) Ma il grande problema della vita religiosa consiste nel compito di unificare i poteri dell’anima insiti nella personalità mediante il dominio dell’amore. La salute, l’efficienza mentale e la felicità risultano dall’unificazione dei sistemi fisici, dei sistemi mentali e dei sistemi spirituali. Della salute e della sanità mentale l’uomo comprende molto, ma della felicità ha veramente compreso assai poco. La felicità più grande è indissolubilmente legata al progresso spirituale. La crescita spirituale procura una gioia duratura, una pace che oltrepassa ogni comprensione.

100:4.4 (1098.1) Nella vita fisica i sensi testimoniano l’esistenza delle cose; la mente scopre la realtà dei significati; ma l’esperienza spirituale rivela all’individuo i veri valori della vita. Questi livelli elevati di vita umana si raggiungono nell’amore supremo di Dio e nell’amore disinteressato dell’uomo. Se amate i vostri simili dovete avere scoperto il loro valore. Gesù ha amato così tanto gli uomini perché attribuiva loro un alto valore. Voi potete scoprire meglio il valore nei vostri associati scoprendo la loro motivazione. Se qualcuno vi irrita e suscita in voi dei sentimenti di rancore, dovreste cercare per affinità di discernere il suo punto di vista, le sue ragioni per tale condotta deplorevole. Non appena comprenderete il vostro prossimo, diverrete tolleranti, e questa tolleranza si trasformerà in amicizia e maturerà in amore.

100:4.5 (1098.2) Rievocate nell’occhio della mente l’immagine di uno dei vostri antenati primitivi dell’epoca degli abitatori di caverne — una piccola, malfatta, sudicia, ringhiosa tozza figura d’uomo, in piedi, con le gambe divaricate, la clava alzata, che respira odio e animosità mentre guarda ferocemente dritto davanti a lui. Una tale immagine difficilmente descrive la dignità divina dell’uomo. Ma permetteteci di allargare il quadro. Di fronte a quest’uomo agitato sta acquattata una tigre dai denti a sciabola. Dietro a lui stanno una donna e due bambini. Voi riconoscete immediatamente che una tale immagine rappresenta gli inizi di molti belli e nobili aspetti della razza umana, ma l’uomo è lo stesso in entrambi i quadri. Soltanto che nella seconda scenetta siete favoriti da un allargamento d’orizzonte. In essa voi discernete la motivazione di questo mortale in evoluzione. Il suo atteggiamento diventa encomiabile perché lo comprendete. Se voi poteste soltanto approfondire i motivi dei vostri compagni, quanto meglio li comprendereste. Se solo poteste conoscere i vostri simili finireste per amarli.

100:4.6 (1098.3) Voi non potete amare veramente i vostri simili con un semplice atto di volontà. L’amore nasce solo dalla profonda comprensione dei motivi e dei sentimenti del vostro prossimo. Non è così importante amare tutti gli uomini oggi quanto imparare ogni giorno ad amarne uno di più. Se ogni giorno od ogni settimana voi riuscite a comprendere uno in più dei vostri simili, e se questo è il limite della vostra capacità, allora state certamente rendendo sociale e spirituale la vostra personalità. L’amore è contagioso, e quando la devozione umana è intelligente e saggia, l’amore ha più presa dell’odio. Ma solo un amore autentico e disinteressato è veramente contagioso. Se ogni mortale potesse solo diventare un centro di affetto dinamico, questo virus benigno dell’amore pervaderebbe ben presto la corrente emotiva sentimentale dell’umanità al punto che tutta la civiltà sarebbe avviluppata dall’amore, e ciò sarebbe la realizzazione della fratellanza dell’uomo.

5. Conversione e misticismo

100:5.1 (1098.4) Il mondo è pieno di anime perdute, non perdute in senso teologico, ma perdute in senso direzionale, erranti nella confusione tra le dottrine ed i culti di un’era filosofica frustrata. Troppo poche hanno imparato a stabilire una filosofia di vita al posto dell’autorità religiosa. (I simboli della religione socializzata non devono essere disprezzati come canali di crescita, benché il letto del fiume non sia il fiume.)

100:5.2 (1098.5) La progressione della crescita religiosa conduce, attraverso il conflitto, dalla stagnazione alla coordinazione, dall’insicurezza ad una fede incrollabile, dalla confusione della coscienza cosmica all’unificazione della personalità, dall’obiettivo temporale a quello eterno, dalla schiavitù della paura alla libertà della filiazione divina.

100:5.3 (1099.1) Si deve chiarire che le professioni di fedeltà agli ideali supremi — la consapevolezza psichica, emotiva e spirituale di avere coscienza di Dio — possono essere una crescita naturale e graduale o possono talvolta essere sperimentate, in certe congiunture, come in una crisi. L’apostolo Paolo fece proprio l’esperienza di una tale conversione improvvisa e spettacolare quel giorno memorabile sulla strada di Damasco. Gautama Siddharta ebbe un’esperienza simile la notte in cui sedeva da solo e cercava di penetrare il mistero della verità ultima. Molte altre persone hanno avuto esperienze simili e molti credenti sinceri sono progrediti in spirito senza una conversione improvvisa.

100:5.4 (1099.2) La maggior parte degli spettacolari fenomeni associati alle cosiddette conversioni religiose sono interamente di natura psicologica, ma di tanto in tanto avvengono delle esperienze che sono anche di origine spirituale. Quando la mobilitazione mentale è assolutamente totale su un qualunque livello dell’espansione psichica verso la realizzazione spirituale, quando esiste la perfezione della motivazione umana di fedeltà all’idea divina, allora si verifica molto spesso un’improvvisa discesa dello spirito interiore per cogliere il proposito concentrato e consacrato della mente supercosciente del mortale credente e per sincronizzarsi con lui. Sono queste esperienze di unificazione dei fenomeni intellettuali e spirituali che costituiscono la conversione, la quale consiste in fattori che oltrepassano le implicazioni puramente psicologiche.

100:5.5 (1099.3) Ma l’emozione da sola è una falsa conversione; si deve avere fede come pure sentimento. Nella misura in cui tale mobilitazione psichica è parziale ed in cui la motivazione della fedeltà umana è incompleta, l’esperienza della conversione sarà altrettanto una realtà mista intellettuale, emotiva e spirituale.

100:5.6 (1099.4) Se si è disposti a riconoscere, come ipotesi pratica di lavoro, l’esistenza di una mente teorica subcosciente nella vita intellettuale altrimenti unificata, allora, per essere coerenti, si dovrebbe ipotizzare l’esistenza di un regno simile e corrispondente di attività intellettuale ascendente quale livello supercosciente, la zona di contatto diretto con l’entità spirituale interiore, l’Aggiustatore di Pensiero. Il grande pericolo in tutte queste speculazioni psichiche è che le visioni ed altre cosiddette esperienze mistiche, assieme ai sogni straordinari, possano essere considerate comunicazioni divine alla mente umana. In passato degli esseri divini si sono rivelati a certe persone che conoscevano Dio, non a causa delle loro estasi mistiche o delle loro visioni morbose, ma in assenza di tutti questi fenomeni.

100:5.7 (1099.5) Contrariamente alla ricerca della conversione, il migliore approccio alle zone morontiali di possibile contatto con l’Aggiustatore di Pensiero sarebbe per mezzo della fede vivente e dell’adorazione sincera, la preghiera fervente e disinteressata. Nel complesso, una parte eccessiva dell’affiorare dei ricordi dai livelli inconsci della mente umana è stata considerata a torto come rivelazione divina e come direttiva spirituale.

100:5.8 (1099.6) Esiste un grande pericolo associato alla pratica abituale del sognare religioso ad occhi aperti; il misticismo può diventare una tecnica per sfuggire alla realtà, benché talvolta sia stato un mezzo di comunione spirituale autentica. Brevi periodi di ritiro dalla scena attiva della vita possono non presentare seri pericoli, ma l’isolamento prolungato della personalità è molto sconsigliabile. In nessuna circostanza dovrebbe essere coltivato lo stato di coscienza visionaria tipo estasi come esperienza religiosa.

100:5.9 (1099.7) Le caratteristiche dello stato mistico sono una propagazione della coscienza con vivide isole di attenzione focale operante su di un intelletto relativamente passivo. Tutto ciò fa gravitare la coscienza verso il subconscio piuttosto che in direzione della zona di contatto spirituale, il superconscio. Molti mistici hanno spinto la loro dissociazione mentale fino al livello di manifestazioni mentali anormali.

100:5.10 (1100.1) L’atteggiamento più sano della meditazione spirituale si trova nell’adorazione riflessiva e nella preghiera di ringraziamento. La comunione diretta con il proprio Aggiustatore di Pensiero, quale si è prodotta negli ultimi anni della vita incarnata di Gesù, non deve essere confusa con queste cosiddette esperienze mistiche. I fattori che contribuiscono all’inizio della comunione mistica sono indicativi del pericolo di tali stati psichici. Lo stato mistico è favorito da fattori quali: fatica fisica, digiuno, dissociazione psichica, intense esperienze estetiche, vividi impulsi sessuali, paura, ansietà, furore e danze sfrenate. Molti fenomeni risultanti da tale preparazione preliminare hanno la loro origine nella mente subcosciente.

100:5.11 (1100.2) Per quanto favorevoli possano essere state le condizioni per dei fenomeni mistici, si deve comprendere con chiarezza che Gesù di Nazaret non ricorse mai a tali metodi per comunicare con il Padre del Paradiso. Gesù non aveva né allucinazioni subcoscienti né illusioni supercoscienti.

6. I segni di una vita religiosa

100:6.1 (1100.3) Le religioni evoluzionarie e le religioni rivelate possono differire notevolmente nei loro metodi, ma nelle loro intenzioni sono molto simili. La religione non è una funzione specifica della vita; è piuttosto un modo di vivere. La vera religione è una sincera devozione ad una realtà che la persona religiosa stima essere di valore supremo per lui e per tutta l’umanità. Le caratteristiche preminenti di tutte le religioni sono: una fedeltà totale ed una devozione sincera ai valori supremi. Questa devozione religiosa ai valori supremi è mostrata nella relazione di una madre apparentemente non religiosa verso suo figlio e nella fervente lealtà di un non religioso verso una causa che ha sposato.

100:6.2 (1100.4) Il valore supremo accettato delle persone religiose può essere meschino o anche falso, ma è nondimeno religioso. Una religione è autentica nell’esatta misura in cui il valore che essa considera supremo è veramente una realtà cosmica di valore spirituale autentico.

100:6.3 (1100.5) I segni della risposta umana all’impulso religioso comprendono le qualità di nobiltà e di grandezza. La persona religiosa sincera è cosciente di essere un cittadino dell’universo e si rende conto di stabilire un contatto con delle fonti di potere superumano. È galvanizzata e stimolata dalla certezza di appartenere ad una fraternità superiore e nobilitata di figli di Dio. La coscienza del proprio valore è stata accresciuta dallo stimolo della ricerca degli obiettivi universali più elevati — degli scopi supremi.

100:6.4 (1100.6) L’io si è abbandonato all’impulso affascinante di una motivazione onnicomprensiva che impone un’accresciuta autodisciplina, attenua il conflitto emotivo e rende la vita umana veramente degna di essere vissuta. Il riconoscimento morboso dei limiti umani si trasforma in una coscienza naturale delle imperfezioni umane, associata alla determinazione morale e all’aspirazione spirituale di raggiungere le mete più elevate dell’universo e del superuniverso. Questo sforzo intenso per il raggiungimento d’ideali supermortali è sempre caratterizzato da pazienza, indulgenza, forza d’animo e tolleranza crescenti.

100:6.5 (1100.7) Ma la vera religione è un amore vivente, una vita di servizio. Il distacco della persona religiosa da molte cose puramente temporali ed insignificanti non porta mai all’isolamento sociale, e non dovrebbe distruggere il senso dell’umorismo. Una religione autentica non toglie nulla all’esistenza umana, ma aggiunge invece nuovi significati all’insieme della vita; essa genera nuovi tipi d’entusiasmo, di zelo e di coraggio. Può anche ingenerare lo spirito di crociata, che è più che pericoloso se non è controllato dalla chiara visione spirituale e dalla devozione sincera agli obblighi sociali ordinari delle fedeltà umane.

100:6.6 (1101.1) Uno dei segni più rimarchevoli della vita religiosa è quella pace dinamica e sublime, quella pace che supera ogni comprensione umana, quell’equilibrio cosmico che denota l’assenza di ogni dubbio e turbamento. Tali livelli di stabilità spirituale sono immuni da delusioni. Queste persone religiose sono simili all’apostolo Paolo che disse: “Sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né poteri, né cose presenti, né cose future, né altezze, né profondità, né qualunque altra cosa potrà mai separarci dall’amore di Dio.”

100:6.7 (1101.2) C’è un senso di sicurezza associato alla realizzazione di una gloria trionfante, che risiede nella coscienza della persona religiosa che ha colto la realtà del Supremo e che persegue la meta dell’Ultimo.

100:6.8 (1101.3) Anche la religione evoluzionaria è tutto ciò in fedeltà e grandezza perché è un’esperienza autentica. Ma la religione rivelata è eccellente quanto autentica. Le nuove lealtà dovute ad una visione spirituale ampliata creano nuovi livelli d’amore e di devozione, di servizio e di solidarietà; e questa accresciuta prospettiva sociale produce una coscienza più ampia della Paternità di Dio e della fratellanza dell’uomo.

100:6.9 (1101.4) La differenza caratteristica tra la religione di evoluzione e la religione rivelata è una nuova qualità di saggezza divina che si aggiunge alla saggezza umana puramente esperienziale. Ma è l’esperienza nelle e con le religioni umane che sviluppa la capacità di ricevere successivamente gli elevati doni della saggezza divina e dell’intuizione cosmica.

7. L’apice della vita religiosa

100:7.1 (1101.5) Benché un comune mortale di Urantia non possa sperare di raggiungere l’alta perfezione di carattere che Gesù di Nazaret acquisì mentre soggiornava nella carne, è del tutto possibile per ogni credente mortale sviluppare una forte personalità unificata secondo le linee perfezionate della personalità di Gesù. La caratteristica straordinaria della personalità del Maestro non era tanto la sua perfezione quanto la sua simmetria, la sua squisita ed equilibrata unificazione. La presentazione più efficace di Gesù consiste nel seguire l’esempio di colui che disse, indicando il Maestro in piedi davanti ai suoi accusatori: “Ecco l’uomo!”

100:7.2 (1101.6) La benevolenza inesauribile di Gesù toccava il cuore degli uomini, ma la sua risoluta forza di carattere stupiva i suoi seguaci. Egli era veramente sincero; non c’era nulla d’ipocrita in lui. Egli era privo di finzione ed ostentazione; era sempre così piacevolmente franco. Non si abbassava mai a pretendere e non faceva mai ricorso alla simulazione. Egli viveva la verità esattamente come l’insegnava. Egli era la verità. Era costretto a proclamare la verità salvifica alla sua generazione, anche se tale sincerità causava talvolta dolore. Egli era indiscutibilmente fedele a tutta la verità.

100:7.3 (1101.7) Ma il Maestro era così ragionevole, così accessibile. Era così pratico in tutto il suo ministero, mentre tutti i suoi piani erano caratterizzati da un così santificato buon senso. Egli era così scevro da ogni tendenza bizzarra, stramba o eccentrica. Non era mai capriccioso, stravagante o isterico. In tutto il suo insegnamento ed in tutto ciò che faceva c’era sempre una squisita discriminazione associata ad uno straordinario senso di opportunità.

100:7.4 (1102.1) Il Figlio dell’Uomo era sempre una personalità ben equilibrata. I suoi stessi nemici gli portavano un totale rispetto; temevano addirittura la sua presenza. Gesù era senza paura. Era pieno d’entusiasmo divino, ma non divenne mai fanatico. Era emotivamente attivo ma mai volubile. Era immaginativo ma sempre pratico. Affrontava apertamente le realtà della vita, ma non era mai monotono o prosaico. Era coraggioso, ma mai temerario; prudente, ma mai codardo. Era compassionevole, ma non sentimentale; eccezionale, ma non eccentrico. Era pio, ma non bigotto. Ed era così equilibrato perché era così perfettamente unificato.

100:7.5 (1102.2) L’originalità di Gesù non era repressa. Egli non era legato dalla tradizione od ostacolato dall’asservimento a grette convenzionalità. Egli parlava con indubbia sicurezza ed insegnava con assoluta autorità. Ma la sua stupenda originalità non gli faceva trascurare le gemme di verità contenute negli insegnamenti dei suoi predecessori e dei suoi contemporanei. Ed il più originale dei suoi insegnamenti era l’esaltazione dell’amore e della misericordia in luogo della paura e del sacrificio.

100:7.6 (1102.3) Gesù era di vedute molto ampie. Egli esortava i suoi seguaci a predicare il vangelo a tutti i popoli. Era privo di ogni ristrettezza mentale. Il suo cuore compassionevole abbracciava tutta l’umanità, addirittura un universo. Il suo invito era sempre: “Chiunque lo voglia mi segua.”

100:7.7 (1102.4) Fu detto giustamente di Gesù che “Egli aveva fiducia in Dio.” Come uomo tra gli uomini egli manifestò la fiducia più sublime nel Padre celeste. Egli aveva fiducia in suo Padre come un bambino ha fiducia nei suoi genitori terreni. La sua fede era perfetta ma mai presuntuosa. Per quanto la natura potesse sembrare crudele o indifferente al benessere degli uomini sulla terra, Gesù non vacillò mai nella sua fede. Egli era immune da delusioni ed insensibile alle persecuzioni. Non era toccato da un apparente fallimento.

100:7.8 (1102.5) Egli amava gli uomini come fratelli, riconoscendo allo stesso tempo quanto erano differenti per doti innate e per qualità acquisite. “Egli andava in giro facendo del bene.”

100:7.9 (1102.6) Gesù era una persona straordinariamente gaia, ma non era un ottimista cieco ed irragionevole. Le sue costanti parole d’esortazione erano: “Fatevi coraggio.” Egli poteva mantenere questo atteggiamento fiducioso a causa della sua salda fede in Dio e della sua fiducia incrollabile nell’uomo. Egli era sempre premuroso in modo toccante verso tutti gli uomini perché li amava e credeva in loro. Tuttavia era sempre fedele alle sue convinzioni e stupendamente fermo nella sua devozione a fare la volontà di suo Padre.

100:7.10 (1102.7) Il Maestro era sempre generoso. Non si stancava mai di dire che “è più benedetto dare che ricevere.” Egli diceva: “Voi avete ricevuto gratuitamente, date gratuitamente”. Eppure, con tutta la sua smisurata generosità, non era mai sprecone o stravagante. Egli insegnava che bisognava credere per ricevere la salvezza. “Perché chiunque cerca riceverà.”

100:7.11 (1102.8) Egli era schietto, ma sempre gentile. Diceva: “Se non fosse così ve l’avrei detto.” Era franco, ma sempre amichevole. Era esplicito nel suo amore per il peccatore e nella sua avversione per il peccato. Ma in tutta questa stupefacente franchezza era infallibilmente equo.

100:7.12 (1102.9) Gesù era sempre di buon umore, nonostante che talvolta avesse bevuto abbondantemente dalla coppa del dolore umano. Egli affrontava intrepidamente le realtà dell’esistenza ed era pieno d’entusiasmo per il vangelo del regno. Ma controllava il suo entusiasmo; non si faceva mai trasportare da esso. Egli era consacrato senza riserve “agli affari del Padre”. Questo entusiasmo divino portava i suoi fratelli non spirituali a credere che fosse fuori di sé, ma l’universo che lo osservava lo valutava come il modello della sanità di mente ed il modello della devozione umana suprema ai criteri elevati di vita spirituale. Il suo entusiasmo controllato era contagioso; i suoi compagni erano indotti a condividere il suo ottimismo divino.

100:7.13 (1103.1) Quest’uomo di Galilea non era un uomo di dolore; era un’anima di felicità. Egli diceva sempre: “Rallegratevi e siate estremamente felici.” Ma quando il dovere lo richiese, egli accettò di camminare coraggiosamente attraverso la “valle dell’ombra della morte”. Egli era felice ma allo stesso tempo umile.

100:7.14 (1103.2) Il suo coraggio era uguagliato soltanto dalla sua pazienza. Quando era sollecitato ad agire prematuramente, egli si limitava a rispondere: “La mia ora non è ancora giunta.” Egli non aveva mai fretta; la sua compostezza era sublime. Ma s’indignava spesso contro il male, non tollerava il peccato. Fu spesso spinto energicamente ad opporsi a ciò che era contrario al benessere dei suoi figli terreni. Ma la sua indignazione contro il peccato non lo portò mai ad adirarsi contro il peccatore.

100:7.15 (1103.3) Il suo coraggio era splendido, ma egli non fu mai temerario. Il suo motto era “non temete.” La sua audacia era sublime ed il suo coraggio spesso eroico. Ma il suo coraggio era unito al discernimento e controllato dalla ragione. Era un coraggio nato dalla fede, non l’avventatezza di una cieca presunzione. Egli era veramente coraggioso, ma mai temerario.

100:7.16 (1103.4) Il Maestro era un modello di riverenza. La preghiera della sua giovinezza cominciava con “Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome.” Egli era anche rispettoso dell’errato culto dei suoi simili. Ma questo non gli impediva di attaccare le tradizioni religiose o di combattere gli errori della credenza umana. Egli riveriva la vera santità, ma poteva giustamente rivolgersi ai suoi simili dicendo “Chi tra di voi mi convincerà di peccare?”

100:7.17 (1103.5) Gesù era grande perché era buono e fraternizzava anche con i bambini. Era garbato e modesto nella sua vita personale, pur essendo l’uomo divenuto perfetto di un universo. I suoi compagni lo chiamavano spontaneamente Maestro.

100:7.18 (1103.6) Gesù era la personalità umana perfettamente unificata. Ed oggi, come allora in Galilea, egli continua ad unificare l’esperienza mortale e a coordinare gli sforzi umani. Egli unifica la vita, nobilita il carattere e semplifica l’esperienza. Egli penetra la mente umana per elevarla, trasformarla e trasfigurarla. È letteralmente vero che: “Se un uomo ha Cristo Gesù in lui, è una nuova creatura; le vecchie cose stanno scomparendo; ecco, tutte le cose divengono nuove.”

100:7.19 (1103.7) [Presentato da un Melchizedek di Nebadon.]

Fascicolo 101 - La natura reale della religione

Il Libro di Urantia

Fascicolo 101

La natura reale della religione

101:0.1 (1104.1) LA RELIGIONE, in quanto esperienza umana, si estende dalla schiavitù primitiva della paura del selvaggio in evoluzione fino alla sublime e magnifica libertà della fede di quei mortali civilizzati che sono stupendamente coscienti della filiazione con il Dio eterno.

101:0.2 (1104.2) La religione è l’antenata dell’etica e della morale superiori dell’evoluzione sociale progressiva. Ma la religione, come tale, non è un semplice movimento morale, benché le manifestazioni esteriori e sociali della religione siano fortemente influenzate dall’impulso etico e morale della società umana. La religione è sempre l’ispiratrice della natura umana in evoluzione, ma non è il segreto di questa evoluzione.

101:0.3 (1104.3) La religione, la fede-convinzione della personalità, può sempre trionfare sulla logica superficiale e contraddittoria della disperazione nata nella mente materiale non credente. C’è realmente una vera ed autentica voce interiore, quella “vera luce che illumina ogni uomo che viene al mondo”. E questa guida spirituale è distinta dal suggerimento etico della coscienza umana. Il sentimento della certezza religiosa è più che un sentimento emotivo. La certezza della religione trascende la ragione della mente ed anche la logica della filosofia. La religione è fede, fiducia e certezza.

1. La vera religione

101:1.1 (1104.4) La vera religione non è un sistema di credenze filosofiche che possa essere discusso a fondo e convalidato da prove naturali, né è un’esperienza fantastica e mistica di sentimenti ed estasi non descrivibili di cui possano gioire solo i romantici fedeli del misticismo. La religione non è il prodotto della ragione, ma vista dall’interno è del tutto conforme alla ragione. La religione non deriva dalla logica della filosofia umana, ma come esperienza mortale è interamente logica. La religione è fare esperienza della divinità nella coscienza di un essere morale di origine evoluzionaria; essa rappresenta una vera esperienza con le realtà eterne nel tempo, la realizzazione di soddisfazioni spirituali mentre si è ancora nella carne.

101:1.2 (1104.5) L’Aggiustatore di Pensiero non ha un meccanismo speciale con il quale potersi autoesprimere; non c’è alcuna facoltà religiosa mistica per ricevere od esprimere delle emozioni religiose. Queste esperienze sono rese possibili grazie all’appropriato meccanismo naturale della mente mortale. Ed in ciò sta la spiegazione della difficoltà dell’Aggiustatore di entrare in comunicazione diretta con la mente materiale dove risiede costantemente.

101:1.3 (1104.6) Lo spirito divino stabilisce il contatto con l’uomo mortale non tramite sentimenti od emozioni, ma nel regno del pensiero più elevato e più spiritualizzato. Sono i vostri pensieri, non i vostri sentimenti, che vi conducono verso Dio. La natura divina può essere percepita solo con gli occhi della mente. Ma la mente che discerne realmente Dio, che ode l’Aggiustatore interiore, è la mente pura. “Senza santità nessuno può vedere il Signore.” Ogni comunione interiore e spirituale di questo tipo è denominata intuizione spirituale. Tali esperienze religiose risultano dall’impronta lasciata sulla mente umana dalle operazioni congiunte dell’Aggiustatore e dello Spirito della Verità mentre agiscono in mezzo e sulle idee, sugli ideali, sulle intuizioni e sugli sforzi spirituali dei figli di Dio in evoluzione.

101:1.4 (1105.1) Quindi la religione vive e prospera non per mezzo della vista e dei sentimenti, ma piuttosto per mezzo della fede e dell’intuizione. Essa non consiste nella scoperta di fatti nuovi o nel risultato di un’esperienza straordinaria, ma piuttosto nella scoperta di nuovi significati spirituali in fatti già ben conosciuti dall’umanità. L’esperienza religiosa più elevata non deriva da precedenti atti di credenza, di tradizione e d’autorità; né la religione è il prodotto di sentimenti sublimi e di emozioni puramente mistiche. Essa è piuttosto un’esperienza profondamente intensa e reale di comunione dello spirito con le influenze spirituali residenti nella mente umana. E nella misura in cui si può definire questa esperienza in termini di psicologia, essa è semplicemente l’esperienza di sperimentare la realtà di credere in Dio come la realtà di tale esperienza puramente personale.

101:1.5 (1105.2) Sebbene la religione non sia il prodotto delle speculazioni razionalistiche di una cosmologia materiale, essa è nondimeno la creazione di un discernimento totalmente razionale originato dall’esperienza mentale dell’uomo. La religione non nasce né da meditazioni mistiche né da contemplazioni solitarie, benché sia sempre più o meno misteriosa e sempre indefinibile ed inesplicabile in termini di ragione puramente intellettuale e di logica filosofica. I germi della vera religione hanno origine nel dominio della coscienza morale dell’uomo e sono rivelati dalla crescita dell’intuizione spirituale dell’uomo, quella facoltà della personalità umana che cresce come conseguenza della presenza dell’Aggiustatore di Pensiero rivelatore di Dio nella mente mortale assetata di Dio.

101:1.6 (1105.3) La fede unisce il discernimento morale alla discriminazione coscienziosa dei valori, ed il senso evoluzionario preesistente del dovere completa il lignaggio della vera religione. L’esperienza della religione si traduce alla fine nella consapevolezza certa di Dio e nella certezza indubitabile della sopravvivenza della personalità credente.

101:1.7 (1105.4) Si può vedere così che le aspirazioni religiose e gli impulsi spirituali non sono di natura tale da portare semplicemente gli uomini a desiderare di credere in Dio, ma piuttosto di natura e di potenza tali da imprimere profondamente negli uomini la convinzione che dovrebbero credere in Dio. Il senso del dovere evoluzionario e gli obblighi conseguenti all’illuminazione della rivelazione s’imprimono così profondamente sulla natura morale dell’uomo che egli finisce per raggiungere quella condizione della mente e quell’atteggiamento dell’anima in cui conclude che non ha alcun diritto di non credere in Dio. La saggezza superiore e superfilosofica di questi individui illuminati e disciplinati insegna loro alla fine che dubitare di Dio o non aver fiducia nella sua bontà sarebbe dimostrarsi sleali verso la cosa più reale e più profonda che è nella mente e nell’anima umana — l’Aggiustatore divino.

2. Il fatto della religione

101:2.1 (1105.5) Il fatto della religione consiste interamente nell’esperienza religiosa di esseri umani razionali e ordinari. Questo è il solo senso in cui la religione può mai essere considerata come scientifica od anche psicologica. La prova che la rivelazione è una rivelazione è questo stesso fatto dell’esperienza umana: il fatto che la rivelazione sintetizza le scienze della natura e la teologia della religione apparentemente divergenti in una filosofia dell’universo coerente e logica, in una spiegazione coordinata ed ininterrotta della scienza e della religione, producendo in tal modo un’armonia della mente ed una soddisfazione dello spirito che rispondono nell’esperienza umana a quegli interrogativi della mente mortale che anela a sapere come l’Infinito compie la sua volontà e fa i suoi piani nella materia, con la mente e sullo spirito.

101:2.2 (1106.1) La ragione è il metodo della scienza; la fede è il metodo della religione; la logica è la tentata tecnica della filosofia. La rivelazione compensa l’assenza della visione morontiale fornendo una tecnica per conseguire l’unità nella comprensione della realtà e nelle relazioni tra materia e spirito attraverso la mediazione della mente. La vera rivelazione non rende mai la scienza innaturale, la religione irragionevole o la filosofia illogica.

101:2.3 (1106.2) La ragione, con lo studio della scienza, può ricondurre tramite la natura ad una Causa Prima, ma ci vuole una fede religiosa per trasformare la Causa Prima della scienza in un Dio di salvezza; e la rivelazione è inoltre necessaria per convalidare tale fede, tale intuizione spirituale.

101:2.4 (1106.3) Ci sono due ragioni fondamentali per credere in un Dio che favorisce la sopravvivenza umana:

101:2.5 (1106.4) 1. L’esperienza umana, la certezza personale, e registrate in un modo o in un altro, la speranza e la fiducia suscitate dall’Aggiustatore di Pensiero interiore.

101:2.6 (1106.5) 2. La rivelazione della verità, sia per mezzo del ministero personale diretto dello Spirito della Verità, sia mediante il conferimento di Figli divini al mondo, sia attraverso le rivelazioni della parola scritta.

101:2.7 (1106.6) La scienza conclude la sua ricerca mediante la ragione nell’ipotesi di una Causa Prima. La religione non interrompe il suo volo di fede sino a quando non è sicura di un Dio di salvezza. Gli studi approfonditi della scienza suggeriscono logicamente la realtà e l’esistenza di un Assoluto. La religione crede senza riserve nell’esistenza e nella realtà di un Dio che favorisce la sopravvivenza della personalità. Quello che la metafisica non riesce assolutamente a fare, e quello che la filosofia stessa non riesce in parte a fare, lo fa la rivelazione; cioè, essa afferma che la Causa Prima della scienza e il Dio di salvezza della religione sono una sola e stessa Deità.

101:2.8 (1106.7) La ragione è la prova della scienza, la fede è la prova della religione, la logica è la prova della filosofia, ma la rivelazione è convalidata soltanto dall’esperienza umana. La scienza porta conoscenza; la religione porta felicità; la filosofia porta unità; la rivelazione conferma l’armonia esperienziale di questo approccio trino alla realtà universale.

101:2.9 (1106.8) La contemplazione della natura può solo rivelare un Dio della natura, un Dio di movimento. La natura mostra soltanto la materia, il movimento e l’animazione — la vita. In certe condizioni la materia con l’aggiunta di energia si manifesta in forme viventi, ma mentre la vita naturale è perciò relativamente continua come fenomeno, è del tutto transitoria per gli individui. La natura non offre la base per una credenza logica nella sopravvivenza della personalità umana. L’uomo religioso che trova Dio nella natura ha già trovato prima questo stesso Dio personale nella propria anima.

101:2.10 (1106.9) La fede rivela Dio nell’anima. La rivelazione, il sostituto della visione morontiale su un mondo evoluzionario, permette all’uomo di vedere nella natura lo stesso Dio che la fede rivela nella sua anima. In tal modo la rivelazione riesce a gettare un ponte sull’abisso tra il materiale e lo spirituale, tra la creatura ed il Creatore, tra l’uomo e Dio.

101:2.11 (1107.1) La contemplazione della natura conduce logicamente verso l’esistenza di una guida intelligente, cioè di una supervisione vivente, ma non rivela in alcun modo soddisfacente un Dio personale. D’altra parte la natura non rivela nulla che impedisca di considerare l’universo come opera del Dio della religione. Non si può trovare Dio tramite la sola natura, ma una volta che l’uomo l’ha trovato in altro modo, lo studio della natura diventa del tutto compatibile con un’interpretazione più elevata e più spirituale dell’universo.

101:2.12 (1107.2) La rivelazione, in quanto fenomeno epocale è periodica; in quanto esperienza umana personale è continua. La divinità funziona nella personalità umana come il dono dell’Aggiustatore del Padre, come lo Spirito della Verità del Figlio e come lo Spirito Santo dello Spirito d’Universo, e queste tre dotazioni supermortali sono unificate nell’evoluzione esperienziale umana come ministero del Supremo.

101:2.13 (1107.3) La vera religione è una penetrazione nella realtà, la figlia per fede della coscienza morale, e non un semplice assenso intellettuale ad un corpo di dottrine dogmatiche. La vera religione consiste nell’esperienza che “lo Spirito stesso rende testimonianza al nostro spirito che noi siamo i figli di Dio”. La religione non consiste in proposizioni teologiche, bensì nell’intuizione spirituale e nella sublimità della fiducia dell’anima.

101:2.14 (1107.4) La vostra natura più profonda — l’Aggiustatore divino — crea in voi fame e sete di rettitudine, il desiderio intenso di perfezione divina. La religione è l’atto di fede mediante il quale si riconosce questo impulso interiore al compimento divino; e così nascono quella fiducia e quella certezza dell’anima di cui prendete coscienza come la via della salvezza, la tecnica della sopravvivenza della personalità e tutti quei valori che siete giunti a considerare come veri e buoni.

101:2.15 (1107.5) La comprensione della religione non è mai dipesa e non dipenderà mai da una grande erudizione o da un’abile logica. Essa è intuizione spirituale, ed è proprio questa la ragione per cui alcuni dei più grandi maestri religiosi del mondo, e gli stessi profeti, hanno talvolta posseduto così poco della sapienza del mondo. La fede religiosa è accessibile sia all’istruito che all’ignorante.

101:2.16 (1107.6) La religione deve sempre essere la sua stessa critica ed il suo stesso giudice; essa non può mai essere valutata ed ancor meno compresa dall’esterno. La vostra sola assicurazione di un Dio personale consiste nel vostro stesso discernimento circa la vostra credenza nelle cose spirituali e la vostra esperienza di esse. Per tutti i vostri simili che hanno avuto una tale esperienza non è necessario alcun argomento sulla personalità o sulla realtà di Dio, mentre per tutti gli altri uomini che non sono così certi di Dio nessun argomento possibile potrebbe mai essere veramente convincente.

101:2.17 (1107.7) La psicologia può certamente tentare di studiare il fenomeno delle reazioni religiose all’ambiente sociale, ma non può mai sperare di penetrare i motivi reali ed interiori ed il lavorio della religione. Solo la teologia, il campo della fede e la tecnica della rivelazione, può offrire una qualche argomentazione intelligente sulla natura e sul contenuto dell’esperienza religiosa.

3. Le caratteristiche della religione

101:3.1 (1107.8) La religione è talmente vitale che persiste in assenza di cultura. Essa vive nonostante la sua contaminazione con cosmologie erronee e con false filosofie; sopravvive anche alla confusione della metafisica. In tutte le vicissitudini storiche della religione, ed attraverso esse, persiste sempre ciò che è indispensabile al progresso e alla sopravvivenza dell’uomo: la coscienza etica e la coscienza morale.

101:3.2 (1108.1) La percezione della fede, o intuizione spirituale, è la dotazione della mente cosmica in associazione con l’Aggiustatore di Pensiero, che è il dono del Padre all’uomo. La ragione spirituale, l’intelligenza dell’anima, è la dotazione dello Spirito Santo, il dono dello Spirito Creativo all’uomo. La filosofia spirituale, la saggezza delle realtà spirituali, è la dotazione dello Spirito della Verità, il dono congiunto dei Figli di conferimento ai figli degli uomini. E la coordinazione e l’interassociazione di queste dotazioni spirituali fanno dell’uomo una personalità spirituale con un destino potenziale.

101:3.3 (1108.2) È questa stessa personalità spirituale, in forma primitiva ed embrionale, che in possesso dell’Aggiustatore sopravvive alla morte naturale nella carne. Questa entità composita di origine spirituale associata all’esperienza umana è resa capace, per mezzo della via vivente fornita dai Figli divini, di sopravvivere (in custodia dell’Aggiustatore) alla dissoluzione dell’io mentale e materiale, quando questa associazione temporanea del materiale e dello spirituale viene disgiunta dalla cessazione del movimento vitale.

101:3.4 (1108.3) Mediante la fede religiosa l’anima dell’uomo si rivela e dimostra la potenziale divinità della sua natura emergente con il modo caratteristico con cui induce la personalità mortale a reagire a certe situazioni intellettualmente difficili e socialmente probanti. La fede spirituale autentica (la vera coscienza morale) è rivelata dal fatto che essa:

101:3.5 (1108.4) 1. Fa progredire l’etica e la morale nonostante le tendenze animalistiche innate e contrarie.

101:3.6 (1108.5) 2. Produce una sublime fiducia nella bontà di Dio anche di fronte ad amare delusioni ed a schiaccianti insuccessi.

101:3.7 (1108.6) 3. Genera coraggio e fiducia profondi nonostante le avversità naturali e le calamità fisiche.

101:3.8 (1108.7) 4. Mostra un equilibrio inspiegabile ed una tranquillità confortante nonostante malattie frustranti e sofferenze fisiche acute.

101:3.9 (1108.8) 5. Conserva un misterioso equilibrio ed una compostezza della personalità a fronte di maltrattamenti e delle più flagranti ingiustizie.

101:3.10 (1108.9) 6. Mantiene una fiducia divina nella vittoria finale nonostante le crudeltà di un destino apparentemente cieco e l’apparente totale indifferenza delle forze naturali verso il benessere umano.

101:3.11 (1108.10) 7. Persiste nella ferma credenza in Dio nonostante tutte le dimostrazioni contrarie della logica e resiste con successo a tutte le altre sofisticherie intellettuali.

101:3.12 (1108.11) 8. Continua a mostrare una fede indomabile nella sopravvivenza dell’anima a dispetto degli insegnamenti ingannevoli di una falsa scienza e delle persuasive illusioni di una filosofia erronea.

101:3.13 (1108.12) 9. Vive e trionfa a prescindere dal fardello opprimente delle civiltà complesse ed incomplete dei tempi moderni.

101:3.14 (1108.13) 10. Contribuisce alla continuità della sopravvivenza dell’altruismo a dispetto dell’egoismo umano, degli antagonismi sociali, dell’avidità industriale e dei disaccordi politici.

101:3.15 (1108.14) 11. Aderisce saldamente ad una credenza sublime nell’unità dell’universo e nella guida divina senza curarsi della presenza perturbatrice del male e del peccato.

101:3.16 (1108.15) 12. Prosegue imperturbata nell’adorazione di Dio indipendentemente da tutto. Essa osa dichiarare: “Anche se mi uccidesse, continuerei a servirlo.”

101:3.17 (1108.16) Noi sappiamo dunque, per mezzo di tre fenomeni, che l’uomo ha uno spirito o degli spiriti divini che dimorano in lui: primo, per esperienza personale — per fede religiosa; secondo, per rivelazione — personale e razziale; e terzo, mediante la stupefacente manifestazione di quelle straordinarie ed innaturali reazioni al suo ambiente fisico che sono illustrate nella precedente elencazione di dodici compimenti di carattere spirituale in presenza di situazioni effettive e probanti dell’esistenza umana reale. E ve ne sono altre ancora.

101:3.18 (1109.1) È proprio una tale dimostrazione vitale e vigorosa di fede nel campo della religione che dà diritto ai mortali di affermare il possesso personale e la realtà spirituale di quella dotazione suprema della natura umana, l’esperienza religiosa.

4. I limiti della rivelazione

101:4.1 (1109.2) Poiché il vostro mondo ignora generalmente le origini, anche le origini fisiche, è parso saggio fornirgli di tanto in tanto delle nozioni di cosmologia. E ciò ha sempre causato dei problemi per il futuro. Le leggi che regolano la rivelazione ci ostacolano grandemente con la loro proibizione d’impartire conoscenze immeritate o premature. Ogni cosmologia presentata come parte di una religione rivelata è destinata ad essere superata in un tempo molto breve. Di conseguenza, i successivi studenti di una tale rivelazione sono tentati di scartare ogni elemento di verità religiosa autentica che essa può contenere perché scoprono degli errori nelle cosmologie associate in essa presentate.

101:4.2 (1109.3) L’umanità dovrebbe comprendere che noi che partecipiamo alla rivelazione della verità siamo limitati molto rigorosamente dalle disposizioni dei nostri superiori. Noi non siamo liberi di anticipare le scoperte scientifiche di un millennio. I rivelatori devono agire in conformità alle istruzioni che fanno parte del mandato della rivelazione. Non vediamo alcun modo di superare questa difficoltà, né ora né in futuro. Noi sappiamo benissimo che, mentre i fatti storici e le verità religiose di questa serie di esposizioni rivelatorie sussisteranno negli archivi delle ere future, nel giro di pochi anni molte delle nostre affermazioni riguardanti le scienze fisiche avranno bisogno di una revisione in conseguenza di ulteriori sviluppi scientifici e di nuove scoperte. Questi nuovi sviluppi noi li prevediamo già adesso, ma ci è proibito includere tali fatti non ancora scoperti dagli uomini nelle esposizioni della rivelazione. Sia chiaro che le rivelazioni non sono necessariamente ispirate. La cosmologia di queste rivelazioni non è ispirata. Essa è limitata dalla nostra autorizzazione a coordinare e selezionare le conoscenze attuali. Mentre l’intuizione divina o spirituale è un dono, la saggezza umana deve evolversi.

101:4.3 (1109.4) La verità è sempre una rivelazione: un’autorivelazione quando emerge come risultato del lavoro dell’Aggiustatore interiore, una rivelazione epocale quando è presentata mediante la funzione di qualche altra agenzia, gruppo o personalità celeste.

101:4.4 (1109.5) In ultima analisi, la religione deve essere giudicata dai suoi frutti, secondo la maniera e l’estensione con cui dimostra la sua stessa intrinseca e divina eccellenza.

101:4.5 (1109.6) La verità può essere solo relativamente ispirata, anche se la rivelazione è invariabilmente un fenomeno spirituale. Anche se le affermazioni che si riferiscono alla cosmologia non sono mai ispirate, tali rivelazioni hanno un valore immenso, nel senso che chiariscono almeno provvisoriamente la conoscenza mediante:

101:4.6 (1109.7) 1. La riduzione della confusione eliminando d’autorità gli errori.

101:4.7 (1109.8) 2. La coordinazione dei fatti e delle osservazioni conosciute o che stanno per esserlo.

101:4.8 (1110.1) 3. Il recupero di parti importanti di conoscenze perdute concernenti avvenimenti epocali del lontano passato.

101:4.9 (1110.2) 4. La divulgazione d’informazioni che colmano le lacune fondamentali nelle conoscenze acquisite in altro modo.

101:4.10 (1110.3) 5. La presentazione di dati cosmici in modo da illuminare gli insegnamenti spirituali contenuti nella rivelazione che li accompagna.

5. L’espansione della religione mediante la rivelazione

101:5.1 (1110.4) La rivelazione è una tecnica che permette di economizzare ere ed ere di tempo nel lavoro indispensabile di cernere e di vagliare gli errori dell’evoluzione rispetto alle verità di acquisizione spirituale.

101:5.2 (1110.5) La scienza si occupa dei fatti; la religione s’interessa solo dei valori. Mediante una filosofia illuminata la mente si sforza di unire i significati dei fatti e dei valori, pervenendo in tal modo ad un concetto di realtà completa. Ricordatevi che la scienza è il dominio della conoscenza, la filosofia il regno della saggezza e la religione la sfera dell’esperienza della fede. Ma la religione, tuttavia, presenta due fasi di manifestazione:

101:5.3 (1110.6) 1. La religione evoluzionaria. L’esperienza dei culti primitivi, la religione che deriva dalla mente.

101:5.4 (1110.7) 2. La religione rivelata. L’atteggiamento universale che deriva dallo spirito; la certezza della conservazione delle realtà eterne, della sopravvivenza della personalità e del raggiungimento finale della Deità cosmica, il cui disegno ha reso possibile tutto ciò, e la credenza in questi compimenti. Fa parte del piano universale che presto o tardi la religione evoluzionaria sia destinata a ricevere l’espansione spirituale della rivelazione.

101:5.5 (1110.8) Sia la scienza che la religione cominciano col supporre certe basi generalmente accettate per trarne delle deduzioni logiche. Allo stesso modo anche la filosofia deve iniziare il suo corso supponendo la realtà di tre cose:

101:5.6 (1110.9) 1. Il corpo materiale.

101:5.7 (1110.10) 2. La fase supermateriale dell’essere umano, l’anima oppure lo spirito interiore.

101:5.8 (1110.11) 3. La mente umana, il meccanismo per l’intercomunicazione e l’interassociazione tra lo spirito e la materia, tra il materiale e lo spirituale.

101:5.9 (1110.12) Gli scienziati assemblano i fatti, i filosofi coordinano le idee, mentre i profeti esaltano gli ideali. Il sentimento e l’emozione sono elementi concomitanti immancabili della religione, ma non sono la religione. La religione può essere il sentimento dell’esperienza, ma non è l’esperienza del sentimento. Né la logica (la razionalizzazione) né l’emozione (il sentimento) sono parti essenziali dell’esperienza religiosa, sebbene entrambe possano essere variamente associate all’esercizio della fede nel progresso dell’intuizione spirituale della realtà, il tutto secondo lo status e la tendenza connaturata della singola mente.

101:5.10 (1110.13) La religione evoluzionaria è la manifestazione del dono dell’aiutante della mente dell’universo locale incaricato di creare e di favorire la peculiarità dell’adorazione nell’uomo in evoluzione. Queste religioni primitive s’interessano direttamente dell’etica e della morale, del senso del dovere umano. Tali religioni sono fondate sull’assicurazione della coscienza e portano alla stabilizzazione di civiltà relativamente etiche.

101:5.11 (1111.1) Le religioni rivelate personalmente sono patrocinate dagli spiriti di conferimento rappresentanti le tre persone della Trinità del Paradiso e si occupano in special modo dell’espansione della verità. La religione evoluzionaria fa apprezzare all’individuo l’importanza del dovere personale; la religione rivelata pone sempre più l’accento sull’amore, sulla regola d’oro.

101:5.12 (1111.2) La religione evoluta si appoggia interamente sulla fede. La rivelazione possiede la certezza addizionale della sua presentazione ampliata delle verità concernenti la divinità e la realtà, e la testimonianza ancor più preziosa dell’esperienza effettiva che si accumula in conseguenza della pratica unione operativa della fede dell’evoluzione e della verità della rivelazione. Tale unione operativa della fede umana e della verità divina costituisce il possesso di un carattere bene avviato all’effettiva acquisizione di una personalità morontiale.

101:5.13 (1111.3) La religione evoluzionaria fornisce soltanto l’assicurazione della fede e la conferma della coscienza; la religione rivelatoria fornisce l’assicurazione della fede più la verità di un’esperienza vivente delle realtà della rivelazione. Il terzo gradino della religione, o terza fase dell’esperienza religiosa, concerne lo stato morontiale, la presa più salda della mota. Nel corso della progressione morontiale le verità della religione rivelata vengono ampliate; voi conoscerete sempre di più la verità dei valori supremi, delle bontà divine, delle relazioni universali, delle realtà eterne e dei destini ultimi.

101:5.14 (1111.4) Durante l’intera progressione morontiale l’assicurazione della verità sostituisce sempre più l’assicurazione della fede. Quando alla fine sarete arruolati nel mondo spirituale reale, allora le assicurazioni della pura intuizione spirituale opereranno al posto della fede e della verità, o piuttosto in congiunzione con queste tecniche precedenti di assicurazione della personalità, e sovrapposte ad esse.

6. L’esperienza religiosa progressiva

101:6.1 (1111.5) La fase morontiale della religione rivelata concerne l’esperienza della sopravvivenza, ed il suo grande stimolo è il raggiungimento della perfezione spirituale. È anche presente la spinta superiore all’adorazione, associata ad un richiamo che incita ad un servizio etico accresciuto. La visione morontiale implica una coscienza in crescente espansione del Settuplo, del Supremo ed anche dell’Ultimo.

101:6.2 (1111.6) Nel corso di ogni esperienza religiosa, dai suoi primi inizi sul livello materiale fino all’ottenimento del pieno status spirituale, l’Aggiustatore è il segreto che permette la realizzazione personale della realtà dell’esistenza del Supremo; e questo stesso Aggiustatore detiene anche i segreti della vostra fede nel raggiungimento trascendentale dell’Ultimo. La personalità esperienziale dell’uomo in evoluzione, unita all’essenza dell’Aggiustatore del Dio esistenziale, costituisce il raggiungimento potenziale dell’esistenza suprema ed è per natura la base per l’eventuarsi superfinito della personalità trascendentale.

101:6.3 (1111.7) La volontà morale comprende decisioni basate su una conoscenza ragionata, accresciute dalla saggezza e sanzionate da una fede religiosa. Tali scelte sono degli atti di natura morale e provano l’esistenza di una personalità morale, che prelude alla personalità morontiale ed infine al vero status spirituale.

101:6.4 (1111.8) Il tipo evoluzionario di conoscenza è solo l’accumulazione del materiale protoplasmico della memoria; questa è la forma più primitiva di coscienza della creatura. La saggezza ingloba le idee formulate dalla memoria protoplasmica in un processo di associazione e di ricombinazione, e questo fenomeno differenzia la mente umana dalla semplice mente animale. Gli animali hanno delle conoscenze, ma solo l’uomo possiede la capacità della saggezza. La verità è resa accessibile all’individuo dotato di saggezza dal conferimento ad una tale mente degli spiriti del Padre e del Figlio, l’Aggiustatore di Pensiero e lo Spirito della Verità.

101:6.5 (1112.1) Cristo Micael, quando si conferì ad Urantia, visse sotto il regno della religione evoluzionaria fino al tempo del suo battesimo. Da quel momento in poi, fino all’evento della sua crocifissione incluso, egli proseguì la sua opera sotto la guida congiunta della religione evoluzionaria e di quella rivelata. Dal mattino della sua risurrezione fino alla sua ascensione egli attraversò le molteplici fasi della vita morontiale di transizione umana dal mondo della materia a quello dello spirito. Dopo la sua ascensione Micael divenne padrone dell’esperienza della Supremazia, la realizzazione del Supremo; ed essendo la sola persona di Nebadon a possedere la capacità illimitata di sperimentare la realtà del Supremo, egli raggiunse istantaneamente lo status della sovranità di supremazia nel suo universo locale e su di esso.

101:6.6 (1112.2) Nell’uomo la fusione finale e l’unità risultante con l’Aggiustatore interiore — la sintesi in una sola personalità dell’uomo e dell’essenza di Dio — fanno di lui, in potenziale, una parte vivente del Supremo ed assicurano ad un tale essere, un tempo mortale, il diritto di nascita eterno a proseguire infinitamente la finalità del servizio universale per e con il Supremo.

101:6.7 (1112.3) La rivelazione insegna all’uomo mortale che, per iniziare questa avventura magnifica ed affascinante attraverso lo spazio per mezzo della progressione del tempo, dovrebbe cominciare con l’organizzare la sua conoscenza in idee-decisioni. Poi dovrebbe ordinare alla saggezza di lavorare incessantemente al suo nobile compito di trasformare le idee basate sull’autoconvinzione in ideali sempre più pratici, ma tuttavia superni, cioè in quei concetti che sono così ragionevoli come idee e così logici come ideali che l’Aggiustatore osa perciò congiungerli e spiritualizzarli, in modo da renderli disponibili per questa associazione nella mente finita che ne farà il complemento umano effettivo, preparato in tal modo per l’azione dello Spirito della Verità dei Figli, le manifestazioni nel tempo-spazio della verità del Paradiso — la verità universale. La coordinazione di idee-decisioni, d’ideali logici e della verità divina rappresenta il possesso di un carattere retto, requisito preliminare per l’ammissione di un mortale alle realtà in continua espansione e sempre più spirituali dei mondi morontiali.

101:6.8 (1112.4) Gli insegnamenti di Gesù costituirono la prima religione di Urantia che inglobava così pienamente una coordinazione armoniosa della conoscenza, della saggezza, della fede, della verità e dell’amore per fornire completamente e simultaneamente la tranquillità temporale, la certezza intellettuale, l’illuminazione morale, la stabilità filosofica, la sensibilità etica, la coscienza di Dio e l’assicurazione formale della sopravvivenza personale. La fede di Gesù indicò la via verso la finalità della salvezza umana, verso l’ultimità del compimento universale dei mortali, poiché procurava:

101:6.9 (1112.5) 1. La salvezza dalle catene materiali nella realizzazione personale della filiazione con Dio, che è spirito.

101:6.10 (1112.6) 2. La salvezza dalla schiavitù intellettuale: l’uomo conoscerà la verità, e la verità lo renderà libero.

101:6.11 (1112.7) 3. La salvezza dalla cecità spirituale, la realizzazione umana della fratellanza degli esseri mortali e la coscienza morontiale della fratellanza di tutte le creature dell’universo; la scoperta della realtà spirituale mediante il servizio e la rivelazione della bontà dei valori spirituali per mezzo del ministero.

101:6.12 (1113.1) 4. La salvezza dall’incompletezza dell’io mediante il raggiungimento dei livelli spirituali dell’universo e con la realizzazione finale dell’armonia di Havona e della perfezione del Paradiso.

101:6.13 (1113.2) 5. La salvezza dall’io, la liberazione dai limiti dell’autocoscienza grazie al raggiungimento dei livelli cosmici della mente Suprema e mediante la coordinazione con i compimenti di tutti gli altri esseri autocoscienti.

101:6.14 (1113.3) 6. La salvezza dal tempo, il conseguimento di una vita eterna di progressione senza fine nel riconoscimento di Dio e nel servizio di Dio.

101:6.15 (1113.4) 7. La salvezza dal finito, l’unione perfezionata con la Deità nel Supremo, e per suo tramite, mediante la quale la creatura tenta la scoperta trascendentale dell’Ultimo sui livelli postfinalitari dell’absonito.

101:6.16 (1113.5) Questa settupla salvezza equivale alla realizzazione completa e perfetta della definitiva esperienza del Padre Universale. E tutto ciò, in potenziale, è contenuto nella realtà della fede dell’esperienza religiosa umana, e può esservi effettivamente contenuto perché la fede di Gesù era nutrita anche dalle realtà al di là dell’ultimo, e le rivelava. La fede di Gesù si avvicinava allo status di un assoluto universale nella misura in cui tale manifestazione è possibile nel cosmo in evoluzione del tempo e dello spazio.

101:6.17 (1113.6) Con l’appropriazione della fede di Gesù l’uomo mortale può pregustare nel tempo le realtà dell’eternità. Gesù, nel corso della sua esperienza umana, fece la scoperta del Padre Finale, ed i suoi fratelli nella carne della vita mortale possono seguirlo in questa stessa esperienza di scoperta del Padre. Anch’essi, così come sono, possono raggiungere in questa esperienza con il Padre la stessa soddisfazione di Gesù così com’egli era. Nuovi potenziali divennero attuali nell’universo di Nebadon a seguito del conferimento terminale di Micael, ed uno di questi fu la nuova illuminazione del sentiero dell’eternità che conduce al Padre di tutti e che può essere percorso anche dai mortali di carne e di sangue materiali nel corso della loro vita iniziale sui pianeti dello spazio. Gesù era ed è la nuova via vivente grazie alla quale l’uomo può ottenere l’eredità divina che il Padre ha decretato sarà sua purché la chieda. In Gesù sono abbondantemente dimostrati l’inizio e la fine dell’esperienza di fede dell’umanità, anche dell’umanità divina.

7. Una filosofia personale della religione

101:7.1 (1113.7) Un’idea è soltanto un piano d’azione teorico, mentre una decisione precisa è un piano d’azione convalidato. Uno stereotipo è un piano d’azione accettato senza convalida. I materiali con cui costruire una filosofia personale della religione sono derivati sia dall’esperienza interiore che dall’esperienza dell’individuo con il suo ambiente. Lo status sociale, le condizioni economiche, la possibilità d’istruirsi, gli orientamenti morali, le influenze delle istituzioni, gli sviluppi politici, le tendenze razziali e gli insegnamenti religiosi del proprio tempo e del proprio luogo diventano tutti dei fattori nella formulazione di una filosofia personale della religione. Anche il temperamento innato e l’inclinazione intellettuale determinano marcatamente il modello della filosofia religiosa. L’occupazione, il matrimonio e la parentela influenzano tutti l’evoluzione dei propri livelli personali di vita.

101:7.2 (1113.8) Una filosofia della religione si evolve da una crescita basilare delle idee, accresciuta dalla vita sperimentale, entrambe modificate dalla tendenza ad imitare i propri associati. L’efficacia delle conclusioni filosofiche dipende dall’acuto, onesto e discriminante modo di pensare in connessione con la sensibilità ai significati e l’esattezza della valutazione. I codardi morali non raggiungono mai piani elevati di pensiero filosofico; ci vuole coraggio per penetrare nuovi livelli dell’esperienza e per tentare l’esplorazione dei regni sconosciuti della vita intellettuale.

101:7.3 (1114.1) Attualmente hanno origine nuovi sistemi di valori; vengono fatte nuove formulazioni dei principi e dei criteri; vengono rinnovati abitudini ed ideali; si è raggiunta una certa idea di un Dio personale, seguita da concetti ampliati della relazione con lui.

101:7.4 (1114.2) La grande differenza tra una filosofia di vita religiosa ed una non religiosa risiede nella natura e nel livello dei valori riconosciuti e nell’oggetto delle devozioni. Ci sono quattro fasi nell’evoluzione della filosofia religiosa. Una tale esperienza può divenire semplicemente conformista, rassegnata alla sottomissione alla tradizione e all’autorità. Oppure può essere soddisfatta con dei compimenti modesti, giusto abbastanza per stabilizzare la vita quotidiana, e perciò viene presto arrestata su questo livello provvisorio. Questi mortali credono sia meglio lasciare le cose come sono. Un terzo gruppo progredisce fino al livello dell’intellettualità logica, ma vi ristagna in conseguenza della schiavitù culturale. È davvero penoso vedere intelletti giganteschi mantenuti così saldamente nella presa crudele della schiavitù culturale. È altrettanto patetico osservare coloro che barattano la loro servitù culturale con i vincoli materialistici di una scienza falsamente definita tale. Il quarto livello della filosofia raggiunge l’affrancamento da tutti gli ostacoli convenzionali e tradizionali ed osa pensare, agire e vivere onestamente, lealmente, intrepidamente e sinceramente.

101:7.5 (1114.3) La prova del fuoco per ogni filosofia religiosa consiste nel fatto che essa distingua o meno tra la realtà del mondo materiale e quella del mondo spirituale, riconoscendo allo stesso tempo la loro unificazione nello sforzo intellettuale e nel servizio sociale. Una sana filosofia religiosa non confonde le cose di Dio con le cose di Cesare. Né riconosce il culto estetico di pura ammirazione come sostituto della religione.

101:7.6 (1114.4) La filosofia trasforma la religione primitiva, che era in larga misura una fiaba della coscienza, in un’esperienza vivente nei valori ascendenti della realtà cosmica.

8. Fede e credenza

101:8.1 (1114.5) La credenza ha raggiunto il livello della fede quando motiva la vita e foggia il modo di vivere. L’accettazione di un insegnamento come vero non è fede, è semplice credenza. Né sono fede la certezza e la convinzione. Uno stato mentale raggiunge i livelli della fede solo quando domina effettivamente il modo di vivere. La fede è un attributo vivente dell’esperienza religiosa personale autentica. Si crede la verità, si ammira la bellezza e si onora la bontà, ma non le si adora; un tale atteggiamento di fede salvifica è incentrato solo su Dio, il quale è tutto ciò personificato ed infinitamente di più.

101:8.2 (1114.6) La credenza limita e vincola sempre; la fede amplia e svincola. La credenza fissa, la fede libera. Ma la fede religiosa vivente è più che un’associazione di nobili credenze, è più che un sistema elevato di filosofia; è un’esperienza vivente che concerne i significati spirituali, gli ideali divini ed i valori supremi; essa conosce Dio e serve l’uomo. Le credenze possono divenire proprietà di un gruppo, ma la fede deve essere personale. Le credenze teologiche possono essere suggerite ad un gruppo, ma la fede può sorgere soltanto nel cuore della singola persona religiosa.

101:8.3 (1114.7) La fede falsa la sua missione di fiducia quando pretende di negare le realtà e di conferire ai suoi adepti una conoscenza presunta. La fede è traditrice quando induce a tradire l’integrità intellettuale e sminuisce la fedeltà ai valori supremi e agli ideali divini. La fede non si sottrae mai al dovere di risolvere i problemi del vivere dei mortali. La fede vivente non favorisce la bigotteria, la persecuzione o l’intolleranza.

101:8.4 (1115.1) La fede non incatena l’immaginazione creativa, né mantiene un pregiudizio irragionevole verso le scoperte della ricerca scientifica. La fede vivifica la religione e costringe la persona religiosa a vivere eroicamente la regola d’oro. Lo zelo della fede è proporzionato alla conoscenza ed i suoi sforzi sono il preludio di una pace sublime.

9. Religione e moralità

101:9.1 (1115.2) Nessuna pretesa rivelazione della religione può essere considerata come autentica se non riconosce le sollecitazioni del dovere derivate dagli obblighi etici che erano stati creati e mantenuti dalla religione evoluzionaria precedente. La rivelazione allarga infallibilmente l’orizzonte etico della religione evoluta, mentre espande simultaneamente ed infallibilmente gli obblighi morali di tutte le precedenti rivelazioni.

101:9.2 (1115.3) Quando pretendete di dare un giudizio critico sulla religione primitiva dell’uomo (o sulla religione dell’uomo primitivo), dovreste ricordarvi di giudicare tali selvaggi e di valutare la loro esperienza religiosa secondo la loro illuminazione ed il loro stato di coscienza. Non commettete l’errore di giudicare un’altra religione secondo i vostri criteri di conoscenza e di verità.

101:9.3 (1115.4) La vera religione è quella convinzione sublime e profonda dell’anima che ammonisce obbligatoriamente l’uomo che sarebbe male per lui non credere in quelle realtà morontiali che costituiscono i suoi concetti etici e morali più elevati, la sua più alta interpretazione dei più grandi valori della vita e delle più profonde realtà dell’universo. Ed una tale religione è semplicemente l’esperienza di dare l’assenso intellettuale ai dettati più elevati della coscienza spirituale.

101:9.4 (1115.5) La ricerca della bellezza fa parte della religione solo per quanto è etica e nella misura in cui arricchisce il concetto della morale. L’arte è religiosa solo se è diffusa con un proposito derivato da un’elevata motivazione spirituale.

101:9.5 (1115.6) La coscienza spirituale illuminata dell’uomo civilizzato non s’interessa tanto di una credenza intellettuale specifica o di un modo di vivere particolare quanto di scoprire la verità della vita, la buona e giusta tecnica per reagire alle situazioni sempre ricorrenti dell’esistenza mortale. La coscienza morale è semplicemente un nome applicato al riconoscimento e alla coscienza umani di quei valori morontiali etici emergenti ai quali il dovere esige che l’uomo si attenga nel controllo e nella guida quotidiani della sua condotta.

101:9.6 (1115.7) Pur riconoscendo che la religione è imperfetta, ci sono almeno due manifestazioni pratiche della sua natura e funzione:

101:9.7 (1115.8) 1. Lo stimolo spirituale e la pressione filosofica della religione tendono a indurre l’uomo a proiettare la sua valutazione dei valori morali direttamente all’esterno negli affari dei suoi simili — la reazione etica della religione.

101:9.8 (1115.9) 2. La religione crea per la mente umana una coscienza spiritualizzata della realtà divina basata su concetti antecedenti di valori morali e derivata da essi per fede, e coordinata con concetti sovrapposti di valori spirituali. La religione diviene così un censore degli affari dei mortali, una forma di dovere morale glorificato e di fiducia nella realtà, le realtà elevate del tempo e le realtà più durature dell’eternità.

101:9.9 (1116.1) La fede diventa la connessione tra la coscienza morale ed il concetto spirituale della realtà duratura. La religione diventa la via attraverso la quale l’uomo sfugge ai limiti materiali del mondo temporale e naturale verso le realtà superne del mondo eterno e spirituale, utilizzando la tecnica della salvezza, la trasformazione morontiale progressiva.

10. La religione quale liberatrice dell’uomo

101:10.1 (1116.2) L’uomo intelligente sa che è un figlio della natura, una parte dell’universo materiale. Similmente egli non discerne alcuna sopravvivenza della personalità individuale nei movimenti e nelle tensioni del livello matematico dell’universo di energia. Né l’uomo potrà mai discernere la realtà spirituale mediante l’esame della cause e degli effetti fisici.

101:10.2 (1116.3) Un essere umano è anche consapevole di essere una parte del cosmo ideazionale ma, benché un concetto possa persistere oltre il periodo di vita di un mortale, non c’è niente d’insito nel concetto che indica la sopravvivenza personale della personalità che lo concepisce. Né l’esaurimento delle possibilità della logica e della ragione rivelerà mai al logico o al ragionatore la verità eterna della sopravvivenza della personalità.

101:10.3 (1116.4) Il livello materiale della legge assicura la continuità della causalità, l’eterna risposta dell’effetto ad un’azione antecedente; il livello mentale suggerisce la perpetuazione della continuità ideazionale, il flusso incessante della potenzialità concettuale derivante da concezioni preesistenti. Ma nessuno di questi livelli dell’universo rivela al cercatore mortale una via per uscire dalla parzialità del suo status e dall’intollerabile incertezza di essere una realtà transitoria nell’universo, una personalità temporale condannata ad estinguersi con l’esaurimento delle sue limitate energie vitali.

101:10.4 (1116.5) È solo attraverso la via morontiale che conduce all’intuizione spirituale che l’uomo può spezzare le catene inerenti al suo status mortale nell’universo. L’energia e la mente riconducono al Paradiso e alla Deità, ma né la dotazione di energia né la dotazione mentale dell’uomo provengono direttamente dalla Deità del Paradiso. Soltanto in senso spirituale l’uomo è un figlio di Dio. E questo è vero perché è solo in senso spirituale che l’uomo è attualmente dotato ed abitato dal Padre del Paradiso. L’umanità non può mai scoprire la divinità se non attraverso la via dell’esperienza religiosa e l’esercizio di una fede autentica. L’accettazione per fede della verità di Dio consente all’uomo di sfuggire ai confini circoscritti delle limitazioni materiali e gli fornisce una speranza razionale di ottenere un salvacondotto dal regno materiale, dove c’è morte, al regno spirituale, dove c’è vita eterna.

101:10.5 (1116.6) Il proposito della religione non è di soddisfare la curiosità riguardo a Dio, ma piuttosto di offrire la costanza intellettuale e la sicurezza filosofica, di stabilizzare ed arricchire la vita umana mediante la fusione del mortale con il divino, del parziale con il perfetto, dell’uomo con Dio. È per mezzo dell’esperienza religiosa che i concetti umani dell’idealità sono dotati di realtà.

101:10.6 (1116.7) Non potranno mai esserci prove scientifiche o logiche della divinità. La ragione da sola non potrà mai convalidare i valori ed i benefici dell’esperienza religiosa. Ma resterà sempre vero che chiunque vuole fare la volontà di Dio comprenderà la validità dei valori spirituali. Questo è l’approccio più prossimo che si possa fare sul livello mortale alle prove presentate della realtà dell’esperienza religiosa. Tale fede fornisce il solo modo per sfuggire alla stretta meccanica del mondo materiale e alla distorsione erronea dell’incompletezza del mondo intellettuale; questa è l’unica soluzione che si sia scoperta per uscire dall’impasse in cui si trova la mente dei mortali riguardo alla sopravvivenza successiva della personalità individuale. Questo è il solo passaporto al completamento della realtà e all’eternità della vita in una creazione universale d’amore, di legge, di unità e di raggiungimento progressivo della Deità.

101:10.7 (1117.1) La religione pone rimedio efficacemente al senso d’isolamento idealistico o di solitudine spirituale dell’uomo; essa affranca il credente come figlio di Dio, come cittadino di un universo nuovo e significativo. La religione assicura l’uomo che, se segue il bagliore della rettitudine discernibile nella sua anima, con ciò identifica se stesso con il piano dell’Infinito ed il proposito dell’Eterno. Una tale anima liberata comincia immediatamente a sentirsi a casa propria in questo nuovo universo, il suo universo.

101:10.8 (1117.2) Quando sperimentate questa trasformazione per mezzo della fede, voi non siete più una parte servile del cosmo matematico, ma piuttosto un figlio dotato di volontà ed affrancato del Padre Universale. Questo figlio liberato non lotterà più da solo contro il destino inesorabile della fine dell’esistenza temporale, non combatterà più tutta la natura con prospettive a lui irrimediabilmente avverse, non vacillerà più sotto la paura paralizzante di avere forse riposto la sua fiducia in una chimera senza speranza o di avere vincolato la sua fede ad un errore dell’immaginazione.

101:10.9 (1117.3) Ora, piuttosto, i figli di Dio sono arruolati insieme per combattere la battaglia del trionfo della realtà sulle ombre parziali dell’esistenza. Finalmente tutte le creature divengono coscienti del fatto che Dio e tutte le schiere divine di un universo quasi infinito sono al loro fianco nella lotta superna per raggiungere l’eternità della vita e la divinità di status. Questi figli liberati dalla fede si sono certamente impegnati nelle lotte del tempo a fianco delle forze supreme e delle personalità divine dell’eternità; anche le stelle nel loro corso combattono ora per loro. Finalmente essi contemplano l’universo dall’interno, dal punto di vista di Dio, e tutto è trasformato dalle incertezze dell’isolamento materiale nelle certezze della progressione spirituale eterna. Il tempo stesso non diviene che l’ombra dell’eternità proiettata dalle realtà del Paradiso sulla panoplia in movimento dello spazio.

101:10.10 (1117.4) [Presentato da un Melchizedek di Nebadon.]

Fascicolo 102 - I fondamenti della fede religiosa

Il Libro di Urantia

Fascicolo 102

I fondamenti della fede religiosa

102:0.1 (1118.1) PER IL materialista non credente l’uomo è semplicemente un accidente evoluzionario. Le sue speranze di sopravvivenza sono legate ad un’invenzione dell’immaginazione umana; le sue paure, i suoi amori, i suoi desideri e le sue credenze sono soltanto la reazione della giustapposizione accidentale di certi atomi di materia priva di vita. Nessun dispiegamento di energia né espressione di fiducia possono portarlo oltre la tomba. Le opere di devozione ed il genio ispirante degli uomini migliori sono condannati ad essere estinti dalla morte, la lunga notte solitaria dell’eterno oblio e dell’estinzione dell’anima. Una disperazione anonima è la sola ricompensa dell’uomo per aver vissuto e lavorato sotto il sole temporale dell’esistenza umana. Ogni giorno della vita stringe lentamente e sicuramente la morsa di un destino crudele che un universo ostile ed implacabile di materia ha decretato come insulto supremo a tutto ciò che è bello, nobile, elevato e buono nel desiderio umano.

102:0.2 (1118.2) Ma non sono questi la fine ed il destino eterno dell’uomo; una tale visione è soltanto il grido di disperazione lanciato da un’anima errante che si è smarrita nelle tenebre spirituali e che lotta coraggiosamente di fronte alle sofisticherie meccanicistiche di una filosofia materiale, resa cieca dalla confusione e dalla deformazione di una cultura complessa. Tutta questa condanna alle tenebre e tutto questo destino di disperazione sono dissipati per sempre da un solo coraggioso spiegamento di fede da parte del più umile ed ignorante dei figli di Dio sulla terra.

102:0.3 (1118.3) Questa fede salvifica ha origine nel cuore umano quando la coscienza morale dell’uomo comprende che i valori umani possono essere trasferiti nell’esperienza mortale dal materiale allo spirituale, dall’umano al divino, dal tempo all’eternità.

1. Le assicurazioni della fede

102:1.1 (1118.4) L’opera dell’Aggiustatore di Pensiero costituisce la spiegazione della traduzione del primitivo ed evoluzionario senso umano del dovere in una fede superiore e più certa nelle realtà eterne della rivelazione. Ci deve essere sete di perfezione nel cuore dell’uomo per assicurargli la capacità di comprendere i sentieri della fede che conducono alla realizzazione suprema. Se un uomo sceglie di fare la volontà divina conoscerà la via della verità. È letteralmente vero che “le cose umane devono essere conosciute per essere amate, ma le cose divine devono essere amate per essere conosciute.” Ma i dubbi onesti e gli interrogativi sinceri non sono peccati; tali atteggiamenti ritardano semplicemente il cammino progressivo verso il raggiungimento della perfezione. Una fiducia come quella di un bambino assicura l’entrata dell’uomo nel regno dell’ascensione al cielo, ma il progresso dipende interamente dall’esercizio vigoroso di una fede forte e fiduciosa dell’uomo maturo.

102:1.2 (1119.1) La ragione della scienza è basata sui fatti osservabili del tempo; la fede della religione trae ragione dal programma spirituale dell’eternità. Quello che la conoscenza e la ragione non possono fare per noi, la vera saggezza ci esorta a permettere alla fede di compierlo per mezzo dell’intuizione religiosa e della trasformazione spirituale.

102:1.3 (1119.2) A seguito dell’isolamento dovuto alla ribellione, la rivelazione della verità su Urantia è stata troppo spesso mescolata con formulazioni di cosmologie parziali e transitorie. La verità resta immutata di generazione in generazione, ma gli insegnamenti associati concernenti il mondo fisico variano di giorno in giorno e di anno in anno. La verità eterna non dovrebbe essere disdegnata perché capita d’incontrarla assieme ad idee superate riguardo al mondo materiale. Più conoscete della scienza, meno vi sentite sicuri; più possedete della religione, più siete certi.

102:1.4 (1119.3) Le certezze della scienza provengono interamente dall’intelletto; le certezze della religione scaturiscono dai fondamenti stessi dell’intera personalità. La scienza fa appello alla comprensione della mente; la religione fa appello alla fedeltà e alla devozione del corpo, della mente e dello spirito, cioè dell’intera personalità.

102:1.5 (1119.4) Dio è talmente reale ed assoluto che nessun segno materiale di prova o nessuna dimostrazione di cosiddetti miracoli può essere offerta a testimonianza della sua realtà. Noi lo conosceremo sempre perché abbiamo fiducia in lui, e la nostra credenza in lui è interamente basata sulla nostra partecipazione personale alle manifestazioni divine della sua realtà infinita.

102:1.6 (1119.5) L’Aggiustatore di Pensiero interiore suscita infallibilmente nell’anima umana una vera e penetrante sete di perfezione così come una grandissima curiosità, che possono essere adeguatamente soddisfatte solo dalla comunione con Dio, sorgente divina di questo Aggiustatore. L’anima assetata dell’uomo rifiuta di essere soddisfatta con qualcosa che non sia la realizzazione personale del Dio vivente. Qualunque cosa Dio possa essere di più che una personalità morale superiore e perfetta, non può essere nulla di meno nel nostro concetto bramoso e finito.

2. La religione e la realtà

102:2.1 (1119.6) Le menti attente e le anime perspicaci riconoscono la religione quando la incontrano nella vita dei loro simili. La religione non necessita di alcuna definizione; noi tutti conosciamo i suoi frutti sociali, intellettuali, morali e spirituali. E tutto ciò deriva dal fatto che la religione è proprietà della razza umana; non è figlia della cultura. È vero, la percezione della religione è ancora umana e perciò soggetta alla schiavitù dell’ignoranza, alla schiavitù della superstizione, alle delusioni della sofisticheria e alle illusioni della falsa filosofia.

102:2.2 (1119.7) Una delle peculiarità caratteristiche dell’assicurazione religiosa autentica è che, nonostante l’assolutezza delle sue affermazioni e la fermezza del suo comportamento, lo spirito della sua espressione è così equilibrato e temperato che non dà mai la più piccola impressione di arroganza o di esaltazione dell’ego. La saggezza dell’esperienza religiosa è un po’ paradossale, nel senso che è originata dall’uomo e derivata dall’Aggiustatore. La forza religiosa non è il prodotto delle prerogative personali dell’individuo, ma piuttosto il risultato dell’associazione sublime tra l’uomo e la sorgente eterna di ogni saggezza. In tal modo le parole e gli atti della religione vera e pura divengono necessariamente autorevoli per tutti i mortali illuminati.

102:2.3 (1119.8) È difficile identificare ed analizzare i fattori di un’esperienza religiosa, ma non è difficile osservare che tali praticanti religiosi vivono e vanno avanti come se fossero già in presenza dell’Eterno. I credenti reagiscono a questa vita temporale come se l’immortalità fosse già a portata di mano. Nella vita di questi mortali c’è un’originalità valida ed una spontaneità d’espressione che li distingue per sempre da quelli tra i loro simili che hanno assorbito soltanto la saggezza del mondo. Le persone religiose sembrano vivere in un’emancipazione effettiva dal tormento della fretta e dalla penosa tensione delle vicissitudini inerenti alle correnti terrene del tempo; essi mostrano una stabilità di personalità ed una serenità di carattere non spiegate dalle leggi della fisiologia, della psicologia e della sociologia.

102:2.4 (1120.1) Il tempo è un elemento invariabile nel raggiungimento della conoscenza; la religione rende i suoi doni immediatamente accessibili, benché sussista l’importante fattore della crescita nella grazia, il progresso ben definito in tutte le fasi dell’esperienza religiosa. La conoscenza è una ricerca eterna; voi continuate ad imparare, ma non siete capaci di giungere alla piena conoscenza della verità assoluta. Nella sola conoscenza non ci può mai essere certezza assoluta, ma soltanto una crescente probabilità di approssimazione; ma l’anima religiosa spiritualmente illuminata sa, e sa ora. E tuttavia questa certezza profonda e positiva non porta questa persona religiosa dotata di buon senso ad avere meno interesse negli alti e bassi del progresso della saggezza umana, che è costretta nei suoi confini materiali dai lenti sviluppi della scienza.

102:2.5 (1120.2) Anche le scoperte della scienza non sono veramente reali nella coscienza dell’esperienza umana prima di essere chiarite e messe in correlazione, prima che i loro fatti pertinenti non diventino effettivamente un significato tramite la loro messa in circuito nelle correnti di pensiero della mente. L’uomo mortale considera anche il suo ambiente fisico secondo il suo livello mentale, secondo la prospettiva delle sue registrazioni psicologiche. Non ci si deve stupire, quindi, che l’uomo dia un’interpretazione altamente unificata dell’universo e cerchi poi d’identificare questa unità d’energia della sua scienza con l’unità spirituale della sua esperienza religiosa. La mente è unità; la coscienza mortale vive sul livello mentale e percepisce le realtà universali con gli occhi della sua dotazione mentale. La prospettiva mentale non rivela l’unità esistenziale della sorgente della realtà, la Prima Sorgente e Centro, ma può presentare all’uomo, e talvolta lo fa, la sintesi esperienziale dell’energia, della mente e dello spirito nell’Essere Supremo e come Essere Supremo. Ma la mente non può mai riuscire in questa unificazione della diversità della realtà, a meno che tale mente non sia solidamente consapevole delle cose materiali, dei significati intellettuali e dei valori spirituali. Solo nell’armonia della triunità della realtà funzionale c’è unità, ed è solo nell’unità che la personalità si soddisfa nella realizzazione della costanza e della coerenza cosmiche.

102:2.6 (1120.3) L’unità si può trovare più facilmente nell’esperienza umana tramite la filosofia. E mentre il corpo del pensiero filosofico deve sempre essere fondato su fatti materiali, l’anima e l’energia del vero dinamismo filosofico è l’intuizione spirituale del mortale.

102:2.7 (1120.4) L’uomo evoluzionario non gradisce per sua natura il lavoro faticoso. Tenere il passo nella sua esperienza di vita con le esigenze incalzanti ed i bisogni pressanti di un’esperienza religiosa in sviluppo richiede un’attività incessante di crescita spirituale, di espansione intellettuale, di ampliamento effettivo e di servizio sociale. Non c’è vera religione senza una personalità estremamente attiva. Per questo gli uomini più indolenti cercano spesso di sfuggire i rigori delle attività veramente religiose per mezzo di una specie d’ingegnosa autoillusione, andando a mettersi al falso riparo di dottrine e di dogmi religiosi stereotipati. Ma la vera religione è viva. La cristallizzazione intellettuale dei concetti religiosi equivale alla morte spirituale. Voi non potete concepire una religione senza idee, ma una volta che la religione viene ridotta soltanto ad un’idea cessa di essere una religione; essa diventa semplicemente una specie di filosofia umana.

102:2.8 (1121.1) Inoltre ci sono altri tipi di anime instabili e poco disciplinate che vorrebbero utilizzare le idee sentimentali della religione per sfuggire alle esigenze irritanti della vita. Quando certi mortali vacillanti e timidi cercano di sfuggire alla pressione incessante della vita evoluzionaria, la religione, quale essi la concepiscono, sembra offrire loro il rifugio più vicino, la migliore scappatoia. Ma la missione della religione è di preparare l’uomo ad affrontare coraggiosamente, e persino eroicamente, le vicissitudini della vita. La religione è la dotazione suprema dell’uomo evoluzionario, la sola cosa che gli consente di andare avanti e “di sopportare come se vedesse Colui che è invisibile”. Il misticismo, tuttavia, è spesso piuttosto un ritiro dalla vita abbracciato dagli umani che non gradiscono le attività più faticose di una vita religiosa vissuta nelle arene aperte della società e del commercio umani. La vera religione deve agire. La condotta sarà il risultato della religione quando l’uomo effettivamente l’ha, o piuttosto quando alla religione è permesso veramente di possedere l’uomo. La religione non sarà mai soddisfatta con semplici pensieri o con sentimenti passivi.

102:2.9 (1121.2) Noi non ignoriamo il fatto che la religione agisce spesso in maniera poco saggia, ed anche irreligiosa, ma agisce. Le aberrazioni delle convinzioni religiose hanno portato a sanguinose persecuzioni, ma la religione fa sempre qualcosa; essa è dinamica!

3. Conoscenza, saggezza e perspicacia

102:3.1 (1121.3) La carenza intellettuale e la scarsità d’istruzione ostacolano inevitabilmente il raggiungimento di un livello religioso più elevato, perché un ambiente della natura spirituale così impoverito priva la religione del suo principale canale di contatto filosofico con il mondo della conoscenza scientifica. I fattori intellettuali della religione sono importanti, ma il loro sviluppo eccessivo è talvolta di grande ostacolo ed imbarazzante. La religione deve continuamente operare sotto la pressione di una necessità paradossale: la necessità di fare un uso efficace del pensiero, sminuendo allo stesso tempo l’importanza dell’utilità spirituale di ogni pensiero.

102:3.2 (1121.4) La speculazione religiosa è inevitabile ma sempre nociva; la speculazione snatura invariabilmente il suo oggetto. La speculazione tende a trasformare la religione in qualcosa di materiale o di umanistico, e così, interferendo direttamente con la chiarezza del pensiero logico, fa apparire indirettamente la religione come una funzione del mondo temporale, lo stesso mondo con il quale essa dovrebbe essere eternamente in contrasto. Perciò la religione sarà sempre caratterizzata da paradossi, i paradossi risultanti dall’assenza della connessione esperienziale tra i livelli materiali e spirituali dell’universo — della mota morontiale, la sensibilità superfilosofica che permette di discernere la verità e di percepire l’unità.

102:3.3 (1121.5) I sentimenti materiali, le emozioni umane, portano direttamente ad azioni materiali, ad atti egoistici. Le percezioni religiose, le motivazioni spirituali, portano direttamente ad azioni religiose, ad atti disinteressati di servizio sociale e di benevolenza altruistica.

102:3.4 (1121.6) Il desiderio religioso è la ricerca ardente della realtà divina. L’esperienza religiosa è la realizzazione della coscienza di aver trovato Dio. E quando un essere umano trova Dio, il trionfo per la sua scoperta fa provare nell’anima di quell’essere una tale indescrivibile effervescenza che è spinto a cercare un contatto di servizio amorevole con i suoi simili meno illuminati, non per rivelare che egli ha trovato Dio, ma piuttosto per consentire al traboccamento della bontà eterna che sgorga dalla sua anima di confortare e di elevare i suoi simili. La vera religione conduce ad un accresciuto servizio sociale.

102:3.5 (1122.1) La scienza, la conoscenza, porta alla coscienza dei fatti; la religione, l’esperienza, porta alla coscienza dei valori; la filosofia, la saggezza, porta a coordinare la coscienza; la rivelazione (il sostituto della mota morontiale) porta alla coscienza della vera realtà; mentre la coordinazione della coscienza dei fatti, dei valori e della vera realtà costituisce la coscienza della realtà della personalità, il massimo dell’essere, come pure la credenza nella possibilità della sopravvivenza di questa stessa personalità.

102:3.6 (1122.2) La conoscenza porta a dare un posto agli uomini, a dare origine a classi e caste sociali. La religione porta a servire gli uomini, creando così l’etica e l’altruismo. La saggezza porta alla comunione più elevata e migliore delle idee e dei propri simili. La rivelazione libera gli uomini e li lancia nell’avventura eterna.

102:3.7 (1122.3) La scienza seleziona gli uomini; la religione ama gli uomini, così come siete; la saggezza rende giustizia alla differenza tra gli uomini; ma la rivelazione glorifica l’uomo e rivela la sua capacità di associarsi a Dio.

102:3.8 (1122.4) La scienza si sforza vanamente di creare la fratellanza della cultura; la religione porta all’esistenza la fratellanza dello spirito. La filosofia si sforza di ottenere la fratellanza della saggezza; la rivelazione descrive la fratellanza eterna, il Corpo della Finalità del Paradiso.

102:3.9 (1122.5) La conoscenza genera orgoglio nel fatto della personalità; la saggezza è la coscienza del significato della personalità; la religione è l’esperienza della conoscenza del valore della personalità; la rivelazione è l’assicurazione della sopravvivenza della personalità.

102:3.10 (1122.6) La scienza cerca d’identificare, di analizzare e di classificare le parti frazionate del cosmo illimitato. La religione coglie l’idea-del-tutto, il cosmo intero. La filosofia tenta l’identificazione dei segmenti materiali della scienza con il concetto del discernimento spirituale del tutto. Dove la filosofia fallisce in questo tentativo, riesce la rivelazione, affermando che il cerchio cosmico è universale, eterno, assoluto ed infinito. Questo cosmo dell’Infinito IO SONO è quindi senza fine, senza limiti ed onnicomprensivo — senza tempo, senza spazio e non qualificato. E noi rendiamo testimonianza che l’Infinito IO SONO è anche il Padre di Micael di Nebadon e il Dio della salvezza umana.

102:3.11 (1122.7) La scienza mostra la Deità come un fatto; la filosofia presenta l’idea di un Assoluto; la religione immagina Dio come una personalità spirituale amorevole. La rivelazione afferma l’unità tra il fatto della Deità, l’idea dell’Assoluto e la personalità spirituale di Dio, ed inoltre presenta questo concetto come nostro Padre — il fatto universale dell’esistenza, l’idea eterna della mente e lo spirito infinito della vita.

102:3.12 (1122.8) La ricerca della conoscenza costituisce la scienza; la ricerca della saggezza è la filosofia; l’amore per Dio è la religione; la sete di verità è una rivelazione. Ma è l’Aggiustatore di Pensiero interiore che unisce il sentimento della realtà all’ispezione spirituale del cosmo da parte dell’uomo.

102:3.13 (1122.9) Nella scienza l’idea precede l’espressione della sua realizzazione; nella religione l’esperienza della realizzazione precede l’espressione dell’idea. C’è una grande differenza tra la volontà di credere evoluzionaria ed il prodotto della ragione illuminata, dell’intuizione religiosa e della rivelazione — la volontà che crede.

102:3.14 (1122.10) Nell’evoluzione la religione porta spesso l’uomo a creare suoi concetti di Dio; la rivelazione presenta il fenomeno di Dio che fa evolvere l’uomo stesso, mentre nella vita terrena di Cristo Micael osserviamo il fenomeno di Dio che rivela se stesso all’uomo. L’evoluzione tende a far assomigliare Dio all’uomo; la rivelazione tende a far assomigliare l’uomo a Dio.

102:3.15 (1122.11) La scienza è soddisfatta solo da cause prime, la religione dalla personalità suprema e la filosofia dall’unità. La rivelazione afferma che queste tre sono una sola cosa e che tutte sono buone. L’eterno reale è il bene dell’universo e non le illusioni temporali del male spaziale. Nell’esperienza spirituale di tutte le personalità è sempre vero che il reale è il bene ed il bene è il reale.

4. Il fatto dell’esperienza

102:4.1 (1123.1) A causa della presenza dell’Aggiustatore di Pensiero nella vostra mente, non è più misterioso per voi conoscere la mente di Dio che essere sicuri di essere coscienti di conoscere ogni altra mente, umana o superumana. La religione e la coscienza sociale hanno questo in comune: sono entrambe fondate sulla coscienza di menti altrui. La tecnica con cui voi potete accettare come vostra l’idea di un altro è la stessa che vi permette di “lasciare che la mente che era in Cristo sia anche in voi”.

102:4.2 (1123.2) Che cos’è l’esperienza umana? È semplicemente qualsiasi interazione tra un ego attivo e indagatore ed ogni altra realtà attiva ed esteriore. La massa dell’esperienza è determinata dalla profondità del concetto più la totalità del riconoscimento della realtà di ciò che è esteriore. Il movimento dell’esperienza è uguale alla forza dell’immaginazione in aspettativa più l’intensità della scoperta sensoriale delle qualità esterne della realtà contattata. Il fatto dell’esperienza si trova nella coscienza di sé e di altre esistenze — di cose altrui, di menti altrui, di spiritualità altrui.

102:4.3 (1123.3) L’uomo diventa cosciente molto presto di non essere solo nel mondo o nell’universo. Si sviluppa un’autocoscienza naturale e spontanea di altre mentalità nell’ambiente dell’individuo. La fede trasforma questa esperienza naturale in religione, nel riconoscimento di Dio come realtà — sorgente, natura e destino — di altre menti. Ma questa conoscenza di Dio è sempre e comunque una realtà dell’esperienza personale. Se Dio non fosse una personalità non potrebbe divenire una parte vivente dell’esperienza religiosa reale di una personalità umana.

102:4.4 (1123.4) L’elemento di errore presente nell’esperienza religiosa umana è direttamente proporzionale al contenuto di materialismo che contamina il concetto spirituale del Padre Universale. La progressione prespirituale dell’uomo nell’universo consiste nell’esperienza di liberarsi di queste idee sbagliate sulla natura di Dio e sulla realtà del puro e vero spirito. La Deità è più che spirito, ma l’approccio spirituale è il solo possibile per l’uomo ascendente.

102:4.5 (1123.5) La preghiera fa sicuramente parte dell’esperienza religiosa, ma è stata erroneamente enfatizzata dalle religioni moderne a grande detrimento della più essenziale comunione di adorazione. I poteri riflessivi della mente sono approfonditi ed ampliati dall’adorazione. La preghiera può arricchire la vita, ma l’adorazione illumina il destino.

102:4.6 (1123.6) La religione rivelata è l’elemento unificante dell’esistenza umana. La rivelazione unifica la storia, coordina la geologia, l’astronomia, la fisica, la chimica, la biologia, la sociologia e la psicologia. L’esperienza spirituale è veramente l’anima del cosmo dell’uomo.

5. La supremazia del potenziale finalizzato

102:5.1 (1123.7) Benché lo stabilire il fatto della credenza non equivalga allo stabilire il fatto di ciò che è creduto, ciò nonostante, la progressione evoluzionaria della vita semplice fino allo status di personalità dimostra, in primo luogo, il fatto dell’esistenza del potenziale della personalità. E negli universi del tempo il potenziale ha sempre la supremazia sull’attuale. Nel cosmo in evoluzione il potenziale è ciò che sarà, e ciò che sarà è lo sviluppo delle decisioni intenzionali della Deità.

102:5.2 (1124.1) Questa stessa supremazia delle intenzioni appare nell’evoluzione dell’ideazione mentale quando la paura animale primitiva si tramuta in rispetto sempre più profondo per Dio ed in un crescente timore dell’universo. L’uomo primitivo aveva più paura religiosa che fede, e la supremazia dei potenziali spirituali sugli attuali mentali è dimostrata quando questa vile paura è tramutata in fede vivente nelle realtà spirituali.

102:5.3 (1124.2) Si può analizzare psicologicamente la religione evoluzionaria, ma non la religione di origine spirituale sperimentata personalmente. La moralità umana può riconoscere dei valori, ma solo la religione può conservare, esaltare e spiritualizzare tali valori. Ma nonostante queste azioni la religione è qualcosa di più di una moralità resa emotiva. La religione sta alla moralità come l’amore sta al dovere, come la filiazione sta alla servitù, come l’essenza sta alla sostanza. La moralità rivela un Controllore onnipotente, una Deità da servire; la religione rivela un Padre amorevolissimo, un Dio da adorare e da amare. Ed anche questo avviene perché la potenzialità spirituale della religione domina l’attualità del dovere della moralità evoluzionaria.

6. La certezza della fede religiosa

102:6.1 (1124.3) L’eliminazione filosofica della paura religiosa ed il progresso continuo della scienza contribuiscono grandemente alla mortalità dei falsi dei; ed anche se queste perdite di deità create dall’uomo possono momentaneamente offuscare la visione spirituale, alla fine esse distruggono l’ignoranza e la superstizione che hanno nascosto così a lungo il Dio vivente d’amore eterno. La relazione tra la creatura ed il Creatore è un’esperienza vivente, una fede religiosa dinamica, che non è soggetta ad una definizione precisa. Isolare parte della vita e chiamarla religione è disintegrare la vita e deformare la religione. Questo è proprio il motivo per cui il Dio da adorare esige una devozione totale o niente.

102:6.2 (1124.4) Gli dei degli uomini primitivi possono essere stati non più che le ombre degli uomini stessi; il Dio vivente è la luce divina le cui interruzioni costituiscono le ombre della creazione di tutto lo spazio.

102:6.3 (1124.5) La persona religiosa che raggiunge la filosofia ha fede in un Dio personale di salvezza personale, in qualcosa di più di una realtà, un valore, un livello di compimento, un processo elevato, una trasmutazione, l’ultimità del tempo-spazio, un’idealizzazione, la personalizzazione dell’energia, l’entità della gravità, una proiezione umana, l’idealizzazione dell’io, la spinta verso l’alto della natura, l’inclinazione alla bontà, la spinta in avanti dell’evoluzione o un’ipotesi sublime. La persona religiosa ha fede in un Dio d’amore. L’amore è l’essenza della religione e la fonte di una civiltà superiore.

102:6.4 (1124.6) Nell’esperienza religiosa personale la fede trasforma il Dio filosofico della probabilità nel Dio salvifico della certezza. Lo scetticismo può sfidare le teorie della teologia, ma la fiducia nell’affidabilità dell’esperienza personale afferma la verità di quella credenza che si è trasformata in fede.

102:6.5 (1124.7) Le convinzioni su Dio si possono raggiungere mediante un saggio ragionamento, ma l’individuo giunge a conoscere Dio solo per mezzo della fede, grazie all’esperienza personale. In molti fatti che concernono la vita bisogna tenere conto della probabilità, ma nel contatto con la realtà cosmica si può sperimentare la certezza quando ci si accosta a tali significati e valori con una fede vivente. L’anima che conosce Dio osa dire “io so” anche quando questa conoscenza di Dio è messa in dubbio da un non credente che nega tale certezza perché non è totalmente supportata dalla logica intellettuale. Ad ogni dubitatore di tal genere il credente si limita a rispondere: “Come sai che io non so?”

102:6.6 (1125.1) Benché la ragione possa sempre dubitare della fede, la fede può sempre completare la ragione e la logica. La ragione crea la probabilità che la fede può trasformare in una certezza morale ed anche in un’esperienza spirituale. Dio è la prima verità e l’ultimo fatto; perciò ogni verità ha origine in lui, mentre ogni fatto esiste in relazione a lui. Dio è verità assoluta. Si può conoscere Dio come verità, ma per comprendere — per spiegare — Dio si deve esplorare il fatto dell’universo degli universi. L’immenso abisso tra l’esperienza della verità di Dio e l’ignoranza sul fatto di Dio può essere superato solo dalla fede vivente. La ragione da sola non può raggiungere l’armonia tra la verità infinita ed il fatto universale.

102:6.7 (1125.2) La credenza può non essere capace di resistere al dubbio e di opporsi alla paura, ma la fede trionfa sempre sul dubbio, perché la fede è positiva e vivente. Il positivo ha sempre il vantaggio sul negativo, la verità sull’errore, l’esperienza sulla teoria, le realtà spirituali sui fatti isolati del tempo e dello spazio. La prova convincente di questa certezza spirituale consiste nei frutti sociali dello spirito che tali credenti, uomini di fede, producono come risultato di questa esperienza spirituale autentica. Disse Gesù: “Se amate il vostro prossimo come io ho amato voi, allora tutti gli uomini sapranno che siete miei discepoli.”

102:6.8 (1125.3) Per la scienza Dio è una possibilità, per la psicologia è una cosa desiderabile, per la filosofia è una probabilità, per la religione è una certezza, una realtà dell’esperienza religiosa. La ragione esige che una filosofia che non riesce a trovare il Dio della probabilità sia molto rispettosa della fede religiosa che può trovare e trova il Dio della certezza. Nemmeno la scienza dovrebbe sminuire l’esperienza religiosa sulla base della credulità, almeno fino a che essa persiste a supporre che le doti intellettuali e filosofiche dell’uomo sono emerse da intelligenze sempre minori quanto più ci si allontana nel passato, prendendo infine origine nella vita primitiva che era totalmente priva di ogni pensiero e sentimento.

102:6.9 (1125.4) I fatti dell’evoluzione non devono essere posti contro la verità che l’esperienza spirituale della vita religiosa di un mortale che conosce Dio è una realtà certa. Gli uomini intelligenti dovrebbero cessare di ragionare come dei bambini e dovrebbero tentare d’impiegare la logica coerente degli adulti, logica che tollera il concetto della verità a fianco dell’osservazione dei fatti. Il materialismo scientifico fallisce quando persiste, di fronte ad ogni fenomeno universale ricorrente, a presentare le sue obiezioni correnti ascrivendo ciò che è riconosciuto superiore a ciò che è riconosciuto come inferiore. La coerenza esige il riconoscimento delle attività di un Creatore che ha un proposito.

102:6.10 (1125.5) L’evoluzione organica è un fatto; l’evoluzione finalizzata o progressiva è una verità che rende coerenti i fenomeni altrimenti contraddittori dei compimenti sempre in ascesa dell’evoluzione. Più uno scienziato progredisce nella scienza che ha scelto, più abbandona le teorie del fatto materialistico a favore della verità cosmica del dominio della Mente Suprema. Il materialismo sminuisce la vita umana; il vangelo di Gesù eleva enormemente ed esalta divinamente ogni mortale. L’esistenza umana deve essere vista come l’esperienza misteriosa ed affascinante di realizzazione della realtà dell’incontro tra il protendersi umano verso l’alto ed il protendersi divino e salvifico verso il basso.

7. La certezza del divino

102:7.1 (1126.1) Il Padre Universale, essendo autoesistente, è anche autoesplicativo; egli vive realmente in ogni mortale razionale. Ma non si può essere certi di Dio a meno di conoscerlo; la filiazione è la sola esperienza che rende certa la paternità. L’universo sta subendo dei cambiamenti ovunque. Un universo che cambia è un universo dipendente; una tale creazione non può essere finale o assoluta. Un universo finito dipende totalmente dall’Ultimo e dall’Assoluto. L’universo e Dio non sono identici; l’uno è la causa, l’altro l’effetto. La causa è assoluta, infinita, eterna ed immutabile; l’effetto è tempo-spaziale e trascendentale, ma sempre mutevole, sempre in crescita.

102:7.2 (1126.2) Dio è l’unico ed il solo fatto autocausato nell’universo. Egli è il segreto dell’ordine, del piano e del proposito dell’intera creazione di cose e di esseri. L’universo ovunque mutevole è regolato e stabilizzato da leggi assolutamente immutabili, le abitudini di un Dio immutabile. Il fatto di Dio, la legge divina, non cambia; la verità di Dio, la sua relazione con l’universo, è una rivelazione relativa che è sempre adattabile all’universo in continua evoluzione.

102:7.3 (1126.3) Chiunque volesse inventare una religione senza Dio è come quelli che vorrebbero raccogliere dei frutti senza alberi o avere dei figli senza genitori. Non si possono avere degli effetti senza cause; soltanto l’IO SONO è senza causa. Il fatto dell’esperienza religiosa implica Dio, ed un tale Dio d’esperienza personale deve essere una Deità personale. Non si può indirizzare una preghiera ad una formula chimica, supplicare un’equazione matematica, adorare un’ipotesi, confidare in un postulato, comunicare con un procedimento, servire un’astrazione od intrattenere un rapporto affettuoso con una legge.

102:7.4 (1126.4) È vero, molti tratti apparentemente religiosi possono provenire da fonti non religiose. Un uomo può negare intellettualmente Dio e tuttavia essere moralmente buono, leale, filiale, onesto ed anche idealista. L’uomo può innestare molti rami puramente umanistici sulla sua natura spirituale basilare e dimostrare così apparentemente i suoi assunti a favore di una religione atea, ma una tale esperienza è priva di valori di sopravvivenza, di conoscenza di Dio e di ascensione verso Dio. In questa esperienza mortale vengono prodotti solo dei frutti sociali e non spirituali. L’innesto determina la natura del frutto, nonostante che il sostentamento vivente sia tratto dalle radici della dotazione divina originale della mente e dello spirito.

102:7.5 (1126.5) Il marchio intellettuale della religione è la certezza; la caratteristica filosofica è la coerenza; i frutti sociali sono l’amore ed il servizio.

102:7.6 (1126.6) L’individuo che conosce Dio non è colui che è cieco alle difficoltà o dimentico degli ostacoli che sbarrano la via per trovare Dio nel dedalo delle superstizioni, delle tradizioni e delle tendenze materialistiche dei tempi moderni. Egli ha incontrato tutti questi impedimenti ed ha trionfato su di essi, li ha superati per mezzo della fede vivente ed ha raggiunto, malgrado loro, le terre elevate dell’esperienza spirituale. È tuttavia vero che molte persone che sono intimamente sicure dell’esistenza di Dio hanno paura di affermare questi sentimenti di certezza a causa della molteplicità e dalla furbizia di coloro che assemblano le obiezioni ed esagerano le difficoltà riguardo alla credenza in Dio. Non ci vuole una grande profondità d’intelletto per trovare dei difetti, porre delle domande o sollevare delle obiezioni. Ma ci vuole una mente brillante per rispondere a queste domande e risolvere queste difficoltà; la certezza della fede è la tecnica migliore per affrontare tutte queste controversie superficiali.

102:7.7 (1127.1) Se la scienza, la filosofia o la sociologia osano divenire dogmatiche nel contrastare i profeti della vera religione, allora gli uomini che conoscono Dio dovrebbero replicare a questo dogmatismo ingiustificato con il dogmatismo più lungimirante della certezza dell’esperienza spirituale personale: “Io conosco ciò di cui ho fatto l’esperienza perché sono un figlio dell’IO SONO.” Se l’esperienza personale di un fedele dovesse essere contestata da un dogma, allora questo figlio nato della fede del Padre, di cui si può fare l’esperienza, potrebbe rispondere con il dogma incontestabile che afferma la sua filiazione effettiva con il Padre Universale.

102:7.8 (1127.2) Solo una realtà non qualificata, un assoluto, può permettersi di essere coerentemente dogmatico. Quelli che pretendono di essere dogmatici devono, se sono coerenti, essere sospinti presto o tardi nelle braccia dell’Assoluto dell’energia, dell’Universale della verità e dell’Infinito dell’amore.

102:7.9 (1127.3) Se chi si approccia in maniera non religiosa alla realtà cosmica pretende di contestare la certezza della fede con il pretesto del suo status non provato, allora colui che ha fatto l’esperienza dello spirito può parimenti ricorrere alla contestazione dogmatica dei fatti della scienza e delle credenze della filosofia sostenendo che nemmeno essi sono provati; sono anch’essi delle esperienze nella coscienza dello scienziato o del filosofo.

102:7.10 (1127.4) Di Dio, la più ineluttabile di tutte le presenze, il più reale di tutti i fatti, la più vivente di tutte le verità, il più amorevole di tutti gli amici ed il più divino di tutti i valori, noi abbiamo il diritto di essere la più certa di tutte le esperienze dell’universo.

8. Le prove della religione

102:8.1 (1127.5) La prova migliore della realtà e dell’efficacia della religione consiste nel fatto dell’esperienza umana; cioè che l’uomo, timoroso e sospettoso per natura, dotato per nascita di un forte istinto di autoconservazione e ardentemente desideroso di sopravvivere dopo la morte, è totalmente disposto ad affidare gli interessi più profondi del suo presente e del suo futuro alla custodia e alla direzione del potere e della persona designata dalla sua fede come Dio. Questa è la sola verità centrale di ogni religione. Quanto a quello che questo potere o questa persona esigono dall’uomo in cambio di questa protezione e di questa salvezza finale, non vi sono due religioni che siano d’accordo; in effetti esse sono tutte più o meno in disaccordo.

102:8.2 (1127.6) Riguardo allo status di una religione nella scala evoluzionaria, essa può essere meglio giudicata secondo i suoi giudizi morali e le sue norme etiche. Più è elevata la qualità di una religione, più incoraggia ed è incoraggiata da una moralità sociale e da una cultura etica in costante progresso. Non si può giudicare una religione dallo status della civiltà che l’accompagna; sarebbe meglio valutare la natura reale di una civiltà secondo la purezza e la nobiltà della sua religione. Molti degli istruttori religiosi più rimarchevoli del mondo sono stati praticamente degli illetterati. La sapienza del mondo non è necessaria per manifestare una fede salvifica nelle realtà eterne.

102:8.3 (1127.7) La differenza tra le religioni delle diverse epoche dipende interamente dalla differenza nella comprensione umana della realtà e dal suo diverso riconoscimento dei valori morali, delle relazioni etiche e delle realtà spirituali.

102:8.4 (1127.8) L’etica è l’eterno specchio sociale o razziale che riflette fedelmente il progresso altrimenti non osservabile degli sviluppi spirituali religiosi interiori. L’uomo ha sempre pensato a Dio nei termini di quanto conosceva di meglio, delle sue idee più profonde e dei suoi ideali più elevati. Anche la religione storica ha sempre creato le sue concezioni su Dio partendo dai suoi valori riconosciuti più elevati. Ogni creatura intelligente dà il nome di Dio a ciò che conosce di migliore e di più elevato.

102:8.5 (1128.1) La religione, quando è ridotta in termini di ragione e d’espressione intellettuale, ha sempre osato criticare la civiltà ed il progresso evoluzionario giudicandoli secondo i suoi criteri di cultura etica e di progresso morale.

102:8.6 (1128.2) Mentre la religione personale precede l’evoluzione della morale umana, si constata con rammarico che la religione istituzionale è invariabilmente rimasta al traino dei costumi in lento cambiamento delle razze umane. La religione organizzata si è dimostrata essere in ritardo per conservatorismo. I profeti hanno generalmente guidato il popolo nello sviluppo religioso; i teologi li hanno generalmente tenuti a freno. La religione, essendo una questione di esperienza interiore o personale, non può mai svilupparsi molto in anticipo sull’evoluzione intellettuale delle razze.

102:8.7 (1128.3) Ma la religione non è mai elevata dal ricorso ai cosiddetti miracoli. La ricerca dei miracoli è un ritorno alle religioni primitive della magia. La vera religione non ha niente a che fare con pretesi miracoli e la religione rivelata non indica mai i miracoli come prova di autorità. La religione è sempre radicata e fondata sull’esperienza personale. E la vostra religione più elevata, la vita di Gesù, fu proprio una tale esperienza personale: l’uomo, l’uomo mortale, che cerca Dio e lo trova in pienezza nel corso di una breve vita nella carne, mentre nella stessa esperienza umana apparve Dio che cercò l’uomo e lo trovò con piena soddisfazione dell’anima perfetta di supremazia infinita. E questa è la religione, la più elevata fino ad ora rivelata nell’universo di Nebadon — la vita terrena di Gesù di Nazaret.

102:8.8 (1128.4) [Presentato da un Melchizedek di Nebadon.]

Fascicolo 103 - La realtà dell’esperienza religiosa

Il Libro di Urantia

Fascicolo 103

La realtà dell’esperienza religiosa

103:0.1 (1129.1) TUTTE le reazioni veramente religiose dell’uomo sono promosse dal ministero iniziale dell’aiutante dell’adorazione e sono censurate dall’aiutante della saggezza. La prima dotazione supermentale dell’uomo è la messa in circuito della sua personalità nello Spirito Santo dello Spirito Creativo d’Universo; e molto prima dei conferimenti dei Figli divini e del conferimento universale degli Aggiustatori questa influenza agisce per ampliare il punto di vista dell’uomo sull’etica, sulla religione e sulla spiritualità. A seguito dei conferimenti dei Figli Paradisiaci, lo Spirito della Verità liberato porta enormi contributi all’accrescimento della capacità umana di percepire le verità religiose. Via via che l’evoluzione su un mondo abitato progredisce, gli Aggiustatori di Pensiero partecipano sempre di più allo sviluppo dei tipi superiori di discernimento religioso umano. L’Aggiustatore di Pensiero è la finestra cosmica attraverso la quale la creatura finita può intravedere per fede le certezze e le divinità della Deità illimitata, il Padre Universale.

103:0.2 (1129.2) Le tendenze religiose delle razze umane sono innate; esse si manifestano universalmente ed hanno un’origine apparentemente naturale; le religioni primitive sono sempre evoluzionarie nella loro genesi. Mentre l’esperienza religiosa naturale continua a progredire, rivelazioni periodiche della verità punteggiano il corso dell’evoluzione planetaria che altrimenti progredirebbe lentamente.

103:0.3 (1129.3) Su Urantia vi sono oggi quattro tipi di religione:

103:0.4 (1129.4) 1. La religione naturale o evoluzionaria.

103:0.5 (1129.5) 2. La religione soprannaturale o rivelatoria.

103:0.6 (1129.6) 3. La religione pratica o corrente, che comporta vari gradi di mescolanza della religione naturale con quella soprannaturale.

103:0.7 (1129.7) 4. Le religioni filosofiche, dottrine teologiche elaborate dagli uomini o ragionate filosoficamente e create dalla ragione.

1. La filosofia della religione

103:1.1 (1129.8) L’unità dell’esperienza religiosa tra i membri di un gruppo sociale o razziale deriva dalla natura identica dei frammenti di Dio che dimorano nell’individuo. È questo divino nell’uomo che dà origine al suo interesse altruista per il benessere degli altri uomini. Ma poiché la personalità è unica — non esistono due mortali simili — ne segue inevitabilmente che due esseri umani non possono mai interpretare allo stesso modo le direttive e le esortazioni dello spirito divino che vive nella loro mente. Un gruppo di mortali può fare l’esperienza dell’unità spirituale, ma non può mai raggiungere l’uniformità filosofica. Questa diversità d’interpretazione del pensiero e dell’esperienza religiosa è dimostrata dal fatto che i teologi ed i filosofi del ventesimo secolo hanno formulato più di cinquecento definizioni differenti della religione. In realtà ogni essere umano definisce la religione nei termini della propria interpretazione esperienziale degli impulsi divini che emanano dallo spirito di Dio che dimora in lui, e perciò tale interpretazione deve essere unica e del tutto differente dalla filosofia religiosa di tutti gli altri esseri umani.

103:1.2 (1130.1) Quando un mortale è pienamente d’accordo con la filosofia religiosa di un altro mortale, quel fenomeno indica che questi due esseri hanno avuto un’esperienza religiosa simile relativamente alle materie riguardanti la loro similarità d’interpretazione filosofica religiosa.

103:1.3 (1130.2) Anche se la vostra religione è una questione d’esperienza personale, è molto importante che voi siate esposti alla conoscenza di un vasto numero di altre esperienze religiose (le interpretazioni diverse di altri differenti mortali) al fine d’impedire che la vostra vita religiosa divenga egocentrica — circoscritta, egoistica ed asociale.

103:1.4 (1130.3) Il razionalismo sbaglia quando presume che la religione sia innanzi tutto una credenza primitiva in qualcosa che è poi seguito dalla ricerca di valori. La religione è principalmente una ricerca di valori, ed in seguito formula un sistema di credenze interpretative. È molto più facile per gli uomini accordarsi su valori religiosi — su scopi — che su credenze — su interpretazioni. E questo spiega come una religione possa concordare su valori e scopi pur presentando lo sconcertante fenomeno di continuare ad ammettere centinaia di credenze contraddittorie — di credi. Questo spiega anche perché una data persona può proseguire la sua esperienza religiosa pur abbandonando o modificando molte delle sue credenze religiose. La religione persiste nonostante i cambiamenti rivoluzionari nelle credenze religiose. Non è la teologia che produce la religione; è la religione che produce la filosofia teologica.

103:1.5 (1130.4) Il fatto che le persone religiose abbiano creduto a molte cose false non infirma la religione, perché la religione è fondata sul riconoscimento di valori ed è convalidata dalla fede dell’esperienza religiosa personale. La religione, quindi, è basata sull’esperienza e sul pensiero religioso; la teologia, la filosofia della religione, è un tentativo onesto d’interpretare questa esperienza. Tali credenze interpretative possono essere giuste o sbagliate, o una mescolanza di verità ed errore.

103:1.6 (1130.5) La realizzazione del riconoscimento di valori spirituali è un’esperienza che trascende l’ideazione. Non c’è alcuna parola in nessun linguaggio umano che possa essere impiegata per designare questa “sensazione”, “sentimento”, “intuizione” o “esperienza” che abbiamo scelto di chiamare coscienza di Dio. Lo spirito di Dio che dimora nell’uomo è non personale — l’Aggiustatore è prepersonale — ma questo Monitore presenta un valore, esala un profumo di divinità, che è personale nel senso più elevato ed infinito. Se Dio non fosse almeno personale non potrebbe essere cosciente, e se non fosse cosciente allora sarebbe al di sotto dell’umano.

2. La religione e l’individuo

103:2.1 (1130.6) La religione è funzionale nella mente umana ed è stata realizzata nell’esperienza prima di apparire nella coscienza umana. Un bambino è vissuto circa nove mesi prima di fare l’esperienza della nascita. Ma la “nascita” della religione non è improvvisa; è piuttosto un’emersione graduale. Tuttavia presto o tardi c’è un “giorno di nascita”. Non si entra nel regno dei cieli senza essere “nati di nuovo” — nati dallo Spirito. Molte nascite spirituali sono accompagnate da una grande angoscia spirituale e da marcate turbe psicologiche, come molte nascite fisiche sono caratterizzate da un “travaglio laborioso” e da altre anomalie del “parto”. Altre nascite spirituali sono una crescita naturale e normale del riconoscimento di valori supremi con un accrescimento dell’esperienza spirituale, benché nessun sviluppo religioso avvenga senza uno sforzo cosciente e delle risoluzioni positive e individuali. La religione non è mai un’esperienza passiva, un atteggiamento negativo. Quella che viene chiamata la “nascita della religione” non è direttamente associata alle cosiddette esperienze di conversione che caratterizzano abitualmente degli episodi religiosi che si producono più tardi nella vita a seguito di conflitti mentali, di repressioni emotive e di sconvolgimenti emotivi.

103:2.2 (1131.1) Ma le persone che sono state allevate dai loro genitori in modo da crescere con la coscienza di essere figli di un Padre celeste amorevole non dovrebbero guardare con occhio malevolo i loro compagni mortali che hanno potuto raggiungere tale coscienza di comunione con Dio solo passando per una crisi psicologica, uno sconvolgimento emotivo.

103:2.3 (1131.2) Il terreno evoluzionario della mente umana nel quale germina il seme della religione rivelata è la natura morale che dà origine molto presto ad una coscienza sociale. Le prime esortazioni della natura morale di un bambino non concernono il sesso, la colpa o l’orgoglio personale, ma piuttosto gli impulsi di giustizia, di equità e gli stimoli alla bontà — di ministero di servizio verso i propri simili. E quando tali iniziali risvegli morali sono alimentati, si produce uno sviluppo graduale della vita religiosa relativamente libero da conflitti, da sconvolgimenti e da crisi.

103:2.4 (1131.3) Ogni essere umano sperimenta molto presto una sorta di conflitto tra i suoi impulsi egoistici ed i suoi impulsi altruistici, e molte volte la sua prima esperienza di coscienza di Dio può risultare dalla ricerca di un aiuto superumano per risolvere tali conflitti morali.

103:2.5 (1131.4) La psicologia di un bambino è per natura positiva, non negativa. Molti mortali sono negativi perché sono stati educati in questo modo. Quando si dice che il bambino è positivo, ci si riferisce ai suoi impulsi morali, a quei poteri della mente la cui apparizione segnala l’arrivo dell’Aggiustatore di Pensiero.

103:2.6 (1131.5) In assenza di cattivi insegnamenti, nell’emersione della coscienza religiosa, la mente di un bambino normale si dirige positivamente verso la rettitudine morale ed il ministero sociale piuttosto che negativamente, allontanandosi dal peccato e dalla colpa. Ci può essere o meno conflitto nello sviluppo dell’esperienza religiosa, ma sono sempre presenti in esso le inevitabili decisioni, sforzi e funzioni della volontà umana.

103:2.7 (1131.6) La scelta morale è solitamente accompagnata da maggiore o minore conflitto morale. Questo primo conflitto nella mente del bambino avviene tra le sollecitazioni dell’egoismo e gli impulsi dell’altruismo. L’Aggiustatore di Pensiero non trascura i valori della spinta egoistica della personalità, ma opera per attribuire una leggera preferenza all’impulso altruistico che porta alla meta della felicità umana e alle gioie del regno dei cieli.

103:2.8 (1131.7) Quando un essere morale sceglie di essere altruista di fronte allo stimolo di essere egoista, fa la sua prima esperienza religiosa. Nessun animale può fare una tale scelta; questa decisione è umana e religiosa. Essa include il fatto della coscienza di Dio e mostra l’impulso al servizio sociale, base della fratellanza umana. Quando la mente sceglie un giudizio morale retto mediante un atto di libero arbitrio, tale decisione costituisce un’esperienza religiosa.

103:2.9 (1131.8) Ma prima che un bambino si sia sufficientemente sviluppato da acquisire una capacità morale e da essere quindi capace di scegliere il servizio altruistico, ha già sviluppato una natura egoistica forte e bene unificata. È questa situazione di fatto che dà origine alla teoria della lotta tra la natura “superiore” e quella “inferiore”, tra il “vecchio uomo di peccato” e la “nuova natura” di grazia. Il bambino normale comincia ad apprendere molto presto nella sua vita che è “più benedetto dare che ricevere”.

103:2.10 (1131.9) L’uomo tende ad identificare lo stimolo a servire se stesso con il suo ego — con se stesso. Per contro è incline ad identificare la volontà di essere altruista con un’influenza esterna a lui — con Dio. Ed in verità un tale giudizio è giusto, perché tutti questi desideri altruistici hanno effettivamente la loro origine nella guida dell’Aggiustatore di Pensiero interiore, e questo Aggiustatore è un frammento di Dio. L’impulso del Monitore spirituale è realizzato dalla coscienza umana come la tendenza ad essere altruista, attento ai propri simili. E questa almeno è la prima e fondamentale esperienza della mente del bambino. Quando il bambino in crescita non riesce ad unificare la sua personalità, la spinta altruistica può divenire talmente sovrasviluppata da portare seri danni al benessere dell’io. Una coscienza fuorviata può divenire responsabile di molti conflitti, preoccupazioni, tristezze, e d’infelicità umane senza fine.

3. La religione e la razza umana

103:3.1 (1132.1) Anche se la credenza negli spiriti, nei sogni ed in diverse altre superstizioni hanno tutte svolto un ruolo nell’origine evoluzionaria delle religioni primitive, non si dovrebbe trascurare l’influenza dello spirito di solidarietà del clan o della tribù. Le relazioni di gruppo hanno rappresentato l’esatta situazione sociale che forniva la sfida al conflitto tra l’egoismo e l’altruismo nella natura morale della mente umana primitiva. Nonostante la loro credenza negli spiriti, gli aborigeni australiani focalizzano ancora la loro religione sul clan. Con il tempo questi concetti religiosi tendono a personalizzarsi, prima come animali e più tardi come superuomo o come Dio. Anche le razze inferiori come i Boscimani africani, che non credono nemmeno ai totem, riconoscono una differenza tra l’interesse personale e l’interesse collettivo, una distinzione primitiva tra i valori del secolare e del sacro. Ma il gruppo sociale non è la sorgente dell’esperienza religiosa. Indipendentemente dall’influenza di tutti questi contributi primitivi alla religione iniziale degli uomini, rimane il fatto che il vero impulso religioso ha la propria origine nelle autentiche presenze spirituali che attivano la volontà di essere altruista.

103:3.2 (1132.2) La religione successiva è prefigurata nella credenza primitiva alle meraviglie ed ai misteri della natura, il mana impersonale. Ma presto o tardi la religione in evoluzione esige che l’individuo faccia dei sacrifici personali per il bene del suo gruppo sociale, che compia qualcosa per rendere altre persone più felici e migliori. Alla fine la religione è destinata a diventare il servizio di Dio e degli uomini.

103:3.3 (1132.3) La religione è fatta per modificare l’ambiente degli uomini, ma molte religioni dei mortali di oggi sono divenute incapaci di fare questo. L’ambiente ha troppo spesso dominato la religione.

103:3.4 (1132.4) Ricordatevi che nelle religioni di tutte le epoche l’esperienza più importante è il sentimento concernente i valori morali ed i significati sociali, non il pensiero concernente i dogmi teologici o le teorie filosofiche. La religione si evolve favorevolmente via via che l’elemento della magia è sostituito dal concetto della morale.

103:3.5 (1132.5) L’uomo si è evoluto attraverso le superstizioni del mana, della magia, dell’adorazione della natura, della paura degli spiriti e dell’adorazione degli animali, fino ai vari cerimoniali per mezzo dei quali l’atteggiamento religioso dell’individuo si è trasformato in reazioni collettive del clan. Queste cerimonie si sono poi focalizzate e cristallizzate in credenze tribali, e alla fine queste paure e queste fedi si sono personalizzate in dei. Ma in tutta questa evoluzione religiosa l’elemento morale non è mai stato totalmente assente. L’impulso del Dio nell’uomo è sempre stato forte. E queste potenti influenze — una umana e l’altra divina — hanno assicurato la sopravvivenza della religione attraverso le vicissitudini delle ere, nonostante essa sia stata così spesso minacciata di estinzione da mille tendenze sovversive ed antagonismi ostili.

4. La comunione spirituale

103:4.1 (1133.1) La differenza caratteristica tra una riunione sociale ed un’assemblea religiosa è che, contrariamente a quella secolare, quella religiosa è pervasa da un’atmosfera di comunione. In questo modo l’associazione umana genera un sentimento di comunità con il divino, e questo è l’inizio dell’adorazione collettiva. Mangiare un pasto in comune è stato il primo tipo di comunione sociale, e così le religioni primitive provvidero perché una parte del sacrificio cerimoniale fosse mangiato dai fedeli. Anche nel Cristianesimo la Cena del Signore conserva questo tipo di comunione. L’atmosfera della comunione procura un periodo di tregua ristoratrice e confortante nel conflitto tra l’egoistico ego e lo stimolo altruistico del Monitore spirituale interiore. Questo è il preludio della vera adorazione — la pratica della presenza di Dio che si manifesta nell’apparizione della fratellanza umana.

103:4.2 (1133.2) Quando l’uomo primitivo sentiva che la sua comunione con Dio era stata interrotta, faceva ricorso ad un qualche sacrificio nello sforzo di fare ammenda, di ristabilire una relazione amichevole. La fame e la sete di rettitudine portano alla scoperta della verità, e la verità accresce gli ideali, e ciò crea nuovi problemi per i singoli credenti, perché i nostri ideali tendono a crescere in progressione geometrica, mentre la nostra capacità di vivere al loro livello aumenta solo in progressione aritmetica.

103:4.3 (1133.3) Il senso di colpa (non la coscienza del peccato) deriva sia dell’interruzione della comunione spirituale che dall’abbassamento dei propri ideali morali. La liberazione da un tale difficile frangente può avvenire soltanto mediante la comprensione che i propri ideali morali più elevati non sono necessariamente sinonimo della volontà di Dio. L’uomo non può sperare di vivere all’altezza dei suoi ideali più elevati, ma può essere fedele al suo proposito di trovare Dio e di divenire sempre più simile a lui.

103:4.4 (1133.4) Gesù spazzò via tutti i cerimoniali di sacrificio e di espiazione. Egli distrusse la base di tutta questa colpevolezza fittizia e di tutto questo sentimento d’isolamento nell’universo proclamando che l’uomo è figlio di Dio; la relazione creatura-Creatore fu posta sulla base di figlio-genitore. Dio divenne un Padre amorevole per i suoi figli e figlie mortali. Tutti i cerimoniali che non sono parte legittima di questa intima relazione di famiglia sono abrogati per sempre.

103:4.5 (1133.5) Dio il Padre tratta con l’uomo, figlio suo, non sulla base delle sue virtù o dei suoi meriti reali, ma in riconoscimento delle motivazioni del figlio — del proposito e dell’intenzione della creatura. La relazione è quella dell’associazione genitore-figlio ed è animata dall’amore divino.

5. L’origine degli ideali

103:5.1 (1133.6) La mente evoluzionaria primitiva dà origine ad un sentimento di dovere sociale e di obbligo morale derivato principalmente dalla paura emotiva. Lo stimolo più positivo al servizio sociale e all’idealismo altruista sono derivati dall’impulso diretto dello spirito divino che dimora nella mente umana.

103:5.2 (1133.7) Questa idea-ideale di fare del bene agli altri — l’impulso a negare qualcosa al proprio ego a beneficio del prossimo — è inizialmente molto circoscritta. L’uomo primitivo considera come suo prossimo solo coloro che sono molto vicini a lui, coloro che lo trattano amichevolmente; via via che la civiltà religiosa progredisce il concetto di prossimo si espande per inglobare il clan, la tribù, la nazione. Poi Gesù ampliò la nozione di prossimo fino ad abbracciare l’intera umanità, fino a dire che dovremmo amare i nostri nemici. E c’è qualcosa all’interno di ogni essere umano normale che gli dice che questo insegnamento è morale — è giusto. Anche coloro che praticano di meno questo ideale ammettono che è giusto in teoria.

103:5.3 (1134.1) Tutti gli uomini riconoscono la moralità di questo impulso umano universale ad essere disinteressato ed altruista. L’umanista attribuisce l’origine di questo impulso all’azione naturale della mente materiale; la persona religiosa riconosce più correttamente che lo slancio veramente disinteressato della mente umana è una risposta alle direttive spirituali interiori dell’Aggiustatore di Pensiero.

103:5.4 (1134.2) Ma l’interpretazione umana di questi conflitti primitivi tra la volontà egoistica e la volontà altruistica non è sempre affidabile. Solo una personalità abbastanza bene unificata può arbitrare le multiformi contese tra i forti desideri dell’io e la coscienza sociale che sta germogliando. Il nostro io ha diritti pari a quelli del suo prossimo. Nessuno ha dei diritti esclusivi sull’attenzione e sul servizio dell’individuo. L’incapacità di risolvere questo problema dà origine al tipo più primitivo di senso di colpa umano.

103:5.5 (1134.3) La felicità umana si raggiunge solo quando il desiderio egoistico dell’io e l’impulso altruistico dell’io superiore (spirito divino) sono coordinati e riconciliati dalla volontà unificata della personalità che si integra e che controlla. La mente dell’uomo evoluzionario è sempre confrontata con il complesso problema di arbitrare le contese tra l’espansione naturale degli impulsi emotivi e la crescita morale degli impulsi altruistici fondati sull’intuizione spirituale — sull’autentica riflessione religiosa.

103:5.6 (1134.4) Il tentativo di assicurare un bene uguale a se stessi ed al maggior numero di altri sé presenta un problema che non può essere sempre risolto in maniera soddisfacente in un quadro di tempo-spazio. Nel corso di una vita eterna tali antagonismi possono essere risolti, ma in una breve vita umana essi non trovano soluzione. Gesù si riferiva a questo paradosso quando disse: “Chiunque salverà la sua vita la perderà, ma chiunque perderà la sua vita per l’amore del regno la troverà.”

103:5.7 (1134.5) Il perseguimento dell’ideale — la lotta per divenire simili a Dio — è uno sforzo continuo prima e dopo la morte. La vita dopo la morte non è essenzialmente differente dall’esistenza mortale. Tutto quello che facciamo di buono in questa vita contribuisce direttamente all’elevazione della vita futura. La vera religione non favorisce l’indolenza morale e la pigrizia spirituale incoraggiando la vana speranza di vedersi attribuite tutte le virtù di un nobile carattere in conseguenza di essere passati attraverso i portali della morte naturale. La vera religione non sminuisce gli sforzi dell’uomo per progredire durante il periodo di vita terrena. Ogni conquista umana è un contributo diretto all’arricchimento dei primi stadi dell’esperienza della sopravvivenza immortale.

103:5.8 (1134.6) È fatale per l’idealismo dell’uomo quando gli s’insegna che tutti i suoi impulsi altruistici sono semplicemente lo sviluppo del suo istinto gregario naturale. Ma egli è nobilitato e potentemente stimolato quando apprende che questi impulsi superiori della sua anima emanano dalle forze spirituali che abitano la sua mente mortale.

103:5.9 (1134.7) L’uomo è elevato sopra se stesso ed oltre se stesso quando comprende pienamente che vive e lotta in lui qualcosa di eterno e divino. Ed è così che una fede vivente nell’origine superumana dei nostri ideali convalida la nostra credenza che siamo figli di Dio e rende reali le nostre convinzioni altruistiche, il nostro sentimento di fratellanza umana.

103:5.10 (1134.8) Nel suo dominio spirituale l’uomo possiede un libero arbitrio. L’uomo mortale non è né uno schiavo inerme della sovranità inflessibile di un Dio onnipotente né la vittima della fatalità senza speranza di un determinismo cosmico meccanicistico. L’uomo è veramente l’architetto del proprio destino eterno.

103:5.11 (1135.1) Ma l’uomo non è salvato o nobilitato dalla pressione. La crescita spirituale emana dall’interno dell’anima in evoluzione. La pressione può deformare la personalità, ma non stimola mai la crescita. Anche la pressione dell’educazione porta solo un aiuto negativo, nel senso che può contribuire ad impedire delle esperienze disastrose. La crescita spirituale è maggiore quando tutte le pressioni esterne sono ridotte al minimo. “Dove c’è lo spirito del Signore, là c’è libertà.” L’uomo si sviluppa meglio quando le pressioni della famiglia, della comunità, della Chiesa e dello Stato sono minori. Ma questo non deve essere interpretato nel senso che non c’è alcun posto in una società progressiva per la famiglia, le istituzioni sociali, la Chiesa e lo Stato.

103:5.12 (1135.2) Quando un membro di un gruppo sociale religioso si è conformato alle esigenze di tale gruppo, dovrebbe essere incoraggiato a godere della libertà religiosa nella piena espressione della sua interpretazione personale delle verità della credenza religiosa e dei fatti dell’esperienza religiosa. La sicurezza di un gruppo religioso dipende dalla sua unità spirituale, non dalla sua uniformità teologica. I membri di un gruppo religioso dovrebbero poter godere della libertà di pensare liberamente senza dover diventare dei “liberi pensatori”. C’è una grande speranza per ogni Chiesa che adora il Dio vivente, che convalida la fratellanza dell’uomo e che osa rimuovere dai suoi membri ogni pressione dogmatica.

6. La coordinazione filosofica

103:6.1 (1135.3) La teologia è lo studio delle azioni e delle reazioni dello spirito umano; essa non può mai diventare una scienza perché deve sempre essere più o meno combinata con la psicologia nella sua espressione personale e con la filosofia nella sua descrizione sistematica. La teologia è sempre lo studio della vostra religione; lo studio di un’altra religione è psicologia.

103:6.2 (1135.4) Quando l’uomo si accosta allo studio e all’osservazione del suo universo dall’esterno dà origine alle varie scienze fisiche, quando si accosta alla ricerca di se stesso e dell’universo dall’interno dà origine alla teologia e alla metafisica. La sua successiva arte della filosofia si sviluppa nello sforzo di armonizzare le numerose discrepanze che sono destinate ad apparire inizialmente tra le scoperte e gli insegnamenti di questi due modi diametralmente opposti di accostarsi all’universo di cose e di esseri.

103:6.3 (1135.5) La religione s’interessa del punto di vista spirituale, della coscienza dell’interiorità dell’esperienza umana. La natura spirituale dell’uomo gli offre l’opportunità di rivolgere l’universo dall’esterno verso l’interno. È dunque vero che, vista esclusivamente dall’interno dell’esperienza della personalità, tutta la creazione sembra essere di natura spirituale.

103:6.4 (1135.6) Quando l’uomo esamina analiticamente l’universo per mezzo delle facoltà materiali dei suoi sensi fisici e della percezione mentale associata, il cosmo appare essere meccanico e di energia materiale. Questa tecnica di studio della realtà consiste nel rivolgere l’universo dall’interno verso l’esterno.

103:6.5 (1135.7) Un concetto filosofico logico e coerente dell’universo non può essere costruito sui postulati del materialismo o dello spiritualismo, perché entrambi questi sistemi di pensiero, quando sono applicati universalmente, costringono a vedere il cosmo in maniera distorta, avendo il primo un contatto con un universo rivolto dall’interno verso l’esterno, il secondo riconoscendo la natura di un universo rivolto dall’esterno verso l’interno. Né la scienza né la religione, in se stesse e da se stesse, da sole, possono allora mai sperare di acquisire una comprensione adeguata delle verità e delle relazioni universali senza la guida della filosofia umana e l’illuminazione della rivelazione divina.

103:6.6 (1136.1) Lo spirito interiore dell’uomo deve sempre dipendere, per la sua espressione e la propria realizzazione, dal meccanismo e dalla tecnica della mente. Allo stesso modo l’esperienza umana esterna della realtà materiale deve essere basata sulla coscienza mentale della personalità che fa esperienza. Perciò le esperienze umane spirituali e materiali, interiori ed esteriori, sono sempre correlate con la funzione mentale e condizionate, quanto alla loro realizzazione cosciente, dall’attività della mente. L’uomo fa l’esperienza della materia nella sua mente; fa l’esperienza della realtà spirituale nella sua anima, ma diviene cosciente di questa esperienza nella sua mente. L’intelletto è l’armonizzatore, il condizionatore e qualificatore sempre presente della somma totale dell’esperienza umana. Sia le cose-energie che i valori spirituali sono colorati dalla loro interpretazione fatta per mezzo dei procedimenti mentali della coscienza.

103:6.7 (1136.2) La vostra difficoltà per giungere ad una coordinazione più armoniosa tra la scienza e la religione è dovuta alla vostra completa ignoranza del dominio intermedio del mondo morontiale di cose e di esseri. L’universo locale consiste di tre gradi, o stadi, di manifestazione della realtà: la materia, la morontia e lo spirito. La prospettiva di approccio morontiale appiana tutte le divergenze tra le scoperte delle scienze fisiche ed il funzionamento dello spirito della religione. La ragione è la tecnica di comprensione delle scienze; la fede è la tecnica di discernimento della religione; la mota è la tecnica del livello morontiale. La mota è una sensibilità alla realtà supermateriale che inizia a compensare una crescita incompleta, avendo per sua sostanza la conoscenza-ragione e per sua essenza la fede-visione. La mota è una riconciliazione superfilosofica della percezione divergente della realtà che non è raggiungibile dalle personalità materiali; essa è fondata, in parte, sull’esperienza di essere sopravvissuti alla vita materiale nella carne. Ma molti mortali hanno riconosciuto che era desiderabile possedere un metodo per conciliare l’interrelazione tra i domini assai separati della scienza e della religione; e la metafisica è il risultato del vano tentativo dell’uomo di superare questo abisso ben conosciuto. Ma la metafisica umana ha portato più confusione che illuminazione. La metafisica rappresenta lo sforzo bene intenzionato ma futile dell’uomo di compensare l’assenza della mota morontiale.

103:6.8 (1136.3) La metafisica si è rivelata un fallimento; quanto alla mota, non può essere percepita dall’uomo. La rivelazione è la sola tecnica che può compensare l’assenza della sensibilità alla verità che apporta la mota in un mondo materiale. La rivelazione chiarisce in modo autorevole la confusione della metafisica sviluppata dalla ragione su un pianeta evoluzionario.

103:6.9 (1136.4) La scienza è il tentativo dell’uomo di studiare il suo ambiente fisico, il mondo dell’energia-materia; la religione è l’esperienza dell’uomo con il cosmo dei valori spirituali; la filosofia è stata sviluppata dallo sforzo mentale dell’uomo per organizzare e mettere in correlazione le scoperte di questi concetti molto separati in qualcosa di simile ad un atteggiamento ragionevole ed unificato verso il cosmo. La filosofia, chiarificata dalla rivelazione, funziona in modo accettabile in assenza della mota ed in presenza del crollo e del fallimento del surrogato umano della ragione alla mota — la metafisica.

103:6.10 (1136.5) L’uomo primitivo non faceva distinzione tra il livello dell’energia ed il livello dello spirito. Furono gli uomini della razza viola ed i loro successori Anditi che tentarono per primi di separare il fattore matematico da quello volitivo. L’uomo civilizzato ha sempre più seguito le orme dei Greci primitivi e dei Sumeri che distinguevano tra l’animato e l’inanimato. E via via che la civiltà progredisce, la filosofia dovrà superare il crescente divario tra il concetto dello spirito ed il concetto dell’energia. Ma nel tempo dello spazio queste divergenze sono unificate nel Supremo.

103:6.11 (1137.1) La scienza deve sempre appoggiarsi sulla ragione, benché l’immaginazione e l’ipotesi siano utili per estendere i suoi confini. La religione dipende eternamente dalla fede, sebbene la ragione sia un’influenza stabilizzante e di utile servizio. Ci sono sempre state e vi saranno sempre delle interpretazioni erronee dei fenomeni del mondo naturale e di quello spirituale, falsamente chiamati scienze e religioni.

103:6.12 (1137.2) Partendo dalla sua comprensione incompleta della scienza, dalla sua debole presa sulla religione e dai suoi tentativi abortiti in metafisica, l’uomo ha tentato di costruire le sue formulazioni filosofiche. E l’uomo moderno costruirebbe davvero una filosofia valida ed attraente di se stesso e del suo universo se non fosse interrotta la sua importantissima ed indispensabile connessione metafisica tra i mondi della materia e dello spirito, con l’incapacità della metafisica di superare l’abisso morontiale tra il fisico e lo spirituale. L’uomo mortale manca del concetto di mente e di materiale morontiali, e la rivelazione è la sola tecnica per sopperire a questa deficienza di dati concettuali di cui l’uomo ha così pressante necessità per costruire una filosofia logica dell’universo e per giungere ad una comprensione soddisfacente del suo posto certo e stabile in questo universo.

103:6.13 (1137.3) La rivelazione è la sola speranza dell’uomo evoluzionario per colmare l’abisso morontiale. La fede e la ragione, senza l’aiuto della mota, non possono concepire e costruire un universo logico. Senza la visione della mota l’uomo mortale non può discernere la bontà, l’amore e la verità nei fenomeni del mondo materiale.

103:6.14 (1137.4) Quando la filosofia dell’uomo propende fortemente verso il mondo della materia, essa diventa razionalistica o naturalistica. Quando la filosofia propende particolarmente verso il livello spirituale, diventa idealistica od anche mistica. Quando la filosofia è così sfortunata da appoggiarsi sulla metafisica, diventa infallibilmente scettica, confusa. In passato la maggior parte della conoscenza e delle valutazioni intellettuali dell’uomo è caduta in una di queste tre deformazioni della percezione. La filosofia non osa formulare le sue interpretazioni della realtà nel modo lineare della logica; essa non deve mai smettere di tener conto della simmetria ellittica della realtà e della curvatura essenziale di tutti i concetti di relazione.

103:6.15 (1137.5) La filosofia più elevata che l’uomo mortale può raggiungere deve essere logicamente basata sulla ragione della scienza, sulla fede della religione e sul discernimento della verità fornita dalla rivelazione. Grazie a questa unione l’uomo può compensare un po’ la sua incapacità di sviluppare una metafisica adeguata e la sua inettitudine a comprendere la mota della morontia.

7. La scienza e la religione

103:7.1 (1137.6) La scienza è sostenuta dalla ragione, la religione dalla fede. La fede, benché non sia fondata sulla ragione, è ragionevole; benché indipendente dalla logica, è tuttavia stimolata da una sana logica. La fede non può essere nutrita nemmeno da una filosofia ideale; in verità essa è, con la scienza, la sorgente stessa di questa filosofia. La fede, il discernimento religioso umano, può essere insegnata con certezza solo per mezzo della rivelazione, può essere elevata con certezza solo dall’esperienza personale dei mortali con la presenza dell’Aggiustatore spirituale del Dio che è spirito.

103:7.2 (1137.7) La vera salvezza è la tecnica dell’evoluzione divina della mente mortale dall’identificazione con la materia, passando per i regni di collegamento morontiale, fino allo status universale superiore di correlazione spirituale. E come nell’evoluzione terrena l’istinto intuitivo materiale precede l’apparizione della conoscenza ragionata, così nel programma divino dell’evoluzione celeste la manifestazione del discernimento spirituale intuitivo presagisce l’apparizione successiva della ragione e dell’esperienza morontiale e spirituale, il fatto di trasmutare i potenziali dell’uomo temporale in quelli attuali e divini dell’uomo eterno, un finalitario del Paradiso.

103:7.3 (1138.1) Ma via via che un ascendente avanza verso l’interno e verso il Paradiso per fare l’esperienza di Dio, avanzerà parimenti verso l’esterno e verso lo spazio per comprendere in termini di energia il cosmo materiale. La progressione della scienza non è limitata alla vita terrena dell’uomo; la sua esperienza dell’ascensione nell’universo e nel superuniverso sarà in larga parte lo studio della trasmutazione dell’energia e della metamorfosi della materia. Dio è spirito, ma la Deità è unità, e l’unità della Deità non solo comprende i valori spirituali del Padre Universale e del Figlio Eterno, ma ha anche cognizione dei fatti dell’energia del Controllore Universale e dell’Isola del Paradiso, mentre queste due fasi della realtà universale sono perfettamente correlate nelle relazioni mentali dell’Attore Congiunto ed unificate sul livello finito nella Deità emergente dell’Essere Supremo.

103:7.4 (1138.2) L’unione dell’atteggiamento scientifico e del discernimento religioso per mezzo della filosofia esperienziale fa parte della lunga esperienza umana dell’ascensione al Paradiso. Le approssimazioni della matematica e le certezze del discernimento richiederanno sempre la funzione armonizzante della logica mentale su tutti i livelli dell’esperienza inferiori al compimento massimo del Supremo.

103:7.5 (1138.3) Ma la logica non potrà mai riuscire ad armonizzare le scoperte della scienza e gli approfondimenti della religione a meno che gli aspetti scientifico e religioso di una personalità non siano dominati dalla verità, sinceramente desiderosi di seguire la verità dovunque essa li conduca e indipendentemente dalle conclusioni cui possa giungere.

103:7.6 (1138.4) La logica è la tecnica della filosofia, il suo metodo d’espressione. Nel dominio della vera scienza la ragione è sempre sensibile alla logica autentica; nel dominio della vera religione la fede è sempre logica da un punto di vista interiore, anche se tale fede può sembrare completamente priva di fondamento dal punto di vista indagatore dell’approccio scientifico. Dall’esterno, guardando verso l’interno, l’universo può sembrare materiale; dall’interno, guardando verso l’esterno, lo stesso universo sembra essere interamente spirituale. La ragione è originata dalla consapevolezza materiale, la fede proviene dalla consapevolezza spirituale, ma con la mediazione di una filosofia rafforzata dalla rivelazione la logica può confermare sia il punto di vista interno che quello esterno, dando così luogo alla stabilizzazione sia della scienza che della religione. In tal modo, mediante il contatto comune con la logica della filosofia, la scienza e la religione possono tollerarsi sempre di più l’una con l’altra, divenire sempre meno scettiche.

103:7.7 (1138.5) Quello di cui la scienza e la religione hanno bisogno nel corso del loro sviluppo è un’autocritica più approfondita e più intrepida, una maggiore coscienza dell’incompletezza del loro status evoluzionario. Gli insegnanti della scienza e della religione sono spesso troppo sicuri di sé e dogmatici. La scienza e la religione possono solo fare l’autocritica dei loro fatti. Quando esse si allontanano dallo stadio dei fatti, la ragione abdica oppure degenera rapidamente in un accordo di falsa logica.

103:7.8 (1138.6) La verità — una comprensione delle relazioni cosmiche, dei fatti universali e dei valori spirituali — si può raggiungere meglio grazie al ministero dello Spirito della Verità e si può analizzare meglio per mezzo della rivelazione. Ma la rivelazione non origina né una scienza né una religione; la sua funzione è di coordinare la scienza e la religione con la verità della realtà. In assenza della rivelazione o non riuscendo ad accettarla od a comprenderla, l’uomo mortale è sempre ricorso al suo futile tentativo della metafisica, essendo questa il solo sostituto umano alla rivelazione della verità o alla mota della personalità morontiale.

103:7.9 (1139.1) La scienza del mondo materiale consente all’uomo di controllare, ed in una certa misura di dominare, il suo ambiente fisico. La religione dell’esperienza spirituale è la sorgente dell’impulso fraterno che consente agli uomini di vivere insieme nelle complessità della civiltà di un’era scientifica. La metafisica, ma più certamente la rivelazione, offrono un terreno comune d’incontro alle scoperte della scienza e della religione e rendono possibile il tentativo umano di collegare logicamente questi domini di pensiero separati ma interdipendenti in una filosofia ben equilibrata di stabilità scientifica e di certezza religiosa.

103:7.10 (1139.2) Nello stato mortale niente può essere provato in modo assoluto; la scienza e la religione sono entrambe fondate su delle ipotesi. Sul livello morontiale i postulati della scienza e della religione sono suscettibili di essere parzialmente provati dalla logica della mota. Sul livello spirituale di status massimo la necessità di una prova finita svanisce gradualmente di fronte all’esperienza effettiva della realtà e con la realtà; ma anche allora c’è molto oltre il finito che resta non provato.

103:7.11 (1139.3) Tutte le divisioni del pensiero umano sono basate su certe ipotesi che, sebbene non provate, sono accettate dalla sensibilità alla realtà costitutiva della dotazione mentale dell’uomo. La scienza inizia la sua vantata carriera di ragionamento presumendo la realtà di tre cose: la materia, il movimento e la vita. La religione inizia con l’ipotesi della validità di tre cose: la mente, lo spirito e l’universo — l’Essere Supremo.

103:7.12 (1139.4) La scienza diventa il dominio di pensiero della matematica, dell’energia e della materia del tempo nello spazio. La religione pretende di occuparsi non solo dello spirito finito e temporale, ma anche dello spirito dell’eternità e della supremazia. Soltanto mediante una lunga esperienza nella mota questi due estremi della percezione dell’universo possono essere portati a fornire interpretazioni analoghe delle origini, delle funzioni, delle relazioni, delle realtà e dei destini. La massima armonizzazione della divergenza tra l’energia e lo spirito risiede nella messa in circuito dei Sette Spiriti Maestri; la sua prima unificazione nella Deità del Supremo, la sua unità della finalità nell’infinità della Prima Sorgente e Centro, l’IO SONO.

103:7.13 (1139.5) La ragione è l’atto di riconoscere le conclusioni della coscienza riguardo all’esperienza nel mondo fisico dell’energia e della materia e con esso. La fede è l’atto di riconoscere la validità della coscienza spirituale — qualcosa che non richiede altra prova mortale. La logica è la progressione sintetica di ricerca della verità dell’unione della fede e della ragione ed è basata sulle facoltà mentali costitutive degli esseri mortali, il riconoscimento innato delle cose, dei significati e dei valori.

103:7.14 (1139.6) C’è una prova effettiva della realtà spirituale nella presenza dell’Aggiustatore di Pensiero; tuttavia la validità di questa presenza non è dimostrabile al mondo esterno, ma solo a colui che fa l’esperienza del Dio interiore. La coscienza di avere un Aggiustatore è basata sulla ricezione intellettuale della verità, sulla percezione supermentale della bontà e sull’impulso della personalità ad amare.

103:7.15 (1139.7) La scienza scopre il mondo materiale, la religione lo valuta e la filosofia tenta d’interpretare i suoi significati coordinando il punto di vista materiale scientifico con il concetto spirituale religioso. Ma la storia è un regno in cui la scienza e la religione non potranno mai essere pienamente d’accordo.

8. La filosofia e la religione

103:8.1 (1140.1) Benché la scienza e la filosofia possano entrambe ammettere la probabilità di Dio per mezzo della loro ragione e della loro logica, solo l’esperienza religiosa personale di un uomo guidato dallo spirito può affermare la certezza di una tale Deità suprema e personale. Mediante la tecnica di una tale incarnazione della verità vivente l’ipotesi filosofica della probabilità di Dio diviene una realtà religiosa.

103:8.2 (1140.2) La confusione sull’esperienza della certezza di Dio risulta dalle interpretazioni e dalle relazioni dissimili di questa esperienza da parte dei singoli individui e delle differenti razze di uomini. L’esperienza di Dio può essere interamente valida, ma il discorso su Dio, essendo intellettuale e filosofico, è divergente e spesse volte fallace in modo sconcertante.

103:8.3 (1140.3) Un uomo buono e nobile può essere perfettamente innamorato di sua moglie, ma totalmente incapace di passare in maniera soddisfacente un esame scritto sulla psicologia dell’amore coniugale. Un altro uomo, che ama poco o per nulla la sua sposa, può passare un tale esame in modo molto accettabile. L’imperfezione della visione di colui che ama riguardo alla vera natura dell’oggetto amato non invalida in alcun modo la realtà o la sincerità del suo amore.

103:8.4 (1140.4) Se voi credete veramente in Dio — se lo conoscete e lo amate per mezzo della fede — non permettete che la realtà di una tale esperienza venga in qualche modo sminuita o screditata dalle insinuazioni dubbiose della scienza, dai cavilli della logica, dai postulati della filosofia o dalle abili suggestioni di anime bene intenzionate che vorrebbero creare una religione senza Dio.

103:8.5 (1140.5) La certezza della persona religiosa che conosce Dio non dovrebbe essere turbata dall’incertezza del materialista che dubita; piuttosto l’incertezza del non credente dovrebbe essere potentemente sfidata dalla fede profonda e dalla certezza incrollabile del credente esperienziale.

103:8.6 (1140.6) La filosofia, per rendere il massimo servizio alla scienza e alla religione, dovrebbe evitare i due estremi del materialismo e del panteismo. Solo una filosofia che riconosce la realtà della personalità — la permanenza in presenza del cambiamento — può avere un valore morale per l’uomo, può servire da collegamento tra le teorie della scienza materiale e quelle della religione spirituale. La rivelazione è una compensazione delle carenze della filosofia in evoluzione.

9. L’essenza della religione

103:9.1 (1140.7) La teologia si occupa del contenuto intellettuale della religione, la metafisica (la rivelazione) s’interessa dei suoi aspetti filosofici. L’esperienza religiosa è il contenuto spirituale della religione. Nonostante le fantasie mitologiche e le illusioni psicologiche del contenuto intellettuale della religione, nonostante le ipotesi errate della metafisica e le tecniche di autoillusione, nonostante le distorsioni politiche ed i pervertimenti socioeconomici del contenuto filosofico della religione, l’esperienza spirituale della religione personale rimane autentica e valida.

103:9.2 (1140.8) La religione ha a che fare con il sentire, l’agire ed il vivere, non solamente con il pensare. Il pensare è più strettamente collegato alla vita materiale e dovrebbe essere principalmente, ma non completamente, dominato dalla ragione e dai fatti della scienza e, nelle sue estensioni non materiali verso i regni dello spirito, dalla verità. Indipendentemente da quanto illusoria ed erronea sia la propria teologia, la propria religione può essere del tutto autentica ed eternamente vera.

103:9.3 (1141.1) Il Buddismo, nella sua forma originale, è una delle migliori religioni senza Dio che siano apparse in tutta la storia evoluzionaria di Urantia, benché questa fede non sia rimasta senza Dio nel corso del suo sviluppo. Una religione senza fede è una contraddizione; senza Dio è un’incongruenza filosofica e un’assurdità intellettuale.

103:9.4 (1141.2) L’origine magica e mitologica della religione naturale non invalida la realtà e la verità delle religioni successive di rivelazione ed il perfetto vangelo salvifico della religione di Gesù. La vita e gli insegnamenti di Gesù hanno definitivamente spogliato la religione delle superstizioni della magia, delle illusioni della mitologia e della schiavitù del dogmatismo tradizionale. Ma questa magia e questa mitologia primitive hanno preparato molto efficacemente la via ad una religione successiva e superiore ammettendo l’esistenza e la realtà dei valori e degli esseri supermateriali.

103:9.5 (1141.3) Sebbene l’esperienza religiosa sia un fenomeno soggettivo puramente spirituale, tale esperienza ingloba un atteggiamento di fede positiva e vivente verso i regni più elevati della realtà oggettiva universale. L’ideale della filosofia religiosa è una fede-fiducia capace di portare l’uomo a dipendere senza riserve dall’amore assoluto del Padre infinito dell’universo degli universi. Questa esperienza religiosa autentica trascende di gran lunga l’oggettivazione filosofica del desiderio idealistico; essa considera effettivamente la salvezza come acquisita e si preoccupa unicamente d’imparare a fare la volontà del Padre del Paradiso. I segni distintivi di una tale religione sono: la fede in una Deità suprema, la speranza di una sopravvivenza eterna e l’amore, specialmente per il prossimo.

103:9.6 (1141.4) Quando la teologia domina la religione, la religione muore; diventa una dottrina invece che una vita. La missione della teologia è semplicemente quella di facilitare l’autocoscienza dell’esperienza spirituale personale. La teologia costituisce lo sforzo religioso per definire, chiarire, esporre e giustificare le richieste esperienziali della religione che, in ultima analisi, possono essere convalidate solo da una fede vivente. Nella filosofia superiore dell’universo la saggezza, come la ragione, si alleano alla fede. La ragione, la saggezza e la fede sono le realizzazioni più elevate dell’uomo. La ragione introduce l’uomo nel mondo dei fatti, delle cose; la saggezza lo introduce in un mondo di verità, di relazioni; la fede lo inizia ad un mondo di divinità, di esperienza spirituale.

103:9.7 (1141.5) La fede porta molto volentieri la ragione quanto più lontano possibile, e poi prosegue il suo cammino con la saggezza fino al completo limite filosofico; poi osa lanciarsi nel viaggio illimitato ed interminabile nell’universo in sola compagnia della verità.

103:9.8 (1141.6) La scienza (la conoscenza) è fondata sull’ipotesi inerente (lo spirito aiutante) che la ragione è valida, che l’universo può essere compreso. La filosofia (la comprensione coordinata) è fondata sull’ipotesi inerente (lo spirito della saggezza) che la saggezza è valida, che l’universo materiale può essere coordinato con quello spirituale. La religione (la verità dell’esperienza spirituale personale) è basata sull’ipotesi inerente (l’Aggiustatore di Pensiero) che la fede è valida, che Dio può essere conosciuto e raggiunto.

103:9.9 (1141.7) La piena realizzazione della realtà della vita umana consiste in una progressiva propensione a credere in queste ipotesi della ragione, della saggezza e della fede. Una tale vita è motivata dalla verità e dominata dall’amore; e questi sono gli ideali della realtà cosmica oggettiva la cui esistenza non può essere dimostrata materialmente.

103:9.10 (1142.1) Quando la ragione riconosce il vero ed il falso mostra saggezza; quando la saggezza sceglie tra il vero ed il falso, tra la verità e l’errore, dimostra una guida spirituale. In questo modo le funzioni della mente, dell’anima e dello spirito sono sempre strettamente collegate e funzionalmente interassociate. La ragione si occupa della conoscenza oggettiva; la saggezza si occupa della filosofia e della rivelazione; la fede si occupa dell’esperienza spirituale vivente. Per mezzo della verità l’uomo raggiunge la bellezza e per mezzo dell’amore spirituale si eleva alla bontà.

103:9.11 (1142.2) La fede porta a conoscere Dio e non semplicemente ad un sentimento mistico della presenza divina. La fede non deve essere eccessivamente influenzata dalle sue conseguenze emotive. La vera religione è un’esperienza di credenza e di conoscenza, così come una soddisfazione dei sentimenti.

103:9.12 (1142.3) C’è una realtà nell’esperienza religiosa che è proporzionale al suo contenuto spirituale e questa realtà trascende la ragione, la scienza, la filosofia, la saggezza e tutti gli altri compimenti umani. Le convinzioni di una tale esperienza sono inoppugnabili; la logica della vita religiosa è incontrovertibile; la certezza di questa conoscenza è superumana; le soddisfazioni sono splendidamente divine, il coraggio è indomabile, le devozioni sono assolute, le fedeltà supreme ed i destini sono finali — eterni, ultimi ed universali.

103:9.13 (1142.4) [Presentato da un Melchizedek di Nebadon.]

Fascicolo 104 - Crescita del concetto di Trinità

Il Libro di Urantia

Fascicolo 104

Crescita del concetto di Trinità

104:0.1 (1143.1) IL CONCETTO di Trinità della religione rivelata non deve essere confuso con le credenze nelle triadi delle religioni evoluzionarie. Le idee di triadi sono nate da molte connessioni suggestive, ma principalmente perché le dita hanno tre falangi, perché tre gambe erano il numero minimo per rendere stabile uno sgabello, perché tre punti d’appoggio permettevano di rizzare una tenda; inoltre l’uomo primitivo per lungo tempo non seppe contare oltre il tre.

104:0.2 (1143.2) Fatta eccezione per certi accoppiamenti naturali, quali passato e presente, giorno e notte, caldo e freddo, maschio e femmina, l’uomo tende generalmente a pensare per triadi: ieri, oggi e domani; alba, mezzogiorno e tramonto; padre, madre e figlio. Tre acclamazioni sono accordate al vincitore. I morti sono seppelliti il terzo giorno ed il fantasma è placato con tre aspersioni d’acqua.

104:0.3 (1143.3) Come conseguenza di queste associazioni naturali dell’esperienza umana, la triade fece la sua apparizione nella religione, e ciò molto prima che la Trinità delle Deità del Paradiso, o qualcuno dei suoi rappresentanti, fossero stati rivelati all’umanità. Più tardi i Persiani, gli Indù, i Greci, gli Egiziani, i Babilonesi, i Romani e gli Scandinavi ebbero tutti delle triadi di dei, ma queste non erano ancora vere trinità. Le triadi di deità ebbero tutte un’origine naturale ed apparvero in un periodo o in un altro presso la maggior parte dei popoli intelligenti di Urantia. Talvolta il concetto di una triade evoluzionaria è stato mischiato con quello di una Trinità rivelata; in questi casi è spesso impossibile distinguere l’una dall’altra.

1. I concetti Urantiani di Trinità

104:1.1 (1143.4) La prima rivelazione urantiana conducente alla comprensione della Trinità del Paradiso fu fatta dal personale del Principe Caligastia circa cinquecentomila anni fa. Questo primo concetto di Trinità fu perduto per il mondo durante i perturbati tempi che seguirono la ribellione planetaria.

104:1.2 (1143.5) La seconda presentazione della Trinità fu fatta da Adamo ed Eva nel primo e nel secondo giardino. Questi insegnamenti non erano ancora stati interamente cancellati ai tempi di Machiventa Melchizedek, circa trentacinquemila anni più tardi, perché il concetto di Trinità dei Setiti persisté in Mesopotamia ed in Egitto, ma più specialmente in India, dove fu a lungo perpetuato in Agni, il dio vedico tricefalo del fuoco.

104:1.3 (1143.6) La terza presentazione della Trinità fu fatta da Machiventa Melchizedek, e questa dottrina fu simbolizzata dai tre cerchi concentrici che il saggio di Salem portava sul suo medaglione pettorale. Ma Machiventa ebbe molta difficoltà ad istruire i Beduini della Palestina sul Padre Universale, il Figlio Eterno e lo Spirito Infinito. La maggior parte dei suoi discepoli credette che la Trinità consistesse nei tre Altissimi di Norlatiadek; alcuni concepirono la Trinità come composta dal Sovrano del Sistema, dal Padre della Costellazione e dalla Deità Creatrice dell’universo locale; un numero ancora minore colse vagamente l’idea dell’associazione paradisiaca del Padre, del Figlio e dello Spirito.

104:1.4 (1144.1) Grazie alle attività dei missionari di Salem gli insegnamenti di Melchizedek sulla Trinità si diffusero gradualmente in gran parte dell’Eurasia e dell’Africa del Nord. Spesso è difficile distinguere tra le triadi e le trinità presso gli Anditi più tardivi e nelle epoche posteriori a Melchizedek, quando i due concetti in una certa misura si mischiarono e si fusero.

104:1.5 (1144.2) Tra gli Indù il concetto trinitario si radicò come Essere, Intelligenza e Gioia. (Una concezione indiana successiva fu quella di Brahma, Siva e Vishnu.) Mentre le prime descrizioni della Trinità furono portate in India dai sacerdoti setiti, le idee più recenti sulla Trinità furono importate dai missionari di Salem e sviluppate dagli intelletti nativi dell’India mediante un compendio di queste dottrine con concezioni di triadi evoluzionarie.

104:1.6 (1144.3) La fede buddista sviluppò due dottrine di natura trinitaria. La prima fu il Maestro, la Legge e la Fratellanza; questa fu la presentazione fatta da Gautama Siddharta. L’idea successiva, che si sviluppò nel ramo settentrionale dei seguaci di Budda, comprendeva il Signore Supremo, lo Spirito Santo ed il Salvatore Incarnato.

104:1.7 (1144.4) E queste idee degli Indù e dei Buddisti erano dei veri postulati trinitari, cioè l’idea di una triplice manifestazione di un Dio monoteistico. Un vero concetto di trinità non consiste soltanto nel mettere insieme tre dei separati.

104:1.8 (1144.5) Gli Ebrei vennero a conoscenza della Trinità dalle tradizioni kenite dei tempi di Melchizedek, ma il loro zelo monoteistico per il Dio unico, Yahweh, eclissò a tal punto tutti questi insegnamenti che al momento dell’apparizione di Gesù la dottrina di Elohim era stata praticamente eliminata dalla teologia ebraica. La mente ebraica non riusciva a conciliare il concetto trinitario con la credenza monoteistica nel Signore Unico, il Dio d’Israele.

104:1.9 (1144.6) I praticanti la fede islamica non riuscirono nemmeno loro a cogliere l’idea della Trinità. È sempre difficile per un monoteismo emergente tollerare il trinitarismo quando è posto di fronte al politeismo. L’idea di trinità si radica meglio in quelle religioni che hanno una solida tradizione monoteistica unita ad un’elasticità dottrinale. I grandi monoteisti, gli Ebrei ed i Maomettani, ebbero difficoltà a distinguere tra l’adorazione di tre dei, il politeismo, ed il trinitarismo, l’adorazione di una sola Deità esistente in una manifestazione trina di divinità e di personalità.

104:1.10 (1144.7) Gesù insegnò ai suoi apostoli la verità riguardante le persone della Trinità del Paradiso, ma essi credettero che parlasse figuratamente e simbolicamente. Essendo stati allevati nel monoteismo ebraico, essi trovarono difficile aderire ad una credenza che sembrava in conflitto con il loro concetto dominante di Yahweh. Ed i primi Cristiani ereditarono il pregiudizio ebraico verso il concetto della Trinità.

104:1.11 (1144.8) La prima Trinità del Cristianesimo fu proclamata ad Antiochia e consisteva in Dio, la sua Parola e la sua Saggezza. Paolo era a conoscenza della Trinità Paradisiaca del Padre, del Figlio e dello Spirito, ma predicò raramente su questo tema e ne fece menzione soltanto in poche delle sue lettere alle nuove Chiese in formazione. Anche allora, come fecero i suoi compagni apostoli, Paolo confuse Gesù, il Figlio Creatore dell’universo locale, con la Seconda Persona della Deità, il Figlio Eterno del Paradiso.

104:1.12 (1144.9) Il concetto cristiano della Trinità, che cominciò ad essere accettato verso la fine del primo secolo dopo Cristo, comprendeva il Padre Universale, il Figlio Creatore di Nebadon e la Divina Ministra di Salvington — lo Spirito Madre dell’universo locale e consorte creativa del Figlio Creatore.

104:1.13 (1145.1) Dai tempi di Gesù, la reale identità della Trinità del Paradiso non è stata conosciuta su Urantia (eccetto che da pochi individui ai quali è stata specialmente rivelata) fino alla sua presentazione in queste divulgazioni rivelatorie. Ma sebbene il concetto cristiano della Trinità fosse errato nei fatti, era praticamente esatto sotto l’aspetto delle relazioni spirituali. Soltanto nelle sue implicazioni filosofiche e nelle sue conseguenze cosmologiche questo concetto provocava delle perplessità. È stato difficile per molte persone di mentalità cosmica credere che la Seconda Persona della Deità, il secondo membro di una Trinità infinita, avesse soggiornato un tempo su Urantia; e quantunque ciò sia vero in spirito, in realtà non è un fatto. I Micael Creatori incorporano pienamente la divinità del Figlio Eterno, ma non sono la personalità assoluta.

2. Unità trinitaria e pluralità di Deità

104:2.1 (1145.2) Il monoteismo sorse come protesta filosofica contro l’incongruenza del politeismo. Esso si sviluppò inizialmente attraverso le organizzazioni tipo pantheon con la ripartizione delle attività soprannaturali, poi con l’esaltazione enoteistica di un solo dio al di sopra di molti altri, ed infine con l’esclusione di tutti gli dei salvo il Dio Unico di valore finale.

104:2.2 (1145.3) Il trinitarismo ebbe origine dalla protesta esperienziale contro l’impossibilità di concepire l’unicità di una Deità solitaria disantropomorfizzata priva di relazioni di significato universale. Dopo un certo tempo la filosofia tende ad astrarre le qualità personali dal concetto di Deità del puro monoteismo, riducendo così l’idea di un Dio senza relazioni allo status di un Assoluto panteistico. È sempre stato difficile comprendere la natura personale di un Dio che non ha relazioni personali su un piano d’uguaglianza con altri esseri personali coordinati. La personalità nella Deità esige che questa Deità esista in relazione con altre Deità personali uguali.

104:2.3 (1145.4) Grazie al riconoscimento del concetto di Trinità la mente umana può sperare di carpire qualcosa delle interrelazioni tra l’amore e la legge nelle creazioni del tempo-spazio. Per mezzo della fede spirituale l’uomo riesce a vedere a fondo nell’amore di Dio, ma scopre subito che questa fede spirituale non ha alcuna influenza sulle leggi stabilite dell’universo materiale. Indipendentemente dalla ferma credenza dell’uomo in Dio quale suo Padre del Paradiso, gli orizzonti cosmici in espansione esigono che egli riconosca anche la realtà della Deità del Paradiso come legge universale e che riconosca la sovranità della Trinità, che si estende dal Paradiso verso l’esterno e che domina anche gli universi locali in evoluzione dei Figli Creatori e delle Figlie Creative delle tre persone eterne, la cui unione di deità è il fatto, la realtà e l’eterna indivisibilità della Trinità del Paradiso.

104:2.4 (1145.5) Questa stessa Trinità del Paradiso è un’entità reale — non una personalità, ma tuttavia una realtà vera ed assoluta; non una personalità, ma tuttavia compatibile con personalità coesistenti — le personalità del Padre, del Figlio e dello Spirito. La Trinità è una realtà della Deità che supera la somma delle sue parti, apparsa dalla congiunzione delle tre Deità del Paradiso. Le qualità, le caratteristiche e le funzioni della Trinità non sono la semplice somma degli attributi delle tre Deità del Paradiso; le funzioni della Trinità sono qualcosa di unico, di originale e di non interamente prevedibile dall’analisi degli attributi del Padre, del Figlio e dello Spirito.

104:2.5 (1146.1) Per esempio: il Maestro, mentre era sulla terra, avvertì i suoi discepoli che la giustizia non è mai un atto personale; essa è sempre una funzione collettiva. Nemmeno gli Dei, come persone, amministrano la giustizia. Ma compiono questa stessa funzione come un insieme collettivo, come Trinità del Paradiso.

104:2.6 (1146.2) La comprensione concettuale dell’associazione trinitaria del Padre, del Figlio e dello Spirito prepara la mente umana alla presentazione successiva di certe altre relazioni triplici. La ragione teologica può essere pienamente soddisfatta dal concetto della Trinità del Paradiso, ma la ragione filosofica e cosmologica esige il riconoscimento di altre associazioni trine della Prima Sorgente e Centro, quelle triunità in cui l’Infinito opera con diverse funzioni non paterne di manifestazione universale — le relazioni del Dio di forza, energia, potere, causalità, reazione, potenzialità, attualità, gravità, tensione, archetipo, principio ed unità.

3. Le Trinità e le Triunità

104:3.1 (1146.3) Sebbene l’umanità abbia talvolta afferrato il significato della Trinità delle tre persone della Deità, la coerenza esige che l’intelletto umano percepisca l’esistenza di certe relazioni tra i sette Assoluti. Ma tutto ciò che è vero per la Trinità del Paradiso non è necessariamente vero per una triunità, perché una triunità è qualcosa di diverso da una trinità. In certi aspetti funzionali una triunità può essere analoga ad una trinità, ma non è mai omologa in natura con una trinità.

104:3.2 (1146.4) L’uomo mortale sta passando su Urantia per una grande era di espansione degli orizzonti e di ampliamento dei concetti, e la sua filosofia cosmica deve accelerare la sua evoluzione per stare al passo con l’espansione dell’arena intellettuale del pensiero umano. Via via che la coscienza cosmica dell’uomo mortale si espande, egli percepisce le interrelazioni di tutto ciò che trova nella sua scienza materiale, nella sua filosofia intellettuale e nella sua intuizione spirituale. Inoltre, assieme a tutta questa credenza nell’unità del cosmo, l’uomo percepisce la diversità di tutta l’esistenza. Nonostante tutti i concetti concernenti l’immutabilità della Deità, l’uomo percepisce che vive in un universo in costante cambiamento ed in crescita esperienziale. Indipendentemente dalla realizzazione della sopravvivenza dei valori spirituali, l’uomo deve sempre fare i conti con la matematica e la prematematica della forza, dell’energia e del potere.

104:3.3 (1146.5) La completezza eterna dell’infinità deve essere conciliata in qualche maniera con la crescita nel tempo degli universi in evoluzione e con l’incompletezza dei loro abitanti esperienziali. In qualche modo il concetto d’infinità totale deve essere segmentato e qualificato in modo che l’intelletto mortale e l’anima morontiale possano afferrare questo concetto di valore finale e di significato spiritualizzante.

104:3.4 (1146.6) Mentre la ragione richiede un’unità monoteistica della realtà cosmica, l’esperienza finita esige il postulato di una pluralità di Assoluti e della loro coordinazione in relazioni cosmiche. Senza esistenze coordinate non c’è alcuna possibilità per l’apparizione di una diversità delle relazioni assolute, nessuna opportunità per l’operare di differenziali, variabili, modificatori, attenuatori, qualificatori o riduttori.

104:3.5 (1146.7) In questi fascicoli la realtà totale (l’infinità) è stata presentata quale esiste nei sette Assoluti:

104:3.6 (1146.8) 1. Il Padre Universale.

104:3.7 (1146.9) 2. Il Figlio Eterno.

104:3.8 (1146.10) 3. Lo Spirito Infinito.

104:3.9 (1147.1) 4. L’Isola del Paradiso.

104:3.10 (1147.2) 5. L’Assoluto della Deità.

104:3.11 (1147.3) 6. L’Assoluto Universale.

104:3.12 (1147.4) 7. L’Assoluto Non Qualificato.

104:3.13 (1147.5) La Prima Sorgente e Centro, che è Padre per il Figlio Eterno, è anche Archetipo per l’Isola del Paradiso. Egli è personalità non qualificata nel Figlio, ma personalità potenzializzata nell’Assoluto della Deità. Il Padre è energia rivelata nel Paradiso-Havona ed allo stesso tempo energia celata nell’Assoluto Non Qualificato. L’Infinito è sempre rivelato negli atti incessanti dell’Attore Congiunto mentre è eternamente funzionante nelle attività compensatrici ma nascoste dell’Assoluto Universale. Così il Padre è collegato ai sei Assoluti coordinati, ed in tal modo tutti e sette inglobano il cerchio dell’infinità in tutti i cicli senza fine dell’eternità.

104:3.14 (1147.6) Sembrerebbe che la triunità delle relazioni assolute sia inevitabile. La personalità cerca di associarsi ad altre personalità sui livelli assoluti così come su tutti gli altri livelli. E l’associazione delle tre personalità del Paradiso rende eterna la prima triunità, l’unione delle personalità del Padre, del Figlio e dello Spirito. Perché quando queste tre persone si uniscono in quanto persone per una funzione unita, costituiscono con ciò una triunità di unità funzionale, non una trinità — un’entità organica — ma nondimeno una triunità, una triplice unanimità funzionale aggregata.

104:3.15 (1147.7) La Trinità del Paradiso non è una triunità, non è un’unanimità funzionale; è piuttosto una Deità indivisa e indivisibile. Il Padre, il Figlio e lo Spirito (come persone) possono mantenere una relazione con la Trinità del Paradiso, perché la Trinità è la loro Deità indivisa. Il Padre, il Figlio e lo Spirito non mantengono alcuna relazione personale di tal genere con la prima triunità, perché quella è la loro unione funzionale in quanto tre persone. Soltanto come Trinità — come Deità indivisa — essi mantengono collettivamente una relazione esterna con la triunità della loro aggregazione personale.

104:3.16 (1147.8) In tal modo la Trinità del Paradiso resta unica tra le relazioni assolute; vi sono parecchie triunità esistenziali, ma soltanto una Trinità esistenziale. Una triunità non è un’entità. Essa è funzionale più che organica. I suoi membri sono associati più che corporativi. I componenti delle triunità possono essere delle entità, ma una triunità stessa è un’associazione.

104:3.17 (1147.9) Esiste tuttavia un punto di comparazione tra trinità e triunità: entrambe emanano in funzioni che sono qualcosa di diverso dalla somma discernibile degli attributi dei membri che le compongono. Ma mentre sono quindi comparabili da un punto di vista funzionale, non presentano però delle relazioni di categoria. Esse sono grosso modo collegate come la relazione tra funzione e struttura. Ma la funzione dell’associazione triunitaria non è la funzione della struttura o dell’entità trinitaria.

104:3.18 (1147.10) Le triunità sono nondimeno reali, sono molto reali. In esse la realtà totale è resa funzionale, e per loro mezzo il Padre Universale esercita un controllo diretto e personale sulle funzioni principali dell’infinità.

4. Le Sette Triunità

104:4.1 (1147.11) Nel tentare di descrivere le sette triunità, richiamiamo l’attenzione sul fatto che il Padre Universale è il membro primordiale di ciascuna di esse. Egli è, era e sarà sempre il Primo Padre-Sorgente Universale, il Centro Assoluto, la Causa Prima, il Controllore Universale, l’Energizzatore Illimitato, l’Unità Originale, il Sostenitore Non Qualificato, la Prima Persona della Deità, l’Archetipo Cosmico Primordiale e l’Essenza dell’Infinità. Il Padre Universale è la causa personale degli Assoluti; egli è l’assoluto degli Assoluti.

104:4.2 (1148.1) La natura ed il significato delle sette triunità possono essere indicate come:

104:4.3 (1148.2) La Prima Triunità — la triunità personale avente un proposito. Questo è il gruppo delle tre personalità della Deità:

104:4.4 (1148.3) 1. Il Padre Universale.

104:4.5 (1148.4) 2. Il Figlio Eterno.

104:4.6 (1148.5) 3. Lo Spirito Infinito.

104:4.7 (1148.6) Questa è la triplice unione dell’amore, della misericordia e del ministero — l’associazione personale con proposito delle tre personalità eterne del Paradiso. Questa è l’associazione divinamente fraterna, che ama le creature, che agisce paternamente e che incoraggia l’ascensione. Le personalità divine di questa prima triunità sono degli Dei che attribuiscono la personalità, che conferiscono lo spirito e che donano la mente.

104:4.8 (1148.7) Questa è la triunità di volizione infinita; essa agisce in tutto l’eterno presente ed in tutto il fluire passato-presente-futuro del tempo. Questa associazione produce l’infinità volitiva e fornisce i meccanismi per mezzo dei quali la Deità personale rivela se stessa alle creature del cosmo in evoluzione.

104:4.9 (1148.8) La Seconda Triunità — la triunità di potere-archetipo. Che si tratti di un minuscolo ultimatone, di una stella fiammeggiante, di una nebulosa in rotazione od anche dell’universo centrale o dei superuniversi, dalle più piccole alle più grandi organizzazioni materiali, l’archetipo fisico — la configurazione cosmica — è sempre derivato dalla funzione di questa triunità. Questa associazione è composta da:

104:4.10 (1148.9) 1. Il Padre-Figlio.

104:4.11 (1148.10) 2. L’Isola del Paradiso.

104:4.12 (1148.11) 3. L’Attore Congiunto.

104:4.13 (1148.12) L’energia è organizzata dagli agenti cosmici della Terza Sorgente e Centro; l’energia è formata secondo l’archetipo del Paradiso, la materializzazione assoluta. Ma dietro a tutta questa manipolazione incessante c’è la presenza del Padre-Figlio, la cui unione ha inizialmente attivato l’archetipo del Paradiso facendo apparire Havona simultaneamente alla nascita dello Spirito Infinito, l’Attore Congiunto.

104:4.14 (1148.13) Nell’esperienza religiosa le creature prendono contatto con il Dio che è amore, ma tale intuizione spirituale non deve mai eclissare il riconoscimento intelligente del fatto universale dell’archetipo che è il Paradiso. Le personalità del Paradiso raccolgono l’adorazione spontanea di tutte le creature per mezzo del potere irresistibile dell’amore divino e portano tutte queste personalità nate dallo spirito alle delizie celesti del servizio eterno dei figli finalitari di Dio. La seconda triunità è l’architetto dello scenario spaziale in cui si svolgono tutte queste operazioni; essa determina gli archetipi della configurazione cosmica.

104:4.15 (1148.14) L’amore può caratterizzare la divinità della prima triunità, ma l’archetipo è la manifestazione galattica della seconda triunità. Quello che la prima triunità è per le personalità in evoluzione, la seconda triunità lo è per gli universi in evoluzione. L’archetipo e la personalità sono due delle grandi manifestazioni degli atti della Prima Sorgente e Centro. E per quanto sia difficile da comprendere, non è meno vero che il potere-archetipo e la persona amorevole sono una sola e stessa realtà universale. L’Isola del Paradiso ed il Figlio Eterno sono rivelazioni coordinate, ma agli antipodi, della natura insondabile del Padre-Forza Universale.

104:4.16 (1149.1) La Terza Triunità — la triunità evoluzionale dello spirito. La totalità della manifestazione spirituale ha il suo inizio e la sua fine in questa associazione, costituita da:

104:4.17 (1149.2) 1. Il Padre Universale.

104:4.18 (1149.3) 2. Il Figlio-Spirito.

104:4.19 (1149.4) 3. L’Assoluto della Deità.

104:4.20 (1149.5) Dalla potenza spirituale fino allo spirito paradisiaco ogni spirito trova l’espressione della realtà in questa associazione trina della pura essenza spirituale del Padre, dei valori spirituali attivi del Figlio-Spirito e dei potenziali spirituali illimitati dell’Assoluto della Deità. I valori esistenziali dello spirito hanno la loro genesi primordiale, la loro manifestazione completa ed il loro destino finale in questa triunità.

104:4.21 (1149.6) Il Padre esiste prima dello spirito; il Figlio-Spirito funziona come spirito creatore attivo; l’Assoluto della Deità esiste come spirito che ingloba tutto, anche ciò che è oltre lo spirito.

104:4.22 (1149.7) La Quarta Triunità — la triunità dell’infinità dell’energia. All’interno di questa triunità si eternano gli inizi e le fini di tutta la realtà dell’energia, dalla potenza spaziale fino alla monota. Questo raggruppamento comprende:

104:4.23 (1149.8) 1. Il Padre-Spirito.

104:4.24 (1149.9) 2. L’Isola del Paradiso.

104:4.25 (1149.10) 3. L’Assoluto Non Qualificato.

104:4.26 (1149.11) Il Paradiso è il centro dell’attivazione della forza-energia del cosmo — la posizione della Prima Sorgente e Centro nell’universo, il punto focale cosmico dell’Assoluto Non Qualificato e la sorgente di ogni energia. Esistenzialmente presente dentro questa triunità si trova il potenziale energetico del cosmo infinito, del quale il grande universo e l’universo maestro sono soltanto manifestazioni parziali.

104:4.27 (1149.12) La quarta triunità controlla assolutamente le unità fondamentali dell’energia cosmica e le libera dalla presa dell’Assoluto Non Qualificato in proporzione diretta all’apparizione nelle Deità esperienziali della capacità subassoluta di controllare e di stabilizzare la metamorfosi del cosmo.

104:4.28 (1149.13) Questa triunità è forza ed energia. Le possibilità illimitate dell’Assoluto Non Qualificato sono incentrate attorno all’absolutum dell’Isola del Paradiso, da dove emanano le inimmaginabili agitazioni dell’inerzia altrimenti statica del Non Qualificato. E le pulsazioni senza fine del cuore materiale paradisiaco del cosmo infinito battono in armonia con l’archetipo insondabile e con il piano impenetrabile dell’Energizzatore Infinito, la Prima Sorgente e Centro.

104:4.29 (1149.14) La Quinta Triunità — la triunità dell’infinità reattiva. Questa associazione è composta da:

104:4.30 (1149.15) 1. Il Padre Universale.

104:4.31 (1149.16) 2. L’Assoluto Universale.

104:4.32 (1149.17) 3. L’Assoluto Non Qualificato.

104:4.33 (1149.18) Questo gruppo eterna la realizzazione funzionale dell’infinità di tutto ciò che è attuabile all’interno dei domini della realtà di non deità. Questa triunità manifesta una capacità di reazione illimitata all’azione e alle presenze volitive, causative, di tensione e di archetipo delle altre triunità.

104:4.34 (1150.1) La Sesta Triunità — la triunità della Deità in associazione cosmica. Questo gruppo è costituito da:

104:4.35 (1150.2) 1. Il Padre Universale.

104:4.36 (1150.3) 2. L’Assoluto della Deità.

104:4.37 (1150.4) 3. L’Assoluto Universale.

104:4.38 (1150.5) Questa è l’associazione della Deità nel cosmo, l’immanenza della Deità in congiunzione con la trascendenza della Deità. Questa è l’ultima estensione della divinità sui livelli dell’infinità verso quelle realtà che si trovano al di fuori del dominio della realtà deificata.

104:4.39 (1150.6) La Settima Triunità — la triunità dell’unità infinita. Questa è l’unità dell’infinità funzionalmente manifesta nel tempo e nell’eternità, l’unificazione coordinata degli attuali e dei potenziali. Questo gruppo è composto da:

104:4.40 (1150.7) 1. Il Padre Universale.

104:4.41 (1150.8) 2. L’Attore Congiunto.

104:4.42 (1150.9) 3. L’Assoluto Universale.

104:4.43 (1150.10) L’Attore Congiunto integra universalmente gli aspetti funzionali variabili di tutta la realtà attualizzata su tutti i livelli di manifestazione, da quelli finiti, attraverso quelli trascendentali e fino a quelli assoluti. L’Assoluto Universale compensa perfettamente le differenziazioni insite nei diversi aspetti di tutta la realtà incompleta, dalle potenzialità illimitate della realtà della Deità attiva-volitiva e causativa fino alle possibilità sconfinate della realtà non deificata statica e reattiva nei domini incomprensibili dell’Assoluto Non Qualificato.

104:4.44 (1150.11) Quando operano in questa triunità, l’Attore Congiunto e l’Assoluto Universale rispondono ugualmente alle presenze della Deità e della non deità, come lo è anche la Prima Sorgente e Centro, che in questa relazione è sotto ogni aspetto concettualmente indistinguibile dall’IO SONO.

104:4.45 (1150.12) Queste approssimazioni sono sufficienti ad illustrare il concetto delle triunità. Non conoscendo il livello ultimo delle triunità, voi non potete comprendere pienamente le prime sette. Sebbene non ci sembri saggio tentare un’ulteriore elaborazione, possiamo affermare che esistono quindici associazioni trine della Prima Sorgente e Centro, otto delle quali non sono rivelate in questi fascicoli. Queste associazioni non rivelate si occupano di realtà, attualità e potenzialità che sono oltre il livello esperienziale della supremazia.

104:4.46 (1150.13) Le triunità sono il bilanciere funzionale dell’infinità, l’unificazione dell’unicità dei Sette Assoluti dell’Infinità. È la presenza esistenziale delle triunità che permette al Padre-IO SONO di fare l’esperienza dell’unità funzionale dell’infinità nonostante la diversificazione dell’infinità in sette Assoluti. La Prima Sorgente e Centro è il membro unificatore di tutte le triunità; in lui tutte le cose hanno i loro inizi non qualificati, le loro esistenze eterne ed i loro destini infiniti — “in lui consistono tutte le cose”.

104:4.47 (1150.14) Sebbene queste associazioni non possano accrescere l’infinità del Padre-IO SONO, sembrano rendere possibili le manifestazioni subinfinite e subassolute della sua realtà. Le sette triunità moltiplicano la versatilità, rendono eterne nuove profondità, deitizzano nuovi valori, schiudono nuove potenzialità, rivelano nuovi significati. E tutte queste manifestazioni diversificate nel tempo e nello spazio e nel cosmo eterno sono esistenti nella stasi ipotetica dell’infinità originale dell’IO SONO.

5. Le triodità

104:5.1 (1151.1) Ci sono certe altre relazioni trine che per costituzione sono senza il Padre, ma esse non sono triunità reali e sono sempre distinte dalle triunità del Padre. Esse sono variamente denominate: triunità associate, triunità coordinate e triodità. Esse sono consequenziali all’esistenza delle triunità. Due di queste associazioni sono costituite come segue:

104:5.2 (1151.2) La Triodità dell’Attualità. Questa triodità consiste nelle interrelazioni dei tre attuali assoluti:

104:5.3 (1151.3) 1. Il Figlio Eterno.

104:5.4 (1151.4) 2. L’Isola del Paradiso.

104:5.5 (1151.5) 3. L’Attore Congiunto.

104:5.6 (1151.6) Il Figlio Eterno è l’assoluto della realtà spirituale, la personalità assoluta. L’Isola del Paradiso è l’assoluto della realtà cosmica, l’archetipo assoluto. L’Attore Congiunto è l’assoluto della realtà mentale, il coordinato della realtà spirituale assoluta e la sintesi della personalità e del potere della Deità esistenziale. Questa associazione trina eventua la coordinazione della somma totale della realtà attualizzata — spirituale, cosmica o mentale. Essa è incondizionata in attualità.

104:5.7 (1151.7) La Triodità della Potenzialità. Questa triodità è costituita dall’associazione dei tre Assoluti della potenzialità:

104:5.8 (1151.8) 1. L’Assoluto della Deità.

104:5.9 (1151.9) 2. L’Assoluto Universale.

104:5.10 (1151.10) 3. L’Assoluto Non Qualificato.

104:5.11 (1151.11) In questo modo sono interassociate le riserve dell’infinità di tutta la realtà latente dell’energia — spirituale, mentale o cosmica. Questa associazione produce l’integrazione di tutta la realtà latente dell’energia. Essa ha un potenziale infinito.

104:5.12 (1151.12) Come le triunità si occupano principalmente dell’unificazione funzionale dell’infinità, così le triodità sono implicate nell’apparizione cosmica delle Deità esperienziali. Le triunità sono indirettamente interessate alle Deità esperienziali — Suprema, Ultima ed Assoluta; ma le triodità vi sono direttamente interessate. Esse appaiono nella sintesi emergente del potere-personalità dell’Essere Supremo. E per le creature temporali dello spazio l’Essere Supremo è una rivelazione dell’unità dell’IO SONO.

104:5.13 (1151.13) [Presentato da un Melchizedek di Nebadon.]

Fascicolo 105 - La Deità e la realtà

Il Libro di Urantia

Fascicolo 105

La Deità e la realtà

105:0.1 (1152.1) ANCHE per gli ordini elevati delle intelligenze universali l’infinità è solo parzialmente intelligibile e la finalità della realtà è solo relativamente comprensibile. La mente umana, quando cerca di penetrare il mistero eterno dell’origine e del destino di tutto ciò che è chiamato reale, può utilmente affrontare il problema concependo l’eternità-infinità come un’ellissi quasi illimitata prodotta da un’unica causa assoluta funzionante lungo questo ciclo universale di diversificazione senza fine, cercando sempre qualche potenziale di destino assoluto ed infinito.

105:0.2 (1152.2) Quando l’intelletto mortale tenta di afferrare il concetto di totalità della realtà, tale mente finita si trova di fronte all’infinità-realtà; la totalità della realtà è l’infinità e perciò essa non può mai essere pienamente compresa da una mente che è subinfinita in capacità concettuale.

105:0.3 (1152.3) La mente umana può difficilmente formarsi un concetto adeguato delle esistenze eterne, e senza questa comprensione è impossibile descrivere anche i nostri concetti di totalità della realtà. Tuttavia noi possiamo tentare una tale presentazione, anche se siamo pienamente consapevoli che i nostri concetti dovranno subire una profonda deformazione nel processo di traduzione-modificazione per portarli al livello di comprensione della mente mortale.

1. Il concetto filosofico dell’IO SONO

105:1.1 (1152.4) La causalità primordiale assoluta nell’infinità è attribuita dai filosofi degli universi al Padre Universale operante come l’IO SONO infinito, eterno ed assoluto.

105:1.2 (1152.5) Vi sono molti elementi di rischio connessi con la presentazione all’intelletto dei mortali di questa idea di un IO SONO infinito poiché questo concetto è così lontano dalla comprensione esperienziale umana che implica notevoli deformazioni dei significati e concezioni errate dei valori. Nondimeno il concetto filosofico dell’IO SONO fornisce agli esseri finiti una base per tentare di avvicinarsi alla comprensione parziale delle origini assolute e dei destini infiniti. Ma in tutti i nostri tentativi per spiegare la genesi e la maturazione della realtà, si deve precisare che questo concetto dell’IO SONO è, in tutti i significati ed i valori della personalità, sinonimo della Prima Persona della Deità, il Padre Universale di tutte le personalità. Ma questo postulato dell’IO SONO non è così chiaramente identificabile nei regni non deificati della realtà universale.

105:1.3 (1152.6) L’IO SONO è l’Infinito; l’IO SONO è anche infinità. Dal punto di vista sequenziale del tempo ogni realtà ha la sua origine nell’infinito IO SONO, la cui esistenza solitaria nell’eternità infinita del passato deve essere il primo postulato filosofico di una creatura finita. Il concetto dell’IO SONO implica un’infinità non qualificata, la realtà indifferenziata di tutto ciò che potrebbe essere in tutta un’eternità infinita.

105:1.4 (1153.1) In quanto concetto esistenziale l’IO SONO non è né deificato né non deificato, né attuale né potenziale, né personale né impersonale, né statico né dinamico. Nessuna qualificazione può essere applicata all’Infinito, eccetto l’affermazione che l’IO SONO è. Il postulato filosofico dell’IO SONO è un concetto universale un po’ più difficile da comprendere di quello dell’Assoluto Non Qualificato.

105:1.5 (1153.2) Per la mente finita deve esserci semplicemente un inizio, e benché non vi sia mai stato un vero inizio per la realtà, nondimeno vi sono certe relazioni d’origine che la realtà manifesta verso l’infinità. La situazione primordiale dell’eternità, la prerealtà, può essere immaginata come qualcosa di simile a questo: in un momento infinitamente lontano, ipotetico, dell’eternità passata, l’IO SONO può essere concepito come cosa e non cosa, come causa ed effetto, come volizione e risposta. In questo momento ipotetico dell’eternità non c’è alcuna differenziazione in tutta l’infinità. L’infinità è riempita dall’Infinito; l’Infinito ingloba l’infinità. Questo è il momento statico ipotetico dell’eternità; gli attuali sono ancora contenuti nei loro potenziali ed i potenziali non sono ancora apparsi nell’infinità dell’IO SONO. Ma anche in questa situazione ipotetica dobbiamo ammettere l’esistenza della possibilità di un’autovolontà.

105:1.6 (1153.3) Ricordatevi sempre che la comprensione del Padre Universale da parte dell’uomo è un’esperienza personale. Dio, in quanto vostro Padre spirituale, è comprensibile da voi e da tutti gli altri mortali; ma il vostro concetto esperienziale di venerazione del Padre Universale deve sempre essere minore del vostro postulato filosofico dell’infinità della Prima Sorgente e Centro, l’IO SONO. Quando noi parliamo del Padre, intendiamo Dio qual è comprensibile dalle sue creature sia elevate che umili, ma c’è una parte ben più grande della Deità che non è comprensibile dalle creature dell’universo. Dio, vostro Padre e mio Padre, è quella fase dell’Infinito che noi percepiamo nella nostra personalità come una realtà esperienziale effettiva, ma l’IO SONO rimane sempre come nostra ipotesi di tutto ciò che sentiamo non conoscibile della Prima Sorgente e Centro. Ed anche questa ipotesi rimane probabilmente molto al di sotto dell’infinità insondata della realtà originale.

105:1.7 (1153.4) L’universo degli universi, con le sue innumerevoli schiere di personalità che vi abitano, è un organismo immenso e complesso, ma la Prima Sorgente e Centro è infinitamente più complessa degli universi e delle personalità che sono divenuti reali in risposta ai suoi mandati volontari. Quando contemplate con timore riverenziale l’immensità dell’universo maestro, soffermatevi a considerare che anche questa creazione inconcepibile non può essere niente più che una rivelazione parziale dell’Infinito.

105:1.8 (1153.5) L’infinità è veramente molto lontana dal livello d’esperienza della comprensione dei mortali, ma anche nella presente era su Urantia i vostri concetti dell’infinità crescono e continueranno a crescere nel corso delle vostre carriere senza fine che si estenderanno nell’eternità futura. L’infinità non qualificata è priva di senso per la creatura finita, ma l’infinità è capace di limitare se stessa ed è suscettibile di esprimere la realtà a tutti i livelli delle esistenze universali. Il volto che l’Infinito rivolge verso tutte le personalità dell’universo è il volto di un Padre, il Padre Universale d’amore.

2. L’IO SONO come trino e come settuplo

105:2.1 (1153.6) Nel considerare la genesi della realtà tenete sempre presente che tutta la realtà assoluta proviene dall’eternità e che non ha un inizio d’esistenza. Per realtà assoluta noi intendiamo le tre persone esistenziali della Deità, l’Isola del Paradiso ed i tre Assoluti. Queste sette realtà sono coordinatamente eterne, anche se noi dobbiamo ricorrere al linguaggio del tempo-spazio per presentare la loro origine sequenziale agli esseri umani.

105:2.2 (1154.1) Seguendo la descrizione cronologica delle origini della realtà deve essere ipotizzato un momento teorico di “prima” espressione volitiva e di “prima” reazione di ripercussione all’interno dell’IO SONO. Nei nostri tentativi di descrivere la genesi e la generazione della realtà questo stadio può essere concepito come l’autodifferenziazione dell’Uno Infinito da L’Infinitudine, ma il postulato di questa relazione duale deve sempre essere esteso ad una concezione trina riconoscendo il continuum eterno de L’Infinità, l’IO SONO.

105:2.3 (1154.2) Questa autometamorfosi dell’IO SONO culmina nella molteplice differenziazione della realtà deificata e della realtà non deificata, della realtà potenziale e di quella attuale, e di certe altre realtà che difficilmente possono essere classificate allo stesso modo. Queste differenziazioni dell’IO SONO teorico monistico sono eternamente integrate da relazioni simultanee che emergono nello stesso IO SONO — la prerealtà prepotenziale, preattuale, prepersonale, monotetica che, sebbene infinita, è rivelata come assoluto nella presenza della Prima Sorgente e Centro e come personalità nell’amore illimitato del Padre Universale.

105:2.4 (1154.3) Per mezzo di queste metamorfosi interne l’IO SONO stabilisce le basi di un’autorelazione settupla. Il concetto filosofico (temporale) dell’IO SONO solitario ed il concetto transitorio (temporale) dell’IO SONO in quanto trino possono ora essere ampliati per inglobare l’IO SONO come settuplo. Questa natura settupla — o di sette fasi — può essere presentata in modo migliore rapportandola ai Sette Assoluti dell’Infinità:

105:2.5 (1154.4) 1. Il Padre Universale. IO SONO padre del Figlio Eterno. Questa è la relazione di personalità primordiale delle attualità. La personalità assoluta del Figlio rende assoluto il fatto della paternità di Dio e stabilisce la filiazione potenziale di tutte le personalità. Questa relazione stabilisce la personalità dell’Infinito e completa la sua rivelazione spirituale nella personalità del Figlio Originale. Di questa fase dell’IO SONO possono fare una parziale esperienza su livelli spirituali anche i mortali che, mentre sono ancora nella carne, possono adorare nostro Padre.

105:2.6 (1154.5) 2. Il Controllore Universale. IO SONO causa del Paradiso eterno. Questa è la relazione impersonale primordiale delle attualità, l’associazione non spirituale originale. Il Padre Universale è Dio come amore; il Controllore Universale è Dio come archetipo. Questa relazione stabilisce il potenziale della forma — della configurazione — e determina l’archetipo maestro della relazione impersonale e non spirituale — l’archetipo maestro dal quale sono fatte tutte le copie.

105:2.7 (1154.6) 3. Il Creatore Universale. IO SONO uno con il Figlio Eterno. Questa unione del Padre e del Figlio (nella presenza del Paradiso) avvia il ciclo creativo, che è completato nell’apparizione della personalità congiunta e dell’universo eterno. Dal punto di vista finito del mortale la realtà ha i suoi veri inizi con l’apparizione nell’eternità della creazione di Havona. Questo atto creativo della Deità avviene da parte e per mezzo del Dio d’Azione, che è in essenza l’unità del Padre-Figlio manifestata su ed a tutti i livelli dell’attuale. Perciò la creatività divina è infallibilmente caratterizzata dall’unità, e questa unità è il riflesso esterno dell’unicità assoluta della dualità Padre-Figlio e della Trinità Padre-Figlio-Spirito.

105:2.8 (1155.1) 4. Il Sostenitore Infinito. IO SONO autoassociativo. Questa è l’associazione primordiale della statica e dei potenziali della realtà. In questa relazione tutti i fattori qualificati e quelli non qualificati sono compensati. Questa fase dell’IO SONO è meglio compresa come Assoluto Universale — l’unificatore dell’Assoluto della Deità e dell’Assoluto Non Qualificato.

105:2.9 (1155.2) 5. Il Potenziale Infinito. IO SONO autoqualificato. Questo è il segno dell’infinità che porta testimonianza eterna dell’autolimitazione volontaria dell’IO SONO, in virtù della quale fu raggiunta la triplice autoespressione ed autorivelazione. Questa fase dell’IO SONO è solitamente compresa come l’Assoluto della Deità.

105:2.10 (1155.3) 6. La Capacità Infinita. IO SONO statico-reattivo. Questa è la matrice senza limiti, la possibilità di ogni espansione cosmica futura. Questa fase dell’IO SONO è forse meglio concepita come la presenza supergravitazionale dell’Assoluto Non Qualificato.

105:2.11 (1155.4) 7. L’Uno Universale dell’Infinità. IO SONO in quanto IO SONO. Questa è la stasi o l’autorelazione dell’Infinità, il fatto eterno della realtà dell’infinità e la verità universale dell’infinità della realtà. Nella misura in cui questa relazione è discernibile come personalità, è rivelata agli universi nel divino Padre di tutte le personalità — anche della personalità assoluta. Nella misura in cui questa relazione è esprimibile impersonalmente, è contattata dall’universo come coerenza assoluta di pura energia e di puro spirito nella presenza del Padre Universale. Nella misura in cui questa relazione è concepibile come un assoluto, è rivelata nel primato della Prima Sorgente e Centro. In lui noi tutti viviamo, ci muoviamo ed abbiamo il nostro essere, dalle creature dello spazio fino ai cittadini del Paradiso; e ciò è altrettanto vero per l’universo maestro quanto per l’infinitesimale ultimatone, altrettanto vero per ciò che sarà quanto per ciò che è e per ciò che è stato.

3. I Sette Assoluti dell’Infinità

105:3.1 (1155.5) Le sette relazioni primordiali all’interno dell’IO SONO si eternano come i Sette Assoluti dell’Infinità. Ma benché noi descriviamo le origini della realtà e la differenziazione dell’infinità mediante un’esposizione sequenziale, in effetti, tutti e sette gli Assoluti sono eterni in modo non qualificato e coordinato. Può essere necessario per le menti mortali concepire i loro inizi, ma questo concetto dovrebbe sempre essere subordinato alla comprensione che i sette Assoluti non hanno avuto un inizio; essi sono eterni e tali sono sempre stati. I sette Assoluti sono la premessa della realtà. Essi sono stati descritti in questi fascicoli nel modo seguente:

105:3.2 (1155.6) 1. La Prima Sorgente e Centro. Prima Persona della Deità ed archetipo primordiale della non deità; Dio, il Padre Universale, creatore, controllore e sostenitore; amore universale, spirito eterno ed energia infinita; potenziale di tutti i potenziali e sorgente di tutti gli attuali; stabilità di ogni statica e dinamismo di ogni cambiamento; sorgente degli archetipi e Padre delle persone. Collettivamente tutti e sette gli Assoluti equivalgono all’infinità, ma il Padre Universale stesso è effettivamente infinito.

105:3.3 (1155.7) 2. La Seconda Sorgente e Centro. Seconda Persona della Deità, il Figlio Eterno ed Originale; l’assoluta personalità delle realtà dell’IO SONO e la base per la realizzazione-rivelazione del “IO SONO personalità”. Nessuna personalità può sperare di raggiungere il Padre Universale se non tramite suo Figlio Eterno; né la personalità può raggiungere i livelli spirituali dell’esistenza senza l’azione e l’aiuto di questo archetipo assoluto di tutte le personalità. Nella Seconda Sorgente e Centro lo spirito è non qualificato, mentre la personalità è assoluta.

105:3.4 (1156.1) 3. La Sorgente e Centro del Paradiso. Secondo archetipo di non deità, l’Isola eterna del Paradiso; la base per la realizzazione-rivelazione del “IO SONO forza” ed il fondamento per l’istituzione del controllo della gravità in tutti gli universi. In rapporto a tutta la realtà attualizzata, non spirituale, impersonale e non volitiva, il Paradiso è l’assoluto degli archetipi. Come l’energia spirituale è collegata al Padre Universale tramite la personalità assoluta del Figlio-Madre, così tutta l’energia cosmica è mantenuta sotto il controllo della gravità della Prima Sorgente e Centro tramite l’archetipo assoluto dell’Isola del Paradiso. Il Paradiso non è nello spazio; lo spazio esiste in relazione al Paradiso e la cronicità del movimento è determinata dalla sua relazione con il Paradiso. L’Isola eterna è assolutamente statica; ogni altra energia organizzata o in corso di organizzazione è in eterno movimento. In tutto lo spazio solo la presenza dell’Assoluto Non Qualificato è quieta, ed il Non Qualificato è coordinato con il Paradiso. Il Paradiso esiste al centro dello spazio, il Non Qualificato lo pervade ed ogni esistenza relativa ad esso ha la sua origine in questo dominio.

105:3.5 (1156.2) 4. La Terza Sorgente e Centro. Terza Persona della Deità, l’Attore Congiunto; l’integratore infinito delle energie cosmiche del Paradiso con le energie spirituali del Figlio Eterno; il coordinatore perfetto delle motivazioni della volontà e dei meccanismi della forza; l’unificatore di tutta la realtà attuale o in corso d’attuazione. Attraverso il ministero dei suoi molteplici figli lo Spirito Infinito rivela la misericordia del Figlio Eterno, mentre allo stesso tempo opera come manipolatore infinito, tessendo eternamente l’archetipo del Paradiso nelle energie dello spazio. Questo stesso Attore Congiunto, questo Dio d’Azione, è l’espressione perfetta dei piani e dei propositi illimitati del Padre-Figlio, mentre lui stesso opera come sorgente della mente e conferitore dell’intelletto alle creature di un immenso cosmo.

105:3.6 (1156.3) 5. L’Assoluto della Deità. Le possibilità causative potenzialmente personali della realtà universale, la totalità dell’intero potenziale della Deità. L’Assoluto della Deità qualifica intenzionalmente le realtà non qualificate, assolute e di non deità. L’Assoluto della Deità è il qualificatore dell’assoluto e l’assolutizzatore del qualificato — egli è l’iniziatore del destino.

105:3.7 (1156.4) 6. L’Assoluto Non Qualificato. Statico, reattivo ed in sospeso; l’infinità cosmica non rivelata dell’IO SONO; la totalità della realtà non deificata e la finalità di ogni potenziale non personale. Lo spazio limita la funzione del Non Qualificato, ma la presenza del Non Qualificato è senza limiti, infinita. Esiste un concetto di periferia per l’universo maestro, ma la presenza del Non Qualificato è illimitata; nemmeno l’eternità può esaurire la quiete senza confini di questo Assoluto della non deità.

105:3.8 (1156.5) 7. L’Assoluto Universale. Unificatore del deificato e del non deificato; correlatore dell’assoluto e del relativo. L’Assoluto Universale (essendo statico, potenziale ed associativo) compensa la tensione tra il sempre esistente e l’incompiuto.

105:3.9 (1156.6) I Sette Assoluti dell’Infinità costituiscono gli inizi della realtà. Nel modo in cui è considerata dalle menti mortali, la Prima Sorgente e Centro pare essere antecedente a tutti gli assoluti. Ma un tale postulato, per quanto utile, è invalidato dalla coesistenza nell’eternità del Figlio, dello Spirito, dei tre Assoluti e dell’Isola del Paradiso.

105:3.10 (1157.1) È una verità che gli Assoluti sono manifestazioni dell’IO SONO-Prima Sorgente e Centro; è un fatto che questi Assoluti non hanno mai avuto un inizio, ma sono eterni coordinati della Prima Sorgente e Centro. Le relazioni degli assoluti nell’eternità non possono essere sempre presentate senza implicare dei paradossi nel linguaggio del tempo e nei modelli concettuali dello spazio. Ma indipendentemente da ogni confusione concernente l’origine dei Sette Assoluti dell’Infinità, è un fatto ed una verità che ogni realtà è fondata sulla loro eternale esistenza e sulle loro relazioni d’infinità.

4. Unità, dualità e triunità

105:4.1 (1157.2) I filosofi dell’universo postulano l’esistenza eterna dell’IO SONO come sorgente primordiale di ogni realtà. In concomitanza a ciò essi postulano l’autosegmentazione dell’IO SONO nelle autorelazioni primarie — le sette fasi dell’infinità. E simultaneamente a questa ipotesi c’è il terzo postulato — l’apparizione nell’eternità dei Sette Assoluti dell’Infinità e l’eternazione dell’associazione duale delle sette fasi dell’IO SONO con questi sette Assoluti.

105:4.2 (1157.3) L’autorivelazione dell’IO SONO procede così dall’io statico, passando per l’autosegmentazione e l’autorelazione, fino alle relazioni assolute, le relazioni con Assoluti derivati da se stesso. La dualità diviene così esistente nell’associazione eterna dei Sette Assoluti dell’Infinità con l’infinità settupla delle fasi autosegmentate dell’IO SONO autorivelatore. Queste relazioni duali, che si eternano per gli universi come i sette Assoluti, rendono eterne le basi fondamentali di tutta la realtà universale.

105:4.3 (1157.4) È stato talvolta affermato che l’unità genera la dualità, che la dualità genera la triunità e che la triunità è l’antenata eterna di tutte le cose. Ci sono, in verità, tre grandi classi di relazioni primordiali, e sono:

105:4.4 (1157.5) 1. Relazioni di unità. Relazioni esistenti all’interno dell’IO SONO quando l’unità è concepita come una triplice e poi come una settupla autodifferenziazione.

105:4.5 (1157.6) 2. Relazioni di dualità. Relazioni esistenti tra l’IO SONO come settuplo ed i Sette Assoluti dell’Infinità.

105:4.6 (1157.7) 3. Relazioni di triunità. Queste sono le associazioni funzionali dei Sette Assoluti dell’Infinità.

105:4.7 (1157.8) Le relazioni di triunità sorgono sulle fondamenta della dualità a causa dell’inevitabilità dell’interassociazione degli Assoluti. Tali associazioni triunitarie eternano il potenziale di tutta la realtà; esse inglobano la realtà deificata e quella non deificata.

105:4.8 (1157.9) L’IO SONO è l’infinità non qualificata in quanto unità. Le dualità eternano i fondamenti della realtà. Le triunità eventuano la realizzazione dell’infinità in quanto funzione universale.

105:4.9 (1157.10) I preesistenziali diventano esistenziali nei sette Assoluti e gli esistenziali diventano funzionali nelle triunità, l’associazione basilare degli Assoluti. Ed allo stesso tempo che le triunità si eternano lo scenario dell’universo è stabilito — i potenziali sono esistenti e gli attuali sono presenti — e la pienezza dell’eternità è testimone della diversificazione dell’energia cosmica, del diffondersi dello spirito del Paradiso e della dotazione della mente insieme con il conferimento della personalità, in virtù della quale tutti questi derivati della Deità e del Paradiso sono unificati nell’esperienza sul livello delle creature e, per mezzo di altre tecniche, sul livello delle supercreature.

5. La promulgazione della realtà finita

105:5.1 (1158.1) Come la diversificazione originale dell’IO SONO deve essere attribuita alla volizione inerente e contenuta in se stessa, così la promulgazione della realtà finita deve essere ascritta agli atti volitivi della Deità del Paradiso ed agli aggiustamenti della ripercussione delle triunità funzionali.

105:5.2 (1158.2) Prima della deitizzazione del finito, sembrerebbe che tutte le diversificazioni della realtà abbiano avuto origine su livelli assoluti; ma l’atto volitivo di promulgazione della realtà finita connota una qualificazione di assolutezza ed implica l’apparizione di relatività.

105:5.3 (1158.3) Benché noi presentiamo questa esposizione come una sequenza e descriviamo l’apparizione storica del finito come derivante direttamente dall’assoluto, ci si dovrebbe ricordare che i trascendentali hanno sia preceduto che seguito tutto ciò che è finito. Gli ultimi trascendentali sono, in rapporto al finito, sia delle cause che dei completamenti.

105:5.4 (1158.4) La possibilità finita è insita nell’Infinito, ma la trasmutazione della possibilità in probabilità ed in inevitabilità deve essere attribuita al libero arbitrio autoesistente della Prima Sorgente e Centro, che attiva tutte le associazioni di triunità. Solo l’infinità della volontà del Padre può avere qualificato il livello assoluto dell’esistenza in modo da eventuare un ultimo o da creare un finito.

105:5.5 (1158.5) Con l’apparizione della realtà relativa e qualificata inizia un nuovo ciclo della realtà — il ciclo della crescita — un maestoso fluire dalle altezze dell’infinità verso il dominio del finito, eternamente convergente verso il Paradiso e la Deità, e sempre alla ricerca degli alti destini commisurati ad una sorgente infinita.

105:5.6 (1158.6) Queste inconcepibili operazioni segnano l’inizio della storia universale, indicano la venuta all’esistenza del tempo stesso. Per una creatura l’inizio del finito è la genesi della realtà; secondo la mente di una creatura non c’è alcuna realtà concepibile anteriore al finito. Questa nuova realtà finita emergente esiste sotto due fasi originali:

105:5.7 (1158.7) 1. I massimi primari, la realtà supremamente perfetta, il tipo di universo e di creatura di Havona.

105:5.8 (1158.8) 2. I massimi secondari, la realtà supremamente perfezionata, il tipo di creatura e di creazione del superuniverso.

105:5.9 (1158.9) Queste, quindi, sono le due manifestazioni originali: il perfetto per costituzione ed il perfezionato per evoluzione. Entrambi sono coordinati in relazioni di eternità, ma nei limiti del tempo essi sembrano essere differenti. Un fattore tempo significa crescita per ciò che cresce; i finiti secondari crescono; perciò quelli che crescono devono apparire come incompleti nel tempo. Ma queste differenze, che sono così importanti da questa parte del Paradiso, sono inesistenti nell’eternità.

105:5.10 (1158.10) Noi parliamo del perfetto e del perfezionato come massimi primari e secondari, ma ne esiste ancora un altro tipo: la trinitizzazione ed altre relazioni tra i primari ed i secondari si traducono nell’apparizione di massimi terziari — cose, significati e valori che non sono né perfetti né perfezionati, ma tuttavia coordinati con entrambi i fattori ancestrali.

6. Le ripercussioni della realtà finita

105:6.1 (1159.1) L’intera promulgazione delle esistenze finite rappresenta un trasferimento dai potenziali agli attuali all’interno delle associazioni assolute dell’infinità funzionale. Tra le numerose ripercussioni dell’attuazione creativa del finito, si possono citare:

105:6.2 (1159.2) 1. La reazione della deità, l’apparizione dei tre livelli della supremazia esperienziale: l’attualità della supremazia personale-spirituale in Havona, il potenziale della supremazia persona-potere nel grande universo in formazione e la capacità di qualche funzione sconosciuta della mente esperienziale agente su un livello di supremazia nel futuro universo maestro.

105:6.3 (1159.3) 2. La risposta dell’universo implicava un’attivazione dei piani architettonici per il livello di spazio dei superuniversi, e questa evoluzione prosegue ancora in tutta l’organizzazione fisica dei sette superuniversi.

105:6.4 (1159.4) 3. La ripercussione delle creature alla promulgazione della realtà finita si è tradotta nell’apparizione di esseri perfetti dell’ordine degli abitanti eterni di Havona e di ascendenti evoluzionari perfezionati provenienti dai sette superuniversi. Ma raggiungere la perfezione come esperienza evoluzionaria (creativa nel tempo) implica qualcosa di diverso dalla perfezione come punto di partenza. Così appare l’imperfezione nelle creazioni evoluzionarie. E questa è l’origine del male potenziale. Il cattivo adattamento, la disarmonia ed il conflitto, tutte queste cose sono inerenti alla crescita evoluzionaria, dagli universi fisici fino alle creature personali.

105:6.5 (1159.5) 4. La risposta della divinità all’imperfezione inerente alla dilazione dell’evoluzione si rivela nella presenza compensatrice di Dio il Settuplo, le cui attività integrano ciò che è in corso di perfezionamento sia con il perfetto che con il perfezionato. Questa dilazione è inseparabile dall’evoluzione, che è la creatività nel tempo. Per questa ragione, e per altre ancora, il potere onnipotente del Supremo è fondato sui successi di divinità di Dio il Settuplo. Questa dilazione rende possibile la partecipazione delle creature alla creazione divina, permettendo alle personalità-creatura di associarsi alla Deità nel raggiungimento dello sviluppo massimo. Anche la mente materiale di una creatura mortale diviene così la partner dell’Aggiustatore divino nella dualizzazione dell’anima immortale. Dio il Settuplo fornisce anche delle tecniche di compensazione alle limitazioni esperienziali della perfezione inerente e di compensazione alle limitazioni dell’imperfezione precedenti all’ascensione.

7. L’eventuazione dei trascendentali

105:7.1 (1159.6) I trascendentali sono subinfiniti e subassoluti, ma superfiniti e supercreature. I trascendentali si eventuano come un livello integratore che collega i supervalori degli assoluti con i massimi valori dei finiti. Dal punto di vista delle creature ciò che è trascendentale sembra essersi eventuato come conseguenza del finito; dal punto di vista dell’eternità è un’anticipazione del finito; e c’è chi lo ha considerato come un “pre-eco” del finito.

105:7.2 (1159.7) Ciò che è trascendentale non è necessariamente privo di sviluppo, ma è superevolutivo in senso finito. Non è nemmeno non esperienziale, ma è una superesperienza nella misura in cui è significativo per le creature. Forse la migliore illustrazione di un tale paradosso è l’universo centrale di perfezione: praticamente esso non è assoluto — solo l’Isola del Paradiso è veramente assoluta in senso “materializzato”. Né è una creazione evoluzionaria finita come sono i sette superuniversi. Havona è eterna ma non immutabile nel senso di essere un universo senza crescita. Essa è abitata da creature (i nativi di Havona) che non sono mai stati effettivamente creati, perché esistono dall’eternità. Havona è quindi un esempio di qualcosa che non è esattamente finito e neppure assoluto. Havona agisce inoltre da cuscinetto tra il Paradiso assoluto e le creazioni finite, illustrando ancora di più la funzione dei trascendentali. Ma Havona stessa non è un trascendentale — è Havona.

105:7.3 (1160.1) Come il Supremo è associato ai finiti, così l’Ultimo è identificato con i trascendentali. Ma benché noi compariamo in tal modo il Supremo e l’Ultimo, essi differiscono in qualcosa di più che non nel grado; la differenza è anche una questione di qualità. L’Ultimo è qualcosa di più di un super-Supremo proiettato sul livello trascendentale. L’Ultimo è tutto ciò, ma è ancora di più: l’Ultimo è un’eventuazione di nuove realtà della Deità, la qualificazione di nuove fasi di ciò che fino ad allora era non qualificato.

105:7.4 (1160.2) Tra le realtà associate al livello trascendentale vi sono le seguenti:

105:7.5 (1160.3) 1. La presenza della Deità dell’Ultimo.

105:7.6 (1160.4) 2. Il concetto dell’universo maestro.

105:7.7 (1160.5) 3. Gli Architetti dell’Universo Maestro.

105:7.8 (1160.6) 4. I due ordini di organizzatori di forza del Paradiso.

105:7.9 (1160.7) 5. Certe modificazioni della potenza spaziale.

105:7.10 (1160.8) 6. Certi valori dello spirito.

105:7.11 (1160.9) 7. Certi significati della mente.

105:7.12 (1160.10) 8. Le qualità e le realtà absonite.

105:7.13 (1160.11) 9. L’onnipotenza, l’onniscienza e l’onnipresenza.

105:7.14 (1160.12) 10. Lo spazio.

105:7.15 (1160.13) L’universo in cui viviamo attualmente può essere immaginato come esistente su livelli finiti, trascendentali ed assoluti. Questo è lo scenario cosmico nel quale si svolge il dramma eterno delle attività della personalità e delle metamorfosi dell’energia.

105:7.16 (1160.14) Tutte queste molteplici realtà sono unificate assolutamente dalle diverse triunità, funzionalmente dagli Architetti dell’Universo Maestro e relativamente dai Sette Spiriti Maestri, i coordinatori subsupremi della divinità di Dio il Settuplo.

105:7.17 (1160.15) Dio il Settuplo rappresenta la rivelazione della personalità e della divinità del Padre Universale alle creature di status massimo e submassimo, ma esistono altre relazioni settuple della Prima Sorgente e Centro che non concernono la manifestazione del ministero spirituale divino del Dio che è spirito.

105:7.18 (1160.16) Nell’eternità del passato le forze degli Assoluti, gli spiriti delle Deità e le personalità degli Dei si mobilitarono in risposta all’autovolontà primordiale dell’autovolontà autoesistente. Nella presente era dell’universo stiamo tutti assistendo alle grandiose ripercussioni dell’immenso panorama cosmico delle manifestazioni subassolute dei potenziali illimitati di tutte queste realtà. Ed è del tutto possibile che la diversificazione continua della realtà originale della Prima Sorgente e Centro prosegua in avanti e verso l’esterno per ere ed ere, incessantemente, fino alle estensioni remote ed inconcepibili dell’infinità assoluta.

105:7.19 (1161.1) [Presentato da un Melchizedek di Nebadon.]

Fascicolo 106 - I livelli della realtà dell’universo

Il Libro di Urantia

Fascicolo 106

I livelli della realtà dell’universo

106:0.1 (1162.1) NON è sufficiente che il mortale ascendente conosca qualcosa delle relazioni della Deità con la genesi e le manifestazioni della realtà cosmica; egli dovrebbe anche comprendere qualcosa delle relazioni esistenti tra lui stesso ed i numerosi livelli di realtà esistenziali ed esperienziali, di realtà potenziali ed attuali. L’orientamento terreno dell’uomo, la sua intuizione cosmica e la sua condotta spirituale sono tutti elevati da una comprensione migliore delle realtà universali e delle loro tecniche d’interassociazione, d’integrazione e di unificazione.

106:0.2 (1162.2) l grande universo attuale e l’universo maestro emergente sono costituiti da numerose forme e fasi di realtà che, a loro volta, sono esistenti su parecchi livelli di attività funzionale. Questi molteplici fattori esistenti e latenti sono stati precedentemente indicati in questi fascicoli e sono qui raggruppati per utilità concettuale nelle seguenti categorie:

106:0.3 (1162.3) 1. Finiti incompleti. Questo è lo status presente delle creature ascendenti del grande universo, lo status attuale dei mortali di Urantia. Questo livello ingloba l’esistenza della creatura dall’umano planetario fino a, ma non inclusi, quelli che hanno raggiunto il loro destino. Esso concerne gli universi dai loro primi inizi fisici fino a, ma non incluso, il loro insediamento in luce e vita. Questo livello costituisce la periferia attuale dell’attività creativa nel tempo e nello spazio. Esso sembra essere in movimento verso l’esterno a partire dal Paradiso, perché la fine della presente era universale, che vedrà il grande universo raggiungere lo stadio di luce e vita, vedrà anche certamente apparire un nuovo ordine di crescita evolutiva nel primo livello di spazio esterno.

106:0.4 (1162.4) 2. Finiti massimi. Questo è lo status attuale di tutte le creature esperienziali che hanno raggiunto il loro destino — il destino qual è rivelato nei limiti della presente era universale. Anche gli universi possono raggiungere il massimo di status, sia spiritualmente che fisicamente. Ma il termine “massimo” è anch’esso un termine relativo — massimo in rapporto a che cosa? E ciò che è massimo, apparentemente finale, nella presente era dell’universo può essere niente più che un semplice inizio in relazione alle ere future. Certe fasi di Havona paiono essere dell’ordine massimo.

106:0.5 (1162.5) 3. Trascendentali. Questo livello superfinito (anticipatamente) segue la progressione finita. Esso implica la genesi prefinita d’inizi finiti ed il significato postfinito di tutte le conclusioni o i destini apparentemente finiti. Molte cose del Paradiso-Havona sembrano essere dell’ordine trascendentale.

106:0.6 (1162.6) 4. Ultimi. Questo livello ingloba ciò che ha un significato per l’universo maestro e che giunge ad interessare il livello del destino dell’universo maestro completato. Il Paradiso-Havona (specialmente il circuito dei mondi del Padre) è sotto molti aspetti di significato ultimo.

106:0.7 (1163.1) 5. Coassoluti. Questo livello implica la proiezione di esperienziali su un campo d’espressione creativa che oltrepassa l’universo maestro.

106:0.8 (1163.2) 6. Assoluti. Questo livello implica la presenza eterna dei sette Assoluti esistenziali. Esso può anche comportare un certo grado di realizzazione esperienziale associativa, ma se è così non comprendiamo in quale modo; forse mediante il contatto potenziale della personalità.

106:0.9 (1163.3) 7. Infinità. Questo livello è preesistenziale e postesperienziale. L’unità non qualificata dell’infinità è una realtà ipotetica anteriore a tutti gli inizi e posteriore a tutti i destini.

106:0.10 (1163.4) Questi livelli della realtà sono dei simboli utili di compromesso della presente era dell’universo e per le prospettive dei mortali. Ci sono numerose altre maniere di guardare la realtà da una prospettiva diversa da quella mortale e dal punto d’osservazione di altre ere universali. Si deve quindi riconoscere che i concetti qui presentati sono del tutto relativi, nel senso che sono condizionati e limitati da:

106:0.11 (1163.5) 1. I limiti del linguaggio dei mortali.

106:0.12 (1163.6) 2. I limiti della mente dei mortali.

106:0.13 (1163.7) 3. Lo sviluppo limitato dei sette superuniversi.

106:0.14 (1163.8) 4. La vostra ignoranza dei sei propositi principali di sviluppo superuniversale che non concernono l’ascensione dei mortali al Paradiso.

106:0.15 (1163.9) 5. La vostra incapacità di afferrare un punto di vista, anche parziale, dell’eternità.

106:0.16 (1163.10) 6. L’impossibilità di descrivere l’evoluzione e il destino cosmici in relazione a tutte le ere universali, non solo riguardo alla presente era di sviluppo evoluzionario dei sette superuniversi.

106:0.17 (1163.11) 7. L’incapacità di ogni creatura di afferrare il significato reale dei preesistenziali e dei postesperienziali — ciò che si trova prima degli inizi e dopo i destini.

106:0.18 (1163.12) La crescita della realtà è condizionata dalle circostanze delle ere successive dell’universo. L’universo centrale non ha subito alcun cambiamento evoluzionario nell’era di Havona, ma nelle epoche attuali dell’era superuniversale esso sta subendo certe modificazioni progressive causate dalla coordinazione con i superuniversi evoluzionari. I sette superuniversi attualmente in evoluzione raggiungeranno un giorno lo status stabilizzato di luce e vita, raggiungeranno il loro limite di crescita per la presente era dell’universo. Ma senza dubbio la prossima era, l’era del primo livello di spazio esterno, libererà i superuniversi dai limiti del destino dell’era presente. La pienezza si sovrappone continuamente alla completezza.

106:0.19 (1163.13) Questi sono alcuni dei limiti che incontriamo nel nostro tentativo di presentare un concetto unificato della crescita cosmica delle cose, dei significati e dei valori e della loro sintesi su livelli della realtà in continua ascesa.

1. L’associazione primaria dei funzionali del finito

106:1.1 (1163.14) Le fasi primarie o di origine spirituale della realtà finita trovano diretta espressione sui livelli delle creature come personalità perfette e sui livelli degli universi come creazione perfetta di Havona. Anche la Deità esperienziale è espressa in tal modo nella persona spirituale di Dio il Supremo in Havona. Ma le fasi del finito secondarie, evoluzionarie, condizionate dal tempo e dalla materia, sono cosmicamente integrate solo a seguito della loro crescita e del loro compimento. Alla fine tutti i finiti secondari o in corso di perfezionamento raggiungeranno un livello uguale a quello della perfezione primaria, ma tale destino è soggetto ad una dilazione nel tempo, una qualità costitutiva del superuniverso che non si riscontra geneticamente nella creazione centrale. (Noi sappiamo che esistono dei finiti terziari, ma la tecnica della loro integrazione non è ancora rivelata.)

106:1.2 (1164.1) Questa dilazione del superuniverso, questo ostacolo al raggiungimento della perfezione, permette la partecipazione delle creature alla crescita evoluzionaria. Ciò rende dunque possibile alle creature di entrare in associazione con il Creatore nell’evoluzione di queste stesse creature. E durante questi periodi di crescita continua l’incompleto è collegato al perfetto tramite il ministero di Dio il Settuplo.

106:1.3 (1164.2) Dio il Settuplo significa il riconoscimento da parte della Deità del Paradiso delle barriere del tempo negli universi evoluzionari dello spazio. Per quanto lontana dal Paradiso e nelle profondità dello spazio possa avere origine una personalità di sopravvivenza materiale, troverà Dio il Settuplo presente ed impegnato nel suo amorevole e misericordioso ministero di verità, di bellezza e di bontà verso questa creatura incompleta in lotta ed in evoluzione. Il ministero della divinità del Settuplo si estende verso l’interno tramite il Figlio Eterno fino al Padre del Paradiso, e verso l’esterno tramite gli Antichi dei Giorni fino ai Padri degli universi — i Figli Creatori.

106:1.4 (1164.3) L’uomo, essendo personale ed ascendente per progressione spirituale, trova la divinità personale e spirituale della Deità Settupla; ma ci sono altre fasi del Settuplo che non concernono la progressione della personalità. Gli aspetti di divinità di questo raggruppamento di Deità sono attualmente integrati nel collegamento tra i Sette Spiriti Maestri e l’Attore Congiunto, ma sono destinati ad essere eternamente unificati nella personalità emergente dell’Essere Supremo. Le altre fasi della Deità Settupla sono variamente integrate nella presente era dell’universo, ma sono tutte similmente destinate ad essere unificate nel Supremo. In tutte le fasi il Settuplo è la sorgente dell’unità relativa della realtà funzionale del presente grande universo.

2. L’integrazione suprema secondaria del finito

106:2.1 (1164.4) Come Dio il Settuplo coordina funzionalmente l’evoluzione finita, così l’Essere Supremo sintetizza alla fine il compimento del destino. L’Essere Supremo è l’apogeo della deità dell’evoluzione del grande universo — l’evoluzione fisica attorno ad un nucleo spirituale ed il dominio finale di questo nucleo spirituale sui domini di evoluzione fisica che lo circondano e che ruotano attorno a lui. E tutto ciò avviene secondo i mandati della personalità: la personalità paradisiaca nel senso più alto, la personalità del Creatore nel senso dell’universo, la personalità del mortale nel senso umano, la personalità Suprema nel senso culminante o esperienziale totalizzante.

106:2.2 (1164.5) Il concetto del Supremo deve permettere il riconoscimento differenziale della persona spirituale, del potere evoluzionario e della sintesi potere-personalità — l’unificazione del potere evoluzionario con la personalità spirituale ed il dominio del primo da parte della seconda.

106:2.3 (1164.6) Lo spirito in ultima analisi viene dal Paradiso attraverso Havona. L’energia-materia sembra evolversi nelle profondità dello spazio ed è organizzata in quanto potere dai figli dello Spirito Infinito in congiunzione con i Figli Creatori di Dio. E tutto ciò è esperienziale; è un’operazione nel tempo e nello spazio che coinvolge una vasta gamma di esseri viventi comprendente anche divinità Creatrici e creature evoluzionarie. La padronanza del potere delle divinità Creatrici nel grande universo si estende lentamente per inglobare l’assestamento e la stabilizzazione evoluzionari delle creazioni del tempo-spazio, e ciò rappresenta la fioritura del potere esperienziale di Dio il Settuplo. Essa ingloba l’intera gamma dei compimenti della divinità nel tempo e nello spazio, dal conferimento degli Aggiustatori da parte del Padre Universale fino al conferimento della vita da parte dei Figli del Paradiso. Si tratta di un potere guadagnato, di un potere dimostrato, di un potere esperienziale; esso è in contrasto con il potere eterno, il potere insondabile, il potere esistenziale delle Deità del Paradiso.

106:2.4 (1165.1) Questo potere esperienziale risultante dai compimenti della divinità di Dio il Settuplo stesso manifesta le qualità coesive della divinità sintetizzandosi — totalizzandosi — come potere onnipotente del dominio esperienziale acquisito dalle creazioni in evoluzione. E questo potere onnipotente trova a sua volta la sua coesione di spirito-personalità sulla sfera pilota della cintura esterna dei mondi di Havona, in unione con la personalità spirituale presente in Havona di Dio il Supremo. La Deità esperienziale porta così al suo culmine la lunga lotta evoluzionaria rivestendo il prodotto del potere del tempo e dello spazio con la presenza spirituale e con la personalità divina residenti nella creazione centrale.

106:2.5 (1165.2) Così l’Essere Supremo giunge alla fine ad inglobare tutto ciò che si evolve nel tempo e nello spazio, dotando queste qualità di una personalità spirituale. Poiché le creature, anche quelle mortali, partecipano in quanto personalità a questa maestosa operazione, raggiungono certamente la capacità di conoscere il Supremo e di percepire il Supremo in quanto veri figli di tale Deità evoluzionaria.

106:2.6 (1165.3) Micael di Nebadon è simile al Padre del Paradiso perché partecipa della sua perfezione paradisiaca; allo stesso modo i mortali evoluzionari arriveranno un giorno ad essere simili al Supremo esperienziale, perché parteciperanno veramente della sua perfezione evoluzionaria.

106:2.7 (1165.4) Dio il Supremo è esperienziale; perciò si può conoscere totalmente per esperienza. Le realtà esistenziali dei sette Assoluti non sono percepibili mediante la tecnica dell’esperienza; soltanto le realtà della personalità del Padre, del Figlio e dello Spirito possono essere afferrate dalla personalità della creatura finita nell’atteggiamento di preghiera-adorazione.

106:2.8 (1165.5) Nella sintesi completa del potere-personalità dell’Essere Supremo saranno associate tutte le assolutezze delle numerose triodità che possono essere associate in questo modo, e questa maestosa personalità, frutto dell’evoluzione, sarà esperienzialmente accessibile e comprensibile da tutte le personalità finite. Quando gli ascendenti raggiungeranno il settimo stadio postulato dell’esistenza spirituale, faranno l’esperienza della realizzazione di un nuovo significato-valore dell’assolutezza e dell’infinità delle triodità, qual è rivelato su livelli subassoluti nell’Essere Supremo, di cui si può fare esperienza. Ma per il raggiungimento di questi stadi di massimo sviluppo probabilmente si dovrà attendere la stabilizzazione coordinata dell’intero grande universo in luce e vita.

3. L’associazione terziaria trascendentale della realtà

106:3.1 (1165.6) Gli architetti absoniti formulano il piano; i Creatori Supremi lo portano all’esistenza; l’Essere Supremo lo porterà a totale compimento così com’è stato creato nel tempo dai Creatori Supremi e qual è stato previsto nello spazio dagli Architetti Maestri.

106:3.2 (1165.7) Durante la presente era dell’universo sono gli Architetti dell’Universo Maestro che hanno l’incarico di coordinare amministrativamente l’universo maestro. Ma l’apparizione dell’Onnipotente Supremo alla fine della presente era dell’universo significherà che il finito evoluzionario ha raggiunto il primo stadio del destino esperienziale. Questo avvenimento porterà certamente al completamento della funzione della prima Trinità esperienziale — l’unione dei Creatori Supremi, dell’Essere Supremo e degli Architetti dell’Universo Maestro. Questa Trinità è destinata ad effettuare l’ulteriore integrazione evoluzionaria della creazione maestra.

106:3.3 (1166.1) La Trinità del Paradiso è veramente una Trinità d’infinità e nessuna Trinità può essere infinita se non include questa Trinità originale. Ma la Trinità originale è un’eventualità derivante dall’associazione esclusiva di Deità assolute; gli esseri subassoluti non hanno niente a che vedere con questa associazione primordiale. Le Trinità esperienziali che appaiono successivamente inglobano i contributi anche di personalità create. Ciò è certamente vero per l’Ultimo della Trinità, nel quale la presenza stessa dei Figli Creatori Maestri tra i Creatori Supremi rivela la presenza concomitante di un’esperienza effettiva ed autentica della creatura all’interno di questa associazione trinitaria.

106:3.4 (1166.2) La prima Trinità esperienziale permette il raggiungimento collettivo di eventualità ultime. Le associazioni di gruppo hanno la facoltà di anticipare ed anche di trascendere le capacità individuali; e questo è vero anche al di là del livello finito. Nelle ere future, dopo che i sette superuniversi saranno stati stabilizzati in luce e vita, il Corpo della Finalità promulgherà senza dubbio i disegni delle Deità del Paradiso quali saranno dettati dall’Ultimo della Trinità ed unificati in potere-personalità nell’Essere Supremo.

106:3.5 (1166.3) In tutti i giganteschi sviluppi universali dell’eternità passata e futura noi scopriamo l’espansione degli elementi comprensibili del Padre Universale. In quanto l’IO SONO, noi postuliamo filosoficamente la sua permeazione dell’infinità totale, ma nessuna creatura è capace di capire un tale postulato per esperienza. A mano a mano che gli universi si espandono e via via che la gravità e l’amore si estendono nello spazio che si sta organizzando nel tempo, noi diveniamo capaci di comprendere sempre di più la Prima Sorgente e Centro. Noi notiamo che l’azione della gravità penetra la presenza spaziale dell’Assoluto Non Qualificato e scopriamo delle creature spirituali in evoluzione ed in espansione all’interno della presenza divina dell’Assoluto della Deità, mentre l’evoluzione cosmica e quella spirituale sono unificate dalla mente e dall’esperienza sui livelli finiti della deità come Essere Supremo, e sono coordinate sui livelli trascendentali come Ultimo della Trinità.

4. L’integrazione quaternaria ultima

106:4.1 (1166.4) La Trinità del Paradiso si coordina certamente in senso ultimo, ma sotto questo aspetto essa funziona come un assoluto autoqualificato; l’Ultimo della Trinità esperienziale coordina il trascendentale in quanto trascendentale. Nell’eterno futuro, con l’accrescimento della sua unità, questa Trinità esperienziale renderà ancora più attiva la presenza eventuante della Deità Ultima.

106:4.2 (1166.5) Mentre l’Ultimo della Trinità è destinato a coordinare la creazione maestra, Dio l’Ultimo è il potere-personalizzazione trascendentale dell’orientamento dell’intero universo maestro. L’eventuarsi totale dell’Ultimo implica il completamento della creazione maestra e comporta la piena emersione di questa Deità trascendentale.

106:4.3 (1166.6) Quali cambiamenti saranno inaugurati dalla completa emersione dell’Ultimo non lo sappiamo. Ma come il Supremo è ora spiritualmente e personalmente presente in Havona, così anche l’Ultimo vi è presente, ma in senso absonito e superpersonale. E voi siete stati informati dell’esistenza dei Vicegerenti Qualificati dell’Ultimo, sebbene non siate stati informati della loro posizione o della loro funzione attuale.

106:4.4 (1167.1) Ma indipendentemente dalle ripercussioni amministrative che accompagnano l’emersione della Deità Ultima, i valori personali della sua divinità trascendentale potranno essere sperimentati da tutte le personalità che avranno partecipato all’attuazione di questo livello della Deità. La trascendenza del finito può condurre soltanto al raggiungimento dell’ultimo. Dio l’Ultimo esiste nella trascendenza del tempo e dello spazio, ma è tuttavia subassoluto nonostante la sua capacità inerente di funzionare in associazione con degli assoluti.

5. L’associazione coassoluta o della quinta fase

106:5.1 (1167.2) L’Ultimo è l’apice della realtà trascendentale come il Supremo è la pietra angolare della realtà evoluzionaria-esperienziale. E l’emersione effettiva di queste due Deità esperienziali pone le fondamenta della seconda Trinità esperienziale. Questa è la Trinità Assoluta, l’unione di Dio il Supremo, di Dio l’Ultimo e del Completatore non rivelato del Destino dell’Universo. E questa Trinità ha la capacità teorica di attivare gli Assoluti della potenzialità — della Deità, Universale e Non Qualificato. Ma la formazione completa di questa Trinità Assoluta può realizzarsi solo dopo il completamento dell’evoluzione dell’intero universo maestro, da Havona fino al quarto ed ultimo livello di spazio.

106:5.2 (1167.3) Si deve precisare che queste Trinità esperienziali sono correlative non solo delle qualità di personalità della Divinità esperienziale, ma anche di tutte le qualità altro-che-personali che caratterizzano l’unità delle Deità che hanno raggiunto. Anche se questa esposizione tratta essenzialmente delle fasi personali dell’unificazione del cosmo, è nondimeno vero che gli aspetti impersonali dell’universo degli universi sono anch’essi destinati a sperimentare l’unificazione, com’è illustrato dalla sintesi di potere-personalità che si sta producendo attualmente in connessione con l’evoluzione dell’Essere Supremo. Le qualità spirituali-personali del Supremo sono inseparabili dalle prerogative di potere dell’Onnipotente e sono entrambe completate dal potenziale sconosciuto della mente del Supremo. Né Dio l’Ultimo in quanto persona può essere considerato al di fuori degli aspetti altro-che-personali della Deità Ultima. Ed infine, sul livello assoluto, l’Assoluto della Deità e l’Assoluto Non Qualificato sono inseparabili e indistinguibili nella presenza dell’Assoluto Universale.

106:5.3 (1167.4) Le trinità sono in se stesse e da se stesse non personali, ma non sono in contrasto con la personalità. Piuttosto esse la inglobano e la mettono in correlazione, in senso collettivo, con delle funzioni impersonali. Le trinità sono quindi sempre realtà della deità, ma mai realtà della personalità. Gli aspetti della personalità di una trinità sono inerenti ai suoi singoli membri, ed in quanto singole persone essi non sono questa trinità. Soltanto in quanto gruppo essi sono trinità; questo gruppo è la trinità. Ma la trinità include sempre tutta la deità che ingloba; la trinità è l’unità della deità.

106:5.4 (1167.5) I tre Assoluti — della Deità, Universale e Non Qualificato — non formano una trinità perché non sono tutti delle deità. Soltanto ciò che è deificato può diventare trinità; tutte le altre associazioni sono delle triunità o delle triodità.

6. L’integrazione assoluta o della sesta fase

106:6.1 (1167.6) Il potenziale attuale dell’universo maestro non è proprio assoluto, benché possa essere molto vicino all’ultimo, e noi riteniamo impossibile giungere alla completa rivelazione di valori-significati assoluti nell’ambito di un cosmo subassoluto. Perciò noi incontriamo delle difficoltà considerevoli nel tentare di concepire un’espressione totale delle possibilità illimitate dei tre Assoluti, oppure nel tentare di visualizzare la personalizzazione esperienziale di Dio l’Assoluto sul livello attualmente impersonale dell’Assoluto della Deità.

106:6.2 (1168.1) Lo scenario spaziale dell’universo maestro sembra essere adeguato per l’attuazione dell’Essere Supremo, per la formazione e la piena funzione dell’Ultimo della Trinità, per l’eventuarsi di Dio l’Ultimo ed anche per l’inizio della Trinità Assoluta. Ma i nostri concetti concernenti la piena funzione di questa seconda Trinità esperienziale sembrano implicare qualcosa che va persino oltre il vastissimo universo maestro.

106:6.3 (1168.2) Se ammettiamo un cosmo infinito — un cosmo illimitato che va oltre l’universo maestro — e se concepiamo che gli sviluppi finali della Trinità Assoluta avverranno là fuori, in un tale scenario d’azione superultimo, allora diventa possibile ipotizzare che la funzione completa della Trinità Assoluta troverà la sua espressione finale nelle creazioni dell’infinità e completerà l’attuazione assoluta di tutti i potenziali. L’integrazione e l’associazione di segmenti sempre più estesi della realtà si avvicinerà all’assolutezza di status proporzionalmente all’inclusione di tutta la realtà contenuta all’interno dei segmenti così associati.

106:6.4 (1168.3) In altri termini: la Trinità Assoluta, come indica il suo nome, è realmente assoluta nella sua funzione totale. Noi non sappiamo come una funzione assoluta possa raggiungere la sua espressione totale su una base qualificata, limitata o ristretta in qualche altro modo. Dobbiamo quindi supporre che ogni funzione di totalità di tal genere sarà incondizionata (in potenziale). Sembra inoltre che l’incondizionato debba essere anche illimitato, almeno da un punto di vista qualitativo, sebbene noi non siamo così certi riguardo alle relazioni quantitative.

106:6.5 (1168.4) Noi siamo tuttavia certi di questo: mentre la Trinità del Paradiso esistenziale è infinita e l’Ultimo della Trinità esperienziale è subinfinito, la Trinità Assoluta non è così facile da classificare. Sebbene di origine e di costituzione esperienziali, essa giunge certamente a contatto con gli Assoluti esistenziali di potenzialità.

106:6.6 (1168.5) Benché non sia proficuo per la mente umana cercare di afferrare questi concetti lontani e superumani, noi suggeriamo d’immaginare l’azione di eternità della Trinità Assoluta come culminante in una sorta di esperienzializzazione degli Assoluti di potenzialità. Questa sembra essere una conclusione ragionevole per quanto concerne l’Assoluto Universale, se non l’Assoluto Non Qualificato; noi sappiamo almeno che l’Assoluto Universale non è solo statico e potenziale, ma anche associativo nel senso di Deità totale di queste parole. Ma per quanto concerne i valori concepibili di divinità e di personalità, questi eventi ipotizzati implicano la personalizzazione dell’Assoluto della Deità e l’apparizione di quei valori superpersonali e di quei significati ultrapersonali che sono inerenti al completamento della personalità di Dio l’Assoluto — la terza ed ultima delle Deità esperienziali.

7. La finalità del destino

106:7.1 (1168.6) Alcune delle difficoltà nel formulare dei concetti d’integrazione della realtà infinita sono inerenti al fatto che tutte queste idee contengono qualcosa della finalità dello sviluppo universale, una sorta di realizzazione esperienziale di tutto ciò che potrebbe essere un giorno. Ed è inconcepibile che l’infinità quantitativa non possa mai essere completamente realizzata in finalità. Devono sempre rimanere delle possibilità inesplorate nei tre Assoluti potenziali che nessun grado di sviluppo esperienziale potrebbe mai esaurire. L’eternità stessa, benché assoluta, non è più che assoluta.

106:7.2 (1169.1) Anche un tentativo di concepire l’integrazione finale è inseparabile dai frutti dell’eternità non qualificata, ed è perciò praticamente non realizzabile in qualunque epoca futura concepibile.

106:7.3 (1169.2) Il destino è stabilito dall’atto volitivo delle Deità che costituiscono la Trinità del Paradiso; il destino è stabilito nell’immensità dei tre grandi potenziali la cui assolutezza ingloba le possibilità di ogni sviluppo futuro; il destino è probabilmente completato dall’atto del Completatore del Destino dell’Universo, e questo atto è probabilmente contenuto con il Supremo e l’Ultimo nell’Assoluto della Trinità. Ogni destino esperienziale può essere almeno parzialmente compreso dalle creature che fanno esperienza; ma un destino che giunge sino agli esistenziali infiniti è difficilmente comprensibile. Il destino della finalità è un compimento esistenziale-esperienziale che sembra coinvolgere l’Assoluto della Deità. Ma l’Assoluto della Deità è in relazione di eternità con l’Assoluto Non Qualificato grazie all’Assoluto Universale. E questi tre Assoluti con possibilità esperienziali sono effettivamente esistenziali ed ancora di più, poiché sono illimitati, senza tempo, senza spazio, sconfinati ed immensi — veramente infiniti.

106:7.4 (1169.3) L’improbabilità di raggiungere la meta non impedisce tuttavia la teorizzazione filosofica di tali ipotetici destini. L’attuazione dell’Assoluto della Deità come un Dio assoluto raggiungibile può essere praticamente impossibile da realizzare; tuttavia un tale compimento di finalità rimane una possibilità teorica. Il coinvolgimento dell’Assoluto Non Qualificato in qualche cosmo infinito inconcepibile può essere immensamente lontano nel futuro dell’eternità infinita, ma una tale ipotesi resta tuttavia valida. I mortali, i morontiani, gli spiriti, i finalitari, i Trascendentali ed altri, insieme con gli universi stessi e tutte le altre fasi della realtà, hanno certamente un destino potenzialmente finale che è di valore assoluto. Ma noi dubitiamo che un essere o un universo raggiungeranno mai completamente tutti gli aspetti di un tale destino.

106:7.5 (1169.4) Per quanto possiate crescere nella comprensione del Padre, la vostra mente vacillerà sempre davanti all’infinità non rivelata del Padre-IO SONO, la cui immensità inesplorata resterà sempre insondabile ed incomprensibile per tutti i cicli dell’eternità. Per quanto possiate avvicinarvi a Dio, resterà sempre molto di più di lui di cui nemmeno sospettate l’esistenza. Noi crediamo che ciò sia altrettanto vero sui livelli trascendentali quanto nei domini dell’esistenza finita. La ricerca di Dio è eterna!

106:7.6 (1169.5) Tale incapacità di raggiungere Dio in senso finale non dovrebbe scoraggiare in alcun modo le creature dell’universo; in verità voi potete raggiungere, e raggiungete, i livelli di Deità del Settuplo, del Supremo e dell’Ultimo, che rappresentano per voi quello che la realizzazione infinita di Dio il Padre rappresenta per il Figlio Eterno e per l’Attore Congiunto nel loro status assoluto d’esistenza eterna. Lungi dal turbare le creature, l’infinità di Dio dovrebbe essere l’assicurazione suprema che per tutto l’eterno futuro una personalità ascendente avrà dinanzi a sé queste possibilità di sviluppo della personalità e di associazione alla Deità che l’eternità stessa non esaurirà né limiterà.

106:7.7 (1169.6) Per le creature finite del grande universo il concetto dell’universo maestro sembra essere quasi infinito, ma senza dubbio gli architetti absoniti ne percepiscono la sua relatività in rapporto a sviluppi futuri ed inimmaginabili nell’IO SONO infinito. Anche lo spazio stesso non è che una condizione ultima, una condizione di qualificazione all’interno dell’assolutezza relativa delle zone quiete dello spazio intermedio.

106:7.8 (1170.1) Nel momento inconcepibilmente lontano dell’eterno futuro in cui l’intero universo maestro sarà definitivamente completato, senza dubbio contempleremo tutti retrospettivamente la sua intera storia come soltanto un inizio, la semplice creazione di certe fondamenta finite e trascendentali per metamorfosi ancora più grandi e più affascinanti nell’infinità inesplorata. In tale momento dell’eternità futura l’universo maestro sembrerà ancora giovane; in verità sarà sempre giovane di fronte alle possibilità illimitate dell’eternità infinita.

106:7.9 (1170.2) L’improbabilità di raggiungere un destino infinito non impedisce per nulla di formulare delle idee su tale destino, e noi non esitiamo a dire che, se i tre potenziali assoluti potessero essere completamente attuati, sarebbe possibile concepire l’integrazione finale della realtà totale. Questa realizzazione di sviluppo è basata sull’attuazione completa degli Assoluti Non Qualificato, Universale e della Deità, i tre potenziali la cui unione costituisce la potenzialità inattuata dell’IO SONO, le realtà in sospeso dell’eternità, le possibilità irrealizzate di tutto il futuro ed ancora di più.

106:7.10 (1170.3) Tali eventualità sono piuttosto remote, a dir poco; tuttavia, nei meccanismi, nelle personalità e nelle associazioni delle tre Trinità noi crediamo di scoprire la possibilità teorica della riunificazione delle sette fasi assolute del Padre-IO SONO. E questo ci mette di fronte al concetto della triplice Trinità comprendente la Trinità del Paradiso di status esistenziale e le due Trinità di natura e di origine esperienziale apparse successivamente.

8. La Trinità delle Trinità

106:8.1 (1170.4) La natura della Trinità delle Trinità è difficile da descrivere alla mente umana; essa è la somma effettiva della totalità dell’infinità esperienziale qual è manifestata in un’infinità teorica di realizzazione eterna. Nella Trinità delle Trinità l’infinito esperienziale raggiunge l’identità con l’infinito esistenziale, ed entrambi sono come uno nell’IO SONO preesperienziale e preesistenziale. La Trinità delle Trinità è l’espressione finale di tutto ciò che è contenuto nelle quindici triunità e nelle triodità associate. Le finalità sono difficili da comprendere per degli esseri relativi, siano esse esistenziali od esperienziali; perciò devono sempre essere presentate come delle relatività.

106:8.2 (1170.5) La Trinità delle Trinità esiste in parecchie fasi. Essa contiene delle possibilità, delle probabilità e delle inevitabilità che sconcertano l’immaginazione di esseri molto al di sopra del livello umano. Essa ha implicazioni che sono probabilmente insospettate dai filosofi celesti, perché le sue implicazioni sono contenute nelle triunità, e le triunità, in ultima analisi, sono insondabili.

106:8.3 (1170.6) Vi sono diverse maniere in cui la Trinità delle Trinità può essere descritta. Noi scegliamo di presentare il concetto dei tre livelli, che è il seguente:

106:8.4 (1170.7) 1. Il livello delle tre Trinità.

106:8.5 (1170.8) 2. Il livello della Deità esperienziale.

106:8.6 (1170.9) 3. Il livello dell’IO SONO.

106:8.7 (1170.10) Questi sono livelli di unificazione crescente. In realtà la Trinità delle Trinità è il primo livello, mentre i livelli secondo e terzo sono derivati dall’unificazione del primo.

106:8.8 (1171.1) IL PRIMO LIVELLO: Su questo livello iniziale d’associazione si ritiene che le tre Trinità funzionino come gruppi di personalità di Deità perfettamente sincronizzati, benché distinti.

106:8.9 (1171.2) 1. La Trinità del Paradiso, l’associazione delle tre Deità del Paradiso — il Padre, il Figlio e lo Spirito. Si deve tenere presente che la Trinità del Paradiso implica una triplice funzione — una funzione assoluta, una funzione trascendentale (Trinità di Ultimità) ed una funzione finita (Trinità di Supremazia). La Trinità del Paradiso è ciascuna e tutte queste funzioni in qualunque momento ed in ogni tempo.

106:8.10 (1171.3) 2. La Trinità Ultima. Questa è l’associazione di deità dei Creatori Supremi, di Dio il Supremo e degli Architetti dell’Universo Maestro. Anche se questa è una presentazione adeguata degli aspetti di divinità di questa Trinità, si deve tenere presente che vi sono altri aspetti di questa Trinità che tuttavia sembrano essere perfettamente coordinati con gli aspetti di divinità.

106:8.11 (1171.4) 3. La Trinità Assoluta. Questo è il raggruppamento di Dio il Supremo, di Dio l’Ultimo e del Completatore del Destino Universale per ciò che concerne tutti i valori di divinità. Certe altre fasi di questo gruppo trino concernono valori diversi da quelli di divinità nel cosmo in espansione. Ma queste si stanno unificando con le fasi di divinità esattamente come gli aspetti di potere e di personalità delle Deità esperienziali sono attualmente in corso di sintesi esperienziale.

106:8.12 (1171.5) L’associazione di queste tre Trinità nella Trinità delle Trinità fornisce una possibile integrazione illimitata della realtà. Questo gruppo contiene cause, intermedi e finali; iniziatori, realizzatori e completatori; inizi, esistenze e destini. L’associazione Padre-Figlio è divenuta Figlio-Spirito e poi Spirito-Supremo ed in seguito Supremo-Ultimo ed Ultimo-Assoluto, fino all’Assoluto e Padre-Infinito — il completamento del ciclo della realtà. Similmente, in altre fasi che non concernono così direttamente la divinità e la personalità, la Prima Grande Sorgente e Centro autorealizza l’illimitatezza della realtà attorno al cerchio dell’eternità, dall’assolutezza dell’autoesistenza, passando per l’infinitezza dell’autorivelazione, fino alla finalità dell’autorealizzazione — dall’assoluto degli esistenziali alla finalità degli esperienziali.

106:8.13 (1171.6) IL SECONDO LIVELLO: La coordinazione delle tre Trinità implica inevitabilmente l’unione congiunta delle Deità esperienziali, che sono geneticamente associate con queste Trinità. La natura di questo secondo livello è stata talvolta presentata come:

106:8.14 (1171.7) 1. Il Supremo. Questa è la conseguenza di deità dell’unità della Trinità del Paradiso in collegamento esperienziale con i figli Creatori-Creativi delle Deità del Paradiso. Il Supremo è l’incorporazione di deità del completamento del primo stadio di evoluzione finita.

106:8.15 (1171.8) 2. L’Ultimo. Questa è la conseguenza di deità dell’unione eventuata della seconda Trinità, la personificazione trascendentale ed absonita della divinità. L’Ultimo consiste di molteplici qualità in un’unità considerata in modo vario, e la concezione umana nei suoi confronti dovrebbe ben includere almeno quelle fasi di ultimità che gestiscono il controllo, che sono personalmente sperimentabili e tensionalmente unificanti; ma vi sono molti altri aspetti della Deità eventuata che non sono rivelati. Anche se l’Ultimo ed il Supremo sono comparabili, non sono identici, né l’Ultimo è semplicemente un’amplificazione del Supremo.

106:8.16 (1172.1) 3. L’Assoluto. Ci sono molte teorie sul carattere del terzo membro del secondo livello della Trinità delle Trinità. Dio l’Assoluto è indubbiamente implicato in questa associazione in quanto personalità risultante dalla funzione finale della Trinità Assoluta; tuttavia l’Assoluto della Deità è una realtà esistenziale con status di eternità.

106:8.17 (1172.2) La difficoltà concettuale concernente questo terzo membro è inerente al fatto che presupporre tale appartenenza implica in realtà un solo Assoluto. Teoricamente, se un tale evento potesse aver luogo, assisteremmo all’unificazione esperienziale dei tre Assoluti in uno solo. Ci viene insegnato che in infinità ed esistenzialmente c’è un solo Assoluto. Sebbene sia poco chiaro chi possa essere questo terzo membro, è spesso ipotizzato che potrebbe constare dell’Assoluto della Deità, dell’Assoluto Universale e dell’Assoluto Non Qualificato in una qualche forma di collegamento inimmaginabile e di manifestazione cosmica. Certamente la Trinità delle Trinità potrebbe difficilmente raggiungere la sua funzione completa senza la piena unificazione dei tre Assoluti, ed i tre Assoluti possono difficilmente essere unificati senza la realizzazione completa di tutti i potenziali infiniti.

106:8.18 (1172.3) La deformazione della verità sarà probabilmente minima se il terzo membro della Trinità delle Trinità è concepito come l’Assoluto Universale, purché questa concezione preveda l’Universale non soltanto come statico e potenziale ma anche come associativo. Ma noi non percepiamo ancora la relazione con gli aspetti creativo ed evolutivo della funzione della Deità totale.

106:8.19 (1172.4) Benché sia difficile formarsi un concetto completo della Trinità delle Trinità, un concetto limitato non è così difficile. Se il secondo livello della Trinità delle Trinità è concepito come essenzialmente personale, diviene del tutto possibile postulare l’unione di Dio il Supremo, di Dio l’Ultimo e di Dio l’Assoluto come la ripercussione personale dell’unione delle Trinità personali che sono ancestrali a queste Deità esperienziali. Noi azzardiamo l’opinione che queste tre Deità esperienziali si unificheranno certamente sul secondo livello come conseguenza diretta dell’unità crescente delle loro Trinità ancestrali e causative che costituiscono il primo livello.

106:8.20 (1172.5) Il primo livello consiste di tre Trinità; il secondo livello esiste come associazione di personalità di quelle personalità di Deità di evoluzione esperienziale, di eventuazione esperienziale ed esperienziali-esistenziali. E indipendentemente da ogni difficoltà concettuale a comprendere la Trinità delle Trinità completa, l’associazione personale di queste tre Deità sul secondo livello è divenuta manifesta nella nostra stessa era universale nel fenomeno della deitizzazione di Majeston, che fu attuato sul secondo livello dall’Assoluto della Deità, agente tramite l’Ultimo ed in risposta al mandato creativo iniziale dell’Essere Supremo.

106:8.21 (1172.6) IL TERZO LIVELLO: In un’ipotesi non qualificata del secondo livello della Trinità delle Trinità è compresa la correlazione di ogni fase di ciascun tipo di realtà che è, che fu, o potrebbe essere nell’insieme dell’infinità. L’Essere Supremo non è solo spirito ma anche mente, potere ed esperienza. L’Ultimo è tutto ciò e molto di più, mentre nel concetto congiunto dell’unità degli Assoluti della Deità, Universale e Non Qualificato è inclusa la finalità assoluta di ogni realizzazione della realtà.

106:8.22 (1172.7) Nell’unione del Supremo, dell’Ultimo e dell’Assoluto completo potrebbe prodursi la ricostituzione funzionale di quegli aspetti dell’infinità che furono originariamente frammentati dall’IO SONO e che si tradussero nell’apparizione dei Sette Assoluti dell’Infinità. Benché i filosofi dell’universo ritengano che questa sia una probabilità assai remota, nondimeno noi ci poniamo spesso questa domanda: se il secondo livello della Trinità delle Trinità potesse raggiungere un’unità trinitaria, che cosa potrebbe accadere allora come conseguenza di tale unità di deità? Noi non lo sappiamo, ma siamo convinti che ciò condurrebbe direttamente alla realizzazione dell’IO SONO raggiungibile per esperienza. Dal punto di vista degli esseri personali ciò potrebbe significare che l’inconoscibile IO SONO è divenuto accessibile per esperienza in quanto Padre-Infinito. Quello che questi destini assoluti possono significare da un punto di vista non personale è un’altra questione che solo l’eternità potrebbe chiarire. Ma quando esaminiamo queste eventualità remote in qualità di creature personali, ne deduciamo che il destino finale di tutte le personalità è la conoscenza finale del Padre Universale di queste stesse personalità.

106:8.23 (1173.1) Nel modo in cui noi concepiamo filosoficamente l’IO SONO nell’eternità passata, egli è solo, non c’è nessuno all’infuori di lui. Guardando avanti nell’eternità futura non vediamo come l’IO SONO possa cambiare come esistenziale, ma siamo inclini a prevedere una grande differenza esperienziale. Un tale concetto dell’IO SONO implica la completa autorealizzazione — esso abbraccia quella galassia illimitata di personalità che sono divenute partecipanti volontarie nell’autorivelazione dell’IO SONO e che resteranno eternamente delle parti volitive assolute della totalità dell’infinità, dei figli finali del Padre assoluto.

9. L’unificazione esistenziale infinita

106:9.1 (1173.2) Nel concetto della Trinità delle Trinità noi postuliamo la possibile unificazione esperienziale della realtà illimitata, e formuliamo talvolta la teoria che tutto questo potrebbe prodursi nell’estrema lontananza della remota eternità. Ma c’è tuttavia un’unificazione reale ed attuale dell’infinità in questa stessa era come in tutte le ere passate e future dell’universo; tale unificazione è esistenziale nella Trinità del Paradiso. L’unificazione dell’infinità come realtà esperienziale è inimmaginabilmente remota, ma un’unità non qualificata dell’infinità domina il momento presente dell’esistenza dell’universo ed unisce le divergenze di tutta la realtà con una maestà esistenziale che è assoluta.

106:9.2 (1173.3) Quando le creature finite tentano di concepire un’unificazione dell’infinito sui livelli di finalità dell’eternità completata, si trovano di fronte a limitazioni intellettuali inerenti alle loro esistenze finite. Il tempo, lo spazio e l’esperienza costituiscono delle barriere per il concetto delle creature; e tuttavia, senza il tempo, al di fuori dello spazio ed in mancanza d’esperienza, nessuna creatura potrebbe giungere ad una comprensione anche limitata della realtà dell’universo. Senza sensibilità al tempo nessuna creatura evoluzionaria potrebbe percepire le relazioni di sequenza. Senza percezione dello spazio nessuna creatura potrebbe capire bene le relazioni di simultaneità. Senza esperienza nessuna creatura evoluzionaria potrebbe mai esistere; solo i Sette Assoluti dell’Infinità trascendono realmente l’esperienza, ed anche questi possono essere esperienziali in certe fasi.

106:9.3 (1173.4) Il tempo, lo spazio e l’esperienza sono i più grandi aiuti dell’uomo per la percezione della realtà relativa ed anche i suoi più formidabili ostacoli per la percezione della realtà completa. I mortali e molte altre creature dell’universo trovano necessario pensare che i potenziali siano attuati nello spazio e che si evolvano fino alla loro maturità nel tempo, ma tutto questo processo è un fenomeno del tempo-spazio che non esiste effettivamente nel Paradiso e nell’eternità. Sul livello assoluto non c’è né tempo né spazio; tutti i potenziali possono esservi percepiti come degli attuali.

106:9.4 (1173.5) Il concetto dell’unificazione di tutta la realtà, sia in questa che in qualunque altra era dell’universo, è fondamentalmente duplice: esistenziale ed esperienziale. Questa unità è in corso di realizzazione esperienziale nella Trinità delle Trinità, ma il grado di attuazione apparente di questa triplice Trinità è direttamente proporzionale alla scomparsa delle qualificazioni e delle imperfezioni della realtà nel cosmo. Ma l’integrazione totale della realtà è presente senza riserve, eternamente ed esistenzialmente nella Trinità del Paradiso, all’interno della quale, in questo stesso momento dell’universo, la realtà infinita è assolutamente unificata.

106:9.5 (1174.1) Il paradosso creato dai punti di vista esperienziale ed esistenziale è inevitabile ed è fondato in parte sul fatto che la Trinità del Paradiso e la Trinità delle Trinità sono ciascuna una relazione di eternità che i mortali possono solo percepire come una relatività del tempo-spazio. Il concetto umano dell’attuazione esperienziale graduale della Trinità delle Trinità — il punto di vista del tempo — deve essere integrato dal postulato addizionale che questa è già un dato di fatto — il punto di vista dell’eternità. Ma come possono essere conciliati questi due punti di vista? Noi suggeriamo ai mortali finiti di accettare la verità che la Trinità del Paradiso è l’unificazione esistenziale dell’infinità e che l’incapacità di scoprire la presenza reale e la manifestazione completa della Trinità delle Trinità esperienziale è in parte dovuta alla deformazione reciproca prodotta da:

106:9.6 (1174.2) 1. Il punto di vista umano limitato, l’incapacità di afferrare il concetto dell’eternità non qualificata.

106:9.7 (1174.3) 2. Lo status umano imperfetto, la lontananza dal livello assoluto degli esperienziali.

106:9.8 (1174.4) 3. Il proposito dell’esistenza umana, il fatto che l’umanità è destinata ad evolversi per mezzo della tecnica dell’esperienza, e perciò deve essere basata per inerenza e costituzione sull’esperienza. Solo un Assoluto può essere sia esistenziale che esperienziale.

106:9.9 (1174.5) Il Padre Universale nella Trinità del Paradiso è l’IO SONO della Trinità delle Trinità, e sono i limiti finiti che impediscono l’esperienza del Padre come infinito. Il concetto dell’IO SONO esistenziale, solitario, pretrinitario e non raggiungibile, ed il postulato dell’IO SONO esperienziale, posteriore alla Trinità delle Trinità e raggiungibile, sono una sola e stessa ipotesi. Nessun cambiamento effettivo ha avuto luogo nell’Infinito; tutti gli sviluppi apparenti sono dovuti alle accresciute capacità di ricevere la realtà e di apprezzare il cosmo.

106:9.10 (1174.6) L’IO SONO, in ultima analisi, deve esistere prima di tutti gli esistenziali e dopo di tutti gli esperienziali. Anche se queste idee possono non chiarire i paradossi dell’eternità e dell’infinità nella mente umana, dovrebbero almeno stimolare tali intelletti finiti ad affrontare di nuovo questi problemi senza fine, problemi che continueranno ad intrigarvi su Salvington e successivamente come finalitari, e lungo tutto l’interminabile futuro delle vostre carriere eterne negli universi in continua espansione.

106:9.11 (1174.7) Presto o tardi tutte le personalità dell’universo cominciano a rendersi conto che la ricerca finale dell’eternità è l’esplorazione senza fine dell’infinità, l’interminabile viaggio di scoperta nell’assolutezza della Prima Sorgente e Centro. Presto o tardi ci rendiamo tutti conto che la crescita delle creature è proporzionale alla loro identificazione con il Padre. Noi giungiamo a comprendere che vivere la volontà di Dio è il passaporto eterno verso le possibilità senza fine dell’infinità stessa. I mortali comprenderanno un giorno che la riuscita nella ricerca dell’Infinito è direttamente proporzionale al raggiungimento della somiglianza con il Padre, e che in quest’era dell’universo le realtà del Padre sono rivelate all’interno delle qualità di divinità. E queste qualità di divinità sono acquisite personalmente dalle creature dell’universo nell’esperienza di vivere divinamente, e vivere divinamente significa vivere effettivamente la volontà di Dio.

106:9.12 (1175.1) Per le creature materiali, evoluzionarie e finite una vita basata sul vivere la volontà del Padre porta direttamente al raggiungimento della supremazia spirituale nell’arena della personalità e conduce tali creature un po’ più vicine alla comprensione del Padre-Infinito. Una vita così incentrata sul Padre è fondata sulla verità, sensibile alla bellezza e dominata dalla bontà. Questa persona che conosce Dio è interiormente illuminata dall’adorazione ed esteriormente consacrata al servizio sincero della fratellanza universale di tutte le personalità, un ministero di servizio pieno di misericordia e motivato dall’amore, mentre tutte queste qualità di vita sono unificate nella personalità in evoluzione sui livelli in continua ascesa di saggezza cosmica, di autorealizzazione, di scoperta di Dio e di adorazione del Padre.

106:9.13 (1175.2) [Presentato da un Melchizedek di Nebadon.]

Fascicolo 107 - Origine e natura degli Aggiustatori di Pensiero

Il Libro di Urantia

Fascicolo 107

Origine e natura degli Aggiustatori di Pensiero

107:0.1 (1176.1) BENCHÈ il Padre Universale sia personalmente residente in Paradiso, al centro stesso degli universi, è anche effettivamente presente sui mondi dello spazio nella mente dei suoi innumerevoli figli del tempo, perché dimora in loro sotto l’aspetto dei Monitori del Mistero. Il Padre eterno è allo stesso tempo il più lontano dai suoi figli planetari mortali ed il più intimamente associato a loro.

107:0.2 (1176.2) Gli Aggiustatori sono la realtà dell’amore del Padre incarnato nell’anima degli uomini; essi sono la vera promessa della carriera eterna dell’uomo, imprigionata nella mente mortale; sono l’essenza della personalità finalizzata perfezionata dell’uomo, che egli può pregustare nel tempo via via che s’impadronisce progressivamente della tecnica divina di riuscire a vivere la volontà del Padre, passo dopo passo, nell’ascensione di un universo dopo l’altro fino a raggiungere effettivamente la presenza divina di suo Padre in Paradiso.

107:0.3 (1176.3) Dio, avendo comandato all’uomo di essere perfetto, come lui stesso è perfetto, è disceso sotto forma di Aggiustatore per divenire il partner esperienziale dell’uomo nel compimento del destino celeste che è stato stabilito in questo modo. Il frammento di Dio che dimora nella mente dell’uomo è la certezza assoluta e senza riserve che l’uomo può trovare il Padre Universale in associazione con questo Aggiustatore divino, che è venuto da Dio per trovare l’uomo e farne suo figlio mentre è ancora nella carne.

107:0.4 (1176.4) Ogni mortale che ha visto un Figlio Creatore ha visto il Padre Universale, e colui che è abitato da un Aggiustatore divino è abitato dal Padre del Paradiso. Ogni mortale che segue consciamente od inconsciamente le direttive del suo Aggiustatore interiore vive conformemente alla volontà di Dio. La coscienza della presenza dell’Aggiustatore è la coscienza della presenza di Dio. La fusione eterna dell’Aggiustatore con l’anima evoluzionaria dell’uomo è l’esperienza effettiva dell’unione eterna con Dio come associato universale della Deità.

107:0.5 (1176.5) È l’Aggiustatore che crea dentro l’uomo il desiderio insaziabile e la voglia incessante di essere simile a Dio, di raggiungere il Paradiso e là, davanti alla persona reale della Deità, di adorare la sorgente infinita di questo dono divino. L’Aggiustatore è la presenza vivente che collega effettivamente il figlio mortale a suo Padre del Paradiso e lo attira sempre di più vicino al Padre. L’Aggiustatore è la nostra equalizzazione compensatoria dell’enorme tensione universale creata dalla distanza che separa l’uomo da Dio e dal grado della sua parzialità in contrasto con l’universalità del Padre eterno.

107:0.6 (1176.6) L’Aggiustatore è l’essenza assoluta di un essere infinito imprigionato nella mente di una creatura finita che, in relazione alla scelta di tale mortale, può alla fine portare a compimento questa unione temporanea di Dio e dell’uomo e realizzare veramente un nuovo ordine d’esistenza per un servizio universale senza fine. L’Aggiustatore è la realtà divina universale che rende un fatto la verità che Dio è il Padre dell’uomo. L’Aggiustatore è l’infallibile bussola cosmica dell’uomo, che orienta sempre e sicuramente l’anima verso Dio.

107:0.7 (1177.1) Sui mondi evoluzionari le creature dotate di volontà attraversano tre stadi di sviluppo generale dell’essere: dall’arrivo dell’Aggiustatore fino ad uno sviluppo relativamente completo, circa a vent’anni di età su Urantia, i Monitori sono talvolta denominati Cambiatori di Pensiero. Da questo periodo fino al raggiungimento dell’età del discernimento, circa a quarant’anni, i Monitori del Mistero sono chiamati Aggiustatori di Pensiero. Dal raggiungimento del discernimento fino alla liberazione dalla carne essi sono spesso denominati Controllori di Pensiero. Queste tre fasi della vita umana non hanno alcuna connessione con i tre stadi di progresso degli Aggiustatori nella duplicazione della mente e nell’evoluzione dell’anima.

1. L’origine degli Aggiustatori di Pensiero

107:1.1 (1177.2) Poiché gli Aggiustatori di Pensiero sono dell’essenza della Deità originale, nessuno può pretendere di parlare con autorità della loro natura ed origine. Io posso soltanto rivelare le tradizioni di Salvington e le credenze di Uversa; posso solamente spiegare come noi consideriamo questi Monitori del Mistero e le loro entità associate in tutto il grande universo.

107:1.2 (1177.3) Benché vi siano opinioni diverse sul modo di conferimento degli Aggiustatori di Pensiero, non esistono tali divergenze sulla loro origine; tutti sono d’accordo che essi provengono direttamente dal Padre Universale, la Prima Sorgente e Centro. Essi non sono esseri creati; sono entità frammentate costituenti la presenza reale del Dio infinito. Insieme con i loro numerosi associati non rivelati, gli Aggiustatori sono di divinità non diluita e non mischiata, parti non qualificate e non attenuate della Deità; essi sono di Dio e, per quanto siamo capaci di discernerli, essi sono Dio.

107:1.3 (1177.4) Quanto al momento in cui hanno iniziato la loro esistenza separata dall’assolutezza della Prima Sorgente e Centro, noi non lo conosciamo; né conosciamo il loro numero. Noi sappiamo molto poco sulla loro carriera prima del loro arrivo sui pianeti del tempo per dimorare nelle menti umane. Ma da quel momento in poi noi siamo più o meno al corrente della loro progressione cosmica fino al completamento, incluso, del loro destino trino: il raggiungimento della personalità grazie alla fusione con un ascendente mortale, il raggiungimento della personalità per decisione del Padre Universale o la liberazione dagli incarichi conosciuti degli Aggiustatori di Pensiero.

107:1.4 (1177.5) Anche se non lo sappiamo, noi presumiamo che gli Aggiustatori siano costantemente individualizzati via via che l’universo si amplia e che i candidati alla fusione con un Aggiustatore crescono di numero. Ma è anche possibile che ci sbagliamo nel tentare di attribuire una dimensione numerica agli Aggiustatori; come Dio stesso, questi frammenti della sua natura insondabile possono essere esistenzialmente infiniti.

107:1.5 (1177.6) La tecnica dell’origine degli Aggiustatori di Pensiero è una delle funzioni non rivelate del Padre Universale. Noi abbiamo tutte le ragioni di credere che nessuno degli altri associati assoluti della Prima Sorgente e Centro abbia niente a che vedere con la produzione dei frammenti del Padre. Gli Aggiustatori sono semplicemente ed eternamente dei doni divini; essi sono di Dio e provengono da Dio, e sono simili a Dio.

107:1.6 (1177.7) Nella loro relazione con le creature con cui si fondono essi rivelano un amore superno ed un ministero spirituale che confermano profondamente la dichia razione che Dio è spirito. Ma ci sono molte cose che avvengono in aggiunta a questo ministero trascendente che non sono mai state rivelate ai mortali di Urantia. Né noi comprendiamo pienamente che cosa avvenga realmente quando il Padre Universale dona qualcosa di se stesso affinché sia parte della personalità di una creatura del tempo. E nemmeno la progressione ascendente dei finalitari del Paradiso ha ancora rivelato le piene possibilità inerenti a questa associazione superna dell’uomo e di Dio. In ultima analisi i frammenti del Padre devono essere il dono del Dio assoluto a quelle creature il cui destino ingloba la possibilità di raggiungere Dio in quanto assoluto.

107:1.7 (1178.1) Come il Padre Universale frammenta la sua Deità prepersonale, così lo Spirito Infinito individualizza porzioni del suo spirito prementale affinché risiedano e si fondino effettivamente con le anime evoluzionarie dei mortali sopravviventi della serie a fusione con lo spirito. Ma la natura del Figlio Eterno non è frammentabile in questo modo; lo spirito del Figlio Originale è diffuso o distintamente personale. Le creature fuse con il Figlio sono unite a conferimenti individualizzati dello spirito dei Figli Creatori del Figlio Eterno.

2. La classificazione degli Aggiustatori

107:2.1 (1178.2) Gli Aggiustatori sono individualizzati come entità vergini e sono tutti destinati a divenire dei Monitori liberati, fusi, o Personalizzati. Noi intendiamo che ci sono sette ordini di Aggiustatori di Pensiero, anche se non comprendiamo totalmente queste divisioni. Noi designiamo spesso i differenti ordini come segue:

107:2.2 (1178.3) 1. Aggiustatori Vergini, quelli che servono nel loro incarico iniziale nella mente di candidati evoluzionari alla sopravvivenza eterna. I Monitori del Mistero sono eternamente uniformi quanto alla loro natura divina. Essi sono uniformi anche nella loro natura esperienziale quando escono per la prima volta da Divinington; la loro differenziazione esperienziale successiva risulta dalla loro esperienza reale nel ministero universale.

107:2.3 (1178.4) 2. Aggiustatori Avanzati, quelli che hanno servito per uno o più periodi con creature dotate di volontà su mondi in cui la fusione finale ha luogo tra l’identità della creatura del tempo ed una porzione individualizzata dello spirito della manifestazione nell’universo locale della Terza Sorgente e Centro.

107:2.4 (1178.5) 3. Aggiustatori Supremi, quei Monitori che hanno servito nell’avventura del tempo sui mondi evoluzionari, ma i cui partner umani hanno rifiutato per qualche ragione la sopravvivenza eterna, e quei Monitori che sono stati successivamente assegnati ad altre avventure in altri mortali situati su altri mondi in evoluzione. Un Aggiustatore Supremo, benché non più divino di un Monitore Vergine, ha fatto più esperienza e può fare cose nella mente umana che un Aggiustatore meno esperto non potrebbe fare.

107:2.5 (1178.6) 4. Aggiustatori Scomparsi. Avviene a questo punto una pausa nei nostri sforzi per seguire le carriere dei Monitori del Mistero. C’è un quarto stadio di servizio del quale non siamo certi. I Melchizedek insegnano che gli Aggiustatori del quarto stadio eseguono incarichi separati, percorrendo l’universo degli universi. I Messaggeri Solitari sono inclini a credere che essi siano come uno con la Prima Sorgente e Centro per godere di un periodo di piacevole associazione con il Padre stesso. Ed è del tutto possibile che un Aggiustatore stia percorrendo l’universo maestro stando simultaneamente unito al Padre onnipresente.

107:2.6 (1178.7) 5. Aggiustatori Liberati, quei Monitori del Mistero che sono stati liberati per l’eternità dal servizio del tempo presso i mortali delle sfere in evoluzione. Quali funzioni essi possano svolgere, non lo sappiamo.

107:2.7 (1179.1) 6 Aggiustatori Fusi — i finalitari — quelli che sono divenuti uno con le creature ascendenti dei superuniversi, i partner eterni degli ascendenti temporali del Corpo della Finalità del Paradiso. Gli Aggiustatori di Pensiero si fondono generalmente con i mortali ascendenti del tempo, e con questi mortali sopravviventi sono registrati in entrata ed in uscita da Ascendington; essi seguono la sorte degli esseri ascendenti. Dopo la fusione con l’anima evoluzionaria ascendente, sembra che l’Aggiustatore passi dal livello esistenziale assoluto dell’universo al livello esperienziale finito d’associazione funzionale con una personalità ascendente. Benché conservi tutto il carattere della natura esistenziale divina, un Aggiustatore fuso diviene indissolubilmente legato alla carriera ascendente di un mortale sopravvivente.

107:2.8 (1179.2) 7. Aggiustatori Personalizzati, quelli che hanno servito con i Figli del Paradiso incarnati, così come molti altri che si sono particolarmente distinti durante la residenza mortale, ma i cui soggetti hanno rifiutato la sopravvivenza. Noi abbiamo ragione di credere che questi Aggiustatori siano personalizzati su raccomandazione degli Antichi dei Giorni del superuniverso cui sono assegnati.

107:2.9 (1179.3) Vi sono molti modi in cui questi misteriosi frammenti di Dio possono essere classificati: secondo la loro assegnazione nell’universo, secondo il grado di riuscita nel risiedere in un singolo mortale, od anche secondo l’ascendenza razziale del candidato mortale alla fusione.

3. La sede degli Aggiustatori su Divinington

107:3.1 (1179.4) Tutte le attività universali concernenti l’invio, l’amministrazione, la direzione ed il ritorno dei Monitori del Mistero dal servizio nei sette superuniversi sembrano essere incentrate sulla sfera sacra di Divinington. Per quanto ne so io, solo gli Aggiustatori ed altre entità del Padre hanno soggiornato su questa sfera. Sembra probabile che numerose entità prepersonali non rivelate condividano Divinington con gli Aggiustatori come sfera sede. Non ipotizziamo che queste altre entità possano essere associate in qualche modo al ministero presente e futuro dei Monitori del Mistero. Ma in realtà non lo sappiamo.

107:3.2 (1179.5) Quando gli Aggiustatori di Pensiero tornano dal Padre, ritornano nel regno della loro presunta origine, Divinington; e probabilmente come parte di questa esperienza c’è un contatto reale con la personalità paradisiaca del Padre così come con la manifestazione speciale della divinità del Padre che si ritiene situata su questa sfera segreta.

107:3.3 (1179.6) Benché conosciamo qualcosa di tutte le sette sfere segrete del Paradiso, ne sappiamo meno su Divinington rispetto alle altre. Gli esseri degli ordini spirituali elevati ricevono soltanto tre ingiunzioni divine, che sono:

107:3.4 (1179.7) 1. Mostrare sempre un rispetto adeguato per l’esperienza e le doti dei loro anziani e superiori.

107:3.5 (1179.8) 2. Avere sempre riguardo per i limiti e l’inesperienza dei più giovani e subordinati.

107:3.6 (1179.9) 3. Non tentare mai un atterraggio sulle rive di Divinington.

107:3.7 (1179.10) Io ho riflettuto spesso che sarebbe del tutto inutile per me andare su Divinington; probabilmente non sarei in grado di vedere alcun essere residente eccetto esseri quali gli Aggiustatori Personalizzati, che ho già visto altrove. Sono certissimo che non c’è niente di veramente utile o proficuo per me su Divinington, niente di essenziale alla mia crescita e al mio sviluppo, altrimenti non mi sarebbe stato proibito di andarvi.

107:3.8 (1180.1) Poiché noi possiamo sapere da Divinington poco o nulla sulla natura e l’origine degli Aggiustatori, siamo obbligati a riunire le informazioni provenienti da mille ed una fonti differenti, ed è necessario riunire, associare e mettere in correlazione tali dati raccolti affinché questa conoscenza abbia un valore d’informazione.

107:3.9 (1180.2) Il coraggio e la saggezza dimostrati dagli Aggiustatori di Pensiero indicano che si sono sottoposti ad una preparazione di portata e di estensione enormi. Poiché essi non sono delle personalità, questa preparazione deve essere impartita nelle istituzioni educative di Divinington. Gli straordinari Aggiustatori Personalizzati costituiscono senza dubbio il corpo insegnante delle scuole di preparazione degli Aggiustatori su Divinington. E noi sappiamo che questo corpo centrale di supervisione è presieduto dall’Aggiustatore ora Personalizzato del primo Figlio Paradisiaco dell’ordine di Micael che completò il suo settimo conferimento alle razze ed ai popoli dei regni del suo universo.

107:3.10 (1180.3) Noi sappiamo in realtà molto poco sugli Aggiustatori non personalizzati; noi prendiamo contatto e comunichiamo soltanto con gli ordini personalizzati. Costoro ricevono un nome su Divinington e sono sempre conosciuti con il loro nome e non con il loro numero. Gli Aggiustatori Personalizzati sono domiciliati in permanenza su Divinington; quella sfera sacra è la loro sede. Essi escono da quella dimora soltanto per volontà del Padre Universale. Se ne incontrano molto pochi nei domini degli universi locali, ma sono presenti in gran numero nell’universo centrale.

4. Natura e presenza degli Aggiustatori

107:4.1 (1180.4) Dire che un Aggiustatore di Pensiero è divino è semplicemente riconoscere la natura della sua origine. È altamente probabile che tale purezza di divinità abbracci l’essenza del potenziale di tutti gli attributi della Deità che possono essere contenuti in questo frammento dell’essenza assoluta della presenza universale del Padre Paradisiaco eterno ed infinito.

107:4.2 (1180.5) La sorgente effettiva dell’Aggiustatore deve essere infinita, e prima della sua fusione con l’anima immortale di un essere umano evoluzionario la realtà dell’Aggiustatore deve sfiorare l’assolutezza. Gli Aggiustatori non sono assoluti nel senso universale, nel senso della Deità, ma sono probabilmente dei veri assoluti nelle potenzialità della loro natura frammentata. Essi sono qualificati quanto alla loro universalità ma non quanto alla loro natura; sono limitati in estensione, ma sono assoluti in intensità di significati, di valori e di fatti. Per questa ragione noi denominiamo talvolta i doni divini i frammenti qualificati assoluti del Padre.

107:4.3 (1180.6) Nessun Aggiustatore è mai stato sleale verso il Padre del Paradiso; gli ordini inferiori di creature personali devono talvolta lottare con dei compagni sleali, ma gli Aggiustatori mai; essi sono supremi ed infallibili nella loro sfera celeste di ministero verso le creature e di funzione universale.

107:4.4 (1180.7) Gli Aggiustatori non personalizzati sono visibili solo agli Aggiustatori Personalizzati. Il mio ordine, i Messaggeri Solitari, così come gli Spiriti Trinitari Ispirati, possono scoprire la presenza degli Aggiustatori per mezzo di fenomeni di reazione spirituale. Ed anche i serafini possono talvolta discernere la luminosità spirituale associata presumibilmente con la presenza di Monitori nella mente materiale degli uomini. Ma nessuno di noi è capace di discernere effettivamente la presenza reale degli Aggiustatori, a meno che non siano stati personalizzati, sebbene la loro natura sia percepibile in unione con le personalità fuse dei mortali ascendenti provenienti dai mondi evoluzionari. L’invisibilità universale degli Aggiustatori è fortemente indicativa della loro origine e della loro elevata ed esclusiva natura divina.

107:4.5 (1181.1) C’è una luce caratteristica, una luminosità spirituale, che accompagna questa presenza divina e che è generalmente associata agli Aggiustatori di Pensiero. Nell’universo di Nebadon questa luminosità paradisiaca è molto largamente conosciuta come la “luce pilota”; su Uversa è chiamata la “luce della vita”. Su Urantia questo fenomeno è stato talvolta definito come la “vera luce che illumina ogni uomo che viene al mondo”.

107:4.6 (1181.2) Per tutti gli esseri che hanno raggiunto il Padre Universale, gli Aggiustatori di Pensiero Personalizzati sono visibili. Gli Aggiustatori di tutti gli stadi, così come tutti gli altri esseri, entità, spiriti, personalità e manifestazioni spirituali, sono sempre discernibili dalle Personalità Creatrici Supreme che hanno origine dalle Deità del Paradiso e che presiedono i governi maggiori del grande universo.

107:4.7 (1181.3) Riuscite realmente a comprendere il vero significato della presenza interiore dell’Aggiustatore? Immaginate veramente ciò che significa avere un frammento assoluto della Deità assoluta ed infinita, il Padre Universale, che risiede e si fonde con la vostra natura mortale finita? Quando un uomo mortale si fonde con un frammento effettivo della Causa esistenziale del cosmo totale, nessun limite può essere posto al destino di questa associazione inimmaginabile e senza precedenti. Nell’eternità l’uomo scoprirà non soltanto l’infinità della Deità oggettiva, ma anche la potenzialità infinita del frammento soggettivo di questo stesso Dio. L’Aggiustatore rivelerà sempre alla personalità mortale la meraviglia di Dio, e questa rivelazione superna non avrà mai fine, perché l’Aggiustatore è parte di Dio ed è come Dio per l’uomo mortale.

5. Il tipo di mente degli Aggiustatori

107:5.1 (1181.4) I mortali evoluzionari hanno tendenza a considerare la mente come una mediazione cosmica tra lo spirito e la materia, perché quello è in verità il ministero principale della mente qual è discernibile da voi. È quindi molto difficile per gli umani percepire che gli Aggiustatori di Pensiero hanno una mente, perché gli Aggiustatori sono delle frammentazioni di Dio su un livello assoluto di realtà che non è solo prepersonale ma anche anteriore ad ogni divergenza tra l’energia e lo spirito. Su un livello monistico antecedente alla differenziazione dell’energia e dello spirito non può esservi funzione mediatrice della mente, perché non ci sono divergenze da mediare.

107:5.2 (1181.5) Poiché gli Aggiustatori possono fare dei piani, lavorare ed amare, devono avere dei poteri d’individualità che sono commensurati con la mente. Essi posseggono una capacità illimitata di comunicare gli uni con gli altri, cioè con tutte le forme di Monitori superiori al primo gruppo, o gruppo vergine. Quanto alla natura e allo scopo delle loro intercomunicazioni, noi possiamo rivelare molto poco, perché non le conosciamo. Ma sappiamo anche che essi devono essere dotati in qualche modo di mente, altrimenti non potrebbero mai essere personalizzati.

107:5.3 (1181.6) Il tipo di mente degli Aggiustatori di Pensiero è simile al tipo di mente del Padre Universale e del Figlio Eterno — cosa che è ancestrale alle menti dell’Attore Congiunto.

107:5.4 (1181.7) Il tipo di mente ipotizzabile in un Aggiustatore deve essere simile alla dotazione mentale di numerosi altri ordini di entità prepersonali che hanno presumibilmente anch’esse origine nella Prima Sorgente e Centro. Sebbene molti di questi ordini non siano stati rivelati su Urantia, mostrano tutti delle qualità mentali. È anche possibile che queste individualizzazioni della Deità originale vengano unificate con numerosi tipi evolutivi di esseri non mortali ed anche con un numero limitato di esseri non evoluzionari che hanno acquisito la capacità di fondersi con questi frammenti della Deità.

107:5.5 (1182.1) Quando un Aggiustatore di Pensiero si è fuso con l’anima morontiale immortale in evoluzione dell’umano sopravvivente, la mente dell’Aggiustatore può solo essere identificata come persistente separatamente dalla mente della creatura fino a quando il mortale ascendente non abbia raggiunto i livelli spirituali della progressione universale.

107:5.6 (1182.2) Al raggiungimento dei livelli finalitari dell’esperienza ascendente, questi spiriti del sesto stadio sembrano trasmutare un fattore mentale rappresentante l’unione di certe fasi della mente del mortale e dell’Aggiustatore, che aveva funzionato precedentemente come collegamento tra la fase divina e quella umana di queste personalità ascendenti. Questa qualità mentale esperienziale probabilmente “suprematizza” e successivamente accresce la dotazione esperienziale della Deità evoluzionaria — l’Essere Supremo.

6. Gli Aggiustatori quali puri spiriti

107:6.1 (1182.3) Quando nella loro esperienza le creature incontrano gli Aggiustatori di Pensiero, questi rivelano la presenza e la guida di un’influenza spirituale. L’Aggiustatore è veramente uno spirito, un puro spirito, ma uno spirito più qualcosa. Noi non siamo mai stati capaci di classificare in maniera soddisfacente i Monitori del Mistero; tutto quello che si può dire con certezza di loro è che sono veramente simili a Dio.

107:6.2 (1182.4) L’Aggiustatore è la possibilità per l’uomo di raggiungere l’eternità; l’uomo è la possibilità per l’Aggiustatore di personalizzarsi. Il vostro Aggiustatore individuale lavora per spiritualizzarvi nella speranza di rendere eterna la vostra identità temporale. Gli Aggiustatori sono saturi del magnifico amore del Padre degli spiriti, amore che si effonde da se stesso. Essi vi amano veramente e divinamente; essi sono prigionieri della speranza spirituale confinata nella mente degli uomini. Essi desiderano ardentemente che la vostra mente mortale raggiunga la divinità, affinché la loro solitudine abbia fine ed essi possano essere liberati con voi dalle limitazioni dell’investitura materiale e delle vesti del tempo.

107:6.3 (1182.5) Il sentiero che vi porta al Paradiso è il sentiero della realizzazione spirituale, e la natura dell’Aggiustatore vi svelerà fedelmente la natura spirituale del Padre Universale. Al di là dell’ascensione al Paradiso e negli stadi postfinalitari della carriera eterna, è possibile che l’Aggiustatore prenda contatto con il partner umano di un tempo per un ministero diverso da quello spirituale. Ma l’ascensione al Paradiso e la carriera finalitaria sono l’associazione tra il mortale che conosce Dio e che si sta spiritualizzando ed il ministero spirituale dell’Aggiustatore che rivela Dio.

107:6.4 (1182.6) Noi sappiamo che gli Aggiustatori di Pensiero sono spiriti, puri spiriti, probabilmente spiriti assoluti. Ma l’Aggiustatore deve anche essere qualcosa di più di una realtà spirituale esclusiva. In aggiunta al suo supposto tipo di mente sono presenti in lui anche dei fattori di energia pura. Se si tiene presente che Dio è la sorgente dell’energia pura e del puro spirito, non sarà così difficile percepire che i suoi frammenti devono essere entrambe queste cose. È un fatto che gli Aggiustatori attraversano lo spazio sui circuiti di gravità istantanei ed universali dell’Isola del Paradiso.

107:6.5 (1182.7) È davvero sorprendente che i Monitori del Mistero siano così associati ai circuiti materiali dell’universo degli universi. Ma è un fatto che essi vanno come lampi per tutto il grande universo sui circuiti della gravità materiale. È del tutto possibile che essi possano anche penetrare i livelli dello spazio esterno; essi potrebbero certamente seguire la presenza della gravità del Paradiso in queste regioni, e benché il mio ordine di personalità possa percorrere i circuiti mentali dell’Attore Congiunto anche oltre i confini del grande universo, noi non siamo mai stati sicuri di scoprire la presenza degli Aggiustatori nelle regioni inesplorate dello spazio esterno.

107:6.6 (1183.1) Tuttavia, anche se gli Aggiustatori utilizzano i circuiti della gravità materiale, non sono sottomessi ad essi come lo è la creazione materiale. Gli Aggiustatori sono frammenti del progenitore della gravità, non i consequenziali della gravità; essi sono frazionati su un livello universale d’esistenza che è ipoteticamente antecedente all’apparizione della gravità.

107:6.7 (1183.2) Gli Aggiustatori di Pensiero non godono di alcun riposo dal momento del loro conferimento fino al giorno in cui sono liberi di partire per Divinington dopo la morte naturale dei loro soggetti umani. E coloro i cui soggetti non passano per i portali della morte naturale non beneficiano nemmeno di questo riposo temporaneo. Gli Aggiustatori di Pensiero non hanno bisogno di assorbire energia; essi sono l’energia, l’energia dell’ordine più elevato e divino.

7. Gli Aggiustatori e la personalità

107:7.1 (1183.3) Gli Aggiustatori di Pensiero non sono personalità, ma sono entità reali; essi sono veramente e perfettamente individualizzati, sebbene non siano mai effettivamente personalizzati mentre risiedono nei mortali. Gli Aggiustatori di Pensiero non sono vere personalità; sono vere realtà, realtà dell’ordine più puro conosciuto nell’universo degli universi — essi sono la presenza divina. Benché non siano personali, questi meravigliosi frammenti del Padre sono comunemente indicati come esseri e talvolta, in considerazione delle fasi spirituali del loro attuale ministero verso i mortali, come entità spirituali.

107:7.2 (1183.4) Se gli Aggiustatori di Pensiero non sono personalità con prerogative di volontà e di potere di scelta, come possono allora scegliere i soggetti mortali ed offrirsi volontari per dimorare in queste creature dei mondi evoluzionari? Questa è una domanda facile da porre, ma probabilmente nessun essere nell’universo degli universi ha mai trovato la risposta esatta. Anche quelli del mio ordine di personalità, i Messaggeri Solitari, non comprendono pienamente la dotazione di volontà, di scelta e d’amore in entità che non sono personali.

107:7.3 (1183.5) Noi abbiamo spesso congetturato che gli Aggiustatori di Pensiero debbano essere dotati di volizione su tutti i livelli prepersonali di scelta. Essi si offrono volontari per dimorare negli esseri umani, stabiliscono dei piani per la carriera eterna dell’uomo che adattano, modificano e sostituiscono a seconda delle circostanze, e queste attività denotano una volizione autentica. Essi provano affetto per i mortali, operano nelle crisi universali, sono sempre pronti ad agire in modo decisivo conformemente alla scelta umana, e tutte queste sono reazioni altamente volitive. In tutte le situazioni che non riguardano il dominio della volontà umana, essi mostrano indiscutibilmente una condotta che denota l’esercizio di poteri che equivalgono in ogni senso alla volontà, al massimo di decisione.

107:7.4 (1183.6) Perché allora, se gli Aggiustatori di Pensiero posseggono una volizione, sono sottomessi al volere dei mortali? Noi riteniamo che ciò sia dovuto al fatto che la volizione dell’Aggiustatore, benché assoluta in natura, è prepersonale in manifestazione. La volontà umana funziona sul livello di personalità della realtà universale, ed in tutto il cosmo l’impersonale — il non personale, il subpersonale ed il prepersonale — è sempre sensibile alla volontà ed agli atti della personalità esistente.

107:7.5 (1183.7) In tutto l’universo di esseri creati e di energie non personali noi non osserviamo alcuna manifestazione di volontà, di volizione, di scelta e d’amore al di fuori della personalità. Salvo che negli Aggiustatori ed in altre entità simili non vediamo funzionare in alcuna parte questi attributi della personalità in associazione con realtà impersonali. Non sarebbe corretto qualificare un Aggiustatore come subpersonale, né sarebbe appropriato alludere a questa entità come superpersonale, ma sarebbe del tutto ammissibile definirlo un essere prepersonale.

107:7.6 (1184.1) Presso i nostri ordini di esseri questi frammenti della Deità sono conosciuti come i doni divini. Noi riconosciamo che gli Aggiustatori sono di origine divina e che costituiscono la probabile prova e dimostrazione che il Padre Universale si è riservato la possibilità di comunicare direttamente ed illimitatamente con ciascuna e tutte le creature materiali in tutti i suoi regni praticamente infiniti, e tutto ciò completamente al di fuori della sua presenza nelle personalità dei suoi Figli Paradisiaci o del suo ministero indiretto attraverso le personalità dello Spirito Infinito.

107:7.7 (1184.2) Non ci sono esseri creati che non sarebbero lieti di ospitare i Monitori del Mistero, ma nessun ordine di esseri è abitato in questo modo, salvo le creature evoluzionarie dotate di volontà con destino di finalitari.

107:7.8 (1184.3) [Presentato da un Messaggero Solitario di Orvonton.]

Fascicolo 108 - Missione e ministero degli Aggiustatori di Pensiero

Il Libro di Urantia

Fascicolo 108

Missione e ministero degli Aggiustatori di Pensiero

108:0.1 (1185.1) LA MISSIONE degli Aggiustatori di Pensiero presso le razze umane è di rappresentare, di essere, il Padre Universale per le creature mortali del tempo e dello spazio; questo è il lavoro fondamentale dei doni divini. La loro missione è anche quella di elevare la mente dei mortali e di trasferire le anime immortali degli uomini fino alle altezze divine ed ai livelli spirituali di perfezione paradisiaca. E nell’esperienza di trasformare in questo modo la natura umana delle creature temporali nella natura divina dei finalitari eterni, gli Aggiustatori portano all’esistenza un tipo unico di essere, un essere consistente nell’unione eterna dell’Aggiustatore perfetto e della creatura perfezionata, che sarebbe impossibile duplicare per mezzo di qualunque altra tecnica universale.

108:0.2 (1185.2) Niente in tutto l’universo può sostituire il fatto dell’esperienza su livelli non esistenziali. Il Dio infinito è, come sempre, completo e repleto, infinitamente inclusivo di tutte le cose, salvo il male e l’esperienza di creatura. Dio non può fare sbagli, egli è infallibile. Dio non può conoscere esperienzialmente ciò di cui non ha mai fatto personalmente l’esperienza; la preconoscenza di Dio è esistenziale. Perciò lo spirito del Padre discende dal Paradiso per partecipare con i mortali finiti ad ogni esperienza autentica della carriera ascendente; è solo per mezzo di questo metodo che il Dio esistenziale poteva divenire in verità e di fatto il Padre esperienziale dell’uomo. L’infinità del Dio eterno ingloba il potenziale per l’esperienza nel finito, che si attua in verità nel ministero dei frammenti Aggiustatori che partecipano effettivamente alle esperienze delle vicissitudini di vita degli esseri umani.

1. Selezione ed assegnazione

108:1.1 (1185.3) Quando gli Aggiustatori sono inviati da Divinington per servire presso i mortali, sono identici per dotazione di divinità esistenziale, ma sono differenti per qualità esperienziali in proporzione ai loro contatti precedenti con le creature evoluzionarie ed in loro. Noi non possiamo spiegare il criterio di assegnazione degli Aggiustatori, ma riteniamo che questi doni divini siano attribuiti secondo un saggio ed efficace piano d’idoneità eterna di adattamento alla personalità abitata. Noi osserviamo che l’Aggiustatore più esperto abita spesso il tipo più elevato di mente umana; le qualità umane devono perciò essere un fattore considerevole nel determinare la selezione e l’assegnazione.

108:1.2 (1185.4) Anche se non lo sappiamo con precisione, noi crediamo fermamente che tutti gli Aggiustatori di Pensiero siano volontari. Ma prima che si offrano volontari essi sono in possesso di tutti i dati concernenti il candidato da abitare. Gli schemi serafici della genealogia e dei modelli progettati per la loro condotta di vita sono trasmessi via Paradiso al corpo di riserva degli Aggiustatori su Divinington per mezzo della tecnica di riflettività che va verso l’interno dalle capitali degli universi locali fino a quelle dei superuniversi. Questa previsione copre non solo gli antecedenti ereditari del candidato mortale, ma anche la stima della sua probabile dotazione intellettuale e spirituale. Gli Aggiustatori si offrono dunque volontari per abitare menti delle cui nature intime sono stati pienamente informati.

108:1.3 (1186.1) L’Aggiustatore che si offre volontario è particolarmente interessato a tre qualità del candidato umano:

108:1.4 (1186.2) 1. Capacità intellettuali. La mente è normale? Qual è il potenziale intellettuale, la capacità dell’intelligenza? L’individuo può svilupparsi in una creatura autentica dotata di volontà? La saggezza avrà occasione di manifestarsi?

108:1.5 (1186.3) 2. Percezione spirituale. Le prospettive di sviluppo del sentimento di riverenza, la nascita e la crescita della natura religiosa. Qual è il potenziale dell’anima, la sua probabile capacità spirituale di ricettività?

108:1.6 (1186.4) 3. Potere intellettuale e spirituale congiunti. Il grado al quale queste due facoltà possono essere associate, congiunte, in modo da produrre forza di carattere umano e contribuire all’evoluzione certa di un’anima immortale con valore di sopravvivenza.

108:1.7 (1186.5) In presenza di questi fatti, noi crediamo che i Monitori si offrano volontariamente per un’assegnazione. Probabilmente più di un Aggiustatore si offre volontario per un posto; forse gli ordini personalizzati di supervisione scelgono tra questo gruppo di Aggiustatori volontari quello che è meglio qualificato al compito di spiritualizzare e rendere eterna la personalità del candidato mortale. (Nell’assegnazione e nel servizio degli Aggiustatori il sesso della creatura non è tenuto in nessun conto.)

108:1.8 (1186.6) Il breve intervallo di tempo tra l’offrirsi volontario e l’invio effettivo dell’Aggiustatore è probabilmente impiegato nelle scuole di Divinington dei Monitori Personalizzati, dove un modello funzionante della mente mortale in attesa è utilizzato per insegnare all’Aggiustatore assegnato i piani più efficaci per l’approccio alla personalità e per la spiritualizzazione della mente. Questo modello di mente è formulato mediante una combinazione di dati forniti dal servizio di riflettività del superuniverso. Questo almeno è quanto attiene alla nostra comprensione, una credenza derivata dall’aver messo insieme le informazioni ottenute dal contatto con molti Aggiustatori Personalizzati nel corso delle lunghe carriere universali dei Messaggeri Solitari.

108:1.9 (1186.7) Quando gli Aggiustatori sono effettivamente inviati da Divinington, non trascorre praticamente alcun lasso di tempo tra il momento della partenza e quello della loro apparizione nella mente dei soggetti da loro scelti. La durata media del transito di un Aggiustatore da Divinington ad Urantia è di 117 ore, 42 minuti e 7 secondi. Praticamente tutto questo tempo è impiegato per la registrazione su Uversa.

2. Requisiti indispensabili per il soggiorno dell’aggiustatore

108:2.1 (1186.8) Benché gli Aggiustatori si offrano volontari per servire non appena le previsioni concernenti una personalità sono state trasmesse a Divinington, essi non sono effettivamente assegnati fino a che i soggetti umani non hanno preso la loro prima decisione di personalità morale. La prima scelta morale del bambino umano è automaticamente indicata nel settimo aiutante della mente e registrata istantaneamente, tramite lo Spirito Creativo dell’universo locale, sul circuito universale della gravità mentale dell’Attore Congiunto nella presenza dello Spirito Maestro che ha giurisdizione sul superuniverso, il quale trasmette subito questa informazione a Divinington. Gli Aggiustatori raggiungono i loro soggetti umani su Urantia mediamente poco prima del sesto anno d’età. Nella presente generazione trascorrono cinque anni, dieci mesi e quattro giorni; cioè 2.134 giorni di vita terrestre.

108:2.2 (1187.1) Gli Aggiustatori non possono invadere la mente mortale prima che sia stata debitamente preparata dal ministero interiore degli spiriti aiutanti della mente e messa in circuito nello Spirito Santo. E ciò richiede l’azione coordinata di tutti e sette gli aiutanti per qualificare così la mente umana a ricevere un Aggiustatore. La mente della creatura deve manifestare la tendenza all’adorazione ed indicare il funzionamento della saggezza mostrando la sua attitudine a scegliere tra i valori emergenti del bene e del male — la scelta morale.

108:2.3 (1187.2) In tal modo lo scenario della mente umana è pronto per ricevere gli Aggiustatori, ma di regola generale essi non vengono immediatamente ad abitare tali menti, salvo sui mondi in cui lo Spirito della Verità funziona come coordinatore spirituale di questi differenti ministeri spirituali. Se questo spirito dei Figli di conferimento è presente, gli Aggiustatori giungono infallibilmente non appena il settimo spirito aiutante della mente comincia a funzionare e segnala allo Spirito Madre d’Universo che ha raggiunto in potenza la coordinazione dei sei aiutanti associati che avevano precedentemente portato il loro ministero in tale intelletto mortale. Per questo gli Aggiustatori divini sono stati universalmente conferiti a tutte le menti normali di status morale di Urantia dal giorno della Pentecoste.

108:2.4 (1187.3) Anche in una mente dotata dello Spirito della Verità gli Aggiustatori non possono invadere arbitrariamente l’intelletto umano prima dell’apparizione di una decisione morale. Ma quando una tale decisione morale è stata presa, questo aiuto spirituale assume la sua giurisdizione diretta da Divinington. Non ci sono intermediari od altre autorità o poteri intermedi che intervengono tra gli Aggiustatori divini ed i loro soggetti umani; Dio e l’uomo sono collegati direttamente.

108:2.5 (1187.4) Prima che lo Spirito della Verità sia sparso sugli abitanti di un mondo evoluzionario, il conferimento degli Aggiustatori sembra essere determinato da numerose influenze spirituali e da molti comportamenti della personalità. Noi non comprendiamo pienamente le leggi che governano questi conferimenti; non comprendiamo esattamente ciò che determina l’invio degli Aggiustatori che si sono offerti volontari per abitare tali menti in evoluzione. Osserviamo, tuttavia, numerose influenze e condizioni che sembrano essere associate all’arrivo degli Aggiustatori in queste menti prima del conferimento dello Spirito dello Verità, e sono:

108:2.6 (1187.5) 1. L’assegnazione di guardiani serafici personali. Se un mortale non è stato precedentemente abitato da un Aggiustatore, l’assegnazione di un guardiano personale fa arrivare subito l’Aggiustatore. Esiste una relazione definita ma sconosciuta tra il ministero degli Aggiustatori ed il ministero dei guardiani serafici personali.

108:2.7 (1187.6) 2. Il raggiungimento del terzo cerchio di conseguimento intellettuale e di realizzazione spirituale. Io ho osservato degli Aggiustatori che arrivavano in menti mortali che raggiungevano il terzo cerchio, ancora prima che questo risultato fosse stato segnalato alle personalità dell’universo locale incaricate di tali questioni.

108:2.8 (1187.7) 3. Il fatto di prendere una decisione suprema d’importanza spirituale straordinaria. Tale comportamento umano in una crisi planetaria in cui la persona è coinvolta, è generalmente seguito dall’arrivo immediato di un Aggiustatore in attesa.

108:2.9 (1187.8) 4. Lo spirito di fratellanza. Indipendentemente dal raggiungimento dei cerchi psichici e dall’assegnazione di guardiani personali — in assenza di qualcosa che somigli ad una decisione di crisi — quando un mortale in evoluzione è dominato dall’amore per i suoi simili e si consacra al ministero disinteressato verso i suoi fratelli nella carne, l’Aggiustatore in attesa scende invariabilmente ad abitare la mente di tale mortale.

108:2.10 (1188.1) 5. La dichiarazione dell’intenzione di fare la volontà di Dio. Noi osserviamo che molti mortali dei mondi dello spazio sembrano pronti a ricevere degli Aggiustatori, e tuttavia i Monitori non appaiono. Continuiamo ad osservare tali creature mentre vivono giorno per giorno, e ben presto pacificamente, quasi inconsciamente, arrivano alla decisione di cominciare a fare la volontà del Padre che è nei cieli. Ed allora notiamo l’invio immediato degli Aggiustatori di Pensiero.

108:2.11 (1188.2) 6. L’influenza dell’Essere Supremo. Su mondi in cui gli Aggiustatori non si fondono con le anime in evoluzione degli abitanti mortali, noi osserviamo che degli Aggiustatori sono talvolta attribuiti in risposta ad influenze che sono completamente al di là della nostra comprensione. Noi ipotizziamo che questi conferimenti siano determinati da un’azione cosmica riflessa che ha origine nell’Essere Supremo. Quanto al perché questi Aggiustatori non possono fondersi o non si fondono con questo tipo di mente mortale in evoluzione, noi non lo sappiamo. Queste operazioni non ci sono mai state rivelate.

3. L’organizzazione e l’amministrazione

108:3.1 (1188.3) Per quanto ne sappiamo, gli Aggiustatori sono organizzati come un’unità operativa indipendente nell’universo degli universi e sono apparentemente amministrati direttamente da Divinington. Essi sono uniformi in tutti i sette superuniversi e tutti gli universi locali sono serviti da tipi identici di Monitori del Mistero. Noi sappiamo per osservazione che esistono numerose serie di Aggiustatori che implicano un’organizzazione che si estende attraverso razze, su dispensazioni, ed in mondi, sistemi ed universi. È tuttavia estremamente difficile seguire le tracce di questi doni divini perché funzionano in modo intercambiabile in tutto il grande universo.

108:3.2 (1188.4) Una lista completa degli Aggiustatori esiste (all’esterno di Divinington) solo nelle capitali dei sette superuniversi. Il numero e l’ordine di ciascun Aggiustatore che risiede in ogni creatura ascendente sono indicati dalle autorità del Paradiso alla capitale del superuniverso, da dove sono comunicati alla capitale dell’universo locale interessato e trasmessi allo specifico pianeta implicato. Ma gli archivi dell’universo locale non rivelano il numero totale degli Aggiustatori di Pensiero; gli archivi di Nebadon contengono soltanto il numero di Aggiustatori assegnati all’universo locale, qual è indicato dai rappresentanti degli Antichi dei Giorni. La reale consistenza del numero completo di Aggiustatori è conosciuta soltanto su Divinington.

108:3.3 (1188.5) I soggetti umani sono spesso conosciuti con il numero del loro Aggiustatore; i mortali non ricevono dei veri nomi universali prima della fusione con il loro Aggiustatore, la cui unione è segnalata dall’assegnazione del nuovo nome alla nuova creatura da parte del guardiano del destino.

108:3.4 (1188.6) Anche se noi conosciamo gli archivi degli Aggiustatori di Pensiero in Orvonton, e benché non abbiamo assolutamente alcuna autorità su di loro né alcuna connessione amministrativa con loro, crediamo fermamente che esista un collegamento amministrativo molto stretto tra i singoli mondi degli universi locali e la dimora centrale dei doni divini su Divinington. Noi sappiamo che a seguito dell’apparizione di un Figlio di conferimento del Paradiso un mondo evoluzionario ha un Aggiustatore Personalizzato assegnato ad esso come supervisore planetario degli Aggiustatori.

108:3.5 (1189.1) È interessante notare che gli ispettori dell’universo locale, quando procedono all’esame di un pianeta, si rivolgono sempre al capo planetario degli Aggiustatori di Pensiero, così come danno istruzioni ai capi dei serafini e ai dirigenti degli altri ordini di esseri assegnati all’amministrazione di un mondo in evoluzione. Non molto tempo fa Urantia è stato sottoposto ad una simile ispezione periodica da parte di Tabamantia, il supervisore supremo di tutti i pianeti sperimentali di vita nell’universo di Nebadon. Gli archivi rivelano che, in aggiunta alle rimostranze e alle critiche da lui formulate ai diversi capi delle personalità superumane, egli ha anche espresso il seguente riconoscimento al capo degli Aggiustatori; non sappiamo esattamente se Tabamantia fosse situato sul pianeta, su Salvington, su Uversa o su Divinington, ma egli disse:

108:3.6 (1189.2) “Ora io vengo a voi, di gran lunga superiori a me, come uno che ha l’autorità temporanea sulle serie planetarie sperimentali; e vengo per esprimere la mia ammirazione ed il mio profondo rispetto per questo magnifico gruppo di ministri celesti, i Monitori del Mistero, che si è offerto volontario per servire su questa sfera irregolare. Per quanto difficili siano le crisi, voi non vacillate mai. Né negli annali di Nebadon né davanti alle commissioni di Orvonton è mai stata presentata un’accusa contro un Aggiustatore divino. Voi siete stati leali nei vostri incarichi; siete stati divinamente fedeli. Avete aiutato ad aggiustare gli errori ed a compensare le deficienze di tutti coloro che lavorano su questo pianeta sconvolto. Siete degli esseri meravigliosi, custodi del bene delle anime di questo regno arretrato. Io vi rendo omaggio anche se siete apparentemente sotto la mia giurisdizione come ministri volontari. M’inchino davanti a voi in umile riconoscimento del vostro splendido altruismo, del vostro ministero comprensivo e della vostra devozione imparziale. Voi meritate il nome di servitori simili a Dio degli abitanti mortali di questo mondo lacerato dai conflitti, colpito dal dolore ed afflitto dalle malattie. Io vi onoro! Quasi vi venero!”

108:3.7 (1189.3) A seguito di una serie di fatti tendenti a provarlo, noi crediamo che gli Aggiustatori siano perfettamente organizzati, che esista un’amministrazione profondamente intelligente ed efficace che dirige questi doni divini da una lontanissima sorgente centrale, probabilmente Divinington. Noi sappiamo che essi vengono ai mondi da Divinington e che indubbiamente vi ritornano dopo la morte dei loro soggetti.

108:3.8 (1189.4) Tra gli ordini spirituali superiori è molto difficile scoprire i meccanismi d’amministrazione. Il mio ordine di personalità, pur impegnato nel compimento dei nostri specifici doveri, sta senza dubbio collaborando inconsciamente con numerosi altri gruppi di sub-Deità personali ed impersonali, che stanno operando congiuntamente da agenti di collegamento nell’immenso universo. Noi sospettiamo di stare servendo in questo modo perché siamo il solo gruppo di creature personalizzate (all’infuori degli Aggiustatori Personalizzati) che sia uniformemente cosciente della presenza di numerosi ordini di entità prepersonali.

108:3.9 (1189.5) Noi siamo coscienti della presenza degli Aggiustatori, che sono frammenti della Deità prepersonale della Prima Sorgente e Centro. Sentiamo la presenza degli Spiriti Trinitari Ispirati, che sono espressioni superpersonali della Trinità del Paradiso. Individuiamo infallibilmente anche la presenza spirituale di certi ordini non rivelati originati dal Figlio Eterno e dallo Spirito Infinito, e non siamo del tutto insensibili anche ad altre entità che non vi sono rivelate.

108:3.10 (1190.1) I Melchizedek di Nebadon insegnano che i Messaggeri Solitari sono i coordinatori della personalità di queste varie influenze via via che sono registrate nella Deità in espansione dell’Essere Supremo evoluzionario. È molto probabile che noi partecipiamo all’unificazione esperienziale di molti dei fenomeni inspiegati del tempo, ma non siamo coscientemente certi di funzionare in questo modo.

4. Relazione con altre influenze spirituali

108:4.1 (1190.2) A parte una possibile coordinazione con altri frammenti della Deità, gli Aggiustatori sono completamente soli nella loro sfera d’attività nella mente dei mortali. I Monitori del Mistero dimostrano eloquentemente il fatto che, sebbene il Padre possa avere apparentemente rinunciato all’esercizio di ogni potere ed autorità personali diretti in tutto il grande universo, nonostante questo atto di abnegazione a favore dei Creatori Supremi figli delle Deità del Paradiso, il Padre si è certamente riservato il diritto incontestabile di essere presente nella mente e nell’anima delle sue creature in evoluzione allo scopo di poter attirare a sé tutti gli esseri creati, in coordinazione con la gravità spirituale dei Figli Paradisiaci. Il vostro Figlio Paradisiaco di conferimento, mentre era ancora su Urantia, disse: “Io, se sarò elevato, attirerò tutti gli uomini.” Questo potere d’attrazione spirituale dei Figli Paradisiaci e dei loro associati creativi noi lo riconosciamo e lo comprendiamo, ma non comprendiamo così pienamente i metodi del Padre infinitamente saggio quando opera in questi Monitori del Mistero che vivono e lavorano così valorosamente nella mente umana, ed attraverso di loro.

108:4.2 (1190.3) Queste presenze misteriose, pur non subordinate al lavoro dell’universo degli universi, né coordinate né apparentemente collegate con esso, e benché operanti indipendentemente nella mente dei figli degli uomini, spingono incessantemente le creature in cui dimorano verso ideali divini, attirandole sempre più in alto verso gli scopi e i disegni di una vita futura migliore. Questi Monitori del Mistero aiutano continuamente a stabilire il dominio spirituale di Micael in tutto l’universo di Nebadon, contribuendo misteriosamente alla stabilizzazione della sovranità degli Antichi dei Giorni in Orvonton. Gli Aggiustatori sono la volontà di Dio, e poiché i Creatori Supremi, figli di Dio, incorporano anch’essi personalmente la stessa volontà, è inevitabile che le azioni degli Aggiustatori e la sovranità dei sovrani dell’universo siano mutualmente interdipendenti. Benché apparentemente non connesse, la presenza del Padre negli Aggiustatori e la sovranità del Padre in Micael di Nebadon devono essere manifestazioni differenti della stessa divinità.

108:4.3 (1190.4) Gli Aggiustatori di Pensiero sembrano andare e venire del tutto indipendentemente da ogni altra presenza spirituale; essi sembrano operare secondo leggi universali totalmente differenti da quelle che governano e controllano le attività di tutte le altre influenze spirituali. Ma malgrado questa apparente indipendenza, un’osservazione prolungata rivela indiscutibilmente che essi operano nella mente umana in perfetta sincronia e coordinazione con tutti gli altri ministeri spirituali, inclusi gli spiriti aiutanti della mente, lo Spirito Santo, lo Spirito della Verità ed altre influenze.

108:4.4 (1190.5) Quando un mondo è isolato a seguito di una ribellione, quando un pianeta è tagliato fuori da tutti i circuiti di comunicazione esterna, come lo fu Urantia dopo la sollevazione di Caligastia, all’infuori dei messaggeri personali rimane soltanto una possibilità di comunicazione interplanetaria od universale diretta, ed è mediante il collegamento degli Aggiustatori delle sfere. Qualunque cosa accada su un mondo o in un universo, gli Aggiustatori non sono mai direttamente coinvolti. L’isolamento di un pianeta non riguarda in alcun modo gli Aggiustatori e la loro capacità di comunicare con qualunque parte dell’universo locale, del superuniverso o dell’universo centrale. Questa è la ragione per cui vengono così frequentemente stabiliti dei contatti con gli Aggiustatori supremi ed auto-operanti del corpo di riserva del destino sui mondi in quarantena. Si fa ricorso a questa tecnica come mezzo per superare gli handicap dell’isolamento planetario. In anni recenti ha funzionato su Urantia il circuito degli arcangeli, ma questo mezzo di comunicazione è strettamente limitato alle operazioni del corpo stesso degli arcangeli.

108:4.5 (1191.1) Noi siamo al corrente di molti fenomeni spirituali che si producono nell’immenso universo e che non riusciamo a comprendere totalmente. Non siamo ancora padroni di tutto ciò che accade attorno a noi; ed io credo che molto di questo lavoro insondabile sia compiuto dai Messaggeri di Gravità e da certi tipi di Monitori del Mistero. Io non credo che gli Aggiustatori si dedichino unicamente a rimodellare le menti umane. Sono persuaso che i Monitori Personalizzati ed altri ordini di spiriti prepersonali non rivelati rappresentino il contatto diretto ed inspiegato del Padre Universale con le creature dei mondi abitati.

5. La missione degli Aggiustatori

108:5.1 (1191.2) Gli Aggiustatori accettano un incarico difficile quando si offrono volontari per abitare degli esseri compositi come quelli che vivono su Urantia. Ma essi si sono assunti il compito di vivere nella vostra mente, di ricevervi le raccomandazioni delle intelligenze spirituali dei regni e poi d’impegnarsi a ridettare o a tradurre questi messaggi spirituali alla mente materiale; essi sono indispensabili per l’ascensione al Paradiso.

108:5.2 (1191.3) Ciò che l’Aggiustatore di Pensiero non può utilizzare nella vostra vita presente, quelle verità che non riesce a trasmettere all’uomo unito a lui, le conserverà fedelmente per utilizzarle nel vostro successivo stadio d’esistenza, come egli porta attualmente di cerchio in cerchio quegli elementi che non riesce ad incorporare nell’esperienza del suo soggetto umano a causa dell’incapacità, o della non riuscita, della creatura di fornire un grado sufficiente di cooperazione.

108:5.3 (1191.4) Di una cosa potete essere certi: gli Aggiustatori non perderanno mai niente di ciò che è affidato alle loro cure; noi non abbiamo mai saputo di mancanze di questi aiuti spirituali. Gli angeli ed altri tipi elevati di esseri spirituali, non eccettuato il tipo di Figli degli universi locali, possono occasionalmente abbracciare il male, possono talvolta deviare dalla via divina, ma gli Aggiustatori non vacillano mai. Essi sono assolutamente affidabili, e questo è ugualmente vero per tutti e sette i loro gruppi.

108:5.4 (1191.5) Il vostro Aggiustatore è il potenziale del vostro nuovo e prossimo ordine d’esistenza, il dono anticipato della vostra filiazione eterna con Dio. Mediante e con il consenso della vostra volontà, l’Aggiustatore ha il potere di sottomettere le tendenze di creatura della mente materiale all’azione trasformatrice delle motivazioni e dei propositi dell’anima morontiale emergente.

108:5.5 (1191.6) I Monitori del Mistero non aiutano a pensare; essi sono degli aggiustatori di pensiero. Essi lavorano con la mente materiale allo scopo di costruire, mediante l’aggiustamento e la spiritualizzazione, una nuova mente per i nuovi mondi ed il nuovo nome della vostra carriera futura. La loro missione concerne principalmente la vita futura, non questa vita. Essi sono chiamati aiuti celesti, non aiuti terrestri. Essi non cercano di rendere facile la carriera mortale; si occupano piuttosto di rendere la vostra vita ragionevolmente difficile ed accidentata, affinché le vostre decisioni siano stimolate e moltiplicate. La presenza di un grande Aggiustatore di Pensiero non dona facilità di vita e libertà dal pensare intensamente, ma questo dono divino dovrebbe conferire una sublime pace mentale ed una stupenda tranquillità di spirito.

108:5.6 (1192.1) Le vostre emozioni passeggere e sempre mutevoli di gioia e di tristezza sono per lo più delle reazioni puramente umane e materiali al vostro clima psichico interiore ed al vostro ambiente materiale esteriore. Non contate quindi sull’Aggiustatore per una consolazione egoista ed un conforto umano. Il compito dell’Aggiustatore è di prepararvi all’avventura eterna, di assicurare la vostra sopravvivenza. La missione del Monitore di Mistero non è di addolcire i vostri sentimenti d’irritazione o di curare il vostro orgoglio ferito; è la preparazione della vostra anima alla lunga carriera ascendente che impegna l’attenzione ed occupa il tempo dell’Aggiustatore.

108:5.7 (1192.2) Io dubito di essere capace di spiegarvi esattamente quello che fanno gli Aggiustatori nella vostra mente e per la vostra anima. Io non credo di conoscere pienamente quello che avviene veramente nell’associazione cosmica di un Monitore divino e di una mente umana. Ciò è tutto un po’ misterioso per noi, non quanto al piano ed al disegno, ma quanto al modo effettivo di compimento. Proprio per questo noi ci troviamo di fronte ad una difficoltà così grande nel dare un nome appropriato a questi doni celesti fatti agli uomini mortali.

108:5.8 (1192.3) Gli Aggiustatori di Pensiero vorrebbero cambiare i vostri sentimenti di paura in convinzioni d’amore e di fiducia; ma essi non possono farlo arbitrariamente e meccanicamente; ciò è compito vostro. Eseguendo quelle decisioni che vi liberano dalla schiavitù della paura, voi fornite letteralmente il fulcro fisico sul quale l’Aggiustatore può successivamente appoggiare una leva spirituale d’illuminazione che vi eleva e vi fa progredire.

108:5.9 (1192.4) Quando si giunge ai conflitti acuti e ben definiti tra le tendenze superiori e quelle inferiori delle razze, tra ciò che è realmente giusto o sbagliato (non semplicemente ciò che voi potete chiamare giusto e sbagliato), potete contare sul fatto che l’Aggiustatore parteciperà sempre in maniera definita ed attiva a queste esperienze. Il fatto che tale attività dell’Aggiustatore possa essere inconscia nel partner umano non sminuisce in alcun modo il suo valore e la sua realtà.

108:5.10 (1192.5) Se voi avete un guardiano personale del destino e non riuscite a sopravvivere, quell’angelo guardiano dovrà essere giudicato per ricevere giustificazione relativamente alla fedele esecuzione del suo incarico. Gli Aggiustatori di Pensiero invece non sono sottoposti a tale inchiesta quando i loro soggetti non riescono a sopravvivere. Noi tutti sappiamo che, mentre è possibile che un angelo possa non raggiungere la perfezione di ministero, gli Aggiustatori di Pensiero operano secondo la perfezione del Paradiso; il loro ministero è caratterizzato da una tecnica senza difetti che va oltre la possibilità di critica da parte di qualsiasi essere esterno a Divinington. Voi avete delle guide perfette; perciò la meta della perfezione è certamente raggiungibile.

6. Dio nell’uomo

108:6.1 (1192.6) È veramente una meraviglia di condiscendenza divina per degli Aggiustatori elevati e perfetti offrirsi per un’esistenza reale nella mente di creature materiali, quali i mortali di Urantia, per compiere veramente un’unione probatoria con degli esseri terrestri di origine animale.

108:6.2 (1193.1) Qualunque sia lo status precedente degli abitanti di un mondo, successivamente al conferimento di un Figlio divino e a quello dello Spirito della Verità a tutti gli umani, gli Aggiustatori si affollano su tale mondo per dimorare nella mente di tutte le creature normali dotate di volontà. Dopo il completamento della missione di un Figlio Paradisiaco di conferimento, questi Monitori diventano veramente il “regno dei cieli dentro di voi”. Con il conferimento dei doni divini il Padre si avvicina quanto più possibile al peccato e al male, perché è letteralmente vero che l’Aggiustatore deve coesistere nella mente mortale proprio in mezzo all’iniquità umana. Gli Aggiustatori interiori sono particolarmente tormentati dai pensieri puramente meschini ed egoisti; essi sono addolorati dall’irriverenza verso ciò che è bello e divino, e sono praticamente ostacolati nella loro opera da molte delle assurde paure animali ed ansietà infantili dell’uomo.

108:6.3 (1193.2) I Monitori del Mistero sono indubbiamente il conferimento del Padre Universale, il riflesso dell’immagine di Dio proiettata nell’universo. Un grande maestro avvertì un tempo gli uomini che dovevano rinnovarsi nello spirito della loro mente; che dovevano trasformarsi in uomini nuovi, simili a Dio, creati in rettitudine ed in completezza di verità. L’Aggiustatore è il marchio della divinità, la presenza di Dio. L’ “immagine di Dio” non si riferisce alla somiglianza fisica né ai limiti circoscritti delle doti materiali delle creature, ma piuttosto al dono della presenza spirituale del Padre Universale nel conferimento celeste degli Aggiustatori di Pensiero alle umili creature degli universi.

108:6.4 (1193.3) L’Aggiustatore è la sorgente della realizzazione spirituale e la speranza di un carattere divino in voi. Egli è il potere, il privilegio e la possibilità di sopravvivenza, che vi distinguono così pienamente ed eternamente dalle creature meramente animali. Egli è lo stimolo spirituale superiore e veramente interiore del pensiero, in contrasto con lo stimolo esterno e fisico che raggiunge la mente attraverso il meccanismo nervoso-energetico del corpo materiale.

108:6.5 (1193.4) Questi fedeli custodi della carriera futura duplicano infallibilmente ogni creazione mentale con una contropartita spirituale; lentamente e sicuramente essi vi ricreano quali siete realmente (soltanto spiritualmente) per la risurrezione sui mondi della sopravvivenza. Tutte queste squisite nuove creazioni spirituali sono preservate nella realtà emergente della vostra anima immortale in evoluzione, il vostro io morontiale. Queste realtà esistono effettivamente, nonostante che l’Aggiustatore sia raramente in grado di elevare queste riproduzioni a sufficienza da esporle alla luce della coscienza.

108:6.6 (1193.5) E come voi ne siete il genitore umano, così l’Aggiustatore è il genitore divino della vostra persona reale, del vostro io superiore in progresso, del vostro io morontiale migliore e del vostro io spirituale futuro. Ed è quest’anima morontiale in evoluzione che i giudici ed i censori discernono quando decretano la vostra sopravvivenza e vi elevano in nuovi mondi e nell’esistenza eterna in collegamento perpetuo con il vostro fedele partner — Dio, l’Aggiustatore.

108:6.7 (1193.6) Gli Aggiustatori sono gli antenati eterni, gli originari divini, delle vostre anime immortali in evoluzione; sono la spinta incessante che porta l’uomo a tentare di governare l’esistenza materiale presente alla luce della carriera spirituale futura. I Monitori sono i prigionieri di una speranza imperitura, le sorgenti di una progressione eterna. E quanto sono felici di comunicare con i loro soggetti attraverso canali più o meno diretti! Quanto godono quando possono fare a meno di simboli e di altri metodi indiretti per indirizzare come lampi i loro messaggi all’intelletto dei loro partner umani!

108:6.8 (1194.1) Voi umani avete dato avvio allo schiudersi interminabile di un panorama quasi infinito, un’espansione illimitata di sfere senza fine e sempre più vaste, che vi offrono delle opportunità di servizio stimolante, di avventure incomparabili, d’incertezze sublimi e di compimenti senza confini. Quando le nubi si addensano sopra di voi, la vostra fede dovrebbe accettare il fatto della presenza dell’Aggiustatore interiore, e voi dovreste quindi essere capaci di guardare oltre le nebbie dell’incertezza umana, nel bagliore scintillante del sole d’eterna rettitudine sulle altezze invitanti dei mondi delle dimore di Satania.

108:6.9 (1194.2) [Presentato da un Messaggero Solitario di Orvonton.]

Fascicolo 109 - Relazione degli Aggiustatori con le creature dell’universo

Il Libro di Urantia

Fascicolo 109

Relazione degli Aggiustatori con le creature dell’universo

109:0.1 (1195.1) GLI Aggiustatori di Pensiero sono i figli della carriera universale, ed in verità gli Aggiustatori vergini devono acquisire esperienza mentre le creature mortali crescono e si sviluppano. Come la personalità del bambino umano cresce attraverso le lotte dell’esperienza evoluzionaria, così l’Aggiustatore cresce nel corso delle prove preparatorie allo stadio successivo della vita ascendente. Come il bambino acquisisce flessibilità di adattamento in vista delle sue attività di adulto mediante la vita sociale e di gioco dell’infanzia terrena, così l’Aggiustatore interiore acquisisce abilità per lo stadio successivo di vita cosmica in virtù della pianificazione e della prova preliminare, sul piano mortale, di quelle attività che hanno a che fare con la carriera morontiale. L’esistenza umana costituisce un periodo di pratica che è efficacemente utilizzato dall’Aggiustatore per prepararsi alle accresciute responsabilità ed alle maggiori opportunità di una vita futura. Ma gli sforzi dell’Aggiustatore mentre vive in voi non sono tanto rivolti agli affari della vita temporale e dell’esistenza planetaria. Oggi gli Aggiustatori di Pensiero stanno, per così dire, facendo le prove delle realtà della carriera universale nelle menti in evoluzione degli esseri umani.

1. Lo sviluppo degli Aggiustatori

109:1.1 (1195.2) Ci deve essere un piano completo e minuzioso per la preparazione e lo sviluppo degli Aggiustatori vergini prima che siano inviati fuori di Divinington, ma noi in realtà non sappiamo molto su questo. Esiste indubbiamente anche un esteso sistema per ripreparare gli Aggiustatori con esperienza di residenza in un mortale prima che s’imbarchino in nuove missioni di associazione con un altro mortale, ma anche in questo caso in realtà non lo sappiamo.

109:1.2 (1195.3) Mi è stato riferito da Aggiustatori Personalizzati che ogni volta che un mortale abitato da un Monitore non riesce a sopravvivere, quando l’Aggiustatore ritorna a Divinington è sottoposto ad un corso di preparazione complementare. Questo addestramento addizionale è reso possibile dall’esperienza di aver dimorato in un essere umano, ed è sempre impartito prima che l’Aggiustatore sia rimandato nei mondi evoluzionari del tempo.

109:1.3 (1195.4) L’effettiva esperienza vivente non ha alcun sostituto cosmico. La perfezione di divinità di un Aggiustatore di Pensiero appena formato non dota in alcun modo questo Monitore del Mistero di una capacità sperimentata di ministero. L’esperienza è inseparabile da un’esistenza vivente; essa è l’unica cosa che nessuna quantità di doni divini può dispensarvi dalla necessità di acquisire per mezzo di una effettiva vita. Perciò, alla stregua di tutti gli esseri che vivono ed operano nella sfera attuale del Supremo, gli Aggiustatori di Pensiero devono acquisire esperienza; devono evolversi dai gruppi inferiori senza esperienza fino a quelli superiori più esperti.

109:1.4 (1196.1) Gli Aggiustatori passano per una inerente e ben determinata carriera di sviluppo definito nella mente dei mortali; ottengono una realtà di realizzazione che è eternamente loro. Essi acquisiscono progressivamente la perizia e l’abilità di Aggiustatore a seguito di tutti i loro contatti con le razze materiali, indipendentemente dalla sopravvivenza o meno dei loro soggetti mortali particolari. Essi sono anche associati alla pari con la mente umana nel favorire l’evoluzione dell’anima immortale con capacità di sopravvivenza.

109:1.5 (1196.2) Il primo stadio di evoluzione degli Aggiustatori è raggiunto nella fusione con l’anima sopravvivente di un essere mortale. In tal modo, mentre voi vi evolvete per natura verso l’interno e verso l’alto dall’uomo fino a Dio, gli Aggiustatori si evolvono verso l’esterno e verso il basso da Dio fino all’uomo; e così il prodotto finale di questa unione di divinità e di umanità sarà eternamente il figlio dell’uomo ed il figlio di Dio.

2. Gli Aggiustatori auto-operanti

109:2.1 (1196.3) Voi siete stati informati della classificazione degli Aggiustatori in relazione alla loro esperienza — vergini, avanzati e supremi. Si deve anche riconoscere una certa classificazione per funzioni — gli Aggiustatori auto-operanti. Un Aggiustatore auto-operante è un Aggiustatore che:

109:2.2 (1196.4) 1. Ha acquisito una certa esperienza necessaria nella vita in evoluzione di una creatura dotata di volontà, sia come residente temporaneo su un tipo di mondo in cui gli Aggiustatori sono solo prestati ai soggetti mortali, sia su un pianeta in cui la fusione è effettiva ma l’umano non è riuscito a sopravvivere. Tale Monitore è un Aggiustatore avanzato o supremo.

109:2.3 (1196.5) 2. Ha acquisito l’equilibrio del potere spirituale in un umano che ha superato il terzo cerchio psichico e si è visto assegnare un guardiano serafico personale.

109:2.4 (1196.6) 3. Ha un soggetto che ha preso la decisione suprema, che si è impegnato solennemente e sinceramente con l’Aggiustatore. L’Aggiustatore vede in anticipo il momento dell’effettiva fusione e considera l’unione come un fatto compiuto.

109:2.5 (1196.7) 4. Ha un soggetto che è stato arruolato in uno dei corpi di riserva del destino su un mondo evoluzionario d’ascensione dei mortali.

109:2.6 (1196.8) 5. Ad un dato momento, durante il sonno umano, è stato temporaneamente staccato dalla mente del mortale in cui era confinato per compiere un’azione di collegamento, di contatto, di nuova registrazione, od un altro servizio extraumano associato all’amministrazione spirituale del mondo cui è assegnato.

109:2.7 (1196.9) 6. Ha servito in tempo di crisi nell’esperienza di un essere umano che era il complemento materiale di una personalità spirituale incaricata di compiere una missione cosmica essenziale all’economia spirituale del pianeta.

109:2.8 (1196.10) Gli Aggiustatori auto-operanti sembrano possedere un considerevole grado di volontà in tutte le questioni che non coinvolgono la personalità umana in cui risiedono direttamente, com’è indicato dalle loro numerose azioni dentro e fuori i soggetti mortali ai quali sono assegnati. Tali Aggiustatori partecipano a numerose attività del regno, ma funzionano più spesso come residenti non identificati dei tabernacoli terreni da loro stessi scelti.

109:2.9 (1196.11) Indubbiamente questi tipi di Aggiustatori più elevati e più esperti possono comunicare con quelli di altri regni. Ma se gli Aggiustatori auto-operanti comunicano in questo modo tra di loro, lo fanno soltanto sui livelli della loro reciproca attività ed allo scopo di preservare dei dati da custodire essenziali al ministero degli Aggiustatori nei regni in cui soggiornano, sebbene si sia saputo che in talune occasioni essi hanno agito in questioni interplanetarie durante tempi di crisi.

109:2.10 (1197.1) Gli Aggiustatori supremi ed auto-operanti possono lasciare il corpo umano a volontà. Questi residenti non sono una parte organica o biologica della vita di un mortale; sono sovrapposizioni divine della stessa. Nei piani di vita originali essi sono stati previsti, ma non sono indispensabili all’esistenza materiale. Si deve tuttavia notare che molto raramente, seppur temporaneamente, essi lasciano i loro tabernacoli mortali una volta che hanno iniziato a risiedervi.

109:2.11 (1197.2) Gli Aggiustatori che agiscono su un piano superiore sono quelli che hanno portato a termine con successo gli incarichi loro assegnati ed attendono soltanto la dissoluzione del veicolo della vita materiale o la traslazione dell’anima immortale.

3. Relazione degli Aggiustatori con i tipi mortali

109:3.1 (1197.3) Il carattere del lavoro specifico dei Monitori del Mistero varia in conformità alla natura della loro destinazione, a seconda che siano Aggiustatori di collegamento o di fusione. Certi Aggiustatori sono semplicemente prestati per la durata della vita temporale dei loro soggetti; altri sono conferiti come candidati alla personalità con il permesso di fondersi per l’eternità se i loro soggetti sopravvivono. C’è anche una leggera variazione nel loro lavoro tra i differenti tipi planetari, così come nei differenti sistemi ed universi. Ma nell’insieme le loro attività sono notevolmente uniformi, più di quanto lo siano i compiti di tutti gli ordini creati di esseri celesti.

109:3.2 (1197.4) Su certi mondi primitivi (il gruppo della serie uno) gli Aggiustatori dimorano nella mente delle creature come addestramento esperienziale, principalmente per istruirsi e svilupparsi progressivamente. Degli Aggiustatori vergini sono generalmente mandati su tali mondi durante i tempi iniziali in cui gli uomini primitivi stanno arrivando nella valle della decisione, ma in cui relativamente pochi di loro scelgono di elevarsi alle altezze morali che oltrepassano l’autodominio e l’acquisizione del carattere per raggiungere i livelli superiori della spiritualità emergente. (Molti, tuttavia, che non riescono a fondersi con il loro Aggiustatore sopravvivono come ascendenti fusi con lo Spirito.) Gli Aggiustatori ricevono una preziosa preparazione ed acquisiscono un’esperienza meravigliosa nell’associazione transitoria con le menti primitive, e possono utilizzare successivamente questa esperienza a beneficio di esseri superiori su altri mondi. Niente di ciò che ha valore di sopravvivenza è mai perduto in tutto l’immenso universo.

109:3.3 (1197.5) Su un altro tipo di mondo (il gruppo della serie due) gli Aggiustatori sono semplicemente prestati agli esseri mortali. Qui i Monitori non possono mai raggiungere la personalità per fusione mediante tale residenza, ma portano un grande aiuto ai loro soggetti umani durante la loro vita mortale, molto più di quanto possano darne ai mortali di Urantia. Gli Aggiustatori sono qui prestati alle creature mortali per la durata di una sola vita come modelli per la loro realizzazione spirituale superiore, come aiutanti temporanei nel compito affascinante di perfezionare un carattere suscettibile di sopravvivere. Gli Aggiustatori non ritornano dopo la morte naturale; questi mortali sopravviventi raggiungono la vita eterna per fusione con lo Spirito.

109:3.4 (1197.6) Su mondi come Urantia (il gruppo della serie tre) c’è una reale relazione con i doni divini, un impegno per la vita e per la morte. Se voi sopravviverete ci sarà un’unione eterna, una fusione perpetua; sarà fatto dell’uomo e dell’Aggiustatore un solo essere.

109:3.5 (1197.7) Nei mortali a tre cervelli di questa serie di mondi, gli Aggiustatori riescono a stabilire un contatto reale molto più esteso con i loro soggetti durante la loro vita temporale che non in tipi ad uno o a due cervelli. Ma nella carriera successiva alla morte i tipi a tre cervelli procedono esattamente come il tipo ad un cervello e come i popoli a due cervelli — le razze di Urantia.

109:3.6 (1198.1) Sui mondi abitati da bicerebrali, successivamente al soggiorno di un Figlio Paradisiaco di conferimento, raramente sono assegnati Aggiustatori vergini a persone che hanno indubbie capacità per sopravvivere. Noi crediamo che su tali mondi praticamente tutti gli Aggiustatori che dimorano negli uomini e nelle donne intelligenti che hanno la capacità di sopravvivere appartengano al tipo avanzato o al tipo supremo.

109:3.7 (1198.2) In molte delle razze evoluzionarie primitive di Urantia esistevano tre gruppi di esseri. C’erano quelli che erano così prossimi agli animali da essere totalmente privi della capacità di ricevere un Aggiustatore. C’erano quelli che mostravano indubbie capacità per ricevere gli Aggiustatori e li ricevevano prontamente quando raggiungevano l’età della responsabilità morale. C’era una terza classe che occupava una posizione al limite; essi avevano le capacità per ricevere gli Aggiustatori, ma i Monitori potevano risiedere nella loro mente soltanto su richiesta personale di ciascun individuo.

109:3.8 (1198.3) Ma in esseri virtualmente inadatti alla sopravvivenza a causa di tare ereditarie provenienti da antenati inidonei ed inferiori, molti Aggiustatori vergini hanno acquisito una preziosa esperienza preliminare a contatto con la mente evoluzionaria e si sono così meglio qualificati per un’assegnazione successiva ad un tipo di mente superiore su qualche altro mondo.

4. Gli Aggiustatori e la personalità umana

109:4.1 (1198.4) Le forme superiori d’intercomunicazione intelligente tra gli esseri umani sono grandemente aiutate dagli Aggiustatori interiori. Gli animali hanno sentimenti di reciprocità, ma non comunicano dei concetti l’uno con l’altro; essi possono esprimere emozioni, ma non idee e ideali. Nemmeno gli uomini di origine animale hanno un tipo elevato di rapporti intellettuali o di comunione spirituale con i loro simili prima di aver ricevuto degli Aggiustatori di Pensiero, quantunque, quando queste creature evoluzionarie sviluppano il linguaggio, sono sulla buona strada per ricevere degli Aggiustatori.

109:4.2 (1198.5) Gli animali comunicano tra di loro in maniera grossolana, ma non c’è che poca o nessuna personalità in tale contatto primitivo. Gli Aggiustatori non sono la personalità; sono esseri prepersonali. Ma essi provengono dalla sorgente della personalità e la loro presenza accresce le manifestazioni qualitative della personalità umana; ciò è specialmente vero se l’Aggiustatore ha avuto esperienze precedenti.

109:4.3 (1198.6) Il tipo di Aggiustatore ha molta influenza sul potenziale d’espressione della personalità umana. Lungo le ere molti grandi capi intellettuali e spirituali di Urantia hanno esercitato la loro influenza principalmente a causa della superiorità e dell’esperienza precedente dei loro Aggiustatori interiori.

109:4.4 (1198.7) Gli Aggiustatori interiori hanno cooperato in larga misura con altre influenze spirituali per trasformare ed umanizzare i discendenti degli uomini primitivi dei tempi antichi. Se gli Aggiustatori che dimorano nella mente degli abitanti di Urantia venissero ritirati, il mondo ritornerebbe lentamente a molte delle scene e delle pratiche degli uomini dei tempi primitivi; i Monitori divini sono uno dei potenziali reali della civiltà in progresso.

109:4.5 (1198.8) Io ho osservato un Aggiustatore di Pensiero che dimora in una mente su Urantia il quale, secondo gli archivi di Uversa, ha dimorato precedentemente in quindici menti in Orvonton. Noi non sappiamo se questo Monitore abbia avuto esperienze simili in altri superuniversi, ma lo sospettiamo. Si tratta di un Aggiustatore meraviglioso, di una delle più utili e potenti forze di Urantia dell’era presente. Quello che altri hanno perduto per aver rifiutato di sopravvivere, questo essere umano (e l’intero vostro mondo) ora acquisisce. A colui che non ha qualità di sopravvivenza sarà tolto anche l’Aggiustatore sperimentato che ha ora, mentre a colui che ha prospettive di sopravvivenza sarà dato anche l’Aggiustatore con precedenti esperienze di un disertore indolente.

109:4.6 (1199.1) In un certo senso gli Aggiustatori possono promuovere un certo grado di fecondazione planetaria incrociata nei domini della verità, della bellezza e della bontà. Ma è raro che siano consentite loro due esperienze di residenza sullo stesso pianeta; nessun Aggiustatore che serve attualmente su Urantia è stato in precedenza su questo mondo. Io so di che cosa parlo, perché noi abbiamo il loro numero ed il loro stato di servizio negli archivi di Uversa.

5. Gli ostacoli materiali al soggiorno degli Aggiustatori

109:5.1 (1199.2) Gli Aggiustatori supremi ed auto-operanti sono spesso in grado di fornire dei fattori spiritualmente importanti alla mente umana quando essa fluisce liberamente nei canali sgombri ma controllati dell’immaginazione creativa. In tali momenti, e talvolta durante il sonno, l’Aggiustatore può arrestare le correnti mentali, bloccarne il corso e poi deviare il procedere delle idee. Tutto ciò viene fatto allo scopo di effettuare delle profonde trasformazioni spirituali nei recessi superiori della supercoscienza. In tal modo le forze e le energie della mente sono aggiustate più completamente al diapason dei toni di contatto del livello spirituale del presente e del futuro.

109:5.2 (1199.3) Talvolta è possibile avere la mente illuminata, udire la voce divina che parla continuamente in voi e divenire parzialmente coscienti della saggezza, della verità, della bontà e della bellezza della personalità potenziale che costantemente dimora in voi.

109:5.3 (1199.4) Ma i vostri atteggiamenti mentali instabili e rapidamente mutevoli hanno spesso per effetto di ostacolare i piani e d’interrompere il lavoro degli Aggiustatori. La loro opera non solo è ostacolata dalla natura innata delle razze mortali, ma il loro ministero è anche grandemente ritardato dalle vostre opinioni preconcette, dalle idee radicate e dai pregiudizi di vecchia data. A causa di questi ostacoli molte volte emergono nella coscienza soltanto le loro creazioni incomplete, e la confusione dei concetti è allora inevitabile. Perciò, nell’analizzare delle situazioni mentali, la sicurezza sta solo nel pronto riconoscimento di ogni pensiero e di ogni esperienza esattamente per quello che realmente e fondamentalmente sono, senza tenere minimamente conto di ciò che avrebbero potuto essere.

109:5.4 (1199.5) Il grande problema della vita consiste nell’aggiustare le tendenze ancestrali della vita sulle esigenze degli impulsi spirituali provocati dalla presenza divina del Monitore di Mistero. Mentre nella carriera dell’universo e del superuniverso nessun uomo può servire due padroni alla volta, nella vita che vivete attualmente su Urantia ogni uomo deve servire necessariamente due padroni. Egli deve diventare esperto nell’arte di un continuo compromesso umano e temporale, mentre concede devozione spirituale ad un solo padrone; questo è il motivo per cui molti inciampano e falliscono, si stancano e soccombono alla tensione della lotta evoluzionaria.

109:5.5 (1199.6) Mentre il lascito ereditario della dotazione cerebrale e quello del supercontrollo elettrochimico concorrono entrambi a delimitare la sfera d’attività di un Aggiustatore efficiente, nessun ostacolo ereditario (in menti normali) impedisce mai il compimento spirituale finale. L’eredità può interferire nella rapidità di conquista della personalità, ma non impedisce il completamento finale dell’avventura ascendente. Se voi coopererete con il vostro Aggiustatore, questo dono divino presto o tardi svilupperà l’anima immortale morontiale, e dopo la fusione con essa, presenterà la nuova creatura al Figlio Maestro sovrano dell’universo locale ed infine al Padre degli Aggiustatori in Paradiso.

6. La persistenza dei veri valori

109:6.1 (1200.1) Gli Aggiustatori non falliscono mai; niente di ciò che merita di sopravvivere va mai perduto; ogni valore significativo in ogni creatura dotata di volontà è certo di sopravvivere, indipendentemente dalla sopravvivenza o meno della personalità che ha scoperto o valutato questo significato. Certo, una creatura mortale può rifiutare la sopravvivenza; nondimeno l’esperienza della sua vita non sarà sprecata. L’Aggiustatore eterno porta gli elementi validi di tale vita apparentemente fallita in un altro mondo e là donerà questi significati e valori sopravviventi ad un tipo superiore di mente mortale, ad un tipo con capacità di sopravvivenza. Nessuna esperienza valida ha mai luogo invano; nessun vero significato o valore reale perisce mai.

109:6.2 (1200.2) Per quanto concerne i candidati alla fusione, se un Monitore di Mistero è abbandonato dal suo associato mortale, se il partner umano rifiuta di proseguire la carriera ascendente, allora, quando è liberato dalla morte naturale (o prima di ciò), l’Aggiustatore porta con sé ogni cosa con valore di sopravvivenza che si è evoluta nella mente della creatura non sopravvivente. Se un Aggiustatore non riuscisse ripetutamente a fondersi con una personalità a causa della non sopravvivenza dei suoi soggetti umani successivi, e se tale Monitore fosse in seguito personalizzato, tutta l’esperienza acquisita per aver abitato e dominato tutte queste menti mortali diverrebbe pieno possesso di tale nuovo Aggiustatore Personalizzato, una dotazione di cui beneficerà e che utilizzerà nel corso delle ere future. Un Aggiustatore Personalizzato di quest’ordine è un insieme composito di tutti i tratti sopravviventi di tutte le creature in cui ha dimorato precedentemente.

109:6.3 (1200.3) Quando degli Aggiustatori con lunga esperienza nell’universo si offrono volontari per dimorare nei Figli divini in missioni di conferimento, sanno benissimo che il raggiungimento della personalità non potrà mai essere conseguito mediante questo servizio. Ma spesso il Padre degli spiriti accorda la personalità a questi volontari e li costituisce dirigenti della loro specie. Queste sono le personalità onorate con l’autorità su Divinington. E le loro nature straordinarie incorporano il mosaico umano delle loro molteplici esperienze di soggiorno nei mortali ed anche la trascrizione spirituale della divinità umana del Figlio di conferimento del Paradiso con il quale hanno terminato la loro esperienza di soggiorno.

109:6.4 (1200.4) Le attività degli Aggiustatori nel vostro universo locale sono dirette dall’Aggiustatore Personalizzato di Micael di Nebadon, lo stesso Monitore che lo guidò passo dopo passo nel corso della sua vita umana nella carne di Joshua ben Joseph. Questo straordinario Aggiustatore fu fedele alla sua missione; questo valente Monitore diresse saggiamente la natura umana guidando sempre la mente mortale del Figlio Paradisiaco nella scelta del sentiero della volontà perfetta del Padre. Questo Aggiustatore aveva servito precedentemente con Machiventa Melchizedek al tempo di Abramo e si era impegnato in imprese straordinarie prima di tale soggiorno e nell’intervallo tra queste esperienze di conferimento.

109:6.5 (1200.5) Questo Aggiustatore trionfò veramente nella mente umana di Gesù — quella mente che in ciascuna delle situazioni ricorrenti della vita mantenne una consacrazione devota alla volontà del Padre, dicendo: “Non sia fatta la mia volontà, ma la tua.” Una tale consacrazione decisiva costituisce il vero passaporto per superare le limitazioni della natura umana verso la finalità della realizzazione divina.

109:6.6 (1200.6) Questo stesso Aggiustatore riflette ora, nella natura inscrutabile della sua possente personalità, l’umanità di Joshua ben Joseph precedente al suo battesimo, l’eterna e vivente trascrizione dei valori eterni e viventi che il più grande di tutti gli Urantiani ha fatto sorgere dalle umili circostanze di una vita comune, quale fu vissuta fino al totale esaurimento dei valori spirituali raggiungibili nell’esperienza di un mortale.

109:6.7 (1201.1) Ogni cosa di valore permanente affidata ad un Aggiustatore è certa di sopravvivere eternamente. In certi casi il Monitore detiene queste proprietà per conferirle ad una mente mortale nella quale risiederà in futuro; in altri casi, alla personalizzazione, queste realtà sopravviventi conservate sono tenute in deposito per un’utilizzazione futura nel servizio degli Architetti dell’Universo Maestro.

7. Il destino degli Aggiustatori Personalizzati

109:7.1 (1201.2) Noi non possiamo dire se i frammenti non Aggiustatori del Padre siano o non siano personalizzabili, ma voi siete stati informati che la personalità è il dono sovrano del libero arbitrio del Padre Universale. Per quanto ne sappiamo, i frammenti del Padre del tipo Aggiustatore raggiungono la personalità solo acquisendo degli attributi personali mediante il ministero di servizio verso un essere personale. Questi Aggiustatori Personalizzati hanno la loro sede su Divinington, dove istruiscono e dirigono i loro associati prepersonali.

109:7.2 (1201.3) Gli Aggiustatori di Pensiero Personalizzati sono gli stabilizzatori ed i compensatori sovrani, privi di ostacoli e di assegnazione, dell’immenso universo degli universi. Essi congiungono l’esperienza del Creatore con quella della creatura — esistenziale ed esperienziale. Essi sono degli esseri congiunti del tempo e dell’eternità. Associano il prepersonale ed il personale nell’amministrazione dell’universo.

109:7.3 (1201.4) Gli Aggiustatori Personalizzati sono gli esecutori infinitamente saggi e potenti degli Architetti dell’Universo Maestro. Essi sono gli agenti personali del ministero totale del Padre Universale — personale, prepersonale e superpersonale. Sono i ministri personali delle situazioni straordinarie, insolite ed impreviste in tutti i regni delle sfere absonite trascendentali del dominio di Dio l’Ultimo, anche fino ai livelli di Dio l’Assoluto.

109:7.4 (1201.5) Essi sono i soli esseri degli universi che inglobano nel loro essere tutte le relazioni conosciute di personalità; essi sono onnipersonali — sono prima della personalità, sono la personalità e sono dopo la personalità. Essi amministrano la personalità del Padre Universale come nell’eterno passato, nell’eterno presente e nell’eterno futuro.

109:7.5 (1201.6) Il Padre ha conferito al Figlio Eterno la personalità esistenziale di ordine infinito ed assoluto, ma ha scelto di riservare per il proprio ministero la personalità esperienziale del tipo degli Aggiustatori Personalizzati conferita all’Aggiustatore prepersonale esistenziale. E queste personalità sono quindi entrambe destinate alla superpersonalità eterna futura del ministero trascendentale nei regni absoniti dell’Ultimo, del Supremo-Ultimo, fino ai livelli stessi dell’Ultimo-Assoluto.

109:7.6 (1201.7) Raramente si vedono degli Aggiustatori Personalizzati vagare negli universi. Occasionalmente essi si consultano con gli Antichi dei Giorni e talvolta gli Aggiustatori Personalizzati dei Figli Creatori settupli vengono sui mondi capitali delle costellazioni per conferire con i dirigenti Vorondadek.

109:7.7 (1201.8) Quando l’osservatore planetario Vorondadek di Urantia — l’Altissimo custode che assunse non molto tempo fa la reggenza d’emergenza del vostro mondo — affermò la sua autorità alla presenza del governatore generale residente, iniziò la sua amministrazione d’emergenza di Urantia con un personale completamente di sua scelta. Egli assegnò immediatamente a tutti i suoi associati ed assistenti i loro incarichi planetari. Ma non scelse i tre Aggiustatori Personalizzati che apparvero in sua presenza non appena egli assunse la reggenza. Egli non sapeva nemmeno che sarebbero apparsi in questo modo, perché essi non avevano manifestato così la loro presenza divina in occasione di una precedente reggenza. E l’Altissimo reggente non assegnò servizi e non attribuì incarichi a questi Aggiustatori Personalizzati volontari. Ciò nonostante questi tre esseri onnipersonali furono tra i più attivi dei numerosi ordini di esseri celesti che allora servivano su Urantia.

109:7.8 (1202.1) Gli Aggiustatori Personalizzati compiono una vasta gamma di servizi per numerosi ordini di personalità dell’universo, ma non ci è consentito discutere di questi ministeri con creature evoluzionarie in cui dimorano degli Aggiustatori. Queste divinità umane straordinarie sono tra le personalità più rimarchevoli dell’intero grande universo e nessuno osa predire quali potranno essere le loro missioni future.

109:7.9 (1202.2) [Presentato da un Messaggero Solitario di Orvonton.]

Fascicolo 110 - Relazione degli Aggiustatori con i singoli mortali

Il Libro di Urantia

Fascicolo 110

Relazione degli Aggiustatori con i singoli mortali

110:0.1 (1203.1) IL DONO della libertà ad esseri imperfetti comporta inevitabilmente delle tragedie ed è nella natura della perfetta Deità ancestrale condividere universalmente ed affettuosamente queste sofferenze con amore fraterno.

110:0.2 (1203.2) Per quanto conosco degli affari di un universo, io considero l’amore e la devozione di un Aggiustatore di Pensiero come l’affetto veramente più divino di tutta la creazione. L’amore dei Figli nel loro ministero presso le razze è stupendo, ma la devozione di un Aggiustatore all’individuo è di una sublimità commovente, divinamente simile a quella del Padre. Il Padre del Paradiso si è apparentemente riservato questa forma di contatto personale con le singole creature come sua prerogativa esclusiva di Creatore. E non c’è niente in tutto l’universo degli universi che sia esattamente comparabile al ministero meraviglioso di queste entità impersonali che abitano in modo così incantevole i figli dei pianeti evoluzionari.

1. La residenza nella mente umana

110:1.1 (1203.3) Non si deve pensare che gli Aggiustatori vivano nel cervello materiale degli esseri umani. Essi non sono parti organiche delle creature fisiche dei regni. Gli Aggiustatori di Pensiero si possono immaginare più propriamente come residenti nella mente mortale dell’uomo piuttosto che confinati in un organo fisico determinato. Indirettamente e senza essere riconosciuto l’Aggiustatore comunica costantemente con il suo soggetto umano, specialmente durante le sublimi esperienze di contatto adoratore della mente con lo spirito nella supercoscienza.

110:1.2 (1203.4) Vorrei che mi fosse possibile aiutare i mortali in evoluzione a comprendere meglio e ad apprezzare più pienamente l’opera generosa e splendida degli Aggiustatori che vivono in loro e che sono così devotamente fedeli al compito di promuovere il benessere spirituale degli uomini. Questi Monitori sono dei ministri efficienti delle fasi superiori della mente umana; sono dei manipolatori saggi ed esperti del potenziale spirituale dell’intelletto umano. Questi aiuti celesti si dedicano al compito stupendo di guidarvi in sicurezza verso l’interno e verso l’alto, fino al porto celeste della felicità. Questi lavoratori infaticabili si consacrano alla personificazione futura del trionfo della verità divina nella vostra vita eterna. Essi sono gli operatori vigilanti che pilotano la mente umana cosciente di Dio lontano dai bassifondi del male, guidando abilmente l’anima in evoluzione dell’uomo verso i porti divini della perfezione su rive lontanissime ed eterne. Gli Aggiustatori sono dei conduttori amorevoli, le vostre guide sicure e fidate attraverso i dedali oscuri ed incerti della vostra breve carriera terrena; sono i maestri pazienti che spingono costantemente i loro soggetti ad avanzare nei sentieri della perfezione progressiva. Essi sono gli attenti custodi dei valori sublimi del carattere delle creature. Io vorrei che li amaste di più, che cooperaste con loro più pienamente ed aveste per loro maggior affetto.

110:1.3 (1204.1) Benché gli abitanti divini si occupino principalmente della vostra preparazione spirituale per lo stadio successivo dell’esistenza eterna, s’interessano profondamente anche del vostro benessere temporale e delle vostre realizzazioni materiali sulla terra. Essi sono lieti di contribuire alla vostra salute, alla vostra felicità ed alla vostra vera prosperità. Essi non sono indifferenti alla vostra riuscita in tutte le questioni di avanzamento planetario che non contrastano con la vostra vita futura di progresso eterno.

110:1.4 (1204.2) Gli Aggiustatori s’interessano e si occupano delle vostre attività quotidiane e dei molteplici dettagli della vostra vita nella misura in cui questi influenzano la determinazione delle vostre scelte temporali significative e delle vostre decisioni spirituali vitali, e per questo sono fattori importanti nella soluzione del problema della sopravvivenza della vostra anima e del vostro progresso eterno. L’Aggiustatore, mentre è passivo per quanto concerne il vostro benessere puramente temporale, è divinamente attivo in tutti gli affari riguardanti il vostro futuro eterno.

110:1.5 (1204.3) L’Aggiustatore rimane con voi in tutti i disastri e durante tutti le malattie che non distruggono interamente le funzioni mentali. Ma quanto è crudele insozzare consapevolmente o profanare deliberatamente in qualche modo il corpo fisico che deve servire da tabernacolo terreno a questo meraviglioso dono di Dio. Tutti i veleni fisici ritardano grandemente gli sforzi dell’Aggiustatore per elevare la mente materiale, mentre allo stesso modo i veleni mentali della paura, della collera, dell’invidia, della gelosia, del sospetto e dell’intolleranza interferiscono terribilmente nel progresso spirituale dell’anima in evoluzione.

110:1.6 (1204.4) Oggi voi state passando per il periodo di corteggiamento da parte del vostro Aggiustatore; e se soltanto vi mostrate degni della fiducia riposta in voi dallo spirito divino, che cerca la vostra mente e la vostra anima per un’unione eterna, ne seguirà alla fine quell’unione morontiale, quell’armonia superna, quella coordinazione cosmica, quella sintonia divina, quella fusione celeste, quella mescolanza eterna dell’identità, quell’unità dell’essere che sono talmente perfette e definitive che nemmeno le personalità più sperimentate potranno mai dissociare o riconoscere come identità separate i partner fusi — l’uomo mortale e l’Aggiustatore divino.

2. Gli Aggiustatori e la volontà umana

110:2.1 (1204.5) Quando gli Aggiustatori di Pensiero dimorano nelle menti umane, portano con sé le carriere modello, le vite ideali, quali sono state determinate e preordinate da loro stessi e dagli Aggiustatori Personalizzati di Divinington, e che sono state convalidate dall’Aggiustatore Personalizzato di Urantia. Essi cominciano dunque a lavorare con un piano definito e predeterminato per lo sviluppo intellettuale e spirituale dei loro soggetti umani, ma nessun essere umano è obbligato ad accettare questo piano. Voi siete tutti dei soggetti predestinati, ma non è preordinato che dobbiate accettare questa predestinazione divina; voi siete pienamente liberi di rifiutare tutto o in parte il programma degli Aggiustatori di Pensiero. La loro missione è di effettuare i cambiamenti mentali e di fare gli aggiustamenti spirituali che voi autorizzate volentieri ed intelligentemente, affinché possano acquisire maggiore influenza sull’orientamento della vostra personalità. Ma in nessuna circostanza questi Monitori divini approfittano di voi o v’influenzano arbitrariamente in un qualunque modo nelle vostre scelte e nelle vostre decisioni. Gli Aggiustatori rispettano la sovranità della vostra personalità; essi si sottomettono sempre alla vostra volontà.

110:2.2 (1204.6) Essi sono perseveranti, ingegnosi e perfetti nei loro metodi di lavoro, ma non fanno mai violenza all’individualità volitiva dei loro ospiti. Nessun essere umano sarà mai spiritualizzato da un Monitore divino contro la sua volontà; la sopravvivenza è un dono degli Dei che deve essere desiderato dalle creature del tempo. In ultima analisi, qualunque cosa l’Aggiustatore sia riuscito a fare per voi, gli annali mostreranno che la trasformazione è stata compiuta con il vostro consenso cooperativo; voi sarete stato un collaboratore volontario dell’Aggiustatore nel raggiungimento di ogni tappa della prodigiosa trasformazione della carriera d’ascensione.

110:2.3 (1205.1) L’Aggiustatore non cerca di controllare i vostri pensieri come tali, ma piuttosto di spiritualizzarli, di renderli eterni. Né gli angeli né gli Aggiustatori si occupano d’influenzare direttamente il pensiero umano; ciò è prerogativa esclusiva della vostra personalità. Gli Aggiustatori si dedicano a migliorare, modificare, aggiustare e coordinare i vostri processi mentali; si consacrano più specialmente e specificamente a costruire delle contropartite spirituali delle vostre carriere, delle trascrizioni morontiali del vostro vero io in progresso, al fine di farlo sopravvivere.

110:2.4 (1205.2) Gli Aggiustatori operano nelle sfere dei livelli superiori della mente umana, cercando incessantemente di produrre dei duplicati morontiali di ogni concetto dell’intelletto mortale. Vi sono quindi due realtà che influiscono e che sono incentrate sui circuiti della mente umana: una, un io mortale evolutosi dai piani originali dei Portatori di Vita, l’altra, un’entità immortale proveniente dalle alte sfere di Divinington, un dono interiore di Dio. Ma l’io mortale è anche un io personale; è dotato di personalità.

110:2.5 (1205.3) In quanto creatura personale voi avete una mente ed una volontà. In quanto creatura prepersonale l’Aggiustatore ha una premente ed una prevolontà. Se voi vi conformate così pienamente alla mente dell’Aggiustatore da vedere allo stesso modo, allora la vostra mente e la sua diventeranno una, e voi riceverete il rafforzamento della mente dell’Aggiustatore. Successivamente, se la vostra volontà ordinerà e metterà in esecuzione le decisioni di questa nuova mente congiunta, la volontà prepersonale dell’Aggiustatore raggiungerà, grazie alla vostra decisione, un’espressione di personalità, e per quanto concerne quel particolare progetto voi e l’Aggiustatore sarete uno. La vostra mente ha raggiunto la sincronia con la divinità e la volontà dell’Aggiustatore ha raggiunto l’espressione della personalità.

110:2.6 (1205.4) Nella misura in cui questa identità è realizzata, voi vi avvicinate mentalmente all’ordine morontiale d’esistenza. Il termine mente morontiale significa la sostanza e la somma di una mente di natura materiale ed una di natura spirituale che cooperano. L’intelletto morontiale, perciò, implica nell’universo locale una doppia mente dominata da una sola volontà. E nei mortali è una volontà di origine umana che diviene divina mediante l’identificazione da parte dell’uomo della sua mente umana con il tipo di mente di Dio.

3. La cooperazione con l’aggiustatore

110:3.1 (1205.5) Gli Aggiustatori stanno giocando il gioco sacro e magnifico delle ere; sono impegnati in una delle avventure supreme del tempo nello spazio. E quanto sono felici quando la vostra cooperazione permette loro di prestarvi assistenza nelle vostre brevi lotte temporali mentre essi continuano a proseguire i loro compiti più vasti dell’eternità. Ma di solito, quando il vostro Aggiustatore tenta di comunicare con voi, il suo messaggio si perde nelle correnti materiali dei flussi d’energia della mente umana; solo occasionalmente voi cogliete un eco, un debole e lontano eco della voce divina.

110:3.2 (1205.6) Il successo del vostro Aggiustatore nell’impresa di pilotarvi attraverso la vita mortale e di portare a buon fine la vostra sopravvivenza dipende non tanto dalle teorie delle vostre credenze quanto dalle vostre decisioni, dalle vostre determinazioni e dalla fermezza della vostra fede. Tutti questi movimenti di crescita della personalità divengono delle potenti influenze che contribuiscono al vostro avanzamento perché vi aiutano a cooperare con l’Aggiustatore; essi vi assistono nel cessare di opporgli resistenza. Gli Aggiustatori di Pensiero hanno successo od apparentemente falliscono nelle loro imprese terrene nell’esatta misura in cui i mortali riescono o meno a cooperare con il piano mediante il quale saranno elevati lungo il sentiero ascendente di raggiungimento della perfezione. Il segreto della sopravvivenza è avvolto nel supremo desiderio umano di essere simili a Dio e nella buona volontà associata di fare e di essere tutto ciò che è essenziale alla realizzazione finale di tale desiderio dominante.

110:3.3 (1206.1) Quando noi parliamo del successo o dell’insuccesso di un Aggiustatore parliamo in termini di sopravvivenza umana. Gli Aggiustatori non falliscono mai; essi sono di essenza divina ed escono sempre trionfanti da ciascuna delle loro imprese.

110:3.4 (1206.2) Io non posso che constatare che molti di voi spendono troppo tempo ed idee per le cose insignificanti della vita, mentre dimenticate quasi del tutto le realtà più essenziali d’importanza eterna, quei compimenti che concernono lo sviluppo di un modo di lavorare più armonioso tra voi ed i vostri Aggiustatori. La grande meta dell’esistenza umana è quella di armonizzarsi con la divinità dell’Aggiustatore interiore; la grande impresa della vita del mortale è il raggiungimento di una vera ed intelligente consacrazione agli scopi eterni dello spirito divino che attende e lavora nella vostra mente. Ma uno sforzo devoto e determinato per realizzare il destino eterno è totalmente compatibile con una vita spensierata e gioiosa e con una carriera terrena onorevole e riuscita. La cooperazione con l’Aggiustatore di Pensiero non implica l’autotortura, la falsa devozione o un modo ipocrita ed ostentativo di svilimento di se stessi; la vita ideale è una vita di servizio amorevole più che un’esistenza di apprensione timorosa.

110:3.5 (1206.3) L’essere confusi, perplessi, talvolta anche scoraggiati e sconcertati, non significa necessariamente resistenza alle direttive dell’Aggiustatore interiore. Tali atteggiamenti denotano talvolta mancanza di cooperazione attiva con il Monitore divino e possono quindi ritardare un po’ i progressi spirituali, ma queste difficoltà emotive intellettuali non interferiscono minimamente nella certezza di sopravvivenza dell’anima che conosce Dio. L’ignoranza da sola non può mai impedire la sopravvivenza; né lo possono i dubbi che causano confusione od incertezza timorosa. Soltanto la resistenza cosciente alla guida dell’Aggiustatore può impedire la sopravvivenza dell’anima immortale in evoluzione.

110:3.6 (1206.4) Voi non dovete considerare la cooperazione con il vostro Aggiustatore come un processo particolarmente cosciente, perché non lo è; ma i vostri moventi e le vostre decisioni, le vostre determinazioni sincere ed i vostri desideri supremi, costituiscono una reale ed efficace cooperazione. Voi potete accrescere coscientemente l’armonia con l’Aggiustatore:

110:3.7 (1206.5) 1. Scegliendo di rispondere alla guida divina; basando sinceramente la vostra vita umana sulla coscienza più alta della verità, della bellezza e della bontà, e coordinando poi queste qualità di divinità per mezzo della saggezza, dell’adorazione, della fede e dell’amore.

110:3.8 (1206.6) 2. Amando Dio e desiderando di essere simili a lui — il riconoscimento sincero della paternità divina e l’adorazione affettuosa del Genitore celeste.

110:3.9 (1206.7) 3. Amando gli uomini e desiderando sinceramente di servirli — il riconoscimento sentito della fratellanza degli uomini unita ad un affetto saggio ed intelligente per ciascuno dei vostri simili mortali.

110:3.10 (1206.8) 4. Accettando gioiosamente la cittadinanza cosmica — il riconoscimento onesto dei vostri obblighi progressivi verso l’Essere Supremo, la consapevolezza dell’interdipendenza tra l’uomo evoluzionario e la Deità in evoluzione. Questa è la nascita della moralità cosmica e l’alba della realizzazione del dovere universale.

4. Il lavoro dell’Aggiustatore nella mente

110:4.1 (1207.1) Gli Aggiustatori sono in grado di ricevere la corrente continua dell’intelligenza cosmica che arriva sui circuiti maestri del tempo e dello spazio; essi sono in stretto contatto con l’intelligenza e l’energia spirituale degli universi. Ma tali potenti abitanti interiori sono incapaci di trasmettere molti di questi tesori di saggezza e di verità alla mente dei loro soggetti mortali a causa della mancanza di una natura comune e dell’assenza di un riconoscimento responsivo.

110:4.2 (1207.2) L’Aggiustatore di Pensiero è impegnato in uno sforzo costante per spiritualizzare la vostra mente in modo da far evolvere la vostra anima morontiale; ma voi siete generalmente ignari di questo ministero interiore. Siete del tutto incapaci di distinguere il prodotto del vostro intelletto materiale da quello delle attività congiunte della vostra anima e dell’Aggiustatore.

110:4.3 (1207.3) Certe repentine presentazioni di pensieri, certe conclusioni ed altre immagini mentali sono talvolta l’opera diretta o indiretta dell’Aggiustatore; ma molto più spesso esse sono l’emersione improvvisa nella coscienza d’idee che si sono raccolte sui livelli mentali sommersi, avvenimenti naturali e comuni della normale funzione psichica ordinaria inerente ai circuiti della mente animale in evoluzione. (In contrasto con queste emanazioni subcoscienti, le rivelazioni dell’Aggiustatore appaiono attraverso i regni del superconscio.)

110:4.4 (1207.4) Affidate tutte le questioni mentali che oltrepassano il livello della coscienza alla custodia degli Aggiustatori. A tempo debito, se non in questo mondo in seguito nei mondi delle dimore, essi vi renderanno largamente conto della loro gestione e alla fine faranno apparire i significati ed i valori affidati alla loro cura e custodia. Se sopravviverete, essi risusciteranno ogni tesoro di valore della mente mortale.

110:4.5 (1207.5) Esiste un immenso abisso tra l’umano e il divino, tra l’uomo e Dio. Le razze di Urantia sono così largamente controllate da processi chimici ed elettrici, così altamente simili agli animali nel loro comportamento ordinario, così emotive nelle loro reazioni abituali, che diventa estremamente difficile per i Monitori guidarle e dirigerle. Voi siete talmente privi di decisioni coraggiose e di cooperazione consacrata che i vostri Aggiustatori interiori si trovano quasi nell’impossibilità di comunicare direttamente con la mente umana. Anche quando riescono a proiettare uno sprazzo di verità nuova all’anima mortale in evoluzione, questa rivelazione spirituale spesso acceca talmente la creatura da provocare una crisi di fanatismo o da scatenare qualche altro sconvolgimento intellettuale con risultati disastrosi. Molte nuove religioni e strani “ismi” sono nati da comunicazioni abortite, imperfette, mal comprese e deformate degli Aggiustatori di Pensiero.

110:4.6 (1207.6) Per molte migliaia di anni, come mostrano gli archivi di Jerusem, in ogni generazione sono vissuti sempre meno esseri in grado di operare senza pericolo con Aggiustatori auto-operanti. Questo è un quadro allarmante, e le personalità che sovrintendono Satania guardano con favore alle proposte di alcuni dei vostri supervisori planetari più immediati che raccomandano l’assunzione di misure atte a favorire e a conservare i tipi spirituali superiori delle razze di Urantia.

5. Concetti errati sulla guida degli Aggiustatori

110:5.1 (1207.7) Non confondete e non mischiate la missione e l’influenza dell’Aggiustatore con quella che viene comunemente chiamata coscienza, esse non sono direttamente collegate. La coscienza è una reazione umana e puramente psichica. Essa non deve essere disprezzata, ma non è la voce di Dio per l’anima, che in verità sarebbe l’Aggiustatore se tale voce potesse essere udita. La coscienza, giustamente, vi consiglia di agire bene, ma l’Aggiustatore in aggiunta si sforza di dirvi ciò che è veramente retto, e questo nel momento e nella misura in cui siete in grado di percepire le direttive del Monitore.

110:5.2 (1208.1) Le esperienze umane dei sogni, quella disordinata e sconnessa rassegna della mente addormentata non coordinata, offrono una prova adeguata del fallimento degli Aggiustatori di armonizzare ed associare i fattori divergenti della mente dell’uomo. Gli Aggiustatori semplicemente non riescono, nello spazio di una sola vita, a coordinare e sincronizzare arbitrariamente due modi di pensare così dissimili e diversi come quello umano e quello divino. Quando ci riescono, come talvolta è avvenuto, queste anime sono trasferite direttamente sui mondi delle dimore senza la necessità di passare per l’esperienza della morte.

110:5.3 (1208.2) Durante il periodo di sonno l’Aggiustatore tenta di compiere soltanto quello che la volontà della personalità in cui dimorava ha in precedenza pienamente approvato mediante le decisioni e le scelte adottate quando la coscienza era pienamente sveglia, e che sono per questo venute a situarsi nei regni della supermente, il dominio di collegamento delle interrelazioni tra l’umano e il divino.

110:5.4 (1208.3) Mentre i loro ospiti mortali sono addormentati gli Aggiustatori tentano di registrare le loro creazioni sui livelli superiori della mente materiale, ed alcuni dei vostri sogni grotteschi indicano il loro fallimento nello stabilire un contatto efficace. Le assurdità della vita dei sogni non attestano soltanto la pressione di emozioni inespresse, ma testimoniano anche l’orribile deformazione delle rappresentazioni dei concetti spirituali presentati dagli Aggiustatori. Le vostre passioni, i vostri impulsi ed altre tendenze innate si trasferiscono nel quadro e sostituiscono i loro desideri inespressi ai messaggi divini che i Monitori si stanno sforzando d’introdurre negli archivi psichici durante il sonno incosciente.

110:5.5 (1208.4) È estremamente rischioso formulare delle ipotesi sul ruolo dell’Aggiustatore nella vita dei sogni. Gli Aggiustatori lavorano durante il sonno, ma le vostre esperienze ordinarie dei sogni sono fenomeni puramente fisiologici e psicologici. Similmente è azzardato tentare la differenziazione della registrazione dei concetti dell’Aggiustatore dalla ricezione più o meno continua e cosciente degli ordini della coscienza mortale. Questi sono problemi che dovranno essere risolti per mezzo del discernimento individuale e della decisione personale. Ma un essere umano farebbe meglio a commettere l’errore di respingere l’espressione di un Aggiustatore credendo che sia un’esperienza puramente umana piuttosto che sbagliare grossolanamente nell’esaltare una reazione della mente mortale al livello di dignità divina. Ricordatevi che l’influenza di un Aggiustatore di Pensiero è per la maggior parte, sebbene non interamente, un’esperienza supercosciente.

110:5.6 (1208.5) In gradi diversi e sempre di più via via che ascendete i cerchi psichici, talvolta direttamente ma più spesso indirettamente, voi comunicate con il vostro Aggiustatore. Ma è pericoloso ritenere che ogni nuovo concetto che ha origine nella mente umana sia il dettato dell’Aggiustatore. Molto spesso, in esseri del vostro ordine, ciò che accettate come la voce dell’Aggiustatore è in realtà l’emanazione del vostro stesso intelletto. Questo è un terreno pericoloso ed ogni essere umano deve risolvere questi problemi da se stesso secondo la sua saggezza umana naturale e la sua intuizione superumana.

110:5.7 (1208.6) L’Aggiustatore dell’essere umano tramite il quale viene trasmessa questa comunicazione gode di un vasto campo d’azione principalmente a causa della quasi completa indifferenza di questo umano per ogni manifestazione esteriore della presenza interiore dell’Aggiustatore. È veramente una fortuna che egli rimanga coscientemente del tutto distaccato dall’intero procedimento. Egli ha uno degli Aggiustatori più sperimentati del suo tempo e della sua generazione, ma la sua reazione passiva e la sua mancanza d’interesse per i fenomeni associati alla presenza nella sua mente di questo versatile Aggiustatore è ritenuta dal suo guardiano del destino una reazione rara e fortuita. E tutto ciò costituisce una coordinazione d’influenze favorevole, favorevole sia per l’Aggiustatore nella sfera superiore d’azione che per il partner umano per quanto concerne la salute, l’efficienza e la tranquillità.

6. I sette cerchi psichici

110:6.1 (1209.1) La somma totale della realizzazione della personalità su un mondo materiale è contenuta nella conquista in successione dei sette cerchi psichici di potenzialità dei mortali. L’entrata nel settimo cerchio segna l’inizio della funzione della vera personalità umana. Il completamento del primo cerchio indica la maturità relativa dell’essere mortale. Benché l’attraversamento dei sette cerchi di crescita cosmica non equivalga alla fusione con l’Aggiustatore, la padronanza di questi cerchi segna il superamento delle tappe preliminari alla fusione con l’Aggiustatore.

110:6.2 (1209.2) L’Aggiustatore è il vostro partner alla pari nel superamento dei sette cerchi — nel raggiungimento di una maturità umana relativa. L’Aggiustatore ascende i cerchi con voi dal settimo fino al primo, ma progredisce verso lo status di supremazia e di autoattività del tutto indipendentemente dalla cooperazione attiva della mente mortale.

110:6.3 (1209.3) I cerchi psichici non sono esclusivamente intellettuali né sono totalmente morontiali; essi concernono lo status di personalità, le realizzazioni mentali, la crescita dell’anima e la sintonia con l’Aggiustatore. La riuscita nell’attraversamento di questi livelli richiede il funzionamento armonioso dell’intera personalità, non solamente di una delle sue fasi. La crescita delle parti non equivale alla vera maturazione del tutto; in realtà le parti crescono proporzionalmente all’espansione dell’intero io — di tutta l’individualità — materiale, intellettuale e spirituale.

110:6.4 (1209.4) Quando lo sviluppo della natura intellettuale procede più velocemente di quello spirituale, tale situazione rende la comunicazione con l’Aggiustatore di Pensiero difficile e dannosa. Similmente, un eccesso di sviluppo spirituale tende a produrre un’interpretazione fanatica e pervertita delle direttive spirituali del divino abitante. La mancanza di capacità spirituale rende molto difficile trasmettere ad un tale intelletto materiale le verità spirituali che risiedono nella supercoscienza superiore. È ad una mente perfettamente equilibrata, situata in un corpo con abitudini sane, con energie nervose stabilizzate e con funzioni chimiche bilanciate — quando i poteri fisici, mentali e spirituali si sviluppano in armonia trina — che un massimo di luce e di verità può essere comunicato con un minimo di pericolo temporale o di rischio per il benessere reale di un tale individuo. Grazie a questa crescita bilanciata l’uomo ascende uno per uno i cerchi della progressione planetaria, dal settimo fino al primo.

110:6.5 (1209.5) Gli Aggiustatori sono sempre vicini a voi ed in voi, ma raramente possono parlarvi direttamente come un altro essere. Cerchio dopo cerchio le vostre decisioni intellettuali, le vostre scelte morali ed il vostro sviluppo spirituale si sommano alla capacità dell’Aggiustatore di funzionare nella vostra mente. Cerchio dopo cerchio voi ascendete in tal modo dagli stadi inferiori d’associazione e di sintonia mentale con l’Aggiustatore, cosicché l’Aggiustatore è sempre più in grado d’imprimere le sue immagini del destino con una nitidezza ed una convinzione crescenti sulla coscienza in evoluzione di questa mente-anima che cerca Dio.

110:6.6 (1210.1) Ogni decisione che prendete ostacola o facilita la funzione dell’Aggiustatore; similmente queste stesse decisioni determinano il vostro avanzamento nei cerchi della realizzazione umana. È vero che la supremazia di una decisione, la sua relazione con una crisi, è in stretto rapporto con la sua influenza per superare i cerchi. Ciò nonostante numerose decisioni, frequenti ripetizioni, persistenti ripetizioni, sono anch’esse essenziali per essere certi che queste reazioni formeranno delle abitudini.

110:6.7 (1210.2) È difficile definire con precisione i sette livelli della progressione umana, per il fatto che questi livelli sono personali; essi variano per ciascun individuo e sono apparentemente determinati dalla capacità di crescita di ogni essere mortale. La conquista di questi livelli di evoluzione cosmica si riflette in tre maniere:

110:6.8 (1210.3) 1. Sintonia con l’Aggiustatore. La mente, spiritualizzandosi, si avvicina alla presenza dell’Aggiustatore proporzionalmente al superamento dei cerchi.

110:6.9 (1210.4) 2. Evoluzione dell’anima. L’emergere dell’anima morontiale indica l’estensione e la profondità del dominio dei cerchi.

110:6.10 (1210.5) 3. Realtà della personalità. Il grado di realtà dell’individualità è direttamente determinato dal superamento dei cerchi. Le persone divengono più reali via via che si elevano dal settimo al primo livello d’esistenza di mortale.

110:6.11 (1210.6) A mano a mano che i cerchi vengono attraversati, il bambino di evoluzione materiale cresce per divenire l’uomo maturo di potenzialità immortale. La realtà nebulosa della natura embrionale di un uomo giunto al settimo cerchio cede il passo alla manifestazione più chiara della natura morontiale emergente di un cittadino dell’universo locale.

110:6.12 (1210.7) Sebbene sia impossibile definire con precisione i sette livelli, o cerchi psichici, della crescita umana, è permesso suggerire i limiti minimo e massimo di questi stadi di realizzazione della maturità:

110:6.13 (1210.8) Il settimo cerchio. Gli esseri umani entrano in questo livello quando sviluppano i poteri di scelta personale, di decisione individuale, di responsabilità morale e la capacità di raggiungere l’individualità spirituale. Ciò denota la funzione unificata dei sette spiriti aiutanti della mente sotto la direzione dello spirito della saggezza, la messa in circuito della creatura mortale nell’influenza dello Spirito Santo e, su Urantia, il funzionamento iniziale dello Spirito della Verità ed il ricevimento di un Aggiustatore di Pensiero nella mente mortale. L’entrata nel settimo cerchio fa di una creatura mortale un vero cittadino potenziale dell’universo locale.

110:6.14 (1210.9) Il terzo cerchio. Il lavoro dell’Aggiustatore è molto più efficace dopo che l’ascendente umano ha raggiunto il terzo cerchio ed ha ricevuto un guardiano serafico personale del destino. Benché non vi sia apparentemente alcuno sforzo tra l’Aggiustatore ed il guardiano serafico, si può tuttavia osservare un indubbio miglioramento in tutte le fasi di realizzazione cosmica e di sviluppo spirituale successivamente all’assegnazione dell’assistente serafico personale. Quando il terzo cerchio è raggiunto, l’Aggiustatore si sforza di rendere morontiale la mente dell’uomo durante il resto della sua vita terrena, di superare i rimanenti cerchi e di raggiungere lo stadio finale dell’associazione divina-umana prima che la morte naturale dissolva questa associazione straordinaria.

110:6.15 (1210.10) Il primo cerchio. Generalmente l’Aggiustatore non può parlare direttamente ed immediatamente con voi prima che abbiate raggiunto il primo, ed ultimo, cerchio di compimento mortale progressivo. Questo livello rappresenta la più alta realizzazione possibile della relazione mente-Aggiustatore nell’esperienza umana prima della liberazione dell’anima morontiale in evoluzione dall’abito del corpo materiale. Per quanto concerne la mente, le emozioni e l’intuizione cosmica, il raggiungimento del primo cerchio psichico è il massimo approccio possibile della mente materiale all’Aggiustatore spirituale nell’esperienza umana.

110:6.16 (1211.1) Forse sarebbe meglio chiamare questi cerchi psichici della progressione mortale livelli cosmici — percezioni reali di significati e realizzazioni di valori dovute al progressivo avvicinamento alla coscienza morontiale di una relazione iniziale dell’anima evoluzionaria con l’Essere Supremo emergente. È questa stessa relazione che rende per sempre impossibile spiegare pienamente il significato dei cerchi cosmici alla mente materiale. Questi superamenti dei cerchi sono solo relativamente collegati con l’aver coscienza di Dio. Un appartenente al settimo o al sesto cerchio può essere veramente qualcuno che conosce Dio — che è cosciente della sua filiazione — quasi come un appartenente al secondo o al primo cerchio, ma gli esseri dei cerchi inferiori sono molto meno coscienti della relazione esperienziale con l’Essere Supremo, della cittadinanza universale. Il superamento di questi cerchi cosmici farà parte dell’esperienza degli ascendenti sui mondi delle dimore se non riescono a portarlo a compimento prima della morte naturale.

110:6.17 (1211.2) La motivazione della fede rende esperienziale la piena realizzazione della filiazione dell’uomo con Dio, ma l’azione, l’esecuzione delle decisioni, è essenziale al raggiungimento evoluzionario della coscienza della parentela progressiva con la qualità cosmica dell’Essere Supremo. La fede trasmuta i potenziali in attuali nel mondo spirituale, ma i potenziali divengono attuali nei regni finiti del Supremo solo mediante la realizzazione dell’esperienza della scelta e grazie ad essa. Ma scegliere di fare la volontà di Dio unisce la fede spirituale alle decisioni materiali in un’azione della personalità e fornisce in tal modo un fulcro divino e spirituale per il funzionamento più efficace della leva umana e materiale della sete di Dio. Tale saggia coordinazione delle forze materiali e spirituali accresce grandemente la realizzazione cosmica del Supremo e la comprensione morontiale delle Deità del Paradiso.

110:6.18 (1211.3) Il dominio dei cerchi cosmici è legato alla crescita quantitativa dell’anima morontiale, alla comprensione dei significati supremi. Ma lo status qualitativo di quest’anima immortale dipende totalmente dal grado di comprensione, raggiunto dalla fede vivente, del fatto-valore avente potenziale paradisiaco che l’uomo mortale è un figlio del Dio eterno. Perciò un appartenente al settimo cerchio va sui mondi delle dimore per conseguire un’ulteriore realizzazione quantitativa della crescita cosmica proprio come fa un appartenente al secondo cerchio od anche al primo cerchio.

110:6.19 (1211.4) C’è soltanto una relazione indiretta tra la conquista dei cerchi cosmici e l’esperienza religiosa spirituale effettiva; tali conquiste sono reciproche e perciò vicendevolmente benefiche. Lo sviluppo puramente spirituale può avere poco a che fare con la prosperità materiale planetaria, ma la conquista dei cerchi accresce sempre il potenziale della riuscita umana e del compimento mortale.

110:6.20 (1211.5) Dal settimo al terzo cerchio c’è un’azione accresciuta ed unificata dei sette spiriti aiutanti della mente nel compito di distogliere la mente umana dalla sua dipendenza dalle realtà dei meccanismi della vita materiale, in preparazione ad una maggiore introduzione nei livelli d’esperienza morontiali. A partire dal terzo cerchio l’influenza degli aiutanti diminuisce progressivamente.

110:6.21 (1211.6) I sette cerchi abbracciano l’esperienza di mortale, che si estende dal più elevato livello puramente animale fino al più basso livello morontiale di effettivo contatto con l’autocoscienza come esperienza della personalità. Il dominio del primo cerchio cosmico denota il raggiungimento della maturità premorontiale del mortale e segna la fine del ministero congiunto degli spiriti aiutanti della mente come influenza esclusiva d’azione mentale nella personalità umana. Oltre il primo cerchio la mente si avvicina sempre di più all’intelligenza dello stadio morontiale di evoluzione, il ministero congiunto della mente cosmica e delle facoltà di superaiuto dello Spirito Creativo di un universo locale.

110:6.22 (1212.1) I momenti importanti nella carriera individuale degli Aggiustatori sono: primo, quando il soggetto umano entra nel terzo cerchio psichico, assicurando così l’autoattività del Monitore ed una gamma di funzioni accresciuta (se l’Aggiustatore non era già auto-operante); poi, quando il partner umano raggiunge il primo cerchio psichico ed essi sono quindi messi in condizione d’intercomunicare, almeno in una certa misura; ed infine, quando si fondono definitivamente e per l’eternità.

7. Il raggiungimento dell’immortalità

110:7.1 (1212.2) La conquista dei sette cerchi cosmici non equivale alla fusione con l’Aggiustatore. Ci sono molti mortali viventi su Urantia che hanno raggiunto i loro cerchi; ma la fusione dipende da altri compimenti spirituali ancora più grandi e sublimi, dal raggiungimento della definitiva e completa sintonia della volontà umana con la volontà di Dio, quale risiede nell’Aggiustatore di Pensiero.

110:7.2 (1212.3) Quando un essere umano ha completato i cerchi della realizzazione cosmica e poi, quando la scelta finale della volontà del mortale permette all’Aggiustatore di completare l’associazione dell’identità umana con l’anima morontiale durante la vita fisica evoluzionaria, allora tali collegamenti completati dell’anima e dell’Aggiustatore proseguono indipendentemente per i mondi delle dimore, e viene emanato l’ordine da Uversa che assicura l’immediata fusione dell’Aggiustatore e dell’anima morontiale. Questa fusione durante la vita fisica consuma istantaneamente il corpo materiale; gli esseri umani che si trovassero ad assistere a tale spettacolo osserverebbero soltanto che il mortale in trasferimento scompare “in carri di fuoco”.

110:7.3 (1212.4) La maggior parte degli Aggiustatori che hanno trasferito i loro soggetti da Urantia erano molto esperti e conosciuti come precedentemente residenti in numerosi mortali su altre sfere. Ricordatevi che gli Aggiustatori acquisiscono una preziosa esperienza di residenza sui pianeti in cui vengono dati in prestito; non ne consegue che gli Aggiustatori acquisiscano l’esperienza per un lavoro avanzato solo nei soggetti mortali che non riescono a sopravvivere.

110:7.4 (1212.5) A seguito della fusione con i mortali gli Aggiustatori condividono il vostro destino e la vostra esperienza; essi sono voi. Dopo la fusione dell’anima morontiale immortale con l’Aggiustatore associato, tutta l’esperienza e tutti i valori dell’uno divengono infine proprietà dell’altro, cosicché i due sono effettivamente una sola entità. In un certo senso questo nuovo essere appartiene all’eterno passato ed esiste per l’eterno futuro. Tutto ciò che era un tempo umano nell’anima sopravvivente e tutto quello che è esperienzialmente divino nell’Aggiustatore diviene ora possesso reale della nuova personalità universale in continua ascesa. Ma su ogni livello universale l’Aggiustatore può dotare la nuova creatura solo di quegli attributi che hanno un significato ed un valore su quel livello. Un’unità assoluta con il Monitore divino, un esaurimento completo della dotazione di un Aggiustatore, può compiersi solo nell’eternità dopo il raggiungimento finale del Padre Universale, il Padre degli spiriti, la sorgente permanente di questi doni divini.

110:7.5 (1212.6) Quando l’anima in evoluzione e l’Aggiustatore divino sono definitivamente ed eternamente fusi, ciascuno acquisisce tutte le qualità esperienziali dall’altro. Questa personalità coordinata possiede tutta la memoria esperienziale di sopravvivenza un tempo detenuta dalla mente mortale ancestrale e poi residente nell’anima morontiale, ed in aggiunta a ciò questo finalitario potenziale ingloba tutta la memoria esperienziale dell’Aggiustatore, di tutti i suoi soggiorni nei mortali di ogni tempo. Ma ci vorrà un’eternità del futuro ad un Aggiustatore per dotare completamente questa associazione di personalità dei significati e dei valori che il Monitore divino si porta dietro dall’eternità del passato.

110:7.6 (1213.1) Ma con la grande maggioranza degli Urantiani l’Aggiustatore deve attendere pazientemente l’arrivo della liberazione mediante la morte; deve attendere la liberazione dell’anima emergente dalla dominazione quasi completa dei modelli d’energia e delle forze chimiche inerenti al vostro ordine materiale d’esistenza. La difficoltà principale che incontrate nell’entrare in contatto con il vostro Aggiustatore consiste in questa stessa natura materiale intrinseca. Pochi mortali sono veramente dei pensatori; voi non sviluppate e non disciplinate spiritualmente la vostra mente fino al punto da collegarvi favorevolmente con gli Aggiustatori divini. L’orecchio della mente umana è quasi sordo alle istanze spirituali che l’Aggiustatore traduce dai molteplici messaggi delle comunicazioni universali d’amore provenienti dal Padre delle misericordie. L’Aggiustatore è quasi impossibilitato a registrare queste direttive spirituali ispiranti in una mente animale così completamente dominata dalle forze chimiche ed elettriche inerenti alla vostra natura fisica.

110:7.7 (1213.2) Gli Aggiustatori sono felici di prendere contatto con la mente mortale; ma devono pazientare per lunghi anni di soggiorno silenzioso durante i quali non riescono a vincere la resistenza animale ed a comunicare direttamente con voi. Più gli Aggiustatori di Pensiero si elevano sulla scala del servizio, più divengono efficaci. Ma essi non possono mai accostarsi a voi mentre siete nella carne con lo stesso affetto pieno, cordiale ed espressivo come faranno quando li discernerete da mente a mente sui mondi delle dimore.

110:7.8 (1213.3) Durante la vita mortale il corpo e la mente materiali vi separano dal vostro Aggiustatore ed impediscono una libera comunicazione. Dopo la morte, dopo la fusione eterna, voi e l’Aggiustatore siete una sola cosa — non siete distinguibili come esseri separati — e quindi non esiste alcun bisogno di comunicare alla maniera che intendete voi.

110:7.9 (1213.4) Anche se la voce dell’Aggiustatore è sempre dentro di voi, la maggior parte di voi la udrà raramente durante il corso della vita. Gli esseri umani al di sotto del terzo e del secondo cerchio di realizzazione odono raramente la voce diretta dell’Aggiustatore, eccetto che in momenti di desiderio supremo, in una situazione suprema ed in conseguenza di una decisione suprema.

110:7.10 (1213.5) Mentre si stabilisce e s’interrompe un contatto tra la mente mortale di un riservista del destino ed i supervisori planetari, l’Aggiustatore interiore si trova talvolta in una situazione tale che gli diventa impossibile trasmettere un messaggio al partner mortale. Non molto tempo fa, su Urantia, un tale messaggio fu trasmesso da un Aggiustatore autonomo al suo associato umano, membro del corpo di riserva del destino. Il messaggio iniziava con queste parole: “Ed ora, senza danno o pericolo per il soggetto della mia devozione premurosa e, per quanto mi riguarda, senza intenzione di affliggerlo eccessivamente o di scoraggiarlo, registrate questa mia preghiera che gli rivolgo.” Poi seguiva un’esortazione splendidamente toccante e supplichevole. Tra altre cose l’Aggiustatore chiedeva “che egli mi dia più fedelmente la sua cooperazione sincera, sopporti più gioiosamente i compiti connessi alla mia posizione, esegua più fedelmente il programma che ho predisposto, passi più pazientemente per le prove da me scelte, segua con maggior perseveranza e gioia il sentiero che ho tracciato, riceva più umilmente il credito che gli può derivare a seguito dei miei sforzi incessanti — trasmettete così la mia esortazione all’uomo in cui dimoro. Su di lui io effondo la devozione e l’affetto supremi di uno spirito divino. E dite anche al mio amato soggetto che agirò con saggezza e potenza sino alla fine, sino a quando l’ultima battaglia terrena sarà finita; io sarò fedele alla personalità che mi è affidata. E lo esorto a sopravvivere, a non deludermi, a non privarmi della ricompensa della mia lotta paziente ed intensa. Il nostro raggiungimento della personalità dipende dalla volontà umana. Cerchio dopo cerchio ho fatto ascendere pazientemente questa mente umana ed ho testimonianza che ho incontrato l’approvazione del capo del mio ordine. Procederò cerchio dopo cerchio fino al giudizio. Aspetto con piacere e senza apprensione l’appello nominale del destino; sono pronto a sottoporre ogni cosa ai tribunali degli Antichi dei Giorni.”

110:7.11 (1214.1) [Presentato da un Messaggero Solitario di Orvonton.]

Fascicolo 111 - L’Aggiustatore e l’anima

Il Libro di Urantia

Fascicolo 111

L’Aggiustatore e l’anima

111:0.1 (1215.1) LA PRESENZA dell’Aggiustatore divino nella mente umana rende per sempre impossibile alla scienza o alla filosofia giungere ad una comprensione soddisfacente dell’anima in evoluzione della personalità umana. L’anima morontiale è figlia dell’universo e può essere realmente conosciuta solo per mezzo dell’intuizione cosmica e della scoperta spirituale.

111:0.2 (1215.2) Il concetto di un’anima e di uno spirito interiore non è nuovo su Urantia; esso è apparso frequentemente nei vari sistemi di credenze planetarie. Molte religioni orientali così come alcune religioni occidentali hanno percepito che l’uomo è di eredità divina tanto quanto umana. Il sentimento della presenza interiore in aggiunta all’onnipresenza esteriore della Deità ha fatto parte a lungo di molte religioni urantiane. Gli uomini hanno creduto a lungo all’esistenza di qualcosa che cresce all’interno della natura umana, qualcosa di vitale destinato a durare oltre il breve periodo di una vita temporale.

111:0.3 (1215.3) Prima che l’uomo si rendesse conto che la sua anima in evoluzione era generata da uno spirito divino, si pensò che risiedesse in differenti organi fisici — nell’occhio, nel fegato, nei reni, nel cuore e più tardi nel cervello. Il selvaggio associava l’anima al sangue, al respiro, alle ombre e alla propria immagine riflessa nell’acqua.

111:0.4 (1215.4) Nella concezione dell’atman gli istruttori indù si avvicinarono realmente ad un apprezzamento della natura e della presenza dell’Aggiustatore, ma non riuscirono a distinguere la presenza concomitante dell’anima in evoluzione e potenzialmente immortale. I Cinesi, tuttavia, riconobbero due aspetti di un essere umano, lo yang e lo yin, l’anima e lo spirito. Gli Egiziani e molte tribù africane credettero anch’essi in due fattori, il ka ed il ba; generalmente non si credeva che l’anima fosse preesistente, ma solamente lo spirito.

111:0.5 (1215.5) Gli abitanti della valle del Nilo credevano che ogni individuo privilegiato si vedesse attribuire alla nascita, o poco dopo, uno spirito protettore che chiamavano il ka. Essi insegnavano che questo spirito guardiano rimaneva con il soggetto mortale per tutta la sua vita e passava prima di lui allo stato futuro. Sui muri di un tempio a Luxor, dov’è descritta la nascita di Amenhotep III, il piccolo principe è dipinto in braccio al dio Nilo e vicino a lui si trova un altro bambino apparentemente identico al principe, che è un simbolo dell’entità che gli Egiziani chiamavano il ka. Questa scultura fu ultimata nel quindicesimo secolo avanti Cristo.

111:0.6 (1215.6) Il ka era ritenuto essere un genio spirituale superiore che desiderava guidare l’anima mortale associata nelle vie migliori della vita temporale, ma più specialmente influenzare le fortune del soggetto umano nell’aldilà. Quando un Egiziano di questo periodo moriva, si credeva che il suo ka lo aspettasse dall’altra parte del Grande Fiume. Inizialmente si riteneva che soltanto i re avessero un ka, ma in seguito si ritenne che tutti gli uomini retti lo possedessero. Un capo egiziano, parlando del ka dentro il suo cuore, disse: “Non ho trascurato le sue parole, ho temuto di trasgredire le sue direttive. Così ho prosperato grandemente; sono quindi riuscito grazie a quello che lui mi ha indotto a fare; mi sono distinto per la sua guida.” Molti credevano che il ka fosse “un oracolo di Dio in ogni uomo”. Molti credevano che avrebbero “passato l’eternità in letizia di cuore nel favore del Dio che è in voi”.

111:0.7 (1216.1) Tutte le razze di mortali in evoluzione di Urantia hanno una parola equivalente al concetto di anima. Molti popoli primitivi credevano che l’anima guardasse fuori nel mondo attraverso gli occhi umani; per questo essi temevano in modo così codardo la malignità del malocchio. Essi hanno creduto a lungo che “lo spirito dell’uomo fosse la lampada del Signore”. Il Rig-Veda dice: “La mia mente parla al mio cuore.”

1. L’arena mentale della scelta

111:1.1 (1216.2) Benché l’opera degli Aggiustatori sia di natura spirituale, essi devono necessariamente eseguire tutto il loro lavoro su una base intellettuale. La mente è il terreno umano dal quale il Monitore spirituale deve far evolvere l’anima morontiale con la cooperazione della personalità in cui dimora.

111:1.2 (1216.3) C’è un’unità cosmica nei diversi livelli mentali dell’universo degli universi. Gli io intellettuali hanno la loro origine nella mente cosmica in modo molto simile a come le nebulose hanno origine nelle energie cosmiche dello spazio universale. Sul livello umano (quindi personale) degli io intellettuali il potenziale dell’evoluzione spirituale diviene dominante, con l’assenso della mente mortale, a causa della dotazione spirituale della personalità umana associata alla presenza creativa in tali io umani di un punto-entità di valore assoluto. Ma tale dominio della mente materiale è subordinato a due esperienze: questa mente deve essersi evoluta grazie al ministero dei sette spiriti aiutanti della mente, e l’io materiale (personale) deve scegliere di cooperare con l’Aggiustatore interiore per creare e sostenere l’io morontiale, l’anima evoluzionaria potenzialmente immortale.

111:1.3 (1216.4) La mente materiale è l’arena nella quale le personalità umane vivono, sono coscienti di se stesse, prendono decisioni, scelgono Dio o lo abbandonano, si eternano o si distruggono.

111:1.4 (1216.5) L’evoluzione materiale vi ha fornito una macchina per vivere, il vostro corpo; il Padre stesso vi ha dotati della realtà spirituale più pura che si conosca nell’universo, il vostro Aggiustatore di Pensiero. Ma nelle vostre mani, soggetta alle vostre decisioni, è stata messa la mente, ed è per mezzo della mente che voi vivete o morite. È all’interno di questa mente e con questa mente che voi prendete le decisioni morali che vi permettono di divenire simili all’Aggiustatore, cioè simili a Dio.

111:1.5 (1216.6) La mente mortale è un sistema intellettuale temporaneo prestato agli esseri umani perché lo usino durante il periodo di una vita materiale, e secondo come impiegano questa mente essi accettano o respingono il potenziale dell’esistenza eterna. La mente è quasi tutto ciò che possedete della realtà universale che sia sottomesso alla vostra volontà, e l’anima — l’io morontiale — mostrerà fedelmente il frutto delle decisioni temporali che l’io mortale avrà preso. La coscienza umana riposa dolcemente sul meccanismo elettrochimico soggiacente e tocca delicatamente il sistema energetico morontiale-spirituale soprastante. Nel corso della sua vita mortale l’essere umano non è mai completamente cosciente di nessuno di questi due sistemi; perciò egli deve lavorare nella mente, di cui è cosciente. E non è tanto ciò che la mente comprende quanto ciò che la mente desidera comprendere che assicura la sopravvivenza; non è tanto ciò cui la mente assomiglia quanto ciò cui la mente si sforza di assomigliare che costituisce la sua identificazione con lo spirito. Non è tanto il fatto che l’uomo sia cosciente di Dio quanto che l’uomo aneli Dio che si traduce nell’ascensione dell’universo. Ciò che siete oggi non è così importante quanto ciò che state divenendo giorno per giorno e nell’eternità.

111:1.6 (1217.1) La mente è lo strumento cosmico sul quale la volontà umana può suonare le dissonanze della distruzione, o dal quale questa stessa volontà umana può trarre le squisite melodie dell’identificazione con Dio e della conseguente sopravvivenza eterna. L’Aggiustatore conferito all’uomo è in ultima analisi impermeabile al male ed incapace di peccare, ma la mente mortale può essere effettivamente ingannata, distorta e resa malvagia e turpe dalle macchinazioni colpevoli di una volontà umana perversa ed egoista. Allo stesso modo questa mente può essere resa nobile, bella, vera e buona — effettivamente grande — in armonia con la volontà spiritualmente illuminata di un essere umano che conosce Dio.

111:1.7 (1217.2) La mente evoluzionaria è pienamente stabile e degna di fiducia solo quando si manifesta ai due estremi dell’intellettualità cosmica — quello totalmente meccanizzato e quello interamente spiritualizzato. Tra gli estremi intellettuali di puro controllo meccanico e di vera natura spirituale c’è quell’immenso gruppo di menti ascendenti in evoluzione la cui stabilità e tranquillità dipendono dalla scelta della personalità e dall’identificazione con lo spirito.

111:1.8 (1217.3) Ma l’uomo non cede passivamente, servilmente, la sua volontà all’Aggiustatore. Egli sceglie piuttosto di seguire attivamente, positivamente e cooperativamente le direttive dell’Aggiustatore, quando tali direttive differiscono coscientemente dai desideri e dagli impulsi della mente mortale naturale. Gli Aggiustatori manipolano ma non dominano mai la mente dell’uomo contro la sua volontà; per gli Aggiustatori la volontà umana è suprema. E così essi la considerano e la rispettano mentre si sforzano di raggiungere gli scopi spirituali di aggiustamento del pensiero e di trasformazione del carattere nell’arena quasi illimitata dell’intelletto umano in evoluzione.

111:1.9 (1217.4) La mente è la vostra nave, l’Aggiustatore è il vostro pilota, la volontà umana è il capitano. Il padrone del vascello mortale dovrebbe avere la saggezza di affidarsi al pilota divino per condurre l’anima ascendente nei porti morontiali della sopravvivenza eterna. Solo con l’egoismo, l’indolenza e l’immoralità la volontà dell’uomo può respingere la guida di questo pilota amorevole e far naufragare alla fine la carriera mortale sulle secche funeste della misericordia respinta e sugli scogli del peccato accettato. Con il vostro consenso questo fedele pilota vi porterà con sicurezza attraverso le barriere del tempo e gli ostacoli dello spazio fino alla sorgente stessa della mente divina ed oltre, fino al Padre degli Aggiustatori in Paradiso.

2. La natura dell’anima

111:2.1 (1217.5) In tutte le funzioni mentali dell’intelligenza cosmica la totalità della mente domina sulle parti della funzione intellettuale. La mente, nella sua essenza, è un’unità funzionale; perciò la mente non manca mai di manifestare questa unità costitutiva, anche quando è ostacolata ed intralciata dalle scelte e dagli atti insensati di un io fuorviato. E questa unità della mente cerca invariabilmente la coordinazione spirituale su tutti i livelli della sua associazione con io aventi dignità di volontà e prerogative d’ascensione.

111:2.2 (1217.6) La mente materiale dell’uomo mortale è il telaio cosmico che porta il tessuto morontiale sul quale l’Aggiustatore di Pensiero interiore intesse i modelli spirituali di un carattere universale che possiede valori duraturi e significati divini — un’anima sopravvivente di destino ultimo e di carriera eterna, un finalitario potenziale.

111:2.3 (1218.1) La personalità umana s’identifica con la mente e con lo spirito mantenuti in rapporto funzionale in un corpo materiale grazie alla vita. Questa relazione funzionale tra tale mente e tale spirito non dà come risultato una combinazione delle qualità o degli attributi della mente e dello spirito, ma piuttosto un valore universale interamente nuovo, originale ed unico di durata potenzialmente eterna — l’anima.

111:2.4 (1218.2) Vi sono tre e non due fattori nella creazione evoluzionaria di quest’anima immortale. Questi tre antecedenti dell’anima umana morontiale sono:

111:2.5 (1218.3) 1. La mente umana e tutte le influenze cosmiche che la precedono e che agiscono su di essa.

111:2.6 (1218.4) 2. Lo spirito divino che dimora in questa mente umana e tutti i potenziali inerenti ad un tale frammento di spiritualità assoluta, insieme con tutte le influenze e tutti i fattori spirituali che gli sono associati nella vita umana.

111:2.7 (1218.5) 3. La relazione tra la mente materiale e lo spirito divino, che denota un valore e comporta un significato che non si trovano in alcuno dei fattori che concorrono a tale associazione. La realtà di questa relazione unica non è né materiale né spirituale, ma morontiale. È l’anima.

111:2.8 (1218.6) Le creature intermedie hanno denominato da lungo tempo quest’anima in evoluzione dell’uomo mente intermedia, per distinguerla dalla mente inferiore o materiale e dalla mente superiore o cosmica. Questa mente intermedia è realmente un fenomeno morontiale poiché esiste nel regno tra il materiale e lo spirituale. Il potenziale di questa evoluzione morontiale è inerente ai due impulsi universali della mente: l’impulso della mente finita della creatura a conoscere Dio e a raggiungere la divinità del Creatore, e l’impulso della mente infinita del Creatore a conoscere l’uomo e a conseguire l’esperienza della creatura.

111:2.9 (1218.7) Questa operazione superna di evoluzione dell’anima immortale è resa possibile perché la mente mortale è in primo luogo personale ed in secondo luogo è in contatto con le realtà superanimali. Essa possiede una dotazione supermateriale di ministero cosmico che assicura l’evoluzione di una natura morale capace di prendere delle decisioni morali, stabilendo così un contatto creativo effettivo con i ministeri spirituali associati e con l’Aggiustatore di Pensiero interiore.

111:2.10 (1218.8) Il risultato inevitabile di questa spiritualizzazione per contatto della mente umana è la nascita graduale di un’anima, il prodotto congiunto di una mente aiutante dominata da una volontà umana che anela a conoscere Dio, ad operare in collegamento con le forze spirituali dell’universo che sono sotto il supercontrollo di un frammento reale del Dio stesso di tutta la creazione — il Monitore del Mistero. Così la realtà materiale e mortale dell’io trascende i limiti temporali del meccanismo della vita fisica e raggiunge una nuova espressione ed una nuova identificazione nel veicolo in evoluzione per la continuità dell’individualità, l’anima morontiale ed immortale.

3. L’anima in evoluzione

111:3.1 (1218.9) Gli sbagli della mente mortale e gli errori della condotta umana possono ritardare notevolmente l’evoluzione dell’anima, sebbene non possano inibire un tale fenomeno morontiale una volta che è stato avviato dall’Aggiustatore interiore con il consenso della volontà della creatura. Ma in ogni momento antecedente alla morte fisica questa stessa volontà materiale ed umana ha il potere di annullare tale scelta e di rifiutare la sopravvivenza. Anche dopo la sopravvivenza il mortale ascendente conserva ancora questa prerogativa di scegliere di rifiutare la vita eterna. In ogni momento prima della fusione con l’Aggiustatore la creatura ascendente in evoluzione può scegliere di rinunciare a seguire la volontà del Padre del Paradiso. La fusione con l’Aggiustatore indica che il mortale ascendente ha eternamente ed irrevocabilmente scelto di fare la volontà del Padre.

111:3.2 (1219.1) Durante la vita nella carne l’anima in evoluzione ha la facoltà di rafforzare le decisioni supermateriali della mente mortale. L’anima, essendo supermateriale, non funziona da se stessa sul livello materiale dell’esperienza umana. Né quest’anima subspirituale può, senza la collaborazione di uno spirito della Deità, quale l’Aggiustatore, funzionare al di sopra del livello morontiale. E l’anima non prende nemmeno delle decisioni finali prima che la morte o la traslazione l’abbiano divisa dall’associazione materiale con la mente mortale, eccetto quando questa mente materiale delega tale autorità liberamente e spontaneamente a quest’anima morontiale funzionalmente associata. Durante la vita la volontà mortale, il potere della personalità di scegliere e di decidere, risiede nei circuiti mentali materiali. Via via che la crescita terrena del mortale prosegue, questo io, con i suoi poteri di scelta inestimabili, s’identifica sempre più con l’entità emergente, l’anima morontiale. Dopo la morte e successivamente alla risurrezione sul mondo delle dimore, la personalità umana è completamente identificata con l’io morontiale. L’anima è quindi l’embrione del futuro veicolo morontiale d’identità della personalità.

111:3.3 (1219.2) Quest’anima immortale è inizialmente di natura interamente morontiale, ma possiede una tale capacità di sviluppo che si eleva invariabilmente a livelli spirituali tali da consentire la fusione con gli spiriti della Deità; solitamente con lo stesso spirito del Padre Universale che ha avviato questo fenomeno creativo nella mente della creatura.

111:3.4 (1219.3) La mente umana e l’Aggiustatore divino sono entrambi coscienti della presenza e della natura distinta dell’anima in evoluzione — l’Aggiustatore pienamente, la mente parzialmente. L’anima diviene sempre più cosciente della mente e dell’Aggiustatore come identità associate in proporzione alla sua crescita evoluzionaria. L’anima partecipa delle qualità della mente umana e dello spirito divino, ma si evolve costantemente verso un accrescimento del controllo spirituale e della dominazione divina grazie allo stimolo di una funzione mentale i cui significati cercano di coordinarsi con i veri valori spirituali.

111:3.5 (1219.4) La carriera mortale, l’evoluzione dell’anima, non è tanto una prova quanto un’educazione. La fede nella sopravvivenza dei valori supremi è l’essenza della religione; l’esperienza religiosa autentica consiste nell’unione dei valori supremi e dei significati cosmici come realizzazione di una realtà universale.

111:3.6 (1219.5) La mente conosce quantità, realtà, significati. Ma la qualità — i valori — è percepita. Quello che percepisce è la creazione congiunta della mente, che conosce, e dello spirito associato, che rende reale.

111:3.7 (1219.6) Nella misura in cui l’anima morontiale in evoluzione dell’uomo viene permeata dalla verità, dalla bellezza e dalla bontà come realizzazione e valore della coscienza di Dio, tale essere risultante diviene indistruttibile. Se non c’è sopravvivenza di valori eterni nell’anima in evoluzione dell’uomo, allora l’esistenza mortale è priva di significato e la vita stessa è una tragica illusione. Ma è eternamente vero che: quello che cominciate nel tempo lo completerete sicuramente nell’eternità — se ciò merita di essere completato.

4. La vita interiore

111:4.1 (1219.7) Il riconoscimento è il processo intellettuale consistente nel far quadrare le impressioni sensoriali ricevute dal mondo esterno con i modelli mnemonici dell’individuo. La comprensione implica che queste impressioni sensoriali riconosciute ed i loro modelli mnemonici associati siano stati integrati od organizzati in una rete dinamica di princìpi.

111:4.2 (1220.1) I significati derivano da una combinazione di riconoscimento e di comprensione. I significati non esistono in un mondo totalmente sensoriale o materiale. I significati ed i valori sono percepiti soltanto nelle sfere interiori o supermateriali dell’esperienza umana.

111:4.3 (1220.2) I progressi di una vera civiltà sono tutti nati in questo mondo interiore dell’umanità. Soltanto la vita interiore è veramente creativa. La civiltà può difficilmente progredire quando la maggior parte della gioventù di una generazione dedica le sue attenzioni e le sue energie alle attività materialistiche del mondo sensoriale o esteriore.

111:4.4 (1220.3) Il mondo interiore e quello esteriore hanno serie differenti di valori. Ogni civiltà è in pericolo quando tre quarti della sua gioventù entra in professioni materialistiche e si consacra alla ricerca delle attività sensoriali del mondo esteriore. La civiltà è in pericolo quando la gioventù cessa d’interessarsi dell’etica, della sociologia, dell’eugenismo, della filosofia, delle belle arti, della religione e della cosmologia.

111:4.5 (1220.4) Solo al livello superiore della mente supercosciente che sconfina nel regno spirituale dell’esperienza umana si possono trovare quei concetti superiori associati ad efficaci modelli maestri che contribuiranno a costruire una civiltà migliore e più duratura. La personalità è per natura creativa, ma funziona in tal modo solo nella vita interiore dell’individuo.

111:4.6 (1220.5) I cristalli di neve sono sempre di forma esagonale, ma non ve ne sono mai due identici. I figli si conformano a dei tipi, ma non ve ne sono due esattamente uguali, anche se sono gemelli. La personalità segue dei tipi, ma è sempre unica.

111:4.7 (1220.6) La felicità e la gioia hanno origine nella vita interiore. Non si può provare una gioia reale da soli. Una vita solitaria è fatale per la felicità. Anche le famiglie e le nazioni godranno di più la vita se la condivideranno con altri.

111:4.8 (1220.7) Voi non potete controllare completamente il mondo esterno — l’ambiente. È la creatività del mondo interiore che è la più soggetta alle vostre direttive, perché la vostra personalità è così largamente libera dagli impedimenti delle leggi di causalità antecedenti. Associata alla personalità c’è una sovranità limitata della volontà.

111:4.9 (1220.8) Poiché questa vita interiore dell’uomo è veramente creativa, incombe su ciascuna persona la responsabilità di scegliere se questa creatività dovrà essere spontanea e totalmente casuale oppure controllata, diretta e costruttiva. Come può un’immaginazione creativa produrre dei risultati validi quando la scena in cui funziona è già occupata da pregiudizi, odio, paure, risentimenti, desideri di vendetta e settarismi?

111:4.10 (1220.9) Le idee possono avere origine dagli stimoli del mondo esteriore, ma gli ideali nascono soltanto nei regni creativi del mondo interiore. Oggi le nazioni del mondo sono dirette da uomini che hanno una sovrabbondanza d’idee, ma sono molto poveri d’ideali. Questa è la spiegazione della povertà, dei divorzi, delle guerre e degli odi razziali.

111:4.11 (1220.10) Questo è il problema: se l’uomo con il suo libero arbitrio è interiormente dotato di poteri creativi, allora dobbiamo riconoscere che la libera creatività contiene il potenziale della libera distruttività. E quando la creatività è rivolta alla distruttività ci si trova faccia a faccia con la devastazione del male e del peccato — oppressioni, guerre e distruzioni. Il male è una creatività parziale che tende verso la disintegrazione e la distruzione finale. Ogni conflitto è cattivo poiché inibisce la funzione creativa della vita interiore — è una specie di guerra civile nella personalità.

111:4.12 (1221.1) La creatività interiore contribuisce a nobilitare il carattere mediante l’integrazione della personalità e l’unificazione dell’individualità. È eternamente vero che il passato è immutabile; soltanto il futuro può essere modificato nel presente dal ministero della creatività dell’io interiore.

5. La consacrazione della scelta

111:5.1 (1221.2) Fare la volontà di Dio è niente di più né di meno che una dimostrazione della compiacenza della creatura a condividere la sua vita interiore con Dio — con lo stesso Dio che ha reso possibile tale vita di creatura con significato e valore interiore. Condividere è essere simile a Dio — divino. Dio condivide tutto con il Figlio Eterno e lo Spirito Infinito, mentre essi, a loro volta, condividono tutte le cose con i Figli divini e le Figlie spirituali degli universi.

111:5.2 (1221.3) L’imitazione di Dio è la chiave della perfezione; fare la sua volontà è il segreto della sopravvivenza e della perfezione nella sopravvivenza.

111:5.3 (1221.4) I mortali vivono in Dio e così Dio ha voluto vivere nei mortali. Come gli uomini si affidano a lui, così lui ha affidato — per primo — una parte di se stesso affinché stia con gli uomini; ha acconsentito di vivere negli uomini e di dimorare negli uomini sottomesso alla volontà umana.

111:5.4 (1221.5) La pace in questa vita, la sopravvivenza nella morte, la perfezione nella prossima vita, il servizio nell’eternità — tutte queste cose sono raggiunte (in spirito) ora quando la personalità della creatura consente — sceglie — di sottomettere la volontà della creatura alla volontà del Padre. Ed il Padre ha già scelto di sottomettere un frammento di se stesso alla volontà della personalità della creatura.

111:5.5 (1221.6) Questa scelta della creatura non è una resa della volontà. È una consacrazione della volontà, un’espansione della volontà, una glorificazione della volontà, un perfezionamento della volontà. E tale scelta eleva la volontà della creatura dal livello di significato temporale a quello stato superiore in cui la personalità del figlio creatura comunica con la personalità del Padre spirituale.

111:5.6 (1221.7) Questa scelta di fare la volontà del Padre è la scoperta spirituale del Padre-spirito da parte dell’uomo mortale, anche se deve trascorrere un’era prima che il figlio creatura possa effettivamente essere alla presenza reale di Dio in Paradiso. Questa scelta non consiste tanto nella negazione della volontà della creatura — “Non sia fatta la mia volontà ma la tua” — quanto nell’affermazione positiva della creatura: “È mia volontà che sia fatta la tua volontà.” E se questa scelta è fatta, presto o tardi il figlio che sceglie Dio giungerà all’unione interiore (alla fusione) con il frammento di Dio che dimora in lui, mentre questo stesso figlio che si sta perfezionando troverà la soddisfazione suprema come personalità nella comunione adoratrice tra la personalità dell’uomo e la personalità del suo Autore, due personalità i cui attributi creatori sono uniti per l’eternità in una reciprocità d’espressione autovoluta — la nascita di un’altra associazione eterna tra la volontà dell’uomo e la volontà di Dio.

6. Il paradosso umano

111:6.1 (1221.8) Molte delle difficoltà temporali dell’uomo mortale provengono dalla sua duplice relazione con il cosmo. L’uomo è parte della natura — esiste nella natura — e tuttavia è capace di trascendere la natura. L’uomo è finito, ma dimora in lui una scintilla dell’infinità. Tale situazione duale non solo fornisce il potenziale per il male, ma genera anche numerose situazioni sociali e morali impregnate di molta incertezza e non poca inquietudine.

111:6.2 (1222.1) Il coraggio richiesto per trionfare sulla natura e per trascendere il proprio io è un coraggio che può soccombere alle tentazioni dell’orgoglio di sé. Il mortale capace di trascendere il proprio io può cedere alla tentazione di deificare la sua autocoscienza. Il dilemma umano consiste nel doppio fatto che l’uomo è schiavo della natura mentre allo stesso tempo possiede una libertà straordinaria — la libertà di scelta e d’azione spirituali. Sui livelli materiali l’uomo si trova asservito alla natura, mentre sui livelli spirituali egli trionfa sulla natura e su tutte le cose temporali e finite. Tale paradosso è inseparabile dalla tentazione, dal male potenziale e dagli errori di decisione, e quando l’io diviene altero ed arrogante può evolversi il peccato.

111:6.3 (1222.2) Il problema del peccato non esiste per se stesso nel mondo finito. Il fatto di essere finiti non è male o peccato. Il mondo finito è stato fatto da un Creatore infinito — è opera dei suoi Figli divini — e perciò deve essere buono. Sono il cattivo uso, la deformazione e la perversione del finito che danno origine al male ed al peccato.

111:6.4 (1222.3) Lo spirito può dominare la mente e la mente può controllare l’energia. Ma la mente può controllare l’energia solo mediante la sua stessa manipolazione intelligente dei potenziali metamorfici inerenti al livello matematico delle cause e degli effetti dei domini fisici. La mente della creatura non controlla per inerenza l’energia; questa è una prerogativa della Deità. Ma la mente della creatura può manipolare, e manipola, l’energia nell’esatta misura in cui è divenuta padrona dei segreti dell’energia dell’universo fisico.

111:6.5 (1222.4) Quando l’uomo desidera modificare la realtà fisica, sia in se stesso che nel suo ambiente, vi riesce nella misura in cui ha scoperto i modi ed i mezzi di controllare la materia e di dirigere l’energia. Senza aiuto la mente è incapace d’influenzare qualunque cosa di materiale, salvo il proprio meccanismo fisico al quale è ineluttabilmente legata. Ma con l’impiego intelligente del suo meccanismo corporeo la mente può creare altri meccanismi, anche dei rapporti d’energia e delle relazioni viventi, utilizzando i quali questa mente può controllare sempre di più ed anche dominare il suo livello fisico nell’universo.

111:6.6 (1222.5) La scienza è la sorgente dei fatti, e la mente non può operare senza i fatti. Nell’edificazione della saggezza essi sono i mattoni che sono cementati dall’esperienza della vita. L’uomo può trovare l’amore di Dio senza i fatti e può scoprire le leggi di Dio senza l’amore, ma l’uomo non può mai cominciare ad apprezzare la simmetria infinita, l’armonia celeste e la squisita perfezione della natura onninclusiva della Prima Sorgente e Centro prima di aver trovato la legge divina e l’amore divino ed averli esperienzialmente unificati nella propria filosofia cosmica in evoluzione.

111:6.7 (1222.6) L’espansione della conoscenza materiale permette un maggior apprezzamento intellettuale dei significati delle idee e dei valori degli ideali. Un essere umano può trovare la verità nella sua esperienza interiore, ma ha bisogno di conoscere chiaramente i fatti per applicare la sua scoperta personale della verità alle esigenze brutalmente pratiche della vita quotidiana.

111:6.8 (1222.7) È del tutto naturale che l’uomo mortale sia tormentato da sentimenti d’insicurezza quando si vede inestricabilmente legato alla natura, mentre possiede dei poteri spirituali che trascendono completamente tutte le cose temporali e finite. Solo la fiducia religiosa — la fede vivente — può sostenere l’uomo in mezzo a questi problemi difficili e complicati.

111:6.9 (1223.1) Di tutti i pericoli che assediano la natura dell’uomo mortale e mettono in pericolo la sua integrità spirituale, l’orgoglio è il più grande. Il coraggio è valoroso, ma l’egotismo è vanitoso e suicida. Una ragionevole fiducia in se stessi non è da deplorare. La capacità dell’uomo di trascendere se stesso è la sola cosa che lo distingue dal regno animale.

111:6.10 (1223.2) L’orgoglio è ingannevole, intossicante e generatore di peccato, sia che si trovi in un individuo, in un gruppo, in una razza o in una nazione. È letteralmente vero che: “L’orgoglio prelude alla rovina.”

7. Il problema dell’Aggiustatore

111:7.1 (1223.3) L’incertezza nella sicurezza è l’essenza dell’avventura del Paradiso — incertezza nel tempo e nella mente, incertezza sugli avvenimenti dello svolgimento dell’ascensione al Paradiso; sicurezza nello spirito e nell’eternità, sicurezza nella fiducia incondizionata del figlio creatura nella compassione divina e nell’amore infinito del Padre Universale; incertezza quale cittadino senza esperienza dell’universo; sicurezza quale figlio ascendente nelle dimore universali di un Padre onnipotente, infinitamente saggio e amorevole.

111:7.2 (1223.4) Posso esortarvi a prestare attenzione al lontano eco del fedele appello che l’Aggiustatore rivolge alla vostra anima? L’Aggiustatore interiore non può arrestare o alterare materialmente la lotta della vostra carriera nel tempo; l’Aggiustatore non può diminuire le sofferenze della vostra vita mentre viaggiate in questo mondo di tribolazioni. L’abitante divino può solo attendere pazientemente mentre voi combattete la battaglia della vita qual è vissuta sul vostro pianeta; ma voi potreste, se solo voleste — mentre lavorate e siete preoccupati, mentre lottate e vi affannate — permettere al valente Aggiustatore di combattere con voi e per voi. Potreste essere talmente confortati ed ispirati, affascinati ed incuriositi, se solo voleste permettere all’Aggiustatore di presentare costantemente il quadro del movente reale, della meta finale e del proposito eterno di tutta questa difficile ed ardua lotta con i problemi ordinari del vostro mondo materiale attuale.

111:7.3 (1223.5) Perché non aiutate l’Aggiustatore nel compito di mostrarvi la contropartita spirituale di tutti questi strenui sforzi materiali? Perché non permettete all’Aggiustatore di fortificarvi con le verità spirituali del potere cosmico mentre lottate contro le difficoltà temporali dell’esistenza di creatura? Perché non incoraggiate l’aiutante divino a confortarvi con la chiara visione del panorama eterno della vita universale mentre considerate con perplessità i problemi dell’ora che passa? Perché rifiutate di essere illuminati ed ispirati dal punto di vista dell’universo mentre vi affannate in mezzo agli ostacoli del tempo e vi dibattete nel dedalo delle incertezze che punteggiano il vostro tragitto di vita mortale? Perché non consentite all’Aggiustatore di spiritualizzare i vostri pensieri, anche se i vostri piedi devono calpestare i sentieri materiali dello sforzo terreno?

111:7.4 (1223.6) Le razze umane superiori di Urantia sono mischiate in modo complesso; sono una mescolanza di molte razze e stirpi di origine differente. Questa natura composita rende estremamente difficile per i Monitori lavorare efficacemente durante la vita ed accresce nettamente i problemi dell’Aggiustatore e del serafino guardiano dopo la morte. Non molto tempo fa mi trovavo su Salvington ed ascoltai un guardiano del destino presentare un rapporto formale per giustificare le difficoltà di ministero verso il suo soggetto mortale. Questo serafino disse:

111:7.5 (1223.7) “Gran parte della mia difficoltà era dovuta all’interminabile conflitto tra le due nature del mio soggetto: la spinta dell’ambizione ostacolata dall’indolenza animale; gli ideali di un popolo superiore contrastati dagli istinti di una razza inferiore; i propositi elevati di una grande mente avversati dagli impulsi di un’eredità primitiva; la visione a lungo termine di un Monitore lungimirante contrastata dalla ristrettezza d’idee di una creatura del tempo; i piani progressivi di un essere ascendente modificati dai desideri e dalle brame di una natura materiale; i lampi dell’intelligenza universale annullati dagli imperativi chimici-energetici della razza in evoluzione; la pressione degli angeli osteggiata dalle emozioni di un animale; l’istruzione di un intelletto annullata dalle tendenze dell’istinto; l’esperienza dell’individuo contrastata dalle tendenze accumulate dalla razza; gli scopi del migliore sovrastati dall’inclinazione del peggiore; lo slancio del genio neutralizzato dalla gravità della mediocrità; il progresso del buono ritardato dall’inerzia del malvagio; l’arte del bello insudiciata dalla presenza del male; la capacità di recupero della salute neutralizzata dalla debilitazione della malattia; la fontana della fede inquinata dai veleni della paura; la sorgente della gioia resa amara dalle acque del dolore; la contentezza dell’anticipazione disillusa dall’amarezza della realizzazione; le gioie della vita sempre minacciate dalle tristezze della morte. Quale vita su questo pianeta! Tuttavia, a causa dell’aiuto e dell’incitamento costanti dell’Aggiustatore di Pensiero, quest’anima ha raggiunto un buon grado di felicità e di successo, ed è appena ascesa alle sale di giudizio dei mondi delle dimore.”

111:7.6 (1224.1) [Presentato da un Messaggero Solitario di Orvonton.]

Fascicolo 112 - La sopravvivenza della personalità

Il Libro di Urantia

Fascicolo 112

La sopravvivenza della personalità

112:0.1 (1225.1) I PIANETI evoluzionari sono le sfere d’origine degli uomini, i mondi iniziali della carriera mortale ascendente. Urantia è il vostro punto di partenza; qui voi ed il vostro Aggiustatore di Pensiero divino siete associati in un’unione temporanea. Voi siete stati dotati di una guida perfetta; perciò se vorrete sinceramente correre la corsa del tempo e raggiungere la meta finale della fede, la ricompensa delle ere sarà vostra; sarete uniti per l’eternità al vostro Aggiustatore interiore. Allora comincerà la vostra vera vita, la vita ascendente, della quale il vostro attuale stato mortale è solo il preludio. Allora comincerà la vostra missione sublime e progressiva come finalitari nell’eternità che si dispiega davanti a voi. E per tutte queste ere e questi stadi successivi di crescita evoluzionaria c’è una parte di voi che rimane assolutamente inalterata, ed è la personalità — la permanenza in presenza del cambiamento.

112:0.2 (1225.2) Mentre sarebbe presuntuoso tentare di definire la personalità, può dimostrarsi utile elencare alcune delle cose che si conoscono di essa:

112:0.3 (1225.3) 1. La personalità è quella qualità della realtà che è conferita dal Padre Universale stesso o dall’Attore Congiunto agente per conto del Padre.

112:0.4 (1225.4) 2. Essa può essere conferita ad ogni sistema d’energia vivente che include la mente o lo spirito.

112:0.5 (1225.5) 3. Essa non è interamente sottomessa ai vincoli di causalità antecedenti. È relativamente creativa o cocreativa.

112:0.6 (1225.6) 4. Quando è conferita alle creature materiali evoluzionarie, essa induce lo spirito a sforzarsi di dominare l’energia-materia attraverso la mediazione della mente.

112:0.7 (1225.7) 5. La personalità, anche se priva d’identità, può unificare l’identità di ogni sistema d’energia vivente.

112:0.8 (1225.8) 6. Essa rivela soltanto una sensibilità qualitativa al circuito della personalità, contrariamente alle tre energie che mostrano una sensibilità alla gravità sia qualitativa sia quantitativa.

112:0.9 (1225.9) 7. La personalità è immutabile in presenza del cambiamento.

112:0.10 (1225.10) 8. Essa può fare un dono a Dio — la consacrazione del libero arbitrio a fare la volontà di Dio.

112:0.11 (1225.11) 9. Essa è caratterizzata dalla moralità — dalla consapevolezza della relatività della relazione con altre persone. Essa discerne i livelli di condotta ed opera una scelta tra di essi.

112:0.12 (1225.12) 10. La personalità è unica, assolutamente unica: è unica nel tempo e nello spazio; è unica nell’eternità ed in Paradiso; è unica quando è conferita — non vi sono duplicati; essa è unica in ogni momento dell’esistenza; è unica in relazione a Dio — egli non fa preferenze di persone, ma nemmeno le addiziona, perché esse non sono addizionabili — sono associabili ma non totalizzabili.

112:0.13 (1226.1) 11. La personalità risponde direttamente alla presenza di un’altra personalità.

112:0.14 (1226.2) 12. Essa è un elemento che può essere aggiunto allo spirito, illustrando in tal modo il primato del Padre in relazione al Figlio. (La mente non ha bisogno di essere addizionata allo spirito.)

112:0.15 (1226.3) 13. La personalità può sopravvivere alla morte fisica con l’identità che è nell’anima sopravvivente. L’Aggiustatore e la personalità sono immutabili; la relazione tra di loro (nell’anima) non è che cambiamento, evoluzione continua; e se questo cambiamento (crescita) cessasse, l’anima avrebbe fine.

112:0.16 (1226.4) 14. La personalità ha una coscienza unica del tempo, e ciò è qualcosa di diverso dalla percezione del tempo da parte della mente o dello spirito.

1. La personalità e la realtà

112:1.1 (1226.5) La personalità è conferita dal Padre Universale alle sue creature come una dotazione potenzialmente eterna. Tale dono divino è destinato a funzionare su numerosi livelli ed in situazioni universali successive che vanno dall’umile finito al più alto absonito, sino ai confini stessi dell’assoluto. La personalità opera così su tre piani cosmici o in tre fasi dell’universo:

112:1.2 (1226.6) 1. Status di posizione. La personalità funziona con uguale efficacia nell’universo locale, nel superuniverso e nell’universo centrale.

112:1.3 (1226.7) 2. Status di significato. La personalità agisce efficacemente sui livelli del finito, dell’absonito ed anche sconfinando nell’assoluto.

112:1.4 (1226.8) 3. Status di valore. La personalità può realizzarsi esperienzialmente nei regni progressivi del materiale, del morontiale e dello spirituale.

112:1.5 (1226.9) La personalità ha un campo d’azione perfezionato di dimensioni cosmiche. Le dimensioni della personalità finita sono tre e funzionano grosso modo come segue:

112:1.6 (1226.10) 1. La lunghezza rappresenta la direzione e la natura della progressione — il movimento attraverso lo spazio e conformemente al tempo — l’evoluzione.

112:1.7 (1226.11) 2. La profondità verticale abbraccia gli impulsi e gli atteggiamenti dell’organismo, i livelli variabili dell’autorealizzazione ed il fenomeno generale della reazione all’ambiente.

112:1.8 (1226.12) 3. La larghezza abbraccia il campo della coordinazione, dell’associazione e dell’organizzazione dell’individualità.

112:1.9 (1226.13) Il tipo di personalità conferito ai mortali di Urantia ha una potenzialità di sette dimensioni di autoespressione o di realizzazione della persona. Questi fenomeni dimensionali sono realizzabili in ragione di tre sul livello finito, tre sul livello absonito ed uno sul livello assoluto. Sui livelli subassoluti questa settima dimensione, o dimensione della totalità, è sperimentabile come fatto della personalità. Questa dimensione suprema è un assoluto associabile, e pur non essendo infinita è dimensionalmente potenziale per la penetrazione subinfinita dell’assoluto.

112:1.10 (1226.14) Le dimensioni finite della personalità sono in rapporto con la lunghezza, la profondità e la larghezza cosmiche. La lunghezza indica significato; la profondità significa valore; la larghezza abbraccia il discernimento — la capacità di fare l’esperienza di una coscienza incontestabile della realtà cosmica.

112:1.11 (1227.1) Sul livello morontiale tutte queste dimensioni finite del livello materiale sono grandemente elevate e sono realizzabili certi nuovi valori dimensionali. Tutte queste esperienze dimensionali ampliate del livello morontiale sono meravigliosamente articolate con la dimensione suprema, o della personalità, attraverso l’influenza della mota ed anche dal contributo della matematica morontiale.

112:1.12 (1227.2) Molte delle difficoltà incontrate dai mortali nel loro studio della personalità umana potrebbero essere evitate se la creatura finita tenesse presente che i livelli dimensionali ed i livelli spirituali non sono coordinati nella realizzazione esperienziale della personalità.

112:1.13 (1227.3) La vita è in realtà un processo che avviene tra l’organismo (l’individualità) ed il suo ambiente. La personalità attribuisce valori d’identità e significati di continuità a questa associazione tra organismo ed ambiente. Si riconoscerà così che il fenomeno di stimolo-risposta non è un semplice processo meccanico, poiché la personalità funziona come fattore nella situazione globale. Resta sempre vero che i meccanismi sono per loro natura passivi, gli organismi invece sono per loro natura attivi.

112:1.14 (1227.4) La vita fisica è un processo che avviene non tanto all’interno dell’organismo quanto tra l’organismo e l’ambiente. Ed ogni processo di questo tipo tende a creare e a stabilire dei modelli organici di reazione a tale ambiente. Tutti questi modelli direttivi influenzano moltissimo la scelta della meta.

112:1.15 (1227.5) È attraverso la mediazione della mente che l’io e l’ambiente stabiliscono un contatto significativo. La capacità e la propensione dell’organismo a stabilire tali contatti significativi con l’ambiente (la risposta agli stimoli) rappresentano l’atteggiamento dell’intera personalità.

112:1.16 (1227.6) La personalità non può agire molto bene nell’isolamento. L’uomo è per sua natura una creatura sociale; è dominato dal vivo desiderio d’appartenenza. È letteralmente vero che “nessun uomo vive per se stesso”.

112:1.17 (1227.7) Ma il concetto della personalità come significato della totalità della creatura vivente e funzionante rappresenta molto di più dell’integrazione delle relazioni; significa l’unificazione di tutti i fattori della realtà come pure la coordinazione delle relazioni. Tra due oggetti esistono delle relazioni, ma tre o più oggetti formano un sistema e tale sistema è molto di più di una semplice relazione ampliata o complessa. Questa distinzione è vitale, perché in un sistema cosmico i singoli membri non sono collegati gli uni con gli altri se non in relazione al tutto e grazie all’individualità di questo tutto.

112:1.18 (1227.8) Nell’organismo umano la somma delle sue parti costituisce la persona — l’individualità — ma tale processo non ha niente a che vedere con la personalità, che è l’unificatrice di tutti questi fattori quali sono collegati con le realtà cosmiche.

112:1.19 (1227.9) Nelle aggregazioni le parti sono addizionate; nei sistemi le parti sono coordinate. I sistemi sono significativi per la loro organizzazione — per i valori di posizione. In un buon sistema tutti i fattori sono in posizione cosmica. In un cattivo sistema qualcosa o manca o è fuori posto — sconvolto. Nel sistema umano è la personalità che unifica tutte le attività e che a sua volta conferisce le qualità d’identità e di creatività.

2. L’io

112:2.1 (1227.10) Nello studio dell’individualità sarebbe bene tenere presente:

112:2.2 (1227.11) 1. Che i sistemi fisici sono subordinati.

112:2.3 (1227.12) 2. Che i sistemi intellettuali sono coordinati.

112:2.4 (1227.13) 3. Che la personalità è superordinata.

112:2.5 (1227.14) 4. Che la forza spirituale interiore è potenzialmente direttiva.

112:2.6 (1228.1) In tutti i concetti dell’individualità dovrebbe essere riconosciuto che il fatto della vita viene per primo, la sua valutazione o la sua interpretazione vengono dopo. Il bambino umano prima vive e successivamente riflette sulla sua vita. Nell’economia cosmica il discernimento precede la previsione.

112:2.7 (1228.2) Il fatto universale di Dio che si fa uomo ha cambiato per sempre tutti i significati e modificato tutti i valori della personalità umana. Nel vero senso del termine, amore significa stima reciproca di personalità intere, siano esse umane o divine, oppure umane e divine. Alcune parti dell’io possono funzionare in vari modi — pensare, provare sentimenti, desiderare — ma solo gli attributi coordinati della personalità intera sono focalizzati in un’azione intelligente; e tutti questi poteri sono associati alla dotazione spirituale della mente mortale quando un essere umano ama sinceramente e disinteressatamente un altro essere, umano o divino.

112:2.8 (1228.3) Tutti i concetti umani della realtà sono basati sull’ipotesi che la personalità umana è reale; tutti i concetti delle realtà superumane sono basati sull’esperienza della personalità umana con le realtà cosmiche di certe entità spirituali e personalità divine associate ed in tali realtà. Tutto ciò che non è spirituale nell’esperienza umana, eccetto la personalità, è un mezzo in vista di un fine. Ogni vera relazione di un uomo mortale con altre persone — umane o divine — è un fine in se stessa. E tale associazione con la personalità della Deità è la meta eterna dell’ascensione universale.

112:2.9 (1228.4) Il possesso di una personalità identifica l’uomo in quanto essere spirituale, poiché l’unità dell’individualità e l’autocoscienza della personalità sono doni del mondo sovrammateriale. Il fatto stesso che un materialista mortale possa negare l’esistenza di realtà sovrammateriali dimostra in se stesso e da se stesso la presenza, ed indica l’attività, della sintesi spirituale e della coscienza cosmica nella sua mente umana.

112:2.10 (1228.5) Esiste un grande abisso cosmico tra la materia ed il pensiero, e questo abisso è incommensurabilmente più grande tra la mente materiale e l’amore spirituale. La coscienza, ed ancor meno l’autocoscienza, non possono essere spiegate da una teoria di associazione elettronica meccanicistica o da un fenomeno di energia materialistica.

112:2.11 (1228.6) A mano a mano che la mente cerca la realtà fino alla sua ultima analisi, la materia sfugge ai sensi materiali, ma può restare ancora reale per la mente. Quando l’intuizione spirituale cerca la realtà che sussiste dopo la scomparsa della materia e la cerca fino all’ultima analisi, essa svanisce per la mente, ma l’intuizione dello spirito può ancora percepire le realtà cosmiche ed i valori supremi di natura spirituale. Di conseguenza la scienza cede il passo alla filosofia, mentre la filosofia deve piegarsi alle conclusioni inerenti all’esperienza spirituale autentica. Il pensiero si arrende alla saggezza e la saggezza s’immerge in un’adorazione illuminata e riflessiva.

112:2.12 (1228.7) Nella scienza l’io umano osserva il mondo materiale; la filosofia è l’osservazione di questa osservazione del mondo materiale; la religione, la vera esperienza spirituale, è la realizzazione esperienziale della realtà cosmica dell’osservazione dell’osservazione di tutta questa sintesi relativa dei materiali energetici del tempo e dello spazio. Costruire una filosofia dell’universo esclusivamente sul materialismo è ignorare il fatto che tutte le cose materiali sono inizialmente concepite come reali nell’esperienza della coscienza umana. L’osservatore non può essere la cosa osservata; la valutazione esige un certo grado di trascendenza rispetto alla cosa valutata.

112:2.13 (1228.8) Nel tempo il pensiero conduce alla saggezza e la saggezza porta all’adorazione; nell’eternità l’adorazione porta alla saggezza e la saggezza sfocia nella finalità del pensiero.

112:2.14 (1229.1) La possibilità di unificare l’io in evoluzione è inerente alle qualità dei suoi fattori costitutivi che sono: le energie di base, i tessuti essenziali, il supercontrollo chimico fondamentale, le idee supreme, i moventi supremi, gli scopi supremi e lo spirito divino di conferimento del Paradiso — il segreto dell’autocoscienza della natura spirituale dell’uomo.

112:2.15 (1229.2) Il proposito dell’evoluzione cosmica è di raggiungere l’unità della personalità mediante il dominio crescente dello spirito, la risposta volitiva agli insegnamenti e alle direttive dell’Aggiustatore di Pensiero. La personalità, tanto umana che superumana, è caratterizzata da una qualità cosmica intrinseca che può essere chiamata “l’evoluzione del dominio”, l’espansione del controllo di sé e del proprio ambiente.

112:2.16 (1229.3) Un ascendente che è stato un tempo una personalità umana passa per due grandi fasi di crescente padronanza volitiva su se stesso e nell’universo:

112:2.17 (1229.4) 1. L’esperienza prefinalitaria, o della ricerca di Dio, che consiste nell’accrescere l’autorealizzazione mediante una tecnica d’espansione e di attuazione dell’identità unitamente alla soluzione dei problemi cosmici e alla conseguente padronanza dell’universo.

112:2.18 (1229.5) 2. L’esperienza postfinalitaria, o rivelante Dio, dell’espansione creativa dell’autorealizzazione mediante la rivelazione dell’Essere Supremo esperienziale alle intelligenze che cercano Dio, ma che non hanno ancora raggiunto i livelli divini di somiglianza con Dio.

112:2.19 (1229.6) Le personalità discendenti ottengono esperienze analoghe nel corso delle loro diverse avventure nell’universo, mentre cercano di accrescere la loro capacità di determinare con certezza e di eseguire le volontà divine delle Deità Suprema, Ultima ed Assoluta.

112:2.20 (1229.7) Durante la vita fisica l’io materiale, l’ego-entità dell’identità umana, dipende dal funzionamento continuo del veicolo di vita materiale, dal mantenimento continuo dell’instabile equilibrio delle energie e dell’intelletto al quale su Urantia è stato dato il nome di vita. Ma l’individualità avente valore di sopravvivenza, l’individualità che può trascendere l’esperienza della morte, si evolve solo stabilendo un trasferimento potenziale della sede dell’identità della personalità in evoluzione dal veicolo di vita transitorio — il corpo materiale — alla natura più duratura ed immortale dell’anima morontiale, ed ancora oltre, ai livelli in cui l’anima è infusa di realtà spirituale, ed alla fine raggiunge la realtà spirituale di questa. Tale trasferimento effettivo da un’associazione materiale ad un’identificazione morontiale è effettuato grazie alla sincerità, alla persistenza ed alla fermezza delle decisioni della creatura umana che cerca Dio.

3. Il fenomeno della morte

112:3.1 (1229.8) Gli Urantiani riconoscono generalmente un solo tipo di morte, la cessazione fisica delle energie vitali; ma per ciò che concerne la sopravvivenza della personalità ce ne sono in realtà tre tipi:

112:3.2 (1229.9) 1. La morte spirituale (dell’anima). Se e quando un uomo mortale ha rifiutato definitivamente la sopravvivenza, quando è stato dichiarato spiritualmente insolvente, morontialmente fallito, nell’opinione congiunta dell’Aggiustatore e del serafino sopravvivente, quando un tale parere coordinato è stato registrato su Uversa e dopo che i Censori ed i loro associati riflettivi hanno verificato queste conclusioni, i dirigenti di Orvonton ordinano l’immediata liberazione del Monitore interiore. Ma questa liberazione dell’Aggiustatore non riguarda in alcun modo i doveri del serafino personale o di gruppo che si occupa di quell’individuo abbandonato dall’Aggiustatore. Questo tipo di morte ha un significato definitivo indipendentemente dalla continuazione temporanea delle energie viventi dei meccanismi fisici e mentali. Dal punto di vista cosmico il mortale è già morto; la continuazione della vita denota semplicemente la persistenza dell’impulso materiale delle energie cosmiche.

112:3.3 (1230.1) 2. La morte intellettuale (della mente). Quando i circuiti vitali del ministero aiutante superiore sono interrotti dalle aberrazioni dell’intelletto o dalla distruzione parziale del meccanismo cerebrale, e se queste condizioni superano un certo punto critico d’irreparabilità, l’Aggiustatore interiore è immediatamente lasciato libero di partire per Divinington. Negli annali dell’universo una personalità mortale è considerata morta quando i circuiti mentali essenziali d’azione della volontà umana sono stati distrutti. Ed anche questa è la morte, indipendentemente dal fatto che continui a funzionare il meccanismo vivente del corpo fisico. Il corpo privato della mente volitiva ha cessato di essere umano, ma a seguito della scelta precedente della volontà umana l’anima di tale individuo può sopravvivere.

112:3.4 (1230.2) 3. La morte fisica (del corpo e della mente). Quando la morte coglie un essere umano, l’Aggiustatore rimane nella cittadella della mente fino a che essa cessa di funzionare come meccanismo intelligente, circa fino al momento in cui le energie cerebrali misurabili cessano le loro pulsazioni vitali ritmiche. A seguito di questa dissoluzione l’Aggiustatore prende congedo dalla mente che sta scomparendo, altrettanto semplicemente quanto vi era entrato anni prima, e si dirige verso Divinington passando per Uversa.

112:3.5 (1230.3) Dopo la morte il corpo materiale ritorna al mondo elementale da cui è provenuto, ma due fattori non materiali della personalità sopravvivente persistono: l’Aggiustatore di Pensiero preesistente, con la trascrizione mnemonica della carriera mortale, va su Divinington; e rimane anche l’anima morontiale immortale dell’umano deceduto, affidata al guardiano del destino. Queste fasi e forme dell’anima, queste formule d’identità un tempo cinetiche ma ora statiche, sono essenziali alla ripersonalizzazione sui mondi morontiali; ed è la riunione dell’Aggiustatore e dell’anima che ricostituisce la personalità sopravvivente, che vi rende di nuovo coscienti al momento del risveglio morontiale.

112:3.6 (1230.4) Per coloro che non hanno guardiani serafici personali, i custodi di gruppo compiono fedelmente ed efficacemente lo stesso servizio di salvaguardia dell’identità e di risurrezione della personalità. I serafini sono indispensabili per la ricostituzione della personalità.

112:3.7 (1230.5) Dopo la morte, l’Aggiustatore di Pensiero perde temporaneamente la personalità, ma non l’identità; il soggetto umano perde temporaneamente l’identità, ma non la personalità; sui mondi delle dimore i due si riuniscono in una manifestazione eterna. Un Aggiustatore di Pensiero partito non ritorna mai sulla terra con l’identità dell’essere che aveva precedentemente abitato; né la personalità si manifesta mai senza la volontà umana; ed un essere umano separato dal suo Aggiustatore dopo la morte non manifesta mai un’identità attiva o non stabilisce mai una qualche comunicazione con gli esseri viventi della terra. Queste anime separate dall’Aggiustatore sono interamente ed assolutamente incoscienti durante il lungo o breve sonno della morte. Non può esserci alcun tipo di manifestazione della personalità o di capacità di stabilire delle comunicazioni con altre personalità prima di avere completato la sopravvivenza. A quelli che vanno sui mondi delle dimore non è consentito inviare dei messaggi ai loro cari. La linea di condotta in tutti gli universi è di proibire tali comunicazioni durante il periodo di una dispensazione in corso.

4. Gli Aggiustatori dopo la morte

112:4.1 (1231.1) Quando sopravviene la morte di natura materiale, intellettuale o spirituale, l’Aggiustatore si commiata dal suo ospite mortale e parte per Divinington. Dalle capitali dell’universo locale e del superuniverso viene stabilito un contatto riflettivo con i supervisori di entrambi i governi, ed il Monitore è registrato in uscita con lo stesso numero che registrò l’entrata nei domini del tempo.

112:4.2 (1231.2) In un modo che non comprendiamo pienamente, i Censori Universali riescono ad entrare in possesso di un compendio della vita umana qual è incorporata nel duplicato trascritto dall’Aggiustatore dei valori spirituali e dei significati morontiali della mente abitata. I Censori hanno la capacità di appropriarsi della versione dell’Aggiustatore sul carattere di sopravvivenza e sulle qualità spirituali dell’umano deceduto, e tutti questi dati, insieme con le registrazioni serafiche, sono disponibili per essere presentati al momento del giudizio dell’individuo interessato. Queste informazioni sono utilizzate anche per confermare le disposizioni superuniversali che rendono possibile a certi ascendenti iniziare immediatamente la loro carriera morontiale, proseguire dopo la dissoluzione mortale verso i mondi delle dimore in anticipo sul termine ufficiale di una dispensazione planetaria.

112:4.3 (1231.3) Dopo la morte fisica, eccetto che per individui trasferiti direttamente dai viventi, l’Aggiustatore liberato va immediatamente sulla sfera sede di Divinington. I dettagli di quanto avviene su quel mondo durante il periodo d’attesa dell’effettiva riapparizione del mortale sopravvivente dipendono principalmente dal fatto che l’essere umano ascenda ai mondi delle dimore per proprio diritto individuale o aspetti un appello dispensazionale dei sopravviventi addormentati di un’era planetaria.

112:4.4 (1231.4) Se l’associato mortale appartiene ad un gruppo che sarà ripersonalizzato alla fine di una dispensazione, l’Aggiustatore non ritornerà immediatamente nel mondo delle dimore del sistema in cui serviva precedentemente, ma secondo la sua scelta servirà in uno dei seguenti incarichi temporanei:

112:4.5 (1231.5) 1. Essere arruolato nei ranghi dei Monitori assenti per servizi non rivelati.

112:4.6 (1231.6) 2. Essere assegnato per un certo tempo all’osservazione del regime del Paradiso.

112:4.7 (1231.7) 3. Essere arruolato in una delle numerose scuole di preparazione di Divinington.

112:4.8 (1231.8) 4. Essere inviato per un certo tempo come osservatore studente su una delle altre sei sfere sacre che costituiscono il circuito dei mondi paradisiaci del Padre.

112:4.9 (1231.9) 5. Essere assegnato a servire come messaggero degli Aggiustatori Personalizzati.

112:4.10 (1231.10) 6. Divenire istruttore aggiunto nelle scuole di Divinington che si dedicano all’istruzione dei Monitori appartenenti al gruppo vergine.

112:4.11 (1231.11) 7. Essere assegnato a selezionare un gruppo di mondi possibili nei quali servire nel caso in cui esistano motivi ragionevoli per credere che il partner umano possa aver rifiutato la sopravvivenza.

112:4.12 (1231.12) Se al momento in cui la morte vi raggiunge voi siete arrivati al terzo cerchio o ad un regno più elevato, e perciò vi è stato assegnato un guardiano personale del destino, e se la trascrizione finale del compendio del vostro carattere di sopravvivenza sottoposta dall’Aggiustatore è incondizionatamente certificata dal guardiano del destino — se il serafino e l’Aggiustatore sono essenzialmente d’accordo su ogni punto delle loro registrazioni e raccomandazioni concernenti la vostra vita — se i Censori Universali ed i loro associati riflettivi su Uversa confermano questi dati senza equivoci o riserve, allora gli Antichi dei Giorni emettono come un lampo l’ordine di avanzamento di status sui circuiti delle comunicazioni per Salvington. E sciolta così ogni riserva, i tribunali del Sovrano di Nebadon decreteranno il passaggio immediato dell’anima sopravvivente alle sale di risurrezione dei mondi delle dimore.

112:4.13 (1232.1) Se l’individuo umano sopravvive senza ritardi, l’Aggiustatore, così mi è stato insegnato, si registra su Divinington, procede verso la presenza in Paradiso del Padre Universale, ritorna immediatamente per essere abbracciato dagli Aggiustatori Personalizzati del superuniverso e dell’universo locale in cui è incaricato, riceve il riconoscimento del capo dei Monitori Personalizzati di Divinington, e poi passa subito alla “realizzazione della transizione d’identità”. Da là è invitato, nel terzo periodo e sul mondo delle dimore, ad abitare la forma stessa della personalità preparata per ricevere l’anima sopravvivente del mortale terrestre, forma che è stata progettata dal guardiano del destino.

5. La sopravvivenza dell’io umano

112:5.1 (1232.2) L’individualità è una realtà cosmica, sia essa materiale, morontiale o spirituale. L’attualità del personale è il dono del Padre Universale che agisce in se stesso e da se stesso o mediante le sue molteplici agenzie universali. Dire che un essere è personale è riconoscere l’individuazione relativa di tale essere all’interno dell’organismo cosmico. Il cosmo vivente è un’aggregazione quasi infinitamente integrata di unità reali, ciascuna delle quali è relativamente sottomessa al destino del tutto. Ma le unità personali sono state dotate dell’effettiva facoltà di scegliere tra l’accettazione o il rifiuto del destino.

112:5.2 (1232.3) Ciò che proviene dal Padre è eterno come il Padre, e questo è vero tanto per la personalità che Dio dona per sua libera scelta quanto per l’Aggiustatore di Pensiero divino, un frammento reale di Dio. La personalità dell’uomo è eterna, ma quanto all’identità, è una realtà eterna condizionata. Essendo apparsa in risposta alla volontà del Padre, la personalità raggiungerà un destino di Deità, ma l’uomo deve scegliere se sarà presente o meno al compimento di tale destino. In mancanza di questa scelta la personalità raggiunge direttamente la Deità esperienziale, divenendo parte dell’Essere Supremo. Il ciclo è preordinato, ma la partecipazione ad esso dell’uomo è opzionale, personale ed esperienziale.

112:5.3 (1232.4) L’identità del mortale è una condizione transitoria della vita temporale nell’universo; essa è reale solo nella misura in cui la personalità sceglie di divenire un fenomeno continuo dell’universo. La differenza essenziale tra l’uomo ed un sistema d’energia è questa: il sistema d’energia deve continuare, non ha alcuna scelta; ma l’uomo ha tutto a che vedere con la determinazione del proprio destino. L’Aggiustatore è veramente il sentiero verso il Paradiso, ma bisogna che l’uomo segua quel sentiero per sua stessa decisione, per sua libera scelta.

112:5.4 (1232.5) Gli esseri umani posseggono un’identità solo in senso materiale. Queste qualità dell’io sono espresse dalla mente materiale quale funziona nel sistema energetico dell’intelletto. Quando si dice che l’uomo ha un’identità, si riconosce che è in possesso di un circuito mentale che è stato subordinato agli atti e alle scelte della volontà della personalità umana. Ma questa è una manifestazione materiale e puramente temporanea, così come l’embrione umano è uno stadio parassita transitorio della vita umana. Gli esseri umani, da un punto di vista cosmico, nascono, vivono e muoiono in un istante relativo di tempo; essi non sono perenni. Ma la personalità mortale, con la propria scelta, possiede il potere di trasferire la sua sede d’identità dal sistema transitorio dell’intelletto materiale al sistema superiore dell’anima morontiale il quale, in associazione con l’Aggiustatore di Pensiero, è creato come nuovo veicolo per la manifestazione della personalità.

112:5.5 (1233.1) Ed è questo stesso potere di scelta, le insegne universali dello stato di creatura dotata di libero arbitrio, che costituisce la più grande opportunità dell’uomo e la sua suprema responsabilità cosmica. Il destino eterno del futuro finalitario dipende dall’integrità della volizione umana. Per acquisire la personalità eterna l’Aggiustatore divino dipende dalla sincerità del libero arbitrio del mortale; per la realizzazione di un nuovo figlio ascendente il Padre Universale dipende dalla fedeltà della scelta del mortale; per attuare l’evoluzione esperienziale l’Essere Supremo dipende dalla fermezza e dalla saggezza delle decisioni-azioni umane.

112:5.6 (1233.2) I cerchi cosmici di crescita della personalità devono alla fine essere raggiunti, ma se, senza alcun errore da parte vostra, gli accidenti del tempo e gli ostacoli dell’esistenza materiale v’impediscono di dominare questi livelli sul vostro pianeta natale, se le vostre intenzioni ed i vostri desideri hanno valore di sopravvivenza, saranno emessi i decreti di prolungamento del periodo probatorio. Vi verrà concesso del tempo supplementare per dimostrare ciò che valete.

112:5.7 (1233.3) Se mai c’è un dubbio sull’opportunità di fare avanzare un’identità umana sui mondi delle dimore, i governi dell’universo decidono invariabilmente nell’interesse personale di quell’individuo. Senza esitare essi elevano tale anima allo status di essere transizionale, mentre continuano le loro osservazioni sulle sue intenzioni morontiali e sui suoi propositi spirituali emergenti. In tal modo è certo che la giustizia divina è compiuta, e alla misericordia divina è accordata una nuova opportunità di estendere il suo ministero.

112:5.8 (1233.4) I governi di Orvonton e di Nebadon non pretendono di raggiungere una perfezione assoluta nell’esecuzione dettagliata del piano universale di ripersonalizzazione dei mortali, ma pretendono di manifestare pazienza, tolleranza, comprensione e simpatia misericordiosa, e lo fanno realmente. Noi preferiamo assumere il rischio di una ribellione in un sistema piuttosto che correre il pericolo di privare un solo mortale, che lotta in qualche mondo evoluzionario, della gioia eterna di proseguire la sua carriera ascendente.

112:5.9 (1233.5) Ciò non significa che gli esseri umani devono beneficiare di una seconda opportunità dopo aver rifiutato la prima; non è affatto così. Ciò significa invece che tutte le creature dotate di volontà devono avere una vera opportunità di fare una scelta certa, autocosciente e definitiva. I Giudici sovrani degli universi non priveranno alcun essere dello status di personalità se non ha fatto definitivamente e pienamente la scelta eterna; all’anima umana deve essere data e sarà data piena ed ampia opportunità di rivelare la sua vera intenzione ed il suo reale proposito.

112:5.10 (1233.6) Quando i mortali più spiritualmente e cosmicamente evoluti muoiono, vanno immediatamente sui mondi delle dimore; in generale questa disposizione opera per coloro ai quali sono stati assegnati dei guardiani serafici personali. Altri mortali possono essere trattenuti fino all’avvenuta definizione dei loro casi, dopo di che essi possono andare sui mondi delle dimore o possono essere assegnati ai ranghi dei sopravviventi addormentati che saranno ripersonalizzati in massa alla fine della dispensazione planetaria in corso.

112:5.11 (1233.7) Ci sono due difficoltà che ostacolano i miei sforzi per spiegare esattamente ciò che avviene di voi alla morte, del vostro io sopravvivente che è distinto dall’Aggiustatore che vi lascia. Una di queste consiste nell’impossibilità di trasmettere al vostro livello di comprensione una descrizione adeguata di un’operazione che è ai limiti dei regni fisico e morontiale. L’altra proviene dalle restrizioni poste al mio incarico di rivelatore della verità dalle autorità celesti che governano Urantia. Vi sono molti dettagli interessanti che potrebbero essere presentati, ma li ometto su consiglio dei vostri supervisori planetari diretti. Ma nei limiti che mi sono consentiti, posso dire quanto segue:

112:5.12 (1234.1) C’è qualcosa di reale, qualcosa prodotto dall’evoluzione umana, qualcosa in più del Monitore del Mistero, che sopravvive alla morte. Questa nuova entità apparsa è l’anima, ed essa sopravvive sia alla morte del vostro corpo fisico che a quella della vostra mente materiale. Questa entità è il figlio congiunto della vita e degli sforzi combinati del vostro io umano in collegamento con il vostro io divino, l’Aggiustatore. Questo figlio di genitura umana e divina costituisce l’elemento sopravvivente di origine terrestre; è l’io morontiale, l’anima immortale.

112:5.13 (1234.2) Questo figlio con significato di persistenza e con valore di sopravvivenza è totalmente incosciente durante il periodo che va dalla morte alla ripersonalizzazione, e rimane affidato al guardiano serafico del destino per tutto questo periodo di attesa. Dopo la morte voi non agirete come esseri coscienti finché non avrete acquisito la nuova coscienza morontiale sui mondi delle dimore di Satania.

112:5.14 (1234.3) Al momento della morte l’identità funzionale associata alla personalità umana viene interrotta dalla cessazione del movimento vitale. La personalità umana, pur trascendendo le parti che la costituiscono, dipende da loro per l’identità funzionale. L’arresto della vita distrugge i modelli cerebrali fisici per la dotazione mentale, e la disgregazione della mente pone fine alla coscienza umana. La coscienza di quella creatura non può riapparire successivamente prima che sia stata costituita una situazione cosmica che permetta alla stessa personalità umana di funzionare di nuovo in relazione con l’energia vivente.

112:5.15 (1234.4) Durante il transito dei mortali sopravviventi tra il loro mondo d’origine ed i mondi delle dimore, sia che sperimentino la ricostituzione della personalità nel terzo periodo o che ascendano al momento di una risurrezione collettiva, i dati costituivi della loro personalità sono fedelmente conservati dagli arcangeli sui loro mondi di attività speciali. Questi esseri non sono i custodi della personalità (come i serafini guardiani lo sono dell’anima), ma è nondimeno vero che ogni fattore identificabile della personalità è efficacemente tenuto in custodia da questi fidati depositari della sopravvivenza mortale. Quanto all’esatta collocazione della personalità del mortale durante il periodo che intercorre tra la morte e la sopravvivenza, noi non la conosciamo.

112:5.16 (1234.5) La situazione che rende possibile la ripersonalizzazione è prodotta nelle sale di risurrezione dei pianeti morontiali d’accoglienza di un universo locale. Qui, in queste camere di assemblaggio della vita, le autorità di supervisione forniscono quella combinazione dell’energia universale — morontiale, mentale e spirituale — che rende possibile riformare la coscienza del sopravvivente addormentato. Il riassemblaggio delle parti costituenti di una personalità un tempo materiale implica:

112:5.17 (1234.6) 1. La costruzione di una forma appropriata, un modello morontiale d’energia, in cui il nuovo sopravvivente può stabilire il contatto con la realtà non spirituale ed in cui la variante morontiale della mente cosmica può essere immessa in circuito.

112:5.18 (1234.7) 2. Il ritorno dell’Aggiustatore nella creatura morontiale in attesa. L’Aggiustatore è il custode eterno della vostra identità ascendente; il vostro Monitore è la certezza assoluta che voi stesso e non un altro occuperà la forma morontiale creata per il risveglio della vostra personalità. E l’Aggiustatore sarà presente alla ricostituzione della vostra personalità per riassumere il ruolo di guida paradisiaca del vostro io sopravvivente.

112:5.19 (1235.1) 3. Quando questi requisiti indispensabili alla ripersonalizzazione sono stati riuniti, il custode serafico delle potenzialità dell’anima immortale assopita, con l’assistenza di numerose personalità cosmiche, conferisce questa entità morontiale alla e nella forma mente-corpo morontiale predisposta, mentre affida questo figlio evoluzionario del Supremo all’associazione eterna con l’Aggiustatore in attesa. Ciò completa la ripersonalizzazione, la ricostituzione della memoria, dell’intuizione e della coscienza — l’identità.

112:5.20 (1235.2) Il fatto della ripersonalizzazione consiste nella presa di possesso, da parte dell’io umano che si risveglia, della fase morontiale posta in circuito della mente cosmica appena separata. Il fenomeno della personalità dipende dalla persistenza dell’identità della reazione dell’individualità all’ambiente universale; e ciò può essere effettuato solo tramite la mente. L’individualità persiste nonostante un cambiamento continuo in tutti i fattori che compongono l’io; nella vita fisica il cambiamento è graduale; alla morte e alla ripersonalizzazione il cambiamento è repentino. La vera realtà di ogni individualità (personalità) è capace di agire in risposta alle condizioni dell’universo in virtù del mutamento incessante delle sue parti costituenti; la stagnazione termina nell’inevitabile morte. La vita umana è un cambiamento incessante dei fattori della vita, unificati dalla stabilità della personalità immutabile.

112:5.21 (1235.3) E così, quando vi risveglierete sui mondi delle dimore di Jerusem, sarete talmente cambiati, la vostra trasformazione spirituale sarà così grande che, se non fosse per il vostro Aggiustatore di Pensiero ed il guardiano del destino che ricollegano così pienamente la vostra nuova vita sui nuovi mondi alla vostra vecchia vita nel primo mondo, voi avreste inizialmente difficoltà a collegare la nuova coscienza morontiale alle reminiscenze della vostra identità precedente. Nonostante la continuità dell’individualità personale, gran parte della vostra vita di mortali vi sembrerebbe inizialmente un sogno vago e indistinto. Ma il tempo chiarirà molti ricordi associati alla vostra vita di mortale.

112:5.22 (1235.4) L’Aggiustatore di Pensiero vi richiamerà alla mente e vi ripeterà solo i ricordi e le esperienze che fanno parte della vostra carriera universale e sono essenziali alla stessa. Se l’Aggiustatore ha partecipato all’evoluzione di qualcosa nella mente umana, allora queste esperienze degne d’interesse sopravviveranno nella coscienza eterna dell’Aggiustatore. Ma molta parte della vostra vita passata e dei vostri ricordi, non aventi né significato spirituale né valore morontiale, periranno con il cervello materiale. Molte esperienze materiali scompariranno come vecchie impalcature che, essendovi servite da ponte per passare al livello morontiale, non hanno più alcun proposito nell’universo. Ma la personalità e le relazioni tra personalità non sono mai delle impalcature; il ricordo umano delle relazioni di personalità ha un valore cosmico e persisterà. Sui mondi delle dimore voi riconoscerete e ricorderete i vostri compagni di un tempo nella breve ma affascinante vita su Urantia, e sarete riconosciuti e ricordati da loro.

6. L’io morontiale

112:6.1 (1235.5) Come una farfalla emerge dallo stadio di larva, così la vera personalità degli esseri umani emergerà sui mondi delle dimore, rivelata per la prima volta separatamente dal suo vecchio rivestimento di carne materiale. La carriera morontiale nell’universo locale concerne l’elevazione continua del meccanismo della personalità dal livello morontiale iniziale d’esistenza dell’anima fino al livello morontiale finale di spiritualità progressiva.

112:6.2 (1235.6) È difficile informarvi sulle vostre forme morontiali della personalità per la carriera nell’universo locale. Voi sarete dotati di modelli morontiali capaci di manifestare la personalità, e questi sono rivestimenti che in ultima analisi sono al di là della vostra comprensione. Tali forme, benché interamente reali, non sono modelli d’energia dell’ordine materiale quali voi comprendete ora. Essi, tuttavia, svolgono sui mondi dell’universo locale lo stesso ruolo che i vostri corpi materiali svolgono sui pianeti in cui nascono gli umani.

112:6.3 (1236.1) In una certa misura l’apparenza della forma corporale materiale risponde al carattere dell’identità della personalità; il corpo fisico riflette, ad un grado limitato, qualcosa della natura intrinseca della personalità. La forma morontiale lo fa ancora di più. Nella vita fisica i mortali possono essere belli esteriormente ed essere brutti interiormente; nella vita morontiale, e sempre di più sui suoi livelli superiori, la forma della personalità varierà direttamente secondo la natura interiore della persona. Sul livello spirituale la forma esteriore e la natura interiore cominciano ad avvicinarsi ad un’identificazione completa, che si perfeziona sempre di più sui livelli spirituali via via più elevati.

112:6.4 (1236.2) Nello stato morontiale il mortale ascendente è dotato della variante nebadoniana della dotazione di mente cosmica dello Spirito Maestro di Orvonton. L’intelletto mortale, come tale, è perito, ha cessato di esistere come entità universale focalizzata, separata dai circuiti mentali indifferenziati dello Spirito Creativo. Ma i significati ed i valori della mente umana non sono periti. Certe fasi mentali persistono nell’anima sopravvivente; certi valori esperienziali della mente umana precedente sono conservati dall’Aggiustatore. E persiste nell’universo locale la storia della vita umana qual è stata vissuta nella carne, così come certe registrazioni viventi nei numerosi esseri che si occupano della valutazione finale del mortale ascendente, esseri che vanno dai serafini fino ai Censori Universali e probabilmente oltre, fino al Supremo.

112:6.5 (1236.3) La volizione della creatura non può esistere senza la mente, ma essa persiste nonostante la perdita dell’intelletto materiale. Durante i tempi immediatamente successivi alla sopravvivenza, la personalità ascendente è guidata in larga misura dai modelli del carattere ereditati dalla vita umana e dall’azione appena apparsa della mota morontiale. Queste guide di condotta sui mondi delle dimore operano in modo soddisfacente nei primi stadi della vita morontiale e prima che la volontà morontiale emerga come espressione volitiva completa della personalità ascendente.

112:6.6 (1236.4) Nella carriera dell’universo locale non vi sono influenze paragonabili ai sette spiriti aiutanti della mente dell’esistenza umana. La mente morontiale deve evolversi per contatto diretto con la mente cosmica, quale questa mente cosmica è stata modificata e tradotta dalla sorgente creativa dell’intelletto dell’universo locale — la Divina Ministra.

112:6.7 (1236.5) La mente mortale, prima della morte, è indipendente dalla presenza dell’Aggiustatore in forma autocosciente; per poter operare la mente aiutante ha bisogno soltanto del modello associato di energia-materia. Ma l’anima morontiale, essendo di superaiuto, non conserva l’autocoscienza senza l’Aggiustatore quando è privata del meccanismo della mente materiale. Quest’anima in evoluzione, tuttavia, possiede una continuità di carattere derivata dalle decisioni prese dalla sua precedente mente aiutante associata, e questo carattere diviene memoria attiva quando le forme di questa mente ricevono energia dall’Aggiustatore ritornato.

112:6.8 (1236.6) La persistenza della memoria è la prova che l’identità dell’individualità originale è mantenuta; essa è essenziale per completare l’autocoscienza della continuità e dell’espansione della personalità. I mortali che ascendono senza l’Aggiustatore dipendono dall’istruzione degli associati serafici per la ricostruzione della loro memoria umana; a parte ciò, le anime morontiali dei mortali fusi con lo Spirito non hanno altre limitazioni. Il modello della memoria persiste nell’anima, ma questo modello richiede la presenza dell’Aggiustatore precedente per realizzarsi immediatamente come memoria continua. Senza l’Aggiustatore è necessario un tempo considerevole al sopravvivente mortale per riesaminare e riapprendere, per ricatturare, la coscienza del ricordo dei significati e dei valori di un’esistenza anteriore.

112:6.9 (1237.1) L’anima con valore di sopravvivenza riflette fedelmente le azioni ed i moventi sia qualitativi che quantitativi dell’intelletto materiale, sede precedente dell’identità dell’individualità. Scegliendo la verità, la bellezza e la bontà, la mente mortale entra nella sua carriera universale premorontiale sotto la tutela dei sette spiriti aiutanti della mente unificati sotto la direzione dello spirito della saggezza. In seguito, al completamento dei sette cerchi di realizzazione premorontiale, la sovrapposizione della dotazione della mente morontiale sulla mente aiutante dà inizio alla carriera prespirituale o morontiale di progressione nell’universo locale.

112:6.10 (1237.2) Quando una creatura lascia il suo pianeta natale, lascia dietro di sé il ministero degli aiutanti e dipende soltanto dall’intelletto morontiale. Quando un ascendente lascia l’universo locale ha raggiunto il livello spirituale dell’esistenza, avendo oltrepassato il livello morontiale. Questa entità spirituale appena apparsa diviene allora sintonizzata con il ministero diretto della mente cosmica di Orvonton.

7. La fusione con l’Aggiustatore

112:7.1 (1237.3) La fusione con l’Aggiustatore di Pensiero trasmette alla personalità realtà eterne che prima erano soltanto potenziali. Tra queste nuove dotazioni si possono menzionare: la fissazione della qualità di divinità, l’esperienza e la memoria dell’eternità passata, l’immortalità ed una fase di assolutezza potenziale qualificata.

112:7.2 (1237.4) Quando il vostro corso terreno in forma temporanea sarà terminato, vi risveglierete sulle rive di un mondo migliore e alla fine sarete uniti con il vostro fedele Aggiustatore in un abbraccio eterno. E questa fusione costituisce il mistero che fa che Dio e l’uomo siano uno, il mistero dell’evoluzione della creatura finita, ma ciò è eternamente vero. La fusione è il segreto della sfera sacra di Ascendington, e nessuna creatura, salvo quelle che hanno sperimentato la fusione con lo spirito della Deità, può comprendere il vero significato dei valori reali che si congiungono quando l’identità di una creatura del tempo diviene eternamente una con lo spirito della Deità del Paradiso.

112:7.3 (1237.5) La fusione con l’Aggiustatore è di solito effettuata mentre l’ascendente risiede nel suo sistema locale. Essa può avvenire sul pianeta natale come trascendenza della morte naturale; può verificarsi su uno qualsiasi dei mondi delle dimore o sulla capitale del sistema; può anche essere ritardata fino al momento del soggiorno nella costellazione; o, in casi particolari, può compiersi solo dopo che l’ascendente ha raggiunto la capitale dell’universo locale.

112:7.4 (1237.6) Quando la fusione con l’Aggiustatore è stata effettuata, non può esserci alcun pericolo futuro per la carriera eterna di tale personalità. Gli esseri celesti sono messi alla prova per tutta una lunga esperienza, ma i mortali passano per una prova relativamente breve ed intensa sui mondi evoluzionari e morontiali.

112:7.5 (1237.7) La fusione con l’Aggiustatore non avviene mai prima che i decreti del superuniverso abbiano confermato che la natura umana ha fatto la scelta definitiva ed irrevocabile per la carriera eterna. Questa è l’autorizzazione all’unione che, una volta proclamata, costituisce per la personalità fusa la concessione dell’autorizzazione a lasciare definitivamente i confini dell’universo locale per recarsi a suo tempo nella capitale del superuniverso, dalla quale, in un lontano futuro, il pellegrino del tempo sarà inseconafinato per il lungo volo verso l’universo centrale di Havona e l’avventura della Deità.

112:7.6 (1238.1) Sui mondi evoluzionari l’individualità è materiale, è un oggetto nell’universo e come tale è soggetta alle leggi dell’esistenza materiale. Essa è un fatto nel tempo ed è sensibile alle vicissitudini del tempo stesso. Le decisioni di sopravvivenza devono essere formulate qui. Nello stato morontiale l’io è divenuto una realtà universale nuova e più duratura, e la sua crescita continua è basata sulla sua crescente armonizzazione con i circuiti mentali e spirituali degli universi. Le decisioni di sopravvivenza sono ora confermate. Quando l’io raggiunge il livello spirituale è divenuto un valore certo nell’universo, e questo nuovo valore è basato sul fatto che le decisioni di sopravvivenza sono state prese, cosa che è stata comprovata dalla fusione eterna con l’Aggiustatore di Pensiero. Ed avendo raggiunto lo status di un vero valore universale, la creatura diviene potenzialmente libera di cercare il più alto valore universale — Dio.

112:7.7 (1238.2) Questi esseri fusi sono duplici nelle loro reazioni universali: sono individui morontiali distinti non molto dissimili dai serafini, e sono anche potenzialmente esseri dell’ordine dei finalitari del Paradiso.

112:7.8 (1238.3) Ma l’individuo fuso è in realtà una sola personalità, un solo essere, la cui unità sfida ogni tentativo di analisi da parte di qualsiasi intelligenza degli universi. E così, essendo passati per i tribunali dell’universo locale, dai più bassi ai più elevati, senza che nessuno di essi sia stato capace d’identificare l’uomo o l’Aggiustatore, uno separatamente dall’altro, voi sarete infine condotti davanti al Sovrano di Nebadon, Padre del vostro universo locale. E là, dalla mano dell’essere stesso la cui paternità creativa in questo universo del tempo ha reso possibile il fatto della vostra vita, voi riceverete le credenziali che vi autorizzeranno alla fine a proseguire la vostra carriera nel superuniverso alla ricerca del Padre Universale.

112:7.9 (1238.4) L’Aggiustatore trionfante ha conquistato la personalità grazie al suo magnifico servizio verso l’umanità, o l’umano valoroso ha acquisito l’immortalità grazie ai suoi sforzi sinceri per divenire simile all’Aggiustatore? Non è né l’una né l’altra cosa; ma entrambi hanno completato insieme l’evoluzione di un membro di uno degli ordini straordinari di personalità ascendenti del Supremo, che sarà sempre servizievole, fedele ed efficiente, un candidato ad una crescita e ad uno sviluppo ulteriori, proteso sempre verso l’alto e che non cesserà mai l’ascensione superna prima che i sette circuiti di Havona siano stati attraversati e prima che l’anima di antica origine terrestre riconosca, ponendosi in adorazione, la personalità reale del Padre del Paradiso.

112:7.10 (1238.5) Durante tutta questa magnifica ascensione l’Aggiustatore di Pensiero è il pegno divino della completa stabilizzazione spirituale futura dell’ascendente mortale. Nel contempo la presenza del libero arbitrio umano fornisce all’Aggiustatore un canale eterno per liberare la natura divina ed infinita. Ora queste due identità divengono una; nessun avvenimento del tempo o dell’eternità può più separare l’uomo e l’Aggiustatore; essi sono inseparabili, fusi per l’eternità.

112:7.11 (1238.6) Sui mondi a fusione con l’Aggiustatore il destino del Monitore del Mistero è identico a quello del mortale ascendente — il Corpo Paradisiaco della Finalità. Né l’Aggiustatore né il mortale possono raggiungere questa meta eccezionale senza la piena cooperazione ed il fedele aiuto dell’altro. Questa associazione straordinaria è uno dei più affascinanti e stupefacenti tra tutti i fenomeni cosmici di quest’era dell’universo.

112:7.12 (1239.1) Dal momento della fusione con l’Aggiustatore lo status dell’ascendente è quello della creatura evoluzionaria. Il membro umano fu il primo a godere della personalità, e perciò è gerarchicamente superiore all’Aggiustatore in tutte le questioni concernenti il riconoscimento della personalità. La sede paradisiaca di questo essere fuso è Ascendington, non Divinington, e questa combinazione straordinaria di Dio e uomo ha il rango di mortale ascendente per tutto il tragitto fino al Corpo della Finalità.

112:7.13 (1239.2) Una volta che un Aggiustatore si fonde con un mortale ascendente, il numero di questo Aggiustatore è tolto dagli archivi del superuniverso. Che cosa avvenga negli archivi di Divinington non lo so, ma suppongo che il fascicolo di questo Aggiustatore sia trasferito nei cerchi segreti delle corti interne di Grandfanda, il capo in funzione del Corpo della Finalità.

112:7.14 (1239.3) Con la fusione dell’Aggiustatore, il Padre Universale ha compiuto la sua promessa di donare se stesso alle sue creature materiali; ha tenuto fede alla promessa e completato il piano di conferimento eterno della divinità all’umanità. Ora comincia il tentativo umano di realizzare e di attuare le possibilità illimitate inerenti all’associazione superna con Dio, che è divenuta in tal modo un fatto.

112:7.15 (1239.4) Il destino attualmente conosciuto dei mortali sopravviventi è il Corpo della Finalità in Paradiso; questa è anche la meta del destino per tutti gli Aggiustatori di Pensiero che si sono congiunti in un’unione eterna con i loro compagni mortali. Al presente, i finalitari del Paradiso lavorano nel grande universo in numerose attività, ma noi tutti riteniamo che avranno altri incarichi ancora più elevati da compiere nel lontano futuro, dopo che i sette superuniversi saranno divenuti stabilizzati in luce e vita, e quando il Dio del finito sarà finalmente emerso dal mistero che ora circonda questa Deità Suprema.

112:7.16 (1239.5) Vi sono stati descritti in una certa misura l’organizzazione ed il personale dell’universo centrale, dei superuniversi e degli universi locali; vi è stato detto qualcosa sul carattere e sull’origine delle varie personalità che governano attualmente queste immense creazioni. Siete stati anche informati che sono in corso di organizzazione vaste galassie di universi molto al di là della periferia del grande universo, nel primo livello di spazio esterno. È stato anche dichiarato nel corso di queste narrazioni che l’Essere Supremo rivelerà la sua funzione terziaria non rivelata in queste regioni ancora inesplorate dello spazio esterno; e vi è stato anche detto che i finalitari del corpo paradisiaco sono i figli esperienziali del Supremo.

112:7.17 (1239.6) Noi crediamo che i mortali fusi con l’Aggiustatore, così come i loro associati finalitari, siano destinati ad operare in qualche modo nell’amministrazione degli universi del primo livello di spazio esterno. Non abbiamo il minimo dubbio che a tempo debito queste enormi galassie diverranno degli universi abitati. E siamo egualmente convinti che tra i loro amministratori ci saranno i finalitari paradisiaci le cui nature sono la conseguenza cosmica dell’unione tra la creatura ed il Creatore.

112:7.18 (1239.7) Quale avventura! Quale romanzo! Una creazione gigantesca destinata ad essere amministrata dai figli del Supremo, questi Aggiustatori personalizzati ed umanizzati, questi mortali divenuti eterni e simili agli Aggiustatori, queste combinazioni misteriose e queste associazioni eterne tra la più alta manifestazione conosciuta dell’essenza della Prima Sorgente e Centro e la forma più bassa della vita intelligente capace di comprendere e di raggiungere il Padre Universale. Noi immaginiamo che questi esseri amalgamati, queste associazioni di Creatore e di creatura, diverranno governanti stupendi, amministratori incomparabili e direttori comprensivi ed affettuosi per tutte le forme di vita intelligente che potranno venire all’esistenza in questi universi futuri del primo livello di spazio esterno.

112:7.19 (1240.1) È vero, voi mortali siete di origine terrestre, animale; il vostro corpo è veramente polvere. Ma se lo volete effettivamente, se lo desiderate realmente, l’eredità delle ere sarà sicuramente vostra, ed un giorno servirete negli universi nella vostra vera qualità — figli del Dio Supremo dell’esperienza e figli divini del Padre Paradisiaco di tutte le personalità.

112:7.20 (1240.2) [Presentato da un Messaggero Solitario di Orvonton.]

Fascicolo 113 - I guardiani serafici del destino

Il Libro di Urantia

Fascicolo 113

I guardiani serafici del destino

113:0.1 (1241.1) DOPO aver presentato le nostre narrazioni sugli Spiriti Tutelari del Tempo e sulle Schiere dei Messaggeri dello Spazio, passiamo a considerare gli angeli guardiani, i serafini consacrati al ministero presso i singoli mortali, per la cui elevazione e perfezione è stato predisposto tutto il vasto piano di sopravvivenza e di progressione spirituale. Su Urantia, nelle ere passate, questi guardiani del destino erano quasi il solo gruppo di angeli riconosciuto. I serafini planetari sono, in effetti, gli spiriti tutelari inviati per servire coloro che sopravviveranno. Questi serafini accompagnatori hanno funzionato come aiuti spirituali degli uomini mortali in tutti i grandi avvenimenti del passato e del presente. In molte rivelazioni “la parola fu pronunciata dagli angeli”; molte delle direttive del cielo sono state “ricevute dal ministero degli angeli”.

113:0.2 (1241.2) I serafini sono gli angeli tradizionali del cielo; sono gli spiriti tutelari che vivono così vicino a voi e fanno tanto per voi. Essi hanno servito su Urantia fin dai primissimi tempi dell’intelligenza umana.

1. Gli angeli guardiani

113:1.1 (1241.3) L’insegnamento sugli angeli guardiani non è un mito; certi gruppi di esseri umani hanno effettivamente degli angeli personali. Fu in riconoscimento di questo fatto che Gesù, parlando dei figli del regno dei cieli, disse: “Badate di non disprezzare nessuno di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli vedono sempre la presenza dello spirito di mio Padre.”

113:1.2 (1241.4) In origine i serafini furono definitamente assegnati alle singole razze di Urantia. Ma dopo il conferimento di Micael sono assegnati secondo l’intelligenza, la spiritualità e il destino umani. Dal punto di vista intellettuale l’umanità è divisa in tre classi:

113:1.3 (1241.5) 1. I mentalmente subnormali — quelli che non esercitano un potere di volizione normale; quelli che non prendono decisioni correnti. Questa classe include coloro che non riescono a comprendere Dio; essi mancano della capacità di adorare intelligentemente la Deità. Gli esseri subnormali di Urantia hanno un corpo di serafini, una compagnia, con un battaglione di cherubini, loro assegnati per assisterli e per testimoniare che la giustizia e la misericordia siano loro concesse nella lotta per la vita sulla sfera.

113:1.4 (1241.6) 2. Il tipo medio, normale, di mente umana. Dal punto di vista del ministero serafico la maggior parte degli uomini e delle donne sono raggruppati in sette classi, in conformità al loro status nel superamento dei cerchi di progresso umano e di sviluppo spirituale.

113:1.5 (1241.7) 3. I mentalmente supernormali — quelli di grande decisione e d’indubbio potenziale di realizzazione spirituale; uomini e donne che hanno più o meno stabilito un contatto con il loro Aggiustatore interiore; membri dei vari corpi di riserva del destino. Qualunque sia il cerchio in cui un umano si trova, se un tale individuo è arruolato in qualcuno dei numerosi corpi di riserva del destino, gli è immediatamente assegnato un serafino personale, e da quel momento sino alla fine della sua carriera terrena quel mortale godrà del ministero continuo e dell’assistenza incessante di un angelo guardiano. Egualmente, quando un essere umano prende la decisione suprema, quando c’è un impegno reale con l’Aggiustatore, un guardiano personale è immediatamente assegnato a quell’anima.

113:1.6 (1242.1) Nel ministero verso i cosiddetti esseri normali, le assegnazioni serafiche sono fatte in conformità al raggiungimento umano dei cerchi d’intellettualità e di spiritualità. Voi cominciate rivestiti della vostra mente di mortali nel settimo cerchio e progredite verso l’interno nel compito di autocomprensione, di autoconquista e di autodominio. Ed avanzate cerchio dopo cerchio (se la morte naturale non pone fine alla vostra carriera e trasferisce le vostre lotte sui mondi delle dimore) fino a raggiungere il primo cerchio, o cerchio interno, di contatto e di comunione relativi con l’Aggiustatore interiore.

113:1.7 (1242.2) Gli esseri umani nel cerchio iniziale, o settimo cerchio, hanno un angelo guardiano con una compagnia di cherubini assistenti assegnati alla sorveglianza e alla custodia di mille mortali. Nel sesto cerchio una coppia serafica con una compagnia di cherubini è incaricata di guidare questi mortali ascendenti in gruppi di cinquecento. Quando viene raggiunto il quinto cerchio gli esseri umani sono raggruppati in compagnie di circa cento elementi, ed una coppia di serafini guardiani con un gruppo di cherubini li prende in carico. Al raggiungimento del quarto cerchio gli esseri mortali sono riuniti in gruppi di dieci, ed anche in tal caso sono dati in carico ad una coppia di serafini assistita da una compagnia di cherubini.

113:1.8 (1242.3) Quando una mente mortale trascende l’inerzia dell’eredità animale e raggiunge il terzo cerchio d’intellettualità umana e di spiritualità acquisita, un angelo personale (in realtà due) sarà da quel momento totalmente ed esclusivamente consacrato a questo mortale ascendente. E così queste anime umane, in aggiunta agli Aggiustatori di Pensiero interiori sempre presenti e sempre più efficaci, ricevono l’assistenza indivisa di questi guardiani personali del destino in tutti i loro sforzi per completare il terzo cerchio, attraversare il secondo e raggiungere il primo.

2. I guardiani del destino

113:2.1 (1242.4) I serafini non sono conosciuti come guardiani del destino prima del momento in cui sono assegnati all’associazione con un’anima umana che ha realizzato uno o più dei tre compimenti seguenti: ha preso la decisione suprema di divenire simile a Dio, è entrata nel terzo cerchio, od è stata arruolata in uno dei corpi di riserva del destino.

113:2.2 (1242.5) Nell’evoluzione delle razze, un guardiano del destino è assegnato al primo essere che raggiunge il cerchio di conquista richiesto. Su Urantia il primo mortale ad ottenere un guardiano personale fu Rantowoc, un uomo saggio della razza rossa di molto tempo fa.

113:2.3 (1242.6) Tutte le designazioni degli angeli sono fatte da un gruppo di serafini volontari, e queste assegnazioni sono sempre conformi ai bisogni umani ed allo status della coppia angelica — alla luce dell’esperienza, dell’abilità e della saggezza serafica. Soltanto i serafini con lungo servizio, quelli con maggior esperienza e più collaudati, sono assegnati come guardiani del destino. Numerosi guardiani hanno acquisito un’esperienza molto preziosa sui mondi delle serie a non fusione con l’Aggiustatore. Come gli Aggiustatori, i serafini accompagnano questi esseri per la durata di una sola vita e poi sono liberati per una nuova assegnazione. Molti guardiani di Urantia hanno avuto questa esperienza pratica precedente su altri mondi.

113:2.4 (1243.1) Quando degli esseri umani non riescono a sopravvivere, i loro guardiani personali o di gruppo possono servire ripetutamente con funzioni simili sullo stesso pianeta. I serafini sviluppano un rispetto sentimentale per i mondi particolari e nutrono un affetto speciale per certe razze e per certi tipi di creature mortali cui sono stati strettamente ed intimamente associati.

113:2.5 (1243.2) Negli angeli si sviluppa un affetto duraturo per i loro associati umani; e se voi poteste solo raffigurarvi i serafini, nutrireste per loro un caldo affetto. Spogliati dei corpi materiali ed acquisite le forme spirituali, voi sareste molto vicini agli angeli in molti attributi della personalità. Essi condividono la maggior parte delle vostre emozioni e ne provano alcune altre in aggiunta. La sola emozione che vi spinge ad agire e che è un po’ difficile da comprendere per loro è l’eredità della paura animale che ha un peso così grande nella vita mentale dell’abitante medio di Urantia. Gli angeli trovano veramente difficile comprendere perché voi permettiate così persistentemente ai vostri poteri intellettuali superiori, ed anche alla vostra fede religiosa, di essere talmente dominati dalla paura, così totalmente demoralizzati dal panico incontrollato dovuto al timore e all’ansietà.

113:2.6 (1243.3) Tutti i serafini hanno nomi individuali, ma nelle liste di assegnazione al servizio nei mondi sono frequentemente indicati con il loro numero planetario. Nelle capitali degli universi essi sono registrati con il loro nome ed il loro numero. Il guardiano del destino del soggetto umano impiegato come contatto in questa comunicazione è il numero 3 del gruppo 17 della compagnia 126 del battaglione 4 dell’unità 384 della legione 6 del corpo 37 della 182.314a armata serafica di Nebadon. L’attuale numero d’incarico planetario di questo serafino su Urantia, per questo soggetto umano, è 3.641.852.

113:2.7 (1243.4) Nell’assegnazione degli angeli come guardiani del destino per il ministero di tutela personale, i serafini offrono sempre volontariamente i loro servizi. Nella città della presente visitazione un mortale fu recentemente ammesso al corpo di riserva del destino, e poiché tutti questi umani sono personalmente assistiti da angeli guardiani, più di cento serafini qualificati hanno chiesto di esservi assegnati. Il direttore planetario ne scelse dodici tra i più sperimentati e designò poi il serafino che avevano selezionato come il più adatto a guidare questo essere umano durante il tragitto della sua vita. Cioè, essi scelsero una coppia di serafini ugualmente qualificati; uno di questa coppia serafica sarà sempre in servizio.

113:2.8 (1243.5) Gli incarichi serafici possono essere continui, ma ogni membro della coppia angelica può svincolarsi da qualsiasi responsabilità di ministero. Come i cherubini, i serafini servono generalmente in coppie, ma contrariamente ai loro associati meno avanzati, i serafini lavorano talvolta da soli. Praticamente in tutti i loro contatti con gli esseri umani essi possono operare a titolo individuale. Solo per comunicazioni e servizi sui circuiti superiori degli universi sono richiesti entrambi gli angeli.

113:2.9 (1243.6) Quando una coppia serafica accetta un incarico di guardiano, serve per il resto della vita di quell’essere umano. Il complemento dell’essere (uno dei due angeli) diviene lo storico dell’impresa. Questi serafini complementari sono gli angeli registratori dei mortali dei mondi evoluzionari. Le registrazioni sono conservate dalla coppia di cherubini (un cherubino e un sanobino) che è sempre associata ai guardiani serafici, ma queste registrazioni sono sempre promosse da uno dei serafini.

113:2.10 (1244.1) Allo scopo di riposarsi e di ricaricarsi con l’energia vitale dei circuiti universali, il guardiano è periodicamente rilevato dal suo complemento, e durante la sua assenza il cherubino associato opera in qualità di registratore, come avviene anche quando il serafino complementare è a sua volta assente.

3. Relazione con altre influenze spirituali

113:3.1 (1244.2) Una delle cose più importanti che un guardiano del destino fa per il suo soggetto mortale è di effettuare una coordinazione personale delle numerose influenze spirituali impersonali che abitano, circondano e giungono a contatto con la mente e con l’anima della creatura materiale in evoluzione. Gli esseri umani sono personalità ed è estremamente difficile per degli spiriti non personali e per delle entità prepersonali stabilire un contatto diretto con tali menti altamente materiali e distintamente personali. Nel ministero dell’angelo guardiano tutte queste influenze sono più o meno unificate e rese meglio apprezzabili dalla natura morale in espansione della personalità umana in evoluzione.

113:3.2 (1244.3) Più particolarmente, questo guardiano serafico può mettere in correlazione, e lo fa, i molteplici agenti ed influenze dello Spirito Infinito, che vanno dai domini dei controllori fisici e degli spiriti aiutanti della mente fino allo Spirito Santo della Divina Ministra e alla presenza dello Spirito Onnipresente della Terza Sorgente e Centro del Paradiso. Dopo aver così unificato e reso più personali questi vasti ministeri dello Spirito Infinito, il serafino mette poi in correlazione questa influenza integrata dell’Attore Congiunto con le presenze spirituali del Padre e del Figlio.

113:3.3 (1244.4) L’Aggiustatore è la presenza del Padre; lo Spirito della Verità è la presenza dei Figli. Questi doni divini sono unificati e coordinati sui livelli inferiori dell’esperienza spirituale umana dal ministero dei serafini guardiani. I servitori angelici hanno il dono di congiungere l’amore del Padre con la misericordia del Figlio nel loro ministero presso le creature mortali.

113:3.4 (1244.5) In ciò si rivela la ragione per cui il guardiano serafico diviene alla fine il custode personale dei modelli mentali, delle formule mnemoniche e delle realtà dell’anima del sopravvivente mortale durante l’intervallo tra la morte fisica e la risurrezione morontiale. Nessuno, salvo i figli tutelari dello Spirito Infinito, potrebbe agire in questo modo a favore delle creature umane durante questa fase di transizione da un livello dell’universo ad un altro livello più elevato. Anche quando voi entrate nel sonno terminale di transizione, quando passate dal tempo all’eternità, un supernafino elevato partecipa similmente al transito con voi come custode dell’identità di creatura ed a garanzia dell’integrità personale.

113:3.5 (1244.6) Sul livello spirituale i serafini rendono personali molti ministeri universali che altrimenti resterebbero impersonali e prepersonali; essi sono dei coordinatori. Sul livello intellettuale essi sono dei correlatori della mente e della morontia; sono degli interpreti. Sul livello fisico essi manipolano l’ambiente terrestre mediante il loro collegamento con i Controllori Fisici Maestri e grazie al ministero cooperativo delle creature intermedie.

113:3.6 (1244.7) Questa è l’esposizione delle molteplici e complesse funzioni di un serafino assistente; ma una tale personalità angelica subordinata, creata ad un livello di poco superiore a quello umano, come può compiere queste cose difficili e complesse? Noi in realtà non lo sappiamo, ma ipotizziamo che questo fenomenale ministero sia facilitato in qualche modo misterioso dall’azione non conosciuta e non rivelata dell’Essere Supremo, la Deità in corso di attuazione degli universi in evoluzione del tempo e dello spazio. In tutto il regno della sopravvivenza progressiva, nell’Essere Supremo e per suo tramite, i serafini sono una parte essenziale per la continuità della progressione umana.

4. Domini d’azione serafici

113:4.1 (1245.1) I guardiani serafici non sono la mente, benché provengano dalla stessa sorgente che dà anche origine alla mente mortale, lo Spirito Creativo. I serafini sono degli stimolatori della mente; essi cercano continuamente di provocare nella mente umana delle decisioni favorevoli al raggiungimento dei cerchi. Essi fanno questo non come fa l’Aggiustatore, che opera all’interno dell’anima e tramite essa, ma piuttosto dall’esterno verso l’interno, lavorando mediante l’ambiente sociale, etico e morale degli esseri umani. I serafini non sono l’attrazione divina degli Aggiustatori del Padre Universale, ma funzionano come agenti personali del ministero dello Spirito Infinito.

113:4.2 (1245.2) L’uomo mortale sottomesso alle direttive dell’Aggiustatore è anche soggetto alla guida serafica. L’Aggiustatore è l’essenza della natura eterna dell’uomo; il serafino è l’educatore della natura in evoluzione dell’uomo — la mente mortale in questa vita, l’anima morontiale in quella successiva. Sui mondi delle dimore voi sarete coscienti e consapevoli degli istruttori serafici, ma nella prima vita gli uomini sono generalmente ignari di loro.

113:4.3 (1245.3) I serafini funzionano da educatori degli uomini guidando i passi della personalità umana nei sentieri delle esperienze nuove e progressive. Accettare la guida di un serafino raramente significa avere una vita facile. Seguendo questa guida voi siete certi d’incontrare, e se ne avete il coraggio di superare, le aspre salite della scelta morale e del progresso spirituale.

113:4.4 (1245.4) L’impulso all’adorazione ha origine in larga misura negli stimoli spirituali degli aiutanti superiori della mente, rafforzati dalle direttive dell’Aggiustatore. Ma la spinta a pregare, così spesso sentita dai mortali coscienti di Dio, ha molte volte origine a seguito dell’influenza serafica. Il serafino guardiano manipola costantemente l’ambiente dei mortali per il proposito di aumentare l’intuizione cosmica dell’ascendente umano, affinché tale candidato alla sopravvivenza acquisisca un miglior discernimento della presenza dell’Aggiustatore interiore e sia così in grado di apportare una cooperazione accresciuta alla missione spirituale della presenza divina.

113:4.5 (1245.5) Benché non vi sia apparentemente alcuna comunicazione tra gli Aggiustatori interiori ed i serafini che li circondano, essi sembrano operare sempre in perfetta armonia ed in squisito accordo. I guardiani sono più attivi nei momenti in cui gli Aggiustatori sono meno attivi, ma il loro ministero è in qualche modo stranamente correlato. Tale magnifica cooperazione non può essere accidentale o fortuita.

113:4.6 (1245.6) La personalità di aiutante del serafino guardiano, la presenza di Dio tramite l’Aggiustatore interiore, l’azione incircuitata dello Spirito Santo e la coscienza del Figlio tramite lo Spirito della Verità sono tutte divinamente correlate in un’unità significativa di ministero spirituale in una personalità mortale e presso di essa. Benché provenienti da fonti differenti e da livelli differenti, queste influenze celesti sono tutte integrate nella presenza avvolgente ed in evoluzione dell’Essere Supremo.

5. Il ministero serafico presso i mortali

113:5.1 (1245.7) Gli angeli non invadono la santità della mente umana; essi non manipolano la volontà dei mortali, né prendono contatto diretto con gli Aggiustatori interiori. Il guardiano del destino v’influenza in ogni possibile maniera compatibile con la dignità della vostra personalità. In nessuna circostanza questi angeli interferiscono con la libera attività della volontà umana. Né gli angeli né alcun altro ordine di personalità dell’universo hanno il potere o l’autorità di ridurre o di circoscrivere le prerogative della scelta umana.

113:5.2 (1246.1) Gli angeli sono così vicini a voi e vi assistono così amorevolmente che in senso figurato “piangono a causa della vostra intenzionale intolleranza e testardaggine”. I serafini non versano lacrime fisiche, non hanno corpi fisici né posseggono ali. Ma hanno emozioni spirituali e provano sensazioni e sentimenti di natura spirituale che sono per certi aspetti paragonabili alle emozioni umane.

113:5.3 (1246.2) I serafini agiscono in vostro favore del tutto indipendentemente dai vostri appelli diretti; essi eseguono gli ordini dei loro superiori e funzionano in questo modo nonostante i vostri capricci passeggeri o i vostri umori mutevoli. Ciò non significa che voi non possiate rendere i loro compiti più agevoli o più difficili, ma piuttosto che gli angeli non si occupano direttamente dei vostri appelli o delle vostre preghiere.

113:5.4 (1246.3) Nella vita della carne le informazioni degli angeli non sono direttamente accessibili agli uomini mortali. Essi non sono dei signori supremi o dei direttori, sono semplicemente dei guardiani. I serafini vigilano su di voi, non cercano d’influenzarvi direttamente. Voi dovete tracciare il vostro itinerario, ma questi angeli agiscono poi per fare il miglior uso possibile del percorso che avete scelto. Essi (di solito) non intervengono arbitrariamente negli affari correnti della vita umana. Ma quando ricevono istruzioni dai loro superiori per compiere un intervento straordinario, potete essere certi che questi guardiani troveranno il modo di eseguire tali ordini. Essi, quindi, non s’intromettono nel quadro del dramma umano, salvo in casi d’emergenza, ed allora generalmente su ordine diretto dei loro superiori. Essi sono gli esseri che vi seguiranno per molte ere e ricevono perciò una preparazione per il loro lavoro futuro e per la loro associazione di personalità.

113:5.5 (1246.4) I serafini possono agire in certe circostanze come ministri in forma materiale presso gli esseri umani, ma la loro attività in tale funzione è molto rara. Con l’assistenza delle creature intermedie e dei controllori fisici, essi possono operare in una vasta gamma di attività a favore degli esseri umani, anche di prendere contatto effettivo con l’umanità, ma tali eventi sono molto rari. Nella maggior parte dei casi gli avvenimenti del regno materiale procedono senza essere modificati dall’azione serafica, sebbene si siano verificate delle circostanze che comportavano pericolo per gli anelli vitali della catena dell’evoluzione umana in cui i guardiani serafici hanno agito, giustamente, di propria iniziativa.

6. Gli angeli guardiani dopo la morte

113:6.1 (1246.5) Dopo avervi detto qualcosa del ministero dei serafini durante la vita naturale, tenterò d’informarvi sulla condotta dei guardiani del destino al momento della dissoluzione mortale dei loro associati umani. Quando morite, il vostro curriculum di vita, le vostre specificazioni d’identità e l’entità morontiale dell’anima umana — sviluppata congiuntamente dal ministero della mente mortale e dell’Aggiustatore divino — sono fedelmente conservati dal guardiano del destino con tutti gli altri valori collegati alla vostra esistenza futura, ad ogni cosa che costituisce il vostro io, il vostro vero io, salvo l’identità dell’esistenza continua rappresentata dall’Aggiustatore che se ne va e la realtà della personalità.

113:6.2 (1246.6) Nel momento in cui scompare la luce pilota nella mente umana, cioè la luminosità spirituale che i serafini associano alla presenza dell’Aggiustatore, l’angelo accompagnatore lo comunica personalmente agli angeli che comandano il gruppo, e di seguito la compagnia, il battaglione, l’unità, la legione e l’armata. E dopo essere stato debitamente registrato per l’avventura finale del tempo e dello spazio, questo angelo riceve dal capo planetario dei serafini l’autorizzazione d’informare l’Astro della Sera (o un altro luogotenente di Gabriele) che comanda l’armata serafica di questo candidato all’ascensione dell’universo. E dopo aver ricevuto il permesso dal comandante di questa unità organizzata suprema, tale guardiano del destino procede verso il primo mondo delle dimore per aspettarvi la ripresa di coscienza del suo vecchio pupillo nella carne.

113:6.3 (1247.1) Nel caso in cui l’anima umana non sopravviva dopo aver ricevuto l’assegnazione di un angelo personale, il serafino accompagnatore deve recarsi nella capitale dell’universo locale per rendere testimonianza al rapporto completo del suo complemento, come precedentemente indicato. Poi esso si presenta davanti ai tribunali degli arcangeli per essere assolto da ogni responsabilità circa la mancata sopravvivenza del suo soggetto; e poi ritorna nei mondi per essere nuovamente assegnato ad un altro mortale con potenzialità di ascendente od a qualche altro settore di ministero serafico.

113:6.4 (1247.2) Ma gli angeli portano il loro ministero alle creature evoluzionarie in molti modi oltre ai servizi di tutela individuale e di gruppo. I guardiani personali i cui soggetti non vanno immediatamente sui mondi delle dimore non rimangono in oziosa attesa degli appelli nominali dispensazionali di giudizio; essi sono riassegnati a numerose missioni di ministero in tutto l’universo.

113:6.5 (1247.3) Il serafino guardiano è l’amministratore fiduciario che custodisce i valori di sopravvivenza dell’anima addormentata dell’uomo mortale, come l’Aggiustatore assente è l’identità di questo essere immortale dell’universo. Quando questi due collaborano nelle sale di risurrezione dei mondi delle dimore in congiunzione con la forma morontiale appena costruita, avviene il riassemblamento dei fattori costituenti la personalità dell’ascendente mortale.

113:6.6 (1247.4) L’Aggiustatore vi identificherà; il serafino guardiano vi ripersonalizzerà e poi vi ripresenterà al fedele Monitore dei vostri giorni terrestri.

113:6.7 (1247.5) E quando termina un’era planetaria, quando quelli che sono nei cerchi inferiori di realizzazione mortale vengono riuniti, sono proprio i loro guardiani di gruppo che li riuniscono nelle sale di risurrezione delle sfere delle dimore, così come riportano le vostre Scritture: “Ed egli manderà i suoi angeli con voce tonante e riunirà i suoi eletti da un’estremità all’altra del regno.”

113:6.8 (1247.6) La tecnica della giustizia richiede che i guardiani personali o di gruppo rispondano all’appello nominale dispensazionale per conto di tutte le personalità non sopravviventi. Gli Aggiustatori di questi non sopravviventi non ritornano, e quando viene fatto l’appello risponde il serafino, ma gli Aggiustatori non rispondono. Ciò costituisce la “risurrezione degli ingiusti”, in realtà il riconoscimento formale della cessazione dell’esistenza come creature. Questo appello nominale di giustizia segue sempre immediatamente l’appello nominale di misericordia, la risurrezione dei sopravviventi addormentati. Ma queste sono materie che non riguardano altri che i Giudici supremi ed onniscienti dei valori di sopravvivenza. Tali problemi di giudizio in realtà non ci riguardano.

113:6.9 (1247.7) I guardiani di gruppo possono servire su un pianeta era dopo era e divenire alla fine i custodi delle anime addormentate di migliaia e migliaia di sopravviventi dormienti. Essi possono servire così su numerosi mondi differenti in un dato sistema, poiché la risposta di risurrezione avviene sui mondi delle dimore.

113:6.10 (1247.8) Tutti i guardiani personali e di gruppo del sistema di Satania che deviarono nella ribellione di Lucifero, nonostante che molti di loro si siano sinceramente pentiti della loro follia, saranno detenuti su Jerusem fino alla risoluzione finale della ribellione. I Censori Universali hanno già discrezionalmente tolto a questi guardiani disobbedienti ed infedeli tutti gli elementi in loro possesso delle anime ed hanno affidato queste realtà morontiali alla custodia di seconafini volontari.

7. I serafini e la carriera ascendente

113:7.1 (1248.1) Questo primo risveglio sulle rive del mondo delle dimore segna veramente un’epoca nella carriera di un mortale ascendente. Là, per la prima volta, voi vedete realmente i vostri compagni angelici dei giorni terrestri, a lungo amati e sempre presenti; là divenite anche veramente coscienti dell’identità e della presenza del Monitore divino che ha dimorato così a lungo nella vostra mente sulla terra. Una tale esperienza costituisce un risveglio glorioso, una vera risurrezione.

113:7.2 (1248.2) Sulle sfere morontiali i serafini accompagnatori (ce ne sono due di loro) sono i vostri veri compagni. Questi angeli non solo si associano a voi mentre progredite nella carriera dei mondi di transizione, aiutandovi in tutti i modi possibili ad acquisire lo status morontiale e spirituale, ma approfittano anch’essi dell’opportunità di avanzare studiando nelle scuole complementari per serafini evoluzionari mantenute sui mondi delle dimore.

113:7.3 (1248.3) La razza umana fu creata appena un po’ inferiore ai tipi più semplici degli ordini angelici. Perciò il primo incarico della vostra vita morontiale sarà quello di assistenti dei serafini nel lavoro immediato, attendendo il momento in cui raggiungete la coscienza di personalità susseguente alla vostra liberazione dai legami della carne.

113:7.4 (1248.4) Prima di lasciare i mondi delle dimore tutti i mortali avranno degli associati o dei guardiani serafici permanenti. Via via che ascendete le sfere morontiali, sono alla fine i guardiani serafici che attestano e certificano i decreti della vostra unione eterna con gli Aggiustatori di Pensiero. Insieme essi hanno stabilito le identità della vostra personalità come figli della carne provenienti dai mondi del tempo. Poi, quando raggiungete lo stato di maturità morontiale, essi vi accompagnano attraverso Jerusem ed i mondi associati di progresso e di cultura del sistema. Dopo di che essi vanno con voi su Edentia e sulle sue settanta sfere di socializzazione avanzata, e successivamente vi piloteranno fino ai Melchizedek e vi seguiranno lungo la splendida carriera dei mondi capitale dell’universo. E quando avrete acquisito la saggezza e la cultura dei Melchizedek, essi vi condurranno su Salvington, dove vi troverete faccia a faccia con il Sovrano di tutto Nebadon. E queste guide serafiche vi seguiranno ancora attraverso i settori minore e maggiore del superuniverso e fino ai mondi d’accoglienza di Uversa, rimanendo con voi sino al momento in cui sarete infine inseconafinati per il lungo volo verso Havona.

113:7.5 (1248.5) Alcuni guardiani del destino assegnati ai pellegrini ascendenti durante la carriera mortale li seguono nel loro percorso attraverso Havona. Gli altri salutano temporaneamente i mortali associati a loro da lungo tempo, e poi, mentre i mortali attraversano i cerchi dell’universo centrale, questi guardiani del destino superano i cerchi di Seraphington. Essi saranno ad attendere sulle rive del Paradiso quando i loro associati mortali si sveglieranno dall’ultimo sonno temporale di transito nelle nuove esperienze dell’eternità. Tali serafini ascendenti entrano successivamente nei differenti servizi del corpo finalitario e del Corpo Serafico di Compimento.

113:7.6 (1248.6) L’uomo e l’angelo possono essere o meno riuniti nel servizio eterno, ma ovunque li porti la destinazione serafica, i serafini restano sempre in comunicazione con i loro precedenti pupilli dei mondi evoluzionari, i mortali ascendenti del tempo. Le associazioni intime ed i legami affettuosi dei regni di origine umana non sono mai dimenticati né mai completamente interrotti. Nelle ere eterne gli uomini e gli angeli coopereranno nel servizio divino come hanno fatto nella carriera del tempo.

113:7.7 (1249.1) Per i serafini la maniera più sicura di raggiungere le Deità del Paradiso consiste nel guidare con successo un’anima di origine evoluzionaria fino ai portali del Paradiso. Per questo l’assegnazione come guardiano del destino è l’incarico serafico più altamente apprezzato.

113:7.8 (1249.2) Solo i guardiani del destino sono arruolati nel Corpo primario o dei mortali della Finalità, e queste coppie sono impegnate nell’avventura suprema dell’unità d’identità; i due esseri hanno raggiunto la biunificazione spirituale su Seraphington prima di essere ammessi al corpo finalitario. In questa esperienza le due nature angeliche, così complementari in tutte le funzioni universali, raggiungono l’unità spirituale ultima di due in uno, avente per conseguenza una nuova capacità di ricevere un frammento non Aggiustatore del Padre del Paradiso e di fondersi con esso. E così alcuni dei vostri amorevoli associati serafici nel tempo divengono anche i vostri associati finalitari nell’eternità, figli del Supremo e figli perfezionati del Padre del Paradiso.

113:7.9 (1249.3) [Presentato dal Capo dei Serafini stazionati su Urantia.]

Fascicolo 114 - Il governo planetario dei serafini

Il Libro di Urantia

Fascicolo 114

Il governo planetario dei serafini

114:0.1 (1250.1) GLI Altissimi governano nei regni degli uomini per mezzo di molte forze ed agenti celesti, ma principalmente tramite il ministero dei serafini.

114:0.2 (1250.2) Oggi a mezzogiorno la lista d’appello degli angeli planetari, guardiani ed altri, su Urantia era di 501.234.619 coppie di serafini. Erano assegnate al mio comando duecento armate serafiche — 597.196.800 coppie di serafini, ossia 1.194.393.600 singoli angeli. Dal controllo, tuttavia, ne risultano 1.002.469.238; ne consegue perciò che 191.924.362 angeli erano assenti da questo mondo per servizi di trasporto o concernenti i morti, o come messaggeri. (Su Urantia vi è circa lo stesso numero di cherubini e di serafini, e sono organizzati in modo similare.)

114:0.3 (1250.3) I serafini ed i cherubini loro associati si occupano molto dei dettagli del governo superumano di un pianeta, specialmente di mondi che sono stati isolati a seguito di una ribellione. Gli angeli, abilmente aiutati dagli intermedi, funzionano su Urantia come dei veri ministri supermateriali che eseguono gli ordini del governatore generale residente e di tutti i suoi associati e subordinati. In quanto classe, i serafini sono occupati in molti incarichi diversi da quelli della custodia personale e di gruppo.

114:0.4 (1250.4) Urantia non è priva di una supervisione appropriata ed efficace da parte dei dirigenti del sistema, della costellazione e dell’universo. Ma il governo planetario è differente da quello di qualsiasi altro mondo del sistema di Satania, ed anche di tutto Nebadon. Questa singolarità del vostro piano di supervisione è dovuta a numerose circostanze insolite:

114:0.5 (1250.5) 1. Lo status di modificazione della vita di Urantia.

114:0.6 (1250.6) 2. Le esigenze derivanti dalla ribellione di Lucifero.

114:0.7 (1250.7) 3. I disgregamenti dovuti al fallimento adamico.

114:0.8 (1250.8) 4. Le anomalie originate dal fatto che Urantia è stato uno dei mondi di conferimento del Sovrano dell’Universo. Micael di Nebadon è il Principe Planetario di Urantia.

114:0.9 (1250.9) 5. La funzione speciale dei ventiquattro direttori planetari.

114:0.10 (1250.10) 6. La dislocazione sul pianeta di un circuito di arcangeli.

114:0.11 (1250.11) 7. La designazione più recente come Principe Planetario vicegerente di Machiventa Melchizedek, un tempo incarnato su Urantia.

1. La sovranità di Urantia

114:1.1 (1250.12) La sovranità originale di Urantia fu assunta dal sovrano del sistema di Satania. Essa fu inizialmente da lui delegata ad una commissione congiunta di Melchizedek e di Portatori di Vita, e questo gruppo ha operato su Urantia fino all’arrivo di un Principe Planetario regolarmente costituito. Dopo la caduta del Principe Caligastia, al tempo della ribellione di Lucifero, Urantia non ebbe alcuna relazione certa e stabile con l’universo locale e con le sue divisioni amministrative fino al completamento del conferimento di Micael nella carne, quando egli fu proclamato, dall’Unione dei Giorni, Principe Planetario di Urantia. Questa proclamazione stabilì per sempre lo status del vostro mondo in sicurezza ed in principio, ma in pratica il Figlio Creatore Sovrano non fece alcun intervento di amministrazione personale del pianeta, salvo l’istituzione su Jerusem della commissione di ventiquattro Urantiani del passato con autorità di rappresentarlo nel governo di Urantia e di tutti gli altri pianeti in quarantena del sistema. Un membro di questo consiglio risiede ora in permanenza su Urantia come governatore generale residente.

114:1.2 (1251.1) L’autorità di vicegerente per agire al posto di Micael come Principe Planetario è stata recentemente conferita a Machiventa Melchizedek, ma questo Figlio dell’universo locale non ha preso la minima misura per modificare l’attuale regime planetario delle amministrazioni successive dei governatori generali residenti.

114:1.3 (1251.2) È poco probabile che venga apportato un cambiamento notevole nel governo di Urantia durante la presente dispensazione, a meno che non arrivi il Principe Planetario vicegerente per assumere le sue responsabilità di titolare. Alcuni dei nostri associati ritengono che in un prossimo futuro il piano consistente nell’inviare su Urantia uno dei ventiquattro consiglieri con funzioni di governatore generale sarà sostituito dall’arrivo ufficiale di Machiventa Melchizedek con il mandato di vicegerente della sovranità di Urantia. Come Principe Planetario facente funzioni egli continuerebbe indubbiamente ad amministrare il pianeta fino alla risoluzione finale della ribellione di Lucifero e probabilmente sino al lontano futuro della stabilizzazione del pianeta in luce e vita.

114:1.4 (1251.3) Alcuni credono che Machiventa non verrà ad assumere personalmente la direzione degli affari di Urantia prima della fine della presente dispensazione. Altri ritengono che il Principe vicegerente non possa venire, come tale, prima che Micael non ritorni ad un certo punto su Urantia come ha promesso mentre era ancora nella carne. Altri ancora, incluso il narratore, si aspettano l’apparizione di Melchizedek in qualunque giorno ed ora.

2. Il consiglio dei supervisori planetari

114:2.1 (1251.4) Dai tempi del conferimento di Micael sul vostro mondo la direzione generale di Urantia è stata affidata ad un gruppo speciale di ventiquattro ex Urantiani situato su Jerusem. I requisiti per far parte di questa commissione ci sono sconosciuti, ma abbiamo osservato che quelli che ne sono divenuti membri hanno tutti contribuito ad estendere la sovranità del Supremo nel sistema di Satania. Per natura essi erano tutti dei veri dirigenti quando operavano su Urantia e (ad eccezione di Machiventa Melchizedek) queste qualità di comando sono state ulteriormente accresciute dall’esperienza nel mondo delle dimore ed integrate dall’istruzione della cittadinanza di Jerusem. I membri sono nominati a far parte dei ventiquattro dal gabinetto di Lanaforge, appoggiati dagli Altissimi di Edentia, approvati dalla Sentinella Designata di Jerusem e ordinati da Gabriele di Salvington in conformità al mandato di Micael. I membri nominati temporaneamente operano altrettanto pienamente quanto i membri permanenti di questa commissione di supervisori speciali.

114:2.2 (1251.5) Questo consiglio di amministratori planetari si occupa in particolar modo della supervisione delle attività di questo mondo che risultano dal fatto che Micael ha effettuato qui il suo conferimento terminale. Essi si tengono in stretto e diretto contatto con Micael tramite le attività di collegamento di un certo Brillante Astro della Sera, lo stesso essere che accompagnò Gesù durante tutto il conferimento come mortale.

114:2.3 (1252.1) Attualmente un certo Giovanni, da voi conosciuto come “il Battista”, è il presidente di questo consiglio quando è in sessione su Jerusem. Ma il capo di diritto di questo consiglio è la Sentinella Designata di Satania, il rappresentante diretto e personale dell’Ispettore Associato di Salvington e dell’Esecutivo Supremo di Orvonton.

114:2.4 (1252.2) I membri di questa stessa commissione di ex Urantiani agiscono anche da supervisori consultivi degli altri trentasei mondi del sistema isolati dalla ribellione. Essi svolgono un preziosissimo servizio tenendo Lanaforge, il Sovrano del Sistema, in stretto ed amorevole contatto con gli affari di questi pianeti, che sono ancora più o meno sotto il supercontrollo dei Padri della Costellazione di Norlatiadek. Questi ventiquattro consiglieri fanno frequenti viaggi a titolo individuale su ciascuno dei pianeti in quarantena, specialmente su Urantia.

114:2.5 (1252.3) Ognuno degli altri mondi isolati è consigliato da commissioni simili con numero variabile di suoi ex abitanti, ma queste altre commissioni sono subordinate al gruppo dei ventiquattro Urantiani. Anche se i membri di quest’ultima commissione s’interessano attivamente di ogni fase del progresso umano su ciascun mondo in quarantena di Satania, si occupano specialmente e particolarmente del benessere e dell’avanzamento delle razze mortali di Urantia, poiché essi non controllano direttamente gli affari di nessuno dei pianeti, salvo Urantia, ed anche qui la loro autorità non è completa, eccetto che in certi domini concernenti la sopravvivenza dei mortali.

114:2.6 (1252.4) Nessuno sa per quanto tempo questi ventiquattro consiglieri Urantiani proseguiranno nel loro presente status, staccati dal programma regolare delle attività universali. Essi continueranno senza alcun dubbio a servire nella loro veste attuale sino a quando si produrrà un qualche cambiamento nello status planetario, quale la fine di una dispensazione, l’assunzione della piena autorità da parte di Machiventa Melchizedek, il giudizio finale della ribellione di Lucifero o la riapparizione di Micael sul mondo del suo conferimento finale. L’attuale governatore generale residente di Urantia sembra incline all’opinione che tutti, salvo Machiventa, potranno essere liberati per l’ascensione al Paradiso nel momento in cui il sistema di Satania sarà ristabilito nei circuiti della costellazione. Ma esistono anche altre opinioni.

3. Il governatore generale residente

114:3.1 (1252.5) Ogni cento anni del tempo di Urantia il corpo dei ventiquattro supervisori planetari di Jerusem designa uno dei suoi membri per soggiornare sul vostro mondo ed agire come suo delegato esecutivo, come governatore generale residente. Durante i tempi della preparazione delle presenti esposizioni questo agente esecutivo fu cambiato, ed il diciannovesimo a servire fu sostituito dal ventesimo. Il nome dell’attuale supervisore planetario vi viene tenuto nascosto soltanto perché l’uomo mortale ha tendenza a venerare, ed anche a deificare, i suoi eccezionali compatrioti ed i suoi superiori superumani.

114:3.2 (1252.6) Il governatore generale residente non ha alcuna autorità personale effettiva nella direzione degli affari del mondo, salvo come rappresentante dei ventiquattro consiglieri di Jerusem. Egli agisce da coordinatore dell’amministrazione superumana ed è il capo rispettato e il dirigente universalmente riconosciuto degli esseri celesti che esercitano le loro funzioni su Urantia. Tutti gli ordini di schiere angeliche lo considerano loro direttore coordinatore, mentre gli intermedi uniti, dopo la partenza di 1-2-3 il primo per divenire uno dei ventiquattro consiglieri, considerarono realmente i governatori generali successivi come loro padri planetari.

114:3.3 (1253.1) Sebbene il governatore generale non possegga un’autorità effettiva e personale sul pianeta, emette ogni giorno decine di ordinanze e di decisioni che sono accettate come finali da tutte le personalità interessate. Egli è molto più un consigliere paterno che un capo tecnico. Sotto certi aspetti egli opera come farebbe un Principe Planetario, ma la sua amministrazione assomiglia molto di più a quella dei Figli Materiali.

114:3.4 (1253.2) Il governo di Urantia è rappresentato nei consigli di Jerusem in conformità ad una disposizione secondo la quale il governatore generale che rientra dal servizio siede come membro temporaneo del gabinetto dei Principi Planetari del Sovrano del Sistema. Quando Machiventa fu designato Principe vicegerente, ci si aspettava che prendesse immediatamente il suo posto nel consiglio dei Principi Planetari di Satania, ma finora egli non ha fatto alcun gesto in questa direzione.

114:3.5 (1253.3) Il governo supermateriale di Urantia non mantiene relazioni organiche molto strette con le unità superiori dell’universo locale. In un certo senso il governatore generale residente rappresenta Salvington quanto Jerusem, poiché agisce per conto dei ventiquattro consiglieri, i quali rappresentano direttamente Micael e Gabriele. Ed essendo un cittadino di Jerusem, il governatore planetario può operare come portavoce del Sovrano del Sistema. Le autorità della costellazione sono rappresentate direttamente da un Figlio Vorondadek, l’osservatore di Edentia.

4. L’Altissimo osservatore

114:4.1 (1253.4) La sovranità di Urantia è ulteriormente complicata dall’assunzione arbitraria dell’autorità planetaria fatta a suo tempo dal governo di Norlatiadek poco dopo la ribellione del pianeta. Risiede ancora su Urantia un Figlio Vorondadek, osservatore per conto degli Altissimi di Edentia e, in assenza di un’azione diretta da parte di Micael, amministratore fiduciario della sovranità planetaria. L’attuale Altissimo osservatore (ed un tempo reggente) è il ventitreesimo a servire come tale su Urantia.

114:4.2 (1253.5) Certi gruppi di problemi planetari sono ancora sotto il controllo degli Altissimi di Edentia, essendo stata assunta la giurisdizione sugli stessi al tempo della ribellione di Lucifero. L’autorità in queste materie è esercitata da un Figlio Vorondadek, l’osservatore di Norlatiadek, che mantiene relazioni consultive molto strette con i supervisori planetari. I commissari razziali sono molto attivi su Urantia ed i loro vari capigruppo sono ufficiosamente assegnati all’osservatore Vorondadek residente, il quale funge da loro direttore consultivo.

114:4.3 (1253.6) In caso di crisi l’effettivo sovrano e capo del governo, eccetto che per certe materie puramente spirituali, sarebbe questo Figlio Vorondadek di Edentia ora in servizio di osservazione. (In questi problemi esclusivamente spirituali ed in certe questioni puramente personali l’autorità suprema sembra essere conferita all’arcangelo comandante assegnato al quartier generale divisionale di quest’ordine, che è stato recentemente stabilito su Urantia.)

114:4.4 (1253.7) Un Altissimo osservatore ha il potere discrezionale di assumere il governo del pianeta in tempi di gravi crisi planetarie, e gli annali riportano che ciò è avvenuto trentatré volte nella storia di Urantia. In tali frangenti l’Altissimo osservatore svolge le funzioni di Altissimo reggente, esercitando un’autorità indiscussa su tutti i ministri ed amministratori residenti sul pianeta, eccettuata soltanto l’organizzazione divisionale degli arcangeli.

114:4.5 (1253.8) Le reggenze dei Vorondadek non sono peculiari dei pianeti isolati per una ribellione, perché gli Altissimi possono intervenire in ogni momento negli affari dei mondi abitati, interponendo la saggezza superiore dei dirigenti della costellazione negli affari dei regni degli uomini.

5. Il governo planetario

114:5.1 (1254.1) L’amministrazione attuale di Urantia è veramente difficile da descrivere. Non esiste un governo ufficiale secondo le linee dell’organizzazione universale, con dipartimenti legislativo, esecutivo e giudiziario separati. I ventiquattro consiglieri vengono ad essere i più vicini al ramo legislativo del governo planetario. Il governatore generale è un capo esecutivo provvisorio e consultivo, con potere di veto da parte dell’Altissimo osservatore. E non vi sono poteri giudiziari operativi con autorità assoluta sul pianeta — soltanto commissioni di conciliazione.

114:5.2 (1254.2) La maggior parte dei problemi che coinvolgono serafini ed intermedi è decisa, per mutuo consenso, dal governatore generale. Ma eccetto quando esprimono gli ordini dei ventiquattro consiglieri, le sue ordinanze sono tutte soggette ad appello presso le commissioni di conciliazione, presso le autorità locali costituite per il funzionamento planetario, oppure presso il Sovrano Sistemico di Satania.

114:5.3 (1254.3) L’assenza del gruppo corporale di un Principe Planetario e del regime materiale di un Figlio e di una Figlia Adamici è parzialmente compensata dal ministero speciale dei serafini e dai servizi straordinari delle creature intermedie. L’assenza del Principe Planetario è efficacemente compensata dalla presenza trina degli arcangeli, dell’Altissimo osservatore e del governatore generale.

114:5.4 (1254.4) Questo governo planetario, organizzato piuttosto approssimativamente ed amministrato in modo un po’ personale, è più efficace del previsto grazie al risparmio di tempo consentito dall’assistenza degli arcangeli e del loro circuito sempre disponibile, che è così spesso utilizzato in caso di emergenze planetarie e di difficoltà amministrative. In senso tecnico il pianeta è ancora spiritualmente isolato dai circuiti di Norlatiadek, ma in caso d’emergenza questo ostacolo può essere ora aggirato utilizzando il circuito degli arcangeli. L’isolamento planetario, beninteso, ha poca importanza per i singoli mortali dopo che lo Spirito della Verità è stato sparso su tutta l’umanità millenovecento anni fa.

114:5.5 (1254.5) Ogni giornata amministrativa su Urantia inizia con una riunione consultiva alla quale partecipano il governatore generale, il capo planetario degli arcangeli, l’Altissimo osservatore, il supernafino supervisore, il capo dei Portatori di Vita residenti ed ospiti invitati tra i Figli elevati dell’universo o tra certi visitatori studenti che si trovano a soggiornare sul pianeta.

114:5.6 (1254.6) Il gabinetto amministrativo diretto dal governatore generale si compone di dodici serafini, i capi in funzione dei dodici gruppi di angeli speciali che operano come direttori superumani diretti del progresso e della stabilità planetari.

6. I serafini maestri di supervisione planetaria

114:6.1 (1254.7) Quando il primo governatore generale arrivò su Urantia simultaneamente all’effusione dello Spirito della Verità, era accompagnato da dodici corpi di serafini speciali, diplomati di Seraphington, che furono immediatamente assegnati a certi servizi planetari particolari. Questi angeli superiori sono conosciuti come serafini maestri di supervisione planetaria e sono, a parte il supercontrollo dell’Altissimo osservatore planetario, sotto la direzione diretta del governatore generale residente.

114:6.2 (1255.1) Questi dodici gruppi di angeli, pur operando sotto la supervisione generale del governatore generale residente, ricevono direttamente gli ordini dal consiglio serafico dei dodici, i capi in funzione di ciascun gruppo. Questo consiglio serve anche da gabinetto volontario del governatore generale residente.

114:6.3 (1255.2) In qualità di capo planetario dei serafini, io presiedo questo consiglio di capi serafici e sono un supernafino volontario dell’ordine primario che serve su Urantia come successore del precedente capo delle schiere angeliche del pianeta che deviò al tempo della seccessione di Caligastia.

114:6.4 (1255.3) I dodici corpi di serafini maestri di supervisione planetaria operano su Urantia nel modo seguente:

114:6.5 (1255.4) 1. Gli angeli dell’epoca. Questi sono gli angeli dell’epoca in corso, il gruppo dispensazionale. Questi ministri celesti sono incaricati di sorvegliare e di dirigere gli affari di ogni generazione, quali sono destinati ad inserirsi nel mosaico dell’era in cui si trovano. L’attuale corpo di angeli dell’epoca che serve su Urantia è il terzo gruppo assegnato al pianeta durante la presente dispensazione.

114:6.6 (1255.5) 2. Gli angeli del progresso. Questi serafini hanno il compito di avviare il progresso evoluzionario delle epoche sociali successive. Essi incoraggiano lo sviluppo della tendenza al progresso insita nelle creature evoluzionarie; lavorano incessantemente affinché le cose siano fatte come devono esserlo. Il gruppo attualmente in carica è il secondo ad essere assegnato al pianeta.

114:6.7 (1255.6) 3. I guardiani della religione. Questi sono gli “angeli delle Chiese”, che lottano sinceramente per ciò che è e per ciò che è stato. Essi si sforzano di conservare gli ideali di ciò che è sopravvissuto allo scopo di rendere sicura la transizione dei valori morali da un’epoca ad un’altra. Essi sono la contropartita degli angeli del progresso e cercano costantemente di trasferire da una generazione ad un’altra i valori imperituri delle antiche forme superate nei modelli di pensiero e di condotta nuovi e perciò meno stabilizzati. Questi angeli lottano per le forme spirituali, ma non sono la fonte di settarismi eccessivi e di assurde controversie laceranti tra pretese persone religiose. Il corpo attualmente operante su Urantia è il quinto a servire con tale funzione.

114:6.8 (1255.7) 4. Gli angeli della vita nazionale. Questi sono gli “angeli delle trombe”, i dirigenti delle attività politiche della vita nazionale di Urantia. Il gruppo attualmente operante nel supercontrollo delle relazioni internazionali è il quarto gruppo a servire sul pianeta. È particolarmente tramite il ministero di questa divisione serafica che “gli Altissimi governano nei regni degli uomini”.

114:6.9 (1255.8) 5. Gli angeli delle razze. Quelli che lavorano per la conservazione delle razze evoluzionarie del tempo, indipendentemente dai loro intrighi politici e dai loro raggruppamenti religiosi. Su Urantia vi sono i residui di nove razze umane che si sono mescolate e combinate per formare i popoli dei tempi moderni. Questi serafini sono strettamente associati al ministero dei commissari razziali, ed il gruppo attualmente residente su Urantia è il corpo originale assegnato al pianeta subito dopo il giorno di Pentecoste.

114:6.10 (1255.9) 6. Gli angeli del futuro. Questi sono gli angeli dei progetti, che prevedono un’era futura e fanno dei piani per realizzare le cose migliori di una nuova dispensazione in progresso; essi sono gli architetti delle ere successive. Il gruppo attualmente sul pianeta ha funzionato come tale dall’inizio della presente dispensazione.

114:6.11 (1256.1) 7. Gli angeli dell’illuminazione. Urantia sta ora ricevendo l’aiuto del terzo corpo di serafini dediti a promuovere l’istruzione planetaria. Questi angeli si occupano della formazione mentale e morale concernente individui, famiglie, gruppi, scuole, comunità, nazioni e razze intere.

114:6.12 (1256.2) 8. Gli angeli della salute. Questi sono i ministri serafici addetti all’assistenza degli agenti umani dediti alla promozione della salute e alla prevenzione delle malattie. Il corpo attuale è il sesto gruppo a servire durante questa dispensazione.

114:6.13 (1256.3) 9. I serafini della famiglia. Urantia beneficia attualmente dei servizi del quinto gruppo di ministri angelici dediti alla preservazione e all’avanzamento della vita di famiglia, l’istituzione basilare della civiltà umana.

114:6.14 (1256.4) 10. Gli angeli dell’industria. Questo gruppo serafico s’interessa di favorire lo sviluppo industriale e di migliorare le condizioni economiche tra i popoli di Urantia. Questo corpo è stato cambiato sette volte dopo il conferimento di Micael.

114:6.15 (1256.5) 11. Gli angeli della ricreazione. Questi sono i serafini che favoriscono i valori del gioco, dell’umorismo e del riposo. Essi cercano sempre di migliorare i passatempi ricreativi dell’uomo e di promuovere così la più proficua utilizzazione del tempo libero umano. Il corpo attuale è il terzo di quest’ordine a svolgere il suo ministero su Urantia.

114:6.16 (1256.6) 12. Gli angeli del ministero superumano. Questi sono gli angeli degli angeli, i serafini che sono addetti al ministero di ogni altra vita superumana sul pianeta, temporanea o permanente. Questo corpo ha servito dall’inizio della presente dispensazione.

114:6.17 (1256.7) Quando questi gruppi di serafini maestri non sono d’accordo in questioni di politica o di procedura planetaria, le loro divergenze sono generalmente regolate dal governatore generale, ma tutte le sue ordinanze sono soggette ad appello secondo la natura e la gravità delle questioni implicate nel disaccordo.

114:6.18 (1256.8) Nessuno di questi gruppi angelici esercita un controllo diretto o arbitrario sui domini cui sono assegnati. Essi non possono controllare totalmente gli affari dei loro rispettivi campi d’azione, ma possono manipolare, e lo fanno, le condizioni planetarie e le circostanze associate in modo da influenzare favorevolmente le sfere d’attività umana alle quali sono addetti.

114:6.19 (1256.9) I serafini maestri di supervisione planetaria utilizzano numerosi dispositivi per il compimento delle loro missioni. Essi operano come centri di smistamento delle idee, come focalizzatori mentali e come promotori di progetti. Pur essendo incapaci d’introdurre concetti nuovi e più elevati nella mente umana, essi agiscono spesso per rafforzare un ideale superiore già apparso nell’intelletto umano.

114:6.20 (1256.10) Ma a prescindere da questi numerosi modi di agire positivamente, i serafini maestri assicurano il progresso planetario contro i pericoli vitali mediante la mobilitazione, la formazione ed il mantenimento del corpo di riserva del destino. La principale funzione di questi riservisti è di garantire che il progresso evoluzionario non s’interrompa; essi rappresentano le misure che le forze celesti hanno adottato contro le sorprese; sono le garanzie contro i disastri.

7. Il corpo di riserva del destino

114:7.1 (1257.1) Il corpo di riserva del destino consiste di uomini e di donne viventi che sono stati ammessi al servizio speciale dell’amministrazione superumana degli affari del mondo. Questo corpo è composto di uomini e donne di ogni generazione che sono scelti dai direttori spirituali del regno per aiutare nella conduzione del ministero di misericordia e saggezza presso i figli del tempo sui mondi evoluzionari. Nell’esecuzione dei piani concernenti l’ascensione è regola generale cominciare ad utilizzare questo collegamento di creature mortali dotate di volontà non appena sono in grado e degne di assumere tali responsabilità. Di conseguenza, non appena appaiono sulla scena dell’azione temporale uomini e donne con una sufficiente capacità mentale, un adeguato status morale e la spiritualità necessaria, sono subito assegnati al gruppo celeste appropriato di personalità planetarie come agenti umani di collegamento, come assistenti mortali.

114:7.2 (1257.2) Quando degli esseri umani sono scelti come protettori del destino planetario, quando divengono individui cardine nei piani che gli amministratori del mondo stanno portando avanti, allora il capo planetario dei serafini conferma la loro assegnazione temporanea al corpo serafico e designa dei guardiani del destino personali a servire presso questi riservisti mortali. Tutti i riservisti hanno Aggiustatori coscienti di se stessi, e la maggior parte di loro opera nei cerchi cosmici superiori di compimento intellettuale e di realizzazione spirituale.

114:7.3 (1257.3) I mortali del regno sono scelti per servire nel corpo di riserva del destino sui mondi abitati a motivo di:

114:7.4 (1257.4) 1. Una capacità particolare di essere preparati segretamente per numerose possibili missioni d’emergenza nella conduzione di varie attività degli affari del mondo.

114:7.5 (1257.5) 2. Una consacrazione sincera ad una particolare causa sociale, economica, politica, spirituale od altra, unita alla disponibilità a servire senza riconoscimenti e ricompense umani.

114:7.6 (1257.6) 3. Il possesso di un Aggiustatore di Pensiero dotato di una straordinaria versatilità e di una probabile esperienza preurantiana nel fronteggiare le difficoltà planetarie e lottare in situazioni critiche incombenti sul mondo.

114:7.7 (1257.7) Ogni divisione di servizio celeste planetario ha diritto ad un corpo di collegamento di questi mortali con status di riservisti del destino. Un mondo abitato medio impiega settanta corpi separati del destino, che sono in stretta relazione con la conduzione superumana corrente degli affari planetari. Su Urantia vi sono dodici corpi di riserva del destino, uno per ciascuno dei gruppi planetari di supervisione serafica.

114:7.8 (1257.8) I dodici gruppi di riservisti del destino di Urantia sono composti di abitanti mortali della sfera che sono stati preparati per occupare numerose posizioni chiave sulla terra e sono tenuti pronti per agire in possibili emergenze planetarie. Questi corpi consistono ora complessivamente di 962 persone. Il corpo più piccolo ne conta 41 e quello più numeroso 172. Ad eccezione di meno di una ventina di personalità di contatto, i membri di questo gruppo straordinario sono totalmente ignari della loro preparazione per una possibile funzione in certe crisi planetarie. Questi riservisti mortali sono scelti dai corpi ai quali sono rispettivamente assegnati e sono similmente formati e preparati nel profondo della loro mente mediante la tecnica congiunta dell’Aggiustatore di Pensiero e del ministero del guardiano serafico. Molto spesso numerose altre personalità celesti partecipano a questa formazione inconscia, ed in tutta questa preparazione speciale gli intermedi svolgono servizi preziosi e indispensabili.

114:7.9 (1258.1) Su molti mondi le creature intermedie secondarie più adatte sono capaci di raggiungere vari gradi di contatto con gli Aggiustatori di Pensiero di certi mortali favorevolmente costituiti, mediante l’abile penetrazione nelle menti in cui tali Aggiustatori hanno dimorato. (È stato proprio per mezzo di una tale combinazione fortuita di aggiustamenti cosmici che queste rivelazioni sono state materializzate nella lingua inglese su Urantia.) Tali mortali di contatto potenziale dei mondi evoluzionari sono mobilitati nei numerosi corpi di riserva, ed in una certa misura è grazie a questi piccoli gruppi di personalità lungimiranti che la civiltà spirituale progredisce e che gli Altissimi possono governare nei regni degli uomini. Gli uomini e le donne di questi corpi di riserva del destino hanno quindi vari gradi di contatto con i loro Aggiustatori tramite il ministero di mediazione delle creature intermedie; ma questi stessi mortali sono poco conosciuti dai loro simili, salvo che nelle rare emergenze sociali e necessità spirituali in cui queste personalità di riserva agiscono per prevenire il crollo della cultura evoluzionaria o l’estinzione della luce della verità vivente. Su Urantia questi riservisti del destino sono stati raramente celebrati sulle pagine della storia umana.

114:7.10 (1258.2) I riservisti operano inconsciamente come conservatori dell’informazione planetaria essenziale. Molte volte, alla morte di un riservista, viene fatto un trasferimento di certi dati vitali dalla mente del riservista morente ad un successore più giovane per mezzo di un collegamento tra i due Aggiustatori di Pensiero. Gli Aggiustatori operano indubbiamente in molte altre maniere a noi sconosciute in connessione con questi corpi di riserva.

114:7.11 (1258.3) Su Urantia il corpo di riserva del destino, sebbene non abbia un capo permanente, ha i suoi consigli permanenti che costituiscono la sua organizzazione governativa. Questi comprendono il consiglio giudiziario, il consiglio di storicità, il consiglio sulla sovranità politica e molti altri. Di tanto in tanto, conformemente all’organizzazione del corpo, questi consigli permanenti hanno nominato dei capi (mortali) titolari dell’intero corpo di riserva per una funzione specifica. L’incarico di tali capi riservisti è generalmente una questione della durata di poche ore ed è limitato all’adempimento di un compito specifico immediato.

114:7.12 (1258.4) Il corpo di riserva di Urantia ha raggiunto il numero massimo di membri ai tempi degli Adamiti e degli Anditi, declinando costantemente con la diluizione del sangue viola e raggiungendo il suo minimo suppergiù al tempo della Pentecoste; da allora il numero di membri del corpo di riserva è costantemente cresciuto.

114:7.13 (1258.5) (Il corpo di riserva cosmico dei cittadini di Urantia aventi coscienza dell’universo è attualmente di oltre mille mortali, il cui discernimento della cittadinanza cosmica trascende di gran lunga la sfera della loro dimora terrestre, ma mi è proibito rivelare la natura reale della funzione di questo gruppo straordinario di esseri umani viventi.)

114:7.14 (1258.6) I mortali di Urantia non dovrebbero permettere che il relativo isolamento spirituale del loro mondo da certi circuiti dell’universo locale produca un sentimento di abbandono cosmico o di orfanità planetaria. È operativa sul pianeta una supervisione superumana degli affari del mondo e dei destini umani ben definita ed efficace.

114:7.15 (1258.7) È tuttavia vero che voi potete avere, nel migliore dei casi, solo una debole idea di un governo planetario ideale. Dai primi tempi del Principe Planetario, Urantia ha sofferto per il fallimento del piano divino di crescita mondiale e di sviluppo razziale. I mondi abitati leali di Satania non sono governati come Urantia. Ciononostante, a paragone con gli altri mondi isolati, il vostro governo planetario non è stato così inferiore; solo uno o due mondi possono essere considerati peggiori ed alcuni altri un po’ migliori, ma la maggior parte sono su un piano d’uguaglianza con voi.

114:7.16 (1259.1) Nessuno nell’universo locale sembra sapere quando finirà lo status instabile della vostra amministrazione planetaria. I Melchizedek di Nebadon sono inclini a credere che si verificheranno pochi cambiamenti nel governo e nell’amministrazione del pianeta fino alla seconda venuta personale di Micael su Urantia. Indubbiamente in quel momento, se non prima, saranno effettuati dei cambiamenti radicali nella direzione del pianeta. Ma quanto alla natura di tali modificazioni nell’amministrazione del mondo, nessuno sembra essere in grado di avanzare nemmeno un’ipotesi. Non esiste alcun precedente di un tale avvenimento in tutta la storia dei mondi abitati dell’universo di Nebadon. Tra le molte cose difficili da comprendere concernenti il futuro governo di Urantia, una delle più importanti è l’installazione sul pianeta di un circuito e di un quartier generale divisionale degli arcangeli.

114:7.17 (1259.2) Il vostro mondo isolato non è dimenticato nei consigli dell’universo. Urantia non è un orfano cosmico stigmatizzato dal peccato e tagliato fuori dalla protezione divina a causa della ribellione. Da Uversa a Salvington e fino a Jerusem, ed anche in Havona ed in Paradiso, tutti sanno che noi siamo qui; e voi mortali che abitate attualmente su Urantia siete altrettanto affettuosamente amati e fedelmente assistiti come se la sfera non fosse mai stata tradita da un Principe Planetario sleale, e anche di più. È eternamente vero che “il Padre stesso vi ama.”

114:7.18 (1259.3) [Presentato dal Capo dei Serafini stazionati su Urantia.]

Fascicolo 115 - L’Essere Supremo

Il Libro di Urantia

Fascicolo 115

L’Essere Supremo

115:0.1 (1260.1) LA GRANDE relazione con Dio il Padre è la filiazione. Con Dio il Supremo il compimento è il requisito indispensabile allo status — si deve fare qualcosa come pure essere qualcosa.

1. Relatività dei quadri concettuali

115:1.1 (1260.2) Degli intelletti parziali, incompleti ed in evoluzione sarebbero impotenti nell’universo maestro, sarebbero incapaci di formare il minimo modello razionale di pensiero, se non fosse per la capacità innata di ogni mente, superiore od inferiore, di formare un quadro universale in cui pensare. Se una mente non riesce a giungere a delle conclusioni, se non riesce a penetrare fino alle vere origini, allora tale mente infallibilmente postulerà delle conclusioni ed inventerà delle origini per avere un modo di pensare logico nel quadro di queste ipotesi create dalla mente. E mentre questi quadri universali per il pensiero delle creature sono indispensabili alle operazioni intellettuali razionali, sono senza eccezione erronei ad un grado più o meno alto.

115:1.2 (1260.3) I quadri concettuali dell’universo sono solo relativamente veri. Essi sono un’utile impalcatura che deve alla fine cedere il passo davanti all’espansione di una comprensione cosmica crescente. I modi d’intendere la verità, la bellezza, la bontà, la moralità, l’etica, il dovere, l’amore, la divinità, l’origine, l’esistenza, il proposito, il destino, il tempo, lo spazio, ed anche la Deità, sono soltanto relativamente veri. Dio è molto, molto di più che un Padre, ma il Padre è il più alto concetto di Dio da parte dell’uomo. Nondimeno la descrizione nella forma di Padre-Figlio della relazione tra il Creatore e la creatura sarà accresciuta dalle concezioni supermortali della Deità che saranno raggiunte in Orvonton, in Havona ed in Paradiso. L’uomo deve pensare in un quadro universale di mortale, ma ciò non significa che non possa immaginare altri quadri più elevati all’interno dei quali il pensiero può trovare posto.

115:1.3 (1260.4) Allo scopo di facilitare la comprensione umana dell’universo degli universi, i vari livelli della realtà cosmica sono stati designati come finito, absonito ed assoluto. Di questi soltanto l’assoluto è incondizionatamente eterno, veramente esistenziale. L’absonito ed il finito sono dei derivati, delle modificazioni, delle qualificazioni e delle attenuazioni della realtà assoluta originale e primordiale dell’infinità.

115:1.4 (1260.5) I domini del finito esistono in virtù del proposito eterno di Dio. Le creature finite, superiori ed inferiori, possono proporre delle teorie, e l’hanno fatto, sulla necessità del finito nell’economia cosmica, ma in ultima analisi esso esiste perché Dio ha voluto così. L’universo non può essere spiegato, né una creatura finita può offrire un motivo razionale alla propria esistenza individuale senza fare appello agli atti antecedenti e alla volontà preesistente di esseri ancestrali, Creatori o procreatori.

2. La base assoluta della Supremazia

115:2.1 (1261.1) Dal punto di vista esistenziale niente di nuovo può accadere in nessuna delle galassie, perché la completezza dell’infinità inerente all’IO SONO è eternamente presente nei sette Assoluti, è funzionalmente associata nelle triunità, ed è associata in modo trasmissibile nelle triodità. Ma il fatto che l’infinità sia così esistenzialmente presente in queste associazioni assolute non rende per nulla impossibile realizzare dei nuovi esperienziali cosmici. Dal punto di vista delle creature finite, l’infinità contiene molti fattori potenziali, elementi comportanti una possibilità futura piuttosto che un’attualità presente.

115:2.2 (1261.2) Il valore è un elemento unico nella realtà universale. Noi non comprendiamo come il valore di qualcosa d’infinito e di divino possa essere accresciuto, ma scopriamo che i significati possono essere modificati, se non accresciuti, anche nelle relazioni della Deità infinita. Per gli universi esperienziali anche i valori divini sono accresciuti in quanto attualità da una comprensione maggiore dei significati della realtà.

115:2.3 (1261.3) Tutto il piano della creazione e dell’evoluzione universale su tutti i livelli esperienziali è apparentemente una questione di conversione delle potenzialità in attualità; e questa trasmutazione concerne anche i regni della potenza spaziale, della potenza mentale e della potenza spirituale.

115:2.4 (1261.4) Il metodo apparente con cui le possibilità del cosmo sono portate all’effettiva esistenza varia da livello a livello; è l’evoluzione esperienziale nel finito e l’eventuarsi esperienziale nell’absonito. L’infinità esistenziale in realtà è onnicomprensiva in modo non qualificato, e questo stesso carattere onnicomprensivo deve necessariamente inglobare anche la possibilità di fare delle esperienze evoluzionarie finite. E la possibilità di una tale crescita esperienziale diviene un’attualità universale mediante relazioni di triodità che giungono fino al Supremo, e sono insite in esso.

3. L’originale, l’attuale ed il potenziale

115:3.1 (1261.5) Il cosmo assoluto è concettualmente senza limiti. Definire l’estensione e la natura di questa realtà primordiale equivale a porre delle qualificazioni all’infinità e ad attenuare il puro concetto di eternità. L’idea dell’infinito-eterno, dell’eterno-infinito, è non qualificata in estensione ed assoluta in fatto. Non c’è nessun linguaggio nel passato, nel presente o nel futuro di Urantia che sia adeguato ad esprimere la realtà dell’infinità o l’infinità della realtà. L’uomo, una creatura finita in un cosmo infinito, deve accontentarsi d’immagini deformate e di concetti attenuati di quell’esistenza illimitata, sconfinata, senza inizio e senza fine, che oltrepassa realmente la sua capacità di comprensione.

115:3.2 (1261.6) La mente non può mai sperare di afferrare il concetto di un Assoluto senza tentare prima di frazionare l’unità di una tale realtà. La mente unifica tutte le divergenze, ma in assenza totale di tali divergenze, la mente non trova alcuna base su cui tentare di formulare dei concetti di comprensione.

115:3.3 (1261.7) La stasi primordiale dell’infinità richiede una segmentazione prima che l’uomo ne tenti la comprensione. C’è un’unità nell’infinità che è stata espressa in questi fascicoli come l’IO SONO — il primo postulato della mente della creatura. Ma una creatura non potrà mai comprendere come avviene che questa unità diventi dualità, triunità e diversità pur restando un’unità non qualificata. L’uomo incontra un problema simile quando si ferma a contemplare la Deità indivisa della Trinità a fianco della personalizzazione multipla di Dio.

115:3.4 (1262.1) È soltanto la distanza dell’uomo dall’infinità che induce ad esprimere questo concetto con una sola parola. Mentre l’infinità è da un lato UNITÀ, dall’altro è DIVERSITÀ senza fine o limiti. L’infinità, quale è osservata dalle intelligenze finite, è il più grande paradosso della filosofia delle creature e della metafisica finita. Sebbene la natura spirituale dell’uomo giunga nell’esperienza dell’adorazione fino al Padre che è infinito, la capacità di comprensione intellettuale dell’uomo si esaurisce nella sua massima concezione dell’Essere Supremo. Oltre il Supremo i concetti sono sempre più dei nomi e sempre meno delle vere designazioni della realtà; essi diventano sempre di più la proiezione della comprensione finita verso il superfinito da parte della creatura.

115:3.5 (1262.2) Una concezione basilare del livello assoluto implica un postulato di tre fasi:

115:3.6 (1262.3) 1. L’Originale. Il concetto non qualificato della Prima Sorgente e Centro, la manifestazione sorgente dell’IO SONO da cui trae origine ogni realtà.

115:3.7 (1262.4) 2. L’Attuale. L’unione dei tre Assoluti di attualità, la Seconda e la Terza Sorgente e Centro e la Sorgente e Centro Paradisiaca. Questa triodità del Figlio Eterno, dello Spirito Infinito e dell’Isola del Paradiso costituisce la rivelazione attuale dell’originalità della Prima Sorgente e Centro.

115:3.8 (1262.5) 3. Il Potenziale. L’unione dei tre Assoluti di potenzialità, l’Assoluto della Deità, l’Assoluto Non Qualificato e l’Assoluto Universale. Questa triodità di potenzialità esistenziale costituisce la rivelazione potenziale dell’originalità della Prima Sorgente e Centro.

115:3.9 (1262.6) L’interassociazione dell’Originale, dell’Attuale e del Potenziale produce le tensioni all’interno dell’infinità che si traducono nella possibilità di tutte le crescite nell’universo; e la crescita è la natura del Settuplo, del Supremo e dell’Ultimo.

115:3.10 (1262.7) Nell’associazione degli Assoluti della Deità, Universale e Non Qualificato, la potenzialità è assoluta mentre l’attualità è emergente. Nell’associazione della Seconda e della Terza Sorgente e Centro e della Sorgente e Centro Paradisiaca l’attualità è assoluta mentre la potenzialità è emergente. Nell’originalità della Prima Sorgente e Centro noi non possiamo dire se l’attualità o la potenzialità siano esistenti o emergenti — il Padre è.

115:3.11 (1262.8) Dal punto di vista del tempo, l’Attuale è ciò che fu e ciò che è; il Potenziale è ciò che è in divenire e che sarà; l’Originale è ciò che è. Dal punto di vista dell’eternità le differenze tra l’Originale, l’Attuale ed il Potenziale non sono così evidenti. Queste qualità trine non sono così distinte sui livelli dell’eternità paradisiaca. Nell’eternità tutto è — soltanto non tutto è ancora stato rivelato nel tempo e nello spazio.

115:3.12 (1262.9) Dal punto di vista della creatura, l’attualità è sostanza, la potenzialità è capacità. L’attualità esiste al centro e da là si espande nell’infinità periferica; la potenzialità va verso l’interno a partire dalla periferia dell’infinità e converge al centro di tutte le cose. L’originalità è ciò che prima causa e poi equilibra i doppi movimenti del ciclo delle metamorfosi della realtà da potenziali in attuali nonché la potenzializzazione degli attuali esistenti.

115:3.13 (1262.10) I tre Assoluti della potenzialità operano sul livello puramente eterno del cosmo, perciò non funzionano mai come tali sui livelli subassoluti. Sui livelli discendenti della realtà la troidità della potenzialità si manifesta con l’Ultimo e sul Supremo. Il potenziale può non attuarsi nel tempo rispetto ad una parte su qualche livello subassoluto, ma mai nell’insieme. La volontà di Dio alla fine prevale, non sempre a livello individuale ma invariabilmente riguardo all’insieme.

115:3.14 (1263.1) È nella triodità dell’attualità che le entità del cosmo hanno il loro centro; si tratti di spirito, di mente o di energia, tutto s’incentra in questa associazione del Figlio, dello Spirito e del Paradiso. La personalità del Figlio spirituale è l’archetipo maestro per tutte le personalità di tutti gli universi. La sostanza dell’Isola del Paradiso è l’archetipo maestro di cui Havona è una rivelazione perfetta ed i superuniversi una rivelazione in corso di perfezionamento. L’Attore Congiunto è allo stesso tempo l’attivazione mentale dell’energia cosmica, la concettualizzazione dei propositi spirituali e l’integrazione delle cause ed effetti matematici dei livelli materiali con i propositi ed i moventi volitivi del livello spirituale. In un universo finito, e per esso, il Figlio, lo Spirito ed il Paradiso operano nell’Ultimo, e su di lui, com’è condizionato e qualificato nel Supremo.

115:3.15 (1263.2) L’Attualità (della Deità) è ciò che l’uomo cerca nell’ascensione al Paradiso. La Potenzialità (della divinità umana) è ciò che l’uomo evolve in questa ricerca. L’Originale è ciò che rende possibile la coesistenza e l’integrazione dell’uomo attuale, dell’uomo potenziale e dell’uomo eterno.

115:3.16 (1263.3) La dinamica finale del cosmo concerne il trasferimento continuo della realtà dalla potenzialità all’attualità. In teoria potrebbe esserci una fine di questa metamorfosi, ma di fatto la cosa è impossibile, poiché il Potenziale e l’Attuale sono entrambi messi in circuito nell’Originale (nell’IO SONO), e questa identificazione rende per sempre impossibile porre un limite allo sviluppo progressivo dell’universo. Tutto ciò che è identificato con l’IO SONO non può mai cessare di progredire, perché l’attualità dei potenziali dell’IO SONO è assoluta, e la potenzialità degli attuali dell’IO SONO è anch’essa assoluta. Gli attuali apriranno sempre vie nuove alla realizzazione di potenziali fino ad allora impossibili — ogni decisione umana non solo rende attuale una nuova realtà nell’esperienza umana, ma apre anche una nuova capacità di crescita umana. In ogni bambino vive un uomo e nell’uomo maturo che conosce Dio risiede il progressore morontiale.

115:3.17 (1263.4) La statica della crescita non può mai apparire nell’insieme del cosmo poiché la base della crescita — gli attuali assoluti — è non qualificata, e le possibilità di crescita — i potenziali assoluti — sono illimitate. Da un punto di vista pratico i filosofi dell’universo sono giunti alla conclusione che non esiste nulla che si possa considerare come un termine.

115:3.18 (1263.5) Da un punto di vista circoscritto esistono in realtà molti termini, molte conclusioni di attività; ma da un punto di vista più ampio su un livello universale superiore non vi sono fini; soltanto transizioni da una fase di sviluppo ad un’altra. La cronicità maggiore dell’universo maestro concerne le numerose ere universali: le ere di Havona, dei superuniversi e degli universi esterni. Ma anche queste divisioni fondamentali delle relazioni sequenziali non possono essere che segni di confine relativi sulla strada maestra senza fine dell’eternità.

115:3.19 (1263.6) La penetrazione finale della verità, della bellezza e della bontà dell’Essere Supremo potrebbe solo rivelare alla creatura in progresso quelle qualità absonite della divinità ultima che risiedono oltre i livelli concettuali della verità, della bellezza e della bontà.

4. Le fonti della realtà del supremo

115:4.1 (1263.7) Ogni considerazione sulle origini di Dio il Supremo deve iniziare con la Trinità del Paradiso, perché la Trinità è la Deità originale mentre il Supremo è una Deità derivata. Ogni considerazione sulla crescita del Supremo deve tener conto delle triodità esistenziali, perché esse inglobano tutta l’attualità assoluta e tutta la potenzialità infinita (in congiunzione con la Prima Sorgente e Centro). Ed il Supremo evoluzionario è il punto culminante e personalmente volitivo della trasmutazione — della trasformazione — dei potenziali in attuali nel livello finito dell’esistenza e su di esso. Le due triodità, attuale e potenziale, inglobano la totalità delle interrelazioni della crescita negli universi.

115:4.2 (1264.1) La sorgente del Supremo è nella Trinità del Paradiso — la Deità eterna, attuale ed indivisa. Il Supremo è prima di tutto una persona-spirito, e questa persona-spirito proviene dalla Trinità. Ma il Supremo è in secondo luogo una Deità di crescita — di crescita evoluzionaria — e questa crescita deriva dalle due triodità, attuale e potenziale.

115:4.3 (1264.2) Se è difficile comprendere che le troidità infinite possano funzionare sul livello finito, soffermatevi a considerare che la loro stessa infinità deve contenere in sé la potenzialità del finito. L’infinità ingloba tutte le cose che vanno dall’esistenza finita più umile e più limitata alle realtà più elevate ed incondizionatamente assolute.

115:4.4 (1264.3) Non è meno difficile comprendere che l’infinito contiene il finito che capire come questo infinito si manifesti effettivamente al finito. Ma gli Aggiustatori di Pensiero che dimorano negli uomini mortali sono una delle prove eterne che anche il Dio assoluto (in quanto assoluto) può stabilire, e stabilisce effettivamente, un contatto diretto con tutte le creature dotate di volontà dell’universo, anche le più umili e più insignificanti.

115:4.5 (1264.4) Le triodità che inglobano collettivamente l’attuale ed il potenziale si manifestano sul livello finito in congiunzione con l’Essere Supremo. La tecnica di tale manifestazione è sia diretta che indiretta: diretta nella misura in cui le relazioni delle triodità si ripercuotono direttamente nel Supremo, indiretta nella misura in cui esse derivano dal livello esteriorizzato dell’absonito.

115:4.6 (1264.5) La realtà del Supremo, che è una realtà finita totale, è in corso di crescita dinamica tra i potenziali non qualificati dello spazio esterno e gli attuali non qualificati al centro di tutte le cose. Il dominio finito diviene così fattuale in virtù della cooperazione degli agenti absoniti del Paradiso e delle Personalità Creatrici Supreme del tempo. L’azione di portare a maturazione le possibilità qualificate dei tre grandi Assoluti potenziali è la funzione absonita degli Architetti dell’Universo Maestro e dei loro associati trascendentali. E quando queste eventualità hanno raggiunto un certo punto di maturazione, le Personalità Creatrici Supreme emergono dal Paradiso per impegnarsi nel compito multimillenario di portare gli universi in evoluzione ad un’effettiva esistenza.

115:4.7 (1264.6) La crescita della Supremazia deriva dalle triodità; la persona-spirito del Supremo deriva dalla Trinità; ma le prerogative di potere dell’Onnipotente sono basate sui successi della divinità di Dio il Settuplo, mentre l’unione delle prerogative di potere dell’Onnipotente Supremo con la persona spirituale di Dio il Supremo avviene in virtù del ministero dell’Attore Congiunto, il quale ha donato la mente del Supremo come fattore di congiunzione in questa Deità evoluzionaria.

5. Relazione del Supremo con la Trinità del Paradiso

115:5.1 (1264.7) L’Essere Supremo dipende assolutamente dall’esistenza e dall’azione della Trinità del Paradiso per la realtà della sua natura personale e spirituale. Mentre la crescita del Supremo è una questione di relazioni delle triodità, la personalità spirituale di Dio il Supremo dipende e deriva dalla Trinità del Paradiso, che rimane sempre la sorgente e centro assoluta di stabilità perfetta ed infinita attorno alla quale la crescita evoluzionaria del Supremo si sviluppa progressivamente.

115:5.2 (1265.1) La funzione della Trinità è collegata alla funzione del Supremo, perché la Trinità funziona su tutti i livelli (nella loro totalità), compreso il livello di funzione della Supremazia. Ma via via che l’era di Havona cede il passo all’era dei superuniversi, l’azione discernibile della Trinità come creatrice diretta cede il passo agli atti creatori dei figli delle Deità del Paradiso.

6. Relazione del Supremo con le Triodità

115:6.1 (1265.2) La triodità dell’attualità continua a funzionare direttamente nelle epoche posteriori ad Havona; la gravità del Paradiso coglie le unità di base dell’esistenza materiale, la gravità spirituale del Figlio Eterno agisce direttamente sui valori fondamentali dell’esistenza spirituale, e la gravità mentale dell’Attore Congiunto afferra infallibilmente tutti i significati vitali dell’esistenza intellettuale.

115:6.2 (1265.3) Ma via via che ogni stadio dell’attività creativa si estende nello spazio inesplorato, esso funziona ed esiste sempre più lontano dall’azione diretta delle forze creatrici e delle personalità divine che sono in posizione centrale — l’Isola assoluta del Paradiso e le Deità infinite che vi risiedono. Questi livelli successivi dell’esistenza cosmica divengono quindi sempre più dipendenti dagli sviluppi all’interno delle tre potenzialità Assolute dell’infinità.

115:6.3 (1265.4) L’Essere Supremo ingloba possibilità di ministero cosmico che non sono apparentemente manifestate nel Figlio Eterno, nello Spirito Infinito o nelle realtà non personali dell’Isola del Paradiso. Questa affermazione è fatta tenendo debitamente conto dell’assolutezza di queste tre attualità basilari, ma la crescita del Supremo non si fonda soltanto su queste attualità della Deità e del Paradiso, ma è anche coinvolta in sviluppi all’interno degli Assoluti della Deità, Universale e Non Qualificato.

115:6.4 (1265.5) Il Supremo non solo cresce via via che i Creatori e le creature degli universi in evoluzione giungono ad assomigliare a Dio, ma questa Deità finita fa anche l’esperienza di una crescita risultante dalla padronanza delle possibilità finite del grande universo da parte della creatura e del Creatore. Il movimento del Supremo è duplice: in intensità verso il Paradiso e la Deità, ed in estensione verso l’illimitatezza degli Assoluti del potenziale.

115:6.5 (1265.6) Nella presente era dell’universo questo doppio movimento è rivelato nelle personalità discendenti ed ascendenti del grande universo. Le Personalità Creatrici Supreme e tutti i loro associati divini riflettono il movimento divergente del Supremo verso l’esterno, mentre i pellegrini ascendenti provenienti dai sette superuniversi indicano la tendenza della Supremazia verso l’interno e convergente.

115:6.6 (1265.7) La Deità finita cerca sempre una doppia correlazione verso l’interno in direzione del Paradiso e delle sue Deità e verso l’esterno in direzione dell’infinità e degli Assoluti in essa contenuti. La potente eruzione della divinità creativa del Paradiso che si personalizza nei Figli Creatori e che manifesta il suo potere nei controllori del potere, indica il vasto fluire della Supremazia nei domini della potenzialità, mentre l’interminabile processione delle creature ascendenti del grande universo assiste al possente rifluire della Supremazia verso l’unità con la Deità del Paradiso.

115:6.7 (1265.8) Gli esseri umani hanno imparato che il movimento dell’invisibile può talvolta essere scorto osservando i suoi effetti sul visibile; e noi negli universi abbiamo imparato da molto tempo ad individuare i movimenti e le tendenze della Supremazia osservando le ripercussioni di tali evoluzioni nelle personalità e nei modelli del grande universo.

115:6.8 (1266.1) Anche se non ne siamo certi, noi crediamo che, in quanto riflesso finito della Deità del Paradiso, il Supremo sia impegnato in una progressione eterna nello spazio esterno; ma come qualificazione dei tre potenziali Assoluti dello spazio esterno questo Essere Supremo cerchi perpetuamente la coerenza paradisiaca. E questi movimenti duali sembrano dar conto della maggior parte delle attività fondamentali degli universi attualmente organizzati.

7. La natura del Supremo

115:7.1 (1266.2) Nella Deità del Supremo il Padre-IO SONO ha raggiunto una liberazione relativamente completa dagli inerenti limiti all’infinità dello status, all’eternità dell’essere e all’assolutezza della natura. Ma Dio il Supremo è stato liberato da tutte le limitazioni esistenziali solo assoggettandosi alle qualificazioni esperienziali di una funzione universale. Raggiungendo la capacità di fare esperienza, il Dio finito è anche soggetto alla necessità di quest’ultima; riuscendo a liberarsi dell’eternità l’Onnipotente incontra le barriere del tempo, ed il Supremo ha potuto conoscere la crescita e lo sviluppo solo come conseguenza della parzialità dell’esistenza e dell’incompletezza della natura, la non assolutezza dell’essere.

115:7.2 (1266.3) Tutto ciò deve essere conforme al piano del Padre, che ha basato il progresso finito sullo sforzo, la riuscita della creatura nella perseveranza e lo sviluppo della personalità sulla fede. Ma ordinando in questo modo l’evoluzione per esperienza del Supremo, il Padre ha reso possibile alle creature finite di esistere negli universi e, mediante la progressione esperienziale, di raggiungere un giorno la divinità della Supremazia.

115:7.3 (1266.4) Tutta la realtà, inclusi il Supremo ed anche l’Ultimo, ad eccezione dei valori non qualificati dei sette Assoluti, è relativa. Il fatto della Supremazia è fondato sul potere del Paradiso, sulla personalità del Figlio e sull’azione del Congiunto, ma la crescita del Supremo è connessa all’Assoluto della Deità, all’Assoluto Non Qualificato e all’Assoluto Universale. E questa Deità sintetizzante ed unificante — Dio il Supremo — è la personificazione dell’ombra finita proiettata attraverso il grande universo dall’unità infinita della natura insondabile del Padre del Paradiso, la Prima Sorgente e Centro.

115:7.4 (1266.5) Nella misura in cui le triodità operano direttamente sul livello finito, giungono fino al Supremo, che è la focalizzazione della Deità e la somma cosmica delle qualificazioni finite delle nature dell’Assoluto Attuale e dell’Assoluto Potenziale.

115:7.5 (1266.6) La Trinità del Paradiso è ritenuta essere l’inevitabilità assoluta; i Sette Spiriti Maestri sono apparentemente le inevitabilità della Trinità; l’attuazione del potere-mente-spirito-personalità del Supremo deve essere l’inevitabilità evoluzionaria.

115:7.6 (1266.7) Dio il Supremo non sembra essere stato inevitabile nell’infinità non qualificata, ma sembra esserlo su tutti i livelli della relatività. Egli è indispensabile per focalizzare, riassumere ed inglobare l’esperienza evoluzionaria, unificando efficacemente i risultati di questo modo di percepire la realtà nella sua natura di Deità. E sembra fare tutto ciò con il proposito di contribuire all’apparizione dell’eventuazione inevitabile, la manifestazione superesperienziale e superfinita di Dio l’Ultimo.

115:7.7 (1267.1) L’Essere Supremo non può essere pienamente apprezzato senza prendere in considerazione la sua sorgente, la sua funzione ed il suo destino: la relazione con la Trinità che lo origina, l’universo di attività e la Trinità Ultima di destino immediato.

115:7.8 (1267.2) Totalizzando i fattori dell’esperienza evoluzionaria il Supremo collega il finito all’absonito, così come la mente dell’Attore Congiunto integra la spiritualità divina del Figlio personale con le energie immutabili dell’archetipo del Paradiso, e come la presenza dell’Assoluto Universale unifica l’attivazione della Deità con la reattività del Non Qualificato. Questa unità deve essere una rivelazione del lavoro non rivelato dell’unità originale della Prima Causa-Padre e del Primo Archetipo-Sorgente di tutte le cose e di tutti gli esseri.

115:7.9 (1267.3) [Presentato da un Possente Messaggero in soggiorno temporaneo su Urantia.]

Fascicolo 116 - L’Onnipotente Supremo

Il Libro di Urantia

Fascicolo 116

L’Onnipotente Supremo

116:0.1 (1268.1) SE L’UOMO riconoscesse che i suoi Creatori — i suoi supervisori diretti — pur essendo divini sono anche finiti, e che il Dio del tempo e dello spazio è una Deità in evoluzione e non assoluta, allora le contraddizioni delle disuguaglianze temporali cesserebbero di essere dei profondi paradossi religiosi. La fede religiosa non sarebbe più prostituita ad accrescere la sciocca vanità sociale dei fortunati, servendo solo ad incoraggiare una rassegnazione stoica nelle vittime sfortunate delle privazioni sociali.

116:0.2 (1268.2) Quando si osservano le sfere squisitamente perfette di Havona è ragionevole e logico credere che siano state fatte da un Creatore perfetto, infinito ed assoluto. Ma la stessa ragione e la stessa logica costringerebbe ogni essere onesto, quando osserva il disordine, le imperfezioni e le ingiustizie di Urantia, a concludere che il vostro mondo è stato fatto ed è governato da Creatori subassoluti, preinfiniti e tutt’altro che perfetti.

116:0.3 (1268.3) La crescita esperienziale implica l’associazione tra la creatura ed il Creatore — Dio e l’uomo in associazione. La crescita è il marchio distintivo della Deità esperienziale: Havona non è cresciuto, Havona è ed è sempre stato, è esistenziale come gli Dei eterni che sono la sua sorgente. Ma la crescita caratterizza il grande universo.

116:0.4 (1268.4) L’Onnipotente Supremo è una Deità vivente ed in evoluzione di potere e di personalità. Il suo dominio attuale, il grande universo, è anch’esso un regno in crescita di potere e di personalità. Il suo destino è la perfezione, ma la sua esperienza attuale ingloba gli elementi di crescita e di status incompleto.

116:0.5 (1268.5) L’Essere Supremo funziona in primo luogo nell’universo centrale come personalità spirituale e secondariamente nel grande universo come Dio l’Onnipotente, una personalità di potere. La funzione terziaria del Supremo nell’universo maestro è attualmente latente, esistente soltanto come potenziale mentale sconosciuto. Nessuno sa esattamente ciò che rivelerà questo terzo sviluppo dell’Essere Supremo. Alcuni credono che, quando i superuniversi saranno stabilizzati in luce e vita, il Supremo opererà da Uversa come sovrano onnipotente ed esperienziale del grande universo, espandendosi in potere come superonnipotente degli universi esterni. Altri ritengono che il terzo stadio della Supremazia implicherà il terzo livello di manifestazione della Deità. Ma nessuno di noi in realtà ne sa niente.

1. La mente Suprema

116:1.1 (1268.6) L’esperienza della personalità di ogni creatura in evoluzione è una fase dell’esperienza dell’Onnipotente Supremo. L’asservimento intelligente di ogni segmento fisico dei superuniversi fa parte del controllo crescente dell’Onni potente Supremo. La sintesi creativa del potere e della personalità è parte dell’impulso creativo della Mente Suprema ed è l’essenza stessa della crescita evoluzionaria dell’unità nell’Essere Supremo.

116:1.2 (1269.1) L’unione degli attributi di potere e di personalità della Supremazia è la funzione della Mente Suprema, e l’evoluzione completa dell’Onnipotente Supremo darà come risultato una Deità unificata e personale — non un’associazione vagamente coordinata di attributi divini. In una prospettiva più ampia non vi sarà alcun Onnipotente all’infuori del Supremo, né alcun Supremo all’infuori dell’Onnipotente.

116:1.3 (1269.2) Durante l’intera durata delle ere evoluzionarie il potenziale di potere fisico del Supremo è conferito ai Sette Direttori Supremi di Potere ed il suo potenziale mentale risiede nei Sette Spiriti Maestri. La Mente Infinita è la funzione dello Spirito Infinito. La mente cosmica è il ministero dei Sette Spiriti Maestri. La Mente Suprema è in corso d’attuazione nella coordinazione del grande universo ed in associazione funzionale con la rivelazione ed il raggiungimento di Dio il Settuplo.

116:1.4 (1269.3) La mente tempo-spaziale, la mente cosmica, funziona differentemente nei sette superuniversi, ma è coordinata per mezzo di una sconosciuta tecnica associativa nell’Essere Supremo. Il supercontrollo dell’Onnipotente sul grande universo non è esclusivamente fisico e spirituale. Nei sette superuniversi esso è principalmente materiale e spirituale, ma vi sono anche presenti dei fenomeni del Supremo che sono intellettuali e spirituali.

116:1.5 (1269.4) Noi in realtà conosciamo meno sulla mente della Supremazia che su qualsiasi altro aspetto di questa Deità in evoluzione. Essa è incontestabilmente attiva in tutto il grande universo e si ritiene che abbia un destino potenziale di funzioni di vasta portata nell’universo maestro. Tuttavia noi sappiamo questo: mentre il fisico può raggiungere una crescita completa e lo spirito può giungere alla perfezione di sviluppo, la mente non cessa mai di progredire — essa è la tecnica esperienziale di un progresso infinito. Il Supremo è una Deità esperienziale e perciò non raggiunge mai il completamento della sua realizzazione mentale.

2. L’Onnipotente e Dio il Settuplo

116:2.1 (1269.5) L’apparizione della presenza del potere universale dell’Onnipotente è concomitante con l’apparizione sulla scena dell’azione cosmica degli elevati creatori e controllori dei superuniversi evoluzionari.

116:2.2 (1269.6) Dio il Supremo deriva i suoi attributi di spirito e di personalità dalla Trinità del Paradiso, ma attua il suo potere nelle azioni dei Figli Creatori, degli Antichi dei Giorni e degli Spiriti Maestri, i cui atti collettivi sono la sorgente del suo potere crescente quale sovrano onnipotente per i sette superuniversi ed in essi.

116:2.3 (1269.7) La Deità Non Qualificata del Paradiso è incomprensibile per le creature in evoluzione del tempo e dello spazio. L’eternità e l’infinità implicano un livello di realtà della deità che le creature del tempo-spazio non possono comprendere. L’infinità della deità e l’assolutezza della sovranità sono inerenti alla Trinità del Paradiso e la Trinità è una realtà situata un po’ al di là della comprensione dei mortali. Le creature del tempo-spazio devono avere delle origini, delle relatività e dei destini per cogliere le relazioni universali e per comprendere i valori significativi della divinità. Perciò la Deità del Paradiso attenua e qualifica in altri modi le personalizzazioni extra-paradisiache della divinità, portando così all’esistenza i Creatori Supremi ed i loro associati, che trasportano la luce della vita sempre più lontano dalla sua sorgente Paradisiaca, fino a trovare la sua più lontana e bella espressione nella vita terrena dei Figli di conferimento sui mondi evoluzionari.

116:2.4 (1270.1) Questa è l’origine di Dio il Settuplo, di cui l’uomo mortale incontra i livelli successivi nell’ordine seguente:

116:2.5 (1270.2) 1. I Figli Creatori (e gli Spiriti Creativi).

116:2.6 (1270.3) 2. Gli Antichi dei Giorni.

116:2.7 (1270.4) 3. I Sette Spiriti Maestri.

116:2.8 (1270.5) 4. L’Essere Supremo.

116:2.9 (1270.6) 5. L’Attore Congiunto.

116:2.10 (1270.7) 6. Il Figlio Eterno.

116:2.11 (1270.8) 7. Il Padre Universale.

116:2.12 (1270.9) I primi tre livelli sono i Creatori Supremi, gli ultimi tre livelli sono le Deità del Paradiso. Il Supremo interviene sempre come personalizzazione spirituale esperienziale della Trinità del Paradiso e come centro esperienziale del potere evoluzionario onnipotente dei figli creatori delle Deità del Paradiso. L’Essere Supremo è la rivelazione massima della Deità ai sette superuniversi e per la presente era dell’universo.

116:2.13 (1270.10) Mediante la tecnica della logica dei mortali si potrebbe desumere che la riunificazione esperienziale degli atti collettivi dei primi tre livelli di Dio il Settuplo equivalgono al livello della Deità del Paradiso, ma non è così. La Deità del Paradiso è una Deità esistenziale. I Creatori Supremi, nella loro divina unità di potere e di personalità, costituiscono ed esprimono un nuovo potenziale del potere della Deità esperienziale. E questo potenziale del potere di origine esperienziale trova la sua inevitabile ed ineluttabile unione con la Deità esperienziale di origine trinitaria — l’Essere Supremo.

116:2.14 (1270.11) Dio il Supremo non è la Trinità del Paradiso, né è uno dei Creatori superuniversali le cui attività funzionali sintetizzano effettivamente il suo potere onnipotente in evoluzione, né tantomeno l’insieme di tali Creatori. Dio il Supremo, pur avendo origine nella Trinità, diviene manifesto alle creature evoluzionarie come personalità di potere soltanto tramite le funzioni coordinate dei primi tre livelli di Dio il Settuplo. L’Onnipotente Supremo sta divenendo ora un fatto nel tempo e nello spazio grazie alle attività delle Personalità Creatrici Supreme, come nell’eternità l’Attore Congiunto venne istantaneamente all’esistenza per volontà del Padre Universale e del Figlio Eterno. Questi esseri dei primi tre livelli di Dio il Settuplo sono la natura e la sorgente stessa del potere dell’Onnipotente Supremo; perciò essi devono sempre accompagnare e sostenere i suoi atti amministrativi.

3. L’Onnipotente e la Deità del Paradiso

116:3.1 (1270.12) Le Deità del Paradiso non solo agiscono direttamente nei loro circuiti di gravità in tutto il grande universo, ma operano anche tramite i loro vari agenti ed altre manifestazioni quali:

116:3.2 (1270.13) 1. Le focalizzazioni della mente della Terza Sorgente e Centro. I domini finiti dell’energia e dello spirito sono letteralmente tenuti uniti dalle presenze della mente dell’Attore Congiunto. Ciò è vero a partire dallo Spirito Creativo in un universo locale, passando poi per gli Spiriti Riflettivi di un superuniverso, fino agli Spiriti Maestri nel grande universo. I circuiti mentali che si dipartono da questi vari centri d’intelligenza rappresentano il quadro cosmico della scelta da parte delle creature. La mente è la realtà flessibile che creature e Creatori possono manipolare così prontamente; è l’anello vitale che collega la materia e lo spirito. Il conferimento della mente da parte della Terza Sorgente e Centro unifica la persona spirituale di Dio il Supremo con il potere esperienziale dell’Onnipotente evoluzionario.

116:3.3 (1271.1) 2. Le rivelazioni della personalità della Seconda Sorgente e Centro. Le presenze della mente dell’Attore Congiunto unificano lo spirito della divinità con l’archetipo dell’energia. Le incarnazioni di conferimento del Figlio Eterno e dei suoi Figli Paradisiaci unificano, fondono effettivamente, la natura divina di un Creatore con la natura in evoluzione di una creatura. Il Supremo è sia creatura sia creatore; la possibilità del suo essere tale è rivelata negli atti di conferimento del Figlio Eterno e dei suoi Figli coordinati e subordinati. I membri degli ordini di filiazione che si conferiscono, i Micael e gli Avonal, effettivamente accrescono le loro nature divine con le autentiche nature delle creature, le quali sono diventate le loro nature grazie al vivere le loro vere vite come creature sui mondi evoluzionari. Quando la divinità diviene simile all’umanità, in tale relazione è insita la possibilità che l’umanità possa divenire divina.

116:3.4 (1271.2) 3. Le presenze interiori della Prima Sorgente e Centro. La mente unifica le causalità dello spirito con le reazioni dell’energia; il ministero di conferimento unifica le discese della divinità con le ascensioni delle creature; ed i frammenti interiori del Padre Universale unificano effettivamente le creature in evoluzione con Dio in Paradiso. Ci sono molte di queste presenze del Padre che risiedono in numerosi ordini di personalità, e nei mortali questi frammenti divini di Dio sono gli Aggiustatori di Pensiero. I Monitori del Mistero sono per gli esseri umani quello che la Trinità del Paradiso è per l’Essere Supremo. Gli Aggiustatori sono le fondamenta assolute, e su delle fondamenta assolute il libero arbitrio può fare apparire per evoluzione la realtà divina di una natura che si prolunga nell’eternità, la natura dei finalitari nel caso degli uomini, la natura della Deità in Dio il Supremo.

116:3.5 (1271.3) I conferimenti in forma di creature degli ordini paradisiaci di filiazione permettono a questi Figli divini di arricchire la loro personalità mediante l’acquisizione della natura effettiva delle creature dell’universo, mentre questi conferimenti rivelano infallibilmente alle creature stesse il sentiero del Paradiso per raggiungere la divinità. I conferimenti degli Aggiustatori da parte del Padre Universale gli permettono di attirare a sé le personalità delle creature dotate di volontà. Ed in tutte queste relazioni degli universi finiti l’Attore Congiunto è la sorgente sempre presente del ministero della mente in virtù del quale hanno luogo queste attività.

116:3.6 (1271.4) In queste e in molte altre maniere le Deità del Paradiso partecipano alle evoluzioni del tempo, quali si dispiegano sui pianeti che ruotano nello spazio e quali culminano nell’emersione della personalità del Supremo, conseguenza di tutta l’evoluzione.

4. L’Onnipotente e i Creatori Supremi

116:4.1 (1271.5) L’unità del Tutto Supremo dipende dall’unificazione progressiva delle parti finite. L’attuazione del Supremo è il risultato e la causa di queste stesse unificazioni dei fattori di supremazia — i creatori, le creature, le intelligenze e le energie degli universi.

116:4.2 (1272.1) Durante le ere in cui la sovranità della Supremazia si sviluppa nel tempo, il potere onnipotente del Supremo dipende dagli atti di divinità di Dio il Settuplo, mentre sembra esserci una relazione particolarmente stretta tra l’Essere Supremo e l’Attore Congiunto, insieme con le sue personalità primarie, i Sette Spiriti Maestri. Lo Spirito Infinito, in qualità di Attore Congiunto, opera in molti modi che compensano l’incompletezza della Deità evoluzionaria e mantengono relazioni molto strette con il Supremo. Questa intimità di relazioni è condivisa in una certa misura da tutti gli Spiriti Maestri, ma specialmente dallo Spirito Maestro Numero Sette che parla per il Supremo. Questo Spirito Maestro conosce il Supremo ed è in contatto personale con lui.

116:4.3 (1272.2) All’inizio della progettazione del piano superuniversale della creazione, gli Spiriti Maestri si sono uniti alla Trinità ancestrale per la creazione congiunta dei quarantanove Spiriti Riflettivi, e contemporaneamente l’Essere Supremo ha operato creativamente per portare al loro apice gli atti congiunti della Trinità del Paradiso e dei figli creativi della Deità del Paradiso. Apparve Majeston, e da allora ha sempre focalizzato la presenza cosmica della Mente Suprema, mentre gli Spiriti Maestri continuano ad essere le sorgenti e centri del vasto ministero della mente cosmica.

116:4.4 (1272.3) Ma gli Spiriti Maestri continuano nella supervisione degli Spiriti Riflettivi. Il Settimo Spirito Maestro (nella sua supervisione generale di Orvonton dall’universo centrale) è in contatto personale con i Sette Spiriti Riflettivi situati su Uversa (e ne ha il supercontrollo). Nel suo controllo e nella sua amministrazione nel superuniverso e tra i superuniversi egli è in contatto riflettivo con gli Spiriti Riflettivi del suo stesso tipo situati su ciascuna capitale di superuniverso.

116:4.5 (1272.4) Questi Spiriti Maestri non solo sostengono ed accrescono la sovranità della Supremazia, ma sono a loro volta incaricati secondo i propositi creativi del Supremo. In generale le creazioni collettive degli Spiriti Maestri sono di ordine quasi materiale (direttori di potere ecc.), mentre le loro creazioni individuali sono di ordine spirituale (supernafini ecc.). Ma quando gli Spiriti Maestri produssero collettivamente i Sette Spiriti dei Circuiti in risposta alla volontà ed al proposito dell’Essere Supremo, si deve notare che i frutti di questo atto creativo furono spirituali, non materiali o quasi materiali.

116:4.6 (1272.5) E come avviene con gli Spiriti Maestri dei superuniversi, così avviene con i governanti trini di queste supercreazioni — gli Antichi dei Giorni. Queste personificazioni del giudizio con giustizia della Trinità nel tempo e nello spazio sono i punti d’appoggio per la mobilitazione del potere onnipotente del Supremo, servendo da settupli punti focali per l’evoluzione della sovranità trinitaria nei domini del tempo e dello spazio. Dalla loro posizione di vantaggio, a metà strada tra il Paradiso ed i mondi in evoluzione, questi sovrani di origine Trinitaria vedono, conoscono e coordinano entrambe le vie.

116:4.7 (1272.6) Ma sono gli universi locali i veri laboratori in cui sono compiuti gli esperimenti mentali, le avventure galattiche, gli sviluppi della divinità ed i progressi della personalità che, quando sono cosmicamente sommati, costituiscono la base effettiva sulla quale il Supremo sta portando a termine l’evoluzione della deità nell’esperienza e per mezzo dell’esperienza.

116:4.8 (1272.7) Negli universi locali anche i Creatori si evolvono: la presenza dell’Attore Congiunto si evolve da un punto vivente di potere fino allo status della personalità divina di uno Spirito Madre d’Universo; il Figlio Creatore si evolve dalla natura di divinità paradisiaca esistenziale fino alla natura esperienziale di sovranità suprema. Gli universi locali sono i punti di partenza della vera evoluzione, il terreno in cui germogliano le sincere personalità imperfette, dotate della libera scelta di diventare cocreatrici di se stesse quali dovranno essere.

116:4.9 (1273.1) I Figli Magistrali, nei loro conferimenti sui mondi evoluzionari, acquisiscono alla fine una natura che esprime la divinità del Paradiso in unificazione esperienziale con i valori spirituali più elevati della natura materiale umana. Ed attraverso questi ed altri conferimenti i Micael Creatori acquisiscono similmente la natura ed i punti di vista cosmici dei figli del loro stesso universo locale. Questi Figli Creatori Maestri si avvicinano al completamento dell’esperienza subsuprema, e quando la sovranità sul loro universo locale si estende fino ad inglobare gli Spiriti Creativi associati, si può dire che si avvicina ai confini della supremazia entro i potenziali attuali del grande universo in evoluzione.

116:4.10 (1273.2) Quando i Figli di conferimento rivelano agli uomini nuove vie per trovare Dio, non creano questi sentieri che permettono di raggiungere la divinità; piuttosto illuminano le grandi vie eterne di progressione che conducono attraverso la presenza del Supremo alla persona del Padre del Paradiso.

116:4.11 (1273.3) L’universo locale è il punto di partenza per le personalità che sono più lontane da Dio e che possono perciò fare il più alto grado d’esperienza dell’ascensione spirituale nell’universo e possono raggiungere la massima partecipazione esperienziale nella cocreazione di se stessi. Questi stessi universi locali offrono anche la più grande profondità possibile di esperienza alle personalità discendenti che, grazie ad essa, raggiungono qualcosa che per loro è altrettanto significativo quanto per una creatura in evoluzione lo è l’ascensione al Paradiso.

116:4.12 (1273.4) L’uomo mortale sembra essere necessario alla piena funzione di Dio il Settuplo nella misura in cui questo raggruppamento di divinità culmina nel Supremo in corso d’attuazione. Ci sono molti altri ordini di personalità universali che sono ugualmente necessarie all’evoluzione del potere onnipotente del Supremo, ma questa descrizione è presentata per l’edificazione degli esseri umani, per cui è largamente limitata ai fattori operanti nell’evoluzione di Dio il Settuplo che concernono l’uomo mortale.

5. L’Onnipotente e i Controllori Settupli

116:5.1 (1273.5) Voi siete stati istruiti sulle relazioni di Dio il Settuplo con l’Essere Supremo e dovreste ora riconoscere che il Settuplo ingloba i controllori così come i creatori del grande universo. Questi controllori settupli del grande universo comprendono:

116:5.2 (1273.6) 1. I Controllori Fisici Maestri.

116:5.3 (1273.7) 2. I Centri Supremi di Potere.

116:5.4 (1273.8) 3. I Direttori Supremi di Potere.

116:5.5 (1273.9) 4. L’Onnipotente Supremo.

116:5.6 (1273.10) 5. Il Dio d’Azione — lo Spirito Infinito.

116:5.7 (1273.11) 6. L’Isola del Paradiso.

116:5.8 (1273.12) 7. La Sorgente del Paradiso — il Padre Universale.

116:5.9 (1273.13) Questi sette gruppi sono funzionalmente inseparabili da Dio il Settuplo e costituiscono il livello di controllo fisico di questa associazione della Deità.

116:5.10 (1273.14) La biforcazione tra l’energia e lo spirito (che deriva dalla presenza congiunta del Figlio Eterno e dell’Isola del Paradiso) fu simbolizzata in senso superuniversale quando i Sette Spiriti Maestri s’impegnarono congiuntamente nel loro primo atto di creazione collettiva. Questo episodio vide l’apparizione dei Sette Direttori Supremi di Potere. In concomitanza con ciò i circuiti spirituali degli Spiriti Maestri si differenziarono per contrasto dalle attività fisiche di supervisione dei direttori di potere ed immediatamente apparve la mente cosmica come un nuovo fattore coordinante la materia e lo spirito.

116:5.11 (1274.1) L’Onnipotente Supremo si sta evolvendo come supercontrollore del potere fisico del grande universo. Nella presente era dell’universo questo potenziale del potere fisico sembra essere incentrato nei Sette Direttori Supremi di Potere, che operano tramite le posizioni fisse dei centri di potere e le presenze mobili dei controllori fisici.

116:5.12 (1274.2) Gli universi del tempo non sono perfetti; questo è il loro destino. La lotta per la perfezione concerne non soltanto i livelli intellettuale e spirituale, ma anche il livello fisico dell’energia e della massa. La stabilizzazione dei sette superuniversi in luce e vita presuppone che abbiano raggiunto la stabilità fisica. E si ritiene che il raggiungimento finale dell’equilibrio materiale significherà il completamento dell’evoluzione del controllo fisico dell’Onnipotente.

116:5.13 (1274.3) Nei primi tempi dell’edificazione di un universo anche i Creatori Paradisiaci s’interessano principalmente dell’equilibrio materiale. Il modello di un universo locale prende forma non solo come risultato delle attività dei centri di potere ma anche a causa della presenza nello spazio dello Spirito Creativo. Per tutte queste epoche iniziali di edificazione di un universo locale il Figlio Creatore rivela un attributo poco compreso di controllo materiale e non lascia il suo pianeta capitale prima che l’equilibrio dell’universo locale sia stato a grandi linee stabilito.

116:5.14 (1274.4) In ultima analisi ogni energia risponde alla mente ed i controllori fisici sono i figli del Dio della mente che è l’attivatore dell’archetipo del Paradiso. L’intelligenza dei direttori di potere è incessantemente consacrata al compito di stabilire il controllo sulla materia. La lotta per il dominio fisico delle relazioni dell’energia e dei movimenti della massa non cessa mai fino a che essi non abbiano ottenuto la vittoria finale sulle energie e sulle masse che costituiscono i loro domini perpetui di attività.

116:5.15 (1274.5) Le lotte spirituali del tempo e dello spazio concernono l’evoluzione del dominio dello spirito sulla materia con la mediazione della mente (personale). L’evoluzione fisica (non personale) degli universi si occupa di portare l’energia cosmica ad armonizzarsi con i concetti equilibratori della mente sottoposti al supercontrollo dello spirito. L’evoluzione totale dell’intero grande universo è una questione di unificazione, da parte della personalità, della mente che controlla l’energia con l’intelletto coordinato dallo spirito, e sarà rivelata nella piena apparizione del potere onnipotente del Supremo.

116:5.16 (1274.6) La difficoltà di pervenire ad uno stato di equilibrio dinamico è inerente al fatto della crescita del cosmo. I circuiti stabiliti della creazione fisica sono continuamente messi in pericolo dall’apparizione di nuove energie e di nuove masse. Un universo in crescita è un universo instabile, per cui nessuna parte dell’insieme cosmico può trovare una stabilità reale prima che la pienezza dei tempi non veda il completamento materiale dei sette superuniversi.

116:5.17 (1274.7) Negli universi stabilizzati in luce e vita non vi sono avvenimenti fisici imprevisti d’importanza maggiore. Sulla creazione materiale è stato raggiunto un controllo relativamente completo. Tuttavia i problemi della relazione tra gli universi stabilizzati e gli universi in evoluzione continuano a sfidare l’abilità dei Direttori di Potere d’Universo. Ma questi problemi scompariranno gradualmente con la diminuzione delle nuove attività creative via via che il grande universo si avvicinerà al culmine della sua espressione evoluzionaria.

6. Il dominio dello spirito

116:6.1 (1275.1) Nei superuniversi evoluzionari l’energia-materia è dominante eccetto che nella personalità, nella quale lo spirito, con la mediazione della mente, lotta per il predominio. Lo scopo degli universi evoluzionari è la sottomissione dell’energia-materia per mezzo della mente, la coordinazione della mente con lo spirito, e tutto ciò in virtù della presenza creativa ed unificante della personalità. Così, in rapporto alla personalità, i sistemi fisici divengono subordinati, i sistemi mentali divengono coordinati ed i sistemi spirituali divengono direttivi.

116:6.2 (1275.2) Sui livelli della deità questa unione del potere e della personalità si esprime nel e come Supremo. Ma l’evoluzione effettiva del dominio dello spirito è una crescita basata sugli atti di libero arbitrio dei Creatori e delle creature del grande universo.

116:6.3 (1275.3) Sui livelli assoluti l’energia e lo spirito sono una sola cosa. Ma quando ci si allontana da questi livelli assoluti appaiono delle differenze, e via via che l’energia e lo spirito si allontanano dal Paradiso verso lo spazio l’abisso tra di loro si allarga fino a che, negli universi locali, essi sono divenuti del tutto divergenti. Essi non sono più identici, né sono simili, e deve intervenire la mente per collegarli.

116:6.4 (1275.4) Il fatto che l’energia possa essere diretta dall’azione delle personalità di controllo rivela la sensibilità dell’energia all’azione della mente. Il fatto che la massa possa essere stabilizzata dall’azione di queste stesse entità di controllo indica la sensibilità della massa alla presenza della mente generatrice d’ordine. E il fatto che lo spirito stesso in una personalità volitiva possa sforzarsi di dominare l’energia-materia per mezzo della mente, rivela l’unità potenziale di tutta la creazione finita.

116:6.5 (1275.5) C’è un’interdipendenza di tutte le forze e personalità nell’intero universo degli universi. I Figli Creatori e gli Spiriti Creativi dipendono dalla funzione cooperativa dei centri di potere e dei controllori fisici nell’organizzazione degli universi; i Direttori Supremi di Potere sono incompleti senza il supercontrollo degli Spiriti Maestri. In un essere umano il meccanismo della vita fisica risponde, in parte, ai comandi della mente (personale). Questa stessa mente può a sua volta essere dominata dalle direttive di uno spirito avente un proposito, ed il risultato di tale sviluppo evoluzionario è la generazione di un nuovo figlio del Supremo, di una nuova unificazione personale dei diversi tipi di realtà cosmica.

116:6.6 (1275.6) E come avviene per le parti, così è per il tutto; la persona spirituale della Supremazia ha bisogno del potere evoluzionario dell’Onnipotente per arrivare al completamento della Deità e per raggiungere il destino di associazione Trinitaria. Lo sforzo è fatto dalle personalità del tempo e dello spazio, ma l’apice ed il completamento di questo sforzo è un atto dell’Onnipotente Supremo. E mentre la crescita del tutto è quindi una somma della crescita collettiva delle parti, ne consegue anche che l’evoluzione delle parti è un riflesso segmentato della crescita finalizzata del tutto.

116:6.7 (1275.7) In Paradiso la monota e lo spirito sono come uno — indistinguibili eccetto che per il nome. In Havona la materia e lo spirito, pur chiaramente differenti, sono allo stesso tempo intrinsecamente in armonia. Nei sette superuniversi, per contro, c’è una grande divergenza, c’è un grande abisso tra l’energia cosmica e lo spirito divino, e perciò c’è un potenziale esperienziale più grande per l’azione della mente per armonizzare ed infine unificare i modelli fisici con i propositi spirituali. Negli universi dello spazio che si evolvono nel tempo c’è una maggiore attenuazione della divinità, vi sono problemi più difficili da risolvere ed opportunità più ampie per acquisire esperienza nella loro soluzione. Tutta questa situazione superuniversale origina un più vasto quadro d’esistenza evoluzionaria in cui la possibilità di esperienze cosmiche è offerta sia alla creatura sia al Creatore — ed anche alla Deità Suprema.

116:6.8 (1276.1) Il dominio dello spirito, che è esistenziale sui livelli assoluti, diviene un’esperienza evoluzionaria sui livelli finiti e nei sette superuniversi. E questa esperienza è condivisa allo stesso titolo da tutti, dall’uomo mortale all’Essere Supremo. Tutti si sforzano, si sforzano personalmente, di riuscire; tutti partecipano, partecipano personalmente, al destino.

7. L’organismo vivente del grande universo

116:7.1 (1276.2) Il grande universo non è solo una creazione materiale di grandiosità fisica, di sublimità spirituale e di magnificenza intellettuale, ma anche uno splendido e sensibile organismo vivente. C’è una vita reale che pulsa in tutto il meccanismo dell’immensa creazione del cosmo vibrante. La realtà fisica degli universi simbolizza la realtà percepibile dell’Onnipotente Supremo. E questo organismo materiale e vivente è penetrato dai circuiti dell’intelligenza, come il corpo umano è attraversato da una rete di condotti nervosi sensitivi. Questo universo fisico è pervaso da canali d’energia che attivano efficacemente la creazione materiale, come il corpo umano è nutrito ed energizzato dalla distribuzione circolatoria dei prodotti energetici assimilabili del cibo. L’immenso universo non è sprovvisto di quei centri coordinatori di splendido supercontrollo comparabili al delicato sistema di controllo chimico del meccanismo umano. Ma se solo conosceste qualcosa della costituzione fisica di un centro di potere, potremmo, per analogia, dirvi molto di più sull’universo fisico.

116:7.2 (1276.3) Come i mortali contano sull’energia solare per il mantenimento della vita, così il grande universo dipende dalle energie inesauribili che emanano dal Paradiso inferiore per mantenere le attività materiali ed i movimenti cosmici dello spazio.

116:7.3 (1276.4) La mente è stata donata ai mortali per permettere loro di divenire autocoscienti dell’identità e della personalità; ed una mente — persino una Mente Suprema — è stata conferita alla totalità del finito, per mezzo della quale lo spirito di questa personalità emergente del cosmo si sforza sempre di dominare l’energia-materia.

116:7.4 (1276.5) L’uomo mortale risponde al governo dello spirito, come il grande universo risponde alla vasta presa della gravità spirituale del Figlio Eterno, alla coesione universale supermateriale dei valori spirituali eterni di tutte le creazioni del cosmo finito del tempo e dello spazio.

116:7.5 (1276.6) Gli esseri umani sono capaci di effettuare una continua autoidentificazione con la realtà totale e indistruttibile dell’universo — la fusione con l’Aggiustatore di Pensiero interiore. Similmente il Supremo dipende eternamente dalla stabilità assoluta della Deità Originale, la Trinità del Paradiso.

116:7.6 (1276.7) Il forte desiderio dell’uomo per la perfezione del Paradiso, il suo sforzo per raggiungere Dio, creano nel cosmo vivente una tensione di divinità autentica che può essere risolta soltanto dall’evoluzione di un’anima immortale. Questo è ciò che avviene nell’esperienza della singola creatura mortale. Ma quando tutte le creature e tutti i Creatori del grande universo si sforzano similmente di raggiungere Dio e la perfezione divina, si crea una profonda tensione cosmica che può trovare soluzione solo nella sintesi sublime del potere onnipotente con la persona spirituale del Dio in evoluzione di tutte le creature, l’Essere Supremo.

116:7.7 (1277.1) [Patrocinato da un Possente Messaggero in soggiorno temporaneo su Urantia.]

Fascicolo 117 - Dio il Supremo

Il Libro di Urantia

Fascicolo 117

Dio il Supremo

117:0.1 (1278.1) NELLA misura in cui noi facciamo la volontà di Dio in qualunque luogo dell’universo in cui viviamo, in quella stessa misura il potenziale onnipotente del Supremo diviene più attuale. La volontà di Dio è il proposito della Prima Sorgente e Centro, qual è potenzializzata nei tre Assoluti, personalizzata nel Figlio Eterno, congiunta per un’azione universale nello Spirito Infinito e resa eterna negli archetipi perpetui del Paradiso. E Dio il Supremo sta divenendo la più alta manifestazione finita della volontà totale di Dio.

117:0.2 (1278.2) Se tutti gli abitanti del grande universo riuscissero, nella misura del possibile, a vivere pienamente la volontà di Dio, allora le creazioni del tempo-spazio sarebbero stabilizzate in luce e vita, ed allora l’Onnipotente, il potenziale di deità della Supremazia, diverrebbe un fatto nell’emersione della personalità divina di Dio il Supremo.

117:0.3 (1278.3) Quando una mente in evoluzione si accorda con i circuiti della mente cosmica, quando un universo in evoluzione si stabilizza secondo il modello dell’universo centrale, quando uno spirito in progressione prende contatto con il ministero unificato degli Spiriti Maestri, quando la personalità di un mortale ascendente si accorda finalmente con il governo divino dell’Aggiustatore interiore, allora l’attuazione del Supremo è divenuta reale ad un grado maggiore negli universi; allora la divinità della Supremazia è avanzata di un passo in più verso la realizzazione cosmica.

117:0.4 (1278.4) Le parti e gli individui del grande universo si evolvono come un riflesso dell’evoluzione totale del Supremo, mentre a sua volta il Supremo è la sintesi cumulativa di tutta l’evoluzione del grande universo. Dal punto di vista umano sono entrambi delle reciprocità evoluzionarie ed esperienziali.

1. La natura dell’Essere Supremo

117:1.1 (1278.5) Il Supremo è la bellezza dell’armonia fisica, la verità del significato intellettuale e la bontà del valore spirituale. Egli è la dolcezza del vero successo e la gioia della realizzazione eterna. Egli è la superanima del grande universo, la coscienza del cosmo finito, il completamento della realtà finita e la personificazione dell’esperienza Creatore-creatura. In tutta l’eternità futura Dio il Supremo esprimerà la realtà dell’esperienza volitiva nelle relazioni trinitarie della Deità.

117:1.2 (1278.6) Nelle persone dei Creatori Supremi, gli Dei sono discesi dal Paradiso nei domini del tempo e dello spazio per crearvi e per farvi evolvere creature capaci di raggiungere il Paradiso e di ascendervi alla ricerca del Padre. Questa processione universale di Creatori discendenti che rivelano Dio e di creature ascendenti che cercano Dio rivela l’evoluzione di Deità del Supremo, in cui i discendenti e gli ascendenti raggiungono una reciproca comprensione, la scoperta della fratellanza eterna ed universale. L’Essere Supremo diviene così la sintesi finita dell’esperienza della causa del Creatore perfetto e della risposta della creatura in corso di perfezionamento.

117:1.3 (1279.1) Il grande universo contiene la possibilità di un’unificazione completa e la cerca sempre. E ciò deriva dal fatto che questa esistenza cosmica è una conseguenza degli atti creatori e dei mandati di potere della Trinità del Paradiso, che è un’unità non qualificata. Questa stessa unità trinitaria è espressa nel cosmo finito nel Supremo, la cui realtà diviene sempre più evidente via via che gli universi raggiungono il livello massimo d’identificazione con la Trinità.

117:1.4 (1279.2) La volontà del Creatore e la volontà della creatura sono qualitativamente differenti, ma sono anche esperienzialmente simili, perché la creatura ed il Creatore possono collaborare al raggiungimento della perfezione universale. L’uomo può lavorare in collegamento con Dio e creare così congiuntamente un finalitario eterno. Dio può lavorare anche come un umano nelle incarnazioni dei suoi Figli, i quali raggiungono così la supremazia dell’esperienza delle creature.

117:1.5 (1279.3) Nell’Essere Supremo, il Creatore e la creatura sono uniti in una sola Deità, la cui volontà è l’espressione di una sola personalità divina. E questa volontà del Supremo è qualcosa di più della volontà della creatura o del Creatore, come la volontà sovrana del Figlio Maestro di Nebadon è ora qualcosa di più di una combinazione della volontà della divinità e dell’umanità. L’unione della perfezione del Paradiso e dell’esperienza nel tempo-spazio produce un nuovo significativo valore sui livelli di deità della realtà.

117:1.6 (1279.4) La natura divina in evoluzione del Supremo sta divenendo un ritratto fedele dell’esperienza incomparabile di tutte le creature e di tutti i Creatori nel grande universo. Nel Supremo la natura creativa e lo stato di creatura sono una sola cosa; essi sono uniti per sempre da quell’esperienza che è nata dalle vicissitudini che accompagnano la soluzione dei molteplici problemi che assillano tutta la creazione finita mentre percorre il sentiero eterno in cerca della perfezione e della liberazione dai limiti dell’incompletezza.

117:1.7 (1279.5) La verità, la bellezza e la bontà sono in correlazione nel ministero dello Spirito, nello splendore del Paradiso, nella misericordia del Figlio e nell’esperienza del Supremo. Dio il Supremo è la verità, la bellezza e la bontà perché questi concetti di divinità rappresentano i massimi finiti dell’esperienza ideatoria. Le sorgenti eterne di queste qualità trine di divinità sono su livelli superfiniti, ma una creatura potrebbe concepire tali sorgenti solo come superverità, superbellezza e superbontà.

117:1.8 (1279.6) Micael, un creatore, rivelò l’amore divino del Padre Creatore per i suoi figli terrestri. Ed avendo scoperto e ricevuto questo affetto divino, gli uomini possono aspirare a rivelare questo amore ai loro fratelli nella carne. Tale affetto delle creature è un riflesso reale dell’amore del Supremo.

117:1.9 (1279.7) Il Supremo è simmetricamente inclusivo. La Prima Sorgente e Centro è potenziale nei tre grandi Assoluti; è attuale in Paradiso, nel Figlio e nello Spirito; ma il Supremo è sia attuale sia potenziale, un essere di supremazia personale e di potere onnipotente, che risponde sia allo sforzo delle creature sia al proposito del Creatore. Egli agisce da se stesso sull’universo e reagisce da se stesso all’insieme dell’universo; è allo stesso tempo il creatore supremo e la creatura suprema. La Deità di Supremazia esprime così la somma totale dell’intero finito.

2. La fonte della crescita evoluzionaria

117:2.1 (1280.1) Il Supremo è Dio-nel-tempo; egli è il segreto della crescita delle creature nel tempo; è anche la conquista del presente incompleto ed il completamento del futuro in corso di perfezionamento. Ed i frutti finali di tutta la crescita finita sono: il potere controllato dallo spirito per mezzo della mente in virtù della presenza creativa ed unificante della personalità. La conseguenza culminante di tutta questa crescita è l’Essere Supremo.

117:2.2 (1280.2) Per l’uomo mortale l’esistere equivale alla crescita. E così in verità sembrerebbe essere anche nel senso più ampio dell’universo, perché l’esistenza guidata dallo spirito sembra portare ad una crescita esperienziale — ad un’elevazione di status. Noi abbiamo sostenuto a lungo, tuttavia, che la crescita attuale che caratterizza l’esistenza delle creature nella presente era dell’universo è una funzione del Supremo. Sosteniamo anche che questo tipo di crescita è peculiare dell’era di crescita del Supremo e che terminerà con il completamento della crescita del Supremo.

117:2.3 (1280.3) Considerate lo status dei figli trinitizzati da creature. Essi sono nati e vivono nella presente era dell’universo; hanno una personalità così come delle dotazioni di mente e di spirito. Hanno delle esperienze ed il ricordo di queste, ma non crescono come gli ascendenti. Noi crediamo e comprendiamo che questi figli trinitizzati da creature, pur trovandosi nella presente era dell’universo, appartengono in realtà alla prossima era dell’universo — l’era che seguirà il completamento della crescita del Supremo. Per cui essi non sono nel Supremo, qual è nel suo attuale status d’incompletezza e di conseguente crescita. Perciò essi non partecipano alla crescita esperienziale della presente era dell’universo, ma sono tenuti di riserva per la prossima era universale.

117:2.4 (1280.4) Gli esseri del mio ordine, i Possenti Messaggeri, essendo abbracciati dalla Trinità, non partecipano alla crescita della presente era dell’universo. In un certo senso noi siamo nello status della precedente era dell’universo, come sono in effetti i Figli Stazionari della Trinità. Una cosa è certa: il nostro status è fissato dall’abbraccio della Trinità e la nostra esperienza non si traduce più in una crescita.

117:2.5 (1280.5) Ciò non avviene per i finalitari né per nessun altro degli ordini evoluzionari ed esperienziali che partecipano al processo di crescita del Supremo. Voi mortali attualmente viventi su Urantia, che potete aspirare a raggiungere il Paradiso e lo status di finalitari, dovreste comprendere che un tale destino è realizzabile soltanto perché siete nel e del Supremo, per cui partecipate al ciclo di crescita del Supremo.

117:2.6 (1280.6) Un giorno la crescita del Supremo finirà; il suo status raggiungerà il completamento (nel senso energia-spirito). Questa conclusione dell’evoluzione del Supremo vedrà anche la fine dell’evoluzione delle creature in quanto parti della Supremazia. Quale tipo di crescita caratterizzerà gli universi dello spazio esterno non lo sappiamo. Ma siamo del tutto certi che sarà qualcosa di molto differente da tutto ciò che è stato visto nella presente era dell’evoluzione dei sette superuniversi. Sarà indubbiamente funzione dei cittadini evoluzionari del grande universo compensare gli abitanti dello spazio esterno per questa privazione di crescita della Supremazia.

117:2.7 (1280.7) L’Essere Supremo, quale esisterà al termine della presente era dell’universo, funzionerà come sovrano esperienziale nel grande universo. Gli abitanti dello spazio esterno — i cittadini della prossima era universale — avranno un potenziale di crescita postsuperuniversale, una capacità di realizzazione evoluzionaria che presuppone la sovranità dell’Onnipotente Supremo, escludendo quindi la partecipazione delle creature alla sintesi di potere-personalità della presente era dell’universo.

117:2.8 (1281.1) In tal modo l’incompletezza del Supremo può essere considerata come una virtù, poiché rende possibile la crescita evoluzionaria della creazione e delle creature degli attuali universi. Il vuoto ha una sua virtù perché può essere colmato dall’esperienza.

117:2.9 (1281.2) Uno dei problemi più intriganti della filosofia finita è questo: l’Essere Supremo si attua in risposta all’evoluzione del grande universo, oppure questo cosmo finito si evolve progressivamente in risposta alla graduale attuazione del Supremo? O è possibile che siano reciprocamente interdipendenti per il loro sviluppo? Che siano reciprocamente evoluzionari, iniziando ciascuno la crescita dell’altro? Di questo noi siamo certi: le creature e gli universi, di elevato e di basso livello, si stanno evolvendo nel Supremo, e via via che si evolvono appare la somma unificata di tutta l’attività finita della presente era dell’universo. E questa è l’apparizione dell’Essere Supremo, che per tutte le personalità è l’evoluzione del potere onnipotente di Dio il Supremo.

3. Il significato del Supremo per le creature dell’universo

117:3.1 (1281.3) La realtà cosmica, variamente denominata come Essere Supremo, Dio il Supremo e l’Onnipotente Supremo, è la sintesi complessa ed universale delle fasi emergenti di tutte le realtà finite. La vasta diversificazione dell’energia eterna, dello spirito divino e della mente universale raggiunge il culmine finito nell’evoluzione del Supremo, che è la somma totale di tutta la crescita finita che realizza se stessa sui livelli di deità del completamento finito massimo.

117:3.2 (1281.4) Il Supremo è il canale divino attraverso il quale scorre l’infinità creativa delle triodità, che si cristallizza nel panorama galattico dello spazio, nel quale si svolge lo splendido dramma delle personalità del tempo: la conquista spirituale dell’energia-materia grazie alla mediazione della mente.

117:3.3 (1281.5) Gesù ha detto: “Io sono la via vivente”, ed egli è in effetti la via vivente che porta dal livello materiale della coscienza di sé al livello spirituale della coscienza di Dio. E come egli è questa via vivente dell’ascensione dall’io a Dio, così il Supremo è la via vivente che conduce dalla coscienza finita alla trascendenza della coscienza, fino al discernimento dell’absonità.

117:3.4 (1281.6) Il vostro Figlio Creatore può effettivamente essere questo canale vivente tra l’umanità e la divinità perché ha sperimentato personalmente l’intero percorso di questo sentiero universale di progressione, dall’umanità reale di Joshua ben Joseph, il Figlio dell’Uomo, alla divinità paradisiaca di Micael di Nebadon, il Figlio del Dio infinito. In modo simile l’Essere Supremo può funzionare da approccio universale alla trascendenza delle limitazioni del finito, perché egli è la personificazione effettiva ed il compendio personale di tutta l’evoluzione, la progressione e la spiritualizzazione delle creature. Anche le esperienze nel grande universo delle personalità discendenti del Paradiso sono quella parte della sua esperienza che è complementare alla sua sommatoria delle esperienze ascendenti dei pellegrini del tempo.

117:3.5 (1281.7) L’uomo mortale è più che figurativamente creato ad immagine di Dio. Da un punto di vista fisico questa affermazione non è affatto vera, ma in riferimento a certe potenzialità universali essa è un fatto reale. Nella razza umana si svolge un po’ lo stesso dramma di realizzazione evoluzionaria che avviene su scala infinitamente più ampia nell’universo degli universi. L’uomo, una personalità dotata di volontà, diviene creativo in collegamento con un Aggiustatore, un’entità impersonale, in presenza delle potenzialità finite del Supremo, ed il risultato è la fioritura di un’anima immortale. Negli universi le personalità Creatrici del tempo e dello spazio funzionano in collegamento con lo spirito impersonale della Trinità del Paradiso e divengono così creatrici di un nuovo potenziale di potere della realtà della Deità.

117:3.6 (1282.1) L’uomo mortale, essendo una creatura, non è esattamente simile all’Essere Supremo, che è deità, ma l’evoluzione dell’uomo assomiglia per certi aspetti alla crescita del Supremo. L’uomo cresce coscientemente dal materiale allo spirituale mediante la forza, il potere e la persistenza delle sue decisioni; egli cresce anche via via che il suo Aggiustatore di Pensiero sviluppa nuove tecniche per scendere dai livelli spirituali a quelli morontiali dell’anima. E quando l’anima viene all’esistenza comincia a crescere in se stessa e da se stessa.

117:3.7 (1282.2) Ciò assomiglia un po’ al modo in cui si espande l’Essere Supremo. La sua sovranità cresce negli e dagli atti e compimenti delle Personalità Creatrici Supreme; questa è l’evoluzione della maestà del suo potere quale governante del grande universo. La sua natura di deità dipende anche dall’unità preesistente della Trinità del Paradiso. Ma c’è ancora un altro aspetto nell’evoluzione di Dio il Supremo: egli non solo è evoluto dai Creatori e derivato dalla Trinità, ma è anche autoevoluto ed autoderivato. Dio il Supremo è egli stesso un partecipante volitivo e creativo dell’attuazione della propria deità. L’anima morontiale umana è similmente una partner volitiva e cocreativa della propria immortalizzazione.

117:3.8 (1282.3) Il Padre collabora con l’Attore Congiunto nel manipolare le energie del Paradiso e nel renderle sensibili al Supremo. Il Padre collabora con il Figlio Eterno per generare delle personalità Creatrici, i cui atti culmineranno un giorno nella sovranità del Supremo. Il Padre collabora con il Figlio e con lo Spirito nella creazione delle personalità trinitarie destinate a funzionare come dirigenti del grande universo fino al momento in cui il completamento dell’evoluzione del Supremo lo qualificherà per assumere quella sovranità. Il Padre coopera con i suoi coordinati di Deità e di non Deità in queste ed in molte altre maniere per far progredire l’evoluzione della Supremazia, ma funziona anche da solo in queste materie. La sua funzione solitaria è probabilmente meglio rivelata nel ministero degli Aggiustatori di Pensiero e delle loro entità associate.

117:3.9 (1282.4) La Deità è unità; esistenziale nella Trinità, esperienziale nel Supremo e realizzata nelle creature mortali mediante la fusione con l’Aggiustatore. La presenza degli Aggiustatori di Pensiero negli uomini mortali rivela l’unità essenziale dell’universo perché l’uomo, il tipo di personalità dell’universo più basso possibile, contiene in se stesso un frammento effettivo della realtà più elevata ed eterna, lo stesso Padre originale di tutte le personalità.

117:3.10 (1282.5) L’Essere Supremo si evolve in virtù del suo legame con la Trinità del Paradiso ed in conseguenza dei successi di divinità dei figli creatori ed amministratori di questa Trinità. L’anima immortale dell’uomo evolve il proprio destino eterno mediante l’associazione con la presenza divina del Padre del Paradiso ed in accordo con le decisioni della personalità della mente umana. Ciò che la Trinità è per Dio il Supremo, l’Aggiustatore lo è per l’uomo in evoluzione.

117:3.11 (1282.6) Durante la presente era dell’universo l’Essere Supremo sembra incapace di funzionare direttamente come creatore, salvo nei casi in cui le possibilità finite d’azione sono state esaurite dagli agenti creativi del tempo e dello spazio. Fino ad ora, nella storia dell’universo, questo è accaduto una sola volta; quando le possibilità d’azione finita in materia di riflettività universale furono esaurite, allora il Supremo funzionò come ultimatore creativo di tutte le azioni creatrici precedenti. E noi crediamo che egli opererà di nuovo come ultimatore nelle ere future ogniqualvolta i creatori anteriori avranno completato un ciclo appropriato di attività creatrice.

117:3.12 (1283.1) L’Essere Supremo non ha creato l’uomo, ma l’uomo è stato letteralmente creato a partire dalla potenzialità del Supremo e la sua vita stessa è stata derivata da questa potenzialità. Né egli evolve l’uomo; eppure il Supremo è l’essenza stessa dell’evoluzione. Dal punto di vista finito noi viviamo, ci muoviamo ed abbiamo effettivamente il nostro essere nell’immanenza del Supremo.

117:3.13 (1283.2) Il Supremo non può apparentemente avviare una causa originale, ma sembra essere il catalizzatore di ogni crescita universale e sembra destinato a portare a compimento totale il destino di tutti gli esseri esperienziali evoluzionari. Il Padre dà origine al concetto di un cosmo finito; i Figli Creatori rendono questa idea un fatto nel tempo e nello spazio con il consenso e la cooperazione degli Spiriti Creativi; il Supremo fa culminare questo finito totale e stabilisce le relazioni di questo insieme con il destino dell’absonito.

4. Il Dio finito

117:4.1 (1283.3) Osservando le lotte incessanti delle creature del creato per raggiungere la perfezione di status e la divinità del loro essere, non possiamo evitare di credere che questi sforzi senza fine rivelino la lotta incessante del Supremo per raggiungere l’autorealizzazione divina. Dio il Supremo è la Deità finita e deve affrontare i problemi del finito nel senso totale di questo termine. Le nostre lotte con le vicissitudini del tempo, nelle evoluzioni dello spazio, riflettono i suoi sforzi per raggiungere la propria realtà ed il completamento della sovranità entro la sfera d’azione che la sua natura in evoluzione sta ampliando fino ai limiti estremi del possibile.

117:4.2 (1283.4) In tutto il grande universo il Supremo lotta per esprimersi. La misura della sua evoluzione divina è fondata sulla saggia attività di ogni personalità esistente. Quando un essere umano sceglie la sopravvivenza eterna, crea congiuntamente il suo destino; e nella vita di questo ascendente mortale il Dio finito trova una quantità accresciuta di autorealizzazione come personalità ed un ampliamento della sovranità esperienziale. Ma se una creatura rifiuta la carriera eterna, la parte del Supremo che dipendeva dalla scelta di questa creatura subisce un ritardo inevitabile, una carenza che deve essere compensata da un’esperienza sostitutiva o collaterale. Quanto alla personalità del non sopravvivente, essa è assorbita nella superanima della creazione, divenendo parte della Deità del Supremo.

117:4.3 (1283.5) Dio è così fiducioso, così amorevole, che mette una porzione della sua natura divina nelle mani degli esseri umani stessi perché la custodiscano e si autorealizzino. La natura del Padre, la presenza dell’Aggiustatore, è indistruttibile, qualunque sia la scelta dell’essere mortale. Il figlio del Supremo, l’io in evoluzione, può essere distrutto, nonostante che la personalità potenzialmente unificante di questo io sviato persista come fattore della Deità di Supremazia.

117:4.4 (1283.6) La personalità umana può veramente distruggere l’individualità dello stato di creatura, e sebbene tutto ciò che è valido nella vita di questo suicida cosmico persista, queste qualità non persisteranno come singola creatura. Il Supremo troverà nuove espressioni nelle creature degli universi, ma mai più sotto forma di quella particolare persona; la personalità unica di un non ascendente ritorna al Supremo come una goccia d’acqua ritorna al mare.

117:4.5 (1284.1) Ogni azione isolata delle parti personali del finito è comparativamente irrilevante per l’apparizione finale del Tutto Supremo, ma il tutto dipende nondimeno dalla totalità degli atti delle sue molteplici parti. La personalità del singolo mortale è insignificante di fronte al totale della Supremazia, ma la personalità di ciascun essere umano rappresenta un valore significativo insostituibile nel finito. La personalità, una volta che è stata espressa, non trova mai più un’espressione identica, eccetto che nella continuità dell’esistenza di questa stessa personalità vivente.

117:4.6 (1284.2) E così, mentre noi ci sforziamo di esprimere il nostro io, il Supremo si sforza in noi e con noi di esprimere la deità. Come noi troviamo il Padre, così il Supremo ha ritrovato il Creatore Paradisiaco di tutte le cose. Come noi dominiamo i problemi dell’autorealizzazione, così il Dio d’esperienza raggiunge la supremazia onnipotente negli universi del tempo e dello spazio.

117:4.7 (1284.3) L’umanità non ascende senza sforzo nell’universo, né il Supremo si evolve senza un’azione finalizzata ed intelligente. Le creature non raggiungono la perfezione con mera passività, né lo spirito della Supremazia può rendere fattuale il potere dell’Onnipotente senza un ministero incessante di servizio presso la creazione finita.

117:4.8 (1284.4) La relazione temporale dell’uomo con il Supremo è il fondamento della moralità cosmica, la sensibilità universale al dovere e la sua accettazione. Questa è una moralità che trascende il senso temporale del bene e del male relativi; è una moralità basata direttamente sull’apprezzamento autocosciente della creatura di un obbligo esperienziale verso la Deità esperienziale. L’uomo mortale e tutte le altre creature finite sono creati dal potenziale vivente d’energia, di mente e di spirito esistente nel Supremo. È dal Supremo che l’ascendente mortale con un Aggiustatore attinge per creare il carattere immortale e divino di un finalitario. È con la realtà stessa del Supremo che l’Aggiustatore, con il consenso della volontà umana, intesse i modelli della natura eterna di un figlio ascendente di Dio.

117:4.9 (1284.5) L’evoluzione del progresso di un Aggiustatore nel rendere spirituale ed eterna una personalità umana, produce direttamente un’estensione della sovranità del Supremo. Questi compimenti nell’evoluzione umana sono allo stesso tempo dei compimenti nell’attuazione evoluzionaria del Supremo. Mentre è vero che le creature non potrebbero evolversi senza il Supremo, è probabilmente anche vero che l’evoluzione del Supremo non potrà mai essere pienamente raggiunta indipendentemente dal completamento dell’evoluzione di tutte le creature. La grande responsabilità cosmica delle personalità autocoscienti risiede nel fatto che la Deità Suprema dipende in un certo senso dalla scelta della volontà dei mortali. E la progressione reciproca dell’evoluzione della creatura e dell’evoluzione del Supremo è fedelmente e completamente indicata agli Antichi dei Giorni per mezzo dei meccanismi inscrutabili della riflettività universale.

117:4.10 (1284.6) La grande sfida che è stata lanciata all’uomo mortale è questa: deciderete di personalizzare i significati di valore sperimentabile del cosmo nella vostra individualità in evoluzione? O rifiutando la sopravvivenza permetterete a questi segreti della Supremazia di restare addormentati, aspettando l’azione di un’altra creatura in qualche altro momento, che tenti alla sua maniera di portare un contributo di creatura all’evoluzione del Dio finito? In tal caso questo sarà il suo contributo al Supremo, non il vostro.

117:4.11 (1284.7) La grande lotta della presente era dell’universo si svolge tra il potenziale e l’attuale — la ricerca dell’attuazione da parte di tutto ciò che è ancora inespresso. Se un uomo mortale prosegue nell’avventura del Paradiso, segue i movimenti del tempo che scorrono come delle correnti nel fiume dell’eternità. Se l’uomo mortale rifiuta la carriera eterna, va contro la corrente degli avvenimenti degli universi finiti. La creazione meccanica si muove inesorabilmente in conformità allo svolgimento del disegno del Padre del Paradiso, ma la creazione volitiva ha la scelta di accettare o di respingere il ruolo di partecipazione della personalità nell’avventura dell’eternità. Un uomo mortale non può distruggere i valori supremi dell’esistenza umana, ma può nettamente impedire l’evoluzione di questi valori nella sua esperienza personale. Nella misura in cui l’io umano rifiuta così di prendere parte all’ascensione al Paradiso, in quella stessa misura il Supremo è ritardato nel raggiungimento dell’espressione della sua divinità nel grande universo.

117:4.12 (1285.1) In custodia all’uomo mortale è stata data non soltanto la presenza dell’Aggiustatore del Padre del Paradiso, ma anche il controllo sul destino di una frazione infinitesimale del futuro del Supremo. Perché, come l’uomo raggiunge il suo destino umano, così il Supremo completa il suo destino sui livelli di deità.

117:4.13 (1285.2) E così la decisione spetta a ciascuno di voi, come una volta è spettata a ciascuno di noi. Respingerete il Dio del tempo, che tanto dipende dalle decisioni della mente finita? Respingerete la personalità Suprema degli universi per l’incuria del regresso animale? Respingerete il grande fratello di tutte le creature, che tanto dipende da ciascuna creatura? Potete permettervi di passare nel regno dei non realizzati, quando si staglia davanti a voi la vista incantevole della carriera universale — la scoperta divina del Padre del Paradiso e la partecipazione divina alla ricerca e all’evoluzione del Dio della Supremazia?

117:4.14 (1285.3) I doni di Dio — la sua donazione della realtà — non sono parti che si separano da lui; egli non aliena la creazione da sé, ma ha stabilito delle tensioni nelle creazioni che circolano attorno al Paradiso. Dio prima ama l’uomo e gli conferisce il potenziale dell’immortalità — la realtà eterna. E nella misura in cui l’uomo ama Dio, l’uomo diviene eterno in attualità. Ed ecco un mistero: più strettamente un uomo si avvicina a Dio mediante l’amore, più grande è la realtà — l’attualità — di quell’uomo. Più un uomo si allontana da Dio, più si avvicina alla non realtà — alla cessazione dell’esistenza. Quando un uomo consacra la sua volontà a fare la volontà del Padre, quando un uomo dona a Dio tutto ciò che ha, allora Dio fa di quell’uomo più di quello che è.

5. La superanima della creazione

117:5.1 (1285.4) Il grande Supremo è la superanima cosmica del grande universo. In lui le qualità e le quantità del cosmo trovano il loro riflesso di deità. La sua natura di deità è il mosaico composito della vastità totale della natura di tutti i Creatori e di tutte le creature in tutti gli universi in evoluzione. Ed il Supremo è anche una Deità in corso d’attuazione ed incorporante una volontà creativa che abbraccia un proposito universale in evoluzione.

117:5.2 (1285.5) Gli io intellettuali, potenzialmente personali, del finito emergono dalla Terza Sorgente e Centro e raggiungono la sintesi di Deità del tempo-spazio finito nel Supremo. Quando la creatura si sottomette alla volontà del Creatore non annulla né abbandona la sua personalità; i singoli partecipanti come personalità all’attuazione del Dio finito non perdono la loro individualità volitiva agendo in tal modo. Piuttosto tali personalità sono progressivamente accresciute dalla partecipazione a questa grande avventura della Deità. Mediante tale unione con la divinità l’uomo eleva, arricchisce, spiritualizza ed unifica il suo io in evoluzione fino alla soglia stessa della supremazia.

117:5.3 (1286.1) L’anima immortale in evoluzione dell’uomo, la creazione congiunta della mente materiale e dell’Aggiustatore, ascende come tale al Paradiso, e poi, quando è arruolata nel Corpo della Finalità, è collegata in un modo nuovo al circuito di gravità spirituale del Figlio Eterno mediante una tecnica d’esperienza chiamata trascendazione finalitaria. Tali finalitari divengono così dei candidati ammissibili al riconoscimento esperienziale come personalità di Dio il Supremo. E quando questi intelletti mortali, nelle future destinazioni non rivelate del Corpo della Finalità, raggiungeranno il settimo stadio d’esistenza spirituale, tali menti duali diverranno trine. Queste due menti sintonizzate, l’umana e la divina, saranno glorificate in unione con la mente esperienziale dell’Essere Supremo ormai attuato.

117:5.4 (1286.2) Nell’eterno futuro Dio il Supremo sarà attuato — creativamente espresso e spiritualmente descritto — nella mente spiritualizzata, nell’anima immortale, dell’uomo ascendente, allo stesso modo in cui il Padre Universale fu rivelato nella vita terrena di Gesù.

117:5.5 (1286.3) L’uomo non si unisce al Supremo e non annulla la sua identità personale, ma le ripercussioni universali dell’esperienza di tutti gli uomini formano così una parte dell’esperienza divina del Supremo. “L’atto spetta a noi, le conseguenze a Dio.”

117:5.6 (1286.4) La personalità in progresso lascia una scia di realtà attuata mentre passa per i livelli ascendenti degli universi. Siano esse di mente, spirito od energia, le creazioni in crescita del tempo e dello spazio sono modificate dalla progressione della personalità attraverso i loro domini. Quando l’uomo agisce, il Supremo reagisce, e questa operazione costituisce il fatto della progressione.

117:5.7 (1286.5) I grandi circuiti di energia, mente e spirito non sono mai proprietà permanente della personalità ascendente; questi ministeri restano per sempre parte della Supremazia. Nell’esperienza del mortale l’intelletto umano risiede nelle pulsazioni ritmiche degli spiriti aiutanti della mente e mette in atto le sue decisioni nel quadro prodotto dalla sua messa in circuito in questo ministero. Al momento della morte l’io umano viene separato per l’eternità dal circuito aiutante. Anche se questi aiutanti non sembrano mai trasmettere l’esperienza da una personalità ad un’altra, possono trasmettere, e trasmettono, le ripercussioni impersonali di decisione-azione tramite Dio il Settuplo a Dio il Supremo. (Ciò è almeno vero per gli aiutanti dell’adorazione e della saggezza.)

117:5.8 (1286.6) E la stessa cosa avviene per i circuiti spirituali: l’uomo li utilizza nella sua ascensione attraverso gli universi, ma non li possiede mai come parte della sua personalità eterna. Ma questi circuiti di ministero spirituale, si tratti dello Spirito della Verità, dello Spirito Santo o delle presenze spirituali superuniversali, sono ricettivi e reattivi ai valori emergenti in una personalità ascendente, e questi valori sono fedelmente trasmessi tramite il Settuplo al Supremo.

117:5.9 (1286.7) Benché tali influenze spirituali, quali lo Spirito Santo e lo Spirito della Verità, siano ministeri dell’universo locale, la loro guida non è interamente confinata nei limiti geografici di una data creazione locale. Quando l’ascendente mortale passa al di là delle frontiere del suo universo locale d’origine non viene interamente privato del ministero dello Spirito della Verità che lo ha così costantemente istruito e guidato attraverso i labirinti filosofici dei mondi materiali e morontiali, in ogni crisi dell’ascensione, dirigendo infallibilmente il pellegrino del Paradiso, dicendogli sempre: “Ecco la via.” Quando lascerete i domini dell’universo locale, grazie al ministero dello spirito dell’Essere Supremo emergente e mediante i dispositivi della riflettività universale sarete ancora guidati nella vostra ascensione al Paradiso dallo spirito direttivo confortante dei Figli di Dio che si conferiscono dal Paradiso.

117:5.10 (1287.1) Questi molteplici circuiti di ministero cosmico come registrano i significati, i valori ed i fatti dell’esperienza evoluzionaria nel Supremo? Non ne siamo del tutto certi, ma crediamo che questa registrazione avvenga tramite le persone dei Creatori Supremi di origine paradisiaca, che forniscono direttamente questi circuiti del tempo e dello spazio. Le accumulazioni di esperienza mentale dei sette spiriti aiutanti della mente, nel loro ministero verso il livello fisico dell’intelletto, sono parte dell’esperienza della Divina Ministra nel suo universo locale, e tramite questo Spirito Creativo vengono probabilmente registrate nella mente della Supremazia. Similmente le esperienze dei mortali con lo Spirito della Verità e con lo Spirito Santo sono probabilmente registrate per mezzo di tecniche similari nella persona della Supremazia.

117:5.11 (1287.2) Anche l’esperienza dell’uomo e dell’Aggiustatore deve trovare un’eco nella divinità di Dio il Supremo, perché, quando gli Aggiustatori fanno le loro esperienze, sono simili al Supremo, e l’anima in evoluzione dell’uomo mortale è creata grazie alla possibilità preesistente di tale esperienza nel Supremo.

117:5.12 (1287.3) In questo modo le molteplici esperienze di tutta la creazione divengono parte dell’evoluzione della Supremazia. Le creature utilizzano semplicemente le qualità e le quantità del finito mentre ascendono al Padre; le conseguenze impersonali di tale utilizzazione restano per sempre parte del cosmo vivente, della persona del Supremo.

117:5.13 (1287.4) Ciò che l’uomo porta con sé come possesso di personalità sono le conseguenze sul suo carattere dell’esperienza acquisita utilizzando i circuiti mentali e spirituali del grande universo nella sua ascensione al Paradiso. Quando un uomo decide e quando traduce questa decisione in azione fa un’esperienza, ed i significati e i valori di questa esperienza fanno per sempre parte del suo carattere eterno su tutti i livelli, da quello finito a quello finale. Un carattere cosmicamente morale e divinamente spirituale rappresenta il capitale accumulato dalle decisioni personali della creatura che sono state illuminate da un’adorazione sincera, glorificate da un amore intelligente e completate in un servizio fraterno.

117:5.14 (1287.5) Il Supremo in evoluzione compenserà alla fine l’incapacità delle creature finite di stabilire un contatto esperienziale più che limitato con l’universo degli universi. Le creature possono raggiungere il Padre del Paradiso, ma la loro mente evoluzionaria, essendo finita, non è capace di comprendere realmente il Padre infinito ed assoluto. Ma poiché tutta l’esperienza delle creature si registra nel Supremo e ne è parte, quando tutte le creature raggiungeranno il livello finale dell’esistenza finita e lo sviluppo totale dell’universo renderà loro possibile raggiungere Dio il Supremo quale presenza effettiva di divinità, allora, per il fatto stesso di tale contatto, avviene il contatto con l’esperienza totale. Il finito del tempo contiene in se stesso i germi dell’eternità; e ci viene insegnato che, quando la pienezza dell’evoluzione vedrà l’esaurimento della capacità di crescita cosmica, il finito totale entrerà nelle fasi absonite della carriera eterna in cerca del Padre come Ultimo.

6. La ricerca del Supremo

117:6.1 (1287.6) Noi cerchiamo il Supremo negli universi, ma non lo troviamo. “Egli è l’interno e l’esterno di tutte le cose e di tutti gli esseri, in movimento ed in quiete. Inconoscibile nel suo mistero, benché lontano è anche vicino.” L’Onnipotente Supremo è “la forma di ciò che è ancora informe, il modello di ciò che è ancora non creato”. Il Supremo è la vostra dimora universale, e quando lo troverete sarà come tornare a casa. Egli è il vostro genitore esperienziale, e come nell’esperienza degli esseri umani, egli è cresciuto nell’esperienza della parentela divina. Egli vi conosce perché è simile alla creatura così come è simile al creatore.

117:6.2 (1288.1) Se voi desiderate veramente trovare Dio, non potete evitare che nasca nella vostra mente la coscienza del Supremo. Come Dio è il vostro Padre divino, così il Supremo è la vostra Madre divina, nella quale siete nutriti per tutta la vostra vita di creatura dell’universo. “Quanto è universale il Supremo — egli è in tutti i luoghi! Le cose della creazione illimitata dipendono dalla sua presenza per vivere, ed a nessuna viene rifiutata.”

117:6.3 (1288.2) Ciò che Micael è per Nebadon, il Supremo lo è per il cosmo finito. La sua Deità è il grande canale attraverso il quale l’amore del Padre scorre verso tutta la creazione, ed è la grande via attraverso la quale le creature finite procedono verso l’interno nella loro ricerca del Padre, che è amore. Anche gli Aggiustatori di Pensiero sono collegati a lui; in natura ed in divinità originali essi sono simili al Padre, ma quando fanno l’esperienza delle attività del tempo negli universi dello spazio divengono simili al Supremo.

117:6.4 (1288.3) L’atto della scelta della creatura di fare la volontà del Creatore è un valore cosmico ed ha un significato universale cui reagisce immediatamente una qualche forza di coordinazione non rivelata ma onnipresente, probabilmente il funzionamento dell’azione in continua espansione dell’Essere Supremo.

117:6.5 (1288.4) L’anima morontiale di un mortale in evoluzione è realmente la figlia dell’azione dell’Aggiustatore del Padre Universale e la figlia della reazione cosmica dell’Essere Supremo, la Madre Universale. L’influenza materna domina la personalità umana per tutta l’infanzia dell’anima in sviluppo nell’universo locale. L’influenza dei genitori divini diviene più uguale dopo la fusione con l’Aggiustatore e durante la carriera superuniversale, ma quando le creature del tempo iniziano la traversata dell’universo centrale eterno, la natura paterna diviene sempre più manifesta, raggiungendo il suo culmine di manifestazione finita al momento del riconoscimento del Padre Universale e dell’ammissione al Corpo della Finalità.

117:6.6 (1288.5) Nell’esperienza e con l’esperienza del raggiungimento dello status di finalitario, le qualità eperienziali materne dell’io ascendente sono enormemente influenzate dal contatto e dall’infusione della presenza spirituale del Figlio Eterno e della presenza mentale dello Spirito Infinito. Poi, in tutti i regni di attività finalitaria del grande universo, compare un nuovo risveglio del potenziale materno latente del Supremo, una nuova realizzazione dei significati esperienziali ed una nuova sintesi dei valori esperienziali di tutta la carriera d’ascensione. Sembra che questa realizzazione dell’io continuerà nella carriera universale dei finalitari del sesto stadio fino a quando l’eredità materna del Supremo non raggiunga la sincronia finita con l’eredità paterna dell’Aggiustatore. Questo misterioso periodo di funzionamento nel grande universo rappresenta il prosieguo della carriera adulta del mortale ascendente perfezionato.

117:6.7 (1288.6) Al completamento del sesto stadio d’esistenza e all’entrata nel settimo ed ultimo stadio di status spirituale, seguiranno probabilmente le ere progressive di arricchimento esperienziale, di maturazione della saggezza e di realizzazione della divinità. Nella natura del finalitario ciò equivarrà probabilmente alla conclusione definitiva della lotta mentale per l’autorealizzazione spirituale, al completamento della coordinazione della natura umana ascendente con la natura divina dell’Aggiustatore entro i limiti delle possibilità del finito. Tale magnifico io universale diviene così il figlio finalitario eterno del Padre del Paradiso come pure il figlio universale eterno della Madre Suprema, un io universale qualificato a rappresentare sia il Padre sia la Madre degli universi e delle personalità in ogni attività o impresa concernente l’amministrazione finita delle cose e degli esseri creati, creatori o in evoluzione.

117:6.8 (1289.1) Tutti gli uomini la cui anima si evolve sono letteralmente i figli evoluzionari di Dio il Padre e di Dio la Madre, l’Essere Supremo. Ma fino a quando l’uomo mortale non diventa cosciente nella propria anima della sua eredità divina, questa assicurazione di parentela con la Deità deve essere realizzata mediante la fede. L’esperienza della vita umana è il bozzolo cosmico nel quale i doni universali dell’Essere Supremo e la presenza nell’universo del Padre Universale (nessuno dei quali è una personalità) stanno evolvendo l’anima morontiale del tempo ed il carattere finalitario umano-divino di destino universale e di servizio eterno.

117:6.9 (1289.2) Gli uomini dimenticano troppo spesso che Dio è la più grande esperienza dell’esistenza umana. Le altre esperienze sono limitate nella loro natura e nel loro contenuto, ma l’esperienza di Dio non ha altri limiti che la capacità di comprensione delle creature, e questa esperienza è in se stessa un ampliamento della capacità. Quando gli uomini cercano Dio, cercano tutto. Quando trovano Dio, hanno trovato tutto. La ricerca di Dio è una diffusione illimitata d’amore accompagnata da scoperte stupefacenti di un amore nuovo e più grande da donare.

117:6.10 (1289.3) Ogni vero amore proviene da Dio, e l’uomo riceve l’affetto divino nella misura in cui egli stesso effonde questo amore sui suoi simili. L’amore è dinamico. Non può mai essere catturato; esso è vivo, libero, elettrizzante e sempre in movimento. L’uomo non può mai prendere l’amore del Padre ed imprigionarlo nel suo cuore. L’amore del Padre può divenire reale per l’uomo mortale solo passando per quella personalità dell’uomo che a sua volta effonde questo amore sui suoi simili. Il grande circuito dell’amore parte dal Padre, si espande tramite i figli ai fratelli, e quindi al Supremo. L’amore del Padre appare nella personalità del mortale grazie al ministero dell’Aggiustatore interiore. Un tale figlio che conosce Dio rivela questo amore ai suoi fratelli dell’universo e questo affetto fraterno è l’essenza dell’amore del Supremo.

117:6.11 (1289.4) Non esiste alcun approccio al Supremo se non attraverso l’esperienza, e nelle epoche attuali della creazione ci sono soltanto tre vie di approccio delle creature alla Supremazia:

117:6.12 (1289.5) 1. I Cittadini del Paradiso discendono dall’Isola eterna passando per Havona, dove acquisiscono la capacità di comprendere la Supremazia osservando le differenze di realtà tra il Paradiso ed Havona e scoprendo per esplorazione le molteplici attività delle Personalità Creatrici Supreme, che vanno dagli Spiriti Maestri ai Figli Creatori.

117:6.13 (1289.6) 2. Gli ascendenti del tempo-spazio, che salgono dagli universi evoluzionari dei Creatori Supremi, si avvicinano molto al Supremo quando attraversano Havona come preliminare all’apprezzamento crescente dell’unità della Trinità del Paradiso.

117:6.14 (1289.7) 3. I nativi di Havona acquisiscono una comprensione del Supremo grazie ai contatti con i pellegrini discendenti del Paradiso e con i pellegrini ascendenti dei sette superuniversi. I nativi di Havona sono per natura in condizione di armonizzare i punti di vista essenzialmente differenti dei cittadini dell’Isola eterna e dei cittadini degli universi evoluzionari.

117:6.15 (1290.1) Per le creature evoluzionarie vi sono sette grandi vie di approccio al Padre Universale e ciascuna di queste vie d’ascensione al Paradiso passa per la divinità di uno dei Sette Spiriti Maestri; e ciascuno di questi approcci è reso possibile da un accrescimento della ricettività esperienziale conseguente al fatto che la creatura ha servito nel superuniverso che riflette la natura di quello Spirito Maestro. La somma totale di queste sette esperienze costituisce i limiti attualmente conosciuti della coscienza che una creatura ha della realtà e dell’attualità di Dio il Supremo.

117:6.16 (1290.2) Non sono soltanto i limiti propri dell’uomo che gli impediscono di trovare il Dio finito; è anche l’incompletezza dell’universo. Anche l’incompletezza di tutte le creature — passate, presenti e future — rende il Supremo inaccessibile. Dio il Padre può essere trovato da ogni individuo che ha raggiunto il livello divino di somiglianza con Dio, ma Dio il Supremo non sarà mai personalmente scoperto da una singola creatura prima dell’epoca molto lontana in cui, con il raggiungimento universale della perfezione, tutte le creature lo troveranno simultaneamente.

117:6.17 (1290.3) Nonostante che voi non possiate trovare personalmente il Supremo in quest’era dell’universo come potete trovare e troverete il Padre, il Figlio e lo Spirito, ciò nonostante l’ascensione al Paradiso e la susseguente carriera universale creeranno gradualmente nella vostra coscienza il riconoscimento della presenza universale e dell’azione cosmica del Dio di ogni esperienza. I frutti dello spirito sono la sostanza del Supremo qual è realizzabile nell’esperienza umana.

117:6.18 (1290.4) Il raggiungimento, un giorno, del Supremo da parte dell’uomo è conseguente alla sua fusione con lo spirito della Deità del Paradiso. Negli Urantiani questo spirito è la presenza dell’Aggiustatore del Padre Universale. E benché il Monitore del Mistero provenga dal Padre e sia simile al Padre, noi dubitiamo che anche tale dono divino possa adempiere l’impossibile compito di rivelare la natura del Dio infinito ad una creatura finita. Noi sospettiamo che ciò che gli Aggiustatori riveleranno ai futuri finalitari del settimo stadio sarà la divinità e la natura di Dio il Supremo. E questa rivelazione sarà per una creatura finita quello che la rivelazione dell’Infinito sarebbe per un essere assoluto.

117:6.19 (1290.5) Il Supremo non è infinito, ma ingloba probabilmente tutta l’infinità che una creatura finita potrà mai realmente comprendere. Comprendere più che il Supremo è essere più che finito!

117:6.20 (1290.6) Tutte le creazioni esperienziali sono interdipendenti nella loro realizzazione del destino. Solo la realtà esistenziale è autocontenuta ed autoesistente. Havona ed i sette superuniversi hanno bisogno gli uni degli altri per raggiungere il massimo del compimento finito. Similmente essi dipenderanno un giorno dagli universi futuri dello spazio esterno per la trascendenza finita.

117:6.21 (1290.7) Un ascendente umano può trovare il Padre; Dio è esistenziale e perciò reale indipendentemente dallo status d’esperienza nell’universo totale. Ma nessun singolo ascendente troverà mai il Supremo prima che tutti gli ascendenti abbiano raggiunto quel massimo di maturità universale che li qualificherà per partecipare simultaneamente a questa scoperta.

117:6.22 (1290.8) Il Padre non fa eccezione di persone; tratta ciascuno dei suoi figli ascendenti come individui cosmici. Anche il Supremo non fa eccezione di persone; tratta i suoi figli esperienziali come un solo totale cosmico.

117:6.23 (1290.9) L’uomo può scoprire il Padre nel suo cuore, ma dovrà cercare il Supremo nel cuore di tutti gli altri uomini; e quando tutte le creature riveleranno perfettamente l’amore del Supremo, allora egli diverrà un’attualità universale per tutte le creature. E questo è semplicemente un altro modo di dire che gli universi saranno stabilizzati in luce e vita.

117:6.24 (1291.1) Il raggiungimento di una perfetta autorealizzazione da parte di tutte le personalità ed il raggiungimento di un equilibrio perfezionato in tutti gli universi, equivale al raggiungimento del Supremo e testimonia la liberazione di tutta la realtà finita dai limiti dell’esistenza incompleta. Tale esaurimento di tutti i potenziali finiti porta al raggiungimento completo del Supremo e può essere altrimenti definito come l’attuazione evoluzionaria compiuta dell’Essere Supremo stesso.

117:6.25 (1291.2) Gli uomini non trovano il Supremo in modo improvviso e spettacolare come un terremoto apre fenditure nelle rocce, ma lo trovano lentamente e pazientemente come un fiume erode dolcemente il terreno su cui scorre.

117:6.26 (1291.3) Quando troverete il Padre, troverete la grande causa della vostra ascensione spirituale negli universi. Quando troverete il Supremo, voi scoprirete il grande risultato della vostra carriera di progressione verso il Paradiso.

117:6.27 (1291.4) Ma nessun mortale che conosce Dio può mai essere solo nel suo viaggio attraverso il cosmo, perché sa che il Padre procede al suo fianco ad ogni passo del suo cammino, mentre la via stessa che sta percorrendo è la presenza del Supremo.

7. Il futuro del Supremo

117:7.1 (1291.5) La realizzazione completa di tutti i potenziali finiti equivale al completamento della realizzazione di tutta l’esperienza evoluzionaria. Ciò suggerisce l’emersione finale del Supremo in quanto presenza di una Deità onnipotente negli universi. Noi crediamo che il Supremo, in questo stadio di sviluppo, sarà distintamente personalizzato come lo è il Figlio Eterno, concretamente dotato di potere come l’Isola del Paradiso, completamente unificato come lo è l’Attore Congiunto, e tutto ciò entro i limiti delle possibilità finite della Supremazia al culmine della presente era dell’universo.

117:7.2 (1291.6) Benché questo sia un concetto assolutamente appropriato del futuro del Supremo, noi vorremmo richiamare l’attenzione su alcuni problemi inerenti a questo concetto:

117:7.3 (1291.7) 1. I Supervisori Non Qualificati del Supremo potevano difficilmente essere deitizzati ad uno stadio anteriore alla sua evoluzione completa, e tuttavia questi stessi supervisori esercitano già in modo qualificato la sovranità di supremazia concernente gli universi stabilizzati in luce e vita.

117:7.4 (1291.8) 2. Il Supremo potrebbe difficilmente funzionare nell’Ultimità della Trinità prima di aver raggiunto la sua attualità completa di status universale, e tuttavia l’Ultimità della Trinità è già una realtà qualificata, e voi siete stati informati dell’esistenza dei Vicegerenti Qualificati dell’Ultimo.

117:7.5 (1291.9) 3. Il Supremo non è completamente reale per le creature dell’universo, ma ci sono molte ragioni per dedurre ch’egli sia del tutto reale per la Deità Settupla, che si estende dal Padre Universale del Paradiso ai Figli Creatori ed agli Spiriti Creativi degli universi locali.

117:7.6 (1291.10) Può darsi che ai limiti superiori del finito, dove il tempo si congiunge al tempo trasceso, vi sia una specie di sfumatura e di mescolanza delle sequenze. Può darsi che il Supremo sia capace di prevedere la sua presenza nell’universo su questi livelli supertemporali e poi di anticipare ad un grado limitato la sua evoluzione futura riflettendo questa previsione del futuro sui livelli creati come Immanenza dell’Incompleto Progettato. Tali fenomeni si possono osservare ogni volta che il finito entra in contatto con il superfinito, come nelle esperienze degli esseri umani abitati dagli Aggiustatori di Pensiero, che sono delle vere predizioni dei compimenti universali futuri dell’uomo in tutta l’eternità.

117:7.7 (1292.1) Quando gli ascendenti mortali sono ammessi al corpo finalitario del Paradiso prestano giuramento alla Trinità del Paradiso, e prestando questo giuramento di fedeltà promettono con ciò fedeltà eterna a Dio il Supremo, che è la Trinità qual è compresa da tutte le personalità delle creature finite. In seguito, quando le compagnie di finalitari funzionano in tutti gli universi in evoluzione, sono sottomesse solo agli ordini emanati dal Paradiso fino ai tempi memorabili della stabilizzazione degli universi locali in luce e vita. Via via che le nuove organizzazioni governative di queste creazioni perfezionate cominciano a riflettere la sovranità emergente del Supremo, noi osserviamo che le compagnie finalitarie lontane riconoscono allora l’autorità giurisdizionale di questi nuovi governi. Sembra che Dio il Supremo si stia evolvendo come unificatore del Corpo evoluzionario della Finalità, ma è altamente probabile che il destino eterno di questi sette corpi sarà diretto dal Supremo in quanto membro della Trinità Ultima.

117:7.8 (1292.2) L’Essere Supremo contiene tre possibilità superfinite di manifestazione universale:

117:7.9 (1292.3) 1. La collaborazione absonita nella prima Trinità esperienziale.

117:7.10 (1292.4) 2. La relazione coassoluta nella seconda Trinità esperienziale.

117:7.11 (1292.5) 3. La partecipazione coinfinita nella Trinità delle Trinità, ma noi non abbiamo alcun concetto soddisfacente di che cosa ciò significhi in realtà.

117:7.12 (1292.6) Questa è una delle ipotesi generalmente accettate del futuro del Supremo, ma vi sono anche numerose speculazioni concernenti le sue relazioni con l’attuale grande universo susseguenti al raggiungimento di quest’ultimo dello status di luce e vita.

117:7.13 (1292.7) La meta attuale dei superuniversi, quali sono e nei limiti dei loro potenziali, è di divenire perfetti come Havona. Questa perfezione concerne il completamento fisico e spirituale, ed anche lo sviluppo dell’amministrazione, del governo e dello spirito fraterno. Noi crediamo che nelle ere future le possibilità di disarmonia, di disadattamento e di sregolatezza avranno finalmente termine nei superuniversi. I circuiti dell’energia saranno in perfetto equilibrio e completamente sottomessi alla mente, mentre lo spirito, in presenza della personalità, avrà raggiunto il dominio della mente.

117:7.14 (1292.8) S’ipotizza che in quest’epoca molto lontana la persona spirituale del Supremo ed il potere acquisito dell’Onnipotente avranno raggiunto uno sviluppo coordinato, e che entrambi, unificati nella e dalla Mente Suprema, diverranno fattuali come Essere Supremo, un’attualità completata negli universi — un’attualità che sarà osservabile da tutte le intelligenze delle creature, che provocherà la reazione di tutte le energie create, che sarà coordinata in tutte le entità spirituali, e di cui faranno l’esperienza tutte le personalità dell’universo.

117:7.15 (1292.9) Questo concetto implica la sovranità effettiva del Supremo nel grande universo. È del tutto probabile che gli attuali amministratori della Trinità proseguiranno nelle loro funzioni quali suoi vicegerenti, ma noi crediamo che le attuali demarcazioni tra i sette superuniversi scompariranno gradualmente e che l’intero grande universo funzionerà come un insieme perfezionato.

117:7.16 (1292.10) È possibile che il Supremo possa allora risiedere personalmente su Uversa, la capitale di Orvonton, da dove dirigerà l’amministrazione delle creazioni del tempo, ma questa in realtà è solo un’ipotesi. Certamente, tuttavia, la personalità dell’Essere Supremo sarà contattabile in modo definito in un luogo specifico, sebbene l’ubiquità della sua presenza di Deità continuerà probabilmente a permeare l’universo degli universi. Quale sarà la relazione dei cittadini del superuniverso di quell’epoca con il Supremo non lo sappiamo, ma potrebbe essere qualcosa di simile all’attuale relazione tra i nativi di Havona e la Trinità del Paradiso.

117:7.17 (1293.1) Il grande universo perfezionato di quei tempi futuri sarà notevolmente differente da quello che è ora. Le entusiasmanti avventure dell’organizzazione delle galassie dello spazio, l’impianto della vita sui mondi incerti del tempo e lo sviluppo dell’armonia dal caos, della bellezza dai potenziali, della verità dai significati e della bontà dai valori, saranno finiti. Gli universi del tempo avranno raggiunto il completamento del loro destino finito! E forse vi sarà un intervallo di riposo, di distensione, nell’interminabile lotta per la perfezione evoluzionaria. Ma non per lungo tempo! Certamente, sicuramente ed inesorabilmente l’enigma della Deità emergente di Dio l’Ultimo stimolerà questi cittadini perfezionati degli universi stabilizzati, esattamente come i loro antenati evoluzionari in lotta furono un tempo stimolati dalla ricerca di Dio il Supremo. Il sipario del destino cosmico si aprirà per rivelare la grandiosità trascendente dell’affascinante ricerca absonita per il raggiungimento del Padre Universale su quei nuovi e più elevati livelli, rivelati nell’esperienza ultima delle creature.

117:7.18 (1293.2) [Patrocinato da un Possente Messaggero in soggiorno temporaneo su Urantia.]

Fascicolo 118 - Il Supremo e l’Ultimo — tempo e spazio

Il Libro di Urantia

Fascicolo 118

Il Supremo e l’Ultimo — tempo e spazio

118:0.1 (1294.1) RIGUARDO alle diverse nature della Deità, si può dire che:

118:0.2 (1294.2) 1. Il Padre è l’io autoesistente.

118:0.3 (1294.3) 2. Il Figlio è l’io coesistente.

118:0.4 (1294.4) 3. Lo Spirito è l’io esistente congiuntamente.

118:0.5 (1294.5) 4. Il Supremo è l’io esperienziale-evoluzionario.

118:0.6 (1294.6) 5. Il Settuplo è la divinità autodistributiva.

118:0.7 (1294.7) 6. L’Ultimo è l’io trascendentale-esperienziale.

118:0.8 (1294.8) 7. L’Assoluto è l’io esistenziale-esperienziale.

118:0.9 (1294.9) Mentre Dio il Settuplo è indispensabile al completamento evoluzionario del Supremo, il Supremo è pure indispensabile all’emersione finale dell’Ultimo. E la presenza duale del Supremo e dell’Ultimo costituisce l’associazione basilare della Deità subassoluta e derivata, perché essi sono interdipendenti e complementari nel compimento del destino. Insieme essi costituiscono il ponte esperienziale che collega gli inizi ed i completamenti di ogni crescita creativa nell’universo maestro.

118:0.10 (1294.10) La crescita creativa è incessante, ma sempre soddisfacente; è infinita in estensione, ma sempre punteggiata da quei momenti di soddisfazione della personalità nel raggiungimento di mete provvisorie che servono così efficacemente da preludio alla mobilitazione per nuove avventure di crescita cosmica, di esplorazione universale e di raggiungimento della Deità.

118:0.11 (1294.11) Benché il dominio della matematica sia costellato di limiti qualitativi, esso offre alla mente finita una base concettuale per contemplare l’infinità. Non c’è alcun limite quantitativo per i numeri, anche nella comprensione di una mente finita. Per quanto grande sia il numero concepito, voi potete sempre immaginare di aggiungervi un’unità. Ed inoltre potete comprendere che esso è al di sotto dell’infinità, perché per quante volte voi ripetiate questa addizione al numero, potete sempre aggiungerne uno di più.

118:0.12 (1294.12) Allo stesso tempo le serie infinite possono essere totalizzate ad un dato punto qualunque, e questo totale (o più esattamente un subtotale) procura ad una data persona, in un dato momento e status, la pienezza della dolcezza di aver raggiunto una meta. Ma presto o tardi questa stessa persona comincia a desiderare ed a bramare mete nuove e più grandi, e tali avventure di crescita si rinnoveranno eternamente nella pienezza dei tempi e nei cicli dell’eternità.

118:0.13 (1294.13) Ogni era successiva dell’universo è il preludio dell’era seguente di crescita cosmica, ed ogni epoca dell’universo fornisce un destino immediato a tutti gli stadi precedenti. Havona, in sé e per sé, è una creazione perfetta ma limitata nella sua perfezione. La perfezione di Havona, che si estende nei superuniversi evoluzionari, vi trova non soltanto un destino cosmico, ma anche la liberazione dai limiti dell’esistenza preevoluzionaria.

1. Il tempo e l’eternità

118:1.1 (1295.1) È utile, per il suo orientamento cosmico, che l’uomo giunga a tutta la comprensione possibile della relazione della Deità con il cosmo. Mentre la Deità assoluta è eterna per natura, gli Dei sono collegati al tempo in quanto esperienza nell’eternità. Negli universi evoluzionari l’eternità è la perpetuità temporale — l’eterno ora.

118:1.2 (1295.2) La personalità della creatura mortale può divenire eterna autoidentificandosi con lo spirito interiore mediante la tecnica consistente nello scegliere di fare la volontà del Padre. Tale consacrazione della volontà equivale alla realizzazione di un proposito di realtà eterna. Ciò significa che il proposito della creatura è divenuto stabile in rapporto alla successione dei momenti; in altri termini, che la successione dei momenti non subirà alcun cambiamento nel proposito della creatura. Un milione o un miliardo di momenti non fanno alcuna differenza. I numeri hanno cessato di avere un significato riguardo al proposito della creatura. In tal modo la scelta della creatura, aggiungendosi alla scelta di Dio si traduce nelle realtà eterne dell’unione senza fine tra lo spirito di Dio e la natura dell’uomo, nel servizio perpetuo dei figli di Dio e del loro Padre del Paradiso.

118:1.3 (1295.3) In ogni dato intelletto esiste una relazione diretta tra la maturità e la coscienza di un’unità di tempo. Questa unità di tempo può essere un giorno, un anno od un periodo più lungo, ma è inevitabilmente il criterio con il quale l’io cosciente valuta le circostanze della vita e con il quale l’intelletto che concepisce misura e valuta i fatti dell’esistenza temporale.

118:1.4 (1295.4) L’esperienza, la saggezza ed il giudizio sono gli elementi concomitanti del prolungamento dell’unità di tempo nell’esperienza dei mortali. Quando la mente umana ritorna al passato, valuta l’esperienza precedente allo scopo di confrontarla con una situazione presente. Quando la mente si volge al futuro tenta di valutare il significato futuro di un’azione possibile. Ed avendo così considerato con esperienza e saggezza, la volontà umana esercita un giudizio-decisione nel presente, ed il piano d’azione nato in tal modo dal passato e dal futuro diviene esistente.

118:1.5 (1295.5) Nella maturità dell’io in sviluppo il passato ed il futuro sono riuniti per illuminare il vero significato del presente. Via via che l’io matura si rivolge sempre più all’esperienza del passato, mentre le sue sagge previsioni cercano di penetrare sempre più profondamente nel futuro sconosciuto. E a mano a mano che l’io che concepisce si estende sempre più nel passato e nel futuro il suo giudizio dipende sempre meno dal presente momentaneo. In questo modo la decisione-azione comincia a sfuggire ai legami del presente in svolgimento, mentre comincia ad assumere gli aspetti del significato passato-futuro.

118:1.6 (1295.6) La pazienza è esercitata dai mortali le cui unità di tempo sono brevi; la vera maturità trascende la pazienza mediante una tolleranza originata da una reale comprensione.

118:1.7 (1295.7) Divenire maturi è vivere più intensamente nel presente ed allo stesso tempo sfuggire ai limiti del presente. I piani della maturità, fondati sull’esperienza passata, si realizzano nel presente in modo da elevare i valori del futuro.

118:1.8 (1295.8) L’unità di tempo dell’immaturità concentra i significati-valori nel momento presente in maniera tale da separare il presente della sua vera relazione con il non presente — il passato-futuro. L’unità di tempo della maturità è proporzionata per rivelare la relazione coordinata del passato-presente-futuro in modo tale che l’io comincia ad acquisire la visione della totalità degli eventi, comincia a vedere l’insieme del tempo dalla prospettiva panoramica degli orizzonti ampliati, e comincia forse a sospettare il continuum eterno senza inizio e senza fine, i cui frammenti sono chiamati tempo.

118:1.9 (1296.1) Sui livelli dell’infinito e dell’assoluto il momento del presente contiene tutto il passato così come tutto il futuro. IO SONO significa anche IO ERO e IO SARÒ, e ciò rappresenta il nostro concetto migliore dell’eternità e dell’eterno.

118:1.10 (1296.2) Sul livello assoluto ed eterno la realtà potenziale è significativa quanto la realtà attuale. Solo sul livello finito e per le creature legate al tempo sembra esserci una grande differenza. Per Dio, in quanto assoluto, un mortale ascendente che ha preso la decisione eterna è già un finalitario del Paradiso. Ma il Padre Universale, grazie agli Aggiustatori di Pensiero interiori, non è limitato in questo modo nella sua consapevolezza, ma può anche essere a conoscenza di ogni lotta temporale concernente i problemi dell’ascensione delle creature dai livelli dell’esistenza in cui assomigliano ad animali a quelli in cui assomigliano a Dio, e può partecipare a questa lotta.

2. L’onnipresenza e l’ubiquità

118:2.1 (1296.3) L’ubiquità della Deità non deve essere confusa con l’ultimità dell’onnipresenza divina. È volontà del Padre Universale che il Supremo, l’Ultimo e l’Assoluto compensino, coordinino ed unifichino la sua ubiquità nel tempo-spazio e la sua onnipresenza nel tempo-spazio trasceso con la sua presenza assoluta ed universale senza tempo e senza spazio. Voi dovreste ricordarvi che, mentre l’ubiquità della Deità può essere molto spesso associata allo spazio, non è necessariamente condizionata dal tempo.

118:2.2 (1296.4) In quanto ascendenti mortali e morontiali voi discernete progressivamente Dio grazie al ministero di Dio il Settuplo. Per mezzo di Havona voi scoprite Dio il Supremo. In Paradiso lo trovate come persona e poi come finalitari tenterete subito di conoscerlo come Ultimo. Essendo finalitari, sembrerebbe esserci una sola via da seguire dopo aver raggiunto l’Ultimo, e cioè quella di cominciare la ricerca dell’Assoluto. Nessun finalitario sarà disturbato dalle incertezze del raggiungimento dell’Assoluto della Deità, poiché alla fine dell’ultima e suprema delle ascensioni egli avrà incontrato Dio il Padre. Tali finalitari crederanno certamente che, anche se riuscissero a trovare Dio l’Assoluto, scoprirebbero solo lo stesso Dio, il Padre del Paradiso che manifesta se stesso su livelli più vicini all’infinito e all’universale. Indubbiamente il raggiungimento di Dio nell’assoluto rivelerebbe l’Antenato Primordiale degli universi così come il Padre Finale delle personalità.

118:2.3 (1296.5) Dio il Supremo può non essere una dimostrazione dell’onnipresenza della Deità nel tempo-spazio, ma è letteralmente una manifestazione dell’ubiquità divina. Tra la presenza spirituale del Creatore e le manifestazioni materiali della creazione esiste un vasto dominio del divenire ubiquitario — l’emersione universale della Deità evoluzionaria.

118:2.4 (1296.6) Se Dio il Supremo assumerà il controllo diretto degli universi del tempo e dello spazio noi siamo convinti che questa amministrazione divina funzionerà sotto il supercontrollo dell’Ultimo. In tal caso Dio l’Ultimo comincerebbe a divenire manifesto agli universi del tempo in quanto Onnipotente trascendentale (l’Onnipotente) esercitante il supercontrollo del supertempo e dello spazio trasceso relativo alle funzioni amministrative dell’Onnipotente Supremo.

118:2.5 (1297.1) La mente del mortale può chiedersi, come facciamo noi: se l’evoluzione di Dio il Supremo nell’autorità amministrativa del grande universo è accompagnata da accresciute manifestazioni di Dio l’Ultimo, un’emersione corrispondente di Dio l’Ultimo negli universi postulati dello spazio esterno sarà accompagnata da rivelazioni simili ed elevate di Dio l’Assoluto? In realtà noi non lo sappiamo.

3. Le relazioni tra il tempo e lo spazio

118:3.1 (1297.2) Solo per mezzo dell’ubiquità la Deità ha potuto unificare le manifestazioni del tempo-spazio con la concezione finita, perché il tempo è una successione d’istanti mentre lo spazio è un sistema di punti associati. Dopotutto voi percepite il tempo per analisi e lo spazio per sintesi. Voi coordinate ed associate questi due concetti dissimili mediante il discernimento integratore della personalità. In tutto il mondo animale soltanto l’uomo possiede questa facoltà di percepire il tempo-spazio. Per un animale il movimento ha un significato, ma il movimento acquista un valore soltanto per una creatura avente status di personalità.

118:3.2 (1297.3) Le cose sono condizionate dal tempo, ma la verità è fuori del tempo. Più voi conoscete la verità, più siete la verità, più potete intendere il passato e comprendere il futuro.

118:3.3 (1297.4) La verità è incrollabile — eternamente esente da tutte le vicissitudini transitorie, sebbene mai inerte e formale, ma sempre vibrante e adattabile — fulgidamente viva. Ma quando la verità è legata ai fatti, allora il tempo e lo spazio condizionano i suoi significati e mettono in correlazione i suoi valori. Queste realtà della verità unite ai fatti divengono dei concetti e sono di conseguenza relegate nel dominio delle realtà cosmiche relative.

118:3.4 (1297.5) Il legame della verità assoluta ed eterna del Creatore con l’esperienza effettiva della creatura finita e temporale fa apparire un nuovo valore emergente del Supremo. Il concetto del Supremo è essenziale per la coordinazione del mondo superiore divino ed immutabile con il mondo inferiore finito e sempre mutevole.

118:3.5 (1297.6) Tra tutte le cose non assolute lo spazio è il più vicino ad essere assoluto. Lo spazio è in apparenza assolutamente ultimo. La vera difficoltà che noi abbiamo a comprendere lo spazio sul livello materiale è dovuta al fatto che, mentre i corpi materiali esistono nello spazio, lo spazio esiste anche in questi stessi corpi materiali. Anche se ci sono molte cose dello spazio che sono assolute, ciò non significa che lo spazio sia assoluto.

118:3.6 (1297.7) Per comprendere le relazioni dello spazio può essere utile immaginare che, relativamente parlando, lo spazio è dopotutto una proprietà di tutti i corpi materiali. Quindi, quando un corpo si muove nello spazio, porta con sé anche tutte le sue proprietà, anche lo spazio che è in questo corpo in movimento e ne fa parte.

118:3.7 (1297.8) Tutti i modelli della realtà occupano spazio sui livelli materiali, ma i modelli spirituali esistono soltanto in relazione allo spazio; essi non occupano né spostano spazio, né lo contengono. Ma per noi l’enigma principale dello spazio concerne il modello di un’idea. Quando entriamo nel dominio mentale noi incontriamo molti enigmi. Il modello — la realtà — di un’idea occupa spazio? In realtà non lo sappiamo, benché siamo certi che un modello d’idea non contiene spazio. Ma non sarebbe prudente postulare che l’immateriale è sempre non spaziale.

4. La causalità primaria e secondaria

118:4.1 (1298.1) Molte delle difficoltà teologiche e dei dilemmi metafisici dell’uomo mortale sono dovuti alla sua errata collocazione della personalità della Deità ed alla conseguente assegnazione di attributi infiniti ed assoluti alla Divinità subordinata e alla Deità evoluzionaria. Voi non dovete dimenticare che, mentre esiste certamente una vera Causa Prima, c’è anche una moltitudine di cause coordinate e subordinate, cause sia associate che secondarie.

118:4.2 (1298.2) La distinzione essenziale tra cause prime e cause seconde è che le cause prime producono effetti originali che sono privi dell’eredità di fattori derivati da una qualunque causalità antecedente. Le cause secondarie producono effetti che rivelano invariabilmente l’eredità di un’altra causa precedente.

118:4.3 (1298.3) I potenziali puramente statici inerenti all’Assoluto Non Qualificato reagiscono alle cause dell’Assoluto della Deità che sono prodotte dall’azione della Trinità del Paradiso. In presenza dell’Assoluto Universale questi potenziali statici impregnati di causalità diventano subito attivi e sensibili all’influenza di certi agenti trascendentali, le cui azioni portano alla trasmutazione di questi potenziali attivi nello status di vere possibilità universali di sviluppo, di capacità attualizzate di crescita. È su questi potenziali maturati che i creatori ed i controllori del grande universo recitano il dramma senza fine dell’evoluzione cosmica.

118:4.4 (1298.4) Se non si tiene conto degli esistenziali, la causalità ha una triplice costituzione di base. Come essa opera in quest’era dell’universo e concernendo il livello finito dei sette superuniversi, può essere concepita come segue:

118:4.5 (1298.5) 1. Attivazione dei potenziali statici. Stabilire il destino nell’Assoluto Universale mediante le azioni dell’Assoluto della Deità, operante nel e sull’Assoluto Non Qualificato, in conseguenza degli ordini volitivi della Trinità del Paradiso.

118:4.6 (1298.6) 2. L’eventuarsi delle capacità universali. Ciò implica la trasformazione dei potenziali indifferenziati in piani separati e definiti. Questo è l’atto dell’Ultimità della Deità e dei molteplici agenti del livello trascendentale. Questi atti anticipano perfettamente i bisogni futuri dell’intero universo maestro. È in connessione con la segregazione dei potenziali che gli Architetti dell’Universo Maestro esistono in quanto vere personificazioni del concetto di Deità degli universi. I loro piani sembrano essere estremamente limitati in estensione nello spazio dal concetto della periferia dell’universo maestro, ma in quanto piani essi non sono condizionati altrimenti dal tempo o dallo spazio.

118:4.7 (1298.7) 3. Creazione ed evoluzione degli attuali universali. È su un cosmo impregnato dalla presenza dell’Ultimità della Deità produttrice di capacità che i Creatori Supremi operano per effettuare nel tempo le trasmutazioni dei potenziali maturi in attuali esperienziali. All’interno dell’universo maestro ogni attuazione della realtà potenziale è limitata dalla capacità ultima di sviluppo ed è condizionata dal tempo-spazio negli stadi finali della sua emersione. I Figli Creatori che escono dal Paradiso sono in attualità dei creatori trasformatori in senso cosmico. Ma ciò non invalida in alcun modo il concetto dei creatori che gli uomini se ne fanno; dal punto di vista finito essi certamente possono creare e lo fanno.

5. L’onnipotenza e la co-possibilità

118:5.1 (1299.1) L’onnipotenza della Deità non implica il potere di fare ciò che non si può fare. All’interno del tempo-spazio e dal punto di vista intellettuale della comprensione umana, anche il Dio infinito non può creare cerchi quadrati o produrre del male che sia per natura buono. Dio non può fare cose non divine. Questa contraddizione di termini filosofici equivale ad una non entità ed implica che niente è stato creato in questo modo. Un tratto di carattere di una personalità non può essere allo stesso tempo divino e non divino. La co-possibilità è innata nel potere divino. E tutto ciò deriva dal fatto che l’onnipotenza non solo crea cose aventi una natura, ma dà anche origine alla natura di tutte le cose e di tutti gli esseri.

118:5.2 (1299.2) All’inizio il Padre fa tutto, ma via via che il panorama dell’eternità si dispiega in risposta alla volontà e ai mandati dell’Infinito, diventa sempre più evidente che le creature, anche gli uomini, devono divenire collaboratori di Dio nella realizzazione della finalità del destino. E ciò è vero anche nella vita nella carne; quando l’uomo e Dio entrano in associazione, nessun limite può essere posto alle possibilità future di questa associazione. Quando l’uomo si rende conto che il Padre Universale è il suo partner nella progressione eterna, quando si fonde con la presenza interiore del Padre, egli ha spezzato in spirito i legami del tempo ed è già entrato nelle progressioni dell’eternità alla ricerca del Padre Universale.

118:5.3 (1299.3) La coscienza del mortale passa dai fatti ai significati e poi ai valori. La coscienza del Creatore procede dal valore dell’idea, passa per il significato della parola e giunge al fatto dell’azione. Dio deve sempre agire per superare il punto morto dell’unità non qualificata inerente all’infinità esistenziale. La Deità deve sempre fornire l’universo modello, le personalità perfette, la verità, la bellezza e la bontà originali che tutte le creazioni subdivine si sforzano di raggiungere. Dio deve sempre trovare prima l’uomo perché l’uomo possa poi trovare Dio. Deve sempre esserci un Padre Universale prima che possa esistere una filiazione universale e la conseguente fratellanza universale.

6. L’onnipotenza e l’onnifacenza

118:6.1 (1299.4) Dio è veramente onnipotente, ma non è onnifacente — egli non fa personalmente tutto ciò che viene fatto. L’onnipotenza ingloba il potenziale di potere dell’Onnipotente Supremo e dell’Essere Supremo, ma gli atti volitivi di Dio il Supremo non sono le azioni personali di Dio l’Infinito.

118:6.2 (1299.5) Sostenere l’onnifacenza della Deità primordiale equivarrebbe a privare delle loro competenze quasi un milione di Figli Creatori Paradisiaci, senza menzionare le innumerevoli schiere di vari altri ordini di assistenti creativi che collaborano con loro. Nell’intero universo c’è soltanto una Causa non causata. Tutte le altre cause sono derivate da quest’unica Prima Grande Sorgente e Centro. E niente di questa filosofia fa violenza al libero arbitrio delle miriadi di figli della Deità disseminati in un immenso universo.

118:6.3 (1299.6) In un quadro locale la volizione può sembrare funzionare come causa non causata, ma essa presenta infallibilmente dei fattori ereditari che stabiliscono delle relazioni con la Causa Prima unica, originale ed assoluta.

118:6.4 (1299.7) Ogni volizione è relativa. In senso originario solo il Padre-IO SONO possiede finalità di volizione; in senso assoluto solo il Padre, il Figlio e lo Spirito esercitano le prerogative di una volizione non condizionata dal tempo e non limitata dallo spazio. L’uomo mortale è dotato di libero arbitrio, del potere di scelta, e benché tale scelta non sia assoluta, tuttavia è relativamente finale sul livello finito ed in ciò che concerne il destino della personalità che sceglie.

118:6.5 (1300.1) La volizione, su qualunque livello che non raggiunge l’assoluto, incontra dei limiti che sono inerenti alla personalità stessa che esercita il potere di scelta. L’uomo non può scegliere oltre il dominio di ciò che è sceglibile. Non può, per esempio, scegliere di essere una cosa diversa da un essere umano, salvo che può decidere di divenire più che un uomo. Può scegliere d’intraprendere l’ascensione dell’universo, ma questo avviene perché la scelta umana e la volontà divina vengono a coincidere su questo punto. E ciò che un figlio desidera e che il Padre vuole certamente avverrà.

118:6.6 (1300.2) Nella vita dei mortali si aprono e si chiudono continuamente delle linee di condotta opzionali, e durante i periodi in cui la scelta è possibile la personalità umana decide costantemente tra queste numerose linee d’azione. La volizione temporale è legata al tempo e deve attendere lo scorrere del tempo per trovare l’occasione di esprimersi. La volizione spirituale ha cominciato a gustare la liberazione dai limiti del tempo, perché è riuscita a sfuggire parzialmente alla sequenza del tempo, e ciò avviene perché la volizione spirituale si autoidentifica con la volontà di Dio.

118:6.7 (1300.3) La volizione, l’atto di scegliere, deve funzionare nel quadro universale che si è attuato in risposta a scelte superiori e precedenti. L’intero campo della volontà umana è strettamente limitato al finito, salvo che per un particolare: quando l’uomo sceglie di trovare Dio e di essere simile a lui, tale scelta è superfinita; solo l’eternità può rivelare se questa scelta è anche superabsonita.

118:6.8 (1300.4) Riconoscere l’onnipotenza della Deità è godere la certezza nella vostra esperienza di cittadinanza cosmica, è possedere l’assicurazione della sicurezza nel lungo viaggio verso il Paradiso. Ma accettare il sofisma dell’onnifacenza è abbracciare l’errore colossale del panteismo.

7. L’onniscienza e la predestinazione

118:7.1 (1300.5) La funzione della volontà del Creatore e della volontà della creatura nel grande universo è esercitata nei limiti e secondo le possibilità stabilite dagli Architetti Maestri. La predeterminazione di questi limiti massimi, tuttavia, non sminuisce minimamente la sovranità della volontà della creatura all’interno di questi confini. Né la preconoscenza ultima — il pieno riconoscimento di ogni scelta finita — costituisce un’abrogazione della volizione finita. Un essere umano maturo e lungimirante può essere in grado di prevedere molto esattamente la decisione di un associato più giovane, ma questa preconoscenza non toglie nulla alla libertà e all’autenticità della decisione stessa. Gli Dei hanno saggiamente limitato il campo d’azione della volontà immatura, ma ciò nonostante, all’interno di questi limiti definiti, essa resta una vera volontà.

118:7.2 (1300.6) Anche la correlazione suprema di ogni scelta passata, presente e futura non invalida l’autenticità di tali scelte. Essa indica piuttosto la tendenza preordinata del cosmo e rivela la preconoscenza di quegli esseri volitivi che possono scegliere o meno di divenire parti contributive dell’attuazione esperienziale di tutta la realtà.

118:7.3 (1300.7) L’errore nella scelta finita è legato al tempo e limitato dal tempo. Essa può esistere soltanto nel tempo e all’interno della presenza in evoluzione dell’Essere Supremo. Questa scelta errata è possibile nel tempo e indica (oltre all’incompletezza del Supremo) quella certa gamma di scelta di cui le creature immature devono essere dotate per beneficiare della progressione nell’universo prendendo contatto per loro libero arbitrio con la realtà.

118:7.4 (1301.1) Il peccato, nello spazio condizionato dal tempo, prova chiaramente la libertà temporale — ed anche la licenza — della volontà finita. Il peccato indica l’immaturità abbagliata dalla libertà della volontà relativamente sovrana della personalità, che non riesce a percepire gli obblighi e i doveri supremi della cittadinanza cosmica.

118:7.5 (1301.2) L’iniquità nei domini finiti rivela la realtà transitoria di ogni individualità non identificata con Dio. Soltanto quando una creatura s’identifica con Dio diviene veramente reale negli universi. La personalità finita non è creata da se stessa, ma nel quadro superuniversale della scelta determina essa stessa il proprio destino.

118:7.6 (1301.3) Il conferimento della vita rende i sistemi materiali-energetici capaci di autoperpetuarsi, di autopropagarsi e di autoadattarsi. Il conferimento della personalità trasmette agli organismi viventi prerogative addizionali di autodeterminazione, autoevoluzione ed autoidentificazione con uno spirito della Deità capace di fusione.

118:7.7 (1301.4) Gli organismi viventi subpersonali rivelano una mente attivante l’energia-materia, prima come controllori fisici e poi come spiriti aiutanti della mente. Il dono della personalità viene dal Padre e trasmette al sistema vivente prerogative uniche di scelta. Ma se la personalità ha la prerogativa di esercitare la scelta volitiva dell’identificazione con la realtà, e se questa è una scelta sincera e libera, allora la personalità in evoluzione deve anche avere la scelta possibile di autoconfondersi, autodisgregarsi ed autodistruggersi. La possibilità cosmica di autodistruzione non può essere evitata se si vuole che la personalità in evoluzione sia veramente libera nell’esercizio della sua volontà finita.

118:7.8 (1301.5) Perciò la sicurezza è accresciuta se si restringono i limiti della scelta personale su tutti i livelli inferiori dell’esistenza. La scelta diviene sempre più libera via via che si ascende negli universi. La scelta infine si avvicina alla libertà divina quando la personalità ascendente raggiunge lo status della divinità, la supremazia della consacrazione ai propositi dell’universo, il raggiungimento della saggezza cosmica e l’identificazione finale della creatura con la volontà e le vie di Dio.

8. Il controllo ed il supercontrollo

118:8.1 (1301.6) Nelle creazioni del tempo-spazio il libero arbitrio è vincolato da restrizioni, da limitazioni. L’evoluzione della vita materiale è prima meccanica, poi attivata dalla mente, e (dopo il conferimento della personalità) può essere governata dallo spirito. L’evoluzione organica sui mondi abitati è fisicamente limitata dai potenziali degli impianti originali di vita fisica dei Portatori di Vita.

118:8.2 (1301.7) L’uomo mortale è una macchina, un meccanismo vivente; le sue radici sono veramente nel mondo fisico dell’energia. Molte reazioni umane sono di natura meccanica; gran parte della vita è simile ad una macchina. Ma l’uomo, che è un meccanismo, è molto più di una macchina; egli è dotato di una mente ed è abitato dallo spirito. E benché nel corso della sua vita materiale non possa mai sfuggire al meccanismo chimico ed elettrico della sua esistenza, può imparare a subordinare sempre di più questo meccanismo di vita fisica alla saggezza direttrice dell’esperienza mediante il processo consistente nel consacrare la mente umana ad eseguire gli incitamenti spirituali dell’Aggiustatore di Pensiero interiore.

118:8.3 (1301.8) Lo spirito libera, ed il meccanismo limita, la funzione della volontà. La scelta imperfetta, non controllata dal meccanismo e non identificata con lo spirito, è pericolosa ed instabile. Il dominio meccanico assicura stabilità a spese del progresso. L’alleanza con lo spirito libera la scelta dal livello fisico ed allo stesso tempo assicura la stabilità divina prodotta da un accresciuto discernimento universale e da una maggiore comprensione cosmica.

118:8.4 (1302.1) Il grande pericolo che minaccia la creatura quando giunge a liberarsi dai legami del meccanismo vitale è che non riesca a compensare questa perdita di stabilità effettuando un collegamento funzionale armonioso con lo spirito. La scelta della creatura, quando è relativamente liberata dalla stabilità meccanica, potrebbe tentare un’ulteriore liberazione, indipendentemente da una maggiore identificazione con lo spirito.

118:8.5 (1302.2) L’intero principio di evoluzione biologica rende impossibile per l’uomo primitivo apparire sui mondi abitati dotato di un grande autodominio. Perciò lo stesso piano creativo che ha proposto l’evoluzione fornisce anche quelle restrizioni esteriori di tempo e di spazio, di fame e di paura, che circoscrivono efficacemente il campo delle scelte subspirituali di queste creature non istruite. Via via che la mente dell’uomo riesce a superare barriere sempre più difficili, questo stesso piano creativo ha anche disposto la lenta accumulazione dell’eredità razziale di saggezza esperienziale faticosamente acquisita — in altri termini, il mantenimento di un equilibrio tra le restrizioni esterne in diminuzione e le restrizioni interne in aumento.

118:8.6 (1302.3) La lentezza dell’evoluzione, del progresso culturale umano, testimonia l’efficacia di questo freno — l’inerzia materiale — che agisce così potentemente per rallentare le velocità pericolose del progresso. In tal modo il tempo stesso smorza e ripartisce le conseguenze altrimenti letali dello sfuggire prematuro alle barriere che circondano da vicino l’attività umana. Perché, quando la cultura progredisce troppo rapidamente, quando i risultati materiali superano l’evoluzione della saggezza adoratrice, allora la civiltà contiene in se stessa i germi della recessione. A meno che questa civiltà non sia rafforzata dal rapido accrescimento di saggezza esperienziale, tali società umane recederanno dai livelli elevati ma prematuri che hanno raggiunto, e le “ere oscure” dell’interregno della saggezza vedranno l’inesorabile ritorno dello squilibrio tra l’autolibertà e l’autocontrollo.

118:8.7 (1302.4) L’iniquità di Caligastia fu di bypassare il regolatore del tempo della liberazione umana progressiva — di distruggere arbitrariamente le barriere restrittive, barriere che le menti dei mortali di quel tempo non avevano esperienzialmente superato.

118:8.8 (1302.5) La mente che può abbreviare parzialmente il tempo e lo spazio prova, con questo stesso atto, che possiede in se stessa i germi della saggezza che possono efficacemente servire in luogo della barriera trascesa della restrizione.

118:8.9 (1302.6) Lucifero cercò similmente di frantumare il regolatore del tempo che operava da freno al raggiungimento prematuro di certe libertà nel sistema locale. Un sistema locale stabilizzato in luce e vita ha acquisito esperienzialmente quei punti di vista e quelle prospettive che rendono possibile la messa in atto di molte tecniche che sconvolgerebbero e distruggerebbero lo stesso regno nelle ere che precedono la stabilizzazione.

118:8.10 (1302.7) Via via che l’uomo si libera dai vincoli della paura, che collega i continenti e gli oceani con le sue macchine e le generazioni ed i secoli con i suoi scritti, deve sostituire ogni restrizione trascesa con una restrizione nuova e volontariamente assunta in accordo con i dettati morali della saggezza umana in espansione. Queste restrizioni autoimposte sono ad un tempo i più potenti ed i più modesti di tutti i fattori della civiltà umana — i concetti di giustizia e gli ideali di fratellanza. L’uomo qualifica anche se stesso per sopportare le restrizioni della misericordia quando osa amare i suoi simili, mentre raggiunge gli inizi della fratellanza spirituale quando decide di accordare loro il trattamento che egli vorrebbe fosse accordato a lui, lo stesso trattamento ch’egli ritiene che Dio accorderebbe loro.

118:8.11 (1303.1) Una reazione automatica dell’universo è stabile e, sotto certe forme, continuativa nel cosmo. Una personalità che conosce Dio e desidera fare la sua volontà, che ha intuizione spirituale, è divinamente stabile ed eternamente esistente. La grande avventura dell’uomo nell’universo consiste nel transito della sua mente mortale dalla stabilità della statica meccanica alla divinità della dinamica spirituale, e raggiunge questa trasformazione mediante la forza e la perseveranza delle proprie decisioni di personalità, in ciascuna delle situazioni della vita, dichiarando: “È mia volontà che sia fatta la tua volontà.”

9. I meccanismi dell’universo

118:9.1 (1303.2) Il tempo e lo spazio sono un meccanismo congiunto dell’universo maestro. Essi sono i dispositivi che consentono alle creature finite di coesistere nel cosmo con l’Infinito. Le creature finite sono efficacemente isolate dai livelli assoluti per mezzo del tempo e dello spazio. Ma questi mezzi d’isolamento, senza dei quali nessun mortale potrebbe esistere, operano direttamente per limitare il campo dell’azione finita. Senza di essi nessuna creatura potrebbe agire, ma per mezzo di essi gli atti di ogni creatura sono nettamente limitati.

118:9.2 (1303.3) I meccanismi prodotti dalle menti superiori funzionano per liberare le loro sorgenti creative, ma in una certa misura limitano invariabilmente l’azione di tutte le intelligenze subordinate. Per le creature degli universi questa limitazione diviene apparente come meccanismo degli universi. L’uomo non dispone di un libero arbitrio senza limiti; ci sono dei limiti alla sua gamma di scelta, ma nell’ambito di questa scelta la sua volontà è relativamente sovrana.

118:9.3 (1303.4) Il meccanismo vitale della personalità dei mortali, il corpo umano, è il prodotto di un disegno creativo supermortale; perciò non può mai essere perfettamente controllato dall’uomo stesso. Soltanto quando l’uomo ascendente, in collegamento con l’Aggiustatore fuso, creerà da se stesso il meccanismo d’espressione della personalità, giungerà a controllarlo perfettamente.

118:9.4 (1303.5) Il grande universo è un meccanismo come pure un organismo; esso è meccanico e vivente — un meccanismo vivente attivato da una Mente Suprema, che si coordina con uno Spirito Supremo e che trova espressione sui livelli massimi di unificazione del potere e della personalità come Essere Supremo. Ma negare il meccanismo della creazione finita è negare il fatto e disconoscere la realtà.

118:9.5 (1303.6) I meccanismi sono il prodotto della mente, della mente creativa che agisce sui e nei potenziali cosmici. I meccanismi sono cristallizzazioni stabili del pensiero del Creatore e funzionano sempre conformemente al concetto volitivo che ha dato loro origine. Ma la ragion d’essere di un meccanismo qualunque è nella sua origine, non nella sua funzione.

118:9.6 (1303.7) Non bisognerebbe pensare che questi meccanismi limitano l’azione della Deità; è piuttosto vero che con questi stessi meccanismi la Deità ha raggiunto una fase d’espressione eterna. I meccanismi fondamentali dell’universo sono venuti all’esistenza in risposta alla volontà assoluta della Prima Sorgente e Centro, e perciò funzioneranno eternamente in perfetta armonia con il piano dell’Infinito; essi sono in verità i modelli non volitivi di questo stesso piano.

118:9.7 (1303.8) Noi comprendiamo qualcosa di come il meccanismo del Paradiso è in correlazione con la personalità del Figlio Eterno; questa è la funzione dell’Attore Congiunto. Ed abbiamo delle teorie sulle operazioni dell’Assoluto Universale concernenti i meccanismi teorici del Non Qualificato e la persona potenziale dell’Assoluto della Deità. Ma nelle Deità in evoluzione del Supremo e dell’Ultimo noi osserviamo che certe loro fasi impersonali si stanno attualmente unendo con le loro contropartite volitive, ed in tal modo si stabilisce una nuova relazione tra l’archetipo e la persona.

118:9.8 (1304.1) Nell’eternità del passato il Padre ed il Figlio trovarono l’unione nell’unità d’espressione dello Spirito Infinito. Se nell’eternità del futuro i Figli Creatori e gli Spiriti Creativi degli universi locali del tempo e dello spazio dovessero giungere ad un’unione creativa nei regni dello spazio esterno, che cosa creerebbe la loro unità come espressione congiunta delle loro nature divine? Potrebbe darsi che assisteremmo ad una manifestazione non ancora rivelata della Deità Ultima, all’apparizione di un nuovo tipo di superamministratore. Tali esseri ingloberebbero prerogative uniche di personalità, perché sarebbero l’unione del Creatore personale, dello Spirito Creativo impersonale, dell’esperienza delle creature mortali e della personalizzazione progressiva della Divina Ministra. Questi esseri potrebbero essere finali, nel senso che ingloberebbero la realtà personale ed impersonale, mentre congiungerebbero le esperienze del Creatore e delle creature. Quali che siano gli attributi di tali terze persone di queste ipotetiche trinità funzionali delle creazioni dello spazio esterno, esse manterrebbero con i loro Padri Creatori e le loro Madri Creative qualcosa della stessa relazione che lo Spirito Infinito ha con il Padre Universale ed il Figlio Eterno.

118:9.9 (1304.2) Dio il Supremo è la personalizzazione di tutta l’esperienza dell’universo, la focalizzazione di tutta l’evoluzione finita, il massimo di tutte le realtà della creatura, il completamento della saggezza cosmica, l’incorporazione delle bellezze armoniose delle galassie del tempo, la verità dei significati della mente cosmica e la bontà dei valori spirituali supremi. E Dio il Supremo sintetizzerà nell’eterno futuro queste molteplici diversità finite in un insieme esperienzialmente significativo, così come esse sono ora esistenzialmente unite sui livelli assoluti nella Trinità del Paradiso.

10. Le funzioni della provvidenza

118:10.1 (1304.3) Provvidenza non significa che Dio ha deciso ogni cosa per noi in anticipo. Dio ci ama troppo per fare questo, perché ciò non sarebbe che una tirannia cosmica. L’uomo ha poteri relativi di scelta. Né l’amore divino è quell’affetto miope che vizierebbe e guasterebbe i figli degli uomini.

118:10.2 (1304.4) Il Padre, il Figlio e lo Spirito — in quanto Trinità — non sono l’Onnipotente Supremo, ma la supremazia dell’Onnipotente non può mai manifestarsi senza di loro. La crescita dell’Onnipotente è incentrata sugli Assoluti di attualità e fondata sugli Assoluti di potenzialità. Ma le funzioni dell’Onnipotente Supremo sono collegate alle funzioni della Trinità del Paradiso.

118:10.3 (1304.5) Sembrerebbe che nell’Essere Supremo tutte le fasi di attività dell’universo siano parzialmente riunite dalla personalità di questa Deità esperienziale. Quando perciò noi desideriamo immaginare la Trinità come un solo Dio, e se limitiamo questo concetto all’attuale grande universo conosciuto ed organizzato, scopriamo che l’Essere Supremo in evoluzione è il ritratto parziale della Trinità del Paradiso. E scopriamo poi che questa Deità Suprema si sta evolvendo come sintesi di personalità della materia, della mente e dello spirito finiti nel grande universo.

118:10.4 (1304.6) Gli Dei hanno attributi, ma la Trinità ha funzioni, e similmente alla Trinità la provvidenza è una funzione, il composto del supercontrollo altro-che-personale dell’universo degli universi, che si estende dai livelli evoluzionari del Settuplo e si sintetizza nel potere dell’Onnipotente ed oltre, attraverso i regni trascendentali dell’Ultimità della Deità.

118:10.5 (1304.7) Dio ama ogni creatura come un figlio, e questo amore avvolge ogni creatura per tutto il tempo e l’eternità. La provvidenza opera rispetto al totale e si occupa della funzione di ogni creatura nella misura in cui questa funzione è collegata al totale. L’intervento della provvidenza nei confronti di ciascun essere indica l’importanza della funzione di questo essere in ciò che concerne la crescita evoluzionaria di un dato insieme. Questo insieme può essere la razza totale, la nazione totale, il pianeta totale od anche un totale superiore. È l’importanza della funzione della creatura che provoca l’intervento provvidenziale, non l’importanza della creatura in quanto persona.

118:10.6 (1305.1) Tuttavia il Padre, in quanto persona, può interporre in ogni momento una mano paterna nella corrente degli avvenimenti cosmici che si svolgono secondo la volontà di Dio ed in consonanza con la saggezza di Dio, e quali sono motivati dall’amore di Dio.

118:10.7 (1305.2) Ma ciò che l’uomo chiama provvidenza è troppo spesso il prodotto della sua stessa immaginazione, la giustapposizione fortuita di circostanze dovute al caso. Esiste tuttavia una provvidenza reale ed emergente nel regno finito dell’esistenza universale, una vera correlazione in corso d’attuazione delle energie dello spazio, dei movimenti del tempo, dei pensieri dell’intelletto, degli ideali del carattere, dei desideri delle nature spirituali e degli atti volitivi intenzionali delle personalità in evoluzione. Le circostanze dei regni materiali trovano la loro integrazione finita definitiva nelle presenze congiunte del Supremo e dell’Ultimo.

118:10.8 (1305.3) Man mano che i meccanismi del grande universo si perfezionano fino ad un punto di precisione finale grazie al supercontrollo della mente, e via via che la mente delle creature si eleva alla perfezione di raggiungimento della divinità mediante l’integrazione perfezionata con lo spirito, e via via che il Supremo emerge conseguentemente come unificatore attuale di tutti questi fenomeni dell’universo, allo stesso modo la provvidenza diviene sempre più discernibile.

118:10.9 (1305.4) Alcune delle condizioni sorprendentemente fortuite che prevalgono di quando in quando sui mondi evoluzionari possono essere dovute alla presenza gradualmente emergente del Supremo; la pregustazione delle sue attività universali future. La maggior parte di ciò che un mortale chiama provvidenziale non lo è; il suo giudizio su tali materie è fortemente ostacolato dalla mancanza di una visione lungimirante nei veri significati delle circostanze della vita. Molto di ciò che un mortale chiamerebbe buona sorte può in realtà essere cattiva sorte. Il sorriso della fortuna che dona agi non guadagnati e ricchezze immeritate può rivelarsi la più grande delle afflizioni umane. L’apparente crudeltà di un destino perverso, che accumula tribolazioni su un mortale sofferente, può in realtà essere il fuoco temprante che trasmuta il duttile ferro della personalità immatura nell’acciaio temperato di un vero carattere.

118:10.10 (1305.5) Esiste una provvidenza negli universi in evoluzione e può essere scoperta dalle creature nell’esatta misura in cui esse hanno raggiunto la capacità di percepire il proposito degli universi in evoluzione. La capacità completa di discernere i propositi dell’universo equivale al completamento evoluzionario della creatura e può essere espressa altrimenti come raggiungimento del Supremo nei limiti del presente stato degli universi incompleti.

118:10.11 (1305.6) L’amore del Padre agisce direttamente nel cuore dell’individuo indipendentemente dalle azioni e dalle reazioni di tutti gli altri individui; la relazione è personale — uomo e Dio. La presenza impersonale della Deità (Onnipotente Supremo e Trinità del Paradiso) manifesta l’attenzione per il tutto, non per la parte. La provvidenza del supercontrollo della Supremazia diviene sempre più apparente via via che le parti successive dell’universo progrediscono nel compimento dei destini finiti. A mano a mano che i sistemi, le costellazioni, gli universi ed i superuniversi si stabilizzano in luce e vita, il Supremo emerge sempre più come correlatore significativo di tutto ciò che accade, mentre l’Ultimo emerge gradualmente come unificatore trascendentale di tutte le cose.

118:10.12 (1306.1) Agli inizi, su un mondo evoluzionario, gli avvenimenti naturali d’ordine materiale e i desideri personali degli esseri umani sembrano spesso essere antagonistici. Molti dei fatti che avvengono su un mondo in evoluzione sono piuttosto difficili da comprendere per l’uomo mortale — la legge naturale è così spesso apparentemente crudele, impietosa e indifferente a tutto ciò che è vero, bello e buono nella comprensione umana. Ma via via che l’umanità progredisce nello sviluppo planetario, noi osserviamo che questo punto di vista è modificato dai seguenti fattori:

118:10.13 (1306.2) 1. L’ampliamento della visione dell’uomo — la sua comprensione migliore del mondo in cui vive, la sua capacità accresciuta di comprendere i fatti materiali del tempo, le idee significative della mente e gli ideali validi dell’intuizione spirituale. Fintantoché gli uomini misurano soltanto con il metro delle cose di natura fisica, non possono mai sperare di trovare l’unità nel tempo e nello spazio.

118:10.14 (1306.3) 2. L’accresciuto controllo dell’uomo — l’accumulazione graduale della conoscenza delle leggi del mondo materiale, dei propositi dell’esistenza spirituale e delle possibilità di coordinazione filosofica di queste due realtà. L’uomo, il selvaggio, era impotente davanti alle devastazioni delle forze naturali, era servile di fronte al dominio crudele delle sue paure interiori. L’uomo semicivilizzato comincia a svelare il deposito dei segreti dei regni naturali e la sua scienza sta lentamente ma efficacemente distruggendo le sue superstizioni, offrendo allo stesso tempo una nuova base fattuale ampliata per la comprensione dei significati della filosofia e dei valori della vera esperienza spirituale. L’uomo civilizzato raggiungerà un giorno la padronanza relativa delle forze fisiche del suo pianeta; l’amore di Dio che porta nel suo cuore sarà efficacemente effuso come amore per i suoi simili, mentre i valori dell’esistenza umana si avvicineranno ai limiti della capacità dei mortali.

118:10.15 (1306.4) 3. L’integrazione dell’uomo nell’universo — l’accrescimento del discernimento dell’uomo e dei suoi compimenti esperienziali lo porta ad un’armonia più stretta con le presenze unificanti della Supremazia — la Trinità del Paradiso e l’Essere Supremo. E questo è ciò che stabilisce la sovranità del Supremo sui mondi stabilizzati da lungo tempo in luce e vita. Questi pianeti evoluti sono in verità dei poemi d’armonia, dei quadri stupendi di bontà acquisita, raggiunta mediante la ricerca della verità cosmica. E se queste cose possono accadere ad un pianeta, allora cose ancora più grandi possono accadere ad un sistema ed alle più vaste unità del grande universo via via che anch’esse pervengono ad una stabilità indicante l’esaurimento dei potenziali di crescita finita.

118:10.16 (1306.5) Su un pianeta di quest’ordine avanzato la provvidenza è divenuta una realtà, le circostanze della vita sono armonizzate. Ma ciò non avviene soltanto perché l’uomo è giunto a dominare i problemi materiali del suo mondo, ma anche perché ha cominciato a vivere conformemente alla tendenza degli universi; egli sta seguendo il sentiero della Supremazia che porta al raggiungimento del Padre Universale.

118:10.17 (1306.6) Il regno di Dio è nel cuore degli uomini, e quando questo regno diviene attuale nel cuore di ogni individuo di un mondo, allora la legge di Dio è divenuta attuale su quel pianeta; e questo è l’accesso alla sovranità dell’Essere Supremo.

118:10.18 (1306.7) Per realizzare la provvidenza nel tempo l’uomo deve completare il compito di raggiungere la perfezione. Ma l’uomo può già avere un’anticipazione di questa provvidenza nei suoi significati eterni meditando sul fatto universale che tutte le cose, buone e cattive, concorrono all’avanzamento dei mortali che conoscono Dio nella loro ricerca del Padre di tutti.

118:10.19 (1306.8) La provvidenza diviene sempre più discernibile via via che gli uomini si elevano dal materiale allo spirituale. L’acquisizione di un’intuizione spirituale completa permette alla personalità ascendente di scoprire l’armonia in ciò che era prima caos. Anche la mota morontiale rappresenta un progresso reale in questa direzione.

118:10.20 (1307.1) La provvidenza è in parte il supercontrollo del Supremo incompleto manifestato negli universi incompleti, e deve perciò essere sempre:

118:10.21 (1307.2) 1. Parziale — dovuta all’incompletezza dell’attuazione dell’Essere Supremo, e

118:10.22 (1307.3) 2. Imprevedibile — dovuta alle fluttuazioni nel comportamento delle creature, che varia sempre di livello in livello, causando in tal modo una risposta reciproca apparentemente variabile nel Supremo.

118:10.23 (1307.4) Quando gli uomini pregano per l’intervento della provvidenza nelle circostanze della loro vita, molte volte la risposta alla loro preghiera è il loro stesso mutato atteggiamento verso la vita. Ma la provvidenza non è capricciosa, né è fantastica o magica. Essa è la lenta e sicura emersione del possente sovrano degli universi finiti, di cui le creature in evoluzione scoprono occasionalmente la maestosa presenza nel corso della loro progressione nell’universo. La provvidenza è il marchio sicuro e certo delle galassie dello spazio e delle personalità del tempo verso gli scopi dell’eternità, prima nel Supremo, poi nell’Ultimo e forse nell’Assoluto. Noi crediamo che vi sia la stessa provvidenza nell’infinità, e che sia la volontà, le azioni ed il proposito della Trinità del Paradiso, che motiva in tal modo il panorama cosmico di universi su universi.

118:10.24 (1307.5) [Patrocinato da un Possente Messaggero in soggiorno temporaneo su Urantia.]

Fascicolo 119 - I conferimenti di Cristo Micael

Il Libro di Urantia

Fascicolo 119

I conferimenti di Cristo Micael

119:0.1 (1308.1) QUALE capo degli Astri della Sera di Nebadon, io sono stato assegnato ad Urantia da Gabriele con la missione di rivelare la storia dei sette conferimenti di Micael di Nebadon, Sovrano dell’Universo; il mio nome è Gavalia. Nel fare questa presentazione io mi atterrò strettamente alle limitazioni imposte dal mio mandato.

119:0.2 (1308.2) L’attributo di conferimento è inerente ai Figli Paradisiaci del Padre Universale. Nel loro desiderio di venire a contatto con le esperienze di vita delle creature viventi loro subordinate, i vari ordini di Figli Paradisiaci riflettono la natura divina dei loro genitori del Paradiso. Il Figlio Eterno della Trinità del Paradiso ha aperto la via in questa pratica, essendosi autoconferito sette volte sui sette circuiti di Havona ai tempi dell’ascensione di Grandfanda e dei primi pellegrini provenienti dal tempo e dallo spazio. Ed il Figlio Eterno continuò a conferire se stesso negli universi locali dello spazio nelle persone dei suoi rappresentanti, i Figli Micael ed i Figli Avonal.

119:0.3 (1308.3) Quando il Figlio Eterno conferisce un Figlio Creatore ad un universo locale progettato, questo Figlio Creatore assume la piena responsabilità di completare, controllare e pacificare quel nuovo universo; egli fa inoltre il solenne giuramento alla Trinità eterna di non assumere la piena sovranità della nuova creazione prima che i suoi sette conferimenti sotto forma di creatura siano stati completati con successo e certificati dagli Antichi dei Giorni aventi giurisdizione sul superuniverso interessato. Questo obbligo è assunto da ogni Figlio Micael che si offre volontario per uscire dal Paradiso ed impegnarsi nella creazione e nell’organizzazione di un universo.

119:0.4 (1308.4) Il proposito di queste incarnazioni sotto forma di creatura è di permettere a questi Creatori di divenire dei sovrani saggi, affettuosi, giusti e comprensivi. Questi Figli divini sono per natura giusti, ma divengono di una comprensione misericordiosa in conseguenza di queste esperienze successive di conferimento. Essi sono misericordiosi per natura, ma queste esperienze li rendono misericordiosi in modo nuovo e maggiore. Tali conferimenti sono le ultime tappe della loro educazione e formazione per il compito sublime di governare gli universi locali in rettitudine divina e con giusto giudizio.

119:0.5 (1308.5) Sebbene questi conferimenti portino numerosi vantaggi accessori ai vari mondi, sistemi e costellazioni, come pure ai differenti ordini d’intelligenze universali interessati e beneficati, tuttavia essi sono principalmente destinati a completare la formazione personale e l’educazione universale di un Figlio Creatore stesso. Questi conferimenti non sono indispensabili alla conduzione saggia, giusta ed efficace di un universo locale, ma sono assolutamente necessari per un’equa, misericordiosa e comprensiva amministrazione di tale creazione, formicolante delle sue varie forme di vita e delle sue miriadi di creature intelligenti ma imperfette.

119:0.6 (1308.6) I Figli Micael cominciano il loro lavoro di organizzazione di un universo con una piena e giusta comprensione per i vari ordini di esseri che hanno creato. Essi hanno immense riserve di misericordia per tutte queste creature differenti, ed anche pietà per quelle che sbagliano e si dibattono nelle difficoltà da loro stesse prodotte. Ma tali dotazioni di giustizia e di rettitudine non basteranno nel giudizio degli Antichi dei Giorni. Questi dirigenti trini dei superuniversi non confermeranno mai un Figlio Creatore come Sovrano d’Universo prima che abbia realmente acquisito il punto di vista delle sue creature mediante un’esperienza effettiva nell’ambiente in cui esistono e nella forma di queste stesse creature. In tal modo questi Figli divengono dei sovrani avveduti e comprensivi; essi arrivano a conoscere i vari gruppi sui quali regnano ed esercitano un’autorità universale. Per mezzo di un’esperienza vivente essi acquisiscono una misericordia pratica, un giudizio equo e la pazienza nata da un’esistenza come creatura esperienziale.

119:0.7 (1309.1) L’universo locale di Nebadon è ora governato da un Figlio Creatore che ha completato il suo servizio di conferimento. Egli regna con una giusta e misericordiosa supremazia su tutti i vasti regni del suo universo in corso di evoluzione e di perfezionamento. Micael di Nebadon è il 611.121° conferimento del Figlio Eterno agli universi del tempo e dello spazio ed ha cominciato l’organizzazione del vostro universo locale circa quattrocento miliardi di anni fa. Micael si è preparato per la sua prima avventura di conferimento circa all’epoca in cui Urantia stava prendendo la sua forma attuale, un miliardo di anni fa. I suoi conferimenti sono avvenuti ad intervalli di circa centocinquanta milioni di anni; l’ultimo è avvenuto su Urantia millenovecento anni fa. Io procederò ora a descrivervi la natura ed il carattere di questi conferimenti nella misura in cui lo permette il mio incarico.

1. Il primo conferimento

119:1.1 (1309.2) Fu un avvenimento solenne su Salvington, quasi un miliardo di anni fa, quando i direttori ed i capi riuniti dell’universo di Nebadon ascoltarono Micael annunciare che suo fratello maggiore, Emanuele, avrebbe assunto presto l’autorità in Nebadon, mentre lui (Micael) si sarebbe assentato per una missione non spiegata. Nessun altro annuncio fu fatto su questa operazione, eccetto il messaggio di commiato trasmesso ai Padri delle Costellazioni che, tra altre istruzioni, diceva: “E durante questo periodo vi pongo sotto la custodia e la cura di Emanuele, mentre io vado ad eseguire il mandato di mio Padre del Paradiso.”

119:1.2 (1309.3) Dopo aver inviato questi saluti di commiato, Micael apparve sul campo di partenza di Salvington, esattamente come aveva fatto in molte occasioni precedenti in cui si preparava a partire per Uversa o per il Paradiso, salvo che venne da solo. Egli concluse la sua allocuzione di partenza con queste parole: “Vi lascio solo per un breve periodo. Molti di voi, lo so, vorrebbero venire con me, ma dove vado io voi non potete venire. Quello che sto per fare, voi non potete farlo. Io vado a compiere la volontà delle Deità del Paradiso e quando avrò terminato la mia missione ed acquisito questa esperienza riprenderò il mio posto tra voi.” Dopo aver detto questo Micael di Nebadon scomparve dalla vista di tutti coloro che erano riuniti e non riapparve per vent’anni del tempo standard. In tutto Salvington soltanto la Divina Ministra ed Emanuele conoscevano quanto stava accadendo, e l’Unione dei Giorni partecipò il suo segreto solo al capo esecutivo dell’universo, Gabriele, il Radioso Astro del Mattino.

119:1.3 (1309.4) Tutti gli abitanti di Salvington e coloro che abitavano sui mondi capitale delle costellazioni e dei sistemi si riunirono attorno alle loro rispettive stazioni per la ricezione delle informazioni universali, sperando di ricevere qualche notizia sulla missione e sul luogo di soggiorno del Figlio Creatore. Non fu ricevuto alcun messaggio di qualche importanza fino al terzo giorno successivo alla partenza di Micael. In questo giorno fu registrata su Salvington una comunicazione proveniente dalla sfera Melchizedek, sede di quell’ordine in Nebadon, che descriveva semplicemente la seguente operazione straordinaria e senza precedenti: “Oggi a mezzogiorno è apparso sul campo d’arrivo di questo mondo uno strano Figlio Melchizedek, che non è del nostro gruppo, ma che è del tutto simile ai membri del nostro ordine. Egli era accompagnato da un onniafino solitario che portava credenziali da Uversa e che presentava istruzioni indirizzate al nostro capo da parte degli Antichi dei Giorni e concordate con Emanuele di Salvington. Esse ordinavano che questo nuovo Figlio Melchizedek fosse ricevuto nel nostro ordine ed assegnato al servizio d’emergenza dei Melchizedek di Nebadon. Così è stato ordinato e così è stato fatto.”

119:1.4 (1310.1) Questo è quasi tutto ciò che si trova negli archivi di Salvington circa il primo conferimento di Micael. Nient’altro vi appare per cento anni del tempo di Urantia, quando fu registrato il fatto del ritorno di Micael e della sua improvvisa riassunzione della direzione degli affari dell’universo. Si può tuttavia trovare sul mondo Melchizedek una strana iscrizione, un racconto del servizio di questo eccezionale Figlio Melchizedek del corpo d’emergenza di quell’era. Questo rapporto è conservato in un modesto tempio che occupa ora la posizione antistante la dimora del Padre Melchizedek, e comprende la narrazione del servizio di questo Figlio Melchizedek transitorio in relazione alla sua assegnazione a ventiquattro missioni d’emergenza nell’universo. Questo rapporto, che ho recentemente riletto, termina così:

119:1.5 (1310.2) “Oggi a mezzogiorno, senza preavviso ed in presenza di soli tre membri della nostra fratellanza, questo Figlio visitatore del nostro ordine è scomparso dal nostro mondo come era venuto, accompagnato soltanto da un onniafino solitario. E questo resoconto termina ora con l’attestazione che questo visitatore è vissuto come un Melchizedek, nelle sembianze di un Melchizedek, ha lavorato come un Melchizedek ed ha fedelmente compiuto tutte le sue missioni come Figlio d’emergenza del nostro ordine. Per consenso universale egli è divenuto capo dei Melchizedek, avendo guadagnato il nostro amore e la nostra adorazione con la sua incomparabile saggezza, il suo amore supremo e la sua splendida consacrazione al dovere. Egli ci ha amati, ci ha compresi ed ha servito con noi, e noi saremo per sempre i suoi leali e devoti compagni Melchizedek, perché questo straniero sul nostro mondo è ora divenuto per l’eternità un ministro universale di natura Melchizedek.”

119:1.6 (1310.3) Questo è tutto ciò che mi è permesso raccontarvi sul primo conferimento di Micael. Noi, beninteso, comprendiamo pienamente che questo strano Melchizedek, che ha servito così misteriosamente con i Melchizedek un miliardo di anni fa, non era altri che il Micael incarnato durante la missione del suo primo conferimento. Gli archivi non attestano specificamente che questo straordinario ed efficiente Melchizedek fosse Micael, ma si ritiene universalmente che lo fosse. Probabilmente il resoconto effettivo di questo fatto non può essere trovato fuori degli archivi di Sonarington, e gli archivi di quel mondo segreto non sono aperti a noi. Soltanto su questo mondo sacro dei Figli divini sono interamente conosciuti i misteri dell’incarnazione e del conferimento. Noi tutti conosciamo i fatti dei conferimenti di Micael, ma non comprendiamo come sono stati effettuati. Noi non sappiamo come il governatore di un universo, il creatore dei Melchizedek, possa così improvvisamente e misteriosamente divenire uno di loro e, come tale, vivere tra di loro e lavorare come un Figlio Melchizedek per cento anni. Ma così è avvenuto.

2. Il secondo conferimento

119:2.1 (1310.4) Per quasi centocinquanta milioni di anni dopo il conferimento Melchizedek di Micael tutto andò bene nell’universo di Nebadon, poi cominciarono ad insorgere dei disordini nel sistema 11 della costellazione 37. Questi disordini erano dovuti ad un malinteso da parte di un Figlio Lanonandek, un Sovrano di Sistema, che era stato giudicato dai Padri della Costellazione con l’approvazione del Fedele dei Giorni, il consigliere del Paradiso per quella costellazione, ma il Sovrano di Sistema protestatario non si era del tutto rassegnato al verdetto. Dopo più di cento anni di malcontento egli portò i suoi associati ad una delle ribellioni più estese e disastrose contro la sovranità del Figlio Creatore mai insorte nell’universo di Nebadon, una ribellione giudicata e terminata da lungo tempo grazie all’azione degli Antichi dei Giorni di Uversa.

119:2.2 (1311.1) Questo Sovrano di Sistema ribelle, Lutentia, regnò supremo sul suo pianeta sede per più di venti anni del tempo standard di Nebadon; dopo di che gli Altissimi, con l’approvazione di Uversa, ordinarono la sua segregazione e chiesero ai dirigenti di Salvington di designare un nuovo Sovrano di Sistema che assumesse la direzione di quel sistema di mondi abitati turbato e lacerato dai conflitti.

119:2.3 (1311.2) Simultaneamente al ricevimento di questa richiesta su Salvington, Micael fece la seconda di quelle straordinarie dichiarazioni d’intenzione di assentarsi dalla capitale dell’universo per il proposito di “eseguire gli ordini di mio Padre del Paradiso”, promettendo di “ritornare al momento dovuto” e concentrando ogni autorità nelle mani di suo fratello del Paradiso, Emanuele, l’Unione dei Giorni.

119:2.4 (1311.3) Poi, con la stessa tecnica seguita al momento della sua partenza per il conferimento Melchizedek, Micael prese di nuovo congedo dalla sua sfera capitale. Tre giorni dopo questo congedo inspiegato, un nuovo membro sconosciuto apparve in mezzo al corpo di riserva dei Figli Lanonandek primari di Nebadon. Questo nuovo Figlio apparve a mezzogiorno, senza preavviso ed accompagnato da un terziafino solitario latore di credenziali degli Antichi dei Giorni di Uversa, certificate da Emanuele di Salvington, le quali ordinavano che questo nuovo Figlio fosse assegnato al sistema 11 della costellazione 37 come successore del deposto Lutentia e con piena autorità quale Sovrano di Sistema facente funzioni, in attesa della nomina di un nuovo sovrano.

119:2.5 (1311.4) Per più di diciassette anni del tempo dell’universo questo strano e sconosciuto sovrano temporaneo amministrò gli affari e risolse saggiamente le contese di questo sistema locale turbato e demoralizzato. Nessun Sovrano di Sistema fu mai più ardentemente amato o più estesamente onorato e rispettato. Questo nuovo sovrano rimise in ordine con giustizia e misericordia il turbolento sistema, portando assiduamente il suo ministero a tutti i suoi sudditi, ed offrendo inoltre al suo predecessore ribelle il privilegio di condividere il trono dell’autorità del sistema se solo si fosse scusato con Emanuele per i suoi affronti. Ma Lutentia respinse queste offerte di misericordia, sapendo bene che questo nuovo e strano Sovrano di Sistema altri non era che Micael, il governatore stesso dell’universo che egli aveva così recentemente sfidato. Ma milioni di suoi seguaci ingannati e delusi accettarono il perdono di questo nuovo governatore, conosciuto in quell’epoca come il Sovrano Salvatore del sistema di Palonia.

119:2.6 (1311.5) E giunse poi il giorno memorabile in cui arrivò il nuovo Sovrano di Sistema titolare, designato dalle autorità dell’universo come successore permanente del deposto Lutentia, e tutto Palonia pianse la partenza del capo di Sistema più nobile e più benevolo che Nebadon avesse mai conosciuto. Egli era amato da tutto il sistema e adorato dai suoi compagni di tutti i gruppi di Figli Lanonandek. La sua partenza non avvenne senza cerimonie; fu organizzata una grande celebrazione quando egli lasciò la capitale del sistema. Anche il suo predecessore deviato gli inviò questo messaggio: “Tu sei giusto e retto in tutte le tue vie. Anche se io continuo a respingere il governo del Paradiso, sono costretto ad ammettere che tu sei un amministratore giusto e misericordioso.”

119:2.7 (1312.1) E poi questo sovrano temporaneo di un sistema ribelle si congedò dal pianeta del suo breve soggiorno amministrativo e tre giorni dopo Micael riapparve su Salvington e riprese la direzione dell’universo di Nebadon. Seguì subito il terzo proclama di Uversa che annunciava l’estensione giurisdizionale dell’autorità e della sovranità di Micael. Il primo proclama fu fatto al momento del suo arrivo in Nebadon, il secondo fu emanato subito dopo il completamento del conferimento Melchizedek, ed ora seguiva il terzo al termine della seconda missione, o missione Lanonandek.

3. Il terzo conferimento

119:3.1 (1312.2) Il consiglio supremo di Salvington aveva appena terminato l’esame di una richiesta dei Portatori di Vita del pianeta 217 nel sistema 87 della costellazione 61 per l’invio in loro aiuto di un Figlio Materiale. Ora questo pianeta era situato in un sistema di mondi abitati in cui un altro Sovrano di Sistema aveva deviato, la seconda ribellione di tal genere fino ad allora in tutto Nebadon.

119:3.2 (1312.3) Su richiesta di Micael l’intervento riguardante l’istanza dei Portatori di Vita di questo pianeta fu rimandato in attesa che Emanuele potesse esaminarla e riferire in merito. Questa era una procedura irregolare e mi ricordo bene che noi tutti ci aspettavamo qualcosa d’insolito, e non dovemmo attendere a lungo. Micael rimise la direzione dell’universo nelle mani di Emanuele, mentre affidava il comando delle forze celesti a Gabriele. Dopo aver disposto in questo modo delle sue responsabilità amministrative egli si congedò dallo Spirito Madre d’Universo e scomparve dal campo di partenza di Salvington esattamente come aveva fatto nelle due precedenti occasioni.

119:3.3 (1312.4) E come ci si poteva aspettare, tre giorni dopo apparve senza preavviso sul mondo capitale del sistema 87 nella costellazione 61 uno strano Figlio Materiale accompagnato da un seconafino solitario, accreditato dagli Antichi dei Giorni di Uversa e certificato da Emanuele di Salvington. Immediatamente il Sovrano di Sistema in funzione nominò questo nuovo e misterioso Figlio Materiale come Principe Planetario reggente del mondo 217, e questa designazione fu subito confermata dagli Altissimi della costellazione 61.

119:3.4 (1312.5) Così questo straordinario Figlio Materiale cominciò la sua difficile carriera su un mondo in quarantena, in secessione ed in ribellione, situato in un sistema assillato, senza alcuna comunicazione diretta con l’universo esterno, lavorando da solo per un’intera generazione del tempo planetario. Questo Figlio Materiale d’emergenza portò al pentimento e alla redenzione il Principe Planetario deviato e tutto il suo personale e vide il ritorno del pianeta al servizio leale del governo del Paradiso qual è stabilito negli universi locali. A tempo debito un Figlio ed una Figlia Materiali arrivarono su questo mondo ringiovanito e redento, e quando furono debitamente installati come governatori planetari visibili, il Principe Planetario provvisorio o d’emergenza si congedò ufficialmente, scomparendo un giorno a mezzodì. Tre giorni dopo Micael apparve al suo consueto posto su Salvington e subito le trasmissioni del superuniverso emisero il quarto proclama degli Antichi dei Giorni che annunciava l’ulteriore avanzamento della sovranità di Micael in Nebadon.

119:3.5 (1312.6) Mi rincresce di non avere il permesso di raccontarvi la pazienza, la forza d’animo e l’abilità con le quali questo Figlio Materiale affrontò le situazioni difficili su questo pianeta confuso. La riabilitazione di questo mondo isolato è uno dei capitoli più splendidamente toccanti degli annali della salvezza in tutto Nebadon. Alla fine di questa missione risultò evidente a tutto Nebadon perché il loro amato governatore avesse scelto d’impegnarsi in questi ripetuti conferimenti nelle sembianze di qualche ordine subordinato di esseri intelligenti.

119:3.6 (1313.1) I conferimenti di Micael come Figlio Melchizedek, poi come Figlio Lanonandek e poi come Figlio Materiale sono tutti ugualmente misteriosi ed inspiegabili. In ciascun caso egli è apparso improvvisamente e come un individuo pienamente sviluppato del gruppo di conferimento. Il mistero di queste incarnazioni non sarà mai conosciuto, tranne che da quelli che hanno accesso al cerchio interno degli archivi sulla sfera sacra di Sonarington.

119:3.7 (1313.2) Dopo questo conferimento meraviglioso come Principe Planetario di un mondo in isolamento ed in ribellione, mai nessuno dei Figli e delle Figlie Materiali di Nebadon è stato tentato di lamentarsi per la sua assegnazione o di trovare da ridire sulle difficoltà della sua missione planetaria. I Figli Materiali sanno una volta per tutte che nel Figlio Creatore dell’universo hanno un sovrano comprensivo ed un amico affettuoso, uno che è “stato tentato e provato sotto tutti i punti”, come anch’essi devono essere tentati e provati.

119:3.8 (1313.3) Ciascuna di queste missioni fu seguita da un’era di servizio e di lealtà accresciuti tra tutte le intelligenze celesti originarie dell’universo, ed ogni era successiva al conferimento fu caratterizzata da un progresso e da un miglioramento in tutti i metodi di amministrazione dell’universo ed in tutte le tecniche di governo. Dopo questo conferimento nessun Figlio o Figlia Materiali si è mai unito intenzionalmente ad una ribellione contro Micael; essi lo amano e lo onorano con troppa devozione per respingerlo coscientemente. Solo attraverso inganni e sofismi gli Adami dei tempi recenti sono stati sviati da personalità ribelli di tipo superiore.

4. Il quarto conferimento

119:4.1 (1313.4) Fu alla fine di uno dei periodici appelli nominali millenari di Uversa che Micael procedette a rimettere il governo di Nebadon nelle mani di Emanuele e di Gabriele. E naturalmente, ricordando ciò che era avvenuto in passato a seguito di una tale azione, ci preparammo tutti ad assistere alla scomparsa di Micael per la sua quarta missione di conferimento, e non dovemmo attendere a lungo, perché egli si recò presto sul campo di partenza di Salvington e scomparve dalla nostra vista.

119:4.2 (1313.5) Il terzo giorno dopo questa partenza per il conferimento, osservammo nelle trasmissioni universali destinate ad Uversa questa significativa notizia proveniente dal quartier generale serafico di Nebadon: “Riportiamo l’arrivo imprevisto di un serafino sconosciuto, accompagnato da un supernafino solitario e da Gabriele di Salvington. Questo serafino non registrato possiede i requisiti dell’ordine di Nebadon e porta credenziali degli Antichi dei Giorni di Uversa, certificate da Emanuele di Salvington. Detto serafino si rivela appartenere all’ordine supremo degli angeli di un universo locale ed è già stato assegnato al corpo dei consiglieri dell’insegnamento.”

119:4.3 (1313.6) Micael rimase assente da Salvington in questo conferimento serafico per un periodo di oltre quarant’anni del tempo standard dell’universo. Durante questo tempo egli fu assegnato come consigliere serafico dell’insegnamento, quello che si potrebbe definire un segretario particolare, a ventisei istruttori maestri successivi, lavorando su ventidue mondi differenti. Il suo ultimo incarico fu quello di consigliere ed assistente assegnato ad una missione di conferimento di un Figlio Istruttore Trinitario sul mondo 462 del sistema 84 della costellazione 3 nell’universo di Nebadon.

119:4.4 (1314.1) Nei sette anni di tale incarico, questo Figlio Istruttore Trinitario non fu mai del tutto persuaso dell’identità del suo associato serafico. In verità, durante quest’epoca, ogni serafino fu osservato con un interesse ed una cura particolari. Noi tutti sapevamo benissimo che il nostro amato Sovrano era fuori nell’universo, celato nelle sembianze di un serafino, ma non potemmo mai essere certi della sua identità. Egli non fu mai chiaramente identificato prima della sua assegnazione alla missione di conferimento di questo Figlio Istruttore Trinitario. Ma per tutto questo periodo i serafini supremi furono sempre trattati con sollecitudine speciale per timore che qualcuno di noi scoprisse che avevamo inconsapevolmente ospitato il Sovrano dell’universo in missione di conferimento sotto forma di creatura. E così è divenuto per sempre vero, per quanto concerne gli angeli, che il loro Creatore e Sovrano è stato “in tutti i punti tentato e provato nelle sembianze di una personalità serafica”.

119:4.5 (1314.2) Via via che questi conferimenti successivi parteciparono sempre più della natura delle forme inferiori di vita universale, Gabriele fu sempre più associato a queste avventure d’incarnazione, operando come agente di collegamento universale tra il Micael conferito ed Emanuele, il governatore interinale dell’universo.

119:4.6 (1314.3) Micael è ora passato per l’esperienza di conferimento di tre ordini di Figli universali da lui creati: i Melchizedek, i Lanonandek ed i Figli Materiali. Poi accondiscende a personalizzarsi nelle sembianze della vita angelica come serafino supremo, prima di rivolgere la sua attenzione alle varie fasi delle carriere ascendenti della forma più bassa delle sue creature dotate di volontà, i mortali evoluzionari del tempo e dello spazio.

5. Il quinto conferimento

119:5.1 (1314.4) Poco più di trecento milioni di anni fa, secondo la misurazione del tempo su Urantia, noi fummo testimoni di un altro trasferimento dell’autorità universale ad Emanuele ed osservammo i preparativi di Micael per la partenza. Questa occasione fu differente dalle precedenti, nel senso che egli annunciò che la sua destinazione era Uversa, capitale del superuniverso di Orvonton. A tempo debito il nostro Sovrano partì, ma le trasmissioni del superuniverso non fecero mai menzione dell’arrivo di Micael alla corte degli Antichi dei Giorni. Poco dopo la sua partenza da Salvington comparve nelle trasmissioni di Uversa questa significativa dichiarazione: “È arrivato oggi, senza preavviso e privo di numero, un pellegrino ascendente di origine mortale proveniente dall’universo di Nebadon, certificato da Emanuele di Salvington ed accompagnato da Gabriele di Nebadon. Questo essere non identificato presenta lo status di un vero spirito ed è stato accolto nella nostra comunità.”

119:5.2 (1314.5) Se voi visitaste oggi Uversa, ascoltereste il racconto del tempo in cui vi soggiornò Eventod, perché questo pellegrino particolare e sconosciuto del tempo e dello spazio fu conosciuto su Uversa con questo nome. E questo ascendente mortale, a dir poco una stupenda personalità nelle esatte sembianze dello stadio spirituale dei mortali ascendenti, visse e lavorò su Uversa per un periodo di undici anni del tempo standard di Orvonton. Questo essere ricevette gli incarichi ed assolse i compiti di un mortale spirituale assieme ai suoi simili provenienti dai vari universi locali di Orvonton. In “tutti i punti egli fu tentato e provato, come i suoi compagni”, ed in tutte le occasioni si mostrò degno della fiducia dei suoi superiori, meritandosi infallibilmente il rispetto e la leale ammirazione degli spiriti suoi compagni.

119:5.3 (1315.1) Su Salvington noi seguimmo la carriera di questo pellegrino spirituale con estremo interesse, sapendo perfettamente, per la presenza di Gabriele, che questo modesto spirito pellegrino senza numero non era altri che il governante conferitosi del nostro universo locale. Questa prima apparizione di Micael incarnato nel ruolo di uno stadio di evoluzione mortale fu un avvenimento che appassionò ed affascinò tutto Nebadon. Noi avevamo inteso parlare di queste cose, ma ora potevamo osservarle. Egli apparve su Uversa come un mortale spirituale pienamente sviluppato e perfettamente istruito, e come tale continuò la sua carriera fino al momento dell’avanzamento di un gruppo di ascendenti mortali ad Havona. Egli ebbe allora un colloquio con gli Antichi dei Giorni ed immediatamente, in compagnia di Gabriele, prese improvviso e discreto congedo da Uversa, apparendo poco dopo al suo posto consueto su Salvington.

119:5.4 (1315.2) Fu solo dopo il completamento di questo conferimento che noi cominciammo a sospettare che Micael si sarebbe probabilmente incarnato nelle sembianze dei suoi vari ordini di personalità universali, dai più alti Melchizedek fino all’ultimo gradino dei mortali di carne e sangue dei mondi evoluzionari del tempo e dello spazio. In quest’epoca i collegi Melchizedek cominciarono ad insegnare che era probabile che Micael s’incarnasse un giorno come un mortale della carne, e si formularono molte ipotesi sulla possibile tecnica di un tale conferimento inspiegabile. Il fatto che Micael abbia svolto di persona il ruolo di un mortale ascendente diede un nuovo ed accresciuto interesse all’intero piano di progressione delle creature lungo tutto il tragitto attraverso l’universo locale ed il superuniverso.

119:5.5 (1315.3) Tuttavia la tecnica di questi conferimenti successivi rimase un mistero. Gabriele stesso confessa che non comprende il metodo con il quale questo Figlio Paradisiaco e Creatore di un universo può, a volontà, assumere la personalità e vivere la vita di una delle sue creature subordinate.

6. Il sesto conferimento

119:6.1 (1315.4) Ora che tutta Salvington aveva familiarità con i preliminari di un conferimento imminente, Micael convocò coloro che risiedevano sul suo pianeta-sede e per la prima volta espose il resto del piano d’incarnazione, annunciando che avrebbe lasciato presto Salvington allo scopo di assumere la carriera di un mortale morontiale presso la corte degli Altissimi Padri sul pianeta capitale della quinta costellazione. Poi ascoltammo per la prima volta l’annuncio che il suo settimo ed ultimo conferimento avrebbe avuto luogo su un mondo evoluzionario nelle sembianze della carne mortale.

119:6.2 (1315.5) Prima di lasciare Salvington per il suo sesto conferimento, Micael parlò agli abitanti riuniti della sfera e partì sotto lo sguardo di tutti gli astanti, accompagnato da un serafino solitario e dal Radioso Astro del Mattino di Nebadon. Mentre la direzione dell’universo era stata di nuovo affidata ad Emanuele, vi fu una più ampia ripartizione delle responsabilità amministrative.

119:6.3 (1315.6) Micael apparve sulla capitale della quinta costellazione come un mortale morontiale di status ascendente nel pieno possesso dei suoi mezzi. Mi dispiace che mi sia proibito rivelare i dettagli di questa carriera di un mortale morontiale senza numero, perché fu una delle epoche più straordinarie e stupefacenti nell’esperienza di conferimento di Micael, non escluso il suo soggiorno drammatico e tragico su Urantia. Ma tra le molte restrizioni impostemi quando accettai questo incarico, ce n’è una che mi proibisce di rivelare i dettagli di questa meravigliosa carriera di Micael come mortale morontiale di Endantum.

119:6.4 (1316.1) Quando Micael ritornò da questo conferimento morontiale fu evidente a noi tutti che il nostro Creatore era divenuto una creatura simile a noi, che il Sovrano dell’Universo era anche l’amico e l’aiuto affettuoso persino delle forme più basse delle intelligenze create dei suoi regni. Noi avevamo già notato questa acquisizione progressiva del punto di vista delle creature nell’amministrazione dell’universo, perché essa era apparsa gradualmente; ma divenne più evidente dopo il completamento del suo conferimento come mortale morontiale ed ancora di più dopo il suo ritorno dalla carriera di figlio del carpentiere su Urantia.

119:6.5 (1316.2) Noi fummo informati in anticipo da Gabriele sul momento in cui Micael avrebbe terminato il conferimento morontiale, e di conseguenza preparammo un’accoglienza appropriata su Salvington. Milioni e milioni di esseri si erano riuniti dai mondi capitali delle costellazioni di Nebadon, e la maggior parte dei soggiornanti sui mondi adiacenti a Salvington fu riunita per dargli il benvenuto al suo ritorno al governo del suo universo. In risposta ai nostri numerosi indirizzi di benvenuto ed espressioni di apprezzamento per un Sovrano interessato in modo così vitale alle sue creature, egli si limitò a rispondere: “Mi sono semplicemente occupato degli affari di mio Padre. Sto solo facendo quello che piace ai Figli Paradisiaci che amano le loro creature e che anelano a comprenderle.”

119:6.6 (1316.3) Ma da quel giorno e fino al momento in cui Micael s’imbarcò per la sua avventura su Urantia in quanto Figlio dell’Uomo, tutto Nebadon continuò a discutere sulle numerose imprese del suo Governatore Sovrano mentre operava su Endantum incarnato, mediante il conferimento, come un mortale morontiale d’ascensione evoluzionaria, venendo sottoposto in tutti i punti a prove come i suoi compagni riuniti dai mondi materiali dell’intera costellazione in cui soggiornava.

7. Il settimo ed ultimo conferimento

119:7.1 (1316.4) Per decine di migliaia di anni noi tutti attendemmo con impazienza il settimo ed ultimo conferimento di Micael. Gabriele ci aveva informati che questo conferimento terminale sarebbe stato fatto nelle sembianze della carne mortale, ma noi ignoravamo totalmente il momento, il luogo ed il procedimento di questa avventura culminante.

119:7.2 (1316.5) L’annuncio pubblico che Micael aveva scelto Urantia come teatro del suo conferimento finale fu fatto poco dopo che avemmo notizia del fallimento di Adamo ed Eva. E così, per più di trentacinquemila anni, il vostro mondo ha occupato un posto molto rilevante nei consigli dell’intero universo. Non vi fu alcun segreto (a parte il mistero dell’incarnazione) relativo alle varie fasi del conferimento su Urantia. Dall’inizio alla fine, sino al ritorno finale e trionfale di Micael su Salvington come Sovrano supremo d’Universo, ci fu la pubblicità universale più completa di tutto ciò che avvenne sul vostro piccolo ma altamente onorato mondo.

119:7.3 (1316.6) Anche se ritenevamo che questo sarebbe stato il metodo impiegato, noi non abbiamo mai saputo, fino al momento dell’avvenimento stesso, che Micael sarebbe apparso sulla terra come un bambino inerme del regno. In precedenza egli era sempre apparso come un individuo pienamente sviluppato del gruppo di personalità scelto per il conferimento, e fu una notizia entusiasmante quella trasmessa da Salvington che annunciava che il bambino di Betlemme era nato su Urantia.

119:7.4 (1316.7) Noi allora non solo capimmo che il nostro Creatore ed amico stava facendo il passo più precario di tutta la sua carriera, rischiando apparentemente la sua posizione e la sua autorità in questo conferimento sotto forma di un bambino inerme, ma comprendemmo anche che la sua esperienza in questo conferimento finale in veste di mortale l’avrebbe insediato per l’eternità sul trono come sovrano indiscusso e supremo dell’universo di Nebadon. Per un terzo di secolo del tempo terrestre tutti gli sguardi in tutte le parti del nostro universo locale furono focalizzati su Urantia. Tutte le intelligenze si resero conto che era in corso l’ultimo conferimento, e poiché noi sapevamo da lungo tempo della ribellione di Lucifero in Satania e della disaffezione di Caligastia su Urantia, comprendevamo bene l’intensità della lotta che avrebbe avuto luogo quando il nostro governatore avesse accondisceso ad incarnarsi su Urantia nelle umili forme e sembianze della carne mortale.

119:7.5 (1317.1) Joshua ben Joseph, il bambino ebreo, fu concepito e venne al mondo esattamente come tutti gli altri bambini prima e dopo di lui, salvo che questo bambino particolare era l’incarnazione di Micael di Nebadon, un divino Figlio Paradisiaco ed il creatore di tutto questo universo locale di cose e di esseri. Questo mistero dell’incarnazione della Deità nella forma umana di Gesù, la cui origine era peraltro naturale nel mondo, resterà per sempre insoluto. Anche nell’eternità voi non conoscerete mai la tecnica ed il metodo dell’incarnazione del Creatore nella forma e nelle sembianze delle sue creature. Questo è il segreto di Sonarington, e tali misteri sono proprietà esclusiva dei Figli divini che sono passati per l’esperienza del conferimento.

119:7.6 (1317.2) Certi uomini saggi della terra sapevano dell’arrivo imminente di Micael. Mediante i contatti tra i mondi questi uomini saggi dotati d’intuizione spirituale ebbero notizia del prossimo conferimento di Micael su Urantia. Ed i serafini lo annunciarono, tramite le creature intermedie, ad un gruppo di sacerdoti caldei il cui capo era Ardnon. Questi uomini di Dio fecero visita al bambino appena nato. Il solo evento soprannaturale associato alla nascita di Gesù fu questo annuncio ad Ardnon ed ai suoi compagni da parte dei serafini in precedenza assegnati ad Adamo ed Eva nel primo giardino.

119:7.7 (1317.3) I genitori umani di Gesù erano persone comuni della loro epoca e della loro generazione, e questo Figlio di Dio incarnato nacque quindi da una donna e fu allevato alla maniera ordinaria dei bambini di quella razza e di quell’epoca.

119:7.8 (1317.4) La storia del soggiorno di Micael su Urantia, il racconto del conferimento umano del Figlio Creatore sul vostro mondo, è una questione che oltrepassa la portata e lo scopo di questa esposizione.

8. Lo status di Micael dopo i suoi conferimenti

119:8.1 (1317.5) Dopo il conferimento finale di Micael su Urantia, coronato da successo, egli non solo fu accettato dagli Antichi dei Giorni come governante sovrano di Nebadon, ma fu anche riconosciuto dal Padre Universale come direttore stabile dell’universo locale che aveva creato. Al suo ritorno su Salvington questo Micael, Figlio dell’Uomo e Figlio di Dio, fu proclamato governatore permanente di Nebadon. Da Uversa giunse l’ottavo proclama della sovranità di Micael, mentre dal Paradiso arrivò una dichiarazione congiunta del Padre Universale e del Figlio Eterno che costituiva questa unione di Dio e di uomo come solo capo dell’universo, e che ordinava all’Unione dei Giorni stazionato su Salvington di comunicare la sua intenzione di ritirarsi in Paradiso. I Fedeli dei Giorni sulle capitali delle costellazioni ricevettero anch’essi istruzione di ritirarsi dai consigli degli Altissimi. Ma Micael non volle acconsentire che i Figli della Trinità lo privassero del loro consiglio e della loro collaborazione. Egli li riunì su Salvington e chiese loro personalmente di rimanere per sempre a servire in Nebadon. Essi espressero ai loro direttori in Paradiso il desiderio di aderire a questa richiesta, e poco dopo furono emessi i mandati di separazione dal Paradiso che assegnavano per sempre questi Figli dell’universo centrale alla corte di Micael di Nebadon.

119:8.2 (1318.1) C’era voluto quasi un miliardo di anni del tempo di Urantia per completare la carriera di conferimento di Micael e per effettuare l’instaurazione definitiva della sua autorità suprema nell’universo da lui creato. Micael era nato creatore, fu educato come amministratore, formato come dirigente, ma gli fu necessario conquistare la sua sovranità mediante l’esperienza. Così il vostro piccolo mondo fu conosciuto in tutto Nebadon come l’arena in cui Micael completò l’esperienza richiesta ad ogni Figlio Creatore Paradisiaco prima di ricevere il controllo e la direzione illimitata dell’universo di propria creazione. A mano a mano che vi eleverete nell’universo locale, apprenderete di più sugli ideali delle personalità coinvolte nei conferimenti precedenti di Micael.

119:8.3 (1318.2) Completando i suoi conferimenti come creatura, Micael non solo stabilì la sua sovranità, ma accrebbe anche la sovranità in evoluzione di Dio il Supremo. Nel corso di tali conferimenti il Figlio Creatore non solo s’impegnò in un’esplorazione discendente delle diverse nature della personalità delle creature, ma compì anche la rivelazione delle volontà variamente diversificate delle Deità del Paradiso, la cui unità sintetica, qual è svelata dai Creatori Supremi, è rivelativa della volontà dell’Essere Supremo.

119:8.4 (1318.3) Questi vari aspetti della volontà delle Deità sono eternamente personalizzati nelle differenti nature dei Sette Spiriti Maestri, e ciascuno dei conferimenti di Micael fu particolarmente rivelatore di una di queste manifestazioni della divinità. Nel suo conferimento come Melchizedek egli manifestò la volontà congiunta del Padre, del Figlio e dello Spirito. Nel suo conferimento come Lanonandek egli manifestò la volontà del Padre e del Figlio. Nel conferimento adamico egli rivelò la volontà del Padre e dello Spirito e nel conferimento serafico la volontà del Figlio e dello Spirito. Nel conferimento come mortale su Uversa egli presentò la volontà dell’Attore Congiunto, e nel conferimento come mortale morontiale presentò la volontà del Figlio Eterno. Infine nel conferimento materiale su Urantia egli visse la volontà del Padre Universale, proprio come un mortale di carne e di sangue.

119:8.5 (1318.4) Il completamento di questi sette conferimenti portò alla liberazione della sovranità suprema di Micael ed anche alla creazione della possibilità della sovranità del Supremo in Nebadon. In nessuno dei suoi conferimenti Micael rivelò Dio il Supremo, ma la somma dei suoi sette conferimenti è una nuova rivelazione dell’Essere Supremo in Nebadon.

119:8.6 (1318.5) Nell’esperienza della discesa da Dio all’uomo, Micael sperimentò contemporaneamente l’ascesa dalla parzialità della manifestabilità alla supremazia dell’azione finita e alla finalità della liberazione del suo potenziale per funzioni absonite. Micael, Figlio Creatore, è un creatore nel tempo-spazio, ma Micael, Figlio Maestro di conferimento settuplo, è un membro di uno dei corpi divini costituenti l’Ultimità della Trinità.

119:8.7 (1318.6) Facendo l’esperienza di rivelare le volontà dei Sette Spiriti Maestri della Trinità, il Figlio Creatore è passato per l’esperienza di rivelare la volontà del Supremo. Operando come rivelatore della volontà della Supremazia, Micael, insieme con tutti gli altri Figli Maestri, ha identificato se stesso con il Supremo per l’eternità. Durante quest’era dell’universo egli rivela il Supremo e partecipa all’attuazione della sovranità della Supremazia. Ma nella prossima era dell’universo noi crediamo che egli collaborerà con l’Essere Supremo nella prima Trinità esperienziale negli universi dello spazio esterno ed a favore di essi.

119:8.8 (1319.1) Urantia è il santuario sentimentale di tutto Nebadon, il più importante di dieci milioni di mondi abitati, la dimora mortale di Cristo Micael, sovrano di tutto Nebadon, ministro Melchizedek presso i regni, salvatore di un sistema, redentore adamico, compagno serafico, associato degli spiriti ascendenti, progressore morontiale, Figlio dell’Uomo nelle sembianze della carne mortale e Principe Planetario di Urantia. E le vostre Scritture dicono la verità quando affermano che questo stesso Gesù ha promesso di ritornare un giorno sul mondo del suo conferimento terminale, il Mondo della Croce.

119:8.9 (1319.2) [Questo fascicolo, che descrive i sette conferimenti di Cristo Micael, è il sessantatreesimo di una serie di presentazioni patrocinate da numerose personalità, che narrano la storia di Urantia fino al tempo dell’apparizione di Micael sulla terra nelle sembianze della carne mortale. Questi fascicoli sono stati autorizzati da una commissione di Nebadon di dodici membri agenti sotto la direzione di Mantutia Melchizedek. Noi abbiamo redatto queste esposizioni e le abbiamo trascritte in lingua inglese, mediante una tecnica autorizzata dai nostri superiori, nell’anno 1935 d.C. del tempo di Urantia.]

PARTE IV. La Vita e gli Insegnamenti Di Gesù

Il Libro di Urantia

PARTE IV

La Vita e gli Insegnamenti Di Gesù

Questo gruppo di fascicoli è stato patrocinato da una commissione di dodici intermedi di Urantia agente sotto la supervisione di un direttore di rivelazione Melchizedek.

La base di questo racconto è stata fornita da un intermedio secondario che fu un tempo assegnato alla sorveglianza superumana dell’apostolo Andrea.

Fascicolo 120 - Il conferimento di Micael su Urantia

Il Libro di Urantia

Fascicolo 120

Il conferimento di Micael su Urantia

120:0.1 (1323.1) INCARICATO da Gabriele di effettuare la supervisione della riesposizione della vita che Micael visse su Urantia nelle sembianze della carne mortale, io, il Melchizedek direttore della commissione di rivelazione cui è stato affidato questo compito, sono autorizzato a presentare questa narrazione di certi avvenimenti che hanno immediatamente preceduto l’arrivo del Figlio Creatore su Urantia per intraprendere la fase terminale della sua esperienza di conferimento nell’universo. Vivere tali vite identiche a quelle che egli impone agli esseri intelligenti da lui stesso creati, conferirsi in tal modo nelle sembianze dei suoi vari ordini di esseri creati, fa parte del prezzo che ogni Figlio Creatore deve pagare per acquisire la piena e suprema sovranità dell’universo di cose e di esseri da lui stesso creato.

120:0.2 (1323.2) Prima degli avvenimenti che sto per descrivere, Micael di Nebadon si era conferito sei volte nelle sembianze di sei ordini differenti della sua diversificata creazione di esseri intelligenti. Poi si preparò a discendere su Urantia nelle sembianze della carne mortale, l’ordine più basso delle sue creature intelligenti dotate di volontà, e, come un umano del regno materiale, ad eseguire l’atto finale del dramma concernente l’acquisizione della sovranità sul suo universo conformemente alle direttive dei divini Capi Paradisiaci dell’universo degli universi.

120:0.3 (1323.3) Nel corso di ciascuno di questi precedenti conferimenti Micael non solo acquisì l’esperienza finita di un gruppo di suoi esseri creati, ma acquisì anche un’essenziale esperienza di cooperazione con il Paradiso che avrebbe portato, in se stessa e per se stessa, un ulteriore contributo per costituirlo sovrano dell’universo da lui stesso edificato. Ad ogni momento di tutto il tempo passato dell’universo locale, Micael avrebbe potuto rivendicare la sovranità personale come Figlio Creatore, e come Figlio Creatore avrebbe potuto governare il suo universo nella maniera da lui stesso scelta. In tal caso Emanuele ed i Figli del Paradiso associati avrebbero lasciato l’universo. Ma Micael non desiderava governare Nebadon soltanto per proprio diritto, come Figlio Creatore. Egli desiderava, per mezzo di un’effettiva esperienza di subordinazione cooperativa alla Trinità del Paradiso, elevarsi a quell’alta posizione di status universale in cui sarebbe stato qualificato per governare il suo universo e per amministrare gli affari dello stesso con quella perfezione di discernimento e quella saggezza d’esecuzione che saranno un giorno caratteristiche dell’alto governo dell’Essere Supremo. Egli non aspirava alla perfezione di governo come Figlio Creatore, ma alla supremazia d’amministrazione come personificazione della saggezza universale e dell’esperienza divina dell’Essere Supremo.

120:0.4 (1324.1) Micael aveva dunque un duplice proposito nel compiere questi sette conferimenti sui vari ordini di creature del suo universo: primo, completava l’esperienza necessaria nella comprensione delle creature richiesta a tutti i Figli Creatori prima di assumere una sovranità completa. In ogni momento un Figlio Creatore può governare il suo universo per proprio diritto, ma può governare come rappresentante supremo della Trinità del Paradiso solo dopo essere passato per i sette conferimenti nelle sembianze delle creature del suo universo. Secondo, egli aspirava al privilegio di rappresentare la massima autorità della Trinità del Paradiso che può essere esercitata nell’amministrazione diretta e personale di un universo locale. Di conseguenza, durante l’esperienza di ciascuno dei suoi conferimenti nell’universo, Micael si sottomise volontariamente, con successo ed in modo soddisfacente, alle volontà variamente costituite delle diverse associazioni delle persone della Trinità del Paradiso. Cioè, nel primo conferimento egli si sottomise alla volontà congiunta del Padre, del Figlio e dello Spirito; nel secondo conferimento alla volontà del Padre e del Figlio; nel terzo conferimento alla volontà del Padre e dello Spirito; nel quarto conferimento alla volontà del Figlio e dello Spirito; nel quinto conferimento alla volontà dello Spirito Infinito; nel sesto conferimento alla volontà del Figlio Eterno; e durante il settimo ed ultimo conferimento su Urantia alla volontà del Padre Universale.

120:0.5 (1324.2) Micael, dunque, unisce nella sua sovranità personale la volontà divina delle settuple fasi dei Creatori universali con l’esperienza della comprensione delle creature del suo universo locale. In tal modo la sua amministrazione è divenuta rappresentativa del massimo potere ed autorità possibile, sebbene priva di qualsiasi pretesa arbitraria. Il suo potere è illimitato, poiché deriva dall’associazione sperimentata con le Deità del Paradiso; la sua autorità è indiscussa, perché è stata acquisita mediante un’effettiva esperienza nelle sembianze delle creature dell’universo; la sua sovranità è suprema, poiché incorpora simultaneamente il settuplo punto di vista della Deità del Paradiso ed il punto di vista delle creature del tempo e dello spazio.

120:0.6 (1324.3) Dopo aver determinato il momento del suo conferimento finale ed aver scelto il pianeta in cui avrebbe avuto luogo questo straordinario avvenimento, Micael ebbe con Gabriele il consueto colloquio precedente il conferimento e poi si presentò davanti a suo fratello maggiore e consigliere paradisiaco, Emanuele. Micael affidò alla custodia di Emanuele tutti i poteri d’amministrazione dell’universo che non erano stati in precedenza consegnati a Gabriele. E poco prima della partenza di Micael per l’incarnazione su Urantia, Emanuele, accettando la custodia dell’universo durante il periodo di conferimento su Urantia, si accinse ad impartire a Micael i consigli relativi al conferimento stesso, che gli sarebbero serviti come guida durante l’incarnazione, quando fosse ben presto cresciuto su Urantia come un mortale del regno.

120:0.7 (1324.4) A tale proposito bisogna tenere presente che Micael aveva scelto di eseguire questo conferimento nelle sembianze della carne mortale sottomesso alla volontà del Padre del Paradiso. Il Figlio Creatore non avrebbe avuto bisogno d’istruzioni da parte di nessuno per effettuare questa incarnazione se avesse avuto per solo scopo quello di acquisire la sovranità sul suo universo; ma egli si era impegnato in un programma di rivelazione del Supremo che implicava la funzione cooperativa con le diverse volontà delle Deità del Paradiso. Perciò la sua sovranità, una volta definitivamente e personalmente acquisita, avrebbe incluso effettivamente la totalità della volontà settupla della Deità che culmina nel Supremo. Egli, dunque, era stato precedentemente istruito sei volte dai rappresentanti personali delle diverse Deità del Paradiso e delle loro associazioni; ed ora veniva istruito dall’Unione dei Giorni, ambasciatore della Trinità del Paradiso presso l’universo locale di Nebadon ed agente in nome del Padre Universale.

120:0.8 (1325.1) C’erano dei vantaggi immediati e delle compensazioni immense derivanti dalla compiacenza di questo potente Figlio Creatore a sottomettersi volontariamente ancora una volta alla volontà delle Deità del Paradiso, e questa volta a quella del Padre Universale. Grazie a questa decisione di effettuare tale subordinazione associativa, Micael avrebbe fatto l’esperienza in questa incarnazione non solo della natura dell’uomo mortale, ma anche della volontà del Padre Paradisiaco di tutti. Inoltre egli poteva intraprendere questo conferimento straordinario con la completa certezza non solo che Emanuele avrebbe esercitato la piena autorità del Padre del Paradiso nell’amministrazione del suo universo durante la sua assenza per il conferimento su Urantia, ma anche con la confortante consapevolezza che gli Antichi dei Giorni del superuniverso avevano decretato la sicurezza del suo regno per l’intero periodo del conferimento stesso.

120:0.9 (1325.2) Questo era il quadro della memorabile circostanza in cui Emanuele presentò la missione del settimo conferimento. E dalle raccomandazioni fatte prima del conferimento da Emanuele al capo dell’universo, che divenne in seguito Gesù di Nazaret (Cristo Micael) su Urantia, io sono autorizzato a presentare i seguenti estratti:

1. La missione del settimo conferimento

120:1.1 (1325.3) “Fratello mio Creatore, io sto per assistere al tuo settimo ed ultimo conferimento nell’universo. Tu hai compiuto le sei missioni precedenti nel modo più fedele e perfetto, e non ho il minimo dubbio che trionferai anche in questo tuo conferimento terminale per acquisire la sovranità. Fino ad ora sei apparso sulle tue sfere di conferimento come un essere pienamente sviluppato dell’ordine da te scelto. Ora stai per apparire su Urantia, il pianeta disordinato e perturbato che hai scelto, non come un mortale pienamente sviluppato, ma come un bambino inerme. Questa, mio caro compagno, sarà per te un’esperienza nuova e non ancora tentata. Tu sei sul punto di pagare l’intero prezzo di un conferimento e di sperimentare l’illuminazione completa dell’incarnazione di un Creatore nelle sembianze di una creatura.

120:1.2 (1325.4) “Durante ciascuno dei tuoi conferimenti precedenti tu hai scelto volontariamente di sottometterti alla volontà delle tre Deità del Paradiso e delle loro divine interassociazioni. Nei tuoi conferimenti precedenti ti sei sottomesso a tutte le sette fasi della volontà del Supremo, eccetto che alla volontà personale di tuo Padre del Paradiso. Ora che hai deciso di sottometterti totalmente alla volontà di tuo Padre durante il tuo settimo conferimento, io, quale rappresentante personale di nostro Padre, assumo l’incondizionata giurisdizione sul tuo universo durante il tempo della tua incarnazione.

120:1.3 (1325.5) “Intraprendendo il conferimento su Urantia tu ti sei volontariamente spogliato di ogni supporto extraplanetario e di ogni assistenza speciale che avrebbero potuto esserti forniti da qualche creatura di tua stessa creazione. Come i tuoi figli creati di Nebadon dipendono interamente da te per essere guidati con sicurezza lungo le loro carriere nell’universo, così ora bisogna che tu dipenda interamente ed incondizionatamente da tuo Padre del Paradiso per essere guidato con sicurezza attraverso le vicissitudini non rivelate della tua prossima carriera mortale. E quando avrai terminato questa esperienza di conferimento, tu conoscerai in tutta verità il senso pieno e la ricchezza di significato di quella fede-fiducia che tu così invariabilmente chiedi a tutte le tue creature di possedere come parte della loro intima relazione con te in quanto Creatore e Padre del loro universo locale.

120:1.4 (1326.1) “Durante il tuo conferimento su Urantia devi occuparti soltanto di una cosa, della comunione ininterrotta tra te e tuo Padre del Paradiso; e sarà grazie alla perfezione di questa relazione che il mondo del tuo conferimento, come tutto l’universo da te creato, riceveranno una nuova e più comprensibile rivelazione di tuo Padre e di mio Padre, il Padre Universale di tutti. Ti devi occupare, dunque, solo della tua vita personale su Urantia. Io sarò pienamente ed efficacemente responsabile della sicurezza e dell’amministrazione continua del tuo universo dal momento del tuo volontario abbandono dell’autorità fino a quando ritornerai tra di noi come Sovrano d’Universo, confermato dal Paradiso, e riceverai di ritorno dalle mie mani, non l’autorità di vicegerente che ora lasci a me, ma il potere supremo e la giurisdizione sul tuo universo.

120:1.5 (1326.2) “E affinché tu possa conoscere con certezza che io ho il potere di fare tutto ciò che ora ti sto promettendo (sapendo molto bene che io rappresento l’assicurazione di tutto il Paradiso per il compimento fedele della mia parola), ti annuncio che mi è appena stata comunicata una decisione degli Antichi dei Giorni di Uversa che impedirà ogni pericolo spirituale in Nebadon per tutto il periodo del tuo conferimento volontario. Dal momento in cui abbandonerai la coscienza all’inizio della tua incarnazione mortale, fino al tuo ritorno tra di noi come sovrano supremo ed incondizionato di questo universo che tu stesso hai creato ed organizzato, niente di grave può accadere in tutto Nebadon. In questo intervallo di tempo della tua incarnazione, io sono in possesso degli ordini degli Antichi dei Giorni che dispongono senza indugi l’estinzione istantanea ed automatica di ogni essere colpevole di ribellione o sospettato d’istigare un’insurrezione nell’universo di Nebadon mentre tu sei assente per questo conferimento. Fratello mio, considerata l’autorità del Paradiso inerente alla mia presenza, accresciuta dal mandato giuridico di Uversa, il tuo universo e tutte le sue creature leali saranno al sicuro durante il tuo conferimento. Tu puoi partire per la tua missione con un solo pensiero — accrescere la rivelazione di nostro Padre agli esseri intelligenti del tuo universo.

120:1.6 (1326.3) “Come in ciascuno dei tuoi conferimenti precedenti, vorrei ricordarti che io sono depositario della giurisdizione del tuo universo come fratello mandatario. Io esercito tutta l’autorità e tutto il potere in nome tuo. Io funziono come farebbe nostro Padre del Paradiso e conformemente alla tua esplicita richiesta che io agisca così in tua vece. Fermo restando ciò, tutta questa autorità delegata sarà nuovamente tua per essere esercitata in ogni momento che tu riterrai opportuno chiederne la restituzione. Il tuo conferimento è in ogni sua parte interamente volontario. In quanto mortale incarnato nel regno tu sei privo delle dotazioni celesti, ma puoi riavere tutto il potere abbandonato in qualsiasi momento tu sceglierai di reinvestirti dell’autorità sull’universo. Se tu dovessi scegliere di reintegrarti nel potere e nell’autorità, ricordati che sarà unicamente per ragioni personali, poiché io sono la vivente e suprema garanzia, la cui presenza e promessa garantiscono la sicura amministrazione del tuo universo conformemente alla volontà di tuo Padre. Una ribellione, come si è prodotta per tre volte in Nebadon, non può verificarsi durante la tua assenza da Salvington per questo conferimento. Per il periodo del tuo conferimento su Urantia, gli Antichi dei Giorni hanno decretato che ogni ribellione in Nebadon porterebbe in se stessa il germe del suo automatico annientamento.

120:1.7 (1326.4) “Per tutto il tempo in cui sarai assente per questo straordinario conferimento finale io m’impegno (con la collaborazione di Gabriele) ad amministrare fedelmente il tuo universo. Incaricandoti d’intraprendere questo ministero di rivelazione divina e di sottoporti a questa esperienza di comprensione umana perfezionata, io agisco in nome di mio Padre e di tuo Padre, e ti offro i seguenti consigli che dovrebbero guidarti nel vivere la tua vita terrena mentre divieni progressivamente autocosciente della missione divina connessa con il tuo prolungato soggiorno nella carne.

2. Le limitazioni del conferimento

120:2.1 (1327.1) “1. Secondo gli usi ed in conformità alla tecnica di Sonarington — in esecuzione dei mandati del Figlio Eterno del Paradiso — ho preso tutti i provvedimenti necessari per l’immediato inizio di questo tuo conferimento come mortale in armonia con i piani da te stabiliti ed affidati alla mia custodia da Gabriele. Tu crescerai su Urantia come un bambino del regno, vi completerai la tua educazione umana — restando costantemente sottomesso alla volontà di tuo Padre del Paradiso — vivrai la tua vita su Urantia così come hai stabilito, terminerai il tuo soggiorno planetario e ti preparerai per l’ascensione a tuo Padre per ricevere da lui la sovranità suprema del tuo universo.

120:2.2 (1327.2) “2. Oltre alla tua missione terrena e alla tua rivelazione all’universo, ma incidentale ad entrambe, ti consiglio di assumere, dopo essere divenuto sufficientemente autocosciente della tua identità divina, l’incarico addizionale di porre fine tecnicamente alla ribellione di Lucifero nel sistema di Satania e di fare tutto ciò in qualità di Figlio dell’Uomo. Quindi, in quanto creatura mortale del regno, resa potente nella sua debolezza dalla sottomissione per fede alla volontà di tuo Padre, suggerisco che tu faccia con benevolenza tutto ciò che hai ripetutamente rifiutato di compiere arbitrariamente con il potere e la forza quando ne avevi la possibilità all’inizio di questa ribellione colpevole ed ingiustificata. Considererei un coronamento appropriato del tuo conferimento come mortale se tu ritornassi fra di noi come Figlio dell’Uomo, Principe Planetario di Urantia, così come Figlio di Dio, sovrano supremo del tuo universo. In quanto uomo mortale, il tipo più basso di creatura intelligente in Nebadon, affronta e giudica le pretese blasfeme di Caligastia e di Lucifero e, nell’umile condizione da te assunta, poni fine per sempre alle vergognose ed errate presentazioni di questi figli della luce decaduti. Avendo tu continuamente rifiutato di screditare questi ribelli mediante l’esercizio delle tue prerogative di creatore, ora conviene che, nelle sembianze delle creature più basse della tua creazione, tu tolga il potere dalle mani di questi Figli deviati. Così il tuo intero universo locale riconoscerà in tutta equità, chiaramente e per sempre, la giustezza del tuo agire facendo nel tuo ruolo di mortale incarnato quelle cose che la misericordia ti esortava a non fare con il potere di un’autorità arbitraria. Avendo così stabilito con il tuo conferimento la possibilità della sovranità del Supremo in Nebadon, avrai in effetti portato a conclusione gli affari ancora non giudicati di tutte le precedenti insurrezioni, nonostante l’intervallo di tempo più o meno lungo necessario al raggiungimento di questo risultato. Con questo atto i dissensi pendenti del tuo universo saranno sostanzialmente liquidati. E con la susseguente attribuzione della sovranità suprema sul tuo universo simili sfide alla tua autorità non potranno mai più avvenire in nessuna parte della tua grande creazione personale.

120:2.3 (1327.3) “3. Quando sarai riuscito a porre fine alla secessione di Urantia, come senza dubbio farai, ti consiglio di accettare da Gabriele la consegna del titolo di ‘Principe Planetario di Urantia’ quale eterno riconoscimento da parte del tuo universo della tua esperienza finale di conferimento, e di fare inoltre tutto il possibile, compatibilmente con lo scopo del tuo conferimento, per compensare le afflizioni e la confusione portate su Urantia dal tradimento di Caligastia e dal successivo fallimento di Adamo.

120:2.4 (1328.1) “4. In conformità alla tua richiesta, Gabriele e tutti gli interessati collaboreranno con te nel desiderio espresso di terminare il tuo conferimento su Urantia con il pronunciamento di un giudizio dispensazionale del regno, accompagnato dalla fine di un’epoca, dalla risurrezione dei sopravviventi mortali addormentati e dall’instaurazione della dispensazione dello Spirito della Verità effuso.

120:2.5 (1328.2) “5. Per quanto concerne il pianeta del tuo conferimento e l’immediata generazione di uomini che vi vivono al tempo del tuo soggiorno come mortale, ti consiglio di operare largamente nel ruolo d’insegnante. Poni attenzione, in primo luogo, alla liberazione e all’ispirazione della natura spirituale dell’uomo. Successivamente illumina l’intelletto umano ottenebrato, guarisci l’anima degli uomini e libera la loro mente dalle paure secolari. E poi, secondo la tua saggezza di mortale, rivolgi le tue cure al benessere fisico e al conforto materiale dei tuoi fratelli nella carne. Vivi la vita religiosa ideale per l’ispirazione e l’edificazione di tutto il tuo universo.

120:2.6 (1328.3) “6. Sul pianeta del tuo conferimento, restituisci la libertà spirituale agli uomini isolati dalla ribellione. Porta su Urantia un ulteriore contributo alla sovranità del Supremo, estendendo così questa sovranità a tutto il vasto dominio della tua creazione personale. In questo tuo conferimento materiale nelle sembianze della carne tu stai per fare l’esperienza dell’illuminazione finale di un Creatore nel tempo-spazio, la doppia esperienza di lavorare nei limiti della natura umana e con la volontà di tuo Padre del Paradiso. Nella tua vita temporale la volontà della creatura finita e la volontà del Creatore infinito sono destinate a divenire una, così come esse stanno anche per unirsi nella Deità in evoluzione dell’Essere Supremo. Spargi sul pianeta del tuo conferimento lo Spirito della Verità e rendi così tutti i mortali normali di quell’isolata sfera immediatamente e pienamente accessibili al ministero della presenza frazionata di nostro Padre del Paradiso, gli Aggiustatori di Pensiero dei regni.

120:2.7 (1328.4) “7. In tutto ciò che compirai sul mondo del tuo conferimento tieni costantemente a mente che stai vivendo una vita destinata ad istruire e ad edificare tutto il tuo universo. Stai conferendo questa vita d’incarnazione mortale su Urantia, ma dovrai vivere questa vita per ispirare spiritualmente tutte le intelligenze umane e superumane che sono vissute, esistono ora, o potranno vivere su ciascun mondo abitato che ha formato, forma ora, o potrà fare parte della vasta galassia del tuo dominio amministrativo. La tua vita terrestre nelle sembianze della carne mortale non dovrà essere vissuta per servire da esempio ai mortali di Urantia nel corso del tuo soggiorno terrestre, né per qualsiasi generazione successiva di esseri umani su Urantia o su un qualunque altro mondo. La tua vita nella carne su Urantia sarà piuttosto d’ispirazione per tutte le vite su tutti i mondi di Nebadon per tutte le generazioni delle ere future.

120:2.8 (1328.5) “8. La grande missione che devi realizzare e sperimentare nell’incarnazione mortale è contenuta nella tua decisione di vivere una vita sinceramente consacrata a fare la volontà di tuo Padre del Paradiso, in modo da rivelare Dio, tuo Padre, nella carne e specialmente alle creature della carne. Allo stesso tempo interpreterai anche in maniera nuova e superiore nostro Padre per gli esseri supermortali di tutto Nebadon. Parallelamente a questo ministero di nuova rivelazione e di accresciuta interpretazione del Padre del Paradiso ad ogni tipo di mente umana e superumana, tu opererai anche per fare una nuova rivelazione dell’uomo a Dio. Poni in evidenza, durante la tua unica breve vita nella carne, come non si è mai visto prima in tutto Nebadon, le trascendenti possibilità raggiungibili da un umano che conosce Dio durante la breve carriera di un’esistenza mortale, e fornisci una nuova ed illuminante interpretazione dell’uomo e delle vicissitudini della sua vita planetaria a tutte le intelligenze superumane di tutto Nebadon, e per ogni tempo. Tu stai per discendere su Urantia nelle sembianze della carne mortale, e vivendovi come un uomo del tuo tempo e della tua generazione agirai in modo da mostrare al tuo intero universo l’ideale di una tecnica perfezionata nell’impegno supremo degli affari della tua vasta creazione: la realizzazione di Dio che cerca l’uomo e lo trova ed il fenomeno dell’uomo che cerca Dio e lo trova; e farai tutto ciò con loro reciproca soddisfazione e durante il breve periodo di una vita nella carne.

120:2.9 (1329.1) “9. Ti raccomando di tenere sempre a mente che, sebbene di fatto tu diverrai un umano ordinario del regno, potenzialmente resterai un Figlio Creatore del Padre del Paradiso. Durante tutta questa incarnazione, anche se vivrai e agirai come un Figlio dell’Uomo, gli attributi creativi della tua divinità personale ti seguiranno da Salvington ad Urantia. La tua volontà avrà sempre il potere di porre termine all’incarnazione in qualsiasi momento successivo all’arrivo del tuo Aggiustatore di Pensiero. Prima dell’arrivo e del ricevimento dell’Aggiustatore io sarò garante dell’integrità della tua personalità. Ma dopo l’arrivo del tuo Aggiustatore ed in concomitanza con il tuo progressivo riconoscimento della natura e dell’importanza della tua missione di conferimento, dovrai astenerti dal formulare qualsiasi volontà superumana di realizzazione, di riuscita o di potere per il fatto che le tue prerogative di creatore resteranno associate alla tua personalità umana a causa della inseparabilità di questi attributi dalla tua presenza personale. Ma nessuna ripercussione superumana accompagnerà la tua carriera terrestre al di fuori della volontà del Padre del Paradiso, a meno che, con un atto di volontà cosciente e deliberata, tu non prenda una decisione indivisa culminante in una scelta della tua intera personalità.

3. Consigli ed avvertimenti supplementari

120:3.1 (1329.2) “Ed ora, fratello mio, nel prendere congedo da te mentre ti prepari a partire per Urantia e dopo averti consigliato riguardo alla condotta generale del tuo conferimento, permettimi di darti alcuni avvertimenti risultanti da una consultazione con Gabriele e concernenti le fasi minori della tua vita di mortale. Noi ti suggeriamo ancora che:

120:3.2 (1329.3) “1. Nel perseguimento dell’ideale della tua vita mortale terrena tu ponga attenzione anche alla realizzazione e all’esemplificazione di certe cose pratiche e di aiuto immediato per i tuoi simili.

120:3.3 (1329.4) “2. Per quanto concerne le relazioni di famiglia, dà precedenza alle usanze accettate della vita famigliare che troverai stabilite nel periodo e nella generazione del tuo conferimento. Vivi la tua vita famigliare e di comunità conformemente alle consuetudini del popolo tra cui hai scelto di apparire.

120:3.4 (1329.5) “3. Nelle tue relazioni con l’ordine sociale ti consigliamo di limitare i tuoi sforzi principalmente alla rigenerazione spirituale e all’emancipazione intellettuale. Evita ogni coinvolgimento nella struttura economica e negli impegni politici della tua epoca. Consacrati più specialmente a vivere la vita religiosa ideale su Urantia.

120:3.5 (1329.6) “4. In nessuna circostanza, nemmeno nel più piccolo dettaglio, dovresti interferire nell’evoluzione progressiva normale e ordinata delle razze di Urantia. Ma questa proibizione non deve essere interpretata come limitante i tuoi sforzi per lasciare dietro di te su Urantia un sistema duraturo e migliorato di etica religiosa positiva. In quanto Figlio dispensazionale ti sono accordati certi privilegi concernenti l’avanzamento dello status spirituale e religioso dei popoli del mondo.

120:3.6 (1330.1) “5. Nel modo che riterrai opportuno, ti identificherai con i movimenti religiosi e spirituali che troverai su Urantia, ma cerca in tutti i modi possibili di evitare l’istituzione formale di un culto organizzato, di una religione cristallizzata o di un gruppo etico separato di esseri umani. La tua vita ed i tuoi insegnamenti diverranno l’eredità comune di tutte le religioni e di tutti i popoli.

120:3.7 (1330.2) “6. Al fine di non contribuire senza necessità alla creazione su Urantia di sistemi stereotipati successivi di credenze religiose o di altri tipi di devozioni religiose non progressive, ti diamo ancora un altro avvertimento: non lasciare scritti dietro di te sul pianeta. Astieniti da qualsiasi scritto su materiali permanenti; ordina ai tuoi associati di non fare immagini o altri ritratti del tuo corpo fisico. Cura che niente di potenzialmente idolatra sia lasciato sul pianeta al momento della tua partenza.

120:3.8 (1330.3) “7. Mentre vivrai la vita sociale abituale e ordinaria del pianeta come un individuo normale di sesso maschile, non entrerai probabilmente nella relazione del matrimonio, che sarebbe perfettamente onorevole e compatibile con il tuo conferimento. Ma devo ricordarti che una delle regole dell’incarnazione di Sonarington proibisce che un Figlio di conferimento originario del Paradiso lasci dietro di sé una discendenza umana su un qualsiasi pianeta.

120:3.9 (1330.4) “8. Per tutti gli altri dettagli del tuo prossimo conferimento, noi vorremmo affidarti alle direttive dell’Aggiustatore interiore, agli insegnamenti dello spirito divino sempre presente di guida umana, e al giudizio ragionevole della tua mente umana in espansione di cui sarai dotato per eredità. Una tale associazione degli attributi di creatura e di Creatore ti permetterà di vivere per noi la perfetta vita di uomo sulle sfere planetarie, non necessariamente perfetta se considerata da qualunque uomo di qualunque generazione e su qualsiasi mondo (ancor meno su Urantia), ma pienamente e supremamente completa secondo la valutazione dei mondi più altamente perfezionati ed in corso di perfezionamento del tuo vasto universo.

120:3.10 (1330.5) “Ed ora possa tuo Padre e mio Padre, che ci ha sempre sostenuti in tutti gli adempimenti passati, guidarti, sostenerti ed essere con te dal momento in cui ci lascerai ed in cui abbandonerai la tua coscienza di personalità, per tutto il tuo graduale ritorno al riconoscimento della tua identità divina incarnata in forma umana, e poi durante tutta la tua esperienza di conferimento su Urantia, fino alla tua liberazione dalla carne ed alla tua ascensione alla destra della sovranità di nostro Padre. Quando ti rivedrò su Salvington, saluteremo il tuo ritorno tra di noi come sovrano supremo ed incondizionato di questo universo che tu hai creato, servito e completamente compreso.

120:3.11 (1330.6) “Io regno ora in tua vece. Assumo la giurisdizione di tutto Nebadon quale sovrano facente funzione durante l’intervallo del tuo settimo conferimento come mortale su Urantia. E a te, Gabriele, affido la salvaguardia di colui che sta per divenire il Figlio dell’Uomo fino a quando ritornerà presto a me in potere ed in gloria come Figlio dell’Uomo e Figlio di Dio. E, Gabriele, io sono il tuo sovrano fino a quando Micael ritornerà come tale.”

* * *

120:3.12 (1330.7) Poi, in presenza di tutta Salvington riunita, Micael scomparve immediatamente, e non lo rivedemmo più al suo posto abituale fino al suo ritorno come capo supremo e personale dell’universo dopo il completamento della sua carriera di conferimento su Urantia.

4. L’incarnazione — la fusione di due in uno

120:4.1 (1331.1) E così certi figli indegni di Micael, che avevano accusato il loro Creatore-padre di cercare egoisticamente la sovranità e che avevano insinuato che il Figlio Creatore deteneva arbitrariamente ed autocraticamente il potere in virtù della irragionevole lealtà delle creature servili di un universo ingannato, stavano per essere ridotti per sempre al silenzio e lasciati confusi e disillusi dalla vita di abnegazione che il Figlio di Dio stava ora per intraprendere come Figlio dell’Uomo — restando costantemente sottomesso alla “volontà del Padre del Paradiso”.

120:4.2 (1331.2) Ma non cadete in errore; Cristo Micael, pur essendo veramente un essere di origine duale, non era una doppia personalità. Egli non era Dio in associazione con l’uomo, ma piuttosto Dio incarnato nell’uomo. Ed egli fu sempre esattamente questo essere congiunto. Il solo fattore progressivo in questa relazione incomprensibile fu la realizzazione progressiva autocosciente ed il riconoscimento (con la sua mente umana) del fatto di essere Dio e uomo.

120:4.3 (1331.3) Cristo Micael non è divenuto progressivamente Dio. Dio non è divenuto uomo ad un dato momento importante della vita terrena di Gesù. Gesù fu Dio e uomo — sempre e per l’eternità. E questo Dio e questo uomo erano e sono ora uno, come la Trinità del Paradiso di tre esseri è in realtà una Deità.

120:4.4 (1331.4) Non perdete mai di vista il fatto che il supremo scopo spirituale del conferimento di Micael era di accrescere la rivelazione di Dio.

120:4.5 (1331.5) I mortali di Urantia hanno dei concetti variabili del miracoloso, ma per noi che viviamo come cittadini dell’universo locale ci sono pochi miracoli, e tra questi i conferimenti d’incarnazione dei Figli Paradisiaci sono di gran lunga i più misteriosi. L’apparizione di un Figlio divino nel e sul vostro mondo mediante un processo apparentemente naturale noi lo consideriamo un miracolo — il funzionamento di leggi universali che oltrepassano la nostra comprensione. Gesù di Nazaret era una persona miracolosa.

120:4.6 (1331.6) Attraverso tutta questa esperienza straordinaria, ed in essa, Dio il Padre scelse di manifestarsi come fa sempre — nella maniera abituale — nel modo normale, naturale ed affidabile dell’azione divina.

Fascicolo 121 - L’epoca del conferimento di Micael

Il Libro di Urantia

Fascicolo 121

L’epoca del conferimento di Micael

121:0.1 (1332.1) IO SONO l’intermedio secondario un tempo assegnato all’apostolo Andrea, agente sotto la supervisione di una commissione di dodici membri della Fratellanza Unita degli Intermedi di Urantia, patrocinata congiuntamente dal capo che presiede il nostro ordine e dal Melchizedek registratore, e sono autorizzato a redigere il racconto delle attività della vita di Gesù di Nazaret, quali sono state osservate dal mio ordine di creature terrestri e quali furono in seguito parzialmente messe per iscritto dal soggetto umano di cui ero il custode temporale. Sapendo come il suo Maestro evitava scrupolosamente di lasciare dietro di sé documenti scritti, Andrea rifiutò fermamente di produrre copie della sua narrazione scritta. Un atteggiamento simile da parte degli altri apostoli di Gesù ritardò considerevolmente la redazione dei Vangeli.

1. L’occidente nel primo secolo dopo Cristo

121:1.1 (1332.2) Gesù non è venuto in questo mondo durante un’epoca di decadenza spirituale. Al momento della sua nascita Urantia viveva una rinascita del pensiero spirituale e della vita religiosa quali non aveva conosciuto in tutta la sua precedente storia postadamica né ha vissuto in nessun’altra epoca dopo di allora. Quando Micael s’incarnò su Urantia, il mondo presentava per il conferimento del Figlio Creatore le condizioni più favorevoli che fossero mai prevalse in precedenza o che si siano presentate in seguito. Nei secoli immediatamente precedenti a quest’epoca la cultura e la lingua greche si erano diffuse nell’Occidente e nel vicino Oriente, e gli Ebrei, essendo una razza levantina di natura parte occidentale e parte orientale, erano eminentemente qualificati per utilizzare questo quadro culturale e linguistico per l’efficace diffusione di una nuova religione sia in Oriente che in Occidente. Queste circostanze molto favorevoli erano ancor più accresciute dalla tollerante politica di governo del mondo mediterraneo da parte dei Romani.

121:1.2 (1332.3) Tutta questa combinazione d’influenze mondiali è bene illustrata dalle attività di Paolo, il quale, avendo la cultura religiosa di un Ebreo tra gli Ebrei, proclamò il vangelo di un Messia ebreo in lingua greca, mentre lui stesso era un cittadino romano.

121:1.3 (1332.4) Niente di simile alla civiltà del tempo di Gesù è stata vista in Occidente prima o dopo quest’epoca. La civiltà europea fu unificata e coordinata sotto una triplice influenza straordinaria:

121:1.4 (1332.5) 1. I sistemi politici e sociali romani.

121:1.5 (1332.6) 2. La lingua e la cultura della Grecia — e, in una certa misura, la sua filosofia.

121:1.6 (1332.7) 3. L’influenza in rapida espansione degli insegnamenti morali e religiosi degli Ebrei.

121:1.7 (1332.8) Quando nacque Gesù l’intero mondo mediterraneo era un impero unificato. Per la prima volta nella storia del mondo buone strade collegavano i numerosi centri maggiori. I mari erano sgombri dai pirati ed una grande era di commerci e di viaggi stava avanzando rapidamente. L’Europa non ha più goduto un periodo simile di viaggi e di commerci fino al diciannovesimo secolo dopo Cristo.

121:1.8 (1333.1) Nonostante la pace interna e la prosperità superficiale del mondo greco-romano, la maggior parte degli abitanti dell’impero languiva nello squallore e nella povertà. La classe superiore, poco numerosa, era ricca; una classe inferiore povera e miserabile comprendeva la massa dell’umanità. In quei tempi non c’era una classe media felice e prospera; questa classe aveva appena cominciato a fare la sua apparizione nella società romana.

121:1.9 (1333.2) Le prime lotte tra gli Stati in espansione dei Romani e dei Parti erano state concluse in un passato allora recente, lasciando la Siria nelle mani dei Romani. Ai tempi di Gesù, la Palestina e la Siria stavano godendo di un periodo di prosperità, di relativa pace e di rapporti commerciali molto estesi con i paesi sia dell’Oriente che dell’Occidente.

2. Il popolo ebreo

121:2.1 (1333.3) Gli Ebrei facevano parte dell’antica razza Semitica, che includeva anche i Babilonesi, i Fenici ed i più recenti nemici di Roma, i Cartaginesi. Nella parte iniziale del primo secolo dopo Cristo gli Ebrei erano il gruppo più influente dei popoli semitici, e si trovavano ad occupare una posizione geografica particolarmente strategica nel mondo, quale era governato in quel tempo ed organizzato per il commercio.

121:2.2 (1333.4) Molte delle grandi vie che collegavano le nazioni dell’antichità passavano per la Palestina, che divenne così il punto d’incontro, o il crocevia stradale, di tre continenti. I viaggi, il commercio e gli eserciti di Babilonia, Assiria, Egitto, Siria, Grecia, Partia e Roma passarono in successione per la Palestina. Da tempi immemorabili molte strade carovaniere provenienti dall’Oriente passavano per qualche parte di questa regione andando verso i rari buoni porti dell’estremità orientale del Mediterraneo, da dove le navi trasportavano i loro carichi in tutto l’Occidente marittimo. E più della metà di questo traffico carovaniero passava per la piccola città di Nazaret in Galilea, o in prossimità di essa.

121:2.3 (1333.5) Benché la Palestina fosse la terra d’origine della cultura religiosa ebraica e la culla del Cristianesimo, gli Ebrei erano sparsi per il mondo intero, abitavano in molte nazioni e praticavano il commercio in tutte le province degli Stati romano e parto.

121:2.4 (1333.6) La Grecia fornì una lingua ed una cultura, Roma costruì le strade ed unificò un impero, ma la dispersione degli Ebrei, con più di duecento sinagoghe e le loro comunità religiose ben organizzate sparse qua e là in tutto il mondo romano, fornì i centri culturali dove il nuovo vangelo del regno dei cieli trovò accoglienza iniziale e da dove si diffuse successivamente sino alle parti più lontane del mondo.

121:2.5 (1333.7) Ogni sinagoga ebrea tollerava una frangia di credenti Gentili, uomini “devoti” o “timorosi di Dio”, ed è tra questa frangia di proseliti che Paolo operò la maggior parte delle sue prime conversioni al Cristianesimo. Anche il tempio di Gerusalemme aveva il suo cortile riccamente adornato per i Gentili. La cultura, il commercio ed il culto di Gerusalemme e di Antiochia erano legati molto strettamente. Ed è ad Antiochia che i discepoli di Paolo furono chiamati per la prima volta “Cristiani”.

121:2.6 (1333.8) La centralizzazione del culto ebraico del tempio a Gerusalemme costituiva allo stesso tempo il segreto della sopravvivenza del loro monoteismo e la promessa di alimentare e diffondere nel mondo un concetto nuovo ed ampliato di quel Dio unico di tutte la nazioni e Padre di tutti i mortali. Il servizio del tempio a Gerusalemme rappresentava la sopravvivenza di un concetto culturale religioso di fronte alla rovina di una successione di sovrani nazionali Gentili e persecutori razziali.

121:2.7 (1334.1) Il popolo ebreo di quest’epoca, sebbene fosse sotto la sovranità romana, godeva di un considerevole grado di autogoverno, e ricordando le gesta eroiche di liberazione allora recenti, compiute da Giuda Maccabeo e dai suoi immediati successori, fremeva nell’attesa dell’apparizione molto prossima di un liberatore ancora più grande, il Messia a lungo atteso.

121:2.8 (1334.2) Il segreto della sopravvivenza della Palestina, regno degli Ebrei, come Stato semiindipendente, era avvolto nella politica estera del governo romano, che desiderava mantenere il controllo della grande via palestinese di transito tra la Siria e l’Egitto, come pure dei terminali occidentali delle vie carovaniere tra l’Oriente e l’Occidente. Roma non voleva che sorgesse una qualche potenza nel Levante che potesse frenare la sua espansione futura in queste regioni. La politica d’intrighi che aveva per oggetto di opporre la Siria Seleucide e l’Egitto dei Tolomei richiedeva il mantenimento della Palestina come uno Stato separato e indipendente. La politica romana, la degenerazione dell’Egitto e l’indebolimento progressivo dei Seleucidi di fronte al potere crescente dei Parti spiegano perché, per parecchie generazioni, un piccolo e debole gruppo di Ebrei sia stato capace di conservare la propria indipendenza sia contro i Seleucidi al nord che contro i Tolomei al sud. Gli Ebrei attribuivano questa fortuita libertà ed indipendenza dal governo politico dei popoli circostanti più potenti al fatto di essere il “popolo eletto”, all’intervento diretto di Yahweh. Un tale atteggiamento di superiorità razziale rese loro ancor più difficile sopportare la sovranità romana quando questa infine si abbatté sul loro paese. Ma anche in questo triste momento gli Ebrei rifiutarono di capire che la loro missione mondiale era spirituale, non politica.

121:2.9 (1334.3) Gli Ebrei erano particolarmente apprensivi e sospettosi all’epoca di Gesù perché erano allora governati da uno straniero, Erode l’Idumeo, che si era impadronito della sovranità sulla Giudea ingraziandosi abilmente i governatori romani. E benché Erode professasse fedeltà alle osservanze cerimoniali ebraiche, si mise a costruire dei templi per numerosi strani dei.

121:2.10 (1334.4) Le relazioni amichevoli di Erode con i governatori romani permettevano agli Ebrei di viaggiare sicuri nel mondo ed aprivano così la strada ad una maggiore penetrazione ebraica anche nelle regioni lontane dell’Impero Romano e nelle nazioni straniere, con le quali Roma aveva dei trattati, portando il nuovo vangelo del regno dei cieli. Anche il regno di Erode contribuì molto all’ulteriore mescolanza delle filosofie ebraica ed ellenistica.

121:2.11 (1334.5) Erode costruì il porto di Cesarea, che contribuì ancor più a fare della Palestina il crocevia del mondo civilizzato. Egli morì nell’anno 4 a.C., e suo figlio Erode Antipa governò la Galilea e la Perea durante la giovinezza ed il ministero di Gesù, fino all’anno 39 dopo Cristo. Come suo Padre, Antipa era un grande costruttore. Egli ricostruì molte città della Galilea, compreso l’importante centro commerciale di Sefforis.

121:2.12 (1334.6) I Galilei non godevano del pieno favore dei capi religiosi e degli insegnanti rabbinici di Gerusalemme. Quando nacque Gesù la Galilea era più gentile che ebrea.

3. Tra i Gentili

121:3.1 (1334.7) Sebbene le condizioni economiche e sociali dello Stato romano non fossero dell’ordine più elevato, la pace interna e la prosperità generale erano propizie al conferimento di Micael. Nel primo secolo dopo Cristo la società del mondo mediterraneo era formata da cinque classi sociali ben definite:

121:3.2 (1335.1) 1. L’aristocrazia. Le classi superiori con denaro e potere ufficiali, i gruppi privilegiati e dirigenti.

121:3.3 (1335.2) 2. I gruppi d’affari. I principi mercanti ed i banchieri, i commercianti — i grandi importatori ed esportatori — i mercanti internazionali.

121:3.4 (1335.3) 3. La classe media poco numerosa. Benché questo gruppo fosse veramente ristretto, era molto influente e fornì la spina dorsale morale della Chiesa cristiana primitiva, che incoraggiò questi gruppi a continuare nei loro vari mestieri e commerci. Tra gli Ebrei, molti Farisei appartenevano a questa classe di commercianti.

121:3.5 (1335.4) 4. Il proletariato libero. Questo gruppo aveva una condizione sociale molto bassa o insignificante. Benché fieri della loro libertà, gli appartenenti a questo gruppo erano molto svantaggiati perché erano costretti a competere con la manodopera degli schiavi. Le classi superiori li consideravano con disprezzo, ritenendoli inutili salvo che per la “riproduzione”.

121:3.6 (1335.5) 5. Gli schiavi. Metà della popolazione dello Stato romano era composta da schiavi; molti di loro erano individui superiori e si facevano rapidamente strada tra il proletariato libero ed anche nel commercio. La maggior parte di loro era mediocre e molto inferiore.

121:3.7 (1335.6) La schiavitù, anche di popoli superiori, era una caratteristica delle conquiste militari romane. Il potere del padrone sul suo schiavo era assoluto. La Chiesa cristiana primitiva era largamente composta dalle classi inferiori e da questi schiavi.

121:3.8 (1335.7) Gli schiavi superiori ricevevano spesso dei salari e risparmiando i loro guadagni potevano acquistare la loro libertà. Molti di questi schiavi emancipati si elevarono ad alte posizioni nello Stato, nella Chiesa e nel mondo degli affari. E furono proprio queste possibilità che resero la Chiesa cristiana primitiva così tollerante verso questa forma modificata di schiavitù.

121:3.9 (1335.8) Nel primo secolo dopo Cristo non c’erano problemi sociali molto estesi nell’Impero Romano. La maggior parte della popolazione si considerava come appartenente a quel gruppo in cui casualmente era nata. C’era sempre una porta aperta attraverso la quale gli individui dotati e capaci potevano elevarsi dagli strati inferiori a quelli superiori della società romana, ma la gente era generalmente contenta del proprio rango sociale. Non c’era coscienza di classe, né essi consideravano queste distinzioni di classe come ingiuste o cattive. Il Cristianesimo non era in alcun senso un movimento economico avente per scopo il miglioramento delle miserie delle classi inferiori.

121:3.10 (1335.9) Sebbene le donne godessero di maggior libertà in tutto l’Impero Romano rispetto alla loro posizione limitata in Palestina, la devozione familiare e l’affetto naturale degli Ebrei superavano di gran lunga quelli del mondo dei Gentili.

4. La filosofia dei Gentili

121:4.1 (1335.10) Dal punto di vista morale i Gentili erano un po’ inferiori agli Ebrei, ma esisteva nel cuore dei Gentili più nobili un vasto terreno di bontà naturale ed un affetto umano potenziale in cui era possibile al seme del Cristianesimo germogliare e produrre un abbondante raccolto di carattere morale e di realizzazione spirituale. Il mondo dei Gentili era allora dominato da quattro grandi filosofie, tutte più o meno derivate dal Platonismo iniziale dei Greci. Queste scuole di filosofia erano:

121:4.2 (1335.11) 1. Gli Epicurei. Questa scuola di pensiero era consacrata alla ricerca della felicità. I migliori Epicurei non si abbandonavano ad eccessi sensuali. Questa dottrina contribuì almeno a liberare i Romani da una forma nefasta di fatalismo; essa insegnava che gli uomini potevano fare qualcosa per migliorare la loro condizione terrena. Essa combatteva efficacemente la superstizione ignorante.

121:4.3 (1336.1) 2. Gli Stoici. Lo Stoicismo era la filosofia superiore delle classi più elevate. Gli Stoici credevano che una Ragione-Destino regolatrice dominasse tutta la natura. Essi insegnavano che l’anima dell’uomo era divina ed imprigionata nel corpo cattivo di natura fisica. L’anima dell’uomo raggiungeva la libertà vivendo in armonia con la natura, con Dio; così la virtù diveniva la sua stessa ricompensa. Lo Stoicismo si elevò ad una moralità sublime, ad ideali che non furono mai superati dopo di allora da alcun sistema di filosofia puramente umano. Mentre gli Stoici professavano di essere la “discendenza di Dio”, non riuscirono a conoscerlo e dunque a trovarlo. Lo Stoicismo restò una filosofia; non divenne mai una religione. I suoi adepti cercavano di sintonizzare le loro menti con l’armonia della Mente Universale, ma non giunsero a considerare se stessi come i figli di un Padre amorevole. Paolo era fortemente incline allo Stoicismo quando scrisse: “In qualunque condizione mi trovi, ho imparato ad esserne contento.”

121:4.4 (1336.2) 3. I Cinici. Benché i Cinici facessero risalire la loro filosofia a Diogene di Atene, derivavano gran parte della loro dottrina dalle vestigia degli insegnamenti di Machiventa Melchizedek. In passato il Cinismo era stato più una religione che una filosofia. Almeno i Cinici resero democratica la loro religione-filosofia. Nelle campagne e sulle piazze dei mercati essi predicavano continuamente la loro dottrina che “l’uomo poteva salvarsi se voleva”. Essi predicavano la semplicità e la virtù e spingevano gli uomini ad affrontare la morte senza paura. Questi predicatori Cinici itineranti contribuirono molto a preparare il popolo spiritualmente affamato alla venuta dei successivi missionari cristiani. Il loro piano di predicazione popolare seguiva molto il modello delle Epistole di Paolo ed era in accordo con il suo stile.

121:4.5 (1336.3) 4. Gli Scettici. Lo scetticismo affermava che la conoscenza era fallace e che la convinzione e la certezza erano impossibili. Era un atteggiamento puramente negativo e non si diffuse mai molto.

121:4.6 (1336.4) Queste filosofie erano semireligiose; erano spesso fortificanti, etiche e nobilitanti, ma il loro livello era generalmente troppo elevato per il popolo comune. Ad eccezione forse del Cinismo, esse erano filosofie per i forti ed i sapienti, non religioni di salvezza anche per i poveri e i deboli.

5. Le religioni dei Gentili

121:5.1 (1336.5) Nel corso delle ere precedenti la religione era stata principalmente un affare della tribù o della nazione; essa non era stata spesso una materia d’interesse per l’individuo. Gli dei erano tribali o nazionali, non personali. Questi sistemi religiosi non portavano affatto soddisfazione alle aspirazioni spirituali individuali della persona comune.

121:5.2 (1336.6) Ai tempi di Gesù le religioni dell’Occidente comprendevano:

121:5.3 (1336.7) 1. I culti pagani. Erano una combinazione di mitologia, di patriottismo e di tradizioni elleniche e latine.

121:5.4 (1336.8) 2. L’adorazione dell’imperatore. Questa deificazione dell’uomo come simbolo dello Stato urtava profondamente gli Ebrei ed i primi Cristiani, e portò direttamente alle crudeli persecuzioni di entrambe le Chiese da parte del governo romano.

121:5.5 (1337.1) 3. L’astrologia. Questa pseudoscienza della Babilonia si trasformò in una religione in tutto l’Impero greco-romano. Anche nel ventesimo secolo gli uomini non si sono ancora del tutto liberati da questa credenza superstiziosa.

121:5.6 (1337.2) 4. Le religioni dei misteri. Su questo mondo spiritualmente affamato si era abbattuto un diluvio di culti dei misteri, nuove e strane religioni provenienti dal Levante che avevano conquistato le persone del popolo comune ed avevano promesso loro la salvezza individuale. Queste religioni divennero rapidamente la credenza accettata delle classi inferiori del mondo greco-romano. Ed esse contribuirono molto a preparare la strada per la rapida diffusione degli insegnamenti cristiani, considerevolmente superiori, che presentavano un concetto maestoso della Deità, associata ad un’affascinante teologia per le persone intelligenti e ad una profonda offerta di salvezza per tutti, compreso l’uomo comune, ignorante ma spiritualmente affamato, di quel tempo.

121:5.7 (1337.3) Le religioni dei misteri segnarono la fine delle credenze nazionali e portarono alla nascita di numerosi culti personali. I misteri erano molteplici, ma tutti caratterizzati da:

121:5.8 (1337.4) 1. Una leggenda mitica, un mistero — da cui il loro nome. In generale questo mistero concerneva la storia della vita, della morte e del ritorno alla vita di qualche dio, come se ne trova un esempio negli insegnamenti del Mitraismo, che fu per un certo tempo contemporaneo e concorrente del culto crescente del Cristianesimo di Paolo.

121:5.9 (1337.5) 2. I misteri erano non nazionali ed interrazziali. Essi erano personali e fraterni, e diedero origine a confraternite religiose e a numerose società settarie.

121:5.10 (1337.6) 3. I loro servizi religiosi erano caratterizzati da elaborate cerimonie d’iniziazione e da impressionanti sacramenti di culto. I loro riti e rituali segreti erano talvolta macabri e rivoltanti.

121:5.11 (1337.7) 4. Qualunque fosse la natura delle loro cerimonie o il grado dei loro eccessi, questi misteri promettevano invariabilmente ai loro devoti la salvezza, la “liberazione dal male, la sopravvivenza dopo la morte ed una vita duratura nei regni beati al di là di questo mondo di tristezza e di schiavitù”.

121:5.12 (1337.8) Ma non commettete l’errore di confondere gli insegnamenti di Gesù con i misteri. La popolarità dei misteri rivela la ricerca da parte degli uomini della sopravvivenza, mostrando così una fame ed una sete reale di una religione personale e di una rettitudine individuale. Sebbene i misteri non riuscirono a soddisfare adeguatamente queste aspirazioni, prepararono la via all’apparizione successiva di Gesù, che portò veramente a questo mondo il pane e l’acqua della vita.

121:5.13 (1337.9) Paolo, nello sforzo di utilizzare l’accettazione generalizzata dei migliori tipi delle religioni dei misteri, fece alcuni adattamenti agli insegnamenti di Gesù in modo da renderli più accettabili ad un maggior numero di possibili convertiti. Ma anche il compromesso di Paolo sugli insegnamenti di Gesù (il Cristianesimo) era superiore al migliore dei misteri perché:

121:5.14 (1337.10) 1. Paolo insegnava una redenzione morale, una salvezza etica. Il Cristianesimo orientava verso una nuova vita e proclamava un nuovo ideale. Paolo abbandonò i riti magici e gli incantamenti cerimoniali.

121:5.15 (1337.11) 2. Il Cristianesimo presentava una religione che si agganciava a soluzioni definitive del problema umano, perché non solo offriva la salvezza dal dolore ed anche dalla morte, ma prometteva anche la liberazione dal peccato, seguita dal dono di un carattere retto con qualità di sopravvivenza eterna.

121:5.16 (1338.1) 3. I misteri erano edificati su miti. Il Cristianesimo, quale lo predicava Paolo, era basato su un fatto storico: il conferimento di Micael, il Figlio di Dio, all’umanità.

121:5.17 (1338.2) La moralità tra i Gentili non era necessariamente collegata alla filosofia o alla religione. Fuori della Palestina non sempre accadeva che la gente si aspettasse da un sacerdote una condotta di vita morale. La religione ebraica, poi gli insegnamenti di Gesù e più tardi il Cristianesimo in evoluzione di Paolo, furono le prime religioni europee a presentare da un lato la morale e dall’altro l’etica, insistendo perché le persone religiose prestassero qualche attenzione ad entrambe.

121:5.18 (1338.3) È tra gli uomini di una tale generazione, dominata da questi sistemi filosofici incompleti e confusa da simili culti religiosi complessi che Gesù nacque in Palestina. A questa stessa generazione egli diede successivamente il suo vangelo di religione personale — la filiazione con Dio.

6. La religione ebraica

121:6.1 (1338.4) Verso la fine del primo secolo avanti Cristo il pensiero religioso di Gerusalemme era stato enormemente influenzato e parzialmente modificato dagli insegnamenti della cultura greca ed anche dalla filosofia greca. Nella lunga disputa tra le posizioni delle scuole orientali ed occidentali di pensiero ebraico, Gerusalemme ed il resto dell’Occidente ed il Levante adottarono in generale il punto di vista ebraico occidentale, o ellenistico modificato.

121:6.2 (1338.5) Al tempo di Gesù in Palestina prevalevano tre lingue: il popolo comune parlava un dialetto aramaico; i sacerdoti ed i rabbini parlavano l’ebraico; le classi colte e gli strati più elevati degli Ebrei parlavano in generale il greco. La traduzione delle Scritture ebraiche in lingua greca, fatta molto presto ad Alessandria, contribuì in larga misura al successivo predominio dell’ala greca della cultura e della teologia ebraiche. E gli scritti degli istruttori cristiani sarebbero presto apparsi nella stessa lingua. La rinascita del Giudaismo data dalla traduzione in greco delle Scritture ebraiche. Questa influenza fu decisiva per determinare più tardi l’orientamento del culto cristiano di Paolo verso l’Occidente anziché verso l’Oriente.

121:6.3 (1338.6) Benché le credenze ebree ellenizzate fossero molto poco influenzate dagli insegnamenti degli Epicurei, furono sostanzialmente molto influenzate dalla filosofia di Platone e dalle dottrine di autoabnegazione degli Stoici. La grande intromissione dello Stoicismo è esemplificata nel Quarto Libro dei Maccabei; la penetrazione della filosofia platonica e delle dottrine stoiche si manifesta nella Saggezza di Salomone. Gli Ebrei ellenizzati apportarono alle Scritture ebraiche una tale interpretazione allegorica che non trovarono alcuna difficoltà a conformare la teologia ebraica alla loro riverita filosofia aristotelica. Ma tutto ciò portò ad una confusione disastrosa, fino a che questi problemi furono presi in mano da Filone di Alessandria, il quale procedette a dare armonia e sistematicità alla filosofia greca e alla teologia ebraica in un sistema di credenze e di pratiche religiose compatto ed abbastanza coerente. Ed era quest’ultimo insegnamento di filosofia greca e di teologia ebraica congiunte che prevaleva in Palestina quando Gesù visse ed insegnò, e che Paolo utilizzò come fondazione su cui costruire il suo culto più progredito ed illuminante del Cristianesimo.

121:6.4 (1338.7) Filone era un grande maestro; dai tempi di Mosè non era mai vissuto un uomo che avesse esercitato un’influenza così profonda sul pensiero etico e religioso del mondo occidentale. Quanto alla combinazione degli elementi migliori nei sistemi contemporanei d’insegnamenti etici e religiosi, ci sono stati sette maestri umani eccezionali: Sethard, Mosè, Zoroastro, Lao-tze, Budda, Filone e Paolo.

121:6.5 (1339.1) Paolo riconobbe ed eliminò saggiamente dalla sua teologia basilare precristiana molte delle incongruenze di Filone, ma non tutte, risultanti dallo sforzo di combinare la filosofia mistica greca e le dottrine stoiche romane con la teologia legalistica degli Ebrei. Filone aprì la via a Paolo per ristabilire più completamente il concetto della Trinità del Paradiso, che era rimasta a lungo sopita nella teologia ebraica. Su un solo punto Paolo non riuscì a mantenersi all’altezza di Filone o a superare gli insegnamenti di questo Ebreo di Alessandria ricco ed istruito, e cioè sulla dottrina della redenzione. Filone insegnava la liberazione dalla dottrina di ottenere il perdono soltanto con il versamento di sangue. Egli, inoltre, intravide forse la realtà e la presenza degli Aggiustatori di Pensiero più chiaramente di Paolo. Ma la teoria di Paolo sul peccato originale, le dottrine della colpa ereditaria, del male innato e della sua redenzione, erano parzialmente di origine mitraica ed avevano poco in comune con la teologia ebraica, con la filosofia di Filone o con gli insegnamenti di Gesù. Certi aspetti degli insegnamenti di Paolo concernenti il peccato originale e la redenzione provenivano da Paolo stesso.

121:6.6 (1339.2) Il Vangelo di Giovanni, l’ultimo dei racconti della vita terrena di Gesù, era rivolto ai popoli occidentali e presenta la sua storia ispirandosi largamente al punto di vista dei successivi Cristiani di Alessandria, che erano anche seguaci degli insegnamenti di Filone.

121:6.7 (1339.3) Al tempo di Cristo si produsse ad Alessandria una strana inversione di sentimenti verso gli Ebrei, e da questa antica roccaforte ebraica partì una violenta ondata di persecuzioni, che si estese anche a Roma, da dove molte migliaia di loro furono banditi. Ma questa campagna di travisamento dei fatti fu di breve durata; ben presto il governo imperiale ripristinò completamente in tutto l’Impero le libertà degli Ebrei che erano state limitate.

121:6.8 (1339.4) In tutto il mondo, qualunque fosse il luogo in cui gli Ebrei si trovavano dispersi per il commercio o l’oppressione, conservavano di comune accordo il loro cuore incentrato sul tempio sacro di Gerusalemme. La teologia ebraica sopravvisse come era interpretata e praticata a Gerusalemme, nonostante che a più riprese fosse stata salvata dall’oblio grazie all’opportuno intervento di certi educatori babilonesi.

121:6.9 (1339.5) Fino a due milioni e mezzo di questi Ebrei dispersi avevano l’abitudine di venire a Gerusalemme per la celebrazione delle loro feste religiose nazionali. E indipendentemente dalle differenze teologiche o filosofiche tra gli Ebrei dell’Oriente (Babilonesi) e quelli dell’Occidente (Ellenici), essi erano tutti d’accordo di considerare Gerusalemme come centro del loro culto e di restare sempre in attesa della venuta del Messia.

7. Gli Ebrei ed i Gentili

121:7.1 (1339.6) Al tempo di Gesù gli Ebrei erano pervenuti ad un concetto stabile della loro origine, della loro storia e del loro destino. Essi avevano costruito un solido muro di separazione tra loro ed il mondo dei Gentili, e consideravano tutte le abitudini dei Gentili con totale disprezzo. Essi veneravano la lettera della legge ed indulgevano ad una forma di rettitudine personale basata sul falso orgoglio della discendenza. Si erano formati delle idee preconcette riguardo al Messia promesso, e la maggior parte di queste aspettative prevedeva un Messia che sarebbe venuto come parte della loro storia nazionale e razziale. Per gli Ebrei di quel tempo la teologia ebraica era irrevocabilmente stabilita, fissata per sempre.

121:7.2 (1339.7) Gli insegnamenti e le pratiche di Gesù concernenti la tolleranza e la bontà andavano contro l’atteggiamento di vecchia data degli Ebrei verso gli altri popoli, che essi consideravano pagani. Per generazioni gli Ebrei avevano tenuto verso il mondo esterno un atteggiamento che rendeva loro impossibile accettare gli insegnamenti del Maestro sulla fratellanza spirituale degli uomini. Essi non volevano condividere Yahweh alla pari con i Gentili e similmente non volevano accettare come Figlio di Dio uno che insegnava dottrine così nuove e strane.

121:7.3 (1340.1) Gli Scribi, i Farisei ed il clero mantenevano gli Ebrei in una terribile schiavitù di ritualismo e di legalismo, una schiavitù ben più reale di quella del governo politico romano. Gli Ebrei del tempo di Gesù non soltanto erano asserviti alla legge, ma erano anche legati dalle esigenze servili delle tradizioni, che coinvolgevano ed invadevano tutti i campi della vita personale e sociale. Queste minuziose regole di condotta inseguivano e dominavano ogni Ebreo fedele, e non c’è da sorprendersi che essi abbiano respinto immediatamente uno di loro che pretendeva d’ignorare le loro tradizioni sacre e che osava disprezzare le loro regole di condotta sociale a lungo onorate. Essi difficilmente potevano considerare con favore gli insegnamenti di uno che non esitava ad entrare in conflitto con dogmi che essi consideravano come stabiliti dal Padre Abramo stesso. Mosè aveva dato loro la loro legge ed essi non volevano compromessi.

121:7.4 (1340.2) Nel primo secolo dopo Cristo l’interpretazione orale della legge da parte degli insegnanti riconosciuti, gli Scribi, aveva acquisito un’autorità più alta della stessa legge scritta. E tutto ciò rendeva più facile per certi capi religiosi degli Ebrei aizzare il popolo contro l’accettazione di un nuovo vangelo.

121:7.5 (1340.3) Queste circostanze resero impossibile agli Ebrei compiere il loro destino divino come messaggeri del nuovo vangelo d’indipendenza religiosa e di libertà spirituale. Essi non riuscirono a spezzare le catene della tradizione. Geremia aveva detto che la “legge doveva essere scritta nel cuore degli uomini”, Ezechiele aveva parlato di un “nuovo spirito che doveva vivere nell’anima dell’uomo”, ed il Salmista aveva pregato perché Dio “crei un cuore puro e rinnovi uno spirito retto”. Ma quando la religione ebraica delle buone opere e della schiavitù alla legge cadde vittima della stagnazione dovuta all’inerzia delle tradizioni, il movimento di evoluzione religiosa si spostò verso ovest presso i popoli europei.

121:7.6 (1340.4) E così fu un popolo differente ad essere chiamato a portare al mondo una teologia in progresso, un sistema d’insegnamento che incorporava la filosofia dei Greci, la legge dei Romani, la moralità degli Ebrei, ed il vangelo della santità della personalità e della libertà spirituale formulato da Paolo e basato sugli insegnamenti di Gesù.

121:7.7 (1340.5) Il culto del Cristianesimo di Paolo metteva in risalto la sua moralità come un segno d’origine ebraica. Gli Ebrei consideravano la storia come la provvidenza di Dio — Yahweh all’opera. I Greci apportarono al nuovo insegnamento dei concetti più chiari della vita eterna. Le dottrine di Paolo furono influenzate sotto l’aspetto teologico e filosofico non soltanto dagli insegnamenti di Gesù, ma anche da Platone e da Filone. La sua etica fu ispirata non soltanto da Cristo, ma anche dagli Stoici.

121:7.8 (1340.6) Il vangelo di Gesù, quale fu incorporato nel culto di Paolo del Cristianesimo di Antiochia, si mescolò con gli insegnamenti seguenti:

121:7.9 (1340.7) 1. I ragionamenti filosofici dei proseliti greci del Giudaismo, inclusi certi loro concetti della vita eterna.

121:7.10 (1340.8) 2. Gli attraenti insegnamenti dei culti prevalenti dei misteri, e specialmente le dottrine mitraiche di redenzione, di riscatto e di salvezza mediante il sacrificio fatto da un qualche dio.

121:7.11 (1340.9) 3. La solida moralità della religione ebraica stabilita.

121:7.12 (1341.1) L’Impero Romano Mediterraneo, il regno dei Parti ed i popoli adiacenti del tempo di Gesù avevano tutti delle idee sommarie e primitive riguardo alla geografia del mondo, all’astronomia, alla salute ed alla malattia; e naturalmente essi rimasero stupefatti dalle nuove e sorprendenti dichiarazioni del carpentiere di Nazaret. Le idee di possessione da parte di spiriti buoni o cattivi non si applicavano soltanto agli esseri umani, ma molti consideravano che ogni roccia ed ogni albero fossero posseduti da uno spirito. Questa era un’epoca d’incantesimi e ciascuno considerava i miracoli come degli eventi ordinari.

8. Gli scritti anteriori

121:8.1 (1341.2) Per quanto possibile e compatibile con il nostro mandato, noi ci siamo sforzati di utilizzare, ed in una certa misura di coordinare, i documenti esistenti concernenti la vita di Gesù su Urantia. Anche se abbiamo potuto avere accesso agli scritti perduti dell’apostolo Andrea ed abbiamo beneficiato della collaborazione di una vasta schiera di esseri celesti che erano sulla terra durante i tempi del conferimento di Micael (in particolare il suo Aggiustatore ora Personalizzato), è stato nostro proposito servirci anche dei Vangeli detti di Matteo, di Marco, di Luca e di Giovanni.

121:8.2 (1341.3) Questi scritti del Nuovo Testamento hanno avuto la loro origine nelle seguenti circostanze:

121:8.3 (1341.4) 1. Il Vangelo di Marco. Giovanni Marco scrisse la prima (eccettuate le note di Andrea), la più breve e la più semplice storia della vita di Gesù. Egli presentò il Maestro come un ministro, come un uomo tra gli uomini. Benché Marco fosse un giovane che era stato vicino a molte delle scene che descrive, il suo racconto è in realtà il Vangelo secondo Simon Pietro. Egli si associò prima con Pietro e più tardi con Paolo. Marco scrisse questa storia su istigazione di Pietro e su insistente richiesta della Chiesa di Roma. Sapendo con quale persistenza il Maestro aveva rifiutato di scrivere i suoi insegnamenti durante la sua incarnazione sulla terra, Marco, come gli apostoli ed altri discepoli eminenti, esitava a metterli per iscritto. Ma Pietro sentiva che la Chiesa di Roma aveva bisogno del sostegno di un tale racconto scritto, e Marco acconsentì ad intraprenderne la preparazione. Egli redasse molte note prima della morte di Pietro avvenuta nell’anno 67 d.C., ed in conformità al quadro approvato da Pietro, cominciò la sua descrizione per la Chiesa di Roma subito dopo la morte di Pietro. Il Vangelo fu completato verso la fine dell’anno 68 d.C. Marco lo scrisse basandosi interamente sulla propria memoria e sui ricordi di Pietro. Questo documento è stato da allora considerevolmente modificato; numerosi passaggi sono stati soppressi e sono state fatte aggiunte ulteriori al fine di sostituire l’ultimo quinto del Vangelo originale, che fu perso dal primo manoscritto prima ancora di essere stato copiato. Questo documento di Marco, unitamente alle note di Andrea e di Matteo, fu la base scritta di tutti i successivi racconti evangelici che cercarono di descrivere la vita e gli insegnamenti di Gesù.

121:8.4 (1341.5) 2. Il Vangelo di Matteo. Il Vangelo detto secondo Matteo è il racconto della vita del Maestro che fu scritto per l’edificazione dei Cristiani ebrei. L’autore di questo documento cerca costantemente di mostrare che nella vita di Gesù molte cose furono fatte affinché “si adempisse ciò che fu detto dal profeta”. Il Vangelo di Matteo presenta Gesù come un figlio di Davide, descrivendolo come avente grande rispetto per la legge ed i profeti.

121:8.5 (1341.6) L’apostolo Matteo non scrisse questo Vangelo. Esso fu scritto da Isadoro, uno dei suoi discepoli, il quale aveva come aiuto nel suo lavoro non soltanto i ricordi personali di Matteo di questi avvenimenti, ma anche alcune note compilate da quest’ultimo subito dopo la crocifissione, relative alle parole di Gesù. Queste note di Matteo erano scritte in aramaico; Isadoro scrisse in greco. Non c’era alcun proposito d’inganno nell’attribuire l’opera a Matteo. In quel tempo gli allievi avevano l’abitudine di onorare in questo modo i loro maestri.

121:8.6 (1342.1) Il documento originale di Matteo fu pubblicato ed ampliato nell’anno 40 d.C., poco prima che egli lasciasse Gerusalemme per impegnarsi nella predicazione evangelica. Era un documento privato la cui ultima copia fu distrutta nell’incendio di un monastero siriano nell’anno 416 d.C.

121:8.7 (1342.2) Isadoro fuggì da Gerusalemme nell’anno 70 d.C., dopo l’assedio della città da parte degli eserciti di Tito, portando con sé a Pella una copia delle note di Matteo. Nell’anno 71, mentre abitava a Pella, Isadoro scrisse il Vangelo secondo Matteo. Egli possedeva anche i primi quattro quinti della narrazione di Marco.

121:8.8 (1342.3) 3. Il Vangelo di Luca. Luca, il medico di Antiochia in Pisidia, era un Gentile convertito da Paolo e scrisse una storia del tutto differente della vita del Maestro. Egli cominciò a seguire Paolo e ad istruirsi sulla vita e sugli insegnamenti di Gesù nell’anno 47 d.C. Luca conservò nel suo racconto molto della “grazia del Signore Gesù Cristo” perché raccolse questi fatti da Paolo e da altri. Luca presenta il Maestro come “l’amico dei Pubblicani e dei peccatori”. Fu solo dopo la morte di Paolo che egli riordinò le sue numerose note in un Vangelo. Luca lo scrisse nell’anno 82 in Acaia. Egli progettò tre libri concernenti la storia di Cristo e del Cristianesimo, ma morì nell’anno 90, poco prima di terminare la seconda di queste opere, gli “Atti degli Apostoli”.

121:8.9 (1342.4) Come materiale per la compilazione del suo Vangelo, Luca fece principalmente ricorso alla storia della vita di Gesù come Paolo gliel’aveva riferita. Il Vangelo di Luca è quindi, per certi aspetti, il Vangelo secondo Paolo. Ma Luca aveva altre fonti d’informazione. Egli non solo interrogò decine di testimoni oculari dei numerosi episodi della vita di Gesù che riferisce, ma possedeva anche una copia del Vangelo di Marco, cioè i primi quattro quinti, il racconto di Isadoro ed un breve scritto redatto ad Antiochia nell’anno 78 d.C. da un credente di nome Cedes. Luca aveva anche una copia mutilata e molto riveduta di alcune note che si supponevano prese dall’apostolo Andrea.

121:8.10 (1342.5) 4. Il Vangelo di Giovanni. Il Vangelo secondo Giovanni riferisce molte opere compiute da Gesù in Giudea e nei dintorni di Gerusalemme che non sono contenute negli altri racconti. Questo è il Vangelo detto secondo Giovanni, il figlio di Zebedeo, e benché Giovanni non l’abbia scritto, l’ha ispirato. Dalla sua prima stesura questo Vangelo è stato riveduto parecchie volte per farlo apparire come scritto da Giovanni stesso. Quando fu redatto questo documento Giovanni aveva gli altri Vangeli e vide che molte cose erano state omesse; di conseguenza, nell’anno 101, incoraggiò il suo associato Natan, un Ebreo greco di Cesarea, a cominciare a scrivere. Giovanni attingeva il suo materiale dalla sua memoria e facendo riferimento ai tre documenti già esistenti. Egli non possedeva note scritte personali. L’Epistola conosciuta come “Prima di Giovanni” fu scritta da Giovanni stesso come lettera di presentazione del lavoro che Natan eseguì sotto la sua direzione.

121:8.11 (1342.6) Tutti questi scrittori presentarono delle oneste descrizioni di Gesù come essi l’avevano visto, ricordavano, o secondo quello che avevano appreso di lui, e secondo come i loro concetti di questi avvenimenti lontani furono influenzati dalla loro adesione successiva alla teologia del Cristianesimo di Paolo. E questi documenti, per quanto imperfetti, sono stati sufficienti a cambiare il corso della storia di Urantia per quasi duemila anni.

121:8.12 (1343.1) [Attestazione: Nell’eseguire il mio incarico di riesporre gli insegnamenti di Gesù di Nazaret e di raccontare di nuovo le sue opere, ho fatto largo ricorso a tutte le fonti d’archivio e d’informazione planetarie. Il mio fine predominante è stato quello di preparare un documento che non solo illuminerà la generazione degli uomini attualmente viventi, ma che possa anche essere d’aiuto per tutte le generazioni future. Dalla vasta riserva d’informazioni messe a mia disposizione ho scelto quelle che convenivano meglio alla realizzazione di questo proposito. Per quanto possibile ho ricavato le mie informazioni da fonti puramente umane. Soltanto quando queste fonti risultarono insufficienti sono ricorso agli archivi superumani. Quando le idee ed i concetti della vita e degli insegnamenti di Gesù sono stati espressi in modo accettabile da una mente umana, ho invariabilmente dato la preferenza a questi modelli di pensiero apparentemente umani. Sebbene mi sia sforzato di aggiustare l’espressione verbale per conformarla meglio al nostro concetto del significato reale e della vera importanza della vita e degli insegnamenti del Maestro, in tutte le mie esposizioni ho aderito per quanto possibile ai concetti e ai modelli di pensiero umani attuali. Io so bene che i concetti che hanno avuto origine nella mente umana si riveleranno più accettabili e più utili per tutte le altre menti umane. Quando non sono riuscito a trovare i concetti necessari negli archivi o nelle espressioni umane, allora ho fatto ricorso alle riserve della memoria del mio stesso ordine di creature terrestri, gli intermedi. E quando questa fonte secondaria d’informazione è risultata inadeguata, sono ricorso senza esitazione alle fonti d’informazione superplanetarie.

121:8.13 (1343.2) Gli appunti che ho riunito e a partire dai quali ho preparato questo racconto della vita e degli insegnamenti di Gesù — a parte la memoria dello scritto dell’apostolo Andrea — contengono gioielli di pensiero e concetti superiori degli insegnamenti di Gesù provenienti da più di duemila esseri umani che sono vissuti sulla terra dai tempi di Gesù fino al momento in cui furono redatte le presenti rivelazioni, o più esattamente queste rinarrazioni. Il permesso di ricorrere alla rivelazione è stato utilizzato soltanto quando gli archivi umani ed i concetti umani non hanno consentito di fornire modelli di pensiero adeguati. La mia missione di rivelazione mi proibiva di ricorrere a fonti extraumane, sia d’informazione che di espressione, fino a quando io potessi attestare che non ero riuscito nei miei sforzi di trovare in fonti puramente umane l’espressione concettuale richiesta.

121:8.14 (1343.3) Benché io, con la collaborazione dei miei undici compagni intermedi associati e sotto la supervisione del Melchizedek relatore, abbia descritto questo racconto secondo il mio concetto del suo effettivo svolgimento e secondo la mia scelta di espressione immediata, tuttavia, la maggior parte delle idee ed anche alcune delle espressioni effettive che ho in tal modo utilizzato hanno avuto la loro origine nelle menti di uomini appartenenti a numerose razze che sono vissuti sulla terra durante le generazioni trascorse, fino a quelli ancora viventi all’epoca di questo lavoro. Sotto molti aspetti io ho servito più da raccoglitore e da editore che da narratore originale. Mi sono appropriato senza esitazione delle idee e dei concetti, preferibilmente umani, che mi avrebbero permesso di creare il ritratto più efficace della vita di Gesù, e che mi avrebbero qualificato per riesporre i suoi incomparabili insegnamenti con la fraseologia più utilmente sensazionale e più universalmente ispirante. A nome della Fratellanza degli Intermedi Uniti di Urantia riconosco con la più grande gratitudine il nostro debito verso tutte le fonti d’archivio e di concetti che sono state utilizzate qui di seguito nella nuova elaborazione della nostra riesposizione della vita di Gesù sulla terra.]

Fascicolo 122 - La nascita e l’infanzia di Gesù

Il Libro di Urantia

Fascicolo 122

La nascita e l’infanzia di Gesù

122:0.1 (1344.1) SARÀ difficilmente possibile spiegare totalmente le numerose ragioni che portarono a scegliere la Palestina come luogo per il conferimento di Micael, e specialmente perché proprio la famiglia di Giuseppe e Maria fosse stata scelta come ambiente immediato per l’apparizione di questo Figlio di Dio su Urantia.

122:0.2 (1344.2) Dopo lo studio del rapporto speciale sullo stato dei mondi isolati preparato dai Melchizedek, ed essersi consultato con Gabriele, Micael scelse alla fine Urantia come pianeta in cui effettuare il suo conferimento finale. In seguito a questa decisione Gabriele visitò personalmente Urantia, e dopo aver studiato i gruppi umani ed aver esaminato gli aspetti spirituali, intellettuali, razziali e geografici del mondo e dei suoi popoli, egli decise che gli Ebrei possedevano quei vantaggi relativi che giustificavano la loro scelta come razza per il conferimento. Dopo che Micael ebbe approvato questa decisione, Gabriele nominò ed inviò su Urantia la Commissione dei Dodici per la Famiglia — scelta fra gli ordini più elevati di personalità dell’universo — alla quale affidò l’incarico di fare un’investigazione sulla vita familiare degli Ebrei. Quando questa commissione terminò i suoi lavori, Gabriele era presente su Urantia e ricevette il rapporto che indicava tre unioni possibili che erano, secondo l’opinione della commissione, ugualmente favorevoli come famiglie di conferimento per la progettata incarnazione di Micael.

122:0.3 (1344.3) Fra le tre coppie designate Gabriele scelse personalmente Giuseppe e Maria, facendo poi la sua apparizione personale a Maria, comunicandole allo stesso tempo la lieta novella che era stata scelta per divenire la madre terrena del figlio di conferimento.

1. Giuseppe e Maria

122:1.1 (1344.4) Giuseppe, il padre umano di Gesù (Joshua ben Joseph), era un Ebreo tra gli Ebrei, benché avesse molti ceppi razziali non giudaici che si erano aggiunti in diverse occasioni al suo albero genealogico da parte della linea femminile dei suoi progenitori. L’ascendenza paterna di Gesù risaliva ai tempi di Abramo e, attraverso questo venerabile patriarca, alle antiche linee ereditarie che portavano ai Sumeri e ai Noditi e, attraverso le tribù meridionali degli antichi uomini blu, ad Andon e Fonta. Davide e Salomone non erano ascendenti in linea diretta di Giuseppe, il cui lignaggio non risaliva direttamente nemmeno ad Adamo. Gli ascendenti prossimi di Giuseppe erano degli artigiani — costruttori, carpentieri, muratori e fabbri. Giuseppe stesso era un carpentiere e divenne successivamente un imprenditore. La sua famiglia apparteneva ad una lunga ed illustre stirpe di notabili del popolo, esaltata di tanto in tanto dall’apparizione d’individui eccezionali che si erano distinti in connessione con l’evoluzione della religione su Urantia.

122:1.2 (1345.1) Maria, la madre terrena di Gesù, discendeva da una lunga stirpe di antenati eccezionali comprendente molte delle donne più rimarchevoli della storia razziale di Urantia. Benché Maria fosse una donna comune del suo tempo e della sua generazione, con un temperamento abbastanza normale, annoverava fra le sue antenate donne illustri come Annon, Tamar, Rut, Betsabea, Ansie, Cloa, Eva, Enta e Ratta. Nessuna ebrea di quel tempo aveva in comune un lignaggio di progenitori più illustre o risalente ad origini più favorevoli. L’ascendenza di Maria, come quella di Giuseppe, era caratterizzata dalla predominanza d’individui vigorosi ma ordinari, elevati ogni tanto da numerose personalità di spicco nel cammino della civiltà e nell’evoluzione progressiva della religione. Dal punto di vista razziale è improprio considerare Maria un’Ebrea. Per la sua cultura e le sue credenze essa era Ebrea, ma per i suoi caratteri ereditari era più un insieme composito delle razze siriana, ittita, fenicia, greca ed egiziana, avendo la sua eredità razziale delle basi più ampie di quella di Giuseppe.

122:1.3 (1345.2) Tra tutte le coppie viventi in Palestina al momento del progettato conferimento di Micael, Giuseppe e Maria possedevano la combinazione più ideale di connessioni razziali assai diffuse e di doti di personalità superiori alla media. Il piano di Micael era di apparire sulla terra come un uomo medio, affinché il popolo comune potesse comprenderlo ed accoglierlo; per questa ragione Gabriele scelse proprio delle persone come Giuseppe e Maria per divenire i genitori del conferimento.

2. Gabriele appare ad Elisabetta

122:2.1 (1345.3) L’opera realizzata da Gesù durante la sua vita su Urantia fu in realtà iniziata da Giovanni il Battista. Il padre di Giovanni, Zaccaria, apparteneva al clero ebraico, mentre sua madre, Elisabetta, era membro del ramo più prospero dello stesso grande gruppo familiare al quale apparteneva anche Maria, la madre di Gesù. Zaccaria ed Elisabetta, benché fossero sposati da molti anni, non avevano figli.

122:2.2 (1345.4) Fu verso la fine del mese di giugno dell’anno 8 a.C., circa tre mesi dopo il matrimonio di Giuseppe e Maria, che Gabriele apparve ad Elisabetta un giorno a mezzodì, esattamente come più tardi fece conoscere la sua presenza a Maria. Gabriele disse:

122:2.3 (1345.5) “Mentre tuo marito Zaccaria sta innanzi all’altare a Gerusalemme, e mentre il popolo riunito prega per la venuta di un liberatore, io, Gabriele, sono venuto ad annunciarti che presto partorirai un figlio che sarà il precursore di questo maestro divino, e chiamerai tuo figlio Giovanni. Egli crescerà consacrato al Signore Dio tuo, e quando sarà giunto nel pieno degli anni, egli farà gioire il tuo cuore perché condurrà molte anime a Dio, e proclamerà anche la venuta del guaritore dell’anima del tuo popolo e del liberatore spirituale di tutta l’umanità. La tua parente Maria sarà la madre di questo figlio della promessa, ed io apparirò anche a lei.”

122:2.4 (1345.6) Questa visione spaventò grandemente Elisabetta. Dopo la partenza di Gabriele, essa rimuginò su questa esperienza, meditando a lungo le parole del maestoso visitatore, ma parlò di questa rivelazione soltanto a suo marito fino alla sua visita successiva a Maria all’inizio di febbraio dell’anno seguente.

122:2.5 (1345.7) Per cinque mesi, tuttavia, Elisabetta conservò il suo segreto anche nei confronti di suo marito. Quando essa gli rivelò la storia della visita di Gabriele, Zaccaria fu molto scettico e per settimane dubitò dell’intera esperienza, acconsentendo senza entusiasmo a credere nella visita di Gabriele a sua moglie solo quando non poté più dubitare che essa stesse aspettando un figlio. Zaccaria era molto perplesso sulla futura maternità di Elisabetta, ma non mise in dubbio l’integrità di sua moglie, nonostante la propria età avanzata. Fu solo circa sei settimane prima della nascita di Giovanni che Zaccaria, a seguito di un sogno impressionante, divenne pienamente convinto che Elisabetta stava per diventare la madre di un figlio del destino, di colui che doveva preparare la via per la venuta del Messia.

122:2.6 (1346.1) Gabriele apparve a Maria verso la metà di novembre dell’anno 8 a.C., mentre essa lavorava nella sua casa di Nazaret. Più tardi, quando Maria seppe con certezza che stava per diventare madre, persuase Giuseppe a lasciarla andare nella Città di Giuda, situata sulle colline a circa sette chilometri ad ovest di Gerusalemme, per fare visita ad Elisabetta. Gabriele aveva informato ciascuna di queste future madri della sua apparizione all’altra. Esse erano naturalmente impazienti d’incontrarsi, di confrontare le loro esperienze e di parlare del probabile avvenire dei loro figli. Maria rimase presso la sua lontana cugina per tre settimane. Elisabetta contribuì molto a consolidare la fiducia di Maria nella visione di Gabriele, cosicché essa ritornò a casa più pienamente consacrata alla chiamata di essere la madre del figlio del destino, che essa doveva così presto presentare al mondo come un bimbo inerme, un bambino normale e medio del regno.

122:2.7 (1346.2) Giovanni nacque nella Città di Giuda il 25 marzo dell’anno 7 a.C. Zaccaria ed Elisabetta furono molto lieti del fatto che un figlio fosse venuto loro come Gabriele aveva promesso, e quando all’ottavo giorno presentarono il bambino per la circoncisione lo chiamarono ufficialmente Giovanni, com’era stato loro ordinato in precedenza. Un nipote di Zaccaria era già partito per Nazaret, portando il messaggio di Elisabetta a Maria annunciante che suo figlio era nato e che il suo nome sarebbe stato Giovanni.

122:2.8 (1346.3) Fin dalla sua più tenera infanzia, i genitori di Giovanni gli inculcarono giudiziosamente l’idea che sarebbe cresciuto per diventare un capo spirituale ed un istruttore religioso. Ed il cuore di Giovanni era sempre un terreno pronto per la semina di questi semi ispiranti. Fin da bambino lo si trovava spesso al tempio durante i periodi di servizio di suo padre, ed era estremamente ricettivo al significato di tutto ciò che vedeva.

3. L’annuncio di gabriele a Maria

122:3.1 (1346.4) Una sera verso il tramonto, prima che Giuseppe fosse ritornato a casa, Gabriele apparve a Maria a fianco di una bassa tavola di pietra e, dopo che essa si fu ripresa, le disse: “Vengo per ordine di colui che è mio Maestro e che tu amerai e nutrirai. A te, Maria, porto una buona novella, perché ti annuncio che il concepimento dentro di te è ordinato dal cielo e che a tempo debito tu diverrai madre di un figlio; lo chiamerai Joshua, ed egli inaugurerà il regno dei cieli sulla terra e tra gli uomini. Non parlare di tutto ciò salvo che a Giuseppe e ad Elisabetta, tua parente, alla quale io sono egualmente apparso e che tra poco metterà al mondo anch’essa un figlio, il cui nome sarà Giovanni, e che preparerà la via al messaggio di liberazione che tuo figlio proclamerà agli uomini con grande potenza e profonda convinzione. Non dubitare delle mie parole, Maria, perché questa casa è stata scelta come dimora umana del figlio del destino. La mia benedizione è su di te, il potere degli Altissimi ti darà forza ed il Signore di tutta la terra stenderà la sua ombra su di te.”

122:3.2 (1346.5) Maria meditò questa visita nel segreto del suo cuore per molte settimane, fino ad essere certa di aspettare un figlio, prima di osare rivelare questi avvenimenti straordinari a suo marito. Quando Giuseppe apprese tutto ciò, benché avesse grande fiducia in Maria, rimase molto turbato e non riuscì a dormire per molte notti. Dapprima Giuseppe ebbe dei dubbi sulla visita di Gabriele. Poi, quando fu quasi persuaso che Maria avesse realmente udito la voce e visto la forma del messaggero divino, aveva la mente frastornata chiedendosi come potessero accadere tali cose. Come poteva il discendente di esseri umani essere un figlio di destino divino? Giuseppe non riuscì a risolvere questo conflitto d’idee fino a quando, dopo parecchie settimane di riflessione, lui e Maria giunsero alla conclusione che erano stati scelti per divenire i genitori del Messia, benché il concetto ebraico non prevedesse che il salvatore atteso dovesse essere di natura divina. Essendo giunti a questa importante conclusione, Maria accelerò la sua partenza per far visita ad Elisabetta.

122:3.3 (1347.1) Al suo ritorno Maria andò a trovare i suoi genitori, Gioacchino ed Anna. I suoi due fratelli e le sue due sorelle, come pure i suoi genitori, furono sempre molto scettici sulla missione divina di Gesù, benché certamente in quest’epoca essi non sapessero nulla della visita di Gabriele. Ma Maria confidò a sua sorella Salomè che pensava che suo figlio fosse destinato a diventare un grande maestro.

122:3.4 (1347.2) L’annuncio di Gabriele a Maria fu fatto il giorno seguente al concepimento di Gesù, e questo fu il solo avvenimento soprannaturale connesso con la sua intera esperienza di portare e mettere al mondo il figlio della promessa.

4. Il sogno di Giuseppe

122:4.1 (1347.3) Giuseppe non accettò l’idea che Maria stesse per diventare la madre di un figlio straordinario fino a quando non ebbe fatto l’esperienza di un sogno molto impressionante. In questo sogno un brillante messaggero celeste gli apparve e, fra le altre cose, gli disse: “Giuseppe, io ti appaio per ordine di Colui che regna ora nei cieli, ed ho ricevuto l’incarico di darti delle istruzioni concernenti il figlio che Maria partorirà e che diverrà una grande luce nel mondo. In lui sarà la vita, e la sua vita diverrà la luce dell’umanità. Egli verrà prima tra il suo popolo, ma essi praticamente non lo accoglieranno; ma a tutti coloro che lo accoglieranno egli rivelerà che sono i figli di Dio.” Dopo questa esperienza Giuseppe non dubitò assolutamente più del racconto di Maria circa la visita di Gabriele e la promessa che il bambino non ancora nato sarebbe divenuto un messaggero divino per il mondo.

122:4.2 (1347.4) In tutte queste visite niente fu detto a proposito della casa di Davide. Nulla fu mai annunciato circa il fatto che Gesù sarebbe divenuto un “liberatore degli Ebrei”, e nemmeno che sarebbe stato il Messia a lungo atteso. Gesù non era un Messia quale gli Ebrei si aspettavano, ma era il liberatore del mondo. La sua missione era per tutte le razze e tutti i popoli, non per un gruppo particolare.

122:4.3 (1347.5) Giuseppe non discendeva da Re Davide. Maria aveva più ascendenza davidica di Giuseppe. È vero che Giuseppe andò a Betlemme, la città di Davide, per essere registrato nel censimento romano, ma ciò perché sei generazioni prima l’antenato paterno di Giuseppe di quella generazione, essendo orfano, era stato adottato da un certo Zadoc, che discendeva direttamente da Davide; per questo anche Giuseppe era considerato come appartenente alla “casa di Davide”.

122:4.4 (1347.6) La maggior parte delle cosiddette profezie messianiche dell’Antico Testamento furono redatte perché si riferissero a Gesù molto tempo dopo che la sua vita era stata vissuta sulla terra. Per secoli i profeti ebrei avevano proclamato la venuta di un liberatore, e queste promesse erano state interpretate dalle generazioni successive come riferentisi ad un nuovo governatore ebreo che si sarebbe seduto sul trono di Davide e, con i metodi ritenuti miracolosi di Mosè, avrebbe provveduto a stabilire gli Ebrei in Palestina come una nazione potente, libera da ogni dominazione straniera. Inoltre molti passaggi simbolici che si trovano nelle Scritture ebraiche furono in seguito applicati a torto alla missione della vita di Gesù. Molti brani dell’Antico Testamento furono distorti in modo da sembrare riferiti a certi episodi della vita terrena del Maestro. Gesù stesso negò una volta pubblicamente ogni connessione con la casa reale di Davide. Anche il passaggio “una giovane donna partorirà un figlio” fu cambiato in “una vergine partorirà un figlio”. Ciò avvenne anche per le numerose genealogie di Giuseppe e di Maria che furono costruite dopo la carriera di Micael sulla terra. Molte di queste discendenze comprendono numerosi antenati del Maestro, ma nell’insieme non sono autentiche e non si può fare affidamento sulla loro esattezza. I primi discepoli di Gesù cedettero troppo spesso alla tentazione di mostrare che tutte le antiche espressioni profetiche trovassero compimento nella vita del loro Signore e Maestro.

5. I genitori terreni di Gesù

122:5.1 (1348.1) Giuseppe era un uomo dalle maniere gentili, estremamente coscienzioso e fedele sotto ogni aspetto alle convenzioni e alle pratiche religiose del suo popolo. Egli parlava poco ma pensava molto. La penosa condizione del popolo ebreo causava a Giuseppe molta tristezza. Mentre era giovane, tra i suoi otto fratelli e sorelle egli era stato più allegro, ma nel corso dei primi anni della sua vita matrimoniale (durante l’infanzia di Gesù) andava soggetto a periodi di lieve scoraggiamento spirituale. Queste manifestazioni d’umore si attenuarono notevolmente poco prima della sua morte prematura e dopo che la situazione economica della sua famiglia era stata migliorata dal suo passaggio dal rango di carpentiere al ruolo di prospero imprenditore.

122:5.2 (1348.2) Il temperamento di Maria era tutto l’opposto di quello di suo marito. Essa era generalmente di buon umore, era molto raramente abbattuta e possedeva un’indole sempre raggiante. Maria si lasciava andare a libere e frequenti espressioni dei suoi sentimenti emotivi e non la si vide mai afflitta prima della morte improvvisa di Giuseppe. E si era appena rimessa da questo shock quando si trovò immersa nella preoccupazione e negli interrogativi che sorgevano in lei per la straordinaria carriera di suo figlio maggiore, che si stava svolgendo così rapidamente davanti ai suoi occhi attoniti. Ma in tutta questa esperienza insolita Maria rimase calma, coraggiosa ed abbastanza accorta nel rapporto con il suo strano e poco comprensibile primogenito e con i suoi fratelli e sorelle sopravviventi.

122:5.3 (1348.3) Gesù derivò molta della sua eccezionale gentilezza e della sua meravigliosa ed affettuosa comprensione della natura umana da suo padre; ereditò da sua madre il dono di grande maestro e la sua enorme capacità di giusta indignazione. Nelle reazioni emotive verso l’ambiente della sua vita di adulto Gesù era talvolta simile a suo padre, meditativo e pio, talvolta caratterizzato da un’apparente tristezza; ma più spesso agiva alla maniera della disposizione ottimistica e determinata di sua madre. Nell’insieme il temperamento di Maria tendeva a dominare la carriera del Figlio divino a mano a mano che cresceva ed avanzava a grandi passi nella sua vita di adulto. In certi particolari Gesù era una mescolanza dei tratti di carattere dei suoi genitori; sotto altri aspetti presentava i tratti dell’uno in contrasto con quelli dell’altro.

122:5.4 (1348.4) Da Giuseppe, Gesù ereditò la rigida educazione nelle usanze dei cerimoniali ebraici e la sua straordinaria conoscenza delle Scritture ebraiche; da Maria trasse una visione più ampia della vita religiosa ed un concetto più aperto della libertà spirituale personale.

122:5.5 (1349.1) Le famiglie di Giuseppe e di Maria erano molto istruite per il loro tempo. Giuseppe e Maria furono istruiti ben oltre la media per il loro tempo e la loro posizione sociale. Lui era un pensatore; lei era una donna previdente, abile nell’adattarsi e pratica nell’esecuzione immediata. Giuseppe era un bruno dagli occhi neri; Maria era un tipo quasi biondo dagli occhi bruni.

122:5.6 (1349.2) Se Giuseppe fosse vissuto, sarebbe divenuto indubbiamente un fermo credente nella missione divina del suo primogenito. Maria oscillava tra la credenza e il dubbio, essendo grandemente influenzata dalla posizione assunta dagli altri suoi figli e dai suoi amici e parenti, ma fu sempre fortificata nel suo atteggiamento finale dal ricordo dell’apparizione di Gabriele subito dopo il concepimento del bambino.

122:5.7 (1349.3) Maria era una tessitrice esperta, di un’abilità superiore alla media nella maggior parte delle arti domestiche dell’epoca; essa era una brava donna di casa ed un’eccellente conduttrice di famiglia. Giuseppe e Maria erano entrambi dei buoni educatori e curarono che i loro figli fossero bene istruiti nelle conoscenze del loro tempo.

122:5.8 (1349.4) Quando era giovane, Giuseppe fu impiegato dal padre di Maria nel lavoro per costruire un annesso alla sua casa, e fu quando Maria portò a Giuseppe una tazza d’acqua durante un pasto di mezzogiorno che i due giovani, che erano destinati a diventare i genitori di Gesù, cominciarono a farsi la corte.

122:5.9 (1349.5) Giuseppe e Maria si sposarono, secondo il costume ebraico, a casa di Maria nei dintorni di Nazaret quando Giuseppe ebbe ventun anni. Questo matrimonio concluse un normale fidanzamento di circa due anni. Poco dopo essi s’installarono nella loro nuova casa di Nazaret, che era stata costruita da Giuseppe con l’aiuto di due dei suoi fratelli. Questa casa era situata ai piedi delle alture che dominavano l’incantevole contrada circostante. In questa casa appositamente preparata i giovani genitori in attesa pensavano di accogliere il figlio della promessa, senza immaginare che questo importante avvenimento dell’universo sarebbe accaduto a Betlemme di Giudea mentre sarebbero stati assenti da casa.

122:5.10 (1349.6) La maggior parte della famiglia di Giuseppe divenne credente negli insegnamenti di Gesù, ma pochissimi membri della famiglia di Maria credettero in lui prima della sua dipartita da questo mondo. Giuseppe propendeva più verso il concetto spirituale del Messia atteso, ma Maria e la sua famiglia, specialmente suo padre, pensavano al Messia come ad un liberatore temporale e governante politico. Gli antenati di Maria si erano apertamente identificati con le attività dei Maccabei dei tempi allora ancora recenti.

122:5.11 (1349.7) Giuseppe sosteneva vigorosamente il punto di vista orientale, o babilonese, della religione ebraica; Maria propendeva fortemente verso l’interpretazione occidentale o ellenistica, più liberale e più aperta, della legge e dei profeti.

6. La casa di Nazaret

122:6.1 (1349.8) La casa di Gesù non era molto lontana dall’alta collina a nord di Nazaret, ad una certa distanza dalla fonte del villaggio, situata nella parte orientale della città. La famiglia di Gesù abitava alla periferia della città, e ciò gli rese più facile in seguito godere di frequenti passeggiate nella campagna e fare delle escursioni fino alla sommità di queste alture vicine, le colline più alte del sud della Galilea, ad eccezione della catena del Monte Tabor ad est e della collina di Nain, che aveva quasi la stessa altitudine. La loro casa era situata poco a sud e ad est del promontorio meridionale di questa collina e circa a metà strada tra la base di questa elevazione e la strada che conduceva da Nazaret a Cana. All’infuori dell’ascesa sulla collina, la passeggiata favorita di Gesù consisteva nel percorrere uno stretto sentiero che si snodava lungo la base di questa collina in direzione nordest fino ad un punto in cui si congiungeva alla strada di Sefforis.

122:6.2 (1350.1) La casa di Giuseppe e Maria era una struttura in pietra ad una stanza con un tetto piatto ed una costruzione annessa per il ricovero degli animali. L’arredo consisteva in una bassa tavola di pietra, delle pentole e dei piatti in terracotta ed in pietra, un telaio, una lampada, parecchi piccoli sgabelli e delle stuoie per dormire sul pavimento di pietra. Nel cortile retrostante, vicino all’annesso degli animali, si trovava la tettoia che copriva il forno ed il mulino per macinare il grano. Ci volevano due persone per far funzionare questo tipo di mulino, una per macinare ed un’altra per alimentarlo di grano. Quando Gesù era piccolo alimentava spesso di grano questo mulino mentre sua madre girava la macina.

122:6.3 (1350.2) Più avanti, quando la famiglia si accrebbe, essi si sedevano tutti per prendere il loro pasto attorno alla tavola di pietra ingrandita, attingendo il cibo da un piatto o da una terrina comuni. D’inverno, durante il pasto della sera, la tavola era rischiarata da una piccola lampada piatta di terracotta riempita di olio d’oliva. Dopo la nascita di Marta, Giuseppe aggiunse alla casa una grande stanza, che fu utilizzata come bottega di carpentiere durante il giorno e come stanza da letto durante la notte.

7. Il viaggio a Betlemme

122:7.1 (1350.3) Nel mese di marzo dell’anno 8 a.C. (il mese in cui Giuseppe e Maria si sposarono), Cesare Augusto decretò che tutti gli abitanti dell’Impero Romano dovevano essere contati, che si doveva fare un censimento di cui potersi servire per determinare meglio la tassazione. Gli Ebrei erano sempre stati assai prevenuti contro ogni tentativo di “contare il popolo”, e ciò, in connessione con le serie difficoltà interne di Erode, re di Giudea, aveva concorso a rimandare di un anno l’inizio di questo censimento nel regno degli Ebrei. In tutto l’Impero Romano questo censimento fu effettuato nell’anno 8 a.C., eccetto che nel regno di Erode in Palestina, dove ebbe luogo nell’anno 7 a.C., un anno più tardi.

122:7.2 (1350.4) Non era necessario che Maria andasse a Betlemme per l’iscrizione — Giuseppe era autorizzato a registrare la sua famiglia — ma Maria, essendo una persona avventurosa ed intraprendente, insisté per accompagnarlo. Essa aveva paura di essere lasciata sola, per timore che il figlio nascesse mentre Giuseppe era lontano, ed inoltre, non essendo Betlemme lontana dalla Città di Giuda, Maria prevedeva la possibilità di una piacevole visita alla sua parente Elisabetta.

122:7.3 (1350.5) Giuseppe proibì virtualmente a Maria di accompagnarlo, ma fu inutile; al momento di preparare il cibo per il viaggio di tre o quattro giorni, essa preparò doppie razioni e si tenne pronta a partire. Ma prima di mettersi effettivamente in viaggio, Giuseppe aveva acconsentito alla partenza di Maria, ed essi lasciarono allegramente Nazaret allo spuntar del giorno.

122:7.4 (1350.6) Giuseppe e Maria erano poveri, e poiché non avevano che una bestia da soma, Maria, essendo incinta, salì sull’animale con le provviste mentre Giuseppe andava a piedi, conducendo l’animale. La costruzione e l’allestimento della casa avevano rappresentato una grossa spesa per Giuseppe, che doveva anche contribuire al mantenimento dei suoi genitori, in quanto suo padre si era recentemente infortunato. E così questa coppia ebrea lasciò la sua modesta dimora il mattino presto del 18 agosto dell’anno 7 a.C. per il suo viaggio a Betlemme.

122:7.5 (1351.1) Il primo giorno di viaggio li portò a contornare i contrafforti del Monte Gelboe, dove si accamparono per la notte in riva al Giordano, e si abbandonarono a numerose congetture su quale tipo di figlio sarebbe nato loro. Giuseppe aderiva all’idea di un istruttore spirituale e Maria era per quella di un Messia ebreo, un liberatore della nazione ebraica.

122:7.6 (1351.2) Di buonora, il mattino del 19 agosto, Giuseppe e Maria si misero di nuovo in cammino. Essi presero il loro pasto di mezzogiorno ai piedi del Monte Sartaba, che dominava la valle del Giordano, e continuarono il loro viaggio raggiungendo Gerico, dove si fermarono per la notte in una locanda sulla strada principale nei sobborghi della città. Dopo il pasto della sera e molte discussioni sull’oppressione del governo romano, su Erode, sul censimento e sull’influenza comparata di Gerusalemme e di Alessandria come centri di studio e di cultura ebraici, i viaggiatori di Nazaret si ritirarono per il riposo notturno. Il mattino presto del 20 agosto essi ripresero il loro viaggio e raggiunsero Gerusalemme prima di mezzogiorno, visitarono il tempio e proseguirono per la loro destinazione, giungendo a Betlemme a metà pomeriggio.

122:7.7 (1351.3) La locanda era gremita e di conseguenza Giuseppe cercò un alloggio presso lontani parenti, ma tutte le camere di Betlemme erano strapiene di gente. Quando ritornò nel cortile della locanda, lo informarono che le stalle per le carovane, ricavate sul fianco della roccia e situate giusto sotto la locanda, erano state svuotate degli animali e pulite per ospitare dei clienti. Lasciato l’asino nel cortile, Giuseppe si caricò sulle spalle le borse degli indumenti e delle vivande e discese con Maria i gradini di pietra che conducevano al loro alloggio sottostante. Essi si trovarono sistemati in quello che era stato un magazzino di grano, di fronte alle stalle e alle mangiatoie. Erano state appese delle tende di tela, ed essi si ritennero fortunati per aver trovato una sistemazione così confortevole.

122:7.8 (1351.4) Giuseppe aveva pensato di andare ad iscriversi subito, ma Maria era stanca; essa soffriva molto e lo supplicò di restare con lei; cosa che egli fece.

8. La nascita di Gesù

122:8.1 (1351.5) Per tutta la notte Maria fu agitata, cosicché nessuno di loro dormì molto. Al levare del giorno i dolori del parto si manifestarono nettamente, ed a mezzogiorno del 21 agosto dell’anno 7 a.C., con l’aiuto e la gentile assistenza di alcune compagne di viaggio, Maria partorì un figlio maschio. Gesù di Nazaret era venuto al mondo; egli fu avvolto nei panni che Maria aveva portato per una tale possibile circostanza e fu adagiato in una vicina mangiatoia.

122:8.2 (1351.6) Il figlio promesso era nato esattamente nella stessa maniera in cui sono venuti al mondo tutti i bambini prima e dopo quel giorno; e all’ottavo giorno, secondo la pratica ebraica, egli fu circonciso e chiamato ufficialmente Joshua (Gesù).

122:8.3 (1351.7) Il giorno dopo la nascita di Gesù, Giuseppe fece la sua iscrizione. Incontrato un uomo con cui essi avevano conversato due sere prima a Gerico, Giuseppe fu condotto da lui presso un amico benestante che occupava una camera nella locanda e che si disse felice di scambiare il suo alloggio con quello della coppia di Nazaret. Quel pomeriggio essi si spostarono nella locanda dove rimasero per circa tre settimane, fino a quando trovarono alloggio nella casa di un lontano parente di Giuseppe.

122:8.4 (1351.8) Il secondo giorno dopo la nascita di Gesù, Maria mandò a dire ad Elisabetta che suo figlio era nato, e costei le aveva risposto invitando Giuseppe a recarsi a Gerusalemme per parlare con Zaccaria di tutte le loro faccende. La settimana seguente Giuseppe andò a Gerusalemme per conferire con Zaccaria. Zaccaria ed Elisabetta avevano entrambi acquisito la convinzione sincera che Gesù dovesse realmente diventare il liberatore degli Ebrei, il Messia, e che il loro figlio Giovanni sarebbe divenuto il capo dei suoi assistenti, il suo braccio destro del destino. E poiché Maria condivideva le stesse idee, non fu difficile persuadere Giuseppe a rimanere a Betlemme, la Città di Davide, affinché Gesù potesse crescere per divenire il successore di Davide sul trono di tutto Israele. Di conseguenza essi rimasero a Betlemme per più di un anno, mentre nel frattempo Giuseppe si occupava di alcuni lavori di carpenteria.

122:8.5 (1352.1) A mezzogiorno, al momento della nascita di Gesù, i serafini di Urantia, riuniti sotto gli ordini dei loro direttori, cantarono effettivamente degli inni di gloria sopra la mangiatoia di Betlemme, ma queste espressioni di lode non furono udite da nessun orecchio umano. Nessun pastore o altra creatura mortale venne a rendere omaggio al bambino di Betlemme fino al giorno dell’arrivo di certi sacerdoti provenienti da Ur, che Zaccaria aveva inviato da Gerusalemme.

122:8.6 (1352.2) A questi sacerdoti della Mesopotamia era stato detto qualche tempo prima da uno strano insegnante religioso del loro paese che egli aveva fatto un sogno nel quale fu informato che “la luce della vita” era sul punto di apparire sulla terra sotto forma di un bambino e tra gli Ebrei. Ed allora questi tre maestri partirono per cercare questa “luce della vita”. Dopo molte settimane di vane ricerche a Gerusalemme, essi stavano per ritornare ad Ur quando Zaccaria li incontrò e rivelò loro la sua credenza che Gesù fosse l’oggetto della loro ricerca, e li mandò a Betlemme dove trovarono il bambino e lasciarono i loro doni a Maria, sua madre terrena. Il bambino aveva quasi tre settimane al momento della loro visita.

122:8.7 (1352.3) Questi uomini saggi non videro alcuna stella per guidarli a Betlemme. La bella leggenda della stella di Betlemme ebbe origine così: Gesù era nato a mezzogiorno del 21 agosto dell’anno 7 a.C. Il 29 maggio dell’anno 7 a.C. si era verificata una straordinaria congiunzione di Giove e di Saturno nella costellazione dei Pesci. Ed è un fatto astronomico eccezionale che congiunzioni simili si siano prodotte il 29 settembre ed il 5 dicembre dello stesso anno. Sulla base di questi avvenimenti straordinari, ma totalmente naturali, gli zelanti bene intenzionati delle generazioni successive costruirono l’attraente leggenda della stella di Betlemme che condusse i Magi adoranti presso la mangiatoia, dove videro e adorarono il bambino appena nato. Alle menti dell’Oriente e del Medio Oriente piacciono molto le fiabe e tessono continuamente tali bei miti attorno alla vita dei loro capi religiosi e dei loro eroi politici. In assenza della stampa, quando la maggior parte della conoscenza umana si trasmetteva oralmente da una generazione all’altra, era molto facile che i miti diventassero tradizioni e che le tradizioni fossero alla fine accettate come fatti.

9. La presentazione nel tempio

122:9.1 (1352.4) Mosè aveva insegnato agli Ebrei che ogni figlio primogenito apparteneva al Signore, e che tale figlio, invece di essere sacrificato come era costume fra le nazioni pagane, poteva avere salva la vita se i suoi genitori l’avessero riscattato pagando cinque sicli a qualunque sacerdote autorizzato. Un’altra ordinanza di Mosè decretava che, trascorso un certo periodo di tempo, una madre doveva presentarsi al tempio per la purificazione (oppure far fare da qualcun altro il sacrificio appropriato per lei). Era usanza compiere queste due cerimonie contemporaneamente. Di conseguenza, Giuseppe e Maria si recarono di persona al tempio a Gerusalemme per presentare Gesù ai sacerdoti e per effettuare il suo riscatto, e per fare anche il sacrificio appropriato per assicurare la purificazione cerimoniale di Maria dalla presunta impurità del parto.

122:9.2 (1353.1) Nei pressi dei cortili del tempio passeggiavano costantemente due personaggi rimarchevoli: Simeone, un cantore, ed Anna, una poetessa. Simeone era un Giudeo, ed Anna era una Galilea. I due stavano spesso in compagnia uno dell’altra ed erano entrambi in confidenza con il sacerdote Zaccaria, il quale aveva confidato loro il segreto di Giovanni e di Gesù. Sia Simeone che Anna desideravano ardentemente la venuta del Messia, e la loro fiducia in Zaccaria li portò a credere che Gesù fosse il liberatore atteso dal popolo ebreo.

122:9.3 (1353.2) Zaccaria sapeva che quel giorno Giuseppe e Maria dovevano venire al tempio con Gesù, ed aveva convenuto con Simeone ed Anna che avrebbe indicato, alzando la mano in segno di saluto, quale nella processione dei primogeniti era Gesù.

122:9.4 (1353.3) Per questa occasione Anna aveva scritto un poema che Simeone si mise a cantare, con grande sorpresa di Giuseppe, di Maria e di tutti coloro che erano riuniti nei cortili del tempio. E questo fu il loro inno di redenzione del figlio primogenito:

122:9.5 (1353.4) Benedetto sia il Signore, il Dio d’Israele,

122:9.6 (1353.5) Perché ci ha visitato ed ha portato redenzione al suo popolo;

122:9.7 (1353.6) Egli ha elevato un corno di salvezza per tutti noi

122:9.8 (1353.7) Nella casa del suo servitore Davide.

122:9.9 (1353.8) Come disse per bocca dei suoi santi profeti —

122:9.10 (1353.9) Ci salva dai nostri nemici e dalla mano di tutti coloro che ci odiano;

122:9.11 (1353.10) Per mostrare misericordia ai nostri padri e per ricordare la sua santa alleanza —

122:9.12 (1353.11) Il giuramento che fece ad Abramo nostro padre,

122:9.13 (1353.12) Per permettere che noi, liberati dalle mani dei nostri nemici,

122:9.14 (1353.13) Potessimo servirlo senza paura,

122:9.15 (1353.14) In santità e rettitudine davanti a lui per tutti i nostri giorni.

122:9.16 (1353.15) Sì, e tu, figlio della promessa, sarai chiamato il profeta dell’Altissimo;

122:9.17 (1353.16) Perché andrai dinanzi al volto del Signore per stabilire il suo regno;

122:9.18 (1353.17) Per far conoscere la salvezza al suo popolo

122:9.19 (1353.18) Nella remissione dei suoi peccati.

122:9.20 (1353.19) Gioite nella tenera misericordia del nostro Dio, perché la sorgente di luce che giunge dall’alto ci ha ora visitati

122:9.21 (1353.20) Per brillare su coloro che risiedono nelle tenebre e nell’ombra della morte;

122:9.22 (1353.21) Per guidare i nostri passi nelle vie della pace.

122:9.23 (1353.22) Ed ora lascia che il tuo servo parta in pace, o Signore, secondo la tua parola,

122:9.24 (1353.23) Perché i mie occhi hanno visto la tua salvezza,

122:9.25 (1353.24) Che hai preparato davanti al volto di tutti i popoli;

122:9.26 (1353.25) Una luce per illuminare anche i Gentili

122:9.27 (1353.26) E la gloria del tuo popolo Israele.

122:9.28 (1353.27) Sulla via del ritorno a Betlemme, Giuseppe e Maria rimasero silenziosi — confusi e intimiditi. Maria era molto turbata dal saluto di addio di Anna, la vecchia poetessa, e Giuseppe non era d’accordo su questo sforzo prematuro di far passare Gesù per il Messia atteso del popolo ebreo.

10. Erode agisce

122:10.1 (1353.28) Ma gli informatori di Erode non erano inattivi. Quando gli riferirono della visita dei sacerdoti di Ur a Betlemme, Erode convocò questi Caldei davanti a lui. Egli interrogò accuratamente questi saggi sul nuovo “re dei Giudei”, ma essi gli diedero poca soddisfazione, spiegando che il bambino era nato da una donna che era venuta con suo marito a Betlemme per il censimento. Erode, non soddisfatto di questa risposta, li rimandò con una borsa di denaro e ordinò loro di ritrovare il bambino affinché anche lui potesse andare ad adorarlo, poiché essi avevano dichiarato che il suo regno sarebbe stato spirituale e non temporale. Ma quando i saggi non ritornarono, Erode divenne sospettoso. Mentre egli rimuginava queste cose nella sua testa, i suoi informatori ritornarono e gli fecero un rapporto completo sui recenti avvenimenti al tempio; gli portarono una copia di alcune parti del cantico di Simeone che erano state cantate alla cerimonia del riscatto di Gesù. Ma essi non erano riusciti a seguire Giuseppe e Maria, ed Erode si adirò molto con loro quando non seppero dirgli dove la coppia avesse condotto il bambino. Mandò allora degli inquirenti per rintracciare Giuseppe e Maria. Sapendo che Erode perseguitava la famiglia di Nazaret, Zaccaria ed Elisabetta rimasero lontani da Betlemme. Il bambino fu nascosto presso dei parenti di Giuseppe.

122:10.2 (1354.1) Giuseppe aveva paura di cercare lavoro e le sue magre economie calavano rapidamente. Anche al momento della cerimonia di purificazione al tempio, Giuseppe si considerò abbastanza povero da limitare a due giovani piccioni l’offerta per Maria, come Mosè aveva ordinato per la purificazione delle madri indigenti.

122:10.3 (1354.2) Quando, dopo più di un anno di ricerche, le spie di Erode non ebbero individuato Gesù, e poiché si sospettava che il bambino fosse ancora nascosto a Betlemme, Erode preparò un decreto che ordinava che fosse fatta una ricerca sistematica in tutte le case di Betlemme e che tutti i bambini maschi sotto i due anni fossero uccisi. In questo modo Erode sperava di assicurarsi che questo bambino destinato a diventare “re dei Giudei” sarebbe stato eliminato. E fu così che perirono in un solo giorno a Betlemme di Giudea sedici bambini maschi. Ma l’intrigo e l’omicidio, anche nella sua stessa famiglia, erano avvenimenti comuni alla corte di Erode.

122:10.4 (1354.3) Il massacro di questi bambini ebbe luogo verso la metà di ottobre dell’anno 6 a.C., quando Gesù aveva poco più di un anno. Ma c’erano dei credenti nella venuta del Messia anche fra gli addetti alla corte di Erode, ed uno di questi, venuto a sapere dell’ordine di massacrare i bambini maschi di Betlemme, si mise in contatto con Zaccaria, che a sua volta inviò un messaggero a Giuseppe. E la notte prima del massacro Giuseppe e Maria partirono da Betlemme con il bambino per Alessandria d’Egitto. Per evitare di attirare l’attenzione essi viaggiarono da soli con Gesù fino in Egitto. Essi andarono ad Alessandria con i fondi procurati da Zaccaria, e là Giuseppe riprese il suo mestiere mentre Maria e Gesù alloggiavano presso dei parenti benestanti della famiglia di Giuseppe. Essi soggiornarono ad Alessandria per due anni interi e tornarono a Betlemme soltanto dopo la morte di Erode.

Fascicolo 123 - La prima infanzia di Gesù

Il Libro di Urantia

Fascicolo 123

La prima infanzia di Gesù

123:0.1 (1355.1) IN CONSEGUENZA delle incertezze e delle ansietà del loro soggiorno a Betlemme, Maria svezzò il bambino solo dopo che furono arrivati sani e salvi ad Alessandria, dove la famiglia poté riprendere una vita normale. Essi vissero presso dei parenti e Giuseppe poté mantenere la sua famiglia avendo trovato lavoro subito dopo il loro arrivo. Egli fu impiegato come carpentiere per parecchi mesi e poi fu promosso alla posizione di caposquadra di un numeroso gruppo di operai impiegati nella costruzione, allora in corso, di un edificio pubblico. Questa nuova esperienza gli diede l’idea di diventare un imprenditore e costruttore al loro ritorno a Nazaret.

123:0.2 (1355.2) Durante questi primi anni dell’infanzia indifesa di Gesù, Maria mantenne una lunga e costante vigilanza affinché non accadesse nulla al suo bambino che potesse mettere in pericolo il suo benessere od interferire in qualche modo con la sua futura missione sulla terra; nessuna madre fu mai più dedita a suo figlio. Nella casa in cui si trovava Gesù c’erano altri due bambini press’a poco della sua età e, fra i vicini di casa, ce n’erano altri sei la cui età era abbastanza vicina alla sua per farne dei compagni di gioco accettabili. Da principio Maria era incline a tenere Gesù vicino a sé. Essa temeva che qualcosa potesse accadergli se gli si permetteva di giocare nel giardino con gli altri bambini, ma Giuseppe, con l’appoggio della sua parentela, riuscì a convincerla che questa linea di condotta avrebbe privato Gesù della preziosa esperienza d’imparare ad adattarsi ai bambini della sua stessa età. E Maria, comprendendo che un tale programma di protezione esagerata ed insolita rischiava di renderlo timido ed un po’ egocentrico, diede infine il suo assenso al piano che permetteva al figlio della promessa di crescere esattamente come tutti gli altri bambini, e pur sottostando a questa decisione, essa si preoccupò di restare sempre in guardia mentre il piccolo gruppo giocava attorno alla casa o nel giardino. Solo una madre amorosa può conoscere il peso che Maria portò nel suo cuore per la sicurezza di suo figlio durante gli anni tra la prima e la seconda infanzia.

123:0.3 (1355.3) Nei due anni del loro soggiorno ad Alessandria, Gesù godette di buona salute e continuò a crescere normalmente. A parte pochi amici e parenti, nessuno fu informato che Gesù era un “figlio della promessa”. Uno dei parenti di Giuseppe lo rivelò ad alcuni amici di Menfi, discendenti del lontano Ikhnaton, ed essi, con un piccolo gruppo di credenti di Alessandria, si riunirono nella sontuosa dimora del parente-benefattore di Giuseppe, poco tempo prima del loro ritorno in Palestina, per augurare ogni bene alla famiglia di Nazaret ed ossequiare il bambino. In questa occasione gli amici riuniti fecero dono a Gesù di un esemplare completo della traduzione in greco delle Scritture ebraiche. Ma questo esemplare dei testi sacri ebraici fu messo nelle mani di Giuseppe solo dopo che lui e Maria ebbero entrambi declinato l’invito dei loro amici di Menfi e di Alessandria di rimanere in Egitto. Questi credenti sostenevano che il figlio del destino avrebbe potuto esercitare una ben più grande influenza mondiale abitando ad Alessandria piuttosto che in qualunque luogo della Palestina. Queste persuasioni ritardarono di qualche tempo la loro partenza per la Palestina dopo aver ricevuto la notizia della morte di Erode.

123:0.4 (1356.1) Finalmente Giuseppe e Maria lasciarono Alessandria su un battello in partenza per Giaffa, appartenente al loro amico Ezraeon, ed arrivarono in questo porto alla fine di agosto dell’anno 4 a.C. Essi si recarono direttamente a Betlemme, dove passarono tutto il mese di settembre a discutere con i loro amici e parenti se dovessero rimanere là o ritornare a Nazaret.

123:0.5 (1356.2) Maria non aveva mai completamente abbandonato l’idea che Gesù dovesse crescere a Betlemme, la Città di Davide. Giuseppe non credeva realmente che il loro figlio fosse destinato a diventare un re liberatore d’Israele. Inoltre egli sapeva che lui stesso non era un vero discendente di Davide; che il fatto di essere considerato fra la posterità di Davide era dovuto all’adozione di uno dei suoi antenati nella linea dei discendenti di Davide. Maria pensava naturalmente che la Città di Davide fosse il luogo più appropriato in cui il nuovo candidato al trono di Davide potesse essere cresciuto, ma Giuseppe preferiva rischiare con Erode Antipa piuttosto che con suo fratello Archelao. Egli nutriva grandi timori per la sicurezza del bambino a Betlemme o in qualsiasi altra città della Giudea, e pensava che Archelao avrebbe proseguito probabilmente la politica minacciosa di suo padre Erode più di quanto avrebbe fatto Antipa in Galilea. A prescindere da tutte queste ragioni, Giuseppe espresse apertamente la sua preferenza per la Galilea come luogo migliore in cui crescere ed educare il bambino, ma ci vollero tre settimane per vincere le obiezioni di Maria.

123:0.6 (1356.3) Il primo ottobre Giuseppe aveva convinto Maria e tutti i loro amici che era meglio per loro ritornare a Nazaret. Di conseguenza, all’inizio di ottobre dell’anno 4 a.C. essi lasciarono Betlemme per Nazaret seguendo la strada di Lidda e Scitopoli. Essi partirono di buon’ora una domenica mattina; Maria ed il bambino erano montati su un animale da soma appena acquistato, mentre Giuseppe e cinque parenti li accompagnavano a piedi; i parenti di Giuseppe non avevano permesso loro di fare il viaggio da soli fino a Nazaret. Essi avevano paura di andare in Galilea passando per Gerusalemme e per la valle del Giordano, e le strade dell’ovest non erano del tutto sicure per due viaggiatori soli con un bambino in tenera età.

1. Il ritorno a Nazaret

123:1.1 (1356.4) Al quarto giorno di viaggio il gruppo giunse senza inconvenienti a destinazione. Essi arrivarono senza preavviso nella loro casa di Nazaret, che era stata occupata per più di tre anni da uno dei fratelli sposati di Giuseppe, il quale in verità fu sorpreso di vederli. Essi avevano condotto i loro affari in modo così riservato che sia la famiglia di Giuseppe che quella di Maria non sapevano nemmeno che avevano lasciato Alessandria. Il giorno dopo il fratello di Giuseppe condusse via la sua famiglia, e Maria, per la prima volta dalla nascita di Gesù, si sistemò con la sua piccola famiglia per godere della vita nella propria casa. In meno di una settimana Giuseppe trovò lavoro come carpentiere ed essi furono estremamente felici.

123:1.2 (1356.5) Gesù aveva circa tre anni e due mesi al momento del loro ritorno a Nazaret. Egli aveva sopportato benissimo tutti questi viaggi, si trovava in eccellente salute e provava una gioia infantile ed esuberante ad avere dei locali per lui dove giocare liberamente ed essere felice. Ma gli mancava molto la compagnia dei suoi compagni di gioco di Alessandria.

123:1.3 (1356.6) Sulla strada per Nazaret, Giuseppe aveva persuaso Maria che sarebbe stato inopportuno diffondere fra i loro amici e parenti galilei la notizia che Gesù era un figlio della promessa. Essi rimasero d’accordo di non fare alcuna menzione di queste materie a nessuno. Ed entrambi tennero fede a questa promessa.

123:1.4 (1357.1) Tutto il quarto anno di Gesù fu un periodo di sviluppo fisico normale e di straordinaria attività mentale. Nel frattempo egli aveva stretto una grande amicizia con un ragazzo vicino, quasi della sua stessa età, di nome Giacobbe. Gesù e Giacobbe erano sempre felici di giocare insieme e divennero col tempo grandi amici e compagni leali.

123:1.5 (1357.2) Il successivo avvenimento importante nella vita di questa famiglia di Nazaret fu la nascita del secondo figlio, Giacomo, nelle prime ore del mattino del 2 aprile dell’anno 3 a.C. Gesù era eccitato al pensiero di avere un fratellino e stava vicino a lui per delle ore semplicemente per osservare i primi gesti del bambino.

123:1.6 (1357.3) Fu a metà estate di questo stesso anno che Giuseppe costruì un piccolo laboratorio accanto alla fontana del villaggio e vicino al caravanserraglio. Dopo di ciò egli fece pochi lavori come carpentiere a giornata. Aveva come associati due dei suoi fratelli e parecchi altri operai, che mandava a lavorare fuori mentre lui restava in laboratorio a fabbricare carrucole, gioghi ed altri oggetti di legno. Egli faceva anche lavori in cuoio, con la corda e con la tela. E Gesù, mentre cresceva, quando non era a scuola, trascorreva il suo tempo quasi egualmente ad aiutare sua madre nei lavori di casa e ad osservare suo padre al lavoro nel laboratorio, ascoltando nel contempo le conversazioni e le chiacchiere dei conduttori di carovane e dei viaggiatori provenienti dai quattro angoli della terra.

123:1.7 (1357.4) Nel luglio di quest’anno, un mese prima che Gesù compisse quattro anni, un’epidemia maligna di disturbi intestinali portata dai viaggiatori delle carovane si diffuse in tutta Nazaret. Maria fu così allarmata per il pericolo al quale Gesù era esposto per questa epidemia che fece i bagagli e fuggì con i suoi due bambini alla fattoria di suo fratello, parecchi chilometri a sud di Nazaret, sulla strada di Meghiddo, vicino a Sarid. Essi non ritornarono a Nazaret per più di due mesi; Gesù fu molto felice per questa sua prima esperienza in una fattoria.

2. Il quinto anno (2 a.C.)

123:2.1 (1357.5) Poco più di un anno dopo il ritorno a Nazaret, il bambino Gesù arrivò all’età della sua prima personale e sincera decisione morale; e ciò portò ad abitare in lui un Aggiustatore di Pensiero, un dono divino del Padre del Paradiso, che aveva servito in precedenza con Machiventa Melchizedek ed acquisito così l’esperienza per funzionare in connessione con l’incarnazione di un essere supermortale vivente nelle sembianze della carne mortale. Questo avvenimento ebbe luogo l’11 febbraio dell’anno 2 a.C. Gesù non fu più consapevole della venuta del Monitore divino di quanto lo sono milioni e milioni di altri bambini che, prima e dopo quel giorno, hanno parimenti ricevuto questi Aggiustatori di Pensiero venuti ad abitare le loro menti ed a lavorare per la spiritualizzazione finale di queste menti e per la sopravvivenza eterna delle loro anime immortali in evoluzione.

123:2.2 (1357.6) In questo giorno di febbraio terminò la supervisione diretta e personale dei Dirigenti dell’Universo per quanto concerneva l’integrità di Micael incarnato come bambino. A partire da quel momento e per tutto lo sviluppo umano della sua incarnazione, la salvaguardia di Gesù era destinata a rimanere a carico di questo Aggiustatore interiore e dei guardiani serafici associati, aiutati di tanto in tanto dal ministero delle creature intermedie, incaricate dell’esecuzione di certi compiti specifici conformemente alle istruzioni dei loro superiori planetari.

123:2.3 (1357.7) Gesù compì cinque anni in agosto di quest’anno, perciò ne parleremo come del suo quinto anno (solare) di vita. In quest’anno, 2 a.C., poco più di un mese prima del suo quinto compleanno, Gesù fu molto felice per la venuta al mondo di sua sorella Miriam, nata nella notte dell’11 luglio. La sera del giorno seguente Gesù ebbe un lungo colloquio con suo padre sul modo in cui i diversi gruppi di esseri viventi vengono al mondo come individui distinti. La parte più preziosa della prima educazione di Gesù fu data dai suoi genitori in risposta alle sue domande riflessive e profonde. Giuseppe non mancò mai di fare tutto il suo dovere prendendosi la pena e spendendo del tempo per rispondere alle numerose domande del ragazzo. Dall’età di cinque anni e fino ai dieci Gesù fu un continuo punto interrogativo. Anche se Giuseppe e Maria non potevano rispondere sempre alle sue domande, non mancavano mai di discuterle a fondo ed in ogni altro modo possibile di assisterlo nei suoi sforzi per giungere ad una soluzione soddisfacente dei problemi che la sua sveglia mente gli aveva suggerito.

123:2.4 (1358.1) Dopo il loro ritorno a Nazaret essi avevano avuto una vita familiare molto intensa, e Giuseppe era stato particolarmente occupato nella costruzione del suo nuovo laboratorio e nella ripresa dei suoi affari. Egli fu talmente occupato che non aveva trovato il tempo di costruire una culla per Giacomo, ma aveva rimediato a ciò molto prima della nascita di Miriam, cosicché essa aveva un lettino molto confortevole in cui annidarsi mentre la famiglia l’ammirava. Ed il bambino Gesù partecipava con grande entusiasmo a tutte queste esperienze naturali e normali dell’ambiente familiare. Egli si divertiva molto col suo fratellino e la sua sorellina e fu di grande aiuto a Maria nella loro cura.

123:2.5 (1358.2) C’erano poche famiglie nel mondo gentile di quel tempo che potevano dare ad un bambino un’educazione intellettuale, morale e religiosa migliore di quella delle famiglie ebree della Galilea. Questi Ebrei avevano un programma sistematico per l’educazione e l’istruzione dei loro figli. Essi dividevano la vita di un bambino in sette stadi:

123:2.6 (1358.3) 1. Il neonato, dal primo all’ottavo giorno.

123:2.7 (1358.4) 2. Il lattante.

123:2.8 (1358.5) 3. Lo svezzato.

123:2.9 (1358.6) 4. Il periodo di dipendenza dalla madre, sino alla fine del quinto anno.

123:2.10 (1358.7) 5. L’inizio dell’indipendenza del bambino e, per i maschi, l’assunzione da parte del padre della responsabilità per la loro educazione.

123:2.11 (1358.8) 6. I giovani e le giovani adolescenti.

123:2.12 (1358.9) 7. I giovani uomini e le giovani donne.

123:2.13 (1358.10) Era usanza degli Ebrei della Galilea che le madri avessero la responsabilità dell’educazione dei figli fino al loro quinto compleanno, e poi, se il figlio era un maschio, di considerare il padre responsabile dell’educazione del giovane da quel momento in poi. Quest’anno perciò Gesù entrò nel quinto stadio della carriera di un figlio ebreo galileo, e di conseguenza il 21 agosto dell’anno 2 a.C. Maria lo affidò ufficialmente a Giuseppe per il proseguimento della sua educazione.

123:2.14 (1358.11) Benché Giuseppe dovesse ora assumere la responsabilità diretta dell’educazione intellettuale e religiosa di Gesù, sua madre s’interessava ancora della sua educazione familiare. Essa gli insegnò a conoscere e coltivare le vigne ed i fiori che crescevano lungo i muri del giardino che circondavano completamente la loro casa. Portò anche sulla terrazza della casa (la stanza da letto estiva) delle casse di sabbia poco profonde nelle quali Gesù disegnò delle mappe e fece molte delle sue prime esercitazioni di scrittura in aramaico, in greco e più tardi in ebraico, perché egli imparò col tempo a leggere, a scrivere ed a parlare correntemente tutte e tre le lingue.

123:2.15 (1358.12) Gesù appariva essere fisicamente un bambino quasi perfetto, e continuava a fare dei progressi normali mentalmente ed emotivamente. Egli soffrì di un leggero disturbo digestivo, la sua prima indisposizione di poca importanza, alla fine del suo quinto anno (solare).

123:2.16 (1359.1) Benché Giuseppe e Maria parlassero spesso del futuro del loro figlio primogenito, se voi foste stati là, avreste solamente osservato lo sviluppo di un bambino normale di quel tempo e luogo, sano, senza preoccupazioni, ma estremamente avido di sapere.

3. Gli avvenimenti del sesto anno (1 a.C.)

123:3.1 (1359.2) Con l’aiuto di sua madre, Gesù aveva già imparato bene il dialetto galileo della lingua aramaica, ed ora suo padre cominciava ad insegnargli il greco. Maria parlava poco il greco, ma Giuseppe parlava correntemente sia l’aramaico che il greco. Il manuale per lo studio della lingua greca era l’esemplare delle Scritture ebraiche — una versione completa della Legge e dei Profeti, inclusi i Salmi — che era stato donato loro alla partenza dall’Egitto. In tutta Nazaret c’erano soltanto due esemplari completi delle Scritture in greco, ed il possesso di una di esse da parte della famiglia del carpentiere faceva della casa di Giuseppe un luogo molto ricercato, e permise a Gesù, mentre cresceva, d’incontrare una processione quasi incessante di studiosi seri e di cercatori sinceri della verità. Prima della fine di quest’anno Gesù aveva assunto la custodia di questo prezioso manoscritto, essendogli stato detto nel giorno del suo sesto compleanno che il libro sacro gli era stato offerto da amici e parenti di Alessandria. Ed in brevissimo tempo egli sapeva leggerlo correntemente.

123:3.2 (1359.3) Il primo grande shock della giovane vita di Gesù avvenne poco prima che compisse i sei anni. Era sembrato al ragazzo che suo padre — o almeno suo padre e sua madre insieme — sapessero tutto. Immaginate perciò la sorpresa di questo bambino indagatore quando chiese a suo padre la causa di un leggero terremoto appena verificatosi e si sentì rispondere da Giuseppe: “Figlio mio, in realtà non lo so.” Cominciò così quella lunga e sconcertante serie di disillusioni, nel corso della quale Gesù si accorse che i suoi genitori terreni non erano né infinitamente saggi né onniscienti.

123:3.3 (1359.4) Il primo pensiero di Giuseppe fu di dire a Gesù che il terremoto era stato causato da Dio, ma un attimo di riflessione lo avvertì che una tale risposta avrebbe provocato immediatamente ulteriori domande ancora più imbarazzanti. Anche nella sua prima infanzia era stato molto difficile rispondere alle domande di Gesù concernenti i fenomeni fisici o sociali dicendogli avventatamente che Dio o il diavolo ne erano responsabili. Conformemente alla credenza prevalente del popolo ebraico, Gesù era da tempo disposto ad accettare la dottrina dei buoni e dei cattivi spiriti come possibile spiegazione dei fenomeni mentali e spirituali, ma molto presto si mise a dubitare che queste influenze invisibili fossero responsabili degli avvenimenti fisici del mondo naturale.

123:3.4 (1359.5) Prima che Gesù compisse i sei anni, all’inizio dell’estate dell’anno 1 a.C., Zaccaria, Elisabetta ed il loro figlio Giovanni vennero a far visita alla famiglia di Nazaret. Gesù e Giovanni trascorsero dei momenti felici durante questa visita, la prima nei loro ricordi. Benché i visitatori poterono restare solo pochi giorni, i genitori parlarono di molte cose, inclusi i piani futuri per i loro figli. Mentre essi erano impegnati in tal modo, i ragazzi giocavano con dei blocchetti di legno nella sabbia sulla terrazza della casa e si divertivano insieme in molte altre maniere come degli autentici ragazzi.

123:3.5 (1359.6) Avendo incontrato Giovanni, che veniva dai dintorni di Gerusalemme, Gesù cominciò a dimostrare uno straordinario interesse per la storia d’Israele e ad informarsi dettagliatamente sul significato dei riti del sabato, dei sermoni della sinagoga e delle feste ricorrenti di commemorazione. Suo padre gli aveva spiegato il significato di tutti questi anniversari. La prima era la festa dell’illuminazione di metà inverno, che durava otto giorni ed iniziava con una candela la prima notte, aggiungendone una ogni notte successiva; ciò commemorava la dedicazione del tempio dopo la restaurazione del cerimoniale di Mosè da parte di Giuda Maccabeo. Poi veniva, all’inizio di primavera, la celebrazione del Purim, la festa di Ester e la liberazione di Israele per mezzo di essa. Poi seguiva la Pasqua solenne, che gli adulti celebravano a Gerusalemme tutte le volte che era possibile, mentre a casa i figli dovevano ricordarsi che per tutta la settimana non bisognava mangiare pane fatto lievitare. Più tardi veniva la festa dei primi frutti, il raccolto della mietitura; ed infine la più solenne di tutte, la festa del nuovo anno, il giorno dell’espiazione. Anche se alcune di queste celebrazioni ed osservanze erano difficili da comprendere per la giovane mente di Gesù, egli vi rifletteva seriamente. E poi prese gioiosamente parte alla festa dei tabernacoli, il periodo delle vacanze annuali di tutto il popolo ebraico, il momento in cui si accampavano sotto capanne di frasche e si abbandonavano alla gioia ed ai piaceri.

123:3.6 (1360.1) Durante quest’anno Giuseppe e Maria ebbero delle difficoltà con Gesù riguardo alle sue preghiere. Egli insisteva per parlare a suo Padre celeste come avrebbe parlato a Giuseppe, suo padre terreno. Questa infrazione ai modi solenni e riveriti di comunicazione con la Deità era un po’ sconcertante per i suoi genitori, specialmente per sua madre, ma non si riusciva a persuaderlo di cambiare; egli diceva le sue preghiere così come gli era stato insegnato, dopodiché insisteva per avere “giusto un piccolo colloquio con mio Padre nei cieli”.

123:3.7 (1360.2) In giugno di quest’anno Giuseppe cedette il laboratorio di Nazaret ai suoi fratelli e si dedicò completamente al suo lavoro d’imprenditore edile. Prima della fine dell’anno il reddito della famiglia era più che triplicato. Mai più, fino a dopo la morte di Giuseppe, la famiglia di Nazaret conobbe l’angoscia della povertà. La famiglia s’ingrandì sempre di più, e si spese molto denaro in studi ed in viaggi supplementari, ma il reddito crescente di Giuseppe rimaneva sempre al passo con l’aumento delle spese.

123:3.8 (1360.3) Durante i pochi anni che seguirono Giuseppe fece lavori considerevoli a Cana, Betlemme (di Galilea), Magdala, Nain, Sefforis, Cafarnao ed Endor, così come molte costruzioni a Nazaret e nei suoi dintorni. Quando Giacomo divenne abbastanza grande per aiutare sua madre nelle faccende di casa e nella cura dei figli più giovani, Gesù fece frequenti viaggi lontano da casa con suo padre in queste città e villaggi circostanti. Gesù era un acuto osservatore ed acquisì molte conoscenze pratiche nel corso di questi viaggi lontano da casa; egli immagazzinava assiduamente le conoscenze concernenti l’uomo ed il suo modo di vivere sulla terra.

123:3.9 (1360.4) Quest’anno Gesù fece grandi progressi per adattare i suoi forti sentimenti ed i suoi impulsi vigorosi alle esigenze familiari di cooperazione e di disciplina domestica. Maria era una madre amorevole, ma abbastanza severa sulla disciplina. Tuttavia, sotto molti aspetti, era Giuseppe che esercitava il maggior controllo su Gesù, perché aveva l’abitudine di sedersi vicino al ragazzo e di spiegargli pienamente le ragioni reali e soggiacenti della necessità di un disciplinato contenimento dei desideri personali a favore del benessere e della tranquillità di tutta la famiglia. Quando la situazione era stata spiegata a Gesù, egli cooperava sempre intelligentemente e di buon grado con i desideri dei genitori e con le regole familiari.

123:3.10 (1360.5) Quando sua madre non aveva bisogno del suo aiuto in casa, Gesù occupava molto del suo tempo libero nello studio dei fiori e delle piante durante il giorno ed in quello delle stelle la sera. Egli mostrava una spiacevole tendenza a restare sdraiato sulla schiena e a contemplare con meraviglia il cielo stellato per molto tempo dopo la sua ora abituale di andare a letto in questa casa bene ordinata di Nazaret.

4. Il settimo anno (1 d.C.)

123:4.1 (1361.1) Questo fu in verità un anno movimentato nella vita di Gesù. All’inizio di gennaio una grande tempesta di neve si abbatté sulla Galilea. La neve cadde per sessanta centimetri di altezza; fu la più forte nevicata che Gesù vide durante la sua vita ed una delle più importanti a Nazaret in cent’anni.

123:4.2 (1361.2) Le distrazioni dei ragazzi ebrei al tempo di Gesù erano piuttosto limitate; troppo spesso i ragazzi giocavano alle occupazioni più serie che avevano osservato fare dalle persone più anziane di loro. Essi giocavano molto ai matrimoni e ai funerali, cerimonie che vedevano così frequentemente e che erano così spettacolari. Danzavano e cantavano, ma avevano pochi giochi organizzati, come quelli che piacciono tanto ai ragazzi moderni.

123:4.3 (1361.3) Gesù, in compagnia di un ragazzo del vicinato e più tardi di suo fratello Giacomo, amava giocare nell’angolo più lontano del laboratorio familiare di carpenteria, dove essi si divertivano molto con dei trucioli e dei pezzi di legno. Era sempre difficile per Gesù comprendere il male che c’era in certi tipi di gioco che erano proibiti di sabato, ma non mancò mai di conformarsi ai desideri dei suoi genitori. Egli aveva un’attitudine all’umorismo e al gioco che aveva poche opportunità di esprimere nell’ambiente del suo tempo e della sua generazione, ma fino all’età di quattordici anni egli fu per la maggior parte del tempo gaio e spensierato.

123:4.4 (1361.4) Maria aveva una piccionaia sul tetto dello stabile per gli animali contiguo alla casa, ed essi destinavano i profitti della vendita dei piccioni ad un fondo speciale di carità, che Gesù amministrava dopo averne dedotto la decima che versava all’incaricato della sinagoga.

123:4.5 (1361.5) Il solo vero incidente capitato a Gesù fino ad allora fu una caduta dalla scala di pietra del cortile retrostante, che portava alla camera da letto che aveva il tetto di tela. Successe in luglio durante un’improvvisa tempesta di sabbia proveniente da est. I venti caldi, che sollevavano dei refoli di sabbia fine, soffiavano generalmente durante la stagione delle piogge, specialmente in marzo e aprile. Era eccezionale vedere una tale tempesta in luglio. Quando essa arrivò, Gesù stava giocando sulla terrazza della casa com’era sua abitudine, perché durante la maggior parte della stagione secca questa era la sua stanza di giochi abituale. Scendendo dalla scala egli fu accecato dalla sabbia e cadde. Dopo questo incidente Giuseppe costruì una balaustra ai due lati della scala.

123:4.6 (1361.6) Non c’era alcun modo in cui questo incidente potesse essere prevenuto. Non fu una negligenza imputabile ai guardiani intermedi temporali, poiché un intermedio primario ed uno secondario erano stati assegnati alla sorveglianza del ragazzo; né era imputabile al serafino guardiano. Semplicemente ciò non poteva essere evitato. Ma questo lieve incidente, avvenuto mentre Giuseppe era ad Endor, provocò un’ansietà così grande nella mente di Maria che essa decise poco saggiamente di tenere Gesù molto vicino a lei per qualche mese.

123:4.7 (1361.7) Le personalità celesti non interferiscono arbitrariamente negli incidenti materiali, che sono avvenimenti correnti di natura fisica. Nelle circostanze ordinarie solo gli intermedi possono intervenire sulle condizioni materiali per salvaguardare le persone di uomini e donne del destino, ed anche in situazioni speciali questi esseri possono agire solo in obbedienza ai mandati specifici dei loro superiori.

123:4.8 (1361.8) Questo non fu che uno dei numerosi incidenti minori di tal genere che capitarono in seguito a questo giovane curioso ed avventuroso. Se considerate l’infanzia e la fanciullezza ordinaria di un ragazzo dinamico, avrete un’idea abbastanza buona della carriera giovanile di Gesù e forse potrete immaginare quanta ansietà causò ai suoi genitori, particolarmente a sua madre.

123:4.9 (1362.1) Il quarto membro della famiglia di Nazaret, Giuseppe, nacque mercoledì mattina 16 marzo dell’anno 1 d.C.

5. Il periodo scolastico a Nazaret

123:5.1 (1362.2) Gesù aveva ora sette anni, l’età nella quale i bambini ebrei erano tenuti a cominciare la loro educazione ufficiale nelle scuole della sinagoga. Di conseguenza, in agosto di quest’anno egli iniziò la sua movimentata vita scolastica a Nazaret. Questo ragazzo leggeva, scriveva e parlava già correntemente due lingue, l’aramaico ed il greco. Egli doveva ora familiarizzarsi con il compito d’imparare a leggere, scrivere e parlare la lingua ebraica. Egli era veramente impaziente per la nuova vita scolastica che lo aspettava.

123:5.2 (1362.3) Per tre anni — fino ai dieci — egli frequentò la scuola elementare della sinagoga di Nazaret. Durante questi tre anni egli studiò i rudimenti del Libro della Legge così come redatto in lingua ebraica. Nei tre anni successivi egli studiò nella scuola superiore ed imparò a memoria, col metodo della ripetizione ad alta voce, gli insegnamenti più profondi della legge sacra. Egli fu diplomato dalla scuola della sinagoga nel corso del suo tredicesimo anno e fu restituito ai suoi genitori dai capi della sinagoga come un educato “figlio del comandamento” — un cittadino ormai responsabile della comunità d’Israele, cosa che gli imponeva di assistere alla Pasqua a Gerusalemme; di conseguenza, egli partecipò alla sua prima Pasqua quell’anno in compagnia di suo padre e di sua madre.

123:5.3 (1362.4) A Nazaret gli allievi si sedevano in semicerchio sul pavimento mentre il loro insegnante, il cazan, un funzionario della sinagoga, era seduto di fronte a loro. Cominciando dal Libro del Levitico, essi passavano allo studio degli altri libri della Legge, seguito dallo studio dei Profeti e dei Salmi. La sinagoga di Nazaret possedeva un esemplare completo delle Scritture in lingua ebraica. Prima dei dodici anni non si studiava nient’altro che le Scritture. Durante i mesi estivi le ore di scuola erano molto ridotte.

123:5.4 (1362.5) Gesù divenne presto padrone della lingua ebraica, e da giovane, quando nessun visitatore importante soggiornava a Nazaret, gli si chiedeva spesso di leggere le Scritture ebraiche ai fedeli riuniti nella sinagoga per i servizi religiosi regolari del sabato.

123:5.5 (1362.6) Beninteso, le scuole della sinagoga non avevano libri di testo. Per insegnare il cazan pronunciava una frase che gli scolari ripetevano all’unisono dopo di lui. Quando avevano accesso ai libri scritti della Legge, gli studenti imparavano le loro lezioni leggendo ad alta voce e ripetendo costantemente.

123:5.6 (1362.7) In aggiunta alla sua educazione ufficiale, Gesù cominciò poi a prendere contatto con la natura umana delle quattro parti della terra, giacché gli uomini di numerosi paesi andavano e venivano nel laboratorio di riparazioni di suo padre. Crescendo, egli si mescolò liberamente alle carovane che si fermavano vicino alla fontana per riposarsi e ristorarsi. Poiché parlava correntemente il greco, egli non aveva difficoltà a conversare con la maggior parte dei viaggiatori e dei conducenti delle carovane.

123:5.7 (1362.8) Nazaret era una stazione sulla via delle carovane ed un crocevia di viaggi, ed era largamente popolata da Gentili; allo stesso tempo era molto conosciuta come centro d’interpretazione liberale della legge ebraica tradizionale. In Galilea gli Ebrei si mescolavano con i Gentili più liberamente di quanto non fosse usanza in Giudea. E fra tutte le città della Galilea, gli Ebrei di Nazaret erano i più liberali nella loro interpretazione delle restrizioni sociali basate sui timori di contaminazione risultante dal contatto con i Gentili. Queste condizioni avevano dato origine ad una massima corrente a Gerusalemme: “Può uscire qualcosa di buono da Nazaret?”

123:5.8 (1363.1) Gesù ricevette la sua formazione morale e la sua cultura spirituale principalmente nel suo ambiente familiare. Acquisì molta della sua educazione intellettuale e teologica dal cazan. Ma la sua educazione reale — quel bagaglio di mente e di cuore per la prova effettiva di lottare con i difficili problemi della vita — l’ottenne mescolandosi ai suoi simili. Fu questa stretta associazione coi suoi simili, giovani e vecchi, Ebrei e Gentili, che gli fornì l’opportunità di conoscere la razza umana. Gesù era molto colto, nel senso che comprendeva completamente gli uomini e li amava con devozione.

123:5.9 (1363.2) Durante i suoi anni alla sinagoga egli fu uno studente brillante, possedendo un grande vantaggio per il fatto di saper parlare tre lingue. In occasione della fine del corso di Gesù nella sua scuola, il cazan di Nazaret fece notare a Giuseppe che egli temeva “di aver imparato più cose dalle domande penetranti di Gesù” di quante lui era “stato capace d’insegnare al ragazzo”.

123:5.10 (1363.3) Durante il suo intero corso di studi Gesù imparò molto e trasse grande ispirazione dai sermoni regolari del sabato nella sinagoga. Era usanza chiedere ai visitatori importanti che si fermavano il sabato a Nazaret di prendere la parola nella sinagoga. Crescendo, Gesù ascoltò molti grandi pensatori dell’intero mondo ebraico esporre i loro punti di vista, ed anche molti che non erano Ebrei ortodossi, poiché la sinagoga di Nazaret era un centro avanzato e liberale di pensiero e di cultura ebraici.

123:5.11 (1363.4) Entrando a scuola a sette anni (in quest’epoca gli Ebrei avevano appena messo in vigore una legge sull’istruzione obbligatoria), era usanza per gli allievi scegliere il loro “testo d’anniversario”, una sorta di regola d’oro per guidarli durante tutti i loro studi, e sul quale dovevano spesso relazionare nel corso del loro esame a tredici anni. Il testo che Gesù aveva scelto era tratto dal profeta Isaia: “Lo spirito del Signore Dio è su di me, perché il Signore mi ha unto; egli mi ha inviato a portare la buona novella ai mansueti, a consolare gli afflitti, a proclamare la libertà agli schiavi ed a liberare i prigionieri spirituali.”

123:5.12 (1363.5) Nazaret era uno dei ventiquattro centri di sacerdozio della nazione ebraica. Ma il clero della Galilea era più liberale degli Scribi e dei rabbini della Giudea nell’interpretazione delle leggi tradizionali. E a Nazaret c’era anche più libertà circa l’osservanza del sabato, per questo Giuseppe aveva l’abitudine di condurre Gesù a passeggio il sabato pomeriggio. Una delle loro escursioni favorite consisteva nel salire sull’alta collina vicina alla loro casa, da dove avevano una vista panoramica di tutta la Galilea. A nordovest, con tempo sereno, essi potevano vedere la lunga cresta del Monte Carmelo che scendeva verso il mare; e Gesù ascoltò molte volte suo padre raccontare la storia di Elia, uno dei primi della lunga fila di profeti ebrei, che biasimò Acab e smascherò i sacerdoti di Baal. A nord, il Monte Hermon elevava il suo picco nevoso in uno splendore maestoso e monopolizzava la linea dell’orizzonte con i quasi mille metri delle sue pendici superiori che scintillavano del biancore delle nevi eterne. Lontano, ad oriente, essi potevano discernere la valle del Giordano e, molto più lontano, le colline rocciose di Moab. Anche a sud e ad est, quando il sole ne illuminava le mura di marmo, essi potevano scorgere le città greco-romane della Decapoli con i loro anfiteatri ed i loro templi pretenziosi. E quando si attardavano al calare del sole, potevano distinguere ad ovest i battelli a vela sul lontano Mediterraneo.

123:5.13 (1364.1) Dalle quattro direzioni Gesù poteva osservare i convogli di carovane che proseguivano il loro viaggio, entrando ed uscendo da Nazaret, e a sud poteva vedere il vasto e fertile paese della piana di Esdraelon, che si stendeva verso il Monte Gelboe e la Samaria.

123:5.14 (1364.2) Quando non salivano sulle alture per guardare i paesaggi lontani, essi vagabondavano per la campagna e studiavano la natura sotto i suoi vari aspetti secondo le stagioni. La primissima educazione di Gesù, a parte quella familiare, era consistita nel prendere un contatto rispettoso ed amorevole con la natura.

123:5.15 (1364.3) Prima degli otto anni egli era conosciuto da tutte le madri e dalle giovani di Nazaret, che l’avevano incontrato ed avevano parlato con lui alla fontana che era vicino a casa sua, e che era uno dei centri sociali d’incontro e di pettegolezzo dell’intera città. Quest’anno Gesù imparò a mungere la mucca della famiglia e a prendersi cura degli altri animali. Durante quest’anno e quello seguente egli imparò anche a fare il formaggio e a tessere. A dieci anni era un abile tessitore. Fu in quest’epoca che Gesù ed il suo giovane vicino Giacobbe divennero grandi amici del vasaio che lavorava nei pressi della fontana; e mentre osservavano le agili dita di Natan modellare l’argilla sul tornio, entrambi decisero molte volte di diventare vasai quando fossero cresciuti. Natan era molto affezionato ai ragazzi e spesso dava loro dell’argilla per giocare, cercando di stimolare la loro immaginazione creativa suggerendo di sfidarsi nel modellare vari oggetti ed animali.

6. Il suo ottavo anno (2 d.C.)

123:6.1 (1364.4) Questo fu un interessante anno scolastico. Benché Gesù non fosse uno studente straordinario, era un allievo diligente ed apparteneva al terzo migliore della sua classe, facendo così bene il suo lavoro da essere dispensato dal presenziare per una settimana al mese. Egli trascorreva generalmente questa settimana o con suo zio pescatore sulle rive del Mare di Galilea, vicino a Magdala, o alla fattoria di un altro zio (fratello di sua madre) a circa otto chilometri a sud di Nazaret.

123:6.2 (1364.5) Benché sua madre si preoccupasse esageratamente della sua salute e della sua sicurezza, si abituava gradualmente a questi soggiorni lontano da casa. Gli zii e le zie di Gesù l’amavano molto, e ne derivò fra di loro, nel corso di quest’anno e degli anni seguenti, una viva competizione per assicurarsi la sua compagnia durante queste visite mensili. Il suo primo soggiorno di una settimana nella fattoria di suo zio (dalla sua infanzia) fu in gennaio di quest’anno; la prima esperienza di una settimana di pesca sul Mare di Galilea avvenne nel mese di maggio.

123:6.3 (1364.6) In quest’epoca Gesù incontrò un insegnante di matematica di Damasco e, dopo aver imparato alcune nuove tecniche aritmetiche, dedicò molto tempo alla matematica per parecchi anni. Egli sviluppò un senso acuto dei numeri, delle distanze e delle proporzioni.

123:6.4 (1364.7) Gesù cominciò ad apprezzare molto suo fratello Giacomo e alla fine di quest’anno aveva cominciato ad insegnargli l’alfabeto.

123:6.5 (1364.8) Quest’anno Gesù fece degli accordi per scambiare prodotti caseari con lezioni di arpa. Egli aveva un’inclinazione straordinaria per tutto ciò che era musicale. Più tardi fece molto per promuovere l’interesse per la musica vocale fra i suoi giovani compagni. A undici anni egli era un abile arpista e provava grande piacere a far sentire alla sua famiglia ed ai suoi amici le sue straordinarie interpretazioni e le sue belle improvvisazioni.

123:6.6 (1365.1) Mentre Gesù continuava a fare progressi considerevoli a scuola, non tutto andava bene per i suoi genitori o per i suoi insegnanti. Egli persisteva nel porre una quantità di domande imbarazzanti concernenti la scienza e la religione, particolarmente riguardo alla geografia e all’astronomia. Insisteva specialmente per sapere perché c’era una stagione secca ed una piovosa in Palestina. Egli cercò ripetutamente la spiegazione della grande differenza fra le temperature di Nazaret e della valle del Giordano. Semplicemente non cessava mai di porre tali domande, intelligenti ma imbarazzanti.

123:6.7 (1365.2) Il suo terzo fratello, Simone, nacque venerdì sera 14 aprile di quest’anno 2 d.C.

123:6.8 (1365.3) In febbraio, Naor, uno degli insegnanti di un’accademia rabbinica di Gerusalemme, venne a Nazaret per osservare Gesù, dopo aver compiuto una missione simile a casa di Zaccaria vicino a Gerusalemme. Egli venne a Nazaret su istigazione del padre di Giovanni. Poiché all’inizio fu un po’ sorpreso dalla franchezza di Gesù e dal suo modo poco convenzionale di rapportarsi alle cose religiose, attribuì ciò al fatto che la Galilea era lontana dai centri ebraici d’istruzione e di cultura, e consigliò a Giuseppe e a Maria di permettergli di condurre Gesù con lui a Gerusalemme, dove avrebbe potuto beneficiare dei vantaggi dell’educazione e dell’istruzione nel centro della cultura ebraica. Maria era quasi persuasa ad acconsentire; era convinta che il suo primogenito sarebbe divenuto il Messia, il liberatore degli Ebrei. Giuseppe esitava; era anch’egli persuaso che Gesù sarebbe cresciuto per divenire un uomo del destino, ma su quale sarebbe stato quel destino era profondamente incerto. Ma egli non dubitò mai realmente che suo figlio dovesse compiere una qualche grande missione sulla terra. Più pensava al consiglio di Naor, più dubitava della saggezza di questa proposta di soggiorno a Gerusalemme.

123:6.9 (1365.4) A causa di questa divergenza di opinione fra Giuseppe e Maria, Naor chiese il permesso di sottoporre tutta la questione a Gesù. Gesù lo ascoltò con attenzione, parlò con Giuseppe, con Maria e con un vicino, Giacobbe il muratore, il cui figlio era il suo compagno di giochi favorito, e poi, due giorni più tardi, riferì che poiché esisteva una tale divergenza di opinioni fra i suoi genitori ed i suoi consiglieri e poiché egli non si stimava competente ad assumersi la responsabilità di una simile decisione, non sentendosi fortemente spinto né in un senso né nell’altro, alla luce dell’intera situazione aveva deciso alla fine di “parlare con mio Padre che è nei cieli”. E benché egli non fosse perfettamente sicuro della risposta, sentiva che doveva piuttosto restare a casa “con mio padre e mia madre”, aggiungendo, “essi che mi amano così tanto dovrebbero essere capaci di fare di più per me e di guidarmi con maggior sicurezza che non degli estranei che possono solamente vedere il mio corpo ed osservare la mia mente, ma che non possono conoscermi veramente.” Essi rimasero tutti meravigliati e Naor se ne tornò a Gerusalemme. Questo avvenne molti anni prima che fosse nuovamente presa in considerazione l’idea che Gesù potesse andare via da casa.

Fascicolo 124 - La tarda infanzia di Gesù

Il Libro di Urantia

Fascicolo 124

La tarda infanzia di Gesù

124:0.1 (1366.1) ANCHE se Gesù avrebbe potuto beneficiare di un’opportunità migliore d’istruzione ad Alessandria che in Galilea, non avrebbe avuto lo stesso splendido ambiente per risolvere i problemi della sua vita con un minimo di guida educativa, godendo allo stesso tempo del grande vantaggio del contatto costante con un così gran numero di uomini e di donne di ogni classe provenienti da tutte le parti del mondo civilizzato. Se fosse rimasto ad Alessandria la sua educazione sarebbe stata diretta dagli Ebrei e seguendo linee esclusivamente ebraiche. A Nazaret egli ricevette un’educazione ed una formazione che lo prepararono in modo più accettabile a capire i Gentili, e che gli fornirono un’idea migliore e più equilibrata dei meriti rispettivi del punto di vista della teologia ebraica orientale, o babilonese, e di quella occidentale, o ellenica.

1. Il nono anno di Gesù (3 d.C.)

124:1.1 (1366.2) Sebbene non si possa dire che Gesù sia mai stato seriamente ammalato, quest’anno soffrì di lievi disturbi dell’infanzia assieme ai suoi fratelli e alla sua sorellina.

124:1.2 (1366.3) Egli continuava a frequentare la scuola ed era sempre un alunno stimato, con una settimana di libertà ogni mese, e continuava a dividere il suo tempo in modo quasi uguale fra i viaggi con suo padre nelle città vicine, i soggiorni alla fattoria di suo zio a sud di Nazaret e le partite di pesca al largo di Magdala.

124:1.3 (1366.4) L’incidente più serio capitatogli fino ad allora a scuola si verificò nel tardo inverno quando Gesù osò sfidare il cazan riguardo all’insegnamento che tutte le immagini, le pitture e i disegni erano di natura idolatra. Gesù provava altrettanto piacere a disegnare i paesaggi quanto a modellare una grande varietà di oggetti con l’argilla da vasaio. Tutto questo genere di cose era strettamente proibito dalla legge ebraica, ma fino ad allora egli era riuscito a superare le obiezioni dei suoi genitori al punto che l’avevano autorizzato a proseguire in queste attività.

124:1.4 (1366.5) Ma ci furono nuovi problemi a scuola quando uno degli allievi che stava più indietro scoperse Gesù mentre disegnava a carboncino un ritratto dell’insegnante sul pavimento della classe. Il ritratto era là, chiaro come il giorno, e molti degli anziani l’avevano visto prima che il comitato andasse a trovare Giuseppe per chiedergli di fare qualcosa per reprimere l’insubordinazione del suo primogenito. E benché questa non fosse la prima lamentela giunta a Giuseppe e a Maria sul comportamento del loro versatile ed intraprendente figlio, era però la più seria di tutte le accuse presentate sino ad allora contro di lui. Gesù ascoltò per qualche momento la condanna dei suoi sforzi artistici, seduto su una grossa pietra appena all’esterno della porta retrostante. Egli s’irritò nel sentire biasimare suo padre per i suoi cosiddetti misfatti; così avanzò intrepidamente fin davanti ai suoi accusatori. Gli anziani furono pieni d’imbarazzo. Alcuni furono inclini a prendere l’episodio con umorismo, mentre uno o due sembravano pensare che il ragazzo fosse sacrilego se non blasfemo. Giuseppe era confuso, Maria indignata, ma Gesù insisté per essere ascoltato. Egli ebbe il permesso di parlare; difese coraggiosamente il suo punto di vista e, con consumato autocontrollo, disse che si sarebbe conformato alla decisione di suo padre in questa come in tutte le altre questioni controverse. Ed il comitato di anziani partì in silenzio.

124:1.5 (1367.1) Maria tentò d’influenzare Giuseppe affinché permettesse a Gesù di modellare l’argilla a casa, a condizione che promettesse di non proseguire a scuola alcuna di queste attività contestabili, ma Giuseppe si sentiva spinto a dichiarare che prevalesse l’interpretazione rabbinica del secondo comandamento. E così Gesù non disegnò né modellò mai più una qualunque forma da quel giorno e finché visse nella casa di suo padre. Ma egli non era convinto del male di ciò che aveva fatto e l’aver abbandonato il suo passatempo preferito fu una delle grandi prove della sua giovane vita.

124:1.6 (1367.2) Alla fine di giugno Gesù, in compagnia di suo padre, salì per la prima volta sulla cima del Monte Tabor. Il tempo era sereno e la vista era stupenda. Sembrò a questo ragazzo di nove anni di aver realmente contemplato il mondo intero eccetto l’India, l’Africa e Roma.

124:1.7 (1367.3) La seconda sorella di Gesù, Marta, nacque giovedì notte 13 settembre. Tre settimane dopo la nascita di Marta, Giuseppe, che era a casa per qualche tempo, cominciò la costruzione di un annesso alla loro casa, un misto di laboratorio e di stanza da letto. Un piccolo banco da lavoro fu costruito per Gesù che, per la prima volta, possedette attrezzi propri. Per parecchi anni egli lavorò a questo banco nei momenti liberi e divenne molto abile nella fabbricazione di gioghi.

124:1.8 (1367.4) Questo inverno ed il seguente furono i più freddi a Nazaret da molti decenni. Gesù aveva visto della neve sulle montagne, e la neve era caduta parecchie volte a Nazaret, rimanendo sul terreno solo per breve tempo, ma prima di questo inverno egli non aveva mai visto il ghiaccio. Il fatto che l’acqua potesse essere un solido, un liquido o un vapore — egli aveva meditato a lungo sul vapore che usciva dalle pentole d’acqua bollente — diede molto da riflettere al ragazzo sul mondo fisico e la sua costituzione. E tuttavia la personalità incarnata in questo giovane in crescita era, durante tutto questo tempo, quella stessa del creatore e dell’organizzatore di tutte queste cose in tutto un immenso universo.

124:1.9 (1367.5) Il clima di Nazaret non era rigido. Gennaio era il mese più freddo, con una temperatura media di circa dieci gradi. In luglio ed in agosto, i mesi più caldi, la temperatura variava tra i ventiquattro ed i trentadue gradi. Dalle montagne fino al Giordano e alla valle del Mar Morto il clima della Palestina passava dal freddo al torrido. E così, in un certo senso, gli Ebrei erano preparati a vivere in quasi tutti i vari climi del mondo.

124:1.10 (1367.6) Anche durante i mesi estivi più caldi una fresca brezza marina soffiava abitualmente da ovest dalle dieci di mattina alle dieci di sera. Ma ogni tanto dei terribili venti caldi provenienti dal deserto orientale soffiavano su tutta la Palestina. Queste folate di vento si producevano generalmente in febbraio ed in marzo, verso la fine della stagione delle piogge. In quell’epoca la pioggia cadeva con degli acquazzoni rinfrescanti da novembre ad aprile, ma non pioveva in modo continuo. C’erano solo due stagioni in Palestina, l’estate e l’inverno, la stagione secca e la stagione piovosa. In gennaio i fiori cominciavano a sbocciare, e alla fine di aprile tutto il paese era un vasto giardino fiorito.

124:1.11 (1367.7) In maggio di quest’anno, nella fattoria di suo zio, Gesù aiutò per la prima volta nella mietitura del grano. Prima dei tredici anni egli era riuscito a scoprire qualcosa praticamente di ogni mestiere che gli uomini e le donne esercitavano nei dintorni di Nazaret, eccetto la lavorazione dei metalli; e quando fu più grande, dopo la morte di suo padre, trascorse parecchi mesi nel laboratorio di un fabbro.

124:1.12 (1368.1) Quando il lavoro ed il passaggio delle carovane diminuivano, Gesù faceva con suo padre molti viaggi di piacere o d’affari nelle città vicine di Cana, Endor e Nain. Da ragazzo egli aveva visitato spesso Sefforis, situata a circa cinque chilometri a nordovest di Nazaret, e che dall’anno 4 a.C. fino all’anno 25 d.C. circa fu la capitale della Galilea ed una delle residenze di Erode Antipa.

124:1.13 (1368.2) Gesù continuava a crescere fisicamente, intellettualmente, socialmente e spiritualmente. I suoi viaggi lontano da casa contribuirono molto a dargli una comprensione migliore e più generosa della propria famiglia, e da questo momento anche i suoi genitori cominciarono ad imparare da lui nel mentre lo educavano. Anche da giovane Gesù era un pensatore originale ed un abile istruttore. Egli era in costante conflitto con la cosiddetta “legge orale”, ma cercava sempre di adattarsi alle pratiche della sua famiglia. Egli s’intendeva abbastanza bene con i ragazzi della sua età, ma era spesso scoraggiato dalla lentezza della loro mente. Prima dei dieci anni egli era divenuto il capo di un gruppo di sette ragazzi che si erano riuniti in una società per promuovere l’acquisizione delle qualità dell’età matura — fisiche, intellettuali e religiose. Gesù riuscì ad introdurre fra questi ragazzi molti giochi nuovi e vari metodi migliorati di ricreazione fisica.

2. Il decimo anno (4 d.C.)

124:2.1 (1368.3) Era il cinque luglio, il primo sabato del mese, quando Gesù, mentre passeggiava per la campagna in compagnia di suo padre, espresse per la prima volta dei sentimenti e delle idee denotanti che cominciava a prendere coscienza della natura straordinaria della missione della sua vita. Giuseppe ascoltò con attenzione le importanti parole di suo figlio, ma fece pochi commenti; volutamente non diede informazioni. Il giorno dopo Gesù ebbe con sua madre un colloquio simile, ma più lungo. Maria ascoltò similmente le dichiarazioni del ragazzo, ma nemmeno lei volle dare alcuna informazione. Questo accadde circa due anni prima che Gesù parlasse di nuovo ai suoi genitori di questa crescente rivelazione nella sua coscienza riguardo alla natura della sua personalità e al carattere della sua missione terrena.

124:2.2 (1368.4) In agosto egli entrò alla scuola superiore della sinagoga. A scuola provocava costantemente scompiglio con le domande che persisteva a porre. Egli teneva tutta Nazaret più o meno in subbuglio. I suoi genitori erano riluttanti ad impedirgli di porre queste domande imbarazzanti, ed il suo principale insegnante era molto turbato dalla curiosità del ragazzo, dalla sua perspicacia e dalla sua sete di conoscenza.

124:2.3 (1368.5) I compagni di gioco di Gesù non vedevano nulla di soprannaturale nella sua condotta; sotto la maggior parte degli aspetti egli era del tutto simile a loro. Il suo interesse per lo studio era un po’ superiore alla media, ma per nulla eccezionale. È vero che a scuola egli poneva più domande dei suoi compagni di classe.

124:2.4 (1368.6) Il suo tratto più insolito e rimarchevole era forse la sua riluttanza a battersi per i suoi diritti. Poiché era un ragazzo ben sviluppato per la sua età, i suoi compagni di gioco trovavano strano che fosse poco incline a difendersi, anche di fronte all’ingiustizia o quando era sottoposto a maltrattamenti personali. Comunque, egli non soffrì molto di questa tendenza grazie all’amicizia di Giacobbe, il suo giovane vicino, che aveva un anno più di lui. Questi era il figlio del tagliapietre associato agli affari di Giuseppe. Giacobbe era un grande ammiratore di Gesù e si faceva carico di vegliare a che nessuno si permettesse d’imporsi a Gesù approfittando della sua avversione al combattimento fisico. Molte volte dei giovani più grandi e maleducati attaccarono Gesù, contando sulla sua presunta docilità, ma ricevettero sempre una rapida e sicura punizione per mano del suo autonominatosi campione e sempre pronto difensore, Giacobbe il figlio del tagliapietre.

124:2.5 (1369.1) Gesù era generalmente accettato come capo dei ragazzi di Nazaret che sostenevano gli ideali più elevati del loro tempo e della loro generazione. Egli era realmente amato dalla sua cerchia di giovani associati, non soltanto perché era equo, ma anche perché possedeva una rara e comprensiva simpatia che denotava amore e rasentava una prudente compassione.

124:2.6 (1369.2) Quest’anno egli cominciò a mostrare una marcata preferenza per la compagnia di persone più anziane. Era felice di parlare di questioni culturali, educative, sociali, economiche, politiche e religiose con menti più mature, e la profondità dei suoi ragionamenti e l’acutezza delle sue osservazioni affascinavano talmente i suoi compagni adulti che erano sempre più disponibili a frequentarlo. Prima che egli divenisse responsabile del sostegno della famiglia, i suoi genitori cercavano costantemente di spingerlo ad associarsi con ragazzi della sua età, o più vicini alla sua età, piuttosto che con individui più anziani e più istruiti per i quali mostrava una tale preferenza.

124:2.7 (1369.3) Alla fine di quest’anno egli fece con suo zio un’esperienza di due mesi di pesca sul Mare di Galilea, ed ebbe molto successo. Prima di giungere all’età adulta egli era divenuto un esperto pescatore.

124:2.8 (1369.4) Il suo sviluppo fisico proseguiva; a scuola era un allievo avanzato e privilegiato; a casa s’intendeva abbastanza bene con i suoi fratelli e sorelle più giovani, avendo il vantaggio di essere di tre anni e mezzo maggiore del più vecchio degli altri figli. Egli era ben considerato a Nazaret, salvo che dai genitori di alcuni tra i ragazzi più ottusi, che parlavano spesso di Gesù come di persona troppo sfrontata, mancante dell’umiltà e della riservatezza che si convengono ai giovani. Egli manifestava una crescente tendenza ad orientare i giochi dei suoi giovani compagni in direzioni più serie e più riflessive. Era un maestro nato e non poteva assolutamente fare a meno di esercitare questa funzione, nemmeno quando sembrava impegnato nel gioco.

124:2.9 (1369.5) Giuseppe cominciò presto ad insegnare a Gesù i diversi modi di guadagnarsi da vivere, spiegandogli i vantaggi dell’agricoltura sull’industria e sul commercio. La Galilea era il distretto più bello e prospero della Giudea, e la vita costava circa un quarto di quanto costava a Gerusalemme ed in Giudea. Era una provincia di villaggi agricoli e di città industriali prospere, comprendente più di duecento città con oltre cinquemila abitanti e trenta con oltre quindicimila.

124:2.10 (1369.6) Durante il primo viaggio con suo padre per osservare l’industria della pesca sul lago di Galilea, Gesù aveva quasi deciso di diventare un pescatore; ma l’intima associazione con il mestiere di suo padre lo spinse più tardi a diventare carpentiere, mentre più tardi ancora una combinazione d’influenze lo portò a scegliere definitivamente la carriera d’insegnante religioso di un ordine nuovo.

3. L’undicesimo anno (5 d.C.)

124:3.1 (1369.7) Durante tutto quest’anno il ragazzo continuò a fare con suo padre dei viaggi lontano da casa, ma fece anche frequenti visite alla fattoria di suo zio, ed occasionalmente andava a Magdala per pescare con lo zio che si era sistemato vicino a questa città.

124:3.2 (1369.8) Giuseppe e Maria furono spesso tentati di fare per Gesù delle preferenze particolari o di lasciar trapelare in altro modo la loro conoscenza ch’egli era un figlio della promessa, un figlio del destino. Ma i suoi genitori erano entrambi straordinariamente saggi e sagaci in tutte queste materie. Le poche volte in cui essi avevano mostrato in qualche maniera una preferenza per lui, anche al minimo grado, il ragazzo non aveva esitato a rifiutare ogni considerazione speciale di tal genere.

124:3.3 (1370.1) Gesù passava un tempo considerevole al magazzino di approvvigionamenti delle carovane, e conversando con i viaggiatori provenienti da tutte le parti del mondo acquisiva una quantità d’informazioni sugli affari internazionali che era stupefacente per la sua età. Questo fu l’ultimo anno durante il quale poté godere di molta libertà per i giochi e le gioie della gioventù. Da questo momento in poi le difficoltà e le responsabilità si moltiplicarono rapidamente nella vita di questo giovane.

124:3.4 (1370.2) Mercoledì sera 24 giugno dell’anno 5 d.C. nacque Giuda. La nascita di questo settimo figlio fu accompagnata da complicazioni. Maria fu così ammalata per parecchie settimane che Giuseppe restò a casa. Gesù era molto occupato a fare delle commissioni per suo padre e ad assolvere molti doveri a causa della grave malattia di sua madre. Non fu mai più possibile a questo giovane ritornare al comportamento infantile dei suoi primi anni. A partire dalla malattia di sua madre — giusto prima dei suoi undici anni — egli fu costretto ad assumere le responsabilità proprie del figlio primogenito, e di farlo un anno o due prima del momento in cui questi oneri avrebbero normalmente dovuto ricadere sulle sue spalle.

124:3.5 (1370.3) Il cazan passava una sera per settimana con Gesù per aiutarlo ad approfondire lo studio delle Scritture ebraiche. Egli era molto interessato ai progressi del suo promettente allievo; perciò era disposto ad aiutarlo in molte maniere. Questo pedagogo ebreo esercitò una grande influenza su questa mente in sviluppo, ma non riuscì mai a comprendere perché Gesù fosse così indifferente a tutti i suoi suggerimenti circa la prospettiva di andare a Gerusalemme per continuare la sua educazione sotto i dotti rabbini.

124:3.6 (1370.4) Verso la metà di maggio il ragazzo accompagnò suo padre in un viaggio d’affari a Scitopoli, la principale città greca della Decapoli, l’antica città ebraica di Beth-Shean. Durante il tragitto Giuseppe gli parlò a lungo dell’antica storia del Re Saul, dei Filistei e degli avvenimenti successivi della turbolenta storia d’Israele. Gesù rimase enormemente impressionato dall’aspetto pulito e dalla disposizione ben ordinata di questa città cosiddetta pagana. Si meravigliò del teatro all’aperto ed ammirò il magnifico tempio di marmo consacrato al culto degli dei “pagani”. Giuseppe fu molto turbato dall’entusiasmo del ragazzo e cercò di contrastare queste impressioni favorevoli vantando la bellezza e la grandiosità del tempio ebreo di Gerusalemme. Gesù aveva spesso contemplato con curiosità questa magnifica città greca dalla collina di Nazaret e si era informato molte volte sui suoi vasti lavori pubblici ed i suoi edifici decorati, ma suo padre aveva sempre cercato di evitare di rispondere a queste domande. Ora erano faccia a faccia con le bellezze di questa città dei Gentili e Giuseppe non poteva ignorare garbatamente le richieste d’informazioni di Gesù.

124:3.7 (1370.5) Si dava il caso che proprio in questo periodo erano in corso nell’anfiteatro di Scitopoli i giochi annuali di competizione e le dimostrazioni pubbliche di abilità fisica fra le città greche della Decapoli, e Gesù insisté perché suo padre lo conducesse a vedere i giochi, e fu così insistente che Giuseppe non osò rifiutarglielo. Il ragazzo fu molto eccitato dai giochi ed entrò con grande entusiasmo nello spirito di queste dimostrazioni di sviluppo fisico e di destrezza atletica. Giuseppe fu indicibilmente scosso nell’osservare l’entusiasmo di suo figlio alla vista di queste esibizioni di vanità “pagana”. Quando i giochi furono terminati, Giuseppe ebbe la più grande sorpresa della sua vita quando sentì Gesù esprimere la sua approvazione per essi e suggerire che sarebbe stato bene per i giovani di Nazaret poter beneficiare in modo simile di sane attività fisiche all’aria aperta. Giuseppe parlò seriamente e lungamente con Gesù della natura cattiva di tali pratiche, ma costatò che il ragazzo non era convinto.

124:3.8 (1371.1) La sola volta in cui Gesù vide suo padre adirato con lui fu quella notte nella camera della locanda quando, nel corso della loro discussione, il ragazzo dimenticò i precetti ebraici al punto da suggerire di rientrare a casa e di adoperarsi per la costruzione di un anfiteatro a Nazaret. Quando Giuseppe udì suo figlio primogenito esprimere tali sentimenti non ebraici, perse la sua calma abituale e, prendendo Gesù per le spalle, gridò con collera: “Figlio mio, che non ti senta mai più esprimere un pensiero così cattivo finché vivrai.” Gesù rimase stupito per l’emozione manifestata da suo padre; non gli era mai capitato prima di provare l’impatto personale dell’indignazione di suo padre e ne fu sorpreso e scosso oltre ogni espressione. Egli rispose semplicemente: “Molto bene padre mio, così sarà fatto.” E mai più il ragazzo fece anche la più piccola allusione ai giochi e ad altre attività atletiche dei Greci finché visse suo padre.

124:3.9 (1371.2) Più tardi Gesù vide l’anfiteatro greco a Gerusalemme ed imparò quanto queste cose erano odiose dal punto di vista ebraico. Tuttavia, egli si sforzò per tutta la sua vita d’introdurre l’idea di una sana ricreazione nei suoi piani personali e, nei limiti in cui lo consentiva la pratica ebraica, anche nel successivo programma di attività regolari dei suoi dodici apostoli.

124:3.10 (1371.3) Alla fine del suo undicesimo anno Gesù era un giovane vigoroso, ben sviluppato, moderatamente allegro ed abbastanza gaio, ma a partire da quest’anno egli si dedicò sempre di più a particolari periodi di profonda meditazione e di seria contemplazione. Egli si dedicava molto a riflettere su come doveva adempiere gli obblighi verso la sua famiglia ed allo stesso tempo obbedire all’appello della sua missione verso il mondo; egli aveva già concepito che il suo ministero non doveva limitarsi al miglioramento del popolo ebreo.

4. Il dodicesimo anno (6 d.C.)

124:4.1 (1371.4) Questo fu un anno movimentato nella vita di Gesù. Egli continuava a fare dei progressi a scuola e non si stancava mai di studiare la natura, mentre si dedicava sempre di più allo studio dei metodi con i quali gli uomini si guadagnavano da vivere. Egli cominciò a lavorare regolarmente nel laboratorio familiare di carpenteria e fu autorizzato a gestire il proprio salario, cosa molto insolita da ottenere in una famiglia ebrea. Quest’anno imparò anche che era saggio conservare il segreto su tali questioni in famiglia. Egli stava prendendo coscienza del modo in cui aveva causato turbamento nel villaggio, e divenne perciò sempre più discreto dissimulando tutto ciò che poteva farlo considerare come diverso dai suoi simili.

124:4.2 (1371.5) Durante tutto quest’anno egli passò per numerosi periodi d’incertezza, se non di vero dubbio, circa la natura della sua missione. La sua mente umana in naturale sviluppo non aveva ancora afferrato pienamente la realtà della sua duplice natura. Il fatto di avere una sola personalità rendeva difficile alla sua coscienza riconoscere la doppia origine di quei fattori che componevano la natura associata a questa stessa personalità.

124:4.3 (1371.6) A partire da allora egli riuscì ad intendersi meglio con i suoi fratelli e sorelle. Era sempre più pieno di tatto, sempre compassionevole ed attento al loro benessere e alla loro felicità, e mantenne buoni rapporti con loro fino all’inizio del suo ministero pubblico. Per essere più espliciti, egli andava d’accordo con Giacomo e Miriam, ed in modo eccellente con i due figli più giovani (allora non ancora nati), Amos e Rut. Andava sempre abbastanza d’accordo con Marta. Le difficoltà che incontrò in famiglia provennero in larga parte da frizioni con Giuseppe e Giuda, particolarmente con quest’ultimo.

124:4.4 (1372.1) Fu un’esperienza impegnativa per Giuseppe e Maria allevare un figlio con questa combinazione senza precedenti di divinità e di umanità, e meritano grande stima per aver adempiuto con tanta fedeltà e successo alle loro responsabilità di genitori. I genitori di Gesù comprendevano sempre di più che risiedeva qualcosa di superumano in questo figlio maggiore, ma non avevano mai sognato, nemmeno minimamente, che questo figlio della promessa fosse in verità il creatore effettivo di questo universo locale di cose e di esseri. Giuseppe e Maria vissero e morirono senza aver mai saputo che il loro figlio Gesù era in realtà il Creatore dell’Universo incarnato in un mortale.

124:4.5 (1372.2) Quest’anno Gesù s’interessò più che mai alla musica e continuò a dare lezione in casa ai suoi fratelli e sorelle. Fu in quest’epoca che il ragazzo divenne pienamente cosciente della differenza tra i punti di vista di Giuseppe e di Maria riguardo alla natura della sua missione. Egli meditò molto sulla divergenza d’opinione dei suoi genitori, ascoltando spesso le loro discussioni quando lo credevano profondamente addormentato. Egli propendeva sempre di più per il punto di vista di suo padre, cosicché sua madre era destinata a soffrire al comprendere che suo figlio respingeva a poco a poco le sue direttive nelle questioni relative alla carriera della sua vita. E con il passare degli anni questo divario di comprensione si andò allargando. Maria comprendeva sempre meno il significato della missione di Gesù, e questa tenera madre fu sempre più risentita dal fatto che suo figlio prediletto non realizzasse le sue più care aspettative.

124:4.6 (1372.3) Giuseppe credeva sempre di più nella natura spirituale della missione di Gesù. E se non ci fossero state altre ragioni più importanti, sembrerebbe in effetti una sfortuna che egli non sia vissuto abbastanza a lungo da vedere il compimento del suo concetto del conferimento di Gesù sulla terra.

124:4.7 (1372.4) Durante il suo ultimo anno di scuola, quando aveva dodici anni, Gesù fece delle rimostranze a suo padre a proposito del costume ebraico di toccare il pezzo di pergamena inchiodato sullo stipite della porta ogniqualvolta si entrava o si usciva dalla porta di casa, e di baciare poi il dito che aveva toccato la pergamena. Come parte di questo rito si usava dire: “Il Signore preserverà la nostra uscita e la nostra entrata, da ora e per sempre”. Giuseppe e Maria avevano istruito ripetutamente Gesù sulle ragioni di non fare immagini o di disegnare quadri, spiegando che tali creazioni avrebbero potuto essere usate a fini idolatri. Benché Gesù non fosse riuscito a capire pienamente la loro proibizione di fare immagini e quadri, possedeva un elevato concetto della coerenza e perciò fece notare a suo padre la natura essenzialmente idolatra di questo omaggio abituale alla pergamena sullo stipite della porta. Dopo questa rimostranza di Gesù, Giuseppe rimosse la pergamena.

124:4.8 (1372.5) Con il tempo Gesù contribuì molto a modificare le loro pratiche religiose, quali le preghiere familiari ed altri costumi. Era possibile fare molte di queste cose a Nazaret, perché la sinagoga era sotto l’influenza di una scuola liberale di rabbini, di cui era un esempio il rinomato insegnante di Nazaret, José.

124:4.9 (1372.6) Durante quest’anno e i due anni seguenti Gesù soffrì di una grande angustia mentale dovuta al suo sforzo costante per adattare le sue vedute personali sulle pratiche religiose e sulle convenzioni sociali alle credenze stabilite dei suoi genitori. Egli era tormentato dal conflitto tra la necessità di essere fedele alle proprie convinzioni e l’esortazione della sua coscienza alla doverosa sottomissione ai suoi genitori; il suo conflitto supremo era tra due grandi comandamenti che dominavano nella sua giovane mente. Il primo era: “Sii fedele ai dettati delle tue più alte convinzioni di verità e di rettitudine.” L’altro era: “Onora tuo padre e tua madre, perché essi ti hanno dato la vita e l’educazione della vita.” Comunque egli non si sottrasse mai alla responsabilità di fare i necessari aggiustamenti quotidiani fra questi regni di fedeltà alle proprie convinzioni personali e di dovere verso la propria famiglia, e raggiunse la soddisfazione di fondere sempre più armoniosamente le convinzioni personali e gli obblighi familiari in un magistrale concetto di solidarietà collettiva basata sulla lealtà, l’equità, la tolleranza e l’amore.

5. Il suo tredicesimo anno (7 d.C.)

124:5.1 (1373.1) In quest’anno il ragazzo di Nazaret passò dalla fanciullezza all’inizio dell’età adulta; la sua voce cominciò a cambiare ed altri tratti della mente e del corpo evidenziarono l’inizio dello stato di virilità.

124:5.2 (1373.2) Domenica notte 9 gennaio dell’anno 7 d.C. nacque il suo fratellino Amos. Giuda non aveva ancora due anni e la sua sorellina Rut non era ancora nata; si può dunque vedere che Gesù aveva una famiglia piuttosto numerosa di bambini lasciati alla sua sorveglianza quando suo padre morì in un incidente l’anno seguente.

124:5.3 (1373.3) Fu circa a metà febbraio che Gesù divenne umanamente certo di essere destinato a compiere una missione sulla terra per illuminare l’umanità e rivelare Dio. Delle decisioni importanti, unite a dei piani di grande portata, si stavano formulando nella mente di questo giovane che era, all’apparenza esterna, un normale giovane ebreo di Nazaret. Gli esseri intelligenti di tutto Nebadon osservavano affascinati e stupiti gli inizi di questo sviluppo nei pensieri e negli atti del figlio ora adolescente del carpentiere.

124:5.4 (1373.4) Il 20 marzo dell’anno 7 d.C., primo giorno della settimana, Gesù uscì diplomato dal corso d’istruzione nella scuola locale collegata con la sinagoga di Nazaret. Questo era un gran giorno nella vita di ogni famiglia ebrea ambiziosa, il giorno in cui il figlio primogenito era proclamato “figlio del comandamento” e il primogenito riscattato del Signore Dio d’Israele, un “figlio dell’Altissimo” e servitore del Signore di tutta la terra.

124:5.5 (1373.5) Il venerdì della settimana precedente Giuseppe era tornato da Sefforis, dove gli era stato affidato l’incarico di costruire un nuovo edificio pubblico, per essere presente in questa felice occasione. L’insegnante di Gesù credeva fermamente che il suo sveglio e diligente allievo fosse destinato a qualche eminente carriera, a qualche alta missione. Gli anziani, malgrado tutte le loro noie con le tendenze non conformiste di Gesù, erano molto fieri del giovane ed avevano cominciato a fare dei piani che gli permettessero di andare a Gerusalemme per continuare la sua educazione nelle rinomate accademie ebraiche.

124:5.6 (1373.6) Quanto più Gesù udiva di tanto in tanto discutere questi piani, tanto più diveniva certo che non sarebbe mai andato a Gerusalemme a studiare con i rabbini. Ma egli non immaginava la tragedia così vicina che l’avrebbe obbligato ad abbandonare tutti questi piani per assumere la responsabilità di mantenere e dirigere una famiglia numerosa, composta di lì a poco di cinque fratelli e tre sorelle, oltre a sua madre e a lui stesso. Per crescere questa famiglia Gesù passò per un’esperienza più estesa e prolungata di quanto fu accordato a suo padre Giuseppe; ed egli si mostrò all’altezza del modello che stabilì successivamente per se stesso: diventare un saggio, paziente, comprensivo ed efficace educatore e fratello maggiore di questa famiglia — la sua famiglia — così improvvisamente colpita dal dolore per questa perdita inattesa.

6. Il viaggio a Gerusalemme

124:6.1 (1374.1) Gesù, avendo ora raggiunto la soglia della virilità ed essendo stato ufficialmente diplomato dalla scuola della sinagoga, era qualificato per recarsi a Gerusalemme con i suoi genitori e partecipare con loro alla celebrazione della sua prima Pasqua. La festa di Pasqua di quest’anno cadeva il sabato 9 aprile dell’anno 7 d.C. Un gruppo considerevole (103 persone) si preparò a partire da Nazaret il lunedì mattina presto, 4 aprile, per Gerusalemme. Essi viaggiarono verso sud in direzione della Samaria, ma presso Izreel deviarono ad est, girando attorno al Monte Gelboe per la valle del Giordano, onde evitare di passare per la Samaria. Giuseppe e la sua famiglia avrebbero desiderato attraversare la Samaria per la strada del pozzo di Giacobbe e di Betel, ma poiché gli Ebrei non amavano avere a che fare con i Samaritani, decisero di andare con il loro gruppo per la valle del Giordano.

124:6.2 (1374.2) Il temutissimo Archelao era stato deposto e non c’era alcun pericolo a condurre Gesù a Gerusalemme. Erano trascorsi dodici anni da quando il primo Erode aveva cercato di uccidere il bambino di Betlemme, e nessuno avrebbe ora pensato di associare quel fatto all’oscuro giovane di Nazaret.

124:6.3 (1374.3) Prima di raggiungere la biforcazione di Izreel, e mentre proseguivano il loro viaggio, essi passarono ben presto a sinistra dell’antico villaggio di Sunem, e Gesù ascoltò nuovamente parlare della più bella giovane di tutto Israele che visse colà un tempo, ed anche delle opere meravigliose compiute in questo luogo da Eliseo. Passando vicino ad Izreel i genitori di Gesù gli raccontarono le gesta di Acab e di Jezabel e le imprese di Jeu. Contornando il Monte Gelboe essi parlarono molto di Saul, che si tolse la vita sui fianchi di questa montagna, del Re Davide e dei fatti associati a questo luogo storico.

124:6.4 (1374.4) Girando attorno alla base del Monte Gelboe i pellegrini potevano vedere a destra la città greca di Scitopoli. Essi ammirarono da lontano le sue costruzioni di marmo, ma non si avvicinarono a questa città di Gentili per paura di profanarsi e di non poter partecipare alle successive cerimonie solenni e sacre della Pasqua a Gerusalemme. Maria non comprendeva perché né Giuseppe né Gesù volessero parlare di Scitopoli. Essa non era al corrente della loro controversia dell’anno precedente, perché essi non le avevano mai rivelato questo episodio.

124:6.5 (1374.5) Ora la strada scendeva rapidamente nella valle tropicale del Giordano, e presto Gesù ebbe esposto al suo sguardo meravigliato il sinuoso e tortuoso Giordano con le sue acque scintillanti ed increspate che scorreva verso il Mar Morto. Essi si levarono i mantelli mentre viaggiavano verso sud in questa valle tropicale, ammirando i magnifici campi di grano ed i begli oleandri carichi dei loro fiori rosa, mentre il massiccio del Monte Hermon incappucciato di neve si stagliava lontano a nord, dominando maestosamente questa storica vallata. Poco più di tre ore dopo aver passato Scitopoli essi arrivarono ad una sorgente gorgogliante e qui si accamparono per la notte, all’aperto sotto il cielo stellato.

124:6.6 (1374.6) Nel secondo giorno del loro viaggio passarono vicino al luogo in cui lo Jabbok, provenendo da est, si getta nel Giordano, e guardando ad est verso questa valle fluviale ricordarono i tempi di Gedeone, quando i Madianiti si spinsero in questa regione per invadere il paese. Verso la fine del secondo giorno di viaggio essi si accamparono alla base della più alta montagna che dominava la valle del Giordano, il Monte Sartaba, la cui sommità era occupata dalla fortezza Alessandrina in cui Erode aveva imprigionato una delle sue mogli e sepolto i suoi due figli strangolati.

124:6.7 (1375.1) Il terzo giorno essi passarono vicino a due villaggi che erano stati recentemente costruiti da Erode, e notarono la loro architettura superiore ed i loro bei palmeti. Mentre scendeva la notte raggiunsero Gerico, dove rimasero sino all’indomani. Quella sera Giuseppe, Maria e Gesù camminarono per due chilometri e mezzo fino al luogo dell’antica Gerico, dove Giosuè, dal quale Gesù aveva preso il nome, aveva compiuto, secondo la tradizione ebraica, le sue celebri gesta.

124:6.8 (1375.2) Durante il quarto ed ultimo giorno di viaggio la strada era una processione ininterrotta di pellegrini. Essi cominciavano ora a salire le colline che portavano a Gerusalemme. Avvicinandosi alla sommità essi poterono vedere le montagne dell’altra sponda del Giordano e verso sud le acque pigre del Mar Morto. Circa a metà strada da Gerusalemme, Gesù vide per la prima volta il Monte degli Olivi (la regione che avrebbe avuto così tanta parte nella sua vita successiva), e Giuseppe gli fece rimarcare che la Città Santa era situata giusto dietro questa cima, ed il cuore del ragazzo pulsò velocemente nella gioiosa attesa di vedere presto la città e la casa del suo Padre celeste.

124:6.9 (1375.3) Sulle pendici orientali dell’Oliveto essi si fermarono per riposarsi ai bordi di un piccolo villaggio chiamato Betania. Gli ospitali abitanti del villaggio offrirono i loro servizi ai pellegrini, e capitò che Giuseppe e la sua famiglia si fermarono presso la casa di un certo Simone, che aveva tre figli quasi della stessa età di Gesù — Maria, Marta e Lazzaro. Costoro invitarono la famiglia di Nazaret a riposarsi presso di loro, e nacque tra le due famiglie un’amicizia per tutta la vita. In seguito, nel corso della sua movimentata vita, Gesù si fermò molte volte in questa casa.

124:6.10 (1375.4) Essi si affrettarono a rimettersi in cammino, giungendo ben presto ai margini dell’Oliveto, e Gesù vide per la prima volta (nella sua memoria) la Città Santa, i palazzi pretenziosi ed il tempio ispirante di suo Padre. Gesù non provò mai più nella sua vita un’emozione puramente umana paragonabile a quella che in quel momento lo soggiogò così completamente mentre stava là in questo pomeriggio di aprile sul Monte degli Olivi, bevendo la sua prima veduta di Gerusalemme. Alcuni anni più tardi egli si fermò in questo stesso luogo e pianse sulla città che stava per respingere un altro profeta, l’ultimo ed il più grande dei suoi maestri celesti.

124:6.11 (1375.5) Ma essi si affrettarono verso Gerusalemme. Ora era giovedì pomeriggio. Raggiungendo la città, passarono davanti al tempio, e mai Gesù aveva visto una tale folla di esseri umani. Egli meditò profondamente sulla ragione per la quale questi Ebrei si erano riuniti qui, venendo dai paesi più lontani del mondo conosciuto.

124:6.12 (1375.6) Essi raggiunsero presto il luogo preparato per la loro sistemazione durante la settimana di Pasqua, la grande casa di un ricco parente di Maria, che era venuto a conoscenza, tramite Zaccaria, della vecchia storia di Giovanni e di Gesù. Il giorno seguente, giorno della preparazione, essi si predisposero a celebrare convenientemente il sabato di Pasqua.

124:6.13 (1375.7) Mentre tutta Gerusalemme era indaffarata a preparare la Pasqua, Giuseppe trovò il tempo di condurre suo figlio a visitare l’accademia dove era stato convenuto che avrebbe ripreso la sua educazione due anni più tardi, quando avesse raggiunto l’età richiesta di quindici anni. Giuseppe era veramente perplesso osservando il poco interesse che Gesù dimostrava per questi piani così attentamente elaborati.

124:6.14 (1375.8) Gesù fu profondamente impressionato dal tempio e da tutti i servizi e le altre attività associate. Per la prima volta dall’età di quattro anni egli era troppo preoccupato dalle proprie riflessioni per porre molte domande. Egli pose tuttavia a suo padre parecchie domande imbarazzanti (come aveva fatto in precedenti occasioni) sul perché il Padre celeste esigesse il massacro di così tanti animali innocenti e indifesi. E suo padre sapeva bene, dall’espressione del viso del ragazzo, che le sue risposte ed i suoi tentativi di spiegazione non erano soddisfacenti per la profondità di pensiero e l’acutezza di ragionamento di suo figlio.

124:6.15 (1376.1) La vigilia del sabato di Pasqua un flusso d’illuminazione spirituale attraversò la mente mortale di Gesù e fece debordare il suo cuore umano di pietà affettuosa per le folle spiritualmente cieche e moralmente ignoranti riunite per la celebrazione della commemorazione dell’antica Pasqua. Questo fu uno dei giorni più straordinari che il Figlio di Dio trascorse nella carne; e durante la notte, per la prima volta nella sua carriera terrena, gli apparve un messaggero speciale inviato da Salvington, incaricato da Emanuele, che disse: “L’ora è venuta. È tempo che tu cominci ad occuparti degli affari di tuo Padre.”

124:6.16 (1376.2) E così, ancor prima che le pesanti responsabilità della famiglia di Nazaret ricadessero sulle sue giovani spalle, ora arrivava il messaggero celeste per ricordare a questo ragazzo di meno di tredici anni che era giunta l’ora di cominciare a riprendere le responsabilità di un universo. Questo fu il primo atto di una lunga successione di eventi che culminarono alla fine nel completamento del conferimento del Figlio su Urantia e nel riporre “il governo di un universo sulle sue spalle umane e divine”.

124:6.17 (1376.3) A mano a mano che il tempo passava, il mistero dell’incarnazione diveniva per tutti noi sempre più insondabile. A malapena comprendevamo che questo ragazzo di Nazaret era il creatore di tutto Nebadon, né comprendiamo oggi come lo spirito di questo stesso Figlio Creatore e lo spirito di suo Padre del Paradiso sono associati alle anime dell’umanità. Con il passare del tempo noi potevamo vedere che la sua mente umana, mentre egli viveva la sua vita nella carne, discerneva sempre meglio che in spirito la responsabilità di un universo riposava sulle sue spalle.

124:6.18 (1376.4) Così termina la carriera del ragazzo di Nazaret ed inizia il racconto di quella del giovane adolescente — l’umano divino sempre più cosciente di sé — che ora comincia la contemplazione della sua carriera nel mondo, mentre si sforza di conciliare i propositi sempre più vasti della sua vita con i desideri dei suoi genitori e con gli obblighi verso la sua famiglia e la società del suo tempo.

Fascicolo 125 - Gesù a Gerusalemme

Il Libro di Urantia

Fascicolo 125

Gesù a Gerusalemme

125:0.1 (1377.1) NESSUN avvenimento di tutta la movimentata carriera terrena di Gesù fu più avvincente, più umanamente entusiasmante quanto questa sua prima visita a Gerusalemme di cui conservò il ricordo. Egli fu particolarmente stimolato dall’esperienza di assistere di persona alle discussioni del tempio, e ciò restò a lungo nella sua memoria come il grande avvenimento della fine della sua fanciullezza e dell’inizio della sua giovinezza. Questa fu la sua prima occasione di godere di alcuni giorni di vita indipendente, la gioia di andare e venire senza costrizioni e restrizioni. Questo breve periodo di vita senza direttive, durante la settimana successiva alla Pasqua, era la prima completamente libera da responsabilità di cui avesse mai goduto. E ci vollero molti anni per avere ancora, sia pure per poco tempo, un periodo altrettanto libero da ogni senso di responsabilità.

125:0.2 (1377.2) Le donne assistevano raramente alla festa della Pasqua a Gerusalemme; la loro presenza non era richiesta. Tuttavia Gesù rifiutò praticamente di partire se sua madre non li avesse accompagnati. E quando sua madre si decise ad andare, molte altre donne di Nazaret si convinsero a fare il viaggio, cosicché il gruppo pasquale comprendeva, in rapporto agli uomini, il maggior numero di donne che fosse mai partito da Nazaret per la Pasqua. Sulla strada per Gerusalemme essi cantarono di tanto in tanto il Salmo centotrenta.

125:0.3 (1377.3) Dal momento in cui lasciarono Nazaret fino a quello in cui giunsero sulla sommità del Monte degli Olivi, Gesù rimase costantemente teso nell’aspettativa. Durante tutta la sua gioiosa fanciullezza egli aveva inteso parlare con rispetto di Gerusalemme e del suo tempio; ora li avrebbe presto contemplati realmente. Visto dal Monte degli Olivi e dall’esterno, esaminandolo più da vicino, il tempio aveva più che soddisfatto le aspettative di Gesù; ma quando ebbe varcato le sue porte sacre cominciò la grande disillusione.

125:0.4 (1377.4) In compagnia dei suoi genitori Gesù attraversò i recinti del tempio per andare a raggiungere il gruppo dei nuovi figli della legge che stavano per essere consacrati cittadini d’Israele. Egli fu un po’ deluso dal comportamento generale della folla nel tempio, ma il primo grande shock di quel giorno fu quando sua madre li lasciò per andare nella galleria delle donne. A Gesù non era mai successo che sua madre non lo accompagnasse alle cerimonie di consacrazione, ed era indignatissimo che essa dovesse subire una così ingiusta discriminazione. Anche se ne fu profondamente risentito, a parte qualche protesta con suo padre, egli non disse nulla. Ma rifletté, e rifletté a fondo, come le sue domande agli Scribi ed agli istruttori rivelarono una settimana più tardi.

125:0.5 (1377.5) Egli passò per i riti della consacrazione, ma fu deluso per il loro carattere superficiale e ordinario. Non vi trovò quell’interesse personale che caratterizzava le cerimonie della sinagoga a Nazaret. Egli ritornò poi a salutare sua madre e si preparò ad accompagnare suo padre nel suo primo giro nel tempio e nei suoi vari cortili, gallerie e corridoi. I recinti del tempio potevano contenere più di duecentomila fedeli per volta, e sebbene l’immensità di queste costruzioni — a paragone di ciò che aveva già visto — avesse fatto una grande impressione sulla sua mente, egli fu maggiormente interessato dalla riflessione sul significato spirituale delle cerimonie del tempio e del culto che vi era associato.

125:0.6 (1378.1) Anche se molti riti del tempio avevano colpito in modo toccante il suo senso del bello e del simbolico, egli era sempre deluso dalle spiegazioni dei significati reali di queste cerimonie che i suoi genitori gli offrivano in risposta alle sue molteplici e penetranti domande. Gesù semplicemente non accettava le spiegazioni sul culto e sulla devozione religiosa che implicavano la credenza nello sdegno di Dio o nella collera dell’Onnipotente. In una nuova discussione su tali questioni, al termine della visita al tempio, quando suo padre insisté dolcemente perché accettasse le credenze ortodosse degli Ebrei, Gesù si girò improvvisamente verso i suoi genitori, guardò suo padre negli occhi in modo supplichevole, e disse: “Padre mio, non può essere vero — il Padre che è nei cieli non può considerare in tal modo i suoi figli che sbagliano sulla terra. Il Padre celeste non può amare i suoi figli meno di quanto tu ami me. Ed io so bene che, per quanto malaccorti siano i miei atti, tu non potrai mai riversare la tua ira su di me né essere in collera con me. Se tu, mio padre terreno, possiedi tali riflessi umani del Divino, quanto più il Padre celeste deve essere pieno di bontà e traboccante di misericordia. Io mi rifiuto di credere che mio Padre celeste mi ami meno di mio padre terreno.”

125:0.7 (1378.2) Quando Giuseppe e Maria udirono queste parole del loro figlio primogenito, tacquero. E non tentarono più di cambiare la sua concezione dell’amore di Dio e della misericordia del Padre che è nei cieli.

1. Gesù visita il tempio

125:1.1 (1378.3) In tutti i cortili del tempio che Gesù attraversò, fu colpito e disgustato dallo spirito d’irriverenza che vi notò. Gli sembrava che la condotta delle folle nel tempio fosse incompatibile con la loro presenza nella “casa di suo Padre”. Ma egli ebbe il più grande shock della sua giovane vita quando suo padre lo accompagnò nel cortile dei Gentili dove il loro gergo rumoroso, gli schiamazzi e le imprecazioni si mescolavano caoticamente ai belati delle pecore ed al vociare scomposto che tradiva la presenza degli agenti di cambio e dei venditori di animali sacrificali e di varie altre mercanzie.

125:1.2 (1378.4) Ma soprattutto il suo senso del decoro fu offeso dalla vista delle frivole cortigiane che si pavoneggiavano all’interno di questo recinto del tempio, esattamente come le donne imbellettate che aveva visto recentemente durante la sua visita a Sefforis. Questa profanazione del tempio portò al culmine la sua giovanile indignazione ed egli non esitò ad esprimerla apertamente a Giuseppe.

125:1.3 (1378.5) Gesù ammirò l’atmosfera ed il servizio del tempio, ma fu colpito dalla bruttezza spirituale che traspariva dai visi di tanti adoratori spensierati.

125:1.4 (1378.6) Essi scesero poi nel cortile dei sacerdoti sotto il bordo di pietra davanti al tempio, dove c’era l’altare, per osservare l’uccisione dei branchi di animali ed il lavaggio del sangue dalle mani dei sacerdoti sacrificatori alla fontana di bronzo. Il pavimento macchiato di sangue, le mani imbrattate di sangue dei sacerdoti e le urla degli animali morenti superarono il limite di sopportazione di questo giovane amante della natura. Questo terribile spettacolo disgustò questo ragazzo di Nazaret; egli si attaccò al braccio di suo padre e lo supplicò di condurlo via. Essi riattraversarono il cortile dei Gentili, e persino le risa sguaiate ed i motteggi profani che vi si udirono furono un sollievo rispetto a ciò ch’egli aveva appena visto.

125:1.5 (1379.1) Giuseppe vide come suo figlio fosse disgustato dalla vista dei riti del tempio e lo condusse saggiamente a vedere la “porta della bellezza”, la porta artistica fatta di bronzo corinzio. Ma Gesù ne aveva avuto abbastanza per la sua prima visita al tempio. Essi tornarono a prendere Maria nel cortile superiore e camminarono per un’ora all’aria aperta lontano dalla folla guardando il palazzo di Asmoneo, l’imponente abitazione di Erode e la torre delle guardie romane. Durante questa passeggiata Giuseppe spiegò a Gesù che solo gli abitanti di Gerusalemme avevano il permesso di assistere ai sacrifici quotidiani nel tempio, e che gli abitanti della Galilea ci venivano solo tre volte all’anno per partecipare al culto: alla Pasqua, alla festa della Pentecoste (sette settimane dopo la Pasqua) e alla festa dei Tabernacoli in ottobre. Queste feste erano state istituite da Mosè. Essi discussero poi delle due ultime feste stabilite, quella della Dedicazione e quella di Purim. Dopodiché tornarono al loro alloggio e si prepararono alla celebrazione della Pasqua.

2. Gesù e la Pasqua

125:2.1 (1379.2) Cinque famiglie di Nazaret furono ospiti della famiglia di Simone di Betania, o associate ad essa, per la celebrazione della Pasqua, avendo Simone acquistato l’agnello pasquale per tutta la compagnia. Era il massacro di questi agnelli in numero così enorme che aveva talmente colpito Gesù durante la sua visita al tempio. Era stato previsto di consumare la Pasqua con i parenti di Maria, ma Gesù persuase i suoi genitori ad accettare l’invito di recarsi a Betania.

125:2.2 (1379.3) Quella notte essi si riunirono per i riti della Pasqua, mangiando la carne arrostita con pane senza lievito ed erbe amare. Essendo Gesù un nuovo figlio dell’alleanza, gli fu chiesto di raccontare le origini della Pasqua, cosa che fece molto bene, ma sconcertò un po’ i suoi genitori includendovi numerosi commenti che riflettevano con moderazione le impressioni che avevano fatto sulla sua giovane ma riflessiva mente le cose che aveva così recentemente visto e udito. Questo fu l’inizio dei sette giorni di cerimonie della festa della Pasqua.

125:2.3 (1379.4) Anche se così giovane, e benché non avesse detto niente ai suoi genitori a questo proposito, Gesù aveva cominciato a meditare sull’opportunità di celebrare la Pasqua senza sacrificare l’agnello. Egli fu mentalmente certo che questo spettacolo delle offerte sacrificali non piaceva a suo Padre celeste, e nel corso degli anni seguenti, divenne sempre più determinato d’istituire un giorno la celebrazione di una Pasqua senza spargimento di sangue.

125:2.4 (1379.5) Gesù dormì molto poco quella notte. Il suo sonno fu assai disturbato da disgustosi sogni di massacri e di sofferenze. La sua mente era afflitta ed il suo cuore lacerato dalle incoerenze e dalle assurdità della teologia di tutto il sistema cerimoniale ebraico. Anche i suoi genitori dormirono poco. Essi erano molto sconcertati dagli avvenimenti della giornata appena conclusa; erano completamente sconvolti nel loro cuore dall’atteggiamento, secondo loro strano e risoluto, del ragazzo. Maria ebbe i nervi agitati nella prima parte della notte, ma Giuseppe rimase calmo, benché anche lui fosse perplesso. Entrambi temevano di parlare apertamente di questi problemi con il ragazzo, mentre Gesù avrebbe parlato volentieri con i suoi genitori se avessero osato incoraggiarlo.

125:2.5 (1379.6) I servizi al tempio del giorno dopo furono più accettabili per Gesù e contribuirono molto a far dimenticare gli spiacevoli ricordi del giorno precedente. Il mattino seguente il giovane Lazzaro si prese cura di Gesù e i due comincia rono ad esplorare sistematicamente Gerusalemme e i suoi dintorni. Prima della fine del giorno Gesù scoprì i vari luoghi vicino al tempio dove erano in corso le conferenze destinate all’insegnamento ed articolate su domande e risposte. E a parte una qualche visita al Santo dei Santi, dove si chiese con meraviglia che cosa ci fosse realmente dietro il velo di separazione, egli passò la maggior parte del suo tempo vicino al tempio in queste conferenze d’insegnamento.

125:2.6 (1380.1) Durante tutta la settimana di Pasqua, Gesù occupò il suo posto tra i nuovi figli del comandamento, e ciò significava che doveva sedersi fuori delle transenne che separavano tutte le persone che non avevano la piena cittadinanza d’Israele. Reso in tal modo cosciente della sua giovane età, egli si trattenne dal porre le molte domande che fluivano avanti e indietro nella sua mente; quanto meno se ne astenne fino a che la celebrazione della Pasqua fu terminata e le restrizioni imposte ai giovani appena consacrati furono tolte.

125:2.7 (1380.2) Il mercoledì della settimana di Pasqua, Gesù fu autorizzato ad andare a casa di Lazzaro per passare la notte a Betania. Quella sera Lazzaro, Marta e Maria ascoltarono Gesù discutere di cose temporali ed eterne, umane e divine, e da quella sera tutti e tre lo amarono come se fosse stato loro fratello.

125:2.8 (1380.3) Alla fine della settimana Gesù vide meno spesso Lazzaro perché questi non aveva il diritto di accesso nemmeno al cerchio esterno delle discussioni al tempio, anche se assisté a qualche discorso pubblico pronunciato nei cortili esterni. Lazzaro aveva la stessa età di Gesù, ma a Gerusalemme i giovani erano raramente ammessi alla consacrazione dei figli della legge prima di aver compiuto i tredici anni.

125:2.9 (1380.4) Durante la settimana di Pasqua i suoi genitori trovarono moltissime volte Gesù seduto in disparte a riflettere profondamente con la sua giovane testa fra le mani. Essi non l’avevano mai visto comportarsi in questo modo e, non sapendo fino a che punto egli fosse confuso nella sua mente e turbato nel suo spirito dalle esperienze per le quali stava passando, erano dolorosamente perplessi; non sapevano che cosa fare. Essi accolsero con gioia la fine della settimana di Pasqua e desideravano ardentemente vedere il loro figlio dallo strano comportamento ritornare sicuro a Nazaret.

125:2.10 (1380.5) Giorno dopo giorno Gesù faceva un riesame dei suoi problemi. Alla fine della settimana egli aveva fatto molti aggiustamenti; ma quando venne il momento di ritornare a Nazaret, la sua giovane mente formicolava ancora d’incertezze ed era assalita da una moltitudine di domande senza risposta e di problemi non risolti.

125:2.11 (1380.6) Prima di lasciare Gerusalemme in compagnia dell’insegnante di Gesù a Nazaret, Giuseppe e Maria presero accordi precisi per il ritorno di Gesù quando avesse compiuto i quindici anni, per iniziare il suo lungo corso di studi in una delle accademie di rabbini più rinomate. Gesù accompagnò i suoi genitori ed il suo insegnante nella loro visita alla scuola, ma essi furono tutti desolati nel constatare quanto egli sembrasse indifferente a tutto ciò che dicevano e facevano. Maria era profondamente afflitta dalle sue reazioni alla visita di Gerusalemme, e Giuseppe era profondamente perplesso di fronte alle strane osservazioni e alla condotta insolita del ragazzo.

125:2.12 (1380.7) Tutto sommato la settimana di Pasqua era stata un grande avvenimento nella vita di Gesù. Egli aveva avuto l’occasione d’incontrare decine di ragazzi della sua età, candidati come lui alla consacrazione, ed aveva utilizzato questi contatti come mezzo di apprendere come vivevano le genti in Mesopotamia, nel Turkestan e nella Partia, così come nelle province romane dell’Estremo Occidente. Egli era già abbastanza al corrente del modo in cui si sviluppava la gioventù dell’Egitto e di altre regioni vicine alla Palestina. In quel momento c’erano migliaia di giovani a Gerusalemme ed il ragazzo di Nazaret incontrò personalmente ed interrogò in maniera più o meno approfondita più di centocinquanta di loro. Egli era particolarmente interessato a quelli che venivano dall’Estremo Oriente e dai paesi lontani dell’Occidente. Come risultato di questi contatti il ragazzo cominciò a provare il desiderio di viaggiare per il mondo allo scopo di apprendere come i vari gruppi di suoi contemporanei lavoravano per guadagnarsi da vivere.

3. La partenza di Giuseppe e Maria

125:3.1 (1381.1) Era stato convenuto che il gruppo di Nazaret si sarebbe radunato nei pressi del tempio a metà mattina del primo giorno della settimana dopo la fine della festa di Pasqua. Così essi fecero e partirono per il viaggio di ritorno a Nazaret. Gesù era andato al tempio per assistere alle discussioni, mentre i suoi genitori aspettavano il raduno dei loro compagni di viaggio. Ben presto la compagnia si preparò a partire, gli uomini in un gruppo e le donne in un altro, come era loro abitudine per andare alle feste di Gerusalemme e tornarne. Gesù era andato a Gerusalemme in compagnia di sua madre e delle donne. Ora, essendo un giovane uomo consacrato, era autorizzato a fare il viaggio di ritorno a Nazaret in compagnia di suo padre e degli uomini. Ma mentre il gruppo di Nazaret partiva per Betania, Gesù era al tempio completamente assorbito nella discussione sugli angeli e totalmente dimentico che era passata l’ora della partenza dei suoi genitori. E non si rese conto di essere stato lasciato indietro fino a mezzogiorno, al momento della sospensione delle conferenze al tempio.

125:3.2 (1381.2) I viaggiatori di Nazaret non notarono l’assenza di Gesù, perché Maria supponeva che viaggiasse con gli uomini, mentre Giuseppe pensava che viaggiasse con le donne, poiché era andato a Gerusalemme con le donne, conducendo l’asino di Maria. Essi scoprirono la sua assenza solo quando arrivarono a Gerico e si prepararono ad accamparsi per la notte. Dopo aver chiesto informazioni ai ritardatari del gruppo che arrivavano a Gerico ed aver saputo che nessuno di loro aveva visto il loro figlio, essi trascorsero una notte insonne, rimuginando nella loro mente che cosa poteva essergli accaduto, ricordando molte delle sue reazioni insolite agli avvenimenti della settimana di Pasqua e rimproverandosi dolcemente l’un l’altro di non aver controllato che fosse nel gruppo prima di lasciare Gerusalemme.

4. Il primo ed il secondo giorno nel tempio

125:4.1 (1381.3) Nel frattempo Gesù era rimasto nel tempio tutto il pomeriggio, ascoltando le discussioni ed apprezzando l’atmosfera più calma e più decorosa, giacché le grandi folle della settimana di Pasqua erano quasi scomparse. Alla fine delle discussioni del pomeriggio, a nessuna delle quali Gesù partecipò, si recò a Betania, dove arrivò proprio al momento in cui la famiglia di Simone si preparava al pasto serale. I tre giovani furono felicissimi di accogliere Gesù, ed egli rimase nella casa di Simone per la notte. Egli stette molto poco con loro durante la sera, trascorrendo la maggior parte del suo tempo da solo a meditare in giardino.

125:4.2 (1381.4) Il giorno dopo Gesù si alzò di buon mattino per recarsi al tempio. Sul versante dell’Oliveto egli si fermò e pianse sullo spettacolo che i suoi occhi contemplavano — un popolo spiritualmente povero, prigioniero delle tradizioni e vivente sotto la sorveglianza delle legioni romane. Il mattino presto lo trovò nel tempio con l’idea precisa di prendere parte alle discussioni. Frattanto Giuseppe e Maria si erano anche loro alzati all’alba con l’intenzione di ritornare a Gerusalemme. Prima si recarono in fretta a casa dei loro parenti, presso i quali avevano alloggiato come famiglia durante la settimana di Pasqua, ma l’indagine rivelò che nessuno aveva visto Gesù. Dopo averlo cercato per tutto il giorno e non aver trovato traccia di lui, essi ritornarono per la notte presso i loro parenti.

125:4.3 (1382.1) Alla seconda conferenza Gesù si era azzardato a porre delle domande, e partecipò alle discussioni del tempio in maniera molto stupefacente, ma sempre compatibile con la sua giovane età. Talvolta egli pose delle domande che erano un po’ imbarazzanti per gli eruditi insegnanti della legge ebraica, ma egli dimostrava un tale spirito di candida onestà, unitamente ad una sete evidente di conoscenza, che la maggioranza degli insegnanti del tempio era disposta a trattarlo con ogni considerazione. Ma quando si permise di chiedere se era giusto mettere a morte un Gentile ubriaco che era uscito dal cortile dei Gentili ed era entrato inconsciamente nei recinti proibiti e reputati sacri del tempio, uno degli insegnanti più intolleranti si spazientì per le critiche implicite del ragazzo e, guardandolo in cagnesco, gli chiese quanti anni avesse. Gesù rispose: “Tredici anni meno poco più di quattro mesi.” “Allora”, replicò l’insegnante ora adirato, “perché sei qui quando non hai l’età per essere un figlio della legge?” E quando Gesù ebbe spiegato che aveva ricevuto la consacrazione durante la Pasqua e che era uno studente di Nazaret che aveva completato gli studi scolastici, gli insegnanti replicarono unanimemente con tono di derisione: “Avremmo dovuto saperlo; è di Nazaret.” Ma il loro capo insisté che Gesù non era da biasimare se i dirigenti della sinagoga di Nazaret l’avevano tecnicamente diplomato a dodici anni anziché a tredici. E nonostante che parecchi dei suoi detrattori se ne fossero andati, fu deciso che il ragazzo poteva continuare a prendere parte come allievo alle discussioni del tempio.

125:4.4 (1382.2) Quando questo suo secondo giorno al tempio fu terminato, egli ritornò di nuovo a Betania per la notte. E di nuovo uscì nel giardino a meditare e a pregare. Era evidente che la sua mente era assorbita nella riflessione su gravi problemi.

5. Il terzo giorno nel tempio

125:5.1 (1382.3) Il terzo giorno di Gesù nel tempio con gli Scribi e gli insegnanti vide l’afflusso di numerosi spettatori che, avendo sentito parlare di questo giovane della Galilea, vennero a godere l’esperienza di vedere un ragazzo che confonde i sapienti uomini della legge. Anche Simone venne da Betania per vedere ciò che il ragazzo avrebbe fatto. Durante tutto questo giorno Giuseppe e Maria continuarono l’affannosa ricerca di Gesù, andando anche parecchie volte nel tempio, ma non pensando mai d’indagare tra i vari gruppi impegnati nelle discussioni, anche se una volta giunsero quasi a portata della sua affascinante voce.

125:5.2 (1382.4) Prima della fine del giorno tutta l’attenzione del principale gruppo di discussioni del tempio era concentrata sulle domande poste da Gesù. Tra le sue numerose domande vi furono le seguenti:

125:5.3 (1382.5) 1. Che cosa c’è realmente nel Santo dei Santi dietro il velo?

125:5.4 (1382.6) 2. Perché in Israele le madri devono restare separate dai fedeli maschi nel tempio?

125:5.5 (1382.7) 3. Se Dio è un padre che ama i suoi figli, perché tutto questo massacro di animali per guadagnare il favore divino — l’insegnamento di Mosè è stato mal compreso?

125:5.6 (1382.8) 4. Dal momento che il tempio è consacrato all’adorazione del Padre celeste, è logico permettervi la presenza di coloro che sono impegnati in scambi profani e nel commercio?

125:5.7 (1382.9) 5. Il Messia atteso sarà un principe temporale che sederà sul trono di Davide, o agirà come la luce della vita nell’istituzione di un regno spirituale?

125:5.8 (1383.1) E per tutto il giorno coloro che ascoltavano si meravigliarono di queste domande, e nessuno fu più stupito di Simone. Per più di quattro ore questo giovane di Nazaret incalzò gli insegnanti ebrei con domande che inducevano a riflettere e che sondavano i loro cuori. Egli fece pochi commenti sulle osservazioni di quelli più anziani di lui. Egli trasmetteva il suo insegnamento tramite le domande che poneva. Con il modo scaltro e sottile di formulare una domanda egli perveniva simultaneamente a mettere in discussione il loro insegnamento e a suggerire il proprio. Nel suo modo di porre una domanda c’era un’attraente combinazione di sagacia e di arguzia che lo faceva benvolere anche da coloro che lamentavano più o meno la sua giovane età. Egli era sempre eminentemente leale e pieno di riguardo nel porre le sue domande penetranti. Nel corso di questo movimentato pomeriggio nel tempio egli manifestò la stessa riluttanza a trarre da un avversario un vantaggio sleale che caratterizzò il suo intero ministero pubblico successivo. Come adolescente, e più tardi come uomo, egli sembrava completamente scevro da ogni desiderio egoista di vincere una discussione semplicemente per il piacere di trionfare sui suoi simili con la logica, essendo supremamente interessato ad una sola cosa: proclamare la verità eterna ed effettuare così una rivelazione più completa del Dio eterno.

125:5.9 (1383.2) Al termine della giornata Simone e Gesù ritornarono a Betania. Durante la maggior parte del tragitto l’uomo ed il ragazzo rimasero in silenzio. Di nuovo Gesù si fermò sulle pendici dell’Oliveto, ma guardando la città ed il suo tempio non pianse; reclinò solamente il capo in silenziosa devozione.

125:5.10 (1383.3) Dopo il pasto della sera a Betania egli rifiutò ancora una volta di unirsi all’allegra compagnia e andò invece in giardino, dove si attardò fino a notte inoltrata, tentando vanamente di elaborare un piano preciso per affrontare il problema dell’opera della sua vita e per scegliere il modo migliore di rivelare ai suoi compatrioti spiritualmente ciechi un concetto più bello del Padre celeste, e liberarli così dalla loro terribile schiavitù alla legge, al rituale, al cerimoniale e alla tradizione antiquata. Ma la chiara luce non raggiunse il ragazzo alla ricerca della verità.

6. Il quarto giorno nel tempio

125:6.1 (1383.4) Gesù si era stranamente dimenticato dei suoi genitori terreni; anche a colazione, quando la madre di Lazzaro fece notare che i suoi genitori dovevano essere in quel momento vicino a casa loro, Gesù non sembrò rendersi conto che dovevano essere alquanto preoccupati per il fatto che egli fosse rimasto indietro.

125:6.2 (1383.5) Di nuovo egli si recò al tempio, ma non si fermò sulla sommità dell’Oliveto a meditare. Nel corso delle discussioni del mattino gran parte del tempo fu dedicata alla legge e ai profeti, e gli insegnanti furono stupiti che Gesù conoscesse così bene le Scritture, tanto in ebraico che in greco. Ma essi erano stupiti non tanto dalla sua conoscenza della verità, quanto dalla sua giovane età.

125:6.3 (1383.6) Alla conferenza del pomeriggio essi avevano appena cominciato a rispondere alla sua domanda sul proposito della preghiera, quando il capo invitò il ragazzo a farsi avanti, a sedersi vicino a lui e a far conoscere il suo punto di vista riguardo alla preghiera e all’adorazione.

125:6.4 (1383.7) La sera prima i genitori di Gesù avevano sentito parlare di questo strano giovane che argomentava così abilmente con i commentatori della legge, ma non avevano pensato che questo ragazzo fosse il loro figlio. Essi avevano quasi deciso di andare a casa di Zaccaria supponendo che Gesù potesse esservi andato per vedere Elisabetta e Giovanni. Pensando che Zaccaria potesse forse essere al tempio, vi si fermarono sulla loro strada per la Città di Giuda. Mentre erravano attraverso i cortili del tempio, immaginate la loro sorpresa ed il loro stupore quando riconobbero la voce del loro ragazzo smarrito e lo videro seduto fra gli insegnanti del tempio.

125:6.5 (1384.1) Giuseppe rimase senza parole, ma Maria diede libero sfogo alla sua paura e alla sua ansietà a lungo represse; essa si slanciò verso il ragazzo, che si era alzato per salutare i suoi attoniti genitori e disse: “Figlio mio, perché ci hai trattati in questo modo? Sono più di tre giorni che tuo padre ed io ti cerchiamo disperatamente. Che cosa ti ha preso per abbandonarci?” Questo fu un momento di tensione. Tutti gli occhi erano girati verso Gesù per sentire ciò che avrebbe detto. Suo padre lo guardò con aria di rimprovero, ma non disse nulla.

125:6.6 (1384.2) Bisogna ricordare che Gesù era considerato un giovane uomo. Egli aveva terminato la sua scolarità regolare di fanciullo, era stato riconosciuto come figlio della legge ed aveva ricevuto la consacrazione come cittadino d’Israele. Ciononostante sua madre lo riprendeva apertamente davanti a tutta la gente riunita, proprio nel mezzo dello sforzo più serio e sublime della sua giovane vita, mettendo così fine poco gloriosamente ad una delle più grandi opportunità che gli fosse mai concessa di agire come insegnante della verità, predicatore di rettitudine, rivelatore del carattere amorevole di suo Padre celeste.

125:6.7 (1384.3) Ma il ragazzo si dimostrò all’altezza delle circostanze. Se si prendono ragionevolmente in considerazione tutti i fattori che si combinarono per provocare questa situazione, sarete meglio preparati a capire bene la saggezza della risposta del ragazzo al rimprovero non premeditato di sua madre. Dopo un momento di riflessione, Gesù rispose a sua madre dicendo: “Perché mi avete cercato così a lungo? Non vi aspettavate di trovarmi nella casa di mio Padre, poiché è giunta l’ora di occuparmi degli affari di mio Padre?”

125:6.8 (1384.4) Tutti i presenti furono stupiti dal modo di parlare del ragazzo. Essi si ritirarono in silenzio e lo lasciarono solo con i suoi genitori. Subito dopo il giovane tolse d’imbarazzo tutti e tre dicendo tranquillamente: “Venite, genitori miei, ciascuno ha fatto ciò che credeva fosse meglio. Nostro Padre nei cieli ha disposto queste cose; rientriamo a casa.”

125:6.9 (1384.5) Essi partirono in silenzio, arrivando a Gerico per la notte. Si fermarono solo una volta, sulle pendici dell’Oliveto, quando il ragazzo alzò il suo bastone in aria e, fremendo dalla testa ai piedi sotto l’insorgere di un’emozione intensa, disse: “O Gerusalemme, Gerusalemme ed abitanti suoi, quali schiavi siete — sottoposti al giogo dei Romani e vittime delle vostre stesse tradizioni — ma ritornerò a purificare il tempio e a liberare il mio popolo da questa schiavitù!”

125:6.10 (1384.6) Durante i tre giorni di viaggio verso Nazaret Gesù parlò poco; nemmeno i suoi genitori dissero molto in sua presenza. Essi erano veramente disorientati dalla condotta del loro figlio primogenito, ma conservavano preziosamente le sue parole nel loro cuore, anche senza riuscire a comprenderne pienamente il significato.

125:6.11 (1384.7) Dopo essere arrivati a casa, Gesù fece un breve discorso ai suoi genitori, assicurandoli del suo affetto e lasciando intendere che non dovevano più temere che egli avrebbe nuovamente dato loro l’occasione di restare in ansia a causa della sua condotta. Egli concluse questa solenne dichiarazione dicendo: “Benché io debba fare la volontà di mio Padre che è nei cieli, obbedirò anche a mio padre che è sulla terra. Aspetterò la mia ora.”

125:6.12 (1384.8) Sebbene nella sua mente Gesù rifiutasse spesso di approvare gli sforzi ben intenzionati ma malaccorti dei suoi genitori di dettargli il corso delle sue riflessioni o di stabilire il piano del suo lavoro sulla terra, tuttavia, in tutte le maniere compatibili con la sua consacrazione a fare la volontà di suo Padre del Paradiso, egli si conformava con il garbo migliore ai desideri di suo padre terreno e alle abitudini della sua famiglia nella carne. Anche quando non poteva acconsentirvi, egli faceva tutto il possibile per conformarvisi. Egli era un artista nel modo di conciliare la sua consacrazione al dovere con i suoi obblighi di fedeltà familiare e di servizio sociale.

125:6.13 (1385.1) Giuseppe era perplesso, ma Maria, riflettendo su queste esperienze, riprese coraggio, finendo per considerare i propositi di Gesù sull’Oliveto come profetici della missione messianica di suo figlio quale liberatore d’Israele. Essa si mise all’opera con rinnovata energia per orientare i pensieri di Gesù in canali patriottici e nazionalistici, e ricorse all’aiuto di suo fratello, lo zio preferito di Gesù. Ed in ogni altro modo la madre di Gesù si dedicò al compito di preparare suo figlio primogenito ad assumere il comando di coloro che volevano restaurare il trono di Davide e respingere per sempre la schiavitù politica del giogo dei Gentili.

Fascicolo 126 - I due anni cruciali

Il Libro di Urantia

Fascicolo 126

I due anni cruciali

126:0.1 (1386.1) DI TUTTE le esperienze della vita terrena di Gesù, il quattordicesimo ed il quindicesimo anno furono quelli cruciali. Questi due anni, dopo che egli cominciò a prendere coscienza della sua divinità e del suo destino, e prima di giungere a comunicare in larga misura con il suo Aggiustatore interiore, furono i più difficili della sua movimentata vita su Urantia. È questo periodo di due anni che potrebbe essere chiamato la grande prova, la vera tentazione. Nessun giovane umano, nel passare per i primi turbamenti ed i problemi di aggiustamento dell’adolescenza, fu mai sottoposto ad una prova più cruciale di quella attraversata da Gesù durante il suo passaggio dalla fanciullezza all’età virile.

126:0.2 (1386.2) Questo importante periodo di sviluppo nella giovinezza di Gesù cominciò alla fine della visita a Gerusalemme e al suo ritorno a Nazaret. Maria fu dapprima felice al pensiero di aver ritrovato il suo ragazzo, che Gesù fosse ritornato a casa per essere un figlio sottomesso — benché egli non fosse mai stato altro — e che sarebbe stato oramai più sensibile ai piani da lei formulati per la sua vita futura. Ma non si sarebbe crogiolata a lungo al sole dell’illusione materna e dell’inconsapevole orgoglio di famiglia; molto presto essa sarebbe stata completamente disillusa. Il ragazzo viveva sempre più in compagnia di suo padre; egli andava sempre meno da lei per i suoi problemi, mentre cresceva sempre più l’incomprensione dei suoi genitori circa la sua frequente alternanza tra gli affari di questo mondo e le meditazioni sui suoi rapporti con gli affari di suo Padre. Francamente essi non lo capivano, ma l’amavano sinceramente.

126:0.3 (1386.3) Via via che Gesù cresceva, la sua pietà ed il suo amore per il popolo ebreo aumentavano, ma con il passare degli anni si sviluppò nella sua mente un giusto risentimento contro la presenza nel tempio di suo Padre di sacerdoti scelti per ragioni politiche. Gesù aveva un grande rispetto per i Farisei sinceri e per gli Scribi onesti, ma teneva in pessima considerazione i Farisei ipocriti ed i teologi disonesti; considerava con sdegno tutti quei capi religiosi che non erano sinceri. Quando analizzava i dirigenti d’Israele, egli era talvolta tentato di guardare con favore alla possibilità di diventare il Messia atteso dagli Ebrei, ma non cedette mai a questa tentazione.

126:0.4 (1386.4) Il racconto delle sue gesta fra i saggi del tempio di Gerusalemme era lusinghiero per tutta Nazaret, specialmente per i suoi vecchi insegnanti della scuola della sinagoga. Per qualche tempo il suo elogio fu su tutte le bocche. Tutto il villaggio raccontava la saggezza della sua infanzia e la sua condotta meritoria, e prediceva che sarebbe stato destinato a diventare un grande capo in Israele; finalmente un maestro veramente grande stava per uscire da Nazaret in Galilea. E tutti attendevano impazienti il momento in cui avrebbe compiuto i quindici anni affinché gli fosse regolarmente permesso di leggere le Scritture nella sinagoga il giorno di sabato.

1. Il suo quattordicesimo anno (8 d.C.)

126:1.1 (1387.1) Questo è l’anno solare del suo quattordicesimo compleanno. Egli era divenuto un buon fabbricante di gioghi e lavorava bene la tela da vele ed il cuoio. Stava diventando rapidamente anche un carpentiere ed un ebanista esperto. Questa estate egli salì frequentemente sulla sommità della collina situata a nordovest di Nazaret per pregare e meditare. Egli stava divenendo gradualmente più autocosciente della natura del suo conferimento sulla terra.

126:1.2 (1387.2) Poco più di cento anni prima questa collina era stata “l’alto luogo di Baal” ed ora era il luogo della tomba di Simeone, un sant’uomo stimato d’Israele. Dalla sommità di questa collina di Simeone, Gesù poteva vedere Nazaret e la regione circostante. Poteva vedere Meghiddo e ricordare la storia dell’esercito egiziano che aveva riportato la sua prima grande vittoria in Asia; e come più tardi un esercito simile sconfisse Giosia, il re della Giudea. Non lontano da là poteva vedere Taanak, dove Debora e Barak sconfissero Sisara. In distanza poteva scorgere le colline di Dotan, dove gli era stato insegnato che Giuseppe era stato venduto dai suoi fratelli agli Egiziani come schiavo. Poi poteva volgere il suo sguardo verso Ebal e Garizim e ricordarsi le tradizioni di Abramo, di Giacobbe e di Abimelek. E così ricordava e rimuginava nella sua mente gli avvenimenti storici e tradizionali del popolo di suo padre Giuseppe.

126:1.3 (1387.3) Egli continuò a portare avanti i suoi corsi superiori di lettura con gli insegnanti della sinagoga e continuò anche l’educazione familiare dei suoi fratelli e sorelle a mano a mano che raggiungevano l’età idonea.

126:1.4 (1387.4) All’inizio di quest’anno Giuseppe si organizzò per mettere da parte il ricavato delle sue proprietà di Nazaret e di Cafarnao al fine di pagare il lungo corso di studi di Gesù a Gerusalemme, essendo previsto che egli dovesse andare a Gerusaslemme in agosto dell’anno seguente, quando avesse raggiunto il quindicesimo anno di età.

126:1.5 (1387.5) Dall’inizio di quest’anno Giuseppe e Maria ebbero frequenti dubbi circa il destino del loro figlio primogenito. In verità egli era un ragazzo brillante e amabile, ma così difficile da comprendere e così faticoso da sondare, ed inoltre niente di straordinario o di miracoloso era mai accaduto. Decine di volte la sua orgogliosa madre era rimasta in ansiosa attesa, aspettando di vedere suo figlio compiere qualche impresa superumana o miracolosa, ma le sue speranze naufragavano sempre in una crudele delusione. Tutto ciò era scoraggiante ed anche demoralizzante. Le persone devote di quel tempo credevano veramente che i profeti e gli uomini della promessa dimostrassero sempre la loro vocazione e stabilissero la loro autorità divina compiendo miracoli e facendo prodigi. Ma Gesù non faceva niente di tutto ciò; per questo la confusione dei suoi genitori aumentava sempre più via via che contemplavano il suo futuro.

126:1.6 (1387.6) Il miglioramento della condizione economica della famiglia di Nazaret si rifletteva in casa in molti modi, specialmente nel numero crescente di tavolette bianche lisce che erano impiegate come lavagnette per scrivere, giacché si scriveva allora a carboncino. Gesù fu anche autorizzato a riprendere le sue lezioni di musica; egli amava molto suonare l’arpa.

126:1.7 (1387.7) Durante tutto quest’anno si poté veramente dire che Gesù “cresceva nel favore degli uomini e di Dio”. Le prospettive della famiglia sembravano buone; il futuro era brillante.

2. La morte di Giuseppe

126:2.1 (1388.1) Tutto andò bene fino al giorno fatale di martedì 25 settembre, quando un messaggero proveniente da Sefforis portò alla famiglia di Nazaret la tragica notizia che Giuseppe si era gravemente ferito per la caduta di una trave da carico mentre lavorava nella residenza del governatore. Il messaggero di Sefforis si era fermato al laboratorio prima di andare a casa di Giuseppe, informando Gesù dell’incidente accaduto a suo padre, e i due si recarono insieme a casa per comunicare la triste notizia a Maria. Gesù desiderava andare immediatamente da suo padre, ma Maria voleva ad ogni costo essere lei a recarsi in fretta da suo marito. Essa decise che Giacomo, allora in età di dieci anni, l’avrebbe accompagnata a Sefforis, mentre Gesù sarebbe rimasto a casa con i figli più giovani fino al suo ritorno, poiché lei ignorava la gravità del ferimento di Giuseppe. Ma Giuseppe morì a causa delle ferite prima dell’arrivo di Maria. Essi lo riportarono a Nazaret e il giorno dopo fu deposto nella tomba con i suoi antenati.

126:2.2 (1388.2) Proprio nel momento in cui le prospettive erano buone e l’avvenire sembrava brillante, una mano apparentemente crudele abbatté il capo di questa famiglia di Nazaret. Gli affari di questa casa furono interrotti e tutti i piani per la futura educazione di Gesù furono distrutti. Questo giovane carpentiere, che aveva appena compiuto quattordici anni, prese coscienza che non aveva solo da svolgere la missione di suo Padre celeste di rivelare la natura divina sulla terra e nella carne, ma che la sua giovane natura umana doveva anche addossarsi la responsabilità di prendersi cura di sua madre vedova e dei suoi sette fratelli e sorelle — e di un altro figlio non ancora nato. Questo giovane di Nazaret divenne ora l’unico sostegno e conforto di questa famiglia così improvvisamente colpita. In tal modo fu permesso il succedersi su Urantia di quegli avvenimenti d’ordine naturale che obbligarono questo giovane uomo del destino ad assumere così presto le responsabilità pesanti, ma altamente educative e disciplinari, che competono a chi diventa capo di una famiglia umana, padre dei propri fratelli e sorelle, sostegno e protezione della propria madre, custode della casa paterna, la sola che avrebbe conosciuto mentre era su questo mondo.

126:2.3 (1388.3) Gesù accettò di buon grado le responsabilità che si abbatterono così improvvisamente su di lui, e le portò avanti fedelmente sino alla fine. Perlomeno un grande problema ed una prevista difficoltà della sua vita erano stati tragicamente risolti — non ci si aspettava più ora che egli andasse a Gerusalemme a studiare sotto i rabbini. Rimase sempre vero che Gesù “non si sedette ai piedi di nessuno”. Egli era sempre desideroso d’imparare, anche dal più umile bambino, ma non derivò mai da fonti umane la sua autorità per insegnare la verità.

126:2.4 (1388.4) Egli non sapeva ancora nulla della visita di Gabriele a sua madre prima della sua nascita; lo apprese da Giovanni soltanto il giorno del suo battesimo, all’inizio del suo ministero pubblico.

126:2.5 (1388.5) Con il passare degli anni questo giovane carpentiere di Nazaret misurò sempre più ogni istituzione della società ed ogni usanza della religione con un criterio invariabile: che cosa fa per l’anima umana? Avvicina Dio all’uomo? Conduce l’uomo a Dio? Pur non dimenticando completamente gli aspetti ricreativi e sociali della vita, questo giovane consacrò sempre più il suo tempo e le sue energie a due soli propositi: prendersi cura della sua famiglia e prepararsi a compiere sulla terra la volontà di suo Padre celeste.

126:2.6 (1389.1) Quest’anno i vicini presero l’abitudine di entrare all’improvviso durante le sere d’inverno per ascoltare Gesù suonare l’arpa, per ascoltare le sue storie (perché il ragazzo era un eccellente narratore) e per sentirlo leggere dalle Scritture in greco.

126:2.7 (1389.2) Gli affari economici della famiglia continuavano a scorrere abbastanza tranquillamente perché disponeva di una buona somma di denaro liquido al momento della morte di Giuseppe. Gesù non tardò a mostrare che possedeva un giudizio acuto degli affari e sagacia finanziaria. Egli era liberale ma frugale; era economo ma generoso. Si rivelò un amministratore saggio ed efficace dei beni di suo padre.

126:2.8 (1389.3) Nonostante tutto ciò che Gesù ed i vicini di Nazaret potevano fare per portare conforto alla famiglia, Maria ed anche i bambini erano pieni di tristezza. Giuseppe se n’era andato. Giuseppe era stato un marito ed un padre eccezionale e mancava a tutti loro. E sembrava loro ancor più tragico pensare che era morto prima che avessero potuto parlargli o ricevere la sua benedizione di addio.

3. Il quindicesimo anno (9 d.C.)

126:3.1 (1389.4) Alla metà di questo quindicesimo anno — e contiamo il tempo secondo il calendario del ventesimo secolo e non secondo l’anno ebraico — Gesù aveva preso in mano saldamente la conduzione della sua famiglia. Prima della fine di quest’anno le loro risorse erano quasi esaurite ed essi si trovarono nella necessità di vendere una delle case di Nazaret che Giuseppe possedeva in comune con il suo vicino Giacobbe.

126:3.2 (1389.5) Mercoledì sera 17 aprile dell’anno 9 d.C. venne al mondo Rut, l’ultima nata della famiglia, e nel limite del possibile Gesù si sforzò di prendere il posto di suo padre nel confortare e curare sua madre durante questa prova difficile e particolarmente triste. Per quasi vent’anni (fino all’inizio del suo ministero pubblico) nessun padre avrebbe potuto amare ed allevare sua figlia con più affetto ed attaccamento di quanto fece Gesù nell’occuparsi della piccola Rut. Egli fu altrettanto un buon padre per tutti gli altri membri della sua famiglia.

126:3.3 (1389.6) Durante quest’anno Gesù formulò per la prima volta la preghiera che insegnò successivamente ai suoi apostoli e che è stata conosciuta da molti come “Il Padre Nostro”. In un certo senso questa fu un’evoluzione della celebrazione familiare; gli Ebrei avevano numerose formule di lode e parecchie preghiere formali. Dopo la morte di suo padre Gesù tentò d’insegnare ai ragazzi più grandi ad esprimersi individualmente nelle loro preghiere — come lui stesso amava fare — ma essi non riuscivano a capire il suo pensiero e tornavano invariabilmente alle loro forme di preghiera imparate a memoria. Fu in questo tentativo di stimolare i suoi fratelli e sorelle più anziani a recitare delle preghiere individuali che Gesù si sforzò di guidarli con frasi suggestive, e ben presto, senza intenzione da parte sua, tutti impiegarono una forma di preghiera largamente basata sulle linee direttrici che Gesù aveva insegnato loro.

126:3.4 (1389.7) Alla fine Gesù abbandonò l’idea di ottenere che ogni membro della famiglia formulasse preghiere spontanee, ed una sera di ottobre si sedette presso la piccola lampada piatta posta sulla bassa tavola di pietra e, su una tavoletta di cedro liscia di circa quarantacinque centimetri di lato, scrisse con un pezzo di carboncino la preghiera che divenne da quel momento la supplica modello della famiglia.

126:3.5 (1389.8) Quest’anno Gesù fu molto turbato da riflessioni confuse. Le responsabilità familiari avevano allontanato molto efficacemente ogni idea di mettere in esecuzione un piano conforme alla visita di Gerusalemme che lo invitava ad “occuparsi degli affari di suo Padre”. Gesù ragionò giustamente che prendersi cura della famiglia di suo padre terreno doveva avere la precedenza su ogni altro dovere, e che il sostegno della sua famiglia doveva essere il suo primo obbligo.

126:3.6 (1390.1) Nel corso di quest’anno Gesù trovò nel cosiddetto Libro di Enoch un passaggio che lo spinse ad adottare più tardi l’espressione “Figlio dell’Uomo” come designazione della sua missione di conferimento su Urantia. Egli aveva accuratamente considerato l’idea del Messia ebreo e si convinse fermamente che non sarebbe stato quel Messia. Anelava ad aiutare il popolo di suo padre, ma non pensò mai di mettersi alla testa degli eserciti ebrei per liberare la Palestina dalla dominazione straniera. Egli sapeva che non si sarebbe mai seduto sul trono di Davide a Gerusalemme. E nemmeno credeva che la sua missione fosse quella di un liberatore spirituale o di un educatore morale solo per il popolo ebreo. In nessun senso, quindi, la missione della sua vita poteva essere il compimento dei desideri ardenti e delle supposte profezie messianiche delle Scritture ebraiche; almeno non nella maniera in cui gli Ebrei comprendevano queste predizioni dei profeti. Similmente egli era certo che non sarebbe mai apparso come il Figlio dell’Uomo descritto dal profeta Daniele.

126:3.7 (1390.2) Ma quando fosse venuto per lui il momento di farsi avanti come educatore nel mondo, quale nome avrebbe assunto? Come avrebbe giustificato la sua missione? Con quale nome sarebbe stato chiamato dalle persone che avrebbero creduto nei suoi insegnamenti?

126:3.8 (1390.3) Mentre rimuginava tutti questi problemi nella sua mente, egli trovò nella biblioteca della sinagoga di Nazaret, fra i libri apocalittici che stava studiando, questo manoscritto chiamato “Il Libro di Enoch”. E benché egli fosse certo che non era stato scritto dall’Enoch di un tempo, il libro lo interessò molto, ed egli lo lesse e rilesse parecchie volte. C’era un passaggio che lo colpì particolarmente, il passaggio in cui appariva il termine “Figlio dell’Uomo”. L’autore di questo cosiddetto Libro di Enoch continuava a parlare di questo Figlio dell’Uomo, descrivendo il lavoro che doveva compiere sulla terra e spiegando che questo Figlio dell’Uomo, prima di venire su questo mondo per portare la salvezza all’umanità, aveva attraversato i cortili della gloria celeste con suo Padre, il Padre di tutti; e che aveva rinunciato a tutta questa grandezza e gloria per discendere sulla terra a proclamare la salvezza ai mortali bisognosi. A mano a mano che Gesù leggeva questi passaggi (ben sapendo che gran parte del misticismo orientale mescolatosi in seguito con questi insegnamenti era erroneo), sentiva nel suo cuore e riconosceva nella sua mente che fra tutte le predizioni messianiche delle Scritture ebraiche e tutte le teorie sul liberatore degli Ebrei, nessuna era così vicina alla verità quanto la storia posta in questo Libro di Enoch solo parzialmente riconosciuto. Ed egli decise seduta stante di adottare come suo titolo inaugurale “il Figlio dell’Uomo”. E così fece quando successivamente cominciò la sua opera pubblica. Gesù aveva un’abilità infallibile nel riconoscere la verità e non esitava ad accoglierla qualunque fosse la fonte da cui sembrava emanare.

126:3.9 (1390.4) In quel tempo egli aveva completamente messo in ordine molte cose concernenti il suo futuro lavoro nel mondo, ma non disse niente di queste cose a sua madre, che era ancora risolutamente legata all’idea che egli fosse il Messia ebreo.

126:3.10 (1390.5) Affiorava adesso la grande confusione dell’età giovanile di Gesù. Dopo aver fissato qualcosa circa la natura della sua missione sulla terra, cioè “occuparsi degli affari di suo Padre” — mostrare la natura amorevole di suo Padre a tutta l’umanità — egli cominciò a riflettere nuovamente sulle numerose citazioni delle Scritture riferentisi alla venuta di un liberatore nazionale, un maestro od un re ebreo. A quale avvenimento si riferivano queste profezie? Non era forse un Ebreo? O non lo era? Apparteneva o no alla casa di Davide? Sua madre affermava di sì; suo padre aveva giudicato che non lo era. Egli decise che non lo era. Ma i profeti avevano confuso la natura e la missione del Messia?

126:3.11 (1391.1) Dopo tutto era possibile che sua madre avesse ragione? Nella maggior parte dei casi, quando delle divergenze d’opinione erano sorte in passato, lei aveva avuto ragione. Se egli era un nuovo maestro e non il Messia, allora come avrebbe potuto riconoscere il Messia ebreo se costui fosse apparso a Gerusalemme durante il tempo della sua missione terrena; e quali sarebbero state allora le sue relazioni con questo Messia ebreo? E quali sarebbero stati i rapporti con la sua famiglia dopo che si fosse impegnato nella missione della sua vita? Con la religione e la comunità ebraica? Con l’Impero Romano? Con i Gentili e le loro religioni? Il giovane galileo rigirava nella sua mente ciascuno di questi cruciali problemi e vi rifletteva seriamente mentre continuava a lavorare al banco di carpentiere, guadagnando laboriosamente da vivere per sé, per sua madre e per le altre otto bocche affamate.

126:3.12 (1391.2) Prima della fine di quest’anno Maria si rese conto che i fondi della famiglia diminuivano. Essa affidò la vendita dei piccioni a Giacomo. Ben presto essi acquistarono una seconda mucca e, con l’aiuto di Miriam, cominciarono a vendere latte ai loro vicini di Nazaret.

126:3.13 (1391.3) I suoi periodi di profonda meditazione, i suoi frequenti spostamenti per pregare sulla sommità della collina e le molte strane idee che Gesù enunciava di tanto in tanto, allarmarono profondamente sua madre. Talvolta essa pensava che il ragazzo fosse fuori di sé, e poi dominava il suo timore ricordandosi che egli era dopotutto un figlio della promessa e che era sotto molti aspetti differente dagli altri giovani.

126:3.14 (1391.4) Ma Gesù aveva imparato a non esprimere tutti i suoi pensieri, a non esporre tutte le sue idee agli altri, nemmeno alla sua stessa madre. A partire da quest’anno Gesù limitò costantemente la divulgazione di quanto passava per la sua mente; cioè, egli parlò meno di quelle cose che una persona normale non poteva afferrare e che rischiavano di farlo considerare come bizzarro o differente dalla gente comune. Secondo tutte le apparenze egli divenne ordinario e convenzionale, sebbene desiderasse qualcuno che potesse comprendere i suoi problemi. Egli anelava ad avere un amico fedele e degno di fiducia, ma i suoi problemi erano troppo complessi per essere compresi dai suoi compagni umani. La singolarità di questa situazione eccezionale lo induceva a portare il suo fardello da solo.

4. Il primo sermone nella Sinagoga

126:4.1 (1391.5) A partire dal suo quindicesimo compleanno Gesù poteva ufficialmente occupare il pulpito della sinagoga nel giorno di sabato. Molte volte prima, in assenza di oratori, era stato chiesto a Gesù di leggere le Scritture, ma ora era giunto il giorno in cui, secondo la legge, egli poteva condurre il servizio. Perciò il primo sabato dopo il suo quindicesimo compleanno il cazan dispose che Gesù conducesse il servizio mattutino della sinagoga. E quando tutti i fedeli di Nazaret furono riuniti, il giovane, dopo aver fatto la sua scelta delle Scritture, si alzò e cominciò a leggere:

126:4.2 (1391.6) “Lo spirito del Signore Dio è su di me, perché il Signore mi ha unto; egli mi ha inviato a portare la buona novella ai mansueti, a curare quelli che hanno il cuore spezzato, a proclamare la libertà agli schiavi e a liberare i prigionieri spirituali; a proclamare l’anno del favore di Dio ed il giorno del giudizio del nostro Dio; a consolare tutti gli afflitti e a dare loro la bellezza in luogo delle ceneri, l’olio della gioia al posto del dolore, un canto di lodi invece dello spirito di cordoglio, affinché possano essere chiamati alberi di rettitudine, piantati dal Signore, con i quali egli possa essere glorificato.

126:4.3 (1392.1) “Cercate il bene e non il male, affinché possiate vivere, e così il Signore, il Dio degli eserciti, sarà con voi. Odiate il male ed amate il bene; stabilite il giudizio sulla porta. Forse il Signore Dio userà grazia verso i resti di Giuseppe.

126:4.4 (1392.2) “Lavatevi, purificatevi; allontanate il male dalle vostre azioni dinanzi ai miei occhi; cessate di fare il male ed imparate a fare il bene; cercate la giustizia, confortate gli oppressi. Difendete gli orfani di padre e perorate la causa delle vedove.

126:4.5 (1392.3) “Con che cosa mi presenterò davanti al Signore, per inchinarmi davanti al Signore di tutta la terra? Andrò davanti a lui con olocausti, con vitelli di un anno? Il Signore gradirà le migliaia di arieti, le decine di migliaia di pecore o i fiumi d’olio? Darò il mio primogenito per la mia trasgressione, il frutto del mio corpo per il peccato della mia anima? No! Perché il Signore ci ha mostrato, o uomini, ciò che è buono. Che cosa vi chiede il Signore se non di essere giusti, di amare la misericordia e di camminare umilmente con il vostro Dio?

126:4.6 (1392.4) “A chi, allora, paragonerete Dio che siede sull’orbita della terra? Alzate gli occhi e guardate chi ha creato tutti questi mondi, chi produce le loro moltitudini per numero e le chiama tutte con il loro nome. Egli fa tutte queste cose grazie alla grandezza della sua potenza e a causa della forza del suo potere non ne sbaglia una. Egli dona vigore ai deboli ed accresce la forza di coloro che sono stanchi. Non abbiate paura, perché io sono con voi; non temete, perché io sono il vostro Dio. Io vi fortificherò e vi aiuterò; sì, io vi sosterrò con la mano destra della mia giustizia, perché io sono il Signore vostro Dio. Ed io terrò la vostra mano destra dicendovi: non temete, perché io vi aiuterò.

126:4.7 (1392.5) “Tu sei il mio testimone, dice il Signore, ed il mio servitore che ho scelto perché tutti possiate conoscermi e credere in me e comprendere che io sono l’Eterno. Io, sì io sono il Signore, e all’infuori di me non c’è alcun salvatore.”

126:4.8 (1392.6) Quando ebbe terminato questa lettura, egli si sedette, e la gente rientrò a casa propria meditando le parole che egli aveva letto loro con tanta grazia. Mai i suoi concittadini l’avevano visto così magnificamente solenne; mai avevano sentito la sua voce così ardente e sincera; mai l’avevano visto così forte, così deciso, così pieno d’autorità.

126:4.9 (1392.7) Questo pomeriggio di sabato Gesù salì con Giacomo sulla collina di Nazaret, e quando ritornarono a casa egli scrisse i Dieci Comandamenti in greco con il carboncino su due tavolette di legno liscio. Successivamente Marta colorì e decorò queste tavolette, e per parecchio tempo esse rimasero appese al muro sopra il piccolo banco da lavoro di Giacomo.

5. La lotta finanziaria

126:5.1 (1392.8) Gradualmente Gesù e la sua famiglia ritornarono alla vita semplice dei loro primi anni. I loro vestiti ed anche il loro cibo divennero più semplici. Essi avevano latte, burro e formaggio in abbondanza. Alla stagione dovuta essi beneficiavano dei prodotti del loro giardino, ma ogni mese che passava erano obbligati a praticare una maggiore frugalità. I loro pasti erano molto semplici; il cibo migliore era riservato per il pasto della sera. Tuttavia, tra questi Ebrei, la mancanza di ricchezza non implicava un’inferiorità sociale.

126:5.2 (1392.9) Questo giovane aveva già quasi acquisito la comprensione di come vivevano gli uomini del suo tempo. Ed a qual punto egli comprendesse bene la vita di famiglia, dei campi e del laboratorio è mostrato dai suoi insegnamenti successivi, che rivelano così pienamente i suoi contatti intimi con tutte le fasi dell’esperienza umana.

126:5.3 (1392.10) Il cazan di Nazaret continuava a credere che Gesù sarebbe divenuto un grande maestro, probabilmente il successore del celebre Gamaliele a Gerusalemme.

126:5.4 (1393.1) Apparentemente tutti i piani di Gesù per la sua carriera furono contrastati. Il futuro non sembrava brillante per come si sviluppavano gli avvenimenti. Ma egli non vacillò, non si scoraggiò. Continuò a vivere giorno dopo giorno, compiendo bene il suo dovere presente ed assolvendo fedelmente le responsabilità immediate della sua posizione nella vita. La vita di Gesù è la consolazione eterna di tutti gli idealisti delusi.

126:5.5 (1393.2) Il salario di un carpentiere ordinario che lavorava a giornata diminuiva lentamente. Alla fine di quest’anno, lavorando dal mattino presto a sera tardi, Gesù non riusciva a guadagnare che l’equivalente di circa venticinque centesimi il giorno. L’anno seguente essi ebbero difficoltà a pagare le tasse civili, senza parlare delle quote della sinagoga e della tassa di mezzo siclo per il tempio. Nel corso di quest’anno l’esattore delle imposte tentò di estorcere a Gesù un ricavo supplementare, minacciando persino di sequestrare la sua arpa.

126:5.6 (1393.3) Temendo che l’esemplare delle Scritture greche fosse scoperto e confiscato dagli esattori delle imposte, Gesù lo donò nel giorno del suo quindicesimo compleanno alla biblioteca della sinagoga di Nazaret, come offerta al Signore in occasione della sua maturità.

126:5.7 (1393.4) Il grande shock del suo quindicesimo anno avvenne quando Gesù andò a Sefforis per ascoltare la decisione di Erode riguardo all’appello che aveva presentato per la disputa sull’entità della somma dovuta a Giuseppe al momento della sua morte accidentale. Gesù e Maria avevano sperato di ricevere una somma considerevole di denaro, mentre il tesoriere di Sefforis aveva offerto loro una somma irrisoria. I fratelli di Giuseppe avevano fatto appello ad Erode stesso, ed ora Gesù era a palazzo ed ascoltava Erode decretare che niente era dovuto a suo padre al momento della morte. E a causa di questa decisione così ingiusta Gesù non ebbe mai più fiducia in Erode Antipa. Non c’è da sorprendersi che egli abbia fatto allusione una volta ad Erode come a “quella volpe”.

126:5.8 (1393.5) Il lavoro assiduo al banco di carpentiere durante quest’anno e gli anni seguenti privò Gesù dell’opportunità di mescolarsi ai viaggiatori delle carovane. Il magazzino di approvvigionamento della famiglia era già stato ripreso da suo zio, e Gesù lavorava tutto il suo tempo nel laboratorio di casa, dove era vicino per aiutare Maria con la famiglia. In questo periodo egli cominciò a mandare Giacomo al caravanserraglio per raccogliere informazioni sugli avvenimenti del mondo, cercando così di tenersi al corrente delle notizie del giorno.

126:5.9 (1393.6) Nel corso della sua crescita verso l’età adulta egli passò per tutti quei conflitti ed incertezze per cui sono passati i giovani normali delle ere precedenti e successive. La rigorosa esperienza di mantenere la sua famiglia era una sicura salvaguardia contro la possibilità di disporre di troppo tempo per meditazioni oziose o per indulgere a tendenze mistiche.

126:5.10 (1393.7) Questo fu l’anno in cui Gesù prese in affitto un grande appezzamento di terra a nord della loro casa, che fu diviso in porzioni d’orto di famiglia. Ciascuno dei figli più anziani ebbe un giardino individuale, ed essi si fecero una viva concorrenza nei loro sforzi agricoli. Il loro fratello maggiore passava ogni giorno un po’ di tempo con loro nel giardino durante la stagione della coltivazione degli ortaggi. Mentre Gesù lavorava in giardino con i suoi giovani fratelli e sorelle, ebbe più volte il desiderio di andare ad abitare tutti in una fattoria in campagna, dove avrebbero goduto la libertà e l’indipendenza di una vita libera. Ma essi non si vedevano crescere in campagna, e Gesù, che era un giovane pratico oltre che un idealista, affrontò con intelligenza ed energia il suo problema così come si presentava, e fece tutto ciò che era in suo potere per adeguare se stesso e la sua famiglia alle realtà della loro situazione e per adattare la loro condizione alla maggior soddisfazione possibile dei loro desideri individuali e collettivi.

126:5.11 (1393.8) Ad un certo momento Gesù aveva un po’ sperato che avrebbe potuto mettere insieme i mezzi sufficienti a garantire l’intenzione di acquistare una piccola fattoria se avessero riscosso la somma considerevole dovuta a suo padre per i lavori eseguiti al palazzo di Erode. Egli aveva pensato molto seriamente al piano di trasferire la sua famiglia in campagna. Ma quando Erode rifiutò di pagare loro qualsiasi importo di quanto dovuto a Giuseppe, essi rinunciarono all’ambizione di possedere una casa in campagna. Comunque riuscirono a godere molto dell’esperienza della vita di fattoria poiché ora avevano tre mucche, quattro pecore, una moltitudine di pulcini, un asino ed un cane, oltre ai piccioni. Anche i bambini avevano i loro incarichi regolari da svolgere nello schema ben regolato dell’organizzazione che caratterizzava la vita domestica di questa famiglia di Nazaret.

126:5.12 (1394.1) Alla fine del suo quindicesimo anno Gesù terminò la traversata di quel pericoloso e difficile periodo dell’esistenza umana, di quell’epoca di transizione tra gli anni di maggior soddisfazione dell’infanzia e la coscienza dell’imminente età adulta con le sue responsabilità ed opportunità accresciute di acquisire una maggiore esperienza nello sviluppo di un nobile carattere. Il periodo di crescita mentale e fisica era finito ed ora iniziava la vera carriera di questo giovane uomo di Nazaret.

Fascicolo 127 - Gli anni dell’adolescenza

Il Libro di Urantia

Fascicolo 127

Gli anni dell’adolescenza

127:0.1 (1395.1) QUANDO entrò negli anni della sua adolescenza, Gesù si trovò ad essere il capo e l’unico sostegno di una famiglia numerosa. In pochi anni dopo la morte di suo padre tutte le loro proprietà erano state vendute. Con il passare del tempo egli prese sempre più coscienza della sua preesistenza; allo stesso tempo cominciò a comprendere più pienamente che era presente sulla terra e nella carne con l’espresso proposito di rivelare suo Padre del Paradiso ai figli degli uomini.

127:0.2 (1395.2) Nessun adolescente che è vissuto o vivrà mai su questo mondo o su qualsiasi altro mondo ha dovuto o dovrà mai risolvere problemi più gravi o sbrogliare difficoltà più intricate. Nessun giovane di Urantia sarà mai chiamato a passare per conflitti più probanti o per situazioni più difficili di quelli che Gesù sopportò durante quegli anni ardui che vanno dal quindicesimo al ventesimo.

127:0.3 (1395.3) Essendo passato in tal modo per l’esperienza effettiva di vivere questi anni di adolescenza su un mondo assalito dal male e tormentato dal peccato, il Figlio dell’Uomo acquisì una conoscenza completa dell’esperienza di vita della gioventù in tutti i regni di Nebadon, e divenne così per sempre il rifugio comprensivo per gli adolescenti angosciati e perplessi di ogni tempo e su tutti i mondi dell’universo locale.

127:0.4 (1395.4) Lentamente ma sicuramente, e per esperienza effettiva, questo Figlio divino sta guadagnando il diritto di divenire il sovrano del suo universo, il governatore supremo e indiscusso di tutte le intelligenze create su tutti i mondi dell’universo locale, il rifugio comprensivo degli esseri di tutte le ere e di qualunque grado di dotazione e di esperienza personale.

1. Il sedicesimo anno (10 d.C.)

127:1.1 (1395.5) Il Figlio incarnato passò per l’infanzia e visse una fanciullezza tranquilla. Egli emerse poi dal probante e difficile periodo di transizione tra la fanciullezza e l’età virile — divenne l’adolescente Gesù.

127:1.2 (1395.6) Quest’anno egli raggiunse la sua completa crescita fisica. Era un giovane virile ed avvenente. Egli divenne sempre più austero e serio, ma rimase amabile e comprensivo. I suoi occhi erano benevoli, ma indagatori; il suo sorriso era sempre attraente e rassicurante. La sua voce era musicale, ma autorevole; il suo saluto era cordiale, ma senza affettazione. Sempre, anche nei contatti più ordinari, sembrava essere evidente l’espressione di una duplice natura, quella umana e quella divina. Egli mostrò sempre questa combinazione di amico comprensivo e di maestro autorevole. E questi tratti della sua personalità cominciarono a manifestarsi presto, fin da questi anni della sua adolescenza.

127:1.3 (1395.7) Questo giovane fisicamente forte e robusto raggiunse anche la crescita completa del suo intelletto umano, non la piena esperienza della mente umana, ma la piena capacità per un tale sviluppo intellettuale. Egli aveva un corpo sano e ben proporzionato, una mente vivace ed analitica, una disposizione benevola e comprensiva, un temperamento un po’ fluttuante ma dinamico; e questo insieme cominciò a comporre una personalità forte, straordinaria e seducente.

127:1.4 (1396.1) Con il tempo divenne sempre più difficile per sua madre ed i suoi fratelli e sorelle capirlo; essi esitavano di fronte a quanto diceva ed interpretavano erroneamente quanto faceva. Essi erano tutti incapaci di comprendere la vita del loro fratello maggiore perché la loro madre aveva dato loro ad intendere che era destinato a divenire il liberatore del popolo ebreo. Dopo aver ricevuto queste indicazioni da Maria come segreti di famiglia, immaginate la loro confusione quando Gesù smentiva apertamente tutte queste idee ed intenzioni.

127:1.5 (1396.2) Quest’anno Simone iniziò la scuola ed essi furono obbligati a vendere un’altra casa. Giacomo s’incaricò ora d’istruire la sue tre sorelle, due delle quali avevano l’età giusta per cominciare a studiare seriamente. Appena Rut crebbe, fu presa in carico da Miriam e Marta. Ordinariamente le ragazze delle famiglie ebree ricevevano un’istruzione limitata, ma Gesù era del parere (e sua madre era d’accordo con lui) che le ragazze dovessero andare a scuola come i ragazzi, e poiché la scuola della sinagoga non voleva accettarle, non c’era altra soluzione che condurre dei corsi scolastici speciali per loro a casa.

127:1.6 (1396.3) Per tutto quest’anno Gesù restò confinato al suo banco da lavoro. Per fortuna egli aveva molto lavoro e lo eseguiva in maniera così superiore che non era mai inattivo, nemmeno quando c’era poco lavoro in quella regione. In certi momenti aveva talmente da fare che Giacomo doveva aiutarlo.

127:1.7 (1396.4) Alla fine di quest’anno egli aveva quasi deciso che, dopo aver allevato i suoi fratelli e sorelle ed averli visti sposati, avrebbe iniziato il suo ministero pubblico come maestro di verità e rivelatore del Padre celeste al mondo. Egli sapeva che non sarebbe divenuto il Messia ebreo atteso e concluse che era quasi inutile discutere questi argomenti con sua madre; decise di permetterle di mantenere tutte le idee che le fossero piaciute, poiché tutto quello che egli aveva detto in passato aveva fatto poca o nessuna impressione su di lei, e si ricordò che suo padre non era mai stato capace di dire qualcosa che le facesse cambiare idea. A partire da quest’anno egli parlò sempre meno con sua madre o con altre persone di questi problemi. La sua missione era così particolare che nessuno al mondo avrebbe potuto dargli dei consigli per compierla.

127:1.8 (1396.5) Benché giovane, egli era un vero padre per la sua famiglia; passava ogni ora possibile con i suoi fratelli e sorelle, ed essi lo amavano veramente. Sua madre era desolata nel vederlo lavorare tanto; era dispiaciuta che giorno dopo giorno faticasse al banco di carpentiere per guadagnare da vivere per la famiglia anziché essere a Gerusalemme, come loro avevano progettato con tanta cura, per studiare con i rabbini. Sebbene vi fossero molte cose concernenti suo figlio che Maria non riusciva a comprendere, essa lo amava molto, e ciò che apprezzava di più era la maniera spontanea con la quale egli si addossava la responsabilità della famiglia.

2. Il diciassettesimo anno (11 d.C.)

127:2.1 (1396.6) In quest’epoca vi fu una considerevole agitazione, specialmente a Gerusalemme e in Giudea, a favore di una ribellione contro il pagamento delle imposte a Roma. Si stava formando un forte partito nazionalista che fu subito chiamato gli Zeloti. Contrariamente ai Farisei, gli Zeloti non volevano attendere la venuta del Messia. Essi proponevano di risolvere tutto con una rivolta politica.

127:2.2 (1396.7) Un gruppo di organizzatori di Gerusalemme arrivò in Galilea e riuscì a farsi strada agevolmente fino al momento in cui giunse a Nazaret. Quando vennero a far visita a Gesù, egli li ascoltò con attenzione e pose un gran numero di domande, ma rifiutò di unirsi al partito. Egli rifiutò assolutamente di rivelare le ragioni che gli impedivano di aderire, ed il suo rifiuto ebbe per effetto di far uscire dagli Zeloti molti suoi giovani compagni di Nazaret.

127:2.3 (1397.1) Maria fece del suo meglio per indurlo ad arruolarsi, ma non riuscì a smuoverlo. Essa arrivò a dirgli che il suo rifiuto di sposare la causa nazionalista, come lei ordinava, era un’insubordinazione, una violazione della sua promessa fatta al loro ritorno da Gerusalemme di essere sottomesso ai suoi genitori. Ma in risposta a questa insinuazione egli posò solamente una mano benevola sulla sua spalla e, guardandola in viso, disse: “Madre mia, come puoi tu?” E Maria ritirò la sua affermazione.

127:2.4 (1397.2) Uno degli zii di Gesù (Simone, fratello di Maria) si era già unito a questo gruppo, divenendone in seguito un funzionario nella sezione della Galilea. E per molti anni vi fu un certo allontanamento fra Gesù e suo zio.

127:2.5 (1397.3) Ma a Nazaret cominciò a covare il disordine. L’atteggiamento di Gesù in questa faccenda aveva avuto come risultato di creare una divisione tra i giovani ebrei della città. Circa la metà si era unita all’organizzazione nazionalista, e l’altra metà cominciò a formare un gruppo opposto di patrioti più moderati, con la speranza che Gesù ne assumesse la direzione. Essi rimasero stupefatti quando egli rifiutò l’onore che gli si offriva, portando come scusa le sue pesanti responsabilità familiari, che tutti ammettevano. Ma la situazione si complicò ancora di più poco dopo quando Isacco, un ricco ebreo prestatore di denaro ai Gentili, propose di mantenere la famiglia di Gesù se egli avesse deposto i suoi attrezzi e si fosse messo alla testa di questi patrioti di Nazaret.

127:2.6 (1397.4) Gesù, allora appena diciassettenne, si trovò di fronte ad una delle situazioni più delicate e più imbarazzanti della sua giovane vita. È sempre difficile per i leader spirituali legarsi a movimenti patriottici, specialmente quando sono complicati da oppressori stranieri che percepiscono delle imposte; ed era doppiamente vero in questo caso poiché la religione ebraica era implicata in tutta questa agitazione contro Roma.

127:2.7 (1397.5) La posizione di Gesù era resa ancor più difficile dal fatto che sua madre, suo zio ed anche suo fratello più giovane, Giacomo, lo esortavano tutti ad unirsi alla causa nazionalista. Tutti i migliori Ebrei di Nazaret si erano arruolati, e quei giovani che non si erano uniti al movimento erano tutti pronti ad arruolarsi nel momento in cui Gesù avesse cambiato idea. Egli aveva un solo consigliere saggio in tutta Nazaret, il suo vecchio maestro, il cazan, che lo consigliò sulla sua replica al comitato dei cittadini di Nazaret quando vennero a chiedere la sua risposta all’appello pubblico che era stato fatto. In tutta la giovane vita di Gesù questa fu la prima volta che egli ricorse coscientemente ad una manovra strategica. Fino ad allora egli aveva sempre contato su una sincera esposizione della verità per chiarire la situazione, ma ora non poteva proclamare l’intera verità. Non poteva dichiarare di essere più che un uomo; non poteva rivelare la sua idea della missione che l’attendeva quando fosse stato un po’ più maturo. Malgrado queste limitazioni, la sua fedeltà religiosa e la sua lealtà nazionale erano direttamente messe alla prova. La sua famiglia era in agitazione, i suoi giovani amici divisi, e tutto il contingente ebreo della città era in subbuglio. E pensare che era da biasimare per tutto ciò! Quanto poco egli aveva desiderato causare un qualunque turbamento ed ancor meno uno scompiglio di tal genere.

127:2.8 (1397.6) Bisognava fare qualcosa. Gesù doveva far conoscere la sua posizione, e lo fece coraggiosamente e diplomaticamente con soddisfazione di molti, ma non di tutti. Egli si attenne ai termini della sua argomentazione originaria, sostenendo che il suo primo dovere era verso la sua famiglia, che una madre vedova ed otto fratelli e sorelle avevano bisogno di qualcosa di più di ciò che il semplice denaro può acquistare — le necessità materiali della vita; che essi avevano diritto alla sorveglianza e alla guida di un padre, e che egli non poteva in tutta coscienza scaricarsi dell’obbligo che un crudele incidente aveva fatto ricadere su di lui. Egli si felicitò con sua madre ed il maggiore dei suoi fratelli di volerlo liberare dai suoi obblighi, ma ripeté che la fedeltà a suo padre morto gli impediva di lasciare la sua famiglia, indipendentemente da quanto denaro avesse ricevuto per il loro sostegno materiale, facendo la sua indimenticabile dichiarazione che “il denaro non può amare”. Nel corso di questa allocuzione Gesù fece parecchie velate allusioni alla “missione della sua vita”, ma spiegò che, indipendentemente dal fatto che fosse o meno compatibile con il militarismo, egli vi avrebbe rinunciato con ogni altra cosa della sua vita per compiere fedelmente il suo dovere verso la famiglia. Ognuno a Nazaret sapeva bene che egli era un buon padre per la sua famiglia, e questa era una cosa così vicina al cuore di ogni nobile Ebreo che la supplica di Gesù trovò una risposta favorevole nel cuore di molti dei suoi ascoltatori. E alcuni di quelli che non la pensavano così furono disarmati da un discorso fatto da Giacomo che, sebbene non fosse in programma, fu pronunciato in quel momento. Quello stesso giorno il cazan aveva fatto provare a Giacomo il suo discorso, ma questo era il loro segreto.

127:2.9 (1398.1) Giacomo si disse certo che Gesù avrebbe aiutato a liberare il suo popolo se lui (Giacomo) fosse stato abbastanza vecchio da assumere la responsabilità della famiglia, e che, se solo avessero consentito a Gesù di rimanere “con noi per essere il nostro padre ed il nostro educatore, allora dalla famiglia di Giuseppe non avrebbero avuto solo un capo, ma ben presto cinque leali nazionalisti, perché non vi sono cinque di noi ragazzi che crescono e che stanno per uscire dalla tutela del nostro fratello-padre per servire la nostra nazione?” E così il ragazzo mise fine abbastanza felicemente ad una situazione molto tesa e minacciosa.

127:2.10 (1398.2) La crisi per il momento era superata, ma questo incidente non fu mai dimenticato a Nazaret. L’agitazione persisté; Gesù non beneficiò mai più di un favore unanime; le divergenze di opinione non furono mai completamente appianate. E ciò, in aggiunta ad altri avvenimenti successivi, fu una delle principali ragioni per le quali egli si trasferì qualche anno più tardi a Cafarnao. Da allora Nazaret mantenne una divisione di sentimenti riguardo al Figlio dell’Uomo.

127:2.11 (1398.3) Quest’anno Giacomo si diplomò e cominciò a lavorare a tempo pieno a casa nel laboratorio di carpenteria. Egli era divenuto un abile operaio nel maneggiare gli attrezzi ed iniziò subito a fabbricare gioghi e carrucole, mentre Gesù cominciò a fare più dei lavori di finiture d’interni e di fine ebanisteria.

127:2.12 (1398.4) Quest’anno Gesù fece grandi progressi nell’organizzazione della sua mente. Gradualmente egli aveva conciliato la sua natura divina con la sua natura umana, e compì tutta questa organizzazione intellettuale con la forza delle proprie decisioni e con il solo aiuto del suo Monitore interiore, un Monitore simile a quelli che hanno nella loro mente tutti i mortali normali su tutti i mondi dopo il conferimento di un Figlio. Fino ad allora niente di soprannaturale era accaduto nella carriera di questo giovane uomo, salvo la visita di un messaggero inviato da suo fratello maggiore Emanuele, che gli apparve una volta durante la notte a Gerusalemme.

3. Il diciottesimo anno (12 d.C.)

127:3.1 (1398.5) Nel corso di quest’anno tutte le proprietà della famiglia, salvo la casa in cui abitavano ed il giardino, erano stati liquidati. L’ultima porzione di proprietà a Cafarnao (eccetto una parte in un’altra proprietà), già ipotecata, fu venduta. Il ricavato servì a pagare le tasse, ad acquistare alcuni nuovi attrezzi per Giacomo e a fare un pagamento per il vecchio magazzino familiare di forniture e riparazioni vicino al caravanserraglio, che Gesù desiderava ora riscattare perché Giacomo era abbastanza grande per lavorare nel laboratorio di casa ed aiutare Maria in famiglia. Liberato per il momento dalla pressione finanziaria, Gesù decise di condurre Giacomo alla Pasqua. Essi partirono per Gerusalemme un giorno prima per essere soli, percorrendo la strada della Samaria. Durante il cammino Gesù illustrò a Giacomo i luoghi storici attraversati, come suo padre gli aveva insegnato cinque anni prima nel corso di un viaggio simile.

127:3.2 (1399.1) Passando per la Samaria essi videro numerosi spettacoli strani. Durante questo viaggio discussero molto dei loro problemi personali, familiari e nazionali. Giacomo era un tipo di ragazzo molto religioso, e benché non fosse completamente d’accordo con sua madre riguardo al poco che conosceva dei piani concernenti l’opera della vita di Gesù, aspettava il momento in cui fosse stato in grado di assumere la responsabilità della famiglia per permettere a Gesù d’iniziare la sua missione. Egli apprezzava molto che Gesù l’avesse condotto alla Pasqua e discussero del futuro più a fondo di quanto avessero mai fatto prima.

127:3.3 (1399.2) Gesù rifletté molto durante la traversata della Samaria, particolarmente a Betel e al pozzo di Giacobbe, dove si fermarono per bere. Lui e suo fratello discussero delle tradizioni di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Egli fece molto per preparare Giacomo a ciò che avrebbe visto a Gerusalemme, cercando così di attenuare uno shock simile a quello che lui stesso aveva provato alla sua prima visita al tempio. Ma Giacomo non era così sensibile a certi spettacoli. Egli criticò la maniera superficiale e crudele con cui qualche sacerdote compiva il suo dovere, ma nell’insieme fu molto soddisfatto del suo soggiorno a Gerusalemme.

127:3.4 (1399.3) Gesù condusse Giacomo a Betania per la cena di Pasqua. Simone era stato sepolto con i suoi avi, e Gesù presiedette la tavolata come capo della famiglia per la Pasqua, avendo portato l’agnello pasquale dal tempio.

127:3.5 (1399.4) Dopo la cena di Pasqua, Maria si sedette a parlare con Giacomo mentre Marta, Lazzaro e Gesù s’intrattennero insieme fino a notte inoltrata. L’indomani essi assistettero ai servizi del tempio e Giacomo fu accolto nella comunità d’Israele. Quel mattino, quando si fermarono sulla sommità dell’Oliveto per guardare il tempio, mentre Giacomo esprimeva la sua ammirazione, Gesù contemplava Gerusalemme in silenzio. Giacomo non riusciva a capire l’atteggiamento di suo fratello. Quella sera essi ritornarono di nuovo a Betania e sarebbero partiti verso casa il giorno dopo, ma Giacomo insisté per ritornare a visitare il tempio, spiegando che desiderava ascoltare gli insegnanti. E benché ciò fosse vero, nel segreto del suo cuore egli voleva ascoltare Gesù partecipare alle discussioni, come sua madre gli aveva raccontato. Essi andarono dunque al tempio ed ascoltarono le discussioni, ma Gesù non pose domande. Tutto ciò sembrava così puerile ed insignificante a questa mente di uomo/Dio che si stava risvegliando — egli poteva solo averne pietà. Giacomo rimase deluso dal fatto che Gesù non avesse detto niente. Alle sue domande Gesù rispose solamente: “La mia ora non è ancora giunta.”

127:3.6 (1399.5) Il giorno dopo essi fecero il viaggio di ritorno passando per Gerico e la valle del Giordano, e durante il cammino Gesù raccontò molte cose, incluso il suo primo viaggio per questa strada quando aveva tredici anni.

127:3.7 (1399.6) Al suo ritorno a Nazaret, Gesù cominciò a lavorare nel vecchio laboratorio familiare di riparazioni e fu molto lieto di poter incontrare quotidianamente molte persone provenienti da tutte le parti del paese e dei distretti circostanti. Gesù amava veramente la gente — le persone del popolo. Ogni mese egli pagava la mensilità di riscatto del laboratorio e, con l’aiuto di Giacomo, continuava a mantenere la famiglia.

127:3.8 (1399.7) Molte volte all’anno, quando non c’erano visitatori presenti per questa funzione, Gesù continuava a leggere le Scritture del sabato alla sinagoga e commentava spesso la lezione, ma normalmente sceglieva brani che non avevano bisogno di commento. Egli era così abile nel disporre l’ordine delle letture dei vari brani che uno chiariva l’altro. Il sabato pomeriggio egli non mancava mai, tempo permettendo, di condurre i suoi fratelli e sorelle fuori per una passeggiata salutare.

127:3.9 (1400.1) In quest’epoca il cazan inaugurò un circolo di discussioni filosofiche per giovani che si riuniva a casa dei vari membri e spesso nella sua stessa casa, e Gesù divenne un membro eminente di questo gruppo. In tal modo egli poté riguadagnare un po’ del prestigio locale che aveva perso al momento delle recenti controversie nazionalistiche.

127:3.10 (1400.2) La sua vita sociale, per quanto limitata, non era del tutto trascurata. Egli aveva molti buoni amici ed ammiratori ferventi fra i giovani e le giovani di Nazaret.

127:3.11 (1400.3) In settembre Elisabetta e Giovanni vennero a far visita alla famiglia di Nazaret. Giovanni, avendo perso il padre, aveva intenzione di ritornare tra le colline della Giudea per occuparsi di agricoltura ed allevare pecore, a meno che Gesù non gli consigliasse di restare a Nazaret per diventare carpentiere o fare qualche altro genere di lavoro. Essi ignoravano che la famiglia di Nazaret era praticamente in miseria. Più Maria ed Elisabetta parlavano dei loro figli, più si convincevano che sarebbe stato bene per i due giovani lavorare insieme e vedersi più spesso.

127:3.12 (1400.4) Gesù e Giovanni ebbero molti colloqui e discussero di alcune questioni molto intime e personali. Alla fine di questa visita essi decisero di non rivedersi fino a quando non si fossero incontrati nel loro ministero pubblico dopo che “il Padre celeste li avesse chiamati” alla loro opera. Giovanni rimase profondamente scosso per aver sentito a Nazaret che doveva tornare a casa e lavorare per mantenere sua madre. Egli si convinse che avrebbe partecipato alla missione della vita di Gesù, ma comprese che Gesù si sarebbe dovuto occupare per molti anni del mantenimento della propria famiglia. Così fu molto più contento di ritornare a casa sua e di prendersi cura della loro piccola fattoria e di provvedere ai bisogni di sua madre. E Giovanni e Gesù non si rividero più fino a quel giorno al Giordano quando il Figlio dell’Uomo si presentò per essere battezzato.

127:3.13 (1400.5) Sabato pomeriggio 3 dicembre di quest’anno la morte colpì per la seconda volta questa famiglia di Nazaret. Il piccolo Amos, il loro fratellino, morì dopo una settimana di malattia con febbre alta. Dopo essere passata per questo periodo di dolore con suo figlio primogenito come suo unico sostegno, Maria riconobbe infine e nel senso più pieno che Gesù era il vero capo della famiglia; ed egli era veramente un capo valoroso.

127:3.14 (1400.6) Per quattro anni il loro livello di vita era costantemente diminuito; di anno in anno essi si sentivano attanagliati da una crescente povertà. Alla fine di quest’anno dovettero affrontare una delle prove più penose tra tutte le loro ardue lotte. Giacomo non aveva ancora cominciato a guadagnare molto, e la spesa di un funerale in aggiunta a tutto il resto li fece vacillare. Ma Gesù si limitò a dire alla sua ansiosa ed afflitta madre: “Madre Maria, il dispiacere non ci aiuterà; stiamo facendo tutti del nostro meglio, ed il sorriso della mamma, forse, potrebbe stimolarci a fare ancora di più. Giorno dopo giorno noi siamo fortificati in questi compiti dalla nostra speranza di avere davanti a noi giorni migliori.” Il suo solido e pratico ottimismo era veramente contagioso; tutti i figli vivevano in un’atmosfera di attesa di tempi e di cose migliori. E questo coraggio pieno di speranza contribuì fortemente a sviluppare in loro dei caratteri forti e nobili, nonostante la loro deprimente povertà.

127:3.15 (1400.7) Gesù possedeva la facoltà di mobilitare efficacemente tutti i suoi poteri mentali, psichici e fisici nel compito da assolvere immediatamente. Egli poteva concentrare la sua mente profondamente riflessiva sul solo problema che desiderava risolvere, e questo, in aggiunta alla sua inesauribile pazienza, lo rendeva capace di sopportare serenamente le prove di un’esistenza mortale difficile — di vivere come se “vedesse Colui che è invisibile”.

4. Il diciannovesimo anno (13 d.C.)

127:4.1 (1401.1) In questo periodo Gesù e Maria si capivano molto meglio. Essa lo considerava meno come un figlio; egli era divenuto per lei più un padre per i suoi figli. La vita quotidiana era piena di difficoltà pratiche ed immediate. Essi parlavano meno frequentemente dell’opera della sua vita, perché, con il passare del tempo, tutti i loro pensieri erano vicendevolmente rivolti al mantenimento e all’educazione della loro famiglia di quattro ragazzi e tre ragazze.

127:4.2 (1401.2) All’inizio di quest’anno Gesù aveva completamente convinto sua madre ad accettare i suoi metodi di educazione dei figli — l’ingiunzione positiva a fare il bene invece dell’antico metodo ebraico di proibire di fare il male. In casa sua e durante la sua carriera d’insegnamento pubblico Gesù impiegò invariabilmente la forma positiva di esortazione. Sempre e ovunque egli diceva: “Farete questo — dovreste fare quello.” Egli non impiegava mai il modo negativo d’insegnare derivato dagli antichi tabù. Si asteneva dal dare importanza al male proibendolo, mentre esaltava il bene ordinando di compierlo. In questa casa il momento della preghiera era l’occasione per discutere di tutto ciò che concerneva il benessere della famiglia.

127:4.3 (1401.3) Gesù cominciò a disciplinare saggiamente i suoi fratelli e sorelle ad un’età così tenera che ci fu bisogno di poca o nessuna punizione per assicurare la loro pronta e spontanea obbedienza. La sola eccezione era Giuda, verso il quale in differenti occasioni Gesù trovò necessario imporre delle punizioni per le sue infrazioni alle regole della casa. In tre occasioni in cui stimò saggio punire Giuda per aver deliberatamente violato le regole di condotta della famiglia ed averlo riconosciuto, la sua punizione fu fissata con decisione unanime dei figli più anziani ed approvata da Giuda stesso prima che gli fosse inflitta.

127:4.4 (1401.4) Sebbene Gesù fosse molto metodico e sistematico in tutto ciò che faceva, c’erano anche in tutte le sue decisioni amministrative una confortante elasticità d’interpretazione ed un’individualità di adattamento che colpivano grandemente tutti i ragazzi con lo spirito di giustizia che animava il loro fratello-padre. Egli non castigava mai arbitrariamente i suoi fratelli e sorelle, e la sua imparzialità uniforme e la sua considerazione personale resero Gesù molto caro a tutta la sua famiglia.

127:4.5 (1401.5) Giacomo e Simone crebbero cercando di seguire il piano di Gesù nel calmare i loro compagni bellicosi e talvolta collerici con la persuasione e la non resistenza, e ci riuscirono abbastanza bene. Ma Giuseppe e Giuda, benché accettassero tali insegnamenti in casa, si affrettavano a difendersi quando erano attaccati dai loro compagni; in particolare era Giuda colpevole di violare lo spirito di questi insegnamenti. Ma la non resistenza non era una regola della famiglia. La violazione degli insegnamenti personali non comportava alcuna punizione.

127:4.6 (1401.6) In generale, tutti i figli, soprattutto le figlie, consultavano Gesù riguardo ai loro dispiaceri di gioventù e si confidavano con lui come avrebbero fatto con un padre affettuoso.

127:4.7 (1401.7) Giacomo cresceva divenendo un giovane ben equilibrato e di umore costante, ma non aveva le inclinazioni spirituali di Gesù. Egli era uno studente molto migliore di Giuseppe, il quale, benché fosse un lavoratore coscienzioso, era ancor meno incline alla spiritualità; Giuseppe era uno sgobbone, ma non raggiungeva il livello intellettuale degli altri figli. Simone era un ragazzo ben intenzionato, ma troppo sognatore. Egli fu lento a sistemarsi nella vita e fu causa di considerevole preoccupazione per Gesù e Maria. Ma fu sempre un buon ragazzo e pieno di buone intenzioni. Giuda era un tizzone ardente. Aveva gli ideali più elevati, ma possedeva un temperamento instabile. Era determinato ed aggressivo quanto e più di sua madre, ma mancava molto del senso della misura e della discrezione di lei.

127:4.8 (1402.1) Miriam era una figlia ben equilibrata e dotata di buon senso, con un apprezzamento acuto delle cose nobili e spirituali. Marta era lenta di pensiero e d’azione, ma era una ragazza molto efficiente e degna di fiducia. La piccola Rut era il raggio di sole della casa; parlava un po’ sconsideratamente, ma aveva un cuore assolutamente sincero. Essa adorava letteralmente il suo grande fratello e padre; ma essi non la viziavano. Era una bella ragazza, ma non così avvenente come Miriam, che era la bella della famiglia, se non della città.

127:4.9 (1402.2) Con il passare del tempo Gesù fece molto per liberalizzare e modificare gli insegnamenti e le pratiche di famiglia relative all’osservanza del sabato e a molti altri aspetti della religione; e a tutti questi cambiamenti Maria dava una calorosa approvazione. In questo periodo Gesù era divenuto il capo incontestato della casa.

127:4.10 (1402.3) Quest’anno Giuda cominciò ad andare a scuola e Gesù fu obbligato a vendere la sua arpa per sostenere queste spese. Così scomparve l’ultimo dei suoi piaceri ricreativi. Egli amava molto suonare l’arpa quando aveva la mente stanca ed il corpo affaticato, ma si consolò al pensiero che almeno l’arpa non sarebbe stata confiscata dagli esattori delle imposte.

5. Rebecca, la figlia di Ezra

127:5.1 (1402.4) Sebbene Gesù fosse povero, la sua posizione sociale a Nazaret non era in alcun modo compromessa. Egli era uno dei migliori giovani della città ed era assai considerato dalla maggior parte delle giovani. Poiché Gesù era un così splendido esemplare di virilità fisica ed intellettuale, e considerata la sua reputazione di capo spirituale, non era strano che Rebecca, la figlia maggiore di Ezra, un ricco mercante e commerciante di Nazaret, avesse scoperto che si stava lentamente innamorando di questo figlio di Giuseppe. Essa confidò dapprima il suo sentimento a Miriam, la sorella di Gesù, e Miriam a sua volta ne parlò a sua madre. Maria fu vivamente turbata. Stava forse per perdere suo figlio, divenuto ora il capo indispensabile della famiglia? Sarebbero mai cessate le difficoltà? Che cosa poteva accadere ancora? Ed allora si mise a meditare quale effetto avrebbe avuto il matrimonio sulla carriera futura di Gesù. Non spesso, ma almeno qualche volta, essa si ricordava del fatto che Gesù era un “figlio della promessa”. Dopo che lei e Miriam ebbero discusso di questa faccenda, decisero di fare un tentativo per mettere fine alla cosa prima che Gesù ne venisse a conoscenza, andando direttamente da Rebecca per spiegarle tutta la storia ed informarla onestamente della loro credenza che Gesù fosse un figlio del destino; che sarebbe divenuto un grande capo religioso, forse il Messia.

127:5.2 (1402.5) Rebecca ascoltò con attenzione; essa fu galvanizzata dal racconto e più che mai determinata a spartire la sua sorte con l’uomo che aveva scelto e a condividere la sua carriera di capo. Essa sostenne (nel suo intimo) che un tale uomo avrebbe avuto tanto più bisogno di una moglie fedele e capace. Interpretò gli sforzi di Maria per dissuaderla come una reazione naturale al suo timore di perdere il capo ed il solo sostegno della sua famiglia. Ma sapendo che suo padre approvava la sua attrazione per il figlio del carpentiere, essa dava giustamente per scontato che egli sarebbe stato felice di dare alla famiglia una rendita sufficiente a compensare pienamente la perdita dei guadagni di Gesù. Quando suo padre ebbe accettato questo piano, Rebecca ebbe altri incontri con Maria e Miriam, e non essendo riuscita ad ottenere il loro aiuto, ebbe l’audacia di andare direttamente da Gesù. Essa fece questo con la collaborazione di suo padre, che invitò Gesù a casa loro per festeggiare il diciassettesimo compleanno di Rebecca.

127:5.3 (1403.1) Gesù ascoltò con attenzione e simpatia il racconto di queste cose, prima dal padre, poi da Rebecca stessa. Egli replicò gentilmente che nessuna somma di denaro poteva rimpiazzare il suo obbligo personale di allevare la famiglia di suo padre, di “compiere il più sacro di tutti i doveri umani — la fedeltà alla propria carne e al proprio sangue”. Il padre di Rebecca fu profondamente toccato dalle parole di devozione familiare di Gesù e si ritirò dall’incontro. Il suo unico commento a sua moglie Maria fu: “Non possiamo averlo per figlio; è troppo nobile per noi.”

127:5.4 (1403.2) Allora cominciò il memorabile colloquio con Rebecca. Fino ad allora Gesù aveva fatto poca distinzione nelle sue relazioni con ragazzi e ragazze, con uomini e donne giovani. La sua mente era stata troppo interamente assorbita dai problemi pressanti degli affari pratici di questo mondo e dall’affascinante contemplazione della sua eventuale carriera “concernente gli affari di suo Padre” per aver mai considerato seriamente la consumazione dell’amore personale nel matrimonio umano. Ma ora si trovava di fronte ad un altro di quei problemi che ogni essere umano ordinario deve affrontare e risolvere. Egli fu veramente “provato in tutti i punti come lo siete voi”.

127:5.5 (1403.3) Dopo aver ascoltato con attenzione, egli ringraziò sinceramente Rebecca per avergli espresso la sua ammirazione, aggiungendo: “Ciò m’incoraggerà e mi conforterà tutti i giorni della mia vita.” Egli spiegò che non era libero di avere con una donna altre relazioni che quelle di semplice rapporto fraterno e di pura amicizia. Precisò che il suo primo e più importante dovere era di allevare la famiglia di suo padre, che non poteva prendere in considerazione il matrimonio prima che ciò fosse compiuto; e poi aggiunse: “Se io sono un figlio del destino, non devo assumere degli obblighi per la durata della vita prima che il mio destino sia reso manifesto.”

127:5.6 (1403.4) Rebecca ebbe il cuore spezzato. Essa rifiutò di essere consolata ed insisté con suo padre per lasciare Nazaret fino a che egli alla fine acconsentì di trasferirsi a Sefforis. Negli anni seguenti, per i numerosi uomini che la chiesero in sposa, Rebecca ebbe una sola risposta. Essa viveva per un solo proposito — aspettare l’ora in cui colui che era per lei il più grande uomo che fosse mai vissuto avesse cominciato la sua carriera come insegnante della verità vivente. Ed essa lo seguì con devozione attraverso gli anni movimentati del suo ministero pubblico, presente (non vista da Gesù) il giorno in cui entrò trionfalmente a Gerusalemme sopra un asinello; ed era “tra le altre donne” a fianco di Maria in quel fatale e tragico pomeriggio in cui il Figlio dell’Uomo fu appeso alla croce, per lei, come per innumerevoli mondi nell’alto, “il solo interamente degno di essere amato ed il più grande tra diecimila”.

6. Il suo ventesimo anno (14 d.C.)

127:6.1 (1403.5) La storia dell’amore di Rebecca per Gesù si diffuse a Nazaret e più tardi a Cafarnao, cosicché, anche se negli anni che seguirono molte donne amarono Gesù così come l’amarono gli uomini, egli non dovette nuovamente rifiutare l’offerta personale di devozione di un’altra donna onesta. Da questo momento l’affetto umano per Gesù ebbe maggiormente la natura di una considerazione rispettosa e adoratrice. Uomini e donne lo amavano con devozione e per ciò che egli era, senza la minima sfumatura di soddisfazione egoista o di desiderio di possesso affettivo. Ma per molti anni, ogni volta che si raccontava la storia della personalità umana di Gesù, si menzionava la devozione di Rebecca.

127:6.2 (1404.1) Miriam, che conosceva bene la questione di Rebecca e sapeva come suo fratello aveva rinunciato anche all’amore di una bella giovane (senza tenere conto del fattore della sua futura carriera di destino), giunse ad idealizzare Gesù e ad amarlo con toccante e profondo affetto sia come padre che come fratello.

127:6.3 (1404.2) Sebbene essi non potessero permetterselo, Gesù aveva uno strano desiderio di andare a Gerusalemme per la Pasqua. Sua madre, conoscendo la sua recente esperienza con Rebecca, lo incoraggiò saggiamente a fare il viaggio. Egli non ne era marcatamente cosciente, ma ciò che desiderava di più era un’occasione per parlare con Lazzaro e per far visita a Marta e Maria. Dopo la sua famiglia egli amava questi tre più di tutti.

127:6.4 (1404.3) Nel fare questo viaggio a Gerusalemme, egli andò per la strada di Meghiddo, Antipatride e Lidda, percorrendo in parte la stessa strada seguita quando fu ricondotto a Nazaret di ritorno dall’Egitto. Egli impiegò quattro giorni per andare alla Pasqua e rifletté molto sugli avvenimenti passati che avevano avuto luogo a Meghiddo e nei suoi dintorni, campo di battaglia internazionale della Palestina.

127:6.5 (1404.4) Gesù attraversò Gerusalemme, fermandosi solo per guardare il tempio e la moltitudine di visitatori che si ammassavano. Egli aveva una strana e crescente avversione per questo tempio costruito da Erode, con il suo clero scelto per ragioni politiche. Desiderava soprattutto vedere Lazzaro, Marta e Maria. Lazzaro aveva la stessa età di Gesù ed era ora a capo della sua famiglia; al momento di questa visita anche la madre di Lazzaro era stata sepolta. Marta aveva poco più di un anno rispetto a Gesù, mentre Maria era di due anni più giovane. E Gesù era l’ideale idolatrato di tutti e tre.

127:6.6 (1404.5) Nel corso di questa visita ebbe luogo una di quelle manifestazioni periodiche di ribellione contro la tradizione — l’espressione di risentimento per quelle pratiche cerimoniali che Gesù considerava dessero un’idea falsata di suo Padre celeste. Non sapendo che Gesù sarebbe venuto, Lazzaro aveva organizzato di celebrare la Pasqua con degli amici in un villaggio vicino più in basso sulla strada di Gerico. Ora Gesù proponeva di celebrare la festa dov’erano, nella casa di Lazzaro. “Ma”, disse Lazzaro, “non abbiamo l’agnello pasquale”. Ed allora Gesù cominciò una prolungata e convincente dissertazione per dimostrare che il Padre celeste in verità non s’interessava a questi rituali infantili e privi di senso. Dopo una solenne e fervente preghiera essi si alzarono, e Gesù disse: “Lasciate che le menti puerili ed ignoranti del mio popolo servano il loro Dio conformemente alle direttive di Mosè; è meglio che essi lo facciano, ma noi che abbiamo visto la luce della vita cessiamo di accostare nostro Padre attraverso le tenebre della morte. Restiamo liberi nella conoscenza della verità dell’amore eterno di nostro Padre.”

127:6.7 (1404.6) Quella sera al crepuscolo tutti e quattro si sedettero e parteciparono alla prima festa di Pasqua che fosse mai stata celebrata da devoti Ebrei senza l’agnello pasquale. Per questa Pasqua erano stati preparati il pane senza lievito ed il vino, e questi cibi simbolici, che Gesù chiamò “il pane della vita” e “l’acqua della vita”, li servì ai suoi compagni, ed essi mangiarono conformandosi solennemente agli insegnamenti appena impartiti. E fu sua abitudine praticare questo rito sacramentale ogniqualvolta egli fece visita successivamente a Betania. Quando ritornò a casa, egli raccontò tutto ciò a sua madre. In un primo tempo essa rimase allibita, ma a poco a poco accettò il suo punto di vista. Ciononostante essa fu molto sollevata quando Gesù l’assicurò che non aveva intenzione d’introdurre questa nuova idea della Pasqua nella loro famiglia. A casa, con i ragazzi, egli continuò anno dopo anno a consumare la Pasqua “secondo la legge di Mosè”.

127:6.8 (1404.7) Fu durante quest’anno che Maria ebbe una lunga conversazione con Gesù sul matrimonio. Essa gli chiese francamente se si sarebbe sposato nel caso fosse stato libero dalle sue responsabilità familiari. Gesù le spiegò che, siccome il dovere immediato impediva il suo matrimonio, egli vi aveva pensato poco. Egli si espresse come se dubitasse di doversi mai sposare; disse che tutte queste cose dovevano attendere “la mia ora”, il momento in cui “il lavoro di mio Padre dovrà cominciare”. Avendo già deciso nella sua mente che non doveva diventare padre di figli nella carne, si preoccupava poco del problema del matrimonio umano.

127:6.9 (1405.1) Quest’anno egli riprese il suo compito di fondere sempre più la sua natura mortale e quella divina in una semplice ed efficace individualità umana. E continuò a crescere in status morale ed in comprensione spirituale.

127:6.10 (1405.2) Benché tutte le loro proprietà di Nazaret (eccetto la loro casa) fossero state liquidate, quest’anno ricevettero un piccolo aiuto finanziario dalla vendita di una partecipazione in una proprietà di Cafarnao. Questa era l’ultima dell’intero patrimonio di Giuseppe. Tale proprietà di Cafarnao fu acquistata da un costruttore di battelli di nome Zebedeo.

127:6.11 (1405.3) Giuseppe si diplomò alla scuola della sinagoga quest’anno e si preparò ad iniziare il lavoro al piccolo banco nel laboratorio familiare di carpenteria. Sebbene la proprietà del loro padre fosse esaurita, c’erano delle prospettive per riuscire a vincere la povertà poiché tre di loro erano ora regolarmente al lavoro.

127:6.12 (1405.4) Gesù sta rapidamente diventando un uomo, non semplicemente un giovane uomo, ma un adulto. Egli ha imparato bene come portare delle responsabilità. Conosce come andare avanti di fronte alle delusioni. Si fa forza bravamente quando i suoi piani sono contrastati ed i suoi propositi temporaneamente frustrati. Ha imparato ad essere equo e giusto anche di fronte all’ingiustizia. Sta imparando come aggiustare i suoi ideali della vita spirituale in base alle esigenze pratiche dell’esistenza terrena. Sta imparando come fare dei piani per raggiungere uno scopo idealista superiore e lontano, sforzandosi assiduamente di raggiungere uno scopo di necessità più vicino ed immediato. Sta acquisendo progressivamente l’arte di aggiustare le sue aspirazioni in base alle esigenze ordinarie della vita umana. Si è quasi impadronito della tecnica di utilizzare l’energia dell’impulso spirituale per far funzionare il meccanismo delle realizzazioni materiali. Sta imparando lentamente come vivere la vita celeste proseguendo la sua esistenza terrena. Dipende sempre più dalle direttive ultime di suo Padre celeste, assumendo il ruolo paterno di guidare e dirigere i figli della sua famiglia terrena. Sta divenendo esperto nell’arte di strappare una vittoria dalle fauci stesse di una disfatta; sta imparando come trasformare le difficoltà del tempo in trionfi dell’eternità.

127:6.13 (1405.5) E così, con il passare degli anni, questo giovane uomo di Nazaret continua a fare l’esperienza della vita qual è vissuta nella carne mortale sui mondi del tempo e dello spazio. Egli vive su Urantia una vita completa, rappresentativa e piena. Egli lasciò questo mondo avendo maturato l’esperienza che le sue creature attraversano durante i brevi e duri anni della loro prima vita, la vita nella carne. E tutta questa esperienza umana è proprietà eterna del Sovrano dell’Universo. Egli è il nostro fratello comprensivo, amico compassionevole, sovrano sperimentato e padre misericordioso.

127:6.14 (1405.6) Da ragazzo egli accumulò un vasto insieme di conoscenze; da giovane scelse, classificò e coordinò queste informazioni; ed ora come uomo del regno egli comincia ad organizzare queste acquisizioni mentali in vista del loro impiego nel suo insegnamento successivo, nel suo ministero e nel suo servizio a favore dei suoi simili mortali su questo mondo e su tutte le altre sfere abitate dell’intero universo di Nebadon.

127:6.15 (1405.7) Venuto al mondo come un bambino del regno, egli ha vissuto la sua vita d’infanzia ed ha attraversato le tappe successive della giovinezza e dell’adolescenza. Egli si trova ora alle soglie della piena maturità, ricco dell’esperienza della vita umana, perfezionato nella comprensione della natura umana e ripieno di compassione per le debolezze della natura umana. Egli sta divenendo esperto nell’arte divina di rivelare suo Padre del Paradiso alle creature mortali di tutte le ere e di ogni livello.

127:6.16 (1406.1) Ed ora da uomo maturo — da adulto del regno — si prepara a proseguire la sua suprema missione di rivelare Dio agli uomini e di condurre gli uomini a Dio.

Fascicolo 128 - La prima parte dell’età virile di Gesù

Il Libro di Urantia

Fascicolo 128

La prima parte dell’età virile di Gesù

128:0.1 (1407.1) QUANDO Gesù di Nazaret entrò nei primi anni della sua vita di adulto, aveva vissuto, e continuava a vivere, una vita umana normale e ordinaria sulla terra. Gesù venne in questo mondo esattamente come ci vengono gli altri bambini; non ebbe alcun ruolo nella scelta dei suoi genitori. Egli scelse questo mondo particolare come pianeta in cui effettuare il suo settimo ed ultimo conferimento, la sua incarnazione nelle sembianze della carne mortale, ma per il resto venne al mondo in un modo naturale, crescendo come un bambino del regno e lottando contro le vicissitudini del suo ambiente esattamente come fanno gli altri mortali su questo mondo e su mondi similari.

128:0.2 (1407.2) Bisogna sempre tenere a mente il duplice proposito del conferimento di Micael su Urantia:

128:0.3 (1407.3) 1. Acquisire l’esperienza di vivere la vita completa di una creatura umana nella carne mortale per completare la sua sovranità in Nebadon.

128:0.4 (1407.4) 2. Rivelare il Padre Universale agli abitanti mortali dei mondi del tempo e dello spazio e condurre più efficacemente questi stessi mortali ad una migliore comprensione del Padre Universale.

128:0.5 (1407.5) Tutti gli altri benefici materiali e vantaggi universali erano incidentali e secondari a questi propositi principali del conferimento come mortale.

1. Il ventunesimo anno (15 d.C.)

128:1.1 (1407.6) Con il raggiungimento dell’età adulta Gesù cominciò seriamente e con piena coscienza di sé il compito di completare l’esperienza di conoscere a fondo la vita delle forme più basse delle sue creature intelligenti, acquisendo così definitivamente e pienamente il diritto di sovranità assoluta sull’universo da lui stesso creato. Egli iniziò questo compito prodigioso nella piena consapevolezza della sua duplice natura. Ma aveva già efficacemente congiunto queste due nature in una — Gesù di Nazaret.

128:1.2 (1407.7) Joshua ben Joseph sapeva molto bene di essere un uomo, un uomo mortale, nato da donna. Ciò è dimostrato dalla scelta del suo primo appellativo, il Figlio dell’Uomo. Egli partecipava veramente della nostra natura di carne e di sangue, ed anche ora, che presiede con autorità sovrana ai destini di un universo, porta ancora tra i suoi numerosi titoli ben guadagnati quello di Figlio dell’Uomo. È letteralmente vero che il Verbo creativo — il Figlio Creatore — del Padre Universale fu “fatto carne ed abitò come un uomo del regno su Urantia”. Egli lavorò, si stancò, si riposò e dormì. Ebbe fame e soddisfò il suo appetito con il cibo; ebbe sete e si dissetò con l’acqua. Egli sperimentò tutta la gamma dei sentimenti e delle emozioni umane; fu “provato in ogni cosa, come lo siete voi”, e sofferse e morì.

128:1.3 (1407.8) Egli ottenne conoscenza, acquisì esperienza e le combinò in saggezza, proprio come fanno altri mortali del regno. Fino a dopo il suo battesimo egli non si avvalse di alcun potere soprannaturale. Non impiegò altre facoltà che quelle della sua dotazione umana come figlio di Giuseppe e di Maria.

128:1.4 (1408.1) Quanto agli attributi della sua esistenza preumana, egli se ne spogliò. Prima dell’inizio della sua opera pubblica la sua conoscenza degli uomini e degli avvenimenti fu totalmente autolimitata. Egli era un vero uomo tra gli uomini.

128:1.5 (1408.2) È per sempre e gloriosamente vero che: “Noi abbiamo un grande governante che può essere toccato dalla compassione per le nostre debolezze. Abbiamo un Sovrano che fu in tutti i punti provato e tentato come lo siamo noi, senza tuttavia peccare.” E poiché ha lui stesso sofferto, essendo stato provato e tentato, è abbondantemente capace di comprendere e di aiutare coloro che sono confusi ed afflitti.

128:1.6 (1408.3) Il carpentiere di Nazaret comprendeva ora pienamente il lavoro che l’attendeva, ma scelse di vivere la sua vita umana nel canale del suo corso naturale. Ed in alcune di queste materie egli è veramente un esempio per le sue creature mortali, com’è ricordato: “Che sia in voi la mente che era anche in Cristo Gesù, il quale, essendo della natura di Dio, non trovava strano essere uguale a Dio. Ma egli si attribuì poca importanza, ed assumendo la forma di una creatura nacque nelle sembianze del genere umano. Ed essendo stato così formato come un uomo, si umiliò e divenne obbediente fino alla morte, anche alla morte sulla croce.”

128:1.7 (1408.4) Egli visse la sua vita di mortale esattamente come tutti gli altri membri della famiglia umana possono vivere la loro, “lui che nei giorni della sua incarnazione rivolse così spesso preghiere e suppliche, anche con grande emozione e lacrime, a Colui che è capace di salvare da ogni male; e le sue preghiere furono efficaci perché egli credeva”. Perciò bisognava che fosse reso simile ai suoi fratelli sotto ogni aspetto per poter divenire per loro un sovrano misericordioso e comprensivo.

128:1.8 (1408.5) Egli non dubitò mai della sua natura umana; ciò fu evidente per se stesso e sempre presente nella sua coscienza. Quanto alla sua natura divina c’era sempre posto per dubbi e congetture; almeno ciò fu vero fino al momento del suo battesimo. L’autocoscienza della sua divinità fu una rivelazione lenta e, dal punto di vista umano, una rivelazione per evoluzione naturale. Questa rivelazione e questa autocoscienza della divinità cominciarono a Gerusalemme, quando non aveva ancora tredici anni, con il primo avvenimento soprannaturale della sua esistenza umana. E questa esperienza di prendere autocoscienza della sua natura divina fu completata al momento della sua seconda esperienza soprannaturale durante la sua incarnazione, l’episodio che accompagnò il suo battesimo da parte di Giovanni nel Giordano, che segnò l’inizio della sua carriera pubblica di ministero e d’insegnamento.

128:1.9 (1408.6) Tra queste due visitazioni celesti, una al suo tredicesimo anno e l’altra al suo battesimo, non accadde nulla di soprannaturale o di superumano nella vita di questo Figlio Creatore incarnato. Malgrado ciò il bambino di Betlemme, il ragazzo, il giovane uomo e l’uomo di Nazaret erano in realtà il Creatore incarnato di un universo; ma non una sola volta egli usò minimamente questo potere, né utilizzò le direttive di personalità celesti, se non quelle del suo serafino guardiano, nel corso della sua vita umana, prima del giorno del suo battesimo da parte di Giovanni. E noi che così testifichiamo, sappiamo di che cosa parliamo.

128:1.10 (1408.7) E tuttavia, durante tutti questi anni della sua vita nella carne egli era veramente divino. Era effettivamente un Figlio Creatore del Padre del Paradiso. Una volta che ebbe abbracciato la sua carriera pubblica, dopo aver tecnicamente completato la sua esperienza puramente mortale per acquisire la sovranità, egli non esitò ad ammettere pubblicamente che era il Figlio di Dio. Non esitò a dichiarare: “Io sono l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine, il primo e l’ultimo.” Egli non protestò negli anni che seguirono quando fu chiamato Signore della Gloria, Sovrano di un Universo, il Signore Dio di tutta la creazione, il Santo d’Israele, il Signore di tutto, nostro Signore e nostro Dio, Dio con noi, Colui che ha un nome al di sopra di tutti i nomi e su tutti i mondi, l’Onnipotenza di un universo, la Mente Universale di questa creazione, l’Unico in cui sono nascosti tutti i tesori di saggezza e di conoscenza, la pienezza di Colui che riempie tutte le cose, il Verbo eterno del Dio eterno, Colui che era prima di tutte le cose ed in cui tutte le cose consistono, il Creatore dei cieli e della terra, il Sostenitore di un universo, il Giudice di tutta la terra, il Donatore della vita eterna, il Vero Pastore, il Liberatore dei mondi ed il Capitano della nostra salvezza.

128:1.11 (1409.1) Egli non fece mai obiezione ad alcuno di questi titoli quando gli furono applicati dopo che fu emerso dalla sua vita puramente umana per entrare negli anni successivi di autocoscienza del suo ministero di divinità nell’umanità, per l’umanità ed in rapporto all’umanità in questo mondo e per tutti gli altri mondi. Gesù protestò contro un solo titolo applicatogli: quando una volta fu chiamato Emanuele, rispose semplicemente: “Non io, quello è mio fratello maggiore.”

128:1.12 (1409.2) Sempre, anche dopo la sua emersione ad una vita più ampia sulla terra, Gesù restò umilmente sottomesso alla volontà del Padre celeste.

128:1.13 (1409.3) Dopo il suo battesimo egli non vide perché non permettere ai suoi credenti sinceri ed ai suoi seguaci riconoscenti di adorarlo. Anche quando lottava contro la povertà e lavorava con le sue mani per sovvenire ai bisogni vitali della sua famiglia, la sua consapevolezza di essere un Figlio di Dio cresceva. Egli sapeva di essere il creatore dei cieli e di questa terra stessa in cui stava ora vivendo la sua esistenza umana. Ed anche le schiere di esseri celesti di tutto il grande universo che lo osservavano sapevano che quest’uomo di Nazaret era il loro amato Sovrano e Creatore-padre. Una profonda attesa pervadeva l’universo di Nebadon durante questi anni; tutti gli sguardi celesti convergevano continuamente su Urantia — sulla Palestina.

128:1.14 (1409.4) Quest’anno Gesù si recò a Gerusalemme con Giuseppe per celebrare la Pasqua. Avendo già condotto Giacomo al tempio per la consacrazione, egli stimava suo dovere condurvi anche Giuseppe. Gesù non mostrava mai alcun grado di parzialità nei rapporti con la sua famiglia. Egli andò con Giuseppe a Gerusalemme per la solita strada della valle del Giordano, ma ritornò a Nazaret per la strada ad est del Giordano che attraversa Amatus. Discendendo il Giordano, Gesù raccontò a Giuseppe la storia degli Ebrei e durante il viaggio di ritorno gli parlò delle esperienze delle celebri tribù di Ruben, Gad e Galaad, che secondo la tradizione avevano abitato in queste regioni ad est del fiume.

128:1.15 (1409.5) Giuseppe pose a Gesù molte domande tendenziose concernenti la missione della sua vita, ma alla maggior parte di esse Gesù si limitò a rispondere: “La mia ora non è ancora venuta.” Tuttavia, nel corso di queste discussioni intime, gli sfuggirono molte parole che Giuseppe ricordò durante gli avvenimenti emozionanti degli anni seguenti. Gesù, con Giuseppe, passò questa Pasqua con i suoi tre amici di Betania, secondo la sua abitudine quando era a Gerusalemme per assistere a queste feste commemorative.

2. Il ventiduesimo anno (16 d.C.)

128:2.1 (1409.6) Questo fu uno dei parecchi anni durante i quali i fratelli e le sorelle di Gesù affrontarono le prove e le tribolazioni peculiari dei problemi e dei raggiustamenti dell’adolescenza. Gesù aveva ora fratelli e sorelle di età scalare dai sette ai diciotto anni, ed aveva molto da fare per aiutarli ad adattarsi ai nuovi risvegli della loro vita intellettuale ed emotiva. Egli dovette così dedicarsi ai problemi dell’adolescenza via via che si manifestavano nella vita dei suoi fratelli e sorelle più giovani.

128:2.2 (1410.1) Quest’anno Simone uscì diplomato dalla scuola e cominciò a lavorare con il vecchio compagno di giochi e sempre pronto difensore di Gesù, Giacobbe il tagliapietre. Dopo numerose riunioni di famiglia fu deciso che era inopportuno che tutti i ragazzi diventassero carpentieri. Fu ritenuto che diversificando i loro mestieri sarebbero stati in grado di accettare dei contratti per costruire interi edifici. Inoltre essi non erano stati tutti occupati da quando tre di loro lavoravano a tempo pieno come carpentieri.

128:2.3 (1410.2) Gesù continuò quest’anno a fare lavori di finitura di case e di ebanisteria, ma passò la maggior parte del suo tempo nel laboratorio di riparazioni delle carovane. Giacomo cominciava ad alternarsi con lui nel servizio in laboratorio. Alla fine di quest’anno, quando il lavoro di carpentiere venne a mancare a Nazaret, Gesù lasciò in carico a Giacomo il laboratorio di riparazioni ed a Giuseppe il banco da lavoro familiare, mentre lui andò a Sefforis a lavorare presso un fabbro. Egli lavorò i metalli per sei mesi ed acquisì un’abilità considerevole all’incudine.

128:2.4 (1410.3) Prima di assumere il suo nuovo impiego a Sefforis, Gesù tenne una delle sue periodiche riunioni familiari ed affidò solennemente a Giacomo, che aveva allora appena compiuto diciotto anni, le funzioni di capo della famiglia. Egli promise a suo fratello un appoggio caloroso ed una piena collaborazione, e pretese la promessa formale di obbedienza a Giacomo da parte di ciascun membro della famiglia. Da questo giorno Giacomo assunse l’intera responsabilità finanziaria della famiglia; Gesù portava il suo contributo settimanale a suo fratello. Gesù non riprese mai più le redini dalle mani di Giacomo. Mentre lavorava a Sefforis egli avrebbe potuto rientrare a casa ogni sera se necessario, ma rimase lontano di proposito, giustificandosi di non aver tempo e con altre ragioni, ma il suo vero motivo era di abituare Giacomo e Giuseppe a portare la responsabilità della famiglia. Egli aveva cominciato il lento processo di distacco dalla sua famiglia. Ogni sabato Gesù ritornava a Nazaret, e talvolta durante la settimana quando le circostanze lo richiedevano, per osservare il funzionamento del nuovo piano, per dare dei consigli e per portare utili suggerimenti.

128:2.5 (1410.4) Il fatto di vivere la maggior parte del tempo a Sefforis per sei mesi offrì a Gesù una nuova opportunità di conoscere meglio il punto di vista dei Gentili sulla vita. Egli lavorò con i Gentili, visse con i Gentili ed in ogni maniera possibile fece uno studio completo ed accurato delle loro abitudini di vita e della loro mentalità.

128:2.6 (1410.5) Il livello morale di questa città in cui risiedeva Erode Antipa era talmente inferiore anche a quello della città carovaniera di Nazaret, che dopo sei mesi di soggiorno a Sefforis Gesù non fu restio a trovare un pretesto per tornare a Nazaret. Il gruppo per cui lavorava stava per iniziare dei lavori pubblici sia a Sefforis che nella nuova città di Tiberiade, e Gesù era poco disposto ad avere a che fare con un qualunque impiego sotto la supervisione di Erode Antipa. E c’erano anche altre ragioni nell’opinione di Gesù che rendevano opportuno il suo ritorno a Nazaret. Quando ritornò al laboratorio di riparazioni egli non assunse di nuovo la direzione personale degli affari di famiglia. Lavorò in laboratorio assieme a Giacomo e per quanto possibile gli permise di continuare la supervisione della casa. La gestione da parte di Giacomo degli affari di famiglia e dell’amministrazione del bilancio della casa proseguirono tranquillamente.

128:2.7 (1410.6) Fu proprio con questo piano saggio e meditato che Gesù preparò la via per il suo ritiro definitivo dalla partecipazione attiva negli affari della sua famiglia. Quando Giacomo ebbe maturato due anni di esperienza come capo famiglia — e due anni interi prima che egli (Giacomo) si sposasse — Giuseppe fu incaricato di gestire i fondi della famiglia e gli fu affidata la direzione generale della casa.

3. Il ventitreesimo anno (17 d.C.)

128:3.1 (1411.1) Quest’anno la pressione finanziaria fu un po’ diminuita perché erano in quattro a lavorare. Miriam guadagnava molto con la vendita del latte e del burro; Marta era divenuta un’abile tessitrice. Più di un terzo del prezzo d’acquisto del laboratorio di riparazioni era stato pagato. La situazione era tale che Gesù si fermò di lavorare per tre settimane per condurre Simone a Gerusalemme per la Pasqua, e questo fu il più lungo periodo libero dal suo lavoro quotidiano di cui avesse goduto dalla morte di suo padre.

128:3.2 (1411.2) Essi andarono a Gerusalemme per la strada della Decapoli ed attraverso Pella, Gerasa, Filadelfia. Kesbon e Gerico. Ritornarono a Nazaret per la via costiera, toccando Lidda, Giaffa, Cesarea, girando quindi attorno al Monte Carmelo per Tolemaide e Nazaret. Questo viaggio permise a Gesù di conoscere abbastanza bene l’intera Palestina a nord del distretto di Gerusalemme.

128:3.3 (1411.3) A Filadelfia Gesù e Simone fecero conoscenza con un mercante di Damasco che fu preso da una tale simpatia per la coppia di Nazaret che insisté perché si fermassero con lui nella sede dei suoi affari a Gerusalemme. Mentre Simone partecipava ai servizi del tempio, Gesù passò molto del suo tempo a parlare con quest’uomo d’affari internazionali ben educato e grande viaggiatore. Questo mercante possedeva più di quattromila cammelli da carovana; aveva interessi in tutto il mondo romano ed ora era in viaggio per Roma. Egli propose a Gesù di venire a Damasco per entrare nella sua ditta d’importazioni dall’Oriente, ma Gesù spiegò che non si sentiva in diritto di allontanarsi così tanto dalla sua famiglia per il momento. Ma sulla via del ritorno a casa egli pensò molto a queste città lontane ed ai paesi ancora più lontani dell’Estremo Occidente e dell’Estremo Oriente, paesi di cui aveva sentito parlare così spesso dai viaggiatori e dai conducenti delle carovane.

128:3.4 (1411.4) Simone fu molto contento della sua visita a Gerusalemme. Egli fu debitamente accolto nella comunità d’Israele alla consacrazione pasquale dei nuovi figli del comandamento. Mentre Simone assisteva alle cerimonie della Pasqua, Gesù si mescolò alla folla di visitatori ed ebbe numerosi incontri personali interessanti con parecchi proseliti Gentili.

128:3.5 (1411.5) Il più rimarchevole di questi contatti fu forse quello con un giovane greco di nome Stefano. Questo giovane era alla sua prima visita a Gerusalemme ed incontrò per caso Gesù il giovedì pomeriggio della settimana di Pasqua. Mentre entrambi passeggiavano visitando il palazzo di Asmoneo, Gesù intavolò una casuale conversazione che ebbe per effetto di attirarli l’uno verso l’altro e che portò ad una discussione di quattro ore sul modo di vivere e sul vero Dio ed il suo culto. Stefano fu enormemente colpito da ciò che disse Gesù; egli non dimenticò mai più le sue parole.

128:3.6 (1411.6) E questo era lo stesso Stefano che divenne in seguito un credente negli insegnamenti di Gesù e la cui temerarietà nel predicare questo vangelo iniziale ebbe come risultato di farlo lapidare a morte dagli Ebrei adirati. Parte della straordinaria audacia di Stefano nel proclamare la sua opinione sul nuovo vangelo era il diretto risultato di questo precedente colloquio con Gesù. Ma Stefano non ebbe mai il minimo sospetto che il Galileo con il quale aveva parlato una quindicina di anni prima fosse la stessa persona che più tardi egli proclamò Salvatore del mondo e per il quale doveva così presto morire, divenendo così il primo martire della nuova fede cristiana in evoluzione. Quando Stefano donò la sua vita come prezzo del suo attacco contro il tempio ebreo e le sue pratiche tradizionali, si trovava là un cittadino di Tarso, di nome Saul. E quando Saul vide come questo Greco poteva morire per la sua fede, si risvegliarono nel suo cuore quei sentimenti che lo portarono alla fine a sposare la causa per la quale Stefano era morto. Più tardi egli divenne l’aggressivo e indomabile Paolo, il filosofo, se non il solo fondatore, della religione cristiana.

128:3.7 (1412.1) La domenica dopo la settimana di Pasqua, Simone e Gesù ripartirono per Nazaret. Simone non dimenticò mai ciò che Gesù gli insegnò durante questo viaggio. Egli aveva sempre amato Gesù, ma ora sentiva che cominciava a conoscere suo fratello-padre. Essi ebbero molte conversazioni a cuore aperto mentre attraversavano il paese e preparavano i loro pasti ai bordi della strada. Arrivarono a casa giovedì a mezzogiorno, e Simone tenne la famiglia sveglia fino a tardi quella sera per raccontare le sue esperienze.

128:3.8 (1412.2) Maria fu molto turbata quando Simone raccontò che Gesù aveva passato la maggior parte del suo tempo a Gerusalemme “conversando con gli stranieri, specialmente con quelli provenienti dai paesi lontani”. La famiglia di Gesù non riuscì mai comprendere il suo grande interesse per le persone, il suo bisogno d’intrattenersi con loro, di conoscere il loro modo di vivere e di scoprire che cosa ne pensavano.

128:3.9 (1412.3) La famiglia di Nazaret era sempre più assorbita dai suoi problemi immediati ed umani; non si faceva frequentemente menzione della futura missione di Gesù ed egli stesso parlava molto raramente della sua carriera futura. Sua madre si ricordava raramente che egli era un figlio della promessa. Essa stava lentamente abbandonando l’idea che Gesù dovesse compiere una missione divina sulla terra, ma la sua fede era ravvivata quando si soffermava a ricordare la visitazione di Gabriele prima della nascita del bambino.

4. L’episodio di damasco

128:4.1 (1412.4) Gesù passò gli ultimi quattro mesi di quest’anno a Damasco come ospite del mercante che aveva incontrato per la prima volta a Filadelfia mentre andava a Gerusalemme. Un rappresentante di questo mercante aveva trovato Gesù mentre passava per Nazaret e l’aveva accompagnato a Damasco. Il mercante, in parte ebreo, propose di destinare un’enorme somma di denaro per istituire una scuola di filosofia religiosa a Damasco. Egli progettava di creare un centro di studi che superasse Alessandria. E propose a Gesù di cominciare immediatamente un lungo giro preliminare nei centri pedagogici mondiali per prepararsi ad assumere la direzione di questo nuovo progetto. Questa fu una delle più grandi tentazioni che Gesù dovette mai affrontare nel corso della sua carriera puramente umana.

128:4.2 (1412.5) Questo mercante condusse subito davanti a Gesù un gruppo di dodici mercanti e banchieri che accettavano di finanziare questa scuola appena progettata. Gesù manifestò un profondo interesse per la scuola proposta e li aiutò a preparare la sua organizzazione, ma espresse sempre il timore che i suoi altri obblighi, non dichiarati ma precedenti, non gli permettessero di accettare la direzione di un’impresa così ambiziosa. Il suo sedicente benefattore insisté, ed impiegò Gesù con profitto a casa sua per fare alcune traduzioni mentre lui, sua moglie ed i suoi figli e figlie tentavano d’indurlo ad accettare l’onore che gli veniva offerto. Ma egli non volle acconsentirvi. Sapeva bene che la sua missione sulla terra non doveva essere supportata da istituzioni d’insegnamento; sapeva che non doveva assolutamente obbligare se stesso ad essere diretto da “consigli di uomini”, per quanto bene intenzionati fossero.

128:4.3 (1412.6) Lui, che fu respinto dai capi religiosi di Gerusalemme, anche dopo aver dimostrato la sua autorità, fu riconosciuto e salutato come capo insegnante dagli uomini d’affari e dai banchieri di Damasco, e tutto ciò quand’era un oscuro e sconosciuto carpentiere di Nazaret.

128:4.4 (1412.7) Egli non parlò mai di questa offerta alla sua famiglia e la fine di quest’anno lo ritrovò a Nazaret ad occuparsi dei suoi doveri quotidiani come se non fosse mai stato tentato dalle proposte allettanti dei suoi amici di Damasco. Né questi uomini di Damasco associarono mai il successivo cittadino di Cafarnao che aveva messo sottosopra tutta la società ebraica con il precedente carpentiere di Nazaret che aveva osato rifiutare l’onore che le loro ricchezze congiunte avrebbero potuto procurargli.

128:4.5 (1413.1) Gesù molto abilmente ed intenzionalmente fece in modo di tenere isolati i diversi episodi della sua vita affinché, agli occhi del mondo, non fossero mai associati insieme come atti di un singolo individuo. Negli anni successivi egli ascoltò molte volte il racconto di questa stessa storia dello strano Galileo che rifiutò l’opportunità di fondare a Damasco una scuola che competesse con Alessandria.

128:4.6 (1413.2) Il solo proposito che Gesù aveva in mente, quando cercava d’isolare certe particolarità della sua esperienza terrena, era di evitare che la sua versatile e spettacolare carriera inducesse le generazioni future a venerare il maestro invece di obbedire alla verità che egli aveva vissuto ed insegnato. Gesù non desiderava costruire un curriculum umano che distogliesse l’attenzione dal suo insegnamento. Egli capì molto presto che i suoi discepoli sarebbero stati tentati di formulare una religione su di lui che avrebbe potuto competere con il vangelo del regno che egli intendeva proclamare al mondo. Di conseguenza, durante tutta la sua movimentata carriera, egli cercò persistentemente di sopprimere tutto ciò che riteneva potesse rafforzare questa tendenza umana naturale ad esaltare il maestro invece di proclamare i suoi insegnamenti.

128:4.7 (1413.3) Questo stesso motivo spiega anche perché egli permise di essere chiamato con differenti appellativi durante le varie epoche della sua diversificata vita sulla terra. Inoltre egli non voleva produrre alcuna indebita influenza sulla sua famiglia o su altre persone che le portasse a credere in lui contro le loro oneste convinzioni. Egli rifiutò sempre di trarre un indebito od ingiusto vantaggio dalla mente umana. Non voleva che gli uomini credessero in lui, a meno che i loro cuori non rispondessero alle realtà spirituali rivelate nei suoi insegnamenti.

128:4.8 (1413.4) Alla fine di quest’anno la famiglia di Nazaret si trovava in condizioni abbastanza buone. I figli crescevano e Maria cominciava ad abituarsi al fatto che Gesù fosse lontano da casa. Egli continuava ad inviare i suoi guadagni a Giacomo per mantenere la famiglia, conservandone solo una piccola parte per le sue spese personali immediate.

128:4.9 (1413.5) Con il passare degli anni diveniva più difficile comprendere che quest’uomo era un Figlio di Dio sulla terra. Egli sembrava del tutto simile ad un individuo del regno, proprio un altro uomo tra gli uomini. E fu ordinato dal Padre celeste che il conferimento si svolgesse in questo esatto modo.

5. Il ventiquattresimo anno (18 d.C.)

128:5.1 (1413.6) Questo fu il primo anno per Gesù di relativa libertà dalle responsabilità familiari. Giacomo riusciva a gestire molto bene la casa con l’aiuto di Gesù in consigli ed in denaro.

128:5.2 (1413.7) La settimana dopo la Pasqua di quest’anno un giovane uomo venne da Alessandria a Nazaret per organizzare, durante l’anno, un incontro tra Gesù ed un gruppo di Ebrei di Alessandria in un certo punto della costa della Palestina. Questo incontro fu fissato per la metà di giugno e Gesù si recò a Cesarea per incontrarsi con cinque eminenti Ebrei di Alessandria, che lo supplicarono di stabilirsi nella loro città come istruttore religioso offrendogli, per indurlo ad accettare, il posto di assistente del cazan nella loro sinagoga principale.

128:5.3 (1414.1) I rappresentanti di questo comitato spiegarono a Gesù che Alessandria era destinata a diventare il centro principale della cultura ebraica per il mondo intero; che la tendenza ellenistica degli affari ebrei aveva praticamente superato la scuola di pensiero babilonese. Essi ricordarono a Gesù gli inquietanti sintomi di ribellione esistenti a Gerusalemme ed in tutta la Palestina e lo assicurarono che qualsiasi sollevazione degli Ebrei palestinesi sarebbe equivalsa ad un suicidio nazionale, che la mano di ferro di Roma avrebbe soffocato la ribellione in tre mesi e che Gerusalemme sarebbe stata distrutta ed il tempio demolito, che non sarebbe stata lasciata pietra su pietra.

128:5.4 (1414.2) Gesù ascoltò tutto quello che avevano da dire, li ringraziò per la loro fiducia e, declinando l’invito di andare ad Alessandria, disse in sostanza: “La mia ora non è ancora venuta.” Essi rimasero sconcertati dalla sua apparente indifferenza all’onore che avevano pensato di conferirgli. Prima di prendere congedo da Gesù, essi gli offrirono una borsa come segno di stima dei suoi amici di Alessandria e come compenso per il tempo e le spese della sua venuta a Cesarea per conferire con loro. Ma egli rifiutò anche il denaro dicendo: “La casa di Giuseppe non ha mai ricevuto elemosine e noi non possiamo mangiare il pane altrui fintantoché io ho buone braccia ed i miei fratelli possono lavorare.”

128:5.5 (1414.3) I suoi amici dell’Egitto salparono per rientrare a casa, e negli anni successivi, quando sentirono parlare del costruttore di battelli di Cafarnao che stava creando un tale scompiglio in Palestina, pochi di loro sospettarono che fosse il bambino di Betlemme divenuto adulto e lo stesso Galileo dal comportamento strano che aveva declinato in modo così sbrigativo l’invito a diventare un grande maestro ad Alessandria.

128:5.6 (1414.4) Gesù ritornò a Nazaret. Il resto di quest’anno fu il semestre meno movimentato di tutta la sua carriera. Egli fu lieto di questa tregua temporanea nel programma abituale di problemi da risolvere e di difficoltà da superare. Comunicò molto con suo Padre celeste e fece enormi progressi nella padronanza della sua mente umana.

128:5.7 (1414.5) Ma gli affari degli uomini nei mondi del tempo e dello spazio non scorrono a lungo senza scosse. In dicembre Giacomo ebbe un colloquio privato con Gesù, spiegando che era molto innamorato di Esta, una giovane di Nazaret, e che avrebbero desiderato sposarsi presto se ciò poteva essere organizzato. Egli richiamò l’attenzione sul fatto che Giuseppe era prossimo ai diciotto anni, e che sarebbe stata una buona esperienza per lui avere l’occasione di svolgere le funzioni di capo famiglia. Gesù acconsentì a che Giacomo si sposasse due anni più tardi, a condizione che nel frattempo avesse convenientemente preparato Giuseppe ad assumere la direzione della casa.

128:5.8 (1414.6) Ed ora le cose precipitarono — il matrimonio era nell’aria. Il successo di Giacomo nell’ottenere il consenso di Gesù al suo matrimonio incoraggiò Miriam a parlare a suo fratello-padre dei suoi progetti. Giacobbe, il giovane tagliapietre un tempo autonominatosi paladino di Gesù, ora associato agli affari di Giacomo e di Giuseppe, aveva da lungo tempo pensato di chiedere la mano di Miriam. Dopo che Miriam ebbe esposto i suoi piani a Gesù, egli comandò che Giacobbe venisse da lui a presentare formale richiesta per lei e promise la sua benedizione per il matrimonio non appena essa avesse giudicato Marta all’altezza di assumere i suoi doveri di sorella maggiore.

128:5.9 (1414.7) Quando era a casa egli continuava a tenere il corso serale di scuola tre volte alla settimana, leggeva spesso di sabato le Scritture nella sinagoga, s’intratteneva con sua madre, insegnava ai ragazzi ed in generale si comportava come un degno e rispettato cittadino di Nazaret nella comunità d’Israele.

6. Il venticinquesimo anno (19 d.C.)

128:6.1 (1415.1) Quest’anno iniziò con tutta la famiglia di Nazaret in buona salute e vide la fine delle scolarità regolari di tutti i figli, ad eccezione di certi lavori che Marta doveva fare per Rut.

128:6.2 (1415.2) Gesù era uno dei più robusti e raffinati esemplari umani che fossero mai apparsi sulla terra dai tempi di Adamo. Il suo sviluppo fisico era superbo. La sua mente era attiva, acuta, penetrante — paragonata alla mentalità media dei suoi contemporanei, essa aveva raggiunto proporzioni gigantesche — ed il suo spirito era in verità umanamente divino.

128:6.3 (1415.3) Lo stato delle finanze familiari era nella migliore condizione dalla liquidazione delle proprietà di Giuseppe. Le ultime rate per il laboratorio di riparazioni delle carovane erano state pagate; essi non avevano più alcun debito e per la prima volta dopo anni avevano un po’ di denaro da parte. Per questo motivo, e poiché egli aveva condotto gli altri suoi fratelli a Gerusalemme per le loro prime cerimonie di Pasqua, Gesù decise di accompagnare Giuda (che era appena uscito diplomato dalla scuola della sinagoga) per la sua prima visita al tempio.

128:6.4 (1415.4) Essi si recarono a Gerusalemme e ritornarono per la stessa strada, la valle del Giordano, perché Gesù temeva qualche noia se avesse portato il suo giovane fratello attraverso la Samaria. Già a Nazaret Giuda si era trovato parecchie volte in situazioni delicate a causa del suo temperamento avventato, unito ai suoi forti sentimenti patriottici.

128:6.5 (1415.5) Essi arrivarono a Gerusalemme in tempo utile ed erano in cammino per la loro prima visita al tempio, la cui sola visione aveva eccitato e commosso Giuda fino al più profondo della sua anima, quando incontrarono per caso Lazzaro di Betania. Mentre Gesù parlava con Lazzaro e cercava di organizzare la celebrazione della Pasqua insieme, Giuda fece nascere un vero e proprio incidente per tutti loro. Vicino c’era una guardia romana che fece degli apprezzamenti sconvenienti ad una giovane ebrea che stava passando. Giuda s’infiammò di una fiera indignazione e non ci mise molto ad esprimere il suo risentimento per una tale scorrettezza direttamente ed a portata d’orecchie del soldato. Ora, i legionari romani erano molto sensibili a tutto ciò che rasentava l’irriverenza negli Ebrei; la guardia mise dunque immediatamente Giuda in stato d’arresto. Questo era troppo per il giovane patriota, e prima che Gesù avesse potuto metterlo in guardia con un’occhiata di avvertimento, egli si era lasciato andare con una loquace denuncia dei suoi sentimenti antiromani repressi, cosa che fece semplicemente andare tutto di male in peggio. Giuda, con Gesù al suo fianco, fu subito condotto nella prigione militare.

128:6.6 (1415.6) Gesù tentò di ottenere sia un interrogatorio immediato per Giuda sia il suo rilascio in tempo utile per celebrare la Pasqua quella sera, ma fallì in questi tentativi. Poiché l’indomani era un giorno di “santa convocazione” a Gerusalemme, anche i Romani non osavano ascoltare accuse contro un Ebreo. Di conseguenza, Giuda restò incarcerato fino al mattino del secondo giorno dopo il suo arresto, e Gesù rimase alla prigione con lui. Essi non furono presenti nel tempio alla cerimonia di accoglimento dei figli della legge nella piena cittadinanza d’Israele. Giuda non passò per questa cerimonia formale per parecchi anni, finché non ricapitò a Gerusalemme nel tempo di Pasqua ed in connessione con il suo lavoro di propaganda per conto degli Zeloti, l’organizzazione patriottica alla quale apparteneva e nella quale era molto attivo.

128:6.7 (1415.7) Il mattino seguente il loro secondo giorno in prigione Gesù comparve davanti al magistrato militare per conto di Giuda. Presentando delle scuse per la giovane età di suo fratello e con una chiara ma giudiziosa esposizione concernente il carattere provocatorio dell’episodio che aveva dato pretesto all’arresto di suo fratello, Gesù trattò il caso in modo tale che il magistrato espresse l’opinione che il giovane Ebreo poteva avere qualche scusa possibile per la sua violenta esplosione. Dopo aver avvertito Giuda di non permettersi più una simile temerarietà, disse a Gesù nel congedarli: “Faresti bene a tenere d’occhio il ragazzo; è capace di attirare molte noie su voi tutti.” Ed il giudice romano diceva il vero. Giuda causò molte noie a Gesù, e le noie erano sempre della stessa natura — scontri con le autorità civili a causa dei suoi scatti patriottici sconsiderati e malaccorti.

128:6.8 (1416.1) Gesù e Giuda andarono a Betania per la notte, spiegarono perché avevano mancato il loro appuntamento per la cena della Pasqua e ripartirono per Nazaret il giorno seguente. Gesù non parlò alla famiglia dell’arresto del suo giovane fratello a Gerusalemme, ma tre settimane dopo il loro ritorno ebbe un lungo colloquio con Giuda su questo episodio. Dopo questa conversazione con Gesù, Giuda stesso lo raccontò alla famiglia. Egli non dimenticò mai la pazienza e l’indulgenza che suo fratello-padre manifestò durante tutta questa rude esperienza.

128:6.9 (1416.2) Questa fu l’ultima Pasqua alla quale Gesù si recò con un membro della sua famiglia. Il Figlio dell’Uomo si stava staccando sempre più dalla stretta associazione con quelli della propria carne e del proprio sangue.

128:6.10 (1416.3) Quest’anno i suoi periodi di profonda meditazione furono spesso interrotti da Rut e dai suoi compagni di gioco. E Gesù era sempre pronto a rimandare le riflessioni sulla sua opera futura a favore del mondo e dell’universo per condividere la gioia infantile e l’allegria di questi giovani, che non si stancavano mai di ascoltare Gesù raccontare le esperienze dei suoi diversi viaggi a Gerusalemme. Essi amavano molto anche le sue storie sugli animali e sulla natura.

128:6.11 (1416.4) I ragazzi erano sempre i benvenuti al laboratorio di riparazioni. Gesù metteva della sabbia, dei blocchi di legno e dei ciottoli a fianco del laboratorio, e gruppi di giovani accorrevano là per divertirsi. Quando erano stanchi di giocare, i più intrepidi davano una sbirciatina nel laboratorio, e se il padrone non era troppo occupato, si azzardavano ad entrare dicendo: “Zio Joshua, esci e raccontaci una grande storia.” Allora lo facevano uscire tirandolo per le mani fino a che non si fosse seduto sulla sua pietra preferita vicino all’angolo del laboratorio, con i ragazzi seduti per terra in semicerchio davanti a lui. E come si divertiva questo piccolo gruppo con lo zio Joshua. Essi imparavano a ridere, e a ridere di cuore. Uno o due dei ragazzi più piccoli avevano l’abitudine di arrampicarsi sulle sue ginocchia e di sedervisi, seguendo con sguardo ammirato le espressioni del suo viso mentre raccontava le sue storie. I bambini amavano Gesù, e Gesù amava i bambini.

128:6.12 (1416.5) Era difficile per i suoi amici capire l’estensione delle sue attività intellettuali, la maniera in cui poteva così improvvisamente e completamente passare dalle profonde discussioni di politica, di filosofia o di religione al divertimento e alla gioiosa gaiezza di questi bambini dai cinque ai dieci anni d’età. A mano a mano che i suoi fratelli e sorelle crescevano egli aveva più disponibilità di tempo libero, e prima dell’arrivo dei nipoti egli prestava una grande attenzione a questi piccini. Ma non visse abbastanza a lungo sulla terra per godere molto i suoi nipoti.

7. Il ventiseiesimo anno (20 d.C.)

128:7.1 (1416.6) All’inizio di quest’anno Gesù di Nazaret divenne profondamente cosciente di possedere una grande estensione di potere potenziale. Ma era anche pienamente persuaso che questo potere non doveva essere impiegato dalla sua personalità in quanto Figlio dell’Uomo, almeno non prima che la sua ora fosse giunta.

128:7.2 (1417.1) In questo periodo egli rifletteva molto, ma diceva poco, sulla sua relazione con suo Padre celeste. E la conclusione di tutte queste riflessioni fu espressa una volta nella sua preghiera sulla sommità della collina, quando disse: “Indipendentemente da chi io sia e da quale potere io possa o meno esercitare, sono sempre stato e sarò sempre sottomesso alla volontà di mio Padre del Paradiso.” E tuttavia, mentre quest’uomo circolava a Nazaret per andare e tornare dal suo lavoro, era letteralmente vero — in ciò che concerneva un vasto universo — che “in lui erano nascosti tutti i tesori della saggezza e della conoscenza”.

128:7.3 (1417.2) Durante tutto quest’anno gli affari della famiglia andarono bene, salvo che per Giuda. Per anni Giacomo ebbe delle noie con il suo fratello più giovane che non era incline a mettersi a lavorare e sul quale non si poteva contare per la sua partecipazione alle spese della casa. Pur vivendo in famiglia, egli non era tanto coscienzioso da portare la sua parte di salario al bilancio familiare.

128:7.4 (1417.3) Gesù era un uomo di pace, e di tanto in tanto era molto imbarazzato dalle sortite bellicose e dalle numerose esplosioni patriottiche di Giuda. Giacomo e Giuseppe erano del parere di metterlo alla porta, ma Gesù non volle acconsentirvi. Quando la loro pazienza era severamente messa alla prova, Gesù si limitava a consigliare: “Siate pazienti. Siate saggi nei vostri consigli ed eloquenti nel vostro modo di vivere, perché il vostro giovane fratello possa prima conoscere la via migliore e poi essere costretto a seguirvi in essa.” Il consiglio saggio ed affettuoso di Gesù evitò una rottura in famiglia; essi rimasero uniti. Ma Giuda non fu mai condotto alla ragione prima del suo matrimonio.

128:7.5 (1417.4) Maria parlava raramente della futura missione di Gesù. Ogni volta che si faceva allusione a questo argomento, Gesù rispondeva solamente: “La mia ora non è ancora giunta.” Gesù aveva quasi completato il difficile compito di disabituare la sua famiglia a dipendere dalla presenza diretta della sua personalità. Egli si stava preparando rapidamente per il giorno in cui avrebbe potuto coerentemente lasciare questa casa di Nazaret ed iniziare il preludio più attivo del suo vero ministero tra gli uomini.

128:7.6 (1417.5) Non perdete mai di vista il fatto che la missione principale di Gesù nel suo settimo conferimento era l’acquisizione dell’esperienza di creatura, il conseguimento della sovranità di Nebadon. E nell’accumulare questa esperienza egli faceva la rivelazione suprema del Padre del Paradiso ad Urantia ed al suo intero universo locale. E secondariamente a questi propositi, egli incominciò anche a districare i complicati affari di questo pianeta connessi con la ribellione di Lucifero.

128:7.7 (1417.6) Quest’anno Gesù godette di maggior tempo libero del solito, e dedicò molto tempo ad insegnare a Giacomo a condurre il laboratorio di riparazioni e a Giuseppe a dirigere gli affari di casa. Maria sentiva che egli si stava preparando a lasciarli. A lasciarli per andare dove? Per fare che cosa? Essa aveva quasi abbandonato l’idea che Gesù fosse il Messia. Non riusciva a comprenderlo; semplicemente non riusciva ad intendere suo figlio primogenito.

128:7.8 (1417.7) Quest’anno Gesù passò gran parte del tempo con i singoli membri della sua famiglia. Egli li conduceva in lunghe e frequenti passeggiate sulla collina ed in campagna. Prima della mietitura egli condusse Giuda a sud di Nazaret da suo zio agricoltore, ma Giuda non vi rimase a lungo dopo il raccolto. Egli fuggì, e Simone lo ritrovò più tardi in riva al lago con i pescatori. Quando Simone lo riportò a casa, Gesù parlò a lungo con il giovane fuggiasco e poiché questi voleva diventare pescatore, andò con lui a Magdala e lo affidò alle cure di un parente, un pescatore. E Giuda lavorò abbastanza bene e regolarmente da quel momento fino al suo matrimonio, e continuò il mestiere di pescatore anche dopo il suo matrimonio.

128:7.9 (1418.1) Era giunto finalmente il giorno in cui tutti i fratelli di Gesù avevano scelto la loro carriera e si erano sistemati. Tutto era pronto per la partenza di Gesù da casa.

128:7.10 (1418.2) In novembre avvenne un duplice matrimonio. Giacomo ed Esta, e Miriam e Giacobbe si sposarono. Fu veramente una circostanza gioiosa. Anche Maria era nuovamente felice, salvo quando ogni tanto si rendeva conto che Gesù si stava preparando a partire. Essa soffriva sotto il peso di una grande incertezza. Se Gesù avesse voluto soltanto sedersi e parlare francamente di tutto ciò con lei come aveva fatto quando era un ragazzo; ma egli era costantemente taciturno; conservava un profondo silenzio sul futuro.

128:7.11 (1418.3) Giacomo e la sua sposa, Esta, si stabilirono in una graziosa casetta nella parte ovest della città, un regalo del padre di lei. Anche se Giacomo continuò a sostenere la famiglia di sua madre, la sua quota fu ridotta alla metà a causa del suo matrimonio, e Giuseppe fu ufficialmente installato da Gesù quale capo famiglia. Giuda inviava ora con regolarità il suo contributo alla famiglia ogni mese. I matrimoni di Giacomo e di Miriam ebbero un’influenza molto benefica su Giuda, e quando questi ripartì per la pesca il giorno successivo al doppio matrimonio rassicurò Giuseppe che poteva contare su di lui “per compiere tutto il mio dovere e ancora di più se necessario”. E mantenne la sua promessa.

128:7.12 (1418.4) Miriam viveva nella casa di Giacobbe, contigua a quella di Maria, perché il vecchio Giacobbe era stato sepolto con i suoi antenati. Marta prese il posto di Miriam in casa e la nuova organizzazione funzionò senza difficoltà già prima della fine dell’anno.

128:7.13 (1418.5) All’indomani di questo duplice matrimonio Gesù ebbe un colloquio importante con Giacomo. Gli disse in confidenza che si stava preparando a lasciare la casa. Donò a Giacomo la piena proprietà del laboratorio di riparazioni, abdicò ufficialmente e solennemente dalla posizione di capo della famiglia di Giuseppe, e stabilì nella maniera più toccante suo fratello Giacomo quale “capo e protettore della casa di mio padre”. Egli redasse, ed entrambi sottoscrissero, un accordo segreto nel quale era convenuto che, a compenso della donazione del laboratorio di riparazioni, Giacomo avrebbe assunto l’intera responsabilità finanziaria della famiglia, sollevando così Gesù da ogni ulteriore obbligo in tali materie. Dopo aver firmato il contratto, e dopo che il bilancio fu sistemato in maniera tale che le spese correnti della famiglia potevano essere affrontate senza alcun contributo da parte di Gesù, questi disse a Giacomo: “Tuttavia, figlio mio, io continuerò a spedirti qualcosa ogni mese fino a quando la mia ora non sarà giunta, ed impiegherai ciò che ti manderò secondo le esigenze del momento. Adopera i miei fondi per le necessità o per i piaceri della famiglia come tu giudicherai opportuno. Utilizzali in caso di malattia o per far fronte ad emergenze impreviste che potrebbero sopraggiungere ad un qualunque membro della famiglia.”

128:7.14 (1418.6) E così Gesù si preparò ad entrare nella seconda fase della sua vita di adulto, staccato dai suoi, prima di occuparsi pubblicamente degli affari di suo Padre.

Fascicolo 129 - La successiva vita adulta di Gesù

Il Libro di Urantia

Fascicolo 129

La successiva vita adulta di Gesù

129:0.1 (1419.1) GESÙ si era completamente e definitivamente separato dalla gestione degli affari domestici della famiglia di Nazaret e dalla direzione immediata dei suoi membri. Egli continuò fino al momento del suo battesimo a contribuire alle finanze familiari ed a prendere un vivo interesse personale al benessere spirituale di ciascuno dei suoi fratelli e sorelle. Ed era sempre pronto a fare tutto ciò che era umanamente possibile per il conforto e la felicità di sua madre vedova.

129:0.2 (1419.2) Il Figlio dell’Uomo aveva ora preparato ogni cosa per staccarsi permanentemente dalla casa di Nazaret; e ciò non fu facile per lui. Gesù amava naturalmente la sua gente, amava la sua famiglia, e questo affetto naturale era stato enormemente accresciuto dalla sua straordinaria devozione a loro. Più pienamente ci doniamo ai nostri simili e più li amiamo; e poiché Gesù si era così completamente dato ai suoi familiari, li amava di un grande e fervente affetto.

129:0.3 (1419.3) Tutta la famiglia si era a poco a poco resa conto che Gesù si stava preparando a lasciarli. La tristezza della prevista separazione era attenuata soltanto da questo modo graduale di prepararli all’annuncio della sua intenzione di partire. Da più di quattro anni essi percepivano che egli stava progettando questa separazione definitiva.

1. Il ventisettesimo anno (21 d.C.)

129:1.1 (1419.4) In gennaio di quest’anno, 21 d.C., in una piovosa mattina di domenica, Gesù si congedò senza cerimonie dalla sua famiglia, spiegando solamente che sarebbe andato a Tiberiade e poi a visitare le altre città vicine al Mare di Galilea. Li lasciò così, e non fu mai più un membro regolare di quella famiglia.

129:1.2 (1419.5) Egli trascorse una settimana a Tiberiade, la nuova città che doveva presto succedere a Sefforis come capitale della Galilea; e trovandovi poco che lo interessasse, passò successivamente per Magdala e Betsaida per andare a Cafarnao, dove si fermò per far visita a Zebedeo, l’amico di suo padre. I figli di Zebedeo erano pescatori; lui stesso era un costruttore di battelli. Gesù di Nazaret era un progettista ed un costruttore esperto; era un maestro nel lavorare il legno, e Zebedeo conosceva da lunga data l’abilità dell’artigiano di Nazaret. Da molto tempo Zebedeo aveva pensato di costruire battelli migliori; espose ora i suoi progetti a Gesù ed invitò il carpentiere in visita ad unirsi a lui nell’impresa, e Gesù acconsentì immediatamente.

129:1.3 (1419.6) Gesù lavorò con Zebedeo solo per poco più di un anno, ma durante questo tempo creò un nuovo tipo di battello e stabilì metodi interamente nuovi per costruirne. Con una tecnica superiore e procedimenti molto migliorati per essiccare le tavole di legno, Gesù e Zebedeo cominciarono a costruire battelli di un tipo molto superiore, che offrivano molta più sicurezza per la navigazione sul lago rispetto ai vecchi tipi. Per parecchi anni Zebedeo ebbe più lavoro per fabbricare questi battelli di nuovo modello di quanto la sua piccola azienda potesse produrne. In meno di cinque anni praticamente tutti i battelli naviganti sul lago erano stati costruiti nei cantieri di Zebedeo a Cafarnao. Gesù fu presto conosciuto dai pescatori galilei come il progettista dei nuovi battelli.

129:1.4 (1420.1) Zebedeo era un uomo moderatamente benestante; i suoi cantieri si trovavano in riva al lago a sud di Cafarnao e la sua casa era situata a valle in riva al lago vicino al centro di pesca di Betsaida. Gesù visse nella casa di Zebedeo durante l’anno e più che rimase a Cafarnao. Egli aveva lavorato a lungo da solo nel mondo, cioè senza un padre, ed apprezzò molto questo periodo di lavoro con un partner-padre.

129:1.5 (1420.2) La moglie di Zebedeo, Salomè, era parente di Anna, un tempo sommo sacerdote a Gerusalemme ed ancora il membro più influente del gruppo dei Sadducei, essendo non più in carica da soli otto anni. Salomè divenne una grande ammiratrice di Gesù. Essa lo amava quanto i suoi stessi figli Giacomo, Giovanni e Davide, mentre le sue quattro figlie consideravano Gesù come il loro fratello maggiore. Gesù andava spesso a pescare con Giacomo, Giovanni e Davide, ed essi costatarono che era un esperto pescatore quanto un abile costruttore di battelli.

129:1.6 (1420.3) Durante tutto quest’anno Gesù inviò ogni mese del denaro a Giacomo. Egli ritornò a Nazaret in ottobre per assistere al matrimonio di Marta, ed in seguito non fu di nuovo a Nazaret per più di due anni, quando tornò brevemente per il duplice matrimonio di Simone e di Giuda.

129:1.7 (1420.4) Per tutto quest’anno Gesù costruì battelli e continuò ad osservare come vivevano gli uomini sulla terra. Egli andava spesso a visitare la stazione delle carovane, essendo Cafarnao sulla rotta dei viaggi diretti da Damasco verso il sud. Cafarnao era un’importante base militare romana, e l’ufficiale che comandava la guarnigione era un Gentile credente in Yahweh, “un uomo devoto”, come gli Ebrei erano soliti designare questi proseliti. Questo ufficiale apparteneva ad una ricca famiglia romana e s’incaricò di costruire una bella sinagoga a Cafarnao, che era stata offerta agli Ebrei poco prima che Gesù venisse a vivere con Zebedeo. Gesù condusse i servizi in questa nuova sinagoga per più della metà di quest’anno, ed alcuni carovanieri che vi assistettero per caso si ricordarono che era il carpentiere di Nazaret.

129:1.8 (1420.5) Quando arrivò il momento di pagare le tasse, Gesù si registrò come “artigiano qualificato di Cafarnao”. Da quel giorno e fino al termine della sua vita terrena egli fu conosciuto come residente a Cafarnao. Non si avvalse mai più di nessun’altra residenza legale, benché, per diverse ragioni, abbia permesso ad altri di domiciliarlo a Damasco, a Betania, a Nazaret ed anche ad Alessandria.

129:1.9 (1420.6) Alla sinagoga di Cafarnao egli trovò molti nuovi libri nelle casse della biblioteca, e passò almeno cinque sere per settimana in intensi studi. Egli dedicava una sera alla vita sociale con gli adulti e passava una sera con i giovani. C’era nella personalità di Gesù qualcosa di affabile e d’ispirante che attirava invariabilmente i giovani. Egli li faceva sempre sentire a loro agio in sua presenza. Il suo grande segreto per intendersi con loro consisteva forse nel duplice fatto che egli era sempre interessato alle loro occupazioni, dando loro raramente dei consigli a meno che non glieli chiedessero.

129:1.10 (1420.7) La famiglia di Zebedeo quasi adorava Gesù, ed i suoi membri non mancavano mai di partecipare alle sessioni di domanda e risposta che egli conduceva ogni sera dopo cena prima di andare a studiare nella sinagoga. Anche i giovani del vicinato venivano spesso ad assistere a queste riunioni del dopo cena. A questi piccoli gruppi Gesù dava un’istruzione varia ed avanzata, avanzata giusto quanto essi potevano comprendere. Egli parlava molto liberamente con loro, esponeva le sue idee ed i suoi ideali sulla politica, la sociologia, la scienza e la filosofia, ma non pretendeva mai di parlare con autorità finale, salvo quando discuteva di religione — la relazione dell’uomo con Dio.

129:1.11 (1421.1) Una volta alla settimana Gesù teneva una riunione con tutte le persone della casa, del laboratorio e con gli aiutanti del cantiere, perché Zebedeo aveva molti operai. E fu da questi lavoratori che Gesù fu chiamato per la prima volta “il Maestro”. Essi lo amavano tutti. Il suo lavoro a Cafarnao con Zebedeo gli piaceva, ma gli mancavano i ragazzi che giocavano a fianco del laboratorio di carpenteria di Nazaret.

129:1.12 (1421.2) Tra i figli di Zebedeo era Giacomo il più interessato a Gesù come insegnante e filosofo. Giovanni preferiva il suo insegnamento e le sue opinioni religiose. Davide lo rispettava come artigiano, ma s’interessava poco ai suoi punti di vista religiosi e ai suoi insegnamenti filosofici.

129:1.13 (1421.3) Giuda veniva spesso di sabato per ascoltare Gesù parlare nella sinagoga e rimaneva per fargli visita. E più Giuda vedeva di suo fratello maggiore, più si convinceva che Gesù era veramente un grande uomo.

129:1.14 (1421.4) Quest’anno Gesù fece grandi progressi nella padronanza ascendente della sua mente umana e raggiunse nuovi ed elevati livelli di contatto cosciente con il suo Aggiustatore di Pensiero interiore.

129:1.15 (1421.5) Questo fu il suo ultimo anno di vita stabile. Mai più Gesù trascorse un intero anno nello stesso luogo o presso la stessa azienda. Il momento dei suoi pellegrinaggi terreni si avvicinava rapidamente. Non erano lontani nel futuro dei periodi d’intensa attività, ma tra la sua vita semplice ma molto attiva del passato ed il suo ministero pubblico ancora più intenso e arduo stavano ora per frapporsi alcuni anni in cui egli avrebbe viaggiato molto ed in cui la sua attività personale sarebbe stata assai diversificata. La sua formazione come uomo del regno doveva essere completata prima di poter iniziare la carriera d’insegnamento e di predicazione quale Dio-uomo divenuto perfetto delle fasi divine e postumane del suo conferimento su Urantia.

2. Il ventottesimo anno (22 d.C.)

129:2.1 (1421.6) Nel marzo dell’anno 22 d.C. Gesù prese congedo da Zebedeo e da Cafarnao. Egli chiese una piccola somma di denaro per coprire le sue spese fino a Gerusalemme. Mentre lavorava con Zebedeo egli aveva prelevato solo modeste somme di denaro, che inviava ogni mese alla sua famiglia a Nazaret. Un mese era Giuseppe che veniva a Cafarnao a prendere il denaro; il mese seguente era Giuda che veniva a Cafarnao a prendere il denaro da Gesù e a portarlo a Nazaret. Il centro di pesca in cui lavorava Giuda si trovava soltanto a pochi chilometri a sud di Cafarnao.

129:2.2 (1421.7) Quando Gesù lasciò la famiglia di Zebedeo, fu d’accordo di restare a Gerusalemme fino al tempo di Pasqua, ed essi promisero tutti di essere presenti a questo avvenimento. Si accordarono anche di celebrare insieme la cena di Pasqua. Essi furono tutti rattristati quando Gesù li lasciò, specialmente le figlie di Zebedeo.

129:2.3 (1421.8) Prima di lasciare Cafarnao, Gesù ebbe una lunga conversazione con il suo nuovo amico e compagno intimo, Giovanni Zebedeo. Egli disse a Giovanni che si proponeva di viaggiare molto fino a quando “la mia ora sarà giunta”, e chiese a Giovanni di agire in sua vece nell’inviare ogni mese del denaro alla sua famiglia a Nazaret fino all’esaurimento di quanto dovutogli. E Giovanni gli fece questa promessa: “Mio Maestro, occupati dei tuoi affari, compi il tuo lavoro in questo mondo; io agirò per te in questa come in ogni altra materia, e veglierò sulla tua famiglia come se dovessi mantenere la mia stessa madre ed occuparmi dei miei stessi fratelli e sorelle. Disporrò dei tuoi fondi conservati da mio padre come tu hai indicato e secondo le loro necessità, e quando il tuo denaro sarà finito, se non ne riceverò più da te e se tua madre sarà nel bisogno, allora dividerò i miei stessi guadagni con lei. Va in pace. Io agirò per tuo conto in tutte queste materie.”

129:2.4 (1422.1) Dopo la partenza di Gesù per Gerusalemme, Giovanni si consultò dunque con suo padre Zebedeo riguardo al denaro dovuto a Gesù, e fu sorpreso che l’importo fosse così elevato. Poiché Gesù aveva lasciato l’intera questione nelle loro mani, essi convennero che il piano migliore fosse d’investire questi fondi in immobili e d’impiegarne il ricavato per aiutare la famiglia di Nazaret. E siccome Zebedeo sapeva di una piccola casa a Cafarnao che era ipotecata ed in vendita, raccomandò a Giovanni di acquistare questa casa con il denaro di Gesù e di conservare il titolo in custodia per il suo amico. E Giovanni fece come suo padre gli aveva consigliato. Per due anni il ricavato di questa casa fu destinato a rimborsare l’ipoteca, e ciò, con l’aggiunta di una grossa somma che Gesù inviò presto a Giovanni perché fosse utilizzata per le necessità della famiglia, fu quasi sufficiente per coprire il prezzo d’acquisto. E Zebedeo ci mise la differenza, cosicché Giovanni pagò il rimanente dell’ipoteca alla scadenza, acquisendo così la completa proprietà di questa casa di due stanze. In tal modo Gesù divenne proprietario di una casa a Cafarnao, ma egli non era stato informato di questo.

129:2.5 (1422.2) Quando i membri della famiglia di Nazaret seppero che Gesù era partito da Cafarnao, essi, non conoscendo l’accordo finanziario fatto con Giovanni, credettero che fosse venuto per loro il momento di arrangiarsi senza più contare sull’aiuto di Gesù. Giacomo si ricordò del suo accordo con Gesù e con l’aiuto dei suoi fratelli assunse subito la piena responsabilità della cura della famiglia.

129:2.6 (1422.3) Ma riportiamoci ora indietro per osservare Gesù a Gerusalemme. Per circa due mesi egli trascorse la maggior parte del suo tempo ad ascoltare le discussioni al tempio, con visite occasionali alle varie scuole dei rabbini. Egli passò quasi tutti i sabati a Betania.

129:2.7 (1422.4) Gesù aveva portato con sé a Gerusalemme una lettera di Salomè, moglie di Zebedeo, che lo presentava all’anziano sommo sacerdote Anna come “uno dei miei stessi figli”. Anna gli dedicò molto tempo, conducendolo personalmente a visitare le numerose accademie degli insegnanti religiosi di Gerusalemme. Mentre Gesù esaminava a fondo queste scuole ed osservava attentamente i loro metodi d’insegnamento, non pose la più piccola domanda in pubblico. Benché Anna considerasse Gesù un grande uomo, era perplesso su come consigliarlo. Egli riconosceva che sarebbe stato sciocco suggerirgli di entrare come studente in una delle scuole di Gerusalemme, e tuttavia sapeva bene che non sarebbe mai stato accordato a Gesù lo status d’insegnante regolare senza essere stato preparato in queste scuole.

129:2.8 (1422.5) Il tempo della Pasqua si avvicinava e tra la folla che giungeva da ogni luogo arrivarono a Gerusalemme, da Cafarnao, Zebedeo e tutta la sua famiglia. Essi si fermarono tutti nella spaziosa casa di Anna, in cui celebrarono la Pasqua come un’unica famiglia felice.

129:2.9 (1422.6) Prima della fine di questa settimana di Pasqua, apparentemente per caso, Gesù incontrò un ricco viaggiatore e suo figlio, un giovane di circa diciassette anni. Questi viaggiatori venivano dall’India, ed essendo diretti a visitare Roma e diversi altri punti del Mediterraneo, avevano fatto in modo di arrivare a Gerusalemme durante la Pasqua, sperando di trovare qualcuno da poter assumere come interprete per entrambi e come precettore per il figlio. Il padre insisté perché Gesù acconsentisse a viaggiare con loro. Gesù gli parlò della sua famiglia e gli disse che sarebbe stato molto difficile allontanarsi per quasi due anni, durante i quali i suoi avrebbero potuto trovarsi nel bisogno. Di fronte a ciò, questo viaggiatore proveniente dall’Oriente propose di anticipare a Gesù il salario di un anno perché potesse affidare tali fondi ai suoi amici per preservare la sua famiglia dalle ristrettezze. E Gesù accettò di fare il viaggio.

129:2.10 (1423.1) Gesù inviò questa importante somma a Giovanni, il figlio di Zebedeo. E voi sapete come Giovanni impiegò questo denaro per liquidare l’ipoteca sulla proprietà di Cafarnao. Gesù mise Zebedeo interamente al corrente di questo viaggio nel Mediterraneo, ma gli ingiunse di non parlarne a nessuno, nemmeno a quelli della sua stessa carne e del suo stesso sangue, e Zebedeo non rivelò mai che conosceva i luoghi di soggiorno di Gesù durante questo lungo periodo di quasi due anni. Prima del ritorno di Gesù da questo viaggio, la famiglia di Nazaret era sul punto di considerarlo morto. Solo le assicurazioni di Zebedeo, che venne a Nazaret in parecchie occasioni con suo figlio Giovanni, lasciarono viva la speranza nel cuore di Maria.

129:2.11 (1423.2) Durante questo tempo la famiglia di Nazaret se la passava molto bene. Giuda aveva considerevolmente aumentato la sua quota e mantenne questa contribuzione supplementare fino al suo matrimonio. Nonostante richiedessero poca assistenza, Giovanni Zebedeo continuò a portare ogni mese dei doni a Maria e a Rut, secondo le istruzioni di Gesù.

3. Il ventinovesimo anno (23 d.C.)

129:3.1 (1423.3) L’intero ventinovesimo anno di Gesù fu impiegato a completare il giro del mondo mediterraneo. I principali avvenimenti, nei limiti in cui ci è permesso di rivelare queste esperienze, costituiscono il soggetto delle narrazioni che seguono immediatamente questo fascicolo.

129:3.2 (1423.4) Durante questo giro del mondo romano, per diverse ragioni, Gesù fu conosciuto come lo Scriba di Damasco. A Corinto ed in altri scali del viaggio di ritorno egli fu tuttavia conosciuto come il precettore ebreo.

129:3.3 (1423.5) Questo fu un periodo movimentato nella vita di Gesù. Durante questo viaggio egli prese numerosi contatti con i suoi simili, ma questa esperienza è una fase della sua vita che non rivelò mai ad alcun membro della sua famiglia né ad alcuno degli apostoli. Gesù visse sino alla fine la sua vita nella carne e lasciò questo mondo senza che nessuno (salvo Zebedeo di Betsaida) conoscesse che aveva fatto questo grande viaggio. Alcuni dei suoi amici credevano che fosse ritornato a Damasco; altri pensarono che fosse andato in India. I membri della sua stessa famiglia erano inclini a credere che fosse ad Alessandria, perché sapevano che una volta era stato invitato a recarvisi per diventare assistente del cazan.

129:3.4 (1423.6) Quando Gesù ritornò in Palestina non fece niente per cambiare l’opinione della sua famiglia che credeva fosse andato da Gerusalemme ad Alessandria; egli permise loro di continuare a credere che tutto il tempo in cui era stato assente dalla Palestina fosse stato trascorso in quella città di sapere e di cultura. Solo Zebedeo, il costruttore di battelli di Betsaida, conosceva la verità su questo argomento, e Zebedeo non ne parlò a nessuno.

129:3.5 (1423.7) In tutti i vostri sforzi per decifrare il significato della vita di Gesù su Urantia, dovete ricordare i motivi del conferimento di Micael. Se volete comprendere il significato di molti dei suoi comportamenti apparentemente strani, dovete discernere il proposito del suo soggiorno sul vostro mondo. Egli fu costantemente attento a non costruire una carriera personale troppo affascinante e che attirasse troppa attenzione. Cercava di non fare alcun ricorso all’insolito o all’irresistibile verso i suoi simili. Egli era votato all’opera di rivelare il Padre celeste ai suoi simili mortali e allo stesso tempo era consacrato al compito sublime di vivere la sua vita terrena di mortale restando costantemente sottomesso alla volontà dello stesso Padre del Paradiso.

129:3.6 (1424.1) Sarà anche sempre utile, per comprendere la vita di Gesù sulla terra, che tutti gli studiosi mortali di questo conferimento divino ricordino che, mentre viveva questa vita d’incarnazione su Urantia, egli la viveva per il suo intero universo. C’era qualcosa di speciale e d’ispirante associato alla vita che egli visse nella carne di natura mortale per ciascuna singola sfera abitata di tutto l’universo di Nebadon. La stessa cosa è anche vera per tutti i mondi divenuti abitabili dopo i giorni avventurosi del suo soggiorno su Urantia. E ciò sarà allo stesso modo pure vero per tutti i mondi che saranno abitati da creature dotate di volontà in tutta la storia futura di questo universo locale.

129:3.7 (1424.2) Il Figlio dell’Uomo, durante il periodo ed attraverso le esperienze di questo giro del mondo romano, completò praticamente la sua preparazione educativa grazie al contatto con i diversi popoli del mondo del suo tempo e della sua generazione. Al momento del suo ritorno a Nazaret, grazie a questo viaggio istruttivo, egli aveva praticamente appreso come gli uomini vivevano e forgiavano la propria esistenza su Urantia.

129:3.8 (1424.3) Il proposito reale del suo viaggio attorno al bacino del Mediterraneo era di conoscere gli uomini. Durante questo viaggio egli venne a contatto molto stretto con centinaia di esseri umani. Incontrò ed amò ogni sorta di uomini, ricchi e poveri, elevati ed umili, neri e bianchi, istruiti ed ignoranti, colti ed incolti, animaleschi e spirituali, religiosi ed irreligiosi, morali ed immorali.

129:3.9 (1424.4) Nel corso di questo viaggio mediterraneo Gesù fece grandi progressi nel suo compito umano di dominare la mente materiale e mortale, ed il suo Aggiustatore interiore fece grandi progressi nella conquista ascensionale e spirituale di questo stesso intelletto umano. Alla fine di questo giro Gesù sapeva praticamente — in tutta certezza umana — che era un Figlio di Dio, un Figlio Creatore del Padre Universale. Il suo Aggiustatore era sempre più capace di far sorgere nella mente del Figlio dell’Uomo dei ricordi nebbiosi della sua esperienza in Paradiso in associazione con il suo Padre divino prima di partire per organizzare ed amministrare questo universo locale di Nebadon. Così, a poco a poco, l’Aggiustatore portò nella coscienza umana di Gesù quei ricordi necessari della sua esistenza divina anteriore nelle varie epoche del quasi eterno passato. L’ultimo episodio della sua esperienza preumana ad essere messo in luce dall’Aggiustatore fu il suo incontro di commiato con Emanuele di Salvington giusto prima che abbandonasse la sua personalità cosciente per intraprendere la sua incarnazione su Urantia. L’immagine di quest’ultimo ricordo della sua esistenza preumana fu resa chiara nella coscienza di Gesù il giorno stesso del suo battesimo da parte di Giovanni nel Giordano.

4. Il Gesù umano

129:4.1 (1424.5) Per le intelligenze celesti dell’universo locale che l’osservavano, questo viaggio mediterraneo fu la più seducente delle esperienze terrene di Gesù, o almeno di tutta la sua carriera fino alla sua crocifissione e morte umana. Questo fu il periodo affascinante del suo ministero personale, in contrasto con l’epoca del suo ministero pubblico che seguì ben presto. Questo episodio straordinario fu tanto più avvincente in quanto in questo momento egli era ancora il carpentiere di Nazaret, il costruttore di battelli di Cafarnao, lo Scriba di Damasco; era ancora il Figlio dell’Uomo. Egli non aveva ancora acquisito la completa padronanza della sua mente umana; l’Aggiustatore non aveva ancora pienamente controllato e formato la contropartita dell’identità mortale. Egli era ancora un uomo tra gli uomini.

129:4.2 (1425.1) L’esperienza religiosa puramente umana — la crescita spirituale personale — del Figlio dell’Uomo raggiunse quasi il suo culmine di realizzazione durante questo ventinovesimo anno. Questa esperienza di sviluppo spirituale fu una crescita costantemente graduale a partire dal momento dell’arrivo del suo Aggiustatore di Pensiero fino al giorno del completamento e della conferma della relazione umana naturale e normale tra la mente materiale dell’uomo e la dotazione mentale dello spirito — il fenomeno di rendere queste due menti una sola, l’esperienza che il Figlio dell’Uomo raggiunse completamente e definitivamente, quale mortale incarnato del regno, nel giorno del suo battesimo nel Giordano.

129:4.3 (1425.2) Durante tutti questi anni, mentre non sembrava impegnato in così numerosi periodi di comunione formale con suo Padre celeste, egli mise a punto dei metodi sempre più efficaci di comunicazione personale con la presenza spirituale interiore del Padre del Paradiso. Egli visse una vita reale, una vita piena ed una vita nella carne veramente normale, naturale e ordinaria. Egli apprende per esperienza personale l’equivalente dell’attualità dell’intera somma e della sostanza del vivere la vita degli esseri umani sui mondi materiali del tempo e dello spazio.

129:4.4 (1425.3) Il Figlio dell’Uomo sperimentò la vasta gamma delle emozioni umane che si estendono dalla gioia splendida al dolore profondo. Egli era un ragazzo gaio ed un essere di raro buonumore; era anche un “uomo di dolori ed abituato alla sofferenza”. In senso spirituale egli visse la vita di mortale dal punto più basso a quello più alto, dall’inizio alla fine. Da un punto di vista materiale egli potrebbe sembrare aver evitato di vivere i due estremi sociali dell’esistenza umana, ma intellettualmente familiarizzò completamente con l’intera e completa esperienza dell’umanità.

129:4.5 (1425.4) Gesù conosce i pensieri ed i sentimenti, i bisogni e gli impulsi, dei mortali evoluzionari ed ascendenti dei regni, dalla loro nascita alla loro morte. Egli ha vissuto la vita umana dagli inizi dell’individualità fisica, intellettuale e spirituale, passando per l’infanzia, la fanciullezza, la giovinezza e la maturità — fino all’esperienza umana della morte. Egli non solo passò per questi periodi umani normali e familiari di avanzamento intellettuale e spirituale, ma sperimentò anche pienamente quelle fasi superiori e più evolute dell’armonizzazione tra l’uomo e l’Aggiustatore che così pochi mortali di Urantia raggiungono. E sperimentò così la vita piena dell’uomo mortale, non solo com’è vissuta sul vostro mondo, ma anche com’è vissuta su tutti gli altri mondi evoluzionari del tempo e dello spazio, anche sui più elevati e più avanzati tra tutti i mondi stabilizzati in luce e vita.

129:4.6 (1425.5) Sebbene questa vita perfetta che egli visse nelle sembianze della carne mortale possa non aver ricevuto l’approvazione universale ed incondizionata dei suoi simili mortali, di coloro che per caso sono stati suoi contemporanei sulla terra, tuttavia, la vita che Gesù di Nazaret visse nella carne e su Urantia ha ricevuto la piena ed assoluta accettazione dal Padre Universale come costituente nello stesso tempo e nella stessa vita di personalità la pienezza della rivelazione del Dio eterno all’uomo mortale e la presentazione di una personalità umana resa perfetta alla soddisfazione del Creatore Infinito.

129:4.7 (1425.6) Questo era il suo vero e supremo proposito. Egli non è sceso a vivere su Urantia come un esempio perfetto e dettagliato per ogni bambino o adulto, per ogni uomo o donna, di quell’epoca o di qualsiasi altra. La verità è, in realtà, che nella sua piena, ricca, bella e nobile vita noi tutti possiamo trovare molte cose che sono squisitamente esemplari, divinamente ispiranti, ma ciò è dovuto al fatto che egli ha vissuto una vita veramente ed autenticamente umana. Gesù non ha vissuto la sua vita sulla terra per fornire a tutti gli altri esseri umani un esempio da copiare. Egli visse questa vita nella carne con lo stesso ministero di misericordia che voi tutti potete utilizzare per vivere la vostra vita sulla terra. E come egli visse la sua vita di mortale nella sua epoca e com’era, così egli diede in tal modo a tutti noi l’esempio di come vivere la nostra vita nella nostra epoca e come siamo. Voi non potete aspirare a vivere la sua vita, ma potete decidere di vivere la vostra vita com’egli ha vissuto la sua, e con gli stessi mezzi. Gesù può non essere l’esempio tecnico e dettagliato per tutti i mortali di tutte le ere su tutti i regni di questo universo locale, ma egli è eternamente l’ispirazione e la guida di tutti i pellegrini del Paradiso provenienti dai mondi dell’ascensione iniziale che si elevano attraverso l’universo degli universi ed Havona fino al Paradiso. Gesù è la via nuova e vivente che va dall’uomo a Dio, dal parziale al perfetto, dal terreno al celeste, dal tempo all’eternità.

129:4.8 (1426.1) Alla fine del suo ventinovesimo anno Gesù di Nazaret aveva praticamente finito di vivere la vita che si richiede ai mortali che soggiornano nella carne. Egli era venuto sulla terra come la pienezza di Dio da manifestare agli uomini; ora aveva quasi raggiunto la perfezione dell’uomo che aspetta l’occasione di manifestarsi a Dio. E fece tutto questo prima di aver raggiunto i trent’anni di età.

Fascicolo 130 - In viaggio per Roma

Il Libro di Urantia

Fascicolo 130

In viaggio per Roma

130:0.1 (1427.1) IL GIRO del mondo romano assorbì la maggior parte del ventottesimo anno e tutto il ventinovesimo anno della vita terrena di Gesù. Gesù e i due nativi dell’India — Gonod e suo figlio Ganid — lasciarono Gerusalemme domenica mattina, 26 aprile, dell’anno 22 d.C. Essi compirono il loro viaggio secondo il programma previsto, e Gesù diede l’addio al padre e al figlio nella città di Charax sul Golfo Persico il 10 dicembre dell’anno seguente, 23 d.C.

130:0.2 (1427.2) Da Gerusalemme essi andarono a Cesarea passando per Giaffa. A Cesarea presero un battello per Alessandria. Da Alessandria salparono per Lasea a Creta. Da Creta fecero vela per Cartagine, con scalo a Cirene. A Cartagine presero un battello per Napoli, fermandosi a Malta, a Siracusa e a Messina. Da Napoli andarono a Capua, da dove viaggiarono per la Via Appia fino a Roma.

130:0.3 (1427.3) Dopo il loro soggiorno a Roma essi si recarono per via di terra a Taranto, dove presero il mare per Atene in Grecia, fermandosi a Nicopoli e a Corinto. Da Atene andarono ad Efeso per la strada della Troade. Da Efeso fecero vela per Cipro, facendo scalo a Rodi. Trascorsero molto tempo a visitare Cipro ed a riposarvi, e poi s’imbarcarono per Antiochia in Siria. Da Antiochia viaggiarono verso sud fino a Sidone e poi andarono a Damasco. Da là proseguirono per carovana fino in Mesopotamia, passando per Tapsaco e Larissa. Soggiornarono per qualche tempo a Babilonia, visitarono Ur ed altri luoghi, e andarono poi a Susa. Da Susa si recarono a Charax, da dove Gonod e Ganid s’imbarcarono per l’India.

130:0.4 (1427.4) Fu nel corso dei quattro mesi di lavoro a Damasco che Gesù aveva appreso i rudimenti della lingua parlata da Gonod e Ganid. Mentre era là egli aveva lavorato per molto tempo a traduzioni dal greco in una delle lingue dell’India, con l’assistenza di un nativo della regione di provenienza di Gonod.

130:0.5 (1427.5) Durante questo giro attorno al Mediterraneo, Gesù dedicò circa la metà di ogni giorno ad istruire Ganid e a servire da interprete a Gonod nei suoi incontri d’affari e nei suoi contatti sociali. Il resto di ogni giorno, che era a sua disposizione, egli lo dedicava a stabilire quegli stretti contatti personali con i suoi simili, quelle intime associazioni con i mortali del regno che caratterizzarono tanto le sue attività durante questi anni immediatamente precedenti il suo ministero pubblico.

130:0.6 (1427.6) Grazie all’osservazione di prima mano ed al contatto reale, Gesù fece conoscenza con la civiltà materiale ed intellettuale superiore dell’Occidente e del Levante. Da Gonod e dal suo brillante figlio egli apprese molto sulla civiltà e la cultura dell’India e della Cina, perché Gonod, cittadino dell’India, aveva fatto tre grandi viaggi nell’impero della razza gialla.

130:0.7 (1427.7) Ganid, il giovane uomo, imparò molto da Gesù durante questa lunga e stretta associazione. Essi svilupparono un grande affetto l’uno per l’altro, ed il padre del giovane tentò molte volte di persuadere Gesù a ritornare con loro in India, ma Gesù rifiutò sempre, sostenendo la necessità di ritornare dalla sua famiglia in Palestina.

1. A giaffa — discorsi su Giona

130:1.1 (1428.1) Durante il loro soggiorno a Giaffa, Gesù incontrò Gadia, un interprete filisteo che lavorava per un conciatore di pelli di nome Simone. Gli agenti di Gonod in Mesopotamia avevano trattato molti affari con questo Simone; così Gonod e suo figlio desideravano fargli visita mentre andavano a Cesarea. Durante la sosta a Giaffa, Gesù e Gadia divennero buoni amici. Questo giovane Filisteo era un cercatore di verità. Gesù era un apportatore di verità; egli era la verità per quella generazione su Urantia. Quando un grande cercatore di verità ed un grande apportatore di verità s’incontrano, il risultato è una grande illuminazione rivelatrice nata dall’esperienza della nuova verità.

130:1.2 (1428.2) Un giorno, dopo il pasto della sera, Gesù ed il giovane Filisteo passeggiavano in riva al mare, e Gadia, non sapendo che questo “Scriba di Damasco” fosse così ben versato nelle tradizioni ebraiche, mostrò a Gesù il luogo dal quale si riteneva che Giona si fosse imbarcato per il suo fatale viaggio a Tarsis. Quando ebbe terminato le sue osservazioni, egli pose a Gesù questa domanda: “Ma credi tu che il grosso pesce abbia veramente inghiottito Giona?” Gesù percepì che la vita di questo giovane era stata enormemente influenzata da questa tradizione e che le sue riflessioni avevano impresso in lui la follia di tentare di sfuggire al suo dovere; di conseguenza Gesù non disse nulla che potesse distruggere bruscamente i fondamenti della motivazione presente di Gadia per la vita pratica. In risposta a questa domanda Gesù disse: “Amico mio, noi siamo tutti dei Giona con una vita da vivere in accordo con la volontà di Dio, ed ogni volta che cerchiamo di sfuggire al dovere presente della vita per correre verso allettamenti lontani, ci poniamo con ciò sotto il controllo immediato di quelle influenze che non sono dirette dai poteri della verità e dalle forze della rettitudine. Fuggire dal proprio dovere è sacrificare la verità. Fuggire dal servizio della luce e della vita può solo portare a quei conflitti angosciosi con i terribili giganti dell’egoismo che conducono alla fine alle tenebre e alla morte, a meno che questi Giona che hanno abbandonato Dio non vogliano rivolgere il loro cuore, anche al colmo della disperazione, alla ricerca di Dio e della sua bontà. E quando queste anime disperate cercano sinceramente Dio — hanno fame di verità e sete di rettitudine — non c’è niente che possa tenerle ancora imprigionate. Per quanto profondi siano gli abissi in cui possono essere caduti, quando essi cercano la luce con tutto il loro cuore, lo spirito del Signore Dio del cielo li libererà dalla loro prigionia; le circostanze negative della vita li spingeranno sulla terraferma di nuove occasioni per un servizio rinnovato ed una vita più saggia.”

130:1.3 (1428.3) Gadia fu fortemente scosso dall’insegnamento di Gesù. Essi conversarono fino a notte inoltrata in riva al mare, e prima di rientrare ai loro alloggi pregarono insieme l’uno per l’altro. Questo era lo stesso Gadia che ascoltò la predicazione successiva di Pietro, divenne un profondo credente in Gesù di Nazaret, ed ebbe una sera una memorabile discussione con Pietro a casa di Dorcas. E Gadia contribuì molto alla decisione finale di Simone, il ricco mercante di pelli, di abbracciare il Cristianesimo.

130:1.4 (1428.4) (In questa narrazione del lavoro personale di Gesù con i suoi simili mortali durante questo giro del Mediterraneo, in conformità all’autorizzazione ricevuta noi tradurremo liberamente le sue parole nella terminologia moderna correntemente impiegata su Urantia al momento di questa presentazione.)

130:1.5 (1429.1) L’ultimo incontro di Gesù con Gadia li portò a discutere sul bene e sul male. Questo giovane Filisteo era molto turbato da un sentimento d’ingiustizia dovuto alla presenza del male nel mondo a fianco del bene. Egli disse: “Come può Dio, se è infinitamente buono, permettere che noi soffriamo le pene del male; dopotutto, chi crea il male?” In quest’epoca molta gente credeva ancora che Dio creasse sia il bene che il male, ma Gesù non insegnò mai un tale errore. In risposta a questa domanda Gesù disse: “Fratello mio, Dio è amore; perciò deve essere buono, e la sua bontà è così grande e reale che non può contenere le cose meschine ed irreali del male. Dio è così positivamente buono che non c’è assolutamente posto in lui per il male negativo. Il male è la scelta immatura ed il passo falso irriflessivo di coloro che resistono alla bontà, che respingono la bellezza e che tradiscono la verità. Il male è solo il cattivo adattamento dell’immaturità o l’influenza disgregante e deformante dell’ignoranza. Il male è l’inevitabile oscurità che segue da vicino l’incauto rifiuto della luce. Il male è ciò che è oscuro e falso e che, quando è coscientemente abbracciato e volontariamente approvato, diviene peccato.

130:1.6 (1429.2) “Tuo Padre che è nei cieli, dotandoti del potere di scegliere tra la verità e l’errore, ha creato il potenziale negativo della via positiva della luce e della vita; ma questi errori del male sono in realtà inesistenti fino a quando una creatura intelligente non decreta la loro esistenza con l’errata scelta del suo modo di vivere. E questi mali sono poi elevati a peccato dalla scelta cosciente e deliberata di una tale creatura ostinata e ribelle. Per questo nostro Padre celeste permette al bene ed al male di procedere insieme sino alla fine della vita, allo stesso modo che la natura permette al grano e alla zizzania di crescere fianco a fianco sino alla mietitura.” Gadia fu pienamente soddisfatto della risposta di Gesù alla sua domanda dopo che la loro discussione successiva ebbe chiarito alla sua mente il significato reale di queste importanti affermazioni.

2. A Cesarea

130:2.1 (1429.3) Gesù ed i suoi amici si fermarono a Cesarea oltre il tempo previsto perché si scoprì che uno degli enormi remi-timone del vascello sul quale intendevano imbarcarsi minacciava di rompersi. Il capitano decise di restare in porto mentre ne veniva preparato uno nuovo. C’era penuria di carpentieri esperti per questo lavoro, così Gesù offrì spontaneamente il suo aiuto. Di sera Gesù ed i suoi amici gironzolavano lungo i bei muraglioni che servivano da passeggiata attorno al porto. Ganid s’interessò molto alla spiegazione di Gesù sul sistema idrico della città e sulla tecnica con la quale le maree erano utilizzate per pulire le strade e le fognature della città. Questo giovane Indiano fu molto impressionato dal tempio di Augusto situato su un’altura e sormontato da una colossale statua dell’imperatore romano. Il secondo pomeriggio del loro soggiorno assisterono tutti e tre ad uno spettacolo nell’enorme anfiteatro che poteva contenere ventimila persone sedute, e la stessa sera si recarono a teatro per assistere ad una rappresentazione greca. Questi erano i primi spettacoli di tal genere ai quali Ganid avesse mai assistito, e pose a Gesù numerose domande al loro riguardo. Al mattino del terzo giorno essi fecero una visita ufficiale al palazzo del governatore, perché Cesarea era la capitale della Palestina e la residenza del procuratore romano.

130:2.2 (1429.4) Alla loro locanda alloggiava anche un mercante proveniente dalla Mongolia, e poiché questo abitante del lontano Oriente parlava abbastanza bene il greco, Gesù ebbe parecchie lunghe conversazioni con lui. Quest’uomo rimase molto impressionato dalla filosofia di vita di Gesù e non dimenticò mai le sue parole di saggezza concernenti “il vivere la vita celeste mentre si è sulla terra sottomet tendosi quotidianamente alla volontà del Padre celeste”. Questo mercante era taoista ed era dunque divenuto un fermo credente nella dottrina di una Deità universale. Quando ritornò in Mongolia egli cominciò ad insegnare queste verità avanzate ai suoi vicini ed ai suoi associati in affari, e queste attività ebbero come risultato diretto di far decidere suo figlio primogenito di divenire un sacerdote taoista. Questo giovane uomo esercitò una grande influenza a favore della verità superiore per tutta la sua vita, e fu seguito da un figlio e da un nipote che furono anch’essi devotamente fedeli alla dottrina del Dio unico — il Sovrano Supremo del Cielo.

130:2.3 (1430.1) Mentre il ramo orientale della Chiesa cristiana primitiva, che aveva il suo centro a Filadelfia, si attenne più fedelmente agli insegnamenti di Gesù rispetto ai confratelli di Gerusalemme, è spiacevole che non ci sia stato nessuno come Pietro per andare in Cina, o come Paolo per entrare in India, dove il terreno spirituale era allora così favorevole per piantare il seme del nuovo vangelo del regno. Questi stessi insegnamenti di Gesù, quali erano mantenuti dai fedeli di Filadelfia, avrebbero fatto altrettanto immediato ed efficace appello alle menti dei popoli asiatici spiritualmente affamati quanto ne fecero le predicazioni di Pietro e di Paolo in Occidente.

130:2.4 (1430.2) Uno dei giovani che lavoravano un giorno con Gesù al remo-timone fu attratto dalle parole che egli lasciava cadere di tanto in tanto mentre faticavano nel cantiere navale. Quando Gesù dichiarò che il Padre celeste s’interessava al benessere dei suoi figli sulla terra, questo giovane Greco di nome Anaxando disse: “Se gli Dei s’interessano a me, perché allora non tolgono il crudele ed ingiusto caposquadra di questo cantiere?” Egli rimase stupefatto quando Gesù replicò: “Poiché tu conosci le vie della bontà ed apprezzi la giustizia, forse gli Dei hanno messo vicino a te quest’uomo sviato perché tu possa guidarlo in questa via migliore. Forse tu sei il sale che deve rendere questo fratello più gradevole a tutti gli altri uomini; ciò almeno se tu non hai perso il tuo sapore. Invero quest’uomo è il tuo padrone poiché i suoi modi cattivi t’influenzano sfavorevolmente. Perché non affermare la tua padronanza sul male grazie al potere della bontà e diventare così il padrone di tutte le relazioni tra voi due? Io affermo che il bene che è in te potrebbe vincere il male che è in lui se tu gli dessi una giusta e forte occasione. Nel corso dell’esistenza mortale non c’è avventura più appassionante della gioia esaltante di divenire il vivente partner materiale dell’energia spirituale e della verità divina in una delle loro lotte trionfali contro l’errore ed il male. È un’esperienza meravigliosa e trasformatrice il diventare il canale vivente della luce spirituale per il mortale che è nelle tenebre spirituali. Se tu sei più benedetto dalla verità rispetto a quest’uomo, il suo bisogno dovrebbe esserti di sfida. Tu non sei sicuramente il codardo che può aspettare sulla riva del mare guardando morire un compagno che non sa nuotare! Quanto più valore ha l’anima di quest’uomo che si dibatte nelle tenebre rispetto al suo corpo che annega nell’acqua!”

130:2.5 (1430.3) Anaxando fu profondamente colpito dalle parole di Gesù. Egli raccontò subito al suo superiore ciò che Gesù aveva detto e quella sera entrambi chiesero consiglio a Gesù per la salute della loro anima. E più tardi, dopo che il messaggio cristiano era stato proclamato a Cesarea, entrambi questi uomini, uno Greco e l’altro Romano, credettero alla predicazione di Filippo e divennero membri influenti della Chiesa che egli fondò. In seguito questo giovane Greco fu nominato intendente di un centurione romano di nome Cornelio, che divenne credente grazie al ministero di Pietro. Anaxando continuò a portare la luce a coloro che erano nelle tenebre fino all’epoca in cui Paolo fu imprigionato a Cesarea, quando morì accidentalmente nel corso del grande massacro di ventimila Ebrei mentre assisteva i sofferenti e i moribondi.

130:2.6 (1431.1) Da quel momento Ganid cominciò a capire come il suo precettore occupava il suo tempo libero in questo insolito ministero personale verso i suoi simili, ed il giovane Indiano si accinse a scoprire il motivo di queste incessanti attività. Egli chiese: “Perché t’interessi così continuamente ad incontrare degli stranieri?” E Gesù rispose: “Ganid, nessun uomo è uno straniero per chi conosce Dio. Nell’esperienza di trovare il Padre celeste si scopre che tutti gli uomini sono tuoi fratelli, e sembra strano che si provi gioia ad incontrare un fratello appena scoperto? Fare conoscenza con i propri fratelli e sorelle, conoscere i loro problemi ed imparare ad amarli, è l’esperienza suprema della vita.”

130:2.7 (1431.2) Questo fu un colloquio che si protrasse molto a lungo nella notte e nel corso del quale il giovane chiese a Gesù di spiegargli la differenza tra la volontà di Dio e l’atto mentale umano di scegliere, che è anche chiamato volontà. In sostanza Gesù disse: la volontà di Dio è la via di Dio, l’associazione con la scelta di Dio di fronte ad ogni alternativa potenziale. Di conseguenza, fare la volontà di Dio è l’esperienza progressiva di divenire sempre più simili a Dio, e Dio è la sorgente e il destino di tutto ciò che è buono, bello e vero. La volontà dell’uomo è la via dell’uomo, la somma e la sostanza di ciò che il mortale sceglie di essere e di fare. La volontà è la scelta deliberata di un essere autocosciente che porta ad una decisione-condotta basata sulla riflessione intelligente.

130:2.8 (1431.3) Nel corso di quel pomeriggio Gesù e Ganid si erano entrambi divertiti a giocare con un cane da pastore molto intelligente, e Ganid volle sapere se il cane aveva un’anima, se aveva una volontà, ed in risposta a queste domande Gesù disse: “Il cane ha una mente che può conoscere un uomo materiale, il suo padrone, ma non può conoscere Dio, che è spirito; il cane non possiede dunque una natura spirituale e non può godere di un’esperienza spirituale. Il cane può avere una volontà derivata dalla natura ed accresciuta con l’addestramento, ma questo potere della mente non è una forza spirituale, né è paragonabile alla volontà umana, perché non è riflessivo — non è il risultato della discriminazione di significati superiori e morali o della scelta di valori spirituali ed eterni. È il possesso di questi poteri di discriminazione spirituale e di scelta della verità che fa di un uomo mortale un essere morale, una creatura dotata degli attributi della responsabilità spirituale e del potenziale della sopravvivenza eterna.” Gesù continuò spiegando che è l’assenza di questi poteri mentali nell’animale che rende per sempre impossibile al mondo animale sviluppare un linguaggio nel tempo o sperimentare qualunque cosa di equivalente alla sopravvivenza della personalità nell’eternità. Come risultato dell’insegnamento di questo giorno Ganid non credette mai più nella trasmigrazione delle anime umane nei corpi di animali.

130:2.9 (1431.4) Il giorno seguente Ganid parlò di tutto questo a suo padre, e fu in risposta ad una domanda di Gonod che Gesù spiegò che “le volontà umane che si occupano esclusivamente di prendere delle decisioni temporali riguardanti solamente i problemi materiali dell’esistenza animale sono condannate a perire nel tempo. Coloro che prendono delle decisioni morali sincere e fanno scelte spirituali incondizionate s’identificano così progressivamente con lo spirito interiore e divino, e si trasformano sempre più in valori di sopravvivenza eterna — una progressione senza fine di servizio divino”.

130:2.10 (1431.5) Fu in questo stesso giorno che ascoltammo per la prima volta quella memorabile verità che, espressa in termini moderni, significherebbe: “La volontà è quella manifestazione della mente umana che permette alla coscienza soggettiva di esprimersi oggettivamente e di fare l’esperienza del fenomeno di aspirare ad essere simili a Dio.” Ed è in questo stesso senso che ogni essere umano riflessivo di mente spirituale può divenire creativo.

3. Ad Alessandria

130:3.1 (1432.1) Il soggiorno a Cesarea era stato denso di avvenimenti, e quando l’imbarcazione fu pronta Gesù ed i suoi due amici partirono un bel giorno a mezzodì per Alessandria d’Egitto.

130:3.2 (1432.2) I tre godettero di una traversata molto piacevole fino ad Alessandria. Ganid era entusiasta del viaggio e subissava Gesù di domande. In prossimità del porto della città il giovane fu molto eccitato dal grande faro di Pharos, situato sull’isola che Alessandro aveva congiunto alla terraferma con un molo, creando così due magnifiche rade che fecero di Alessandria il crocevia commerciale marittimo dell’Africa, dell’Asia e dell’Europa. Questo grande faro era una delle sette meraviglie del mondo ed il precursore di tutti i fari successivi. Essi si alzarono di buon mattino per visitare questo splendido dispositivo di salvaguardia degli uomini, e fra le esclamazioni di Ganid, Gesù disse: “E tu, figlio mio, sarai simile a questo faro quando ritornerai in India, anche dopo che tuo padre riposerà nella tomba; tu diverrai la luce di vita per coloro che vivono attorno a te nelle tenebre, mostrando a tutti coloro che lo desiderano la via per raggiungere il porto della salvezza in sicurezza.” E Ganid, stringendo la mano a Gesù, gli disse: “Lo farò.”

130:3.3 (1432.3) E rimarchiamo nuovamente che i primi insegnanti della religione cristiana commisero un grave errore quando volsero esclusivamente la loro attenzione verso le civiltà occidentali del mondo romano. Gli insegnamenti di Gesù, quali erano conservati dai credenti mesopotamici del primo secolo, sarebbero stati prontamente accolti dai vari gruppi di persone religiose asiatiche.

130:3.4 (1432.4) Quattro ore dopo essere sbarcati essi erano alloggiati all’estremità est del lungo e grande viale, largo trenta metri e lungo otto chilometri, che andava fino al limite ovest di questa città di un milione di abitanti. Dopo una prima rassegna delle principali attrazioni della città — l’università (museo), la biblioteca, il mausoleo reale di Alessandro, il palazzo, il tempio di Nettuno, il teatro ed il ginnasio — Gonod si dedicò agli affari mentre Gesù e Ganid si recarono alla biblioteca, la più grande del mondo. Qui era riunito quasi un milione di manoscritti provenienti da tutto il mondo civilizzato: Grecia, Roma, Palestina, Partia, India, Cina ed anche dal Giappone. In questa biblioteca Ganid vide la più grande collezione di letteratura indiana del mondo intero; ed essi vi trascorsero un po’ di tempo ogni giorno durante la loro sosta ad Alessandria. Gesù parlò a Ganid della traduzione in greco della Scritture ebraiche fatta in questo luogo. Ed essi analizzarono più volte tutte le religioni del mondo, con Gesù che si sforzava di far risaltare a questa giovane mente la verità contenuta in ciascuna di esse, ed aggiungendo sempre: “Ma Yahweh è il Dio sviluppato dalle rivelazioni di Melchizedek e dal patto di Abramo. Gli Ebrei erano i discendenti di Abramo ed occuparono in seguito il paese nel quale Melchizedek aveva vissuto ed insegnato, e da dove mandò degli insegnanti per il mondo intero. Ed in fin dei conti la loro religione rappresentò un riconoscimento del Signore Dio d’Israele come Padre Universale celeste più chiaro di qualsiasi altra religione del mondo.”

130:3.5 (1432.5) Sotto la direzione di Gesù, Ganid fece una raccolta degli insegnamenti di tutte quelle religioni del mondo che riconoscevano una Deità Universale, anche se ammettevano più o meno delle deità subordinate. Dopo molte discussioni Gesù e Ganid decisero che i Romani non avevano un vero Dio nella loro religione, che la loro religione era poco più del culto dell’imperatore. I Greci, conclusero essi, avevano una filosofia, ma non una religione con un Dio personale. Essi scartarono i culti dei misteri a causa della confusione dovuta alla loro molteplicità e perché questi concetti diversi della Deità sembravano derivare da altre e più antiche religioni.

130:3.6 (1433.1) Sebbene queste traduzioni fossero state fatte ad Alessandria, Ganid mise in ordine definitivamente questi brani scelti e vi aggiunse le sue conclusioni personali solo verso la fine del loro soggiorno a Roma. Egli fu molto sorpreso di scoprire che i migliori autori di letteratura sacra del mondo riconoscevano tutti più o meno chiaramente l’esistenza di un Dio eterno e si trovavano molto d’accordo sulla sua natura e sulla sua relazione con l’uomo mortale.

130:3.7 (1433.2) Gesù e Ganid trascorsero molto tempo al museo durante il loro soggiorno ad Alessandria. Questo museo non era una collezione di oggetti rari, ma piuttosto un’università di belle arti, di scienze e di letteratura. Dotti professori vi tenevano giornalmente delle lezioni ed in quell’epoca questo era il centro intellettuale del mondo occidentale. Giorno dopo giorno Gesù spiegava le lezioni a Ganid. Un giorno, durante la seconda settimana, il giovane esclamò: “Maestro Joshua, tu ne sai più di questi professori; dovresti alzarti e dire loro le grandi cose che hai detto a me; essi sono ottenebrati dal molto pensare. Parlerò a mio padre ed egli organizzerà questa cosa.” Gesù sorrise dicendo: “Tu sei un allievo ammirevole, ma questi insegnanti non accetterebbero che tu ed io li istruissimo. L’orgoglio dell’erudizione non spiritualizzata è una cosa ingannevole nell’esperienza umana. Il vero maestro mantiene la sua integrità intellettuale restando sempre un apprendista.”

130:3.8 (1433.3) Alessandria era la città in cui si mescolava la cultura dell’Occidente e dopo Roma era la città più grande e sfarzosa del mondo. Qui si trovava la più grande sinagoga ebrea del mondo, la sede amministrativa del Sinedrio di Alessandria, i settanta dirigenti anziani.

130:3.9 (1433.4) Tra i molti uomini con cui Gonod trattava affari c’era un certo banchiere ebreo di nome Alessandro il cui fratello, Filone, era un celebre filosofo religioso di quel tempo. Filone era impegnato nel lodevole ma estremamente difficile compito di armonizzare la filosofia greca e la teologia ebraica. Ganid e Gesù parlarono molto degli insegnamenti di Filone e speravano di assistere a qualcuna delle sue lezioni, ma durante il loro soggiorno ad Alessandria questo famoso Ebreo ellenista rimase a letto ammalato.

130:3.10 (1433.5) Gesù fece a Ganid l’elogio della filosofia greca e delle dottrine stoiche, ma fece ben capire al ragazzo la verità che questi sistemi di credenza, come gli insegnamenti indefiniti di certuni del suo popolo, erano religioni solo nel senso che conducevano gli uomini a trovare Dio e a godere di un’esperienza vivente conoscendo l’Eterno.

4. Il discorso sulla realtà

130:4.1 (1433.6) La sera prima di lasciare Alessandria, Ganid e Gesù ebbero un lungo colloquio con uno dei professori che dirigevano l’università, il quale teneva un corso sugli insegnamenti di Platone. Gesù fece da interprete al colto insegnante greco, ma non inserì alcun insegnamento proprio a confutazione della filosofia greca. Quella sera Gonod era assente per affari; così, dopo che il professore se ne fu andato, il precettore ed il suo allievo ebbero una lunga ed aperta conversazione sulle dottrine di Platone. Anche se Gesù diede una moderata approvazione a certi insegnamenti greci concernenti la teoria che le cose materiali del mondo erano vaghi riflessi delle realtà spirituali invisibili ma più sostanziali, cercò tuttavia di porre una base più degna di fiducia per le riflessioni del giovane; così egli cominciò una lunga dissertazione concernente la natura della realtà nell’universo. In sostanza ed in linguaggio moderno Gesù disse a Ganid:

130:4.2 (1434.1) La sorgente della realtà universale è l’Infinito. Le cose materiali della creazione finita sono le ripercussioni temporali-spaziali dell’Archetipo Paradisiaco e della Mente Universale del Dio eterno. La causalità nel mondo fisico, l’autocoscienza nel mondo intellettuale e l’individualità in progresso nel regno dello spirito — queste realtà proiettate su scala universale, congiunte in relazioni eterne e sperimentate con perfezione di qualità e con divinità di valori — costituiscono la realtà del Supremo. Ma in un universo in continuo cambiamento la Personalità Originale della causalità, dell’intelligenza e dell’esperienza spirituale resta immutabile, assoluta. Tutte le cose, anche in un universo eterno di valori senza limiti e di qualità divine, possono cambiare e molte volte cambiano, ad eccezione degli Assoluti e di ciò che ha raggiunto lo status fisico, l’abbraccio intellettuale o l’identità spirituale assoluti.

130:4.3 (1434.2) Il livello più alto che una creatura finita può raggiungere è il riconoscimento del Padre Universale e la conoscenza del Supremo. Ed anche allora questi esseri con destino di finalitari continuano a sperimentare dei cambiamenti nei movimenti del mondo fisico e nei suoi fenomeni materiali. Essi restano similmente coscienti della progressione della loro individualità nella loro continua ascensione dell’universo spirituale e della loro coscienza crescente nel loro profondo apprezzamento del cosmo intellettuale, ed in risposta ad esso. Solamente nella perfezione, nell’armonia e nell’unanimità della volontà la creatura può divenire una con il Creatore; e questo stato di divinità è raggiunto e mantenuto solo se la creatura continua a vivere nel tempo e nell’eternità conformando costantemente la sua volontà personale finita alla volontà divina del Creatore. Il desiderio di fare la volontà del Padre deve sempre essere supremo nell’anima e dominare la mente di un figlio di Dio ascendente.

130:4.4 (1434.3) Una persona orba non può mai sperare di percepire la profondità di una prospettiva. Né scienziati materialisti orbi o mistici e allegoristi spirituali orbi possono visualizzare correttamente e comprendere adeguatamente le vere profondità della realtà universale. Tutti i veri valori dell’esperienza della creatura sono nascosti nella profondità del riconoscimento.

130:4.5 (1434.4) Una causalità senza mente non può evolvere il raffinato ed il complesso dal rozzo e dal semplice, né l’esperienza senza spiritualità può evolvere i caratteri divini della sopravvivenza eterna dalla mente materiale dei mortali del tempo. L’unico attributo dell’universo che caratterizza così esclusivamente la Deità infinita è questo dono creativo eterno della personalità che può sopravvivere nel raggiungimento progressivo della Deità.

130:4.6 (1434.5) La personalità è quella dotazione cosmica, quella fase della realtà universale, che può coesistere con dei cambiamenti illimitati e allo stesso tempo conservare la sua identità alla presenza stessa di tutti questi cambiamenti, e indefinitamente dopo di essi.

130:4.7 (1434.6) La vita è un adattamento della causalità cosmica originale alle esigenze e alle possibilità delle situazioni universali, e ciò viene all’esistenza attraverso l’azione della Mente Universale e l’attivazione della scintilla spirituale del Dio che è spirito. Il significato della vita è la sua adattabilità; il valore della vita è la sua attitudine a progredire — anche fino alle altezze della coscienza di Dio.

130:4.8 (1434.7) Il cattivo adattamento della vita autocosciente all’universo si traduce in disarmonia cosmica. La divergenza definitiva della volontà della personalità dalla tendenza degli universi porta all’isolamento intellettuale, alla separazione della personalità. La perdita del pilota spirituale interiore sopravviene con la cessazione spirituale dell’esistenza. La vita intelligente e progressiva diviene allora, in se stessa e per se stessa, una prova incontrovertibile dell’esistenza di un universo con un proposito, che esprime la volontà di un Creatore divino. E questa vita, nel suo insieme, lotta per dei valori superiori, avendo per scopo finale il Padre Universale.

130:4.9 (1435.1) A parte i servizi superiori e quasi spirituali dell’intelletto, l’uomo possiede una mente superiore al livello animale soltanto per il suo grado. Perciò gli animali (non avendo né culto né saggezza) non possono sperimentare la supercoscienza, la coscienza della coscienza. La mente animale è cosciente soltanto dell’universo oggettivo.

130:4.10 (1435.2) La conoscenza è la sfera della mente materiale, o mente che discerne i fatti. La verità è il dominio dell’intelletto dotato spiritualmente che è cosciente di conoscere Dio. La conoscenza è dimostrabile; la verità è sperimentata. La conoscenza è un’acquisizione della mente; la verità è un’esperienza dell’anima, dell’io che progredisce. La conoscenza è una funzione del livello non spirituale; la verità è una fase del livello mente-spirito degli universi. L’occhio della mente materiale percepisce un mondo di conoscenza fattuale; l’occhio dell’intelletto spiritualizzato discerne un mondo di valori veri. Queste due visioni, sincronizzate ed armonizzate, rivelano il mondo della realtà, nel quale la saggezza interpreta i fenomeni dell’universo in termini di esperienza personale progressiva.

130:4.11 (1435.3) L’errore (il male) è la penalità dell’imperfezione. Le qualità dell’imperfezione o i fatti del cattivo adattamento si rivelano sul livello materiale per mezzo dell’osservazione critica e dell’analisi scientifica; sul livello morale si rivelano mediante l’esperienza umana. La presenza del male costituisce la prova delle imprecisioni della mente e dell’immaturità dell’io in evoluzione. Il male è dunque anche una misura dell’imperfezione nell’interpretazione universale. La possibilità di commettere errori è inerente all’acquisizione della saggezza, il piano della progressione dal parziale e temporale al completo ed eterno, dal relativo ed imperfetto al finale e perfezionato. L’errore è l’ombra dell’incompletezza relativa che deve necessariamente sbarrare la strada universale dell’ascensione degli uomini verso la perfezione del Paradiso. L’errore (il male) non è una qualità attuale dell’universo; è semplicemente l’osservazione di una relatività nei rapporti dell’imperfezione del finito incompleto con i livelli ascendenti del Supremo e dell’Ultimo.

130:4.12 (1435.4) Benché Gesù avesse esposto tutto ciò al giovane nel linguaggio più appropriato alla sua comprensione, alla fine della discussione Ganid aveva le palpebre pesanti e cadde ben presto nel sonno. L’indomani mattina essi si alzarono di buon’ora per salire a bordo del battello in partenza per Lasea nell’isola di Creta. Ma prima d’imbarcarsi il giovane aveva posto ancora altre domande sul male, alle quali Gesù rispose:

130:4.13 (1435.5) Il male è un concetto di relatività. Esso nasce dall’osservazione delle imperfezioni che appaiono nell’ombra proiettata da un universo finito di cose e di esseri quando tale cosmo oscura la luce vivente dell’espressione universale delle realtà eterne dell’Uno Infinito.

130:4.14 (1435.6) Il male potenziale è insito nella necessaria incompletezza della rivelazione di Dio quale espressione dell’infinità e dell’eternità limitata nel tempo-spazio. Il fatto del parziale in presenza del completo costituisce la relatività della realtà, crea la necessità di una scelta intellettuale e stabilisce dei livelli di valori di riconoscimento e di risposta spirituali. Il concetto incompleto e finito dell’Infinito sostenuto dalla mente temporale e limitata della creatura è, in se stesso e per se stesso, il male potenziale. Ma la crescita dell’errore per mancanza ingiustificata di una rettifica spirituale ragionevole di queste disarmonie intellettuali ed insufficienze spirituali originariamente inerenti è equivalente alla realizzazione del male attuale.

130:4.15 (1436.1) Tutti i concetti statici, sterili, sono potenzialmente il male. L’ombra finita della verità relativa e vivente è continuamente in movimento. I concetti statici ritardano invariabilmente la scienza, la politica, la società e la religione. I concetti statici possono rappresentare una certa conoscenza, ma sono mancanti di saggezza e privi di verità. Ma non permettete al concetto di relatività di sviarvi al punto d’impedirvi di riconoscere la coordinazione dell’universo sotto la guida della mente cosmica, ed il suo controllo stabilizzato dall’energia e dallo spirito del Supremo.

5. Nell’isola di Creta

130:5.1 (1436.2) I viaggiatori avevano un solo scopo recandosi a Creta, ed era quello di distrarsi, di passeggiare per l’isola e di salire in montagna. I Cretesi di quel tempo non godevano di una reputazione invidiabile tra i popoli vicini. Tuttavia Gesù e Ganid condussero molte anime a livelli superiori di pensiero e di vita, e gettarono così le fondamenta per l’immediato accoglimento dei successivi insegnamenti del vangelo quando arrivarono i primi predicatori da Gerusalemme. Gesù amava questi Cretesi, nonostante le aspre parole che Paolo pronunciò più tardi nei loro confronti quando in seguito inviò Tito sull’isola per riorganizzare le loro Chiese.

130:5.2 (1436.3) Sulle montagne di Creta, Gesù ebbe il suo primo lungo colloquio con Gonod sulla religione. Il padre fu molto impressionato e disse: “Non c’è da meravigliarsi che il ragazzo creda a tutto ciò che gli dici, ma non sapevo che vi fosse una tale religione a Gerusalemme, e tanto meno a Damasco.” Fu durante il soggiorno sull’isola che Gonod propose per la prima volta a Gesù di ritornare con loro in India, e Ganid fu felicissimo all’idea che Gesù potesse acconsentire a tale proposta.

130:5.3 (1436.4) Un giorno in cui Ganid chiese a Gesù perché non si fosse dedicato al lavoro di educatore pubblico, egli disse: “Figlio mio, ogni cosa deve aspettare che giunga il suo tempo. Tu sei nato nel mondo, ma nessuna somma di ansietà e nessuna manifestazione d’impazienza ti aiuteranno a crescere. In tutte queste cose devi lasciar fare al tempo. Solo il tempo maturerà il frutto verde sull’albero. Le stagioni succedono alle stagioni ed il calare del sole succede al suo levare soltanto con lo scorrere del tempo. Io sono ora sulla via per Roma con te e tuo padre, e ciò è sufficiente per oggi. Il mio domani è interamente nelle mani del mio Padre celeste.” E poi raccontò a Ganid la storia di Mosè e dei suoi quarant’anni di vigilante attesa e di preparazione continua.

130:5.4 (1436.5) Durante una visita ai Bei Porti capitò un fatto che Ganid non dimenticò più; il ricordo di questo episodio risvegliò sempre in lui il desiderio di fare qualcosa per cambiare il sistema di caste nella sua India natia. Un ubriacone degenerato stava aggredendo una giovane schiava sulla pubblica via. Quando Gesù vide l’afflizione della giovane, si precipitò e l’allontanò da quell’aggressore insensato. Mentre la ragazza spaventata si aggrappava a lui, egli tenne l’uomo infuriato a distanza di sicurezza con la forza del suo braccio destro proteso fino a che il miserabile si fu stancato di colpire l’aria con i suoi colpi collerici. Ganid sentì un forte impulso di aiutare Gesù a regolare questa faccenda, ma suo padre glielo impedì. Benché essi non parlassero la lingua della ragazza, costei poteva comprendere il loro atto di misericordia e testimoniò loro la sua profonda riconoscenza mentre tutti e tre la riaccompagnavano a casa. Gesù non fu probabilmente mai così vicino ad uno scontro personale con un suo simile in tutta la sua vita nella carne. Ma ebbe un compito difficile quella sera quando tentò di spiegare a Ganid perché non aveva colpito l’ubriaco. Ganid riteneva che quest’uomo avrebbe dovuto ricevere almeno altrettanti colpi di quelli che aveva dato alla ragazza.

6. Il giovane uomo che aveva paura

130:6.1 (1437.1) Mentre erano in montagna, Gesù ebbe un lungo colloquio con un giovane uomo che era timoroso e depresso. Lungi dal trovare conforto e coraggio nella compagnia dei suoi simili, questo giovane aveva cercato la solitudine delle montagne; egli era cresciuto con un sentimento d’incapacità e d’inferiorità. Queste tendenze naturali erano state accresciute da numerose circostanze difficili che il giovane aveva incontrato nel crescere, in particolare la perdita di suo padre quando aveva dodici anni. Quando lo incontrarono, Gesù disse: “Salve amico mio! Perché sei così abbattuto in un giorno così bello? Se è accaduto qualcosa che ti affligge forse io posso aiutarti in qualche modo. In ogni caso è un vero piacere per me offrirti i miei servizi.”

130:6.2 (1437.2) Il giovane era poco incline a parlare e così Gesù fece un secondo approccio alla sua anima dicendo: “Io comprendo che tu vieni su queste montagne per star lontano dalla gente; così certamente non desideri parlare con me, ma io vorrei sapere se hai familiarità con queste montagne; conosci la direzione di questi sentieri? E per caso potresti indicarmi la via migliore per Phenix?” Ora questo giovane conosceva molto bene queste montagne, e s’interessò talmente ad indicare a Gesù la via per Phenix che disegnò tutti i sentieri sul terreno e spiegò ogni più piccolo dettaglio. Ma egli si allarmò e s’incuriosì quando Gesù, dopo averlo salutato ed aver fatto per congedarsi, si girò improvvisamente verso di lui dicendo: “So bene che desideri essere lasciato solo con la tua tristezza; ma non sarebbe né gentile né giusto, da parte mia, ricevere un aiuto così generoso da te sul modo migliore di trovare la via per Phenix e poi lasciarti spensieratamente, senza fare il minimo sforzo per rispondere alla tua supplichevole richiesta di aiuto e di guida riguardo alla via migliore da seguire verso lo scopo del destino che cerchi nel tuo cuore mentre stai qui sul fianco della montagna. Come tu conosci bene i sentieri che portano a Phenix, per averli percorsi molte volte, così io conosco bene la via per la città delle tue speranze deluse e delle tue ambizioni ostacolate. E poiché tu mi hai chiamato in aiuto, io non ti deluderò.” Il giovane fu quasi sopraffatto, ma riuscì a balbettare: “Ma — io non ti ho chiesto nulla — .” Allora Gesù, posando delicatamente una mano sulla sua spalla disse: “No, figlio mio, non con le parole ma con sguardi di desiderio hai fatto appello al mio cuore. Ragazzo mio, per colui che ama i suoi simili c’è un appello eloquente all’aiuto nella tua espressione di scoraggiamento e di disperazione. Siediti vicino a me mentre ti parlerò dei sentieri del servizio e delle vie maestre della felicità che conducono dalle afflizioni dell’io alle gioie delle attività amorevoli nella fratellanza degli uomini e nel servizio del Dio che è nei cieli.”

130:6.3 (1437.3) Da questo momento il giovane desiderò vivamente parlare con Gesù, e cadde in ginocchio ai suoi piedi implorando Gesù di aiutarlo, di mostrargli la via per uscire dal suo mondo di dolore e di frustrazione personali. Gesù disse: “Amico mio, alzati! Tieniti eretto come un uomo! Tu puoi essere circondato da nemici meschini ed essere ritardato da molti ostacoli, ma le cose importanti e reali di questo mondo e dell’universo sono dalla tua parte. Il sole si alza ogni mattina per salutare te esattamente come fa per l’uomo più potente e ricco della terra. Guarda — tu hai un corpo robusto e muscoli vigorosi — le tue facoltà fisiche sono superiori alla media. Certamente tutto ciò è quasi inutile finché rimani qui seduto sul fianco della montagna e ti lamenti sulle tue disgrazie, reali ed immaginarie. Ma tu potresti fare grandi cose con il tuo corpo se volessi indirizzarti verso dove le grandi cose aspettano di essere fatte. Tu tenti di fuggire dal tuo io infelice, ma ciò non può essere fatto. Tu ed i tuoi problemi della vita siete reali; non puoi sfuggirli per tutta la vita. Ma guarda ancora, la tua mente è chiara e capace. Il tuo corpo robusto ha una mente intelligente per dirigerlo. Fa lavorare la tua mente per risolvere i suoi problemi; insegna al tuo intelletto a lavorare per te; rifiuta di essere dominato più a lungo dalla paura come un animale senza raziocinio. La tua mente dovrebbe essere il tuo alleato coraggioso nella soluzione dei problemi della tua vita piuttosto che essere, come tu sei stato, il suo miserabile schiavo impaurito ed il suo servo prigioniero dello scoraggiamento e della sconfitta. Ma più prezioso di tutto, il tuo potenziale di realizzazione vera è lo spirito che vive in te e che stimolerà ed ispirerà la tua mente affinché controlli se stessa ed attivi il tuo corpo, se vorrai liberarlo dalle catene della paura e rendere così la tua natura spirituale capace d’iniziare a liberarti dai mali dell’inerzia grazie alla presenza-potere della fede vivente. Ed allora, immediatamente, questa fede vincerà la paura degli uomini con l’irresistibile presenza di quel nuovo ed onnipotente amore per i tuoi simili che riempirà ben presto la tua anima fino a traboccare perché avrai preso coscienza nel tuo cuore di essere un figlio di Dio.

130:6.4 (1438.1) “Oggi, figlio mio, tu devi rinascere, ristabilito come un uomo di fede, di coraggio e consacrato al servizio degli uomini, per amore di Dio. E quando avrai così riordinato la vita in te stesso, ti sarai egualmente rimesso in accordo con l’universo; sarai nato di nuovo — nato dallo spirito — ed ormai tutta la tua vita non sarà che una realizzazione vittoriosa. Le afflizioni ti fortificheranno, le delusioni ti sproneranno, le difficoltà ti sfideranno e gli ostacoli ti stimoleranno. Alzati, giovane uomo! Dì addio alla vita di servile paura e di vile codardia. Torna subito ai tuoi doveri e vivi la tua vita nella carne come un figlio di Dio, come un mortale dedito al servizio nobilitante dell’uomo sulla terra e destinato al superbo ed eterno servizio di Dio nell’eternità.”

130:6.5 (1438.2) E questo giovane, di nome Fortunato, divenne più tardi il capo dei Cristiani a Creta e lo stretto collaboratore di Tito nei suoi sforzi per l’elevazione dei credenti cretesi.

130:6.6 (1438.3) I viaggiatori erano veramente freschi e riposati quando un giorno a mezzodì si prepararono a far vela per Cartagine nell’Africa del Nord, fermandosi due giorni a Cirene. Fu qui che Gesù e Ganid diedero le prime cure ad un ragazzo di nome Rufo, che era rimasto ferito per la caduta da un carro trainato da buoi. Essi lo portarono a casa da sua madre, e suo padre, Simone, non immaginò nemmeno lontanamente che l’uomo cui più tardi portò la croce per ordine di un soldato romano fosse lo straniero che aveva un tempo soccorso suo figlio.

7. A Cartagine — il discorso sul tempo e sullo spazio

130:7.1 (1438.4) Durante la maggior parte del tempo della traversata verso Cartagine, Gesù parlò con i suoi compagni di viaggio di questioni sociali, politiche e commerciali; l’argomento religione non fu quasi toccato. Per la prima volta Gonod e Ganid scoprirono che Gesù era un buon narratore e lo tennero impegnato a raccontare delle storie concernenti la sua vita in Galilea. Appresero così che era cresciuto in Galilea e non a Gerusalemme o a Damasco.

130:7.2 (1438.5) Quando Ganid chiese che cosa si dovesse fare per farsi degli amici, avendo notato che la maggior parte delle persone che avevano incontrato era attratta da Gesù, il suo precettore disse: “Interessati dei tuoi simili; impara ad amarli ed osserva il momento favorevole per fare qualcosa per loro che sei sicuro essi desiderano sia fatto”; e poi citò il vecchio proverbio ebreo — “Un uomo che desidera avere degli amici deve anche lui mostrarsi amico.”

130:7.3 (1439.1) A Cartagine Gesù ebbe un lungo e memorabile colloquio con un sacerdote mitraico sull’immortalità, sul tempo e sull’eternità. Questo Persiano era stato educato ad Alessandria e desiderava realmente essere istruito da Gesù. In linguaggio moderno, sostanzialmente Gesù disse in risposta alle sue numerose domande:

130:7.4 (1439.2) Il tempo è la corrente degli avvenimenti temporali che fluiscono, percepiti dalla coscienza delle creature. Il tempo è un nome dato all’ordinamento in successione per mezzo del quale gli avvenimenti sono riconosciuti e separati. L’universo dello spazio è un fenomeno relazionato al tempo quando lo si osserva da una qualunque posizione interna al di fuori della fissa dimora del Paradiso. Il movimento del tempo si rivela solo in rapporto a qualcosa che non si muove nello spazio come un fenomeno temporale. Nell’universo degli universi il Paradiso e le sue Deità trascendono sia il tempo che lo spazio. Sui mondi abitati la personalità umana (abitata ed orientata dallo spirito del Padre del Paradiso) è la sola realtà relazionata al regno fisico che può trascendere la sequenza materiale degli avvenimenti temporali.

130:7.5 (1439.3) Gli animali non hanno il senso del tempo come gli uomini, ed anche all’uomo, a causa della sua visione frammentaria e circoscritta, il tempo appare come una successione di avvenimenti. Ma via via che l’uomo ascende, che progredisce interiormente, la visione allargata di questa processione di avvenimenti è tale da essere percepita sempre di più nel suo insieme. Ciò che precedentemente appariva come una successione di avvenimenti sarà allora visto come un ciclo completo e perfettamente collegato. In tal modo la simultaneità circolare rimpiazzerà sempre di più la precedente coscienza della sequenza lineare degli avvenimenti.

130:7.6 (1439.4) Vi sono sette differenti concezioni dello spazio qual è condizionato dal tempo. Lo spazio è misurato dal tempo, non il tempo dallo spazio. La confusione degli scienziati deriva dalla mancata conoscenza della realtà dello spazio. Lo spazio non è solamente un concetto intellettuale della variazione nel rapporto degli oggetti dell’universo. Lo spazio non è vuoto, e la sola cosa che l’uomo conosce che può anche trascendere parzialmente lo spazio è la mente. La mente può funzionare indipendentemente dal concetto di relazione spaziale degli oggetti materiali. Lo spazio è relativamente e comparativamente finito per tutti gli esseri aventi status di creatura. Più la coscienza si avvicina alla consapevolezza delle sette dimensioni cosmiche, più il concetto di spazio potenziale si avvicina all’ultimità. Ma lo spazio potenziale è veramente ultimo solo sul livello assoluto.

130:7.7 (1439.5) Deve essere evidente che la realtà universale ha un significato in espansione e sempre relativo sui livelli ascendenti e di perfezionamento del cosmo. In fin dei conti i mortali sopravviventi raggiungono l’identità in un universo a sette dimensioni.

130:7.8 (1439.6) Il concetto tempo-spazio di una mente d’origine materiale è destinato a subire delle espansioni successive via via che la personalità cosciente, che lo concepisce, ascende i livelli degli universi. Quando l’uomo raggiunge la mente intermedia tra il piano dell’esistenza materiale e quello spirituale, le sue idee sul tempo-spazio saranno considerevolmente ampliate come qualità di percezione e quantità d’esperienza. Le concezioni cosmiche in espansione di una personalità spirituale in progresso sono dovute all’accrescimento sia della profondità del discernimento che del campo della coscienza. E via via che la personalità si eleva verso l’alto e verso l’interno, fino ai livelli trascendentali della somiglianza con la Deità, il concetto del tempo-spazio si avvicinerà sempre più ai concetti del non tempo e del non spazio degli Assoluti. In senso relativo, ed in accordo con il compimento trascendentale, questi concetti del livello assoluto dovranno essere percepiti dai figli di destino ultimo.

8. Sulla strada per Napoli e Roma

130:8.1 (1440.1) La prima sosta sulla strada per l’Italia fu nell’isola di Malta. Qui Gesù ebbe una lunga conversazione con un giovane depresso e scoraggiato di nome Claudo. Questo giovane aveva pensato di togliersi la vita, ma quando ebbe finito di parlare con lo Scriba di Damasco, disse: “Affronterò la vita da uomo; ho finito di fare il codardo. Ritornerò dalla mia gente e ricomincerò tutto daccapo.” Poco dopo egli divenne un predicatore entusiasta dei Cinici ed ancora più tardi si unì a Pietro nel proclamare il Cristianesimo a Roma e a Napoli, e dopo la morte di Pietro andò in Spagna a predicare il vangelo. Ma egli non seppe mai che l’uomo che l’aveva ispirato a Malta era il Gesù che in seguito egli proclamò il Liberatore del mondo.

130:8.2 (1440.2) A Siracusa essi trascorsero una settimana intera. L’avvenimento più significativo del loro soggiorno qui fu la riabilitazione di Ezra, l’Ebreo ricaduto nel peccato, che conduceva la taverna in cui Gesù ed i suoi compagni sostarono. Ezra fu affascinato dal contatto con Gesù e gli chiese di aiutarlo a ritornare alla fede d’Israele. Egli espresse la sua disperazione dicendo: “Vorrei essere un vero figlio di Abramo, ma non riesco a trovare Dio.” Gesù disse: “Se desideri veramente trovare Dio, questo desiderio è in se stesso la prova che l’hai già trovato. Il tuo problema non è la tua incapacità di trovare Dio, perché il Padre ha già trovato te; il tuo problema è semplicemente che tu non conosci Dio. Non hai letto nel profeta Geremia: ‘Tu mi cercherai e mi troverai quando mi cercherai con tutto il tuo cuore’? Ed ancora, non ha detto questo stesso profeta: ‘Ed io ti darò un cuore per conoscermi, perché io sono il Signore, e tu apparterrai al mio popolo, ed io sarò il tuo Dio’? E non hai anche letto nelle Scritture dove è detto: ‘Egli volge il suo sguardo verso gli uomini, e se qualcuno dirà: ho peccato e pervertito ciò che era retto, e questo non mi ha portato beneficio, allora Dio libererà l’anima di quell’uomo dalle tenebre ed egli vedrà la luce’?” Allora Ezra trovò Dio e la sua anima fu soddisfatta. Più tardi questo Ebreo, assieme ad un ricco proselito greco, costruì la prima chiesa cristiana a Siracusa.

130:8.3 (1440.3) A Messina essi si fermarono un solo giorno, ma fu abbastanza per cambiare la vita di un ragazzo, un venditore di frutta, dal quale Gesù comperò della frutta e che di rimando nutrì con il pane della vita. Il ragazzo non dimenticò mai le parole di Gesù e lo sguardo dolce che le accompagnò quando, posando la sua mano sulla spalla del ragazzo, disse: “Addio, ragazzo mio, abbi coraggio mentre cresci fino all’età adulta, e dopo aver nutrito il corpo impara anche come nutrire l’anima. E mio Padre celeste sarà con te e camminerà davanti a te.” Il ragazzo divenne un adepto della religione mitraica e più tardi si convertì alla fede cristiana.

130:8.4 (1440.4) Infine essi giunsero a Napoli e sentirono di non essere lontani dalla loro destinazione, Roma. Gonod aveva molti affari da trattare a Napoli, e all’infuori dei momenti in cui Gesù era richiesto come interprete, lui e Ganid trascorsero il loro tempo libero a visitare e ad esplorare la città. Ganid diveniva esperto nello scoprire coloro che sembravano aver bisogno di aiuto. Essi trovarono molta povertà in questa città e distribuirono numerose elemosine. Ma Ganid non comprese mai il significato delle parole di Gesù quando, dopo che ebbe dato una moneta ad un mendicante per strada, rifiutò di fermarsi a confortare l’uomo. Gesù disse: “Perché sprecare parole con un individuo che non percepisce il significato di ciò che dici? Lo spirito del Padre non può istruire e salvare uno che non ha capacità di filiazione.” Quello che Gesù voleva dire era che l’uomo non aveva una mente normale; che gli mancava la capacità di rispondere alle direttive dello spirito.

130:8.5 (1441.1) Non vi furono esperienze di rilievo a Napoli; Gesù ed il giovane percorsero la città a fondo e distribuirono incoraggiamenti con molti sorrisi a centinaia di uomini, di donne e di bambini.

130:8.6 (1441.2) Da qui essi andarono a Roma passando per Capua, facendo una sosta di tre giorni a Capua. Essi viaggiarono per la Via Appia verso Roma a fianco delle loro bestie da soma, tutti e tre ansiosi di vedere la regina di un impero, la più grande città di tutto il mondo.

Fascicolo 131 - Le religioni del mondo

Il Libro di Urantia

Fascicolo 131

Le religioni del mondo

131:0.1 (1442.1) DURANTE il soggiorno di Gesù, di Gonod e di Ganid ad Alessandria, il giovane aveva dedicato molto del suo tempo e somme considerevoli del denaro di suo padre per fare una raccolta degli insegnamenti delle religioni del mondo riguardanti Dio e le sue relazioni con l’uomo mortale. Ganid impiegò più di sessanta traduttori eruditi per redigere tale estratto delle dottrine religiose del mondo concernenti le Deità. E dovrebbe risultare chiaro in questo fascicolo che tutti questi insegnamenti che descrivono il monoteismo erano largamente derivati, direttamente o indirettamente, dalle predicazioni dei missionari di Machiventa Melchizedek, che erano partiti dalla loro sede centrale di Salem per diffondere la dottrina di un Dio unico — l’Altissimo — sino ai confini della terra.

131:0.2 (1442.2) Noi presentiamo qui di seguito un riassunto del manoscritto che Ganid preparò ad Alessandria e a Roma e che fu conservato in India per centinaia d’anni dopo la sua morte. Egli riunì questo materiale sotto dieci titoli, come segue:

1. Cinismo

131:1.1 (1442.3) Gli insegnamenti residui dei discepoli di Melchizedek, eccettuati quelli che persisterono nella religione ebraica, furono meglio preservati nelle dottrine dei Cinici. La selezione di Ganid comprendeva quanto segue:

131:1.2 (1442.4) “Dio è supremo; egli è l’Altissimo del cielo e della terra. Dio è il cerchio perfetto dell’eternità e governa l’universo degli universi. Egli è il solo creatore dei cieli e della terra. Quando egli decreta una cosa, quella cosa è. Il nostro Dio è un Dio unico ed è compassionevole e misericordioso. Tutto ciò che è elevato, santo, vero e bello è simile al nostro Dio. L’Altissimo è la luce del cielo e della terra; egli è il Dio dell’est, dell’ovest, del nord e del sud.

131:1.3 (1442.5) “Anche se la terra dovesse scomparire, la faccia risplendente del Supremo dimorerebbe in maestà e gloria. L’Altissimo è il primo e l’ultimo, l’inizio e la fine di ogni cosa. Non c’è che questo solo Dio ed il suo nome è Verità. Dio è autoesistente ed è privo di ogni collera ed inimicizia; egli è immortale ed infinito. Il nostro Dio è onnipotente e generoso. Sebbene egli abbia molte manifestazioni, noi adoriamo solo Dio stesso. Dio conosce tutto — i nostri segreti e le nostre dichiarazioni; egli sa anche che cosa ciascuno di noi merita. Il suo potere è uguale su tutte le cose.

131:1.4 (1442.6) “Dio è un donatore di pace ed un protettore fedele di tutti coloro che lo temono e che confidano in lui. Egli porta la salvezza a tutti coloro che lo servono. Tutta la creazione esiste nel potere dell’Altissimo. Il suo divino amore proviene dalla santità del suo potere ed il suo affetto nasce dalla potenza della sua grandezza. L’Altissimo ha decretato l’unione del corpo e dell’anima ed ha dotato l’uomo del suo stesso spirito. Ciò che l’uomo fa deve avere una fine, ma ciò che il Creatore fa dura per sempre. Noi acquisiamo la conoscenza dall’esperienza umana, ma deriviamo la saggezza dalla contemplazione dell’Altissimo.

131:1.5 (1443.1) “Dio sparge la pioggia sulla terra, fa splendere il sole sul grano che germoglia e ci dà la messe abbondante delle buone cose di questa vita e la salvezza eterna nel mondo che verrà. Il nostro Dio gode di una grande autorità; il suo nome è Eccellente e la sua natura è insondabile. Quando siete ammalati è l’Altissimo che vi guarisce. Dio è pieno di bontà verso tutti gli uomini; noi non abbiamo amici simili all’Altissimo. La sua misericordia riempie ogni luogo e la sua bontà abbraccia tutte le anime. L’Altissimo è immutabile ed è il nostro aiuto ogni volta che siamo nel bisogno. Ovunque vi giriate per pregare, là vi è il volto dell’Altissimo e l’orecchio aperto del nostro Dio. Potete nascondervi agli uomini, ma non a Dio. Dio non è molto lontano da noi, egli è onnipresente. Dio riempie tutti i luoghi e vive nel cuore dell’uomo che teme il suo santo nome. La creazione è nel Creatore ed il Creatore è nella sua creazione. Noi cerchiamo l’Altissimo e lo troviamo poi nel nostro cuore. Voi partite in cerca di un caro amico, e poi lo scoprite nella vostra anima.

131:1.6 (1443.2) “L’uomo che conosce Dio considera tutti gli uomini uguali; essi sono suoi fratelli. Quelli che sono egoisti, coloro che ignorano i loro fratelli nella carne, ricevono solo noia come loro ricompensa. Coloro che amano i loro simili e che hanno un cuore puro vedranno Dio. Dio non dimentica mai la sincerità. Egli guiderà l’onesto di cuore alla verità, perché Dio è verità.

131:1.7 (1443.3) “Nella vostra vita sconfiggete l’errore e trionfate sul male con l’amore della verità vivente. In tutte le vostre relazioni con gli uomini rendete bene per male. Il Signore Dio è misericordioso ed amorevole; egli perdona. Amiamo Dio, perché egli ci ha amato per primo. Con l’amore di Dio e grazie alla sua misericordia saremo salvati. I poveri ed i ricchi sono fratelli. Dio è il loro Padre. Il male che non vorreste fosse fatto a voi, non fatelo agli altri.

131:1.8 (1443.4) “Fate appello al suo nome in ogni momento e, nella misura in cui credete nel suo nome, la vostra preghiera sarà ascoltata. Quale grande onore è adorare l’Altissimo! Tutti i mondi e gli universi adorano l’Altissimo. Ed in tutte le vostre preghiere rendete grazie — ascendete all’adorazione. La preghiera di adorazione evita il male ed impedisce il peccato. Lodiamo in ogni momento il nome dell’Altissimo. L’uomo che si rifugia nell’Altissimo nasconde i suoi difetti all’universo. Quando vi ponete davanti a Dio con cuore puro, non temete nulla in tutta la creazione. L’Altissimo è simile ad un padre e ad una madre amorevoli; egli ama realmente noi, suoi figli sulla terra. Il nostro Dio ci perdonerà e guiderà i nostri passi sulla via della salvezza. Egli ci prenderà per mano e ci condurrà a lui. Dio salva coloro che hanno fiducia in lui; egli non obbliga l’uomo a servire il suo nome.

131:1.9 (1443.5) “Se la fede nell’Altissimo è penetrata nel vostro cuore, allora sarete liberati dal timore per tutti i giorni della vostra vita. Non irritatevi per la prosperità degli empi; non temete coloro che tramano il male; fate che la vostra anima fugga il peccato e ponete tutta la vostra fiducia nel Dio della salvezza. L’anima stanca del mortale errante trova eterno riposo nelle braccia dell’Altissimo; il saggio ha fame dell’abbraccio divino; il figlio terreno desidera ardentemente la sicurezza delle braccia del Padre Universale. L’uomo nobile cerca quello stato superiore in cui l’anima del mortale si unisce allo spirito del Supremo. Dio è giusto: il frutto che non riceviamo dalla nostra semina in questo mondo lo riceveremo nel prossimo.”

2. Giudaismo

131:2.1 (1444.1) I Keniti della Palestina salvarono molti degli insegnamenti di Melchizedek, e da questi scritti, conservati e modificati dagli Ebrei, Gesù e Ganid fecero la seguente selezione:

131:2.2 (1444.2) “All’inizio Dio creò i cieli e la terra e tutto ciò che essi contengono. Ed ecco, tutto ciò che aveva creato era molto buono. Il Signore, egli è Dio; non c’è nessuno come lui in alto nel cielo o in basso sulla terra. Perciò tu amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua forza. La terra sarà piena della conoscenza del Signore come le acque coprono il mare. I cieli proclamano la gloria di Dio ed il firmamento mostra la sua opera. Un giorno dopo l’altro pronuncia dei discorsi; una notte dopo l’altra mostra conoscenza. Non c’è né parola né linguaggio in cui la loro voce non sia udita. L’opera del Signore è grande ed egli ha fatto tutte le cose in saggezza; la grandezza del Signore è insondabile. Egli conosce il numero delle stelle e le chiama tutte con il loro nome.

131:2.3 (1444.3) “Il potere del Signore è grande e la sua comprensione è infinita. Dice il Signore: ‘Come i cieli sono più alti della terra, così le mie vie sono più alte delle vostre vie ed i miei pensieri più elevati dei vostri pensieri.’ Dio rivela le cose profonde e segrete perché la luce dimora in lui. Il Signore è misericordioso e benevolo; egli pazienta a lungo ed abbonda in bontà ed in verità. Il Signore è buono e retto; egli guiderà il mite nel giudizio. Gustate e vedete quanto è buono il Signore! Benedetto è l’uomo che ha fiducia in Dio. Dio è il nostro rifugio e la nostra forza, un preziosissimo aiuto nelle difficoltà.

131:2.4 (1444.4) “La misericordia del Signore è di eternità in eternità su coloro che lo temono e così è la sua rettitudine sui figli dei nostri figli. Il Signore è benevolo e pieno di compassione. Il Signore è buono con tutti e le sue tenere grazie sono effuse su tutta la sua creazione; egli guarisce i cuori spezzati e lenisce le loro ferite. Dove andrò lontano dallo spirito di Dio? Dove fuggirò lontano dalla presenza divina? Così dice l’Alto e Sublime che abita l’eternità, il cui nome è Santo: ‘Io abito nel luogo elevato e santo; anche presso colui che ha il cuore contrito e lo spirito umile!’ Nessuno può nascondersi al nostro Dio, perché egli riempie il cielo e la terra. Che i cieli siano felici e che la terra gioisca. Che tutte le nazioni dicano: il Signore regna! Rendete grazie a Dio, perché la sua misericordia dura per sempre.

131:2.5 (1444.5) “I cieli proclamano la rettitudine di Dio e tutte le genti hanno visto la sua gloria. È Dio che ci ha creati e non noi stessi; noi siamo il suo popolo, le pecore del suo pascolo. La sua misericordia è perpetua e la sua verità persiste per tutte le generazioni. Il nostro Dio governa tra le nazioni. Che la terra sia piena della sua gloria! Che gli uomini lodino il Signore per la sua bontà e per i suoi doni meravigliosi ai figli degli uomini!

131:2.6 (1444.6) “Dio ha creato l’uomo poco meno che divino e l’ha circondato d’amore e di misericordia. Il Signore conosce la via del giusto, ma la via dell’empio perirà. Il timore del Signore è l’inizio della saggezza; la conoscenza del Supremo è comprensione. Dice il Dio Onnipotente: ‘Cammina davanti a me e sii perfetto.’ Non dimenticate che l’orgoglio va innanzi alla distruzione ed uno spirito altero innanzi ad una caduta. Colui che governa il proprio spirito è più potente di colui che s’impadronisce di una città. Dice il Signore Dio, il Santo: ‘Ritornando al tuo riposo spirituale sarai salvo; nella calma e nella fiducia troverai la tua forza.’ Coloro che servono il Signore rinnoveranno il loro vigore; si eleveranno con ali come aquile. Essi correranno e non saranno stanchi; cammineranno e non saranno deboli. Il Signore porrà fine ai vostri timori. Dice il Signore: ‘Non temete perché io sono con voi. Non spaventatevi, perché io sono il vostro Dio. Io vi fortificherò, vi aiuterò; sì, vi sosterrò con la mano destra della mia giustizia.’

131:2.7 (1445.1) “Dio è nostro Padre; il Signore è il nostro redentore. Dio ha creato le moltitudini dell’universo e le preserva tutte. La sua rettitudine è simile alle montagne ed il suo giudizio è simile ad un grande abisso. Egli ci fa bere al fiume dei suoi piaceri e nella sua luce noi vedremo la luce. È cosa buona rendere grazie al Signore e cantare lodi all’Altissimo; mostrare affettuosa benevolenza il mattino e divina fedeltà ogni sera. Il regno di Dio è un regno perpetuo ed il suo dominio persiste per tutte le generazioni. Il Signore è il mio pastore; non mancherò di nulla. Egli mi fa giacere in verdi pascoli; mi conduce presso acque tranquille. Egli ristora la mia anima. Mi guida nei sentieri di giustizia. Sì, anche se camminassi nella valle tenebrosa della morte non temerei alcun male, perché Dio è con me. La bontà e la misericordia mi accompagneranno certamente tutti i giorni della mia vita, ed abiterò nella casa del Signore per sempre.

131:2.8 (1445.2) “Yahweh è il Dio della mia salvezza; riporrò dunque la mia fiducia nel suo nome divino. Mi affiderò al Signore con tutto il mio cuore; non farò affidamento sul mio intelletto. In tutte le mie vie io lo riconoscerò ed egli dirigerà i miei passi. Il Signore è fedele; egli mantiene la sua parola con coloro che lo servono; il giusto vivrà per la sua fede. Se non fate del bene è perché il peccato sta alla porta; gli uomini raccolgono il male che piantano ed il peccato che seminano. Non affliggetevi a causa dei malfattori. Se vedete iniquità nel vostro cuore il Signore non vi ascolterà; se peccate contro Dio nocete anche alla vostra anima. Dio porterà in giudizio l’operato di ciascun uomo con tutti i sui segreti, buoni o cattivi. Secondo quello che un uomo pensa nel suo cuore, tale egli è.

131:2.9 (1445.3) “Il Signore è vicino a tutti coloro che fanno appello a lui in sincerità ed in verità. Si può piangere per tutta una notte, ma al mattino viene la gioia. Un cuore felice fa bene come una medicina. Dio non rifiuterà nessuna cosa buona a coloro che camminano rettamente. Temete Dio ed osservate i suoi comandamenti, perché questo è tutto il dovere dell’uomo. Così dice il Signore che creò i cieli e formò la terra: ‘Non c’è altro Dio all’infuori di me, un Dio giusto ed un salvatore. Guardate a me da tutti i confini della terra e siate salvi. Se mi cercate, mi troverete, purché mi cerchiate con tutto il vostro cuore.’ I miti erediteranno la terra e gioiranno nell’abbondanza della pace. Chiunque semina iniquità raccoglierà calamità; coloro che seminano vento raccoglieranno tempesta.

131:2.10 (1445.4) “‘Venite ora, ragioniamo insieme’, dice il Signore, ‘anche se i vostri peccati sono di colore scarlatto, saranno bianchi come la neve; anche se sono rossi come il cremisi, saranno come la lana’. Ma non c’è pace per i malvagi; sono i vostri stessi peccati che hanno tenuto lontane le cose buone da voi. Dio è la salute del mio volto e la gioia della mia anima. Il Dio eterno è la mia forza; egli è la nostra dimora, e le braccia eterne mi sostengono. Il Signore è vicino a coloro che hanno il cuore spezzato; egli salva tutti coloro che hanno uno spirito simile a quello di un bambino. Numerose sono le afflizioni dell’uomo retto, ma il Signore lo libera da tutte. Affidate le vostre vie al Signore — abbiate fiducia in lui — ed egli le realizzerà. Colui che risiede nel luogo segreto dell’Altissimo dimorerà all’ombra dell’Onnipotente.

131:2.11 (1445.5) “Amate il vostro prossimo come voi stessi; non portate rancore ad alcuno. Non fate a nessuno ciò che detestate. Amate vostro fratello, perché il Signore ha detto: ‘Amerò generosamente i miei figli’. Il sentiero del giusto è come una luce splendente che brilla sempre di più fino al giorno perfetto. Quelli che sono saggi brilleranno come il bagliore del firmamento e coloro che conducono molti uomini alla rettitudine brilleranno eternamente come le stelle. Che il malvagio abbandoni la cattiva strada e l’empio i suoi pensieri ribelli. Dice il Signore: ‘Che ritornino a me, ed io avrò misericordia di loro; perdonerò abbondantemente.’

131:2.12 (1446.1) “Dice Dio, il creatore del cielo e della terra: ‘Una grande pace hanno coloro che amano la mia legge. I miei comandamenti sono: mi amerai con tutto il tuo cuore; non avrai altro dio all’infuori di me; non pronuncerai il mio nome invano; ricordati di santificare il giorno del sabato; onora il padre e la madre; non ammazzerai; non commetterai adulterio; non ruberai; non porterai falsa testimonianza; non concupirai.’

131:2.13 (1446.2) “E a tutti coloro che amano supremamente il Signore ed il loro prossimo come se stessi, il Dio del cielo dice: ‘Io ti riscatterò dalla tomba, ti redimerò dalla morte. Sarò misericordioso verso i tuoi figli ed anche giusto. Non ho detto delle mie creature sulla terra: voi siete i figli del Dio vivente? E non vi ho amati di un amore eterno? Non vi ho invitati a divenire simili a me e a dimorare per sempre con me in Paradiso?’”

3. Buddismo

131:3.1 (1446.3) Ganid fu colpito dalla scoperta di quanto il Buddismo fosse vicino ad essere una grande e bella religione senza Dio, senza una Deità personale ed universale. Tuttavia, egli trovò qualche traccia di certe credenze anteriori che riflettevano un po’ l’influenza degli insegnamenti dei missionari Melchizedek che continuarono la loro opera in India fino ai tempi di Budda. Gesù e Ganid raccolsero le seguenti citazioni dalla letteratura buddista:

131:3.2 (1446.4) “Da un cuore puro la gioia sprizzerà verso l’Infinito; tutto il mio essere sarà in pace con questa letizia supermortale. La mia anima è piena di contentezza ed il mio cuore trabocca della beatitudine di una fiducia pacifica. Io non ho paura; sono libero dall’ansietà. Dimoro nella sicurezza ed i miei nemici non possono turbarmi. Sono soddisfatto dei frutti della mia fiducia. Ho trovato facile l’approccio all’Immortale. Prego che la fede mi sostenga nel lungo viaggio; so che la fede dell’aldilà non mi mancherà. So che i miei fratelli prospereranno se saranno imbevuti della fede dell’Immortale, la stessa fede che crea la modestia, la rettitudine, la saggezza, il coraggio, la conoscenza e la perseveranza. Abbandoniamo la tristezza e ripudiamo la paura. Per mezzo della fede teniamoci avvinti alla vera rettitudine e all’autentica virilità. Impariamo a meditare sulla giustizia e sulla misericordia. La fede è la vera ricchezza dell’uomo; essa è il dono della virtù e della gloria.

131:3.3 (1446.5) “L’ingiustizia è indegna; il peccato è spregevole. Il male è degradante sia nel pensiero che nell’azione. Il dolore e la tristezza seguono il sentiero del male come la polvere segue il vento. La felicità e la pace mentale seguono il pensare puro ed il vivere virtuoso come l’ombra segue la sostanza delle cose materiali. Il male è il frutto del pensare malamente diretto. È cosa cattiva vedere il peccato dove non c’è e non vedere il peccato dove c’è. Il male è il sentiero delle false dottrine. Coloro che evitano il male vedendo le cose quali sono divengono felici abbracciando così la verità. Ponete fine alla vostra infelicità con il disgusto per il peccato. Quando guardate verso il Nobile, distoglietevi dal peccato con tutto il cuore. Non giustificate il male; non cercate scuse per il peccato. Grazie ai vostri sforzi per correggere i peccati passati acquisite la forza di resistere alla tendenza di ricadervi. Il contenimento nasce dal pentimento. Non lasciate alcuna colpa inconfessata al Nobile.

131:3.4 (1447.1) “La contentezza e la gioia sono le ricompense delle buone azioni compiute per la gloria dell’Immortale. Nessuno può derubarvi della libertà della vostra mente. Quando la fede della vostra religione ha emancipato il vostro cuore, quando la vostra mente è stabile ed irremovibile come una montagna, allora la pace dell’anima scorrerà tranquillamente come le acque di un fiume. Coloro che sono certi della salvezza sono liberati per sempre dalla cupidigia, dall’invidia, dall’odio e dall’illusione della ricchezza. Anche se la fede è l’energia di una vita migliore, bisogna tuttavia che lavoriate con perseveranza per la vostra salvezza. Se volete essere certi della vostra salvezza finale, allora assicuratevi di cercare sinceramente di fare tutto ciò che è retto. Coltivate la certezza del cuore che viene dal di dentro e venite così a godere l’estasi della salvezza eterna.

131:3.5 (1447.2) “Nessun uomo religioso può sperare di raggiungere l’illuminazione della saggezza immortale se persiste ad essere pigro, indolente, debole, ozioso, impudente ed egoista. Ma chiunque è previdente, prudente, riflessivo, fervente e sincero — anche se vive ancora sulla terra — può giungere all’illuminazione suprema della pace e alla libertà della saggezza divina. Ricordate, ogni atto riceverà la sua ricompensa. Il male sfocia nella tristezza ed il peccato finisce nel dolore. La gioia e la felicità sono la conseguenza di una buona vita. Anche il malvagio gode di un periodo di grazia prima del tempo della completa maturità delle sue cattive azioni, ma inevitabilmente arriva il pieno raccolto del cattivo agire. Che nessuno pensi al peccato con leggerezza, dicendo nel proprio cuore: ‘La punizione delle cattive azioni non si avvicinerà a me.’ Ciò che fate ad altri sarà fatto a voi, nel giudizio della saggezza. L’ingiustizia commessa verso i vostri simili si ritorcerà contro di voi. La creatura non può sfuggire al destino delle proprie azioni.

131:3.6 (1447.3) “L’insensato ha detto nel suo cuore: ‘Il male non mi raggiungerà’; ma si trova sicurezza solo quando l’anima desidera dei rimproveri e la mente cerca la saggezza. Il saggio è un’anima nobile che resta amichevole in mezzo ai propri nemici, tranquillo fra i turbolenti e generoso tra gli avidi. L’amore di sé assomiglia a delle erbe cattive in un campo ben coltivato. L’egoismo conduce alla tristezza; l’inquietudine perpetua uccide. La mente domata produce felicità. Il più grande dei guerrieri è colui che vince e sottomette se stesso. Il ritegno in tutte le cose è un bene. Solo colui che apprezza la virtù e fa il suo dovere è una persona superiore. Che la collera e l’odio non siano i vostri padroni. Non parlate duramente di nessuno. La soddisfazione è la più grande ricchezza. Ciò che è dato saggiamente è ben risparmiato. Non fate agli altri quello che non vorreste fosse fatto a voi. Rendete bene per male; trionfate sul male con il bene.

131:3.7 (1447.4) “Un’anima retta è più desiderabile della sovranità su tutta la terra. L’immortalità è la meta della sincerità; la morte è la fine di una vita sconsiderata. Coloro che sono sinceri non muoiono; gli stolti sono già morti. Siano benedetti coloro che osservano lo stato immortale. Quelli che torturano i viventi non troveranno felicità dopo la morte. Gli altruisti vanno in cielo, dove godono della beatitudine di una liberalità infinita e continuano a crescere in nobile generosità. Ogni mortale che pensa rettamente, che parla nobilmente e che agisce generosamente non soltanto godrà della virtù durante la sua breve esistenza qui, ma continuerà a godere delle delizie del cielo anche dopo la dissoluzione del suo corpo.”

4. Induismo

131:4.1 (1447.5) I missionari di Melchizedek portarono gli insegnamenti del Dio unico ovunque andarono. Gran parte di questa dottrina monoteista, così come gli altri concetti anteriori, furono incorporati negli insegnamenti successivi dell’Induismo. Gesù e Ganid fecero i seguenti estratti:

131:4.2 (1448.1) “Egli è il grande Dio, supremo in tutto. Egli è il Signore che ingloba tutte le cose. Egli è il creatore e controllore dell’universo degli universi. Dio è un Dio unico; egli esiste da solo e da se stesso; egli è l’unico. E questo Dio unico è il nostro Creatore ed il destino ultimo dell’anima. Il Supremo brilla oltre ogni descrizione; egli è la Luce delle Luci. Ogni cuore ed ogni mondo è illuminato da questa luce divina. Dio è il nostro protettore — egli sta al fianco delle sue creature — e coloro che imparano a conoscerlo diventano immortali. Dio è la grande sorgente dell’energia; è la Grande Anima. Egli esercita una sovranità universale su tutto. Questo Dio unico è amorevole, glorioso e adorabile. Il nostro Dio è supremo in potere ed abita nella dimora suprema. Questa vera Persona è eterna e divina; è il Signore primordiale dei cieli. Tutti i profeti l’hanno salutato ed egli si è rivelato a noi. Noi l’adoriamo. O Persona Suprema, sorgente degli esseri, Signore della creazione e sovrano dell’universo, rivela a noi tue creature il potere con il quale dimori immanente! Dio ha creato il sole e le stelle; egli è luminoso, puro ed autoesistente. La sua conoscenza eterna è divinamente saggia. L’Eterno è impenetrabile dal male. Poiché l’universo è provenuto da Dio, egli lo governa appropriatamente. Egli è la causa della creazione e quindi tutte le cose sono stabilite in lui.

131:4.3 (1448.2) “Dio è il rifugio sicuro di ogni uomo buono quando è nel bisogno; l’Immortale si prende cura di tutta l’umanità. La salvezza di Dio è forte e la sua bontà è graziosa. Egli è un protettore amorevole, un difensore benedetto. Dice il Signore: ‘Io dimoro nella loro anima come un lampo di saggezza. Io sono lo splendore degli splendidi e la bontà dei buoni. Quando due o tre di loro si riuniscono, là sono anch’io.’ La creatura non può sfuggire alla presenza del Creatore. Il Signore conta anche lo sbattere incessante delle palpebre degli occhi di ogni mortale e noi adoriamo questo Essere divino come nostro compagno inseparabile. Egli è predominante su tutto, generoso, onnipresente ed infinitamente buono. Il Signore è il nostro sovrano, il nostro rifugio ed il nostro controllore supremo, ed il suo spirito primordiale dimora nell’anima mortale. Il Testimone Eterno del vizio e della virtù dimora nel cuore dell’uomo. Meditiamo a lungo sull’adorabile e divino Vivificatore; che il suo spirito diriga completamente i nostri pensieri. Da questo mondo irreale portaci a quello reale! Dalle tenebre portaci alla luce! Dalla morte guidaci all’immortalità!

131:4.4 (1448.3) “Con il nostro cuore purificato da ogni odio, adoriamo l’Eterno. Il nostro Dio è il Signore della preghiera; egli ode il grido dei suoi figli. Che tutti gli uomini sottomettano la loro volontà a lui, il Risoluto. Godiamo della liberalità del Signore della preghiera. Fate della preghiera la vostra amica intima e dell’adorazione il sostegno della vostra anima. ‘Se solo mi adorerete con amore’, dice l’Eterno, ‘io vi darò la saggezza per raggiungermi, perché la mia adorazione è la virtù comune a tutte le creature.’ Dio è l’illuminatore degli sfiduciati ed il potere di coloro che vacillano. Poiché Dio è il nostro potente amico, noi non temiamo più nulla. Lodiamo il nome del Vincitore mai vinto. Noi l’adoriamo perché egli è l’aiuto fedele ed eterno degli uomini. Dio è il nostro capo sicuro e la nostra guida infallibile. Egli è il grande genitore del cielo e della terra, possiede un’energia illimitata ed una saggezza infinita. Il suo splendore è sublime e la sua bellezza divina. Egli è il rifugio supremo degli universi ed il guardiano immutabile della legge eterna. Il nostro Dio è il Signore della vita ed il Consolatore di tutti gli uomini; egli ama l’umanità ed aiuta gli infelici. Egli è il donatore della nostra vita ed il Buon Pastore del gregge umano. Dio è nostro padre, nostro fratello e nostro amico. E noi desideriamo ardentemente conoscere questo Dio nel più profondo del nostro essere.

131:4.5 (1448.4) “Noi abbiamo imparato a conquistare la fede con il desiderio del nostro cuore. Abbiamo raggiunto la saggezza dominando i nostri sensi, e con la saggezza abbiamo sperimentato la pace nel Supremo. Colui che è pieno di fede adora veramente quando il suo io interiore è rivolto a Dio. Il nostro Dio indossa i cieli come un mantello; egli abita anche gli altri sei universi dispiegati nella loro immensità. Egli è supremo su tutto ed in tutto. Noi imploriamo il perdono dal Signore per tutte le nostre trasgressioni verso i nostri simili, e vorremmo liberare il nostro amico dal torto che ci ha fatto. Il nostro spirito prova ripugnanza per ogni male; dunque, o Signore, liberaci da ogni macchia di peccato. Noi preghiamo Dio in quanto consolatore, protettore e salvatore — come colui che ci ama.

131:4.6 (1449.1) “Lo spirito del Conservatore dell’Universo penetra l’anima della creatura semplice. È saggio l’uomo che adora il Dio Unico. Coloro che si sforzano di essere perfetti devono certamente conoscere il Signore Supremo. Chi conosce la felicità della sicurezza del Supremo non ha mai paura, perché il Supremo dice a coloro che lo servono: ‘Non temete, perché io sono con voi.’ Il Dio della provvidenza è nostro Padre. Dio è verità; ed è desiderio di Dio che le sue creature lo comprendano — che arrivino a conoscere pienamente la verità. La verità è eterna; essa sostiene l’universo. Il nostro desiderio supremo sarà l’unione con il Supremo. Il Grande Controllore è il generatore di tutte le cose — tutto evolve da lui. E questo è tutto il nostro dovere: che nessuno faccia ad altri ciò che ripugnerebbe gli fosse fatto; non nutrite alcun rancore, non colpite chi vi colpisce, vincete la collera con la misericordia e trionfate sull’odio con la benevolenza. E noi dovremmo fare tutto ciò perché Dio è un buon amico ed un padre pieno di grazia che ci perdona tutte le nostre offese terrene.

131:4.7 (1449.2) “Dio è nostro Padre, la terra è nostra madre, e l’universo è il luogo della nostra nascita. Senza Dio l’anima è prigioniera; conoscere Dio libera l’anima. La meditazione su Dio e l’unione con lui portano alla liberazione dalle illusioni del male e alla salvezza ultima da tutti gli ostacoli materiali. Quando l’uomo arrotolerà lo spazio come un pezzo di cuoio, allora verrà la fine del male perché l’uomo avrà trovato Dio. O Dio, salvaci dalla triplice rovina dell’inferno — la cupidigia, l’ira e l’avarizia! O anima, preparati per la lotta spirituale dell’immortalità! Quando viene la fine della vita mortale, non esitare ad abbandonare questo corpo per una forma più appropriata e più bella ed a risvegliarti nei regni del Supremo e dell’Immortale, dove non vi sono paura, tristezza, fame, sete o morte. Conoscere Dio significa spezzare le corde della morte. L’anima che conosce Dio si eleva nell’universo come la crema che appare alla superficie del latte. Noi adoriamo Dio, l’autore di tutto, la Grande Anima, che dimora sempre nel cuore delle sue creature. E coloro che sanno che Dio troneggia nel cuore umano sono destinati a divenire simili a lui — immortali. Il male deve essere lasciato indietro in questo mondo, ma la virtù accompagna l’anima in cielo.

131:4.8 (1449.3) “È solo il perverso che dice: l’universo non ha né verità né governante; esso era destinato soltanto a soddisfare la nostra cupidigia. Tali anime sono ingannate dalla meschinità del loro intelletto. Essi abbandonano così se stessi alla soddisfazione della loro cupidigia e privano la loro anima delle gioie della virtù e dei piaceri della rettitudine. Che cosa può essere più grande dell’esperienza della salvezza dal peccato? L’uomo che ha visto il Supremo è immortale. Gli amici degli uomini nella carne non possono sopravvivere alla morte; solo la virtù cammina a fianco dell’uomo mentre procede sempre in avanti verso i campi felici ed assolati del Paradiso.”

5. Zoroastrismo

131:5.1 (1449.4) Zoroastro fu anch’egli in contatto diretto con i discendenti dei primi missionari Melchizedek, e la loro dottrina del Dio unico divenne un insegnamento centrale nella religione che egli fondò in Persia. A parte il Giudaismo, nessuna religione di quel tempo conteneva una maggior quantità di questi insegnamenti di Salem. Dagli scritti di questa religione Ganid fece gli estratti seguenti:

131:5.2 (1450.1) “Tutte le cose provengono dal Dio Unico ed appartengono a lui — infinitamente saggio, buono, retto, santo, risplendente e glorioso. Questo, il nostro Dio, è la sorgente di ogni luminosità. Egli è il Creatore, il Dio di tutti i buoni propositi ed il protettore della giustizia dell’universo. La linea di condotta saggia nella vita consiste nell’agire in consonanza con lo spirito della verità. Dio vede tutto, e scorge le cattive azioni dei malvagi e le buone opere dei giusti; il nostro Dio osserva tutte le cose con occhio scintillante. Il suo tocco è il tocco che guarisce. Il Signore è un benefattore onnipotente. Dio tende la sua mano benefica sia ai giusti che ai malvagi. Dio ha stabilito il mondo ed ha ordinato la ricompensa per il bene e per il male. Il Dio infinitamente saggio ha promesso l’immortalità alle anime pie che pensano con purezza ed agiscono con rettitudine. Voi diverrete ciò che desiderate supremamente essere. La luce del sole è come la saggezza per coloro che discernono Dio nell’universo.

131:5.3 (1450.2) “Lodate Dio cercando ciò che piace al Saggio. Adorate il Dio della luce camminando gioiosamente nelle vie stabilite dalla sua religione rivelata. Non c’è che un Dio Supremo, il Signore delle Luci. Adoriamo colui che ha creato le acque, le piante, gli animali, la terra ed i cieli. Il nostro Dio è Signore, il più benevolo. Noi adoriamo il più bello, il generoso Immortale, dotato di luce eterna. Dio è il più lontano da noi e allo stesso tempo il più vicino a noi per il fatto che dimora nella nostra anima. Il nostro Dio è il divino e più santo Spirito del Paradiso, e tuttavia egli è più amichevole per l’uomo della più amichevole di tutte le creature. Dio è di grandissimo aiuto per noi nel principale dei nostri compiti, quello di conoscerlo. Dio è il nostro amico più adorabile e più retto; egli è la nostra saggezza, la nostra vita ed il vigore della nostra anima e del nostro corpo. Tramite i nostri buoni pensieri il saggio Creatore ci renderà capaci di fare la sua volontà e di pervenire così alla realizzazione di tutto ciò che è divinamente perfetto.

131:5.4 (1450.3) “Signore, insegnaci come vivere questa vita nella carne in preparazione della prossima vita dello spirito. Parlaci, Signore, e noi eseguiremo i tuoi ordini. Indicaci le vie buone e noi andremo diritti. Accordaci di raggiungere l’unione con te. Noi sappiamo che la religione è buona se conduce all’unione con la rettitudine. Dio è la nostra natura saggia, il nostro pensiero migliore, il nostro atto retto. Possa Dio accordarci l’unità con lo spirito divino e l’immortalità in lui stesso!

131:5.5 (1450.4) “Questa religione del Saggio purifica il credente da ogni cattivo pensiero e da ogni azione peccaminosa. Io m’inchino davanti al Dio del cielo pentendomi se ho offeso in pensieri, parole o azioni — intenzionalmente o meno — ed offro preghiere per la misericordia e lodi per il perdono. Quando mi confesso, se non ho intenzione di fare di nuovo le cose cattive so che il peccato sarà tolto dalla mia anima. So che il perdono rimuove i legami del peccato. Coloro che fanno il male riceveranno la punizione, ma coloro che seguono la verità godranno della felicità di una salvezza eterna. Prendi possesso di noi con la grazia e dispensa alla nostra anima il potere salvatore. Noi imploriamo misericordia perché aspiriamo a raggiungere la perfezione; noi vorremmo essere simili a Dio.”

6. Suduanismo (Il Giainismo)

131:6.1 (1450.5) Il terzo gruppo di credenti religiosi che preservò la dottrina di un Dio unico in India — la sopravvivenza degli insegnamenti di Melchizedek — era conosciuto in quel tempo come i Suduanisti. Più recentemente questi credenti furono conosciuti come seguaci del Giainismo. Essi insegnavano:

131:6.2 (1450.6) “Il Signore del Cielo è supremo. Coloro che commettono peccato non ascenderanno nell’alto, ma coloro che seguono le vie della rettitudine troveranno un posto in cielo. Noi siamo assicurati della vita nell’aldilà se conosciamo la verità. L’anima dell’uomo può ascendere al cielo più alto per svilupparvi la sua vera natura spirituale, per raggiungere la perfezione. La condizione celeste libera l’uomo dalla servitù del peccato e l’introduce alle beatitudini finali; il giusto ha già sperimentato la fine del peccato e di tutte le sue miserie associate. L’ego è il nemico invincibile dell’uomo e si manifesta sotto le quattro più grandi passioni umane: l’ira, l’orgoglio, la disonestà e la cupidigia. La più grande vittoria dell’uomo è la conquista di se stesso. Quando l’uomo si rivolge a Dio per essere perdonato e quando ha l’ardire di godere di questa libertà, è in tal modo liberato dalla paura. L’uomo dovrebbe vivere la sua vita trattando i suoi simili come lui vorrebbe essere trattato.”

7. Scintoismo

131:7.1 (1451.1) I manoscritti di questa religione dell’Estremo Oriente erano stati classificati solo recentemente nella biblioteca di Alessandria. Si trattava dell’unica religione al mondo di cui Ganid non aveva mai sentito parlare. Anche questa credenza conteneva dei residui dei primi insegnamenti Melchizedek, come dimostrano gli estratti seguenti:

131:7.2 (1451.2) “Dice il Signore: ‘Voi siete tutti destinatari del mio potere divino; tutti gli uomini beneficiano del mio ministero di misericordia. Io provo grande piacere nella moltiplicazione dei giusti in tutto il paese. Nelle bellezze della natura e nelle virtù degli uomini il Principe del Cielo cerca di rivelare se stesso e di mostrare la sua natura retta. Poiché i popoli dell’antichità non conoscevano il mio nome, ho manifestato me stesso nascendo nel mondo come un’esistenza visibile ed ho subìto questa umiliazione affinché gli uomini non dimentichino il mio nome. Sono io il creatore del cielo e della terra; il sole e la luna e tutte le stelle obbediscono alla mia volontà. Io sono il governante di tutte le creature sulla terra e nei quattro mari. Sebbene io sia grande e supremo, nondimeno ho rispetto per la preghiera dell’uomo più povero. Se una creatura vuole adorarmi, ascolterò le sue preghiere ed esaudirò il desiderio del suo cuore.’

131:7.3 (1451.3) “‘Ogni volta che l’uomo cede all’ansietà, si allontana di un passo dal governo dello spirito del suo cuore.’ L’orgoglio nasconde Dio. Se volete ottenere l’aiuto dal cielo mettete da parte il vostro orgoglio; ogni traccia di orgoglio nasconde la luce salvifica come fosse una grossa nuvola. Se non siete retti interiormente, è inutile pregare per ciò che è esteriore. ‘Se ascolto le vostre preghiere è perché vi presentate davanti a me con un cuore puro, libero da falsità e da ipocrisia, con un’anima che riflette la verità come uno specchio. Se volete ottenere l’immortalità, abbandonate il mondo e venite a me.’”

8. Taoismo

131:8.1 (1451.4) I messaggeri di Melchizedek penetrarono profondamente in Cina, e la dottrina del Dio unico divenne parte dei primi insegnamenti di parecchie religioni cinesi; quella che persisté più a lungo e contenne in maggior quantità la verità monoteista fu il Taoismo. Ganid raccolse quanto segue dagli insegnamenti del suo fondatore:

131:8.2 (1451.5) “Quanto è puro e tranquillo il Supremo e quanto è anche forte e potente, com’è profondo ed insondabile! Questo Dio del cielo è il progenitore onorato di tutte le cose. Se voi conoscete l’Eterno siete illuminati e saggi. Se non conoscete l’Eterno, allora l’ignoranza si manifesta come male, e così insorgono le passioni del peccato. Questo Essere prodigioso esisteva prima dei cieli e della terra. Egli è veramente spirituale; è unico e non muta. Egli è in verità la madre del mondo e tutta la creazione ruota intorno a lui. Questo Grande Uno si manifesta agli uomini e così permette loro di elevarsi e di sopravvivere. Anche se si ha poca conoscenza, si può tuttavia camminare nelle vie del Supremo; ci si può conformare alla volontà del cielo.

131:8.3 (1452.1) “Tutte le buone opere di vero servizio provengono dal Supremo. Tutte le cose dipendono dalla Grande Sorgente per la loro vita. Il Grande Supremo non cerca alcun onore per i suoi doni. Egli è supremo in potere, ma resta nascosto ai nostri sguardi. Egli cambia incessantemente i suoi attributi perfezionando le sue creature. La Ragione celeste è lenta e paziente nei suoi disegni, ma sicura dei suoi risultati. Il Supremo ricopre l’universo e lo sostiene tutto. Quanto sono grandi e potenti la sua influenza traboccante ed il suo potere d’attrazione! La vera bontà è simile all’acqua nel senso che reca beneficio a tutto e non nuoce a nulla. E come l’acqua, la vera bontà ricerca i posti più bassi, anche quei livelli che gli altri evitano, e ciò avviene perché essa è affine al Supremo. Il Supremo crea tutte le cose, le nutre in natura e le perfeziona in spirito. Ed è un mistero la maniera in cui il Supremo mantiene, protegge e perfeziona la creatura senza costringerla. Egli guida e dirige, ma senza imporsi. Provvede al progresso, ma senza dominazione.

131:8.4 (1452.2) “Il saggio rende il suo cuore universale. Un po’ di conoscenza è una cosa dannosa. Quelli che aspirano alla grandezza devono imparare ad umiliare se stessi. Nella creazione il Supremo è divenuto la madre del mondo. Conoscere la propria madre è riconoscere la propria filiazione. È saggio colui che considera tutte le parti dal punto di vista dell’insieme. Rapportatevi ad ogni uomo come se foste al suo posto. Rispondete all’offesa con la bontà. Se amate la gente essa si avvicinerà a voi — non avrete alcuna difficoltà a conquistarla.

131:8.5 (1452.3) “Il Grande Supremo pervade tutto; egli è a destra e a sinistra; egli sostiene tutta la creazione e dimora in tutti gli esseri sinceri. Voi non potete né trovare il Supremo né andare in un luogo dove egli non ci sia. Se un uomo riconosce il male delle proprie azioni e si pente del peccato con tutto il suo cuore, allora può cercare il perdono, può sfuggire al castigo, può trasformare la calamità in benedizione. Il Supremo è il rifugio sicuro per tutta la creazione; è il custode ed il salvatore dell’umanità. Se voi lo cercate quotidianamente, lo troverete. Poiché egli può perdonare i peccati, è veramente preziosissimo per tutti gli uomini. Ricordatevi sempre che Dio non ricompensa gli uomini per quello che fanno, ma per quello che sono; perciò dovreste portare aiuto ai vostri simili senza l’idea di ricompensa. Fate del bene senza pensare ad un profitto egoista.

131:8.6 (1452.4) “Coloro che conoscono le leggi dell’Eterno sono saggi. L’ignoranza della legge divina è una calamità e un disastro. Coloro che conoscono le leggi di Dio hanno una mentalità liberale. Se voi conoscete l’Eterno, anche se il vostro corpo perisce, la vostra anima sopravviverà al servizio dello spirito. Voi siete veramente saggi quando riconoscete la vostra scarsa importanza. Se dimorate nella luce dell’Eterno, voi godrete dell’illuminazione del Supremo. Coloro che consacrano la loro persona al servizio del Supremo sono felici in questa ricerca dell’Eterno. Quando l’uomo muore, lo spirito inizia il suo lungo volo per il viaggio di ritorno a casa.”

9. Confucianesimo

131:9.1 (1452.5) Tra le grandi religioni del mondo, anche quella che riconosceva meno Dio riconobbe il monoteismo dei missionari Melchizedek e dei loro perseveranti successori. Il riassunto di Ganid del Confucianesimo fu:

131:9.2 (1452.6) “Ciò che il Cielo stabilisce è senza errore. La verità è reale e divina. Ogni cosa ha la propria origine nel Cielo, ed il Grande Cielo non commette errori. Il Cielo ha designato molti subordinati per aiutare ad istruire ed elevare le creature inferiori. Grande, molto grande è il Dio Unico che governa l’uomo dall’alto. Dio è maestoso in potere e terribile nel giudizio. Ma questo Grande Dio ha conferito un senso morale anche a numerosi individui inferiori. La generosità del Cielo non s’interrompe mai. La benevolenza è il dono più prezioso del Cielo agli uomini. Il Cielo ha donato la sua nobiltà all’anima degli uomini; le virtù dell’uomo sono il frutto di questo dono della nobiltà del Cielo. Il Grande Cielo discerne tutto ed accompagna gli uomini in tutte le loro opere. E noi agiamo bene quando chiamiamo il Grande Cielo nostro Padre e nostra Madre. Se siamo così i servitori dei nostri progenitori divini, allora possiamo indirizzare con fiducia le nostre preghiere al Cielo. In ogni momento ed in tutte le cose dobbiamo avere riverente timore della maestà del Cielo. Noi riconosciamo o Dio, Altissimo e sovrano Potentato, che il giudizio ti appartiene e che ogni misericordia proviene dal cuore divino.

131:9.3 (1453.1) “Dio è con noi; perciò non abbiamo alcun timore nel nostro cuore. Se si trova in me qualche virtù, essa è la manifestazione del Cielo che dimora in me. Ma questo Cielo in me formula spesso delle richieste severe alla mia fede. Se Dio è con me, io ho deciso di non avere alcun dubbio nel mio cuore. La fede deve essere molto vicina alla verità delle cose, e non vedo come un uomo possa vivere senza questa buona fede. Il bene ed il male non capitano agli uomini senza causa. Il Cielo tratta con l’anima dell’uomo secondo il proposito di questa. Quando vi trovate nel peccato, non esitate a confessare il vostro errore ed affrettatevi a porvi riparo.

131:9.4 (1453.2) “Un uomo saggio è impegnato nella ricerca della verità, non a cercare semplicemente di vivere. Lo scopo dell’uomo è raggiungere la perfezione del Cielo. L’uomo superiore cerca il proprio assestamento ed è libero dall’ansietà e dalla paura. Dio è con voi; non abbiate dubbi nel vostro cuore. Ogni buona azione ha la propria ricompensa. L’uomo superiore non mormora contro il Cielo e non porta rancore agli uomini. Non fate agli altri ciò che non volete sia fatto a voi. Che la compassione sia parte di ogni punizione; sforzatevi in ogni modo di trasformare la punizione in benedizione. Questa è la via del Grande Cielo. Mentre tutte le creature devono morire e ritornare alla terra, lo spirito dell’uomo nobile va avanti per essere mostrato nell’alto e per ascendere alla luce gloriosa dello splendore finale.”

10. “Nostra religione”

131:10.1 (1453.3) Dopo l’arduo lavoro per effettuare questa compilazione degli insegnamenti delle religioni del mondo concernenti il Padre del Paradiso, Ganid s’impegnò nel compito di formulare quello che considerava un riassunto della credenza alla quale era pervenuto riguardo a Dio come risultato dell’insegnamento di Gesù. Questo giovane aveva preso l’abitudine di chiamare queste credenze la “nostra religione”. Queste furono le sue annotazioni:

131:10.2 (1453.4) “Il Signore nostro Dio è un Signore unico, e voi dovreste amarlo con tutta la vostra mente e con tutto il vostro cuore mentre fate del vostro meglio per amare tutti i suoi figli come amate voi stessi. Questo unico Dio è nostro Padre celeste nel quale tutte le cose consistono e che dimora, con il suo spirito, in ogni anima umana sincera. E noi che siamo i figli di Dio dovremmo imparare ad affidare a lui la custodia della nostra anima come ad un Creatore fedele. Con il nostro Padre celeste tutte le cose sono possibili. Poiché egli è il Creatore, avendo fatto tutte le cose e tutti gli esseri, non potrebbe essere altrimenti. Benché non possiamo vedere Dio, possiamo conoscerlo. E vivendo quotidianamente la volontà del Padre che è nei cieli possiamo rivelarlo ai nostri simili.

131:10.3 (1453.5) “Le ricchezze divine del carattere di Dio devono essere infinitamente profonde ed eternamente sagge. Noi non possiamo scoprire Dio mediante la conoscenza, ma possiamo conoscerlo nel nostro cuore per mezzo dell’esperienza personale. Sebbene la sua giustizia sia al di là della nostra conoscenza, la sua misericordia può essere ricevuta dall’essere più umile della terra. Sebbene il Padre riempia l’universo, vive anche nel nostro cuore. La mente dell’uomo è umana, mortale, ma lo spirito dell’uomo è divino, immortale. Dio non solo è onnipotente ma anche infinitamente saggio. Se i nostri genitori terreni, le cui tendenze sono cattive, sanno come amare i loro figli e dare loro cose buone, quanto più il buon Padre celeste deve sapere come amare saggiamente i suoi figli terreni e concedere loro adeguate benedizioni.

131:10.4 (1454.1) “Il Padre celeste non tollererà che un solo figlio sulla terra perisca se quel figlio desidera trovare il Padre e anela sinceramente ad essere simile a lui. Il nostro Padre ama anche i malvagi ed è sempre buono con gli ingrati. Se più esseri umani potessero solo conoscere la bontà di Dio, sarebbero certamente portati a pentirsi della loro cattiveria e ad abbandonare tutti i peccati conosciuti. Tutte le cose buone provengono dal Padre della luce, nel quale non c’è né mutabilità né ombra di cambiamento. Lo spirito del vero Dio è nel cuore dell’uomo. Dio vuole che tutti gli uomini siano fratelli. Quando gli uomini cominciano a cercare Dio, è evidente che Dio ha trovato loro e che essi cercano di conoscere lui. Noi viviamo in Dio e Dio dimora in noi.

131:10.5 (1454.2) “Non mi accontenterò più di credere che Dio è il Padre di tutto il mio popolo; d’ora in poi crederò che egli è anche mio Padre. Cercherò sempre di adorare Dio con l’aiuto dello Spirito della Verità, che è il mio aiuto quando sono realmente giunto a conoscere Dio. Ma prima di tutto praticherò il culto di Dio imparando a fare la volontà di Dio sulla terra; farò cioè del mio meglio per trattare ciascuno dei miei simili mortali esattamente come penso che Dio vorrebbe che li tratti. E quando viviamo questo tipo di vita nella carne possiamo chiedere molte cose a Dio ed egli soddisferà il desiderio del nostro cuore affinché possiamo essere meglio preparati a servire i nostri simili. Tutto questo servizio amorevole dei figli di Dio accresce la nostra capacità di ricevere e di provare le gioie del cielo, i piaceri superiori del ministero dello spirito del cielo.

131:10.6 (1454.3) “Ringrazierò Dio tutti i giorni per i suoi ineffabili doni; lo loderò per le sue opere meravigliose a favore dei figli degli uomini. Per me egli è l’Onnipotente, il Creatore, il Potere e la Misericordia, ma più di tutto egli è il mio Padre spirituale, ed in quanto suo figlio terreno io mi farò avanti un giorno per vederlo. Il mio precettore mi ha detto che cercandolo diverrò simile a lui. Per mezzo della fede in Dio ho raggiunto la pace con lui. Questa nostra nuova religione è piena di gioia e genera una felicità duratura. Ho fiducia che gli sarò fedele fino alla morte e che riceverò certamente la corona della vita eterna.

131:10.7 (1454.4) “Sto imparando a mettere tutto alla prova e ad aderire a ciò che è bene. Farò ai miei simili tutto quello che vorrei fosse fatto a me. Per mezzo di questa nuova fede io so che l’uomo può divenire figlio di Dio, ma sono talvolta terrificato quando mi fermo a pensare che tutti gli uomini sono miei fratelli, tuttavia ciò deve essere vero. Non vedo come io possa gioire della paternità di Dio mentre rifiuto di accettare la fratellanza degli uomini. Chiunque fa appello al nome del Signore sarà salvato. Se questo è vero, allora tutti gli uomini devono essere miei fratelli.

131:10.8 (1454.5) “D’ora in poi io farò le mie buone azioni in segreto; pregherò anche di più quando sono solo. Non giudicherò, per evitare di essere ingiusto verso i miei simili. Imparerò ad amare i miei nemici; non ho ancora veramente dominato questa pratica di assomigliare a Dio. Sebbene io veda Dio nelle altre religioni, trovo che nella ‘nostra religione’ egli è più bello, più amorevole, più misericordioso, più personale e più positivo. Ma soprattutto questo grande e glorioso Essere è il mio Padre spirituale; io sono suo figlio. E con nessun altro mezzo, se non il mio sincero desiderio di assomigliare a lui, alla fine lo troverò e lo servirò in eterno. Finalmente ho una religione con un Dio, un Dio meraviglioso, ed è un Dio di salvezza eterna.”

Fascicolo 132 - Il soggiorno a Roma

Il Libro di Urantia

Fascicolo 132

Il soggiorno a Roma

132:0.1 (1455.1) POICHÉ Gonod portava i saluti dei principi dell’India a Tiberio, il sovrano romano, il terzo giorno dopo il loro arrivo a Roma i due Indiani e Gesù si presentarono davanti a lui. Lo scontroso imperatore era eccezionalmente di buon umore quel giorno e chiacchierò a lungo con i tre. Dopo che essi l’ebbero lasciato, l’imperatore, alludendo a Gesù, fece osservare all’aiutante di campo che stava alla sua destra: “Se io avessi il portamento regale e i modi cortesi di quell’uomo sarei un vero imperatore, eh?”

132:0.2 (1455.2) Durante il suo soggiorno a Roma, Ganid ebbe degli orari regolari per lo studio e per le visite ai luoghi interessanti della città. Suo padre aveva molti affari da trattare, e poiché desiderava che crescendo suo figlio divenisse il suo degno successore nella direzione dei suoi vasti interessi commerciali, stimò fosse giunto il momento d’introdurre il giovane nel mondo degli affari. C’erano molti cittadini dell’India a Roma, e spesso uno degli stessi impiegati di Gonod lo accompagnò come interprete, cosicché Gesù ebbe giornate intere a disposizione; ciò gli diede il tempo di familiarizzarsi completamente con questa città di due milioni di abitanti. Egli andava frequentemente al foro, centro della vita politica, giuridica e degli affari. Saliva spesso al Campidoglio e meditava sulla schiavitù ignorante in cui erano tenuti questi Romani mentre contemplava questo magnifico tempio dedicato a Giove, a Giunone e a Minerva. Passava anche molto tempo sul colle Palatino, dove si trovava la residenza dell’imperatore, il tempio di Apollo e le biblioteche greca e latina.

132:0.3 (1455.3) In quest’epoca l’Impero Romano includeva tutta l’Europa meridionale, l’Asia Minore, la Siria, l’Egitto ed il nordovest dell’Africa; ed i suoi abitanti comprendevano cittadini di tutti i paesi dell’emisfero orientale. La ragione principale per la quale Gesù aveva acconsentito a fare questo viaggio era il suo desiderio di studiare questo aggregato cosmopolita di mortali di Urantia e di mescolarvisi.

132:0.4 (1455.4) Gesù imparò molto sugli uomini mentre era a Roma, ma la più preziosa di tutte le molteplici esperienze del suo soggiorno di sei mesi in quella città fu il suo contatto con i capi religiosi della capitale dell’impero e l’influenza che esercitò su di loro. Entro la fine della prima settimana a Roma, Gesù aveva individuato i dirigenti più qualificati dei Cinici, degli Stoici e dei culti dei misteri, in particolare del gruppo mitraico, ed aveva fatto conoscenza con loro. Fosse o meno manifesto a Gesù che gli Ebrei avrebbero respinto la sua missione, egli prevedeva più certamente che i suoi messaggeri sarebbero venuti ben presto a Roma a proclamare il regno dei cieli. Perciò s’impegnò, nella maniera più stupefacente, a preparare la via per il migliore e più sicuro accoglimento del loro messaggio. Egli scelse cinque eminenti Stoici, undici Cinici e sedici dirigenti del culto dei misteri e passò molto del suo tempo libero per quasi sei mesi in stretta associazione con questi insegnanti religiosi. E questo fu il suo metodo d’istruzione: non una sola volta attaccò i loro errori o menzionò i difetti dei loro insegnamenti. In ciascun caso sceglieva la verità in ciò che essi insegnavano e poi procedeva ad abbellire ed a chiarire questa verità nella loro mente in modo tale che in brevissimo tempo questa elevazione della verità scacciava efficacemente l’errore ad essa associato. E così questi uomini e queste donne istruiti da Gesù furono preparati a riconoscere in seguito le verità aggiuntive e similari negli insegnamenti dei primi missionari cristiani. Fu questa pronta accettazione degli insegnamenti dei predicatori del vangelo che diede un così potente impulso alla rapida diffusione del Cristianesimo a Roma e da là in tutto l’impero.

132:0.5 (1456.1) Il significato di questa rimarchevole opera può essere meglio compreso se si tiene presente che di questo gruppo di trentadue capi religiosi istruiti da Gesù a Roma soltanto due non diedero frutti. Gli altri trenta furono di capitale importanza nell’insediamento del Cristianesimo a Roma, ed alcuni di loro aiutarono anche a fare del principale tempio mitraico la prima chiesa cristiana di quella città. Noi che osserviamo le attività umane da dietro le quinte e alla luce di diciannove secoli di tempo, riconosciamo giusto tre fattori di suprema importanza nel periodo iniziale di preparazione per la rapida diffusione del Cristianesimo in Europa, e sono:

132:0.6 (1456.2) 1. La scelta ed il mantenimento di Simon Pietro come apostolo.

132:0.7 (1456.3) 2. Il colloquio a Gerusalemme con Stefano, la cui morte portò a convincere Saul di Tarso.

132:0.8 (1456.4) 3. La preparazione preliminare di questi trenta Romani per la successiva direzione della nuova religione a Roma ed in tutto l’impero.

132:0.9 (1456.5) Nel corso di tutte le loro esperienze, né Stefano né i trenta selezionati compresero mai che avevano a suo tempo parlato con l’uomo il cui nome era divenuto il soggetto del loro insegnamento religioso. L’opera di Gesù nei confronti dei trentadue che aveva scelto in origine fu interamente personale. Nelle sue attività con questi individui lo Scriba di Damasco non ne riuniva mai più di tre per volta, raramente più di due, mentre più spesso li istruiva singolarmente. Egli poté compiere questa grande opera d’istruzione religiosa perché questi uomini e queste donne non erano prigionieri delle tradizioni; non erano vittime di preconcetti radicati su tutti gli sviluppi religiosi del futuro.

132:0.10 (1456.6) Molte volte nel corso degli anni immediatamente successivi Pietro, Paolo e gli altri insegnanti cristiani di Roma sentirono parlare di questo Scriba di Damasco che li aveva preceduti e che aveva così evidentemente preparato (a loro avviso inconsapevolmente) la via per la loro venuta con il nuovo vangelo. Sebbene Paolo non abbia mai realmente sospettato l’identità di questo Scriba di Damasco, poco tempo prima della sua morte, a causa della somiglianza delle descrizioni della persona, giunse alla conclusione che il “fabbricante di tende di Antiochia” fosse anche lo “Scriba di Damasco”. In un’occasione, mentre predicava a Roma, Simon Pietro, ascoltando una descrizione dello Scriba di Damasco, sospettò che questo individuo potesse essere stato Gesù, ma respinse prontamente questa idea, sapendo benissimo (così egli credeva) che il Maestro non era mai stato a Roma.

1. I veri valori

132:1.1 (1456.7) Fu con Angamon, il capo degli Stoici, che Gesù ebbe un colloquio di un’intera notte all’inizio del suo soggiorno a Roma. Quest’uomo divenne più tardi un grande amico di Paolo e si rivelò un potente sostegno della Chiesa cristiana a Roma. In sostanza, e riesposto in linguaggio moderno, ecco ciò che Gesù insegnò ad Angamon:

132:1.2 (1457.1) Il criterio dei veri valori deve essere cercato nel mondo spirituale e sui livelli divini della realtà eterna. Per un mortale ascendente tutti i criteri più bassi e materiali devono essere considerati transitori, parziali ed inferiori. Lo scienziato, in quanto tale, è limitato alla scoperta della relazione tra i fatti materiali. Tecnicamente egli non ha diritto di affermare di essere materialista o idealista, perché così facendo ha presunto di abbandonare il comportamento del vero scienziato, poiché tutte queste rivendicazioni di comportamento sono l’essenza stessa della filosofia.

132:1.3 (1457.2) A meno che la percezione morale e la realizzazione spirituale dell’umanità non siano accresciute in proporzione, il progresso illimitato di una cultura puramente materialistica può diventare alla fine una minaccia per la civiltà. Una scienza puramente materialistica nasconde in se stessa il germe potenziale della distruzione di ogni sforzo scientifico, perché un simile comportamento presagisce il crollo finale di una civiltà che ha abbandonato il suo senso dei valori morali ed ha ripudiato la sua meta spirituale di realizzazione.

132:1.4 (1457.3) Gli scienziati materialisti e gli idealisti estremi sono destinati ad essere sempre in disaccordo. Questo non è il caso di quegli scienziati ed idealisti che posseggono un criterio comune di valori morali elevati e di livelli spirituali sperimentati. In tutte le epoche gli scienziati ed i religiosi devono riconoscere che sono sottoposti a giudizio davanti al tribunale dei bisogni umani. Essi devono astenersi dal guerreggiare tra di loro mentre si sforzano validamente di giustificare la loro persistente sopravvivenza per mezzo di una devozione accresciuta al servizio del progresso umano. Se la cosiddetta scienza o la pretesa religione di un’epoca sono false, allora bisogna che purifichino le loro attività o che scompaiano davanti all’emergere di una scienza materiale o di una religione spirituale di un ordine più autentico e più meritorio.

2. Il bene ed il male

132:2.1 (1457.4) Mardus era il capo riconosciuto dei Cinici di Roma e divenne un grande amico dello Scriba di Damasco. Giorno dopo giorno egli conversava con Gesù e sera dopo sera ascoltava il suo insegnamento superno. Fra le più importanti discussioni con Mardus vi fu quella destinata a rispondere alla domanda di questo Cinico sincero sul bene e sul male. In sostanza, e nel linguaggio del ventesimo secolo, Gesù disse:

132:2.2 (1457.5) Fratello mio, il bene ed il male sono semplicemente delle parole che simbolizzano i livelli relativi della comprensione umana dell’universo osservabile. Se si è eticamente pigri e socialmente indifferenti, si può prendere come criterio del bene gli usi sociali correnti. Se si è spiritualmente indolenti e moralmente non progressivi, si possono prendere come criteri del bene le pratiche e le tradizioni religiose dei propri contemporanei. Ma l’anima che sopravvive al tempo ed emerge nell’eternità deve fare una scelta vivente e personale tra il bene ed il male, quali sono determinati dai veri valori dei criteri spirituali stabiliti dallo spirito divino che il Padre celeste ha mandato ad abitare nel cuore dell’uomo. Questo spirito interiore è il criterio della sopravvivenza della personalità.

132:2.3 (1457.6) La bontà, come la verità, è sempre relativa ed immancabilmente contrastata dal male. È la percezione di queste qualità di bontà e di verità che permette alle anime in evoluzione degli uomini di prendere quelle decisioni di scelte personali che sono essenziali alla sopravvivenza eterna.

132:2.4 (1458.1) L’individuo spiritualmente cieco che segue con logica il dettato scientifico, gli usi sociali e i dogmi religiosi si trova in grande pericolo di sacrificare la sua indipendenza morale e di perdere la sua libertà spirituale. Tale anima è destinata a diventare un pappagallo intellettuale, un automa sociale ed uno schiavo dell’autorità religiosa.

132:2.5 (1458.2) La bontà si eleva sempre verso nuovi livelli d’accresciuta libertà di autorealizzazione morale e di conseguimento di una personalità spirituale — la scoperta dell’Aggiustatore interiore e l’identificazione con lui. Un’esperienza è buona quando aumenta l’apprezzamento della bellezza, accresce la volontà morale, eleva il discernimento della verità, sviluppa la capacità di amare e di servire i propri simili, esalta gli ideali spirituali ed unifica i motivi umani supremi del tempo con i piani eterni dell’Aggiustatore interiore. Tutto ciò conduce direttamente all’accresciuto desiderio di fare la volontà del Padre, favorendo così la passione divina di trovare Dio e di essere più simili a lui.

132:2.6 (1458.3) A mano a mano che salirete la scala universale di sviluppo delle creature, troverete un aumento della bontà ed una diminuzione del male in perfetta armonia con la vostra capacità di sperimentare la bontà e di discernere la verità. L’attitudine a commettere degli errori o a praticare il male non sarà interamente perduta fino a che l’anima umana ascendente non raggiungerà i livelli spirituali ultimi.

132:2.7 (1458.4) La bontà è vivente, relativa, sempre in progresso, invariabilmente un’esperienza personale ed eternamente correlata con il discernimento della verità e della bellezza. La bontà si trova nel riconoscimento dei valori positivi di verità del livello spirituale che deve, nell’esperienza umana, essere contrastato dalla contropartita negativa — le ombre del male potenziale.

132:2.8 (1458.5) Finché non raggiungerete i livelli paradisiaci, la bontà sarà sempre più una ricerca che un possesso, più una meta che un’esperienza di conseguimento. Ma anche quando si ha fame e sete di rettitudine, si prova una crescente soddisfazione nel parziale raggiungimento della bontà. La presenza del bene e del male nel mondo è in se stessa una prova positiva dell’esistenza e della realtà della volontà morale dell’uomo, la personalità, che identifica così questi valori ed è anche capace di scegliere tra di essi.

132:2.9 (1458.6) Nel momento in cui si raggiunge il Paradiso, la capacità del mortale ascendente d’identificare l’io con i veri valori spirituali s’è ampliata al punto da raggiungere la perfezione del possesso della luce della vita. Una tale personalità spirituale perfezionata diviene così completamente, divinamente e spiritualmente unificata con le qualità positive e supreme della bontà, della bellezza e della verità che non sussiste alcuna possibilità per questo spirito retto di proiettare una qualche ombra negativa del male potenziale quando è esposto alla penetrante luminosità della divina luce dei Sovrani infiniti del Paradiso. In tutte queste personalità spirituali la bontà non è più parziale, contrastante e relativa; essa è divenuta divinamente completa e spiritualmente repleta; si avvicina alla purezza e alla perfezione del Supremo.

132:2.10 (1458.7) La possibilità del male è necessaria alla scelta morale, ma non lo è la sua attualità. Un’ombra è solo relativamente reale. Il male attuale non è necessario come esperienza personale. Il male potenziale agisce egualmente bene come stimolo alla decisione nei regni del progresso morale sui livelli inferiori dello sviluppo spirituale. Il male diventa una realtà dell’esperienza personale solo quando una mente morale fa del male la sua scelta.

3. Verità e fede

132:3.1 (1459.1) Nabon era un Ebreo greco ed il più eminente tra i capi del principale culto dei misteri a Roma, quello mitraico. Anche se questo sommo sacerdote del Mitraismo ebbe numerosi incontri con lo Scriba di Damasco, fu più durevolmente influenzato dalla loro discussione sulla verità e la fede che ebbero una sera. Nabon aveva pensato di convertire Gesù e gli aveva anche suggerito di ritornare in Palestina come insegnante mitraico. Egli non realizzava che Gesù lo stesse preparando a diventare uno dei primi convertiti al vangelo del regno. Riesposto in terminologia moderna, la sostanza dell’insegnamento di Gesù fu:

132:3.2 (1459.2) La verità non si può definire con parole, ma soltanto vivendola. La verità è sempre qualcosa di più della conoscenza. La conoscenza concerne le cose osservate, ma la verità trascende questi livelli puramente materiali nel senso che si associa alla saggezza ed ingloba degli imponderabili come l’esperienza umana ed anche le realtà spirituali e viventi. La conoscenza ha origine nella scienza; la saggezza nella vera filosofia; la verità nell’esperienza religiosa della vita spirituale. La conoscenza si occupa dei fatti, la saggezza delle relazioni, la verità dei valori della realtà.

132:3.3 (1459.3) L’uomo tende a cristallizzare la scienza, a formulare la filosofia e a dogmatizzare la verità perché è mentalmente pigro nell’adattarsi alle lotte progressive della vita ed è anche terribilmente timoroso dell’ignoto. L’uomo naturale è lento ad avviare dei cambiamenti nelle proprie abitudini di pensiero e nelle proprie tecniche di vita.

132:3.4 (1459.4) La verità rivelata, la verità scoperta personalmente, è la gioia suprema dell’anima umana; essa è la creazione congiunta della mente materiale e dello spirito interiore. La salvezza eterna di quest’anima che discerne la verità e che ama la bellezza è assicurata da quella fame e sete di bontà che portano questo mortale a sviluppare un’unicità di proposito: quella di fare la volontà del Padre, di trovare Dio e di divenire simile a lui. Non c’è mai conflitto tra la vera conoscenza e la verità. Può esservi conflitto tra la conoscenza e le credenze umane, credenze influenzate dai pregiudizi, deformate dalla paura e dominate dal timore di affrontare dei fatti nuovi di scoperta materiale o di progresso spirituale.

132:3.5 (1459.5) Ma la verità non può mai divenire possesso dell’uomo senza l’esercizio della fede. Ciò è vero perché i pensieri, la saggezza, l’etica e gli ideali dell’uomo non si eleveranno mai più in alto della sua fede, della sua sublime speranza. Ed ogni tale vera fede è basata su una riflessione profonda, un’autocritica sincera ed una coscienza morale intransigente. La fede è l’ispirazione dell’immaginazione creativa permeata dallo spirito.

132:3.6 (1459.6) La fede agisce per liberare le attività superumane della scintilla divina, il germe immortale che vive dentro la mente dell’uomo e che è il potenziale della sopravvivenza eterna. Le piante e gli animali sopravvivono nel tempo mediante la tecnica consistente nel trasmettere da una generazione all’altra delle particelle identiche di se stessi. L’anima umana (la personalità) dell’uomo sopravvive alla morte del corpo grazie all’associazione d’identità con questa scintilla interiore della divinità che è immortale e che funziona per perpetuare la personalità umana su un livello continuo e superiore dell’esistenza universale progressiva. Il seme nascosto dell’anima umana è uno spirito immortale. La seconda generazione dell’anima è la prima di una successione di manifestazioni della personalità nelle esistenze spirituali e progressive, che terminano solo quando questa entità divina raggiunge la sorgente della sua esistenza, la sorgente personale di ogni esistenza, Dio, il Padre Universale.

132:3.7 (1459.7) La vita umana continua — sopravvive — perché ha una funzione nell’universo, il compito di trovare Dio. L’anima dell’uomo attivata dalla fede non può fermarsi prima d’aver raggiunto questa meta del destino; ed una volta che ha raggiunto questa meta divina, essa non può più avere fine perché è divenuta simile a Dio — eterna.

132:3.8 (1460.1) L’evoluzione spirituale è un’esperienza della scelta crescente e volontaria della bontà accompagnata da una diminuzione uguale e progressiva della possibilità del male. Con il raggiungimento della finalità della scelta della bontà e della piena capacità dell’apprezzamento della verità, nasce una perfezione della bellezza e della santità la cui rettitudine inibisce eternamente la possibilità di emergere anche del concetto del male potenziale. Una tale anima che conosce Dio non proietta alcuna ombra di sospetto del male quando funziona su un livello spirituale così elevato di bontà divina.

132:3.9 (1460.2) La presenza dello spirito del Paradiso nella mente dell’uomo costituisce la promessa di rivelazione e l’impegno di fede di un’esistenza eterna di progressione divina per ogni anima che cerca di raggiungere l’identità con questo frammento spirituale immortale ed interiore del Padre Universale.

132:3.10 (1460.3) Il progresso nell’universo è caratterizzato da una libertà crescente della personalità, perché essa è associata al raggiungimento progressivo di livelli sempre più elevati di autocomprensione e di conseguente volontaria autolimitazione. Il raggiungimento della perfezione nell’autolimitazione spirituale equivale al completamento dell’indipendenza nell’universo e della libertà personale. La fede nutre e mantiene l’anima dell’uomo in mezzo alla confusione del suo orientamento iniziale in questo vasto universo, mentre la preghiera diviene la grande unificatrice delle diverse ispirazioni dell’immaginazione creativa e degli impulsi della fede di un’anima che tenta d’identificare se stessa con gli ideali spirituali della divina presenza interiore associata.

132:3.11 (1460.4) Nabon fu grandemente impressionato da queste parole, come lo fu da ciascuno dei suoi colloqui con Gesù. Queste verità continuarono ad ardere nel suo cuore ed egli fu di grande aiuto ai predicatori del vangelo di Gesù che vennero più tardi.

4. Il ministero personale

132:4.1 (1460.5) Mentre era a Roma, Gesù non dedicò tutto il suo tempo libero a questo lavoro di preparare gli uomini e le donne a divenire futuri discepoli nel regno futuro. Egli passò molto tempo ad acquisire una conoscenza intima di tutte le razze e classi di uomini che vivevano in questa città, la più grande e la più cosmopolita del mondo. In ciascuno di questi numerosi contatti umani Gesù aveva un duplice proposito: desiderava conoscere le loro reazioni alla vita che essi stavano vivendo nella carne ed aveva anche intenzione di dire o di fare qualcosa per rendere questa vita più ricca e più degna di essere vissuta. I suoi insegnamenti religiosi nel corso di queste settimane non differirono da quelli che caratterizzarono la sua vita successiva come istruttore dei dodici apostoli e predicatore alle moltitudini.

132:4.2 (1460.6) Il tema principale del suo messaggio era sempre: il fatto dell’amore del Padre celeste e la verità della sua misericordia, uniti alla buona novella che l’uomo è figlio per fede di questo stesso Dio d’amore. La tecnica abituale di Gesù nei contatti sociali consisteva nel far parlare la gente e nel portarla a conversare con lui ponendo loro delle domande. La conversazione iniziava generalmente con lui che poneva delle domande a loro e finiva con loro che ponevano delle domande a lui. Egli era ugualmente abile nell’insegnare sia ponendo delle domande che rispondendo ad esse. Di regola, a coloro che istruiva di più diceva di meno. Coloro che traevano maggior beneficio dal suo ministero personale erano dei mortali oppressi, ansiosi e demoralizzati, che trovavano molto sollievo dall’opportunità di alleggerire la loro anima grazie ad un ascoltatore affettuoso e comprensivo, ed egli era tutto questo ed ancora di più. E quando questi esseri umani disadattati avevano parlato con Gesù delle loro afflizioni, egli era sempre in grado di offrire loro delle indicazioni pratiche e d’immediato aiuto per appianare le loro reali difficoltà, senza dimenticare di pronunciare delle parole di pronto conforto e d’immediata consolazione. Ed invariabilmente egli parlava a questi mortali afflitti dell’amore di Dio e, con diversi e svariati metodi, li informava che erano i figli di questo amorevole Padre celeste.

132:4.3 (1461.1) In questo modo, durante il suo soggiorno a Roma, Gesù entrò personalmente in contatto affettuoso e vivificante con più di cinquecento mortali del regno. Egli pervenne in tal modo ad una conoscenza delle differenti razze dell’umanità che non avrebbe mai potuto acquisire a Gerusalemme e nemmeno ad Alessandria. Egli considerò sempre questi sei mesi come uno dei periodi più produttivi ed istruttivi della sua vita terrena.

132:4.4 (1461.2) Come si può immaginare, un uomo talmente versatile ed intraprendente non poteva vivere così per sei mesi nella metropoli del mondo senza essere avvicinato da numerose persone desiderose di assicurarsi i suoi servizi per certi affari o, più spesso, per dei progetti d’insegnamento, di riforme sociali o di movimenti religiosi. Egli ricevette più di una dozzina di tali proposte ed utilizzò ciascuna di esse come un’opportunità per trasmettere dei pensieri di elevazione spirituale con parole accuratamente scelte o mediante un servizio gentile. Gesù amava molto fare qualcosa — anche di poca importanza — per ogni sorta di persone.

132:4.5 (1461.3) Egli parlò con un senatore romano di politica e di governo, e quest’unico contatto con Gesù fece una tale impressione su questo legislatore che passò il resto della sua vita cercando vanamente d’indurre i suoi colleghi a cambiare il corso della politica corrente dall’idea di un governo che sostiene ed alimenta il popolo a quella di un popolo che sostiene il governo. Gesù passò una serata con un ricco proprietario di schiavi; parlò dell’uomo quale figlio di Dio ed il giorno seguente quest’uomo di nome Claudio concesse la libertà a centodiciassette schiavi. Egli andò a cena da un medico greco e gli disse che i suoi pazienti avevano una mente e un’anima oltre al corpo, e portò così questo abile medico a sforzarsi di svolgere un servizio più profondo verso i suoi simili. Egli parlò con ogni sorta di persone di ogni condizione sociale. Il solo posto di Roma che non visitò furono i bagni pubblici. Egli rifiutò di accompagnare i suoi amici ai bagni a causa della promiscuità dei sessi che vi regnava.

132:4.6 (1461.4) Ad un soldato romano, mentre camminavano lungo il Tevere, egli disse: “Sii valoroso di cuore quanto di mano. Abbi il coraggio di fare giustizia e sii grande a sufficienza da mostrare misericordia. Obbliga la tua natura inferiore ad obbedire alla tua natura superiore come tu obbedisci ai tuoi superiori. Riverisci la bontà ed esalta la verità. Scegli il bello al posto del laido. Ama il tuo prossimo e cerca Dio con tutto il tuo cuore, perché Dio è tuo Padre nei cieli.”

132:4.7 (1461.5) Ad un oratore del foro egli disse: “La tua eloquenza è piacevole, la tua logica è ammirevole, la tua voce è gradevole, ma il tuo insegnamento non è conforme alla verità. Se solo tu potessi godere dell’ispirante soddisfazione di conoscere Dio come tuo Padre spirituale, allora potresti impiegare la tua capacità di parola per liberare i tuoi simili dalla servitù delle tenebre e dalla schiavitù dell’ignoranza.” Questo era quel Marco che ascoltò Pietro predicare a Roma e divenne il suo successore. Quando crocifissero Simon Pietro, fu quest’uomo che sfidò i persecutori romani e continuò coraggiosamente a predicare il nuovo vangelo.

132:4.8 (1462.1) Incontrando un pover’uomo che era stato falsamente accusato, Gesù lo accompagnò davanti al magistrato, ed essendogli stato accordato il permesso speciale di comparire in sua vece, fece quel superbo discorso nel quale disse: “La giustizia fa grande una nazione, e più grande è una nazione più sarà preoccupata di fare in modo che l’ingiustizia non colpisca nemmeno il suo cittadino più umile. Guai alla nazione in cui solo coloro che posseggono denaro ed influenza possono ottenere prontamente giustizia davanti ai suoi tribunali! È sacro dovere di un magistrato assolvere l’innocente quanto punire il colpevole. Il perdurare di una nazione dipende dall’imparzialità, dall’equità e dall’integrità dei suoi tribunali. Il governo civile è fondato sulla giustizia, come la vera religione è fondata sulla misericordia.” Il giudice riconsiderò il caso, e dopo aver vagliato le testimonianze liberò l’imputato. Tra tutte le attività di Gesù durante questo periodo di ministero personale, questo avvenimento fu quello più vicino ad una comparizione in pubblico.

5. Consigli all’uomo ricco

132:5.1 (1462.2) Un uomo ricco, cittadino romano e stoico, divenne molto interessato agli insegnamenti di Gesù, al quale era stato presentato da Angamon. Dopo molti colloqui intimi, questo ricco cittadino chiese a Gesù che cosa farebbe con la ricchezza se la possedesse, e Gesù gli rispose: “Dedicherei la ricchezza materiale all’elevazione del livello di vita materiale, come offrirei la mia conoscenza, la mia saggezza ed il mio servizio spirituale per l’arricchimento della vita intellettuale, per la nobilitazione della vita sociale e per il progresso della vita spirituale. Amministrerei la ricchezza materiale come un saggio ed efficiente depositario delle risorse di una generazione per il profitto e la nobilitazione delle generazioni successive.”

132:5.2 (1462.3) Ma l’uomo ricco non fu pienamente soddisfatto dalla risposta di Gesù. Egli si azzardò a chiedere di nuovo: “Ma che cosa pensi che dovrebbe fare un uomo nella mia posizione della sua ricchezza? Dovrebbe conservarla o distribuirla?” E quando Gesù percepì che egli desiderava realmente conoscere meglio la verità sulla sua fedeltà verso Dio e sul suo dovere verso gli uomini, rispose ancora: “Mio buon amico, capisco che tu cerchi sinceramente la saggezza e che ami onestamente la verità; sono dunque disposto ad esporti il mio punto di vista sulla soluzione dei tuoi problemi concernenti le responsabilità della ricchezza. Lo faccio perché tu hai chiesto il mio consiglio, e dandoti questo parere io non mi riferisco alla ricchezza di nessun altro uomo ricco; offro questo consiglio solo a te e per la tua condotta personale. Se tu desideri onestamente considerare la tua ricchezza come un deposito fiduciario, se vuoi realmente divenire un saggio ed efficace gerente della tua ricchezza accumulata, allora ti consiglierei di fare la seguente analisi delle fonti dei tuoi beni: domandati, e fa del tuo meglio per trovare la risposta onesta, da dove proviene questa ricchezza? E per aiutarti nell’analisi delle fonti della tua grande fortuna, ti suggerirei di tenere a mente i seguenti dieci differenti metodi per accumulare ricchezze materiali:

132:5.3 (1462.4) “1. Ricchezza ereditata — ricchezze provenienti da genitori e da altri antenati.

132:5.4 (1462.5) “2. Ricchezza scoperta — ricchezze derivate da risorse non sfruttate della madre terra.

132:5.5 (1462.6) “3. Ricchezza commerciale — ricchezze ottenute come equo profitto nello scambio e nel baratto di beni materiali.

132:5.6 (1462.7) “4. Ricchezza disonesta — ricchezze derivate dallo sfruttamento iniquo o dall’asservimento dei propri simili.

132:5.7 (1463.1) “5. Ricchezza da profitto — reddito derivato dalle possibilità di equo e giusto rendimento del capitale investito.

132:5.8 (1463.2) “6. Ricchezza dovuta al genio — ricchezze provenienti da compensi delle doti creative ed inventive della mente umana.

132:5.9 (1463.3) “7. Ricchezza accidentale — ricchezze derivate dalla generosità dei propri simili o aventi origine dalle circostanze della vita.

132:5.10 (1463.4) “8. Ricchezza rubata — ricchezze ottenute con ingiustizia, disonestà, furto o frode.

132:5.11 (1463.5) “9. Fondi in deposito fiduciario — ricchezza posta nelle tue mani dai tuoi simili per un qualche uso specifico, presente o futuro.

132:5.12 (1463.6) “10. Ricchezza guadagnata — ricchezze derivate direttamente dal tuo lavoro personale, l’equa e giusta remunerazione dei tuoi sforzi quotidiani della mente e del corpo.

132:5.13 (1463.7) “E così, amico mio, se vuoi essere un fedele e giusto gerente della tua grande fortuna, davanti a Dio e al servizio degli uomini, devi dividere approssimativamente la tua ricchezza in queste dieci grandi categorie, e poi procedere ad amministrare ogni porzione conformemente all’interpretazione saggia ed onesta delle leggi di giustizia, di equità, di lealtà e di vera efficacia. Tuttavia, il Dio del cielo non ti condannerà se talvolta ti sbaglierai, in situazioni dubbie, a favore della considerazione misericordiosa e disinteressata per i bisogni delle vittime sofferenti delle circostanze sfortunate della vita mortale. Quando sei in onesto dubbio circa l’equità e la giustizia di certe situazioni materiali, che le tue decisioni favoriscano coloro che sono nel bisogno, favoriscano coloro che soffrono la sfortuna di privazioni immeritate.”

132:5.14 (1463.8) Dopo aver discusso queste materie per parecchie ore, ed in risposta alla richiesta dell’uomo ricco di ulteriori e più dettagliate istruzioni, Gesù ampliò i suoi consigli dicendo in sostanza: “Mentre ti offro nuovi suggerimenti circa il tuo comportamento nei confronti della ricchezza, ti raccomando di ricevere il mio consiglio come dato soltanto a te e per la tua condotta personale. Io parlo solo per me stesso ed a te come ad un amico che m’interroga. Ti supplico di non diventare un suggeritore del modo in cui altri uomini ricchi dovranno considerare la loro ricchezza. Io ti consiglierei:

132:5.15 (1463.9) “1. Come gerente di una ricchezza ereditata dovresti considerare le sue fonti. Tu sei moralmente obbligato a rappresentare la generazione passata nella trasmissione onesta di una ricchezza legittima alle generazioni successive dopo averne dedotto un’equa percentuale a beneficio della generazione presente. Ma non sei obbligato a perpetuare una disonestà o un’ingiustizia implicate nell’accumulo iniquo di una ricchezza da parte dei tuoi antenati. Ciascuna parte della tua ricchezza ereditata che si riveli proveniente da frodi o da ingiustizie, puoi rimborsarla conformemente alle tue convinzioni di giustizia, di generosità e di riparazione. Il resto della tua ricchezza legittimamente ereditata puoi usarlo con equità e trasmetterlo senza timore come amministratore fiduciario di una generazione a favore della seguente. Una saggia discriminazione ed un sano giudizio dovrebbero dettare le tue decisioni circa il lascito di ricchezze ai tuoi successori.

132:5.16 (1463.10) “2. Ogni persona che gode di una ricchezza proveniente da scoperte dovrebbe ricordarsi che ogni individuo può vivere sulla terra solo per un breve periodo e dovrebbe, perciò, prendere adeguate disposizioni per la ripartizione di queste scoperte in modo che siano di utilità al maggior numero possibile di suoi simili. Mentre lo scopritore non dovrebbe vedersi rifiutare ogni ricompensa per gli sforzi della scoperta, non dovrebbe pretendere egoisticamente di arrogarsi tutti i vantaggi ed i benefici derivanti dalla scoperta di risorse accumulate dalla natura.

132:5.17 (1464.1) “3. Fintantoché gli uomini scelgono di condurre gli affari del mondo per mezzo del commercio e dello scambio, hanno il diritto ad un equo e legittimo profitto. Ogni commerciante merita una remunerazione per i suoi servizi; il mercante ha diritto alla sua ricompensa. L’equità del commercio ed il trattamento onesto accordati ai propri simili negli affari organizzati del mondo creano molti differenti tipi di ricchezza da profitto, e tutte queste fonti di ricchezza devono essere giudicate secondo i più alti principi di giustizia, di onestà e di equità. Il commerciante onesto non deve esitare a trarre lo stesso profitto che accorderebbe di buon grado ad un suo simile in una transazione analoga. Mentre questo tipo di ricchezza non è identico al reddito da lavoro individuale quando i rapporti d’affari sono condotti su larga scala, allo stesso tempo tale ricchezza accumulata onestamente conferisce al suo possessore un diritto considerevole di avere voce propria nella successiva distribuzione.

132:5.18 (1464.2) “4. Nessun mortale che conosce Dio e che cerca di fare la volontà divina può abbassarsi ad esercitare delle oppressioni per mezzo della ricchezza. Nessun uomo nobile si sforzerà di accumulare delle ricchezze e di ammassare una potenza finanziaria per mezzo della schiavitù o dello sfruttamento iniquo dei suoi fratelli nella carne. Le ricchezze sono una maledizione morale ed uno stigma spirituale quando sono derivate dal sudore dell’uomo mortale oppresso. Ogni fortuna di tal genere dovrebbe essere restituita a coloro che sono stati in tal modo derubati o ai loro figli e ai figli dei loro figli. Una civiltà durevole non può essere costruita sulla pratica consistente nel defraudare il lavoratore del suo salario.

132:5.19 (1464.3) “5. La ricchezza onesta ha diritto ad un interesse. Fino a quando gli uomini prenderanno a prestito e presteranno può essere riscosso un interesse equo purché il capitale prestato sia una ricchezza legittima. Pulisci il tuo capitale prima di pretendere degli interessi. Non divenire meschino e avido al punto da abbassarti a praticare l’usura. Non permettere mai a te stesso di essere così egoista da impiegare il potere del denaro per acquisire un vantaggio ingiusto sui tuoi simili che si dibattono nelle difficoltà. Non cedere alla tentazione di esigere degli interessi da usuraio da un tuo fratello in difficoltà finanziarie.

132:5.20 (1464.4) “6. Se ti capita di ottenere una ricchezza da colpi di genio, se le tue ricchezze sono derivate dalla ricompensa delle tue doti inventive, non reclamare una porzione ingiusta di questa ricompensa. Il genio è debitore di qualcosa tanto ai suoi antenati che alla sua progenie; allo stesso tempo egli è in obbligo verso la razza, la nazione e le circostanze delle sue scoperte inventive; dovrebbe anche ricordare che è stato come uomo tra gli uomini che ha messo a punto ed effettuato le sue invenzioni. Sarebbe egualmente ingiusto privare il genio di ogni suo incremento di ricchezza. E sarà sempre impossibile per gli uomini stabilire delle leggi e dei regolamenti equamente applicabili a tutti questi problemi di giusta distribuzione della ricchezza. Tu devi in primo luogo riconoscere gli uomini come tuoi fratelli, e se desideri onestamente trattarli come vorresti essere trattato tu, i precetti ordinari di giustizia, di onestà e di equità ti guideranno nella soluzione giusta ed imparziale di tutti i problemi ricorrenti delle remunerazioni economiche e della giustizia sociale.

132:5.21 (1464.5) “7. Salvo che per i compensi giusti e legittimi guadagnati nell’amministrazione dei propri beni, nessun uomo dovrebbe avanzare delle pretese personali sulla ricchezza che il tempo e l’occasione possono aver messo nelle sue mani. Le ricchezze accidentali dovrebbero essere considerate un po’ come un deposito fiduciario da spendere a beneficio del proprio gruppo sociale o economico. I possessori di tale ricchezza dovrebbero avere la voce maggiore nella determinazione della saggia ed efficace distribuzione di queste risorse non guadagnate. Gli uomini civilizzati cesseranno un giorno di considerare tutto quello che controllano come loro proprietà personale e privata.

132:5.22 (1465.1) “8. Se una parte della tua fortuna è stata intenzionalmente derivata da frode, se qualcosa della tua ricchezza è stata accumulata con pratiche disoneste o metodi iniqui, se le tue ricchezze sono il prodotto di comportamenti ingiusti con i tuoi simili, affrettati a restituire tutti questi guadagni malamente acquisiti ai loro legittimi proprietari. Fa piena ammenda e depura così la tua fortuna da tutte le ricchezze disoneste.

132:5.23 (1465.2) “9. La gestione della ricchezza da parte di una persona per conto di altri è una responsabilità solenne e sacra. Non rischiare e non mettere in pericolo questo deposito fiduciario. Prendi per te di ogni deposito solo quello che tutti gli uomini onesti dedurrebbero.

132:5.24 (1465.3) “10. Quella parte della tua fortuna che rappresenta i guadagni dei tuoi sforzi mentali e fisici — se il tuo lavoro è stato fatto con lealtà ed equità — è veramente tua. Nessuno può contestare il tuo diritto di possedere e di utilizzare questa ricchezza come ritieni opportuno, posto che l’esercizio di questo diritto non rechi danno ai tuoi simili.”

132:5.25 (1465.4) Quando Gesù ebbe finito di consigliarlo, questo ricco Romano si alzò dal suo divano ed augurando la buona notte a Gesù gli fece questa promessa: “Mio buon amico, percepisco che sei un uomo di grande saggezza e bontà, e domani comincerò ad amministrare tutti i miei beni conformemente al tuo consiglio.”

6. Il ministero sociale

132:6.1 (1465.5) Qui a Roma avvenne anche quel toccante episodio in cui il Creatore di un universo trascorse alcune ore per restituire un figlio perduto a sua madre in ansia. Questo fanciullo si era smarrito lontano da casa e Gesù lo trovò che piangeva disperato. Egli e Ganid si stavano recando in biblioteca, ma si occuparono di ricondurre a casa il ragazzo. Ganid non si dimenticò mai il commento di Gesù: “Sai, Ganid, la maggior parte degli esseri umani assomiglia a questo ragazzo smarrito. Essi spendono molto del loro tempo a piangere nel timore e a soffrire nella tristezza quando, in realtà, si trovano a pochissima distanza dalla salvezza e dalla sicurezza, proprio come questo ragazzo era soltanto poco lontano da casa. Tutti coloro che conoscono la via della verità e godono della certezza di conoscere Dio dovrebbero considerare un privilegio, e non un dovere, offrire consiglio ai loro simili nei loro sforzi per trovare le soddisfazioni della vita. Non abbiamo noi provato una gioia suprema nel restituire il ragazzo a sua madre? Allo stesso modo coloro che conducono gli uomini a Dio sperimentano la soddisfazione suprema di servire l’umanità.” Ed a partire da quel giorno e per il resto della sua vita naturale Ganid fu continuamente alla ricerca di figli perduti da ricondurre alle loro case.

132:6.2 (1465.6) Ci fu la vedova con cinque figli il cui marito era stato accidentalmente ucciso. Gesù raccontò a Ganid che anche lui aveva perso suo padre in un incidente, ed essi andarono molte volte a confortare questa madre ed i suoi figli, mentre Ganid chiese del denaro a suo padre per fornire loro viveri e vestiario. Essi non cessarono i loro sforzi prima di aver trovato un impiego per il primogenito in modo che potesse contribuire al mantenimento della famiglia.

132:6.3 (1465.7) Quella sera, mentre ascoltava il racconto di queste esperienze, Gonod disse benevolmente a Gesù: “Io mi propongo di fare di mio figlio uno studioso o un uomo d’affari ed ora tu cominci a farne un filosofo o un filantropo.” E Gesù rispose sorridendo: “Forse faremo di lui tutti e quattro; egli potrà allora godere di una quadrupla soddisfazione nella vita perché il suo orecchio destinato a riconoscere la melodia umana sarà capace di discernere quattro toni invece di uno.” Allora Gonod disse: “Percepisco che sei veramente un filosofo. Devi scrivere un libro per le generazioni future.” E Gesù rispose: “Non un libro — la mia missione è di vivere una vita in questa generazione e per tutte le generazioni. Io — ”ma si fermò, dicendo a Ganid: “Figlio mio, è ora di ritirarci.”

7. I viaggi intorno a Roma

132:7.1 (1466.1) Gesù, Gonod e Ganid fecero cinque viaggi partendo da Roma verso punti interessanti del territorio circostante. Nella loro visita ai laghi dell’Italia del nord, Gesù ebbe un lungo colloquio con Ganid sull’impossibilità d’istruire un uomo su Dio se l’uomo non desidera conoscere Dio. Essi avevano incontrato casualmente un pagano ottuso mentre viaggiavano verso i laghi, e Ganid fu sorpreso dal fatto che Gesù non seguì il suo metodo abituale di coinvolgere l’uomo in una conversazione che avesse portato naturalmente a discutere di questioni spirituali. Quando Ganid chiese al suo precettore perché dimostrasse così poco interesse verso questo pagano, Gesù rispose:

132:7.2 (1466.2) Ganid, l’uomo non aveva fame di verità. Egli non era insoddisfatto di se stesso. Non era pronto a chiedere aiuto e gli occhi della sua mente non erano aperti per ricevere luce per l’anima. Quest’uomo non era maturo per il raccolto della salvezza; gli deve essere concesso più tempo perché le prove e le difficoltà della vita lo preparino a ricevere la saggezza ed una conoscenza superiore. Oppure, se potessimo portarlo a vivere con noi, potremmo mostrargli con il nostro modo di vivere il Padre che è nei cieli, e sarebbe perciò talmente attratto dal nostro vivere come figli di Dio da essere costretto ad informarsi su nostro Padre. Non si può rivelare Dio a coloro che non lo cercano; non si possono condurre delle anime reticenti alle gioie della salvezza. L’uomo deve divenire assetato di verità a seguito delle esperienze della vita, o deve desiderare di conoscere Dio in conseguenza del contatto con la vita di coloro che conoscono il Padre divino prima che un altro essere umano possa agire come intermediario per condurre un tale mortale al Padre celeste. Se noi conosciamo Dio, la nostra vera occupazione sulla terra consiste nel vivere in modo da permettere al Padre di rivelarsi nella nostra vita, e così tutte le persone che cercano Dio vedranno il Padre e chiederanno il nostro aiuto per saperne di più sul Dio che trova in questo modo espressione nella nostra vita.”

132:7.3 (1466.3) Fu in montagna, nel corso della loro visita in Svizzera, che Gesù ebbe con il padre ed il figlio una conversazione di un’intera giornata sul Buddismo. Ganid aveva posto molte volte a Gesù delle domande dirette su Budda, ma aveva sempre ricevuto delle risposte più o meno evasive. Quel giorno, in presenza del figlio, il padre pose a Gesù una domanda diretta su Budda e ricevette una risposta diretta. Gonod disse: “Vorrei realmente sapere che cosa pensi di Budda.” E Gesù rispose:

132:7.4 (1466.4) “Il vostro Budda fu molto meglio del vostro Buddismo. Budda fu un grande uomo ed anche un profeta per il suo popolo, ma fu un profeta orfano; voglio dire con ciò che ben presto egli perse di vista suo Padre spirituale, il Padre celeste. La sua esperienza fu tragica. Egli cercò di vivere e d’insegnare come un messaggero di Dio, ma senza Dio. Budda diresse la sua nave di salvezza verso il porto sicuro, verso l’entrata del porto di salvezza dei mortali, e là, a causa di carte di navigazione sbagliate, la bella nave si arenò. Là è rimasta per numerose generazioni, immobile e quasi irrimediabilmente incagliata. E su questa nave sono rimasti molti dei vostri compatrioti per tutti questi anni. Essi vivono a brevissima distanza dalle acque sicure del porto, ma rifiutano di entrarvi perché la nobile imbarcazione del buon Budda ha avuto la sfortuna di arenarsi appena fuori del porto. Ed i popoli buddisti non entreranno mai in questa rada a meno di abbandonare la nave filosofica del loro profeta e di cogliere il suo nobile spirito. Se il vostro popolo fosse rimasto fedele allo spirito di Budda, voi sareste entrati da molto tempo nel vostro porto della tranquillità dello spirito, del riposo dell’anima e della certezza della salvezza.

132:7.5 (1467.1) “Vedi Gonod, Budda ha conosciuto Dio in spirito, ma non è riuscito a scoprirlo chiaramente nella mente; gli Ebrei hanno scoperto Dio nella mente, ma hanno mancato in larga misura di conoscerlo in spirito. Oggi i Buddisti si dibattono in una filosofia senza Dio, mentre il mio popolo è miseramente schiavo del timore di un Dio senza una filosofia salvifica di vita e di libertà. Voi avete una filosofia senza un Dio; gli Ebrei hanno un Dio, ma sono largamente privi di una filosofia di vita a lui connessa. Non avendo una visione di Dio come spirito e come Padre, Budda non è riuscito a portare nel suo insegnamento l’energia morale e la potenza di guida spirituale che una religione deve possedere se deve cambiare una razza ed elevare una nazione.”

132:7.6 (1467.2) Allora Ganid esclamò: “Maestro, istituiamo tu ed io una nuova religione che sia abbastanza buona per l’India ed abbastanza grande per Roma, e forse potremo proporla agli Ebrei al posto di Yahweh.” E Gesù rispose: “Ganid, le religioni non si fanno. Le religioni degli uomini si sviluppano nel corso di lunghi periodi, mentre le rivelazioni di Dio sfolgorano sulla terra nella vita degli uomini che rivelano Dio ai loro simili.” Ma essi non compresero il significato di queste parole profetiche.

132:7.7 (1467.3) Quella notte, dopo che si furono coricati, Ganid non riuscì a dormire. Egli parlò a lungo con suo padre e alla fine disse: “Sai, padre, talvolta penso che Joshua sia un profeta.” E suo padre rispose soltanto con tono assonnato: “Figlio mio, ce ne sono altri — .”

132:7.8 (1467.4) A partire da questo giorno e per il resto della sua vita naturale Ganid continuò ad elaborare una religione propria. Egli era potentemente stimolato nella sua mente dalla larghezza di vedute, dall’equità e dalla tolleranza di Gesù. In tutte le loro discussioni di filosofia e di religione questo giovane non provò mai sentimenti di rancore o reazioni di antagonismo.

132:7.9 (1467.5) Quale scena, per le intelligenze celesti, contemplare questo spettacolo del ragazzo indiano che propone al Creatore di un universo d’istituire insieme una nuova religione! E benché il giovane non lo sapesse, essi stavano istituendo proprio in quel momento una religione nuova ed eterna — questa nuova via di salvezza, la rivelazione di Dio all’uomo tramite Gesù ed in Gesù. Quello che il ragazzo desiderava maggiormente fare inconsciamente lo stava facendo davvero. Ed è stato, ed è, sempre così. Quello che l’immaginazione umana illuminata e riflessiva, spiritualmente istruita e spontaneamente e disinteressatamente guidata, desidera fare ed essere, diviene proporzionalmente creativo in rapporto al grado di consacrazione del mortale a compiere divinamente la volontà del Padre. Quando l’uomo si associa a Dio, grandi cose possono accadere, ed accadono.

Fascicolo 133 - Il ritorno da Roma

Il Libro di Urantia

Fascicolo 133

Il ritorno da Roma

133:0.1 (1468.1) PREPARANDOSI a lasciare Roma, Gesù non salutò nessuno dei suoi amici. Lo Scriba di Damasco apparve a Roma senza annuncio e scomparve allo stesso modo. Ci volle un anno intero prima che coloro che lo conobbero e lo amarono rinunciassero a sperare di vederlo ancora. Prima della fine del secondo anno piccoli gruppi di coloro che l’avevano conosciuto si riunirono spinti dal loro comune interesse per i suoi insegnamenti e dal loro mutuo ricordo dei bei momenti trascorsi con lui. E questi piccoli gruppi di Stoici, di Cinici e di seguaci dei culti dei misteri continuarono a tenere queste riunioni sporadiche ed ufficiose fino a quando apparvero a Roma i primi predicatori della religione cristiana.

133:0.2 (1468.2) Gonod e Ganid avevano acquistato così tante cose ad Alessandria e a Roma che inviarono tutti i loro bagagli in anticipo a Taranto con un convoglio di animali da soma, mentre i tre viaggiatori attraversarono senza fretta l’Italia a piedi percorrendo la grande Via Appia. Nel corso di questo viaggio essi incontrarono ogni sorta di esseri umani. Molti nobili cittadini romani e coloni greci vivevano lungo questa strada, ma già la progenie di un gran numero di schiavi di livello inferiore cominciava a fare la sua apparizione.

133:0.3 (1468.3) Un giorno, mentre sostavano per il pranzo circa a metà strada da Taranto, Ganid pose a Gesù una domanda diretta su che cosa pensasse del sistema di caste dell’India. Gesù disse: “Benché gli esseri umani differiscano per molti aspetti l’uno dall’altro, davanti a Dio e nel mondo spirituale tutti i mortali si trovano in una posizione d’uguaglianza. Ci sono soltanto due gruppi di mortali agli occhi di Dio: quelli che desiderano fare la sua volontà e quelli che non lo desiderano. Quando l’universo osserva un mondo abitato, discerne similmente due grandi classi: quelli che conoscono Dio e quelli che non lo conoscono. Quelli che non possono conoscere Dio sono annoverati tra gli animali di ciascun dato regno. L’umanità può giustamente essere suddivisa in numerose classi secondo le differenti qualifiche, perché può essere considerata dal punto di vista fisico, mentale, sociale, professionale o morale, ma queste differenti classi di mortali, quando appaiono davanti al tribunale di Dio, si trovano su un piano d’uguaglianza; Dio non fa veramente eccezione di persone. Sebbene non si possa evitare il riconoscimento di differenti capacità e dotazioni umane nel campo intellettuale, sociale e morale, non bisognerebbe fare tali distinzioni nella fratellanza spirituale degli uomini quando sono riuniti per l’adorazione in presenza di Dio.”

1. La misericordia e la giustizia

133:1.1 (1468.4) Un incidente molto interessante accadde un pomeriggio ai bordi della strada mentre si stavano avvicinando a Taranto. Essi videro un giovane rozzo e prepotente che aggrediva un ragazzo più piccolo. Gesù si affrettò ad aiutare il giovane assalito, e quando l’ebbe liberato, tenne saldamente fermo l’aggressore fino a quando il piccolo fu scappato. Appena Gesù lasciò il giovane prepotente, Ganid si scagliò su di lui e cominciò a percuoterlo energicamente, e con grande sorpresa di Ganid, Gesù intervenne prontamente. Dopo che ebbe frenato Ganid e permesso al ragazzo spaventato di fuggire, il giovane, appena riprese fiato, gridò tutto agitato: “Non riesco a capirti Maestro. Se la misericordia richiede che tu liberi il ragazzo più piccolo, la giustizia non richiede la punizione del giovane più grande e colpevole?” In risposta, Gesù disse:

133:1.2 (1469.1) “Ganid, è vero, tu non capisci. Il ministero della misericordia è sempre opera dell’individuo, mentre la punizione della giustizia è funzione dei gruppi amministrativi della società, del governo o dell’universo. In quanto individuo sono tenuto a mostrare misericordia; io dovevo andare in aiuto del ragazzo assalito, ed in tutta coerenza posso usare la forza sufficiente per bloccare l’aggressore. E questo è esattamente ciò che ho fatto. Ho liberato il ragazzo assalito; qui finiva il ministero di misericordia. Poi ho trattenuto con forza l’aggressore abbastanza a lungo da consentire alla parte più debole della contesa di fuggire, dopodiché mi sono ritirato dalla faccenda. Io non mi sono messo a giudicare l’aggressore, valutando così i suoi motivi — a definire tutto quello che aveva a che fare con l’attacco al suo simile — e poi ad incaricarmi d’infliggere la punizione che la mia mente poteva indicare come giusta riparazione per la sua cattiva azione. Ganid, la misericordia può essere prodiga, ma la giustizia è precisa. Non puoi discernere che non esistono due persone in grado di mettersi d’accordo sulla punizione che soddisferebbe le esigenze della giustizia? Una imporrebbe quaranta colpi di frusta, un’altra venti, mentre un’altra ancora raccomanderebbe la reclusione come giusta punizione. Non vedi che su questo mondo è meglio che tali responsabilità ricadano sulla collettività o che siano amministrate da rappresentanti scelti dalla collettività? Nell’universo il giudizio è riservato a coloro che conoscono pienamente gli antecedenti di tutti i misfatti come pure le loro motivazioni. In una società civilizzata ed in un universo organizzato, l’amministrazione della giustizia presuppone la pronuncia di una sentenza giusta conseguente ad un giudizio equo, e tali prerogative sono assegnate ai gruppi giudiziari dei mondi ed agli amministratori onniscienti degli universi superiori di tutta la creazione.”

133:1.3 (1469.2) Essi parlarono per giorni su questo problema di come manifestare la misericordia ed amministrare la giustizia. E Ganid comprese, almeno in una certa misura, perché Gesù non volle impegnarsi in uno scontro personale. Ma Ganid fece un’ultima domanda per la quale non ricevette mai una risposta del tutto soddisfacente; e quella domanda era: “Ma, Maestro, se una creatura più forte ed irritabile ti attaccasse e minacciasse di ucciderti, che cosa faresti? Non faresti alcun sforzo per difenderti?” Sebbene Gesù non potesse rispondere in maniera completa e soddisfacente alla domanda del giovane, in quanto non voleva rivelargli che lui (Gesù) stava vivendo sulla terra per dare l’esempio dell’amore del Padre del Paradiso ad un universo che l’osservava, disse tuttavia questo:

133:1.4 (1469.3) “Ganid, comprendo bene come alcuni di questi problemi ti lascino perplesso e mi sforzerò di rispondere alla tua domanda. In primo luogo, in ogni attacco portato alla mia persona io determinerei se l’aggressore è o no un figlio di Dio — mio fratello nella carne — e se stimassi che questa creatura non possiede un giudizio morale ed una ragione spirituale, mi difenderei senza esitazione fino al limite della mia forza di resistenza, senza preoccuparmi delle conseguenze per l’aggressore. Ma non attaccherei così un mio simile con status di filiazione, anche in caso di legittima difesa. In altre parole, non lo punirei in anticipo e senza giudizio per avermi aggredito. Cercherei in tutti i modi possibili di prevenirlo e di dissuaderlo dal compiere tale attacco e di mitigare questo nel caso non riuscissi ad impedirlo. Ganid, io ho una fiducia assoluta nella sorveglianza di mio Padre che è nei cieli; io sono consacrato a fare la volontà di mio Padre che è nei cieli. Non credo che mi possa capitare un danno reale; non credo che l’opera della mia vita possa realmente essere messa in pericolo da un qualunque mio nemico che desideri colpirmi, e certamente non dobbiamo temere alcuna violenza da parte dei nostri amici. Io sono assolutamente convinto che l’universo intero è ben disposto nei miei confronti — e continuo a credere a questa verità onnipotente con una fiducia sincera malgrado tutte le apparenze contrarie.”

133:1.5 (1470.1) Ma Ganid non fu interamente soddisfatto. Essi discussero molte volte su questi argomenti, e Gesù raccontò alcune delle sue esperienze d’infanzia ed anche di Giacobbe, il figlio del tagliapietre. Sentendo come Giacobbe si era eretto a difensore di Gesù, Ganid disse: “Oh, comincio a capire! Innanzitutto molto di rado un essere umano normale desidererebbe attaccare una persona mite come te, ed anche se qualcuno fosse così avventato da farlo è quasi certo che vi sarebbe vicino qualche altro che si precipiterebbe in tuo aiuto, come tu stesso vai sempre in soccorso di ogni persona che vedi in difficoltà. Nel mio cuore, Maestro, io sono d’accordo con te, ma nella mia testa penso ancora che se fossi stato Giacobbe avrei provato piacere a punire quegli individui violenti che pretendevano di attaccarti semplicemente perché credevano che non ti saresti difeso. Io immagino che tu sia abbastanza sicuro nel tuo viaggio attraverso la vita perché passi molto del tuo tempo ad aiutare gli altri ed a soccorrere i tuoi simili in difficoltà — ebbene, è molto probabile che ci sarà sempre qualcuno pronto a difenderti.” E Gesù rispose: “Questa prova non è ancora arrivata, Ganid, e quando verrà ci conformeremo alla volontà del Padre.” Questo fu quasi tutto quello che il giovane riuscì a tirare fuori dal suo precettore su questo difficile argomento dell’autodifesa e della non resistenza. In un’altra occasione egli ottenne da Gesù l’opinione che la società organizzata aveva ogni diritto d’impiegare la forza nell’esecuzione dei suoi giusti mandati.

2. L’imbarco a Taranto

133:2.1 (1470.2) Mentre si attardavano al punto di attracco, aspettando che il battello scaricasse il proprio carico, i tre viaggiatori notarono un uomo che maltrattava sua moglie. Com’era sua abitudine, Gesù intervenne in aiuto della persona soggetta all’attacco. Egli avanzò dietro al marito adirato, e battendogli gentilmente sulla spalla gli disse: “Amico mio, posso parlare con te in privato per un momento?” L’uomo in collera rimase sconcertato da un simile approccio e, dopo un momento d’imbarazzante esitazione, balbettò — “eh — perché — sì, che cosa vuoi da me?” Dopo che Gesù l’ebbe condotto in disparte, disse: “Amico mio, percepisco che deve esserti accaduto qualcosa di terribile; io desidero vivamente che tu mi racconti che cosa è potuto accadere ad un uomo forte come te per portarlo ad aggredire sua moglie, la madre dei suoi figli, e proprio qui davanti agli occhi di tutti. Sono certo che devi supporre di avere qualche buona ragione per questo attacco. Che cosa ha fatto tua moglie per meritare un simile trattamento da parte di suo marito? Guardandoti credo di discernere sul tuo viso l’amore per la giustizia se non il desiderio di mostrare misericordia. Mi azzardo a dire che, se tu mi avessi trovato ai bordi della strada, attaccato dai predoni, ti saresti precipitato senza esitazione in mio soccorso. Oso affermare che tu hai compiuto molti di questi atti di coraggio nel corso della tua vita. Ora, amico mio, dimmi di che cosa si tratta? Tua moglie ha fatto qualcosa di male, oppure hai scioccamente perso la testa e l’hai insensatamente aggredita?” Non fu tanto ciò che disse Gesù che toccò il cuore di quest’uomo, quanto lo sguardo benevolo ed il sorriso cordiale con cui si rivolse a lui a conclusione delle sue osservazioni. L’uomo disse: “Percepisco che sei un sacerdote dei Cinici e ti sono riconoscente per avermi frenato. Mia moglie non ha fatto granché di male; è una buona moglie, ma mi irrita il modo in cui mi critica in pubblico, ed io perdo le staffe. Sono dispiaciuto per la mia mancanza di autocontrollo e prometto di cercare di tener fede all’impegno preso con uno dei tuoi fratelli che mi aveva insegnato la via migliore molti anni fa. Te lo prometto.”

133:2.2 (1471.1) Ed allora, dicendogli addio, Gesù disse: “Fratello mio, ricorda sempre che l’uomo non ha alcuna autorità legittima sulla donna, a meno che la donna non gli abbia spontaneamente e volontariamente dato tale autorità. Tua moglie si è impegnata a vivere con te, ad aiutarti a combattere le battaglie della vita e ad assumere la parte maggiore del fardello consistente nel mettere al mondo e nell’allevare i tuoi figli; ed a compenso di questo servizio speciale è semplicemente equo che essa riceva da te quella protezione speciale che l’uomo può dare alla moglie quale compagna che deve portare, mettere al mondo e nutrire i figli. Le cure affettuose e la considerazione che un uomo è disposto a concedere a sua moglie ed ai suoi figli indicano la misura in cui quell’uomo ha raggiunto i livelli superiori dell’autocoscienza creativa e spirituale. Non sai che gli uomini e le donne sono i partner di Dio per il fatto che cooperano alla creazione degli esseri che crescono fino a possedere il potenziale di anime immortali? Il Padre che è nei cieli tratta lo Spirito Madre dei figli dell’universo come un uguale a se stesso. È essere simile a Dio condividere la tua vita, e tutto ciò che vi si riferisce, in termini uguali con la madre e compagna che condivide così pienamente con te questa esperienza divina di riprodurre voi stessi nella vita dei vostri figli. Se solo puoi amare i tuoi figli come Dio ama te, amerai ed avrai cara tua moglie come il Padre nei cieli onora ed esalta lo Spirito Infinito, la madre di tutti i figli spirituali di un vasto universo.”

133:2.3 (1471.2) Appena saliti a bordo del battello, essi si volsero a guardare la scena della coppia che, con le lacrime agli occhi, si teneva silenziosamente abbracciata. Avendo udito l’ultima parte del messaggio di Gesù all’uomo, Gonod passò tutta la giornata a meditare sull’argomento e risolse di riorganizzare la sua famiglia al suo ritorno in India.

133:2.4 (1471.3) Il viaggio verso Nicopoli fu piacevole ma lento perché il vento non era favorevole. I tre trascorsero molte ore a raccontare le loro esperienze a Roma e a ricordare tutto ciò che era loro accaduto dopo il primo incontro a Gerusalemme. Ganid era permeato dello spirito di ministero personale. Egli cominciò ad esercitarlo sul cambusiere, ma al secondo giorno, quando entrò nelle acque profonde della religione, chiese a Joshua di aiutarlo a trarsi d’impaccio.

133:2.5 (1471.4) Essi trascorsero parecchi giorni a Nicopoli, la città fondata da Augusto una cinquantina di anni prima come “città della vittoria” per commemorare la battaglia di Azio, essendo questo il luogo dove egli si era accampato con il suo esercito prima della battaglia. Essi alloggiarono nella casa di un certo Geremia, un proselito greco della fede ebraica che avevano incontrato a bordo. L’apostolo Paolo passò tutto l’inverno con il figlio di Geremia in questa stessa casa nel corso del suo terzo viaggio missionario. Da Nicopoli essi fecero vela sullo stesso battello per Corinto, capitale della provincia romana di Acaia.

3. A Corinto

133:3.1 (1471.5) Dal momento del loro arrivo a Corinto, Ganid cominciò ad interessarsi molto della religione ebraica. Non vi fu niente di strano, quindi, che un giorno, passando davanti alla sinagoga e vedendo la gente entrarvi, chiedesse a Gesù di condurlo alla funzione. Quel giorno essi ascoltarono un dotto rabbino parlare sul “Destino d’Israele”, e dopo il servizio incontrarono un certo Crispo, il principale dirigente di questa sinagoga. Essi tornarono molte volte ad assistere ai servizi della sinagoga, ma soprattutto per incontrare Crispo. Ganid si affezionò molto a Crispo, a sua moglie e alla loro famiglia di cinque figli. Egli si divertì molto ad osservare come un Ebreo conduceva la sua vita di famiglia.

133:3.2 (1472.1) Mentre Ganid studiava la vita di famiglia, Gesù insegnava a Crispo le vie migliori della vita religiosa. Gesù ebbe più di venti incontri con questo Ebreo lungimirante. E non ci si deve sorprendere che, anni più tardi, quando Paolo ebbe predicato in questa stessa sinagoga, e dopo che gli Ebrei ebbero respinto il suo messaggio e votato la proibizione a proseguire le sue predicazioni nella sinagoga, e dopo che egli si fu allora rivolto ai Gentili, questo Crispo, con tutta la sua famiglia, abbia abbracciato la nuova religione e sia divenuto uno dei principali sostegni della Chiesa cristiana che Paolo organizzò successivamente a Corinto.

133:3.3 (1472.2) Durante i diciotto mesi in cui Paolo predicò a Corinto, dove fu raggiunto più tardi da Sila e da Timoteo, incontrò molte altre persone che erano state istruite dal “precettore ebreo del figlio di un mercante indiano”.

133:3.4 (1472.3) A Corinto essi incontrarono gente di tutte le razze provenienti da tre continenti. Dopo Alessandria e Roma, questa era la città più cosmopolita dell’impero mediterraneo. C’erano molte cose che attiravano l’attenzione in questa città, e Ganid non si stancò mai di visitare la cittadella che si ergeva a quasi seicento metri sul livello del mare. Egli passò anche gran parte del suo tempo libero nella sinagoga ed in casa di Crispo. Egli fu dapprima colpito, poi affascinato, dalla condizione della donna nella famiglia ebrea; ciò fu una rivelazione per questo giovane Indiano.

133:3.5 (1472.4) Gesù e Ganid furono spesso ospiti di un’altra famiglia ebrea, quella di Giusto, un mercante devoto, che viveva in una casa contigua alla sinagoga. E molte volte, successivamente, quando l’apostolo Paolo soggiornò in questa casa, sentì raccontare di queste visite del giovane Indiano e del suo precettore ebreo, mentre Paolo e Giusto si chiedevano che cosa fosse avvenuto di questo saggio e brillante insegnante ebreo.

133:3.6 (1472.5) Mentre erano a Roma, Ganid aveva notato che Gesù rifiutava di accompagnarli ai bagni pubblici. Il giovane tentò più volte in seguito d’indurre Gesù ad esprimersi maggiormente riguardo alle relazioni tra i sessi. Anche se rispondeva alle domande del ragazzo, egli non sembrava mai disposto a discutere a fondo questi argomenti. Una sera, mentre passeggiavano alla periferia di Corinto vicino al luogo in cui il muro della cittadella scendeva fino al mare, essi furono avvicinati da due donne di strada. Ganid era giustamente imbevuto dell’idea che Gesù fosse un uomo di alti ideali ed aborrisse tutto ciò che riguardava l’impurità o sapeva di male; di conseguenza egli si rivolse in modo brusco a queste donne invitandole rudemente ad andarsene. Quando Gesù vide ciò, disse a Ganid: “Tu hai buone intenzioni, ma non dovresti permetterti di parlare in questo modo ai figli di Dio, anche se si tratta di suoi figli sviati. Chi siamo noi per giudicare queste donne? Conosci tu forse tutte le circostanze che le hanno portate a ricorrere a simili metodi per procurarsi da vivere? Resta qui con me mentre parliamo di queste cose.” Le prostitute furono stupite da ciò che egli disse, anche più di quanto lo fu Ganid.

133:3.7 (1472.6) Mentre erano là al chiaro di luna, Gesù proseguì a dire: “In ogni mente umana vive uno spirito divino, dono del Padre che è nei cieli. Questo spirito buono si sforza sempre di condurci a Dio, di aiutarci a trovare Dio ed a conoscere Dio; ma nei mortali vi sono anche molte tendenze fisiche naturali che il Creatore ha posto in loro per servire al benessere dell’individuo e della razza. Ora, molto spesso, gli uomini e le donne si confondono nei loro sforzi per comprendere se stessi e per affrontare le molteplici difficoltà incontrate per guadagnarsi da vivere in un mondo così largamente dominato dall’egoismo e dal peccato. Io percepisco, Ganid, che nessuna di queste donne è volontariamente depravata. Posso dire dai loro volti che esse hanno patito molti dispiaceri; hanno molto sofferto sotto i colpi di un destino apparentemente crudele; esse non hanno scelto intenzionalmente questo tipo di vita; in uno scoraggiamento che rasentava la disperazione hanno ceduto alla pressione del momento ed hanno accettato questo modo disgustoso di guadagnarsi da vivere come modo migliore per trarsi fuori da una situazione che sembrava loro disperata. Ganid, certe persone sono realmente perverse nel loro cuore; scelgono deliberatamente di fare delle cose spregevoli. Ma dimmi, guardando ora questi visi inondati di lacrime, vedi qualcosa di cattivo o di malvagio?” Mentre Gesù aspettava la sua risposta, la voce di Ganid si soffocò balbettando: “No, Maestro, non vedo niente. E mi scuso per la mia scortesia verso di loro — imploro il loro perdono.” Allora Gesù disse: “Ed io ti dico da parte loro che esse ti hanno perdonato, come dico da parte di mio Padre che è nei cieli che egli ha perdonato loro. Ora venite tutti con me a casa di un amico dove riposeremo e faremo dei piani per una nuova e migliore vita futura.” Fino a questo momento le donne stupefatte non avevano detto una parola; esse si guardarono l’un l’altra e seguirono silenziosamente gli uomini che facevano strada.

133:3.8 (1473.1) Immaginate la sorpresa della moglie di Giusto quando, a quest’ora tarda, Gesù apparve con Ganid e queste due straniere dicendo: “Ci perdonerai se arriviamo a quest’ora, ma Ganid ed io desideriamo mangiare un boccone e vorremmo spartirlo con queste nostre nuove amiche che hanno pure bisogno di nutrimento; ed oltre a ciò siamo venuti da te con l’idea che sarai interessata a discutere con noi il modo migliore di aiutare queste donne ad avviarsi ad una nuova professione. Esse possono raccontarti la loro storia, ma suppongo che abbiano avuto molte difficoltà, e la loro presenza stessa nella tua casa testimonia quanto seriamente esse desiderino conoscere gente per bene e quanto volentieri accetteranno l’opportunità di mostrare al mondo intero — ed anche agli angeli del cielo — quali brave e nobili donne possono diventare.”

133:3.9 (1473.2) Quando Marta, la moglie di Giusto, ebbe servito il cibo sulla tavola, Gesù, prendendo inaspettatamente congedo da loro, disse: “È tardi, e poiché il padre del giovane ci starà aspettando, vogliate scusarci se vi lasciamo qui insieme — tre donne — le figlie dilette dell’Altissimo. Io pregherò per la vostra condotta spirituale mentre voi farete dei piani per una vita nuova e migliore sulla terra e per la vita eterna nel grande aldilà.”

133:3.10 (1473.3) Quindi Gesù e Ganid si congedarono dalle donne. Fino ad allora le due prostitute non avevano detto nulla; anche Ganid era rimasto muto. E per qualche istante fu la stessa cosa per Marta, ma essa fu ben presto all’altezza della situazione e fece per queste straniere tutto ciò che Gesù aveva sperato facesse. La più anziana delle due donne morì poco tempo dopo con vive speranze di sopravvivenza eterna e la più giovane lavorò nella sede degli affari di Giusto e divenne più tardi membro vitalizio della prima Chiesa cristiana a Corinto.

133:3.11 (1473.4) Nella casa di Crispo, Gesù e Ganid incontrarono parecchie volte un certo Gaio, che divenne successivamente un fedele aiutante di Paolo. Durante questi due mesi trascorsi a Corinto essi ebbero conversazioni amichevoli con decine d’individui degni d’interesse, e come risultato di tutti questi contatti apparentemente casuali più della metà delle persone contattate in tal modo divennero membri della successiva comunità cristiana.

133:3.12 (1473.5) Quando Paolo venne per la prima volta a Corinto non aveva intenzione di restarvi a lungo. Ma egli non sapeva a qual punto il precettore ebreo aveva preparato la via per il suo lavoro. E scoprì inoltre quale grande interesse era già stato suscitato da Aquila e Priscilla. Aquila era uno dei Cinici con i quali Gesù era entrato in contatto a Roma. Essi erano degli Ebrei rifugiati provenienti da Roma, ed abbracciarono subito gli insegnamenti di Paolo, che visse e lavorò con loro, perché essi erano anche fabbricanti di tende. Fu a ragione di queste circostanze che Paolo prolungò il suo soggiorno a Corinto.

4. Lavoro personale a Corinto

133:4.1 (1474.1) Gesù e Ganid ebbero molte altre esperienze interessanti a Corinto. Essi ebbero delle conversazioni intime con un gran numero di persone che approfittarono grandemente delle istruzioni ricevute da Gesù.

133:4.2 (1474.2) Al mugnaio egli insegnò a macinare i grani della verità nel mulino dell’esperienza vivente, in modo da rendere le cose difficili della vita divina facilmente accettabili anche dai propri simili mortali deboli e fragili. Disse Gesù: “Dà il latte della verità a coloro che sono bambini nella percezione spirituale. Nel tuo ministero vivente ed amorevole servi il nutrimento spirituale sotto forma attraente e adatta alla capacità di ricezione da parte di ciascuno di coloro che t’interrogano.”

133:4.3 (1474.3) Al centurione romano egli disse: “Rendi a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio. Il servizio sincero a Dio ed il servizio leale a Cesare non sono in contrasto a meno che Cesare non abbia la pretesa di arrogare a se stesso l’omaggio che può essere rivendicato solo dalla Deità. La fedeltà a Dio, se arriverai a conoscerlo, ti renderà tanto più leale e fedele nella tua devozione ad un imperatore degno.”

133:4.4 (1474.4) Al capo sincero del culto mitraico disse: “Fai bene a cercare una religione di salvezza eterna, ma sbagli andando in cerca di questa verità gloriosa tra i misteri creati dagli uomini e tra le filosofie umane. Non sai che il mistero della salvezza eterna risiede nella tua stessa anima? Non sai che il Dio del cielo ha inviato il suo spirito a vivere dentro di te, e che questo spirito condurrà tutti i mortali che amano la verità e che servono Dio fuori da questa vita ed attraverso i portali della morte fino alle altezze eterne della luce dove Dio aspetta di ricevere i suoi figli? E non dimenticare mai che voi che conoscete Dio siete figli di Dio se aspirate veramente ad essere simili a lui.”

133:4.5 (1474.5) Al maestro epicureo disse: “Fai bene a scegliere il meglio e ad apprezzare ciò che è buono, ma sei saggio quando ometti di discernere le grandi cose della vita mortale che sono incorporate nei regni spirituali, derivate dalla realizzazione della presenza di Dio nel cuore umano? La grande cosa in tutta l’esperienza umana è la realizzazione della conoscenza del Dio, il cui spirito vive dentro di te e cerca di farti avanzare nel lungo e quasi interminabile viaggio per raggiungere la presenza personale del nostro Padre comune, il Dio di tutta la creazione, il Signore degli universi.”

133:4.6 (1474.6) All’impresario e costruttore greco disse: “Amico mio, come costruisci gli edifici materiali degli uomini, sviluppa un carattere spirituale a somiglianza dello spirito divino che è dentro la tua anima. Non lasciare che la tua riuscita come costruttore temporale superi il tuo risultato come figlio spirituale del regno dei cieli. Mentre costruisci le dimore del tempo per gli altri, non dimenticare di assicurarti il diritto alle dimore dell’eternità per te stesso. Ricorda sempre, esiste una città le cui fondamenta sono la rettitudine e la verità ed il cui costruttore e creatore è Dio.”

133:4.7 (1474.7) Al giudice romano disse: “Mentre giudichi gli uomini, ricordati che comparirai anche tu un giorno in giudizio davanti al tribunale dei Sovrani di un universo. Giudica con giustizia, ed anche con misericordia, proprio come tu un giorno implorerai considerazione misericordiosa da parte dell’Arbitro Supremo. Giudica come vorresti essere giudicato in circostanze simili, guidato dallo spirito della legge quanto dalla sua lettera. Ed allo stesso modo che tu accordi giustizia dominata dall’equità e alla luce dei bisogni di coloro che sono condotti davanti a te, così avrai diritto di aspettarti una giustizia temperata dalla misericordia quando ti troverai un giorno davanti al Giudice di tutta la terra.”

133:4.8 (1475.1) Alla padrona della locanda greca disse: “Offri la tua ospitalità come una persona che riceve i figli dell’Altissimo. Eleva l’impegno gravoso del tuo lavoro quotidiano ai livelli superiori di un’arte raffinata con la consapevolezza crescente che servi Dio servendo le persone nelle quali egli risiede per mezzo del suo spirito che è sceso a vivere nel cuore degli uomini, cercando così di trasformare la loro mente e di condurre la loro anima alla conoscenza del Padre Paradisiaco di tutti questi doni conferiti dallo spirito divino.”

133:4.9 (1475.2) Gesù ebbe numerosi incontri con un mercante cinese. Nel congedarsi da lui, gli fece le seguenti raccomandazioni: “Adora soltanto Dio, che è il tuo vero antenato spirituale. Ricordati che lo spirito del Padre vive sempre dentro di te ed orienta sempre la tua anima verso il cielo. Se segui inconsciamente le direttive di questo spirito immortale, sei certo di proseguire sulla via elevata di trovare Dio. E quando raggiungerai il Padre che è nei cieli, sarà perché cercandolo sei divenuto sempre più simile a lui. Dunque addio Chang, ma solo per qualche tempo, perché c’incontreremo nuovamente nei mondi della luce, dove il Padre delle anime spirituali ha preparato molti luoghi di sosta deliziosi per coloro che si dirigono verso il Paradiso.”

133:4.10 (1475.3) Al viaggiatore proveniente dalla Britannia disse: “Fratello mio, percepisco che sei alla ricerca della verità ed affermo che lo spirito del Padre di ogni verità forse risiede dentro di te. Hai mai sinceramente tentato di parlare allo spirito della tua anima? Una tale cosa è in verità difficile ed è raro che dia coscienza di successo; ma ogni tentativo onesto della mente materiale di comunicare con il suo spirito interiore porta a successo certo, nonostante che la maggior parte di tutte queste magnifiche esperienze umane debba rimanere a lungo come registrazioni supercoscienti nelle anime di questi mortali che conoscono Dio.”

133:4.11 (1475.4) Al ragazzo scappato da casa Gesù disse: “Ricordati che ci sono due cose dalle quali non puoi fuggire — Dio e te stesso. Ovunque tu vada, porti con te te stesso e lo spirito del Padre celeste che vive nel tuo cuore. Figlio mio, smetti di tentare d’ingannare te stesso; attieniti alla pratica coraggiosa di affrontare i fatti della vita; appoggiati saldamente sull’assicurazione della tua filiazione con Dio e sulla certezza della vita eterna, come ti ho insegnato. D’ora in poi proponiti di essere un vero uomo, un uomo determinato ad affrontare con coraggio ed intelligenza la vita.”

133:4.12 (1475.5) Al criminale condannato disse all’ultimo momento: “Fratello mio, sei caduto in rovina. Hai perduto la tua strada; ti sei impigliato nelle maglie del crimine. Da quanto mi hai detto, so che non avevi progettato di fare la cosa che sta per costarti la vita temporale. Ma hai commesso questo male ed i tuoi simili ti hanno giudicato colpevole; hanno deciso che devi morire. Né tu né io possiamo negare allo Stato questo diritto di difendersi nel modo che sceglie. Sembra che non vi sia modo di sfuggire umanamente alla punizione del tuo misfatto. I tuoi simili devono giudicarti per quello che hai fatto, ma c’è un Giudice al quale puoi appellarti per essere perdonato e che giudicherà secondo i tuoi reali motivi e le tue migliori intenzioni. Non devi temere il giudizio di Dio se il tuo pentimento è autentico e la tua fede sincera. Il fatto che il tuo errore comporti la pena di morte imposta dagli uomini non pregiudica la possibilità che la tua anima ottenga giustizia e goda di misericordia davanti ai tribunali celesti.”

133:4.13 (1476.1) Gesù ebbe molte conversazioni personali con un gran numero di anime affamate, troppo numerose per trovare posto in questa esposizione. I tre viaggiatori apprezzarono molto il loro soggiorno a Corinto. A parte Atene, che era più rinomata come centro educativo, Corinto era la più importante città della Grecia in quest’epoca dell’Impero Romano, e la loro sosta di due mesi in questo centro commerciale fiorente offrì l’opportunità a tutti e tre di acquisire un’esperienza molto preziosa. Il loro soggiorno in questa città fu una delle tappe più interessanti sulla via del ritorno da Roma.

133:4.14 (1476.2) Gonod aveva molti interessi a Corinto, ma alla fine i suoi affari furono conclusi ed essi si prepararono a salpare per Atene. Viaggiarono su un piccolo battello che si poteva trasportare per via di terra da uno dei porti di Corinto all’altro, su una distanza di sedici chilometri.

5. Ad Atene — il discorso sulla scienza

133:5.1 (1476.3) Essi arrivarono in breve tempo all’antico centro della scienza e del sapere greci e Ganid era elettrizzato al pensiero di trovarsi ad Atene, di essere in Grecia, il centro culturale dell’antico impero di Alessandro, che aveva esteso le sue frontiere fino al suo stesso paese dell’India. C’erano pochi affari da trattare, così Gonod passò la maggior parte del suo tempo con Gesù e Ganid, visitando i numerosi luoghi d’interesse ed ascoltando le interessanti discussioni tra il ragazzo ed il suo versatile maestro.

133:5.2 (1476.4) Una grande università fioriva ancora ad Atene ed il trio fece delle visite frequenti alle sue aule d’insegnamento. Gesù e Ganid avevano già analizzato a fondo gli insegnamenti di Platone quando avevano assistito alle lezioni nel museo di Alessandria. Tutti e tre ammirarono l’arte della Grecia, i cui esempi si potevano ancora trovare sparsi qua e là nella città.

133:5.3 (1476.5) Il padre ed il figlio apprezzarono molto la discussione sulla scienza che Gesù ebbe una sera nella loro locanda con un filosofo greco. Dopo che questo pedante ebbe parlato per quasi tre ore ed ebbe terminato il suo discorso, Gesù, in termini di pensiero moderni, disse:

133:5.4 (1476.6) Gli scienziati potranno misurare un giorno l’energia, o le manifestazioni della forza, della gravitazione, della luce e dell’elettricità, ma questi stessi scienziati non potranno mai (scientificamente) dire che cosa sono questi fenomeni universali. La scienza si occupa delle attività fisico-energetiche, la religione si occupa dei valori eterni. La vera filosofia ha origine dalla saggezza che fa del suo meglio per mettere in correlazione queste osservazioni quantitative e qualitative. Esiste sempre il pericolo che lo scienziato puramente fisico possa essere vittima dell’orgoglio matematico e dell’egoismo statistico, per non dire della cecità spirituale.

133:5.5 (1476.7) La logica è valida nel mondo materiale e la matematica è attendibile quando si limita alla sua applicazione alle cose fisiche; ma non si devono considerare come interamente affidabili od infallibili quando le si applica ai problemi della vita. La vita abbraccia fenomeni che non sono interamente materiali. L’aritmetica dice che, se un uomo può tosare una pecora in dieci minuti, dieci uomini possono farlo in un minuto. Questo calcolo è esatto, però ciò non è vero, perché i dieci uomini non riuscirebbero a farlo; essi s’intralcerebbero l’uno con l’altro al punto che il lavoro sarebbe considerevolmente rallentato.

133:5.6 (1477.1) La matematica asserisce che, se una persona rappresenta una certa unità di valore intellettuale e morale, dieci persone rappresenterebbero dieci volte questo valore. Ma trattando della personalità umana sarebbe più vicino al vero dire che una tale associazione di personalità è una somma uguale al quadrato del numero di personalità che figurano nell’equazione piuttosto che la loro semplice somma aritmetica. Un gruppo sociale di esseri umani operante in coordinata armonia rappresenta una forza molto più grande della semplice somma dei suoi componenti.

133:5.7 (1477.2) La quantità può essere identificata come un fatto, divenendo così un’uniformità scientifica. La qualità, essendo una questione d’interpretazione mentale, rappresenta una stima di valori e deve quindi rimanere un’esperienza dell’individuo. Quando la scienza e la religione diverranno meno dogmatiche e più tolleranti della critica, allora la filosofia comincerà a raggiungere l’unità nella comprensione intelligente dell’universo.

133:5.8 (1477.3) C’è unità nell’universo cosmico solo se si arrivano a discernere le manifestazioni nella realtà. L’universo reale è amichevole verso ogni figlio del Dio eterno. Il vero problema è: come può la mente finita dell’uomo giungere ad un’unità di pensiero logica, vera e concordante? Questo stato mentale di conoscenza dell’universo si può ottenere solo concependo che il fatto quantitativo ed il valore qualitativo hanno una causa comune nel Padre del Paradiso. Una tale concezione della realtà offre una visione più ampia sull’unità intenzionale dei fenomeni universali; essa rivela anche uno scopo spirituale di realizzazione progressiva della personalità. E questo è un concetto di unità che può percepire il quadro immutabile di un universo vivente di relazioni impersonali in continuo cambiamento e di rapporti personali in continua evoluzione.

133:5.9 (1477.4) La materia, lo spirito e lo stato intermedio tra di loro sono tre livelli correlati ed interassociati della vera unità dell’universo reale. Per quanto divergenti possano apparire i fenomeni universali dei fatti e dei valori, essi sono, dopotutto, unificati nel Supremo.

133:5.10 (1477.5) La realtà dell’esistenza materiale riguarda l’energia non riconosciuta come pure la materia visibile. Quando le energie dell’universo sono frenate al punto da raggiungere il grado richiesto di movimento, allora, in condizioni favorevoli, queste stesse energie diventano massa. E non dimenticate, la mente, che è l’unica che può percepire la presenza di realtà apparenti, è essa stessa reale. La causa fondamentale di questo universo di energia-massa, di mente e di spirito è eterna — essa esiste e consiste nella natura e nelle reazioni del Padre Universale e dei suoi coordinati assoluti.

133:5.11 (1477.6) Essi rimasero tutti più che sbalorditi dalle parole di Gesù, e quando il filosofo greco si congedò da loro, disse: “Finalmente i miei occhi hanno visto un Ebreo che pensa a qualcos’altro oltre che alla superiorità razziale e parla di qualcos’altro oltre che di religione.” Ed essi si ritirarono per la notte.

133:5.12 (1477.7) Il soggiorno ad Atene fu piacevole e proficuo, ma non particolarmente fecondo per i contatti umani. Troppi Ateniesi di quel tempo erano intellettualmente orgogliosi della loro antica reputazione o mentalmente stupidi ed ignoranti, essendo essi la discendenza degli schiavi inferiori di quelle epoche anteriori in cui c’era gloria in Grecia e saggezza nelle menti dei suoi abitanti. Nondimeno si potevano ancora trovare molte menti acute tra i cittadini di Atene.

6. Ad Efeso — il discorso sull’anima

133:6.1 (1477.8) Lasciando Atene, i viaggiatori passarono per la Troade per andare ad Efeso, capitale della provincia romana dell’Asia. Essi andarono molte volte al famoso tempio di Artemide degli Efesini, a circa tre chilometri dalla città. Artemide era la più celebre dea di tutta l’Asia Minore ed una perpetuazione dell’ancora più lontana dea madre dell’antica Anatolia. Il rozzo idolo esposto nell’enorme tempio dedicato al suo culto si riteneva fosse caduto dal cielo. Non tutta la precedente educazione di Ganid sul rispetto delle immagini e dei simboli della divinità era stata sradicata, ed egli credette di fare bene acquistando un piccolo reliquiario d’argento in onore di questa dea della fertilità dell’Asia Minore. Quella sera essi parlarono molto a lungo sull’adorazione di oggetti fatti da mani d’uomo.

133:6.2 (1478.1) Il terzo giorno della loro sosta essi camminarono lungo il fiume per osservare il dragaggio dell’imbocco del porto. A mezzogiorno parlarono con un giovane Fenicio che soffriva di nostalgia ed era molto demoralizzato; ma soprattutto era invidioso di un giovane che era stato promosso sopra di lui. Gesù gli rivolse delle parole d’incoraggiamento e citò l’antico proverbio ebreo: “Le qualità di un uomo gli aprono una strada e lo portano davanti a grandi uomini.”

133:6.3 (1478.2) Tra tutte le grandi città che visitarono in questo giro del Mediterraneo, è qui che svolsero la minor opera a favore del successivo lavoro dei missionari cristiani. Il Cristianesimo prese il suo avvio ad Efeso in larga misura grazie agli sforzi di Paolo, che vi risiedette per più di due anni, fabbricando tende per guadagnarsi da vivere e tenendo ogni sera delle conferenze sulla religione e sulla filosofia nella principale sala di riunioni della scuola di Tiranno.

133:6.4 (1478.3) C’era un pensatore progressista associato a questa scuola locale di filosofia e Gesù ebbe con lui numerosi incontri proficui. Nel corso di questi colloqui Gesù aveva ripetutamente impiegato la parola “anima”. Questo Greco erudito alla fine gli chiese che cosa intendesse per “anima”, ed egli rispose:

133:6.5 (1478.4) “L’anima è la parte dell’uomo che riflette il suo io, che discerne la verità e che percepisce lo spirito; essa eleva per sempre l’essere umano al di sopra del livello del mondo animale. L’autocoscienza, in se stessa e per se stessa, non è l’anima. L’autocoscienza morale è la vera autorealizzazione umana e costituisce il fondamento dell’anima umana, e l’anima è quella parte dell’uomo che rappresenta il valore potenziale della sopravvivenza dell’esperienza umana. La scelta morale ed il compimento spirituale, la capacità di conoscere Dio e l’impulso ad essere simile a lui, sono le caratteristiche dell’anima. L’anima dell’uomo non può esistere senza pensiero morale e senza attività spirituale. Un’anima stagnante è un’anima morente. Ma l’anima dell’uomo è distinta dallo spirito divino che dimora dentro la sua mente. Lo spirito divino arriva simultaneamente alla prima attività morale della mente umana, e quella è l’occasione della nascita dell’anima.

133:6.6 (1478.5) “La salvezza o la perdita di un’anima dipendono dal fatto che la coscienza morale raggiunga o meno lo status di sopravvivenza per mezzo dell’alleanza eterna con lo spirito immortale associato di cui è dotata. La salvezza è la spiritualizzazione dell’autorealizzazione della coscienza morale, che acquisisce così un valore di sopravvivenza. Tutte le forme di conflitti psichici consistono nella mancanza di armonia tra l’autocoscienza morale o spirituale e l’autocoscienza puramente intellettuale.

133:6.7 (1478.6) “L’anima umana, quando è matura, nobilitata e spiritualizzata, si avvicina allo status celeste, nel senso che è vicina ad essere un’entità intermedia tra il materiale e lo spirituale, tra l’io materiale e lo spirito divino. L’anima in evoluzione di un essere umano è difficile da descrivere ed ancor più difficile da dimostrare, perché non la si può scoprire né con metodi d’investigazione materiale né con prove spirituali. La scienza materiale non può dimostrare l’esistenza di un’anima, né lo può una pura prova spirituale. Nonostante il fallimento sia della scienza materiale che dei criteri spirituali di scoprire l’esistenza dell’anima umana, ogni mortale moralmente cosciente conosce l’esistenza della sua anima come esperienza personale reale ed effettiva.”

7. Il soggiorno a Cipro — il discorso sulla mente

133:7.1 (1479.1) Poco dopo i viaggiatori fecero vela per Cipro, fermandosi a Rodi. Essi godettero del lungo viaggio per mare ed arrivarono alla loro destinazione sull’isola molto riposati nel corpo e ristorati nello spirito.

133:7.2 (1479.2) Essi avevano progettato di godere di un periodo di vero riposo e di ricreazione nel corso di questa visita a Cipro, poiché il loro giro del Mediterraneo stava per finire. Sbarcarono a Pafos e cominciarono subito ad accumulare provviste per un soggiorno di alcune settimane sulle montagne vicine. Il terzo giorno dopo il loro arrivo essi partirono per la montagna con i loro animali da soma ben carichi.

133:7.3 (1479.3) Per due settimane i tre si divertirono molto, e poi, senza alcun segnale premonitore, il giovane Ganid cadde d’improvviso gravemente ammalato. Egli soffrì per due settimane di una forte febbre, andando spesso in delirio; Gesù e Gonod furono molto occupati ad assistere il ragazzo ammalato. Gesù curò abilmente e teneramente il ragazzo ed il padre fu stupito dalla gentilezza e dalla capacità manifestate in tutte le sue cure al giovane ammalato. Essi erano lontani dalle abitazioni ed il ragazzo era troppo grave per essere trasportato; così si prepararono ad assisterlo meglio che poterono per farlo tornare in buona salute lì in montagna.

133:7.4 (1479.4) Durante le tre settimane di convalescenza di Ganid, Gesù gli raccontò molte cose interessanti sulla natura ed i suoi diversi aspetti. E come si divertirono girovagando sulle montagne, con Ganid che faceva domande, Gesù che rispondeva, ed il padre meravigliato da tutto questo.

133:7.5 (1479.5) Nel corso dell’ultima settimana del loro soggiorno in montagna Gesù e Ganid ebbero una lunga conversazione sulle funzioni della mente umana. Dopo parecchie ore di discussione il ragazzo pose questa domanda: “Ma, Maestro, che cosa intendi quando dici che l’uomo sperimenta una forma di autocoscienza più elevata di quella degli animali superiori?” E trasposto in linguaggio moderno, Gesù rispose:

133:7.6 (1479.6) Figlio mio, ti ho già parlato molto della mente dell’uomo e dello spirito divino che vive in essa, ma ora consentimi di porre in evidenza il fatto che l’autocoscienza è una realtà. Quando un animale prende coscienza di sé, diviene un uomo primitivo. Tale conseguimento risulta da una coordinazione di funzioni tra l’energia impersonale e la mente che concepisce lo spirito, ed è questo fenomeno che giustifica la concessione di un punto focale assoluto per la personalità umana, lo spirito del Padre che è nei cieli.

133:7.7 (1479.7) Le idee non sono semplicemente una registrazione di sensazioni; le idee sono delle sensazioni più le interpretazioni riflesse dell’io personale; e l’io è più che la somma delle proprie sensazioni. In un’individualità in evoluzione cominciano a manifestarsi i sintomi di un approccio all’unità, e questa unità è derivata dalla presenza interiore di una parte dell’unità assoluta che attiva spiritualmente una tale mente autocosciente di origine animale.

133:7.8 (1479.8) Nessun semplice animale può essere autocosciente nel tempo. Gli animali possiedono una coordinazione fisiologica di sensazioni, di riconoscimenti associati e della memoria corrispondente, ma nessuno di loro sperimenta un riconoscimento di sensazioni avente un significato o mostra un’associazione intenzionale di queste esperienze fisiche congiunte, quali sono manifestate nelle conclusioni delle interpretazioni umane intelligenti e riflessive. E questo fatto dell’esistenza autocosciente, associato alla realtà della sua esperienza spirituale susseguente, fa dell’uomo un figlio potenziale dell’universo e lascia prevedere il raggiungimento finale dell’Unità Suprema dell’universo.

133:7.9 (1480.1) L’io umano non è soltanto la somma dei suoi stati di coscienza successivi. Senza il funzionamento efficace di un selezionatore ed associatore della coscienza non esisterebbe un’unità sufficiente per giustificare la designazione di un’individualità. Una tale mente non unificata potrebbe difficilmente raggiungere livelli di coscienza di status umano. Se le associazioni della coscienza fossero semplicemente un accidente, le menti di tutti gli uomini presenterebbero allora delle associazioni incontrollate e caotiche di certe fasi di alienazione mentale.

133:7.10 (1480.2) Una mente umana basata esclusivamente sulla coscienza di sensazioni fisiche non potrebbe mai raggiungere livelli spirituali; questa sorta di mente materiale mancherebbe totalmente del senso dei valori morali e sarebbe priva del senso direttivo della guida spirituale, che è così essenziale per raggiungere l’unità armoniosa della personalità nel tempo e che è inseparabile dalla sopravvivenza della personalità nell’eternità.

133:7.11 (1480.3) La mente umana comincia subito a manifestare qualità che sono sovrammateriali; l’intelletto umano veramente riflessivo non è interamente vincolato dai limiti del tempo. Il fatto che gli individui differiscano talmente negli atti della loro vita, non indica soltanto i diversi doni ereditari e le differenti influenze dell’ambiente, ma anche il grado di unificazione con lo spirito interiore del Padre che è stato raggiunto dall’io, la misura dell’identificazione dell’uno con l’altro.

133:7.12 (1480.4) La mente umana non sopporta bene il conflitto di una duplice alleanza. È un impegno severo per l’anima subire l’esperienza di uno sforzo per servire sia il bene che il male. La mente supremamente felice ed efficacemente unificata è quella interamente consacrata a fare la volontà del Padre che è nei cieli. I conflitti non risolti distruggono l’unità e possono sfociare nel disordine mentale. Ma il carattere di sopravvivenza di un’anima non è favorito dalla tendenza ad assicurarsi la pace mentale ad ogni costo, dall’abbandono di nobili aspirazioni e dalla compromissione d’ideali spirituali; questa pace si raggiunge piuttosto affermando risolutamente il trionfo di ciò che vero, e questa vittoria si ottiene trionfando sul male con la potente forza del bene.

133:7.13 (1480.5) Il giorno seguente essi partirono per Salamina, da dove s’imbarcarono per Antiochia sulla costa siriana.

8. Ad Antiochia

133:8.1 (1480.6) Antiochia era la capitale della provincia romana della Siria, e qui il governo imperiale aveva la sua residenza. Antiochia aveva mezzo milione di abitanti; era la terza città dell’impero per dimensione e la prima per depravazione e flagrante immoralità. Gonod aveva degli affari considerevoli da trattare, così Gesù e Ganid rimasero molto da soli. Essi visitarono tutto in questa città poliglotta, eccetto il boschetto di Dafne. Gonod e Ganid visitarono questo noto tempio di vergogna, ma Gesù rifiutò di accompagnarli. Queste scene non erano così scabrose per gli Indiani, ma erano ripugnanti per un Ebreo idealista.

133:8.2 (1480.7) Gesù diveniva più calmo e riflessivo a mano a mano che si avvicinava alla Palestina e alla fine del loro viaggio. Egli s’incontrò con poca gente ad Antiochia; andò raramente per la città. Dopo molte domande sul perché il suo precettore manifestava così poco interesse per Antiochia, Ganid alla fine indusse Gesù a dire: “Questa città non è lontana dalla Palestina; forse vi ritornerò un giorno.”

133:8.3 (1481.1) Ganid fece un’esperienza molto interessante ad Antiochia. Questo giovane si era dimostrato un allievo capace ad aveva già cominciato a fare pratico uso di alcuni insegnamenti di Gesù. C’era un Indiano impegnato negli affari di suo padre ad Antiochia che era divenuto antipatico e scontroso al punto che era stato previsto il suo licenziamento. Quando Ganid lo seppe, si recò nella sede degli affari di suo padre ed ebbe una lunga conversazione con il suo compatriota. Quest’uomo aveva la sensazione di essere stato assegnato ad un incarico che non gli confaceva. Ganid gli parlò del Padre che è nei cieli ed ampliò sotto molti aspetti le sue vedute sulla religione. Ma di tutto quello che Ganid disse, fu la citazione di un proverbio ebreo che fece maggiormente del bene, e quelle parole di saggezza erano: “Qualunque cosa la tua mano trovi da fare, falla con tutta la tua forza.”

133:8.4 (1481.2) Dopo aver preparato i loro bagagli per la carovana di cammelli, essi proseguirono in giù verso Sidone e poi da là in su verso Damasco, e dopo tre giorni erano pronti per la lunga tappa attraverso le sabbie del deserto.

9. In Mesopotamia

133:9.1 (1481.3) Il viaggio con la carovana attraverso il deserto non era un’esperienza nuova per questi grandi viaggiatori. Dopo che Ganid ebbe visto il suo precettore che aiutava a caricare i loro venti cammelli ed osservato che si offriva volontario per guidare il loro stesso animale, esclamò: “Maestro, c’è qualcosa che tu non sappia fare?” Gesù si limitò a sorridere dicendo: “Il maestro non è certamente senza onore agli occhi del suo diligente allievo.” E così partirono per l’antica città di Ur.

133:9.2 (1481.4) Gesù era molto interessato alla storia antica di Ur, luogo di nascita di Abramo, ed era anche affascinato dalle rovine e dalle tradizioni di Susa, al punto che Gonod e Ganid prolungarono di tre settimane la loro sosta in questi luoghi al fine di consentire più tempo a Gesù per condurre le sue ricerche e per avere anche migliori opportunità di persuaderlo a tornare in India con loro.

133:9.3 (1481.5) Fu ad Ur che Ganid ebbe un lungo colloquio con Gesù sulla differenza tra la conoscenza, la saggezza e la verità. E fu grandemente affascinato da quanto disse il saggio Ebreo: “La saggezza è la cosa principale; dunque acquisisci saggezza. Con tutta la tua ricerca della conoscenza, acquisisci comprensione. Esalta la saggezza ed essa ti farà avanzare. Essa ti condurrà agli onori se tu soltanto la praticherai.”

133:9.4 (1481.6) Giunse alla fine il giorno della separazione. Essi furono tutti coraggiosi, specialmente il ragazzo, ma fu una prova dura. Essi avevano le lacrime agli occhi, ma coraggio nel cuore. Congedandosi dal suo precettore, Ganid disse: “Addio, Maestro, ma non per sempre. Quando ritornerò a Damasco ti cercherò. Ti voglio bene, perché credo che il Padre che è nei cieli debba essere un po’ simile a te; so almeno che tu assomigli molto a ciò che mi hai detto di lui. Mi ricorderò il tuo insegnamento, ma soprattutto non dimenticherò mai te.” Il padre disse: “Addio ad un grande maestro, ad uno che ci ha resi migliori e ci ha aiutati a conoscere Dio.” E Gesù rispose: “La pace sia su di voi, e possa la benedizione del Padre che è nei cieli abitare sempre con voi.” E Gesù restò sulla riva a guardare la piccola barca che li conduceva al loro battello all’ancora. Il Maestro lasciò così i suoi amici indiani a Charax per non rivederli mai più in questo mondo. Nemmeno loro, in questo mondo, seppero mai che l’uomo apparso più tardi come Gesù di Nazaret era lo stesso amico che stavano per lasciare — Joshua, il loro maestro.

133:9.5 (1481.7) In India, Ganid crebbe e divenne un uomo influente, un degno successore del suo eminente padre, e diffuse molte delle nobili verità che aveva appreso da Gesù, il suo adorato maestro. Più tardi nella vita, quando Ganid intese parlare dello strano maestro della Palestina che terminò la sua carriera su una croce, benché riconoscesse la similarità tra il vangelo di questo Figlio dell’Uomo e gli insegnamenti del suo precettore ebreo, non pensò mai che questi due fossero effettivamente la stessa persona.

133:9.6 (1482.1) Così ebbe fine quel capitolo della vita del Figlio dell’Uomo che si potrebbe intitolare: La missione di Joshua il maestro.

Fascicolo 134 - Gli anni di transizione

Il Libro di Urantia

Fascicolo 134

Gli anni di transizione

134:0.1 (1483.1) DURANTE il suo viaggio attorno al Mediterraneo, Gesù aveva studiato attentamente la gente incontrata ed i paesi attraversati, ed in quest’epoca giunse alla sua decisione finale concernente il resto della sua vita sulla terra. Egli aveva pienamente considerato ed oramai definitivamente approvato il piano che prevedeva la sua nascita da genitori ebrei in Palestina, e tornò dunque deliberatamente in Galilea per aspettare l’inizio della sua opera come insegnante pubblico della verità. Egli si mise a fare dei piani per una carriera pubblica nella terra del popolo di suo padre Giuseppe, e fece questo di sua libera volontà.

134:0.2 (1483.2) Gesù aveva costatato per esperienza personale ed umana che in tutto il mondo romano la Palestina era il luogo migliore per sviluppare gli ultimi capitoli, e per svolgere le scene finali, della sua vita terrena. Per la prima volta egli fu pienamente soddisfatto del programma di manifestare apertamente la sua vera natura e di rivelare la sua divina identità tra gli Ebrei ed i Gentili della sua Palestina natale. Egli decise definitivamente di terminare la sua vita sulla terra e di completare la sua carriera d’esistenza mortale nello stesso paese in cui aveva iniziato l’esperienza umana come un bambino inerme. La sua carriera su Urantia era cominciata tra gli Ebrei in Palestina ed egli scelse di terminare la sua vita in Palestina e tra gli Ebrei.

1. Il trentesimo anno (24 d.C.)

134:1.1 (1483.3) Dopo essersi congedato da Gonod e Ganid a Charax (nel dicembre dell’anno 23 d.C.), Gesù ritornò per la via di Ur in Babilonia, dove si unì ad una carovana del deserto che stava andando a Damasco. Da Damasco egli andò a Nazaret, fermandosi solo alcune ore a Cafarnao, dove sostò per far visita alla famiglia di Zebedeo. Qui incontrò suo fratello Giacomo, che era venuto qualche tempo prima a lavorare al suo posto nel cantiere navale di Zebedeo. Dopo aver parlato con Giacomo e Giuda (che pure si trovava casualmente a Cafarnao) e dopo aver trasferito a suo fratello Giacomo la piccola casa che Giovanni Zebedeo era riuscito ad acquistare, Gesù andò a Nazaret.

134:1.2 (1483.4) Alla fine del suo viaggio nel Mediterraneo, Gesù aveva ricevuto denaro sufficiente per far fronte al suo mantenimento quasi fino all’inizio del suo ministero pubblico. Ma all’infuori di Zebedeo a Cafarnao e delle persone che incontrò nel corso di questo giro straordinario, nessuno seppe mai che egli aveva fatto questo viaggio. La sua famiglia credette sempre che egli avesse trascorso questo tempo a studiare ad Alessandria. Gesù non confermò mai queste credenze né smentì mai apertamente questo equivoco.

134:1.3 (1483.5) Durante il suo soggiorno di alcune settimane a Nazaret, Gesù fece visita alla sua famiglia ed ai suoi amici, passò qualche tempo al laboratorio di riparazioni con suo fratello Giuseppe, ma dedicò la maggior parte della sua attenzione a Maria e a Rut. Rut aveva allora quasi quindici anni e questa era la prima opportunità per Gesù di parlare a lungo con lei da quando era divenuta giovane donna.

134:1.4 (1484.1) Da qualche tempo Simone e Giuda desideravano sposarsi, ma sarebbe loro dispiaciuto farlo senza il consenso di Gesù; di conseguenza avevano ritardato questo avvenimento sperando nel ritorno del loro fratello maggiore. Sebbene tutti loro considerassero Giacomo come il capo della famiglia per la maggior parte delle questioni, quando decisero di sposarsi volevano la benedizione di Gesù. Così Simone e Giuda si sposarono con un duplice matrimonio all’inizio di marzo di quest’anno, 24 d.C. Tutti i figli adulti erano ora sposati; solo Rut, la più giovane, rimaneva in casa con Maria.

134:1.5 (1484.2) Gesù s’incontrò con i singoli membri della sua famiglia in modo del tutto normale e naturale, ma quando furono tutti riuniti egli ebbe così poco da dire che lo rimarcarono tra di loro. In special modo Maria era sconcertata da questa insolita particolare condotta del suo figlio primogenito.

134:1.6 (1484.3) Nel momento in cui Gesù si stava preparando a lasciare Nazaret, il conducente di una grossa carovana che era di passaggio per la città si ammalò gravemente, e Gesù, essendo un poliglotta, si offrì di rimpiazzarlo. Poiché questo viaggio comportava la sua assenza per un anno e giacché tutti i suoi fratelli erano sposati e sua madre viveva sola in casa con Rut, Gesù fece una riunione di famiglia nella quale propose che sua madre e Rut andassero a vivere a Cafarnao nella casa che aveva recentemente ceduto a Giacomo. Di conseguenza, pochi giorni dopo che Gesù fu partito con la carovana, Maria e Rut andarono ad abitare a Cafarnao, dove vissero per il resto della vita di Maria nella casa fornita da Gesù. Giuseppe e la sua famiglia andarono ad abitare nella vecchia casa di Nazaret.

134:1.7 (1484.4) Questo fu uno degli anni più straordinari nell’esperienza interiore del Figlio dell’Uomo; egli fece grandi progressi nella realizzazione di un’armonia funzionale tra la sua mente umana ed il suo Aggiustatore interiore. L’Aggiustatore era stato attivamente impegnato a riorganizzare i pensieri di Gesù ed a preparare la sua mente in vista dei grandi avvenimenti che si sarebbero prodotti nell’allora non lontano futuro. La personalità di Gesù si stava preparando ad un grande cambiamento di atteggiamento nei riguardi del mondo. Questo fu il periodo intermedio, lo stadio di transizione di quell’essere che cominciò la vita come Dio apparendo come uomo, e che si stava preparando ora a completare la sua carriera terrena come uomo che appariva come Dio.

2. Il viaggio della carovana verso il Caspio

134:2.1 (1484.5) Era il primo aprile dell’anno 24 d.C. quando Gesù lasciò Nazaret per il viaggio con la carovana verso la regione del Mar Caspio. La carovana alla quale Gesù si era unito come conduttore stava andando da Gerusalemme, per la via di Damasco ed il Lago di Urmia, attraverso l’Assiria, la Media e la Partia, fino alla regione sudorientale del Mar Caspio. Passò un anno intero prima che egli tornasse da questo viaggio.

134:2.2 (1484.6) Per Gesù questo viaggio con la carovana fu un’altra avventura di esplorazione e di ministero personale. Egli ebbe un’esperienza interessante con i membri della sua carovana — passeggeri, custodi e conducenti di cammelli. Decine di uomini, di donne e di bambini, residenti lungo la via seguita dalla carovana, vissero una vita più ricca a seguito del loro contatto con Gesù, per loro lo straordinario conduttore di una normale carovana. Non tutti quelli che beneficiarono in queste occasioni del suo ministero personale ne trassero profitto, ma la grande maggioranza di coloro che lo incontrarono e che parlarono con lui furono resi migliori per il resto della loro vita terrena.

134:2.3 (1484.7) Tra tutti i suoi viaggi nel mondo, questo del Mar Caspio fu quello che condusse Gesù più vicino all’Oriente e gli permise di acquisire una comprensione migliore dei popoli dell’Estremo Oriente. Egli stabilì contatti diretti e personali con ciascuna delle razze sopravviventi di Urantia, salvo quella rossa. Trasse uguale piacere dal suo ministero personale verso ciascuna di queste differenti razze e di questi popoli misti, e tutti furono ricettivi alla verità vivente che portava loro. Sia gli Europei dell’Estremo Occidente che gli Asiatici dell’Estremo Oriente prestarono attenzione alle sue parole di speranza e di vita eterna, e furono influenzati in uguale misura dalla vita di servizio amorevole e di ministero spirituale che egli visse tra di loro con tanta grazia.

134:2.4 (1485.1) Il viaggio della carovana riuscì sotto tutti i punti di vista. Questo fu uno degli episodi più interessanti nella vita umana di Gesù, perché egli operò durante quest’anno con funzioni esecutive, essendo responsabile dei beni materiali affidatigli e della salvaguardia dei viaggiatori che facevano parte della carovana. Ed egli adempì i suoi molteplici doveri con fedeltà, efficienza e saggezza estreme.

134:2.5 (1485.2) Al ritorno dalla regione del Caspio, Gesù lasciò la direzione della carovana al Lago di Urmia, dove si fermò per poco più di due settimane. Egli ritornò come passeggero con un’altra carovana a Damasco, dove i proprietari dei cammelli gli chiesero di restare al loro servizio. Declinando questa offerta, egli proseguì il suo viaggio con il convoglio della carovana fino a Cafarnao, dove arrivò il primo aprile dell’anno 25 d.C. Egli non considerava più Nazaret come sua residenza. Cafarnao era divenuta la residenza di Gesù, di Giacomo, di Maria e di Rut. Ma Gesù non visse mai più con la sua famiglia; quando si trovava a Cafarnao abitava presso gli Zebedei.

3. Le conferenze di Urmia

134:3.1 (1485.3) Sul cammino verso il Mar Caspio, Gesù si era fermato per alcuni giorni di riposo e di ricupero nell’antica città persiana di Urmia, sulla riva occidentale del Lago di Urmia. Sulla maggiore di un gruppo di isole situato a poca distanza dalla riva, in prossimità di Urmia, si trovava una grande costruzione — un anfiteatro per conferenze — dedicato allo “spirito della religione”. Questa struttura era veramente un tempio della filosofia delle religioni.

134:3.2 (1485.4) Questo tempio della religione era stato costruito da un ricco mercante cittadino di Urmia e dai suoi tre figli. Quest’uomo era Cymboyton e contava fra i suoi antenati persone di provenienza molto diversa.

134:3.3 (1485.5) Le conferenze e le discussioni in questa scuola di religione iniziavano alle 10, ogni mattino della settimana. Le sessioni del pomeriggio iniziavano alle 15 ed i dibattiti della sera si aprivano alle 20. Cymboyton o uno dei suoi tre figli presiedevano sempre queste sessioni d’insegnamento, di discussione e di dibattito. Il fondatore di questa scuola straordinaria di religione visse e morì senza avere mai rivelato le sue credenze religiose personali.

134:3.4 (1485.6) In più occasioni Gesù partecipò a queste discussioni, e prima che partisse da Urmia, Cymboyton convenne con Gesù che si sarebbe fermato con loro per due settimane nel suo viaggio di ritorno e avrebbe tenuto ventiquattro conferenze su “La fratellanza degli uomini”, e avrebbe condotto dodici sessioni serali di domande, discussioni e dibattiti sulle sue conferenze in particolare e sulla fratellanza degli uomini in generale.

134:3.5 (1485.7) In conformità a questo accordo, Gesù si fermò nel suo viaggio di ritorno e tenne queste conferenze. Questo fu il più sistematico e formale di tutti gli insegnamenti del Maestro su Urantia. Mai prima o dopo egli disse così tanto su un argomento di quanto contenuto in queste conferenze e discussioni sulla fratellanza degli uomini. In realtà queste conferenze erano sul “Regno di Dio” ed i “Regni degli uomini”.

134:3.6 (1486.1) Nella facoltà di questo tempio di filosofia religiosa erano rappresentati più di trenta religioni e culti religiosi. Questi insegnanti erano scelti, mantenuti e pienamente accreditati dai loro rispettivi gruppi religiosi. In quel momento c’erano circa settantacinque insegnanti nella facoltà, e vivevano in casette che ospitavano ciascuna una dozzina di persone. Ad ogni nuova luna questi gruppi erano cambiati per sorteggio. L’intolleranza, lo spirito polemico od ogni altra tendenza ad interferire nel buon andamento della comunità provocavano il pronto e sbrigativo allontanamento dell’insegnante colpevole. Egli sarebbe stato mandato via senza tante cerimonie ed il suo sostituto in attesa sarebbe stato immediatamente messo al suo posto.

134:3.7 (1486.2) Questi insegnanti delle varie religioni facevano un grande sforzo per dimostrare quanto fossero simili le loro religioni in ciò che concerneva gli elementi fondamentali di questa vita e di quella futura. C’era tuttavia una regola che si doveva accettare per ottenere un posto in questa facoltà — ogni insegnante doveva rappresentare una religione che riconosceva Dio — un qualche tipo di Deità suprema. C’erano cinque insegnanti indipendenti nella facoltà che non rappresentavano alcuna religione organizzata, e fu come insegnante indipendente che Gesù apparve innanzi a loro.

134:3.8 (1486.3) [Allorché noi, gli intermedi, preparammo per la prima volta il sommario degli insegnamenti di Gesù ad Urmia, sorse una disputa tra il serafino delle chiese ed il serafino del progresso sull’opportunità d’includere questi insegnamenti nella Rivelazione di Urantia. Le condizioni nel ventesimo secolo che prevalgono, sia nelle religioni che nei governi umani, sono così differenti da quelle prevalenti al tempo di Gesù che era veramente difficile adattare gli insegnamenti del Maestro ad Urmia ai problemi del regno di Dio e dei regni degli uomini quali queste funzioni del mondo esistono nel ventesimo secolo. Noi non fummo mai capaci di formulare un’esposizione degli insegnamenti del Maestro che fosse accettabile da entrambi i gruppi di questi serafini del governo planetario. Alla fine il Melchizedek presidente della commissione di rivelazione nominò una commissione di tre intermedi del nostro ordine per presentare il nostro punto di vista sugli insegnamenti del Maestro ad Urmia adattati alle condizioni religiose e politiche del ventesimo secolo su Urantia. Di conseguenza, noi tre intermedi secondari effettuammo questo adattamento degli insegnamenti di Gesù, riesponendo le sue dichiarazioni nel modo in cui le applicheremmo alle condizioni attuali del mondo; e presentiamo ora queste esposizioni quali sono dopo essere state rivedute dal Melchizedek presidente della commissione di rivelazione.]

4. La sovranità — divina ed umana

134:4.1 (1486.4) La fratellanza degli uomini è fondata sulla paternità di Dio. La famiglia di Dio deriva dall’amore di Dio — Dio è amore. Dio il Padre ama divinamente i suoi figli, li ama tutti.

134:4.2 (1486.5) Il regno dei cieli, il governo divino, è fondato sul fatto della sovranità divina — Dio è spirito. Poiché Dio è spirito, questo regno è spirituale. Il regno dei cieli non è né materiale né puramente intellettuale; è una relazione spirituale tra Dio e l’uomo.

134:4.3 (1486.6) Se religioni differenti riconoscono la sovranità spirituale di Dio il Padre, allora tutte queste religioni staranno in pace. Solo quando una religione pretende di essere in qualche modo superiore a tutte le altre e di possedere un’autorità esclusiva sulle altre religioni, tale religione avrà l’ardire di essere intollerante verso le altre religioni od oserà perseguitare i credenti delle altre religioni.

134:4.4 (1487.1) La pace religiosa — la fratellanza — non potrà mai esistere senza che tutte le religioni siano disposte a spogliarsi completamente di ogni autorità ecclesiastica e ad abbandonare totalmente ogni concetto di sovranità spirituale. Dio solo è spirito sovrano.

134:4.5 (1487.2) Non ci può essere uguaglianza tra le religioni (libertà religiosa) senza guerre di religione fino a che tutte le religioni non consentono di trasferire la sovranità religiosa ad un livello superumano, a Dio stesso.

134:4.6 (1487.3) Il regno dei cieli nel cuore degli uomini creerà l’unità religiosa (non necessariamente l’uniformità) perché ciascun gruppo religioso composto da tali credenti religiosi sarà privo di ogni nozione di autorità ecclesiastica — di sovranità religiosa.

134:4.7 (1487.4) Dio è spirito, e Dio dona un frammento del suo essere spirituale perché dimori nel cuore dell’uomo. Spiritualmente tutti gli uomini sono uguali. Il regno dei cieli è privo di caste, di classi, di livelli sociali e di gruppi economici. Voi siete tutti fratelli.

134:4.8 (1487.5) Ma quando si perde di vista la sovranità spirituale di Dio il Padre, qualche religione comincerà ad affermare la sua superiorità sulle altre religioni; ed allora, invece di pace sulla terra e buona volontà tra gli uomini, cominceranno i dissensi, le recriminazioni e persino le guerre di religione, o almeno le guerre tra persone religiose.

134:4.9 (1487.6) Gli esseri dotati di libero arbitrio che si considerano uguali, a meno di non riconoscersi mutualmente sottomessi ad una qualche supersovranità, ad una qualche autorità superiore a loro, presto o tardi saranno tentati di mettere alla prova la loro abilità di acquisire potere ed autorità sulle altre persone e sugli altri gruppi. Il concetto di uguaglianza porta la pace solo se è riconosciuta reciprocamente l’influenza del supercontrollo di una supersovranità.

134:4.10 (1487.7) Gli uomini religiosi di Urmia vivevano insieme in relativa pace e tranquillità perché avevano totalmente rinunciato a tutte le loro nozioni di sovranità religiosa. Spiritualmente essi credevano tutti in un Dio sovrano; socialmente, la totale ed incontestabile autorità risiedeva nel capo che li presiedeva — Cymboyton. Essi sapevano bene che cosa sarebbe accaduto ad un insegnante che avesse preteso di spadroneggiare sui suoi colleghi. Non ci può essere pace religiosa durevole su Urantia fino a che tutti i gruppi religiosi non rinunciano spontaneamente ai loro concetti di favore divino, di popolo eletto e di sovranità religiosa. Solo quando Dio il Padre diviene supremo gli uomini diverranno fratelli nella religione e vivranno insieme in pace religiosa sulla terra.

5. La sovranità politica

134:5.1 (1487.8) [Anche se l’insegnamento del Maestro concernente la sovranità di Dio è una verità — complicata soltanto dall’apparizione successiva della religione su di lui tra le religioni del mondo — le sue esposizioni concernenti la sovranità politica sono immensamente complicate dall’evoluzione politica della vita delle nazioni durante gli ultimi millenovecento anni e più. All’epoca di Gesù c’erano soltanto due grandi potenze mondiali — l’Impero Romano in Occidente e l’Impero di Han in Oriente — e questi erano largamente separati dal regno dei Parti e da altri paesi intermedi delle regioni del Caspio e del Turkestan. Nella presentazione che segue ci siamo perciò scostati molto di più dalla sostanza degli insegnamenti del Maestro ad Urmia concernenti la sovranità politica, tentando nello stesso tempo di descrivere l’importanza di questi insegnamenti quali sono applicabili allo stadio particolarmente critico dell’evoluzione della sovranità politica nel ventesimo secolo dopo Cristo.]

134:5.2 (1487.9) La guerra su Urantia non avrà mai fine fintantoché le nazioni resteranno attaccate alle nozioni illusorie di una sovranità nazionale illimitata. Vi sono soltanto due livelli di sovranità relativa su un mondo abitato: il libero arbitrio spirituale del singolo mortale e la sovranità collettiva dell’umanità come insieme. Tra il livello del singolo essere umano ed il livello dell’umanità come insieme, tutti i gruppi e tutte le associazioni sono relativi, transitori ed hanno valore solo nella misura in cui accrescono la felicità, il benessere ed il progresso degli individui e del grande insieme planetario — dell’uomo e dell’umanità.

134:5.3 (1488.1) Gli insegnanti religiosi devono ricordarsi sempre che la sovranità spirituale di Dio prevale su tutte le fedeltà spirituali interposte ed intermedie. I governanti civili impareranno un giorno che gli Altissimi governano nei regni degli uomini.

134:5.4 (1488.2) Questo governo degli Altissimi nei regni degli uomini non è a speciale beneficio di un gruppo particolarmente favorito di mortali. Non esiste nessun “popolo eletto”. Il governo degli Altissimi, supercontrollori dell’evoluzione politica, è un governo destinato a promuovere il bene più grande per il maggior numero di tutti gli uomini e per la durata più lunga di tempo.

134:5.5 (1488.3) La sovranità è potere e cresce per mezzo dell’organizzazione. Questa crescita dell’organizzazione del potere politico è buona ed auspicabile, perché tende ad includere settori sempre più vasti dell’intera umanità. Ma questa stessa crescita delle organizzazioni politiche crea un problema ad ogni stadio intermedio tra l’organizzazione iniziale e naturale del potere politico — la famiglia — ed il coronamento finale della crescita politica — il governo di tutta l’umanità, per mezzo di tutta l’umanità e per tutta l’umanità.

134:5.6 (1488.4) Partendo dal potere dei genitori nel gruppo familiare, la sovranità politica si evolve per organizzazione a mano a mano che le famiglie si estendono in clan consanguinei, che si uniscono per diverse ragioni in unità tribali — in raggruppamenti politici superconsanguinei. In seguito, grazie agli scambi, al commercio e alla conquista, le tribù si unificano in una nazione e le nazioni stesse si unificano talvolta in un impero.

134:5.7 (1488.5) A mano a mano che la sovranità passa da piccoli gruppi a gruppi più grandi, le guerre si fanno più rare. Cioè le guerre minori tra piccole nazioni diminuiscono, ma il potenziale per le grandi guerre si accresce via via che le nazioni che esercitano la sovranità divengono sempre più grandi. Ben presto, quando il mondo intero sarà stato esplorato ed occupato, quando le nazioni saranno poche, forti e potenti, quando queste grandi e presunte nazioni sovrane confineranno tra di loro, quando soltanto gli oceani le separeranno, allora sarà pronto il quadro per guerre più grandi, per conflitti mondiali. Le cosiddette nazioni sovrane non possono stare a contatto senza generare conflitti e provocare guerre.

134:5.8 (1488.6) La difficoltà nell’evoluzione della sovranità politica, dalla famiglia fino all’umanità intera, risiede nell’inerzia-resistenza incontrata su tutti i livelli intermedi. All’occasione le famiglie hanno sfidato il clan, e dal canto loro i clan e le tribù hanno spesso rifiutato di sottomettersi alla sovranità dello Stato territoriale. Ogni nuova e progredita evoluzione della sovranità politica è (ed è sempre stata) intralciata ed impedita dagli “stadi d’incastellatura” degli sviluppi anteriori dell’organizzazione politica. E questo è vero perché le fedeltà umane, una volta mobilitate, sono difficili da modificare. La stessa fedeltà che rende possibile l’evoluzione della tribù, rende difficile l’evoluzione della supertribù — lo Stato territoriale. E la stessa fedeltà (il patriottismo) che rende possibile l’evoluzione dello Stato territoriale, complica immensamente lo sviluppo evoluzionario del governo di tutta l’umanità.

134:5.9 (1488.7) La sovranità politica è creata grazie all’abbandono dell’autodeterminismo, prima da parte dell’individuo all’interno della famiglia e poi da parte delle famiglie e dei clan nei confronti della tribù e dei gruppi più grandi. Questo trasferimento progressivo dell’autodeterminazione dalle organizzazioni politiche più piccole a quelle sempre più grandi è generalmente proseguito senza tregua in Oriente dall’instaurazione delle dinastie Ming e Mogul. In Occidente esso è prevalso per più di mille anni sino alla fine della Guerra Mondiale, quando un malaugurato movimento retrogrado invertì temporaneamente questa normale tendenza ristabilendo la sovranità politica abbattuta di numerosi piccoli gruppi in Europa.

134:5.10 (1489.1) Urantia non godrà di una pace durevole fino a che le cosiddette nazioni sovrane non rimetteranno intelligentemente e pienamente i loro poteri sovrani nelle mani della fraternità degli uomini — il governo dell’umanità. L’internazionalismo — le Leghe delle Nazioni — non può mai portare una pace permanente all’umanità. Le confederazioni mondiali di nazioni impediranno efficacemente le guerre minori e controlleranno in modo accettabile le nazioni più piccole, ma non riusciranno ad impedire le guerre mondiali né a controllare i tre, quattro o cinque governi più potenti. Di fronte a conflitti reali, una di queste potenze mondiali si ritirerà dalla Lega e dichiarerà guerra. Non si può impedire alle nazioni di fare guerra finché restano contaminate dal virus illusorio della sovranità nazionale. L’internazionalismo è un passo nella direzione giusta. Una forza di polizia internazionale impedirà molte guerre minori, ma non sarà efficace per impedire le guerre maggiori, i conflitti tra i grandi governi militari della terra.

134:5.11 (1489.2) A mano a mano che il numero delle nazioni veramente sovrane (delle grandi potenze) decresce, l’opportunità ed il bisogno di un governo dell’umanità aumentano. Quando vi sono soltanto poche potenze realmente sovrane (grandi), esse devono impegnarsi in una lotta mortale per la supremazia nazionale (imperiale), oppure, abbandonando volontariamente certe prerogative di sovranità, devono creare il nucleo essenziale di un potere supernazionale che servirà come inizio della reale sovranità di tutta l’umanità.

134:5.12 (1489.3) Non vi sarà pace su Urantia fino a che ogni nazione cosiddetta sovrana non abbandonerà il suo potere di fare la guerra nelle mani di un governo rappresentativo di tutta l’umanità. La sovranità politica è innata nei popoli del mondo. Quando tutti i popoli di Urantia creeranno un governo mondiale, avranno il diritto e il potere di rendere questo governo SOVRANO. E quando una tale potenza mondiale rappresentativa o democratica controllerà le forze terrestri, aeree e navali del mondo, la pace sulla terra e la buona volontà tra gli uomini potranno prevalere — ma non prima di allora.

134:5.13 (1489.4) Citiamo un esempio significativo del diciannovesimo e del ventesimo secolo: i quarantotto Stati dell’Unione Federale Americana hanno goduto a lungo della pace. Non hanno più guerre tra di loro. Essi hanno ceduto la loro sovranità al governo federale, e attraverso l’arbitrato della guerra hanno rinunciato ad ogni rivendicazione dell’inganno dell’autodeterminazione. Sebbene ogni Stato regoli i propri affari interni, non si occupa di affari esteri, di tariffe, d’immigrazione, di questioni militari, del commercio tra Stati. Né i singoli Stati si occupano di questioni di cittadinanza. I quarantotto Stati soffrono per le rovine della guerra solo quando la sovranità del governo federale è in qualche modo messa in pericolo.

134:5.14 (1489.5) Questi quarantotto Stati, avendo abbandonato le sofisticherie gemelle della sovranità e dell’autodeterminazione, godono di pace e di tranquillità tra di loro. Allo stesso modo le nazioni di Urantia cominceranno a godere della pace quando abbandoneranno spontaneamente le loro rispettive sovranità nelle mani di un governo globale — la sovranità della fratellanza degli uomini. In queste condizioni mondiali le piccole nazioni saranno potenti quanto le grandi, allo stesso modo che il piccolo Stato del Rhode Island ha i suoi due senatori nel Congresso Americano esattamente come il popoloso Stato di New York o il vasto Stato del Texas.

134:5.15 (1490.1) La sovranità limitata (di Stato) di questi quarantotto Stati fu creata dagli uomini e per gli uomini. La sovranità superstatale (nazionale) dell’Unione Federale Americana fu creata dai primi tredici di questi Stati a loro stesso beneficio ed a beneficio degli uomini. Un giorno la sovranità supernazionale del governo planetario dell’umanità sarà creata in modo simile dalle nazioni a loro proprio beneficio ed a beneficio di tutti gli uomini.

134:5.16 (1490.2) I cittadini non nascono per il beneficio dei governi; i governi sono organizzazioni create e stabilite a beneficio degli uomini. L’evoluzione della sovranità politica avrà fine solo con l’apparizione del governo della sovranità di tutti gli uomini. Tutte le altre sovranità hanno valori relativi, significato intermedio e status subordinato.

134:5.17 (1490.3) Con il progresso scientifico le guerre diverranno sempre più devastanti, fino a divenire quasi un suicidio razziale. Quante guerre mondiali bisognerà combattere e quante leghe di nazioni dovranno fallire prima che gli uomini siano disposti ad istituire il governo dell’umanità e a cominciare a godere delle benedizioni di una pace permanente ed a prosperare nella tranquillità della buona volontà — la buona volontà mondiale — tra gli uomini?

6. La legge, la libertà e la sovranità

134:6.1 (1490.4) Se un uomo aspira alla libertà — alla vera libertà — deve ricordarsi che tutti gli altri uomini anelano alla stessa libertà. Dei gruppi di tali mortali che amano la vera libertà non possono vivere insieme in pace senza sottomettersi a leggi, regole e regolamenti che garantiscano ad ogni persona lo stesso grado di libertà, salvaguardando allo stesso tempo un uguale grado di libertà per tutti i loro simili mortali. Se un uomo vuole essere assolutamente libero, allora un altro deve diventare uno schiavo assoluto. E la natura relativa della libertà è vera nel campo sociale, economico e politico. La libertà è il dono della civiltà reso possibile dall’applicazione della LEGGE.

134:6.2 (1490.5) La religione rende spiritualmente possibile realizzare la fratellanza degli uomini, ma è necessario un governo dell’umanità per regolare i problemi sociali, economici e politici associati a questa meta di felicità e di efficienza umane.

134:6.3 (1490.6) Ci saranno guerre e rumori di guerra — una nazione insorgerà contro un’altra nazione — fintantoché la sovranità politica del mondo sarà divisa ed ingiustamente detenuta da un gruppo di Stati nazionali. L’Inghilterra, la Scozia ed il Galles furono sempre in lotta l’uno contro l’altro fino a quando non abbandonarono le loro rispettive sovranità, affidandole al Regno Unito.

134:6.4 (1490.7) Un’altra guerra mondiale insegnerà alle cosiddette nazioni sovrane a formare una sorta di federazione, creando così il meccanismo per prevenire le piccole guerre, le guerre tra le nazioni minori. Ma le guerre mondiali continueranno fino alla creazione del governo dell’umanità. La sovranità globale impedirà le guerre globali — nient’altro può farlo.

134:6.5 (1490.8) I quarantotto Stati americani liberi vivono insieme in pace. Ci sono tra i cittadini di questi quarantotto Stati i rappresentanti delle varie nazionalità e razze che vivono nelle nazioni sempre in guerra dell’Europa. Questi Americani rappresentano quasi tutte le religioni e le sette religiose ed i culti dell’intero vasto mondo, e tuttavia qui nell’America del Nord essi vivono insieme in pace. E tutto ciò è reso possibile perché questi quarantotto Stati hanno rinunciato alla loro sovranità ed hanno abbandonato ogni nozione dei pretesi diritti all’autodeterminazione.

134:6.6 (1490.9) Non è una questione di armamento o di disarmo. Nemmeno la questione di coscrizione o di servizio militare volontario c’entra in questi problemi di mantenimento della pace mondiale. Se si togliessero alle nazioni potenti tutte le forme di armamento meccanico moderno e tutti i tipi di esplosivi, esse si batterebbero con pugni, pietre e bastoni fintantoché rimanessero attaccate alle loro illusioni sul diritto divino alla sovranità nazionale.

134:6.7 (1491.1) La guerra non è una grande e terribile malattia dell’uomo; la guerra è un sintomo, un risultato. La vera malattia è il virus della sovranità nazionale.

134:6.8 (1491.2) Le nazioni di Urantia non hanno posseduto una sovranità reale; esse non hanno mai avuto una sovranità che le proteggesse dalle rovine e dalle devastazioni delle guerre mondiali. Nella creazione del governo globale dell’umanità le nazioni non dovranno abbandonare la loro sovranità, ma creare effettivamente una sovranità mondiale, reale, sincera e duratura che sarà da allora pienamente capace di proteggerle da tutte le guerre. Gli affari locali saranno trattati dai governi locali, gli affari nazionali dai governi nazionali, gli affari internazionali saranno amministrati dal governo globale.

134:6.9 (1491.3) La pace mondiale non può essere mantenuta da trattati, dalla diplomazia, da politiche estere, da alleanze, da equilibri di potere, né da ogni altro tipo di espediente che faccia dei giochi di prestigio con le sovranità del nazionalismo. La legge mondiale deve venire all’esistenza e deve essere applicata da un governo mondiale — la sovranità di tutta l’umanità.

134:6.10 (1491.4) L’individuo godrà di molta più libertà sotto un governo mondiale. Oggi i cittadini delle grandi potenze sono tassati, regolamentati e controllati in maniera quasi oppressiva, e gran parte di queste interferenze attuali nelle libertà individuali scomparirà quando i governi nazionali saranno disposti ad affidare la loro sovranità in materia di affari internazionali alle mani di un governo globale.

134:6.11 (1491.5) Sotto un governo globale i gruppi nazionali avranno realmente occasione di realizzare e di godere le libertà personali di una democrazia autentica. L’inganno dell’autodeterminazione avrà termine. Con una regolamentazione globale delle monete e degli scambi commerciali verrà la nuova era di pace nel mondo intero. Potrà evolversi in breve tempo un linguaggio globale e ci sarà almeno qualche speranza di avere un giorno una religione globale — o delle religioni con una visione globale.

134:6.12 (1491.6) La sicurezza collettiva non assicurerà mai la pace fino a che la collettività non ingloberà tutta l’umanità.

134:6.13 (1491.7) La sovranità politica del governo rappresentativo dell’umanità porterà una pace durevole sulla terra, e la fraternità spirituale degli uomini assicurerà per sempre la buona volontà fra tutti gli uomini. Non esiste altro modo per mezzo del quale la pace sulla terra e la buona volontà tra gli uomini possano essere realizzate.

* * *

134:6.15 (1491.8) Dopo la morte di Cymboyton i suoi figli incontrarono grandi difficoltà per mantenere la pace tra il corpo insegnante. Le ripercussioni degli insegnamenti di Gesù sarebbero state molto più grandi se i successivi istruttori cristiani, che si unirono al corpo insegnante di Urmia, avessero dato prova di maggiore saggezza ed avessero esercitato maggiore tolleranza.

134:6.16 (1491.9) Il figlio primogenito di Cymboyton aveva chiamato in aiuto Abner da Filadelfia, ma la scelta degli insegnanti da parte di Abner fu molto infelice, nel senso che si dimostrarono inflessibili ed intransigenti. Questi insegnanti cercarono di rendere la loro religione dominante sulle altre credenze. Essi non sospettarono mai che le conferenze del conduttore di carovane cui ci si riferiva così spesso fossero state tenute da Gesù stesso.

134:6.17 (1491.10) Quando la confusione si accrebbe in seno alla facoltà, i tre fratelli ritirarono il loro appoggio finanziario, e dopo cinque anni la scuola chiuse. Fu riaperta più tardi come tempio mitraico e fu infine incendiata in occasione di una delle loro celebrazioni orgiastiche.

7. Il trentunesimo anno (25 d.C.)

134:7.1 (1492.1) Quando Gesù ritornò dal viaggio nel Mar Caspio, sapeva che i suoi giri per il mondo erano quasi terminati. Fece soltanto un altro viaggio fuori della Palestina, e fu per andare in Siria. Dopo un breve soggiorno a Cafarnao, egli andò a Nazaret, dove si fermò alcuni giorni per fare delle visite. A metà aprile lasciò Nazaret per Tiro. Da là si diresse verso nord, fermandosi alcuni giorni a Sidone, ma la sua destinazione era Antiochia.

134:7.2 (1492.2) Questo è l’anno del vagabondare solitario di Gesù attraverso la Palestina e la Siria. Nel corso di quest’anno di peregrinazioni egli fu conosciuto con nomi diversi nelle differenti parti del paese: il carpentiere di Nazaret, il costruttore di battelli di Cafarnao, lo Scriba di Damasco ed il maestro di Alessandria.

134:7.3 (1492.3) Ad Antiochia il Figlio dell’Uomo visse per più di due mesi, lavorando, osservando, studiando, facendo visite, assistendo, ed imparando nel frattempo come vivono gli uomini, come pensano, come si sentono e come reagiscono all’ambiente dell’esistenza umana. Per tre settimane di questo periodo egli lavorò come fabbricante di tende. Rimase ad Antiochia più a lungo che in qualunque altro posto che visitò in questo viaggio. Dieci anni più tardi, quando l’apostolo Paolo predicò ad Antiochia e sentì i suoi seguaci parlare delle dottrine dello Scriba di Damasco, non sospettò affatto che i suoi allievi avessero sentito la voce ed ascoltato gli insegnamenti del Maestro stesso.

134:7.4 (1492.4) Da Antiochia Gesù scese a sud lungo la costa fino a Cesarea, dove si fermò per alcune settimane, proseguendo poi lungo la costa fino a Giaffa. Da Giaffa si diresse verso l’interno, passando per Jamnia, Asdod e Gaza. Da Gaza egli prese la pista interna verso Bersabea, dove si fermò una settimana.

134:7.5 (1492.5) Gesù partì poi per il suo ultimo giro, come persona privata, attraverso il cuore della Palestina, andando da Bersabea nel sud fino a Dan nel nord. Nel corso di questo viaggio verso nord si fermò ad Hebron, a Betlemme (dove vide il suo luogo di nascita), a Gerusalemme (non visitò Betania), a Beerot, Lebona, Sicar, Sichem, Samaria, Geba, En-Gannim, Endor e Madon. Attraversando Magdala e Cafarnao proseguì verso nord, e passando ad est delle Acque di Merom si recò per Karata a Dan, o Cesarea di Filippo.

134:7.6 (1492.6) L’Aggiustatore di Pensiero interiore indusse ora Gesù ad abbandonare i luoghi abitati dagli uomini e a recarsi sul Monte Hermon per terminare l’opera di controllo della sua mente umana e per completare il compito di consacrarsi totalmente al resto del lavoro della sua vita sulla terra.

134:7.7 (1492.7) Questa fu una delle epoche eccezionali e straordinarie nella vita terrena del Maestro su Urantia. Un’altra esperienza molto simile fu quella per la quale egli passò da solo sulle colline vicino a Pella subito dopo il suo battesimo. Questo periodo d’isolamento sul Monte Hermon segnò la fine della sua carriera puramente umana, cioè la conclusione tecnica del suo conferimento mortale, mentre l’isolamento successivo segnò l’inizio della fase più divina del conferimento. E Gesù visse da solo con Dio per sei settimane sulle pendici del Monte Hermon.

8. Il soggiorno sul Monte Hermon

134:8.1 (1492.8) Dopo aver trascorso qualche tempo in prossimità di Cesarea di Filippo, Gesù preparò delle provviste, e dopo essersi procurato una bestia da soma ed un ragazzo di nome Tiglat, procedette lungo la strada di Damasco fino ad un villaggio allora conosciuto come Bet Jenn sulle colline pedemontane del Monte Hermon. Qui, verso la metà di agosto dell’anno 25 d.C., egli stabilì il suo campo base, e lasciate le sue provviste in custodia a Tiglat ascese le pendici disabitate della montagna. In questo primo giorno, Tiglat accompagnò Gesù sulla montagna fino ad un punto situato a circa duemila metri sul livello del mare, dove essi costruirono una nicchia di pietra nella quale Tiglat doveva depositare il cibo due volte alla settimana.

134:8.2 (1493.1) Il primo giorno, dopo aver lasciato Tiglat, Gesù aveva asceso la montagna solo per un breve tratto e poi si fermò a pregare. Tra le altre cose egli chiese a suo Padre di mandare il serafino guardiano ad “accompagnare Tiglat”. Chiese che gli fosse permesso di salire da solo verso la sua ultima lotta con le realtà dell’esistenza mortale; e la sua richiesta fu accolta. Egli affrontò la grande prova accompagnato soltanto dal suo Aggiustatore interiore per guidarlo e sostenerlo.

134:8.3 (1493.2) Gesù mangiò frugalmente mentre era in montagna; si astenne da ogni cibo soltanto un giorno o due di seguito. Gli esseri superumani che lo affrontarono su questa montagna e con i quali lottò in spirito e che egli vinse in potenza erano reali. Essi erano i suoi nemici implacabili del sistema di Satania; non erano fantasmi dell’immaginazione usciti dalle fantasticherie intellettuali di un mortale debole ed affamato, incapace di distinguere la realtà dalle visioni di una mente alterata.

134:8.4 (1493.3) Gesù passò le ultime tre settimane di agosto e le prime tre settimane di settembre sul Monte Hermon. Durante queste settimane egli portò a termine il compito mortale di completare i cerchi di comprensione mentale e di controllo della personalità. In questo periodo di comunione con suo Padre celeste, l’Aggiustatore interiore completò anch’esso i servizi assegnatili. Lo scopo umano di questa creatura terrena fu allora raggiunto. Restava da completare soltanto la fase finale di armonizzazione della sua mente con l’Aggiustatore.

134:8.5 (1493.4) Dopo più di cinque settimane di comunione ininterrotta con suo Padre del Paradiso, Gesù divenne assolutamente sicuro della sua natura e certo del suo trionfo sui livelli materiali di manifestazione della personalità nel tempo-spazio. Egli credette pienamente nella supremazia della sua natura divina sulla sua natura umana, e non esitò ad affermarla.

134:8.6 (1493.5) Verso la fine del suo soggiorno in montagna Gesù chiese a suo Padre l’autorizzazione ad avere un incontro con i suoi nemici di Satania in qualità di Figlio dell’Uomo, come Joshua ben Joseph. Questa richiesta fu accolta. Durante l’ultima settimana sul Monte Hermon la grande tentazione, la prova dell’universo, ebbe luogo. Satana (che rappresentava Lucifero) ed il Principe Planetario ribelle, Caligastia, erano presenti presso Gesù e gli furono resi pienamente visibili. E questa “tentazione”, questa prova finale di fedeltà umana di fronte alle esposizioni fallaci delle personalità ribelli, non ebbe niente a che vedere con cibo, pinnacoli di templi o atti di presunzione. Non ebbe niente a che vedere con i regni di questo mondo, ma con la sovranità di un potente e glorioso universo. Il simbolismo dei vostri scritti era destinato ai tempi arretrati della mentalità infantile del mondo. E le generazioni successive dovrebbero comprendere che il Figlio dell’Uomo sostenne una grande lotta durante quel fatidico giorno sul Monte Hermon.

134:8.7 (1493.6) Alle numerose proposte e controproposte degli emissari di Lucifero, Gesù diede una sola risposta: “Possa la volontà di mio Padre del Paradiso prevalere, e quanto a te, figlio mio ribelle, possano gli Antichi dei Giorni giudicarti divinamente. Io sono il tuo Creatore-padre; io non posso giudicarti in modo giusto, e tu hai già respinto la mia misericordia. Io ti rimetto al giudizio dei Giudici di un universo più grande.”

134:8.8 (1494.1) A tutti i compromessi e gli espedienti suggeriti da Lucifero, a tutte le capziose proposte circa il conferimento come incarnazione, Gesù si limitò a rispondere: “Sia fatta la volontà di mio Padre del Paradiso.” E quando la difficile ordalia fu terminata, il serafino custode distaccato ritornò a fianco di Gesù e gli portò assistenza.

134:8.9 (1494.2) In un pomeriggio di fine estate, in mezzo agli alberi e nel silenzio della natura, Micael di Nebadon conquistò la sovranità indiscussa del suo universo. In quel giorno egli completò il compito assegnato ai Figli Creatori di vivere pienamente la vita incarnata nelle sembianze della carne mortale sui mondi evoluzionari del tempo e dello spazio. L’annuncio all’universo di questa impresa importantissima non fu fatto fino al giorno del suo battesimo, alcuni mesi più tardi, ma tutto avvenne in realtà quel giorno sulla montagna. Quando Gesù discese dal suo soggiorno sul Monte Hermon, la ribellione di Lucifero in Satania e la secessione di Caligastia su Urantia erano praticamente regolate. Gesù aveva pagato l’ultimo prezzo richiestogli per ottenere la sovranità del suo universo, che regola da se stessa lo status di tutti i ribelli e determina che ogni futura sollevazione di tal genere (se mai capitasse) potrà essere trattata sommariamente ed efficacemente. Di conseguenza, si può vedere che la cosiddetta “grande tentazione” di Gesù ebbe luogo qualche tempo prima del suo battesimo e non immediatamente dopo quell’avvenimento.

134:8.10 (1494.3) Alla fine di questo soggiorno sulla montagna, mentre Gesù scendeva, incontrò Tiglat che saliva al posto convenuto con il cibo. Rimandandolo indietro, egli disse solamente: “Il periodo di riposo è finito; devo ritornare agli affari di mio Padre.” Egli era un uomo silenzioso e molto diverso mentre facevano il viaggio di ritorno verso Dan, dove si congedò dal ragazzo facendogli dono dell’asino. Poi si diresse verso sud per la stessa strada per la quale era venuto, e andò a Cafarnao.

9. Il tempo di attesa

134:9.1 (1494.4) Si era ora prossimi alla fine dell’estate, quasi all’epoca del giorno di riparazione e della festa dei Tabernacoli. Gesù tenne una riunione di famiglia a Cafarnao durante il sabato, ed il giorno successivo partì per Gerusalemme con Giovanni, il figlio di Zebedeo, passando ad est del lago e per Gerasa e scendendo la valle del Giordano. Mentre per strada s’intratteneva con il suo compagno, Giovanni notò un grande cambiamento in Gesù.

134:9.2 (1494.5) Gesù e Giovanni si fermarono per la notte a Betania presso Lazzaro e le sue sorelle, e partirono presto il mattino dopo per Gerusalemme. Essi trascorsero quasi tre settimane nella città e nei suoi dintorni, o almeno lo fece Giovanni. Per molti giorni Giovanni andò da solo a Gerusalemme, mentre Gesù camminava sulle colline vicine e s’immergeva in lunghi periodi di comunione spirituale con suo Padre nei cieli.

134:9.3 (1494.6) Tutti e due assistettero ai servizi solenni del giorno di riparazione. Giovanni fu molto colpito dalle cerimonie di questo giorno cruciale del rituale religioso ebraico, ma Gesù rimase uno spettatore pensieroso e silenzioso. Per il Figlio dell’Uomo questo spettacolo era pietoso e patetico. Egli considerò tutto ciò come una falsa rappresentazione del carattere e degli attributi di suo Padre celeste. Reputò gli avvenimenti di questo giorno una parodia dei fatti della giustizia divina e delle verità della misericordia infinita. Egli bruciava dal desiderio di proclamare la verità reale riguardo al carattere amorevole e alla condotta misericordiosa di suo Padre nell’universo, ma il suo fedele Monitore lo avvertì che la sua ora non era ancora giunta. Ma quella sera a Betania Gesù si lasciò sfuggire numerose osservazioni che turbarono grandemente Giovanni; e Giovanni non comprese mai pienamente il significato reale di ciò che disse Gesù nel corso del loro colloquio di quella sera.

134:9.4 (1495.1) Gesù programmò di rimanere per tutta la settimana della festa dei Tabernacoli con Giovanni. Questa festa era la vacanza annuale di tutta la Palestina; era il periodo delle ferie ebraiche. Anche se Gesù non partecipò alla festosità di circostanza, era evidente che provava piacere e soddisfazione nel vedere lo spensierato e gioioso abbandono dei giovani e dei vecchi.

134:9.5 (1495.2) A metà della settimana di celebrazione e prima che le festività fossero terminate, Gesù si congedò da Giovanni dicendo che desiderava ritirarsi sulle colline dove poteva comunicare meglio con suo Padre del Paradiso. Giovanni avrebbe voluto andare con lui, ma Gesù insisté perché rimanesse per tutta la durata delle festività dicendo: “Non ti è richiesto di portare il fardello del Figlio dell’Uomo; solo la sentinella deve vegliare mentre la città dorme in pace.” Gesù non ritornò a Gerusalemme. Dopo quasi un’intera settimana passata da solo sulle colline vicino a Betania, partì per Cafarnao. Sulla via del ritorno egli passò un giorno e una notte da solo sulle pendici del Monte Gelboe, vicino al luogo in cui il Re Saul si era suicidato; e quando arrivò a Cafarnao sembrava più sereno di quando aveva lasciato Giovanni a Gerusalemme.

134:9.6 (1495.3) Il mattino successivo Gesù andò al baule contenente i suoi effetti personali, che era rimasto nel laboratorio di Zebedeo, indossò il suo grembiule e si presentò al lavoro dicendo: “È necessario che mi tenga occupato mentre aspetto la mia ora.” E lavorò parecchi mesi, fino al gennaio dell’anno successivo, nel cantiere navale a fianco di suo fratello Giacomo. Dopo questo periodo di lavoro con Gesù, indipendentemente dai dubbi che vennero ad offuscare la comprensione di Giacomo circa l’opera della vita del Figlio dell’Uomo, egli non abbandonò mai più realmente e completamente la sua fede nella missione di Gesù.

134:9.7 (1495.4) Durante questo periodo finale di lavoro al cantiere navale, Gesù passò la maggior parte del suo tempo alla finitura interna di alcuni grandi battelli. Egli metteva grande impegno in tutto il suo lavoro manuale e sembrava provare la soddisfazione del compimento umano quando aveva terminato una buona parte di lavoro. Sebbene spendesse poco tempo nei dettagli, egli era un operaio meticoloso quando si trattava delle cose essenziali di un dato lavoro.

134:9.8 (1495.5) Mentre il tempo passava, giunsero a Cafarnao delle voci su un certo Giovanni che predicava battezzando dei penitenti nel Giordano; e Giovanni predicava: “Il regno dei cieli è vicino; pentitevi e battezzatevi.” Gesù sentì di queste voci mentre Giovanni risaliva lentamente la valle del Giordano dal guado del fiume più vicino a Gerusalemme. Ma Gesù continuò a lavorare, costruendo battelli, fino a che Giovanni ebbe risalito il fiume giungendo ad una località vicina a Pella nel mese di gennaio dell’anno successivo, 26 d.C. Allora Gesù depose i suoi arnesi dicendo: “La mia ora è giunta”, e si presentò ben presto a Giovanni per essere battezzato.

134:9.9 (1495.6) Ma un grande cambiamento si era operato in Gesù. Furono poche le persone che avevano goduto delle sue visite e del suo ministero mentre percorreva il paese in lungo e in largo che riconobbero in seguito nell’istruttore pubblico la stessa persona che avevano conosciuto ed amato come individuo privato negli anni precedenti. E c’era una ragione al fatto che i suoi beneficiari di un tempo non lo riconoscevano nel suo ruolo successivo d’istruttore pubblico ed autorevole. Questa trasformazione di mente e di spirito era proseguita per lunghi anni e si era completata durante il memorabile soggiorno sul Monte Hermon.

Fascicolo 135 - Giovanni il Battista

Il Libro di Urantia

Fascicolo 135

Giovanni il Battista

135:0.1 (1496.1) GIOVANNI il Battista nacque il 25 marzo dell’anno 7 a.C., conformemente alla promessa che Gabriele aveva fatto ad Elisabetta nel giugno dell’anno precedente. Per cinque mesi Elisabetta tenne segreta la visitazione di Gabriele; e quando ne parlò a suo marito, Zaccaria, questi fu molto turbato e credette pienamente al suo racconto solo dopo aver fatto uno strano sogno circa sei settimane prima della nascita di Giovanni. Eccetto la visita di Gabriele ad Elisabetta ed il sogno di Zaccaria, non ci fu niente di eccezionale o di soprannaturale connesso con la nascita di Giovanni il Battista.

135:0.2 (1496.2) All’ottavo giorno Giovanni fu circonciso secondo il costume ebraico. Egli crebbe come un bambino normale, giorno dopo giorno e anno dopo anno, nel piccolo villaggio conosciuto in quel tempo come la Città di Giuda, situato a circa sette chilometri ad ovest di Gerusalemme.

135:0.3 (1496.3) L’avvenimento più memorabile della prima infanzia di Giovanni fu la visita, che fece in compagnia dei suoi genitori, a Gesù e alla famiglia di Nazaret. Questa visita avvenne nel mese di giugno dell’anno 1 a.C., quando egli aveva poco più di sei anni.

135:0.4 (1496.4) Dopo il loro ritorno da Nazaret i genitori di Giovanni cominciarono l’educazione sistematica del ragazzo. Non c’era una scuola di sinagoga in questo piccolo villaggio; tuttavia, essendo un sacerdote, Zaccaria era abbastanza istruito ed Elisabetta era molto più colta della media delle donne della Giudea; anch’essa apparteneva al clero, essendo una discendente delle “figlie di Aaron”. Poiché Giovanni era figlio unico, essi dedicarono molto tempo alla sua educazione mentale e spirituale. Zaccaria aveva soltanto dei brevi periodi di servizio al tempio di Gerusalemme, cosicché passava molto del suo tempo ad istruire suo figlio.

135:0.5 (1496.5) Zaccaria ed Elisabetta possedevano una piccola fattoria dove allevavano pecore. Essi avevano appena di che vivere in questa proprietà, ma Zaccaria riceveva un’indennità regolare dai fondi del tempio destinati al clero.

1. Giovanni diventa un Nazireo

135:1.1 (1496.6) Giovanni non aveva una scuola dalla quale poter uscire diplomato all’età di quattordici anni, ma i suoi genitori avevano scelto quest’anno come quello appropriato affinché pronunciasse il voto formale di Nazireo. Di conseguenza, Zaccaria ed Elisabetta condussero il loro figlio ad Engaddi, presso il Mar Morto. Questa era la sede meridionale della fratellanza nazirea, e là il ragazzo fu debitamente e solennemente ammesso a quest’ordine per tutta la vita. Dopo queste cerimonie e dopo aver fatto voto di astenersi da ogni bevanda inebriante, di lasciarsi crescere i capelli e di evitare di toccare i morti, la famiglia si recò a Gerusalemme dove, davanti al tempio, Giovanni completò le offerte previste da parte di coloro che pronunciavano i voti di Nazireo.

135:1.2 (1496.7) Giovanni pronunciò gli stessi voti per tutta la vita che erano stati pronunciati dai suoi illustri predecessori, Sansone ed il profeta Samuele. Un Nazireo a vita era considerato una personalità santificata e sacra. Gli Ebrei portavano ad un Nazireo quasi lo stesso rispetto e la stessa venerazione accordati ad un gran sacerdote; e ciò non era strano perché i Nazirei consacrati a vita erano le sole persone, oltre ai gran sacerdoti, cui fosse permesso di entrare nel santo dei santi del tempio.

135:1.3 (1497.1) Giovanni ritornò da Gerusalemme per badare alle pecore di suo padre e crescere fino a diventare un uomo vigoroso dotato di un nobile carattere.

135:1.4 (1497.2) A sedici anni Giovanni, a seguito delle letture su Elia, rimase molto impressionato dal profeta del Monte Carmelo e decise di adottare la sua foggia nel vestire. Da quel giorno Giovanni portò sempre un indumento di pelo con una cintura di cuoio. A sedici anni egli era alto più di un metro e ottanta ed era quasi del tutto sviluppato. Con i suoi capelli fluenti ed il modo particolare di vestire egli era veramente un giovane pittoresco. Ed i suoi genitori si aspettavano grandi cose da questo loro unico figlio, un figlio della promessa ed un Nazireo per la vita.

2. La morte di Zaccaria

135:2.1 (1497.3) Dopo una malattia di alcuni mesi Zaccaria morì nel luglio dell’anno 12 d.C., quando Giovanni aveva appena compiuto diciotto anni. Questo fu un momento di grande imbarazzo per Giovanni, perché il voto di Nazireo proibiva il contatto con i morti, anche della propria famiglia. Sebbene Giovanni si fosse sforzato di conformarsi alle restrizioni del suo voto concernenti la contaminazione dai morti, dubitò di essere stato pienamente ubbidiente alle esigenze dell’ordine nazireo; perciò, dopo la sepoltura di suo padre, egli andò a Gerusalemme dove, nell’angolo nazireo del cortile delle donne, offrì i sacrifici richiesti per la sua purificazione.

135:2.2 (1497.4) In settembre di quest’anno Elisabetta e Giovanni fecero un viaggio a Nazaret per far visita a Maria e a Gesù. Giovanni aveva quasi deciso d’iniziare l’opera della sua vita, ma fu esortato, non solo dalle parole di Gesù ma anche dal suo esempio, a ritornare a casa per prendersi cura di sua madre e per aspettare la “venuta dell’ora del Padre”. Dopo aver salutato Gesù e Maria al termine di questa piacevole visita, Giovanni non rivide più Gesù fino all’evento del suo battesimo nel Giordano.

135:2.3 (1497.5) Giovanni ed Elisabetta ritornarono a casa loro e cominciarono a fare dei piani per il futuro. Poiché Giovanni rifiutava di accettare il sussidio del clero dovutogli dai fondi del tempio, in capo a due anni essi avevano quasi perso la loro casa; decisero così di dirigersi verso sud con il loro gregge di pecore. Di conseguenza, l’estate in cui Giovanni compì vent’anni vide il loro trasferimento ad Hebron. Nel cosiddetto “deserto della Giudea” Giovanni custodì le sue pecore lungo un torrente tributario di un corso d’acqua più grande che si gettava nel Mar Morto ad Engaddi. La colonia di Engaddi comprendeva non soltanto Nazirei consacrati a vita o per un periodo determinato, ma numerosi altri pastori ascetici che si riunivano in questa regione con i loro greggi e fraternizzavano con la comunità nazirea. Essi si mantenevano con l’allevamento delle pecore e grazie ai doni che Ebrei ricchi facevano all’ordine.

135:2.4 (1497.6) Con il passare del tempo Giovanni ritornò meno spesso ad Hebron, mentre fece visite più frequenti ad Engaddi. Egli era così completamente differente dalla maggioranza dei Nazirei che trovava molto difficile fraternizzare pienamente con la comunità. Ma era molto affezionato ad Abner, guida e capo riconosciuto della colonia di Engaddi.

3. La vita di un pastore

135:3.1 (1497.7) Lungo la valle di questo piccolo torrente Giovanni costruì non meno di una dozzina di ripari in pietra e di recinti per la notte, costituiti da pietre accatastate da dove poteva sorvegliare e proteggere il suo gregge di pecore e di capre. La vita di Giovanni come pastore gli lasciava molto tempo per pensare. Egli parlava molto con Ezda, un ragazzo orfano di Bet-zur, che egli aveva in un certo senso adottato e che custodiva il gregge quando egli andava ad Hebron per far visita a sua madre e per vendere delle pecore, ed anche quando si recava ad Engaddi per i servizi del sabato. Giovanni ed il ragazzo vivevano molto semplicemente, nutrendosi di carne di pecora, di latte di capra, di miele selvatico e di locuste commestibili di quella regione. Questo, che era il loro normale regime alimentare, era completato da provviste portate di tanto in tanto da Hebron e da Engaddi.

135:3.2 (1498.1) Elisabetta teneva Giovanni informato degli affari della Palestina e del mondo, ed egli era sempre più profondamente convinto che si stesse rapidamente avvicinando il momento in cui il vecchio ordine di cose sarebbe finito; che egli sarebbe divenuto l’araldo dell’approssimarsi di una nuova era, “il regno dei cieli”. Questo rozzo pastore aveva una grande predilezione per gli scritti del profeta Daniele. Egli aveva letto migliaia di volte la descrizione di Daniele della grande immagine che Zaccaria gli aveva detto rappresentare la storia dei potenti regni del mondo, cominciando con la Babilonia, poi la Persia, la Grecia ed infine Roma. Giovanni percepiva che Roma era già composta di popoli e razze talmente poliglotte che non avrebbe mai potuto diventare un impero fortemente cementato e fermamente consolidato. Egli pensava che Roma fosse già allora divisa in Siria, Egitto, Palestina ed altre province; e poi lesse ancora che “al tempo di questi re il Dio del cielo stabilirà un regno che non sarà mai distrutto. E questo regno non sarà lasciato ad altro popolo ma farà a pezzi e consumerà tutti questi regni e sussisterà per sempre”. “E gli fu dato dominio e gloria ed un regno perché tutti i popoli, nazioni e lingue lo servissero. Il suo dominio è un dominio eterno che non finirà, ed il suo regno non sarà mai distrutto.” “Ed il regno e il dominio e la grandezza del regno sotto il cielo intero saranno dati al popolo dei santi dell’Altissimo, il cui regno è un regno eterno, e tutti i domini lo serviranno e gli obbediranno.”

135:3.3 (1498.2) Giovanni non fu mai capace di elevarsi completamente al di sopra della confusione prodotta da quanto aveva ascoltato dai suoi genitori su Gesù e dai brani che aveva letto nelle Scritture. In Daniele lesse: “Ho avuto delle visioni notturne, ed ho visto uno simile al Figlio dell’Uomo venire sulle nubi del cielo, e gli veniva dato il dominio e la gloria ed un regno.” Ma queste parole del profeta non collimavano con quello che i suoi genitori gli avevano insegnato. Nemmeno il suo colloquio con Gesù in occasione della sua visita all’età di diciotto anni corrispondeva con queste affermazioni delle Scritture. Nonostante questa confusione, durante tutto il periodo delle sue perplessità sua madre lo assicurò che il suo lontano cugino, Gesù di Nazaret, era il vero Messia, che era venuto per sedere sul trono di Davide e che lui (Giovanni) sarebbe divenuto il suo preannunciatore ed il suo principale sostegno.

135:3.4 (1498.3) A motivo di tutto ciò che aveva sentito dire del vizio e della perversità di Roma e della dissolutezza ed aridità morale dell’Impero, e da quanto seppe sulle cattive azioni di Erode Antipa e dei governatori della Giudea, Giovanni era incline a credere che la fine dell’era fosse imminente. Sembrava a questo rude e nobile figlio della natura che il mondo fosse maturo per la fine dell’era dell’uomo e per l’aurora dell’era nuova e divina — il regno dei cieli. Nel cuore di Giovanni cresceva la sensazione che egli sarebbe stato l’ultimo dei vecchi profeti ed il primo dei nuovi. Ed egli vibrava tutto sotto l’impulso crescente di andare a proclamare a tutti gli uomini: “Pentitevi! Mettetevi in regola con Dio! Siate pronti per la fine; preparatevi per l’apparizione dell’ordine nuovo ed eterno delle cose terrene, il regno dei cieli.”

4. La morte di Elisabetta

135:4.1 (1499.1) Il 17 agosto dell’anno 22 d.C., quando Giovanni aveva ventotto anni, sua madre morì improvvisamente. Gli amici di Elisabetta, conoscendo le restrizioni naziree circa il contatto con i morti, anche della propria famiglia, presero tutte le disposizioni per la sepoltura di Elisabetta prima di mandare a cercare Giovanni. Quando ricevette la notizia della morte di sua madre, egli ordinò ad Ezda di portare il suo gregge ad Engaddi e partì per Hebron.

135:4.2 (1499.2) Al suo ritorno ad Engaddi dopo il funerale di sua madre, egli fece dono del suo gregge alla confraternita e si staccò dal mondo esteriore per un periodo di digiuno e di preghiera. Giovanni conosceva soltanto gli antichi metodi di approccio alla divinità; conosceva soltanto la storia di persone quali Elia, Samuele e Daniele. Elia rappresentava il suo ideale di profeta. Elia era stato il primo degli insegnanti d’Israele ad essere considerato un profeta e Giovanni credeva sinceramente che egli sarebbe stato l’ultimo di questa lunga ed illustre serie di messaggeri del cielo.

135:4.3 (1499.3) Per due anni e mezzo Giovanni visse ad Engaddi e persuase la maggior parte della confraternita che “la fine dell’era era vicina”; che “il regno dei cieli era sul punto di apparire”. E tutto il suo insegnamento iniziale era basato sull’idea e sul concetto ebraici correnti del Messia promesso alla nazione ebrea per liberarla dalla dominazione dei suoi governatori Gentili.

135:4.4 (1499.4) Per tutto questo periodo Giovanni lesse molto gli scritti sacri che trovò nella sede di Engaddi dei Nazirei. Egli fu particolarmente impressionato da Isaia e da Malachia, l’ultimo dei profeti fino a quel tempo. Lesse e rilesse gli ultimi cinque capitoli di Isaia e credette a queste profezie. Poi lesse in Malachia: “Ecco, vi manderò Elia il profeta prima della venuta del grande e terribile giorno del Signore; ed egli volgerà il cuore dei padri verso i figli ed il cuore dei figli verso i loro padri, per timore che io venga a colpire la terra con una maledizione.” E fu soltanto questa promessa di Malachia che Elia sarebbe tornato che trattenne Giovanni dall’andare a predicare sul regno imminente e ad esortare i suoi compatrioti ebrei a fuggire l’ira futura. Giovanni era maturo per la proclamazione del messaggio del regno futuro, ma questa attesa della venuta di Elia lo trattenne per più di due anni. Egli sapeva di non essere Elia. Che cosa voleva dire Malachia? La sua profezia era letterale o simbolica? Come poteva egli conoscere la verità? Alla fine osò pensare che, dal momento che il primo dei profeti si chiamava Elia, così l’ultimo poteva essere conosciuto in fin dei conti con lo stesso nome. Tuttavia egli aveva dei dubbi, dubbi sufficienti ad impedirgli di chiamare se stesso Elia.

135:4.5 (1499.5) Fu l’influenza di Elia che indusse Giovanni ad adottare i suoi metodi di attacco diretto e brusco contro i peccati ed i vizi dei suoi contemporanei. Egli cercò di vestirsi come Elia e si sforzò di parlare come Elia; in tutti i suoi aspetti esteriori assomigliava al profeta di un tempo. Egli era proprio un vigoroso e pittoresco figlio della natura, proprio un intrepido e audace predicatore di rettitudine. Giovanni non era ignorante; conosceva bene gli scritti sacri ebrei, ma era poco colto. Egli aveva delle idee chiare, era un potente oratore ed un ardente accusatore. Non era un esempio per la sua epoca, ma era un eloquente censore.

135:4.6 (1499.6) Alla fine egli escogitò il metodo per proclamare la nuova era, il regno di Dio; decise che sarebbe divenuto l’araldo del Messia. Spazzò via tutti i dubbi e partì da Engaddi un giorno di marzo dell’anno 25 d.C. per iniziare la sua breve ma brillante carriera di predicatore pubblico.

5. Il regno di Dio

135:5.1 (1500.1) Per comprendere il messaggio di Giovanni bisogna tenere conto della condizione del popolo ebreo al momento in cui egli apparve sulla scena d’azione. Per quasi cento anni tutto Israele affrontava un dilemma; gli Ebrei erano imbarazzati a spiegare la loro continua sottomissione ai governatori Gentili. Mosè non aveva insegnato che la rettitudine era sempre ricompensata con la prosperità ed il potere? Non erano essi il popolo eletto di Dio? Perché il trono di Davide era abbandonato e vacante? Alla luce delle dottrine di Mosè e dei precetti dei profeti gli Ebrei trovavano difficile spiegare la lunga continuità della loro desolazione nazionale.

135:5.2 (1500.2) Circa cento anni prima dell’epoca di Gesù e di Giovanni sorse in Palestina una nuova scuola d’insegnanti religiosi, gli apocalittici. Questi nuovi insegnanti elaborarono un sistema di credenza che spiegava le sofferenze e l’umiliazione degli Ebrei con il motivo che stavano pagando le conseguenze dei peccati della nazione. Essi ritornavano sulle ben note ragioni destinate a spiegare le loro cattività precedenti a Babilonia e altrove. Ma, così insegnavano gli apocalittici, Israele avrebbe ripreso coraggio; i tempi della sua afflizione erano quasi passati; la punizione del popolo eletto di Dio stava per finire; la pazienza di Dio verso gli stranieri Gentili era quasi esaurita. La fine della sovranità romana era sinonimo della fine dell’era e, in un certo senso, della fine del mondo. Questi nuovi insegnanti si appoggiavano fortemente sulle predizioni di Daniele ed insegnavano con persistenza che la creazione stava per arrivare al suo stadio finale; i regni di questo mondo stavano per divenire il regno di Dio. Per le menti ebree di quel tempo questo era il senso della frase — il regno dei cieli — che ricorreva negli insegnamenti di Giovanni e di Gesù. Per gli Ebrei della Palestina la frase “regno dei cieli” aveva solo un significato: uno Stato assolutamente retto nel quale Dio (il Messia) avrebbe governato le nazioni della terra con la stessa perfezione di potere con cui governava in cielo — “Sia fatta la tua volontà in terra come in cielo.”

135:5.3 (1500.3) Al tempo di Giovanni tutti gli Ebrei si chiedevano con ansietà: “Quando verrà il regno?” Essi avevano la sensazione generale che la fine del governo delle nazioni gentili fosse prossima. Era presente in tutti gli Ebrei una viva speranza ed un’ardente aspettativa che la realizzazione del desiderio delle ere si sarebbe verificata durante la vita di quella generazione.

135:5.4 (1500.4) Anche se gli Ebrei differivano grandemente nelle loro valutazioni sulla natura del regno futuro, credevano tutti in modo simile che l’avvenimento fosse imminente, vicinissimo, addirittura in corso. Molti di coloro che leggevano l’Antico Testamento erano letteralmente in attesa di un nuovo re in Palestina per una nazione ebrea rigenerata, liberata dai suoi nemici e presieduta dal successore del Re Davide, il Messia, che sarebbe stato immediatamente riconosciuto come il giusto e legittimo sovrano del mondo intero. Un altro gruppo di devoti Ebrei, meno numeroso, aveva una visione assai differente di questo regno di Dio. Essi insegnavano che il regno futuro non era di questo mondo, che il mondo si stava avvicinando ad una fine certa e che “un nuovo cielo ed una nuova terra” avrebbero annunciato l’instaurazione del regno di Dio; che questo regno sarebbe stato un dominio eterno, che il peccato sarebbe finito e che i cittadini del nuovo regno sarebbero divenuti immortali nel godimento di questa felicità eterna.

135:5.5 (1500.5) Tutti erano d’accordo che un’epurazione radicale o un castigo purificante avrebbero necessariamente preceduto l’instaurazione del nuovo regno sulla terra. Coloro che si attenevano alla lettera insegnavano che sarebbe scoppiata una guerra mondiale che avrebbe distrutto tutti i non credenti, mentre i fedeli avrebbero riportato una vittoria universale ed eterna. Gli spiritisti insegnavano che il regno sarebbe stato inaugurato dal grande giudizio di Dio che avrebbe relegato i malvagi al loro verdetto ben meritato di condanna e di distruzione finale, elevando allo stesso tempo i santi credenti del popolo eletto ad alti posti d’onore e d’autorità presso il Figlio dell’Uomo, il quale avrebbe regnato sulle nazioni redente nel nome di Dio. Quest’ultimo gruppo credeva anche che molti devoti Gentili avrebbero potuto essere ammessi alla comunità del nuovo regno.

135:5.6 (1501.1) Certi Ebrei erano dell’opinione che Dio avrebbe potuto instaurare questo nuovo regno per intervento diretto e divino, ma la grande maggioranza credeva che egli avrebbe interposto un intermediario rappresentativo, il Messia. Questo era il solo significato possibile che il termine Messia poteva avere nella mente degli Ebrei della generazione di Giovanni e di Gesù. Messia non poteva assolutamente essere un termine attribuito ad uno che si fosse limitato ad insegnare la volontà di Dio o a proclamare la necessità di una vita retta. A tutte queste persone sante gli Ebrei davano il titolo di profeta. Il Messia doveva essere più che un profeta; il Messia doveva portare all’instaurazione del nuovo regno, il regno di Dio. Nessuno che avesse fallito in questa impresa avrebbe potuto essere il Messia nel senso tradizionale ebraico.

135:5.7 (1501.2) Chi sarebbe stato questo Messia? Di nuovo gli insegnanti ebrei avevano opinioni diverse. Gli anziani aderivano alla dottrina del figlio di Davide. I nuovi insegnavano che, poiché il nuovo regno era un regno celeste, il nuovo sovrano avrebbe potuto anche essere una personalità divina che era rimasta seduta a lungo in cielo alla destra di Dio. E per quanto strano potesse sembrare, coloro che concepivano in tal modo il sovrano del nuovo regno non lo consideravano un Messia umano, un semplice uomo, ma “il Figlio dell’Uomo” — un Figlio di Dio — un Principe celeste tenuto a lungo in attesa per assumere così la sovranità sulla terra resa nuova. Questo era lo scenario religioso del mondo ebraico quando Giovanni entrò in scena proclamando: “Pentitevi, perché il regno dei cieli è vicino!”

135:5.8 (1501.3) Diventa chiaro, quindi, che l’annuncio di Giovanni del regno futuro non aveva meno di una mezza dozzina di significati differenti nella mente di coloro che ascoltavano la sua appassionata predicazione. Ma indipendentemente dal significato che essi attribuivano alle espressioni impiegate da Giovanni, ognuno di questi vari gruppi in attesa del regno degli Ebrei era incuriosito dalle proclamazioni di questo predicatore di rettitudine e di pentimento, sincero, entusiasta e sbrigativo, che esortava così solennemente i suoi ascoltatori a “fuggire dalla collera futura”.

6. Giovanni comincia a predicare

135:6.1 (1501.4) All’inizio del mese di marzo dell’anno 25 d.C., Giovanni fece il giro della costa occidentale del Mar Morto e risalì il fiume Giordano fino all’altezza di Gerico, l’antico guado attraverso il quale Giosuè ed i figli d’Israele erano passati quando entrarono per la prima volta nella terra promessa. Ed attraversato il fiume fino all’altra sponda, si stabilì vicino all’accesso del guado e cominciò a predicare alla gente che attraversava il fiume in un senso o nell’altro. Questo era il più frequentato di tutti i punti di attraversamento del Giordano.

135:6.2 (1501.5) Era evidente a tutti coloro che ascoltavano Giovanni che egli era più che un predicatore. La grande maggioranza di coloro che ascoltavano questo strano uomo venuto dal deserto della Giudea ripartiva credendo di aver ascoltato la voce di un profeta. Non c’è da meravigliarsi che le anime di questi Ebrei frustrati e pieni di speranza fossero profondamente scosse da un tale fenomeno. In tutta la storia ebraica mai i figli devoti di Abramo avevano tanto desiderato la “consolazione d’Israele” né atteso più ardentemente “la restaurazione del regno”. Mai in tutta la storia ebraica il messaggio di Giovanni, “il regno dei cieli è vicino”, avrebbe potuto esercitare un richiamo così profondo ed universale come nel preciso momento in cui egli apparve così misteriosamente sulla sponda di questo guado meridionale del Giordano.

135:6.3 (1502.1) Egli proveniva dai pastori, come Amos. Era vestito come l’Elia di un tempo ed urlava le sue ammonizioni e lanciava i suoi avvertimenti nello “spirito e potere di Elia”. Non c’è da sorprendersi che questo stravagante predicatore abbia creato uno scompiglio enorme in tutta la Palestina via via che i viaggiatori portavano in giro le notizie della sua predicazione lungo il Giordano.

135:6.4 (1502.2) C’era anche un’altra e nuova caratteristica nel lavoro di questo predicatore nazireo: egli battezzava ognuno dei suoi credenti nel Giordano “per la remissione dei peccati”. Sebbene il battesimo non fosse una cerimonia nuova tra gli Ebrei, essi non l’avevano mai visto praticato come faceva ora Giovanni. C’era stata a lungo la pratica di battezzare così i proseliti Gentili per ammetterli alla comunità del cortile esterno del tempio, ma non era mai stato chiesto agli Ebrei stessi di sottoporsi al battesimo di pentimento. Trascorsero soltanto quindici mesi tra il momento in cui Giovanni cominciò a predicare e a battezzare ed il suo arresto ed imprigionamento su istigazione di Erode Antipa, ma in questo breve lasso di tempo egli battezzò ben più di centomila penitenti.

135:6.5 (1502.3) Giovanni predicò per quattro mesi al guado di Betania prima di partire verso nord risalendo il Giordano. Decine di migliaia di ascoltatori, alcuni curiosi ma molti sinceri e seri, vennero ad ascoltarlo da tutte le parti della Giudea, della Perea e della Samaria. Alcuni vennero anche dalla Galilea.

135:6.6 (1502.4) In maggio di quest’anno, mentre egli si trovava ancora al guado di Betania, i sacerdoti e i Leviti mandarono una delegazione per chiedere a Giovanni se sostenesse di essere il Messia ed in virtù di quale autorità predicasse. Giovanni rispose a questi inquisitori dicendo: “Andate a dire ai vostri padroni che avete ascoltato ‘la voce di uno che grida nel deserto’, come annunciò il profeta, dicendo: ‘preparate la via del Signore, spianate una strada maestra per il nostro Dio. Ogni valle sarà colmata ed ogni montagna ed ogni collina sarà livellata; i terreni irregolari diverranno piani, mentre i luoghi accidentati diverranno vallate uniformi; e tutta l’umanità vedrà la salvezza di Dio.’”

135:6.7 (1502.5) Giovanni era un predicatore eroico ma privo di tatto. Un giorno in cui stava predicando e battezzando sulla riva occidentale del Giordano, un gruppo di Farisei ed un certo numero di Sadducei si fecero avanti e si presentarono per essere battezzati. Prima di farli scendere nell’acqua, Giovanni, rivolgendosi a loro collettivamente, disse: “Chi vi ha consigliato di fuggire dalla collera futura come vipere davanti al fuoco? Io vi battezzerò, ma vi avverto che dovrete produrre frutti degni di un sincero pentimento se volete ricevere la remissione dei vostri peccati. Non venitemi a dire che Abramo è vostro padre. Io dichiaro che da queste dodici pietre qui davanti a voi Dio è capace di far sorgere dei degni figli di Abramo. Già ora la scure è posta sulle radici stesse degli alberi. Ogni albero che non porta frutti buoni è destinato ad essere tagliato e gettato nel fuoco.” (Le dodici pietre alle quali egli faceva allusione erano le celebri pietre commemorative erette da Giosuè a ricordo del passaggio delle “dodici tribù” per questo stesso posto quando entrarono per la prima volta nella terra promessa.)

135:6.8 (1502.6) Giovanni teneva delle lezioni per i suoi discepoli, nel corso delle quali li istruiva sui dettagli della loro nuova vita e si sforzava di rispondere alle loro numerose domande. Egli consigliava agli istruttori d’insegnare nello spirito quanto nella lettera della legge. Egli insegnava al ricco di nutrire il povero; agli esattori d’imposte diceva: “Non estorcete più di quanto vi è dovuto.” Ai soldati diceva: “Non fate violenza e non pretendete niente indebitamente — accontentatevi del vostro soldo.” Mentre consigliava a tutti: “Preparatevi per la fine dell’era — il regno dei cieli è vicino.”

7. Giovanni va verso nord

135:7.1 (1503.1) Giovanni aveva ancora le idee confuse sul regno futuro e sul suo re. Più predicava e più era confuso, ma questa incertezza intellettuale circa la natura del regno futuro non sminuì mai minimamente la sua convinzione sulla certezza dell’avvento immediato del regno. Giovanni poteva essere confuso nella mente, ma mai nello spirito. Egli non aveva alcun dubbio sulla venuta del regno, ma era lontano dall’essere certo che Gesù sarebbe stato o meno il sovrano di questo regno. Fintantoché Giovanni si atteneva all’idea della restaurazione del trono di Davide, gli insegnamenti dei suoi genitori che Gesù, nato nella Città di Davide, sarebbe stato il liberatore a lungo atteso, sembravano coerenti. Ma nei momenti in cui propendeva maggiormente verso la dottrina di un regno spirituale e della fine dell’era temporale sulla terra, egli era molto dubbioso sul ruolo che Gesù avrebbe svolto in tali avvenimenti. Talvolta dubitava di tutto, ma non a lungo. Egli desiderava realmente poter parlare di tutto ciò con suo cugino, ma questo era contrario all’accordo stabilito tra di loro.

135:7.2 (1503.2) Mentre Giovanni si dirigeva verso nord, pensò molto a Gesù. Egli si fermò in più di una dozzina di posti risalendo il Giordano. Fu ad Adam che egli fece per la prima volta allusione ad “un altro che verrà dopo di me” in risposta ad una domanda precisa che gli avevano posto i suoi discepoli: “Sei tu il Messia?” Ed egli proseguì dicendo: “Verrà uno dopo di me che è più grande di me, davanti al quale non sono degno di chinarmi a sciogliere i lacci dei suoi sandali. Io vi battezzo con l’acqua, ma lui vi battezzerà con lo Spirito Santo. Ha la pala nella sua mano per pulire a fondo la sua aia; egli riporrà il grano nel suo granaio, ma distruggerà la pula con il fuoco del giudizio.”

135:7.3 (1503.3) In risposta alle domande dei suoi discepoli Giovanni continuò ad ampliare i suoi insegnamenti, aggiungendo giorno dopo giorno maggiori indicazioni utili ed incoraggianti rispetto al suo messaggio iniziale ed enigmatico: “Pentitevi e siate battezzati.” In quel tempo delle folle arrivavano dalla Galilea e dalla Decapoli. Decine di credenti sinceri si fermavano giorno dopo giorno con il loro adorato maestro.

8. L’incontro di Gesù con Giovanni

135:8.1 (1503.4) Nel dicembre dell’anno 25 d.C., quando Giovanni raggiunse i dintorni di Pella risalendo il Giordano, la sua fama si era estesa in tutta la Palestina e la sua opera era divenuta il principale soggetto di conversazione in tutte le città vicine al lago di Galilea. Gesù aveva parlato favorevolmente del messaggio di Giovanni e ciò aveva indotto numerosi abitanti di Cafarnao ad unirsi al culto di pentimento e di battesimo di Giovanni. Giacomo e Giovanni, i figli pescatori di Zebedeo, erano scesi al guado in dicembre, poco dopo che Giovanni si era fermato a predicare vicino a Pella, e si erano presentati per essere battezzati. Essi andavano a trovare Giovanni una volta alla settimana e riportavano a Gesù resoconti recenti e diretti dell’opera dell’evangelista.

135:8.2 (1503.5) I fratelli di Gesù, Giacomo e Giuda, avevano parlato di andare da Giovanni per essere battezzati; ed ora che Giuda era venuto a Cafarnao per le funzioni del sabato, lui e Giacomo, dopo che ebbero ascoltato il discorso di Gesù nella sinagoga, decisero di chiedergli consiglio circa i loro piani. Ciò avvenne sabato sera 12 gennaio dell’anno 26 d.C. Gesù chiese loro di rimandare la discussione al giorno seguente, in cui avrebbe dato loro la sua risposta. Egli dormì molto poco quella notte, rimanendo in stretta comunione con il Padre celeste. Si era accordato per mangiare a mezzogiorno con i suoi fratelli e dare loro il proprio parere sul battesimo da parte di Giovanni. Quella domenica mattina Gesù stava lavorando come al solito al cantiere navale. Giacomo e Giuda erano arrivati con il pranzo e lo stavano aspettando nel magazzino del legname, perché non era ancora giunta l’ora della pausa di mezzogiorno e sapevano che Gesù era molto preciso in queste cose.

135:8.3 (1504.1) Poco prima della sosta di mezzogiorno, Gesù depose i suoi attrezzi, si tolse il grembiule da lavoro ed annunciò semplicemente ai tre operai che lavoravano nella stanza con lui: “La mia ora è venuta.” Egli andò dai suoi fratelli Giacomo e Giuda, ripetendo: “La mia ora è venuta — andiamo da Giovanni.” Ed essi partirono immediatamente per Pella, mangiando il loro pasto durante il viaggio. Questo avvenne domenica 13 gennaio. Essi si fermarono per la notte nella valle del Giordano ed arrivarono sul luogo in cui Giovani battezzava verso mezzogiorno del giorno seguente.

135:8.4 (1504.2) Giovanni aveva appena incominciato a battezzare i candidati della giornata. Decine di penitenti stavano in fila aspettando il loro turno quando Gesù ed i suoi due fratelli presero posto in questa fila di uomini e di donne sinceri che erano divenuti credenti nella predicazione di Giovanni sul regno futuro. Giovanni si era informato su Gesù presso i figli di Zebedeo. Egli aveva saputo dei commenti di Gesù sulla sua predicazione e giorno dopo giorno si aspettava di vederlo arrivare sul posto, ma non pensava di salutarlo nella fila dei candidati al battesimo.

135:8.5 (1504.3) Essendo assorbito dai dettagli per battezzare rapidamente un così gran numero di convertiti, Giovanni non alzò gli occhi per guardare Gesù fino a quando il Figlio dell’Uomo non fu in sua diretta presenza. Quando Giovanni riconobbe Gesù, le cerimonie furono interrotte per un momento mentre egli salutava suo cugino nella carne e gli chiedeva: “Ma perché scendi nell’acqua per salutarmi? E Gesù rispose: “Per sottopormi al tuo battesimo.” Giovanni replicò: “Ma sono io che ho bisogno di essere battezzato da te. Perché vieni da me?” E Gesù sussurrò a Giovanni: “Abbi pazienza con me adesso, perché occorre che diamo questo esempio ai miei fratelli che sono qui con me e perché la gente possa sapere che la mia ora è venuta.”

135:8.6 (1504.4) C’era un tono deciso ed autoritario nella voce di Gesù. Giovanni tremava per l’emozione mentre si preparava a battezzare Gesù di Nazaret nel Giordano a mezzogiorno di lunedì 14 gennaio dell’anno 26 d.C. Così Giovanni battezzò Gesù ed i suoi due fratelli Giacomo e Giuda. E quando Giovanni ebbe battezzato questi tre, congedò gli altri in attesa, annunciando che avrebbe ripreso a battezzare a mezzogiorno del giorno seguente. Mentre la gente se ne stava andando, i quattro uomini ancora nell’acqua udirono un suono strano, e subito comparve per qualche istante un’apparizione immediatamente sopra la testa di Gesù e udirono una voce che diceva: “Questo è il mio figlio prediletto nel quale io sono molto soddisfatto.” Un grande cambiamento si produsse sul volto di Gesù, e uscendo dall’acqua in silenzio egli si congedò da loro e si diresse verso le colline poste ad est. E nessuno rivide Gesù per quaranta giorni.

135:8.7 (1504.5) Giovanni accompagnò Gesù per un tratto sufficiente a raccontargli la storia della visita di Gabriele a sua madre prima della nascita di entrambi, così come l’aveva ascoltata molte volte dalle labbra di sua madre. Egli lasciò che Gesù proseguisse la sua strada dopo avergli detto: “Ora so con certezza che tu sei il Liberatore.” Ma Gesù non rispose.

9. I quaranta giorni di predicazione

135:9.1 (1505.1) Quando Giovanni ritornò dai suoi discepoli (ne aveva ora venticinque o trenta che stavano sempre con lui), li trovò in accesa discussione su quanto era appena accaduto in connessione con il battesimo di Gesù. Essi rimasero tutti ancora più stupiti quando Giovanni raccontò loro la storia della visitazione di Gabriele a Maria prima della nascita di Gesù, ed anche che Gesù non gli aveva detto una parola dopo che gliene aveva parlato. Non pioveva quella sera e questo gruppo di trenta o più persone discusse a lungo nella notte stellata. Essi si chiedevano dove fosse andato Gesù e quando lo avrebbero rivisto.

135:9.2 (1505.2) Dopo l’esperienza di questo giorno la predicazione di Giovanni assunse toni nuovi e sicuri della proclamazione concernente il futuro regno e l’atteso Messia. Questi quaranta giorni di attesa, aspettando il ritorno di Gesù, furono un periodo di tensione; ma Giovanni continuava a predicare con grande potenza, ed i suoi discepoli cominciarono in quel tempo a predicare alle folle straripanti che si ammassavano attorno a Giovanni sulle rive del Giordano.

135:9.3 (1505.3) Nel corso di questi quaranta giorni di attesa si diffusero molte dicerie nel paese ed anche a Tiberiade e Gerusalemme. Migliaia di persone venivano a vedere la nuova attrazione all’accampamento di Giovanni, il preteso Messia, ma Gesù non fu visto. Quando i discepoli di Giovanni affermavano che lo strano uomo di Dio se ne era andato sulle colline, molti dubitavano dell’intera storia.

135:9.4 (1505.4) Circa tre settimane dopo che Gesù li aveva lasciati, arrivò sulla scena a Pella una nuova delegazione di sacerdoti e di Farisei di Gerusalemme. Essi chiesero direttamente a Giovanni se egli fosse Elia o il profeta promesso da Mosè; e quando Giovanni disse: “Non lo sono”, essi ebbero l’ardire di chiedere: “Sei tu il Messia? E Giovanni rispose: “Non lo sono.” Allora questi uomini venuti da Gerusalemme dissero: “Se tu non sei Elia, né il profeta, né il Messia, allora perché battezzi la gente e crei tutto questo trambusto?” E Giovani replicò: “Spetta a coloro che mi hanno ascoltato ed hanno ricevuto il mio battesimo dire chi sono, ma io vi dichiaro che, mentre io battezzo con acqua, è stato fra di noi uno che ritornerà per battezzarvi con lo Spirito Santo.”

135:9.5 (1505.5) Questi quaranta giorni furono un periodo difficile per Giovanni e i suoi discepoli. Quale doveva essere la relazione tra Giovanni e Gesù? Sorsero cento questioni da discutere. La politica e le ambizioni egoiste cominciarono a fare la loro apparizione. Sorsero delle discussioni accanite attorno alle varie idee e concezioni del Messia. Sarebbe egli divenuto un capo militare e un re come Davide? Avrebbe sconfitto le armate romane come Giosuè aveva fatto con i Cananei? O sarebbe venuto ad instaurare un regno spirituale? Giovanni propendeva piuttosto, con la minoranza, che Gesù fosse venuto ad instaurare il regno dei cieli, sebbene non fosse del tutto chiaro nella sua mente che cosa doveva comportare questa missione dell’instaurazione del regno dei cieli.

135:9.6 (1505.6) Questi furono giorni intensi nell’esperienza di Giovanni ed egli pregò per il ritorno di Gesù. Alcuni discepoli di Giovanni organizzarono dei gruppi di esploratori per andare alla ricerca di Gesù, ma Giovanni lo proibì dicendo: “I nostri tempi sono nelle mani del Dio del cielo; egli guiderà il suo Figlio eletto.”

135:9.7 (1505.7) Fu al mattino presto di sabato 23 febbraio che i compagni di Giovanni, mentre prendevano il loro pasto del mattino, guardarono verso nord e scorsero Gesù che veniva verso di loro. Mentre egli si avvicinava, Giovanni salì sopra una grande roccia e alzando la sua risonante voce disse: “Guardate il Figlio di Dio, il liberatore del mondo! Questi è colui del quale ho detto: ‘Dopo di me verrà uno che mi sarà preferito perché esisteva prima di me.’ Per questo motivo sono uscito dal deserto a predicare il pentimento e a battezzare con acqua, proclamando che il regno dei cieli è vicino. Ora viene uno che vi battezzerà con lo Spirito Santo. Io ho visto lo spirito divino discendere su quest’uomo ed ho udito la voce di Dio dichiarare: ‘Questo è il mio figlio prediletto nel quale io sono molto soddisfatto.’”

135:9.8 (1506.1) Gesù li invitò a ritornare al loro cibo mentre egli si sedette a mangiare con Giovanni, poiché i suoi fratelli Giacomo e Giuda erano tornati a Cafarnao.

135:9.9 (1506.2) La mattina presto del giorno seguente egli si congedò da Giovanni e dai suoi discepoli e ripartì per la Galilea. Non disse loro nulla di quando lo avrebbero rivisto. Alle domande di Giovanni sulla propria predicazione e missione Gesù disse soltanto: “Mio Padre ti guiderà ora ed in futuro come ha fatto nel passato.” E questi due grandi uomini si separarono quel mattino sulle rive del Giordano per non rivedersi mai più nella carne.

10. Giovanni va verso sud

135:10.1 (1506.3) Poiché Gesù era andato a nord in Galilea, Giovanni si sentì spinto a ritornare sui suoi passi verso sud. Di conseguenza, domenica mattina 3 marzo, Giovanni ed il resto dei suoi discepoli iniziarono il loro viaggio verso sud. Circa un quarto dei seguaci più vicini a Giovanni erano partiti nel frattempo per la Galilea in cerca di Gesù. C’era la tristezza della confusione in Giovanni. Egli non predicò più come faceva prima di battezzare Gesù. Sentiva in certo qual modo che la responsabilità del regno futuro non era più sulle sue spalle. Egli aveva l’impressione che la sua opera fosse quasi finita; era sconsolato e solo. Ma predicava, battezzava e proseguiva il suo cammino verso sud.

135:10.2 (1506.4) Giovanni si fermò parecchie settimane vicino al villaggio di Adam, e fu qui che lanciò il suo memorabile attacco contro Erode Antipa che aveva preso illegalmente la moglie di un altro uomo. Nel giugno di quest’anno (26 d.C.) Giovanni era tornato al guado di Betania sul Giordano, dove aveva iniziato la sua predicazione sul regno futuro più di un anno prima. Nelle settimane che seguirono il battesimo di Gesù, il carattere della predicazione di Giovanni era gradatamente cambiato nella proclamazione della misericordia per la gente comune, mentre denunciava con rinnovata veemenza i capi politici e religiosi corrotti.

135:10.3 (1506.5) Erode Antipa, nel cui territorio Giovanni stava predicando, si allarmò per timore che costui ed i suoi discepoli suscitassero una ribellione. Erode era anche risentito per le critiche pubbliche di Giovanni sui suoi affari familiari. In considerazione di tutto ciò Erode decise di mettere Giovanni in prigione. Di conseguenza, nelle prime ore del mattino del 12 giugno, prima dell’arrivo delle moltitudini per ascoltare la predicazione ed assistere al battesimo, gli agenti di Erode posero Giovanni in stato d’arresto. Poiché le settimane passavano ed egli non veniva rilasciato, i suoi discepoli si sparsero per tutta la Palestina; molti di loro andarono in Galilea per unirsi ai seguaci di Gesù.

11. Giovanni in prigione

135:11.1 (1506.6) Giovanni fece un’esperienza solitaria ed un po’ amara in prigione. Pochi dei suoi discepoli furono autorizzati a fargli visita. Egli desiderava ardentemente vedere Gesù, ma dovette accontentarsi di sentir parlare del suo lavoro tramite quelli che tra i suoi discepoli erano divenuti credenti nel Figlio dell’Uomo. Egli fu spesso tentato di dubitare di Gesù e della sua missione divina. Se Gesù era il Messia, perché non faceva nulla per liberarlo da questa intollerabile prigionia? Per più di un anno e mezzo questo rude uomo di Dio abituato all’aria aperta languì in quell’orribile prigione. E questa esperienza fu una grande prova della sua fede in Gesù e della sua fedeltà verso di lui. In verità tutta questa esperienza fu una grande prova della fede di Giovanni anche in Dio. Molte volte egli fu tentato di dubitare anche dell’autenticità della sua stessa missione ed esperienza.

135:11.2 (1507.1) Dopo che ebbe trascorso in prigione parecchi mesi, un gruppo di suoi discepoli venne a trovarlo e, dopo avergli riferito sulle attività pubbliche di Gesù, disse: “Così vedi, Maestro, che colui che era con te nel corso superiore del Giordano prospera e riceve tutti coloro che vengono da lui. Egli banchetta anche con i Pubblicani ed i peccatori. Tu hai reso una coraggiosa testimonianza verso di lui e tuttavia egli non fa nulla per ottenere la tua liberazione.” Ma Giovanni rispose ai suoi amici: “Quest’uomo non può fare nulla senza che ciò gli sia stato dato da suo Padre che è nei cieli. Vi ricordate bene quello che ho detto: ‘Io non sono il Messia, ma sono uno mandato avanti per preparare la via a lui.’ E questo ho fatto. Colui che ha la sposa è lo sposo, ma l’amico dello sposo che sta nelle vicinanze e lo ascolta gode grandemente nell’udire la voce dello sposo. Questa mia gioia dunque è appagata. Egli deve crescere ed io diminuire. Io sono di questa terra ed ho proclamato il mio messaggio. Gesù di Nazaret è venuto sulla terra dal cielo ed è al di sopra di noi tutti. Il Figlio dell’Uomo è disceso da Dio, ed egli vi proclamerà la parola di Dio. Perché il Padre che è nei cieli non dona lo spirito secondo misura al proprio Figlio. Il Padre ama suo Figlio e rimetterà presto ogni cosa nelle mani di questo Figlio. Chiunque crede nel Figlio ha la vita eterna. E queste parole che pronuncio sono vere e perenni.”

135:11.3 (1507.2) Questi discepoli rimasero talmente stupefatti dalle affermazioni di Giovanni che partirono in silenzio. Anche Giovanni era molto scosso perché percepiva di avere pronunciato una profezia. Egli non dubitò mai più della missione e della divinità di Gesù. Ma fu una dolorosa delusione per Giovanni che Gesù non gli mandasse nemmeno un messaggio, che non venisse a trovarlo e che non esercitasse alcuno dei suoi grandi poteri per farlo uscire di prigione. Ma Gesù sapeva tutto ciò. Egli nutriva grande affetto per Giovanni, ma rendendosi ora conto della sua natura divina e conoscendo pienamente i grandi avvenimenti che si preparavano per Giovanni quando sarebbe partito da questo mondo, e sapendo anche che l’opera terrena di Giovanni era finita, si astenne dall’interferire nello svolgimento naturale della carriera del grande predicatore-profeta.

135:11.4 (1507.3) Questa lunga attesa in prigione era umanamente intollerabile. Appena pochi giorni prima della sua morte Giovanni mandò nuovamente da Gesù dei messaggeri di fiducia per chiedergli: “La mia opera è conclusa? Perché languisco in prigione? Sei tu veramente il Messia o dobbiamo cercarne un altro?” E quando questi due discepoli diedero questo messaggio a Gesù, il Figlio dell’Uomo rispose: “Ritornate da Giovanni e ditegli che non l’ho dimenticato, ma che sopporti anche questo, perché è bene che compiamo tutto ciò che prevede la rettitudine. Dite a Giovanni ciò che avete visto e udito — che la buona novella è predicata ai poveri — ed infine dite al diletto araldo della mia missione terrena che egli sarà abbondantemente benedetto nell’era futura se non avrà occasione di dubitare e di esitare su di me.” Questo fu l’ultimo messaggio che Giovanni ricevette da Gesù. Questo messaggio lo confortò grandemente e contribuì molto a rendere più ferma la sua fede e a prepararlo alla tragica fine della sua vita nella carne che seguì così da vicino a questa memorabile circostanza.

12. La morte di Giovanni il Battista

135:12.1 (1508.1) Poiché Giovanni operava nella Perea meridionale al momento dell’arresto, fu condotto immediatamente nella prigione della fortezza di Macheronte, dove rimase incarcerato fino alla sua esecuzione. Erode governava sia la Perea che la Galilea e manteneva allora delle residenze in Perea sia a Giuliade che a Macheronte. In Galilea la sua residenza ufficiale era stata trasferita da Sefforis alla nuova capitale Tiberiade.

135:12.2 (1508.2) Erode aveva paura di rilasciare Giovanni per timore che istigasse una ribellione. Egli aveva paura di metterlo a morte per timore che la moltitudine si sollevasse nella capitale, perché migliaia di Pereani credevano che Giovanni fosse un uomo santo, un profeta. Per questo Erode teneva il predicatore nazireo in prigione, non sapendo che cosa fare di lui. Giovanni era comparso parecchie volte davanti ad Erode, ma non aveva mai voluto accettare né di lasciare i domini di Erode né di astenersi da ogni attività pubblica se fosse stato rilasciato. E questa nuova agitazione in costante crescita concernente Gesù di Nazaret, consigliava Erode che non era il momento di lasciare libero Giovanni. Inoltre Giovanni era anche vittima dell’odio implacabile e profondo da parte di Erodiade, la moglie illegittima di Erode.

135:12.3 (1508.3) In numerose occasioni Erode parlò con Giovanni del regno dei cieli, e sebbene talvolta fosse seriamente colpito dal suo messaggio, aveva paura di farlo uscire di prigione.

135:12.4 (1508.4) Poiché molte costruzioni erano ancora in corso a Tiberiade, Erode passava gran parte del suo tempo nelle sue residenze della Perea, ed aveva una predilezione per la fortezza di Macheronte. Ci vollero parecchi anni prima che tutti gli edifici pubblici e la residenza ufficiale di Tiberiade fossero completamente ultimati.

135:12.5 (1508.5) Per la celebrazione del suo compleanno Erode diede una grande festa al palazzo di Macheronte per i suoi ufficiali di grado più elevato e per altre importanti personalità facenti parte dei consigli del governo della Galilea e della Perea. Poiché Erodiade non era riuscita ad ottenere la morte di Giovanni mediante appello diretto ad Erode, si diede ora da fare allo scopo di ottenere la morte di Giovanni con un astuto piano.

135:12.6 (1508.6) Nel corso dei festeggiamenti e degli intrattenimenti della sera, Erodiade presentò sua figlia perché danzasse davanti ai convitati. Erode rimase molto affascinato dalla rappresentazione della giovane e chiamatala davanti a lui disse: “Sei incantevole. Sono molto soddisfatto di te. Chiedimi in questo mio anniversario qualunque cosa desideri ed io te la darò, fosse anche la metà del mio regno.” Ed Erode faceva tutto ciò mentre era sotto l’influenza delle sue numerose libagioni. La giovane si trasse in disparte per sentire da sua madre che cosa dovesse chiedere ad Erode. Erodiade le disse: “Va da Erode e chiedi la testa di Giovanni il Battista.” E la giovane ritornò alla tavola del banchetto e disse ad Erode: “Ti chiedo di darmi subito la testa di Giovanni il Battista su un piatto.”

135:12.7 (1508.7) Erode fu riempito di timore e di tristezza, ma a causa del suo giuramento e di tutti coloro che sedevano a mangiare con lui, non volle rifiutare la richiesta. Ed Erode Antipa mandò un soldato con l’ordine di portare la testa di Giovanni. Fu così che Giovanni fu decapitato quella notte nella prigione; il soldato portò la testa del profeta su un piatto e la presentò alla giovane nel retro della sala del banchetto. E la fanciulla diede il piatto a sua madre. Quando i discepoli di Giovanni ebbero notizia del fatto, si recarono alla prigione a chiedere il corpo di Giovanni, e dopo averlo deposto in una tomba andarono a riferire a Gesù.

Fascicolo 136 - Il battesimo ed i quaranta giorni

Il Libro di Urantia

Fascicolo 136

Il battesimo ed i quaranta giorni

136:0.1 (1509.1) GESÙ cominciò la sua opera pubblica al culmine dell’interesse popolare per la predicazione di Giovanni e nel momento in cui il popolo ebreo della Palestina era in ansiosa attesa dell’apparizione del Messia. C’era un grande contrasto tra Giovanni e Gesù. Giovanni agiva con ardore ed impeto, mentre Gesù operava con calma e letizia; soltanto poche volte in tutta la sua vita egli manifestò fretta. Gesù era una confortante consolazione per il mondo ed alquanto un esempio; Giovanni non era di conforto o d’esempio. Egli predicava il regno dei cieli, ma non partecipava della sua felicità. Anche se Gesù parlò di Giovanni come del più grande profeta del vecchio ordine, disse anche che il più piccolo di coloro che vedevano la grande luce della nuova via ed entravano così nel regno dei cieli era in verità più grande di Giovanni.

136:0.2 (1509.2) Quando Giovanni predicava il regno futuro, il motivo dominante del suo messaggio era: Pentitevi! Fuggite la collera imminente. Quando Gesù cominciò a predicare, conservò l’esortazione al pentimento, ma questo messaggio era sempre seguito dal vangelo, la buona novella della gioia e della libertà del nuovo regno.

1. Concetti sul Messia atteso

136:1.1 (1509.3) Gli Ebrei avevano molte opinioni sul liberatore atteso, e ciascuna di queste differenti scuole d’insegnamento messianico era in grado di citare dei passaggi nelle Scritture ebraiche a sostegno delle proprie affermazioni. In linea generale gli Ebrei consideravano che la loro storia nazionale cominciasse con Abramo e culminasse nel Messia e nella nuova era del regno di Dio. Inizialmente essi avevano immaginato questo liberatore come “il servitore del Signore”, poi come “il Figlio dell’Uomo”, mentre più tardi alcuni erano anche giunti a qualificare il Messia come il “Figlio di Dio”. Ma che fosse chiamato il “seme di Abramo” o “il figlio di Davide”, tutti erano del parere che dovesse essere il Messia, “l’unto del Signore”. In tal modo il concetto si evolvé dal “servitore del Signore” al “figlio di Davide”, al “Figlio dell’Uomo” e al “Figlio di Dio”.

136:1.2 (1509.4) Al tempo di Giovanni e di Gesù gli Ebrei più istruiti avevano sviluppato un’idea del Messia futuro come di un Israelita rappresentativo e perfezionato, che riuniva in se stesso come “servitore del Signore” la triplice funzione di profeta, di sacerdote e di re.

136:1.3 (1509.5) Gli Ebrei credevano sinceramente che, come Mosè aveva liberato i loro padri dalla schiavitù egiziana con prodigi miracolosi, così l’atteso Messia avrebbe liberato il popolo ebreo dalla dominazione romana con miracoli di potere ancora più grandi e con meraviglie di trionfo razziale. I rabbini avevano messo insieme quasi cinquecento passaggi delle Scritture che, nonostante le loro evidenti contraddizioni, essi affermavano essere profetiche del Messia futuro. Ed in mezzo a tutti questi dettagli di tempo, di tecnica e di funzione, essi persero quasi completamente di vista la personalità del Messia promesso. Essi si aspettavano la restaurazione della gloria nazionale ebrea — l’esaltazione temporale d’Israele — piuttosto che la salvezza del mondo. È quindi evidente che Gesù di Nazaret non avrebbe mai potuto soddisfare questo materialistico concetto messianico della mente ebraica. Molte delle loro pretese predizioni messianiche, se essi avessero guardato queste espressioni profetiche sotto una luce diversa, avrebbero preparato in modo del tutto naturale la loro mente a riconoscere Gesù come il terminatore di un’era e l’iniziatore di una nuova e migliore dispensazione di misericordia e di salvezza per tutte le nazioni.

136:1.4 (1510.1) Gli Ebrei erano stati portati a credere nella dottrina della Shekinah. Ma questo presunto simbolo della Presenza Divina non era visibile nel tempio. Essi credevano che la venuta del Messia ne avrebbe effettuato la restaurazione. Essi avevano delle idee confuse sul peccato razziale e sulla supposta natura malvagia dell’uomo. Alcuni insegnavano che il peccato di Adamo aveva maledetto la razza umana e che il Messia avrebbe rimosso questa maledizione e ristabilito gli uomini nel favore divino. Altri insegnavano che Dio, nel creare l’uomo, aveva posto in questo essere sia la natura buona sia quella cattiva; che quando osservò il funzionamento di questa combinazione egli fu assai deluso, e che “si pentì di aver creato l’uomo in questo modo”. Coloro che insegnavano ciò credevano che il Messia sarebbe venuto per redimere gli uomini da questa innata cattiva natura.

136:1.5 (1510.2) La maggioranza degli Ebrei credeva che essi avrebbero continuato a languire sotto la sovranità romana a causa dei loro peccati nazionali e della tiepidezza dei proseliti Gentili. La nazione ebraica non era sinceramente pentita; per questo il Messia tardava a venire. Si parlava molto di pentimento; da ciò il potente ed immediato appello della predicazione di Giovanni: “Pentitevi e siate battezzati, perché il regno dei cieli è vicino.” Ed il regno dei cieli poteva significare soltanto una cosa per un Ebreo devoto: la venuta del Messia.

136:1.6 (1510.3) C’era una caratteristica nel conferimento di Micael che era totalmente estranea alla concezione ebraica del Messia, ed era l’unione delle due nature, quella umana e quella divina. Gli Ebrei avevano variamente concepito il Messia come umano perfezionato, come superumano ed anche come divino, ma non avevano mai intrattenuto il concetto dell’unione dell’umano e del divino. Questo fu il grande intoppo dei primi discepoli di Gesù. Essi afferravano il concetto umano del Messia quale figlio di Davide, come era stato presentato dagli antichi profeti; quale Figlio dell’Uomo, l’idea superumana di Daniele e di alcuni dei profeti successivi; ed anche quale Figlio di Dio, come descritto dall’autore del Libro di Enoch e da certi suoi contemporanei. Ma non avevano mai intrattenuto per un solo istante il vero concetto dell’unione in una sola personalità terrena delle due nature, quella umana e quella divina. L’incarnazione del Creatore sotto forma di creatura non era stata rivelata prima. Essa fu rivelata soltanto in Gesù; il mondo non conosceva nulla di queste cose fino a quando il Figlio Creatore non si fece carne ed abitò tra i mortali del regno.

2. Il battesimo di Gesù

136:2.1 (1510.4) Gesù fu battezzato nel momento culminante della predicazione di Giovanni, quando la Palestina era infiammata dall’aspettativa del suo messaggio — “il regno di Dio è vicino” — quando tutto il mondo ebraico era impegnato in un serio e solenne autoesame. Il sentimento ebraico della solidarietà razziale era molto profondo. Gli Ebrei non soltanto credevano che i peccati del padre potessero affliggere i suoi figli, ma credevano anche fermamente che il peccato di un individuo potesse maledire la nazione. Di conseguenza, non tutti quelli che si sottoponevano al battesimo di Giovanni si consideravano colpevoli dei peccati specifici denunciati da Giovanni. Numerose anime pie furono battezzate da Giovanni per il bene d’Israele; esse temevano che un peccato d’ignoranza da parte loro potesse ritardare la venuta del Messia. Esse si sentivano di appartenere ad una nazione colpevole e maledetta dal peccato, e si presentavano per il battesimo al fine di manifestare con questo atto i frutti di una penitenza razziale. È quindi evidente che Gesù non ricevette in alcun senso il battesimo di Giovanni come un rito di pentimento o per la remissione dei peccati. Accettando il battesimo dalle mani di Giovanni, Gesù seguiva soltanto l’esempio di molti Israeliti devoti.

136:2.2 (1511.1) Quando Gesù di Nazaret scese nel Giordano per essere battezzato era un mortale del regno che aveva raggiunto la sommità dell’ascensione evoluzionaria umana per quanto concerneva la conquista della mente e l’autoidentificazione con lo spirito. Quel giorno egli stava nel Giordano come un uomo perfezionato dei mondi evoluzionari del tempo e dello spazio. Una perfetta sincronia ed una piena comunicazione si erano stabilite tra la mente mortale di Gesù e l’Aggiustatore spirituale interiore, il dono divino di suo Padre del Paradiso. E proprio un simile Aggiustatore abita tutti gli esseri normali viventi su Urantia dopo l’ascensione di Micael alla sovranità del suo universo, eccetto che l’Aggiustatore di Gesù era stato preparato in precedenza per questa missione speciale abitando in modo analogo un altro superumano incarnato nelle sembianze della carne mortale, Machiventa Melchizedek.

136:2.3 (1511.2) Ordinariamente, quando un mortale del regno raggiunge questi alti livelli di perfezione della personalità, si producono quei fenomeni preliminari di elevazione spirituale che terminano nella fusione definitiva dell’anima maturata del mortale con il suo divino Aggiustatore associato. Un tale cambiamento avrebbe dovuto apparentemente verificarsi nell’esperienza della personalità di Gesù di Nazaret in quel giorno stesso in cui scese nel Giordano con i suoi due fratelli per essere battezzato da Giovanni. Questa cerimonia era l’atto finale della sua vita puramente umana su Urantia, e molti osservatori superumani si aspettavano di essere testimoni della fusione dell’Aggiustatore con la mente che abitava, ma erano tutti destinati a rimanere delusi. Avvenne qualcosa di nuovo e di ancora più grande. Mentre Giovanni imponeva le mani su Gesù per battezzarlo, l’Aggiustatore interiore si congedò definitivamente dall’anima umana perfezionata di Joshua ben Joseph. Ed in pochi istanti questa entità divina ritornò da Divinington quale Aggiustatore Personalizzato e capo dei membri del suo ordine in tutto l’universo locale di Nebadon. Gesù osservò così il proprio spirito divino anteriore ridiscendere su di lui in forma personalizzata. Egli udì allora questo stesso spirito originario del Paradiso parlare, dicendo: “Questo è il mio Figlio prediletto nel quale io sono molto soddisfatto.” E Giovanni, con i due fratelli di Gesù, udirono anch’essi queste parole. I discepoli di Giovanni, che si trovavano ai bordi dell’acqua, non udirono queste parole né videro l’apparizione dell’Aggiustatore Personalizzato. Solo gli occhi di Gesù videro l’Aggiustatore Personalizzato.

136:2.4 (1511.3) Quando l’Aggiustatore Personalizzato ritornato ed ora elevato ebbe parlato in questo modo, tutto fu silenzio. E mentre i quattro erano ancora nell’acqua, Gesù, levando gli occhi verso il vicino Aggiustatore, pregò: “Padre mio che regni nel cielo, sia santificato il tuo nome. Venga il tuo regno! Sia fatta la tua volontà sulla terra, come avviene in cielo.” Quando egli ebbe pregato, i “cieli si aprirono” ed il Figlio dell’Uomo vide, presentata dall’Aggiustatore ora Personalizzato, l’immagine di se stesso come Figlio di Dio qual era prima di venire sulla terra nelle sembianze della carne mortale e quale sarebbe stato quando la sua vita incarnata fosse terminata. Questa visione celeste fu vista solo da Gesù.

136:2.5 (1512.1) Fu la voce dell’Aggiustatore Personalizzato che Giovanni e Gesù udirono parlare in nome del Padre Universale, perché l’Aggiustatore proviene dal Padre del Paradiso ed è come lui. Durante il resto della vita terrena di Gesù questo Aggiustatore Personalizzato fu associato a lui in tutte le sue opere; Gesù rimase in costante comunione con questo eminente Aggiustatore.

136:2.6 (1512.2) Quando fu battezzato Gesù non si pentì di alcuna cattiva azione; non fece nessuna confessione di peccato. Il suo fu il battesimo di consacrazione al compimento della volontà del Padre celeste. Al momento del suo battesimo egli udì l’inconfondibile appello di suo Padre, l’invito finale ad occuparsi degli affari di suo Padre, e andò in ritiro solitario per quaranta giorni per meditare su questi molteplici problemi. Ritirandosi così per un certo tempo dal contatto personale attivo con i suoi associati terreni, Gesù, qual era e quale viveva su Urantia, stava seguendo la stessa procedura in vigore sui mondi morontiali ogniqualvolta un mortale ascendente si fonde con la presenza interiore del Padre Universale.

136:2.7 (1512.3) Questo giorno del battesimo segnò la fine della vita puramente umana di Gesù. Il Figlio divino ha trovato suo Padre, il Padre Universale ha trovato suo Figlio incarnato, ed essi parlano l’uno con l’altro.

136:2.8 (1512.4) (Gesù aveva quasi trentun anni e mezzo quando fu battezzato. Benché Luca dica che Gesù fu battezzato nel quindicesimo anno del regno di Tiberio Cesare, che sarebbe l’anno 29 d.C., poiché Augusto morì nell’anno 14 d.C., bisogna tenere presente che Tiberio fu coimperatore con Augusto per due anni e mezzo prima della morte di Augusto, ed aveva avuto delle monete coniate in suo onore in ottobre dell’anno 11 d.C. Il quindicesimo anno del suo regno effettivo fu dunque questo stesso anno 26 d.C., quello del battesimo di Gesù. E questo fu anche l’anno in cui Ponzio Pilato cominciò il suo incarico come governatore della Giudea.)

3. I quaranta giorni

136:3.1 (1512.5) Gesù aveva subito la grande tentazione durante il suo conferimento come mortale prima del suo battesimo, quando era stato bagnato dalle rugiade del Monte Hermon per sei settimane. Là, sul Monte Hermon, come mortale del regno e senza aiuto, aveva incontrato e vinto il pretendente di Urantia, Caligastia, il principe di questo mondo. In quel memorabile giorno negli annali dell’universo Gesù di Nazaret era divenuto il Principe Planetario di Urantia. E questo Principe di Urantia, che doveva di lì a poco essere proclamato Sovrano supremo di Nebadon, si ritirava ora per quaranta giorni per formulare i piani e determinare la tecnica di proclamazione del nuovo regno di Dio nel cuore degli uomini.

136:3.2 (1512.6) Dopo il suo battesimo egli cominciò i quaranta giorni di adattamento di se stesso alle mutate relazioni con il mondo e l’universo conseguenti alla personalizzazione del suo Aggiustatore. Durante questo isolamento sulle colline della Perea egli determinò la linea di condotta da seguire ed i metodi da impiegare nella nuova e mutata fase della vita terrena che stava per inaugurare.

136:3.3 (1512.7) Gesù non andò in ritiro allo scopo di digiunare e di affliggere la sua anima. Egli non era un asceta e veniva per distruggere definitivamente tutte queste nozioni concernenti l’approccio a Dio. Le sue ragioni per cercare questa solitudine erano del tutto differenti da quelle che avevano mosso Mosè ed Elia, e lo stesso Giovanni il Battista. Gesù era allora pienamente autocosciente della sua relazione con l’universo che egli aveva creato ed anche con l’universo degli universi, su cui esercitava la supervisione il Padre del Paradiso, suo Padre celeste. Egli ora si ricordava interamente la sua missione di conferimento e le istruzioni date da suo fratello maggiore Emanuele prima di cominciare la sua incarnazione su Urantia. Egli comprendeva ormai chiaramente e totalmente tutte queste vaste relazioni e desiderava starsene lontano per un periodo di tranquilla meditazione, in modo da poter elaborare i piani e decidere le procedure per la prosecuzione della sua opera pubblica a favore di questo mondo e di tutti gli altri mondi del suo universo locale.

136:3.4 (1513.1) Mentre errava sulle colline alla ricerca di un riparo conveniente, Gesù incontrò il capo esecutivo del suo universo, Gabriele, il Radioso Astro del Mattino di Nebadon. Gabriele ristabilì ora la comunicazione personale con il Figlio Creatore dell’universo; essi s’incontravano direttamente per la prima volta dopo che Micael si era congedato dai suoi associati su Salvington quando partì per Edentia per prepararsi ad iniziare il conferimento su Urantia. Per ordine di Emanuele e con l’autorizzazione degli Antichi dei Giorni di Uversa, Gabriele diede ora a Gesù delle informazioni indicanti che la sua esperienza di conferimento su Urantia era praticamente terminata per quanto concerneva l’acquisizione della sovranità perfezionata del suo universo e la fine della ribellione di Lucifero. La prima fu acquisita il giorno del suo battesimo, quando la personalizzazione del suo Aggiustatore dimostrò la perfezione ed il completamento del suo conferimento nelle sembianze della carne mortale, e la seconda divenne un fatto storico il giorno in cui Gesù scese dal Monte Hermon per raggiungere Tiglat, il ragazzo che l’aspettava. Gesù fu ora informato dalle più alte autorità dell’universo locale e del superuniverso che la sua opera di conferimento era terminata per quanto concerneva il suo status personale in relazione alla sovranità e alla ribellione. Egli aveva già ricevuto questa assicurazione diretta dal Paradiso nella visione battesimale e nel fenomeno della personalizzazione del suo Aggiustatore di Pensiero interiore.

136:3.5 (1513.2) Mentre Gesù si attardava in montagna parlando con Gabriele, il Padre della Costellazione di Edentia apparve in persona a Gesù e a Gabriele, dicendo: “La carriera è completata. La sovranità del Micael n. 611.121 sul suo universo di Nebadon riposa completata alla destra del Padre Universale. Io ti porto la liberazione dal conferimento da parte di Emanuele, il tuo fratello-garante per l’incarnazione su Urantia. Tu sei libero ora o in qualsiasi altro momento, nella maniera che tu stesso sceglierai, di terminare il tuo conferimento d’incarnazione, di salire alla destra di tuo Padre, di ricevere la tua sovranità e di assumere il ben meritato governo incondizionato di tutto Nebadon. Con l’autorizzazione degli Antichi dei Giorni, io testifico anche il completamento delle formalità del superuniverso concernenti la cessazione di ogni peccato di ribellione nel tuo universo ed il conferimento a te della piena ed illimitata autorità per occuparti di ogni possibile analoga sollevazione in futuro. Tecnicamente la tua opera su Urantia e nella carne della creatura mortale è finita. La tua linea di condotta d’ora in poi dipende dalla tua scelta.”

136:3.6 (1513.3) Quando l’Altissimo Padre di Edentia si fu congedato, Gesù s’intrattenne a lungo con Gabriele sul benessere dell’universo e, inviando i suoi saluti ad Emanuele, diede la sua assicurazione che nel lavoro che stava per incominciare su Urantia si sarebbe ricordato sempre dei consigli che aveva ricevuto in connessione con le raccomandazioni fattegli su Salvington precedentemente al suo conferimento.

136:3.7 (1514.1) Durante questi quaranta giorni d’isolamento, Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, si erano posti alla ricerca di Gesù. Molte volte essi giunsero vicini al suo luogo di ricovero, ma non lo trovarono mai.

4. I piani per l’opera pubblica

136:4.1 (1514.2) Giorno dopo giorno, sulle colline, Gesù formulò i piani per il resto del suo conferimento su Urantia. Egli decise in primo luogo di non insegnare contemporaneamente a Giovanni. Progettò di restare relativamente in disparte fino a che l’opera di Giovanni avesse raggiunto il suo scopo, oppure fino a quando Giovanni fosse stato improvvisamente interrotto dall’incarcerazione. Gesù sapeva bene che la predicazione di Giovanni, intrepida e priva di tatto, avrebbe suscitato ben presto i timori e l’inimicizia dei capi civili. Vista la situazione precaria di Giovanni, Gesù cominciò a preparare in modo definito il suo programma d’intervento pubblico a favore del suo popolo e del mondo, a favore di ogni mondo abitato in tutto il suo vasto universo. Il conferimento come mortale di Micael avvenne su Urantia ma per tutti i mondi di Nebadon.

136:4.2 (1514.3) La prima cosa che fece Gesù dopo aver concepito il piano generale di coordinamento del suo programma con il movimento di Giovanni, fu di ripassare nella sua mente le istruzioni di Emanuele. Egli rifletté con cura sui consigli dategli circa i suoi metodi di lavoro ed il non lasciare scritti permanenti sul pianeta. Gesù non scrisse mai più su qualcosa, eccetto che sulla sabbia. Nella sua visita successiva a Nazaret, con grande dispiacere di suo fratello Giuseppe, Gesù distrusse tutti i suoi scritti che erano conservati sulle tavolette nel laboratorio di carpenteria, o che erano appese sulle pareti della vecchia casa. Gesù rifletté bene sul consiglio di Emanuele riguardante il suo comportamento in materia economica, sociale e politica verso il mondo che avrebbe trovato.

136:4.3 (1514.4) Gesù non digiunò durante questi quaranta giorni d’isolamento. Il periodo più lungo in cui si astenne dal cibo furono i suoi primi due giorni sulle colline, quando era così immerso nelle sue riflessioni che dimenticò totalmente di mangiare. Ma il terzo giorno andò in cerca di cibo. Né fu tentato durante questo periodo da qualche spirito cattivo o da personalità ribelli stazionate su questo mondo o provenienti da qualsiasi altro mondo.

136:4.4 (1514.5) Questi quaranta giorni furono l’occasione del confronto finale tra la mente umana e quella divina, o piuttosto il primo reale funzionamento di queste due menti oramai divenute una. I risultati di questo importantissimo periodo di meditazione dimostrarono definitivamente che la mente divina aveva trionfalmente e spiritualmente dominato il suo intelletto umano. La mente dell’uomo era divenuta oramai la mente di Dio, e sebbene l’identità della sua mente umana fosse sempre presente, questa mente umana spiritualizzata diceva sempre: “Sia fatta non la mia volontà ma la tua.”

136:4.5 (1514.6) Gli avvenimenti di questo periodo memorabile non furono le visioni fantastiche di una mente indebolita dalla fame e stanca, né furono i simbolismi confusi e puerili che successivamente furono riportati come le “tentazioni di Gesù nel deserto”. Questo fu piuttosto un periodo di riflessione sulla movimentata e variegata carriera di conferimento su Urantia e sull’attenta messa a punto di quei piani per il ministero successivo che sarebbero stati i più utili per questo mondo, contribuendo anche a migliorare un po’ tutte le altre sfere isolate a causa della ribellione. Gesù rifletté sull’intero tratto della vita umana su Urantia, dai tempi di Andon e Fonta, passando per il fallimento di Adamo e fino al ministero del Melchizedek di Salem.

136:4.6 (1514.7) Gabriele aveva ricordato a Gesù che c’erano due modi in cui poteva manifestarsi al mondo nel caso scegliesse di trattenersi su Urantia ancora per qualche tempo. Ed aveva chiarito a Gesù che la sua scelta in questa materia non avrebbe avuto niente a che fare con la sovranità sul suo universo o con la fine della ribellione di Lucifero. Questi due modi di svolgere il suo ministero nel mondo erano:

136:4.7 (1515.1) 1. La sua via — la via che poteva sembrargli più gradita e più proficua dal punto di vista dei bisogni immediati di questo mondo e dell’edificazione immediata del suo universo.

136:4.8 (1515.2) 2. La via del Padre — l’esemplificazione di un ideale a lunga scadenza della vita delle creature, visualizzato dalle alte personalità dell’amministrazione paradisiaca dell’universo degli universi.

136:4.9 (1515.3) In tal modo fu chiarito a Gesù che c’erano due maniere in cui poteva disporre il resto della sua vita terrena. Ciascuna di queste maniere aveva degli argomenti a suo favore se considerata alla luce della situazione immediata. Il Figlio dell’Uomo vedeva chiaramente che la sua scelta tra questi due metodi di condotta non avrebbe avuto niente a che fare con l’attribuzione della sovranità sul suo universo; quella era una questione già regolata e suggellata negli archivi dell’universo degli universi ed aspettava soltanto la sua richiesta personale. Ma fu indicato a Gesù che suo fratello paradisiaco, Emanuele, avrebbe provato una grande soddisfazione se egli, Gesù, avesse stimato opportuno terminare la sua carriera terrena d’incarnazione come l’aveva nobilmente cominciata, restando sempre sottomesso alla volontà del Padre. Il terzo giorno del suo isolamento Gesù si ripromise di ritornare nel mondo per completare la sua carriera terrena e, in ogni situazione implicante due soluzioni, egli avrebbe scelto sempre la volontà del Padre. Ed egli visse il resto della sua vita terrena rimanendo sempre fedele a quella risoluzione. Anche sino all’amara fine egli subordinò invariabilmente la sua volontà sovrana a quella di suo Padre celeste.

136:4.10 (1515.4) I quaranta giorni nella solitudine della montagna non furono un periodo di grande tentazione, ma piuttosto il periodo delle grandi decisioni del Maestro. Durante questi giorni di comunione solitaria con se stesso e con la presenza immediata di suo Padre — l’Aggiustatore Personalizzato (egli non aveva più un custode serafico personale) — pervenne, una ad una, alle grandi decisioni che dovevano controllare la sua linea di condotta e guidarlo per il resto della sua carriera terrena. In seguito la tradizione di una grande tentazione fu collegata a questo periodo d’isolamento a causa della confusione dovuta ai racconti frammentari delle lotte sul Monte Hermon, ed inoltre perché era usanza che tutti i grandi profeti e capi umani iniziassero la loro carriera pubblica sottoponendosi a questi supposti periodi di digiuno e di preghiera. Era sempre stata abitudine di Gesù, quando doveva affrontare delle decisioni nuove o gravi, ritirarsi per comunicare con il suo spirito e per cercare così di conoscere la volontà di Dio.

136:4.11 (1515.5) In tutti questi progetti per il resto della sua vita terrena, Gesù era sempre lacerato nel suo cuore umano tra due opposte linee di condotta:

136:4.12 (1515.6) 1. Egli provava un forte desiderio di portare il suo popolo — e tutto il mondo — a credere in lui e ad accettare il suo nuovo regno spirituale. Ed egli conosceva bene le loro idee concernenti il Messia atteso.

136:4.13 (1515.7) 2. Vivere ed agire nel modo che egli sapeva che suo Padre avrebbe approvato, condurre la sua opera a favore di altri mondi bisognosi e continuare, nell’instaurazione del regno, a rivelare il Padre e a manifestare il suo divino carattere d’amore.

136:4.14 (1515.8) Durante questi giorni memorabili Gesù visse in una vecchia caverna rocciosa, un ricovero nel fianco delle colline vicino ad un villaggio un tempo chiamato Bet-Adis. Egli beveva da una piccola sorgente che sgorgava dal fianco della collina vicino a questo riparo roccioso.

5. La prima grande decisione

136:5.1 (1516.1) Il terzo giorno dopo l’inizio di questo incontro tra lui ed il suo Aggiustatore Personalizzato, fu presentata a Gesù la visione delle schiere celesti riunite di Nebadon, inviate dai loro comandanti per essere a disposizione del loro amato Sovrano. Questo potente schieramento era formato da dodici legioni di serafini e da quantità proporzionali di ogni ordine d’intelligenze dell’universo. E la prima grande decisione di Gesù in isolamento concerneva se utilizzare o meno queste potenti personalità in connessione con il programma successivo della sua opera pubblica su Urantia.

136:5.2 (1516.2) Gesù decise che non avrebbe utilizzato una sola personalità di questo vasto assembramento fino a che non fosse divenuto evidente che questa era la volontà del Padre. Nonostante questa decisione di ordine generale, questa vasta armata rimase con lui per il resto della sua vita terrena, sempre pronta ad obbedire alla minima espressione di volontà del suo Sovrano. Sebbene Gesù non vedesse costantemente con i suoi occhi umani queste personalità che lo accompagnavano, il suo Aggiustatore Personalizzato associato le vedeva costantemente e poteva comunicare con loro, con tutte loro.

136:5.3 (1516.3) Prima di tornare giù dal suo ritiro di quaranta giorni sulle colline, Gesù affidò il comando diretto di queste schiere di personalità dell’universo che lo assistevano al suo Aggiustatore recentemente Personalizzato, e per più di quattro anni del tempo di Urantia queste personalità selezionate da ogni categoria delle intelligenze dell’universo operarono con obbedienza e rispetto sotto la saggia guida di questo eminente ed esperto Monitore del Mistero Personalizzato. Assumendo il comando di questa potente assemblea, l’Aggiustatore, essendo un tempo parte ed essenza del Padre del Paradiso, assicurò Gesù che in nessun caso questi agenti superumani sarebbero stati autorizzati a servire o a manifestarsi in connessione con la sua carriera terrena, o a favore di questa, a meno che non si rivelasse che il Padre voleva questo intervento. Così, con un’unica grande decisione, Gesù si privò volontariamente di ogni cooperazione superumana in tutte le questioni concernenti il resto della sua carriera mortale, a meno che il Padre non scegliesse per proprio conto di partecipare a qualche atto od episodio delle attività terrene del Figlio.

136:5.4 (1516.4) Accettando questo comando delle schiere dell’universo in servizio di assistenza a Cristo Micael, l’Aggiustatore Personalizzato si diede grande pena di precisare a Gesù che, mentre questa assemblea di creature dell’universo poteva essere limitata nelle sue attività nello spazio per autorità delegata del suo Creatore, tali limitazioni non avrebbero operato in rapporto alle sue funzioni nel tempo. E questa limitazione proveniva dal fatto che gli Aggiustatori sono esseri indipendenti dal tempo una volta che sono personalizzati. Di conseguenza Gesù fu avvertito che, mentre il controllo da parte dell’Aggiustatore delle intelligenze viventi poste sotto il suo comando sarebbe stato completo e perfetto per tutto ciò che concerneva lo spazio, tali precise limitazioni non si potevano imporre in rapporto al tempo. L’Aggiustatore disse: “Come hai comandato, vieterò l’impiego di questa schiera d’intelligenze universali che ti assiste d’intervenire in qualunque modo in connessione con la tua carriera terrena, salvo nei casi in cui il Padre del Paradiso mi ordina di lasciare agire questi agenti affinché sia compiuta la sua volontà divina, quale tu avrai scelto, ed in quelle circostanze in cui puoi impegnarti in una scelta o in un atto della tua volontà divina-umana che implichino soltanto delle deroghe all’ordine terreno naturale per quanto concerne il tempo. In tutti questi eventi io non posso fare niente, e le tue creature qui riunite in perfezione ed unità di potere sono similmente impotenti. Se le tue nature congiunte provassero un giorno tali desideri, queste manifestazioni della tua scelta saranno immediatamente eseguite. Il tuo desiderio in tutte queste materie costituirà l’abbreviazione del tempo e la cosa progettata è esistente. Sotto il mio comando ciò costituisce il maggior limite possibile che possa essere imposto alla tua sovranità potenziale. Nella mia autocoscienza il tempo non esiste e perciò io non posso limitare le tue creature in nulla di quanto vi si rapporta.”

136:5.5 (1517.1) Gesù fu così informato delle conseguenze della sua decisione di continuare a vivere come un uomo tra gli uomini. Con una sola decisione egli aveva escluso tutte le schiere universali delle varie intelligenze che lo assistevano dalla partecipazione al suo ministero pubblico successivo, salvo che nelle questioni concernenti solamente il tempo. È dunque evidente che ogni possibile manifestazione soprannaturale o supposta superumana che accompagnava il ministero di Gesù concerneva esclusivamente l’eliminazione del tempo, a meno che il Padre celeste non avesse specificamente ordinato altrimenti. Nessun miracolo, nessun ministero di misericordia o nessun altro possibile avvenimento sopravvenuto in connessione con la rimanente attività terrena di Gesù avrebbe potuto avere la natura o il carattere di un atto trascendente le leggi naturali stabilite e normalmente operanti negli affari degli uomini quali vivono su Urantia, eccetto che in tale questione espressamente citata del tempo. Nessun limite, beninteso, poteva essere posto alle manifestazioni della “volontà del Padre”. L’eliminazione del tempo in connessione con il desiderio espresso di questo Sovrano potenziale di un universo poteva essere evitata solo dall’azione diretta ed esplicita della volontà di questo Dio-uomo volta a fare in modo che il tempo, legato all’atto o all’avvenimento in questione, non dovesse essere abbreviato o eliminato. Al fine d’impedire la comparsa di apparenti miracoli legati al tempo, era necessario che Gesù fosse costantemente cosciente del tempo. Ogni interruzione di coscienza del tempo da parte sua, in connessione con l’espressione di un desiderio definito, equivaleva all’attuazione della cosa concepita nella mente di questo Figlio Creatore, e ciò senza l’intervento del tempo.

136:5.6 (1517.2) Grazie al controllo di supervisione del suo Aggiustatore Personalizzato associato era possibile per Micael limitare perfettamente le sue attività terrene personali in rapporto allo spazio, ma non era possibile al Figlio dell’Uomo limitare in tal modo il suo nuovo status terrestre come Sovrano potenziale di Nebadon riguardo al tempo. Questo era lo status attuale di Gesù di Nazaret quando iniziò il suo ministero pubblico su Urantia.

6. La seconda decisione

136:6.1 (1517.3) Avendo stabilito la sua linea di condotta concernente tutte le personalità di tutte le classi delle sue intelligenze create, per quanto questa poteva essere determinata in considerazione del potenziale inerente al suo nuovo status di divinità, Gesù rivolse ora le sue attenzioni su se stesso. Che cosa avrebbe fatto egli, ora creatore pienamente autocosciente di tutte le cose e di tutti gli esseri esistenti in questo universo, di queste prerogative di creatore nelle situazioni ricorrenti della vita che avrebbe incontrato immediatamente quando fosse ritornato in Galilea per riprendere la sua opera tra gli uomini? In effetti, e precisamente mentre si trovava su questi monti da solo, questo problema si era già presentato in tutta la sua evidenza con la necessità di procurarsi del cibo. Al terzo giorno delle sue meditazioni solitarie il suo corpo umano ebbe fame. Doveva egli andare in cerca di cibo come avrebbe fatto un uomo qualunque, o doveva semplicemente esercitare i suoi poteri creativi normali e produrre un cibo corporale adeguato e bell’e pronto? Questa grande decisione del Maestro vi è stata descritta come una tentazione — come una sfida lanciata da supposti nemici affinché “comandi che queste pietre si tramutino in pani”.

136:6.2 (1518.1) Gesù stabilì così una nuova e coerente linea di condotta per il resto della sua opera terrena. Per quanto concerneva le sue necessità personali ed in generale anche le sue relazioni con altre personalità, egli ora scelse deliberatamente di proseguire la via di una normale esistenza terrena; decise definitivamente in senso contrario ad una linea di condotta che trascendesse, violasse od oltraggiasse le leggi naturali da lui stesso stabilite. Ma non poteva ripromettersi, come era già stato avvertito dal suo Aggiustatore Personalizzato, che queste leggi naturali non potessero, in certe circostanze concepibili, essere grandemente accelerate. In generale, Gesù decise che l’opera della sua vita sarebbe stata organizzata e proseguita conformemente alle leggi della natura ed in armonia con l’organizzazione sociale esistente. Il Maestro scelse così un programma di vita che fosse l’equivalente di una decisione contro i miracoli ed i prodigi. Di nuovo egli decise a favore della “volontà del Padre”; di nuovo lasciò ogni cosa nelle mani di suo Padre del Paradiso.

136:6.3 (1518.2) La natura umana di Gesù imponeva che il primo dovere fosse quello di preservare se stesso; che è il comportamento normale dell’uomo naturale sui mondi del tempo e dello spazio, ed è quindi una reazione legittima di un mortale di Urantia. Ma Gesù non si occupava soltanto di questo mondo e delle sue creature; egli stava vivendo una vita destinata ad istruire e ad ispirare le molteplici creature di un immenso universo.

136:6.4 (1518.3) Prima della sua illuminazione battesimale egli aveva vissuto in perfetta sottomissione alla volontà e al governo di suo Padre celeste. Egli decise energicamente di continuare proprio in questa implicita dipendenza umana dalla volontà del Padre. Decise di seguire una condotta innaturale — decise di non cercare l’autopreservazione. Egli scelse di proseguire la politica consistente nel rifiutare di difendere se stesso. Formulò le sue conclusioni con le parole delle Scritture familiari alla sua mente umana: “L’uomo non vivrà di solo pane, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.” Giungendo a questa conclusione circa l’appetito della sua natura fisica espresso nel desiderio di cibo, il Figlio dell’Uomo fece la sua ultima dichiarazione concernente tutti gli altri bisogni della carne e gli impulsi naturali della natura umana.

136:6.5 (1518.4) Egli avrebbe potuto forse usare il suo potere superumano a favore di altri, ma mai per se stesso. E proseguì questa politica con persistenza sino alla fine stessa, quando con scherno fu detto di lui: “Ha salvato gli altri, ma non può salvare se stesso” — perché egli non voleva.

136:6.6 (1518.5) Gli Ebrei erano in attesa di un Messia che avesse compiuto dei prodigi ancora più grandi di Mosè, che si riteneva avesse fatto scaturire l’acqua dalla roccia in un luogo arido ed avesse nutrito i loro antenati nel deserto con la manna. Gesù conosceva il genere di Messia atteso dai suoi compatrioti, ed egli disponeva di tutti i poteri e le prerogative per essere all’altezza delle loro più ardenti aspettative, ma decise in senso contrario a questo magnifico programma di potere e di gloria. Gesù considerava questo fatto di attendersi dei miracoli come un ritorno ai tempi antichi della magia ignorante e delle pratiche degradate degli stregoni selvaggi. Forse, per la salvezza delle sue creature, egli avrebbe potuto accelerare la legge naturale, ma trascendere le sue stesse leggi a beneficio di se stesso o per incutere timore ai suoi simili, questo non l’avrebbe fatto. E la decisione del Maestro fu definitiva.

136:6.7 (1518.6) Gesù era dispiaciuto per il suo popolo; egli comprendeva pienamente come essi fossero stati portati a sperare nella venuta del Messia, il tempo in cui “la terra produrrà i suoi frutti dieci volte mille ed in cui su ogni vigna vi saranno mille tralci, ed ogni tralcio produrrà mille grappoli ed ogni grappolo produrrà mille acini, ed ogni acino produrrà un gallone di vino”. Gli Ebrei credevano che il Messia avrebbe inaugurato un’era di abbondanza miracolosa. Gli Ebrei erano stati a lungo nutriti con tradizioni di miracoli e con leggende di prodigi.

136:6.8 (1519.1) Egli non era un Messia che veniva a moltiplicare il pane ed il vino. Non veniva a provvedere soltanto ai bisogni temporali; veniva a rivelare suo Padre celeste ai suoi figli terreni, mentre cercava di portare i suoi figli terreni ad unirsi a lui in uno sforzo sincero per vivere secondo la volontà del Padre che è nei cieli.

136:6.9 (1519.2) In questa decisione Gesù di Nazaret illustrò agli osservatori di un universo la follia ed il peccato di prostituire talenti divini e capacità donate da Dio ad ambizioni personali o al profitto e alla glorificazione puramente egoistici. Questo fu il peccato di Lucifero e di Caligastia.

136:6.10 (1519.3) Questa grande decisione di Gesù dimostra drammaticamente la verità che i piaceri dei sensi e la soddisfazione egoista, da soli e da se stessi, non sono capaci di portare la felicità agli esseri umani in evoluzione. Vi sono dei valori superiori nell’esistenza mortale — la padronanza intellettuale e la realizzazione spirituale — che trascendono di molto la necessaria soddisfazione degli appetiti e dei bisogni puramente fisici dell’uomo. I doni naturali del talento e della capacità dell’uomo dovrebbero essere principalmente consacrati a sviluppare e a nobilitare i suoi poteri superiori della mente e dello spirito.

136:6.11 (1519.4) Gesù rivelò così alle creature del suo universo la tecnica della nuova e migliore via, i superiori valori morali della vita e le più profonde soddisfazioni spirituali dell’esistenza umana evoluzionaria sui mondi dello spazio.

7. La terza decisione

136:7.1 (1519.5) Dopo aver preso le sue decisioni sulle questioni del cibo e dell’assistenza fisica per i bisogni del suo corpo materiale, la cura della sua salute e quella dei suoi associati, restavano ancora altri problemi da risolvere. Quale sarebbe stato il suo comportamento di fronte ad un pericolo personale? Egli decise di esercitare una sorveglianza normale sulla sua sicurezza umana e di adottare delle precauzioni ragionevoli per evitare la fine prematura della sua carriera nella carne, ma di astenersi da ogni intervento superumano quando fosse giunta la crisi della sua vita nella carne. Mentre formulava questa decisione, Gesù era seduto all’ombra di un albero posto su una sporgenza rocciosa a strapiombo su un precipizio proprio davanti a lui. Egli si rese perfettamente conto che poteva gettarsi nel vuoto e che non gli sarebbe accaduto nulla di male se avesse annullato la sua prima grande decisione di non invocare l’intervento delle sue intelligenze celesti nella prosecuzione dell’opera della sua vita su Urantia, e se avesse abrogato la seconda decisione concernente il suo comportamento riguardo alla preservazione di se stesso.

136:7.2 (1519.6) Gesù sapeva che i suoi compatrioti aspettavano un Messia che trascendesse la legge naturale. Gli era stato insegnato bene il passaggio delle Scritture che dice: “Non ti capiterà alcun male, nessuna calamità si avvicinerà alla tua dimora, perché egli ti affiderà ai suoi angeli affinché ti custodiscano in tutte le tue vie. Essi ti sosterranno con le loro mani per timore che tu urti il tuo piede contro una pietra.” Questa sorta di presunzione, questa sfida alle leggi di gravità di suo Padre, sarebbero state giustificate allo scopo di proteggere se stesso da un male possibile o forse di guadagnare la fiducia del suo popolo male istruito e confuso? Ma questa linea di condotta, per quanto soddisfacente per gli Ebrei che cercavano dei segni, non sarebbe stata una rivelazione di suo Padre, ma una discutibile manipolazione delle leggi stabilite dell’universo degli universi.

136:7.3 (1519.7) Comprendendo tutto ciò e sapendo che il Maestro rifiutava di operare a dispetto delle leggi della natura da lui stabilite per quanto concerneva la sua condotta personale, voi sapete con certezza che egli non camminò mai sull’acqua né fece mai nulla che oltraggiasse il suo ordine materiale di amministrazione del mondo. Beninteso, bisogna sempre tenere a mente che non era stato ancora trovato alcun modo di liberarlo completamente dalla mancanza di controllo sul fattore tempo in connessione con le questioni affidate alla giurisdizione dell’Aggiustatore Personalizzato.

136:7.4 (1520.1) Per tutta la sua vita terrena Gesù restò costantemente fedele a questa decisione. Sia quando i Farisei lo provocarono di dare un segno, sia quando quelli che lo osservavano al Calvario lo sfidarono a scendere dalla croce, egli mantenne fermamente la decisione presa in questo momento sul fianco della collina.

8. La quarta decisione

136:8.1 (1520.2) Il grande problema successivo che questo Dio-uomo affrontò e risolse subito conformemente alla volontà del Padre celeste, concerneva la questione di sapere se qualcuno dei suoi poteri superumani dovesse o meno essere impiegato per attirare l’attenzione ed ottenere l’adesione dei suoi contemporanei. Doveva egli in una qualche misura prestare i suoi poteri universali all’appagamento del desiderio ardente degli Ebrei per lo spettacolare ed il meraviglioso? Egli decise che non l’avrebbe fatto. Stabilì una linea di condotta che eliminava tutte queste pratiche come metodo per portare la sua missione a conoscenza degli uomini. E fu coerente con questa grande decisione. Anche quando permise la manifestazione di numerose somministrazioni di misericordia comportanti un accorciamento del tempo, egli raccomandò quasi invariabilmente ai beneficiari del suo ministero curativo di non raccontare a nessuno i benefici che avevano ricevuto. E respinse sempre la sfida provocante dei suoi nemici che chiedevano “mostraci un segno” quale prova e dimostrazione della sua divinità.

136:8.2 (1520.3) Gesù prevedeva molto saggiamente che il compimento di miracoli e l’esecuzione di prodigi avrebbe suscitato soltanto una devozione esteriore per avere intimidito la mente materiale; queste dimostrazioni non avrebbero rivelato Dio né avrebbero salvato gli uomini. Egli rifiutò di divenire un semplice operatore di prodigi. Risolse di occuparsi di un unico compito — l’instaurazione del regno dei cieli.

136:8.3 (1520.4) Durante questo importante dialogo di Gesù con se stesso, era presente l’elemento umano di obiezione e di quasi dubbio, perché Gesù era uomo quanto Dio. Era evidente che egli non sarebbe mai stato accettato dagli Ebrei come il Messia se non avesse compiuto dei prodigi. Inoltre, se avesse consentito di fare una sola cosa non naturale, la mente umana avrebbe saputo con certezza che ciò avveniva in sottomissione ad una mente veramente divina. Per la mente divina sarebbe stato compatibile con “la volontà del Padre” fare questa concessione alla natura dubbiosa della mente umana? Gesù decise che non lo sarebbe stato e citò la presenza dell’Aggiustatore Personalizzato come prova sufficiente della divinità associata all’umanità.

136:8.4 (1520.5) Gesù aveva viaggiato molto; ricordava Roma, Alessandria e Damasco. Egli conosceva i metodi del mondo — il modo in cui la gente raggiungeva i loro fini in politica e nel commercio mediante il compromesso e la diplomazia. Avrebbe egli utilizzato questa conoscenza nel proseguimento della sua missione sulla terra? No! Egli decise in modo simile contro ogni compromesso con la saggezza del mondo e con l’influenza delle ricchezze nell’instaurazione del regno. Scelse di nuovo di dipendere esclusivamente dalla volontà del Padre.

136:8.5 (1520.6) Gesù era pienamente cosciente delle scorciatoie aperte ad uno dei suoi poteri. Conosceva numerosi metodi con cui l’attenzione della nazione e del mondo intero poteva essere immediatamente focalizzata su se stesso. Presto sarebbe stata celebrata la Pasqua a Gerusalemme; la città sarebbe stata colma di visitatori. Egli avrebbe potuto salire sul pinnacolo del tempio e camminare nell’aria davanti alla moltitudine sbalordita; quello sarebbe stato il genere di Messia che gli Ebrei stavano aspettando. Ma li avrebbe successivamente delusi perché egli non era venuto per ristabilire il trono di Davide. E conosceva la futilità del metodo di Caligastia di tentare di anticipare la maniera naturale, lenta e sicura di compiere il disegno divino. Di nuovo il Figlio dell’Uomo s’inchinò con obbedienza alla via del Padre, alla volontà del Padre.

136:8.6 (1521.1) Gesù scelse di stabilire il regno dei cieli nel cuore degli uomini con metodi naturali, ordinari, difficili e duri, cioè con i procedimenti che i suoi figli terreni avrebbero dovuto seguire successivamente nella loro opera per ampliare ed estendere questo regno dei cieli. Perché il Figlio dell’Uomo sapeva bene che sarebbe stato “attraverso molte tribolazioni che numerosi figli di tutte le ere sarebbero entrati nel regno”. Gesù stava passando ora per la grande prova degli uomini civilizzati consistente nel detenere il potere e rifiutare fermamente di servirsene per scopi puramente egoistici o personali.

136:8.7 (1521.2) Nella vostra considerazione della vita e dell’esperienza del Figlio dell’Uomo, bisognerebbe sempre tenere a mente che il Figlio di Dio era incarnato nella mente di un essere umano del primo secolo, non nella mente di un mortale del ventesimo secolo o di un altro secolo. Con questo intendiamo comunicare l’idea che le doti umane di Gesù erano di acquisizione naturale. Egli era il prodotto dei fattori ereditari ed ambientali del suo tempo, accresciuti dall’influenza della sua istruzione e della sua educazione. La sua umanità era autentica, naturale, interamente derivata e nutrita dagli antecedenti dello status intellettuale di allora e dalle condizioni sociali ed economiche di quell’epoca e di quella generazione. Anche se nell’esperienza di questo Dio-uomo c’era sempre la possibilità che la mente divina trascendesse l’intelletto umano, nondimeno, nelle circostanze in cui la sua mente umana ha operato, si è manifestata come avrebbe fatto una vera mente mortale nelle condizioni dell’ambiente umano di quel tempo.

136:8.8 (1521.3) Gesù mostrò a tutti i mondi del suo vasto universo la follia di creare delle situazioni artificiali allo scopo di esibire un’autorità arbitraria o d’indulgere ad un potere eccezionale allo scopo di elevare dei valori morali o di accelerare il progresso spirituale. Gesù decise che non avrebbe fatto della sua missione sulla terra una ripetizione della delusione del regno dei Maccabei. Egli rifiutò di prostituire i suoi attributi divini allo scopo di acquisire una popolarità immeritata o di guadagnare prestigio politico. Non volle approvare la trasmutazione d’energia divina e creativa in potere nazionale o in prestigio internazionale. Gesù di Nazaret rifiutò il compromesso con il male ed ancor più l’accordo con il peccato. Il Maestro pose trionfalmente la fedeltà alla volontà di suo Padre al di sopra di ogni altra considerazione terrena e temporale.

9. La quinta decisione

136:9.1 (1521.4) Avendo regolato tali questioni di condotta concernenti le sue relazioni personali con la legge naturale ed il potere spirituale, egli volse la sua attenzione alla scelta dei metodi da impiegare nella proclamazione e nell’instaurazione del regno di Dio. Giovanni aveva già cominciato quest’opera; come poteva egli continuare il messaggio? Come sarebbe subentrato alla missione di Giovanni? Come avrebbe organizzato i suoi fedeli per uno sforzo efficace ed una cooperazione intelligente? Gesù stava pervenendo ora alla decisione finale che gli avrebbe impedito di considerarsi ancora come il Messia degli Ebrei, almeno il Messia qual era concepito dal popolo di quel tempo.

136:9.2 (1522.1) Gli Ebrei immaginavano un liberatore che sarebbe venuto con potere miracoloso ad abbattere i nemici d’Israele e a stabilire gli Ebrei, liberati dalla miseria e dall’oppressione, come governatori del mondo. Gesù sapeva che questa speranza non sarebbe mai stata realizzata. Egli sapeva che il regno dei cieli concerneva la vittoria sul male nel cuore degli uomini e che era puramente una materia d’ordine spirituale. Egli meditò sull’opportunità d’inaugurare il regno spirituale con una brillante ed abbagliante dimostrazione di potere — e questa condotta sarebbe stata ammissibile ed interamente conforme alla giurisdizione di Micael — ma egli decise completamente contro un tale piano. Non voleva compromessi con le tecniche rivoluzionarie di Caligastia. Egli aveva potenzialmente conquistato il mondo sottomettendosi alla volontà del Padre, e si propose di terminare la sua opera come l’aveva cominciata, e come Figlio dell’Uomo.

136:9.3 (1522.2) Voi non potete immaginare che cosa sarebbe successo su Urantia se questo Dio-uomo, ora in possesso potenziale di ogni potere in cielo e sulla terra, avesse deciso un giorno di dispiegare lo stendardo della sovranità, di schierare in ordine di battaglia i suoi reparti operanti prodigi! Ma egli non voleva compromessi. Non voleva servire il male lasciando supporre che l’adorazione di Dio fosse presumibilmente derivata da tutto ciò. Egli voleva attenersi alla volontà del Padre. Voleva proclamare ad un universo che l’osservava: “Voi adorerete il Signore Dio vostro e servirete soltanto lui.”

136:9.4 (1522.3) Via via che passavano i giorni Gesù percepiva con sempre maggiore chiarezza quale tipo di rivelatore di verità sarebbe divenuto. Egli capiva che la via di Dio non sarebbe stata una via facile. Cominciava a rendersi conto che la coppa della sua restante esperienza umana poteva essere amara, ma decise di berla.

136:9.5 (1522.4) Anche la sua mente umana sta dicendo addio al trono di Davide. Passo dopo passo questa mente umana segue il sentiero della mente divina. La mente umana pone ancora delle domande, ma accetta invariabilmente le risposte divine come regola finale in questa esistenza congiunta in cui vivere come un uomo nel mondo sottomettendosi costantemente senza riserve al compimento della volontà eterna e divina del Padre.

136:9.6 (1522.5) Roma era padrona del mondo occidentale. Il Figlio dell’Uomo, ora in solitudine a prendere queste decisioni memorabili, con le schiere celesti ai suoi ordini, rappresentava l’ultima possibilità per gli Ebrei di giungere a dominare il mondo. Ma questo Ebreo di nascita, che possedeva una saggezza ed un potere così prodigiosi, rifiutò d’impiegare le sue doti universali sia per l’esaltazione di se stesso sia per l’insediamento sul trono del suo popolo. Egli vedeva, per così dire, “i regni di questo mondo” ed aveva il potere d’impadronirsene. Gli Altissimi di Edentia avevano rimesso tutti questi poteri nelle sue mani, ma egli non li voleva. I regni della terra erano misere cose per interessare il Creatore e Sovrano di un universo. Egli aveva un solo obiettivo, l’ulteriore rivelazione di Dio agli uomini, l’instaurazione del regno, il dominio del Padre celeste nel cuore degli uomini.

136:9.7 (1522.6) L’idea di battaglia, di lotta e di massacro ripugnava a Gesù; egli non voleva nulla di tutto ciò. Voleva apparire sulla terra come il Principe della Pace per rivelare un Dio d’amore. Prima del suo battesimo egli aveva rifiutato ancora l’offerta degli Zeloti di guidarli alla ribellione contro gli oppressori romani. Ed ora egli prese la sua decisione finale riferentesi a quelle Scritture che sua madre gli aveva insegnato, quali: “Il Signore mi ha detto: ‘Tu sei mio Figlio; in questo giorno ti ho generato. Chiedimelo, ed io ti darò gli infedeli per tua eredità e le regioni estreme della terra per tuo possesso. Tu li spezzerai con una sbarra di ferro; li farai a pezzi come un recipiente da vasaio.’”

136:9.8 (1522.7) Gesù di Nazaret giunse alla conclusione che queste citazioni non si riferivano a lui. Alla fine, ed una volta per tutte, la mente umana del Figlio dell’Uomo fece piazza pulita di tutte queste difficoltà e contraddizioni messianiche — Scritture ebraiche, educazione dei genitori, insegnamento del cazan, aspettative degli Ebrei ed ambiziosi desideri umani; una volta per sempre decise la sua linea di condotta. Egli sarebbe tornato in Galilea ed avrebbe cominciato tranquillamente la proclamazione del regno ed avrebbe confidato in suo Padre (l’Aggiustatore Personalizzato) per l’elaborazione dei dettagli quotidiani d’esecuzione.

136:9.9 (1523.1) Con queste decisioni Gesù diede un degno esempio ad ogni persona su ogni mondo di un vasto universo quando rifiutò di usare prove materiali per risolvere problemi spirituali, quando rifiutò di sfidare presuntuosamente le leggi naturali. E diede un esempio ispirante di lealtà universale e di nobiltà morale quando rifiutò d’impadronirsi del potere temporale come preludio alla gloria spirituale.

136:9.10 (1523.2) Se il Figlio dell’Uomo aveva dei dubbi sulla sua missione e sulla natura della stessa quando andò sulle colline dopo il suo battesimo, non ne aveva alcuno quando tornò dai suoi compagni dopo i quaranta giorni di solitudine e di decisioni.

136:9.11 (1523.3) Gesù aveva formulato un programma per l’instaurazione del regno del Padre. Egli non avrebbe provveduto alle soddisfazioni fisiche del popolo. Non avrebbe distribuito pane alle folle come aveva recentemente visto fare a Roma. Non avrebbe attirato l’attenzione su se stesso compiendo dei prodigi, anche se gli Ebrei stavano aspettando proprio quel genere di liberatore. Né avrebbe cercato di far accettare il suo messaggio spirituale con uno sfoggio di autorità politica o di potere temporale.

136:9.12 (1523.4) Respingendo questi metodi per magnificare il regno futuro agli occhi degli Ebrei in attesa, Gesù era certo che questi stessi Ebrei avrebbero certamente e definitivamente respinto tutte le sue pretese di autorità e di divinità. Sapendo tutto ciò, Gesù cercò a lungo d’impedire ai suoi primi discepoli di alludere a lui come al Messia.

136:9.13 (1523.5) Durante tutto il suo ministero pubblico egli fu posto di fronte alla necessità di affrontare tre situazioni costantemente ricorrenti: la richiesta di essere nutriti, l’insistenza per vedere dei miracoli e la richiesta finale di permettere ai suoi seguaci di farlo re. Ma Gesù non si scostò mai dalle decisioni che aveva preso durante questi giorni d’isolamento sulle colline della Perea.

10. La sesta decisione

136:10.1 (1523.6) L’ultimo giorno di questo memorabile isolamento, prima di scendere dalla montagna per raggiungere Giovanni e i suoi discepoli, il Figlio dell’Uomo prese la sua ultima decisione. E comunicò questa decisione al suo Aggiustatore Personalizzato con queste parole: “Ed in tutte le altre questioni, come in queste la cui decisione è ora definita, m’impegno con te ad essere sottomesso alla volontà di mio Padre.” E dopo aver parlato così egli scese dalla montagna. Ed il suo viso risplendeva della gloria della vittoria spirituale e del compimento morale.

Fascicolo 137 - Il periodo di sosta in Galilea

Il Libro di Urantia

Fascicolo 137

Il periodo di sosta in Galilea

137:0.1 (1524.1) SABATO mattina 23 febbraio dell’anno 26 d.C., di buon’ora, Gesù discese dalle colline per raggiungere i compagni di Giovanni accampati a Pella. Per tutto quel giorno Gesù si mescolò alla folla. Egli curò un ragazzo che si era ferito cadendo e si recò nel vicino villaggio di Pella per consegnare il giovane in salvo nelle mani dei suoi genitori.

1. La scelta dei primi quattro apostoli

137:1.1 (1524.2) Durante questo sabato due dei principali discepoli di Giovanni passarono molto tempo con Gesù. Tra tutti i seguaci di Giovanni, uno di nome Andrea fu il più profondamente impressionato da Gesù; lo accompagnò nel tragitto fino a Pella con il ragazzo ferito. Sulla via del ritorno al luogo in cui stava Giovanni egli pose a Gesù numerose domande, e poco prima di giungere a destinazione, i due si fermarono per un breve colloquio, durante il quale Andrea disse: “Ti ho osservato fin da quando sei venuto a Cafarnao e credo che tu sia il nuovo Maestro; e sebbene io non comprenda tutto il tuo insegnamento, sono pienamente intenzionato a seguirti; vorrei sedermi ai tuoi piedi ed apprendere tutta la verità sul nuovo regno.” E Gesù, con profonda fiducia, accolse cordialmente Andrea come primo dei suoi apostoli, quel gruppo di dodici che dovevano lavorare con lui all’instaurazione del nuovo regno di Dio nel cuore degli uomini.

137:1.2 (1524.3) Andrea era un osservatore silenzioso dell’opera di Giovanni ed un sincero credente nella stessa, ed aveva un fratello molto capace ed entusiasta di nome Simone che era uno dei più eminenti discepoli di Giovanni. Non sarebbe sbagliato affermare che Simone era uno dei principali sostenitori di Giovanni.

137:1.3 (1524.4) Subito dopo il ritorno di Gesù ed Andrea al campo, Andrea cercò suo fratello Simone, e presolo da parte lo informò che era personalmente convinto che Gesù fosse il grande Maestro e che lui si era impegnato ad essere suo discepolo. Egli proseguì dicendo che Gesù aveva accettato la sua offerta di servizio e suggerì che anche lui (Simone) andasse da Gesù e si offrisse come compagno nel servizio del nuovo regno. Simone disse: “Da quando quest’uomo è venuto a lavorare nel laboratorio di Zebedeo ho sempre pensato che fosse mandato da Dio, ma che cosa facciamo con Giovanni? Dobbiamo abbandonarlo? È questa la cosa giusta da fare?” Essi decisero allora di andare immediatamente a consultare Giovanni. Giovanni fu rattristato all’idea di perdere due dei suoi più abili consiglieri e più promettenti discepoli, ma rispose coraggiosamente alle loro domande dicendo: “Questo è soltanto l’inizio; il mio lavoro presto finirà e diverremo tutti suoi discepoli.” Allora Andrea fece segno a Gesù di venire in disparte e gli annunciò che suo fratello desiderava entrare a far parte anche lui del servizio del nuovo regno. Ed accogliendo Simone come suo secondo apostolo Gesù disse: “Simone, il tuo entusiasmo è lodevole, ma è pericoloso per il lavoro del regno. Ti consiglio di divenire più attento nel tuo modo di parlare. Vorrei cambiare il tuo nome in Pietro.”

137:1.4 (1525.1) I genitori del ragazzo ferito, che vivevano a Pella, avevano chiesto a Gesù di passare la notte con loro, di considerare la loro casa come la sua casa, ed egli aveva accettato. Prima di lasciare Andrea e suo fratello, Gesù disse: “Domani mattina presto andremo in Galilea.”

137:1.5 (1525.2) Dopo che Gesù fu ritornato a Pella per la notte, e mentre Andrea e Simone discutevano ancora sulla natura del loro servizio nell’instaurazione del regno futuro, Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, arrivarono sulla scena, essendo appena rientrati dalla loro lunga e vana ricerca di Gesù sulle colline. Quando essi ascoltarono Simon Pietro raccontare come lui e suo fratello Andrea erano divenuti i primi consiglieri accolti nel nuovo regno e che sarebbero partiti il giorno seguente con il loro nuovo Maestro per la Galilea, Giacomo e Giovanni rimasero addolorati. Essi avevano conosciuto Gesù da un po’ di tempo e lo amavano. Lo avevano cercato per molti giorni sulle colline ed ora tornavano per apprendere che altri erano stati scelti prima di loro. Essi chiesero dov’era andato Gesù e si affrettarono a raggiungerlo.

137:1.6 (1525.3) Gesù dormiva quando arrivarono alla sua dimora, ma essi lo svegliarono dicendo: “Com’è che mentre noi che abbiamo vissuto così a lungo con te e ti stavamo cercando sulle colline tu hai preferito altri a noi ed hai scelto Andrea e Simone come tuoi primi associati nel nuovo regno?” Gesù rispose loro: “Mettetevi il cuore in pace e chiedetevi: ‘Chi vi ha ordinato di cercare il Figlio dell’Uomo mentre s’interessava degli affari di suo Padre?’” Dopo che essi gli ebbero raccontato i dettagli della loro lunga ricerca sulle colline, Gesù disse ancora loro: “Dovreste imparare a cercare il segreto del nuovo regno nel vostro cuore e non sulle colline. Quello che cercavate era già presente nella vostra anima. Voi siete veramente miei fratelli — non avevate bisogno di essere accolti da me — voi facevate già parte del regno, e dovreste essere di buon umore, preparandovi anche voi a venire con noi domani in Galilea.” Giovanni si azzardò allora a chiedere: “Ma, Maestro, Giacomo ed io saremo associati a te nel nuovo regno allo stesso titolo di Andrea e Simone?” E Gesù, ponendo una mano sulla spalla di ciascuno di loro, disse: “Fratelli miei, voi eravate già con me nello spirito del regno ancora prima che questi altri avessero chiesto di essere accolti. Voi, fratelli miei, non avete bisogno di fare richiesta per entrare nel regno; voi siete stati con me nel regno fin dall’inizio. Davanti agli uomini altri possono avere la precedenza su di voi, ma nel mio cuore vi consideravo nei consigli del regno ancora prima che pensaste di rivolgermi questa richiesta. E avreste potuto anche essere primi davanti agli uomini se non vi foste assentati per impegnarvi nel compito bene intenzionato, ma deciso da voi, di cercare uno che non si era perso. Nel regno futuro non occupatevi di quelle cose che accrescono la vostra ansietà, ma preoccupatevi sempre piuttosto di fare solo la volontà del Padre che è nei cieli.”

137:1.7 (1525.4) Giacomo e Giovanni accettarono di buon grado il rimprovero; essi non furono mai più invidiosi di Andrea e Simone. E si prepararono a partire con i loro due apostoli associati per la Galilea il mattino successivo. A partire da quel giorno il termine apostolo fu impiegato per distinguere la famiglia scelta dei consiglieri di Gesù dalla vasta moltitudine di discepoli credenti che lo seguì successivamente.

137:1.8 (1525.5) Quella sera tardi Giacomo, Giovanni, Andrea e Simone ebbero un incontro con Giovanni il Battista, e con le lacrime agli occhi ma con voce ferma il valente profeta giudeo lasciò che due dei suoi più validi discepoli divenissero gli apostoli del Principe galileo del regno futuro.

2. La scelta di Filippo e Natanaele

137:2.1 (1526.1) Domenica mattina 24 febbraio dell’anno 26 d.C., Gesù si congedò da Giovanni il Battista presso il fiume vicino a Pella e non lo rivide mai più nella carne.

137:2.2 (1526.2) Quel giorno, mentre Gesù ed i suoi quattro discepoli-apostoli partivano per la Galilea, c’era un gran tumulto nel campo dei seguaci di Giovanni. Stava per avvenire la prima grande divisione. Il giorno prima Giovanni aveva detto esplicitamente ad Andrea e ad Ezra che Gesù era il Liberatore. Andrea decise di seguire Gesù, ma Ezra respinse il carpentiere di Nazaret dalle maniere gentili, dicendo ai suoi compagni: “Il profeta Daniele dichiara che il Figlio dell’Uomo verrà sulle nuvole del cielo, in potenza e in grande gloria. Questo carpentiere galileo, questo costruttore di battelli di Cafarnao, non può essere il Liberatore. Può un tale dono di Dio uscire da Nazaret? Questo Gesù è un parente di Giovanni e per eccesso di benevolenza il nostro maestro è stato ingannato. Stiamo lontani da questo falso Messia.” Quando Giovanni rimproverò Ezra per queste affermazioni, egli si allontanò con numerosi discepoli e andò verso sud. Questo gruppo continuò a battezzare in nome di Giovanni e fondò infine una setta di coloro che credevano in Giovanni ma rifiutavano di accettare Gesù. Un residuo di questo gruppo esiste ancora oggi in Mesopotamia.

137:2.3 (1526.3) Mentre sorgevano questi problemi tra i seguaci di Giovanni, Gesù ed i suoi quattro discepoli-apostoli erano ben avanti nel loro viaggio verso la Galilea. Prima di attraversare il Giordano per andare a Nazaret passando per Nain, Gesù, guardando avanti sulla strada, vide venire verso di loro un certo Filippo di Betsaida con un amico. Gesù aveva conosciuto Filippo precedentemente, e questi era pure ben conosciuto da tutti e quattro i nuovi apostoli. Egli era in cammino con il suo amico Natanaele per andare da Giovanni a Pella allo scopo di saperne di più sull’annunciato avvento del regno di Dio, e fu felicissimo di salutare Gesù. Filippo era stato un ammiratore di Gesù fin dalla sua prima venuta a Cafarnao. Natanaele invece, che viveva a Cana di Galilea, non conosceva Gesù. Filippo si fece avanti per salutare i suoi amici, mentre Natanaele si riposava all’ombra di un albero a lato della strada.

137:2.4 (1526.4) Pietro prese Filippo da parte e gli spiegò che loro, cioè lui, Andrea, Giacomo e Giovanni erano tutti divenuti associati di Gesù nel nuovo regno ed esortò vivamente Filippo ad offrirsi volontario al servizio della causa. Filippo si trovò in imbarazzo. Che cosa doveva fare? Qui, senza il minimo preavviso — a margine della strada vicino al Giordano — si vedeva porre per una decisione immediata la più importante domanda di un’intera vita. Egli era oramai in calorosa conversazione con Pietro, Andrea e Giovanni, mentre Gesù stava descrivendo a Giacomo la strada da seguire attraverso la Galilea fino a Cafarnao. Infine Andrea suggerì a Filippo: “Perché non chiedere al Maestro?”

137:2.5 (1526.5) Filippo si rese subito conto che Gesù era realmente un grande uomo, forse il Messia, e decise di attenersi alla decisione di Gesù in questa materia. Andò diritto da lui e gli chiese: “Maestro, devo andare da Giovanni o unirmi ai miei amici che seguono te?” E Gesù rispose: “Seguimi.” Filippo fu galvanizzato dalla certezza di avere trovato il Liberatore.

137:2.6 (1526.6) Filippo fece allora cenno al gruppo di rimanere dov’era mentre egli correva a comunicare la notizia della sua decisione al suo amico Natanaele, che era ancora indietro sotto il gelso e rifletteva sulle molte cose che aveva udito su Giovanni il Battista, sul regno futuro e sul Messia atteso. Filippo mise termine a queste riflessioni gridando: “Ho trovato il Liberatore, colui del quale Mosè ed i profeti hanno scritto e che Giovanni ha proclamato.” Natanaele, alzando gli occhi, chiese: “Da dove viene questo maestro?” E Filippo replicò: “È Gesù di Nazaret, il figlio di Giuseppe, il carpentiere, venuto più recentemente ad abitare a Cafarnao.” Allora, un po’ sorpreso, Natanaele chiese: “Può una cosa tanto buona uscire da Nazaret?” Ma Filippo, prendendolo per il braccio, disse: “Vieni a vedere.”

137:2.7 (1527.1) Filippo condusse Natanaele da Gesù, il quale, guardando con benevolenza in viso il sincero dubbioso, disse: “Ecco un vero Israelita in cui non c’è falsità. Seguimi.” Natanaele, girandosi verso Filippo, disse: “Hai ragione. È veramente un conduttore di uomini. Lo seguirò anch’io, se ne sono degno.” E Gesù fece un cenno affermativo a Natanaele, dicendo di nuovo: “Seguimi.”

137:2.8 (1527.2) Gesù aveva ora riunito una metà del suo futuro corpo di stretti collaboratori, cinque che lo conoscevano da qualche tempo ed uno straniero, Natanaele. Senza ulteriori indugi essi attraversarono il Giordano e, passando per il villaggio di Nain, giunsero a tarda sera a Nazaret.

137:2.9 (1527.3) Essi trascorsero tutti la notte da Giuseppe nella casa d’infanzia di Gesù. I compagni di Gesù non compresero molto bene perché il loro maestro da poco scoperto fosse così preoccupato di distruggere completamente ogni traccia dei suoi scritti che esistevano nella casa sotto forma dei Dieci Comandamenti e di altre massime e precetti. Ma questo modo di agire, unito al fatto che essi non lo videro mai più scrivere in seguito — salvo che sulla polvere o sulla sabbia — impressionò profondamente la loro mente.

3. La visita a Cafarnao

137:3.1 (1527.4) Il giorno seguente Gesù mandò i suoi apostoli a Cana, perché erano tutti invitati al matrimonio di una giovane molto in vista di quella città, mentre egli si preparava a fare una rapida visita a sua madre a Cafarnao, fermandosi a Magdala per vedere suo fratello Giuda.

137:3.2 (1527.5) Prima di lasciare Nazaret, i nuovi associati di Gesù raccontarono a Giuseppe e agli altri membri della famiglia di Gesù i meravigliosi avvenimenti dell’allora recente passato ed espressero apertamente la loro credenza che Gesù fosse il liberatore a lungo atteso. Questi membri della famiglia di Gesù discussero di tutto ciò e Giuseppe disse: “Forse, dopotutto, la mamma aveva ragione — forse il nostro strano fratello è il futuro re.”

137:3.3 (1527.6) Giuda era presente al battesimo di Gesù e, con suo fratello Giacomo, era divenuto un fermo credente nella missione di Gesù sulla terra. Sebbene Giacomo e Giuda fossero molto perplessi sulla natura della missione del loro fratello, la loro madre aveva riesumato tutte le sue antiche speranze che Gesù fosse il Messia, il figlio di Davide, ed incoraggiava i suoi figli ad avere fede nel loro fratello quale liberatore d’Israele.

137:3.4 (1527.7) Gesù arrivò a Cafarnao lunedì sera, ma non andò a casa sua, dove vivevano Giacomo e sua madre; andò direttamente a casa di Zebedeo. Tutti i suoi amici di Cafarnao videro un grande e gradevole cambiamento in lui. Ancora una volta egli sembrava relativamente allegro e più simile a com’era durante i primi anni a Nazaret. Negli anni antecedenti al suo battesimo ed ai periodi d’isolamento immediatamente precedenti e seguenti, egli era divenuto sempre più serio e riservato. Ora sembrava a tutti loro del tutto simile a com’era una volta. C’era in lui un certo portamento maestoso ed un aspetto eminente, ma era di nuovo allegro e spensierato.

137:3.5 (1528.1) Maria fremeva di speranza. Essa credeva che la promessa di Gabriele fosse prossima a realizzarsi. Si aspettava di vedere presto tutta la Palestina sbigottita e sbalordita dalla rivelazione miracolosa di suo figlio quale re soprannaturale degli Ebrei. Ma a tutte le numerose domande che gli posero sua madre, Giacomo, Giuda e Zebedeo, Gesù si limitò a rispondere sorridendo: “È meglio che io resti qui per qualche tempo; devo fare la volontà di mio Padre che è nei cieli.”

137:3.6 (1528.2) Il giorno dopo, martedì, essi andarono tutti a Cana per il matrimonio di Naomi, che doveva aver luogo il giorno seguente. E nonostante i reiterati avvertimenti di Gesù di non parlare a nessuno di lui “fino a che l’ora del Padre giungerà”, essi insistettero nel diffondere con discrezione la notizia che avevano trovato il Liberatore. Ciascuno di loro aspettava con fiducia che Gesù inaugurasse l’assunzione della sua autorità messianica in occasione del prossimo matrimonio a Cana, e che lo facesse con grande potenza e sublime grandezza. Essi ricordarono ciò che era stato detto sui fenomeni seguiti al suo battesimo e credevano che la sua futura condotta sulla terra sarebbe stata segnata da manifestazioni crescenti di prodigi soprannaturali e di dimostrazioni miracolose. Di conseguenza, tutto il paese si preparò a radunarsi a Cana per il banchetto di nozze di Naomi e di Joab il figlio di Natan.

137:3.7 (1528.3) Maria non era stata così allegra da anni. Essa si recò a Cana nello stato d’animo di una regina madre che andava ad assistere all’incoronazione di suo figlio. Da quando Gesù aveva compiuto i tredici anni la sua famiglia ed i suoi amici non l’avevano visto così libero da preoccupazioni e felice, così premuroso e comprensivo dei voti e dei desideri dei suoi compagni, così affettuoso in modo toccante. Essi bisbigliavano dunque tra di loro, a piccoli gruppi, chiedendosi che cosa sarebbe accaduto. Che cosa avrebbe fatto prossimamente questo strano personaggio? Come avrebbe inaugurato la gloria del regno futuro? Ed essi erano tutti eccitati all’idea che avrebbero assistito alla rivelazione della forza e della potenza del Dio d’Israele.

4. Le nozze a Cana

137:4.1 (1528.4) Mercoledì, a mezzogiorno, quasi un migliaio di ospiti erano arrivati a Cana, più di quattro volte il numero invitato al banchetto di nozze. Era costume degli Ebrei celebrare i matrimoni di mercoledì, e gli inviti alle nozze erano stati inviati un mese prima. Nella mattinata e nel primo pomeriggio a Gesù la festa sembrava somigliare più ad un ricevimento pubblico che ad un matrimonio. Ognuno voleva salutare questo Galileo quasi celebre, ed egli era molto cordiale con tutti, giovani e vecchi, Ebrei e Gentili. E tutti si rallegrarono quando Gesù accettò di condurre la processione introduttiva al matrimonio.

137:4.2 (1528.5) Gesù era ora perfettamente autocosciente della sua esistenza umana, della sua preesistenza divina e dello status delle sue nature umana e divina congiunte o fuse. Con perfetta padronanza egli poteva in ogni momento recitare il ruolo umano od assumere immediatamente le prerogative di personalità della natura divina.

137:4.3 (1528.6) Mentre la giornata procedeva, Gesù si rendeva sempre più conto che la gente si aspettava di vederlo compiere qualche prodigio; più specificamente egli comprese che la sua famiglia ed i suoi sei discepoli-apostoli si aspettavano che annunciasse in modo adeguato il suo regno futuro con qualche manifestazione impressionante e soprannaturale.

137:4.4 (1529.1) Nel primo pomeriggio Maria chiamò Giacomo, ed insieme ebbero l’ardire di rivolgersi a Gesù per chiedergli se voleva confidarsi con loro per informarli a che ora e a quale punto delle cerimonie nuziali egli aveva progettato di manifestarsi come “essere soprannaturale”. Non appena essi ebbero parlato di questo argomento a Gesù, videro che avevano suscitato la sua caratteristica indignazione. Egli disse soltanto: “Se mi amate, allora abbiate la compiacenza di aspettare con me mentre servo la volontà di mio Padre che è nei cieli.” Ma l’eloquenza del suo rimprovero stava nell’espressione del suo viso.

137:4.5 (1529.2) Questa mossa di sua madre fu una grande delusione per il Gesù umano, e fu molto rasserenato dalla sua reazione alla provocante proposta di lei di prestarsi a compiere qualche dimostrazione esteriore della sua divinità. Quella era proprio una delle cose che aveva deciso di non fare nel corso del suo recente isolamento sulle colline. Per alcune ore Maria fu molto depressa. Essa disse a Giacomo: “Non riesco a capirlo; che cosa significa tutto ciò? Non c’è fine alla sua strana condotta?” Giacomo e Giuda cercarono di confortare la loro madre, mentre Gesù si ritirava per un’ora di solitudine. Ma egli ritornò alla riunione ed era di nuovo di buon umore ed allegro.

137:4.6 (1529.3) Il matrimonio proseguì in un’atmosfera di tranquilla attesa, ma l’intera cerimonia era terminata senza un gesto, senza una parola dell’ospite d’onore. Allora si sussurrò che il carpentiere e costruttore di battelli, annunciato da Giovanni come “il Liberatore”, avrebbe messo le carte in tavola durante i festeggiamenti della sera, forse alla cena di nozze. Ma ogni speranza di una tale dimostrazione fu efficacemente rimossa dalla mente dei suoi sei discepoli-apostoli quando egli li chiamò tutti poco prima della cena di nozze e, con grande serietà, disse: “Non pensate che io sia venuto in questo luogo a compiere qualche prodigio per soddisfare i curiosi o per convincere quelli che dubitano. Siamo qui piuttosto per servire la volontà di nostro Padre che è nei cieli.” Ma quando Maria e gli altri lo videro in consultazione con i suoi associati, furono pienamente persuasi nella loro mente che qualcosa di straordinario stesse per accadere. E tutti si sedettero per godere la cena di nozze e la serata di festosa buona compagnia.

137:4.7 (1529.4) Il padre dello sposo aveva procurato vino in abbondanza per tutti gli ospiti invitati al banchetto di nozze, ma come poteva sapere che il matrimonio di suo figlio sarebbe divenuto un avvenimento così strettamente legato all’attesa manifestazione di Gesù come liberatore messianico? Egli era felicissimo di avere l’onore di annoverare il celebre Galileo tra i suoi ospiti, ma prima che la cena di nozze fosse finita i servitori gli portarono la sconcertante notizia che il vino scarseggiava. Quando la cena ufficiale fu terminata e gli ospiti stavano passeggiando in giardino, la madre dello sposo confidò a Maria che la provvista di vino era esaurita. E Maria le rispose con fiducia: “Non preoccuparti — parlerò a mio figlio. Egli ci aiuterà.” Ed essa si prese la libertà di parlare in tal modo nonostante il rimprovero ricevuto qualche ora prima.

137:4.8 (1529.5) Per molti anni Maria si era sempre rivolta a Gesù per essere aiutata in ogni crisi della loro vita di famiglia a Nazaret, cosicché era per lei del tutto naturale pensare a lui in questa circostanza. Ma questa madre ambiziosa aveva anche altre ragioni per fare appello a suo figlio maggiore in questa occasione. Mentre Gesù stava da solo in un angolo del giardino, sua madre si avvicinò a lui e disse: “Figlio mio, essi non hanno più vino.” E Gesù rispose: “Mia buona donna, che cosa ho a che fare io con ciò?” Maria disse: “Credo soltanto che la tua ora sia venuta; non puoi aiutarci?” Gesù replicò: “Di nuovo ti dichiaro che non sono venuto per agire in questo modo. Perché mi disturbi ancora con simili questioni?” Ed allora, sciogliendosi in lacrime, Maria lo supplicò: “Ma, figlio mio, ho promesso loro che ci avresti aiutato; non potresti, per favore, fare qualcosa per me?” Ed allora Gesù disse: “Donna, perché ti permetti di fare tali promesse? Vedi di non farlo ancora. In tutte le cose noi dobbiamo servire la volontà del Padre che è nei cieli.”

137:4.9 (1530.1) Maria, la madre di Gesù, era annientata; era stordita! Mentre essa stava là immobile davanti a lui, con le lacrime che le scorrevano sul viso, il cuore umano di Gesù fu sopraffatto dalla compassione per la donna che l’aveva generato nella carne, e chinandosi verso di lei, posò teneramente la mano sulla sua testa dicendo: “Su, su, mamma Maria, non affliggerti per le mie parole apparentemente dure; non ti ho detto molte volte che sono venuto soltanto per fare la volontà di mio Padre celeste? Farei molto volentieri quanto mi chiedi se ciò facesse parte della volontà del Padre — ” e Gesù si arrestò all’improvviso, ebbe un’esitazione. Maria sembrò percepire che qualcosa stava per accadere. Balzando in piedi, gettò le braccia al collo di Gesù, lo baciò e si precipitò nelle stanze dei servi dicendo: “Qualunque cosa dica mio figlio, fatela.” Ma Gesù non disse nulla. Si rendeva conto ora di aver già detto — o piuttosto di avere pensato con pieno desiderio — troppo.

137:4.10 (1530.2) Maria danzava per la gioia. Essa non sapeva come il vino sarebbe stato prodotto, ma credeva fermamente di aver finalmente persuaso suo figlio primogenito ad affermare la sua autorità, ad osare di farsi avanti per rivendicare la sua posizione e mostrare il suo potere messianico. E a causa della presenza e dell’associazione di certe potenze e personalità dell’universo, di cui tutti i presenti erano completamente ignari, essa non sarebbe rimasta delusa. Il vino che Maria desiderava e che Gesù, il Dio-uomo, umanamente e con grande comprensione voleva, stava per comparire.

137:4.11 (1530.3) C’erano lì vicino sei giare di pietra colme d’acqua, contenenti circa settanta litri ciascuna. Quest’acqua era destinata ad essere usata successivamente nelle cerimonie finali di purificazione della celebrazione del matrimonio. L’agitarsi dei servi attorno a questi enormi recipienti di pietra, sotto la guida attiva di sua madre, attirò l’attenzione di Gesù, e avvicinatosi vide che ne tiravano fuori del vino a brocche piene.

137:4.12 (1530.4) Gesù si rese gradualmente conto di ciò che era successo. Tra tutte le persone presenti alla festa del matrimonio di Cana, Gesù fu il più sorpreso. Gli altri si aspettavano tutti di vederlo compiere un prodigio, ma ciò era proprio quello che egli non aveva intenzione di fare. Allora il Figlio dell’Uomo si ricordò dell’avvertimento del suo Aggiustatore di Pensiero Personalizzato sulle colline. Si ricordò come l’Aggiustatore l’aveva avvertito che nessuna potenza o personalità poteva privarlo della prerogativa di creatore indipendente dal tempo. In questa occasione, dei trasformatori di potere, degli intermedi e tutte le altre personalità richieste erano riuniti vicino all’acqua ed agli altri elementi necessari, e di fronte al desiderio espresso dal Creatore Sovrano dell’Universo, l’apparizione istantanea del vino era inevitabile. E questo avvenimento era reso doppiamente certo dal fatto che l’Aggiustatore Personalizzato aveva precisato che l’esecuzione del desiderio del Figlio non avrebbe contravvenuto in alcun modo alla volontà del Padre.

137:4.13 (1530.5) Ma questo non fu in alcun senso un miracolo. Nessuna legge naturale fu modificata, abrogata od anche trascesa. Non si produsse nient’altro che l’abrogazione del tempo in associazione con l’assembramento celeste degli elementi chimici indispensabili per l’elaborazione del vino. A Cana, in questa occasione, gli agenti del Creatore produssero del vino esattamente come essi fanno mediante il processo naturale ordinario, salvo che lo fecero indipendentemente dal tempo e con l’intervento di agenti superumani per riunire nello spazio gli ingredienti chimici necessari.

137:4.14 (1531.1) Inoltre, era evidente che il compimento di questo cosiddetto miracolo non era contrario alla volontà del Padre del Paradiso, altrimenti non si sarebbe prodotto, poiché Gesù si era già sottomesso in tutto alla volontà del Padre.

137:4.15 (1531.2) Quando i servi attinsero questo nuovo vino e lo portarono al testimone dello sposo, il “direttore del banchetto”, e quando questi lo ebbe assaggiato, chiamò il novello sposo e disse: “È abitudine servire prima il vino buono e poi, quando gli invitati hanno bevuto molto, portare il frutto inferiore della vite; ma tu hai conservato il vino migliore sino alla fine del banchetto.”

137:4.16 (1531.3) Maria e i discepoli di Gesù gioirono grandemente per il supposto miracolo che credevano essere stato compiuto da Gesù intenzionalmente, ma Gesù si ritirò in un angolo appartato del giardino e si pose in seria meditazione per alcuni brevi istanti. Egli concluse alla fine che l’episodio oltrepassava nella circostanza il suo controllo personale e che, non essendo contrario alla volontà di suo Padre, era inevitabile. Quando ritornò tra gli invitati, costoro lo guardavano con riverente timore; pensavano tutti che fosse il Messia. Ma Gesù era molto perplesso; sapeva che essi credevano in lui soltanto a causa dello straordinario evento di cui erano stati del tutto casualmente testimoni. Gesù si ritirò di nuovo per qualche momento sulla terrazza della casa per meditare su tutto questo.

137:4.17 (1531.4) Gesù comprese ora pienamente che avrebbe dovuto stare costantemente in guardia per timore che la sua indulgenza alla compassione e alla pietà non divenisse responsabile di altri episodi di questo genere. Ciononostante si verificarono molti avvenimenti simili prima che il Figlio dell’Uomo si congedasse definitivamente dalla sua vita mortale nella carne.

5. Il ritorno a Cafarnao

137:5.1 (1531.5) Mentre molti degli ospiti rimasero a Cana per tutta la settimana delle festività del matrimonio, Gesù, con i suoi discepoli-apostoli scelti di recente — Giacomo, Giovanni, Andrea, Pietro, Filippo e Natanaele — partì il mattino dopo di buon’ora per Cafarnao senza salutare nessuno. La famiglia di Gesù e tutti i suoi amici di Cana furono molto addolorati per la sua improvvisa partenza, e Giuda, il fratello più giovane di Gesù, partì alla sua ricerca. Gesù ed i suoi apostoli andarono direttamente a casa di Zebedeo a Betsaida. Durante questo tragitto Gesù parlò di molte questioni importanti per il regno futuro con i suoi associati scelti da poco, e raccomandò loro in particolare di non fare menzione della trasformazione dell’acqua in vino. Egli consigliò loro anche di evitare le città di Sefforis e di Tiberiade nel loro futuro lavoro.

137:5.2 (1531.6) Quella sera, dopo la cena, in questa casa di Zebedeo e di Salomè, fu tenuta una delle più importanti riunioni di tutta la carriera terrena di Gesù. Soltanto i sei apostoli erano presenti a questa riunione; Giuda arrivò nel momento in cui si stavano separando. Questi sei uomini scelti avevano viaggiato con Gesù da Cana a Betsaida camminando, per così dire, per aria. Essi vivevano nell’attesa e fremevano al pensiero di essere stati scelti come stretti associati del Figlio dell’Uomo. Ma quando Gesù iniziò a chiarire loro chi era e quale sarebbe stata la sua missione sulla terra e come ciò poteva forse finire, rimasero storditi. Essi non riuscivano a capire quello che stava dicendo loro. Rimasero ammutoliti; anche Pietro era indicibilmente sconvolto. Solo il molto riflessivo Andrea osò replicare alle raccomandazioni di Gesù. Quando Gesù percepì che essi non comprendevano il suo messaggio, quando vide che le loro idee sul Messia ebreo erano così completamente cristallizzate, li mandò a riposare mentre egli passeggiava e parlava con suo fratello Giuda. Prima di congedarsi da Gesù, Giuda gli disse con molta emozione: “Padre-fratello mio, io non ti ho mai capito. Non so con certezza se tu sei colui che mia madre ci ha insegnato e non comprendo pienamente il regno futuro, ma so che tu sei un potente uomo di Dio. Ho udito la voce al Giordano e credo in te, chiunque tu sia.” E dopo aver detto questo partì per casa sua a Magdala.

137:5.3 (1532.1) Quella notte Gesù non dormì. Avvolto nelle sue coperte si sedette in riva al lago a pensare, riflettendo fino all’alba del giorno dopo. Nel corso delle lunghe ore di quella notte di meditazione Gesù arrivò a comprendere chiaramente che non sarebbe mai riuscito a portare i suoi discepoli a vederlo sotto una luce diversa da quella del Messia a lungo atteso. Alla fine riconobbe che non c’era altro modo di lanciare il suo messaggio sul regno se non con il compimento della predizione di Giovanni e nella veste di colui che gli Ebrei stavano aspettando. Dopotutto, sebbene egli non fosse il tipo davidico di Messia, rispondeva veramente alle profezie dei più orientati spiritualmente tra gli antichi profeti. Egli non negò mai più completamente di essere il Messia. Decise di lasciare sbrogliare infine questa complicata situazione alla manifestazione della volontà del Padre.

137:5.4 (1532.2) Il mattino successivo Gesù raggiunse i suoi amici a colazione, ma essi erano un gruppo triste. Egli si trattenne con loro e alla fine del pasto li radunò attorno a lui, dicendo: “È volontà di mio Padre che restiamo qui intorno per un certo tempo. Voi avete sentito Giovanni dire che era venuto a preparare la via per il regno; conviene quindi che aspettiamo la fine della predicazione di Giovanni. Quando il precursore del Figlio dell’Uomo avrà completato la sua opera, noi cominceremo la proclamazione della buona novella del regno.” Egli ordinò ai suoi apostoli di ritornare alle loro reti, mentre egli si preparava ad andare da Zebedeo al cantiere navale, promettendo che li avrebbe rivisti il giorno dopo alla sinagoga, dove avrebbe parlato, e fissando un incontro con loro per il pomeriggio del sabato.

6. Gli avvenimenti di un giorno di sabato

137:6.1 (1532.3) La prima apparizione in pubblico di Gesù dopo il suo battesimo ebbe luogo nella sinagoga di Cafarnao sabato 2 marzo dell’anno 26 d.C. La sinagoga era gremita. La storia del battesimo nel Giordano era ora accresciuta dalle recenti notizie provenienti da Cana sull’acqua ed il vino. Gesù assegnò dei posti d’onore ai suoi sei apostoli, e seduti con loro c’erano i suoi fratelli di sangue Giacomo e Giuda. Sua madre, ritornata a Cafarnao con Giacomo la sera prima, era anch’essa presente, seduta nel settore della sinagoga riservato alle donne. Tutti gli astanti erano eccitati; si aspettavano di vedere qualche manifestazione straordinaria di potere soprannaturale che fosse una testimonianza appropriata della natura e dell’autorità di colui che avrebbe parlato loro quel giorno. Ma erano destinati a rimanere delusi.

137:6.2 (1532.4) Quando Gesù si alzò, il capo della sinagoga gli porse il rotolo delle Scritture ed egli lesse dal profeta Isaia: “Così dice il Signore: ‘Il cielo è il mio trono e la terra il mio sgabello. Dov’è la casa che avete costruito per me? E dov’è il luogo della mia dimora? Tutte queste cose le hanno fatte le mie mani’, dice il Signore. ‘Poserò il mio sguardo solo su colui che è povero e che è contrito di spirito, e che trema alle mie parole’. Ascoltate la parola del Signore voi che tremate di paura. ‘I vostri fratelli vi hanno odiato e vi hanno respinto a causa del mio nome’. Ma lasciate che il Signore sia glorificato. Egli vi apparirà nella gioia e tutti gli altri saranno confusi. Una voce proveniente dalla città, una voce proveniente dal tempio, una voce proveniente dal Signore dice: ‘Prima di avere le doglie essa ha partorito; prima che venissero le sofferenze ha dato alla luce un bambino maschio.’ Chi ha mai udito una cosa simile? Si farà produrre la terra in un solo giorno? O può una nazione nascere in un solo istante? Ma così dice il Signore: ‘Ecco, stenderò la pace come un fiume, ed anche la gloria dei Gentili sarà simile ad un torrente che scorre. Come uno che sua madre conforta, così io conforterò voi. E sarete confortati anche in Gerusalemme. E quando vedrete queste cose il vostro cuore gioirà.’”

137:6.3 (1533.1) Quando ebbe terminato questa lettura, Gesù restituì il rotolo al conservatore dello stesso. Prima di sedersi disse semplicemente: “Siate pazienti e vedrete la gloria di Dio; sarà così anche per tutti coloro che resteranno con me e che impareranno in tal modo a fare la volontà di mio Padre che è nei cieli.” La gente ritornò alle proprie case chiedendosi quale fosse il significato di tutto ciò.

137:6.4 (1533.2) Quel pomeriggio Gesù e i suoi apostoli, con Giacomo e Giuda, salirono su un battello e scesero lungo la riva per un breve tratto e poi gettarono l’ancora mentre egli parlava loro del regno futuro. Ed essi lo capirono di più rispetto alla sera di giovedì.

137:6.5 (1533.3) Gesù ordinò loro di riprendere i normali impegni di lavoro fino a quando “giunge l’ora del regno”. E per incoraggiarli diede loro l’esempio ritornando regolarmente a lavorare nel cantiere navale. Spiegando loro che dovevano dedicare tre ore ogni sera allo studio e alla preparazione del loro lavoro futuro, Gesù aggiunse: “Resteremo tutti qui intorno fino a quando mio Padre mi ordinerà di chiamarvi. Ciascuno di voi deve tornare ora al suo lavoro abituale proprio come se niente fosse accaduto. Non raccontate nulla di me a nessuno e ricordatevi che il mio regno non verrà con frastuoni ed incantesimi, ma dovrà piuttosto venire attraverso il grande cambiamento che mio Padre avrà operato nel vostro cuore e nel cuore di coloro che saranno chiamati ad unirsi a voi nei consigli del regno. Voi siete ora miei amici; io ho fiducia in voi e vi voglio bene; diverrete presto miei associati personali. Siate pazienti, siate garbati. Siate sempre obbedienti alla volontà del Padre. Preparatevi alla chiamata del regno. Mentre proverete grande gioia nel servizio di mio Padre, preparatevi anche per le difficoltà, perché vi avverto che sarà soltanto attraverso grandi tribolazioni che molti entreranno nel regno. Ma per coloro che avranno trovato il regno, la loro gioia sarà completa e saranno chiamati i beati di tutta la terra. Ma non nutrite false speranze; il mondo esiterà alle mie parole. Anche voi, amici miei, non comprendete pienamente ciò che sto svelando alle vostre menti confuse. Statene certi; noi lavoreremo per una generazione di cercatori di segni. Essi esigeranno il compimento di prodigi come prova che io sono inviato da mio Padre, e saranno lenti a riconoscere nella rivelazione dell’amore di mio Padre le credenziali della mia missione.”

137:6.6 (1533.4) Quella sera, quando furono tornati a terra e prima di separarsi, Gesù, stando vicino alla riva, pregò: “Padre mio, ti ringrazio per questi piccoli che, nonostante i loro dubbi, già credono. Per amore loro ho messo me stesso da parte per fare la tua volontà. Possano essi ora imparare ad essere uno, come noi siamo uno.”

7. I quattro mesi di preparazione

137:7.1 (1533.5) Per quattro lunghi mesi — marzo, aprile, maggio e giugno — proseguì questo periodo di attesa. Gesù tenne più di cento lunghe ed intense, seppur vivaci e gioiose, riunioni con questi sei associati e suo fratello Giacomo. A causa di una malattia nella sua famiglia Giuda fu raramente in grado di assistere a queste sedute. Giacomo, il fratello di Gesù, non perse fiducia in lui, ma durante questi mesi di attesa e d’inazione Maria quasi disperò di suo figlio. La sua fede, elevata a grandi altezze a Cana, scese ora a nuovi bassi livelli. Essa poteva soltanto ritornare alla sua esclamazione così spesso ripetuta: “Non riesco a capirlo. Non riesco a comprendere che cosa significhi tutto ciò.” Ma la moglie di Giacomo contribuì molto a sostenere il coraggio di Maria.

137:7.2 (1534.1) Durante questi quattro mesi i sette credenti, uno dei quali era suo fratello di sangue, fecero maggior conoscenza con Gesù; essi si abituarono all’idea di vivere con questo Dio-uomo. Sebbene lo chiamassero Rabbi, essi stavano imparando a non avere timore di lui. Gesù possedeva quell’ineguagliabile grazia di personalità che gli permetteva di vivere tra di loro senza che fossero intimiditi dalla sua divinità. Essi trovavano veramente facile essere “amici di Dio”, di Dio incarnato nelle sembianze della carne mortale. Questo periodo d’attesa mise a dura prova l’intero gruppo di credenti. Non accadde nulla, assolutamente nulla, di miracoloso. Giorno dopo giorno essi si dedicavano al loro lavoro abituale, mentre sera dopo sera si sedevano ai piedi di Gesù. Ed erano tenuti uniti dalla sua impareggiabile personalità e dalle parole gentili che rivolgeva loro sera dopo sera.

137:7.3 (1534.2) Questo periodo d’attesa e d’insegnamento fu specialmente duro per Simon Pietro. Egli cercò ripetutamente di persuadere Gesù a lanciarsi nella predicazione del regno in Galilea mentre Giovanni continuava a predicare in Giudea. Ma la risposta di Gesù a Pietro era sempre: “Sii paziente, Simone. Progredisci. Nessuno di noi sarà troppo pronto quando il Padre chiamerà.” E Andrea calmava Pietro di tanto in tanto con i suoi consigli più moderati e filosofici. Andrea era terribilmente impressionato dalla naturalezza umana di Gesù. Egli non si stancava mai di contemplare come una persona che poteva vivere così vicino a Dio poteva avere tanta amicizia e considerazione per degli uomini.

137:7.4 (1534.3) Durante tutto questo periodo Gesù parlò nella sinagoga soltanto due volte. Verso la fine di queste numerose settimane di attesa i commenti sul suo battesimo e sul vino di Cana avevano cominciato a placarsi. E Gesù vegliò a che non accadessero più apparenti miracoli durante questo periodo. Ma anche mentre vivevano così tranquillamente a Betsaida, le voci delle strane attività di Gesù erano state riportate ad Erode Antipa, che a sua volta mandò delle spie per accertare di che cosa si trattasse. Ma Erode era più preoccupato dalla predicazione di Giovanni. Egli decise di non molestare Gesù, la cui opera proseguì così tranquillamente a Cafarnao.

137:7.5 (1534.4) In questo tempo di attesa Gesù si sforzò d’insegnare ai suoi associati quale doveva essere il loro atteggiamento verso i vari gruppi religiosi ed i partiti politici della Palestina. Le parole di Gesù erano sempre: “Noi cerchiamo di conquistarli tutti, ma non apparteniamo a nessuno di loro.”

137:7.6 (1534.5) Gli Scribi ed i rabbini, nel loro insieme, erano chiamati Farisei. Essi stessi si denominavano gli “associati”. Sotto molti aspetti essi rappresentavano il gruppo progressista tra gli Ebrei, avendo adottato numerosi insegnamenti non certamente trovati nelle Scritture ebraiche, quali la credenza nella risurrezione dei morti, una dottrina menzionata soltanto da Daniele, uno degli ultimi profeti.

137:7.7 (1534.6) Il gruppo dei Sadducei era composto dal clero e da alcuni ricchi Ebrei. Essi non erano così pignoli per i dettagli nell’applicazione della legge. I Farisei e i Sadducei erano in realtà dei partiti religiosi piuttosto che delle sette.

137:7.8 (1534.7) Gli Esseni erano una vera setta religiosa, che prese origine durante la rivolta dei Maccabei. I loro requisiti erano, sotto certi aspetti, più severi di quelli dei Farisei. Essi avevano adottato numerose credenze e pratiche persiane, vivevano come una confraternita in monasteri, astenendosi dal matrimonio ed avendo tutto in comune. Essi erano specializzati negli insegnamenti concernenti gli angeli.

137:7.9 (1535.1) Gli Zeloti erano un gruppo di ardenti patrioti ebrei. Essi sostenevano che qualsiasi metodo era giustificato nella lotta per sfuggire alla schiavitù del giogo romano.

137:7.10 (1535.2) Gli Erodiani erano un partito puramente politico che propugnava l’emancipazione dal governo diretto dei Romani mediante la restaurazione della dinastia di Erode.

137:7.11 (1535.3) Al centro stesso della Palestina vivevano i Samaritani, con i quali “gli Ebrei non avevano alcun rapporto”, benché avessero molti punti di vista simili agli insegnamenti degli Ebrei.

137:7.12 (1535.4) Tutti questi partiti e sette, compresa la piccola confraternita nazirea, credevano nella venuta, prima o dopo, del Messia. Essi si aspettavano tutti un liberatore nazionale. Ma Gesù fu molto esplicito nel chiarire che lui ed i suoi discepoli non si sarebbero alleati ad alcuna di queste scuole di pensiero o d’azione. Il Figlio dell’Uomo non doveva essere né un Nazireo né un Esseno.

137:7.13 (1535.5) Sebbene Gesù avesse ordinato più tardi che gli apostoli andassero, come aveva fatto Giovanni, a predicare il vangelo e ad istruire i credenti, egli poneva l’accento sulla proclamazione della “buona novella del regno dei cieli”. Egli ripeteva instancabilmente ai suoi associati che dovevano “manifestare amore, compassione e simpatia”. Insegnò presto ai suoi seguaci che il regno dei cieli era un’esperienza spirituale concernente l’intronizzazione di Dio nel cuore degli uomini.

137:7.14 (1535.6) Mentre attendevano in questo modo prima d’imbarcarsi nella loro predicazione pubblica attiva, Gesù ed i suoi sette compagni passarono due sere per settimana alla sinagoga nello studio delle Scritture ebraiche. Anni più tardi, dopo dei periodi d’intenso lavoro pubblico, gli apostoli si ricordarono di questi quattro mesi come tra i più preziosi e proficui di tutta la loro associazione con il Maestro. Gesù insegnò a questi uomini tutto quello che potevano assimilare. Egli non commise l’errore d’istruirli eccessivamente. Non provocò confusione presentando delle verità troppo al di là della loro capacità di comprensione.

8. Il sermone sul regno

137:8.1 (1535.7) Sabato 22 giugno, poco prima che partissero per il loro primo giro di predicazione e circa dieci giorni dopo l’imprigionamento di Giovanni, Gesù occupò il pulpito della sinagoga per la seconda volta dopo che aveva condotto i suoi apostoli a Cafarnao.

137:8.2 (1535.8) Qualche giorno prima della predicazione di questo sermone su “Il Regno”, mentre Gesù lavorava al cantiere navale, Pietro portò la notizia dell’arresto di Giovanni. Gesù depose ancora una volta i suoi attrezzi, si tolse il grembiule e disse a Pietro: “L’ora del Padre è giunta. Prepariamoci a proclamare il vangelo del regno.”

137:8.3 (1535.9) Gesù fece il suo ultimo lavoro al banco di carpentiere questo martedì 18 giugno dell’anno 26 d.C. Pietro si precipitò fuori del laboratorio e a metà del pomeriggio aveva già riunito tutti i suoi compagni, e lasciatili in un boschetto vicino alla riva andò in cerca di Gesù. Ma egli non riuscì a trovarlo, perché il Maestro era andato in un altro boschetto a pregare. Essi non lo videro che a tarda sera quando ritornò a casa di Zebedeo e chiese del cibo. Il giorno dopo egli mandò suo fratello Giacomo a chiedere il privilegio di parlare nella sinagoga il sabato seguente. Ed il capo della sinagoga fu molto contento che Gesù volesse condurre di nuovo il servizio.

137:8.4 (1536.1) Prima che Gesù predicasse questo memorabile sermone sul regno di Dio, il primo sforzo manifesto della sua carriera pubblica, lesse dalle Scritture questi passaggi: “Voi sarete per me un regno di sacerdoti, un popolo santo. Yahweh è il nostro giudice, Yahweh è il nostro legislatore, Yahweh è il nostro re; egli ci salverà. Yahweh è il mio re ed il mio Dio. Egli è un grande re che regna su tutta la terra. L’amore e la bontà sono su Israele in questo regno. Benedetta sia la gloria del Signore perché egli è il nostro Re.”

137:8.5 (1536.2) Quando ebbe finito di leggere, Gesù disse:

137:8.6 (1536.3) “Io sono venuto a proclamare l’instaurazione del regno del Padre. E questo regno includerà le anime adoratrici degli Ebrei e dei Gentili, dei ricchi e dei poveri, degli uomini liberi e degli schiavi, perché mio Padre non fa eccezione di persone; il suo amore e la sua misericordia sono su tutti.

137:8.7 (1536.4) “Il Padre che è nei cieli manda il suo spirito ad abitare la mente degli uomini, e quando io avrò terminato la mia opera sulla terra lo Spirito della Verità sarà sparso su tutta l’umanità. E lo spirito di mio Padre e lo Spirito della Verità vi stabiliranno nel regno futuro di comprensione spirituale e di rettitudine divina. Il mio regno non è di questo mondo. Il Figlio dell’Uomo non condurrà degli eserciti in battaglia per l’instaurazione di un trono di potere o di un regno di gloria terrena. Quando il mio regno sarà venuto, voi conoscerete il Figlio dell’Uomo come il Principe della Pace, come la rivelazione del Padre eterno. I figli di questo mondo lottano per l’instaurazione e l’ampliamento dei regni di questo mondo, ma i miei discepoli entreranno nel regno dei cieli grazie alle loro decisioni morali e alle loro vittorie spirituali; e quando vi entreranno, troveranno gioia, rettitudine e vita eterna.

137:8.8 (1536.5) “Coloro che cercano in primo luogo di entrare nel regno, sforzandosi così di acquisire una nobiltà di carattere simile a quella di mio Padre, possederanno subito tutto quello di cui hanno bisogno. Ma io vi dico in tutta sincerità: a meno che non cerchiate di entrare nel regno con la fede e la fiducia di un bambino, non vi sarete ammessi in alcun modo.

137:8.9 (1536.6) “Non lasciatevi ingannare da coloro che vengono a dirvi il regno è qui o il regno è là, perché il regno di mio Padre non concerne cose visibili e materiali. Questo regno è già ora tra di voi, perché dove lo spirito di Dio istruisce e guida l’anima dell’uomo, là è in realtà il regno dei cieli. E questo regno di Dio è rettitudine, pace e gioia nello Spirito Santo.

137:8.10 (1536.7) “Giovanni vi ha in verità battezzati nel segno del pentimento e per la remissione dei vostri peccati, ma quando entrerete nel regno dei cieli sarete battezzati con lo Spirito Santo.

137:8.11 (1536.8) “Nel regno di mio Padre non vi saranno né Ebrei né Gentili, ma solo coloro che cercano la perfezione attraverso il servizio, perché io dichiaro che colui che vuol essere grande nel regno di mio Padre deve prima divenire il servitore di tutti. Se siete disposti a servire i vostri simili, sederete con me nel mio regno, come io, servendo nelle sembianze della creatura, sederò presto con mio Padre nel suo regno.

137:8.12 (1536.9) “Questo nuovo regno è simile ad un seme che cresce nella terra buona di un campo. Esso non ottiene il frutto maturo rapidamente. C’è un intervallo tra l’instaurazione del regno nell’anima dell’uomo ed il momento in cui il regno matura nel frutto completo della rettitudine perpetua e della salvezza eterna.

137:8.13 (1536.10) “E questo regno che io vi proclamo non è un regno di potenza e di abbondanza. Il regno dei cieli non è questione di cibo e di bevanda, ma piuttosto una vita di rettitudine progressiva e di gioia crescente nel compiere il servizio di mio Padre che è nei cieli. Perché il Padre non ha forse detto dei suoi figli del mondo: ‘È mia volontà che essi siano alla fine perfetti, così come io sono perfetto.’

137:8.14 (1537.1) “Io sono venuto a predicare la lieta novella del regno. Non sono venuto ad accrescere i pesanti fardelli di coloro che vorrebbero entrare in questo regno. Io proclamo la via nuova e migliore, e coloro che sono capaci di entrare nel regno futuro godranno del riposo divino. E qualunque sia per voi il costo in beni materiali, qualunque sia il prezzo che dovrete pagare per entrare nel regno dei cieli, voi riceverete molto di più in gioia ed in progresso spirituale in questo mondo e la vita eterna nell’era futura.

137:8.15 (1537.2) “L’entrata nel regno del Padre non dipende né da eserciti in marcia, né dal capovolgimento di regni di questo mondo, né dallo spezzare il giogo della schiavitù. Il regno dei cieli è a portata di mano, e tutti coloro che vi entreranno vi troveranno abbondante libertà e gioiosa salvezza.

137:8.16 (1537.3) “Questo regno è un dominio eterno. Coloro che entreranno nel regno ascenderanno fino a mio Padre; raggiungeranno certamente la destra della sua gloria in Paradiso. E tutti coloro che entreranno nel regno dei cieli diverranno figli di Dio e nell’era futura ascenderanno fino al Padre. Io non sono venuto a chiamare i pretesi giusti, ma i peccatori e tutti coloro che hanno fame e sete della rettitudine di perfezione divina.

137:8.17 (1537.4) “Giovanni è venuto a predicare il pentimento per prepararvi al regno; ora io vengo a proclamare la fede, il dono di Dio, come prezzo per entrare nel regno dei cieli. Se solo credete che mio Padre vi ama di un amore infinito, allora siete nel regno di Dio.”

137:8.18 (1537.5) Dopo aver detto questo egli si sedette. Tutti coloro che l’ascoltarono furono stupiti per le sue parole. I suoi discepoli si meravigliarono. Ma il popolo non era preparato a ricevere la buona novella dalle labbra di questo Dio-uomo. Circa un terzo di quelli che l’ascoltarono credettero al messaggio, sebbene non l’avessero pienamente compreso; circa un terzo si preparò in cuor suo a respingere una tale concezione puramente spirituale del regno atteso, mentre il rimanente terzo non riuscì a cogliere il suo insegnamento, molti credevano veramente che egli “fosse fuori di sé”.

Fascicolo 138 - La preparazione dei messaggeri del regno

Il Libro di Urantia

Fascicolo 138

La preparazione dei messaggeri del regno

138:0.1 (1538.1) DOPO la predicazione del sermone su “Il Regno”, Gesù riunì quel pomeriggio i sei apostoli e cominciò ad esporre i suoi piani per visitare le città situate attorno ed in prossimità del Mare di Galilea. I suoi fratelli Giacomo e Giuda si risentirono molto per non essere stati convocati a questa riunione. Fino a questo momento essi si erano considerati come facenti parte della ristretta cerchia di associati di Gesù. Ma Gesù aveva stabilito di non avere parenti prossimi come membri di questo corpo di dirigenti apostolici del regno. Il fatto di non includere Giacomo e Giuda tra i pochi scelti, unitamente alla sua apparente indifferenza verso sua madre dopo l’esperienza di Cana, fu il punto di partenza di un abisso sempre più profondo tra Gesù e la sua famiglia. Questa situazione si protrasse per tutto il suo ministero pubblico — essi furono molto vicini a rinnegarlo — e questi dissapori furono completamente rimossi solo dopo la sua morte e la sua risurrezione. Sua madre oscillava costantemente tra atteggiamenti fluttuanti di fede e di speranza e sentimenti crescenti di delusione, di umiliazione e di disperazione. Soltanto Rut, la più giovane, rimaneva saldamente fedele a suo fratello-padre.

138:0.2 (1538.2) Fino a dopo la risurrezione l’intera famiglia di Gesù ebbe molto poco a che fare con il suo ministero. Se è vero che un profeta non è senza onore salvo che nel suo paese, non è anche senza comprensivo apprezzamento salvo che nella propria famiglia.

1. Le istruzioni finali

138:1.1 (1538.3) Il giorno seguente, domenica 23 giugno dell’anno 26 d.C., Gesù impartì ai sei le sue istruzioni finali. Egli ordinò loro di partire a due a due per insegnare la buona novella del regno. Egli proibì loro di battezzare e raccomandò di non predicare in pubblico. Proseguì spiegando che avrebbe permesso loro di predicare in pubblico più avanti, ma che per un certo periodo, per molte ragioni, desiderava che acquisissero esperienza pratica nei rapporti personali con i loro simili. Gesù si proponeva che facessero il loro primo giro esclusivamente come lavoro personale. Sebbene questo annuncio avesse procurato una certa delusione negli apostoli, essi capivano tuttavia, almeno in parte, le ragioni che spingevano Gesù ad iniziare in tal modo la proclamazione del regno, e partirono con buona disposizione e con fiducioso entusiasmo. Egli li mandò a due a due, Giacomo e Giovanni a Keresa, Andrea e Pietro a Cafarnao, mentre Filippo e Natanaele andarono a Tarichea.

138:1.2 (1538.4) Prima dell’inizio di queste prime due settimane di servizio, Gesù annunciò loro che desiderava ordinare dodici apostoli per continuare il lavoro del regno dopo la sua partenza ed autorizzò ciascuno di loro a scegliere un uomo tra i loro primi convertiti quale candidato a far parte del progettato corpo di apostoli. Giovanni prese la parola per chiedere: “Ma, Maestro, questi sei uomini verranno in mezzo a noi e divideranno ogni cosa equamente con noi che siamo stati con te fin dal Giordano ed abbiamo ascoltato tutto il tuo insegnamento in preparazione di questo nostro primo lavoro per il regno?” E Gesù replicò: “Sì, Giovanni, gli uomini che sceglierete diverranno uno con noi, e voi insegnerete loro tutto ciò che concerne il regno, come io l’ho insegnato a voi.” Dopo aver detto questo Gesù li lasciò.

138:1.3 (1539.1) I sei non si separarono per iniziare il loro lavoro prima di aver discusso a lungo l’ordine dato da Gesù a ciascuno di loro di scegliere un nuovo apostolo. Alla fine prevalse il parere di Andrea, ed essi partirono per il loro lavoro. Andrea disse in sostanza: “Il Maestro ha ragione; siamo troppo pochi per fare tutto questo lavoro. C’è bisogno di più insegnanti ed il Maestro ha manifestato grande fiducia in noi incaricandoci di scegliere questi sei nuovi apostoli.” Quella mattina, quando si separarono per andare al loro lavoro, c’era un po’ di segreto scoraggiamento nel cuore di ciascuno. Essi sapevano che stavano per lasciare Gesù, ed in aggiunta alla loro paura e alla loro timidezza non era questo il modo in cui avevano immaginato fosse inaugurato il regno dei cieli.

138:1.4 (1539.2) Era stato convenuto che i sei lavorassero per due settimane, dopodiché dovevano ritornare a casa di Zebedeo per una riunione. Nel frattempo Gesù andò a Nazaret per far visita a Giuseppe, a Simone e ad altri membri della sua famiglia che vivevano da quelle parti. Gesù fece quanto era umanamente possibile, compatibilmente con la sua consacrazione a fare la volontà di suo Padre, per conservare la fiducia e l’affetto della sua famiglia. In questa materia egli fece tutto il suo dovere ed anche di più.

138:1.5 (1539.3) Mentre gli apostoli erano fuori in questa missione, Gesù pensò molto a Giovanni, allora in prigione. Egli fu molto tentato di utilizzare i suoi poteri potenziali per liberarlo, ma ancora una volta si rassegnò ad “aspettare la volontà del Padre”.

2. La scelta dei sei

138:2.1 (1539.4) Questo primo giro di missione dei sei fu pienamente coronato da successo. Essi scoprirono tutti il grande valore del contatto diretto e personale con gli uomini. Ritornarono da Gesù più pienamente convinti che, dopotutto, la religione è puramente e totalmente una questione di esperienza personale. Essi cominciarono a sentire quanta fame aveva il popolo comune di ascoltare parole di conforto religioso e d’incoraggiamento spirituale. Quando si riunirono attorno a Gesù essi volevano parlare tutti contemporaneamente, ma Andrea assunse il comando, e quando li chiamò ad uno ad uno, essi fecero il loro rapporto ufficiale al Maestro e presentarono le loro designazioni per i sei nuovi apostoli.

138:2.2 (1539.5) Gesù, dopo che ciascuno ebbe presentato il proprio candidato per il nuovo gruppo di apostoli, chiese a tutti gli altri di votare sulla candidatura; così tutti e sei i nuovi apostoli furono ufficialmente accettati da tutti i sei più anziani. Poi Gesù annunciò che sarebbero andati tutti a far visita a questi candidati per comunicare loro la chiamata al servizio.

138:2.3 (1539.6) I nuovi apostoli scelti erano:

138:2.4 (1539.7) 1. Matteo Levi, l’esattore doganale di Cafarnao, che aveva il suo ufficio ad est della città, vicino ai confini con Batanea. Egli fu scelto da Andrea.

138:2.5 (1539.8) 2. Tommaso Didimo, un pescatore di Tarichea, un tempo carpentiere e tagliapietre a Gadara. Fu scelto da Filippo.

138:2.6 (1539.9) 3. Giacomo Alfeo, un pescatore ed agricoltore di Keresa, fu scelto da Giacomo Zebedeo.

138:2.7 (1539.10) 4. Giuda Alfeo, il fratello gemello di Giacomo Alfeo, anche lui pescatore, fu scelto da Giovanni Zebedeo.

138:2.8 (1540.1) 5. Simone Zelota era un alto ufficiale dell’organizzazione patriottica degli Zeloti, posizione che abbandonò per unirsi agli apostoli di Gesù. Prima di unirsi agli Zeloti, Simone era stato un mercante. Fu scelto da Pietro.

138:2.9 (1540.2) 6. Giuda Iscariota era figlio unico di ricchi genitori ebrei che vivevano a Gerico. Egli si era aggregato a Giovanni il Battista, ed i suoi genitori Sadducei l’avevano diseredato. Era in cerca d’impiego in queste zone quando gli apostoli di Gesù lo incontrarono, e principalmente a causa della sua esperienza finanziaria, Natanaele lo invitò ad unirsi al loro gruppo. Giuda Iscariota era il solo Giudeo tra i dodici apostoli.

138:2.10 (1540.3) Gesù passò un giorno intero con i sei, rispondendo alle loro domande ed ascoltando i dettagli dei loro resoconti, perché essi avevano numerose esperienze interessanti e proficue da riferire. Essi vedevano ora la saggezza del piano del Maestro di mandarli a lavorare in modo discreto e personale prima di lanciarli nei loro sforzi pubblici più ambiziosi.

3. La chiamata di Matteo e Simone

138:3.1 (1540.4) Il giorno seguente Gesù ed i sei andarono a far visita a Matteo, l’esattore doganale. Matteo li stava aspettando; egli aveva sistemato i suoi conti e si era preparato a passare gli affari del suo ufficio a suo fratello. Mentre si avvicinavano al casello doganale, Andrea si portò avanti con Gesù, il quale, guardando in viso Matteo, disse: “Seguimi.” Ed egli si alzò e andò a casa sua con Gesù e gli apostoli.

138:3.2 (1540.5) Matteo parlò a Gesù del banchetto che aveva predisposto per quella sera, dicendo che desiderava almeno offrire questa cena alla sua famiglia ed ai suoi amici, se Gesù era d’accordo ed accettava di essere l’invitato d’onore. E Gesù con un cenno del capo diede il suo assenso. Pietro prese allora Matteo da parte e gli spiegò che aveva invitato un certo Simone ad unirsi agli apostoli e chiese il suo consenso perché anche Simone fosse invitato a questa festa.

138:3.3 (1540.6) Dopo aver pranzato a casa di Matteo andarono tutti con Pietro a chiamare Simone lo Zelota, e lo trovarono al suo vecchio posto d’affari, che stava ora per essere diretto da suo nipote. Quando Pietro ebbe condotto Gesù da Simone, il Maestro salutò l’ardente patriota e disse soltanto: “Seguimi.”

138:3.4 (1540.7) Essi ritornarono tutti a casa di Matteo, dove parlarono molto di politica e di religione fino all’ora del pasto serale. La famiglia di Levi era stata a lungo impegnata in affari e nella raccolta delle imposte; quindi molti degli ospiti invitati a questo banchetto da Matteo sarebbero stati qualificati “Pubblicani e peccatori” dai Farisei.

138:3.5 (1540.8) In quel tempo, quando un banchetto di ricevimento di questo tipo era offerto ad una personalità importante, era costume che tutte le persone interessate girassero per la sala del banchetto per guardar mangiare gli invitati e per ascoltare le conversazioni e i discorsi degli ospiti d’onore. Di conseguenza, la maggior parte dei Farisei di Cafarnao era presente in questa occasione per osservare la condotta di Gesù in questa insolita riunione sociale.

138:3.6 (1540.9) Nel corso della cena la gioia dei convitati giunse ad un alto grado di allegria; si divertivano tutti in modo tale che gli spettatori Farisei cominciarono in cuor loro a criticare Gesù per la sua partecipazione ad un avvenimento così frivolo. Più tardi nella sera, al momento dei discorsi, uno dei Farisei più malevoli si spinse sino a criticare la condotta di Gesù con Pietro, dicendo: “Come osi insegnare che quest’uomo è retto quando mangia con Pubblicani e peccatori e presta così la sua presenza a simili scene di spensierato piacere.” Pietro riferì a bassa voce questa critica a Gesù prima che pronunciasse la benedizione di congedo sugli ospiti riuniti. Quando Gesù cominciò a parlare, disse: “Venendo qui stasera per accogliere Matteo e Simone nella nostra comunità, sono felice di costatare la vostra spensieratezza e la vostra cordialità sociale, ma dovreste gioire ancor più perché molti di voi entreranno nel regno futuro dello spirito, in cui godrete più abbondantemente delle buone cose del regno dei cieli. Quanto a voi che mi state criticando in cuor vostro perché sono venuto qua a divertirmi con questi amici, lasciatemi dire che sono venuto a proclamare la gioia ai socialmente oppressi e la libertà spirituale ai prigionieri morali. È necessario che vi ricordi che quelli che sono sani non hanno bisogno di un medico, ma lo hanno piuttosto coloro che sono ammalati? Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori.”

138:3.7 (1541.1) E fu veramente uno spettacolo strano per tutti gli Ebrei vedere un uomo di carattere retto e di nobili sentimenti mescolarsi liberamente e gioiosamente con la gente del popolo, anche con una folla irreligiosa e alla ricerca di piacere di Pubblicani e di reputati peccatori. Simone Zelota desiderava fare un discorso in questa riunione a casa di Matteo, ma Andrea, sapendo che Gesù non voleva che il regno futuro fosse confuso con il movimento degli Zeloti, lo convinse ad astenersi dal fare dei commenti in pubblico.

138:3.8 (1541.2) Gesù e gli apostoli rimasero quella notte a casa di Matteo, e rientrando a casa la gente non parlava che di una sola cosa: della bontà e della benevolenza di Gesù.

4. La chiamata dei gemelli

138:4.1 (1541.3) Il giorno seguente tutti e nove andarono in battello a Keresa per procedere alla chiamata ufficiale dei due apostoli successivi, Giacomo e Giuda, i figli gemelli di Alfeo, i candidati di Giacomo e Giovanni Zebedeo. I gemelli pescatori contavano sulla venuta di Gesù e dei suoi apostoli e li stavano quindi aspettando sulla riva. Giacomo Zebedeo presentò il Maestro ai pescatori di Keresa e Gesù, fissandoli, fece un cenno con il capo e disse: “Seguitemi.”

138:4.2 (1541.4) Quel pomeriggio, che trascorsero insieme, Gesù li istruì pienamente sulla partecipazione a riunioni festose, concludendo le sue osservazioni dicendo: “Tutti gli uomini sono miei fratelli. Mio Padre celeste non disprezza alcuna creatura da noi creata. Il regno dei cieli è aperto a tutti gli uomini e a tutte le donne. Nessun uomo può chiudere la porta della misericordia in faccia ad un’anima affamata che cerca di entrarvi. Noi sederemo a tavola con tutti coloro che desiderano sentir parlare del regno. Quando nostro Padre celeste guarda giù gli uomini, essi sono tutti simili. Non rifiutate perciò di rompere il pane con un Fariseo o un peccatore, con un Sadduceo o un Pubblicano, con un Romano o un Ebreo, con un ricco o un povero, con un uomo libero o uno schiavo. La porta del regno è spalancata per tutti coloro che desiderano conoscere la verità e trovare Dio.”

138:4.3 (1541.5) Quella sera, con una semplice cena a casa di Alfeo, i fratelli gemelli furono accolti nella famiglia apostolica. Più tardi nella serata Gesù tenne ai suoi apostoli la loro prima lezione sull’origine, la natura e il destino degli spiriti impuri, ma essi non riuscirono a comprendere il senso di ciò che disse loro. Essi trovavano molto facile amare ed ammirare Gesù, ma molto difficile comprendere molti dei suoi insegnamenti.

138:4.4 (1542.1) Dopo una notte di riposo tutto il gruppo, ora composto di undici membri, partì in battello per Tarichea.

5. La chiamata di Tommaso e Giuda

138:5.1 (1542.2) Tommaso il pescatore e Giuda il girovago incontrarono Gesù e gli apostoli all’approdo dei battelli da pesca a Tarichea, e Tommaso condusse il gruppo nella sua casa vicina. Filippo presentò ora Tommaso come suo candidato all’apostolato e Natanaele presentò Giuda Iscariota, il Giudeo, per simili onori. Gesù fissò Tommaso e disse: “Tommaso, tu manchi di fede; ciononostante io ti accolgo. Seguimi.” A Giuda Iscariota il Maestro disse: “Giuda, siamo tutti di una stessa carne, ed accogliendoti in mezzo a noi io prego perché tu sia sempre leale verso i tuoi fratelli galilei. Seguimi.”

138:5.2 (1542.3) Quando si furono rifocillati, Gesù condusse per un certo tempo i dodici in un luogo appartato per pregare con loro e per istruirli sulla natura e sull’opera dello Spirito Santo, ma di nuovo essi non riuscirono in larga misura a comprendere il significato delle meravigliose verità che egli si sforzava d’insegnare loro. Uno afferrava un punto ed uno ne comprendeva un altro, ma nessuno di loro riusciva a cogliere l’insieme del suo insegnamento. Essi commettevano sempre l’errore di cercare di adattare il nuovo vangelo di Gesù alle loro antiche forme di credenza religiosa. Non riuscivano ad afferrare l’idea che Gesù era venuto a proclamare un nuovo vangelo di salvezza ed a stabilire un nuovo modo di trovare Dio; non percepivano che egli era una nuova rivelazione del Padre che è nei cieli.

138:5.3 (1542.4) Il giorno successivo Gesù lasciò i suoi dodici apostoli completamente soli; egli voleva che si conoscessero e desiderava che fossero soli per discutere su ciò che aveva insegnato loro. Il Maestro ritornò per il pasto della sera, e durante le ore del dopo cena parlò loro del ministero dei serafini, ed alcuni degli apostoli compresero il suo insegnamento. Essi andarono a dormire ed il giorno dopo partirono in battello per Cafarnao.

138:5.4 (1542.5) Zebedeo e Salomè erano andati ad abitare con il loro figlio Davide, cosicché la loro grande casa poteva essere a disposizione di Gesù e dei suoi dodici apostoli. Gesù vi passò un sabato tranquillo con i suoi messaggeri scelti. Egli delineò con cura i piani per proclamare il regno e spiegò pienamente l’importanza di evitare ogni conflitto con le autorità civili, dicendo: “Se i capi civili dovranno essere rimproverati, lasciate questo compito a me. State attenti a non lanciare accuse contro Cesare o i suoi servitori.” Fu questa stessa sera che Giuda Iscariota prese Gesù da parte per chiedergli perché non si facesse nulla per far uscire Giovanni dalla prigione. E Giuda non fu del tutto soddisfatto dell’atteggiamento di Gesù.

6. La settimana di preparazione intensiva

138:6.1 (1542.6) La settimana successiva fu dedicata ad un programma d’intensa preparazione. Ogni giorno i sei nuovi apostoli furono affidati ai loro rispettivi designatori per un completo ripasso di tutto quello che essi avevano imparato e sperimentato in preparazione del lavoro del regno. Gli apostoli più anziani riesaminavano attentamente, a beneficio dei sei più giovani, gli insegnamenti di Gesù dati fino a quel momento. Alla sera essi si riunivano tutti nel giardino di Zebedeo per essere istruiti da Gesù.

138:6.2 (1542.7) Fu in questo periodo che Gesù istituì il giorno di libertà di metà settimana per il riposo e la ricreazione. Ed essi proseguirono questo piano di distensione di un giorno alla settimana per tutto il resto della sua vita materiale. Come regola generale essi non esercitavano mai le loro attività regolari il mercoledì. Durante questo giorno di libertà settimanale Gesù di solito si allontanava da loro dicendo: “Figli miei, andate a distrarvi per un giorno. Riposatevi dagli ardui lavori del regno e godete del ristoro derivante dal ritorno alle vostre precedenti occupazioni o dalla scoperta di nuovi tipi di attività ricreativa.” Anche se Gesù, in questo periodo della sua vita terrena, non aveva in effetti bisogno di questo giorno di riposo, si conformava a questo piano perché sapeva che era la cosa migliore per i suoi associati umani. Gesù era l’insegnante — il Maestro; i suoi associati erano i suoi allievi — i discepoli.

138:6.3 (1543.1) Gesù si sforzò di chiarire ai suoi apostoli la differenza tra i suoi insegnamenti e la sua vita tra di loro, e gli insegnamenti che potevano sorgere successivamente a proposito di lui. Gesù disse: “Il mio regno ed il vangelo che ad esso si rapporta saranno la sostanza del vostro messaggio. Non deviate nella predicazione a proposito di me e a proposito dei miei insegnamenti. Proclamate il vangelo del regno ed illustrate la mia rivelazione del Padre che è nei cieli, ma non deviate su sentieri secondari creando delle leggende e costruendo un culto concernente credenze ed insegnamenti a proposito delle mie credenze e dei miei insegnamenti.” Ma essi di nuovo non capirono perché egli parlasse così, e nessuno osò chiedere perché li istruisse in quel modo.

138:6.4 (1543.2) In questi primi insegnamenti Gesù cercava di evitare quanto più possibile delle discussioni con i suoi apostoli, eccetto quelle implicanti false concezioni di suo Padre che è nei cieli. In tutte queste materie egli non esitava mai a correggere delle credenze erronee. C’era una sola ragione nella vita postbattesimale di Gesù su Urantia, ed era quella di apportare una rivelazione migliore e più veridica di suo Padre del Paradiso. Egli era il pioniere della nuova e migliore via verso Dio, la via della fede e dell’amore. La sua esortazione agli apostoli era sempre: “Cercate i peccatori; trovate gli scoraggiati e confortate chi è in ansia.”

138:6.5 (1543.3) Gesù aveva una perfetta padronanza della situazione; egli possedeva un potere illimitato che avrebbe potuto utilizzare per favorire la sua missione, ma era pienamente contento dei mezzi e delle personalità che la maggior parte della gente avrebbe considerato inadeguati e stimato insignificanti. Egli era impegnato in una missione d’immense possibilità spettacolari, ma insisté ad occuparsi degli affari di suo Padre nella maniera più tranquilla e meno spettacolare; evitò con cura ogni sfoggio di potere. Ed ora si proponeva di lavorare tranquillamente con i suoi dodici apostoli, almeno per alcuni mesi, nelle vicinanze del Mare di Galilea.

7. Una nuova delusione

138:7.1 (1543.4) Gesù aveva progettato una tranquilla campagna missionaria di cinque mesi di lavoro personale. Egli non disse agli apostoli quanto ciò sarebbe durato; essi lavoravano di settimana in settimana. Ed il mattino presto di questo primo giorno della settimana, proprio quando egli stava per annunciarlo ai suoi dodici apostoli, Simon Pietro, Giacomo Zebedeo e Giuda Iscariota vennero a parlare in privato con lui. Prendendo Gesù da parte, Pietro si spinse a dire: “Maestro, veniamo su richiesta dei nostri compagni per informarci se non sia giunto il momento di entrare nel regno. Proclamerai il regno a Cafarnao, o andremo a Gerusalemme? E quando sapremo, ciascuno di noi, i posti che occuperemo con te nell’instaurazione del regno — ” e Pietro avrebbe continuato a porre altre domande, ma Gesù alzò una mano ammonitrice e lo fermò, ed invitando gli altri apostoli che stavano nelle vicinanze ad unirsi a loro, Gesù disse: “Miei piccoli figli, per quanto tempo vi sopporterò! Non vi ho spiegato che il mio regno non è di questo mondo? Vi ho detto molte volte che non sono venuto per sedermi sul trono di Davide, ed allora perché mi chiedete quale posto ciascuno di voi occuperà nel regno del Padre? Non riuscite a percepire che vi ho chiamati come ambasciatori di un regno spirituale? Non comprendete che presto, molto presto, dovrete rappresentarmi nel mondo e nella proclamazione del regno, come io rappresento ora mio Padre che è nei cieli? È possibile che io vi abbia scelti ed istruiti come messaggeri del regno e che tuttavia voi non comprendiate la natura ed il significato di questo regno futuro di preminenza divina nel cuore degli uomini? Amici miei, ascoltatemi ancora una volta. Bandite dalle vostre menti questa idea che il mio regno sia un governo di potere o un regno di gloria. In verità ogni potere nel cielo e sulla terra saranno presto rimessi nelle mie mani, ma il Padre non vuole che noi usiamo questa dotazione divina per glorificare noi stessi durante quest’era. In un’altra era voi sederete realmente con me in potenza ed in gloria, ma ora conviene che ci sottomettiamo alla volontà del Padre e che andiamo in umile obbedienza ad eseguire i suoi ordini sulla terra.”

138:7.2 (1544.1) Ancora una volta i suoi associati rimasero sorpresi, sbalorditi. Gesù li mandò a due a due a pregare, chiedendo loro di tornare da lui a mezzogiorno. In questo mattino cruciale ciascuno di loro cercò di trovare Dio, e ciascuno si sforzò di esortare e d’incoraggiare l’altro; e poi essi ritornarono da Gesù come aveva raccomandato loro.

138:7.3 (1544.2) Gesù allora raccontò loro la venuta di Giovanni, il battesimo nel Giordano, il banchetto di nozze a Cana, la recente scelta dei sei e l’allontanamento da loro dei suoi stessi fratelli nella carne, e li avvertì che il nemico del regno avrebbe cercato di allontanare anche loro. Dopo questo breve ma ardente discorso gli apostoli si alzarono, sotto la guida di Pietro, per dichiarare la loro eterna devozione al loro Maestro e per testimoniare la loro irremovibile fedeltà al regno, secondo l’espressione di Tommaso, “a questo regno futuro, qualunque esso sia ed anche se non lo comprendo pienamente.” Tutti loro credevano in Gesù veramente, anche se non comprendevano interamente il suo insegnamento.

138:7.4 (1544.3) Gesù chiese allora quanto denaro avessero con loro; chiese anche quali provvedimenti avessero preso per le loro famiglie. Quando fu manifesto che avevano denaro appena sufficiente per mantenersi per due settimane, egli disse: “Non è volontà di mio Padre che cominciamo il nostro lavoro in questo modo. Resteremo qui vicino al mare per due settimane a pescare o a fare qualsiasi lavoro manuale che troveremo. Nel frattempo, sotto la direzione di Andrea, il primo apostolo scelto, vi organizzerete in modo da procurarvi tutto ciò di cui avrete bisogno nel vostro futuro lavoro, sia per il ministero personale attuale che per quando vi ordinerò successivamente per predicare il vangelo ed istruire i credenti.” Essi furono tutti grandemente confortati da queste parole; questo era per loro il primo preciso e chiaro annuncio che Gesù si proponeva d’intraprendere più avanti degli sforzi pubblici più dinamici ed impegnativi.

138:7.5 (1544.4) Gli apostoli passarono il resto della giornata a perfezionare la loro organizzazione ed a completare la preparazione dei battelli e delle reti per andare a pescare l’indomani, poiché avevano tutti deciso di dedicarsi alla pesca; la maggior parte di loro erano stati pescatori e Gesù stesso era un battelliere ed un pescatore esperto. Molti dei battelli che essi utilizzarono negli anni seguenti erano stati costruiti dalle mani stesse di Gesù. Ed erano dei battelli buoni ed affidabili.

138:7.6 (1544.5) Gesù ingiunse loro di dedicarsi alla pesca per due settimane, aggiungendo: “E poi partirete per diventare pescatori di uomini.” Essi pescarono divisi in tre gruppi, e Gesù usciva ogni notte con un gruppo differente. E tutti loro godettero molto la compagnia di Gesù! Egli era un buon pescatore, un compagno allegro ed un amico ispirante. Più essi lavoravano con lui, più lo amavano. Un giorno Matteo disse: “Più si capiscono certe persone meno si ammirano, ma con quest’uomo meno comprendo più lo amo.”

138:7.7 (1545.1) Questo piano consistente nel pescare per due settimane ed uscire per due settimane di lavoro personale a favore del regno fu seguito per più di cinque mesi, sino alla fine di quest’anno 26 d.C., ed anche fino a dopo la cessazione delle persecuzioni speciali che erano state dirette contro i discepoli di Giovanni dopo il suo imprigionamento.

8. Il primo lavoro dei dodici

138:8.1 (1545.2) Dopo aver venduto il pesce catturato nelle due settimane, Giuda Iscariota, scelto per fungere da tesoriere dei dodici, divise i fondi apostolici in sei parti uguali, dopo aver prelevato le somme per il mantenimento delle famiglie a carico. E poi, verso la metà di agosto dell’anno 26 d.C., essi partirono a due a due per le zone di lavoro assegnate da Andrea. Durante le prime due settimane Gesù uscì con Andrea e Pietro, nelle seconde due settimane con Giacomo e Giovanni, e così di seguito con le altre coppie nell’ordine in cui erano state scelte. In questo modo egli potè uscire almeno una volta con ciascuna coppia prima di riunirli per l’inizio del loro ministero pubblico.

138:8.2 (1545.3) Gesù insegnò loro a predicare il perdono dei peccati grazie alla fede in Dio senza penitenza o sacrificio, e che il Padre che è nei cieli ama tutti i suoi figli con lo stesso amore eterno. Egli ingiunse ai suoi apostoli di astenersi dal discutere su:

138:8.3 (1545.4) 1. Il lavoro e l’imprigionamento di Giovanni il Battista.

138:8.4 (1545.5) 2. La voce udita al momento del battesimo. Gesù disse: “Solo coloro che hanno udito la voce possono farvi allusione. Proclamate soltanto ciò che avete ascoltato da me; non parlate per sentito dire.”

138:8.5 (1545.6) 3. Il cambiamento dell’acqua in vino a Cana. Gesù ordinò loro con fermezza di “non raccontare a nessuno la storia dell’acqua e del vino”.

138:8.6 (1545.7) Essi passarono dei momenti meravigliosi in questi cinque o sei mesi durante i quali lavorarono come pescatori ogni due settimane alternate, guadagnando in questo modo abbastanza denaro da mantenersi per le due settimane successive di lavoro missionario per il regno.

138:8.7 (1545.8) La gente del popolo era meravigliata dagli insegnamenti e dal ministero di Gesù e dei suoi apostoli. I rabbini avevano insegnato a lungo agli Ebrei che gli ignoranti non potevano essere né pii né giusti. Ma gli apostoli di Gesù erano pii e giusti, eppure ignoravano allegramente buona parte della cultura dei rabbini e della sapienza del mondo.

138:8.8 (1545.9) Gesù spiegò ai suoi apostoli la differenza tra il pentimento per mezzo delle cosiddette buone opere insegnato dagli Ebrei ed il cambiamento mentale per mezzo della fede — la nuova nascita — che egli chiedeva come prezzo di ammissione al regno. Egli insegnò ai suoi apostoli che la fede era il solo requisito necessario per entrare nel regno del Padre. Giovanni aveva insegnato loro “il pentimento — a sfuggire la collera futura”. Gesù insegnava che “la fede è la porta aperta per entrare nel presente, perfetto ed eterno amore di Dio”. Gesù non parlava come un profeta, come uno venuto a proclamare la parola di Dio. Egli sembrava parlare di se stesso come uno avente autorità. Gesù cercava di distogliere la loro mente dalla ricerca di miracoli per portarli alla scoperta di un’esperienza reale e personale nella soddisfazione e nell’assicurazione di essere abitati dallo spirito d’amore e dalla grazia salvifica di Dio.

138:8.9 (1545.10) I discepoli impararono presto che il Maestro aveva un rispetto profondo ed un’attenzione affettuosa per ogni essere umano che incontrava, ed essi furono enormemente colpiti da questa considerazione uniforme ed invariabile che egli accordava così costantemente ad ogni sorta di uomini, di donne e di ragazzi. Egli si fermava nel mezzo di una profonda dissertazione per uscire in strada e dire delle parole d’incoraggiamento ad una passante carica del suo fardello di corpo e d’anima. Interrompeva un’importante riunione con i suoi apostoli per fraternizzare con un ragazzo introdottosi. Niente sembrava mai così importante per Gesù quanto il singolo individuo che si trovava ad essere in sua immediata presenza. Egli era maestro ed insegnante, ma era anche di più — era un amico ed un vicino, un compagno comprensivo.

138:8.10 (1546.1) Sebbene l’insegnamento pubblico di Gesù consistesse principalmente in parabole ed in brevi discorsi, egli istruiva invariabilmente i suoi apostoli per mezzo di domande e risposte. Egli s’interrompeva sempre per rispondere alle domande sincere durante le sue conferenze pubbliche successive.

138:8.11 (1546.2) Gli apostoli furono dapprima stupiti dal modo in cui Gesù trattava le donne, ma in seguito vi si abituarono; egli spiegò loro molto chiaramente che nel regno sarebbero stati accordati alle donne diritti uguali a quelli degli uomini.

9. I cinque mesi di prova

138:9.1 (1546.3) Questo periodo un po’ monotono di pesca alternata al lavoro personale si rivelò un’esperienza faticosa per i dodici apostoli, ma essi sopportarono la prova. Con tutti i loro brontolii, i loro dubbi ed i loro malumori passeggeri essi rimasero fedeli al loro voto di devozione e di lealtà verso il Maestro. Fu la loro associazione personale con Gesù durante questi mesi di prova che lo resero talmente caro a loro che tutti (salvo Giuda Iscariota) gli rimasero leali e fedeli anche nelle ore oscure della tribolazione e della crocifissione. Dei veri uomini semplicemente non potevano abbandonare realmente un maestro riverito che aveva vissuto così vicino a loro e che era stato loro così devoto come Gesù. Durante le ore oscure della morte del Maestro, nel cuore di questi apostoli ogni ragione, ogni giudizio ed ogni logica erano messi da parte per riguardo ad una sola straordinaria emozione umana — il sentimento supremo di amicizia e di fedeltà. Questi cinque mesi di lavoro con Gesù portarono ciascuno degli apostoli a considerarlo come il migliore amico che avessero al mondo. E fu questo sentimento umano, e non i suoi magnifici insegnamenti o le sue opere meravigliose, che li mantennero uniti fino a dopo la risurrezione ed alla ripresa della proclamazione del vangelo del regno.

138:9.2 (1546.4) Non solo questi mesi di tranquillo lavoro furono una grande prova per gli apostoli, una prova che superarono, ma questo periodo d’inattività pubblica fu una grande prova anche per la famiglia di Gesù. Nel momento in cui Gesù si preparò ad intraprendere la sua opera pubblica, tutta la sua famiglia (eccetto Rut) l’aveva praticamente abbandonato. Soltanto in rare occasioni essi tentarono di stabilire un successivo contatto con lui, ed allora fu per persuaderlo a ritornare a casa con loro, perché non erano lontani dal ritenere che egli fosse fuori di sé. Essi semplicemente non riuscivano a penetrare la sua filosofia né a cogliere il suo insegnamento; ciò era troppo per quelli della sua carne e del suo sangue.

138:9.3 (1546.5) Gli apostoli proseguirono il loro lavoro personale a Cafarnao, Betsaida-Giulia, Corazin, Gerasa, Hippos, Magdala, Cana, Betlemme di Galilea, Jotapata, Rama, Safed, Giscala, Gadara ed Abila. Oltre che in queste città essi lavorarono in molti villaggi come pure nelle campagne. Alla fine di questo periodo i dodici avevano elaborato dei piani abbastanza soddisfacenti per il mantenimento delle loro rispettive famiglie. La maggior parte degli apostoli erano sposati, alcuni avevano parecchi figli, ma essi avevano preso disposizioni tali per il sostegno dei loro familiari che, con un piccolo aiuto dei fondi apostolici, potevano dedicare tutte le loro energie all’opera del Maestro senza doversi preoccupare del benessere finanziario delle loro famiglie.

10. L’organizzazione dei dodici

138:10.1 (1547.1) Gli apostoli si organizzarono ben presto nella maniera seguente:

138:10.2 (1547.2) 1. Andrea, il primo apostolo scelto, fu nominato presidente e direttore generale dei dodici.

138:10.3 (1547.3) 2. Pietro, Giacomo e Giovanni furono designati compagni personali di Gesù. Essi dovevano occuparsi di lui giorno e notte, provvedere ai suoi bisogni materiali di vario genere ed accompagnarlo nelle notti di veglia in cui pregava ed in cui era in misteriosa comunione con il Padre celeste.

138:10.4 (1547.4) 3. Filippo fu fatto intendente del gruppo. Egli aveva l’incarico di provvedere al cibo e di badare che i visitatori, e talvolta anche le folle di ascoltatori, avessero qualcosa da mangiare.

138:10.5 (1547.5) 4. Natanaele badava ai bisogni delle famiglie dei dodici. Egli riceveva dei resoconti regolari sulle esigenze della famiglia di ciascun apostolo e, facendone richiesta a Giuda, il tesoriere, inviava ogni settimana del denaro a coloro che ne avevano bisogno.

138:10.6 (1547.6) 5. Matteo era il contabile del corpo apostolico. Il suo compito era di badare che il bilancio fosse in pareggio e la cassa piena. Se i fondi di mutuo sostegno non bastavano, e se non ricevevano donazioni sufficienti a mantenere il gruppo, Matteo aveva il potere di ordinare ai dodici di ritornare alle loro reti per un certo tempo. Ma questo non fu mai necessario dopo l’inizio della loro opera pubblica; c’era sempre denaro sufficiente nelle mani del tesoriere per finanziare le loro attività.

138:10.7 (1547.7) 6. Tommaso era l’organizzatore degli itinerari. Gli competeva di provvedere all’alloggiamento e, in linea generale, di scegliere i luoghi per l’insegnamento e la predicazione in modo da assicurare un agevole e spedito programma di spostamenti.

138:10.8 (1547.8) 7. Giacomo e Giuda, i figli gemelli di Alfeo, furono assegnati al controllo delle moltitudini. Era loro compito incaricare un numero sufficiente di assistenti ausiliari per consentire loro di mantenere l’ordine tra le folle durante la predicazione.

138:10.9 (1547.9) 8. Simone Zelota fu incaricato dello svago e del divertimento. Egli organizzava i programmi del mercoledì e cercava anche di procurare qualche ora di distensione e di passatempo ogni giorno.

138:10.10 (1547.10) 9. Giuda Iscariota fu nominato tesoriere. Egli portava la borsa, pagava tutte le spese e teneva i conti. Stabiliva un bilancio preventivo per Matteo settimana per settimana e faceva anche dei rapporti settimanali ad Andrea. Giuda sborsava del denaro su autorizzazione di Andrea.

138:10.11 (1547.11) I dodici operarono in questo modo dalla loro iniziale organizzazione fino al momento della riorganizzazione resasi necessaria dalla diserzione di Giuda, il traditore. Il Maestro e i suoi discepoli-apostoli continuarono in questa maniera semplice fino a domenica 12 gennaio dell’anno 27 d.C., quando egli li riunì e li ordinò formalmente ambasciatori del regno e predicatori della sua buona novella. E subito dopo essi si prepararono a partire per Gerusalemme e la Giudea per il loro primo giro di predicazione pubblica.

Fascicolo 139 - I dodici apostoli

Il Libro di Urantia

Fascicolo 139

I dodici apostoli

139:0.1 (1548.1) È UN’eloquente testimonianza del fascino e della rettitudine della vita terrena di Gesù il fatto che, sebbene egli avesse ripetutamente frantumato le speranze dei suoi apostoli e fatto a pezzi tutte le loro ambizioni di esaltazione personale, soltanto uno lo abbandonò.

139:0.2 (1548.2) Gli apostoli furono istruiti da Gesù sul regno dei cieli e Gesù imparò molto da loro sul regno degli uomini, sulla natura umana che esiste su Urantia e sugli altri mondi evoluzionari del tempo e dello spazio. Questi dodici uomini rappresentavano molti tipi differenti di temperamento umano ed essi non erano stati resi simili dall’istruzione. Molti di questi pescatori galilei avevano una forte ascendenza di sangue gentile a seguito della conversione forzata della popolazione gentile della Galilea avvenuta cento anni prima.

139:0.3 (1548.3) Non commettete l’errore di considerare gli apostoli completamente ignoranti e privi d’istruzione. Tutti loro, salvo i gemelli Alfeo, si erano diplomati nelle scuole delle sinagoghe ed erano stati completamente istruiti sulle Scritture ebraiche e su gran parte delle conoscenze correnti di quel tempo. Sette si erano diplomati nelle scuole della sinagoga di Cafarnao, e non esistevano scuole ebree migliori in tutta la Galilea.

139:0.4 (1548.4) Quando i vostri scritti riferiscono di questi messaggeri del regno come degli “ignoranti ed illetterati”, s’intendeva trasmettere l’idea che essi erano dei laici, non istruiti nella scienza dei rabbini e non preparati nei metodi d’interpretazione rabbinica delle Scritture. Essi mancavano della cosiddetta istruzione superiore. In tempi moderni essi sarebbero certamente considerati privi d’istruzione ed in certi circoli sociali anche privi di cultura. Una cosa è certa: essi non avevano tutti completato lo stesso rigido e stereotipato programma di studi. Dopo la loro adolescenza essi avevano fatto delle esperienze diverse per imparare a vivere.

1. Andrea, il primo scelto

139:1.1 (1548.5) Andrea, presidente del corpo apostolico del regno, era nato a Cafarnao. Egli era il maggiore di una famiglia di cinque figli — lui, suo fratello Simone e tre sorelle. Suo padre, allora defunto, era stato socio di Zebedeo nell’impresa per l’essicamento del pesce a Betsaida, il porto di pesca di Cafarnao. Quando divenne apostolo Andrea non era sposato, ma abitava con suo fratello sposato, Simon Pietro. Entrambi erano pescatori e soci di Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo.

139:1.2 (1548.6) Nell’anno 26 d.C., l’anno in cui fu scelto come apostolo, Andrea aveva 33 anni, un anno più di Gesù, ed era il più anziano degli apostoli. Egli discendeva da un’eccellente linea di antenati ed era il più capace dei dodici. Eccetto che nell’oratoria, egli era uguale ai suoi compagni in quasi tutte le capacità immaginabili. Gesù non diede mai ad Andrea un soprannome, un appellativo fraterno. Ma come gli apostoli cominciarono subito a chiamare Gesù Maestro, così designarono anche Andrea con un termine che equivaleva a Capo.

139:1.3 (1549.1) Andrea era un buon organizzatore, ma un ancor migliore amministratore. Egli era uno della ristretta cerchia di quattro apostoli, ma la sua nomina da parte di Gesù come capo del gruppo apostolico lo obbligava ad occuparsi dei suoi fratelli, mentre gli altri tre beneficiavano di una comunione molto stretta con il Maestro. Sino alla fine Andrea restò il decano del corpo apostolico.

139:1.4 (1549.2) Sebbene Andrea non fosse un efficace predicatore, era un efficiente lavoratore personale; egli era il missionario pioniere del regno nel senso che, essendo il primo apostolo scelto, condusse immediatamente da Gesù suo fratello Simone, che divenne in seguito uno dei più grandi predicatori del regno. Andrea fu il principale sostenitore della politica di Gesù di utilizzare il programma di lavoro personale come mezzo per preparare i dodici al ruolo di messaggeri del regno.

139:1.5 (1549.3) Sia che Gesù insegnasse agli apostoli in privato o che predicasse alle folle, Andrea era generalmente al corrente di quanto stava accadendo; era un esecutore intelligente ed un amministratore efficiente. Egli prendeva decisioni rapide su ogni questione portata alla sua attenzione, salvo quando stimava che il problema oltrepassasse il campo della sua autorità, nel qual caso lo sottoponeva direttamente a Gesù.

139:1.6 (1549.4) Andrea e Pietro erano molto dissimili per carattere e temperamento, ma bisogna ascrivere eternamente a loro credito che essi s’intendevano splendidamente. Andrea non fu mai geloso dell’abilità oratoria di Pietro. È raro vedere un uomo più anziano come Andrea esercitare un’influenza così profonda su un fratello più giovane a capace. Andrea e Pietro non sembravano mai essere minimamente gelosi dei rispettivi talenti o risultati. A tarda sera del giorno di Pentecoste, quando, principalmente a causa dell’energica ed ispirante predicazione di Pietro, duemila anime furono aggregate al regno, Andrea disse a suo fratello: “Io non sarei stato capace di fare questo, ma sono felice di avere un fratello capace di averlo fatto.” Al che Pietro rispose: “Se tu non mi avessi condotto dal Maestro e senza la tua perseveranza a tenermi con lui io non sarei stato qui a fare questo.” Andrea e Pietro erano le eccezioni alla regola, dimostrando che anche dei fratelli possono vivere pacificamente e lavorare efficacemente assieme.

139:1.7 (1549.5) Dopo la Pentecoste, Pietro divenne famoso, ma il fatto di passare il resto della sua vita ad essere presentato come “il fratello di Simon Pietro” non irritò mai il più anziano Andrea.

139:1.8 (1549.6) Tra tutti gli apostoli era Andrea il miglior giudice di uomini. Egli sapeva che l’inquietudine stava covando nel cuore di Giuda Iscariota anche quando nessuno degli altri sospettava che qualcosa non andava nel loro tesoriere, ma non parlò a nessuno dei suoi timori. Il grande servizio reso da Andrea al regno fu di consigliare Pietro, Giacomo e Giovanni sulla scelta dei primi missionari che furono inviati a proclamare il vangelo, ed anche di consigliare questi primi dirigenti sull’organizzazione degli affari amministrativi del regno. Andrea aveva il grande dono di scoprire le risorse nascoste e le qualità latenti dei giovani.

139:1.9 (1549.7) Molto presto dopo l’ascensione di Gesù al cielo, Andrea cominciò a scrivere una raccolta personale di molte delle massime e degli atti del suo defunto Maestro. Dopo la morte di Andrea furono fatte altre copie di questa raccolta privata, che circolarono largamente tra i primi istruttori della Chiesa cristiana. Queste note ufficiose di Andrea furono successivamente corrette, emendate, modificate e fatte oggetto di aggiunte, sino a farne un racconto abbastanza continuo della vita terrena del Maestro. L’ultima di queste poche copie alterate ed emendate fu distrutta dal fuoco ad Alessandria circa cento anni dopo che fu scritto l’originale da parte del primo scelto dei dodici apostoli.

139:1.10 (1550.1) Andrea era un uomo di visione chiara, di mente logica e di decisione sicura, la cui grande forza di carattere consisteva nella sua stupenda fermezza. Il suo handicap di temperamento era la sua mancanza d’entusiasmo; egli si astenne molte volte dall’incoraggiare i suoi compagni con prudenti elogi. Questa reticenza a lodare i compimenti meritori dei suoi amici proveniva dalla propria avversione per l’adulazione e l’ipocrisia. Andrea era uno di quegli uomini di modesta levatura, perfetti, calmi, fattisi da sé e che raggiungono il successo.

139:1.11 (1550.2) Ciascuno degli apostoli amava Gesù, ma resta vero che ognuno dei dodici era attratto verso di lui a causa di un certo tratto di personalità che esercitava un’attrazione speciale sul singolo apostolo. Andrea ammirava Gesù a causa della sua costante sincerità, della sua dignità inalterabile. Una volta che gli uomini avevano conosciuto Gesù, sentivano il bisogno di farlo conoscere ai loro amici; essi volevano realmente che tutti lo conoscessero.

139:1.12 (1550.3) Quando le persecuzioni successive alla fine dispersero gli apostoli fuori di Gerusalemme, Andrea andò in Armenia, in Asia Minore ed in Macedonia, e dopo aver portato molte migliaia di persone al regno fu infine arrestato e crocifisso a Patrasso in Acaia. Ci vollero due giorni interi prima che quest’uomo robusto spirasse sulla croce, e durante queste tragiche ore egli continuò efficacemente a proclamare la buona novella della salvezza del regno dei cieli.

2. Simon Pietro

139:2.1 (1550.4) Quando Simone si unì agli apostoli aveva trent’anni. Era sposato, aveva tre figli e viveva a Betsaida, vicino a Cafarnao. Suo fratello Andrea e la madre di sua moglie vivevano con lui. Pietro e Andrea erano soci nella pesca con i figli di Zebedeo.

139:2.2 (1550.5) Il Maestro aveva conosciuto Simone qualche tempo prima che Andrea glielo presentasse come secondo apostolo. Quando Gesù diede a Simone il nome di Pietro, lo fece con un sorriso; quello doveva essere una sorta di soprannome. Simone era molto conosciuto da tutti i suoi amici come un compagno eccentrico ed impulsivo. In verità, più tardi Gesù attribuì un valore nuovo e significativo a questo soprannome dato alla leggera.

139:2.3 (1550.6) Simon Pietro era un uomo impulsivo, un ottimista. Egli era cresciuto permettendosi di dare libero corso a forti sentimenti; era costantemente immerso nelle difficoltà perché persisteva nel parlare senza riflettere. Questa sorta di sventatezza creò anche incessanti fastidi a tutti i suoi amici e compagni, e fu la causa dei numerosi rimproveri amichevoli del suo Maestro. La sola ragione per la quale Pietro non fu posto in maggiori difficoltà a causa del suo parlare irriflessivo fu che imparò assai presto a discutere molti dei suoi piani e progetti con suo fratello Andrea prima di avventurarsi a fare delle proposte pubbliche.

139:2.4 (1550.7) Pietro era un oratore fluente, eloquente e teatrale. Era anche un capo di uomini naturale ed inspirante, un pensatore rapido ma non un ragionatore profondo. Egli poneva molte domande, più di tutti gli apostoli messi insieme, e sebbene la maggior parte di queste domande fossero buone e pertinenti, molte erano avventate e sciocche. Pietro non aveva una mente profonda, ma conosceva abbastanza bene la sua mente. Era dunque un uomo dalla decisione rapida e dall’azione improvvisa. Mentre gli altri discutevano sorpresi di vedere Gesù sulla riva, Pietro saltò in acqua e nuotò verso la riva per raggiungere il Maestro.

139:2.5 (1551.1) Il tratto che Pietro ammirava di più in Gesù era la sua superna tenerezza. Pietro non si stancò mai di contemplare la tolleranza di Gesù. Egli non dimenticò mai la lezione riguardo al perdonare i malfattori non soltanto sette volte ma settantasette volte. Meditò a lungo queste impressioni sul carattere indulgente del Maestro durante i giorni oscuri e tristi immediatamente successivi al suo sconsiderato ed involontario rinnegamento di Gesù nel cortile del sommo sacerdote.

139:2.6 (1551.2) Simon Pietro vacillava penosamente; passava improvvisamente da un estremo all’altro. Prima rifiutò che Gesù gli lavasse i piedi e poi, sentendo la risposta del Maestro, lo pregò di lavargli il corpo intero. Ma, dopotutto, Gesù sapeva che gli errori di Pietro venivano dalla testa e non dal cuore. Egli era una delle più inesplicabili combinazioni di coraggio e di codardia che si siano mai viste sulla terra. La sua grande forza di carattere era la fedeltà, l’amicizia. Pietro amava realmente e sinceramente Gesù. E malgrado questa sublime forza di devozione, egli era così instabile ed incostante da permettere ad una serva di molestarlo fino a rinnegare il suo Signore e Maestro. Pietro poteva sopportare la persecuzione ed ogni altra forma di attacco diretto, ma era indifeso e si ritirava di fronte al ridicolo. Egli era un soldato coraggioso quando doveva tenere testa ad un attacco frontale, ma era un vigliacco che si faceva piccolo per la paura quando era sorpreso da un attacco alle spalle.

139:2.7 (1551.3) Pietro fu il primo apostolo di Gesù a farsi avanti per difendere l’opera di Filippo tra i Samaritani e di Paolo tra i Gentili; tuttavia, più tardi ad Antiochia, si smentì quando fu affrontato dai Giudaici che lo deridevano, ritirandosi temporaneamente dai Gentili e attirando su di lui l’intrepida denuncia di Paolo.

139:2.8 (1551.4) Egli fu il primo degli apostoli a riconoscere apertamente l’umanità e la divinità congiunte di Gesù ed il primo — dopo Giuda — a rinnegarlo. Pietro non era particolarmente sognatore, ma non amava scendere dalle nuvole dell’estasi e dell’entusiasmo del compiacimento teatrale al semplice mondo della realtà terrena.

139:2.9 (1551.5) Seguendo Gesù, letteralmente e figurativamente, egli o era alla testa della processione oppure si trascinava dietro — “seguendo da lontano”. Ma era il più eminente predicatore dei dodici; egli contribuì più di chiunque altro, a parte Paolo, ad instaurare il regno e ad inviare messaggeri dello stesso ai quattro angoli della terra in una sola generazione.

139:2.10 (1551.6) Dopo i suoi avventati rinnegamenti del Maestro egli ritrovò se stesso, e sotto la guida affettuosa e comprensiva di Andrea ritornò di nuovo alle sue reti da pesca, mentre gli apostoli aspettavano per vedere che cosa sarebbe accaduto dopo la crocifissione. Quando egli fu pienamente certo che Gesù gli aveva perdonato e seppe che era stato riaccolto nel gregge del Maestro, i fuochi del regno bruciarono così vivamente nella sua anima che divenne una grande luce di salvezza per migliaia di persone che erano nelle tenebre.

139:2.11 (1551.7) Dopo aver lasciato Gerusalemme, e prima che Paolo divenisse lo spirito guida tra le chiese cristiane dei Gentili, Pietro viaggiò molto, visitando tutte le chiese da Babilonia a Corinto. Egli visitò e portò il suo ministero anche a molte delle chiese che erano state fondate da Paolo. Sebbene Pietro e Paolo fossero molto differenti per temperamento ed educazione, ed anche dal punto di vista teologico, lavorarono insieme armoniosamente per l’istituzione delle chiese durante i loro ultimi anni.

139:2.12 (1552.1) Qualcosa dello stile e dell’insegnamento di Pietro è mostrato nei sermoni parzialmente trascritti da Luca e nel Vangelo di Marco. Il suo stile vigoroso fu meglio palesato nella sua lettera conosciuta come la Prima Epistola di Pietro; almeno questo era vero prima che fosse successivamente alterata da un discepolo di Paolo.

139:2.13 (1552.2) Ma Pietro persisté nel commettere l’errore di cercare di convincere gli Ebrei che Gesù era, dopotutto, realmente e veramente il Messia ebreo. Fino al giorno della sua morte Simon Pietro continuò a far confusione nella sua mente tra i concetti di Gesù quale Messia degli Ebrei, di Cristo come redentore del mondo e di Figlio dell’Uomo come rivelazione di Dio, il Padre amorevole di tutta l’umanità.

139:2.14 (1552.3) La moglie di Pietro era una donna molto capace. Per anni essa lavorò utilmente come membro del corpo delle donne, e quando Pietro fu cacciato da Gerusalemme essa lo accompagnò in tutte le sue visite alle chiese ed in tutti i suoi viaggi di missione. Ed il giorno in cui il suo illustre marito abbandonò la sua vita, essa fu gettata in pasto alle bestie feroci nell’arena di Roma.

139:2.15 (1552.4) È così quest’uomo, Pietro, un intimo di Gesù, un membro della cerchia ristretta, partì da Gerusalemme proclamando la buona novella del regno con potenza e gloria fino a che la pienezza del suo ministero fosse stata completata. Ed egli si considerò oggetto di grande onore quando i suoi catturatori lo informarono che doveva morire com’era morto il suo Maestro — sulla croce. E così Simon Pietro fu crocifisso a Roma.

3. Giacomo Zebedeo

139:3.1 (1552.5) Giacomo, il più anziano dei due apostoli figli di Zebedeo, che Gesù soprannominò “i figli del tuono”, aveva trent’anni quando divenne un apostolo. Era sposato, aveva quattro figli e viveva vicino ai suoi genitori a Betsaida, nei dintorni di Cafarnao. Egli era un pescatore ed esercitava il suo mestiere in compagnia di suo fratello più giovane Giovanni ed in società con Andrea e Simone. Giacomo e suo fratello Giovanni avevano il vantaggio di aver conosciuto Gesù da più tempo rispetto agli altri apostoli.

139:3.2 (1552.6) Questo abile apostolo aveva un temperamento contraddittorio; sembrava possedere realmente due nature, entrambe mosse da forti sentimenti. Egli era particolarmente violento quando la sua indignazione era al culmine. Manifestava un temperamento focoso quando era adeguatamente provocato, e quando la tempesta era passata era sempre solito giustificare e scusare la sua collera con il pretesto che era totalmente una manifestazione di giusta indignazione. Eccettuati questi accessi periodici di collera, la personalità di Giacomo assomigliava molto a quella di Andrea. Egli non aveva né il discernimento né la perspicacia di Andrea verso la natura umana, ma parlava in pubblico molto meglio di lui. Dopo Pietro, e forse Matteo, Giacomo era il migliore oratore pubblico tra i dodici.

139:3.3 (1552.7) Benché Giacomo non fosse per niente malinconico, poteva essere tranquillo e taciturno un giorno ed un buon conversatore e narratore il giorno successivo. Egli parlava di solito liberamente con Gesù, ma tra i dodici per giorni e giorni era l’uomo silenzioso. La sua unica grande debolezza erano questi periodi d’inspiegabile silenzio.

139:3.4 (1552.8) La caratteristica preminente della personalità di Giacomo era la sua capacità di vedere tutti i lati di un problema. Tra tutti i dodici fu lui il più vicino a cogliere l’importanza ed il significato reali dell’insegnamento di Gesù. Anche lui fu inizialmente lento a comprendere ciò che voleva dire il Maestro, ma prima della fine della loro formazione aveva acquisito un concetto superiore del messaggio di Gesù. Giacomo era capace di comprendere una vasta parte della natura umana; s’intendeva bene con il versatile Andrea, con l’impetuoso Pietro e con il suo riservato fratello Giovanni.

139:3.5 (1553.1) Sebbene Giacomo e Giovanni avessero delle difficoltà nel cercare di lavorare insieme, era confortante osservare come andavano d’accordo. Essi non riuscirono altrettanto bene di Andrea e Pietro, ma fecero molto meglio di quanto ordinariamente ci si sarebbe aspettato da due fratelli, specialmente da due fratelli così testardi e risoluti. Ma per quanto strano possa sembrare, questi due figli di Zebedeo erano molto più tolleranti l’uno con l’altro di quanto non lo fossero con gli estranei. Essi nutrivano un grande affetto l’uno per l’altro; erano sempre stati degli allegri compagni di gioco. Erano questi “figli del tuono” che volevano far scendere il fuoco dal cielo per distruggere i Samaritani che osarono mancare di rispetto al loro Maestro. Ma la morte prematura di Giacomo modificò grandemente il carattere impetuoso del suo più giovane fratello Giovanni.

139:3.6 (1553.2) Il tratto di carattere di Gesù che Giacomo ammirava di più era l’affetto amorevole del Maestro. L’interesse comprensivo di Gesù per il piccolo ed il grande, per il ricco ed il povero, esercitava una grande attrazione su di lui.

139:3.7 (1553.3) Giacomo Zebedeo era un pensatore ed un organizzatore ben equilibrato. Con Andrea, egli era uno dei membri più posati del gruppo apostolico. Era un individuo energico, ma non aveva mai fretta. Era un eccellente contrappeso per Pietro.

139:3.8 (1553.4) Egli era modesto e non enfatico, un servitore quotidiano, un lavoratore senza pretese, che non cercò alcuna ricompensa speciale quando ebbe capito qualcosa del significato reale del regno. Ed anche nella storia sulla madre di Giacomo e Giovanni, la quale chiedeva che ai suoi figli fossero assegnati i posti alla destra e alla sinistra di Gesù, bisognerebbe tenere presente che fu la madre che fece questa richiesta. E quando essi dichiararono che erano pronti ad assumere queste responsabilità, bisognerebbe riconoscere che erano al corrente dei pericoli connessi con la pretesa rivolta del Maestro contro il potere romano e che erano disposti anche a pagarne il prezzo. Quando Gesù chiese se erano pronti a bere la coppa, essi risposero di sì. E per quanto riguarda Giacomo ciò fu letteralmente vero — egli bevve la coppa con il Maestro, visto che fu il primo degli apostoli a subire il martirio, essendo stato presto fatto perire di spada da Erode Agrippa. Giacomo fu così il primo dei dodici a sacrificare la sua vita sul nuovo fronte di battaglia del regno. Erode Agrippa temeva Giacomo più di tutti gli altri apostoli. In verità Giacomo era spesso tranquillo e silenzioso, ma era coraggioso e risoluto quando le sue convinzioni erano stimolate e messe in discussione.

139:3.9 (1553.5) Giacomo visse la sua vita con pienezza, e quando giunse la fine si comportò con tale grazia e forza d’animo che anche il suo accusatore e delatore, che era presente al suo giudizio e alla sua esecuzione, fu così toccato che fuggì precipitosamente dalla scena della morte di Giacomo per unirsi ai discepoli di Gesù.

4. Giovanni Zebedeo

139:4.1 (1553.6) Quando divenne apostolo, Giovanni aveva ventiquattro anni ed era il più giovane dei dodici. Egli era celibe e viveva con i suoi genitori a Betsaida; era un pescatore e lavorava con suo fratello Giacomo in società con Andrea e Pietro. Prima e dopo essere divenuto apostolo, Giovanni funzionò da agente personale di Gesù nei rapporti con la famiglia del Maestro, e continuò a reggere questa responsabilità per tutto il tempo in cui Maria, la madre di Gesù, visse.

139:4.2 (1553.7) Poiché Giovanni era il più giovane dei dodici e così strettamente associato a Gesù nei suoi affari di famiglia, era molto caro al Maestro, ma non sarebbe del tutto esatto dire che era “il discepolo che Gesù amava”. Non si può sospettare una personalità così magnanima come Gesù di essere colpevole di favoritismo, di avere amato uno dei suoi apostoli più degli altri. Il fatto che Giovanni era uno dei tre aiutanti personali di Gesù diede ulteriore verosimiglianza a questa idea errata, senza contare che Giovanni, come suo fratello Giacomo, aveva conosciuto Gesù da più lungo tempo rispetto agli altri.

139:4.3 (1554.1) Pietro, Giacomo e Giovanni furono assegnati come aiutanti personali a Gesù poco dopo essere divenuti apostoli. Subito dopo la selezione dei dodici e nel momento in cui Gesù incaricò Andrea ad agire come direttore del gruppo, gli disse: “Ed ora desidero che tu designi due o tre dei tuoi compagni per stare con me e rimanere al mio fianco, a confortarmi e badare alle mie necessità quotidiane.” E Andrea pensò fosse la cosa migliore scegliere per questo incarico speciale i successivi tre apostoli scelti per primi. Avrebbe desiderato offrirsi volontario anche lui per questo servizio benedetto, ma il Maestro gli aveva già conferito il suo incarico; così egli ordinò immediatamente che Pietro, Giacomo e Giovanni fossero assegnati a Gesù.

139:4.4 (1554.2) Giovanni Zebedeo aveva molti tratti di carattere piacevoli, ma uno che non era così piacevole era la sua eccessiva, ma generalmente ben dissimulata, presunzione. La sua lunga associazione con Gesù produsse numerosi ed importanti cambiamenti nel suo carattere. Questa presunzione diminuì considerevolmente, ma quando invecchiò e divenne più o meno infantile, questa autostima riapparve in una certa misura, cosicché, mentre era impegnato a guidare Natan nella redazione del Vangelo che porta ora il suo nome, il vecchio apostolo non esitò a designare ripetutamente se stesso come “il discepolo che Gesù amava”. Per il fatto che Giovanni fu il più vicino ad essere l’amico intimo di Gesù rispetto a qualsiasi altro mortale, che fu il suo rappresentante personale scelto in così tante questioni, non c’è da sorprendersi che sia giunto a considerare se stesso come il “discepolo che Gesù amava” perché sapeva certamente di essere il discepolo sul quale Gesù faceva così spesso affidamento.

139:4.5 (1554.3) Il tratto più notevole del carattere di Giovanni era la sua affidabilità; egli era pronto e coraggioso, fedele e devoto. La sua più grande debolezza era questa caratteristica presunzione. Egli era il membro più giovane della famiglia di suo padre ed il più giovane del gruppo apostolico. Forse era stato un po’ viziato; probabilmente era stato assecondato un po’ troppo. Ma il Giovanni degli anni successivi era un tipo di persona molto differente dal giovane narcisista e capriccioso che entrò nei ranghi degli apostoli di Gesù all’età di ventiquattro anni.

139:4.6 (1554.4) I tratti del carattere di Gesù che Giovanni apprezzava di più erano l’amore e l’altruismo del Maestro; questi tratti fecero una tale impressione su di lui che tutta la sua vita successiva fu dominata da un sentimento d’amore e di devozione fraterna. Egli parlò dell’amore e scrisse sull’amore. Questo “figlio del tuono” divenne “l’apostolo dell’amore”. E ad Efeso, quando il vecchio vescovo non riusciva più a stare in piedi sul pulpito per predicare e bisognava portarlo in chiesa su una sedia, e quando al termine del servizio gli chiedevano di dire qualche parola ai credenti, per anni la sua unica espressione fu: “Miei piccoli figli, amatevi gli uni con gli altri.”

139:4.7 (1554.5) Giovanni era un uomo di poche parole, salvo quando il suo umore era scosso. Egli pensava molto, ma parlava poco. Con l’età il suo umore divenne più mite, egli si controllò meglio, ma non vinse mai la sua avversione a parlare; non superò mai del tutto questa reticenza. Ma egli era dotato di una straordinaria immaginazione creativa.

139:4.8 (1555.1) C’era un altro lato di Giovanni che non ci si sarebbe aspettato di trovare in questo tipo tranquillo ed introspettivo. Egli era un po’ settario ed eccessivamente intollerante. Sotto questo aspetto lui e Giacomo erano molto simili — tutti e due volevano far scendere il fuoco dal cielo sulle teste degli irriverenti Samaritani. Quando Giovanni incontrava degli stranieri che insegnavano nel nome di Gesù, glielo vietava immediatamente. Ma egli non era il solo dei dodici ad essere contaminato da questa specie di presunzione e senso di superiorità.

139:4.9 (1555.2) La vita di Giovanni fu straordinariamente influenzata dal fatto di vedere Gesù andare in giro senza un domicilio, perché sapeva quanto fedelmente aveva provveduto ad assistere sua madre e la sua famiglia. Giovanni simpatizzava profondamente con Gesù anche per la mancanza di comprensione nei suoi confronti da parte della sua famiglia, rendendosi conto che essi si stavano gradualmente allontanando da lui. Tutta questa situazione, unitamente al fatto che Gesù sottometteva ogni suo più piccolo desiderio alla volontà del Padre celeste e a motivo della sua vita quotidiana d’implicita fiducia, fecero un’impressione così profonda su Giovanni da provocare dei cambiamenti marcati e permanenti nel suo carattere, cambiamenti che si manifestarono per tutta la sua vita successiva.

139:4.10 (1555.3) Giovanni aveva un coraggio freddo ed intrepido che pochi altri apostoli possedevano. Egli fu il solo apostolo che seguì costantemente Gesù nella notte del suo arresto e che osò accompagnare il suo Maestro sin nelle fauci stesse della morte. Egli fu presente e vicino a lui fino all’ultima ora terrena e si comportò fedelmente eseguendo il suo incarico nei riguardi della madre di Gesù, e fu pronto a ricevere tali istruzioni addizionali che potevano essere date negli ultimi momenti dell’esistenza mortale del Maestro. Una cosa è certa: Giovanni era del tutto degno di fiducia. Giovanni sedeva solitamente alla destra di Gesù quando i dodici erano a tavola. Egli fu il primo dei dodici a credere realmente e pienamente nella risurrezione, e fu il primo a riconoscere il Maestro quando venne verso di loro sulla spiaggia dopo la sua risurrezione.

139:4.11 (1555.4) Questo figlio di Zebedeo fu molto strettamente associato a Pietro nelle prime attività del movimento cristiano, divenendo uno dei principali sostegni della chiesa di Gerusalemme. Egli fu il prezioso aiutante di Pietro nel giorno di Pentecoste.

139:4.12 (1555.5) Parecchi anni dopo il martirio di Giacomo, Giovanni sposò la vedova di suo fratello. Durante gli ultimi venti anni della sua vita fu assistito da un’amorevole nipote.

139:4.13 (1555.6) Giovanni fu imprigionato parecchie volte e fu esiliato nell’Isola di Patmos per un periodo di quattro anni fino a che un nuovo imperatore prese il potere a Roma. Se Giovanni non fosse stato pieno di tatto ed avveduto, sarebbe stato sicuramente ucciso come lo fu il suo più esplicito fratello Giacomo. Con il passare degli anni, Giovanni, così come Giacomo il fratello del Signore, impararono ad essere saggiamente concilianti quando comparivano davanti ai magistrati civili. Essi scoprirono che una “risposta gentile allontana la collera”. Impararono anche a presentare la Chiesa come una “fraternità spirituale consacrata al servizio sociale dell’umanità” piuttosto che come “il regno dei cieli”. Essi insegnarono il servizio amorevole piuttosto che il potere sovrano — con regno e re.

139:4.14 (1555.7) Durante il suo temporaneo esilio a Patmos, Giovanni scrisse il Libro dell’Apocalisse, che voi possedete attualmente in forma notevolmente ridotta e deformata. Questo Libro dell’Apocalisse contiene i frammenti residui di una grande rivelazione, molte parti della quale andarono perdute ed altre furono soppresse dopo la loro redazione da parte di Giovanni. Essa è preservata soltanto in forma frammentaria ed alterata.

139:4.15 (1555.8) Giovanni viaggiò molto, lavorò incessantemente, e dopo essere divenuto vescovo delle chiese d’Asia si stabilì ad Efeso. Egli guidò il suo collaboratore Natan nella redazione del cosiddetto “Vangelo secondo Giovanni” ad Efeso, all’età di 99 anni. Tra tutti i dodici apostoli, Giovanni Zebedeo divenne alla fine il più eminente teologo. Egli morì di morte naturale ad Efeso nell’anno 103 d.C., all’età di 101 anni.

5. Filippo il curioso

139:5.1 (1556.1) Filippo fu il quinto apostolo ad essere scelto, e fu chiamato mentre Gesù ed i suoi primi quattro apostoli erano in cammino provenienti dal luogo d’incontro con Giovanni sul Giordano, diretti verso Cana di Galilea. Poiché viveva a Betsaida, Filippo aveva inteso parlare da qualche tempo di Gesù, ma non gli era mai venuta l’idea che Gesù fosse realmente un grande uomo fino a quel giorno nella valle del Giordano quando gli disse: “Seguimi.” Filippo fu anche un po’ influenzato dal fatto che Andrea, Pietro, Giacomo e Giovanni avevano accettato Gesù come il Liberatore.

139:5.2 (1556.2) Filippo aveva ventisette anni quando si unì agli apostoli; si era sposato recentemente, ma non aveva ancora figli. Il soprannome che gli apostoli gli diedero significava “curiosità”. Filippo aveva sempre bisogno che gli si mostrasse. Egli non sembrava mai vedere molto lontano in una qualunque proposta. Non era necessariamente ottuso, ma mancava d’immaginazione. Questa mancanza d’immaginazione era il grande punto debole del suo carattere. Era un individuo ordinario e materiale.

139:5.3 (1556.3) Quando gli apostoli si organizzarono per il loro servizio, Filippo fu nominato intendente; egli aveva l’incarico di fare in modo che essi fossero sempre forniti di provviste. Ed egli fu un buon intendente. La sua caratteristica più valida era la sua metodica perfezione; era preciso e ordinato.

139:5.4 (1556.4) Filippo proveniva da una famiglia di sette figli, tre maschi e quattro femmine. Egli era il secondo dei figli, e dopo la risurrezione battezzò tutta la sua famiglia nel regno. I familiari di Filippo erano dediti alla pesca. Suo padre era un uomo molto capace, un profondo pensatore, ma sua madre proveniva da una famiglia molto mediocre. Filippo non era un uomo dal quale aspettarsi grandi cose, ma era un uomo che sapeva fare piccole cose in modo grande, farle bene ed in modo accettabile. Soltanto poche volte in quattro anni egli non ebbe a disposizione viveri sufficienti per soddisfare i bisogni di tutti. Anche i molti casi d’emergenza che si presentarono nella vita degli apostoli raramente lo trovarono impreparato. Il servizio di viveri della famiglia apostolica fu gestito con intelligenza ed efficienza.

139:5.5 (1556.5) Il punto forte di Filippo era la sua metodica affidabilità; il punto debole della sua formazione era la sua mancanza totale d’immaginazione, l’assenza della capacità di mettere due e due insieme per ottenere quattro. Egli era calcolatore in astratto, ma non costruttivo nella sua immaginazione. Mancava quasi totalmente di certi tipi d’immaginazione. Era il tipico uomo medio comune e ordinario. C’era un gran numero di uomini e di donne di questo genere tra le folle che venivano ad ascoltare Gesù predicare ed insegnare, ed essi traevano grande conforto dall’osservare uno simile a loro elevato ad una posizione d’onore nei consigli del Maestro. Essi derivavano coraggio dal fatto che uno simile a loro occupasse già una posizione importante negli affari del regno. E Gesù imparò molto sul modo in cui funzionano certe menti umane ascoltando pazientemente le sciocche domande di Filippo e assecondando molte volte le richieste del suo intendente di “fargli vedere”.

139:5.6 (1556.6) La principale qualità di Gesù che Filippo ammirava costantemente era l’instancabile generosità del Maestro. Filippo non riuscì mai a trovare qualcosa in Gesù che fosse piccola, misera o meschina, ed egli adorava questa continua ed inesauribile generosità.

139:5.7 (1557.1) C’era poco nella personalità di Filippo che fosse di grande rilievo. Egli fu spesso chiamato “Filippo di Betsaida, la città in cui abitavano Andrea e Pietro”. Era quasi privo di una visione acuta delle cose; era incapace di cogliere le possibilità spettacolari di una data situazione. Egli non era pessimista; era semplicemente prosaico. Mancava anche molto di percezione spirituale. Non esitava ad interrompere Gesù nel mezzo di uno dei suoi discorsi più profondi per porre una domanda manifestamente sciocca. Ma Gesù non lo rimproverava mai per questa stoltezza; era paziente con lui ed aveva riguardo della sua incapacità di cogliere il senso profondo dell’insegnamento. Gesù sapeva bene che se avesse rimproverato una sola volta Filippo perché poneva queste domande noiose, non solo avrebbe offeso quest’anima onesta, ma un tale rimprovero avrebbe ferito Filippo al punto che non si sarebbe mai più sentito libero di porre delle domande. Gesù sapeva che sui suoi mondi dello spazio c’erano miriadi di simili mortali lenti di mente, e voleva incoraggiarli tutti a rivolgersi a lui ed a sentirsi sempre liberi di sottoporgli le loro domande ed i loro problemi. Dopotutto, Gesù era veramente più interessato alle sciocche domande di Filippo che al sermone che stava predicando. Gesù era supremamente interessato agli uomini, ad ogni sorta di uomini.

139:5.8 (1557.2) L’intendente apostolico non era un buon parlatore in pubblico, ma era un lavoratore personale molto persuasivo e di successo. Egli non si scoraggiava facilmente; era assiduo e molto tenace in tutto ciò che intraprendeva. Possedeva quel grande e raro dono di dire: “Venite.” Quando il suo primo convertito, Natanaele, volle discutere sui meriti e sui demeriti di Gesù di Nazaret, la risposta efficace di Filippo fu: “Vieni a vedere”. Egli non era un predicatore dogmatico che esortava i suoi ascoltatori ad “andare” — a fare questo o a fare quello. Egli affrontava tutte le situazioni via via che si presentavano nel suo lavoro dicendo: “Venite” — “venite con me; vi mostrerò la via.” E quella è sempre la tecnica efficace in tutte le forme e fasi dell’insegnamento. Anche i genitori possono imparare da Filippo il modo migliore di non dire ai loro figli: “andate a fare questo o andate a fare quello”, ma piuttosto: “Venite con noi, vi mostreremo e percorreremo con voi la via migliore.”

139:5.9 (1557.3) L’incapacità di Filippo di adattarsi ad una nuova situazione fu ben evidenziata quando i Greci vennero da lui a Gerusalemme e dissero: “Signore, noi desideriamo vedere Gesù.” Ora Filippo avrebbe detto ad ogni Ebreo che gli avesse posto questa domanda: “Vieni.” Ma questi uomini erano degli stranieri e Filippo non riusciva a ricordare alcuna istruzione dei suoi superiori riguardante tali materie; così la sola cosa che pensò di fare fu di consultare il capo, Andrea, e poi entrambi accompagnarono i Greci indagatori da Gesù. Similmente, quando egli andò in Samaria a predicare e a battezzare i credenti come era stato incaricato di fare dal suo Maestro, si astenne dall’imporre le mani sui suoi convertiti per significare che avevano ricevuto lo Spirito della Verità. Questo gesto fu eseguito da Pietro e da Giovanni, che vennero poco dopo da Gerusalemme per osservare la sua attività a favore della chiesa madre.

139:5.10 (1557.4) Filippo proseguì il suo lavoro durante i tragici momenti della morte del Maestro, partecipò alla riorganizzazione dei dodici e fu il primo a partire per conquistare delle anime al regno al di fuori della immediata comunità ebraica, riuscendo molto bene nel suo lavoro presso i Samaritani ed in tutte le sue attività successive a favore del vangelo.

139:5.11 (1557.5) La moglie di Filippo, che era un membro efficiente del corpo delle donne, si adoperò attivamente con il marito nel suo lavoro di evangelizzazione dopo la loro fuga dalle persecuzioni di Gerusalemme. Sua moglie era una donna intrepida. Essa rimase ai piedi della croce di Filippo incoraggiandolo a proclamare la buona novella anche ai suoi assassini, e quando le forze di Filippo s’indeboli rono, essa cominciò a raccontare la storia della salvezza per mezzo della fede in Gesù e smise soltanto quando gli Ebrei furiosi si gettarono su di lei e la lapidarono a morte. La loro figlia maggiore, Lea, proseguì il loro lavoro e divenne più tardi la celebre profetessa di Gerapoli.

139:5.12 (1558.1) Filippo, un tempo intendente dei dodici, fu un uomo potente nel regno, conquistando anime ovunque passò, e fu alla fine crocifisso per la sua fede e sepolto a Gerapoli.

6. L’onesto Natanaele

139:6.1 (1558.2) Natanaele, il sesto ed ultimo degli apostoli ad essere scelto dal Maestro stesso, fu condotto da Gesù dal suo amico Filippo. Egli era stato socio di Filippo in parecchie imprese commerciali ed era in viaggio con lui per andare a vedere Giovanni il Battista quando incontrarono Gesù.

139:6.2 (1558.3) Quando Natanaele si unì agli apostoli aveva venticinque anni ed era quasi il più giovane del gruppo. Egli era l’ultimo di una famiglia di sette figli; era celibe ed era l’unico sostegno dei genitori vecchi ed infermi, con i quali viveva a Cana. I suoi fratelli e sorelle erano sposati o deceduti, e nessuno di loro viveva là. Natanaele e Giuda Iscariota erano i due uomini più istruiti tra i dodici. Natanaele aveva pensato di divenire un mercante.

139:6.3 (1558.4) Gesù non diede lui stesso un soprannome a Natanaele, ma i dodici cominciarono subito a parlare di lui in termini che significavano onestà, sincerità. Egli era “senza inganno”. E questa era la sua principale virtù; era onesto e sincero. Il punto debole del suo carattere era il suo orgoglio; egli era molto fiero della sua famiglia, della sua città, della sua reputazione e della sua nazione, cosa lodevole se non è spinta all’eccesso. Ma Natanaele era incline ad andare agli estremi con i suoi pregiudizi personali. Aveva tendenza a giudicare gli individui secondo le sue opinioni personali. Anche prima d’incontrare Gesù non era stato lontano dal porre la domanda: “Può uscire qualcosa di buono da Nazaret?” Ma Natanaele non era ostinato, anche se era orgoglioso. Egli fu pronto a ricredersi una volta che ebbe guardato il viso di Gesù.

139:6.4 (1558.5) Sotto molti aspetti Natanaele era il genio bizzarro dei dodici. Egli era il filosofo ed il sognatore apostolico, ma era un sognatore di un genere molto pratico. Alternava momenti di profonda filosofia a periodi di raro e spassoso umorismo; quando era di umore adatto, egli era probabilmente il miglior narratore di storie dei dodici. Gesù amava molto ascoltare Natanaele discutere sia su cose importanti che frivole. Natanaele prese sempre più seriamente Gesù ed il regno, ma non prese mai seriamente se stesso.

139:6.5 (1558.6) Tutti gli apostoli amavano e rispettavano Natanaele, ed egli s’intendeva con loro splendidamente, salvo che con Giuda Iscariota. Giuda pensava che Natanaele non prendesse il suo apostolato sufficientemente sul serio ed una volta ebbe la temerarietà di andare segretamente da Gesù e di presentare delle rimostranze contro di lui. Gesù disse: “Giuda, bada bene a quello che fai; non sopravalutare il tuo incarico. Chi di noi è competente a giudicare suo fratello? Non è volontà del Padre che i suoi figli condividano soltanto le cose serie della vita. Permettimi di ripetere che io sono venuto perché i miei fratelli nella carne possano avere gioia, felicità ed una vita più ricca. Va dunque, Giuda, e fa bene ciò che ti è stato affidato e lascia che Natanaele, tuo fratello, renda conto di se stesso a Dio.” Ed il ricordo di questa esperienza, assieme a quello di molte altre esperienze simili, visse a lungo nel cuore autoilluso di Giuda Iscariota.

139:6.6 (1559.1) Molte volte, quando Gesù era in montagna con Pietro, Giacomo e Giovanni e la situazione diveniva tesa e complicata tra gli apostoli, e quando anche Andrea era nel dubbio su cosa dire ai suoi fratelli sconsolati, Natanaele mitigava la tensione con un po’ di filosofia o con una battuta di spirito, di buonumore.

139:6.7 (1559.2) Natanaele aveva l’incarico di badare alle famiglie dei dodici. Egli era spesso assente dai consigli apostolici perché, quando sentiva che una malattia o qualcosa fuori dell’ordinario era accaduta ad una delle persone di cui era incaricato, non perdeva tempo a recarsi in quella casa. I dodici vivevano tranquilli sapendo che il benessere delle loro famiglie era al sicuro nelle mani di Natanaele.

139:6.8 (1559.3) Natanaele riveriva Gesù soprattutto per la sua tolleranza. Egli non si stancò mai di contemplare la larghezza di vedute e la generosa comprensione del Figlio dell’Uomo.

139:6.9 (1559.4) Il padre di Natanaele (Bartolomeo) morì poco dopo la Pentecoste, dopodiché questo apostolo si recò in Mesopotamia ed in India a proclamare la buona novella del regno e a battezzare i credenti. I suoi fratelli non seppero mai che cosa avvenne del loro filosofo, poeta ed umorista di un tempo. Ma anche lui fu un grande uomo nel regno e fece molto per diffondere gli insegnamenti del suo Maestro, sebbene non abbia partecipato all’organizzazione della Chiesa cristiana successiva. Natanaele morì in India.

7. Matteo Levi

139:7.1 (1559.5) Matteo, il settimo apostolo, fu scelto da Andrea. Matteo apparteneva ad una famiglia di esattori d’imposte, o Pubblicani, ed era lui stesso esattore di dogane a Cafarnao, dove abitava. Egli aveva trentun anni, era sposato ed aveva quattro figli. Era un uomo moderatamente ricco, il solo del corpo apostolico a disporre di qualche risorsa. Era un bravo uomo d’affari, una persona molto socievole, ed era dotato della capacità di farsi degli amici e di comprendersi facilmente con una grande varietà di persone.

139:7.2 (1559.6) Andrea nominò Matteo rappresentante finanziario degli apostoli. In un certo senso era l’agente fiscale ed il portavoce pubblicitario dell’organizzazione apostolica. Egli era un giudice acuto della natura umana ed un propagandista molto efficiente. La sua è una personalità difficile da descrivere, ma era un discepolo molto convinto ed uno che credeva sempre di più nella missione di Gesù e nella certezza del regno. Gesù non diede mai a Levi un soprannome, ma i suoi compagni apostoli lo chiamavano comunemente il “procacciatore di soldi”.

139:7.3 (1559.7) La qualità migliore di Levi era la sua devozione sincera alla causa. Il fatto che lui, un Pubblicano, fosse stato accolto da Gesù e dai suoi apostoli fu causa di sconfinata gratitudine da parte dell’esattore d’imposte d’un tempo. Tuttavia ci volle un po’ di tempo agli altri apostoli, specialmente a Simone Zelota ed a Giuda Iscariota, per accettare la presenza del Pubblicano tra di loro. Il punto debole di Matteo era la sua visione ristretta e materialistica della vita. Ma in tutte queste materie fece grandi progressi con il passare dei mesi. Egli, beninteso, dovette essere assente da molte delle sedute d’istruzione più preziose avendo l’incarico di mantenere la cassa ben fornita.

139:7.4 (1559.8) Era la disposizione al perdono del Maestro che Matteo apprezzava di più. Egli non cessava mai di ripetere che soltanto la fede era necessaria nel compito di trovare Dio. Amava sempre parlare del regno come di “questo compito di trovare Dio”.

139:7.5 (1560.1) Sebbene Matteo fosse un uomo con un passato, si fece molto onore, e con il trascorrere del tempo i suoi compagni divennero orgogliosi dei risultati del Pubblicano. Egli fu uno degli apostoli che presero molte note su quanto disse Gesù, e queste note furono usate come base per la successiva narrazione di Isadoro di ciò che disse e fece Gesù, che fu conosciuta come il Vangelo secondo Matteo.

139:7.6 (1560.2) La grande e utile vita di Matteo, l’uomo d’affari ed esattore di dogane di Cafarnao, è servita a condurre migliaia e migliaia di altri uomini d’affari, di funzionari pubblici e di politici, nelle ere successive, ad ascoltare anch’essi la voce seducente del Maestro che diceva: “Seguimi.” Matteo era realmente un abile politico, ma era intensamente fedele a Gesù e supremamente dedito al compito di fare in modo che i messaggeri del regno futuro disponessero di adeguati mezzi finanziari.

139:7.7 (1560.3) La presenza di Matteo tra i dodici servì a tenere le porte del regno spalancate per una folla di anime scoraggiate e reiette che si erano considerate da lungo tempo escluse dalla consolazione religiosa. Uomini e donne abbattuti e disperati si radunavano per ascoltare Gesù, che non ne respinse mai alcuno.

139:7.8 (1560.4) Matteo riceveva le offerte spontanee dei discepoli credenti e degli immediati ascoltatori degli insegnamenti del Maestro, ma non sollecitò mai apertamente il contributo delle folle. Egli svolse tutto il suo lavoro finanziario in maniera discreta e personale, e raccolse la maggior parte del denaro tra la classe più agiata di credenti interessati. Diede praticamente tutta la sua modesta fortuna per l’opera del Maestro e dei suoi apostoli, ma essi non seppero mai di questa generosità, eccetto Gesù che era al corrente di tutto. Matteo esitava a contribuire apertamente ai fondi apostolici per timore che Gesù ed i suoi associati potessero considerare il suo denaro contaminato; così fece molte offerte a nome di altri credenti. Durante i primi mesi, quando Matteo si rese conto che la sua presenza in mezzo a loro era più o meno criticata, fu molto tentato di far sapere loro che il suo denaro forniva spesso il loro pane quotidiano, ma non cedette a questa tentazione. Quando la testimonianza dello sdegno per il Pubblicano diveniva manifesta, Levi bruciava dal desiderio di rivelare loro la sua generosità, ma riuscì sempre a conservare il silenzio.

139:7.9 (1560.5) Quando i fondi della settimana erano insufficienti per le esigenze preventivate, Levi attingeva spesso in maniera consistente alle sue risorse personali. Talvolta, quando era molto interessato all’insegnamento di Gesù, preferiva rimanere ad ascoltare la lezione, anche se sapeva che doveva provvedere personalmente al mancato reperimento dei fondi necessari. Ma Levi desiderava tanto che Gesù sapesse che gran parte del denaro usciva dalla sua tasca! Egli non sapeva affatto che il Maestro era al corrente di tutto. Gli apostoli morirono tutti senza sapere che Matteo era stato il loro benefattore in misura tale che, quando partì per proclamare il vangelo del regno dopo l’inizio delle persecuzioni, era praticamente senza un soldo.

139:7.10 (1560.6) Quando queste persecuzioni indussero i credenti a lasciare Gerusalemme, Matteo si diresse verso nord, predicando il vangelo del regno e battezzando i credenti. Egli perse i contatti con i suoi vecchi compagni apostolici, ma proseguì, predicando e battezzando, attraverso la Siria, la Cappadocia, la Galazia, la Bitinia e la Tracia. Fu nella Tracia, a Lysimachia, che certi Ebrei non credenti cospirarono con i soldati romani per determinare la sua morte. E questo Pubblicano rigenerato morì trionfante nella fede di una salvezza che aveva appreso con tanta certezza dagli insegnamenti del Maestro durante il suo recente soggiorno sulla terra.

8. Tommaso Didimo

139:8.1 (1561.1) Tommaso era l’ottavo apostolo e fu scelto da Filippo. In tempi successivi egli fu conosciuto come “Tommaso il dubbioso”, ma i suoi compagni apostoli non lo consideravano affatto un dubitatore cronico. In verità la sua era un tipo di mente logica e scettica, ma egli aveva una forma di lealtà coraggiosa che impediva a coloro che lo conoscevano intimamente di considerarlo uno scettico senza interessi.

139:8.2 (1561.2) Quando Tommaso si unì agli apostoli aveva 29 anni, era sposato ed aveva quattro figli. Un tempo egli era stato carpentiere e tagliapietre, ma recentemente era divenuto pescatore e risiedeva a Tarichea, situata sulla riva occidentale del Giordano, dove esso esce dal Mare di Galilea, ed era considerato il cittadino più importante di questo piccolo villaggio. Egli aveva poca istruzione, ma possedeva una mente acuta e logica ed era figlio di eccellenti genitori che vivevano a Tiberiade. Tommaso aveva la sola mente veramente analitica tra i dodici; era il vero scienziato del gruppo apostolico.

139:8.3 (1561.3) La prima parte della vita di famiglia di Tommaso era stata sfortunata; i suoi genitori non erano del tutto contenti della loro vita coniugale, e ciò si ripercosse nell’esperienza di adulto di Tommaso. Egli crebbe con un carattere difficile e litigioso. Anche sua moglie fu molto felice di vederlo unirsi agli apostoli; essa fu sollevata al pensiero che il suo pessimista marito sarebbe stato lontano da casa per la maggior parte del tempo. Tommaso aveva anche una tendenza al sospetto che rendeva molto difficile intendersi pacificamente con lui. Pietro fu inizialmente molto sconcertato da Tommaso, lagnandosi con suo fratello Andrea che Tommaso era “meschino, litigioso e sempre sospettoso”. Ma i suoi compagni più conobbero Tommaso, più lo amarono. Essi scoprirono che era stupendamente onesto e risolutamente leale. Egli era perfettamente sincero e indiscutibilmente veritiero, ma era ipercritico per natura e crescendo era divenuto un vero pessimista. La sua mente analitica era afflitta dal sospetto. Egli stava perdendo rapidamente fede nei suoi simili quando si associò ai dodici ed entrò così in contatto con il carattere nobile di Gesù. Questa associazione con il Maestro cominciò subito a trasformare l’intero carattere di Tommaso e ad effettuare grandi cambiamenti nelle sue reazioni mentali verso i suoi simili.

139:8.4 (1561.4) La grande forza di Tommaso era la sua stupenda mente analitica, unita al suo indomabile coraggio — una volta che aveva preso le sue decisioni. Il suo grande punto debole era il dubbio sospettoso, che non riuscì mai a vincere completamente in tutta la sua vita nella carne.

139:8.5 (1561.5) Nell’organizzazione dei dodici Tommaso aveva l’incarico di stabilire ed organizzare gli itinerari, ed era un abile direttore del lavoro e degli spostamenti del corpo apostolico. Egli era un buon esecutore, un eccellente uomo d’affari, ma era condizionato dai suoi molti stati d’animo; un giorno era un uomo ed in quello successivo un altro uomo. Egli era incline a malinconiche meditazioni quando si unì agli apostoli, ma il contatto con Gesù e con gli apostoli lo guarì in larga misura da questa introspezione morbosa.

139:8.6 (1561.6) Gesù godeva moltissimo della compagnia di Tommaso ed ebbe numerose lunghe conversazioni personali con lui. La sua presenza tra gli apostoli era un grande conforto per tutti gli scettici onesti ed incoraggiò molte menti turbate ad entrare nel regno, anche se non riuscivano a comprendere interamente tutti gli aspetti spirituali e filosofici degli insegnamenti di Gesù. L’ammissione di Tommaso tra i dodici fu una permanente dichiarazione che Gesù amava anche gli onesti dubitatori.

139:8.7 (1562.1) Gli altri apostoli riverivano Gesù a causa di qualche tratto speciale e preminente della sua ricca personalità, ma Tommaso riveriva il Maestro per il suo carattere stupendamente equilibrato. Tommaso ammirava ed onorava sempre di più un essere così amorevolmente misericordioso eppure così inflessibilmente giusto ed equo; così fermo, ma mai ostinato; così calmo, ma mai indifferente; così premuroso e così compassionevole, ma mai importuno e prepotente; così forte ed allo stesso tempo così gentile; così positivo, ma mai brutale o rude; così dolce, ma mai esitante; così puro ed innocente, ma allo stesso tempo così virile, energico e vigoroso; così veramente coraggioso, ma mai avventato o temerario; così amante della natura, ma così libero da ogni tendenza a riverire la natura; così pieno di umorismo e di allegria, ma così scevro da leggerezza e frivolezza. Era questa incomparabile simmetria di personalità che affascinava tanto Tommaso. Egli probabilmente godeva della più alta comprensione intellettuale e valutazione della personalità di Gesù rispetto a qualunque dei dodici.

139:8.8 (1562.2) Nei consigli dei dodici Tommaso era sempre prudente, perorando in primo luogo una politica di sicurezza, ma se il suo conservatorismo era respinto o superato, egli era sempre il primo a lanciarsi intrepidamente nell’esecuzione del programma concordato. Moltissime volte egli si oppose a progetti considerati temerari e presuntuosi; egli discuteva fino in fondo, ma quando Andrea metteva la proposta ai voti, e dopo che i dodici avevano scelto di fare quello cui egli si era così strenuamente opposto, Tommaso era il primo a dire: “Andiamo!” Egli era un buon giocatore. Non portava rancore e non era suscettibile. Più e più volte si oppose a che Gesù si esponesse al pericolo, ma quando il Maestro decideva di prendere tali rischi, era sempre Tommaso che radunava gli apostoli con le sue parole coraggiose: “Venite, compagni, andiamo a morire con lui.”

139:8.9 (1562.3) Sotto certi aspetti Tommaso assomigliava a Filippo; voleva anche lui “che gli si facesse vedere”, ma le sue espressioni esteriori di dubbio erano basate su operazioni intellettuali del tutto differenti. Tommaso era analitico, non semplicemente scettico. Per quanto riguardava il coraggio fisico personale, egli era uno dei più coraggiosi fra i dodici.

139:8.10 (1562.4) Tommaso passò dei giorni molto brutti; a volte era triste e abbattuto. La perdita della sorella gemella quando aveva nove anni gli aveva procurato molto dispiacere in gioventù ed aveva accresciuto i problemi caratteriali della sua vita successiva. Quando Tommaso era triste, era talvolta Natanaele che lo aiutava a riprendersi, talvolta Pietro, e non di rado uno dei gemelli Alfeo. Quando era maggiormente depresso egli cercava sempre disgraziatamente di evitare di venire a contatto diretto con Gesù. Ma il Maestro era al corrente di tutto ciò ed aveva una comprensiva tenerezza per il suo apostolo quando era così afflitto dalla depressione e tormentato dai dubbi.

139:8.11 (1562.5) Talvolta Tommaso otteneva da Andrea il permesso di assentarsi da solo per un giorno o due. Ma egli imparò subito che questa condotta non era saggia; si accorse presto che era preferibile, quando era abbattuto, rimanere attaccato al suo lavoro e restare vicino ai suoi compagni. Ma qualunque cosa fosse accaduta nella sua vita emotiva, egli continuava fermamente ad essere un apostolo. Quando giungeva effettivamente il momento di farsi avanti, era sempre Tommaso che diceva: “Andiamo!”

139:8.12 (1562.6) Tommaso è il più grande esempio di un essere umano che ha dei dubbi, che li affronta e che li vince. Egli aveva una grande mente; non era un critico cavilloso. Era un pensatore logico; era la prova del fuoco per Gesù e per i suoi compagni apostoli. Se Gesù e la sua opera non fossero stati autentici, non si sarebbe potuto trattenere un uomo come Tommaso dall’inizio alla fine. Egli aveva un senso acuto e sicuro dei fatti. Al primo apparire di frode o d’inganno Tommaso li avrebbe abbandonati tutti. Gli scienziati possono non comprendere pienamente tutto su Gesù e sulla sua opera sulla terra, ma ha vissuto e lavorato con il Maestro e con i suoi associati umani un uomo la cui mente era quella di un vero scienziato — Tommaso Didimo — ed egli credeva in Gesù di Nazaret.

139:8.13 (1563.1) Tommaso attraversò dei momenti difficili durante i giorni del giudizio e della crocifissione. Egli fu per un certo periodo al colmo della disperazione, ma riprese coraggio, rimase unito agli apostoli, ed era presente con loro ad accogliere cordialmente Gesù presso il Mare di Galilea. Per un momento cedette alla sua crisi di dubbio, ma ritrovò alla fine la sua fede ed il suo coraggio. Egli diede saggi consigli agli apostoli dopo la Pentecoste, e quando le persecuzioni dispersero i credenti andò a Cipro, a Creta, sulla costa del Nordafrica ed in Sicilia, predicando la buona novella del regno e battezzando i credenti. E Tommaso continuò a predicare e a battezzare fino a quando fu catturato dagli agenti del governo romano e fu messo a morte a Malta. Proprio alcune settimane prima della sua morte egli aveva cominciato a scrivere la vita e gli insegnamenti di Gesù.

9. e 10. Giacomo e Giuda Alfeo

139:10.1 (1563.2) Giacomo e Giuda, i figli di Alfeo, i pescatori gemelli che abitavano vicino a Keresa, erano il nono e il decimo apostolo e furono scelti da Giacomo e Giovanni Zebedeo. Essi avevano 26 anni ed erano sposati; Giacomo aveva tre figli, Giuda due.

139:10.2 (1563.3) Non c’è molto da dire su questi due comuni pescatori. Essi amavano il loro Maestro e Gesù amava loro, ma essi non interrompevano mai i suoi discorsi con delle domande. Essi capivano molto poco delle discussioni filosofiche o dei dibattiti teologici dei loro compagni apostoli, ma erano felici di trovarsi incorporati in un tale gruppo di uomini potenti. Questi due uomini erano quasi identici nell’aspetto fisico, per caratteristiche mentali e per grado di percezione spirituale. Quello che si può dire dell’uno si può dire dell’altro.

139:10.3 (1563.4) Andrea li incaricò di mantenere l’ordine tra le folle. Essi erano i capi accompagnatori durante le ore di predicazione e di fatto i servitori ed i fattorini dei dodici. Aiutavano Filippo per le provviste, portavano il denaro alle famiglie per conto di Natanaele ed erano sempre pronti a dare una mano a ciascuno degli apostoli.

139:10.4 (1563.5) Le moltitudini della gente comune erano molto incoraggiate nel vedere due persone simili a loro onorate da un posto tra gli apostoli. Grazie alla loro sola ammissione come apostoli, questi mediocri gemelli furono il tramite per portare una quantità di credenti timorosi nel regno. Ed inoltre la gente del popolo accettava più volentieri l’idea di essere condotti e diretti da accompagnatori ufficiali che erano molto simili a loro stessi.

139:10.5 (1563.6) Giacomo e Giuda, che erano anche chiamati Taddeo e Lebbeo, non avevano né punti forti né punti deboli. I soprannomi dati loro dai discepoli erano benevoli appellativi di mediocrità. Essi erano “i meno importanti di tutti gli apostoli”; essi lo sapevano e ciò li metteva di buonumore.

139:10.6 (1563.7) Giacomo Alfeo amava particolarmente Gesù a causa della semplicità del Maestro. Questi gemelli non riuscivano a comprendere la mente di Gesù, ma coglievano il legame affettuoso tra loro stessi ed il cuore del loro Maestro. La loro mente non era di ordine elevato; essi potevano anche, con tutto il rispetto, essere definiti stupidi, ma fecero un’esperienza reale nella loro natura spirituale. Essi credevano in Gesù; erano dei figli di Dio e dei cittadini del regno.

139:10.7 (1564.1) Giuda Alfeo era attratto da Gesù per l’umiltà senza ostentazione del Maestro. Questa umiltà, aggiunta ad una simile dignità personale, esercitava una grande attrattiva su Giuda. Il fatto che Gesù raccomandasse sempre il silenzio sui suoi atti straordinari fece una grande impressione su questo figlio semplice della natura.

139:10.8 (1564.2) I gemelli erano d’indole buona, degli aiutanti ingenui, e tutti li amavano. Gesù accolse questi giovani uomini che avevano un solo talento in posizioni d’onore nel suo gruppo personale del regno perché ci sono innumerevoli milioni di altre anime simili, semplici e timorose nei mondi dello spazio, che egli desidera accogliere similmente in una comunione attiva e credente con se stesso e con il suo effuso Spirito della Verità. Gesù non disprezzava la limitatezza, ma soltanto il male ed il peccato. Giacomo e Giuda erano limitati, ma erano anche fedeli. Essi erano semplici ed ignoranti, ma erano anche di grande cuore, buoni e generosi.

139:10.9 (1564.3) E quanto furono fieri di gratitudine questi uomini umili il giorno in cui il Maestro rifiutò di accogliere un certo uomo ricco come evangelista, a meno che non avesse venduto i suoi beni ed aiutato i poveri. Quando la gente udì ciò e vide i gemelli tra i suoi consiglieri, seppe con certezza che Gesù non faceva eccezioni per nessuno. Ma soltanto un’istituzione divina — il regno dei cieli — poteva essere costruita su fondamenta umane così modeste!

139:10.10 (1564.4) Solo una volta o due in tutta la loro associazione con Gesù i gemelli si azzardarono a porre delle domande in pubblico. Giuda fu una volta spinto a porre una domanda a Gesù dopo che il Maestro aveva parlato di rivelare apertamente se stesso al mondo. Egli si sentiva un po’ deluso dal fatto che non ci sarebbero stati più segreti tra i dodici, e si azzardò a chiedere: “Ma, Maestro, quando ti proclamerai così al mondo, come ci favorirai con delle manifestazioni speciali della tua bontà?”

139:10.11 (1564.5) I gemelli servirono fedelmente sino alla fine, sino ai giorni oscuri del giudizio, della crocifissione e della disperazione. Essi non persero mai la loro fede sincera in Gesù e (dopo Giovanni) furono i primi a credere nella sua risurrezione. Ma non riuscirono a comprendere l’instaurazione del regno. Poco dopo che il loro Maestro fu crocifisso, essi ritornarono alle loro famiglie e alle loro reti; il loro compito era terminato. Essi non avevano la capacità d’impegnarsi nelle battaglie più complesse del regno. Ma vissero e morirono coscienti di essere stati onorati e benedetti da quattro anni di stretta e personale associazione con un Figlio di Dio, il creatore sovrano di un universo.

11. Simone lo Zelota

139:11.1 (1564.6) Simone Zelota, l’undicesimo apostolo, fu scelto da Simon Pietro. Egli era un uomo capace, di buona stirpe, e viveva con la sua famiglia a Cafarnao. Aveva ventotto anni quando fu aggregato agli apostoli. Egli era un focoso agitatore ed era anche un uomo che parlava molto senza riflettere. Era stato mercante a Cafarnao prima di rivolgere tutta la sua attenzione all’organizzazione patriottica degli Zeloti.

139:11.2 (1564.7) Simone Zelota fu incaricato del divertimento e della ricreazione del gruppo apostolico, ed era un organizzatore molto efficiente delle distrazioni e delle attività ricreative dei dodici.

139:11.3 (1564.8) La forza di Simone era la sua ispirante fedeltà. Quando gli apostoli incontravano un uomo o una donna che si dibattevano nell’indecisione circa la loro entrata nel regno, mandavano a cercare Simone. Di solito bastava soltanto un quarto d’ora a questo entusiasta sostenitore della salvezza per mezzo della fede in Dio per risolvere ogni dubbio e rimuovere ogni indecisione, per vedere una nuova anima nascere “nella libertà della fede e nella gioia della salvezza”.

139:11.4 (1565.1) La grande debolezza di Simone era la sua mentalità materialista. Egli non poteva trasformarsi rapidamente da Ebreo nazionalista in un internazionalista incline alla spiritualità. Quattro anni furono un tempo troppo breve per operare una tale trasformazione intellettuale ed emotiva, ma Gesù fu sempre paziente con lui.

139:11.5 (1565.2) La sola qualità di Gesù che Simone ammirava tanto era la calma del Maestro, la sua sicurezza, la sua padronanza, la sua inesplicabile compostezza.

139:11.6 (1565.3) Benché Simone fosse un fanatico rivoluzionario, un intrepido tizzone ardente di agitazioni, dominò gradualmente la sua natura focosa fino a divenire un potente ed efficace predicatore di “pace in terra e buona volontà tra gli uomini”. Simone brillava nei dibattiti; amava discutere. E quando si doveva affrontare la mentalità legalistica degli Ebrei istruiti o le sofisticherie intellettuali dei Greci, il compito era sempre assegnato a Simone.

139:11.7 (1565.4) Egli era un ribelle per natura ed un iconoclasta per formazione, ma Gesù lo conquistò ai concetti superiori del regno dei cieli. Egli aveva sempre identificato se stesso con il partito della protesta, ma ora aderiva al partito del progresso, alla progressione illimitata ed eterna dello spirito e della verità. Simone era un uomo di fedeltà ferventi e di ardenti devozioni personali, ed amava profondamente Gesù.

139:11.8 (1565.5) Gesù non temeva di confrontarsi con uomini d’affari, lavoratori, ottimisti, pessimisti, filosofi, scettici, Pubblicani, politici e patrioti.

139:11.9 (1565.6) Il Maestro ebbe numerosi colloqui con Simone, ma non riuscì mai a trasformare pienamente in un internazionalista questo ardente nazionalista ebreo. Gesù diceva spesso a Simone che era legittimo desiderare di vedere migliorati l’ordine sociale, economico e politico, ma aggiungeva sempre: “Quello non è affare del regno dei cieli. Noi dobbiamo dedicarci a fare la volontà del Padre. Il nostro compito è di essere gli ambasciatori di un governo spirituale superiore, e non dobbiamo occuparci nell’immediato di nessun’altra cosa che di rappresentare la volontà ed il carattere del Padre divino che sta alla testa del governo di cui noi portiamo le credenziali.” Tutto ciò era difficile da comprendere per Simone, ma gradualmente egli giunse a cogliere qualcosa del significato dell’insegnamento del Maestro.

139:11.10 (1565.7) Dopo la dispersione causata dalle persecuzioni di Gerusalemme, Simone si ritirò per un certo tempo. Egli era letteralmente annientato. In quanto patriota nazionalista aveva rinunciato alla sua posizione per riguardo agli insegnamenti di Gesù; ora tutto era perduto. Egli era nella disperazione, ma in capo a qualche anno riprese le sue speranze e partì per proclamare il vangelo del regno.

139:11.11 (1565.8) Egli si recò ad Alessandria e, dopo aver risalito il Nilo, penetrò nel cuore dell’Africa predicando ovunque il vangelo di Gesù e battezzando i credenti. Lavorò così finché divenne vecchio e debole. E morì e fu sepolto nel cuore dell’Africa.

12. Giuda Iscariota

139:12.1 (1565.9) Giuda Iscariota, il dodicesimo apostolo, fu scelto da Natanaele. Era nato a Keriot, una piccola città della Giudea meridionale. Quando era ancora un ragazzo i suoi genitori si erano trasferiti a Gerico, dove egli visse e fu impiegato nelle diverse imprese commerciali di suo padre fino al momento in cui divenne interessato alla predicazione e all’opera di Giovanni il Battista. I genitori di Giuda erano Sadducei, e quando il loro figlio si unì ai discepoli di Giovanni essi lo rinnegarono.

139:12.2 (1566.1) Quando Natanaele incontrò Giuda a Tarichea, questi stava cercando un impiego presso un essicatoio di pesce all’estremità inferiore del Mare di Galilea. Egli aveva trent’anni ed era celibe quando si unì agli apostoli. Egli era probabilmente il più istruito dei dodici ed il solo Giudeo nella famiglia apostolica del Maestro. Giuda non aveva alcun tratto saliente di forza personale, sebbene avesse esteriormente molti tratti evidenti di cultura e di maniere educate. Era un buon pensatore, ma non sempre un pensatore veramente onesto. Giuda non capiva in realtà se stesso; non era del tutto sincero verso se stesso.

139:12.3 (1566.2) Andrea nominò Giuda tesoriere dei dodici, una posizione che egli era eminentemente qualificato ad occupare, e fino al momento in cui tradì il suo Maestro egli adempì le responsabilità del suo incarico onestamente, fedelmente e molto efficientemente.

139:12.4 (1566.3) Non c’era alcun tratto speciale di Gesù che Giuda ammirasse oltre alla personalità generalmente attraente e squisitamente affascinante del Maestro. Giuda non fu mai capace di elevarsi al di sopra dei suoi pregiudizi di Giudeo verso i suoi compagni galilei. Arrivò anche a criticare nella sua mente molte cose di Gesù. Questo vanitoso Giudeo osava spesso giudicare in cuor suo colui che undici apostoli consideravano l’uomo perfetto, “una persona assolutamente incantevole ed il più eminente tra diecimila”. Egli riteneva veramente che Gesù fosse timido ed avesse un po’ paura di affermare il suo potere e la sua autorità.

139:12.5 (1566.4) Giuda era un bravo uomo d’affari. Ci voleva tatto, abilità e pazienza, come pure assidua devozione, per dirigere gli affari finanziari di un idealista come Gesù, senza parlare della lotta contro i metodi disordinati nel modo di condurre gli affari di alcuni dei suoi apostoli. Giuda era realmente un grande amministratore, un finanziere previdente e capace. Ed era pignolo nell’organizzazione. Nessuno dei dodici criticò mai Giuda. Per quanto essi potevano vedere, Giuda Iscariota era un tesoriere incomparabile, un uomo istruito, un apostolo leale (benché talvolta critico), ed in ogni senso del termine una grande riuscita. Gli apostoli amavano Giuda; egli era veramente uno di loro. Egli deve aver creduto in Gesù, ma dubitiamo che abbia realmente amato il Maestro con tutto il suo cuore. Il caso di Giuda illustra la veridicità del detto: “C’è una via che sembra giusta ad un uomo, ma la fine di essa è la morte.” È del tutto possibile cadere vittima della pacifica illusione del piacevole adattamento alle vie del peccato e della morte. Siate certi che Giuda fu sempre finanziariamente leale verso il suo Maestro ed i suoi compagni apostoli. Il denaro non avrebbe mai potuto essere il motivo del suo tradimento del Maestro.

139:12.6 (1566.5) Giuda era il figlio unico di genitori poco saggi. Quando era molto giovane egli fu viziato e vezzeggiato; era un bambino guastato. Crescendo egli si fece delle idee esagerate sulla sua importanza. Non sapeva perdere. Aveva delle idee approssimative e distorte sull’equità; era incline all’odio e al sospetto. Egli era un esperto nell’errata interpretazione delle parole e degli atti dei suoi amici. Per tutta la sua vita Giuda aveva coltivato l’abitudine di vendicarsi contro coloro che immaginava l’avessero trattato male. Il suo senso dei valori e della lealtà era carente.

139:12.7 (1566.6) Per Gesù, Giuda era un’avventura della fede. Fin dall’inizio il Maestro aveva perfettamente compreso la debolezza di questo apostolo e conosceva bene i pericoli di ammetterlo nella comunità. Ma è nella natura dei Figli di Dio dare ad ogni essere creato una possibilità completa ed uguale di salvezza e di sopravvivenza. Gesù voleva che non solo i mortali di questo mondo, ma anche gli osservatori d’innumerevoli altri mondi sapessero che, quando esistono dubbi sulla sincerità e sulla franchezza di devozione di una creatura verso il regno, è pratica costante dei Giudici degli uomini accogliere pienamente il candidato dubbioso. La porta della vita eterna è spalancata a tutti; “chiunque lo desideri può entrare”; non vi sono restrizioni o riserve eccetto la fede di colui che viene.

139:12.8 (1567.1) È proprio questa la ragione per cui Gesù permise a Giuda di proseguire fino in fondo, facendo sempre tutto il possibile per trasformare e salvare questo apostolo debole e confuso. Ma quando la luce non è onestamente accolta e messa in pratica, tende a diventare tenebra nell’anima. Giuda crebbe intellettualmente per quanto riguarda gli insegnamenti di Gesù sul regno, ma non progredì nell’acquisizione di un carattere spirituale come fecero gli altri apostoli. Egli non riuscì a fare dei progressi personali soddisfacenti nell’esperienza spirituale.

139:12.9 (1567.2) Giuda si diede sempre più a covare la propria delusione personale e divenne alla fine una vittima del proprio risentimento. I suoi sentimenti erano stati molte volte offesi ed egli divenne eccessivamente sospettoso dei suoi migliori amici, anche del Maestro. Egli fu presto ossessionato dall’idea di saldare i conti, di fare qualunque cosa per vendicarsi, sì, anche di tradire i suoi compagni ed il suo Maestro.

139:12.10 (1567.3) Ma queste idee perverse e pericolose non presero forma definitiva fino al giorno in cui una donna riconoscente ruppe un costoso vasetto d’incenso ai piedi di Gesù. Questo sembrò uno spreco per Giuda, e quando la sua protesta pubblica fu così completamente respinta da Gesù là di fronte a tutti, fu troppo per lui. Questo avvenimento mise in moto quanto aveva accumulato di odio, di male, di cattiveria, di pregiudizio, di gelosia e di desiderio di vendetta durante tutta la sua vita, ed egli decise di vendicarsi con chiunque capitasse. Ma egli cristallizzò tutto il male della sua natura sulla sola persona innocente in tutto il sordido dramma della sua vita infelice, soltanto perché Gesù si trovò ad essere l’attore principale dell’episodio che segnò il suo passaggio dal regno progressivo della luce al dominio delle tenebre da lui stesso scelto.

139:12.11 (1567.4) Molte volte il Maestro, in pubblico ed in privato, aveva avvertito Giuda che stava sbagliando, ma gli avvertimenti divini sono di solito inutili quando sono indirizzati ad una natura umana guastata. Gesù fece tutto il possibile, compatibilmente con il libero arbitrio morale degli uomini, per impedire che Giuda scegliesse di andare per una cattiva strada. La grande prova alla fine arrivò. Il figlio del rancore fallì; egli cedette alle inacidite e sordide direttive di una mente arrogante e vendicativa, risultante da un’esagerata presunzione e rapidamente caduta nella confusione, nella disperazione e nella depravazione.

139:12.12 (1567.5) Giuda entrò allora nel vile ed infame intrigo volto a tradire il suo Signore e Maestro, e mise rapidamente in atto il suo nefasto progetto. Durante l’esecuzione dei suoi piani di sleale tradimento concepiti nella collera, egli provò dei momenti di rimorso e di vergogna, ed in questi intervalli di lucidità concepì in modo pusillanime, come giustificazione nella propria mente, l’idea che Gesù avrebbe potuto forse esercitare il suo potere e liberarsi all’ultimo momento.

139:12.13 (1567.6) Quando la sordida ed empia faccenda fu finita, questo mortale rinnegato, che ci pensò poco a vendere il suo amico per trenta monete d’argento per soddisfare il suo forte desiderio di vendetta a lungo nutrito, fuggì precipitosamente e compì l’atto finale del dramma consistente nel fuggire dalle realtà dell’esistenza mortale — il suicidio.

139:12.14 (1567.7) Gli undici apostoli rimasero inorriditi, storditi. Gesù giudicò il traditore soltanto con pietà. I mondi hanno trovato difficile perdonare Giuda, ed il suo nome è evitato da tutto un immenso universo.

Fascicolo 140 - L’ordinazione dei dodici

Il Libro di Urantia

Fascicolo 140

L’ordinazione dei dodici

140:0.1 (1568.1) POCO prima di mezzogiorno di domenica 12 gennaio dell’anno 27 d.C., Gesù riunì gli apostoli per la loro ordinazione come predicatori pubblici del vangelo del regno. I dodici si aspettavano di essere chiamati da un giorno all’altro; così questa mattina non si allontanarono molto dalla riva per pescare. Alcuni di loro erano rimasti vicino alla riva a riparare le reti e ad armeggiare con i loro attrezzi da pesca.

140:0.2 (1568.2) Quando Gesù scese sulla spiaggia per riunire gli apostoli, chiamò per primi Andrea e Pietro, che stavano pescando vicino alla riva; poi fece segno a Giacomo e a Giovanni, che stavano su un battello poco lontano, chiacchierando con il loro padre Zebedeo e rammendando le reti. Radunò poi a due a due gli altri apostoli, e quando li ebbe riuniti tutti e dodici, partì con loro per la regione montuosa a nord di Cafarnao, dove procedette ad istruirli in preparazione della loro ordinazione ufficiale.

140:0.3 (1568.3) Per una volta tutti i dodici gli apostoli erano silenziosi; anche Pietro era in stato d’animo di riflessione. Alla fine il momento tanto atteso era giunto! Essi stavano partendo da soli con il Maestro per partecipare ad una qualche sorta di cerimonia solenne di consacrazione personale e di dedicazione collettiva all’opera sacra di rappresentare il loro Maestro nella proclamazione della venuta del regno di suo Padre.

1. L’istruzione preliminare

140:1.1 (1568.4) Prima della cerimonia ufficiale di ordinazione Gesù parlò ai dodici mentre stavano seduti attorno a lui, dicendo: “Fratelli miei, l’ora del regno è giunta. Vi ho condotti qui da soli con me per presentarvi al Padre come ambasciatori del regno. Alcuni di voi mi hanno sentito parlare di questo regno nella sinagoga quando foste radunati per la prima volta. Ciascuno di voi ha appreso di più sul regno del Padre poiché siete stati a lavorare con me nelle città intorno al Mare di Galilea. Ma ora ho qualcosa di più da dirvi su questo regno.

140:1.2 (1568.5) “Il nuovo regno che mio Padre è sul punto di stabilire nel cuore dei suoi figli terreni sarà un dominio eterno. Non ci sarà fine di questo governo di mio Padre nel cuore di coloro che desiderano fare la sua volontà divina. Io vi dichiaro che mio Padre non è il Dio degli Ebrei o dei Gentili. Molti verranno dall’oriente e dall’occidente a sedere con noi nel regno del Padre, mentre molti dei figli di Abramo rifiuteranno di entrare in questa nuova fratellanza del governo dello spirito del Padre nel cuore dei figli degli uomini.

140:1.3 (1568.6) “La potenza di questo regno non consisterà né nella forza degli eserciti né nel potere delle ricchezze, ma piuttosto nella gloria dello spirito divino che verrà ad istruire le menti e a dirigere i cuori dei cittadini rinati di questo regno celeste, i figli di Dio. Questa è la fratellanza dell’amore in cui regna la rettitudine, ed il cui grido di battaglia sarà: pace sulla terra e buona volontà a tutti gli uomini. Questo regno che andrete tra poco a proclamare è il desiderio degli uomini buoni di tutte le ere, la speranza di tutta la terra ed il compimento delle sagge promesse di tutti i profeti.

140:1.4 (1569.1) “Ma per voi, figli miei, e per tutti gli altri che vorranno seguirvi in questo regno, è stabilita una severa prova. Soltanto la fede vi permetterà di oltrepassare le sue porte, ma voi dovrete produrre i frutti dello spirito di mio Padre se vorrete continuare l’ascensione nella vita progressiva della comunità divina. In verità, in verità vi dico, nessuno che dice: ‘Signore, Signore’ entrerà nel regno dei cieli, ma piuttosto colui che fa la volontà di mio Padre che è nei cieli.

140:1.5 (1569.2) “Il vostro messaggio al mondo sarà: cercate prima il regno di Dio e la sua rettitudine, e quando avrete trovato questi, tutte le altre cose essenziali per la sopravvivenza eterna vi saranno assicurate in aggiunta. Ed ora vorrei chiarirvi che questo regno di mio Padre non verrà con un’esibizione esteriore di potere o con una sconveniente dimostrazione. Non dovete partire quindi per proclamare il regno dicendo: ‘esso è qui’ o ‘esso è là’, perché questo regno di cui predicate è Dio in voi.

140:1.6 (1569.3) “Chiunque voglia essere grande nel regno di mio Padre dovrà diventare un ministro per tutti; e chiunque voglia essere primo tra voi, che diventi il servitore dei suoi fratelli. Ma una volta che sarete veramente accolti come cittadini nel regno celeste, non sarete più servitori ma figli, figli del Dio vivente. E così questo regno progredirà nel mondo fino a che non avrà travolto tutte le barriere e portato tutti gli uomini a conoscere mio Padre ed a credere nella verità salvifica che io sono venuto a proclamare. Anche ora il regno è a portata di mano, ed alcuni di voi non moriranno senza aver visto il regno di Dio venire con grande potenza.

140:1.7 (1569.4) “E ciò che i vostri occhi vedono ora, questo piccolo inizio di dodici uomini comuni, si moltiplicherà e crescerà sino a che alla fine tutta la terra sarà ricolma delle lodi di mio Padre. E non sarà tanto per le parole che pronuncerete quanto per la vita che vivrete che gli uomini sapranno che siete stati con me e che siete stati istruiti sulle realtà del regno. Anche se non vorrei porre grevi fardelli sulle vostre menti, sto per caricare le vostre anime della solenne responsabilità di rappresentarmi nel mondo quando presto vi lascerò, come io rappresento ora mio Padre in questa vita che sto vivendo nella carne.” E quando ebbe finito di parlare, egli si alzò in piedi.

2. L’ordinazione

140:2.1 (1569.5) Gesù ordinò ora ai dodici mortali che avevano appena ascoltato la sua dichiarazione sul regno d’inginocchiarsi in cerchio attorno a lui. Poi il Maestro posò le sue mani sulla testa di ciascun apostolo, cominciando da Giuda Iscariota e finendo con Andrea. Dopo averli benedetti, egli stese le sue mani e pregò:

140:2.2 (1569.6) “Padre mio, conduco ora a te questi uomini, miei messaggeri. Tra i nostri figli sulla terra ho scelto questi dodici per andare a rappresentarmi come io sono venuto a rappresentare te. Amali ed accompagnali come tu hai amato ed accompagnato me. Ed ora, Padre mio, dona a questi uomini la saggezza poiché io pongo tutti gli affari del regno futuro nelle loro mani. E vorrei, se tale è la tua volontà, restare qualche tempo sulla terra per aiutarli nel loro lavoro per il regno. E nuovamente, Padre mio, ti ringrazio per questi uomini e li affido alla tua custodia mentre io vado a completare l’opera che mi hai dato da compiere.”

140:2.3 (1570.1) Quando Gesù ebbe finito di pregare, gli apostoli rimasero ognuno chinato al proprio posto. Trascorsero parecchi minuti prima che Pietro osasse alzare gli occhi per guardare il Maestro. Ad uno ad uno essi abbracciarono Gesù, ma nessuno disse una parola. Un grande silenzio pervadeva quel luogo, mentre una folla di esseri celesti contemplava dall’alto questa scena sacra e solenne — il Creatore di un universo che poneva gli affari della fratellanza divina degli uomini sotto la direzione di menti umane.

3. Il sermone di ordinazione

140:3.1 (1570.2) Poi Gesù parlò e disse: “Ora che siete ambasciatori del regno di mio Padre, siete divenuti con ciò una classe di uomini separati e distinti da tutti gli altri uomini sulla terra. Ora non siete più come uomini tra gli uomini, ma come cittadini illuminati di un altro paese celeste tra le creature ignoranti di questo mondo ottenebrato. Non è sufficiente che viviate come eravate prima di quest’ora, ma d’ora in poi dovete vivere come coloro che hanno gustato le glorie di una vita migliore e che sono stati rinviati sulla terra come ambasciatori del Sovrano di questo mondo nuovo e migliore. Dall’insegnante ci si aspetta di più che dall’allievo; dal padrone si esige di più che dal servitore. Dai cittadini del regno celeste si richiede di più che dai cittadini del regno terrestre. Alcune delle cose che sto per dirvi potranno sembrare difficili, ma voi avete scelto di rappresentarmi nel mondo come io ora rappresento il Padre. E come miei agenti sulla terra voi sarete obbligati a conformarvi a quegli insegnamenti e a quelle pratiche che riflettono i miei ideali di vita mortale sui mondi dello spazio, e di cui io do l’esempio nella mia vita terrena di rivelazione del Padre che è nei cieli.

140:3.2 (1570.3) “Io vi mando nel mondo a proclamare la libertà ai prigionieri spirituali, la gioia a coloro che sono schiavi della paura, e a guarire gli ammalati secondo la volontà di mio Padre che è nei cieli. Quando troverete figli miei nella disperazione, parlate loro in modo incoraggiante, dicendo:

140:3.3 (1570.4) “Beati i poveri di spirito, gli umili, perché i tesori del regno dei cieli appartengono a loro.

140:3.4 (1570.5) “Beati coloro che hanno fame e sete di rettitudine, perché saranno saziati.

140:3.5 (1570.6) “Beati i mansueti, perché erediteranno la terra.

140:3.6 (1570.7) “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

140:3.7 (1570.8) “E dite anche ai miei figli queste altre parole di conforto spirituale e di promessa:

140:3.8 (1570.9) “Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati coloro che piangono, perché riceveranno lo spirito di letizia.

140:3.9 (1570.10) “Beati i misericordiosi, perché otterranno misericordia.

140:3.10 (1570.11) “Beati i pacificatori, perché saranno chiamati figli di Dio.

140:3.11 (1570.12) “Beati i perseguitati a causa della loro rettitudine, perché a loro appartiene il regno dei cieli. Siate felici quando gli uomini v’insulteranno e vi perseguiteranno e diranno falsamente ogni sorta di cattiverie contro di voi. Gioite e siate estremamente felici, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

140:3.12 (1570.13) “Fratelli miei, quali io vi mando fuori, voi siete il sale della terra, un sale con sapore di salvezza. Ma se questo sale ha perso il suo sapore, con che cosa si salerà? Esso non serve ormai più a nulla se non ad essere gettato via e calpestato dai piedi degli uomini.

140:3.13 (1570.14) “Voi siete la luce del mondo. Una città situata su una collina non può essere nascosta. Né gli uomini accendono una candela per metterla sotto un moggio, ma su un candeliere; ed essa dona luce a tutti coloro che sono nella casa. Che la vostra luce brilli davanti agli uomini così che possano vedere le vostre buone opere e siano portati a glorificare vostro Padre che è nei cieli.

140:3.14 (1571.1) “Io vi mando nel mondo per rappresentarmi e per agire come ambasciatori del regno di mio Padre, e mentre andate a proclamare la buona novella, riponete la vostra fiducia nel Padre del quale siete i messaggeri. Non resistete all’ingiustizia con la forza; non ponete la vostra fiducia nel braccio della carne. Se il vostro prossimo vi colpisce sulla guancia destra, porgetegli anche l’altra. Accettate di subire un’ingiustizia piuttosto che ricorrere alla legge tra di voi. Occupatevi con gentilezza e misericordia di tutti coloro che sono nel dolore e nel bisogno.

140:3.15 (1571.2) “Io vi dico: amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono e pregate per coloro che vi trattano con disprezzo. E qualunque cosa credete che io farei per gli uomini, fatela anche voi per loro.

140:3.16 (1571.3) “Vostro Padre che è nei cieli fa brillare il sole sui cattivi come pure sui buoni; similmente egli manda la pioggia sui giusti e sugli ingiusti. Voi siete i figli di Dio; più ancora, voi siete ora gli ambasciatori del regno di mio Padre. Siate misericordiosi, come Dio è misericordioso, e nell’eterno futuro del regno voi sarete perfetti come vostro Padre celeste è perfetto.

140:3.17 (1571.4) “Voi siete incaricati di salvare gli uomini, non di giudicarli. Alla fine della vostra vita terrena vi aspetterete tutti misericordia; vi chiedo dunque che durante la vostra vita mortale mostriate misericordia verso tutti i vostri fratelli nella carne. Non commettete l’errore di tentare di togliere una pagliuzza dall’occhio del vostro fratello mentre c’è una trave nel vostro occhio. Dopo aver prima tolto la trave dal vostro occhio, potrete vederci meglio per togliere la pagliuzza dall’occhio del vostro fratello.

140:3.18 (1571.5) “Discernete chiaramente la verità, vivete con intrepidezza la vita di rettitudine, e così sarete miei apostoli e gli ambasciatori di mio Padre. Voi avete sentito dire che: ‘Se un cieco guida un cieco cadranno entrambi nel fosso’. Se volete guidare gli altri nel regno dovete camminare voi stessi nella luce chiara della verità vivente. In tutti gli affari del regno io vi esorto a mostrare un giudizio giusto ed una saggezza acuta. Non porgete ciò che è sacro ai cani, né gettate le vostre perle ai porci, affinché essi non calpestino le vostre gemme e non si rivoltino per mordervi.

140:3.19 (1571.6) “Io vi metto in guardia contro i falsi profeti che verranno da voi vestiti da pecore, mentre dentro di loro sono come lupi voraci. Li conoscerete dai loro frutti. Gli uomini colgono grappoli d’uva dai rovi o fichi dai cardi? Proprio così, ogni buon albero produce buoni frutti, ma l’albero guasto porta frutti cattivi. Un buon albero non può dare frutti cattivi, né un albero cattivo può produrre buoni frutti. Ogni albero che non produce buoni frutti viene subito abbattuto e gettato nel fuoco. Per ottenere l’ingresso nel regno dei cieli questo è ciò che conta. Mio Padre guarda nel cuore degli uomini e giudica secondo i loro desideri interiori e le loro intenzioni sincere.

140:3.20 (1571.7) “Nel grande giorno del giudizio del regno molti mi diranno: ‘Non abbiamo profetizzato nel tuo nome e compiuto in nome tuo molte opere meravigliose?’ Ma io sarò costretto a dire loro: ‘Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me voi che siete dei falsi insegnanti.’ Ma chiunque ascolta queste istruzioni ed esegue sinceramente il suo incarico di rappresentarmi davanti agli uomini come io ho rappresentato mio Padre davanti a voi, troverà abbondante accesso al mio servizio e al regno del Padre celeste.”

140:3.21 (1571.8) Mai prima gli apostoli avevano udito Gesù esprimersi in questo modo, perché egli aveva parlato loro come uno in possesso di autorità suprema. Essi scesero dalla montagna al tramonto, ma nessuno di loro pose una sola domanda a Gesù.

4. Voi siete il sale della terra

140:4.1 (1572.1) Il cosiddetto “Sermone della Montagna” non è il vangelo di Gesù. Esso contiene numerose istruzioni utili, ma erano le raccomandazioni di Gesù in occasione dell’ordinazione dei dodici apostoli. Era il conferimento dell’incarico personale del Maestro a coloro che stavano per andare a predicare il vangelo e che aspiravano a rappresentarlo nel mondo degli uomini, come lui rappresentava così eloquentemente e perfettamente suo Padre.

140:4.2 (1572.2) “Voi siete il sale della terra, un sale con un sapore di salvezza. Ma se questo sale ha perso il suo sapore, con che cosa si salerà? Esso non serve ormai più a nulla se non per essere gettato via e calpestato dai piedi degli uomini.”

140:4.3 (1572.3) Al tempo di Gesù il sale era prezioso. Esso era utilizzato anche come moneta. La parola moderna “salario” deriva da sale. Il sale non solo dà sapore al cibo, ma è anche una sostanza conservante. Esso rende altre cose più saporite e così è utile quando viene usato.

140:4.4 (1572.4) “Voi siete la luce del mondo. Una città situata su una collina non può essere nascosta. Né gli uomini accendono una candela per metterla sotto un moggio, ma su un candeliere; ed essa dona luce a tutti coloro che sono nella casa. Che la vostra luce brilli davanti agli uomini così che possano vedere le vostre buone opere e siano portati a glorificare vostro Padre che è nei cieli.”

140:4.5 (1572.5) Sebbene la luce dissipi le tenebre, essa può anche essere così “abbagliante” da confondere e deludere. Noi siamo esortati a far sì che la nostra luce brilli in modo tale che i nostri simili siano guidati in nuovi e santi sentieri di vita migliore. La nostra luce non deve brillare in modo da attirare l’attenzione su di noi. Anche la propria attività può essere utilizzata come un efficace “riflettore” per la diffusione di questa luce di vita.

140:4.6 (1572.6) I caratteri forti non si formano non facendo il male, ma piuttosto facendo realmente il bene. L’altruismo è l’emblema della grandezza umana. I più alti livelli di autorealizzazione si raggiungono per mezzo dell’adorazione e del servizio. La persona felice ed attiva è motivata, non dalla paura di fare il male, ma dall’amore di fare il bene.

140:4.7 (1572.7) “Li conoscerete dai loro frutti.” La personalità è fondamentalmente immutabile; ciò che cambia — che cresce — è il carattere morale. L’errore più grande delle religioni moderne è il negativismo. L’albero che non porta frutti viene “abbattuto e gettato nel fuoco”. Il valore morale non può derivare dalla semplice repressione — obbedendo all’ingiunzione “Tu non farai”. La paura e la vergogna sono motivazioni senza valore per la vita religiosa. La religione è valida solo se rivela la paternità di Dio ed esalta la fratellanza degli uomini.

140:4.8 (1572.8) Un’efficace filosofia di vita è formata dalla combinazione della percezione cosmica e dalla somma delle proprie reazioni emotive all’ambiente sociale ed economico. Ricordatevi: mentre le tendenze ereditarie non possono essere fondamentalmente modificate, le risposte emotive a queste tendenze possono essere cambiate; perciò la natura morale può essere modificata, il carattere può essere migliorato. In un carattere forte le risposte emotive sono integrate e coordinate, e così si produce una personalità unificata. La mancanza di unificazione indebolisce la natura morale e genera infelicità.

140:4.9 (1572.9) Senza uno scopo meritorio la vita diviene priva d’interesse ed inutile, e ne deriva molta infelicità. Il discorso di Gesù in occasione dell’ordinazione dei dodici costituisce una magistrale filosofia di vita. Gesù esortò i suoi discepoli ad esercitare una fede esperienziale. Egli li avvertì di non contare su un mero assenso intellettuale, sulla credulità e sull’autorità stabilita.

140:4.10 (1573.1) L’educazione dovrebbe essere una tecnica per apprendere (per scoprire) i migliori metodi per soddisfare le nostre naturali ed innate tendenze, e la felicità è la risultante finale di queste migliori tecniche di soddisfazioni emotive. La felicità dipende poco dall’ambiente, sebbene un ambiente piacevole possa contribuirvi in grande misura.

140:4.11 (1573.2) Ogni mortale desidera ardentemente essere una persona completa, essere perfetto come il Padre nei cieli è perfetto, e tale compimento è possibile perché in ultima analisi “l’universo è veramente paterno”.

5. L’amore paterno e l’amore fraterno

140:5.1 (1573.3) Dal Sermone sulla Montagna al discorso dell’Ultima Cena, Gesù insegnò ai suoi discepoli a manifestare amore paterno piuttosto che amore fraterno. Amore fraterno significa amare il vostro prossimo come voi stessi, e ciò sarebbe un’applicazione adeguata della “regola d’oro”. Ma l’affetto paterno esige che amiate i vostri simili mortali come Gesù ama voi.

140:5.2 (1573.4) Gesù ama l’umanità con un duplice affetto. Egli ha vissuto sulla terra sotto una duplice personalità — umana e divina. Come Figlio di Dio egli ama l’uomo con un amore paterno — egli è il Creatore dell’uomo, è suo Padre nell’universo. Come Figlio dell’Uomo, Gesù ama i mortali come un fratello — egli fu veramente un uomo tra gli uomini.

140:5.3 (1573.5) Gesù non si aspettava dai suoi discepoli che arrivassero ad una manifestazione impossibile d’amore fraterno, ma contava che si sarebbero sforzati di essere simili a Dio — di essere perfetti come il Padre nei cieli è perfetto — che avrebbero potuto cominciare a considerare gli uomini come Dio considera le sue creature, e quindi cominciare ad amare gli uomini come Dio li ama — a manifestare gli inizi di un affetto paterno. Nel corso di queste esortazioni ai dodici apostoli, Gesù cercò di rivelare questo nuovo concetto d’amore paterno quale si rapporta a certi atteggiamenti emotivi connessi con l’attuazione di numerosi aggiustamenti nell’ambiente sociale.

140:5.4 (1573.6) Il Maestro iniziò questo importantissimo discorso attirando l’attenzione su quattro atteggiamenti di fede come premessa alla successiva descrizione delle quattro reazioni trascendenti e supreme d’amore paterno, in contrasto con le limitazioni del semplice amore fraterno.

140:5.5 (1573.7) Egli parlò prima di coloro che erano poveri di spirito, che avevano sete di rettitudine, che persistevano nella mansuetudine e che erano puri di cuore. Questi mortali che discernevano lo spirito potevano aspettarsi di raggiungere livelli di divino altruismo tali da essere capaci di tentare il mirabile esercizio dell’affetto paterno, che anche nel dolore essi sarebbero stati capaci di mostrare misericordia, di promuovere la pace, di sopportare le persecuzioni, e nel corso di tutte queste difficili situazioni di amare anche un’umanità poco degna di essere amata con un amore paterno. L’affetto di un padre può raggiungere livelli di devozione che trascendono immensamente l’affetto di un fratello.

140:5.6 (1573.8) La fede e l’amore di queste beatitudini fortificano il carattere morale e creano la felicità. La paura e la collera indeboliscono il carattere e distruggono la felicità. Questo importante sermone incominciò in chiave di felicità.

140:5.7 (1573.9) 1. “Beati i poveri di spirito — gli umili.” Per un ragazzo la felicità è la soddisfazione di un desiderio di piacere immediato. L’adulto è disposto a seminare semi di rinuncia per raccogliere messi successive di felicità accresciuta. Al tempo di Gesù, e dopo di allora, la felicità è stata troppo spesso associata all’idea di possedere ricchezze. Nel racconto del Fariseo e del Pubblicano che pregavano nel tempio, uno si sentiva ricco di spirito — egocentrico; l’altro si sentiva “povero di spirito” — umile. Uno era presuntuoso, l’altro era disposto ad apprendere e cercava la verità. Il povero di spirito cerca mete di ricchezza spirituale — cerca Dio. E questi cercatori di verità non devono aspettare le loro ricompense in un futuro lontano; sono ricompensati subito. Essi trovano il regno dei cieli nel loro stesso cuore e sperimentano subito tale felicità.

140:5.8 (1574.1) 2. “Beati coloro che hanno fame e sete di rettitudine, perché saranno saziati.” Soltanto coloro che si sentono poveri di spirito avranno sete di rettitudine. Soltanto gli umili cercano la forza divina e desiderano ardentemente il potere spirituale. Ma è molto pericoloso impegnarsi abilmente in un digiuno spirituale per accrescere la propria fame di doni spirituali. Il digiuno fisico diventa pericoloso dopo quattro o cinque giorni; si rischia di perdere ogni desiderio per il cibo. Il digiuno prolungato, sia fisico che spirituale, tende a distruggere la fame.

140:5.9 (1574.2) La rettitudine esperienziale è un piacere, non un dovere. La rettitudine di Gesù è un amore dinamico — un affetto paterno-fraterno. Non è una rettitudine negativa o del tipo “tu non farai”. Come si potrebbe aver fame di qualcosa di negativo — di qualcosa “da non fare”?

140:5.10 (1574.3) Non è facile insegnare ad una mente infantile queste prime due beatitudini, ma una mente matura dovrebbe comprendere il loro significato.

140:5.11 (1574.4) 3. “Beati i mansueti, perché erediteranno la terra.” La mansuetudine autentica non ha alcuna relazione con la paura. Essa è piuttosto un atteggiamento dell’uomo che coopera con Dio — “Sia fatta la tua volontà”. Essa abbraccia la pazienza e la tolleranza ed è motivata da una fede incrollabile in un universo amichevole rispettoso delle leggi. Essa domina ogni tentazione di ribellarsi contro il governo divino. Gesù era l’uomo mite ideale di Urantia ed ereditò un vasto universo.

140:5.12 (1574.5) 4. “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.” La purezza spirituale non è una qualità negativa, eccetto che per mancanza di sospetto e di spirito di vendetta. Parlando di purezza Gesù non intendeva occuparsi esclusivamente dei comportamenti sessuali umani. Egli si riferiva più alla fede che gli uomini dovrebbero avere nei loro simili; quella fede che un genitore ha in suo figlio e che gli permette di amare i suoi simili come li amerebbe un padre. Un amore paterno non ha bisogno di carezze e di passar sopra al male, ma è sempre opposto al cinismo. L’amore paterno ha saldezza di propositi e cerca sempre il meglio nell’uomo; è il comportamento di un vero genitore.

140:5.13 (1574.6) Vedere Dio — per mezzo della fede — significa acquisire la vera percezione spirituale. E la percezione spirituale esalta la guida dell’Aggiustatore, e questi due alla fine vi rendono più coscienti di Dio. E quando conoscete il Padre, siete confermati nell’assicurazione della filiazione divina e potete amare sempre di più ciascuno dei vostri fratelli nella carne, non solo come un fratello — con un amore fraterno — ma anche come un padre — con un affetto paterno.

140:5.14 (1574.7) È facile insegnare questa esortazione anche ad un bambino. I bambini sono fiduciosi per natura ed i genitori dovrebbero badare che non perdano questa semplice fede. Nei rapporti con i bambini evitate ogni falsità ed astenetevi dal suscitare il sospetto. Aiutateli saggiamente a scegliere i loro eroi ed a scegliere il lavoro della loro vita.

140:5.15 (1574.8) Gesù continuò poi ad istruire i suoi discepoli sulla realizzazione del principale scopo di tutte le lotte umane — la perfezione — fino alla realizzazione divina. Egli li ammoniva sempre: “Siate perfetti, come vostro Padre nei cieli è perfetto”. Non esortava i dodici ad amare il loro prossimo come essi amavano se stessi. Quello sarebbe stato un compimento meritorio; esso avrebbe denotato la realizzazione di un amore fraterno. Egli raccomandava piuttosto ai suoi apostoli di amare gli uomini come lui li aveva amati — di amare con un affetto sia paterno che fraterno. Ed illustrò ciò citando quattro reazioni supreme d’amore paterno:

140:5.16 (1575.1) 1. “Beati gli afflitti, perché saranno consolati.” Il cosiddetto buon senso o il meglio della logica non suggerirebbero mai che la felicità può derivare dall’afflizione. Ma Gesù non si riferiva all’afflizione esteriore od ostentatoria. Egli alludeva ad un atteggiamento emotivo di sensibilità. È un grande errore insegnare ai ragazzi ed ai giovani che non è virile mostrare tenerezza o testimoniare in altro modo sentimenti emozionali o sofferenze fisiche. La compassione è un attributo meritorio del maschio come pure della femmina. Non è necessario essere insensibili per essere virili. Questo è un modo sbagliato di creare uomini coraggiosi. I grandi uomini del mondo non hanno avuto paura di rattristarsi. Mosè, l’afflitto, era un uomo più grande sia di Sansone che di Golia. Mosè era un capo magnifico, ma era anche un uomo di mansuetudine. Il fatto di essere sensibile e comprensivo verso i bisogni umani crea un’autentica e durevole felicità, e allo stesso tempo questi atteggiamenti benevoli proteggono l’anima dalle influenze distruttive della collera, dell’odio e del sospetto.

140:5.17 (1575.2) 2. “Beati i misericordiosi, perché otterranno misericordia.” La misericordia qui denota l’altezza, la profondità e la larghezza dell’amicizia più sincera — l’affettuosa benevolenza. La misericordia può essere talvolta passiva, ma qui è attiva e dinamica — supremo amore paterno. Un genitore amorevole trova poca difficoltà a perdonare suo figlio, anche molte volte. Ed in un ragazzo ben allevato il bisogno di alleviare le sofferenze è naturale. I figli sono per natura buoni e compassionevoli quando sono abbastanza adulti da valutare le reali condizioni.

140:5.18 (1575.3) 3. “Beati i pacificatori, perché saranno chiamati figli di Dio.” Gli ascoltatori di Gesù desideravano ardentemente un liberatore militare, non dei pacificatori. Ma la pace di Gesù non è del genere pacifico e negativo. Di fronte alle prove e alle persecuzioni egli diceva: “Vi lascio la mia pace.” “Che il vostro cuore non sia turbato, né sia impaurito.” Questa è la pace che impedisce conflitti disastrosi. La pace personale integra la personalità. La pace sociale evita la paura, la cupidigia e la collera. La pace politica impedisce gli antagonismi razziali, i sospetti nazionali e la guerra. La pacificazione è la cura della diffidenza e del sospetto.

140:5.19 (1575.4) È facile insegnare ai bambini ad agire come pacificatori. Essi amano le attività di gruppo; a loro piace giocare insieme. In un’altra occasione il Maestro disse: “Chiunque vuole salvare la sua vita la perderà, ma chiunque accetta di perdere la sua vita la troverà.”

140:5.20 (1575.5) 4. “Beati coloro che sono perseguitati a causa della rettitudine, perché a loro appartiene il regno dei cieli. Siate felici quando gli uomini v’insulteranno e vi perseguiteranno e diranno falsamente ogni sorta di cattiverie contro di voi. Gioite e siate estremamente felici, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.”

140:5.21 (1575.6) Molto spesso la persecuzione segue la pace. Ma i giovani e gli adulti coraggiosi non fuggono mai la difficoltà o il pericolo. “Non c’è amore più grande per un uomo che dare la propria vita per i suoi amici.” Ed un amore paterno può facilmente fare tutte queste cose — cose che l’amore fraterno non può comportare. Il progresso è sempre stato il risultato finale della persecuzione.

140:5.22 (1575.7) I ragazzi rispondono sempre alla sfida del coraggio. La gioventù è sempre pronta ad “accettare una sfida”. Ed ogni ragazzo dovrebbe imparare presto a sacrificarsi.

140:5.23 (1575.8) E così è rivelato che le beatitudini del Sermone della Montagna sono basate sulla fede e sull’amore e non sulla legge — l’etica ed il dovere.

140:5.24 (1575.9) L’amore paterno si compiace di rendere bene per male — di fare del bene in risposta all’ingiustizia.

6. La sera dell’ordinazione

140:6.1 (1576.1) La domenica sera, giungendo alla casa di Zebedeo dalle colline a nord di Cafarnao, Gesù e i dodici presero un pasto frugale. Poi, mentre Gesù andava a passeggiare lungo la spiaggia, i dodici parlarono tra di loro. Dopo una breve conversazione, mentre i gemelli accendevano un piccolo fuoco per dar loro calore e più luce, Andrea uscì alla ricerca di Gesù, e quando lo ebbe trovato, disse: “Maestro, i miei fratelli non riescono a comprendere ciò che hai detto sul regno. Non ci sentiamo in grado d’iniziare questo lavoro prima che tu non ci abbia dato ulteriori istruzioni. Sono venuto a chiederti di unirti a noi nel giardino e di aiutarci a comprendere il significato delle tue parole.” E Gesù andò con Andrea ad incontrare gli apostoli.

140:6.2 (1576.2) Quando fu entrato nel giardino, egli riunì gli apostoli attorno a lui e parlò loro ancora, dicendo: “Voi trovate difficile ricevere il mio messaggio perché vorreste costruire il nuovo insegnamento direttamente sul vecchio, ma io vi dichiaro che dovete rinascere. Dovete ricominciare da capo come dei bambini ed essere disposti ad avere fiducia nel mio insegnamento e a credere in Dio. Il nuovo vangelo del regno non può essere reso conforme a ciò che esiste. Voi avete idee sbagliate sul Figlio dell’Uomo e sulla sua missione sulla terra. Non commettete l’errore di pensare che io sia venuto per rigettare la legge ed i profeti; io non sono venuto a distruggere ma a completare, ad ampliare e ad illuminare. Non sono venuto a trasgredire la legge, ma piuttosto a scrivere questi nuovi comandamenti sulle tavolette del vostro cuore.

140:6.3 (1576.3) “Io vi chiedo una rettitudine che superi la rettitudine di coloro che cercano di ottenere il favore del Padre facendo la carità, pregando e digiunando. Se volete entrare nel regno, voi dovete avere una rettitudine che consiste nell’amore, nella misericordia e nella verità — nel desiderio sincero di fare la volontà di mio Padre che è nei cieli.”

140:6.4 (1576.4) Allora Simon Pietro disse: “Maestro, se hai un nuovo comandamento vorremmo ascoltarlo. Rivelaci la nuova via.” Gesù rispose a Pietro: “Lo avete sentito dire da coloro che insegnano la legge: ‘Tu non ucciderai; perché chiunque ucciderà sarà sottoposto a giudizio.’ Ma io guardo al di là dell’atto per scoprire il movente. Io vi dichiaro che chiunque è in collera con suo fratello è in pericolo di condanna. Colui che nutre odio nel suo cuore e piani di vendetta nella sua mente è in pericolo di giudizio. Voi dovete giudicare i vostri simili dai loro atti; il Padre che è nei cieli giudica secondo le intenzioni.

140:6.5 (1576.5) “Avete sentito i maestri della legge dire: ‘Tu non commetterai adulterio.’ Ma io vi dico che chiunque guarda una donna con intento di concupirla ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore. Voi potete giudicare gli uomini soltanto dai loro atti, ma mio Padre guarda nel cuore dei suoi figli e li giudica in misericordia secondo le loro intenzioni ed i loro desideri reali.”

140:6.6 (1576.6) Gesù aveva intenzione di discutere gli altri comandamenti quando Giacomo Zebedeo l’interruppe, chiedendo: “Maestro, che cosa insegneremo al popolo circa il divorzio? Permetteremo ad un uomo di divorziare da sua moglie come Mosè ha ordinato?” E quando Gesù ebbe ascoltato questa domanda, disse: “Io non sono venuto per legiferare, ma per chiarire. Non sono venuto per riformare i regni di questo mondo, ma piuttosto per instaurare il regno dei cieli. Non è volontà del Padre che io ceda alla tentazione d’insegnarvi delle regole di governo, di commercio o di condotta sociale che, mentre potrebbero essere buone per oggi, sarebbero lontane dal convenire alla società di un’altra era. Io sono sulla terra unicamente per confortare la mente, liberare lo spirito e salvare l’anima degli uomini. Dirò tuttavia, riguardo a questa questione del divorzio, che mentre Mosè guardava con favore a queste cose, non era così ai tempi di Adamo e nel Giardino.”

140:6.7 (1577.1) Dopo che gli apostoli ebbero parlato tra di loro per un breve momento, Gesù proseguì a dire: “Bisogna che riconosciate sempre i due punti di vista di ogni condotta dei mortali — quello umano e quello divino, le vie della carne e la via dello spirito, il giudizio del tempo ed il punto di vista dell’eternità.” E sebbene i dodici non avessero compreso tutto quello che aveva insegnato loro, furono veramente aiutati da questa istruzione.

140:6.8 (1577.2) Poi Gesù disse: “Ma voi inciamperete sul mio insegnamento perché siete soliti interpretare il mio messaggio alla lettera; siete lenti a discernere lo spirito del mio insegnamento. Dovete anche ricordarvi che siete miei messaggeri; che siete obbligati a vivere la vostra vita come io ho vissuto in spirito la mia. Voi siete i miei rappresentanti personali; ma non cadete nell’errore di aspettarvi che tutti gli uomini vivano come voi in ogni dettaglio. Dovete anche ricordarvi che io ho delle pecore che non fanno parte di questo gregge, e che ho degli obblighi anche verso di loro, nel senso che devo fornire loro il modello di fare la volontà di Dio mentre vivo la vita della natura mortale.”

140:6.9 (1577.3) Allora Natanaele chiese: “Maestro, non daremo alcun spazio alla giustizia? La legge di Mosè dice: ‘Occhio per occhio e dente per dente.’ Che diremo noi?” E Gesù rispose: “Voi renderete bene per male. I miei messaggeri non devono battersi con gli uomini, ma essere gentili con tutti. La vostra regola non sarà misura per misura. I capi degli uomini possono avere tali leggi, ma non è così nel regno; la misericordia determinerà sempre il vostro giudizio, e l’amore la vostra condotta. E se questi sono precetti severi, potete ancora tornare indietro. Se trovate le esigenze dell’apostolato troppo dure, potete ritornare al sentiero meno rigoroso di discepoli.”

140:6.10 (1577.4) Dopo avere ascoltato queste sorprendenti parole, gli apostoli si trassero in disparte per qualche momento, ma ritornarono subito, e Pietro disse: “Maestro, vorremmo proseguire con te; nessuno di noi vorrebbe tornare indietro. Siamo tutti pronti a pagare il prezzo supplementare; berremo la coppa. Vorremmo essere apostoli, non soltanto discepoli.”

140:6.11 (1577.5) Quando Gesù sentì questo, disse: “Siate pronti, allora, ad assumere le vostre responsabilità e a seguirmi. Compite le vostre buone azioni in segreto; quando date un’elemosina, che la mano sinistra non sappia ciò che fa la mano destra. E quando pregate, mettetevi in disparte da soli e non usate vane ripetizioni né frasi senza senso. Ricordatevi sempre che il Padre conosce ciò di cui avete bisogno prima ancora che glielo chiediate. E non datevi al digiuno con aspetto triste per essere visti dagli uomini. In qualità di miei apostoli scelti, ora dediti al servizio del regno, non accumulate per voi stessi tesori sulla terra, ma con il vostro servizio disinteressato accumulate per voi stessi tesori in cielo, perché dove sono i vostri tesori, là sarà anche il vostro cuore.

140:6.12 (1577.6) “La lampada del corpo è l’occhio; se dunque il vostro occhio è generoso, tutto il vostro corpo sarà pieno di luce. Ma se il vostro occhio è egoista, tutto il vostro corpo sarà pieno di tenebre. Se la luce stessa che è in voi è mutata in tenebre, quanto profonde saranno quelle tenebre!”

140:6.13 (1577.7) Poi Tommaso chiese a Gesù se essi dovessero “continuare ad avere ogni cosa in comune”. Il Maestro disse: “Sì, fratelli miei, vorrei che noi vivessimo insieme come una sola famiglia comprensiva. Voi siete incaricati di una grande opera ed io desidero ardentemente il vostro servizio indiviso. Voi sapete che è stato detto a giusto titolo: ‘Nessuno può servire due padroni.’ Voi non potete sinceramente adorare Dio e allo stesso tempo servire liberamente la “ricchezza”. Essendo ora arruolati senza riserve nel lavoro del regno, non temete per la vostra vita; ancor meno preoccupatevi di ciò che mangerete e che berrete, e nemmeno del vostro corpo, di quali vestiti indosserete. Voi avete già imparato che buone braccia e cuori ardenti non soffrono la fame. Ed ora, mentre vi preparate a dedicare tutte le vostre energie al lavoro del regno, siate certi che il Padre non si dimenticherà delle vostre necessità. Cercate prima il regno di Dio, e quando ne avrete trovato l’entrata, tutte le cose necessarie vi saranno date in aggiunta. Non siate, quindi, eccessivamente preoccupati per il domani. Ad ogni giorno basta la sua pena.”

140:6.14 (1578.1) Quando Gesù vide che essi erano disposti a vegliare tutta la notte per porre delle domande, disse loro: “Fratelli miei, voi siete sottomessi alle leggi terrene; è meglio che andiate a riposarvi affinché siate pronti per il lavoro di domani.” Ma il sonno era fuggito dai loro occhi. Pietro si avventurò a chiedere al Maestro di “avere giusto un breve colloquio privato con te. Non che io abbia segreti per i miei fratelli, ma ho lo spirito turbato, e se per caso dovessi ricevere un rimprovero dal mio Maestro lo sopporterei meglio da solo con te.” E Gesù disse: “Vieni con me Pietro” — conducendolo in casa. Quando Pietro ritornò dal colloquio con il suo Maestro molto confortato e grandemente incoraggiato, Giacomo decise di andare a parlare con Gesù. E così di seguito, fino alle prime ore del mattino, gli altri apostoli andarono ad uno ad uno a parlare con il Maestro. Quando si furono tutti incontrati personalmente con lui, eccetto i gemelli che si erano addormentati, Andrea ritornò da Gesù e disse: “Maestro, i gemelli si sono addormentati in giardino vicino al fuoco; devo svegliarli per chiedere se anche loro vogliono parlare con te?” E Gesù sorridendo disse ad Andrea: “Fanno bene — non disturbarli.” Oramai la notte stava finendo; stava sorgendo l’aurora di un nuovo giorno.

7. La settimana successiva all’ordinazione

140:7.1 (1578.2) Dopo alcune ore di sonno, quando i dodici si riunirono per una tardiva colazione con Gesù, egli disse: “Ora dovete cominciare il vostro lavoro di predicazione della buona novella e d’istruzione dei credenti. Preparatevi ad andare a Gerusalemme.” Dopo che Gesù ebbe parlato, Tommaso fece appello al suo coraggio per dire: “Maestro, lo so che dovremmo essere pronti a cominciare il lavoro, ma temo che non siamo ancora in grado di compiere questa grande opera. Vorresti consentirci di restare qualche giorno ancora nei paraggi prima d’iniziare il lavoro del regno?” Quando Gesù vide che tutti i suoi apostoli erano presi da questo stesso timore, disse: “Sarà come avete chiesto; resteremo qui fino al giorno successivo al sabato.”

140:7.2 (1578.3) Per settimane e settimane piccoli gruppi di sinceri cercatori della verità, assieme a spettatori curiosi, erano venuti a Betsaida per vedere Gesù. La sua reputazione si era già diffusa nel paese; gruppi d’indagatori erano venuti da città anche lontane come Tiro, Sidone, Damasco, Cesarea e Gerusalemme. Fino ad allora Gesù aveva accolto queste persone e le aveva istruite sul regno, ma il Maestro affidò ora questo lavoro ai dodici. Andrea sceglieva uno degli apostoli e lo assegnava ad un gruppo di visitatori, e talvolta tutti e dodici erano impegnati in questo modo.

140:7.3 (1578.4) Per due giorni essi lavorarono, insegnando di giorno e tenendo riunioni private fino a sera tardi. Il terzo giorno Gesù andò a far visita a Zebedeo e a Salomè, e salutò i suoi apostoli dicendo: “Andate a pescare, a cercare un diversivo liberi da preoccupazioni, oppure a trovare le vostre famiglie.” Il giovedì essi ritornarono per altri tre giorni d’insegnamento.

140:7.4 (1578.5) Durante questa settimana di preparazione Gesù ripeté molte volte ai suoi apostoli i due grandi motivi della sua missione sulla terra dopo il battesimo:

140:7.5 (1578.6) 1. Rivelare il Padre agli uomini.

140:7.6 (1578.7) 2. Portare gli uomini a divenire autocoscienti — a comprendere per fede che sono i figli dell’Altissimo.

140:7.7 (1579.1) Una settimana di questa esperienza diversificata fece molto per i dodici; alcuni acquisirono anche troppa fiducia in se stessi. Nell’ultimo incontro, la sera dopo il sabato, Pietro e Giacomo vennero da Gesù e gli dissero: “Siamo pronti — andiamo ora a conquistare il regno.” Al che Gesù rispose: “Possa la vostra saggezza eguagliare il vostro zelo ed il vostro coraggio compensare la vostra ignoranza.”

140:7.8 (1579.2) Sebbene gli apostoli non riuscissero a comprendere molto del suo insegnamento, non mancavano di cogliere il significato della vita di affascinante bellezza che egli viveva con loro.

8. Il giovedì pomeriggio sul lago

140:8.1 (1579.3) Gesù sapeva bene che i suoi apostoli non avevano assimilato pienamente i suoi insegnamenti. Egli decise di dare un’istruzione speciale a Pietro, Giacomo e Giovanni, sperando che essi sarebbero stati capaci di chiarire le idee ai loro compagni. Egli vedeva che, mentre certi aspetti dell’idea di un regno spirituale stavano per essere capiti dai dodici, essi persistevano ostinatamente nel collegare questi nuovi insegnamenti spirituali direttamente alle loro vecchie concezioni letterali e radicate del regno dei cieli come una restaurazione del trono di Davide ed il ristabilimento d’Israele come potenza temporale sulla terra. Di conseguenza, giovedì pomeriggio Gesù si allontanò dalla riva su un battello con Pietro, Giacomo e Giovanni per parlare degli affari del regno. Questo fu un incontro d’insegnamento durato quattro ore, comprendente decine di domande e di risposte, che può essere molto proficuamente inserito nella presente esposizione riordinando il sommario di questo importante pomeriggio così come fu raccontato da Simon Pietro a suo fratello Andrea il mattino seguente:

140:8.2 (1579.4) 1. Fare la volontà del Padre. L’insegnamento di Gesù di confidare nella protezione del Padre celeste non era un fatalismo cieco e passivo. Egli citò questo pomeriggio, approvandolo, un vecchio detto ebreo che diceva: “Chi non vuol lavorare non mangerà.” Egli indicò la sua stessa esperienza come commento sufficiente dei suoi insegnamenti. I suoi precetti sulla fiducia verso il Padre non devono essere giudicati secondo le condizioni sociali o economiche dei tempi moderni né di qualunque altra era. Il suo insegnamento abbraccia i princìpi ideali di una vita vicina a Dio in tutte le ere e su tutti i mondi.

140:8.3 (1579.5) Gesù chiarì ai tre la differenza tra gli obblighi dell’essere apostoli e dell’essere discepoli. Ed anche allora egli non proibì l’esercizio della prudenza e della previdenza da parte dei dodici. Quello che predicava non era contro la previdenza, ma contro l’ansietà, la preoccupazione. Egli insegnava la sottomissione vigile ed attiva alla volontà di Dio. In risposta a molte delle loro domande sulla frugalità e sul risparmio, egli richiamò semplicemente l’attenzione sulla sua vita di carpentiere, di costruttore di battelli e di pescatore, e sulla sua attenta organizzazione dei dodici. Egli cercò di spiegare che il mondo non deve essere considerato come un nemico; che le circostanze della vita costituiscono un ordinamento divino operante insieme con i figli di Dio.

140:8.4 (1579.6) Gesù ebbe grande difficoltà a far comprendere loro la sua pratica personale della non resistenza. Egli rifiutava assolutamente di difendersi, e fu evidente agli apostoli che sarebbe stato contento se avessero seguito la sua stessa linea di condotta. Egli insegnò loro a non resistere al male, a non combattere l’ingiustizia o l’offesa, ma non insegnò la tolleranza passiva del male. E chiarì in questo pomeriggio che egli approvava la punizione sociale dei malfattori e dei criminali, e che il governo civile doveva talvolta impiegare la forza per il mantenimento dell’ordine sociale e per l’esecuzione della giustizia.

140:8.5 (1579.7) Egli non cessò mai di mettere in guardia i suoi discepoli contro la cattiva pratica della rappresaglia; non concedeva attenuanti alla vendetta, all’idea di rendere la pariglia. Egli deplorava chi serbava rancore. Respingeva l’idea di occhio per occhio e dente per dente. Disapprovava l’intero concetto di vendetta privata e personale, lasciando tali questioni al governo civile da un lato ed al giudizio di Dio dall’altro. Spiegò ai tre che i suoi insegnamenti erano rivolti all’individuo, non allo Stato. Egli riassunse le sue istruzioni date fino ad allora riguardo a queste materie nel modo seguente:

140:8.6 (1580.1) Amate i vostri nemici — ricordatevi i diritti morali della fratellanza umana.

140:8.7 (1580.2) La futilità del male: un torto non si ripara con la vendetta. Non commettete l’errore di combattere il male con le sue stesse armi.

140:8.8 (1580.3) Abbiate fede — abbiate fiducia nel trionfo finale della giustizia divina e della bontà eterna.

140:8.9 (1580.4) 2. Comportamento politico. Egli raccomandò ai suoi apostoli di essere prudenti nelle loro osservazioni circa le tese relazioni allora esistenti tra il popolo ebreo ed il governo romano; egli proibì loro di lasciarsi coinvolgere in qualunque modo in questi contrasti. Egli aveva sempre cura di evitare le insidie politiche dei suoi nemici, rispondendo sempre: “Rendete a Cesare le cose che sono di Cesare e a Dio le cose che sono di Dio.” Egli rifiutava di lasciar distogliere la sua attenzione dalla sua missione di stabilire una nuova via di salvezza; non si permetteva di essere coinvolto in nessun’altra cosa. Nella sua vita personale egli era sempre debitamente osservante di tutte le leggi e le regole civili; in tutti i suoi insegnamenti pubblici egli ignorava le questioni civili, sociali ed economiche. Egli disse ai tre apostoli che era interessato solo ai princìpi della vita spirituale interiore e personale dell’uomo.

140:8.10 (1580.5) Gesù non era quindi un riformatore politico. Egli non veniva a riorganizzare il mondo; anche se l’avesse fatto, ciò sarebbe stato applicabile solo a quel tempo e a quella generazione. Nondimeno egli mostrò agli uomini il modo migliore di vivere, e nessuna generazione è dispensata dal compito di scoprire come adattare meglio la vita di Gesù ai propri problemi. Ma non commettete mai l’errore d’identificare gli insegnamenti di Gesù con qualche teoria politica o economica, con qualche sistema sociale o industriale.

140:8.11 (1580.6) 3. Comportamento sociale. I rabbini ebrei avevano dibattuto a lungo la questione: chi è il mio prossimo? Gesù venne presentando l’idea di una bontà attiva e spontanea, di un amore per i propri simili così sincero che ampliava il concetto di prossimo fino ad includervi il mondo intero, facendo con ciò di tutti gli uomini il proprio prossimo. Ma nonostante tutto, Gesù era interessato soltanto all’individuo, non alla massa. Gesù non era un sociologo, ma lavorò per abbattere tutte le forme d’isolamento egoista. Egli insegnava la pura simpatia, la compassione. Micael di Nebadon è un Figlio dominato dalla misericordia; la compassione è la sua stessa natura.

140:8.12 (1580.7) Il Maestro non disse che gli uomini non dovevano mai invitare i loro amici a pranzo, ma disse che i suoi discepoli dovevano fare dei banchetti per i poveri e gli sfortunati. Gesù aveva un solido senso della giustizia, ma sempre temperato dalla misericordia. Egli non insegnò ai suoi apostoli che dovevano lasciarsi ingannare da parassiti sociali o da mendicanti di professione. Il momento in cui egli fu più vicino a fare delle dichiarazioni sociologiche fu quello in cui disse: “Non giudicate, per non essere giudicati.”

140:8.13 (1580.8) Egli spiegò chiaramente che la bontà indiscriminata poteva essere responsabile di molti mali sociali. Il giorno seguente Gesù ordinò con decisione a Giuda che nessun fondo apostolico fosse distribuito come elemosina, salvo che su sua richiesta o su richiesta congiunta di due apostoli. In tutte queste materie Gesù aveva sempre l’abitudine di dire: “Siate prudenti come serpenti, ma inoffensivi come colombe.” Sembrava che in tutte le situazioni sociali il suo scopo fosse d’insegnare la pazienza, la tolleranza ed il perdono.

140:8.14 (1581.1) La famiglia occupava il centro stesso della filosofia di vita di Gesù — qui e nell’aldilà. Egli basò sulla famiglia i suoi insegnamenti su Dio, mentre cercò di correggere la tendenza ebraica di onorare eccessivamente gli antenati. Esaltò la vita di famiglia come il più alto dovere umano, ma spiegò che le relazioni familiari non dovevano interferire con gli obblighi religiosi. Egli richiamò l’attenzione sul fatto che la famiglia è un’istituzione temporale; che essa non sopravvive alla morte. Gesù non esitò ad abbandonare la sua famiglia quando la famiglia fu in contrasto con la volontà del Padre. Egli insegnò la nuova e più ampia fratellanza degli uomini — i figli di Dio. Al tempo di Gesù le procedure per il divorzio erano permissive in Palestina ed i tutto l’Impero Romano. Egli rifiutò ripetutamente di formulare delle leggi riguardanti il matrimonio ed il divorzio, ma molti dei primi discepoli di Gesù avevano opinioni rigide sul divorzio e non esitarono ad attribuirle a lui. Tutti gli autori del Nuovo Testamento sostenevano queste opinioni più severe ed evolute sul divorzio, eccetto Giovanni Marco.

140:8.15 (1581.2) 4. Comportamento economico. Gesù lavorò, visse e commerciò nel mondo così come lo trovò. Egli non era un riformatore economico, sebbene abbia frequentemente richiamato l’attenzione sull’ingiustizia della distribuzione iniqua delle ricchezze. Ma non offrì alcuna proposta di rimedio. Spiegò ai tre che, mentre i suoi apostoli non dovevano possedere dei beni, egli non predicava contro la ricchezza e la proprietà, ma soltanto contro la loro distribuzione disuguale ed iniqua. Egli riconosceva la necessità di una giustizia sociale e di un’equità industriale, ma non propose regole per il loro conseguimento.

140:8.16 (1581.3) Egli non insegnò mai ai suoi discepoli di rinunciare ai beni terreni, ma solo ai suoi dodici apostoli. Luca, il medico, era un fermo credente nell’uguaglianza sociale e contribuì molto ad interpretare i detti di Gesù conformemente alle sue credenze personali. Gesù non ordinò mai personalmente ai suoi seguaci di adottare un modo di vita comunitario; egli non si pronunciò in alcun modo riguardo a tali materie.

140:8.17 (1581.4) Gesù mise in guardia frequentemente i suoi ascoltatori contro la cupidigia, dichiarando che “la felicità di un uomo non consiste nell’abbondanza dei suoi beni materiali”. Egli ripeteva costantemente: “Cosa servirà ad un uomo conquistare il mondo intero e perdere la propria anima?” Egli non lanciò alcun attacco diretto al possesso di beni, ma insisté sul fatto che è eternamente essenziale dare priorità ai valori spirituali. Nei suoi insegnamenti successivi egli cercò di correggere molti punti di vista urantiani errati sulla vita raccontando numerose parabole che espose nel corso del suo ministero pubblico. Gesù non ebbe mai l’intenzione di formulare delle teorie economiche; egli sapeva bene che ogni epoca deve evolvere i propri rimedi alle difficoltà esistenti. E se Gesù fosse sulla terra oggi a vivere la sua vita nella carne, sarebbe una gran delusione per la maggior parte degli uomini e delle donne per bene, per la semplice ragione che non prenderebbe partito nelle odierne dispute politiche, sociali o economiche. Egli resterebbe maestosamente in disparte, insegnandovi a perfezionare la vostra vita spirituale interiore in modo da rendervi infinitamente più competenti a trovare la soluzione dei vostri problemi puramente umani.

140:8.18 (1581.5) Gesù voleva rendere tutti gli uomini simili a Dio e poi sostenerli con affetto mentre questi figli di Dio risolvevano i loro problemi politici, sociali ed economici. Non era la ricchezza che egli condannava, ma quello che la ricchezza fa alla maggior parte dei suoi adepti. In questo giovedì pomeriggio Gesù disse per la prima volta ai suoi associati che “è più benedetto dare che ricevere”.

140:8.19 (1581.6) 5. Religione personale. Voi, come fecero i suoi apostoli, comprendereste meglio gli insegnamenti di Gesù osservando la sua vita. Egli visse una vita perfetta su Urantia, ed i suoi straordinari insegnamenti possono essere compresi soltanto se quella vita è visualizzata nel suo sfondo immediato. È la sua vita e non le sue lezioni ai dodici od i suoi discorsi alle folle che aiuteranno maggiormente a rivelare il carattere divino e la personalità amorevole del Padre.

140:8.20 (1582.1) Gesù non attaccò gli insegnamenti dei profeti ebrei e dei moralisti greci. Il Maestro riconosceva le molte cose buone che questi grandi educatori sostenevano, ma egli era disceso sulla terra per insegnare qualcosa di addizionale, “la conformità volontaria della volontà dell’uomo alla volontà di Dio”. Gesù non voleva semplicemente produrre un uomo religioso, un mortale totalmente occupato da sentimenti religiosi e spinto soltanto da impulsi spirituali. Se voi aveste potuto gettare soltanto uno sguardo su di lui, avreste saputo che Gesù era un vero uomo di grande esperienza nelle cose di questo mondo. Gli insegnamenti di Gesù sotto questo aspetto sono stati grossolanamente alterati e molto snaturati lungo tutti i secoli dell’era cristiana; voi avete anche delle idee errate sulla mansuetudine e sull’umiltà del Maestro. Ciò cui aspirava nella sua vita pare essere stato uno splendido rispetto di se stessi. Egli raccomandava agli uomini di umiliare se stessi solo per diventare veramente grandi; quello cui aspirava realmente era una sincera umiltà verso Dio. Egli attribuiva un grande valore alla sincerità — al cuore puro. La fedeltà era una virtù cardinale nella sua valutazione del carattere, mentre il coraggio era l’essenza stessa dei suoi insegnamenti. “Non abbiate timore” era il suo motto, e la paziente tolleranza era il suo ideale della forza di carattere. Gli insegnamenti di Gesù costituiscono una religione di valore, di coraggio e di eroismo. E questo è proprio il motivo per cui egli scelse come suoi rappresentanti personali dodici uomini comuni, la maggioranza dei quali erano dei rudi, virili e forti pescatori.

140:8.21 (1582.2) Gesù disse poco sui vizi sociali del suo tempo; raramente fece allusione alla delinquenza morale. Egli fu un insegnante positivo della vera virtù. Evitò con cura il metodo negativo d’impartire istruzioni; rifiutò di pubblicizzare il male. Egli non fu nemmeno un riformatore morale. Sapeva bene, e così insegnò ai suoi apostoli, che i bisogni sensuali dell’umanità non vengono soppressi né con rimproveri religiosi né con proibizioni legali. Le sue poche denunce furono soprattutto dirette contro l’orgoglio, la crudeltà, l’oppressione e l’ipocrisia.

140:8.22 (1582.3) Gesù non criticò violentemente nemmeno i Farisei, come aveva fatto Giovanni. Egli sapeva che molti Scribi e Farisei erano onesti di cuore; capiva la loro assoggettante schiavitù alle tradizioni religiose. Gesù dava grande importanza a “risanare prima l’albero”. Egli fece ben comprendere ai tre che egli dava valore all’intera vita, non soltanto ad alcune virtù particolari.

140:8.23 (1582.4) La sola cosa che Giovanni acquisì dall’insegnamento di questo giorno fu che l’essenza della religione di Gesù consisteva nell’acquisizione di un carattere compassionevole, unito ad una personalità motivata a fare la volontà del Padre che è nei cieli.

140:8.24 (1582.5) Pietro colse l’idea che il vangelo che essi stavano per proclamare era realmente un nuovo inizio per l’intera razza umana. Egli trasmise successivamente questa impressione a Paolo, che da essa formulò la sua dottrina di Cristo come “il secondo Adamo”.

140:8.25 (1582.6) Giacomo colse l’appassionante verità che Gesù desiderava che i suoi figli terreni vivessero come se fossero già cittadini del perfetto regno dei cieli.

140:8.26 (1582.7) Gesù sapeva che gli uomini erano differenti, e lo insegnò ai suoi apostoli. Egli li esortò costantemente ad astenersi dal tentare di formare discepoli e credenti secondo un modello prestabilito. Egli cercava di permettere ad ogni anima di svilupparsi alla propria maniera, in un individuo perfezionato e separato al cospetto di Dio. In risposta ad una delle numerose domande di Pietro, il Maestro disse: “Io desidero rendere gli uomini liberi in modo che possano ricominciare da capo come dei bambini in una vita nuova e migliore.” Gesù insisteva sempre che la vera bontà deve essere inconsapevole, e che nel fare la carità non si deve permettere alla mano sinistra di sapere ciò che fa la mano destra.

140:8.27 (1583.1) I tre apostoli rimasero sorpresi questo pomeriggio nel costatare che la religione del loro Maestro non prevedeva alcuna introspezione spirituale. Tutte le religioni prima e dopo l’epoca di Gesù, ed anche il Cristianesimo, prevedono con cura un’introspezione coscienziosa. Ma non è così per la religione di Gesù di Nazaret. La filosofia di vita di Gesù è priva d’introspezione religiosa. Il figlio del carpentiere non insegnò mai la formazione del carattere; insegnò la crescita del carattere, dichiarando che il regno dei cieli è simile ad un granello di senape. Ma Gesù non disse nulla che proibisse l’autoanalisi come prevenzione di un egotismo presuntuoso.

140:8.28 (1583.2) Il diritto di entrare nel regno è condizionato dalla fede, dalla credenza personale. Il costo per rimanere nell’ascensione progressiva del regno è la perla di grande valore, per possedere la quale un uomo vende tutto ciò che ha.

140:8.29 (1583.3) L’insegnamento di Gesù è una religione per tutti, non soltanto per i deboli e gli schiavi. La sua religione non si cristallizzò mai (durante il suo tempo) in un credo ed in leggi teologiche; egli non lasciò un rigo scritto dietro di lui. La sua vita ed i suoi insegnamenti furono trasmessi all’universo come un’eredità ispirante ed idealistica adatta al governo spirituale e all’istruzione morale di tutte le ere su tutti i mondi. Ed anche oggi gli insegnamenti di Gesù stanno distanti da tutte le religioni, in quanto tali, sebbene siano la speranza vivente di ciascuna di esse.

140:8.30 (1583.4) Gesù non insegnò ai suoi apostoli che la religione è la sola occupazione terrena degli uomini; quella era la concezione ebraica di servire Dio. Ma egli insisté che la religione era l’occupazione esclusiva dei dodici. Gesù non insegnò nulla per distogliere i suoi fedeli dalla ricerca di una vera cultura; egli denunciò soltanto le scuole religiose di Gerusalemme prigioniere della tradizione. Egli era liberale, generoso, istruito e tollerante. La pietà autocosciente non trovava posto nella sua retta filosofia di vita.

140:8.31 (1583.5) Il Maestro non offrì soluzioni per i problemi non religiosi del suo tempo né per alcuna epoca successiva. Gesù desiderava sviluppare la percezione spirituale nelle realtà eterne e stimolare l’iniziativa nell’originalità della vita; si occupò esclusivamente dei bisogni spirituali soggiacenti e permanenti della razza umana. Egli rivelò una bontà uguale a quella di Dio. Esaltò l’amore — la verità, la bellezza e la bontà — come ideale divino e realtà eterna.

140:8.32 (1583.6) Il Maestro venne per creare nell’uomo un nuovo spirito, una nuova volontà — per rivelare una nuova capacità di conoscere la verità, di provare compassione e di scegliere la bontà — la volontà di essere in armonia con la volontà di Dio, unita all’impulso eterno a divenire perfetti, come il Padre che è nei cieli è perfetto.

9. Il giorno della consacrazione

140:9.1 (1583.7) Il sabato seguente Gesù consacrò i suoi apostoli, ritornando alla regione montuosa dove li aveva ordinati. Là, dopo un lungo e molto toccante messaggio personale d’incoraggiamento, egli compì l’atto solenne di consacrazione dei dodici. Questo sabato pomeriggio Gesù riunì gli apostoli attorno a lui sul fianco della collina e li mise nelle mani di suo Padre celeste in preparazione del giorno in cui egli sarebbe stato costretto a lasciarli soli al mondo. Non vi furono nuovi insegnamenti in questa occasione, ma soltanto il ritrovarsi e lo stare insieme.

140:9.2 (1584.1) Gesù riesaminò molti punti del sermone di ordinazione, fatto in questo stesso luogo, e poi, chiamandoli davanti a lui uno per uno, li incaricò di andare nel mondo come suoi rappresentanti. L’incarico di consacrazione dato dal Maestro fu: “Andate in tutto il mondo a predicare la buona novella del regno. Liberate i prigionieri spirituali, confortate gli oppressi ed assistete gli afflitti. Voi avete ricevuto gratuitamente, date gratuitamente.”

140:9.3 (1584.2) Gesù raccomandò loro di non portare né denaro né vestiti di ricambio, dicendo: “Il lavoratore è meritevole del suo salario.” Ed infine disse: “Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come serpenti ed inoffensivi come colombe. Ma state attenti, perché i vostri nemici vi condurranno davanti ai loro consigli e vi criticheranno aspramente nelle loro sinagoghe. Sarete trascinati davanti a governatori e capi perché credete a questo vangelo, e la vostra testimonianza stessa sarà una testimonianza per me davanti a loro. E quando vi condurranno in giudizio non preoccupatevi di ciò che direte, perché lo spirito di mio Padre abita in voi ed in tali momenti parlerà attraverso voi. Alcuni di voi saranno messi a morte, e prima che instauriate il regno sulla terra sarete odiati da molti popoli a causa di questo vangelo; ma non temete, io sarò con voi ed il mio spirito vi precederà nel mondo intero. E la presenza di mio Padre abiterà in voi mentre andrete prima presso gli Ebrei e poi presso i Gentili.”

140:9.4 (1584.3) E dopo che furono scesi dalla montagna, essi ritornarono alla loro dimora nella casa di Zebedeo.

10. La sera dopo la consacrazione

140:10.1 (1584.4) Quella sera, mentre insegnava in casa perché era iniziato a piovere, Gesù parlò molto a lungo, cercando d’indicare ai dodici quello che dovevano essere, non quello che dovevano fare. Essi conoscevano soltanto una religione che imponeva di fare certe cose come mezzo per raggiungere la rettitudine — la salvezza. Ma Gesù ripeteva: “Nel regno dovete essere retti per compiere il lavoro.” Molte volte ripeté: “Siate dunque perfetti, come vostro Padre nei cieli è perfetto.” Il Maestro spiegò ripetutamente ai suoi apostoli disorientati che la salvezza che egli era venuto a portare al mondo si sarebbe ottenuta soltanto credendo, per mezzo di una fede semplice e sincera. Gesù disse: “Giovanni ha predicato un battesimo di pentimento, il rincrescimento per il vecchio modo di vivere. Voi andrete a proclamare il battesimo di comunione con Dio. Predicate il pentimento a coloro che hanno bisogno di questo insegnamento, ma a coloro che cercano già sinceramente di entrare nel regno, spalancate le porte ed invitateli ad entrare nella comunità gioiosa dei figli di Dio.” Ma era un compito difficile persuadere questi pescatori galilei che nel regno l’essere retti grazie alla fede deve precedere l’agire rettamente nella vita quotidiana dei mortali della terra.

140:10.2 (1584.5) Un altro grande ostacolo in questo lavoro d’istruzione dei dodici era la loro tendenza a prendere dei principi altamente idealistici e spirituali di verità religiosa e di trasformarli in regole concrete di condotta personale. Gesù presentava loro il magnifico spirito dell’atteggiamento dell’anima, ma essi insistevano nel tradurre questi insegnamenti in regole di condotta personale. Molte volte, quando erano certi di ricordare bene ciò che il Maestro aveva detto, era quasi certo che dimenticavano ciò che non aveva detto. Ma essi assimilavano lentamente il suo insegnamento perché Gesù era tutto ciò che insegnava. Quello che non riuscirono ad ottenere dalla sua istruzione verbale, lo acquisirono gradualmente vivendo con lui.

140:10.3 (1585.1) Gli apostoli non capivano che il loro Maestro era impegnato a vivere una vita d’ispirazione spirituale per ciascuna persona di ogni epoca su ogni mondo di un vasto universo. Nonostante ciò che Gesù diceva loro di tanto in tanto, gli apostoli non coglievano l’idea che egli stesse compiendo un’opera su questo mondo ma per tutti gli altri mondi della sua vasta creazione. Gesù visse la sua vita terrena su Urantia non per proporre un esempio personale di vita mortale per gli uomini e le donne di questo mondo, ma piuttosto per creare un ideale spirituale elevato ed ispirante per tutti gli esseri mortali su tutti i mondi.

140:10.4 (1585.2) La stessa sera Tommaso chiese a Gesù: “Maestro, tu dici che dobbiamo divenire come dei bambini prima di poter guadagnare l’entrata nel regno del Padre, e ci hai anche avvertiti di non lasciarci ingannare da falsi profeti e di non renderci colpevoli di gettare le nostre perle ai porci. Ora, io sono francamente sconcertato. Non riesco a comprendere il tuo insegnamento.” Gesù rispose a Tommaso: “Per quanto tempo vi sopporterò! Voi insistete sempre nel prendere alla lettera tutto quello che insegno. Quando vi ho chiesto di divenire simili a bambini come prezzo per entrare nel regno, non mi riferivo alla facilità di lasciarsi ingannare, alla semplice disponibilità a credere, né alla rapidità di fidarsi di attraenti sconosciuti. Ciò che desideravo ricavaste da questo esempio era la relazione tra padre e figlio. Tu sei il figlio, ed è nel regno di tuo Padre che cerchi di entrare. Tra ogni figlio normale e suo padre c’è quell’affetto naturale che assicura una relazione comprensiva ed amorevole e che esclude per sempre ogni tendenza a mercanteggiare l’amore e la misericordia del Padre. Il vangelo che andrete a predicare riguarda una salvezza derivante dalla realizzazione per fede di questa stessa ed eterna relazione tra figlio e padre.”

140:10.5 (1585.3) La principale caratteristica dell’insegnamento di Gesù era che la moralità della sua filosofia derivava dalla relazione personale tra l’individuo e Dio — da questa stessa relazione tra figlio e padre. Gesù poneva l’accento sull’individuo, non sulla razza o sulla nazione. Mentre consumavano la cena, Gesù ebbe con Matteo il colloquio in cui spiegò che la moralità di un atto è determinata dal movente dell’individuo. La moralità di Gesù era sempre positiva. La regola d’oro riformulata da Gesù richiede un contatto sociale attivo; l’antica regola negativa poteva essere seguita nell’isolamento. Gesù spogliò la moralità di tutte le regole e cerimonie e la elevò ai livelli maestosi del pensiero spirituale e di una vita veramente retta.

140:10.6 (1585.4) Questa nuova religione di Gesù non era priva d’implicazioni pratiche, ma qualunque valore pratico, politico, sociale o economico si possa trovare nel suo insegnamento, è il completamento naturale di questa esperienza interiore dell’anima che manifesta i frutti dello spirito nel ministero spontaneo quotidiano di un’autentica esperienza religiosa personale.

140:10.7 (1585.5) Dopo che Gesù e Matteo ebbero finito di parlare, Simone Zelota chiese: “Ma, Maestro, tutti gli uomini sono figli di Dio?” E Gesù rispose: “Sì, Simone, tutti gli uomini sono figli di Dio, e questa è la buona novella che andrete a proclamare.” Ma gli apostoli non riuscivano a comprendere una tale dottrina; questo era per loro un nuovo, strano e sorprendente annuncio. E fu a causa del suo desiderio d’imprimere questa verità in loro che Gesù insegnò ai suoi discepoli di trattare tutti gli uomini come loro fratelli.

140:10.8 (1585.6) In risposta ad una domanda posta da Andrea, il Maestro spiegò che la moralità del suo insegnamento era inseparabile dal suo modo religioso di vivere. Egli insegnava la moralità non partendo dalla natura dell’uomo, ma partendo dalla relazione dell’uomo con Dio.

140:10.9 (1585.7) Giovanni chiese a Gesù: “Maestro, che cos’è il regno dei cieli?” E Gesù rispose: “Il regno dei cieli consiste in questi tre elementi essenziali: primo, il riconoscimento del fatto della sovranità di Dio; secondo, credere nella verità della filiazione con Dio; e terzo, la fede nell’efficacia del desiderio umano supremo di fare la volontà di Dio — di essere simile a Dio. Questa è la buona novella del vangelo: che per mezzo della fede ogni mortale può avere tutti questi elementi essenziali di salvezza.”

140:10.10 (1586.1) Ed ora che la settimana di attesa era trascorsa, essi si prepararono a partire il giorno seguente per Gerusalemme.

Fascicolo 141 - L’inizio dell’opera pubblica

Il Libro di Urantia

Fascicolo 141

L’inizio dell’opera pubblica

141:0.1 (1587.1) IL 19 gennaio dell’anno 27 d.C., primo giorno della settimana, Gesù e i dodici apostoli si prepararono a partire dal loro quartier generale di Betsaida. I dodici non sapevano nulla dei piani del loro Maestro, eccetto che sarebbero andati a Gerusalemme per assistere alla festa di Pasqua in aprile, e che era previsto di passare per la valle del Giordano. Essi non partirono dalla casa di Zebedeo prima di mezzogiorno perché le famiglie degli apostoli ed altre dei discepoli erano venute a salutarli e ad augurare loro buona fortuna per il nuovo lavoro che stavano per iniziare.

141:0.2 (1587.2) Al momento della partenza gli apostoli non videro il Maestro, e Andrea andò a cercarlo. Dopo una breve ricerca egli trovò Gesù seduto in un battello sulla spiaggia che stava piangendo. I dodici avevano visto spesso il loro Maestro in momenti in cui sembrava rattristato, ed erano stati testimoni dei suoi brevi periodi di gravi preoccupazioni mentali, ma nessuno di loro l’aveva mai visto piangere. Andrea rimase un po’ sorpreso nel vedere il Maestro così commosso al momento della loro partenza per Gerusalemme, ed osò avvicinarsi a Gesù e chiedere: “In questo grande giorno, Maestro, nel momento in cui stiamo partendo per Gerusalemme per proclamare il regno del Padre, perché piangi? Chi di noi ti ha offeso?” E Gesù, ritornando con Andrea per unirsi ai dodici, gli rispose: “Nessuno di voi mi ha causato dispiacere. Sono triste soltanto perché nessuno della famiglia di mio padre Giuseppe si è ricordato di venire ad augurarci buon viaggio.” In quel momento Rut era in visita da suo fratello Giuseppe a Nazaret. Gli altri membri della famiglia si erano tenuti in disparte per orgoglio, delusione, incomprensione e meschino rancore a causa dei loro sentimenti offesi.

1. La partenza dalla Galilea

141:1.1 (1587.3) Cafarnao non era lontana da Tiberieade e la fama di Gesù aveva cominciato a diffondersi in tutta la Galilea ed anche oltre. Gesù sapeva che Erode avrebbe iniziato subito a prestare attenzione alla sua opera; così pensò fosse meglio dirigersi a sud ed entrare in Giudea con i suoi apostoli. Un gruppo di più di cento credenti desiderava andare con loro, ma Gesù parlò loro e li pregò di non accompagnare il gruppo apostolico nel loro viaggio lungo il Giordano. Anche se essi acconsentirono a rimanere indietro, molti di loro seguirono il Maestro dopo pochi giorni.

141:1.2 (1587.4) Il primo giorno Gesù e gli apostoli non andarono più lontano di Tarichea, dove si riposarono per la notte. Il giorno successivo essi proseguirono fino ad un punto del Giordano vicino a Pella, dove Giovanni aveva predicato circa un anno prima e dove Gesù aveva ricevuto il battesimo. Qui si fermarono per più di due settimane, insegnando e predicando. Alla fine della prima settimana parecchie centinaia di persone si erano riunite in un accampamento vicino al luogo in cui stavano Gesù e i dodici, ed erano giunte dalla Galilea, dalla Fenicia, dalla Siria, dalla Decapoli, dalla Perea e dalla Giudea.

141:1.3 (1588.1) Gesù non predicò in pubblico. Andrea divise la folla e designò i predicatori per le assemblee del mattino e del pomeriggio; dopo il pasto della sera Gesù s’intratteneva con i dodici. Egli non insegnava loro nulla di nuovo, ma ripassava il suo insegnamento precedente e rispondeva alle loro numerose domande. In una di queste sere egli raccontò ai dodici qualcosa dei quaranta giorni che aveva trascorso sulle colline vicine a questo luogo.

141:1.4 (1588.2) Molti di quelli che erano venuti dalla Perea e dalla Giudea erano stati battezzati da Giovanni ed erano interessati a saperne di più sugli insegnamenti di Gesù. Gli apostoli fecero molti progressi nell’istruire i discepoli di Giovanni, poiché essi non disprezzavano in alcun modo la predicazione di Giovanni e non battezzavano in questo periodo i loro nuovi discepoli. Ma fu sempre un ostacolo per i seguaci di Giovanni che Gesù, se era tutto quello che Giovanni aveva annunciato, non avesse fatto nulla per farlo uscire di prigione. I discepoli di Giovanni non capirono mai perché Gesù non impedì la morte crudele del loro amato capo.

141:1.5 (1588.3) Sera dopo sera Andrea istruiva con cura i suoi compagni apostoli nel delicato e difficile compito di andare d’accordo con i discepoli di Giovanni il Battista. Durante questo primo anno di ministero pubblico di Gesù, più di tre quarti dei suoi discepoli avevano precedentemente seguito Giovanni ed avevano ricevuto il suo battesimo. L’intero anno 27 d.C. fu trascorso per subentrare tranquillamente nell’opera di Giovanni in Perea ed in Giudea.

2. La legge di Dio e la volontà del Padre

141:2.1 (1588.4) La sera prima di partire da Pella, Gesù diede agli apostoli alcune istruzioni supplementari sul nuovo regno. Il Maestro disse: “Vi è stato insegnato di attendere la venuta del regno di Dio, ed ora io vengo ad annunciarvi che questo regno a lungo atteso è a portata di mano, che è anche già qui in mezzo a noi. In ogni regno è necessario che vi sia un re seduto sul suo trono e che emani le leggi del regno. Così voi avete sviluppato un concetto del regno dei cieli come una sovranità glorificata del popolo ebreo su tutti i popoli della terra, con il Messia seduto sul trono di Davide e che da questo luogo di potere miracoloso promulga le leggi di tutto il mondo. Ma, figli miei, voi non vedete con l’occhio della fede e non ascoltate con il discernimento dello spirito. Io dichiaro che il regno dei cieli è la realizzazione ed il riconoscimento del governo di Dio nel cuore degli uomini. È vero, c’è un Re in questo regno, e quel Re è mio Padre e vostro Padre. Noi siamo in verità i suoi leali sudditi, ma a trascendere di gran lunga questo fatto c’è la verità trasformatrice che noi siamo suoi figli. Nella mia vita questa verità deve divenire manifesta a tutti. Nostro Padre siede anche su un trono, ma non su un trono fatto da mani. Il trono dell’Infinito è il luogo di residenza eterna del Padre nel cielo dei cieli; egli riempie tutte le cose e proclama le sue leggi ad universi su universi. Il Padre regna anche nel cuore dei suoi figli sulla terra per mezzo dello spirito che ha inviato a vivere nell’anima degli uomini mortali.

141:2.2 (1588.5) “Quando voi sarete i sudditi di questo regno, potrete davvero ascoltare la legge del Sovrano dell’Universo; ma se, a causa del vangelo del regno che io sono venuto a proclamare, scoprirete per fede che siete dei figli, allora non vi considererete più creature sottomesse alla legge di un re onnipotente, ma figli privilegiati di un Padre amorevole e divino. In verità, in verità vi dico, quando la volontà del Padre è la vostra legge, non siete nel regno. Ma quando la volontà del Padre diviene veramente la vostra volontà, allora siete in tutta verità nel regno, perché il regno è divenuto con ciò un’esperienza stabilita in voi. Quando la volontà di Dio è la vostra legge, voi siete dei nobili sudditi schiavi; ma quando credete in questo nuovo vangelo di filiazione divina, la volontà di mio Padre diviene la vostra volontà e voi siete elevati all’alta posizione di liberi figli di Dio, di figli affrancati del regno.”

141:2.3 (1589.1) Alcuni degli apostoli capirono qualcosa di questo insegnamento, ma nessuno di loro comprese il significato pieno di questa importantissima dichiarazione, salvo forse Giacomo Zebedeo. Ma queste parole penetrarono nel loro cuore e sgorgarono per allietare il loro ministero durante gli anni successivi di servizio.

3. Il soggiorno ad Amatus

141:3.1 (1589.2) Il Maestro ed i suoi apostoli rimasero vicino ad Amatus per quasi tre settimane. Gli apostoli continuarono a predicare due volte al giorno alla folla, e Gesù predicò ogni sabato pomeriggio. Divenne impossibile proseguire la ricreazione del mercoledì; così Andrea stabilì che due apostoli si riposassero in ciascuno dei sei giorni della settimana, mentre tutti erano in servizio durante le cerimonie del sabato.

141:3.2 (1589.3) Pietro, Giacomo e Giovanni facevano la maggior parte della predicazione pubblica. Filippo, Natanaele, Tommaso e Simone facevano gran parte del lavoro personale e dirigevano delle classi per gruppi speciali di ricercatori; i gemelli continuavano la loro supervisione generale di controllo, mentre Andrea, Matteo e Giuda si organizzarono in un comitato di amministrazione generale di tre membri, sebbene ciascuno di questi tre svolgesse anche un considerevole lavoro religioso.

141:3.3 (1589.4) Andrea era molto occupato nel compito di regolare i malintesi e i dissensi costantemente ricorrenti tra i discepoli di Giovanni ed i più recenti discepoli di Gesù. Situazioni gravi si verificavano ad intervalli di pochi giorni, ma Andrea, con l’aiuto dei suoi compagni apostoli, si adoperava per indurre le parti contendenti a giungere ad un qualche tipo di accomodamento, almeno temporaneamente. Gesù rifiutò di partecipare ad alcuna di queste riunioni; né volle dare alcun consiglio circa l’appropriato aggiustamento di queste controversie. Egli non offrì una sola volta un suggerimento sul modo in cui gli apostoli potevano risolvere questi imbarazzanti problemi. Quando Andrea veniva da Gesù con tali questioni, egli diceva sempre: “Non è saggio per l’ospite partecipare alle dispute di famiglia dei suoi invitati; un genitore saggio non prende mai partito nelle piccole liti dei propri figli.”

141:3.4 (1589.5) Il Maestro mostrava grande saggezza e manifestava una perfetta imparzialità in tutti i rapporti con i suoi apostoli e con tutti i suoi discepoli. Gesù era veramente un conduttore di uomini; egli esercitava una grande influenza sui suoi simili a causa della combinazione di fascino e di forza della sua personalità. C’era una sottile influenza di comando nella sua vita rude, nomade e senza casa. C’erano un’attrattiva intellettuale ed un potere d’attrazione spirituale nel suo modo autoritario d’insegnare, nella sua logica lucida, nella sua forza di ragionamento, nel suo sagace intuito, nella sua prontezza di mente, nel suo equilibrio incomparabile e nella sua sublime tolleranza. Egli era semplice, virile, onesto ed intrepido. Con tutta questa influenza fisica ed intellettuale manifestata nella presenza del Maestro, c’erano anche tutte quelle bellezze spirituali dell’essere che erano associate alla sua personalità — la pazienza, la tenerezza, la mansuetudine, la dolcezza e l’umiltà.

141:3.5 (1589.6) Gesù di Nazaret era veramente una personalità forte ed energica; egli era una potenza intellettuale ed una roccaforte spirituale. La sua personalità non solo attirava tra i suoi discepoli delle donne inclini alla spiritualità, ma anche l’istruito ed intellettuale Nicodemo ed il coraggioso soldato romano, il capitano di guardia alla croce, che dopo aver assistito alla morte del Maestro disse: “In verità questo era un Figlio di Dio.” Ed i vigorosi e rudi pescatori galilei lo chiamavano Maestro.

141:3.6 (1590.1) I ritratti di Gesù sono stati molto infelici. Queste raffigurazioni del Cristo hanno esercitato un’influenza deleteria sui giovani; i mercanti del tempio non sarebbero fuggiti davanti a Gesù se egli fosse stato l’uomo che i vostri artisti generalmente hanno dipinto. Egli era di una virilità austera; era buono, ma naturale. Gesù non posava a mistico mite, amabile, gentile ed affabile. Il suo insegnamento era di un dinamismo galvanizzante. Egli non solo era animato da buone intenzioni, ma andava in giro effettivamente facendo del bene.

141:3.7 (1590.2) Il Maestro non ha mai detto: “Venite a me voi tutti che siete indolenti e sognatori.” Ma ha detto più volte: “Venite a me voi tutti che faticate e io vi darò riposo — forza spirituale.” Il giogo del Maestro è in verità leggero, ma anche così egli non lo impone mai; ogni individuo deve prendere questo giogo di propria libera volontà.

141:3.8 (1590.3) Gesù descrisse la conquista per mezzo del sacrificio, il sacrificio dell’orgoglio e dell’egoismo. Mostrando misericordia egli intendeva descrivere la liberazione spirituale da tutti i rancori, le lagnanze, la collera, la sete di potere personale e di vendetta. E quando disse: “Non resistete al male”, spiegò più tardi che non intendeva condonare il peccato o consigliare di fraternizzare con l’iniquità. Intendeva invece insegnare a perdonare, a “non resistere al cattivo trattamento della propria personalità, all’offesa malvagia dei propri sentimenti di dignità personale.”

4. L’insegnamento sul Padre

141:4.1 (1590.4) Durante il soggiorno ad Amatus, Gesù trascorse molto tempo ad istruire gli apostoli sul nuovo concetto di Dio; più volte egli impresse in loro che Dio è un Padre, non un grande e supremo contabile principalmente occupato a fare il conto delle entrate sul registro dei suoi figli terreni che hanno sbagliato, delle registrazioni del peccato e del male da utilizzare contro di loro quando successivamente li avrebbe giudicati come Giudice imparziale di tutta la creazione. Gli Ebrei avevano da lungo tempo concepito Dio come un sovrano universale, ed anche come Padre della nazione, ma mai prima una grande quantità di uomini mortali aveva concepito Dio come un Padre amorevole dell’individuo.

141:4.2 (1590.5) In risposta alla domanda di Tommaso: “Chi è questo Dio del regno?” Gesù replicò: “Dio è tuo Padre, e la religione — il mio vangelo — non è niente di più o di meno che il fiducioso riconoscimento della verità che tu sei suo figlio. Ed io sono qui tra di voi nella carne per chiarire entrambe queste idee mediante la mia vita ed i miei insegnamenti.”

141:4.3 (1590.6) Gesù cercò anche di liberare la mente dei suoi apostoli dall’idea che l’offerta di sacrifici animali fosse un dovere religioso. Ma questi uomini, educati nella religione del sacrificio quotidiano, erano lenti a comprendere ciò che egli voleva dire. Ciononostante, il Maestro non si stancò d’insegnare. Quando non riusciva a raggiungere la mente di tutti gli apostoli con un solo esempio, riformulava il suo messaggio impiegando un altro tipo di parabola allo scopo di illuminarli.

141:4.4 (1590.7) In questo stesso periodo Gesù cominciò ad istruire più completamente i dodici sulla loro missione “di consolare gli afflitti e di curare gli ammalati”. Il Maestro parlò loro a lungo dell’uomo totale — dell’unione del corpo, della mente e dello spirito per formare il singolo uomo o donna. Gesù espose ai suoi associati le tre forme di afflizione che avrebbero incontrato e continuò spiegando loro come avrebbero dovuto curare tutti coloro che soffrivano delle malattie umane. Egli insegnò loro a riconoscere:

141:4.5 (1591.1) 1. I mali della carne — le afflizioni comunemente considerate come malattie fisiche.

141:4.6 (1591.2) 2. I disturbi della mente — quelle afflizioni non fisiche che furono successivamente considerate come difficoltà e disturbi emotivi e mentali.

141:4.7 (1591.3) 3. La possessione da parte di spiriti cattivi.

141:4.8 (1591.4) Gesù spiegò ai suoi apostoli in parecchie occasioni la natura, e qualcosa riguardo all’origine, di questi spiriti cattivi, in quel tempo spesso chiamati anche spiriti impuri. Il Maestro conosceva bene la differenza tra la possessione da parte di spiriti cattivi e la demenza, ma gli apostoli la ignoravano. Né era possibile per Gesù, data la loro limitata conoscenza della storia primitiva di Urantia, rendere questa materia pienamente comprensibile. Ma egli disse loro molte volte, alludendo a questi spiriti cattivi: “Essi non molesteranno più gli uomini quando io sarò salito in cielo da mio Padre e dopo che avrò sparso il mio spirito su tutta la carne nel momento in cui il regno verrà in grande potenza ed in gloria spirituale.”

141:4.9 (1591.5) Di settimana in settimana e di mese in mese, per tutto quest’anno, gli apostoli rivolsero sempre più la loro attenzione al ministero di guarigione degli ammalati.

5. L’unità spirituale

141:5.1 (1591.6) Una delle riunioni della sera più importanti ad Amatus fu quella in cui si discusse dell’unità spirituale. Giacomo Zebedeo aveva chiesto: “Maestro, come impareremo ad avere lo stesso punto di vista e a godere così di maggiore armonia tra di noi?” Quando Gesù udì questa domanda fu scosso nel suo spirito a tal punto che replicò: “Giacomo, Giacomo, quando ti ho insegnato che dovreste avere tutti lo stesso punto di vista? Io sono venuto nel mondo a proclamare la libertà spirituale affinché i mortali possano avere la possibilità di vivere delle vite individuali di originalità e di libertà davanti a Dio. Io non desidero che l’armonia sociale e la pace fraterna siano raggiunte con il sacrificio della libera personalità e dell’originalità spirituale. Ciò che vi chiedo, miei apostoli, è l’unità spirituale — e che possiate sperimentarla nella gioia della vostra consacrazione congiunta a fare di tutto cuore la volontà di mio Padre che è nei cieli. Voi non dovete avere lo stesso punto di vista o gli stessi sentimenti, né dovete pensare allo stesso modo per essere spiritualmente simili. L’unità spirituale deriva dalla coscienza che ciascuno di voi è abitato, e sempre più dominato, dal dono spirituale del Padre celeste. La vostra armonia apostolica deve scaturire dal fatto che la speranza spirituale di ciascuno di voi è identica per origine, natura e destino.

141:5.2 (1591.7) “In questo modo voi potete sperimentare una perfetta unità di propositi spirituali ed una comprensione spirituale derivante dalla mutua coscienza dell’identità di ciascuno degli spiriti del Paradiso. E potrete godere tutti di questa profonda unità spirituale anche di fronte alla estrema diversità delle vostre capacità individuali di pensiero intellettuale, di sentimento innato e di condotta sociale. Le vostre personalità possono avere una ravvivante diversità ed una sensibile differenza, mentre le vostre nature spirituali ed i frutti spirituali dell’adorazione divina e dell’amore fraterno possono essere così unificati che tutti quelli che osservano le vostre vite prenderanno certamente atto di questa identità di spirito ed unità d’anima. Essi riconosceranno che siete stati con me e che avete così imparato, ed in modo accettabile, a fare la volontà del Padre che è nei cieli. Voi potete raggiungere l’unità del servizio di Dio anche mentre svolgete questo servizio secondo la tecnica delle vostre proprie doti originali di mente, di corpo e di anima.

141:5.3 (1592.1) “La vostra unità spirituale implica due fattori che si armonizzano sempre nella vita dei singoli credenti: primo, voi possedete un motivo comune per una vita di servizio; desiderate tutti fare soprattutto la volontà del Padre che è nei cieli. Secondo, avete tutti uno scopo comune d’esistenza; vi proponete tutti di trovare il Padre che è nei cieli e di provare così all’universo che siete divenuti simili a lui.”

141:5.4 (1592.2) Gesù ritornò molte volte su questo tema durante l’istruzione dei dodici. Disse loro ripetutamente che non desiderava che coloro che credevano in lui divenissero dogmatizzati e standardizzati in conformità con le interpretazioni religiose pur di uomini dabbene. Egli non cessò mai di mettere in guardia i suoi apostoli contro la formulazione di credo e l’istituzione di tradizioni per guidare e controllare i credenti nel vangelo del regno.

6. L’ultima settimana ad Amatus

141:6.1 (1592.3) Verso la fine dell’ultima settimana ad Amatus, Simone Zelota condusse da Gesù un certo Teerma, un Persiano che svolgeva i propri affari a Damasco. Teerma aveva sentito parlare di Gesù ed era venuto a Cafarnao per vederlo, ed avendo appreso che Gesù era partito con i suoi apostoli per Gerusalemme scendendo il Giordano, partì alla sua ricerca. Andrea aveva presentato Teerma a Simone perché lo istruisse. Simone considerava il Persiano un “adoratore del fuoco”, sebbene Teerma si fosse dato gran cura di spiegargli che il fuoco era soltanto il simbolo visibile dell’Essere Puro e Santo. Dopo aver parlato con Gesù, il Persiano manifestò la sua intenzione di rimanere per alcuni giorni ad ascoltare l’insegnamento e la predicazione.

141:6.2 (1592.4) Quando Simone Zelota e Gesù furono soli, Simone chiese al Maestro: “Come mai non sono riuscito a persuaderlo? Perché ha talmente resistito a me ed ha prestato ascolto prontamente a te?” Gesù rispose: “Simone, Simone, quante volte ti ho raccomandato di astenerti da ogni sforzo per far scaturire qualcosa dal cuore di coloro che cercano la salvezza? Quanto spesso ti ho detto di lavorare soltanto per far penetrare qualcosa in queste anime affamate? Conduci gli uomini nel regno e le grandi verità viventi del regno scacceranno subito ogni serio errore. Quando tu hai presentato ad un mortale la buona novella che Dio è suo Padre, puoi tanto più facilmente persuaderlo che egli è in realtà un figlio di Dio. Ed avendo fatto ciò, hai portato la luce della salvezza ad un essere immerso nelle tenebre. Simone, quando il Figlio dell’Uomo è venuto da voi la prima volta, è venuto a condannare Mosè ed i profeti ed a proclamare un modo nuovo e migliore di vivere? No. Io non sono venuto ad eliminare quello che avete ereditato dai vostri antenati, ma a mostrarvi la visione completa di quello che i vostri padri hanno visto soltanto in parte. Va dunque, Simone ad insegnare e a predicare il regno, e quando avrai condotto nel regno un uomo sano e salvo, allora sarà il momento, se questi verrà da te con delle domande, d’impartirgli istruzioni relative all’avanzamento progressivo dell’anima all’interno del regno divino.”

141:6.3 (1592.5) Simone fu sconcertato da queste parole, ma fece come Gesù gli aveva raccomandato, e Teerma il Persiano fu annoverato tra coloro che entrarono nel regno.

141:6.4 (1592.6) Quella sera Gesù parlò agli apostoli sulla nuova vita nel regno. Egli disse in particolare: “Quando entrerete nel regno, nascerete di nuovo. Non potete insegnare le cose profonde dello spirito a coloro che sono solo nati dalla carne; badate prima che gli uomini siano nati dallo spirito prima di cercare d’istruirli nelle vie avanzate dello spirito. Non cominciate a mostrare agli uomini le bellezze del tempio prima di averli fatti entrare nel tempio. Portate gli uomini a Dio e come figli di Dio prima di parlare delle dottrine della paternità di Dio e della filiazione degli uomini. Non lottate con gli uomini — siate sempre pazienti. Non è il vostro regno; voi siete solo degli ambasciatori. Andate semplicemente a proclamare: ecco il regno dei cieli — Dio è vostro Padre e voi siete figli suoi, e questa buona novella, se credete ad essa con tutto il cuore, è la vostra salvezza eterna.”

141:6.5 (1593.1) Gli apostoli fecero grandi progressi durante il soggiorno ad Amatus, ma furono molto delusi che Gesù non avesse voluto dar loro alcun suggerimento circa i rapporti con i discepoli di Giovanni. Anche sull’importante questione del battesimo, tutto quello che Gesù disse fu: “In verità Giovanni ha battezzato con acqua, ma quando entrerete nel regno dei cieli voi sarete battezzati con lo Spirito.”

7. A Betania al di là del Giordano

141:7.1 (1593.2) Il 26 febbraio Gesù, i suoi apostoli ed un numeroso gruppo di discepoli scesero lungo il Giordano fino al guado vicino a Betania in Perea, nel luogo in cui Giovanni aveva proclamato per la prima volta il regno futuro. Gesù rimase qui con i suoi apostoli, insegnando e predicando, per quattro settimane prima di ripartire per Gerusalemme.

141:7.2 (1593.3) Durante la seconda settimana di soggiorno a Betania di là del Giordano, Gesù condusse Pietro, Giacomo e Giovanni sulle colline situate dall’altra parte del fiume a sud di Gerico per tre giorni di riposo. Il Maestro insegnò a questi tre molte verità nuove ed avanzate sul regno dei cieli. Ai fini di questa esposizione abbiamo riordinato e classificato questi insegnamenti come segue:

141:7.3 (1593.4) Gesù si sforzò di spiegare che desiderava dai suoi discepoli, avendo essi gustato le buone realtà spirituali del regno, che vivessero nel mondo in modo tale che gli uomini, vedendo la loro vita, divenissero coscienti del regno e fossero quindi portati ad informarsi presso i credenti sulle vie del regno. Tutti questi sinceri cercatori di verità sono sempre felici di ascoltare la buona novella del dono della fede che assicura l’ammissione al regno con le sue realtà spirituali divine ed eterne.

141:7.4 (1593.5) Il Maestro cercò d’imprimere in tutti coloro che insegnavano il vangelo del regno che il loro solo compito era di rivelare Dio al singolo uomo come suo Padre — di portare questo singolo uomo a divenire cosciente della sua filiazione; di presentare poi questo stesso uomo a Dio come suo figlio per fede. Entrambe queste rivelazioni essenziali erano compiute in Gesù. Egli divenne realmente “la via, la verità e la vita”. La religione di Gesù era interamente basata sul modo di vivere la sua vita di conferimento sulla terra. Quando Gesù partì da questo mondo non lasciò dietro di sé né libri, né leggi, né altre forme di organizzazione umana relative alla vita religiosa dell’individuo.

141:7.5 (1593.6) Gesù spiegò che era venuto a stabilire con gli uomini delle relazioni personali ed eterne che avrebbero avuto per sempre la precedenza su tutte le altre relazioni umane. E sottolineò che questa comunione spirituale intima doveva essere estesa a tutti gli uomini di tutte le ere e di tutte le condizioni sociali presso tutti i popoli. La sola ricompensa che egli offriva ai suoi figli era: in questo mondo — la gioia spirituale e la comunione divina; nell’altro mondo — la vita eterna nel progresso delle realtà spirituali divine del Padre del Paradiso.

141:7.6 (1593.7) Gesù insisté molto su quelle che egli chiamava le due verità di primaria importanza negli insegnamenti del regno; ed erano: il raggiungimento della salvezza per mezzo della fede, e della sola fede, associata all’insegnamento rivoluzionario del conseguimento della libertà umana mediante il riconoscimento sincero della verità: “Voi conoscerete la verità, e la verità vi renderà liberi.” Gesù era la verità resa manifesta nella carne, ed egli promise d’inviare il suo Spirito della Verità nel cuore di tutti i suoi figli dopo il suo ritorno presso il Padre nei cieli.

141:7.7 (1594.1) Il Maestro insegnava a questi apostoli gli elementi essenziali della verità per tutta un’epoca sulla terra. Essi ascoltavano spesso i suoi insegnamenti mentre in realtà ciò che egli diceva era destinato ad ispirare e ad edificare altri mondi. Egli offriva l’esempio di un nuovo ed originale piano di vita. Dal punto di vista umano egli era veramente un Ebreo, ma visse la sua vita per tutti i mondi come un mortale del regno.

141:7.8 (1594.2) Per essere sicuro che suo Padre sarebbe stato riconosciuto nello svolgimento del piano del regno, Gesù spiegò che aveva ignorato di proposito i “grandi della terra”. Egli cominciò il suo lavoro con i poveri, la classe stessa che era stata così negletta dalla maggior parte delle religioni evoluzionarie delle epoche precedenti. Egli non disprezzava nessuno; il suo piano era su scala mondiale, ed anche universale. Era così fermo ed energico in questi proclami che anche Pietro, Giacomo e Giovanni furono tentati di credere che potesse essere uscito di senno.

141:7.9 (1594.3) Egli cercò di far comprendere con dolcezza a questi apostoli la verità che era venuto a compiere questa missione di conferimento, non per dare un esempio a poche creature della terra, ma per stabilire e mostrare un criterio di vita umana per tutti i popoli su tutti i mondi del suo intero universo. E questo modello si avvicinava alla più alta perfezione, alla bontà suprema stessa del Padre Universale. Ma gli apostoli non riuscivano a comprendere il significato delle sue parole.

141:7.10 (1594.4) Egli annunciò che era venuto ad agire come insegnante, un insegnante inviato dal cielo per presentare la verità spirituale alla mente materiale. E questo è esattamente ciò che fece; egli era un insegnante, non un predicatore. Dal punto di vista umano Pietro era un predicatore molto più efficace di Gesù. La predicazione di Gesù era così efficace a causa della sua personalità straordinaria, non tanto per l’irresistibile oratoria o il richiamo emotivo. Gesù parlava direttamente all’anima degli uomini. Egli era un maestro dello spirito dell’uomo, ma attraverso la mente. Egli viveva con gli uomini.

141:7.11 (1594.5) Fu in questa occasione che Gesù comunicò a Pietro, Giacomo e Giovanni che la sua opera sulla terra doveva, sotto certi aspetti, essere limitata dal mandato ricevuto dal suo “associato celeste”, riferendosi alle istruzioni impartitegli prima del conferimento da suo fratello paradisiaco, Emanuele. Egli disse loro che era venuto a fare la volontà di suo Padre ed unicamente la volontà di suo Padre. Essendo quindi motivato da un sincero singolo proposito, non era vivamente preoccupato dal male nel mondo.

141:7.12 (1594.6) Gli apostoli stavano cominciando a riconoscere l’amicizia spontanea di Gesù. Benché il Maestro fosse di facile approccio, viveva sempre indipendentemente da tutti gli esseri umani e al di sopra di loro. Nemmeno per un istante egli fu dominato da qualche influenza puramente mortale o soggetto al fragile giudizio umano. Egli non prestava alcuna attenzione all’opinione pubblica e le lodi lo lasciavano indifferente. Raramente s’interrompeva per correggere dei malintesi o per dolersi di un travisamento. Egli non chiese mai consiglio a nessuno; non fece mai richieste di preghiere.

141:7.13 (1594.7) Giacomo era stupito dal modo in cui Gesù sembrava vedere la fine sin dall’inizio. Il Maestro appariva raramente sorpreso. Egli non era mai agitato, offeso o sconcertato. Non si scusò mai con nessuno. Era talvolta rattristato, ma mai scoraggiato.

141:7.14 (1594.8) Giovanni comprese più chiaramente che, nonostante tutte le sue doti divine, dopotutto egli era un uomo. Gesù viveva come un uomo tra gli uomini, e comprendeva, amava e sapeva come dirigere gli uomini. Nella sua vita personale egli era così umano e tuttavia così perfetto. Ed era sempre disinteressato.

141:7.15 (1595.1) Benché Pietro, Giacomo e Giovanni non fossero riusciti a comprendere granché di ciò che Gesù disse in questa occasione, le sue parole benevole si fermarono nel loro cuore, e dopo la crocifissione e la risurrezione esse uscirono fuori per arricchire ed allietare grandemente il loro ministero successivo. Nessuna meraviglia che questi apostoli non comprendessero pienamente le parole del Maestro, perché egli stava presentando loro il piano di una nuova era.

8. Il lavoro a Gerico

141:8.1 (1595.2) Durante le quattro settimane di soggiorno a Betania al di là del Giordano, Andrea incaricò parecchie volte alla settimana delle coppie di apostoli di andare a Gerico per un giorno o due. Giovanni il Battista aveva molti seguaci a Gerico, e la maggior parte di loro accolse volentieri gli insegnamenti più avanzati di Gesù e dei suoi apostoli. In queste visite a Gerico gli apostoli cominciarono a mettere in atto più specificamente le istruzioni di Gesù per curare gli ammalati; essi entravano in ogni casa della città e cercavano di confortare ogni persona afflitta.

141:8.2 (1595.3) Gli apostoli svolsero del lavoro pubblico a Gerico, ma i loro sforzi furono principalmente di natura più discreta e personale. Essi fecero allora la scoperta che la buona novella del regno era di molto conforto agli ammalati; che il loro messaggio era salutare per gli afflitti. E fu a Gerico che l’incarico di Gesù ai dodici di predicare la buona novella del regno e di curare gli afflitti fu per la prima volta pienamente eseguito.

141:8.3 (1595.4) Essi si fermarono a Gerico lungo il cammino per Gerusalemme e furono raggiunti da una delegazione proveniente dalla Mesopotamia che era venuta per conferire con Gesù. Gli apostoli avevano progettato di trascorrere un solo giorno qui, ma quando giunsero questi cercatori di verità dell’Oriente, Gesù passò tre giorni con loro, ed essi tornarono alle loro varie dimore lungo l’Eufrate felici di conoscere le nuove verità del regno dei cieli.

9. La partenza per Gerusalemme

141:9.1 (1595.5) Lunedì, ultimo giorno di marzo, Gesù e gli apostoli iniziarono il loro viaggio sulle colline per recarsi a Gerusalemme. Lazzaro di Betania era sceso al Giordano due volte per vedere Gesù, ed era stato preso ogni accordo affinché il Maestro ed i suoi apostoli ponessero il loro quartier generale presso Lazzaro e le sue sorelle a Betania per tutto il tempo che desideravano fermarsi a Gerusalemme.

141:9.2 (1595.6) I discepoli di Giovanni rimasero a Betania al di là del Giordano, insegnando e battezzando le folle, cosicché Gesù era accompagnato soltanto dai dodici quando arrivò a casa di Lazzaro. Qui Gesù e gli apostoli si fermarono per cinque giorni a riposarsi e a ristorarsi prima di andare a Gerusalemme per la Pasqua. Fu un grande avvenimento nella vita di Marta e Maria avere il Maestro ed i suoi apostoli nella casa del loro fratello, dove esse potevano provvedere alle loro necessità.

141:9.3 (1595.7) Domenica mattina 6 aprile Gesù e gli apostoli scesero a Gerusalemme; e questa era la prima volta che il Maestro e i dodici si trovavano là insieme.

Fascicolo 142 - La Pasqua a Gerusalemme

Il Libro di Urantia

Fascicolo 142

La Pasqua a Gerusalemme

142:0.1 (1596.1) DURANTE il mese d’aprile Gesù e gli apostoli lavorarono a Gerusalemme, uscendo dalla città tutte le sere per passare la notte a Betania. Gesù passava una o due notti per settimana a Gerusalemme a casa di Flavio, un Ebreo greco, dove molti eminenti Ebrei venivano in segreto a consultarlo.

142:0.2 (1596.2) Nel corso del primo giorno a Gerusalemme, Gesù fece una breve visita al suo vecchio amico, Anna, un tempo sommo sacerdote e parente di Salomè, moglie di Zebedeo. Anna aveva sentito parlare di Gesù e dei suoi insegnamenti, e quando Gesù si presentò a casa del sommo sacerdote, fu ricevuto con molte riserve. Quando Gesù percepì la freddezza di Anna, si congedò immediatamente, dicendo mentre andava via: “La paura è la principale schiavitù dell’uomo e l’orgoglio la sua gran debolezza; ingannerai te stesso rendendoti schiavo di questi due distruttori della gioia e della libertà?” Ma Anna non rispose nulla. Il Maestro non rivide più Anna fino al momento in cui sedette con suo genero per giudicare il Figlio dell’Uomo.

1. L’insegnamento nel tempio

142:1.1 (1596.3) Per tutto questo mese Gesù o uno degli apostoli insegnarono quotidianamente nel tempio. Quando le folle della Pasqua erano troppo numerose per avere accesso all’insegnamento nel tempio, gli apostoli conducevano molti gruppi d’insegnamento fuori della cinta sacra. Il tema principale del loro messaggio era:

142:1.2 (1596.4) 1. Il regno dei cieli è a portata di mano.

142:1.3 (1596.5) 2. Avendo fede nella paternità di Dio voi potete entrare nel regno dei cieli, divenendo così figli di Dio.

142:1.4 (1596.6) 3. L’amore è la regola di vita nel regno — la devozione suprema a Dio, amando nel contempo il vostro prossimo come voi stessi.

142:1.5 (1596.7) 4. L’obbedienza alla volontà del Padre, che produce i frutti dello spirito nella propria vita personale, è la legge del regno.

142:1.6 (1596.8) Le moltitudini che venivano a celebrare la Pasqua ascoltavano questo insegnamento di Gesù, e centinaia di loro si rallegravano della buona novella. I capi civili e religiosi degli Ebrei cominciarono a preoccuparsi seriamente di Gesù e dei suoi apostoli e discussero tra di loro la condotta da tenere nei loro confronti.

142:1.7 (1596.9) In aggiunta al loro insegnamento nel tempio e nei pressi dello stesso, gli apostoli ed altri credenti erano impegnati a svolgere molto lavoro personale tra le folle della Pasqua. Questi uomini e donne interessati portarono la notizia del messaggio di Gesù da questa celebrazione della Pasqua fino alle parti più lontane dell’Impero Romano ed anche in Oriente. Questo fu l’inizio della diffusione del vangelo del regno nel mondo esterno. L’opera di Gesù non era più limitata alla Palestina.

2. La collera di Dio

142:2.1 (1597.1) C’era a Gerusalemme ad assistere alle festività della Pasqua un certo Giacobbe, un ricco commerciante ebreo di Creta, che venne da Andrea a chiedere di vedere Gesù in privato. Andrea combinò questo incontro segreto con Gesù a casa di Flavio per la sera del giorno successivo. Quest’uomo non riusciva a comprendere gli insegnamenti del Maestro e veniva perché desiderava informarsi più completamente sul regno di Dio. Giacobbe disse a Gesù: “Ma, Rabbi, Mosè e gli antichi profeti ci dicono che Yahweh è un Dio geloso, un Dio di grande collera e d’ira crudele. I profeti dicono che odia i peccatori e si vendica di coloro che non obbediscono alla sua legge. Tu ed i tuoi discepoli c’insegnate che Dio è un Padre compassionevole e buono che ama talmente tutti gli uomini da volerli accogliere in questo nuovo regno dei cieli, che tu proclami essere così vicino.”

142:2.2 (1597.2) Quando Giacobbe ebbe finito di parlare, Gesù rispose: “Giacobbe, tu hai esposto bene gli insegnamenti degli antichi profeti, che istruirono i figli della loro generazione conformemente alla luce del loro tempo. Nostro Padre in Paradiso è immutabile. Ma il concetto della sua natura s’è ampliato ed accresciuto dai giorni di Mosè, attraverso i tempi di Amos e fino alla generazione del profeta Isaia. Ora io sono venuto nella carne per rivelare il Padre in una nuova gloria e per manifestare il suo amore e la sua misericordia a tutti gli uomini su tutti i mondi. Via via che il vangelo di questo regno si diffonderà nel mondo con il suo messaggio d’incoraggiamento e di buona volontà a tutti gli uomini, si stabiliranno maggiori e migliori relazioni tra le famiglie di tutte le nazioni. Con il passare del tempo, i padri ed i loro figli si ameranno di più gli uni con gli altri e saranno così portati ad una migliore comprensione dell’amore del Padre che è nei cieli per i suoi figli sulla terra. Ricordati, Giacobbe, che un padre buono e sincero non solo ama la sua famiglia come un tutto — come una famiglia — ma ama anche veramente e cura affettuosamente ogni singolo membro.”

142:2.3 (1597.3) Dopo una prolungata discussione sul carattere del Padre celeste, Gesù si fermò per dire: “Tu, Giacobbe, essendo padre di una numerosa famiglia, conosci bene la verità delle mie parole.” E Giacobbe disse: “Ma, Maestro, chi ti ha detto che ero il padre di sei figli? Come hai saputo questo sul mio conto?” Ed il Maestro replicò: “Basti dire che il Padre ed il Figlio conoscono ogni cosa, perché in verità essi vedono tutto. Amando i tuoi figli come un padre terreno, tu devi ora accettare come una realtà l’amore del Padre celeste per te — non solo per tutti i figli di Abramo, ma per te, per la tua anima individuale.”

142:2.4 (1597.4) Poi Gesù proseguì a dire: “Quando i tuoi figli sono molto giovani ed immaturi, e devi punirli, essi possono pensare che il loro padre è adirato e pieno di collera risentita. La loro immaturità non permette loro di penetrare al di là della punizione per discernere l’affetto previdente e correttivo del padre. Ma quando questi stessi figli diventano uomini e donne, non sarebbe insensato da parte loro rimanere attaccati a queste antiche e false nozioni sul loro padre? In quanto uomini e donne essi possono ora discernere l’amore del loro padre in tutte queste punizioni di un tempo. E con il passare dei secoli l’umanità non dovrebbe giungere a comprendere meglio la vera natura ed il carattere amorevole del Padre che è nei cieli? Quale profitto trai dall’illuminazione spirituale delle generazioni successive se persisti a vedere Dio come lo videro Mosè ed i profeti? Io ti dico, Giacobbe, che alla brillante luce di quest’ora tu dovresti vedere il Padre come nessuno dei tuoi predecessori l’ha mai visto. E vedendolo così, dovresti rallegrarti di entrare nel regno dove regna un Padre così misericordioso, e dovresti fare in modo che la sua volontà d’amore domini d’ora in poi la tua vita.”

142:2.5 (1598.1) E Giacobbe rispose: “Rabbi, io credo; desidero che tu mi conduca nel regno del Padre.”

3. Il concetto di Dio

142:3.1 (1598.2) I dodici apostoli, la maggior parte dei quali aveva ascoltato questa analisi del carattere di Dio, quella sera posero a Gesù numerose domande sul Padre che è nei cieli. Le risposte del Maestro a queste domande possono essere meglio presentate dal seguente riassunto in termini moderni:

142:3.2 (1598.3) Gesù rimproverò dolcemente i dodici, dicendo in sostanza: non conoscete le tradizioni d’Israele relative alla crescita dell’idea di Yahweh, ed ignorate l’insegnamento delle Scritture concernenti la dottrina di Dio? E poi il Maestro procedette ad istruire gli apostoli sull’evoluzione del concetto di Deità lungo tutto il corso dello sviluppo del popolo ebreo. Egli richiamò l’attenzione sulle seguenti fasi della crescita dell’idea di Dio:

142:3.3 (1598.4) 1. Yahweh — il dio dei clan del Sinai. Questo era il concetto primitivo della Deità che Mosè elevò al livello superiore del Signore Dio d’Israele. Il Padre che è nei cieli non manca mai di accettare l’adorazione sincera dei suoi figli terreni, indipendentemente da quanto grossolano sia il loro concetto della Deità o con quale nome essi simbolizzino la sua natura divina.

142:3.4 (1598.5) 2. L’Altissimo. Questo concetto del Padre celeste fu proclamato da Melchizedek ad Abramo e fu portato lontano da Salem da coloro che credettero successivamente a questa idea ampliata e sviluppata della Deità. Abramo e suo fratello lasciarono Ur a causa dell’istituzione dell’adorazione del sole, e divennero credenti nell’insegnamento di Melchizedek di El Elyon — l’Altissimo Dio. Il loro era un concetto composito di Dio, consistente in un miscuglio di loro antiche idee mesopotamiche e della dottrina dell’Altissimo.

142:3.5 (1598.6) 3. El Shaddai. In quest’epoca remota molti Ebrei adoravano El Shaddai, il concetto egiziano del Dio del cielo, che essi avevano imparato a conoscere durante la loro prigionia nella regione del Nilo. Molto tempo dopo l’epoca di Melchizedek questi tre concetti di Dio si fusero insieme per formare la dottrina della Deità creatrice, il Signore Dio d’Israele.

142:3.6 (1598.7) 4. Elohim. Dai tempi di Adamo l’insegnamento della Trinità del Paradiso è persistito. Non ricordate come le Scritture comincino con l’affermazione che “All’inizio gli Dei crearono i cieli e la terra”? Ciò indica che quando quel passaggio fu redatto, il concetto della Trinità di tre Dei in uno aveva trovato posto nella religione dei nostri antenati.

142:3.7 (1598.8) 5. Il Supremo Yahweh. Ai tempi di Isaia queste credenze su Dio si erano allargate nel concetto di un Creatore Universale che era ad un tempo onnipotente ed infinitamente misericordioso. E questo concetto di Dio in evoluzione ed in ampliamento soppiantò praticamente ogni idea precedente della Deità nella religione dei nostri padri.

142:3.8 (1598.9) 6. Il Padre che è nei cieli. Ed ora noi conosciamo Dio come nostro Padre che è nei cieli. Il nostro insegnamento fornisce una religione in cui il credente è un figlio di Dio. Questa è la buona novella del vangelo del regno dei cieli. Coesistenti con il Padre vi sono il Figlio e lo Spirito, e la rivelazione della natura e del ministero di queste Deità del Paradiso continuerà ad ampliarsi e a risplendere nel corso delle ere senza fine della progressione spirituale eterna dei figli ascendenti di Dio. In ogni tempo e durante tutte le ere l’adorazione sincera di ogni essere umano — per quanto concerne il progresso spirituale individuale — è riconosciuta dallo spirito interiore come un omaggio reso al Padre che è nei cieli.

142:3.9 (1599.1) Mai prima gli apostoli erano stati così scossi come lo furono nell’ascoltare questa esposizione della crescita del concetto di Dio nella mente degli Ebrei delle generazioni precedenti; essi erano troppo sconvolti per porre delle domande. Mentre stavano seduti in silenzio davanti a Gesù, il Maestro proseguì a dire: “Ed avreste conosciuto queste verità se aveste letto le Scritture. Non avete letto in Samuele dov’è detto: ‘E la collera del Signore si accese contro Israele, al punto che egli spinse Davide contro di loro dicendo: va a numerare Israele e Giuda’? E ciò non era strano perché al tempo di Samuele i figli di Abramo credevano veramente che Yahweh creasse sia il bene che il male. Ma quando uno scrittore successivo narrò questi avvenimenti dopo l’ampliamento del concetto ebraico della natura di Dio, non osò attribuire il male a Yahweh, perciò disse: ‘E Satana si elevò contro Israele ed incitò Davide a numerare Israele’. Non riuscite a discernere che questi passaggi delle Scritture mostrano chiaramente come il concetto della natura di Dio continuò a crescere di generazione in generazione?

142:3.10 (1599.2) “Voi avreste anche dovuto discernere la crescita della comprensione della legge divina in perfetta armonia con questi concetti in ampliamento della divinità. Quando i figli d’Israele uscirono dall’Egitto in una data anteriore alla rivelazione ampliata di Yahweh, avevano dieci comandamenti che servirono come loro legge fino al tempo in cui si accamparono davanti al Sinai. E questi dieci comandamenti erano:

142:3.11 (1599.3) “1. Non adorerete nessun altro dio, perché il Signore è un Dio geloso.

142:3.12 (1599.4) “2. Non farete statue fuse di dei.

142:3.13 (1599.5) “3. Non dimenticherete di osservare la festa del pane azzimo.

142:3.14 (1599.6) “4. Di tutti i maschi degli uomini o del bestiame, i primogeniti sono miei, dice il Signore.

142:3.15 (1599.7) “5. Per sei giorni potete lavorare, ma il settimo giorno vi riposerete.

142:3.16 (1599.8) “6. Non mancherete di osservare la festa dei primi frutti e la festa del raccolto alla fine dell’anno.

142:3.17 (1599.9) “7. Non offrirete il sangue di nessun sacrificio con pane lievitato.

142:3.18 (1599.10) “8. Il sacrificio della festa di Pasqua non sarà lasciato sul posto fino al mattino.

142:3.19 (1599.11) “9. Le primizie dei primi frutti della terra le porterete alla casa del Signore vostro Dio.

142:3.20 (1599.12) “10. Non farete bollire un capretto nel latte di sua madre.

142:3.21 (1599.13) “E poi, in mezzo ai lampi e ai tuoni del Sinai, Mosè diede loro i nuovi dieci comandamenti, che ammetterete tutti essere espressioni più degne di accompagnare l’ampliamento dei concetti della Deità di Yahweh. E non avete mai notato la doppia registrazione di questi comandamenti nelle Scritture, dove nel primo caso la liberazione dall’Egitto è data come ragione per osservare il sabato, mentre nella registrazione successiva le credenze religiose in evoluzione dei nostri antenati richiesero che ciò fosse cambiato nel riconoscimento del fatto della creazione come motivo per osservare il sabato?

142:3.22 (1599.14) “E poi vi ricorderete che ancora una volta — al tempo spiritualmente molto più illuminato di Isaia — questi dieci comandamenti negativi furono cambiati nella grande e positiva legge dell’amore, l’ingiunzione di amare Dio sopra ogni cosa ed il vostro prossimo come voi stessi. Ed è questa legge suprema d’amore per Dio e per gli uomini che vi proclamo anch’io come costituente il dovere totale degli uomini.”

142:3.23 (1600.1) E quando ebbe finito di parlare, nessuno gli pose una domanda. Essi andarono a dormire, ciascuno per proprio conto.

4. Flavio e la cultura greca

142:4.1 (1600.2) Flavio, l’Ebreo greco, era un proselito dell’entrata, non essendo stato né circonciso né battezzato; e poiché egli era un grande amante della bellezza nell’arte e nella scultura, la casa che occupava quando soggiornava a Gerusalemme era un edificio bellissimo. Questa casa era squisitamente adorna di tesori senza prezzo che aveva acquistato qua e là nei suoi viaggi per il mondo. Quando pensò per la prima volta d’invitare Gesù a casa sua, egli temé che il Maestro potesse offendersi alla vista di queste cosiddette immagini. Ma Flavio rimase gradevolmente sorpreso quando Gesù entrò in casa, ed invece di rimproverarlo per il possesso di questi supposti oggetti idolatri sparsi per la casa, manifestò grande interesse per l’intera collezione e pose molte domande di apprezzamento su ogni oggetto mentre Flavio lo accompagnava di stanza in stanza, mostrandogli tutte le sue statue favorite.

142:4.2 (1600.3) Il Maestro vide che il suo ospite era sconcertato dal suo atteggiamento favorevole verso l’arte; perciò, quando ebbero finito di visitare l’intera collezione, Gesù disse: “Poiché tu apprezzi la bellezza delle cose create da mio Padre e foggiate dalle mani d’artista dell’uomo, perché ti aspetteresti di essere rimproverato? Per il fatto che Mosè ha cercato un tempo di combattere l’idolatria e l’adorazione di falsi dei, perché tutti gli uomini dovrebbero condannare la riproduzione della grazia e della bellezza? Io ti dico, Flavio, che i figli di Mosè lo hanno frainteso, ed ora trasformano in falsi dei le sue stesse proibizioni di fare statue ed immagini delle cose che sono nei cieli e sulla terra. Ma anche se Mosè ha insegnato tali proibizioni alle menti ottenebrate di quel tempo, che cosa ha a che fare ciò con il nostro tempo nel quale il Padre celeste è rivelato come Sovrano Spirituale universale al di sopra di tutto? Flavio, io dichiaro che nel regno futuro non s’insegnerà più ‘non adorate questo e non adorate quello’; non ci si occuperà più di ordini di astenersi da questo e di badare a non fare quello, ma piuttosto ci si occuperà di un solo dovere supremo. E questo dovere degli uomini è espresso in due grandi privilegi: l’adorazione sincera del Creatore infinito, il Padre del Paradiso, ed il servizio amorevole reso ai propri simili. Se tu ami il tuo prossimo come te stesso, sai realmente di essere un figlio di Dio.

142:4.3 (1600.4) “In un’epoca in cui mio Padre non era ben compreso, Mosè era giustificato nei suoi tentativi di opporsi all’idolatria, ma nell’era futura il Padre sarà stato rivelato nella vita del Figlio; e questa nuova rivelazione di Dio renderà per sempre inutile confondere il Padre Creatore con idoli di pietra o statue d’oro e d’argento. Oramai gli uomini intelligenti possono godere dei tesori dell’arte senza confondere questo apprezzamento materiale della bellezza con l’adorazione ed il servizio del Padre del Paradiso, il Dio di tutte le cose e di tutti gli esseri.”

142:4.4 (1600.5) Flavio credette a tutto ciò che Gesù gli insegnò. Il giorno successivo egli andò a Betania al di là del Giordano e fu battezzato dai discepoli di Giovanni. Ed egli fece questo perché gli apostoli di Gesù non battezzavano ancora i credenti. Quando Flavio ritornò a Gerusalemme diede una grande festa per Gesù ed invitò sessanta dei suoi amici. E molti di questi invitati divennero anch’essi credenti nel messaggio del regno futuro.

5. Il discorso sulla certezza

142:5.1 (1601.1) Uno dei grandi sermoni che Gesù predicò nel tempio durante questa settimana di Pasqua fu in risposta ad una domanda posta da uno dei suoi ascoltatori, un uomo proveniente da Damasco. Quest’uomo chiese a Gesù: “Ma, Rabbi, come sapremo con certezza che tu sei mandato da Dio e che possiamo veramente entrare in questo regno che tu ed i tuoi discepoli proclamate essere a portata di mano?” E Gesù rispose:

142:5.2 (1601.2) “Quanto al mio messaggio e all’insegnamento dei miei discepoli, voi dovreste giudicarli dai loro frutti. Se noi vi proclamiamo le verità dello spirito, lo spirito testimonierà nel vostro cuore che il nostro messaggio è autentico. Quanto al regno e alla vostra certezza di essere accettati dal Padre celeste, permettetemi di chiedere quale padre tra di voi che sia un padre degno e comprensivo lascerebbe suo figlio nell’ansia o nel dubbio riguardo al suo status nella famiglia o alla sua certezza negli affetti del cuore di suo padre? Voi padri terreni provate piacere a torturare i vostri figli con l’incertezza circa la persistenza dell’amore verso di loro nel vostro cuore umano? Nemmeno vostro Padre celeste lascia i suoi figli nati dallo spirito per mezzo della fede nell’incertezza del dubbio sulla loro posizione nel regno. Se voi accettate Dio come vostro Padre, allora certamente ed in verità siete figli di Dio. E se siete figli, allora siete certi della posizione e della condizione di tutto ciò che concerne la filiazione divina ed eterna. Se credete alla mie parole, credete per ciò stesso in Colui che mi ha mandato, e credendo in tal modo nel Padre avete reso certo il vostro status nella cittadinanza celeste. Se fate la volontà del Padre che è nei cieli non mancherete mai di raggiungere la vita eterna di progresso nel regno divino.

142:5.3 (1601.3) “Lo Spirito Supremo testimonierà con il vostro spirito che voi siete veramente figli di Dio. E se siete figli di Dio, allora siete nati dallo spirito di Dio; e chiunque è nato dallo spirito ha in se stesso il potere di vincere tutti i dubbi; e questa è la vittoria che trionfa su tutte le incertezze, la vostra fede stessa.

142:5.4 (1601.4) “Disse il profeta Isaia, parlando di questi tempi: ‘Quando lo spirito sarà sparso su di noi dall’alto, allora l’opera di rettitudine diventerà pace, tranquillità e certezza per sempre.’ E per tutti coloro che credono veramente a questo vangelo, io diverrò la garanzia del loro accoglimento nella misericordia eterna e nella vita perpetua del regno di mio Padre. Voi, allora, che ascoltate questo messaggio e che credete a questo vangelo del regno siete figli di Dio ed avete la vita eterna; e la prova per tutto il mondo che siete nati dallo spirito è che vi amate sinceramente gli uni con gli altri.”

142:5.5 (1601.5) La folla di ascoltatori rimase molte ore con Gesù, ponendogli delle domande ed ascoltando con attenzione le sue risposte incoraggianti. Anche gli apostoli furono stimolati dall’insegnamento di Gesù a predicare il vangelo del regno con più forza e sicurezza. Questa esperienza a Gerusalemme fu una grande ispirazione per i dodici. Era il loro primo contatto con folle così enormi, ed impararono molte valide lezioni che furono di grande aiuto nel loro lavoro successivo.

6. L’incontro con Nicodemo

142:6.1 (1601.6) Una sera a casa di Flavio venne a trovare Gesù un certo Nicodemo, un ricco ed anziano membro del Sinedrio ebreo. Egli aveva sentito parlare molto degli insegnamenti di questo Galileo, e così un pomeriggio andò ad ascoltarlo mentre insegnava nei cortili del tempio. Egli avrebbe voluto andare spesso ad ascoltare Gesù che insegnava, ma temeva di essere visto dalla gente che assisteva al suo insegnamento, poiché i capi degli Ebrei erano già talmente in disaccordo con Gesù che nessun membro del Sinedrio avrebbe voluto essere identificato apertamente in alcun modo con lui. Di conseguenza, Nicodemo aveva preso accordi con Andrea per vedere Gesù in privato e dopo l’imbrunire di questa sera stessa. Pietro, Giacomo e Giovanni erano nel giardino di Flavio quando cominciò l’incontro, ma più tardi essi entrarono tutti in casa dove la conversazione proseguì.

142:6.2 (1602.1) Ricevendo Nicodemo, Gesù non mostrò particolare deferenza; parlando con lui non vi fu né compromesso né tentativo inopportuno di persuasione. Il Maestro non tentò minimamente di respingere il suo visitatore segreto, né fu sarcastico. In tutti i suoi rapporti con il distinto ospite, Gesù fu calmo, serio e solenne. Nicodemo non era un delegato ufficiale del Sinedrio; egli veniva a far visita a Gesù essenzialmente a causa del suo personale e sincero interesse nell’insegnamento del Maestro.

142:6.3 (1602.2) Dopo essere stato presentato da Flavio, Nicodemo disse: “Rabbi, noi sappiamo che tu sei un istruttore inviato da Dio, perché nessun semplice uomo potrebbe insegnare in questo modo se Dio non fosse con lui. Ed io desidero conoscere di più sui tuoi insegnamenti circa il regno futuro.”

142:6.4 (1602.3) Gesù rispose a Nicodemo: “In verità, in verità ti dico, Nicodemo, a meno che un uomo non nasca dall’alto, non può vedere il regno di Dio.” Allora Nicodemo rispose: “Ma come può un uomo nascere di nuovo quando è vecchio? Egli non può entrare una seconda volta nel grembo di sua madre per nascere.”

142:6.5 (1602.4) Gesù disse: “Nondimeno io ti dichiaro, a meno che un uomo non nasca dallo spirito, non può entrare nel regno di Dio. Ciò che è nato dalla carne è carne, e ciò che è nato dallo spirito è spirito. Ma non ti dovresti meravigliare che io dica che si deve nascere dall’alto. Quando il vento soffia si ode lo stormire delle foglie, ma non si vede il vento — né da dove viene né dove va — ed è così per chiunque è nato dallo spirito. Con gli occhi della carne si possono vedere le manifestazioni dello spirito, ma non si può discernere effettivamente lo spirito.”

142:6.6 (1602.5) Nicodemo rispose: “Ma io non capisco — come può avvenire questo?” Gesù disse: “È possibile che tu sia un insegnante in Israele e che ignori tutto ciò? Diviene dunque dovere di coloro che conoscono le realtà dello spirito rivelare queste cose a coloro che discernono soltanto le manifestazioni del mondo materiale. Ma tu ci crederai se ti parliamo delle verità celesti? Hai il coraggio, Nicodemo, di credere in uno che è disceso dal cielo, il Figlio dell’Uomo stesso?”

142:6.7 (1602.6) E Nicodemo disse: “Ma come posso cominciare a comprendere questo spirito che deve ricrearmi in preparazione dell’entrata nel regno? Gesù rispose: “Lo spirito del Padre che è nei cieli abita già in te. Se accetterai di essere guidato da questo spirito dell’alto, comincerai molto presto a vedere con gli occhi dello spirito, e poi grazie alla libera scelta del governo dello spirito nascerai dallo spirito, poiché il solo scopo della tua vita sarà di fare la volontà di tuo Padre che è nei cieli. E trovandoti così nato dallo spirito e felicemente nel regno di Dio, comincerai a produrre nella tua vita quotidiana gli abbondanti frutti dello spirito.”

142:6.8 (1602.7) Nicodemo era veramente sincero. Egli fu profondamente colpito, ma ripartì disorientato. Nicodemo era completo quanto al proprio sviluppo, al controllo di se stesso, ed anche quanto ad alte qualità morali. Egli era raffinato, egocentrico ed altruista; ma non sapeva come sottomettere la sua volontà alla volontà del Padre divino, come un bambino accetta di sottomettersi al governo e alla guida di un padre terreno saggio e amorevole, divenendo così in realtà un figlio di Dio, un erede progressivo del regno eterno.

142:6.9 (1603.1) Ma Nicodemo raccolse abbastanza fede da impossessarsi del regno. Egli protestò debolmente quando i suoi colleghi del Sinedrio cercarono di condannare Gesù senza ascoltarlo; e con Giuseppe d’Arimatea confessò più tardi coraggiosamente la sua fede e reclamò il corpo di Gesù, proprio quando la maggior parte dei discepoli erano fuggiti terrorizzati dalla scena della sofferenza e della morte finale del loro Maestro.

7. La lezione sulla famiglia

142:7.1 (1603.2) Dopo l’intenso periodo d’insegnamento e di lavoro personale della settimana di Pasqua a Gerusalemme, Gesù trascorse il mercoledì seguente a Betania con i suoi apostoli per riposarsi. Quel pomeriggio Tommaso pose una domanda che provocò una lunga ed istruttiva risposta. Disse Tommaso: “Maestro, il giorno in cui siamo stati scelti come ambasciatori del regno ci hai detto molte cose, ci hai istruiti sul nostro modo personale di vivere, ma che cosa insegneremo noi alle folle? Come dovranno vivere queste persone dopo che il regno si sarà maggiormente manifestato? I tuoi discepoli avranno propri schiavi? I tuoi credenti cercheranno la povertà e fuggiranno la giustizia? La misericordia sarà la sola a prevalere in modo che non avremo più né leggi né tribunali?” Gesù e i dodici trascorsero tutto il pomeriggio e tutta quella sera, dopo la cena, a discutere le domande di Tommaso. Ai fini di questa esposizione, presentiamo il seguente riassunto delle istruzioni del Maestro:

142:7.2 (1603.3) Gesù cercò in primo luogo di spiegare ai suoi apostoli che egli stava vivendo sulla terra una vita unica nella carne, e che essi, i dodici, erano stati chiamati a partecipare a questa esperienza di conferimento del Figlio dell’Uomo; ed in tale qualità di collaboratori anch’essi dovevano condividere molte delle restrizioni e degli obblighi speciali dell’intera esperienza del conferimento. Vi fu un velato accenno al fatto che il Figlio dell’Uomo era la sola persona mai vissuta sulla terra che poteva simultaneamente vedere nel cuore stesso di Dio e nelle profondità dell’anima umana.

142:7.3 (1603.4) Gesù spiegò molto chiaramente che il regno dei cieli era un’esperienza evoluzionaria, che cominciava qui sulla terra e progrediva attraverso tappe di vita successive fino al Paradiso. Nel corso della sera egli affermò in modo preciso che ad un certo stadio futuro dello sviluppo del regno egli sarebbe ritornato su questo mondo in potenza spirituale e gloria divina.

142:7.4 (1603.5) Egli chiarì poi che “l’idea del regno” non era il modo migliore per illustrare la relazione dell’uomo con Dio; che egli impiegava queste figure retoriche perché il popolo ebreo era in attesa del regno e perché Giovanni aveva predicato in termini del regno futuro. Gesù disse: “Le persone di un’altra epoca comprenderanno meglio il vangelo del regno quando sarà presentato in termini che esprimono le relazioni di famiglia — quando l’uomo comprenderà la religione come l’insegnamento della paternità di Dio e della fratellanza dell’uomo, la filiazione con Dio.” Poi il Maestro parlò abbastanza a lungo della famiglia terrena come di un’illustrazione della famiglia celeste, ripetendo le due leggi fondamentali della vita: il primo comandamento d’amore per il padre, il capo della famiglia, ed il secondo comandamento d’amore reciproco tra i figli, amare tuo fratello come te stesso. E spiegò poi che questa qualità d’affetto fraterno si sarebbe invariabilmente manifestata nel servizio sociale amorevole e disinteressato.

142:7.5 (1603.6) Seguì poi la memorabile discussione sulle caratteristiche fondamentali della vita di famiglia e sulla loro applicazione alle relazioni esistenti tra Dio e l’uomo. Gesù affermò che una vera famiglia si fonda sui sette fatti seguenti:

142:7.6 (1604.1) 1. La realtà dell’esistenza. Le relazioni naturali ed i fenomeni di somiglianza fisica sono legati alla famiglia: i figli ereditano certi tratti dei genitori. I figli hanno origine dai genitori; l’esistenza della personalità dipende dall’atto del genitore. La relazione tra padre e figlio è inerente a tutta la natura e pervade tutte le esistenze viventi.

142:7.7 (1604.2) 2. Sicurezza e diletto. I veri padri provano grande piacere nel provvedere ai bisogni dei loro figli. Molti padri non si accontentano di fornire il semplice necessario ai loro figli, ma amano anche provvedere ai loro piaceri.

142:7.8 (1604.3) 3. Istruzione ed apprendistato. I padri saggi fanno dei piani accurati per l’istruzione e l’adeguato apprendistato dei loro figli e delle loro figlie. Da giovani essi vengono preparati alle responsabilità più grandi della vita successiva.

142:7.9 (1604.4) 4. Disciplina e limitazioni. I padri previdenti provvedono anche per la disciplina, il governo, la correzione e talvolta per le limitazioni necessarie alla loro giovane ed immatura discendenza.

142:7.10 (1604.5) 5. Cameratismo e lealtà. Il padre affettuoso intrattiene rapporti intimi ed amorevoli con i suoi figli. Il suo orecchio è sempre aperto alle loro richieste; egli è sempre pronto a condividere le loro sofferenze e ad aiutarli nelle loro difficoltà. Il padre è supremamente interessato al benessere progressivo della sua progenie.

142:7.11 (1604.6) 6. Amore e misericordia. Un padre compassionevole perdona generosamente; i padri non nutrono idee di vendetta contro i loro figli. I padri non sono simili né a dei giudici, né a dei nemici, né a dei creditori. Le vere famiglie sono costruite sulla tolleranza, la pazienza ed il perdono.

142:7.12 (1604.7) 7. Disposizioni per il futuro. I padri temporali amano lasciare un’eredità ai loro figli. La famiglia continua da una generazione all’altra. La morte mette fine ad una generazione soltanto per segnare l’inizio di un’altra. La morte pone termine ad una vita individuale, ma non necessariamente alla famiglia.

142:7.13 (1604.8) Per ore il Maestro discusse l’applicazione di questi aspetti della vita familiare alle relazioni dell’uomo, il figlio terreno, con Dio, il Padre del Paradiso. E questa fu la sua conclusione: “Io conosco alla perfezione l’intera relazione di un figlio con il Padre, perché ho raggiunto ora tutto quello che voi dovrete conseguire circa la filiazione nell’eterno futuro. Il Figlio dell’Uomo è pronto ad ascendere alla destra del Padre, cosicché in me la via ora aperta è ancora più spaziosa perché tutti voi vediate Dio e, prima che abbiate terminato la gloriosa progressione, diveniate perfetti, come vostro Padre nei cieli è perfetto.”

142:7.14 (1604.9) Quando gli apostoli udirono queste sorprendenti parole, si ricordarono le dichiarazioni che Giovanni fece al momento del battesimo di Gesù, e conservarono così un ricordo molto vivo di questa esperienza in connessione con la loro predicazione ed il loro insegnamento dopo la morte e la risurrezione del Maestro.

142:7.15 (1604.10) Gesù è un Figlio divino, uno che è nella piena fiducia del Padre Universale. Egli era stato con il Padre e lo aveva compreso pienamente. Ora aveva vissuto la sua vita terrena con piena soddisfazione del Padre, e questa incarnazione nella carne gli aveva permesso di comprendere pienamente l’uomo. Gesù era la perfezione dell’uomo; egli aveva raggiunto proprio quella perfezione che tutti i veri credenti sono destinati a raggiungere in lui e per mezzo di lui. Gesù rivelò un Dio di perfezione all’uomo e presentò con se stesso il figlio perfezionato dei regni a Dio.

142:7.16 (1605.1) Sebbene Gesù avesse parlato per parecchie ore, Tommaso non era ancora soddisfatto, perché disse: “Ma, Maestro, noi non troviamo che il Padre che è nei cieli ci tratti sempre con bontà e misericordia. Molte volte noi soffriamo terribilmente sulla terra, e non sempre le nostre preghiere sono esaudite. In che cosa non riusciamo a comprendere il significato del tuo insegnamento?”

142:7.17 (1605.2) Gesù replicò: “Tommaso, Tommaso, quanto tempo ci vorrà prima che tu acquisisca la capacità di ascoltare con l’orecchio dello spirito? Quanto tempo passerà prima che tu capisca che questo regno è un regno spirituale e che mio Padre è anch’esso un essere spirituale? Non comprendi che vi sto istruendo come dei figli spirituali nella famiglia spirituale dei cieli, il cui padre che è a capo è uno spirito infinito ed eterno? Non mi permetterai di utilizzare la famiglia terrena come illustrazione delle relazioni divine senza applicare così alla lettera il mio insegnamento agli affari materiali? Non riesci a separare nella tua mente le realtà spirituali del regno dai problemi materiali, sociali, economici e politici di quest’epoca? Quando parlo il linguaggio dello spirito perché insisti a tradurre il mio proposito nel linguaggio della carne, semplicemente perché mi permetto d’impiegare comparazioni fisiche e correnti per fornire degli esempi? Figli miei, vi supplico di cessare di applicare l’insegnamento del regno dello spirito ai meschini affari di schiavitù, di povertà, di case e di terre, ed ai problemi materiali di equità e di giustizia umane. Queste materie temporali riguardano gli uomini di questo mondo, e benché in qualche modo riguardino tutti gli uomini, voi siete stati chiamati a rappresentarmi nel mondo come io rappresento mio Padre. Voi siete gli ambasciatori spirituali di un regno spirituale, i rappresentanti speciali del Padre spirituale. In questo momento dovrebbe già essermi possibile istruirvi come uomini maturi del regno dello spirito. Dovrò sempre rivolgermi a voi soltanto come a dei bambini? Non crescerete mai in percezione spirituale? Ciononostante io vi amo e vi sopporterò, anche fino al termine della nostra associazione nella carne. Ed anche allora il mio spirito vi precederà nel mondo intero.”

8. Nella Giudea meridionale

142:8.1 (1605.3) Alla fine di aprile l’opposizione contro Gesù tra i Farisei ed i Sadducei era divenuta così accentuata che il Maestro ed i suoi apostoli decisero di lasciare Gerusalemme per qualche tempo e di andare verso sud a lavorare a Betlemme e ad Hebron. Tutto il mese di maggio fu impiegato nello svolgimento del lavoro personale in queste città e tra gli abitanti dei villaggi circostanti. Nessuna predicazione pubblica fu fatta durante questo giro, solo delle visite di casa in casa. Una parte di questo tempo, mentre gli apostoli insegnavano il vangelo e curavano gli ammalati, Gesù ed Abner la passarono ad Engaddi, a visitare la colonia nazirea. Giovanni il Battista era partito da questo posto e Abner era stato capo di questo gruppo. Molti membri della confraternita nazirea divennero credenti in Gesù, ma la maggior parte di questi uomini ascetici ed eccentrici rifiutò di accettarlo come un maestro inviato dal cielo perché non insegnava né il digiuno né altre forme di astinenza.

142:8.2 (1605.4) Gli abitanti di questa regione non sapevano che Gesù era nato a Betlemme. Essi supponevano sempre, come la maggior parte dei suoi discepoli, che il Maestro fosse nato a Nazaret, ma i dodici apostoli conoscevano i fatti.

142:8.3 (1605.5) Questo soggiorno nel sud della Giudea fu un periodo di lavoro fruttifero e riposante; molte anime furono aggiunte al regno. Ai primi di giugno l’agitazione contro Gesù si era talmente calmata a Gerusalemme che il Maestro e gli apostoli vi ritornarono per istruire e confortare i credenti.

142:8.4 (1606.1) Sebbene Gesù e gli apostoli avessero passato tutto il mese di giugno a Gerusalemme o nelle vicinanze, non insegnarono pubblicamente durante questo periodo. Essi vissero per la maggior parte del tempo sotto delle tende, che piantavano in un parco ombreggiato, o giardino, conosciuto in quel tempo con il nome di Getsemani. Questo parco era situato sulla pendice occidentale del Monte degli Olivi, non lontano dal torrente Cedron. Essi trascorrevano generalmente i sabati di fine settimana con Lazzaro e le sue sorelle a Betania. Gesù entrò soltanto poche volte all’interno delle mura di Gerusalemme, ma un gran numero di cercatori interessati andarono al Getsemani per intrattenersi con lui. Un venerdì sera Nicodemo ed un certo Giuseppe d’Arimatea si avventurarono a rendere visita a Gesù, ma tornarono indietro per la paura dopo essere arrivati davanti all’entrata della tenda del Maestro. E, certamente, essi non percepirono che Gesù conosceva tutto quello che facevano.

142:8.5 (1606.2) Quando i dirigenti ebrei seppero che Gesù era ritornato a Gerusalemme, si prepararono ad arrestarlo; ma quando notarono che egli non faceva delle predicazioni pubbliche, conclusero che era stato spaventato dalla loro reazione precedente e decisero di lasciarlo proseguire il suo insegnamento in questa forma privata senza più molestarlo. E gli affari continuarono così tranquillamente fino agli ultimi giorni di giugno, quando un certo Simone, un membro del Sinedrio, abbracciò pubblicamente gli insegnamenti di Gesù dopo averlo annunciato ai capi degli Ebrei. Immediatamente sorse una nuova agitazione per arrestare Gesù, e divenne così forte che il Maestro decise di ritirarsi nelle città della Samaria e della Decapoli.

Fascicolo 143 - La traversata della Samaria

Il Libro di Urantia

Fascicolo 143

La traversata della Samaria

143:0.1 (1607.1) ALLA fine di giugno dell’anno 27 d.C., a causa della crescente opposizione dei capi religiosi ebrei, Gesù e i dodici partirono da Gerusalemme dopo aver inviato le loro tende ed i loro pochi effetti personali perché fossero custoditi a casa di Lazzaro a Betania. Andando verso nord in Samaria essi si fermarono il sabato a Betel. Qui predicarono per parecchi giorni alla gente che veniva da Gofna e da Efraim. Un gruppo di cittadini di Arimatea e di Tamna venne ad invitare Gesù a visitare i loro villaggi. Il Maestro ed i suoi apostoli trascorsero più di due settimane ad istruire gli Ebrei ed i Samaritani di questa regione, molti dei quali provenivano da luoghi molto lontani come Antipatride per ascoltare la buona novella del regno.

143:0.2 (1607.2) La popolazione della Samaria meridionale ascoltò Gesù con gioia, e gli apostoli, ad eccezione di Giuda Iscariota, riuscirono a vincere gran parte dei loro pregiudizi verso i Samaritani. Era molto difficile per Giuda amare questi Samaritani. L’ultima settimana di luglio Gesù ed i suoi associati si prepararono a partire per le nuove città greche di Fasaelide e di Archelaide vicine al Giordano.

1. La predicazione ad Archelaide

143:1.1 (1607.3) Nella prima metà del mese d’agosto il gruppo apostolico stabilì il suo quartier generale nelle città greche di Archelaide e di Fasaelide, dove essi fecero la loro prima esperienza predicando a delle assemblee composte quasi esclusivamente da Gentili — Greci, Romani e Siriani — poiché pochi Ebrei abitavano in queste due città greche. Nei contatti con questi cittadini romani, gli apostoli incontrarono nuove difficoltà nella proclamazione del messaggio del regno futuro, e s’imbatterono in nuove obiezioni agli insegnamenti di Gesù. In una delle numerose riunioni della sera con i suoi apostoli, Gesù ascoltò attentamente queste obiezioni al vangelo del regno via via che i dodici riferivano le loro esperienze con i soggetti del loro lavoro personale.

143:1.2 (1607.4) Una domanda posta da Filippo era tipica delle loro difficoltà. Disse Filippo: “Maestro, questi Greci e Romani prendono alla leggera il nostro messaggio, affermando che questi insegnamenti sono adatti soltanto ai deboli e agli schiavi. Essi asseriscono che la religione dei pagani è superiore al nostro insegnamento perché ispira l’acquisizione di un carattere forte, robusto e grintoso. Essi affermano che noi vorremmo convertire tutti gli uomini in deboli esemplari di passivi non oppositori che scomparirebbero subito dalla faccia della terra. Essi ti amano, Maestro, ed ammettono francamente che il tuo insegnamento è celeste ed ideale, ma rifiutano di prenderci sul serio. Essi affermano che la tua religione non è per questo mondo; che gli uomini non possono vivere secondo il tuo insegnamento. Ed ora, Maestro, che cosa diremo a questi Gentili?”

143:1.3 (1607.5) Dopo che Gesù ebbe ascoltato obiezioni simili al vangelo del regno presentate da Tommaso, Natanaele, Simone Zelota e Matteo, disse ai dodici:

143:1.4 (1608.1) “Io sono venuto in questo mondo per fare la volontà di mio Padre e per rivelare il suo carattere amorevole a tutta l’umanità. Questa, fratelli miei, è la mia missione. E solo questa cosa farò senza preoccuparmi del travisamento dei miei insegnamenti da parte degli Ebrei e dei Gentili di questo tempo o di un’altra generazione. Ma voi non dovreste lasciarvi sfuggire il fatto che anche l’amore divino ha le sue severe discipline. L’amore di un padre per suo figlio obbliga spesso il padre a frenare gli atti insensati della sua avventata discendenza. Il figlio non sempre comprende i motivi saggi ed affettuosi della restrittiva disciplina del padre. Ma io vi dichiaro che mio Padre in Paradiso governa un universo di universi con l’irresistibile potere del suo amore. L’amore è la più grande di tutte le realtà spirituali. La verità è una rivelazione liberatrice, ma l’amore è la relazione suprema. E qualunque grave errore commettano i vostri simili nell’amministrazione attuale del mondo, in un’epoca futura il vangelo che io vi proclamo governerà questo stesso mondo. Lo scopo ultimo del progresso umano è il riverente riconoscimento della paternità di Dio e la materializzazione amorevole della fratellanza degli uomini.

143:1.5 (1608.2) “Ma chi vi ha detto che il mio vangelo era destinato solo agli schiavi e ai deboli? Voi, miei apostoli scelti, assomigliate a dei deboli? Giovanni aveva l’aspetto di un debole? Notate che io sia schiavo della paura? È vero, i poveri e gli oppressi di questa generazione hanno il vangelo predicato per loro. Le religioni di questo mondo hanno dimenticato i poveri, ma mio Padre non fa eccezione di persone. Inoltre i poveri di questo tempo sono i primi a prestare attenzione all’invito al pentimento e all’accettazione della filiazione. Il vangelo del regno deve essere predicato a tutti gli uomini — Ebrei e Gentili, Greci e Romani, ricchi e poveri, liberi e schiavi — ed egualmente ai giovani e ai vecchi, ai maschi e alle femmine.

143:1.6 (1608.3) “Perché mio Padre è un Dio d’amore e si compiace di praticare la misericordia, non imbevetevi dell’idea che il servizio del regno sia di una facilità monotona. L’ascensione al Paradiso è l’avventura suprema di tutti i tempi, la dura conquista dell’eternità. Il servizio del regno sulla terra farà appello a tutta la coraggiosa virilità che voi ed i vostri collaboratori potrete radunare. Molti di voi saranno messi a morte per la vostra fedeltà al vangelo di questo regno. È facile morire sul fronte di una battaglia fisica, quando il vostro coraggio è rafforzato dalla presenza dei vostri compagni di battaglia, ma ci vuole una forma più elevata e profonda di coraggio e di devozione umani per donare la propria vita, serenamente e tutti soli, per l’amore di una verità custodita nel vostro cuore mortale.

143:1.7 (1608.4) “Oggi i non credenti possono rimproverarvi di predicare un vangelo di non resistenza e di vivere delle vite di non violenza, ma voi siete i primi volontari di una lunga lista di credenti sinceri nel vangelo di questo regno che stupiranno tutta l’umanità con la loro eroica devozione a questi insegnamenti. Nessun esercito del mondo ha mai mostrato più coraggio e audacia di quelli che saranno mostrati da voi e dai vostri leali successori andando per tutto il mondo a proclamare la buona novella — la paternità di Dio e la fratellanza degli uomini. Il coraggio della carne è la forma più bassa di audacia. L’audacia mentale è un tipo più elevato di coraggio umano, ma il coraggio più elevato e supremo è la fedeltà inflessibile alle illuminate convinzioni delle profonde realtà spirituali. Un tale coraggio costituisce l’eroismo degli uomini che conoscono Dio. E voi siete tutti degli uomini che conoscono Dio; voi siete in verità gli associati personali del Figlio dell’Uomo.”

143:1.8 (1608.5) Questo non fu tutto ciò che Gesù disse in quell’occasione, ma è l’introduzione del suo discorso; ed egli proseguì dilungandosi nell’amplificazione e nell’illustrazione di questa dichiarazione. Questo fu uno dei più appassionati discorsi che Gesù abbia mai rivolto ai dodici. Il Maestro parlava raramente ai suoi apostoli con evidente forte sentimento, ma questa fu una di quelle rare occasioni in cui egli parlò con manifesta gravità, accompagnata da una marcata emozione.

143:1.9 (1609.1) Il risultato sulla predicazione pubblica e sul ministero personale degli apostoli fu immediato; da quello stesso giorno il loro messaggio prese un nuovo tono di coraggiosa padronanza. I dodici continuarono ad acquisire lo spirito di dinamicità positiva del nuovo vangelo del regno. Da questo giorno in poi essi non si occuparono più tanto della predicazione delle virtù negative e delle ingiunzioni passive del poliedrico insegnamento del loro Maestro.

2. La lezione sulla padronanza di se stessi

143:2.1 (1609.2) Il Maestro era un esemplare perfezionato dell’umana padronanza di sé. Quando fu insultato, non insultò; quando soffrì, non profferì alcuna minaccia contro i suoi tormentatori; quando fu accusato dai suoi nemici, si rimise semplicemente al giusto giudizio del Padre che è nei cieli.

143:2.2 (1609.3) In una delle riunioni serali, Andrea chiese a Gesù: “Maestro, dobbiamo praticare la rinuncia a sé come Giovanni ci ha insegnato, o dobbiamo sforzarci di ottenere la padronanza di sé come tu insegni? In che cosa il tuo insegnamento differisce da quello di Giovanni?” Gesù rispose: “Giovanni in verità vi ha insegnato la via della rettitudine in conformità all’illuminazione e alle leggi dei suoi padri, e quella era la religione dell’esame di coscienza e della rinuncia a sé. Ma io vengo con un nuovo messaggio di dimenticanza di se stessi e di padronanza di se stessi. Io vi mostro la via della vita come mi è stata rivelata da mio Padre che è nei cieli.

143:2.3 (1609.4) “In verità, in verità vi dico, chi governa il proprio io è più grande di colui che conquista una città. La padronanza di sé è la misura della natura morale di un uomo e l’indice del suo sviluppo spirituale. Nell’antico ordine voi digiunavate e pregavate; come nuove creature della rinascita dello spirito vi viene insegnato di credere e di gioire. Nel regno del Padre voi diverrete delle creature nuove; le vecchie cose devono scomparire; ecco, io vi mostro come ogni cosa deve diventare nuova. E per mezzo del vostro amore reciproco voi convincerete il mondo che siete passati dalla schiavitù alla libertà, dalla morte alla vita eterna.

143:2.4 (1609.5) “Con il vecchio metodo voi cercate di sopprimere, di obbedire e di conformarvi alle regole della vita; con il nuovo metodo siete prima trasformati dallo Spirito della Verità e con ciò fortificati nella profondità della vostra anima dal costante rinnovamento spirituale della vostra mente, e così siete dotati del potere di compiere con certezza e gioia la benevola, accettabile e perfetta volontà di Dio. Non dimenticate — è la vostra fede personale nelle promesse estremamente grandi e preziose di Dio che vi assicura che diverrete partecipi della natura divina. Così, per mezzo della vostra fede e della trasformazione dello spirito, voi divenite realmente i templi di Dio, ed il suo spirito abita effettivamente in voi. Se, dunque, lo spirito abita in voi, non siete più schiavi della carne, ma liberi ed emancipati figli dello spirito. La nuova legge dello spirito vi dota della libertà dovuta alla padronanza di sé al posto della vecchia legge della paura dell’essere schiavi di sé e della schiavitù della rinuncia a sé.

143:2.5 (1609.6) “Molte volte, quando avete agito male, avete pensato di attribuire la responsabilità dei vostri atti all’influenza del maligno, mentre in realtà vi siete lasciati sviare dalle vostre stesse tendenze naturali. Il profeta Geremia non vi ha detto molto tempo fa che il cuore umano è più ingannevole d’ogni cosa e talvolta anche disperatamente perverso? Come vi è facile ingannare voi stessi e cadere così in sciocchi timori, in vari desideri smodati, in piaceri schiavizzanti, nella malignità, nell’invidia ed anche nell’odio vendicativo!

143:2.6 (1610.1) “La salvezza avviene con la rigenerazione dello spirito e non con le azioni ipocrite della carne. Voi siete giustificati dalla fede ed ammessi alla comunione dalla grazia, non dalla paura e dalla rinuncia a sé della carne, sebbene i figli del Padre che sono nati dallo spirito siano costantemente padroni di sé e di tutto ciò che concerne i desideri della carne. Quando voi sapete che siete salvati dalla fede, siete realmente in pace con Dio. E tutti coloro che seguono la via di questa pace celeste sono destinati ad essere santificati nel servizio eterno dei figli in continua progressione del Dio eterno. D’ora in avanti non è più un dovere, ma piuttosto un vostro alto privilegio purificarvi da tutti i mali della mente e del corpo mentre cercate la perfezione nell’amore di Dio.

143:2.7 (1610.2) “La vostra filiazione è basata sulla fede e voi dovete rimanere insensibili alla paura. La vostra gioia è nata dalla fiducia nella parola divina e non sarete quindi portati a dubitare della realtà dell’amore e della misericordia del Padre. È la bontà stessa di Dio che conduce gli uomini ad un pentimento sincero ed autentico. Il segreto della padronanza di sé è legato alla vostra fede nello spirito che vi abita e che opera sempre con amore. Anche questa fede salvifica non l’avete da voi stessi; anch’essa è un dono di Dio. E se voi siete i figli di questa fede vivente, non siete più gli schiavi del vostro io, ma piuttosto i padroni trionfanti di voi stessi, gli emancipati figli di Dio.

143:2.8 (1610.3) “Se dunque, figli miei, siete nati dallo spirito, siete liberati per sempre dalla schiavitù autocosciente di una vita di rinuncia di sé e di controllo dei desideri della carne, e siete trasferiti nel regno gioioso dello spirito, dal quale producete spontaneamente i frutti nella vostra vita quotidiana. Ed i frutti dello spirito sono l’essenza del tipo più elevato di piacevole e nobilitante autocontrollo, persino il più alto grado di realizzazione mortale terrena — la vera padronanza di sé.”

3. Divertimento e svago

143:3.1 (1610.4) In questo periodo uno stato di grande tensione nervosa ed emotiva si sviluppò tra gli apostoli ed i loro immediati discepoli associati. Essi non erano abituati a vivere e a lavorare insieme. Incontravano crescenti difficoltà nel mantenere relazioni armoniose con i discepoli di Giovanni. Il contatto con i Gentili e i Samaritani era una grande prova per questi Ebrei. In aggiunta a tutto ciò, le recenti affermazioni di Gesù avevano accresciuto lo stato di confusione nella loro mente. Andrea era quasi fuori di sé; non sapeva più che cosa fare, e così andò dal Maestro con i suoi problemi e le sue perplessità. Quando Gesù ebbe ascoltato il capo apostolico esporre le sue difficoltà, disse: “Andrea, tu non puoi distogliere gli uomini dalle loro perplessità quando raggiungono un tale stato di coinvolgimento e quando sono implicate così tante persone con forti sentimenti. Io non posso fare quello che mi chiedi — non m’intrometterò in queste difficoltà sociali personali — ma mi unirò a voi per godere di un periodo di tre giorni di riposo e di distensione. Vai dai tuoi fratelli e annuncia loro che verrete tutti con me sul Monte Sartaba, dove desidero riposare per un giorno o due.

143:3.2 (1610.5) “Ora dovresti andare da ciascuno dei tuoi undici fratelli e parlare con loro privatamente, dicendo: ‘Il Maestro desidera che andiamo da soli con lui per un periodo di riposo e di distensione. Poiché abbiamo tutti sperimentato recentemente molte contrarietà di spirito e tensioni mentali, suggerisco che non sia fatta alcuna menzione delle nostre prove e difficoltà durante questa vacanza. Posso contare sulla tua collaborazione in questa faccenda?’ Avvicina in questo modo privatamente e personalmente ciascuno dei tuoi fratelli.” E Andrea fece come il Maestro gli aveva ordinato.

143:3.3 (1611.1) Questo fu un meraviglioso avvenimento nell’esperienza di ciascuno di loro; essi non dimenticarono mai il giorno in cui salirono in montagna. Per l’intero tragitto non fu detta una parola sulle loro difficoltà. Dopo aver raggiunto la sommità della montagna, Gesù li fece sedere attorno a sé e disse: “Fratelli miei, dovete imparare tutti il valore del riposo e l’efficacia della distensione. Dovete comprendere che il modo migliore di risolvere certi problemi ingarbugliati è quello di lasciarli da parte per qualche tempo. Poi, quando tornerete rinfrancati dal vostro riposo o dalla vostra adorazione, sarete in grado di affrontare le vostre difficoltà con una mente più chiara ed una mano più ferma, per non dire con un cuore più risoluto. Inoltre, molte volte il vostro problema ha assunto proporzioni minori mentre riposavate la vostra mente ed il vostro corpo.”

143:3.4 (1611.2) Il giorno successivo Gesù assegnò a ciascuno dei dodici un tema di discussione. L’intero giorno fu dedicato ai ricordi ed a conversazioni su argomenti estranei alle loro attività religiose. Essi furono momentaneamente stupiti quando Gesù dimenticò anche di rendere grazie — verbalmente — quando spezzò il pane per il loro pasto di mezzogiorno. Questa era la prima volta che lo vedevano omettere tale formalità.

143:3.5 (1611.3) Mentre salivano la montagna, la testa di Andrea era piena di problemi. Giovanni era smisuratamente perplesso nel suo cuore. Giacomo era terribilmente turbato nella sua anima. Matteo era molto preoccupato per i fondi a causa del loro soggiorno tra i Gentili. Pietro era stressato ed era stato recentemente più lunatico del solito. Giuda soffriva di un periodico attacco di suscettibilità e di egoismo. Simone era insolitamente sconvolto dai suoi sforzi per conciliare il suo patriottismo con l’amore della fratellanza umana. Filippo era sempre più sconcertato per il modo in cui stavano andando le cose. Natanaele era stato meno di buonumore dopo che erano venuti in contatto con le popolazioni Gentili, e Tommaso stava attraversando un periodo di profonda depressione. Soltanto i gemelli erano normali ed impassibili. Tutti loro erano estremamente perplessi sul modo d’intendersi pacificamente con i discepoli di Giovanni.

143:3.6 (1611.4) Il terzo giorno, quando partirono per scendere dalla montagna e ritornare al loro campo, un grande cambiamento si era prodotto in loro. Essi avevano fatto l’importante scoperta che molte perplessità umane in realtà non esistono, che molte pressanti difficoltà sono creazioni di un timore esagerato ed il risultato di un’apprensione eccessiva. Avevano imparato che tutte queste perplessità si trattano meglio se vengono trascurate; andandosene essi avevano lasciato che questi problemi si risolvessero da soli.

143:3.7 (1611.5) Il ritorno da questa vacanza segnò l’inizio di un periodo di relazioni considerevolmente migliorate con i discepoli di Giovanni. Molti dei dodici si misero realmente a ridere quando notarono il cambiamento mentale di ciascuno ed osservarono l’assenza dell’irritabilità nervosa che era derivata come risultato della lontananza di tre giorni dai doveri quotidiani della vita. C’è sempre il rischio che la monotonia dei contatti umani moltiplichi grandemente le perplessità ed accresca le difficoltà.

143:3.8 (1611.6) Nelle due città greche di Archelaide e di Fasaelide non molti Gentili credettero al vangelo, ma i dodici apostoli acquisirono un’esperienza preziosa in questo loro primo esteso lavoro con popolazioni esclusivamente pagane. Un lunedì mattina, verso la metà del mese, Gesù disse ad Andrea: “Entriamo in Samaria.” Ed essi partirono immediatamente per la città di Sicar, vicino al pozzo di Giacobbe.

4. Gli Ebrei ed i Samaritani

143:4.1 (1612.1) Per più di seicento anni gli Ebrei della Giudea, e più tardi anche quelli della Galilea, erano stati in cattivi rapporti con i Samaritani. Questo sentimento di avversione tra gli Ebrei ed i Samaritani sorse in questo modo. Circa settecento anni avanti Cristo, Sargon, re dell’Assiria, represse una rivolta nella Palestina centrale, condusse in cattività più di venticinquemila Ebrei del nord del regno d’Israele e mise al loro posto un numero quasi uguale di discendenti dei Cutiti, dei Sefarviti e degli Hamatiti. Più tardi, Assurbanipal inviò ancora altri coloni ad abitare in Samaria.

143:4.2 (1612.2) L’inimicizia religiosa tra gli Ebrei ed i Samaritani datava dal ritorno dei primi dalla cattività in Babilonia, quando i Samaritani tentarono d’impedire la ricostruzione di Gerusalemme. Più tardi essi offesero gli Ebrei prestando amichevole assistenza alle armate di Alessandro. In risposta alla loro amicizia Alessandro concesse ai Samaritani il permesso di costruire un tempio sul Monte Garizim, dove essi adorarono Yahweh ed i loro dei tribali, ed offrirono sacrifici molto simili a quelli dei servizi del tempio a Gerusalemme. Essi proseguirono questo culto almeno fino all’epoca dei Maccabei, quando Giovanni Ircano distrusse il loro tempio sul Monte Garizim. L’apostolo Filippo, nella sua opera a favore dei Samaritani dopo la morte di Gesù, tenne molte riunioni sul luogo di questo antico tempio samaritano.

143:4.3 (1612.3) Gli antagonismi tra gli Ebrei ed i Samaritani erano classici e storici; dai tempi di Alessandro essi avevano avuto sempre meno rapporti tra di loro. I dodici apostoli non erano contrari a predicare nelle città greche ed in altre città Gentili della Decapoli e della Siria, ma fu una prova severa della loro fedeltà verso il Maestro quando egli disse: “Entriamo in Samaria.” Ma nell’anno e più che erano stati con Gesù, essi avevano sviluppato una forma di fedeltà personale che trascendeva anche la loro fede nei suoi insegnamenti ed i loro pregiudizi verso i Samaritani.

5. La donna di Sicar

143:5.1 (1612.4) Quando il Maestro e i dodici arrivarono al pozzo di Giacobbe, Gesù, essendo stanco per il viaggio, si fermò vicino al pozzo mentre Filippo conduceva gli apostoli con lui perché lo aiutassero a portare i viveri e le tende da Sicar, poiché si proponevano di rimanere per qualche tempo nelle vicinanze. Pietro e i figli di Zebedeo avrebbero voluto restare con Gesù, ma egli li invitò ad andare con i loro fratelli, dicendo: “Non temete per me; questi Samaritani saranno amichevoli; soltanto i nostri fratelli, gli Ebrei, cercano di farci del male.” Ed erano quasi le sei di questa sera d’estate quando Gesù si sedette vicino al pozzo per aspettare il ritorno degli apostoli.

143:5.2 (1612.5) L’acqua del pozzo di Giacobbe era meno salina di quella dei pozzi di Sicar ed era quindi molto apprezzata per bere. Gesù aveva sete, ma non c’era alcun mezzo per prendere l’acqua dal pozzo. Così, quando una donna di Sicar giunse con la sua brocca per l’acqua e si preparò ad attingere dal pozzo, Gesù le disse: “Dammi da bere.” Questa donna della Samaria sapeva che Gesù era un Ebreo dal sua aspetto e dal suo abbigliamento, e suppose che fosse un Ebreo della Galilea dal suo accento. Il suo nome era Nalda ed era una creatura avvenente. Essa fu molto sorpresa dal fatto che un Ebreo parlasse così con lei presso il pozzo e le chiedesse dell’acqua, perché non si stimava decoroso in quei tempi per un uomo di rispetto parlare ad una donna in pubblico, ed ancor meno per un Ebreo conversare con un Samaritano. Perciò Nalda chiese a Gesù: “Come mai tu, un Ebreo, chiedi da bere a me, una donna Samaritana?” Gesù rispose: “In verità io ti ho chiesto da bere, ma se tu potessi soltanto comprendere, chiederesti tu a me un sorso dell’acqua vivente.” Allora Nalda disse: “Ma, Signore, tu non hai niente per attingere, ed il pozzo è profondo; da dove trarresti dunque quest’acqua vivente? Sei tu più grande di nostro padre Giacobbe che ci diede questo pozzo dove bevve egli stesso ed i suoi figli ed anche il suo bestiame?”

143:5.3 (1613.1) Gesù replicò: “Chiunque beve di quest’acqua avrà sete di nuovo, ma chiunque beve dell’acqua dello spirito vivente non avrà mai più sete. E quest’acqua vivente diverrà in lui una sorgente di ristoro che zampillerà fino alla vita eterna.” Nalda disse allora: “Dammi di quest’acqua affinché io non abbia sete e non venga più qui continuamente ad attingere. Inoltre, tutto ciò che una donna samaritana potrebbe ricevere da un Ebreo così degno di fede sarebbe un piacere.”

143:5.4 (1613.2) Nalda non sapeva come interpretare la compiacenza di Gesù a parlare con lei. Essa vedeva sul viso del Maestro l’espressione di un uomo retto e santo, ma scambiò la cordialità per ordinaria familiarità ed interpretò falsamente il suo simbolismo come un modo di farle delle proposte. Ed essendo una donna di scarsa moralità, essa era intenzionata a farsi apertamente avanti quando Gesù, guardandola diritto negli occhi, con voce imperativa disse: “Donna, va a cercare tuo marito e conducilo qui.” Quest’ordine riportò Nalda in sé. Essa si accorse di avere giudicato male la bontà del Maestro; capì di aver frainteso il suo modo di parlare. Ebbe timore; cominciò a capire di trovarsi in presenza di una persona straordinaria e cercando nella sua mente una qualche risposta appropriata, in gran confusione disse: “Ma, Signore, non posso chiamare mio marito, perché io non ho marito.” Allora Gesù disse: “Tu hai detto il vero, perché, mentre hai avuto un tempo un marito, l’uomo con cui vivi ora non è tuo marito. Sarebbe meglio che tu smettessi di prendere alla leggera le mie parole e che cercassi l’acqua vivente che ti ho offerto oggi.”

143:5.5 (1613.3) In questo momento Nalda rinsavì, ed il suo io migliore fu risvegliato. Essa non era una donna immorale interamente per scelta. Era stata brutalmente ed ingiustamente scacciata da suo marito ed in estremo bisogno aveva acconsentito a vivere con un Greco come sua moglie, ma senza matrimonio. Nalda ora si vergognava grandemente di aver parlato così stoltamente a Gesù, e molto pentita si rivolse al Maestro, dicendo: “Mio Signore, mi pento per il modo in cui ti ho parlato, perché percepisco che tu sei un sant’uomo o forse un profeta.” Ed essa era sul punto di chiedere un aiuto diretto e personale al Maestro quando fece quello che molti hanno fatto prima e dopo di lei — eluse la questione della salvezza personale per orientarsi a discutere di teologia e di filosofia. Essa indirizzò rapidamente la conversazione dai propri bisogni alla controversia teologica. Indicando il Monte Garizim, essa proseguì a dire: “I nostri padri adoravano su questa montagna, eppure tu dici che il luogo in cui gli uomini dovrebbero adorare è a Gerusalemme; qual è, dunque, il luogo giusto per adorare Dio?”

143:5.6 (1613.4) Gesù percepì il tentativo dell’anima della donna di evitare un contatto diretto e indagatore con il suo Creatore, ma vide anche che era presente nella sua anima un desiderio di conoscere il modo migliore di vivere. Dopotutto c’era nel cuore di Nalda una vera sete d’acqua vivente. Perciò egli la trattò con pazienza, dicendo: “Donna, lascia che ti dica che verrà presto il giorno in cui tu non adorerai il Padre né su questa montagna né a Gerusalemme. Ora tu adori ciò che non conosci, una mescolanza della religione di molti dèi pagani e della filosofia dei Gentili. Gli Ebrei almeno sanno chi adorano; essi hanno rimosso ogni confusione concentrando la loro adorazione su un solo Dio, Yahweh. Tu dovresti credermi quando dico che verrà presto l’ora — anzi è già venuta — in cui tutti gli adoratori sinceri adoreranno il Padre in spirito e in verità, perché sono proprio questi adoratori che il Padre cerca. Dio è spirito, e coloro che l’adorano devono adorarlo in spirito ed in verità. La tua salvezza non deriva dal sapere come o dove gli altri dovrebbero adorare, ma ricevendo nel tuo cuore quest’acqua vivente che ti sto offrendo proprio ora.”

143:5.7 (1614.1) Ma Nalda si sforzò ancora di più di eludere la discussione dell’imbarazzante problema della sua vita personale sulla terra e dello status della sua anima davanti a Dio. Ancora una volta essa fece ricorso a questioni generali sulla religione, dicendo: “Sì, lo so Signore, che Giovanni ha predicato sulla venuta del Convertitore, di colui che sarà chiamato il Liberatore e che, alla sua venuta, ci annuncerà tutte le cose” — e Gesù, interrompendo Nalda, disse con impressionante sicurezza: “Io che ti parlo sono costui.”

143:5.8 (1614.2) Questa era la prima dichiarazione diretta, positiva ed aperta della sua natura e della sua filiazione divina che Gesù avesse fatto sulla terra. E fu fatta ad una donna, ad una donna Samaritana, e ad una donna di dubbia reputazione agli occhi degli uomini fino a questo momento, ma una donna che l’occhio divino vedeva essere stata più vittima del peccato che peccatrice per suo stesso desiderio, e che ora era un’anima umana che desiderava la salvezza, che la desiderava sinceramente e di tutto cuore, e ciò era sufficiente.

143:5.9 (1614.3) Mentre Nalda stava per esprimere il suo ardente desiderio personale per cose migliori ed un modo di vivere più nobile, proprio nel momento in cui si preparava ad esporre il desiderio sincero del suo cuore, i dodici apostoli ritornarono da Sicar, e arrivando su questa scena in cui Gesù parlava così intimamente con questa donna — questa donna Samaritana e sola — rimasero più che stupiti. Essi deposero rapidamente le loro provviste e si allontanarono, poiché nessuno osava rimproverarlo, mentre Gesù diceva a Nalda: “Donna, va per la tua strada; Dio ti ha perdonata. D’ora in avanti vivrai una vita nuova. Tu hai ricevuto l’acqua vivente, ed una nuova gioia scaturirà dalla tua anima e diverrai una figlia dell’Altissimo.” E la donna, percependo la disapprovazione degli apostoli, abbandonò la sua brocca e fuggì verso la città.

143:5.10 (1614.4) Entrando in città essa proclamava ad ognuno che incontrava: “Vai al pozzo di Giacobbe e vacci presto, perché vi troverai un uomo che mi ha detto tutto ciò che ho fatto nella mia vita. Che sia il Convertitore?” E prima del calare del sole una grande folla si era riunita al pozzo di Giacobbe per ascoltare Gesù. Ed il Maestro parlò loro ancora dell’acqua di vita, il dono dello spirito interiore.

143:5.11 (1614.5) Gli apostoli non cessarono mai di essere stupiti dalla compiacenza di Gesù a parlare con le donne, con donne di dubbia reputazione, anche con donne immorali. Fu molto difficile per Gesù insegnare ai suoi apostoli che le donne, anche le cosiddette donne immorali, hanno un’anima che può scegliere Dio per Padre, divenendo così figlie di Dio e candidate alla vita eterna. Anche diciannove secoli più tardi molte persone mostrano la stessa ritrosia a capire gli insegnamenti del Maestro. Anche la religione cristiana è stata persistentemente costruita attorno al fatto della morte di Cristo invece che attorno alla verità della sua vita. Il mondo dovrebbe occuparsi di più della sua vita felice e rivelatrice di Dio piuttosto che della sua tragica e penosa morte.

143:5.12 (1614.6) Il giorno successivo Nalda raccontò tutta questa storia all’apostolo Giovanni, ma egli non la rivelò mai per intero agli altri apostoli, e Gesù non parlò di ciò in dettaglio ai dodici.

143:5.13 (1615.1) Nalda raccontò a Giovanni che Gesù le aveva detto “tutto quello che aveva fatto”. Giovanni desiderò molte volte interrogare Gesù sul suo incontro con Nalda, ma non lo fece mai. Gesù le aveva detto soltanto una cosa riguardo a lei, ma il suo sguardo nei suoi occhi ed il modo in cui l’aveva trattata avevano fatto scorrere in un istante davanti alla sua mente una revisione panoramica di tutta la sua vita accidentata in modo tale che essa associò tutta questa autorivelazione della sua vita passata allo sguardo e alle parole del Maestro. Gesù non le aveva mai detto che essa aveva avuto cinque mariti. Essa aveva vissuto con quattro uomini differenti dopo che suo marito l’aveva cacciata via, e questo fatto, con tutto il suo passato, venne così vividamente alla sua mente nel momento in cui percepì che Gesù era un uomo di Dio, che essa ripeté successivamente a Giovanni che Gesù le aveva realmente detto tutto su di lei.

6. Il risveglio religioso in Samaria

143:6.1 (1615.2) La sera in cui Nalda condusse fuori la folla da Sicar per vedere Gesù, i dodici erano appena tornati con le provviste e supplicarono Gesù di mangiare con loro invece di parlare alla gente, perché essi non avevano mangiato nulla tutto il giorno ed erano affamati. Ma Gesù sapeva che l’oscurità sarebbe sopraggiunta presto; così insisté nella sua determinazione di parlare alla gente prima di congedarla. Quando Andrea tentò di persuaderlo a mangiare un boccone prima di parlare alla folla, Gesù disse: “Io ho un cibo da mangiare che voi non conoscete.” Quando gli apostoli udirono ciò, dissero tra di loro: “Qualcuno gli ha portato qualcosa da mangiare? Forse la donna gli ha dato del cibo assieme all’acqua?” Quando Gesù li udì parlare tra di loro, prima di parlare alla moltitudine si trasse in disparte e disse ai dodici: “Il mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato e compiere il Suo lavoro. Voi non dovreste più continuare a dire che manca ancora tanto tempo al raccolto. Guardate questa gente che esce da una città Samaritana per ascoltarci; io vi dico che i campi sono già pronti per il raccolto. Colui che miete riceve il salario e raccoglie questo frutto per la vita eterna; di conseguenza i seminatori ed i mietitori si rallegrano insieme. Perché in ciò risiede la verità del detto: ‘Uno semina ed un altro raccoglie.’ Io vi mando ora per raccogliere quello su cui non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi state per beneficiare del loro lavoro.” Egli diceva questo riferendosi alla predicazione di Giovanni il Battista.

143:6.2 (1615.3) Gesù e gli apostoli andarono a Sicar e predicarono per due giorni prima di stabilire il loro campo sul Monte Garizim. E molti abitanti di Sicar credettero al vangelo e chiesero di essere battezzati, ma gli apostoli di Gesù non battezzavano ancora.

143:6.3 (1615.4) La prima notte di accampamento sul Monte Garizim gli apostoli si aspettavano che Gesù li rimproverasse per il loro comportamento verso la donna al pozzo di Giacobbe, ma egli non fece alcun accenno alla questione. Invece egli fece loro il memorabile discorso su “Le realtà che sono centrali nel regno di Dio”. In ogni religione è molto facile lasciare che dei valori divengano sproporzionati e permettere a dei fatti di occupare il posto della verità nella sua teologia. Il fatto della croce è divenuto il centro stesso del Cristianesimo successivo; ma esso non è la verità centrale della religione che può essere derivata dalla vita e dagli insegnamenti di Gesù di Nazaret.

143:6.4 (1615.5) Il tema dell’insegnamento di Gesù sul Monte Garizim fu che egli desiderava che tutti gli uomini vedessero Dio come un Padre-amico, come lui (Gesù) è un fratello-amico. Moltissime volte egli inculcò in loro che l’amore è la relazione più grande nel mondo — nell’universo — come la verità è la più grande proclamazione dell’osservazione di queste relazioni divine.

143:6.5 (1616.1) Gesù si rivelò così pienamente ai Samaritani perché poteva farlo in sicurezza e perché sapeva che non sarebbe tornato di nuovo a visitare il cuore della Samaria per predicare il vangelo del regno.

143:6.6 (1616.2) Gesù e i dodici rimasero accampati sul Monte Garizim sino alla fine di agosto. Essi predicavano la buona novella del regno — la paternità di Dio — ai Samaritani nelle città di giorno e passavano la notte al campo. Il lavoro che Gesù e i dodici fecero in queste città della Samaria condusse numerose anime al regno e contribuì molto a preparare la via all’opera meravigliosa di Filippo in queste regioni dopo la morte e la risurrezione di Gesù, successivamente alla dispersione degli apostoli sino ai confini della terra a seguito della crudele persecuzione dei credenti a Gerusalemme.

7. Gli insegnamenti sulla preghiera e l’adorazione

143:7.1 (1616.3) Alle riunioni della sera sul Monte Garizim, Gesù insegnò molte grandi verità, ed in particolare pose l’accento sulle seguenti:

143:7.2 (1616.4) La vera religione è l’atto di un’anima individuale nelle sue autocoscienti relazioni con il Creatore; la religione organizzata è il tentativo dell’uomo di socializzare l’adorazione delle singole persone religiose.

143:7.3 (1616.5) L’adorazione — la contemplazione dello spirituale — deve essere alternata con il servizio, con il contatto con la realtà materiale. Il lavoro dovrebbe essere alternato con il divertimento; la religione dovrebbe essere bilanciata dall’umorismo. La filosofia profonda dovrebbe essere alleggerita dalla poesia ritmica. Lo sforzo per vivere — la tensione della personalità nel tempo — dovrebbe essere allentato dalla quiete dell’adorazione. I sentimenti d’insicurezza originati dalla paura dell’isolamento della personalità nell’universo dovrebbero avere per antidoto la contemplazione per fede del Padre ed il tentativo di realizzazione del Supremo.

143:7.4 (1616.6) La preghiera è destinata a far sì che l’uomo pensi di meno ma comprenda di più; essa non è destinata ad accrescere la conoscenza, ma piuttosto ad ampliare la percezione.

143:7.5 (1616.7) L’adorazione ha per scopo di anticipare la futura vita migliore e di riflettere poi questi nuovi significati spirituali sulla vita attuale. La preghiera è un sostegno spirituale, ma l’adorazione è divinamente creativa.

143:7.6 (1616.8) L’adorazione è la tecnica di rivolgersi all’Uno per ricevere l’ispirazione per servire la moltitudine. L’adorazione è il metro che misura il grado di distacco dell’anima dall’universo materiale ed il suo attaccamento simultaneo e sicuro alle realtà spirituali di tutta la creazione.

143:7.7 (1616.9) La preghiera è la reminiscenza di sé — il pensare sublime; l’adorazione è la dimenticanza di sé — il pensare superiore. L’adorazione è l’attenzione senza sforzo, il vero ed ideale riposo dell’anima, una forma di riposante esercizio spirituale.

143:7.8 (1616.10) L’adorazione è l’atto di una parte che s’identifica con il Tutto; il finito con l’Infinito; il figlio con il Padre; il tempo nell’atto di mettersi al passo con l’eternità. L’adorazione è l’atto di comunione personale del figlio con il divino Padre, l’adozione di comportamenti rinfrescanti, creativi, fraterni e romantici da parte dell’anima-spirito dell’uomo.

143:7.9 (1616.11) Anche se gli apostoli compresero soltanto una piccola parte dei suoi insegnamenti al campo, altri mondi li compresero, ed altre generazioni sulla terra li comprenderanno.

Fascicolo 144 - A Gelboe e nella Decapoli

Il Libro di Urantia

Fascicolo 144

A Gelboe e nella Decapoli

144:0.1 (1617.1) SETTEBRE ed ottobre furono trascorsi in ritiro in un accampamento isolato sulle pendici del Monte Gelboe. Gesù vi passò il mese di settembre da solo con gli apostoli, insegnando loro ed istruendoli nelle verità del regno.

144:0.2 (1617.2) C’erano molte ragioni perché Gesù ed i suoi apostoli rimanessero appartati in questo momento ai confini tra la Samaria e la Decapoli. I capi religiosi di Gerusalemme erano molto ostili. Erode Antipa teneva Giovanni in prigione, temendo sia di liberarlo sia di giustiziarlo, mentre continuava a sospettare che Giovanni e Gesù fossero in qualche modo associati. Queste condizioni rendevano imprudente il progetto di una campagna attiva sia in Giudea che in Galilea. C’era una terza ragione: la tensione lentamente crescente tra i capi dei discepoli di Giovanni e gli apostoli di Gesù, tensione che si aggravava con l’aumentare del numero dei credenti.

144:0.3 (1617.3) Gesù sapeva che il tempo del lavoro preliminare d’insegnamento e di predicazione era quasi terminato, che la prossima mossa concerneva l’inizio dello sforzo pieno e finale della sua vita sulla terra; e non desiderava che l’avvio di questa impresa fosse in alcun modo rischioso o imbarazzante per Giovanni il Battista. Per questo Gesù aveva deciso di trascorrere qualche tempo in ritiro a rivedere il suo insegnamento con gli apostoli e poi di lavorare tranquillamente nelle città della Decapoli fino a che Giovanni fosse stato o giustiziato o rilasciato per unirsi a loro in uno sforzo unificato.

1. L’accampamento di Gelboe

144:1.1 (1617.4) Con il passare del tempo i dodici divenivano sempre più devoti a Gesù e si dedicavano in modo crescente al lavoro del regno. La loro devozione era soprattutto una questione di fedeltà personale. Essi non capivano il suo insegnamento complesso; non comprendevano completamente né la natura di Gesù né il significato del suo conferimento sulla terra.

144:1.2 (1617.5) Gesù spiegò chiaramente ai suoi apostoli che erano in ritiro per tre ragioni:

144:1.3 (1617.6) 1. Per confermare la loro comprensione del vangelo del regno e la loro fede in esso.

144:1.4 (1617.7) 2. Per permettere all’opposizione della loro opera sia in Giudea che in Galilea di calmarsi.

144:1.5 (1617.8) 3. Per attendere la decisione sulla sorte di Giovanni il Battista.

144:1.6 (1617.9) Mentre si trattenevano sul Monte Gelboe, Gesù raccontò ai dodici molte cose sulla sua giovinezza e sulle sue esperienze sul Monte Hermon; egli rivelò anche una parte di quanto era successo sulle colline durante i quaranta giorni immediatamente successivi al suo battesimo. E ordinò immediatamente loro di non raccontare a nessuno di queste esperienze fino a che egli non fosse tornato al Padre.

144:1.7 (1618.1) Durante queste settimane di settembre essi si riposarono, ebbero degli incontri, raccontarono le loro esperienze dopo che Gesù li aveva chiamati al servizio, e s’impegnarono in un serio sforzo per coordinare ciò che il Maestro aveva insegnato loro fino ad allora. In un certo senso essi avevano tutti la sensazione che questa sarebbe stata la loro ultima occasione per un riposo prolungato. Comprendevano che il loro prossimo sforzo pubblico sia in Giudea che in Galilea avrebbe segnato l’inizio della proclamazione finale del regno futuro, ma non avevano alcuna idea precisa su che cosa sarebbe stato il regno quando fosse venuto. Giovanni e Andrea pensavano che il regno fosse già venuto; Pietro e Giacomo credevano che dovesse ancora venire; Natanaele e Tommaso confessavano francamente di essere perplessi; Matteo, Filippo e Simone Zelota erano incerti e confusi; i gemelli ignoravano beatamente la controversia; e Giuda Iscariota stava zitto, non si esprimeva.

144:1.8 (1618.2) Per gran parte di questo tempo Gesù rimase da solo sulla montagna vicina al campo. Occasionalmente egli conduceva con sé Pietro, Giacomo o Giovanni, ma più spesso si allontanava per pregare o per mettersi in comunione da solo. Dopo il battesimo di Gesù e i quaranta giorni sulle colline della Perea, non è del tutto esatto parlare di questi periodi di comunione con suo Padre come di periodi di preghiera, né è coerente parlare di Gesù in adorazione, ma è del tutto corretto alludere a questi periodi come a periodi di comunione personale con suo Padre.

144:1.9 (1618.3) Il tema centrale delle discussioni durante tutto il mese di settembre fu la preghiera e l’adorazione. Dopo aver discusso sull’adorazione per parecchi giorni, Gesù pronunciò alla fine il suo memorabile discorso sulla preghiera in risposta alla domanda di Tommaso: “Maestro, insegnaci come pregare.”

144:1.10 (1618.4) Giovanni aveva insegnato ai suoi discepoli una preghiera, una preghiera per la salvezza nel regno futuro. Sebbene Gesù non avesse mai proibito ai suoi discepoli di servirsi della forma di preghiera di Giovanni, gli apostoli percepirono molto presto che il loro Maestro non approvava interamente la pratica di pronunciare delle preghiere fisse e ufficiali. Tuttavia i credenti chiedevano continuamente di essere istruiti sul modo di pregare. I dodici desideravano ardentemente conoscere quale forma di supplica Gesù avrebbe approvato. E fu principalmente a causa del bisogno di una semplice supplica per la gente comune che Gesù acconsentì allora, in risposta alla richiesta di Tommaso, d’insegnare loro una forma suggestiva di preghiera. Gesù tenne questa lezione un pomeriggio della terza settimana del loro soggiorno sul Monte Gelboe.

2. Il discorso sulla preghiera

144:2.1 (1618.5) “Giovanni vi ha insegnato in verità una forma semplice di preghiera: ‘O Padre, purificaci dal peccato, mostraci la tua gloria, rivelaci il tuo amore e fa che il tuo spirito santifichi il nostro cuore per sempre. Amen!’ Egli ha insegnato questa preghiera perché poteste avere qualcosa da insegnare alla moltitudine. Egli non intendeva che usaste questa supplica fissa e ufficiale come espressione delle vostre anime in preghiera.

144:2.2 (1618.6) “La preghiera è interamente un’espressione personale e spontanea dell’atteggiamento dell’anima verso lo spirito; la preghiera dovrebbe essere la comunione della filiazione e l’espressione della fratellanza. La preghiera, quando è dettata dallo spirito, porta al progresso spirituale cooperativo. La preghiera ideale è una forma di comunione spirituale che conduce all’adorazione intelligente. Il vero pregare è l’atteggiamento sincero di uno slancio verso il cielo per raggiungere i vostri ideali.

144:2.3 (1619.1) “La preghiera è il respiro dell’anima e dovrebbe indurvi a perseverare nei vostri tentativi di conoscere meglio la volontà del Padre. Se qualcuno di voi ha un vicino e va da lui a mezzanotte e dice: ‘Amico, prestami tre pani, perché un mio amico in viaggio è venuto a trovarmi e non ho nulla da offrirgli’; e se il vostro vicino risponde: ‘Non disturbarmi, perché la porta ora è chiusa ed i bambini ed io siamo a letto; perciò non posso alzarmi per darti del pane’, voi insisterete spiegando che il vostro amico ha fame e che non avete del cibo da offrirgli. Io vi dico, anche se il vostro vicino non si alzerà per darvi del pane perché è vostro amico, a causa della vostra insistenza si alzerà e vi darà i pani che vi servono. Se dunque l’insistenza conquista il favore stesso dell’uomo mortale, quanto più la vostra persistenza nello spirito otterrà per voi il pane di vita dalle mani benevole del Padre che è nei cieli. Vi dico nuovamente: chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque domanda riceve; colui che cerca trova; e a colui che bussa sarà aperta la porta ella salvezza.

144:2.4 (1619.2) “Quale di voi che è padre, se suo figlio chiede insensatamente, esiterebbe a dare secondo la saggezza di genitore piuttosto che nei termini della richiesta sbagliata del figlio? Se il bambino ha bisogno di un pane, gli darete una pietra semplicemente perché ve l’ha stoltamente chiesta? Se vostro figlio ha bisogno di un pesce, gli darete un serpente d’acqua soltanto perché è finito nella rete con il pesce ed il figlio vi chiede scioccamente il serpente? Se voi dunque che siete mortali e finiti sapete come rispondere alla preghiera e come dare cose buone ed appropriate ai vostri figli, quanto più vostro Padre celeste donerà lo spirito e molte benedizioni addizionali a coloro che si rivolgono a lui? Gli uomini dovrebbero sempre pregare e non scoraggiarsi.

144:2.5 (1619.3) “Lasciate che vi racconti la storia di un certo giudice che viveva in una città corrotta. Questo giudice non temeva Dio né aveva rispetto per gli uomini. Ora c’era in quella città una vedova bisognosa che andava continuamente da questo giudice ingiusto, dicendo: ‘Proteggimi dal mio avversario.’ Per qualche tempo egli non volle prestarle attenzione, ma presto disse a se stesso: ‘Benché io non tema Dio né abbia considerazione per gli uomini, per il fatto stesso che questa vedova non cessa di disturbarmi la difenderò affinché non mi tormenti con le sue continue visite.’ Vi racconto queste storie per incoraggiarvi a persistere nella preghiera e non per annunciarvi che le vostre suppliche modificheranno il Padre celeste giusto e retto. La vostra persistenza, tuttavia, non è volta a guadagnare il favore di Dio, ma a cambiare il vostro atteggiamento terreno e ad accrescere la capacità della vostra anima a ricevere lo spirito.

144:2.6 (1619.4) “Ma quando pregate voi esercitate così poca fede. Una fede autentica rimuoverà montagne di difficoltà materiali che potrebbero sbarrare il sentiero dell’espansione dell’anima e del progresso spirituale.”

3. La preghiera del credente

144:3.1 (1619.5) Ma gli apostoli non erano ancora soddisfatti; essi desideravano che Gesù desse loro un modello di preghiera da poter insegnare ai nuovi discepoli. Dopo aver ascoltato questo discorso sulla preghiera, Giacomo Zebedeo disse: “Molto bene, Maestro, ma noi non desideriamo tanto una forma di preghiera per noi stessi, quanto per i nuovi credenti che ci supplicano così spesso: ‘Insegnateci come rivolgere delle preghiere bene accette al Padre che è nei cieli.’”

144:3.2 (1619.6) Quando Giacomo ebbe finito di parlare, Gesù disse: “Se dunque desiderate ancora una tale preghiera, vi presenterò quella che ho insegnato ai miei fratelli e alle mie sorelle a Nazaret.”

144:3.3 (1620.1) Padre nostro che sei nei cieli,

144:3.4 (1620.2) Sia santificato il tuo nome.

144:3.5 (1620.3) Venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà

144:3.6 (1620.4) Sulla terra come lo è in cielo.

144:3.7 (1620.5) Dacci oggi il nostro pane per domani;

144:3.8 (1620.6) Ristora le nostre anime con l’acqua di vita.

144:3.9 (1620.7) E rimetti a ciascuno di noi i nostri debiti

144:3.10 (1620.8) Come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori.

144:3.11 (1620.9) Salvaci nella tentazione, liberaci dal male,

144:3.12 (1620.10) E rendici sempre più perfetti come te stesso.

144:3.13 (1620.11) Non è strano che gli apostoli desiderassero che Gesù insegnasse loro una preghiera modello per i credenti. Giovanni il Battista aveva insegnato molte preghiere ai suoi discepoli; tutti i grandi insegnanti avevano formulato delle preghiere per i loro allievi. Gli insegnanti religiosi degli Ebrei avevano venticinque o trenta preghiere fisse che recitavano nelle sinagoghe e anche agli angoli delle strade. Gesù era particolarmente contrario alla preghiera in pubblico. Fino ad allora i dodici l’avevano sentito pregare solo poche volte. Lo vedevano trascorrere notti intere in preghiera o in adorazione, ed erano molto curiosi di conoscere il genere o la forma delle sue suppliche. Essi non sapevano proprio che cosa rispondere alle moltitudini quando chiedevano che s’insegnasse loro a pregare come Giovanni aveva insegnato ai suoi discepoli.

144:3.14 (1620.12) Gesù insegnò ai dodici a pregare sempre in segreto; ad andarsene da soli in mezzo ai tranquilli paesaggi della natura o ad andare nelle loro stanze e chiudere le porte quando s’impegnavano a pregare.

144:3.15 (1620.13) Dopo la morte di Gesù e la sua ascensione al Padre, si stabilì la consuetudine da parte di molti credenti di terminare la cosiddetta preghiera del Signore con l’aggiunta di — : “Nel nome del Signore Gesù Cristo.” Più tardi ancora, due righe andarono perdute nella trascrizione e fu aggiunta a questa preghiera una frase supplementare che diceva: “Perché a te appartengono il regno, il potere e la gloria, per l’eternità.”

144:3.16 (1620.14) Gesù diede agli apostoli la preghiera in forma collettiva come essi la recitavano nella casa di Nazaret. Egli non insegnò mai una preghiera personale ufficiale, ma solo delle suppliche collettive, familiari o sociali. E non lo fece mai spontaneamente.

144:3.17 (1620.15) Gesù insegnò che la preghiera efficace doveva essere:

144:3.18 (1620.16) 1. Disinteressata — non soltanto per se stessi.

144:3.19 (1620.17) 2. Credente — conforme alla fede.

144:3.20 (1620.18) 3. Sincera — onesta di cuore.

144:3.21 (1620.19) 4. Intelligente — conforme alla luce.

144:3.22 (1620.20) 5. Fiduciosa — in sottomissione alla volontà infinitamente saggia del Padre.

144:3.23 (1620.21) Quando Gesù passava intere notti sulla montagna a pregare, era principalmente per i suoi discepoli, ed in particolare per i dodici. Il Maestro pregava molto poco per se stesso, sebbene si dedicasse molto all’adorazione, la cui natura era una comunione comprensiva con suo Padre del Paradiso.

4. Ancora sulla preghiera

144:4.1 (1620.22) Per giorni dopo il discorso sulla preghiera gli apostoli continuarono a porre al Maestro delle domande concernenti questa pratica di culto molto importante. Le istruzioni date da Gesù agli apostoli durante questi giorni sulla preghiera e l’adorazione possono essere riassunte e riformulate in linguaggio moderno come segue:

144:4.2 (1621.1) La ripetizione assidua ed intensa di una supplica, quando questa preghiera è l’espressione sincera di un figlio di Dio ed è formulata con fede, per quanto possa essere malaccorta o non suscettibile di una risposta diretta, non manca mai di accrescere la capacità dell’anima alla ricettività spirituale.

144:4.3 (1621.2) In tutte le vostre preghiere, ricordate che la filiazione è un dono. Nessun figlio deve preoccuparsi di acquisire lo status di figlio o di figlia. Il figlio terreno viene all’esistenza per volontà dei suoi genitori. Allo stesso modo il figlio di Dio perviene alla grazia e alla nuova vita dello spirito per volontà del Padre che è nei cieli. Bisogna perciò che il regno dei cieli — la filiazione divina — sia ricevuto come farebbe un bambino. Si acquisisce la rettitudine — lo sviluppo progressivo del carattere — ma si riceve la filiazione per mezzo della grazia e mediante la fede.

144:4.4 (1621.3) La preghiera elevò Gesù alla supercomunione della sua anima con i Capi Supremi dell’universo degli universi. La preghiera eleverà i mortali della terra alla comunione della vera adorazione. La capacità spirituale dell’anima alla ricettività determina la quantità di benedizioni celesti di cui ci si può appropriare personalmente e che possono essere comprese coscientemente come una risposta alla preghiera.

144:4.5 (1621.4) La preghiera e l’adorazione ad essa associata è una tecnica di distacco dalla vita quotidiana ordinaria, dallo svolgimento monotono dell’esistenza materiale. È un modo per avvicinarsi all’autorealizzazione spiritualizzata e all’individualità di compimento intellettuale e religioso.

144:4.6 (1621.5) La preghiera è un antidoto contro l’introspezione nociva. Quanto meno la preghiera, quale il Maestro l’ha insegnata, è così un benefico ministero per l’anima. Gesù impiegò con persistenza l’influenza benefica della preghiera per i propri simili. Il Maestro pregava di solito al plurale, non al singolare. Soltanto nelle grandi crisi della sua vita terrena Gesù pregò per se stesso.

144:4.7 (1621.6) La preghiera è il respiro della vita spirituale in mezzo alla civiltà materiale delle razze dell’umanità. L’adorazione è la salvezza per le generazioni di mortali che cercano il piacere.

144:4.8 (1621.7) Come la preghiera può essere paragonata alla ricarica delle batterie spirituali dell’anima, così l’adorazione può essere paragonata all’atto di sintonizzare l’anima per captare le trasmissioni universali dello spirito infinito del Padre Universale.

144:4.9 (1621.8) La preghiera è lo sguardo sincero e pieno di desiderio del figlio verso suo Padre spirituale; è un processo psicologico consistente nel cambiare la volontà umana in volontà divina. La preghiera è parte del piano divino per mutare ciò che è in ciò che dovrebbe essere.

144:4.10 (1621.9) Una delle ragioni per le quali Pietro, Giacomo e Giovanni, che accompagnavano così spesso Gesù nelle sue lunghe veglie notturne, non udirono mai Gesù pregare, fu perché il loro Maestro esprimeva molto raramente le sue preghiere in linguaggio parlato. Praticamente tutte le preghiere di Gesù erano fatte nel suo spirito e nel suo cuore — in silenzio.

144:4.11 (1621.10) Tra tutti gli apostoli, furono Pietro e Giacomo i più vicini a comprendere l’insegnamento del Maestro sulla preghiera e sull’adorazione.

5. Altre forme di preghiera

144:5.1 (1621.11) Di tanto in tanto, durante il resto del suo soggiorno sulla terra, Gesù richiamò l’attenzione degli apostoli su parecchie altre forme di preghiera, ma lo fece solo per illustrare altre questioni, ed ingiunse che queste “preghiere in parabole” non fossero insegnate alle folle. Molte di esse provenivano da altri pianeti abitati, ma Gesù non rivelò questo fatto ai dodici. Tra queste preghiere c’erano le seguenti:

144:5.2 (1622.1) Padre nostro nel quale consistono i regni dell’universo,

144:5.3 (1622.2) Sia esaltato il tuo nome ed il tuo gloriosissimo carattere.

144:5.4 (1622.3) La tua presenza ci avvolge e la tua gloria è manifestata

144:5.5 (1622.4) Imperfettamente attraverso di noi, come si mostra in perfezione nell’alto.

144:5.6 (1622.5) Dacci in questo giorno le forze vivificanti della luce,

144:5.7 (1622.6) E non lasciarci deviare nei cattivi sentieri della nostra immaginazione,

144:5.8 (1622.7) Perché a te appartengono la gloriosa presenza interiore, il potere eterno,

144:5.9 (1622.8) E a noi il dono eterno dell’amore infinito di tuo Figlio.

144:5.10 (1622.9) Così sia, in verità eterna.

* * *

144:5.12 (1622.10) Nostro Genitore creatore, che sei al centro dell’universo,

144:5.13 (1622.11) Effondi su di noi la tua natura e donaci il tuo carattere.

144:5.14 (1622.12) Fa di noi dei figli e figlie tuoi mediante la grazia

144:5.15 (1622.13) E glorifica il tuo nome con il nostro compimento eterno.

144:5.16 (1622.14) Donaci il tuo spirito aggiustatore e controllore perché viva ed abiti in noi

144:5.17 (1622.15) Affinché possiamo fare la tua volontà su questa sfera come gli angeli eseguono i tuoi ordini nella luce.

144:5.18 (1622.16) Sostienici in questo giorno nel nostro progresso lungo il sentiero della verità.

144:5.19 (1622.17) Liberaci dall’inerzia, dal male e da ogni trasgressione peccaminosa.

144:5.20 (1622.18) Sii paziente con noi, come noi mostriamo benevolenza affettuosa verso il nostro prossimo.

144:5.21 (1622.19) Spandi lo spirito della tua misericordia nel nostro cuore di creature.

144:5.22 (1622.20) Guidaci con la tua stessa mano, passo dopo passo, nel dedalo incerto della vita,

144:5.23 (1622.21) E quando verrà la nostra fine, ricevi nel tuo seno i nostri spiriti fedeli.

144:5.24 (1622.22) Così sia; sia fatta la tua volontà, non i nostri desideri.

* * *

144:5.26 (1622.23) Padre nostro celeste perfetto e giusto,

144:5.27 (1622.24) Guida e dirigi in questo giorno il nostro cammino.

144:5.28 (1622.25) Santifica i nostri passi e coordina i nostri pensieri.

144:5.29 (1622.26) Guidaci sempre nelle vie del progresso eterno.

144:5.30 (1622.27) Riempici di saggezza fino alla pienezza del potere

144:5.31 (1622.28) E vivificaci con la tua energia infinita.

144:5.32 (1622.29) Ispiraci con la coscienza divina

144:5.33 (1622.30) Della presenza e del governo delle schiere serafiche.

144:5.34 (1622.31) Guidaci sempre più in alto nel sentiero della luce;

144:5.35 (1622.32) Giustificaci pienamente nel giorno del grande giudizio.

144:5.36 (1622.33) Rendici simili a te nella gloria eterna

144:5.37 (1622.34) Ed accoglici nel tuo servizio perpetuo nell’alto.

* * *

144:5.39 (1622.35) Padre nostro che sei nel mistero,

144:5.40 (1622.36) Rivelaci il tuo santo carattere.

144:5.41 (1622.37) Dona ai tuoi figli terreni in questo giorno

144:5.42 (1622.38) Di vedere la via, la luce e la verità.

144:5.43 (1622.39) Mostraci il sentiero del progresso eterno

144:5.44 (1622.40) E donaci la volontà di camminare in esso.

144:5.45 (1622.41) Stabilisci in noi la tua sovranità divina

144:5.46 (1622.42) Ed effondi così su di noi il pieno autocontrollo.

144:5.47 (1622.43) Non lasciarci deviare in sentieri di tenebre e di morte;

144:5.48 (1622.44) Guidaci perpetuamente presso le acque della vita.

144:5.49 (1622.45) Ascolta queste nostre preghiere per interesse a te stesso;

144:5.50 (1622.46) Sii soddisfatto di renderci sempre più simili a te.

144:5.51 (1623.1) Ed infine, per amore del Figlio divino,

144:5.52 (1623.2) Accoglici tra le braccia eterne.

144:5.53 (1623.3) Ed anche così; sia fatta non la nostra, ma la tua volontà.

* * *

144:5.55 (1623.4) Gloriosi Padre e Madre, congiunti in un unico genitore,

144:5.56 (1623.5) Noi vorremmo essere fedeli alla tua natura divina.

144:5.57 (1623.6) Che la tua persona riviva in noi e attraverso noi

144:5.58 (1623.7) Con il dono e l’effusione del tuo spirito divino,

144:5.59 (1623.8) Riproducendoti così imperfettamente in questa sfera

144:5.60 (1623.9) Come ti mostri in perfezione e maestà nell’alto.

144:5.61 (1623.10) Donaci giorno dopo giorno il tuo dolce ministero di fratellanza

144:5.62 (1623.11) E guidaci momento dopo momento nel sentiero del servizio amorevole.

144:5.63 (1623.12) Sii sempre ed immancabilmente paziente con noi

144:5.64 (1623.13) Come noi manifestiamo la tua pazienza verso i nostri figli.

144:5.65 (1623.14) Donaci la saggezza divina che compie bene tutte le cose

144:5.66 (1623.15) E l’amore infinito che è benevolo verso ogni creatura.

144:5.67 (1623.16) Effondi su di noi la tua pazienza e la tua benevolenza affettuosa

144:5.68 (1623.17) Affinché la nostra carità possa avvolgere i deboli del regno.

144:5.69 (1623.18) E quando la nostra carriera sarà finita, fa di essa un onore per il tuo nome,

144:5.70 (1623.19) Un piacere per il tuo spirito di bontà e una soddisfazione per coloro che assistono la nostra anima.

144:5.71 (1623.20) O Padre nostro amorevole, che il bene eterno dei tuoi figli mortali Non sia quello che desideriamo noi ma quello che desideri tu.

144:5.72 (1623.21) Così sia.

* * *

144:5.74 (1623.22) Nostra fedelissima Sorgente e Centro onnipotente,

144:5.75 (1623.23) Riverito e santo sia il nome del tuo Figlio pieno di grazia.

144:5.76 (1623.24) I tuoi doni generosi e le tue benedizioni sono discesi su di noi,

144:5.77 (1623.25) Consentendoci così di compiere la tua volontà e di eseguire i tuoi comandamenti.

144:5.78 (1623.26) Donaci momento dopo momento il sostegno dell’albero della vita;

144:5.79 (1623.27) Rinfrescaci giorno dopo giorno con le acque viventi di questo fiume.

144:5.80 (1623.28) Guidaci passo dopo passo fuori delle tenebre e nella luce divina.

144:5.81 (1623.29) Rinnova la nostra mente con le trasformazioni dello spirito interiore,

144:5.82 (1623.30) E quando la fine mortale verrà infine su di noi,

144:5.83 (1623.31) Accoglici presso di te e mandaci nell’eternità.

144:5.84 (1623.32) Incoronaci con i diademi celesti del servizio fecondo,

144:5.85 (1623.33) E noi glorificheremo il Padre, il Figlio e la Santa Influenza.

144:5.86 (1623.34) Così sia, in tutto un universo senza fine.

* * *

144:5.88 (1623.35) Padre nostro che abiti nei luoghi segreti dell’universo,

144:5.89 (1623.36) Onorato sia il tuo nome, riverita sia la tua misericordia e rispettato sia il tuo giudizio.

144:5.90 (1623.37) Che il sole della rettitudine brilli su di noi di giorno,

144:5.91 (1623.38) Mentre ti supplichiamo di guidare i nostri passi incerti nel buio della notte.

144:5.92 (1623.39) Conducici per mano nelle vie da te scelte

144:5.93 (1623.40) E non abbandonarci quando il sentiero è arduo e l’ora è oscura.

144:5.94 (1623.41) Non dimenticarci come noi così spesso dimentichiamo e trascuriamo te.

144:5.95 (1623.42) Ma sii misericordioso e amaci come noi desideriamo amare te.

144:5.96 (1623.43) Guardaci dall’alto con bontà e perdonaci con misericordia

144:5.97 (1623.44) Come noi perdoniamo in giustizia coloro che ci affliggono e ci offendono.

144:5.98 (1624.1) Possano l’amore, la devozione ed il conferimento del Figlio maestoso

144:5.99 (1624.2) Procurarci la vita eterna con la tua misericordia ed il tuo amore senza fine.

144:5.100 (1624.3) Possa il Dio degli universi effondere su di noi la pienezza del suo spirito;

144:5.101 (1624.4) Donaci la grazia di piegarci alle direttive di questo spirito.

144:5.102 (1624.5) Con il ministero amorevole delle devote schiere serafiche

144:5.103 (1624.6) Possa il Figlio guidarci e condurci sino alla fine dell’era.

144:5.104 (1624.7) Rendici sempre più simili a te stesso

144:5.105 (1624.8) E alla nostra fine accoglici nell’abbraccio eterno in Paradiso.

144:5.106 (1624.9) Così sia, nel nome del Figlio di conferimento

144:5.107 (1624.10) E per l’onore e la gloria del Padre Supremo.

144:5.108 (1624.11) Benché gli apostoli non fossero liberi di presentare queste lezioni sulla preghiera nei loro insegnamenti pubblici, approfittarono molto di tutte queste rivelazioni nelle loro esperienze religiose personali. Gesù utilizzò questi ed altri modelli di preghiera come esempi in connessione con l’istruzione intima dei dodici, ed è stato accordato un permesso specifico per trascrivere questi sette esemplari di preghiera in questa esposizione.

6. Il convegno con gli apostoli di Giovanni

144:6.1 (1624.12) Verso il primo di ottobre, Filippo ed alcuni dei suoi compagni apostoli si trovavano in un villaggio vicino per acquistare dei viveri, quando incontrarono alcuni apostoli di Giovanni il Battista. Questo incontro fortuito sulla piazza del mercato ebbe come risultato un convegno di circa tre settimane al campo di Gelboe tra gli apostoli di Gesù e gli apostoli di Giovanni, perché Giovanni, seguendo il precedente di Gesù, aveva recentemente nominato apostoli dodici dei suoi capi. Giovanni aveva fatto ciò in risposta alla sollecitazione di Abner, il capo dei suoi fedeli sostenitori. Gesù fu presente al campo di Gelboe per tutta la prima settimana di questa riunione congiunta, ma si assentò durante le ultime due settimane.

144:6.2 (1624.13) All’inizio della seconda settimana di questo mese, Abner aveva riunito tutti i suoi associati al campo di Gelboe ed era pronto ad incontrare gli apostoli di Gesù. Per tre settimane questi ventiquattro uomini si riunirono tre volte al giorno e per sei giorni la settimana. La prima settimana Gesù si unì a loro durante le sessioni del mattino, del pomeriggio e della sera. Essi volevano che il Maestro rimanesse con loro e presiedesse le loro deliberazioni congiunte, ma egli rifiutò fermamente di partecipare alle loro discussioni; acconsentì tuttavia di parlare loro in tre occasioni. Questi discorsi di Gesù ai ventiquattro furono sulla comprensione, sulla cooperazione e sulla tolleranza.

144:6.3 (1624.14) Andrea e Abner si alternarono alla presidenza di queste riunioni congiunte dei due gruppi apostolici. Questi uomini avevano molte controversie da discutere e numerosi problemi da risolvere. Moltissime volte essi vollero sottoporre i loro problemi a Gesù, solo per sentirlo dire: “Io mi occupo soltanto dei vostri problemi personali e puramente religiosi. Io sono il rappresentante del Padre nei confronti dell’individuo, non del gruppo. Se siete in difficoltà personale nelle vostre relazioni con Dio, venite da me ed io vi ascolterò e vi consiglierò nella soluzione del vostro problema. Ma se intraprendete la coordinazione d’interpretazioni umane divergenti relative a questioni religiose e alla socializzazione della religione, dovete risolvere tutti questi problemi mediante vostre decisioni. Tuttavia io sono sempre disponibile e interessato, e quando arriverete alle vostre conclusioni su tali questioni di valore non spirituale, purché siate tutti d’accordo, allora vi garantisco fin d’ora la mia piena approvazione e la mia sincera collaborazione. Ed ora, affinché vi sentiate liberi nelle vostre deliberazioni, vi lascio per due settimane. Non preoccupatevi per me, perché ritornerò da voi. Io mi occuperò degli affari di mio Padre, perché noi abbiamo altri regni oltre a questo.”

144:6.4 (1625.1) Dopo aver detto questo Gesù scese lungo il fianco della montagna ed essi non lo videro più per due settimane intere. Ed essi non seppero mai dov’era andato né quello che fece durante questi giorni. Ci volle del tempo prima che i ventiquattro potessero mettersi d’impegno nello studio serio dei loro problemi, tanto erano sconcertati per l’assenza del Maestro. Tuttavia, in capo ad una settimana si ritrovarono nel pieno delle loro discussioni senza poter ricorrere all’aiuto di Gesù.

144:6.5 (1625.2) Il primo punto sul quale il gruppo si accordò fu l’adozione della preghiera che Gesù aveva così recentemente insegnato loro. Fu votato all’unanimità di accettare questa preghiera come quella che doveva essere insegnata ai credenti da entrambi i gruppi di apostoli.

144:6.6 (1625.3) Essi decisero poi che per tutto il tempo in cui Giovanni fosse vissuto, sia in prigione sia fuori, i due gruppi di dodici apostoli avrebbero proseguito il loro lavoro e avrebbero tenuto delle riunioni congiunte di una settimana ogni tre mesi in luoghi da convenirsi di volta in volta.

144:6.7 (1625.4) Ma il loro problema più serio era la questione del battesimo. Le loro difficoltà erano tutte maggiormente aggravate dal fatto che Gesù aveva rifiutato di fare una qualunque dichiarazione sull’argomento. Alla fine convennero che, fintantoché Giovanni viveva o fino a che essi non avessero modificato congiuntamente questa decisione, solo gli apostoli di Giovanni avrebbero battezzato i credenti, e solo gli apostoli di Gesù avrebbero istruito in tutto i nuovi discepoli. Di conseguenza, da quel momento e fino a dopo la morte di Giovanni, due apostoli di Giovanni accompagnarono Gesù e i suoi apostoli per battezzare i credenti, perché il consiglio congiunto aveva votato unanimemente che il battesimo sarebbe divenuto il passo iniziale dell’alleanza esterna con gli affari del regno.

144:6.8 (1625.5) Fu poi convenuto che, in caso di morte di Giovanni, gli apostoli di Giovanni si sarebbero presentati a Gesù e si sarebbero sottomessi alla sua direzione, e che allora essi non avrebbero più battezzato senza essere autorizzati da Gesù o dai suoi apostoli.

144:6.9 (1625.6) E votarono poi che, in caso di morte di Giovanni, gli apostoli di Gesù avrebbero cominciato a battezzare con l’acqua come simbolo del battesimo dello Spirito divino. Se il pentimento dovesse o meno essere connesso con la predicazione del battesimo fu lasciato alla scelta di ciascuno; non fu presa alcuna decisione vincolante per il gruppo. Gli apostoli di Giovanni predicavano: “Pentitevi e siate battezzati.” Gli apostoli di Gesù proclamavano: “Credete e siate battezzati.”

144:6.10 (1625.7) Questa è la storia del primo tentativo dei discepoli di Gesù di coordinare degli sforzi divergenti, di comporre delle divergenze d’opinione, di organizzare delle attività di gruppo, di legiferare su delle osservanze esteriori e di rendere sociali delle pratiche religiose personali.

144:6.11 (1625.8) Furono prese in considerazione molte altre questioni minori e furono concordate unanimemente le loro soluzioni. Questi ventiquattro uomini ebbero un’esperienza veramente rimarchevole durante queste due settimane in cui dovettero affrontare dei problemi e superare delle difficoltà senza Gesù. Essi impararono ad avere opinioni diverse, a discutere, a lottare, a pregare e a transigere, pur rispettando il punto di vista dell’interlocutore e mantenendo almeno un certo grado di tolleranza per le sue opinioni sincere.

144:6.12 (1625.9) Nel pomeriggio della loro discussione finale su questioni finanziarie, Gesù ritornò, udì le loro deliberazioni, ascoltò le loro decisioni e disse: “Queste, dunque, sono le vostre conclusioni, ed io aiuterò ciascuno di voi a mettere in pratica lo spirito delle vostre decisioni congiunte.”

144:6.13 (1626.1) Due mesi e mezzo più tardi Giovanni fu giustiziato, e per tutto questo tempo gli apostoli di Giovanni rimasero con Gesù e i dodici. Essi lavorarono tutti insieme e battezzarono i credenti in questo periodo di lavoro nelle città della Decapoli. Il campo di Gelboe fu tolto il 2 novembre dell’anno 27 d.C.

7. Nelle città della Decapoli

144:7.1 (1626.2) Durante i mesi di novembre e di dicembre Gesù e i ventiquattro lavorarono tranquillamente nelle città greche della Decapoli, principalmente a Scitopoli, Gerasa, Abila e Gadara. Questa fu realmente la fine del periodo preliminare di subentro all’opera e all’organizzazione di Giovanni. La religione socializzata di una nuova rivelazione deve sempre pagare il prezzo del compromesso con le forme e gli usi stabiliti della religione precedente che essa cerca di salvare. Il battesimo fu il prezzo che i discepoli di Gesù pagarono per portare con loro, quale gruppo religioso socializzato, i discepoli di Giovanni il Battista. I discepoli di Giovanni, unendosi ai discepoli di Gesù, rinunciarono a quasi tutto, eccetto che al battesimo con l’acqua.

144:7.2 (1626.3) Gesù insegnò poco in pubblico nel corso di questa missione nelle città della Decapoli. Egli passò molto tempo ad istruire i ventiquattro e tenne numerose riunioni speciali con i dodici apostoli di Giovanni. Col tempo essi compresero meglio perché Gesù non andò a trovare Giovanni in prigione e perché non fece alcuno sforzo per ottenere la sua liberazione. Ma essi non riuscirono mai a comprendere perché Gesù non compisse delle opere miracolose, perché rifiutasse di manifestare dei segni esteriori della sua autorità divina. Prima di venire al campo di Gelboe essi avevano creduto in Gesù soprattutto a causa della testimonianza di Giovanni, ma presto cominciarono a credere in conseguenza del loro stesso contatto con il Maestro e con i suoi insegnamenti.

144:7.3 (1626.4) Durante questi due mesi il gruppo lavorò la maggior parte del tempo per coppie, un apostolo di Gesù usciva con un apostolo di Giovanni. L’apostolo di Giovanni battezzava, l’apostolo di Gesù istruiva, mentre entrambi predicavano il vangelo del regno come lo comprendevano. Ed essi conquistarono molte anime tra questi Gentili e questi Ebrei apostati.

144:7.4 (1626.5) Abner, il capo degli apostoli di Giovanni, divenne un devoto credente in Gesù e fu nominato più tardi capo di un gruppo di settanta istruttori incaricati dal Maestro di predicare il vangelo.

8. Nel campo vicino a Pella

144:8.1 (1626.6) Alla fine di dicembre essi andarono tutti vicino al Giordano, in prossimità di Pella, dove ricominciarono ad insegnare e a predicare. Sia gli Ebrei che i Gentili venivano in questo campo per ascoltare il vangelo. Fu mentre Gesù insegnava alla folla in un pomeriggio che alcuni amici intimi di Giovanni portarono al Maestro l’ultimo messaggio che avrebbe ricevuto dal Battista.

144:8.2 (1626.7) Giovanni era ora in prigione da un anno e mezzo, e per quasi tutto questo tempo Gesù aveva lavorato molto discretamente; non c’era dunque da meravigliarsi che Giovanni fosse indotto ad informarsi sul regno. Gli amici di Giovanni interruppero l’insegnamento di Gesù dicendogli: “Giovanni il Battista ci ha mandato a chiederti — sei tu veramente il Liberatore o dobbiamo cercarne un altro?”

144:8.3 (1626.8) Gesù si fermò per dire agli amici di Giovanni: “Ritornate a dire a Giovanni che non è dimenticato. Raccontategli quello che avete visto e udito, che la buona novella è predicata ai poveri.” E dopo che Gesù ebbe parlato ancora ai messaggeri di Giovanni, si girò di nuovo verso la folla e disse: “Non crediate che Giovanni dubiti del vangelo del regno. Egli s’informa soltanto per rassicurare i suoi disce poli che sono anche miei discepoli. Giovanni non è un debole. Permettete che chieda a voi che avete ascoltato Giovanni predicare prima che Erode lo mettesse in prigione: che cosa avete visto in Giovanni — una canna scossa dal vento? Un uomo dall’umore bizzarro ed abbigliato con vestiti morbidi? Di norma coloro che sono vestiti sontuosamente e vivono nel lusso sono nelle corti dei re e nelle dimore dei ricchi. Ma che cosa avete visto guardando Giovanni? Un profeta? Sì, vi dico, e molto più che un profeta. È stato scritto di Giovanni: ‘Ecco, io mando il mio messaggero davanti a te; egli preparerà la via davanti a te.’

144:8.4 (1627.1) “In verità, in verità vi dico, tra coloro che sono nati da donna non ne è cresciuto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia, anche il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui perché è nato dallo spirito e sa che è divenuto un figlio di Dio.”

144:8.5 (1627.2) Molti di quelli che ascoltarono Gesù quel giorno si sottoposero al battesimo di Giovanni, proclamando così pubblicamente la loro entrata nel regno. E gli apostoli di Giovanni da quel giorno rimasero strettamente legati a Gesù. Questa circostanza segnò l’unione effettiva dei discepoli di Giovanni con quelli di Gesù.

144:8.6 (1627.3) Dopo che i messaggeri ebbero conversato con Abner, partirono per Macheronte per raccontare tutto ciò a Giovanni. Egli fu grandemente confortato e la sua fede fu fortificata dalle parole di Gesù e dal messaggio di Abner.

144:8.7 (1627.4) In questo pomeriggio Gesù continuò ad insegnare, dicendo: “Ma a che cosa paragonerò questa generazione? Molti di voi non riceveranno né il messaggio di Giovanni né il mio insegnamento. Voi assomigliate a dei bambini che giocano nella piazza del mercato, che chiamano i loro compagni e dicono: ‘Abbiamo suonato il flauto per voi e non avete danzato; abbiamo gemuto e non vi siete addolorati.’ La stessa cosa e per certuni di voi. Giovanni è venuto né mangiando né bevendo, ed hanno detto che era un demone. Il Figlio dell’Uomo viene mangiando e bevendo, e queste stesse persone dicono: ‘Guardate, è un ingordo e un bevitore di vino, un amico dei Pubblicani e dei peccatori!’ In verità, la saggezza è giustificata dai suoi figli.

144:8.8 (1627.5) “Sembra che il Padre celeste abbia nascosto alcune di queste verità ai saggi e ai superbi, mentre le ha rivelate ai bambini. Ma il Padre fa bene tutte le cose; il Padre si rivela all’universo con metodi di propria scelta. Venite dunque, voi tutti che penate e portate pesanti fardelli, e troverete riposo per la vostra anima. Prendete su di voi il giogo divino e sperimenterete la pace di Dio che oltrepassa ogni comprensione.”

9. La morte di Giovanni il Battista

144:9.1 (1627.6) Giovanni il Battista fu giustiziato per ordine di Erode Antipa la sera del 10 gennaio dell’anno 28 d.C. Il giorno seguente alcuni discepoli di Giovanni che erano andati a Macheronte seppero della sua esecuzione e andarono da Erode a chiederne il corpo, che posero in una tomba. Più tardi lo inumarono a Sebaste, il villaggio in cui abitava Abner. Il giorno seguente, 12 gennaio, essi andarono a nord verso il campo degli apostoli di Giovanni e di Gesù vicino a Pella e raccontarono a Gesù della morte di Giovanni. Quando Gesù ebbe ascoltato il loro rapporto, congedò la folla e, radunati tutti i ventiquattro, disse: “Giovanni è morto. Erode lo ha fatto decapitare. Questa sera tenete consiglio congiunto e sistemate di conseguenza i vostri affari. Non aspetteremo più a lungo. È giunta l’ora di proclamare il regno apertamente e con potenza. Domani andremo in Galilea.”

144:9.2 (1627.7) Come stabilito, il mattino presto del 13 gennaio dell’anno 28 d.C. Gesù e gli apostoli, accompagnati da circa venticinque discepoli, si misero in cammino per Cafarnao ed alloggiarono quella notte nella casa di Zebedeo.

Fascicolo 145 - Quattro giorni movimentati a Cafarnao

Il Libro di Urantia

Fascicolo 145

Quattro giorni movimentati a Cafarnao

145:0.1 (1628.1) GESÙ e gli apostoli arrivarono a Cafarnao la sera di martedì 13 gennaio. Come d’abitudine essi installarono il loro quartier generale nella casa di Zebedeo a Betsaida. Ora che Giovanni il Battista era stato messo a morte, Gesù si preparò a lanciarsi apertamente nel primo giro di predicazione pubblica in Galilea. La notizia che Gesù era tornato si sparse rapidamente in tutta la città, e l’indomani mattina presto Maria, la madre di Gesù, si affrettò a partire per Nazaret per far visita a suo figlio Giuseppe.

145:0.2 (1628.2) Gesù passò mercoledì, giovedì e venerdì a casa di Zebedeo ad istruire i suoi apostoli in preparazione al loro primo ampio giro di predicazione pubblica. Egli ricevette ed istruì, singolarmente e a gruppi, anche molti cercatori sinceri. Tramite Andrea egli prese accordi per parlare nella sinagoga il giorno del sabato seguente.

145:0.3 (1628.3) Venerdì sera tardi Rut, la sorella più giovane di Gesù, gli fece segretamente visita. Essi passarono quasi un’ora assieme su un battello ancorato a breve distanza dalla riva. Nessun essere umano, salvo Giovanni Zebedeo, seppe mai di questa visita, e gli fu raccomandato di non parlarne a nessuno. Rut fu il solo membro della famiglia di Gesù che credette costantemente e fermamente nella divinità della sua missione terrena fin dalla sua iniziale presa di coscienza spirituale e per tutto il suo movimentato ministero, la sua morte, la sua risurrezione e la sua ascensione. Ed infine essa passò nei mondi dell’aldilà senza aver mai dubitato del carattere soprannaturale della missione nella carne di suo fratello-padre. Per quanto concerne la sua famiglia terrena, la piccola Rut fu la principale consolazione di Gesù durante le crudeli prove del suo giudizio, del suo rifiuto e della sua crocifissione.

1. La retata di pesce

145:1.1 (1628.4) Il venerdì mattina di questa stessa settimana, mentre Gesù stava insegnando sulla riva, la gente lo spinse così vicino al bordo dell’acqua che egli fece segno a dei pescatori che stavano su un battello vicino di venire in suo soccorso. Salito sul battello, egli continuò ad istruire la folla riunita per più di due ore. Questo battello si chiamava “Simone”; era il vecchio battello da pesca di Simon Pietro ed era stato costruito da Gesù stesso. In questo particolare mattino il battello era utilizzato da Davide Zebedeo e da due suoi associati, che stavano tornando verso la vicina costa dopo una notte di pesca infruttuosa sul lago. Essi stavano pulendo e rammendando le loro reti quando Gesù chiese loro di venire in suo aiuto.

145:1.2 (1628.5) Dopo che Gesù ebbe finito d’istruire la folla, disse a Davide: “Poiché hai perso tempo per venire in mio aiuto, permettimi ora di lavorare con te. Andiamo a pescare; dirigiti verso i fondali che sono laggiù e getta le tue reti per una retata.” Ma Simone, uno degli assistenti di Davide, rispose: “Maestro, è inutile. Abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; tuttavia, poiché lo chiedi tu, usciremo e getteremo le reti.” E Simone acconsentì a seguire le direttive di Gesù perché il suo padrone, Davide, gli aveva fatto un cenno. Quando furono giunti nel luogo indicato da Gesù, essi gettarono giù le loro reti e presero una tale quantità di pesce da temere che le reti si lacerassero, cosicché fecero segno ai loro compagni sulla riva di venire in loro aiuto. Quando ebbero riempito completamente tre battelli di pesce, quasi al punto da farli affondare, Simone si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: “Allontanati da me, Maestro, perché sono un peccatore.” Simone e tutti coloro che avevano partecipato a questo episodio furono stupefatti da questa retata di pesce. Da quel giorno Davide Zebedeo, questo Simone ed i loro compagni abbandonarono le loro reti e seguirono Gesù.

145:1.3 (1629.1) Ma questa non fu in alcun senso una retata di pesce miracolosa. Gesù era un profondo studioso della natura; era un pescatore esperto e conosceva le abitudini dei pesci nel Mare di Galilea. In questa occasione egli aveva semplicemente indirizzato questi uomini verso il luogo in cui i pesci si trovavano solitamente a quell’ora del giorno. Ma i discepoli di Gesù considerarono sempre questo avvenimento un miracolo.

2. Un pomeriggio alla sinagoga

145:2.1 (1629.2) Il sabato seguente, al servizio del pomeriggio nella sinagoga, Gesù predicò il suo sermone su “La volontà del Padre che è nei cieli”. Il mattino Simon Pietro aveva predicato su “Il Regno”. Nella riunione del giovedì sera alla sinagoga Andrea aveva insegnato prendendo per argomento: “La nuova via”. In questo particolare periodo credevano più persone in Gesù a Cafarnao che in ogni altra città della terra.

145:2.2 (1629.3) Mentre Gesù insegnava nella sinagoga questo sabato pomeriggio, secondo il costume egli prese il suo primo testo dalla Legge, leggendo dal Libro dell’Esodo: “E tu servirai il Signore, Dio tuo, ed egli benedirà il tuo pane e la tua acqua, ed ogni malattia sarà allontanata da te.” Egli scelse il secondo testo dai Profeti, leggendo da Isaia: “Sorgi e risplendi, perché la tua luce è venuta, e la gloria del Signore si è levata su di te. L’oscurità può coprire la terra e fitte tenebre coprire il popolo, ma lo spirito del Signore si leverà su di te e la gloria divina sarà vista in te. Anche i Gentili verranno verso questa luce e molte grandi menti si abbandoneranno allo splendore di questa luce.”

145:2.3 (1629.4) Questo sermone fu uno sforzo da parte di Gesù di chiarire il fatto che la religione è un’esperienza personale. Tra le altre cose il Maestro disse:

145:2.4 (1629.5) “Voi sapete bene che, se un padre dal cuore tenero ama la sua famiglia come un tutto, la considera come un gruppo a causa del suo forte affetto per ciascun singolo membro di quella famiglia. Voi dovete cessare di accostarvi al Padre che è nei cieli come figli d’Israele, ma dovete farlo come figli di Dio. In quanto gruppo voi siete in verità i figli d’Israele, ma come individui, ciascuno di voi è un figlio di Dio. Io sono venuto, non a rivelare il Padre ai figli d’Israele, ma piuttosto a portare questa conoscenza di Dio e la rivelazione del suo amore e della sua misericordia al singolo credente come un’esperienza personale autentica. I profeti vi hanno tutti insegnato che Yahweh si prende cura del suo popolo, che Dio ama Israele. Ma io sono venuto tra di voi a proclamare una verità più grande, una verità che anche molti degli ultimi profeti avevano compreso, la verità che Dio vi ama — ciascuno di voi — in quanto individui. Durante tutte queste generazioni voi avete avuto una religione nazionale o razziale; ora io sono venuto a donarvi una religione personale.

145:2.5 (1630.1) “Ma anche questa non è un’idea nuova. Molti di voi, inclini allo spirito, hanno conosciuto questa verità, poiché alcuni profeti ve l’hanno insegnata. Non avete letto nelle Scritture dove il profeta Geremia dice: ‘In quei giorni non si dirà più: i padri hanno mangiato dell’uva acerba e i denti dei figli sono irritati. Ogni uomo morirà per la propria iniquità; ogni uomo che mangia dell’uva acerba avrà i denti irritati. Ecco, verranno giorni in cui io farò una nuova alleanza con il mio popolo, non secondo l’alleanza che ho concluso con i loro padri quando li ho fatti uscire dalla terra d’Egitto, ma secondo la nuova via. Scriverò anche la mia legge nel loro cuore. Io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. In quel giorno essi non diranno, ciascuno al suo vicino, conosci il Signore? No! Perché essi mi conosceranno tutti personalmente, dal più umile al più grande’.

145:2.6 (1630.2) “Non avete letto queste promesse? Non credete alle Scritture? Non comprendete che le parole del profeta sono compiute in ciò che vedete in questo stesso giorno? E Geremia non vi ha esortato a fare della religione un affare del cuore, a legarvi a Dio come individui? Non vi ha detto il profeta che il Dio del cielo sonderà i vostri singoli cuori? E non siete stati avvertiti che il cuore umano naturale è più fallace di qualunque cosa e spesso disperatamente perverso?

145:2.7 (1630.3) “Non avete letto anche dove Ezechiele ha insegnato ai vostri padri che la religione deve diventare una realtà nella vostra esperienza individuale? Non utilizzerete più il proverbio che dice: ‘I padri hanno mangiato dell’uva acerba e i denti dei figli si sono irritati’. ‘Per il fatto che io vivo’, dice il Signore Dio ‘ecco, tutte le anime sono mie; come l’anima del padre, così anche l’anima del figlio. Solo l’anima che pecca morirà.’ E poi Ezechiele previde anche questo tempo in cui egli parlò in nome di Dio, dicendo: ‘Vi darò anche un cuore nuovo, e porrò in voi un nuovo spirito.’

145:2.8 (1630.4) “Voi non dovreste più temere che Dio punisca una nazione per il peccato di un individuo; né il Padre che è nei cieli punirà uno dei suoi figli credenti per i peccati di una nazione, anche se il singolo membro di una famiglia debba spesso soffrire le conseguenze materiali degli errori familiari e delle colpe collettive. Non capite che la speranza di una nazione migliore — o di un mondo migliore — è legata al progresso e all’illuminazione dell’individuo?”

145:2.9 (1630.5) Poi il Maestro spiegò che il Padre celeste, dopo che gli uomini discernono questa libertà spirituale, vuole che i suoi figli terreni inizino quell’ascensione eterna della carriera del Paradiso che consiste nella risposta cosciente della creatura all’incitamento divino dello spirito interiore a trovare il Creatore, a conoscere Dio e a cercare di divenire simile a lui.

145:2.10 (1630.6) Gli apostoli furono grandemente aiutati da questo sermone. Tutti loro compresero più pienamente che il vangelo del regno è un messaggio destinato all’individuo, non alla nazione.

145:2.11 (1630.7) Benché gli abitanti di Cafarnao fossero abituati all’insegnamento di Gesù, rimasero stupiti dal suo sermone di questo giorno di sabato. Egli insegnò, in verità, come uno avente autorità e non come gli Scribi.

145:2.12 (1630.8) Proprio nel momento in cui Gesù finiva di parlare, un giovane della congregazione che era stato molto scosso dalle sue parole fu assalito da un violento attacco epilettico e mandava alte grida. Alla fine della crisi, ancora riprendendo coscienza, egli parlò in stato di sogno, dicendo: “Che cosa abbiamo a che fare con te, Gesù di Nazaret? Tu sei il santo di Dio; sei venuto per distruggerci?” Gesù pregò la gente di fare silenzio e, prendendo il giovane per la mano, disse: “Esci da questo stato” — ed egli si risvegliò immediatamente.

145:2.13 (1631.1) Questo giovane non era posseduto da uno spirito impuro o da un demone; era vittima di una comune epilessia. Ma gli era stato insegnato che la sua afflizione era dovuta alla possessione da parte di uno spirito maligno. Egli credeva a questo insegnamento e si comportava di conseguenza in tutto ciò che pensava o diceva sulla sua malattia. Tutta la gente credeva che questi fenomeni fossero causati direttamente dalla presenza di spiriti impuri. Essi credettero quindi che Gesù avesse cacciato un demone da quest’uomo. Ma Gesù in quel momento non guarì la sua epilessia. Solo più tardi in quello stesso giorno, dopo il tramonto, quest’uomo fu realmente guarito. Molto tempo dopo il giorno di Pentecoste l’apostolo Giovanni, che fu l’ultimo a scrivere gli atti di Gesù, evitò ogni riferimento a questi cosiddetti atti di “cacciata di demoni”, e lo fece in ragione del fatto che tali casi di possessione da demoni non si verificarono più dopo la Pentecoste.

145:2.14 (1631.2) A seguito di questo banale incidente, si diffuse rapidamente in tutta Cafarnao la notizia che Gesù aveva cacciato un demone da un uomo e l’aveva miracolosamente guarito nella sinagoga al termine del suo sermone del pomeriggio. Il sabato era il momento propizio per la diffusione rapida ed efficace di una notizia così sensazionale. Questa storia fu anche portata in tutti i più piccoli insediamenti attorno a Cafarnao, e molte persone vi credettero.

145:2.15 (1631.3) La cucina e le faccende domestiche nella grande casa di Zebedeo, dove Gesù e i dodici avevano stabilito il loro quartier generale, erano fatte per la maggior parte dalla moglie di Simon Pietro e dalla madre di costei. La casa di Pietro era vicina a quella di Zebedeo e Gesù ed i suoi amici vi si fermarono tornando dalla sinagoga perché la suocera di Pietro soffriva da molti giorni di brividi e febbre. Ora successe che, quasi nel momento in cui Gesù era curvo su questa donna ammalata, tenendole la mano, accarezzandole la fronte e dicendole parole di conforto e d’incoraggiamento, la febbre la lasciò. Gesù non aveva ancora avuto il tempo di spiegare ai suoi apostoli che nessun miracolo si era prodotto alla sinagoga; e con questo avvenimento così recente e vivo nella loro mente, e ricordando l’acqua e il vino di Cana, essi presero questa coincidenza per un altro miracolo, e molti di loro si precipitarono fuori a diffondere la notizia in tutta la città.

145:2.16 (1631.4) Amata, la suocera di Pietro, soffriva di febbre malarica. Essa non fu miracolosamente guarita da Gesù in quel momento. Solo alcune ore più tardi, dopo il tramonto, avvenne la sua guarigione in connessione con lo straordinario avvenimento che si produsse nel cortile antistante la casa di Zebedeo.

145:2.17 (1631.5) E questi casi sono tipici del modo in cui una generazione alla ricerca di prodigi ed un popolo incline ai miracoli presero immancabilmente tutte queste coincidenze come pretesto per proclamare che un nuovo miracolo era stato compiuto da Gesù.

3. La guarigione al tramonto del sole

145:3.1 (1631.6) Nel momento in cui Gesù ed i suoi apostoli si accingevano a consumare il pasto serale alla fine di questo movimentato giorno di sabato, tutta Cafarnao e i suoi dintorni erano eccitati per questi pretesi miracoli di guarigione; e tutte le persone ammalate o sofferenti si prepararono ad andare da Gesù o a farvisi trasportare dai loro amici non appena il sole fosse tramontato. Secondo gli insegnamenti ebrei era persino proibito andare in cerca di salute nelle ore consacrate del sabato.

145:3.2 (1632.1) Dunque, non appena il sole calò sotto l’orizzonte, centinaia di uomini, di donne e di bambini sofferenti cominciarono a dirigersi verso la casa di Zebedeo a Betsaida. Un uomo partì con sua figlia paralizzata non appena il sole calò dietro la casa del suo vicino.

145:3.3 (1632.2) Tutti gli avvenimenti del giorno avevano preparato il quadro per questa straordinaria scena del tramonto. Anche il testo che Gesù aveva utilizzato per il suo sermone del pomeriggio aveva lasciato intendere che la malattia doveva essere bandita; ed egli aveva parlato con potenza ed autorità senza precedenti! Il suo messaggio era così irresistibile! Senza aver fatto appello all’autorità umana, egli aveva parlato direttamente alla coscienza e all’anima degli uomini. Sebbene non fosse ricorso né alla logica, né a cavilli legali, né ad abili argomenti, egli aveva fatto un appello potente, diretto, chiaro e personale al cuore dei suoi ascoltatori.

145:3.4 (1632.3) Quel sabato fu un grande giorno nella vita terrena di Gesù ed anche nella vita di un universo. A tutti gli intenti e propositi di questo universo locale, la piccola città ebrea di Cafarnao fu la vera capitale di Nebadon. Il gruppetto di Ebrei nella sinagoga di Cafarnao non rappresentava i soli esseri che ascoltarono l’importante dichiarazione di chiusura del sermone di Gesù: “L’odio è l’ombra della paura; la vendetta è la maschera della viltà.” I suoi ascoltatori non poterono mai dimenticare le sue parole benedette, che proclamavano: “L’uomo è il figlio di Dio, non un figlio del demonio.”

145:3.5 (1632.4) Subito dopo il tramonto, mentre Gesù e gli apostoli si attardavano ancora alla tavola della cena, la moglie di Pietro udì delle voci nel cortile antistante la casa e, andata alla porta, vide che si stava radunando un gran numero di ammalati, e che la strada proveniente da Cafarnao era affollata da coloro che venivano a cercare la guarigione dalle mani di Gesù. Vedendo questo spettacolo, essa andò immediatamente ad informare suo marito, che lo disse a Gesù.

145:3.6 (1632.5) Quando il Maestro uscì sulla porta d’entrata della casa di Zebedeo, i suoi occhi incontrarono uno schieramento di umanità inferma e sofferente. Egli vide quasi mille esseri umani ammalati ed afflitti; questo almeno era il numero di persone riunite davanti a lui. Non tutti i presenti erano ammalati; alcuni erano venuti ad assistere i loro cari in questo tentativo di ottenere la guarigione.

145:3.7 (1632.6) La vista di questi mortali afflitti, uomini, donne e bambini, sofferenti in larga parte in conseguenza degli errori e delle trasgressioni dei suoi stessi Figli incaricati dell’amministrazione dell’universo, toccò in modo particolare il cuore umano di Gesù e sfidò la misericordia divina di questo benevolente Figlio Creatore. Ma Gesù sapeva bene che non avrebbe mai potuto costruire un movimento spirituale durevole sulle fondamenta di prodigi puramente materiali. La sua costante linea di condotta era stata quella di astenersi dal far valere le sue prerogative di creatore. Dopo Cana, niente di soprannaturale o di miracoloso aveva accompagnato il suo insegnamento; tuttavia, questa moltitudine afflitta toccò il suo cuore compassionevole e fece potentemente appello al suo affetto comprensivo.

145:3.8 (1632.7) Dal cortile antistante una voce gridò: “Maestro, pronuncia la parola, ristabilisci la nostra salute, guarisci le nostre malattie e salva le nostre anime.” Appena queste parole furono state pronunciate un vasto seguito di serafini, di controllori fisici, di Portatori di Vita e d’intermedi, che accompagnavano sempre questo Creatore incarnato di un universo, si prepararono ad agire con potere creativo se il loro Sovrano avesse dato il segnale. Questo fu uno di quei momenti nella carriera terrena di Gesù in cui la saggezza divina e la compassione umana erano talmente concatenate nel giudizio del Figlio dell’Uomo che egli cercò rifugio nell’appello alla volontà di suo Padre.

145:3.9 (1632.8) Quando Pietro implorò il Maestro di dare ascolto alle loro invocazioni di aiuto, Gesù, posando lo sguardo sulla moltitudine di ammalati, rispose: “Io sono venuto nel mondo per rivelare il Padre e per instaurare il suo regno. Ho vissuto fino a quest’ora la mia vita per questo scopo. Se, tuttavia, fosse volontà di Colui che mi ha mandato, e se ciò non fosse incompatibile con la mia consacrazione alla proclamazione del vangelo del regno dei cieli, desidererei vedere i miei figli risanati — e — ” ma le successive parole di Gesù si persero nel tumulto.

145:3.10 (1633.1) Gesù aveva trasferito la responsabilità di questa decisione di guarire al dominio di suo Padre. Evidentemente la volontà del Padre non interpose alcuna obiezione, perché le parole del Maestro erano appena state pronunciate quando l’assemblea delle personalità celesti in servizio sotto il comando dell’Aggiustatore di Pensiero Personalizzato di Gesù fu potentemente mobilitata. Il vasto assembramento discese in mezzo a questa folla eterogenea di mortali sofferenti ed in pochi istanti 683 uomini, donne e bambini furono guariti, furono perfettamente risanati da tutte le loro malattie fisiche e dagli altri disturbi organici. Una scena simile non si era mai vista sulla terra prima di quel giorno, né dopo di allora. E per quelli di noi che erano presenti ad osservare questa ondata creativa di guarigione fu veramente uno spettacolo emozionante.

145:3.11 (1633.2) Ma tra tutti gli esseri che rimasero stupefatti da questa improvvisa ed inattesa esplosione di guarigione soprannaturale, Gesù fu il più sorpreso. Nel momento in cui le sue simpatie ed i suoi interessi umani erano focalizzati sulla scena di sofferenza e di afflizione che si stendeva davanti a lui, egli aveva dimenticato di tenere presenti nella sua mente umana gli avvertimenti del suo Aggiustatore Personalizzato circa l’impossibilità di limitare l’elemento tempo delle prerogative creatrici di Figlio Creatore in certe condizioni ed in certe circostanze. Gesù desiderava vedere questi mortali sofferenti risanati se la volontà di suo Padre non fosse stata con ciò violata. L’Aggiustatore Personalizzato di Gesù decise istantaneamente che un tale atto di energia creativa compiuto in quel momento non avrebbe trasgredito la volontà del Padre del Paradiso, e con questa decisione — tenuto conto della precedente espressione del desiderio di guarigione di Gesù — l’atto creativo fu. Quello che un Figlio Creatore desidera e che suo Padre vuole È. In tutta la vita terrena successiva di Gesù non si verificò più una tale guarigione fisica in massa di mortali.

145:3.12 (1633.3) Come ci si poteva aspettare, la fama di questa guarigione al tramonto a Betsaida di Cafarnao si diffuse in tutta la Galilea e la Giudea e nelle regioni più lontane. Ancora una volta i timori di Erode si risvegliarono, ed egli mandò degli osservatori affinché gli riferissero sull’opera e sugli insegnamenti di Gesù e verificassero se egli era il precedente carpentiere di Nazaret oppure Giovanni il Battista risuscitato dalla morte.

145:3.13 (1633.4) Principalmente a causa di questa involontaria dimostrazione di guarigione fisica, da allora in avanti e per tutto il resto della sua carriera terrena Gesù divenne medico quanto predicatore. È vero, egli continuò il suo insegnamento, ma il suo lavoro personale consisteva soprattutto nel curare gli ammalati e gli afflitti, mentre i suoi apostoli si occupavano di predicare in pubblico e di battezzare i credenti.

145:3.14 (1633.5) Ma la maggior parte di coloro che godettero della guarigione fisica soprannaturale o creativa in questa dimostrazione di energia divina al tramonto del sole non trassero un beneficio spirituale permanente da questa straordinaria manifestazione di misericordia. Un piccolo numero di loro fu veramente edificato da questo ministero fisico, ma il regno spirituale non progredì nel cuore degli uomini a causa di questa stupefacente eruzione di guarigione creativa indipendente dal tempo.

145:3.15 (1633.6) Le guarigioni miracolose che accompagnarono di tanto in tanto la missione di Gesù sulla terra non facevano parte del suo piano di proclamazione del regno. Esse furono incidentalmente inerenti alla presenza sulla terra di un essere divino con prerogative creatrici quasi illimitate, in associazione con una combinazione senza precedenti di misericordia divina e di compassione umana. Ma questi cosiddetti miracoli valsero a Gesù molti fastidi, nel senso che gli procurarono una pubblicità che alimentava pregiudizi e gli produssero una notorietà non desiderata.

4. La sera dopo

145:4.1 (1634.1) Per tutta la sera seguente a questa grande esplosione di guarigione, la folla felice e festante invase la casa di Zebedeo, e gli apostoli di Gesù furono al più alto grado di entusiasmo emotivo. Dal punto di vista umano questo fu probabilmente il più gran giorno di tutti i grandi giorni della loro associazione con Gesù. Mai prima né dopo le loro speranze si elevarono a tali altezze di fiduciosa aspettativa. Gesù aveva detto loro soltanto alcuni giorni prima, e quando erano ancora entro i confini della Samaria, che era giunta l’ora in cui il regno doveva essere proclamato in potenza, ed ora i loro occhi avevano visto quello che supponevano essere il compimento di quella promessa. Essi erano eccitati dalla visione di ciò che sarebbe accaduto se questa stupefacente manifestazione di potere curativo fosse stata soltanto l’inizio. I restanti dubbi sulla divinità di Gesù furono banditi. Essi erano letteralmente inebriati dall’estasi del loro stupefacente incantesimo.

145:4.2 (1634.2) Ma quando cercarono Gesù, essi non riuscirono a trovarlo. Il Maestro era molto turbato da quanto era avvenuto. Questi uomini, donne e bambini che erano stati guariti da diverse malattie si attardarono a lungo nella serata, sperando nel ritorno di Gesù per poterlo ringraziare. Gli apostoli non riuscivano a comprendere la condotta del Maestro, vedendo che passavano le ore ed egli restava in isolamento; la loro gioia sarebbe stata completa e perfetta senza il persistere della sua assenza. Quando Gesù ritornò in mezzo a loro era tardi e praticamente tutti i beneficiari dell’episodio di guarigione erano rientrati alle loro case. Gesù rifiutò le felicitazioni e l’adorazione dei dodici e degli altri rimasti per salutarlo, dicendo soltanto: “Non rallegratevi del fatto che mio Padre abbia il potere di guarire il corpo, ma piuttosto che abbia la potenza di salvare l’anima. Andiamo a riposarci, perché domani dobbiamo occuparci degli affari del Padre.”

145:4.3 (1634.3) Di nuovo delusi, perplessi e rattristati i dodici uomini andarono a riposare; pochi di loro, salvo i gemelli, dormirono molto quella notte. Appena il Maestro faceva qualcosa per incoraggiare l’anima e per rallegrare il cuore dei suoi apostoli, egli sembrava immediatamente frantumare le loro speranze e demolire completamente le fondamenta del loro coraggio e del loro entusiasmo. Mentre questi pescatori disorientati si guardavano negli occhi gli uni con gli altri, non avevano che un solo pensiero: “Non riusciamo a comprenderlo. Che cosa significa tutto ciò?”

5. La domenica mattina presto

145:5.1 (1634.4) Neppure Gesù dormì molto quel sabato notte. Egli si rese conto che il mondo era pieno di afflizioni fisiche e sommerso di difficoltà materiali, e meditò sul grande pericolo di essere costretto a dedicare così tanto del suo tempo alle cure degli ammalati e degli afflitti, al punto che la sua missione d’instaurare il regno spirituale nel cuore degli uomini sarebbe stata ostacolata dal ministero delle cose fisiche o almeno subordinata ad esso. A causa di questi pensieri e di altri similari che occuparono la mente mortale di Gesù durante la notte, egli si alzò quella domenica mattina molto prima dell’alba e si recò da solo in uno dei suoi luoghi preferiti per entrare in comunione con il Padre. Il tema della preghiera di Gesù di questa mattina presto fu la saggezza ed il giudizio che egli non poteva permettere alla sua sensibilità umana, unita alla sua misericordia divina, d’influenzarlo in presenza di sofferenze mortali al punto che tutto il suo tempo fosse occupato nel ministero fisico a detrimento di quello spirituale. Sebbene non desiderasse evitare totalmente di curare gli ammalati, egli sapeva che doveva anche compiere l’opera più importante dell’insegnamento spirituale e dell’educazione religiosa.

145:5.2 (1635.1) Gesù andava a pregare così spesso sulle colline perché non c’erano locali privati adatti alle sue devozioni personali.

145:5.3 (1635.2) Pietro non riuscì a dormire quella notte; così molto presto, poco dopo che Gesù era uscito per pregare, egli svegliò Giacomo e Giovanni e tutti e tre andarono in cerca del loro Maestro. Dopo più di un’ora di ricerche essi trovarono Gesù e lo supplicarono di dir loro la ragione della sua strana condotta. Essi desideravano sapere perché sembrasse essere turbato dalla potente effusione dello spirito della guarigione, quando tutte le persone erano piene di gioia ed i suoi apostoli talmente contenti.

145:5.4 (1635.3) Per più di quattro ore Gesù si sforzò di spiegare a questi tre apostoli che cosa era accaduto. Egli insegnò loro ciò che era successo ed espose i pericoli di tali manifestazioni. Gesù confidò loro la ragione per cui era venuto a pregare. Cercò di spiegare ai suoi associati personali le vere ragioni per le quali il regno del Padre non poteva essere costruito sui prodigi e sulle guarigioni fisiche. Ma essi non riuscirono a comprendere il suo insegnamento.

145:5.5 (1635.4) Nel frattempo, la domenica mattina presto, altre folle di anime afflitte e numerosi curiosi cominciarono a riunirsi presso la casa di Zebedeo. Essi chiedevano a gran voce di vedere Gesù. Andrea e gli apostoli erano così disorientati che, mentre Simone Zelota parlava all’assemblea, Andrea e parecchi dei suoi associati andarono alla ricerca di Gesù. Quando Andrea ebbe trovato Gesù in compagnia dei tre, disse: “Maestro, perché ci lasci soli con la folla? Vedi, tutti ti cercano; mai prima tante persone hanno cercato il tuo insegnamento. Anche ora la casa è circondata da gente venuta da vicino e da lontano a causa delle tue potenti opere. Non vuoi tornare con noi per portare loro il tuo ministero?”

145:5.6 (1635.5) Quando Gesù udì questo, rispose: “Andrea, non ho insegnato a te e a questi altri che la mia missione sulla terra è la rivelazione del Padre, e che il mio messaggio è la proclamazione del regno dei cieli? Perché allora vuoi che mi distolga dal mio lavoro per accontentare dei curiosi e soddisfare coloro che cercano dei segni e dei prodigi? Non siamo stati fra questa gente per tutti questi mesi, e si sono affollati per ascoltare la buona novella del regno? Perché sono venuti ora ad assediarci? Non è a causa della guarigione del loro corpo fisico piuttosto che per aver accolto la verità spirituale per la salvezza della loro anima? Quando gli uomini sono attratti a noi a causa di manifestazioni straordinarie, molti di loro non vengono a cercare la verità e la salvezza, ma piuttosto la guarigione delle loro afflizioni fisiche e la sicura liberazione dalle loro difficoltà materiali.

145:5.7 (1635.6) In tutto questo tempo io sono stato a Cafarnao, e tanto nella sinagoga che in riva al mare ho proclamato la buona novella del regno a tutti coloro che avevano orecchie per ascoltare e cuore per ricevere la verità. Non è volontà di mio Padre che io ritorni con voi per soddisfare questi curiosi e per occuparmi del ministero delle cose fisiche con esclusione di quelle spirituali. Io vi ho ordinati per predicare il vangelo e per curare gli ammalati, ma io non devo lasciarmi assorbire dalle guarigioni lasciando da parte il mio insegnamento. No, Andrea, io non tornerò con voi. Andate a dire alla gente di credere a ciò che abbiamo insegnato loro e di rallegrarsi nella libertà dei figli di Dio. E preparatevi per la nostra partenza per le altre città della Galilea, dove è già stata preparata la via per la predicazione della buona novella del regno. È per questo scopo che io sono venuto dal Padre. Andate, dunque, e preparatevi per la nostra immediata partenza mentre io aspetto qui il vostro ritorno.”

145:5.8 (1636.1) Dopo che Gesù ebbe parlato, Andrea e i suoi compagni apostoli ritornarono tristemente alla casa di Zebedeo, congedarono la folla riunita e si prepararono in fretta per il viaggio come Gesù aveva ordinato. Così, nel pomeriggio di domenica 18 gennaio dell’anno 28 d.C., Gesù e gli apostoli partirono per il loro primo giro veramente pubblico ed aperto di predicazione nelle città della Galilea. Nel corso di questo primo giro essi predicarono il vangelo del regno in molte città, ma non andarono a Nazaret.

145:5.9 (1636.2) Quella domenica pomeriggio, poco dopo che Gesù ed i suoi apostoli furono partiti per Rimmon, i suoi fratelli Giacomo e Giuda vennero a trovarlo alla casa di Zebedeo. A metà circa di quel giorno Giuda aveva cercato suo fratello Giacomo ed insisté con lui per andare da Gesù. Ma quando Giacomo acconsentì ad andare con Giuda, Gesù era già partito.

145:5.10 (1636.3) Gli apostoli erano restii a lasciare il grande interesse che era stato suscitato a Cafarnao. Pietro calcolò che non meno di mille credenti avrebbero potuto essere battezzati nel regno. Gesù li ascoltò pazientemente, ma rifiutò di ritornare. Il silenzio regnò per un certo tempo, e poi Tommaso si rivolse ai suoi compagni apostoli dicendo: “Andiamo! Il Maestro ha parlato. Poco importa se non possiamo comprendere pienamente i misteri del regno dei cieli; di una cosa siamo certi: noi seguiamo un maestro che non cerca gloria per se stesso.” E di malavoglia essi andarono a predicare la buona novella nelle città della Galilea.

Fascicolo 146 - Il primo giro di predicazione in Galilea

Il Libro di Urantia

Fascicolo 146

Il primo giro di predicazione in Galilea

146:0.1 (1637.1) IL PRIMO giro di predicazione pubblica in Galilea cominciò domenica 18 gennaio dell’anno 28 d.C., e proseguì per circa due mesi, terminando con il ritorno a Cafarnao il 17 marzo. In questo giro Gesù e i dodici apostoli, assistiti dai precedenti apostoli di Giovanni, predicarono il vangelo e battezzarono i credenti a Rimmon, Jotapata, Rama, Zabulon, Iron, Giscala, Corazin, Madon, Cana, Nain ed Endor. In queste città essi dimorarono ed insegnarono, mentre in molte altre città più piccole proclamarono il vangelo del regno al loro passaggio.

146:0.2 (1637.2) Questa era la prima volta che Gesù permetteva ai suoi associati di predicare senza restrizioni. Nel corso di questo giro egli li mise in guardia soltanto in tre occasioni; raccomandò loro di restare lontani da Nazaret e di essere discreti al loro passaggio da Cafarnao e da Tiberiade. Fu fonte di grande soddisfazione per gli apostoli sentire che erano finalmente liberi di predicare e d’insegnare senza restrizioni, ed essi si lanciarono nel lavoro di predicare il vangelo, di curare gli ammalati e di battezzare i credenti con grande serietà e gioia.

1. La predicazione a Rimmon

146:1.1 (1637.3) La piccola città di Rimmon era stata un tempo dedita all’adorazione di un dio babilonese dell’aria, Ramman. Molti dei primitivi insegnamenti babilonesi e di quelli successivi degli zoroastriani erano ancora inclusi nelle credenze dei Rimmoniti. Perciò Gesù ed i ventiquattro dedicarono molto del loro tempo al compito di spiegare la differenza tra queste vecchie credenze ed il nuovo vangelo del regno. Pietro predicò qui uno dei grandi sermoni della sua iniziale carriera su “Aaron ed il vitello d’oro”.

146:1.2 (1637.4) Anche se molti cittadini di Rimmon divennero credenti negli insegnamenti di Gesù, causarono molte difficoltà ai loro correligionari negli anni successivi. È difficile convertire degli adoratori della natura alla piena comunione dell’adorazione di un ideale spirituale nel breve spazio di una sola vita.

146:1.3 (1637.5) Molte delle migliori idee babilonesi e persiane sulla luce e sulle tenebre, sul bene e sul male, sul tempo e sull’eternità, furono incorporate più tardi nelle dottrine del cosiddetto Cristianesimo, e la loro inclusione rese gli insegnamenti cristiani più immediatamente accettabili dai popoli del Vicino Oriente. Allo stesso modo, l’inclusione di molte delle teorie di Platone sullo spirito ideale o sugli archetipi invisibili di tutte le cose visibili e materiali, quali Filone successivamente adattò alla teologia ebraica, rese gli insegnamenti cristiani di Paolo più facili all’accettazione da parte dei Greci occidentali.

146:1.4 (1637.6) Fu a Rimmon che Todano ascoltò per la prima volta il vangelo del regno, ed egli portò più tardi questo messaggio in Mesopotamia ed ancora più lontano. Egli fu tra i primi a predicare la buona novella a coloro che abitavano al di là dell’Eufrate.

2. A Jotapata

146:2.1 (1638.1) Anche se la popolazione di Jotapata ascoltò volentieri Gesù e i suoi apostoli e molti accettarono il vangelo del regno, fu il discorso di Gesù ai ventiquattro la seconda sera del loro soggiorno in questa piccola città che distinse la missione a Jotapata. Natanaele aveva idee confuse sugli insegnamenti del Maestro circa la preghiera, il ringraziamento e l’adorazione, ed in risposta alla sua domanda Gesù parlò molto a lungo per spiegare meglio il suo insegnamento. Riassunto in linguaggio moderno, questo discorso può essere presentato come ponente l’accento sui seguenti punti:

146:2.2 (1638.2) 1. La cosciente e persistente considerazione per l’iniquità nel cuore dell’uomo distrugge gradualmente la connessione dell’anima umana che prega con i circuiti spirituali di comunicazione tra l’uomo ed il suo Creatore. Naturalmente Dio ascolta la supplica di suo figlio, ma quando il cuore umano ospita deliberatamente e con persistenza i concetti dell’iniquità, ne consegue la perdita graduale della comunione personale tra il figlio terreno e suo Padre celeste.

146:2.3 (1638.3) 2. La preghiera che è incompatibile con le leggi conosciute e stabilite di Dio è in abominio alle Deità del Paradiso. Se l’uomo non vuole ascoltare gli Dei che parlano alla loro creazione attraverso le leggi dello spirito, della mente e della materia, l’atto stesso di un simile deliberato e cosciente disprezzo da parte della creatura distoglie le personalità spirituali dal prestare ascolto alle richieste personali di questi mortali inosservanti delle leggi e disobbedienti. Gesù citò ai suoi apostoli dal profeta Zaccaria: “Ma essi rifiutarono di ascoltare e voltarono le spalle e si tapparono le orecchie per non sentire. Sì, essi resero i loro cuori duri come pietra per non udire la mia legge e le parole che ho inviato a mezzo del mio spirito tramite i profeti; per questo i risultati dei loro cattivi pensieri ricadono con grande collera sulle loro teste colpevoli. Ed avvenne che gridavano per chiedere misericordia, ma non c’era orecchio aperto ad ascoltare.” Poi Gesù citò il proverbio del saggio che diceva: “Per colui che distoglie il suo orecchio dall’ascolto della legge divina, anche la sua preghiera sarà un abominio.”

146:2.4 (1638.4) 3. Aprendo il terminale umano del canale di comunicazione tra Dio e l’uomo, i mortali rendono immediatamente disponibile il flusso costante del ministero divino verso le creature dei mondi. Quando l’uomo ascolta lo spirito di Dio che parla nel cuore umano, in tale esperienza è insito il fatto che Dio ascolta simultaneamente la preghiera di quell’uomo. Anche il perdono del peccato opera in questa stessa infallibile maniera. Il Padre che è nei cieli vi ha perdonato ancora prima che voi abbiate pensato di chiederglielo, ma questo perdono non è utilizzabile nella vostra esperienza religiosa personale fino a quando voi non perdonate il vostro prossimo. Il perdono di Dio di fatto non è condizionato dal perdono ai vostri simili, ma in esperienza è esattamente condizionato così. E questo fatto del sincronismo tra il perdono divino e quello umano era così riconosciuto ed incluso nella preghiera che Gesù insegnò agli apostoli.

146:2.5 (1638.5) 4. Esiste una legge fondamentale di giustizia nell’universo che la misericordia non può insidiare. Le glorie disinteressate del Paradiso non possono essere ricevute da una creatura completamente egoista dei regni del tempo e dello spazio. Neppure l’amore infinito di Dio può imporre la salvezza della sopravvivenza eterna ad una creatura mortale che non sceglie di sopravvivere. La misericordia dispone di una grande ampiezza di conferimento, ma, dopotutto, ci sono dei mandati di giustizia che anche l’amore congiunto alla misericordia non può effettivamente abrogare. Gesù citò ancora dalle Scritture ebraiche: “Vi ho chiamati e voi avete rifiutato di ascoltare; ho teso la mia mano, ma nessuno l’ha presa in considerazione. Avete disprezzato tutti i miei consigli ed avete respinto i miei rimproveri, e a causa di questo comportamento ribelle diviene inevitabile che mi chiamerete e non riceverete risposta. Avendo rifiutato la via della vita, potrete diligentemente cercarmi nei momenti di sofferenza, ma non mi troverete.”

146:2.6 (1639.1) 5. Coloro che vorrebbero ricevere misericordia devono mostrare misericordia; non giudicate per non essere giudicati. Con lo stesso spirito con cui giudicate gli altri anche voi sarete giudicati. La misericordia non abroga interamente l’equità universale. Alla fine si avvererà che “Chiunque chiude le sue orecchie al grido del povero, anche lui un giorno griderà aiuto e nessuno lo ascolterà.” La sincerità di una qualunque preghiera è la certezza di essere ascoltata; la saggezza spirituale e la compatibilità universale di una richiesta determinano il momento, il modo e il grado della risposta. Un padre accorto non risponde alla lettera alle preghiere sciocche dei suoi figli ignoranti ed inesperti, benché i figli possano derivare molto piacere e reale soddisfazione nell’anima dal fare tali assurde richieste.

146:2.7 (1639.2) 6. Quando sarete divenuti interamente dediti a fare la volontà del Padre che è nei cieli, la risposta a tutte le vostre richieste sarà pronta, perché le vostre preghiere saranno pienamente conformi alla volontà del Padre, e la volontà del Padre è sempre manifesta in tutto il suo vasto universo. Quello che un vero figlio desidera e che il Padre infinito vuole, È. Una tale preghiera non può restare senza risposta, e nessun’altra sorta di richiesta può essere in alcun modo pienamente esaudita.

146:2.8 (1639.3) 7. Il grido del giusto è l’atto di fede del figlio di Dio che apre la porta del deposito del Padre della bontà, della verità e della misericordia, e questi bei doni sono stati a lungo in attesa dell’approccio e dell’appropriazione personale da parte dei figli. La preghiera non cambia l’atteggiamento divino verso l’uomo, ma cambia l’atteggiamento dell’uomo verso il Padre immutabile. È il motivo della preghiera che gli dà il diritto di accesso all’orecchio divino, non lo status sociale, economico o religioso esteriore di colui che prega.

146:2.9 (1639.4) 8. La preghiera non può essere impiegata per eludere le dilazioni del tempo o per trascendere gli ostacoli dello spazio. La preghiera non è una tecnica per fare più grandi se stessi o per ottenere vantaggi ingiusti sui propri simili. Un’anima totalmente egoista è incapace di pregare nel vero senso della parola. Gesù disse: “Che la vostra delizia suprema sia nel carattere di Dio, ed egli esaudirà sicuramente i desideri sinceri del vostro cuore.” “Rimettete le vostre vie al Signore; affidatevi a lui, ed egli agirà.” “Perché il Signore ascolta il grido dell’indigente e presterà attenzione alla preghiera del bisognoso.”

146:2.10 (1639.5) 9. “Io sono venuto dal Padre; se dunque foste mai in dubbio su ciò che bisognerebbe chiedere al Padre, chiedetelo in nome mio, ed io presenterò la vostra supplica secondo i vostri bisogni e desideri reali ed in conformità alla volontà di mio Padre.” Guardatevi dal grande pericolo di divenire egocentrici nelle vostre preghiere. Evitate di pregare molto per voi stessi; pregate più per il progresso spirituale dei vostri fratelli. Evitate le preghiere materialistiche; pregate nello spirito e per l’abbondanza dei doni dello spirito.

146:2.11 (1639.6) 10. Quando pregate per gli ammalati e gli afflitti, non aspettatevi che le vostre suppliche rimpiazzino le cure amorevoli ed intelligenti per le necessità di questi afflitti. Pregate per il benessere delle vostre famiglie, dei vostri amici e dei vostri simili, ma pregate in special modo per coloro che vi maledicono, e fate delle petizioni amorevoli per coloro che vi perseguitano. “Ma quando pregare, non lo dirò. Soltanto lo spirito che dimora in voi può incitarvi a formulare quelle richieste che sono espressive della vostra relazione interiore con il Padre degli spiriti.”

146:2.12 (1640.1) 11. Molti ricorrono alla preghiera solo quando sono in difficoltà. Una tale pratica è sciocca e sbagliata. È vero, fate bene a pregare quando siete tormentati, ma dovreste anche ricordarvi di parlare come un figlio a vostro Padre anche quando tutto va bene per la vostra anima. Che le vostre suppliche reali siano sempre fatte in segreto. Che gli uomini non ascoltino le vostre preghiere personali. Le preghiere di ringraziamento sono adatte per gruppi di adoratori, ma la preghiera dell’anima è una questione personale. C’è una sola forma di preghiera che è appropriata per tutti i figli di Dio, ed è: “Ciononostante, sia fatta la tua volontà.”

146:2.13 (1640.2) 12. Tutti i credenti in questo vangelo dovrebbero pregare sinceramente per l’estensione del regno dei cieli. Tra tutte le preghiere delle Scritture ebraiche egli commentò con maggiore approvazione la supplica del Salmista: “Crea in me un cuore puro, o Dio, e rinnova in me uno spirito retto. Purificami dai peccati segreti e trattieni il tuo servo da ogni trasgressione presuntuosa.” Gesù commentò a lungo la relazione tra la preghiera ed il parlare stolto e offensivo, citando: “Metti una guardia alla mia bocca, o Signore; veglia sulla porta delle mie labbra.” “La lingua umana”, disse Gesù, “è un organo che pochi uomini sanno domare, ma lo spirito interiore può trasformare questo membro indisciplinato in un’amabile voce di tolleranza ed in un ispirante ministero di misericordia.”

146:2.14 (1640.3) 13. Gesù insegnò che la preghiera per la guida divina sul sentiero della vita terrena veniva per importanza dopo la richiesta di conoscere la volontà del Padre. In realtà ciò significa che si prega per ottenere la saggezza divina. Gesù non insegnò mai che la conoscenza umana e un’abilità speciale si potrebbero ottenere per mezzo della preghiera. Ma insegnò che la preghiera è un fattore nell’espansione della propria capacità di ricevere la presenza dello spirito divino. Quando Gesù insegnava ai suoi associati a pregare nello spirito ed in verità, spiegava che si riferiva al pregare sinceramente ed in conformità alla propria illuminazione, al pregare con tutto il cuore ed intelligentemente, seriamente e con perseveranza.

146:2.15 (1640.4) 14. Gesù mise in guardia i suoi discepoli dal ritenere che le loro preghiere potessero essere rese più efficaci da ripetizioni elaborate, da una fraseologia eloquente, da digiuni, da penitenze o da sacrifici. Ma esortò i suoi seguaci ad impiegare la preghiera come mezzo per elevarsi attraverso il ringraziamento alla vera adorazione. Gesù deplorava di trovare così poco spirito di ringraziamento nelle preghiere e nel culto dei suoi discepoli. Egli citò dalle Scritture in questa occasione, dicendo: “È una buona cosa rendere grazie al Signore e cantare lodi al nome dell’Altissimo, riconoscere la sua benevolenza affettuosa ogni mattina e la sua fedeltà ogni sera, perché Dio mi ha reso felice con la sua opera. In tutte le cose io renderò grazie secondo la volontà di Dio.”

146:2.16 (1640.5) 15. E poi Gesù disse: “Non preoccupatevi costantemente dei vostri bisogni ordinari. Non siate in apprensione riguardo ai problemi della vostra esistenza terrena, ma in tutte queste cose, con la preghiera e la supplica, con lo spirito di sincero ringraziamento, esponete le vostre necessità al Padre che è nei cieli.” Poi citò dalle Scritture: “Loderò il nome di Dio con un canto e lo magnificherò con il ringraziamento. E ciò piacerà di più al Signore del sacrificio di un bue o di un toro con corna e zoccoli.”

146:2.17 (1641.1) 16. Gesù insegnò ai suoi discepoli che, dopo aver fatto le loro preghiere al Padre, dovevano restare per qualche tempo in raccoglimento silenzioso per dare allo spirito interiore la migliore opportunità di parlare all’anima in ascolto. Lo spirito del Padre parla meglio all’uomo quando la mente umana è in atteggiamento di sincera adorazione. Noi adoriamo Dio con l’aiuto dello spirito interiore del Padre e grazie all’illuminazione della mente umana per mezzo del ministero della verità. L’adorazione, insegnò Gesù, rende un individuo sempre più simile all’essere che è adorato. L’adorazione è un’esperienza trasformatrice mediante la quale il finito si avvicina gradualmente all’Infinito e raggiunge alla fine la sua presenza.

146:2.18 (1641.2) Gesù espose ai suoi apostoli molte altre verità sulla comunione dell’uomo con Dio, ma pochi di loro riuscirono a comprendere pienamente il suo insegnamento.

3. La fermata a Rama

146:3.1 (1641.3) A Rama Gesù ebbe la memorabile discussione con il vecchio filosofo greco che insegnava che la scienza e la filosofia erano sufficienti a soddisfare i bisogni dell’esperienza umana. Gesù ascoltò con pazienza e simpatia questo istruttore greco, riconoscendo la verità di molte cose che diceva, ma rilevando, quando ebbe finito, che aveva dimenticato nella sua analisi dell’esistenza umana di spiegare “da dove, perché e verso dove”, e aggiunse: “Dove tu finisci, noi cominciamo. La religione è una rivelazione all’anima umana che si occupa di realtà spirituali che la mente da sola non potrebbe mai scoprire o penetrare pienamente. Gli sforzi intellettuali possono rivelare i fatti della vita, ma il vangelo del regno svela le verità dell’essere. Tu hai discusso le ombre materiali della verità; vuoi ora ascoltarmi mentre ti parlo delle realtà eterne e spirituali che proiettano queste ombre temporali transitorie dei fatti materiali dell’esistenza mortale?” Per più di un’ora Gesù insegnò a questo Greco le verità salvifiche del vangelo del regno. Il vecchio filosofo fu sensibile alla maniera di approccio del Maestro, ed essendo sinceramente onesto di cuore, credette prontamente a questo vangelo di salvezza.

146:3.2 (1641.4) Gli apostoli furono un po’ sconcertati per il modo franco con cui Gesù aveva assentito a numerose affermazioni del Greco, ma più tardi Gesù disse loro in privato: “Figli miei, non meravigliatevi che io sia stato tollerante della filosofia del Greco. Una certezza interiore vera ed autentica non teme per nulla un’analisi esteriore, né la verità risente di una critica onesta. Non dovreste mai dimenticare che l’intolleranza è la maschera che copre il mantenimento di dubbi segreti sulla veridicità della propria credenza. Nessuno è mai disturbato dall’atteggiamento del suo vicino se ha perfetta fiducia nella verità di ciò che crede con tutto il cuore. Il coraggio è la fiducia della completa onestà circa quelle cose che uno professa di credere. Gli uomini sinceri non temono l’esame critico delle loro convinzioni profonde e dei loro nobili ideali.”

146:3.3 (1641.5) La seconda sera a Rama, Tommaso pose a Gesù questa domanda: “Maestro, come può un nuovo credente nel tuo insegnamento conoscere veramente, essere realmente certo, della verità di questo vangelo del regno?”

146:3.4 (1641.6) E Gesù disse a Tommaso: “La certezza che tu sei entrato nella famiglia del regno del Padre, e che sopravviverai eternamente con i figli del regno, è interamente una questione di esperienza personale — di fede nella parola di verità. La certezza spirituale è l’equivalente della tua esperienza religiosa personale delle realtà eterne della verità divina, ed è altrimenti uguale alla tua comprensione intelligente delle realtà della verità, aumentata dalla tua fede spirituale e diminuita dei tuoi onesti dubbi.

146:3.5 (1642.1) “Il Figlio è dotato per natura della vita del Padre. Essendo stati dotati dello spirito vivente del Padre, voi siete perciò figli di Dio. Voi sopravvivete alla vostra vita nel mondo materiale della carne perché siete identificati con lo spirito vivente del Padre, il dono della vita eterna. Molti, in verità, avevano questa vita prima che io venissi dal Padre, e molti altri hanno ricevuto questo spirito perché hanno creduto alla mia parola; ma io dichiaro che quando ritornerò al Padre, egli manderà il suo spirito nel cuore di tutti gli uomini.

146:3.6 (1642.2) “Anche se voi non potete osservare lo spirito divino all’opera nella vostra mente, c’è un metodo pratico per scoprire il grado al quale voi avete ceduto il controllo dei poteri della vostra anima all’insegnamento e alle direttive di questo spirito interiore del Padre celeste, ed è il grado del vostro amore per i vostri simili. Questo spirito del Padre partecipa dell’amore del Padre, e quando domina l’uomo, esso conduce infallibilmente nella direzione dell’adorazione divina e della considerazione amorevole per i propri simili. All’inizio voi credete di essere figli di Dio perché il mio insegnamento vi ha resi più coscienti delle direttive interiori della presenza in voi di nostro Padre. Ma tra poco lo Spirito della Verità sarà sparso su tutta la carne e vivrà tra gli uomini ed istruirà tutti gli uomini, come io ora vivo tra voi e vi dico le parole della verità. E questo Spirito della Verità, parlando per i doni spirituali della vostra anima, vi aiuterà a sapere che siete figli di Dio. Egli testimonierà infallibilmente con la presenza interiore del Padre, il vostro spirito, che dimorerà allora in tutti gli uomini come ora dimora in alcuni, dicendovi che siete in realtà i figli di Dio.

146:3.7 (1642.3) “Ogni figlio terreno che segue le direttive di questo spirito conoscerà alla fine la volontà di Dio, e colui che si abbandona alla volontà di mio Padre vivrà per sempre. La via che porta dalla vita terrena allo stato eterno non vi è stata spiegata, ma c’è una via che è sempre esistita, ed io sono venuto a rendere quella via nuova e vivente. Colui che entra nel regno ha già la vita eterna — non perirà mai. Ma voi comprenderete meglio molte di queste cose quando io sarò tornato dal Padre e voi sarete capaci di esaminare retrospettivamente le vostre esperienze attuali.”

146:3.8 (1642.4) Tutti coloro che ascoltarono queste parole benedette furono grandemente incoraggiati. Gli insegnamenti ebrei erano stati confusi ed incerti riguardo alla sopravvivenza dei giusti, ed era di sollievo ed ispirante per i discepoli di Gesù udire queste parole molto precise e positive di assicurazione sulla sopravvivenza eterna di tutti i credenti sinceri.

146:3.9 (1642.5) Gli apostoli continuarono a predicare e a battezzare i credenti, conservando la pratica di andare a far visita di casa in casa, confortando i depressi e curando gli ammalati e gli afflitti. L’organizzazione apostolica fu ingrandita nel senso che ogni apostolo di Gesù aveva ora per associato un apostolo di Giovanni. Abner era l’associato di Andrea; e questo piano prevalse fino a quando essi scesero a Gerusalemme per la Pasqua successiva.

146:3.10 (1642.6) L’istruzione speciale data da Gesù durante il loro soggiorno a Zabulon aveva riguardato principalmente ulteriori discussioni sugli obblighi reciproci del regno, e comprendeva un insegnamento destinato a chiarire le differenze tra l’esperienza religiosa personale e le relazioni amichevoli risultanti dagli obblighi religiosi sociali. Questa fu una delle poche volte in cui il Maestro discusse gli aspetti sociali della religione. Durante tutta la sua vita terrena Gesù diede ai suoi discepoli pochissime istruzioni riguardo alla socializzazione della religione.

146:3.11 (1643.1) A Zabulon la popolazione era di razza mista, né Ebrei né Gentili, e pochi di loro credettero realmente in Gesù, nonostante avessero inteso parlare della guarigione dei malati a Cafarnao.

4. Il vangelo ad Iron

146:4.1 (1643.2) Ad Iron, come in molte città della Galilea e della Giudea, anche le più piccole, c’era una sinagoga, e durante i primi tempi del ministero di Gesù fu sua abitudine parlare in queste sinagoghe nel giorno di sabato. Talvolta egli parlava nel servizio del mattino, e Pietro o uno degli altri apostoli predicava il pomeriggio. Gesù e gli apostoli insegnavano e predicavano spesso anche nelle assemblee serali dei giorni feriali nella sinagoga. Benché i capi religiosi divenissero sempre più antagonistici verso Gesù a Gerusalemme, non esercitavano alcun controllo diretto sulle sinagoghe fuori di quella città. Fu solo in seguito nel ministero pubblico di Gesù che essi riuscirono a creare un tale diffuso sentimento di opposizione contro di lui da provocare la chiusura quasi universale delle sinagoghe al suo insegnamento. In questo periodo tutte le sinagoghe della Galilea e della Giudea gli erano aperte.

146:4.2 (1643.3) Iron era luogo di estese miniere per quel tempo, e poiché Gesù non aveva mai condiviso la vita del minatore, mentre soggiornava ad Iron passò la maggior parte del suo tempo nelle miniere. Mentre gli apostoli visitavano le case e predicavano nelle pubbliche piazze, Gesù lavorava nelle miniere con questi lavoratori del sottosuolo. La fama di Gesù come guaritore si era diffusa anche in questo villaggio remoto, e numerosi ammalati ed afflitti cercavano aiuto dalle sue mani, e molti trassero grande beneficio dal suo ministero di guarigione. Ma in nessuno di questi casi il Maestro compì un cosiddetto miracolo di guarigione, salvo in quello del lebbroso.

146:4.3 (1643.4) Nel tardo pomeriggio del terzo giorno ad Iron, mentre Gesù ritornava dalle miniere, si trovò a passare per una stradicciola secondaria andando al suo alloggio. Mentre si avvicinava al misero tugurio di un lebbroso, l’ammalato, che aveva sentito parlare della sua fama di guaritore, osò accostarglisi mentre passava davanti alla sua porta, dicendogli inginocchiato davanti a lui: “Signore, se solo tu lo volessi, potresti purificarmi. Ho udito il messaggio dei tuoi insegnanti ed entrerei nel regno se potessi essere purificato.” Il lebbroso parlava in questo modo perché tra gli Ebrei era proibito ai lebbrosi anche di frequentare la sinagoga o d’impegnarsi in altro modo nel culto pubblico. Quest’uomo credeva realmente di non poter essere accolto nel regno futuro se non avesse ottenuto la guarigione dalla sua lebbra. Quando Gesù lo vide nella sua afflizione e udì le sue parole di fede tenace, il suo cuore umano fu toccato e la mente divina fu mossa dalla compassione. Mentre Gesù lo guardava, l’uomo si prostrò davanti a lui in adorazione. Allora il Maestro stese la sua mano e, toccandolo, disse: “Lo voglio — sii purificato.” E immediatamente egli fu guarito; la lebbra aveva cessato di affliggerlo.

146:4.4 (1643.5) Dopo che Gesù ebbe rialzato l’uomo in piedi, gli ordinò: “Bada di non raccontare a nessuno della tua guarigione, ma vai piuttosto in pace ai tuoi affari, mostrandoti ai sacerdoti e offrendo i sacrifici comandati da Mosè a testimonianza della tua purificazione.” Ma quest’uomo non fece come Gesù gli aveva ordinato. Cominciò invece a girare per tutta la cittadina dicendo che Gesù aveva guarito la sua lebbra, e poiché era conosciuto in tutto il villaggio, la gente poteva vedere chiaramente che era stato purificato dalla sua malattia. Egli non andò dai sacerdoti come Gesù gli aveva prescritto. Come risultato della sua diffusione della notizia che Gesù l’aveva guarito, il Maestro fu pressato dagli ammalati al punto che fu obbligato ad alzarsi presto il giorno dopo e a lasciare il villaggio. Anche se Gesù non entrò di nuovo in città, rimase due giorni in periferia, vicino alle miniere, continuando ad istruire i minatori credenti sul vangelo del regno.

146:4.5 (1644.1) Questa guarigione del lebbroso era il primo cosiddetto miracolo che Gesù aveva compiuto intenzionalmente e deliberatamente fino ad allora. E questo era un caso di reale lebbra.

146:4.6 (1644.2) Da Iron essi andarono a Giscala, dove passarono due giorni a proclamare il vangelo, e poi partirono per Corazin, dove trascorsero quasi una settimana predicando la buona novella; ma non riuscirono a conquistare molti credenti al regno a Corazin. In nessun posto in cui Gesù aveva insegnato, aveva incontrato un rifiuto così generale del suo messaggio. Il soggiorno a Corazin fu molto deprimente per la maggior parte degli apostoli, e Andrea ed Abner ebbero molta difficoltà a sostenere il coraggio dei loro compagni. Poi, attraversando tranquillamente Cafarnao, essi andarono al villaggio di Madon, dove riuscirono un po’ meglio. Nella mente della maggior parte degli apostoli prevaleva l’idea che il loro insuccesso nelle città recentemente visitate fosse dovuto all’insistenza di Gesù che si astenessero, nel loro insegnamento e nella loro predicazione, dal riferirsi a lui come un guaritore. Quanto desideravano che purificasse un altro lebbroso o manifestasse in altro modo il suo potere per attirare l’attenzione del popolo! Ma il Maestro restò insensibile alle loro pressanti sollecitazioni.

5. Di ritorno a Cana

146:5.1 (1644.3) Il gruppo apostolico fu molto incoraggiato quando Gesù annunciò: “Domani andremo a Cana.” Essi sapevano che a Cana avrebbero incontrato un uditorio amichevole, perché Gesù era ben conosciuto là. Essi stavano operando bene nel loro lavoro di portare gente nel regno quando, il terzo giorno, arrivò a Cana un cittadino eminente di Cafarnao, Tito, che era un parziale credente ed il cui figlio era molto gravemente ammalato. Egli aveva sentito che Gesù era a Cana, così si affrettò ad andarlo a trovare. I credenti di Cafarnao pensavano che Gesù potesse guarire qualsiasi malattia.

146:5.2 (1644.4) Quando questo nobiluomo ebbe trovato Gesù a Cana, lo supplicò di partire in fretta per Cafarnao e di guarire suo figlio malato. Mentre gli apostoli erano in ansiosa attesa, Gesù, guardando il padre del ragazzo malato, disse: “Per quanto tempo vi sopporterò? Il potere di Dio è in mezzo a voi, ma se non vedete dei segni e non scorgete dei prodigi rifiutate di credere.” Ma il nobiluomo supplicò Gesù, dicendo: “Mio Signore, io credo, ma vieni prima che mio figlio muoia, perché quando l’ho lasciato era già in punto di morte.” E dopo aver chinato la testa per un istante in silenziosa meditazione, Gesù improvvisamente disse: “Ritorna a casa tua; tuo figlio vivrà.” Tito credette alle parole di Gesù e si affrettò a ritornare a Cafarnao. E mentre stava tornando, i suoi servi uscirono incontro a lui, dicendo: “Rallegrati, perché tuo figlio è migliorato — vive.” Allora Tito chiese loro a quale ora il ragazzo aveva cominciato a migliorare, e quando i servi risposero “ieri verso la settima ora la febbre l’ha lasciato”, il padre si ricordò che era circa quell’ora quando Gesù aveva detto: “Tuo figlio vivrà.” E Tito da allora credette con tutto il cuore, ed anche tutta la sua famiglia credette. Questo figlio divenne un potente ministro del regno e più tardi sacrificò la sua vita con coloro che morirono a Roma. Sebbene tutto il casato di Tito, i loro amici ed anche gli apostoli abbiano considerato questo episodio un miracolo, non lo fu. Almeno questo non fu un miracolo di guarigione di una malattia fisica. Fu semplicemente un caso di precognizione concernente il corso della legge naturale, il genere di conoscenza al quale Gesù fece frequentemente ricorso dopo il suo battesimo.

146:5.3 (1645.1) Di nuovo Gesù fu costretto ad allontanarsi in fretta da Cana a causa dell’eccessivo interesse sollevato dal secondo episodio di tal genere connesso con il suo ministero in questo villaggio. Gli abitanti della città si ricordavano dell’acqua e del vino, ed ora che si supponeva egli avesse guarito il figlio del nobiluomo a così grande distanza, essi vennero da lui non soltanto conducendo gli ammalati e gli afflitti, ma inviando anche dei messaggeri per chiedergli di guarire dei sofferenti a distanza. E quando Gesù vide che tutto il paese era in agitazione, disse: “Andiamo a Nain.”

6. Nain ed il figlio della vedova

146:6.1 (1645.2) Questa gente credeva nei segni; era una generazione che cercava prodigi. In questo periodo gli abitanti della Galilea centrale e meridionale guardavano a Gesù e al suo ministero personale aspettandosi dei miracoli. Decine, centinaia di persone oneste sofferenti di disturbi puramente nervosi ed afflitti da turbe emotive venivano alla presenza di Gesù e poi tornavano a casa dai loro amici annunciando che Gesù li aveva guariti. E queste persone ignoranti e credule consideravano tali casi di guarigione mentale come delle guarigioni fisiche, delle cure miracolose.

146:6.2 (1645.3) Quando Gesù cercò di lasciare Cana per andare a Nain, una grande moltitudine di credenti e molti curiosi lo seguirono. Essi volevano vedere dei miracoli e dei prodigi, e non sarebbero stati delusi. Mentre Gesù e i suoi apostoli si avvicinavano alla porta della città, incrociarono un corteo funebre che si recava al vicino cimitero, portando il figlio unico di una madre vedova di Nain. Questa donna era molto rispettata, e metà del villaggio seguiva i portatori della bara di questo ragazzo ritenuto morto. Quando il corteo funebre arrivò all’altezza di Gesù e dei suoi discepoli, la vedova ed i suoi amici riconobbero il Maestro e lo supplicarono di ricondurre in vita il figlio. La loro aspettativa di un miracolo era suscitata al punto da ritenere che Gesù potesse guarire qualunque malattia umana; e perché un simile guaritore non avrebbe potuto anche risuscitare il morto? Gesù, importunato in questo modo, si fece avanti e sollevato il coperchio della bara esaminò il ragazzo. Scoperto che il giovane non era realmente morto, percepì la tragedia che la sua presenza poteva evitare; così, rivolgendosi alla madre, disse: “Non piangere. Tuo figlio non è morto; dorme. Egli ti sarà restituito.” Poi, prendendo il giovane per la mano, disse: “Svegliati e alzati.” Ed il giovane che si riteneva fosse morto si mise subito a sedere e cominciò a parlare, e Gesù li rimandò alle loro case.

146:6.3 (1645.4) Gesù cercò di calmare la folla e tentò vanamente di spiegare che il ragazzo non era realmente morto, che lui non l’aveva riportato dalla tomba, ma fu inutile. La folla che lo seguiva e tutto il villaggio di Nain erano eccitati al più alto grado di frenesia emotiva. Molti erano presi da paura, altri da panico, mentre altri ancora si mettevano a pregare e a piangere sui loro peccati. E fu possibile disperdere la folla rumoreggiante solo molto dopo il calare della notte. Beninteso, nonostante l’affermazione di Gesù che il ragazzo non era morto, ognuno insisteva che era stato operato un miracolo e che il morto era stato risuscitato. Sebbene Gesù avesse detto loro che il ragazzo era semplicemente in un sonno profondo, essi spiegarono che questo era il suo modo di parlare, richiamarono l’attenzione sul fatto che egli tentava sempre con grande modestia di dissimulare i suoi miracoli.

146:6.4 (1646.1) Così si sparse in tutta la Galilea e nella Giudea la notizia che Gesù aveva risuscitato dai morti il figlio della vedova, e molti di coloro che udirono questo racconto vi credettero. Gesù non riuscì mai a far pienamente comprendere nemmeno ai suoi apostoli che il figlio della vedova non era realmente morto quando egli lo invitò a svegliarsi e ad alzarsi. Ma li convinse a sufficienza per tenere l’episodio fuori da tutti gli scritti successivi, salvo in quello di Luca, che racconta l’episodio così come gli era stato riportato. E Gesù fu di nuovo talmente assediato come guaritore che partì il mattino seguente di buon’ora per Endor.

7. Ad Endor

146:7.1 (1646.2) Ad Endor Gesù sfuggì per alcuni giorni ai clamori delle folle che cercavano la guarigione fisica. Durante il loro soggiorno in questo luogo, il Maestro raccontò, per istruire gli apostoli, la storia di Re Saul e della fattucchiera di Endor. Gesù espose chiaramente ai suoi apostoli che gli intermedi traviati e ribelli, che avevano spesse volte personificato i supposti spiriti dei morti, sarebbero stati presto messi sotto controllo in modo che non avrebbero più potuto compiere queste cose strane. Egli disse ai suoi discepoli che dopo il suo ritorno al Padre, e dopo che essi avessero sparso il loro spirito su tutta la carne, questi esseri semispirituali — i cosiddetti spiriti impuri — non avrebbero più potuto possedere i mortali deboli di mente e malvagi.

146:7.2 (1646.3) Gesù spiegò inoltre ai suoi apostoli che gli spiriti di esseri umani trapassati non ritornano nel mondo della loro origine per comunicare con i loro simili viventi. Soltanto dopo il passaggio di un’era dispensazionale sarebbe possibile allo spirito in evoluzione dell’uomo mortale ritornare sulla terra, ed anche allora in casi eccezionali e come parte dell’amministrazione spirituale del pianeta.

146:7.3 (1646.4) Dopo due giorni di riposo, Gesù disse ai suoi apostoli: “Domani mattina ritorniamo a Cafarnao per restarci ed insegnare mentre la zona si calma. A casa nostra, nel frattempo, si saranno parzialmente rimessi da questa sorta di eccitazione.”

Fascicolo 147 - La visita d’intermezzo a Gerusalemme

Il Libro di Urantia

Fascicolo 147

La visita d’intermezzo a Gerusalemme

147:0.1 (1647.1) GESÙ e gli apostoli arrivarono a Cafarnao mercoledì 17 marzo e trascorsero due settimane nel loro quartier generale di Betsaida prima di partire per Gerusalemme. Durante queste due settimane gli apostoli istruirono il popolo in riva al mare, mentre Gesù passò molto tempo da solo sulle colline ad occuparsi degli affari di suo Padre. Durante questo periodo Gesù, accompagnato da Giacomo e Giovanni Zebedeo, fece due viaggi segreti a Tiberiade, dove incontrarono i credenti e li istruirono sul vangelo del regno.

147:0.2 (1647.2) Molti membri della casa di Erode credevano in Gesù e assistettero a queste riunioni. Fu l’influenza di questi credenti della famiglia ufficiale di Erode che contribuì a diminuire l’inimicizia di questo capo verso Gesù. Questi credenti di Tiberiade avevano chiaramente spiegato ad Erode che il “regno” che Gesù proclamava era di natura spirituale e non un’impresa politica. Erode era incline a credere a questi membri della sua casa e non si lasciò quindi allarmare indebitamente dalla diffusione delle notizie concernenti l’insegnamento e le guarigioni di Gesù. Egli non aveva obiezioni contro l’attività di Gesù come guaritore od istruttore religioso. Nonostante l’atteggiamento favorevole di molti consiglieri di Erode, ed anche dello stesso Erode, c’era un certo gruppo di suoi subordinati che erano talmente influenzati dai capi religiosi di Gerusalemme da restare nemici accaniti e minacciosi di Gesù e degli apostoli, e più tardi essi fecero molto per intralciare le loro attività pubbliche. Il maggior pericolo per Gesù risiedeva nei capi religiosi di Gerusalemme e non in Erode. E fu proprio per questa ragione che Gesù e gli apostoli passarono tanto tempo e fecero la maggior parte della loro predicazione pubblica in Galilea, piuttosto che a Gerusalemme e in Giudea.

1. Il servo del centurione

147:1.1 (1647.3) Il giorno prima di prepararsi per andare a Gerusalemme per la festa della Pasqua, Mangus, un centurione, o capitano, della guardia romana di stanza a Cafarnao, venne dai capi della sinagoga dicendo: “Il mio fedele attendente è ammalato ed in punto di morte. Vorreste quindi andare da Gesù da parte mia e supplicarlo di guarire il mio servo?” Il capitano romano agì così perché credeva che i dirigenti ebrei avrebbero avuto più influenza su Gesù. I più anziani andarono perciò a trovare Gesù e il loro portavoce disse: “Maestro, ti chiediamo di recarti subito a Cafarnao e di salvare il servo favorito del centurione romano, il quale è meritevole della tua attenzione perché ama la nostra nazione e ci ha anche costruito la sinagoga stessa in cui tu hai molte volte parlato.”

147:1.2 (1647.4) Dopo averli ascoltati, Gesù disse: “Verrò con voi.” E mentre andava con loro verso la casa del centurione, e prima che fossero entrati nel suo cortile, il soldato romano mandò i suoi amici a dare il benvenuto a Gesù, con l’incarico di dirgli: “Signore, non disturbarti ad entrare nella mia casa, perché io non sono degno che tu venga sotto il mio tetto. Né stimo me stesso degno di venire da te; per questo ho mandato gli anziani del tuo stesso popolo. Ma so che tu puoi pronunciare la parola nel luogo in cui ti trovi ed il mio servo sarà guarito. Poiché sono anch’io agli ordini di altri ed ho dei soldati sotto di me, e dico ad uno di andare ed egli va; ad un altro di venire ed egli viene, ed ai miei servi di fare questo o di fare quello, ed essi lo fanno.”

147:1.3 (1648.1) Quando Gesù udì queste parole, si voltò e disse ai suoi apostoli e a quelli che stavano con loro: “Sono meravigliato dalla fede di questo Gentile. In verità, in verità vi dico, non ho trovato una fede così grande, no, nemmeno in Israele.” Gesù, girando le spalle alla casa, disse: “Andiamocene.” Gli amici del centurione entrarono in casa e raccontarono a Mangus quello che Gesù aveva detto. E da quel momento il servo cominciò a migliorare e fu alla fine restituito alla sua salute normale e alle sue occupazioni.

147:1.4 (1648.2) Noi non abbiamo mai saputo esattamente che cosa accadde in questa occasione. Questo è semplicemente il racconto, e se degli esseri invisibili somministrarono o meno la guarigione al servo del centurione non fu rivelato a coloro che accompagnavano Gesù. Noi conosciamo solamente il fatto che il servo fu completamente ristabilito.

2. Il viaggio a Gerusalemme

147:2.1 (1648.3) Il mattino presto di martedì 30 marzo, Gesù ed il gruppo apostolico si misero in viaggio per Gerusalemme per assistere alla Pasqua, andando per la strada della valle del Giordano. Essi arrivarono venerdì pomeriggio 2 aprile e stabilirono il loro quartier generale, come d’abitudine, a Betania. Passando per Gerico, si fermarono per riposare mentre Giuda depositava una parte dei loro fondi comuni nella banca di un amico della sua famiglia. Questa era la prima volta che Giuda aveva portato del denaro in eccedenza, e questo deposito rimase intatto fino a quando non passarono di nuovo per Gerico nel corso dell’ultimo e memorabile viaggio verso Gerusalemme poco prima del giudizio e della morte di Gesù.

147:2.2 (1648.4) Il gruppo fece un viaggio tranquillo fino a Gerusalemme, ma appena essi si furono stabiliti a Betania cominciarono a radunarsi da vicino e da lontano coloro che cercavano la guarigione per i loro corpi, il conforto per le loro menti turbate e la salvezza per le loro anime, cosicché Gesù aveva poco tempo per riposarsi. Essi piantarono dunque delle tende a Getsemani, ed il Maestro andava e veniva tra Betania e Getsemani per evitare le folle che lo assediavano costantemente. Il gruppo apostolico passò quasi tre settimane a Gerusalemme, ma Gesù ingiunse loro di non predicare in pubblico, di limitarsi soltanto all’insegnamento privato e al lavoro personale.

147:2.3 (1648.5) Essi celebrarono tranquillamente la Pasqua a Betania. E questa fu la prima volta che Gesù e tutti i dodici parteciparono alla festività di Pasqua senza spargimento di sangue. Gli apostoli di Giovanni non mangiarono la Pasqua con Gesù ed i suoi apostoli; essi celebrarono la festa con Abner e con molti dei primi credenti alla predicazione di Giovanni. Questa era la seconda Pasqua che Gesù celebrava con i suoi apostoli a Gerusalemme.

147:2.4 (1648.6) Quando Gesù e i dodici ripartirono per Cafarnao, gli apostoli di Giovanni non ritornarono con loro. Essi rimasero a Gerusalemme e nei dintorni sotto la direzione di Abner, lavorando tranquillamente per l’estensione del regno, mentre Gesù e i dodici ritornarono a lavorare in Galilea. I ventiquattro non furono più di nuovo tutti insieme fino a poco prima dell’ordinazione e dell’invio dei settanta evangelisti. Ma i due gruppi collaboravano, e nonostante le loro divergenze d’opinione, prevaleva il migliore dei rapporti.

3. Alla piscina di betesda

147:3.1 (1649.1) Il pomeriggio del secondo sabato a Gerusalemme, mentre il Maestro e gli apostoli stavano partecipando ai servizi del tempio, Giovanni disse a Gesù: “Vieni con me, vorrei mostrarti qualcosa.” Giovanni fece uscire Gesù da una delle porte di Gerusalemme e lo condusse ad una piscina chiamata Betesda. Attorno a questa piscina c’era una struttura di cinque portici sotto i quali stava un gran numero di ammalati in cerca di guarigione. Questa era una sorgente calda le cui acque rossastre ribollivano ad intervalli irregolari a causa dell’accumulo di gas nelle caverne rocciose sottostanti la piscina. Questo ribollio periodico delle acque calde era considerato da molti dovuto ad influenze soprannaturali, ed era credenza popolare che la prima persona che entrava nell’acqua dopo una tale perturbazione sarebbe stata guarita da qualunque infermità avesse.

147:3.2 (1649.2) Gli apostoli erano un po’ inquieti per le restrizioni imposte da Gesù, e Giovanni, il più giovane dei dodici, era particolarmente irritato per queste limitazioni. Egli aveva condotto Gesù alla piscina pensando che la vista degli ammalati riuniti avrebbe fatto un tale appello alla compassione del Maestro da spingerlo a compiere una guarigione miracolosa, e così tutta Gerusalemme sarebbe rimasta stupefatta e portata subito a credere nel vangelo del regno. Giovanni disse a Gesù: “Maestro, guarda tutti questi sofferenti; non c’è niente che possiamo fare per loro?” E Gesù replicò: “Giovanni, perché tenti di allontanarmi dalla via che ho scelto? Perché persisti nel desiderio di sostituire il compimento di prodigi e la guarigione degli ammalati alla proclamazione del vangelo della verità eterna? Figlio mio, non posso fare quello che desideri, ma raduna piuttosto questi ammalati ed afflitti affinché io possa rivolgere loro delle parole d’incoraggiamento e di consolazione eterna.”

147:3.3 (1649.3) Parlando a quelli che si erano riuniti, Gesù disse: “Molti di voi sono qui ammalati ed afflitti a causa dei vostri molti anni di vita sbagliata. Alcuni soffrono degli accidenti del tempo, altri per gli errori dei loro antenati, mentre alcuni di voi lottano sotto gli impedimenti delle condizioni imperfette della vostra esistenza temporale. Ma mio Padre lavora, ed anch’io vorrei lavorare, per migliorare la vostra condizione terrena e più specialmente per assicurare il vostro stato eterno. Nessuno di noi può fare molto per cambiare le difficoltà della vita, a meno di scoprire che il Padre celeste vuole così. Dopotutto siamo tutti tenuti a fare la volontà dell’Eterno. Se voi poteste essere tutti guariti dalle vostre afflizioni fisiche, sareste certamente meravigliati, ma è ancora più importante che siate purificati da tutte le malattie spirituali e che vi troviate guariti da tutte le infermità morali. Voi siete tutti figli di Dio; siete i figli del Padre celeste. I vincoli del tempo possono sembrare affliggervi, ma il Dio dell’eternità vi ama. E quando verrà il momento del giudizio, non temete, troverete tutti non solo giustizia, ma abbondanza di misericordia. In verità, in verità vi dico: colui che ascolta il vangelo del regno e crede a questo insegnamento della filiazione con Dio ha la vita eterna; tali credenti passano già dal giudizio e dalla morte alla luce e alla vita. E sta giungendo l’ora in cui anche coloro che sono nelle tombe udranno la voce della risurrezione.”

147:3.4 (1649.4) Molti di quelli che l’ascoltarono credettero al vangelo del regno. Alcuni degli afflitti furono talmente ispirati e spiritualmente rivivificati che andarono in giro proclamando di essere stati guariti anche dai loro mali fisici.

147:3.5 (1649.5) Un uomo che era stato per molti anni depresso e gravemente afflitto da disturbi mentali, si rallegrò alle parole di Gesù e raccolto il suo letto rientrò a casa sua, sebbene fosse il giorno di sabato. Quest’uomo afflitto aveva atteso tutti questi anni che qualcuno l’aiutasse. Era talmente vittima del sentimento della propria impotenza che non aveva avuto una sola volta l’idea di aiutarsi da solo, cosa che si rivelò essere la sola che doveva fare per rimettersi — raccogliere il suo letto e andarsene.

147:3.6 (1650.1) Gesù disse allora a Giovanni: “Partiamo da qui prima che i capi dei sacerdoti e gli Scribi ci sorprendano e si offendano perché abbiamo rivolto delle parole di vita a questi afflitti.” Essi ritornarono al tempio per unirsi ai loro compagni, e partirono subito tutti per passare la notte a Betania. Ma Giovanni non raccontò mai agli altri apostoli di questa visita che aveva fatto con Gesù alla piscina di Betesda questo sabato pomeriggio.

4. La regola di vita

147:4.1 (1650.2) La sera di questo stesso giorno di sabato, a Betania, mentre Gesù, i dodici ed un gruppo di credenti erano riuniti attorno al fuoco nel giardino di Lazzaro, Natanaele pose a Gesù questa domanda: “Maestro, benché tu ci abbia insegnato la versione positiva dell’antica regola di vita, ordinandoci che dovremmo fare agli altri ciò che vogliamo loro facciano a noi, non capisco pienamente come possiamo attenerci sempre a tale ingiunzione. Permettimi d’illustrare il mio assunto citando l’esempio di un uomo sensuale che guarda maliziosamente la sua futura compagna di peccato. Come possiamo insegnare a quest’uomo malintenzionato che dovrebbe fare agli altri ciò che vorrebbe essi facessero a lui?”

147:4.2 (1650.3) Quando Gesù udì la domanda di Natanaele, si alzò immediatamente in piedi e, puntando il dito sull’apostolo, disse: “Natanaele, Natanaele! Quale sorta di pensieri conservi nel tuo cuore? Non ricevi i miei insegnamenti come uno che è nato dallo spirito? Non sentite la verità come uomini di saggezza e di comprensione spirituale? Quando vi ho esortato a fare agli altri ciò che vorreste loro facessero a voi, io parlavo a uomini di alti ideali, non a gente che sarebbe stata tentata di distorcere il mio insegnamento in una licenza per incoraggiare cattive azioni.”

147:4.3 (1650.4) Dopo che il Maestro ebbe parlato, Natanaele si alzò e disse: “Ma, Maestro, non dovresti pensare che io approvi una tale interpretazione del tuo insegnamento. Ho posto la domanda perché supponevo che molti di tali uomini potevano giudicare erroneamente in questo modo la tua raccomandazione, e speravo che ci avresti dato ulteriori istruzioni su queste materie.” E quando Natanaele si fu seduto, Gesù proseguì: “So bene, Natanaele, che la tua mente non approva una tale idea del male, ma sono deluso dal fatto che voi tutti mancate così spesso di presentare un’interpretazione genuinamente spirituale dei miei usuali insegnamenti, istruzione che vi deve essere data in linguaggio umano e nel modo in cui devono parlare gli uomini. Consentitemi ora d’istruirvi sui differenti livelli di significato connessi con l’interpretazione di questa regola di vita, con questa esortazione a ‘fare agli altri ciò che desiderate gli altri facciano a voi’:

147:4.4 (1650.5) 1. Il livello della carne. Questa interpretazione puramente egoista e sensuale sarebbe ben esemplificata dall’ipotesi della tua domanda.

147:4.5 (1650.6) 2. Il livello dei sentimenti. Questo piano è un livello più alto di quello della carne ed implica che la simpatia e la pietà elevino la propria interpretazione di questa regola di vita.

147:4.6 (1650.7) 3. Il livello della mente. Ora entrano in azione il ragionamento della mente e l’intelligenza dell’esperienza. Un buon giudizio detta che una simile regola di vita dovrebbe essere interpretata in armonia con l’idealismo più elevato espresso nella nobiltà di un profondo rispetto di sé.

147:4.7 (1651.1) 4. Il livello dell’amore fraterno. Ancora più in alto si scopre il livello della devozione disinteressata al benessere dei propri simili. Su questo piano più elevato di servizio sociale sincero scaturito dalla coscienza della paternità di Dio e dal conseguente riconoscimento della fratellanza degli uomini, si scopre un’interpretazione nuova e molto più bella di questa regola di vita fondamentale.

147:4.8 (1651.2) 5. Il livello morale. Poi, quando raggiungete i veri livelli filosofici dell’interpretazione, quando avete una reale comprensione di ciò che è bene e male delle cose, quando percepite ciò che è eternamente giusto delle relazioni umane, voi comincerete a guardare questo problema dell’interpretazione come immaginereste che una terza persona di mente elevata, idealista, saggia ed imparziale considererebbe ed interpreterebbe una simile esortazione applicata ai vostri problemi personali di adattamento alle vostre situazioni di vita.

147:4.9 (1651.3) 6. Il livello spirituale. Per ultimo, ma il più alto di tutti, raggiungiamo il livello di percezione dello spirito e d’interpretazione spirituale, che ci spinge a riconoscere in questa regola di vita il comandamento divino di trattare tutti gli uomini come concepiamo che Dio li tratterebbe. Questo è l’ideale universale delle relazioni umane. E questo è il vostro atteggiamento verso tutti questi problemi quando il vostro desiderio supremo è di fare sempre la volontà del Padre. Io vorrei, pertanto, che voi faceste a tutti gli uomini ciò che sapete io farei per loro in simili circostanze.”

147:4.10 (1651.4) Gesù non aveva detto niente agli apostoli fino ad allora che li avesse maggiormente stupiti. Essi continuarono a discutere a lungo le parole del Maestro dopo che egli si fu ritirato. Mentre Natanaele fu lento a riprendersi dalla sua supposizione che Gesù non avesse capito lo spirito della sua domanda, gli altri furono più che riconoscenti al loro compagno apostolo filosofo per aver avuto il coraggio di porre una tale domanda che stimolava alla riflessione.

5. La visita a Simone il Fariseo

147:5.1 (1651.5) Benché Simone non fosse un membro del Sinedrio ebreo, era un Fariseo influente di Gerusalemme. Egli era un tiepido credente, e benché potesse essere severamente criticato per questo, osò invitare Gesù ed i suoi associati personali, Pietro, Giacomo e Giovanni, per un pasto sociale a casa sua. Simone aveva osservato a lungo il Maestro ed era molto impressionato dai suoi insegnamenti e ancor più dalla sua personalità.

147:5.2 (1651.6) I ricchi Farisei praticavano l’elemosina e non rifuggivano la pubblicità sulla loro filantropia. Essi annunciavano talvolta anche a suon di tromba quando avevano intenzione di fare la carità ad un mendicante. Era costume di questi Farisei, quando offrivano un banchetto per degli ospiti di riguardo, di lasciare aperte le porte della casa in modo che anche i mendicanti della strada potessero entrare e, stando in piedi lungo le pareti della sala dietro i divani dei commensali, essere in buona posizione per ricevere dei pezzi di cibo che potevano essere gettati loro dai convitati.

147:5.3 (1651.7) In questa particolare occasione nella casa di Simone, tra coloro che erano venuti dalla strada, c’era una donna di scarsa reputazione che aveva recentemente iniziato a credere nella buona novella del vangelo del regno. Questa donna era ben conosciuta in tutta Gerusalemme come la precedente tenutaria di uno dei cosiddetti bordelli di lusso situati proprio vicino al cortile dei Gentili nel tempio. Accettando gli insegnamenti di Gesù, essa aveva chiuso il suo nefando luogo d’affari ed aveva indotto la maggior parte delle donne a lei associate ad accettare il vangelo e a cambiare il loro modo di vivere. Malgrado ciò, essa era ancora molto disprezzata dai Farisei ed era obbligata a portare i suoi capelli sciolti — il segno distintivo della prostituzione. Questa donna anonima aveva portato con sé una grande bottiglia di unguento profumato per unzioni e, postasi dietro a Gesù, come egli si sedette per mangiare, cominciò ad ungere i suoi piedi mentre li bagnava anche con le sue lacrime di gratitudine e li asciugava con i suoi capelli. E quando ebbe terminato questa unzione, essa continuò a piangere e a baciare i suoi piedi.

147:5.4 (1652.1) Quando Simone vide tutto ciò, disse a se stesso: “Quest’uomo, se fosse un profeta, avrebbe percepito chi e qual genere di donna è questa che lo tocca, che è una nota peccatrice.” E Gesù, sapendo ciò che stava passando per la mente di Simone, parlò ad alta voce dicendo: “Simone, c’è qualcosa che vorrei dirti.” Simone rispose: “Maestro, dilla.” Allora Gesù disse: “Un ricco prestatore di denaro aveva due debitori. Uno gli doveva cinquecento denari e l’altro cinquanta. Ora, poiché nessuno di loro aveva di che pagarlo, egli rimise il debito ad entrambi. Quale di loro pensi, Simone, che lo amerà di più?” Simone rispose: “Suppongo quello al quale ha condonato di più.” E Gesù disse: “Tu hai giudicato bene”, ed indicando la donna, continuò: “Simone, guarda bene questa donna. Io sono entrato nella tua casa come ospite invitato, e tuttavia tu non mi hai dato dell’acqua per i miei piedi. Questa donna riconoscente ha lavato i miei piedi con le lacrime e li ha asciugati con i capelli della sua testa. Tu non mi hai dato il bacio di benvenuto, ma questa donna, da quando è entrata, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu hai dimenticato di ungere con olio la mia testa, ma essa ha unto i miei piedi con unguenti preziosi. Che cosa significa tutto ciò? Semplicemente che i suoi molti peccati le sono stati perdonati, e ciò l’ha portata ad amare molto. Ma coloro che hanno ricevuto poco perdono non amano talvolta che poco.” E volgendosi verso la donna, egli la prese per mano e fattala alzare, disse: “Tu ti sei veramente pentita dei tuoi peccati ed essi sono perdonati. Non lasciarti scoraggiare dall’atteggiamento sconsiderato e scortese dei tuoi simili; va per la tua strada nella gioia e nella libertà del regno dei cieli.”

147:5.5 (1652.2) Quando Simone ed i suoi amici che sedevano al banchetto con lui udirono queste parole furono ancora più stupiti e cominciarono a bisbigliare tra di loro: “Chi è quest’uomo che osa anche perdonare i peccati?” E quando Gesù li udì mormorare così, si girò per congedare la donna dicendo: “Donna, va in pace; la tua fede ti ha salvata.”

147:5.6 (1652.3) Quando Gesù si alzò con i suoi amici per congedarsi, si girò verso Simone e disse: “Conosco il tuo cuore, Simone, come sei lacerato tra la fede e il dubbio, come sei sconvolto dalla paura e turbato dall’orgoglio; ma prego per te affinché tu possa abbandonarti alla luce e possa sperimentare nella tua condizione di vita le potenti trasformazioni della mente e dello spirito comparabili ai prodigiosi cambiamenti che il vangelo del regno ha già operato nel cuore della vostra ospite non invitata né benvenuta. Io dichiaro a tutti voi che il Padre ha aperto le porte del regno celeste a tutti coloro che hanno la fede per entrarvi, e nessun uomo o associazione di uomini può chiudere quelle porte nemmeno all’anima più umile o al più flagrante supposto peccatore sulla terra, se cercano sinceramente di entrarvi.” Poi Gesù, con Pietro, Giacomo e Giovanni si congedarono dal loro ospite e andarono a raggiungere gli altri apostoli al campo nel giardino di Getsemani. è

147:5.7 (1653.1) Quella stessa sera Gesù fece agli apostoli il memorabile discorso sul valore relativo dello status nei riguardi di Dio e del progresso nell’ascensione eterna al Paradiso. Gesù disse: “Figli miei, se esiste una connessione vera e vivente tra il figlio ed il Padre, il figlio è certo di progredire continuamente verso gli ideali del Padre. È vero, il figlio può inizialmente fare un lento progresso, ma il progresso non è meno certo. La cosa importante non è la rapidità del vostro progresso, ma piuttosto la sua certezza. La vostra realizzazione effettiva non è così importante come il fatto che la direzione del vostro progresso è verso Dio. Ciò che state divenendo giorno per giorno è infinitamente più importante di ciò che siete oggi.

147:5.8 (1653.2) Quella donna convertita che alcuni di voi hanno visto oggi a casa di Simone, vive attualmente ad un livello che è molto inferiore a quello di Simone e dei suoi associati bene intenzionati. Ma mentre questi Farisei sono occupati nel falso progresso dell’illusione di praticare ingannevoli sequenze di servizi cerimoniali privi di significato, questa donna è partita risolutamente alla lunga e movimentata ricerca di Dio, ed il suo sentiero verso il cielo non è bloccato né dall’orgoglio spirituale né dall’autocompiacimento morale. Umanamente parlando, questa donna è molto più lontana da Dio di Simone, ma la sua anima è in progressivo movimento; essa è in viaggio verso una meta eterna. Sono presenti in quella donna enormi possibilità spirituali per il futuro. Alcuni di voi possono non trovarsi attualmente ad elevati livelli di anima e di spirito, ma voi state facendo progressi quotidiani sulla via vivente aperta, per mezzo della fede, verso Dio. Vi sono enormi possibilità in ciascuno di voi per il futuro. È molto meglio avere una piccola fede, ma vivente e crescente, che possedere un grande intelletto con i suoi pesi morti di sapienza terrena e d’incredulità spirituale.”

147:5.9 (1653.3) Ma Gesù mise seriamente in guardia i suoi apostoli contro la stoltezza del figlio di Dio che abusa dell’amore del Padre. Egli dichiarò che il Padre celeste non è un padre negligente, distaccato od insensatamente indulgente, sempre pronto a scusare il peccato e a perdonare l’avventatezza. Egli avvertì i suoi ascoltatori di non applicare erroneamente i suoi esempi di padre e di figlio in modo da far apparire Dio simile a certi genitori troppo indulgenti ed incauti, che cospirano con la stoltezza terrena a fare da contorno alla rovina morale dei loro figli sconsiderati, e che contribuiscono così certamente e direttamente alla delinquenza e all’iniziale depravazione della loro stessa progenie. Gesù disse: “Mio Padre non perdona con indulgenza quegli atti e quelle pratiche dei suoi figli che sono autodistruttive e suicide di ogni crescita morale e di ogni progresso spirituale. Tali pratiche colpevoli sono un abominio agli occhi di Dio.”

147:5.10 (1653.4) Gesù partecipò a molti altri incontri e banchetti semiprivati con grandi ed umili, con ricchi e poveri di Gerusalemme prima che lui ed i suoi apostoli partissero infine per Cafarnao. E molti, in verità, divennero credenti nel vangelo del regno e furono successivamente battezzati da Abner e dai suoi associati che rimasero indietro per sostenere gli interessi del regno a Gerusalemme e nei dintorni.

6. Il ritorno a Cafarnao

147:6.1 (1653.5) L’ultima settimana di aprile, Gesù e i dodici partirono dal loro quartier generale di Betania vicino a Gerusalemme e cominciarono il loro viaggio di ritorno a Cafarnao per la via di Gerico e del Giordano.

147:6.2 (1654.1) I sommi sacerdoti ed i capi religiosi degli Ebrei tennero numerose riunioni segrete per decidere che cosa fare con Gesù. Essi erano tutti d’accordo che qualcosa bisognasse fare per porre fine al suo insegnamento, ma non riuscivano ad accordarsi sul metodo. Essi avevano sperato che le autorità civili disponessero di lui come Erode aveva messo fine a Giovanni, ma scoprirono che Gesù stava portando avanti il suo lavoro in maniera tale che i funzionari romani non erano molto allarmati dalla sua predicazione. Di conseguenza, in una riunione che fu tenuta il giorno prima della partenza di Gesù per Cafarnao, fu deciso di farlo arrestare sotto un’imputazione religiosa e di farlo giudicare dal Sinedrio. Una commissione di sei spie segrete fu dunque incaricata di seguire Gesù, di osservare le sue parole ed i suoi atti, e quando esse avessero accumulato prove sufficienti di violazione della legge e di bestemmia, di ritornare a Gerusalemme con il loro rapporto. Questi sei Ebrei raggiunsero il gruppo apostolico di circa trenta persone a Gerico e, con il pretesto che desideravano divenire discepoli, si unirono alla famiglia dei seguaci di Gesù, rimanendo con il gruppo fino al momento dell’inizio del secondo giro di predicazione in Galilea, quando tre di loro tornarono a Gerusalemme per sottoporre il loro rapporto ai sommi sacerdoti e al Sinedrio.

147:6.3 (1654.2) Pietro predicò alla folla riunita al guado del Giordano ed il mattino seguente essi risalirono il fiume verso Amatus. Essi volevano andare direttamente a Cafarnao, ma si riunì qui una moltitudine tale che rimasero per tre giorni a predicare, ad insegnare e a battezzare. Ripartirono verso casa soltanto il mattino presto di sabato, primo giorno di maggio. Le spie di Gerusalemme erano certe di poter formulare ora la loro prima accusa contro Gesù — quella di aver violato il sabato — perché ritenevano che iniziasse il suo viaggio nel giorno di sabato. Ma erano destinati a rimanere delusi perché, poco prima della loro partenza, Gesù chiamò Andrea in sua presenza e davanti a loro gli ordinò di avanzare per una distanza di meno di mille metri, misura legale di viaggio ebraica per il giorno del sabato.

147:6.4 (1654.3) Tuttavia le spie non dovettero aspettare a lungo per avere l’occasione di accusare Gesù ed i suoi associati di violare il sabato. Mentre il gruppo passava lungo la strada stretta, il grano ondeggiante che stava proprio allora maturando era a portata di mano da entrambi i lati, e alcuni apostoli, essendo affamati, colsero il grano maturo e lo mangiarono. Era usanza che i viaggiatori prendessero del grano passando lungo la strada e perciò nessuna idea di cattiva azione fu collegata a tale condotta. Ma le spie presero ciò come pretesto per attaccare Gesù. Quando videro Andrea sfregare il grano nella mano, andarono da lui e dissero: “Non sai che è illegale raccogliere e sfregare il grano nel giorno di sabato?” E Andrea rispose: “Ma noi abbiamo fame e ne sfreghiamo soltanto quanto basta per il nostro bisogno; da quando è diventato peccato mangiare del grano nel giorno di sabato?” Ma i Farisei risposero: “Non c’è niente di male a mangiarne, ma tu violi la legge raccogliendo e sfregando il grano tra le tue mani; il tuo Maestro non approverebbe certamente tali atti.” Allora Andrea disse: “Ma se non è male mangiare il grano, certamente lo sfregarlo tra le mani non rappresenta maggior lavoro della masticazione del grano, che è permessa; per quale ragione cavillare su simili inezie?” Quando Andrea li tacciò di cavillatori, essi s’indignarono e correndo verso Gesù, che camminava dietro parlando con Matteo, protestarono dicendo: “Guarda, Maestro, i tuoi apostoli fanno ciò che è illegale nel giorno di sabato; colgono, sfregano e mangiano il grano. Siamo sicuri che ordinerai loro di smettere.” Allora Gesù disse agli accusatori: “Voi siete davvero zelanti per la legge, e fate bene a ricordare che il giorno di sabato si deve mantenere sacro; ma non avete mai letto nelle Scritture che un giorno in cui Davide aveva fame, lui e quelli che erano con lui entrarono nella casa di Dio e mangiarono del pane in esposizione che non era lecito mangiare a nessuno salvo che ai sacerdoti? E che Davide diede di questo pane anche a coloro che erano con lui. E non avete letto nella nostra legge che è lecito fare molte cose indispensabili nel giorno di sabato? E non vedrò voi prima della fine del giorno mangiare ciò che avete portato per le necessità di questo giorno? Miei buoni uomini, fate bene ad essere zelanti per il sabato, ma fareste meglio a badare alla salute e al benessere dei vostri simili. Io dichiaro che il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato. Se voi siete qui con noi per sorvegliare le mie parole, allora proclamerò apertamente che il Figlio dell’Uomo è signore anche del sabato.”

147:6.5 (1655.1) I Farisei furono stupiti e confusi dalle sue parole di discernimento e di saggezza. Per il resto del giorno essi stettero da soli e non osarono più porre domande.

147:6.6 (1655.2) L’antagonismo di Gesù per le tradizioni ebraiche e per i cerimoniali servili era sempre positivo. Esso consisté in ciò che egli fece ed in ciò che affermò. Il Maestro spendeva poco tempo in critiche negative. Egli insegnava che coloro che conoscono Dio possono godere della libertà di vivere senza ingannare se stessi con le licenze del peccato. Gesù disse agli apostoli: “Amici miei, se siete illuminati dalla verità e sapete realmente ciò che state facendo, siete benedetti; ma se non conoscete la via divina, allora siete infelici e già violate la legge.”

7. Di ritorno a Cafarnao

147:7.1 (1655.3) Era circa mezzogiorno di lunedì 3 maggio quando Gesù e i dodici arrivarono in battello a Betsaida provenendo da Tarichea. Essi viaggiarono in battello per sfuggire a coloro che li seguivano. Ma dal giorno successivo gli altri, incluse le spie ufficiali di Gerusalemme, avevano ritrovato Gesù.

147:7.2 (1655.4) Martedì sera Gesù stava conducendo una delle sue abituali classi con domande e risposte quando il capo delle sei spie gli disse: “Parlavo oggi con uno dei discepoli di Giovanni che è qui ad assistere al tuo insegnamento, e non riuscivamo a capire perché tu non comandi mai ai tuoi discepoli di digiunare e di pregare come digiuniamo noi Farisei e come Giovanni ordinava ai suoi discepoli.” E Gesù, riferendosi ad una affermazione di Giovanni, rispose all’interrogante: “I ragazzi d’onore digiunano mentre lo sposo è con loro? Finché lo sposo rimane con loro, essi non possono digiunare. Ma sta arrivando il momento in cui lo sposo sarà portato via, ed allora senza dubbio i ragazzi d’onore digiuneranno e pregheranno. Pregare è naturale per i figli della luce, ma digiunare non fa parte del vangelo del regno dei cieli. Ricordate che un buon sarto non cuce un pezzo di stoffa nuova e non ristretta su un abito vecchio, per timore che, quando sarà bagnato, si restringa e produca uno strappo peggiore. Né gli uomini mettono il vino nuovo in botti vecchie, per timore che il vino nuovo faccia scoppiare le botti così che il vino e le botti non vadano perduti. L’uomo saggio mette il vino nuovo nelle botti nuove. I miei discepoli mostrano quindi saggezza non incorporando molto del vecchio ordine nel nuovo insegnamento del vangelo del regno. Voi che avete perduto il vostro istruttore potete essere giustificati se digiunate per un certo tempo. Il digiuno può essere una parte appropriata della legge di Mosè, ma nel regno futuro i figli di Dio faranno l’esperienza della libertà dalla paura e gioiranno nello spirito divino.” Quando udirono queste parole i discepoli di Giovanni furono confortati, mentre i Farisei furono ancor più confusi.

147:7.3 (1656.1) Poi il Maestro mise in guardia i suoi ascoltatori contro l’idea che tutti i vecchi insegnamenti dovessero essere interamente rimpiazzati da nuove dottrine. Disse Gesù: “Ciò che è vecchio ed anche vero deve restare. Similmente ciò che è nuovo ma falso deve essere respinto. Ma ciò che è nuovo e vero, abbiate la fede ed il coraggio di accettarlo. Ricordatevi che sta scritto: ‘Non abbandonare un vecchio amico, perché il nuovo non è paragonabile a lui. Com’è il vino nuovo, così è un nuovo amico; se diventa vecchio lo berrai con gioia.’”

8. La festa della bontà spirituale

147:8.1 (1656.2) Quella sera, molto dopo che gli abituali ascoltatori si furono ritirati, Gesù continuò ad insegnare ai suoi apostoli. Egli cominciò questa istruzione speciale citando dal profeta Isaia:

147:8.2 (1656.3) “‘Perché avete digiunato? Per quale ragione affliggete la vostra anima intanto che continuate a trovare piacere nell’oppressione e provate diletto nell’ingiustizia? Ecco, voi digiunate allo scopo di contestare e discutere e di colpire con il pugno dell’astio. Ma non digiunerete in questo modo per far sentire la vostra voce nell’alto.

147:8.3 (1656.4) “‘È questo il digiuno che ho scelto — un giorno perché un uomo affligga la sua anima? È il piegare la testa come una canna, il trascinare vestiti di sacco e con il capo cosparso di cenere? Oserete chiamare questo un giorno valido ed accettabile agli occhi del Signore? Non è questo il digiuno che sceglierei: rompere le catene dell’iniquità, sciogliere i nodi dei pesanti fardelli, ridare libertà agli oppressi e spezzare tutti i gioghi? Non è lo spartire il mio pane con l’affamato ed il condurre coloro che sono senza tetto e i poveri nella mia casa? E quando vedrò della gente nuda, la vestirò.

147:8.4 (1656.5) “‘Allora la tua luce scaturirà come l’aurora e la tua salute si manifesterà immediatamente. La tua rettitudine ti precederà e la gloria del Signore sarà la tua retroguardia. Allora farai appello al Signore, ed egli risponderà; griderai, ed egli dirà — Eccomi. Ed egli farà tutto ciò se ti asterrai dall’oppressione, dalla condanna e dalla vanità. Il Padre desidera piuttosto che tu offra il tuo cuore agli affamati e che soccorra le anime afflitte; allora la tua luce risplenderà nell’oscurità ed anche le tue tenebre saranno come il mezzogiorno. Allora il Signore ti guiderà continuamente, soddisfacendo la tua anima e rinnovando il tuo vigore. Tu diverrai simile ad un giardino annaffiato, simile ad una sorgente le cui acque non si esauriscono mai. E coloro che fanno queste cose ristabiliranno le glorie passate; erigeranno le fondamenta di molte generazioni; saranno chiamati i ricostruttori delle mura abbattute, i ripristinatori dei sentieri sicuri in cui stare.’”

147:8.5 (1656.6) Poi, a lungo nella notte, Gesù espose ai suoi apostoli la verità che era la loro fede a renderli sicuri nel regno del presente e del futuro, e non la loro afflizione dell’anima né il digiuno del corpo. Egli esortò gli apostoli a vivere almeno all’altezza delle idee del profeta di un tempo ed espresse la speranza che essi avrebbero progredito anche molto oltre gli ideali d’Isaia e degli antichi profeti. Le sue ultime parole quella notte furono: “Crescete in grazia per mezzo di quella fede vivente che coglie il fatto che siete i figli di Dio e che riconosce allo stesso tempo ogni uomo come un fratello.”

147:8.6 (1656.7) Erano passate le due del mattino quando Gesù smise di parlare e ciascuno andò al suo posto per dormire.

Fascicolo 148 - La formazione degli evangelisti a Betsaida

Il Libro di Urantia

Fascicolo 148

La formazione degli evangelisti a Betsaida

148:0.1 (1657.1) DAL 3 maggio al 3 ottobre dell’anno 28 d.C., Gesù ed il gruppo apostolico risiedettero nella casa di Zebedeo a Betsaida. Per tutto questo periodo di cinque mesi della stagione secca fu mantenuto un enorme accampamento in riva al Mare di Galilea, vicino alla residenza di Zebedeo, che era stata notevolmente ingrandita per alloggiare la crescente famiglia di Gesù. Questo accampamento in riva al mare, occupato da una popolazione in continuo cambiamento di cercatori della verità, di candidati alla guarigione e di appassionati della curiosità, contava da cinquecento a millecinquecento persone. Questa città di tende era sotto la supervisione generale di Davide Zebedeo, assistito dai gemelli Alfeo. L’accampamento era un modello d’ordine e d’igiene come pure di buona amministrazione generale. I differenti tipi di ammalati erano separati ed erano sotto la supervisione di un medico credente, un Siriano di nome Elman.

148:0.2 (1657.2) Durante tutto questo periodo gli apostoli andarono a pescare almeno un giorno alla settimana, vendendo il loro pesce a Davide per il consumo del campo in riva al mare. Il denaro che ricevevano veniva consegnato al tesoriere del gruppo. I dodici avevano il permesso di passare una settimana al mese con le loro famiglie o con i loro amici.

148:0.3 (1657.3) Mentre Andrea continuava a mantenere la responsabilità generale delle attività apostoliche, Pietro aveva a suo totale carico la scuola degli evangelisti. Tutti gli apostoli facevano la loro parte nell’insegnare ai gruppi di evangelisti ogni mattina, e sia gli insegnanti che gli allievi istruivano il popolo al pomeriggio. Dopo il pasto della sera, cinque sere per settimana, gli apostoli conducevano delle classi con domande per gli evangelisti. Una volta alla settimana Gesù presiedeva quest’ora di domande, rispondendo alle domande rimaste in sospeso dalle sessioni precedenti.

148:0.4 (1657.4) In cinque mesi parecchie migliaia d’individui passarono per questo accampamento. Erano spesso presenti delle persone interessate provenienti da ogni parte dell’Impero Romano e dai paesi ad est dell’Eufrate. Questo fu il più lungo periodo stabile e bene organizzato dell’insegnamento del Maestro. La famiglia immediata di Gesù trascorse la maggior parte di questo tempo a Nazaret o a Cana.

148:0.5 (1657.5) L’accampamento non era condotto come una comunità con interessi comuni, com’era la famiglia apostolica. Davide Zebedeo gestiva questa grande città di tende in modo da farne un’impresa autosufficiente, benché nessuno fosse mai stato respinto. Questo campo in continuo cambiamento era un fattore indispensabile della scuola di formazione degli evangelisti di Pietro.

1. Una nuova scuola di profeti

148:1.1 (1657.6) Pietro, Giacomo e Andrea formavano il comitato incaricato da Gesù per l’ammissione dei candidati alla scuola di evangelisti. Tutte le razze e nazionalità del mondo romano e dell’Oriente, fino alla lontana India, erano rappresentate tra gli studenti di questa nuova scuola di profeti. Questa scuola era condotta sul piano dell’apprendimento e dell’azione. Quello che gli studenti imparavano il mattino lo insegnavano all’assemblea in riva al mare il pomeriggio. Dopo la cena essi discutevano liberamente quanto appreso il mattino e l’insegnamento del pomeriggio.

148:1.2 (1658.1) Ognuno dei maestri apostolici insegnava il proprio punto di vista sul vangelo del regno. Essi non si sforzavano d’insegnare tutti allo stesso modo; non c’era una formulazione standardizzata o dogmatica di dottrine teologiche. Sebbene insegnassero tutti la stessa verità, ogni apostolo presentava la propria interpretazione personale dell’insegnamento del Maestro. Gesù approvava questa presentazione diversificata dell’esperienza personale nelle cose del regno, armonizzando e coordinando immancabilmente questi numerosi e divergenti punti di vista del vangelo nella sua riunione settimanale con domande. Malgrado questo alto grado di libertà personale in materia d’insegnamento, Simon Pietro tendeva a dominare la teologia della scuola di evangelisti. Dopo Pietro, era Giacomo Zebedeo che esercitava la maggior influenza personale.

148:1.3 (1658.2) I cento e più evangelisti istruiti durante questi cinque mesi in riva al mare rappresentavano il contingente dal quale (eccetto Abner e gli apostoli di Giovanni) furono tratti i successivi settanta insegnanti e predicatori del vangelo. La scuola di evangelisti non aveva ogni cosa in comune alla stessa stregua dei dodici.

148:1.4 (1658.3) Questi evangelisti, sebbene insegnassero e predicassero il vangelo, non battezzarono i credenti fino a quando non furono più tardi ordinati ed incaricati da Gesù come i settanta messaggeri del regno. Solo sette del gran numero di persone guarite al tramonto in questo luogo si trovavano tra questi studenti evangelisti. Il figlio del nobiluomo di Cafarnao fu uno di quelli preparati per l’evangelizzazione nella scuola di Pietro.

2. L’ospedale di Betsaida

148:2.1 (1658.4) In connessione con l’accampamento in riva al mare, Elman, il medico siriano, con l’assistenza di un corpo di venticinque giovani donne e dodici uomini, organizzò e diresse per quattro mesi quello che si potrebbe considerare come il primo ospedale del regno. In questa infermeria, situata poco a sud della principale città di tende, essi curarono gli ammalati secondo tutti i metodi materiali conosciuti, come pure con le pratiche spirituali della preghiera e l’incoraggiamento della fede. Gesù visitava gli ammalati di questo accampamento almeno tre volte alla settimana e prendeva contatto personale con ogni sofferente. Per quanto ne sappiamo, nessun cosiddetto miracolo di guarigione soprannaturale si produsse tra le mille persone malate e sofferenti che uscirono da questa infermeria migliorate o guarite. Tuttavia, la grande maggioranza di questi individui beneficati non cessò di proclamare che Gesù li aveva guariti.

148:2.2 (1658.5) Molte delle cure effettuate da Gesù in connessione con il suo ministero a favore dei pazienti di Elman, in verità, assomigliavano a dei miracoli, ma noi siamo stati informati che erano solamente trasformazioni della mente e dello spirito come se ne possono produrre nell’esperienza di persone in aspettativa e dominate dalla fede, che si trovano sotto l’influenza diretta ed ispirante di una personalità forte, positiva e benevola il cui ministero bandisce la paura e distrugge l’ansietà.

148:2.3 (1658.6) Elman ed i suoi associati si sforzarono d’insegnare a questi ammalati la verità riguardo alla “possessione da parte di spiriti cattivi”, ma ebbero scarso successo. La credenza che le malattie fisiche e i disturbi mentali potessero essere causati dalla presenza di un cosiddetto spirito impuro nella mente o nel corpo della persona afflitta era quasi universale.

148:2.4 (1659.1) In tutti i suoi contatti con gli ammalati e gli afflitti, quando si veniva alla tecnica del trattamento o alla rivelazione delle cause sconosciute della malattia, Gesù teneva conto delle istruzioni che suo fratello paradisiaco Emanuele gli aveva dato prima d’imbarcarsi nell’avventura dell’incarnazione su Urantia. Nonostante ciò, quelli che curavano gli ammalati impararono molte lezioni utili osservando la maniera in cui Gesù ispirava la fede e la fiducia agli ammalati e ai sofferenti.

148:2.5 (1659.2) L’accampamento si sciolse poco tempo prima della stagione dei raffreddamenti e delle febbri.

3. Gli affari del Padre

148:3.1 (1659.3) Per tutto questo periodo Gesù condusse i servizi pubblici all’accampamento meno di una dozzina di volte, e parlò soltanto una volta nella sinagoga di Cafarnao, il secondo sabato prima della loro partenza con gli evangelisti appena preparati per il loro secondo giro di predicazione pubblica in Galilea.

148:3.2 (1659.4) Dopo il suo battesimo il Maestro non era mai stato così da solo come durante questo periodo di formazione degli evangelisti all’accampamento di Betsaida. Tutte le volte che un apostolo si avventurava a chiedere a Gesù perché si assentasse così spesso da loro, egli rispondeva invariabilmente che si occupava “degli affari del Padre”.

148:3.3 (1659.5) Durante questi periodi di assenza Gesù era accompagnato soltanto da due apostoli. Egli aveva liberato temporaneamente Pietro, Giacomo e Giovanni dal loro incarico di suoi compagni personali perché potessero partecipare anche loro al lavoro di formazione dei nuovi candidati evangelisti, il cui numero superava il centinaio. Quando il Maestro desiderava andare sulle colline per occuparsi degli affari del Padre, chiamava ad accompagnarlo due qualunque degli apostoli che erano liberi. In questo modo ognuno dei dodici ebbe l’opportunità di essere in stretta associazione ed in intimo contatto con Gesù.

148:3.4 (1659.6) Non è stato rivelato in funzione di questa esposizione, ma noi siamo stati portati a dedurre che il Maestro fosse in collegamento diretto ed esecutivo con numerosi dei suoi principali amministratori degli affari dell’universo durante molti di questi periodi di solitudine sulle colline. Fin dall’epoca del suo battesimo questo Sovrano incarnato del nostro universo era divenuto sempre più coscientemente attivo nella direzione di certe fasi dell’amministrazione universale. E noi siamo sempre stati dell’opinione che, in qualche modo non rivelato ai suoi associati immediati, durante queste settimane di minor partecipazione negli affari terreni, egli fosse impegnato nella direzione delle alte intelligenze spirituali che erano incaricate della conduzione di un vasto universo, e che il Gesù umano scelse di designare tali attività da parte sua come “occuparsi degli affari di suo Padre”.

148:3.5 (1659.7) Molte volte, quando Gesù era solo per delle ore, e quando due dei suoi apostoli erano vicino a lui, osservarono che i suoi lineamenti subivano rapidi e molteplici cambiamenti, anche se non lo udirono pronunciare alcuna parola. Né osservarono alcuna manifestazione visibile di esseri celesti che potessero essere stati in comunicazione con il loro Maestro, come qualcuno di loro ebbe l’opportunità di vedere in un’occasione successiva.

4. Il male, il peccato e l’iniquità

148:4.1 (1659.8) Gesù aveva l’abitudine di tenere due sere per settimana degli incontri speciali, con individui che desideravano parlare con lui, in un angolo appartato e riparato del giardino di Zebedeo. In una di queste conversazioni private della sera, Tommaso pose al Maestro questa domanda: “Perché è necessario che gli uomini siano nati dallo spirito per entrare nel regno? La rinascita è necessaria per sfuggire al controllo del maligno? Maestro, che cos’è il male?” Dopo che Gesù ebbe ascoltato queste domande, disse a Tommaso:

148:4.2 (1660.1) “Non commettere l’errore di confondere il male con il maligno, che sarebbe più esatto chiamare l’iniquo. Colui che tu chiami il maligno è il figlio dell’amore di sé, l’alto amministratore che si ribellò deliberatamente contro il governo di mio Padre e dei suoi Figli leali. Ma io ho già vinto questi ribelli colpevoli. Chiarisci nella tua mente questi differenti atteggiamenti verso il Padre ed il suo universo. Non dimenticare mai queste leggi che regolano i rapporti con la volontà del Padre:

148:4.3 (1660.2) “Il male è la trasgressione incosciente o involontaria della legge divina, della volontà del Padre. Il male è anche la misura dell’imperfetta obbedienza alla volontà del Padre.

148:4.4 (1660.3) “Il peccato è la trasgressione cosciente, conosciuta e deliberata della legge divina, della volontà del Padre. Il peccato è la misura della cattiva volontà ad essere divinamente condotti e spiritualmente diretti.

148:4.5 (1660.4) “L’iniquità è la trasgressione volontaria, determinata e persistente della legge divina, della volontà del Padre. L’iniquità è la misura del rifiuto continuo del piano amorevole del Padre per la sopravvivenza della personalità e del ministero misericordioso di salvezza del Figlio.

148:4.6 (1660.5) “Per natura, prima della rinascita dallo spirito, l’uomo mortale è soggetto alle cattive tendenze innate, ma queste imperfezioni naturali di condotta non sono né peccato né iniquità. L’uomo mortale sta ora iniziando la sua lunga ascensione verso la perfezione del Padre in Paradiso. Essere imperfetto o parziale nelle doti naturali non è un peccato. L’uomo è veramente soggetto al male, ma non è in alcun senso il figlio del maligno, a meno che non abbia intenzionalmente e deliberatamente scelto il sentiero del peccato e la vita dell’iniquità. Il male è insito nell’ordine naturale di questo mondo, ma il peccato è un atteggiamento di ribellione cosciente che è stato portato in questo mondo da coloro che caddero dalla luce dello spirito nelle tenebre profonde.

148:4.7 (1660.6) “Tu, Tommaso, sei confuso dalle dottrine dei Greci e dagli errori dei Persiani. Tu non comprendi le relazioni tra il male ed il peccato perché consideri che l’umanità abbia avuto inizio sulla terra con un Adamo perfetto, poi rapidamente degenerato a causa del peccato, fino al deplorevole stato attuale dell’uomo. Ma perché rifiuti di comprendere il significato della storia che rivela come Caino, il figlio di Adamo, andò nel paese di Nod e là si scelse una moglie? E perché rifiuti d’interpretare il significato della storia che descrive i figli di Dio che trovano moglie tra le figlie degli uomini?

148:4.8 (1660.7) “È vero, gli uomini sono per natura cattivi, ma non necessariamente peccatori. La nuova nascita — il battesimo dello spirito — è essenziale per essere liberati dal male e necessaria per entrare nel regno dei cieli, ma niente di ciò infirma il fatto che l’uomo è figlio di Dio. Né questa presenza innata del male potenziale significa che l’uomo è in qualche maniera misteriosa separato dal Padre che è nei cieli, cosicché, quale estraneo, straniero o figliastro, debba cercare in qualche modo di farsi adottare legalmente dal Padre. Tutte queste nozioni sono nate, in primo luogo, dalla vostra cattiva comprensione del Padre e, in secondo luogo, dalla vostra ignoranza dell’origine, della natura e del destino dell’uomo.

148:4.9 (1660.8) “I Greci ed altri vi hanno insegnato che l’uomo scende continuamente dalla perfezione divina verso l’oblio o la distruzione; io sono venuto a mostrare che l’uomo, entrando nel regno, si eleva certamente e sicuramente verso Dio e la perfezione divina. Ogni essere che in una qualunque maniera viene meno agli ideali divini e spirituali della volontà eterna del Padre è potenzialmente cattivo, ma tali esseri non sono in alcun senso peccatori, e tanto meno iniqui.

148:4.10 (1661.1) “Tommaso, non hai letto a tale proposito nelle Scritture dov’è scritto: ‘Voi siete i figli del Signore vostro Dio.’ ‘Io sarò suo Padre ed egli sarà mio figlio.’ ‘L’ho scelto per essere mio figlio — io sarò suo Padre.’ ‘Conduci i miei figli da lontano e le mie figlie dai confini della terra; anche chiunque è chiamato a mio nome, perché li ho creati per la mia gloria.’ ‘Voi siete i figli del Dio vivente.’ ‘Coloro che hanno lo spirito di Dio sono in verità i figli di Dio.’ Mentre c’è una parte materiale del padre umano nel figlio naturale, c’è una parte spirituale del Padre celeste in ogni figlio per fede del regno.”

148:4.11 (1661.2) Gesù disse a Tommaso tutte queste cose e molte altre ancora, e l’apostolo ne comprese una buona parte, anche se Gesù gli raccomandò di “non parlare agli altri di queste materie prima che io sia ritornato al Padre”. E Tommaso non fece menzione di questo colloquio fino a dopo che il Maestro fu partito da questo mondo.

5. Lo scopo dell’afflizione

148:5.1 (1661.3) In un altro di questi colloqui privati nel giardino, Natanaele chiese a Gesù: “Maestro, benché io cominci a capire perché tu rifiuti di guarire indiscriminatamente, fatico ancora a comprendere perché il Padre amorevole che è nei cieli permette che un così gran numero di suoi figli terreni soffrano di tante afflizioni.” Il Maestro rispose a Natanaele dicendo:

148:5.2 (1661.4) “Natanaele, tu e molti altri siete così perplessi perché non comprendete come l’ordine naturale di questo mondo sia stato molte volte sconvolto dalle avventure peccaminose di certi traditori ribelli alla volontà del Padre. Io sono venuto per cominciare a rimettere queste cose in ordine. Ma ci vorranno molte ere per rimettere questa parte dell’universo sul sentiero precedente e liberare così i figli degli uomini dai fardelli supplementari del peccato e della ribellione. La presenza del male, da sola, è una prova sufficiente per l’ascensione dell’uomo — il peccato non è essenziale alla sopravvivenza.

148:5.3 (1661.5) “Ma, figlio mio, dovresti sapere che il Padre non affligge di proposito i suoi figli. L’uomo attira su di sé delle afflizioni inutili in conseguenza del suo persistente rifiuto a camminare nelle vie migliori della volontà divina. L’afflizione è potenziale nel male, ma gran parte di essa è stata prodotta dal peccato e dall’iniquità. Su questo mondo sono accaduti molti avvenimenti insoliti, e non è strano che tutti gli uomini dotati di discernimento siano perplessi davanti alle scene di sofferenza e di afflizione di cui sono testimoni. Ma di una cosa potete essere certi: il Padre non manda l’afflizione come punizione arbitraria di cattive azioni. Le imperfezioni e gli ostacoli del male sono insiti nel male stesso; le punizioni del peccato sono inevitabili; le conseguenze distruttrici dell’iniquità sono inesorabili. L’uomo non dovrebbe biasimare Dio per quelle afflizioni che sono il risultato naturale della vita che egli sceglie di vivere; né l’uomo dovrebbe lamentarsi di quelle esperienze che sono parte della vita qual è vissuta su questo mondo. È volontà del Padre che l’uomo mortale lavori con persistenza e costanza al miglioramento della sua condizione sulla terra. Un’applicazione intelligente dovrebbe permettere all’uomo di trionfare su gran parte delle sue miserie terrene.

148:5.4 (1662.1) “Natanaele, la nostra missione è di aiutare gli uomini a risolvere i loro problemi spirituali e di stimolare in tal modo la loro mente così che essi siano meglio preparati ed ispirati per risolvere i loro numerosi problemi materiali. Io conosco la vostra confusione dopo aver letto le Scritture. Troppo spesso è prevalsa la tendenza ad attribuire a Dio la responsabilità di tutto ciò che gli ignoranti non riescono a comprendere. Il Padre non è personalmente responsabile di tutto ciò che voi non riuscite a comprendere. Non dubitate dell’amore del Padre semplicemente perché una legge giusta e saggia dei suoi ordinamenti vi affligge in quanto avete involontariamente o deliberatamente trasgredito un tale decreto divino.

148:5.5 (1662.2) “Tuttavia, Natanaele, c’è molto nelle Scritture che ti avrebbe istruito se solo tu avessi letto con discernimento. Non ti ricordi che è scritto: ‘Figlio mio, non disprezzare il castigo del Signore; non abbatterti per la sua correzione, perché il Signore corregge colui che ama, come il padre corregge il figlio in cui si compiace.’ ‘Il Signore non affligge volentieri.’ ‘Prima di essere afflitto mi ero sbagliato, ma ora osservo la legge. L’afflizione è stata un bene per me, perché così ho potuto conoscere gli statuti divini.’ ‘Conosco i vostri dispiaceri. Il Dio eterno è il vostro rifugio e vi sostiene con le sue braccia eterne.’ ‘Il Signore è un rifugio anche per gli oppressi, un porto di quiete nei momenti di difficoltà.’ ‘Il Signore lo fortificherà sul letto dell’afflizione; il Signore non dimenticherà gli ammalati.’ ‘Come un padre mostra compassione per i suoi figli, così il Signore ha compassione per coloro che lo temono. Egli conosce il vostro corpo; si ricorda che siete polvere.’ ‘Egli guarisce i cuori spezzati e medica le loro ferite.’ ‘Egli è la speranza del povero, la forza dell’indigente nella sua miseria, un rifugio contro la tempesta, un’ombra che protegge dal calore soffocante.’ ‘Egli dona potere al debole e rafforza coloro che non dispongono di alcun potere.’ ‘Egli non spezzerà una canna sbattuta dal vento e non spegnerà lo stoppino che fuma.’ ‘Quando attraverserete le acque dell’afflizione io sarò con voi, e quando i fiumi dell’avversità vi sommergeranno, non vi abbandonerò.’ ‘Egli mi ha mandato per curare i cuori spezzati, per proclamare la libertà ai prigionieri e per confortare tutti coloro che sono in lutto.’ ‘C’è correzione nella sofferenza; l’afflizione non scaturisce dalla polvere.’”

6. L’errata comprensione della sofferenza —
Il discorso su Giobbe

148:6.1 (1662.3) Fu questa stessa sera a Betsaida che anche Giovanni chiese a Gesù perché un così gran numero di persone apparentemente innocenti soffrono di tante malattie e subiscono tante afflizioni. Rispondendo alle domande di Giovanni, tra molte altre cose, il Maestro disse:

148:6.2 (1662.4) “Figlio mio, tu non comprendi il significato dell’avversità né la missione della sofferenza. Non hai letto quel capolavoro della letteratura semitica — la storia nelle Scritture delle afflizioni di Giobbe? Non ti ricordi come questa meravigliosa parabola comincia con il racconto della prosperità materiale del servo del Signore? Ti ricordi bene che Giobbe era benedetto con figli, ricchezze, dignità, posizione, salute e con tutte le altre cose alle quali gli uomini attribuiscono valore in questa vita temporale. Secondo gli insegnamenti tradizionalmente rispettati dei figli di Abramo questa prosperità materiale era una prova indiscutibile del favore divino. Ma tali possessi materiali e tale prosperità temporale non indicano il favore di Dio. Mio Padre che è nei cieli ama il povero quanto il ricco; non fa eccezione di persone.

148:6.3 (1663.1) “Benché la trasgressione della legge divina sia seguita presto o tardi dal raccolto della punizione, sebbene gli uomini debbano certamente raccogliere alla fine ciò che hanno seminato, nondimeno dovresti sapere che la sofferenza umana non è sempre una punizione per dei peccati precedenti. Giobbe ed i suoi amici non trovarono la risposta giusta alle loro perplessità. Con l’illuminazione di cui tu godi ora non attribuiresti affatto a Satana o a Dio i ruoli che essi svolgono in questa parabola straordinaria. Anche se Giobbe non trovò, attraverso la sofferenza, la soluzione dei suoi problemi intellettuali o la soluzione delle sue difficoltà filosofiche, ottenne grandi vittorie; anche davanti al crollo delle sue difese teologiche egli si elevò a quelle altezze spirituali in cui poté sinceramente dire: ‘Detesto me stesso.’ Allora gli fu accordata la salvezza di una visione di Dio. Dunque, anche attraverso delle sofferenze mal comprese, Giobbe si elevò al piano superumano di comprensione morale e di percezione spirituale. Quando il servo sofferente ottenne una visione di Dio, ne seguì una pace dell’anima al di là di ogni umana comprensione.

148:6.4 (1663.2) “Il primo degli amici di Giobbe, Elifaz, esortò il sofferente a mostrare nelle sue afflizioni la stessa forza d’animo che egli aveva raccomandato agli altri all’epoca della sua prosperità. Disse questo falso consolatore: ‘Abbi fiducia nella tua religione, Giobbe; ricordati che sono i cattivi e non i giusti che soffrono. Tu devi meritare questa punizione, perché altrimenti non ne saresti afflitto. Sai bene che nessun uomo può essere giusto agli occhi di Dio. Tu sai che i malvagi in realtà non prosperano mai. In ogni caso l’uomo sembra predestinato alle difficoltà, e forse il Signore ti castiga soltanto per il tuo bene.’ Naturalmente il povero Giobbe non trasse molto conforto da questa interpretazione del problema della sofferenza umana.

148:6.5 (1663.3) “Ma il consiglio del suo secondo amico, Bildad, fu ancora più deprimente, nonostante la sua esattezza dal punto di vista della teologia allora accettata. Disse Bildad: ‘Dio non può essere ingiusto. I tuoi figli devono essere stati dei peccatori poiché sono morti; tu devi essere in errore, altrimenti non saresti così afflitto. E se tu sei realmente giusto, Dio ti libererà certamente dalle tue afflizioni. Dovresti imparare dalla storia dei rapporti di Dio con l’uomo che l’Onnipotente distrugge soltanto i malvagi.’

148:6.6 (1663.4) “E poi ti ricordi come Giobbe rispose ai suoi amici dicendo: ‘So bene che Dio non ascolta il mio grido di aiuto. Come può Dio essere giusto e allo stesso tempo disconoscere così completamente la mia innocenza? Sto imparando che non posso trarre alcuna soddisfazione da un appello all’Onnipotente. Non riuscite a discernere che Dio tollera la persecuzione del buono da parte del cattivo? E poiché l’uomo è così debole, quale possibilità ha di trovare considerazione dalle mani di un Dio onnipotente? Dio mi ha fatto quale sono, e quando si rivolge così contro di me, io sono senza difese. Perché Dio mi ha creato soltanto perché io soffra in questa miserabile maniera?’

148:6.7 (1663.5) “Chi può criticare il comportamento di Giobbe visto il consiglio dei suoi amici e le idee errate su Dio che occupavano la sua stessa mente? Non vedi che Giobbe desiderava ardentemente un Dio umano, che bramava comunicare con un Essere divino che conosce lo stato mortale dell’uomo e comprende che il giusto deve spesso soffrire nell’innocenza come parte di questa prima vita della lunga ascensione al Paradiso? Per questo il Figlio dell’Uomo è venuto dal Padre a vivere una tale vita nella carne che gli consentirà di confortare e di soccorrere tutti coloro che devono d’ora in poi essere chiamati a sopportare le afflizioni di Giobbe.

148:6.8 (1663.6) “Il terzo amico di Giobbe, Zofar, gli rivolse poi delle parole ancora meno consolanti quando disse: ‘Sei stolto a pretendere di essere giusto, visto che sei afflitto in questo modo. Ma ammetto che è impossibile comprendere le vie di Dio. Forse c’è un disegno segreto in tutte le tue miserie.’ E dopo che ebbe ascoltato tutti e tre i suoi amici, Giobbe chiamò direttamente Dio in aiuto, adducendo il fatto che ‘l’uomo, nato da donna, ha pochi giorni da vivere ed è pieno di problemi.’

148:6.9 (1664.1) “Poi cominciò il secondo incontro con i suoi amici. Elifaz divenne più severo, accusatore e sarcastico. Bildad s’indignò per il rimprovero di Giobbe ai suoi amici. Zofar ripeté i suoi consigli melanconici. Giobbe da questo momento si sentì disgustato dei suoi amici e fece di nuovo appello a Dio; e questa volta fece appello ad un Dio giusto invece che al Dio d’ingiustizia incorporato nella filosofia dei suoi amici ed incluso nel suo stesso atteggiamento religioso. Poi Giobbe si rifugiò nella consolazione di una vita futura in cui le iniquità dell’esistenza mortale possono essere più giustamente rettificate. Non ricevendo aiuto dagli uomini, Giobbe si rivolge a Dio. Poi segue la grande lotta nel suo cuore tra la fede e il dubbio. Finalmente, il sofferente umano comincia a vedere la luce della vita; la sua anima torturata si eleva a nuove altezze di speranza e di coraggio; egli può continuare a soffrire ed anche morire, ma la sua anima illuminata manda ora il grido di trionfo: ‘Il mio Difensore esiste!’

148:6.10 (1664.2) “Giobbe aveva completamente ragione quando mise in dubbio la dottrina secondo la quale Dio affligge i figli per punire i loro genitori. Giobbe era sempre pronto ad ammettere che Dio è giusto, ma egli desiderava ardentemente una qualche rivelazione del carattere personale dell’Eterno che soddisfacesse la sua anima. E quella è la nostra missione sulla terra. I mortali sofferenti non si vedranno più negare la consolazione di conoscere l’amore di Dio e di comprendere la misericordia del Padre che è nei cieli. Mentre Dio che parlava dal turbine era un concetto maestoso per l’epoca in cui fu espresso, tu hai già imparato che il Padre non rivela in questo modo se stesso, ma che parla piuttosto nel cuore umano con sommessa, flebile voce, dicendo: ‘Questa è la via, seguila.’ Non comprendi che Dio dimora in te, che è divenuto ciò che tu sei per fare di te ciò che egli è!”

148:6.11 (1664.3) Poi Gesù fece questa dichiarazione finale: “Il Padre che è nei cieli non affligge volontariamente i figli degli uomini. L’uomo soffre in primo luogo per gli accidenti del tempo e per le imperfezioni del male di un’esistenza fisica immatura. Poi soffre per le inesorabili conseguenze del peccato — la trasgressione delle leggi della vita e della luce. Ed infine l’uomo raccoglie la messe della sua stessa persistenza iniqua nella ribellione contro la giusta sovranità del cielo sulla terra. Ma le miserie dell’uomo non sono una punizione personale del giudizio divino. L’uomo può, e potrà, fare molto per diminuire le sue sofferenze temporali. Ma una volta per tutte lìberati dalla superstizione che Dio affligge l’uomo per ordine del maligno. Studia il Libro di Giobbe proprio per scoprire quante false idee su Dio possono intrattenere onestamente anche degli uomini buoni; e poi nota come il Giobbe dolorosamente provato trovò il Dio di consolazione e di salvezza malgrado questi insegnamenti erronei. Alla fine la sua fede perforò le nubi della sofferenza per discernere la luce della vita effusa dal Padre come misericordia curativa e rettitudine eterna.”

148:6.12 (1664.4) Giovanni meditò queste parole nel suo cuore per molti giorni. Tutta la sua vita successiva fu notevolmente cambiata a seguito di questa conversazione con il Maestro nel giardino, e più tardi egli fece molto per indurre gli altri apostoli a cambiare il loro punto di vista sull’origine, la natura e lo scopo delle afflizioni umane ordinarie. Ma Giovanni non parlò mai di questo incontro fino a dopo che il Maestro fu partito.

7. L’uomo con la mano avvizzita

148:7.1 (1664.5) Il secondo sabato prima della partenza degli apostoli e del nuovo corpo di evangelisti per il secondo giro di predicazione in Galilea, Gesù parlò nella sinagoga di Cafarnao su “Le gioie del retto vivere”. Quando Gesù ebbe finito di parlare, un numeroso gruppo di storpi, zoppi, ammalati ed afflitti lo circondò per cercare la guarigione. In questo gruppo c’erano anche gli apostoli, molti dei nuovi evangelisti e le spie farisee venute da Gerusalemme. Ovunque Gesù andasse (eccetto quando andava sulle colline per occuparsi degli affari del Padre) le sei spie di Gerusalemme lo seguivano incessantemente.

148:7.2 (1665.1) Mentre Gesù parlava al popolo, il capo delle spie farisee incitò un uomo con una mano avvizzita ad avvicinarsi a lui per chiedere se fosse lecito essere guariti nel giorno di sabato o se egli dovesse cercare aiuto un altro giorno. Quando Gesù vide l’uomo, ascoltò le sue parole e percepì che era stato mandato dai Farisei, disse: “Vieni avanti mentre ti pongo una domanda. Se tu avessi una pecora e questa cadesse in un burrone nel giorno di sabato, scenderesti giù, la afferreresti e la trarresti fuori? È lecito fare queste cose nel giorno di sabato?” E l’uomo rispose: “Sì, Maestro, sarebbe lecito fare questa buona azione nel giorno di sabato”. Allora Gesù disse, parlando a tutti loro: “Io so perché avete mandato quest’uomo in mia presenza. Voi vorreste trovare un motivo per incolparmi tentandomi di mostrare misericordia nel giorno di sabato. Tacitamente voi eravate tutti d’accordo che era lecito trarre la malcapitata pecora dal burrone, anche nel giorno di sabato, ed io vi chiamo tutti a testimoni che è lecito mostrare amorevole benevolenza nel giorno di sabato non soltanto verso gli animali ma anche verso gli uomini. Quanto più valore ha un uomo di una pecora! Io proclamo che è lecito fare del bene agli uomini nel giorno di sabato.” E mentre tutti loro stavano davanti a lui in silenzio, Gesù, rivolgendosi all’uomo con la mano avvizzita, disse: “Sta qui al mio fianco che tutti possano vederti. Ora, affinché tu possa sapere che è volontà di mio Padre che si faccia del bene nel giorno di sabato, se hai fede per essere guarito, ti chiedo di stendere la tua mano.”

148:7.3 (1665.2) E mentre quest’uomo stendeva la sua mano avvizzita, essa fu risanata. La gente voleva rivoltarsi contro i Farisei, ma Gesù li pregò di restare calmi, dicendo: “Io vi ho detto che è lecito fare del bene di sabato, di salvare una vita, ma non vi ho insegnato a fare del male e a cedere al desiderio di uccidere.” I Farisei adirati se ne andarono via, e benché fosse il giorno di sabato, si recarono in fretta a Tiberiade per consigliarsi con Erode, facendo tutto quanto era in loro potere per risvegliare il suo pregiudizio al fine di assicurarsi l’alleanza degli Erodiani contro Gesù. Ma Erode rifiutò di prendere dei provvedimenti contro Gesù e li consigliò di portare le loro lamentele a Gerusalemme.

148:7.4 (1665.3) Questo è il primo caso di un miracolo compiuto da Gesù in risposta alla sfida dei suoi nemici. Ed il Maestro compì questo cosiddetto miracolo, non per dimostrare il suo potere di guarire, ma per protestare efficacemente contro il fare del riposo religioso del sabato una vera schiavitù di restrizioni prive di senso per tutta l’umanità. Quest’uomo ritornò al suo lavoro di tagliapietre e si rivelò uno di coloro la cui guarigione fu seguita da una vita di ringraziamento e di rettitudine.

8. L’ultima settimana a Betsaida

148:8.1 (1665.4) Durante l’ultima settimana del soggiorno a Betsaida, le spie di Gerusalemme divennero molto divise sul loro atteggiamento verso Gesù ed i suoi insegnamenti. Tre di questi Farisei erano enormemente impressionati da ciò che avevano visto e udito. Nel frattempo, a Gerusalemme, un giovane ed influente membro del Sinedrio, di nome Abramo, abbracciò pubblicamente gli insegnamenti di Gesù e fu battezzato nella piscina di Siloe da Abner. Tutta Gerusalemme fu scossa di questo avvenimento, e dei messaggeri furono immediatamente inviati a Betsaida per richiamare le spie farisee.

148:8.2 (1666.1) Il filosofo greco che era stato conquistato al regno nel precedente giro della Galilea ritornò con alcuni ricchi Ebrei di Alessandria, ed invitarono ancora una volta Gesù a recarsi nella loro città per istituire una scuola mista di filosofia e di religione ed un ospedale per gli ammalati. Ma Gesù declinò cortesemente l’invito.

148:8.3 (1666.2) In quel tempo arrivò all’accampamento di Betsaida un profeta estatico di Bagdad, un certo Kirmet. Questo preteso profeta aveva delle visioni particolari quando era in trance e faceva dei sogni fantastici quando il suo sonno era disturbato. Egli creò un considerevole turbamento nel campo, e Simone Zelota era dell’avviso di trattare piuttosto duramente il simulatore autoilluso, ma Gesù intervenne per lasciargli piena libertà d’azione per alcuni giorni. Tutti quelli che ascoltarono la sua predicazione riconobbero subito che il suo insegnamento non era valido a confronto con il vangelo del regno. Egli tornò ben presto a Bagdad, conducendo con lui soltanto una mezza dozzina di anime instabili e stravaganti. Ma prima che Gesù intercedesse a favore del profeta di Bagdad, Davide Zebedeo, assistito da un comitato formatosi spontaneamente, aveva portato Kirmet fuori sul lago e, dopo averlo immerso ripetutamente nell’acqua, lo avevano consigliato di andarsene al più presto — di organizzare e costruire un proprio campo.

148:8.4 (1666.3) In questo stesso giorno, Bet-Marion, una donna fenicia, divenne così fanatica che perse la testa e, dopo essere quasi annegata tentando di camminare sull’acqua, fu mandata via dai suoi amici.

148:8.5 (1666.4) Il nuovo convertito di Gerusalemme, Abramo il Fariseo, donò tutti i suoi beni terreni al tesoro apostolico, e questo apporto contribuì molto a rendere possibile l’immediato invio in missione dei cento evangelisti recentemente istruiti. Andrea aveva già annunciato la chiusura del campo, e ciascuno si preparò o a rientrare a casa propria o a seguire gli evangelisti in Galilea.

9. La guarigione del paralitico

148:9.1 (1666.5) Il venerdì pomeriggio 1° ottobre, mentre Gesù teneva la sua ultima riunione con gli apostoli, gli evangelisti e gli altri responsabili dell’accampamento in corso di smantellamento, e con i sei Farisei di Gerusalemme seduti in prima fila di questa assemblea nella spaziosa ed ingrandita sala posta nella parte anteriore della casa di Zebedeo, avvenne uno dei più strani e straordinari episodi di tutta la vita terrena di Gesù. Il Maestro in questo momento stava parlando in piedi in questa ampia sala, che era stata costruita per ospitare queste riunioni durante la stagione delle piogge. La casa era completamente circondata da un gran numero di persone che tendevano l’orecchio per afferrare qualche parte del discorso di Gesù.

148:9.2 (1666.6) Mentre la casa era così affollata di gente e completamente circondata da ascoltatori ferventi, un uomo da lungo tempo afflitto da paralisi fu portato da Cafarnao su un lettino dai suoi amici. Questo paralitico aveva sentito dire che Gesù stava per lasciare Betsaida, e dopo aver parlato con Aaron il tagliapietre, che era stato recentemente guarito, decise di farsi portare in presenza di Gesù per cercare la guarigione. I suoi amici tentarono di entrare nella casa di Zebedeo sia per la porta anteriore che per la porta posteriore, ma c’era troppa gente ammassata. Tuttavia il paralitico rifiutò di accettare la sconfitta. Egli incaricò i suoi amici di procurarsi delle scale con le quali salirono sul tetto della sala in cui Gesù stava parlando, e dopo aver tolto le tegole, calarono audacemente l’uomo ammalato sul suo letto con delle corde fino a che l’afflitto non fu sul pavimento proprio davanti al Maestro. Quando Gesù vide quello che avevano fatto, cessò di parlare, mentre quelli che erano con lui nella sala si meravigliarono per la perseveranza del malato e dei suoi amici. Disse il paralitico: “Maestro, non vorrei disturbare il tuo insegnamento, ma sono determinato ad essere guarito. Io non sono come coloro che ricevettero la guarigione e dimenticarono immediatamente il tuo insegnamento. Io vorrei essere guarito per servire nel tuo regno dei cieli.” Ora, benché l’infermità di quest’uomo fosse stata causata dalla sua vita dissoluta, Gesù, vedendo la sua fede, disse al paralitico: “Figlio, non temere; i tuoi peccati sono perdonati. La tua fede ti salverà.”

148:9.3 (1667.1) Quando i Farisei di Gerusalemme, con gli altri Scribi e legisti seduti con loro, udirono questa dichiarazione di Gesù, cominciarono a dirsi: “Come osa quest’uomo parlare così? Non capisce che queste parole sono blasfeme? Chi può perdonare il peccato se non Dio?” Gesù, percependo nel suo spirito che essi ragionavano così nella loro mente e tra di loro, parlò loro dicendo: “Perché ragionate così nel vostro cuore? Chi siete voi per giudicarmi? Qual è la differenza se dico a questo paralitico i tuoi peccati sono perdonati, o alzati, prendi il tuo letto e cammina? Ma affinché voi che siete testimoni di tutto ciò possiate sapere definitivamente che il Figlio dell’Uomo ha autorità e potere sulla terra per perdonare i peccati, io dirò a quest’uomo afflitto: alzati, prendi il tuo letto e va a casa tua.” E quando Gesù ebbe parlato così, il paralitico si alzò, e mentre gli astanti gli aprivano un varco, egli uscì davanti a tutti loro. E coloro che videro queste cose furono stupefatti. Pietro congedò l’assemblea, mentre molti pregavano e glorificavano Dio, confessando che non avevano mai visto prima avvenimenti così straordinari.

148:9.4 (1667.2) Fu in questo momento che i messaggeri del Sinedrio arrivarono per dire alle sei spie di ritornare a Gerusalemme. Quando udirono questo messaggio, essi ebbero un acceso dibattito tra di loro; e dopo aver terminato le loro discussioni, il capo e due dei suoi compagni ritornarono con i messaggeri a Gerusalemme, mentre tre delle spie farisee confessarono la loro fede in Gesù e, andando immediatamente al lago, furono battezzati da Pietro ed ammessi dagli apostoli nella comunità quali figli del regno.

Fascicolo 149 - Il secondo giro di predicazione

Il Libro di Urantia

Fascicolo 149

Il secondo giro di predicazione

149:0.1 (1668.1) IL SECONDO giro di predicazione pubblica in Galilea cominciò domenica 3 ottobre dell’anno 28 d.C. e continuò per quasi tre mesi, terminando il 30 di dicembre. Parteciparono a questo sforzo Gesù ed i suoi dodici apostoli, assistiti dal corpo recentemente reclutato di 117 evangelisti e da numerose altre persone interessate. In questo giro essi visitarono Gadara, Tolemaide, Jafia, Dabaritta, Meghiddo, Izreel, Scitopoli, Tarichea, Hippos, Gamala, Betsaida-Gulia e molte altre città e villaggi.

149:0.2 (1668.2) Prima di partire questa domenica mattina, Andrea e Pietro chiesero a Gesù di definire gli incarichi dei nuovi evangelisti, ma il Maestro rifiutò dicendo che non era sua competenza fare cose che altri potevano eseguire in modo accettabile. Dopo debita discussione fu deciso che avrebbe stabilito i loro incarichi Giacomo Zebedeo. A conclusione delle osservazioni di Giacomo, Gesù disse agli evangelisti: “Andate ora a svolgere il lavoro di cui siete stati incaricati, e più avanti, quando vi sarete dimostrati competenti e fedeli, vi ordinerò per predicare il vangelo del regno.”

149:0.3 (1668.3) In questo giro soltanto Giacomo e Giovanni viaggiarono con Gesù. Pietro e gli altri apostoli condussero con loro una dozzina di evangelisti ciascuno, e mantennero uno stretto contatto con costoro mentre proseguivano la loro opera di predicazione e d’insegnamento. Appena dei credenti erano pronti ad entrare nel regno, gli apostoli amministravano il battesimo. Gesù ed i suoi due compagni viaggiarono molto durante questi tre mesi, visitando spesso due città in un solo giorno per osservare il lavoro degli evangelisti e per incoraggiarli nei loro sforzi per l’instaurazione del regno. Tutto questo secondo giro di predicazione fu principalmente uno sforzo per far acquisire esperienza pratica al corpo dei 117 evangelisti recentemente istruiti.

149:0.4 (1668.4) Per tutto questo periodo e successivamente, fino al momento della partenza finale di Gesù e dei dodici per Gerusalemme, Davide Zebedeo mantenne un quartier generale permanente per l’opera del regno nella casa di suo padre a Betsaida. Questa fu la sede centrale del lavoro di Gesù sulla terra, e la stazione di ricambio per il servizio di messaggeri che Davide gestiva tra coloro che lavoravano nelle varie parti della Palestina e delle regioni adiacenti. Egli fece tutto questo di propria iniziativa, ma con l’approvazione di Andrea. Davide impiegava da quaranta a cinquanta messaggeri in questo settore d’informazioni sul lavoro del regno, che si ampliava e si estendeva rapidamente. Mentre era impegnato in questo modo, egli si guadagnava parzialmente da vivere dedicando un po’ del suo tempo al vecchio lavoro di pescatore.

1. La fama assai diffusa di Gesù

149:1.1 (1668.5) Nel momento in cui il campo di Betsaida fu tolto, la fama di Gesù, specialmente come guaritore, si era sparsa in tutte le parti della Palestina, in tutta la Siria e nelle regioni circostanti. Per settimane dopo che avevano lasciato Betsaida, gli ammalati continuarono ad arrivare, e quando non trovavano il Maestro, sapendo da Davide dove si trovava, partivano alla sua ricerca. In questo giro Gesù non compì deliberatamente alcun cosiddetto miracolo di guarigione. Ciononostante, decine di persone sofferenti riacquistarono salute e felicità grazie al potere ricostituente della fede intensa che li spingeva a cercare la guarigione.

149:1.2 (1669.1) All’epoca di questa missione cominciò ad apparire — e continuò per tutto il resto della vita terrena di Gesù — una particolare ed inspiegabile serie di fenomeni di guarigione. Nel corso di questo giro di tre mesi più di cento uomini, donne e bambini della Giudea, dell’Idumea, della Galilea, della Siria, di Tiro, di Sidone e delle regioni al di là del Giordano, beneficiarono di questa inconsapevole guarigione da parte di Gesù e, tornando alle loro case, contribuirono ad accrescere la fama di Gesù. Ed essi fecero questo malgrado che Gesù, ogni volta che osservava uno di questi casi di guarigione spontanea, ordinasse direttamente al beneficiario di “non parlarne a nessuno”.

149:1.3 (1669.2) Non ci è mai stato rivelato che cosa avvenne esattamente in questi casi di guarigione spontanea od incosciente. Il Maestro non spiegò mai ai suoi apostoli come si fossero prodotte queste guarigioni, limitandosi a dire in parecchie occasioni: “Percepisco che del potere è uscito da me.” In un’occasione egli rimarcò, dopo essere stato toccato da un ragazzo ammalato: “Percepisco che della vita è uscita da me.”

149:1.4 (1669.3) In mancanza d’indicazioni dirette da parte del Maestro sulla natura di questi casi di guarigione spontanea, sarebbe presuntuoso da parte nostra tentare di spiegare come furono compiuti, ma ci è stato permesso esprimere la nostra opinione su tutti questi fenomeni di guarigione. Noi crediamo che molti di questi apparenti miracoli di guarigione, quali si produssero nel corso del ministero terreno di Gesù, furono il risultato della coesistenza delle tre seguenti autorevoli, potenti ed associate influenze:

149:1.5 (1669.4) 1. La presenza di una fede forte, dominante e vivente nel cuore dell’essere umano che cercava persistentemente di essere guarito, unitamente al fatto che tale guarigione era desiderata per i suoi benefici spirituali piuttosto che per un ristabilimento puramente fisico.

149:1.6 (1669.5) 2. L’esistenza, concomitante con questa fede umana, della grande comprensione e compassione dell’incarnato e dominato dalla misericordia Figlio di Dio Creatore, che possedeva realmente nella sua persona dei poteri e delle prerogative di guarigione creativa quasi illimitati e indipendenti dal tempo.

149:1.7 (1669.6) 3. Insieme con la fede della creatura e la vita del Creatore, si dovrebbe anche notare che questo Dio-uomo era l’espressione personificata della volontà del Padre. Se nel contatto tra il bisogno umano ed il potere divino di soddisfarla il Padre non voleva diversamente, i due divenivano uno, e la guarigione si produceva inconsciamente nel Gesù umano, ma era immediatamente riconosciuta dalla sua natura divina. La spiegazione, dunque, di molti di questi casi di guarigione deve essere trovata in una grande legge che noi conosciamo da lungo tempo, e cioè: ciò che il Figlio Creatore desidera ed anche il Padre eterno vuole, È.

149:1.8 (1669.7) È quindi nostra opinione che nella personale presenza di Gesù certe forme di profonda fede umana obbligavano letteralmente e veramente la manifestazione della guarigione per mezzo di certe forze e personalità creative dell’universo che erano in quel tempo così intimamente associate al Figlio dell’Uomo. È quindi un fatto documentato che Gesù consentì frequentemente a degli uomini sofferenti di guarire se stessi in sua presenza con la loro potente fede personale.

149:1.9 (1670.1) Molti altri cercarono la guarigione per scopi puramente egoistici. Una ricca vedova di Tiro, accompagnata dal suo seguito, venne per essere guarita dalle sue infermità, che erano numerose. E seguendo Gesù per quasi tutta la Galilea, essa continuò ad offrirgli sempre più denaro, come se il potere di Dio fosse qualcosa che poteva essere acquistato dal miglior offerente. Ma essa non s’interessò mai al vangelo del regno; era solo la guarigione dai suoi disturbi fisici che cercava.

2. L’atteggiamento del popolo

149:2.1 (1670.2) Gesù comprendeva la mente degli uomini. Egli conosceva quello che c’era nel cuore dell’uomo, e se i suoi insegnamenti fossero stati trasmessi come li presentava, con per solo commento l’interpretazione ispirata offerta dalla sua vita terrena, tutte le nazioni e tutte le religioni del mondo avrebbero rapidamente abbracciato il vangelo del regno. Gli sforzi fatti a fin di bene dai primi discepoli di Gesù per riformulare i suoi insegnamenti in modo da renderli più accettabili a certe nazioni, razze e religioni, ebbero per solo risultato di rendere tali insegnamenti meno accettabili a tutte le altre nazioni, razze e religioni.

149:2.2 (1670.3) L’apostolo Paolo, nei suoi sforzi per portare gli insegnamenti di Gesù all’attenzione favorevole di certi gruppi del suo tempo, scrisse numerose lettere d’istruzione e di raccomandazione. Altri insegnanti del vangelo di Gesù fecero altrettanto, ma nessuno di loro pensò che alcuni di questi scritti sarebbero stati successivamente riuniti da coloro che li avrebbero presentati come l’espressione degli insegnamenti di Gesù. E così, benché il cosiddetto Cristianesimo contenga maggiori elementi del vangelo del Maestro rispetto a qualsiasi altra religione, contiene anche molte cose che Gesù non insegnò. A parte l’incorporazione di molti insegnamenti dei misteri persiani e di molti elementi della filosofia greca nel Cristianesimo primitivo, furono commessi due grandi errori:

149:2.3 (1670.4) 1. Lo sforzo di collegare l’insegnamento del vangelo direttamente alla teologia ebraica, com’è illustrato dalle dottrine cristiane dell’espiazione — l’insegnamento che Gesù era il Figlio sacrificato che avrebbe soddisfatto la giustizia severa del Padre e placato la collera divina. Questi insegnamenti ebbero origine dal lodevole tentativo di rendere il vangelo del regno più accettabile agli Ebrei non credenti. Mentre questi sforzi fallirono per quanto concerne l’adesione degli Ebrei, non mancarono di confondere ed alienare molte anime oneste di tutte le generazioni successive.

149:2.4 (1670.5) 2. Il secondo grande errore dei primi discepoli del Maestro, un errore che tutte le generazioni successive hanno persistito nel perpetuare, fu di organizzare l’insegnamento cristiano così completamente riguardo alla persona di Gesù. Questa eccessiva enfasi della personalità di Gesù nella teologia del Cristianesimo ha contribuito ad oscurare i suoi insegnamenti, e tutto ciò ha reso sempre più difficile per gli Ebrei, i Maomettani, gli Indù ed i membri delle altre religioni orientali di accettare gli insegnamenti di Gesù. Noi non vorremmo sminuire la posizione della persona di Gesù in una religione che può portare il suo nome, ma vorremmo non permettere a tale considerazione di eclissare la sua vita ispirata o di soppiantare il suo messaggio di salvezza: la paternità di Dio e la fratellanza degli uomini.

149:2.5 (1670.6) Gli insegnanti della religione di Gesù dovrebbero avvicinare le altre religioni riconoscendo le verità che hanno in comune (molte delle quali provengono direttamente o indirettamente dal messaggio di Gesù), astenendosi dal porre tanta enfasi sulle differenze.

149:2.6 (1671.1) Anche se in quel particolare momento la fama di Gesù era principalmente dovuta alla sua reputazione di guaritore, non è detto che dovesse essere sempre così. Via via che il tempo passava egli era sempre più cercato per il suo aiuto spirituale. Tuttavia erano le cure fisiche che esercitavano l’attrattiva più diretta ed immediata sulla gente comune. Gesù era sempre più cercato dalle vittime della schiavitù morale e dei disturbi mentali, ed egli insegnava loro invariabilmente la via della liberazione. Dei padri cercavano i suoi consigli riguardo alla direzione dei loro figli, e delle madri venivano per essere aiutate nella guida delle loro figlie. Coloro che stavano nelle tenebre venivano da lui, ed egli rivelava loro la luce della vita. Il suo orecchio era sempre aperto alle afflizioni dell’umanità ed egli aiutava sempre coloro che cercavano il suo ministero.

149:2.7 (1671.2) Quando il Creatore stesso era sulla terra, incarnato nelle sembianze della carne mortale, era inevitabile che accadessero delle cose straordinarie. Ma voi non dovreste mai accostarvi a Gesù attraverso questi cosiddetti avvenimenti miracolosi. Imparate ad accostarvi ai miracoli attraverso Gesù, ma non commettete l’errore di accostarvi a Gesù attraverso i miracoli. Questa raccomandazione è legittima, nonostante che Gesù di Nazaret sia l’unico fondatore di una religione ad aver compiuto degli atti soprannaturali sulla terra.

149:2.8 (1671.3) L’aspetto più sorprendente e rivoluzionario della missione terrena di Micael fu il suo atteggiamento verso le donne. In un’epoca ed in una generazione in cui era sconveniente per un uomo salutare in pubblico anche la propria moglie, Gesù osò utilizzare le donne come insegnanti del vangelo in connessione con il suo terzo giro di predicazione in Galilea. Ed egli ebbe il coraggio supremo di fare questo di fronte all’insegnamento rabbinico che proclamava che era “meglio che le parole della legge fossero bruciate piuttosto che concederle alle donne”.

149:2.9 (1671.4) In una sola generazione Gesù fece uscire le donne dall’oblio irrispettoso e dai lavori servili di secoli. Ed è una cosa vergognosa per la religione che si permise di assumere il nome di Gesù non avere avuto il coraggio morale di seguire questo nobile esempio nel suo atteggiamento successivo verso le donne.

149:2.10 (1671.5) Quando Gesù si mescolava alla gente, essi lo trovavano completamente libero dalle superstizioni di quel tempo. Egli era libero da pregiudizi religiosi; non era mai intollerante. Non aveva niente nel suo cuore che somigliasse ad un antagonismo sociale. Mentre aderiva a ciò che c’era di buono nella religione dei suoi padri, non esitava a trascurare le tradizioni di superstizione e di schiavitù create dall’uomo. Egli osò insegnare che le catastrofi naturali, gli accidenti del tempo ed altri avvenimenti calamitosi non sono né punizioni del giudizio divino né decreti misteriosi della Provvidenza. Egli condannò la devozione servile a cerimoniali privi di senso e denunciò la fallacia del culto materialistico. Proclamò coraggiosamente la libertà spirituale degli uomini ed osò insegnare che i mortali incarnati sono in fatto ed in verità figli del Dio vivente.

149:2.11 (1671.6) Gesù trascese tutti gli insegnamenti dei suoi antenati quando sostituì audacemente cuori puri a mani pulite come indice della vera religione. Egli pose la realtà al posto della tradizione e spazzò via ogni pretesa di vanità e d’ipocrisia. E tuttavia questo intrepido uomo di Dio non diede corso a critiche distruttive né manifestò un totale disprezzo per le usanze religiose, sociali, economiche e politiche del suo tempo. Egli non era un rivoluzionario militante; era un evoluzionista progressista. S’impegnò nella distruzione di ciò che c’era solo quando contemporaneamente offrì ai suoi simili la cosa superiore che doveva esserci.

149:2.12 (1672.1) Gesù ottenne l’obbedienza dei suoi discepoli senza esigerla. Soltanto tre uomini che ricevettero il suo appello personale rifiutarono di accettare l’invito a divenire suoi discepoli. Egli esercitava un potere d’attrazione particolare sugli uomini, ma non era dittatoriale. Raccomandava la fiducia, e nessuno si risentì mai di ricevere un ordine da lui. Egli assumeva un’autorità assoluta sui suoi discepoli, ma nessuno fece mai obiezioni. Permetteva ai suoi discepoli di chiamarlo Maestro.

149:2.13 (1672.2) Il Maestro era ammirato da tutti coloro che incontrava, eccetto che da coloro che avevano pregiudizi religiosi molto radicati o da coloro che credevano di discernere dei pericoli politici nei suoi insegnamenti. Gli uomini rimanevano stupiti dall’originalità e dall’autorevolezza del suo insegnamento. Essi si meravigliavano della sua pazienza verso i ritardati e gli importuni che lo interrogavano. Egli ispirava speranza e fiducia nel cuore di tutti coloro che beneficiavano del suo ministero. Solo coloro che non l’avevano mai incontrato lo temevano, ed era odiato solo da coloro che lo consideravano come il campione di una verità destinata a distruggere il male e l’errore che essi avevano deciso di mantenere nel loro cuore ad ogni costo.

149:2.14 (1672.3) Sia sugli amici che sui nemici egli esercitava una forte e particolarmente affascinante influenza. Folle di persone lo seguivano per settimane solo per ascoltare le sue parole gentili ed osservare la sua vita semplice. Uomini e donne devoti amavano Gesù di un affetto quasi sovrumano. E più lo conoscevano più lo amavano. E tutto ciò è ancora vero; anche oggi ed in tutte le ere future, più un uomo conoscerà questo Dio-uomo, più lo amerà e lo seguirà.

3. L’ostilità dei capi religiosi

149:3.1 (1672.4) Nonostante l’accoglienza favorevole di Gesù e dei suoi insegnamenti da parte del popolo comune, i capi religiosi di Gerusalemme erano sempre più allarmati ed ostili. I Farisei avevano formulato una teologia sistematica e dogmatica. Gesù era un maestro che insegnava secondo i bisogni del momento; non era un insegnante sistematico. Gesù insegnava non tanto attingendo dalla legge quanto dalla vita, dalle parabole. (E quando impiegava una parabola per illustrare il suo messaggio, si proponeva di utilizzare un solo aspetto della storia a tale scopo. Molte idee errate riguardo agli insegnamenti di Gesù possono risultare dal tentativo di trasformare le sue parabole in allegorie.)

149:3.2 (1672.5) I capi religiosi di Gerusalemme divennero furibondi a seguito della recente conversione del giovane Abramo e della diserzione delle tre spie che erano state battezzate da Pietro, e che ora erano andate con gli evangelisti nel secondo giro di predicazione in Galilea. I dirigenti ebrei erano sempre più accecati dal timore e dal pregiudizio, mentre il loro cuore era indurito dal continuo rifiuto delle attraenti verità del vangelo del regno. Quando gli uomini si chiudono al richiamo dello spirito che risiede in loro, c’è poco da fare per modificare il loro atteggiamento.

149:3.3 (1672.6) Quando Gesù incontrò per la prima volta gli evangelisti al campo di Betsaida, concludendo la sua allocuzione, disse: “Dovreste ricordarvi che nel corpo e nella mente — emotivamente — gli uomini reagiscono in modo individuale. La sola cosa uniforme degli uomini è lo spirito interiore. Anche se gli spiriti divini possono variare un po’ per natura e per ampiezza della loro esperienza, essi reagiscono uniformemente a tutti gli appelli spirituali. Soltanto grazie a questo spirito, ed appellandosi a lui, l’umanità potrà raggiungere l’unità e la fratellanza.” Ma molti capi degli Ebrei avevano chiuso la porta del loro cuore all’appello spirituale del vangelo. Da questo giorno in poi essi non cessarono di fare piani e di complottare per la distruzione del Maestro. Essi erano convinti che Gesù dovesse essere arrestato, condannato e giustiziato come trasgressore religioso, violatore degli insegnamenti cardinali della sacra legge degli Ebrei.

4. Lo svolgimento del giro di predicazione

149:4.1 (1673.1) Gesù fece pochissimo lavoro pubblico in questo giro di predicazione, ma condusse molte classi serali per i credenti nella maggior parte delle città e dei villaggi in cui ebbe l’occasione di soggiornare con Giacomo e Giovanni. In una di queste sessioni serali uno dei giovani evangelisti pose a Gesù una domanda sulla collera, ed in risposta il Maestro disse tra le altre cose:

149:4.2 (1673.2) “La collera è una manifestazione materiale che rappresenta, in senso generale, la misura in cui la natura spirituale non è riuscita ad acquisire il controllo delle nature intellettuale e fisica congiunte. La collera indica la vostra mancanza d’amore fraterno tollerante, oltre che la vostra mancanza di rispetto di sé e di autocontrollo. La collera debilita la salute, avvilisce la mente ed ostacola l’istruttore spirituale dell’anima dell’uomo. Non avete letto nelle Scritture che ‘l’ira uccide l’uomo sciocco’ e che quell’uomo ‘dilania se stesso nella sua collera’? Che ‘colui che è lento all’ira possiede una grande comprensione’, mentre ‘colui che è di temperamento irascibile esalta la follia’? Voi sapete tutti che ‘una risposta gentile allontana l’ira’ e che ‘delle parole dure fomentano la collera’. ‘Il discernimento tiene lontana la collera’, mentre ‘colui che non ha alcun controllo di se stesso è simile ad una città senza difese e senza mura’. ‘L’ira è crudele e la collera è oltraggiosa.’ ‘Gli uomini adirati fomentano le liti, mentre i furiosi moltiplicano le loro trasgressioni.’ ‘Non siate di spirito irascibile, perché la collera sta nel seno degli sciocchi.’” Prima di terminare di parlare Gesù disse ancora: “Che il vostro cuore sia dominato dall’amore, così che la vostra guida spirituale abbia poca difficoltà a liberarvi dalla tendenza a lasciar via libera a quegli accessi di collera animale che sono incompatibili con lo status di filiazione divina.”

149:4.3 (1673.3) In questa stessa occasione il Maestro parlò al gruppo sulla desiderabilità di possedere un carattere ben equilibrato. Egli riconobbe che era necessario per la maggior parte degli uomini dedicarsi ad imparare un qualche mestiere, ma deplorò ogni tendenza ad una specializzazione eccessiva, ad attività della vita che portano alla ristrettezza mentale e che sono limitative. Egli richiamò l’attenzione sul fatto che ogni virtù, se portata agli estremi, può divenire un vizio. Gesù predicò sempre la temperanza ed insegnò la coerenza — l’adattamento appropriato ai problemi della vita. Egli fece rilevare che un eccesso di compassione e di pietà può degenerare in una grave instabilità emotiva; che l’entusiasmo può portare al fanatismo. Egli analizzò il carattere di uno dei loro vecchi associati la cui immaginazione l’aveva coinvolto in imprese visionarie ed irrealizzabili. Allo stesso tempo li mise in guardia contro i pericoli della monotonia di una mediocrità troppo conservatrice.

149:4.4 (1673.4) Poi Gesù parlò dei pericoli del coraggio e della fede, del modo in cui essi conducono talvolta delle anime avventate alla temerarietà e alla presunzione. Egli mostrò anche come la prudenza e la discrezione, quando sono spinte troppo lontano, portano alla codardia e all’insuccesso. Esortò i suoi ascoltatori a sforzarsi di essere originali, pur evitando ogni tendenza all’eccentricità. Egli si dichiarò a favore della compassione senza sentimentalismo, della pietà senza ipocrisia. Insegnò un rispetto libero dalla paura e dalla superstizione.

149:4.5 (1674.1) Non fu tanto quello che Gesù insegnò sul carattere equilibrato che impressionò i suoi associati quanto il fatto che la sua stessa vita era un’esemplificazione eloquente del suo insegnamento. Egli visse in mezzo a tensioni e tempeste, ma non vacillò mai. I suoi nemici gli tesero continuamente dei tranelli, ma non lo intrappolarono mai. I saggi e gli eruditi si sforzarono di coglierlo in fallo, ma egli non incespicò. Essi cercarono di coinvolgerlo in discussioni, ma le sue risposte erano sempre illuminanti, piene di dignità e definitive. Quando veniva interrotto nei suoi discorsi con molteplici domande, le sue risposte erano sempre significative e conclusive. Egli non fece mai ricorso a tattiche ignobili per far fronte alla continua pressione dei suoi nemici, che non esitavano ad impiegare ogni sorta di metodi falsi, sleali e disonesti per attaccarlo.

149:4.6 (1674.2) Pur essendo vero che molti uomini e donne devono applicarsi assiduamente ad una qualche attività definita per la loro sussistenza, è tuttavia totalmente desiderabile che gli esseri umani coltivino un’ampia gamma di conoscenze culturali sulla vita, così com’è vissuta sulla terra. Le persone veramente istruite non sono soddisfatte di rimanere nell’ignoranza sulla vita e sugli atti dei loro simili.

5. La lezione sulla contentezza

149:5.1 (1674.3) Mentre Gesù era in visita al gruppo di evangelisti che lavorava sotto la supervisione di Simone Zelota, nel corso della loro conferenza della sera Simone chiese al Maestro: “Perché certe persone sono talmente più felici e contente di altre? La contentezza è una questione di esperienza religiosa?” Tra le altre cose, Gesù disse in risposta alla domanda di Simone:

149:5.2 (1674.4) “Simone, certe persone sono per natura più felici di altre. Molto, moltissimo, dipende dalla compiacenza dell’uomo a lasciarsi condurre e dirigere dallo spirito del Padre che vive in lui. Non hai letto nelle Scritture le parole del saggio: ‘Lo spirito dell’uomo è la candela del Signore che scruta ogni sua parte interiore?’ Ed anche che tali mortali guidati dallo spirito dicono: ‘Le linee sono cadute su di me in luoghi piacevoli; sì, ho un’abbondante eredità.’ ‘Quel poco che possiede un uomo retto vale più delle ricchezze di molti malvagi’, perché ‘un uomo buono sarà soddisfatto per se stesso’. ‘Un cuore felice fa un volto contento ed è una festa continua. È meglio poco con il rispetto del Signore che un grande tesoro accompagnato da preoccupazioni. È meglio un pasto di legumi con amore che un bue grasso accompagnato da odio. Meglio poco con rettitudine che grandi guadagni senza onestà.’ ‘Un cuore felice fa bene come una medicina.’ ‘È meglio una manciata di grano con tranquillità che una sovrabbondanza di beni con dolore e vessazione dello spirito.’

149:5.3 (1674.5) “Molti dispiaceri dell’uomo sono originati dalla delusione delle sue ambizioni e dall’offesa del suo orgoglio. Benché gli uomini abbiano il dovere di condurre nel modo migliore la loro vita sulla terra, dopo essersi impegnati sinceramente in questo senso, dovrebbero accettare serenamente la loro sorte ed esercitare l’ingegno per trarre il meglio da quanto è capitato nelle loro mani. Troppe difficoltà dell’uomo hanno origine dalla profonda paura del suo stesso cuore naturale. ‘Il malvagio scappa quando nessuno lo insegue.’ ‘Il malvagio è simile ad un mare agitato, perché non riposa, ma le sue acque gettano a riva fango e sporcizia; non c’è pace, dice Dio, per il malvagio.’

149:5.4 (1674.6) “Non cercate, dunque, una pace falsa e gioie temporanee, ma piuttosto la sicurezza della fede e la certezza della filiazione divina, che danno quiete, contentezza e gioia suprema nello spirito.”

149:5.5 (1675.1) Gesù non considerava questo mondo una “valle di lacrime”. Lo considerava piuttosto la sfera natale degli spiriti eterni ed immortali destinati a salire in Paradiso, la “valle della creazione delle anime”.

6. Il “timore del Signore”

149:6.1 (1675.2) Fu a Gamala, durante la conferenza della sera, che Filippo disse a Gesù: “Maestro, perché le Scritture ci ordinano di ‘temere il Signore’, mentre tu vorresti che ci rivolgessimo al Padre che è nei cieli senza paura? Come possiamo conciliare questi insegnamenti?” E Gesù replicò a Filippo dicendo:

149:6.2 (1675.3) “Figli miei, non sono sorpreso che mi poniate tali domande. All’inizio era solo per mezzo della paura che l’uomo poteva imparare il rispetto, ma io sono venuto a rivelare l’amore del Padre affinché voi siate portati ad adorare l’Eterno attratti dal riconoscimento affettuoso di un figlio e dal contraccambio dell’amore profondo e perfetto del Padre. Io vorrei liberarvi dalla schiavitù di sottomettervi con timore servile al servizio fastidioso di un Re-Dio geloso e collerico. Io vorrei istruirvi sulla relazione Padre-figlio tra Dio e l’uomo, in modo che siate portati gioiosamente a quella libera, sublime e celeste adorazione di un Dio-Padre affettuoso, giusto e misericordioso.

149:6.3 (1675.4) “Il ‘timore del Signore’ ha avuto differenti significati nelle ere successive, cominciando dalla paura, attraverso l’angoscia ed il terrore, fino al timore reverenziale e al rispetto. E partendo dal rispetto vorrei ora elevarvi, passando attraverso il riconoscimento, la realizzazione e l’apprezzamento, all’amore. Quando l’uomo riconosce soltanto le opere di Dio, è portato a temere il Supremo; ma quando l’uomo comincia a comprendere e a sperimentare la personalità ed il carattere del Dio vivente, è portato ad amare sempre di più un simile Padre buono e perfetto, universale ed eterno. Ed è proprio questo cambiamento della relazione tra l’uomo e Dio che costituisce la missione del Figlio dell’Uomo sulla terra.

149:6.4 (1675.5) “I figli intelligenti non temono per il loro padre allo scopo di ricevere dei bei doni da lui; ma avendo già ricevuto l’abbondanza di buone cose donate dai dettami dell’affetto del padre per i suoi figli e le sue figlie, questi figli benamati sono portati ad amare il loro padre in riconoscimento ed apprezzamento di risposta a tale generosa beneficenza. La bontà di Dio porta al pentimento; la benevolenza di Dio porta al servizio; la misericordia di Dio porta alla salvezza; mentre l’amore di Dio porta all’adorazione intelligente e spontanea.

149:6.5 (1675.6) “I vostri antenati temevano Dio perché era potente e misterioso. Voi lo adorerete perché è magnifico in amore, generoso in misericordia e glorioso in verità. La potenza di Dio genera timore nel cuore dell’uomo, ma la nobiltà e la rettitudine della sua personalità generano rispetto, amore e spontanea adorazione. Un figlio rispettoso ed affettuoso non ha paura né timore nemmeno di un padre potente e nobile. Io sono venuto al mondo per porre l’amore al posto della paura, la gioia al posto del dispiacere, la fiducia al posto del timore, il servizio amorevole e l’adorazione comprensiva al posto della schiavitù servile e delle cerimonie prive di senso. Ma è ancora vero per coloro che sono nelle tenebre che ‘il timore del Signore è l’inizio della saggezza’. Ma quando la luce è venuta più pienamente, i figli di Dio sono portati a lodare l’Infinito per quello che è piuttosto che a temerlo per quello che fa.

149:6.6 (1675.7) “Quando i figli sono giovani e spensierati devono necessariamente essere esortati ad onorare i loro genitori; ma quando crescono e cominciano ad apprezzare di più i benefici del ministero e della protezione dei genitori, sono portati, mediante un rispetto comprensivo ed un affetto crescente, a quel livello di esperienza in cui amano effettivamente i loro genitori per quello che sono, più che per quello che hanno fatto. Il padre ama naturalmente suo figlio, ma il figlio deve sviluppare il suo amore per il padre cominciando dalla paura di ciò che il padre può fare, attraverso il timore reverenziale, il terrore, la dipendenza ed il rispetto, fino alla considerazione comprensiva ed affettuosa dell’amore.

149:6.7 (1676.1) “Vi è stato insegnato che dovreste ‘temere Dio ed osservare i suoi comandamenti perché questo è tutto il dovere dell’uomo’. Ma io sono venuto a darvi un comandamento nuovo e superiore. Io vorrei insegnarvi ‘ad amare Dio e ad imparare a fare la sua volontà, perché questo è il più grande privilegio dei figli di Dio liberati’. Ai vostri padri è stato insegnato di ‘temere Dio — il Re Onnipotente’. Io v’insegno: ‘Amate Dio — il Padre infinitamente misericordioso’.

149:6.8 (1676.2) “Nel regno dei cieli, che io sono venuto a proclamare, non c’è un re elevato e potente; questo regno è una famiglia divina. Il centro e capo universalmente riconosciuto e adorato senza riserve di questa immensa fraternità di esseri intelligenti è mio Padre e vostro Padre. Io sono suo Figlio, ed anche voi siete suoi figli. È dunque eternamente vero che voi ed io siamo fratelli nello stato celeste, e ciò ancor più da quando siamo divenuti fratelli nella carne della vita terrena. Cessate, quindi, di temere Dio come un re o di servirlo come un padrone; imparate a rispettarlo come il Creatore; onoratelo come il Padre della vostra giovinezza spirituale; amatelo come un difensore misericordioso; ed infine adoratelo come il Padre amorevole ed infinitamente saggio della vostra realizzazione e del vostro apprezzamento spirituali più maturi.

149:6.9 (1676.3) “Dai vostri concetti errati del Padre che è nei cieli nascono le vostre idee sbagliate dell’umiltà ed ha origine gran parte della vostra ipocrisia. L’uomo può essere un verme della terra per natura ed origine, ma quando viene abitato dallo spirito di mio Padre, quell’uomo diviene divino nel suo destino. Lo spirito conferito da mio Padre ritornerà sicuramente alla sua fonte divina e al livello universale d’origine, e l’anima umana dell’uomo mortale che sarà divenuto il figlio rinato di questo spirito interiore si eleverà certamente con lo spirito divino alla presenza stessa del Padre eterno.

149:6.10 (1676.4) “Certo, l’umiltà si conviene all’uomo mortale che riceve tutti questi doni dal Padre celeste, sebbene vi sia una dignità divina connessa a tutti questi candidati per fede all’ascensione eterna del regno dei cieli. Le pratiche servili e prive di senso di un’umiltà falsa ed ostentativa sono incompatibili con l’apprezzamento della fonte della vostra salvezza ed il riconoscimento del destino delle vostre anime nate dallo spirito. L’umiltà davanti a Dio è del tutto appropriata nel profondo del vostro cuore; la mitezza davanti agli uomini è lodevole; ma l’ipocrisia di un’umiltà autocosciente e che sollecita l’attenzione è infantile e indegna dei figli illuminati del regno.

149:6.11 (1676.5) “Voi fate bene ad essere umili davanti a Dio ed equilibrati davanti agli uomini, ma fate che la vostra modestia sia di origine spirituale e non l’esibizione illusoria di un autocosciente senso di superiorità ipocrita. Il profeta parlò saggiamente quando disse: ‘Camminate umilmente con Dio’, perché, sebbene il Padre che è nei cieli sia l’Infinito e l’Eterno, dimora anche in ‘colui che ha la mente contrita ed uno spirito umile’. Mio Padre disdegna l’orgoglio, detesta l’ipocrisia ed aborrisce l’iniquità. Ed è stato per porre in risalto il valore della sincerità e della perfetta fiducia nel sostegno amorevole e nella guida fedele del Padre celeste che io ho così spesso fatto allusione ai bambini per illustrare l’atteggiamento della mente e la reazione dello spirito che sono così essenziali per l’entrata dell’uomo mortale nelle realtà spirituali del regno dei cieli.

149:6.12 (1677.1) “Il profeta Geremia ha descritto bene molti mortali quando disse: ‘Voi siete vicini a Dio con la bocca, ma lontani da lui nel cuore.’ E non avete anche letto quel terribile avvertimento del profeta che disse: ‘I suoi sacerdoti insegnano per una ricompensa ed i suoi profeti predicono per denaro. Allo stesso tempo essi professano pietà e proclamano che il Signore è con loro’. Non siete stati bene avvisati contro coloro che ‘parlano di pace ai loro vicini mentre la malizia è nel loro cuore’, contro coloro che ‘adulano con le labbra mentre il loro cuore fa il doppiogioco’? Tra tutti i dispiaceri di un uomo fiducioso, nessuno è così terribile quanto quello di essere ‘ferito nella casa di un amico fidato.’”

7. Il ritorno a Betsaida

149:7.1 (1677.2) Dopo aver consultato Simon Pietro ed aver ricevuto l’approvazione di Gesù, Andrea aveva incaricato Davide a Betsaida di mandare dei messaggeri ai vari gruppi di predicatori con istruzioni di terminare il loro giro e di ritornare a Betsaida giovedì 30 dicembre. All’ora di cena di quel giorno piovoso tutto il gruppo apostolico e gli istruttori evangelisti erano arrivati alla casa di Zebedeo.

149:7.2 (1677.3) Il gruppo trascorse insieme il giorno di sabato, alloggiando nelle case di Betsaida e della vicina Cafarnao, dopodiché all’intero gruppo fu concesso un periodo di riposo di due settimane per andare a casa dalle loro famiglie, far visita ai loro amici o andare a pesca. I due o tre giorni in cui essi stettero insieme a Betsaida furono veramente tonificanti ed ispiranti; anche gli insegnanti più anziani furono edificati dai giovani predicatori che raccontarono le loro esperienze.

149:7.3 (1677.4) Dei 117 evangelisti che parteciparono a questo secondo giro di predicazione in Galilea, soltanto settantacinque superarono la prova dell’esperienza effettiva e furono disponibili per essere assegnati al servizio al termine delle due settimane di riposo. Gesù, con Andrea, Pietro, Giacomo e Giovanni, rimase a casa di Zebedeo e passò molto tempo in riunione con loro a discutere del benessere e dell’espansione del regno.

Fascicolo 150 - Il terzo giro di predicazione

Il Libro di Urantia

Fascicolo 150

Il terzo giro di predicazione

150:0.1 (1678.1) DOMENICA sera 16 gennaio dell’anno 29 d.C., Abner, con gli apostoli di Giovanni, arrivò a Betsaida ed il giorno dopo ebbe una riunione congiunta con Andrea e con gli apostoli di Gesù. Abner ed i suoi associati stabilirono il loro quartier generale ad Hebron e presero l’abitudine di venire periodicamente a Betsaida per queste riunioni.

150:0.2 (1678.2) Tra le numerose questioni trattate in questa riunione congiunta c’era la pratica di ungere gli ammalati con certi tipi d’olio in connessione con delle preghiere per la guarigione. Di nuovo Gesù rifiutò di partecipare alle loro discussioni o di esprimersi sulle loro conclusioni. Gli apostoli di Giovanni avevano sempre utilizzato l’olio d’unzione nel loro ministero presso gli ammalati e gli afflitti, e cercavano di stabilire ciò come pratica uniforme per entrambi i gruppi, ma gli apostoli di Gesù rifiutarono di vincolarsi a questa regola.

150:0.3 (1678.3) Martedì 18 gennaio, ai ventiquattro si unirono gli evangelisti qualificati a casa di Zebedeo a Betsaida per prepararsi ad essere inviati nel terzo giro di predicazione in Galilea. Questa terza missione proseguì per un periodo di sette settimane.

150:0.4 (1678.4) Gli evangelisti furono fatti uscire in gruppi di cinque, mentre Gesù e i dodici lavorarono insieme per la maggior parte del tempo; gli apostoli andavano a due a due a battezzare i credenti secondo la necessità. Per un periodo di quasi tre settimane Abner ed i suoi associati lavorarono anche con i gruppi di evangelisti, dando loro dei consigli e battezzando i credenti. Essi visitarono Magdala, Tiberiade, Nazaret e tutte le principali città e villaggi del centro e del sud della Galilea, tutti i posti precedentemente visitati e molti altri ancora. Questo fu il loro ultimo messaggio alla Galilea, salvo che per la parte settentrionale.

1. Il corpo evangelico delle donne

150:1.1 (1678.5) Di tutte le cose audaci che Gesù fece in connessione con la sua carriera terrena, la più sorprendente fu il suo annuncio improvviso la sera del 16 gennaio: “Domani selezioneremo dieci donne per il lavoro del ministero del regno.” All’inizio del periodo di due settimane durante le quali gli apostoli e gli evangelisti sarebbero stati assenti da Betsaida per il loro periodo di libertà, Gesù chiese a Davide di far tornare i suoi genitori a casa e di mandare dei messaggeri che convocassero a Betsaida dieci donne devote che avevano servito nell’amministrazione dell’ultimo accampamento e nell’infermeria nelle tende. Queste donne avevano tutte ascoltato l’istruzione data ai giovani evangelisti, ma né loro né i loro insegnanti avevano mai pensato che Gesù avrebbe osato incaricare delle donne per insegnare il vangelo del regno e per curare gli ammalati. Queste dieci donne selezionate ed incaricate da Gesù erano: Susanna, la figlia del vecchio cazan della sinagoga di Nazaret; Giovanna, la moglie di Cuza, l’intendente di Erode Antipa; Elisabetta, la figlia di un ricco Ebreo di Tiberiade e di Sefforis; Marta, la sorella maggiore di Andrea e di Pietro; Rachele, la cognata di Giuda, fratello carnale del Maestro; Nasanta, la figlia di Elman, il medico siriano; Milca, una cugina dell’apostolo Tommaso; Rut, la figlia maggiore di Matteo Levi; Celta, la figlia di un centurione romano; ed Agaman, una vedova di Damasco. Successivamente Gesù aggiunse altre due donne a questo gruppo — Maria Maddalena e Rebecca, la figlia di Giuseppe d’Arimatea.

150:1.2 (1679.1) Gesù autorizzò queste donne a costituire la loro organizzazione ed incaricò Giuda di fornire dei fondi per il loro equipaggiamento e per degli animali da soma. Le dieci elessero Susanna a loro capo e Giovanna come tesoriere. A partire da questo momento esse provvidero ai propri fondi; non fecero mai più ricorso a Giuda per il loro mantenimento.

150:1.3 (1679.2) Fu assolutamente sbalorditivo in quel tempo, in cui non era permesso alle donne nemmeno di stare al piano terreno della sinagoga (erano confinate nella galleria delle donne), vederle riconosciute come insegnanti autorizzate del nuovo vangelo del regno. L’incarico che Gesù diede a queste dieci donne selezionandole per l’insegnamento ed il ministero del vangelo fu la proclamazione dell’emancipazione che liberava tutte le donne e per sempre; l’uomo non doveva più considerare la donna come spiritualmente inferiore a lui. Questo fu un deciso shock anche per i dodici apostoli. Nonostante essi avessero udito molte volte il Maestro dire che “nel regno dei cieli non c’è né ricco né povero, né libero né schiavo, né maschio né femmina, ma tutti sono ugualmente i figli e le figlie di Dio”, essi furono letteralmente sconcertati quando egli propose ufficialmente d’incaricare queste dieci donne come insegnanti religiose ed anche di permettere che viaggiassero con loro. L’intero paese fu scosso da questo modo d’agire, ed i nemici di Gesù fecero grande tesoro di questa mossa, ma dovunque le donne credenti nella buona novella sostennero risolutamente le loro sorelle scelte ed approvarono senza esitazione questo tardivo riconoscimento della posizione delle donne nell’attività religiosa. E questa liberazione delle donne, che accordava loro il dovuto riconoscimento, fu messa in pratica dagli apostoli immediatamente dopo la partenza del Maestro, anche se si tornò alle vecchie usanze nelle generazioni successive. Per tutto il periodo iniziale della Chiesa cristiana le donne insegnanti e ministre furono chiamate diaconesse, e fu accordato loro un riconoscimento generale. Ma Paolo, nonostante il fatto che concesse tutto ciò in teoria, non lo incorporò mai realmente nel suo comportamento e trovò personalmente difficile metterlo in pratica.

2. La fermata a Magdala

150:2.1 (1679.3) Quando il gruppo apostolico partì da Betsaida, le donne viaggiarono in retroguardia. Durante le conferenze esse sedevano sempre in gruppo davanti e a destra dell’oratore. Il numero delle donne divenute credenti nel vangelo del regno cresceva sempre di più, ed era stato fonte di molte difficoltà e d’infinito imbarazzo quando esse avevano desiderato avere un incontro personale con Gesù o con uno degli apostoli. Ora tutto ciò era cambiato. Quando una delle donne credenti desiderava vedere il Maestro o conferire con gli apostoli, andava da Susanna, ed accompagnata da una delle dodici donne evangeliste, potevano andare subito dal Maestro o da uno dei suoi apostoli.

150:2.2 (1680.1) Fu a Magdala che le donne dimostrarono per la prima volta la loro utilità e giustificarono la saggezza della loro scelta. Andrea aveva imposto delle regole piuttosto rigide ai suoi associati per il lavoro personale con le donne, specialmente con quelle di dubbia reputazione. Quando il gruppo arrivò a Magdala, queste dieci donne evangeliste furono libere di entrare nei luoghi di malaffare e di predicare la buona novella direttamente a tutte le loro ospiti. E quando visitarono gli ammalati, queste donne furono in grado di entrare in stretto contatto nel proprio ministero con le loro sorelle afflitte. A seguito del ministero di queste dieci donne (successivamente conosciute come le dodici donne) in questa città, Maria Maddalena fu conquistata al regno. Per una serie di disgrazie ed in conseguenza dell’atteggiamento della buona società verso le donne che commettono simili errori di giudizio, questa donna era finita in uno dei luoghi di malaffare di Magdala. Furono Marta e Rachele che spiegarono a Maria che le porte del regno erano aperte anche a persone come lei. Maria credette alla buona novella e fu battezzata da Pietro il giorno successivo.

150:2.3 (1680.2) Maria Maddalena divenne l’insegnante più efficace del vangelo in questo gruppo di dodici donne evangeliste. Essa fu scelta per questo servizio, assieme a Rebecca, a Jotapata circa quattro settimane dopo la sua conversione. Maria e Rebecca, con le altre di questo gruppo, continuarono per tutto il resto della vita terrena di Gesù a lavorare fedelmente ed efficacemente per illuminare ed elevare le loro sorelle oppresse. E quando l’ultimo e tragico episodio nel dramma della vita di Gesù si compì, nonostante che tutti gli apostoli fossero fuggiti, eccetto uno, queste donne erano tutte presenti, e nessuna lo rinnegò o lo tradì.

3. Un sabato a Tiberiade

150:3.1 (1680.3) I servizi del sabato del gruppo apostolico erano stati affidati alle donne da Andrea, su ordine di Gesù. Ciò significava, ovviamente, che non potevano essere celebrati nella nuova sinagoga. Le donne scelsero Giovanna come responsabile di questa occasione, e la riunione ebbe luogo nella sala dei banchetti del nuovo palazzo di Erode, essendo egli andato nella residenza di Giuliade in Perea. Giovanna lesse dalle Scritture dei passi sull’opera delle donne nella vita religiosa d’Israele, citando Miriam, Debora, Ester ed altre.

150:3.2 (1680.4) A tarda sera Gesù fece al gruppo riunito un discorso memorabile su “La magia e la superstizione”. In quel tempo l’apparizione di una stella luminosa e supposta nuova era considerata come un segno indicante che un grande uomo era nato sulla terra. Essendo stata osservata recentemente una tale stella, Andrea chiese a Gesù se queste credenze fossero fondate. Nella lunga risposta alla domanda di Andrea, il Maestro fece un’analisi approfondita dell’intero soggetto della superstizione umana. L’esposizione che Gesù fece in questa occasione si può riassumere in linguaggio moderno come segue:

150:3.3 (1680.5) 1. I percorsi delle stelle nei cieli non hanno nulla a che fare con gli avvenimenti della vita umana sulla terra. L’astronomia è un’attività appropriata della scienza, ma l’astrologia è una massa di errori superstiziosi che non trova posto nel vangelo del regno.

150:3.4 (1680.6) 2. L’esame degli organi interni di un animale recentemente ucciso non può rivelare alcunché sul tempo, sugli avvenimenti futuri, né sulla riuscita degli affari umani.

150:3.5 (1680.7) 3. Gli spiriti dei morti non ritornano a comunicare con le loro famiglie o con i loro vecchi amici tra i viventi.

150:3.6 (1681.1) 4. Gli amuleti e le reliquie non hanno alcun potere di guarire le malattie, di evitare le calamità o d’influenzare gli spiriti cattivi; la credenza in questi mezzi materiali per influenzare il mondo spirituale non è che una volgare superstizione.

150:3.7 (1681.2) 5. Il trarre a sorte, sebbene possa essere un modo conveniente per regolare molte divergenze minori, non è un metodo destinato e rivelare la volontà divina. Tali risultati sono una pura questione di azzardo materiale. Il solo modo di comunicare con il mondo spirituale è insito nella dotazione spirituale dell’umanità, lo spirito interiore del Padre, unitamente allo spirito effuso del Figlio e all’influenza onnipresente dello Spirito Infinito.

150:3.8 (1681.3) 6. La divinazione, la stregoneria ed il sortilegio sono superstizioni di menti ignoranti e sono anche gli inganni della magia. La credenza in numeri magici, in presagi di buona fortuna ed in annunciatori di sfortuna è una pura superstizione priva di fondamento.

150:3.9 (1681.4) 7. L’interpretazione dei sogni è in gran parte un sistema superstizioso ed infondato di speculazione ignorante e fantastica. Il vangelo del regno non deve avere nulla in comune con i sacerdoti indovini della religione primitiva.

150:3.10 (1681.5) 8. Gli spiriti del bene e del male non possono abitare in simboli materiali di creta, di legno o di metallo; gli idoli non sono niente più che la materia di cui sono fatti.

150:3.11 (1681.6) 9. Le pratiche degli incantatori, degli indovini, dei maghi e degli stregoni furono derivate dalle superstizioni degli Egiziani, degli Assiri, dei Babilonesi e degli antichi Cananei. Gli amuleti ed ogni sorta d’incantesimi sono inutili sia per acquisire la protezione degli spiriti buoni che per tenere lontani i supposti spiriti cattivi.

150:3.12 (1681.7) 10. Gesù denunciò e condannò la loro credenza nei sortilegi, nelle ordalie, negli incantesimi, nelle maledizioni, nei segni, nelle mandragole, nelle corde annodate ed in ogni altra forma di superstizione ignorante ed asservente.

4. L’invio degli apostoli a due a due

150:4.1 (1681.8) La sera successiva, dopo aver riunito i dodici apostoli, gli apostoli di Giovanni ed il gruppo di donne recentemente incaricate, Gesù disse: “Vedete da voi stessi che la messe è abbondante, ma gli operai sono pochi. Preghiamo tutti, dunque, il Signore della messe d’inviare ancora più operai nei suoi campi. Mentre io resterò qui ad incoraggiare e ad istruire gli insegnanti più giovani, vorrei mandare quelli più anziani a due a due a passare rapidamente per tutta la Galilea predicando il vangelo del regno finché ciò è ancora comodo e tranquillo.” Poi egli designò le coppie di apostoli come desiderava che uscissero, ed erano: Andrea e Pietro, Giacomo e Giovanni Zebedeo, Filippo e Natanaele, Tommaso e Matteo, Giacomo e Giuda Alfeo, Simone Zelota e Giuda Iscariota.

150:4.2 (1681.9) Gesù fissò la data in cui incontrare i dodici a Nazaret, e al momento della partenza disse: “In questa missione non andate in alcuna città dei Gentili, né entrate in Samaria, ma andate invece dalle pecore sperdute della casa d’Israele. Predicate il vangelo del regno e proclamate la verità salvifica che l’uomo è un figlio di Dio. Ricordatevi che il discepolo non è superiore al maestro, né un servo è più grande del suo padrone. È sufficiente per il discepolo eguagliare il suo maestro e per il servo divenire simile al suo padrone. Se alcuni hanno osato qualificare il padrone della casa un associato di Belzebù, quanto più considereranno tali quelli della sua casa! Ma voi non dovreste temere questi nemici non credenti. Io vi dichiaro che non c’è niente di segreto che non sarà rivelato; non c’è niente di nascosto che non sarà conosciuto. Quello che ho insegnato a voi in privato, predicatelo con saggezza in pubblico. Ciò che ho rivelato a voi all’interno della casa, proclamatelo a tempo debito dai tetti. Ed io vi dico, miei amici e discepoli, non temete coloro che possono uccidere il corpo, ma che non possono distruggere l’anima; ponete piuttosto la vostra fiducia in Colui che è capace di sostenere il corpo e di salvare l’anima.

150:4.3 (1682.1) “Non si vendono due passeri per un denaro? E tuttavia io dichiaro che nessuno di loro è dimenticato da Dio. Non sapete che i capelli stessi della vostra testa sono tutti contati? Non temete, dunque; voi valete di più di un gran numero di passeri. Non abbiate vergogna del mio insegnamento; andate a proclamare pace e buona volontà, ma non illudetevi — la pace non accompagnerà sempre la vostra predicazione. Io sono venuto a portare la pace sulla terra, ma quando gli uomini rifiutano il mio dono, seguiranno discordia e disordine. Quando tutti i membri di una famiglia ricevono il vangelo del regno, la pace abita veramente in quella casa; ma se alcuni membri della famiglia entrano nel regno ed altri respingono il vangelo, tale divisione può produrre soltanto dispiacere e tristezza. Lavorate con impegno a salvare l’intera famiglia per timore che i nemici di un uomo diventino quelli della sua stessa casa. Ma quando voi avete fatto il massimo per tutti i membri di ogni famiglia, io vi dichiaro che chiunque ama suo padre o sua madre più di questo vangelo non è degno del regno.”

150:4.4 (1682.2) Dopo che i dodici ebbero ascoltato queste parole si prepararono a partire. Ed essi non si rividero più fino al giorno in cui si riunirono a Nazaret per incontrarsi con Gesù e con gli altri discepoli come aveva disposto il Maestro.

5. Che cosa devo fare per essere salvato?

150:5.1 (1682.3) Una sera a Sunem, dopo che gli apostoli di Giovanni furono tornati ad Hebron, e dopo che gli apostoli di Gesù furono fatti uscire a due a due, mentre il Maestro era impegnato ad istruire un gruppo di dodici giovani evangelisti che lavoravano sotto la direzione di Giacobbe, insieme con le dodici donne, Rachele pose a Gesù questa domanda: “Maestro, che cosa dobbiamo rispondere quando una donna ci chiede: che cosa devo fare per essere salvata?” Quando Gesù udì questa domanda, rispose:

150:5.2 (1682.4) Quando degli uomini e delle donne chiedono che cosa bisogna fare per essere salvati, voi rispondete: credete a questo vangelo del regno; accettate il perdono divino. Riconoscete per fede lo spirito interiore di Dio, la cui accettazione vi rende un figlio di Dio. Non avete letto nelle Scritture dove si dice: ‘Nel Signore ho giustizia e forza.’ Ed anche dove il Padre dice: ‘La mia giustizia è vicina; la mia salvezza è manifestata e le mie braccia circonderanno il mio popolo.’ ‘La mia anima sarà felice nell’amore del mio Dio, perché egli mi ha vestito con gli abiti della salvezza e mi ha coperto con la veste della sua rettitudine.’ Non avete anche letto del Padre che il suo nome sarà ‘il Signore della nostra rettitudine’. ‘Levate i sudici stracci dell’ipocrisia e vestite mio figlio con l’abito della rettitudine divina e della salvezza eterna.’ È eternamente vero che ‘il giusto vivrà grazie alla sua fede’. L’entrata nel regno del Padre è completamente libera, ma il progresso — la crescita nella grazia — è essenziale per restarvi.

150:5.3 (1682.5) “La salvezza è il dono del Padre ed è rivelata dai suoi Figli. La sua accettazione per fede da parte vostra vi rende partecipi della natura divina, un figlio o una figlia di Dio. Per mezzo della fede voi siete giustificati; per mezzo della fede siete salvati; e per mezzo di questa stessa fede avanzate eternamente nella via della perfezione progressiva e divina. Per mezzo della fede Abramo fu giustificato e reso consapevole della salvezza dagli insegnamenti di Melchizedek. Lungo tutte le ere questa stessa fede ha salvato i figli degli uomini, ma ora un Figlio è venuto dal Padre per rendere la salvezza più reale ed accettabile.”

150:5.4 (1683.1) Quando Gesù terminò di parlare ci fu grande gioia tra coloro che avevano ascoltato queste parole piene di grazia, e nei giorni seguenti andarono tutti a proclamare il vangelo del regno con nuova potenza e con rinnovata energia ed entusiasmo. E le donne si rallegrarono ancora di più sapendo che erano incluse in questi piani per l’instaurazione del regno sulla terra.

150:5.5 (1683.2) Riepilogando l’ultima parte della sua esposizione, Gesù disse: “Non si può comperare la salvezza; non si può procurare la rettitudine. La salvezza è il dono di Dio e la rettitudine è il frutto naturale della vita nata dallo spirito di filiazione nel regno. Voi non sarete salvati per avere vissuto una vita retta; avviene piuttosto che viviate una vita retta perché siete già stati salvati, perché avete riconosciuto la filiazione come il dono di Dio ed il servizio nel regno come la delizia suprema della vita sulla terra. Quando gli uomini credono in questo vangelo, che è una rivelazione della bontà di Dio, saranno portati a pentirsi volontariamente di tutti i peccati conosciuti. La realizzazione della filiazione è incompatibile con il desiderio di peccare. Coloro che credono nel regno hanno fame di rettitudine e sete di perfezione divina.”

6. Le lezioni della sera

150:6.1 (1683.3) Nel corso delle discussioni della sera Gesù parlò di molti soggetti. Durante il resto di questo giro — prima che si riunissero tutti a Nazaret — egli trattò “L’amore di Dio”, “Sogni e visioni”, “La malevolenza”, “Umiltà e mansuetudine”, “Coraggio e fedeltà”, “Musica e adorazione”, “Servizio e obbedienza”, “Orgoglio e presunzione”, “Il perdono in relazione al pentimento”, “Pace e perfezione”, “Maldicenza e invidia”, “Male, peccato e tentazione”, “Dubbi e incredulità”, “Saggezza e adorazione”. Con gli apostoli più anziani assenti, questi gruppi più recenti di uomini e di donne partecipavano più liberamente a queste discussioni con il Maestro.

150:6.2 (1683.4) Dopo aver passato due o tre giorni con un gruppo di dodici evangelisti, Gesù andava a raggiungere un altro gruppo, essendo informato sui luoghi e sugli spostamenti di tutti questi lavoratori dai messaggeri di Davide. Essendo questo il loro primo giro, le donne rimasero molto tempo con Gesù. Grazie al servizio dei messaggeri ognuno di questi gruppi era tenuto pienamente informato sui progressi del giro, ed il ricevimento di notizie dagli altri gruppi era sempre fonte d’incoraggiamento per questi lavoratori sparsi e separati.

150:6.3 (1683.5) Prima della loro separazione era stato convenuto che i dodici apostoli, assieme agli evangelisti e al gruppo delle donne, si sarebbero riuniti a Nazaret per incontrare il Maestro venerdì 4 marzo. Di conseguenza, in questo periodo, da tutte le parti della Galilea centrale e meridionale questi vari gruppi di apostoli e di evangelisti cominciarono a dirigersi verso Nazaret. A metà pomeriggio Andrea e Pietro, gli ultimi ad arrivare, avevano raggiunto l’accampamento preparato dai primi arrivati e situato sulle alture a nord della città. E questa era la prima volta che Gesù visitava Nazaret dall’inizio del suo ministero pubblico.

7. Il soggiorno a Nazaret

150:7.1 (1683.6) Questo venerdì pomeriggio Gesù passeggiò per Nazaret del tutto inosservato ed assolutamente non riconosciuto. Egli passò davanti alla casa della sua infanzia ed al laboratorio di carpentiere, e trascorse mezz’ora sulla collina che aveva tanto frequentato quand’era ragazzo. Dal giorno del suo battesimo da parte di Giovanni nel Giordano, il Figlio dell’Uomo non aveva sentito un tale flusso d’emozione umana scuotere la sua anima. Mentre scendeva dalla collina egli udì il suono familiare dello squillo di tromba che annunciava il tramonto del sole, proprio come l’aveva ascoltato moltissime volte quand’era giovane a Nazaret. Prima di tornare all’accampamento egli passò per la sinagoga dov’era andato a scuola e lasciò andare la sua mente a molte reminiscenze dei giorni della sua fanciullezza. Il mattino presto Gesù aveva mandato Tommaso ad accordarsi con il capo della sinagoga per la sua predicazione nel servizio mattutino del sabato.

150:7.2 (1684.1) La popolazione di Nazaret non era mai stata stimata per pietà e rettitudine di vita. Con il passare degli anni questo villaggio venne sempre più contaminato dal basso livello morale della vicina Sefforis. Durante tutta la giovinezza e la prima età virile di Gesù c’era stata una divisione di opinioni a Nazaret nei suoi confronti. Vi fu molto risentimento quando egli si trasferì a Cafarnao. Anche se gli abitanti di Nazaret avevano sentito molto parlare delle attività del loro vecchio carpentiere, erano offesi perché egli non aveva mai incluso il suo villaggio natale in nessuno dei suoi primi giri di predicazione. In verità essi avevano sentito parlare della fama di Gesù, ma la maggior parte dei cittadini era adirata perché egli non aveva compiuto alcuna delle sue grandi opere nella città della sua giovinezza. Per mesi la gente di Nazaret aveva discusso molto di Gesù, ma le loro opinioni erano nel complesso sfavorevoli a lui.

150:7.3 (1684.2) Il Maestro si trovò dunque nel mezzo non di un gradito ritorno a casa, ma di un’atmosfera decisamente ostile ed ipercritica. Ma non era tutto. I suoi nemici, sapendo che avrebbe trascorso questo giorno di sabato a Nazaret e supponendo che avrebbe parlato nella sinagoga, avevano ingaggiato numerosi uomini violenti e rozzi per molestarlo e per creare disordini in ogni modo possibile.

150:7.4 (1684.3) La maggior parte dei vecchi amici di Gesù, compreso l’affezionato insegnante cazan della sua giovinezza, erano morti o avevano lasciato Nazaret, e la generazione più giovane era incline a risentirsi della sua fama con intensa gelosia. Essi non si ricordavano della sua antica devozione alla famiglia di suo padre, ed erano aspri nel criticare la sua dimenticanza di visitare suo fratello e le sue sorelle sposate che vivevano a Nazaret. L’atteggiamento della famiglia di Gesù verso di lui aveva pure contribuito ad accrescere questo sentimento malevolo della cittadinanza. Gli Ebrei ortodossi osarono anche criticare Gesù perché camminava troppo in fretta sulla via andando alla sinagoga questo sabato mattina.

8. Il servizio del sabato

150:8.1 (1684.4) Questo sabato era una magnifica giornata, e tutta Nazaret, amici e nemici, uscì di casa per ascoltare questo vecchio membro della loro città parlare nella sinagoga. Molti del seguito apostolico dovettero restare fuori della sinagoga; non c’era posto per tutti quelli che erano venuti ad ascoltarlo. Da giovane Gesù aveva parlato spesso in questo luogo di culto, e questa mattina, quando il capo della sinagoga gli porse il rotolo degli scritti sacri da cui leggere la lezione delle Scritture, nessuno dei presenti parve ricordarsi che questo era lo stesso manoscritto che egli aveva offerto a questa sinagoga.

150:8.2 (1684.5) In questo tempo i servizi erano condotti esattamente come quando Gesù vi aveva assistito da ragazzo. Egli salì sulla pedana degli oratori con il capo della sinagoga, ed il servizio cominciò con la recita di due preghiere: “Benedetto è il Signore, Re del mondo, che forma la luce e crea le tenebre, che costruisce la pace e crea ogni cosa; che, nella sua misericordia, dona la luce alla terra e a coloro che vi abitano e che, nella sua bontà, giorno dopo giorno ed ogni giorno, rinnova l’opera della creazione. Benedetto è il Signore nostro Dio per la gloria dell’opera delle sue mani e per le stelle lucenti che ha creato per la sua lode. Selah. Benedetto è il Signore nostro Dio che ha creato le luci.”

150:8.3 (1685.1) Dopo una breve pausa essi pregarono ancora: “Con grande amore il Signore nostro Dio ci ha amati, e con debordante compassione ha avuto pietà di noi, lui nostro Padre e nostro Re, per riguardo dei nostri padri che hanno avuto fiducia in lui. Tu hai insegnato loro le regole di vita; abbi pietà di noi ed istruiscici. Illumina i nostri occhi sulla legge; fa che i nostri cuori aderiscano ai tuoi comandamenti; unisci i nostri cuori per amare e temere il tuo nome, e noi non saremo coperti di vergogna per tutti i secoli dei secoli. Perché tu sei un Dio che prepara la salvezza, e ci hai scelti tra tutte le nazioni e le lingue, ed in verità ci hai accostati al tuo grande nome — selah — affinché possiamo lodare con amore la tua unità. Benedetto sia il Signore, che nel suo amore ha scelto come suo popolo Israele.”

150:8.4 (1685.2) L’assemblea recitò poi lo Shema, il credo di fede degli Ebrei. Questo rituale consisteva nel ripetere numerosi passaggi della legge e dimostrava che i fedeli prendevano su di loro il giogo del regno dei cieli ed anche il giogo dei comandamenti da seguire di giorno e di notte.

150:8.5 (1685.3) Seguì poi la terza preghiera: “È vero che tu sei Yahweh, nostro Dio e il Dio dei nostri padri; nostro Re ed il Re dei nostri padri; nostro Salvatore ed il Salvatore dei nostri padri; nostro Creatore e la roccia della nostra salvezza; nostro aiuto ed il nostro liberatore. Il tuo nome esiste dall’eternità e non c’è Dio all’infuori di te. Coloro che furono liberati cantarono un nuovo cantico al tuo nome in riva al mare; ti lodarono tutti insieme e ti riconobbero come Re e dissero: Yahweh regnerà per tutti i secoli dei secoli. Benedetto è il Signore che salva Israele.”

150:8.6 (1685.4) Il capo della sinagoga prese allora il suo posto davanti all’arca, o scrigno, contenente gli scritti sacri e cominciò la recitazione delle diciannove preghiere di elogio o benedizioni. Ma in questa occasione si preferì accorciare il servizio affinché l’ospite d’onore potesse avere più tempo per il suo discorso; di conseguenza, furono recitate solo la prima e l’ultima delle benedizioni. La prima era: “Benedetto è il Signore nostro Dio ed il Dio dei nostri padri, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe; il grande, il potente e il terribile Dio, che mostra misericordia e bontà, che crea tutte le cose, che si ricorda delle benevole promesse fatte ai nostri padri e che invia con amore un salvatore ai figli dei loro figli per riguardo al suo stesso nome. O Re, aiuto, salvatore e scudo! Che tu sia benedetto, o Yahweh, lo scudo di Abramo.”

150:8.7 (1685.5) Poi seguì l’ultima benedizione: “Effondi sul tuo popolo Israele una grande pace per sempre, perché tu sei il Re ed il Signore di ogni pace. È bene ai tuoi occhi benedire Israele in ogni tempo e ad ogni ora con la pace. Che tu sia benedetto, Yahweh, che benedici il tuo popolo Israele con la pace.” L’assemblea non guardava il capo mentre recitava le benedizioni. Dopo le benedizioni egli fece una preghiera non ufficiale appropriata alla circostanza, e quando questa terminò, tutta l’assemblea si unì nel dire amen.

150:8.8 (1685.6) Poi il cazan andò verso l’arca e ne tolse un rotolo che diede a Gesù perché leggesse la lettura delle Scritture. Era abitudine chiamare sette persone a leggere ciascuna non meno di tre versetti dalla legge, ma in questa occasione tale pratica fu tralasciata affinché il visitatore leggesse la lettura di propria scelta. Gesù, preso il rotolo, si alzò e cominciò a leggere dal Deuteronomio: “Perché questo comandamento che ti do oggi non ti è ignoto, né è lontano. Non è in cielo, perché tu diresti: chi salirà per noi in cielo e ce lo riporterà affinché possiamo ascoltarlo e metterlo in pratica? Né è al di là del mare, perché tu diresti: chi attraverserà il mare per portarci il comandamento affinché possiamo ascoltarlo e metterlo in pratica? No, la parola di vita è molto vicina a te, anche alla tua presenza e nel tuo cuore, perché tu possa conoscerla e obbedirgli.”

150:8.9 (1686.1) E quando ebbe finito di leggere dalla Legge, egli cominciò a leggere da Isaia: “Lo spirito del Signore è su di me, perché egli mi ha unto per predicare la buona novella ai poveri. Egli mi ha mandato a proclamare la liberazione ai prigionieri e il recupero della vista ai ciechi, a mettere in libertà coloro che sono oppressi e a proclamare l’anno del favore del Signore.”

150:8.10 (1686.2) Gesù chiuse il libro e, dopo averlo restituito al capo della sinagoga, si sedette ed iniziò a parlare al popolo. Egli cominciò dicendo: “Oggi queste Scritture sono compiute.” Poi Gesù parlò per circa quindici minuti su “I Figli e le Figlie di Dio”. Il suo discorso piacque a molte persone, che si meravigliarono della sua grazia e della sua saggezza.

150:8.11 (1686.3) Era costume nella sinagoga, dopo la conclusione del servizio ufficiale, che l’oratore si fermasse in modo che le persone interessate potessero porgli delle domande. Di conseguenza, questo sabato mattina Gesù scese tra la folla che si spingeva avanti per interrogarlo. In questo gruppo si trovavano molti individui turbolenti che cercavano di seminare zizzania, mentre ai margini di questa folla circolavano uomini di bassa lega che erano stati ingaggiati per creare delle difficoltà a Gesù. Molti dei discepoli ed evangelisti che erano rimasti fuori entrarono ora nella sinagoga e non tardarono ad accorgersi che stavano per scoppiare dei disordini. Essi cercarono di condurre via il Maestro, ma egli non volle andare con loro.

9. Il ripudio di Nazaret

150:9.1 (1686.4) Gesù si trovò circondato nella sinagoga da una grande folla di suoi nemici e da un piccolo numero di suoi discepoli, ed in risposta alle loro domande sgarbate e alle loro cattive canzonature rimarcò un po’ spiritosamente: “Sì, io sono il figlio di Giuseppe; sono il carpentiere, e non sono sorpreso che mi ricordiate il proverbio: ‘Medico guarisci te stesso’ e che mi sfidiate a fare a Nazaret quello che avete sentito dire che ho fatto a Cafarnao; ma io vi prendo a testimoni che anche le Scritture dichiarano che ‘un profeta non è senza onore, salvo che nella sua patria e tra la sua gente.’”

150:9.2 (1686.5) Ma essi lo presero a spintoni, puntando un dito accusatore verso di lui, e dissero: “Tu credi di essere migliore della gente di Nazaret; ti sei allontanato da noi, ma tuo fratello è un operaio comune e le tue sorelle vivono ancora tra di noi. Conosciamo tua madre, Maria. Dove sono essi oggi? Sentiamo grandi cose su di te, ma notiamo che al tuo ritorno non compi dei prodigi.” Gesù rispose loro: “Io amo la gente che abita nella città in cui sono cresciuto, e mi rallegrerei di vedervi entrare tutti nel regno dei cieli, ma non sta a me determinare il compimento delle opere di Dio. Le trasformazioni della grazia sono compiute in risposta alla fede vivente di coloro che ne sono i beneficiari.”

150:9.3 (1686.6) Gesù avrebbe benevolmente tenuto a freno la folla e disarmato efficacemente anche i suoi violenti nemici se non fosse stato per un errore tattico di uno dei suoi apostoli, Simone Zelota, il quale, con l’aiuto di Naor, uno dei giovani evangelisti, aveva riunito nel frattempo un gruppo di amici di Gesù tra la folla, e assumendo un atteggiamento bellicoso intimò ai nemici del Maestro di andarsene. Gesù aveva insegnato a lungo agli apostoli che una risposta gentile distoglie la collera, ma i suoi discepoli non erano abituati a vedere il loro amato istruttore, che essi chiamavano così volentieri Maestro, trattato con tanta scortesia e disprezzo. Questo era troppo per loro, e ritennero di esprimere il loro appassionato e veemente risentimento, la qual cosa non fece che suscitare lo spirito di sommossa in questa assemblea provocante e villana. Così, sotto la guida di mercenari, questi ruffiani afferrarono Gesù e lo trascinarono fuori della sinagoga verso il bordo di un precipizio su una collina vicina, con l’intenzione di spingerlo nel vuoto e provocarne la morte sulle rocce sottostanti. Ma proprio nel momento in cui stavano per spingerlo fuori dal ciglio, Gesù si girò improvvisamente verso i suoi catturatori e ponendosi di fronte a loro incrociò tranquillamente le braccia. Egli non disse nulla, ma i suoi amici rimasero più che sbalorditi quando, come egli si mosse per venire avanti, la folla si scostò e lo lasciò passare senza molestarlo.

150:9.4 (1687.1) Gesù, seguito dai suoi discepoli, si recò al loro accampamento, dove l’intero episodio fu raccontato. E quella sera stessa essi si prepararono a ritornare a Cafarnao l’indomani mattina presto, come Gesù aveva ordinato. Questa fine turbolenta del terzo giro di predicazione pubblica ebbe un effetto rinsavente su tutti i discepoli di Gesù. Essi cominciarono a comprendere il significato di certi insegnamenti del Maestro; si ridestarono al fatto che il regno sarebbe venuto soltanto attraverso molti dispiaceri ed amare delusioni.

150:9.5 (1687.2) Essi lasciarono Nazaret questa domenica mattina, e viaggiando per vie differenti, si ritrovarono infine a Betsaida a mezzogiorno di giovedì 10 marzo. Essi si riunirono come un gruppo sereno e serio di predicatori disillusi del vangelo della verità e non come una banda entusiasta e pronta a conquistare tutto di crociati trionfanti.

Fascicolo 151 - Sosta ed insegnamento in riva al mare

Il Libro di Urantia

Fascicolo 151

Sosta ed insegnamento in riva al mare

151:0.1 (1688.1) IL 10 marzo tutti i gruppi di predicatori e d’insegnanti si erano riuniti a Betsaida. Giovedì sera e venerdì molti di loro andarono a pesca, mentre sabato si recarono alla sinagoga per ascoltare un anziano Ebreo di Damasco parlare sulla gloria del padre Abramo. Gesù trascorse la maggior parte di questo sabato da solo sulle colline. Quel sabato sera il Maestro parlò per più di un’ora ai gruppi riuniti su “Il ruolo dell’avversità ed il valore spirituale della delusione”. Questa fu un’occasione memorabile ed i suoi ascoltatori non dimenticarono mai la lezione che impartì.

151:0.2 (1688.2) Gesù non si era ancora completamente ripreso dal dispiacere del suo recente ripudio a Nazaret; gli apostoli notarono che una particolare tristezza si mescolava alla sua abituale condotta cordiale. Giacomo e Giovanni rimasero con lui gran parte del tempo, poiché Pietro era occupato con le numerose responsabilità concernenti il benessere e la direzione del nuovo corpo di evangelisti. Questo tempo di attesa prima di partire per la Pasqua a Gerusalemme fu impiegato dalle donne per andare di casa in casa, insegnando il vangelo e curando gli ammalati a Cafarnao e nelle città e villaggi circostanti.

1. La parabola del seminatore

151:1.1 (1688.3) In questo periodo Gesù cominciò ad utilizzare per la prima volta il metodo delle parabole per istruire le folle che si riunivano così frequentemente attorno a lui. Poiché Gesù aveva parlato con gli apostoli e gli altri fino a notte inoltrata, questa domenica mattina molto pochi del gruppo si erano alzati per la colazione; così egli andò in riva al mare e si sedette da solo sul battello, il vecchio battello da pesca di Andrea e di Pietro, che era sempre lasciato a sua disposizione, e meditò sui prossimi passi da fare nel lavoro per l’espansione del regno. Ma il Maestro non sarebbe rimasto da solo a lungo. Molto presto cominciarono ad arrivare delle persone da Cafarnao e dai villaggi vicini, e verso le dieci di quel mattino quasi mille erano riunite sulla riva vicino al battello di Gesù e richiamavano a gran voce la sua attenzione. Pietro si era ora alzato, e facendosi strada fino al battello, disse a Gesù: “Maestro, devo parlare loro?” Ma Gesù rispose: “No, Pietro, racconterò loro una storia.” Ed allora Gesù cominciò il racconto della parabola del seminatore, una delle prime di una lunga serie di parabole simili che insegnò alle folle che lo seguivano. Questo battello aveva un sedile sopraelevato sul quale egli si sedette (perché era costume sedersi quando s’insegnava) per parlare alla folla riunita lungo la riva. Dopo che Pietro ebbe detto poche parole, Gesù disse:

151:1.2 (1688.4) “Un seminatore uscì per seminare, e mentre seminava avvenne che alcuni semi caddero sul ciglio della strada dove furono calpestati e mangiati dagli uccelli del cielo. Altri semi caddero in luoghi sassosi dove c’era poca terra, e crebbero immediatamente perché non erano profondi nel terreno, ma appena il sole brillò essi seccarono non avendo radici con cui procurarsi l’umidità. Altri semi caddero tra i rovi, e quando i rovi crebbero essi furono soffocati, cosicché non diedero grano. Altri semi ancora caddero su terreno buono, e crescendo produssero alcuni trenta, alcuni sessanta, ed altri cento volte tanto.” E quando ebbe finito di raccontare questa parabola, egli disse alla folla: “Chi ha orecchie per intendere, intenda.”

151:1.3 (1689.1) Gli apostoli e quelli che erano con loro, quando sentirono Gesù istruire il popolo in questo modo, rimasero molto perplessi; e dopo aver parlato a lungo tra di loro, quella sera, nel giardino di Zebedeo, Matteo disse a Gesù: “Maestro, qual è il significato delle oscure massime che presenti alla folla? Perché parli in parabole a coloro che cercano la verità?” E Gesù rispose:

151:1.4 (1689.2) “Con pazienza vi ho istruito per tutto questo tempo. A voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma alle moltitudini prive di discernimento e a coloro che cercano la nostra distruzione d’ora in poi i misteri del regno saranno presentati in parabole. E faremo questo affinché coloro che desiderano realmente entrare nel regno possano discernere il significato dell’insegnamento e trovare così la salvezza, mentre coloro che ci ascoltano soltanto per trovarci in fallo possano essere più confusi per il fatto che vedranno senza vedere e udranno senza udire. Figli miei, voi non percepite la legge dello spirito che decreta che a colui che ha sarà dato affinché possieda in abbondanza; ma a colui che non ha sarà tolto anche quello che ha? Per questo parlerò d’ora in poi al popolo molto in parabole affinché i nostri amici e coloro che desiderano conoscere la verità possano trovare quello che cercano, mentre i nostri nemici e coloro che non amano la verità possano ascoltare senza comprendere. Molta di questa gente non segue la via della verità. In verità il profeta descrisse tutte queste anime prive di discernimento quando disse: ‘Perché il cuore di questa gente è divenuto grossolano, e le loro orecchie sono dure ad udire ed hanno chiuso i loro occhi per timore di discernere la verità e di comprenderla nel loro cuore.’”

151:1.5 (1689.3) Gli apostoli non compresero pienamente il significato delle parole del Maestro. Mentre Andrea e Tommaso parlavano ancora con Gesù, Pietro e gli altri apostoli si ritirarono in un’altra parte del giardino dove s’impegnarono in una lunga ed approfondita discussione.

2. L’interpretazione della parabola

151:2.1 (1689.4) Pietro e il gruppo vicino a lui giunsero alla conclusione che la parabola del seminatore era un’allegoria, che ciascun elemento aveva un significato nascosto, e così decisero di andare da Gesù a chiedere una spiegazione. Di conseguenza, Pietro si avvicinò al Maestro dicendo: “Noi non riusciamo a penetrare il significato di questa parabola e desideriamo che tu ce la spieghi, poiché dici che ci è dato di conoscere i misteri del regno.” E quando Gesù udì ciò, disse a Pietro: “Figlio mio, io non desidero nasconderti nulla, ma dimmi prima di che cosa avete parlato; qual è la tua interpretazione della parabola?”

151:2.2 (1689.5) Dopo un momento di silenzio, Pietro disse: “Maestro, noi abbiamo discusso molto sulla parabola e questa è l’interpretazione alla quale io sono giunto: il seminatore è il predicatore del vangelo; la semente è la parola di Dio. Il seme caduto sul ciglio della strada rappresenta coloro che non comprendono l’insegnamento del vangelo. Gli uccelli che portano via il seme caduto sul suolo indurito rappresentano Satana, o il maligno, che sottrae ciò che è stato seminato nel cuore di questi ignoranti. Il seme caduto nei luoghi sassosi e che germoglia così rapidamente rappresenta quelle persone superficiali e non riflessive che, quando ascoltano la buona novella, ricevono il messaggio con gioia; ma poiché la verità non ha radici nel profondo della loro comprensione, la loro devozione è di breve durata di fronte alle tribolazioni e alle persecuzioni. Quando sopraggiungono delle difficoltà, questi credenti vacillano; quando sono tentati si dileguano. Il seme caduto tra i rovi rappresenta coloro che ascoltano volentieri la parola, ma che permettono alle preoccupazioni del mondo e alla falsità delle ricchezze di soffocare la parola della verità, cosicché essa diviene sterile. Ora, il seme caduto sul terreno buono e germogliato per dare alcuni trenta, alcuni sessanta, ed altri cento volte tanto, rappresenta coloro che, quando hanno ascoltato la verità, l’hanno ricevuta con diversi gradi di apprezzamento — a motivo delle loro differenti doti intellettuali — e manifestano quindi questi diversi gradi di esperienza religiosa.”

151:2.3 (1690.1) Gesù, dopo aver ascoltato l’interpretazione di Pietro della parabola, chiese agli altri apostoli se non avessero anche loro delle impressioni da presentare. Solo Natanaele rispose a questo invito. Egli disse: “Maestro, anche se riconosco molte buone cose nell’interpretazione della parabola da parte di Simon Pietro, io non sono pienamente d’accordo con lui. La mia opinione su questa parabola sarebbe: il seme rappresenta il vangelo del regno, mentre il seminatore rappresenta i messaggeri del regno. Il seme caduto sul ciglio della strada sul suolo indurito rappresenta coloro che hanno sentito poco del regno, insieme con coloro che sono indifferenti al messaggio e con coloro che hanno indurito il loro cuore. Gli uccelli del cielo che portano via il seme caduto sul ciglio della strada rappresentano le abitudini della vita, la tentazione del male e i desideri della carne. Il seme caduto tra i sassi rappresenta quelle anime emotive che sono rapide a ricevere il nuovo insegnamento ed egualmente veloci a rinunciare alla verità quando sono poste di fronte alle difficoltà e alle realtà di una vita conforme a questa verità; esse mancano di percezione spirituale. Il seme caduto tra i rovi rappresenta coloro che sono attratti verso le verità del vangelo; essi sono intenzionati a seguire i suoi insegnamenti, ma ne sono impediti dall’orgoglio della vita, dalla gelosia, dall’invidia e dalle ansietà dell’esistenza umana. Il seme caduto sul terreno buono, che germoglia per dare alcuni trenta, alcuni sessanta, ed altri cento volte tanto, rappresenta i naturali e diversi gradi di capacità a comprendere la verità e a rispondere ai suoi insegnamenti spirituali da parte di uomini e di donne che posseggono differenti dotazioni d’illuminazione spirituale.”

151:2.4 (1690.2) Quando Natanaele ebbe finito di parlare, gli apostoli e i loro associati s’immersero in una seria discussione ed ingaggiarono un sincero dibattito, alcuni sostenendo la correttezza dell’interpretazione di Pietro, mentre un numero quasi uguale cercava di difendere la spiegazione della parabola fornita da Natanaele. Nel frattempo Pietro e Natanaele si erano ritirati in casa, dove s’impegnarono in un vigoroso e risoluto sforzo, ciascuno per convincere l’altro a cambiare opinione.

151:2.5 (1690.3) Il Maestro permise a questa confusione di raggiungere il punto di più intensa espressione; poi batté le mani per chiamarli vicino a lui. Quando essi furono di nuovo tutti riuniti attorno a lui, disse: “Prima che vi parli di questa parabola, qualcuno di voi ha qualcosa da dire?” Dopo un momento di silenzio, Tommaso disse: “Sì, Maestro, io vorrei dire qualche parola. Mi ricordo che tu ci hai già detto una volta di stare in guardia su questa stessa cosa. Tu ci hai insegnato che, quando avessimo usato degli esempi per la nostra predicazione, impiegassimo storie vere, non delle favole, e che scegliessimo la storia più adatta ad illustrare la sola verità centrale ed essenziale che volevamo insegnare alla gente, e che, dopo aver utilizzato la storia, non tentassimo di effettuare un’applicazione spirituale di tutti i dettagli minori implicati nel racconto della storia. Io ritengo che Pietro e Natanaele si sbaglino entrambi nei loro tentativi d’interpretare questa parabola. Ammiro la loro abilità nel fare queste cose, ma sono egualmente certo che tutti questi tentativi per trarre da una normale parabola delle analogie spirituali da ciascuno dei suoi elementi possano portare soltanto alla confusione e ad un serio malinteso sul vero proposito di tale parabola. Che quanto affermo è vero risulta pienamente dal fatto che, mentre eravamo tutti dello stesso parere un’ora fa, ora siamo divisi in due gruppi separati che sostengono opinioni differenti su questa parabola, e sostengono tali opinioni così ardentemente da interferire, a mio avviso, con la nostra capacità di afferrare pienamente la grande verità che tu avevi in mente quando hai presentato questa parabola alla folla, e che hai chiesto successivamente a noi di commentare.”

151:2.6 (1691.1) Le parole che Tommaso pronunciò ebbero un effetto calmante su tutti loro. Egli li invitò a ricordare ciò che Gesù aveva insegnato loro in precedenti occasioni, e prima che Gesù riprendesse a parlare, Andrea si alzò e disse: “Io sono persuaso che Tommaso abbia ragione e vorrei che ci dicesse quale significato egli attribuisce alla parabola del seminatore.” Dopo che Gesù ebbe invitato Tommaso a parlare, egli disse: “Fratelli miei, non vorrei prolungare questa discussione, ma poiché lo desiderate, dirò che penso che questa parabola sia stata raccontata per insegnarci una sola grande verità. E cioè che il nostro insegnamento del vangelo del regno, per quanto fedelmente ed efficacemente noi eseguiamo i nostri incarichi divini, sarà seguito da differenti gradi di successo; e che tutte queste differenze di risultati saranno direttamente dovute alle condizioni inerenti alle circostanze del nostro ministero, condizioni sulle quali noi abbiamo poco o nessun controllo.”

151:2.7 (1691.2) Quando Tommaso ebbe finito di parlare, la maggioranza dei suoi compagni predicatori era pronta a convenire con lui, ed anche Pietro e Natanaele stavano per parlare con lui, quando Gesù si alzò e disse: “Bravo Tommaso; tu hai capito il vero significato delle parabole; ma sia Pietro che Natanaele hanno fatto altrettanto bene, nel senso che hanno evidenziato così pienamente il pericolo di trasformare in allegorie le mie parabole. Nel vostro cuore potete spesso impegnarvi proficuamente in questi slanci d’immaginazione speculativa, ma commettete un errore quando cercate di presentare tali conclusioni come parte del vostro insegnamento pubblico.”

151:2.8 (1691.3) Ora che la tensione era superata, Pietro e Natanaele si felicitarono l’un l’altro per le loro interpretazioni e, ad eccezione dei gemelli Alfeo, ciascuno degli apostoli si avventurò a dare un’interpretazione della parabola del seminatore prima di ritirarsi per la notte. Anche Giuda Iscariota offrì una spiegazione molto plausibile. I dodici tentarono spesso, tra di loro, di decifrare le parabole del Maestro come avrebbero fatto di un’allegoria, ma non presero mai più sul serio tali speculazioni. Questa fu una riunione molto proficua per gli apostoli ed i loro associati, specialmente perché a partire da questo momento Gesù impiegò sempre di più delle parabole in connessione con il suo insegnamento pubblico.

3. Altro sulle parabole

151:3.1 (1691.4) Gli apostoli erano talmente presi dalle parabole che l’intera serata successiva fu dedicata all’ulteriore discussione su di esse. Gesù introdusse la conferenza della sera dicendo: “Miei diletti, dovete sempre differenziare l’insegnamento in modo da adattare la vostra presentazione della verità alla mente e al cuore di coloro che vi ascoltano. Quando vi trovate davanti ad una moltitudine d’intelletti e di temperamenti diversi, non potete pronunciare parole differenti per ogni classe di ascoltatori, ma potete raccontare una storia per trasmettere il vostro insegnamento; ed ogni gruppo, ed anche ogni individuo, sarà in grado di dare la propria interpretazione della vostra parabola in conformità alle sue doti intellettuali e spirituali. Lasciate che la vostra luce brilli, ma fatelo con saggezza e discrezione. Nessuno, quando accende una lampada, la copre con un vaso o la mette sotto il letto; mette la sua lampada su un piedistallo dove tutti possano vedere la luce. Lasciate che vi dica che nel regno dei cieli non c’è niente di nascosto che non sarà manifestato; né vi sono dei segreti che non saranno infine conosciuti. Alla fine tutte le cose verranno alla luce. Non pensate soltanto alle folle e al modo in cui esse intendono la verità; prestate attenzione anche al modo in cui voi stessi la intendete. Ricordate ciò che vi ho detto molte volte: a colui che ha sarà dato di più, mentre a colui che non ha sarà tolto anche quello che pensa di avere.”

151:3.2 (1692.1) Il seguito della discussione sulle parabole e delle ulteriori istruzioni sulla loro interpretazione può essere riassunto ed espresso in linguaggio moderno come segue:

151:3.3 (1692.2) 1. Gesù sconsigliò l’uso sia di favole che di allegorie per insegnare le verità del vangelo. Egli raccomandò il libero uso di parabole, specialmente di parabole sulla natura. Insisté sull’importanza di utilizzare l’analogia esistente tra il mondo naturale e quello spirituale come mezzo per insegnare la verità. Egli fece frequentemente allusione alla natura come “l’ombra irreale e fugace delle realtà spirituali”.

151:3.4 (1692.3) 2. Gesù citò tre o quattro parabole tratte dalle Scritture ebraiche, attirando l’attenzione sul fatto che questo metodo d’insegnamento non era del tutto nuovo. Tuttavia divenne quasi un metodo nuovo d’insegnamento per il modo in cui egli lo impiegò da allora in poi.

151:3.5 (1692.4) 3. Nell’insegnare agli apostoli il valore delle parabole, Gesù richiamò l’attenzione sui seguenti punti:

151:3.6 (1692.5) La parabola fa simultaneo appello a livelli estremamente differenti di mente e di spirito. La parabola stimola l’immaginazione, sfida la discriminazione e provoca la critica mentale; incoraggia la simpatia senza suscitare antagonismo.

151:3.7 (1692.6) La parabola parte dalle cose conosciute per giungere al discernimento del non conosciuto. La parabola utilizza il materiale ed il naturale come mezzi per presentare lo spirituale ed il supermateriale.

151:3.8 (1692.7) Le parabole favoriscono l’adozione di decisioni morali imparziali. La parabola elude numerosi pregiudizi e introduce con grazia nuove verità nella mente, e fa tutto ciò provocando il minimo di risentimento personale di autodifesa.

151:3.9 (1692.8) Il rifiuto della verità contenuta nell’analogia di una parabola richiede un atto intellettuale cosciente compiuto direttamente in dispregio del giudizio retto e della decisione equa di un individuo. La parabola porta a forzare il pensiero attraverso il senso dell’udito.

151:3.10 (1692.9) L’uso dell’insegnamento in forma di parabole permette all’istruttore di presentare delle verità nuove, anche sensazionali, evitando nel contempo in larga misura ogni controversia e conflitto esterno con la tradizione e l’autorità costituita.

151:3.11 (1693.1) La parabola possiede anche il vantaggio di stimolare il ricordo della verità insegnata quando s’incontrano successivamente le stesse scene familiari.

151:3.12 (1693.2) In questo modo Gesù cercò di far conoscere ai suoi discepoli molte delle ragioni a sostegno della sua pratica d’impiegare sempre più le parabole nel suo insegnamento pubblico.

151:3.13 (1693.3) Verso la fine della lezione della sera Gesù fece il suo primo commento sulla parabola del seminatore. Egli disse che la parabola si riferiva a due cose: primo, era un riesame del suo ministero fino a quel momento ed una previsione di ciò che l’attendeva durante il resto della sua vita sulla terra. Secondo, era anche un’allusione a quello che gli apostoli e gli altri messaggeri del regno potevano aspettarsi nel loro ministero, di generazione in generazione, con il passare del tempo.

151:3.14 (1693.4) Gesù ricorse all’uso di parabole anche per confutare nel modo migliore possibile lo sforzo calcolato dei capi religiosi di Gerusalemme d’insegnare che tutta la sua opera era compiuta con l’assistenza di demoni e del principe dei diavoli. Il richiamo alla natura contraddiceva tale insegnamento, poiché la gente di quel tempo considerava tutti i fenomeni naturali come il prodotto dell’azione diretta di esseri spirituali e di forze soprannaturali. Egli decise anche di adottare questo metodo d’insegnamento perché gli consentiva di proclamare delle verità essenziali a coloro che desideravano conoscere la via migliore, fornendo allo stesso tempo ai suoi nemici minori opportunità di trovare motivi di offesa e di accuse contro di lui.

151:3.15 (1693.5) Prima di congedare il gruppo per la notte, Gesù disse: “Ora vi racconterò la fine della parabola del seminatore. Vorrei mettervi alla prova per sapere come l’accetterete: il regno dei cieli è anche simile ad un uomo che ha seminato del buon seme sulla terra; e mentre dormiva di notte e si occupava dei suoi affari di giorno, il seme germogliò e crebbe, e senza che egli sapesse come, la pianta giunse a maturazione. Vi fu dapprima lo stelo, poi la spiga, poi il grano nella spiga. E poi quando il grano fu maturo l’uomo prese la sua falce e fu fatto il raccolto. Colui che ha orecchi per intendere intenda.”

151:3.16 (1693.6) Gli apostoli rigirarono molte volte queste parole nella loro mente, ma il Maestro non fece mai più menzione di questa aggiunta alla parabola del seminatore.

4. Altre parabole in riva al mare

151:4.1 (1693.7) Il giorno successivo Gesù insegnò di nuovo al popolo dal battello, dicendo: “Il regno dei cieli è simile ad un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo; ma mentre dormiva il suo nemico venne a seminare della zizzania in mezzo al grano e fuggì. Così, quando le pianticelle germogliarono e più tardi stavano per dare frutto, apparve anche la zizzania. Allora i servi di questo padrone vennero a dirgli: ‘Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene allora questa zizzania?’ Ed egli rispose ai suoi servi: ‘Un nemico ha fatto questo.’ Allora i servi chiesero al loro padrone: ‘Vuoi che andiamo ad estirpare questa zizzania?’ Ma egli rispose loro dicendo: ‘No, per timore che strappandola sradichiate anche il frumento. Lasciate piuttosto che entrambi crescano insieme fino al tempo del raccolto, e dirò allora ai mietitori: raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla, poi raccogliete il frumento per ammassarlo nel mio granaio.’”

151:4.2 (1693.8) Dopo che la gente ebbe posto qualche domanda, Gesù raccontò un’altra parabola: “Il regno dei cieli è simile ad un granello di senape che un uomo ha seminato nel suo campo. Ora un grano di senape è il più piccolo dei semi, ma quando si è sviluppato completamente diventa la più grande di tutte le erbe ed assomiglia ad un albero, cosicché gli uccelli del cielo possono venire a riposare sui suoi rami.”

151:4.3 (1694.1) “Il regno dei cieli è anche simile al lievito che una donna prese e nascose in tre misure di farina, e così avvenne che tutta la farina lievitò.”

151:4.4 (1694.2) “Il regno dei cieli è anche simile ad un tesoro nascosto in un campo e che un uomo ha scoperto. Nella sua gioia egli andò a vendere tutto quanto possedeva per poter avere il denaro per comperare il campo.”

151:4.5 (1694.3) “Il regno dei cieli è anche simile ad un mercante che cerca delle belle perle; ed avendo trovato una perla di grande valore, andò a vendere quanto possedeva per poter acquistare la perla straordinaria.”

151:4.6 (1694.4) “Ancora, il regno dei cieli è simile ad una rete a strascico che è stata gettata in mare e che raccoglie ogni sorta di pesci. Ora, quando la rete fu piena, i pescatori la tirarono sulla spiaggia, dove si sedettero per fare la cernita dei pesci, raccogliendo quelli buoni in panieri mentre gettarono via quelli cattivi.”

151:4.7 (1694.5) Gesù raccontò alla folla molte altre parabole. Infatti, a partire da questo momento egli insegnò raramente alle masse se non con questi metodi. Dopo aver parlato in parabole ad un uditorio pubblico, egli esponeva più completamente ed esplicitamente i suoi insegnamenti agli apostoli e agli evangelisti durante le riunioni della sera.

5. La visita a Keresa

151:5.1 (1694.6) La folla continuò ad aumentare per tutta la settimana. Sabato Gesù se ne andò sulle colline, ma domenica mattina le folle ritornarono. Gesù parlò loro nel primo pomeriggio dopo la predicazione di Pietro, e quando ebbe terminato, disse ai suoi apostoli: “Sono stanco della ressa; andiamo sull’altra sponda a riposarci per un giorno.”

151:5.2 (1694.7) Mentre attraversavano il lago essi incontrarono una di quelle violente ed improvvise bufere di vento che sono caratteristiche del Mare di Galilea, specialmente in questa stagione dell’anno. Questa massa d’acqua è circa duecento metri sotto il livello del mare ed è circondata da alte rive, specialmente ad ovest. Vi sono delle gole profonde che vanno dal lago verso i monti, e poiché l’aria calda si alza in una sacca sopra il lago durante il giorno, c’è una tendenza dopo il tramonto che l’aria fresca delle gole irrompa verso il lago. Queste bufere di vento arrivano rapidamente e se ne vanno talvolta altrettanto improvvisamente.

151:5.3 (1694.8) Fu proprio una di queste bufere di vento della sera che sorprese il battello che portava Gesù verso l’altra riva questa domenica sera. Altri tre battelli con alcuni degli evangelisti più giovani lo seguivano. Questa tempesta era molto violenta, nonostante fosse limitata a questa zona del lago, non essendovi segni di burrasca sulla riva occidentale. Il vento era talmente forte che le onde cominciarono ad abbattersi sul battello. Il forte vento aveva strappato via la vela prima che gli apostoli avessero potuto ammainarla, ed essi dipendevano ora interamente dai loro remi per remare faticosamente verso la riva, distante poco meno di tre chilometri.

151:5.4 (1694.9) Nel frattempo Gesù dormiva a poppa del battello sotto un piccolo riparo che lo proteggeva. Il Maestro era stanco quando lasciarono Betsaida, ed era per assicurarsi del riposo che aveva ordinato loro di portarlo sull’altra riva. Questi ex pescatori erano dei rematori forti ed esperti, ma questa era una delle tormente più violente che avessero mai incontrato. Sebbene il vento e le onde sballottassero il loro battello quasi fosse un giocattolo, Gesù continuava a dormire imperturbato. Pietro era al remo di dritta vicino alla poppa. Quando il battello cominciò a riempirsi d’acqua, egli lasciò il suo remo e, precipitatosi verso Gesù, lo scosse energicamente per svegliarlo, e quando si fu destato Pietro gli disse: “Maestro, non sai che siamo in mezzo ad una violenta tempesta? Se tu non ci salvi periremo tutti.”

151:5.5 (1695.1) Come uscì sotto la pioggia, Gesù guardò prima Pietro e poi, scrutando nell’oscurità i rematori che lottavano, volse nuovamente lo sguardo verso Simon Pietro, il quale, nella sua agitazione, non era ancora tornato al suo remo, e gli disse: “Perché siete tutti così impauriti? Dov’è la vostra fede? Calma, state tranquilli.” Gesù aveva appena rivolto questo rimprovero a Pietro e agli altri apostoli, ed aveva appena invitato Pietro a cercare serenità per calmare la sua anima preoccupata, quando l’atmosfera perturbata, ristabilito il proprio equilibrio, si placò in una grande calma. Le onde agitate si calmarono quasi immediatamente, mentre le nuvole nere, dopo un breve acquazzone, svanirono, e le stelle brillarono nel cielo. Per quanto possiamo giudicare noi, tutto ciò fu una pura coincidenza; ma gli apostoli, e specialmente Simon Pietro, non cessarono mai di considerare l’episodio come un miracolo della natura. Era particolarmente facile per gli uomini di quel tempo credere a dei miracoli della natura poiché erano fermamente persuasi che tutta la natura fosse un fenomeno direttamente controllato da forze spirituali e da esseri soprannaturali.

151:5.6 (1695.2) Gesù spiegò chiaramente ai dodici che egli aveva parlato ai loro spiriti turbati e si era rivolto alle loro menti scosse dalla paura, e che non aveva comandato agli elementi di obbedire alla sua parola, ma non servì a nulla. I discepoli del Maestro persistettero sempre nell’interpretare a modo loro tutti questi avvenimenti casuali. Da quel giorno essi insisterono nel considerare il Maestro come uno che disponeva di un potere assoluto sugli elementi della natura. Pietro non si stancò mai di raccontare come “anche i venti e le onde gli obbediscono”.

151:5.7 (1695.3) Era sera tardi quando Gesù ed i suoi associati raggiunsero la riva, e poiché era una notte calma e stupenda, si riposarono tutti nei battelli e non sbarcarono che poco dopo il sorgere del sole del giorno successivo. Quando furono riuniti insieme, circa quaranta in tutto, Gesù disse: “Saliamo su quelle colline e fermiamoci per alcuni giorni a meditare sui problemi del regno del Padre.”

6. Il demente di Keresa

151:6.1 (1695.4) Sebbene la maggior parte della vicina riva orientale del lago risalisse dolcemente verso le terre alte, in questo punto particolare c’era un pendio scosceso, e la riva in alcuni punti cadeva a picco sul lago. Indicando il fianco della collina vicina, Gesù disse: “Saliamo su questo fianco per fare colazione e per riposare e parlare sotto qualche riparo.”

151:6.2 (1695.5) Tutto questo fianco della collina era pieno di caverne che erano state scavate nella roccia. Molte di queste nicchie erano antichi sepolcri. A mezza collina, su una piccola area relativamente piana, si trovava il cimitero del piccolo villaggio di Keresa. Mentre Gesù ed i suoi associati passavano vicino a questo cimitero, un demente che viveva in queste caverne sul fianco della collina si precipitò verso di loro. Questo demente era molto conosciuto da queste parti, ed una volta era stato legato con ceppi e catene e confinato in una delle grotte. Da lungo tempo egli aveva rotto i suoi ceppi ed errava ora in libertà fra le tombe ed i sepolcri abbandonati.

151:6.3 (1696.1) Quest’uomo, di nome Amos, era afflitto da una forma ricorrente di follia. C’erano lunghi periodi in cui si procurava da vestire e si comportava abbastanza bene tra i suoi simili. Durante uno di questi intervalli di lucidità egli era andato a Betsaida, dove aveva ascoltato la predicazione di Gesù e degli apostoli, ed in quel tempo era divenuto un tiepido credente nel vangelo del regno. Ma comparve presto una fase violenta della sua malattia, ed egli fuggì verso le tombe, dove gemeva, urlava e si comportava in maniera tale da terrorizzare tutti coloro cui capitava d’incontrarlo.

151:6.4 (1696.2) Quando Amos riconobbe Gesù cadde ai suoi piedi ed esclamò: “Io ti conosco, Gesù, ma io sono posseduto da molti demoni e ti supplico di non tormentarmi.” Quest’uomo credeva veramente che la sua periodica afflizione mentale fosse dovuta al fatto che, in tali momenti, degli spiriti cattivi od impuri entrassero in lui e dominassero la sua mente ed il suo corpo. I suoi disturbi erano principalmente emotivi — il suo cervello non era gravemente malato.

151:6.5 (1696.3) Gesù, abbassando il suo sguardo sull’uomo che strisciava ai suoi piedi come un animale, si piegò e, presolo per mano, lo fece alzare e gli disse: “Amos, tu non sei posseduto da un demone; tu hai già ascoltato la buona novella che sei un figlio di Dio. Io ti comando di uscire da questo malessere.” E quando Amos udì Gesù pronunciare queste parole, si produsse una tale trasformazione nel suo intelletto che fu immediatamente ristabilito nell’equilibrio mentale e nel normale controllo delle sue emozioni. In questo momento si era riunita una folla considerevole proveniente dal villaggio vicino e queste persone, accresciute dai custodi di porci provenienti dalle alture circostanti, rimasero stupite nel vedere il demente che sedeva con Gesù e i suoi discepoli, nel pieno possesso del suo equilibrio mentale e che conversava liberamente con loro.

151:6.6 (1696.4) Mentre i guardiani di porci si precipitavano nel villaggio per diffondere la notizia che il demente era stato risanato, i cani caricarono un piccolo branco di circa trenta porci incustoditi e spinsero la maggior parte di essi da un precipizio nel mare. Fu questo avvenimento accidentale, in connessione con la presenza di Gesù e con la presunta guarigione miracolosa del demente, che diede origine alla leggenda che Gesù aveva guarito Amos cacciando una legione di demoni da lui, e che questi demoni erano entrati nel branco di porci, inducendoli subito a fuggire a testa bassa verso la loro distruzione nel mare sottostante. Prima della fine del giorno questo episodio era stato diffuso dai custodi di porci, e l’intero villaggio vi credette. Amos credette con assoluta certezza a questa storia; egli aveva visto i porci cadere oltre il ciglio della collina poco dopo che la sua mente turbata si era calmata, e credette sempre che essi avessero portato con loro gli stessi spiriti cattivi che l’avevano così a lungo tormentato ed afflitto. E ciò contribuì molto alla permanenza della sua guarigione. È ugualmente vero che tutti gli apostoli di Gesù (eccetto Tommaso) credettero che l’episodio dei porci fosse direttamente connesso con la guarigione di Amos.

151:6.7 (1696.5) Gesù non ottenne il riposo che era venuto a cercare. Per quasi tutta la giornata egli fu pressato da coloro che venivano a seguito della notizia che Amos era stato guarito, e che erano attratti dalla storia che i demoni erano usciti dal demente per entrare nel branco di porci. Così, dopo una sola notte di riposo, martedì mattina presto Gesù ed i suoi amici furono svegliati da una delegazione di questi allevatori pagani di porci, che era venuta a sollecitarlo di allontanarsi da loro. Il loro portavoce disse a Pietro e ad Andrea: “Pescatori di Galilea, partite da noi e portate con voi il vostro profeta. Noi sappiamo che è un sant’uomo, ma gli dei del nostro paese non lo conoscono e noi rischiamo di perdere un gran numero di porci. La paura di voi e discesa su di noi, per cui vi preghiamo di andarvene.” E quando Gesù li ebbe ascoltati disse ad Andrea: “Ritorniamo a casa nostra.”

151:6.8 (1697.1) Al momento di partire Amos supplicò Gesù di permettergli di tornare con loro, ma il Maestro non volle acconsentire. Gesù disse ad Amos: “Non dimenticare che sei un figlio di Dio. Ritorna dal tuo popolo e mostra loro quali grandi cose Dio ha fatto per te.” Ed Amos andò in giro a divulgare che Gesù aveva cacciato una legione di demoni dalla sua anima turbata, e che questi spiriti cattivi erano entrati in un branco di porci, conducendoli subito alla distruzione. Ed egli non si fermò prima di essere andato in tutte le città della Decapoli, proclamando quali grandi cose Gesù aveva fatto per lui.

Fascicolo 152 - Avvenimenti che portarono alla crisi di Cafarnao

Il Libro di Urantia

Fascicolo 152

Avvenimenti che portarono alla crisi di Cafarnao

152:0.1 (1698.1) LA STORIA della guarigione di Amos, il demente di Keresa, si era già diffusa a Betsaida e a Cafarnao, cosicché una grande folla stava aspettando Gesù quando il suo battello accostò quel martedì mattina. In mezzo a questa folla si trovavano i nuovi osservatori inviati dal Sinedrio di Gerusalemme, che erano venuti a Cafarnao per trovare un motivo per arrestare e mettere sotto accusa il Maestro. Mentre Gesù parlava con coloro che si erano riuniti per accoglierlo, Giairo, uno dei capi della sinagoga, si aprì un varco tra la folla e, prostratosi ai suoi piedi, lo prese per mano e lo supplicò di andare in fretta con lui, dicendo: “Maestro, la mia figlioletta, una figlia unica, giace a casa mia in punto di morte. Ti prego di venire a guarirla.” Quando Gesù udì la richiesta di questo padre, disse: “Verrò con te.”

152:0.2 (1698.2) Quando Gesù si avviò con Giairo, la grande moltitudine che aveva sentito la supplica del padre li seguì per vedere che cosa sarebbe accaduto. Poco prima del loro arrivo a casa del dirigente, mentre passavano in fretta per una strada stretta e con la folla che lo pressava, Gesù si fermò improvvisamente esclamando: “Qualcuno mi ha toccato.” E quando coloro che erano vicini a lui negarono di averlo toccato, Pietro disse: “Maestro, puoi vedere come questa folla ti pressa minacciando di schiacciarci, e tuttavia tu dici ‘qualcuno mi ha toccato’. Che cosa vuoi dire?” Allora Gesù disse: “Ho chiesto chi mi ha toccato perché ho percepito che dell’energia vivente era uscita da me.” Mentre Gesù si guardava attorno, il suo sguardo si posò su una donna vicina a lui, la quale, fattasi avanti, s’inginocchiò ai suoi piedi e disse: “Per anni sono stata afflitta da un’estenuante emorragia. Ho sofferto molto per l’intervento di numerosi medici; ho consumato tutte le mie sostanze, ma nessuno è riuscito a guarirmi. Poi ho sentito parlare di te ed ho pensato che se solo potevo toccare il lembo della tua veste certamente sarei guarita. E così sono avanzata con la folla che spingeva in avanti fino a che, trovandomi vicina a te, Maestro, ho toccato il bordo della tua veste e sono guarita; io so che sono stata guarita della mia malattia.”

152:0.3 (1698.3) Quando Gesù udì ciò, prese la donna per mano e, fattala alzare, disse: “Figlia, la tua fede ti ha guarita; va in pace.” Fu la sua fede e non il suo tocco che la guarì. Questo caso è un buon esempio di molte guarigioni apparentemente miracolose che avvennero durante la carriera terrena di Gesù, ma che egli non volle coscientemente in alcun senso. Il passare del tempo dimostrò che questa donna era realmente guarita della sua malattia. La sua fede era del genere che faceva presa diretta sul potere creatore che risiedeva nella persona del Maestro. Con la fede che essa aveva, le bastava soltanto avvicinare la persona del Maestro. Non era affatto necessario che toccasse la sua veste; quella era semplicemente la parte superstiziosa della sua credenza. Gesù chiamò questa donna, Veronica di Cesarea di Filippo, in sua presenza per correggere due errori che potevano dimorare nella sua mente, o che potevano persistere nella mente dei testimoni di questa guarigione: egli non voleva che Veronica se ne andasse pensando che la sua paura, tentando d’impossessarsi furtivamente della guarigione, fosse stata onorata, o che la sua superstizione di associare il tocco della veste con la sua guarigione avesse avuto effetto. Egli desiderava far sapere a tutti che era la fede pura e vivente di Veronica che aveva operato la guarigione.

1. A casa di Giairo

152:1.1 (1699.1) Giairo era naturalmente assai spazientito per questo ritardo nel raggiungere la sua casa; così essi si rimisero in cammino con passo svelto. Ancora prima di entrare nel cortile del dirigente, uno dei suoi servi uscì dicendo: “Non disturbare il Maestro; tua figlia è morta.” Ma Gesù sembrò non prestare attenzione alle parole del servo perché, conducendo con lui Pietro, Giacomo e Giovanni, si girò e disse al padre in preda al dolore: “Non temere; credi soltanto.” Quando entrò in casa, egli trovò i suonatori di flauto già là con i piangitori che stavano facendo un baccano indecoroso; i parenti stavano già piangendo e gemendo. Dopo aver fatto uscire tutti i piangitori dalla stanza, entrò con il padre, la madre ed i suoi tre apostoli. Egli aveva detto ai piangitori che la fanciulla non era morta, ma essi lo derisero. Gesù si rivolse allora alla madre dicendo: “Tua figlia non è morta; è solo addormentata.” E dopo che la calma fu tornata nella casa, Gesù, avvicinatosi al giaciglio della ragazza, la prese per la mano e disse: “Figlia, io ti dico svegliati e alzati!” E quando la ragazza udì queste parole, si alzò immediatamente e camminò per la stanza. E subito, dopo che essa si fu ripresa dal suo stordimento, Gesù ordinò che le dessero qualcosa da mangiare, perché era stata a lungo senza cibo.

152:1.2 (1699.2) Poiché c’era molta agitazione a Cafarnao contro Gesù, egli riunì la famiglia e spiegò che la fanciulla era caduta in uno stato di coma a seguito di una lunga febbre e che egli l’aveva semplicemente svegliata, che non l’aveva risuscitata dalla morte. Egli spiegò similmente tutto questo ai suoi apostoli, ma fu inutile; essi credettero tutti che avesse risuscitato la ragazza dalla morte. Quello che Gesù diceva a spiegazione di molti di questi miracoli apparenti aveva poco effetto sui suoi discepoli. Essi erano fissati con i miracoli e non tralasciavano alcuna occasione per attribuire un nuovo prodigio a Gesù. Gesù e gli apostoli ritornarono a Betsaida dopo che egli ebbe specificamente raccomandato a tutti loro di non raccontare niente a nessuno.

152:1.3 (1699.3) Quando uscì dalla casa di Giairo, due ciechi condotti da un ragazzo muto lo seguirono chiedendo a gran voce di essere guariti. In questo momento la fama di Gesù come guaritore era al suo apice. Dovunque andasse degli ammalati e degli afflitti lo stavano aspettando. Il Maestro appariva ora molto stanco e tutti i suoi amici temevano che continuasse la sua opera d’insegnamento e di guarigione fino al punto di un vero collasso.

152:1.4 (1699.4) Gli apostoli di Gesù, per non parlare della gente comune, non potevano comprendere la natura e gli attributi di questo Dio-uomo. Né alcuna generazione successiva è stata capace di valutare che cosa avvenne sulla terra nella persona di Gesù di Nazaret. E né la scienza né la religione avranno mai la possibilità di controllare questi avvenimenti eccezionali, per la semplice ragione che una simile situazione straordinaria non potrà mai più riprodursi né su questo pianeta né su nessun altro mondo di Nebadon. Mai più, in nessun mondo di questo intero universo, apparirà un essere nelle sembianze della carne mortale, incorporando allo stesso tempo tutti gli attributi dell’energia creatrice congiunti con le doti spirituali che trascendono il tempo e la maggior parte delle altre limitazioni materiali.

152:1.5 (1700.1) Mai prima che Gesù fosse sulla terra, né dopo, è stato possibile ottenere in modo così diretto e vivido i risultati che accompagnano la fede forte e vivente degli uomini e delle donne mortali. Per ripetere questi fenomeni bisognerebbe andare alla presenza immediata di Micael, il Creatore, e trovarlo com’era in quei giorni — il Figlio dell’Uomo. Anche oggi, sebbene la sua assenza impedisca tali manifestazioni materiali, voi dovreste astenervi dal porre ogni sorta di limitazioni alla possibile dimostrazione del suo potere spirituale. Benché il Maestro sia assente come essere materiale, è presente come influenza spirituale nel cuore degli uomini. Lasciando questo mondo, Gesù ha permesso al suo spirito di vivere a fianco di quello di suo Padre, che risiede nella mente di ogni uomo.

2. La nutrizione dei cinquemila

152:2.1 (1700.2) Gesù continuò ad insegnare al popolo di giorno e ad istruire gli apostoli e gli evangelisti di sera. Il venerdì egli annunciò una licenza di una settimana in modo che tutti i suoi discepoli potessero recarsi a casa loro o dai loro amici per alcuni giorni prima di prepararsi ad andare a Gerusalemme per la Pasqua. Ma più della metà dei suoi discepoli rifiutò di lasciarlo, e la folla cresceva ogni giorno di più, al punto che Davide Zebedeo voleva costruire un nuovo accampamento, ma Gesù rifiutò di acconsentirvi. Il Maestro aveva riposato così poco durante il sabato che domenica mattina, 27 marzo, cercò di allontanarsi dalla folla. Alcuni evangelisti furono lasciati a parlare alla folla, mentre Gesù e i dodici progettavano di andarsene, in incognito, sulla riva opposta del lago, dove si proponevano di ottenere il riposo di cui avevano tanto bisogno in un magnifico parco a sud di Betsaida-Giulia. Questa zona era un luogo di svago favorito degli abitanti di Cafarnao; essi conoscevano bene questi parchi posti sulla riva orientale.

152:2.2 (1700.3) Ma la gente non la intendeva così. Essi conoscevano la direzione presa dal battello di Gesù, ed affittando ogni imbarcazione disponibile partirono all’inseguimento. Quelli che non riuscirono a procurarsi dei battelli partirono a piedi per girare intorno all’estremità nord del lago.

152:2.3 (1700.4) Nel tardo pomeriggio più di mille persone avevano trovato il Maestro in uno dei parchi ed egli parlò loro brevemente, seguito da Pietro. Molte di queste persone avevano portato con sé del cibo, e dopo aver preso il pasto serale si riunirono in piccoli gruppi mentre gli apostoli e i discepoli di Gesù li istruivano.

152:2.4 (1700.5) Lunedì pomeriggio la moltitudine era aumentata a più di tremila persone. Ed ancora — durante la sera — la gente continuava ad arrivare portando con sé ogni sorta di ammalati. Centinaia di persone interessate avevano deciso di fermarsi a Cafarnao per vedere ed ascoltare Gesù lungo il loro tragitto per recarsi alla Pasqua, e rifiutavano semplicemente di essere delusi. Mercoledì a mezzogiorno circa cinquemila uomini, donne e bambini erano riuniti in questo parco a sud di Betsaida-Giulia. Il tempo era gradevole, essendo prossima la fine della stagione delle piogge in questa località.

152:2.5 (1700.6) Filippo aveva procurato un rifornimento di cibo per tre giorni per Gesù e i dodici, che era custodito dal giovane Marco, il loro tuttofare. Il pomeriggio di questo giorno, il terzo per quasi la metà di questa moltitudine, il cibo che la gente aveva portato con sé era quasi terminato. Davide Zebedeo non aveva qui una città di tende per nutrire ed alloggiare le folle. Né Filippo aveva fatto provviste di cibo per una tale moltitudine. Ma la gente, sebbene avesse fame, non voleva andarsene. Si sussurrava segretamente che Gesù, desideroso di evitare difficoltà sia con Erode che con i dirigenti di Gerusalemme, avesse scelto questo posto tranquillo fuori della giurisdizione di tutti i suoi nemici come luogo adatto per essere incoronato re. L’entusiasmo del popolo stava crescendo di ora in ora. Non una parola fu detta a Gesù, sebbene certamente egli sapesse tutto quello che stava accadendo. Anche i dodici apostoli erano contaminati da queste idee, e specialmente gli evangelisti più giovani. Gli apostoli che favorivano questo tentativo di proclamare Gesù re erano Pietro, Giovanni, Simone Zelota e Giuda Iscariota. Quelli che si opponevano al piano erano Andrea, Giacomo, Natanaele e Tommaso. Matteo, Filippo e i gemelli Alfeo erano neutrali. Il capo di questo complotto per farlo re era Joab, uno dei giovani evangelisti.

152:2.6 (1701.1) Questa era la situazione alle cinque di mercoledì pomeriggio, quando Gesù chiese a Giacomo Alfeo di chiamare Andrea e Filippo. Gesù disse loro: “Che cosa faremo con la moltitudine? Essi sono con noi da tre giorni e molti di loro hanno fame. Essi non hanno cibo.” Filippo e Andrea si guardarono l’un l’altro e poi Filippo rispose: “Maestro, dovresti mandare via questa gente affinché possa andare nei villaggi circostanti a comperarsi del cibo.” E Andrea, che temeva l’attuazione del complotto per farlo re, si unì subito a Filippo dicendo: “Sì, Maestro, credo sia meglio che tu congedi la folla affinché possa andare per la sua strada ed acquistare del cibo mentre tu ti prendi un po’ di riposo.” In questo momento altri dei dodici si erano aggiunti al gruppo. Allora Gesù disse: “Ma io non desidero mandarli via affamati; non potete nutrirli?” Questo fu troppo per Filippo, ed egli gridò: “Maestro, in questo posto di campagna dove possiamo acquistare del pane per questa moltitudine? Duecento denari non basterebbero per un pasto.”

152:2.7 (1701.2) Prima che gli apostoli avessero avuto la possibilità di esprimersi, Gesù si girò verso Andrea e Filippo dicendo: “Non voglio mandare via queste persone. Eccoli, sono come delle pecore senza un pastore. Io vorrei nutrirle. Quale cibo abbiamo con noi?” Mentre Filippo conversava con Matteo e Giuda, Andrea cercò il giovane Marco per accertare quanto fosse rimasto delle loro provviste. Egli ritornò da Gesù dicendo: “Non restano al ragazzo che cinque pani d’orzo e due pesci secchi” — e Pietro aggiunse prontamente: “E dobbiamo ancora mangiare questa sera.”

152:2.8 (1701.3) Per un istante Gesù rimase in silenzio. C’era un’espressione lontana nei suoi occhi. Gli apostoli tacevano. Gesù si girò improvvisamente verso Andrea e disse: “Portami i pani e i pesci.” E quando Andrea ebbe portato il cesto a Gesù, il Maestro disse: “Ordina alla gente di sedersi sull’erba in gruppi di cento e di designare un capo per ciascun gruppo mentre tu porti tutti gli evangelisti qui con noi.”

152:2.9 (1701.4) Gesù prese i pani nelle sue mani e, dopo aver reso grazie, spezzò il pane e ne diede ai suoi apostoli, che lo passarono ai loro associati, i quali a loro volta lo portarono alla moltitudine. Gesù allo stesso modo spezzò e distribuì i pesci. E questa moltitudine mangiò e fu saziata. E quando ebbero finito di mangiare, Gesù disse ai discepoli: “Raccogliete i pezzi rotti che rimangono affinché niente vada perduto.” E quando ebbero finito di raccogliere i pezzi, essi avevano riempito dodici cesti. Quelli che parteciparono a questo banchetto straordinario furono circa cinquemila uomini, donne e bambini.

152:2.10 (1702.1) E questo fu il primo ed unico miracolo della natura che Gesù compì dopo averlo coscientemente progettato. È vero che i suoi discepoli avevano tendenza a chiamare miracoli molti fatti che non lo erano, ma questo fu un autentico ministero soprannaturale. In questo caso, come ci è stato insegnato, Micael moltiplicò gli elementi nutritivi come fa sempre, salvo l’eliminazione del fattore tempo ed il canale vitale visibile.

3. L’episodio dell’incoronazione

152:3.1 (1702.2) La nutrizione dei cinquemila con energia soprannaturale fu un altro di quei casi in cui la pietà umana aggiunta al potere creatore ebbero come risultato ciò che avvenne. Ora che la moltitudine era stata saziata, e poiché la fama di Gesù era subito aumentata a causa di questo straordinario prodigio, il progetto di prendere il Maestro e di proclamarlo re non richiedeva alcuna direzione personale. L’idea sembrò diffondersi tra la folla come un contagio. La reazione della moltitudine a questo soddisfacimento improvviso e spettacolare dei suoi bisogni fisici fu profonda e travolgente. Per lungo tempo era stato insegnato agli Ebrei che il Messia, il figlio di Davide, quando fosse venuto, avrebbe fatto nuovamente scorrere nel paese latte e miele, e che il pane della vita sarebbe stato donato loro come la manna del cielo si pensava fosse caduta sui loro antenati nel deserto. E tutta questa aspettativa non stava per realizzarsi ora proprio davanti ai loro occhi? Quando questa moltitudine affamata e denutrita ebbe finito di rimpinzarsi con il cibo miracoloso, ci fu una sola reazione unanime: “Ecco il nostro re.” Il liberatore d’Israele che compiva prodigi era giunto. Agli occhi di queste persone semplici il potere di nutrire comportava il diritto di regnare. Non c’è da meravigliarsi, quindi, che la moltitudine, quando ebbe finito di mangiare, si sia alzata come un sol uomo e abbia gridato: “Facciamolo re!”

152:3.2 (1702.3) Questo forte clamore entusiasmò Pietro e quegli apostoli che conservavano ancora la speranza di vedere Gesù affermare il suo diritto a regnare. Ma queste false speranze non sarebbero vissute a lungo. Questo forte clamore della moltitudine aveva appena cessato di ripercuotersi sulle rocce vicine che Gesù salì su un’enorme pietra e, alzata la mano destra per attirare la loro attenzione, disse: “Figli miei, voi avete delle buone intenzioni, ma siete poco avveduti e rivolti alla materialità.” Ci fu una breve pausa; questo vigoroso Galileo era là in atteggiamento maestoso nell’incantevole splendore di quel tramonto orientale. Egli sembrava in tutto un re mentre proseguiva a dire a questa moltitudine trepidante: “Voi vorreste farmi re, non perché le vostre anime sono state illuminate da una grande verità, ma perché i vostri stomaci sono stati riempiti di pane. Quante volte vi ho detto che il mio regno non è di questo mondo? Il regno dei cieli che noi proclamiamo è una fraternità spirituale e nessuno la governa seduto su un trono materiale. Mio Padre che è nei cieli è il Sovrano infinitamente saggio ed onnipotente di questa fraternità spirituale dei figli di Dio sulla terra. Ho talmente sbagliato nel rivelarvi il Padre degli spiriti al punto che vorreste fare un re di suo Figlio incarnato! Ora ritornate tutti alle vostre case. Se avete bisogno di un re, che il Padre delle luci sia incoronato nel cuore di ciascuno di voi come Sovrano spirituale di tutte le cose.”

152:3.3 (1702.4) Queste parole di Gesù congedarono la moltitudine disorientata e scoraggiata. Molti di coloro che avevano creduto in lui fecero marcia indietro e cessarono da allora di seguirlo. Gli apostoli erano senza parole; essi stavano riuniti in silenzio attorno ai dodici cesti con i resti del cibo; solo il ragazzo tuttofare, il giovane Marco, disse: “Ed egli ha rifiutato di essere nostro re.” Prima di partire da solo per le colline, Gesù si girò verso Andrea e disse: “Riporta i tuoi fratelli a casa di Zebedeo e prega con loro, specialmente per tuo fratello Simon Pietro.”

4. La visione notturna di Simon Pietro

152:4.1 (1703.1) Gli apostoli, senza il loro Maestro — mandati via da soli — salirono sul battello e cominciarono a remare in silenzio verso Betsaida, posta sulla riva occidentale del lago. Nessuno dei dodici era così depresso ed abbattuto come Simon Pietro. Fu pronunciata a malapena qualche parola; essi stavano pensando tutti al Maestro da solo sulle colline. Li aveva abbandonati? In precedenza egli non li aveva mai mandati via tutti e rifiutato di andare con loro. Che cosa poteva significare tutto ciò?

152:4.2 (1703.2) L’oscurità scese su di loro, perché si era alzato un forte vento contrario che rendeva quasi impossibile avanzare. Mentre le ore dell’oscurità e del remare faticoso passavano, Pietro si sentì stanco e cadde per la spossatezza in un sonno profondo. Andrea e Giacomo lo stesero sul sedile imbottito a poppa del battello. Mentre gli altri apostoli lottavano contro il vento e le onde, Pietro fece un sogno; ebbe una visione di Gesù che veniva verso di loro camminando sul mare. Quando il Maestro sembrò procedere oltre il battello, Pietro gridò: “Salvaci, Maestro, salvaci.” E quelli che si trovavano a poppa del battello lo udirono pronunciare alcune di queste parole. Mentre questa apparizione notturna continuava nella mente di Pietro, sognò che udiva Gesù dire: “Abbiate coraggio, sono io, non temete.” Ciò fu come il balsamo di Galaad sull’anima turbata di Pietro; questo placò il suo spirito agitato, cosicché (nel suo sogno) egli gridò al Maestro: “Signore, se sei veramente tu, invitami a venire a camminare con te sull’acqua.” E quando Pietro si mise a camminare sull’acqua, le onde impetuose lo atterrirono, e poiché stava per affondare, gridò: “Signore, salvami!” E molti dei dodici lo udirono lanciare questo grido. Poi Pietro sognò che Gesù veniva in suo soccorso, e tendendo la sua mano lo afferrava e lo sollevava dicendo: “O, tu di poca fede, perché hai dubitato?”

152:4.3 (1703.3) In connessione con l’ultima parte del suo sogno, Pietro si alzò dal sedile su cui dormiva e andò veramente fuori bordo ed in acqua. Ed egli si svegliò dal suo sogno mentre Andrea, Giacomo e Giovanni lo afferravano e lo tiravano fuori dal mare.

152:4.4 (1703.4) Per Pietro questa esperienza fu sempre reale. Egli credette sinceramente che Gesù fosse venuto da loro quella notte. Egli convinse solo parzialmente Giovanni Marco, cosa che spiega perché Marco lasciò una parte della storia fuori dal suo racconto. Luca, il medico, che fece delle ricerche approfondite su queste materie, concluse che l’episodio fu una visione di Pietro e rifiutò quindi d’includere questa storia nella preparazione della sua narrazione.

5. Di ritorno a Betsaida

152:5.1 (1703.5) Giovedì mattina, prima dell’alba, essi ancorarono il loro battello al largo vicino alla casa di Zebedeo e dormirono quasi fino a mezzogiorno. Andrea fu il primo ad alzarsi e, passeggiando in riva al mare, trovò Gesù in compagnia del loro giovane tuttofare, seduto su una pietra vicino all’acqua. Nonostante che molti della folla e dei giovani evangelisti avessero cercato Gesù tutta la notte e per gran parte del giorno successivo sulle colline orientali, poco dopo mezzanotte egli ed il giovane Marco erano partiti a piedi per girare attorno al lago, attraversare il fiume e ritornare a Betsaida.

152:5.2 (1704.1) Dei cinquemila che erano stati miracolosamente nutriti e che quando i loro stomaci furono pieni ed il loro cuore vuoto lo avrebbero fatto re, soltanto cinquecento persisterono a seguirlo. Ma prima che costoro fossero informati del suo ritorno a Betsaida, Gesù chiese ad Andrea di riunire i dodici apostoli ed i loro associati, incluse le donne, dicendo: “Desidero parlare con loro.” E quando furono tutti pronti, Gesù disse:

152:5.3 (1704.2) “Per quanto tempo vi sopporterò? Siete tutti lenti alla comprensione spirituale e carenti di fede vivente? Per tutti questi mesi io vi ho insegnato le verità del regno, e voi siete ancora dominati da motivi materiali invece che da considerazioni spirituali. Non avete neanche letto nelle Scritture dove Mosè esorta i figli non credenti d’Israele, dicendo loro: ‘Non temete, state calmi e contemplate la salvezza del Signore’? Il salmista ha detto: ‘Riponete la vostra fede nel Signore.’ ‘Siate pazienti, aspettate il Signore ed abbiate coraggio. Egli fortificherà il vostro cuore.’ ‘Rimettete il vostro fardello al Signore ed egli vi sosterrà. Abbiate sempre fiducia in lui ed aprite il vostro cuore a lui, perché Dio è il vostro rifugio.’ ‘Colui che abita nel luogo segreto dell’Altissimo dimorerà all’ombra dell’Onnipotente.’ ‘È meglio aver fede nel Signore che porre fiducia nei prìncipi umani.’

152:5.4 (1704.3) “Ed ora vedete tutti che operare miracoli e compiere prodigi materiali non conquisterà delle anime al regno spirituale? Abbiamo nutrito la folla, ma ciò non li ha portati né ad aver fame del pane della vita né ad aver sete dell’acqua della rettitudine spirituale. Quando la loro fame è stata soddisfatta essi non hanno cercato di entrare nel regno dei cieli, ma piuttosto hanno cercato di proclamare re il Figlio dell’Uomo alla maniera dei re di questo mondo, soltanto per poter continuare a mangiare del pane senza dover faticare. E tutto ciò, cui molti di voi hanno più o meno partecipato, non contribuisce in nulla a rivelare il Padre celeste o a far progredire il suo regno sulla terra. Non abbiamo abbastanza nemici tra i capi religiosi del paese senza fare delle cose che probabilmente ci alienerebbero anche i governanti civili? Io prego che il Padre unga i vostri occhi perché possiate vedere ed apra le vostre orecchie perché possiate udire, affinché abbiate pienamente fede nel vangelo che vi ho insegnato.”

152:5.5 (1704.4) Gesù annunciò poi che desiderava ritirarsi per alcuni giorni di riposo con i suoi apostoli prima di prepararsi ad andare a Gerusalemme per la Pasqua, e proibì a tutti i suoi discepoli o alla folla di seguirlo. Così essi si recarono in battello nella regione di Gennezaret per due o tre giorni di riposo e di sonno. Gesù si stava preparando ad un momento molto critico della sua vita sulla terra e passò quindi molto tempo in comunione con il Padre celeste.

152:5.6 (1704.5) La notizia della nutrizione dei cinquemila e del tentativo di fare re Gesù suscitò una vasta curiosità ed acuì i timori dei capi religiosi e dei dirigenti civili in tutta la Galilea e la Giudea. Mentre questo grande miracolo non fece nulla per far progredire il vangelo del regno nell’anima dei credenti orientati al materialismo e indifferenti, servì lo scopo di porre termine alla tendenza a cercare miracoli e ad anelare un re nella famiglia immediata di apostoli e di discepoli più vicini a Gesù. Questo episodio spettacolare mise fine al primo periodo d’insegnamento, di educazione e di guarigione, preparando così la via all’inizio di quest’ultimo anno di proclamazione delle fasi più elevate e più spirituali del nuovo vangelo del regno — la filiazione divina, la libertà spirituale e la salvezza eterna.

6. A Gennezaret

152:6.1 (1705.1) Mentre riposava a casa di un ricco credente della regione di Gennezaret, Gesù tenne delle riunioni informali con i dodici apostoli ogni pomeriggio. Gli ambasciatori del regno erano un serio, sobrio e corretto gruppo di uomini disillusi. Ma anche dopo tutto quello che era successo, e come gli avvenimenti successivi rivelarono, questi dodici uomini non erano ancora completamente liberati dalle loro nozioni congenite e a lungo accarezzate sulla venuta del Messia ebreo. Gli avvenimenti delle ultime settimane si erano svolti troppo rapidamente perché questi pescatori attoniti ne cogliessero il pieno significato. Ci vuole del tempo agli uomini e alle donne per effettuare dei cambiamenti radicali ed estesi nei loro concetti base e fondamentali di condotta sociale, di atteggiamenti filosofici e di convinzioni religiose.

152:6.2 (1705.2) Mentre Gesù e i dodici si riposavano a Gennezaret, le folle si dispersero; alcuni rientrarono a casa loro, altri andarono a Gerusalemme per la Pasqua. In meno di un mese i seguaci entusiasti e manifesti di Gesù, che erano più di cinquantamila nella sola Galilea, si ridussero a meno di cinquecento. Gesù desiderava dare ai suoi apostoli una simile esperienza dell’incostanza dell’acclamazione popolare affinché essi non fossero tentati di confidare in queste manifestazioni d’isteria religiosa temporanea dopo che li avesse lasciati soli nell’opera del regno, ma egli riuscì solo parzialmente in questo sforzo.

152:6.3 (1705.3) La seconda sera del loro soggiorno a Gennezaret, il Maestro raccontò di nuovo agli apostoli la parabola del seminatore ed aggiunse queste parole: “Vedete, figli miei, l’appello ai sentimenti umani è transitorio e del tutto deludente; l’appello esclusivo all’intelletto umano è parimenti vuoto e sterile; è solo facendo il vostro appello allo spirito che vive nella mente umana che potete sperare di ottenere un successo duraturo e compiere quelle meravigliose trasformazioni del carattere umano che sono subito mostrate nell’abbondante raccolto di frutti genuini dello spirito nella vita quotidiana di tutti coloro che sono così liberati dalle tenebre del dubbio, con la nascita dello spirito nella luce della fede — nel regno dei cieli.”

152:6.4 (1705.4) Gesù insegnò il richiamo alle emozioni come tecnica per attirare e focalizzare l’attenzione intellettuale. Egli indicò la mente così risvegliata e vivificata quale portale d’accesso all’anima, dove risiede quella natura spirituale dell’uomo che deve riconoscere la verità e rispondere all’appello spirituale del vangelo al fine di produrre i risultati permanenti delle vere trasformazioni di carattere.

152:6.5 (1705.5) Gesù si sforzò così di preparare gli apostoli allo shock imminente — la crisi nell’atteggiamento del pubblico verso di lui, che si sarebbe manifestata qualche giorno più tardi. Egli spiegò ai dodici che i capi religiosi di Gerusalemme avrebbero cospirato con Erode Antipa per la loro distruzione. I dodici cominciarono a realizzare più pienamente (ma non del tutto) che Gesù non si sarebbe seduto sul trono di Davide. Essi videro più pienamente che la verità spirituale non sarebbe progredita con i prodigi materiali. Cominciarono a rendersi conto che la nutrizione dei cinquemila e la mossa popolare di fare Gesù re era il culmine della ricerca di miracoli e dell’aspettativa del compimento di prodigi da parte del popolo, nonché l’apice dell’acclamazione di Gesù da parte del popolino. Essi compresero vagamente e previdero confusamente l’avvicinarsi del vaglio spirituale e della cruda avversità. Questi dodici uomini si stavano risvegliando lentamente alla comprensione della natura reale del loro compito come ambasciatori del regno, e cominciarono a prepararsi alle rudi e severe prove dell’ultimo anno di ministero del Maestro sulla terra.

152:6.6 (1706.1) Prima di lasciare Gennezaret, Gesù li istruì sulla nutrizione miracolosa dei cinquemila, raccontando loro perché si era impegnato in questa manifestazione straordinaria di potere creatore ed assicurandoli anche che non aveva ceduto alla compassione verso la moltitudine prima di aver accertato che ciò era “conforme alla volontà del Padre”.

7. A Gerusalemme

152:7.1 (1706.2) Domenica 3 aprile, Gesù, accompagnato soltanto dai dodici apostoli, partì da Betsaida per andare a Gerusalemme. Al fine di evitare le folle e di attirare la minore attenzione possibile, essi viaggiarono per la via di Gerasa e Filadelfia. Egli ingiunse loro di non impartire alcun insegnamento pubblico durante questo viaggio; né permise loro d’insegnare o di predicare durante il soggiorno a Gerusalemme. Essi arrivarono a Betania, vicino a Gerusalemme, nella tarda sera di mercoledì 6 aprile. Per questa sola notte si fermarono a casa di Lazzaro, Marta e Maria, ma il giorno successivo si separarono. Gesù, con Giovanni, si fermò a casa di un credente di nome Simone, vicino alla casa di Lazzaro a Betania. Giuda Iscariota e Simone Zelota si fermarono presso degli amici a Gerusalemme, mentre gli altri apostoli soggiornarono, a due a due, in differenti case.

152:7.2 (1706.3) Gesù entrò a Gerusalemme soltanto una volta durante questa Pasqua, e fu nel grande giorno della festa. Molti credenti di Gerusalemme furono condotti fuori della città da Abner per incontrare Gesù a Betania. Durante questo soggiorno a Gerusalemme i dodici impararono quanto stesse crescendo il sentimento di avversione verso il loro Maestro. Essi partirono da Gerusalemme tutti convinti che una crisi fosse imminente.

152:7.3 (1706.4) Domenica 24 aprile, Gesù e gli apostoli lasciarono Gerusalemme per Betsaida seguendo la via delle città costiere di Giaffa, Cesarea e Tolemaide. Da là, per via di terra, andarono per Rama e Corazin a Betsaida, dove arrivarono venerdì 29 aprile. Appena rientrato a casa, Gesù mandò Andrea a chiedere al capo della sinagoga il permesso di parlare il giorno successivo, sabato, al servizio del pomeriggio. E Gesù sapeva bene che quella sarebbe stata l’ultima volta che gli sarebbe stato permesso di parlare nella sinagoga di Cafarnao.

Fascicolo 153 - La crisi a Cafarnao

Il Libro di Urantia

Fascicolo 153

La crisi a Cafarnao

153:0.1 (1707.1) IL VENERDÌ sera, giorno del loro arrivo a Betsaida, ed il sabato mattina, gli apostoli notarono che Gesù era seriamente assorbito da qualche importante problema; essi si rendevano conto che il Maestro stava riflettendo in modo particolare su qualche importante questione. Egli non fece colazione e mangiò molto poco a mezzogiorno. Per tutto il sabato mattina e la sera precedente, i dodici ed i loro associati si erano riuniti a piccoli gruppi nella casa, in giardino e lungo la riva. C’era una tensione per l’incertezza ed un’ansia per l’attesa che gravavano su tutti loro. Dalla partenza da Gerusalemme Gesù aveva parlato loro poco.

153:0.2 (1707.2) Da mesi essi non avevano visto il Maestro così preoccupato e taciturno. Anche Simon Pietro era depresso, se non abbattuto. Andrea non sapeva che cosa fare per i suoi associati scoraggiati. Natanaele diceva che erano in mezzo alla “calma prima della tempesta”. Tommaso espresse l’opinione che “qualcosa di straordinario stava per accadere”. Filippo consigliò a Davide Zebedeo “di non fare piani per nutrire ed alloggiare la moltitudine prima di sapere a che cosa stava pensando il Maestro”. Matteo stava facendo nuovi sforzi per riempire la cassa. Giacomo e Giovanni parlavano del prossimo sermone nella sinagoga e discutevano sulla probabile natura e sugli scopi dello stesso. Simone Zelota espresse la credenza, in realtà una speranza, che “il Padre che è nei cieli fosse sul punto d’intervenire in qualche modo inatteso per rivendicare e sostenere suo Figlio”, mentre Giuda Iscariota osava compiacersi al pensiero che forse Gesù era oppresso dal dispiacere per “non aver avuto il coraggio e l’audacia di permettere ai cinquemila di proclamarlo re dei Giudei”.

153:0.3 (1707.3) Fu da un tale gruppo di discepoli depressi e sconsolati che Gesù si allontanò in questo splendido sabato pomeriggio per predicare il suo sermone epocale nella sinagoga di Cafarnao. Le sole parole d’incoraggiamento o di buon augurio da parte dei suoi discepoli immediati vennero da uno dei candidi gemelli Alfeo, il quale, quando Gesù lasciò la casa per recarsi alla sinagoga, lo salutò gaiamente e disse: “Noi preghiamo perché il Padre ti aiuti e perché vengano a noi moltitudini più numerose che mai.”

1. La preparazione dello scenario

153:1.1 (1707.4) Una distinta assemblea accolse Gesù alle tre di questo bel pomeriggio di sabato nella nuova sinagoga di Cafarnao. Presiedeva Giairo e porse a Gesù le Scritture da leggere. Il giorno prima, cinquantatré Farisei e Sadducei erano arrivati da Gerusalemme; più di trenta capi e dirigenti delle sinagoghe vicine erano pure presenti. Questi capi religiosi ebrei agivano direttamente sotto gli ordini del Sinedrio di Gerusalemme e costituivano l’avanguardia ortodossa che era venuta a dichiarare guerra aperta a Gesù e ai suoi discepoli. Seduti a fianco di questi capi ebrei, sui seggi d’onore della sinagoga, c’erano gli osservatori ufficiali di Erode Antipa, che erano stati incaricati di accertare la verità sui preoccupanti resoconti che era stato fatto un tentativo da parte del popolino di proclamare Gesù re dei Giudei, laggiù nei domini di suo fratello Filippo.

153:1.2 (1708.1) Gesù comprese che si trovava di fronte all’imminente dichiarazione di una guerra manifesta ed aperta da parte del crescente numero di suoi nemici, e decise audacemente di assumere l’offensiva. Quando aveva sfamato i cinquemila egli aveva sfidato le loro idee sul Messia materiale; ora scelse di nuovo di attaccare apertamente il loro concetto del liberatore degli Ebrei. Questa crisi, che iniziò con la nutrizione dei cinquemila e che terminò con questo sermone del sabato pomeriggio, segnò l’inversione della corrente della fama e dell’acclamazione popolare. D’ora in avanti l’opera del regno doveva consistere sempre di più nel compito più importante di conquistare convertiti spirituali durevoli alla fraternità veramente religiosa dell’umanità. Questo sermone segnò la crisi nella transizione dal periodo di discussione, di controversia e di decisione a quello di guerra aperta e di accettazione finale o di rifiuto finale.

153:1.3 (1708.2) Il Maestro sapeva bene che molti dei suoi seguaci stavano preparando lentamente ma sicuramente la loro mente a respingerlo definitivamente. Egli sapeva anche che molti dei suoi discepoli stavano lentamente ma sicuramente passando per quell’educazione della mente e quella disciplina dell’anima che avrebbero consentito loro di trionfare sul dubbio e di affermare coraggiosamente la fede totale nel vangelo del regno. Gesù comprendeva pienamente come gli uomini si preparano alle decisioni durante una crisi ed a compiere improvvisi atti di audace scelta mediante il lento processo di una scelta reiterata tra situazioni ricorrenti di bene e di male. Egli sottopose i suoi messaggeri scelti a ripetute prove di delusioni e fornì loro frequenti e probanti opportunità di scegliere tra la maniera giusta ed errata di affrontare le prove spirituali. Egli sapeva che poteva contare sul fatto che i suoi discepoli, al momento della prova finale, avrebbero preso le loro decisioni vitali conformemente alle attitudini mentali e alle reazioni spirituali precedenti e abituali.

153:1.4 (1708.3) Questa crisi nella vita terrena di Gesù cominciò con la nutrizione dei cinquemila e finì con questo sermone nella sinagoga; la crisi nella vita degli apostoli cominciò con questo sermone nella sinagoga e continuò per un anno intero, finendo soltanto con il giudizio e la crocifissione del Maestro.

153:1.5 (1708.4) Quando essi si sedettero nella sinagoga quel pomeriggio prima che Gesù cominciasse a parlare, c’era un solo grande mistero, una sola domanda suprema, nella mente di tutti. Sia i suoi amici che i suoi nemici rimuginavano un solo pensiero, e cioè: “Perché egli stesso aveva così deliberatamente ed efficacemente invertito la corrente dell’entusiasmo popolare?” E fu immediatamente prima ed immediatamente dopo questo sermone che i dubbi e le delusioni dei suoi aderenti scontenti si tradussero in un’inconscia opposizione e finirono per trasformarsi in vero odio. Fu dopo questo sermone nella sinagoga che Giuda Iscariota ebbe il suo primo pensiero cosciente di disertare. Ma per il momento egli dominò efficacemente ogni tendenza di tal genere.

153:1.6 (1708.5) Ognuno era in uno stato di perplessità. Gesù li aveva lasciati sconcertati e confusi. Egli si era recentemente impegnato nella più grande dimostrazione di potere soprannaturale di tutta la sua carriera. La nutrizione dei cinquemila fu l’avvenimento della sua vita terrena di maggior richiamo al concetto ebraico del Messia atteso. Ma questo vantaggio straordinario fu immediatamente ed inspiegabilmente controbilanciato dal suo pronto ed inequivocabile rifiuto di essere proclamato re.

153:1.7 (1709.1) Venerdì sera, e di nuovo sabato mattina, i dirigenti venuti da Gerusalemme si erano adoperati a lungo e con vigore con Giairo per impedire a Gesù di parlare nella sinagoga, ma fu inutile. La sola risposta di Giairo alle loro perorazioni fu: “Ho accolto questa richiesta e non mancherò alla mia parola.”

2. Il sermone epocale

153:2.1 (1709.2) Gesù introdusse questo sermone leggendo dalla Legge i passaggi che si trovano nel Deuteronomio: “Ma avverrà, se questo popolo non ascolterà la voce di Dio, che la maledizione per le sue trasgressioni certamente lo colpirà. Il Signore ti farà distruggere dai tuoi nemici; sarai eliminato da tutti i regni della terra. Ed il Signore consegnerà te ed il re che avrai messo sul tuo trono nelle mani di una nazione straniera. Diverrai una meraviglia, un proverbio ed uno zimbello tra tutte le nazioni. I tuoi figli e le tue figlie andranno in cattività. Gli stranieri si eleveranno tra di voi in autorità mentre tu sarai portato molto in basso. E tutte queste cose saranno su di te e sul tuo seme per sempre, perché non hai voluto ascoltare la parola del Signore. Servirai dunque i tuoi nemici che verranno contro di te. Patirai la fame e la sete e porterai il giogo di ferro dello straniero. Il Signore solleverà contro di te una nazione che viene da lontano, dai confini della terra, una nazione di cui non comprenderai la lingua, una nazione dal viso fiero, una nazione che avrà poca considerazione per te. Essi ti assedieranno in tutte le tue città fino a che le alte mura fortificate su cui hai confidato saranno abbattute; tutto il paese cadrà nelle loro mani. Ed avverrà che sarai costretto a mangiare il frutto del tuo stesso corpo, la carne dei tuoi figli e delle tue figlie, durante questo periodo di assedio, a causa della penuria in cui ti costringeranno i tuoi nemici.”

153:2.2 (1709.3) Quando Gesù ebbe terminato questa lettura, passò ai Profeti e lesse da Geremia: “‘Se non darete ascolto alle parole dei miei servitori, i profeti che vi ho mandato, allora renderò questa casa simile a Siloe, e farò di questa città una maledizione per tutte le nazioni della terra’. E i sacerdoti e gli insegnanti udirono Geremia pronunciare queste parole nella casa del Signore. Ed avvenne che quando Geremia ebbe finito di dire tutto ciò che il Signore gli aveva comandato di dire a tutto il popolo, i sacerdoti e gli insegnanti s’impadronirono di lui dicendo: ‘Tu certamente morirai.’ E tutto il popolo si riunì attorno a Geremia nella casa del Signore. E quando i prìncipi di Giuda udirono queste cose, sedettero per giudicare Geremia. Allora i sacerdoti e gli insegnanti parlarono ai prìncipi e a tutto il popolo dicendo: ‘Quest’uomo merita di morire perché ha profetizzato contro la nostra città, e l’avete udito con le vostre stesse orecchie.’ Allora Geremia disse a tutti i prìncipi e a tutto il popolo: ‘Il Signore mi ha mandato a profetizzare contro questa casa e contro questa città tutte le parole che avete udito. Ora, quindi, correggete la vostra condotta e riformate le vostre azioni e obbedite alla voce del Signore vostro Dio affinché possiate sfuggire al male che è stato pronunciato contro di voi. Quanto a me, ecco io sono nelle vostre mani. Trattatemi come sembra bene e giusto ai vostri occhi. Ma sappiate bene che, se mi farete morire, porrete del sangue innocente su voi stessi e su questo popolo, perché in verità il Signore mi ha mandato a dire tutte queste parole nelle vostre orecchie.’

153:2.3 (1710.1) “I sacerdoti e gli insegnanti di quel tempo cercarono di uccidere Geremia, ma i giudici non lo consentirono; tuttavia, a causa delle sue parole di avvertimento, essi lo calarono con delle corde in una lurida segreta dove affondò nella melma fino alle ascelle. Questo fece il popolo al profeta Geremia quando obbedì al comando del Signore di avvertire i suoi fratelli del loro imminente crollo politico. Oggi io desidero chiedervi: che cosa faranno i sommi sacerdoti e i capi religiosi di questo popolo all’uomo che osa avvertirli del giorno della loro condanna spirituale? Cercherete anche voi di mettere a morte il maestro che osa proclamare la parola del Signore e che non teme di sottolineare che rifiutate di camminare sulla via della luce che conduce all’entrata del regno dei cieli?

153:2.4 (1710.2) “Che cosa cercate come prova della mia missione sulla terra? Noi vi abbiamo lasciati indisturbati nelle vostre posizioni d’influenza e di potere mentre predicavamo la buona novella ai poveri e agli oppressi. Non abbiamo lanciato alcun attacco ostile contro ciò che rispettate, ma abbiamo piuttosto proclamato una nuova libertà per l’anima dell’uomo tormentata dalla paura. Io sono venuto al mondo per rivelare mio Padre e per instaurare sulla terra la fratellanza spirituale dei figli di Dio, il regno dei cieli. E nonostante io vi abbia rammentato molte volte che il mio regno non è di questo mondo, mio Padre vi ha tuttavia accordato numerose manifestazioni di prodigi materiali in aggiunta a trasformazioni e rigenerazioni spirituali più probatorie.

153:2.5 (1710.3) “Quale nuovo segno cercate dalle mie mani? Io dichiaro che avete già avuto prove sufficienti perché possiate prendere le vostre decisioni. In verità, in verità io dico a molti che siedono davanti a me in questo giorno, voi siete di fronte alla necessità di scegliere quale via prendere; e io dico a voi, come Giosuè disse ai vostri antenati: ‘scegliete ora chi volete servire’. Oggi molti di voi si trovano al bivio.

153:2.6 (1710.4) “Alcuni di voi, quando non sono riusciti a trovarmi dopo i festeggiamenti della moltitudine sull’altra riva, hanno affittato i battelli da pesca di Tiberiade che una settimana prima si erano rifugiati nelle vicinanze durante una tempesta, per andare alla mia ricerca, ma perché? Non per cercare la verità e la rettitudine o per conoscere meglio come servire o curare i vostri simili! No, ma piuttosto per avere più pane per il quale non avevate lavorato. Non era per saziare la vostra anima con la parola di vita, ma soltanto per riempire il vostro ventre con il pane della facilità. Da lungo tempo vi è stato insegnato che il Messia, quando fosse venuto, avrebbe compiuto quei prodigi che avrebbero reso la vita piacevole ed agevole a tutto il popolo eletto. Non deve meravigliare, allora, che voi che siete stati istruiti in questo modo desideriate ardentemente del pane e dei pesci. Ma io vi dichiaro che questa non è la missione del Figlio dell’Uomo. Io sono venuto a proclamare la libertà spirituale, ad insegnare la verità eterna e a nutrire la fede vivente.

153:2.7 (1710.5) “Fratelli miei, non agognate il cibo che deperisce, ma cercate piuttosto il cibo spirituale che nutre anche fino alla vita eterna; questo è il pane della vita che il Figlio dona a tutti coloro che vogliono prenderlo e mangiarlo, perché il Padre ha dato al Figlio questa vita senza limitazioni. E quando mi avete chiesto: ‘Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?’ Io vi ho chiaramente detto: ‘Questa è l’opera di Dio, che crediate in colui che egli ha mandato.’”

153:2.8 (1710.6) E poi Gesù disse, indicando la figura di un vaso di manna che decorava l’architrave di questa nuova sinagoga e che era ornato di grappoli d’uva: “Voi avete creduto che i vostri padri nel deserto avessero mangiato la manna — il pane del cielo — ma io vi dico che quello era il pane della terra. Mentre Mosè non ha dato ai vostri padri del pane proveniente dal cielo, mio Padre ora è pronto a darvi il vero pane della vita. Il pane del cielo è quello che viene da Dio e dona la vita eterna agli uomini di questo mondo. E quando mi dite: dacci questo pane vivente, io risponderò: io sono questo pane della vita. Chiunque viene a me non avrà fame, e chiunque crede in me non avrà mai sete. Voi mi avete visto, avete vissuto con me, avete contemplato le mie opere e tuttavia non credete che io sia venuto dal Padre. Ma quelli che credono — non temano. Tutti coloro che sono guidati dal Padre verranno a me, e chiunque viene a me non sarà in alcun modo respinto.

153:2.9 (1711.1) “Ora lasciate che vi dichiari, una volta per tutte, che io sono disceso sulla terra non per fare la mia volontà, ma la volontà di Colui che mi ha mandato. E questa è la volontà finale di Colui che mi ha mandato, che di tutti coloro che mi ha dato io non perda nessuno. E questa è la volontà del Padre: che chiunque vede il Figlio e crede in lui avrà la vita eterna. Soltanto ieri io vi ho nutriti con del pane per il vostro corpo; oggi vi offro il pane della vita per la vostra anima affamata. Volete ora prendere il pane dello spirito come allora avete mangiato così volentieri il pane di questo mondo?”

153:2.10 (1711.2) Quando Gesù si fermò un istante per osservare l’assemblea, uno degli insegnanti di Gerusalemme (un membro del Sinedrio) si alzò e chiese: “Devo comprendere che tu affermi di essere il pane disceso dal cielo e che la manna data da Mosè ai nostri padri nel deserto non lo era?” E Gesù rispose al Fariseo: “Tu hai capito bene”. Allora il Fariseo disse: “Ma tu non sei Gesù di Nazaret, il figlio di Giuseppe il carpentiere? Non sono tuo padre e tua madre, così come i tuoi fratelli e sorelle, ben conosciuti da molti di noi? Com’è allora che tu compari qui nella casa di Dio e dichiari di essere disceso dal cielo?”

153:2.11 (1711.3) A questo punto ci fu un grande mormorio nella sinagoga e fu minacciato un tale tumulto che Gesù si alzò e disse: “Siamo pazienti; la verità non ha niente da temere da un esame onesto. Io sono tutto ciò che voi dite e ancora di più. Il Padre ed io siamo uno; il Figlio fa solo ciò che il Padre gli insegna, mentre tutti coloro che sono dati al Figlio dal Padre, il Figlio li accoglierà con sé. Avete letto dove sta scritto nei Profeti: ‘Sarete tutti istruiti da Dio’ e che ‘Coloro a cui il Padre insegna ascolteranno anche suo Figlio’. Chiunque segue l’insegnamento dello spirito interiore del Padre alla fine verrà a me. Non che qualche uomo abbia visto il Padre, ma lo spirito del Padre vive nell’uomo. Ed il Figlio disceso dal cielo ha certamente visto il Padre. E coloro che credono veramente in questo Figlio hanno già la vita eterna.

153:2.12 (1711.4) “Io sono questo pane di vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti. Ma di questo pane che viene da Dio, se un uomo ne mangia, non morirà mai in spirito. Ripeto, io sono questo pane vivente, ed ogni anima che raggiunge la realizzazione di questa natura congiunta di Dio e dell’uomo vivrà in eterno. E questo pane di vita che io dono a chiunque vuole riceverlo è la mia stessa natura vivente e congiunta. Il Padre è nel Figlio ed il Figlio è uno con il Padre — questa è la mia rivelazione portatrice di vita al mondo e il mio dono di salvezza a tutte le nazioni.”

153:2.13 (1711.5) Quando Gesù ebbe finito di parlare, il capo della sinagoga congedò l’assemblea, ma essi non vollero andarsene. Si ammassarono attorno a Gesù per porre ancora delle domande, mentre altri mormoravano e discutevano tra di loro. E questa situazione continuò per più di tre ore. Si andò ben oltre le sette di sera prima che l’uditorio finisse per disperdersi.

3. Il dopo assemblea

153:3.1 (1712.1) Molte furono le domande poste a Gesù durante questo dopo assemblea. Alcune furono poste dai suoi discepoli perplessi, ma in maggioranza furono poste da cavillosi non credenti che cercavano soltanto di metterlo in difficoltà e di prenderlo in fallo.

153:3.2 (1712.2) Uno dei visitatori farisei, salito sul basamento di un lampadario, gridò questa domanda: “Tu ci dici che sei il pane di vita. Come puoi darci la tua carne da mangiare o il tuo sangue da bere? A che cosa serve il tuo insegnamento se non può essere messo in pratica?” Gesù rispose a questa domanda dicendo: “Io non vi ho insegnato che la mia carne è il pane di vita né che il mio sangue è l’acqua vivente. Ma ho detto che la mia vita nella carne è un dono del pane celeste. Il fatto della Parola di Dio conferita alla carne ed il fenomeno del Figlio dell’Uomo sottomesso alla volontà di Dio costituiscono una realtà d’esperienza che equivale al nutrimento divino. Voi non potete né mangiare la mia carne né bere il mio sangue, ma potete diventare uno in spirito con me come io sono uno in spirito con il Padre. Voi potete essere nutriti dalla parola eterna di Dio, che è in verità il pane di vita, e che è stata conferita nelle sembianze della carne mortale; e potete essere annaffiati nell’anima dallo spirito divino che è veramente l’acqua di vita. Il Padre ha mandato me nel mondo per mostrare come desidera dimorare e dirigere tutti gli uomini; ed io ho vissuto questa vita nella carne in maniera da ispirare così tutti gli uomini perché similmente cerchino sempre di conoscere e di fare la volontà del Padre celeste che dimora in loro.”

153:3.3 (1712.3) Allora una delle spie di Gerusalemme che aveva osservato Gesù e gli apostoli disse: “Noi notiamo che né tu né i tuoi apostoli vi lavate debitamente le mani prima di mangiare del pane. Voi dovreste sapere bene che la pratica di mangiare con le mani sudicie e non lavate è una trasgressione della legge degli antenati. Né voi lavate appropriatamente le vostre coppe per bere e le vostre stoviglie. Perché mostrate così poco rispetto per le tradizioni dei padri e per le leggi dei vostri antenati?” E quando Gesù lo ebbe ascoltato, rispose: “Perché voi trasgredite i comandamenti di Dio con le leggi della vostra tradizione? Il comandamento dice: ‘Onora tuo padre e tua madre’, e stabilisce che dividiate con loro le vostre sostanze se necessario; ma voi promulgate una legge di tradizione che permette ai figli irrispettosi dei loro doveri di dire che il denaro con cui avrebbero potuto assistere i genitori è stato ‘donato a Dio’. La legge degli antenati solleva così questi figli astuti dalle loro responsabilità, nonostante che i figli impieghino successivamente tutto questo denaro per le proprie comodità. Perché invalidate in questo modo il comandamento con la vostra tradizione? Bene ha profetizzato Isaia di voi ipocriti, dicendo: ‘Questo popolo mi onora con le sue labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi adorano, perché insegnano come loro dottrine i precetti degli uomini.’

153:3.4 (1712.4) “Voi potete vedere come abbandonate il comandamento mentre vi tenete attaccati alla tradizione degli uomini. Siete del tutto disposti a respingere la parola di Dio mentre mantenete le vostre tradizioni. Ed in molte altre maniere osate porre i vostri insegnamenti al di sopra della legge e dei profeti.”

153:3.5 (1712.5) Gesù rivolse poi le sue osservazioni a tutti i presenti. Egli disse: “Ascoltatemi tutti. Non è ciò che entra nella bocca che insudicia spiritualmente l’uomo, ma piuttosto ciò che esce dalla bocca e dal cuore.” Ma anche gli apostoli non riuscirono a cogliere pienamente il significato delle sue parole, perché Simon Pietro stesso gli chiese: “Al fine che qualcuno degli ascoltatori non si senta inutilmente offeso, vorresti spiegarci il significato di queste parole?” Ed allora Gesù disse a Pietro: “Sei anche tu duro a comprendere? Non sai che ogni pianta che mio Padre celeste non ha piantato sarà sradicata? Rivolgi ora la tua attenzione verso coloro che vorrebbero conoscere la verità. Tu non puoi costringere gli uomini ad amare la verità. Molti di questi insegnanti sono delle guide cieche. E tu sai che se il cieco guida il cieco entrambi cadranno nel burrone. Ma ascolta mentre ti dico la verità su quelle cose che insudiciano moralmente e contaminano spiritualmente gli uomini. Io dichiaro che non è ciò che entra nel corpo dalla bocca o che penetra nella mente attraverso gli occhi e le orecchie che insudicia l’uomo. L’uomo è insudiciato solo dal male che ha origine nel suo cuore e che trova espressione nelle parole e negli atti di queste persone empie. Non sai che è dal cuore che provengono i cattivi pensieri, i malvagi progetti di delitto, di furto e di adulterio, così come la gelosia, l’orgoglio, l’ira, la vendetta, le ingiurie e le false testimonianze? Sono proprio queste cose che insudiciano gli uomini, e non il mangiare del pane con le mani non lavate secondo il cerimoniale.”

153:3.6 (1713.1) I commissari farisaici del Sinedrio di Gerusalemme erano ora quasi convinti che Gesù dovesse essere arrestato sotto l’imputazione di bestemmia o sotto quella di aver disprezzato la legge sacra degli Ebrei; da qui i loro sforzi per coinvolgerlo nella discussione di alcune tradizioni degli antenati, delle cosiddette leggi orali della nazione, e in un possibile attacco contro le stesse. Per quanto scarsa fosse l’acqua, questi Ebrei schiavi della tradizione non mancavano mai di compiere il previsto lavaggio cerimoniale delle mani prima di ogni pasto. Essi credevano che “fosse meglio morire piuttosto che trasgredire i comandamenti degli antenati”. Le spie posero questa domanda perché era stato riferito che Gesù aveva detto: “La salvezza è una questione di cuore puro più che di mani pulite.” Ma è difficile allontanarsi da tali credenze una volta che sono divenute parte della propria religione. Anche molti anni dopo questo giorno l’apostolo Pietro era ancora assoggettato per paura a molte di queste tradizioni concernenti le cose pure ed impure, venendone alla fine liberato solo per aver avuto un sogno straordinario e vivido. Tutto ciò può essere meglio compreso avendo presente che questi Ebrei consideravano il mangiare con le mani non lavate alla stessa stregua di avere rapporti con una prostituta, ed entrambi erano egualmente passibili di scomunica.

153:3.7 (1713.2) È così che il Maestro decise di analizzare ed esporre la follia dell’intero sistema rabbinico di precetti e di regolamenti che era rappresentato dalla legge orale — le tradizioni degli antenati che erano tutte considerate come più sacre e obbligatorie per gli Ebrei anche degli insegnamenti delle Scritture. E Gesù si espresse con minori riguardi perché sapeva che era giunta l’ora in cui non poteva fare più nulla per impedire un’aperta rottura delle relazioni con questi capi religiosi.

4. Ultime parole nella sinagoga

153:4.1 (1713.3) Nel mezzo delle discussioni di questo dopo assemblea, uno dei Farisei di Gerusalemme condusse da Gesù un giovane demente che era posseduto da uno spirito indisciplinato e ribelle. Presentando questo giovane demente a Gesù, egli disse: “Che cosa puoi fare per un’afflizione come questa? Puoi cacciare i demoni?” E quando il Maestro guardò il giovane, fu mosso a compassione e, invitando il ragazzo ad avvicinarsi a lui, lo prese per la mano e disse: “Tu sai chi sono io; esci da lui; ed incarico uno dei tuoi compagni leali di vegliare a che tu non ritorni.” E immediatamente il giovane divenne normale e ritornò in possesso delle sue facoltà mentali. Questo fu il primo caso in cui Gesù cacciò realmente uno “spirito cattivo” da un essere umano. Tutti i casi precedenti erano solo presunte possessioni del demonio; ma questo era un caso autentico di possessione demoniaca, come ne avvenivano talvolta in quel tempo e fino al giorno di Pentecoste, quando lo spirito del Maestro fu sparso su tutta la carne, rendendo per sempre impossibile a questi pochi ribelli celesti di approfittare in tal modo di certi tipi instabili di esseri umani.

153:4.2 (1714.1) Quando il popolo si meravigliò, uno dei Farisei si alzò e accusò Gesù di poter fare queste cose grazie alla sua alleanza con i demoni; che era evidente dal linguaggio che egli aveva impiegato per cacciare questo demone che essi si conoscevano l’un l’altro. E continuò affermando che gli insegnanti religiosi e i dirigenti di Gerusalemme avevano concluso che Gesù compiva tutti i suoi cosiddetti miracoli per mezzo del potere di Belzebù, il principe dei demoni. Disse il Fariseo: “Non abbiate niente a che fare con quest’uomo; egli è in società con Satana.”

153:4.3 (1714.2) Allora Gesù disse: “Come può Satana cacciare Satana? Un regno diviso contro se stesso non può sussistere; se una casa è divisa contro se stessa è presto portata alla rovina. Può una città sostenere un assedio se non è unita? Se Satana caccia Satana, egli è diviso contro se stesso; come si reggerà allora il suo regno? Ma voi dovreste sapere che nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e spogliarlo dei suoi beni se prima non sopraffà e lega quell’uomo forte. Così, se io caccio i demoni con il potere di Belzebù, per mezzo di chi li cacciano i vostri figli? Essi saranno perciò i vostri giudici. Ma se io caccio i demoni per mezzo dello spirito di Dio, allora il regno di Dio è veramente venuto su di voi. Se non foste accecati dal pregiudizio e sviati dalla paura e dall’orgoglio, percepireste facilmente che uno che è più grande dei demoni sta in mezzo a voi. Voi mi obbligate a dichiarare che chiunque non è con me è contro di me, e che chiunque non raccoglie con me disperde tutto. Permettete che dia un importante avvertimento a voi che osate, ad occhi aperti e con premeditata malizia, attribuire coscientemente le opere di Dio agli atti di demoni! In verità, in verità vi dico, tutti i vostri peccati saranno perdonati ed anche tutte le vostre bestemmie, ma chiunque bestemmierà contro Dio deliberatamente e con intenzione malvagia non otterrà mai il perdono. Poiché tali persistenti operatori d’iniquità non cercheranno né riceveranno mai il perdono, essi sono colpevoli del peccato di respingere eternamente il perdono divino.

153:4.4 (1714.3) “Molti di voi sono giunti oggi al bivio; dovete cominciare a fare la scelta inevitabile tra la volontà del Padre e le vie delle tenebre che avete voi stessi scelte. E come scegliete ora, così sarete alla fine. Voi dovete o risanare l’albero ed il suo frutto, oppure l’albero si guasterà e così il suo frutto. Io dichiaro che nel regno eterno di mio Padre l’albero è conosciuto dai suoi frutti. Ma alcuni di voi che sono come delle vipere, come possono, avendo già scelto il male, produrre buoni frutti? Dopotutto le vostre bocche parlano attingendo dall’abbondanza del male che è nel vostro cuore.”

153:4.5 (1714.4) Allora si alzò un altro Fariseo che disse: “Maestro, noi vorremmo che tu ci dessi un segno predeterminato che noi accetteremo come indicante la tua autorità e il tuo diritto d’insegnare. Sei d’accordo su questa soluzione?” E quando Gesù udì ciò, disse: “Questa generazione senza fede e alla ricerca di segni vuole una prova, ma non vi sarà dato altro segno che quello che già avete e quello che vedrete quando il Figlio dell’Uomo vi lascerà.”

153:4.6 (1714.5) E quando Gesù ebbe finito di parlare, i suoi apostoli lo circondarono e lo condussero fuori della sinagoga. In silenzio essi andarono a casa con lui a Betsaida. Essi erano tutti sbalorditi ed un po’ spaventati per l’improvviso cambiamento nella tattica d’insegnamento del Maestro. Non erano assolutamente abituati a vederlo agire in maniera così combattiva.

5. Il sabato sera

153:5.1 (1715.1) Moltissime volte Gesù aveva mandato in frantumi le speranze dei suoi apostoli, ripetutamente aveva infranto le loro più ardenti aspettative, ma nessun momento di delusione o periodo di dispiacere aveva mai uguagliato quello che li colpiva ora. Inoltre, si era aggiunto ora alla loro depressione un reale timore per la loro sicurezza. Essi erano tutti sorprendentemente allarmati per la diserzione così improvvisa e completa della popolazione. Erano anche un po’ spaventati e sconcertati dall’inattesa audacia e dalla decisa determinazione mostrata dai Farisei che erano venuti da Gerusalemme. Ma erano soprattutto disorientati dall’improvviso cambiamento di tattica di Gesù. In circostanze normali essi avrebbero accolto bene l’apparizione di questo atteggiamento aggressivo, ma giungendo, come fece, insieme con tanti avvenimenti inattesi, li spaventò.

153:5.2 (1715.2) Ed ora, in aggiunta a tutte queste preoccupazioni, quando arrivarono a casa Gesù si rifiutò di mangiare. Egli si isolò per ore in una delle stanze al piano superiore. Era quasi mezzanotte quando Joab, il capo degli evangelisti, ritornò e riferì che circa un terzo dei suoi associati aveva abbandonato la causa. Per tutta la sera dei discepoli fedeli avevano fatto la spola, riferendo che l’inversione di sentimenti verso il Maestro era generale a Cafarnao. I dirigenti venuti da Gerusalemme si adoperarono per alimentare questo sentimento di disaffezione e cercarono in tutti i modi possibili di favorire l’allontanamento da Gesù e dai suoi insegnamenti. Durante queste ore difficili le dodici donne erano in riunione a casa di Pietro. Esse erano profondamente scosse, ma nessuna di loro disertò.

153:5.3 (1715.3) Era poco dopo la mezzanotte quando Gesù scese dalla camera di sopra e tornò tra i dodici ed i loro associati, una trentina in tutto. Egli disse: “Riconosco che questo vaglio del regno vi preoccupa, ma è inevitabile. Tuttavia, dopo tutta la preparazione che avete avuto, c’era qualche buona ragione perché vacillaste alle mie parole? Come mai siete pieni di paura e di costernazione quando vedete il regno privato di queste moltitudini senza entusiasmo e di questi discepoli esitanti? Perché vi affliggete quando sta nascendo il nuovo giorno in cui brilleranno di nuova gloria gli insegnamenti spirituali del regno dei cieli? Se trovate difficile sopportare questa prova, che cosa direte allora quando il Figlio dell’Uomo dovrà ritornare al Padre? Quando e come vi preparerete per il momento in cui io ascenderò al luogo dal quale sono venuto in questo mondo?

153:5.4 (1715.4) “Miei diletti, dovete ricordarvi che è lo spirito che vivifica; la carne e tutto ciò che la concerne è di poco profitto. Le parole che vi ho detto sono spirito e vita. Abbiate coraggio! Io non vi ho abbandonati. Molti si offenderanno per il mio parlare franco di questi giorni. Avete già sentito che molti dei miei discepoli hanno cambiato parere; non camminano più con me. Io sapevo fin dall’inizio che questi credenti tiepidi ci avrebbero lasciati lungo la strada. Non ho forse scelto voi dodici e vi ho separati come ambasciatori del regno? Ed ora, in un momento come questo, vorreste disertare anche voi? Che ciascuno di voi esamini la propria fede, perché uno di voi è in grave pericolo.” E quando Gesù ebbe finito di parlare, Simon Pietro disse: “Sì, Signore, siamo tristi e confusi, ma non ti abbandoneremo mai. Tu ci hai insegnato le parole della vita eterna. Noi abbiamo creduto in te e ti abbiamo seguito per tutto questo tempo. Non ritorneremo indietro, perché sappiamo che sei mandato da Dio.” E quando Pietro ebbe finito di parlare, tutti loro assentirono all’unanimità con un cenno della testa per approvare la sua promessa di fedeltà.

153:5.5 (1716.1) Allora Gesù disse: “Andate a riposarvi, perché avremo molto da fare; ci aspettano dei giorni attivi.”

Fascicolo 154 - Gli ultimi giorni a Cafarnao

Il Libro di Urantia

Fascicolo 154

Gli ultimi giorni a Cafarnao

154:0.1 (1717.1) IN QUESTA memorabile sera di sabato 30 aprile, mentre Gesù stava rivolgendo parole di conforto e d’incoraggiamento ai suoi discepoli abbattuti e confusi, a Tiberiade era in corso una riunione tra Erode Antipa ed un gruppo di commissari speciali rappresentanti il Sinedrio di Gerusalemme. Questi Scribi e Farisei sollecitarono Erode ad arrestare Gesù; essi fecero del loro meglio per convincerlo che Gesù stava incitando il popolo al dissenso ed anche alla ribellione. Ma Erode rifiutò d’intraprendere un’azione contro di lui come reo politico. I consiglieri di Erode gli avevano riportato correttamente l’episodio avvenuto dall’altra parte del lago quando il popolo cercò di proclamare Gesù re e come egli aveva respinto la proposta.

154:0.2 (1717.2) Un membro della famiglia ufficiale di Erode, Cuza, la cui moglie apparteneva al corpo di servizio delle donne, l’aveva informato che Gesù non si proponeva d’immischiarsi in affari di sovranità terrena; che si occupava solamente dell’instaurazione della fraternità spirituale dei suoi credenti, fraternità che egli chiamava il regno dei cieli. Erode aveva fiducia nei rapporti di Cuza, cosicché rifiutò d’interferire nelle attività di Gesù. In questo periodo Erode era anche influenzato nel suo atteggiamento verso Gesù dal suo timore superstizioso di Giovanni il Battista. Erode era uno di quegli Ebrei apostati che, mentre non credevano a nulla, temevano ogni cosa. Egli aveva la coscienza sporca per aver messo a morte Giovanni e non voleva essere invischiato in questi intrighi contro Gesù. Egli conosceva i numerosi casi di malattie che erano state apparentemente guarite da Gesù e lo considerava un profeta od un fanatico religioso relativamente inoffensivo.

154:0.3 (1717.3) Quando gli Ebrei minacciarono di riferire a Cesare che egli stava proteggendo un traditore, Erode li cacciò dalla sua camera di consiglio. Le cose rimasero così per una settimana, durante la quale Gesù preparò i suoi discepoli all’imminente dispersione.

1. Una settimana di consiglio

154:1.1 (1717.4) Dall’1 al 7 maggio Gesù tenne delle riunioni private con i suoi seguaci nella casa di Zebedeo. Solo i discepoli sperimentati e fidati furono ammessi a queste conferenze. In questo periodo c’erano soltanto un centinaio di discepoli che ebbero il coraggio morale di affrontare l’opposizione dei Farisei e di dichiarare apertamente la loro adesione a Gesù. Con questo gruppo egli tenne delle sessioni mattutine, pomeridiane e serali. Piccoli gruppi d’investigatori si riunivano ogni pomeriggio in riva al mare, dove alcuni evangelisti o apostoli parlavano loro. Questi gruppi raramente contavano più di cinquanta persone.

154:1.2 (1717.5) Il venerdì di questa settimana fu preso il provvedimento ufficiale dai dirigenti della sinagoga di Cafarnao di chiudere la casa di Dio a Gesù e a tutti i suoi seguaci. Questo provvedimento fu preso su istigazione dei Farisei di Gerusalemme. Giairo rassegnò le sue dimissioni da dirigente principale e si schierò apertamente con Gesù.

154:1.3 (1718.1) L’ultimo degli incontri in riva al mare avvenne sabato pomeriggio 7 maggio. Gesù parlò a meno di centocinquanta persone che erano riunite in quel momento. Questo sabato sera segnò il punto più basso dell’ondata di popolarità di Gesù e dei suoi insegnamenti. Da allora in poi vi fu una regolare, lenta, ma più salutare ed attendibile crescita nel sentimento favorevole; si formò un nuovo seguito di persone che era meglio fondato sulla fede spirituale e sulla vera esperienza religiosa. Lo stadio di transizione, più o meno composito e basato su compromessi, tra i concetti materialistici del regno intrattenuti dai discepoli del Maestro e questi concetti più idealistici e spirituali insegnati da Gesù, era ora definitivamente terminato. D’ora in poi ci fu una più aperta proclamazione del vangelo del regno nella sua portata più ampia e nelle sue vaste implicazioni spirituali.

2. Una settimana di riposo

154:2.1 (1718.2) Domenica 8 maggio dell’anno 29 d.C., a Gerusalemme, il Sinedrio emise un decreto che chiudeva tutte le sinagoghe della Palestina a Gesù e ai suoi discepoli. Questa fu un’usurpazione d’autorità nuova e senza precedenti da parte del Sinedrio di Gerusalemme. Fino ad allora ogni sinagoga era esistita ed aveva funzionato come una congregazione indipendente di fedeli ed era sotto il governo e la direzione del proprio consiglio di dirigenti. Soltanto le sinagoghe di Gerusalemme erano state sottomesse all’autorità del Sinedrio. Questo provvedimento sommario del Sinedrio fu seguito dalle dimissioni di cinque dei suoi membri. Cento messaggeri furono immediatamente inviati per trasmettere e fare osservare questo decreto. Nel breve spazio di due settimane ogni sinagoga della Palestina si era sottomessa a questo proclama del Sinedrio, eccetto la sinagoga di Hebron. I dirigenti della sinagoga di Hebron rifiutarono di riconoscere al Sinedrio il diritto di esercitare tale giurisdizione sulla loro assemblea. Questo rifiuto di aderire al decreto di Gerusalemme era basato sulla loro tesi di autonomia congregazionale piuttosto che sulla solidarietà alla causa di Gesù. Poco dopo la sinagoga di Hebron fu distrutta da un incendio.

154:2.2 (1718.3) Questa stessa domenica mattina Gesù proclamò una settimana di vacanza, esortando tutti i suoi discepoli a ritornare a casa loro o dei loro amici per riposare le loro anime turbate e per rivolgere parole d’incoraggiamento ai loro cari. Egli disse: “Andate nei vostri vari luoghi a distrarvi o a pescare e pregate per l’espansione del regno.”

154:2.3 (1718.4) Questa settimana di riposo consentì a Gesù di visitare molte famiglie e numerosi gruppi presso la riva del mare. Egli andò anche a pescare con Davide Zebedeo in parecchie occasioni, e mentre andava in giro da solo per la maggior parte del tempo, c’erano sempre nascosti vicino due o tre dei più fidati messaggeri di Davide, che avevano ricevuto ordini precisi dal loro capo di proteggere Gesù. Non vi fu insegnamento pubblico di alcun tipo durante questa settimana di riposo.

154:2.4 (1718.5) Questa fu la settimana in cui Natanaele e Giacomo Zebedeo furono ammalati abbastanza seriamente. Per tre giorni e tre notti essi soffrirono molto di dolorosi disturbi intestinali. La terza notte Gesù mandò Salomè, madre di Giacomo, a riposare, mentre egli curava i suoi apostoli sofferenti. Certamente Gesù avrebbe potuto guarire istantaneamente questi due uomini, ma non è il metodo né del Figlio né del Padre di curare questi disturbi ed afflizioni ordinarie dei figli degli uomini sui mondi evoluzionari del tempo e dello spazio. Non una sola volta, durante la sua movimentata vita nella carne, Gesù s’impegnò in qualche tipo di cura soprannaturale a qualche membro della sua famiglia terrena o a qualcuno dei suoi discepoli immediati.

154:2.5 (1719.1) Le difficoltà dell’universo devono essere fronteggiate e gli ostacoli planetari devono essere affrontati come parte dell’esperienza educativa prevista per la crescita e lo sviluppo, per la perfezione progressiva, delle anime evolventesi delle creature mortali. La spiritualizzazione dell’anima umana richiede un’esperienza intima con la soluzione educativa di una vasta gamma di problemi universali reali. La natura animale e le forme inferiori di creature dotate di volontà non progrediscono favorevolmente in un ambiente agevole. Le situazioni problematiche, unitamente all’esercizio degli stimoli all’azione, concorrono a produrre quelle attività della mente, dell’anima e dello spirito che contribuiscono potentemente al raggiungimento di valide mete di progressione mortale ed al raggiungimento di livelli superiori di destino spirituale.

3. La seconda riunione a Tiberiade

154:3.1 (1719.2) La seconda riunione tra le autorità di Gerusalemme ed Erode Antipa fu convocata a Tiberiade il 16 maggio. Erano presenti sia i capi religiosi che politici di Gerusalemme. I dirigenti ebrei furono in grado di riferire ad Erode che praticamente tutte le sinagoghe della Galilea e della Giudea erano chiuse agli insegnamenti di Gesù. Fu fatto un nuovo tentativo per ottenere che Erode ponesse sotto arresto Gesù, ma egli rifiutò di dar seguito alla loro richiesta. Il 18 maggio, tuttavia, Erode accettò il piano che permetteva alle autorità del Sinedrio di arrestare Gesù e di condurlo a Gerusalemme per essere giudicato su accuse religiose, purché il governatore romano della Giudea fosse d’accordo. Nel frattempo i nemici di Gesù stavano diffondendo attivamente in tutta la Galilea la voce che Erode era divenuto ostile a Gesù e che aveva intenzione di sterminare tutti coloro che credevano nei suoi insegnamenti.

154:3.2 (1719.3) Sabato sera, 21 maggio, giunse a Tiberiade la notizia che le autorità civili di Gerusalemme non avevano obiezioni all’accordo tra Erode e i Farisei che Gesù fosse arrestato e condotto a Gerusalemme per essere giudicato davanti al Sinedrio sotto l’imputazione di aver disprezzato le leggi sacre della nazione ebraica. Di conseguenza, poco prima di mezzanotte di questo giorno, Erode firmò il decreto che autorizzava gli ufficiali del Sinedrio a catturare Gesù entro i domini di Erode e a condurlo con la forza a Gerusalemme per essere giudicato. Da molte parti furono esercitate forti pressioni su Erode prima che acconsentisse a concedere questo permesso, ed egli sapeva bene che Gesù non poteva aspettarsi un giudizio equo davanti ai suoi acerrimi nemici a Gerusalemme.

4. Sabato sera a Cafarnao

154:4.1 (1719.4) Questo sabato sera, a Cafarnao, un gruppo di cinquanta cittadini eminenti si riunì nella sinagoga per discutere l’urgente questione: “Che cosa faremo di Gesù?” Essi parlarono e dibatterono fino a dopo mezzanotte, ma non riuscirono a trovare un terreno d’intesa. A parte alcune persone inclini a credere che Gesù potesse essere il Messia, o almeno un sant’uomo, o forse un profeta, l’assemblea era divisa in quattro gruppi pressoché uguali che sostenevano, rispettivamente, i seguenti punti di vista su Gesù:

154:4.2 (1719.5) 1. Che era un illuso ed inoffensivo fanatico religioso.

154:4.3 (1719.6) 2. Che era un pericoloso ed astuto agitatore che poteva fomentare una ribellione.

154:4.4 (1720.1) 3. Che era alleato con i demoni, che poteva anche essere un principe dei demoni.

154:4.5 (1720.2) 4. Che era fuori di sé, che era un folle, uno squilibrato mentale.

154:4.6 (1720.3) Si parlò molto delle dottrine predicate da Gesù che erano di turbamento per il popolo comune; i suoi nemici sostennero che i suoi insegnamenti erano impraticabili, che tutto sarebbe andato a rotoli se ciascuno avesse fatto uno sforzo onesto per vivere conformemente alle sue idee. E gli uomini di molte generazioni successive hanno detto le stesse cose. Molti uomini intelligenti e bene intenzionati, anche nell’epoca più illuminata di queste rivelazioni, sostengono che la civiltà moderna non avrebbe potuto essere costruita sugli insegnamenti di Gesù — ed essi hanno parzialmente ragione. Ma tutti questi dubitatori dimenticano che avrebbe potuto essere costruita una civiltà molto migliore sui suoi insegnamenti, ed un giorno lo sarà. Questo mondo non ha mai tentato seriamente di mettere in pratica gli insegnamenti di Gesù su vasta scala, nonostante siano stati fatti spesso dei timidi tentativi di seguire le dottrine del cosiddetto Cristianesimo.

5. La movimentata domenica mattina

154:5.1 (1720.4) Il 22 maggio fu un giorno memorabile nella vita di Gesù. Questa domenica mattina, prima dell’alba, uno dei messaggeri di Davide arrivò in gran fretta da Tiberiade portando la notizia che Erode aveva autorizzato, o stava per autorizzare, l’arresto di Gesù da parte degli agenti del Sinedrio. Il ricevimento della notizia di questo incombente pericolo spinse Davide Zebedeo a svegliare i suoi messaggeri e a mandarli a tutti i gruppi locali di discepoli, convocandoli per una riunione urgente alle sette di quella mattina. Quando la cognata di Giuda (fratello di Gesù) udì questa notizia allarmante, avvisò tutta la famiglia di Gesù che abitava vicino, invitandoli a riunirsi immediatamente a casa di Zebedeo. Ed in risposta a questo frettoloso appello, vi si riunirono subito Maria, Giacomo, Giuseppe, Giuda e Rut.

154:5.2 (1720.5) In questa riunione di primo mattino Gesù impartì le sue ultime istruzioni ai discepoli riuniti; cioè disse loro momentaneamente addio, sapendo bene che sarebbero stati presto cacciati da Cafarnao. Egli raccomandò a tutti loro di cercare Dio come guida e di portare avanti l’opera del regno senza preoccuparsi delle conseguenze. Gli evangelisti dovevano lavorare come ritenevano opportuno fino al momento in cui sarebbero stati chiamati. Egli scelse dodici evangelisti per accompagnarlo; ordinò ai dodici apostoli di rimanere con lui qualunque cosa accadesse. Diede istruzioni alle dodici donne di rimanere nelle case di Zebedeo e di Pietro fino a che non le avesse mandate a chiamare.

154:5.3 (1720.6) Gesù permise a Davide Zebedeo di continuare il suo servizio di messaggeri in tutto il paese, e salutando il Maestro poco dopo, Davide disse: “Prosegui la tua opera, Maestro. Non permettere che i fanatici ti prendano, e non dubitare mai che i messaggeri ti seguiranno. I miei uomini non perderanno mai il contatto con te, e tramite loro tu avrai notizie del regno nelle altre parti, e per mezzo loro noi saremo tutti informati su di te. Niente di ciò che può accadere a me interferirà con questo servizio, perché ho designato un primo ed un secondo capo, ed anche un terzo. Io non sono né un istruttore né un predicatore, ma mi sta a cuore fare questo, e nessuno può fermarmi.”

154:5.4 (1720.7) Alle sette e mezzo circa di questa mattina Gesù rivolse il suo discorso di congedo ad un centinaio di credenti che si erano ammassati all’interno della casa per ascoltarlo. Questo era un avvenimento solenne per tutti i presenti, ma Gesù sembrava insolitamente gaio; era nuovamente nel suo stato normale. La serietà durata settimane era scomparsa ed egli ispirava tutti loro con le sue parole di fede, di speranza e di coraggio.

6. Arriva la famiglia di Gesù

154:6.1 (1721.1) Erano circa le otto di questa domenica mattina quando cinque membri della famiglia terrena di Gesù arrivarono sulla scena in risposta alla chiamata urgente della cognata di Giuda. Di tutta la sua famiglia carnale, soltanto una, Rut, credeva apertamente e continuamente nella divinità della sua missione sulla terra. Giuda e Giacomo, ed anche Giuseppe, conservavano ancora molta della loro fede in Gesù, ma avevano permesso all’orgoglio d’interferire nel loro giudizio migliore e nelle loro reali inclinazioni spirituali. Maria era anch’essa lacerata tra l’amore e la paura, tra l’amore materno e l’orgoglio di famiglia. Benché fosse assalita da dubbi, essa non poté mai dimenticare del tutto la visita di Gabriele prima della nascita di Gesù. I Farisei avevano tentato di persuadere Maria che Gesù era uno squilibrato, un folle. Essi la incitavano ad andare con i suoi figli a cercare di dissuaderlo da ulteriori tentativi d’insegnare in pubblico. Dicevano a Maria che la salute di Gesù non avrebbe retto, e che soltanto disonore e vergogna sarebbero derivati all’intera famiglia se gli avessero permesso di continuare. E così, quando furono avvertiti dalla cognata di Giuda, essi partirono immediatamente tutti e cinque per la casa di Zebedeo, dopo essersi riuniti a casa di Maria, dove si erano incontrati con i Farisei la sera prima. Essi avevano parlato con i dirigenti di Gerusalemme fino a tarda sera ed erano tutti più o meno convinti che Gesù si stesse comportando in modo strano, che avesse agito in modo bizzarro da qualche tempo. Sebbene Rut non riuscisse a spiegare tutta la sua condotta, insisté che egli aveva sempre trattato con equità la sua famiglia e rifiutò di aderire al programma di cercare di dissuaderlo dal proseguire la sua opera.

154:6.2 (1721.2) Sulla strada per la casa di Zebedeo essi riparlarono di queste cose e si accordarono di tentare di persuadere Gesù a tornare a casa con loro, perché, diceva Maria: “Io so che potrei influire su mio figlio se solo volesse venire a casa ed ascoltarmi”. Giacomo e Giuda avevano sentito delle voci sui piani per arrestare Gesù e condurlo a Gerusalemme per essere giudicato. Essi temevano anche per la loro stessa sicurezza. Fintantoché Gesù era stato una figura popolare agli occhi del pubblico, i suoi familiari avevano lasciato correre, ma ora che la popolazione di Cafarnao e i dirigenti di Gerusalemme si erano improvvisamente rivoltati contro di lui, essi cominciavano a sentire acutamente la pressione della presunta disgrazia della loro posizione imbarazzante.

154:6.3 (1721.3) Essi contavano d’incontrare Gesù, di prenderlo da parte e d’indurlo a rientrare a casa con loro. Avevano pensato di rassicurarlo che avrebbero dimenticato l’abbandono da parte sua — che avrebbero perdonato e dimenticato — se solo egli avesse rinunciato alla follia di tentare di predicare una nuova religione che avrebbe portato solo guai a se stesso e disonore alla sua famiglia. Di fronte a tutto ciò Rut si limitò a dire: “Dirò a mio fratello che credo che egli è un uomo di Dio e che spero preferirebbe morire piuttosto che consentire a questi perfidi Farisei di porre fine alla sua predicazione.” Giuseppe promise di tenere Rut tranquilla mentre gli altri tentavano di convincere Gesù.

154:6.4 (1721.4) Quando arrivarono a casa di Zebedeo, Gesù era nel bel mezzo del suo saluto di commiato ai discepoli. Essi cercarono di entrare in casa, ma questa era piena zeppa. Alla fine si misero sotto il portico retrostante e fecero passare la notizia a Gesù, da persona a persona, in modo che infine fu sussurrata a lui da Simon Pietro, che interruppe a tal fine il discorso e disse: “Ecco, tua madre e i tuoi fratelli sono fuori e sono molto ansiosi di parlare con te.” Ora sua madre non si rendeva conto di quanto fosse importante dare questo messaggio di congedo ai suoi discepoli, né sapeva che il suo discorso poteva essere interrotto in qualsiasi momento dall’arrivo di coloro che venivano ad arrestarlo. Essa pensava veramente che, dopo una così lunga apparente separazione e per il fatto che lei ed i suoi fratelli avevano avuto la benevolenza di venire da lui, Gesù avrebbe smesso di parlare e sarebbe venuto da loro appena fosse stato avvertito che lo stavano aspettando.

154:6.5 (1722.1) Questo fu proprio un altro di quei casi in cui la sua famiglia terrena non riuscì a comprendere che egli doveva occuparsi degli affari di suo Padre. E così Maria ed i suoi fratelli rimasero profondamente colpiti quando, nonostante egli si fosse fermato di parlare per ricevere il messaggio, invece di precipitarsi a salutarli, udirono la sua voce musicale dire con tono più alto: “Dite a mia madre e ai miei fratelli di non avere alcun timore per me. Il Padre che mi ha mandato nel mondo non mi abbandonerà; né la mia famiglia subirà alcun danno. Dite loro di avere coraggio e di porre la loro fiducia nel Padre del regno. Ma, dopotutto, chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?” E stendendo le mani verso tutti i suoi discepoli riuniti nella sala, disse: “Io non ho madre; non ho fratelli. Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà di mio Padre che è nei cieli, quello è mia madre, mio fratello e mia sorella.”

154:6.6 (1722.2) Quando Maria udì queste parole svenne nelle braccia di Giuda. Essi la portarono nel giardino per rianimarla mentre Gesù concludeva il suo messaggio di commiato. Egli sarebbe andato allora a parlare con sua madre e i suoi fratelli, ma arrivò in fretta un messaggero da Tiberiade portando la notizia che gli agenti del Sinedrio erano in viaggio con il mandato di arrestare Gesù e di condurlo a Gerusalemme. Andrea ricevette questo messaggio e, interrompendo Gesù, glielo riferì.

154:6.7 (1722.3) Andrea non si ricordava che Davide aveva appostato due dozzine di sentinelle presso la casa di Zebedeo e che nessuno avrebbe potuto coglierli di sorpresa; così egli chiese a Gesù che cosa si doveva fare. Il Maestro stava là in silenzio mentre sua madre, avendo sentito le parole: “Io non ho madre”, si stava rimettendo dallo shock nel giardino. Fu proprio in questo momento che una donna si alzò in sala ed esclamò: “Benedetto il ventre che ti ha generato e benedetti i seni che ti hanno nutrito.” Gesù si distolse un istante dalla sua conversazione con Andrea per rispondere a questa donna dicendo: “No, sia piuttosto benedetto colui che ascolta la parola di Dio e che ha il coraggio di obbedire ad essa.”

154:6.8 (1722.4) Maria ed i fratelli di Gesù credevano che Gesù non li comprendesse, che non s’interessasse più a loro, non rendendosi conto che erano loro a non riuscire a comprendere Gesù. Gesù capiva pienamente quanto fosse difficile per gli uomini rompere con il loro passato. Egli sapeva come gli esseri umani si lasciano influenzare dall’eloquenza dei predicatori e come la coscienza risponde all’appello emozionale così come la mente fa con la logica e la ragione, ma egli sapeva anche quanto più difficile è persuadere gli uomini a sconfessare il passato.

154:6.9 (1722.5) È eternamente vero che chiunque pensa di essere incompreso o non apprezzato ha in Gesù un amico compassionevole ed un consigliere comprensivo. Egli aveva avvertito i suoi apostoli che nemici di un uomo possono essere i membri della sua stessa casa, ma non aveva affatto immaginato quanto presto questa predizione si sarebbe applicata alla sua stessa esperienza. Gesù non abbandonò la sua famiglia terrena per compiere l’opera di suo Padre — furono loro che lo abbandonarono. Più tardi, dopo la morte e la risurrezione del Maestro, quando Giacomo si legò al movimento cristiano primitivo, soffrì immensamente di non aver goduto di questa associazione iniziale con Gesù ed i suoi discepoli.

154:6.10 (1723.1) Passando per questi avvenimenti, Gesù scelse di essere guidato dalla conoscenza limitata della sua mente umana. Egli desiderava sottostare all’esperienza con i suoi associati come un uomo comune. Ed era nella mente umana di Gesù l’intenzione di vedere la sua famiglia prima di partire. Egli non volle fermarsi nel mezzo del suo discorso e trasformare così in affare pubblico il loro primo incontro dopo una così lunga separazione. Egli aveva intenzione di terminare il suo discorso di saluto e poi di far visita a loro prima di partire, ma questo piano fu contrastato dalla cospirazione degli eventi che seguirono nell’immediato.

154:6.11 (1723.2) La fretta della loro fuga fu accresciuta dall’arrivo di un gruppo di messaggeri di Davide all’ingresso posteriore della casa di Zebedeo. L’agitazione prodotta da questi uomini fece temere agli apostoli che i nuovi arrivati potessero essere quelli venuti a catturarli e, nel timore di un arresto immediato, essi si precipitarono dall’ingresso anteriore verso il battello in attesa. E tutto ciò spiega perché Gesù non vide la sua famiglia che aspettava sotto il portico retrostante.

154:6.12 (1723.3) Ma egli disse a Davide Zebedeo salendo sul battello nella fuga precipitosa: “Dì a mia madre e ai miei fratelli che apprezzo la loro venuta e che avevo intenzione di vederli. Raccomanda loro di non sentirsi offesi da me, ma piuttosto di cercare la conoscenza della volontà di Dio e la grazia ed il coraggio di fare quella volontà.”

7. La fuga precipitosa

154:7.1 (1723.4) Avvenne così, in questa domenica mattina, il ventidue maggio dell’anno 29 d.C., che Gesù con i suoi dodici apostoli e i dodici evangelisti si dette a questa fuga precipitosa dagli agenti del Sinedrio che erano in cammino per Betsaida con il mandato di Erode Antipa di arrestarlo e di condurlo a Gerusalemme per essere giudicato sotto l’accusa di bestemmia e di altre violazioni delle leggi sacre degli Ebrei. Erano circa le otto e mezzo di questa bellissima mattina quando questo gruppo di venticinque persone si mise ai remi e puntò verso la riva orientale del Mare di Galilea.

154:7.2 (1723.5) Seguiva il battello del Maestro un altro natante più piccolo, contenente sei messaggeri di Davide, che avevano l’ordine di mantenere il contatto tra Gesù ed i suoi associati e di fare in modo che le informazioni sui loro spostamenti e sulla loro sicurezza fossero regolarmente trasmesse alla casa di Zebedeo a Betsaida, che era servita per qualche tempo da quartier generale per l’opera del regno. Ma Gesù non avrebbe abitato mai più nella casa di Zebedeo. D’ora in avanti, e per tutto il resto della sua vita terrena, il Maestro veramente “non ebbe dove posare la sua testa”. E non ebbe nemmeno più una parvenza di dimora fissa.

154:7.3 (1723.6) Essi accostarono vicino al villaggio di Keresa, affidarono il loro battello a degli amici e cominciarono le peregrinazioni di questo movimentato ultimo anno della vita del Maestro sulla terra. Rimasero per qualche tempo nei domini di Filippo, andando da Keresa a Cesarea di Filippo, e di là proseguirono fino alla costa della Fenicia.

154:7.4 (1723.7) La folla si attardò presso la casa di Zebedeo a guardare questi due battelli che facevano rotta verso la riva orientale; ed essi erano già lontani quando gli agenti di Gerusalemme arrivarono in fretta e cominciarono a cercare Gesù. Essi rifiutarono di credere che Gesù fosse sfuggito loro, e mentre Gesù ed il suo gruppo si dirigevano verso nord passando per Batanea, i Farisei ed i loro assistenti passarono quasi una settimana intera a cercarlo invano nei dintorni di Cafarnao.

154:7.5 (1724.1) I membri della famiglia di Gesù ritornarono a casa loro a Cafarnao e passarono quasi una settimana a parlare, discutere e pregare. Essi erano pieni di confusione e di costernazione. Non trovarono pace fino a giovedì pomeriggio, quando Rut ritornò da una visita a casa di Zebedeo, dove seppe da Davide che suo fratello-padre era salvo ed in buona salute e si stava dirigendo verso la costa della Fenicia.

Fascicolo 155 - In fuga attraverso la Galilea del nord

Il Libro di Urantia

Fascicolo 155

In fuga attraverso la Galilea del nord

155:0.1 (1725.1) POCO dopo aver accostato vicino a Keresa in questa movimentata domenica, Gesù e i ventiquattro risalirono un po’ verso nord e passarono la notte in un magnifico parco a sud di Betsaida-Giulia. Essi conoscevano bene questo luogo per accamparsi, essendosi fermati qui in passato. Prima di ritirarsi per la notte il Maestro chiamò i suoi discepoli attorno a lui e discusse con loro i piani del loro progettato viaggio attraverso Batanea ed il nord della Galilea fino alla costa della Fenicia.

1. Perché i pagani sono infuriati?

155:1.1 (1725.2) Gesù disse: “Dovreste ricordarvi tutti come il Salmista parlò di questi tempi dicendo: ‘Perché i pagani sono infuriati ed i popoli complottano invano? I re della terra stabiliscono se stessi e i governanti del popolo si consultano tra di loro contro il Signore e contro il suo unto, dicendo: spezziamo i legami della misericordia e gettiamo via le corde dell’amore.’

155:1.2 (1725.3) “Voi vedete oggi compiersi davanti ai vostri occhi questa profezia. Ma non vedrete realizzarsi il resto della profezia del Salmista, perché egli aveva idee errate sul Figlio dell’Uomo e sulla sua missione sulla terra. Il mio regno è fondato sull’amore, proclamato nella misericordia e stabilito mediante il servizio disinteressato. Mio Padre non siede in cielo deridendo i pagani. Egli non è adirato nel suo grande dispiacere. È vera la promessa che il Figlio avrà per eredità questi cosiddetti pagani (in realtà i suoi fratelli ignoranti e privi d’istruzione). Ed io riceverò questi Gentili con le braccia aperte di misericordia ed affetto. Tutta questa affettuosa benevolenza sarà mostrata ai cosiddetti pagani nonostante l’infelice dichiarazione dello scritto che afferma che il Figlio trionfante ‘li spezzerà con una verga di ferro e li farà a pezzi come un recipiente da vasaio’. Il Salmista vi ha esortato a ‘servire il Signore con timore’ — io vi offro di godere dei privilegi superiori della filiazione divina per mezzo della fede; egli vi comanda di rallegrarvi con trepidazione; io vi offro di godere con certezza. Egli disse: ‘Baciate il Figlio, per timore che non si irriti e che voi periate quando la sua collera è accesa’. Ma voi che avete vissuto con me sapete bene che la collera e lo sdegno non fanno parte dell’instaurazione del regno dei cieli nel cuore degli uomini. Ma il Salmista intravide la vera luce quando, alla fine di questa esortazione, disse: ‘Benedetti sono coloro che pongono la loro fiducia in questo Figlio.’”

155:1.3 (1725.4) Gesù continuò ad istruire i ventiquattro dicendo: “I pagani non sono senza scuse quando sono infuriati con noi. Per il fatto che il loro punto di vista è meschino e ristretto essi possono concentrare le loro energie con entusiasmo. Il loro scopo è vicino e più o meno visibile; perciò essi lottano con coraggioso ed efficace impegno. Voi che avete proclamato l’entrata nel regno dei cieli siete assolutamente troppo vacillanti e indefiniti nel condurre il vostro insegnamento. I pagani puntano dritti ai loro obiettivi; voi siete colpevoli di troppo agognare cronico. Se desiderate entrare nel regno perché non ve ne impadronite con un assalto spirituale come i pagani s’impadroniscono di una città che assediano? Voi non siete affatto degni del regno quando il vostro servizio consiste così largamente in un atteggiamento di rifiuto del passato, di lamento sul presente e di vane speranze per il futuro. Perché i pagani sono infuriati? Perché non conoscono la verità. Perché languite in futili desideri? Perché non obbedite alla verità. Smettete di desiderare inutilmente e andate con coraggio a fare ciò che concerne l’instaurazione del regno.

155:1.4 (1726.1) “In tutto ciò che fate non siate unilaterali e specializzati all’eccesso. I Farisei che cercano la nostra distruzione credono veramente di stare servendo Dio. Essi sono divenuti così limitati dalla tradizione che sono accecati dal pregiudizio e induriti dalla paura. Considerate i Greci, che hanno una scienza priva di religione, mentre gli Ebrei hanno una religione priva di scienza. Quando gli uomini si sbagliano al punto da accettare una disintegrazione ristretta e confusa della verità, la loro sola speranza di salvezza è di coordinarsi con la verità — di convertirsi.

155:1.5 (1726.2) “Permettetemi di esprimere con forza questa verità eterna: Se voi, coordinandovi con la verità, imparate ad essere un esempio nella vostra vita di questa splendida totalità di rettitudine, allora i vostri simili vi cercheranno per ottenere ciò che voi avete così acquisito. La misura con cui i cercatori della verità sono attratti verso di voi rappresenta la misura della vostra dotazione della verità, della vostra rettitudine. L’ampiezza con cui dovrete andare con il vostro messaggio dal popolo è, in un certo senso, la misura della vostra incapacità a vivere la vita integra o retta, la vita coordinata con la verità.”

155:1.6 (1726.3) Il Maestro insegnò molte altre cose ai suoi apostoli e agli evangelisti prima che gli augurassero la buona notte e andassero a riposare sui loro giacigli.

2. Gli evangelisti a Corazin

155:2.1 (1726.4) Lunedì mattina, 23 maggio, Gesù ordinò a Pietro di andare a Corazin con i dodici evangelisti mentre lui, con gli altri undici apostoli, partì per Cesarea di Filippo andando per la via del Giordano fino alla strada Damasco-Cafarnao, quindi verso nordest fino all’incrocio con la strada per Cesarea di Filippo e poi in quella città, dove si fermarono ed insegnarono per due settimane. Essi arrivarono nel pomeriggio di martedì 24 maggio.

155:2.2 (1726.5) Pietro e gli evangelisti soggiornarono a Corazin per due settimane, predicando il vangelo del regno ad un piccolo ma sincero gruppo di credenti. Ma essi non riuscirono ad acquisire molti nuovi convertiti. Nessuna città della Galilea fornì così poche anime al regno come Corazin. Conformemente alle istruzioni di Pietro i dodici evangelisti parlarono meno di guarigioni — di cose fisiche — mentre predicarono ed insegnarono con accresciuto vigore le verità spirituali del regno dei cieli. Queste due settimane a Corazin costituirono un vero battesimo di avversità per i dodici evangelisti, nel senso che fu il periodo più difficile e improduttivo nella loro carriera fino ad allora. Essendo così privati della soddisfazione di conquistare anime al regno, ciascuno di loro esaminò più seriamente ed onestamente la propria anima ed i propri progressi nei sentieri spirituali della nuova vita.

155:2.3 (1726.6) Quando fu evidente che nessuno era più intenzionato a cercare di entrare nel regno, Pietro, martedì 7 giugno, riunì i suoi associati a partì per Cesarea di Filippo per riunirsi a Gesù e agli apostoli. Essi arrivarono verso mezzogiorno di mercoledì e passarono tutta la sera a raccontare le loro esperienze tra i non credenti di Corazin. Durante le discussioni di questa sera Gesù fece un altro riferimento alla parabola del seminatore ed insegnò loro molte cose sul significato degli apparenti insuccessi nelle imprese della vita.

3. A Cesarea di Filippo

155:3.1 (1727.1) Anche se Gesù non insegnò in pubblico durante questo soggiorno di due settimane vicino a Cesarea di Filippo, gli apostoli tennero numerose tranquille riunioni serali nella città, e molti credenti vennero al campo per parlare con il Maestro. Pochissimi di loro furono aggiunti al gruppo di credenti a seguito di questa visita. Gesù parlò con gli apostoli ogni giorno, ed essi capirono più chiaramente che stava iniziando ora una nuova fase del lavoro di predicazione del regno dei cieli. Essi cominciavano a comprendere che il “regno dei cieli non è né cibo né bevanda, ma la realizzazione della gioia spirituale di accettazione della filiazione divina”.

155:3.2 (1727.2) Il soggiorno a Cesarea di Filippo fu una vera prova per gli undici apostoli; furono due settimane difficili da passare per loro. Essi erano quasi depressi e mancava loro lo stimolo periodico della personalità entusiasta di Pietro. In questi momenti era veramente una grande e probante avventura credere in Gesù e partire per seguirlo. Anche se fecero poche conversioni durante queste due settimane, essi impararono molte cose altamente proficue dalle loro riunioni quotidiane con il Maestro.

155:3.3 (1727.3) Gli apostoli appresero che gli Ebrei erano spiritualmente stagnanti e morenti perché avevano cristallizzato la verità in un credo; che quando la verità è formulata come una linea di confine di un esclusivismo ipocrita, anziché servire da segnale di guida e di progresso spirituali, questi insegnamenti perdono il loro potere creativo e vivificante e finiscono per diventare semplicemente conservatori e fossilizzanti.

155:3.4 (1727.4) Essi impararono sempre più da Gesù a guardare le personalità umane in termini delle loro possibilità nel tempo e nell’eternità. Impararono che molte anime possono essere meglio condotte ad amare il Dio invisibile insegnando loro prima ad amare i loro fratelli che possono vedere. E fu in questa connessione che fu attribuito un nuovo significato alla dichiarazione del Maestro concernente il servizio disinteressato a favore dei propri simili: “In quanto l’avete fatto al più umile dei miei fratelli, l’avete fatto a me.”

155:3.5 (1727.5) Una delle grandi lezioni di questo soggiorno a Cesarea riguardò l’origine delle tradizioni religiose, con il grande pericolo di permettere che sia attribuito un carattere di sacralità alle cose non sacre, alle idee comuni o agli avvenimenti quotidiani. Da una riunione essi uscirono con l’insegnamento che la vera religione di un uomo era la fedeltà profonda alle sue convinzioni più elevate e sincere.

155:3.6 (1727.6) Gesù avvertì i suoi credenti che, se le loro aspirazioni religiose erano solo materiali, la loro conoscenza crescente della natura, con la progressiva sostituzione della presunta origine soprannaturale delle cose, li avrebbe privati alla fine della loro fede in Dio. Ma che, se la loro religione era spirituale, il progresso della scienza fisica non avrebbe mai disturbato la loro fede nelle realtà eterne e nei valori divini.

155:3.7 (1727.7) Essi impararono che, quando la religione ha dei motivi interamente spirituali, rende tutta la vita più degna di essere vissuta, riempiendola di propositi elevati, nobilitandola con valori trascendentali, ispirandola con motivi stupendi e confortando costantemente l’anima umana con una speranza sublime e fortificante. La vera religione è destinata a diminuire le tensioni dell’esistenza; essa ispira fede e coraggio per la vita quotidiana e per il servizio disinteressato. La fede favorisce la vitalità spirituale e la fecondità della rettitudine.

155:3.8 (1727.8) Gesù insegnò ripetutamente ai suoi apostoli che nessuna civiltà potrebbe sopravvivere a lungo alla perdita della parte migliore della propria religione. E non si stancò mai di segnalare ai dodici il grande pericolo di accettare simboli e cerimonie religiose al posto dell’esperienza religiosa. Tutta la sua vita terrena fu costantemente consacrata alla missione di sciogliere le forme cristallizzate della religione in fluide libertà di filiazione illuminata.

4. Sulla strada per la Fenicia

155:4.1 (1728.1) Giovedì mattina 9 giugno, dopo aver ricevuto notizie sui progressi del regno portate dai messaggeri di Davide da Betsaida, questo gruppo di venticinque insegnanti della verità lasciò Cesarea di Filippo per cominciare il suo viaggio verso la costa della Fenicia. Essi girarono attorno alla regione paludosa, passando per Luz e andando fino al punto di congiunzione con la pista Magdala-Monte Libano, e da là fino all’incrocio con la strada che conduceva a Sidone, dove arrivarono venerdì pomeriggio.

155:4.2 (1728.2) Mentre erano fermi per il pranzo all’ombra di una sporgenza rocciosa sovrastante, vicino a Luz, Gesù fece uno dei più rimarchevoli discorsi che gli apostoli avessero mai ascoltato in tutti i loro anni di associazione con lui. Essi si erano appena seduti per rompere il pane quando Simon Pietro chiese a Gesù: “Maestro, poiché il Padre che è nei cieli conosce tutte le cose, e poiché il suo spirito è il nostro sostegno nell’instaurazione del regno dei cieli sulla terra, come mai noi fuggiamo davanti alle minacce dei nostri nemici? Perché rifiutiamo di affrontare i nemici della verità?” Ma prima che Gesù avesse cominciato a rispondere alla domanda di Pietro, Tommaso intervenne chiedendo: “Maestro, vorrei veramente conoscere che cosa non va nella religione dei nostri nemici di Gerusalemme. Qual è la reale differenza tra la loro religione e la nostra? Come mai esiste questa diversità di credenza quando professiamo tutti di servire lo stesso Dio?” E quando Tommaso ebbe finito, Gesù disse: “Pur non ignorando la domanda di Pietro, sapendo perfettamente come sia facile interpretare male le mie ragioni di evitare in questo momento un conflitto aperto con i capi degli Ebrei, sarà tuttavia più utile per voi tutti che io scelga piuttosto di rispondere alla domanda di Tommaso. E lo farò quando avrete finito di mangiare.”

5. Il discorso sulla vera religione

155:5.1 (1728.3) Questo memorabile discorso sulla religione, riassunto e trascritto in linguaggio moderno, diede espressione alle seguenti verità:

155:5.2 (1728.4) Benché le religioni del mondo abbiano una doppia origine — naturale e rivelatoria — in ogni tempo e presso ogni popolo si possono trovare tre forme distinte di devozione religiosa. E queste tre manifestazioni del bisogno di religione sono:

155:5.3 (1728.5) 1. La religione primitiva. Il bisogno seminaturale ed istintivo di temere le energie misteriose e di adorare le forze superiori; è principalmente una religione della natura fisica, la religione della paura.

155:5.4 (1728.6) 2. La religione della civiltà. I concetti e le pratiche religiose in evoluzione delle razze che si stanno civilizzando — la religione della mente — la teologia intellettuale dell’autorità della tradizione religiosa stabilita.

155:5.5 (1728.7) 3. La vera religione — la religione di rivelazione. La rivelazione di valori soprannaturali, un’ispezione parziale delle realtà eterne, un rapido sguardo della bontà e della bellezza del carattere infinito del Padre che è nei cieli — la religione dello spirito qual è mostrata nell’esperienza umana.

155:5.6 (1729.1) Il Maestro rifiutò di minimizzare la religione dei sensi fisici e dei timori superstiziosi dell’uomo naturale, ma deplorò il fatto che tanto di questa forma primitiva di adorazione persistesse nelle forme religiose delle razze più intelligenti dell’umanità. Gesù chiarì che la grande differenza tra la religione della mente e la religione dello spirito è che, mentre la prima è sostenuta dall’autorità ecclesiastica, la seconda è interamente basata sull’esperienza umana.

155:5.7 (1729.2) Poi il Maestro, nella sua ora d’insegnamento, continuò a chiarire queste verità:

155:5.8 (1729.3) Fino a che le razze non diverranno altamente intelligenti e più completamente civilizzate, persisteranno molte di quelle cerimonie infantili e superstiziose che sono così caratteristiche delle pratiche religiose evoluzionarie dei popoli primitivi ed arretrati. Fino a che la razza umana non progredirà ad un livello di riconoscimento più elevato e più generale delle realtà dell’esperienza spirituale, un gran numero di uomini e di donne continueranno a mostrare una preferenza personale per quelle religioni d’autorità che richiedono soltanto un consenso intellettuale, in contrasto con la religione dello spirito, che comporta una partecipazione attiva della mente e dell’anima nell’avventura della fede di cimentarsi con le realtà rigorose dell’esperienza umana progressiva.

155:5.9 (1729.4) L’accettazione delle religioni tradizionali d’autorità presenta la via facile per il bisogno dell’uomo di cercare soddisfazione ai desideri ardenti della sua natura spirituale. Le religioni d’autorità radicate, cristallizzate e stabilite forniscono un rifugio già pronto nel quale l’anima umana turbata e sconvolta può rifugiarsi quando è assalita dalla paura e tormentata dall’incertezza. Una tale religione esige dai suoi devoti, come prezzo da pagare per le sue soddisfazioni ed assicurazioni, soltanto un assenso passivo e puramente intellettuale.

155:5.10 (1729.5) E per lungo tempo vivranno sulla terra quegli individui timidi, paurosi ed esitanti che preferiranno procurarsi in questo modo le loro consolazioni religiose, anche se, legando la loro sorte alle religioni d’autorità, compromettono la sovranità della personalità, degradano la dignità del rispetto di sé e rinunciano completamente al diritto di partecipare alla più appassionante ed ispirante di tutte le esperienze umane possibili: la ricerca personale della verità, la gioia di affrontare i pericoli della scoperta intellettuale, la determinazione di esplorare le realtà dell’esperienza religiosa personale, la soddisfazione suprema di sperimentare il trionfo personale nell’effettiva realizzazione della vittoria della fede spirituale sui dubbi intellettuali, come si acquisisce onestamente nell’avventura suprema di ogni esistenza umana — l’uomo che cerca Dio, per se stesso e da se stesso, e che lo trova.

155:5.11 (1729.6) La religione dello spirito significa sforzo, lotta, conflitto, fede, determinazione, amore, lealtà e progresso. La religione della mente — la teologia d’autorità — esige poco o nulla di questi sforzi da parte dei suoi credenti ufficiali. La tradizione è un rifugio sicuro ed un sentiero facile per quelle anime timorose ed apatiche che evitano istintivamente le lotte spirituali e le incertezze mentali associate a quei viaggi di fede di un’avventura coraggiosa, effettuati nel mare aperto della verità inesplorata alla ricerca delle rive lontane delle realtà spirituali che possono essere scoperte dalla mente umana progressiva e sperimentate dall’anima umana in evoluzione.

155:5.12 (1729.7) Poi Gesù proseguì dicendo: “A Gerusalemme i capi religiosi hanno formulato le varie dottrine dei loro insegnanti tradizionali e dei profeti di un tempo in un sistema stabilito di credenze intellettuali, in una religione d’autorità. L’attrazione esercitata da tutte queste religioni è in larga misura sulla mente. Ed ora noi stiamo per entrare in un conflitto mortale con una tale religione, poiché cominceremo tra poco l’aperta proclamazione di una nuova religione — una religione che non è una religione nel significato corrente di questa parola, una religione che fa principalmente appello allo spirito divino di mio Padre che risiede nella mente dell’uomo; una religione che deriverà la sua autorità dai frutti della sua accettazione, che certamente appariranno nell’esperienza personale di tutti coloro che crederanno realmente e sinceramente nelle verità di questa comunione spirituale superiore.”

155:5.13 (1730.1) Indicando ciascuno dei ventiquattro e chiamandoli per nome, Gesù disse: “Ed ora, chi di voi preferirebbe prendere questa facile via di conformarsi ad una religione stabilita e fossilizzata come quella difesa dai Farisei a Gerusalemme, piuttosto che soffrire le difficoltà e le persecuzioni che accompagnano la missione di proclamare una via migliore di salvezza agli uomini, mentre realizzerete la soddisfazione di scoprire da voi stessi le bellezze delle realtà di un’esperienza vivente e personale nelle verità eterne e nelle grandezze supreme del regno dei cieli? Siete timorosi, arrendevoli e cercate la facilità? Avete paura di affidare il vostro futuro nelle mani del Dio della verità di cui siete figli? Non vi fidate del Padre, di cui siete figli? Ritornerete nel sentiero facile della certezza e dell’immobilità intellettuale della religione d’autorità tradizionale, o vi accingerete con grande energia a proseguire con me nel futuro incerto e difficoltoso della proclamazione delle nuove verità della religione dello spirito, del regno dei cieli nel cuore degli uomini?”

155:5.14 (1730.2) Tutti e ventiquattro i suoi ascoltatori si alzarono in piedi con l’intenzione di manifestare la loro risposta unanime e fedele a questo appello emotivo, uno dei pochi che Gesù rivolse mai loro, ma egli alzò la sua mano e li fermò dicendo: “Andate ora per conto vostro, ognuno da solo con il Padre, e trovate la risposta non emotiva alla mia domanda; ed avendo trovato tale vero e sincero atteggiamento dell’anima, date francamente e coraggiosamente quella risposta a mio Padre e a vostro Padre, la cui vita infinita d’amore è lo spirito stesso della religione che proclamiamo.”

155:5.15 (1730.3) Gli evangelisti e gli apostoli andarono per conto loro per un breve momento. I loro spiriti erano sollevati, le loro menti erano ispirate e le loro emozioni potentemente eccitate da quello che Gesù aveva detto. Ma quando Andrea li riunì, il Maestro disse soltanto: “Riprendiamo il nostro viaggio. Andiamo in Fenicia per restarci qualche tempo, e ciascuno di voi dovrebbe pregare il Padre di trasformare le vostre emozioni mentali e fisiche nelle più elevate fedeltà della mente e nelle esperienze più soddisfacenti dello spirito.”

155:5.16 (1730.4) Mentre camminavano lungo la strada i ventiquattro rimasero silenziosi, ma poi cominciarono a parlare tra di loro e alle tre del pomeriggio non si sentivano più di proseguire; si fermarono e Pietro andò da Gesù e disse: “Maestro, tu ci hai detto parole di vita e di verità. Vorremmo ascoltarti ancora; ti supplichiamo di parlarci ancora di questi argomenti.”

6. Il secondo discorso sulla religione

155:6.1 (1730.5) E così, mentre erano fermi all’ombra sul fianco della collina, Gesù continuò ad insegnare loro la religione dello spirito, dicendo in sostanza:

155:6.2 (1730.6) Voi siete usciti da quei vostri simili che hanno scelto di rimanere soddisfatti di una religione della mente, che bramano la sicurezza e preferiscono il conformismo. Avete scelto di scambiare i vostri sentimenti di certezza basata sull’autorità contro le assicurazioni dello spirito della fede avventurosa e progressiva. Voi avete osato protestare contro la dura schiavitù della religione istituzionale e respingere l’autorità delle tradizioni scritte che sono ora considerate come la parola di Dio. Nostro Padre ha parlato in verità attraverso Mosè, Elia, Isaia, Amos ed Osea, ma non ha cessato di portare parole di verità al mondo quando questi profeti di un tempo ebbero terminato di pronunciarsi. Mio Padre non fa differenza di razze o di generazioni accordando la parola di verità a un’epoca e non concedendola ad un’altra. Non commettete la follia di chiamare divino ciò che è puramente umano e non mancate di discernere le parole di verità che non provengono dagli oracoli tradizionali di pretesa ispirazione.

155:6.3 (1731.1) Io vi ho chiamati a nascere di nuovo, a nascere dallo spirito. Vi ho chiamati fuori dalle tenebre dell’autorità e dal letargo della tradizione per entrare nella luce trascendente in cui realizzare la possibilità di fare da voi stessi la più grande scoperta possibile per l’anima umana — l’esperienza superna di trovare Dio per voi stessi, in voi stessi e da voi stessi, e di fare tutto ciò come un fatto della vostra esperienza personale. E così possiate voi passare dalla morte alla vita, dall’autorità della tradizione all’esperienza di conoscere Dio. Passerete così dalle tenebre alla luce, da una fede razziale ereditata ad una fede personale acquisita per esperienza effettiva; e così progredirete da una teologia della mente lasciata in eredità dai vostri antenati ad una vera religione dello spirito costruita nella vostra anima come una dotazione eterna.

155:6.4 (1731.2) La vostra religione cambierà da una semplice credenza intellettuale nell’autorità tradizionale all’esperienza effettiva di quella fede vivente che è capace di cogliere la realtà di Dio e tutto ciò che riguarda lo spirito divino del Padre. La religione della mente vi lega irrimediabilmente al passato; la religione dello spirito consiste in una rivelazione progressiva e v’invita sempre a compimenti più elevati e più santi negli ideali spirituali e nelle realtà eterne.

155:6.5 (1731.3) Anche se la religione d’autorità può comunicare un sentimento immediato di solida certezza, voi pagate per questa soddisfazione temporanea il prezzo della perdita della vostra indipendenza spirituale e della vostra libertà religiosa. Come prezzo per entrare nel regno dei cieli mio Padre non vi chiede che vi sforziate di sottostare ad una credenza in cose spiritualmente ripugnanti, empie e false. Non vi si chiede che il vostro senso di misericordia, di giustizia e di verità sia oltraggiato dalla sottomissione ad un trito sistema di forme e di cerimonie religiose. La religione dello spirito vi lascia per sempre liberi di seguire la verità cui vi conducono le direttive dello spirito. E chi può giudicare — forse questo spirito potrebbe avere qualcosa da comunicare a questa generazione che le altre generazioni hanno rifiutato di ascoltare?

155:6.6 (1731.4) Vergogna su quei falsi insegnanti religiosi che vorrebbero trascinare le anime affamate nell’oscuro e lontano passato e abbandonarvele! E così queste persone sfortunate sono condannate a spaventarsi per ogni nuova scoperta e a rimanere sconcertate da ogni nuova rivelazione della verità. Il profeta che disse “Sarà mantenuto in una pace perfetta colui la cui mente è fissata in Dio” non era un semplice credente intellettuale in una teologia d’autorità. Questo umano conoscitore della verità aveva scoperto Dio; egli non si limitava a parlare di Dio.

155:6.7 (1731.5) Io vi raccomando di perdere l’abitudine di citare sempre i profeti di un tempo e di lodare gli eroi d’Israele, e di aspirare invece a divenire profeti viventi dell’Altissimo ed eroi spirituali del regno futuro. Onorare i principali conoscitori di Dio del passato può in verità essere meritevole, ma perché, facendo questo, dovreste sacrificare l’esperienza suprema dell’esistenza umana: trovare Dio da voi stessi e conoscerlo nella vostra stessa anima?

155:6.8 (1732.1) Ogni razza dell’umanità ha un suo punto di vista mentale sull’esistenza umana; la religione della mente deve perciò adattarsi sempre a questi vari punti di vista razziali. Le religioni d’autorità non arriveranno mai ad unificarsi. L’unità umana e la fratellanza dei mortali possono essere realizzate soltanto dal dono superiore della religione dello spirito. Le menti razziali possono differire, ma in tutta l’umanità risiede lo stesso spirito divino ed eterno. La speranza di una fraternità umana può essere realizzata solo quando, e nella misura in cui, le divergenti religioni mentali d’autorità diverranno impregnate e dominate dalla religione unificante e nobilitante dello spirito — la religione dell’esperienza spirituale personale.

155:6.9 (1732.2) Le religioni d’autorità possono soltanto dividere gli uomini e porre le loro coscienze le une contro le altre; la religione dello spirito porterà progressivamente gli uomini ad avvicinarsi e li indurrà a divenire comprensivi ed amichevoli gli uni con gli altri. Le religioni d’autorità esigono dagli uomini uniformità di credenza, ma ciò è impossibile da realizzare allo stato attuale del mondo. La religione dello spirito esige soltanto unità d’esperienza — uniformità di destino — permettendo pienamente la diversità di credenza. La religione dello spirito richiede solo uniformità di discernimento, non uniformità di punti di vista e di opinione. La religione dello spirito non richiede uniformità di vedute intellettuali, ma solo unità di sentimento spirituale. Le religioni d’autorità si cristallizzano in credo inerti; la religione dello spirito si sviluppa nella gioia e nella libertà crescenti di atti nobilitanti di servizio amorevole e di assistenza misericordiosa.

155:6.10 (1732.3) Ma state attenti che qualcuno di voi non consideri con sdegno i figli di Abramo perché sono caduti in questa triste situazione di sterile tradizione. I nostri antenati si erano dedicati alla persistente ed appassionante ricerca di Dio, ed essi l’hanno trovato come nessun’altra intera razza umana ha mai fatto dai tempi di Adamo, il quale conosceva bene queste cose poiché egli stesso era un Figlio di Dio. Mio Padre non ha mancato di notare la lunga ed infaticabile lotta d’Israele, fin dai tempi di Mosè, per trovare Dio e conoscere Dio. Generazioni di Ebrei si sono consumate senza cessare di faticare, di sudare, di gemere, di lavorare e di sopportare le sofferenze e di sperimentare i dispiaceri di un popolo incompreso e disprezzato, e tutto per potersi avvicinare un po’ di più alla scoperta della verità su Dio. E nonostante tutti gli insuccessi e le incertezze d’Israele, i nostri padri, da Mosè fino ai tempi di Amos ed Osea, hanno progressivamente rivelato al mondo intero un’immagine sempre più chiara e veridica del Dio eterno. E così fu preparata la via per la rivelazione ancora più grande del Padre alla quale siete stati chiamati a partecipare.

155:6.11 (1732.4) Non dimenticate mai che c’è soltanto un’avventura che è più soddisfacente ed appassionante del tentativo di scoprire la volontà del Dio vivente, ed è l’esperienza suprema di tentare onestamente di fare quella volontà divina. E non scordatevi che la volontà di Dio può essere fatta in ogni occupazione terrena. Non vi sono alcuni mestieri sacri ed altri profani. Tutte le cose sono sacre nella vita di coloro che sono guidati dallo spirito; cioè subordinati alla verità, nobilitati dall’amore, dominati dalla misericordia e temperati dall’equità — dalla giustizia. Lo spirito che mio Padre ed io manderemo nel mondo non è soltanto lo Spirito della Verità, ma anche lo spirito della bellezza idealistica.

155:6.12 (1732.5) Dovete smettere di cercare la parola di Dio solo nelle pagine dei vecchi libri dell’autorità teologica. Coloro che sono nati dallo spirito di Dio discerneranno d’ora in poi la parola di Dio indipendentemente dalla sua origine apparente. La verità divina non deve essere sminuita perché il canale da cui è donata è apparentemente umano. Molti dei vostri fratelli hanno menti che accettano la teoria di Dio, ma non riescono a realizzare spiritualmente la presenza di Dio. Ed è proprio questa la ragione per cui vi ho insegnato così spesso che il regno dei cieli può essere realizzato nel modo migliore acquisendo l’atteggiamento spirituale di un bambino sincero. Non è l’immaturità mentale del bambino che vi raccomando, ma piuttosto la semplicità spirituale di un tale piccolo che crede facilmente e che ha piena fiducia. Non è così importante che voi conosciate il fatto dell’esistenza di Dio quanto che cresciate sempre di più nella capacità di sentire la presenza di Dio.

155:6.13 (1733.1) Una volta che avrete cominciato a scoprire Dio nella vostra anima, non tarderete a scoprirlo nell’anima degli altri uomini ed infine in tutte le creature e le creazioni di un possente universo. Ma quale possibilità ha il Padre di apparire come un Dio di fedeltà supreme e d’ideali divini nelle anime di uomini che dedicano poco o nulla del loro tempo alla contemplazione riflessiva di tali realtà eterne? Benché la mente non sia la sede della natura spirituale, è in verità la porta che conduce ad essa.

155:6.14 (1733.2) Ma non commettete l’errore di tentare di provare agli altri che avete trovato Dio; voi non potete produrre coscientemente tale prova valida. Tuttavia esistono due dimostrazioni positive e potenti del fatto che conoscete Dio, e sono:

155:6.15 (1733.3) 1. I frutti dello spirito di Dio che appaiono nella vostra vita quotidiana ordinaria.

155:6.16 (1733.4) 2. Il fatto che l’intero vostro piano di vita fornisce la prova positiva che avete rischiato senza riserve tutto ciò che siete e che possedete nell’avventura della sopravvivenza dopo la morte, inseguendo la speranza di trovare il Dio dell’eternità, di cui avete già pregustato la presenza nel tempo.

155:6.17 (1733.5) Ora, senza dubbio, mio Padre risponderà sempre al più flebile barlume di fede. Egli prende nota delle emozioni fisiche e superstiziose dell’uomo primitivo. E con quelle anime oneste ma timorose la cui fede è così debole da non rappresentare che poco più di un conformismo intellettuale ad un atteggiamento passivo di assenso alle religioni d’autorità, il Padre è sempre vigilante per onorare e sostenere anche tutti questi deboli tentativi di giungere a lui. Ma da voi che siete stati tratti dalle tenebre alla luce ci si aspetta che crediate con tutto il cuore; la vostra fede dominerà gli atteggiamenti congiunti del corpo, della mente e dello spirito.

155:6.18 (1733.6) Voi siete miei apostoli, e per voi la religione non diverrà un rifugio teologico dove poter fuggire per paura di affrontare le rudi realtà del progresso spirituale e dell’avventura idealistica. La vostra religione diverrà piuttosto il fatto di un’esperienza reale che testimonia che Dio vi ha trovati, idealizzati, nobilitati e spiritualizzati, e che voi vi siete arruolati nell’avventura eterna di trovare il Dio che vi ha in tal modo trovati e presi per figli.

155:6.19 (1733.7) E quando Gesù ebbe finito di parlare fece segno ad Andrea, e indicando l’ovest verso la Fenicia disse: “Mettiamoci in cammino.”

Fascicolo 156 - Il soggiorno a Tiro e a Sidone

Il Libro di Urantia

Fascicolo 156

Il soggiorno a Tiro e a Sidone

156:0.1 (1734.1) VENERDÌ pomeriggio, 10 giugno, Gesù e i suoi associati arrivarono nei dintorni di Sidone, dove si fermarono a casa di una ricca donna che era stata curata nell’ospedale di Betsaida all’epoca in cui Gesù era all’apice del favore popolare. Gli evangelisti e gli apostoli furono alloggiati presso amici di lei nelle immediate vicinanze, e si riposarono fino al giorno dopo il sabato in questo ambiente ristoratore. Essi trascorsero quasi due settimane e mezza a Sidone e nei paraggi prima di prepararsi a visitare le città costiere del nord.

156:0.2 (1734.2) Questo sabato di giugno era un giorno di grande calma. Gli evangelisti e gli apostoli erano completamente assorbiti nelle loro meditazioni riguardanti i discorsi del Maestro sulla religione, che avevano ascoltato sulla strada per Sidone. Essi erano tutti capaci di apprezzare qualcosa di quanto aveva detto loro, ma nessuno di loro coglieva pienamente l’importanza del suo insegnamento.

1. La donna siriana

156:1.1 (1734.3) Vicino alla casa di Karuska, dove il Maestro alloggiava, viveva una donna siriana che aveva sentito parlare molto di Gesù come grande guaritore e maestro, e questo sabato pomeriggio essa giunse conducendo la sua figlioletta. La ragazza, di circa dodici anni, era affetta da gravi disturbi nervosi caratterizzati da convulsioni e da altre manifestazioni dolorose.

156:1.2 (1734.4) Gesù aveva ordinato ai suoi associati di non parlare a nessuno della sua presenza nella casa di Karuska, spiegando che desiderava riposarsi. Mentre essi avevano obbedito alle istruzioni del loro Maestro, la serva di Karuska era andata a casa di questa donna Siriana, di nome Norana, per informarla che Gesù alloggiava nella casa della sua padrona ed aveva incitato questa madre angosciata a condurvi sua figlia ammalata per essere guarita. Questa madre, naturalmente, credeva che sua figlia fosse posseduta da un demone, da uno spirito impuro.

156:1.3 (1734.5) Quando Norana arrivò con sua figlia, i gemelli Alfeo le spiegarono attraverso un interprete che il Maestro stava riposando e che non poteva essere disturbato; al che Norana rispose che lei e sua figlia sarebbero rimaste sul posto fino a che il Maestro avesse finito di riposare. Anche Pietro cercò di ragionare con lei e di persuaderla ad andare a casa. Egli spiegò che Gesù era stanco per avere tanto insegnato e guarito, e che era venuto in Fenicia per un periodo di quiete e di riposo. Ma fu inutile; Norana non volle andarsene. Alle sollecitazioni di Pietro essa si limitò a rispondere: “Non partirò fino a che non avrò visto il tuo Maestro. Io so che egli può cacciare il demone da mia figlia e non me ne andrò fino a che il guaritore non avrà esaminato mia figlia.”

156:1.4 (1734.6) Allora cercò di mandare via la donna Tommaso, ma non vi riuscì. A lui essa disse: “Io ho fede che il tuo Maestro possa cacciare questo demone che tormenta mia figlia. Ho sentito parlare delle sue potenti opere in Galilea e credo in lui. Che cosa è accaduto a voi, suoi discepoli, che volete mandare via coloro che vengono a cercare l’aiuto del vostro Maestro?” E quando essa ebbe parlato così, Tommaso si ritirò.

156:1.5 (1735.1) Allora si fece avanti Simone Zelota per protestare con Norana. Simone disse: “Donna, tu sei una Gentile che parla greco. Non è giusto che tu pretenda che il Maestro prenda il pane destinato ai figli della casa favorita e lo getti ai cani.” Ma Norana non si offese per la stoccata di Simone. Essa rispose soltanto: “Sì, maestro, comprendo le tue parole. Io sono soltanto un cane agli occhi degli Ebrei, ma per quanto concerne il tuo Maestro io sono un cane credente. Io sono decisa a che egli veda mia figlia, perché sono persuasa che se soltanto la guarderà, egli la guarirà. Ed anche tu, mio buon uomo, non oserai privare i cani del privilegio di ottenere le briciole che possono cadere dalla tavola dei bambini.”

156:1.6 (1735.2) Proprio in quel momento la ragazza fu assalita da una violenta convulsione davanti a tutti loro, e la madre gridò: “Ecco, potete vedere che mia figlia è posseduta da uno spirito malvagio. Se la nostra necessità non colpisce voi, potrebbe fare appello al vostro Maestro, del quale mi è stato detto che ama tutti gli uomini ed osa guarire anche i Gentili quando essi credono. Voi non siete degni di essere suoi discepoli. Io non me ne andrò fino a che mia figlia non sia stata guarita.”

156:1.7 (1735.3) Gesù, che aveva ascoltato tutta questa conversazione da una finestra aperta, uscì ora, con loro grande sorpresa, e disse: “O donna, la tua fede è grande, così grande che io non posso rifiutare ciò che desideri; va in pace per la tua strada. Tua figlia è già stata guarita.” E la giovinetta da quel momento fu risanata. Mentre Norana e la figlia si congedavano, Gesù le supplicò di non raccontare a nessuno di questo episodio; e mentre i suoi associati assecondarono questa richiesta, la madre e la figlia non cessarono di proclamare il fatto della guarigione della ragazza in tutto il paese ed anche a Sidone, al punto che Gesù ritenne opportuno cambiare alloggio in capo a qualche giorno.

156:1.8 (1735.4) Il giorno successivo, mentre Gesù istruiva i suoi apostoli commentando la guarigione della figlia della donna siriana, disse: “Ed è sempre stato così; vedete da voi stessi come i Gentili sono capaci di esercitare una fede salvifica negli insegnamenti del vangelo del regno dei cieli. In verità, in verità vi dico che il regno del Padre sarà preso dai Gentili se i figli di Abramo non intenderanno mostrare una fede sufficiente per entrarvi.”

2. L’insegnamento a Sidone

156:2.1 (1735.5) Entrando a Sidone, Gesù ed i suoi associati passarono su un ponte, il primo che molti di loro avessero mai visto. Mentre attraversavano questo ponte, Gesù, tra altre cose, disse: “Questo mondo è solo un ponte; voi potete attraversarlo, ma non potete pensare di costruirvi una dimora sopra”.

156:2.2 (1735.6) Mentre i ventiquattro cominciavano i loro lavori a Sidone, Gesù andò ad abitare in una casa situata a nord della città, la casa di Giusta e di sua madre Berenice. Gesù istruiva i ventiquattro ogni mattina a casa di Giusta, ed essi andavano in giro per Sidone ad insegnare e a predicare il pomeriggio e la sera.

156:2.3 (1735.7) Gli apostoli e gli evangelisti furono grandemente incoraggiati dal modo in cui i Gentili di Sidone ricevettero il loro messaggio; durante il loro breve soggiorno molti furono conquistati al regno. Questo periodo di circa sei settimane in Fenicia fu molto redditizio nell’opera di acquisire delle anime, ma gli scrittori ebrei successivi dei Vangeli presero l’abitudine di sorvolare sul resoconto di questa calda accoglienza degli insegnamenti di Gesù da parte di questi Gentili nel momento stesso in cui un così gran numero di suoi compatrioti gli erano ostili.

156:2.4 (1736.1) Sotto molti aspetti questi credenti Gentili apprezzarono più pienamente degli Ebrei gli insegnamenti di Gesù. Molti di questi Siro-Fenici che parlavano greco pervennero a riconoscere non solo che Gesù era simile a Dio, ma anche che Dio era simile a Gesù. Questi cosiddetti pagani raggiunsero una buona comprensione degli insegnamenti del Maestro sull’uniformità delle leggi di questo mondo e dell’universo intero. Essi colsero l’insegnamento che Dio non fa eccezione di persone, di razze o di nazioni; che non ci sono favoritismi da parte del Padre Universale; che l’universo è interamente ed eternamente rispettoso della legge ed infallibilmente degno di fiducia. Questi Gentili non avevano paura di Gesù; essi osavano accettare il suo messaggio. Lungo i secoli successivi gli uomini non sono stati incapaci di comprendere Gesù; essi hanno avuto paura di lui.

156:2.5 (1736.2) Gesù spiegò ai ventiquattro che non era fuggito dalla Galilea per mancanza di coraggio nei confronti dei suoi nemici. Essi compresero che egli non era ancora pronto ad un conflitto aperto con la religione stabilita e che non cercava di diventare un martire. Fu durante una di queste riunioni a casa di Giusta che il Maestro disse per la prima volta ai suoi discepoli “anche se il cielo e la terra passeranno, le mie parole di verità non passeranno”.

156:2.6 (1736.3) Il tema delle istruzioni di Gesù durante il soggiorno a Sidone fu il progresso spirituale. Egli disse loro che non potevano fermarsi; che dovevano progredire in rettitudine o retrocedere nel male e nel peccato. Egli raccomandò loro di “dimenticare quelle cose che sono del passato mentre avanzate per abbracciare le realtà più grandi del regno”. Li supplicò di non accontentarsi della loro infanzia nel vangelo, ma di sforzarsi di raggiungere la statura completa della filiazione divina nella comunione dello spirito e nella comunità dei credenti.

156:2.7 (1736.4) Gesù disse: “I miei discepoli devono non solo smettere di fare il male, ma imparare a fare il bene; voi dovete non solo essere purificati da ogni peccato cosciente, ma dovete rifiutare di nutrire anche i sentimenti di colpevolezza. Se confessate i vostri peccati, essi sono perdonati; dovete quindi mantenere una coscienza priva di colpa.”

156:2.8 (1736.5) A Gesù piaceva molto l’acuto senso dell’umorismo che mostravano questi Gentili. Furono il senso dell’umorismo mostrato da Norana, la donna siriana, così come la sua grande e persistente fede, che toccarono così tanto il cuore del Maestro e fecero appello alla sua misericordia. Gesù era molto dispiaciuto che il suo popolo — gli Ebrei — fosse così carente di umorismo. Egli disse una volta a Tommaso: “Il mio popolo si prende troppo sul serio; essi non sanno proprio apprezzare l’umorismo. La religione opprimente dei Farisei non avrebbe mai potuto avere origine tra un popolo con il senso dell’umorismo. Essi mancano anche di coerenza; filtrano i moscerini ed ingoiano i cammelli.”

3. Il viaggio risalendo la costa

156:3.1 (1736.6) Martedì 28 giugno il Maestro ed i suoi associati lasciarono Sidone e risalirono la costa fino a Porfireon ed Heldua. Essi vi furono bene accolti dai Gentili, e molti di questi furono aggiunti al regno durante questa settimana d’insegnamento e di predicazione. Gli apostoli predicarono a Porfireon e gli evangelisti insegnarono ad Heldua. Mentre i ventiquattro erano impegnati in tal modo nel loro lavoro, Gesù li lasciò per un periodo di tre o quattro giorni per recarsi nella città costiera di Beirut, dove fece visita ad un Siriano di nome Malac, che era un credente e che era stato a Betsaida l’anno prima.

156:3.2 (1737.1) Mercoledì 6 luglio essi ritornarono tutti a Sidone e si fermarono a casa di Giusta fino alla domenica mattina, quando partirono per Tiro scendendo lungo la costa verso sud per la via di Sarepta, arrivando a Tiro lunedì 11 luglio. In questo periodo gli apostoli e gli evangelisti stavano cominciando ad abituarsi a lavorare tra questi cosiddetti Gentili, che in realtà discendevano principalmente dalle antiche tribù cananee di ancor più lontana origine semitica. Tutte queste popolazioni parlavano la lingua greca. Fu una grande sorpresa per gli apostoli e gli evangelisti osservare l’ardore di questi Gentili di ascoltare il vangelo e notare la prontezza con cui molti di loro credevano.

4. A Tiro

156:4.1 (1737.2) Dall’11 al 24 luglio essi insegnarono a Tiro. Ciascuno degli apostoli prese con sé uno degli evangelisti, e così, a due a due, essi insegnarono e predicarono in tutti i quartieri di Tiro e nei suoi dintorni. La popolazione poliglotta di questo attivo porto li ascoltava volentieri, e molti furono battezzati, entrando così nella comunità esterna del regno. Gesù mantenne il suo quartier generale nella casa di un Ebreo di nome Giuseppe, un credente, che viveva a cinque o sei chilometri a sud di Tiro, non lontano dalla tomba di Hiram, che era stato re della città-Stato di Tiro all’epoca di Davide e di Salomone.

156:4.2 (1737.3) Durante queste due settimane, gli apostoli e gli evangelisti entrarono ogni giorno a Tiro passando per il molo di Alessandro per tenervi piccoli incontri, ed ogni sera la maggior parte di loro ritornava all’accampamento presso la casa di Giuseppe a sud della città. Ogni giorno dei credenti venivano dalla città per parlare con Gesù nel suo luogo di riposo. Il Maestro parlò a Tiro soltanto una volta, nel pomeriggio del 20 luglio, quando istruì i credenti sull’amore del Padre verso tutta l’umanità e sulla missione del Figlio per rivelare il Padre a tutte le razze umane. C’era un tale interesse per il vangelo del regno tra questi Gentili che, in questa occasione, furono aperte a Gesù le porte del tempio di Melkarth, ed è interessante notare che negli anni successivi una chiesa cristiana fu costruita sullo stesso posto di questo antico tempio.

156:4.3 (1737.4) Molti dirigenti della manifattura della porpora di Tiro, la tintura che rese Tiro e Sidone famose nel mondo intero e che contribuì così largamente al loro commercio internazionale ed alla conseguente ricchezza, credettero nel regno. Quando, poco tempo dopo, la riserva di animali di mare da cui si traeva questa tintura cominciò a diminuire, questi fabbricanti di porpora partirono alla ricerca di nuovi banchi di questi molluschi. Ed emigrando così fino in capo al mondo, essi portarono con loro il messaggio della paternità di Dio e della fratellanza degli uomini — il vangelo del regno.

5. L’insegnamento di Gesù a tiro

156:5.1 (1737.5) Questo mercoledì pomeriggio, nel corso del suo sermone, Gesù raccontò per la prima volta ai suoi discepoli la storia del giglio bianco che innalza la sua testa pura e nivea nella luce del sole mentre le sue radici sono immerse nel limo e nel fango del sottostante suolo buio. “Allo stesso modo”, egli disse, “l’uomo mortale, sebbene abbia le radici della sua origine e del suo essere nel suolo animale della natura umana, può elevare per mezzo della fede la sua natura spirituale nella luce solare della verità celeste e produrre realmente i nobili frutti dello spirito.”

156:5.2 (1738.1) Fu durante questo stesso sermone che Gesù fece uso della sua prima ed unica parabola riferentesi al suo mestiere — il carpentiere. Nel corso della sua raccomandazione a “costruire bene le fondamenta per la crescita di un nobile carattere con doti spirituali”, egli disse: “Per produrre i frutti dello spirito dovete essere nati dallo spirito. Dovete essere istruiti dallo spirito ed essere guidati dallo spirito se volete vivere una vita di pienezza spirituale tra i vostri simili. Ma non commettete l’errore dello stolto carpentiere che spreca tempo prezioso a squadrare, misurare e piallare la sua grossa trave tarlata ed interamente marcia e poi, quando ha speso in tal modo tutto il suo lavoro sulla trave malsana, deve scartarla perché inadatta alle fondamenta della costruzione che voleva edificare per resistere agli assalti del tempo e delle tempeste. Che ogni uomo si assicuri che le fondamenta intellettuali e morali del suo carattere siano tali da sostenere adeguatamente la sovrastruttura della sua natura spirituale che cresce e si nobilita, che trasformerà così la mente umana e poi, in associazione con questa mente ricreata, farà evolvere l’anima di destino immortale. La vostra natura spirituale — la vostra anima creata congiuntamente — è un germe vivente, ma la mente e la morale dell’individuo sono il suolo dal quale devono scaturire queste manifestazioni superiori dello sviluppo umano e del destino divino. Il suolo dell’anima in evoluzione è umano e materiale, ma il destino di questa creatura combinata di mente e di spirito è spirituale e divino.”

156:5.3 (1738.2) La sera di questo stesso giorno Natanaele chiese a Gesù: “Maestro, perché preghiamo Dio di non indurci in tentazione quando sappiamo bene dalla tua rivelazione del Padre che egli non fa mai tali cose?” Gesù rispose a Natanaele:

156:5.4 (1738.3) “Non è strano che tu ponga tali domande, poiché cominci a conoscere il Padre come lo conosco io e non come i primi profeti ebrei che lo conoscevano così vagamente. Tu sai bene che i nostri antenati avevano tendenza a vedere Dio in quasi tutto ciò che accadeva. Essi cercavano la mano di Dio in tutti i fenomeni naturali ed in ogni episodio insolito dell’esperienza umana. Collegavano Dio sia al bene che al male. Essi pensavano che egli avesse addolcito il cuore di Mosè e indurito il cuore del Faraone. Quando un uomo aveva un forte bisogno di fare qualcosa, di buono o di cattivo, aveva l’abitudine di giustificare queste sensazioni insolite dichiarando: ‘Il Signore mi ha parlato dicendo: fa così e così, o va qua e là’. Di conseguenza, poiché gli uomini incorrono così spesso e così violentemente in tentazione, divenne abitudine dei nostri antenati credere che Dio ve li inducesse per metterli alla prova, per punirli o per fortificarli. Ma tu, in verità, ora sai di più. Tu sai che gli uomini sono tutti troppo spesso indotti in tentazione dalla spinta del loro stesso egoismo e dagli impulsi della loro natura animale. Quando sarai tentato in questo modo, ti raccomando, riconoscendo onestamente e sinceramente la tentazione per quella che è, di riorientare intelligentemente le energie dello spirito, della mente e del corpo che cercano di esprimersi, in canali superiori e verso scopi più idealistici. In questo modo potrai trasformare le tue tentazioni nei tipi più elevati di ministero mortale edificante, evitando quasi completamente questi conflitti inutili e deprimenti tra la natura animale e quella spirituale.

156:5.5 (1738.4) “Ma permetti che ti metta in guardia contro la follia di voler superare la tentazione sforzandoti di sostituire un desiderio con un altro desiderio ritenuto superiore con la semplice forza di volontà umana. Se vorrai veramente trionfare sulle tentazioni della natura inferiore, devi pervenire ad una posizione di superiorità spirituale nella quale hai realmente e sinceramente sviluppato un interesse ed un amore effettivi per quelle forme di condotta superiori e più idealistiche che la tua mente desidera sostituire a queste abitudini inferiori e meno idealistiche di comportamento, che tu riconosci come tentazioni. In questo modo tu sarai liberato mediante una trasformazione spirituale piuttosto che essere sempre più sovraccaricato dalla soppressione illusoria dei desideri umani. Ciò che è vecchio ed inferiore sarà dimenticato nell’amore per ciò che è nuovo e superiore. La bellezza trionfa sempre sulla bruttezza nel cuore di tutti coloro che sono illuminati dall’amore della verità. C’è un grande potere nell’energia espulsiva di un affetto spirituale nuovo e sincero. E ti dico nuovamente, non lasciarti vincere dal male ma trionfa piuttosto sul male con il bene.”

156:5.6 (1739.1) Gli apostoli e gli evangelisti continuarono a porre delle domande fino a tarda notte, e dalle numerose risposte vorremmo presentare i seguenti pensieri, riesposti in linguaggio moderno:

156:5.7 (1739.2) Una forte ambizione, un giudizio intelligente ed una saggezza matura sono i fattori essenziali del successo materiale. La capacità di comando dipende dall’attitudine naturale, dalla discrezione, dalla forza di volontà e dalla determinazione. Il destino spirituale dipende dalla fede, dall’amore e dalla devozione alla verità — dalla fame e dalla sete di rettitudine — dal desiderio profondo di trovare Dio e di essere simile a lui.

156:5.8 (1739.3) Non scoraggiatevi per la scoperta che siete umani. La natura umana può tendere verso il male, ma non è per natura empia. Non abbattetevi se non riuscite a dimenticare totalmente qualcuna delle vostre esperienze spiacevoli. Gli errori che non riuscite a dimenticare nel tempo saranno dimenticati nell’eternità. Alleggerite i fardelli della vostra anima acquisendo rapidamente una visione lungimirante del vostro destino, un’espansione universale della vostra carriera.

156:5.9 (1739.4) Non commettete l’errore di stimare il valore di un’anima dalle imperfezioni della mente o dagli appetiti del corpo. Non giudicate l’anima né valutate il suo destino sulla base di un solo episodio umano sfortunato. Il vostro destino spirituale è condizionato soltanto dalle vostre aspirazioni e dai vostri propositi spirituali.

156:5.10 (1739.5) La religione è l’esperienza esclusivamente spirituale dell’anima immortale in evoluzione dell’uomo che conosce Dio, ma il potere morale e l’energia spirituale sono delle forze potenti che possono essere utilizzate per trattare situazioni sociali difficili e per risolvere problemi economici complessi. Queste doti morali e spirituali rendono tutti i livelli della vita umana più ricchi e più pieni di significato.

156:5.11 (1739.6) Voi siete destinati a vivere una vita meschina e mediocre se imparate ad amare soltanto coloro che amano voi. L’amore umano può essere in verità reciproco, ma l’amore divino è espansivo in tutte le sue ricerche di appagamento. Meno amore c’è nella natura di una creatura, più grande è il bisogno d’amore, e più l’amore divino cerca di soddisfare questo bisogno. L’amore non è mai egoista, non può essere donato a se stessi. L’amore divino non può rimanere contenuto in se stesso; deve essere generosamente donato.

156:5.12 (1739.7) I credenti nel regno dovrebbero possedere una fede implicita, una credenza assoluta, nel trionfo certo della rettitudine. I costruttori del regno devono essere convinti della verità del vangelo della salvezza eterna. I credenti devono imparare sempre più come tenersi lontani dal ritmo frenetico della vita — a fuggire i tormenti dell’esistenza materiale — ristorando l’anima, ispirando la mente e rinnovando lo spirito mediante la comunione nell’adorazione.

156:5.13 (1739.8) Gli individui che conoscono Dio non sono scoraggiati dalle disgrazie né abbattuti dalle delusioni. I credenti sono immuni dallo scoraggiamento conseguente agli sconvolgimenti puramente materiali; coloro che vivono una vita spirituale non sono turbati dagli episodi del mondo materiale. I candidati alla vita eterna praticano una tecnica vivificante e costruttiva per far fronte a tutte le vicissitudini ed i fastidi della vita mortale. Ogni giorno che un vero credente vive, trova più facile fare la cosa giusta.

156:5.14 (1740.1) La vita spirituale accresce notevolmente il vero rispetto di sé. Ma il rispetto di sé non è ammirazione di sé. Il rispetto di sé è sempre coordinato con l’amore ed il servizio dei propri simili. Non è possibile rispettare se stessi di più che amare il proprio prossimo; l’uno è la misura della capacità dell’altro.

156:5.15 (1740.2) Con il passare del tempo ogni vero credente diviene più abile nell’attrarre i suoi simili nell’amore della verità eterna. Siete più intraprendenti nel rivelare la bontà all’umanità oggi di quanto lo eravate ieri? Raccomandate meglio la rettitudine quest’anno rispetto all’anno scorso? State divenendo sempre più esperti nella vostra tecnica per condurre le anime affamate nel regno spirituale?

156:5.16 (1740.3) I vostri ideali sono sufficientemente elevati da assicurare la vostra salvezza eterna e le vostre idee sono così pratiche da fare di voi un cittadino capace di funzionare sulla terra in associazione con i suoi simili mortali? In spirito la vostra cittadinanza è nei cieli; nella carne voi siete ancora cittadini dei regni terreni. Rendete ai Cesari le cose che sono materiali e a Dio quelle che sono spirituali.

156:5.17 (1740.4) La misura della capacità spirituale dell’anima in evoluzione è la vostra fede nella verità e il vostro amore per gli uomini, ma la misura della vostra forza di carattere umana è la vostra abilità a resistere al mantenimento di rancori e la vostra capacità di opporvi allo scoraggiamento di fronte ad un profondo dispiacere. La sconfitta è il vero specchio nel quale potete esaminare sinceramente il vostro essere reale.

156:5.18 (1740.5) Via via che divenite più vecchi e più esperti negli affari del regno, voi acquisirete più tatto nei rapporti con importuni mortali e più tolleranza nel vivere con testardi associati? Il tatto è il fulcro della leva sociale e la tolleranza è il marchio di un’anima grande. Se possedete questi doni rari ed affascinanti, con il passare dei giorni voi diverrete più accorti ed abili nei vostri sforzi meritevoli per evitare ogni malinteso sociale inutile. Tali anime sagge sono capaci di evitare molte delle difficoltà che sono certamente proprie di tutti coloro che soffrono della mancanza di adattamento emozionale, di coloro che rifiutano di crescere e di coloro che non accettano d’invecchiare con garbo.

156:5.19 (1740.6) Evitate la disonestà e l’ingiustizia in tutti i vostri sforzi per predicare la verità e per proclamare il vangelo. Non cercate una riconoscenza ingiustificata e non sollecitate una simpatia immeritata. Amate, ricevete generosamente da fonti sia divine che umane indipendentemente dai vostri meriti, ed amate generosamente in contraccambio. Ma in tutte le altre cose concernenti l’onore e l’adulazione, cercate soltanto ciò che onestamente vi è dovuto.

156:5.20 (1740.7) Il mortale che ha coscienza di Dio è certo della salvezza; egli non teme la vita; è onesto e coerente. Egli sa come sopportare coraggiosamente le inevitabili sofferenze; non si lamenta quando deve affrontare avversità ineluttabili.

156:5.21 (1740.8) Il vero credente non si stanca di fare del bene solo perché è contrastato. La difficoltà stimola l’ardore di colui che ama la verità, e gli ostacoli non fanno che sfidare l’impegno dell’intrepido costruttore del regno.

156:5.22 (1740.9) E Gesù insegnò loro molte altre cose prima che si preparassero a partire da Tiro.

156:5.23 (1740.10) Il giorno prima di lasciare Tiro per ritornare nella regione del Mare di Galilea, Gesù riunì i suoi associati e ordinò ai dodici evangelisti di ritornare per una strada diversa da quella che avrebbero preso lui e i dodici apostoli. E dopo che gli evangelisti ebbero lasciato Gesù, non furono mai più così intimamente associati a lui.

6. Il ritorno dalla Fenicia

156:6.1 (1741.1) Verso mezzogiorno di domenica 24 luglio, Gesù e i dodici lasciarono la casa di Giuseppe a sud di Tiro, scendendo lungo la costa fino a Tolemaide. Qui si fermarono per un giorno, rivolgendo parole di conforto al gruppo di credenti che vi risiedeva. Pietro predicò loro la sera del 25 luglio.

156:6.2 (1741.2) Martedì essi lasciarono Tolemaide, andando ad est verso l’interno vicino a Jotapata per la strada di Tiberiade. Mercoledì si fermarono a Jotapata ed istruirono ancora i credenti sulle cose del regno. Giovedì essi lasciarono Jotapata, andando a nord seguendo la pista Nazaret-Monte Libano, fino al villaggio di Zabulon, passando per Rama. Ebbero degli incontri a Rama il venerdì e vi rimasero fino a dopo il sabato. Raggiunsero Zabulon domenica 31, tenendo un incontro quella sera e ripartendo l’indomani mattina.

156:6.3 (1741.3) Lasciato Zabulon, essi proseguirono fino alla congiunzione con la strada Magdala-Sidone, vicino a Giscala, e da là si recarono a Gennezaret sulla riva occidentale del lago di Galilea, a sud di Cafarnao, dove erano d’accordo d’incontrarsi con Davide Zebedeo e dove intendevano tenere consiglio sul come muoversi in futuro nel lavoro di predicazione del vangelo del regno.

156:6.4 (1741.4) Durante un breve incontro con Davide essi seppero che molti dirigenti si trovavano allora riuniti sulla riva opposta del lago vicino a Keresa, e di conseguenza quella sera stessa presero un battello per la traversata. Per un giorno essi si riposarono tranquillamente sulle colline, e il giorno successivo si recarono nel parco vicino, dove il Maestro aveva in precedenza nutrito i cinquemila. Qui si riposarono per tre giorni tenendo delle riunioni quotidiane, che erano seguite da una cinquantina di uomini e di donne, i resti del numeroso gruppo di credenti di un tempo residenti a Cafarnao e nei dintorni.

156:6.5 (1741.5) Mentre Gesù era assente da Cafarnao e dalla Galilea, nel periodo del suo soggiorno in Fenicia, i suoi nemici pensarono che l’intero movimento fosse stato sciolto, e conclusero che la fretta di Gesù nell’allontanarsi indicasse che era talmente impaurito che non sarebbe probabilmente mai più tornato ad infastidirli. Ogni opposizione attiva ai suoi insegnamenti si era quasi placata. I credenti ricominciavano a tenere incontri pubblici, e si stava verificando un graduale ma efficace consolidamento dei superstiti fidati e sinceri del grande vaglio attraverso il quale i credenti nel vangelo erano appena passati.

156:6.6 (1741.6) Filippo, il fratello di Erode, era divenuto un tiepido credente in Gesù e fece sapere che il Maestro era libero di vivere e di lavorare nei suoi domini.

156:6.7 (1741.7) L’ordine di chiudere le sinagoghe di tutto il mondo ebraico agli insegnamenti di Gesù e dei suoi discepoli aveva operato sfavorevolmente nei confronti degli Scribi e dei Farisei. Immediatamente dopo che Gesù si fu ritirato come oggetto di controversia, si produsse una reazione in tutto il popolo ebraico; vi fu un risentimento generale contro i Farisei e i dirigenti del Sinedrio di Gerusalemme. Molti capi delle sinagoghe cominciarono ad aprire clandestinamente le loro sinagoghe ad Abner e ai suoi associati, affermando che questi insegnanti erano seguaci di Giovanni e non discepoli di Gesù.

156:6.8 (1741.8) Anche Erode Antipa subì un cambiamento nel suo cuore, e quando seppe che Gesù soggiornava dall’altra parte del lago nel territorio di suo fratello Filippo, gli fece sapere che, sebbene egli avesse firmato i mandati per il suo arresto in Galilea, non aveva autorizzato la sua cattura in Perea, indicando così che Gesù non sarebbe stato molestato se fosse rimasto fuori della Galilea; e comunicò questo stesso ordine agli Ebrei di Gerusalemme.

156:6.9 (1742.1) Questa era la situazione il primo di agosto dell’anno 29 d.C., quando il Maestro ritornò dalla missione in Fenicia ed iniziò la riorganizzazione delle sue forze disperse, provate e ridotte per questo ultimo e memorabile anno della sua missione sulla terra.

156:6.10 (1742.2) I termini della battaglia sono chiaramente delineati quando il Maestro e i suoi associati si preparano ad iniziare la proclamazione di una nuova religione, la religione dello spirito del Dio vivente che risiede nella mente degli uomini.

Fascicolo 157 - A Cesarea di Filippo

Il Libro di Urantia

Fascicolo 157

A Cesarea di Filippo

157:0.1 (1743.1) PRIMA di condurre i dodici per un breve soggiorno nelle vicinanze di Cesarea di Filippo, Gesù aveva convenuto, tramite i messaggeri di Davide, che avrebbe attraversato il lago per andare a Cafarnao domenica 7 agosto allo scopo d’incontrare la sua famiglia. Secondo gli accordi questa visita doveva avvenire al cantiere navale di Zebedeo. Davide Zebedeo si era accordato con Giuda, fratello di Gesù, per la presenza di tutta la famiglia di Nazaret — Maria e tutti i fratelli e le sorelle di Gesù — e Gesù andò a questo appuntamento con Andrea e Pietro. Era certamente intenzione di Maria e dei suoi figli mantenere questo impegno, ma avvenne che un gruppo di Farisei, sapendo che Gesù era sulla sponda opposta del lago nei domini di Filippo, decise d’interrogare Maria per sapere quanto possibile sul luogo in cui si trovava. L’arrivo di questi emissari di Gerusalemme turbò grandemente Maria; notando la tensione ed il nervosismo di tutta la famiglia essi conclusero che Gesù era atteso per far loro visita. Di conseguenza essi s’installarono nella casa di Maria e, dopo aver chiamato dei rinforzi, aspettarono pazientemente l’arrivo di Gesù. E ciò, naturalmente, impedì efficacemente a chiunque della famiglia di tentare di andare all’appuntamento con Gesù. Durante il giorno Giuda e Rut cercarono parecchie volte di eludere la sorveglianza dei Farisei per avvertire Gesù, ma fu inutile.

157:0.2 (1743.2) Nel primo pomeriggio i messaggeri di Davide fecero sapere a Gesù che i Farisei erano accampati davanti all’entrata della casa di sua madre, ed egli non fece quindi alcun tentativo per far visita alla sua famiglia. E così di nuovo, senza colpa di nessuno di loro, Gesù e la sua famiglia terrena non riuscirono a prendere contatto.

1. L’esattore delle tasse del tempio

157:1.1 (1743.3) Mentre Gesù, con Andrea e Pietro, sostava in riva al lago presso il cantiere navale, un esattore delle tasse del tempio si avvicinò a loro e, riconosciuto Gesù, chiamò Pietro da parte e disse: “Il tuo Maestro non paga la tassa del tempio?” Pietro era incline ad indignarsi all’idea che si pretendesse che Gesù contribuisse al mantenimento delle attività religiose dei suoi nemici giurati, ma notando un’espressione particolare sul viso dell’esattore, egli sospettò giustamente che cercasse di prenderli in trappola sul fatto di rifiutare di pagare il consueto mezzo siclo per il sostegno dei servizi del tempio di Gerusalemme. Di conseguenza Pietro replicò: “Ma certo, il Maestro paga la tassa del tempio. Aspetta alla porta e ritornerò subito con la tassa.”

157:1.2 (1743.4) Ora Pietro aveva parlato senza riflettere. Giuda portava i loro fondi, ed era dall’altra parte del lago. Né lui, né suo fratello, né Gesù avevano portato del denaro. E sapendo che i Farisei li cercavano, era loro difficile andare a Betsaida per ottenere il denaro. Quando Pietro raccontò a Gesù dell’esattore e disse che gli aveva promesso il denaro, Gesù disse: “Se hai promesso, allora dovresti pagare. Ma con che cosa manterrai la tua promessa? Farai ancora il pescatore per onorare la tua parola? Tuttavia, Pietro, è bene in questa circostanza che noi paghiamo la tassa. Non offriamo a questi uomini l’occasione di offendersi per il nostro comportamento. Noi aspetteremo qui mentre tu vai con il battello a prendere del pesce, e quando l’avrai venduto laggiù al mercato, paga l’esattore per tutti noi tre.”

157:1.3 (1744.1) Tutto ciò era stato udito dal messaggero segreto di Davide che stava nelle vicinanze, e che fece segno ad un compagno, che pescava vicino alla riva, di accostare subito. Quando Pietro fu pronto ad uscire con il battello per pescare, questo messaggero ed il suo amico pescatore si presentarono a lui con parecchi grandi cesti di pesce e lo aiutarono a portarli dal vicino mercante di pesce, il quale lo acquistò pagandolo ad un prezzo che, con quanto aggiunto dal messaggero di Davide, bastò a pagare la tassa del tempio per i tre. L’esattore accettò la tassa, rinunciando all’ammenda per ritardato pagamento, perché essi erano stati assenti dalla Galilea per un certo tempo.

157:1.4 (1744.2) Non c’è da meravigliarsi che voi abbiate un racconto di Pietro che pesca un pesce con un siclo in bocca. In quel tempo circolavano molte storie sul ritrovamento di tesori nella bocca di pesci; e queste storie quasi miracolose erano cosa ordinaria. Così, quando Pietro li lasciò per andare verso il battello, Gesù osservò con una punta di umorismo: “Strano che i figli del re debbano pagare il tributo; di solito è lo straniero che è tassato per il mantenimento della corte, ma non ci conviene ostacolare le autorità. Vai! Forse prenderai il pesce con il siclo in bocca.” Avendo Gesù parlato in questo modo, ed essendo Pietro apparso così rapidamente con la tassa del tempio, non c’è da sorprendersi che l’episodio sia stato successivamente ampliato in un miracolo, come riportato dallo scrittore del Vangelo di Matteo.

157:1.5 (1744.3) Gesù, con Andrea e Pietro, attese sulla riva fino al tramonto. Alcuni messaggeri li informarono che la casa di Maria era ancora sotto sorveglianza; perciò, quando si fece buio, i tre uomini in attesa salirono sul loro battello e remarono lentamente verso la costa orientale del Mare di Galilea.

2. A Betsaida-Giulia

157:2.1 (1744.4) Lunedì 8 agosto, mentre Gesù e i dodici apostoli erano accampati nel Parco di Magadan, vicino a Betsaida-Giulia, più di cento credenti, gli evangelisti, il corpo delle donne ed altre persone interessate all’instaurazione del regno, vennero da Cafarnao per una riunione. E molti Farisei, sentendo che Gesù era là, vennero anch’essi. In questo periodo alcuni Sadducei si erano uniti ai Farisei nel loro sforzo di prendere in trappola Gesù. Prima di andare alla riunione ristretta con i credenti, Gesù tenne un incontro pubblico al quale assisterono i Farisei, ed essi provocarono il Maestro con domande imbarazzanti e cercarono in altre maniere di disturbare l’assemblea. Il capo dei disturbatori disse: “Maestro, noi vorremmo che tu ci dessi un segno della tua autorità ad insegnare, ed allora, quando questo si produrrà, tutti gli uomini sapranno che sei stato mandato da Dio.” Gesù rispose loro: “Quando è sera voi dite che farà bel tempo perché il cielo è rosso; al mattino dite che farà brutto tempo perché il cielo è rosso e le nuvole sono basse. Quando vedete una nuvola alzarsi ad ovest dite che pioverà; quando il vento soffia da sud dite che farà un caldo torrido. Com’è che sapete così bene come discernere l’aspetto del cielo e siete così totalmente incapaci di discernere i segni dei tempi? A coloro che vorrebbero conoscere la verità, un segno è già stato dato; ma ad una generazione ipocrita e maliziosa nessun segno sarà dato.”

157:2.2 (1745.1) Dopo aver parlato così Gesù si ritirò e si preparò per la riunione della sera con i suoi discepoli. In questa riunione fu deciso d’intraprendere insieme un giro in tutte le città e villaggi della Decapoli non appena Gesù e i dodici fossero tornati dalla loro progettata visita a Cesarea di Filippo. Il Maestro partecipò all’elaborazione del piano per la missione nella Decapoli e, congedando la compagnia, disse: “Io vi dico, attenti al fermento dei Farisei e dei Sadducei. Non lasciatevi ingannare dalla loro dimostrazione di grande erudizione e dalla loro profonda lealtà alle forme della religione. Interessatevi soltanto dello spirito della verità vivente e del potere della vera religione. Non è il timore di una religione morta che vi salverà, ma piuttosto la vostra fede in un’esperienza vivente delle realtà spirituali del regno. Non lasciatevi accecare dal pregiudizio e paralizzare dalla paura. Né permettete al rispetto per le tradizioni di pervertire la vostra intelligenza al punto che i vostri occhi non vedano e le vostre orecchie non sentano. Il proposito della vera religione non è solamente di portare la pace, ma piuttosto di assicurare il progresso. E non ci può essere pace nel cuore o progresso nella mente se non v’innamorate sinceramente della verità, degli ideali delle realtà eterne. I temi della vita e della morte si pongono dinanzi a voi — i piaceri peccaminosi del tempo contro le giuste realtà dell’eternità. Voi dovreste cominciare fin d’ora a liberarvi dalla schiavitù della paura e del dubbio per entrare nella nuova vita di fede e di speranza. E quando nascono i sentimenti di servizio verso il vostro prossimo nella vostra anima, non soffocateli; quando sorgono le emozioni dell’amore per il vostro prossimo nel vostro cuore, date espressione a queste spinte d’affetto nel ministero intelligente verso i bisogni reali dei vostri simili.”

3. La confessione di Pietro

157:3.1 (1745.2) Martedì mattina presto Gesù e i dodici apostoli lasciarono il Parco di Magadan per Cesarea di Filippo, la capitale del dominio del Tetrarca Filippo. Cesarea di Filippo era situata in una regione di meravigliosa bellezza. Essa era annidata in una valle incantevole tra colline pittoresche dove il Giordano sgorga da una caverna sotterranea. A nord si vedevano bene le cime del Monte Hermon, mentre dalle colline poste a sud si aveva una vista magnifica del corso superiore del Giordano e del Mare di Galilea.

157:3.2 (1745.3) Gesù era andato sul Monte Hermon nella sua prima esperienza con gli affari del regno, ed ora che stava entrando nella fase finale della sua opera egli desiderava ritornare su questo monte di prova e di trionfo, dove sperava che gli apostoli potessero ottenere una nuova visione delle loro responsabilità ed acquisire nuova forza per i momenti difficili imminenti. Mentre camminavano lungo la strada, nel momento in cui passavano a sud delle Acque di Merom, gli apostoli si misero a parlare tra loro delle recenti esperienze in Fenicia e altrove, e a raccontare come il loro messaggio era stato accolto e come le differenti popolazioni consideravano il loro Maestro.

157:3.3 (1745.4) Quando si fermarono per il pranzo, Gesù affrontò improvvisamente i dodici con la prima domanda che avesse mai rivolto loro riguardo a se stesso. Egli pose questa sorprendente domanda: “La gente chi dice che io sia?”

157:3.4 (1746.1) Gesù aveva trascorso lunghi mesi ad istruire questi apostoli sulla natura e sul carattere del regno dei cieli, e sapeva bene che era giunto il momento in cui egli doveva cominciare ad insegnare loro di più sulla sua natura e sulla sua relazione personale con il regno. Ed ora, mentre erano seduti sotto i gelsi, il Maestro si preparò a tenere una delle sessioni più memorabili della sua lunga associazione con gli apostoli scelti.

157:3.5 (1746.2) Più della metà degli apostoli partecipò nel rispondere alla domanda di Gesù. Essi gli dissero che egli era considerato un profeta o un uomo straordinario da tutti coloro che lo conoscevano; che anche i suoi nemici lo temevano molto e spiegavano i suoi poteri con l’accusa di essere in lega con il principe dei demoni. Gli dissero che alcuni abitanti della Giudea e della Samaria, che non lo avevano incontrato personalmente, credevano che egli fosse Giovanni il Battista risuscitato dalla morte. Pietro spiegò che egli era stato, in varie occasioni e da persone diverse, paragonato a Mosè, ad Elia, ad Isaia e a Geremia. Dopo aver ascoltato questo resoconto, Gesù si alzò in piedi, e guardando i dodici seduti in semicerchio attorno a lui, con sorprendente enfasi li additò con un ampio gesto della mano e chiese: “Ma voi, chi dite che io sia?” Ci fu un momento di silenzio carico di tensione. I dodici non staccavano gli occhi dal loro Maestro, ed allora Simon Pietro, balzando in piedi, esclamò: “Tu sei il Liberatore, il Figlio del Dio vivente.” E gli undici apostoli seduti si alzarono simultaneamente in piedi per indicare con questo gesto che Pietro aveva parlato per tutti loro.

157:3.6 (1746.3) Dopo averli invitati a sedersi di nuovo, e mentre stava ancora in piedi davanti a loro, Gesù disse: “Ciò vi è stato rivelato da mio Padre. È giunta l’ora in cui dovreste conoscere la verità su di me. Ma per il momento vi ordino di non parlare di questo a nessuno. Andiamo via da qui.”

157:3.7 (1746.4) E così essi ripresero il loro viaggio verso Cesarea di Filippo, dove arrivarono quella sera tardi e si fermarono a casa di Celso, che li stava aspettando. Gli apostoli dormirono poco quella notte; essi avevano la sensazione che un grande avvenimento stesse per accadere nella loro vita e nell’opera del regno.

4. Il discorso sul regno

157:4.1 (1746.5) Dopo gli avvenimenti del battesimo di Gesù da parte di Giovanni e la trasformazione dell’acqua in vino a Cana, gli apostoli lo avevano, in momenti diversi, virtualmente accettato come il Messia. Per brevi periodi alcuni di loro avevano veramente creduto che egli fosse il Liberatore atteso. Ma appena tali speranze sorgevano nel loro cuore il Maestro le mandava in frantumi con qualche parola che le spegneva o con qualche atto che li deludeva. Essi erano stati a lungo in uno stato di agitazione dovuto al conflitto tra i concetti del Messia atteso che avevano nella loro mente e l’esperienza della loro associazione straordinaria con quest’uomo eccezionale che avevano nel loro cuore.

157:4.2 (1746.6) Fu nella tarda mattinata di questo mercoledì che gli apostoli si riunirono nel giardino di Celso per il pasto di mezzogiorno. Per la maggior parte della notte, e dopo che si erano alzati quella mattina, Simon Pietro e Simone Zelota avevano seriamente discusso con i loro fratelli per portarli tutti ad accettare apertamente il Maestro, non soltanto come il Messia, ma anche come il Figlio divino del Dio vivente. I due Simone erano quasi d’accordo nella loro valutazione su Gesù e si adoperarono con impegno per portare i loro fratelli alla piena accettazione del loro punto di vista. Benché Andrea restasse il direttore generale del corpo apostolico, suo fratello Simon Pietro stava diventando sempre di più, per comune consenso, il portavoce dei dodici.

157:4.3 (1747.1) Essi erano tutti seduti nel giardino a mezzogiorno quando apparve il Maestro. Essi avevano espressioni di nobile solennità, e si alzarono tutti in piedi al suo approssimarsi. Gesù alleviò la tensione con quel sorriso amichevole e fraterno che gli era così caratteristico quando i suoi discepoli prendevano se stessi, o qualche avvenimento che li riguardava, troppo sul serio. Con un gesto di comando fece segno che si sedessero. I dodici non accolsero mai più il loro Maestro alzandosi quando veniva in loro presenza. Essi capirono che non approvava un tale segno esteriore di rispetto.

157:4.4 (1747.2) Dopo che ebbero spartito il pasto e si furono messi a discutere i piani per l’imminente giro nella Decapoli, Gesù li guardò improvvisamente in viso e disse: “Ora che è trascorso un giorno intero da quando avete approvato la dichiarazione di Simon Pietro sull’identità del Figlio dell’Uomo, vorrei chiedervi se mantenete ancora la vostra decisione.” Sentendo questo, i dodici si alzarono in piedi, e Simon Pietro, avanzando di qualche passo verso Gesù, disse: “Sì, Maestro, la manteniamo. Noi crediamo che tu sei il Figlio del Dio vivente.” E Pietro si sedette con i suoi fratelli.

157:4.5 (1747.3) Gesù, rimasto in piedi, disse allora ai dodici: “Voi siete i miei ambasciatori scelti, ma io so che in simili circostanze non potreste avere questa credenza come risultato di una semplice conoscenza umana. Questa è una rivelazione dello spirito di mio Padre al più profondo delle vostre anime. Se fate quindi questa confessione grazie alla percezione dello spirito di mio Padre che risiede in voi, sono portato a dichiarare che su queste fondamenta io edificherò la fraternità del regno dei cieli. Su questa roccia di realtà spirituale costruirò il tempio vivente della comunità spirituale nelle realtà eterne del regno di mio Padre. Tutte le forze del male e gli eserciti del peccato non prevarranno contro questa fraternità umana dello spirito divino. E mentre lo spirito di mio Padre sarà sempre la guida ed il mentore divino di tutti coloro che s’impegnano a far parte di questa comunità spirituale, a voi e ai vostri successori io rimetto ora le chiavi del regno esteriore — l’autorità sulle cose temporali — sugli aspetti sociali ed economici di questa associazione di uomini e di donne in quanto membri del regno.” E di nuovo raccomandò loro di non dire a nessuno, per il momento, che egli era il Figlio di Dio.

157:4.6 (1747.4) Gesù stava cominciando ad avere fiducia nella lealtà ed integrità dei suoi apostoli. Il Maestro pensò che una fede che poteva resistere a quanto i suoi rappresentanti scelti avevano recentemente passato, avrebbe potuto indubbiamente sopportare le dure prove che li aspettavano ed emergere dall’apparente naufragio di tutte le loro speranze nella nuova luce di una nuova dispensazione ed essere così in grado di manifestarsi per illuminare un mondo immerso nelle tenebre. In questo giorno il Maestro cominciò a credere alla fede dei suoi apostoli, salvo uno.

157:4.7 (1747.5) A partire da quel giorno questo stesso Gesù ha sempre continuato a costruire quel tempio vivente su quelle stesse fondamenta eterne della sua filiazione divina, e coloro che diventano così figli autocoscienti di Dio sono le pietre umane che costituiscono questo tempio vivente di filiazione, che si eleva a gloria ed onore della saggezza e dell’amore del Padre eterno degli spiriti.

157:4.8 (1747.6) E dopo che Gesù ebbe parlato così, ordinò ai dodici di andare per conto loro sulle colline per cercare saggezza, forza e guida spirituale fino all’ora del pasto della sera. Ed essi fecero come il Maestro li aveva esortati a fare.

5. Il nuovo concetto

157:5.1 (1748.1) L’aspetto nuovo e vitale della confessione di Pietro fu il riconoscimento molto preciso che Gesù era il Figlio di Dio, della sua indiscutibile divinità. A partire dal suo battesimo e dalle nozze di Cana questi apostoli l’avevano variamente considerato come il Messia, ma non faceva parte del concetto ebraico del liberatore nazionale che questi dovesse essere divino. Gli Ebrei non avevano insegnato che il Messia avrebbe avuto origine dalla divinità; egli sarebbe stato “l’unto”, ma non l’avevano considerato come “il Figlio di Dio”. Nella seconda confessione fu posta maggiore enfasi sulla natura congiunta, sul superno fatto che egli era il Figlio dell’Uomo e il Figlio di Dio, e fu su questa grande verità dell’unione della natura umana con la natura divina che Gesù dichiarò che avrebbe costruito il regno dei cieli.

157:5.2 (1748.2) Gesù aveva cercato di vivere la sua vita sulla terra e di portare a termine la sua missione di conferimento come Figlio dell’Uomo. I suoi discepoli erano inclini a considerarlo come il Messia atteso. Sapendo che non avrebbe mai potuto realizzare le loro aspettative messianiche, egli si sforzò di modificare il loro concetto del Messia in modo da poter corrispondere parzialmente alle loro aspettative. Ma egli riconobbe ora che un tale piano avrebbe avuto difficilmente successo. Decise quindi audacemente di rivelare il suo terzo piano — di annunciare apertamente la sua divinità, di riconoscere la veridicità della confessione di Pietro e di proclamare direttamente ai dodici che egli era un Figlio di Dio.

157:5.3 (1748.3) Per tre anni Gesù aveva proclamato che egli era il “Figlio dell’Uomo”, mentre per questi stessi tre anni gli apostoli avevano insistito sempre più sul fatto che egli era il Messia ebreo atteso. Egli rivelò ora che era il Figlio di Dio, e sul concetto della natura congiunta del Figlio dell’Uomo e del Figlio di Dio determinò di costruire il regno dei cieli. Egli aveva deciso di non sforzarsi ulteriormente per convincerli che non era il Messia. Ora si propose audacemente di rivelare loro quello che è, e di ignorare poi la loro determinazione di persistere a considerarlo il Messia.

6. Il pomeriggio seguente

157:6.1 (1748.4) Gesù e gli apostoli rimasero un altro giorno a casa di Celso, aspettando che dei messaggeri arrivassero da Davide Zebedeo con del denaro. A seguito del crollo della popolarità di Gesù presso le masse ne derivò una considerevole diminuzione di entrate. Quando giunsero a Cesarea di Filippo la cassa era vuota. Matteo era restio a lasciare Gesù e i suoi fratelli in un momento simile, e non aveva fondi propri disponibili da dare a Giuda come aveva fatto molte volte in passato. Tuttavia, Davide Zebedeo aveva previsto questa probabile diminuzione d’introiti e di conseguenza aveva dato istruzioni ai suoi messaggeri che, nell’attraversare la Giudea, la Samaria e la Galilea, raccogliessero del denaro da inviare agli apostoli esiliati e al loro Maestro. E così, la sera dello stesso giorno, questi messaggeri arrivarono da Betsaida portando fondi sufficienti a mantenere gli apostoli fino al loro ritorno per iniziare il giro della Decapoli. In quel tempo Matteo era in attesa d’incassare del denaro dalla vendita della sua ultima parte di proprietà di Cafarnao, ed aveva concordato che questi fondi fossero rimessi a Giuda in forma anonima.

157:6.2 (1749.1) Né Pietro né gli altri apostoli avevano un concetto molto adeguato della divinità di Gesù. Essi si rendevano appena conto che questo era l’inizio di una nuova epoca nella carriera terrena del loro Maestro, il momento in cui il maestro-guaritore stava per diventare il Messia di nuova concezione — il Figlio di Dio. Da questo momento in poi apparve un nuovo tono nei messaggi del Maestro. D’ora innanzi il suo unico ideale di vita fu la rivelazione del Padre, mentre la sola idea del suo insegnamento fu di presentare al suo universo la personificazione di quella saggezza suprema che può essere compresa soltanto vivendola. Egli era venuto perché noi tutti potessimo avere la vita ed averla più abbondantemente.

157:6.3 (1749.2) Gesù entrava ora nel quarto ed ultimo stadio della sua vita umana nella carne. Il primo stadio fu quello della sua infanzia, degli anni in cui egli era solo debolmente cosciente della sua origine, della sua natura e del suo destino come essere umano. Il secondo stadio furono gli anni di crescente autocoscienza della sua giovinezza e della sua prima età virile, durante i quali giunse a comprendere più chiaramente la sua natura divina e la sua missione umana. Questo secondo stadio finì con le esperienze e le rivelazioni associate al suo battesimo. Il terzo stadio dell’esperienza terrena del Maestro si estese dal battesimo, attraverso gli anni del suo ministero come insegnante e guaritore, fino al memorabile momento della confessione di Pietro a Cesarea di Filippo. Questo terzo periodo della sua vita terrena abbracciò i tempi in cui i suoi apostoli e i suoi discepoli immediati lo conobbero come il Figlio dell’Uomo e lo considerarono come il Messia. Il quarto ed ultimo periodo della sua carriera terrena iniziò qui a Cesarea di Filippo e si estese fino alla crocifissione. Questo stadio del suo ministero fu caratterizzato dal suo riconoscimento della divinità ed incluse i lavori del suo ultimo anno nella carne. Durante il quarto periodo, mentre la maggior parte dei suoi discepoli lo considerava ancora come il Messia, egli fu conosciuto dagli apostoli come il Figlio di Dio. La confessione di Pietro segnò l’inizio del nuovo periodo di più completa realizzazione della verità del suo ministero supremo quale Figlio di conferimento su Urantia e per un universo intero, ed il riconoscimento di quel fatto, almeno in modo vago, da parte dei suoi ambasciatori scelti.

157:6.4 (1749.3) In tal modo Gesù diede l’esempio nella sua vita di ciò che insegnò nella sua religione: la crescita della natura spirituale per mezzo della tecnica del progresso vivente. Egli non mise l’accento, come fecero i suoi seguaci più tardi, sulla lotta incessante tra l’anima ed il corpo. Egli insegnò piuttosto che lo spirito era facile vincitore di entrambi ed era efficace nella proficua riconciliazione di molti di questi conflitti intellettuali ed istintivi.

157:6.5 (1749.4) Da allora in poi fu attribuito un nuovo significato a tutti gli insegnamenti di Gesù. Prima di Cesarea di Filippo egli presentava il vangelo del regno in qualità di suo insegnante maestro. Dopo Cesarea di Filippo egli apparve non solo come un maestro, ma anche come il rappresentante divino del Padre eterno, che è il centro e la circonferenza di questo regno spirituale; e bisognava che egli facesse tutto questo come essere umano, come Figlio dell’Uomo.

157:6.6 (1749.5) Gesù si era sinceramente sforzato di condurre i suoi discepoli nel regno spirituale prima come maestro, poi come istruttore-guaritore, ma essi non vollero ciò. Egli sapeva bene che la sua missione terrena non poteva realizzare le aspettative messianiche del popolo ebreo; i profeti di un tempo avevano descritto un Messia che egli non avrebbe mai potuto essere. Egli cercava d’instaurare il regno del Padre come Figlio dell’Uomo, ma i suoi discepoli non vollero lanciarsi in questa avventura. Vedendo ciò, Gesù scelse allora di venire incontro ai suoi credenti per un tratto di strada, e così facendo si preparò apertamente ad assumere il ruolo di Figlio di Dio di conferimento.

157:6.7 (1750.1) Di conseguenza gli apostoli ascoltarono molte cose nuove quando Gesù parlò loro questo giorno nel giardino. E alcune di queste affermazioni apparvero strane anche a loro. Tra altre sorprendenti dichiarazioni essi sentirono le seguenti:

157:6.8 (1750.2) “D’ora innanzi, se un uomo vuole entrare nella nostra comunità, che assuma gli obblighi della filiazione e mi segua. E quando non sarò più con voi, non pensate che il mondo vi tratterà meglio di come ha trattato il vostro Maestro. Se mi amate preparatevi a provare questo affetto accettando di fare il sacrificio supremo.”

157:6.9 (1750.3) “E ricordate bene le mie parole: io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori. Il Figlio dell’Uomo non è venuto per essere soccorso, ma per soccorrere e per offrire la sua vita come un dono per tutti. Io vi dichiaro che sono venuto a cercare e a salvare quelli che si sono smarriti.”

157:6.10 (1750.4) “Nessun uomo in questo mondo vede ora il Padre, salvo il Figlio che è venuto dal Padre. Ma se il Figlio sarà elevato, attirerà tutti gli uomini a sé, e chiunque crede in questa verità della natura congiunta del Figlio sarà dotato di una vita più lunga di quella dell’età.”

157:6.11 (1750.5) “Noi non possiamo ancora proclamare apertamente che il Figlio dell’Uomo è il Figlio di Dio, ma ciò a voi è stato rivelato; per questo vi parlo chiaramente di questi misteri. Sebbene io stia davanti a voi in questa presenza fisica, sono venuto da Dio il Padre. Prima che Adamo fosse, io sono. Io sono venuto dal Padre in questo mondo quale mi avete conosciuto, e vi dichiaro che devo lasciare presto questo mondo e ritornare al lavoro di mio Padre.”

157:6.12 (1750.6) “Ed ora la vostra fede può comprendere la verità di queste dichiarazioni di fronte al mio avvertimento che il Figlio dell’Uomo non risponderà alle aspettative dei vostri padri nel modo in cui essi concepivano il Messia? Il mio regno non è di questo mondo. Potete voi credere alla verità su di me di fronte al fatto che, sebbene le volpi abbiano delle tane e gli uccelli del cielo abbiano dei nidi, io non ho dove riposare la mia testa?”

157:6.13 (1750.7) “Ciononostante io vi dico che il Padre ed io siamo uno. Chiunque ha visto me ha visto il Padre. Mio Padre lavora con me in tutte queste cose e non mi lascerà mai solo nella mia missione, come io non abbandonerò mai voi quando tra poco andrete a proclamare questo vangelo in tutto il mondo.”

157:6.14 (1750.8) “Ed ora vi ho condotto per un breve periodo in un luogo appartato con me e da soli perché possiate comprendere la gloria, e cogliere la grandezza, della vita alla quale vi ho chiamati: l’avventura di fede dell’instaurazione del regno di mio Padre nel cuore degli uomini, la costruzione della mia comunità d’associazione vivente con le anime di tutti coloro che credono a questo vangelo.”

157:6.15 (1750.9) Gli apostoli ascoltarono in silenzio queste affermazioni audaci e sorprendenti; essi erano storditi. E si dispersero in piccoli gruppi per discutere e meditare le parole del Maestro. Essi avevano confessato che egli era il Figlio di Dio, ma non riuscivano a cogliere il pieno significato di ciò che erano stati portati a fare.

7. La consultazione di Andrea

157:7.1 (1750.10) Quella sera Andrea s’incaricò di avere una consultazione personale ed approfondita con ciascuno dei suoi fratelli, ed ebbe colloqui proficui ed incoraggianti con tutti i suoi associati, eccetto che con Giuda Iscariota. Andrea non aveva mai avuto con Giuda un’associazione personale così stretta come con gli altri apostoli, e quindi non aveva dato molta importanza al fatto che Giuda non avesse mai avuto relazioni franche e confidenziali con il capo del corpo apostolico. Ma Andrea ora era talmente preoccupato per l’atteggiamento di Giuda che a tarda sera, dopo che tutti gli apostoli si furono profondamente addormentati, andò da Gesù ed espose al Maestro i motivi della sua inquietudine. Gesù disse: “Non è fuori luogo Andrea che tu sia venuto da me con questo argomento, ma non c’è niente che possiamo fare; continua solo a porre piena fiducia in questo apostolo. E non dire niente ai suoi fratelli di questo colloquio con me.”

157:7.2 (1751.1) Questo fu tutto ciò che Andrea riuscì a tirar fuori da Gesù. C’era sempre stato qualcosa di strano tra questo Giudeo ed i suoi fratelli Galilei. Giuda era rimasto colpito dalla morte di Giovanni il Battista, profondamente offeso dai rimproveri del Maestro in parecchie occasioni, deluso quando Gesù rifiutò di essere proclamato re, umiliato quando questi fuggì davanti ai Farisei, dispiaciuto quando rifiutò di accettare la sfida dei Farisei di dare un segno, sconcertato dal rifiuto del suo Maestro di ricorrere alle manifestazioni di potere, e ora, più recentemente, depresso e talvolta abbattuto per la cassa vuota. E Giuda rimpiangeva lo stimolo delle folle.

157:7.3 (1751.2) Ognuno degli altri apostoli era, in una certa e varia misura, egualmente colpito da queste stesse prove e tribolazioni, ma essi amavano Gesù. Quantomeno essi devono avere amato il Maestro più di Giuda, perché lo accompagnarono sino all’amara fine.

157:7.4 (1751.3) Essendo originario della Giudea, Giuda prese come offesa personale il recente avvertimento di Gesù agli apostoli di “guardarsi dal fermento dei Farisei”; egli era propenso a considerare questa affermazione come una velata allusione a lui stesso. Ma il grande errore di Giuda fu il seguente: più volte, quando Gesù mandava i suoi apostoli a pregare da soli, Giuda, invece di entrare in comunione sincera con le forze spirituali dell’universo, indugiava in pensieri di paura umana, persistendo nel mantenere dubbi sottili sulla missione di Gesù e abbandonandosi alla sua infelice tendenza a covare sentimenti di vendetta.

157:7.5 (1751.4) Ed ora Gesù voleva portare i suoi apostoli con lui sul Monte Hermon, dove aveva deciso d’inaugurare la sua quarta fase di ministero terreno in qualità di Figlio di Dio. Alcuni di loro erano presenti al suo battesimo nel Giordano ed avevano assistito all’inizio della sua carriera come Figlio dell’Uomo; egli desiderava che alcuni di loro fossero pure presenti ad ascoltare la sua autorità per l’assunzione del nuovo ruolo pubblico di Figlio di Dio. Di conseguenza, venerdì mattina 12 agosto, Gesù disse ai dodici: “Fate provviste e preparatevi a partire per quella montagna laggiù, dove lo spirito mi ordina di andare allo scopo di essere dotato per il completamento della mia opera sulla terra. Io vorrei condurvi i miei fratelli perché possano anch’essi essere fortificati in vista dei tempi difficili che dovranno affrontare seguendomi attraverso questa esperienza.”

Fascicolo 158 - Il monte della trasfigurazione

Il Libro di Urantia

Fascicolo 158

Il monte della trasfigurazione

158:0.1 (1752.1) ERA quasi il tramonto di venerdì pomeriggio 12 agosto dell’anno 29 d.C. quando Gesù ed i suoi associati giunsero ai piedi del Monte Hermon, vicino allo stesso luogo in cui il giovane Tiglat attese in passato mentre il Maestro saliva sulla montagna da solo per fissare i destini spirituali di Urantia e porre tecnicamente fine alla ribellione di Lucifero. Ed essi rimasero qui per due giorni a prepararsi spiritualmente per gli avvenimenti che sarebbero seguiti di lì a poco.

158:0.2 (1752.2) In linea generale Gesù sapeva già che cosa sarebbe accaduto sulla montagna, e desiderava molto che tutti i suoi apostoli potessero partecipare a questa esperienza. Fu per prepararli a questa rivelazione di se stesso che si fermò con loro ai piedi della montagna. Ma essi non riuscirono a raggiungere quei livelli spirituali che avrebbero giustificato la loro esposizione all’esperienza completa della visitazione degli esseri celesti che sarebbero presto apparsi sulla terra. E poiché egli non poteva condurre tutti i suoi associati con lui, decise di portare soltanto i tre che erano soliti accompagnarlo in queste veglie speciali. Di conseguenza, solo Pietro, Giacomo e Giovanni condivisero una parte di questa esperienza straordinaria con il Maestro.

1. La trasfigurazione

158:1.1 (1752.3) La mattina presto di lunedì 15 agosto Gesù e i tre apostoli cominciarono l’ascesa del Monte Hermon, e ciò avvenne sei giorni dopo la memorabile confessione di Pietro fatta a mezzogiorno sotto i gelsi al margine della strada.

158:1.2 (1752.4) Gesù era stato invitato a salire sulla montagna, da solo, per regolare importanti questioni concernenti il progresso del suo conferimento nella carne, poiché questa esperienza era collegata con l’universo da lui stesso creato. È significativo che questo avvenimento straordinario sia stato fissato in modo da prodursi mentre Gesù e gli apostoli si trovavano nelle terre dei Gentili, e che si sia effettivamente verificato su una montagna dei Gentili.

158:1.3 (1752.5) Essi raggiunsero la loro destinazione, a metà strada circa dalla vetta della montagna, poco prima di mezzogiorno, e mentre mangiavano il loro pasto Gesù raccontò ai tre apostoli qualcosa della sua esperienza sulle colline ad est del Giordano poco dopo il suo battesimo, ed anche altre cose della sua esperienza sul Monte Hermon in occasione del suo precedente soggiorno in questo ritiro solitario.

158:1.4 (1752.6) Quando era giovane, Gesù aveva l’abitudine di salire sulla collina vicina a casa sua e di sognare le battaglie che erano state combattute dalle armate imperiali nella piana di Esdraelon. Ora egli saliva sul Monte Hermon per ricevere la dotazione che lo avrebbe preparato a scendere nelle piane del Giordano per recitare le scene finali del dramma del suo conferimento su Urantia. Il Maestro avrebbe potuto abbandonare la lotta questo giorno sul Monte Hermon e ritornare al suo governo dei domini dell’universo. Tuttavia, egli non solo scelse di soddisfare le esigenze del suo ordine di filiazione divina incluse nel mandato del Figlio Eterno del Paradiso, ma scelse anche di compiere totalmente e sino alla fine la volontà presente di suo Padre del Paradiso. In questo giorno d’agosto tre dei suoi apostoli lo videro rifiutare di essere investito della piena autorità sul suo universo. Essi assisterono con stupore alla partenza dei messaggeri celesti, che lo lasciavano solo perché completasse la sua vita terrena come Figlio dell’Uomo e Figlio di Dio.

158:1.5 (1753.1) La fede degli apostoli era ad un punto elevato al momento della nutrizione dei cinquemila e poi scese rapidamente quasi a zero. Ora, a seguito dell’ammissione del Maestro della sua divinità, la fede vacillante dei dodici salì nelle settimane successive al suo culmine, solo per subire un progressivo declino. La terza ripresa della loro fede non avvenne che dopo la risurrezione del Maestro.

158:1.6 (1753.2) Fu verso le tre di questo stupendo pomeriggio che Gesù salutò i tre apostoli dicendo: “Me ne vado da solo per un po’ di tempo per comunicare con il Padre ed i suoi messaggeri; vi chiedo di rimanere qui e, mentre aspettate il mio ritorno, di pregare perché la volontà del Padre possa essere compiuta in tutta la vostra esperienza in connessione con il seguito della missione di conferimento del Figlio dell’Uomo.” E dopo aver detto loro questo, Gesù si allontanò per un lungo incontro con Gabriele ed il Padre Melchizedek, tornando solo verso le sei. Quando Gesù vide la loro ansietà per la sua assenza prolungata, disse: “Perché avete avuto paura? Sapete bene che devo occuparmi degli affari di mio Padre; perché dubitate quando non sono con voi? Io vi dichiaro ora che il Figlio dell’Uomo ha scelto di passare il resto della sua vita in mezzo a voi e come uno di voi. Fatevi coraggio; io non vi lascerò fino a che la mia opera non sarà terminata.”

158:1.7 (1753.3) Mentre consumavano il loro frugale pasto della sera, Pietro chiese al Maestro: “Quanto resteremo su questa montagna lontano dai nostri fratelli?” E Gesù rispose: “Fino a che vedrete la gloria del Figlio dell’Uomo e saprete che tutto ciò che vi ho dichiarato è vero.” Ed essi parlarono della questione della ribellione di Lucifero mentre sedevano vicino alle braci ardenti del loro fuoco fino al calare delle tenebre e fino a che gli occhi degli apostoli non si fecero pesanti, perché essi avevano cominciato il loro viaggio molto presto quel mattino.

158:1.8 (1753.4) Dopo che i tre ebbero dormito profondamente per circa mezz’ora, furono improvvisamente svegliati da un crepitante rumore vicino e, con loro grande stupore e costernazione, guardandosi attorno, videro Gesù in intima conversazione con due esseri brillanti rivestiti della luce del mondo celeste. Ed il viso e la forma di Gesù brillavano della luminosità della luce celeste. Questi tre conversavano in una strana lingua, ma da certe cose dette, Pietro congetturò erroneamente che gli esseri con Gesù fossero Mosè ed Elia; in realtà essi erano Gabriele ed il Padre Melchizedek. I controllori fisici avevano provveduto, su richiesta di Gesù, affinché gli apostoli fossero testimoni di questa scena.

158:1.9 (1753.5) I tre apostoli erano talmente spaventati che ci misero del tempo a riprendersi, ma Pietro, che era stato il primo a riaversi, disse, mentre l’abbagliante visione svaniva davanti a loro ed osservavano Gesù rimasto solo: “Gesù, Maestro, è una bella cosa essere stati qui. Noi ci rallegriamo di vedere questa gloria. Siamo restii a tornare nel mondo inglorioso. Se vuoi restiamo qui, ed innalzeremo tre tende, una per te, una per Mosè ed una per Elia.” E Pietro disse questo a causa della sua confusione e perché nient’altro gli era venuto in mente in quel momento.

158:1.10 (1753.6) Mentre Pietro stava ancora parlando, una nuvola argentata si avvicinò e si pose sopra ai quattro. Gli apostoli ora s’impaurirono grandemente, e mentre cadevano faccia a terra in adorazione, udirono una voce, la stessa che aveva parlato in occasione del battesimo di Gesù, che disse: “Questo è mio Figlio prediletto; prestategli ascolto.” E quando la nube svanì, Gesù fu di nuovo solo con i tre, ed egli allungò la mano e li toccò dicendo: “Alzatevi e non temete; voi vedrete cose più grandi di questa.” Ma gli apostoli erano veramente spaventati; essi erano un trio silenzioso e pensieroso quando si prepararono a scendere dalla montagna poco prima di mezzanotte.

2. Scendendo dalla montagna

158:2.1 (1754.1) Per quasi metà della discesa dalla montagna non fu pronunciata una sola parola. Gesù aprì allora la conversazione rimarcando: “Badate di non raccontare a nessuno, nemmeno ai vostro fratelli, quello che avete visto e udito su questa montagna fino a che il Figlio dell’Uomo non sia risuscitato dalla morte.” I tre apostoli rimasero stupiti e sconcertati dalle parole del Maestro “fino a che il Figlio dell’Uomo non sia risuscitato dalla morte”. Essi avevano così recentemente riaffermato la loro fede in lui quale Liberatore, il Figlio di Dio, e l’avevano appena visto trasfigurato in gloria davanti ai loro stessi occhi, ed ora egli cominciava a parlare di “risurrezione dalla morte”!

158:2.2 (1754.2) Pietro rabbrividì al pensiero della morte del Maestro — era un’idea troppo sgradevole — e temendo che Giacomo o Giovanni potessero fare qualche domanda riguardo a questa affermazione, egli pensò bene di avviare una conversazione diversiva, e non sapendo di che cosa parlare, espresse il primo pensiero che gli venne in mente, che fu: “Maestro, perché gli Scribi dicono che Elia deve venire prima che il Messia appaia?” E Gesù, sapendo che Pietro cercava di evitare il riferimento alla sua morte e risurrezione, rispose: “Elia in verità viene prima a preparare la via per il Figlio dell’Uomo, che deve soffrire molto ed infine essere respinto. Ma io vi dico che Elia è già venuto, e che essi non l’hanno accolto, ma gli hanno fatto tutto quello che hanno voluto.” Ed allora i tre apostoli percepirono che egli si riferiva a Giovanni il Battista in veste di Elia. Gesù sapeva che se essi insistevano nel considerarlo come il Messia, allora bisognava che Giovanni fosse l’Elia della profezia.

158:2.3 (1754.3) Gesù ingiunse di tacere su quanto essi avevano visto in anticipo della sua gloria dopo la risurrezione perché non voleva alimentare la nozione che, essendo ora accolto come il Messia, egli avrebbe esaudito in qualche grado le loro concezioni errate di un liberatore che opera prodigi. Anche se Pietro, Giacomo e Giovanni ponderarono tutto ciò nella loro mente, non ne parlarono a nessuno fino a dopo la risurrezione del Maestro.

158:2.4 (1754.4) Mentre continuavano a scendere dalla montagna, Gesù disse loro: “Voi non avete voluto ricevermi come Figlio dell’Uomo; perciò ho consentito ad essere accolto secondo la vostra ferma determinazione, ma non fraintendete, la volontà di mio Padre deve prevalere. Se voi scegliete quindi di seguire l’inclinazione della vostra volontà, dovete prepararvi a patire molte delusioni e a subire molte prove, ma la preparazione che vi ho dato dovrebbe permettervi di superare vittoriosamente anche questi dispiaceri che vi siete voluti.”

158:2.5 (1754.5) Gesù non condusse Pietro, Giacomo e Giovanni con lui sul monte della trasfigurazione perché fossero in qualche modo meglio preparati degli altri apostoli ad assistere a questo avvenimento, o perché fossero spiritualmente più idonei a beneficiare di un tale raro privilegio. Per nulla. Egli sapeva bene che nessuno dei dodici era spiritualmente qualificato per tale esperienza; per questo condusse con sé soltanto i tre apostoli che avevano l’incarico di accompagnarlo nei momenti in cui egli desiderava essere solo per godere di una comunione solitaria.

3. Il significato della trasfigurazione

158:3.1 (1755.1) Quello di cui Pietro, Giacomo e Giovanni furono testimoni sul monte della trasfigurazione era uno sguardo fugace di uno spettacolo celeste che si svolse quel giorno memorabile sul Monte Hermon. La trasfigurazione fu l’occasione per:

158:3.2 (1755.2) 1. L’accettazione della pienezza del conferimento nella vita incarnata di Micael su Urantia da parte del Figlio-Madre Eterno del Paradiso. Per quanto concerneva le esigenze del Figlio Eterno, Gesù aveva ora ricevuto assicurazione che erano state soddisfatte. E Gabriele portò a Gesù quell’assicurazione.

158:3.3 (1755.3) 2. La testimonianza della soddisfazione dello Spirito Infinito quanto alla completezza del conferimento su Urantia nelle sembianze della carne mortale. La rappresentante dello Spirito Infinito nell’universo, l’associata immediata di Micael su Salvington e sua collaboratrice sempre presente, in questa circostanza parlò tramite il Padre Melchizedek.

158:3.4 (1755.4) Gesù accolse con piacere questa testimonianza concernente il successo della sua missione terrena portata dai messaggeri del Figlio Eterno e dello Spirito Infinito, ma notò che suo Padre non indicava che il conferimento su Urantia era terminato. La presenza invisibile del Padre portò solo testimonianza tramite l’Aggiustatore Personalizzato di Gesù, dicendo: “Questi è mio Figlio prediletto; prestategli ascolto.” E ciò fu espresso con parole che potevano essere udite anche dai tre apostoli.

158:3.5 (1755.5) Dopo questa visitazione celeste Gesù cercò di conoscere la volontà di suo Padre e decise di proseguire il conferimento come mortale sino alla sua fine naturale. Questo fu il significato della trasfigurazione di Gesù. Per i tre apostoli fu un avvenimento che segnò l’entrata del Maestro nella fase finale della sua carriera terrena come Figlio di Dio e Figlio dell’Uomo.

158:3.6 (1755.6) Dopo la visitazione ufficiale di Gabriele e del Padre Melchizedek, Gesù ebbe una conversazione informale con questi suoi Figli di ministero, e si mise in comunione con loro riguardo agli affari dell’universo.

4. Il ragazzo epilettico

158:4.1 (1755.7) Mancava poco all’ora di colazione questo martedì mattina quando Gesù e i suoi compagni arrivarono al campo apostolico. Mentre si avvicinavano, essi videro una folla considerevole riunita attorno agli apostoli e presto cominciarono a udire le voci rumorose delle discussioni e delle dispute di questo gruppo di circa cinquanta persone, comprendente i nove apostoli ed il resto diviso in parti uguali tra Scribi di Gerusalemme e discepoli credenti che avevano seguito Gesù ed i suoi associati nel loro viaggio da Magadan.

158:4.2 (1755.8) Benché la folla fosse impegnata in numerosi argomenti, la principale controversia concerneva un cittadino di Tiberiade che era arrivato il giorno precedente in cerca di Gesù. Quest’uomo, Giacomo di Safed, aveva un figlio di circa quattordici anni, un figlio unico, che era gravemente afflitto da epilessia. In aggiunta a tale malattia nervosa questo ragazzo era divenuto vittima di uno di quegli intermedi erranti, malevoli e ribelli che erano allora presenti sulla terra senza controllo, sicché il giovane era sia epilettico che posseduto da un demone.

158:4.3 (1755.9) Per quasi due settimane questo padre ansioso, un ufficiale subalterno di Erode Antipa, aveva vagato alla frontiera occidentale dei domini di Filippo cercando Gesù per supplicarlo di guarire questo figlio ammalato. Egli raggiunse il gruppo apostolico solo a mezzodì di questo giorno in cui Gesù era in montagna con i tre apostoli.

158:4.4 (1756.1) I nove apostoli furono molto sorpresi e considerevolmente turbati quando quest’uomo, accompagnato da quasi altre quaranta persone che cercavano Gesù, piombò all’improvviso su di loro. Al momento dell’arrivo di questo gruppo i nove apostoli, o almeno la maggior parte di loro, erano caduti nella loro vecchia tentazione — quella di discutere chi sarebbe stato il più grande nel regno futuro; essi stavano dibattendo animatamente sulle probabili posizioni che sarebbero state assegnate ai singoli apostoli. Essi semplicemente non riuscivano a liberarsi interamente dell’idea a lungo accarezzata della missione materiale del Messia. Ed ora che Gesù stesso aveva accettato la loro confessione che era veramente il Liberatore — egli aveva almeno ammesso il fatto della sua divinità — che cosa c’era di più naturale, durante questo periodo di separazione dal Maestro, che mettersi a parlare di quelle speranze e ambizioni che erano al primo posto nel loro cuore. Ed essi erano impegnati in queste discussioni quando Giacomo di Safed ed i suoi compagni che cercavano Gesù arrivarono da loro.

158:4.5 (1756.2) Andrea si alzò per accogliere questo padre e suo figlio, dicendo: “Chi cercate?” Giacomo disse: “Buon uomo, cerco il tuo Maestro. Cerco la guarigione per mio figlio ammalato. Vorrei che Gesù cacciasse questo demone che possiede mio figlio.” E poi il padre proseguì raccontando agli apostoli come suo figlio era talmente afflitto da avere rischiato molte volte di perdere la sua vita a causa di queste crisi maligne.

158:4.6 (1756.3) Mentre gli apostoli ascoltavano, Simone Zelota e Giuda Iscariota avanzarono verso il padre dicendo: “Noi possiamo guarirlo; non hai bisogno di aspettare il ritorno del Maestro. Noi siamo ambasciatori del regno; non teniamo più segrete queste cose. Gesù è il Liberatore e le chiavi del regno ci sono state consegnate.” In questo momento Andrea e Tommaso si stavano consultando da parte. Natanaele e gli altri osservavano stupefatti; essi erano tutti sorpresi di fronte all’improvvisa audacia, se non presunzione, di Simone e di Giuda. Allora il padre disse: “Se vi è stato concesso di fare queste opere, vi prego di voler pronunciare quelle parole che libereranno mio figlio da questa schiavitù.” Allora Simone si fece avanti e, ponendo la sua mano sulla testa del ragazzo, lo guardò diritto negli occhi e ordinò: “Esci da lui, tu spirito impuro; nel nome di Gesù ubbidiscimi.” Ma il ragazzo ebbe soltanto una crisi più violenta, mentre gli Scribi si misero a deridere gli apostoli, e i credenti delusi subivano gli scherni di questi critici ostili.

158:4.7 (1756.4) Andrea era profondamente mortificato per questo tentativo malaccorto ed il suo triste fallimento. Egli chiamò da parte gli apostoli per consultarsi e pregare. Dopo questo momento di meditazione, sentendo acutamente il bruciore della loro sconfitta ed avvertendo l’umiliazione che ricadeva su tutti loro, Andrea cercò, con un secondo tentativo, di cacciare il demone, ma soltanto l’insuccesso coronò i suoi sforzi. Andrea confessò apertamente la sua sconfitta e pregò il padre di rimanere con loro per la notte o fino al ritorno di Gesù, dicendo: “Forse questo tipo di demoni non se ne va che su comando personale del Maestro.”

158:4.8 (1756.5) E così, mentre Gesù stava scendendo dalla montagna con gli esuberanti ed estatici Pietro, Giacomo e Giovanni, i loro nove fratelli erano parimenti insonni nella loro confusione e nella loro triste umiliazione. Essi erano un gruppo demoralizzato e avvilito. Ma Giacomo di Safed non volle rinunciare. Sebbene essi non potessero dargli alcuna idea di quando Gesù poteva tornare, egli decise di fermarsi fino al ritorno del Maestro.

5. Gesù guarisce il ragazzo

158:5.1 (1757.1) All’avvicinarsi di Gesù, i nove apostoli furono più che sollevati di accoglierlo, e furono grandemente incoraggiati nel vedere il buonumore e l’entusiasmo straordinario che manifestavano i volti di Pietro, Giacomo e Giovanni. Essi si precipitarono tutti a salutare Gesù ed i loro tre fratelli. Mentre si scambiavano i saluti arrivò la folla, e Gesù chiese: “Di che cosa stavate discutendo mentre arrivavamo?” Ma prima che gli apostoli sconcertati ed umiliati potessero rispondere alla domanda del Maestro, l’ansioso padre del giovane ammalato si fece avanti e, inginocchiatosi ai piedi di Gesù, disse: “Maestro, io ho un figlio, un figlio unico, che è posseduto da uno spirito cattivo. Non solo egli lancia grida di terrore, sbava dalla bocca e cade come morto al momento della crisi, ma spesse volte questo spirito cattivo che lo possiede lo strazia in convulsioni e talvolta lo getta nell’acqua ed anche nel fuoco. Con il gran digrignare di denti e a causa delle numerose contusioni, mio figlio si consuma. La sua vita è peggio della morte; sua madre ed io abbiamo il cuore triste e lo spirito abbattuto. Ieri a mezzogiorno, nel cercarti, ho raggiunto i tuoi discepoli, e mentre ti aspettavamo i tuoi apostoli hanno tentato di cacciare questo demone, ma non ci sono riusciti. Ed ora, Maestro, vuoi tu fare questo per noi, vuoi guarire mio figlio?”

158:5.2 (1757.2) Quando Gesù ebbe ascoltato questo racconto, toccò il padre inginocchiato e lo invitò ad alzarsi, mentre gettava uno sguardo scrutatore sugli apostoli vicini. Poi Gesù disse a tutti coloro che stavano davanti a lui: “O generazione perversa e senza fede, fino a quando vi sopporterò? Fino a quando starò con voi? Quando imparerete che le opere della fede non si manifestano alla richiesta di dubbiosi non credenti?” Poi, rivolgendosi al padre sconcertato, Gesù disse: “Porta qui tuo figlio.” E quando Giacomo ebbe portato il ragazzo davanti a Gesù, gli chiese: “Da quanto tempo il ragazzo è afflitto in questo modo?” Il padre rispose: “Da quando era bambino.” E mentre parlavano il ragazzo fu colto da un violento attacco e cadde in mezzo a loro digrignando i denti e schiumando dalla bocca. Dopo una successione di violente convulsioni egli rimase steso come morto davanti a loro. Allora il padre s’inginocchiò di nuovo ai piedi di Gesù ed implorò il Maestro dicendo: “Se tu puoi guarirlo, ti supplico di avere compassione di noi e di liberarci da questa afflizione.” Quando Gesù udì queste parole, guardò il viso ansioso del padre, dicendo: “Non mettere in dubbio il potere d’amore di mio Padre, ma solo la sincerità e la portata della tua fede. Tutte le cose sono possibili a colui che crede veramente.” Ed allora Giacomo di Safed pronunciò quelle memorabili parole miste di fede e di dubbio: “Signore, io credo. Ti prego di aiutare la mia incredulità.”

158:5.3 (1757.3) Quando Gesù udì queste parole si fece avanti, e prendendo il ragazzo per mano, disse: “Farò questo in armonia con la volontà di mio Padre ed in onore della fede vivente. Figlio mio, alzati! Esci da lui, spirito disobbediente, e non ritornare in lui.” E ponendo la mano del ragazzo nella mano del padre, Gesù disse: “Va per la tua strada. Il Padre ha esaudito il desiderio della tua anima.” E tutti i presenti, anche i nemici di Gesù, rimasero stupefatti da ciò che avevano visto.

158:5.4 (1757.4) Fu veramente una disillusione per i tre apostoli, che avevano così recentemente goduto l’estasi spirituale delle scene e delle esperienze della trasfigurazione, ritornare così presto su questa scena del fallimento e della sconfitta dei loro compagni apostoli. Ma fu sempre così con questi dodici ambasciatori del regno. Essi non smisero mai di passare dall’esaltazione all’umiliazione nelle loro esperienze di vita.

158:5.5 (1758.1) Questa fu un’autentica guarigione da una doppia afflizione, un’indisposizione fisica ed una malattia spirituale. Ed il ragazzo da quel momento fu guarito per sempre. Quando Giacomo fu partito con suo figlio risanato, Gesù disse: “Ora andiamo a Cesarea di Filippo; preparatevi immediatamente.” Ed essi erano un gruppo silenzioso quando si avviarono verso sud, mentre la folla seguiva da dietro.

6. Nel giardino di Celso

158:6.1 (1758.2) Essi si fermarono per la notte da Celso e quella sera nel giardino, dopo che avevano mangiato e riposato, i dodici si riunirono attorno a Gesù, e Tommaso disse: “Maestro, mentre noi che siamo rimasti indietro ignoriamo ancora ciò che è successo sulla montagna, e che ha entusiasmato così grandemente i nostri fratelli che erano con te, desideriamo ardentemente che tu ci parli del nostro fallimento e che ci istruisci in queste materie, poiché vediamo che quelle cose che sono accadute in montagna non possono esserci rivelate in questo momento.”

158:6.2 (1758.3) E Gesù rispose a Tommaso, dicendo: “Tutto ciò che i vostri fratelli hanno udito sulla montagna vi sarà rivelato a tempo debito. Ma ora vi mostrerò la causa del vostro fallimento in ciò che così incautamente avete tentato di fare. Mentre il vostro Maestro ed i suoi compagni, vostri fratelli, salivano ieri su quella montagna laggiù per cercare una conoscenza più estesa della volontà del Padre e per chiedere di essere maggiormente dotati di saggezza al fine di eseguire efficacemente quella volontà divina, voi che eravate qui ad aspettare con l’istruzione di sforzarvi di acquisire la mente d’intuizione spirituale e di pregare con noi per una rivelazione più completa della volontà del Padre, non siete riusciti ad esercitare la fede che era al vostro comando, ma invece avete ceduto alla tentazione e siete caduti nelle vostre vecchie cattive tendenze di cercare per voi stessi delle posizioni di privilegio nel regno dei cieli — nel regno materiale e temporale che voi persistete ad immaginarvi. E rimanete attaccati a questi concetti errati nonostante la reiterata dichiarazione che il mio regno non è di questo mondo.

158:6.3 (1758.4) “Non appena la vostra fede afferra l’identità del Figlio dell’Uomo, il vostro desiderio egoista di avanzamento terrestre s’insinua in voi, e vi mettete a discutere tra di voi su chi dovrebbe essere il più grande nel regno dei cieli, un regno che, così come insistete a concepirlo, non esiste e non esisterà mai. Non vi ho detto che colui che vorrebbe essere il più grande nel regno della fraternità spirituale di mio Padre deve diventare piccolo ai suoi occhi e divenire così il servitore dei suoi fratelli? La grandezza spirituale consiste in un amore comprensivo simile a quello di Dio e non nel godimento dell’esercizio del potere materiale per l’esaltazione di se stessi. In ciò che avete tentato di fare, ed in cui avete così completamente fallito, il vostro proposito non era puro. Il vostro movente non era divino. Il vostro ideale non era spirituale. La vostra ambizione non era altruistica. Il vostro agire non era fondato sull’amore, e lo scopo che volevate raggiungere non era la volontà del Padre che è nei cieli.

158:6.4 (1758.5) “Quanto tempo vi ci vorrà per capire che non potete abbreviare il corso dei fenomeni naturali stabiliti, salvo quando tali cose sono conformi alla volontà del Padre? Né potete compiere un’opera spirituale in assenza del potere spirituale. E non potete fare nemmeno queste cose, anche quando il loro potenziale è presente, senza l’esistenza di quel terzo fattore umano essenziale, l’esperienza personale di possedere una fede vivente. Dovete avere sempre delle manifestazioni materiali come attrazione per le realtà spirituali del regno? Non riuscite a cogliere il significato spirituale della mia missione senza la dimostrazione visibile di opere straordinarie? Quando si potrà contare che voi aderiate alle realtà spirituali superiori del regno indipendentemente dall’apparenza esteriore di ogni manifestazione materiale?”

158:6.5 (1759.1) Dopo che Gesù ebbe parlato così ai dodici, aggiunse: “Ed ora andate a riposarvi, perché domani ritorneremo a Magadan e vi terremo consiglio sulla nostra missione nelle città e nei villaggi della Decapoli. E a conclusione dell’esperienza di questo giorno, lasciatemi dichiarare a ciascuno di voi ciò che ho detto ai vostri fratelli sulla montagna, e lasciate che queste parole penetrino profondamente nel vostro cuore: il Figlio dell’Uomo entra ora nell’ultima fase del conferimento. Noi stiamo per iniziare quelle opere che porteranno presto alla grande prova finale della vostra fede e devozione quando io sarò messo nelle mani degli uomini che cercano la mia distruzione. Ricordatevi ciò che vi sto dicendo: il Figlio dell’Uomo sarà messo a morte, ma risusciterà.”

158:6.6 (1759.2) Essi si ritirarono per la notte rattristati. Erano confusi; non riuscivano a comprendere queste parole. E mentre avevano paura di porre una sola domanda su quello che egli aveva detto, si ricordarono di tutto ciò dopo la sua risurrezione.

7. La protesta di Pietro

158:7.1 (1759.3) Questo mercoledì mattina presto Gesù e i dodici partirono da Cesarea di Filippo per il Parco di Magadan vicino a Betsaida-Giulia. Gli apostoli avevano dormito molto poco quella notte, così si erano alzati presto ed erano pronti a partire. Anche gli imperturbabili gemelli Alfeo erano rimasti colpiti da questi discorsi sulla morte di Gesù. Viaggiando verso sud, poco oltre le Acque di Merom, essi giunsero sulla strada per Damasco, e desiderando evitare gli Scribi e gli altri che Gesù sapeva sarebbero subito venuti dietro a loro, egli ordinò di proseguire verso Cafarnao per la strada di Damasco che attraversava la Galilea. Ed egli fece questo perché sapeva che quelli che lo seguivano avrebbero preso la strada ad est del Giordano, supponendo che Gesù e gli apostoli temessero di passare per il territorio di Erode Antipa. Gesù cercava di evitare i suoi critici e la folla che lo seguiva per essere solo con i suoi apostoli in questo giorno.

158:7.2 (1759.4) Essi viaggiarono attraverso la Galilea fino a ben oltre l’ora di pranzo, poi si fermarono all’ombra per riposarsi. E dopo che ebbero mangiato, Andrea, parlando a Gesù, disse: “Maestro, i miei fratelli non comprendono le tue massime profonde. Noi siamo giunti a credere pienamente che tu sei il Figlio di Dio, ed ora ascoltiamo queste parole strane di lasciarci, di morire. Noi non comprendiamo il tuo insegnamento. Ci stai parlando in parabole? Ti preghiamo di parlarci chiaramente ed in forma non velata.”

158:7.3 (1759.5) In risposta ad Andrea, Gesù disse: “Fratelli miei, è perché avete confessato che io sono il Figlio di Dio che sono costretto a cominciare a svelarvi la verità sulla fine del conferimento del Figlio dell’Uomo sulla terra. Voi insistete a rimanere attaccati alla credenza che io sono il Messia e non volete abbandonare l’idea che il Messia deve sedere su un trono a Gerusalemme. Per questo io insisto a dirvi che il Figlio dell’Uomo dovrà presto andare a Gerusalemme, soffrire molto, essere respinto dagli Scribi, dagli anziani e dai sommi sacerdoti, e dopo tutto questo essere ucciso e risuscitare dalla morte. E non vi racconto una parabola; vi dico la verità affinché possiate essere preparati per questi avvenimenti quando piomberanno all’improvviso su di noi.” E mentre egli stava ancora parlando, Simon Pietro, slanciandosi con impeto verso di lui, posò la sua mano sulla spalla del Maestro e disse: “Maestro, lungi da noi volerti contraddire, ma io dichiaro che queste cose non ti capiteranno mai.”

158:7.4 (1760.1) Pietro parlò così perché amava Gesù; ma la natura umana del Maestro riconobbe in queste parole d’affetto bene intenzionate il sottile indizio di un tentativo di fargli cambiare la sua linea di condotta di proseguire sino alla fine il suo conferimento terreno conformemente alla volontà di suo Padre del Paradiso. E fu perché scoprì il pericolo di permettere a dei suggerimenti, anche da parte dei suoi amici affezionati e fedeli, di dissuaderlo, che egli si volse verso Pietro e gli altri apostoli dicendo: “Allontanatevi da me. Voi odorate dello spirito dell’avversario, il tentatore. Quando parlate in questo modo voi non siete dalla mia parte, ma piuttosto dalla parte del nostro nemico. In questo modo fate del vostro amore per me una pietra d’inciampo al compimento della volontà del Padre. Non preoccupatevi delle vie degli uomini, ma piuttosto della volontà di Dio.”

158:7.5 (1760.2) Dopo che essi si furono ripresi dal primo shock del pungente rimprovero di Gesù, e prima che riprendessero il loro viaggio, il Maestro disse ancora: “Se qualcuno vuole seguirmi, dimentichi se stesso, si assuma le sue responsabilità quotidiane e mi segua. Perché chiunque vorrà salvare egoisticamente la sua vita, la perderà, ma chiunque perderà la sua vita per causa mia e del vangelo, la salverà. Che profitto ha un uomo di conquistare il mondo intero e di perdere la sua anima? Che cosa potrebbe dare un uomo in cambio della vita eterna? Non vergognatevi di me e delle mie parole in questa generazione peccatrice ed ipocrita, come io non mi vergognerò di riconoscervi quando apparirò in gloria davanti a mio Padre in presenza di tutte le schiere celesti. Tuttavia, molti di voi che siete ora qui davanti a me non assaporeranno la morte prima di aver visto questo regno di Dio venire con potenza.”

158:7.6 (1760.3) E Gesù mostrò in tal modo ai dodici il sentiero doloroso e conflittuale che dovevano percorrere se volevano seguirlo. Quale shock furono tali parole per questi pescatori galilei che persistevano nel sognare un regno terrestre con posti d’onore per se stessi! Ma i loro cuori fedeli furono commossi da questo coraggioso appello, e nessuno di loro pensò di abbandonarlo. Gesù non li stava mandando da soli a combattere; li stava guidando. Egli chiese soltanto che lo seguissero coraggiosamente.

158:7.7 (1760.4) Lentamente i dodici afferravano l’idea che Gesù stava dicendo loro qualcosa sulla possibilità della sua morte. Essi comprendevano solo vagamente ciò che diceva sulla sua morte, mentre la sua dichiarazione sulla risurrezione dai morti non riusciva assolutamente a fissarsi nella loro mente. Via via che i giorni passavano, Pietro, Giacomo e Giovanni, ricordando la loro esperienza sul monte della trasfigurazione, arrivarono a comprendere più pienamente alcune di queste materie.

158:7.8 (1760.5) In tutta l’associazione dei dodici con il loro Maestro, soltanto poche volte essi videro quello sguardo splendente e udirono delle parole così vive di rimprovero come quelle che furono rivolte a Pietro e agli altri in questa occasione. Gesù era sempre stato paziente con le loro manchevolezze umane, ma non fu così di fronte alla minaccia imminente contro il suo programma che implicava di eseguire la volontà di suo Padre circa il resto della sua carriera terrena. Gli apostoli rimasero letteralmente storditi; erano stupefatti ed atterriti. Essi non riuscivano a trovare le parole per esprimere il loro dispiacere. Lentamente cominciarono a comprendere ciò che il Maestro doveva soffrire e che essi dovevano passare per queste esperienze con lui, ma non si svegliarono alla realtà di questi avvenimenti futuri che molto tempo dopo queste prime allusioni alla tragedia incombente degli ultimi giorni della sua vita.

158:7.9 (1761.1) Gesù e i dodici partirono in silenzio per il campo al Parco di Magadan, andando per la via di Cafarnao. Durante il pomeriggio, anche se non conversarono con Gesù, essi parlarono molto tra di loro mentre Andrea parlava con il Maestro.

8. A casa di Pietro

158:8.1 (1761.2) Arrivati a Cafarnao al crepuscolo, essi andarono per strade poco frequentate direttamente a casa di Simon Pietro per consumare il loro pasto serale. Mentre Davide Zebedeo si preparava a condurli dall’altra parte del lago, essi si attardarono a casa di Simone, e Gesù, squadrando Pietro e gli altri apostoli, chiese: “Mentre camminavate insieme questo pomeriggio, di che cosa discutevate così animatamente tra di voi?” Gli apostoli tacevano perché molti di loro avevano continuato la discussione iniziata vicino al Monte Hermon su quali posizioni avrebbero occupato nel regno futuro; su chi sarebbe stato il più grande e così via. Gesù, sapendo che cosa aveva occupato i loro pensieri quel giorno, fece un cenno ad uno dei figlioletti di Pietro, e ponendo il bambino tra di loro disse: “In verità, in verità vi dico, se non tornate indietro e non diventate più simili a questo bambino farete pochi progressi nel regno dei cieli. Chiunque si umilierà e diverrà come questo piccolo, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chiunque accoglie un tale piccolo accoglie me. E coloro che accolgono me accolgono anche Colui che mi ha mandato. Se voi volete essere i primi nel regno, cercate di portare queste buone verità ai vostri fratelli nella carne. Ma chiunque induce uno di questi piccoli a peccare, sarebbe meglio per lui che gli fosse legata una macina al collo e fosse gettato in mare. Se le cose che fate con le vostre mani, o le cose che vedete con i vostri occhi, recano offesa al progresso del regno, sacrificate questi idoli che avete cari, perché è meglio entrare nel regno senza molte delle cose amate della vita piuttosto che aggrapparsi a questi idoli e trovarvi esclusi dal regno. Ma soprattutto badate a non disprezzare nessuno di questi piccoli, perché i loro angeli contemplano sempre il volto delle schiere celesti.”

158:8.2 (1761.3) Quando Gesù ebbe finito di parlare, essi salirono sul battello e fecero vela per Magadan, dall’altra parte del lago.

Fascicolo 159 - Il giro della Decapoli

Il Libro di Urantia

Fascicolo 159

Il giro della Decapoli

159:0.1 (1762.1) QUANDO Gesù e i dodici arrivarono al Parco di Magadan, trovarono ad attenderli un gruppo di circa cento evangelisti e discepoli, compreso il corpo delle donne, i quali si prepararono subito ad iniziare il giro d’insegnamento e di predicazione nelle città della Decapoli.

159:0.2 (1762.2) Questo giovedì mattina 18 agosto il Maestro riunì i suoi discepoli e ordinò che ciascuno degli apostoli si associasse con uno dei dodici evangelisti, e che con altri evangelisti andassero in dodici gruppi a lavorare nelle città e nei villaggi della Decapoli. Al corpo delle donne e ad altri discepoli egli ordinò di rimanere con lui. Gesù concesse quattro settimane per questo giro, dando istruzioni ai suoi discepoli di ritornare a Magadan non più tardi di venerdì 16 settembre. Egli promise di far loro visita spesso durante questo periodo. Nel corso di questo mese i dodici gruppi lavorarono a Gerasa, Gamala, Hippos, Zafon, Gadara, Abila, Edrei, Filadelfia, Chesbon, Dion, Scitopoli e in molte altre città. Durante questo giro non avvenne alcun miracolo di guarigione o altro avvenimento straordinario.

1. Il sermone sul perdono

159:1.1 (1762.3) Una sera ad Hippos, in risposta alla domanda di un discepolo, Gesù insegnò la lezione sul perdono. Il Maestro disse:

159:1.2 (1762.4) “Se un uomo di buon cuore ha cento pecore ed una di loro si perde, non abbandona subito le novantanove per andare in cerca di quella che si è perduta? E se è un buon pastore, non proseguirà la sua ricerca della pecora smarrita fino a che non l’avrà trovata? E poi, quando il pastore ha trovato la sua pecora perduta, la carica sulle sue spalle e, andando a casa contento, grida ai suoi amici e vicini: ‘Gioite con me, perché ho trovato la mia pecora che si era perduta.’ Io dichiaro che c’è più gioia in cielo per un peccatore che si pente che per novantanove giusti che non hanno bisogno di pentirsi. Ciononostante, è volontà di mio Padre che è nei cieli che nessuno di questi piccoli si perda, e ancor meno che essi periscano. Nella vostra religione Dio può ricevere dei peccatori che si pentono; nel vangelo del regno il Padre va alla loro ricerca prima ancora che essi abbiano seriamente pensato di pentirsi.

159:1.3 (1762.5) “Il Padre che è nei cieli ama i suoi figli, e perciò voi dovreste imparare ad amarvi gli uni con gli altri. Il Padre che è nei cieli perdona i vostri peccati; perciò voi dovreste imparare a perdonarvi gli uni con gli altri. Se tuo fratello pecca contro di te, va da lui e con tatto e pazienza mostragli il suo errore. E fa tutto ciò tra te e lui soltanto. Se egli ti ascolterà, allora avrai conquistato tuo fratello. Ma se tuo fratello non vuole ascoltarti, se persiste nell’errore, torna da lui portando con te uno o due amici comuni, affinché tu possa così avere due o tre testimoni che confermino la tua testimonianza e provino il fatto che tu hai agito con giustizia e misericordia con tuo fratello che ti ha offeso. Ora, se egli rifiuta di ascoltare i tuoi fratelli, tu puoi raccontare tutta la storia alla congregazione, e poi, se rifiuta di ascoltare la fraternità, che essa prenda le misure che giudicherà sagge; che un tale membro indisciplinato divenga un proscritto del regno. Anche se voi non potete pretendere di giudicare l’anima dei vostri simili, ed anche se non potete perdonare i peccati o presumere di usurpare altrimenti le prerogative dei supervisori delle schiere celesti, allo stesso tempo vi è stato affidato il mantenimento dell’ordine temporale del regno sulla terra. Anche se non potete immischiarvi nei decreti divini concernenti la vita eterna, voi determinerete le linee di condotta che concernono il benessere temporale della fraternità sulla terra. E così, in tutte queste materie connesse con la disciplina della fraternità, tutto ciò che decreterete sulla terra sarà riconosciuto in cielo. Sebbene non possiate determinare il destino eterno dell’individuo, voi potete legiferare riguardo alla condotta del gruppo, perché, dove due o tre di voi sono d’accordo su qualunque di queste cose e si rivolgono a me, ciò vi sarà concesso se la vostra supplica non è incompatibile con la volontà di mio Padre che è nei cieli. E tutto ciò è sempre vero, perché, dove due o tre credenti sono riuniti, là sono io in mezzo a loro.”

159:1.4 (1763.1) Simon Pietro era l’apostolo responsabile di quelli che operavano ad Hippos, e quando sentì Gesù parlare così, chiese: “Signore, quante volte mio fratello peccherà contro di me ed io lo perdonerò? Fino a sette volte?” E Gesù rispose a Pietro: “Non solo sette volte ma anche settantasette volte. Perciò il regno dei cieli può essere paragonato ad un re che ordinò la verifica contabile dei suoi intendenti. E quando s’iniziò questo esame dei conti, fu condotto davanti a lui uno dei suoi principali dipendenti che confessò di dovere al suo re diecimila talenti. Ora questo funzionario della corte reale addusse a giustificazione che aveva avuto dei guai e che non aveva di che pagare quanto doveva. Così il re ordinò di confiscare le sue proprietà e che i suoi figli fossero venduti per pagare il suo debito. Quando questo capo intendente udì questo duro decreto, cadde faccia a terra davanti al re e lo implorò di avere misericordia e di concedergli una dilazione, dicendo: ‘Signore, abbi un po’ più di pazienza con me e ti pagherò tutto.’ E quando il re guardò questo servitore negligente e la sua famiglia, fu mosso a compassione. Ordinò che fosse rilasciato e che il suo debito fosse interamente condonato.

159:1.5 (1763.2) “E questo capo intendente, avendo così ricevuto misericordia e perdono da parte del re, ritornò ai suoi affari, e trovato uno dei suoi intendenti subordinati che gli doveva la modesta somma di cento denari, lo assalì e prendendolo per la gola disse: ‘Pagami tutto quello che mi devi.’ Allora questo collega intendente cadde faccia a terra davanti al capo intendente e supplicandolo disse: ‘Abbi solo pazienza con me e sarò presto in grado di pagarti.’ Ma il capo intendente non volle mostrare misericordia verso il suo compagno intendente e lo fece invece mettere in prigione fino a che non avesse pagato il suo debito. Quando i suoi colleghi servitori videro ciò che era successo, furono talmente indignati che andarono a riferirlo al re, loro signore e padrone. Quando il re seppe quello che aveva fatto il suo capo intendente, chiamò quest’uomo ingrato ed inesorabile davanti a lui e disse: ‘Tu sei un intendente malvagio e indegno. Quando hai chiesto compassione io ti ho generosamente condonato tutto il tuo debito. Perché non hai anche tu mostrato misericordia verso il tuo compagno intendente, come io ho mostrato misericordia con te?’ Ed il re era talmente adirato che consegnò il suo ingrato capo intendente ai carcerieri perché lo trattenessero fino a che non avesse pagato tutto il suo debito. Allo stesso modo mio Padre celeste mostrerà la più abbondante misericordia verso coloro che mostrano generosamente misericordia verso il loro prossimo. Come potete avvicinarvi a Dio chiedendo considerazione per le vostre mancanze quando voi siete soliti punire i vostri fratelli perché colpevoli di queste stesse fragilità umane? Io dico a voi tutti: avete ricevuto generosamente le buone cose del regno; date dunque generosamente ai vostri simili sulla terra.”

159:1.6 (1764.1) Così Gesù insegnò i pericoli ed illustrò l’iniquità del giudizio personale sui propri simili. La disciplina deve essere mantenuta, la giustizia deve essere amministrata, ma in tutte queste materie la saggezza della fratellanza dovrebbe prevalere. Gesù conferì autorità legislativa e giudiziaria al gruppo, non all’individuo. Anche questo conferimento d’autorità al gruppo non deve essere esercitato come autorità personale. C’è sempre il pericolo che il verdetto di un individuo possa essere falsato dal pregiudizio o distorto dalla passione. Il giudizio di gruppo ha più probabilità di allontanare i pericoli e di eliminare l’iniquità dei pregiudizi personali. Gesù cercò sempre di ridurre al minimo gli elementi d’ingiustizia, di rappresaglia e di vendetta.

159:1.7 (1764.2) [L’uso del termine settantasette per illustrare la misericordia e la tolleranza fu tratto dal passo delle Scritture che si riferisce all’esultanza di Lamec per le armi metalliche di suo figlio Tubal-Caino, il quale, comparando questi strumenti superiori con quelli dei suoi nemici, esclamò: “Se Caino, senza un’arma in mano, fu vendicato sette volte, io sarò ora vendicato settantasette volte.”]

2. Il predicatore straniero

159:2.1 (1764.3) Gesù andò a Gamala per visitare Giovanni e quelli che lavoravano con lui in quel luogo. Quella sera, dopo la sessione di domande e risposte, Giovanni disse a Gesù: “Maestro, ieri sono andato ad Astarot a vedere un uomo che stava insegnando in nome tuo e che sosteneva anche di essere capace di cacciare i demoni. Ora questo individuo non era mai stato con noi, né ci segue; perciò gli ho proibito di fare tali cose.” Allora Gesù disse: “Non proibirglielo. Non percepisci che questo vangelo del regno sarà presto proclamato in tutto il mondo? Come puoi sperare che tutti quelli che crederanno nel vangelo saranno sottomessi alle tue direttive? Rallegrati che il nostro insegnamento abbia già cominciato a manifestarsi fuori dei confini della nostra influenza personale. Non vedi, Giovanni, che quelli che professano di fare grandi opere in nome mio finiranno per sostenere la nostra causa? Essi certamente non saranno impazienti di parlare male di me. Figlio mio, in questioni di questo genere sarebbe meglio per te pensare che chi non è contro di noi è con noi. Nelle generazioni future molti che non sono del tutto degni faranno molte cose strane in mio nome, ma io non glielo impedirò. Io ti dico che, anche quando una coppa d’acqua fresca viene data ad un’anima assetata, i messaggeri del Padre registreranno sempre un tale servizio d’amore.”

159:2.2 (1764.4) Questo insegnamento lasciò Giovanni molto perplesso. Egli non aveva sentito il Maestro dire: “Chi non è con me è contro di me”? Ed egli non percepì che in questo caso Gesù si riferiva alla relazione personale dell’uomo con gli insegnamenti spirituali del regno, mentre nell’altro caso faceva riferimento alle vaste relazioni sociali esterne tra credenti, concernenti le questioni di controllo amministrativo e la giurisdizione di un gruppo di credenti sul lavoro di altri gruppi che avrebbero alla fine costituito la futura fratellanza mondiale.

159:2.3 (1765.1) Giovanni raccontò spesso questa esperienza in connessione con le sue attività successive a favore del regno. Tuttavia gli apostoli se la presero molte volte con coloro che osavano insegnare in nome del Maestro. A loro sembrò sempre fuori luogo che coloro che non si erano mai seduti ai piedi di Gesù osassero insegnare in nome suo.

159:2.4 (1765.2) Quest’uomo al quale Giovanni proibì d’insegnare e di operare in nome di Gesù non dette ascolto all’ingiunzione dell’apostolo. Egli proseguì nei suoi sforzi e mise insieme un gruppo considerevole di credenti a Kanata prima di andare in Mesopotamia. Quest’uomo, di nome Aden, era stato portato a credere in Gesù dalla testimonianza del demente che Gesù guarì vicino a Keresa, e che credette con tanta sicurezza che i supposti spiriti cattivi che il Maestro cacciò fuori da lui entrarono nel branco di porci e li spinsero oltre la rupe verso la loro distruzione.

3. Istruzioni per gli insegnanti ed i credenti

159:3.1 (1765.3) Ad Edrei, dove lavoravano Tommaso ed i suoi associati, Gesù passò un giorno e una notte, e nel corso della discussione della sera espresse i princìpi che avrebbero dovuto guidare quelli che predicavano la verità e animare tutti coloro che insegnavano il vangelo del regno. Riassunto e riesposto in linguaggio moderno, l’insegnamento di Gesù fu:

159:3.2 (1765.4) Rispettate sempre la personalità dell’uomo. Una causa giusta non dovrebbe mai essere promossa con la forza; le vittorie spirituali possono essere conseguite soltanto con il potere spirituale. Questa ingiunzione contro l’impiego d’influenze materiali si riferisce sia alla forza psichica che alla forza fisica. Non si devono impiegare né argomenti opprimenti né superiorità mentale per costringere gli uomini e le donne ad entrare nel regno. La mente umana non deve essere oppressa dal semplice peso della logica o intimidita da un’eloquenza acuta. Anche se l’emozione, come fattore nelle decisioni umane, non può essere interamente eliminata, non dovrebbe esservi fatto appello direttamente negli insegnamenti di coloro che vorrebbero far progredire la causa del regno. Fate i vostri appelli direttamente allo spirito divino che risiede nella mente degli uomini. Non fate appello alla paura, alla pietà o al semplice sentimento. Appellandovi agli uomini, siate equi; controllatevi ed esibite un debito riserbo; mostrate il dovuto rispetto per la personalità dei vostri allievi. Ricordatevi che io ho detto: “Ecco, io sto alla porta e busso, e se qualcuno mi aprirà, io entrerò.”

159:3.3 (1765.5) Nel condurre gli uomini nel regno, non diminuite o distruggete il loro autorispetto. Mentre l’eccessivo rispetto di se stessi può distruggere l’umiltà appropriata e finire in orgoglio, in vanità e in arroganza, la perdita del rispetto di sé porta spesso alla paralisi della volontà. Questo vangelo si propone di ristabilire il rispetto di se stessi in coloro che l’hanno perduto e di frenarlo in coloro che ce l’hanno. Non commettete l’errore di condannare soltanto ciò che vi è di cattivo nella vita dei vostri allievi; ricordatevi anche di accordare un generoso riconoscimento alle cose più degne di lode nella loro vita. Non dimenticate che nulla mi fermerà dal ristabilire il rispetto di sé in coloro che l’hanno perduto e che desiderano realmente riacquistarlo.

159:3.4 (1765.6) State attenti a non ferire l’autorispetto delle anime esitanti e timorose. Non siate sarcastici nei confronti dei miei fratelli dalla mente semplice. Non siate cinici con i miei figli dominati dalla paura. L’ozio distrugge il rispetto di sé; dunque, raccomandate ai vostri fratelli di occuparsi sempre attivamente dei compiti che hanno scelto, e fate ogni sforzo per procurare del lavoro a coloro che sono senza impiego.

159:3.5 (1766.1) Non fate mai ricorso a tattiche indegne come quella di cercare di spaventare gli uomini e le donne per portarli nel regno. Un padre amorevole non spaventa i suoi figli perché obbediscano alle sue giuste richieste.

159:3.6 (1766.2) Prima o poi i figli del regno comprenderanno che le forti sensazioni emotive non sono l’equivalente delle direttive dello spirito divino. Essere fortemente ed insolitamente spinti a fare qualcosa o ad andare in un certo luogo non significa necessariamente che tali impulsi siano le direttive dello spirito interiore.

159:3.7 (1766.3) Preavvertite tutti i credenti riguardo alla zona di conflitto che deve essere attraversata da tutti coloro che passano dalla vita qual è vissuta nella carne alla vita più elevata qual è vissuta nello spirito. Per coloro che vivono interamente in uno dei due regni c’è poco conflitto o confusione, ma tutti sono destinati a sperimentare maggiore o minore incertezza durante i periodi di transizione tra i due livelli di vita. Entrando nel regno, voi non potete sfuggire alle sue responsabilità né eludere i suoi obblighi, ma ricordate: il giogo del vangelo è facile da portare ed il fardello della verità è leggero.

159:3.8 (1766.4) Il mondo è pieno di anime affamate che soffrono la fame alla presenza stessa del pane della vita; gli uomini muoiono cercando lo stesso Dio che vive in loro. Gli uomini cercano i tesori del regno con cuore bramoso e passo affaticato quando sono tutti a portata immediata della fede vivente. La fede è per la religione ciò che le vele sono per una nave; essa è un supplemento di potere, non un ulteriore fardello della vita. C’è una sola lotta per coloro che entrano nel regno, ed è di combattere la buona battaglia della fede. Il credente ha soltanto una battaglia da fare, ed è contro il dubbio — il non credere.

159:3.9 (1766.5) Predicando il vangelo del regno, voi insegnate semplicemente l’amicizia con Dio. E questa comunione farà appello sia agli uomini che alle donne, in quanto tutti vi troveranno ciò che soddisfa maggiormente i desideri e gli ideali che li caratterizzano. Dite ai miei figli che io sono non solo sensibile ai loro sentimenti e paziente con le loro debolezze, ma che sono anche implacabile con il peccato ed intollerante dell’iniquità. Io sono certamente mite ed umile nella presenza di mio Padre, ma sono egualmente ed implacabilmente inesorabile dove c’è una malvagità deliberata ed una ribellione colpevole contro la volontà di mio Padre che è nei cieli.

159:3.10 (1766.6) Non dipingete il vostro maestro come un uomo triste. Le generazioni future conosceranno anche lo splendore della nostra gioia, l’allegria della nostra buona volontà e l’ispirazione del nostro buon umore. Noi proclamiamo un messaggio di buone novelle che è contagioso nel suo potere trasformatore. La nostra religione palpita di nuova vita e di nuovi significati. Coloro che accettano questo insegnamento sono pieni di gioia e nel loro cuore sono costretti a gioire eternamente. Una felicità crescente è sempre l’esperienza di tutti coloro che sono sicuri di Dio.

159:3.11 (1766.7) Insegnate a tutti i credenti di evitare di appoggiarsi sui sostegni insicuri della falsa compassione. Voi non potete sviluppare un carattere forte dall’indulgenza all’autocompassione; sforzatevi onestamente di evitare l’influenza ingannatrice della semplice comunione nella miseria. Estendete la simpatia ai valorosi e ai coraggiosi, senza accordare troppa pietà a quelle anime codarde che affrontano solo con indifferenza le prove della vita. Non offrite consolazione a coloro che rinunciano davanti agli ostacoli senza lottare. Non simpatizzate con i vostri simili soltanto per ricevere in cambio la loro simpatia.

159:3.12 (1766.8) Una volta che i miei figli divengono autocoscienti della certezza della presenza divina, una tale fede espanderà la loro mente, nobiliterà l’anima, fortificherà la personalità, accrescerà la felicità, aumenterà la percezione spirituale ed eleverà il potere di amare e di essere amati.

159:3.13 (1767.1) Insegnate a tutti i credenti che coloro che entrano nel regno non sono con ciò resi immuni dagli accidenti del tempo né dalle catastrofi ordinarie della natura. La credenza al vangelo non impedirà di avere dei problemi, ma assicurerà che non avrete paura quando le difficoltà vi assaliranno. Se osate credere in me e continuate a seguirmi con tutto il cuore, sarete certissimi che così facendo entrerete nel sentiero sicuro che porta alle difficoltà. Io non vi prometto di liberarvi dalle acque dell’avversità, ma prometto di attraversarle tutte con voi.

159:3.14 (1767.2) E Gesù insegnò molte altre cose a questo gruppo di credenti prima che si preparassero ad andare a dormire. E coloro che ascoltarono queste parole le custodirono nel loro cuore e le ripeterono spesso per l’edificazione degli apostoli e dei discepoli che non erano presenti quando furono pronunciate.

4. Il colloquio con Natanaele

159:4.1 (1767.3) Poi Gesù andò ad Abila, dove lavoravano Natanaele ed i suoi associati. Natanaele era molto turbato da certe dichiarazioni di Gesù che sembravano ledere l’autorità delle Scritture ebraiche riconosciute. Di conseguenza quella sera, dopo il consueto periodo di domande e risposte, Natanaele condusse Gesù lontano dagli altri e chiese: “Maestro, hai abbastanza fiducia in me da farmi conoscere la verità sulle Scritture? Io osservo che tu c’insegni soltanto una parte degli scritti sacri — la migliore secondo me — e ne deduco che tu respingi gli insegnamenti dei rabbini riguardanti il fatto che le parole della legge sono le parole stesse di Dio, essendo state con Dio nel cielo ancora prima dei tempi di Abramo e di Mosè. Qual è la verità sulle Scritture?” Quando Gesù ebbe ascoltato la domanda del suo disorientato apostolo, rispose:

159:4.2 (1767.4) “Natanaele, tu hai giudicato bene; io non considero le Scritture alla stregua dei rabbini. Parlerò con te di questa materia a condizione che tu non riferisca queste cose ai tuoi fratelli, che non sono tutti preparati a ricevere questo insegnamento. Le parole della legge di Mosè e gli insegnamenti delle Scritture non esistevano prima di Abramo. Soltanto in tempi recenti le Scritture sono state riunite nella forma in cui le abbiamo ora. Sebbene esse contengano il meglio dei pensieri e delle aspirazioni più elevate del popolo ebreo, contengono anche molte cose che sono lontane dal rappresentare il carattere e gli insegnamenti del Padre che è nei cieli; per questo io devo scegliere tra i migliori insegnamenti quelle verità che sono da raggranellare per il vangelo del regno.

159:4.3 (1767.5) “Questi scritti sono opera di uomini, alcuni di essi sono uomini santi, altri non così santi. Gli insegnamenti di questi libri rappresentano il punto di vista e il grado d’illuminazione dei tempi in cui hanno avuto origine. Come rivelazione della verità, gli ultimi sono più attendibili dei primi. Le Scritture sono erronee ed interamente di origine umana, ma attenzione, esse costituiscono la migliore raccolta di saggezza religiosa e di verità spirituale che si possa trovare oggi in tutto il mondo.

159:4.4 (1767.6) “Molti di questi libri non sono stati scritti dalle persone di cui portano il nome, ma ciò non infirma in alcun modo il valore delle verità che contengono. Se la storia di Giona non fosse un fatto, ed anche se Giona non fosse mai vissuto, le profonde verità di questo racconto, l’amore di Dio per Ninive e per i cosiddetti pagani, non sarebbero meno preziosi agli occhi di tutti coloro che amano i loro simili. Le Scritture sono sacre perché presentano i pensieri e gli atti di uomini che cercavano Dio e che hanno lasciato in questi scritti la registrazione dei loro concetti più elevati della rettitudine, della verità e della santità. Le Scritture contengono molte, moltissime cose vere, ma alla luce del vostro attuale insegnamento voi sapete che questi scritti contengono anche molte cose che presentano in modo falsato il Padre che è nei cieli, il Dio amorevole che io sono venuto a rivelare a tutti i mondi.

159:4.5 (1768.1) “Natanaele, non permettere a te stesso per un solo istante di credere al racconto delle Scritture che dice che il Dio d’amore ordinò ai tuoi antenati di andare in battaglia per massacrare tutti i loro nemici — uomini, donne e bambini. Questi racconti sono parole di uomini, di uomini non proprio santi, e non sono la parola di Dio. Le Scritture hanno sempre riflettuto, e rifletteranno sempre, lo status intellettuale, morale e spirituale di coloro che le hanno create. Non hai notato che i concetti di Yahweh crescono in bellezza ed in gloria via via che le scritture dei profeti procedono da Samuele ad Isaia? E ti dovresti ricordare che le Scritture sono destinate all’istruzione religiosa e alla guida spirituale. Esse non sono opera di storici o di filosofi.

159:4.6 (1768.2) “La cosa più deplorevole non è soltanto questa idea errata della perfezione assoluta del contenuto delle Scritture e dell’infallibilità dei loro insegnamenti, ma piuttosto la confusione dovuta all’errata interpretazione di questi scritti sacri da parte degli Scribi e dei Farisei di Gerusalemme schiavi della tradizione. Ed ora essi utilizzeranno sia la dottrina dell’ispirazione delle Scritture che le loro false interpretazioni delle stesse nel loro sforzo risoluto di opporsi a questi nuovi insegnamenti del vangelo del regno. Natanaele, non dimenticare mai che il Padre non limita la rivelazione della verità ad una sola generazione o ad un solo popolo. Molti sinceri cercatori della verità sono stati, e continueranno ad essere, confusi e scoraggiati da queste dottrine della perfezione delle Scritture.

159:4.7 (1768.3) “L’autorità della verità è lo spirito stesso che impregna le sue manifestazioni viventi, e non le parole morte degli uomini meno illuminati e ritenuti ispirati di un’altra generazione. Ed anche se questi uomini santi di un tempo hanno vissuto delle vite ispirate e ripiene di spirito, ciò non significa che le loro parole siano altrettanto spiritualmente ispirate. Oggi noi non facciamo alcuna trascrizione degli insegnamenti di questo vangelo del regno per timore che, dopo la mia partenza, non vi dividiate rapidamente in vari gruppi che si contendono la verità a causa della diversità della vostra interpretazione dei miei insegnamenti. Per questa generazione è meglio che noi viviamo queste verità evitando di metterle per iscritto.

159:4.8 (1768.4) “Prendi bene nota delle mie parole, Natanaele; niente di ciò che la natura umana ha toccato può essere considerato infallibile. Attraverso la mente dell’uomo la verità divina può brillare veramente, ma sempre con una purezza relativa e una divinità parziale. La creatura può anelare all’infallibilità, ma solo i Creatori la posseggono.

159:4.9 (1768.5) “Ma il più grande errore dell’insegnamento sulle Scritture è la dottrina che le presenta come dei libri sigillati di mistero e di saggezza che soltanto le menti sapienti della nazione osano interpretare. Le rivelazioni della verità divina non sono sigillate che per l’ignoranza umana, la bigotteria e la gretta intolleranza. La luce delle Scritture è solo indebolita dal pregiudizio ed oscurata dalla superstizione. Una falsa paura della sacralità ha impedito alla religione di essere salvaguardata dal senso comune. La paura dell’autorità degli scritti sacri del passato impedisce efficacemente alle anime oneste di oggi di accettare la nuova luce del vangelo, la luce che questi stessi uomini che conoscevano Dio di una generazione precedente desideravano così intensamente vedere.

159:4.10 (1769.1) “Ma l’aspetto peggiore di tutto ciò è il fatto che taluni insegnanti della santità di questo tradizionalismo conoscono questa stessa verità. Essi comprendono più o meno pienamente questi limiti delle Scritture, ma sono dei codardi morali, intellettualmente disonesti. Essi conoscono la verità riguardo agli scritti sacri, ma preferiscono nascondere al popolo tali fatti inquietanti. E così pervertono e distorcono le Scritture, facendone una guida per i dettagli servili della vita quotidiana ed un’autorità nelle cose non spirituali, invece di fare appello agli scritti sacri in quanto deposito della saggezza morale, dell’ispirazione religiosa e dell’insegnamento spirituale degli uomini che conoscevano Dio delle generazioni precedenti.”

159:4.11 (1769.2) Natanaele fu illuminato, e sconvolto, dalle dichiarazioni del Maestro. Egli meditò a lungo questo colloquio nel profondo della sua anima, ma non raccontò a nessuno di questo incontro fino a dopo l’ascensione di Gesù; ed anche allora egli ebbe timore di rivelare il racconto completo dell’istruzione del Maestro.

5. La natura positiva della religione di Gesù

159:5.1 (1769.3) A Filadelfia, dove stava lavorando Giacomo, Gesù istruì i discepoli sulla natura positiva del vangelo del regno. Quando nel corso delle sue osservazioni egli indicò che alcune parti delle Scritture contenevano più verità di altre e raccomandò ai suoi ascoltatori di nutrire la loro anima con il meglio del cibo spirituale, Giacomo interruppe il Maestro chiedendo: “Maestro, avresti la bontà di suggerirci come possiamo scegliere i passaggi migliori dalle Scritture per la nostra edificazione personale?” E Gesù rispose: “Sì, Giacomo, quando leggi le Scritture cerca quegli insegnamenti eternamente veri e divinamente belli, quali:

159:5.2 (1769.4) “Crea in me un cuore puro, o Signore.

159:5.3 (1769.5) “Il Signore è il mio pastore; non mancherò di nulla.

159:5.4 (1769.6) “Dovresti amare il prossimo tuo come te stesso.

159:5.5 (1769.7) “Perché io, il Signore Dio tuo, terrò la tua mano destra dicendo: non aver paura; io ti aiuterò.

159:5.6 (1769.8) “Né le nazioni impareranno più a fare la guerra.”

159:5.7 (1769.9) Ciò è indicativo della maniera in cui Gesù, giorno dopo giorno, si appropriava della crema delle Scritture ebraiche per istruire i suoi discepoli e per includerla negli insegnamenti del nuovo vangelo del regno. Altre religioni avevano sostenuto l’idea della vicinanza di Dio all’uomo, ma Gesù presentò l’attenzione di Dio per l’uomo come simile alla sollecitudine di un padre amorevole per il benessere dei suoi figli che dipendono da lui, e fece poi di questo insegnamento la pietra angolare della sua religione. E così la dottrina della paternità di Dio rese imperativa la pratica della fratellanza degli uomini. L’adorazione di Dio e il servizio degli uomini divennero la somma e la sostanza della sua religione. Gesù prese il meglio della religione ebraica e lo trasferì in una degna collocazione nei nuovi insegnamenti del vangelo del regno.

159:5.8 (1769.10) Gesù introdusse lo spirito d’azione positiva nelle dottrine passive della religione ebraica. In luogo di una sottomissione negativa alle esigenze cerimoniali, Gesù prescrisse di fare positivamente ciò che la sua nuova religione richiedeva a coloro che l’accettavano. La religione di Gesù non consisteva semplicemente nel credere, ma nel fare realmente quelle cose che il vangelo richiedeva. Egli non insegnava che l’essenza della sua religione consisteva nel servizio sociale, ma piuttosto che il servizio sociale era uno degli effetti certi del possesso dello spirito della vera religione.

159:5.9 (1770.1) Gesù non esitò ad appropriarsi della metà migliore di una Scrittura ripudiando la parte meno importante. La sua grande esortazione: “Ama il prossimo tuo come te stesso”, la prese dalla Scrittura che dice: “Non ti vendicherai contro i figli del tuo popolo, ma amerai il prossimo tuo come te stesso.” Gesù si appropriò della parte positiva di questa Scrittura e rifiutò la parte negativa. Egli si oppose anche alla non resistenza negativa o puramente passiva. Egli disse: “Quando un nemico ti colpisce su una guancia, non restare zitto e passivo, ma con atteggiamento positivo porgigli l’altra; cioè, fai attivamente del tuo meglio per portare tuo fratello che è nell’errore dai cattivi sentieri nelle vie migliori del retto vivere.” Gesù chiese ai suoi discepoli di reagire positivamente e dinamicamente ad ogni situazione della vita. Il fatto di porgere l’altra guancia, o qualunque atto che può simboleggiarlo, richiede iniziativa, necessita di un’espressione vigorosa, attiva e coraggiosa della personalità del credente.

159:5.10 (1770.2) Gesù non sosteneva la pratica di una sottomissione negativa agli oltraggi di coloro che potevano cercare intenzionalmente di approfittare dei praticanti la non resistenza al male, ma piuttosto che i suoi discepoli fossero saggi e vigilanti nella reazione rapida e positiva del bene verso il male al fine di poter effettivamente trionfare sul male con il bene. Non dimenticate che il vero bene è invariabilmente più potente del male più cattivo. Il Maestro insegnò un modello positivo di rettitudine: “Chiunque desidera essere mio discepolo non si curi di se stesso ed assuma la piena misura delle sue responsabilità quotidiane per seguirmi.” E ne diede l’esempio egli stesso “andando in giro facendo del bene”. Questo aspetto del vangelo fu bene illustrato da molte parabole che egli raccontò più tardi ai suoi discepoli. Egli non esortò mai i suoi discepoli a sopportare pazientemente i loro obblighi, ma piuttosto a vivere con energia ed entusiasmo la piena misura delle loro responsabilità umane e dei loro privilegi divini nel regno di Dio.

159:5.11 (1770.3) Quando Gesù insegnò ai suoi apostoli che offrissero anche la tunica se avessero ingiustamente tolto loro il mantello, non si riferiva tanto ad una letterale seconda veste, quanto all’idea di fare qualcosa di positivo per salvare il malfattore, invece del vecchio consiglio di rivalersi — “occhio per occhio” e così via. Gesù aborriva l’idea sia della rappresaglia che di divenire soltanto un sofferente passivo o una vittima dell’ingiustizia. In questa occasione egli insegnò loro le tre maniere di lottare contro il male e di resistergli:

159:5.12 (1770.4) 1. Rendere il male per il male — il metodo positivo ma ingiusto.

159:5.13 (1770.5) 2. Sopportare il male senza lamentarsi né resistere — il metodo puramente negativo.

159:5.14 (1770.6) 3. Rendere il bene per il male, affermare la propria volontà in modo da dominare la situazione, da trionfare sul male con il bene — il metodo positivo e giusto.

159:5.15 (1770.7) Uno degli apostoli chiese una volta: “Maestro, che cosa dovrei fare se uno straniero mi obbligasse a portare il suo bagaglio per un miglio?” Gesù rispose: “Non sederti e non desiderare di riposarti mentre rimproveri sottovoce lo straniero. La rettitudine non scaturisce da questi atteggiamenti passivi. Se non riesci a pensare a nulla di più efficacemente positivo da fare, puoi almeno portare il bagaglio per un secondo miglio. Ciò metterà certamente in difficoltà lo straniero ingiusto ed empio.”

159:5.16 (1770.8) Gli Ebrei avevano sentito parlare di un Dio che avrebbe perdonato i peccatori che si pentono e cercato di dimenticare i loro misfatti, ma mai prima della venuta di Gesù gli uomini avevano sentito parlare di un Dio che andava alla ricerca delle pecore smarrite, che prendeva l’iniziativa di cercare i peccatori e che gioiva quando li trovava disposti a ritornare alla casa del Padre. Questa nota positiva della religione di Gesù si estendeva anche alle sue preghiere. Egli trasformò la regola d’oro negativa in un’esortazione positiva di equità umana.

159:5.17 (1771.1) In tutto il suo insegnamento Gesù eliminò immancabilmente i dettagli che distraevano. Rifuggì dal linguaggio fiorito ed evitò le immagini puramente poetiche del gioco di parole. Egli poneva generalmente grandi significati in piccole espressioni. A titolo esemplificativo, Gesù capovolse i significati correnti di molti termini quali sale, lievito, pesca e bambini. Egli impiegò molto efficacemente l’antitesi, paragonando il minuscolo all’infinito e così via. Le sue raffigurazioni erano sorprendenti, come “il cieco che conduce il cieco”. Ma la forza più grande che si trova nel suo insegnamento illustrativo era la sua naturalezza. Gesù portò la filosofia della religione dal cielo sulla terra. Delineò i bisogni elementari dell’anima da una nuova prospettiva e con una nuova donazione di affetto.

6. Il ritorno a Magadan

159:6.1 (1771.2) La missione di quattro settimane nella Decapoli ebbe un successo moderato. Centinaia di anime furono accolte nel regno, e gli apostoli e gli evangelisti acquisirono un’esperienza preziosa portando avanti la loro opera senza l’ispirazione della presenza personale immediata di Gesù.

159:6.2 (1771.3) Venerdì 16 settembre l’intero corpo di operatori si riunì al Parco di Magadan come precedentemente convenuto. Nel giorno di sabato ci fu un consiglio di più di cento credenti in cui furono studiati a fondo i piani futuri per estendere l’opera del regno. I messaggeri di Davide erano presenti e fecero dei rapporti sulla situazione dei credenti in Giudea, in Samaria, in Galilea e nei distretti limitrofi.

159:6.3 (1771.4) In quest’epoca pochi discepoli di Gesù apprezzavano pienamente il grande valore dei servizi del corpo dei messaggeri. I messaggeri non solo mantenevano i credenti di tutta la Palestina in contatto l’uno con l’altro e con Gesù e gli apostoli, ma durante questi giorni difficili servivano anche da raccoglitori di fondi, non solo per il sostentamento di Gesù e dei suoi associati, ma anche per il supporto delle famiglie dei dodici apostoli e dei dodici evangelisti.

159:6.4 (1771.5) In questo periodo Abner spostò la sua base d’operazioni da Hebron a Betlemme, e quest’ultimo luogo era anche il quartier generale in Giudea per i messaggeri di Davide. Davide manteneva un servizio di collegamento notturno di messaggeri tra Gerusalemme e Betsaida. Questi corrieri partivano da Gerusalemme ogni sera, dandosi il cambio a Sicar e a Scitopoli, e arrivavano a Betsaida il mattino successivo all’ora di colazione.

159:6.5 (1771.6) Gesù e i suoi associati si prepararono ora a prendersi una settimana di riposo prima di affrontare l’ultima fase della loro opera a favore del regno. Questo fu il loro ultimo periodo di riposo, poiché la missione in Perea divenne una campagna di predicazione e d’insegnamento che si estese fino al momento del loro arrivo a Gerusalemme e dell’attuazione degli episodi finali della carriera terrena di Gesù.

Fascicolo 160 - Rodano di Alessandria

Il Libro di Urantia

Fascicolo 160

Rodano di Alessandria

160:0.1 (1772.1) DOMENICA mattina 18 settembre, Andrea annunciò che non sarebbe stato programmato alcun lavoro per la settimana seguente. Tutti gli apostoli, eccetto Natanaele e Tommaso, andarono a far visita alle loro famiglie o a soggiornare con amici. In questa settimana Gesù godette di un periodo di riposo quasi completo, ma Natanaele e Tommaso furono molto occupati nelle loro discussioni con un filosofo greco di Alessandria di nome Rodano. Questo Greco era divenuto recentemente un discepolo di Gesù grazie all’insegnamento di un associato di Abner che aveva condotto una missione ad Alessandria. Rodano era ora seriamente impegnato nel compito di armonizzare la sua filosofia di vita con i nuovi insegnamenti religiosi di Gesù, ed era venuto a Magadan nella speranza che il Maestro discutesse questi problemi con lui. Egli desiderava anche ottenere una versione di prima mano ed autorevole del vangelo da Gesù o da uno dei suoi apostoli. Anche se il Maestro rifiutò d’intavolare una simile discussione con Rodano, lo ricevette con gentilezza e ordinò immediatamente a Natanaele e a Tommaso di ascoltare tutto ciò che aveva da dire e che a loro volta gli parlassero del vangelo.

1. La filosofia greca di Rodano

160:1.1 (1772.2) Lunedì mattina presto Rodano iniziò una serie di dieci incontri con Natanaele, Tommaso ed un gruppo di circa due dozzine di credenti che si trovavano a Magadan. Queste conversazioni, condensate, riunite e riesposte in linguaggio moderno, offrono alla nostra considerazione i pensieri seguenti:

160:1.2 (1772.3) La vita umana consiste in tre grandi spinte — gli impulsi, i desideri e le attrazioni. Un carattere forte, una personalità dominante, si acquisisce soltanto convertendo l’impulso naturale della vita nell’arte di vivere in società, trasformando i desideri immediati in quelle aspirazioni superiori che consentono delle realizzazioni durevoli, mentre l’ordinaria attrazione dell’esistenza deve essere trasferita dalle proprie idee convenzionali e stabilite ai regni più elevati delle idee inesplorate e degli ideali non scoperti.

160:1.3 (1772.4) Più la civiltà diviene complessa, più l’arte di vivere diverrà difficile. Più sono rapidi i cambiamenti negli usi sociali, più diverrà complicato il compito di sviluppare il carattere. Affinché il progresso continui, ogni dieci generazioni l’umanità deve imparare di nuovo l’arte di vivere. E se l’uomo diviene così ingegnoso da accrescere più rapidamente le complessità della società, l’arte di vivere dovrà essere nuovamente appresa ad intervalli minori, forse ad ogni singola generazione. Se l’evoluzione dell’arte di vivere non riesce a tenere il passo con la tecnica dell’esistenza, l’umanità ritornerà rapidamente al semplice istinto di vivere — al raggiungimento della soddisfazione dei desideri immediati. Così l’umanità resterà immatura; la società non riuscirà a raggiungere la piena maturità.

160:1.4 (1773.1) La maturità sociale è equivalente al grado in cui l’uomo accetta di rinunciare alla gratificazione dei suoi desideri meramente transitori e momentanei a favore di quelle aspirazioni superiori, la cui realizzazione attraverso lo sforzo procura le soddisfazioni più abbondanti di avanzamento progressivo verso scopi permanenti. Ma il segno certo della maturità sociale è la volontà di un popolo a rinunciare al diritto di vivere in pace ed appagato secondo le comode regole dell’attrazione delle credenze stabilite e delle idee convenzionali, a favore del richiamo inquietante e spossante della ricerca delle possibilità inesplorate per il raggiungimento di mete non scoperte di realtà spirituali idealistiche.

160:1.5 (1773.2) Gli animali rispondono nobilmente agli impulsi della vita, ma solo l’uomo può raggiungere l’arte di vivere, benché la maggior parte dell’umanità provi soltanto l’istinto animale di vivere. Gli animali conoscono solo questo impulso cieco ed istintivo; l’uomo è capace di trascendere questo impulso di funzione naturale. L’uomo può scegliere di vivere sul piano elevato dell’arte intelligente, anche su quello della gioia celeste e dell’estasi spirituale. Gli animali non indagano sui propositi della vita; perciò non si preoccupano mai, né si suicidano. Presso gli uomini il suicidio testimonia che tali esseri sono emersi dallo stadio dell’esistenza puramente animale, ed inoltre che gli sforzi esplorativi di tali esseri umani per raggiungere i livelli artistici dell’esperienza mortale sono falliti. Gli animali non conoscono il significato della vita; l’uomo non solo possiede la capacità di riconoscere i valori e di comprendere i significati, ma è anche cosciente del significato dei significati — è cosciente del proprio discernimento.

160:1.6 (1773.3) Quando gli uomini osano rinunciare ad una vita d’intensi desideri naturali per una vita d’arte avventurosa e di logica incerta, devono prevedere di sopportare i rischi conseguenti d’incidenti emotivi — conflitti, dispiaceri ed incertezze — almeno fino a quando non abbiano raggiunto un certo grado di maturità intellettuale ed emotiva. Lo scoraggiamento, la preoccupazione e l’indolenza sono un segno evidente dell’immaturità morale. La società umana è posta di fronte a due problemi: il raggiungimento della maturità dell’individuo ed il raggiungimento della maturità della razza. L’essere umano maturo comincia subito a guardare tutti gli altri mortali con sentimenti di tenerezza e con spirito di tolleranza. Gli uomini maturi trattano le persone immature con l’amore e la considerazione che i genitori nutrono per i loro figli.

160:1.7 (1773.4) La riuscita nella vita non è né più né meno che l’arte di dominare le tecniche affidabili per risolvere problemi ordinari. Il primo passo nella soluzione di un problema consiste nell’individuare la difficoltà, isolare il problema e riconoscere francamente la sua natura e la sua gravità. Il grande errore è che, quando i problemi della vita suscitano le nostre paure profonde, noi rifiutiamo di riconoscerli. Similmente, quando il riconoscimento delle nostre difficoltà comporta la diminuzione della nostra presunzione a lungo accarezzata, o l’ammissione dell’invidia o l’abbandono di pregiudizi profondamente radicati, la persona comune preferisce aggrapparsi alle vecchie illusioni di salvezza e ai falsi sentimenti di sicurezza a lungo coltivati. Solo una persona coraggiosa accetta onestamente di ammettere, e di affrontare intrepidamente, ciò che scopre una mente sincera e logica.

160:1.8 (1773.5) La soluzione saggia ed efficace di un qualunque problema richiede che la mente sia libera da prevenzioni, da passioni e da tutti gli altri pregiudizi puramente personali che potrebbero interferire nell’analisi imparziale dei fattori reali che costituiscono il problema che si presenta per essere risolto. La soluzione dei problemi della vita richiede coraggio e sincerità. Soltanto gli individui onesti e coraggiosi sono capaci di procedere intrepidamente attraverso il labirinto complicato e confuso della vita nel quale può condurli la logica di una mente intrepida. E questa emancipazione della mente e dell’anima non può mai essere effettuata senza la potente spinta di un entusiasmo intelligente che rasenta lo zelo religioso. È necessaria l’attrazione di un grande ideale per indurre l’uomo a perseguire uno scopo irto di difficili problemi materiali e di numerosi rischi intellettuali.

160:1.9 (1774.1) Anche se siete efficacemente armati per affrontare le situazioni difficili della vita, non potete sperare di riuscire se non siete dotati di quella saggezza di mente e di quel fascino di personalità che vi consentono di ottenere il sostegno e la cooperazione cordiale dei vostri simili. Non potete sperare in un largo successo sia nel lavoro secolare che religioso se non riuscite ad imparare come persuadere i vostri simili, come convincere gli uomini. Dovete semplicemente avere tatto e tolleranza.

160:1.10 (1774.2) Ma il migliore di tutti i metodi per risolvere un problema l’ho appreso da Gesù, il vostro Maestro. Mi riferisco a ciò che egli pratica con tanta perseveranza e che vi ha così fedelmente insegnato: la meditazione adoratrice in solitudine. In questa abitudine di Gesù di andarsene così spesso da solo per comunicare con il Padre che è nei cieli risiede la tecnica, non solo per acquisire forza e saggezza per i conflitti ordinari della vita, ma anche per appropriarsi dell’energia per risolvere i problemi più elevati di natura morale e spirituale. Ma anche dei metodi corretti per risolvere i problemi non compenseranno i difetti innati della personalità o l’assenza di fame e di sete per la vera rettitudine.

160:1.11 (1774.3) Io sono profondamente impressionato dall’abitudine di Gesù di andarsene da solo per impegnarsi in questi periodi di esame solitario dei problemi della vita, per cercare nuove riserve di saggezza e di energia al fine di affrontare le molteplici esigenze del servizio sociale; per ravvivare ed approfondire il proposito supremo della vita sottomettendo effettivamente l’intera personalità alla coscienza del contatto con la divinità; per cercare d’impossessarsi di metodi nuovi e migliori per adattare se stesso alle situazioni sempre mutevoli dell’esistenza vissuta; per effettuare quelle ricostruzioni vitali e quei raggiustamenti delle proprie attitudini personali che sono così essenziali per un accresciuto discernimento di qualunque cosa sia valida e reale; e per fare tutto ciò guardando solo alla gloria di Dio — per sussurrare con sincerità la preghiera favorita del vostro Maestro: “Sia fatta non la mia, ma la tua volontà.”

160:1.12 (1774.4) Questa pratica di adorazione del vostro Maestro porta quella distensione che rinnova la mente, quella illuminazione che ispira l’anima, quel coraggio che permette di far bravamente fronte ai propri problemi, quella comprensione di sé che cancella la paura debilitante, e quella coscienza dell’unione con la divinità che dota l’uomo della certezza che gli permette di osare di essere simile a Dio. La distensione dell’adorazione, o la comunione spirituale qual è praticata dal Maestro, allevia la tensione, elimina i conflitti ed accresce potentemente le risorse totali della personalità. E tutta questa filosofia, aggiunta al vangelo del regno, costituisce la nuova religione quale io la comprendo.

160:1.13 (1774.5) Il pregiudizio rende cieca l’anima al riconoscimento della verità, e il pregiudizio può essere rimosso solo dalla devozione sincera dell’anima all’adorazione di una causa che abbraccia tutti e che include tutti i propri simili. Il pregiudizio è inseparabilmente legato all’egoismo. Il pregiudizio può essere eliminato solo abbandonando l’egocentrismo e sostituendolo con la ricerca della soddisfazione di servire una causa che è non solo più grande di se stessi, ma che è anche più grande di tutta l’umanità — la ricerca di Dio, il raggiungimento della divinità. La prova della maturità di una personalità consiste nella trasformazione del desiderio umano, in modo che esso cerchi costantemente la realizzazione di quei valori che sono i più elevati e i più divinamente reali.

160:1.14 (1774.6) In un mondo in continuo cambiamento, in mezzo ad un ordine sociale in evoluzione, è impossibile mantenere mete di destino fisse e stabilite. La stabilità della personalità può essere sperimentata solo da coloro che hanno scoperto ed accettato il Dio vivente come meta eterna di raggiungimento infinito. E per trasferire così il proprio scopo dal tempo all’eternità, dalla terra al Paradiso, dall’umano al divino, bisogna che l’uomo si rigeneri, si converta, nasca a nuova vita, che diventi il figlio ricreato dello spirito divino, che ottenga di entrare nella fraternità del regno dei cieli. Tutte le filosofie e le religioni che non raggiungono questi ideali sono immature. La filosofia che io insegno, unita al vangelo che voi predicate, rappresenta la nuova religione della maturità, l’ideale di tutte le generazioni future. E ciò è vero perché il nostro ideale è finale, infallibile, eterno, universale, assoluto ed infinito.

160:1.15 (1775.1) La mia filosofia mi ha fornito l’impulso di cercare le realtà del vero compimento, lo scopo della maturità. Ma il mio impulso era impotente, la mia ricerca mancava di forza propulsiva, la mia investigazione soffriva della mancanza di certezza di orientamento. E queste deficienze sono state abbondantemente compensate da questo nuovo vangelo di Gesù, con la sua migliorata visione, con la sua elevazione d’ideali e con la sua stabilità di scopi. Senza più dubbi ed esitazioni io posso ora affrontare apertamente l’avventura eterna.

2. L’arte di vivere

160:2.1 (1775.2) Vi sono due soli modi in cui i mortali possono vivere insieme: il modo materiale o animale e il modo spirituale o umano. Mediante l’impiego di segnali e di suoni gli animali sono in grado di comunicare tra di loro in misura limitata. Ma tali forme di comunicazione non trasmettono significati, valori o idee. L’unica differenza tra l’uomo e l’animale è che l’uomo può comunicare con i suoi simili per mezzo di simboli che designano e identificano con maggiore certezza significati, valori, idee ed anche ideali.

160:2.2 (1775.3) Poiché gli animali non possono comunicare idee gli uni con gli altri, non possono sviluppare una personalità. L’uomo sviluppa la personalità perché può comunicare con i suoi simili in merito alle sue idee ed ai suoi ideali.

160:2.3 (1775.4) È questa capacità di comunicare e di condividere i significati che costituisce la cultura umana e che permette all’uomo, attraverso le associazioni sociali, di costruire delle civiltà. La conoscenza e la saggezza divengono cumulative per la capacità dell’uomo di comunicare queste acquisizioni alle generazioni successive. Da ciò nascono le attività culturali della razza: arte, scienza, religione e filosofia.

160:2.4 (1775.5) La comunicazione tra esseri umani mediante simboli predetermina la formazione di gruppi sociali. Il più efficace di tutti i gruppi sociali è la famiglia, e più particolarmente i due genitori. L’affetto personale è il legame spirituale che tiene unite queste associazioni materiali. Una tale relazione efficace è anche possibile tra due persone dello stesso sesso, com’è abbondantemente dimostrato nei rapporti di amicizia autentica.

160:2.5 (1775.6) Queste associazioni di amicizia e di affetto reciproco sono socializzanti e nobilitanti perché incoraggiano e favoriscono i seguenti fattori essenziali dei livelli superiori dell’arte di vivere:

160:2.6 (1775.7) 1. Una reciproca autoespressione ed autocomprensione. Molti nobili impulsi umani si spengono perché non c’è nessuno che ascolta la loro espressione. In verità non è bene che l’uomo sia solo. Un certo grado di riconoscimento ed una certa quantità di apprezzamento sono essenziali allo sviluppo del carattere umano. Senza l’amore sincero di una famiglia nessun bambino può raggiungere il pieno sviluppo di un carattere normale. Il carattere è qualcosa di più della sola mente e della sola morale. Di tutte le relazioni sociali che si ritiene sviluppino il carattere, la più efficace e ideale è l’amicizia affettuosa e comprensiva di un uomo e di una donna nel mutuo legame di un vincolo coniugale intelligente. Il matrimonio, con le sue molteplici relazioni, è il più indicato per far scaturire quegli impulsi preziosi e quei motivi superiori che sono indispensabili allo sviluppo di un carattere forte. Io non esito quindi a glorificare la vita di famiglia, perché il vostro Maestro ha saggiamente scelto la relazione padre-figlio come la vera pietra angolare di questo nuovo vangelo del regno. Ed una tale comunità ineguagliabile di relazioni, un uomo e una donna nell’amorevole abbraccio degli ideali più elevati del tempo, è un’esperienza così preziosa e soddisfacente che vale qualunque prezzo, qualunque sacrificio, richiesto per il suo possesso.

160:2.7 (1776.1) 2. L’unione delle anime — la mobilitazione della saggezza. Ogni essere umano acquisisce presto o tardi un certo concetto di questo mondo ed una certa visione di quello successivo. Ora è possibile, mediante un’associazione di personalità, unire questi punti di vista dell’esistenza temporale e delle prospettive eterne. La mente dell’una accresce così i suoi valori spirituali acquisendo molto della percezione dell’altra. In questo modo gli uomini arricchiscono l’anima mettendo in comune le loro rispettive doti spirituali. Similmente, in questo stesso modo, l’uomo è in grado di evitare quella tendenza sempre presente di cadere vittima di visioni distorte, di punti di vista pregiudizievoli e di ristrettezza di giudizio. La paura, l’invidia e la vanità possono essere evitate soltanto dall’intimo contatto con altre menti. Io richiamo la vostra attenzione sul fatto che il Maestro non vi manda mai da soli a lavorare per l’espansione del regno; vi manda sempre a due a due. E poiché la saggezza è superconoscenza, ne consegue che nell’unione della saggezza il gruppo sociale, piccolo o grande, condivide reciprocamente tutta la conoscenza.

160:2.8 (1776.2) 3. L’entusiasmo per la vita. L’isolamento tende ad esaurire la carica d’energia dell’anima. L’associazione con i propri simili è essenziale per rinnovare il gusto per la vita ed è indispensabile per conservare il coraggio di condurre quelle battaglie che sono conseguenti all’ascesa a livelli superiori della vita umana. L’amicizia eleva le gioie e glorifica i trionfi della vita. Le associazioni umane amichevoli ed intime tendono ad eliminare la sofferenza delle sue pene e le difficoltà di molte delle sue amarezze. La presenza di un amico eleva ogni bellezza ed esalta ogni bontà. Per mezzo di simboli intelligenti l’uomo può vivificare ed allargare le capacità di apprezzamento dei suoi amici. Una delle glorie supreme dell’amicizia umana è questo potere e questa possibilità dello stimolo reciproco dell’immaginazione. Un grande potere spirituale è insito nella coscienza della devozione sincera ad una causa comune, della mutua fedeltà ad una Deità cosmica.

160:2.9 (1776.3) 4. L’accresciuta difesa contro ogni male. L’associazione di personalità e l’affetto reciproco sono un’efficace assicurazione contro il male. Le difficoltà, i dispiaceri, le delusioni e le sconfitte sono più dolorose e scoraggianti quando sono sopportate da soli. L’associazione non trasforma il male in rettitudine, ma aiuta grandemente ad attenuarne il tormento. Il vostro Maestro ha detto: “Beati quelli che sono nel dolore” — se un amico è là per consolarli. C’è una forza positiva nella conoscenza che vivete per il benessere degli altri, e che questi altri vivono similmente per il vostro benessere ed il vostro avanzamento. L’uomo languisce nell’isolamento. Gli esseri umani si scoraggiano infallibilmente quando guardano soltanto alle transazioni transitorie del tempo. Il presente, quando è separato dal passato e dal futuro, diviene di una banalità esasperante. Un semplice sguardo al cerchio dell’eternità può ispirare l’uomo a fare del suo meglio e può sfidare il meglio che c’è in lui a fare il massimo. E quando l’uomo è così al suo meglio, vive più disinteressatamente per il bene degli altri, dei suoi simili che soggiornano nel tempo e nell’eternità.

160:2.10 (1777.1) Ripeto, questa associazione ispirante e nobilitante trova le sue possibilità ideali nella relazione umana del matrimonio. È vero, molto si ottiene fuori del matrimonio, e molti, moltissimi matrimoni non riescono affatto a produrre questi frutti morali e spirituali. Troppo spesso il matrimonio è affrontato da coloro che cercano altri valori che sono inferiori a queste unioni superiori di maturità umana. Il matrimonio ideale deve essere fondato su qualcosa di più stabile delle fluttuazioni del sentimento e dell’incostanza della semplice attrazione sessuale; deve essere basato su una devozione personale sincera e reciproca. E così, se si possono costruire tali piccole unità fidate ed efficaci di associazione umana, quando queste sono riunite insieme, il mondo diverrà una grande e glorificata struttura sociale, la civiltà della maturità mortale. Una tale razza potrebbe cominciare a realizzare qualcosa dell’ideale del vostro Maestro di “pace in terra e buona volontà tra gli uomini”. Anche se una tale società non fosse perfetta o interamente priva di male, si avvicinerebbe almeno alla stabilizzazione della maturità.

3. Le attrattive della maturità

160:3.1 (1777.2) Lo sforzo per raggiungere la maturità necessita di lavoro, ed il lavoro richiede energia. Da dove viene il potere di compiere tutto ciò? Si possono considerare acquisiti i fattori fisici, ma il Maestro ha ben detto che “l’uomo non può vivere di solo pane”. Ammesso il possesso di un corpo normale e di una salute ragionevolmente buona, bisogna poi cercare le attrattive che agiranno da stimolo per far scaturire le forze spirituali sopite dell’uomo. Gesù ci ha insegnato che Dio vive nell’uomo; allora come possiamo indurre l’uomo a liberare questi poteri di divinità e d’infinità legati all’anima? Come indurremo gli uomini a consentire che Dio possa venire a ristorare la nostra anima al suo passaggio, servendo inoltre al proposito d’illuminare, elevare e benedire innumerevoli altre anime? Come posso io risvegliare meglio questi benèfici poteri latenti che dormono nella vostra anima? Di una cosa sono certo: l’eccitazione emotiva non è lo stimolo spirituale ideale. L’eccitazione non accresce l’energia; essa esaurisce piuttosto i poteri sia della mente che del corpo. Da dove viene allora l’energia che compie queste grandi cose? Osservate il vostro Maestro. Anche ora è sulle colline a recuperare forza mentre noi siamo qui a consumare energia. Il segreto di tutto questo problema è racchiuso nella comunione spirituale, nell’adorazione. Dal punto di vista umano è una questione di meditazione e di riposo congiunti. La meditazione stabilisce il contatto della mente con lo spirito; la distensione determina la capacità per la ricettività spirituale. E questo cambio dalla forza alla debolezza, dal coraggio alla paura, dalla volontà di Dio alle proprie intenzioni, costituisce l’adorazione. Quantomeno questo è il punto di vista del filosofo.

160:3.2 (1777.3) Quando queste esperienze sono frequentemente ripetute, si cristallizzano in abitudini, in abitudini di adorazione che infondono energia, e tali abitudini si traducono alla fine in un carattere spirituale, ed un tale carattere è infine riconosciuto dai propri simili come una personalità matura. All’inizio queste pratiche sono difficili e prendono molto tempo, ma quando divengono abituali procurano sia riposo che risparmio di tempo. Più la società diviene complessa e le attrattive della civiltà si moltiplicano, più diverrà urgente la necessità per gli individui che conoscono Dio di costituire queste pratiche protettive abituali destinate a conservare e ad accrescere le loro energie spirituali.

160:3.3 (1778.1) Un altro requisito per il raggiungimento della maturità è l’adattamento cooperativo dei gruppi sociali ad un ambiente in continuo cambiamento. L’individuo immaturo suscita l’antagonismo dei suoi simili; l’uomo maturo ottiene la collaborazione cordiale dei suoi associati, cosa che moltiplica considerevolmente i frutti degli sforzi della sua vita.

160:3.4 (1778.2) La mia filosofia mi dice che vi sono dei momenti in cui io devo combattere, se ce n’è bisogno, per difendere il mio concetto di rettitudine, ma io non dubito che il Maestro, con un tipo più maturo di personalità, conquisterebbe facilmente e con grazia un’uguale vittoria con la sua tecnica superiore e seducente di tatto e di tolleranza. Troppo spesso, quando si lotta per una buona causa, finisce che escono sconfitti sia il vincitore che il vinto. Soltanto ieri ho udito il Maestro dire che “un uomo saggio, quando cerca di entrare per una porta chiusa, non distrugge la porta, ma cerca piuttosto la chiave con cui aprirla”. Troppo spesso noi ingaggiamo una battaglia semplicemente per convincere noi stessi che non abbiamo paura.

160:3.5 (1778.3) Questo nuovo vangelo del regno rende un grande servizio all’arte di vivere, nel senso che fornisce un incentivo nuovo e più ricco per una vita superiore. Esso presenta una meta di destino nuova e più elevata, un proposito di vita supremo. E questi nuovi concetti del fine eterno e divino dell’esistenza sono in se stessi degli stimoli trascendenti che suscitano la reazione di quanto risiede di meglio nella natura superiore dell’uomo. Su ogni vetta del pensiero intellettuale si trova distensione per la mente, forza per l’anima e comunione per lo spirito. Da questa posizione vantaggiosa di vita superiore l’uomo può trascendere le irritazioni materiali dei livelli inferiori della mente — preoccupazione, gelosia, invidia, vendetta e l’orgoglio di una personalità immatura. Queste anime che salgono in alto si liberano da una moltitudine di conflitti ricorrenti per le piccole cose della vita, divenendo così libere di prendere coscienza delle correnti superiori di concetti spirituali e di comunicazioni celesti. Ma il proposito della vita deve essere gelosamente preservato dalla tentazione di cercare realizzazioni facili e transitorie; similmente deve essere sostenuto in modo da renderlo immune dalle disastrose minacce del fanatismo.

4. L’equilibrio della maturità

160:4.1 (1778.4) Pur mirando unicamente al raggiungimento delle realtà eterne, dovete anche provvedere alle necessità della vita temporale. Benché lo spirito sia la nostra meta, la carne è un fatto. Occasionalmente il necessario per vivere può caderci in mano per caso, ma generalmente dobbiamo lavorare con intelligenza per procurarcelo. I due problemi maggiori della vita sono: vivere una vita temporale e raggiungere la sopravvivenza eterna. Ed anche il problema di guadagnarsi da vivere richiede la religione per la sua soluzione ideale. Questi sono entrambi dei problemi altamente personali. La vera religione, infatti, non funziona al di fuori dell’individuo.

160:4.2 (1778.5) I fattori essenziali della vita temporale, quali io li vedo, sono:

160:4.3 (1778.6) 1. Buona salute fisica.

160:4.4 (1778.7) 2. Mente chiara e pura.

160:4.5 (1778.8) 3. Capacità e perizia.

160:4.6 (1778.9) 4. Ricchezza — i beni della vita.

160:4.7 (1778.10) 5. Capacità di resistere alle sconfitte.

160:4.8 (1778.11) 6. Cultura — istruzione e saggezza.

160:4.9 (1779.1) Anche i problemi fisici di salute e di efficienza corporale si risolvono meglio quando sono considerati dal punto di vista religioso dell’insegnamento del nostro Maestro: che il corpo e la mente dell’uomo sono la dimora del dono degli Dei, lo spirito di Dio che diviene lo spirito dell’uomo. La mente dell’uomo diviene allora il mediatore tra le cose materiali e le realtà spirituali.

160:4.10 (1779.2) Ci vuole intelligenza per assicurarsi la propria parte delle cose desiderabili della vita. È totalmente errato supporre che la fedeltà nel fare il proprio lavoro quotidiano assicurerà la ricompensa della ricchezza. A parte l’acquisizione occasionale e accidentale di ricchezza, le ricompense materiali della vita temporale scorrono in certi canali bene organizzati, e solo coloro che hanno accesso a questi canali possono aspettarsi di essere ben remunerati per i loro sforzi temporali. La povertà sarà sempre la sorte di tutti gli uomini che cercano la ricchezza in canali isolati e individuali. Una saggia pianificazione, perciò, diviene la sola cosa essenziale per la prosperità nel mondo. Il successo richiede non solo dedizione al proprio lavoro, ma anche che si funzioni come parte di qualcuno dei canali della ricchezza materiale. Se non siete saggi, potete dedicare una vita devota alla vostra generazione senza una ricompensa materiale; se siete un beneficiario casuale del flusso di ricchezza, potete vivere nel lusso senza aver fatto niente di utile per i vostri simili.

160:4.11 (1779.3) L’abilità è ciò che si eredita, mentre la perizia è ciò che si acquisisce. La vita non è reale per chi non sa far nulla bene, espertamente. La perizia è una delle fonti reali di soddisfazione nella vita. L’abilità implica il dono della perspicacia, della lungimiranza. Non lasciatevi ingannare dalla tentazione dei vantaggi di atti disonesti; accettate di lavorare per ricompense successive inerenti ad uno sforzo onesto. Il saggio sa distinguere tra mezzi e fini; d’altronde, l’eccessiva pianificazione per il futuro contrasta talvolta il suo stesso proposito elevato. Se cercate il piacere, dovreste sempre mirare a produrne quanto a consumarne.

160:4.12 (1779.4) Esercitate la vostra memoria a conservare come in un sacro deposito gli episodi della vita fortificanti e meritevoli, che potete ricordare all’occasione per il vostro piacere e la vostra edificazione. Costruite così per voi stessi ed in voi stessi delle gallerie come riserva di bellezza, di bontà e di grandezza artistica. Ma i ricordi più nobili sono le reminiscenze gelosamente custodite dei grandi momenti di una splendida amicizia. E tutti questi tesori della memoria irradiano le loro influenze più preziose ed esaltanti nel contatto liberatore dell’adorazione spirituale.

160:4.13 (1779.5) Ma la vita diventerà un fardello dell’esistenza se non imparate come sbagliare con grazia. C’è un’arte nella sconfitta che le anime nobili imparano sempre; dovete sapere sempre come perdere con gioia; non dovete temere le delusioni. Non esitate mai ad ammettere un fallimento. Non cercate di nascondere il fallimento sotto falsi sorrisi ed un ottimismo radioso. È una bella cosa pretendere sempre di avere successo, ma i risultati finali sono terribili. Una tale tecnica porta direttamente alla creazione di un mondo irreale e al crollo inevitabile della disillusione totale.

160:4.14 (1779.6) Il successo può generare coraggio e promuovere fiducia, ma la saggezza proviene soltanto dalle esperienze di aggiustamento sui risultati delle proprie sconfitte. Gli uomini che preferiscono le illusioni ottimistiche alla realtà non possono mai divenire saggi. Solo coloro che affrontano i fatti e si aggiustano sugli ideali possono raggiungere la saggezza. La saggezza ingloba sia i fatti che gli ideali e perciò salva i suoi adepti dai due sterili estremi della filosofia — l’uomo il cui idealismo esclude i fatti ed il materialista che è privo di visione spirituale. Quelle anime timorose che possono sostenere la lotta della vita soltanto con l’aiuto continuo di false illusioni di successo sono condannate a subire il fallimento e a sperimentare la sconfitta quando alla fine si ridestano dal mondo dei sogni delle loro stesse immaginazioni.

160:4.15 (1780.1) È in tale fatto di far fronte ad un fallimento e di adattarsi alla sconfitta che la visione lungimirante della religione esercita la sua influenza suprema. Il fallimento è semplicemente un episodio educativo — un esperimento culturale nell’acquisizione della saggezza — nell’esperienza di un uomo alla ricerca di Dio che si è imbarcato nell’avventura eterna dell’esplorazione di un universo. Per quest’uomo una sconfitta non è che un nuovo strumento per il raggiungimento di livelli superiori della realtà universale.

160:4.16 (1780.2) La carriera di un uomo che cerca Dio può rivelarsi un grande successo alla luce dell’eternità, anche se l’intero corso della vita temporale può apparire come uno schiacciante fallimento, purché ogni fallimento nella vita abbia prodotto la cultura della saggezza ed un conseguimento spirituale. Non commettete l’errore di confondere conoscenza, cultura e saggezza. Esse sono legate nella vita, ma rappresentano valori spirituali assai differenti; la saggezza domina sempre la conoscenza e glorifica sempre la cultura.

5. La religione dell’ideale

160:5.1 (1780.3) Voi mi avete detto che il vostro Maestro considera la religione umana autentica come l’esperienza dell’individuo con le realtà spirituali. Io ho considerato la religione come l’esperienza dell’uomo che reagisce a qualcosa che egli considera essere degno dell’omaggio e della devozione di tutta l’umanità. In questo senso la religione simbolizza la nostra devozione suprema a ciò che rappresenta il nostro concetto più elevato degli ideali della realtà e la capacità massima della nostra mente nei confronti delle possibilità eterne della realizzazione spirituale.

160:5.2 (1780.4) Quando gli uomini reagiscono alla religione in senso tribale, nazionale o razziale, è perché considerano gli estranei al loro gruppo come non veramente umani. Noi consideriamo sempre l’oggetto della nostra fedeltà religiosa come meritevole del rispetto di tutti gli uomini. La religione non può mai essere una questione di semplice credenza intellettuale o di ragionamento filosofico; la religione è sempre ed eternamente un modo di reagire alle situazioni della vita; è un modo di comportarsi. La religione ingloba pensieri, sentimenti ed atti di rispetto verso una realtà che noi stimiamo degna dell’adorazione universale.

160:5.3 (1780.5) Se qualcosa è divenuto una religione nella vostra esperienza, è evidente di per sé che voi siete già divenuto un evangelista attivo di quella religione, poiché considerate il concetto supremo della vostra religione meritevole del culto di tutta l’umanità, di tutte le intelligenze dell’universo. Se non siete un evangelista positivo e missionario della vostra religione, ingannate voi stesso per il fatto che ciò che chiamate religione è soltanto una credenza tradizionale o un semplice sistema di filosofia intellettuale. Se la vostra religione è un’esperienza spirituale, l’oggetto della vostra adorazione deve essere la realtà spirituale universale e l’ideale di tutti i vostri concetti spiritualizzati. Tutte le religioni basate sulla paura, sull’emozione, sulla tradizione e sulla filosofia io le chiamo religioni intellettuali, mentre quelle basate sulla vera esperienza spirituale le chiamerei le vere religioni. L’oggetto della devozione religiosa può essere materiale o spirituale, vero o falso, reale o irreale, umano o divino. Le religioni possono quindi essere buone o cattive.

160:5.4 (1780.6) La moralità e la religione non sono necessariamente la stessa cosa. Un sistema di morale, impadronendosi di un oggetto di adorazione, può diventare una religione. Una religione, perdendo il suo richiamo universale alla fedeltà e alla devozione suprema, può evolversi in un sistema di filosofia o in un codice di morale. Questa cosa, essere, stato, od ordine d’esistenza, o possibilità di compimento che costituisce l’ideale supremo della fedeltà religiosa, e che è il beneficiario della devozione religiosa di coloro che adorano, è Dio. Indipendentemente dal nome attribuito a questo ideale della realtà spirituale, esso è Dio.

160:5.5 (1781.1) Le caratteristiche sociali di una vera religione consistono nel fatto che essa cerca invariabilmente di convertire l’individuo e di trasformare il mondo. La religione implica l’esistenza d’ideali sconosciuti che trascendono di gran lunga i criteri conosciuti di etica e di morale incorporati negli usi sociali anche più elevati delle istituzioni più mature della civiltà. La religione cerca di raggiungere ideali sconosciuti, realtà inesplorate, valori superumani, una saggezza divina ed una vera realizzazione spirituale. La vera religione fa tutto questo; tutte le altre credenze non sono degne di questo nome. Non ci può essere una religione spirituale autentica senza l’ideale supremo e superno di un Dio eterno. Una religione senza questo Dio è un’invenzione dell’uomo, un’istituzione umana di credenze intellettuali senza vita e di cerimonie emozionali senza significato. Una religione può sostenere come oggetto della sua devozione un grande ideale. Ma tali ideali irreali non sono realizzabili; un tale concetto è illusorio. I soli ideali suscettibili di compimento umano sono le realtà divine dei valori infiniti che risiedono nel fatto spirituale del Dio eterno.

160:5.6 (1781.2) La parola Dio, l’idea di Dio in contrasto con l’ideale di Dio, può divenire una parte di qualsiasi religione, per quanto puerile o falsa possa essere quella religione. E questa idea di Dio può divenire qualsiasi cosa scelgano di farne coloro che ce l’hanno. Le religioni inferiori modellano le loro idee di Dio per adattarle allo stato naturale del cuore umano; le religioni superiori chiedono che il cuore umano sia cambiato per rispondere alle esigenze degli ideali della vera religione.

160:5.7 (1781.3) La religione di Gesù trascende tutti i nostri concetti precedenti dell’idea di adorazione, nel senso che non solo egli descrive suo Padre come l’ideale della realtà infinita, ma dichiara positivamente che questa sorgente divina di valori e centro eterno dell’universo è veramente e personalmente raggiungibile da ogni creatura mortale che sceglie di entrare nel regno dei cieli sulla terra, riconoscendo così l’accettazione della filiazione con Dio e della fratellanza con gli uomini. Questo, a mio avviso, è il più alto concetto di religione che il mondo abbia mai conosciuto, ed io proclamo che non ce ne potrà mai essere uno di più elevato, poiché questo vangelo abbraccia l’infinità delle realtà, la divinità dei valori e l’eternità delle realizzazioni universali. Un tale concetto costituisce il compimento dell’esperienza dell’idealismo del supremo e dell’ultimo.

160:5.8 (1781.4) Io non sono solo affascinato dagli ideali impeccabili di questa religione del vostro Maestro, ma mi sento fortemente spinto a professare la mia credenza nel suo annuncio che questi ideali delle realtà spirituali sono raggiungibili; che voi ed io possiamo iniziare questa lunga ed eterna avventura con la sua assicurazione della certezza che alla fine arriveremo alle porte del Paradiso. Fratelli miei, io sono un credente, mi sono imbarcato; sono in cammino con voi in questa avventura eterna. Il Maestro dice che è venuto dal Padre e che ci mostrerà la via. Io sono pienamente persuaso che dice la verità. Sono definitivamente convinto che non vi sono ideali di realtà o valori di perfezione raggiungibili al di fuori dell’eterno Padre Universale.

160:5.9 (1781.5) Io vengo, allora, ad adorare non solo il Dio delle esistenze, ma il Dio della possibilità di tutte le esistenze future. Bisogna quindi che la vostra devozione ad un ideale supremo, se quell’ideale è reale, sia una devozione a questo Dio degli universi passati, presenti e futuri di cose e di esseri. E non c’è altro Dio, perché non può esserci qualche altro Dio. Tutti gli altri dei sono invenzioni dell’immaginazione, illusioni della mente mortale, deformazioni di una falsa logica ed idoli che ingannano coloro che li creano. Sì, si può avere una religione senza questo Dio, ma ciò non significa nulla. E se cercate di sostituire la parola Dio alla realtà di questo ideale del Dio vivente, avete soltanto ingannato voi stessi mettendo un’idea al posto di un ideale, di una realtà divina. Queste credenze sono solo religioni di pura fantasia.

160:5.10 (1782.1) Io vedo negli insegnamenti di Gesù la religione al suo meglio. Questo vangelo ci consente di cercare il vero Dio e di trovarlo. Ma accettiamo noi di pagare il prezzo di questo ingresso nel regno dei cieli? Vogliamo nascere di nuovo? Essere rifatti? Accettiamo di sottoporci a questo terribile e provante processo di autodistruzione e di ricostruzione dell’anima? Non ha detto il Maestro: “Chiunque vuol salvare la propria vita deve perderla. Non pensate che io sia venuto a portare la pace, ma piuttosto una lotta dell’anima”? È vero, dopo aver pagato il prezzo della consacrazione alla volontà del Padre noi sperimentiamo una grande pace purché continuiamo a camminare in questi sentieri spirituali di vita consacrata.

160:5.11 (1782.2) Ora abbandoniamo veramente le attrattive dell’ordine d’esistenza conosciuto e dedichiamo senza riserve la nostra ricerca alle attrattive dell’ordine sconosciuto ed inesplorato dell’esistenza di una vita futura di avventure nei mondi spirituali dell’idealismo superiore della realtà divina. E cerchiamo quei simboli di significato con cui trasmettere ai nostri simili questi concetti della realtà dell’idealismo della religione di Gesù, e non cesseremo di pregare per quel giorno in cui tutta l’umanità vibrerà per la visione comune di questa verità suprema. Attualmente il nostro concetto focalizzato del Padre, quale conserviamo nel nostro cuore, è che Dio è spirito; qual è trasmesso ai nostri simili, è che Dio è amore.

160:5.12 (1782.3) La religione di Gesù esige un’esperienza vivente e spirituale. Altre religioni possono consistere in credenze tradizionali, in sentimenti emotivi, in coscienze filosofiche, ed in tutto ciò, ma l’insegnamento del Maestro richiede il raggiungimento di livelli effettivi di progressione spirituale reale.

160:5.13 (1782.4) La coscienza dell’impulso ad essere simili a Dio non è vera religione. I sentimenti dell’emozione di adorare Dio non sono vera religione. La conoscenza della convinzione di rinunciare a se stessi e di servire Dio non è vera religione. La saggezza del ragionamento che questa religione è la migliore di tutte non è religione come esperienza personale e spirituale. La vera religione si riferisce al destino e alla realtà del raggiungimento così come alla realtà e all’idealismo di ciò che è sinceramente accettato per fede. E tutto questo ci deve essere reso personale dalla rivelazione dello Spirito della Verità.

160:5.14 (1782.5) Così terminarono le dissertazioni del filosofo greco, uno dei più grandi della sua razza, che era divenuto un credente nel vangelo di Gesù.

Fascicolo 161 - Ulteriori discussioni con Rodano

Il Libro di Urantia

Fascicolo 161

Ulteriori discussioni con Rodano

161:0.1 (1783.1) DOMENICA 25 settembre dell’anno 29 d.C. gli apostoli e gli evangelisti si riunirono a Magadan. Quella sera, dopo una lunga riunione con i suoi associati, Gesù sorprese tutti annunciando che l’indomani mattina presto lui e i dodici apostoli sarebbero partiti per Gerusalemme per assistere alla festa dei Tabernacoli. Egli ordinò che gli evangelisti visitassero i credenti in Galilea e che il corpo delle donne ritornasse per qualche tempo a Betsaida.

161:0.2 (1783.2) Quando giunse l’ora di partire per Gerusalemme, Natanaele e Tommaso erano ancora in piena discussione con Rodano di Alessandria, ed ottennero il permesso dal Maestro di rimanere per alcuni giorni a Magadan. E così, mentre Gesù e i dieci erano in cammino per Gerusalemme, Natanaele e Tommaso erano impegnati in un serio dibattito con Rodano. La settimana precedente, nel corso della quale Rodano aveva esposto la sua filosofia, Tommaso e Natanaele si erano alternati nel presentare il vangelo del regno al filosofo greco. Rodano constatò che era stato istruito bene negli insegnamenti di Gesù da uno dei precedenti apostoli di Giovanni il Battista, che era stato suo insegnante ad Alessandria.

1. La personalità di Dio

161:1.1 (1783.3) C’era una questione sulla quale Rodano e i due apostoli divergevano, ed era la personalità di Dio. Rodano accettò facilmente tutto ciò che gli fu presentato sugli attributi di Dio, ma sostenne che il Padre celeste non è, non può essere, una persona nel senso in cui l’uomo concepisce la personalità. Mentre gli apostoli si trovarono in difficoltà cercando di provare che Dio è una persona, Rodano si trovò ancora più in difficoltà a provare che egli non è una persona.

161:1.2 (1783.4) Rodano sostenne che il fatto della personalità consiste nel fatto coesistente della piena e reciproca comunicazione tra esseri su un piano d’uguaglianza, esseri capaci di reciproca comprensione. Disse Rodano: “Per essere una persona, Dio dovrebbe avere dei simboli di comunicazione spirituale che gli consentano di essere pienamente compreso da coloro che entrano in contatto con lui. Ma poiché Dio è infinito ed eterno, il Creatore di tutti gli altri esseri, ne consegue che, per quanto concerne l’uguaglianza degli esseri, Dio è solo nell’universo. Non c’è nessuno uguale a lui; non c’è nessuno con il quale egli possa comunicare come un uguale. Dio può essere in verità la fonte di ogni personalità, ma come tale egli trascende la personalità, proprio come il Creatore è al di sopra e al di là della creatura.”

161:1.3 (1783.5) Questa disputa turbò grandemente Tommaso e Natanaele, ed essi chiesero a Gesù di venire in loro aiuto; ma il Maestro rifiutò di entrare nelle loro discussioni. Egli disse a Tommaso: “Poco importa l’idea che puoi avere del Padre, purché tu conosca spiritualmente l’ideale della sua natura infinita ed eterna.”

161:1.4 (1784.1) Tommaso sostenne che Dio comunica con l’uomo e che perciò il Padre è una persona anche secondo la definizione di Rodano. Il Greco respinse ciò sul fatto che Dio non si rivela personalmente; che è ancora un mistero. Allora Natanaele fece appello alla propria esperienza personale con Dio, e che Rodano ammise, affermando che egli aveva avuto recentemente esperienze simili, ma sostenne che queste esperienze provavano soltanto la realtà di Dio, non la sua personalità.

161:1.5 (1784.2) Lunedì sera Tommaso rinunciò. Ma martedì sera Natanaele aveva convinto Rodano a credere nella personalità del Padre, e giunse a cambiare l’opinione del Greco attraverso i gradi di ragionamento seguenti:

161:1.6 (1784.3) 1. Il Padre del Paradiso gode d’uguaglianza di comunicazione con almeno due altri esseri che sono pienamente uguali a lui e del tutto simili a lui — il Figlio Eterno e lo Spirito Infinito. Tenuto conto della dottrina della Trinità, il Greco fu obbligato ad ammettere la possibilità della personalità del Padre Universale. (Fu la considerazione successiva di queste discussioni che portò ad ampliare il concetto della Trinità nella mente dei dodici apostoli. Naturalmente era credenza generale che Gesù fosse il Figlio Eterno.)

161:1.7 (1784.4) 2. Poiché Gesù era uguale al Padre, e poiché questo Figlio era giunto a manifestare la sua personalità ai suoi figli terreni, tale fenomeno costituiva la prova del fatto, e la dimostrazione della possibilità, del possesso della personalità di tutte e tre le Divinità e regolava definitivamente la questione concernente la capacità di Dio di comunicare con l’uomo e la possibilità per l’uomo di comunicare con Dio.

161:1.8 (1784.5) 3. Gesù era in rapporti di mutua associazione e di perfetta comunicazione con l’uomo; Gesù era il Figlio di Dio. La relazione tra il Figlio ed il Padre presuppone uguaglianza di comunicazione e reciprocità di amorevole comprensione; Gesù ed il Padre erano uno. Gesù manteneva simultaneamente una comunicazione comprensiva sia con Dio che con l’uomo, e poiché sia Dio che l’uomo comprendevano il significato dei simboli di comunicazione di Gesù, Dio e l’uomo possedevano entrambi gli attributi di personalità richiesti per intercomunicare. La personalità di Gesù dimostrava la personalità di Dio e portava la prova conclusiva della presenza di Dio nell’uomo. Due cose in relazione con la stessa terza cosa sono in relazione ognuna con l’altra.

161:1.9 (1784.6) 4. La personalità rappresenta il più elevato concetto dell’uomo della realtà umana e dei valori divini; Dio rappresenta anche il più elevato concetto dell’uomo della realtà divina e dei valori infiniti; perciò Dio deve essere una personalità divina ed infinita, una personalità reale sebbene infinitamente ed eternamente trascendente il concetto e la definizione dell’uomo della personalità, ma nondimeno sempre ed universalmente una personalità.

161:1.10 (1784.7) 5. Dio deve essere una personalità poiché è il Creatore di ogni personalità e il destino di ogni personalità. Rodano era stato enormemente influenzato dall’insegnamento di Gesù: “Siate quindi perfetti, come vostro Padre che è nei cieli è perfetto.”

161:1.11 (1784.8) Dopo aver ascoltato queste argomentazioni, Rodano disse: “Sono convinto. Riconoscerò che Dio è una persona se voi mi permetterete di qualificare la mia ammissione di tale credenza annettendo al significato della personalità un gruppo di estesi valori, quali superumana, trascendente, suprema, infinita, eterna, finale ed universale. Sono ora convinto che, mentre Dio deve essere infinitamente di più di una personalità, non può essere niente di meno. Sono d’accordo di porre fine alla discussione e di accettare Gesù come la rivelazione personale del Padre e come la soddisfazione di tutti i fattori non soddisfatti della logica, della ragione e della filosofia.”

2. La natura divina di Gesù

161:2.1 (1785.1) Poiché Natanaele e Tommaso avevano così pienamente approvato il punto di vista di Rodano sul vangelo del regno, rimaneva un solo punto da considerare, quello dell’insegnamento concernente la natura divina di Gesù, una dottrina annunciata in pubblico solo recentemente. Natanaele e Tommaso presentarono congiuntamente il loro punto di vista sulla natura divina del Maestro, e la narrazione seguente è una presentazione condensata, riordinata e riformulata del loro insegnamento:

161:2.2 (1785.2) 1. Gesù ha ammesso la sua divinità, e noi gli crediamo. In connessione con il suo ministero sono accaduti molti avvenimenti rimarchevoli che possiamo comprendere solo credendo che egli è il Figlio di Dio così come il Figlio dell’Uomo.

161:2.3 (1785.3) 2. La sua associazione di vita con noi è l’esempio dell’ideale dell’amicizia umana; solo un essere divino potrebbe essere un simile amico umano. Egli è la persona più sinceramente altruista che abbiamo mai conosciuto. È amico anche dei peccatori ed osa amare i suoi nemici. È molto leale con noi. Benché non esiti a rimproverarci, è evidente a tutti che ci ama veramente. Meglio lo conosci, più lo ami. Si è affascinati dalla sua ferma devozione. Per tutti questi anni in cui non siamo riusciti a comprendere la sua missione egli è stato un amico fedele. Sebbene non faccia alcun uso di adulazione, ci tratta tutti con uguale amabilità; è invariabilmente affettuoso e compassionevole. Ha condiviso la sua vita ed ogni cosa con noi. Noi siamo una comunità felice; abbiamo tutto in comune. Noi non crediamo che un semplice umano possa vivere una vita così esemplare in circostanze così provanti.

161:2.4 (1785.4) 3. Noi pensiamo che Gesù sia divino perché non fa mai del male; non commette errori. La sua saggezza è straordinaria, la sua pietà immensa. Egli vive giorno per giorno in perfetto accordo con la volontà del Padre. Non si pente mai di aver agito male perché non trasgredisce alcuna delle leggi del Padre. Egli prega per noi e con noi, ma non ci chiede mai di pregare per lui. Noi crediamo che egli sia costantemente esente da peccato. Non riteniamo che uno che è completamente umano abbia mai professato di vivere una vita simile. Egli afferma di vivere una vita perfetta, e noi riconosciamo che lo fa. La nostra pietà scaturisce dal pentimento, ma la sua pietà scaturisce dalla rettitudine. Egli professa anche il perdono dei peccati e guarisce le malattie. Nessun uomo sano di mente dichiarerebbe di perdonare i peccati; questa è una prerogativa divina. E ci è sembrato essere così perfetto nella sua rettitudine fin dal momento del nostro primo contatto con lui. Noi cresciamo in grazia ed in conoscenza della verità, ma il nostro Maestro manifesta maturità di rettitudine fin dall’inizio. Tutti gli uomini, buoni e cattivi, riconoscono questi elementi di bontà in Gesù. Tuttavia la sua pietà non è mai importuna né ostentatoria. Egli è insieme mite e intrepido. Sembra approvare la nostra credenza nella sua divinità. O è ciò che professa di essere, oppure egli è il più grande ipocrita ed impostore che il mondo abbia mai conosciuto. Noi siamo persuasi che egli sia proprio ciò che afferma di essere.

161:2.5 (1785.5) 4. L’eccezionalità del suo carattere e la perfezione del suo controllo emotivo ci convincono che egli è una combinazione di umanità e di divinità. Egli risponde immancabilmente allo spettacolo del bisogno umano; la sofferenza non manca mai di toccarlo. La sua compassione è sollecitata sia dalla sofferenza fisica che dall’angoscia mentale o dalle afflizioni spirituali. Egli è rapido e generoso nel riconoscere la presenza della fede o di ogni altra grazia nei suoi simili. È così giusto ed equo e allo stesso tempo così misericordioso e premuroso. Egli si addolora per l’ostinazione spirituale della gente e gioisce quando essa accetta di vedere la luce della verità.

161:2.6 (1786.1) 5. Egli sembra conoscere i pensieri della mente degli uomini e comprendere le aspirazioni del loro cuore. Ed è sempre compassionevole verso i nostri spiriti turbati. Egli sembra possedere tutte le nostre emozioni umane, ma esse sono magnificamente glorificate. Ama fortemente la bontà e detesta in egual modo il peccato. Egli possiede una coscienza sovrumana della presenza della Deità. Prega come un uomo, ma agisce come un Dio. Egli sembra conoscere le cose in anticipo; anche ora osa parlare della sua morte, un riferimento mistico alla sua glorificazione futura. Pur essendo gentile egli è anche valoroso e coraggioso. Non vacilla mai nel fare il suo dovere.

161:2.7 (1786.2) 6. Noi siamo costantemente impressionati dal fenomeno della sua conoscenza sovrumana. Non passa giorno senza che capiti qualcosa a rivelare che il Maestro conosce ciò che sta succedendo lontano dalla sua presenza immediata. Egli sembra anche conoscere ciò che pensano i suoi associati. È indubbiamente in comunione con le personalità celesti; vive incontestabilmente su un piano spirituale altamente al di sopra del resto di noi. Ogni cosa sembra accessibile alla sua comprensione straordinaria. Egli ci pone delle domande per indurci a parlare, non per avere informazioni.

161:2.8 (1786.3) 7. Recentemente il Maestro non ha esitato ad affermare la sua natura superumana. Dal giorno della nostra ordinazione come apostoli fino a tempi recenti egli non ha mai negato di venire dal Padre celeste. Egli parla con l’autorità di un istruttore divino. Il Maestro non esita a confutare gli insegnamenti religiosi attuali e a proclamare il nuovo vangelo con un’autorità positiva. Egli è assertivo, positivo ed autorevole. Anche Giovanni il Battista, quando sentì parlare Gesù, dichiarò che era il Figlio di Dio. Egli sembra essere del tutto autosufficiente. Non anela all’appoggio della folla; è indifferente alle opinioni degli uomini. Egli è coraggioso, e tuttavia così privo di orgoglio.

161:2.9 (1786.4) 8. Egli parla costantemente di Dio come di un associato sempre presente in tutto ciò che fa. Va in giro facendo del bene, perché Dio sembra essere in lui. Egli fa le affermazioni più sconvolgenti su se stesso e sulla sua missione terrena, asserzioni che sarebbero assurde se egli non fosse divino. Una volta ha dichiarato: “Prima che Abramo fosse, io sono.” Egli ha chiaramente sostenuto la sua divinità; ha professato di essere in associazione con Dio. Egli esaurisce quasi le possibilità del linguaggio per reiterare le sue rivendicazioni d’intima associazione col Padre celeste. Osa anche asserire che lui ed il Padre sono uno. Egli dice che chiunque ha visto lui ha visto il Padre. E dice e fa tutte queste cose straordinarie con la naturalezza di un bambino. Egli fa allusione alla sua associazione con il Padre nello stesso modo in cui si riferisce alla sua associazione con noi. Sembra essere così sicuro su Dio e parla di queste relazioni in modo molto naturale.

161:2.10 (1786.5) 9. Nella sua vita di preghiera egli sembra comunicare direttamente con suo Padre. Noi abbiamo ascoltato poche delle sue preghiere, ma queste poche indicavano che egli parla con Dio, per così dire, faccia a faccia. Egli sembra conoscere il futuro quanto il passato. Semplicemente egli non potrebbe essere tutto ciò e fare tutte queste cose straordinarie a meno di non essere qualcosa di più che umano. Noi sappiamo che è umano, ne siamo certi, ma siamo quasi altrettanto certi che è anche divino. Noi crediamo che sia divino. Siamo convinti ch’egli sia il Figlio dell’Uomo e il Figlio di Dio.

161:2.11 (1787.1) Quando Natanaele e Tommaso ebbero concluso i loro incontri con Rodano, partirono in fretta per Gerusalemme per unirsi ai loro compagni apostoli, arrivando il venerdì di quella settimana. Questa era stata una grande esperienza nella vita dei tre credenti, e gli altri apostoli impararono molto dal racconto di tali esperienze da parte di Natanaele e di Tommaso.

161:2.12 (1787.2) Rodano ritornò ad Alessandria, dove insegnò a lungo la sua filosofia nella scuola di Meganta. Egli divenne un uomo importante nei successivi affari del regno dei cieli; fu un credente fedele sino alla fine dei suoi giorni terreni, e morì in Grecia con altri credenti al culmine delle persecuzioni.

3. La mente umana e la mente divina di Gesù

161:3.1 (1787.3) La coscienza della divinità fu una crescita graduale nella mente di Gesù fino all’episodio del suo battesimo. Dopo essere divenuto pienamente cosciente della sua natura divina, della sua esistenza preumana e delle sue prerogative universali, egli sembrò possedere il potere di limitare variamente la coscienza umana della sua divinità. Ci sembra che dal suo battesimo fino alla crocifissione Gesù potesse liberamente scegliere se dipendere soltanto dalla mente umana od utilizzare la conoscenza sia della mente umana che della mente divina. Talvolta sembrava avvalersi soltanto delle informazioni che erano residenti nell’intelletto umano. In altre occasioni sembrava agire con tale pienezza di conoscenza e di saggezza quale poteva essere data solo dall’utilizzazione del contenuto superumano della sua coscienza divina.

161:3.2 (1787.4) Noi possiamo comprendere le sue imprese straordinarie solo accettando la teoria che egli potesse, a volontà, autolimitare la sua coscienza divina. Noi sappiamo perfettamente che egli nascondeva spesso ai suoi associati la sua preconoscenza degli avvenimenti, e che era al corrente della natura dei loro pensieri e dei loro progetti. Noi comprendiamo che non voleva che i suoi discepoli conoscessero troppo bene che era capace di discernere i loro pensieri e di penetrare i loro piani. Egli non desiderava trascendere troppo il concetto dell’umano che era nella mente dei suoi apostoli e dei suoi discepoli.

161:3.3 (1787.5) Noi siamo del tutto incapaci di stabilire la differenza tra la sua pratica di autolimitare la propria coscienza divina e la sua tecnica di celare la sua preconoscenza ed il suo discernimento dei pensieri ai suoi associati umani. Siamo convinti che utilizzasse entrambe queste tecniche, ma non siamo sempre capaci, in una data circostanza, di specificare quale metodo possa avere impiegato. Noi l’abbiamo frequentemente visto agire soltanto con il contenuto di coscienza umano; poi l’abbiamo visto in riunione con i direttori delle schiere celesti dell’universo ed abbiamo percepito il funzionamento indubitabile della sua mente divina. E poi, in occasioni quasi innumerevoli, siamo stati testimoni del lavoro di questa personalità congiunta di uomo e di Dio quale era attivata dall’unione apparentemente perfetta della sua mente umana e della sua mente divina. Questo è il limite della nostra conoscenza di tale fenomeno; in realtà noi non conosciamo effettivamente tutta la verità su questo mistero.

Fascicolo 162 - Alla festa dei Tabernacoli

Il Libro di Urantia

Fascicolo 162

Alla festa dei Tabernacoli

162:0.1 (1788.1) QUANDO Gesù partì per Gerusalemme con i dieci apostoli, decise di passare per la Samaria, essendo quella la via più breve. Di conseguenza essi seguirono la riva orientale del lago e, per la via di Scitopoli, entrarono in Samaria. Al calar della notte Gesù mandò Filippo e Matteo in un villaggio situato sul versante orientale del Monte Gelboe per trovare un alloggio per il gruppo. Si dava il caso che gli abitanti di questo villaggio avessero forti pregiudizi contro gli Ebrei, ancora più forti della media dei Samaritani, e questi sentimenti erano esacerbati in questo particolare momento in cui molte persone si stavano recando alla festa dei Tabernacoli. Questa gente sapeva molto poco di Gesù, e rifiutò di alloggiarlo perché lui e i suoi compagni erano Ebrei. Quando Matteo e Filippo manifestarono la loro indignazione ed informarono questi Samaritani che stavano rifiutando l’ospitalità al Santo d’Israele, gli abitanti del villaggio infuriati li cacciarono fuori della piccola città con bastoni e pietre.

162:0.2 (1788.2) Dopo che Filippo e Matteo furono tornati dai loro compagni ed ebbero raccontato come erano stati cacciati dal villaggio, Giacomo e Giovanni andarono da Gesù e dissero: “Maestro, ti preghiamo di permetterci d’invitare il fuoco a scendere dal cielo per divorare questi insolenti ed impenitenti Samaritani.” Ma quando Gesù udì queste parole di vendetta, si rivolse verso i figli di Zebedeo e li rimproverò severamente: “Voi non conoscete quale genere di comportamento manifestate. La vendetta non è prevista nel regno dei cieli. Piuttosto che contestare, andiamo fino al piccolo villaggio vicino al guado del Giordano.” Così, a causa del loro pregiudizio settario, questi Samaritani si privarono dell’onore di dare ospitalità al Figlio Creatore di un universo.

162:0.3 (1788.3) Gesù e i dieci si fermarono per la notte nel villaggio vicino, presso il guado del Giordano. L’indomani mattina presto essi attraversarono il fiume e proseguirono verso Gerusalemme per la grande strada della riva orientale del Giordano, arrivando a Betania mercoledì sera tardi. Tommaso e Natanaele arrivarono venerdì, essendo stati attardati dai loro incontri con Rodano.

162:0.4 (1788.4) Gesù e i dodici rimasero nelle vicinanze di Gerusalemme sino alla fine del mese seguente (ottobre), circa quattro settimane e mezzo. Gesù stesso entrò in città soltanto poche volte, e queste brevi visite furono fatte durante i giorni della festa dei Tabernacoli. Egli passò gran parte del mese di ottobre a Betlemme con Abner e i suoi associati.

1. I pericoli della visita a Gerusalemme

162:1.1 (1788.5) Molto prima che fuggissero dalla Galilea, i discepoli di Gesù l’avevano supplicato di andare a Gerusalemme a proclamare il vangelo del regno, affinché il suo messaggio potesse avere il prestigio di essere stato predicato nel centro della cultura e del sapere ebraici; ma ora che egli era effettivamente venuto ad insegnare a Gerusalemme essi temevano per la sua vita. Sapendo che il Sinedrio aveva cercato di portare Gesù a Gerusalemme per giudicarlo, e ricordando le dichiarazioni recentemente ribadite dal Maestro che egli doveva essere messo a morte, gli apostoli erano rimasti letteralmente stupiti dalla sua improvvisa decisione di assistere alla festa dei Tabernacoli. A tutte le loro precedenti sollecitazioni di andare a Gerusalemme egli aveva risposto: “L’ora non è ancora giunta.” Ora, davanti alle loro timorose proteste, si limitò a rispondere: “Ma l’ora è giunta.”

162:1.2 (1789.1) Durante la festa dei Tabernacoli Gesù entrò coraggiosamente a Gerusalemme in parecchie occasioni ed insegnò pubblicamente nel tempio. Egli fece questo nonostante gli sforzi dei suoi apostoli per dissuaderlo. Sebbene essi l’avessero spinto a lungo a proclamare il suo messaggio a Gerusalemme, temevano ora di vederlo entrare in città in questo momento, sapendo benissimo che gli Scribi e i Farisei erano intenzionati a metterlo a morte.

162:1.3 (1789.2) L’audace apparizione di Gesù a Gerusalemme confuse più che mai i suoi seguaci. Molti dei suoi discepoli, ed anche Giuda Iscariota, l’apostolo, avevano osato pensare che Gesù era fuggito precipitosamente in Fenicia per paura dei dirigenti ebrei e di Erode Antipa. Essi non riuscivano a comprendere il significato degli spostamenti del Maestro. La sua presenza a Gerusalemme alla festa dei Tabernacoli, anche contro il parere contrario dei suoi discepoli, bastò a porre fine per sempre a tutte le maldicenze sulla sua paura e la sua codardia.

162:1.4 (1789.3) Durante la festa dei Tabernacoli migliaia di credenti venuti da ogni parte dell’Impero Romano videro Gesù, l’ascoltarono insegnare, e molti andarono anche a Betania per conferire con lui riguardo al progresso del regno nei distretti in cui abitavano.

162:1.5 (1789.4) C’erano molte ragioni per le quali Gesù poté predicare pubblicamente nei cortili del tempio durante i giorni della festa, e la principale di queste era la paura che aveva assalito gli ufficiali del Sinedrio a seguito della segreta divisione di sentimenti tra le loro stesse fila. Era un fatto che molti membri del Sinedrio credevano tacitamente in Gesù o erano fermamente contrari ad arrestarlo durante la festa, quando un così gran numero di persone era presente a Gerusalemme, molte delle quali credevano in lui o quantomeno simpatizzavano con il movimento spirituale che egli sosteneva.

162:1.6 (1789.5) Gli sforzi di Abner e dei suoi associati in tutta la Giudea avevano anch’essi contribuito molto a consolidare un sentimento favorevole al regno, al punto che i nemici di Gesù non osavano manifestare troppo apertamente la loro opposizione. Questa fu una delle ragioni per le quali Gesù poté frequentare pubblicamente Gerusalemme ed uscirne vivo. Uno o due mesi prima egli sarebbe stato certamente messo a morte.

162:1.7 (1789.6) Ma l’intrepido coraggio di Gesù di apparire in pubblico a Gerusalemme intimidì i suoi nemici; essi non erano preparati ad una sfida così audace. Parecchie volte durante questo mese il Sinedrio fece dei deboli tentativi di fare arrestare il Maestro, ma questi sforzi non approdarono a nulla. I suoi nemici furono talmente sconcertati dall’inattesa apparizione pubblica di Gesù a Gerusalemme che supposero gli dovesse essere stata promessa protezione dalle autorità romane. Sapendo che Filippo (il fratello di Erode Antipa) era quasi un seguace di Gesù, i membri del Sinedrio immaginarono che Filippo avesse ottenuto per Gesù delle promesse di protezione contro i suoi nemici. Gesù era partito dalla loro giurisdizione prima che essi si fossero resi conto che si erano sbagliati nel credere che la sua improvvisa e audace apparizione a Gerusalemme fosse dovuta ad un accordo segreto con gli ufficiali romani.

162:1.8 (1789.7) Solo i dodici apostoli avevano saputo che Gesù intendeva assistere alla festa dei Tabernacoli quando erano partiti da Magadan. Gli altri discepoli del Maestro furono grandemente meravigliati quando egli apparve nei cortili del tempio e cominciò ad insegnare pubblicamente; e le autorità ebraiche furono sorprese oltre ogni dire quando seppero che egli stava insegnando nel tempio.

162:1.9 (1790.1) Benché i suoi discepoli non si aspettassero che Gesù assistesse alla festa, la grande maggioranza dei pellegrini provenienti da lontano, che avevano sentito parlare di lui, speravano di poterlo vedere a Gerusalemme. Ed essi non furono delusi, perché in parecchie occasioni egli insegnò sotto il Portico di Salomone e altrove nei cortili del tempio. Questi insegnamenti furono veramente la proclamazione ufficiale e formale della divinità di Gesù al popolo ebreo e al mondo intero.

162:1.10 (1790.2) La moltitudine che ascoltava gli insegnamenti del Maestro era divisa nelle sue opinioni. Alcuni dicevano che egli era un brav’uomo; alcuni un profeta; alcuni che era veramente il Messia; altri dicevano che era uno scaltro intrigante, che stava sviando il popolo con le sue strane dottrine. I suoi nemici esitavano ad accusarlo apertamente per timore dei suoi partigiani, mentre i suoi amici temevano di riconoscerlo apertamente per paura dei dirigenti ebrei, sapendo che il Sinedrio era determinato a metterlo a morte. Ma anche i suoi nemici si meravigliavano del suo insegnamento, sapendo che egli non era stato istruito nelle scuole dei rabbini.

162:1.11 (1790.3) Ogni volta che Gesù andava a Gerusalemme i suoi apostoli erano pieni di terrore. Giorno dopo giorno essi erano più spaventati nell’ascoltare le sue dichiarazioni sempre più audaci sulla natura della sua missione sulla terra. Essi non erano abituati a sentire Gesù fare delle rivendicazioni così perentorie e delle affermazioni così sorprendenti, nemmeno quando predicava tra i suoi amici.

2. La prima discussione al tempio

162:2.1 (1790.4) Il primo pomeriggio in cui Gesù insegnò nel tempio, una folla considerevole era seduta ad ascoltare le sue parole che descrivevano la libertà del nuovo vangelo e la gioia di coloro che credono alla buona novella, quando un ascoltatore curioso l’interruppe per chiedere: “Maestro, com’è che tu puoi citare le Scritture ed istruire il popolo in modo così fluente quando mi si dice che non sei stato istruito nella cultura dei rabbini?” Gesù rispose: “Nessun uomo mi ha insegnato le verità che vi proclamo. Questo insegnamento non è mio ma di Colui che mi ha mandato. Se un uomo desidera realmente fare la volontà di mio Padre, saprà certamente se il mio insegnamento viene da Dio o se io parlo per me stesso. Colui che parla per se stesso cerca la propria gloria, ma quando io proclamo le parole del Padre cerco la gloria di Colui che mi ha mandato. Ma prima di cercare di entrare nella nuova luce non dovreste piuttosto seguire la luce che avete già? Mosè vi ha dato la legge, e tuttavia quanti di voi cercano onestamente di soddisfare le sue esigenze? In questa legge Mosè v’ingiunge: ‘Tu non ucciderai’; nonostante questo comandamento alcuni di voi cercano di uccidere il Figlio dell’Uomo.”

162:2.2 (1790.5) Quando i presenti udirono queste parole si misero a litigare tra di loro. Alcuni dicevano che era pazzo, altri che era posseduto da un demone. Altri dicevano che era in verità il profeta della Galilea che gli Scribi e i Farisei avevano cercato a lungo di uccidere. Alcuni dicevano che le autorità religiose avevano paura di molestarlo, altri pensavano che essi non avevano messo le mani su di lui perché erano divenuti credenti in lui. Dopo una prolungata discussione, uno della folla si fece avanti e chiese a Gesù: “Perché i capi cercano di ucciderti?” Ed egli rispose: “I capi cercano di uccidermi perché sono irritati per il mio insegnamento sulla buona novella del regno, un vangelo che libera gli uomini dalle pesanti tradizioni di una religione formale di cerimonie che questi insegnanti sono determinati a mantenere ad ogni costo. Essi circoncidono conformemente alla legge nel giorno di sabato, ma vorrebbero uccidermi perché una volta nel giorno di sabato ho liberato un uomo dalla schiavitù di un’afflizione. Essi mi seguono di sabato per spiarmi, ma vorrebbero uccidermi perché in un’altra occasione ho deciso di guarire completamente un uomo gravemente ammalato in un giorno di sabato. Essi cercano di uccidermi perché sanno bene che, se voi credete onestamente al mio insegnamento ed osate accettarlo, il loro sistema di religione tradizionale sarà rovesciato, distrutto per sempre. Così essi saranno privati dell’autorità su ciò cui hanno consacrato la loro vita, dal momento che hanno fermamente rifiutato di accettare questo nuovo e più glorioso vangelo del regno di Dio. Ed ora faccio appello a ciascuno di voi: non giudicate dalle apparenze esteriori, ma giudicate piuttosto secondo il vero spirito di questi insegnamenti; giudicate con rettitudine.”

162:2.3 (1791.1) Allora un altro investigatore disse: “Sì, Maestro, noi cerchiamo il Messia, ma quando verrà sappiamo che la sua apparizione avverrà nel mistero. Noi sappiamo da dove vieni tu. Tu sei stato tra i nostri fratelli fin dall’inizio. Il liberatore verrà in potenza a ristabilire il trono del regno di Davide. Pretendi tu realmente di essere il Messia?” E Gesù rispose: “Tu pretendi di conoscermi e di sapere da dove vengo. Io vorrei che le tue supposizioni fossero esatte, perché in verità troveresti allora una vita abbondante in questa conoscenza. Ma io dichiaro che non sono venuto a voi da me stesso; io sono stato mandato dal Padre, e colui che mi ha mandato è sincero e fedele. Rifiutando di ascoltare me, voi rifiutate di ricevere colui che mi manda. Se voi accetterete questo vangelo, conoscerete colui che mi manda. Io conosco il Padre, perché sono venuto dal Padre per proclamarlo e rivelarlo a voi.”

162:2.4 (1791.2) Gli agenti degli Scribi volevano mettere le mani su di lui, ma temevano la folla, perché molti credevano in lui. L’opera di Gesù dopo il suo battesimo era divenuta molto conosciuta in tutto il mondo ebraico, e quando molti di costoro parlavano di queste cose, si dicevano tra di loro: “Anche se questo istruttore viene dalla Galilea, e anche se non risponde a tutte le nostre attese riguardo al Messia, ci chiediamo se il liberatore, alla sua venuta, farà realmente qualcosa di più stupefacente di quello che questo Gesù di Nazaret ha già fatto.”

162:2.5 (1791.3) Quando i Farisei e i loro agenti udirono la gente parlare in questo modo, si consultarono con i loro capi e decisero che bisognava fare immediatamente qualcosa per porre fine a queste apparizioni pubbliche di Gesù nei cortili del tempio. In generale, i capi degli Ebrei erano disposti ad evitare un conflitto aperto con Gesù, credendo che le autorità romane gli avessero promesso l’immunità. Essi non trovavano altra spiegazione alla sua audacia di venire in questo momento a Gerusalemme; ma i dirigenti del Sinedrio non credevano del tutto a queste voci. Essi ragionarono che i capi romani non avrebbero fatto una cosa simile in segreto e all’insaputa delle più alte autorità governative della nazione ebraica.

162:2.6 (1791.4) Di conseguenza Eber, l’ufficiale incaricato dal Sinedrio, fu mandato con due assistenti ad arrestare Gesù. Mentre Eber si apriva un varco verso Gesù, il Maestro disse: “Non temere di avvicinarti. Vieni vicino ad ascoltare il mio insegnamento. Io so che sei stato mandato a catturarmi, ma dovresti comprendere che non accadrà nulla al Figlio dell’Uomo fino a che non sia giunta la sua ora. Tu non sei contro di me; vieni solo ad eseguire l’ordine dei tuoi padroni, ed anche questi capi degli Ebrei credono veramente di servire Dio quando cercano in segreto di distruggermi.

162:2.7 (1792.1) “Io non porto rancore a nessuno di voi. Il Padre vi ama, e per questo io desidero la vostra liberazione dalla schiavitù del pregiudizio e dalle tenebre della tradizione. Io vi offro la libertà della vita e la gioia della salvezza. Io proclamo la via nuova e vivente, la liberazione dal male e la rottura della schiavitù del peccato. Io sono venuto perché possiate avere la vita, ed averla per l’eternità. Voi cercate di sbarazzarvi di me e dei miei insegnamenti inquietanti. Se solo poteste comprendere che io resterò ancora per poco con voi! Tra poco io ritornerò da colui che mi ha mandato in questo mondo. Ed allora molti di voi mi cercheranno assiduamente, ma non scoprirete la mia presenza, perché voi non potete venire dove io sto per andare. Ma tutti coloro che cercheranno sinceramente di trovarmi raggiungeranno un giorno la vita che conduce alla presenza di mio Padre.”

162:2.8 (1792.2) Alcuni dei dileggiatori dissero tra loro: “Dove andrà quest’uomo perché non possiamo trovarlo? Andrà a vivere tra i Greci? Si suiciderà? Che cosa può voler dire quando dichiara che presto ci lascerà e che noi non possiamo andare dove va lui?”

162:2.9 (1792.3) Eber e i suoi assistenti si rifiutarono di arrestare Gesù; essi ritornarono al loro luogo d’incontro senza di lui. Quando, perciò, i capi dei sacerdoti e i Farisei rimproverarono Eber e i suoi assistenti perché non avevano condotto Gesù con loro, Eber rispose soltanto: “Abbiamo avuto paura di arrestarlo in mezzo alla folla perché molti credono in lui. Inoltre, non abbiamo mai sentito nessuno parlare come quest’uomo. C’è qualcosa di fuori del comune in questo maestro. Fareste tutti bene ad andare ad ascoltarlo.” Quando i principali dirigenti udirono queste parole, rimasero stupiti e dissero sarcasticamente ad Eber: “Ti sei sviato anche tu? Sei sul punto di credere a questo imbroglione? Hai inteso dire che qualcuno dei nostri eruditi o dei nostri dirigenti abbia creduto in lui? Qualcuno degli Scribi o dei Farisei è stato ingannato dai suoi abili insegnamenti? Come mai sei influenzato dalla condotta di questa moltitudine ignorante che non conosce né la legge né i profeti? Non sai che questa gente ignorante è maledetta?” Ed allora Eber rispose: “D’accordo, signori miei, ma quest’uomo rivolge alla moltitudine parole di misericordia e di speranza. Egli dà coraggio a chi è abbattuto e le sue parole sono state di conforto anche per le nostre anime. Che cosa può esserci di cattivo in questi insegnamenti anche se egli può non essere il Messia delle Scritture? Ed anche allora, la nostra legge non esige equità? Condanniamo un uomo prima di ascoltarlo?” Il capo del Sinedrio si arrabbiò con Eber e rivolgendosi a lui disse: “Sei diventato matto? Vieni anche tu per caso dalla Galilea? Esamina le Scritture e scoprirai che dalla Galilea non proviene alcun profeta e tanto meno il Messia.”

162:2.10 (1792.4) Il Sinedrio si sciolse nella confusione e Gesù si ritirò a Betania per la notte.

3. La donna sorpresa in adulterio

162:3.1 (1792.5) Fu durante questa visita a Gerusalemme che Gesù si occupò di una certa donna di cattiva reputazione che fu condotta in sua presenza dai suoi accusatori e dai nemici del Maestro. Il racconto alterato che voi avete di questo episodio lascia intendere che questa donna fu condotta davanti a Gesù dagli Scribi e dai Farisei, e che Gesù li trattò in maniera da indicare che questi capi religiosi degli Ebrei potessero essere stati essi stessi colpevoli d’immoralità. Gesù sapeva bene che, pur essendo questi Scribi e Farisei spiritualmente ciechi ed intellettualmente pieni di pregiudizi per la loro fedeltà alla tradizione, erano da considerare tra gli uomini più completamente morali di quel tempo e di quella generazione.

162:3.2 (1793.1) Ciò che avvenne realmente fu questo. Il mattino presto del terzo giorno della festa, mentre Gesù si avvicinava al tempio, incrociò un gruppo di agenti prezzolati del Sinedrio che stava trascinando con sé una donna. Quando furono vicini, il loro portavoce disse: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in adulterio — in flagrante delitto. Ora, la legge di Mosè ordina di lapidare una tale donna. Che cosa dici che si dovrebbe fare di lei?”

162:3.3 (1793.2) Il piano dei nemici di Gesù era, se egli avallava la legge di Mosè che richiedeva che il trasgressore confesso fosse lapidato, di metterlo in difficoltà con i capi romani, i quali avevano negato agli Ebrei il diritto d’infliggere la pena di morte senza l’approvazione di un tribunale romano. Se egli proibiva di lapidare la donna, essi l’avrebbero accusato davanti al Sinedrio di porsi al di sopra di Mosè e della legge ebraica. Se stava zitto, l’avrebbero accusato di codardia. Ma il Maestro prese in mano la situazione in modo tale che l’intero complotto crollò sotto il suo stesso sordido peso.

162:3.4 (1793.3) Questa donna, un tempo avvenente, era la moglie di un cittadino di Nazaret di ceto inferiore, un uomo che aveva creato fastidi a Gesù per tutta la sua giovinezza. L’uomo, che aveva sposato questa donna, l’indusse molto vergognosamente a guadagnarsi da vivere facendo commercio del proprio corpo. Egli era venuto alla festa a Gerusalemme perché sua moglie potesse così prostituire le sue grazie fisiche per un profitto finanziario. Aveva fatto un accordo con i mercenari dei dirigenti ebrei in modo da tradire la sua stessa moglie nel commercio del suo vizio. E così essi venivano con la donna ed il suo complice nella trasgressione per intrappolare Gesù con qualche affermazione che avesse potuto essere usata contro di lui in caso di suo arresto.

162:3.5 (1793.4) Gesù, gettando uno sguardo sopra la folla, vide il marito di lei che stava dietro agli altri. Egli sapeva quale genere d’uomo egli fosse e percepì che era coinvolto in questa deprecabile transazione. Gesù prima camminò intorno al gruppo per avvicinarsi a dove stava questo marito degenere e scrisse sulla sabbia alcune parole che lo fecero andar via precipitosamente. Poi ritornò davanti alla donna e scrisse di nuovo sul terreno un messaggio destinato ai suoi presunti accusatori; e quando essi ebbero letto le sue parole, se ne andarono anche loro ad uno ad uno. E dopo che il Maestro ebbe scritto sulla sabbia per la terza volta, il complice della donna nel peccato si allontanò a sua volta, cosicché, quando il Maestro si alzò dopo aver finito di scrivere, vide che solo la donna stava davanti a lui. Gesù disse: “Donna, dove sono i tuoi accusatori? Non è rimasto nessuno per lapidarti?” E la donna, alzando gli occhi, rispose: “Nessuno Signore.” Allora Gesù disse: “Conosco il tuo caso; nemmeno io ti condanno. Va in pace per la tua strada.” E questa donna, Hildana, abbandonò il suo perverso marito e si unì ai discepoli del regno.

4. La festa dei Tabernacoli

162:4.1 (1793.5) La presenza di persone provenienti da tutto il mondo conosciuto, dalla Spagna all’India, faceva della festa dei Tabernacoli un’occasione ideale per Gesù di proclamare pubblicamente per la prima volta a Gerusalemme tutto il suo vangelo. Durante questa festa la gente viveva molto all’aria aperta, in capanne coperte di foglie. Questa era la festa del raccolto delle messi, e cadendo nei mesi freschi d’autunno, era generalmente più frequentata dagli Ebrei del mondo di quanto lo fosse la Pasqua alla fine dell’inverno o la Pentecoste all’inizio dell’estate. Gli apostoli vedevano finalmente il loro Maestro annunciare apertamente la sua missione sulla terra, per così dire, davanti al mondo intero.

162:4.2 (1794.1) Questa era la festa delle feste, perché ogni sacrificio non fatto nelle altre festività poteva essere fatto in questo momento. Questa era l’occasione in cui si ricevevano le offerte al tempio; era una combinazione di piacevoli vacanze e di riti solenni del culto religioso. Era un periodo di gioia razziale, mescolata a sacrifici, a canti levitici ed ai solenni squilli delle trombe d’argento dei sacerdoti. Alla sera l’impressionante spettacolo del tempio e delle sue folle di pellegrini era stupendamente illuminato dai grandi candelabri che ardevano luminosi nel cortile delle donne, come pure dal bagliore di decine di torce poste nei cortili del tempio. Tutta la città era gaiamente decorata, eccetto il castello romano di Antonia, che dominava con sinistro contrasto questa scena di festa e di culto. E quanto odiavano gli Ebrei questa reminiscenza sempre presente del giogo romano!

162:4.3 (1794.2) Durante la festa venivano sacrificati settanta buoi, simbolo delle settanta nazioni del mondo pagano. La cerimonia del versamento dell’acqua simbolizzava l’effusione dello spirito divino. Questa cerimonia dell’acqua seguiva la processione al sorgere del sole dei sacerdoti e dei Leviti. I fedeli scendevano i gradini che portavano dal cortile d’Israele al cortile delle donne al suono degli squilli delle trombe d’argento. E poi i fedeli andavano verso la magnifica porta che si apriva sul cortile dei Gentili. Qui essi si giravano per rivolgersi verso ovest, per ripetere i loro canti, e per continuare la loro marcia verso l’acqua simbolica.

162:4.4 (1794.3) L’ultimo giorno della festa officiavano circa quattrocentocinquanta sacerdoti con un numero corrispondente di Leviti. Al sorgere del giorno i pellegrini affluivano da tutte le parti della città, portando ciascuno nella mano destra un fascio di mirto, di rami di salice e di palma, mentre nella mano sinistra ognuno portava un ramo di melo del paradiso — il cedro o “frutto proibito”. Questi pellegrini si dividevano in tre gruppi per questa cerimonia di primo mattino. Una parte rimaneva al tempio per assistere ai sacrifici del mattino, un altro gruppo scendeva da Gerusalemme alla vicina Maza per tagliare i rami di salice destinati ad ornare l’altare sacrificale, mentre il terzo gruppo formava una processione che marciava dal tempio dietro il sacerdote preposto all’acqua, il quale, al suono delle trombe d’argento, portava il vaso d’oro destinato a contenere l’acqua simbolica, passando per Ofel fino a Siloe, dove si trovava il portale della sorgente. Dopo che il vaso d’oro era stato riempito nella piscina di Siloe, la processione ritornava al tempio entrando dal portale dell’acqua e andando direttamente nel cortile dei sacerdoti, dove il sacerdote che portava il vaso d’acqua era raggiunto dal sacerdote che portava il vino per l’offerta della bevanda. Questi due sacerdoti andavano poi agli imbuti d’argento che conducevano alla base dell’altare e vi versavano il contenuto dei vasi. L’esecuzione di questo rito di versamento del vino e dell’acqua era il segnale per i pellegrini riuniti d’iniziare a cantare i Salmi dal 113 al 118 compreso, alternandosi con i Leviti. E mentre recitavano questi versi essi facevano ondeggiare i loro fasci verso l’altare. Poi seguivano i sacrifici del giorno, associati alla ripetizione del Salmo del giorno; il Salmo dell’ultimo giorno della festa era l’ottantadue, a partire dal quinto versetto.

5. Il sermone sulla luce del mondo

162:5.1 (1794.4) La sera del penultimo giorno della festa, mentre la scena era splendidamente illuminata dalle luci dei candelabri e delle torce, Gesù si alzò in mezzo alla folla riunita e disse:

162:5.2 (1795.1) “Io sono la luce del mondo. Chiunque mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita. Pretendendo di portarmi in giudizio e di assumere il ruolo di miei giudici, voi dichiarate che, se io porto testimonianza per me stesso, la mia testimonianza non può essere valida. Ma la creatura non può mai giudicare il Creatore. Anche se io testimonio per me stesso, la mia testimonianza è eternamente vera, perché io so da dove sono venuto, chi sono e dove vado. Voi che vorreste uccidere il Figlio dell’Uomo non sapete da dove sono venuto, chi sono o dove vado. Voi giudicate soltanto dalle apparenze della carne; non percepite le realtà dello spirito. Io non giudico nessuno, nemmeno il mio acerrimo nemico. Ma se scegliessi di giudicare, il mio giudizio sarebbe giusto e retto, perché non giudicherei da solo, ma in associazione con mio Padre, che mi ha mandato nel mondo e che è la fonte di ogni vero giudizio. Voi stessi ammettete che la testimonianza di due persone degne di fiducia può essere accettata — bene, allora io testimonio queste verità; e così fa anche mio Padre che è nei cieli. Quando vi ho detto questo ieri, nella vostra ignoranza mi avete chiesto: ‘Dov’è tuo Padre?’ In verità voi non conoscete né me né mio Padre, perché se aveste conosciuto me, avreste conosciuto anche il Padre.

162:5.3 (1795.2) “Io vi ho già detto che me ne sto andando, e che voi mi cercherete e non mi troverete, perché dove sto andando io voi non potete venire. Voi che vorreste respingere questa luce venite dal basso; io vengo dall’alto. Voi che preferite rimanere nelle tenebre siete di questo mondo; io non sono di questo mondo, e vivo nella luce eterna del Padre delle luci. Voi tutti avete avuto abbondanti opportunità per apprendere chi io sia, ed avrete ancora altre prove a conferma dell’identità del Figlio dell’Uomo. Io sono la luce della vita, e chiunque respinge deliberatamente e coscientemente questa luce salvifica morirà nei suoi peccati. Io vi ho detto molte cose, ma voi siete incapaci di ricevere le mie parole. Tuttavia, colui che mi ha mandato è vero e fedele; mio Padre ama anche i suoi figli sviati. E tutto ciò che mio Padre ha detto anch’io lo proclamo al mondo.

162:5.4 (1795.3) “Quando il Figlio dell’Uomo sarà elevato, allora saprete tutti che io sono lui, e che non ho fatto niente da me stesso, ma solo come il Padre mi ha insegnato. Io rivolgo queste parole a voi e ai vostri figli. E colui che mi ha mandato è anche ora presso di me; egli non mi ha lasciato solo, perché io faccio sempre ciò che piace ai suoi occhi.”

162:5.5 (1795.4) Mentre Gesù insegnava ciò ai pellegrini nei cortili del tempio, molti credettero. E nessuno osò mettere le mani su di lui.

6. Il discorso sull’acqua della vita

162:6.1 (1795.5) L’ultimo giorno, il grande giorno della festa, mentre la processione proveniente dalla piscina di Siloe passava attraverso i cortili del tempio, e subito dopo che l’acqua e il vino erano stati versati sull’altare dai sacerdoti, Gesù, alzatosi in piedi tra i pellegrini, disse: “Se qualcuno ha sete, che venga a me e beva. Dal Padre celeste io porto a questo mondo l’acqua della vita. Chiunque crede in me sarà ricolmo dello spirito che quest’acqua rappresenta, perché anche le Scritture hanno detto: ‘Da lui scorreranno fiumi d’acqua vivente.’ Quando il Figlio dell’Uomo avrà terminato la sua opera sulla terra, sarà sparso su tutta la carne lo Spirito della Verità vivente. Coloro che riceveranno questo spirito non conosceranno mai la sete spirituale.”

162:6.2 (1795.6) Gesù non interruppe il servizio per pronunciare queste parole. Egli parlò ai fedeli subito dopo il canto dell’Hallel, il ritornello dei Salmi accompagnato dall’ondeggiare dei rami davanti all’altare. A questo punto c’era una pausa mentre venivano preparati i sacrifici, e fu in questo momento che i pellegrini udirono la voce affascinante del Maestro proclamare che egli era il donatore dell’acqua vivente a tutte le anime assetate di spirito.

162:6.3 (1796.1) Alla fine di questo servizio di primo mattino, Gesù continuò ad istruire la moltitudine dicendo: “Non avete letto nella Scrittura: ‘Ecco, come le acque vengono versate sul terreno arido e sparse sul suolo riarso, così io donerò lo spirito di santità perché sia sparso sui vostri figli per la benedizione anche dei figli dei vostri figli’? Perché siete assetati del ministero dello spirito mentre cercate di abbeverare le vostre anime con le tradizioni degli uomini, sgorgate dalle brocche rotte del servizio cerimoniale? Ciò che vedete accadere in questo tempio è il modo in cui i vostri padri cercarono di simbolizzare il conferimento dello spirito divino ai figli della fede, e voi avete fatto bene a perpetuare questi simboli, almeno fino a questo giorno. Ma ora è giunta a questa generazione la rivelazione del Padre degli spiriti tramite il conferimento di suo Figlio, e tutto ciò sarà certamente seguito dal conferimento dello spirito del Padre e del Figlio ai figli degli uomini. Per chiunque ha fede questo conferimento dello spirito diverrà il vero maestro del cammino che conduce alla vita eterna, alle vere acque della vita nel regno dei cieli sulla terra e nel Paradiso del Padre nell’aldilà.”

162:6.4 (1796.2) E Gesù continuò a rispondere alle domande della folla e dei Farisei. Alcuni pensavano che fosse un profeta; alcuni credevano che fosse il Messia; altri dicevano che non poteva essere il Cristo poiché egli veniva dalla Galilea, ed il Messia doveva ristabilire il trono di Davide. Essi non osavano ancora arrestarlo.

7. Il discorso sulla libertà spirituale

162:7.1 (1796.3) Il pomeriggio dell’ultimo giorno della festa, e dopo che gli apostoli avevano fallito nei loro sforzi per persuaderlo a fuggire da Gerusalemme, Gesù andò nuovamente nel tempio ad insegnare. Trovando un gruppo numeroso di credenti riuniti nel Portico di Salomone, egli parlò loro dicendo:

162:7.2 (1796.4) “Se le mie parole dimorano in voi e se siete disposti a fare la volontà di mio Padre, allora siete veramente miei discepoli. Voi conoscerete la verità, e la verità vi renderà liberi. Io so come mi risponderete: noi siamo i figli di Abramo e non siamo schiavi di nessuno; come saremo dunque resi liberi? Ma io non parlo di sottomissione esteriore al dominio di un altro, mi riferisco alle libertà dell’anima. In verità, in verità vi dico, chiunque commette peccato è un servo del peccato. E voi sapete che il servo non è destinato a rimanere per sempre nella casa del padrone. Voi sapete anche che il figlio rimane nella casa del padre. Se dunque il Figlio vi renderà liberi, vi farà figli, sarete veramente liberi.

162:7.3 (1796.5) “Io so che voi siete il seme di Abramo, eppure i vostri capi cercano di uccidermi perché non hanno permesso alla mia parola di esercitare la sua influenza trasformatrice nel loro cuore. La loro anima è sigillata dal pregiudizio ed accecata dall’orgoglio di vendetta. Io vi proclamo la verità che il Padre eterno mi mostra, mentre questi educatori illusi cercano di fare le cose che hanno imparato solo dai loro padri terreni. E quando voi rispondete che Abramo è vostro padre, allora io vi dico che se foste i figli di Abramo compireste le opere di Abramo. Alcuni di voi credono al mio insegnamento, ma altri cercano di distruggermi perché vi ho detto la verità che ho ricevuto da Dio. Ma Abramo non ha trattato così la verità di Dio. Io percepisco che alcuni tra voi sono determinati a compiere le opere del maligno. Se Dio fosse vostro Padre, voi mi riconoscereste ed amereste la verità che io rivelo. Non vedete che io vengo dal Padre, che sono mandato da Dio, che non sto facendo questo lavoro da me stesso? Perché non comprendete le mie parole? E perché avete scelto di divenire i figli del male? Se siete i figli delle tenebre difficilmente camminerete nella luce della verità che io rivelo. I figli del male seguono solo le vie del loro padre, che era un imbroglione e non sostenne la verità, perché non c’era alcuna verità in lui. Ma ora viene il Figlio dell’Uomo che parla e vive la verità, e molti di voi rifiutano di credere.

162:7.4 (1797.1) “Chi di voi mi convince di peccato? Se io dunque proclamo e vivo la verità mostratami dal Padre, perché voi non credete? Chi è di Dio ascolta con gioia le parole di Dio; per questo molti di voi non ascoltano le mie parole, perché non siete di Dio. I vostri insegnanti hanno anche osato dire che io compio le mie opere con il potere del principe dei demoni. Uno qui vicino ha appena detto che io sono posseduto da un demone, che sono un figlio del demonio. Ma tutti quelli di voi che hanno un rapporto onesto con la propria anima sanno benissimo che io non sono un demone. Voi sapete che io onoro il Padre, mentre voi disonorate me. Io non cerco gloria per me, ma solo la gloria di mio Padre del Paradiso. Ed io non vi giudico, perché c’è uno che giudica per me.

162:7.5 (1797.2) “In verità, in verità, dico a voi che credete nel vangelo che, se un uomo conserva questa parola di verità viva nel suo cuore non conoscerà mai la morte. Ed ora proprio a fianco a me uno Scriba dice che questa affermazione prova che io sono posseduto da un demone, poiché Abramo è morto ed anche i profeti. E chiede: ‘Sei tu talmente più grande di Abramo e dei profeti che osi venire qui e dire che chiunque serberà la tua parola non conoscerà la morte? Chi pretendi di essere per osare profferire tali bestemmie?’ Io dico a tutti quelli come lui che, se io glorifico me stesso, la mia gloria non vale niente. Ma è il Padre che mi glorificherà, lo stesso Padre che voi chiamate Dio. Ma voi non siete riusciti a conoscere questo vostro Dio e Padre mio, ed io sono venuto per unirvi insieme, per mostrarvi come divenire veramente i figli di Dio. Sebbene voi non conosciate il Padre, io lo conosco davvero. Abramo stesso ha goduto di vedere il mio giorno, e lo vide per mezzo della fede e fu felice.”

162:7.6 (1797.3) Quando gli Ebrei non credenti e gli agenti del Sinedrio che erano giunti in questo momento udirono queste parole, scatenarono un tumulto, gridando: “Non hai cinquant’anni e parli d’aver visto Abramo; sei un figlio del demonio!” Gesù non fu in grado di proseguire il discorso. Disse soltanto mentre se ne andava: “In verità, in verità vi dico, prima che Abramo fosse, io sono.” Molti dei non credenti si precipitarono alla ricerca di pietre per lapidarlo, e gli agenti del Sinedrio cercarono di arrestarlo, ma il Maestro si aprì rapidamente un varco attraverso i corridoi del tempio e fuggì verso il luogo d’incontro segreto vicino a Betania dove Marta, Maria e Lazzaro lo aspettavano.

8. L’incontro con Marta e Maria

162:8.1 (1797.4) Era stato convenuto che Gesù avrebbe alloggiato con Lazzaro e le sue sorelle nella casa di un amico, mentre gli apostoli si sarebbero sparsi qua e là in piccoli gruppi. Queste precauzioni erano state prese perché le autorità ebraiche stavano divenendo nuovamente audaci con i loro piani per arrestarlo.

162:8.2 (1797.5) Per anni era stata abitudine di questi tre di abbandonare ogni cosa ed ascoltare l’insegnamento di Gesù ogniqualvolta egli veniva a trovarli. Con la morte dei loro genitori, Marta aveva assunto le responsabilità della casa, e così in questa occasione, mentre Lazzaro e Maria erano seduti ai piedi di Gesù, bevendo il suo insegnamento ristoratore, Marta si preparava a servire il pasto della sera. Si deve spiegare che Marta si lasciava inutilmente distrarre da numerosi compiti non necessari, e che si occupava di molte inezie; quello era il suo carattere.

162:8.3 (1798.1) Mentre Marta si occupava di tutti questi supposti doveri, era seccata perché Maria non faceva niente per aiutarla. Perciò essa andò da Gesù e disse: “Maestro, non t’importa che mia sorella mi abbia lasciato da sola a fare tutto il lavoro? Non vorresti dirle di venire ad aiutarmi?” Gesù rispose: “Marta, Marta, perché sei sempre ansiosa per tante cose e turbata da tanti dettagli? Una sola cosa è realmente meritevole d’attenzione, e poiché Maria ha scelto questa parte buona e utile, io non la distoglierò. Ma quando imparerete entrambe a vivere come vi ho insegnato: a servire in cooperazione e ritemprando le vostre anime all’unisono? Non potete apprendere che c’è un tempo per ogni cosa — che le questioni secondarie della vita devono farsi da parte davanti alle cose più grandi del regno dei cieli?”

9. A betlemme con Abner

162:9.1 (1798.2) Per tutta la settimana che seguì la festa dei Tabernacoli decine di credenti si riunirono a Betania e furono istruiti dai dodici apostoli. Il Sinedrio non fece alcun sforzo per molestare queste riunioni, poiché Gesù non vi partecipava; durante tutto questo tempo egli lavorava con Abner ed i suoi associati a Betlemme. Il giorno seguente alla conclusione della festa Gesù era ripartito per Betania e non insegnò più nel tempio durante questa visita a Gerusalemme.

162:9.2 (1798.3) In questo periodo Abner aveva stabilito il suo quartier generale a Betlemme, e da questo centro molti discepoli erano stati inviati nelle città della Giudea e della Samaria meridionale ed anche ad Alessandria. Entro alcuni giorni dal suo arrivo, Gesù e Abner completarono i progetti per il consolidamento del lavoro dei due gruppi di apostoli.

162:9.3 (1798.4) Durante la sua visita alla festa dei Tabernacoli, Gesù aveva diviso quasi equamente il suo tempo tra Betania e Betlemme. A Betania trascorse molto tempo con i suoi apostoli; a Betlemme istruì a lungo Abner e gli altri precedenti apostoli di Giovanni. E fu questo contatto intimo che li portò finalmente a credere in lui. Questi vecchi apostoli di Giovanni il Battista furono influenzati dal coraggio da lui dimostrato nel suo insegnamento pubblico a Gerusalemme, come pure dall’affettuosa comprensione che sperimentarono nel suo insegnamento privato a Betlemme. Tali influenze conquistarono definitivamente e pienamente ciascuno degli associati di Abner all’aperta accettazione del regno e di tutto ciò che un tale passo implicava.

162:9.4 (1798.5) Prima di lasciare Betlemme per l’ultima volta, il Maestro prese accordi perché tutti loro si unissero a lui nello sforzo comune che doveva precedere la fine della sua carriera terrena nella carne. Fu convenuto che Abner ed i suoi associati avrebbero presto raggiunto Gesù e i dodici al Parco di Magadan.

162:9.5 (1798.6) Conformemente a questo accordo, all’inizio di novembre Abner ed i suoi undici compagni unirono il loro destino a quello di Gesù e dei dodici e lavorarono con loro come una sola organizzazione fino al giorno della crocifissione.

162:9.6 (1798.7) Alla fine di ottobre Gesù e i dodici si allontanarono dalle vicinanze immediate di Gerusalemme. Domenica 30 ottobre Gesù ed i suoi associati lasciarono la città di Efraim, dove egli si era riposato in isolamento per alcuni giorni, e seguendo la grande strada sulla riva occidentale del Giordano andarono direttamente al Parco di Magadan, dove arrivarono nel tardo pomeriggio di mercoledì 2 novembre.

162:9.7 (1799.1) Gli apostoli furono molto sollevati di avere il Maestro di ritorno in terra amica; essi non lo spinsero più ad andare a Gerusalemme per proclamare il vangelo del regno.

Fascicolo 163 - L’ordinazione dei settanta a Magadan

Il Libro di Urantia

Fascicolo 163

L’ordinazione dei settanta a Magadan

163:0.1 (1800.1) POCHI giorni dopo il ritorno di Gesù e dei dodici a Magadan da Gerusalemme, Abner ed un gruppo di una cinquantina di discepoli arrivarono da Betlemme. In questo momento erano riuniti al campo di Magadan anche il corpo di evangelisti, il corpo delle donne e circa centocinquanta altri discepoli sinceri e fidati provenienti da tutte le parti della Palestina. Dopo aver dedicato qualche giorno a fare delle visite ed alla riorganizzazione del campo, Gesù e i dodici iniziarono un corso di formazione intensiva per questo gruppo speciale di credenti, e tra questa massa di discepoli ben preparati e sperimentati il Maestro scelse successivamente i settanta insegnanti e li mandò a proclamare il vangelo del regno. Questa istruzione regolare cominciò venerdì 4 novembre e proseguì fino a sabato 19 novembre.

163:0.2 (1800.2) Gesù teneva un discorso a questa compagnia tutte le mattine. Pietro insegnava i metodi di predicazione in pubblico; Natanaele li istruiva nell’arte d’insegnare; Tommaso spiegava come rispondere alle domande; mentre Matteo dirigeva l’organizzazione delle loro finanze collettive. Anche gli altri apostoli parteciparono a questa formazione secondo la loro esperienza particolare e i loro talenti naturali.

1. L’ordinazione dei settanta

163:1.1 (1800.3) I settanta furono ordinati da Gesù sabato pomeriggio 19 novembre al campo di Magadan, e Abner fu posto a capo di questi predicatori ed insegnanti del vangelo. Questo corpo di settanta era costituito da Abner e da dieci dei precedenti apostoli di Giovanni, da cinquantuno dei primi evangelisti e da altri otto discepoli che si erano distinti nel servizio del regno.

163:1.2 (1800.4) Alle due di questo sabato pomeriggio, tra rovesci di pioggia, un gruppo di credenti, accresciuto dall’arrivo di Davide e della maggior parte del suo corpo di messaggeri, per un totale di circa quattrocento persone, si riunì sulla riva del lago di Galilea per assistere all’ordinazione dei settanta.

163:1.3 (1800.5) Prima d’imporre le mani sulle teste dei settanta per designarli come messaggeri del vangelo, Gesù si rivolse loro dicendo: “La messe è in verità abbondante, ma gli operai sono pochi; perciò esorto tutti voi a pregare perché il Signore della messe mandi ancora altri operai per mietere. Io sto per scegliervi come messaggeri del regno; sto per inviarvi tra gli Ebrei e i Gentili come agnelli tra i lupi. Mentre andate per le vostre strade a due a due, vi ordino di non portare né borsa né vesti di ricambio, perché uscite in questa prima missione soltanto per un breve periodo. Per strada non salutate nessuno, occupatevi soltanto del vostro lavoro. Ogniqualvolta andate a stare in una casa, dite prima: la pace sia su questa casa. Se vi abita della gente che ama la pace, vi dimorerete; altrimenti ve ne andrete. E avendo scelto questa casa, restatevi per tutto il vostro soggiorno in quella città, mangiando e bevendo tutto ciò che viene posto davanti a voi. E fate questo perché l’operaio merita il suo sostentamento. Non spostatevi da casa a casa perché vi è offerto un alloggio migliore. Ricordatevi, quando andrete a proclamare pace in terra e buona volontà tra gli uomini, dovrete lottare contro nemici accaniti ed autoillusi; perciò siate prudenti come serpenti ed inoffensivi come colombe.

163:1.4 (1801.1) “E dovunque andate, predicate dicendo: ‘Il regno dei cieli è a portata di mano’, e curate tutti gli ammalati di mente o di corpo. Voi avete ricevuto generosamente le buone cose del regno; donatele generosamente. Se gli abitanti di una città vi accolgono, troveranno un’abbondante entrata nel regno del Padre; ma se la popolazione di una città rifiuta di ricevere questo vangelo, voi proclamerete lo stesso il vostro messaggio nel lasciare questa comunità non credente, dicendo mentre partite a coloro che respingono il vostro insegnamento: ‘Nonostante respingiate la verità, resta il fatto che il regno di Dio è venuto presso di voi.’ Chiunque ascolta voi ascolta me, e chiunque ascolta me ascolta Colui che mi ha mandato. Chiunque respinge il vostro messaggio evangelico respinge me. E chiunque respinge me respinge Colui che mi ha mandato.”

163:1.5 (1801.2) Dopo che Gesù ebbe parlato così ai settanta, mentre essi erano inginocchiati in cerchio attorno a lui, impose le sue mani sulla testa di ciascuno di loro, cominciando da Abner.

163:1.6 (1801.3) L’indomani mattina presto Abner inviò i settanta messaggeri in tutte le città della Galilea, della Samaria e della Giudea. E queste trentacinque coppie andarono a predicare e ad insegnare per circa sei settimane, ritornando tutti al nuovo campo vicino a Pella, nella Perea, venerdì 30 dicembre.

2. Il giovane uomo ricco ed altri

163:2.1 (1801.4) Più di cinquanta discepoli che desideravano l’ordinazione e l’ammissione come membri dei settanta furono scartati dal comitato incaricato da Gesù di selezionare questi candidati. Questo comitato era composto da Andrea, da Abner e dal capo in funzione del corpo evangelico. In tutti i casi in cui questo comitato di tre persone non era unanime nel giudizio, il candidato veniva portato da Gesù, e mentre il Maestro non scartò una sola persona che desiderava profondamente l’ordinazione come messaggero del vangelo, ve ne furono più di una dozzina che, dopo aver parlato con Gesù, non desiderarono più divenire messaggeri del vangelo.

163:2.2 (1801.5) Un discepolo sincero venne da Gesù dicendo: “Maestro, vorrei essere uno dei tuoi nuovi apostoli, ma mio padre è molto vecchio e prossimo a morire; mi permetteresti di ritornare a casa per seppellirlo?” Gesù disse a quest’uomo: “Figlio mio, le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo hanno dei nidi, ma il Figlio dell’Uomo non ha alcun luogo dove posare il suo capo. Tu sei un discepolo fedele, e puoi rimanere tale pur tornando a casa tua a curare i tuoi cari, ma non è così per i messaggeri del mio vangelo. Essi hanno abbandonato tutto per seguirmi e proclamare il regno. Se vuoi essere ordinato insegnante, devi lasciare agli altri seppellire i morti mentre tu vai a divulgare la buona novella.” E quest’uomo se ne andò con grande disappunto.

163:2.3 (1801.6) Un altro discepolo venne dal Maestro e disse: “Vorrei divenire un messaggero ordinato, ma vorrei passare un po’ di tempo a casa mia per confortare la mia famiglia.” E Gesù rispose: “Se vuoi essere ordinato devi accettare di abbandonare tutto. I messaggeri del vangelo non possono dividere i loro affetti. Nessun uomo che ha messo mano all’aratro, e torna indietro, è degno di divenire un messaggero del regno.”

163:2.4 (1801.7) Andrea condusse poi da Gesù un giovane uomo ricco che era un devoto credente e che desiderava ricevere l’ordinazione. Questo giovane uomo, Matadormus, era un membro del Sinedrio di Gerusalemme; egli aveva ascoltato Gesù insegnare ed era stato successivamente istruito nel vangelo del regno da Pietro e dagli altri apostoli. Gesù parlò con Matadormus sulle esigenze dell’ordinazione e gli chiese di rimandare la sua decisione fino a che non avesse riflettuto più a fondo sulla questione. L’indomani mattina presto, mentre Gesù stava uscendo per una passeggiata, questo giovane si avvicinò a lui e disse: “Maestro, vorrei conoscere da te le assicurazioni della vita eterna. Poiché ho osservato tutti i comandamenti fin dalla mia giovinezza, vorrei sapere che cosa devo fare ancora per ottenere la vita eterna?” In risposta a questa domanda Gesù disse: “Se tu osservi tutti i comandamenti — non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non portare falsa testimonianza, non frodare, onora i tuoi genitori — tu agisci bene, ma la salvezza è la ricompensa della fede, non soltanto delle opere. Tu credi in questo vangelo del regno?” E Matadormus rispose: “Sì, Maestro, credo a tutto ciò che tu ed i tuoi apostoli mi avete insegnato.” E Gesù disse: “Allora sei davvero mio discepolo e un figlio del regno.”

163:2.5 (1802.1) Allora il giovane uomo disse: “Ma, Maestro, non mi basta essere tuo discepolo; vorrei essere uno dei tuoi nuovi messaggeri.” Quando Gesù udì ciò, lo guardò con grande amore e disse: “Ti accoglierò come uno dei miei messaggeri se accetterai di pagarne il prezzo, se provvederai alla sola cosa che ti manca.” Matadormus rispose: “Maestro, farò qualunque cosa per avere il permesso di seguirti.” Gesù, baciando sulla fronte il giovane in ginocchio, disse: “Se vuoi essere mio messaggero, va a vendere tutto ciò che possiedi, e quando ne avrai distribuito il ricavato ai poveri o ai tuoi fratelli, ritorna e seguimi, ed avrai un tesoro nel regno dei cieli.”

163:2.6 (1802.2) Quando Matadormus udì ciò il suo entusiasmo crollò. Egli si alzò e se ne andò triste, perché possedeva grandi beni. Questo giovane Fariseo ricco era stato allevato nella credenza che la ricchezza fosse il segno del favore di Dio. Gesù sapeva che egli non era libero dall’amore per se stesso e per le sue ricchezze. Il Maestro voleva liberarlo dall’amore per la ricchezza, non necessariamente dalla ricchezza. Mentre i discepoli di Gesù non avevano rinunciato a tutti i loro beni terreni, gli apostoli e i settanta lo fecero. Matadormus desiderava essere uno dei settanta nuovi messaggeri, e per questo Gesù gli chiese di rinunciare a tutti i suoi beni materiali.

163:2.7 (1802.3) Quasi ogni essere umano ha una cosa alla quale si attacca come ad un male prediletto, e che l’entrata nel regno dei cieli richiede come parte del prezzo di ammissione. Se Matadormus si fosse separato dai suoi beni, essi sarebbero stati probabilmente rimessi nelle sue mani perché li amministrasse come tesoriere dei settanta. Successivamente, dopo l’istituzione della Chiesa di Gerusalemme, egli obbedì all’ingiunzione del Maestro, sebbene allora fosse troppo tardi per godere dell’ammissione tra i settanta, e divenne il tesoriere della Chiesa di Gerusalemme, di cui Giacomo, il fratello del Signore nella carne, era il capo.

163:2.8 (1802.4) Così è sempre stato e sempre sarà: gli uomini devono pervenire alle loro decisioni. C’è una certa estensione di libertà di scelta che i mortali possono esercitare. Le forze del mondo spirituale non obbligano l’uomo; esse gli permettono di seguire la via da lui stesso scelta.

163:2.9 (1802.5) Gesù prevedeva che Matadormus, con le sue ricchezze, non avrebbe potuto divenire un associato ordinato di uomini che avevano rinunciato a tutto per il vangelo; allo stesso tempo egli vedeva che, senza le sue ricchezze, egli sarebbe divenuto il dirigente supremo di tutti loro. Ma, come i fratelli carnali di Gesù, egli non divenne mai grande nel regno perché si era privato di quell’associazione intima e personale con il Maestro di cui avrebbe potuto fare l’esperienza se avesse voluto fare in questo momento la cosa stessa che Gesù chiedeva, e che, parecchi anni più tardi, effettivamente fece.

163:2.10 (1803.1) Le ricchezze non hanno nulla a che fare direttamente con l’entrata nel regno dei cieli, ma l’amore per la ricchezza sì. Le fedeltà spirituali del regno sono incompatibili con il servilismo verso il mammona materialistico. L’uomo non può spartire la sua fedeltà suprema ad un ideale spirituale con una devozione materiale.

163:2.11 (1803.2) Gesù non insegnò mai che era una cattiva cosa essere ricchi. Egli chiese solo ai dodici e ai settanta di dedicare tutti i loro beni terreni alla causa comune. Anche allora fece in modo che le loro proprietà fossero liquidate con profitto, come nel caso dell’apostolo Matteo. Gesù consigliò molte volte ai suoi discepoli benestanti come aveva istruito l’uomo ricco di Roma. Il Maestro considerava il saggio investimento delle eccedenze del reddito come una forma legittima di assicurazione contro l’inevitabile avversità futura. Quando la tesoreria apostolica era ben fornita, Giuda depositava dei fondi per impiegarli successivamente quando essi avessero subito una notevole diminuzione di entrate. Giuda faceva questo dopo essersi consultato con Andrea. Gesù non si occupò mai personalmente delle finanze apostoliche, salvo che per l’elargizione di elemosine. Ma c’era un abuso economico che egli condannò molte volte, ed era lo sfruttamento ingiusto dei deboli, degli ignoranti e dei meno fortunati da parte dei loro simili forti, scaltri e più intelligenti. Gesù dichiarò che tale trattamento disumano degli uomini, delle donne e dei bambini era incompatibile con gli ideali di fratellanza del regno dei cieli.

3. La discussione sulla ricchezza

163:3.1 (1803.3) Appena Gesù ebbe terminato di parlare con Matadormus, Pietro ed alcuni apostoli si erano radunati attorno a lui, e mentre il giovane uomo ricco se ne stava andando, Gesù si rivolse agli apostoli e disse: “Vedete com’è difficile per coloro che hanno delle ricchezze entrare pienamente nel regno di Dio! L’adorazione spirituale non può essere spartita con le devozioni materiali; nessuno può servire due padroni. Voi avete un detto che dice ‘è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che il pagano erediti la vita eterna’. Io dichiaro che è così facile per questo cammello passare per la cruna di un ago quanto per questi ricchi compiaciuti di se stessi entrare nel regno dei cieli.”

163:3.2 (1803.4) Quando Pietro e gli apostoli udirono queste parole, rimasero estremamente stupiti, al punto che Pietro disse: “Allora, Signore, chi può essere salvato? Tutti coloro che sono ricchi saranno tenuti fuori del regno?” E Gesù rispose: “No, Pietro, ma tutti coloro che ripongono la loro fiducia nelle ricchezze hanno poche probabilità di entrare nella vita spirituale che conduce al progresso eterno. Ma, anche in questo caso, ciò che è impossibile per l’uomo non è fuori della portata del Padre che è nei cieli; dovremmo piuttosto riconoscere che a Dio ogni cosa è possibile.”

163:3.3 (1803.5) Mentre essi se ne andavano, Gesù era rattristato che Matadormus non fosse rimasto con loro, perché lo amava molto. E dopo essersi diretti verso il lago, essi si sedettero vicino all’acqua, e Pietro, parlando a nome dei dodici (che erano tutti presenti in quel momento), disse: “Noi siamo turbati dalle tue parole rivolte al giovane uomo ricco. Dovremo chiedere a coloro che volessero seguirti di rinunciare a tutti i loro beni terreni?” E Gesù disse: “No, Pietro, soltanto a coloro che volessero divenire apostoli e che desiderassero vivere con me come fate voi e come una sola famiglia. Ma il Padre esige che l’affetto dei suoi figli sia puro e indiviso. Qualsiasi cosa o persona che si frappone tra voi e l’amore delle verità del regno deve essere abbandonata. Se la propria ricchezza non invade il dominio dell’anima non è di alcuna conseguenza alla vita spirituale di coloro che volessero entrare nel regno.”

163:3.4 (1804.1) Allora Pietro disse: “Ma, Maestro, noi abbiamo lasciato ogni cosa per seguirti, che cosa avremo allora?” E Gesù disse a tutti i dodici: “In verità, in verità vi dico, non c’è nessuno che abbia lasciato ricchezza, famiglia, moglie, fratelli, genitori o figli per amore mio e per il bene del regno dei cieli, che non riceverà molte volte di più in questo mondo, forse con qualche persecuzione, e nel mondo futuro la vita eterna. Ma molti di coloro che sono primi saranno ultimi, mentre l’ultimo sarà spesso primo. Il Padre tratta le sue creature secondo i loro bisogni e in obbedienza alle sue giuste leggi di misericordiosa e di amorevole considerazione per il benessere di un universo.

163:3.5 (1804.2) “Il regno dei cieli è simile ad un proprietario che impiegava molta manodopera e che uscì di mattina presto per assumere degli operai che lavorassero nel suo vigneto. Dopo aver convenuto con gli operai di pagarli un denaro al giorno, li mandò nel vigneto. Poi uscì alle nove, e vedendo altri inoperosi nella piazza del mercato, disse loro: ‘Andate anche voi a lavorare nel mio vigneto e vi pagherò il giusto.’ Ed essi andarono subito a lavorare. Egli uscì di nuovo a mezzogiorno e alle tre e fece la stessa cosa. E ritornando nella piazza del mercato alle cinque del pomeriggio, vi trovò ancora altri oziosi e chiese loro: ‘Perché restate qui tutto il giorno a far niente?’ E gli uomini risposero: ‘Perché nessuno ci ha ingaggiati.’ Allora il proprietario disse: ‘Andate anche voi a lavorare nel mio vigneto e vi pagherò il giusto.’

163:3.6 (1804.3) “Quando venne la sera, questo proprietario del vigneto disse al suo intendente: ‘Chiama gli operai e paga il loro salario, cominciando dall’ultimo assunto e finendo col primo.’ Quando vennero quelli che erano stati ingaggiati alle cinque del pomeriggio, ricevettero un denaro ciascuno, e così fu con ognuno degli altri operai. Quando gli uomini che furono assunti all’inizio della giornata videro come furono pagati quelli venuti più tardi, si aspettavano di ricevere di più del salario pattuito. Ma ognuno ricevette soltanto un denaro come gli altri. E dopo che ciascuno ebbe ricevuto la sua paga, essi si lamentarono col proprietario dicendo: ‘Questi uomini che furono assunti per ultimi hanno lavorato solamente un’ora, e tuttavia tu li hai pagati come noi che abbiamo penato tutto il giorno sotto il sole ardente.’

163:3.7 (1804.4) “Allora il proprietario rispose: ‘Amici miei, io non vi faccio torto. Ciascuno di voi non ha accettato di lavorare per un denaro al giorno? Prendete ora ciò che vi spetta e andate per la vostra strada, perché io desidero dare a coloro che sono venuti per ultimi quanto ho dato a voi. Non ho il diritto di fare quello che voglio con ciò che è mio? Oppure rimproverate la mia generosità perché desidero essere buono e mostrare misericordia?’”

4. L’addio ai settanta

163:4.1 (1804.5) Fu un momento commovente al campo di Magadan il giorno in cui i settanta partirono per la loro prima missione. Quel mattino presto, nel suo ultimo incontro con i settanta, Gesù pose in risalto i seguenti punti:

163:4.2 (1804.6) 1. Il vangelo del regno deve essere proclamato a tutto il mondo, ai Gentili come agli Ebrei.

163:4.3 (1804.7) 2. Nel curare gli ammalati, astenetevi dall’insegnare di aspettarsi miracoli.

163:4.4 (1805.1) 3. Proclamate una fraternità spirituale dei figli di Dio, non un regno esteriore di potere terreno e di gloria materiale.

163:4.5 (1805.2) 4. Evitate di perdere tempo con eccessivi incontri sociali ed altre banalità che possono distrarvi dalla consacrazione totale alla predicazione del vangelo.

163:4.6 (1805.3) 5. Se la prima casa che avete scelto come base per le vostre attività si rivela una casa degna, dimoratevi per tutto il vostro soggiorno in quella città.

163:4.7 (1805.4) 6. Spiegate a tutti i credenti fedeli che è giunto il momento di un’aperta rottura con i capi religiosi degli Ebrei di Gerusalemme.

163:4.8 (1805.5) 7. Insegnate che il dovere totale dell’uomo è riassunto in quest’unico comandamento: ama il Signore Dio tuo con tutta la tua mente e con tutta la tua anima, ed il prossimo tuo come te stesso. (Essi dovevano insegnare questo come dovere totale dell’uomo al posto delle 613 regole di vita esposte dai Farisei.)

163:4.9 (1805.6) Dopo che Gesù ebbe parlato così ai settanta in presenza di tutti gli apostoli e i discepoli, Simon Pietro li prese da parte e predicò loro il sermone di ordinazione, che era un’elaborazione delle raccomandazioni fatte dal Maestro nel momento in cui impose le mani su di loro e li selezionò come messaggeri del regno. Pietro esortò i settanta a coltivare nella loro esperienza le seguenti virtù:

163:4.10 (1805.7) 1. Devozione consacrata. Pregare sempre perché un maggior numero di operai sia inviato nella messe del vangelo. Egli spiegò che se uno prega così sarà più probabile che dica: “Eccomi; mandami.” Egli raccomandò loro di non dimenticare la loro adorazione quotidiana.

163:4.11 (1805.8) 2. Vero coraggio. Egli li avvertì che avrebbero incontrato ostilità e che sarebbero stati certamente perseguitati. Pietro disse che la loro missione non era un’impresa per codardi e consigliò a coloro che avevano paura di rinunciare prima di partire. Ma nessuno si tirò indietro.

163:4.12 (1805.9) 3. Fede e fiducia. Essi dovevano partire per questa breve missione completamente privi di tutto; dovevano avere fiducia nel Padre per il cibo, l’alloggio e tutte le altre cose necessarie.

163:4.13 (1805.10) 4. Zelo ed iniziativa. Essi dovevano essere pieni di zelo e d’intelligente entusiasmo; dovevano occuparsi esclusivamente degli affari del loro Maestro. Il saluto orientale era una cerimonia lunga ed elaborata; perciò erano state date loro istruzioni di “non salutare nessuno per strada”, che era un modo comune per esortare qualcuno a badare ai propri affari senza perdere tempo. Ciò non aveva niente a che fare con i saluti amichevoli.

163:4.14 (1805.11) 5. Gentilezza e cortesia. Il Maestro aveva ordinato loro di evitare inutili perdite di tempo in cerimonie sociali, ma aveva raccomandato cortesia verso tutti coloro con cui fossero venuti in contatto. Essi dovevano mostrarsi estremamente gentili con coloro che li avessero ospitati nelle loro case. Essi furono severamente avvertiti contro il lasciare una famiglia modesta per essere ospitati presso una più soddisfacente o più influente.

163:4.15 (1805.12) 6. Assistenza agli ammalati. I settanta furono incaricati da Pietro di cercare gli ammalati di mente e di corpo e di fare quanto era in loro potere per alleviare o guarire le loro malattie.

163:4.16 (1805.13) E dopo aver ricevuto questi ordini ed istruzioni, essi partirono a due a due per la loro missione in Galilea, nella Samaria e in Giudea.

163:4.17 (1806.1) Benché gli Ebrei avessero un riguardo particolare per il numero settanta, poiché consideravano talvolta che le nazioni del mondo pagano fossero settanta, e benché questi settanta messaggeri stessero portando il vangelo a tutti i popoli, per quello che possiamo discernere noi, fu soltanto una semplice coincidenza che questo gruppo fosse esattamente di settanta membri. Gesù ne avrebbe certamente accettato non meno di un’altra mezza dozzina, ma essi non vollero pagarne il prezzo abbandonando i loro beni e le loro famiglie.

5. Il trasferimento del campo a Pella

163:5.1 (1806.2) Gesù e dodici si prepararono ora a stabilire il loro ultimo quartier generale in Perea, vicino a Pella, dove il Maestro era stato battezzato nel Giordano. Gli ultimi dieci giorni di novembre furono trascorsi in consiglio a Magadan, e martedì 6 dicembre l’intera compagnia di quasi trecento persone partì all’alba con tutti i loro effetti per alloggiare la notte successiva presso Pella in riva al fiume. Questo era lo stesso luogo, vicino alla sorgente, che Giovanni il Battista aveva occupato con il suo campo parecchi anni prima.

163:5.2 (1806.3) Dopo aver smontato il campo di Magadan, Davide Zebedeo ritornò a Betsaida e cominciò immediatamente a ridurre il servizio dei messaggeri. Il regno stava per entrare in una nuova fase. Quotidianamente arrivavano pellegrini da ogni parte della Palestina ed anche dalle regioni lontane dell’Impero Romano. Occasionalmente giungevano credenti dalla Mesopotamia e dai paesi ad est del Tigri. Di conseguenza, domenica 18 dicembre, Davide, con l’aiuto del suo corpo di messaggeri, caricò sulle bestie da soma il materiale del campo, allora immagazzinato nella casa di suo padre, con cui aveva precedentemente organizzato il campo di Betsaida vicino al lago. Salutando Betsaida per il momento, egli procedette lungo la riva del lago e del Giordano fino ad un punto a circa ottocento metri a nord del campo apostolico; ed in meno di una settimana fu pronto ad offrire ospitalità a quasi millecinquecento pellegrini in visita. Il campo apostolico poteva accogliere circa cinquecento persone. Era la stagione delle piogge in Palestina, e questi alloggi erano necessari per ospitare il numero sempre crescente d’individui interessati, per la maggior parte sinceri, che venivano in Perea per vedere Gesù e per ascoltare il suo insegnamento.

163:5.3 (1806.4) Davide fece tutto ciò di sua iniziativa, benché si fosse consigliato con Filippo e Matteo a Magadan. Egli impiegò la maggior parte del suo precedente corpo di messaggeri come aiutanti per dirigere questo campo; egli utilizzava ora meno di venti uomini per il servizio regolare di messaggeri. Verso la fine di dicembre e prima del ritorno dei settanta, quasi ottocento visitatori erano riuniti attorno al Maestro ed alloggiavano al campo di Davide.

6. Il ritorno dei settanta

163:6.1 (1806.5) Venerdì 30 dicembre, mentre Gesù era sulle colline vicine con Pietro, Giacomo e Giovanni, i settanta messaggeri stavano arrivando a coppie, accompagnati da numerosi credenti, al quartier generale di Pella. Alle cinque del pomeriggio, quando Gesù ritornò al campo, tutti i settanta erano riuniti nel luogo d’insegnamento. Il pasto della sera fu ritardato di oltre un’ora mentre questi entusiasti del vangelo del regno raccontavano le loro esperienze. I messaggeri di Davide avevano portato molte di queste notizie agli apostoli durante le settimane precedenti, ma fu veramente ispirante ascoltare questi insegnanti del vangelo ordinati da poco raccontare personalmente come il loro messaggio era stato accolto dagli Ebrei e dai Gentili affamati di verità. Finalmente Gesù poteva vedere degli uomini che andavano a diffondere la buona novella senza la sua presenza personale. Il Maestro ora sapeva che poteva lasciare questo mondo senza ostacolare seriamente il progresso del regno.

163:6.2 (1807.1) Quando i settanta raccontarono come “anche i demoni erano sottomessi” a loro, facevano allusione alle guarigioni meravigliose che avevano operato nei casi delle vittime di disordini nervosi. Tuttavia c’erano stati alcuni casi di reale possessione da parte di spiriti trattati da questi ministri, e riferendosi a questi casi Gesù disse: “Non c’è da stupirsi che questi disobbedienti spiriti minori si siano assoggettati a voi, poiché ho visto Satana cadere dal cielo come un lampo. Ma non gioite tanto per questo, perché io vi dichiaro che, appena ritornerò da mio Padre, noi manderemo i nostri spiriti nelle menti stesse degli uomini, in modo che questi pochi spiriti sviati non possano più entrare nella mente dei mortali sfortunati. Mi rallegro con voi perché avete potere con gli uomini, ma non inorgoglitevi per questa esperienza, gioite piuttosto per il fatto che i vostri nomi sono scritti nei registri del cielo e che state avanzando così in una carriera senza fine di conquista spirituale.”

163:6.3 (1807.2) Fu in questo momento, poco prima di partecipare al pasto della sera, che Gesù provò uno di quei rari momenti di estasi emotiva di cui i suoi discepoli erano stati occasionalmente testimoni. Egli disse: “Ti ringrazio, Padre mio, Signore del cielo e della terra, che, mentre questo meraviglioso vangelo è stato nascosto al saggio e all’ipocrita, lo spirito abbia rivelato tali glorie spirituali a questi figli del regno. Sì, Padre mio, io devo essere stato gradito ai tuoi occhi perché tu abbia fatto questo, e sono contento di sapere che la buona novella si diffonderà in tutto il mondo anche dopo che io sarò tornato da te e dopo il lavoro che tu mi hai dato da compiere. Io sono molto commosso nel realizzare che stai per rimettere ogni autorità nelle mie mani, che solo tu sai realmente chi sono io, e che solo io conosco realmente te e coloro ai quali ti ho rivelato. E quando avrò terminato questa rivelazione ai miei fratelli nella carne, continuerò la rivelazione alle tue creature in cielo.”

163:6.4 (1807.3) Dopo che Gesù ebbe parlato così al Padre, si volse per dire ai suoi apostoli e ministri: “Siano benedetti gli occhi che vedono e le orecchie che ascoltano queste cose. Lasciate che vi dica che molti profeti e molti grandi uomini delle ere passate hanno desiderato vedere ciò che voi vedete ora, ma non fu loro concesso. E molte generazioni future di figli della luce, quando sentiranno parlare di queste cose, invidieranno voi che le avete udite e viste.”

163:6.5 (1807.4) Poi, rivolgendosi a tutti i discepoli, disse: “Avete sentito come molte città e villaggi hanno ricevuto la buona novella del regno e come i miei ministri ed insegnanti sono stati accolti sia dagli Ebrei che dai Gentili. Siano benedette in verità queste comunità che hanno scelto di credere al vangelo del regno. Ma guai agli abitanti che hanno respinto la luce, di Corazin, di Betsaida-Giulia e di Cafarnao, le città che non hanno accolto bene questi messaggeri. Io dichiaro che, se le potenti opere compiute in questi luoghi fossero state fatte a Tiro e a Sidone, gli abitanti di queste città cosiddette pagane si sarebbero da lungo tempo pentiti, vestiti di sacco e cosparsi di cenere. In verità, vi sarà più tolleranza per Tiro e Sidone nel giorno del giudizio.”

163:6.6 (1807.5) Poiché l’indomani era sabato, Gesù riunì in disparte i settanta e disse loro: “In verità ho gioito con voi quando siete tornati portando la buona notizia che il vangelo del regno è stato accolto da così tanta gente sparsa in Galilea, in Samaria e in Giudea. Ma perché eravate così sorprendentemente esultanti? Non vi aspettavate che il vostro messaggio manifestasse potenza nella sua diffusione? Eravate partiti con così poca fede in questo vangelo da ritornare sorpresi per la sua efficacia? Ed ora, pur senza voler raffreddare il vostro spirito esultante, vorrei fermamente mettervi in guardia contro l’insidia dell’orgoglio, dell’orgoglio spirituale. Se poteste comprendere la caduta di Lucifero, di quell’iniquo, rinuncereste solennemente a tutte le forme d’orgoglio spirituale.

163:6.7 (1808.1) Voi avete intrapreso questa grande opera d’insegnare all’uomo mortale che è un figlio di Dio. Io vi ho mostrato la via; andate a compiere il vostro dovere e non stancatevi di agire bene. A voi e a tutti coloro che seguiranno le vostre orme lungo le ere, lasciate che dica: io sarò sempre vicino a voi, e il mio invito-appello è e sarà sempre: venite a me voi tutti che penate e che siete pesantemente carichi, e io vi darò riposo. Prendete il mio giogo su di voi ed ascoltatemi, perché io sono sincero e leale, e voi troverete riposo spirituale per le vostre anime.”

163:6.8 (1808.2) Ed essi trovarono vere le parole del Maestro quando misero alla prova le sue promesse. E da quel giorno innumerevoli credenti hanno anch’essi messo alla prova e verificato la certezza di queste stesse promesse.

7. I preparativi per l’ultima missione

163:7.1 (1808.3) Per alcuni giorni vi fu molto da fare al campo di Pella; dovevano essere completati i preparativi per la missione in Perea. Gesù e i suoi associati stavano per iniziare la loro ultima missione, il giro di tre mesi in tutta la Perea, che terminò soltanto con l’entrata del Maestro a Gerusalemme per la sua ultima opera sulla terra. Per tutto questo periodo il quartier generale di Gesù e dei dodici apostoli fu mantenuto qui al campo di Pella.

163:7.2 (1808.4) Gesù non aveva più bisogno di andare lontano per insegnare alla gente. Essi venivano ora da lui in numero crescente ogni settimana e da tutte le parti, non solo dalla Palestina ma da tutto il mondo romano e dal Vicino Oriente. Sebbene il Maestro partecipasse con i settanta al giro della Perea, trascorse la maggior parte del tempo al campo di Pella, insegnando alla folla ed istruendo i dodici. Per tutto questo periodo di tre mesi almeno dieci degli apostoli rimasero con Gesù.

163:7.3 (1808.5) Anche il corpo delle donne si preparò a partire a due a due con i settanta per lavorare nelle principali città della Perea. Questo gruppo originario di dodici donne aveva recentemente preparato un corpo più numeroso di cinquanta donne nel lavoro di visitare le famiglie e nell’arte di curare gli ammalati e gli afflitti. Perpetua, la moglie di Simon Pietro, divenne membro di questa nuova divisione del corpo femminile e le venne affidata, sotto gli ordini di Abner, la direzione di questa attività ampliata delle donne. Dopo la Pentecoste essa rimase col suo illustre marito e lo accompagnò in tutti i suoi giri di missione; e nel giorno in cui Pietro fu crocifisso a Roma essa fu data in pasto alle bestie feroci nell’arena. Questo nuovo corpo di donne ebbe come membri anche le mogli di Filippo e di Matteo e la madre di Giacomo e Giovanni.

163:7.4 (1808.6) L’opera del regno si preparava ora ad entrare nella sua fase terminale sotto la direzione personale di Gesù. E questa era una fase di profonda spiritualità, in contrasto con le moltitudini inclini ai miracoli e alla ricerca di prodigi che seguivano il Maestro nei precedenti periodi di popolarità in Galilea. Tuttavia c’era ancora un certo numero di suoi discepoli di mentalità materiale e che non riuscivano a cogliere la verità che il regno dei cieli è la fratellanza spirituale degli uomini fondata sul fatto eterno della paternità universale di Dio.

Fascicolo 164 - Alla festa della Dedicazione

Il Libro di Urantia

Fascicolo 164

Alla festa della Dedicazione

164:0.1 (1809.1) MENTRE si stava installando il campo di Pella, Gesù, conducendo con sé Natanaele e Tommaso, andò segretamente a Gerusalemme per assistere alla festa della Dedicazione. I due apostoli si resero conto che il loro Maestro stava andando a Gerusalemme solo dopo aver attraversato il Giordano al guado di Betania. Quando percepirono che egli intendeva realmente essere presente alla festa della Dedicazione, essi protestarono con lui molto energicamente, e facendo ricorso ad ogni sorta di argomenti cercarono di dissuaderlo. Ma i loro sforzi non servirono a nulla; Gesù era determinato a recarsi a Gerusalemme. A tutte le loro suppliche e a tutti i loro avvertimenti che ponevano in evidenza la follia ed il pericolo di mettersi nelle mani del Sinedrio, egli rispose soltanto: “Vorrei dare a questi educatori d’Israele un’altra opportunità di vedere la luce prima che giunga la mia ora.”

164:0.2 (1809.2) Mentre proseguivano verso Gerusalemme, i due apostoli continuarono a manifestare i loro sentimenti di paura e ad esprimere i loro dubbi sulla saggezza di una simile impresa apparentemente presuntuosa. Essi raggiunsero Gerico verso le quattro e mezzo e si prepararono ad alloggiarvi per la notte.

1. La storia del buon samaritano

164:1.1 (1809.3) Quella sera un considerevole numero di persone si riunì attorno a Gesù e ai due apostoli per porre delle domande, a molte delle quali risposero gli apostoli, mentre altre furono discusse dal Maestro. Nel corso della sera un certo legista, cercando di raggirare Gesù con una discussione compromettente, disse: “Maestro, vorrei chiederti che cosa dovrei fare esattamente per ereditare la vita eterna?” Gesù rispose: “Che cosa sta scritto nella legge e nei profeti; come leggi tu le Scritture?” Il legista, conoscendo sia gli insegnamenti di Gesù che quelli dei Farisei, rispose: “Di amare il Signore Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente e con tutta la forza, ed il prossimo tuo come te stesso.” Allora Gesù disse: “Hai risposto esattamente; questo, se lo fai veramente, ti porterà alla vita eterna.”

164:1.2 (1809.4) Ma il legista non era del tutto sincero nel porre questa domanda, e desiderando giustificarsi mentre sperava anche di porre in imbarazzo Gesù, si avventurò a porre un’altra domanda. Avvicinandosi un po’ di più al Maestro disse: “Ma, Maestro, vorrei che tu mi dicessi chi è esattamente il mio prossimo?” Il legista pose questa domanda sperando d’intrappolare Gesù inducendolo a fare qualche affermazione che contravvenisse alla legge ebraica che definiva il proprio prossimo “i figli del proprio popolo”. Gli Ebrei consideravano tutti gli altri come “cani Gentili”. Questo legista conosceva alquanto gli insegnamenti di Gesù e perciò sapeva bene che il Maestro pensava diversamente; egli sperava così d’indurlo a dire qualcosa che potesse essere interpretato come un attacco alla legge sacra.

164:1.3 (1810.1) Ma Gesù comprese lo scopo del legista, e invece di cadere nella rete raccontò ai suoi ascoltatori una storia, una storia che poteva essere pienamente apprezzata da tutti gli abitanti di Gerico. Gesù disse: “Un tale stava scendendo da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani di briganti crudeli che lo derubarono, lo spogliarono, lo riempirono di botte e andarono via lasciandolo mezzo morto. Subito dopo, per caso, un sacerdote stava scendendo quella strada, e quando giunse presso l’uomo ferito, vedendo il suo stato pietoso, passò oltre dall’altro lato della strada. Ed allo stesso modo anche un Levita, quando giunse e vide l’uomo, passò oltre dall’altro lato. Ora, in questo momento, un Samaritano in viaggio verso Gerico incrociò quest’uomo ferito, e quando vide che era stato derubato e malmenato, fu mosso a compassione, e avvicinandosi a lui medicò le sue ferite versandovi dell’olio e del vino, e caricato l’uomo sul suo animale da soma lo portò alla vicina locanda e si prese cura di lui. E l’indomani egli tirò fuori del denaro e, dandolo al locandiere, disse: ‘Abbi cura del mio amico e se la spesa è maggiore, quando ritornerò, ti rimborserò.’ Ora permetti che ti chieda: quale di questi tre risultò essere il prossimo di colui che cadde in mano ai ladri?” Quando il legista percepì che era caduto nella sua stessa trappola, rispose: “Quello che gli mostrò misericordia.” E Gesù disse: “Va e fa la stessa cosa.”

164:1.4 (1810.2) Il legista rispose: “Colui che ha mostrato misericordia” per evitare di pronunciare quell’odiosa parola, Samaritano. Il legista fu costretto a dare la risposta giusta alla domanda: “Chi è il mio prossimo?” che Gesù desiderava fosse data, e che, se Gesù avesse data lui stesso, l’avrebbe direttamente coinvolto nell’accusa d’eresia. Gesù non solo confuse il legista disonesto, ma raccontò ai suoi ascoltatori una storia che era allo stesso tempo una stupenda ammonizione a tutti i suoi discepoli ed un eccezionale rimprovero a tutti gli Ebrei circa il loro atteggiamento verso i Samaritani. E questa storia ha continuato a promuovere fraternamente l’amore fra tutti coloro che hanno successivamente creduto al vangelo di Gesù.

2. A Gerusalemme

164:2.1 (1810.3) Gesù aveva assistito alla festa dei Tabernacoli per poter proclamare il vangelo ai pellegrini provenienti da tutte le parti dell’impero; ora andava alla festa della Dedicazione per un solo proposito: dare al Sinedrio e ai dirigenti ebrei un’altra opportunità di vedere la luce. Il principale avvenimento di questi pochi giorni a Gerusalemme avvenne venerdì sera a casa di Nicodemo. Qui si erano riuniti circa venticinque dirigenti ebrei che credevano all’insegnamento di Gesù. In questo gruppo c’erano quattordici uomini che erano allora, o erano recentemente stati, membri del Sinedrio. A questo incontro erano presenti Eber, Matadormus e Giuseppe d’Arimatea.

164:2.2 (1810.4) In questa occasione gli ascoltatori di Gesù erano tutti uomini eruditi, e sia essi che i suoi due apostoli rimasero stupiti dalla vastità e dalla profondità delle osservazioni che il Maestro fece a questo eminente gruppo. Dai tempi in cui aveva insegnato ad Alessandria, a Roma e nelle isole del Mediterraneo, egli non aveva più manifestato tale erudizione e mostrato una tale comprensione degli affari umani, sia secolari che religiosi.

164:2.3 (1810.5) Quando questo breve incontro ebbe termine, andarono tutti via disorientati dalla personalità del Maestro, affascinati dalle sue maniere gentili e piene d’amore per l’uomo. Essi avevano cercato di consigliare Gesù riguardo al suo desiderio di conquistare alla sua causa gli altri membri del Sinedrio. Il Maestro ascoltò attentamente, ma in silenzio, tutte le loro proposte. Egli sapeva bene che nessuno dei loro piani avrebbe funzionato. Presumeva che la maggior parte dei dirigenti ebrei non avrebbe mai accettato il vangelo del regno; tuttavia diede a tutti loro quest’altra opportunità di scegliere. Ma quando se ne andò quella sera con Natanaele e Tommaso ad alloggiare sul Monte degli Olivi, egli non aveva ancora deciso il metodo che avrebbe adottato per portare ancora una volta la sua opera all’attenzione del Sinedrio.

164:2.4 (1811.1) Quella notte Natanaele e Tommaso dormirono poco; erano troppo colpiti da quello che avevano udito a casa di Nicodemo. Essi meditarono a lungo sull’osservazione finale di Gesù concernente l’offerta dei membri passati e presenti del Sinedrio di presentarsi con lui davanti ai settanta. Il Maestro disse: “No, fratelli miei, non servirebbe a nulla. Moltiplichereste la collera che ricadrebbe sulle vostre teste, senza mitigare minimamente l’odio che portano a me. Andate, ciascuno di voi, ad occuparvi degli affari del Padre secondo le direttive dello spirito, mentre io ancora una volta porterò il regno alla loro attenzione nella maniera che mio Padre m’indicherà.”

3. La guarigione del mendicante cieco

164:3.1 (1811.2) Il mattino successivo i tre andarono a casa di Marta a Betania per la colazione e poi si recarono immediatamente a Gerusalemme. Questo sabato mattina, mentre Gesù e i suoi due apostoli si avvicinavano al tempio, incontrarono un mendicante molto conosciuto, un uomo che era nato cieco, seduto al suo posto abituale. Sebbene questi mendicanti non sollecitassero né ricevessero elemosine nel giorno di sabato, era loro permesso sedersi al loro posto abituale. Gesù si fermò e osservò il mendicante. Mentre fissava quest’uomo che era nato cieco, gli venne in mente l’idea di come portare ancora una volta la sua missione sulla terra all’attenzione del Sinedrio e degli altri dirigenti ed istruttori religiosi ebrei.

164:3.2 (1811.3) Mentre il Maestro stava là davanti al cieco, assorbito in profondi pensieri, Natanaele, riflettendo sulla possibile causa della cecità di quest’uomo, chiese: “Maestro, chi ha peccato, quest’uomo o i suoi genitori, per essere lui nato cieco?”

164:3.3 (1811.4) I rabbini insegnavano che tutti questi casi di cecità dalla nascita erano causati dal peccato. Non solo i bambini erano concepiti e nati nel peccato, ma un figlio poteva nascere cieco come punizione per qualche specifico peccato commesso da suo padre. Essi insegnavano anche che un figlio stesso poteva peccare prima di venire al mondo. Insegnavano pure che tali difetti potevano essere causati da qualche peccato o altra debolezza della madre durante la gravidanza.

164:3.4 (1811.5) In tutte queste regioni c’era una vaga credenza nella reincarnazione. Gli antichi insegnanti ebrei, così come Platone, Filone e molti degli Esseni, tolleravano la teoria che gli uomini possono raccogliere in un’incarnazione ciò che hanno seminato in un’esistenza precedente; così si credeva che in una vita essi espiassero i peccati commessi nelle vite precedenti. Il Maestro trovò difficile far credere agli uomini che la loro anima non aveva avuto esistenze precedenti.

164:3.5 (1811.6) Tuttavia, per quanto sembrasse incoerente, benché tale cecità si ritenesse essere il risultato di un peccato, gli Ebrei stimavano altamente meritorio dare elemosine a questi mendicanti ciechi. Era abitudine di questi ciechi salmodiare continuamente ai passanti: “O sensibili di cuore, acquistate merito aiutando il cieco.”

164:3.6 (1811.7) Gesù intavolò una discussione su questo caso con Natanaele e Tommaso, non solo perché aveva già deciso di utilizzare questo cieco come mezzo per portare quel giorno, ancora una volta, la sua missione all’attenzione dei dirigenti ebrei in modo eclatante, ma anche perché egli incoraggiava sempre i suoi apostoli a ricercare le vere cause di tutti i fenomeni, naturali o spirituali. Egli li aveva avvertiti spesso di evitare la tendenza comune di attribuire delle cause spirituali ad avvenimenti fisici ordinari.

164:3.7 (1812.1) Gesù decise di utilizzare questo mendicante nei suoi piani per il lavoro di quel giorno, ma prima di fare qualcosa per l’uomo cieco, di nome Giosia, procedette a rispondere alla domanda di Natanaele. Disse il Maestro: “Né quest’uomo né i suoi genitori hanno peccato perché le opere di Dio si manifestassero in lui. Questa cecità gli è venuta nel corso naturale degli eventi, ma noi dobbiamo ora compiere le opere di Colui che mi ha mandato mentre è ancora giorno, perché arriverà certamente la notte durante la quale sarà impossibile fare il lavoro che stiamo per compiere. Mentre sono nel mondo, io sono la luce del mondo, ma tra poco non sarò più con voi.”

164:3.8 (1812.2) Quando Gesù ebbe parlato, disse a Natanaele e a Tommaso: “Creiamo la vista a quest’uomo cieco in questo giorno di sabato, affinché gli Scribi e i Farisei possano avere l’occasione giusta che cercano per accusare il Figlio dell’Uomo.” Poi, chinatosi, sputò per terra e mescolò dell’argilla con lo sputo, e parlando di tutto ciò in modo che il cieco potesse sentirlo, si avvicinò a Giosia e mise l’argilla sui suoi occhi ciechi dicendo: “Figlio mio, va a lavare via questa argilla nella piscina di Siloe e recupererai immediatamente la tua vista.” E quando Giosia si fu lavato così nella piscina di Siloe, ritornò dai suoi amici e alla sua famiglia vedendo.

164:3.9 (1812.3) Essendo sempre stato un mendicante, egli non sapeva fare nient’altro; così, quando la prima eccitazione dovuta alla creazione della vista fu passata, egli ritornò al suo posto abituale in cui chiedeva l’elemosina. I suoi amici, i vicini e tutti coloro che l’avevano conosciuto precedentemente, quando notarono che poteva vedere dissero tutti: “Costui non è Giosia il mendicante cieco?” Alcuni dicevano che era lui, mentre altri dicevano: “No, è uno che gli assomiglia, ma quest’uomo può vedere.” Ma quando chiesero all’uomo stesso, egli rispose: “Sono io.”

164:3.10 (1812.4) Quando cominciarono a chiedergli come fosse divenuto capace di vedere, egli rispose loro: “Un uomo chiamato Gesù è passato da qui, e mentre parlava di me con i suoi amici, ha mescolato dell’argilla con uno sputo, ha unto i miei occhi e mi ha ordinato di andare a lavarmi nella piscina di Siloe. Io ho fatto quello che quest’uomo mi ha detto ed ho ricevuto immediatamente la vista. E ciò solo poche ore fa. Io non conosco ancora il significato di molte cose che vedo.” E quando la gente che cominciava a riunirsi attorno a lui chiese dove si poteva trovare lo strano uomo che l’aveva guarito, Giosia poté solo rispondere che non lo sapeva.

164:3.11 (1812.5) Questo è uno dei miracoli più strani del Maestro. Quest’uomo non chiedeva di essere guarito. Egli non sapeva che il Gesù che gli aveva ordinato di lavarsi a Siloe, e che gli aveva promesso che avrebbe visto, fosse il profeta della Galilea che aveva predicato a Gerusalemme durante la festa dei Tabernacoli. Quest’uomo aveva poca fiducia di poter ricevere la vista, ma le persone di quel tempo avevano grande fiducia nell’efficacia dello sputo di un grande o santo uomo; e dalla conversazione di Gesù con Natanaele e Tommaso, Giosia aveva concluso che il suo sedicente benefattore fosse un grand’uomo, un maestro erudito o un santo profeta; conseguentemente egli fece come Gesù gli aveva ordinato.

164:3.12 (1812.6) Gesù utilizzò l’argilla e lo sputo e gli ordinò di lavarsi nella piscina simbolica di Siloe per tre ragioni:

164:3.13 (1812.7) 1. Questo non era un miracolo in risposta alla fede di un individuo. Era un prodigio che Gesù scelse di compiere per un proposito personale, ma che egli predispose in modo tale che quest’uomo potesse trarne un profitto permanente.

164:3.14 (1813.1) 2. Poiché il cieco non aveva chiesto la guarigione, e poiché la sua fede era debole, questi atti materiali furono suggeriti per incoraggiarlo. Egli credeva nella superstizione dell’efficacia dello sputo e sapeva che la piscina di Siloe era un luogo quasi sacro. Ma difficilmente vi sarebbe andato se non fosse stato necessario per lavare l’argilla con cui era stato unto. L’operazione comportava sufficiente cerimoniale da indurlo ad agire.

164:3.15 (1813.2) 3. Ma Gesù aveva una terza ragione per ricorrere a questi metodi materiali in connessione con tale operazione straordinaria: questo era un miracolo prodotto unicamente in obbedienza alla propria scelta, ed in tal modo egli desiderava insegnare ai suoi discepoli di quel tempo e di tutte le epoche successive a non disprezzare o trascurare i metodi materiali per guarire gli ammalati. Egli voleva insegnare loro che dovevano smettere di considerare i miracoli come il solo metodo per curare le malattie umane.

164:3.16 (1813.3) Gesù donò la vista a quest’uomo con un atto miracoloso, questo sabato mattina e a Gerusalemme vicino al tempio, con il proposito primario di compiere quest’atto in aperta sfida al Sinedrio e a tutti gli insegnanti ed i capi religiosi ebrei. Questo fu il suo modo di proclamare un’aperta rottura con i Farisei. Egli era sempre positivo in ogni cosa che faceva. Ed era con il proposito di portare tali materie davanti al Sinedrio che Gesù condusse i suoi due apostoli da quest’uomo nel primo pomeriggio di questo giorno di sabato e provocò deliberatamente quelle discussioni che obbligarono i Farisei a prestare attenzione al miracolo.

4. Giosia davanti al Sinedrio

164:4.1 (1813.4) A metà del pomeriggio la guarigione di Giosia aveva sollevato tali discussioni attorno al tempio che i capi del Sinedrio decisero di convocare il consiglio nel suo luogo abituale di riunione nel tempio. Ed essi fecero questo in violazione ad una regola stabilita che proibiva la riunione del Sinedrio nel giorno di sabato. Gesù sapeva che la violazione del sabato sarebbe stata una delle principali accuse portate contro di lui al momento della prova finale, e desiderava essere portato davanti al Sinedrio sotto l’imputazione di aver guarito un uomo cieco nel giorno di sabato, quando la sessione stessa dell’alta corte ebraica, sedendo per giudicarlo su questo atto di misericordia, avesse deliberato su tali materie nel giorno di sabato e in diretta violazione delle leggi che si era imposta essa stessa.

164:4.2 (1813.5) Ma essi non chiamarono Gesù davanti a loro; avevano paura di farlo. Invece mandarono subito a chiamare Giosia. Dopo un interrogatorio preliminare, il portavoce del Sinedrio (di cui erano presenti una cinquantina di membri) ordinò a Giosia di raccontare ciò che gli era successo. Dopo la sua guarigione di quella mattina Giosia aveva appreso da Tommaso, da Natanaele e da altri che i Farisei erano irritati perché egli era stato guarito di sabato, e che avrebbero probabilmente creato dei fastidi a tutti gli interessati; ma Giosia non percepiva ancora che Gesù era colui che chiamavano il Liberatore. Così, quando i Farisei lo interrogarono, egli disse: “Quest’uomo è venuto, ha messo dell’argilla sui miei occhi, mi ha detto di andare a lavarmi a Siloe, ed ora io vedo.”

164:4.3 (1813.6) Uno dei Farisei anziani, dopo aver fatto un lungo discorso, disse: “Quest’uomo non può venire da Dio perché potete vedere che non osserva il sabato. Egli viola la legge, primo lavorando l’argilla, poi mandando questo mendicante a lavarsi a Siloe nel giorno di sabato. Un tale uomo non può essere un maestro mandato da Dio.”

164:4.4 (1813.7) Allora uno degli uomini più giovani che credeva segretamente in Gesù disse: “Se quest’uomo non è mandato da Dio, come può fare queste cose? Noi sappiamo che un comune peccatore non può operare tali miracoli. Conosciamo tutti questo mendicante e sappiamo che era nato cieco; ora egli vede. Direte ancora che questo profeta compie tutti questi prodigi con il potere del principe dei demoni?” E per ogni Fariseo che osava accusare e denunciare Gesù se ne alzava un altro per porre delle domande d’intralcio e imbarazzanti, cosicché si formò una seria divisione tra di loro. Il presidente vide che il dibattito stava degenerando e per calmare la discussione si preparò ad interrogare nuovamente l’uomo stesso. Rivolgendosi a Giosia egli disse: “Che cosa hai da dire su quest’uomo, questo Gesù, che tu affermi abbia aperto i tuoi occhi?” E Giosia rispose: “Io penso che sia un profeta.”

164:4.5 (1814.1) I dirigenti furono molto turbati e, non sapendo cos’altro fare, decisero di mandare a chiamare i genitori di Giosia per sapere se egli fosse realmente nato cieco. Essi non volevano credere che il mendicante fosse stato guarito.

164:4.6 (1814.2) Si sapeva bene a Gerusalemme, non solo che l’entrata a tutte le sinagoghe era interdetta a Gesù, ma che tutti coloro che credevano nel suo insegnamento erano similmente espulsi dalla sinagoga, scomunicati dalla congregazione d’Israele; e ciò significava essere privati di tutti i diritti e privilegi d’ogni tipo in tutto il mondo ebraico, salvo il diritto di acquistare il necessario per vivere.

164:4.7 (1814.3) Quando perciò i genitori di Giosia, anime povere ed impaurite, comparvero davanti all’augusto Sinedrio, temevano di parlare liberamente. Il portavoce della corte disse: “Costui è vostro figlio? È corretto da parte nostra ritenere che sia nato cieco? Se questo è vero, com’è che egli ora può vedere?” Ed allora il padre di Giosia, assecondato dalla madre, rispose: “Noi sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco, ma come egli sia giunto a vedere e chi sia stato ad aprire i suoi occhi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui; è in età da rispondere; parli lui per se stesso.”

164:4.8 (1814.4) Essi chiamarono allora Giosia davanti a loro una seconda volta. Essi non stavano approdando a nulla con il loro piano di tenere un processo formale, ed alcuni cominciavano a sentirsi a disagio facendo questo di sabato. Di conseguenza, quando richiamarono Giosia, tentarono d’intrappolarlo con un metodo d’attacco differente. Il funzionario della corte parlò all’ex cieco dicendo: “Perché non rendi gloria a Dio per questo? Perché non ci hai detto tutta la verità su ciò che è accaduto? Sappiamo tutti che quest’uomo è un peccatore. Perché rifiuti di discernere la verità? Sai che tu e quest’uomo siete colpevoli di aver violato il sabato. Non vuoi espiare il tuo peccato riconoscendo Dio come tuo guaritore, se tu affermi ancora che i tuoi occhi sono stati aperti oggi?”

164:4.9 (1814.5) Ma Giosia non era né sciocco né privo d’umorismo; così egli rispose al funzionario della corte: “Se quest’uomo è un peccatore, io non lo so; ma una cosa so — che mentre prima ero cieco ora vedo.” E non riuscendo ad intrappolare Giosia, essi tentarono ancora d’interrogarlo chiedendo: “In quale esatta maniera ti ha aperto gli occhi? Che cosa ti ha effettivamente fatto? Che cosa ti ha detto? Ti ha chiesto di credere in lui?”

164:4.10 (1814.6) Giosia replicò con un po’ d’impazienza: “Vi ho detto esattamente come tutto ciò è avvenuto, e se non avete creduto alla mia testimonianza, perché volete sentirla di nuovo? Volete per caso divenire anche voi suoi discepoli?” Quando Giosia ebbe parlato in questo modo, il Sinedrio si sciolse nella confusione, quasi nella violenza, perché i capi si precipitarono su Giosia, gridando incolleriti: “Tu puoi dire di essere un discepolo di quest’uomo, ma noi siamo discepoli di Mosè e siamo gli insegnanti delle leggi di Dio. Noi sappiamo che Dio ha parlato tramite Mosè, ma quanto a questo Gesù non sappiamo da dove venga.”

164:4.11 (1814.7) Allora Giosia, salito su uno sgabello, gridò a squarciagola a tutti coloro che potevano udirlo, dicendo: “Ascoltate, voi che sostenete di essere i maestri di tutto Israele, io vi dichiaro che c’è molto da meravigliarsi, poiché voi confessate di non sapere da dove viene quest’uomo, e tuttavia sapete con certezza, dalla testimonianza che avete ascoltato, che egli ha aperto i miei occhi. Noi tutti sappiamo che Dio non compie tali opere per i malvagi; che Dio fa una simile cosa soltanto su richiesta di un sincero adoratore — per uno che è santo e retto. Voi sapete che dall’inizio del mondo non si è mai sentito dell’apertura degli occhi di uno che era nato cieco. Guardatemi allora tutti voi, e rendetevi conto di ciò che è stato fatto oggi a Gerusalemme! Io vi dico che se quest’uomo non veniva da Dio non avrebbe fatto questo.” E mentre i membri del Sinedrio si allontanavano in collera ed in confusione, gli gridavano: “Tu sei nato completamente nel peccato, ed ora pretendi d’insegnare a noi? Forse tu non eri realmente nato cieco, ed inoltre, se i tuoi occhi sono stati aperti nel giorno di sabato, questo è stato fatto grazie al potere del principe dei demoni.” Ed essi andarono subito alla sinagoga per espellere Giosia.

164:4.12 (1815.1) Giosia affrontò questa prova con scarse idee su Gesù e sulla natura della sua guarigione. La maggior parte dell’intrepida testimonianza che egli portò con tanta intelligenza e tanto coraggio davanti a questo tribunale supremo di tutto Israele si sviluppò nella sua mente via via che il dibattimento procedeva in questo modo iniquo ed ingiusto.

5. L’insegnamento sotto il portico di Salomone

164:5.1 (1815.2) Per tutto il tempo in cui era in corso questa sessione del Sinedrio in una delle sale del tempio, in violazione del sabato, Gesù passeggiava nelle vicinanze istruendo il popolo sotto il Portico di Salomone, nella speranza di essere convocato davanti al Sinedrio, dove avrebbe potuto annunciare la buona novella della libertà e della gioia della filiazione divina nel regno di Dio. Ma essi avevano paura di mandarlo a chiamare. Erano sempre sconcertati da queste improvvise apparizioni pubbliche di Gesù a Gerusalemme. L’occasione giusta che avevano così ardentemente cercato, Gesù ora la offriva loro, ma essi temevano di portarlo davanti al Sinedrio anche come testimone, e avevano ancor più paura di arrestarlo.

164:5.2 (1815.3) Si era a metà dell’inverno a Gerusalemme e la gente cercava parziale riparo sotto il Portico di Salomone; e mentre Gesù vi sostava, le folle gli posero molte domande, ed egli le istruì per più di due ore. Alcuni insegnanti ebrei cercarono di prenderlo in trappola chiedendogli pubblicamente: “Per quanto tempo ci terrai in sospeso? Se sei il Messia, perché non ce lo dici apertamente?” Gesù disse: “Vi ho parlato molte volte di me stesso e di mio Padre, ma voi non avete voluto credermi. Non vedete che le opere che compio in nome di mio Padre portano testimonianza per me? Ma molti di voi non credono perché non appartengono al mio gregge. L’insegnante della verità attira soltanto coloro che hanno fame di verità e sete di rettitudine. Le mie pecore ascoltano la mia voce ed io conosco loro ed esse mi seguono. E a tutti coloro che seguono il mio insegnamento io dono la vita eterna; essi non periranno mai e nessuno li strapperà dalle mie mani. Mio Padre, che mi ha dato questi figli, è più grande di tutti, cosicché nessuno può portarli via dalle mani di mio Padre. Il Padre ed io siamo uno.” Alcuni Ebrei non credenti si precipitarono verso dove si stava ancora costruendo il tempio per raccogliere delle pietre e scagliarle su Gesù, ma i credenti glielo impedirono.

164:5.3 (1815.4) Gesù proseguì il suo insegnamento: “Io vi ho mostrato molte opere amorevoli compiute dal Padre, così ora vorrei chiedervi per quale di queste buone opere pensate di lapidarmi?” Ed allora uno dei Farisei rispose: “Noi non vogliamo lapidarti per nessuna delle tue buone opere, ma a causa delle tue bestemmie, perché tu, essendo un uomo, osi eguagliarti a Dio.” E Gesù rispose: “Voi accusate il Figlio dell’Uomo di bestemmia perché rifiutate di credermi quando vi dichiaro che sono stato inviato da Dio. Se non compio le opere di Dio non mi credete, ma se compio le opere di Dio, anche se non credete in me, pensavo che credeste alle opere. Ma affinché possiate essere certi di ciò che proclamo, lasciatemi nuovamente affermare che il Padre è in me ed io nel Padre, e che, come il Padre dimora in me così io dimorerò in ognuno che crede a questo vangelo.” E quando il popolo udì queste parole, molti di loro corsero a prendere delle pietre per lanciarle su di lui, ma egli uscì dai recinti del tempio e incontrando Natanaele e Tommaso, che avevano assistito alla sessione del Sinedrio, attese con loro vicino al tempio fino a che Giosia non fu uscito dalla sala del consiglio.

164:5.4 (1816.1) Gesù e i due apostoli andarono a cercare Giosia a casa sua solo dopo aver appreso la sua esclusione dalla sinagoga. Quando giunsero a casa sua, Tommaso lo chiamò fuori nel cortile, e Gesù, parlandogli, disse: “Giosia, credi tu nel Figlio di Dio?” E Giosia rispose: “Dimmi chi è affinché io possa credere in lui.” E Gesù disse: “Tu l’hai visto e udito, ed è colui che ora ti parla.” E Giosia disse: “Signore, io credo”, e caduto in ginocchio lo adorò.

164:5.5 (1816.2) Quando Giosia seppe che era stato espulso dalla sinagoga, fu dapprima assai abbattuto, ma fu molto incoraggiato quando Gesù gli ordinò di prepararsi immediatamente ad andare con loro al campo di Pella. Quest’uomo semplice di Gerusalemme era in verità stato espulso da una sinagoga ebrea, ma ecco che il Creatore di un universo lo portava con sé per associarlo alla nobiltà spirituale di quel tempo e di quella generazione.

164:5.6 (1816.3) Ed ora Gesù lasciò Gerusalemme per non ritornarvi più fino all’avvicinarsi del momento in cui si preparava a lasciare questo mondo. Il Maestro ritornò a Pella con i due apostoli e Giosia. E Giosia si dimostrò uno dei beneficiari del ministero miracoloso del Maestro che corrispose fruttuosamente, perché divenne un predicatore del vangelo del regno per tutta la sua vita.

Fascicolo 165 - L’inizio della missione in Perea

Il Libro di Urantia

Fascicolo 165

L’inizio della missione in Perea

165:0.1 (1817.1) MARTEDÌ 3 gennaio dell’anno 30 d.C., Abner, il vecchio capo dei dodici apostoli di Giovanni il Battista, un nazireo ed un tempo capo della scuola nazirea di Engaddi, ora capo dei settanta messaggeri del regno, convocò i suoi associati e diede loro le istruzioni finali prima di mandarli in missione in tutte le città ed i villaggi della Perea. Questa missione in Perea proseguì per quasi tre mesi e fu l’ultimo ministero del Maestro. Dopo questi lavori Gesù andò direttamente a Gerusalemme per passare attraverso le sue esperienze finali nella carne. I settanta, supportati dalle attività periodiche di Gesù e dei dodici apostoli, lavorarono nelle seguenti città e cittadine e in una cinquantina di altri villaggi: Zafon, Gadara, Macad, Arbela, Rama, Edrei, Bosora, Caspin, Mispa, Gerasa, Ragaba, Succot, Amatus, Adam, Penuel, Capitolia, Dion, Hatita, Gadda, Filadelfia, Jogbea, Galaad, Bet-Nimrà, Tiro, Elealà, Livia, Chesbon, Callirroe, Bet-Peor, Sittim, Sibma, Medeba, Bet-Meon, Areopoli ed Aroer.

165:0.2 (1817.2) Durante tutto questo giro della Perea il corpo delle donne, ora di sessantadue membri, si addossò la maggior parte del lavoro di curare gli ammalati. Questo fu il periodo finale dello sviluppo degli aspetti spirituali più elevati del vangelo del regno, e di conseguenza non fu compiuto alcun miracolo. In nessun’altra parte della Palestina gli apostoli e i discepoli di Gesù lavorarono così a fondo, e in nessun’altra regione l’insegnamento del Maestro fu accettato così generalmente dalle classi migliori di cittadini.

165:0.3 (1817.3) La Perea in questo periodo era popolata quasi ugualmente da Gentili e da Ebrei; in genere gli Ebrei erano stati trasferiti da queste regioni durante l’epoca di Giuda Maccabeo. La Perea era la più bella e pittoresca provincia di tutta la Palestina. Gli Ebrei la chiamavano generalmente “il paese al di là del Giordano.”

165:0.4 (1817.4) Per tutto questo periodo Gesù divise il suo tempo tra il campo di Pella e gli spostamenti con i dodici per assistere i settanta nelle varie città dove essi insegnavano e predicavano. Seguendo le istruzioni di Abner, i settanta battezzavano tutti i credenti, sebbene Gesù non li avesse incaricati di farlo.

1. Al campo di Pella

165:1.1 (1817.5) A metà gennaio più di milleduecento persone erano riunite a Pella, e Gesù istruiva questa moltitudine almeno una volta il giorno quando risiedeva al campo, parlando di solito alle nove di mattina se non era ostacolato dalla pioggia. Pietro e gli altri apostoli insegnavano ogni pomeriggio. Gesù riservava la sera per le sessioni abituali di domande e risposte con i dodici ed altri discepoli avanzati. I gruppi serali erano di circa cinquanta persone.

165:1.2 (1817.6) A metà marzo, al momento in cui Gesù cominciò il suo viaggio verso Gerusalemme, più di quattromila persone componevano il vasto uditorio che ascoltava Gesù o Pietro predicare tutte le mattine. Il Maestro scelse di terminare la sua opera sulla terra quando l’interesse per il suo messaggio aveva raggiunto un punto elevato, il punto più alto raggiunto in questa seconda fase del progresso del regno, o fase senza miracoli. Mentre i componenti i tre quarti della moltitudine erano dei cercatori di verità, era anche presente un gran numero di Farisei provenienti da Gerusalemme e da altre parti, così come numerosi increduli e cavillatori.

165:1.3 (1818.1) Gesù e i dodici apostoli dedicarono molto del loro tempo alla moltitudine riunita al campo di Pella. I dodici prestarono poca o nessuna attenzione al lavoro al campo; essi si limitarono ad uscire con Gesù per visitare di tanto in tanto gli associati di Abner. Abner conosceva molto bene il distretto della Perea, poiché questo era il territorio in cui il suo precedente maestro, Giovanni il Battista, aveva svolto la maggior parte della sua opera. Dopo aver iniziato la missione in Perea, Abner e i settanta non tornarono mai più al campo di Pella.

2. Il sermone sul buon pastore

165:2.1 (1818.2) Un gruppo di più di trecento abitanti di Gerusalemme, Farisei ed altri, seguì Gesù verso il nord a Pella quando egli fuggì in fretta dalla giurisdizione dei dirigenti ebrei alla fine della festa della Dedicazione. E fu in presenza di questi insegnanti e capi ebrei, così come dei dodici apostoli, che Gesù predicò il sermone sul “Buon pastore”. Dopo mezz’ora di discussioni informali, parlando ad un gruppo di un centinaio di persone, Gesù disse:

165:2.2 (1818.3) “Questa sera ho parecchie cose da dirvi, e poiché molti di voi sono miei discepoli ed alcuni di voi miei acerrimi nemici, presenterò il mio insegnamento in forma di parabola, in modo che ciascuno di voi possa prendere per sé ciò che trova accoglienza nel suo cuore.

165:2.3 (1818.4) “Questa sera, qui davanti a me, ci sono degli uomini disposti a morire per me e per questo vangelo del regno, e alcuni di loro si sacrificheranno così negli anni futuri; e qui vi sono anche alcuni di voi, schiavi della tradizione, che mi hanno seguito da Gerusalemme e che, con i loro capi ottenebrati ed illusi, cercano di uccidere il Figlio dell’Uomo. La vita che io vivo ora nella carne giudicherà le due categorie, i veri pastori ed i falsi pastori. Se il falso pastore fosse cieco, non sarebbe colpevole di peccato; ma voi sostenete di vedere, professate di essere i maestri d’Israele; perciò il vostro peccato rimane su di voi.

165:2.4 (1818.5) “Il vero pastore riunisce il suo gregge nell’ovile per la notte nei momenti di pericolo. E quando si fa giorno entra nell’ovile per la porta, e quando chiama, le pecore conoscono la sua voce. Ogni pastore che entra nell’ovile in qualsiasi altro modo se non per la porta è un ladro e un predone. Il vero pastore entra nell’ovile dopo che il guardiano gli ha aperto la porta, e le sue pecore, conoscendo la sua voce, escono al suo richiamo; e quando quelle sue si sono riunite, il vero pastore va davanti a loro; egli va in testa e le pecore lo seguono. Le sue pecore lo seguono perché conoscono la sua voce; non seguiranno uno straniero. Esse fuggiranno dallo straniero perché non conoscono la sua voce. Questa folla che è riunita qui presso di noi è simile a delle pecore senza un pastore, ma quando noi le parliamo, essa conosce la voce del pastore e ci segue; o almeno lo fanno coloro che hanno fame di verità e sete di rettitudine. Alcuni di voi non appartengono al mio ovile; voi non conoscete la mia voce e non mi seguite. E poiché voi siete dei falsi pastori, le pecore non conoscono la vostra voce e non vi seguiranno.”

165:2.5 (1819.1) E quando Gesù ebbe raccontato questa parabola, nessuno gli pose domande. Dopo qualche momento egli riprese a parlare e proseguì analizzando la parabola:

165:2.6 (1819.2) “Voi che vorreste essere i pastori ausiliari delle greggi di mio Padre dovete non solo essere dei capi degni, ma dovete anche nutrire il gregge con del buon cibo; voi non siete veri pastori se non conducete le vostre greggi in pascoli verdi e ad acque tranquille.

165:2.7 (1819.3) “Ed ora, per tema che alcuni di voi comprendano troppo facilmente questa parabola, dichiarerò che io sono la porta dell’ovile del Padre e allo stesso tempo il vero pastore delle greggi di mio Padre. Ogni pastore che cerca di entrare nell’ovile senza di me non ci riuscirà, e le pecore non ascolteranno la sua voce. Io, con coloro che lavorano con me, sono la porta. Ogni anima che entra nella via eterna mediante i mezzi che ho creato e ordinato sarà salvata e potrà proseguire verso il raggiungimento dei pascoli eterni del Paradiso.

165:2.8 (1819.4) “Ma io sono anche il vero pastore che è disposto pure ad offrire la sua vita per le pecore. Il ladro penetra nell’ovile solo per rubare, uccidere e distruggere; ma io sono venuto affinché voi tutti possiate avere la vita, ed averla più abbondantemente. Il mercenario, quando giunge un pericolo, fuggirà e lascerà che le pecore siano disperse e uccise; ma il vero pastore non fuggirà quando arriva il lupo; egli proteggerà il suo gregge e, se necessario, darà la sua vita per le sue pecore. In verità, in verità vi dico, amici e nemici, io sono il vero pastore; io conosco i miei ed i miei conoscono me. Io non fuggirò di fronte al pericolo. Terminerò questo servizio di completamento della volontà di mio Padre e non abbandonerò il gregge che il Padre ha affidato alla mia custodia.

165:2.9 (1819.5) “Ma io ho molte altre pecore che non sono di questo ovile, e queste parole sono valide non soltanto per questo mondo. Queste altre pecore ascoltano e conoscono anch’esse la mia voce, ed io ho promesso a mio Padre che esse saranno tutte riunite in un solo ovile, in una sola fraternità dei figli di Dio. Ed allora voi conoscerete tutti la voce di un solo pastore, del vero pastore, e riconoscerete tutti la paternità di Dio.

165:2.10 (1819.6) “E così saprete perché il Padre mi ama ed ha messo tutte le sue greggi di questo dominio nelle mie mani affinché le custodisca; questo perché il Padre sa che io non vacillerò nella salvaguardia dell’ovile, che non abbandonerò le mie pecore e che, se sarà necessario, non esiterò a donare la mia vita al servizio delle sue molteplici greggi. Ma ricordatevi, se io abbandono la mia vita, la riprenderò. Nessun uomo né nessun’altra creatura possono togliermi la vita. Io ho il diritto e il potere di donare la mia vita, ed ho lo stesso potere e lo stesso diritto di riprenderla. Voi non potete comprendere questo, ma io ho ricevuto tale autorità da mio Padre ancora prima che questo mondo fosse.”

165:2.11 (1819.7) Quando udirono queste parole, i suoi apostoli furono confusi, i suoi discepoli stupefatti, mentre i Farisei di Gerusalemme e dei dintorni si allontanarono nella notte dicendo: “O è matto o è posseduto da un demone.” Ma alcuni insegnanti di Gerusalemme dicevano anche: “Egli parla come uno che ha autorità; d’altronde, chi ha mai visto uno posseduto da un demone aprire gli occhi di un uomo nato cieco e compiere tutte le cose meravigliose che quest’uomo ha compiuto?”

165:2.12 (1819.8) L’indomani circa la metà di questi insegnanti ebrei professarono di credere in Gesù, e l’altra metà ritornò sgomenta a Gerusalemme a casa propria.

3. Il sermone del sabato a Pella

165:3.1 (1819.9) Alla fine di gennaio le moltitudini del sabato pomeriggio contavano quasi tremila persone. Sabato 28 gennaio Gesù pronunciò il memorabile sermone su “Fiducia e preparazione spirituale”. Dopo alcune osservazioni preliminari di Simon Pietro, il Maestro disse:

165:3.2 (1820.1) “Ciò che ho detto molte volte ai miei apostoli e ai miei discepoli ora lo dichiaro a questa folla: guardatevi dal lievito dei Farisei che è l’ipocrisia, nata dal pregiudizio e nutrita nella schiavitù della tradizione, sebbene molti di questi Farisei siano onesti di cuore ed alcuni di loro si trovino qui come miei discepoli. Fra poco comprenderete tutti il mio insegnamento, perché ora non c’è niente di segreto che non sarà rivelato. Ciò che vi è ora nascosto sarà fatto conoscere a tutti quando il Figlio dell’Uomo avrà completato la sua missione sulla terra e nella carne.

165:3.3 (1820.2) “Presto, molto presto, le cose che i nostri nemici progettano ora in segreto e nell’oscurità saranno portate alla luce e proclamate dai tetti delle case. Ma io vi dico, amici miei, quando essi cercheranno di distruggere il Figlio dell’Uomo non abbiate paura di loro. Non temete coloro che, pur essendo capaci di uccidere il corpo, non hanno poi più alcun potere su di voi. Io vi esorto a non temere nessuno, né in cielo né in terra, ma di godere nella conoscenza di Colui che ha il potere di liberarvi da ogni iniquità e di presentarvi irreprensibili davanti al tribunale di un universo.

165:3.4 (1820.3) “Non si vendono cinque passeri per due soldi? E tuttavia, quando questi uccelli volano in cerca di cibo, nessuno di loro esiste all’insaputa del Padre, sorgente di tutta la vita. Per i guardiani serafici i capelli stessi della vostra testa sono contati. E se tutto ciò è vero, perché dovreste vivere nel timore delle numerose inezie che insorgono nella vostra vita quotidiana? Io vi dico: non temete; voi avete ben più valore di molti passeri.

165:3.5 (1820.4) “Tutti quelli tra di voi che hanno avuto il coraggio di confessare la loro fede nel mio vangelo davanti agli uomini io li riconoscerò subito davanti agli angeli del cielo; ma chiunque avrà coscientemente negato la verità dei miei insegnamenti davanti agli uomini sarà rinnegato dal suo guardiano del destino anche davanti agli angeli del cielo.

165:3.6 (1820.5) “Dite ciò che volete sul Figlio dell’Uomo, e ciò sarà perdonato; ma chiunque osa bestemmiare contro Dio non troverà perdono. Quando gli uomini giungono al punto di attribuire coscientemente gli atti di Dio alle forze del male, tali ribelli deliberati non troveranno perdono per i loro peccati.

165:3.7 (1820.6) “E quando i nostri nemici vi porteranno davanti ai dirigenti delle sinagoghe e davanti alle altre elevate autorità, non preoccupatevi di ciò che dovreste dire e non inquietativi per come dovreste rispondere alle loro domande, perché lo spirito che dimora in voi v’insegnerà certamente in quel preciso momento ciò che dovreste dire in onore del vangelo del regno.

165:3.8 (1820.7) “Per quanto tempo indulgerete nella valle della decisione? Perché vi fermate tra due opinioni? Perché un Ebreo o un Gentile dovrebbe esitare ad accettare la buona novella che egli è un figlio del Dio eterno? Quanto tempo vi ci vorrà per persuadervi ad entrare gioiosamente nella vostra eredità spirituale? Io sono venuto in questo mondo per rivelarvi il Padre e per condurvi al Padre. Io ho fatto la prima cosa, ma la seconda non posso farla senza il vostro consenso; il Padre non obbliga mai nessuno ad entrare nel regno. L’invito è sempre stato e sarà sempre: chiunque lo voglia, venga e partecipi liberamente dell’acqua della vita.”

165:3.9 (1820.8) Quando Gesù ebbe finito di parlare, molti andarono a farsi battezzare dagli apostoli nel Giordano, mentre egli ascoltava le domande di coloro che erano rimasti.

4. La divisione dell’eredità

165:4.1 (1821.1) Mentre gli apostoli battezzavano i credenti, il Maestro parlava a coloro che aspettavano. Ed un giovane uomo gli disse: “Maestro, mio padre è morto lasciando molti beni a me e a mio fratello, ma mio fratello rifiuta di darmi ciò che è mio. Vuoi tu, allora, chiedere a mio fratello di dividere questa eredità con me?” Gesù s’indignò un po’ che questo giovane di mente materiale portasse in discussione una simile questione d’affari, ma approfittò dell’occasione per impartire ulteriori insegnamenti. Disse Gesù: “Uomo, chi mi ha incaricato come vostro divisore? Dove hai preso l’idea che io presti attenzione agli affari materiali di questo mondo?” E poi, rivolgendosi a tutti coloro che erano vicino a lui, disse: “Fate attenzione e guardatevi dalla cupidigia; la vita di un uomo non consiste nell’abbondanza delle cose che possiede. La felicità non deriva dal potere delle proprietà e la gioia non proviene dalle ricchezze. La ricchezza, in se stessa, non è una maledizione, ma l’amore per le ricchezze molte volte porta ad una tale devozione per le cose di questo mondo che l’anima diviene cieca alle splendide attrattive delle realtà spirituali del regno di Dio sulla terra e alle gioie della vita eterna in cielo.

165:4.2 (1821.2) “Lasciate che vi racconti la storia di un uomo ricco le cui terre producevano abbondanti raccolti, e quando fu diventato molto ricco, egli si mise a ragionare tra sé e sé dicendo: ‘Che cosa farò di tutte le mie ricchezze? Possiedo ora così tanto che non ho posto per immagazzinare la mia ricchezza.’ Dopo che ebbe meditato sul suo problema disse: ‘Farò questo; demolirò i miei granai e ne costruirò di più grandi, e così avrò spazio sufficiente in cui immagazzinare i miei frutti ed i miei beni. Allora potrò dire alla mia anima: anima, hai molti beni di riserva per molti anni; prendine ora a tuo piacere; mangia, bevi e sii felice, perché sei ricca e i tuoi beni sono aumentati.’

165:4.3 (1821.3) “Ma questo uomo ricco era anche insensato. Provvedendo alle necessità materiali della sua mente e del suo corpo egli aveva dimenticato di accumulare dei tesori in cielo per la soddisfazione dello spirito e la salvezza dell’anima. Ed inoltre non avrebbe goduto del piacere di consumare le sue ricchezze accumulate, perché quella notte stessa la sua anima gli fu richiesta. Quella notte vennero i briganti che penetrarono nella sua casa e lo uccisero, e dopo aver saccheggiato i suoi granai bruciarono ciò che restava. Quanto ai beni che sfuggirono ai ladri, i suoi eredi si misero a litigare tra di loro. Quest’uomo aveva ammassato dei tesori per se stesso sulla terra, ma non era ricco verso Dio.”

165:4.4 (1821.4) Gesù si comportò così con il giovane uomo e la sua eredità perché sapeva che il suo problema era la cupidigia. Anche se questo non fosse stato il caso, il Maestro non avrebbe interferito, perché non s’immischiava mai negli affari temporali anche dei suoi apostoli, e tanto meno in quelli dei suoi discepoli.

165:4.5 (1821.5) Quando Gesù ebbe terminato la sua storia, un altro uomo si alzò e gli chiese: “Maestro, so che i tuoi apostoli hanno venduto tutti i loro beni terreni per seguirti, e che essi hanno ogni cosa in comune come fanno gli Esseni, ma vorresti che tutti noi che siamo tuoi discepoli facessimo altrettanto? È peccato possedere una ricchezza onesta?” E Gesù rispose a questa domanda: “Amico mio, non è peccato avere una ricchezza onorevole; ma è peccato se converti la ricchezza di beni materiali in tesori che possono assorbire il tuo interesse e stornare la tua affezione dalla devozione agli scopi spirituali del regno. Non c’è peccato a possedere dei beni onesti sulla terra, purché il vostro tesoro sia in cielo, perché dov’è il vostro tesoro là sarà anche il vostro cuore. C’è una grande differenza tra la ricchezza che conduce alla cupidigia e all’egoismo e quella che è posseduta e dispensata nello spirito di gestione da coloro che hanno un’abbondanza di questi beni del mondo, e che contribuiscono così generosamente al sostentamento di coloro che consacrano tutte le loro energie all’opera del regno. Molti di voi che siete qui privi di denaro siete nutriti ed alloggiati nel vicino villaggio di tende perché uomini e donne abbondanti di mezzi hanno dato dei fondi al vostro ospite, Davide Zebedeo, a tale scopo.

165:4.6 (1822.1) “Ma non dimenticate mai che, dopotutto, la ricchezza non è duratura. L’amore per le ricchezze troppo spesso offusca, ed anche distrugge, la visione spirituale. Non mancate di riconoscere il pericolo che la ricchezza divenga, non il vostro servo, ma il vostro padrone.”

165:4.7 (1822.2) Gesù non insegnò né incoraggiò l’imprevidenza, l’ozio, l’indifferenza a provvedere alle necessità materiali della propria famiglia, o di dipendere da elemosine. Ma insegnò che ciò che è materiale e temporale deve essere subordinato al benessere dell’anima e al progresso della natura spirituale nel regno dei cieli.

165:4.8 (1822.3) Poi, mentre la gente scendeva verso il fiume per assistere ai battesimi, il primo uomo venne in privato da Gesù per parlare della sua eredità, perché riteneva che Gesù l’avesse trattato duramente; e dopo che il Maestro l’ebbe ascoltato di nuovo, replicò: “Figlio mio, perché tralasci l’opportunità di nutrirti del pane della vita in un giorno come questo per indulgere alla tua inclinazione alla cupidigia? Non sai che le leggi ebraiche sull’eredità saranno applicate con giustizia se andrai a portare la tua lagnanza al tribunale della sinagoga? Non vedi che la mia opera consiste nell’assicurarmi che tu conosca la tua eredità celeste? Non hai letto nella Scrittura: ‘C’è colui che diventa ricco per la sua prudenza e per la grande parsimonia, e questa è la parte della sua ricompensa, poiché egli dice: ‘ho trovato la tranquillità ed ora potrò mangiare continuamente dei mie beni, non sapendo egli ancora ciò che il tempo gli porterà ed anche che dovrà lasciare tutte queste cose agli altri quando morirà.’ Non hai letto il comandamento: ‘Tu non sarai bramoso.’ Ed anche: ‘Essi hanno mangiato e si sono saziati e sono diventati grassi, e poi si sono rivolti ad altri dei.’ Hai letto nei Salmi che ‘il Signore detesta i bramosi’ e che ‘il poco che possiede un uomo retto vale di più delle ricchezze di molti malvagi.’ ‘Se la tua ricchezza aumenta, non attaccare il tuo cuore ad essa.’ Hai letto dove Geremia dice: ‘Che il ricco non si glorifichi nelle sue ricchezze’; ed Ezechiele espresse la verità quando disse: ‘Con la loro bocca fanno mostra d’amore, ma il loro cuore è attaccato ai loro profitti egoisti.’”

165:4.9 (1822.4) Gesù congedò il giovane uomo, dicendogli: “Figlio mio, quale profitto avrai se conquisterai il mondo intero e perderai la tua anima?”

165:4.10 (1822.5) Ad un altro che stava vicino e che chiese a Gesù come sarebbe stato trattato il ricco nel giorno del giudizio, egli rispose: “Io non sono venuto a giudicare né il ricco né il povero, ma la vita che gli uomini vivono li giudicherà tutti. Per quanto concerne il giudizio del ricco, tutti coloro che hanno acquisito una grande ricchezza dovranno rispondere ad almeno tre domande, e queste domande sono:

165:4.11 (1822.6) “1. Quanta ricchezza hai accumulato?

165:4.12 (1822.7) “2. Come hai acquisito questa ricchezza?

165:4.13 (1822.8) “3. Come hai impiegato la tua ricchezza?”

165:4.14 (1822.9) Poi Gesù si ritirò nella sua tenda per riposarsi un po’ prima del pasto della sera. Quando gli apostoli ebbero finito di battezzare, tornarono anch’essi e avrebbero voluto parlare con lui della ricchezza sulla terra e del tesoro in cielo, ma egli dormiva.

5. Discorsi agli apostoli sulla ricchezza

165:5.1 (1823.1) Quella sera dopo la cena, quando Gesù e i dodici si riunirono per la loro conferenza quotidiana, Andrea chiese: “Maestro, mentre noi battezzavamo i credenti, tu hai detto molte parole alla moltitudine che indugiava e che noi non abbiamo ascoltato. Vorresti ripetere queste parole per il nostro beneficio?” E in risposta alla richiesta di Andrea, Gesù disse:

165:5.2 (1823.2) “Sì, Andrea, vi parlerò di queste materie della ricchezza e dei mezzi di sostentamento, ma le mie parole a voi, gli apostoli, dovranno essere un po’ differenti da quelle dette ai discepoli e alla moltitudine, poiché voi avete lasciato ogni cosa, non solo per seguirmi, ma per essere ordinati ambasciatori del regno. Voi avete già avuto parecchi anni d’esperienza e sapete che il Padre, il cui regno proclamate, non vi abbandonerà. Voi avete consacrato la vostra vita al ministero del regno; perciò non siate inquieti o preoccupati per le cose della vita temporale, per ciò che mangerete, né per il vostro corpo o per ciò che indosserete. Il benessere dell’anima vale più del cibo e della bevanda; il progresso nello spirito trascende di molto il bisogno di vestirsi. Quando siete tentati di dubitare della sicurezza del vostro pane quotidiano, considerate i corvi; essi non seminano né raccolgono, non hanno né magazzini né granai, eppure il Padre provvede il cibo per ciascuno di loro che lo cerca. Quanto più valore avete voi di molti uccelli! Inoltre, ogni vostra ansietà o dubbio inquietante non possono fare nulla per soddisfare i vostri bisogni materiali. Chi di voi con la sua ansietà può aggiungere un palmo di mano alla sua statura o un giorno alla sua vita? Poiché tali materie non sono nelle vostre mani, perché pensate con preoccupazione a tutti questi problemi?

165:5.3 (1823.3) “Considerate i gigli, come crescono; essi non lavorano né filano, e tuttavia io vi dico che nemmeno Salomone, in tutta la sua gloria, è stato abbigliato come uno di loro. Se Dio riveste così l’erba del campo, che oggi vive e domani viene tagliata e gettata nel fuoco, quanto meglio vestirà voi, gli ambasciatori del regno celeste. O voi di poca fede! Mentre vi consacrate di tutto cuore alla proclamazione del vangelo del regno non dovreste avere delle menti dubbiose sul mantenimento di voi stessi o delle famiglie che avete abbandonato. Se donate veramente la vostra vita al vangelo, voi vivrete per mezzo del vangelo. Se siete soltanto dei discepoli credenti, dovete guadagnare il vostro pane e contribuire al mantenimento di tutti coloro che insegnano e predicano e guariscono. Se siete preoccupati per il cibo e l’acqua, in che cosa siete diversi dalle nazioni del mondo che cercano così assiduamente queste necessità? Consacratevi al vostro lavoro, con la convinzione che il Padre ed io sappiamo entrambi che avete bisogno di tutte queste cose. Lasciate che vi assicuri, una volta per tutte, che se voi dedicate la vostra vita all’opera del regno, tutti i vostri bisogni reali saranno soddisfatti. Cercate la cosa più grande, e troverete quella minore contenuta in essa; chiedete le cose celesti, e le cose terrene vi saranno incluse. L’ombra segue certamente la sostanza.

165:5.4 (1823.4) “Voi siete solo un piccolo gruppo, ma se avete fede, se non vacillerete nella paura, io dichiaro che è grande piacere di mio Padre darvi questo regno. Voi avete ammassato i vostri tesori dove il denaro non diventa vecchio, dove nessun ladro può rubarlo, e dove nessuna tarma può distruggerlo. Come ho detto al popolo, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.

165:5.5 (1824.1) “Ma nell’opera che ci attende nell’immediato, e in quella che resterà per voi dopo che io andrò al Padre, voi sarete severamente messi alla prova. Dovrete stare tutti in guardia contro la paura e i dubbi. Che ciascuno di voi si rimbocchi le maniche nella propria mente e tenga la sua lampada accesa. Comportatevi come degli uomini che stanno aspettando che il loro padrone torni dalla festa di matrimonio, affinché, quando arriva e bussa, possiate aprirgli prontamente. Tali servi vigilanti saranno benedetti dal padrone che li troverà fedeli in questa importante occasione. Allora il padrone farà sedere i suoi servi mentre lui stesso li serve. In verità, in verità vi dico che una crisi è imminente nella vostra vita, ed è necessario che vegliate e siate pronti.

165:5.6 (1824.2) “Voi comprendete bene che nessun uomo lascerebbe che un ladro penetrasse nella sua casa se sapesse in quale ora il ladro verrà. Vegliate anche su voi stessi, perché nel momento che meno sospettate e nella maniera che non immaginate il Figlio dell’Uomo se ne andrà.”

165:5.7 (1824.3) Per alcuni minuti i dodici rimasero seduti in silenzio. Essi avevano già ascoltato in precedenza alcuni di questi avvertimenti, ma non nel contesto presentato loro in questo momento.

6. La risposta alla domanda di Pietro

165:6.1 (1824.4) Mentre erano seduti a riflettere, Simon Pietro chiese: “Racconti questa parabola per noi, tuoi apostoli, o è destinata a tutti i discepoli? E Gesù rispose:

165:6.2 (1824.5) “Nell’ora della prova si rivela l’anima di un uomo; la prova svela ciò che realmente c’è nel cuore. Quando il servo è fidato e provato, allora il padrone della casa può inserire tale servo nella sua famiglia e fidarsi senza pericolo di questo fedele intendente per badare che i suoi figli siano allevati e nutriti. Similmente io saprò presto a chi posso affidare il benessere dei miei figli dopo che sarò tornato al Padre. Come il padrone della casa affiderà al servo fedele e provato gli affari della sua famiglia, così io eleverò coloro che sopporteranno le prove di quest’ora negli affari del mio regno.

165:6.3 (1824.6) “Ma se il servo è indolente e comincia a dire in cuor suo ‘il mio padrone tarda a tornare’, e comincia a maltrattare i suoi compagni servi e a mangiare e bere con gli ubriaconi, allora il padrone di quel servo giungerà in un momento in cui egli non lo aspetterà, e trovandolo infedele lo caccerà via in disgrazia. Perciò voi farete bene a prepararvi per il giorno in cui sarete visitati improvvisamente ed in maniera inattesa. Ricordatevi che vi è stato dato molto; quindi vi sarà chiesto molto. Terribili prove si stanno avvicinando per voi. Io ho un battesimo a cui devo sottopormi, e vigilerò fino a che ciò non sia compiuto. Voi predicate pace in terra, ma la mia missione non porterà la pace negli affari materiali degli uomini — non per il momento almeno. La divisione può essere il solo risultato quando due membri di una famiglia credono in me e tre membri respingono questo vangelo. Amici, parenti e persone care sono destinate a mettersi gli uni contro gli altri a causa del vangelo che predicate. È vero, ognuno di questi credenti avrà una pace grande e duratura nel suo cuore, ma la pace sulla terra non verrà fino a che tutti non saranno disposti a credere e ad entrare nella loro gloriosa eredità di filiazione con Dio. Ciononostante, andate in tutto il mondo a proclamare questo vangelo a tutte le nazioni, ad ogni uomo, donna e bambino.”

165:6.4 (1824.7) E così terminò un giorno di sabato pieno ed intenso. L’indomani Gesù e i dodici partirono per le città della Perea settentrionale per visitare i settanta che stavano lavorando in queste regioni sotto la supervisione di Abner.

Fascicolo 166 - L’ultima visita alla Perea del nord

Il Libro di Urantia

Fascicolo 166

L’ultima visita alla Perea del nord

166:0.1 (1825.1) DALL’11 al 20 febbraio Gesù e i dodici fecero un giro in tutte le città e villaggi della Perea del nord dove stavano lavorando gli associati di Abner e le componenti del corpo delle donne. Essi trovarono che questi messaggeri del vangelo stavano avendo successo, e Gesù richiamò ripetutamente l’attenzione dei suoi apostoli sul fatto che il vangelo del regno poteva essere diffuso senza essere accompagnato da miracoli o prodigi.

166:0.2 (1825.2) Tutta questa missione di tre mesi nella Perea fu portata avanti con successo e con poco aiuto da parte dei dodici apostoli, e da allora in poi il vangelo rifletté non tanto la personalità di Gesù quanto i suoi insegnamenti. Ma i suoi discepoli non seguirono a lungo le sue istruzioni, perché subito dopo la morte e la risurrezione di Gesù essi si scostarono dai suoi insegnamenti e cominciarono a costruire la Chiesa primitiva attorno ai concetti miracolosi e ai ricordi glorificati della sua personalità divina ed umana.

1. I Farisei a Ragaba

166:1.1 (1825.3) Sabato 18 febbraio Gesù era a Ragaba, dove abitava un ricco Fariseo di nome Natanaele; e poiché un buon numero di altri Farisei stava seguendo Gesù e i dodici nel giro del paese, egli preparò una colazione questo sabato mattina per tutti loro, circa una ventina, ed invitò Gesù come ospite d’onore.

166:1.2 (1825.4) Quando Gesù arrivò a questa colazione, la maggior parte dei Farisei, con due o tre legisti, era già là e seduta a tavola. Il Maestro prese subito posto alla sinistra di Natanaele senza andare alle bacinelle d’acqua per lavarsi le mani. Molti dei Farisei, e specialmente quelli favorevoli agli insegnamenti di Gesù, sapevano che egli si lavava le mani solo per esigenza di pulizia e che detestava questi riti puramente cerimoniali; cosicché non furono sorpresi di vederlo andare direttamente a tavola senza essersi lavato due volte le mani. Ma Natanaele rimase stupito dal fatto che il Maestro non si fosse conformato alle rigide prescrizioni della pratica farisaica. Né Gesù si lavò le mani, come facevano i Farisei, dopo ogni portata di cibo ed alla fine del pasto.

166:1.3 (1825.5) Dopo un lungo parlottare tra Natanaele ed un Fariseo ostile seduto alla sua destra, e dopo che quelli che sedevano di fronte al Maestro avevano alzato le sopracciglia ed arricciato le labbra con sarcasmo molte volte, Gesù disse infine: “Pensavo che mi aveste invitato in questa casa per rompere il pane con voi e forse per pormi delle domande concernenti la proclamazione del nuovo vangelo del regno di Dio; ma vedo che mi avete portato qui per assistere ad un’esibizione di devozione cerimoniale alla vostra stessa ipocrisia. Questo servizio me l’avete ora fatto; con che cosa mi onorerete ancora quale vostro ospite in questa occasione?”

166:1.4 (1826.1) Dopo che il Maestro ebbe parlato così, essi abbassarono gli occhi verso la tavola e rimasero zitti. E poiché nessuno prendeva la parola, Gesù continuò: “Molti di voi Farisei siete qui con me come amici, alcuni sono anche miei discepoli, ma la maggior parte dei Farisei persiste nel loro rifiuto di vedere la luce e di riconoscere la verità, anche quando l’opera del vangelo è presentata loro con grande potenza. Quanto pulite con cura l’esterno delle coppe e dei piatti, mentre i recipienti del nutrimento spirituale sono sudici e corrotti! Voi badate a presentare un’apparenza pia e santa al popolo, ma la vostra anima interiore è piena d’ipocrisia, di cupidigia, di estorsione e di ogni sorta di depravazione spirituale. I vostri capi osano anche complottare e progettare l’assassinio del Figlio dell’Uomo. Non comprendete voi insensati che il Dio del cielo guarda i motivi interiori dell’anima quanto le vostre ostentazioni esteriori e le vostre professioni di fede? Non crediate che facendo l’elemosina e pagando le decime sarete purificati dalla vostra iniquità e in grado di presentarvi puri alla presenza del Giudice di tutti gli uomini. Guai a voi Farisei che avete persistito nel respingere la luce della vita! Voi siete meticolosi nel pagare le decime e fate l’elemosina con ostentazione, ma disprezzate coscientemente la visitazione di Dio e respingete la rivelazione del suo amore. Quantunque sia bene per voi prestare attenzione a questi doveri minori, non dovreste dimenticare queste esigenze più importanti non assolte. Guai a tutti coloro che rifuggono la giustizia, disdegnano la misericordia e respingono la verità! Guai a tutti coloro che disprezzano la rivelazione del Padre, mentre cercano seggi d’onore nella sinagoga e sollecitano saluti adulatori nelle piazze di mercato!”

166:1.5 (1826.2) Quando Gesù si stava alzando per andare via, uno dei legisti che era seduto a tavola, rivolgendosi a lui, disse: “Ma, Maestro, in certe tue affermazioni tu rimproveri anche noi. Non c’è niente di buono negli Scribi, nei Farisei o nei legisti?” E Gesù, alzandosi, rispose al legista: “Voi, come i Farisei, provate piacere ad occupare i primi posti nei banchetti e a portare lunghe vesti mentre ponete sulle spalle degli uomini pesanti fardelli, faticosi da portare. E quando le anime degli uomini vacillano sotto questi pesanti fardelli voi non alzate nemmeno un dito. Guai a voi che provate il più grande piacere nel costruire tombe per i profeti che i vostri padri hanno ucciso! Ed il vostro consenso a ciò che hanno fatto i vostri padri è reso manifesto quando progettate ora di uccidere quelli che vengono oggi a fare ciò che fecero i profeti ai loro tempi — proclamare la rettitudine di Dio e rivelare la misericordia del Padre celeste. Ma tra tutte le generazioni passate, il sangue dei profeti e degli apostoli sarà richiesto a questa generazione perversa ed ipocrita. Guai a tutti voi, legisti, che avete sottratto la chiave della conoscenza alla gente comune! Voi stessi rifiutate di entrare nella via della verità, e allo stesso tempo vorreste impedire a tutti gli altri che la cercano di entrarvi. Ma voi non potete chiudere così le porte del regno dei cieli; noi le abbiamo aperte a tutti coloro che hanno fede per entrare, e questi portali di misericordia non saranno chiusi dal pregiudizio e dall’arroganza di falsi maestri e di pastori menzogneri simili a sepolcri imbiancati che, mentre all’esterno appaiono splendidi, all’interno sono pieni di ossa di uomini morti e di ogni sorta d’impurità spirituale.”

166:1.6 (1826.3) Quando Gesù ebbe finito di parlare alla tavola di Natanaele, uscì dalla casa senza aver preso cibo. E tra i Farisei che avevano ascoltato queste parole, alcuni divennero credenti nel suo insegnamento ed entrarono nel regno, ma la maggioranza di loro persisté nella via delle tenebre, divenendo ancor più determinata a rimanere in agguato per cogliere qualche sua parola che potesse essere utilizzata per portarlo in tribunale e farlo giudicare davanti al Sinedrio di Gerusalemme.

166:1.7 (1827.1) C’erano giusto tre cose alle quali i Farisei prestavano particolare attenzione:

166:1.8 (1827.2) 1. Praticare rigidamente il pagamento delle decime.

166:1.9 (1827.3) 2. Osservare scrupolosamente le leggi sulla purificazione.

166:1.10 (1827.4) 3. Evitare di associarsi con tutti i non Farisei.

166:1.11 (1827.5) In questa circostanza Gesù cercò di mettere a nudo la sterilità spirituale delle prime due pratiche, mentre riservò le sue osservazioni destinate a rimproverare il rifiuto dei Farisei ad intrattenere rapporti sociali con non Farisei per un’altra occasione successiva in cui avrebbe nuovamente desinato con molti di questi stessi uomini.

2. I dieci lebbrosi

166:2.1 (1827.6) Il giorno successivo Gesù andò con i dodici ad Amatus, vicino ai confini della Samaria, e mentre essi si avvicinavano alla città incontrarono un gruppo di dieci lebbrosi che soggiornavano vicino a questo luogo. Nove di questo gruppo erano Ebrei ed uno un Samaritano. Di solito questi Ebrei si sarebbero astenuti da ogni associazione o contatto con questo Samaritano, ma la loro afflizione comune era più che sufficiente per superare ogni pregiudizio religioso. Essi avevano sentito parlare molto di Gesù e dei suoi primi miracoli di guarigione, e poiché i settanta avevano l’abitudine di annunciare il probabile momento dell’arrivo di Gesù quando il Maestro usciva con i dodici in questi giri, i dieci lebbrosi erano stati informati che ci si aspettava che apparisse nelle vicinanze verso quest’ora. Di conseguenza essi si erano appostati qui, ai bordi della città, dove speravano di attirare la sua attenzione e chiedere la guarigione. Quando i lebbrosi videro Gesù avvicinarsi a loro, non osando accostarglisi, si tennero a distanza e gli gridarono: “Maestro, abbi pietà di noi; purificaci dalla nostra afflizione. Guariscici come hai guarito altri.”

166:2.2 (1827.7) Gesù aveva giusto appena spiegato ai dodici perché i Gentili della Perea, insieme con gli Ebrei meno ortodossi, erano più inclini a credere al vangelo predicato dai settanta di quanto lo fossero gli Ebrei della Giudea più ortodossi e legati alla tradizione. Egli aveva richiamato la loro attenzione sul fatto che il loro messaggio era stato allo stesso modo più prontamente accolto dai Galilei, ed anche dai Samaritani. Ma i dodici apostoli non erano ancora disposti ad intrattenere sentimenti amichevoli verso i Samaritani a lungo disprezzati.

166:2.3 (1827.8) Di conseguenza, quando Simone Zelota notò il Samaritano tra i lebbrosi, cercò d’indurre il Maestro a proseguire verso la città senza fermarsi nemmeno per scambiare con loro dei saluti. Gesù disse a Simone: “E se il Samaritano ama Dio quanto gli Ebrei? Possiamo noi giudicare i nostri simili? Chi può dirlo? Se noi guariamo questi dieci uomini, forse il Samaritano si mostrerà più riconoscente degli stessi Ebrei. Ti senti certo delle tue opinioni Simone?” E Simone rispose prontamente: “Se tu li purifichi lo scoprirai subito.” E Gesù replicò: “Così sia fatto, Simone, e conoscerai subito la verità sulla gratitudine degli uomini e la misericordia amorevole di Dio.”

166:2.4 (1827.9) Gesù, avvicinatosi ai lebbrosi, disse: “Se volete essere guariti, andate immediatamente a mostrarvi ai sacerdoti come prescrive la legge di Mosè.” E mentre vi andavano, essi furono guariti. Ma quando il Samaritano vide che era guarito, ritornò indietro e, andando in cerca di Gesù, cominciò a glorificare Dio ad alta voce. E quando ebbe trovato il Maestro, cadde in ginocchio ai suoi piedi e rese grazie per la sua purificazione. Gli altri nove, gli Ebrei, si erano anch’essi accorti della loro guarigione, e pur essendo riconoscenti per la loro purificazione, proseguirono la loro strada per mostrarsi ai sacerdoti.

166:2.5 (1828.1) Mentre il Samaritano rimaneva inginocchiato ai piedi di Gesù, il Maestro, guardando i dodici e specialmente Simone Zelota, disse: “Non erano dieci i purificati? Dove sono allora gli altri nove, gli Ebrei? Soltanto uno, questo straniero, è ritornato a rendere gloria a Dio.” E poi disse al Samaritano: “Alzati e va per la tua strada; la tua fede ti ha guarito.”

166:2.6 (1828.2) Gesù guardò di nuovo i suoi apostoli mentre lo straniero si allontanava. E gli apostoli guardarono tutti Gesù, salvo Simone Zelota, i cui occhi erano abbassati. I dodici non dissero una parola. Nemmeno Gesù parlò; non era necessario che lo facesse.

166:2.7 (1828.3) Sebbene tutti e dieci questi uomini credessero sinceramente di avere la lebbra, soltanto quattro ne erano colpiti. Gli altri sei furono guariti da una malattia della pelle che avevano scambiato per lebbra. Ma il Samaritano era realmente lebbroso.

166:2.8 (1828.4) Gesù ordinò ai dodici di non dire niente sulla purificazione dei lebbrosi, e mentre entravano ad Amatus rimarcò: “Vedete come i figli della casa, anche quando non sono sottomessi alla volontà del loro Padre, considerano le loro benedizioni come dovute. Essi ritengono di poco conto dimenticare di rendere grazie quando il Padre conferisce loro la guarigione, ma gli stranieri, quando ricevono doni dal capo della casa, sono pieni di meraviglia e si sentono in obbligo di rendere grazie in riconoscimento delle buone cose concesse loro.” E di nuovo gli apostoli non dissero nulla in risposta alle parole del Maestro.

3. Il sermone a Gerasa

166:3.1 (1828.5) Mentre Gesù e i dodici s’intrattenevano con i messaggeri del regno a Gerasa, uno dei Farisei che credevano in lui pose questa domanda: “Signore, ci saranno poche o molte persone realmente salvate?” E Gesù, in risposta, disse:

166:3.2 (1828.6) “Vi è stato insegnato che solo i figli di Abramo saranno salvati; che solo i Gentili d’adozione possono sperare nella salvezza. Alcuni di voi hanno ragionato sul fatto che, poiché le Scritture riferiscono che solo Caleb e Giosué tra tutte le moltitudini che uscirono dall’Egitto vissero per entrare nella terra promessa, solo relativamente pochi di coloro che cercano il regno dei cieli riusciranno ad entrarvi.

166:3.3 (1828.7) “Avete anche un altro detto tra di voi, un detto che contiene molta verità: la via che porta alla vita eterna è diritta e stretta, la porta che vi conduce è pure stretta, cosicché tra coloro che cercano la salvezza pochi riescono ad entrare per questa porta. Voi avete anche un insegnamento che afferma che la via che porta alla distruzione è larga, che l’accesso ad essa è ampio e che ci sono molti che scelgono di seguire questa via. E questo proverbio non è privo di significato. Ma io dichiaro che la salvezza è innanzitutto una questione di vostra scelta personale. Anche se la porta della via della vita è stretta, è abbastanza larga per ammettervi tutti coloro che cercano sinceramente di entrare, perché io sono quella porta. Ed il Figlio non rifiuterà mai l’entrata ad ogni figlio dell’universo che cerca, per mezzo della fede, di trovare il Padre tramite il Figlio.

166:3.4 (1829.1) “Ma ecco il pericolo per tutti coloro che vorrebbero rimandare la loro entrata nel regno per continuare a cercare i piaceri dell’immaturità e indulgere alle soddisfazioni dell’egoismo: avendo rifiutato di entrare nel regno come un’esperienza spirituale, essi cercheranno di entrarvi successivamente quando la gloria della via migliore sarà rivelata nell’era futura. Perciò, a coloro che hanno respinto il regno quando io sono venuto nelle sembianze dell’umanità, che cercheranno di trovare un’entrata quando ciò sarà rivelato nelle sembianze della divinità, allora io dirò a tutti questi egoisti: non so da dove venite. Voi avete avuto la vostra occasione di prepararvi per questa cittadinanza celeste, ma avete rifiutato tutte queste offerte di misericordia; avete respinto tutti gli inviti a venire mentre la porta era aperta. Ora, per voi che avete rifiutato la salvezza, la porta è chiusa. Questa porta non è aperta per coloro che vorrebbero entrare nel regno per una gloria egoista. La salvezza non è per coloro che non vogliono pagare il prezzo della consacrazione sincera a fare la volontà di mio Padre. Quando in spirito ed anima avete voltato le spalle al regno del Padre, è inutile che stiate con la mente ed il corpo davanti alla porta e bussiate dicendo: ‘Signore, aprici; vorremmo anche noi essere grandi nel regno.’ Allora io dichiarerò che voi non siete del mio ovile. Io non vi accoglierò tra coloro che hanno condotto la buona battaglia della fede e guadagnato la ricompensa del servizio disinteressato nel regno sulla terra. E quando voi direte: ‘Non abbiamo mangiato e bevuto con te, e non hai tu insegnato nelle nostre strade?’, allora io dichiarerò di nuovo che voi siete spiritualmente degli stranieri; che non abbiamo servito insieme nel ministero di misericordia del Padre sulla terra; che non vi conosco; ed allora il Giudice di tutta la terra vi dirà: ‘Andatevene, voi tutti che avete goduto delle opere dell’iniquità.’

166:3.5 (1829.2) “Ma non temete; chiunque desidera sinceramente trovare la vita eterna entrando nel regno di Dio troverà certamente tale salvezza eterna. Ma voi che rifiutate questa salvezza vedrete un giorno i profeti del seme di Abramo sedere con i credenti delle nazioni Gentili in questo regno glorificato per dividere il pane della vita e rinfrescarsi con l’acqua della vita. E quelli che s’impadroniranno così del regno in potenza spirituale e con assalti persistenti di fede vivente verranno dal nord e dal sud, dall’est e dall’ovest. Ed ecco, molti di quelli che sono primi saranno ultimi, e quelli che erano ultimi saranno molte volte primi.”

166:3.6 (1829.3) Questa fu in verità una nuova e strana versione del vecchio proverbio ben conosciuto sulla via diritta e stretta.

166:3.7 (1829.4) Gli apostoli e molti dei discepoli stavano lentamente apprendendo il significato della precedente dichiarazione di Gesù: “Fino a che non sarete nati di nuovo, nati dallo spirito, non potrete entrare nel regno di Dio.” Ciononostante, per tutti coloro che sono onesti di cuore e sinceri nella fede, rimane eternamente vero questo: “Ecco, io sto alla porta del cuore degli uomini e busso, e se qualcuno mi aprirà, entrerò e cenerò con lui e lo nutrirò con il pane della vita; noi saremo uno in spirito ed in propositi, e così saremo sempre fratelli nel lungo e fecondo compito di cercare il Padre del Paradiso.” E così, se pochi o molti saranno salvati dipende interamente dal fatto se pochi o molti terranno conto dell’invito: “Io sono la porta, io sono la via nuova e vivente, e chiunque lo vuole può entrare per imbarcarsi nella ricerca senza fine della verità della vita eterna.”

166:3.8 (1829.5) Anche gli apostoli non riuscirono a comprendere pienamente il suo insegnamento sulla necessità di utilizzare la forza spirituale per aprirsi un passaggio attraverso tutte le resistenze materiali e per superare tutti gli ostacoli terreni che si possono trovare sulla via della comprensione degli importantissimi valori spirituali della nuova vita vissuta nello spirito come figli liberati di Dio.

4. L’insegnamento sugli accidenti

166:4.1 (1830.1) Mentre la maggior parte dei Palestinesi faceva soltanto due pasti al giorno, Gesù e gli apostoli avevano l’abitudine, quando erano in viaggio, di fermarsi a mezzogiorno per riposarsi e ristorarsi. Fu durante una tale pausa di mezzogiorno sulla strada per Filadelfia che Tommaso chiese a Gesù: “Maestro, dopo aver ascoltato le tue osservazioni mentre eravamo in viaggio questa mattina, vorrei sapere se gli esseri spirituali partecipano alla produzione degli strani e straordinari eventi del mondo materiale, ed inoltre vorrei chiedere se gli angeli ed altri esseri spirituali sono capaci d’impedire gli accidenti.”

166:4.2 (1830.2) In risposta alla domanda di Tommaso, Gesù disse: “Sono stato così a lungo con voi e tu continui ancora a pormi tali domande? Non avete osservato che il Figlio dell’Uomo vive come uno di voi e rifiuta persistentemente d’impiegare le forze del cielo come suo sostentamento personale? Non viviamo tutti con gli stessi mezzi con cui vivono tutti gli uomini? Vedete il potere del mondo spirituale manifestato nella vita materiale di questo mondo, salvo la rivelazione del Padre e l’occasionale guarigione di suoi figli afflitti?

166:4.3 (1830.3) “I vostri antenati hanno creduto troppo a lungo che la prosperità fosse il segno dell’approvazione divina e che l’avversità fosse la prova della disapprovazione di Dio. Io dichiaro che tali credenze sono delle superstizioni. Non notate che la stragrande maggioranza dei poveri accoglie gioiosamente il vangelo ed entra immediatamente nel regno? Se le ricchezze attestano il favore divino, perché il ricco rifiuta così spesso di credere a questa buona novella che proviene dal cielo?

166:4.4 (1830.4) “Il Padre fa cadere la sua pioggia sul giusto e sull’ingiusto; il sole brilla allo stesso modo sull’onesto e sul disonesto. Voi avete sentito di quei Galilei di cui Pilato ha mescolato il sangue a quello dei sacrifici, ma io vi dico che questi Galilei non erano assolutamente più peccatori di tutti i loro compatrioti soltanto perché questo accadde a loro. Voi conoscete anche la storia dei diciotto uomini sui quali cadde la torre di Siloe uccidendoli. Non crediate che questi uomini che furono annientati così fossero più colpevoli di tutti i loro fratelli di Gerusalemme. Costoro furono semplicemente vittime innocenti di uno degli accidenti del tempo.

166:4.5 (1830.5) “Ci sono tre gruppi di avvenimenti che possono accadere nella vostra vita:

166:4.6 (1830.6) “1. Potete essere partecipi di quegli avvenimenti normali che fanno parte della vita che voi ed i vostri simili vivete sulla faccia della terra.

166:4.7 (1830.7) “2. Potete casualmente essere vittime di uno degli accidenti della natura, di una delle disgrazie umane, sapendo perfettamente che questi avvenimenti non sono in alcun modo preordinati né prodotti altrimenti dalle forze spirituali del regno.

166:4.8 (1830.8) “3. Potete raccogliere la messe dei vostri sforzi diretti a conformarvi alle leggi naturali che governano il mondo.

166:4.9 (1830.9) “C’era un uomo che piantò un albero di fico nel suo cortile, e dopo avervi cercato molte volte dei frutti senza trovarne, chiamò il vignaiolo e gli disse: ‘Sono venuto qui in queste tre stagioni per cercare dei frutti su questo albero di fico e non ne ho trovato alcuno. Taglia quest’albero sterile; perché dovrebbe ingombrare il terreno?’ Ma il capo giardiniere rispose al suo padrone: ‘Lasciamolo ancora per un anno affinché io possa scavare attorno ad esso e mettervi del concime, e poi, l’anno prossimo, se non porterà alcun frutto, sarà tagliato.’ E quando essi si furono conformati così alle leggi della fertilità, poiché l’albero era vivo e buono, furono ricompensati con un abbondante raccolto.

166:4.10 (1831.1) “In materia di malattia e di salute, voi dovreste sapere che questi stati fisici sono il risultato di cause materiali; la salute non è il sorriso del cielo né la malattia il corruccio di Dio.

166:4.11 (1831.2) “I figli umani del Padre hanno uguali capacità di ricevere benedizioni materiali; perciò egli dona cose fisiche ai figli degli uomini senza discriminazione. Quanto all’attribuzione di doni spirituali, il Padre è limitato dalla capacità dell’uomo a ricevere questi doni divini. Benché il Padre non faccia eccezione di persone, nel conferimento dei doni spirituali è limitato dalla fede dell’uomo e dalla sua buona volontà ad attenersi sempre alla volontà del Padre.”

166:4.12 (1831.3) Mentre proseguivano verso Filadelfia, Gesù continuò ad istruirli e a rispondere alle loro domande concernenti gli accidenti, le malattie e i miracoli, ma essi non riuscirono a comprendere pienamente questa istruzione. Un’ora d’insegnamento non basta a cambiare completamente le credenze di tutta una vita, e così Gesù trovò necessario ribadire il suo messaggio, ripetere più volte ciò che desiderava comprendessero; ed anche così essi non riuscirono a cogliere il significato della sua missione terrena fino a dopo la sua morte e la sua risurrezione.

5. La congregazione di Filadelfia

166:5.1 (1831.4) Gesù e i dodici stavano andando a far visita ad Abner e ai suoi associati che stavano predicando ed insegnando a Filadelfia. Tra tutte le città della Perea è a Filadelfia che il gruppo più numeroso di Ebrei e di Gentili, ricchi e poveri, istruiti ed ignoranti, abbracciò gli insegnamenti dei settanta ed entrò così nel regno dei cieli. La sinagoga di Filadelfia non era mai stata soggetta alla supervisione del Sinedrio di Gerusalemme e perciò non era mai stata chiusa agli insegnamenti di Gesù e dei suoi associati. In questo stesso momento Abner stava insegnando tre volte al giorno nella sinagoga di Filadelfia.

166:5.2 (1831.5) Questa stessa sinagoga divenne più tardi una chiesa cristiana e fu il quartier generale missionario per la promulgazione del vangelo nelle regioni orientali. Essa fu a lungo una roccaforte degli insegnamenti del Maestro e fu per secoli il solo centro d’istruzione cristiana in questa regione.

166:5.3 (1831.6) Gli Ebrei di Gerusalemme avevano sempre avuto problemi con gli Ebrei di Filadelfia. E dopo la morte e la risurrezione di Gesù, la chiesa di Gerusalemme, di cui era capo Giacomo, il fratello del Signore, cominciò ad avere serie difficoltà con la congregazione di credenti di Filadelfia. Abner divenne il capo della chiesa di Filadelfia, continuando come tale fino alla sua morte. E questa separazione da Gerusalemme spiega perché non si dice niente di Abner e della sua opera nella redazione evangelica del Nuovo Testamento. L’ostilità tra Gerusalemme e Filadelfia durò per tutta la vita di Giacomo e di Abner, e proseguì per qualche tempo dopo la distruzione di Gerusalemme. Filadelfia fu realmente il quartier generale della chiesa primitiva nel sud e nell’est, come Antiochia lo fu nel nord e nell’ovest.

166:5.4 (1831.7) Fu l’evidente disgrazia di Abner essere in disaccordo con tutti i capi della chiesa cristiana primitiva. Egli litigò con Pietro e con Giacomo (fratello di Gesù) su questioni concernenti l’amministrazione e la giurisdizione della chiesa di Gerusalemme; si separò da Paolo per divergenze filosofiche e teologiche. Abner era più babilonese che ellenico nella sua filosofia, e resisté ostinatamente a tutti i tentativi di Paolo di rimaneggiare gli insegnamenti di Gesù in modo che sollevassero meno obiezioni, prima da parte degli Ebrei e poi dei Greco-Romani che credevano nei misteri.

166:5.5 (1832.1) Abner fu così costretto a vivere una vita d’isolamento. Egli era capo di una chiesa che non godeva di alcuna considerazione a Gerusalemme. Egli aveva osato sfidare Giacomo, il fratello del Signore, che fu successivamente sostenuto da Pietro. Tale condotta lo separò effettivamente da tutti i suoi precedenti associati. Poi egli osò opporsi a Paolo. Sebbene avesse pienamente appoggiato Paolo nella sua missione presso i Gentili ed anche se lo sostenne nelle sue dispute con la chiesa di Gerusalemme, si oppose accanitamente alla versione degli insegnamenti di Gesù che Paolo aveva scelto di predicare. Nei suoi ultimi anni Abner denunciò Paolo come “abile corruttore degli insegnamenti della vita di Gesù di Nazaret, il Figlio del Dio vivente”.

166:5.6 (1832.2) Durante gli ultimi anni di Abner, e per qualche tempo dopo la sua morte, i credenti di Filadelfia osservarono più strettamente la religione di Gesù, quale l’aveva vissuta ed insegnata, più di qualsiasi altro gruppo sulla terra.

166:5.7 (1832.3) Abner visse fino a 89 anni e morì a Filadelfia il 21 novembre dell’anno 74 d.C. E sino alla fine egli fu un fedele credente ed insegnante del vangelo del regno dei cieli.

Fascicolo 167 - La visita a Filadelfia

Il Libro di Urantia

Fascicolo 167

La visita a Filadelfia

167:0.1 (1833.1) PER tutto questo periodo di ministero in Perea, quando è fatta menzione di Gesù e degli apostoli che visitano le varie località dove stavano lavorando i settanta, ci si dovrebbe ricordare che di regola solo dieci erano con lui, poiché era abitudine lasciarne almeno due a Pella per istruire la moltitudine. Mentre Gesù si preparava a proseguire per Filadelfia, Simon Pietro e suo fratello Andrea ritornarono all’accampamento di Pella per insegnare alla folla che vi era riunita. Quando il Maestro lasciava il campo di Pella per le sue visite in Perea, non era raro che da trecento a cinquecento residenti nel campo lo seguissero. Quando arrivò a Filadelfia egli era accompagnato da più di seicento seguaci.

167:0.2 (1833.2) Non era avvenuto alcun miracolo durante il recente giro di predicazione attraverso la Decapoli, ed eccetto la purificazione dei dieci lebbrosi, finora non erano avvenuti miracoli durante questa missione in Perea. Questo fu un periodo in cui il vangelo fu proclamato con potenza, senza miracoli, e per la maggior parte del tempo senza la presenza personale di Gesù od anche dei suoi apostoli.

167:0.3 (1833.3) Gesù e i dieci apostoli arrivarono a Filadelfia mercoledì 22 febbraio, e passarono il giovedì e il venerdì a riposarsi dai loro recenti viaggi e lavori. Quel venerdì sera Giacomo parlò nella sinagoga e fu convocato un consiglio generale per la sera seguente. Essi erano molto contenti dei progressi del vangelo a Filadelfia e nei villaggi vicini. Anche i messaggeri di Davide portarono notizie dell’ulteriore avanzamento del regno in tutta la Palestina, come pure buone notizie da Alessandria e Damasco.

1. La colazione con i Farisei

167:1.1 (1833.4) A Filadelfia abitava un Fariseo molto ricco ed influente che aveva accettato gli insegnamenti di Abner e che invitò Gesù a casa sua sabato mattina per colazione. Si sapeva che Gesù era atteso in questo periodo a Filadelfia, cosicché un gran numero di visitatori, tra cui molti Farisei, erano venuti da Gerusalemme e da altre parti. Di conseguenza, una quarantina di questi dirigenti e alcuni legisti furono invitati a questa colazione, che era stata preparata in onore del Maestro.

167:1.2 (1833.5) Mentre Gesù si attardava vicino alla porta parlando con Abner, e dopo che l’ospite si fu seduto, entrò nella sala uno dei più importanti Farisei di Gerusalemme, un membro del Sinedrio, e com’era sua abitudine si diresse verso il posto d’onore alla sinistra dell’ospite. Ma poiché questo posto era stato riservato per il Maestro e quello di destra per Abner, l’ospite invitò il Fariseo di Gerusalemme a sedersi quattro posti più a sinistra, e questo dignitario rimase molto offeso per non aver ricevuto il posto d’onore.

167:1.3 (1834.1) Ben presto essi furono tutti seduti e felici di trovarsi assieme, poiché i presenti erano in maggior parte discepoli di Gesù o erano favorevoli al vangelo. Solo i suoi nemici notarono che egli non aveva osservato il lavaggio cerimoniale delle mani prima di sedersi a mangiare. Abner si lavò le mani all’inizio del pasto ma non durante il servizio.

167:1.4 (1834.2) Verso la fine del pasto entrò dalla strada un uomo afflitto da molto tempo da una malattia cronica e che era ora idropico. Quest’uomo era un credente ed era stato recentemente battezzato dagli associati di Abner. Egli non chiese a Gesù di essere guarito, ma il Maestro sapeva bene che questo malato era venuto a questa colazione sperando così di evitare la folla che lo pressava ed avere in tal modo maggiore possibilità di attirare la sua attenzione. Quest’uomo sapeva che in quel periodo venivano compiuti pochi miracoli; tuttavia aveva ragionato in cuor suo che il suo triste stato avrebbe potuto fare appello alla compassione del Maestro. E non si era sbagliato, perché, quando entrò nella sala, sia Gesù che l’ipocrita Fariseo di Gerusalemme lo notarono. Il Fariseo non tardò ad esprimere il suo risentimento perché ad una tale persona era concesso di entrare nella sala. Ma Gesù guardò l’ammalato e gli sorrise con tanta benevolenza che egli si avvicinò e si sedette sul pavimento. Mentre il pasto stava finendo, il Maestro passò lo sguardo sui suoi compagni ospiti e poi, dopo aver fatto un cenno significativo all’uomo colpito da idropisia, disse: “Amici miei, insegnanti d’Israele e sapienti legisti, vorrei porvi una domanda: È lecito o no guarire gli ammalati e gli afflitti nel giorno di sabato?” Ma coloro che erano là presenti conoscevano Gesù troppo bene; essi stettero zitti; non risposero alla sua domanda.

167:1.5 (1834.3) Allora Gesù si diresse verso il luogo dov’era seduto l’ammalato e, prendendolo per la mano, disse: “Alzati e va per la tua strada. Tu non hai chiesto di essere guarito, ma io conosco il desiderio del tuo cuore e la fede della tua anima.” Prima che l’uomo avesse lasciato la sala, Gesù ritornò al suo posto e, rivolgendosi ai convitati seduti a tavola, disse: “Mio Padre compie tali opere non per spingervi ad entrare nel regno, ma per rivelarsi a coloro che sono già nel regno. Voi potete percepire che sarebbe proprio del Padre fare queste cose perché chi tra di voi, avendo un animale favorito che cade nel pozzo nel giorno di sabato, non andrebbe direttamente a tirarlo fuori?” E poiché nessuno gli rispondeva, e giacché il suo ospite approvava evidentemente ciò che stava accadendo, Gesù si alzò e disse a tutti i presenti: “Fratelli miei, quando siete invitati ad un banchetto di matrimonio, non sedetevi al posto d’onore, per tema che sia stato invitato per caso un uomo più onorato di voi, e che l’ospite sia costretto a venire da voi e chiedervi di cedere il vostro posto a quest’altro invitato d’onore. In questo caso, vi sarebbe richiesto con vergogna di prendere un posto inferiore a tavola. Quando siete invitati ad un banchetto, sarebbe saggio, arrivando alla tavola della festa, cercare il posto più umile e sedervisi, affinché, quando l’ospite guarda i convitati, possa dirvi: ‘Amico mio, perché siedi in un posto così umile? Vieni più su’; e così costui avrà gloria in presenza degli altri convitati. Non dimenticate: chiunque si esalta sarà umiliato, mentre chiunque si umilia sinceramente sarà esaltato. Perciò, quando ricevete a colazione od offrite una cena, non invitate sempre i vostri amici, i vostri fratelli, i vostri parenti o i vostri vicini ricchi affinché essi v’invitino a loro volta alle loro feste per essere così ricompensati. Quando date un banchetto, invitate qualche volta i poveri, gli infermi e i ciechi. In tal modo sarete benedetti nel vostro cuore, perché sapete bene che gli zoppi e gli storpi non possono ripagare il vostro ministero amorevole.”

2. La parabola della grande cena

167:2.1 (1835.1) Quando Gesù ebbe finito di parlare alla tavola di colazione del Fariseo, uno dei legisti presenti, desiderando rompere il silenzio, disse distrattamente: “Sia benedetto colui che mangerà del pane nel regno di Dio” — che era un’espressione corrente di quel tempo. Ed allora Gesù raccontò una parabola di cui anche il suo benevolo ospite fu costretto a far tesoro. Egli disse:

167:2.2 (1835.2) “Un certo capo offrì una grande cena, ed avendo invitato molti ospiti, all’ora di cena mandò i suoi servi a dire a coloro che erano invitati: ‘Venite, perché tutto è ora pronto.’ Ed essi cominciarono tutti unanimemente a scusarsi. Il primo disse: ‘Ho appena acquistato una fattoria e devo assolutamente andare ad ispezionarla; ti prego di scusarmi.’ Un altro disse: ‘Ho comperato cinque paia di buoi e devo andare a prenderli; ti prego di scusarmi.’ Ed un altro disse: ‘Mi sono appena sposato e perciò non posso venire.’ Così i servi tornarono a riferire ciò al loro padrone. Quando il padrone della casa udì ciò, s’irritò molto, e rivolgendosi ai suoi servi disse: ‘Ho preparato questo banchetto di matrimonio; le bestie grasse sono state uccise e tutto è pronto per i miei invitati, ma essi hanno disdegnato il mio invito. Ciascuno di loro è andato nelle proprie terre e alle proprie mercanzie, e si sono anche mostrati sgarbati verso i miei servi che li invitavano a venire alla mia festa. Uscite subito, dunque, nelle strade e nei vicoli della città, nelle vie principali e nelle strade secondarie, e conducete qui i poveri e i diseredati, i ciechi e gli storpi, affinché il banchetto di matrimonio possa avere degli invitati.’ Ed i servi fecero come il loro padrone aveva ordinato, ed anche allora restava posto per altri invitati. Allora il padrone disse ai suoi servi: ‘Uscite ora per le strade e nelle campagne e costringete coloro che trovate a venire, affinché la mia casa possa essere riempita. Io dichiaro che nessuno di coloro che furono invitati per primi gusterà la mia cena.’ Ed i servi fecero come il loro padrone aveva comandato, e la casa fu riempita.”

167:2.3 (1835.3) Dopo aver ascoltato queste parole, essi si accomiatarono; ciascuno andò a casa propria. Almeno uno dei sarcastici Farisei presenti quella mattina comprese il significato di questa parabola, perché fu battezzato quel giorno e fece pubblica confessione della sua fede nel vangelo del regno. Abner predicò su questa parabola quella sera al consiglio generale dei credenti.

167:2.4 (1835.4) Il giorno seguente tutti gli apostoli s’impegnarono nell’esercizio filosofico di tentare d’interpretare il significato di questa parabola della grande cena. Anche se Gesù ascoltò con interesse tutte queste differenti interpretazioni, rifiutò fermamente di offrire loro ulteriore aiuto per comprendere la parabola. Egli si limitò a dire: “Che ciascuno trovi il significato da se stesso e nella propria anima.”

3. La donna convinta di essere inferma

167:3.1 (1835.5) Abner si era accordato perché il Maestro insegnasse nella sinagoga in questo giorno di sabato, la prima volta che Gesù appariva in una sinagoga dopo che erano state tutte chiuse al suo insegnamento per ordine del Sinedrio. Alla fine del servizio Gesù scorse davanti a lui una donna anziana che aveva un’espressione abbattuta ed il corpo molto ricurvo. Questa donna era da tempo sopraffatta dalla paura e la sua vita aveva perduto ogni gioia. Dopo essere sceso dal pulpito, Gesù si avvicinò a lei e, toccando la sua figura ricurva sulla spalla, disse: “Donna, se solo tu volessi credere, potresti essere completamente liberata dalla tua infermità immaginaria.” E questa donna, che era stata curvata ed asservita dalle depressioni della paura per più di diciotto anni, credette alle parole del Maestro ed in virtù della sua fede si raddrizzò immediatamente. Quando questa donna vide che era stata raddrizzata, elevò la sua voce e glorificò Dio.

167:3.2 (1836.1) Nonostante che l’afflizione di questa donna fosse totalmente mentale, essendo la sua figura ricurva il risultato della sua mente depressa, il popolo pensò che Gesù avesse guarito una vera infermità fisica. Benché la congregazione della sinagoga di Filadelfia fosse ben disposta verso gli insegnamenti di Gesù, il capo della sinagoga era un Fariseo ostile. E poiché egli condivise l’opinione della congregazione che Gesù aveva guarito una malattia fisica, ed essendo indignato perché Gesù aveva osato fare una tale cosa di sabato, si alzò davanti alla congregazione e disse: “Non ci sono sei giorni in cui gli uomini devono fare tutto il loro lavoro? Venite dunque a farvi guarire in questi giorni feriali, ma non nel giorno di sabato.”

167:3.3 (1836.2) Quando il capo ostile ebbe parlato così, Gesù ritornò sulla pedana degli oratori e disse: “Perché recitare la parte degli ipocriti? Ciascuno di voi, nel giorno di sabato, non slega il suo bue dalla stalla per portarlo ad abbeverarsi? Se un tale servizio è ammissibile nel giorno di sabato, non dovrebbe questa donna, una figlia di Abramo che è stata schiava del male per questi diciotto anni, essere liberata da questa schiavitù e portata a partecipare delle acque della libertà e della vita, anche in questo giorno di sabato?” E mentre la donna continuava a glorificare Dio, il suo critico fu messo a tacere, e la congregazione si rallegrò con lei per essere stata guarita.

167:3.4 (1836.3) A seguito della sua critica pubblica a Gesù in questo sabato, il capo della sinagoga fu destituito e fu rimpiazzato da un discepolo di Gesù.

167:3.5 (1836.4) Gesù liberava frequentemente queste vittime della paura dalla loro presunta infermità, dalla loro depressione mentale e dal loro asservimento alla paura. Ma la gente pensava che tutte queste afflizioni fossero infermità fisiche o possessioni da parte di spiriti malvagi.

167:3.6 (1836.5) Gesù insegnò di nuovo nella sinagoga la domenica, e molti furono battezzati da Abner a mezzodì di quel giorno nel fiume che scorreva a sud della città. L’indomani mattina Gesù e i dieci apostoli sarebbero ripartiti per l’accampamento di Pella se non fosse arrivato uno dei messaggeri di Davide, portando un messaggio urgente a Gesù da parte dei suoi amici di Betania, vicino a Gerusalemme.

4. Il messaggio da Betania

167:4.1 (1836.6) Nella tardissima serata di domenica 26 febbraio, un corriere proveniente da Betania arrivò a Filadelfia portando un messaggio di Marta e Maria che diceva: “Signore, colui che ami è molto malato.” Questo messaggio giunse a Gesù alla fine della conferenza serale e proprio nel momento in cui egli si stava congedando dagli apostoli per la notte. In un primo momento Gesù non rispose nulla. Vi fu uno di quegli strani intervalli, un lasso di tempo in cui egli sembrava essere in comunicazione con qualcosa di esterno e al di là di se stesso. E poi, alzando gli occhi, si rivolse al messaggero in modo da essere udito dagli apostoli, dicendo: “Questa malattia non porta in realtà alla morte. Non dubitate che essa possa essere utilizzata per glorificare Dio ed esaltare il Figlio.”

167:4.2 (1837.1) Gesù era molto affezionato a Marta, a Maria ed al loro fratello Lazzaro; egli li amava di un affetto fervente. Il suo primo pensiero umano fu di andare immediatamente in loro aiuto, ma un’altra idea venne alla sua mente congiunta. Egli aveva quasi abbandonato la speranza che i dirigenti ebrei di Gerusalemme avrebbero mai accettato il regno, ma amava ancora il suo popolo, e gli venne in mente un piano grazie al quale gli Scribi e i Farisei di Gerusalemme potessero avere un’altra occasione per accettare i suoi insegnamenti. Ed egli decise, se suo Padre lo voleva, di fare di quest’ultimo appello a Gerusalemme la manifestazione esteriore più profonda e stupefacente di tutta la sua carriera terrena. Gli Ebrei si afferravano all’idea di un liberatore che compie prodigi. E sebbene egli rifiutasse di accondiscendere a compiere prodigi materiali o a dare dimostrazioni temporali di potere politico, chiese ora il consenso del Padre per manifestare il suo potere fin qui non dimostrato sulla vita e sulla morte.

167:4.3 (1837.2) Gli Ebrei avevano l’abitudine di seppellire i loro morti nel giorno del loro decesso; questa era una pratica necessaria in un clima così caldo. Accadeva spesso che mettevano nella tomba un individuo che era semplicemente in coma, cosicché al secondo o al terzo giorno questo tizio usciva dalla tomba. Ma era credenza degli Ebrei che, mentre lo spirito o l’anima potevano soffermarsi vicino al corpo per due o tre giorni, non restavano mai dopo il terzo giorno; che la decomposizione era ben avanzata al quarto giorno, e che nessuno ritornava mai dalla tomba dopo questo periodo di tempo. E fu per questa ragione che Gesù si trattenne ancora due giorni interi a Filadelfia prima di prepararsi a partire per Betania.

167:4.4 (1837.3) Di conseguenza, mercoledì mattina presto egli disse ai suoi apostoli: “Prepariamoci immediatamente ad andare di nuovo in Giudea.” E quando gli apostoli udirono il loro Maestro dire questo, si appartarono per qualche istante per consultarsi tra di loro. Giacomo assunse la direzione della riunione, e tutti loro furono d’accordo che era solo follia permettere a Gesù di andare nuovamente in Giudea, e tornarono come un sol uomo per informarlo in tal senso. Disse Giacomo: “Maestro, sei stato a Gerusalemme poche settimane fa e i dirigenti hanno cercato di farti morire, mentre il popolo era intenzionato a lapidarti. In quel momento tu hai dato a questi uomini la loro occasione di ricevere la verità, e noi non ti permetteremo di tornare nuovamente in Giudea.”

167:4.5 (1837.4) Allora Gesù disse: “Ma non capite che ci sono dodici ore del giorno in cui si può lavorare in sicurezza? Se un uomo cammina di giorno non inciampa, poiché ha luce. Se un uomo cammina di notte rischia d’inciampare, poiché è senza luce. Finché dura il mio giorno io non temo di entrare in Giudea. Vorrei compiere ancora una volta un’opera potente per questi Ebrei; vorrei offrire loro un’altra occasione di credere, anche nei loro stessi termini — condizioni di gloria esteriore e di manifestazione visibile del potere del Padre e dell’amore del Figlio. Inoltre, non avete capito che nostro fratello Lazzaro si è addormentato e che io vorrei andare a svegliarlo da questo sonno!”

167:4.6 (1837.5) Allora uno degli apostoli disse: “Maestro, se Lazzaro si è addormentato allora si ristabilirà sicuramente.” In quest’epoca era abitudine degli Ebrei parlare della morte come di una forma di sonno, ma poiché gli apostoli non avevano compreso che Gesù intendeva dire che Lazzaro aveva lasciato questo mondo, egli allora disse chiaramente: “Lazzaro è morto. Ed io sono felice per il bene vostro, anche se gli altri non sono salvati con ciò, di non essermi trovato là, perché avrete ora una nuova ragione di credere in me; e da quello di cui sarete testimoni dovreste essere tutti fortificati in preparazione del giorno in cui mi congederò da voi per andare dal Padre.”

167:4.7 (1838.1) Quando non riuscirono a persuaderlo ad astenersi dall’andare in Giudea, e poiché alcuni apostoli erano restii anche ad accompagnarlo, Tommaso si rivolse ai suoi compagni dicendo: “Abbiamo espresso al Maestro i nostri timori, ma egli è deciso ad andare a Betania. Io sono convinto che ciò significhi la fine; essi certamente lo uccideranno, ma se questa è la scelta del Maestro, allora comportiamoci da uomini coraggiosi; andiamoci anche noi per poter morire con lui.” E fu sempre così; nelle questioni che richiedevano un coraggio calcolato e prolungato, Tommaso fu sempre il principale sostegno dei dodici apostoli.

5. Sulla strada per Betania

167:5.1 (1838.2) Sulla strada per la Giudea Gesù era seguito da una compagnia di quasi cinquanta suoi amici e nemici. Mercoledì, all’ora del pasto di mezzogiorno, egli parlò ai suoi apostoli e a questo gruppo di accompagnatori sui “Termini della salvezza”, e alla fine di questa lezione raccontò la parabola del Fariseo e del Pubblicano (un esattore d’imposte). Gesù disse: “Voi vedete, allora, che il Padre dona la salvezza ai figli degli uomini, e che questa salvezza è un dono gratuito a tutti coloro che hanno la fede di accettare la filiazione nella famiglia divina. Non c’è niente che l’uomo possa fare per guadagnarsi questa salvezza. Le opere ipocrite non possono acquistare il favore di Dio e il molto pregare in pubblico non compenserà la mancanza di fede vivente nel cuore. Voi potete ingannare gli uomini con i vostri servizi esteriori, ma Dio scruta nella vostra anima. Ciò che vi sto dicendo è bene illustrato da due uomini che andarono al tempio per pregare, uno un Fariseo e l’altro un Pubblicano. Il Fariseo stette in piedi e pregò per se stesso: ‘O Dio, ti ringrazio per non essere simile al resto degli uomini, che sono strozzini, ignoranti, ingiusti e adulteri, e nemmeno simile a questo Pubblicano. Digiuno due volte alla settimana; dono le decime di tutto ciò che guadagno.’ Il Pubblicano invece, standosene in disparte, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: ‘O Dio, sii misericordioso verso di me, un peccatore.’ Io vi dico che il Pubblicano andò a casa con l’approvazione di Dio, e non il Fariseo, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato.”

167:5.2 (1838.3) Quella sera, a Gerico, i Farisei ostili cercarono d’intrappolare il Maestro inducendolo a discutere sul matrimonio e sul divorzio, come i loro compagni avevano fatto un tempo in Galilea, ma Gesù evitò astutamente i loro tentativi di portarlo in conflitto con le loro leggi concernenti il divorzio. Come il Pubblicano e il Fariseo illustravano la buona e la cattiva religione, le loro pratiche sul divorzio presentavano un contrasto tra le migliori leggi sul matrimonio del codice ebraico e la vergognosa rilassatezza delle interpretazioni dei Farisei di queste regole sul divorzio di Mosè. Il Fariseo giudicava se stesso secondo il criterio più basso; il Pubblicano si conformava all’ideale più elevato. La devozione per il Fariseo era un mezzo per indurre ad una giustificata inattività e all’assicurazione di una falsa sicurezza spirituale; la devozione per il Pubblicano era un mezzo per stimolare la sua anima alla comprensione della necessità di pentirsi, di confessarsi e di accettare per fede il perdono misericordioso. Il Fariseo cercava la giustizia; il Pubblicano cercava la misericordia. La legge dell’universo è: chiedete e riceverete; cercate e troverete.

167:5.3 (1838.4) Sebbene Gesù avesse rifiutato di essere coinvolto in una controversia con i Farisei sul divorzio, egli proclamò un insegnamento positivo degli ideali più elevati concernenti il matrimonio. Esaltò il matrimonio come la più ideale ed elevata di tutte le relazioni umane. Similmente, egli manifestò la sua ferma disapprovazione per le pratiche di divorzio rilassate ed inique degli Ebrei di Gerusalemme, che a quel tempo permettevano ad un uomo di divorziare da sua moglie per le ragioni più futili, quali essere una cattiva cuoca o una imperfetta donna di casa, o semplicemente per la non migliore ragione che si era innamorato di una donna più avvenente.

167:5.4 (1839.1) I Farisei erano anche arrivati al punto d’insegnare che questo genere di divorzio facile era una dispensa speciale concessa al popolo ebreo, e particolarmente ai Farisei. E così, mentre Gesù rifiutò di pronunciarsi sul matrimonio e sul divorzio, denunciò molto severamente queste vergognose caricature della relazione matrimoniale e pose in risalto la loro ingiustizia verso le donne e i bambini. Egli non sanzionò mai alcuna pratica di divorzio che desse all’uomo un qualche vantaggio sulla donna; il Maestro approvò soltanto quegli insegnamenti che accordavano alle donne l’uguaglianza con gli uomini.

167:5.5 (1839.2) Anche se Gesù non offrì regole nuove sul matrimonio e sul divorzio, incitò gli Ebrei a vivere secondo le loro leggi ed i loro insegnamenti più elevati. Egli si richiamò costantemente alle Scritture nel suo sforzo di migliorare le loro pratiche secondo queste linee sociali. Pur sostenendo in tal modo i concetti ideali e più elevati del matrimonio, Gesù evitò abilmente il conflitto con i suoi inquisitori circa le pratiche sociali rappresentate sia dalle loro leggi scritte che dai loro privilegi di divorzio cui tenevano molto.

167:5.6 (1839.3) Fu molto difficile per gli apostoli comprendere la riluttanza del Maestro a fare dichiarazioni positive relativamente a problemi scientifici, sociali, economici e politici. Essi non realizzavano pienamente che la sua missione terrena concerneva esclusivamente la rivelazione di verità spirituali e religiose.

167:5.7 (1839.4) La sera tardi, dopo che Gesù ebbe parlato sul matrimonio e sul divorzio, i suoi apostoli gli posero in privato numerose altre domande, e le sue risposte a queste domande liberarono la loro mente da molte concezioni errate. A conclusione di questa conferenza Gesù disse: “Il matrimonio è onorevole e deve essere desiderato da tutti gli uomini. Il fatto che il Figlio dell’Uomo prosegua la sua missione terrena da solo non è in alcun modo un biasimo alla desiderabilità del matrimonio. Che io agisca in questo modo è la volontà del Padre, ma questo stesso Padre ha ordinato la creazione del maschio e della femmina, ed è volontà divina che gli uomini e le donne trovino il loro servizio più elevato e la gioia conseguente nella formazione di famiglie che accolgano ed educhino figli, nella cui creazione questi genitori divengono co-partner con i Creatori del cielo e della terra. Per questo motivo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due diverranno uno.”

167:5.8 (1839.5) In questo modo Gesù tolse dalla mente degli apostoli molte incertezze sul matrimonio e chiarì numerosi malintesi sul divorzio; allo stesso tempo egli contribuì molto ad esaltare i loro ideali di unione sociale e ad accrescere il loro rispetto per le donne, i bambini e la famiglia.

6. La benedizione dei bambini

167:6.1 (1839.6) Quel messaggio serale di Gesù sul matrimonio e sul carattere sacro dei figli si diffuse in tutta Gerico, cosicché il mattino seguente, molto prima che Gesù e gli apostoli fossero pronti a partire, ed anche prima della colazione, un gran numero di madri si riunirono vicino all’alloggio di Gesù, portando i loro figli in braccio o conducendoli per mano, desiderando che egli benedicesse i piccoli. Quando gli apostoli uscirono e videro questo assembramento di madri con i loro figli, tentarono di mandarle via, ma queste donne rifiutarono di partire prima che il Maestro avesse imposto le mani sui loro figli e li avesse benedetti. E quando gli apostoli rimproverarono ad alta voce queste madri, Gesù, udendo il clamore, uscì e li riprese con indignazione, dicendo: “Lasciate che i bambini vengano a me; non proibiteglielo, perché di essi è il regno dei cieli. In verità, in verità vi dico, chiunque non accoglie il regno di Dio come un bambino difficilmente vi entrerà per raggiungere la pienezza della maturità spirituale.”

167:6.2 (1840.1) E dopo che il Maestro ebbe parlato ai suoi apostoli, ricevette tutti i bambini imponendo le mani su di loro, mentre rivolgeva parole d’incoraggiamento e di speranza alle loro madri.

167:6.3 (1840.2) Gesù parlava spesso ai suoi apostoli delle dimore celesti ed insegnava che gli evoluzionanti figli di Dio devono crescervi spiritualmente come i figli crescono fisicamente su questo mondo. Così le cose sacre appaiono spesso banali, come in questo giorno questi bambini e le loro madri non si rendevano conto che le intelligenze spettatrici di Nebadon osservavano i bambini di Gerico giocare con il Creatore di un universo.

167:6.4 (1840.3) La condizione della donna in Palestina fu molto migliorata dall’insegnamento di Gesù; e così sarebbe stato in tutto il mondo se i suoi discepoli non si fossero tanto allontanati da ciò che egli aveva scrupolosamente insegnato loro.

167:6.5 (1840.4) Fu pure a Gerico, in connessione con la discussione sulla formazione religiosa iniziale dei bambini a delle abitudini dell’adorazione divina, che Gesù impresse nei suoi apostoli il grande valore della bellezza come influenza che porta allo stimolo di adorare, specialmente nei bambini. Con i suoi precetti ed il suo esempio, il Maestro insegnò il valore dell’adorazione del Creatore in mezzo all’ambiente naturale della creazione. Egli preferiva comunicare con il Padre celeste tra gli alberi e le più basse creature del mondo naturale. Gli piaceva contemplare il Padre attraverso lo spettacolo ispirante dei regni stellati dei Figli Creatori.

167:6.6 (1840.5) Quando non è possibile adorare Dio nei tabernacoli della natura, gli uomini dovrebbero fare del loro meglio per predisporre case di bellezza, santuari di attraente semplicità ed artisticamente abbelliti, affinché possano essere risvegliate le emozioni umane più elevate in associazione con l’approccio intellettuale alla comunione spirituale con Dio. La verità, la bellezza e la santità sono di potente ed efficace aiuto alla vera adorazione. Ma la comunione spirituale non è favorita da semplici ornamenti massicci e da decorazioni eccessive dell’arte elaborata e pretenziosa dell’uomo. La bellezza è più religiosa quando è la più semplice e simile alla natura. Che peccato che i bambini abbiano la loro prima introduzione ai concetti del culto pubblico in sale fredde e spoglie così prive dell’attrazione della bellezza e così vuote di ogni suggestione di letizia e d’ispirante santità! Il bambino dovrebbe essere iniziato all’adorazione nell’ambiente esterno della natura e dovrebbe accompagnare più tardi i suoi genitori in edifici pubblici di assemblea religiosa che siano almeno altrettanto materialmente attraenti ed artisticamente belli quanto la casa in cui egli abita quotidianamente.

7. La conversazione sugli angeli

167:7.1 (1840.6) Mentre essi erano in viaggio sulle colline da Gerico a Betania, Natanaele camminò quasi sempre a fianco di Gesù, e la loro discussione sui bambini in relazione al regno dei cieli portò indirettamente a considerare il ministero degli angeli. Natanaele alla fine pose al Maestro questa domanda: “Visto che il sommo sacerdote è un Sadduceo, e poiché i Sadducei non credono negli angeli, che cosa insegneremo al popolo sui ministri celesti?” Allora, tra altre cose, Gesù disse:

167:7.2 (1841.1) “Le schiere degli angeli sono un ordine separato di esseri creati; essi sono del tutto differenti dall’ordine materiale delle creature mortali e funzionano come un gruppo distinto d’intelligenze dell’universo. Gli angeli non fanno parte di quel gruppo di creature chiamate ‘i Figli di Dio’ nelle Scritture; né sono gli spiriti glorificati di uomini mortali che hanno proseguito la loro evoluzione attraverso le dimore nell’alto. Gli angeli sono una creazione diretta e non si riproducono. Le schiere degli angeli hanno soltanto una parentela spirituale con la razza umana. Mentre l’uomo progredisce nel suo cammino verso il Padre del Paradiso, ad un certo momento attraversa uno stato d’esistenza analogo allo stato degli angeli, ma l’uomo mortale non diviene mai un angelo.

167:7.3 (1841.2) “Gli angeli non muoiono mai come fanno gli uomini. Gli angeli sono immortali, a meno che non capiti che siano implicati nel peccato, come avvenne per certuni di loro con gli inganni di Lucifero. Gli angeli sono i servitori spirituali in cielo, e non sono né infinitamente saggi né onnipotenti. Ma tutti gli angeli leali sono veramente puri e santi.

167:7.4 (1841.3) “Non ti ricordi che già vi dissi in passato che, se i vostri occhi spirituali fossero unti, vedreste allora i cieli aperti ed osservereste gli angeli di Dio che salgono e scendono? È per mezzo del ministero degli angeli che un mondo può essere mantenuto in contatto con gli altri mondi, perché non vi ho detto ripetutamente che ho altre pecore che non sono di questo ovile? E questi angeli non sono le spie del mondo spirituale che vi sorvegliano e che vanno poi a raccontare al Padre i pensieri del vostro cuore e a riferire sugli atti della carne. Il Padre non ha bisogno di questo servizio, poiché il suo stesso spirito vive in voi. Ma questi spiriti angelici funzionano per tenere una parte della creazione celeste informata sugli atti di altre remote parti dell’universo. E molti angeli, pur funzionando nel governo del Padre e negli universi dei Figli, sono assegnati al servizio delle razze umane. Quando vi ho insegnato che molti di questi serafini sono degli spiriti tutelari, non parlavo né figuratamente né poeticamente. Tutto ciò è vero, indipendentemente dalla vostra difficoltà a comprendere tali materie.

167:7.5 (1841.4) “Molti di questi angeli sono impegnati nell’opera di salvare gli uomini, perché non vi ho parlato della gioia serafica quando un’anima sceglie di abbandonare il peccato e di cominciare la ricerca di Dio? Vi ho anche parlato della gioia nella presenza degli angeli del cielo per un solo peccatore che si pente, indicando con ciò l’esistenza di altri ordini superiori di esseri celesti che si occupano similmente del benessere spirituale e del progresso divino dell’uomo mortale.

167:7.6 (1841.5) “Questi angeli si occupano moltissimo anche dei metodi con cui lo spirito dell’uomo è liberato dai tabernacoli della carne e la sua anima è scortata alle dimore in cielo. Gli angeli sono le guide fedeli e celesti dell’anima dell’uomo durante quel periodo non precisato e indefinito di tempo che intercorre tra la morte della carne e la nuova vita nelle dimore dello spirito.”

167:7.7 (1841.6) Ed egli avrebbe parlato più a lungo con Natanaele sul ministero degli angeli, ma fu interrotto dall’avvicinarsi di Marta, la quale era stata informata che il Maestro stava giungendo a Betania da amici che l’avevano visto risalire le colline ad est. Ed essa ora si affrettava a dargli il benvenuto.

Fascicolo 168 - La risurrezione di Lazzaro

Il Libro di Urantia

Fascicolo 168

La risurrezione di Lazzaro

168:0.1 (1842.1) ERA DA poco passato mezzogiorno quando Marta partì per andare incontro a Gesù dopo che egli ebbe superato la sommità della collina vicino a Betania. Suo fratello Lazzaro era morto da quattro giorni ed era stato deposto nella loro tomba privata, situata all’estremità del giardino, nel tardo pomeriggio di domenica. La pietra all’entrata della tomba vi era stata rotolata il mattino di questo giorno, giovedì.

168:0.2 (1842.2) Quando Marta e Maria avevano mandato ad informare Gesù sulla malattia di Lazzaro, avevano confidato che il Maestro avrebbe fatto qualcosa a tale riguardo. Esse sapevano che il loro fratello era in condizioni disperate, e sebbene osassero appena sperare che Gesù avrebbe lasciato il suo lavoro d’insegnamento e di predicazione per venire in loro aiuto, avevano una tale fiducia nel suo potere di guarire le malattie che pensavano gli sarebbe bastato pronunciare le parole curative e Lazzaro sarebbe guarito immediatamente. E quando Lazzaro morì alcune ore dopo che il messaggero era partito da Betania per Filadelfia, esse conclusero che era perché il Maestro non aveva saputo della malattia del loro fratello prima che fosse troppo tardi, prima che egli fosse già deceduto da parecchie ore.

168:0.3 (1842.3) Ma esse, con tutti i loro amici credenti, furono grandemente sconcertate dal messaggio che il corriere riportò martedì mattina quando raggiunse Betania. Il messaggero insisté di aver sentito Gesù dire: “…questa malattia non porta in realtà alla morte.” Né esse riuscirono a comprendere perché egli non avesse inviato loro una parola né avesse offerto in altro modo il suo aiuto.

168:0.4 (1842.4) Molti amici provenienti dai villaggi vicini ed altri provenienti da Gerusalemme vennero a confortare le sorelle affrante dal dolore. Lazzaro e le sue sorelle erano figli di un Ebreo benestante ed onorato, che era stato l’abitante di maggior riguardo del piccolo villaggio di Betania. E nonostante che tutti e tre fossero stati da lungo tempo ardenti seguaci di Gesù, erano molto rispettati da tutti quelli che li conoscevano. Essi avevano ereditato estesi vigneti e grandi oliveti nei dintorni, e che fossero ricchi fu ulteriormente attestato dal fatto che poterono permettersi una tomba funebre privata nella loro proprietà. Entrambi i loro genitori erano già stati deposti in questa tomba.

168:0.5 (1842.5) Maria aveva rinunciato all’idea di veder giungere Gesù e si era abbandonata al suo dolore, ma Marta si attaccò alla speranza che Gesù venisse fino al mattino stesso in cui rotolarono la pietra davanti alla tomba e sigillarono l’entrata. Anche allora essa incaricò un ragazzo loro vicino di sorvegliare la strada di Gerico che scendeva dalla sommità della collina ad est di Betania; e fu questo ragazzo che portò a Marta la notizia che Gesù ed i suoi amici si stavano avvicinando.

168:0.6 (1842.6) Quando Marta incontrò Gesù, cadde ai suoi piedi esclamando: “Maestro, se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto!” Molti timori stavano passando per la mente di Marta, ma essa non espresse alcun dubbio né si avventurò a criticare o a mettere in discussione la condotta del Maestro in relazione alla morte di Lazzaro. Dopo che essa ebbe parlato, Gesù si chinò e, rialzandola, disse: “Abbi solo fede, Marta, e tuo fratello risusciterà.” Allora Marta rispose: “Lo so che risusciterà nella risurrezione dell’ultimo giorno; ed anche ora credo che qualsiasi cosa chiederai a Dio, nostro Padre te la concederà.”

168:0.7 (1843.1) Allora Gesù disse, guardando dritto negli occhi di Marta: “Io sono la risurrezione e la vita; e chi crede in me, anche se muore, vivrà ancora. In verità, chiunque vive e crede in me in realtà non morirà mai. Marta, tu credi questo?” E Marta rispose al Maestro: “Sì, io credevo da molto tempo che tu sei il Liberatore, il Figlio del Dio vivente, colui che doveva venire in questo mondo.”

168:0.8 (1843.2) Avendo Gesù chiesto di Maria, Marta andò subito in casa e, bisbigliando a sua sorella, disse: “Il Maestro è qui ed ha chiesto di te.” E quando Maria udì ciò, si alzò subito ed uscì in fretta per andare incontro a Gesù, che era rimasto ancora sul posto, ad una certa distanza dalla casa, dove Marta l’aveva incontrato prima. Gli amici che erano con Maria cercando di consolarla, quando videro che si alzò in fretta ed uscì, la seguirono, supponendo che stesse andando alla tomba a piangere.

168:0.9 (1843.3) Molti dei presenti erano acerrimi nemici di Gesù. Per questo Marta era uscita per incontrarlo da sola, e per questo era anche andata ad informare segretamente Maria che egli aveva chiesto di lei. Marta, pur volendo veramente vedere Gesù, desiderava evitare ogni possibile contrasto che potesse essere causato dal suo arrivo improvviso in mezzo ad un numeroso gruppo di suoi nemici di Gerusalemme. Marta era intenzionata a rimanere in casa con i loro amici mentre Maria andava a salutare Gesù, ma non vi riuscì, perché essi seguirono tutti Maria e si trovarono così inaspettatamente in presenza del Maestro.

168:0.10 (1843.4) Marta condusse Maria da Gesù, e quando essa lo vide, cadde ai suoi piedi esclamando: “Se solo tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto!” E quando Gesù vide come tutti loro erano affranti per la morte di Lazzaro, la sua anima fu mossa a compassione.

168:0.11 (1843.5) Quando gli amici addolorati videro che Maria era andata a salutare Gesù, si trassero un po’ in disparte mentre Marta e Maria parlavano con il Maestro e ricevevano parole di conforto e d’esortazione a conservare una forte fede nel Padre ed una completa rassegnazione alla volontà divina.

168:0.12 (1843.6) La mente umana di Gesù fu potentemente scossa dal conflitto tra il suo amore per Lazzaro e per le sue sorelle afflitte ed il suo sdegno e disprezzo per le dimostrazioni esteriori d’affetto manifestate da alcuni di questi miscredenti ebrei inclini all’assassinio. Gesù s’indignò molto per la dimostrazione di artificioso cordoglio esteriore per Lazzaro da parte di alcuni di questi professati amici, tanto più che questo falso dispiacere era associato nel loro cuore a così tanta acerrima inimicizia verso di lui. Alcuni di questi Ebrei, tuttavia, erano sinceri nel loro dolore, perché erano amici veri della famiglia.

1. Alla tomba di Lazzaro

168:1.1 (1843.7) Dopo che Gesù ebbe passato alcuni momenti a confortare Marta e Maria, in disparte dalle persone in lutto, chiese loro: “Dove l’avete deposto?” Allora Marta disse: “Vieni a vedere.” E mentre il Maestro seguiva in silenzio le due sorelle afflitte, pianse. Quando gli amici ebrei che li seguivano videro le sue lacrime, uno di loro disse: “Guardate come lo amava. Colui che ha aperto gli occhi del cieco non avrebbe potuto impedire a quest’uomo di morire?” In questo momento essi erano giunti davanti alla tomba di famiglia, una piccola grotta naturale, o declivio, nella parete rocciosa alta una decina di metri che si ergeva all’estremità del giardino.

168:1.2 (1844.1) È difficile spiegare alle menti umane il motivo esatto per cui Gesù pianse. Pur avendo accesso alla registrazione delle emozioni umane e dei pensieri divini congiunti, quali sono registrati nella mente dell’Aggiustatore Personalizzato, non siamo del tutto certi sulla causa reale di queste manifestazioni emotive. Noi siamo inclini a credere che Gesù pianse a causa dei numerosi pensieri e sentimenti che attraversavano la sua mente in questo momento, quali:

168:1.3 (1844.2) 1. Egli provava una compassione sincera e addolorata per Marta e Maria; nutriva un affetto umano reale e profondo per queste sorelle che avevano perduto il loro fratello.

168:1.4 (1844.3) 2. Era turbato nella sua mente dalla presenza delle numerose persone in lutto, alcune sincere ed altre semplici simulatrici. Egli si risentì sempre per queste esibizioni esteriori di cordoglio. Sapeva che le sorelle amavano il loro fratello ed avevano fede nella sopravvivenza dei credenti. Queste emozioni contraddittorie possono forse spiegare perché egli espresse il suo dolore nell’avvicinarsi alla tomba.

168:1.5 (1844.4) 3. Egli esitava sinceramente a riportare Lazzaro alla vita mortale. Le sue sorelle avevano realmente bisogno di lui, ma a Gesù rincresceva riportare il suo amico all’esperienza delle accanite persecuzioni che egli sapeva bene Lazzaro avrebbe dovuto subire per essere stato il soggetto della più grande di tutte le dimostrazioni del potere divino del Figlio dell’Uomo.

168:1.6 (1844.5) Ed ora possiamo riferire un fatto importante ed istruttivo: benché questo racconto si svolga come un evento apparentemente naturale e normale degli affari umani, esso ha alcuni aspetti secondari molto interessanti. Mentre il messaggero andava domenica da Gesù per informarlo della malattia di Lazzaro, e mentre Gesù mandava a dire che essa “non portava alla morte”, allo stesso tempo egli andò di persona a Betania e chiese anche alle sorelle: “Dove l’avete deposto?” Sebbene tutto ciò sembri indicare che il Maestro stesse procedendo secondo la maniera di questa vita ed in conformità alla conoscenza limitata della mente umana, tuttavia gli archivi dell’universo rivelano che l’Aggiustatore Personalizzato di Gesù ordinò di trattenere indefinitamente l’Aggiustatore di Pensiero di Lazzaro sul pianeta dopo la morte di Lazzaro, e che quest’ordine fu registrato esattamente quindici minuti prima che Lazzaro esalasse l’ultimo respiro.

168:1.7 (1844.6) La mente divina di Gesù sapeva, ancor prima che Lazzaro morisse, che egli lo avrebbe risuscitato dalla morte? Non lo sappiamo. Sappiamo soltanto ciò che stiamo esponendo qui.

168:1.8 (1844.7) Molti nemici di Gesù furono inclini a dileggiare le sue manifestazioni d’affetto, e dissero tra di loro: “Se teneva in così tanta considerazione quest’uomo, perché ha aspettato così a lungo prima di venire a Betania? Se egli è ciò che pretende di essere, perché non ha salvato il suo caro amico? A che scopo guarire degli stranieri in Galilea se non può salvare quelli che ama?” Ed in molti altri modi essi derisero e presero alla leggera gli insegnamenti e le opere di Gesù.

168:1.9 (1844.8) E così, in questo pomeriggio di giovedì, verso le due e mezzo, la scena era tutta pronta in questo piccolo villaggio di Betania per il compimento della più grande di tutte le opere connesse con il ministero terreno di Micael di Nebadon, la più grande manifestazione di potere divino durante la sua incarnazione, poiché la sua stessa risurrezione avvenne dopo che egli fu liberato dai vincoli della dimora mortale.

168:1.10 (1845.1) Il piccolo gruppo riunito davanti alla tomba di Lazzaro non percepì la presenza vicina di un vasto concorso di tutti gli ordini di esseri celesti riuniti sotto la direzione di Gabriele ed ora in attesa per ordine dell’Aggiustatore Personalizzato di Gesù, vibranti di aspettativa e pronti ad eseguire le direttive del loro diletto Sovrano.

168:1.11 (1845.2) Quando Gesù pronunciò quelle parole di comando, “Levate la pietra”, le schiere celesti riunite si prepararono a mettere in atto il dramma della risurrezione di Lazzaro nelle sembianze della sua carne mortale. Una tale forma di risurrezione implica difficoltà di esecuzione che trascendono di molto la tecnica abituale della risurrezione di creature mortali in forma morontiale, e richiede un numero di personalità celesti molto maggiore ed un’organizzazione molto più estesa di capacità universali.

168:1.12 (1845.3) Quando Marta e Maria udirono questo comando di Gesù che ordinava che la pietra posta davanti alla tomba fosse fatta rotolare via, esse furono assalite da sentimenti contraddittori. Maria sperava che Lazzaro sarebbe stato risuscitato dalla morte, ma Marta, pur condividendo in una certa misura la fede di sua sorella, era più preoccupata per il timore che Lazzaro non fosse presentabile nel suo aspetto a Gesù, agli apostoli e ai loro amici. Marta disse: “Dobbiamo rotolare via la pietra? Mio fratello è ora morto da quattro giorni, cosicché oramai la decomposizione del corpo è cominciata.” Marta disse questo anche perché non era certa del motivo per cui il Maestro aveva chiesto che la pietra fosse rimossa; essa pensava che Gesù volesse forse dare solo un ultimo sguardo a Lazzaro. Marta non era ferma e costante nel suo atteggiamento. Poiché esse esitavano a far rotolare via la pietra, Gesù disse: “Non vi ho detto fin dall’inizio che questa malattia non avrebbe portato alla morte? Non sono venuto per adempiere la mia promessa? E dopo che sono venuto da voi, non ho detto che se soltanto aveste creduto avreste visto la gloria di Dio? Per quale ragione dubitate? Quanto vi ci vorrà per credere e obbedire?”

168:1.13 (1845.4) Quando Gesù ebbe finito di parlare, i suoi apostoli, con l’aiuto di vicini volontari, afferrarono la pietra e la fecero rotolare via dall’entrata della tomba.

168:1.14 (1845.5) Era credenza comune degli Ebrei che la goccia di fiele sulla punta della spada dell’angelo della morte cominciasse ad operare alla fine del terzo giorno, in modo che aveva il suo pieno effetto il quarto giorno. Essi ammettevano che l’anima dell’uomo potesse indugiare vicino alla tomba sino alla fine del terzo giorno, cercando di rianimare il corpo morto; ma credevano fermamente che tale anima se ne fosse andata nella dimora degli spiriti trapassati prima dell’alba del quarto giorno.

168:1.15 (1845.6) Queste credenze ed opinioni concernenti la morte e la partenza degli spiriti dei morti servirono a rassicurare, nella mente di tutti coloro che erano ora presenti presso la tomba di Lazzaro, e successivamente tutti coloro che poterono ascoltare ciò che stava per accadere, che questo era realmente e veramente un caso di risurrezione di un morto per opera personale di colui che dichiarava di essere “la risurrezione e la vita”.

2. La risurrezione di Lazzaro

168:2.1 (1845.7) Mentre questo gruppo di circa quarantacinque mortali stava davanti alla tomba, poteva vagamente vedere la forma di Lazzaro, avviluppata in bende di lino, che riposava nella nicchia destra inferiore della grotta funebre. Mentre queste creature terrene stavano là in un silenzio quasi mozzafiato, una vasta schiera di esseri celesti si era portata nelle sue posizioni, in attesa di rispondere al segnale d’azione quando fosse stato dato da Gabriele, il loro comandante.

168:2.2 (1846.1) Gesù alzò gli occhi e disse: “Padre, ti ringrazio d’aver ascoltato ed accolto la mia richiesta. So che tu mi ascolti sempre, ma a causa di coloro che stanno qui con me io parlo così con te affinché essi credano che tu mi hai mandato nel mondo e sappiano che tu operi con me in ciò che stiamo per fare.” E quando ebbe pregato, egli gridò ad alta voce: “Lazzaro, vieni fuori!”

168:2.3 (1846.2) Mentre questi osservatori umani rimanevano immobili, la vasta schiera celeste era tutta affaccendata in un’azione congiunta per obbedire alla parola del Creatore. In dodici secondi esatti del tempo terrestre la forma fino ad allora senza vita di Lazzaro cominciò a muoversi e si sedette subito sul bordo del ripiano di pietra su cui aveva riposato. Il suo corpo era avvolto nelle vesti funebri e il suo viso era coperto da un lenzuolo. E quando egli si alzò in piedi davanti a loro — vivo — Gesù disse: “Scioglietelo e lasciatelo andare.”

168:2.4 (1846.3) Tutti, salvo gli apostoli, con Marta e Maria, fuggirono verso la casa. Essi erano pallidi di terrore e sopraffatti dallo stupore. Mentre alcuni rimasero là, molti rientrarono in fretta a casa loro.

168:2.5 (1846.4) Lazzaro salutò Gesù e gli apostoli e chiese il significato delle vesti funebri e perché si fosse svegliato nel giardino. Gesù e gli apostoli si trassero in disparte mentre Marta raccontava a Lazzaro della sua morte, della sua sepoltura e della sua risurrezione. Essa dovette spiegargli che era morto domenica e che ora era stato riportato in vita di giovedì, poiché egli non aveva avuto coscienza del tempo da quando si era addormentato nella morte.

168:2.6 (1846.5) Quando Lazzaro uscì dalla tomba, l’Aggiustatore Personalizzato di Gesù, ora capo del suo ordine in questo universo locale, comandò al precedente Aggiustatore di Lazzaro, ora in attesa, di ritornare a risiedere nella mente e nell’anima del risuscitato.

168:2.7 (1846.6) Poi Lazzaro si avvicinò a Gesù e, con le sue sorelle, s’inginocchiò ai piedi del Maestro per ringraziare e lodare Dio. Gesù, prendendo Lazzaro per la mano, lo fece alzare dicendo: “Figlio mio, quello che è accaduto a te sarà sperimentato anche da tutti coloro che credono in questo vangelo, salvo che essi saranno risuscitati in una forma più gloriosa. Tu sarai un testimone vivente della verità che ho proclamato — io sono la risurrezione e la vita. Ma ora andiamo tutti a casa a mangiare del cibo per questi corpi fisici.”

168:2.8 (1846.7) Mentre essi camminavano verso la casa, Gabriele congedò i gruppi supplementari delle schiere celesti riunite a fece registrare il primo, e l’ultimo, caso su Urantia in cui una creatura mortale era stata risuscitata nelle sembianze del suo corpo fisico di morte.

168:2.9 (1846.8) Lazzaro quasi non riusciva a comprendere ciò che era accaduto. Egli sapeva che era stato molto malato, ma riusciva a ricordarsi soltanto che si era addormentato e che era stato risvegliato. Egli non poté mai raccontare alcunché di questi quattro giorni nella tomba perché era stato totalmente incosciente. Il tempo non esiste per coloro che dormono il sonno della morte.

168:2.10 (1846.9) Sebbene molti credettero in Gesù a seguito di quest’opera potente, altri indurirono soltanto il loro cuore per respingerlo di più. L’indomani a mezzogiorno questa storia si era diffusa in tutta Gerusalemme. Decine di uomini e di donne andarono a Betania per vedere Lazzaro e per parlare con lui, e gli allarmati e sconcertati Farisei convocarono precipitosamente una riunione del Sinedrio per decidere che cosa si dovesse fare riguardo a questi nuovi sviluppi.

3. La riunione del Sinedrio

168:3.1 (1847.1) Anche se la testimonianza di quest’uomo risuscitato dalla morte contribuì molto a consolidare la fede della massa dei credenti nel vangelo del regno, ebbe poca o nessuna influenza sull’atteggiamento dei dirigenti e dei capi religiosi di Gerusalemme, se non di affrettare la loro decisione di distruggere Gesù e di porre fine alla sua opera.

168:3.2 (1847.2) All’una del giorno dopo, venerdì, il Sinedrio si riunì per deliberare di nuovo sulla questione: “Che cosa faremo di Gesù di Nazaret?” Dopo più di due ore di discussione e di acceso dibattito, un Fariseo presentò una risoluzione che chiedeva la morte immediata di Gesù, proclamando che egli era una minaccia per tutto Israele ed impegnando ufficialmente il Sinedrio in una sentenza di morte, senza giudizio e a dispetto di ogni precedente.

168:3.3 (1847.3) Più e più volte questo augusto corpo di dirigenti ebrei aveva decretato che Gesù fosse arrestato e portato in giudizio sotto l’imputazione di bestemmia e di numerose altre accuse di disprezzo della legge sacra degli Ebrei. Essi erano giunti già una volta al punto di dichiarare che egli doveva morire, ma questa era la prima volta che il Sinedrio giungeva a registrare il desiderio di decretare la sua morte senza che fosse giudicato. Ma questa risoluzione non fu messa ai voti perché quattordici membri del Sinedrio rassegnarono in blocco le dimissioni quando fu proposto un tale atto inaudito. Mentre queste dimissioni non furono ufficialmente ratificate prima di quasi due settimane, questo gruppo di quattordici si ritirò dal Sinedrio quel giorno e non sedette mai più nel consiglio. Quando queste dimissioni furono successivamente ratificate, altri cinque membri furono espulsi perché i loro colleghi reputavano che nutrissero sentimenti di amicizia verso Gesù. Con l’espulsione di questi diciannove uomini il Sinedrio era in grado di giudicare e condannare Gesù con un consenso quasi unanime.

168:3.4 (1847.4) La settimana seguente Lazzaro e le sue sorelle furono convocati davanti al Sinedrio. Dopo aver ascoltato la loro testimonianza, non poteva sussistere alcun dubbio che Lazzaro era stato risuscitato dalla morte. Sebbene gli atti verbali del Sinedrio ammisero praticamente la risurrezione di Lazzaro, gli archivi riportarono una risoluzione che attribuiva questo e tutti gli altri prodigi compiuti da Gesù al potere del principe dei demoni, di cui Gesù era dichiarato essere in lega.

168:3.5 (1847.5) Qualunque fosse la fonte del suo potere di compiere dei prodigi, questi dirigenti ebrei erano persuasi che, se egli non fosse stato immediatamente fermato, molto presto tutto il popolo comune avrebbe creduto in lui; ed inoltre che sarebbero sorte gravi complicazioni con le autorità romane perché così tanti dei suoi credenti lo consideravano il Messia, il liberatore d’Israele.

168:3.6 (1847.6) Fu in questa stessa riunione del Sinedrio che il sommo sacerdote Caifa espresse per la prima volta quel vecchio adagio ebreo, che egli ripeté così spesso: “È meglio che muoia un solo uomo piuttosto che perisca la comunità.”

168:3.7 (1847.7) Benché Gesù fosse stato informato delle decisioni del Sinedrio in questo triste venerdì pomeriggio, non ne fu minimamente turbato e continuò a riposarsi per tutto il sabato presso degli amici a Betfage, un piccolo villaggio vicino a Betania. Domenica mattina presto, come precedentemente convenuto, Gesù e gli apostoli si riunirono a casa di Lazzaro, e congedatisi dalla famiglia di Betania, partirono per tornare all’accampamento di Pella.

4. La risposta alla preghiera

168:4.1 (1848.1) Sulla strada da Betania a Pella gli apostoli posero a Gesù molte domande alle quali il Maestro rispose apertamente, salvo a quelle che concernevano i dettagli della risurrezione del morto. Tali problemi oltrepassavano la capacità di comprensione dei suoi apostoli; perciò il Maestro rifiutò di discutere questi argomenti con loro. Poiché erano partiti da Betania in segreto, essi erano soli. Gesù colse quindi l’occasione per dire molte cose ai dieci che egli riteneva li avrebbero preparati ai giorni difficili che li aspettavano.

168:4.2 (1848.2) Gli apostoli erano molto scossi nella loro mente e trascorsero parecchio tempo a discutere sulle recenti esperienze per quanto esse erano connesse con la preghiera e la risposta ad essa. Essi si ricordavano tutti la dichiarazione di Gesù a Filadelfia al messaggero proveniente da Betania, quando disse chiaramente: “Questa malattia non porta realmente alla morte.” Eppure, malgrado questa promessa, Lazzaro in effetti morì. Per tutto quel giorno essi tornarono più volte a discutere di questo problema della risposta alla preghiera.

168:4.3 (1848.3) Le risposte di Gesù alle loro numerose domande possono essere riassunte come segue:

168:4.4 (1848.4) 1. La preghiera è un’espressione della mente finita che si sforza di avvicinarsi all’Infinito. La formulazione di una preghiera deve, perciò, essere limitata dalla conoscenza, dalla saggezza e dagli attributi del finito; similmente la risposta deve essere condizionata dalla visione, dagli scopi, dagli ideali e dalle prerogative dell’Infinito. Non si può mai osservare una continuità ininterrotta di fenomeni materiali tra la formulazione di una preghiera e la ricezione della piena risposta spirituale ad essa.

168:4.5 (1848.5) 2. Quando una preghiera resta apparentemente senza risposta, il ritardo fa presagire spesso una risposta migliore, anche se è una risposta che è per alcune buone ragioni considerevolmente ritardata. Quando Gesù disse che la malattia di Lazzaro non sarebbe giunta realmente fino alla morte, costui era già morto da undici ore. Nessuna preghiera sincera resta senza risposta, salvo quando il punto di vista superiore del mondo spirituale ha concepito una risposta migliore, una risposta che soddisfa l’istanza dello spirito dell’uomo in contrasto con la preghiera della semplice mente dell’uomo.

168:4.6 (1848.6) 3. Le preghiere del tempo, quando sono formulate dallo spirito ed espresse con fede, sono spesso così vaste e così onnicomprendenti da poter ricevere una risposta soltanto nell’eternità. La supplica finita è talvolta così ripiena della presa dell’Infinito che la risposta deve essere a lungo differita per attendere la creazione di una capacità adeguata per la ricezione. La preghiera di fede può essere così completamente inglobante che la risposta può essere ricevuta solo in Paradiso.

168:4.7 (1848.7) 4. Le risposte alla preghiera della mente mortale sono spesso di natura tale che possono essere ricevute e riconosciute solo dopo che quella stessa mente che prega ha raggiunto lo stato immortale. La preghiera dell’essere materiale può molte volte avere una risposta solo quando tale individuo è progredito al livello spirituale.

168:4.8 (1848.8) 5. La preghiera di una persona che conosce Dio può essere così distorta dall’ignoranza e così deformata dalla superstizione che la risposta ad essa sarebbe altamente indesiderabile. Allora gli esseri spirituali intermediari devono tradurre tale preghiera in modo che, quando giunge la risposta, il supplicante non riesce affatto a riconoscerla come risposta alla sua preghiera.

168:4.9 (1848.9) 6. Tutte le vere preghiere sono indirizzate agli esseri spirituali, e tutte queste suppliche devono avere delle risposte in termini spirituali; e tutte queste risposte devono consistere in realtà spirituali. Gli esseri spirituali non possono dare risposte materiali alle suppliche spirituali, anche di esseri materiali. Gli esseri materiali possono pregare efficacemente solo quando “pregano in spirito”.

168:4.10 (1849.1) 7. Nessuna preghiera può sperare di avere una risposta se non è nata dallo spirito e nutrita dalla fede. La vostra fede sincera implica che voi abbiate praticamente già concesso ai destinatari della vostra preghiera il pieno diritto di rispondere alle vostre suppliche in conformità a quella saggezza suprema e a quell’amore divino che la vostra fede descrive come sempre animanti quegli esseri verso cui pregate.

168:4.11 (1849.2) 8. Il figlio è sempre nel suo diritto quando rivolge una richiesta al genitore; e il genitore è sempre nei limiti dei suoi obblighi di genitore verso il figlio immaturo quando la sua saggezza superiore gli detta che la risposta alla preghiera del figlio sia dilazionata, modificata, suddivisa, trascesa, o posposta ad un altro stadio dell’ascensione spirituale.

168:4.12 (1849.3) 9. Non esitate a formulare preghiere di anelito spirituale; non dubitate di ricevere risposta alle vostre suppliche. Queste risposte saranno tenute in serbo, in attesa che voi raggiungiate quei livelli spirituali futuri di effettiva realizzazione cosmica, su questo o su altri mondi, in cui vi sarà possibile riconoscere ed assimilare le risposte a lungo attese alle vostre precedenti ma premature suppliche.

168:4.13 (1849.4) 10. Tutte le suppliche sincere nate dallo spirito sono certe di ricevere una risposta. Chiedete e riceverete. Ma non dimenticate che siete creature in progressione del tempo e dello spazio; perciò dovete costantemente tenere conto del fattore tempo-spazio nell’esperienza della vostra ricezione personale delle complete riposte alle vostre molteplici preghiere e suppliche.

5. Ciò che avvenne di Lazzaro

168:5.1 (1849.5) Lazzaro rimase nella casa di Betania, che divenne il centro di grande interesse per molti credenti sinceri e per numerosi singoli curiosi, fino alla settimana della crocifissione di Gesù, quando egli fu avvertito che il Sinedrio aveva decretato la sua morte. I dirigenti ebrei erano determinati a porre fine all’ulteriore diffusione degli insegnamenti di Gesù, e stimarono giustamente che sarebbe stato inutile mettere a morte Gesù se permettevano a Lazzaro, che rappresentava il culmine stesso della sua opera miracolosa, di vivere e di testimoniare il fatto che Gesù l’aveva risuscitato dalla morte. Lazzaro aveva già subito crudeli persecuzioni da parte loro.

168:5.2 (1849.6) Così Lazzaro si congedò in fretta dalle sue sorelle a Betania, fuggendo verso Gerico ed attraversando il Giordano, non concedendosi mai un lungo riposo prima d’aver raggiunto Filadelfia. Lazzaro conosceva bene Abner, e qui si sentiva al sicuro dagli intrighi assassini del crudele Sinedrio.

168:5.3 (1849.7) Poco dopo Marta e Maria vendettero le loro terre di Betania e raggiunsero il loro fratello in Perea. Nel frattempo Lazzaro era divenuto il tesoriere della chiesa di Filadelfia. Egli divenne un valido sostenitore di Abner nella sua controversia con Paolo e con la chiesa di Gerusalemme, ed infine morì, all’età di 67 anni, della stessa malattia che l’aveva fatto morire quando era un giovane uomo a Betania.

Fascicolo 169 - L’ultimo insegnamento a Pella

Il Libro di Urantia

Fascicolo 169

L’ultimo insegnamento a Pella

169:0.1 (1850.1) NELLA tarda serata di lunedì 6 marzo, Gesù e i dieci apostoli arrivarono al campo di Pella. Questa fu l’ultima settimana di soggiorno di Gesù là, ed egli fu molto attivo nell’insegnare alla moltitudine e nell’istruire gli apostoli. Egli predicava ogni pomeriggio alla folla e rispondeva ogni sera alle domande degli apostoli e di alcuni dei discepoli più avanzati residenti nel campo.

169:0.2 (1850.2) La notizia della risurrezione di Lazzaro era giunta all’accampamento due giorni prima dell’arrivo del Maestro e tutta l’assemblea era eccitata. Dalla nutrizione dei cinquemila non era accaduto nulla che avesse così scosso l’immaginazione della gente. E fu dunque al culmine della seconda fase del ministero pubblico del regno che Gesù decise d’insegnare in questa sola breve settimana a Pella, e poi di cominciare il giro della Perea meridionale che portava direttamente alle esperienze finali e tragiche dell’ultima settimana a Gerusalemme.

169:0.3 (1850.3) I Farisei e i capi dei sacerdoti avevano cominciato a formulare le loro imputazioni e a definire le loro accuse. Essi contestavano gli insegnamenti del Maestro su questi punti:

169:0.4 (1850.4) 1. Egli è amico dei Pubblicani e dei peccatori; riceve gli empi e persino mangia con loro.

169:0.5 (1850.5) 2. È un bestemmiatore; parla di Dio come fosse suo Padre e si reputa uguale a Dio.

169:0.6 (1850.6) 3. È un violatore della legge. Guarisce le malattie di sabato e disprezza in molte altre maniere la legge sacra d’Israele.

169:0.7 (1850.7) 4. È in lega con i demoni. Opera prodigi e compie presunti miracoli con il potere di Belzebù, il principe dei demoni.

1. La parabola del figlio perduto

169:1.1 (1850.8) Giovedì pomeriggio Gesù parlò alla moltitudine sulla “Grazia della salvezza”. Nel corso di questo sermone egli raccontò di nuovo la storia della pecora smarrita e della dracma perduta e poi aggiunse la sua parabola favorita del figliol prodigo. Disse Gesù:

169:1.2 (1850.9) “Voi siete stati esortati dai profeti, da Samuele a Giovanni, a cercare Dio — a cercare la verità. Essi hanno sempre detto: ‘Cercate il Signore finché può essere trovato.’ E tutto questo insegnamento dovrebbe essere preso a cuore. Ma io sono venuto a mostrarvi che, mentre voi state cercando di trovare Dio, Dio sta similmente cercando di trovare voi. Vi ho raccontato molte volte la storia del buon pastore che abbandonò le novantanove pecore nell’ovile per andare alla ricerca di quella che si era perduta, e di come, quando ebbe trovato la pecora smarrita, la caricò sulle spalle e la riportò teneramente all’ovile. E quando la pecora smarrita fu riportata nell’ovile, vi ricordate che il buon pastore chiamò i suoi amici e li invitò a rallegrarsi con lui per aver trovato la pecora che era stata perduta. Io vi dico di nuovo che c’è più gioia in cielo per un peccatore che si pente che per novantanove giusti che non hanno bisogno di pentimento. Il fatto che delle anime siano perdute non fa che accrescere l’interesse del Padre celeste. Io sono venuto in questo mondo per eseguire gli ordini di mio Padre, ed è stato detto giustamente del Figlio dell’Uomo che è un amico dei Pubblicani e dei peccatori.

169:1.3 (1851.1) “Vi è stato insegnato che l’accettazione divina avviene dopo il vostro pentimento e come risultato di tutte le vostre opere di sacrificio e di penitenza, ma io vi assicuro che il Padre vi accetta anche prima che vi siate pentiti e manda il Figlio ed i suoi associati a trovarvi per ricondurvi con gioia all’ovile, al regno della filiazione e del progresso spirituali. Voi assomigliate tutti a delle pecore che si sono smarrite, ed io sono venuto a cercare e a salvare coloro che si sono perduti.

169:1.4 (1851.2) “E voi dovreste ricordarvi anche la storia della donna che, avendo avuto dieci monete d’argento infilate in una collana d’ornamento, perse una moneta, e di come lei accese la lampada e spazzò diligentemente la casa e proseguì la ricerca fino a che trovò la moneta d’argento perduta. E appena ebbe trovato la moneta che era perduta, riunì i suoi amici e i vicini dicendo: ‘Rallegratevi con me perché ho trovato la moneta che era perduta.’ Ripeto quindi che c’è sempre gioia nella presenza degli angeli del cielo per un peccatore che si pente e che ritorna all’ovile del Padre. Vi racconto questa storia per imprimere in voi che il Padre ed il Figlio vanno alla ricerca di coloro che sono perduti, ed in questa ricerca noi impieghiamo tutte le influenze suscettibili di aiutarci nei nostri sforzi diligenti per trovare coloro che sono perduti, coloro che hanno bisogno di essere salvati. E così, mentre il Figlio dell’Uomo va nei luoghi selvaggi a cercare la pecora smarrita, cerca anche la moneta che è perduta nella casa. La pecora si smarrisce involontariamente; la moneta è coperta dalla polvere del tempo ed oscurata dall’accumulo delle cose umane.

169:1.5 (1851.3) “Ed ora vorrei raccontarvi la storia di un figlio insensato di un ricco fattore che lasciò deliberatamente la casa di suo padre e se ne andò in un paese straniero, dove patì molte tribolazioni. Voi vi ricordate che la pecora si smarrì senza intenzione, ma questo giovane lasciò la sua casa con premeditazione. Avvenne questo:

169:1.6 (1851.4) “Un uomo aveva due figli; uno, il più giovane, era allegro e spensierato, e cercava sempre di divertirsi e di sottrarsi alle responsabilità, mentre suo fratello maggiore era serio, sobrio, gran lavoratore e pronto ad assumersi le responsabilità. Ora questi due fratelli non andavano d’accordo; essi discutevano e litigavano di continuo. Il ragazzo più giovane era gaio e vivace, ma indolente e inaffidabile. Il figlio maggiore era assiduo e industrioso, ma allo stesso tempo egocentrico, borioso e vanitoso. Il figlio più giovane amava il divertimento e scansava il lavoro; il più vecchio si dedicava al lavoro e si divertiva raramente. Questa associazione divenne così difficile che il più giovane andò da suo padre e disse: ‘Padre, dammi la terza parte dei tuoi beni che mi spetterebbe e permettimi di andare per il mondo in cerca di fortuna.’ Quando il padre udì questa richiesta, sapendo quanto fosse infelice il giovane in casa e con suo fratello maggiore, divise la sua proprietà e diede al giovane la sua parte.

169:1.7 (1851.5) “In capo a poche settimane il giovane riunì tutti i suoi averi a partì per un paese lontano, e non trovando niente di utile da fare che fosse anche piacevole, dilapidò ben presto tutta la sua eredità conducendo una vita dissoluta. E quando ebbe speso tutto, vi fu una prolungata carestia in quel paese, ed egli si trovò in miseria. Così, quando soffrì la fame e la sua indigenza fu grande, egli trovò impiego presso un abitante di quel paese, che lo mandò nei campi a nutrire i porci. Ed il giovane si sarebbe sfamato volentieri con i rifiuti che mangiavano i porci, ma nessuno gli dava niente.

169:1.8 (1852.1) “Un giorno in cui aveva molta fame, egli tornò in sé e disse: ‘Quanti servi salariati di mio padre hanno pane in abbondanza mentre io muoio di fame, nutrendo dei porci qui in un paese straniero! Mi alzerò e tornerò da mio padre, e gli dirò: padre, ho peccato contro il cielo e contro di te. Io non sono più degno di essere chiamato figlio tuo; accettami soltanto come uno dei tuoi servi a salario.’ E quando il giovane ebbe preso questa decisione, si alzò a partì per la casa di suo padre.

169:1.9 (1852.2) “Ora questo padre era molto addolorato per suo figlio; aveva perso l’allegro, benché sconsiderato, ragazzo. Questo padre amava questo figlio e stava sempre all’erta per il suo ritorno, cosicché il giorno in cui questi si avvicinò alla sua casa, sebbene fosse ancora molto lontano, il padre lo vide e, mosso da amorevole compassione, corse fuori per andargli incontro, e salutandolo affettuosamente lo abbracciò e lo baciò. Dopo che si furono incontrati così, il figlio guardò il viso pieno di lacrime di suo padre e disse: ‘Padre, ho peccato contro il cielo e dinanzi a te; io non sono più degno di essere chiamato figlio’ — ma il giovane non ebbe la possibilità di completare la sua confessione perché il padre pazzo di gioia disse ai servi che erano accorsi nel frattempo: ‘Prendete subito la sua veste migliore, quella che ho conservato, e fategliela indossare e ponetegli al dito l’anello di figlio e cercate dei sandali per i suoi piedi.’

169:1.10 (1852.3) “E poi, dopo che il padre felice ebbe condotto il ragazzo stanco e con i piedi doloranti in casa, gridò ai suoi servi: ‘Prendete il vitello grasso e uccidetelo, e mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto e vive di nuovo; era perduto ed è ritrovato.’ Ed essi si riunirono tutti attorno al padre per gioire con lui della restituzione di suo figlio.

169:1.11 (1852.4) “In questo momento, mentre essi stavano festeggiando, il figlio maggiore ritornò dalla sua giornata di lavoro nei campi, e avvicinandosi alla casa udì la musica e le danze. E quando giunse alla porta posteriore egli chiamò fuori uno dei servi e chiese il significato di tutti questi festeggiamenti. Ed allora il servo disse: ‘Tuo fratello perduto da lungo tempo è ritornato a casa e tuo padre ha ucciso il vitello grasso per festeggiare il ritorno in salvo di suo figlio. Entra anche tu a salutare tuo fratello e ad accoglierlo al ritorno nella casa di tuo padre.’

169:1.12 (1852.5) “Ma quando il fratello maggiore udì ciò, fu così addolorato ed irritato che non volle entrare in casa. Quando suo padre seppe del suo risentimento per il benvenuto dato a suo fratello più giovane, uscì per sollecitarlo. Ma il figlio maggiore non volle cedere alla persuasione di suo padre. Egli rispose a suo padre dicendo: ‘Per tutti questi anni io ti ho servito qui senza mai trasgredire minimamente i tuoi comandi, eppure tu non mi hai mai dato nemmeno un capretto per far festa con i miei amici. Io sono rimasto qui a prendermi cura di te per tutti questi anni, e tu non hai mai festeggiato il mio servizio fedele, ma quando questo tuo figlio ritorna, dopo aver dissipato la tua sostanza con le prostitute, tu ti affretti ad uccidere il vitello grasso e a far festa per lui.’

169:1.13 (1852.6) “Poiché questo padre amava sinceramente entrambi i suoi figli, tentò di ragionare con questo figlio maggiore: ‘Ma, figlio mio, tu sei sempre stato con me e tutto ciò che ho è tuo. Tu avresti potuto avere un capretto in ogni momento se ti fossi fatto degli amici per condividere la tua allegria. Ma è opportuno che tu ora ti unisca a me per essere felice e contento per il ritorno di tuo fratello. Pensa a ciò, figlio mio, tuo fratello era perduto ed è ritrovato; è ritornato vivo da noi!”

169:1.14 (1853.1) Questa fu una delle parabole più commoventi ed efficaci tra tutte quelle che Gesù presentò per imprimere nei suoi ascoltatori la compiacenza del Padre di accogliere tutti coloro che cercano di entrare nel regno dei cieli.

169:1.15 (1853.2) Gesù prediligeva raccontare queste tre storie allo stesso tempo. Egli presentava la storia della pecora perduta per mostrare che, quando gli uomini si allontanano involontariamente dal sentiero della vita, il Padre è conscio di questi figli perduti ed esce con i suoi Figli, i veri pastori del gregge, per cercare la pecora perduta. Egli raccontava poi la storia della moneta perduta nella casa per illustrare quanto sia accurata la ricerca divina di tutti coloro che sono confusi, sconcertati, o accecati spiritualmente in altro modo dalle preoccupazioni materiali e dal cumulo delle cose della vita. E poi intraprendeva a raccontare questa parabola del figlio perduto, dell’accoglimento del prodigo che torna, per mostrare quanto è completa la reintegrazione del figlio perduto nella casa e nel cuore di suo Padre.

169:1.16 (1853.3) Moltissime volte durante i suoi anni d’insegnamento Gesù raccontò e ripeté questa storia del figliol prodigo. Questa parabola e la storia del buon Samaritano erano i suoi modi favoriti d’insegnare l’amore del Padre e la socievolezza degli uomini.

2. La parabola dell’intendente accorto

169:2.1 (1853.4) Una sera Simone Zelota, commentando una delle dichiarazioni di Gesù, disse: “Maestro, che cosa volevi intendere oggi quando hai detto che molti figli del mondo sono più accorti nella loro generazione di quanto lo siano i figli del regno, perché essi sono abili a farsi degli amici con il mammona dell’iniquità?” Gesù rispose:

169:2.2 (1853.5) “Alcuni di voi, prima di entrare nel regno, erano molto abili nel trattare con i loro soci in affari. Se voi eravate ingiusti e spesso sleali, eravate tuttavia prudenti e lungimiranti, nel senso che trattavate i vostri affari con la sola preoccupazione del vostro profitto immediato e della vostra sicurezza futura. Similmente voi dovreste ora ordinare la vostra vita nel regno in modo da provvedere alla vostra gioia presente mentre vi assicurate anche il vostro godimento futuro dei tesori accumulati in cielo. Se eravate così diligenti nel fare dei guadagni per voi stessi quando eravate al servizio del vostro essere, perché dovreste mostrare minore diligenza nel conquistare delle anime per il regno, poiché siete ora i servitori della fraternità degli uomini e gli intendenti di Dio?

169:2.3 (1853.6) “Voi potete tutti imparare una lezione dalla storia di un uomo ricco che aveva un intendente accorto ma ingiusto. Questo intendente non solo aveva oppresso i clienti del suo padrone per il suo profitto personale, ma aveva anche completamente dissipato e sperperato i fondi del suo padrone. Quando tutto ciò venne infine alle orecchie del suo padrone, questi convocò l’intendente davanti a lui e chiese il significato di queste dicerie e pretese che gli rendesse immediatamente conto del suo incarico e si preparasse a passare gli affari del suo padrone ad un altro.

169:2.4 (1853.7) “Ora questo infedele intendente cominciò a dire a se stesso: ‘Che cosa farò poiché sto per perdere questo posto d’intendente? Io non ho la forza di zappare; a mendicare mi vergogno. Io so quello che dovrò fare per essere certo, quando sarò destituito da questo incarico d’intendente, di venire bene accolto nelle case di tutti coloro che fanno affari con il mio padrone.’ Ed allora, chiamando ciascuno dei debitori del suo signore, egli disse al primo: ‘Quanto devi al mio padrone?’ Egli rispose: ‘Cento misure d’olio.’ Allora l’intendente disse: ‘Prendi la tua tavoletta di cera, siediti subito e cambialo in cinquanta.’ Poi disse ad un altro debitore: ‘Quanto devi tu?’ Ed egli rispose: ‘Cento misure di frumento.’ Ed allora disse l’intendente: ‘Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta.’ Ed egli fece lo stesso con numerosi altri debitori. E così questo intendente disonesto cercò di farsi degli amici per dopo che sarebbe stato destituito dal suo incarico d’intendente. Anche il suo signore e padrone, quando scoprì successivamente questo fatto, fu costretto ad ammettere che il suo intendente infedele aveva almeno mostrato sagacia nella maniera in cui aveva cercato di premunirsi per i tempi futuri di bisogno e di avversità.

169:2.5 (1854.1) “È in tal modo che i figli di questo mondo mostrano talvolta più saggezza nel preparare il loro futuro rispetto ai figli della luce. Io dico a voi che professate di acquisire un tesoro in cielo: imparate da coloro che si fanno degli amici con il mammona dell’ingiustizia, e conducete similmente la vostra vita in modo da stabilire un’amicizia eterna con le forze della rettitudine affinché, quando tutte le cose terrene verranno a mancare, sarete gioiosamente ricevuti nelle dimore eterne.

169:2.6 (1854.2) “Io affermo che chi è fedele nel poco sarà fedele anche nel molto, mentre colui che è ingiusto nel poco sarà ingiusto anche nel molto. Se voi non avete mostrato previdenza ed integrità negli affari di questo mondo, come potete sperare di essere fedeli e prudenti quando vi sarà affidata l’amministrazione delle vere ricchezze del regno dei cieli? Se non siete buoni amministratori e fedeli banchieri, se non siete stati leali in ciò che appartiene agli altri, chi sarà così pazzo da affidarvi un grande tesoro da gestire?

169:2.7 (1854.3) “Io affermo nuovamente che nessuno può servire due padroni; o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si attaccherà all’uno mentre disdegnerà l’altro. Non si può servire Dio e mammona.”

169:2.8 (1854.4) Quando i Farisei che erano presenti udirono ciò, cominciarono a beffeggiare e a prendere in giro Gesù perché essi erano molto dediti all’acquisizione di ricchezze. Questi ascoltatori ostili cercarono di coinvolgere Gesù in discussioni sterili, ma egli rifiutò di argomentare con i suoi nemici. Quando i Farisei si misero a discutere tra loro, le loro grida attirarono un gran numero di persone accampate nei dintorni; e quando cominciarono a litigare uno con l’altro, Gesù si ritirò, andando nella sua tenda per la notte.

3. L’uomo ricco e il mendicante

169:3.1 (1854.5) Quando la riunione divenne troppo rumorosa, Simon Pietro, alzandosi, prese il comando dicendo: “Uomini e fratelli, non è decoroso che litighiate in questo modo tra di voi. Il Maestro ha parlato e voi farete bene a meditare le sue parole. Questa che vi ha proclamato non è una nuova dottrina. Non avete anche udito l’allegoria dei Nazirei concernente l’uomo ricco e il mendicante? Alcuni di noi hanno sentito Giovanni il Battista gridare questa parabola di avvertimento a coloro che amano le ricchezze e bramano dei beni disonesti. Ed anche se questa vecchia parabola non è conforme al vangelo che noi predichiamo, voi fareste tutti bene a prestare attenzione alle sue lezioni fino al momento in cui comprenderete la nuova luce del regno dei cieli. La storia che Giovanni raccontava era come questa:

169:3.2 (1854.6) “C’era un uomo ricco di nome Dives, il quale, vestito di porpora e di lino fine, viveva tutti i giorni in allegria e splendore. E c’era un mendicante di nome Lazzaro, che si metteva sulla porta di questo ricco, coperto di piaghe e desideroso di nutrirsi con le briciole che cadevano dalla tavola dell’uomo ricco; sì, anche i cani venivano a leccare le sue piaghe. Ed avvenne che il mendicante morì e fu portato via dagli angeli per riposare nel seno di Abramo. Poi, subito dopo, anche quest’uomo ricco morì e fu sepolto con grande pompa e sfarzo regale. Dopo che l’uomo ricco partì da questo mondo, si risvegliò nell’Ade, e trovandosi nei tormenti, alzò gli occhi e vide in lontananza Abramo con Lazzaro nel suo seno. Ed allora Dives gridò ad alta voce: ‘Padre Abramo, abbi pietà di me e mandami Lazzaro che intinga la punta del suo dito nell’acqua per rinfrescare la mia lingua, perché sono in grande angustia a causa della mia punizione.’ Ed allora Abramo rispose: ‘Figlio mio, dovresti ricordare che durante la tua vita tu hai goduto delle buone cose mentre Lazzaro contemporaneamente soffriva il male. Ma ora tutto ciò è cambiato, poiché Lazzaro è confortato mentre tu sei tormentato. Inoltre, tra noi e te c’è un grande abisso, cosicché noi non possiamo venire da te, né tu puoi venire da noi.’ Allora Dives disse ad Abramo: ‘Ti prego di rimandare Lazzaro a casa di mio padre, poiché ho cinque fratelli, affinché egli possa testimoniare in modo da impedire ai miei fratelli di venire in questo luogo di tormento.’ Ma Abramo disse: ‘Figlio mio, essi hanno Mosè e i profeti; che li ascoltino.’ Ed allora Dives rispose: ‘No, no, Padre Abramo! Ma se qualcuno dei morti va da loro, essi si pentiranno.’ Ed allora Abramo disse: ‘Se non ascoltano Mosè e i profeti non saranno persuasi nemmeno se qualcuno fosse risuscitato dalla morte.’”

169:3.3 (1855.1) Dopo che Pietro ebbe raccontato questa vecchia parabola della confraternita nazirea, e poiché la folla si era calmata, Andrea si alzò e li congedò per la notte. Sebbene sia gli apostoli che i suoi discepoli avessero posto spesso delle domande a Gesù sulla parabola di Dives e di Lazzaro, egli non acconsentì mai a commentarla.

4. Il padre ed il suo regno

169:4.1 (1855.2) Gesù ebbe sempre difficoltà a tentare di spiegare agli apostoli che, quantunque essi proclamassero l’instaurazione del regno di Dio, il Padre che è nei cieli non era un re. All’epoca in cui Gesù viveva sulla terra ed insegnava nella carne, la popolazione di Urantia conosceva soprattutto l’esistenza di re ed imperatori nei governi delle nazioni, e gli Ebrei avevano atteso a lungo la venuta del regno di Dio. Per queste ed altre ragioni il Maestro pensò fosse meglio designare la fraternità spirituale degli uomini come il regno dei cieli ed il capo spirituale di questa fraternità come il Padre che è nei cieli. Gesù non fece mai riferimento a suo Padre come ad un re. Nelle sue conversazioni private con gli apostoli egli faceva sempre riferimento a se stesso come al Figlio dell’Uomo e come al loro fratello maggiore. Egli definì tutti i suoi seguaci come servitori dell’umanità e messaggeri del vangelo del regno.

169:4.2 (1855.3) Gesù non fece mai ai suoi apostoli una lezione sistematica sulla personalità e sugli attributi del Padre che è nei cieli. Non chiese mai agli uomini di credere in suo Padre; dava per scontato che lo facessero. Gesù non si abbassò mai a presentare degli argomenti di prova della realtà del Padre. Il suo insegnamento concernente il Padre era interamente incentrato sulla dichiarazione che egli e il Padre sono uno; che chiunque ha visto il Figlio ha visto il Padre; che il Padre, come il Figlio, conosce tutte le cose; che solo il Figlio conosce realmente il Padre, e coloro ai quali il Figlio lo rivelerà; che chiunque conosce il Figlio conosce anche il Padre; e che il Padre lo ha mandato nel mondo per rivelare le loro nature congiunte e per mostrare la loro opera congiunta. Egli non fece mai altre dichiarazioni su suo Padre, eccetto che alla donna di Samaria al pozzo di Giacobbe, quando dichiarò: “Dio è spirito.”

169:4.3 (1856.1) S’impara a conoscere Dio da Gesù osservando la divinità della sua vita, non basandosi sui suoi insegnamenti. Dalla vita del Maestro ciascuno di voi può assimilare quel concetto di Dio che rappresenta la misura della vostra capacità di percepire le realtà spirituali e divine, le verità reali ed eterne. Il finito non può mai sperare di comprendere l’Infinito, salvo quando l’Infinito è stato focalizzato nella personalità tempo-spazio dell’esperienza finita della vita umana di Gesù di Nazaret.

169:4.4 (1856.2) Gesù sapeva bene che Dio può essere conosciuto soltanto tramite le realtà dell’esperienza; che non può mai essere compreso mediante il semplice insegnamento della mente. Gesù insegnò ai suoi apostoli che, mentre essi non avrebbero mai potuto comprendere pienamente Dio, avrebbero potuto molto certamente conoscerlo, così come avevano conosciuto il Figlio dell’Uomo. Si può conoscere Dio non comprendendo ciò che Gesù ha detto, ma conoscendo ciò che Gesù era. Gesù era una rivelazione di Dio.

169:4.5 (1856.3) Salvo quando citava le Scritture ebraiche, Gesù si riferiva alla Deità soltanto con due nomi: Dio e Padre. E quando il Maestro faceva riferimento a suo Padre come Dio, impiegava di solito la parola ebrea che significava il Dio plurale (la Trinità) e non la parola Yahweh, che rappresentava la concezione progressiva del Dio tribale degli Ebrei.

169:4.6 (1856.4) Gesù non chiamò mai il Padre re, e si rammaricò moltissimo che gli Ebrei si aspettassero la restaurazione di un regno, e la proclamazione di Giovanni di un regno futuro lo obbligò a denominare la sua prefissa fraternità spirituale il regno dei cieli. Con una sola eccezione — la dichiarazione che “Dio è spirito” — Gesù non fece mai alcun riferimento alla Deità in altro modo che in termini che descrivevano la sua relazione personale con la Prima Sorgente e Centro del Paradiso.

169:4.7 (1856.5) Gesù impiegava la parola Dio per designare l’idea della Deità e la parola Padre per designare l’esperienza di conoscere Dio. Quando la parola Padre è impiegata per denotare Dio, dovrebbe essere compresa nel suo significato più ampio possibile. La parola Dio non può essere definita, e rappresenta dunque il concetto infinito del Padre, mentre il termine Padre, essendo suscettibile di definizione parziale, può essere impiegato per rappresentare il concetto umano del Padre divino qual è associato all’uomo nel corso dell’esistenza mortale.

169:4.8 (1856.6) Per gli Ebrei, Elohim era il Dio degli dei, mentre Yahweh era il Dio d’Israele. Gesù accettò il concetto di Elohim e chiamò Dio questo gruppo di esseri supremi. In luogo del concetto di Yahweh, la deità razziale, egli introdusse l’idea della paternità di Dio e della fratellanza mondiale degli uomini. Egli elevò il concetto di Yahweh di un Padre razziale deificato all’idea di un Padre di tutti i figli degli uomini, un Padre divino del singolo credente. Ed inoltre insegnò che questo Dio degli universi e questo Padre di tutti gli uomini erano una sola e stessa Deità del Paradiso.

169:4.9 (1856.7) Gesù non pretese mai di essere la manifestazione di Elohim (Dio) nella carne. Non dichiarò mai di essere una rivelazione di Elohim (Dio) ai mondi. Non insegnò mai che chiunque aveva visto lui aveva visto Elohim (Dio). Ma proclamò che egli era la rivelazione del Padre nella carne, e disse che chiunque aveva visto lui aveva visto il Padre. In quanto Figlio divino egli pretese di rappresentare soltanto il Padre.

169:4.10 (1857.1) Egli era, in verità, il Figlio anche del Dio Elohim; ma nelle sembianze della carne mortale e per i figli mortali di Dio egli scelse di limitare la rivelazione della sua vita al ritratto del carattere di suo Padre, in modo che tale rivelazione potesse essere comprensibile all’uomo mortale. Per quanto concerne il carattere delle altre persone della Trinità del Paradiso, dovremo accontentarci dell’insegnamento che esse sono del tutto simili al Padre, che è stato rivelato nel ritratto personale nella vita del suo Figlio incarnato, Gesù di Nazaret.

169:4.11 (1857.2) Sebbene Gesù abbia rivelato la vera natura del Padre celeste nella sua vita terrena, egli insegnò poco su di lui. Egli insegnò infatti soltanto due cose: che Dio è in se stesso spirito, e che, in tutte le questioni di relazione con le sue creature, egli è un Padre. Questa sera Gesù fece la dichiarazione finale della sua relazione con Dio quando dichiarò: “Io sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; di nuovo, lascerò il mondo e andrò al Padre.”

169:4.12 (1857.3) Ma attenzione! Gesù non ha mai detto: “Chiunque ha udito me ha udito Dio.” Ma ha detto: “Colui che ha visto me ha visto il Padre.” Ascoltare l’insegnamento di Gesù non equivale a conoscere Dio, ma vedere Gesù è un’esperienza che è in se stessa una rivelazione del Padre all’anima. Il Dio degli universi regna sull’immensa creazione, ma è il Padre celeste che manda il suo spirito a dimorare nella vostra mente.

169:4.13 (1857.4) Gesù è la lente spirituale in sembianze umane che rende visibile alla creatura materiale Colui che è invisibile. Egli è il vostro fratello maggiore che, nella carne, vi fa conoscere un Essere dagli attributi infiniti che nemmeno le schiere celesti possono pretendere di comprendere appieno. Ma tutto ciò deve consistere nell’esperienza personale del singolo credente. Dio, che è spirito, può essere conosciuto solo come un’esperienza spirituale. Dio può essere rivelato ai figli finiti dei mondi materiali dal Figlio divino dei regni spirituali solo come Padre. Voi potete conoscere l’Eterno come un Padre, ma potete adorarlo come il Dio degli universi, il Creatore infinito di tutte le esistenze.

Fascicolo 170 - Il regno dei cieli

Il Libro di Urantia

Fascicolo 170

Il regno dei cieli

170:0.1 (1858.1) SABATO pomeriggio, 11 marzo, Gesù predicò il suo ultimo sermone a Pella. Questo fu tra i discorsi più importanti del suo ministero pubblico, comprendente una discussione ampia e completa del regno dei cieli. Egli era consapevole della confusione che esisteva nella mente dei suoi apostoli e dei suoi discepoli riguardo al senso ed al significato dei termini “regno dei cieli” e “regno di Dio”, che impiegava come designazioni intercambiabili della sua missione di conferimento. Anche se il termine stesso di regno dei cieli avrebbe dovuto essere sufficiente a separare ciò che esso stava a significare da ogni connessione con i regni terrestri ed i governi temporali, non era così. L’idea di un re temporale era troppo profondamente radicata nella mente degli Ebrei per essere rimossa in una sola generazione. Perciò Gesù all’inizio non si oppose apertamente a questo concetto a lungo coltivato del regno.

170:0.2 (1858.2) Questo sabato pomeriggio il Maestro cercò di chiarire l’insegnamento sul regno dei cieli; egli discusse il soggetto sotto ogni punto di vista e si sforzò di rendere chiari i numerosi differenti sensi in cui il termine era stato impiegato. In questa esposizione noi amplieremo il discorso aggiungendo numerose dichiarazioni fatte da Gesù in occasioni precedenti ed includendovi alcune osservazioni fatte soltanto agli apostoli durante le discussioni serali di questo stesso giorno. Faremo anche alcuni commenti sullo sviluppo susseguente dell’idea del regno qual è collegata con la Chiesa cristiana successiva.

1. I concetti del regno dei cieli

170:1.1 (1858.3) In connessione con il racconto del sermone di Gesù, si dovrebbe notare che nell’insieme delle Scritture ebraiche c’era un duplice concetto del regno dei cieli. I profeti presentarono il regno di Dio come:

170:1.2 (1858.4) 1. Una realtà presente; e come

170:1.3 (1858.5) 2. Una speranza futura — quando il regno fosse stato realizzato nella sua pienezza all’apparizione del Messia. Questo è il concetto del regno che insegnava Giovanni il Battista.

170:1.4 (1858.6) Fin dall’inizio Gesù e gli apostoli insegnarono entrambi questi concetti. C’erano altre due idee del regno che bisognerebbe tenere presenti:

170:1.5 (1858.7) 3. Il concetto ebraico successivo di un regno mondiale e trascendentale d’origine soprannaturale e d’inaugurazione miracolosa.

170:1.6 (1858.8) 4. Gli insegnamenti persiani che descrivevano l’instaurazione di un regno divino come raggiungimento del trionfo del bene sul male alla fine del mondo.

170:1.7 (1858.9) Poco prima della venuta di Gesù sulla terra, gli Ebrei combinavano e confondevano tutte queste idee del regno nel loro concetto apocalittico della venuta del Messia per stabilire l’era del trionfo ebraico, l’era eterna della sovranità suprema di Dio sulla terra, il nuovo mondo, l’era in cui tutta l’umanità avrebbe adorato Yahweh. Scegliendo di utilizzare questo concetto del regno dei cieli, Gesù decise di appropriarsi dell’eredità più essenziale ed importante di entrambe le religioni ebraica e persiana.

170:1.8 (1859.1) Il regno dei cieli, qual è stato compreso e mal compreso attraverso i secoli dell’era cristiana, abbraccia quattro gruppi distinti d’idee:

170:1.9 (1859.2) 1. Il concetto degli Ebrei.

170:1.10 (1859.3) 2. Il concetto dei Persiani.

170:1.11 (1859.4) 3. Il concetto dell’esperienza personale di Gesù — “il regno dei cieli dentro di voi”.

170:1.12 (1859.5) 4. I concetti compositi e confusi che i fondatori e promulgatori del Cristianesimo hanno cercato d’inculcare nel mondo.

170:1.13 (1859.6) In tempi differenti ed in circostanze diverse sembra che Gesù abbia presentato numerosi concetti del “regno” nei suoi insegnamenti pubblici, ma ai suoi apostoli egli insegnò sempre il regno come abbracciante l’esperienza personale di un uomo in relazione ai suoi simili sulla terra ed al Padre nei cieli. Riguardo al regno, le sue ultime parole erano sempre: “Il regno è dentro di voi”.

170:1.14 (1859.7) Secoli di confusione sul significato del termine “regno dei cieli” sono stati dovuti a tre fattori:

170:1.15 (1859.8) 1. La confusione causata dall’osservare l’idea del “regno” qual è passata per le varie fasi progressive della sua riproposizione da parte di Gesù e dei suoi apostoli.

170:1.16 (1859.9) 2. La confusione che accompagnò inevitabilmente il trapianto del Cristianesimo primitivo dal suolo ebraico a quello gentile.

170:1.17 (1859.10) 3. La confusione inerente al fatto che il Cristianesimo divenne una religione che fu organizzata attorno all’idea centrale della persona di Gesù; il vangelo del regno divenne sempre più una religione a proposito di lui.

2. Il concetto di Gesù del regno

170:2.1 (1859.11) Il Maestro chiarì che il regno dei cieli deve cominciare col duplice concetto della verità della paternità di Dio e del fatto correlato della fratellanza degli uomini, e che deve essere incentrato in questo duplice concetto. L’accettazione di un tale insegnamento, dichiarò Gesù, avrebbe liberato l’uomo dalla schiavitù millenaria della paura animale ed allo stesso tempo avrebbe arricchito la vita umana con le seguenti doti della nuova vita di libertà spirituale:

170:2.2 (1859.12) 1. Il possesso di un coraggio nuovo e di un potere spirituale accresciuto. Il vangelo del regno doveva liberare l’uomo ed ispirarlo ad osare di sperare nella vita eterna.

170:2.3 (1859.13) 2. Il vangelo portava un messaggio di nuova fiducia e di vera consolazione a tutti gli uomini, anche ai poveri.

170:2.4 (1859.14) 3. Il vangelo era in se stesso una nuova scala di valori morali, un nuovo criterio etico con cui misurare la condotta umana. Esso descriveva l’ideale di un conseguente ordine nuovo di società umana.

170:2.5 (1859.15) 4. Esso insegnava la preminenza dello spirituale rispetto al materiale; glorificava le realtà spirituali ed esaltava gli ideali superumani.

170:2.6 (1860.1) 5. Questo nuovo vangelo presentava la realizzazione spirituale come il vero scopo della vita. La vita umana riceveva una nuova dotazione di valore morale e di dignità divina.

170:2.7 (1860.2) 6. Gesù insegnò che le realtà eterne erano il risultato (la ricompensa) dei retti sforzi terreni. Il soggiorno dei mortali sulla terra acquisiva nuovi significati conseguenti al riconoscimento di un nobile destino.

170:2.8 (1860.3) 7. Il nuovo vangelo affermava che la salvezza umana è la rivelazione di un proposito divino di vasta portata che doveva essere compiuto e realizzato nel destino futuro del servizio senza fine dei figli di Dio salvati.

170:2.9 (1860.4) Questi insegnamenti abbracciano l’idea ampliata del regno che fu insegnata da Gesù. Questo grande concetto non era incluso negli insegnamenti elementari e confusi sul regno di Giovanni il Battista.

170:2.10 (1860.5) Gli apostoli erano incapaci di cogliere il significato reale delle espressioni del Maestro concernenti il regno. La deformazione successiva degli insegnamenti di Gesù, quali sono registrati nel Nuovo Testamento, derivano dal fatto che il concetto degli scrittori dei vangeli era intriso della credenza che Gesù era allora assente dal mondo solo per un breve periodo; che sarebbe tornato presto per stabilire il regno in potenza e gloria — esattamente l’idea che essi avevano mentre egli era con loro nella carne. Ma Gesù non collegò l’instaurazione del regno all’idea del suo ritorno in questo mondo. Che i secoli siano trascorsi senza alcun segno dell’apparizione della “Nuova Era” non è in alcun modo in contrasto con l’insegnamento di Gesù.

170:2.11 (1860.6) Il grande sforzo incorporato in questo sermone fu il tentativo di trasferire il concetto del regno dei cieli nell’ideale dell’idea di fare la volontà di Dio. Da lungo tempo il Maestro aveva insegnato ai suoi discepoli a pregare: “Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà”; ed in questo periodo egli cercò con fervore d’indurli ad abbandonare l’uso del termine regno di Dio in favore di un equivalente più pratico, la volontà di Dio. Ma non vi riuscì.

170:2.12 (1860.7) Gesù desiderava sostituire all’idea di regno, di re e di sudditi, il concetto della famiglia celeste, del Padre celeste e dei figli di Dio liberati, impegnati nel servizio gioioso e volontario a favore dei loro simili e nell’adorazione sublime e intelligente di Dio il Padre.

170:2.13 (1860.8) Fino a questo momento gli apostoli avevano acquisito un duplice punto di vista del regno; essi lo consideravano come:

170:2.14 (1860.9) 1. Una questione d’esperienza personale allora presente nel cuore dei veri credenti, e

170:2.15 (1860.10) 2. Una questione di fenomeno razziale o mondiale; che il regno era nel futuro, qualcosa da attendere con impazienza.

170:2.16 (1860.11) Essi consideravano la venuta del regno nel cuore degli uomini come uno sviluppo graduale, simile al lievito nella pasta o alla crescita del grano di senape. Credevano che la venuta del regno in senso razziale o mondiale sarebbe stata sia improvvisa che spettacolare. Gesù non si stancò mai di dire loro che il regno dei cieli era la loro esperienza personale di realizzare le qualità superiori della vita spirituale; che queste realtà dell’esperienza spirituale sono progressivamente trasferite a livelli nuovi e più elevati di certezza divina e di grandiosità eterna.

170:2.17 (1860.12) Questo pomeriggio il Maestro insegnò distintamente un nuovo concetto della duplice natura del regno, nel senso che ne descrisse le due fasi seguenti:

170:2.18 (1860.13) “Primo. Il regno di Dio in questo mondo, il desiderio supremo di fare la volontà di Dio, l’amore disinteressato degli uomini che dà i buoni frutti di una condotta etica e morale migliorata.

170:2.19 (1861.1) “Secondo. Il regno di Dio nei cieli, la meta dei credenti mortali, lo stato in cui l’amore per Dio si è perfezionato ed in cui la volontà di Dio è compiuta più divinamente.”

170:2.20 (1861.2) Gesù insegnò che, grazie alla fede, il credente entra ora nel regno. Nei vari discorsi egli insegnò che due cose sono essenziali per entrare nel regno attraverso la fede:

170:2.21 (1861.3) 1. Fede, sincerità. Venire come un bambino, ricevere il conferimento della filiazione come un dono; sottomettersi alla volontà del Padre senza discutere e nella piena confidenza e sincera fiducia della saggezza del Padre; entrare nel regno liberi da pregiudizi e preconcetti; essere di mente aperta e ricettivi come un bambino non viziato.

170:2.22 (1861.4) 2. Fame di verità. La sete di rettitudine, un cambiamento di mente, l’acquisizione del movente d’essere simili a Dio e di trovare Dio.

170:2.23 (1861.5) Gesù insegnò che il peccato non è il figlio di una natura imperfetta, ma piuttosto il frutto di una mente cosciente dominata da una volontà non sottomessa. Riguardo al peccato egli insegnò che Dio ha perdonato; che noi rendiamo tale perdono personalmente valido con l’atto di perdonare il nostro prossimo. Quando voi perdonate vostro fratello nella carne, create in tal modo nella vostra anima la capacità di ricevere la realtà del perdono di Dio per i vostri errori.

170:2.24 (1861.6) All’epoca in cui l’apostolo Giovanni cominciò a scrivere la storia della vita e degli insegnamenti di Gesù, i primi cristiani avevano avuto così tanti problemi con l’idea del regno di Dio come generatrice di persecuzioni che avevano largamente abbandonato l’uso del termine. Giovanni parla molto della “vita eterna”. Gesù ne parlò spesso come del “regno della vita”. Sovente egli faceva anche allusione al “regno di Dio dentro di voi”. Egli parlò una volta di una tale esperienza come di “comunione familiare con Dio il Padre”. Gesù cercò di sostituire molti termini alla parola regno, ma sempre senza successo. Tra gli altri egli usò: la famiglia di Dio, la volontà del Padre, gli amici di Dio, la comunità dei credenti, la fraternità degli uomini, l’ovile del Padre, i figli di Dio, la comunità dei fedeli, il servizio del Padre ed i figli liberati di Dio.

170:2.25 (1861.7) Ma egli non poté evitare l’uso dell’idea del regno. Fu più di cinquant’anni più tardi, dopo la distruzione di Gerusalemme da parte degli eserciti romani, che questo concetto del regno cominciò a cambiare nel culto della vita eterna, mentre i suoi aspetti sociali ed istituzionali erano presi in carico dalla Chiesa cristiana in rapida estensione e cristallizzazione.

3. Riguardo alla rettitudine

170:3.1 (1861.8) Gesù si sforzò sempre d’imprimere nei suoi apostoli e discepoli che dovevano acquisire, per mezzo della fede, una rettitudine che superasse quella delle opere servili che alcuni Scribi e Farisei mostravano con tanta vanagloria davanti al mondo.

170:3.2 (1861.9) Benché Gesù insegnasse che la fede, la semplice credenza infantile, è la chiave della porta del regno, insegnò anche che, dopo aver superato la porta, vi sono i gradini progressivi di rettitudine che ogni figlio credente deve salire per raggiungere la statura completa dei robusti figli di Dio.

170:3.3 (1861.10) È nella considerazione della tecnica per ricevere il perdono di Dio che è rivelato il raggiungimento della rettitudine del regno. La fede è il prezzo da pagare per entrare nella famiglia di Dio; ma il perdono è l’atto di Dio che accetta la vostra fede come prezzo d’ammissione. Ed il ricevimento del perdono di Dio da parte di un credente al regno implica un’esperienza precisa e reale e consiste nei quattro gradini seguenti, i gradini di rettitudine interiore del regno:

170:3.4 (1862.1) 1. Il perdono di Dio è reso effettivamente disponibile ed è personalmente sperimentato dall’uomo nell’esatta misura in cui egli perdona i suoi simili.

170:3.5 (1862.2) 2. Un uomo non perdona veramente i suoi simili se non li ama come se stesso.

170:3.6 (1862.3) 3. Amare così il proprio prossimo come se stessi è l’etica più elevata.

170:3.7 (1862.4) 4. La condotta morale, la vera rettitudine, diviene allora il risultato naturale di questo amore.

170:3.8 (1862.5) È quindi evidente che la religione vera ed interiore del regno tende infallibilmente e sempre di più a manifestarsi nelle vie pratiche del servizio sociale. Gesù insegnò una religione vivente che obbligava i suoi credenti ad impegnarsi in azioni di servizio amorevole. Ma Gesù non pose l’etica al posto della religione. Egli insegnò la religione come una causa e l’etica come un risultato.

170:3.9 (1862.6) La rettitudine di un atto deve essere misurata dal movente; le forme più elevate del bene sono perciò incoscienti. Gesù non s’interessò mai della morale e dell’etica in quanto tali. Egli si occupò totalmente della comunione interiore e spirituale con Dio il Padre, che si manifesta così certamente e direttamente come servizio esteriore ed amorevole verso gli uomini. Egli insegnò che la religione del regno è un’esperienza personale autentica che nessun uomo può contenere dentro se stesso; che la coscienza di essere un membro della famiglia di credenti porta inevitabilmente alla pratica dei precetti della condotta familiare, del servizio dei propri fratelli e sorelle nello sforzo di elevare ed espandere la fratellanza.

170:3.10 (1862.7) La religione del regno è personale, individuale; i frutti, i risultati, sono familiari, sociali. Gesù non mancò mai di esaltare la sacralità dell’individuo in confronto alla comunità. Ma egli riconosceva anche che l’uomo sviluppa il suo carattere mediante il servizio disinteressato; che mostra la sua natura morale nelle relazioni amorevoli con i suoi simili.

170:3.11 (1862.8) Ma insegnando che il regno è dentro di noi, esaltando l’individuo, Gesù diede il colpo di grazia al vecchio ordine sociale, nel senso che inaugurò la nuova dispensazione della vera rettitudine sociale. Il mondo ha poco conosciuto questo nuovo ordine sociale perché ha rifiutato di praticare i princìpi del vangelo del regno dei cieli. E quando questo regno di preminenza spirituale si stabilirà sulla terra, non si manifesterà nel semplice miglioramento delle condizioni sociali e materiali, ma piuttosto nelle glorie di quei valori spirituali superiori ed arricchiti che sono caratteristici dell’avvicinarsi dell’era delle relazioni umane migliorate e dei compimenti spirituali in progresso.

4. L’insegnamento di Gesù sul regno

170:4.1 (1862.9) Gesù non diede mai una definizione precisa del regno. Talvolta egli parlò di una fase del regno e altre volte discusse un aspetto differente della fratellanza del regno di Dio nel cuore degli uomini. Nel corso del sermone di questo sabato pomeriggio Gesù indicò non meno di cinque fasi, od epoche, del regno, ed esse erano:

170:4.2 (1862.10) 1. L’esperienza personale ed interiore della vita spirituale della comunione del singolo credente con Dio il Padre.

170:4.3 (1863.1) 2. L’ampliamento della fraternità dei credenti del vangelo, gli aspetti sociali della morale superiore e dell’etica vivificata risultanti dal regno dello spirito di Dio nel cuore dei singoli credenti.

170:4.4 (1863.2) 3. La fraternità supermortale degli esseri spirituali invisibili che prevale sulla terra ed in cielo, il regno superumano di Dio.

170:4.5 (1863.3) 4. La prospettiva del compimento più perfetto della volontà di Dio, il progresso verso l’aurora di un nuovo ordine sociale in connessione con una vita spirituale migliorata — l’era successiva dell’uomo.

170:4.6 (1863.4) 5. Il regno nella sua pienezza, la futura era spirituale di luce e vita sulla terra.

170:4.7 (1863.5) Per questo noi dobbiamo sempre analizzare l’insegnamento del Maestro per accertare a quale di queste cinque fasi egli si riferisca quando fa uso del termine regno dei cieli. Con questo processo di cambiamento graduale della volontà dell’uomo e modificando in tal modo le decisioni umane, Micael ed i suoi associati cambiano similmente, con gradualità ma con certezza, l’intero corso dell’evoluzione umana, sociale ed altra.

170:4.8 (1863.6) In questa occasione il Maestro pose l’accento sui cinque punti seguenti che rappresentano le caratteristiche cardinali del vangelo del regno:

170:4.9 (1863.7) 1. La preminenza dell’individuo.

170:4.10 (1863.8) 2. La volontà come fattore determinante nell’esperienza umana.

170:4.11 (1863.9) 3. La comunione spirituale con Dio il Padre.

170:4.12 (1863.10) 4. Le soddisfazioni supreme del servizio amorevole dell’uomo.

170:4.13 (1863.11) 5. La trascendenza dello spirituale sul materiale nella personalità umana.

170:4.14 (1863.12) Questo mondo non ha mai seriamente, sinceramente od onestamente messo alla prova queste idee dinamiche e questi ideali divini della dottrina di Gesù del regno dei cieli. Ma voi non dovreste lasciarvi scoraggiare dall’apparente lentezza del progresso dell’idea del regno su Urantia. Ricordatevi che l’ordine di evoluzione progressiva è soggetto a cambiamenti periodici, improvvisi ed inattesi sia nel mondo materiale che in quello spirituale. Il conferimento di Gesù come Figlio incarnato fu proprio uno di questi eventi strani ed inattesi nella vita spirituale del mondo. Né commettete l’errore fatale, cercando la manifestazione del regno nell’era contemporanea, di omettere di stabilirla nella vostra anima.

170:4.15 (1863.13) Anche se Gesù fece allusione ad una fase del regno nel futuro e dichiarò in numerose occasioni che un tale evento poteva apparire come parte di una crisi mondiale; e sebbene egli promise con tutta certezza, in parecchie occasioni, che un giorno sarebbe sicuramente tornato su Urantia, si dovrebbe tenere presente che egli non ha mai collegato positivamente queste due idee. Egli promise una nuova rivelazione del regno sulla terra in un dato momento del futuro; promise anche che un giorno sarebbe tornato su questo mondo di persona; ma non disse che questi due avvenimenti sarebbero coincisi. Da quello che sappiamo queste promesse possono, o non possono, riferirsi allo stesso avvenimento.

170:4.16 (1863.14) I suoi apostoli e discepoli collegarono molto certamente questi due insegnamenti. Quando il regno non si materializzò come loro avevano sperato, si ricordarono l’insegnamento del Maestro concernente un regno futuro, e rammentando la sua promessa di ritornare, conclusero subito che queste promesse si riferivano ad uno stesso evento. Essi quindi vissero nella speranza della sua seconda venuta immediata per instaurare il regno nella sua pienezza e con potenza e gloria. E così generazioni successive di credenti hanno vissuto sulla terra con la stessa ispirante ma deludente speranza.

5. Ulteriori idee sul regno

170:5.1 (1864.1) Dopo aver riassunto gli insegnamenti di Gesù sul regno dei cieli, noi siamo autorizzati a descrivere alcune ulteriori idee che furono attribuite al concetto del regno e ad impegnarci in una previsione profetica del regno quale potrebbe evolversi nell’era futura.

170:5.2 (1864.2) Durante i primi secoli della propaganda cristiana, l’idea del regno dei cieli fu enormemente influenzata dalle nozioni dell’idealismo greco allora in rapida diffusione, l’idea del naturale come ombra dello spirituale — del temporale come ombra nel tempo dell’eterno.

170:5.3 (1864.3) Ma il grande passo che segnò il trapianto degli insegnamenti di Gesù da un terreno ebraico ad un terreno gentile fu fatto quando il Messia del regno divenne il Redentore della Chiesa, un’organizzazione religiosa e sociale sorta dalle attività di Paolo e dei suoi successori e basata sugli insegnamenti di Gesù, ai quali furono aggiunte le idee di Filone e le dottrine persiane del bene e del male.

170:5.4 (1864.4) Le idee e gli ideali di Gesù, incorporati nell’insegnamento del vangelo del regno, quasi non si riconobbero più quando i suoi discepoli alterarono progressivamente le sue dichiarazioni. Il concetto del regno del Maestro fu notevolmente modificato da due grandi tendenze:

170:5.5 (1864.5) 1. I credenti ebrei persistevano nel considerarlo come il Messia. Essi credevano che Gesù sarebbe effettivamente tornato molto presto per instaurare il regno mondiale e più o meno materiale.

170:5.6 (1864.6) 2. I cristiani gentili cominciarono molto presto ad accettare le dottrine di Paolo, che portarono sempre più alla credenza generale che Gesù era il Redentore dei figli della Chiesa, il nuovo successore istituzionale del concetto iniziale della fratellanza puramente spirituale del regno.

170:5.7 (1864.7) La Chiesa, come conseguenza sociale del regno, sarebbe stata totalmente naturale ed anche desiderabile. Il male della Chiesa non fu la sua esistenza, ma piuttosto il fatto che soppiantò quasi completamente il concetto di Gesù del regno. La Chiesa istituzionalizzata di Paolo divenne un sostituto virtuale del regno dei cieli che Gesù aveva proclamato.

170:5.8 (1864.8) Ma non dubitate, questo stesso regno dei cieli che il Maestro ha insegnato esistere nel cuore dei credenti, sarà di nuovo proclamato a questa Chiesa cristiana, così come a tutte le altre religioni, razze e nazioni della terra — ed anche ad ogni individuo.

170:5.9 (1864.9) Il regno insegnato da Gesù, l’ideale spirituale di rettitudine individuale ed il concetto di comunione divina dell’uomo con Dio, è gradualmente immersa nella concezione mistica della persona di Gesù come Redentore-Creatore e capo spirituale di una comunità religiosa socializzata. In questo modo una Chiesa ufficiale ed istituzionale diviene il sostituto della fratellanza individualmente spiritualizzata del regno.

170:5.10 (1864.10) La Chiesa fu un risultato sociale inevitabile ed utile della vita e degli insegnamenti di Gesù; la tragedia consisté nel fatto che questa reazione sociale agli insegnamenti del regno rimpiazzò così completamente il concetto spirituale del vero regno quale Gesù lo aveva insegnato e vissuto.

170:5.11 (1865.1) Il regno, per gli Ebrei, era la comunità israelita; per i Gentili esso divenne la Chiesa cristiana. Per Gesù il regno era l’insieme di quegli individui che avevano confessato la loro fede nella paternità di Dio, proclamando così la loro consacrazione sincera a fare la volontà di Dio, divenendo in tal modo membri della fraternità spirituale degli uomini.

170:5.12 (1865.2) Il Maestro comprendeva pienamente che certi risultati sociali sarebbero apparsi nel mondo come conseguenza della diffusione del vangelo del regno; ma egli intendeva che tutte queste manifestazioni sociali desiderabili apparissero come risultanze inconsapevoli e inevitabili, o come frutti naturali, di questa esperienza personale interiore dei singoli credenti, di questa associazione e comunione puramente spirituale con lo spirito divino che dimora in tutti questi credenti e li attiva.

170:5.13 (1865.3) Gesù prevedeva che un’organizzazione sociale, o Chiesa, sarebbe seguita al progresso del vero regno spirituale, ed è per questo che egli non si oppose mai al fatto che gli apostoli praticassero il rito del battesimo di Giovanni. Egli insegnò che l’anima amante della verità, quella che ha fame e sete di rettitudine, di Dio, è ammessa per fede al regno spirituale; allo stesso tempo gli apostoli insegnarono che un tale credente è ammesso all’organizzazione sociale dei discepoli con il rito esteriore del battesimo.

170:5.14 (1865.4) Quando i discepoli immediati di Gesù riconobbero il loro fallimento parziale nel realizzare il suo ideale dell’instaurazione del regno nel cuore degli uomini mediante il governo e la guida dello spirito del singolo credente, cercarono di evitare che il suo insegnamento andasse interamente perduto, sostituendo all’ideale del regno del Maestro la creazione graduale di un’organizzazione sociale visibile, la Chiesa cristiana. E quando ebbero completato questo programma di sostituzione, al fine di mantenere la coerenza ed assicurare il riconoscimento dell’insegnamento del Maestro sul fatto del regno, essi procedettero a collocare il regno nel futuro. La Chiesa, appena fu bene stabilizzata, cominciò ad insegnare che il regno sarebbe apparso in realtà al culmine dell’era cristiana, alla seconda venuta di Cristo.

170:5.15 (1865.5) In questo modo il regno divenne il concetto di un’era, l’idea di una visitazione futura, e l’ideale della redenzione finale dei santi dell’Altissimo. I cristiani primitivi (e troppi di quelli successivi) persero generalmente di vista l’idea di Padre-e-figlio incorporata nell’insegnamento di Gesù sul regno, mentre vi sostituivano la comunità sociale bene organizzata della Chiesa. La Chiesa divenne così, nel complesso, una fraternità sociale che rimpiazzò effettivamente il concetto e l’ideale di Gesù di una fraternità spirituale.

170:5.16 (1865.6) Il concetto ideale di Gesù in larga misura fallì, ma sulle fondamenta della vita e degli insegnamenti personali del Maestro, integrati dai concetti greci e persiani della vita eterna ed accresciuti dalla dottrina di Filone del contrasto tra il temporale e lo spirituale, Paolo si mise a costruire una delle società umane più progressive che siano mai esistite su Urantia.

170:5.17 (1865.7) Il concetto di Gesù è ancora vivo nelle religioni evolute del mondo. La Chiesa cristiana di Paolo è l’ombra socializzata ed umanizzata di quello che Gesù intendeva divenisse il regno dei cieli — e tale diverrà ancora con tutta certezza. Paolo ed i suoi successori trasferirono parzialmente i problemi della vita eterna dall’individuo alla Chiesa. Cristo divenne così il capo della Chiesa piuttosto che il fratello maggiore di ogni singolo credente nella famiglia del Padre del regno. Paolo ed i suoi contemporanei applicarono tutte le implicazioni spirituali di Gesù concernenti se stesso ed il singolo credente alla Chiesa, in quanto gruppo di credenti; e facendo ciò, essi inflissero un colpo mortale al concetto di Gesù del regno divino nel cuore del singolo credente.

170:5.18 (1866.1) E così, per secoli, la Chiesa cristiana ha lavorato con grande difficoltà perché ha osato attribuirsi quei poteri e privilegi misteriosi del regno, poteri e privilegi che potevano essere esercitati e sperimentati solo tra Gesù ed i suoi fratelli spirituali credenti. Diviene così evidente che l’appartenenza alla Chiesa non significa necessariamente comunione nel regno; l’uno è spirituale, l’altra principalmente sociale.

170:5.19 (1866.2) Presto o tardi un altro e più grande Giovanni il Battista dovrà sorgere proclamando “il regno di Dio è a portata di mano” — intendendo un ritorno all’alto concetto spirituale di Gesù, il quale proclamò che il regno è la volontà di suo Padre celeste, dominante e trascendente, nel cuore dei credenti — e facendo tutto ciò senza riferirsi in alcun modo né alla Chiesa visibile sulla terra né alla prevista seconda venuta di Cristo. Deve avvenire un risveglio degli insegnamenti effettivi di Gesù, una riesposizione tale da distruggere il lavoro dei suoi primi discepoli, che si occuparono di creare un sistema sociofilosofico di credenze concernenti il fatto del soggiorno di Micael sulla terra. In breve tempo l’insegnamento di questa storia a proposito di Gesù soppiantò quasi del tutto la predicazione del vangelo di Gesù sul regno. In questo modo una religione storica rimpiazzò l’insegnamento in cui Gesù aveva fuso le idee morali e gli ideali spirituali più elevati degli uomini con le loro speranze più sublimi per il futuro — la vita eterna. E questo era il vangelo del regno.

170:5.20 (1866.3) È proprio perché il vangelo di Gesù fu così poliedrico che nello spazio di pochi secoli gli studiosi degli scritti dei suoi insegnamenti si divisero in così tanti culti e sette. Questa penosa suddivisione dei credenti cristiani risulta dall’incapacità di discernere nei molteplici insegnamenti del Maestro l’unicità divina della sua incomparabile vita. Ma un giorno i veri credenti in Gesù non saranno così divisi spiritualmente nel loro atteggiamento verso i non credenti. Ci può sempre essere diversità di comprensione e d’interpretazione intellettuale, anche diversi gradi di socializzazione, ma la mancanza di fratellanza spirituale è imperdonabile e riprovevole.

170:5.21 (1866.4) Non ingannatevi! Negli insegnamenti di Gesù c’è una natura eterna che non permetterà loro di rimanere per sempre sterili nel cuore degli uomini riflessivi. Il regno che Gesù aveva concepito è in larga misura fallito sulla terra; per il momento, una Chiesa esteriore ha preso il suo posto; ma voi dovreste comprendere che questa Chiesa è solo lo stato embrionale del contrastato regno spirituale, che porterà attraverso quest’era materiale fino ad una dispensazione più spirituale in cui gli insegnamenti del Maestro godranno di maggiori opportunità per svilupparsi. In tal modo la cosiddetta Chiesa cristiana diviene il bozzolo in cui dorme attualmente il concetto di Gesù del regno. Il regno della fraternità divina è ancora vivo ed alla fine uscirà certamente da questa lunga sommersione, altrettanto sicuramente quanto la farfalla emerge alla fine come la splendida evoluzione della sua meno attraente creatura da cui si è metamorficamente sviluppata.

Fascicolo 171 - In cammino per Gerusalemme

Il Libro di Urantia

Fascicolo 171

In cammino per Gerusalemme

171:0.1 (1867.1) IL GIORNO dopo il memorabile sermone su “Il regno dei cieli” Gesù annunciò che il giorno seguente lui e gli apostoli sarebbero partiti per la Pasqua a Gerusalemme, visitando per strada numerose città della Perea meridionale.

171:0.2 (1867.2) Il discorso sul regno e l’annuncio che stava andando alla Pasqua indussero tutti i suoi discepoli a pensare che egli andava a Gerusalemme per inaugurare il regno temporale della supremazia ebraica. Qualunque cosa Gesù dicesse sul carattere non materiale del regno, non riusciva a rimuovere totalmente dalla mente dei suoi ascoltatori ebrei l’idea che il Messia doveva instaurare una sorta di governo nazionalista con sede a Gerusalemme.

171:0.3 (1867.3) Ciò che Gesù disse nel suo sermone del sabato servì solo a confondere la maggior parte dei suoi discepoli; pochissimi furono illuminati dal discorso del Maestro. I principali discepoli compresero qualcosa dei suoi insegnamenti concernenti il regno interiore, “il regno dei cieli dentro di voi”, ma sapevano anche che egli aveva parlato di un altro regno futuro, ed era questo regno che essi credevano stesse ora andando ad instaurare a Gerusalemme. Quando furono delusi in questa aspettativa, quando egli fu respinto dagli Ebrei, e più tardi quando Gerusalemme fu letteralmente distrutta, essi si aggrapparono ancora a questa speranza, credendo sinceramente che il Maestro sarebbe ritornato presto nel mondo in grande potenza ed in gloria maestosa per instaurare il regno promesso.

171:0.4 (1867.4) Fu in questa domenica pomeriggio che Salomè, la madre di Giacomo e di Giovanni Zebedeo, venne da Gesù con i suoi due figli apostoli e, nella maniera in cui ci si avvicinava ad un sovrano orientale, cercò di ottenere da Gesù la promessa anticipata di avere accolta qualunque richiesta essa avesse fatto. Ma il Maestro non volle promettere nulla; invece le chiese: “Che cosa desideri che io faccia per te?” Allora Salomè rispose: “Maestro, ora che stai andando a Gerusalemme per instaurare il regno, vorrei chiederti in anticipo di promettermi che questi miei figli saranno onorati con te, uno per sedere alla tua destra e l’altro alla tua sinistra nel tuo regno.”

171:0.5 (1867.5) Quando Gesù udì la richiesta di Salomè, disse: “Donna, tu non sai che cosa chiedi.” E poi, guardando dritto negli occhi i due apostoli che cercavano degli onori, disse: “Perché vi conosco e vi amo da lungo tempo, perché ho anche vissuto nella casa di vostra madre, perché Andrea vi ha designati a stare sempre con me, voi permettete a vostra madre di venire da me in segreto, formulando questa richiesta sconveniente. Ma lasciate che vi chieda: siete capaci voi di bere la coppa che io sto per bere?” E senza un istante di riflessione Giacomo e Giovanni risposero: “Sì, Maestro, ne siamo capaci.” Gesù disse: “Sono rattristato che voi non sappiate perché andiamo a Gerusalemme; sono addolorato che non comprendiate la natura del mio regno; sono deluso che abbiate portato vostra madre a presentarmi questa richiesta; ma so che mi amate nel vostro cuore. Perciò vi dichiaro che in verità voi berrete la mia coppa di amarezza e che spartirete la mia umiliazione, ma non spetta a me conferirvi un posto alla mia destra o alla mia sinistra. Questi onori sono riservati a coloro che sono stati designati da mio Padre.”

171:0.6 (1868.1) Nel frattempo qualcuno aveva informato di questo incontro Pietro e gli altri apostoli, ed essi furono molto indignati che Giacomo e Giovanni avessero cercato di essere preferiti a loro e che fossero andati segretamente con la loro madre a presentare tale richiesta. Quando essi si misero a discutere tra loro, Gesù li riunì e disse: “Voi comprendete bene come i capi dei Gentili dominano i loro sudditi e come coloro che sono grandi esercitano l’autorità. Ma non sarà così nel regno dei cieli. Chiunque voglia essere grande tra voi, che divenga prima il vostro servitore. Chi volesse essere primo nel regno, che divenga il vostro servo. Io vi dichiaro che il Figlio dell’Uomo non è venuto per essere servito, ma per servire; ed ora io vado a Gerusalemme a donare la mia vita per fare la volontà di mio Padre e per servire i miei fratelli.” Quando gli apostoli udirono queste parole si ritirarono a pregare. Quella sera, in risposta agli sforzi di Pietro, Giacomo e Giovanni presentarono delle scuse adeguate ai dieci e furono ristabiliti nelle buone grazie dei loro fratelli.

171:0.7 (1868.2) Chiedendo dei posti alla destra e alla sinistra di Gesù a Gerusalemme, i figli di Zebedeo non immaginavano affatto che in meno di un mese il loro amato Maestro sarebbe stato appeso ad una croce romana con un ladro morente da una parte ed un altro malfattore dall’altra. E la loro madre, che fu presente alla crocifissione, si ricordò bene la stolta richiesta che aveva fatto a Gesù a Pella circa gli onori che così sconsideratamente cercava per i suoi figli apostoli.

1. La partenza da Pella

171:1.1 (1868.3) Lunedì mattina 13 marzo, Gesù ed i suoi dodici apostoli lasciarono definitivamente l’accampamento di Pella e partirono verso sud per il loro giro nelle città della Perea meridionale, dove stavano lavorando gli associati di Abner. Essi passarono più di due settimane in visita tra i settanta e poi si recarono direttamente a Gerusalemme per la Pasqua.

171:1.2 (1868.4) Quando il Maestro lasciò Pella, i discepoli accampati con gli apostoli, circa un migliaio, lo seguirono. Quasi la metà di questo gruppo lo lasciò al guado del Giordano sulla strada per Gerico quando essi appresero che stava andando a Chesbon e dopo che ebbe predicato il sermone su “La valutazione del costo”. Essi proseguirono verso Gerusalemme, mentre l’altra metà lo seguì per due settimane visitando le città della Perea meridionale.

171:1.3 (1868.5) In generale la maggior parte dei discepoli immediati di Gesù comprese che il campo di Pella era stato abbandonato, ma pensava realmente che ciò indicasse che il loro Maestro intendeva finalmente andare a Gerusalemme per rivendicare il trono di Davide. Una larga maggioranza di suoi discepoli non fu mai capace di cogliere un concetto diverso del regno dei cieli; qualunque cosa egli insegnasse loro, essi non avrebbero abbandonato questa idea ebraica del regno.

171:1.4 (1868.6) Seguendo le istruzioni dell’apostolo Andrea, Davide Zebedeo chiuse il campo di visitatori a Pella mercoledì 15 marzo. In questo momento vi risiedevano quasi quattromila visitatori, senza contare le mille e più persone che soggiornavano con gli apostoli in un luogo conosciuto come il campo degli insegnanti, e che andarono a sud con Gesù e i dodici. Nonostante la sua avversione a farlo, Davide vendette l’intero equipaggiamento a numerosi acquirenti e si recò con i fondi a Gerusalemme, consegnando successivamente il denaro a Giuda Iscariota.

171:1.5 (1869.1) Davide fu presente a Gerusalemme durante l’ultima tragica settimana, riconducendo sua madre con lui a Betsaida dopo la crocifissione. Mentre aspettava Gesù e gli apostoli, Davide si fermò da Lazzaro a Betania e fu profondamente turbato dal modo in cui i Farisei avevano cominciato a perseguitarlo e a molestarlo dopo la sua risurrezione. Andrea aveva ordinato a Davide d’interrompere il servizio dei messaggeri, e ciò fu interpretato da tutti come un’indicazione dell’imminente instaurazione del regno a Gerusalemme. Davide si trovava senza un incarico ed aveva quasi deciso di divenire il difensore volontario di Lazzaro, quando l’oggetto della sua indignata sollecitudine fuggì precipitosamente a Filadelfia. Di conseguenza, poco tempo dopo la risurrezione di Gesù e dopo la morte anche di sua madre, Davide si recò anche lui a Filadelfia, dopo aver prima aiutato Marta e Maria a vendere le loro proprietà, E là, in associazione con Abner e Lazzaro, passò il resto della sua vita, divenendo il supervisore finanziario di tutti quei vasti interessi del regno che ebbero il loro centro a Filadelfia durante la vita di Abner.

171:1.6 (1869.2) Poco tempo dopo la distruzione di Gerusalemme, Antiochia divenne il quartier generale del Cristianesimo paolino, mentre Filadelfia rimase il centro del regno dei cieli secondo Abner. Da Antiochia, la versione paolina degli insegnamenti di Gesù e a proposito di Gesù si diffuse in tutto il mondo occidentale. Partendo da Filadelfia, i missionari della versione abneriana del regno dei cieli si sparsero in tutta la Mesopotamia e l’Arabia, fino all’epoca successiva in cui questi intransigenti emissari degli insegnamenti di Gesù furono sopraffatti dall’improvviso sviluppo dell’Islam.

2. La valutazione del costo

171:2.1 (1869.3) Quando Gesù ed il suo seguito di circa un migliaio di seguaci arrivarono al guado di Betania sul Giordano, allora chiamato Betabara, i suoi discepoli cominciarono a comprendere che egli non stava andando direttamente a Gerusalemme. Mentre essi esitavano e discutevano tra di loro, Gesù salì su un grosso masso e pronunciò quel discorso divenuto noto come: “La valutazione del costo.” Il Maestro disse:

171:2.2 (1869.4) “Voi che vorreste seguirmi, da questo momento in poi dovete accettare di pagare il prezzo della consacrazione sincera a fare la volontà di mio Padre. Se volete essere miei discepoli, dovete essere disposti ad abbandonare padre, madre, moglie, figli, fratelli e sorelle. Se uno di voi vuole ora essere mio discepolo, deve accettare di rinunciare anche alla sua vita, come il Figlio dell’Uomo sta per offrire la sua vita per completare la missione di fare la volontà del Padre sulla terra e nella carne.

171:2.3 (1869.5) “Se voi non siete disposti a pagare il prezzo pieno, non potete essere miei discepoli. Prima di proseguire, ciascuno di voi dovrebbe sedersi e calcolare il costo di essere mio discepolo. Chi di voi comincerebbe a costruire una torre di guardia sulle proprie terre senza prima sedersi a calcolare il costo e vedere se possiede abbastanza denaro per completarla? Se non calcolate così il costo, dopo aver posto le fondazioni potreste scoprire che non siete in grado di terminare ciò che avete cominciato, e quindi tutti i vostri vicini si burleranno di voi dicendo: ‘Ecco, quest’uomo ha cominciato a costruire, ma non è stato capace di terminare il suo lavoro.’ Ancora, quale re quando si prepara a fare guerra ad un altro re non si siede prima a riflettere se potrà o meno, con diecimila uomini, affrontare chi viene contro di lui con ventimila? Se il re non può permettersi di affrontare il suo nemico perché non è preparato, manda un’ambasceria a quest’altro re, mentre questi è ancora lontano, per informarsi sulle condizioni di pace.

171:2.4 (1870.1) “Ora, dunque, ciascuno di voi deve sedersi e valutare il costo di essere mio discepolo. D’ora in poi voi non potrete più seguirci ascoltando l’insegnamento ed osservando le opere; dovrete affrontare persecuzioni accanite e testimoniare per questo vangelo di fronte ad opprimenti delusioni. Se non accettate di rinunciare a tutto ciò che siete e di dedicare tutto quello che possedete, allora non siete degni di essere miei discepoli. Se voi avete già conquistato voi stessi nel vostro cuore, non dovete avere alcun timore di quella vittoria esteriore che dovrete conseguire presto quando il Figlio dell’Uomo sarà respinto dai capi dei sacerdoti e dai Sadducei e messo nelle mani di non credenti beffeggiatori.

171:2.5 (1870.2) “Ora dovreste esaminare voi stessi per scoprire che cosa vi spinge ad essere miei discepoli. Se cercate onore e gloria, se siete inclini alle cose terrene, voi siete simili al sale che ha perso il suo sapore. E quando ciò che è apprezzato per la sua salinità ha perso il suo sapore, con che cosa si condirà? Un tale condimento è inutile; è buono solo per essere gettato tra i rifiuti. Ora io vi ho avvertiti di tornare in pace a casa vostra se non siete disposti a bere con me la coppa che sta per essere preparata. Io vi ho detto molte volte che il mio regno non è di questo mondo, ma voi non volete credermi. Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti ciò che dico.”

171:2.6 (1870.3) Immediatamente dopo aver pronunciato queste parole, Gesù, conducendo i dodici, partì per Chesbon, seguito da circa cinquecento persone. Poco dopo l’altra metà della moltitudine si diresse verso Gerusalemme. I suoi apostoli, come pure i principali discepoli, rifletterono molto su queste parole, ma rimasero ancora attaccati alla credenza che, dopo questo breve periodo di avversità e di prove, il regno sarebbe stato certamente instaurato in qualche modo conformemente alle loro speranze a lungo accarezzate.

3. Il giro della Perea

171:3.1 (1870.4) Per più di due settimane Gesù e i dodici, seguiti da una folla di parecchie centinaia di discepoli, viaggiarono nel sud della Perea visitando tutte le città in cui lavoravano i settanta. In questa regione vivevano molti Gentili, e poiché pochi di loro sarebbero andati alla festa della Pasqua a Gerusalemme, i messaggeri del regno proseguirono la loro opera d’insegnamento e di predicazione.

171:3.2 (1870.5) Gesù incontrò Abner a Chesbon e Andrea ordinò che i lavori dei settanta non fossero interrotti per la festa della Pasqua; Gesù raccomandò ai messaggeri di proseguire la loro opera senza tenere alcun conto di ciò che sarebbe accaduto a Gerusalemme. Egli consigliò anche ad Abner di permettere al corpo delle donne, almeno a quelle che lo desideravano, di andare a Gerusalemme per la Pasqua. E questa fu l’ultima volta che Abner vide Gesù nella carne. Il suo saluto di addio ad Abner fu: “Figlio mio, so che sarai fedele al regno, e prego il Padre di concederti saggezza affinché tu possa amare e comprendere i tuoi fratelli.”

171:3.3 (1870.6) Mentre essi andavano di città in città, un gran numero di loro seguaci lì lasciò per andare a Gerusalemme, cosicché, quando Gesù partì per la Pasqua, il numero di coloro che lo seguivano giorno per giorno si era ridotto a meno di duecento.

171:3.4 (1871.1) Gli apostoli compresero che Gesù stava andando a Gerusalemme per la Pasqua. Essi sapevano che il Sinedrio aveva diffuso in tutto Israele il messaggio che egli era stato condannato a morte e che ordinava a chiunque sapesse dove si trovava d’informare il Sinedrio. Eppure, malgrado tutto ciò, essi non erano così allarmati come lo erano stati quando egli aveva annunciato loro a Filadelfia che sarebbe andato a Betania per vedere Lazzaro. Questo cambiamento di atteggiamento da uno stato d’intensa paura a quello di tranquilla aspettativa era principalmente dovuto alla risurrezione di Lazzaro. Essi erano giunti alla conclusione che Gesù poteva, in caso di necessità, affermare il suo potere divino e svergognare i suoi nemici. Questa speranza, unita alla loro più profonda e matura fede nella supremazia spirituale del loro Maestro, spiega il coraggio esteriore mostrato dai suoi discepoli immediati, che erano ora pronti a seguirlo a Gerusalemme anche di fronte all’aperta dichiarazione del Sinedrio che egli doveva morire.

171:3.5 (1871.2) La maggior parte degli apostoli e molti dei suoi discepoli più vicini non credevano possibile che Gesù morisse; essi, pensando che egli era “la risurrezione e la vita”, lo consideravano immortale e già trionfante sulla morte.

4. L’insegnamento a Livia

171:4.1 (1871.3) Mercoledì sera 29 marzo, Gesù e i suoi discepoli si accamparono a Livia sulla loro strada verso Gerusalemme, dopo aver completato il loro giro delle città della Perea meridionale. Fu durante questa notte a Livia che Simone Zelota e Simon Pietro, che avevano cospirato per farsi consegnare in questo posto più di cento spade, ricevettero e distribuirono queste armi a tutti coloro che vollero accettarle e portarle nascoste sotto i loro mantelli. Simon Pietro portava ancora la sua spada la notte in cui il Maestro fu tradito nel giardino.

171:4.2 (1871.4) Giovedì mattina presto, prima che gli altri si fossero svegliati, Gesù chiamò Andrea e gli disse: “Sveglia i tuoi fratelli! Ho qualcosa da dire loro.” Gesù sapeva delle spade e chi dei suoi apostoli aveva ricevuto e stava portando queste armi, ma non rivelò mai loro che conosceva queste cose. Quando Andrea ebbe svegliato i suoi compagni e si furono riuniti, Gesù disse: “Figli miei, siete stati con me per lungo tempo ed io vi ho insegnato molte cose utili per questi tempi, ma vorrei ora avvertirvi di non riporre la vostra fiducia nelle incertezze della carne o nelle fragilità della difesa umana contro le difficoltà e le prove che ci attendono tra breve. Vi ho portati qui a parte da soli per dirvi chiaramente ancora una volta che stiamo andando a Gerusalemme, dove sapete che il Figlio dell’Uomo è già stato condannato a morte. Vi dico di nuovo che il Figlio dell’Uomo sarà consegnato nelle mani dei capi dei sacerdoti e dei dirigenti religiosi; che essi lo condanneranno e lo consegneranno nelle mani dei Gentili. E così essi si burleranno del Figlio dell’Uomo, ed anche sputeranno su di lui e lo frusteranno, e lo metteranno a morte. E quando uccideranno il Figlio dell’Uomo non siate costernati, perché io vi dichiaro che al terzo giorno egli risusciterà. Abbiate cura di voi e ricordatevi che io vi ho preavvertiti.”

171:4.3 (1871.5) Di nuovo gli apostoli furono stupiti, sconcertati; ma non riuscirono a prendere le sue parole alla lettera; non riuscirono a comprendere che il Maestro intendeva proprio ciò che diceva. Essi erano talmente accecati dalla loro persistente credenza nel regno temporale sulla terra, con sede a Gerusalemme, che non potevano — non volevano — permettere a se stessi di accettare le parole di Gesù alla lettera. Essi meditarono tutto quel giorno su che cosa il Maestro avesse voluto dire con tali strane dichiarazioni. Ma nessuno di loro osò porgli una domanda riguardo a queste affermazioni. Solo dopo la sua morte questi apostoli disorientati compresero che il Maestro aveva parlato loro apertamente e direttamente in previsione della sua crocifissione.

171:4.4 (1872.1) Fu qui a Livia, poco dopo la colazione, che certi Farisei simpatizzanti vennero a trovare Gesù e gli dissero: “Allontanati in fretta da questi luoghi, perché Erode, come ha fatto con Giovanni, ora cerca di uccidere te. Egli teme una sollevazione del popolo e ha deciso di ucciderti. Ti portiamo questo avvertimento perché tu possa fuggire.”

171:4.5 (1872.2) E ciò era parzialmente vero. La risurrezione di Lazzaro aveva scosso e allarmato Erode, e sapendo che il Sinedrio aveva osato condannare Gesù ancor prima di giudicarlo, Erode aveva deciso di uccidere Gesù o di cacciarlo dai suoi domini. Egli desiderava in realtà la seconda soluzione perché lo temeva talmente che sperava di non essere costretto a giustiziarlo.

171:4.6 (1872.3) Dopo che Gesù ebbe ascoltato ciò che i Farisei avevano da dire, rispose: “So bene di Erode e della sua paura di questo vangelo del regno. Ma non ingannatevi, egli preferirebbe molto che il Figlio dell’Uomo andasse a Gerusalemme per soffrire e morire per mano dei capi dei sacerdoti. Avendo macchiato le sue mani con il sangue di Giovanni, egli non è ansioso di divenire responsabile della morte del Figlio dell’Uomo. Andate a dire a quella volpe che il Figlio dell’Uomo predica oggi in Perea, domani andrà in Giudea, e che tra qualche giorno avrà completato la sua missione sulla terra e sarà pronto ad ascendere al Padre.”

171:4.7 (1872.4) Poi, rivolgendosi ai suoi apostoli, Gesù disse: “Fin dai tempi antichi i profeti sono periti a Gerusalemme, ed è necessario che il Figlio dell’Uomo vada nella città della casa del Padre per essere offerto come prezzo dell’intolleranza umana e come risultato del pregiudizio religioso e della cecità spirituale. O Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi gli insegnanti della verità! Quante volte avrei voluto riunire i tuoi figli come una chioccia riunisce i suoi pulcini sotto le sue ali, ma non hai voluto lasciarmelo fare! Ecco, la tua casa sta per essere lasciata a te desolata! Tu desidererai molte volte vedermi, ma non ci riuscirai. Allora mi cercherai, ma non mi troverai.” E dopo che ebbe parlato, egli si rivolse verso coloro che stavano attorno a lui e disse: “Ciononostante andiamo a Gerusalemme ad assistere alla Pasqua e a fare ciò che si conviene a noi per compiere la volontà del Padre che è nei cieli.”

171:4.8 (1872.5) Era un gruppo di credenti confuso e sconcertato quello che questo giorno seguì Gesù a Gerico. Gli apostoli riuscirono a discernere soltanto la nota certa del trionfo finale nelle dichiarazioni di Gesù riguardo al regno; essi non riuscivano a giungere al punto di essere disposti a cogliere gli avvertimenti sull’imminente rovescio. Quando Gesù parlò di “risurrezione al terzo giorno”, essi presero questa dichiarazione come significante un trionfo certo del regno immediatamente successivo ad una spiacevole scaramuccia preliminare con i capi religiosi ebrei. Il “terzo giorno” era un’espressione corrente degli Ebrei che significava “subito” o “poco dopo”. Quando Gesù parlò di “risurrezione”, essi credettero che si riferisse alla “risurrezione del regno”.

171:4.9 (1872.6) Gesù era stato accolto da questi credenti come il Messia, e gli Ebrei sapevano poco o nulla di un Messia sofferente. Essi non comprendevano che Gesù stava per compiere per mezzo della sua morte molte cose che non sarebbero mai state realizzate mediante la sua vita. Mentre fu la risurrezione di Lazzaro che diede agli apostoli il coraggio di entrare a Gerusalemme, fu il ricordo della trasfigurazione che sostenne il Maestro durante questo periodo difficile del suo conferimento.

5. Il cieco a Gerico

171:5.1 (1873.1) Nel tardo pomeriggio di giovedì 30 marzo, Gesù e i suoi apostoli, alla testa di un gruppo di circa duecento seguaci, si avvicinavano alle mura di Gerico. Quando giunsero vicino alla porta della città, essi incontrarono una folla di mendicanti, tra cui un certo Bartimeo, un uomo anziano che era cieco dalla sua giovinezza. Questo mendicante cieco aveva sentito parlare molto di Gesù e sapeva tutto sulla guarigione del cieco Giosia a Gerusalemme. Egli era stato informato dell’ultima visita di Gesù a Gerico solo dopo che era ripartito per Betania. Bartimeo aveva deciso che non avrebbe lasciato mai più che Gesù visitasse Gerico senza fare appello a lui per recuperare la sua vista.

171:5.2 (1873.2) La notizia dell’avvicinarsi di Gesù era stata annunciata in tutta Gerico, e centinaia di abitanti si erano radunati per andargli incontro. Quando questa grande folla tornò scortando il Maestro dentro la città, Bartimeo, udendo il pesante scalpiccio della moltitudine, capì che qualcosa d’insolito stava avvenendo, e così chiese a coloro che erano vicino a lui che cosa stesse succedendo. E uno dei mendicanti rispose: “Sta passando Gesù di Nazaret.” Quando Bartimeo sentì che Gesù era vicino, alzò la sua voce e cominciò a gridare: “Gesù, Gesù, abbi pietà di me!” E poiché egli continuava a gridare sempre più forte, alcuni di quelli che erano vicini a Gesù andarono a rimproverarlo, dicendogli di starsene tranquillo; ma non servì a nulla; egli gridò ancora di più e più forte.

171:5.3 (1873.3) Quando Gesù sentì il cieco gridare, si fermò. E quando lo vide, disse ai suoi amici: “Conducete l’uomo da me.” Allora essi andarono da Bartimeo dicendo: “Fatti coraggio, vieni con noi, perché il Maestro ti vuole.” Quando Bartimeo udì queste parole, gettò via il suo mantello, balzando verso il centro della strada, mentre le persone vicine lo guidavano verso Gesù. Rivolgendosi a Bartimeo, Gesù disse: “Che cosa vuoi che faccia per te?” Allora il cieco rispose: “Vorrei che la mia vista fosse risanata.” E quando Gesù udì questa richiesta e vide la sua fede, disse: “Recupererai la tua vista, va per la tua strada, la tua fede ti ha guarito.” Immediatamente egli recuperò la vista e rimase vicino a Gesù, glorificando Dio, fino a che il Maestro partì il giorno dopo per Gerusalemme; ed allora egli precedette la moltitudine proclamando a tutti come la sua vista era stata recuperata a Gerico.

6. La visita a Zaccheo

171:6.1 (1873.4) Quando la processione del Maestro entrò a Gerico era quasi il tramonto, ed egli era intenzionato a fermarsi là per la notte. Mentre Gesù passava vicino alla dogana, Zaccheo, il capo pubblicano o esattore delle tasse, capitò che fosse presente ed egli desiderava molto vedere Gesù. Questo capo pubblicano era molto ricco ed aveva sentito parlare molto di questo profeta della Galilea. Egli aveva deciso di voler vedere quale tipo d’uomo fosse Gesù la prima volta che fosse venuto a Gerico. Di conseguenza Zaccheo cercò di aprirsi un varco tra la folla, ma essa era troppo spessa, ed essendo egli piccolo di statura, non riusciva a vedere sopra le teste. E così il capo pubblicano proseguì con la folla fino a che giunsero vicino al centro della città e non lontano dal luogo in cui abitava. Quando vide che non sarebbe riuscito a fendere la folla, e pensando che Gesù avrebbe attraversato la città senza fermarsi, egli corse avanti e si arrampicò su un sicomoro i cui lunghi rami sporgevano sopra la strada. Egli sapeva che in questo modo avrebbe potuto vedere bene il Maestro al suo passaggio. E non fu deluso, perché, quando Gesù passò di lì, si fermò e, alzando gli occhi verso Zaccheo disse: “Sbrigati a scendere, Zaccheo, perché questa sera devo dimorare a casa tua.” Quando Zaccheo udì queste sorprendenti parole, quasi cadde dall’albero nella fretta di scendere, e andando verso Gesù, espresse grande gioia per il fatto che il Maestro intendeva fermarsi a casa sua.

171:6.2 (1874.1) Essi andarono subito a casa di Zaccheo e gli abitanti di Gerico furono molto sorpresi che Gesù acconsentisse di dimorare presso il capo pubblicano. Anche mentre il Maestro e i suoi apostoli stavano con Zaccheo davanti alla porta della sua casa, uno dei Farisei di Gerico che si trovava vicino disse: “Vedete come quest’uomo è andato ad alloggiare presso un peccatore, un figlio apostata di Abramo che è uno strozzino e un ladro del suo stesso popolo.” Quando Gesù udì ciò, guardò Zaccheo e sorrise. Allora Zaccheo salì su uno sgabello e disse: “Uomini di Gerico, ascoltatemi! Io posso essere un Pubblicano e un peccatore, ma il grande Maestro è venuto a dimorare nella mia casa; e prima che egli entri io vi assicuro che donerò metà di tutti i miei beni ai poveri, e da domani, se ho riscosso ingiustamente qualcosa da qualcuno, lo restituirò quadruplicato. Io sto cercando la salvezza con tutto il mio cuore e sto imparando ad agire con rettitudine agli occhi di Dio.”

171:6.3 (1874.2) Quando Zaccheo ebbe finito di parlare, Gesù disse: “Oggi la salvezza è venuta in questa casa e tu sei divenuto in verità un figlio di Abramo.” E rivolgendosi alla folla riunita attorno a loro, Gesù disse: “Non meravigliatevi per ciò che dico né offendetevi per ciò che facciamo, perché io ho costantemente dichiarato che il Figlio dell’Uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che è perduto.”

171:6.4 (1874.3) Essi alloggiarono presso Zaccheo per la notte. Il giorno seguente si alzarono e ripresero il loro cammino seguendo la “strada dei ladri” verso Betania per assistere alla Pasqua a Gerusalemme.

7. “Mentre Gesù passava”

171:7.1 (1874.4) Gesù spargeva conforto ovunque andasse. Egli era pieno di grazia e di verità. I suoi associati non cessarono mai di meravigliarsi delle parole amorevoli che uscivano dalla sua bocca. Si può coltivare l’amabilità, ma la benevolenza è l’aroma dell’amicizia che emana da un’anima satura d’amore.

171:7.2 (1874.5) La bontà induce sempre al rispetto, ma quando è priva di grazia essa respinge spesso l’affetto. La bontà è universalmente attrattiva solo quando è benevola. La bontà è efficace solo quando è attrattiva.

171:7.3 (1874.6) Gesù comprendeva realmente gli uomini; per questo egli poteva manifestare una vera simpatia e mostrare una sincera compassione. Ma raramente indulgeva alla pietà. Mentre la sua compassione era illimitata, la sua simpatia era pratica, personale e costruttiva. La sua familiarità con la sofferenza non generò mai indifferenza, e sapeva portare il suo ministero alle anime angosciate senza accrescere la loro autocommiserazione.

171:7.4 (1874.7) Gesù poteva aiutare così tanto gli uomini perché li amava sinceramente. Egli amava veramente ogni uomo, ogni donna e ogni bambino. Egli poteva essere un tale vero amico a causa della sua notevole percezione — conosceva pienamente quello che c’era nel cuore e nella mente dell’uomo. Egli era un osservatore interessato ed acuto. Era un esperto nella comprensione dei bisogni umani, abile nello scoprire i desideri umani.

171:7.5 (1874.8) Gesù non era mai impaziente. Egli aveva tempo per confortare i suoi simili “mentre passava”. E faceva sempre sentire i suoi amici a proprio agio. Era un ascoltatore affascinante. Egli non s’impegnò mai in un’indagine indiscreta dell’anima dei suoi associati. Quando confortava delle menti affamate e curava delle anime assetate, i beneficiari della sua misericordia non avevano tanto l’impressione di confessarsi a lui quanto di conferire con lui. Essi avevano una fiducia illimitata in lui perché vedevano che egli aveva così tanta fede in loro.

171:7.6 (1875.1) Egli non sembrò mai essere curioso verso la gente e non manifestò mai il desiderio di comandarli, di dirigerli o di approfittare di loro. Egli ispirava una profonda fiducia in se stessi ed un fermo coraggio in tutti coloro che godevano della sua associazione. Quando sorrideva ad un uomo, quel mortale sperimentava un’accresciuta capacità di risolvere i suoi molteplici problemi.

171:7.7 (1875.2) Gesù amava così tanto e così saggiamente gli uomini che non esitava mai ad essere severo con loro quando la situazione esigeva tale disciplina. Frequentemente egli portava aiuto ad una persona chiedendogli aiuto. In questo modo egli suscitava interesse e faceva appello alle cose migliori della natura umana.

171:7.8 (1875.3) Il Maestro seppe discernere la fede salvifica nella superstizione grossolana della donna che cercava la guarigione toccando il bordo della sua veste. Egli era sempre pronto e disposto ad interrompere un sermone o a fare attendere una moltitudine mentre provvedeva ai bisogni di una singola persona, anche di un bambino. Accaddero grandi cose non solo perché le persone avevano fede in Gesù, ma anche perché Gesù aveva così tanta fede in loro.

171:7.9 (1875.4) La maggior parte delle cose realmente importanti che Gesù disse o fece sembrarono accadere per caso, “mentre egli passava”. Ci fu così poco di professionale, di prestabilito o di premeditato nel ministero terrestre del Maestro. Egli dispensò salute e sparse felicità con naturalezza e grazia mentre viaggiava attraverso la vita. Era letteralmente vero che “egli andava in giro facendo del bene”.

171:7.10 (1875.5) E si conviene ai seguaci del Maestro che in tutte le ere imparino a curare mentre “passano” — a fare del bene disinteressato mentre si occupano dei loro doveri quotidiani.

8. La parabola delle mine

171:8.1 (1875.6) Essi non partirono da Gerico che poco prima di mezzogiorno, perché erano rimasti alzati fino a tardi la sera prima mentre Gesù insegnava a Zaccheo e alla sua famiglia il vangelo del regno. Circa a metà della strada che saliva verso Betania il gruppo si fermò per mangiare, mentre la moltitudine proseguiva per Gerusalemme, non sapendo che Gesù e gli apostoli stavano andando a trascorrere quella notte sul Monte degli Olivi.

171:8.2 (1875.7) La parabola delle monete, contrariamente alla parabola dei talenti che era destinata a tutti i discepoli, fu raccontata più esclusivamente agli apostoli ed era largamente basata sull’esperienza di Archelao e sul suo futile tentativo di conquistare la sovranità del regno di Giudea. Questa è una delle poche parabole del Maestro basata su un personaggio storico reale. Non era strano che essi avessero pensato ad Archelao, poiché la casa di Zaccheo a Gerico era molto vicina all’adorno palazzo di Archelao, ed il suo acquedotto correva lungo la strada per la quale essi erano partiti da Gerico.

171:8.3 (1875.8) Gesù disse: “Voi pensate che il Figlio dell’Uomo vada a Gerusalemme per ricevere un regno, ma io vi dichiaro che rimarrete delusi. Non vi ricordate di un certo principe che andò in un paese lontano per ricevere un regno, ma prima ancora che fosse tornato i cittadini della sua provincia, che lo avevano già respinto nel loro cuore, gli mandarono un’ambasceria dicendo: ‘Noi non vogliamo che quest’uomo regni su di noi’? Come questo re fu respinto nel governo temporale, così il Figlio dell’Uomo sarà respinto nel governo spirituale. Io vi dichiaro nuovamente che il mio regno non è di questo mondo; ma se al Figlio dell’Uomo fosse stato concesso il governo spirituale del suo popolo, egli avrebbe accettato questo regno di anime umane ed avrebbe regnato su tale dominio di cuori umani. Nonostante che essi respingano il mio governo spirituale su di loro, io tornerò di nuovo per ricevere da altri tale regno dello spirito che ora mi è negato. Voi vedrete il Figlio dell’Uomo ora respinto, ma in un’altra era ciò che i figli di Abramo ora respingono sarà accolto ed esaltato.

171:8.4 (1876.1) “Ed ora, come il nobile respinto di questa parabola, vorrei convocare davanti a me i miei dodici servitori, i miei intendenti speciali, e dando a ciascuno di voi la somma di una mina, vorrei raccomandare ad ognuno di seguire bene le mie istruzioni per commerciare diligentemente con il denaro affidatovi durante la mia assenza, affinché abbiate di che giustificare la vostra gestione quando ritornerò, quando vi sarà richiesto un resoconto.

171:8.5 (1876.2) “Ed anche se questo Figlio respinto non tornasse, un altro Figlio sarà inviato a ricevere questo regno, e questo Figlio manderà allora a cercarvi tutti per ricevere il vostro rapporto di gestione e per godere dei vostri guadagni.

171:8.6 (1876.3) “E quando questi intendenti furono successivamente convocati per la resa dei conti, si fece avanti il primo dicendo: ‘Signore, con la tua mina ne ho guadagnate altre dieci.’ E il suo padrone gli disse: ‘Ben fatto; tu sei un buon servitore; poiché ti sei mostrato fedele in questo affare, ti darò autorità su dieci città.’ Poi venne il secondo dicendo: ‘La mina che mi hai affidato, Signore, ha prodotto cinque mine.’ E il padrone disse: ‘Di conseguenza ti farò capo di cinque città.’ E così di seguito per tutti gli altri fino a che l’ultimo dei servitori, chiamato a rendere conto, disse: ‘Signore, ecco la tua mina che ho conservato con cura avvolta in questo panno. Ho fatto ciò perché avevo paura di te; ho pensato che eri esigente, visto che raccogli dove non hai depositato e che cerchi di mietere dove non hai seminato.’ Allora il padrone disse: ‘Servo negligente ed infedele, ti giudicherò secondo le tue stesse parole. Tu sapevi che io raccolgo dove apparentemente non ho seminato; perciò sapevi che ti sarebbe stato richiesto questo rendiconto. Conoscendo ciò, avresti dovuto almeno consegnare il mio denaro al banchiere, affinché al mio ritorno io potessi averlo avuto con un interesse adeguato.’

171:8.7 (1876.4) “E poi questo principe disse a coloro che stavano là: ‘Togliete il denaro a questo servo parassita e datelo a quello che ha dieci mine.’ E quando essi ricordarono al padrone che costui aveva già dieci mine, egli disse: ‘A chiunque ha sarà dato di più, ma a colui che non ha gli sarà tolto anche quello che ha.’”

171:8.8 (1876.5) Allora gli apostoli cercarono di conoscere la differenza tra il significato di questa parabola e quello della precedente parabola dei talenti, ma Gesù disse soltanto, in risposta alle loro numerose domande: “Meditate bene queste parole nel vostro cuore mentre ciascuno di voi scopre il loro vero significato.”

171:8.9 (1876.6) Fu Natanaele che insegnò così bene il significato di queste due parabole negli anni successivi, riassumendo i suoi insegnamenti in queste conclusioni:

171:8.10 (1876.7) 1. La capacità è la misura pratica delle opportunità della vita. Non sarete mai ritenuti responsabili del compimento di ciò che oltrepassa le vostre capacità.

171:8.11 (1876.8) 2. La fedeltà è la misura infallibile della credibilità umana. Colui che è fedele nelle piccole cose mostrerà similmente fedeltà anche in tutto ciò che è compatibile con le sue doti.

171:8.12 (1876.9) 3. Il Padrone concede una ricompensa minore per una fedeltà minore quando l’opportunità è uguale.

171:8.13 (1877.1) 4. Egli concede una ricompensa uguale per una fedeltà uguale quando l’opportunità è minore.

171:8.14 (1877.2) Quando essi ebbero finito di mangiare, e dopo che la moltitudine di seguaci ebbe proseguito verso Gerusalemme, Gesù, alzatosi in piedi davanti agli apostoli all’ombra di una roccia a strapiombo sulla strada, con gioiosa dignità e graziosa maestà puntò il dito verso ovest dicendo: “Venite, fratelli miei, entriamo in Gerusalemme per ricevervi ciò che ci aspetta; compiremo così la volontà del Padre celeste in tutte le cose.”

171:8.15 (1877.3) E così Gesù ed i suoi apostoli ripresero questo viaggio, l’ultimo del Maestro a Gerusalemme nelle sembianze della carne di un uomo mortale.

Fascicolo 172 - L’entrata a Gerusalemme

Il Libro di Urantia

Fascicolo 172

L’entrata a Gerusalemme

172:0.1 (1878.1) GESÙ e gli apostoli arrivarono a Betania poco dopo le quattro del pomeriggio di venerdì 31 marzo dell’anno 30 d.C. Lazzaro, le sue sorelle ed i loro amici li stavano aspettando. E poiché veniva ogni giorno così tanta gente a parlare con Lazzaro della sua risurrezione, Gesù fu informato che era stato disposto che lui andasse ad alloggiare presso un vicino credente, un certo Simone, il cittadino più influente del piccolo villaggio dopo la morte del padre di Lazzaro.

172:0.2 (1878.2) Quella sera Gesù ricevette molti visitatori, e la gente comune di Betania e di Betfage fecero del loro meglio perché egli si sentisse il benvenuto. Sebbene molti pensassero che Gesù stesse andando ora a Gerusalemme in totale dispregio del decreto di morte del Sinedrio, per proclamarsi re dei Giudei, la famiglia di Betania — Lazzaro, Marta e Maria — realizzarono più pienamente che il Maestro non era quel tipo di re; essi avevano la vaga sensazione che questa potesse essere la sua ultima visita a Gerusalemme e a Betania.

172:0.3 (1878.3) I capi dei sacerdoti furono informati che Gesù alloggiava a Betania, ma ritennero preferibile non cercare d’impadronirsi di lui tra i suoi amici; essi decisero di aspettare che egli entrasse a Gerusalemme. Gesù conosceva tutto ciò, ma era maestosamente calmo; i suoi amici non l’avevano mai visto più sereno ed amabile. Anche gli apostoli rimasero stupiti nel vederlo così distaccato, mentre il Sinedrio aveva fatto appello a tutti gli Ebrei perché lo consegnassero nelle loro mani. Quella notte, mentre il Maestro dormiva, gli apostoli vigilarono su di lui due per volta, e molti di loro erano cinti di spada. L’indomani mattina presto essi furono svegliati da centinaia di pellegrini che erano venuti da Gerusalemme, anche nel giorno di sabato, per vedere Gesù e Lazzaro, che egli aveva risuscitato dalla morte.

1. Il sabato a Betania

172:1.1 (1878.4) I pellegrini provenienti da fuori della Giudea, come pure le autorità ebraiche, si erano tutti chiesto: “Che cosa ne pensate? Gesù verrà alla festa?” Perciò, quando il popolo seppe che Gesù era a Betania fu felice, ma i capi dei sacerdoti e i Farisei furono un po’ perplessi. Essi erano contenti di averlo sotto la loro giurisdizione, ma erano leggermente sconcertati dalla sua audacia; si ricordarono che, durante la sua precedente visita a Betania, Lazzaro era stato risuscitato dalla morte, e Lazzaro stava divenendo un grosso problema per i nemici di Gesù.

172:1.2 (1878.5) Sei giorni prima della Pasqua, la sera dopo il sabato, tutti gli abitanti di Betania e di Betfage si riunirono per celebrare l’arrivo di Gesù con un banchetto pubblico a casa di Simone. Questa cena era in onore sia di Gesù sia di Lazzaro; essa fu offerta sfidando il Sinedrio. Marta diresse il servizio del pasto; sua sorella Maria era tra le spettatrici, perché era contrario al costume degli Ebrei che una donna sedesse ad un banchetto pubblico. Gli agenti del Sinedrio erano presenti, ma temevano di arrestare Gesù in mezzo ai suoi amici.

172:1.3 (1879.1) Gesù parlò con Simone del Giosuè di un tempo, di cui era omonimo, e raccontò come Giosuè e gli Israeliti fossero giunti a Gerusalemme passando per Gerico. Commentando la leggenda della caduta delle mura di Gerico, Gesù disse: “Io non m’interesso di queste mura di mattoni e di pietra; ma vorrei provocare il crollo delle mura del pregiudizio, dell’ipocrisia e dell’odio davanti a questa predicazione dell’amore del Padre per tutti gli uomini.”

172:1.4 (1879.2) Il banchetto proseguì molto allegramente e normalmente, salvo che tutti gli apostoli erano insolitamente seri. Gesù era eccezionalmente gaio ed aveva giocato con i bambini fino al momento di mettersi a tavola.

172:1.5 (1879.3) Non accadde nulla di straordinario sin verso la fine della festa quando Maria, la sorella di Lazzaro, uscì dal gruppo delle spettatrici, e avanzando fino a dove Gesù era sdraiato come ospite d’onore, aprì un grosso vasetto di alabastro contenente un unguento molto raro e costoso; e dopo avere unto la testa del Maestro, essa cominciò a versarne sui suoi piedi e sciolse i suoi capelli per asciugarglieli. Tutta la casa fu riempita del profumo dell’unguento, ed ognuno dei presenti rimase stupito per ciò che Maria aveva fatto. Lazzaro non disse nulla, ma quando alcuni del popolo mormorarono, indignati che un unguento così costoso fosse usato in questo modo, Giuda Iscariota si avvicinò a dove era sdraiato Andrea e disse: “Perché non si è venduto questo unguento e non si è dato il denaro per nutrire i poveri? Dovresti dire al Maestro di rimproverare un tale spreco.”

172:1.6 (1879.4) Gesù, conoscendo ciò che pensavano e sentendo ciò che dicevano, pose la sua mano sulla testa di Maria inginocchiata al suo fianco e, con un’espressione dolce sul suo viso, disse: “Che ciascuno di voi la lasci in pace. Perché la tormentate per questo, visto che ha compiuto una buona azione in cuor suo? A voi che mormorate e dite che questo unguento avrebbe dovuto essere venduto e il denaro dato ai poveri, lasciatemi dire che voi avete sempre i poveri con voi, cosicché potete assisterli in ogni momento che vi sembri opportuno; ma io non sarò sempre con voi; andrò presto da mio Padre. Questa donna ha conservato a lungo questo unguento per ungere il mio corpo quando sarà sepolto, ed ora che gli è sembrato bene fare questa unzione in anticipo sulla mia morte, non le sarà negata questa soddisfazione. Facendo questo Maria vi ha rimproverati tutti, nel senso che con questo atto essa manifesta la sua fede in ciò che ho detto sulla mia morte e la mia ascensione al Padre che è nei cieli. Questa donna non sarà rimproverata per ciò che ha fatto questa sera; piuttosto dico a voi che nelle ere future, quando questo vangelo sarà predicato nel mondo intero, di ciò che essa ha fatto si parlerà in ricordo di lei.”

172:1.7 (1879.5) Fu a causa di questo biasimo, che egli prese come un rimprovero personale, che Giuda Iscariota si decise definitivamente a cercare vendetta per i suoi sentimenti offesi. Egli aveva intrattenuto molte volte queste idee nel suo subcosciente, ma ora osava nutrire questi cattivi pensieri nella sua mente apertamente e coscientemente. E molti altri lo incoraggiavano in questo atteggiamento, poiché il costo di questo unguento equivaleva al salario di un uomo per un anno — abbastanza per fornire di pane cinquemila persone. Ma Maria amava Gesù; essa si era procurata questo prezioso unguento con cui imbalsamare il suo corpo dopo la morte, perché credette alle sue parole quando li preavvertì che egli doveva morire, e ciò non doveva esserle negato se essa aveva cambiato parere e scelto di fare questa offerta al Maestro mentre era ancora in vita.

172:1.8 (1879.6) Lazzaro e Marta sapevano entrambi che Maria aveva risparmiato da lungo tempo il denaro con cui acquistare questo vasetto di nardo, ed approvavano totalmente che avesse agito come il suo cuore desiderava in questa materia, perché essi erano benestanti e potevano facilmente permettersi di fare una simile offerta.

172:1.9 (1880.1) Quando i capi dei sacerdoti ebbero notizia di questa cena a Betania in onore di Gesù e di Lazzaro, cominciarono a consultarsi tra loro su che cosa si dovesse fare di Lazzaro. Ed essi decisero subito che anche Lazzaro doveva morire. Essi conclusero giustamente che sarebbe stato inutile mettere a morte Gesù se avessero permesso a Lazzaro, che egli aveva risuscitato dalla morte, di vivere.

2. La domenica mattina con gli apostoli

172:2.1 (1880.2) Questa domenica mattina, nello splendido giardino di Simone, il Maestro riunì i suoi dodici apostoli attorno a lui e diede loro le istruzioni finali preparatorie all’entrata a Gerusalemme. Egli disse loro che probabilmente avrebbe pronunciato molti discorsi e tenuto numerose lezioni prima di ritornare al Padre, ma raccomandò agli apostoli di astenersi da ogni atto pubblico durante questo soggiorno per la Pasqua a Gerusalemme. Egli ordinò loro di restare vicino a lui e di “vegliare e pregare”. Gesù sapeva che molti dei suoi apostoli e discepoli immediati portavano ancora delle spade nascoste su di loro, ma non fece alcuna allusione a questo fatto.

172:2.2 (1880.3) Le istruzioni di questa mattina comprendevano un breve riassunto del loro ministero dal giorno della loro ordinazione vicino a Cafarnao fino a questo giorno in cui si stavano preparando ad entrare a Gerusalemme. Gli apostoli ascoltarono in silenzio; non posero alcuna domanda.

172:2.3 (1880.4) Quel mattino presto Davide Zebedeo aveva rimesso a Giuda i fondi realizzati dalla vendita dell’equipaggiamento dell’accampamento di Pella, e Giuda, a sua volta, aveva consegnato la maggior parte di questo denaro a Simone, il loro ospite, perché lo conservasse in previsione delle necessità della loro entrata a Gerusalemme.

172:2.4 (1880.5) Dopo la conferenza con gli apostoli, Gesù ebbe un colloquio con Lazzaro e gli raccomandò di evitare di sacrificare la sua vita al desiderio di vendetta del Sinedrio. Fu in obbedienza a questa raccomandazione che Lazzaro, alcuni giorni più tardi, fuggì a Filadelfia quando gli ufficiali del Sinedrio mandarono degli uomini per arrestarlo.

172:2.5 (1880.6) In un certo senso tutti i seguaci di Gesù sentivano la crisi imminente, ma non riuscirono a realizzare pienamente la gravità per l’insolita allegria e l’eccezionale buonumore del Maestro.

3. La partenza per Gerusalemme

172:3.1 (1880.7) Betania era a quasi tre chilometri dal tempio, ed era l’una e mezza di quella domenica pomeriggio quando Gesù si preparò a partire per Gerusalemme. Egli nutriva dei sentimenti di profondo affetto per Betania e per la sua popolazione semplice. Nazaret, Cafarnao e Gerusalemme l’avevano respinto, ma Betania l’aveva accolto, aveva creduto in lui. E fu in questo piccolo villaggio, dove quasi ogni uomo, donna e bambino erano credenti, che egli scelse di compiere la più potente opera del suo conferimento terreno, la risurrezione di Lazzaro. Egli non risuscitò Lazzaro perché gli abitanti del villaggio potessero credere, ma piuttosto perché già credevano.

172:3.2 (1880.8) Gesù aveva riflettuto tutta la mattina sulla sua entrata a Gerusalemme. Fino ad allora egli si era sempre sforzato d’impedire ogni acclamazione pubblica verso di lui come Messia, ma ora era diverso. Egli si stava avvicinando alla fine della sua carriera nella carne, la sua morte era stata decretata dal Sinedrio e nessun danno poteva derivare dal permettere ai suoi discepoli di dare libera espressione ai loro sentimenti, proprio come poteva accadere se avesse scelto di fare un’entrata ufficiale e pubblica nella città.

172:3.3 (1881.1) Gesù non decise di fare questa entrata pubblica in Gerusalemme come ultimo appello al favore popolare né come presa finale del potere. Né fece questo solo per soddisfare i desideri umani dei suoi discepoli ed apostoli. Gesù non intratteneva alcuna delle illusioni di un sognatore fantasioso; egli sapeva bene quale sarebbe stato il risultato di questa visita.

172:3.4 (1881.2) Avendo deciso di fare un’entrata pubblica in Gerusalemme, il Maestro fu posto di fronte alla necessità di scegliere un metodo appropriato per eseguire un tale proposito. Gesù passò in rivista le molte, più o meno contraddittorie, cosiddette profezie messianiche, ma sembrò che ce ne fosse soltanto una che fosse del tutto idonea ad essere seguita da lui. La maggior parte di queste espressioni profetiche descrivevano un re, figlio e successore di Davide, un liberatore temporale audace ed aggressivo di tutto Israele dal giogo della dominazione straniera. Ma c’era una Scrittura che era stata talvolta associata al Messia da coloro che erano maggiormente legati al concetto spirituale della sua missione, che Gesù ritenne potesse coerentemente essere presa come guida per la sua progettata entrata in Gerusalemme. Questa Scrittura si trovava in Zaccaria e diceva: “Gioisci grandemente, o figlia di Sion; grida di gioia, o figlia di Gerusalemme. Ecco, il tuo re viene a te. Egli è giusto e porta la salvezza. Viene umilmente, montato su un asino, su un somarello, il puledro di un’asina.”

172:3.5 (1881.3) Un re guerriero entrava sempre in una città montato su un cavallo; un re in missione di pace e di amicizia entrava sempre montato su un asino. Gesù non voleva entrare a Gerusalemme montato su un cavallo, ma era intenzionato ad entrare pacificamente e con buona disposizione come Figlio dell’Uomo, montato su un asino.

172:3.6 (1881.4) Gesù aveva tentato a lungo d’imprimere con l’insegnamento diretto nei suoi apostoli e nei suoi discepoli che il suo regno non era di questo mondo, che si trattava di una questione puramente spirituale; ma non ebbe successo in questo sforzo. Ora, ciò che non era riuscito a fare con il suo insegnamento chiaro e personale, egli voleva tentare di compiere con un appello simbolico. Di conseguenza, subito dopo il pasto di mezzogiorno Gesù chiamò Pietro e Giovanni, e dopo aver ordinato loro di andare a Betfage, un villaggio vicino situato poco a lato della strada maestra e a breve distanza a nordovest di Betania, disse ancora: “Andate a Betfage, e quando arriverete all’incrocio delle strade, troverete il puledro di un’asina legato là. Staccate il somarello e conducetelo con voi. Se qualcuno vi chiede perché fate questo, dite semplicemente: ‘Il Maestro ne ha bisogno.’” E quando i due apostoli furono andati a Betfage come il Maestro aveva ordinato, trovarono il somarello legato vicino a sua madre in strada e accanto ad una casa d’angolo. Mentre Pietro cominciava a staccare il somarello, arrivò il proprietario e chiese perché facessero questo, e quando Pietro gli rispose come Gesù aveva comandato, l’uomo disse: “Se il vostro Maestro è Gesù di Galilea, il somarello è a sua disposizione.” E così essi ritornarono conducendo il somarello con loro.

172:3.7 (1881.5) In questo momento parecchie centinaia di pellegrini si erano riuniti attorno a Gesù e ai suoi apostoli. A partire da metà mattina i visitatori di passaggio che andavano alla Pasqua si erano fermati. Nel frattempo Davide Zebedeo ed alcuni dei suoi precedenti messaggeri associati s’incaricarono di scendere in fretta a Gerusalemme, dove sparsero efficacemente la notizia, tra le folle di pellegrini che visitavano il tempio, che Gesù di Nazaret avrebbe fatto un’entrata trionfale nella città. Di conseguenza parecchie migliaia di questi visitatori si radunarono fuori per salutare colui di cui si era tanto parlato come di un profeta ed autore di prodigi, che alcuni credevano essere il Messia. Questa moltitudine, uscita da Gerusalemme, incontrò Gesù e la folla che si dirigevano verso la città subito dopo che avevano superato la sommità dell’Oliveto ed iniziato a scendere verso la città.

172:3.8 (1882.1) Quando la processione partì da Betania c’era grande entusiasmo tra la folla festante di discepoli, di credenti e di pellegrini visitatori, molti dei quali provenienti dalla Galilea e dalla Perea. Poco prima che essi partissero, le dodici donne del corpo femminile iniziale, accompagnate da alcune delle loro associate, arrivarono sulla scena e si unirono a questa straordinaria processione che si dirigeva gioiosamente verso la città.

172:3.9 (1882.2) Prima della partenza i gemelli Alfeo misero i loro mantelli sull’asino e lo condussero mentre il Maestro lo cavalcava. Mentre la processione procedeva verso la sommità dell’Oliveto, la folla festante gettava le vesti per terra e portava dei rami presi dagli alberi vicini per fare un tappeto d’onore per l’asino che portava il Figlio regale, il Messia promesso. Mentre la folla felice avanzava verso Gerusalemme, cominciò a cantare, o piuttosto a gridare all’unisono, il Salmo: “Osanna al figlio di Davide; benedetto colui che viene nel nome del Signore. Osanna nel più alto dei cieli. Benedetto sia il regno che scende dal cielo.”

172:3.10 (1882.3) Gesù fu allegro e contento durante il tragitto fino a che giunse sulla sommità dell’Oliveto, da dove si aveva una vista completa della città e delle torri del tempio; là il Maestro fermò la processione ed un grande silenzio scese su tutti quando lo videro piangere. Guardando giù verso la vasta moltitudine che usciva dalla città per venirgli incontro, il Maestro, con molta emozione e con voce rotta, disse: “O Gerusalemme, se solo avessi conosciuto anche tu, almeno in questo tuo giorno, le cose che appartengono alla tua pace e che avresti potuto avere così largamente! Ma ora queste glorie stanno per essere nascoste ai tuoi occhi. Tu stai per respingere il Figlio della Pace e per voltare le spalle al vangelo della salvezza. Verranno presto i giorni in cui i tuoi nemici scaveranno una trincea attorno a te e ti assedieranno da ogni lato; essi ti distruggeranno completamente, in modo che non sarà lasciata pietra su pietra. E tutto ciò ti succederà perché non hai riconosciuto il tempo della tua visitazione divina. Tu stai per respingere il dono di Dio, e tutti gli uomini respingeranno te.”

172:3.11 (1882.4) Quando essi ebbero finito di parlare, cominciarono a scendere dall’Oliveto e furono subito raggiunti dalla moltitudine di visitatori che erano venuti da Gerusalemme agitando rami di palma, gridando osanna ed esprimendo in altri modi allegria e cordialità. Il Maestro non aveva programmato che queste folle uscissero da Gerusalemme incontro a loro; ciò fu opera di altri. Egli non premeditò mai alcunché di teatrale.

172:3.12 (1882.5) Assieme alla moltitudine che uscì per dare il benvenuto al Maestro vennero anche molti Farisei ed altri suoi nemici. Essi furono talmente sconcertati da questa esplosione improvvisa ed inattesa di acclamazione popolare che ebbero paura di arrestarlo, per timore che tale azione precipitasse in un’aperta rivolta del popolino. Essi temevano grandemente il comportamento del gran numero di visitatori che avevano sentito parlare molto di Gesù, e numerosi dei quali credevano in lui.

172:3.13 (1882.6) Via via che si avvicinavano a Gerusalemme la folla diveniva più tumultuante, al punto che alcuni dei Farisei si avvicinarono a Gesù e dissero: “Maestro, dovresti rimproverare i tuoi discepoli ed esortarli a comportarsi più decorosamente.” Gesù rispose: “È del tutto appropriato che questi figli diano il benvenuto al Figlio della Pace, che i capi dei sacerdoti hanno respinto. Sarebbe inutile fermarli, per timore che al loro posto gridino queste pietre dal ciglio della strada.”

172:3.14 (1882.7) I Farisei si affrettarono a precedere la processione per raggiungere il Sinedrio, che era allora in sessione nel tempio, e riferirono ai loro associati: “Ecco, tutto ciò che facciamo non serve a nulla; noi siamo confusi da questo Galileo. Il popolo è diventato pazzo di lui; se non fermiamo questi ignoranti, il mondo intero lo seguirà.”

172:3.15 (1883.1) In realtà non c’era un significato profondo da attribuire a questa esplosione superficiale e spontanea di entusiasmo popolare. Questa accoglienza, benché gioiosa e sincera, non denotava alcuna convinzione reale o profondamente radicata nei cuori di questa moltitudine festante. Questa stessa folla fu altrettanto pronta a respingere Gesù più tardi in questa settimana quando il Sinedrio ancora una volta prese una posizione ferma e risoluta contro di lui, e quando essi furono disillusi — quando si resero conto che Gesù non avrebbe instaurato il regno secondo le loro aspettative a lungo nutrite.

172:3.16 (1883.2) Ma tutta la città fu fortemente scossa, al punto che ciascuno chiedeva: “Chi è quest’uomo?” E la moltitudine rispondeva: “È il profeta della Galilea, Gesù di Nazaret.”

4. La visita al tempio

172:4.1 (1883.3) Mentre i gemelli Alfeo riportavano l’asino al suo proprietario, Gesù e i dieci apostoli si separarono dai loro associati immediati e gironzolarono nei pressi del tempio, osservando i preparativi per la Pasqua. Non fu fatto alcun tentativo di molestare Gesù perché il Sinedrio temeva grandemente il popolo, e questa fu, dopo tutto, una delle ragioni per le quali Gesù aveva permesso alla moltitudine di acclamarlo in questo modo. Gli apostoli non comprendevano che questa era l’unica procedura umana che avrebbe efficacemente impedito l’immediato arresto di Gesù al suo ingresso in città. Il Maestro desiderava dare agli abitanti di Gerusalemme, elevati ed umili, come pure alle decine di migliaia di partecipanti alla Pasqua, quest’ultima ulteriore occasione di ascoltare il vangelo e di ricevere, se volevano, il Figlio della Pace.

172:4.2 (1883.4) Ed ora, mentre si avvicinava la sera e le folle andavano in cerca di cibo, Gesù ed i suoi discepoli immediati furono lasciati soli. Che strana giornata era stata! Gli apostoli erano pensierosi, ma taciturni. Mai, negli anni della loro associazione con Gesù, essi avevano assistito ad una giornata simile. Si sedettero un istante vicino alla tesoreria del tempio, osservando le persone che vi versavano il loro contributo: il ricco che metteva molto nella cassetta delle offerte e tutti che davano qualcosa secondo le loro possibilità. Alla fine arrivò una povera vedova, miseramente vestita, ed essi notarono che gettò due soldini (piccole monete di cuoio) nella tubo a tromba. Ed allora Gesù disse, richiamando l’attenzione degli apostoli sulla vedova: “Tenete bene a mente ciò che avete appena visto. Questa povera vedova ha dato più di tutti gli altri, perché tutti gli altri hanno offerto in dono una piccola parte del loro superfluo, ma questa povera donna invece, malgrado sia nell’indigenza, ha dato tutto ciò che aveva, anche il suo necessario.”

172:4.3 (1883.5) Mentre cadeva la sera, essi camminarono in silenzio nei cortili del tempio, e dopo che Gesù ebbe osservato ancora una volta queste scene familiari, ricordando le emozioni legate alle sue precedenti visite, non escluse le prime, disse: “Saliamo a Betania a riposarci.” Gesù, con Pietro e Giovanni, andò a casa di Simone, mentre gli altri apostoli alloggiarono presso loro amici a Betania e a Betfage.

5. L’atteggiamento degli apostoli

172:5.1 (1883.6) Questa domenica sera, mentre tornavano a Betania, Gesù camminò davanti agli apostoli. Non fu detta alcuna parola fino al momento in cui si separarono dopo essere arrivati alla casa di Simone. Dodici esseri umani non avevano mai sperimentato delle emozioni così diverse ed inesplicabili come quelle che sorgevano ora nella mente e nell’anima di questi ambasciatori del regno. Questi robusti Galilei erano confusi e sconcertati; essi non sapevano che cosa aspettarsi; erano troppo sorpresi per essere molto spaventati. Essi non sapevano nulla dei piani del Maestro per il giorno successivo e non posero alcuna domanda. Andarono ai loro alloggi, anche se non dormirono molto, salvo i gemelli. Ma essi non montarono la guardia armata su Gesù a casa di Simone.

172:5.2 (1884.1) Andrea era completamente disorientato, quasi confuso. Egli fu il solo apostolo che non s’impegnò a valutare seriamente l’esplosione popolare delle acclamazioni. Egli era troppo preoccupato con il pensiero della sua responsabilità come capo del corpo apostolico per abbandonarsi a serie considerazioni sul senso o sul significato dei chiassosi osanna della moltitudine. Andrea era impegnato a vegliare su alcuni dei suoi associati, che temeva si lasciassero trasportare dai loro sentimenti durante l’eccitazione, specialmente Pietro, Giacomo, Giovanni e Simone Zelota. Per tutto questo giorno e quelli che seguirono immediatamente, Andrea fu assalito da seri dubbi, ma non espresse mai alcuna di queste inquietudini ai suoi associati apostolici. Egli era preoccupato per l’atteggiamento di alcuni dei dodici che sapeva essere armati di spada; ma ignorava che suo fratello Pietro stesse portando una tale arma. E così la processione d’entrata a Gerusalemme fece un’impressione relativamente superficiale su Andrea; egli era troppo occupato con le responsabilità del suo incarico per essere toccato da altre cose.

172:5.3 (1884.2) Simon Pietro fu dapprima quasi inebriato da questa manifestazione popolare d’entusiasmo; ma era considerevolmente lucido al momento in cui ritornarono a Betania quella sera. Pietro semplicemente non riusciva a capire le intenzioni del Maestro. Egli era terribilmente deluso dal fatto che Gesù non avesse approfittato di questa ondata di favore popolare per fare qualche tipo di annuncio. Pietro non riusciva a comprendere perché Gesù non parlò alla moltitudine quando arrivarono al tempio, o non permise almeno ad uno degli apostoli di parlare alla folla. Pietro era un grande predicatore e gli dispiacque di vedere sprecato un uditorio così vasto, ricettivo ed entusiasta. Gli sarebbe tanto piaciuto predicare il vangelo del regno a quella folla proprio qui nel tempio; ma il Maestro aveva specificamente ordinato loro di non insegnare o predicare mentre erano a Gerusalemme durante questa settimana di Pasqua. La reazione alla spettacolare processione di entrata in città fu disastrosa per Simon Pietro; alla sera egli era abbattuto ed inesprimibilmente triste.

172:5.4 (1884.3) Per Giacomo Zebedeo questa domenica fu un giorno di perplessità e di profonda confusione; egli non riusciva a cogliere il senso di ciò che stava accadendo; non riusciva a comprendere il proposito del Maestro nel permettere queste sfrenate acclamazioni, rifiutando poi di dire una sola parola al popolo quando giunsero al tempio. Mentre la processione scendeva dall’Oliveto verso Gerusalemme, e più particolarmente quando incontrarono le migliaia di pellegrini che si riversarono fuori per accogliere il Maestro, Giacomo fu crudelmente lacerato dai suoi sentimenti contraddittori di esultanza e di soddisfazione per ciò che vedeva, e dal suo profondo senso di paura per ciò che sarebbe accaduto quando avessero raggiunto il tempio. E poi egli fu scoraggiato ed abbattuto dalla delusione quando Gesù scese dall’asino e si mise a passeggiare tranquillamente nei cortili del tempio. Giacomo non riusciva a comprendere perché egli avesse sprecato questa magnifica occasione per proclamare il regno. Alla sera la sua mente era saldamente stretta nella morsa di un’angosciante e terribile incertezza.

172:5.5 (1884.4) Giovanni Zebedeo giunse quasi a comprendere perché Gesù fece questo; egli colse almeno in parte il significato spirituale di questa cosiddetta entrata trionfale in Gerusalemme. Mentre la moltitudine si dirigeva verso il tempio, e mentre osservava il suo Maestro a cavalcioni del somarello, Giovanni si ricordò di aver sentito Gesù citare una volta il passaggio delle Scritture, l’affermazione di Zaccaria, che descriveva la venuta del Messia come un uomo di pace che entrava a Gerusalemme su un asino. Mentre rifletteva su questa Scrittura, Giovanni cominciò a comprendere il significato simbolico di questa parata di domenica pomeriggio. O almeno egli colse abbastanza del significato di questa Scrittura da poter godere un po’ dell’episodio ed evitare di lasciarsi deprimere eccessivamente dalla fine apparentemente senza senso della processione trionfale. Giovanni aveva un tipo di mente che tendeva naturalmente a pensare e a sentire per simboli.

172:5.6 (1885.1) Filippo fu completamente sconvolto dalla repentinità e spontaneità dell’esplosione. Egli non riuscì a raccogliere a sufficienza le sue idee mentre scendevano dall’Oliveto per giungere ad una conclusione precisa sul significato della dimostrazione. In un certo senso egli godeva dello spettacolo perché il suo Maestro veniva onorato. Quando arrivarono al tempio, egli fu turbato dal pensiero che Gesù potesse chiedergli di nutrire la moltitudine, cosicché la condotta di Gesù nell’allontanarsi tranquillamente dalla folla, che deluse così grandemente la maggior parte degli apostoli, fu un notevole sollievo per Filippo. Le moltitudini erano state talvolta una grande prova per l’intendente dei dodici. Dopo essere stato sollevato da questi timori personali concernenti i bisogni materiali della folla, Filippo si unì a Pietro nell’esprimere la sua delusione per il fatto che non si facesse niente per istruire la moltitudine. Quella sera Filippo ripensò a queste esperienze e fu tentato di mettere in dubbio l’intera idea del regno; egli si chiese onestamente che cosa significassero tutte queste cose, ma non espresse i suoi dubbi a nessuno; amava troppo Gesù. Egli aveva una grande fede personale nel Maestro.

172:5.7 (1885.2) All’infuori degli aspetti simbolici e profetici, Natanaele fu il più vicino a comprendere la ragione del Maestro di assicurarsi il supporto popolare dei pellegrini della Pasqua. Prima che arrivassero al tempio, egli ragionò che, senza una tale entrata spettacolare a Gerusalemme, Gesù sarebbe stato arrestato dagli agenti del Sinedrio e gettato in prigione nel momento in cui avesse osato entrare in città. Egli non fu, dunque, minimamente sorpreso che il Maestro non si servisse più della folla entusiasta una volta che fu entrato dentro le mura della città e che ebbe impressionato così fortemente i dirigenti ebrei che essi si astennero dal porlo immediatamente in stato di arresto. Comprendendo la vera ragione del Maestro di entrare in città in questo modo, Natanaele naturalmente proseguì con maggior equilibrio e fu meno turbato e deluso dalla successiva condotta di Gesù rispetto agli altri apostoli. Natanaele aveva una grande fiducia nella comprensione di Gesù degli uomini, come pure nella sua sagacia e abilità nel trattare situazioni difficili.

172:5.8 (1885.3) Matteo fu dapprima sconcertato dallo svolgimento di questa parata. Egli non comprese il significato di ciò che stavano vedendo i suoi occhi fino a che, anche lui, non ricordò la Scrittura in Zaccaria nella quale il profeta faceva allusione alla gioia di Gerusalemme perché il suo re era venuto a portare la salvezza cavalcando il puledro di un’asina. Mentre la processione si dirigeva verso la città e girava poi verso il tempio, Matteo era in estasi; egli era certo che sarebbe accaduto qualcosa di straordinario quando il Maestro fosse arrivato al tempio alla testa di questa moltitudine acclamante. Quando uno dei Farisei derise Gesù dicendo: “Osservate tutti, guardate chi viene qua, il re dei Giudei montato su un asino!” Matteo si trattenne dall’aggredirlo solo con un grande sforzo. Nessuno dei dodici era più depresso quella sera sulla strada del ritorno a Betania. Dopo Simon Pietro e Simone Zelota, fu lui che provò la maggior tensione nervosa e si trovò alla sera in uno stato di esaurimento. Ma il mattino dopo Matteo aveva ripreso coraggio; dopotutto egli era un buon giocatore.

172:5.9 (1886.1) Tommaso fu il più sconcertato e perplesso dei dodici. Per la maggior parte del tempo egli si limitò a seguire gli altri, guardando lo spettacolo e chiedendosi onestamente quale poteva essere il motivo del Maestro per partecipare ad una tale insolita dimostrazione. Nel profondo del suo cuore egli considerava l’intero spettacolo come un po’ infantile, se non addirittura insensato. Egli non aveva mai visto Gesù fare qualcosa di simile ed era imbarazzato nello spiegarsi la sua strana condotta in questa domenica pomeriggio. Al momento in cui raggiunsero il tempio, Tommaso aveva concluso che lo scopo di questa dimostrazione popolare era di spaventare il Sinedrio al punto da non osare arrestare immediatamente il Maestro. Sulla strada di ritorno a Betania, Tommaso rifletté molto ma non disse nulla. Al momento di coricarsi, l’abilità del Maestro nell’organizzare la tumultuosa entrata a Gerusalemme aveva cominciato a fare un po’ appello al suo senso dell’umorismo, ed egli fu molto incoraggiato da questa reazione.

172:5.10 (1886.2) Questa domenica era cominciata come un grande giorno per Simone Zelota. Egli aveva visioni di atti meravigliosi compiuti a Gerusalemme nei giorni successivi, ed in ciò aveva ragione, ma Simone sognava l’instaurazione della nuova sovranità nazionale degli Ebrei, con Gesù sul trono di Davide. Simone immaginò i nazionalisti entrare in azione appena fosse stato proclamato il regno, e lui stesso al comando supremo di tutte le forze militari del nuovo regno. Scendendo dall’Oliveto, egli immaginò anche che il Sinedrio e tutti i loro partigiani sarebbero morti prima del tramonto di quel giorno. Egli credeva realmente che qualcosa di grande stesse per accadere. Egli era l’uomo più rumoroso di tutta la moltitudine. Ma alle cinque di quel pomeriggio era un apostolo silenzioso, abbattuto e disilluso. Egli non si riprese mai del tutto dall’abbattimento che lo colpì a seguito dello shock di questo giorno; almeno non fino a molto tempo dopo la risurrezione del Maestro.

172:5.11 (1886.3) Per i gemelli Alfeo questa fu una giornata perfetta. Essi la godettero realmente tutta, e non essendo presenti durante la tranquilla visita vicino al tempio, evitarono gran parte dello sgonfiamento della sollevazione popolare. Essi non riuscirono assolutamente a comprendere l’atteggiamento sconsolato degli apostoli quando ritornarono a Betania quella sera. Nei ricordi dei gemelli questo giorno fu sempre quello in cui si sentirono più vicini al cielo sulla terra. Questo giorno fu il culmine della soddisfazione in tutta la loro carriera di apostoli. Ed il ricordo dell’esaltazione di questa domenica pomeriggio li sostenne durante tutta la tragedia di questa memorabile settimana, fino all’ora della crocifissione. Era l’entrata più confacente ad un re che i gemelli potessero concepire; essi godettero ogni istante dell’intero spettacolo. Essi approvarono pienamente tutto ciò che videro e ne conservarono a lungo il ricordo.

172:5.12 (1886.4) Tra tutti gli apostoli, Giuda Iscariota fu il più sfavorevolmente colpito da questa entrata processionale in Gerusalemme. La sua mente era in sgradevole fermento a causa del rimprovero del Maestro il giorno precedente, in connessione con l’unzione fatta da Maria alla festa in casa di Simone. Giuda fu disgustato da tutto lo spettacolo. Gli sembrò infantile, se non francamente ridicolo. Mentre questo apostolo vendicativo osservava quanto accadeva in questa domenica pomeriggio, Gesù gli sembrò somigliare più ad un clown che ad un re. Egli era profondamente risentito per l’intero avvenimento. Egli condivideva il punto di vista dei Greci e dei Romani, che biasimavano chiunque avesse acconsentito a montare un asino o un somarello. Nel momento in cui la processione trionfale entrò in città, Giuda era quasi convinto di abbandonare l’intera idea di un tale regno; era quasi deciso a rinunciare a tutti questi tentativi farseschi d’instaurare il regno dei cieli. E poi pensò alla risurrezione di Lazzaro e a molte altre cose, e decise di restare con i dodici, almeno per un altro giorno. Inoltre egli portava la borsa e non voleva disertare con i fondi apostolici in suo possesso. Sulla via del ritorno a Betania quella sera, la sua condotta non sembrò strana perché tutti gli apostoli erano ugualmente depressi e silenziosi.

172:5.13 (1887.1) Giuda fu enormemente influenzato dalla derisione dei suoi amici Sadducei. Nessun altro singolo fattore esercitò un’influenza così potente su di lui, nella sua determinazione finale di abbandonare Gesù e gli altri compagni apostoli, quanto un episodio capitato proprio quando Gesù arrivò alla porta della città. Un eminente Sadduceo (un amico della famiglia di Giuda) si precipitò verso di lui con l’intenzione di canzonarlo, e dandogli un colpo sulle spalle disse: “Perché hai un’espressione così preoccupata, mio buon amico; fatti animo ed unisciti a noi nell’acclamare questo Gesù di Nazaret, il re dei Giudei, mentre varca le porte di Gerusalemme montato su un asino.” Giuda non aveva mai indietreggiato di fronte alle persecuzioni, ma non poté sopportare questo genere di derisione. Al sentimento di vendetta da tempo nutrito si mescolava ora questa fatale paura del ridicolo, quel sentimento terribile e spaventoso di vergognarsi del suo Maestro e dei suoi compagni apostoli. In cuor suo questo ambasciatore ordinato del regno era già un disertore; non gli restava che trovare qualche scusa plausibile per un’aperta rottura con il Maestro.

Fascicolo 173 - Il lunedì a Gerusalemme

Il Libro di Urantia

Fascicolo 173

Il lunedì a Gerusalemme

173:0.1 (1888.1) LUNEDÌ mattina presto, come precedentemente convenuto, Gesù e gli apostoli si riunirono a casa di Simone a Betania e, dopo una breve riunione, partirono per Gerusalemme. I dodici restarono stranamente silenziosi durante il tragitto verso il tempio; essi non si erano ripresi dall’esperienza del giorno precedente. Erano ansiosi, timorosi e profondamente colpiti da un certo sentimento di distacco dovuto all’improvviso cambiamento di tattica del Maestro, unito al suo ordine che non dovevano impegnarsi in alcun insegnamento pubblico per tutta questa settimana di Pasqua.

173:0.2 (1888.2) Mentre questo gruppo scendeva dal Monte Oliveto, Gesù stava davanti e gli apostoli lo seguivano da vicino in meditativo silenzio. C’era un solo pensiero dominante nella mente di tutti, salvo in quella di Giuda Iscariota, ed era: che cosa farà il Maestro oggi? Giuda era assorbito da un solo pensiero: che cosa farò io? Continuerò a rimanere con Gesù ed i miei associati o mi ritirerò? E se li lascio, come romperò?

173:0.3 (1888.3) Erano circa le nove di questa splendida mattina quando questi uomini arrivarono al tempio. Essi andarono subito nel grande cortile dove Gesù aveva spesso insegnato, e dopo aver salutato i credenti che lo aspettavano, Gesù salì su una delle pedane riservate agli insegnanti e cominciò a parlare alla folla che si stava riunendo. Gli apostoli si allontanarono a breve distanza ed attesero gli sviluppi.

1. La purificazione del tempio

173:1.1 (1888.4) Un enorme traffico commerciale si era sviluppato in connessione con i servizi e le cerimonie del culto nel tempio. C’era il commercio consistente nel fornire animali appropriati per i vari sacrifici. Sebbene fosse permesso ai fedeli di portare il proprio sacrificio, restava il fatto che questi animali dovevano essere esenti da ogni “difetto” nel senso della legge levitica e secondo l’interpretazione degli ispettori ufficiali del tempio. Molti fedeli avevano subito l’umiliazione di vedere il loro animale, ritenuto perfetto, respinto dagli esaminatori del tempio. Divenne perciò pratica generale acquistare gli animali sacrificali al tempio, e benché ci fossero parecchi allevamenti sul vicino Oliveto in cui potevano essere comperati, era divenuto costume acquistare questi animali direttamente nei recinti del tempio. Gradualmente si era sviluppato questo costume di vendere ogni sorta di animali sacrificali nei cortili del tempio. Era così sorto un esteso commercio da cui si traevano enormi profitti. Parte di questi guadagni era riservata al tesoro del tempio, ma la maggior parte tornava indirettamente nelle mani delle famiglie dell’alto sacerdozio che governava.

173:1.2 (1888.5) Questa vendita di animali nel tempio prosperava perché, quando il fedele acquistava un tale animale, sebbene il prezzo fosse un po’ elevato, non c’erano più tasse da pagare e si era certi che il sacrificio presentato non sarebbe stato respinto sotto il pretesto di avere difetti reali o teorici. Di tanto in tanto venivano praticati al popolo comune esorbitanti aumenti di prezzo, specialmente durante le grandi feste nazionali. Ad un certo momento gli avidi sacerdoti arrivarono fino a chiedere l’equivalente di una settimana di lavoro per una coppia di piccioni che sarebbero stati venduti ai poveri per pochi soldi. I “figli di Anna” avevano già cominciato ad installare i loro bazar nei recinti del tempio, in quegli stessi luoghi di mercato che persisterono fino al momento della loro definitiva demolizione da parte del popolino tre anni prima della distruzione del tempio stesso.

173:1.3 (1889.1) Ma il traffico di animali sacrificali e di mercanzie varie non era il solo modo in cui i cortili del tempio erano profanati. In quel periodo si era sviluppato un esteso sistema di scambi bancari e commerciali che era praticato nei recinti del tempio. E tutto ciò avvenne nel modo seguente: durante la dinastia degli Asmonei, gli Ebrei coniarono una loro moneta d’argento, e si era stabilita la pratica di esigere che la tassa del tempio di mezzo siclo e tutte le altre quote del tempio fossero pagate con questa moneta ebrea. Questa regola rese necessario che dei cambiavalute fossero autorizzati a cambiare i molti tipi di monete in circolazione in tutta la Palestina e nelle altre province dell’Impero Romano con questo siclo ortodosso di conio ebraico. La principale tassa del tempio, dovuta da tutti eccetto le donne, gli schiavi e i minori, era di mezzo siclo, una moneta della misura di un pezzo da dieci centesimi ma spessa il doppio. All’epoca di Gesù anche i sacerdoti erano stati esentati dal pagamento dell’imposta del tempio. Di conseguenza, dal 15 al 25 del mese precedente la Pasqua, dei cambiavalute accreditati erigevano le loro bancarelle nelle principali città della Palestina allo scopo di fornire agli Ebrei la moneta appropriata per pagare le tasse del tempio al loro arrivo a Gerusalemme. Dopo questo periodo di dieci giorni, questi cambiavalute andavano a Gerusalemme ed installavano i loro banchi di cambio nei cortili del tempio. Essi erano autorizzati a chiedere una commissione che andava da tre a quattro centesimi per il cambio di una moneta che valeva circa dieci centesimi, e nel caso fosse stata presentata per il cambio una moneta di valore superiore, era loro permesso chiedere il doppio. Questi banchieri del tempio traevano anche profitto dal cambio di tutto il denaro destinato all’acquisto degli animali sacrificali, al pagamento di voti e alle offerte.

173:1.4 (1889.2) Questi cambiavalute del tempio non solo conducevano regolari affari di banca per trarre profitto dal cambio di più di venti tipi di monete che periodicamente i pellegrini in visita portavano a Gerusalemme, ma s’impegnavano anche in tutti gli altri tipi di transazioni connesse con l’attività bancaria. Il tesoro del tempio e i capi religiosi traevano immensi profitti da queste attività commerciali. Non era raro che il tesoro del tempio contenesse l’equivalente di più di dieci milioni di dollari, mentre il popolo comune languiva nella miseria e continuava a pagare queste tasse ingiuste.

173:1.5 (1889.3) In mezzo a questa rumorosa aggregazione di cambiavalute, di venditori e di mercanti di bestiame, Gesù, questo lunedì mattina, tentò d’insegnare il vangelo del regno dei cieli. Egli non era il solo ad indignarsi per questa profanazione del tempio; il popolo comune, specialmente gli Ebrei in visita provenienti dalle province straniere, erano anch’essi profondamente risentiti per questo affarismo profanatore della loro casa nazionale di culto. In questo periodo il Sinedrio stesso teneva le sue riunioni ordinarie in una sala circondata da tutto questo vociare e questa confusione di commerci e di baratti.

173:1.6 (1890.1) Nel momento in cui Gesù stava per iniziare il suo discorso, accaddero due fatti che attirarono la sua attenzione. Al banco di un vicino cambiavalute era sorta una violenta ed animata discussione circa una commissione ritenuta troppo elevata da un Ebreo di Alessandria, mentre contemporaneamente l’aria era lacerata dai muggiti di una mandria di un centinaio di buoi che stavano per essere trasferiti da una sezione dei recinti per il bestiame ad un’altra. Mentre Gesù si fermava, osservando silenziosamente ma pensierosamente questa scena di commercio e di confusione, notò vicino a lui un candido Galileo, un uomo con cui egli aveva parlato in passato ad Iron, che veniva deriso e spintonato da Giudei arroganti ed altezzosi; e tutto ciò si combinò per provocare nell’anima di Gesù uno di quegli strani periodici accessi d’indignata emozione.

173:1.7 (1890.2) Con meraviglia dei suoi apostoli, che stavano nelle immediate vicinanze e che si astennero dal partecipare alla scena che seguì subito, Gesù scese dalla pedana d’insegnamento e, dirigendosi verso il ragazzo che stava conducendo il bestiame attraverso il cortile, gli tolse la frusta di corde e condusse immediatamente gli animali fuori del tempio. E questo non fu tutto; davanti agli sguardi meravigliati delle migliaia di persone riunite nel cortile del tempio egli avanzò maestosamente a grandi passi verso il recinto più lontano del bestiame e si mise ad aprire le porte di ogni stalla e a condurre fuori gli animali imprigionati. Allora i pellegrini riuniti furono galvanizzati, e con clamore tumultuoso andarono verso i bazar e cominciarono a rovesciare i tavoli dei cambiavalute. In meno di cinque minuti ogni commercio era stato spazzato via dal tempio. Nel momento in cui le vicine guardie romane apparvero sulla scena tutto era tranquillo e la folla si era calmata. Gesù, risalendo sulla pedana degli oratori, disse alla moltitudine: “Voi siete stati testimoni in questo giorno di ciò che sta scritto nelle Scritture: ‘La mia casa sarà chiamata una casa di preghiera per tutte le nazioni, ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri.’”

173:1.8 (1890.3) Ma prima che egli potesse pronunciare altre parole, la grande assemblea proruppe in osanna di lode, e subito un gruppo di giovani uscì dalla folla per cantare inni di riconoscenza perché i mercanti profani e speculatori erano stati cacciati dal tempio sacro. Nel frattempo erano arrivati sulla scena alcuni sacerdoti, e uno di loro disse a Gesù: “Non ascolti tu ciò che dicono i figli dei Leviti?” E il Maestro rispose: “Non hai mai letto tu: ‘La lode è uscita perfetta dalla bocca dei bambini e dei lattanti’?” E per tutto il resto di quel giorno, mentre Gesù insegnava, delle guardie incaricate dal popolo sorvegliarono ogni portico e non permisero a nessuno di trasportare nemmeno un recipiente vuoto attraverso i cortili del tempio.

173:1.9 (1890.4) Quando i capi dei sacerdoti e gli Scribi seppero di questi avvenimenti, furono sbalorditi. Essi temettero ancora di più il Maestro e furono ancor più determinati ad ucciderlo. Ma erano perplessi. Essi non sapevano come portare a compimento la sua morte, perché temevano grandemente le moltitudini che avevano ora manifestato così apertamente la loro approvazione all’espulsione degli speculatori profani. E per tutto questo giorno, un giorno di quiete e di pace nei cortili del tempio, il popolo ascoltò l’insegnamento di Gesù e fu letteralmente sospeso alle sue labbra.

173:1.10 (1890.5) Questo sorprendente atto di Gesù oltrepassò la comprensione dei suoi apostoli. Essi furono talmente colti di sorpresa da questa azione improvvisa ed inattesa del loro Maestro che rimasero per tutto l’episodio raggruppati vicino alla pedana degli oratori; essi non alzarono mai un dito per appoggiare questa purificazione del tempio. Se questo spettacolare avvenimento fosse accaduto il giorno prima, al momento dell’arrivo trionfale di Gesù al tempio al termine della tumultuosa processione attraverso le porte della città, acclamato senza sosta ad alta voce dalla moltitudine, essi sarebbero stati pronti ad agire, ma per il modo in cui ciò accadde, erano totalmente impreparati a parteciparvi.

173:1.11 (1891.1) Questa purificazione del tempio rivelò l’atteggiamento del Maestro verso la commercializzazione delle pratiche religiose come pure la sua repulsione per tutte le forme d’ingiustizia e di speculazione a spese dei poveri e degli ignoranti. Questo episodio dimostrò anche che Gesù non approvava il rifiuto d’impiegare la forza per proteggere la maggioranza di un dato gruppo umano contro le pratiche inique e soggioganti di minoranze ingiuste capaci di trincerarsi dietro il potere politico, finanziario o ecclesiastico. Non si deve permettere a degli uomini astuti, perversi ed intriganti di organizzarsi per sfruttare ed opprimere coloro che, a causa del loro idealismo, non sono disposti a ricorrere alla forza per proteggersi o per mettere in esecuzione i loro lodevoli progetti di vita.

2. La sfida all’autorità del Maestro

173:2.1 (1891.2) L’entrata trionfale a Gerusalemme di domenica intimorì talmente i dirigenti ebrei che si astennero dall’arrestare Gesù. Oggi, questa purificazione spettacolare del tempio rinviò altrettanto efficacemente l’arresto del Maestro. Giorno dopo giorno i capi degli Ebrei divenivano sempre più determinati ad ucciderlo, ma ne erano impediti da due timori che concorrevano a ritardare il momento di colpire. I capi dei sacerdoti e gli Scribi non volevano arrestare Gesù in pubblico per timore che la folla potesse rivoltarsi contro di loro in preda al risentimento; essi paventavano anche la possibilità che le guardie romane fossero chiamate a reprimere una rivolta popolare.

173:2.2 (1891.3) Nella sessione di mezzogiorno del Sinedrio fu deciso all’unanimità che Gesù doveva essere eliminato rapidamente, poiché nessuno degli amici del Maestro assisteva a questa riunione. Ma essi non riuscirono a mettersi d’accordo su quando e come egli sarebbe stato arrestato. Alla fine decisero di designare cinque gruppi che andassero tra la gente e cercassero di confonderlo nel suo insegnamento o di screditarlo in qualche altro modo agli occhi di coloro che ascoltavano la sua istruzione. Così, verso le due, quando Gesù aveva appena cominciato il suo discorso su “La libertà della filiazione”, un gruppo di questi anziani d’Israele si aprì un varco per avvicinarsi a Gesù e, interrottolo nella solita maniera, gli posero questa domanda: “Con quale autorità fai queste cose? Chi ti ha dato questa autorità?”

173:2.3 (1891.4) Era del tutto appropriato che i dirigenti del tempio e i funzionari del Sinedrio ebreo ponessero questa domanda a chiunque pretendesse d’insegnare e di agire nel modo straordinario che era stato caratteristico di Gesù, specialmente per quanto concerneva la sua recente condotta nel purificare il tempio da ogni commercio. Questi mercanti e cambiavalute operavano tutti con licenza rilasciata direttamente dai dirigenti più elevati, e si supponeva che una percentuale dei loro guadagni andasse direttamente nel tesoro del tempio. Non dimenticate che autorità era la parola d’ordine di tutto il mondo ebraico. I profeti portavano sempre disordine perché pretendevano così audacemente d’insegnare senza autorità, senza essere stati debitamente istruiti nelle accademie rabbiniche ed essere poi regolarmente ordinati dal Sinedrio. L’assenza di questa autorità nell’insegnare ostentatamente in pubblico era considerata come denotante sia un’ignorante presunzione che un’aperta ribellione. In quest’epoca soltanto il Sinedrio poteva conferire l’ordinazione ad un anziano o ad un maestro, e una tale cerimonia doveva avvenire alla presenza di almeno tre persone che erano state precedentemente ordinate allo stesso modo. Questa ordinazione conferiva il titolo di “rabbi” all’insegnante e lo qualificava anche per agire come giudice “legando e sciogliendo le questioni che fossero state sottoposte a lui per essere giudicate”.

173:2.4 (1892.1) I capi del tempio erano venuti davanti a Gesù a quest’ora del pomeriggio per sfidare non solo il suo insegnamento ma anche i suoi atti. Gesù sapeva bene che questi stessi uomini avevano insegnato a lungo pubblicamente che la sua autorità ad insegnare era satanica e che tutte le sue potenti opere erano state compiute con il potere del principe dei demoni. Perciò il Maestro cominciò la sua risposta alla loro domanda ponendo loro una controdomanda. Disse Gesù: “Vorrei porvi anch’io una domanda, e se voi mi risponderete vi dirò anch’io con quale autorità compio queste opere. Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Giovanni traeva la sua autorità dal cielo o dagli uomini?”

173:2.5 (1892.2) E quando i suoi interroganti udirono ciò, si appartarono per consultarsi su quale risposta potessero dare. Essi avevano pensato di porre in imbarazzo Gesù davanti alla folla, ma ora si trovavano essi stessi molto confusi davanti a tutti coloro che erano riuniti in quel momento nel cortile del tempio. E la loro sconfitta fu ancora più evidente quando tornarono da Gesù dicendo: “Sul battesimo di Giovanni non possiamo rispondere; non lo sappiamo.” Ed essi risposero così al Maestro perché avevano ragionato tra di loro: se diremo che viene dal cielo, allora egli dirà: perché non gli avete creduto? E forse aggiungerà che egli ha ricevuto la sua autorità da Giovanni. E se diremo che viene dagli uomini, allora la folla potrebbe rivoltarsi contro di noi, perché la maggior parte di loro ritiene che Giovanni era un profeta. E così essi furono obbligati a tornare davanti a Gesù e al popolo confessando che essi, gli insegnanti religiosi e capi d’Israele, non potevano (o non volevano) esprimere un’opinione sulla missione di Giovanni. E quando essi ebbero parlato, Gesù, guardando in giù verso di loro disse: “Nemmeno io vi dirò con quale autorità faccio queste cose.”

173:2.6 (1892.3) Gesù non aveva mai inteso appellarsi a Giovanni per la sua autorità; Giovanni non era mai stato ordinato dal Sinedrio. L’autorità di Gesù risiedeva in lui stesso e nella supremazia eterna di suo Padre.

173:2.7 (1892.4) Impiegando questo metodo per trattare con i suoi avversari, Gesù non cercò di eludere la domanda. A prima vista può sembrare che egli sia stato colpevole di una magistrale elusione, ma non fu così. Gesù non fu mai disposto a trarre indebito vantaggio nemmeno dai suoi nemici. In questa apparente elusione egli fornì realmente a tutti i suoi ascoltatori la risposta alla domanda dei Farisei sull’autorità che stava dietro alla sua missione. Essi avevano affermato che egli operava con l’autorità del principe dei demoni. Gesù aveva ripetutamente asserito che tutto il suo insegnamento e le sue opere provenivano dal potere e dall’autorità di suo Padre celeste. I dirigenti ebrei rifiutavano di accettare ciò e cercavano di metterlo alle corde facendogli ammettere che egli era un insegnante irregolare poiché non era mai stato sanzionato dal Sinedrio. Rispondendo loro come fece, senza rivendicare autorità da Giovanni, egli soddisfece così il popolo con la conclusione che lo sforzo dei suoi nemici per prenderlo in trappola si era in effetti rivolto contro loro stessi e che fu molto il loro discredito agli occhi di tutti i presenti.

173:2.8 (1892.5) Fu questo talento del Maestro nel trattare con i suoi avversari che li rese così timorosi di lui. Essi non tentarono più d’interrogarlo quel giorno; si ritirarono per consultarsi di nuovo tra di loro. Ma il popolo non ci mise molto a discernere la mancanza di onestà e di sincerità in queste domande poste dai dirigenti ebrei. Anche il popolo comune non poté fare a meno di distinguere tra la maestà morale del Maestro e l’ipocrisia intrigante dei suoi nemici. Ma la purificazione del tempio aveva portato i Sadducei al fianco dei Farisei nel perfezionare il piano per uccidere Gesù. E i Sadducei rappresentavano ora la maggioranza del Sinedrio.

3. La parabola dei due figli

173:3.1 (1893.1) Mentre i cavillanti Farisei stavano là in silenzio davanti a Gesù, egli guardò giù verso di loro e disse: “Poiché voi dubitate della missione di Giovanni e siete ostili all’insegnamento e alle opere del Figlio dell’Uomo, ascoltate mentre vi racconto una parabola: Un grande e rispettato proprietario terriero aveva due figli, e desiderando l’aiuto dei suoi figli nella conduzione dei suoi vasti possedimenti, andò da uno di loro e disse: ‘Figlio, vai a lavorare oggi nel mio vigneto.’ E questo figlio sventato rispose a suo padre dicendo: ‘Non vi andrò’; ma poi si pentì a vi andò. Quando egli ebbe trovato suo figlio maggiore, disse anche a lui: ‘Figlio, vai a lavorare nel mio vigneto.’ E questo figlio ipocrita ed infedele rispose: ‘Sì, padre mio, ci andrò.’ Ma quando suo padre se ne fu andato, egli non ci andò. Io vi chiedo, quale di questi figli ha realmente fatto la volontà di suo padre?”

173:3.2 (1893.2) Ed il popolo rispose unanimemente dicendo: “Il primo figlio.” Allora Gesù disse: “Proprio così; ed ora io dichiaro che i Pubblicani e le prostitute, anche se sembrano rifiutare l’appello al pentimento, vedranno l’errore della via intrapresa ed entreranno nel regno di Dio prima di voi, che avete tante pretese di servire il Padre che è nei cieli, mentre rifiutate di compiere le opere del Padre. Non eravate voi, Scribi e Farisei, che credevate a Giovanni, ma piuttosto i Pubblicani e i peccatori; e voi non credete nemmeno al mio insegnamento, ma il popolo comune ascolta le mie parole con gioia.”

173:3.3 (1893.3) Gesù non rimproverava i Farisei e i Sadducei personalmente. Erano i loro sistemi d’insegnamento e di pratica che cercava di screditare. Egli non era ostile a nessuno, ma qui stava avvenendo l’inevitabile conflitto tra una religione nuova e vivente dello spirito e la vecchia religione di cerimonia, di tradizione e d’autorità.

173:3.4 (1893.4) Per tutto questo tempo i dodici apostoli rimasero vicino al Maestro, ma non parteciparono in alcun modo a queste operazioni. Ciascuno dei dodici stava reagendo nel proprio modo particolare agli avvenimenti di questi ultimi giorni di ministero di Gesù nella carne, ed ognuno similmente rimaneva obbediente all’ingiunzione del Maestro di astenersi da ogni insegnamento e predicazione in pubblico durante questa settimana di Pasqua.

4. La parabola del proprietario assente

173:4.1 (1893.5) Quando i capi dei Farisei e gli Scribi che avevano cercato d’intrappolare Gesù con le loro domande ebbero finito di ascoltare la storia dei due figli, si ritirarono per consultarsi di nuovo, e il Maestro, volgendo la sua attenzione alla folla che ascoltava, raccontò un’altra parabola:

173:4.2 (1893.6) “C’era un uomo dabbene che possedeva una proprietà, e piantò un vigneto. Egli pose una siepe attorno ad esso, scavò una buca per il torchio e costruì una torre di controllo per le guardie. Poi diede in affitto questo vigneto e partì per un lungo viaggio in un altro paese. E quando si avvicinò la stagione della vendemmia, egli mandò dei servi dagli affittuari per riscuotere l’affitto. Ma essi si consultarono tra loro e rifiutarono di dare a questi servi i frutti dovuti al loro padrone; si gettarono invece sui suoi servi, percuotendone uno, lapidandone un altro e mandando via gli altri a mani vuote. Quando il proprietario seppe tutto ciò, mandò altri servi più fidati per trattare con questi malvagi affittuari, ma essi li ferirono e li trattarono anche in modo vergognoso. Allora il proprietario inviò il suo servo favorito, il suo intendente, ed essi lo uccisero. Ed ancora con pazienza e indulgenza egli mandò molti altri servi, ma essi non vollero riceverne alcuno. Ne percossero alcuni ed uccisero gli altri; e quando il proprietario fu trattato in questo modo, decise di mandare suo figlio a trattare con questi affittuari ingrati, dicendo a se stesso: ‘Essi possono maltrattare i miei servi, ma sicuramente mostreranno rispetto per il mio figlio prediletto.’ Ma quando questi impenitenti e malvagi affittuari videro il figlio, ragionarono tra loro: ‘Costui è l’erede; uccidiamolo ed allora l’eredità sarà nostra.’ Così lo presero, e dopo averlo buttato fuori dal vigneto, lo uccisero. Quando il padrone di questo vigneto saprà che essi hanno respinto ed ucciso suo figlio, che cosa farà egli a questi ingrati e malvagi fittavoli?”

173:4.3 (1894.1) E quando il popolo ebbe ascoltato questa parabola e la domanda posta da Gesù, essi risposero: “Annienterà questi miserabili ed affitterà il suo vigneto ad altri onesti coltivatori che gli daranno i frutti alla loro stagione.” E quando alcuni di quelli che ascoltavano compresero che questa parabola si riferiva alla nazione ebraica e al modo in cui aveva trattato i profeti, e all’imminente ripudio di Gesù e del vangelo del regno, dissero tristemente: “Che Dio c’impedisca di continuare a fare queste cose.”

173:4.4 (1894.2) Gesù vide che un gruppo di Sadducei e Farisei si apriva un varco tra la folla; si fermò un istante fino a che non furono vicini a lui e poi disse: “Voi sapete come i vostri padri hanno respinto i profeti e sapete bene che siete decisi in cuor vostro di respingere il Figlio dell’Uomo.” E poi, gettando uno sguardo inquisitore sui sacerdoti e gli anziani che stavano vicino a lui, Gesù disse: “Non avete mai letto nella Scrittura della pietra che i costruttori avevano scartato e che, quando il popolo la scoprì, divenne la pietra d’angolo? E così io vi avverto ancora una volta che, se continuerete a respingere questo vangelo, il regno di Dio vi sarà presto tolto e sarà dato ad un popolo disposto a ricevere la buona novella e a produrre i frutti dello spirito. E c’è un mistero su questa pietra, poiché chiunque inciampa su di essa, mentre sarà ridotto in pezzi, sarà salvato; ma colui sul quale questa pietra cadrà, sarà ridotto in polvere e le sue ceneri saranno disperse ai quattro venti.”

173:4.5 (1894.3) Quando i Farisei udirono queste parole, compresero che Gesù si riferiva a loro stessi e agli altri dirigenti ebrei. Essi desideravano molto prenderlo seduta stante, ma avevano paura della folla. Tuttavia, erano talmente irritati dalle parole del Maestro che si ritirarono per consultarsi nuovamente tra di loro sul modo in cui potevano farlo morire. E quella sera i Sadducei e i Farisei si accordarono per prenderlo in trappola il giorno successivo.

5. La parabola del banchetto di nozze

173:5.1 (1894.4) Dopo che gli Scribi e i dirigenti si furono ritirati, Gesù si rivolse di nuovo alla folla riunita e raccontò la parabola del banchetto di nozze. Egli disse:

173:5.2 (1894.5) “Il regno dei cieli può essere paragonato ad un re che diede un banchetto di nozze per suo figlio e mandò dei messaggeri a chiamare coloro che erano stati precedentemente invitati alla festa, dicendo: ‘Tutto è pronto per il pranzo di nozze al palazzo del re.’ Ora, molti di coloro che avevano prima promesso di assistervi, adesso rifiutarono di venire. Quando il re venne a sapere di questi rifiuti al suo invito, mandò altri servi e messaggeri dicendo: ‘Dite a tutti coloro che erano invitati, di venire, perché, ecco, il mio pranzo è pronto. I miei buoi ed i miei animali grassi sono stati uccisi e tutto è pronto per la celebrazione dell’imminente matrimonio di mio figlio.’ Ma di nuovo gli scortesi invitati non dettero peso all’appello del loro re, e andarono uno alla sua fattoria, un altro alla sua fabbrica di ceramiche ed altri alle loro mercanzie. Altri ancora non si accontentarono di disdegnare in questo modo l’invito del re, ma in aperta ribellione presero i messaggeri del re e li maltrattarono in modo infame, anche uccidendo alcuni di loro. Quando il re apprese che i suoi invitati scelti, anche quelli che avevano accettato il suo invito preliminare ed avevano promesso di partecipare alla festa di matrimonio, avevano infine respinto la sua chiamata e, ribellatisi, avevano assalito ed ucciso i suoi messaggeri scelti, fu estremamente adirato. Ed allora questo re offeso mobilitò i suoi eserciti e gli eserciti dei suoi alleati e ordinò loro di annientare questi assassini ribelli e di bruciare la loro città.

173:5.3 (1895.1) “E quando ebbe punito coloro che avevano respinto il suo invito, fissò un altro giorno per la festa di matrimonio e disse ai suoi messaggeri: ‘Quelli che erano invitati prima al matrimonio non erano degni; così andate ora ai crocevia delle strade e sulle strade maestre ed anche oltre i confini della città, ed invitate quanti troverete, anche gli stranieri, a venire ad assistere a questa festa di matrimonio.’ Ed allora questi servi andarono nelle strade maestre e nelle località lontane dalle strade e riunirono quanti trovarono, buoni e cattivi, ricchi e poveri, cosicché alla fine la sala del matrimonio fu riempita di convitati condiscendenti. Quando tutto fu pronto, il re entrò per esaminare i suoi ospiti, e con sua grande sorpresa vide che c’era un uomo senza la veste di nozze. Il re, poiché aveva generosamente fornito di vesti di nozze tutti i suoi invitati, rivolgendosi a quest’uomo disse: ‘Amico, come mai entri nella sala dei miei invitati in questa occasione senza una veste di nozze?’ E quest’uomo impreparato rimase senza parole. Allora il re disse ai suoi servi: ‘Buttate fuori questo ospite sconsiderato dalla mia casa a condividere la sorte di tutti coloro che hanno rifiutato la mia ospitalità e respinto la mia chiamata. Io non voglio nessuno qui eccetto coloro che sono felici di accettare il mio invito e che mi fanno l’onore d’indossare quelle vesti da invitati che ho così largamente fornito a tutti.’”

173:5.4 (1895.2) Dopo aver raccontato questa parabola, Gesù stava per congedare la moltitudine quando un credente simpatizzante, facendosi avanti tra la folla verso di lui, chiese: “Ma, Maestro, come conosceremo queste cose? Come ci prepareremo per l’invito del re? Quale segno ci darai perché sappiamo che tu sei il Figlio di Dio?” E dopo che il Maestro ebbe udito ciò, disse: “Vi sarà dato soltanto un segno.” E poi, indicando il suo stesso corpo, continuò: “Distruggete questo tempio, ed in tre giorni io lo ricostruirò.” Ma essi non lo compresero, e disperdendosi parlavano tra di loro dicendo: “Ci sono voluti quasi cinquant’anni per costruire questo tempio, eppure egli dice che lo distruggerà e lo ricostruirà in tre giorni.” Anche i suoi apostoli non compresero il significato di questa espressione, ma successivamente, dopo la sua risurrezione, si ricordarono di ciò che aveva detto.

173:5.5 (1895.3) Alle quattro circa di questo pomeriggio Gesù fece segno ai suoi apostoli e indicò loro di voler lasciare il tempio e andare a Betania per il loro pasto serale e per una notte di riposo. Sulla strada per l’Oliveto Gesù diede istruzioni ad Andrea, Filippo e Tommaso perché il giorno dopo stabilissero un campo più vicino alla città, che potessero occupare durante il resto della settimana di Pasqua. Conformemente a queste istruzioni, il mattino seguente essi piantarono le loro tende nella forra sul fianco della collina sovrastante il campeggio pubblico nel parco di Getsemani, su un appezzamento di terreno appartenente a Simone di Betania.

173:5.6 (1896.1) Di nuovo ci fu un gruppo silenzioso di Ebrei che salì il versante occidentale dell’Oliveto questo lunedì sera. Questi dodici uomini stavano cominciando a percepire, come mai prima, che qualcosa di tragico stava per accadere. Mentre la spettacolare purificazione del tempio nelle prime ore del mattino aveva risvegliato le loro speranze di vedere il Maestro affermare se stesso e manifestare i suoi possenti poteri, gli avvenimenti dell’intero pomeriggio avevano operato solo come una delusione, nel senso che indicavano tutti il rifiuto certo dell’insegnamento di Gesù da parte delle autorità ebraiche. Gli apostoli erano avvinti dall’ansia ed erano tenuti nella forte presa di una terribile incertezza. Essi capivano che solo pochi brevi giorni potevano intercorrere tra gli avvenimenti del giorno appena trascorso e il disastro di un’imminente condanna. Essi sentivano tutti che stava per accadere qualcosa di tremendo, ma non sapevano che cosa aspettarsi. Essi andarono ai loro vari posti per riposare, ma dormirono molto poco. Anche i gemelli Alfeo giunsero infine a comprendere che gli avvenimenti della vita del Maestro si stavano rapidamente muovendo verso il loro epilogo finale.

Fascicolo 174 - Il martedì mattina al tempio

Il Libro di Urantia

Fascicolo 174

Il martedì mattina al tempio

174:0.1 (1897.1) VERSO le sette di questo martedì mattina, Gesù riunì gli apostoli, il corpo delle donne e circa due dozzine di altri discepoli influenti nella casa di Simone. In questa riunione egli dette il saluto di addio a Lazzaro e gli diede le istruzioni che lo indussero a fuggire subito a Filadelfia, in Perea, dove si legò più tardi con il movimento missionario che aveva la sua sede in quella città. Gesù si congedò anche dal vecchio Simone e diede i suoi ultimi consigli al corpo femminile, perché non parlò mai più loro ufficialmente.

174:0.2 (1897.2) Questa mattina egli salutò ognuno dei dodici con un saluto personale. Ad Andrea disse: “Non lasciarti scoraggiare dagli avvenimenti imminenti. Mantieni una ferma autorità sui tuoi fratelli e bada che non ti trovino abbattuto.” A Pietro disse: “Non riporre la tua fiducia né nel braccio di carne né nelle armi di acciaio. Stabilisciti sulle fondamenta spirituali delle rocce eterne.” A Giacomo disse: “Non vacillare a causa delle apparenze esteriori. Resta saldo nella tua fede e conoscerai presto la realtà di ciò che credi.” A Giovanni disse: “Sii garbato; ama anche i tuoi nemici; sii tollerante. E ricorda che ti ho affidato molte cose.” A Natanaele disse: “Non giudicare dalle apparenze; resta saldo nella tua fede quando tutto sembrerà svanire; sii fedele al tuo incarico di ambasciatore del regno.” A Filippo disse: “Non lasciarti scuotere dagli avvenimenti imminenti. Resta impassibile, anche quando non riesci a vedere la via. Sii fedele al tuo giuramento di consacrazione.” A Matteo disse: “Non dimenticare la misericordia che ti ha accolto nel regno. Non permettere a nessuno di defraudarti della tua ricompensa eterna. Poiché hai resistito alle tendenze della natura umana, sii propenso ad essere risoluto.” A Tommaso disse: “Per quanto difficile possa essere, ora tu devi camminare per mezzo della fede e non della vista. Non dubitare che io non sia capace di terminare l’opera che ho iniziato e che non vedrò alla fine tutti i miei fedeli ambasciatori nel regno dell’aldilà.” Ai gemelli Alfeo disse: “Non permettete che le cose che non comprendete vi schiaccino. Siate fedeli agli affetti del vostro cuore e non riponete la vostra fiducia nei grandi uomini o nell’atteggiamento mutevole del popolo. Restate con i vostri fratelli”. A Simone Zelota disse: “Simone, tu potrai essere schiacciato dalla delusione, ma il tuo spirito si eleverà al di sopra di tutto ciò che potrà capitarti. Quello che non sei riuscito ad imparare da me, te lo insegnerà il mio spirito. Cerca le vere realtà dello spirito e cessa di essere attratto da ombre irreali e materiali.” E a Giuda Iscariota disse: “Giuda, io ti ho amato e ho pregato perché tu amassi i tuoi fratelli. Non stancarti di fare il bene; e vorrei avvertirti di guardarti dai sentieri infidi della lusinga e dai dardi velenosi del ridicolo.”

174:0.3 (1897.3) E quando ebbe completato questi saluti, egli partì per Gerusalemme con Andrea, Pietro, Giacomo e Giovanni, mentre gli altri apostoli si occupavano d’installare il campo di Getsemani, dove sarebbero andati quella sera e dove posero il loro quartier generale per il resto della vita incarnata del Maestro. Circa a metà discesa del versante dell’Oliveto, Gesù si fermò e si trattenne per più di un’ora con i quattro apostoli.

1. Il perdono divino

174:1.1 (1898.1) Da parecchi giorni Pietro e Giacomo avevano cominciato a discutere delle loro divergenze d’opinione sull’insegnamento del Maestro riguardo al perdono dei peccati. Essi avevano convenuto di sottoporre la materia a Gesù, e Pietro colse quest’occasione come un’adeguata opportunità per ottenere il parere del Maestro. Di conseguenza, Simon Pietro interruppe la conversazione sulle differenze tra la preghiera e l’adorazione per chiedere: “Maestro, Giacomo ed io non siamo d’accordo riguardo ai tuoi insegnamenti sul perdono dei peccati. Giacomo afferma che tu insegni che il Padre ci perdona ancora prima che noi glielo chiediamo, ed io sostengo che il pentimento e la confessione devono precedere il perdono. Chi di noi ha ragione? Che cosa dici tu?”

174:1.2 (1898.2) Dopo un breve silenzio Gesù guardò significativamente tutti e quattro gli apostoli e rispose: “Fratelli miei, vi sbagliate nelle vostre opinioni perché non comprendete la natura delle relazioni intime ed amorevoli tra la creatura e il Creatore, tra uomo e Dio. Voi non riuscite a cogliere la simpatia comprensiva che il genitore saggio ha per il suo figlio immaturo e talvolta sviato. È in verità dubbio che dei genitori intelligenti ed affettuosi siano mai chiamati a perdonare un figlio ordinario e normale. Rapporti comprensivi, associati ad atteggiamenti d’amore, prevengono efficacemente tutte quelle disaffezioni che necessitano poi di un raggiustamento di pentimento da parte del figlio con il perdono da parte del genitore.

174:1.3 (1898.3) “Una parte di ciascun padre vive nel figlio. Il padre gode di priorità e di superiorità di comprensione in tutte le materie connesse con la relazione tra figlio e genitore. Il genitore è capace di considerare l’immaturità del figlio alla luce della maturità più avanzata di genitore, dell’esperienza più completa di partner più anziano. Nel caso del figlio terreno e del Padre celeste, il genitore divino possiede infinità e divinità di sensibilità e capacità per una comprensione amorevole. Il perdono divino è inevitabile; esso è insito e inalienabile nella comprensione infinita di Dio, nella sua conoscenza perfetta di tutto ciò che concerne il falso giudizio e la scelta errata del figlio. La giustizia divina è così eternamente equa da incorporare infallibilmente una misericordia comprensiva.

174:1.4 (1898.4) “Quando un uomo saggio comprende gli impulsi interiori dei suoi simili, li amerà. E quando voi amate vostro fratello, l’avete già perdonato. Questa capacità di comprendere la natura dell’uomo e di perdonare le sue azioni apparentemente cattive è propria di Dio. Se siete genitori saggi, è così che amerete e comprenderete i vostri figli, perdonandoli anche quando delle incomprensioni temporanee vi hanno apparentemente separati. Il figlio, essendo immaturo e mancante della comprensione più completa della profondità della relazione tra figlio e padre, deve spesso provare un sentimento di separazione colpevole dalla piena approvazione di un padre, ma il vero padre non è mai cosciente di una tale separazione. Il peccato è un’esperienza della coscienza della creatura; non è parte della coscienza di Dio.

174:1.5 (1898.5) “La vostra incapacità o riluttanza a perdonare i vostri simili è la misura della vostra immaturità, del vostro mancato raggiungimento di una sensibilità, di una comprensione e di un amore adulti. Voi mantenete dei rancori e nutrite delle idee di vendetta in proporzione diretta alla vostra ignoranza della natura interiore e dei veri desideri dei vostri figli e dei vostri simili. L’amore è la manifestazione dell’impulso vitale interiore e divino. Esso è fondato sulla comprensione, alimentato dal servizio disinteressato e reso perfetto nella saggezza.”

2. Le domande dei dirigenti ebrei

174:2.1 (1899.1) Lunedì sera era stato tenuto un consiglio tra il Sinedrio ed una cinquantina di altri dirigenti scelti tra gli Scribi, i Farisei e i Sadducei. Fu opinione unanime di quest’assemblea che sarebbe stato pericoloso arrestare Gesù in pubblico a causa della sua presa sugli affetti del popolo comune. Fu anche opinione della maggioranza che si dovesse fare uno sforzo risoluto per screditarlo agli occhi della moltitudine prima che fosse arrestato e portato in giudizio. Di conseguenza, parecchi gruppi di eruditi furono designati per essere pronti il mattino seguente nel tempio a tentare d’irretirlo con domande difficili ed a cercare di metterlo in difficoltà in altri modi davanti al popolo. Alla fine, i Farisei, i Sadducei ed anche gli Erodiani erano tutti uniti in questo sforzo per screditare Gesù agli occhi delle moltitudini della Pasqua.

174:2.2 (1899.2) Martedì mattina, quando Gesù arrivò nel cortile del tempio e cominciò ad insegnare, aveva pronunciato solo poche parole quando un gruppo di giovani studenti delle accademie, che erano stati preparati a tale scopo, si fecero avanti e, tramite il loro portavoce, chiesero a Gesù: “Maestro, sappiamo che tu sei un insegnante giusto, e sappiamo che proclami le vie della verità e che servi solo Dio, perché non temi nessun uomo e non fai eccezione di persone. Noi siamo soltanto degli studenti e vorremmo conoscere la verità su una questione che ci affligge. Il nostro problema è questo: È lecito per noi pagare il tributo a Cesare? Dobbiamo o non dobbiamo pagarlo?” Gesù, percependo la loro ipocrisia e la loro astuzia, disse loro: “Perché venite a tentarmi in questo modo? Mostratemi la moneta del tributo e vi risponderò.” E quando essi gli porsero un denaro, egli lo esaminò e disse: “Questa moneta di chi porta l’effigie e l’iscrizione?” E quando essi gli risposero: “Di Cesare”, Gesù disse: “Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e rendete a Dio ciò che è di Dio.”

174:2.3 (1899.3) Quando egli ebbe risposto così ai giovani Scribi e ai loro complici Erodiani, essi si ritirarono dalla sua presenza, e il popolo, compresi i Sadducei, godettero per la loro sconfitta. Anche i giovani che avevano tentato di prenderlo in trappola si meravigliarono grandemente dell’inattesa sagacia della risposta del Maestro.

174:2.4 (1899.4) Il giorno precedente i dirigenti avevano cercato d’indurlo in errore davanti alla folla su questioni di autorità ecclesiastica, e non essendovi riusciti, cercavano ora di coinvolgerlo in una discussione compromettente sull’autorità civile. Pilato ed Erode erano entrambi a Gerusalemme in questo momento, e i nemici di Gesù pensarono che, se egli avesse osato sconsigliare il pagamento del tributo a Cesare, sarebbero andati immediatamente dalle autorità romane per accusarlo di sedizione. D’altra parte, se egli avesse consigliato il pagamento del tributo con un lungo discorso, essi calcolavano giustamente che una tale dichiarazione avrebbe profondamente ferito l’orgoglio nazionale dei suoi ascoltatori ebrei, cosa che gli avrebbe alienato la benevolenza e l’affetto della moltitudine.

174:2.5 (1899.5) In tutto ciò i nemici di Gesù furono sconfitti perché c’era un ben noto decreto del Sinedrio, fatto per il comportamento degli Ebrei dispersi tra le nazioni pagane, che il “diritto di battere moneta comportava il diritto di riscuotere delle imposte”. In tal modo Gesù evitò la loro trappola. Se avesse risposto “no” alla loro domanda sarebbe stato equivalente ad incitarli alla ribellione; se avesse risposto “sì” avrebbe colpito i sentimenti nazionalisti profondamente radicati di quel tempo. Il Maestro non eluse la domanda; impiegò semplicemente la saggezza di dare una doppia risposta. Gesù non fu mai evasivo, ma fu sempre accorto nel trattare con coloro che cercavano di molestarlo e di distruggerlo.

3. I sadducei e la risurrezione

174:3.1 (1900.1) Prima che Gesù potesse cominciare il suo insegnamento, un altro gruppo si fece avanti per interrogarlo; questa volta era un gruppo di Sadducei scaltri ed eruditi. Il loro portavoce, avvicinatosi a lui, disse: “Maestro, Mosè ha detto che, se un uomo sposato morisse senza lasciare figli, suo fratello dovrebbe sposare la moglie e generare una discendenza per suo fratello deceduto. Ora è accaduto un caso in cui un uomo che aveva sei fratelli morì senza figli; il fratello che veniva dopo di lui sposò sua moglie, ma presto morì anche lui senza lasciare figli. Similmente il secondo fratello sposò la moglie, ma anche lui morì senza lasciare discendenza. E così di seguito fino a che tutti e sei i fratelli non l’ebbero sposata e tutti e sei non furono morti senza lasciare figli. E poi, dopo tutti loro, morì anche la donna. Ora, quello che desideriamo chiederti è questo: Alla risurrezione di chi sarà moglie essa, visto che tutti e sette questi fratelli l’hanno sposata?”

174:3.2 (1900.2) Gesù sapeva, e così il popolo, che questi Sadducei non erano sinceri nel porre questa domanda, perché era poco probabile che un tale caso potesse realmente accadere; inoltre, questa pratica dei fratelli di un morto di cercare di generare dei figli per lui era praticamente lettera morta in quest’epoca tra gli Ebrei. Ciononostante, Gesù accondiscese a rispondere alla loro insidiosa domanda. Egli disse: “Voi tutti vi sbagliate nel porre tali domande perché non conoscete né le Scritture né il potere vivente di Dio. Voi sapete che i figli di questo mondo possono sposarsi ed essere dati in matrimonio, ma non sembrate comprendere che coloro che sono ritenuti degni di raggiungere i mondi futuri mediante la risurrezione dei giusti, né si sposano né sono dati in matrimonio. Coloro che sperimentano la risurrezione dalla morte sono più simili agli angeli del cielo, e non muoiono mai. Questi risuscitati sono eternamente i figli di Dio; essi sono i figli della luce risuscitati nel progresso della vita eterna. Anche vostro padre Mosè comprese ciò, perché, in connessione con le sue esperienze presso il rovo ardente, udì il Padre dire: ‘Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe.’ E così, con Mosé, io dichiaro che mio Padre non è il Dio dei morti, ma dei viventi. In lui vivete tutti, vi riproducete e possedete la vostra esistenza di mortali.”

174:3.3 (1900.3) Quando Gesù ebbe finito di rispondere a queste domande, i Sadducei si ritirarono, ed alcuni Farisei persero il controllo al punto da esclamare: “È vero, è vero Maestro, hai risposto bene a questi Sadducei miscredenti.” I Sadducei non osarono più porgli altre domande, e il popolo si meravigliò della saggezza del suo insegnamento.

174:3.4 (1900.4) Gesù si richiamò solo a Mosè nel suo scontro con i Sadducei perché questa setta politico-religiosa riconosceva la validità solo dei cosiddetti cinque Libri di Mosè; essi non ammettevano che gli insegnamenti dei profeti potessero servire come base di dogmi dottrinali. Nella sua risposta il Maestro, anche se affermò positivamente il fatto della sopravvivenza delle creature mortali mediante la tecnica della risurrezione, non parlò in alcun senso con approvazione della credenza farisaica nella risurrezione del corpo umano fisico. Il punto che Gesù voleva evidenziare era che il Padre aveva detto: “Io sono il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe”, non io ero il loro Dio.

174:3.5 (1900.5) I Sadducei avevano pensato di sottoporre Gesù all’avvilente influenza del ridicolo, sapendo benissimo che una persecuzione in pubblico avrebbe molto certamente creato ulteriore simpatia per lui nelle menti della moltitudine.

4. Il grande comandamento

174:4.1 (1901.1) Un altro gruppo di Sadducei aveva ricevuto istruzioni di porre a Gesù delle domande imbarazzanti sugli angeli, ma quando videro la sorte dei loro compagni che avevano tentato di prenderlo in trappola con domande concernenti la risurrezione, essi decisero molto saggiamente di starsene tranquilli; si ritirarono senza porre una sola domanda. I Farisei, gli Scribi, i Sadducei e gli Erodiani coalizzati avevano progettato di occupare l’intera giornata con queste domande imbarazzanti, sperando così di screditare Gesù davanti al popolo e allo stesso tempo d’impedire efficacemente che avesse il tempo di proclamare i suoi insegnamenti perturbatori.

174:4.2 (1901.2) Allora si fece avanti uno dei gruppi dei Farisei per porre delle domande insidiose, ed il portavoce, facendo segno a Gesù, disse: “Maestro, io sono un legista e vorrei chiederti qual è, a tuo avviso, il più grande comandamento?” Gesù rispose: “Non c’è che un solo comandamento, che è il più grande di tutti, e quel comandamento è: ‘Ascolta o Israele, il Signore Dio nostro, il Signore è uno; e tu amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza.’ Questo è il primo e grande comandamento. E il secondo comandamento è simile al primo; in verità deriva direttamente da esso, ed è: ‘Amerai il prossimo tuo come te stesso.’ Non c’è nessun altro comandamento più grande di questi; su questi due comandamenti poggiano tutta la legge e i profeti.”

174:4.3 (1901.3) Quando il legista percepì che Gesù aveva risposto non solo conformemente al concetto più elevato della religione ebraica, ma che aveva anche risposto saggiamente agli occhi della moltitudine riunita, pensò fosse meglio dar prova di coraggio lodando apertamente la risposta del Maestro. Di conseguenza egli disse: “In verità, Maestro, hai detto bene che Dio è uno e che non ce n’è nessun altro all’infuori di lui; e che amarlo con tutto il cuore, e con tutta l’intelligenza e con tutta la forza, ed anche amare il proprio prossimo come se stessi, è il primo e grande comandamento. Noi siamo d’accordo che questo grande comandamento deve essere molto più considerato di tutte le offerte e di tutti i sacrifici bruciati.” Quando il legista ebbe risposto così prudentemente, Gesù lo guardò e disse: “Amico mio, percepisco che non sei lontano dal regno di Dio.”

174:4.4 (1901.4) Gesù diceva il vero quando si rivolse a questo legista come uno “non lontano dal regno”, perché quella stessa sera egli andò al campo del Maestro vicino a Getsemani, professò la sua fede nel vangelo del regno e fu battezzato da Giosia, uno dei discepoli di Abner.

174:4.5 (1901.5) Due o tre altri gruppi di Scribi e di Farisei erano presenti ed avevano intenzione di porre delle domande, ma furono sia disarmati dalla risposta di Gesù al legista sia scoraggiati dalla sconfitta di tutti coloro che avevano tentato di prenderlo in fallo. Dopo di ciò nessuno osò più porgli un’altra domanda in pubblico.

174:4.6 (1901.6) Quando non furono più poste delle domande e poiché l’ora di mezzogiorno era vicina, Gesù non riprese il suo insegnamento, ma si limitò a porre una domanda ai Farisei e ai loro associati. Disse Gesù: “Poiché non ponete più domande, vorrei porvene una io. Che cosa pensate del Liberatore? Cioè, di chi è egli figlio?” Dopo una breve pausa uno degli Scribi rispose: “Il Messia è il figlio di Davide.” E poiché Gesù sapeva che c’erano state numerose discussioni, anche tra i suoi stessi discepoli, sul fatto che egli fosse o meno il figlio di Davide, pose quest’altra domanda: “Se il Liberatore è veramente il figlio di Davide, come mai nel Salmo che voi attribuite a Davide, egli stesso, parlando secondo lo spirito, dice: ‘Il Signore disse al mio signore: siedi alla mia destra fino a che non farò dei tuoi nemici lo sgabello per i tuoi piedi.’ Se Davide lo chiama Signore, allora come può egli essere suo figlio?” I dirigenti, gli Scribi e i capi dei sacerdoti, oltre a non rispondere a questa domanda, si astennero anche dal porgli nuove domande per tentare di confonderlo. Essi non risposero mai a questa domanda che Gesù aveva posto loro, ma dopo la morte del Maestro tentarono di eludere la difficoltà cambiando l’interpretazione di questo Salmo in modo da riferirlo ad Abramo invece che al Messia. Altri tentarono di sfuggire al dilemma negando che Davide fosse l’autore di questo cosiddetto Salmo Messianico.

174:4.7 (1902.1) Qualche momento prima i Farisei si erano rallegrati per la maniera in cui i Sadducei erano stati ridotti al silenzio dal Maestro; ora erano i Sadducei che provavano piacere per la sconfitta dei Farisei. Ma questa rivalità fu solo momentanea; essi dimenticarono rapidamente le loro vecchie divergenze nello sforzo congiunto di porre fine agli insegnamenti e alle azioni di Gesù. Ma nel corso di tutte queste esperienze il popolo comune ascoltò il Maestro con gioia.

5. I Greci indagatori

174:5.1 (1902.2) Verso mezzogiorno, mentre Filippo comperava delle provviste per il nuovo campo che quel giorno sarebbe stato istituito vicino a Getsemani, fu avvicinato da una delegazione di stranieri, un gruppo di credenti greci di Alessandria, di Atene e di Roma, il cui portavoce disse all’apostolo: “Ci sei stato segnalato da coloro che ti conoscono; così siamo venuti da te, signore, per chiederti di vedere Gesù, il tuo Maestro.” Filippo fu preso alla sprovvista incontrando in tal modo questi eminenti indagatori greci pagani sulla piazza del mercato, e poiché Gesù aveva così esplicitamente ordinato a tutti i dodici di non impegnarsi in alcun insegnamento pubblico durante la settimana di Pasqua, fu un po’ perplesso sul modo migliore di trattare la questione. Egli era anche sconcertato per il fatto che questi uomini erano dei Gentili stranieri. Se fossero stati Ebrei o Gentili vicini e conosciuti egli non avrebbe esitato in modo così marcato. Egli fece questo: chiese a questi Greci di rimanere dov’erano. Mentre egli si allontanava in fretta, essi supposero che fosse andato a cercare Gesù, ma in realtà egli corse a casa di Giuseppe, dove sapeva che Andrea e gli altri apostoli stavano mangiando, e chiamato fuori Andrea, gli spiegò il motivo della sua venuta e poi, accompagnato da Andrea, ritornò dai Greci in attesa.

174:5.2 (1902.3) Poiché Filippo aveva quasi finito di acquistare le provviste, egli e Andrea ritornarono con i Greci a casa di Giuseppe, dove Gesù li ricevette. Essi si sedettero vicino a lui mentre parlava ai suoi apostoli e ad un certo numero di eminenti discepoli riuniti per questo pasto di mezzogiorno. Gesù disse:

174:5.3 (1902.4) “Mio Padre mi ha mandato in questo mondo per rivelare la sua amorevole benevolenza ai figli degli uomini, ma coloro presso i quali sono venuto per primi hanno rifiutato di ricevermi. In verità, molti di voi hanno creduto al mio vangelo da se stessi, ma i figli di Abramo e i loro capi stanno per respingermi, e facendo così respingeranno Colui che mi ha mandato. Io ho largamente proclamato il vangelo di salvezza a questo popolo; ho parlato loro della filiazione accompagnata dalla gioia, dalla libertà e da una vita più abbondante nello spirito. Mio Padre ha compiuto molte opere meravigliose tra questi figli degli uomini tormentati dalla paura. Il profeta Isaia si riferì con certezza a questo popolo quando scrisse: ‘Signore, chi ha creduto ai nostri insegnamenti? E a chi il Signore è stato rivelato?’ In verità i capi del mio popolo hanno deliberatamente chiuso i loro occhi per non vedere e indurito il loro cuore per timore di credere e di essere salvati. In tutti questi anni io ho cercato di guarirli dalla loro incredulità, perché ricevessero la salvezza eterna del Padre. So che non tutti mi hanno abbandonato; alcuni di voi hanno in verità creduto al mio messaggio. In questa sala vi sono ora una ventina di uomini che erano prima membri del Sinedrio o che hanno occupato alte posizioni nei consigli della nazione, sebbene alcuni di voi siano ancora restii a confessare apertamente la verità per paura di essere espulsi dalla sinagoga. Alcuni di voi sono tentati di preferire la gloria degli uomini alla gloria di Dio. Ma io sono costretto a mostrarmi indulgente, poiché temo per la sicurezza e la fedeltà persino di alcuni di coloro che sono stati così a lungo con me e che hanno vissuto così vicino al mio fianco.

174:5.4 (1903.1) “In questa sala del banchetto percepisco che vi sono riuniti Ebrei e Gentili in numero quasi uguale, e vorrei rivolgermi a voi come al primo ed ultimo gruppo di tal genere che posso istruire sugli affari del regno prima di andare da mio Padre.”

174:5.5 (1903.2) Questi Greci avevano seguito fedelmente l’insegnamento di Gesù nel tempio. Lunedì sera avevano tenuto una riunione a casa di Nicodemo, che era durata fino all’alba, e trenta di loro avevano deciso di entrare nel regno.

174:5.6 (1903.3) Mentre Gesù stava davanti a loro in questo momento, percepì la fine di una dispensazione e l’inizio di un’altra. Volgendo la sua attenzione verso i Greci, il Maestro disse:

174:5.7 (1903.4) “Colui che crede in questo vangelo, crede non solo in me ma in Colui che mi ha mandato. Quando guardate me, vedete non solo il Figlio dell’Uomo, ma anche Colui che mi ha mandato. Io sono la luce del mondo, e chiunque crederà nel mio insegnamento non dimorerà più nelle tenebre. Se voi Gentili mi ascolterete, riceverete le parole di vita ed entrerete subito nella gioiosa libertà della verità della filiazione con Dio. Se i miei compatrioti, gli Ebrei, scelgono di respingermi e di rifiutare i miei insegnamenti, non sederò in giudizio contro di loro, perché io non sono venuto a giudicare il mondo, ma ad offrirgli la salvezza. Ciononostante, coloro che mi respingono e rifiutano di ricevere il mio insegnamento saranno tradotti in giudizio a tempo debito da mio Padre e da coloro che egli ha incaricato di sedere in giudizio contro tale rifiuto del dono della misericordia e delle verità della salvezza. Ricordatevi, voi tutti, che io non parlo da me stesso, ma che vi ho fedelmente proclamato ciò che il Padre mi ha comandato di rivelare ai figli degli uomini. E queste parole che il Padre mi ha ordinato di dire al mondo sono parole di verità divina, di misericordia perenne e di vita eterna.

174:5.8 (1903.5) “Ma sia agli Ebrei che ai Gentili io dichiaro che è quasi giunta l’ora in cui il Figlio dell’Uomo sarà glorificato. Voi sapete bene che, se un grano di frumento non cade nella terra e muore, resta isolato; ma se muore in un terreno buono, esso sorge di nuovo alla vita e dà molti frutti. Colui che ama egoisticamente la sua vita è in pericolo di perderla; ma colui che è disposto a sacrificare la sua vita per amore mio e per il vangelo godrà di un’esistenza più abbondante sulla terra e della vita eterna in cielo. Se volete veramente seguirmi, anche dopo che sarò andato da mio Padre, allora diverrete miei discepoli e i servitori fedeli dei vostri simili mortali.

174:5.9 (1903.6) “So che la mia ora si sta avvicinando, e sono turbato. Percepisco che il mio popolo è determinato a respingere il regno, ma sono felice di ricevere questi Gentili ricercatori della verità che sono qui oggi per informarsi sulla via della luce. Tuttavia il mio cuore sente pietà per il mio popolo, e la mia anima è sconvolta per ciò che mi aspetta. Che cosa dirò mentre guardo avanti e discerno ciò che sta per accadermi? Dirò: Padre preservami da quest’ora tremenda? No! Per questo stesso proposito sono venuto nel mondo e sono rimasto fino a quest’ora. Dirò piuttosto, e pregherò perché voi vi uniate a me: Padre, glorifica il tuo nome; sia fatta la tua volontà.”

174:5.10 (1904.1) Quando Gesù ebbe parlato così, l’Aggiustatore Personalizzato che l’aveva abitato prima del suo battesimo apparve davanti a lui, e mentre egli s’interruppe in modo evidente, questo spirito ora potente che rappresentava il Padre, parlò a Gesù di Nazaret dicendo: “Ho glorificato molte volte il mio nome nei tuoi conferimenti, e lo glorificherò ancora una volta.”

174:5.11 (1904.2) Mentre gli Ebrei e i Gentili qui riuniti non udirono alcuna voce, non mancarono di discernere che il Maestro si era fermato di parlare mentre un messaggio gli perveniva da qualche fonte superumana. Essi dissero tutti, ciascuno a quello che era vicino a lui: “Un angelo gli ha parlato.”

174:5.12 (1904.3) Poi Gesù continuò a dire: “Tutto ciò non è accaduto a beneficio mio, ma vostro. Io so con certezza che il Padre mi riceverà ed accetterà la mia missione in vostro favore, ma è necessario che voi siate incoraggiati e preparati alla rude prova che è imminente. Vi assicuro che la vittoria coronerà alla fine i nostri sforzi congiunti per illuminare il mondo e liberare l’umanità. Il vecchio ordine di cose si sta presentando al giudizio. Io ho abbattuto il Principe di questo mondo, e tutti gli uomini saranno liberati dalla luce dello spirito che spargerò su tutta la carne dopo che sarò asceso al Padre che è nei cieli.

174:5.13 (1904.4) “Ed ora vi dichiaro che, se sarò elevato sulla terra e nella vostra vita, attirerò tutti gli uomini a me e nella comunità di mio Padre. Voi avete creduto che il Liberatore abitasse sulla terra per sempre, ma io vi dichiaro che il Figlio dell’Uomo sarà respinto dagli uomini e che ritornerà al Padre. Io sarò con voi soltanto per poco; soltanto per poco tempo la luce vivente resterà tra questa generazione ottenebrata. Camminate mentre avete questa luce, affinché le tenebre e la confusione incombenti non vi sorprendano. Colui che cammina nelle tenebre non sa dove va; ma se voi scegliete di camminare nella luce, in verità diverrete tutti dei figli di Dio liberati. Ed ora, tutti voi, venite con me mentre ritorno al tempio per dire delle parole di addio ai capi dei sacerdoti, agli Scribi, ai Farisei, ai Sadducei, agli Erodiani e ai dirigenti ottenebrati d’Israele.”

174:5.14 (1904.5) Dopo aver parlato così, Gesù s’incamminò in testa nelle strette vie di Gerusalemme per ritornare al tempio. Essi avevano appena sentito il Maestro dire che questo sarebbe stato il suo discorso di addio nel tempio, e lo seguirono in silenzio e in profonda meditazione.

Fascicolo 175 - L’ultimo discorso al tempio

Il Libro di Urantia

Fascicolo 175

L’ultimo discorso al tempio

175:0.1 (1905.1) POCO dopo le due di questo martedì pomeriggio, Gesù, accompagnato da undici apostoli, da Giuseppe d’Arimatea, dai trenta Greci e da alcuni altri discepoli, arrivò al tempio e cominciò a pronunciare il suo ultimo discorso nei cortili del sacro edificio. Questo discorso intendeva essere il suo ultimo appello al popolo ebreo e l’accusa finale contro i suoi veementi nemici che cercavano di distruggerlo — gli Scribi, i Farisei, i Sadducei ed i principali dirigenti d’Israele. Per tutta la mattinata i vari gruppi avevano avuto l’opportunità d’interrogare Gesù; questo pomeriggio nessuno gli pose una domanda.

175:0.2 (1905.2) Quando il Maestro cominciò a parlare, il cortile del tempio era tranquillo e ordinato. I cambiavalute ed i mercanti non avevano osato entrare di nuovo nel tempio dopo che Gesù e la folla eccitata li avevano cacciati fuori il giorno precedente. Prima di cominciare il discorso, Gesù guardò con tenerezza questo uditorio che avrebbe ascoltato tra poco il suo misericordioso saluto pubblico di addio all’umanità, unito alla sua ultima denuncia dei falsi educatori e dei capi settari degli Ebrei.

1. Il discorso

175:1.1 (1905.3) “Sono stato a lungo con voi, andando su e giù per il paese a proclamare l’amore del Padre per i figli degli uomini, e molti hanno visto la luce e, grazie alla fede, sono entrati nel regno dei cieli. In connessione con questo insegnamento e con questa predicazione il Padre ha compiuto molte opere meravigliose, persino la risurrezione dalla morte. Molti ammalati ed afflitti sono stati risanati perché credevano; ma tutta questa proclamazione della verità e questa guarigione di malattie non hanno aperto gli occhi di coloro che rifiutano di vedere la luce, di coloro che sono determinati a respingere questo vangelo del regno.

175:1.2 (1905.4) “In ogni modo compatibile con il compimento della volontà di mio Padre, io ed i miei apostoli abbiamo fatto l’impossibile per vivere in pace con i nostri fratelli, per conformarci alle esigenze ragionevoli delle leggi di Mosè e delle tradizioni d’Israele. Abbiamo persistentemente cercato la pace, ma i capi d’Israele non vogliono averla. Respingendo la verità di Dio e la luce del cielo, essi si stanno schierando dalla parte dell’errore e delle tenebre. Non può esservi pace tra la luce e le tenebre, tra la vita e la morte, tra la verità e l’errore.

175:1.3 (1905.5) “Molti di voi hanno osato credere ai miei insegnamenti e sono già entrati nella gioia e nella libertà della coscienza della filiazione con Dio. E voi mi renderete testimonianza che io ho offerto questa stessa filiazione con Dio a tutta la nazione ebrea, anche a questi stessi uomini che cercano ora la mia distruzione. Anche ora mio Padre riceverebbe questi educatori ciechi e questi capi ipocriti se solo volessero rivolgersi a lui ed accettare la sua misericordia. Anche ora non è troppo tardi perché questo popolo riceva la parola del cielo ed accolga favorevolmente il Figlio dell’Uomo.

175:1.4 (1906.1) “Mio Padre ha trattato a lungo con misericordia questo popolo. Generazione dopo generazione noi abbiamo inviato i nostri profeti per istruirli ed avvertirli, e generazione dopo generazione essi hanno ucciso questi istruttori inviati dal cielo. Ed ora i vostri ostinati sommi sacerdoti ed i vostri capi testardi stanno per fare esattamente questa stessa cosa. Come Erode ha provocato la morte di Giovanni, voi similmente vi preparate ora ad uccidere il Figlio dell’Uomo.

175:1.5 (1906.2) “Fintanto che c’è una possibilità che gli Ebrei si rivolgano a mio Padre e cerchino la salvezza, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe terrà le sue mani misericordiose tese verso di voi; ma una volta che avrete riempito la vostra coppa d’impenitenza e una volta che avrete definitivamente respinto la misericordia di mio Padre, questa nazione sarà abbandonata alle proprie decisioni e sarà rapidamente votata ad una fine ingloriosa. Questo popolo era chiamato a divenire la luce del mondo, a mostrare la gloria spirituale di una razza che conosce Dio, ma voi vi siete talmente allontanati dal compimento dei vostri privilegi divini che i vostri capi stanno per commettere la follia suprema di tutte le ere, nel senso che sono sul punto di respingere definitivamente il dono di Dio a tutti gli uomini e per tutte le ere — la rivelazione dell’amore del Padre che è nei cieli per tutte le sue creature sulla terra.

175:1.6 (1906.3) “E quando avrete respinto questa rivelazione di Dio agli uomini, il regno dei cieli sarà dato ad altri popoli, a coloro che lo riceveranno con gioia e felicità. Nel nome del Padre che mi ha mandato, vi avverto solennemente che state per perdere la vostra posizione nel mondo come portabandiera della verità eterna e custodi della legge divina. Io vi sto offrendo ora la vostra ultima opportunità di farvi avanti e di pentirvi, di manifestare la vostra intenzione di cercare Dio con tutto il vostro cuore e di entrare, come dei bambini e con fede sincera, nella sicurezza e nella salvezza del regno dei cieli.

175:1.7 (1906.4) “Mio Padre ha operato a lungo per la vostra salvezza, ed io sono sceso a vivere tra voi e a mostrarvi personalmente la via. Molti Ebrei e Samaritani, ed anche Gentili, hanno creduto al vangelo del regno, ma quelli che avrebbero dovuto essere i primi a farsi avanti ed accettare la luce del cielo hanno ostinatamente rifiutato di credere alla rivelazione della verità di Dio — Dio rivelato nell’uomo e l’uomo elevato a Dio.

175:1.8 (1906.5) “Questo pomeriggio i miei apostoli stanno qui di fronte a voi in silenzio, ma sentirete presto le loro voci annunciare la chiamata alla salvezza e l’esortazione ad unirsi al regno celeste come figli del Dio vivente. Ed ora io chiamo a testimoni questi miei discepoli e credenti nel vangelo del regno, come pure i messaggeri invisibili al loro fianco, che ho offerto ancora una volta ad Israele e ai suoi capi la liberazione e la salvezza. Ma voi tutti vedete come la misericordia del Padre è disdegnata e come i messaggeri della verità sono respinti. Ciononostante, io vi avverto che questi Scribi e Farisei siedono ancora sul seggio di Mosè, e perciò, fino a che gli Altissimi che governano nei regni degli uomini non abbatteranno alla fine questa nazione e non distruggeranno il luogo in cui sono questi capi, vi chiedo di cooperare con questi anziani d’Israele. Non è necessario che vi uniate ai loro piani per distruggere il Figlio dell’Uomo, ma in tutto ciò che concerne la pace d’Israele voi dovrete sottomettervi a loro. In tutte queste materie fate tutto ciò che vi chiedono ed osservate i fondamenti della legge, ma non imitate le loro cattive azioni. Ricordatevi, il peccato di questi capi è questo: essi dicono ciò che è bene, ma non lo fanno. Voi sapete bene come questi capi legano pesanti fardelli sulle vostre spalle, fardelli gravosi da portare, e che non alzano nemmeno un dito per aiutarvi a portare questi pesanti fardelli. Essi vi hanno oppressi con cerimonie e resi schiavi per mezzo delle tradizioni.

175:1.9 (1907.1) “Inoltre questi capi egocentrici si compiacciono di fare le loro buone opere in modo da essere visti dagli uomini. Essi ingrandiscono i loro filatteri ed allargano il bordo delle loro vesti ufficiali. Cercano i posti migliori nelle feste ed esigono i seggi più importanti nelle sinagoghe. Bramano saluti di elogio nelle piazze del mercato e desiderano essere chiamati rabbi da tutti gli uomini. E mentre cercano tutti questi onori dagli uomini, segretamente prendono le case delle vedove e traggono profitto dai servizi del tempio sacro. Per finzione questi ipocriti fanno lunghe preghiere in pubblico e danno elemosine per attirare l’attenzione dei loro concittadini.

175:1.10 (1907.2) “Mentre dovreste onorare i vostri capi e riverire i vostri maestri, non dovreste chiamare nessun uomo Padre in senso spirituale, perché c’è uno solo che è vostro Padre, cioè Dio. Né dovreste cercare di tiranneggiare i vostri fratelli nel regno. Ricordatevi, io vi ho insegnato che colui che vorrebbe essere il più grande tra voi dovrebbe divenire il servitore di tutti. Se pretenderete di esaltarvi davanti a Dio, sarete certamente umiliati; ma chi veramente umilia se stesso sarà certamente esaltato. Nella vostra vita quotidiana cercate, non la vostra glorificazione, ma la gloria di Dio. Subordinate intelligentemente la vostra volontà alla volontà del Padre che è nei cieli.

175:1.11 (1907.3) “Non fraintendete le mie parole. Io non ho malanimo contro questi sommi sacerdoti e dirigenti che anche ora cercano la mia distruzione; non ho rancore per questi Scribi e Farisei che respingono i miei insegnamenti. So che molti di voi credono in segreto, e so che professerete apertamente la vostra devozione al regno quando verrà la mia ora. Ma come si giustificheranno i vostri rabbini, poiché professano di parlare con Dio e poi osano respingere e distruggere colui che viene a rivelare il Padre ai mondi?

175:1.12 (1907.4) “Guai a voi, Scribi e Farisei ipocriti! Voi vorreste chiudere le porte del regno dei cieli agli uomini sinceri perché si trovano nell’ignoranza nel senso del vostro insegnamento. Voi rifiutate di entrare nel regno e allo stesso tempo fate tutto quanto è in vostro potere per impedire agli altri di entrarvi. Voi girate le spalle alle porte della salvezza e lottate contro tutti coloro che vorrebbero entrarvi.

175:1.13 (1907.5) “Guai a voi, Scribi e Farisei, ipocriti che siete! Perché in verità percorrete terra e mare per fare un proselito, e quando vi siete riusciti non siete soddisfatti fino a che non l’avete reso due volte peggiore che se fosse un figlio dei pagani.

175:1.14 (1907.6) “Guai a voi, gran sacerdoti e dirigenti che v’impadronite delle proprietà dei poveri ed esigete pesanti imposte da coloro che vorrebbero servire Dio come loro credono abbia ordinato Mosè! Voi che rifiutate di mostrare misericordia, potete sperare misericordia nei mondi futuri?

175:1.15 (1907.7) “Guai a voi, falsi insegnanti, guide cieche! Che cosa ci si può aspettare da una nazione quando il cieco conduce il cieco? Entrambi cadranno nell’abisso della distruzione.

175:1.16 (1907.8) “Guai a voi che vi nascondete quando fate un giuramento! Voi siete degli imbroglioni poiché insegnate che un uomo può prestare giuramento per il tempio e rompere il suo giuramento, ma che chi ha giurato per l’oro del tempio deve rimanere obbligato. Voi siete tutti sciocchi e ciechi. Non siete nemmeno logici nella vostra disonestà, perché che cos’è più grande, l’oro o il tempio che si ritiene abbia santificato l’oro? Voi insegnate anche che se un uomo giura per l’altare, ciò non significa nulla; ma che se uno giura per il dono che è sull’altare, allora sarà ritenuto debitore. Anche in questo caso siete ciechi alla verità, perché che cos’è più grande, il dono o l’altare che santifica il dono? Come potete giustificare una tale ipocrisia e disonestà davanti al Dio del cielo?

175:1.17 (1908.1) “Guai a voi, Scribi e Farisei e tutti gli altri ipocriti, che vi assicurate di donare la decima della menta, dell’anice e del cumino e allo stesso tempo trascurate le materie più importanti della legge — fede, misericordia e giudizio! A ragione avreste dovuto fare le prime, ma non avreste dovuto lasciare non fatte le altre. Voi siete veramente delle guide cieche e degli sciocchi educatori; voi filtrate il moscerino ed inghiottite il cammello.

175:1.18 (1908.2) “Guai a voi, Scribi, Farisei ed ipocriti! Perché siete scrupolosi nel pulire l’esterno della coppa e del piatto, ma all’interno lasciate la sporcizia dell’estorsione, degli eccessi e dell’inganno. Voi siete spiritualmente ciechi. Non riconoscete quanto sarebbe molto meglio pulire prima l’interno della coppa, ed allora ciò che si spande fuori pulirebbe da se stesso l’esterno? Voi reprobi malvagi! Compite gli atti esteriori della vostra religione per conformarvi alla lettera della vostra interpretazione della legge di Mosè, mentre le vostre anime sono immerse nell’iniquità e sono piene d’intenzioni omicide.

175:1.19 (1908.3) “Guai a voi tutti che respingete la verità e rifiutate la misericordia! Molti di voi sono simili a sepolcri imbiancati, che esternamente sembrano belli, ma all’interno sono pieni di ossa di uomini morti e di ogni sorta d’impurità. Così anche voi che rigettate coscientemente il consiglio di Dio apparite esteriormente agli uomini come santi e giusti, ma internamente il vostro cuore è pieno d’ipocrisia e d’iniquità.

175:1.20 (1908.4) “Guai a voi, false guide di una nazione! Avete eretto laggiù un monumento ai profeti martirizzati di un tempo, mentre complottate di distruggere colui di cui essi hanno parlato. Voi ornate le tombe dei giusti e vi vantate che, se aveste vissuto ai tempi dei vostri padri, non avreste ucciso i profeti; e poi a fronte di questo pensiero farisaico vi preparate ad assassinare colui di cui i profeti hanno parlato, il Figlio dell’Uomo. Poiché fate queste cose, testimoniate verso voi stessi che siete i figli perversi di coloro che hanno ucciso i profeti. Continuate, dunque, e riempite fino all’orlo la coppa della vostra condanna!

175:1.21 (1908.5) “Guai a voi, figli del male! Giovanni vi ha chiamati giustamente razza di vipere, ed io vi chiedo come potrete sfuggire al giudizio che Giovanni ha pronunciato contro di voi?

175:1.22 (1908.6) “Ma anche ora io vi offro nel nome di mio Padre misericordia e perdono; anche ora vi tendo la mano amorevole della comunione eterna. Mio Padre vi ha mandato i saggi e i profeti; alcuni li avete perseguitati ed altri li avete uccisi. Allora apparve Giovanni proclamando la venuta del Figlio dell’Uomo, e voi l’avete ucciso dopo che molti avevano creduto al suo insegnamento. Ed ora vi preparate a versare ancora del sangue innocente. Non comprendete che verrà un terribile giorno di giudizio universale in cui il Giudice di tutta la terra esigerà da questo popolo un rendiconto per il modo in cui essi hanno respinto, perseguitato e ucciso questi messaggeri del cielo? Non comprendete che dovrete rendere conto di tutto questo sangue dei giusti, dal primo profeta ucciso fino ai tempi di Zaccaria, che fu assassinato tra il santuario e l’altare? Se voi perseverate nelle vostre cattive strade, questa resa dei conti può essere richiesta in questa stessa generazione.

175:1.23 (1908.7) “O Gerusalemme e figli di Abramo, voi che avete lapidato i profeti e ucciso i maestri che vi furono mandati, anche ora vorrei riunire i vostri figli come una chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le sue ali, ma voi non lo volete!

175:1.24 (1908.8) “Ed ora io mi congedo da voi. Voi avete ascoltato il mio messaggio e avete preso la vostra decisione. Coloro che hanno creduto al mio vangelo sono già salvi nel regno di Dio. A voi che avete scelto di respingere il dono di Dio, dico che non mi vedrete più insegnare nel tempio. La mia opera per voi è finita. Ecco, io esco ora con i miei figli, e la vostra casa è lasciata a voi nella desolazione!”

175:1.25 (1908.9) E poi il Maestro fece segno ai suoi discepoli di lasciare il tempio.

2. Lo status dei singoli Ebrei

175:2.1 (1909.1) Il fatto che i dirigenti spirituali e gli insegnanti religiosi della nazione ebraica abbiano respinto un tempo gli insegnamenti di Gesù e cospirato per provocare la sua morte crudele, non incide in alcun modo sullo status del singolo Ebreo nella sua posizione davanti a Dio. E ciò non dovrebbe spingere coloro che professano di essere seguaci del Cristo a mantenere dei pregiudizi contro gli Ebrei come loro simili mortali. Gli Ebrei, come nazione, come gruppo sociopolitico, hanno pagato in pieno il terrible prezzo di aver respinto il Principe della Pace. Essi hanno cessato da lungo tempo di essere i portafiaccola spirituali della verità divina presso le razze dell’umanità, ma ciò non costituisce una ragione valida perché ai singoli discendenti di questi Ebrei di un tempo siano fatte patire le persecuzioni che sono state inflitte loro da intolleranti, indegni e settari professati seguaci di Gesù di Nazaret, che era, lui stesso, un Ebreo di nascita naturale.

175:2.2 (1909.2) Molte volte quest’odio e questa persecuzione irragionevoli e indegni del modello di Cristo contro gli Ebrei contemporanei, sono terminati nella sofferenza e nella morte di un Ebreo innocente e inoffensivo, i cui antenati, al tempo di Gesù, avevano sinceramente accettato il suo vangelo ed erano subito morti stoicamente per quella verità alla quale credevano con tutto il cuore. Quale brivido d’orrore passa sugli esseri celesti che stanno osservando, quando vedono i pretesi seguaci di Gesù compiacersi nel perseguitare, molestare ed anche uccidere i discendenti successivi di Pietro, di Filippo, di Matteo e di altri Ebrei della Palestina che donarono così gloriosamente la loro vita come primi martiri del vangelo del regno dei cieli!

175:2.3 (1909.3) Quanto è crudele e assurdo costringere dei figli innocenti a soffrire per i peccati dei loro progenitori, misfatti che essi ignorano completamente e di cui non possono in alcun modo essere responsabili! E si compiono tali cattive azioni nel nome di uno che ha insegnato ai suoi discepoli ad amare anche i loro nemici! È divenuto necessario, in questo racconto della vita di Gesù, descrivere il modo in cui taluni dei suoi compatrioti ebrei lo respinsero e cospirarono per provocare la sua morte infamante. Ma vorremmo avvertire tutti coloro che leggono questa narrazione, che la presentazione di un tale racconto storico non giustifica in alcun modo l’odio ingiusto, né perdona l’iniquo atteggiamento mentale che così tanti professati cristiani hanno mantenuto verso i singoli Ebrei per molti secoli. I credenti nel regno, coloro che seguono gli insegnamenti di Gesù, devono cessare di maltrattare il singolo Ebreo come fosse colpevole del ripudio e della crocifissione di Gesù. Il Padre e suo Figlio Creatore non hanno mai cessato di amare gli Ebrei. Dio non fa eccezione di persone, e la salvezza è per gli Ebrei quanto per i Gentili.

3. La riunione decisiva del Sinedrio

175:3.1 (1909.4) La riunione decisiva del Sinedrio fu convocata per le otto di questo martedì sera. In molte occasioni precedenti questa corte suprema della nazione ebraica aveva ufficiosamente decretato la morte di Gesù. Molte volte questo augusto corpo dirigente aveva determinato di porre fine alla sua opera, ma mai prima aveva deciso di arrestarlo e di determinare la sua morte a qualsiasi costo. Fu poco prima di mezzanotte di questo martedì 4 aprile dell’anno 30 d.C. che il Sinedrio, qual era allora costituito, votò ufficialmente e all’unanimità d’infliggere la pena di morte sia a Gesù che a Lazzaro. Questa fu la risposta all’ultimo appello del Maestro ai dirigenti degli Ebrei, che egli aveva fatto nel tempio solo poche ore prima, e rappresentava la loro reazione di aspro risentimento verso l’ultima vigorosa accusa di Gesù contro questi stessi gran sacerdoti ed impenitenti Sadducei e Farisei. L’approvazione della condanna a morte del Figlio di Dio (prima ancora del suo giudizio) fu la replica del Sinedrio all’ultima offerta di misericordia celeste, da estendersi alla nazione ebraica in quanto tale.

175:3.2 (1910.1) A partire da questo momento gli Ebrei furono lasciati terminare il loro breve periodo di vita nazionale in completa conformità con il loro status puramente umano tra le nazioni di Urantia. Israele aveva ripudiato il Figlio del Dio che aveva fatto un patto con Abramo, ed il piano destinato a fare dei figli di Abramo i portatori della luce della verità al mondo era stato distrutto. L’alleanza divina era stata abrogata e la fine della nazione ebraica si avvicinava a grandi passi.

175:3.3 (1910.2) Gli ufficiali del Sinedrio ricevettero l’ordine di arrestare Gesù il mattino successivo presto, ma con istruzioni che non doveva essere preso in pubblico. Essi dovevano organizzarsi per arrestarlo in segreto, preferibilmente all’improvviso e di notte. Comprendendo che egli poteva non tornare quel giorno (mercoledì) per insegnare nel tempio, essi ordinarono a questi ufficiali del Sinedrio di “condurlo davanti all’alta corte ebraica al più tardi entro mezzanotte di giovedì”.

4. La situazione a Gerusalemme

175:4.1 (1910.3) Al termine dell’ultimo discorso di Gesù nel tempio, gli apostoli furono lasciati ancora una volta nella confusione e nella costernazione. Prima che il Maestro cominciasse la sua terribile requisitoria contro i dirigenti ebrei, Giuda era tornato al tempio, cosicché tutti i dodici ascoltarono questa seconda metà dell’ultimo discorso di Gesù nel tempio. È un peccato che Giuda Iscariota non avesse ascoltato la prima metà con la profferta di misericordia di questo discorso di addio. Egli non aveva ascoltato quest’ultima offerta di misericordia ai capi ebrei perché era ancora in riunione con un gruppo di parenti ed amici Sadducei con i quali aveva mangiato e con cui aveva conferito sul modo più appropriato di dissociarsi da Gesù e dai suoi compagni apostoli. Fu mentre ascoltava l’accusa finale del Maestro ai capi e ai dirigenti ebrei che Giuda decise di abbandonare definitivamente e completamente il movimento evangelico e di lavarsi le mani dell’intera impresa. Ciononostante egli lasciò il tempio in compagnia dei dodici, andò con loro sul Monte Oliveto, dove, con i suoi compagni apostoli, ascoltò il fatidico discorso sulla distruzione di Gerusalemme e sulla fine della nazione ebraica, e rimase con loro quel martedì notte nel nuovo campo vicino a Getsemani.

175:4.2 (1910.4) La folla che ascoltò Gesù passare dal suo misericordioso appello ai dirigenti ebrei a quell’improvviso ed aspro rimprovero che rasentava una spietata accusa, rimase stordita e confusa. Quella sera, mentre il Sinedrio pronunciava la sentenza di morte contro Gesù, e mentre il Maestro stava con i suoi apostoli e alcuni dei suoi discepoli sul Monte degli Olivi predicendo la morte della nazione ebraica, tutta Gerusalemme si era impegnata nella seria e prudente discussione di una sola domanda: “Che cosa faranno di Gesù?”

175:4.3 (1910.5) A casa di Nicodemo più di trenta eminenti Ebrei che credevano segretamente nel regno si riunirono e discussero quale condotta avrebbero dovuto seguire nel caso fosse avvenuta un’aperta rottura con il Sinedrio. Tutti i presenti furono d’accordo che avrebbero fatto aperta ammissione della loro devozione al Maestro nello stesso momento in cui avessero avuto notizia del suo arresto. E questo è proprio ciò che fecero.

175:4.4 (1911.1) I Sadducei, che ora controllavano e dominavano il Sinedrio, erano desiderosi di sbarazzarsi di Gesù per le seguenti ragioni:

175:4.5 (1911.2) 1. Essi temevano che il crescente favore popolare con cui la moltitudine lo considerava minacciasse di compromettere l’esistenza della nazione ebraica per un possibile conflitto con le autorità romane.

175:4.6 (1911.3) 2. Il suo zelo per la riforma del tempio riduceva direttamente i loro profitti; la purificazione del tempio toccava le loro borse.

175:4.7 (1911.4) 3. Essi si sentivano responsabili della conservazione dell’ordine sociale e temevano le conseguenze dell’ulteriore espansione della strana e nuova dottrina di Gesù sulla fratellanza degli uomini.

175:4.8 (1911.5) I Farisei avevano motivi differenti per desiderare di vedere Gesù messo a morte. Essi lo temevano perché:

175:4.9 (1911.6) 1. Egli si era schierato in fiera opposizione alla loro influenza tradizionale sul popolo. I Farisei erano ultraconservatori e si risentirono profondamente per questi attacchi ritenuti radicali contro il loro acquisito prestigio come insegnanti religiosi.

175:4.10 (1911.7) 2. Essi sostenevano che Gesù era un violatore della legge; che aveva mostrato un disprezzo totale per il sabato e per numerose altre prescrizioni legali e cerimoniali.

175:4.11 (1911.8) 3. Essi lo accusavano di bestemmia perché alludeva a Dio come fosse suo Padre.

175:4.12 (1911.9) 4. Ed ora essi erano fortemente irritati con lui a causa del suo ultimo discorso di dura accusa che aveva pronunciato in questo giorno nel tempio come parte conclusiva del suo saluto di addio.

175:4.13 (1911.10) Il Sinedrio, avendo ufficialmente decretato la morte di Gesù ed avendo impartito gli ordini per il suo arresto, tolse la seduta questo martedì verso mezzanotte, dopo aver convenuto di riunirsi il mattino seguente alle dieci a casa del sommo sacerdote Caifa per formulare le accuse secondo le quali Gesù sarebbe stato portato in giudizio.

175:4.14 (1911.11) Un piccolo gruppo di Sadducei aveva in effetti proposto di eliminare Gesù assassinandolo, ma i Farisei rifiutarono assolutamente di appoggiare un tale procedimento.

175:4.15 (1911.12) Questa era la situazione a Gerusalemme e tra gli uomini in questo giorno movimentato, mentre un vasto concorso di esseri celesti si librava su questa memorabile scena terrena, ansiosi di fare qualcosa per aiutare il loro amato Sovrano, ma impossibilitati ad agire perché erano efficacemente impediti dai loro comandanti superiori.

Fascicolo 176 - Il martedì sera sul Monte Oliveto

Il Libro di Urantia

Fascicolo 176

Il martedì sera sul Monte Oliveto

176:0.1 (1912.1) QUESTO martedì pomeriggio, mentre Gesù e gli apostoli uscivano dal tempio per andare al campo di Getsemani, Matteo, attirando l’attenzione sulla struttura del tempio, disse: “Maestro, osserva lo stile di queste costruzioni. Guarda le pietre massicce ed il magnifico ornamento; è possibile che questi edifici vengano distrutti?” Mentre proseguivano verso l’Oliveto, Gesù disse: “Voi vedete queste pietre e questo tempio massiccio; in verità, in verità vi dico che nei giorni che presto verranno non sarà lasciata una pietra sull’altra. Saranno tutte abbattute.” Questi commenti che descrivevano la distruzione del tempio sacro suscitarono la curiosità degli apostoli che camminavano dietro il Maestro; essi non riuscivano a concepire alcun evento, salvo la fine del mondo, che potesse causare la distruzione del tempio.

176:0.2 (1912.2) Per evitare la folla che procedeva lungo la valle del Cedron verso Getsemani, Gesù ed i suoi associati pensarono di risalire per un breve tratto il versante occidentale dell’Oliveto e poi di seguire un sentiero che portava al loro campo privato vicino a Getsemani, situato poco sopra la zona del campeggio pubblico. Quando girarono per lasciare la strada che portava a Betania, essi contemplarono il tempio, glorificato dai raggi del sole che tramontava. E mentre sostavano sul monte, videro accendersi le luci della città ed ammirarono la bellezza del tempio illuminato; e là, sotto la dolce luce della luna piena, Gesù e i dodici si sedettero. Il Maestro parlò con loro e Natanaele pose subito questa domanda: “Dicci, Maestro, come sapremo quando staranno per accadere questi avvenimenti?”

1. La distruzione di Gerusalemme

176:1.1 (1912.3) In risposta alla domanda di Natanaele, Gesù disse: “Sì, vi parlerò del tempo in cui questo popolo avrà riempito la coppa della sua iniquità, in cui la giustizia si abbatterà rapidamente su questa città dei nostri padri. Io sto per lasciarvi, vado dal Padre. Dopo che vi avrò lasciato, fate attenzione che nessuno v’inganni, perché molti verranno come liberatori e indurranno in errore molte persone. Quando sentirete parlare di guerre e di rumori di guerre non siate turbati, perché, anche se accadranno tutte queste cose, la fine di Gerusalemme non sarà ancora imminente. Non allarmatevi per carestie o terremoti, né preoccupatevi quando sarete consegnati alle autorità civili e sarete perseguitati a causa del vangelo. Voi sarete espulsi dalla sinagoga e messi in prigione a causa mia, e alcuni di voi saranno uccisi. Quando sarete tradotti davanti ai governatori e ai capi, ciò sarà per testimoniare la vostra fede e per mostrare la vostra fermezza nel vangelo del regno. E quando comparirete davanti ai giudici, non preoccupatevi in anticipo di ciò che dovrete dire, perché lo spirito v’insegnerà in quello stesso momento ciò che dovrete rispondere ai vostri avversari. In questi giorni di travaglio, anche i vostri stessi parenti, sotto il comando di coloro che hanno respinto il Figlio dell’Uomo, vi consegneranno alla prigione e alla morte. Per un certo tempo voi potrete essere odiati da tutti gli uomini a causa mia, ma anche durante queste persecuzioni io non vi abbandonerò; il mio spirito non vi lascerà. Siate pazienti! Non abbiate dubbi sul fatto che questo vangelo del regno trionferà su tutti i nemici e, alla fine, sarà proclamato a tutte le nazioni.”

176:1.2 (1913.1) Gesù s’interruppe mentre guardava giù sulla città. Il Maestro realizzò che il rifiuto del concetto spirituale del Messia, la determinazione di aggrapparsi ostinatamente e ciecamente alla missione materiale del liberatore atteso, avrebbe condotto presto gli Ebrei ad un conflitto diretto con le potenti armate romane, e che una tale contesa sarebbe terminata soltanto con la distruzione finale e completa della nazione ebraica. Quando il suo popolo respinse il suo conferimento spirituale e rifiutò di ricevere la luce del cielo che brillava così misericordiosamente su di esso, suggellò con ciò la sua rovina come popolo indipendente con una missione spirituale speciale sulla terra. Anche i dirigenti ebrei riconobbero successivamente che era stata questa idea laica del Messia a condurre direttamente ai disordini che causarono alla fine la loro distruzione.

176:1.3 (1913.2) Poiché Gerusalemme doveva diventare la culla del movimento evangelico primitivo, Gesù non voleva che i suoi insegnanti e predicatori perissero nella terribile rovina del popolo ebreo in connessione con la distruzione di Gerusalemme; per questo egli diede queste istruzioni ai suoi seguaci. Gesù temeva molto che alcuni dei suoi discepoli fossero coinvolti in queste prossime rivolte e perissero così nella caduta di Gerusalemme.

176:1.4 (1913.3) Allora Andrea chiese: “Ma, Maestro, se la Città Santa ed il tempio saranno distrutti, e se tu non sei qui a dirigerci, quando dovremo abbandonare Gerusalemme?” Gesù disse: “Voi potete rimanere nella città dopo la mia partenza, anche durante questi tempi di travaglio e di accanita persecuzione, ma quando vedrete alla fine Gerusalemme accerchiata dalle armate romane dopo la rivolta dei falsi profeti, allora saprete che la desolazione è vicina; allora dovrete fuggire sulle montagne. Che nessun abitante della città e dei sobborghi si attardi a salvare alcunché, né coloro che sono fuori osino entrarvi. Ci sarà una grande tribolazione, perché questi saranno i giorni della vendetta dei Gentili. E dopo che avrete abbandonato la città, questo popolo disobbediente sarà passato a fil di spada o inviato prigioniero in tutte le nazioni; e così Gerusalemme sarà calpestata dai Gentili. Nel frattempo, vi avverto, non lasciatevi ingannare. Se un uomo viene da voi dicendo: ‘Guarda, il Liberatore è qui’, o ‘Guarda, egli è là’, non credeteci, perché sorgeranno molti falsi educatori e molte persone saranno indotte in errore. Ma voi non dovreste essere ingannati, perché vi ho annunciato tutto ciò in anticipo.”

176:1.5 (1913.4) Gli apostoli rimasero seduti in silenzio per molto tempo sotto la luce della luna, mentre queste sconvolgenti predizioni del Maestro s’imprimevano nella loro mente disorientata. E fu in conformità a questo stesso avvertimento che praticamente l’intero gruppo di credenti e di discepoli fuggì da Gerusalemme alla prima apparizione delle truppe romane, trovando rifugio sicuro verso nord a Pella.

176:1.6 (1913.5) Anche dopo questo avvertimento esplicito, molti seguaci di Gesù interpretarono queste predizioni come riferentisi ai cambiamenti che si sarebbero ovviamente prodotti in Gerusalemme quando la riapparizione del Messia avrebbe causato l’instaurazione della Nuova Gerusalemme e l’ampliamento della città per divenire la capitale del mondo. Nella loro mente questi Ebrei erano determinati a collegare la distruzione del tempio con la “fine del mondo”. Essi credevano che questa Nuova Gerusalemme avrebbe compreso tutta la Palestina; che la fine del mondo sarebbe stata seguita dall’apparizione immediata “dei nuovi cieli e della nuova terra”. E così non fu strano che Pietro dicesse: “Maestro, sappiamo che tutte le cose avranno fine quando appariranno i nuovi cieli e la nuova terra, ma come sapremo quando tu ritornerai per compiere tutto ciò?”

176:1.7 (1914.1) Quando Gesù udì ciò, rimase pensieroso per qualche istante e poi disse: “Voi vi sbagliate continuamente perché tentate sempre di collegare il nuovo insegnamento al vecchio; siete determinati a fraintendere tutto il mio insegnamento; insistete nell’interpretare il vangelo secondo le vostre credenze stabilite. Ciononostante, tenterò d’illuminarvi.”

2. La seconda venuta del Maestro

176:2.1 (1914.2) In parecchie occasioni Gesù aveva fatto delle affermazioni che avevano indotto i suoi ascoltatori a dedurre che, sebbene egli intendesse lasciare presto questo mondo, sarebbe molto certamente ritornato per completare l’opera del regno dei cieli. Via via che cresceva nei suoi discepoli la convinzione che egli stesse per lasciarli, e dopo che fu partito da questo mondo, fu solo naturale che tutti i credenti si aggrappassero saldamente a queste promesse di ritorno. La dottrina della seconda venuta del Cristo fu così ben presto incorporata negli insegnamenti cristiani, e quasi tutte le generazioni successive di discepoli hanno devotamente creduto a questa verità ed atteso con fiducia che prima o poi egli venisse.

176:2.2 (1914.3) Se dovevano essere separati dal loro Signore e Maestro, questi primi discepoli e gli apostoli si aggrapparono ancor più a questa promessa del ritorno, e non tardarono ad associare la predetta distruzione di Gerusalemme a questa seconda venuta promessa. Ed essi continuarono ad interpretare in tal modo le sue parole nonostante che il Maestro, per tutta questa serata d’istruzione sul Monte Oliveto, si fosse particolarmente sforzato di prevenire proprio un tale errore.

176:2.3 (1914.4) Rispondendo ulteriormente alla domanda di Pietro, Gesù disse: “Perché vi aspettate ancora che il Figlio dell’Uomo sieda sul trono di Davide e sperate che i sogni materiali degli Ebrei saranno realizzati? Non vi ho detto in tutti questi anni che il mio regno non è di questo mondo? Le cose che voi ora osservate stanno per finire, ma ciò sarà un nuovo inizio dal quale il vangelo del regno si diffonderà nel mondo intero e questa salvezza sarà estesa a tutti i popoli. E quando il regno sarà giunto alla sua piena maturità, siate certi che il Padre celeste non mancherà di visitarvi con una rivelazione ampliata della verità e con un’accresciuta dimostrazione di rettitudine, come ha già conferito su questo mondo colui che è divenuto il principe delle tenebre, e poi Adamo, che fu seguito da Melchizedek, e in questi giorni dal Figlio dell’Uomo. E così mio Padre continuerà a manifestare la sua misericordia e a mostrare il suo amore, anche a questo mondo oscuro e perverso. Anch’io, dopo che mio Padre mi avrà investito di ogni potere ed autorità, continuerò a seguire la vostra sorte e a guidarvi negli affari del regno con la presenza del mio spirito, che sarà presto sparso su tutta la carne. Anche se io sarò presente così presso di voi in spirito, prometto che ritornerò un giorno su questo mondo, dove ho vissuto questa vita nella carne ed ho compiuto l’esperienza simultanea di rivelare Dio all’uomo e di condurre l’uomo a Dio. Molto presto io dovrò lasciarvi e riprendere il lavoro che il Padre mi ha affidato, ma abbiate coraggio, perché un giorno ritornerò. Nel frattempo, il mio Spirito della Verità di un universo vi conforterà e vi guiderà.

176:2.4 (1915.1) “Voi mi vedete ora debole e nella carne, ma quando ritornerò sarà con potenza ed in spirito. L’occhio di carne vede il Figlio dell’Uomo nella carne, ma solo l’occhio dello spirito vedrà il Figlio dell’Uomo glorificato dal Padre e che apparirà sulla terra nel suo stesso nome.

176:2.5 (1915.2) “Ma i tempi della riapparizione del Figlio dell’Uomo sono conosciuti soltanto nei consigli del Paradiso; nemmeno gli angeli del cielo sanno quando ciò avverrà. Tuttavia, voi dovreste comprendere che, quando questo vangelo del regno sarà stato proclamato a tutto il mondo per la salvezza di tutti i popoli, e quando sarà giunta la pienezza dell’era, il Padre vi manderà un altro conferimento dispensazionale, altrimenti il Figlio dell’Uomo ritornerà per giudicare l’era.

176:2.6 (1915.3) “Ed ora, riguardo al travaglio di Gerusalemme di cui vi ho parlato, non passerà questa generazione senza che le mie parole siano compiute; ma per ciò che concerne i tempi del ritorno del Figlio dell’Uomo, nessuno in cielo o sulla terra può pretendere di parlarne. Ma voi dovreste essere accorti riguardo alla maturazione di un’era; dovreste essere vigili nel discernere i segni dei tempi. Voi sapete che quando il fico mostra i suoi rami teneri e fa uscire le sue foglie l’estate è vicina. Similmente, quando il mondo sarà passato per il lungo inverno della mentalità materialista e voi discernerete la venuta della primavera spirituale di una nuova dispensazione, saprete che l’estate di una nuova visitazione si avvicina.

176:2.7 (1915.4) “Ma qual è il significato di questo insegnamento sulla venuta dei Figli di Dio? Non percepite che, quando ciascuno di voi sarà chiamato ad abbandonare la sua lotta per la vita e a passare per il portale della morte, vi troverete nella presenza immediata del giudizio e sarete faccia a faccia con i fatti di una nuova dispensazione di servizio nel piano eterno del Padre infinito? Ciò che il mondo intero deve affrontare come un fatto letterale alla fine di un’era, voi, come individui, dovrete ciascuno affrontare molto certamente come esperienza personale quando arriverete alla fine della vostra vita naturale e procederete così per essere confrontati con le condizioni e le esigenze inerenti alla rivelazione successiva della progressione eterna del regno del Padre.”

176:2.8 (1915.5) Di tutti i discorsi che il Maestro fece ai suoi apostoli, nessuno mai generò in loro una confusione mentale maggiore di questo, pronunciato questo martedì sera sul Monte degli Olivi, sul duplice soggetto della distruzione di Gerusalemme e della sua seconda venuta. Vi fu, perciò, poca concordanza tra i successivi resoconti scritti basati sui ricordi di ciò che il Maestro disse in questa occasione straordinaria. Di conseguenza, quando gli scritti furono lasciati mancanti di gran parte di ciò che fu detto questo martedì sera, sorsero numerose tradizioni. All’inizio del secondo secolo, un’apocalisse ebrea sul Messia scritta da un certo Selta, che era addetto alla corte dell’imperatore Caligola, fu interamente inserita nel vangelo di Matteo e successivamente aggiunta (in parte) agli scritti di Marco e di Luca. Fu in questi scritti di Selta che apparve la parabola delle dieci vergini. Nessuna parte degli scritti evangelici soffrì mai di una tale ingannevole errata interpretazione come l’insegnamento di questa sera. Ma l’apostolo Giovanni non si lasciò mai confondere su questo punto.

176:2.9 (1915.6) Quando questi tredici uomini ripresero il loro cammino verso il campo, erano muti e sotto una grande tensione emotiva. Giuda si era definitivamente deciso ad abbandonare i suoi associati. Era tardi quando Davide Zebedeo, Giovanni Marco ed un certo numero di discepoli eminenti accolsero Gesù e i dodici nel nuovo campo, ma gli apostoli non avevano voglia di dormire; essi volevano saperne di più sulla distruzione di Gerusalemme, sulla partenza del Maestro e sulla fine del mondo.

3. Il seguito della discussione al campo

176:3.1 (1916.1) Mentre una ventina di loro si riunivano attorno al fuoco del bivacco, Tommaso chiese: “Poiché tu devi ritornare per completare l’opera del regno, quale dovrà essere il nostro comportamento mentre sei lontano per occuparti degli affari del Padre?” Gesù, dopo averli guardati alla luce del fuoco, rispose:

176:3.2 (1916.2) “Anche tu, Tommaso, non riesci a comprendere ciò che ho detto. Non vi ho insegnato per tutto questo tempo che la vostra connessione con il regno è spirituale e individuale, che è interamente una questione di esperienza personale nello spirito per mezzo della realizzazione per fede che siete figli di Dio? Che cosa devo dire di più? La caduta delle nazioni, il crollo degli imperi, la distruzione degli Ebrei non credenti, la fine di un’era, anche la fine del mondo, che cosa hanno a che fare queste cose con uno che crede in questo vangelo e che ha celato la sua vita nella sicurezza del regno eterno? Voi che conoscete Dio e che credete al vangelo avete già ricevuto le assicurazioni della vita eterna. Poiché la vostra vita è stata vissuta nello spirito e per il Padre, niente può inquietarvi seriamente. I costruttori del regno, i cittadini accreditati dei mondi celesti, non devono essere disturbati da sconvolgimenti temporali o preoccupati da cataclismi terrestri. Che cosa importa a voi che credete in questo vangelo del regno se delle nazioni vengono rovesciate, se l’era finisce o se tutte le cose visibili vanno in rovina, poiché sapete che la vostra vita è il dono del Figlio e che è eternamente sicura nel Padre? Avendo vissuto la vita temporale con fede ed avendo prodotto i frutti dello spirito nella forma di rettitudine del servizio amorevole verso i vostri simili, voi potete guardare con fiducia alla prossima tappa nella carriera eterna con la stessa fede nella sopravvivenza che vi ha accompagnato attraverso la vostra prima avventura terrena di filiazione con Dio.

176:3.3 (1916.3) “Ogni generazione di credenti dovrebbe proseguire il suo lavoro, in vista del possibile ritorno del Figlio dell’Uomo, esattamente come ogni singolo credente prosegue il lavoro della sua vita in vista dell’inevitabile morte naturale sempre incombente. Una volta che vi siete stabiliti per fede come figli di Dio, nient’altro concerne la certezza della sopravvivenza. Ma non ingannatevi! Questa fede nella sopravvivenza è una fede vivente, e manifesta sempre più i frutti di quello spirito divino che l’ha ispirata inizialmente nel cuore umano. Il fatto che voi abbiate accettato una volta la filiazione nel regno celeste non vi salverà di fronte al rifiuto cosciente e persistente di quelle verità che concernono la fecondità spirituale progressiva dei figli di Dio nella carne. Voi che siete stati con me negli affari del Padre sulla terra, potete anche ora disertare il regno se costatate che non amate la via del servizio del Padre per l’umanità.

176:3.4 (1916.4) “In quanto individui, e come generazione di credenti, ascoltate mentre vi racconto una parabola: c’era un uomo importante che, prima di partire per un lungo viaggio in un paese lontano, chiamò tutti i suoi servi di fiducia davanti a lui e mise nelle loro mani tutti i suoi beni. Ad uno diede cinque talenti, ad un altro due, e ad altro uno. E così di seguito, per l’intero gruppo di servi stimati, egli affidò a ciascuno i suoi beni secondo le loro diverse capacità; e poi partì per il suo viaggio. Quando il loro signore fu partito, i suoi servi si misero al lavoro per trarre profitto dalle ricchezze loro affidate. Colui che aveva ricevuto cinque talenti cominciò immediatamente a commerciare con essi e molto presto ebbe fatto un profitto di altri cinque talenti. Allo stesso modo colui che aveva ricevuto due talenti ne ebbe presto guadagnato altri due. E così tutti questi servi fecero dei guadagni per il loro padrone, salvo colui che aveva ricevuto un solo talento. Egli si allontanò da solo e scavò un buco per terra dove nascose il denaro del suo padrone. Subito dopo il padrone di quei servi ritornò all’improvviso e convocò i suoi intendenti per un rendiconto. E quando furono tutti riuniti davanti al loro padrone, colui che aveva ricevuto i cinque talenti si fece avanti con il denaro che gli era stato affidato e portò cinque talenti in aggiunta, dicendo: ‘Signore, tu mi hai dato cinque talenti da investire, e sono felice di porgerti altri cinque talenti come mio guadagno.’ Ed allora il padrone gli disse: ‘Ben fatto, buono e fedele servitore, tu sei stato fedele nel poco; ora io ti farò amministratore di molto; partecipa subito della gioia del tuo padrone.’ Poi si fece avanti colui che aveva ricevuto i due talenti, dicendo: ‘Signore, tu hai consegnato nelle mie mani due talenti; ecco, io ho guadagnato questi altri due talenti.’ Ed il suo padrone gli disse allora: ‘Ben fatto, buono e fedele amministratore; anche tu sei stato fedele nel poco, ed ora io t’incaricherò su molto; partecipa della gioia del tuo padrone.’ E poi venne a rendere conto colui che aveva ricevuto un solo talento. Questo servo si fece avanti dicendo: ‘Signore, io ti ho conosciuto ed ho capito che eri un uomo astuto, perché ti aspettavi dei guadagni dove non avevi personalmente lavorato; perciò io ho avuto paura di rischiare alcunché di ciò che mi era stato affidato. Ho nascosto al sicuro il tuo talento nella terra; eccolo, tu hai ora ciò che ti appartiene.’ Ma il padrone rispose: ‘Tu sei un amministratore indolente e parassita. Con le tue stesse parole confessi che sapevi che avrei preteso da te un rendiconto con un ragionevole profitto, come quello che i tuoi diligenti compagni servitori mi hanno presentato oggi. Sapendo ciò, avresti dovuto quindi almeno aver messo il mio denaro nelle mani dei banchieri, affinché al mio ritorno io potessi aver ricevuto il mio con gli interessi.’ Ed allora questo signore disse al capo degli amministratori: ‘Togli quest’unico talento a questo servitore infruttuoso a dallo a quello che ha i dieci talenti.’

176:3.5 (1917.1) “A chiunque ha, sarà dato di più, e questi avrà in abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Non si può restare inoperosi negli affari del regno eterno. Mio Padre chiede a tutti i suoi figli di crescere in grazia e nella conoscenza della verità. Voi che conoscete queste verità, dovete produrre l’accrescimento dei frutti dello spirito e manifestare una devozione crescente al servizio disinteressato dei vostri simili che servono con voi. E ricordatevi che, nella misura in cui assistete il più umile dei miei fratelli, avrete reso questo servizio a me.

176:3.6 (1917.2) “È così che dovreste occuparvi del lavoro degli affari del Padre, ora ed in seguito, ed anche per l’eternità. Proseguite fino al mio ritorno. Eseguite fedelmente ciò che vi è affidato, e sarete allora pronti per la chiamata di rendiconto alla vostra morte. Ed avendo vissuto così per la gloria del Padre e per la soddisfazione del Figlio, entrerete con gioia e con piacere estremo nel servizio perpetuo del regno eterno.”

176:3.7 (1917.3) La verità è vivente; lo Spirito della Verità conduce sempre i figli della luce nei nuovi regni della realtà spirituale e del servizio divino. La verità non vi è data perché la cristallizziate in forme fisse, sicure ed onorate. La vostra rivelazione della verità deve essere elevata passando per la vostra esperienza personale, in modo che una nuova bellezza e reali guadagni spirituali saranno rivelati a tutti coloro che osservano i vostri frutti spirituali ed in conseguenza di ciò siano portati a glorificare il Padre che è nei cieli. Solo quei fedeli servitori che crescono in tal modo nella conoscenza della verità e che sviluppano così la capacità di apprezzamento divino delle realtà spirituali possono sperare di “partecipare pienamente della gioia del loro Signore”. Quale triste visione per le generazioni successive dei professati seguaci di Gesù il dire, a proposito della loro gestione della verità divina: “Ecco, Maestro, è la verità che ci hai affidato cento o mille anni fa. Non abbiamo perso nulla; abbiamo preservato fedelmente tutto ciò che ci hai dato; non abbiamo consentito alcun cambiamento a ciò che ci hai insegnato; ecco qui la verità che ci hai dato.” Ma una tale giustificazione concernente l’indolenza spirituale non giustificherà agli occhi del Padrone l’amministratore improduttivo della verità. Conformemente alla verità affidata alle vostre mani il Padrone della verità esigerà un resoconto.

176:3.8 (1918.1) Nel prossimo mondo vi sarà chiesto di rendere conto delle vostre dotazioni e della gestione di questo mondo. Che i vostri talenti innati siano pochi o molti, si deve affrontare un rendiconto giusto e misericordioso. Se le doti sono usate soltanto per fini egoistici e non si concede alcuna attenzione al dovere superiore di ottenere un raccolto maggiore dei frutti dello spirito, quali sono manifestati nel servizio in continua espansione degli uomini e nell’adorazione di Dio, questi amministratori egoisti devono accettare le conseguenze della loro scelta deliberata.

176:3.9 (1918.2) E quanto tutti i mortali egoisti assomigliano molto a questo servo infedele con un solo talento che incolpò della propria indolenza direttamente il suo padrone. Quanto è incline l’uomo, quando è posto di fronte agli errori del suo stesso agire, ad incolpare gli altri, spesse volte coloro che meno lo meritano!

176:3.10 (1918.3) Gesù disse quella sera al momento di andare a riposare: “Voi avete ricevuto generosamente; perciò dovreste donare generosamente la verità del cielo, e nel donarla, questa verità si moltiplicherà e rivelerà la luce crescente della grazia salvifica, proprio mentre voi la dispenserete.”

4. Il ritorno di Micael

176:4.1 (1918.4) Di tutti gli insegnamenti del Maestro nessun aspetto è stato così mal compreso quanto la sua promessa di ritornare un giorno di persona in questo mondo. Non è strano che Micael fosse interessato a ritornare un giorno sul pianeta in cui ha fatto l’esperienza del suo settimo ed ultimo conferimento come mortale del regno. È del tutto naturale credere che Gesù di Nazaret, ora capo sovrano di un vasto universo, sia interessato a ritornare non solo una, ma anche molte volte, nel mondo in cui ha vissuto una vita così straordinaria ed ha infine conquistato per se stesso il dono illimitato del Padre del potere e dell’autorità sull’universo. Urantia resterà eternamente una delle sette sfere natali di Micael nella conquista della sovranità sul suo universo.

176:4.2 (1918.5) Gesù ha dichiarato in numerose occasioni e a molte persone la sua intenzione di ritornare in questo mondo. Mentre i suoi discepoli si rendevano conto del fatto che il loro Maestro non avrebbe agito come liberatore temporale, ed ascoltavano le sue predizioni sulla distruzione di Gerusalemme e sul crollo della nazione ebraica, cominciarono molto naturalmente ad associare il suo ritorno promesso a questi avvenimenti catastrofici. Ma quando gli eserciti romani abbatterono le mura di Gerusalemme, distrussero il tempio e dispersero gli Ebrei della Giudea, ed ancora il Maestro non si rivelava in potere ed in gloria, i suoi discepoli cominciarono la formulazione di quella credenza che finì per associare la seconda venuta di Cristo alla fine dell’era, ed anche alla fine del mondo.

176:4.3 (1918.6) Gesù promise di fare due cose dopo la sua ascensione al Padre e dopo che ogni potere in cielo e sulla terra erano stati posti nelle sue mani. Promise in primo luogo di mandare nel mondo, ed in sua vece, un altro insegnante, lo Spirito della Verità; e lo ha fatto nel giorno di Pentecoste. In secondo luogo, ha certamente promesso ai suoi discepoli che un giorno sarebbe tornato personalmente su questo mondo. Ma non ha detto come, dove e quando avrebbe rivisitato questo pianeta della sua esperienza di conferimento nella carne. In un’occasione dichiarò che, mentre l’occhio della carne lo aveva visto quando viveva qui nella carne, al suo ritorno (o almeno in una delle sue possibili visite) egli sarebbe stato percepito solo dall’occhio della fede spirituale.

176:4.4 (1919.1) Molti di noi sono inclini a credere che Gesù ritornerà su Urantia molte volte nel corso delle ere future. Noi non abbiamo la sua promessa specifica che farà queste molteplici visite, ma sembra molto probabile che colui che porta tra i suoi titoli universali quello di Principe Planetario di Urantia visiterà molte volte il mondo la cui conquista gli valse un tale titolo straordinario.

176:4.5 (1919.2) Noi crediamo molto fermamente che Micael verrà di nuovo in persona su Urantia, ma non abbiamo la minima idea di quando o in quale modo egli sceglierà di venire. La sua seconda venuta sulla terra sarà sincronizzata in modo da avvenire in connessione con il giudizio finale di quest’era, con o senza l’apparizione associata di un Figlio Magistrale? Verrà in connessione con la fine di qualche era successiva di Urantia? Verrà senza essere annunciato e come un avvenimento isolato? Noi non lo sappiamo. Di una sola cosa siamo certi, e cioè che quando ritornerà tutto il mondo probabilmente ne sarà informato, perché egli dovrà venire come capo supremo di un universo e non come l’oscuro neonato di Betlemme. Ma se ogni occhio dovrà vederlo, e se solo gli occhi spirituali percepiranno la sua presenza, allora la sua venuta dovrà essere a lungo differita.

176:4.6 (1919.3) Voi fareste bene, quindi, a dissociare il ritorno personale del Maestro sulla terra da qualsiasi avvenimento stabilito o da epoche determinate. Noi siamo certi soltanto di una cosa: egli ha promesso di ritornare. Noi non abbiamo alcuna idea di quando egli adempirà a questa promessa o in quale connessione. Per quanto ne sappiamo, egli può apparire sulla terra in qualsiasi giorno, e può non venire fino a che ere ed ere non siano passate e non siano state debitamente giudicate dai suoi Figli associati del corpo del Paradiso.

176:4.7 (1919.4) La seconda venuta di Micael sulla terra è un avvenimento di enorme valore sentimentale sia per gli intermedi che per gli umani; ma altrimenti essa non è di alcuna importanza immediata per gli intermedi e di alcuna maggiore importanza pratica per gli esseri umani rispetto all’avvenimento ordinario della morte naturale, che così improvvisamente precipita l’uomo mortale nella presa immediata di quella successione di avvenimenti universali che portano direttamente alla presenza di questo stesso Gesù, il capo sovrano del nostro universo. I figli della luce sono tutti destinati a vederlo, e non ha una grande importanza che noi andiamo da lui o che lui venga prima da noi. Siate quindi sempre pronti ad accoglierlo sulla terra, come lui è pronto ad accogliervi in cielo. Noi aspettiamo con fiducia la sua gloriosa apparizione, ed anche visite ripetute, ma ignoriamo completamente come, quando o in quale connessione egli sia destinato ad apparire.

Fascicolo 177 - Il mercoledì, giorno di riposo

Il Libro di Urantia

Fascicolo 177

Il mercoledì, giorno di riposo

177:0.1 (1920.1) QUANDO il lavoro d’insegnamento al popolo non li pressava, era abitudine di Gesù e dei suoi apostoli riposarsi dai loro lavori ogni mercoledì. In questo particolare mercoledì essi fecero colazione un po’ più tardi del solito, ed il campo era pervaso da un sinistro silenzio; furono dette poche parole durante la prima metà di questo pasto mattutino. Alla fine Gesù disse: “Io desidero che oggi voi riposiate. Prendete del tempo per riflettere su tutto ciò che è avvenuto dopo il nostro arrivo a Gerusalemme e meditate su ciò che ci aspetta e di cui vi ho parlato chiaramente. Assicuratevi che la verità dimori nella vostra vita e che voi cresciate giornalmente in grazia.”

177:0.2 (1920.2) Dopo la colazione, il Maestro informò Andrea che intendeva assentarsi per un giorno e suggerì che agli apostoli fosse permesso di trascorrere il tempo a loro piacimento, con la riserva che in nessuna circostanza avrebbero dovuto entrare in Gerusalemme.

177:0.3 (1920.3) Quando Gesù fu pronto ad andare sulle colline da solo, Davide Zebedeo lo avvicinò dicendo: “Tu sai bene, Maestro, che i Farisei e i dirigenti cercano di distruggerti, e tuttavia ti appresti ad andare da solo sulle colline. Fare questo è una follia; manderò quindi tre uomini con te ben preparati a vegliare che non ti accada alcun male.” Gesù guardò i tre robusti e ben armati Galilei e disse a Davide: “La tua intenzione è buona, ma sbagli perché non comprendi che il Figlio dell’Uomo non ha bisogno di nessuno che lo difenda. Nessuno metterà le mani su di me prima dell’ora in cui sarò pronto ad abbandonare la mia vita in conformità alla volontà di mio Padre. Questi uomini non possono accompagnarmi. Io desidero andare da solo per comunicare con il Padre.”

177:0.4 (1920.4) Dopo aver sentito queste parole, Davide e le sue guardie armate si ritirarono; ma mentre Gesù partiva da solo, Giovanni Marco si fece avanti con un piccolo cesto contenente cibo e acqua e suggerì che, se egli intendeva restare via tutto il giorno, avrebbe potuto avere fame. Il Maestro sorrise a Giovanni e allungò la mano per prendere il cesto.

1. Un giorno da solo con Dio

177:1.1 (1920.5) Mentre Gesù stava per prendere il cesto del pranzo dalle mani di Giovanni, il giovane si avventurò a dire: “Ma, Maestro, potresti posare il cesto mentre te ne vai a pregare e proseguire senza di esso. Inoltre, se io ti accompagnassi per portare il pranzo, tu saresti più libero di adorare, ed io starò sicuramente in silenzio. Io non porrò alcuna domanda e starò vicino al cesto quando andrai da solo a pregare.”

177:1.2 (1920.6) Mentre diceva queste cose, la cui temerarietà stupì alcuni dei vicini che ascoltavano, Giovanni ebbe l’audacia di tenere stretto il cesto. Essi stavano là, Giovanni e Gesù, tenendo entrambi il cesto. Il Maestro lo lasciò andare subito, e guardando il ragazzo disse: “Poiché desideri con tutto il tuo cuore venire con me, ciò non ti sarà negato. Partiremo da soli e faremo una bella gita. Tu potrai pormi tutte le domande che sorgeranno nel tuo cuore, e ci conforteremo e consoleremo l’un l’altro. All’inizio tu porterai il pranzo, e quando sarai stanco io ti aiuterò. Seguimi.”

177:1.3 (1921.1) Gesù ritornò al campo quella sera solo dopo il tramonto. Il Maestro trascorse questo ultimo giorno di tranquillità sulla terra insieme con questo giovane assetato di verità e parlando con suo Padre del Paradiso. Questo avvenimento fu conosciuto nell’alto come “il giorno che un giovane uomo trascorse con Dio sulle colline”. Questa occasione illustra per sempre la compiacenza del Creatore di fraternizzare con la creatura. Anche un giovane, se il desiderio del suo cuore è realmente supremo, può attirare l’attenzione e godere della compagnia affettuosa del Dio di un universo, può sperimentare effettivamente l’estasi indimenticabile di essere da solo con Dio sulle colline, e per un giorno intero. Questa fu la straordinaria esperienza di Giovanni Marco in questo mercoledì sulle colline della Giudea.

177:1.4 (1921.2) Gesù s’intrattenne a lungo con Giovanni, parlando apertamente degli affari di questo mondo e di quello futuro. Giovanni disse a Gesù quanto gli dispiaceva di non essere stato vecchio abbastanza per essere uno degli apostoli, ed espresse la sua grande riconoscenza per essergli stato permesso di stare con loro fin dalla prima predicazione al guado del Giordano, vicino a Gerico, salvo che per il viaggio in Fenicia. Gesù avvertì il ragazzo di non lasciarsi scoraggiare dagli avvenimenti imminenti e lo assicurò che sarebbe divenuto un potente messaggero del regno.

177:1.5 (1921.3) Giovanni Marco fu galvanizzato dal ricordo di questo giorno con Gesù sulle colline, ma non dimenticò mai l’ultima raccomandazione del Maestro, data al momento di ritornare al campo di Getsemani, quando gli disse: “Bene, Giovanni, abbiamo fatto una bella gita, un vero giorno di riposo, ma bada di non raccontare a nessuno le cose che ti ho detto.” E Giovanni Marco non rivelò mai nulla di ciò che era avvenuto in questo giorno che trascorse con Gesù sulle colline.

177:1.6 (1921.4) Durante le rimanenti poche ore di vita terrena di Gesù, Giovanni Marco non lasciò mai che il Maestro fosse a lungo fuori dalla sua vista. Il ragazzo era sempre nascosto nelle vicinanze; egli dormiva soltanto quando dormiva Gesù.

2. L’infanzia in famiglia

177:2.1 (1921.5) Nel corso dei colloqui di questo giorno con Giovanni Marco, Gesù passò un tempo considerevole a comparare le esperienze della loro infanzia e della loro adolescenza. Benché i genitori di Giovanni possedessero più beni terreni dei genitori di Gesù, c’era molta esperienza nella loro adolescenza che era assai simile. Gesù disse molte cose che aiutarono Giovanni a capire meglio i suoi genitori e gli altri membri della sua famiglia. Quando il ragazzo chiese al Maestro come poteva sapere che egli sarebbe divenuto un “potente messaggero del regno”, Gesù disse:

177:2.2 (1921.6) “Io so che ti mostrerai fedele al vangelo del regno perché posso contare sulla tua fede e sul tuo amore presenti, poiché queste qualità sono basate su un’educazione iniziale quale hai ricevuto in famiglia. Tu sei il prodotto di una famiglia in cui i genitori hanno l’uno per l’altro un affetto sincero, e quindi tu non sei stato vezzeggiato al punto da esaltare nocivamente il concetto della tua importanza. Né la tua personalità ha subìto alterazioni in conseguenza dell’agire privo d’amore dei tuoi genitori, l’uno contro l’altro, per ottenere la tua fiducia e la tua fedeltà. Tu hai goduto di quell’amore genitoriale che assicura una lodevole fiducia in se stessi e che favorisce dei sentimenti normali di sicurezza. Ma tu hai anche avuto la fortuna che i tuoi genitori possedessero saggezza oltre che amore; ed è stata la saggezza che li ha portati a rinunciare alla maggior parte dei piaceri ed ai molti lussi che la ricchezza può procurare, mentre ti mandavano alla scuola della sinagoga con i tuoi compagni di gioco del vicinato, e ti hanno anche incoraggiato ad imparare come vivere in questo mondo permettendoti di avere un’esperienza originale. Tu sei venuto al Giordano, dove noi predicavamo e dove i discepoli di Giovanni battezzavano, col tuo giovane amico Amos. Voi desideravate entrambi venire con noi. Quando tu sei tornato a Gerusalemme, i tuoi genitori acconsentirono; i genitori di Amos rifiutarono; essi amavano il loro figlio al punto da negargli l’esperienza benedetta che tu hai avuto, e di cui godi anche in questo giorno. Se fosse fuggito di casa, Amos avrebbe potuto unirsi a noi, ma così facendo avrebbe ferito l’amore e sacrificato la fedeltà. Anche se un tale comportamento sarebbe stato saggio, il prezzo da pagare per l’esperienza, l’indipendenza e la libertà sarebbe risultato molto alto. Dei genitori accorti come i tuoi badano a che i loro figli non abbiano a ferire l’amore o a soffocare la fedeltà per sviluppare l’indipendenza e godere di una libertà fortificante quando hanno raggiunto la tua età.

177:2.3 (1922.1) “L’amore, Giovanni, è la realtà suprema dell’universo quando è donato da esseri infinitamente saggi, ma è un fattore pericoloso e spesse volte semiegoistico quando è manifestato nell’esperienza dei genitori mortali. Quando sarai sposato ed avrai dei figli tuoi da allevare, assicurati che il tuo amore sia consigliato dalla saggezza e guidato dall’intelligenza.

177:2.4 (1922.2) “Il tuo giovane amico Amos crede quanto te in questo vangelo del regno, ma io non posso contare pienamente su di lui; non sono certo di ciò che farà negli anni futuri. La sua infanzia in famiglia non è stata tale da produrre una persona totalmente affidabile. Amos assomiglia troppo ad uno degli apostoli che non ha goduto di un’educazione familiare normale, affettuosa e saggia. Tutta la tua vita successiva sarà più felice e affidabile perché tu hai trascorso i tuoi primi otto anni in una famiglia normale e ben regolata. Tu possiedi un carattere forte e ben equilibrato perché sei cresciuto in una famiglia in cui prevaleva l’amore e regnava la saggezza. Una tale educazione nell’infanzia produce un tipo di fedeltà che mi assicura che proseguirai nel cammino che hai iniziato.”

177:2.5 (1922.3) Per più di un’ora Gesù e Giovanni continuarono questa discussione sulla vita di famiglia. Il Maestro spiegò a Giovanni come un figlio sia completamente dipendente dai suoi genitori e dalla vita di famiglia associata per tutti i suoi primi concetti di ogni cosa intellettuale, sociale, morale ed anche spirituale, poiché la famiglia rappresenta per il giovane figlio tutto ciò che può inizialmente sapere delle relazioni umane e divine. Il figlio deve derivare le sue prime impressioni sull’universo dalle cure della madre; egli dipende interamente da suo padre terreno per le sue prime idee sul Padre celeste. La vita successiva del figlio è resa felice o infelice, facile o difficile, in conformità con la sua iniziale vita mentale ed emotiva, condizionata da queste relazioni sociali e spirituali della famiglia. L’intera vita di adulto di un essere umano è enormemente influenzata da ciò che avviene durante i primi anni dell’esistenza.

177:2.6 (1922.4) Noi crediamo sinceramente che l’insegnamento del vangelo di Gesù, fondato com’è sulla relazione tra padre e figlio, non potrà essere accettato dal mondo intero fino a quando la vita di famiglia dei popoli civilizzati moderni non conterrà più amore e maggiore saggezza. Nonostante che i genitori del ventesimo secolo posseggano grandi conoscenze e maggiore verità per migliorare l’ambiente familiare e nobilitare la vita di famiglia, resta un fatto che pochissime famiglie moderne sono luoghi validi in cui allevare dei figli e delle figlie come la famiglia di Gesù in Galilea e la famiglia di Giovanni Marco in Giudea, anche se l’accettazione del vangelo di Gesù porterà ad un miglioramento immediato della vita familiare. La vita affettuosa in un saggio ambiente familiare e la devozione fedele alla vera religione esercitano una profonda influenza reciproca. Una simile vita di famiglia dà risalto alla religione, e la vera religione glorifica sempre la famiglia.

177:2.7 (1923.1) È vero che molte delle influenze deplorevoli che arrestano lo sviluppo ed altre caratteristiche restrittive di queste antiche famiglie ebree sono state praticamente eliminate in molte delle famiglie moderne meglio organizzate. C’è, in verità, più indipendenza spontanea e molta più libertà personale, ma questa libertà non è contenuta dall’amore, né motivata dalla fedeltà, né diretta dall’intelligente disciplina della saggezza. Fino a che noi insegniamo ai figli a pregare: “Padre nostro che sei nei cieli”, tutti i padri terreni avranno l’enorme responsabilità di vivere e di organizzare la loro famiglia in modo che la parola Padre sia degnamente conservata nella mente e nel cuore di tutti i figli che crescono.

3. La giornata al campo

177:3.1 (1923.2) Gli apostoli passarono la maggior parte di questo giorno passeggiando sul Monte Oliveto ed intrattenendosi con i discepoli che erano accampati con loro, ma all’inizio del pomeriggio provarono il vivo desiderio di veder tornare Gesù. Mentre passavano le ore, essi erano sempre più preoccupati per la sua sicurezza; senza di lui si sentivano inesprimibilmente soli. Si discusse molto per tutto il giorno se era stato ragionevole lasciar andare il Maestro sulle colline da solo, accompagnato soltanto da un ragazzo. Sebbene nessuno esprimesse apertamente i suoi pensieri, non c’era nessuno di loro, salvo Giuda Iscariota, che non desiderasse trovarsi al posto di Giovanni Marco.

177:3.2 (1923.3) Era circa metà pomeriggio quando Natanaele pronunciò il suo discorso sul “Desiderio supremo” ad una mezza dozzina di apostoli ed altrettanti discepoli, che terminò così: “Ciò che è sbagliato nella maggior parte di noi è che siamo purtroppo indifferenti. Noi non amiamo il Maestro come lui ama noi. Se avessimo desiderato tutti andare con lui quanto Giovanni Marco, egli ci avrebbe sicuramente portato tutti. Noi siamo rimasti là a guardare mentre il ragazzo si avvicinava al Maestro e gli offriva il cesto, ma quando il Maestro lo prese, il ragazzo non lo lasciò andare. E così il Maestro ci ha lasciati qui, mentre egli andava in collina con il paniere, il ragazzo e tutto il resto.”

177:3.3 (1923.4) Verso le quattro vennero dei corrieri da Davide Zebedeo portandogli da Betsaida notizie di sua madre e della madre di Gesù. Parecchi giorni prima Davide si era convinto che i capi dei sacerdoti e i dirigenti stessero per uccidere Gesù. Davide sapeva che essi erano decisi a sopprimere il Maestro, ed era quasi convinto che Gesù non avrebbe né esercitato il suo potere divino per salvare se stesso né permesso ai suoi seguaci d’impiegare la forza per difenderlo. Essendo pervenuto a queste conclusioni, egli si affrettò ad inviare un messaggio a sua madre, esortandola a venire immediatamente a Gerusalemme e a portare Maria, la madre di Gesù, e tutti i membri della sua famiglia.

177:3.4 (1923.5) La madre di Davide fece come suo figlio aveva chiesto, ed ora i corrieri tornavano da Davide portando la notizia che sua madre e tutta la famiglia di Gesù erano in viaggio per Gerusalemme e che sarebbero arrivati il giorno seguente a tarda ora o molto presto domani l’altro mattina. Poiché Davide aveva fatto questo di propria iniziativa, ritenne opportuno tenere la cosa per sé. Egli non disse a nessuno, quindi, che la famiglia di Gesù era in viaggio per Gerusalemme.

177:3.5 (1924.1) Poco dopo mezzogiorno, più di venti dei Greci che si erano incontrati con Gesù e i dodici che erano a casa di Giuseppe d’Arimatea arrivarono al campo, e Pietro e Giovanni trascorsero parecchie ore in riunione con loro. Questi Greci, o almeno parecchi di loro, erano molto avanzati nella conoscenza del regno, essendo stati istruiti da Rodano ad Alessandria.

177:3.6 (1924.2) Quella sera, dopo essere tornato al campo, Gesù si trattenne con i Greci, e se non fosse stato che un tale comportamento avrebbe grandemente disturbato i suoi apostoli e molti dei suoi principali discepoli, egli avrebbe ordinato questi venti Greci come aveva fatto con i settanta.

177:3.7 (1924.3) Mentre avveniva tutto ciò al campo, a Gerusalemme i capi dei sacerdoti e gli anziani erano meravigliati che Gesù non tornasse per parlare alle moltitudini. In verità, il giorno prima, quando egli lasciò il tempio, aveva detto: “Lascio a voi la vostra casa desolata.” Ma essi non riuscivano a comprendere perché egli rinunciasse al grande vantaggio che si era assicurato con l’atteggiamento amichevole delle folle. Essi temevano che egli sollevasse un tumulto tra il popolo, anche se le ultime parole del Maestro alla moltitudine erano state un’esortazione a conformarsi in tutti i modi ragionevoli all’autorità di coloro “che siedono sul seggio di Mosè”. Ma fu un giorno movimentato nella città, perché essi si preparavano simultaneamente per la Pasqua e mettevano a punto i loro piani per sopprimere Gesù.

177:3.8 (1924.4) Al campo non venne molta gente, perché il suo allestimento era rimasto un segreto ben custodito da tutti coloro che sapevano che Gesù contava di restare qui invece di andare ogni sera a Betania.

4. Giuda e i capi dei sacerdoti

177:4.1 (1924.5) Poco dopo che Gesù e Giovanni Marco ebbero lasciato il campo, Giuda Iscariota scomparve dal gruppo dei suoi fratelli e non tornò che nel tardo pomeriggio. Questo confuso e scontento apostolo, nonostante la specifica raccomandazione del suo Maestro di non entrare a Gerusalemme, si recò in fretta al suo appuntamento con i nemici di Gesù a casa del sommo sacerdote Caifa. Questa era una riunione informale del Sinedrio ed era stata fissata per poco dopo le dieci di quella mattina. Questa riunione fu convocata per discutere la natura delle accuse che dovevano essere presentate contro Gesù e per decidere la procedura da seguire per portarlo davanti alle autorità romane allo scopo di assicurarsi la necessaria conferma civile della sentenza di morte che essi avevano già pronunciato contro di lui.

177:4.2 (1924.6) Il giorno precedente Giuda aveva rivelato ad alcuni dei suoi parenti ed a Sadducei amici della famiglia di suo padre che era giunto alla conclusione che, sebbene Gesù fosse un sognatore e un idealista ben intenzionato, non era il liberatore atteso d’Israele. Giuda disse che desiderava moltissimo trovare un qualche modo per ritirarsi con discrezione da tutto il movimento. I suoi amici lo assicurarono con lusinghe che il suo ritiro sarebbe stato salutato dai dirigenti ebrei come un grande avvenimento e che niente sarebbe stato troppo per lui. Essi lo portarono a credere che avrebbe ricevuto subito alti onori dal Sinedrio e che alla fine sarebbe stato in grado di cancellare l’ignominia della sua ben intenzionata ma “infelice associazione con dei Galilei ignoranti”.

177:4.3 (1924.7) Giuda non riusciva affatto a credere che le potenti opere del Maestro fossero state compiute con il potere del principe dei demoni, ma era oramai pienamente convinto che Gesù non avrebbe esercitato il suo potere per esaltare se stesso. Era infine convinto che Gesù si sarebbe lasciato uccidere dai dirigenti ebrei, ed egli non poteva sopportare l’umiliante pensiero di essere identificato con un movimento sconfitto. Egli rifiutava di accettare l’idea di un apparente fallimento. Egli comprendeva pienamente la fermezza di carattere del suo Maestro e la perspicacia di quella mente maestosa e misericordiosa, ma provò piacere dall’accettare, seppure in parte, l’insinuazione di uno dei suoi parenti secondo la quale Gesù, pur essendo un fanatico ben intenzionato, era probabilmente non del tutto sano di mente; era sempre parso una persona strana ed incompresa.

177:4.4 (1925.1) Ed ora, come mai prima, Giuda cominciava a provare uno strano risentimento perché Gesù non gli aveva mai assegnato una posizione di maggiore riguardo. Egli aveva sempre apprezzato l’onore di essere il tesoriere apostolico, ma ora cominciava a sentire che non era apprezzato, che le sue capacità non erano riconosciute. Egli fu subito preso da indignazione quando Pietro, Giacomo e Giovanni erano stati onorati da una stretta associazione con Gesù, ed in questo momento, mentre si dirigeva verso la casa del sommo sacerdote, era più propenso a prendersela proprio con Pietro, Giacomo e Giovanni che a pensare di tradire Gesù. Ma soprattutto e più di tutto, proprio allora un nuovo pensiero dominante cominciò ad occupare il primo posto nella sua mente cosciente: egli era partito per procurare onori per se stesso, e se ciò poteva essere assicurato prendendo contemporaneamente la sua rivincita su coloro che avevano contribuito alla più grande delusione della sua vita, tanto meglio. Egli era preda di un terribile insieme di confusione, di orgoglio, di disperazione e di determinazione. Così si deve chiarire che non fu per denaro che Giuda stava allora andando a casa di Caifa per concordare il tradimento di Gesù.

177:4.5 (1925.2) Mentre Giuda si avvicinava alla casa di Caifa, giunse alla decisione finale di abbandonare Gesù e i suoi compagni apostoli; ed avendo così preso la risoluzione di disertare la causa del regno dei cieli, era determinato ad assicurarsi il massimo possibile di quell’onore e di quella gloria che aveva sperato un giorno di ottenere quando s’identificò per la prima volta con Gesù e con il nuovo vangelo del regno. Tutti gli apostoli avevano un tempo condiviso questa ambizione con Giuda, ma con il passare del tempo essi avevano imparato ad ammirare la verità e ad amare Gesù, almeno più di quanto fece Giuda.

177:4.6 (1925.3) Il traditore fu presentato a Caifa e ai dirigenti ebrei da suo cugino, il quale spiegò che Giuda, avendo scoperto il suo errore nel consentire di essere sviato dal sottile insegnamento di Gesù, era arrivato al punto di desiderare di fare un ripudio pubblico ed ufficiale della sua associazione con il Galileo, e allo stesso tempo di chiedere di essere ristabilito nella fiducia e nella comunità dei suoi fratelli giudei. Questo portavoce di Giuda proseguì spiegando che Giuda riconosceva che era meglio per la pace d’Israele che Gesù fosse messo in prigione, e che, come prova del suo dispiacere per aver partecipato ad un tale movimento sbagliato e della sua sincerità a tornare ora agli insegnamenti di Mosè, era venuto ad offrirsi al Sinedrio come colui che poteva prendere accordi con il capitano che aveva ordine di arrestare Gesù, affinché potesse essere preso in custodia senza clamore, evitando così ogni pericolo di sollevare le folle o la necessità di rimandare il suo arresto fino a dopo la Pasqua.

177:4.7 (1925.4) Quando suo cugino ebbe finito di parlare, presentò Giuda, il quale, avvicinatosi al sommo sacerdote, disse: “Tutto quello che mio cugino ha promesso io lo farò, ma che cosa avete intenzione di darmi per questo servizio?” Giuda non sembrò discernere l’espressione di sdegno ed anche di disgusto che passò sul viso dell’insensibile e vanitoso Caifa; il suo cuore era troppo occupato a vantarsi e a desiderare ardentemente di soddisfare l’esaltazione di se stesso.

177:4.8 (1926.1) Allora Caifa guardò il traditore dicendo: “Giuda, va dal capitano delle guardie e prendi accordi con questo ufficiale perché ci conduca il tuo Maestro questa sera o domani sera, e quando egli sarà stato messo da te nelle nostre mani, riceverai la tua ricompensa per questo servizio.” Dopo aver udito ciò, Giuda lasciò i capi dei sacerdoti e i dirigenti per consigliarsi con il capitano delle guardie del tempio sul modo di catturare Gesù. Giuda sapeva che Gesù era allora assente dal campo e non aveva alcuna idea di quando sarebbe tornato quella sera, e così essi concordarono di arrestare Gesù la sera successiva (giovedì) dopo che il popolo di Gerusalemme e tutti i pellegrini in visita si fossero ritirati per la notte.

177:4.9 (1926.2) Giuda ritornò al campo dai suoi associati inebriato di pensieri di grandezza e di gloria come non ne aveva avuto da lungo tempo. Egli si era unito a Gesù nella speranza di diventare un giorno un grande uomo nel nuovo regno. Alla fine si rese conto che non ci sarebbe stato alcun nuovo regno quale egli aveva sperato. Ma si compiacque di essere così sagace da barattare la sua delusione per non aver raggiunto la gloria in un nuovo regno sperato con la realizzazione immediata di onori e di ricompense nel vecchio ordine di cose, che ora egli credeva sarebbe sopravvissuto e che era certo avrebbe distrutto Gesù e tutto ciò che rappresentava. Nel suo ultimo movente d’intenzione cosciente, il tradimento di Gesù da parte di Giuda fu l’atto vile di un disertore egoista il cui solo pensiero era la propria sicurezza e glorificazione, indipendentemente dai risultati della sua condotta per il suo Maestro ed i suoi vecchi associati.

177:4.10 (1926.3) Ma era sempre stato così. Giuda era impegnato da lungo tempo in questa coscienza deliberata, persistente, egoistica e vendicativa di accumulare progressivamente nelle sua mente, e di intrattenere nel suo cuore, questi desideri odiosi e perversi di vendetta e d’infedeltà. Gesù amava Giuda ed aveva fiducia in lui quanto amava e si fidava degli altri apostoli, ma Giuda non manifestava una fiducia leale e non provava un amore sincero in ricambio. E quanto dannosa può divenire l’ambizione quando si sposa totalmente con l’egocentrismo ed è supremamente motivata da un’astiosa vendetta covata a lungo! Quale cosa opprimente è la delusione nella vita di quelle persone insensate che, fissando il loro sguardo sulle attrattive illusorie ed evanescenti del tempo, divengono cieche al raggiungimento più elevato e più reale delle realizzazioni perpetue dei mondi eterni di valori divini e di vere realtà spirituali. Nella sua mente Giuda bramava gli onori terreni e finì per amare questo desiderio con tutto il suo cuore. Anche gli altri apostoli desideravano ardentemente questi stessi onori terreni nella loro mente, ma nel loro cuore essi amavano Gesù e stavano facendo del loro meglio per imparare ad amare le verità che insegnava loro.

177:4.11 (1926.4) Giuda in questo momento non lo realizzava, ma egli aveva sempre criticato Gesù nel suo subcosciente da quando Giovanni il Battista era stato decapitato da Erode. Nel profondo del suo cuore Giuda si risentì sempre del fatto che Gesù non avesse salvato Giovanni. Non si deve dimenticare che Giuda era stato un discepolo di Giovanni prima di divenire un seguace di Gesù. E tutto questo insieme di risentimento umano e di amara delusione che Giuda aveva accumulato nel suo animo in forma di odio era ora ben organizzato nella sua mente subcosciente e pronto a balzare fuori per sommergerlo quando avesse osato separarsi dall’influenza sostenitrice dei suoi fratelli, esponendosi allo stesso tempo alle abili insinuazioni ed al sottile scherno dei nemici di Gesù. Ogni volta che Giuda aveva consentito alle sue speranze di librarsi in alto e che Gesù aveva fatto o detto qualcosa per distruggerle, era sempre rimasta nel cuore di Giuda una cicatrice di aspro risentimento. E via via che queste cicatrici si moltiplicavano, subito quel cuore, così spesso ferito, perse ogni affetto reale per colui che aveva inflitto questa esperienza spiacevole ad una personalità ben intenzionata, ma vile ed egocentrica. Giuda non lo realizzava, ma era un vile. Di conseguenza egli fu sempre incline ad attribuire alla codardia i motivi che portarono così spesso Gesù a rifiutare d’impadronirsi del potere o della gloria, quando erano apparentemente facili da raggiungere. Ed ogni mortale sa molto bene come l’amore, anche se è stato un tempo sincero, possa, a causa della delusione, della gelosia e di un risentimento covato a lungo, trasformarsi alla fine in vero odio.

177:4.12 (1927.1) Finalmente i capi dei sacerdoti e gli anziani potevano respirare tranquillamente per qualche ora. Essi non volevano dover arrestare Gesù in pubblico, e la garanzia di Giuda come traditore alleato assicurava che Gesù non sarebbe sfuggito alla loro giurisdizione come aveva fatto molte volte in passato.

5. L’ultima ora insieme

177:5.1 (1927.2) Poiché era mercoledì, questa serata al campo fu un momento di socialità. Il Maestro cercò d’incoraggiare i suoi apostoli depressi, ma ciò fu quasi impossibile. Essi cominciavano tutti a comprendere che degli avvenimenti sconcertanti ed opprimenti erano imminenti. Non riuscirono ad essere allegri nemmeno quando il Maestro ricordò i loro anni di associazione movimentata ed amichevole. Gesù s’informò con cura sulle famiglie di tutti gli apostoli e rivolgendosi a Davide Zebedeo chiese se qualcuno avesse notizie recenti di sua madre, di sua sorella più giovane o degli altri membri della sua famiglia. Davide abbassò gli occhi; aveva paura di rispondere.

177:5.2 (1927.3) Questa fu l’occasione in cui Gesù avvertì i suoi discepoli di non fidarsi del sostegno della moltitudine. Egli ricordò le loro esperienze in Galilea quando molte volte grandi folle li avevano seguiti con entusiasmo e poi si erano altrettanto ardentemente rivoltate contro di loro ed erano tornate ai loro modi di credere e di vivere precedenti. E poi egli disse: “Non dovete quindi lasciarvi ingannare dalle grandi folle che ci hanno ascoltato nel tempio e che sono sembrate credere ai nostri insegnamenti. Queste moltitudini ascoltano la verità e la credono superficialmente con la loro mente, ma pochi di loro permettono alla parola della verità di attecchire nel cuore con radici viventi. Coloro che conoscono il vangelo solo nella mente, e che non l’hanno sperimentato nel cuore, non possono essere affidabili quando sopravvengono difficoltà reali. Quando i dirigenti degli Ebrei si saranno accordati per uccidere il Figlio dell’Uomo, e quando raggiungeranno l’unanimità, vedrete la moltitudine fuggire spaventata o restare in silenzioso stupore mentre questi dirigenti furiosi e ciechi porteranno gli insegnanti della verità del vangelo alla loro morte. E poi, quando l’avversità e la persecuzione si abbatteranno su di voi, altri ancora che voi ritenete amino la verità si disperderanno, ed alcuni rinunceranno al vangelo e vi abbandoneranno. Certuni che sono stati molto vicini a noi hanno già deciso di disertare. Voi vi siete riposati oggi in preparazione di quei tempi che sono ora imminenti. Vegliate, dunque, e pregate affinché domani possiate essere fortificati per i giorni che ci aspettano.”

177:5.3 (1927.4) L’atmosfera del campo era carica di una tensione inspiegabile. Messaggeri silenziosi andavano e venivano, comunicando solo con Davide Zebedeo. Prima della fine della sera alcuni sapevano che Lazzaro era fuggito precipitosamente da Betania. Giovanni Marco era sinistramente silenzioso dopo il suo ritorno al campo, nonostante avesse trascorso l’intera giornata in compagnia del Maestro. Ogni sforzo per persuaderlo a parlare rivelava solo chiaramente che Gesù gli aveva detto di non parlare.

177:5.4 (1928.1) Anche il buonumore del Maestro e la sua insolita socialità li spaventavano Essi sentivano tutti l’avvicinarsi certo del terribile isolamento che realizzavano si stesse abbattendo su di loro con rovinosa subitaneità ed inevitabile terrore. Essi intuivano vagamente ciò che stava per succedere, e nessuno si sentiva pronto ad affrontare la prova. Il Maestro era rimasto assente tutto il giorno; era mancato loro terribilmente.

177:5.5 (1928.2) Questo mercoledì sera segnò il livello più basso del loro status spirituale fino all’ora stessa della morte del Maestro. Benché il giorno successivo fosse un giorno ancora più vicino al tragico venerdì, egli tuttavia era ancora con loro, ed essi trascorsero queste ore d’ansia con maggior distensione.

177:5.6 (1928.3) Era poco prima di mezzanotte quando Gesù, sapendo che questa sarebbe stata l’ultima notte in cui avrebbe potuto dormire con la famiglia da lui scelta sulla terra, disse, mentre li congedava per la notte: “Andate a dormire, fratelli miei, e che la pace sia su di voi fino a quando ci alzeremo domani, un altro giorno per fare la volontà del Padre e per provare la gioia di sapere che siamo figli suoi.”

Fascicolo 178 - L’ultimo giorno al campo

Il Libro di Urantia

Fascicolo 178

L’ultimo giorno al campo

178:0.1 (1929.1) GESÙ progettò di passare questo giovedì, il suo ultimo giorno di libertà sulla terra come Figlio divino incarnato, con i suoi apostoli e con alcuni discepoli fedeli e devoti. Subito dopo l’ora di colazione in questa splendida mattina, il Maestro li condusse in un luogo appartato, situato a breve distanza poco sopra il loro campo, e là insegnò loro molte nuove verità. Anche se Gesù quel giorno rivolse altri discorsi agli apostoli durante le prime ore della sera, questo di giovedì mattina fu il suo discorso di addio al gruppo del campo che comprendeva gli apostoli e i discepoli scelti, sia Ebrei che Gentili. I dodici erano tutti presenti, salvo Giuda. Pietro e parecchi apostoli fecero dei commenti sulla sua assenza, ed alcuni di loro pensarono che Gesù l’avesse mandato in città per occuparsi di qualche questione, probabilmente per mettere a punto i dettagli della loro prossima celebrazione della Pasqua. Giuda non ritornò al campo che a metà pomeriggio, poco prima che Gesù conducesse i dodici a Gerusalemme per partecipare all’Ultima Cena.

1. Il discorso sulla filiazione e la cittadinanza

178:1.1 (1929.2) Gesù parlò ad una cinquantina di suoi discepoli fedeli per quasi due ore e rispose ad una ventina di domande riguardanti la relazione tra il regno dei cieli ed i regni di questo mondo, e concernenti il rapporto tra la filiazione con Dio e la cittadinanza nei governi terreni. Questo discorso, con le sue risposte alle domande, può essere riassunto e riesposto in linguaggio moderno come segue:

178:1.2 (1929.3) I regni di questo mondo, essendo materiali, possono spesso trovare necessario impiegare la forza fisica per l’applicazione delle loro leggi ed il mantenimento dell’ordine. Nel regno dei cieli i veri credenti non ricorreranno all’impiego della forza fisica. Il regno dei cieli, essendo una fraternità spirituale di figli di Dio nati dallo spirito, può essere promulgato soltanto dal potere dello spirito. Questa distinzione di procedura si riferisce alle relazioni tra il regno dei credenti ed i regni del governo secolare, e non annulla il diritto dei gruppi sociali di credenti di mantenere l’ordine nelle loro fila e di disciplinare i loro membri ribelli e indegni.

178:1.3 (1929.4) Non c’è niente d’incompatibile tra la filiazione nel regno spirituale e la cittadinanza nel governo secolare o civile. È dovere del credente rendere a Cesare le cose che sono di Cesare e a Dio le cose che sono di Dio. Non può esservi alcun disaccordo tra queste due esigenze, l’una essendo materiale e l’altra spirituale, a meno che non avvenga che un Cesare pretenda di usurpare le prerogative di Dio e non esiga che gli si renda un omaggio spirituale ed un culto supremo. In tal caso voi adorerete soltanto Dio, mentre cercherete d’illuminare questi capi terreni sviati portandoli così anche a riconoscere il Padre che è nei cieli. Voi non renderete un culto spirituale ai capi terreni; né impiegherete le forze fisiche di governi terreni, i cui capi possono un giorno divenire dei credenti, nel compito di far progredire la missione del regno spirituale.

178:1.4 (1930.1) La filiazione nel regno, dal punto di vista di una civiltà in progresso, dovrebbe aiutarvi a divenire i cittadini ideali dei regni di questo mondo, poiché la fratellanza ed il servizio sono le pietre angolari del vangelo del regno. L’appello all’amore del regno spirituale dovrebbe rivelarsi come il distruttore efficace della spinta all’odio dei cittadini non credenti e bellicosi dei regni terreni. Ma questi figli materialisti che vivono nelle tenebre non conosceranno mai la vostra luce spirituale di verità se voi non vi accostate strettamente a loro con quel servizio sociale disinteressato che è il risultato naturale della produzione dei frutti dello spirito nell’esperienza di vita di ogni singolo credente.

178:1.5 (1930.2) In quanto uomini mortali e materiali, voi siete in verità cittadini dei regni terreni, e dovreste essere buoni cittadini, i migliori essendo voi divenuti figli spirituali rinati del regno celeste. In quanto figli del regno dei cieli illuminati dalla fede e liberati dallo spirito, voi siete di fronte ad una duplice responsabilità, il dovere verso gli uomini e il dovere verso Dio, mentre assumete volontariamente un terzo obbligo sacro, quello di servire la fraternità dei credenti che conoscono Dio.

178:1.6 (1930.3) Voi non potete adorare i vostri capi temporali, e non dovreste impiegare il potere temporale per far progredire il regno spirituale; ma dovreste manifestare il retto ministero di servizio amorevole sia verso i credenti che i non credenti. Nel vangelo del regno risiede il possente Spirito della Verità, ed io spargerò presto questo stesso spirito su tutta la carne. I frutti dello spirito, il vostro servizio sincero ed amorevole, sono la potente leva sociale per sollevare le razze dalle tenebre, e questo Spirito della Verità diverrà il vostro fulcro che moltiplica il potere.

178:1.7 (1930.4) Mostratevi saggi e date prova di sagacia nei vostri rapporti con i capi civili non credenti. Con discrezione, mostrate di essere abili nell’appianare dissensi minori e nel comporre piccoli malintesi. In ogni modo possibile — purché non sia intaccata la vostra devozione spirituale ai capi dell’universo — cercate di vivere in pace con tutti gli uomini. Siate sempre accorti come i serpenti, ma inoffensivi come le colombe.

178:1.8 (1930.5) Voi dovreste diventare tutti i cittadini migliori del governo secolare come risultato di divenire figli illuminati del regno; allo stesso modo i capi dei governi terreni dovranno diventare i migliori capi negli affari civili come risultato di credere a questo vangelo del regno dei cieli. La disposizione al servizio disinteressato dell’uomo e all’adorazione intelligente di Dio dovrebbe rendere tutti i credenti nel regno i cittadini migliori del mondo, mentre l’atteggiamento di cittadino onesto e di devozione sincera al proprio dovere temporale dovrebbe contribuire a rendere tali cittadini più facilmente accessibili all’appello spirituale alla filiazione nel regno celeste.

178:1.9 (1930.6) Fino a che i capi dei governi terreni cercano di esercitare l’autorità di dittatori religiosi, voi che credete in questo vangelo potete aspettarvi solo difficoltà, persecuzioni ed anche la morte. Ma la luce stessa che voi portate al mondo, ed anche la maniera stessa in cui soffrirete e morirete per questo vangelo del regno, illumineranno alla fine, da se stesse, il mondo intero e porteranno al divorzio graduale della politica dalla religione. La predicazione persistente di questo vangelo del regno porterà un giorno a tutte le nazioni una liberazione nuova ed incredibile, la libertà intellettuale e la libertà religiosa.

178:1.10 (1931.1) Sotto le persecuzioni imminenti da parte di coloro che odiano questo vangelo di gioia e di libertà, voi vi svilupperete ed il regno prospererà. Ma voi vi troverete in grande pericolo in tempi successivi, quando la maggior parte degli uomini parleranno bene dei credenti nel regno e molti che occupano posizioni importanti accetteranno nominalmente il vangelo del regno celeste. Imparate ad essere fedeli al regno anche in tempi di pace e di prosperità. Non tentate gli angeli che esercitano la supervisione su di voi a portarvi in vie difficili come amorevole disciplina destinata a salvare le vostre anime indolenti.

178:1.11 (1931.2) Ricordate che voi siete incaricati di predicare questo vangelo del regno — il desiderio supremo di fare la volontà del Padre, unito alla gioia suprema di realizzare per fede la filiazione con Dio — e che non dovete permettere ad alcunché di distogliere la vostra consacrazione a quest’unico dovere. Che tutta l’umanità tragga beneficio dalla profusione del vostro ministero spirituale amorevole, dalla vostra comunione intellettuale illuminante e dal vostro servizio sociale edificante; ma a nessuna di queste opere umanitarie, né al loro insieme, dovrà essere permesso di sostituire la proclamazione del vangelo. Questi potenti ministeri sono i sottoprodotti sociali dei ministeri e delle trasformazioni ancor più potenti e sublimi compiuti nel cuore del credente al regno dallo Spirito della Verità vivente e dalla realizzazione personale che la fede di un uomo nato dallo spirito gli conferisce l’assicurazione di una comunione vivente con il Dio eterno.

178:1.12 (1931.3) Voi non dovete cercare di promulgare la verità né di stabilire la rettitudine con il potere dei governi civili o con l’applicazione di leggi secolari. Voi potete sempre operare per persuadere la mente degli uomini, ma non dovete mai osare di costringerla. Non dovete dimenticare la grande legge dell’equità umana che vi ho insegnato in forma positiva: qualunque cosa vorreste che gli uomini facessero a voi, fatela a loro.

178:1.13 (1931.4) Quando un credente nel regno è chiamato a servire il governo civile, che svolga tale servizio come cittadino temporale di tale governo; tuttavia questo credente dovrebbe manifestare nel suo servizio civile tutte le sue qualità ordinarie di cittadino, quali sono state elevate dall’illuminazione spirituale risultante dall’associazione nobilitante della sua mente di uomo mortale con lo spirito interiore del Dio eterno. Se il non credente può qualificarsi come un funzionario civile superiore, dovreste chiedervi seriamente se le radici della verità nel vostro cuore non siano morte per mancanza delle acque viventi della comunione spirituale congiunta al servizio sociale. La coscienza della filiazione con Dio dovrebbe animare l’intera vita di servizio di ogni uomo, donna e bambino che è divenuto possessore di tale potente stimolo di tutti i poteri insiti in una personalità umana.

178:1.14 (1931.5) Non siate mistici passivi od asceti indifferenti; non diventate dei sognatori e degli indolenti che sperano supinamente in una Provvidenza fittizia che provveda anche al necessario per vivere. Siate in verità gentili nei vostri rapporti con i mortali sviati, pazienti nei vostri contatti con gli ignoranti e tolleranti in caso di provocazione; ma siate anche intrepidi nella difesa della rettitudine, potenti nella promulgazione della verità ed energici nella predicazione di questo vangelo del regno, sino ai confini stessi della terra.

178:1.15 (1931.6) Questo vangelo del regno è una verità vivente. Io vi ho detto che è simile al lievito nella pasta, simile al grano di senape; ed ora dichiaro che è simile al seme dell’essere vivente, che di generazione in generazione, pur rimanendo lo stesso seme vivente, si manifesta infallibilmente in nuove espressioni e cresce accettabilmente in canali di nuovo adattamento alle necessità e condizioni peculiari di ogni generazione successiva. La rivelazione che vi ho fatto è una rivelazione vivente, e desidero che essa produca dei frutti appropriati in ogni individuo ed in ogni generazione, conformemente alle leggi della crescita spirituale, dell’incremento e dello sviluppo di adattamento. Di generazione in generazione questo vangelo deve mostrare una vitalità crescente e manifestare una profondità maggiore di potere spirituale. Non deve essergli consentito di divenire un semplice ricordo sacro, una mera tradizione a proposito di me e dei tempi in cui noi ora viviamo.

178:1.16 (1932.1) E non dimenticate: noi non abbiamo attaccato direttamente né le persone né l’autorità di coloro che siedono sul seggio di Mosè; abbiamo solo offerto loro la nuova luce che essi hanno così energicamente respinto. Noi li abbiamo attaccati solo denunciando la loro slealtà spirituale verso le verità stesse che essi professano d’insegnare e di salvaguardare. Siamo entrati in conflitto con questi dirigenti stabiliti e questi capi riconosciuti solo quando essi si sono opposti direttamente alla predicazione del vangelo del regno ai figli degli uomini. Ed anche ora non siamo noi che attacchiamo loro, ma sono essi che cercano la nostra distruzione. Non dimenticate che voi siete incaricati di andare a predicare solo la buona novella. Non dovete attaccare i vecchi modi di vivere; dovete mettere abilmente il lievito della nuova verità in mezzo alle antiche credenze. Lasciate che lo Spirito della Verità faccia il proprio lavoro. Avviate delle controversie solo quando ne siete costretti da coloro che disprezzano la verità. Ma quando vi attacca il non credente ostinato, non esitate a difendere energicamente la verità che vi ha salvato e santificato.

178:1.17 (1932.2) In tutte le vicissitudini della vita ricordatevi sempre di amarvi gli uni con gli altri. Non combattete contro gli uomini, nemmeno contro i non credenti. Mostrate misericordia anche verso coloro che abusano perfidamente di voi. Mostrate di essere cittadini leali, artigiani onesti, vicini degni di lode, parenti devoti, genitori comprensivi e credenti sinceri nella fraternità del regno del Padre. Ed il mio spirito sarà su di voi, ora ed anche sino alla fine del mondo.

178:1.18 (1932.3) Quando Gesù ebbe terminato il suo insegnamento era quasi l’una, ed essi tornarono immediatamente al campo, dove Davide ed i suoi associati avevano preparato da mangiare per loro.

2. Dopo il pasto del mezzogiorno

178:2.1 (1932.4) Non molti ascoltatori del Maestro riuscirono a capire, anche in parte, il suo discorso della mattina. Tra tutti quelli che lo ascoltarono, furono i Greci che lo compresero meglio. Anche gli undici apostoli furono sconcertati dalle sue allusioni a regni politici futuri e a generazioni successive di credenti nel regno. I discepoli più devoti di Gesù non riuscivano a conciliare la fine imminente del suo ministero terreno con questi riferimenti ad un esteso futuro di attività evangeliche. Alcuni di questi credenti ebrei stavano cominciando ad intuire che stava per verificarsi la più grande tragedia della terra, ma non riuscivano a conciliare tale imminente disastro né con il comportamento personale d’indifferente allegria del Maestro né con il suo discorso della mattina, in cui egli aveva fatto ripetute allusioni alle attività future del regno celeste, che si estendevano su vasti periodi di tempo ed abbracciavano relazioni con molti e successivi regni temporali sulla terra.

178:2.2 (1932.5) A mezzodì di questo giorno tutti gli apostoli e i discepoli avevano saputo della fuga precipitosa di Lazzaro da Betania. Essi cominciavano a percepire la ferma determinazione dei dirigenti ebrei di sterminare Gesù ed i suoi insegnamenti.

178:2.3 (1932.6) Davide Zebedeo, grazie al lavoro dei suoi agenti segreti a Gerusalemme, era pienamente informato sui progressi del piano per arrestare ed uccidere Gesù. Egli sapeva tutto sul ruolo di Giuda in questo complotto, ma non rivelò mai questa conoscenza agli altri apostoli né ad alcuno dei discepoli. Poco dopo il pranzo egli prese Gesù da parte e, facendosi coraggio, gli chiese se sapeva — ma non andò oltre con questa domanda. Il Maestro, alzando la mano, lo interruppe dicendo: “Sì, Davide, sono al corrente di tutto, e so che tu sai, ma bada di non parlarne a nessuno. Solo non dubitare nel tuo cuore che la volontà di Dio alla fine prevarrà.”

178:2.4 (1933.1) Questa conversazione con Davide fu interrotta dall’arrivo di un messaggero proveniente da Filadelfia che portava la notizia che Abner aveva saputo del complotto per uccidere Gesù e chiedeva se doveva partire per Gerusalemme. Questo corriere ripartì in fretta per Filadelfia con questo messaggio per Abner: “Prosegui il tuo lavoro. Se io mi separo da voi nella carne, è solo per poter ritornare in spirito. Non vi abbandonerò. Sarò con voi sino alla fine.”

178:2.5 (1933.2) In questo momento Filippo venne dal Maestro e chiese: “Maestro, visto che il tempo della Pasqua si avvicina, dove vorresti che preparassimo per mangiarla?” E quando Gesù ebbe ascoltato la domanda di Filippo, rispose: “Va a cercare Pietro e Giovanni, e vi darò delle istruzioni sulla cena che mangeremo insieme questa sera. Quanto alla Pasqua, la prenderete in considerazione dopo che abbiamo prima fatto questo.”

178:2.6 (1933.3) Quando Giuda udì il Maestro parlare con Filippo di queste materie, si avvicinò in modo da poter ascoltare di nascosto la loro conversazione. Ma Davide Zebedeo, che stava lì vicino, si fece avanti ed intrattenne Giuda in conversazione mentre Filippo, Pietro e Giovanni andavano in disparte a parlare con il Maestro.

178:2.7 (1933.4) Gesù disse ai tre: “Andate immediatamente a Gerusalemme, e come oltrepasserete la porta, incontrerete un uomo che porta una brocca d’acqua. Egli vi parlerà, e allora voi lo seguirete. Quando vi condurrà in una certa casa, seguitelo e chiedete al buon uomo di quella casa: ‘Dov’è la sala degli ospiti nella quale il Maestro mangerà la cena con i suoi apostoli?’ E quando vi sarete informati così, questo padrone della casa vi mostrerà una grande stanza al piano superiore tutta addobbata e pronta per noi.”

178:2.8 (1933.5) Quando gli apostoli giunsero in città, incontrarono l’uomo con la brocca d’acqua vicino alla porta e lo seguirono fino alla casa di Giovanni Marco, dove il padre del ragazzo li accolse e mostrò loro la stanza al piano superiore preparata per il pasto della sera.

178:2.9 (1933.6) E tutto ciò avvenne a seguito di un’intesa conclusa tra il Maestro e Giovanni Marco durante il pomeriggio del giorno precedente quando erano da soli sulle colline. Gesù voleva essere certo di prendere quest’ultimo pasto con i suoi apostoli senza essere disturbato, e pensando che se Giuda conosceva in anticipo il loro luogo d’incontro poteva accordarsi con i suoi nemici per catturarlo, fece questo accordo segreto con Giovanni Marco. In questo modo Giuda non seppe del loro luogo di riunione che più tardi, quando arrivò là in compagnia di Gesù e degli altri apostoli.

178:2.10 (1933.7) Davide Zebedeo aveva molti affari da regolare con Giuda, cosicché questi fu facilmente impedito di seguire Pietro, Giovanni e Filippo, come desiderava tanto fare. Quando Giuda diede a Davide una certa somma di denaro per le provviste, Davide gli disse: “Giuda, non sarebbe opportuno, date le circostanze, che mi anticipassi un po’ di denaro per le mie necessità attuali?” E dopo che Giuda ebbe riflettuto un istante, rispose: “Sì, Davide, credo che sarebbe saggio. Infatti, viste le condizioni turbate di Gerusalemme, credo che sarebbe meglio per me consegnare a te tutto il denaro. Si complotta contro il Maestro, e nel caso mi accadesse qualcosa, tu non saresti in difficoltà.”

178:2.11 (1934.1) E così Davide ricevette tutti i fondi apostolici in contanti e le ricevute di tutto il denaro in deposito. Gli apostoli non seppero di questa operazione fino alla sera del giorno dopo.

178:2.12 (1934.2) Erano circa le quattro e mezzo quando i tre apostoli ritornarono ed informarono Gesù che tutto era pronto per la cena. Il Maestro si preparò immediatamente a condurre i suoi dodici apostoli sul sentiero che portava alla strada per Betania e fino a Gerusalemme. E questo fu l’ultimo viaggio che egli fece con tutti loro dodici.

3. In cammino verso la cena

178:3.1 (1934.3) Cercando di nuovo di evitare le folle che passavano per la valle del Cedron andando e venendo tra il Parco di Getsemani e Gerusalemme, Gesù e i dodici camminarono sulla cresta occidentale del Monte Oliveto per raggiungere la strada che scendeva da Betania verso la città. Quando si avvicinarono al luogo in cui Gesù si era fermato le sera precedente per parlare della distruzione di Gerusalemme, essi fecero inconsciamente una sosta e stettero là guardando in silenzio la città. Poiché erano un po’ in anticipo, e poiché Gesù non voleva passare per la città prima del tramonto, disse ai suoi associati:

178:3.2 (1934.4) “Sedetevi e riposatevi mentre vi parlo di ciò che deve accadere tra poco. Io ho vissuto tutti questi anni con voi come se foste dei fratelli, e vi ho insegnato la verità sul regno dei cieli e ve ne ho rivelato i misteri. E mio Padre ha in verità compiuto molte opere meravigliose in connessione con la mia missione sulla terra. Voi siete stati testimoni di tutto ciò ed avete partecipato all’esperienza di aver lavorato con Dio. E mi attesterete che da qualche tempo io vi ho avvertiti che presto dovrò tornare al compito che il Padre mi ha assegnato; vi ho chiaramente detto che devo lasciarvi nel mondo per portare avanti l’opera del regno. È stato per questa ragione che vi ho preso da parte sulle colline di Cafarnao. L’esperienza che avete avuto con me, ora dovete essere pronti a condividerla con altri. Come il Padre ha mandato me in questo mondo, così io sto per mandare voi a rappresentarmi e a completare l’opera che ho cominciato.

178:3.3 (1934.5) “Voi guardate laggiù la città con tristezza, perché avete ascoltato le mie parole che annunciavano la fine di Gerusalemme. Io vi ho avvertiti in anticipo affinché non periate nella sua distruzione e non ritardiate così la proclamazione del vangelo del regno. Similmente vi avverto di fare attenzione a non esporvi inutilmente al pericolo quando verranno a prendere il Figlio dell’Uomo. Io devo andarmene, ma voi dovete rimanere per testimoniare questo vangelo quando io me ne sarò andato, così come ho ordinato a Lazzaro di fuggire dalla collera degli uomini per poter vivere e far conoscere la gloria di Dio. Se è volontà del Padre che io parta, voi non potete fare niente che possa contrastare il piano divino. Riguardatevi affinché essi non uccidano anche voi. Che le vostre anime difendano coraggiosamente il vangelo per mezzo del potere spirituale, ma non lasciatevi fuorviare da qualche folle tentativo di difendere il Figlio dell’Uomo. Io non ho bisogno di alcuna difesa dalla mano dell’uomo; le schiere del cielo sono anche ora vicine; ma io sono determinato a fare la volontà di mio Padre che è nei cieli, e perciò dobbiamo sottometterci a quello che ci accadrà così presto.

178:3.4 (1934.6) “Quando vedrete questa città distrutta, non dimenticate che siete già entrati nella vita eterna di perpetuo servizio del regno in continuo progresso dei cieli, e anche del cielo dei cieli. Voi dovreste sapere che nell’universo di mio Padre e nel mio vi sono molte dimore, e che là attende i figli della luce la rivelazione di città il cui costruttore è Dio e di mondi le cui abitudini di vita sono la rettitudine e la gioia nella verità. Io vi ho portato il regno dei cieli qui sulla terra, ma dichiaro che tutti quelli di voi che vi entreranno per fede e vi resteranno grazie al servizio vivente della verità, ascenderanno sicuramente ai mondi superiori e sederanno con me nel regno spirituale di nostro Padre. Ma prima dovete prepararvi a completare l’opera che avete iniziato con me. Dovete prima passare per molte tribolazioni e soffrire molti dispiaceri — e queste prove sono ora imminenti — e quando avrete terminato la vostra opera sulla terra, entrerete nella mia gioia, così come io ho terminato l’opera di mio Padre sulla terra e sto per ritornare al suo abbraccio.”

178:3.5 (1935.1) Quando il Maestro ebbe finito di parlare, si alzò, e tutti loro lo seguirono giù dall’Oliveto e dentro la città. Nessuno degli apostoli, salvo tre, sapeva dove stavano andando mentre proseguivano lungo le vie strette nell’approssimarsi dell’oscurità. La folla li urtava, ma nessuno li riconobbe né seppe che il Figlio di Dio stava passando per andare verso l’ultimo incontro di mortale con i suoi ambasciatori scelti del regno. E nemmeno gli apostoli sapevano che uno di loro era già entrato in una cospirazione per consegnare il Maestro nelle mani dei suoi nemici.

178:3.6 (1935.2) Giovanni Marco li aveva seguiti per tutta la strada fin dentro la città, e dopo che ebbero superato la porta corse avanti per un’altra strada, cosicché li stava aspettando per accoglierli al loro arrivo a casa di suo padre.

Fascicolo 179 - L’ultima cena

Il Libro di Urantia

Fascicolo 179

L’ultima cena

179:0.1 (1936.1) DURANTE il pomeriggio di questo giovedì, quando Filippo ricordò al Maestro che la Pasqua si avvicinava e s’informò sui suoi piani per celebrarla, pensava alla cena di Pasqua che doveva essere consumata la sera del giorno dopo, venerdì. Era costume cominciare i preparativi per la celebrazione della Pasqua non più tardi di mezzogiorno del giorno precedente. E poiché gli Ebrei contavano i giorni a partire dal tramonto, ciò significava che la cena del sabato di Pasqua doveva essere consumata il venerdì sera, poco prima di mezzanotte.

179:0.2 (1936.2) Gli apostoli, quindi, non riuscivano a comprendere pienamente l’annuncio del Maestro che avrebbero celebrato la Pasqua un giorno prima. Essi pensarono, almeno alcuni di loro, che egli sapesse che sarebbe stato arrestato prima del momento della cena di Pasqua di venerdì sera e che li avesse perciò riuniti per una cena speciale questo giovedì sera. Altri pensarono che questa fosse semplicemente un’occasione particolare che precedeva la celebrazione regolare della Pasqua.

179:0.3 (1936.3) Gli apostoli sapevano che Gesù aveva celebrato altre Pasque senza l’agnello; e sapevano che non partecipava personalmente ad alcun servizio sacrificale del sistema ebraico. Egli aveva mangiato molte volte l’agnello pasquale come invitato, ma quando era ospite non era mai servito agnello. Non sarebbe stata una grande sorpresa per gli apostoli aver visto omesso l’agnello anche la sera di Pasqua, e poiché questa cena aveva luogo un giorno prima, essi non pensarono nulla per la sua mancanza.

179:0.4 (1936.4) Dopo aver ricevuto i saluti di benvenuto dal padre e dalla madre di Giovanni Marco, gli apostoli salirono immediatamente nella sala al piano superiore mentre Gesù si attardava a parlare con i familiari di Marco.

179:0.5 (1936.5) Era stato convenuto in anticipo che il Maestro avrebbe celebrato questa festa da solo con i suoi dodici apostoli; perciò non era previsto alcun servitore per servirli.

1. Il desiderio di essere preferito

179:1.1 (1936.6) Quando gli apostoli furono condotti al piano superiore da Giovanni Marco, videro una vasta e comoda sala, completamente preparata per la cena, ed osservarono che il pane, il vino, l’acqua e le erbe erano tutti pronti ad un’estremità della tavola. Salvo che all’estremità su cui stava il pane e il vino, questa lunga tavola era circondata da tredici divani per stendersi, esattamente come sarebbe stata preparata per la celebrazione della Pasqua in una famiglia ebrea benestante.

179:1.2 (1936.7) Mentre i dodici entravano in questa sala, notarono vicino alla porta le brocche d’acqua, le bacinelle e gli asciugamani per il lavaggio dei loro piedi impolverati; e poiché non era stato previsto alcun servitore per svolgere questo servizio, gli apostoli cominciarono a guardarsi l’uno l’altro non appena Giovanni Marco li ebbe lasciati, e ciascuno cominciò a pensare tra sé: Chi laverà i nostri piedi? E ciascuno pensò anche che non sarebbe stato lui che avrebbe svolto questo ruolo evidente di servitore degli altri.

179:1.3 (1937.1) Mentre essi stavano là, riflettendo in cuor loro, diedero uno sguardo alla sistemazione dei posti a tavola, e notarono il divano più elevato dell’ospite d’onore con un divano alla destra e undici disposti attorno alla tavola, che terminavano di fronte a questo secondo seggio d’onore posto alla destra dell’ospite.

179:1.4 (1937.2) Essi aspettarono per qualche momento l’arrivo del Maestro, ma erano incerti se sedersi o aspettare la sua venuta e contare su di lui per l’assegnazione dei loro posti. Mentre esitavano, Giuda avanzò verso il posto d’onore alla sinistra dell’ospite, e significò che intendeva sdraiarvisi come ospite preferito. Questo atto di Giuda provocò immediatamente un’accesa disputa tra gli altri apostoli. Giuda aveva appena preso possesso del seggio d’onore che Giovanni Zebedeo rivendicò l’altro seggio preferito, quello alla destra dell’ospite. Simon Pietro si arrabbiò talmente per questa pretesa di Giuda e di Giovanni di scegliere i posti che, sotto gli sguardi degli altri apostoli irritati, camminò deciso attorno alla tavola e prese posto sul divano meno importante, alla fine dell’ordine di posti ed esattamente di fronte a quello scelto da Giovanni Zebedeo. Poiché altri avevano occupato i posti più alti, Pietro pensò di scegliere il più basso, e fece questo non solo per protestare contro l’orgoglio indecoroso dei suoi fratelli, ma con la speranza che Gesù, quando fosse venuto e l’avesse visto nel posto di minor onore, l’avrebbe chiamato ad un posto più alto, spostando così uno che aveva preteso di onorarsi da solo.

179:1.5 (1937.3) Con le posizioni più importanti e più umili così occupate, gli altri apostoli scelsero i loro posti, chi vicino a Giuda e chi vicino a Pietro, fino a che furono tutti accomodati. Essi erano seduti su questi divani attorno alla tavola a forma di U nell’ordine seguente: alla destra del Maestro, Giovanni; alla sinistra, Giuda, Simone Zelota, Matteo, Giacomo Zebedeo, Andrea, i gemelli Alfeo, Filippo, Natanaele, Tommaso e Simon Pietro.

179:1.6 (1937.4) Essi sono riuniti per celebrare, almeno in spirito, un’istituzione che datava da prima di Mosè e che si riferiva ai tempi in cui i loro padri erano schiavi in Egitto. Questa cena è il loro ultimo incontro con Gesù, ed anche in tale quadro solenne, per la condotta di Giuda, gli apostoli sono portati ancora una volta a cedere alla loro vecchia predilezione per gli onori, la preferenza e l’esaltazione personale.

179:1.7 (1937.5) Essi erano ancora impegnati in vocianti, irate recriminazioni quando il Maestro apparve sul vano della porta, dove esitò un istante, mentre un’espressione di disappunto appariva lentamente sul suo viso. Senza commenti egli andò al suo posto e non mutò la disposizione in cui essi si erano messi a sedere.

179:1.8 (1937.6) Erano ora pronti ad iniziare la cena, salvo che i loro piedi non erano ancora lavati e che non erano affatto di buonumore. Quando arrivò il Maestro essi si stavano ancora rimproverando l’un l’altro senza tanti complimenti, per non parlare dei pensieri di alcuni di loro che avevano sufficiente controllo emotivo per astenersi dall’esprimere apertamente i loro sentimenti.

2. L’inizio della cena

179:2.1 (1937.7) Per alcuni istanti dopo che il Maestro ebbe preso posto non fu detta una parola. Gesù passò il suo sguardo su tutti loro e, mitigando la tensione con un sorriso, disse: “Ho desiderato grandemente mangiare questa Pasqua con voi. Volevo mangiare con voi ancora una volta prima di soffrire, e sapendo che è giunta la mia ora ho disposto di cenare con voi questa sera, perché, per quanto concerne domani, siamo tutti nelle mani del Padre, la cui volontà io sono venuto ad eseguire. Io non mangerò nuovamente con voi fino a che non sederete con me nel regno che mio Padre mi darà quando avrò compiuto ciò per cui mi ha mandato in questo mondo.”

179:2.2 (1938.1) Dopo che il vino e l’acqua furono stati mescolati, essi portarono la coppa a Gesù, il quale, quando l’ebbe ricevuta dalle mani di Taddeo, la tenne mentre rendeva grazie. E quando ebbe finito di rendere grazie, disse: “Prendete questa coppa e dividetela tra di voi e, quando ne berrete, realizzate che io non berrò ancora con voi il frutto della vite, poiché questa è la nostra ultima cena. Quando sederemo di nuovo in questo modo, sarà nel regno futuro.”

179:2.3 (1938.2) Gesù cominciò a parlare così ai suoi apostoli perché sapeva che la sua ora era giunta. Egli comprendeva che era arrivato il momento in cui doveva ritornare dal Padre, e che la sua opera sulla terra era quasi terminata. Il Maestro sapeva che aveva rivelato sulla terra l’amore del Padre, che aveva proclamato la sua misericordia all’umanità e che aveva completato ciò per cui era venuto nel mondo, fino a ricevere tutto il potere e l’autorità nel cielo e sulla terra. Similmente egli sapeva che Giuda Iscariota aveva deciso pienamente di consegnarlo quella sera nelle mani dei suoi nemici. Egli realizzava perfettamente che questo tradimento era opera di Giuda, ma che esso faceva piacere anche a Lucifero, a Satana e a Caligastia, il principe delle tenebre. Ma egli non temeva nessuno di coloro che cercavano la sua sconfitta spirituale, non più di quanto temeva coloro che cercavano di attuare la sua morte fisica. Il Maestro aveva una sola preoccupazione, ed era per la sicurezza e la salvezza dei suoi discepoli scelti. E così, con la piena conoscenza che il Padre aveva posto ogni cosa sotto la sua autorità, il Maestro si preparò ora a porre in atto la parabola dell’amore fraterno.

3. Il lavaggio dei piedi degli apostoli

179:3.1 (1938.3) Dopo aver bevuto la prima coppa della Pasqua, era costume ebraico che l’ospite si alzasse da tavola e si lavasse le mani. Più avanti nel corso del pasto e dopo la seconda coppa, si alzavano similmente tutti gli invitati e si lavavano le mani. Poiché gli apostoli sapevano che il loro Maestro non osservava mai questi riti di lavaggio cerimoniale delle mani, erano molto curiosi di sapere che cosa intendeva fare quando, dopo che ebbero tutti bevuto da questa prima coppa, egli si alzò da tavola e si diresse in silenzio verso la porta presso la quale erano stati posti le brocche d’acqua, le bacinelle e gli asciugamani. E la loro curiosità si mutò in stupore quando videro il Maestro togliersi la sopravveste, cingersi di un asciugamano e cominciare a versare dell’acqua in una delle bacinelle per i piedi. Immaginate la meraviglia di questi dodici uomini, che avevano appena rifiutato di lavarsi l’un l’altro i piedi, e che si erano impegnati in tali indecorose dispute suoi posti d’onore a tavola, quando lo videro avviarsi attorno all’estremità non occupata della tavola verso il posto più basso del banchetto, dove stava Simon Pietro, e, inginocchiatosi nell’atteggiamento di un servo, prepararsi a lavare i piedi di Simone. Come il Maestro s’inginocchiò, tutti i dodici si alzarono in piedi come un solo uomo; anche il traditore Giuda dimenticò per un momento la sua infamia al punto di alzarsi con i suoi compagni apostoli in questa espressione di sorpresa, di rispetto e di profondo stupore.

179:3.2 (1938.4) Simon Pietro stava là, guardando il viso rivolto in su del suo Maestro. Gesù non disse nulla; non era necessario che parlasse. Il suo atteggiamento rivelava chiaramente che aveva intenzione di lavare i piedi di Simon Pietro. Nonostante le sue debolezze umane, Pietro amava il Maestro. Questo pescatore galileo fu il primo essere umano a credere con tutto il cuore nella divinità di Gesù e a fare piena e pubblica confessione di questa credenza. E Pietro da allora non aveva mai più realmente dubitato della natura divina del Maestro. Poiché Pietro riveriva ed onorava in tal modo Gesù nel suo cuore, non c’era da stupirsi che la sua anima si risentisse all’idea che Gesù fosse inginocchiato là davanti a lui nell’atteggiamento di un comune servitore e si proponesse di lavare i suoi piedi come avrebbe fatto uno schiavo. Quando Pietro subito dopo si riprese a sufficienza per rivolgersi al Maestro, espresse i sentimenti affettuosi di tutti i suoi compagni apostoli.

179:3.3 (1939.1) Dopo i pochi istanti di questo grande imbarazzo, Pietro disse: “Maestro, hai veramente intenzione di lavarmi i piedi?” Ed allora, guardando in viso Pietro, Gesù disse: “Tu puoi non comprendere pienamente ciò che sto per fare, ma in seguito conoscerai il significato di tutte queste cose.” Allora Simon Pietro, tirando un lungo respiro, disse: “Maestro, tu non laverai mai i miei piedi!” E ciascuno degli apostoli manifestò con un cenno del capo la loro approvazione alla ferma dichiarazione di Pietro di rifiuto a consentire a Gesù di umiliarsi in questo modo davanti a loro.

179:3.4 (1939.2) Il drammatico appello di questa scena insolita toccò inizialmente anche il cuore di Giuda Iscariota; ma quando il suo vanitoso intelletto giudicò lo spettacolo, concluse che questo gesto di umiltà era semplicemente un ulteriore episodio che provava definitivamente che Gesù non sarebbe mai stato qualificato per essere il liberatore d’Israele, e che lui non aveva commesso alcun errore nel decidere di abbandonare la causa del Maestro.

179:3.5 (1939.3) Mentre stavano tutti là stupefatti col fiato sospeso, Gesù disse: “Pietro, io dichiaro che, se non lavo i tuoi piedi, tu non parteciperai con me a quello che sto per compiere.” Quando Pietro udì questa dichiarazione, unita al fatto che Gesù continuava a rimanere là inginocchiato ai suoi piedi, egli prese una di quelle decisioni di cieco consenso in adesione al desiderio di colui che rispettava ed amava. Quando Simon Pietro cominciò a rendersi conto che era attribuito a questo progettato atto di servizio un significato che determinava il proprio futuro legame con l’opera del Maestro, egli non solo si rassegnò all’idea di permettere a Gesù di lavargli i piedi ma, nella sua caratteristica ed impetuosa maniera, disse: “Allora, Maestro, non lavarmi soltanto i piedi ma anche le mani e la testa.”

179:3.6 (1939.4) Mentre il Maestro si accingeva ad iniziare il lavaggio dei piedi di Pietro, disse: “Colui che è già puro ha bisogno soltanto di avere lavati i suoi piedi. Voi che sedete con me questa sera siete puri — ma non tutti. Ma la polvere dei vostri piedi avrebbe dovuto essere lavata prima che vi sedeste a tavola con me. Inoltre, vorrei compiere questo servizio per voi come una parabola per illustrare il significato di un nuovo comandamento che presto vi darò.”

179:3.7 (1939.5) Allo stesso modo il Maestro fece il giro della tavola, in silenzio, lavando i piedi dei suoi dodici apostoli, senza escludere Giuda. Quando ebbe finito di lavare i piedi dei dodici, Gesù indossò la sua sopravveste, ritornò al suo posto di ospite, e dopo aver guardato gli apostoli sconcertati, disse:

179:3.8 (1939.6) “Comprendete veramente ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro, e dite bene, perché lo sono. Se dunque il Maestro ha lavato i vostri piedi, come mai voi non eravate disposti a lavarvi i piedi l’un l’altro? Quale lezione dovreste imparare da questa parabola in cui il Maestro svolge così volentieri quel servizio che i suoi fratelli non hanno voluto fare l’uno per l’altro? In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone; né colui che è mandato è più grande di colui che lo manda. Voi avete visto il modo di servire nella mia vita tra di voi, e benedetti sono coloro che avranno la grazia ed il coraggio di servire così. Ma perché siete così lenti a capire che il segreto della grandezza del regno spirituale non è simile ai metodi di potere del mondo materiale?

179:3.9 (1940.1) “Quando sono entrato in questa sala stasera, non eravate contenti di rifiutare orgogliosamente di lavarvi i piedi l’un l’altro, ma dovevate anche abbassarvi a disputare tra di voi su chi avrebbe avuto i posti d’onore alla mia tavola. Questi onori li cercano i Farisei e i figli di questo mondo, ma non dovrebbe essere così tra gli ambasciatori del regno celeste. Non sapete che non ci può essere alcun posto di preferenza alla mia tavola? Non comprendete che io amo ciascuno di voi quanto gli altri? Non sapete che il posto più vicino a me, secondo come gli uomini considerano tali onori, può non significare nulla riguardo alla vostra posizione nel regno dei cieli? Voi sapete che i re dei Gentili hanno la sovranità sui loro sudditi, e che coloro che esercitano questa autorità sono talvolta chiamati benefattori. Ma non sarà così nel regno dei cieli. Colui che vuole essere grande tra di voi, che divenga il più piccolo, e colui che vuole essere capo, che divenga come uno che serve. Chi è più grande, colui che siede a tavola o colui che serve? Non si considera comunemente che chi siede a tavola sia il più grande? Ma voi osserverete che io sono tra di voi come uno che serve. Se voi siete intenzionati a divenire dei servitori con me nel compimento della volontà del Padre, nel regno futuro sederete con me in potenza, continuando a fare la volontà del Padre nella gloria futura.”

179:3.10 (1940.2) Quando Gesù ebbe finito di parlare, i gemelli Alfeo portarono il pane ed il vino, con le erbe amare e la pasta di frutta secca, per la successiva portata dell’Ultima Cena.

4. Le ultime parole al traditore

179:4.1 (1940.3) Per alcuni minuti gli apostoli mangiarono in silenzio, ma sotto l’influenza del buonumore del Maestro si misero presto a conversare, ed il pasto proseguì come se niente d’insolito avesse interferito nella buona disposizione e nell’armonia sociale di questa occasione straordinaria. Dopo un po’, verso la metà di questa seconda portata del pasto, Gesù, passando il suo sguardo su di loro, disse: “Vi ho detto quanto desideravo molto fare questa cena con voi, e sapendo come le forze maligne delle tenebre hanno cospirato per provocare la morte del Figlio dell’Uomo, ho deciso di mangiare questa cena con voi in questa stanza segreta un giorno in anticipo sulla Pasqua, poiché domani sera a quest’ora io non sarò con voi. Vi ho detto ripetutamente che devo tornare dal Padre. Adesso la mia ora è venuta, ma non era necessario che uno di voi mi tradisse per consegnarmi nelle mani dei miei nemici.”

179:4.2 (1940.4) Quando i dodici udirono ciò, essendo già stati privati di molta della loro arroganza e fiducia in se stessi dalla parabola del lavaggio dei piedi e dal successivo discorso del Maestro, cominciarono a guardarsi l’un l’altro mentre in tono sorpreso chiedevano con esitazione: “Sono io?” E quando essi ebbero tutti posto la stessa domanda, Gesù disse: “Anche se è necessario che io ritorni dal Padre, non c’era bisogno che uno di voi divenisse un traditore per compiere la volontà del Padre. Questa è la maturazione del male nascosto nel cuore di uno che non è riuscito ad amare la verità con tutta la sua anima. Quanto è ingannevole l’orgoglio intellettuale che precede la rovina spirituale! Il mio amico di lunga data, che sta ora mangiando il mio pane, sarà pronto a tradirmi, anche mentre intinge la sua mano con me nel piatto.”

179:4.3 (1940.5) Quando Gesù ebbe parlato in questo modo, tutti loro cominciarono a chiedere di nuovo: “Sono io?” E quando Giuda, seduto alla sinistra del suo Maestro, chiese di nuovo: “Sono io?” Gesù, intingendo il pane nel piatto di erbe, lo porse a Giuda dicendo: “Tu l’hai detto.” Ma gli altri non udirono Gesù parlare a Giuda. Giovanni, che era sdraiato alla destra di Gesù, si sporse e chiese al Maestro: “Chi è? Noi vorremmo sapere chi è che si è mostrato infedele al suo impegno.” Gesù rispose: “Ve l’ho già detto, è colui al quale ho dato il pezzo di pane intinto.” Ma era così naturale per l’ospite dare un pezzo di pane intinto a chi sedeva alla sua sinistra che nessuno di loro vi aveva prestato attenzione, benché il Maestro avesse parlato così chiaramente. Ma Giuda fu dolorosamente cosciente del significato delle parole del Maestro associate al suo atto, e temé che i suoi compagni si rendessero ora similmente conto che il traditore era lui.

179:4.4 (1941.1) Pietro era estremamente turbato da ciò che era stato detto, e sporgendosi sulla tavola disse a Giovanni: “Chiedigli chi è, o se te l’ha rivelato, dimmi chi è il traditore.”

179:4.5 (1941.2) Gesù mise fine al loro mormorio dicendo: “Sono addolorato che questa cattiva azione si sia verificata ed ho sperato fino a questo momento che il potere della verità potesse trionfare sull’inganno del male, ma tali vittorie non si conquistano senza la fede di un sincero amore della verità. Io non avrei voluto dirvi queste cose a questa nostra ultima cena, ma desidero avvertirvi di questi dispiaceri e prepararvi così a ciò che ci aspetta. Vi ho parlato di ciò perché desidero che ricordiate, dopo che me ne sarò andato, che conoscevo tutti questi perfidi complotti e che vi ho preavvertiti che sarei stato tradito. E faccio tutto ciò solo perché possiate essere fortificati in vista delle tentazioni e delle prove imminenti.”

179:4.6 (1941.3) Dopo aver parlato così, Gesù si piegò verso Giuda e disse: “Ciò che hai deciso di fare, fallo subito.” E quando Giuda udì queste parole, si alzò da tavola e lasciò in fretta la sala, uscendo nella notte per fare quello che aveva deciso di compiere. Quando gli altri apostoli videro Giuda uscire in fretta dopo che Gesù gli aveva parlato, pensarono che fosse andato a prendere dell’altro cibo per la cena o a fare qualche altra commissione per il Maestro, poiché supponevano che egli portasse ancora la borsa.

179:4.7 (1941.4) Gesù sapeva che oramai non c’era più nulla da fare per impedire a Giuda di tradire. Egli aveva cominciato con dodici apostoli — ora ne aveva undici. Egli aveva scelto sei di questi apostoli, e benché Giuda fosse tra quelli nominati dai suoi apostoli scelti per primi, il Maestro l’aveva accettato e, fino a questo stesso momento, aveva fatto tutto il possibile per santificarlo e salvarlo, proprio come aveva lavorato per la pace e la salvezza degli altri.

179:4.8 (1941.5) Questa cena, con i suoi episodi di affetto ed i toni mitigati, fu l’ultimo appello di Gesù al disertore Giuda, ma non servì a nulla. Una volta che l’amore è veramente morto, l’avvertimento, anche quando è dato con il massimo tatto e trasmesso nello spirito più amichevole, di regola intensifica solo l’odio ed accende la cattiva determinazione a portare a compimento i propri progetti egoisti.

5. L’istituzione della cena del ricordo

179:5.1 (1941.6) Quando essi portarono a Gesù la terza coppa di vino, la “coppa della benedizione”, egli si alzò dal divano e, prendendo la coppa nelle sue mani, la benedisse dicendo: “Prendete questa coppa e bevetene tutti. Questa sarà la coppa del mio ricordo. Questa è la coppa della benedizione di una nuova dispensazione di grazia e di verità. Essa sarà per voi il simbolo dell’effusione e del ministero dello Spirito della Verità divino. Ed io non berrò nuovamente questa coppa con voi fino a quando non ne berrò nella nuova forma con voi nel regno eterno del Padre.”

179:5.2 (1942.1) Gli apostoli intuirono tutti che qualcosa di straordinario stava per accadere mentre bevevano da questa coppa di benedizione con profondo rispetto ed in perfetto silenzio. La vecchia Pasqua commemorava l’emersione dei loro padri da uno stato di schiavitù razziale alla libertà individuale. Ora il Maestro stava istituendo una nuova cena del ricordo come simbolo della nuova dispensazione in cui l’individuo asservito emerge dalla schiavitù del cerimonialismo e dell’egoismo alla gioia spirituale della fratellanza e della comunione dei figli del Dio vivente liberati dalla fede.

179:5.3 (1942.2) Quando essi ebbero finito di bere questa nuova coppa del ricordo, il Maestro prese il pane e, dopo aver reso grazie, lo ruppe in pezzi e, ordinando loro di passarselo, disse: “Prendete questo pane del ricordo e mangiatelo. Vi ho detto che io sono il pane della vita. E questo pane della vita è la vita congiunta del Padre e del Figlio in un solo dono. La parola del Padre, qual è rivelata nel Figlio, è in verità il pane di vita.” Quando essi si furono distribuiti il pane del ricordo, il simbolo della parola vivente della verità incarnata nelle sembianze della carne mortale, si sedettero tutti di nuovo.

179:5.4 (1942.3) Istituendo questa cena del ricordo, il Maestro, com’era sempre sua abitudine, fece ricorso a parabole e a simboli. Egli impiegò dei simboli perché voleva insegnare certe grandi verità spirituali in maniera tale da rendere difficile ai suoi successori attribuire delle interpretazioni precise e dei significati definiti alle sue parole. In questo modo egli cercò d’impedire alle generazioni successive di cristallizzare il suo insegnamento e di legare i suoi significati spirituali alle catene morte delle tradizioni e dei dogmi. Stabilendo l’unica cerimonia, o sacramento, associata all’intera missione della sua vita, Gesù ebbe molta cura di suggerire i suoi significati piuttosto che impegnarsi in definizioni precise. Egli non desiderava distruggere il concetto individuale di comunione divina stabilendo una forma precisa; né desiderava limitare l’immaginazione spirituale del credente comprimendola formalmente. Egli cercava piuttosto di rendere libera l’anima umana rinata sulle ali gioiose di una libertà spirituale nuova e vivente.

179:5.5 (1942.4) Nonostante lo sforzo del Maestro d’istituire così questo nuovo sacramento del ricordo, coloro che vennero dopo di lui nei secoli successivi badarono a che il suo espresso desiderio fosse efficacemente contrastato, riducendo il suo semplice simbolismo spirituale di quell’ultima sera nella carne a delle interpretazioni rigorose e sottoponendolo alla precisione quasi matematica di una formula fissa. Di tutti gli insegnamenti di Gesù, nessuno è divenuto più standardizzato dalla tradizione.

179:5.6 (1942.5) Questa cena del ricordo, quando vi partecipano coloro che credono nel Figlio e che conoscono Dio, non ha bisogno di essere associata ad alcun simbolismo di puerili errate interpretazioni umane sul significato della presenza divina, perché in tutte queste occasioni il Maestro è realmente presente. La cena del ricordo è l’incontro simbolico del credente con Micael. Quando voi divenite in tal modo coscienti in spirito, il Figlio è effettivamente presente, ed il suo spirito fraternizza con il frammento interiore di suo Padre.

179:5.7 (1942.6) Dopo che essi ebbero meditato per alcuni istanti, Gesù proseguì a dire: “Quando farete queste cose, ricordatevi della vita che ho vissuto sulla terra tra di voi e rallegratevi che io stia continuando a vivere sulla terra con voi e a servire tramite voi. Come individui, non litigate tra di voi su chi sarà il più grande. Siate tutti come fratelli. E quando il regno crescerà al punto da inglobare grandi gruppi di credenti, astenetevi similmente dal lottare per la grandezza o dal cercare degli onori tra questi gruppi.”

179:5.8 (1943.1) E questo grandioso avvenimento ebbe luogo nella sala al piano superiore di un amico. Non vi fu alcuna forma sacra o consacrazione cerimoniale concernenti la cena o la casa. La cena del ricordo fu istituita senza approvazione ecclesiastica.

179:5.9 (1943.2) Dopo che Gesù ebbe istituito così la cena del ricordo, disse agli apostoli: “Tutte le volte che farete questo, fatelo in memoria di me. E quando vi ricorderete di me, riandate prima alla mia vita nella carne, ricordatevi che sono stato un tempo con voi, e poi, per mezzo della fede, discernete che cenerete tutti un giorno con me nel regno eterno del Padre. Questa è la nuova Pasqua che lascio a voi, il ricordo stesso della mia vita di conferimento, la parola di vita eterna e del mio amore per voi, l’effusione del mio Spirito della Verità su tutta la carne.”

179:5.10 (1943.3) E poi essi terminarono questa celebrazione dell’antica ma incruenta Pasqua, in connessione con l’inaugurazione della nuova cena del ricordo, cantando tutti insieme il Salmo centodiciotto.

Fascicolo 180 - Il discorso di addio

Il Libro di Urantia

Fascicolo 180

Il discorso di addio

180:0.1 (1944.1) DOPO aver cantato il Salmo alla conclusione dell’Ultima Cena, gli apostoli pensarono che Gesù intendesse ritornare immediatamente al campo, ma egli fece segno che si sedessero. Il Maestro disse:

180:0.2 (1944.2) “Vi ricordate bene quando vi ho mandato in missione senza borsa né bisaccia e vi ho anche raccomandato di non portare con voi alcuna veste di ricambio. E vi ricorderete tutti che non vi è mancato nulla. Ma ora sono sopraggiunti tempi difficili. Voi non potrete più contare sulla buona volontà delle folle. D’ora in poi chi ha una borsa la porti con sé. Quando andrete nel mondo a proclamare questo vangelo, prendete tante provviste per il vostro mantenimento quante vi sembrerà più opportuno. Io sono venuto a portare la pace, ma essa non apparirà prima di un certo tempo.

180:0.3 (1944.3) “È giunta l’ora per il Figlio dell’Uomo di essere glorificato, ed il Padre sarà glorificato in me. Amici miei, io sarò con voi soltanto per poco. Presto mi cercherete, ma non mi troverete, perché sto andando in un luogo dove voi non potete in questo momento venire. Ma quando avrete terminato la vostra opera sulla terra come io ho ora terminato la mia, allora verrete da me, così come io mi preparo ora ad andare da mio Padre. Tra poco tempo vi lascerò, voi non mi vedrete più sulla terra, ma mi vedrete tutti nell’era futura quando ascenderete al regno che mio Padre mi ha dato.”

1. Il nuovo comandamento

180:1.1 (1944.4) Dopo pochi istanti di conversazione informale, Gesù si alzò e disse: “Quando vi ho rappresentato una parabola indicante come dovreste essere disposti a servirvi l’un l’altro, ho detto che desideravo darvi un nuovo comandamento; e vorrei farlo ora che sto per lasciarvi. Voi conoscete bene il comandamento che ordina di amarvi l’un l’altro; di amare il vostro prossimo come voi stessi. Ma io non sono pienamente soddisfatto nemmeno di questa devozione sincera da parte dei miei figli. Vorrei vedervi compiere degli atti d’amore ancora più grandi nel regno della fraternità dei credenti. E così vi do questo nuovo comandamento: che vi amiate l’un l’altro come io ho amato voi. E da ciò tutti gli uomini sapranno che siete miei discepoli, se vi amate così l’un l’altro.

180:1.2 (1944.5) Dandovi questo nuovo comandamento, io non pongo alcun fardello nuovo sulle vostre anime; vi porto piuttosto una nuova gioia e vi do la possibilità di provare un nuovo piacere conoscendo le delizie dell’effusione dell’affetto del vostro cuore sui vostri simili. Io sto per provare la gioia suprema, pur soffrendo di afflizioni esteriori, nell’effusione del mio affetto su di voi e sui vostri simili mortali.

180:1.3 (1944.6) “Quando v’invito ad amarvi l’un l’altro, così come io ho amato voi, vi presento la misura suprema del vero affetto, perché nessuno può avere un amore più grande di questo: di essere disposto a dare la sua vita per i suoi amici. Ed ora, voi siete miei amici e continuerete ad esserlo se siete disposti a fare ciò che vi ho insegnato. Voi mi avete chiamato Maestro, ma io non vi chiamo servi. Se solo vi amerete l’un l’altro come io amo voi, sarete miei amici ed io vi dirò sempre ciò che il Padre mi rivela.

180:1.4 (1945.1) “Non soltanto voi avete scelto me, ma anch’io ho scelto voi, e vi ho ordinato di andare nel mondo a produrre i frutti del servizio amorevole verso i vostri simili, come io ho vissuto tra voi e vi ho rivelato il Padre. Il Padre ed io lavoreremo entrambi con voi, e voi sperimenterete la pienezza divina della gioia se solo obbedirete al mio comando di amarvi l’un l’altro così come io ho amato voi.”

180:1.5 (1945.2) Se volete condividere la gioia del Maestro dovrete condividere il suo amore. E condividere il suo amore significa aver condiviso il suo servizio. Una tale esperienza d’amore non vi libera dalle difficoltà di questo mondo; essa non crea un mondo nuovo, ma con tutta certezza rende il vecchio mondo nuovo.

180:1.6 (1945.3) Ricordatevi che è la fedeltà e non il sacrificio che Gesù chiede. La coscienza del sacrificio implica l’assenza di quell’affetto sincero che avrebbe fatto di un tale servizio amorevole una gioia suprema. L’idea del dovere significa che siete intenzionati a servire e quindi non provate la potente eccitazione di compiere il vostro servizio come un amico e per un amico. L’impulso dell’amicizia trascende ogni convinzione del dovere, ed il servizio di un amico per un amico non può mai essere qualificato un sacrificio. Il Maestro aveva insegnato agli apostoli che sono i figli di Dio. Egli li aveva chiamati fratelli, ed ora, prima di lasciarli, li chiama suoi amici.

2. La vite ed i tralci

180:2.1 (1945.4) Poi Gesù si alzò di nuovo e continuò ad istruire i suoi apostoli: “Io sono la vera vite e mio Padre è il coltivatore. Io sono la vite e voi siete i tralci. Ed il Padre mi chiede solo che voi portiate molti frutti. La vite viene potata solo per accrescere la produttività dei suoi tralci. Ogni tralcio uscito da me che non porta frutto, il Padre lo taglierà. Ogni tralcio che porta frutto sarà purificato dal Padre affinché possa dare più frutti. Voi siete già purificati dalla parola che io ho pronunciato, ma dovete continuare ad essere puri. Voi dovete dimorare in me ed io in voi; il tralcio morirà se viene separato dalla vite. Come il tralcio non può portare frutti se non dimora nella vite, così voi non potete produrre i frutti del servizio amorevole se non dimorate in me. Ricordatevi: io sono la vera vite e voi siete i tralci viventi. Colui che vive in me, ed io in lui, porterà molti frutti dello spirito e sperimenterà la gioia suprema di produrre questa messe spirituale. Se voi manterrete questa connessione spirituale vivente con me, porterete frutti in abbondanza. Se voi dimorate in me e le mie parole vivono in voi, sarete capaci di comunicare liberamente con me, ed allora il mio spirito vivente potrà impregnarvi in modo tale che potrete chiedere qualunque cosa il mio spirito vuole, e fare tutto ciò con la certezza che il Padre accoglierà la nostra petizione. Il Padre è glorificato in questo: che la vite abbia molti tralci viventi e che ogni tralcio porti molti frutti. E quando il mondo vedrà questi tralci che portano frutti — i miei amici che si amano l’un l’altro così come io ho amato loro — tutti gli uomini sapranno che voi siete veramente miei discepoli.

180:2.2 (1945.5) “Come il Padre ha amato me, così io ho amato voi. Vivete nel mio amore così come io vivo nell’amore del Padre. Se fate come vi ho insegnato, dimorerete nel mio amore così come io ho mantenuto la parola del Padre e dimoro eternamente nel suo amore.”

180:2.3 (1946.1) Gli Ebrei avevano insegnato da lungo tempo che il Messia sarebbe stato “un tralcio originato dalla vite” degli antenati di Davide, ed in commemorazione di questo antico insegnamento un grande emblema del grappolo attaccato alla vite decorava l’entrata del tempio di Erode. Tutti gli apostoli si ricordarono di queste cose mentre il Maestro parlava loro questa sera nella sala al piano superiore.

180:2.4 (1946.2) Ma grandi disagi seguirono più tardi all’errata interpretazione delle conclusioni del Maestro riguardo alla preghiera. Questi insegnamenti avrebbero comportato poca difficoltà se fossero state ricordate la sue parole esatte e se successivamente fossero state trascritte correttamente. Ma per come ne fu fatta la trascrizione, i credenti finirono per considerare la preghiera in nome di Gesù come una sorta di magia suprema, pensando che avrebbero ricevuto dal Padre qualunque cosa avessero chiesto. Per secoli anime oneste hanno continuato a far naufragare la loro fede contro questo scoglio. Quanto tempo ci vorrà al mondo dei credenti per comprendere che la preghiera non è un processo per ottenere ciò che si vuole, ma piuttosto un programma per seguire la via di Dio, un’esperienza per imparare a riconoscere e ad eseguire la volontà del Padre? È interamente vero che, quando la vostra volontà si è veramente allineata alla sua, voi potete chiedere qualunque cosa concepita da quell’unione di volontà, e ciò sarà accordato. E tale unione di volontà è effettuata da e attraverso Gesù, così come la vita della vite fluisce dentro e attraverso i tralci viventi.

180:2.5 (1946.3) Quando esiste questa connessione vivente tra la divinità e l’umanità, se l’umanità prega in modo insensato ed ignorante per comodità egoiste e per compimenti vanitosi, può esservi soltanto una risposta divina: che vi sia una maggiore produzione di frutti dello spirito sugli steli dei tralci viventi. Quando il tralcio della vite è vivente, ci può essere soltanto una risposta a tutte le sue petizioni: maggiore produzione d’uva. Infatti, il tralcio esiste solo per portare frutti, per produrre uva, e non può fare nient’altro. Allo stesso modo il vero credente esiste solo allo scopo di portare i frutti dello spirito: amare l’uomo come lui è stato amato da Dio — amarci l’un l’altro, così come Gesù ha amato noi.

180:2.6 (1946.4) E quando la mano della disciplina del Padre è stesa sulla vite, ciò viene fatto per amore, affinché i tralci possano portare molti frutti. Ed un coltivatore accorto taglia soltanto i tralci morti e sterili.

180:2.7 (1946.5) Gesù ebbe grande difficoltà a portare i suoi stessi apostoli a riconoscere che la preghiera è una funzione dei credenti nati dallo spirito nel regno dominato dallo spirito.

3. L’inimicizia del mondo

180:3.1 (1946.6) Gli undici avevano appena cessato i loro commenti sul discorso della vite e dei tralci quando il Maestro, indicando che desiderava parlare loro ancora e sapendo che gli restava poco tempo, disse: “Quando vi avrò lasciati, non scoraggiatevi per l’inimicizia del mondo. Non abbattetevi nemmeno quando dei credenti codardi si rivolteranno contro di voi e si uniranno ai nemici del regno. Se il mondo vi odierà, non dimenticate che ha odiato me prima ancora di odiare voi. Se voi foste di questo mondo, allora il mondo amerebbe ciò che è suo, ma poiché non lo siete, il mondo rifiuta di amarvi. Voi siete in questo mondo, ma le vostre vite non saranno vissute alla maniera del mondo. Io vi ho scelti dal mondo per rappresentare lo spirito di un altro mondo presso questo stesso mondo da cui siete stati scelti. Ma ricordatevi sempre ciò che vi ho detto: il servo non è più grande del suo padrone. Se essi osano perseguitare me, perseguiteranno anche voi. Se le mie parole offendono i non credenti, anche le vostre parole offenderanno i malvagi. Ed essi vi faranno tutto ciò perché non credono né in me né in Colui che mi ha mandato; così voi subirete molte cose a causa del mio vangelo. Ma quando soffrirete queste tribolazioni, ricordatevi che anch’io ho sofferto prima di voi a causa di questo vangelo del regno dei cieli.

180:3.2 (1947.1) “Molti di coloro che vi assaliranno ignorano la luce del cielo, ma ciò non è vero per certuni che ora ci perseguitano. Se non avessimo insegnato loro la verità, essi potrebbero fare molte cose strane senza incorrere nella condanna, ma ora, poiché hanno conosciuto la luce ed hanno osato respingerla, non hanno alcuna scusa per il loro comportamento. Chi odia me odia mio Padre. Non può essere altrimenti; la luce che vi salverebbe se accettata, può solo condannarvi se coscientemente respinta. E che cosa ho fatto io a questi uomini perché mi odino con un astio così terribile? Nulla, se non offrire loro fratellanza sulla terra e salvezza in cielo. Ma non avete letto nella Scrittura il versetto: ‘Ed essi mi hanno odiato senza una causa’?

180:3.3 (1947.2) “Ma io non vi lascerò soli nel mondo. Molto presto, dopo che me ne sarò andato, vi manderò un aiutante spirituale. Avrete con voi uno che prenderà il mio posto tra di voi, uno che continuerà ad insegnarvi la via della verità, ed anche che vi consolerà.

180:3.4 (1947.3) “Che il vostro cuore non sia turbato. Voi credete in Dio; continuate a credere anche in me. Benché io debba lasciarvi, non sarò lontano da voi. Vi ho già detto che nell’universo di mio Padre vi sono molti luoghi di sosta. Se ciò non fosse vero, non vi avrei ripetutamente parlato di essi. Io sto per tornare in questi mondi di luce, in queste stazioni nel cielo del Padre alle quali ascenderete un giorno. Da tali luoghi io sono venuto in questo mondo, ed ora è vicino il momento in cui dovrò tornare all’opera di mio Padre nelle sfere del cielo.

180:3.5 (1947.4) “Se io vi precedo così nel regno celeste del Padre, vi manderò certamente a cercare affinché possiate essere con me nei luoghi che sono stati preparati per i figli mortali di Dio prima che questo mondo fosse. Anche se io devo lasciarvi, sarò presente con voi in spirito, e alla fine voi sarete con me in persona quando sarete ascesi a me nel mio universo, così come io sto per ascendere a mio Padre nel suo universo più grande. E ciò che vi ho detto è vero ed eterno, benché voi non possiate comprenderlo pienamente. Io vado dal Padre, e sebbene voi non possiate seguirmi ora, mi seguirete certamente nelle epoche future.”

180:3.6 (1947.5) Quando Gesù si sedette, Tommaso si alzò e disse: “Maestro, noi non sappiamo dove tu stai andando; quindi certamente non ne conosciamo la via. Ma ti seguiremo da questa sera stessa se ci mostrerai la via.”

180:3.7 (1947.6) Dopo aver ascoltato Tommaso, Gesù rispose: “Tommaso, io sono la via, la verità e la vita. Nessuno va al Padre se non attraverso me. Tutti coloro che trovano il Padre, prima trovano me. Se conoscete me, conoscete la via che porta al Padre. E voi mi conoscete, perché avete vissuto con me ed ora mi vedete.”

180:3.8 (1947.7) Ma questo insegnamento era troppo profondo per molti degli apostoli, e specialmente per Filippo, il quale, dopo aver detto alcune parole a Natanaele, si alzò e disse: “Maestro. Mostraci il Padre, e tutto ciò che hai detto diverrà chiaro.”

180:3.9 (1947.8) E quando Filippo ebbe parlato, Gesù disse: “Filippo, sono stato così a lungo con te ed ancora non mi conosci? Dichiaro di nuovo che chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi allora dire: mostraci il Padre? Non credi che io sia nel Padre ed il Padre in me? Non ti ho insegnato che le parole che dico non sono parole mie ma le parole del Padre? Io parlo per il Padre e non da me stesso. Io sono in questo mondo per fare la volontà del Padre, e ciò ho fatto. Mio Padre dimora in me ed opera attraverso me. Credetemi quando dico che il Padre è in me e che io sono nel Padre, oppure credetemi per la vita stessa che ho vissuto — per le mie opere.”

180:3.10 (1948.1) Mentre il Maestro si allontanava per rinfrescarsi con dell’acqua, gli undici si misero a discutere animatamente su questi insegnamenti, e Pietro si stava preparando a fare un lungo discorso quando Gesù ritornò e fece loro segno di sedersi.

4. L’aiutante promesso

180:4.1 (1948.2) Gesù continuò ad insegnare dicendo: “Quando sarò andato dal Padre, e dopo che egli avrà pienamente accettato l’opera che ho compiuto per voi sulla terra, e dopo che avrò ricevuto la sovranità finale sul mio stesso dominio, dirò a mio Padre: Avendo lasciato i miei figli da soli sulla terra, è conforme alla mia promessa inviare loro un nuovo maestro. E quando il Padre approverà, spargerò lo Spirito della Verità su tutta la carne. Lo Spirito di mio Padre è già nel vostro cuore, e quando verrà questo giorno avrete anche me con voi così come avete ora il Padre. Questo nuovo dono è lo spirito della verità vivente. I non credenti inizialmente non ascolteranno gli insegnamenti di questo spirito, ma i figli della luce lo accoglieranno tutti con gioia e con tutto il cuore. E voi conoscerete questo spirito quando verrà, così come avete conosciuto me, e riceverete questo dono nel vostro cuore, ed esso dimorerà in voi. Percepite dunque che io non sto per lasciarvi senza aiuto e senza guida. Non vi lascerò nella desolazione. Oggi posso essere con voi soltanto in persona. Nei tempi futuri sarò con voi e con tutti gli altri uomini che desiderano la mia presenza, ovunque siate e con ciascuno di voi simultaneamente. Non discernete che è meglio che io me ne vada; che vi lasci fisicamente in modo da poter essere meglio e più completamente con voi in spirito?

180:4.2 (1948.3) “Tra poche ore il mondo non mi vedrà più, ma voi continuerete a conoscermi nel vostro cuore fino a quando vi manderò questo nuovo maestro, lo Spirito della Verità. Come ho vissuto con voi in persona, allora vivrò in voi; sarò uno con la vostra esperienza personale nel regno dello spirito. E quando avverrà questo, saprete sicuramente che io sono nel Padre, e che, mentre la vostra vita è celata con il Padre in me, anch’io sono in voi. Io ho amato il Padre ed ho osservato la sua parola; voi avete amato me ed osserverete la mia parola. Come mio Padre mi ha donato il suo spirito, così io vi darò il mio spirito. E questo Spirito della Verità che spargerò su di voi vi guiderà, vi consolerà e alla fine vi condurrà in tutta la verità.

180:4.3 (1948.4) “Vi dico queste cose mentre sono ancora con voi, affinché siate meglio preparati a sopportare le prove che sono oramai imminenti. E quando sorgerà questo nuovo giorno voi sarete abitati dal Figlio così come dal Padre. E questi doni del cielo agiranno sempre l’uno con l’altro, così come il Padre ed io abbiamo operato sulla terra e davanti ai vostri stessi occhi come una sola persona, il Figlio dell’Uomo. E questo spirito amico vi porterà a ricordare tutto ciò che vi ho insegnato.”

180:4.4 (1948.5) Mentre il Maestro faceva una breve pausa, Giuda Alfeo si azzardò a porre una delle rare domande che lui o suo fratello avessero mai rivolte a Gesù in pubblico. Giuda disse: “Maestro, tu hai sempre vissuto tra di noi come un amico; come ti conosceremo quando non ti manifesterai più a noi se non tramite questo spirito? Se il mondo non ti vede, come saremo certi di te? Come ti mostrerai a noi?”

180:4.5 (1949.1) Gesù guardò tutti loro, sorrise, e disse: “Miei piccoli figli, io me ne sto andando, ritorno da mio Padre. Tra poco non mi vedrete come adesso qui, in carne ed ossa. Molto presto vi manderò il mio spirito, esattamente simile a me, salvo che per questo corpo materiale. Questo nuovo istruttore è lo Spirito della Verità che vivrà con ciascuno di voi, nel vostro cuore, e così tutti i figli della luce saranno fatti uno e saranno attratti l’uno verso l’altro. Ed in questo stesso modo mio Padre ed io potremo vivere nell’anima di ciascuno di voi ed anche nel cuore di tutti gli altri uomini che ci amano e che rendono reale quell’amore nelle loro esperienze amandosi l’un l’altro, così come io ora amo voi.”

180:4.6 (1949.2) Giuda Alfeo non comprese pienamente ciò che disse il Maestro, ma afferrò la promessa del nuovo maestro, e dall’espressione del viso di Andrea egli percepì che la sua domanda aveva ricevuto una risposta soddisfacente.

5. Lo Spirito della Verità

180:5.1 (1949.3) Il nuovo aiutante che Gesù promise di mandare nel cuore dei credenti, di spargere su tutta la carne, è lo Spirito della Verità. Questo dono divino non è la lettera o la legge della verità, né è destinato a funzionare come forma o come espressione della verità. Il nuovo maestro è la convinzione della verità, la coscienza e l’assicurazione dei veri significati su livelli spirituali reali. E questo nuovo maestro è lo spirito della verità vivente e crescente, della verità che si espande, si rivela e si adatta.

180:5.2 (1949.4) La verità divina è una realtà vivente percepita dallo spirito. La verità esiste solo sui livelli spirituali elevati di realizzazione della divinità e di coscienza della comunione con Dio. Voi potete conoscere la verità e potete vivere la verità; potete sperimentare la crescita della verità nell’anima e godere la libertà della sua illuminazione nella mente, ma non potete imprigionare la verità in formule, codici, credo, o modelli intellettuali di condotta umana. Quando intraprendete la formulazione umana della verità divina, essa muore rapidamente. Il salvataggio postumo della verità imprigionata, anche nel migliore dei casi, può risolversi solo nella realizzazione di una forma particolare di saggezza glorificata intellettualizzata. La verità statica è una verità morta, e solo la verità morta può essere considerata una teoria. La verità vivente è dinamica e può godere solo di un’esistenza esperienziale nella mente umana.

180:5.3 (1949.5) L’intelligenza si sviluppa da un’esistenza materiale che è illuminata dalla presenza della mente cosmica. La saggezza comporta la coscienza della conoscenza elevata a nuovi livelli di significato e attivata dalla presenza della dotazione universale dell’aiuto della saggezza. La verità è un valore di realtà spirituale di cui fanno l’esperienza solo gli esseri dotati di spirito che funzionano sui livelli supermateriali di coscienza universale, e che, dopo la realizzazione della verità, permettono al suo spirito attivatore di vivere e di regnare nella loro anima.

180:5.4 (1949.6) Il vero figlio dotato di percezione universale cerca lo Spirito della Verità vivente in ogni saggia affermazione. L’individuo che conosce Dio eleva costantemente la saggezza ai livelli della verità vivente di compimento divino; l’anima spiritualmente non progressiva trascina costantemente la verità vivente ai livelli sterili della saggezza e nel dominio di una semplice conoscenza esaltata.

180:5.5 (1949.7) La regola d’oro, quando è priva della percezione superumana dello Spirito della Verità, diviene niente di più che una regola di condotta altamente etica. La regola d’oro, quando è interpretata alla lettera, può diventare uno strumento di grande offesa verso i propri simili. Senza un discernimento spirituale della regola d’oro della saggezza, voi potete ragionare che, poiché desiderate che tutti gli uomini vi dicano la piena e franca verità della loro mente, voi dovreste perciò dire pienamente e francamente tutto ciò che pensate ai vostri simili. Una tale interpretazione non spirituale della regola d’oro può portare ad infelicità indicibili e a dispiaceri senza fine.

180:5.6 (1950.1) Certe persone intendono ed interpretano la regola d’oro come un’affermazione puramente intellettuale della fratellanza umana. Altri sperimentano questa espressione di rapporto umano come una gratificazione emotiva dei delicati sentimenti della personalità umana. Altri mortali prendono questa stessa regola d’oro come metro per misurare tutte le relazioni sociali, come criterio di condotta sociale. Altri ancora la considerano come l’ingiunzione positiva di un grande insegnante morale che ha incorporato in questa enunciazione il più alto concetto dell’obbligo morale riguardo a tutte le relazioni fraterne. Nella vita di tali esseri morali la regola d’oro diviene il centro e la circonferenza della saggezza di tutta la loro filosofia.

180:5.7 (1950.2) Nel regno della fraternità credente di coloro che amano la verità e che conoscono Dio, questa regola d’oro acquisisce qualità viventi di realizzazione spirituale su quei livelli superiori d’interpretazione che portano i figli mortali di Dio a considerare questa ingiunzione del Maestro come la richiesta che essi si relazionino con i propri simili in modo che questi stessi traggano il maggior beneficio possibile dal loro contatto con i credenti. Questa è l’essenza della vera religione: che amiate il vostro prossimo come voi stessi.

180:5.8 (1950.3) Ma la realizzazione più elevata e l’interpretazione più vera della regola d’oro consiste nella coscienza dello spirito della verità della realtà permanente e vivente di una tale dichiarazione divina. Il vero significato cosmico di questa regola della relazione universale è rivelato soltanto nella sua realizzazione spirituale, nell’interpretazione della legge di condotta da parte dello spirito del Figlio verso lo spirito del Padre che dimora nell’anima dell’uomo mortale. Quando questi mortali guidati dallo spirito realizzano il vero significato di questa regola d’oro, traboccano della certezza di essere cittadini di un universo amichevole, ed i loro ideali della realtà spirituale sono soddisfatti soltanto quando amano i loro simili come Gesù ha amato tutti noi; e ciò è la realtà della realizzazione dell’amore di Dio.

180:5.9 (1950.4) Questa stessa filosofia della flessibilità vivente e dell’adattabilità cosmica della verità divina alle esigenze individuali e alla capacità di ciascun figlio di Dio deve essere percepita prima che voi possiate sperare di comprendere adeguatamente l’insegnamento e la pratica del Maestro circa la non resistenza al male. L’insegnamento del Maestro è fondamentalmente un proclama spirituale. Anche le implicazioni materiali della sua filosofia non possono essere utilmente considerate al di fuori delle loro correlazioni spirituali. Lo spirito dell’ingiunzione del Maestro consiste nella non resistenza di tutte le reazioni egoistiche all’universo, unita al raggiungimento attivo e progressivo di livelli di rettitudine di veri valori spirituali: bellezza divina, bontà infinita e verità eterna — conoscere Dio e divenire sempre più simili a lui.

180:5.10 (1950.5) L’amore, l’altruismo, deve subire una costante e vivente interpretazione riadattativa delle relazioni in conformità alle direttive dello Spirito della Verità. L’amore deve afferrare così i concetti in continuo mutamento ed ampliamento del bene cosmico più elevato dell’individuo che è amato. E poi l’amore prosegue assumendo questo stesso atteggiamento verso tutti gli altri individui suscettibili di essere influenzati dalla relazione crescente e vivente dell’amore di un mortale guidato dallo spirito per gli altri cittadini dell’universo. E tutto questo adattamento vivente dell’amore deve essere effettuato tenendo conto sia delle circostanze del male presente che del fine eterno della perfezione del destino divino.

180:5.11 (1950.6) E così dobbiamo riconoscere chiaramente che né la regola d’oro né l’insegnamento della non resistenza possono essere correttamente compresi come dogmi o precetti. Essi possono essere compresi solo vivendoli, realizzando i loro significati nell’interpretazione vivente dello Spirito della Verità, che ordina il contatto affettuoso di un essere umano con un altro.

180:5.12 (1951.1) E tutto ciò indica chiaramente la differenza tra la vecchia religione e la nuova. La vecchia religione insegnava il sacrificio di se stessi; la nuova religione insegna solo l’altruismo, eleva l’autorealizzazione nel servizio sociale congiunto e nella comprensione dell’universo. La vecchia religione era motivata dalla coscienza della paura; il nuovo vangelo del regno è dominato dalla convinzione della verità, lo spirito della verità eterna ed universale. E nessun ammontare di pietà o di fedeltà ad un credo può compensare l’assenza, nell’esperienza di vita dei credenti al regno, di quella spontanea, generosa e sincera benevolenza che caratterizza i figli del Dio vivente nati dallo spirito. Né la tradizione né un sistema cerimoniale di culto ufficiale possono compensare la mancanza di una compassione sincera per i propri simili.

6. La necessità di partire

180:6.1 (1951.2) Dopo che Pietro, Giacomo, Giovanni e Matteo ebbero posto al Maestro numerose domande, egli continuò il suo discorso di addio dicendo: “Vi sto raccontando tutto questo prima di lasciarvi affinché possiate essere preparati a ciò che sta per accadervi, così che non cadiate in gravi errori. Le autorità non si accontenteranno di espellervi dalle sinagoghe; vi avverto che si avvicina l’ora in cui coloro che vi uccideranno penseranno di stare facendo un servizio a Dio. E faranno tutte queste cose a voi e a coloro che porterete nel regno dei cieli perché non conoscono il Padre. Essi hanno rifiutato di conoscere il Padre rifiutando di ricevere me; e rifiutano di ricevere me quando respingono voi, purché voi abbiate osservato il mio nuovo comandamento di amarvi l’un l’altro così come io ho amato voi. Vi sto dicendo in anticipo queste cose affinché, quando verrà la vostra ora, come adesso è venuta la mia, possiate essere fortificati nella conoscenza che io sapevo tutto e che il mio spirito sarà con voi in tutte le vostre sofferenze per causa mia e del vangelo. È per questo motivo che vi ho parlato così chiaramente fin dall’inizio. Vi ho anche avvertiti che nemici di un uomo possono essere i membri della propria famiglia. Sebbene questo vangelo del regno non manchi mai di portare una grande pace nell’anima del singolo credente, esso non porterà la pace sulla terra fino a che l’uomo non sarà disposto a credere di tutto cuore al mio insegnamento e ad istituire la pratica di fare la volontà del Padre come fine principale di vivere la vita di mortale.

180:6.2 (1951.3) “Ora che sto per lasciarvi, poiché è giunta l’ora che io ritorni dal Padre, sono sorpreso che nessuno di voi mi abbia chiesto: perché ci lasci? Tuttavia, so che vi ponete queste domande nel vostro cuore. Vi parlerò chiaramente, da amico ad amico. È veramente utile per voi che io me ne vada. Se non me ne andassi, il nuovo maestro non potrebbe venire nel vostro cuore. Bisogna che io sia spogliato di questo corpo mortale e sia ristabilito al mio posto nell’alto prima che possa mandare questo insegnante spirituale a vivere nella vostra anima e a condurre il vostro spirito nella verità. E quando il mio spirito verrà a dimorare in voi, illuminerà la differenza tra il peccato e la rettitudine e vi renderà capaci di giudicare saggiamente nel vostro cuore al loro riguardo.

180:6.3 (1951.4) “Ho ancora molte cose da dirvi, ma ora non potete sopportarne di più. Tuttavia, quando lo Spirito della Verità verrà, vi guiderà alla fine in tutta la verità via via che passerete per le numerose dimore nell’universo di mio Padre.

180:6.4 (1951.5) “Questo spirito non parlerà da se stesso, ma vi proclamerà ciò che il Padre ha rivelato al Figlio, e vi mostrerà anche le cose future; egli glorificherà me così come io ho glorificato mio Padre. Questo spirito è uscito da me e vi rivelerà la mia verità. Tutto ciò che il Padre possiede in questo dominio è ora mio; per ciò vi ho detto che questo nuovo istruttore avrebbe preso da ciò che è mio e l’avrebbe rivelato a voi.

180:6.5 (1952.1) “Molto presto io vi lascerò per breve tempo. Successivamente, quando mi rivedrete, sarò già in cammino verso il Padre, cosicché anche allora non mi vedrete a lungo.”

180:6.6 (1952.2) Mentre egli faceva una breve pausa, gli apostoli cominciarono a dire tra di loro: “Che cos’è che ci racconta? ‘Tra poco vi lascerò’, e ‘quando mi rivedrete non sarà per lungo tempo, perché sarò in cammino verso il Padre.’ Che cosa vuol dire con questo ‘tra poco’ e ‘non per molto tempo’? Noi non riusciamo a comprendere ciò che ci sta dicendo.”

180:6.7 (1952.3) E poiché Gesù sapeva che essi si ponevano queste domande, disse: “Voi vi chiedete che cosa ho inteso quando ho detto che tra poco non sarei più stato con voi, e che, quando mi avreste rivisto io sarei stato in cammino verso il Padre? Vi ho detto chiaramente che il Figlio dell’Uomo deve morire, ma che risusciterà. Non riuscite allora a discernere il significato delle mie parole? Sarete prima rattristati, ma in seguito vi rallegrerete con molti che comprenderanno queste cose dopo che saranno avvenute. In verità una donna è ansiosa nell’ora del suo travaglio, ma una volta che ha dato alla luce suo figlio essa dimentica immediatamente la sua angustia nella gioia di sapere che un essere umano è nato nel mondo. E così è per voi che siete dispiaciuti per la mia partenza, ma io vi rivedrò presto, ed allora il vostro dolore si trasformerà in gioia e vi sarà data una nuova rivelazione della salvezza di Dio che nessun uomo potrà mai togliervi. E tutti i mondi saranno benedetti in questa stessa rivelazione della vita che trionfa sulla morte. Fino ad ora voi avete formulato tutte le vostre richieste nel nome di mio Padre. Dopo che mi avrete rivisto, voi potrete chiedere anche in nome mio, ed io vi ascolterò.

180:6.8 (1952.4) “Quaggiù io vi ho insegnato con proverbi e vi ho parlato in parabole. Ho fatto questo perché spiritualmente voi eravate solo dei bambini; ma sta per giungere il momento in cui vi parlerò apertamente del Padre e del suo regno. E farò questo perché il Padre stesso vi ama e desidera esservi rivelato più pienamente. L’uomo mortale non può vedere il Padre spirito; per questo io sono venuto nel mondo a mostrare il Padre ai vostri occhi di creature. Ma quando sarete divenuti perfetti nella crescita spirituale, allora vedrete il Padre stesso.”

180:6.9 (1952.5) Dopo che gli undici l’ebbero ascoltato parlare, si dissero l’un l’altro: “Ecco, egli ci parla chiaramente. Certamente il Maestro è venuto da Dio. Ma perché dice che deve tornare dal Padre?” E Gesù vide che essi ancora una volta non l’avevano compreso. Questi undici uomini non riuscivano a separarsi dalle loro idee a lungo nutrite del concetto ebraico del Messia. Più essi credevano pienamente in Gesù come il Messia, più divenivano inopportune queste nozioni profondamente radicate sul glorioso trionfo materiale del regno sulla terra.

Fascicolo 181 - Ultime esortazioni ed avvertimenti

Il Libro di Urantia

Fascicolo 181

Ultime esortazioni ed avvertimenti

181:0.1 (1953.1) DOPO la conclusione del discorso di addio agli undici, Gesù si trattenne informalmente con loro e ricordò molte esperienze che li riguardavano come gruppo e come individui. Alla fine cominciò a farsi evidente a questi Galilei che il loro amico e maestro stava per lasciarli, e la loro speranza si aggrappava alla promessa che, poco tempo dopo, egli sarebbe stato di nuovo con loro, ma essi erano inclini a dimenticare che questa visita di ritorno sarebbe stata anch’essa di breve durata. Molti degli apostoli e dei principali discepoli credevano realmente che questa promessa di tornare per breve tempo (il breve intervallo tra la risurrezione e l’ascensione) indicasse che Gesù se ne stava andando solo per una breve visita a suo Padre, dopo di che sarebbe tornato per instaurare il regno. Una tale interpretazione del suo insegnamento era conforme sia alle loro credenze preconcette che alle loro ardenti speranze. Poiché le loro antiche credenze e speranze di vedere realizzati i loro voti erano in tal modo corrisposte, non fu difficile per loro trovare un’interpretazione delle parole del Maestro che giustificasse i loro intensi desideri.

181:0.2 (1953.2) Dopo che il discorso di addio fu analizzato e cominciò ad essere assimilato dalla loro mente, Gesù riunì di nuovo gli apostoli per comunicare le sue ultime esortazioni ed avvertimenti.

1. Le ultime parole di conforto

181:1.1 (1953.3) Quando gli undici ebbero ripreso il loro posto, Gesù si alzò e disse loro: “Fintanto che io sono con voi nella carne, posso essere solo un individuo tra voi o nel mondo intero. Ma quando sarò stato liberato da questo rivestimento di natura mortale, sarò in grado di ritornare come dimoratore spirituale di ciascuno di voi e di tutti gli altri credenti in questo vangelo del regno. In tal modo il Figlio dell’Uomo diverrà un’incarnazione spirituale nell’anima di tutti i veri credenti.

181:1.2 (1953.4) “Quando sarò ritornato a vivere in voi e ad operare attraverso voi, potrò condurvi nel miglior modo possibile in questa vita e guidarvi attraverso le numerose dimore della vita futura nel cielo dei cieli. La vita nella creazione eterna del Padre non è un riposo senza fine nell’inattività e nelle proprie comodità, ma piuttosto una progressione incessante in grazia, in verità ed in gloria. Ognuna delle numerosissime stazioni nella casa di mio Padre è un luogo di sosta, una vita destinata a prepararvi per quella successiva. E così i figli della luce proseguiranno di gloria in gloria fino a raggiungere lo stato divino in cui saranno spiritualmente resi perfetti, così come il Padre è perfetto in tutte le cose.

181:1.3 (1953.5) “Se voleste seguirmi quando vi lascerò, fate i vostri sforzi più ferventi per vivere conformemente allo spirito dei miei insegnamenti e all’ideale della mia vita — il compimento della volontà di mio Padre. Fate questo invece di tentare d’imitare la mia vita naturale nella carne quale mi è stata chiesta, per necessità, di vivere in questo mondo.

181:1.4 (1954.1) “Il Padre mi ha mandato in questo mondo, ma solo pochi di voi hanno scelto di accogliermi pienamente. Io spargerò il mio spirito su tutta la carne, ma non tutti gli uomini sceglieranno di ricevere questo nuovo istruttore come guida e consigliere della loro anima. Ma tutti quelli che lo riceveranno saranno illuminati, purificati e confortati. E questo Spirito della Verità diverrà in loro una sorgente d’acqua viva che zampillerà fino alla vita eterna.

181:1.5 (1954.2) “Ed ora, mentre sto per lasciarvi, vorrei pronunciare delle parole di conforto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Vi faccio questi doni non alla maniera del mondo — con parsimonia — io do a ciascuno di voi tutto ciò che vuole ricevere. Che il vostro cuore non sia turbato, né timoroso. Io ho vinto il mondo, ed in me voi trionferete tutti per mezzo della fede. Vi ho avvertiti che il Figlio dell’Uomo sarà ucciso, ma vi assicuro che ritornerò prima di andare dal Padre, anche se sarà solo per poco. E dopo che sarò asceso al Padre, vi manderò certamente il nuovo maestro perché stia con voi e dimori nel vostro stesso cuore. E quando vedrete accadere tutto ciò, non spaventatevi, ma piuttosto credete, poiché avete conosciuto tutto ciò in anticipo. Io vi ho amato con grande affetto e non vorrei lasciarvi, ma questa è la volontà di mio Padre. La mia ora è venuta.

181:1.6 (1954.3) “Non dubitate di alcuna di queste verità, anche dopo che sarete dispersi dalle persecuzioni ed abbattuti per i molti dispiaceri. Quando vi sentirete soli nel mondo, io saprò del vostro isolamento così come, quando sarete dispersi ciascuno per conto proprio, lasciando il Figlio dell’Uomo nelle mani dei suoi nemici, voi saprete del mio. Ma io non sono mai solo; il Padre è sempre con me. Anche in un tale momento io pregherò per voi. Io vi ho detto tutte queste cose perché possiate avere la pace ed averla più abbondantemente. In questo mondo voi avrete delle tribolazioni, ma abbiate coraggio; io ho trionfato nel mondo e vi ho mostrato la via per la gioia eterna ed il servizio perpetuo.”

181:1.7 (1954.4) Gesù dona la pace a chi compie con lui la volontà di Dio, ma non per le gioie e le soddisfazioni di questo mondo materiale. I materialisti e fatalisti non credenti possono sperare di godere soltanto due tipi di pace e di conforto dell’anima: devono essere o stoici, con una ferma risoluzione ad affrontare l’inevitabile e a sopportare il peggio; oppure devono essere ottimisti, indulgendo sempre a quella speranza che sgorga eternamente nel seno degli uomini, desiderando vanamente una pace che in realtà non viene mai.

181:1.8 (1954.5) Una certa quantità di stoicismo e di ottimismo sono utili per vivere una vita sulla terra, ma nessuno dei due ha niente a che fare con quella pace stupenda che il Figlio di Dio diffonde sui suoi fratelli incarnati. La pace che Micael dona ai suoi figli terreni è quella pace stessa che ha riempito la sua anima quando egli ha vissuto la vita mortale nella carne in questo stesso mondo. La pace di Gesù è la gioia e la soddisfazione di una persona che conosce Dio e che è giunta al trionfo d’imparare pienamente come fare la volontà di Dio mentre vive la vita mortale nella carne. La pace mentale di Gesù era fondata su una fede umana assoluta nella realtà della saggia ed affettuosa attenzione del Padre divino. Gesù ebbe delle difficoltà sulla terra, fu anche chiamato a torto “l’uomo dei dolori”, ma in tutte queste esperienze, ed attraverso esse, egli godette del conforto di quella fiducia che gli permise sempre di proseguire nel proposito della sua vita con la piena certezza che stava compiendo la volontà del Padre.

181:1.9 (1954.6) Gesù era determinato, perseverante ed interamente consacrato al compimento della sua missione, ma non era uno stoico insensibile e indurito; egli cercava sempre gli aspetti incoraggianti delle sue esperienze di vita, ma non era un ottimista cieco ed autoilluso. Il Maestro conosceva tutto ciò che lo aspettava, e non lo temeva. Dopo aver diffuso questa pace su ciascuno dei suoi discepoli, egli poteva coerentemente dire: “Che il vostro cuore non sia turbato, né abbia timore.”

181:1.10 (1955.1) La pace di Gesù è allora la pace e la certezza di un figlio che crede fermamente che la sua carriera nel tempo e nell’eternità sia pienamente e sicuramente nella cura e nella custodia di un Padre spirituale infinitamente saggio, infinitamente amorevole ed onnipotente. E questa è, in verità, una pace che trascende la comprensione di una mente mortale, ma che può essere goduta pienamente dal cuore umano che crede.

2. Le esortazioni personali di commiato

181:2.1 (1955.2) Il Maestro aveva terminato di dare le sue istruzioni di commiato e d’impartire le sue esortazioni finali agli apostoli come gruppo. Egli si accinse ora a salutarli individualmente e a dare a ciascuno dei consigli personali, assieme alla sua benedizione di congedo. Gli apostoli erano ancora seduti a tavola nell’ordine in cui si erano posti all’inizio per partecipare all’Ultima Cena, e via via che il Maestro girò attorno alla tavola per parlare loro, ciascuno si alzò in piedi quando Gesù si rivolse a lui.

181:2.2 (1955.3) A Giovanni, Gesù disse: “Tu, Giovanni, sei il più giovane dei miei fratelli. Tu sei stato molto vicino a me, e pur amandovi tutti con lo stesso amore che un padre conferisce ai suoi figli, tu fosti designato da Andrea come uno dei tre che dovevano rimanere sempre vicino a me. Inoltre, tu hai agito in vece mia, e devi continuare a farlo, in molte questioni concernenti la mia famiglia terrena. Ed io vado dal Padre, Giovanni, con la piena fiducia che tu continuerai ad aver cura di coloro che sono miei nella carne. Bada a che la loro attuale confusione riguardo alla mia missione non t’impedisca in alcun modo di accordare loro ogni comprensione, consiglio ed aiuto, come sai che avrei fatto io se fossi rimasto nella carne. E quando giungeranno tutti a vedere la luce e ad entrare pienamente nel regno, mentre voi tutti li accoglierete con gioia, conto su di te, Giovanni, per dar loro il benvenuto da parte mia.

181:2.3 (1955.4) “Ed ora, mentre entro nelle ore finali della mia carriera terrena, restami vicino affinché io possa lasciarti qualche messaggio riguardante la mia famiglia. Quanto all’opera affidatami dal Padre, è ora compiuta salvo la mia morte nella carne, ed io sono pronto a bere quest’ultima coppa. Ma per quanto concerne le responsabilità lasciatemi da mio padre terreno, Giuseppe, mentre le ho assunte durante la mia vita, devo ora contare su di te perché tu agisca in vece mia in tutte queste materie. Ed ho scelto te per fare ciò per me, Giovanni, perché tu sei il più giovane e perciò vivrai molto probabilmente più a lungo di questi altri apostoli.

181:2.4 (1955.5) “Un tempo chiamavamo te e tuo fratello figli del tuono. Tu hai cominciato con noi autoritario ed intollerante, ma sei molto cambiato dal giorno in cui volevi che facessi scendere il fuoco sulla testa di non credenti sciocchi ed ignoranti. E devi cambiare ancora di più. Tu dovresti diventare l’apostolo del nuovo comandamento che vi ho dato questa sera. Consacra la tua vita ad insegnare ai tuoi fratelli come amarsi l’un l’altro, così come io ho amato voi.”

181:2.5 (1955.6) Mentre Giovanni Zebedeo stava là in piedi nella sala al piano superiore, con le lacrime che scendevano sulle sue guance, guardò in viso il Maestro e disse: “E così farò, mio Maestro, ma come posso imparare ad amare di più i miei fratelli?” Ed allora Gesù rispose: “Imparerai ad amare di più i tuoi fratelli quando imparerai prima ad amare di più il loro Padre che è nei cieli, e dopo essere divenuto veramente più interessato al loro benessere nel tempo e nell’eternità. E tutto questo interesse umano è nutrito da una comprensione affettuosa, un servizio disinteressato ed un perdono illimitato. Nessuno dovrebbe disprezzare la tua giovinezza, ma ti esorto sempre a tenere in debita considerazione il fatto che l’età rappresenta spesso l’esperienza, e che negli affari umani nulla può prendere il posto di un’effettiva esperienza. Sforzati di vivere in pace con tutti gli uomini, specialmente con i tuoi amici nella fraternità del regno celeste. E, Giovanni, ricordati sempre di non lottare con le anime che vorresti conquistare al regno.”

181:2.6 (1956.1) “E poi il Maestro, girando attorno al proprio posto, si fermò un istante vicino a quello di Giuda Iscariota. Gli apostoli erano piuttosto sorpresi che Giuda non fosse ancora tornato, ed erano molto curiosi di conoscere il significato della triste espressione di Gesù mentre stava vicino al posto vuoto del traditore. Ma nessuno di loro, salvo forse Andrea, sospettava minimamente che il loro tesoriere fosse andato a tradire il suo Maestro, come Gesù aveva annunciato loro all’inizio della serata e durante la cena. Erano successe così tante cose che, per il momento, essi avevano completamente dimenticato l’annuncio del Maestro che uno di loro l’avrebbe tradito.

181:2.7 (1956.2) Gesù si avvicinò poi a Simone Zelota, che si alzò ed ascoltò questa esortazione: “Tu sei un vero figlio di Abramo, ma quanto ci è voluto per fare di te un figlio di questo regno celeste. Io ti amo e così ti amano tutti i tuoi fratelli. Io so che mi ami, Simone, e che ami anche il regno, ma tu sei ancora fermo all’idea di rendere questo regno conforme al tuo gradimento. So benissimo che alla fine afferrerai la natura ed il significato spirituali del mio vangelo, e che lavorerai valorosamente alla sua proclamazione, ma sono preoccupato per ciò che potrà succederti dopo la mia partenza. Mi piacerebbe sapere che non vacillerai; sarei felice se potessi sapere che, dopo che sarò andato dal Padre, non cesserai di essere mio apostolo, e che ti comporterai in modo accettabile come ambasciatore del regno celeste.”

181:2.8 (1956.3) Gesù aveva appena finito di parlare a Simone Zelota che il fiero patriota, asciugandosi gli occhi, rispose: “Maestro, non temere per la mia fedeltà. Ho girato le spalle a tutto per poter consacrare la mia vita all’instaurazione del tuo regno sulla terra, e non vacillerò. Fino ad ora sono sopravvissuto a tutte le delusioni, e non ti abbandonerò.”

181:2.9 (1956.4) Ed allora, posando la sua mano sulla spalla di Simone, Gesù disse: “In verità è confortante sentirti parlare così, specialmente in un momento come questo, ma, mio buon amico, tu non sai ancora di che cosa stai parlando. Io non dubito per un solo istante della tua fedeltà, della tua devozione; so che non esiteresti a lanciarti nella battaglia e a morire per me, come farebbero tutti gli altri” (ed essi fecero tutti un vigoroso cenno di approvazione), “ma ciò non ti sarà richiesto. Ti ho detto ripetutamente che il mio regno non è di questo mondo e che i miei discepoli non combatteranno per la sua instaurazione. Ti ho detto questo molte volte, Simone, ma tu rifiuti di guardare in faccia la verità. Io non sono preoccupato per la tua fedeltà a me ed al regno, ma che cosa farai quando io sarò partito e tu infine ti sveglierai alla realizzazione che non avevi colto il significato del mio insegnamento, e che devi aggiustare le tue errate interpretazioni alla realtà di un altro ordine spirituale degli affari del regno?”

181:2.10 (1956.5) Simone voleva parlare ancora, ma Gesù alzò la mano per fermarlo e proseguì a dire: “Nessuno dei miei apostoli è più sincero ed onesto di cuore di te, ma nessuno di loro sarà così sconvolto ed abbattuto come te dopo la mia partenza. In tutto il tuo scoraggiamento il mio spirito dimorerà in te, e questi tuoi fratelli non ti abbandoneranno. Non dimenticare ciò che ti ho insegnato sui rapporti tra la cittadinanza sulla terra e la filiazione nel regno spirituale del Padre. Rifletti bene su tutto ciò che ti ho detto circa il rendere a Cesare le cose che sono di Cesare e a Dio le cose che sono di Dio. Consacra la tua vita, Simone, a mostrare come un uomo mortale può adempiere accettabilmente la mia ingiunzione concernente il riconoscimento simultaneo del dovere temporale verso i poteri civili e del servizio spirituale nella fraternità del regno. Se tu accetterai di essere istruito dallo Spirito della Verità, non ci sarà mai conflitto tra le esigenze della cittadinanza sulla terra e la filiazione nel cielo, a meno che i capi temporali non pretendano di esigere da te l’omaggio e l’adorazione che spettano solo a Dio.

181:2.11 (1957.1) E poi, Simone, quando alla fine vedrai tutto ciò, e dopo che ti sarai liberato della tua depressione e sarai partito per proclamare questo vangelo con grande potenza, non dimenticare mai che io ero con te in tutti i tuoi periodi di scoraggiamento, e che sarò con te sino alla fine. Tu sarai sempre mio apostolo, e dopo che avrai accettato di vedere con l’occhio dello spirito e di sottomettere più pienamente la tua volontà alla volontà del Padre che è nei cieli, allora tornerai a lavorare come mio ambasciatore, e nessuno ti toglierà l’autorità che ti ho conferito a causa della tua lentezza a comprendere le verità che ti ho insegnato. E così, Simone, ti avverto ancora una volta che coloro che combattono con la spada periscono di spada, mentre coloro che lavorano nello spirito ottengono la vita eterna nel regno futuro con la gioia e la pace nel regno presente. E quando il lavoro che ti è affidato sarà terminato sulla terra, tu, Simone, sederai con me nel mio regno dell’aldilà. Tu vedrai realmente il regno che hai ardentemente desiderato, ma non in questa vita. Continua a credere in me ed in ciò che ti ho rivelato, e riceverai il dono della vita eterna.”

181:2.12 (1957.2) Quando Gesù ebbe finito di parlare a Simone Zelota, andò da Matteo Levi e disse: “Tu non avrai più il compito di provvedere alla tesoreria del gruppo apostolico. Presto, molto presto, voi sarete tutti dispersi; non vi sarà permesso di godere dell’associazione confortante e sostenitrice di nessuno dei vostri fratelli. Mentre proseguite la predicazione di questo vangelo del regno, dovrete trovarvi dei nuovi associati. Io vi ho fatto uscire a due a due durante i periodi della vostra formazione, ma ora che vi sto lasciando, dopo che vi sarete ripresi dallo shock, uscirete da soli e sino ai confini della terra proclamando questa buona novella: che i mortali vivificati dalla fede sono i figli di Dio.”

181:2.13 (1957.3) Allora Matteo disse: “Ma, Maestro, chi ci manderà e come sapremo dove andare? Andrea ci mostrerà la via?” E Gesù rispose: “No, Levi, Andrea non vi guiderà più nella proclamazione del vangelo. Egli continuerà, in verità, ad essere vostro amico e consigliere fino al giorno in cui verrà il nuovo maestro, ed allora lo Spirito della Verità guiderà ciascuno di voi lontano a lavorare per l’espansione del regno. Molti cambiamenti sono avvenuti in te dal giorno in cui eri nell’ufficio della dogana e cominciasti per la prima volta a seguirmi; ma devi subirne molti altri prima che tu possa avere la visione di una fraternità in cui il Gentile siede accanto all’Ebreo in associazione fraterna. Ma continua con il tuo bisogno di conquistare i tuoi fratelli ebrei fino a che non sarai pienamente soddisfatto, e poi rivolgiti con potenza verso i Gentili. Di una cosa puoi essere certo, Levi: tu hai conquistato la fiducia e l’affetto dei tuoi fratelli; essi ti amano tutti. (E tutti e dieci manifestarono il loro assenso alle parole del Maestro.)

181:2.14 (1958.1) “Levi, io so molto delle tue preoccupazioni, dei tuoi sacrifici e dei tuoi sforzi per rifornire la tesoreria che i tuoi fratelli non sanno, e sono contento che, sebbene colui che portava la borsa sia assente, l’ambasciatore pubblicano sia qui alla mia riunione di addio con i messaggeri del regno. Io prego affinché tu possa discernere il significato del mio insegnamento con gli occhi dello spirito. E quando il nuovo maestro verrà nel tuo cuore, seguilo dove ti condurrà e fa vedere ai tuoi fratelli — e al mondo intero — ciò che il Padre può fare per un esattore d’imposte odiato che ha osato seguire il Figlio dell’Uomo e credere nel vangelo del regno. Fin dall’inizio, Levi, io ti ho amato come ho amato questi altri Galilei. Sapendo allora così bene che né il Padre né il Figlio fanno eccezione di persone, bada di non fare tali distinzioni tra coloro che diverranno credenti al vangelo grazie al tuo ministero. E così, Matteo, consacra tutta la tua vita futura di servizio a mostrare a tutti gli uomini che Dio non fa eccezione di persone; che agli occhi di Dio e nella comunità del regno tutti gli uomini sono uguali, tutti i credenti sono figli di Dio.”

181:2.15 (1958.2) Poi Gesù andò da Giacomo Zebedeo, che stette in piedi in silenzio mentre il Maestro si rivolgeva a lui dicendo: “Giacomo, quando tu e tuo fratello più giovane siete venuti un giorno da me per chiedere di essere preferiti negli onori del regno, ed io vi ho detto che spettava al Padre dispensare tali onori, vi ho chiesto se eravate capaci di bere la mia coppa, ed entrambi avete risposto di sì. Anche se non eravate capaci allora e se non siete capaci ora, sarete presto pronti per un tale servizio grazie all’esperienza per la quale state per passare. Con tale condotta tu hai irritato i tuoi fratelli in quel momento. Se essi non ti hanno già interamente perdonato, lo faranno quando ti vedranno bere la mia coppa. Che il tuo ministero sia lungo o breve, mantieni calma la tua anima. Quando verrà il nuovo maestro, lascia che egli t’insegni l’equilibrio della compassione e quella tolleranza affettuosa che nasce dalla sublime fiducia in me e dalla perfetta sottomissione alla volontà del Padre. Consacra la tua vita alla dimostrazione di quell’affetto umano congiunto alla dignità divina del discepolo che conosce Dio e che crede nel Figlio. E tutti coloro che vivono così riveleranno il vangelo anche nel loro modo di morire. Tu e tuo fratello Giovanni seguirete vie diverse, ed uno di voi potrà sedere con me nel regno eterno molto prima dell’altro. Ti aiuterebbe molto se imparassi che la vera saggezza include il discernimento così come il coraggio. Dovresti imparare ad accompagnare la sagacia alla tua aggressività. Arriveranno quei momenti supremi in cui i miei discepoli non esiteranno a sacrificare la loro vita per questo vangelo, ma in tutte le circostanze ordinarie sarebbe molto meglio placare la collera dei non credenti affinché possiate vivere e continuare a predicare la buona novella. Per quanto è in tuo potere, vivi a lungo sulla terra affinché la tua vita di molti anni possa conquistare molte anime al regno celeste.”

181:2.16 (1958.3) Quando il Maestro ebbe finito di parlare a Giacomo Zebedeo, girò attorno all’estremità della tavola dov’era seduto Andrea, e guardando il suo fedele aiutante negli occhi disse: “Andrea, tu mi hai rappresentato fedelmente come capo aggiunto degli ambasciatori del regno celeste. Sebbene tu abbia talvolta dubitato ed in altri momenti manifestato una timidezza pericolosa, tuttavia sei sempre stato sinceramente giusto ed eminentemente equo nei rapporti con i tuoi associati. Dopo l’ordinazione di te e dei tuoi fratelli come messaggeri del regno, tu hai agito in modo autonomo in tutti gli affari amministrativi del gruppo, salvo che ti ho designato come capo aggiunto di questi uomini scelti. In nessun’altra materia temporale ho agito per dirigere od influenzare le tue decisioni. Ed ho fatto questo allo scopo di preparare un capo che dirigesse tutte le vostre successive deliberazioni di gruppo. Nel mio universo, e nell’universo degli universi di mio Padre, i nostri fratelli figli sono trattati come individui in tutte le loro relazioni spirituali, ma in tutte le relazioni di gruppo noi stabiliamo invariabilmente un capo definito. Il nostro regno è un regno d’ordine, e dove agiscono in cooperazione due o più creature dotate di volontà, è sempre prevista l’autorità di un capo.

181:2.17 (1959.1) “Ed ora, Andrea, poiché tu sei il capo dei tuoi fratelli in virtù dell’autorità che ti ho conferito, e poiché hai servito in tale ruolo come mio rappresentante personale, e visto che sto per lasciarvi per andare da mio Padre, ti sciolgo da ogni responsabilità per quanto concerne questi affari temporali ed amministrativi. D’ora in poi non potrai esercitare alcuna giurisdizione sui tuoi fratelli, salvo quella che ti sei meritato con la tua capacità come capo spirituale, e che i tuoi fratelli quindi riconosceranno liberamente. Da questo momento tu non potrai esercitare alcuna autorità sui tuoi fratelli, a meno che essi non ti rimettano tale giurisdizione con un loro atto legislativo formale dopo che io sarò tornato dal Padre. Ma questa liberazione dalla responsabilità di capo amministrativo di questo gruppo non sminuisce in alcun modo la tua responsabilità morale di fare quanto è in tuo potere per tenere uniti i tuoi fratelli con mano ferma ed amorevole durante le ore difficili che stanno per giungere, quei giorni che devono intercorrere tra la mia partenza nella carne e l’invio del nuovo maestro che vivrà nel vostro cuore e che alla fine vi condurrà a tutta la verità. Mentre mi preparo a lasciarvi, vorrei liberarti da ogni responsabilità amministrativa che ha il suo inizio e la sua autorità nella mia presenza come uno tra di voi. D’ora in poi io eserciterò su di voi e tra di voi solo un’autorità spirituale.

181:2.18 (1959.2) “Se i tuoi fratelli desiderano mantenerti come loro consigliere, ti ordino di fare tutto il possibile, in tutte le questioni temporali e spirituali, per promuovere la pace e l’armonia tra i vari gruppi di credenti sinceri al vangelo. Dedica il resto della tua vita a promuovere gli aspetti pratici dell’amore fraterno tra i tuoi fratelli. Sii benevolo con i miei fratelli di sangue quando giungeranno a credere pienamente a questo vangelo; manifesta una devozione affettuosa ed imparziale verso i Greci ad occidente e verso Abner ad oriente. Anche se questi miei apostoli dovranno presto disperdersi ai quattro angoli della terra per proclamarvi la buona novella di salvezza della filiazione con Dio, spetta a te tenerli uniti durante le ore difficili imminenti, quel periodo d’intensa prova durante il quale dovrete imparare a credere in questo vangelo senza la mia presenza personale, mentre aspettate pazientemente l’arrivo del nuovo maestro, lo Spirito della Verità. E così, Andrea, benché possa non spettare a te compiere le grandi opere dal punto di vista umano, accontentati di essere l’insegnante ed il consigliere di coloro che compiono tali cose. Prosegui il tuo lavoro sulla terra sino alla fine, e poi continuerai questo ministero nel regno eterno, perché non ti ho detto molte volte che ho altre pecore che non sono di questo gregge?”

181:2.19 (1959.3) Gesù andò poi dai gemelli Alfeo e stando tra di loro disse: “Miei piccoli figli, voi siete una delle tre coppie di fratelli che hanno scelto di seguirmi. Tutti e sei avete fatto bene a lavorare in pace con il vostro fratello di sangue, ma nessuno l’ha fatto meglio di voi. Ci attendono momenti duri. Voi potete non comprendere tutto ciò che accadrà a voi e ai vostri fratelli, ma non dubitate mai di essere stati chiamati un giorno a lavorare per il regno. Per qualche tempo non vi saranno moltitudini da guidare, ma non scoraggiatevi; quando il lavoro della vostra vita sarà terminato, io vi riceverò nell’alto, dove in gloria racconterete della vostra salvezza alle schiere serafiche e alle moltitudini dei Figli elevati di Dio. Consacrate la vostra vita all’esaltazione del duro lavoro ordinario. Mostrate a tutti gli uomini sulla terra e agli angeli del cielo come un uomo mortale può ritornare con gioia e coraggio al suo lavoro di prima, dopo essere stato chiamato a lavorare per un certo tempo nel servizio speciale di Dio. Se per il momento il vostro lavoro negli affari esterni del regno fosse completato, dovreste ritornare alle vostre occupazioni precedenti con la nuova illuminazione dell’esperienza della filiazione con Dio e con la realizzazione elevata che, per colui che conosce Dio, non esiste né lavoro banale né fatica secolare. Per voi che avete lavorato con me, tutte le cose sono divenute sacre, ed ogni lavoro terreno è divenuto un servizio anche per Dio il Padre. E quando sentirete parlare delle opere dei vostri vecchi associati apostolici, gioite con loro e continuate il vostro lavoro quotidiano come coloro che aspettano Dio e servono mentre aspettano. Voi siete stati miei apostoli e lo sarete sempre, ed io mi ricorderò di voi nel regno futuro.”

181:2.20 (1960.1) Poi Gesù andò da Filippo, il quale, alzatosi, ascoltò questo messaggio dal suo Maestro: “Filippo, tu mi hai posto molte domande insensate, ed io ho fatto quanto possibile per rispondere a ciascuna di esse, ed ora vorrei rispondere all’ultima di queste domande che è sorta nella tua mente molto onesta ma poco spirituale. Mentre giravo attorno alla tavola per venire da te, ti stavi chiedendo: ‘Che cosa farò se il Maestro se ne va e ci lascia soli nel mondo?’ O uomo di poca fede! Eppure ne hai quasi quanto quella di molti dei tuoi fratelli. Tu sei stato un buon amministratore, Filippo. Hai sbagliato solo poche volte, ed abbiamo utilizzato uno di questi errori per manifestare la gloria del Padre. Il tuo servizio d’intendente sta per finire. Dovrai presto svolgere più pienamente il lavoro che eri stato chiamato a compiere — la predicazione di questo vangelo del regno. Filippo, tu hai sempre voluto delle dimostrazioni, e molto presto vedrai grandi cose. Sarebbe stato molto meglio che tu avessi visto tutto ciò per mezzo della fede, ma poiché eri sincero anche nelle tue vedute materiali, vivrai per vedere il compimento delle mie parole. E poi, quando sarai stato benedetto dalla visione spirituale, va a fare il tuo lavoro consacrando la tua vita alla causa di guidare l’umanità alla ricerca di Dio e delle realtà eterne con l’occhio della fede spirituale e non con gli occhi della mente materiale. Ricordati, Filippo, che tu hai una grande missione sulla terra, perché il mondo è pieno di coloro che guardano alla vita esattamente come hai avuto tendenza a fare tu. Tu hai un importante lavoro da svolgere, e quando esso sarà compiuto nella fede, verrai da me nel mio regno ed io proverò grande piacere a mostrarti ciò che l’occhio non ha visto, l’orecchio non ha udito, né la mente mortale ha concepito. Nel frattempo divieni come un bambino nel regno dello spirito e permettimi, in quanto spirito del nuovo maestro, di guidarti verso il regno spirituale. Ed in questo modo potrò fare per te molte cose che non ho potuto compiere quando soggiornavo con te come mortale del regno. E ricordati sempre, Filippo, che chi ha visto me ha visto il Padre.”

181:2.21 (1960.2) Poi il Maestro andò da Natanaele. Quando Natanaele si alzò, Gesù lo pregò di rimanere seduto e, sedutosi al suo fianco, disse: “Natanaele, tu hai imparato a vivere al di sopra dei pregiudizi e a praticare una tolleranza accresciuta dopo che sei divenuto mio apostolo. Ma hai ancora molto da imparare. Tu sei stato una benedizione per i tuoi compagni perché essi sono stati sempre esortati dalla tua perseverante sincerità. Dopo la mia partenza può darsi che la tua franchezza t’impedisca di andare d’accordo con i tuoi fratelli, sia vecchi che nuovi. Dovresti imparare che anche l’espressione di un pensiero buono deve essere modulata in armonia con lo status intellettuale e lo sviluppo spirituale dell’ascoltatore. La sincerità è maggiormente utile nell’opera del regno quando è unita al discernimento.

181:2.22 (1961.1) “Se tu imparassi a lavorare con i tuoi fratelli, potresti compiere delle opere più durevoli, ma se vai in cerca di coloro che la pensano come te, in tal caso consacra la tua vita a provare che il discepolo che conosce Dio può diventare un costruttore del regno anche quando è solo nel mondo e totalmente isolato dai suoi compagni credenti. Io so che sarai fedele sino alla fine, e ti accoglierò un giorno nel servizio più esteso del mio regno nell’alto.”

181:2.23 (1961.2) Allora Natanaele parlò, ponendo a Gesù questa domanda: “Ho ascoltato il tuo insegnamento fin dal momento in cui mi hai chiamato al servizio di questo regno, ma onestamente non riesco a comprendere il pieno significato di tutto ciò che ci dici. Io non so che cosa devo aspettarmi, e credo che la maggior parte dei miei fratelli siano ugualmente disorientati, ma che esitino a confessare la loro confusione. Puoi tu aiutarmi?” Gesù, ponendo la sua mano sulla spalla di Natanaele, disse: “Amico mio, non c’è da sorprendersi che tu sia imbarazzato nel tentare di cogliere il significato dei miei insegnamenti spirituali dal momento che sei talmente condizionato dalle tue idee preconcette della tradizione ebraica e così confuso dalla tua persistente tendenza ad interpretare il mio vangelo secondo gli insegnamenti degli Scribi e dei Farisei.

181:2.24 (1961.3) “Io vi ho insegnato molte cose con la parola ed ho vissuto la mia vita tra di voi. Ho fatto tutto il possibile per illuminare la vostra mente e per liberare la vostra anima, e ciò che non siete stati capaci di trarre dai miei insegnamenti e dalla mia vita dovete ora prepararvi ad acquisire dalla mano del maestro di tutti gli insegnanti — l’esperienza reale. Ed in tutta questa nuova esperienza che ora vi aspetta, io vi precederò e lo Spirito della Verità sarà con voi. Non temete; ciò che ora non comprendete, il nuovo maestro, quando sarà venuto, ve lo rivelerà per tutto il resto della vostra vita sulla terra ed oltre durante la vostra preparazione nelle ere eterne.”

181:2.25 (1961.4) E poi il Maestro, rivolgendosi a tutti loro, disse: “Non siate costernati perché non riuscite a cogliere il pieno significato del vangelo. Voi siete solo degli esseri finiti, degli uomini mortali, e ciò che vi ho insegnato è infinito, divino ed eterno. Siate pazienti ed abbiate coraggio, poiché avete le ere eterne davanti a voi nelle quali continuare il vostro conseguimento progressivo dell’esperienza di divenire perfetti, così come vostro Padre in Paradiso è perfetto.”

181:2.26 (1961.5) E poi Gesù andò da Tommaso, il quale, alzatosi in piedi, lo ascoltò dire: “Tommaso, hai spesso mancato di fede; tuttavia, quando hai avuto i tuoi momenti di dubbio, non hai mai mancato di coraggio. So bene che i falsi profeti e gli insegnanti illegittimi non t’inganneranno. Dopo la mia partenza i tuoi fratelli apprezzeranno di più il tuo modo critico di considerare i nuovi insegnamenti. E quando sarete tutti dispersi ai confini della terra nei tempi futuri, ricordati che sei ancora mio ambasciatore. Consacra la tua vita alla grande opera di mostrare come la mente critica materiale dell’uomo può trionfare sull’inerzia del dubbio intellettuale quando si trova di fronte alla dimostrazione della manifestazione della verità vivente quale opera nell’esperienza degli uomini e delle donne nati dallo spirito, che producono i frutti dello spirito nella loro vita e che si amano l’un l’altro, così come io ho amato voi. Tommaso, sono felice che ti sia unito a noi, e so che dopo un breve periodo di perplessità continuerai nel servizio del regno. I tuoi dubbi hanno confuso i tuoi fratelli, ma non hanno mai turbato me. Io ho fiducia in te e ti precederò sino ai confini estremi della terra.”

181:2.27 (1962.1) Poi il Maestro andò da Simon Pietro, che si alzò in piedi mentre Gesù gli diceva: “Pietro, so che mi ami e che consacrerai la tua vita alla proclamazione pubblica di questo vangelo del regno agli Ebrei e ai Gentili, ma sono addolorato che i tuoi anni di una tale stretta associazione con me non ti abbiano aiutato di più a riflettere prima di parlare. Per quale esperienza devi passare per imparare a mettere un freno alle tue labbra? Quante difficoltà ci hai causato con il tuo parlare impulsivo, con la tua presuntuosa fiducia in te stesso! E sei destinato ad attirarti ancora maggiori difficoltà se non domini questo difetto. Tu sai che i tuoi fratelli ti amano malgrado questa debolezza, e dovresti anche comprendere che questo difetto non intacca minimamente il mio affetto per te, ma esso diminuisce la tua utilità e non cessa mai di procurarti delle noie. Ma tu riceverai senza dubbio un grande aiuto dall’esperienza per la quale passerai questa notte stessa. E ciò che dico ora a te, Simon Pietro, lo dico anche a tutti i tuoi fratelli qui riuniti: questa sera sarete tutti in grande pericolo di vacillare riguardo a me. Voi sapete che sta scritto: ‘Il pastore sarà percosso e le pecore saranno disperse.’ Quando sarò assente, ci sarà grande pericolo che alcuni di voi soccombano ai dubbi e vacillino a causa di ciò che accade a me. Ma vi prometto ora che ritornerò da voi per breve tempo e che poi vi precederò in Galilea.”

181:2.28 (1962.2) Allora Pietro, ponendo la sua mano sulla spalla di Gesù, disse: “Poco importa se tutti i miei fratelli dovessero soccombere ai dubbi nei tuoi confronti; io prometto che non vacillerò su qualunque cosa tu potrai fare. Io verrò con te e se necessario morirò per te.”

181:2.29 (1962.3) Mentre Pietro stava là davanti al suo Maestro, tutto tremante d’intensa emozione e straripante d’amore sincero per lui, Gesù lo guardò diritto nei suoi occhi umidi di lacrime e disse: “Pietro, in verità, in verità ti dico, questa notte il gallo non canterà prima che tu non mi abbia rinnegato tre o quattro volte. E così ciò che non hai imparato dalla pacifica associazione con me, lo imparerai attraverso molte difficoltà e grandi dispiaceri. E dopo che avrai realmente imparato questa indispensabile lezione, dovrai fortificare i tuoi fratelli e continuare a vivere una vita consacrata a predicare questo vangelo, anche se potrai essere messo in prigione e forse seguirmi nel pagare il prezzo supremo del servizio amorevole nell’edificazione del regno del Padre.

181:2.30 (1962.4) “Ma ricordati la mia promessa: quando sarò risuscitato, mi fermerò con voi per qualche tempo prima di andare dal Padre. E questa sera stessa supplicherò il Padre di fortificare ciascuno di voi per le prove che dovrete affrontare tra breve. Io vi amo tutti con l’amore con cui il Padre ama me, e quindi voi dovreste amarvi d’ora innanzi l’un l’altro, così come io ho amato voi.”

181:2.31 (1962.5) E poi, dopo aver cantato un inno, essi partirono per il campo sul Monte degli Olivi.

Fascicolo 182 - A Getsemani

Il Libro di Urantia

Fascicolo 182

A Getsemani

182:0.1 (1963.1) ERANO circa le dieci di questo giovedì sera quando Gesù condusse gli undici apostoli dalla casa di Elia e di Maria Marco sulla via del ritorno al campo di Getsemani. Da quel giorno sulle colline, Giovanni Marco si era assunto l’incarico di tenere un occhio vigile su Gesù. Giovanni, avendo bisogno di dormire, aveva riposato parecchie ore mentre il Maestro era rimasto con i suoi apostoli nella sala al piano superiore, ma sentendoli scendere, egli si alzò e, buttatosi in fretta sulle spalle un mantello di lino, li seguì attraverso la città, passò il torrente Cedron, e proseguì fino al loro accampamento privato adiacente al Parco di Getsemani. E Giovanni Marco rimase talmente vicino al Maestro per tutta questa notte ed il giorno successivo, che fu testimone di ogni cosa ed ascoltò di nascosto gran parte di ciò che il Maestro disse da questo momento fino all’ora della crocifissione.

182:0.2 (1963.2) Mentre Gesù e gli undici tornavano al campo, gli apostoli cominciarono ad interrogarsi sul significato della prolungata assenza di Giuda, e discussero tra di loro sulla predizione del Maestro che uno di loro l’avrebbe tradito, e per la prima volta sospettarono che non tutto andasse bene con Giuda Iscariota. Ma essi non s’impegnarono in aperti commenti su Giuda prima di raggiungere il campo e costatare che egli non era là ad aspettare per accoglierli. Quando assediarono tutti Andrea per sapere che cosa era successo di Giuda, il loro capo si limitò a rispondere: “Non so dove sia Giuda, ma temo che ci abbia abbandonato.”

1. L’ultima preghiera in comune

182:1.1 (1963.3) Alcuni istanti dopo il loro arrivo al campo, Gesù disse loro: “Amici e fratelli miei, il mio tempo con voi è ora pochissimo, e desidero che ci appartiamo per pregare nostro Padre che è nei cieli di darci la forza per sostenerci in quest’ora e per il futuro in tutta l’opera che dobbiamo compiere in nome suo.”

182:1.2 (1963.4) Dopo aver parlato così, egli li condusse a breve distanza sull’Oliveto, ed in piena vista di Gerusalemme li invitò ad inginocchiarsi su una larga roccia piatta in cerchio attorno a lui, come avevano fatto nel giorno della loro ordinazione; e poi, mentre egli stava là in piedi in mezzo a loro glorificato nella dolce luce lunare, alzò gli occhi al cielo e pregò:

182:1.3 (1963.5) “Padre, la mia ora è venuta; glorifica ora tuo Figlio affinché il Figlio possa glorificare te. So che mi hai dato piena autorità su tutte le creature viventi del mio regno, ed io darò la vita eterna a tutti coloro che diverranno figli di Dio per fede. E questa è la vita eterna: che le mie creature ti conoscano come il solo vero Dio e Padre di tutti, e che credano in colui che hai mandato in questo mondo. Padre, io ti ho esaltato sulla terra ed ho portato a termine l’opera che mi hai dato da compiere. Ho quasi terminato il mio conferimento ai figli da noi stessi creati; non mi rimane che abbandonare la mia vita nella carne. Ed ora, o Padre mio, glorificami con la gloria che avevo presso di te prima che questo mondo fosse ed accoglimi ancora una volta alla tua destra.

182:1.4 (1964.1) “Io ti ho manifestato agli uomini che hai scelto dal mondo e che mi hai dato. Essi sono tuoi — come tutta la vita è nelle tue mani — tu me li hai dati ed io ho vissuto tra di loro, insegnando loro la via della vita, ed essi hanno creduto. Questi uomini stanno imparando che tutto ciò che io ho proviene da te, e che la vita che vivo nella carne è destinata a far conoscere mio Padre ai mondi. La verità che tu mi hai dato io l’ho rivelata a loro. Questi miei amici ed ambasciatori hanno sinceramente accettato di ricevere la tua parola. Ho detto loro che sono provenuto da te, che tu mi hai mandato in questo mondo e che sto per ritornare da te. Padre, io prego per questi uomini scelti. E prego per loro non come pregherei per il mondo, ma come per coloro che ho scelto dal mondo per rappresentarmi nel mondo dopo che sarò ritornato alla tua opera, così come io ho rappresentato te in questo mondo durante il mio soggiorno nella carne. Questi uomini sono miei; tu me li hai dati; ma tutte le cose che sono mie sono sempre tue, e tutto ciò che era tuo tu hai ora ordinato che sia mio. Tu sei stato esaltato in me, ed ora io prego di poter essere onorato in questi uomini. Io non posso rimanere più a lungo in questo mondo; sto per ritornare al lavoro che mi hai dato da compiere. Devo lasciare indietro questi uomini a rappresentare noi ed il nostro regno tra gli uomini. Padre, preserva fedeli questi uomini mentre io mi preparo ad abbandonare la mia vita nella carne. Aiuta questi miei amici ad essere uno in spirito, così come noi siamo uno. Finché potevo stare con loro, potevo vegliare su di loro e guidarli, ma ora sto per partire. Rimani vicino a loro, Padre, finché non possiamo inviare il nuovo maestro a confortarli e fortificarli.

182:1.5 (1964.2) “Tu mi hai dato dodici uomini, ed io li ho conservati tutti salvo uno, il figlio della vendetta, che non ha voluto rimanere ancora con noi. Questi uomini sono deboli e fragili, ma so che possiamo avere fiducia in loro; io li ho messi alla prova; essi mi amano, così come riveriscono te. Benché essi debbano soffrire molto a causa mia, io desidero che siano anche ripieni di gioia nella certezza della filiazione nel regno celeste. Ho dato la tua parola a questi uomini ed ho insegnato loro la verità. Il mondo può odiarli, così come ha odiato me, ma io non chiedo che tu li porti fuori dal mondo, ma solo che li preservi dal male che è nel mondo. Santificali nella verità; la tua parola è verità. E come tu hai mandato me in questo mondo, così io sto per mandare questi uomini nel mondo. Per loro io ho vissuto tra gli uomini ed ho consacrato la mia vita al tuo servizio per poterli ispirare e perché fossero purificati attraverso la verità che ho insegnato loro e all’amore che ho rivelato loro. So bene, Padre mio, che non ho bisogno di chiederti di vegliare su questi fratelli dopo che me ne sarò andato; so che tu li ami quanto me, ma faccio questo perché essi possano comprendere meglio che il Padre ama gli uomini mortali come li ama il Figlio.

182:1.6 (1964.3) “Ed ora, Padre mio, vorrei pregare non solo per questi undici uomini, ma anche per tutti gli altri che ora credono, o che potranno credere in seguito nel vangelo del regno grazie alla parola del loro futuro ministero. Io desidero che tutti loro siano uno, così come tu ed io siamo uno. Tu sei in me ed io in te, ed io desidero che questi credenti siano anch’essi in noi; che entrambi i nostri spiriti dimorino in loro. Se i miei figli sono uno come noi siamo uno, e se essi si amano l’un l’altro come io li ho amati, allora tutti gli uomini crederanno che io provengo da te ed accetteranno di ricevere la rivelazione della verità e della gloria che io ho fatto. La gloria che tu mi hai dato io l’ho rivelata a questi credenti. Come tu hai vissuto con me in spirito, così io ho vissuto con loro nella carne. Come tu sei stato uno con me, così io sono stato uno con loro, e così il nuovo maestro sarà sempre uno con loro ed in loro. Ed ho fatto tutto ciò perché i miei fratelli nella carne possano sapere che il Padre li ama quanto li ama il Figlio, e che tu ami loro come ami me. Padre, opera con me per salvare questi credenti, affinché possano presto venire a stare con me in gloria e proseguire poi per unirsi a te nell’abbraccio del Paradiso. Coloro che servono con me nell’umiliazione li vorrei con me in gloria, affinché possano vedere tutto quello che tu hai posto nelle mie mani come messe eterna del seme del tempo nelle sembianze della carne mortale. Io desidero ardentemente mostrare ai miei fratelli terreni la gloria che avevo con te prima della fondazione di questo mondo. Questo mondo conosce molto poco di te, o Padre giusto, ma io ti conosco e ti ho fatto conoscere a questi credenti, ed essi faranno conoscere il tuo nome ad altre generazioni. Ed ora io prometto loro che tu sarai con loro nel mondo come sei stato con me — così sia.”

182:1.7 (1965.1) Gli undici rimasero inginocchiati in questo cerchio attorno a Gesù per parecchi minuti prima di alzarsi e di ritornare in silenzio al campo vicino.

182:1.8 (1965.2) Gesù pregò per l’unità tra i suoi discepoli, ma egli non desiderava l’uniformità. Il peccato crea un livello sterile d’inerzia cattiva, ma la rettitudine nutre lo spirito creativo dell’esperienza individuale nelle realtà viventi della verità eterna e nella comunione progressiva degli spiriti divini del Padre e del Figlio. Nella comunione spirituale del figlio credente con il Padre divino non ci può mai essere finalità dottrinale e superiorità settaria di coscienza di gruppo.

182:1.9 (1965.3) Nel corso di questa preghiera finale con i suoi apostoli il Maestro fece allusione al fatto che egli aveva manifestato il nome del Padre al mondo. E questo è veramente ciò che egli fece rivelando Dio mediante la sua vita perfezionata nella carne. Il Padre che è nei cieli aveva cercato di rivelarsi a Mosè, ma non poté andare oltre che fosse detto “IO SONO”. E quando fu pressato per una maggiore rivelazione di se stesso, fu solo svelato: “IO SONO ciò che IO SONO”. Ma quando Gesù ebbe terminato la sua vita terrena, questo nome del Padre era stato talmente rivelato che il Maestro, che era il Padre incarnato, poteva veramente dire:

182:1.10 (1965.4) Io sono il pane della vita.

182:1.11 (1965.5) Io sono l’acqua vivente.

182:1.12 (1965.6) Io sono la luce del mondo.

182:1.13 (1965.7) Io sono il desiderio di tutte le ere.

182:1.14 (1965.8) Io sono la porta aperta alla salvezza eterna.

182:1.15 (1965.9) Io sono la realtà della vita senza fine.

182:1.16 (1965.10) Io sono il buon pastore.

182:1.17 (1965.11) Io sono il sentiero della perfezione infinita.

182:1.18 (1965.12) Io sono la risurrezione e la vita.

182:1.19 (1965.13) Io sono il segreto della sopravvivenza eterna.

182:1.20 (1965.14) Io sono la via, la verità e la vita.

182:1.21 (1965.15) Io sono il Padre infinito dei miei figli finiti.

182:1.22 (1965.16) Io sono la vera vite; voi siete i tralci.

182:1.23 (1965.17) Io sono la speranza di tutti coloro che conoscono la verità vivente.

182:1.24 (1965.18) Io sono il ponte vivente da un mondo all’altro.

182:1.25 (1965.19) Io sono il legame vivente tra il tempo e l’eternità.

182:1.26 (1965.20) In tal modo Gesù ampliò la rivelazione vivente del nome di Dio per tutte le generazioni. Come l’amore divino rivela la natura di Dio, la verità eterna svela il suo nome in proporzioni sempre maggiori.

2. L’ultima ora prima del tradimento

182:2.1 (1966.1) Gli apostoli furono grandemente sorpresi quando tornarono al campo e non trovarono Giuda. Mentre gli undici erano impegnati in un’accesa discussione sul loro compagno apostolo traditore, Davide Zebedeo e Giovanni Marco presero Gesù da parte e gli rivelarono che avevano tenuto Giuda sotto osservazione per parecchi giorni, e che sapevano che egli intendeva consegnarlo nelle mani dei suoi nemici. Gesù li ascoltò, ma disse solo: “Amici miei, niente può accadere al Figlio dell’Uomo a meno che il Padre che è nei cieli non lo voglia. Che il vostro cuore non sia turbato; tutte le cose lavoreranno insieme per la gloria di Dio e la salvezza degli uomini.”

182:2.2 (1966.2) L’atteggiamento gioioso di Gesù stava scemando. Con il passare del tempo egli diveniva sempre più serio, persino triste. Gli apostoli, essendo molto agitati, erano restii a ritornare nelle loro tende anche quando il Maestro stesso li invitò a farlo. Al ritorno dal suo incontro con Davide e Giovanni, egli rivolse le sue ultime parole a tutti gli undici dicendo: “Amici miei, andate a riposare. Preparatevi per il lavoro di domani. Ricordatevi che dovremmo sottometterci tutti alla volontà del Padre che è nei cieli. Vi lascio la mia pace.” E dopo aver parlato così, egli fece loro cenno di andare alle loro tende, ma mentre vi andavano, chiamò Pietro, Giacomo e Giovanni, dicendo loro: “Desidero che voi restiate con me per qualche momento.”

182:2.3 (1966.3) Gli apostoli si addormentarono solo perché erano letteralmente esausti; dal loro arrivo a Gerusalemme essi avevano dormito poco. Prima che andassero nei loro singoli alloggi a dormire, Simone Zelota li portò tutti nella sua tenda, dove erano conservate le spade ed altre armi, e fornì a ciascuno di loro questo equipaggiamento da combattimento. Tutti loro ricevettero queste armi e se ne cinsero, salvo Natanaele. Natanaele, rifiutando di armarsi, disse: “Fratelli miei, il Maestro ci ha detto ripetutamente che il suo regno non è di questo mondo e che i suoi discepoli non dovrebbero combattere con la spada per determinarne l’instaurazione. Io credo a ciò; non penso che il Maestro abbia bisogno che noi usiamo la spada per difenderlo. Abbiamo visto tutti il suo enorme potere e sappiamo che potrebbe difendersi dai suoi nemici se lo volesse. Se egli non vuole resistere ai suoi nemici, deve essere perché questa linea di condotta rappresenta il suo tentativo di compiere la volontà di suo Padre. Io pregherò, ma non brandirò la spada.” Dopo che ebbe ascoltato il discorso di Natanaele, Andrea restituì la sua spada a Simone Zelota. E così nove di loro erano armati quando si separarono per la notte.

182:2.4 (1966.4) Il risentimento per il fatto che Giuda era un traditore eclissava per il momento ogni altra cosa nella mente degli apostoli. Il commento del Maestro su Giuda, fatto nel corso dell’ultima preghiera, aveva aperto i loro occhi sul fatto che egli li aveva abbandonati.

182:2.5 (1966.5) Dopo che gli otto apostoli si furono infine ritirati nelle loro tende, e mentre Pietro, Giacomo e Giovanni erano pronti a ricevere gli ordini del Maestro, Gesù disse a Davide Zebedeo: “Mandami il tuo messaggero più veloce e fidato.” Quando Davide condusse dal Maestro un certo Giacobbe, un tempo corriere nel servizio dei messaggeri notturni tra Gerusalemme e Betsaida, Gesù, rivolgendosi a lui, disse: “Recati in tutta fretta da Abner a Filadelfia e digli: ‘Il Maestro ti manda i suoi saluti di pace e dice che è venuta l’ora in cui egli sarà consegnato nelle mani dei suoi nemici che lo metteranno a morte, ma che risusciterà dalla morte e ti apparirà presto, prima di andare dal Padre, e ti darà allora le direttive sul momento in cui il nuovo maestro verrà a vivere nel vostro cuore.’” E dopo che Giacobbe ebbe ripetuto questo messaggio con soddisfazione del Maestro, Gesù lo sollecitò a partire dicendo: “Non temere che qualcuno possa farti qualcosa, Giacobbe, perché questa notte un messaggero invisibile correrà al tuo fianco.”

182:2.6 (1967.1) Poi Gesù si rivolse al capo dei visitatori greci che erano accampati con loro e disse: “Fratello mio, non essere turbato da ciò che sta per accadere, poiché ti ho già preavvertito. Il Figlio dell’Uomo sarà messo a morte per istigazione dei suoi nemici, i capi dei sacerdoti e i dirigenti ebrei, ma io risusciterò per restare un po’ di tempo con voi prima di andare dal Padre. E quando avrai visto accadere tutto ciò, glorifica Dio e fortifica i tuoi fratelli.”

182:2.7 (1967.2) In circostanze ordinarie gli apostoli avrebbero augurato personalmente la buona notte al Maestro, ma questa sera erano talmente preoccupati per la realizzazione improvvisa della diserzione di Giuda, ed erano così commossi per la natura insolita della preghiera di commiato del Maestro, che si limitarono ad ascoltare il suo saluto di addio e andarono via in silenzio.

182:2.8 (1967.3) Gesù disse questo ad Andrea quando lo lasciò quella notte: “Andrea, fa ciò che puoi per tenere uniti i tuoi fratelli fino a quando ritornerò da voi dopo aver bevuto questa coppa. Fortifica i tuoi fratelli, poiché ti ho già detto tutto. La pace sia con te.”

182:2.9 (1967.4) Nessuno degli apostoli si aspettava che capitasse qualcosa di straordinario quella notte perché era già molto tardi. Essi cercarono di dormire per potersi alzare presto il mattino dopo ed essere preparati al peggio. Essi pensavano che i capi dei sacerdoti avrebbero tentato d’impadronirsi del loro Maestro il mattino presto, perché nessun lavoro profano veniva mai fatto dopo il mezzogiorno nella giornata di preparazione alla Pasqua. Solo Davide Zebedeo e Giovanni Marco compresero che i nemici di Gesù sarebbero venuti con Giuda quella notte stessa.

182:2.10 (1967.5) Davide aveva disposto di stare di guardia quella notte sulla pista superiore che portava alla strada da Betania a Gerusalemme, mentre Giovanni Marco doveva vegliare lungo la strada che saliva dal Cedron verso Getsemani. Prima di partire per il suo incarico volontario di servizio esterno, Davide prese congedo da Gesù dicendo: “Maestro, ho provato grande gioia nel mio servizio con te. I miei fratelli sono tuoi apostoli, ma io ho provato piacere nel fare le cose più piccole come dovevano essere fatte, e ti rimpiangerò con tutto il mio cuore quando sarai partito”. Ed allora Gesù disse a Davide: “Davide, figlio mio, gli altri hanno fatto ciò che era stato loro ordinato di fare, ma questo servizio tu l’hai fatto di tua iniziativa, ed ho notato la tua devozione. Anche tu un giorno servirai con me nel regno eterno.”

182:2.11 (1967.6) Ed allora, mentre si preparava ad andare a montare di guardia sulla pista superiore, Davide disse a Gesù: “Tu sai, Maestro, che ho mandato a chiamare la tua famiglia, ed ho notizia da un messaggero che essi sono questa notte a Gerico. Saranno qui domani mattina presto, perché sarebbe stato rischioso per loro salire di notte questo sentiero pericoloso.” E Gesù, guardando Davide, disse solo: “Così sia, Davide.”

182:2.12 (1967.7) Quando Davide fu salito sull’Oliveto, Giovanni Marco si mise di guardia vicino alla strada che scendeva lungo il torrente verso Gerusalemme. E Giovanni sarebbe rimasto in questo posto se non fosse stato per il suo grande desiderio di essere vicino a Gesù e di sapere ciò che stava accadendo. Poco dopo che Davide l’ebbe lasciato, e dopo che Giovanni Marco ebbe notato Gesù ritirarsi con Pietro, Giacomo e Giovanni in una forra vicina, fu talmente sopraffatto dalla devozione unita alla curiosità che abbandonò il suo posto di sentinella e li seguì, nascondendosi nei cespugli, da dove vide e sentì tutto ciò che accadde durante quegli ultimi momenti nel giardino e poco prima che Giuda e le guardie armate apparissero per arrestare Gesù.

182:2.13 (1968.1) Mentre avveniva tutto questo al campo del Maestro, Giuda Iscariota stava conferendo con il capitano delle guardie del tempio, che aveva riunito i suoi uomini in vista di partire, sotto la guida del traditore, per arrestare Gesù.

3. Da solo a Getsemani

182:3.1 (1968.2) Quando tutto fu silenzioso e tranquillo nel campo, Gesù, con Pietro, Giacomo e Giovanni, raggiunse a breve distanza una vicina forra dove egli era andato spesso in precedenza a pregare e a comunicare. I tre apostoli non poterono fare a meno di costatare che egli era profondamente depresso; essi non avevano mai visto prima il loro Maestro così triste ed abbattuto. Quando giunsero sul luogo delle sue devozioni, egli invitò i tre a sedersi e a vegliare con lui mentre si allontanava ad un tiro di sasso per pregare. Dopo essere caduto faccia a terra, egli pregò: “Padre mio, io sono venuto in questo mondo per fare la tua volontà, e così ho fatto. So che è giunta l’ora di sacrificare questa vita nella carne, e non mi sottraggo a ciò, ma vorrei sapere se è tua volontà che io beva questa coppa. Dammi l’assicurazione che ti soddisferò nella mia morte così come ho fatto nella mia vita.”

182:3.2 (1968.3) Il Maestro rimase in atteggiamento di preghiera per alcuni istanti, e poi, tornato verso i tre apostoli, li trovò profondamente addormentati, perché le loro pupille erano pesanti e non riuscivano a rimanere svegli. Dopo averli svegliati, Gesù disse: “Come! Non potete vegliare con me nemmeno per un’ora? Non riuscite a vedere che la mia anima è estremamente triste, di una tristezza mortale, e che desidero ardentemente la vostra compagnia?” Dopo che i tre si furono destati dal loro torpore, il Maestro si appartò di nuovo e, prostratosi a terra, pregò ancora: “Padre, so che è possibile evitare questa coppa — tutto è possibile per te — ma io sono venuto a fare la tua volontà, e benché questa coppa sia amara, la berrò se tale è la tua volontà.” E dopo che ebbe pregato così, un angelo possente discese al suo fianco e, parlandogli, lo toccò e lo fortificò.

182:3.3 (1968.4) Quando Gesù tornò a parlare con i tre apostoli, li trovò di nuovo profondamente addormentati. Egli li svegliò e disse: “In un tale momento ho bisogno che vegliate e preghiate con me — ancor più avete bisogno di pregare per non soccombere alla tentazione — perché vi addormentate quando vi lascio?”

182:3.4 (1968.5) E poi, per una terza volta, il Maestro si ritirò e pregò: “Padre, tu vedi i miei apostoli addormentati; abbi misericordia di loro. In verità lo spirito è pronto, ma la carne è debole. Ed ora, o Padre, se questa coppa non può essere allontanata, allora la berrò. Sia fatta non la mia, ma la tua volontà.” E quando ebbe finito di pregare, egli rimase per un momento prostrato al suolo. Quando si alzò e ritornò dai suoi apostoli, ancora una volta li trovò addormentati. Egli li osservò e, con un gesto di pietà, disse teneramente: “Continuate a dormire ora e riposatevi; il momento della decisione è passato. È ormai prossima l’ora in cui il Figlio dell’Uomo sarà tradito nelle mani dei suoi nemici.” Mentre si piegò per scuoterli e svegliarli, egli disse: “Alzatevi, ritorniamo al campo, perché, ecco, colui che mi tradisce è vicino, ed è giunta l’ora in cui il mio gregge sarà disperso. Ma io vi ho già parlato di queste cose.”

182:3.5 (1968.6) Durante gli anni che Gesù visse tra i suoi discepoli, essi ebbero in verità molte prove della sua natura divina, ma proprio ora essi stanno per avere nuove prove della sua umanità. Giusto prima della più grande di tutte le rivelazioni della sua divinità, la sua risurrezione, devono ora venire le prove più grandi della sua natura mortale, la sua umiliazione e la sua crocifissione.

182:3.6 (1969.1) Ogni volta che egli aveva pregato nel giardino, la sua umanità si era appoggiata fermamente, mediante la fede, sulla sua divinità; la sua volontà umana divenne più completamente una con la volontà divina di suo Padre. Tra le altre parole dettegli dal possente angelo c’era il messaggio che il Padre desiderava che suo Figlio terminasse il suo conferimento terreno passando per l’esperienza della morte come creatura, proprio come tutte le creature mortali devono fare l’esperienza della dissoluzione materiale passando dall’esistenza del tempo alla progressione dell’eternità.

182:3.7 (1969.2) A tarda sera non era sembrato così difficile bere la coppa, ma quando il Gesù umano disse addio ai suoi apostoli e li mandò a riposare, la prova divenne più terribile. Gesù provava quel naturale flusso e riflusso di sentimenti che è comune ad ogni esperienza umana, ed in questo momento egli era stanco per il lavoro, spossato dalle lunghe ore di strenua fatica e di penosa ansietà per la sicurezza dei suoi apostoli. Benché nessun mortale possa pretendere di comprendere i pensieri e i sentimenti del Figlio di Dio incarnato in un momento come questo, noi sappiamo che egli provò una grande angoscia e soffrì di una tristezza indicibile, perché il sudore colava a grosse gocce sul suo viso. Egli era alla fine convinto che il Padre intendeva lasciare che gli eventi naturali seguissero il loro corso; era pienamente deciso a non impiegare alcuno dei suoi sovrani poteri di capo supremo di un universo per salvare se stesso.

182:3.8 (1969.3) Le schiere riunite di una vasta creazione si stavano ora librando su questa scena sotto il comando congiunto temporaneo di Gabriele e dell’Aggiustatore Personalizzato di Gesù. I comandanti di divisione di queste armate celesti sono stati ripetutamente avvertiti di non interferire in queste operazioni sulla terra a meno che Gesù stesso non ordinasse loro d’intervenire.

182:3.9 (1969.4) L’esperienza di separarsi dagli apostoli esercitava una grande tensione sul cuore umano di Gesù; questo dispiacere d’amore si abbatté su di lui e gli rese più difficile affrontare una morte come quella che egli sapeva bene che lo attendeva. Egli realizzò quanto deboli ed ignoranti fossero i suoi apostoli, ed aveva paura a lasciarli soli. Egli sapeva bene che era giunto il momento della sua partenza, ma il suo cuore umano cercava ardentemente di scoprire se non ci potesse essere una qualche via d’uscita legittima per sfuggire a questa terribile situazione di sofferenza e di tristezza. E dopo che ebbe cercato così una scappatoia, senza riuscirvi, egli accettò di bere la coppa. La mente divina di Micael sapeva che aveva fatto del suo meglio per i dodici apostoli, ma il cuore umano di Gesù desiderava che fosse stato fatto di più per loro prima che fossero lasciati soli nel mondo. Il cuore di Gesù stava per essere spezzato; egli amava veramente i suoi fratelli. Egli era isolato dalla sua famiglia carnale; uno dei suoi associati scelti lo stava tradendo. Il popolo di suo padre Giuseppe l’aveva respinto ed aveva con ciò suggellato il proprio destino come popolo con una missione speciale sulla terra. La sua anima era torturata dall’amore deluso e dalla misericordia respinta. Era proprio uno di quei terribili momenti umani in cui ogni cosa sembra abbattersi con una crudeltà schiacciante ed un’angoscia terribile.

182:3.10 (1969.5) L’umanità di Gesù non era insensibile a questa situazione di solitudine personale, d’infamia pubblica e di apparente fallimento della sua causa. Tutti questi sentimenti lo schiacciavano con un’oppressione indescrivibile. In questa grande tristezza la sua mente ritornò ai giorni della sua fanciullezza a Nazaret ed ai suoi primi lavori in Galilea. Nel momento di questa grande prova sorsero nella sua mente molte di quelle scene piacevoli del suo ministero terreno. E fu grazie a questi vecchi ricordi di Nazaret, di Cafarnao, del Monte Hermon e del sorgere e tramontare del sole sul scintillante Mare di Galilea che egli si calmò al punto da rendere il suo cuore umano forte e pronto ad incontrare il rinnegato che doveva di lì a poco tradirlo.

182:3.11 (1970.1) Prima che arrivassero Giuda ed i soldati, il Maestro aveva completamente ripreso il suo equilibrio abituale; lo spirito aveva trionfato sulla carne; la fede si era affermata su tutte le tendenze umane alla paura o ad avere dei dubbi. La prova suprema della piena realizzazione della natura umana era stata affrontata ed accettabilmente superata. Ancora una volta il Figlio dell’Uomo era pronto ad affrontare i suoi nemici con serenità e nella piena assicurazione della sua invincibilità come uomo mortale votato senza riserve a fare la volontà di suo Padre.

Fascicolo 183 - Il tradimento e l’arresto di Gesù

Il Libro di Urantia

Fascicolo 183

Il tradimento e l’arresto di Gesù

183:0.1 (1971.1) DOPO che Gesù ebbe infine svegliato Pietro, Giacomo e Giovanni, suggerì loro di tornare alle loro tende e di cercare di dormire per prepararsi agli impegni del giorno dopo. Ma oramai i tre apostoli erano del tutto svegli; essi erano stati ristorati dai loro brevi sonnellini, ed inoltre erano stimolati ed eccitati dall’arrivo sulla scena di due messaggeri agitati che chiesero di Davide Zebedeo e partirono in fretta alla sua ricerca quando Pietro li informò dov’era di guardia.

183:0.2 (1971.2) Sebbene otto degli apostoli fossero profondamente addormentati, i Greci che erano accampati vicino a loro erano più timorosi di disordini, al punto che avevano posto una sentinella che desse l’allarme in caso di pericolo. Quando questi due messaggeri entrarono di corsa nel campo, la sentinella greca procedette a svegliare tutti i suoi compatrioti, i quali uscirono dalle loro tende completamente vestiti ed armati. Tutto il campo era ora sveglio salvo gli otto apostoli. Pietro desiderava chiamare i suoi compagni, ma Gesù glielo impedì decisamente. Il Maestro esortò dolcemente tutti a ritornare nelle loro tende, ma essi erano riluttanti a seguire il suo invito.

183:0.3 (1971.3) Non essendo riuscito a disperdere i suoi discepoli, il Maestro li lasciò e scese verso il frantoio vicino all’entrata del Parco di Getsemani. Sebbene i tre apostoli, i Greci e gli altri membri del campo esitassero a seguirlo da vicino, Giovanni Marco fece in fretta il giro attraverso gli olivi e si nascose in una piccola baracca vicino al frantoio. Gesù si allontanò dal campo e dai suoi amici affinché coloro che erano venuti a prenderlo, quando fossero arrivati, potessero arrestarlo senza disturbare i suoi apostoli. Il Maestro temeva che i suoi apostoli fossero svegli e presenti al momento del suo arresto affinché lo spettacolo di Giuda che lo tradiva non suscitasse la loro animosità al punto da farli resistere ai soldati e da essere portati in prigione con lui. Egli temeva che, se fossero stati arrestati con lui, potessero anche morire con lui.

183:0.4 (1971.4) Anche se Gesù sapeva che il piano per farlo morire aveva la sua origine nei consigli dei dirigenti ebrei, era anche consapevole che tutti questi nefasti progetti avevano le piena approvazione di Lucifero, di Satana e di Caligastia. E sapeva bene che questi ribelli dei regni sarebbero stati felici di vedere anche tutti gli apostoli sterminati con lui.

183:0.5 (1971.5) Gesù si sedette da solo sul frantoio, dove attese l’arrivo del traditore, ed era visto in questo momento solo da Giovanni Marco e da una schiera innumerevole di osservatori celesti.

1. La volontà del Padre

183:1.1 (1971.6) C’è un grande pericolo di fraintendere il significato di numerose affermazioni e di molti avvenimenti associati alla fine della carriera del Maestro nella carne. Il trattamento crudele di Gesù da parte dei servi ignoranti e dei soldati insensibili, la condotta iniqua del suo giudizio e l’atteggiamento spietato dei capi religiosi riconosciuti, non devono essere confusi con il fatto che Gesù, sottoponendosi pazientemente a tutte queste sofferenze ed umiliazioni, stava compiendo veramente la volontà del Padre del Paradiso. Era di fatto ed in verità volontà del Padre che suo Figlio bevesse fino in fondo la coppa dell’esperienza dei mortali dalla nascita alla morte, ma il Padre celeste non ebbe assolutamente nulla a che fare con la provocazione della barbara condotta di questi esseri umani presunti civilizzati che torturarono così brutalmente il Maestro e riversarono così orribilmente successive offese sulla sua persona che non opponeva resistenza. Queste esperienze disumane e scioccanti che Gesù fu chiamato a subire nelle ultime ore della sua vita di mortale non facevano parte in alcun senso della volontà divina del Padre, che la sua natura umana si era così trionfalmente impegnata a compiere al momento del rendiconto finale dell’uomo a Dio, come espresso nella triplice preghiera che egli formulò nel giardino mentre i suoi apostoli stanchi dormivano il sonno della spossatezza fisica.

183:1.2 (1972.1) Il Padre che è nei cieli desiderava che il Figlio di conferimento terminasse la sua carriera terrena in modo naturale, proprio come tutti i mortali devono terminare la loro vita sulla terra e nella carne. Gli uomini e le donne ordinari non possono aspettarsi che le loro ultime ore sulla terra ed il susseguente episodio della morte siano facilitati da una dispensa speciale. Di conseguenza Gesù scelse di abbandonare la sua vita nella carne nella maniera conforme al corso degli eventi naturali, e rifiutò fermamente di svincolarsi dalle grinfie crudeli di una perfida cospirazione di avvenimenti disumani che lo portavano con orribile certezza verso la sua incredibile umiliazione e la sua morte ignominiosa. Ed ogni elemento di tutta questa stupefacente manifestazione di odio e di questa dimostrazione senza precedenti di crudeltà fu opera di uomini cattivi e di mortali malvagi. Dio nei cieli non ha voluto questo, né è stato ordinato dai nemici accaniti di Gesù, sebbene essi avessero fatto molto per assicurarsi che dei mortali ottusi e malvagi respingessero così il Figlio conferitosi. Anche il padre del peccato distolse il suo sguardo dallo straziante orrore della scena della crocifissione.

2. Giuda in città

183:2.1 (1972.2) Dopo che Giuda lasciò così bruscamente la tavola mentre partecipava all’Ultima Cena, andò direttamente a casa di suo cugino e poi i due andarono di filato dal capitano delle guardie del tempio. Giuda chiese al capitano di riunire le guardie e lo informò che era pronto a condurli da Gesù. Essendo Giuda apparso sulla scena un po’ prima di quanto fosse atteso, ci fu qualche ritardo per essere pronti a partire per la casa di Marco, dove Giuda si aspettava di trovare Gesù ancora in riunione con gli apostoli. Il Maestro e gli undici lasciarono la casa di Elia Marco esattamente quindici minuti prima dell’arrivo del traditore e delle guardie. Al momento in cui il plotone raggiunse la casa di Marco, Gesù e gli undici erano ben fuori delle mura della città ed in cammino verso il campo dell’Oliveto.

183:2.2 (1972.3) Giuda fu molto turbato per non aver trovato Gesù a casa di Marco ed in compagnia degli undici uomini, soltanto due dei quali erano armati per resistere. Gli era capitato di sapere che, nel pomeriggio in cui avevano lasciato il campo, solo Simon Pietro e Simone Zelota si erano cinti di spada. Giuda aveva sperato di prendere Gesù quando la città era tranquilla e quando c’erano poche possibilità di resistenza. Il traditore temeva che, se li aspettava al loro ritorno al campo, avrebbe dovuto affrontare più di sessanta discepoli devoti, e sapeva anche che Simone Zelota disponeva di un’ampia scorta di armi. Giuda stava diventando sempre più nervoso pensando a quanto gli undici apostoli leali l’avrebbero detestato, e temeva che avrebbero cercato tutti di ucciderlo. Egli non solo era sleale, ma in cuor suo era anche un vero codardo.

183:2.3 (1973.1) Quando non trovarono Gesù nella sala al piano superiore, Giuda chiese al capitano delle guardie di ritornare al tempio. A quest’ora i dirigenti avevano cominciato a riunirsi a casa del sommo sacerdote per prepararsi a ricevere Gesù, visto che il loro accordo con il traditore comportava l’arresto di Gesù entro la mezzanotte di quel giorno. Giuda spiegò ai suoi associati che essi avevano mancato Gesù alla casa di Marco, e che sarebbe stato necessario andare a Getsemani per arrestarlo. Il traditore proseguì precisando che più di sessanta discepoli devoti erano accampati con lui e che erano tutti bene armati. I capi degli Ebrei ricordarono a Giuda che Gesù aveva sempre predicato la non resistenza, ma Giuda replicò che non si poteva contare che tutti i discepoli di Gesù obbedissero a tale insegnamento. Egli temeva realmente per se stesso e perciò osò chiedere una compagnia di quaranta soldati armati. Poiché le autorità ebraiche non avevano una tale forza di uomini armati sotto la loro giurisdizione, andarono subito alla fortezza di Antonia e chiesero al comandante romano di fornire loro questa guardia; ma quando sentì che intendevano arrestare Gesù, egli rifiutò immediatamente di acconsentire alla loro richiesta e li mandò dal suo ufficiale superiore. In tal modo fu persa più di un’ora per andare da un’autorità all’altra, fino a che essi furono infine costretti ad andare da Pilato stesso per ottenere l’autorizzazione ad impiegare le guardie armate romane. Era tardi quando arrivarono a casa di Pilato, ed egli si era ritirato con sua moglie nelle proprie stanze private. Egli esitò ad immischiarsi minimamente in questa faccenda, tanto più perché sua moglie gli aveva chiesto di non aderire alla richiesta. Ma poiché era presente il presidente del Sinedrio ebreo per chiedere personalmente questa assistenza, il governatore ritenne saggio aderire alla petizione, pensando di poter rettificare successivamente qualsiasi cattiva azione che essi avessero intenzione di commettere.

183:2.4 (1973.2) Di conseguenza, quando Giuda Iscariota partì dal tempio, verso le undici e mezzo, era accompagnato da più di sessanta persone — guardie del tempio, soldati romani e servi curiosi dei capi dei sacerdoti e dei dirigenti.

3. L’arresto del Maestro

183:3.1 (1973.3) Mentre questa compagnia di soldati e di guardie armate, portando torce e lanterne, si avvicinava al giardino, Giuda camminava molto avanti al gruppo per essere pronto ad identificare rapidamente Gesù in modo che gli incaricati di arrestarlo potessero facilmente mettere le mani su di lui prima che i suoi associati avessero il tempo di radunarsi in sua difesa. E c’era anche un’altra ragione perché Giuda scelse di precedere i nemici del Maestro: egli pensava che sarebbe sembrato che fosse arrivato sulla scena prima dei soldati, cosicché gli apostoli e gli altri riuniti attorno a Gesù potevano non collegarlo direttamente con le guardie armate che lo seguivano così da vicino. Giuda aveva anche pensato di presentarsi come se si fosse affrettato ad avvertirli della venuta delle guardie per arrestarlo, ma questo piano fu frustrato dal modo sdegnoso di Gesù di salutare il traditore. Anche se il Maestro parlò a Giuda amabilmente, lo salutò come un traditore.

183:3.2 (1973.4) Appena Pietro, Giacomo e Giovanni, con una trentina di loro compagni campeggiatori, videro il gruppo armato munito di torce che superava la cima della collina, capirono che questi soldati stavano venendo ad arrestare Gesù, e scesero tutti precipitosamente verso il frantoio dove il Maestro stava seduto da solo al chiaro di luna. Mentre la compagnia di soldati si avvicinava da un lato, i tre apostoli e i loro associati si avvicinavano dall’altro. Quando Giuda si fece avanti per avvicinarsi al Maestro, i due gruppi si fermarono, immobili, con il Maestro tra di loro, e Giuda che si preparava ad imprimere il bacio traditore sulla sua fronte.

183:3.3 (1974.1) Il traditore aveva sperato, dopo aver condotto le guardie a Getsemani, di poter semplicemente indicare Gesù ai soldati o tutt’al più di mantenere la promessa di salutarlo con un bacio e poi ritirarsi velocemente dalla scena. Giuda temeva grandemente che gli apostoli fossero tutti presenti e concentrassero il loro attacco su di lui per punirlo d’aver osato tradire il loro amato maestro. Ma quando il Maestro l’accolse come un traditore, egli fu talmente confuso che non fece alcun tentativo di fuggire.

183:3.4 (1974.2) Gesù fece un ultimo sforzo per evitare a Giuda di tradirlo effettivamente; prima che il traditore lo raggiungesse, fece qualche passo di lato, e rivolgendosi al primo soldato sulla sinistra, il capitano dei Romani, disse: “Chi cerchi?” Il capitano rispose: “Gesù di Nazaret.” Allora Gesù si pose immediatamente davanti all’ufficiale e, stando là nella serena maestà del Dio di tutta questa creazione, disse: “Sono io.” Molti di questo gruppo armato avevano sentito Gesù insegnare nel tempio, altri avevano inteso parlare delle sue potenti opere, e quando lo sentirono annunciare così coraggiosamente la sua identità, quelli delle prime file indietreggiarono subito. Essi furono sopraffatti dalla sorpresa di fronte al suo calmo e maestoso annuncio della sua identità. Non c’era, dunque, alcun bisogno che Giuda proseguisse nel suo piano di tradimento. Il Maestro si era coraggiosamente rivelato ai suoi nemici, ed essi avrebbero potuto prenderlo senza l’assistenza di Giuda. Ma il traditore doveva fare qualcosa per giustificare la sua presenza con questa truppa armata, ed inoltre voleva dare una dimostrazione di compiere la sua parte dell’accordo di tradimento fatto con i capi degli Ebrei, al fine di meritare le grosse ricompense e i grandi onori di cui sperava essere colmato a compenso della sua promessa di consegnare Gesù nelle loro mani.

183:3.5 (1974.3) Mentre le guardie si riprendevano dalla loro iniziale esitazione alla vista di Gesù e al suono della sua voce straordinaria, e mentre gli apostoli e i discepoli si avvicinavano, Giuda avanzò verso Gesù e, dandogli un bacio sulla sua fronte, disse: “Salve, Signore e Maestro.” E quando Giuda abbracciò in questo modo il suo Maestro, Gesù disse: “Amico, non ti basta fare questo! Vuoi anche tradire il Figlio dell’Uomo con un bacio?”

183:3.6 (1974.4) Gli apostoli e i discepoli erano letteralmente sbalorditi da ciò che vedevano. Per un istante nessuno si mosse. Poi Gesù, liberandosi dall’abbraccio traditore di Giuda, avanzò verso le guardie e i soldati e chiese di nuovo: “Chi cercate?” E di nuovo il capitano disse: “Gesù di Nazaret.” E di nuovo Gesù rispose: “Ti ho detto che sono io. Se dunque cerchi me, lascia che questi altri vadano per la loro strada. Io sono pronto a seguirti.”

183:3.7 (1974.5) Gesù era pronto a ritornare a Gerusalemme con le guardie, e il capitano dei soldati era pienamente disposto a permettere ai tre apostoli e ai loro associati di andare in pace per la loro strada. Ma prima che essi avessero potuto ripartire, mentre Gesù stava là aspettando gli ordini del capitano, un certo Malchus, la guardia del corpo siriana del sommo sacerdote, avanzò verso Gesù e si preparò a legargli le mani dietro la schiena, benché il capitano romano non avesse ordinato che Gesù fosse legato in tal modo. Quando Pietro e i suoi associati videro il loro Maestro sottoposto a questo affronto, non riuscirono più a trattenersi. Pietro trasse la sua spada e si precipitò avanti con gli altri per colpire Malchus. Ma prima che i soldati potessero accorrere in difesa del servo del sommo sacerdote, Gesù alzò una mano verso Pietro in un gesto d’interdizione, e parlandogli aspramente disse: “Pietro, rinfodera la tua spada. Coloro che prendono la spada moriranno di spada. Non comprendi che è volontà del Padre che io beva questa coppa? Non sai nemmeno che anche ora potrei comandare più di dodici legioni di angeli e di loro associati, che mi libererebbero dalle mani di questi pochi uomini?”

183:3.8 (1975.1) Benché Gesù avesse posto fine così a questa dimostrazione di resistenza fisica da parte dei suoi discepoli, ciò fu sufficiente per suscitare la paura del capitano delle guardie che ora, con l’aiuto dei suoi soldati, mise le sue forti mani su Gesù e lo legò rapidamente. E mentre essi gli legavano le mani con delle robuste corde, Gesù disse loro: “Perché uscite contro di me con spade e con bastoni come se doveste prendere un ladro? Sono stato tutti i giorni con voi nel tempio, insegnando pubblicamente al popolo e non avete fatto alcun tentativo di prendermi.”

183:3.9 (1975.2) Quando Gesù fu legato, il capitano, temendo che i discepoli del Maestro tentassero di liberarlo, diede ordine che fossero arrestati; ma i soldati non furono abbastanza rapidi perché, avendo sentito gli ordini del capitano di arrestarli, i discepoli di Gesù fuggirono in fretta nella forra. Per tutto questo tempo Giovanni Marco era rimasto rinchiuso nella vicina baracca. Quando le guardie ripartirono per Gerusalemme con Gesù, Giovanni Marco tentò di uscire furtivamente dalla baracca per raggiungere gli apostoli e i discepoli che stavano fuggendo; ma proprio mentre usciva, uno degli ultimi soldati che tornavano dall’aver inseguito i discepoli in fuga stava passando vicino, e vedendo questo giovane nella sua tunica di lino, gli diede la caccia, riuscendo quasi a prenderlo. In effetti, il soldato arrivò abbastanza vicino a Giovanni da afferrare la sua tunica, ma il giovane si liberò della veste, fuggendo nudo mentre il soldato teneva la tunica vuota. Giovanni Marco si recò in tutta fretta da Davide Zebedeo sulla pista superiore. Quando ebbe raccontato a Davide ciò che era successo, ritornarono entrambi velocemente alle tende degli apostoli che dormivano ed informarono tutti gli otto del tradimento e dell’arresto del Maestro.

183:3.10 (1975.3) Nel momento in cui gli otto apostoli stavano per essere svegliati, quelli che erano fuggiti nella forra stavano tornando, e si radunarono tutti vicino al frantoio per discutere su che cosa si dovesse fare. Nel frattempo Simon Pietro e Giovanni Zebedeo, che si erano nascosti tra gli olivi, erano già partiti per seguire il gruppo di soldati, guardie e servi che stavano ora conducendo Gesù a Gerusalemme come avrebbero condotto un criminale inveterato. Giovanni seguiva la marmaglia da vicino, e Pietro seguiva più lontano. Dopo che Giovanni Marco era fuggito dalle grinfie del soldato, si era coperto con un mantello che aveva trovato nella tenda di Simon Pietro e di Giovanni Zebedeo. Egli sospettava che le guardie stessero andando a portare Gesù a casa di Anna, il sommo sacerdote emerito; così egli fece un lungo giro attraverso gli oliveti ed arrivò là prima del gruppo, nascondendosi vicino alla porta d’entrata del palazzo del sommo sacerdote.

4. La discussione presso il frantoio

183:4.1 (1975.4) Giacomo Zebedeo si trovò separato da Simon Pietro e da suo fratello Giovanni, cosicché si unì ora agli altri apostoli e ai loro compagni campeggiatori presso il frantoio per decidere che cosa si dovesse fare riguardo all’arresto del Maestro.

183:4.2 (1975.5) Andrea era stato sciolto da ogni responsabilità nella direzione del gruppo dei suoi compagni apostoli; di conseguenza, nella più grande di tutte le crisi della loro vita, egli rimase in silenzio. Dopo una breve discussione informale, Simone Zelota salì su un muretto di pietra del frantoio e, facendo un’appassionata perorazione a favore della fedeltà al Maestro e alla causa del regno, esortò i suoi compagni apostoli e gli altri discepoli a correre dietro alla marmaglia per liberare Gesù. La maggior parte del gruppo sarebbe stata disposta a seguire la sua condotta aggressiva se non fosse stato per il parere di Natanaele, il quale si alzò quando Simone ebbe finito di parlare e richiamò la loro attenzione sui ripetuti insegnamenti di Gesù circa la non resistenza. Egli ricordò loro inoltre che quella stessa notte Gesù aveva ordinato loro di preservare la loro vita per i tempi in cui fossero andati nel mondo a proclamare la buona novella del vangelo del regno celeste. E Natanaele fu incoraggiato in questo atteggiamento da Giacomo Zebedeo, il quale raccontò ora come Pietro ed altri avevano sfoderato le loro spade per impedire l’arresto del Maestro, e come Gesù invitò Simon Pietro ed i suoi compagni armati a rinfoderare le loro lame. Anche Matteo e Filippo parlarono, ma niente di preciso uscì da questa discussione fino a che Tommaso, richiamando la loro attenzione sul fatto che Gesù aveva consigliato a Lazzaro di non esporsi alla morte, fece notare che essi non potevano fare niente per salvare il loro Maestro, poiché egli aveva rifiutato di consentire ai suoi amici di difenderlo e poiché persisteva nell’astenersi dall’usare i suoi poteri divini per contrastare i suoi nemici umani. Tommaso li persuase a disperdersi, ciascuno per conto proprio, con l’intesa che Davide Zebedeo restasse al campo per mantenere un punto di riferimento ed un quartier generale di messaggeri per il gruppo. Verso le due e mezzo di quel mattino il campo veniva abbandonato; solo Davide restava a disposizione con tre o quattro messaggeri, avendo spedito gli altri a raccogliere informazioni sul luogo in cui era stato portato Gesù e su che cosa stessero facendo di lui.

183:4.3 (1976.1) Cinque degli apostoli, Natanaele, Matteo, Filippo e i gemelli, andarono a nascondersi a Betfage e a Betania. Tommaso, Andrea, Giacomo e Simone Zelota si nascosero in città. Simon Pietro e Giovanni Zebedeo proseguirono verso la casa di Anna.

183:4.4 (1976.2) Poco dopo l’alba, Simon Pietro, una mesta immagine di profonda disperazione, ritornò al campo di Getsemani. Davide lo fece accompagnare da un messaggero perché raggiungesse suo fratello Andrea, che era a casa di Nicodemo a Gerusalemme.

183:4.5 (1976.3) Sino alla fine estrema della crocifissione, Giovanni Zebedeo rimase sempre vicino, come Gesù gli aveva ordinato, e fu lui che fornì ora per ora ai messaggeri di Davide le informazioni che essi portavano a Davide al campo del giardino, e che erano poi ritrasmesse agli apostoli nascosti e alla famiglia di Gesù.

183:4.6 (1976.4) Certo, il pastore è percosso e le pecore sono disperse! Mentre essi realizzano vagamente che Gesù li ha preavvertiti di questa stessa situazione, sono troppo duramente colpiti dall’improvvisa scomparsa del Maestro per essere capaci di utilizzare normalmente la loro mente.

183:4.7 (1976.5) Fu appena dopo l’alba e poco dopo che Pietro era stato mandato a raggiungere suo fratello, che Giuda, il fratello carnale di Gesù, arrivò al campo quasi senza fiato e in anticipo sul resto della famiglia di Gesù, per sapere solo che il Maestro era già stato posto in stato d’arresto; ed egli si affrettò a ridiscendere la strada di Gerico per portare questa informazione a sua madre e ai suoi fratelli e sorelle. Davide Zebedeo mandò a dire alla famiglia di Gesù, tramite Giuda, di riunirsi a casa di Marta e Maria a Betania e di aspettare là le notizie che i suoi messaggeri avrebbero regolarmente portato loro.

183:4.8 (1976.6) Questa era la situazione durante la seconda metà della notte di giovedì e le prime ore del mattino di venerdì riguardo agli apostoli, ai principali discepoli e alla famiglia terrena di Gesù. E tutti questi gruppi e questi individui rimanevano in contatto tra di loro tramite il servizio di messaggeri che Davide Zebedeo continuava a far funzionare dal suo quartier generale al campo di Getsemani.

5. In cammino verso il palazzo del sommo sacerdote

183:5.1 (1977.1) Prima di partire dal giardino con Gesù, si accese una disputa tra il capitano ebreo delle guardie del tempio e il capitano romano della compagnia di soldati su dove dovessero portare Gesù. Il capitano delle guardie del tempio diede ordine che fosse portato da Caifa, il sommo sacerdote in carica. Il capitano dei soldati romani ordinò che Gesù fosse condotto al palazzo di Anna, il precedente sommo sacerdote e suocero di Caifa. Ed egli fece questo perché i Romani avevano l’abitudine di trattare direttamente con Anna tutte le questioni concernenti l’applicazione delle leggi ecclesiastiche ebraiche. E gli ordini del capitano romano furono eseguiti; essi portarono Gesù a casa di Anna per un interrogatorio preliminare.

183:5.2 (1977.2) Giuda camminava vicino ai capitani, udendo tutto ciò che veniva detto, ma senza prendere parte alla disputa, perché sia il capitano ebreo che l’ufficiale romano non volevano nemmeno parlare al traditore — talmente essi lo disprezzavano.

183:5.3 (1977.3) In questo momento Giovanni Zebedeo, ricordandosi le istruzioni del suo Maestro di restare sempre nelle vicinanze, si portò vicino a Gesù che camminava tra i due capitani. Il comandante delle guardie del tempio, vedendo Giovanni venirgli vicino, disse al suo assistente: “Prendi quest’uomo e legalo. È uno dei discepoli di costui.” Ma quando il capitano romano udì ciò e, voltatosi vide Giovanni, diede ordine che l’apostolo venisse vicino a lui e che nessuno lo molestasse. Poi il capitano romano disse al capitano ebreo: “Quest’uomo non è né un traditore né un codardo. Io l’ho visto nel giardino, ed egli non ha tirato fuori la spada per resisterci. Egli ha il coraggio di farsi avanti per stare con il suo Maestro e nessuno metterà le mani su di lui. La legge romana permette che ogni prigioniero possa avere almeno un amico che l’accompagni alla sbarra del tribunale, e non sarà impedito a quest’uomo di restare a fianco del suo Maestro, il prigioniero.” E quando Giuda udì ciò, ebbe tale vergogna ed umiliazione che si ritirò dietro al gruppo, arrivando al palazzo di Anna da solo.

183:5.4 (1977.4) Ciò spiega perché Giovanni Zebedeo poté restare vicino a Gesù per tutta la durata delle sue dure esperienze questa notte ed il giorno successivo. Gli Ebrei temevano di dire alcunché a Giovanni o di molestarlo in qualunque modo perché aveva un po’ lo status di un consigliere romano designato ad agire come osservatore delle operazioni del tribunale ecclesiastico ebreo. La posizione di privilegio di Giovanni fu tanto più sicura quando, consegnando Gesù al capitano delle guardie del tempio alla porta del palazzo di Anna, il capitano romano, rivolgendosi al suo assistente, disse: “Accompagna questo prigioniero e vedi che questi Ebrei non lo uccidano senza il consenso di Pilato. Bada che essi non lo assassinino e vedi che il suo amico, il Galileo, possa stargli vicino ed osservare tutto ciò che accade.” E così Giovanni fu in grado di essere vicino a Gesù fino al momento della sua morte sulla croce, mentre gli altri dieci apostoli furono costretti a rimanere nascosti. Giovanni era sotto la protezione romana e gli Ebrei non osarono molestarlo fino a dopo la morte del Maestro.

183:5.5 (1977.5) E per tutto il tragitto fino al palazzo di Anna, Gesù non aprì bocca. Dal momento del suo arresto fino alla sua apparizione davanti ad Anna, il Figlio dell’Uomo non disse una parola.

Fascicolo 184 - Davanti al tribunale del Sinedrio

Il Libro di Urantia

Fascicolo 184

Davanti al tribunale del Sinedrio

184:0.1 (1978.1) DEGLI incaricati di Anna avevano ordinato segretamente al capitano dei soldati romani di condurre immediatamente Gesù al palazzo di Anna dopo il suo arresto. Il vecchio sommo sacerdote desiderava mantenere il suo prestigio come principale autorità ecclesiastica degli Ebrei. Egli aveva anche un altro scopo trattenendo Gesù a casa sua per alcune ore, ed era di consentire di convocare legalmente il tribunale del Sinedrio. Era illegale riunire il tribunale del Sinedrio prima dell’offerta del sacrificio mattutino nel tempio, e questo sacrificio era offerto verso le tre del mattino.

184:0.2 (1978.2) Anna sapeva che un tribunale di Sinedristi era in attesa nel palazzo di suo genero, Caifa. Una trentina di membri del Sinedrio si erano riuniti a casa del sommo sacerdote verso mezzanotte per essere pronti a giudicare Gesù quando fosse stato condotto davanti a loro. Erano stati convocati solo quei membri che erano fortemente ed apertamente contrari a Gesù e ai suoi insegnamenti, poiché ne bastavano soltanto ventitré per costituire una corte di giudizio.

184:0.3 (1978.3) Gesù passò circa tre ore al palazzo di Anna sul Monte Oliveto, non lontano dal giardino di Getsemani, dove fu arrestato. Giovanni Zebedeo era libero e sicuro nel palazzo di Anna, non solo a causa della parola del capitano romano, ma anche perché lui e suo fratello Giacomo erano ben conosciuti dai servitori più anziani, essendo stati molte volte ospiti a palazzo, in quanto il vecchio sommo sacerdote era un lontano parente della loro madre, Salomè.

1. L’interrogatorio da parte di Anna

184:1.1 (1978.4) Anna, arricchito dalle entrate del tempio, con suo genero sommo sacerdote in carica, e per le sue relazioni con le autorità romane, era veramente la personalità più potente di tutto il mondo ebraico. Egli era garbato e abile nei suoi piani e nei suoi intrighi. Egli desiderava prendere in mano la questione dell’eliminazione di Gesù; temeva di affidare una tale importante operazione interamente al suo rude ed aggressivo genero. Anna voleva essere certo che il giudizio del Maestro restasse nelle mani dei Sadducei; temeva la possibile simpatia di alcuni Farisei, perché praticamente tutti quei membri del Sinedrio che avevano sposato la causa di Gesù erano Farisei.

184:1.2 (1978.5) Anna non aveva visto Gesù da parecchi anni, dall’epoca in cui il Maestro venne a casa sua e andò via immediatamente notando la sua freddezza ed il riserbo nel riceverlo. Anna aveva pensato di fare assegnamento su questa vecchia conoscenza per tentare di persuadere Gesù ad abbandonare le sue pretese e a lasciare la Palestina. Egli era riluttante a partecipare all’uccisione di un uomo per bene ed aveva pensato che Gesù potesse scegliere di lasciare il paese piuttosto che subire la morte. Ma quando Anna si trovò davanti il forte e risoluto Galileo, si rese subito conto che sarebbe stato inutile fare tali proposte. Gesù era ancora più maestoso e padrone di sé di quanto Anna lo ricordasse.

184:1.3 (1979.1) Quando Gesù era giovane, Anna si era molto interessato a lui, ma ora le sue entrate erano minacciate da ciò che Gesù aveva recentemente fatto cacciando i cambiavalute e gli altri commercianti dal tempio. Questo atto aveva suscitato l’inimicizia del vecchio sommo sacerdote molto più di quanto avessero fatto gli insegnamenti di Gesù.

184:1.4 (1979.2) Anna entrò nella sua spaziosa sala delle udienze, si sedette su una grande poltrona e ordinò che Gesù fosse condotto davanti a lui. Dopo aver osservato il Maestro in silenzio per alcuni istanti, egli disse: “Tu comprendi che si deve fare qualcosa riguardo al tuo insegnamento, poiché stai turbando la pace e l’ordine del nostro paese.” Mentre Anna gettava uno sguardo indagatore su Gesù, il Maestro lo guardò dritto negli occhi ma non diede alcuna risposta. Anna riprese a dire: “Quali sono i nomi dei tuoi discepoli, oltre a Simone Zelota, l’agitatore?” Di nuovo Gesù lo guardò, ma non rispose.

184:1.5 (1979.3) Anna fu molto seccato dal rifiuto di Gesù di rispondere alle sue domande, al punto che gli disse: “Non ti preoccupa affatto che io sia o meno ben disposto verso di te? Non hai alcuna considerazione per il potere di cui dispongo per determinare l’esito del tuo prossimo giudizio?” Quando Gesù sentì ciò, disse: “Anna, tu sai che non potresti avere alcun potere su di me senza il permesso di mio Padre. Alcuni vorrebbero uccidere il Figlio dell’Uomo perché sono ignoranti; essi non conoscono niente di meglio, ma tu, amico, sai ciò che stai facendo. Come puoi, dunque, respingere la luce di Dio?”

184:1.6 (1979.4) L’amabile maniera con cui Gesù parlò ad Anna quasi lo sconcertò. Ma egli aveva già deciso nella sua mente che Gesù dovesse lasciare la Palestina o morire; così fece appello al suo coraggio e chiese: “Che cos’è esattamente che stai tentando d’insegnare al popolo? Che cosa pretendi di essere?” Gesù rispose: “Tu sai molto bene che ho parlato apertamente al mondo. Ho insegnato nelle sinagoghe e molte volte nel tempio, dove tutti gli Ebrei e molti dei Gentili mi hanno ascoltato. Io non ho detto nulla in segreto; perché allora m’interroghi sul mio insegnamento? Perché non convochi coloro che mi hanno ascoltato e non chiedi a loro? Ecco, tutta Gerusalemme ha ascoltato ciò che ho detto, anche se non hai ascoltato tu stesso questi insegnamenti.” Ma prima che Anna avesse potuto rispondere, il capo degli intendenti del palazzo, che si trovava vicino, colpì Gesù in viso con la mano dicendo: “Come osi rispondere in questo modo al sommo sacerdote?” Anna non fece alcun rimprovero al suo intendente, ma Gesù si rivolse a lui dicendo: “Amico mio, se ho parlato male, testimonia contro il male; ma se ho detto la verità, perché allora mi colpisci?”

184:1.7 (1979.5) Benché Anna fosse dispiaciuto che il suo intendente avesse colpito Gesù, era troppo orgoglioso per dare peso alla cosa. Nella sua confusione egli andò in un’altra stanza, lasciando Gesù da solo con i servi della casa e le guardie del tempio per quasi un’ora.

184:1.8 (1979.6) Quando ritornò, avvicinatosi al Maestro, egli disse: “Tu pretendi di essere il Messia, il liberatore d’Israele?” Gesù disse: “Anna, mi hai conosciuto dai tempi della mia giovinezza. Tu sai che io non pretendo di essere nient’altro che ciò che mio Padre ha stabilito, e che sono stato mandato a tutti gli uomini, sia Gentili che Ebrei.” Allora Anna disse: “Mi è stato detto che hai preteso di essere il Messia; è vero?” Gesù guardò Anna, ma rispose soltanto: “Così tu hai detto.”

184:1.9 (1980.1) In quel momento arrivarono dal palazzo di Caifa dei messaggeri per sapere quando Gesù sarebbe stato condotto davanti al tribunale del Sinedrio, e poiché era quasi l’alba, Anna pensò fosse meglio mandare Gesù, legato e in custodia alle guardie del tempio, da Caifa. Egli stesso li seguì poco dopo.

2. Pietro nel cortile

184:2.1 (1980.2) Mentre il gruppo di guardie e di soldati si avvicinava all’entrata del palazzo di Anna, Giovanni Zebedeo camminava a fianco del capitano dei soldati romani. Giuda era rimasto dietro ad una certa distanza, e Simon Pietro seguiva da lontano. Dopo che Giovanni fu entrato nel cortile del palazzo con Gesù e le guardie, Giuda arrivò al portone ma, vedendo Gesù e Giovanni, proseguì verso la casa di Caifa, dove sapeva che avrebbe avuto luogo più tardi il vero giudizio del Maestro. Subito dopo che Giuda se ne fu andato, arrivò Simon Pietro, e mentre stava davanti al portone, Giovanni lo vide proprio nel momento in cui stavano per condurre Gesù dentro il palazzo. La portinaia che aprì il portone conosceva Giovanni, e quando si rivolse a lei, chiedendole di far entrare Pietro, essa acconsentì di buon grado.

184:2.2 (1980.3) Entrato nel cortile, Pietro si diresse verso il fuoco di carbone di legna e cercò di riscaldarsi, perché la notte era fredda. Egli si sentiva molto fuori posto qui tra i nemici di Gesù, ed in verità non era al suo posto. Il Maestro non gli aveva ordinato di restare nelle vicinanze come aveva chiesto a Giovanni. Pietro faceva parte degli altri apostoli, che erano stati espressamente avvertiti di non mettere in pericolo la loro vita durante questi momenti del giudizio e della crocifissione del loro Maestro.

184:2.3 (1980.4) Pietro si era sbarazzato della sua spada poco prima di arrivare al portone del palazzo, cosicché entrò nel cortile di Anna disarmato. La sua mente era in un turbine di confusione; egli non riusciva a concepire che Gesù fosse stato arrestato. Non arrivava a cogliere la realtà della situazione — che egli era qui, nel cortile di Anna, a scaldarsi accanto ai servi del sommo sacerdote. Egli si chiedeva che cosa stessero facendo gli altri apostoli, e rimuginando nella sua mente come Giovanni avesse potuto essere ammesso a palazzo, concluse che era perché era conosciuto dai servi, poiché aveva chiesto alla portinaia di lasciarlo entrare.

184:2.4 (1980.5) Poco dopo che la portinaia ebbe consentito a Pietro di entrare, e mentre egli si stava scaldando vicino al fuoco, essa si avvicinò a lui e disse maliziosamente: “Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?” Ora Pietro non avrebbe dovuto essere sorpreso da questo riconoscimento, perché era stato Giovanni che aveva chiesto alla donna di lasciarlo passare per il portone del palazzo; ma egli era in un tale stato di tensione nervosa che questa identificazione come discepolo gli fece perdere il suo controllo, e con un solo pensiero dominante nella sua mente — quello di uscire vivo — rispose prontamente alla domanda della serva dicendo: “Non lo sono.”

184:2.5 (1980.6) Subito dopo un’altra serva si avvicinò a Pietro e gli chiese: “Non ti ho visto nel giardino quando hanno arrestato quest’uomo? Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?” Pietro era ora completamente spaventato; egli non vedeva alcun modo per fuggire sano e salvo da questi accusatori; così negò con veemenza ogni connessione con Gesù, dicendo: “Non conosco quest’uomo, né sono uno dei suoi discepoli.”

184:2.6 (1980.7) In questo momento la portinaia trasse Pietro da parte e disse: “Io sono sicura che tu sei un discepolo di questo Gesù, non solo perché uno dei suoi seguaci mi ha chiesto di lasciarti entrare nel cortile, ma anche perché mia sorella qui ti ha visto nel tempio con quest’uomo. Perché neghi ciò?” Quando Pietro sentì la serva accusarlo, negò di conoscere Gesù con molte imprecazioni e giuramenti, dicendo nuovamente: “Io non sono un discepolo di quest’uomo; non lo conosco nemmeno; non ho mai sentito parlare di lui prima.”

184:2.7 (1981.1) Pietro si allontanò dal fuoco per qualche istante e camminò nel cortile. Egli avrebbe desiderato fuggire, ma temeva di attirare l’attenzione su di lui. Avendo freddo, ritornò presso il fuoco, ed uno degli uomini che si trovavano vicino a lui disse: “Certamente tu sei uno dei discepoli di quest’uomo. Questo Gesù è un Galileo e il tuo modo di parlare ti tradisce, perché anche tu parli come un Galileo.” E di nuovo Pietro negò ogni connessione con il suo Maestro.

184:2.8 (1981.2) Pietro era talmente agitato che cercò di evitare il contatto con i suoi accusatori allontanandosi dal fuoco e mettendosi per conto suo sotto il portico. Dopo più di un’ora di questo isolamento, la portinaia e sua sorella lo incontrarono per caso ed entrambe lo accusarono di nuovo in modo molesto di essere un discepolo di Gesù. E di nuovo egli negò l’accusa. Proprio quando egli ebbe negato ancora una volta ogni connessione con Gesù, il gallo cantò, e Pietro ricordò le parole di avvertimento dettegli dal suo Maestro in precedenza quella stessa notte. Mentre egli stava là, con il cuore greve ed oppresso dal senso di colpa, le porte del palazzo si aprirono ed uscirono le guardie per condurre Gesù da Caifa. Mentre il Maestro passava vicino a Pietro, vide, alla luce delle torce, l’espressione di disperazione sul viso del suo vecchio apostolo sicuro di sé e superficialmente coraggioso, e si voltò a guardare Pietro. Pietro non dimenticò mai quello sguardo finché visse. Era un tale sguardo misto di pietà e d’amore quale un uomo mortale non aveva mai visto sul viso del Maestro.

184:2.9 (1981.3) Dopo che Gesù e le guardie ebbero oltrepassato le porte del palazzo, Pietro li seguì, ma solo per un breve tratto. Non riuscì ad andare oltre. Egli si sedette sul lato della strada e pianse amaramente. E dopo aver versato queste lacrime di angoscia, riprese il cammino verso il campo, sperando di trovarvi suo fratello Andrea. Arrivato al campo, egli trovò solo Davide Zebedeo, il quale mandò un messaggero a guidarlo fino al luogo in cui suo fratello era andato a nascondersi a Gerusalemme.

184:2.10 (1981.4) L’intera esperienza di Pietro ebbe luogo nel cortile del palazzo di Anna sul Monte Oliveto. Egli non seguì Gesù al palazzo del sommo sacerdote Caifa. Il fatto che Pietro sia stato indotto a rendersi conto di aver ripetutamente rinnegato il suo Maestro dal canto di un gallo indica che tutto ciò accadde fuori di Gerusalemme, poiché era contro la legge tenere del pollame all’interno della città vera e propria.

184:2.11 (1981.5) Finché il canto del gallo non ebbe riportato Pietro al suo buon senso, egli aveva soltanto pensato, mentre camminava su e giù sotto il portico per riscaldarsi, a come aveva abilmente eluso le accuse dei servi e al modo in cui aveva frustrato il loro proposito d’identificarlo con Gesù. Per il momento egli aveva soltanto considerato che questi servi non avevano alcun diritto morale o legale d’interrogarlo in quel modo, e si congratulò realmente con se stesso per il modo in cui credeva di avere evitato di essere identificato e forse arrestato ed imprigionato. Fino al canto del gallo Pietro non si rese conto di aver rinnegato il suo Maestro. Fino a che Gesù non lo guardò, egli non realizzò di non aver tenuto fede ai suoi privilegi di ambasciatore del regno.

184:2.12 (1981.6) Dopo aver fatto il primo passo sul sentiero del compromesso e della minima resistenza, Pietro non vide altra soluzione che proseguire la linea di condotta che aveva adottato. Ci vuole un grande e nobile carattere, dopo aver cominciato male, per tornare indietro e prendere la via giusta. Troppo spesso la nostra mente tende a giustificare la prosecuzione sulla via dell’errore una volta che vi è entrata.

184:2.13 (1982.1) Pietro non credette mai totalmente che sarebbe stato perdonato fino a che non incontrò il suo Maestro dopo la risurrezione e vide che era accolto esattamente come prima delle esperienze di questa tragica notte dei dinieghi.

3. Davanti al tribunale dei Sinedristi

184:3.1 (1982.2) Erano circa le tre e mezzo di questo venerdì mattina quando il sommo sacerdote Caifa riunì il tribunale d’inchiesta del Sinedrio per chiedere che Gesù fosse condotto davanti a loro per il suo giudizio formale. In tre precedenti occasioni il Sinedrio, a larga maggioranza di voti, aveva decretato la morte di Gesù; aveva deciso che era meritevole di morte sotto l’imputazione ufficiosa di violazione della legge, di bestemmia e di disprezzo delle tradizioni dei padri d’Israele.

184:3.2 (1982.3) Questa non era una riunione del Sinedrio convocata regolarmente e non fu tenuta nel luogo abituale, la sala di pietra tagliata nel tempio. Questa era una corte di giudizio speciale composta da una trentina di Sinedristi e fu riunita nel palazzo del sommo sacerdote. Giovanni Zebedeo era presente con Gesù per tutto questo cosiddetto giudizio.

184:3.3 (1982.4) Quanto questi capi dei sacerdoti, Scribi, Sadducei ed alcuni Farisei si compiacevano che Gesù, il disturbatore della loro posizione e lo sfidante della loro autorità, fosse ora al sicuro nelle loro mani! Ed essi erano decisi a non lasciarlo fuggire vivo dalle loro grinfie vendicative.

184:3.4 (1982.5) Ordinariamente gli Ebrei, quando giudicavano qualcuno su un’accusa capitale, procedevano con grande prudenza e fornivano ogni garanzia di equità nella scelta dei testimoni e nell’intera condotta del giudizio. Ma in questa occasione Caifa fu più un accusatore che un giudice imparziale.

184:3.5 (1982.6) Gesù comparve davanti a questo tribunale vestito delle sue vesti abituali e con le mani legate dietro la schiena. Tutta la corte rimase impressionata ed un po’ turbata dalla sua apparenza maestosa. Essi non avevano mai visto un simile prigioniero né erano stati testimoni di una tale compostezza in un uomo in giudizio per la sua vita.

184:3.6 (1982.7) La legge ebraica esigeva che almeno due testimoni fossero d’accordo su un punto qualunque prima che potesse essere portata un’accusa contro il prigioniero. Giuda non poteva essere usato come testimone contro Gesù perché la legge ebraica proibiva specificamente la testimonianza di un traditore. Più di una ventina di falsi testimoni furono pronti a testimoniare contro Gesù, ma la loro testimonianza fu così contraddittoria e così evidentemente inventata che gli stessi Sinedristi si vergognarono molto dell’accaduto. Gesù stava là, guardando benignamente questi spergiuri, e la sua stessa calma sconcertava i testimoni menzogneri. Durante tutte queste false testimonianze il Maestro non disse mai una parola; non replicò alcunché alle loro numerose false accuse.

184:3.7 (1982.8) La prima volta che due dei loro testimoni si avvicinarono ad una parvenza di concordanza fu quando due uomini testimoniarono di aver sentito Gesù dire, nel corso di uno dei suoi discorsi nel tempio, che egli avrebbe “distrutto questo tempio fatto da mani ed in tre giorni avrebbe costruito un altro tempio senza mani.” Questo non era esattamente ciò che aveva detto Gesù, indipendentemente dal fatto che egli si riferiva al suo stesso corpo quando fece il commento citato.

184:3.8 (1982.9) Benché il sommo sacerdote avesse gridato a Gesù: “Non rispondi ad alcuna di queste accuse?”, Gesù non aprì bocca. Egli stette là in silenzio mentre tutti questi falsi testimoni portavano la loro testimonianza. Odio, fanatismo ed esagerazione senza scrupoli caratterizzavano talmente le parole di questi spergiuri che le loro testimonianze cadevano nelle loro stesse reti. La confutazione migliore alle loro false accuse era la calma ed il maestoso silenzio del Maestro.

184:3.9 (1983.1) Poco dopo l’inizio della testimonianza dei falsi testimoni arrivò Anna e prese posto accanto a Caifa. Anna si alzò ora e sostenne che questa minaccia di Gesù di distruggere il tempio era sufficiente a garantire tre capi d’accusa contro di lui:

184:3.10 (1983.2) 1. Che era un pericoloso diffamatore del popolo. Che insegnava loro delle cose impossibili e che li ingannava in altro modo.

184:3.11 (1983.3) 2. Che era un fanatico rivoluzionario, nel senso che propugnava di usare la violenza contro il tempio sacro, altrimenti come avrebbe potuto distruggerlo?

184:3.12 (1983.4) 3. Che insegnava la magia in quanto aveva promesso di costruire un nuovo tempio, e ciò senza mani.

184:3.13 (1983.5) Tutti i Sinedristi erano già d’accordo che Gesù era colpevole di trasgressioni delle legge ebraica che meritavano la morte, ma ora erano più preoccupati di sviluppare delle accuse riguardo alla sua condotta ed ai suoi insegnamenti che potessero giustificare Pilato a pronunciare la sentenza di morte nei confronti del loro prigioniero. Essi sapevano che dovevano ottenere il consenso del governatore romano prima che Gesù potesse essere messo legalmente a morte. Ed Anna era intenzionato a procedere secondo la linea di condotta tendente a far apparire Gesù come un insegnante troppo pericoloso per essere lasciato libero tra il popolo.

184:3.14 (1983.6) Ma Caifa non riuscì a sopportare più a lungo la vista del Maestro che stava là in perfetta compostezza e in continuo silenzio. Egli pensò di conoscere almeno un modo in cui il prigioniero poteva essere indotto a parlare. Di conseguenza si precipitò accanto a Gesù e, agitando il suo dito accusatore in faccia al Maestro, disse: “T’impongo, nel nome del Dio vivente, di dirci se tu sei il Liberatore, il Figlio di Dio.” Gesù rispose a Caifa: “Lo sono. Presto andrò dal Padre, e subito il Figlio dell’Uomo sarà rivestito del potere e regnerà di nuovo sulle schiere del cielo.”

184:3.15 (1983.7) Quando il sommo sacerdote udì Gesù pronunciare queste parole, si arrabbiò moltissimo, e stracciandosi le vesti esclamò: “Abbiamo ancora bisogno di testimoni? Ecco, ora avete udito tutti la bestemmia di quest’uomo. Che cosa pensate ora che si debba fare di questo violatore della legge e bestemmiatore?” Ed essi risposero tutti all’unisono: “È meritevole di morte; che sia crocefisso.”

184:3.16 (1983.8) Gesù non manifestò alcun interesse alle domande postegli davanti ad Anna o ai Sinedristi, salvo alla domanda relativa alla sua missione di conferimento. Quando gli fu chiesto se egli era il Figlio di Dio, rispose subito ed inequivocabilmente in modo affermativo.

184:3.17 (1983.9) Anna desiderava che il giudizio proseguisse ancora e che fossero formulate delle accuse di natura precisa riguardo ai rapporti di Gesù con la legge romana e le istituzioni romane, per essere presentate poi a Pilato. I consiglieri erano ansiosi di portare a termine rapidamente questa faccenda, non solo perché era il giorno di preparazione alla Pasqua e nessun lavoro profano doveva essere fatto dopo il mezzogiorno, ma anche perché essi temevano che in qualsiasi momento Pilato tornasse a Cesarea, capitale romana della Giudea, poiché era venuto a Gerusalemme solo per la celebrazione della Pasqua.

184:3.18 (1983.10) Ma Anna non riuscì a mantenere il controllo della corte. Dopo che Gesù ebbe risposto a Caifa in modo così inaspettato, il sommo sacerdote si fece avanti e lo colpì in viso con la mano. Anna fu veramente scioccato quando gli altri membri della corte, nell’uscire dalla sala, sputarono in faccia a Gesù, e molti di loro, schernendolo, lo colpirono con il palmo della loro mano. Così, nel disordine ed in una tale confusione senza precedenti, questa prima sessione del giudizio di Gesù da parte dei Sinedristi terminò alle quattro e mezzo.

184:3.19 (1984.1) Trenta falsi giudici prevenuti ed accecati dalla tradizione, assieme ai loro falsi testimoni, stavano osando giudicare il virtuoso Creatore di un universo. E questi accusatori infiammati sono esasperati dal maestoso silenzio e dal magnifico portamento di questo Dio-uomo. Il suo silenzio è terribile da sopportare; le sue parole sono una sfida intrepida. Egli resta impassibile alle loro minacce ed imperterrito ai loro assalti. Gli uomini giudicano Dio, ma anche allora egli li ama e vorrebbe salvarli se potesse.

4. L’ora dell’umiliazione

184:4.1 (1984.2) La legge ebraica esigeva che, quando si doveva emettere una sentenza di morte, vi fossero due sessioni della corte. Questa seconda sessione si doveva tenere il giorno dopo la prima, e l’intervallo doveva essere passato dai membri della corte nel digiuno e nel cordoglio. Ma questi uomini non potevano aspettare il giorno successivo per confermare la loro decisione che Gesù doveva morire. Essi aspettarono soltanto un’ora. Nel frattempo Gesù fu lasciato nella sala delle udienze sotto la custodia delle guardie del tempio, le quali, con i servi del sommo sacerdote, si divertirono a riversare ogni sorta di offese sul Figlio dell’Uomo. Essi si burlarono di lui, sputarono su di lui e lo schiaffeggiarono crudelmente. Essi lo colpivano in viso con una verga e poi dicevano: “Profetizzaci, tu il Liberatore, chi è stato a colpirti.” Ed essi continuarono così per un’ora intera, insultando e maltrattando quest’uomo di Galilea che non opponeva resistenza.

184:4.2 (1984.3) Durante questa tragica ora di sofferenze e di scherni davanti alle guardie e ai servi ignoranti ed insensibili, Giovanni Zebedeo attendeva terrorizzato da solo in una sala adiacente. Quando cominciarono questi maltrattamenti, Gesù indicò a Giovanni con un cenno della testa che si ritirasse. Il Maestro sapeva bene che, se avesse permesso al suo apostolo di restare nella stanza ad assistere a questi oltraggi, Giovanni avrebbe provato un tale risentimento da provocare uno scoppio d’indignata protesta che avrebbe probabilmente portato alla sua morte.

184:4.3 (1984.4) Per tutta questa terribile ora Gesù non pronunciò una parola. Per quest’anima umana delicata e sensibile, unita in relazione di personalità con il Dio di tutto questo universo, non vi fu parte più amara della sua coppa di umiliazione di questa terribile ora alla mercé di queste guardie e servi ignoranti e crudeli, che erano stati incitati a maltrattarlo dall’esempio dei membri di questo cosiddetto tribunale del Sinedrio.

184:4.4 (1984.5) Il cuore umano non può concepire il fremito d’indignazione che percorse un vasto universo, mentre le intelligenze celesti assistevano a questo spettacolo del loro amato Sovrano che si sottometteva alla volontà delle sue creature ignoranti e fuorviate sulla sfortunata sfera di Urantia offuscata dal peccato.

184:4.5 (1984.6) Che cos’è questo tratto dell’animalità nell’uomo che lo porta a desiderare d’insultare ed assalire fisicamente ciò che non può raggiungere spiritualmente o compiere intellettualmente? Nell’uomo semicivilizzato si cela ancora una brutalità perversa che cerca di sfogarsi su coloro che gli sono superiori in saggezza e in compimento spirituale. Osservate la malvagia rudezza e la brutale ferocia di questi uomini reputati civilizzati che traevano una certa forma di piacere animale da questa aggressione fisica al Figlio dell’Uomo che non opponeva resistenza. Mentre questi insulti, sarcasmi e percosse cadevano su Gesù, egli non si difendeva, ma non era senza difesa. Gesù non era vinto; semplicemente non lottava in senso materiale.

184:4.6 (1985.1) Questi sono i momenti delle più grandi vittorie del Maestro in tutta la sua lunga e movimentata carriera di creatore, di sostenitore e di salvatore di un vasto ed esteso universo. Avendo vissuto nella sua pienezza una vita di rivelazione di Dio agli uomini, Gesù era ora impegnato a fare una nuova rivelazione senza precedenti dell’uomo a Dio. Gesù sta ora rivelando ai mondi il trionfo finale su tutte le paure dell’isolamento della personalità delle creature. Il Figlio dell’Uomo ha finalmente raggiunto la realizzazione della sua identità in quanto Figlio di Dio. Gesù non esita ad affermare che lui ed il Padre sono uno; e sulla base del fatto e della verità di questa esperienza suprema e celeste, egli esorta ogni credente al regno a divenire uno con lui, così come lui e suo Padre sono uno. L’esperienza vivente nella religione di Gesù diviene così la tecnica sicura e certa con cui i mortali della terra spiritualmente isolati e cosmicamente soli possono sottrarsi all’isolamento della personalità, con tutte le sue implicazioni di paure e di sentimenti associati d’impotenza. Nelle realtà fraterne del regno dei cieli i figli di Dio per fede trovano la liberazione definitiva dall’isolamento del sé, sia personale che planetario. Il credente che conosce Dio sperimenta sempre più l’estasi e la grandiosità della socializzazione spirituale su scala universale — la cittadinanza celeste associata alla realizzazione eterna del destino divino di raggiungimento della perfezione.

5. La seconda sessione della corte

184:5.1 (1985.2) Alle cinque e mezzo del mattino la corte si riunì nuovamente, e Gesù fu portato nella sala adiacente, dove stava aspettando Giovanni. Qui il soldato romano e le guardie del tempio sorvegliarono Gesù mentre la corte cominciava la formulazione delle accuse che dovevano essere presentate a Pilato. Anna chiarì ai suoi associati che l’accusa di bestemmia non avrebbe avuto alcun peso su Pilato. Giuda era presente durante questa seconda riunione della corte, ma non fornì alcuna testimonianza.

184:5.2 (1985.3) Questa sessione della corte durò soltanto una mezz’ora, e quando l’aggiornarono per andare da Pilato, essi avevano redatto l’imputazione di Gesù come meritevole di morte sotto tre capi d’accusa:

184:5.3 (1985.4) 1. Che era un pervertitore della nazione ebraica; ingannava il popolo e lo incitava alla ribellione.

184:5.4 (1985.5) 2. Che insegnava al popolo a rifiutare di pagare il tributo a Cesare.

184:5.5 (1985.6) 3. Che, pretendendo di essere un re e il fondatore di una nuova sorta di regno, incitava al tradimento contro l’imperatore.

184:5.6 (1985.7) Tutta questa procedura era irregolare e totalmente contraria alle leggi ebraiche. Non vi erano stati due testimoni d’accordo su un punto qualunque, salvo quelli che avevano testimoniato sull’affermazione di Gesù che avrebbe distrutto il tempio e lo avrebbe ricostruito in tre giorni. Ed anche su quel punto nessun testimone aveva parlato a favore della difesa e neppure era stato chiesto a Gesù di spiegare che cosa intendesse dire.

184:5.7 (1985.8) Il solo punto sul quale la corte avrebbe potuto giudicarlo coerentemente era quello di bestemmia, e ciò si sarebbe basato interamente sulla sua stessa testimonianza. Anche riguardo alla bestemmia, essi non avevano proceduto ad una votazione ufficiale sulla pena di morte.

184:5.8 (1985.9) Ed ora si permettevano di formulare tre accuse con cui presentarsi davanti a Pilato, sulle quali nessun testimone era stato ascoltato e sulle quali si erano accordati mentre il prigioniero accusato era assente. Quando ciò fu fatto, tre dei Farisei si ritirarono; essi volevano che Gesù fosse ucciso, ma non volevano formulare delle accuse contro di lui senza testimoni ed in sua assenza.

184:5.9 (1986.1) Gesù non comparve più davanti al tribunale dei Sinedristi. Essi non volevano rivedere il suo viso mentre sedevano per giudicare la sua vita innocente. Gesù non conobbe (come uomo) le loro accuse ufficiali fino a quando non le sentì recitare da Pilato.

184:5.10 (1986.2) Mentre Gesù era nella sala con Giovanni e le guardie, e mentre la corte era in seconda sessione, alcune delle donne vicine al palazzo del sommo sacerdote vennero con i loro amici a vedere lo strano prigioniero, ed una di loro gli chiese: “Sei tu il Messia, il Figlio di Dio?” E Gesù rispose: “Se te lo dico, tu non mi crederai; e se te lo chiedo, tu non risponderai.”

184:5.11 (1986.3) Alle sei di quel mattino Gesù fu portato via dalla casa di Caifa per comparire davanti a Pilato per la conferma della sentenza di morte che questa corte di Sinedristi aveva così ingiustamente ed irregolarmente decretato.

Fascicolo 185 - Il giudizio davanti a Pilato

Il Libro di Urantia

Fascicolo 185

Il giudizio davanti a Pilato

185:0.1 (1987.1) POCO dopo le sei di questo venerdì mattina, 7 aprile dell’anno 30 d.C., Gesù fu condotto davanti a Pilato, il procuratore romano che governava la Giudea, la Samaria e l’Idumea sotto la supervisione diretta del legato della Siria. Il Maestro fu portato alla presenza del governatore romano dalle guardie del tempio, legato, ed era accompagnato da una cinquantina di suoi accusatori, inclusi i membri del tribunale di Sinedristi (principalmente Sadducei), da Giuda Iscariota, dal sommo sacerdote Caifa e dall’apostolo Giovanni. Anna non comparve davanti a Pilato.

185:0.2 (1987.2) Pilato era alzato e pronto a ricevere questo gruppo di visitatori mattinieri, essendo stato informato da coloro che avevano ottenuto la sera prima il suo consenso ad impiegare i soldati romani per arrestare il Figlio dell’Uomo che Gesù sarebbe stato portato il mattino presto davanti a lui. Era stato disposto che questo giudizio si tenesse davanti al pretorio, una costruzione annessa alla fortezza di Antonia, dove Pilato e sua moglie stabilivano il loro quartier generale quando si fermavano a Gerusalemme.

185:0.3 (1987.3) Anche se Pilato condusse gran parte dell’interrogatorio di Gesù dentro le sale del pretorio, il giudizio pubblico avvenne fuori sui gradini che portavano all’entrata principale. Questa fu una concessione agli Ebrei, che rifiutavano di entrare in qualsiasi costruzione dei Gentili dove poteva essere impiegato del lievito in questo giorno di preparazione alla Pasqua. Tale condotta non solo li avrebbe resi cerimonialmente impuri e quindi esclusi dalla partecipazione alle celebrazioni pomeridiane di ringraziamento, ma sarebbero stati anche costretti a sottoporsi alle cerimonie di purificazione dopo il tramonto, prima di essere ammessi a partecipare alla cena della Pasqua.

185:0.4 (1987.4) Benché questi Ebrei non avessero assolutamente la coscienza turbata mentre complottavano per compiere l’assassinio legale di Gesù, erano tuttavia scrupolosi su tutte queste materie di purezza cerimoniale e di regolarità tradizionale. E questi Ebrei non sono stati i soli a non riconoscere gli alti e santi obblighi di natura divina, mentre accordavano una meticolosa attenzione a cose di poca importanza per il benessere umano sia nel tempo che nell’eternità.

1. Ponzio Pilato

185:1.1 (1987.5) Se Ponzio Pilato non fosse stato un governatore sufficientemente valido delle province minori, Tiberio avrebbe difficilmente permesso che restasse procuratore della Giudea per dieci anni. Benché egli fosse un amministratore abbastanza bravo, era moralmente un codardo. Non era un uomo abbastanza grande da comprendere la natura del suo compito di governatore degli Ebrei. Egli non colse il fatto che questi Ebrei avevano una religione reale, una fede per la quale erano disposti a morire, e che milioni e milioni di loro, sparsi qua e là in tutto l’impero, consideravano Gerusalemme come il luogo sacro della loro fede e rispettavano il Sinedrio come il più alto tribunale della terra.

185:1.2 (1988.1) Pilato non amava gli Ebrei, e quest’odio profondo cominciò presto a manifestarsi. Di tutte le province romane, nessuna era più difficile da governare quanto la Giudea. Pilato non comprese mai veramente i problemi che comportava l’amministrazione degli Ebrei, e quindi, sin dall’inizio della sua esperienza di governatore, fece una serie di errori gravi quasi fatali e pressoché suicidi. E furono questi gravi errori che diedero agli Ebrei un tale potere su di lui. Quando volevano influenzare le sue decisioni, essi non dovevano che minacciare una rivolta, e Pilato capitolava rapidamente. Questa evidente incertezza, o mancanza di coraggio morale, del procuratore era principalmente dovuta al ricordo di un certo numero di controversie che egli aveva avuto con gli Ebrei e al fatto che ogni volta essi avevano avuto la meglio. Gli Ebrei sapevano che Pilato aveva paura di loro, che temeva per la sua posizione di fronte a Tiberio, ed essi utilizzarono questa conoscenza con grande svantaggio del governatore in numerose occasioni.

185:1.3 (1988.2) Lo sfavore di Pilato presso gli Ebrei era il risultato di numerosi incontri sfortunati. In primo luogo egli non aveva preso sul serio il loro pregiudizio profondamente radicato contro le immagini quali simboli di adorazione idolatra. Perciò egli permise ai suoi soldati di entrare in Gerusalemme senza togliere le effigi di Cesare dai loro stendardi, come i soldati romani erano soliti fare sotto il suo predecessore. Una numerosa delegazione di Ebrei fece visita a Pilato per cinque giorni, implorandolo di far rimuovere queste effigi dagli stendardi militari. Egli rifiutò seccamente di accogliere la loro richiesta e li minacciò di morte immediata. Essendo uno scettico, Pilato non comprendeva come degli uomini di forti sentimenti religiosi non esitassero a morire per le loro convinzioni religiose; e perciò rimase sgomento quando questi Ebrei si disposero davanti al suo palazzo in gesto di sfida, si prostrarono faccia a terra e gli fecero sapere che erano pronti a morire. Pilato comprese allora di aver fatto una minaccia che non era disposto a mettere in atto. Egli cedette, ordinò che le effigi fossero rimosse dagli stendardi dei suoi soldati a Gerusalemme, e si trovò da quel giorno sottomesso in larga misura ai capricci dei dirigenti ebrei, che avevano in tal modo scoperto la sua debolezza nel fare delle minacce che aveva paura di porre in esecuzione.

185:1.4 (1988.3) Pilato decise successivamente di riguadagnare questo prestigio perduto, e di conseguenza fece apporre gli stemmi dell’imperatore, quali erano comunemente impiegati per adorare Cesare, sulle mura del palazzo di Erode a Gerusalemme. Quando gli Ebrei protestarono, egli si mostrò inflessibile. Quando egli rifiutò di ascoltare le loro proteste, essi si appellarono prontamente a Roma, e l’imperatore ordinò altrettanto prontamente di rimuovere gli stemmi offensivi. Ed allora Pilato fu tenuto in ancora minor considerazione di prima.

185:1.5 (1988.4) Un’altra cosa che lo portò in grande sfavore agli occhi degli Ebrei fu che egli osò prelevare del denaro dal tesoro del tempio per pagare la costruzione del nuovo acquedotto per fornire più acqua ai milioni di visitatori di Gerusalemme nei periodi delle grandi feste religiose. Gli Ebrei ritenevano che soltanto il Sinedrio potesse disporre dei fondi del tempio, ed essi non avevano mai cessato d’inveire contro Pilato per questa decisione presuntuosa. La sua decisione provocò non meno di una ventina di sommosse e molti massacri. L’ultima di queste gravi insurrezioni provocò la strage di un numeroso gruppo di Galilei mentre erano in adorazione presso l’altare.

185:1.6 (1988.5) È significativo che, mentre questo capo romano esitante sacrificò Gesù alla sua paura degli Ebrei e alla salvaguardia della sua posizione personale, alla fine fu deposto a seguito dell’inutile massacro di Samaritani in connessione con le pretese di un falso Messia che condusse una folla sul Monte Garizim, dove egli affermava che erano sepolti dei vasi del tempio. Violenti tumulti scoppiarono quando egli non riuscì a rivelare il luogo in cui erano nascosti i vasi sacri, come aveva promesso. In seguito a questo episodio, il legato della Siria ordinò a Pilato di recarsi a Roma. Tiberio morì mentre Pilato era in viaggio per Roma, ed egli non fu riconfermato procuratore della Giudea. Pilato non si riprese mai completamente dall’incresciosa decisione di avere acconsentito alla crocifissione di Gesù. Non trovando favore agli occhi del nuovo imperatore, egli si ritirò nella provincia di Losanna, dove in seguito si suicidò.

185:1.7 (1989.1) Claudia Procula, la moglie di Pilato, aveva sentito parlare molto di Gesù dalla sua cameriera personale, che era una credente fenicia al vangelo del regno. Dopo la morte di Pilato, Claudia svolse un ruolo importante nella diffusione della buona novella.

185:1.8 (1989.2) E tutto ciò spiega gran parte di quello che avvenne in questo tragico venerdì mattina. È facile comprendere perché gli Ebrei si permisero di dare ordini a Pilato — di farlo alzare alle sei del mattino per giudicare Gesù — ed anche perché non esitarono a minacciare di accusarlo di tradimento davanti all’imperatore se avesse osato respingere le loro richieste di mettere a morte Gesù.

185:1.9 (1989.3) Un degno governatore romano che non fosse stato sfavorevolmente coinvolto verso i dirigenti Ebrei non avrebbe mai permesso a questi fanatici religiosi assetati di sangue di causare la morte di un uomo che lui stesso aveva dichiarato innocente delle loro false accuse e senza colpa. Roma fece un grande errore, un errore dalle conseguenze profonde negli affari terreni, quando mandò il mediocre Pilato a governare la Palestina. Tiberio avrebbe fatto meglio ad inviare agli Ebrei il migliore amministratore provinciale dell’impero.

2. Gesù compare davanti a Pilato

185:2.1 (1989.4) Quando Gesù e i suoi accusatori furono riuniti davanti alla sala di giudizio di Pilato, il governatore romano uscì e, rivolgendosi alla compagnia riunita, chiese: “Quale accusa portate contro quest’uomo?” I Sadducei e i consiglieri che si erano incaricati di sbarazzarsi di Gesù avevano deciso di andare davanti a Pilato a chiedere conferma della sentenza di morte pronunciata contro Gesù senza portare delle accuse precise. Perciò il portavoce della corte sinedrista rispose a Pilato: “Se quest’uomo non fosse un malfattore non te l’avremmo consegnato.”

185:2.2 (1989.5) Quando Pilato notò che erano restii a formulare le loro accuse contro Gesù, sebbene sapesse che erano stati impegnati tutta la notte a deliberare sulla sua colpevolezza, rispose loro: “Poiché non siete d’accordo su delle accuse precise, perché non portate via quest’uomo e lo giudicate in conformità alle vostre leggi?”

185:2.3 (1989.6) Allora il cancelliere del tribunale del Sinedrio disse a Pilato: “Noi non abbiamo il diritto di mettere a morte un uomo, e questo perturbatore della nostra nazione è meritevole di morte per le cose che ha detto e fatto. Perciò siamo venuti davanti a te per la conferma di questa decisione.”

185:2.4 (1989.7) Venire davanti al governatore romano per cercare una scappatoia rivelò il malanimo e la stizza dei Sinedristi verso Gesù, come pure la loro mancanza di rispetto per l’equità, l’onore e la dignità di Pilato. Quale sfrontatezza da parte di questi cittadini sottomessi comparire davanti al loro governatore provinciale per chiedere un decreto d’esecuzione contro un uomo prima di avergli assicurato un giudizio equo e senza presentare delle accuse precise di crimine contro di lui!

185:2.5 (1990.1) Pilato conosceva qualcosa dell’opera di Gesù tra gli Ebrei, e suppose che le accuse che potevano essere portate contro di lui concernessero infrazioni alle leggi ecclesiastiche ebree; cercò quindi di rinviare il caso al loro stesso tribunale. Inoltre, Pilato provò piacere a far confessare loro pubblicamente che erano impotenti a pronunciare ed eseguire la sentenza di morte anche contro un membro della loro stessa razza, che erano giunti a disprezzare con un odio profondo e carico d’invidia.

185:2.6 (1990.2) Fu qualche ora addietro, poco prima di mezzanotte e dopo che ebbe autorizzato l’impiego dei soldati romani per arrestare segretamente Gesù, che Pilato aveva ricevuto ulteriori informazioni su Gesù e sul suo insegnamento da sua moglie, Claudia, che era parzialmente convertita al Giudaismo e che divenne più tardi totalmente credente nel vangelo di Gesù.

185:2.7 (1990.3) Pilato avrebbe voluto rinviare questa udienza, ma vide che i dirigenti ebrei erano decisi a procedere con il caso. Egli sapeva che questa era non solo la mattina di preparazione alla Pasqua, ma che questo giorno, essendo venerdì, era anche il giorno di preparazione al sabato ebreo di riposo e di adorazione.

185:2.8 (1990.4) Pilato, essendo fortemente urtato dalla maniera irriverente con cui questi Ebrei l’avevano contattato, non era intenzionato ad accogliere le loro richieste di condannare Gesù a morte senza un giudizio. Perciò, dopo aver atteso alcuni istanti per consentire loro di presentare le loro accuse contro il prigioniero, si rivolse loro e disse: “Non condannerò a morte quest’uomo senza un giudizio; né consentirò che sia interrogato prima che abbiate presentato le vostre accuse contro di lui per iscritto.”

185:2.9 (1990.5) Quando il sommo sacerdote e gli altri udirono Pilato dire questo, fecero segno al cancelliere del tribunale, il quale consegnò a Pilato le accuse scritte contro Gesù. E queste accuse erano:

185:2.10 (1990.6) “Noi troviamo nel tribunale del Sinedrio che quest’uomo è un malfattore ed un perturbatore della nostra nazione per il fatto che è colpevole di:

185:2.11 (1990.7) “1. Pervertire la nostra nazione ed incitare il nostro popolo alla ribellione.

185:2.12 (1990.8) “2. Vietare al popolo di pagare il tributo a Cesare.

185:2.13 (1990.9) “3. Qualificare se stesso re dei Giudei ed insegnare la fondazione di un nuovo regno.”

185:2.14 (1990.10) Gesù non era stato regolarmente giudicato né legalmente riconosciuto colpevole di alcuna di queste accuse. Egli non aveva nemmeno ascoltato queste accuse quando furono formulate per la prima volta, ma Pilato lo fece portare dal pretorio, dove si trovava sotto la custodia delle guardie, ed insisté che queste accuse fossero ripetute davanti a Gesù.

185:2.15 (1990.11) Quando Gesù udì queste accuse, sapeva bene che non era stato ascoltato su questi argomenti davanti al tribunale ebreo, e lo sapevano Giovanni Zebedeo ed i suoi accusatori, ma egli non replicò alle loro false accuse. Anche quando Pilato lo pregò di rispondere ai suoi accusatori, egli non aprì bocca. Pilato fu così stupito dall’ingiustizia dell’intero procedimento e così impressionato dal silenzio e dalla serena condotta di Gesù che decise di portare il prigioniero dentro all’aula e d’interrogarlo in privato.

185:2.16 (1990.12) Pilato aveva la mente confusa, in cuor suo era timoroso degli Ebrei e fortemente scosso nel suo spirito dallo spettacolo di Gesù che stava là maestosamente davanti ai suoi accusatori assetati di sangue, guardandoli non in silenzioso disprezzo, ma con un’espressione di sincera pietà e di addolorato affetto.

3. L’interrogatorio privato di Pilato

185:3.1 (1991.1) Pilato condusse Gesù e Giovanni Zebedeo in una stanza privata, lasciando le guardie fuori nella sala, ed invitato il prigioniero a sedersi, gli si sedette accanto e gli pose parecchie domande. Pilato cominciò il suo colloquio con Gesù assicurandolo che egli non credeva alla prima accusa contro di lui, cioè che fosse un pervertitore della nazione e che incitasse alla ribellione. Poi gli chiese: “Hai mai insegnato che si doveva rifiutare il tributo a Cesare?” Gesù, indicando Giovanni, disse: “Chiedi a lui o a qualsiasi altra persona che ha ascoltato il mio insegnamento.” Allora Pilato interrogò Giovanni su questa faccenda del tributo, e Giovanni testimoniò sull’insegnamento del suo Maestro e spiegò che Gesù e i suoi apostoli pagavano le imposte sia a Cesare che al tempio. Dopo che Pilato ebbe interrogato Giovanni, disse: “Non dire a nessuno che ho parlato con te.” E Giovanni non rivelò mai questo episodio.

185:3.2 (1991.2) Pilato si volse poi per interrogare ancora Gesù, dicendo: “Ed ora circa la terza accusa contro di te, sei tu il re dei Giudei?” Poiché c’era nella voce di Pilato un tono di domanda assolutamente sincero, Gesù sorrise al procuratore e disse: “Pilato, chiedi questo da te stesso o fai questa domanda per conto dei miei accusatori?” Al che, con tono di parziale indignazione, il governatore rispose: “Sono io un Ebreo? Il tuo stesso popolo e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me e mi hanno chiesto di condannarti a morte. Io contesto la validità delle loro accuse e sto solo tentando di scoprire per me stesso ciò che hai fatto. Dimmi, hai tu detto di essere il re dei Giudei ed hai cercato di fondare un nuovo regno?”

185:3.3 (1991.3) Allora Gesù disse a Pilato: “Non percepisci che il mio regno non è di questo mondo? Se il mio regno fosse di questo mondo, certamente i miei discepoli si sarebbero battuti perché io non fossi consegnato nelle mani degli Ebrei. La mia presenza qui davanti a te in questi ceppi è sufficiente a mostrare a tutti gli uomini che il mio regno è un dominio spirituale, la fraternità stessa degli uomini che, grazie alla fede e all’amore, sono divenuti figli di Dio. E questa salvezza è per i Gentili così come per gli Ebrei.”

185:3.4 (1991.4) “Allora tu sei un re dopotutto?” disse Pilato. E Gesù rispose: “Sì, io sono un re di questo genere, e il mio regno è la famiglia dei figli per fede di mio Padre che è nei cieli. Per questo proposito io sono nato in questo mondo, proprio per rivelare mio Padre a tutti gli uomini e testimoniare la verità di Dio. Ed anche ora ti dichiaro che chiunque ama la verità sente la mia voce.”

185:3.5 (1991.5) Allora Pilato disse, metà ironicamente e metà sinceramente: “Verità, che cos’è la verità — chi la conosce?”

185:3.6 (1991.6) Pilato non era in grado di penetrare le parole di Gesù, non era capace di comprendere la natura del suo regno spirituale, ma ora era certo che il prigioniero non aveva fatto nulla che meritasse la morte. Un solo sguardo a Gesù, faccia a faccia, fu sufficiente per convincere anche Pilato che quest’uomo mite e stanco, ma maestoso ed onesto, non era un turbolento e pericoloso rivoluzionario che aspirava a stabilirsi sul trono temporale d’Israele. Pilato pensò di aver compreso qualcosa di ciò che Gesù intendeva dire quando qualificò se stesso un re, perché conosceva gli insegnamenti degli Stoici, i quali proclamavano che “l’uomo saggio è un re”. Pilato fu pienamente convinto che, invece di essere un pericoloso fautore di sedizione, Gesù non era né più né meno che un visionario inoffensivo, un fanatico innocente.

185:3.7 (1991.7) Dopo aver interrogato il Maestro, Pilato ritornò dai capi dei sacerdoti e dagli accusatori di Gesù e disse: “Ho interrogato quest’uomo e non trovo nessuna colpa in lui. Io non penso che sia colpevole delle accuse che avete formulato contro di lui; penso che dovrebbe essere liberato.” E quando gli Ebrei udirono ciò, furono colti da grande furore, al punto da gridare sfrenatamente che Gesù doveva morire; e uno dei Sinedristi salì audacemente accanto a Pilato dicendo: “Quest’uomo agita il popolo, a cominciare dalla Galilea e continuando in tutta la Giudea. È un seminatore di disordine e un malfattore. Lo rimpiangerai a lungo se rimetterai quest’uomo perverso in libertà.”

185:3.8 (1992.1) Pilato era in grave difficoltà non sapendo che cosa fare di Gesù; perciò, quando li sentì dire che aveva cominciato la sua opera in Galilea, pensò di sfuggire alla responsabilità di decidere il caso, o quantomeno di guadagnare tempo per riflettere, mandando Gesù a comparire davanti ad Erode, che si trovava allora nella città per assistere alla Pasqua. Pilato pensò anche che questo gesto sarebbe servito da antidoto all’aspro sentimento che era esistito per qualche tempo tra lui ed Erode a seguito di numerosi malintesi su questioni di giurisdizione.

185:3.9 (1992.2) Pilato, chiamate le guardie, disse: “Quest’uomo è un Galileo. Conducetelo immediatamente da Erode, e quando egli l’avrà interrogato, riferitemi le sue conclusioni.” Ed essi condussero Gesù da Erode.

4. Gesù davanti ad Erode

185:4.1 (1992.3) Quando Erode Antipa si fermava a Gerusalemme, abitava nell’antico palazzo maccabeo di Erode il Grande, e fu in questa casa dell’antico re che Gesù fu ora condotto dalle guardie del tempio, e fu seguito dai suoi accusatori e da una folla sempre crescente. Erode aveva sentito parlare da lungo tempo di Gesù ed era molto curioso di conoscerlo. Quando il Figlio dell’Uomo fu davanti a lui questo venerdì mattina, il perfido Idumeo non si ricordò nemmeno per un istante del ragazzo di un tempo che era comparso davanti a lui a Sefforis chiedendo una giusta decisione circa il denaro dovuto a suo padre, che era rimasto ucciso accidentalmente mentre lavorava ad uno degli edifici pubblici. Per quanto ne sapeva Erode, non aveva mai visto Gesù, sebbene avesse avuto molte preoccupazioni a causa sua quando l’attività del Maestro era stata concentrata in Galilea. Ora che egli era in custodia di Pilato e dei Giudei, Erode era desideroso di vederlo, sentendosi sicuro contro qualsiasi disordine dovuto a lui in futuro. Erode aveva sentito parlare molto dei miracoli operati da Gesù e sperava realmente di vederlo compiere qualche prodigio.

185:4.2 (1992.4) Quando condussero Gesù davanti ad Erode, il tetrarca fu colpito dal suo portamento solenne e dalla serena compostezza del suo volto. Per una quindicina di minuti Erode pose delle domande a Gesù, ma il Maestro non volle rispondere. Erode lo derise e lo sfidò a compiere un miracolo, ma Gesù non volle replicare alle sue numerose domande né rispondere ai suoi sarcasmi.

185:4.3 (1992.5) Allora Erode si rivolse ai capi dei sacerdoti e ai Sadducei e, prestando orecchio alle loro accuse, ascoltò tutto ciò che era stato detto a Pilato, e ancora di più, sui pretesi misfatti del Figlio dell’Uomo. Alla fine, convinto che Gesù non avrebbe né parlato né compiuto un prodigio per lui, Erode, dopo essersi beffato di lui per qualche tempo, lo rivestì di una vecchia veste regale di porpora e lo rimandò da Pilato. Erode sapeva di non avere alcuna giurisdizione su Gesù in Giudea. Sebbene fosse felice di credere che stava finalmente per essere liberato da Gesù in Galilea, egli era contento che fosse Pilato ad avere la responsabilità di metterlo a morte. Erode non si era mai pienamente ripreso dalla paura che lo perseguitava come una maledizione per avere fatto uccidere Giovanni il Battista. In certi momenti Erode aveva anche temuto che Gesù fosse Giovanni risuscitato dalla morte. Ora egli era liberato da quella paura perché notò che Gesù era un tipo di persona molto differente dallo schietto e focoso profeta che aveva osato svelare e denunciare la sua vita privata.

5. Gesù ritorna da Pilato

185:5.1 (1993.1) Quando le guardie ebbero ricondotto Gesù da Pilato, questi uscì sui gradini del pretorio, dove era stato posto il suo seggio di giudizio, e riuniti i capi dei sacerdoti e i Sinedristi disse loro: “Avete condotto quest’uomo davanti a me con l’accusa di pervertire il popolo, d’impedire il pagamento delle imposte e di proclamarsi re dei Giudei. Io l’ho interrogato e non l’ho trovato colpevole di tali accuse. In effetti, non trovo alcuna colpa in lui. Allora l’ho mandato da Erode, e il tetrarca deve essere giunto alla stessa conclusione, poiché ce l’ha rimandato. Certamente niente che meriti la morte è stato commesso da quest’uomo. Se voi pensate ancora che egli debba essere disciplinato, sono disposto a punirlo prima di rilasciarlo.”

185:5.2 (1993.2) Proprio nel momento in cui gli Ebrei stavano iniziando a gridare le loro proteste contro il rilascio di Gesù, una grande folla venne verso il pretorio per chiedere a Pilato di liberare un prigioniero in onore della festa di Pasqua. Da qualche tempo era divenuto costume dei governatori romani di concedere alla popolazione di scegliere un prigioniero o un condannato per essere amnistiato nel periodo della Pasqua. Ed ora che questa folla era venuta davanti a lui a chiedere il rilascio di un prigioniero, e poiché Gesù era stato così recentemente in grande favore presso le moltitudini, venne in mente a Pilato che poteva forse trarsi fuori dalla difficile situazione proponendo a questo gruppo di rilasciare loro quest’uomo di Galilea come segno di buona volontà in occasione della Pasqua, visto che Gesù era attualmente detenuto davanti al suo seggio di giudizio.

185:5.3 (1993.3) Mentre la folla si ammassava sui gradini del palazzo, Pilato li sentì gridare il nome di un certo Barabba. Barabba era un noto agitatore politico e un ladro assassino, figlio di un sacerdote, che era stato recentemente arrestato in flagrante delitto di rapina e di omicidio sulla strada di Gerico. Quest’uomo era stato condannato a morire appena fossero passate le festività della Pasqua.

185:5.4 (1993.4) Pilato si alzò in piedi e spiegò alla folla che Gesù gli era stato portato dai capi dei sacerdoti, i quali chiedevano che fosse messo a morte sulla base di certe accuse, e che egli non riteneva che l’uomo fosse meritevole di morte. Pilato disse: “Chi, dunque, preferireste che io vi rilasciassi, questo Barabba, l’assassino, o questo Gesù di Galilea?” E quando Pilato ebbe parlato così, i capi dei sacerdoti e i consiglieri del Sinedrio gridarono insieme con tutta la loro voce: “Barabba, Barabba!” E quando il popolo vide che i capi dei sacerdoti volevano che Gesù fosse messo a morte, si unì subito alla richiesta della sua esecuzione mentre chiedeva a gran voce il rilascio di Barabba.

185:5.5 (1993.5) Pochi giorni prima questa moltitudine aveva soggezione di Gesù, ma la plebaglia non aveva più considerazione per uno che, dopo aver affermato di essere il Figlio di Dio, si trovava ora prigioniero dei capi dei sacerdoti e dei dirigenti, e tradotto in giudizio davanti a Pilato in pericolo di morte. Gesù poteva essere un eroe agli occhi della popolazione quando stava cacciando dal tempio i cambiavalute e i mercanti, ma non quando era un prigioniero inerme nelle mani dei suoi nemici ed in giudizio per la sua vita.

185:5.6 (1993.6) Pilato andò in collera vedendo che i capi dei sacerdoti chiedevano ad alta voce il perdono di un noto assassino mentre urlavano per ottenere il sangue di Gesù. Egli vide la loro malizia e il loro odio e percepì il loro pregiudizio e la loro invidia. Perciò disse loro: “Come potete scegliere la vita di un assassino rispetto a quella di quest’uomo, il cui peggior crimine consiste nel qualificarsi simbolicamente re dei Giudei?” Ma questa non fu un’affermazione saggia da parte di Pilato. I Giudei erano un popolo fiero, allora sottomesso al giogo politico romano, ma fiducioso nella venuta di un Messia che li avrebbe liberati dalla schiavitù dei Gentili con un grande spiegamento di potenza e di gloria. Essi si risentirono più di quanto Pilato potesse immaginare per l’affermazione che questo insegnante di strane dottrine, dal comportamento mite, ora in arresto ed incolpato di crimini meritevoli di morte, fosse definito “il re dei Giudei”. Essi presero questa osservazione come un insulto verso tutto ciò che consideravano sacro ed onorevole nella loro esistenza nazionale, e perciò si lasciarono andare tutti a grandi clamori per il rilascio di Barabba e la morte di Gesù.

185:5.7 (1994.1) Pilato sapeva che Gesù era innocente delle accuse portate contro di lui, e se fosse stato un giudice giusto e coraggioso, l’avrebbe assolto e rilasciato. Ma egli aveva paura di sfidare questi Giudei irritati, e mentre esitava a fare il proprio dovere, arrivò un messaggero e gli consegnò un messaggio sigillato di sua moglie, Claudia.

185:5.8 (1994.2) Pilato indicò a coloro che erano riuniti davanti a lui che desiderava leggere la comunicazione che aveva appena ricevuto prima di proseguire l’esame della questione in corso. Quando Pilato aprì questa lettera inviata da sua moglie, lesse: “Ti supplico di non avere niente a che fare con quest’uomo innocente e giusto che chiamano Gesù. Ho molto sofferto in un sogno questa notte a causa sua.” Questa nota di Claudia non solo turbò grandemente Pilato e ritardò così la definizione della questione, ma sfortunatamente fornì anche ai dirigenti ebrei un tempo considerevole per circolare liberamente tra la folla ed incitare il popolo a chiedere il rilascio di Barabba e a reclamare a gran voce la crocifissione di Gesù.

185:5.9 (1994.3) Infine Pilato tornò ad occuparsi della soluzione del problema che gli stava davanti, chiedendo all’assemblea mista di dirigenti ebrei e di persone che chiedevano un’amnistia: “Che cosa farò di colui che è chiamato il re dei Giudei?” Essi gridarono tutti all’unisono: “Crocifiggilo! Crocifiggilo!” L’unanimità di questa richiesta da parte della moltitudine eterogenea spaventò ed allarmò Pilato, giudice ingiusto e dominato dalla paura.

185:5.10 (1994.4) Allora Pilato disse ancora una volta: “Perché vorreste crocifiggere quest’uomo? Che male ha fatto? Chi verrà a testimoniare contro di lui?” Ma quando sentirono Pilato parlare in difesa di Gesù, essi si limitarono a gridare di nuovo: “Crocifiggilo! Crocifiggilo!”

185:5.11 (1994.5) Allora Pilato fece di nuovo appello a loro circa il rilascio del prigioniero per la Pasqua, dicendo: “Vi chiedo ancora una volta, quale di questi prigionieri vi rilascerò per questo vostro periodo di Pasqua?” E di nuovo la folla gridò: “Dacci Barabba!”

185:5.12 (1994.6) Allora Pilato disse: “Se rilascio l’assassino Barabba, che cosa farò di Gesù?” E ancora una volta la moltitudine gridò all’unisono: “Crocifiggilo! Crocifiggilo!”

185:5.13 (1994.7) Pilato fu terrorizzato dal clamore insistente della plebaglia, che agiva sotto la guida diretta dei capi dei sacerdoti e dei consiglieri del Sinedrio; ciononostante, egli decise di fare almeno un ulteriore tentativo di calmare la folla e di salvare Gesù.

6. L’ultimo appello di Pilato

185:6.1 (1994.8) A tutto ciò che sta avvenendo questo venerdì mattina presto davanti a Pilato stanno partecipando solo i nemici di Gesù. I suoi numerosi amici o non sanno ancora del suo arresto notturno e del suo giudizio nelle prime ore del mattino, o si nascondono per paura di essere anch’essi presi e condannati a morte perché credenti agli insegnamenti di Gesù. Tra la moltitudine che grida ora per la morte del Maestro si trovano soltanto suoi nemici giurati e la popolazione sconsiderata e facile da manovrare.

185:6.2 (1995.1) Pilato volle fare un ultimo appello alla loro pietà. Avendo paura di sfidare il clamore di questa plebaglia sviata che reclamava il sangue di Gesù, egli ordinò alle guardie ebree e ai soldati romani di prendere Gesù e di flagellarlo. Questa era in se stessa una procedura ingiusta e illegale, perché la legge romana prevedeva che solo i condannati a morte mediante crocifissione fossero assoggettati così alla flagellazione. Le guardie condussero Gesù nel cortile aperto del pretorio per questo supplizio. Anche se i suoi nemici non assisterono a questa flagellazione, vi assisté Pilato, e prima che avessero portato a termine questo flagrante abuso, egli ordinò ai flagellatori di fermarsi e fece segno che Gesù fosse condotto da lui. Prima che i flagellatori calassero i loro nodosi scudisci su Gesù, dopo che fu legato al palo della flagellazione, essi lo rivestirono con la veste di porpora, e intrecciata una corona di spine gliela posero sulla fronte. E dopo avergli messo una canna nella mano come finto scettro, s’inginocchiarono davanti a lui e lo beffeggiarono dicendo: “Salve, re dei Giudei!” E sputarono su di lui e lo colpirono in viso con le mani. E uno di loro, prima di ricondurlo da Pilato, gli prese la canna dalla mano e lo colpì sulla testa.

185:6.3 (1995.2) Poi Pilato condusse fuori questo prigioniero sanguinante e lacero, e presentandolo alla folla variopinta disse: “Ecco l’uomo! Di nuovo io vi dichiaro che non trovo alcuna colpa in lui, e dopo averlo flagellato vorrei rilasciarlo.”

185:6.4 (1995.3) Gesù di Nazaret stava là, vestito di una vecchia veste regale purpurea, con una corona di spine che trafiggeva la sua fronte serena. Il suo viso era macchiato di sangue e il suo corpo piegato dalla sofferenza e dall’angoscia. Ma niente può smuovere il cuore insensibile di coloro che sono vittime di un intenso odio emotivo e schiavi di pregiudizi religiosi. Questo spettacolo trasmise un profondo fremito d’orrore nei regni di un vasto universo, ma non toccò il cuore di coloro che avevano deciso nella loro mente di distruggere Gesù.

185:6.5 (1995.4) Dopo che si furono ripresi dallo shock iniziale alla vista della condizione del Maestro, essi ripresero a gridare più forte e più a lungo: “Crocifiggilo! Crocifiggilo! Crocifiggilo!”

185:6.6 (1995.5) Ed ora Pilato comprese che era futile appellarsi ai loro ipotetici sentimenti di pietà. Egli si fece avanti e disse: “Percepisco che siete determinati che quest’uomo debba morire, ma che cosa ha fatto per meritare la morte? Chi vuole dichiarare il suo crimine?”

185:6.7 (1995.6) Allora il sommo sacerdote stesso si fece avanti e, salito da Pilato, dichiarò con irritazione: “Noi abbiamo una legge sacra, e secondo tale legge quest’uomo dovrebbe morire perché ha lui stesso proclamato di essere il Figlio di Dio.” Quando Pilato udì ciò, ebbe ancora più paura, non solo degli Ebrei, ma ricordando il messaggio di sua moglie e la mitologia greca degli dei che scendono sulla terra, egli tremava ora al pensiero che Gesù potesse essere un personaggio divino. Egli fece un cenno con la mano alla folla per farla tacere, mentre prese Gesù per il braccio e lo ricondusse all’interno dell’edificio per poterlo interrogare ancora. Pilato era ora confuso dalla paura, sconcertato dalla superstizione e turbato dall’ostinato atteggiamento della plebaglia.

7. L’ultimo colloquio con Pilato

185:7.1 (1995.7) Mentre Pilato, tremante di paura e d’emozione, si sedeva accanto a Gesù, chiese: “Da dove vieni? Chi sei realmente? Com’è che dicono che sei il Figlio di Dio?”

185:7.2 (1996.1) Ma Gesù non poteva rispondere a queste domande poste da un giudice timoroso degli uomini, debole e titubante, che era stato così ingiusto da farlo fustigare anche dopo averlo dichiarato innocente di ogni delitto e prima di essere stato debitamente condannato a morte. Gesù guardò Pilato diritto negli occhi, ma non gli rispose. Allora Pilato disse: “Rifiuti di parlarmi? Non comprendi che ho ancora il potere di rilasciarti o di crocifiggerti?” Allora Gesù disse: “Tu non avresti alcun potere su di me se ciò non fosse permesso dall’alto. Tu non potresti esercitare alcuna autorità sul Figlio dell’Uomo se il Padre che è nei cieli non lo permettesse. Ma tu non sei così colpevole, poiché ignori il vangelo. Colui che mi ha tradito e colui che mi ha consegnato a te, essi hanno commesso il peccato più grande.”

185:7.3 (1996.2) Quest’ultimo colloquio con Gesù terrorizzò del tutto Pilato. Questo codardo morale e giudice debole penava ora sotto il duplice fardello del timore superstizioso di Gesù e della paura mortale dei dirigenti ebrei.

185:7.4 (1996.3) Pilato comparve di nuovo davanti alla folla dicendo: “Io sono certo che quest’uomo è soltanto un trasgressore religioso. Dovreste prenderlo e giudicarlo secondo la vostra legge. Perché vi aspettate che io acconsenta alla sua morte per il fatto che è entrato in conflitto con le vostre tradizioni?”

185:7.5 (1996.4) Pilato era sul punto di liberare Gesù quando Caifa, il sommo sacerdote, si avvicinò al codardo giudice romano e, agitando un dito vendicatore in faccia a Pilato, disse con parole di collera che tutta la moltitudine poté udire: “Se rilasci quest’uomo non sei amico di Cesare, e vedrò che l’imperatore sappia tutto.” Questa minaccia pubblica fu troppo per Pilato. Il timore per la sua posizione personale eclissò ora ogni altra considerazione, e il codardo governatore ordinò che Gesù fosse portato davanti al seggio del giudizio. Mentre il Maestro stava là davanti a loro, egli lo indicò col dito e disse sarcasticamente: “Ecco il vostro re.” E gli Ebrei risposero: “Portalo via. Crocifiggilo!” Ed allora Pilato disse con molta ironia e sarcasmo: “Crocifiggerò il vostro re?” E gli Ebrei risposero: “Sì, crocifiggilo! Non abbiamo altro re che Cesare.” Ed allora Pilato si rese conto che non c’era alcuna speranza di salvare Gesù, poiché non era disposto a sfidare gli Ebrei.

8. La tragica resa di Pilato

185:8.1 (1996.5) Il Figlio di Dio incarnato come Figlio dell’Uomo stava là. Era stato arrestato senza colpa; accusato senza prove; giudicato senza testimoni; punito senza un verdetto; ed ora stava per essere condannato a morte da un giudice ingiusto che confessava di non riuscire a trovare alcuna colpa in lui. Se Pilato aveva pensato di appellarsi al loro patriottismo chiamando Gesù “re dei Giudei”, aveva completamente sbagliato. Gli Ebrei non stavano aspettando un tale re. La dichiarazione dei capi dei sacerdoti e dei Sadducei “non abbiamo altro re che Cesare” fu uno shock anche per la popolazione ignorante, ma oramai era troppo tardi per salvare Gesù anche se il popolino avesse osato sposare la causa del Maestro.

185:8.2 (1996.6) Pilato temeva un tumulto o una rivolta. Egli non osò rischiare di avere tali disordini durante il periodo della Pasqua a Gerusalemme. Aveva ricevuto recentemente un rimprovero da Cesare e non voleva rischiarne un altro. Il popolino applaudì quando egli ordinò il rilascio di Barabba. Poi egli fece portare una bacinella e dell’acqua, e là davanti alla moltitudine si lavò le mani dicendo: “Io sono innocente del sangue di quest’uomo. Voi siete determinati a che egli muoia, ma io non ho trovato alcuna colpa in lui. Occupatevene voi. I soldati lo condurranno via.” Ed allora il popolino applaudì e rispose: “Che il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli.”

Fascicolo 186 - Poco prima della crocifissione

Il Libro di Urantia

Fascicolo 186

Poco prima della crocifissione

186:0.1 (1997.1) QUANDO Gesù e i suoi accusatori partirono per andare da Erode, il Maestro si rivolse all’apostolo Giovanni e gli disse: “Giovanni, non puoi fare più nulla per me. Va da mia madre e conducila a vedermi prima che io muoia.” Quando Giovanni sentì la richiesta del suo Maestro, sebbene fosse riluttante a lasciarlo da solo tra i suoi nemici, si avviò in fretta verso Betania, dove tutta la famiglia di Gesù era riunita in attesa a casa di Marta e Maria, le sorelle di Lazzaro che Gesù aveva risuscitato dalla morte.

186:0.2 (1997.2) Parecchie volte durante la mattinata dei messaggeri avevano portato a Marta e Maria notizie sugli sviluppi del processo a Gesù. Ma la famiglia di Gesù era giunta a Betania solo pochi minuti prima che arrivasse Giovanni portando la richiesta di Gesù di vedere sua madre prima di essere messo a morte. Dopo che Giovanni Zebedeo ebbe raccontato loro tutto ciò che era successo dopo l’arresto di Gesù a mezzanotte, Maria sua madre partì subito in compagnia di Giovanni per vedere suo figlio primogenito. Nel momento in cui Maria e Giovanni raggiunsero la città, Gesù, accompagnato dai soldati romani che dovevano crocifiggerlo, era già arrivato al Golgota.

186:0.3 (1997.3) Quando Maria madre di Gesù partì con Giovanni per andare da suo figlio, la sorella Rut rifiutò di restare indietro con il resto della famiglia. Poiché essa era decisa ad accompagnare sua madre, suo fratello Giuda partì con lei. Il resto della famiglia del Maestro rimase a Betania sotto la direzione di Giacomo, e quasi ogni ora i messaggeri di Davide Zebedeo portavano loro notizie concernenti lo svolgimento di quella terribile vicenda, la messa a morte del loro fratello maggiore, Gesù di Nazaret.

1. La fine di Giuda Iscariota

186:1.1 (1997.4) Erano circa le otto e mezzo di questo venerdì mattina quando l’udienza di Gesù davanti a Pilato fu terminata e il Maestro fu consegnato ai soldati romani che dovevano crocifiggerlo. Appena i Romani presero possesso di Gesù, il capitano delle guardie ebree ritornò con i suoi uomini al loro quartier generale al tempio. Il sommo sacerdote ed i suoi associati Sinedristi seguirono da vicino le guardie, andando direttamente al loro usuale luogo di riunione nella sala di pietra tagliata del tempio. Qui essi trovarono numerosi altri membri del Sinedrio che aspettavano di sapere che cosa era stato fatto di Gesù. Mentre Caifa si apprestava a fare il suo rapporto al Sinedrio sul giudizio e la condanna di Gesù, Giuda comparve davanti a loro reclamando la sua ricompensa per il ruolo che aveva svolto nell’arresto e nella condanna a morte del suo Maestro.

186:1.2 (1997.5) Tutti questi Ebrei detestavano Giuda; essi avevano per il traditore solo sentimenti di totale disprezzo. Per tutto il giudizio di Gesù davanti a Caifa e durante la sua comparizione davanti a Pilato, Giuda provò rimorso nella sua coscienza per la sua condotta di traditore. Ed egli cominciava ad essere anche un po’ disilluso circa la ricompensa che avrebbe ricevuto come pagamento dei suoi servizi per aver tradito Gesù. Egli non amava la freddezza e il distacco delle autorità ebraiche; ciò nonostante, si aspettava di essere largamente ricompensato per la sua vile condotta. Egli si aspettava di essere chiamato davanti a tutto il Sinedrio per ascoltare il proprio elogio mentre gli conferivano degli onori appropriati quale compenso del grande servizio che si compiaceva di aver reso alla sua nazione. Immaginate quindi la grande sorpresa di questo traditore egoista quando un servo del sommo sacerdote, battendogli sulla spalla, lo chiamò fuori dalla sala e gli disse: “Giuda, sono stato incaricato di pagarti per il tradimento di Gesù. Ecco la tua ricompensa.” Così dicendo il servo di Caifa consegnò a Giuda una borsa contenente trenta pezzi d’argento — il prezzo corrente di un buon schiavo valido.

186:1.3 (1998.1) Giuda rimase stordito, muto di stupore. Egli si precipitò per rientrare nella sala, ma ne fu impedito dal guardiano della porta. Egli voleva appellarsi al Sinedrio, ma essi rifiutarono di riceverlo. Giuda non poteva credere che questi dirigenti degli Ebrei gli avessero permesso di tradire i suoi amici e il suo Maestro per offrirgli poi come ricompensa trenta pezzi d’argento. Egli era umiliato, disilluso e completamente distrutto. Si allontanò dal tempio, per così dire, in trance. Fece cadere come un automa la borsa del denaro nella sua tasca profonda, la stessa tasca in cui aveva portato così a lungo la borsa contenente i fondi apostolici. Ed errò per la città seguendo la folla che stava andando ad assistere alle crocifissioni.

186:1.4 (1998.2) Da lontano Giuda vide che rizzavano la croce su cui era inchiodato Gesù, e a questa vista egli ritornò precipitosamente al tempio, superò di forza il guardiano della porta e si trovò in presenza del Sinedrio, che era ancora in sessione. Il traditore era quasi senza fiato e profondamente sconvolto, ma riuscì a balbettare queste parole: “Io ho peccato per aver tradito del sangue innocente. Voi mi avete insultato. Mi avete offerto come ricompensa per il mio servizio del denaro — il prezzo di uno schiavo. Io mi pento di avere fatto questo; ecco il vostro denaro. Voglio sottrarmi alla colpa di questo atto.”

186:1.5 (1998.3) Dopo che i dirigenti ebrei ebbero ascoltato Giuda, si fecero beffe di lui. Uno di loro seduto accanto a dove stava Giuda lo invitò a lasciare la sala e disse: “Il tuo Maestro è già stato messo a morte dai Romani, e quanto alla tua colpa, che cosa ce ne importa? Arrangiati — e vattene!”

186:1.6 (1998.4) Lasciando la sala del Sinedrio, Giuda tolse i trenta pezzi d’argento dalla borsa e li gettò sul pavimento del tempio. Quando il traditore lasciò il tempio era quasi fuori di sé. Giuda stava ora passando per l’esperienza della realizzazione della vera natura del peccato. L’attrattiva, il fascino e l’ebbrezza della cattiva azione erano tutti svaniti. Ora il malfattore era solo, faccia a faccia con il verdetto del giudizio della sua anima disincantata e delusa. Il peccato era stato ammaliante ed avventuroso nel commetterlo, ma ora egli doveva affrontare la messe dei fatti nudi e crudi e privi di romanticismo.

186:1.7 (1998.5) Questo, un tempo ambasciatore del regno dei cieli sulla terra, errava ora per le strade di Gerusalemme solo e abbandonato. La sua disperazione era enorme e quasi assoluta. Egli proseguì attraverso la città e uscì dalle mura, fino al terribile luogo solitario della valle di Hinnom, dove salì su delle rocce scoscese e, presa la cintura della sua veste, ne fissò un’estremità ad un piccolo albero, annodò l’altra attorno al suo collo, e si gettò nel precipizio. Prima che fosse morto, il nodo che avevano fatto le sue mani nervose si sciolse, e il corpo del traditore si sfracellò cadendo sulle sottostanti rocce appuntite.

2. Il comportamento del Maestro

186:2.1 (1999.1) Quando Gesù fu arrestato, sapeva che la sua opera sulla terra nelle sembianze della carne mortale era terminata. Egli comprendeva pienamente il genere di morte di cui sarebbe morto, e non si preoccupò affatto dei dettagli dei suoi cosiddetti giudizi.

186:2.2 (1999.2) Davanti al tribunale del Sinedrio, Gesù rifiutò di rispondere alle testimonianze di testimoni spergiuri. Ci fu una sola domanda che provocò sempre una risposta, fosse essa posta da amici o da nemici, e fu quella concernente la natura e la divinità della sua missione sulla terra. Quando gli chiesero se era il Figlio di Dio, egli rispose immancabilmente. Egli rifiutò fermamente di parlare in presenza del curioso ed iniquo Erode. Davanti a Pilato parlò soltanto quando pensò che Pilato o qualche altra persona sincera potevano essere aiutati a conoscere meglio la verità da ciò che diceva. Gesù aveva insegnato ai suoi apostoli l’inutilità di gettare le loro perle ai porci, ed egli ora osava praticare ciò che aveva insegnato. La sua condotta in questo momento esemplificava la paziente sottomissione della natura umana, unita al maestoso silenzio e alla solenne dignità della natura divina. Egli era del tutto disposto a discutere con Pilato qualsiasi questione concernente le accuse politiche portate contro di lui — qualsiasi questione che egli riconosceva come pertinente alla giurisdizione del governatore.

186:2.3 (1999.3) Gesù era convinto che fosse volontà del Padre che egli si sottomettesse al corso naturale e ordinario degli eventi umani, proprio come deve fare ogni altra creatura mortale, e perciò rifiutò d’impiegare anche i suoi poteri puramente umani di eloquenza persuasiva per influenzare l’esito delle macchinazioni dei suoi simili mortali socialmente miopi e spiritualmente ciechi. Sebbene Gesù sia vissuto e morto su Urantia, tutta la sua carriera umana, dall’inizio alla fine, fu uno spettacolo destinato ad influenzare e ad istruire l’intero universo che aveva creato ed incessantemente sostenuto.

186:2.4 (1999.4) Questi Ebrei miopi urlavano scompostamente per chiedere la morte del Maestro, mentre egli stava là in terribile silenzio osservando la scena della morte di una nazione — dello stesso popolo di suo padre terreno.

186:2.5 (1999.5) Gesù aveva acquisito quel tipo di carattere umano che può conservare la sua padronanza ed affermare la sua dignità di fronte ad insulti continuati e gratuiti. Egli non poteva essere intimidito. Quando fu assalito la prima volta dal servo di Anna, egli aveva soltanto suggerito l’opportunità di chiamare dei testimoni che potessero testimoniare debitamente contro di lui.

186:2.6 (1999.6) Dall’inizio alla fine del suo cosiddetto giudizio davanti a Pilato, le schiere celesti in osservazione non poterono trattenersi dal diffondere all’universo la descrizione della scena di “Pilato in giudizio davanti a Gesù”.

186:2.7 (1999.7) Davanti a Caifa, e dopo che ogni testimonianza spergiura era crollata, Gesù non esitò a rispondere alla domanda del sommo sacerdote, fornendo così con la sua stessa testimonianza ciò che essi desideravano come base per giudicarlo colpevole di bestemmia.

186:2.8 (1999.8) Il Maestro non manifestò mai il minimo interesse per gli sforzi ben intenzionati ma tiepidi di Pilato per giungere al suo rilascio. Egli aveva realmente pietà di Pilato e si sforzò sinceramente d’illuminare la sua mente ottenebrata. Egli rimase totalmente passivo a tutti gli appelli del governatore romano agli Ebrei perché ritirassero le loro accuse criminali contro di lui. Durante l’intera triste prova egli si comportò con una dignità semplice ed una maestà senza ostentazione. Egli non volle nemmeno fare delle insinuazioni sull’insincerità di coloro che volevano assassinarlo quando gli chiesero se era “re dei Giudei”. Con un minimo adeguato chiarimento egli accettò la designazione, sapendo che, avendo essi scelto di respingerlo, egli sarebbe stato l’ultimo ad offrire loro una reale guida nazionale, anche in senso spirituale.

186:2.9 (2000.1) Gesù parlò poco durante questi processi, ma disse abbastanza per mostrare a tutti i mortali il genere di carattere umano che l’uomo può perfezionare in associazione con Dio, e per rivelare a tutto l’universo il modo in cui Dio può divenire manifesto nella vita della creatura quando tale creatura sceglie veramente di fare la volontà del Padre, divenendo così un figlio attivo del Dio vivente.

186:2.10 (2000.2) Il suo amore per i mortali ignoranti è pienamente rivelato dalla sua pazienza e dalla sua grande padronanza di sé di fronte agli scherni, alle percosse e agli schiaffi dei rozzi soldati e dei servi sciocchi. Egli non si irritò nemmeno quando lo bendarono e, colpendolo con derisione in viso, esclamavano: “Profetizzaci chi ti ha colpito”.

186:2.11 (2000.3) Pilato era più vicino al vero di quanto pensasse quando, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo presentò alla folla esclamando: “Ecco l’uomo!” In verità, il governatore romano dominato dalla paura non immaginava affatto che proprio in quel momento l’universo fosse sul chi vive, contemplando questa scena unica del suo amato Sovrano assoggettato in modo così umiliante ai sarcasmi e alle percosse dei suoi sudditi mortali ottenebrati e degradati. E mentre Pilato parlava, riecheggiò in tutto Nebadon: “Ecco Dio e l’uomo!” In tutto un universo, innumerevoli milioni di creature hanno da quel giorno sempre continuato a contemplare quell’uomo, mentre il Dio di Havona, il capo supremo dell’universo degli universi, accetta l’uomo di Nazaret come soddisfacimento dell’ideale delle creature mortali di questo universo locale del tempo e dello spazio. Nella sua vita incomparabile egli non mancò mai di rivelare Dio all’uomo. Ora, in questi episodi finali della sua carriera di mortale e nella sua morte successiva, egli fece una rivelazione nuova e commovente dell’uomo a Dio.

3. Il fidato Davide Zebedeo

186:3.1 (2000.4) Poco dopo che Gesù era stato riconsegnato ai soldati romani a conclusione dell’udienza davanti a Pilato, un distaccamento delle guardie del tempio partì in fretta per Getsemani per disperdere o arrestare i discepoli del Maestro. Ma molto prima del loro arrivo questi discepoli si erano sparpagliati. Gli apostoli si erano ritirati in nascondigli prestabiliti; i Greci si erano separati ed erano andati in differenti case a Gerusalemme; gli altri discepoli erano pure spariti. Davide Zebedeo riteneva che i nemici di Gesù sarebbero tornati, cosicché trasferì subito cinque o sei tende più in alto nella forra, vicino al luogo in cui il Maestro si era ritirato così spesso a pregare e adorare. Egli si proponeva di nascondersi qui e di mantenere allo stesso tempo un centro, o stazione di coordinamento, per il suo servizio di messaggeri. Davide aveva appena lasciato il campo quando giunsero le guardie del tempio. Non trovando nessuno sul posto, essi si accontentarono d’incendiare il campo e di ritornare poi in fretta al tempio. Ascoltando il loro rapporto, il Sinedrio fu rassicurato che i discepoli di Gesù erano così completamente spaventati e soggiogati che non vi sarebbe stato alcun pericolo di sommossa o possibile tentativo di liberare Gesù dalle mani dei suoi carnefici. Essi potevano finalmente respirare tranquilli, e così si separarono, andando ciascuno per la propria strada a prepararsi per la Pasqua.

186:3.2 (2000.5) Appena Gesù fu riconsegnato ai soldati romani da Pilato per essere crocifisso, un messaggero partì in fretta per Getsemani per informare Davide, e nello spazio di cinque minuti dei corrieri erano in viaggio per Betsaida, Pella, Filadelfia, Sidone, Sichem, Hebron, Damasco e Alessandria. E questi messaggeri portavano la notizia che Gesù stava per essere crocifisso dai Romani su insistente richiesta dei dirigenti degli Ebrei.

186:3.3 (2001.1) Per tutta questa tragica giornata, fino a quando partì l’ultimo messaggio che il Maestro era stato deposto nella tomba, Davide inviò circa ogni mezz’ora dei messaggeri con rapporti per gli apostoli, i Greci e la famiglia terrena di Gesù, riunita a casa di Lazzaro a Betania. Quando i messaggeri partirono con la notizia che Gesù era stato sepolto, Davide congedò il suo corpo di corrieri locali per la celebrazione della Pasqua e il riposo del sabato successivo, ordinando loro di presentarsi in modo discreto a lui la domenica mattina a casa di Nicodemo, dove si proponeva di andare a nascondersi per alcuni giorni con Andrea e Simon Pietro.

186:3.4 (2001.2) Questo Davide Zebedeo dalla mente particolare fu il solo tra i principali discepoli di Gesù che fu incline ad avere una visione chiara e precisa dell’affermazione del Maestro che sarebbe morto e “risuscitato il terzo giorno”. Davide l’aveva inteso una volta fare questa predizione, ed essendo di mente pratica, si proponeva ora di riunire i suoi messaggeri domenica mattina presto a casa di Nicodemo perché fossero pronti a diffondere la notizia nel caso Gesù fosse risuscitato dalla morte. Davide non tardò a scoprire che nessuno dei discepoli di Gesù si aspettava che tornasse così presto dalla tomba. Perciò egli parlò poco della sua credenza e non disse nulla sulla mobilitazione di tutto il suo gruppo di messaggeri per domenica mattina presto, salvo ai corrieri che erano stati mandati il venerdì mattina nelle città lontane e nei centri dei credenti.

186:3.5 (2001.3) E così questi discepoli di Gesù, sparsi in tutta Gerusalemme e nei suoi dintorni, quella notte condivisero la Pasqua e il giorno successivo rimasero nascosti.

4. I preparativi per la crocifissione

186:4.1 (2001.4) Dopo che Pilato si fu lavato le mani davanti alla moltitudine, cercando così di sfuggire alla colpa di aver consegnato un innocente per essere crocifisso solo perché egli aveva paura di resistere al clamore dei dirigenti ebrei, ordinò che il Maestro fosse consegnato ai soldati romani e diede istruzioni al loro capitano che fosse crocifisso immediatamente. Dopo aver preso in consegna Gesù, i soldati lo ricondussero nel cortile del pretorio, e dopo avergli levato la veste che Erode gli aveva messo, lo vestirono con le sue vesti. Questi soldati si burlarono di lui e lo derisero, ma non gli inflissero altre punizioni fisiche. Gesù era ora solo con questi soldati romani. I suoi amici erano nascosti; i suoi nemici erano andati per la loro strada; anche Giovanni Zebedeo non era più al suo fianco.

186:4.2 (2001.5) Erano da poco passate le otto del mattino quando Pilato consegnò Gesù ai soldati, e poco meno delle nove quando essi partirono per la scena della crocifissione. Durante questo periodo di più di mezz’ora Gesù non disse una parola. Gli affari amministrativi di un grande universo erano praticamente fermi. Gabriele e i principali dirigenti di Nebadon erano riuniti qui su Urantia, oppure erano in vigile attesa dei rapporti spaziali degli arcangeli per essere informati su ciò che stava accadendo al Figlio dell’Uomo su Urantia.

186:4.3 (2001.6) Al momento in cui i soldati furono pronti a partire con Gesù per il Golgota, avevano cominciato ad essere impressionati dalla sua eccezionale compostezza e dalla sua straordinaria dignità, dal suo rassegnato silenzio.

186:4.4 (2001.7) Gran parte del ritardo nel condurre Gesù al luogo della crocifissione fu dovuto ad una decisione del capitano, presa all’ultimo momento, di condurre anche due ladri che erano stati condannati a morte; poiché Gesù doveva essere crocifisso quella mattina, il capitano romano pensò che questi due potevano anch’essi morire con lui piuttosto che attendere la fine delle festività pasquali.

186:4.5 (2002.1) Appena i ladri poterono essere pronti, furono portati nel cortile, dove guardarono Gesù, uno di loro per la prima volta, ma l’altro l’aveva spesso sentito parlare sia nel tempio che molti mesi prima al campo di Pella.

5. Relazione tra la morte di Gesù e la Pasqua

186:5.1 (2002.2) Non c’è alcuna relazione diretta tra la morte di Gesù e la Pasqua ebraica. È vero, il Maestro sacrificò la sua vita nella carne in questo giorno, il giorno della preparazione alla Pasqua ebraica, e press’a poco nel momento in cui si sacrificavano gli agnelli pasquali nel tempio. Ma la coincidenza casuale di questi avvenimenti non indica in alcun modo che la morte del Figlio dell’Uomo sulla terra abbia una qualche connessione con il sistema sacrificale ebraico. Gesù era un Ebreo, ma come Figlio dell’Uomo era un mortale dei regni. Gli avvenimenti già narrati e sfocianti in quest’ora dell’imminente crocifissione del Maestro sono sufficienti ad indicare che la sua morte in questo periodo fu un evento puramente naturale e dovuto all’uomo.

186:5.2 (2002.3) Fu l’uomo e non Dio che progettò ed eseguì la morte di Gesù sulla croce. È vero, il Padre rifiutò d’interferire nello svolgersi degli eventi umani su Urantia, ma il Padre del Paradiso non decretò, né pretese o richiese la morte di suo Figlio quale avvenne sulla terra. È un fatto che in qualche modo, presto o tardi, Gesù avrebbe dovuto svestirsi del suo corpo mortale, della sua incarnazione nella carne, ma avrebbe potuto eseguire tale compito in innumerevoli modi senza morire su una croce tra due ladroni. Tutto ciò fu opera dell’uomo, non di Dio.

186:5.3 (2002.4) Al momento del suo battesimo il Maestro aveva già completato la tecnica dell’esperienza richiesta sulla terra e nella carne necessaria per completare il suo settimo ed ultimo conferimento nell’universo. In questo stesso momento il compito di Gesù sulla terra era terminato. Tutta la vita che egli visse poi, ed anche il modo in cui morì, furono un ministero puramente personale da parte sua per il benessere e l’elevazione delle sue creature mortali su questo mondo e su altri mondi.

186:5.4 (2002.5) Il vangelo della buona novella che l’uomo mortale può, per mezzo della fede, divenire spiritualmente cosciente di essere figlio di Dio, non dipende dalla morte di Gesù. È vero, tutto questo vangelo del regno è stato straordinariamente illuminato dalla morte del Maestro, ma lo è stato ancor più dalla sua vita.

186:5.5 (2002.6) Tutto ciò che il Figlio dell’Uomo disse o fece sulla terra abbellì grandemente le dottrine della filiazione con Dio e della fratellanza degli uomini, ma queste essenziali relazioni tra Dio e gli uomini sono insite nei fatti universali dell’amore di Dio per le sue creature e dell’innata misericordia dei Figli divini. Queste relazioni toccanti e divinamente belle tra l’uomo e il suo Creatore su questo mondo e su tutti gli altri mondi dell’intero universo degli universi sono esistite dall’eternità. Ed esse non dipendono in alcun senso dall’effettuazione di questi periodici conferimenti dei Figli Creatori di Dio, che assumono così la natura e le sembianze delle intelligenze create da loro come parte del prezzo che devono pagare per l’acquisizione definitiva della sovranità illimitata sui loro rispettivi universi locali.

186:5.6 (2002.7) Il Padre che è nei cieli amava l’uomo mortale della terra prima della vita e della morte di Gesù su Urantia, tanto quanto dopo questa manifestazione trascendente della co-associazione di uomo e Dio. Questa potente operazione dell’incarnazione del Dio di Nebadon come uomo su Urantia non poteva accrescere gli attributi del Padre eterno, infinito ed universale, ma arricchì ed illuminò tutti gli altri amministratori e creature dell’universo di Nebadon. Mentre il Padre che è nei cieli non ci ama maggiormente a causa di questo conferimento di Micael, tutte le altre intelligenze celesti lo fanno. E ciò in quanto Gesù non solo fece una rivelazione di Dio all’uomo, ma fece anche parimenti una nuova rivelazione dell’uomo a Dio e alle intelligenze celesti dell’universo degli universi.

186:5.7 (2003.1) Gesù non sta per morire a titolo di sacrificio per il peccato. Non sta andando a fare ammenda della colpa morale innata della razza umana. L’umanità non ha una tale colpa razziale al cospetto di Dio. La colpa è una mera questione di peccato personale e di ribellione cosciente e deliberata contro la volontà del Padre e l’amministrazione dei suoi Figli.

186:5.8 (2003.2) Il peccato e la ribellione non hanno niente a che fare con il fondamentale piano di conferimento dei Figli Paradisiaci di Dio, sebbene sembri a noi che il piano di salvezza sia un aspetto diretto del piano di conferimento.

186:5.9 (2003.3) La salvezza di Dio per i mortali di Urantia sarebbe stata altrettanto efficace ed infallibilmente certa se Gesù non fosse stato messo a morte dalle crudeli mani di mortali ignoranti. Se il Maestro fosse stato accolto favorevolmente dai mortali della terra e fosse partito da Urantia per abbandono volontario della sua vita nella carne, il fatto dell’amore di Dio e della misericordia del Figlio — il fatto della filiazione con Dio — non sarebbe stato intaccato in alcun modo. Voi mortali siete i figli di Dio, e solo una cosa è richiesta per rendere fattuale tale verità nella vostra esperienza personale, ed è la vostra fede nata dallo spirito.

Fascicolo 187 - La crocifissione

Il Libro di Urantia

Fascicolo 187

La crocifissione

187:0.1 (2004.1) DOPO che i due briganti furono stati preparati, i soldati, sotto il comando di un centurione, partirono per la scena della crocifissione. Il centurione che comandava questi dodici soldati era lo stesso capitano che aveva condotto i soldati romani la notte precedente per arrestare Gesù a Getsemani. I Romani avevano l’abitudine di assegnare quattro soldati ad ogni persona che doveva essere crocifissa. I due briganti furono debitamente flagellati prima di essere portati via per essere crocifissi, ma Gesù non subì nuove punizioni fisiche; senza dubbio il capitano riteneva che egli fosse già stato sufficientemente flagellato prima ancora della sua condanna.

187:0.2 (2004.2) I due ladri crocifissi con Gesù erano associati di Barabba e avrebbero dovuto essere messi a morte più tardi con il loro capo se questi non fosse stato rilasciato in virtù del perdono di Pilato per la Pasqua. Gesù fu così crocifisso al posto di Barabba.

187:0.3 (2004.3) Ciò che Gesù sta ora per fare, sottomettersi alla morte sulla croce, lo fa di sua libera volontà. Predicendo questa esperienza egli disse: “Il Padre mi ama e mi sostiene perché sono disposto ad abbandonare la mia vita. Ma io la riprenderò. Nessuno può togliermi la vita — io l’abbandono da me stesso. Io ho l’autorità per abbandonarla ed ho l’autorità per riprenderla. Ho ricevuto tale comandamento da mio Padre.”

187:0.4 (2004.4) Era poco prima delle nove di questa mattina quando i soldati condussero Gesù dal pretorio verso il Golgota. Essi erano seguiti da molti che simpatizzavano segretamente per Gesù, ma la maggior parte di questo gruppo di duecento o più persone erano suoi nemici o fannulloni curiosi che desideravano semplicemente godere l’emozione di assistere alle crocifissioni. Soltanto alcuni dei dirigenti ebrei andarono a vedere Gesù morire sulla croce. Sapendo che era stato consegnato da Pilato ai soldati romani, e che era condannato a morire, essi si occuparono della loro riunione nel tempio, dove discussero che cosa si dovesse fare dei suoi discepoli.

1. Sulla via per il Golgota

187:1.1 (2004.5) Prima di lasciare il cortile del pretorio, i soldati posero la trave trasversale sulle spalle di Gesù. Era costume obbligare il condannato a portare la trave trasversale fino al luogo della crocifissione. Tale condannato non portava tutta la croce, ma soltanto questa grossa trave più corta. I pezzi di trave verticali e più lunghi per le tre croci erano già stati trasportati sul Golgota e, quando arrivarono i soldati e i loro prigionieri, erano stati saldamente piantati nel terreno.

187:1.2 (2004.6) Conformemente al costume, il capitano condusse la processione portando delle assicelle bianche su cui erano stati scritti a carboncino i nomi dei criminali e la natura dei crimini per i quali erano stati condannati. Per i due ladri il centurione aveva dei cartelli che indicavano i loro nomi, sotto i quali era scritta la sola parola: “Brigante”. Era costume, dopo che la vittima era stata inchiodata sulla trave trasversale e issata al suo posto sulla trave verticale, d’inchiodare questo cartello sulla sommità della croce, appena sopra la testa del criminale, affinché tutti i testimoni potessero sapere per quale crimine il condannato era crocifisso. La didascalia che il centurione portò per metterlo sulla croce di Gesù era stata scritta da Pilato stesso in latino, in greco e in aramaico, e diceva: “Gesù di Nazaret — il Re dei Giudei.”

187:1.3 (2005.1) Alcune delle autorità ebraiche che erano ancora presenti quando Pilato scrisse questa didascalia protestarono vigorosamente contro la qualifica di Gesù quale “re dei Giudei”. Ma Pilato ricordò loro che tale accusa faceva parte dell’imputazione che aveva portato alla sua condanna. Quando i Giudei videro che non avrebbero potuto influire su Pilato per fargli cambiare idea, chiesero che essa fosse almeno modificata in: “Egli ha detto: ‘Io sono il re dei Giudei.’” Ma Pilato fu inflessibile e non volle modificare lo scritto. A tutte le suppliche successive egli si limitò a rispondere: “Ciò che ho scritto, ho scritto.”

187:1.4 (2005.2) Ordinariamente era costume andare al Golgota per la via più lunga, affinché un gran numero di persone potessero vedere il criminale condannato, ma questo giorno essi presero la via più diretta per la porta di Damasco, che portava fuori della città verso nord, e seguendo questo percorso, essi arrivarono presto al Golgota, il luogo ufficiale delle crocifissioni a Gerusalemme. Oltre il Golgota c’erano le ville dei ricchi, e dall’altra parte della strada c’erano le tombe di molti Ebrei benestanti.

187:1.5 (2005.3) La crocifissione non era un genere di punizione ebrea. I Greci e i Romani appresero questo metodo d’esecuzione dai Fenici. Anche Erode, con tutta la sua crudeltà, non faceva ricorso alla crocifissione. I Romani non crocifissero mai un cittadino romano; soltanto schiavi e popoli assoggettati erano sottoposti a questo genere di morte disonorevole. Durante l’assedio di Gerusalemme, giusto quarant’anni dopo la crocifissione di Gesù, tutto il Golgota fu coperto da migliaia e migliaia di croci sulle quali, giorno per giorno, periva il fior fiore della razza ebraica. Un terribile raccolto, in verità, della semina di questo giorno.

187:1.6 (2005.4) Mentre la processione funebre passava lungo le strette vie di Gerusalemme, molte donne ebree dal cuore tenero che avevano ascoltato le parole d’incoraggiamento e di compassione di Gesù, e che conoscevano la sua vita di ministero amorevole, non seppero trattenersi dal piangere quando lo videro condotto verso una morte tanto ignobile. Al suo passaggio molte di queste donne piangevano e si lamentavano. E quando alcune di loro osarono anche seguirlo camminando al suo fianco, il Maestro si volse verso di loro e disse: “Figlie di Gerusalemme, non piangete per me, ma piangete piuttosto per voi stesse e per i vostri figli. La mia opera è quasi terminata — presto io andrò da mio Padre — ma i tempi di terribili afflizioni per Gerusalemme stanno per cominciare. Ecco, stanno per giungere giorni in cui direte: benedette le sterili e quelle il cui seno non ha mai allattato i loro piccoli. In quei giorni voi pregherete le rocce delle colline di cadere su di voi per essere liberate dal terrore delle vostre pene.”

187:1.7 (2005.5) Queste donne di Gerusalemme furono veramente coraggiose a manifestare simpatia per Gesù, perché era severamente proibito dalla legge mostrare sentimenti amichevoli ad uno che stava per essere condotto alla crocifissione. Era solo permesso alla folla schernire, beffeggiare e canzonare il condannato, ma non era permesso esprimere alcuna simpatia. Anche se Gesù apprezzò la manifestazione di simpatia in quest’ora oscura in cui i suoi amici erano nascosti, non volle che queste donne di buon cuore incorressero nel rigore delle autorità per aver osato mostrare compassione nei suoi confronti. Anche in un momento come questo Gesù non pensava affatto a se stesso, ma solo ai terribili giorni di tregenda che aspettavano Gerusalemme e l’intera nazione ebrea.

187:1.8 (2006.1) Mentre il Maestro avanzava faticosamente verso la crocifissione, si sentì molto affaticato; era quasi esausto. Egli non aveva ricevuto né cibo né bevanda dall’Ultima Cena a casa di Elia Marco; né gli era stato permesso di godere di un istante di sonno. Inoltre c’era stato un interrogatorio dopo l’altro fino all’ora della sua condanna, senza menzionare le flagellazioni abusive con le loro conseguenti sofferenze fisiche e perdite di sangue. Sovrapposti a tutto ciò c’erano la sua estrema angoscia mentale, la sua acuta tensione spirituale ed un terribile sentimento di solitudine umana.

187:1.9 (2006.2) Poco dopo aver oltrepassato la porta che conduceva fuori della città, mentre Gesù barcollava portando la trave trasversale, le sue forze fisiche vennero momentaneamente meno ed egli cadde sotto il peso del suo pesante fardello. I soldati inveirono contro di lui e gli diedero dei calci, ma egli non riusciva ad alzarsi. Quando il capitano vide ciò, sapendo quello che Gesù aveva già subito, comandò ai soldati di desistere. Poi ordinò ad un passante, un certo Simone di Cirene, di togliere la trave trasversale dalle spalle di Gesù e lo costrinse a portarla per il resto della strada sino al Golgota.

187:1.10 (2006.3) Questo Simone aveva percorso tutta la strada da Cirene, nell’Africa del Nord, per assistere alla Pasqua. Egli si era fermato con altri Cirenei appena fuori le mura della città e si stava recando in città ad assistere ai servizi del tempio quando il capitano romano gli ordinò di portare la trave trasversale di Gesù. Simone si trattenne per tutto il periodo della morte del Maestro sulla croce, parlando con molti dei suoi amici e con i suoi nemici. Dopo la risurrezione e prima di lasciare Gerusalemme, egli divenne un intrepido credente nel vangelo del regno, e quando ritornò a casa fece entrare la sua famiglia nel regno celeste. I suoi due figli, Alessandro e Rufo, divennero degli insegnanti molto efficaci del nuovo vangelo in Africa. Ma Simone non seppe mai che Gesù, di cui aveva portato il fardello, ed il precettore ebreo che un tempo aveva soccorso suo figlio ferito, erano la stessa persona.

187:1.11 (2006.4) Erano da poco passate le nove quando la processione di morte arrivò al Golgota, e i soldati romani si misero all’opera per inchiodare i due briganti e il Figlio dell’Uomo sulle loro rispettive croci.

2. La crocifissione

187:2.1 (2006.5) I soldati legarono prima le braccia del Maestro alla trave trasversale con delle corde, e poi inchiodarono le sue mani al legno. Quando ebbero issato questa trave trasversale sul montante, e dopo averla solidamente inchiodata sulla trave verticale della croce, essi legarono e inchiodarono i suoi piedi al legno usando un solo chiodo lungo per forare entrambi i piedi. La trave verticale aveva un grosso piolo inserito ad altezza adeguata, che serviva come una specie di sellino per sostenere il peso del corpo. La croce non era alta; i piedi del maestro erano solo a circa un metro dal suolo. Egli fu perciò in grado di udire tutto ciò che fu detto di lui per deriderlo e di distinguere bene l’espressione del viso di tutti coloro che si burlarono così irriguardosamente di lui. Ed anche coloro che erano presenti poterono udire facilmente tutto ciò che Gesù disse durante queste ore di prolungata tortura e di morte lenta.

187:2.2 (2007.1) Era costume togliere tutti i vestiti a coloro che stavano per essere crocifissi, ma poiché gli Ebrei si opponevano grandemente all’esposizione pubblica della figura umana nuda, i Romani mettevano sempre un’apposita fascia ai fianchi di tutte le persone crocifisse a Gerusalemme. Di conseguenza, dopo che furono tolte le vesti a Gesù, egli fu cinto in tal modo prima di essere messo sulla croce.

187:2.3 (2007.2) Si ricorreva alla crocifissione per infliggere una punizione crudele e prolungata; la vittima talvolta non moriva che dopo parecchi giorni. A Gerusalemme c’era un considerevole sentimento di opposizione alla crocifissione, ed esisteva un’associazione di donne ebree che mandava sempre una rappresentante alle crocifissioni per offrire alla vittima del vino drogato per diminuire le sue sofferenze. Ma quando Gesù assaggiò questo vino narcotizzato, benché egli fosse assetato, rifiutò di berlo. Il Maestro scelse di conservare la sua coscienza umana fino all’estremo. Egli voleva affrontare la morte, anche sotto questa forma crudele e disumana, e vincerla con la sottomissione volontaria alla piena esperienza umana.

187:2.4 (2007.3) Prima che Gesù fosse messo sulla sua croce, i due briganti erano già stati posti sulle loro croci, maledicendo continuamente i loro carnefici e sputando su di loro. Le sole parole di Gesù mentre lo inchiodavano sulla trave trasversale furono: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno.” Egli non avrebbe potuto intercedere con tanta misericordia ed amore per i suoi carnefici se questi pensieri di devozione affettuosa non fossero stati il movente principale di tutta la sua vita di servizio altruista. Le idee, i moventi e i desideri ardenti di tutta una vita si rivelano apertamente in una crisi.

187:2.5 (2007.4) Dopo che il Maestro fu issato sulla croce, il capitano inchiodò il titolo sopra la sua testa, e vi si leggeva in tre lingue: “Gesù di Nazaret — il Re dei Giudei.” I Giudei erano infuriati per questo presunto insulto. Ma Pilato era irritato per le loro maniere irriverenti; egli sentiva di essere stato intimidito e umiliato, e adottò questo metodo per ottenere una meschina vendetta. Egli avrebbe potuto scrivere: “Gesù, un ribelle.” Ma egli sapeva bene quanto questi Ebrei di Gerusalemme detestavano il nome stesso di Nazaret, ed era determinato ad umiliarli in questo modo. Egli sapeva anche che essi sarebbero stati feriti proprio nel vivo vedendo chiamare questo Galileo giustiziato “il Re dei Giudei”.

187:2.6 (2007.5) Molti dirigenti ebrei, quando seppero come Pilato aveva cercato di prenderli in giro ponendo questa iscrizione sulla croce di Gesù, si affrettarono ad andare sul Golgota, ma non osarono tentare di rimuoverla perché i soldati romani montavano la guardia. Non potendo rimuovere il titolo, questi capi si mescolarono alla folla e fecero tutto il possibile per incitare alla derisione e allo scherno, per timore che qualcuno prendesse sul serio l’iscrizione.

187:2.7 (2007.6) L’apostolo Giovanni, con Maria madre di Gesù, Rut e Giuda, arrivò sulla scena subito dopo che Gesù era stato issato nella sua posizione sulla croce, e nel momento in cui il capitano stava inchiodando il titolo sopra la testa del Maestro. Giovanni fu il solo degli undici apostoli ad assistere alla crocifissione, ed anche lui non fu presente per tutto il tempo, perché corse a Gerusalemme per condurre qui sua madre e le sue amiche subito dopo aver condotto sulla scena la madre di Gesù.

187:2.8 (2007.7) Quando Gesù vide sua madre con Giovanni, suo fratello e sua sorella, sorrise ma non disse nulla. Nel frattempo i quattro soldati assegnati alla crocifissione del Maestro avevano diviso, secondo il costume, le sue vesti tra di loro: uno prese i sandali, uno il turbante, uno la cintura e il quarto il mantello. Restava la tunica, o veste senza cintura che scendeva quasi fino alle ginocchia, da essere tagliata in quattro pezzi, ma quando i soldati videro quanto fosse insolita questa veste, decisero di trarla a sorte. Gesù li osservava mentre essi si dividevano i suoi vestiti e la folla irriverente si burlava di lui.

187:2.9 (2008.1) Fu un bene che i soldati romani si fossero impossessati delle vesti del Maestro. Altrimenti, se i suoi discepoli avessero preso possesso di queste vesti, sarebbero stati tentati di farne delle reliquie oggetto di adorazione superstiziosa. Il Maestro desiderava che i suoi discepoli non avessero niente di materiale da associare alla sua vita terrena. Egli voleva lasciare all’umanità soltanto il ricordo di una vita umana dedicata all’alto ideale spirituale di essere consacrato a fare la volontà del Padre.

3. Coloro che videro la crocifissione

187:3.1 (2008.2) Verso le nove e mezzo di questo venerdì mattina Gesù fu appeso alla croce. Prima delle undici più di mille persone si erano riunite per assistere a questo spettacolo della crocifissione del Figlio dell’Uomo. Durante queste ore terribili le schiere invisibili di un universo stavano ad osservare in silenzio questo fenomeno straordinario del Creatore che stava morendo della morte della creatura, addirittura della morte più infamante di un criminale condannato.

187:3.2 (2008.3) Vicino alla croce, in un momento o in altro durante la crocifissione, ci furono Maria, Rut, Giuda, Giovanni, Salomè (madre di Giovanni) ed un gruppo di donne sincere credenti tra cui Maria, la moglie di Clopa e sorella della madre di Gesù, Maria Maddalena e Rebecca, un tempo abitante a Sefforis. Questi ed altri amici di Gesù rimasero in silenzio ad osservare la sua grande pazienza e forza d’animo e videro le sue intense sofferenze.

187:3.3 (2008.4) Molti passanti scuotevano la testa e, inveendo contro di lui, dicevano: “Tu che volevi distruggere il tempio e ricostruirlo in tre giorni, salva te stesso. Se sei il Figlio di Dio, perché non scendi dalla tua croce?” In maniera analoga alcuni dirigenti ebrei si burlavano di lui dicendo: “Ha salvato gli altri, ma non può salvare se stesso.” Altri dicevano: “Se sei il re dei Giudei, scendi dalla croce e crederemo in te.” E più tardi si burlarono ancora di più di lui dicendo: “Si è affidato a Dio perché lo liberi. Ha anche affermato di essere il Figlio di Dio — guardatelo ora — crocifisso tra due ladri.” Anche i due ladri inveirono contro di lui e lo riempirono d’insulti.

187:3.4 (2008.5) Poiché Gesù non replicava alcunché ai loro sarcasmi, e poiché si avvicinava il mezzodì di questo giorno speciale di preparazione, alle undici e mezzo la maggior parte della folla che lo derideva e beffeggiava se n’era andata; rimasero sulla scena meno di cinquanta persone. I soldati si prepararono ora a mangiare il loro pasto e a bere il loro vino aspro e scadente, disponendosi per la lunga veglia ai moribondi. Mentre bevevano il loro vino, essi fecero un brindisi derisorio a Gesù dicendo: “Salute e buona fortuna! Al re dei Giudei.” Ed essi furono stupiti nel vedere l’espressione tollerante del Maestro di fronte alle loro derisioni e alle loro beffe.

187:3.5 (2008.6) Quando Gesù li vide mangiare e bere, guardò verso di loro e disse: “Ho sete.” Quando il capitano della guardia udì Gesù dire “ho sete”, prese un po’ di vino dalla sua bottiglia e, appuntando il tappo spugnoso impregnato sull’estremità di un giavellotto, lo alzò fino a Gesù perché potesse inumidire le sue labbra inaridite.

187:3.6 (2008.7) Gesù aveva deciso di vivere senza ricorrere al suo potere soprannaturale, e similmente scelse di morire sulla croce come un mortale ordinario. Egli era vissuto come un uomo e voleva morire come un uomo — facendo la volontà del Padre.

4. Il ladro sulla croce

187:4.1 (2008.8) Uno dei briganti inveì contro Gesù dicendo: “Se tu sei il Figlio di Dio, perché non salvi te stesso e noi?” Ma quando ebbe rimproverato Gesù, l’altro ladro, che aveva ascoltato molte volte il Maestro insegnare, disse: “Non hai paura nemmeno di Dio? Non vedi che noi stiamo soffrendo giustamente per le nostre azioni, ma che quest’uomo soffre ingiustamente? Faremmo meglio a cercare il perdono per i nostri peccati e la salvezza per la nostra anima.” Quando Gesù udì il ladro dire questo, volse il suo viso verso di lui e sorrise in segno di approvazione. Quando il malfattore vide il viso di Gesù girato verso di lui, fece appello al suo coraggio, ravvivò la fiamma tremolante della sua fede e disse: “Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno.” Ed allora Gesù disse: “In verità, in verità ti dico oggi, tu sarai un giorno con me in Paradiso.”

187:4.2 (2009.1) Il Maestro ebbe il tempo, in mezzo ai tormenti della morte mortale, di ascoltare la confessione di fede del brigante credente. Quando questo ladro cercò la salvezza, trovò la liberazione. Molte volte in precedenza egli era stato tentato di credere in Gesù, ma solo in queste ultime ore di coscienza si volse con tutto il suo cuore verso l’insegnamento del Maestro. Quando vide il modo in cui Gesù affrontava la morte sulla croce, questo ladro non poté resistere più a lungo alla convinzione che questo Figlio dell’Uomo era in verità il Figlio di Dio.

187:4.3 (2009.2) Durante questo episodio della conversione e dell’accoglimento del ladro nel regno da parte di Gesù, l’apostolo Giovanni era assente, essendo andato in città per condurre sua madre e le sue amiche sulla scena della crocifissione. Luca seppe successivamente questa storia dal capitano romano delle guardie convertito.

187:4.4 (2009.3) L’apostolo Giovanni parlò della crocifissione come ricordava il fatto dopo due terzi di secolo dall’avvenimento. Le altre esposizioni furono basate sul racconto del centurione romano di servizio il quale, a causa di ciò che vide e udì, credette successivamente in Gesù ed entrò pienamente nella comunità del regno dei cieli sulla terra.

187:4.5 (2009.4) Questo giovane uomo, il brigante pentito, era stato portato ad una vita di violenza e di misfatti da coloro che esaltavano una tale carriera di ruberie come un’efficace protesta patriottica contro l’oppressione politica e l’ingiustizia sociale. Questo genere d’insegnamento, aggiunto allo stimolo per l’avventura, portò molti giovani altrimenti ben intenzionati ad arruolarsi in queste audaci spedizioni di ruberie. Questo giovane aveva considerato Barabba un eroe. Ora vedeva che si era ingannato. Qui sulla croce accanto a lui vedeva un uomo realmente grande, un vero eroe. Qui c’era un eroe che infiammava il suo zelo ed ispirava le sue più alte idee di dignità morale, e ravvivava i suoi ideali di coraggio, di risolutezza e di audacia. Osservando Gesù, crebbe nel suo cuore un sentimento irresistibile d’amore, di lealtà e di autentica grandezza.

187:4.6 (2009.5) E se qualche altra persona tra la folla che scherniva avesse sentito nascere la fede nella sua anima ed avesse fatto appello alla misericordia di Gesù, sarebbe stata accolta con la stessa affettuosa considerazione mostrata verso il brigante credente.

187:4.7 (2009.6) Subito dopo che il ladro pentito udì la promessa del Maestro che si sarebbero incontrati un giorno in Paradiso, Giovanni ritornò dalla città conducendo con lui sua madre ed un gruppo di una dozzina di donne credenti. Giovanni riprese il suo posto accanto a Maria, madre di Gesù, sostenendola. Suo figlio Giuda stava dall’altra parte. Quando Gesù posò il suo sguardo su questa scena era mezzogiorno, e disse a sua madre: “Donna, ecco tuo figlio!” E parlando a Giovanni disse: “Figlio mio, ecco tua madre!” Poi si rivolse ad entrambi dicendo: “Desidero che vi allontaniate da questo luogo.” E così Giovanni e Giuda condussero via Maria dal Golgota. Giovanni portò la madre di Gesù nel luogo in cui egli alloggiava a Gerusalemme e poi si affrettò a ritornare alla scena della crocifissione. Dopo la Pasqua, Maria ritornò a Betsaida, dove visse a casa di Giovanni per il resto della sua vita terrena. Maria non visse neanche un anno dopo la morte di Gesù.

187:4.8 (2010.1) Dopo che Maria si fu allontanata, le altre donne si ritirarono a breve distanza e rimasero in attesa fino a che Gesù spirò sulla croce, ed esse erano ancora là quando il corpo del Maestro fu tirato giù per essere sepolto.

5. L’ultima ora sulla croce

187:5.1 (2010.2) Benché fosse presto in questa stagione per un tale fenomeno, poco dopo le dodici il cielo si oscurò a ragione della sabbia fine nell’aria. La popolazione di Gerusalemme sapeva che ciò significava l’arrivo di una di quelle tempeste di sabbia con vento caldo provenienti dal deserto d’Arabia. Prima dell’una il cielo era talmente buio da oscurare il sole, e il resto della folla si affrettò a rientrare in città. Quando il Maestro abbandonò la sua vita poco dopo quest’ora, erano presenti meno di trenta persone, soltanto i tredici soldati romani e un gruppo di una quindicina di credenti. Questi credenti erano tutti donne eccetto due, Giuda, il fratello di Gesù e Giovanni Zebedeo, che era tornato sulla scena poco prima che il Maestro spirasse.

187:5.2 (2010.3) Poco dopo l’una, tra la crescente oscurità della violenta tempesta di sabbia, Gesù cominciò a perdere la sua coscienza umana. Le sue ultime parole di misericordia, di perdono e di esortazione erano state pronunciate. Il suo ultimo desiderio — concernente la cura di sua madre — era stato espresso. Durante quest’ora dell’approssimarsi della morte, la mente umana di Gesù ricorse alla ripetizione di molti passaggi delle Scritture ebraiche, particolarmente dei Salmi. L’ultimo pensiero cosciente del Gesù umano riguardò la ripetizione mentale di una parte del Libro dei Salmi ora conosciuta come Salmi ventesimo, ventunesimo e ventiduesimo. Mentre le sue labbra si muovevano spesso, egli era troppo debole per pronunciare le parole mentre questi passaggi, che conosceva così bene a memoria, passavano per la sua mente. Solo poche volte coloro che si trovavano vicino afferrarono qualche citazione, quale: “So che il Signore salverà il suo unto”, “La tua mano scoprirà tutti i miei nemici” e “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” Gesù non ebbe per un solo istante il minimo dubbio di aver vissuto conformemente alla volontà del Padre, e non dubitò mai che stava abbandonando ora la sua vita nella carne conformemente alla volontà di suo Padre. Egli non pensava che il Padre l’avesse abbandonato; stava soltanto recitando nella sua coscienza che svaniva numerose Scritture, tra cui questo Salmo ventiduesimo, che comincia con “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” E capitò che questo fu uno dei tre passaggi che furono pronunciati con sufficiente chiarezza da essere uditi da coloro che stavano vicino.

187:5.3 (2010.4) L’ultima richiesta che il Gesù mortale fece ai suoi simili fu formulata verso l’una e mezzo quando, una seconda volta, disse: “Ho sete”, e lo stesso capitano della guardia umettò di nuovo le sue labbra con la stessa spugna impregnata nel vino aspro, in quel tempo comunemente chiamato aceto.

187:5.4 (2010.5) La tempesta di sabbia crebbe d’intensità e il cielo si oscurò sempre di più. I soldati e il piccolo gruppo di credenti stavano là. I soldati si rannicchiarono vicino alla croce, raggomitolati insieme per proteggersi dalla sabbia sferzante. La madre di Giovanni ed altre persone osservavano a distanza da un luogo in cui erano un po’ riparate da una roccia sovrastante. Quando il Maestro rese infine il suo ultimo respiro, erano presenti ai piedi della sua croce Giovanni Zebedeo, Giuda fratello di Gesù, sua sorella Rut, Maria Maddalena e Rebecca, un tempo dimorante a Sefforis.

187:5.5 (2011.1) Era poco prima delle tre quando Gesù esclamò ad alta voce: “È finita! Padre, rimetto il mio spirito nelle tue mani.” E dopo che ebbe parlato così, reclinò il capo e abbandonò la lotta per la vita. Quando il centurione romano vide come Gesù era morto, si batté il petto e disse: “Questo era davvero un uomo retto; deve essere stato veramente un Figlio di Dio.” E da quel momento egli cominciò a credere in Gesù.

187:5.6 (2011.2) Gesù morì realmente — così come aveva vissuto. Egli ammise francamente la sua regalità e rimase padrone della situazione per tutto quel tragico giorno. Andò volontariamente verso la sua morte infamante, dopo aver provveduto alla salvezza dei suoi apostoli scelti. Egli impedì saggiamente a Pietro di causare disordini con la sua violenza e fece in modo che Giovanni potesse restare vicino a lui sino alla fine della sua esistenza di mortale. Rivelò la sua vera natura al crudele Sinedrio e ricordò a Pilato la fonte della sua autorità sovrana come Figlio di Dio. Egli partì per il Golgota portando la sua trave trasversale e terminò il suo conferimento d’amore rimettendo il suo spirito che aveva acquisito come mortale al Padre del Paradiso. Dopo una tale vita — e al momento di una tale morte — il Maestro poté veramente dire: “È finita.”

187:5.7 (2011.3) Poiché questo era il giorno della preparazione sia alla Pasqua che al sabato, gli Ebrei non volevano che questi corpi rimanessero esposti sul Golgota. Perciò essi andarono da Pilato per chiedere che le gambe di questi tre uomini fossero spezzate e che fosse dato loro il colpo di grazia, in modo che potessero essere tolti dalla croce e gettati nelle fosse funebri penali prima del tramonto. Quando Pilato udì questa richiesta, mandò subito tre soldati a spezzare le gambe e a dare il colpo di grazia a Gesù e ai due briganti.

187:5.8 (2011.4) Quando questi soldati arrivarono al Golgota, agirono di conseguenza sui due ladri, ma, con loro grande sorpresa, trovarono Gesù già morto. Tuttavia, per essere certi della sua morte, uno dei soldati trafisse il suo fianco sinistro con la lancia. Sebbene fosse comune per le vittime della crocifissione rimanere in vita sulla croce per due o tre giorni, l’opprimente agonia emotiva e l’acuta angoscia spirituale di Gesù provocarono la fine della sua vita mortale nella carne in poco meno di cinque ore e mezza.

6. Dopo la crocifissione

187:6.1 (2011.5) In mezzo all’oscurità della tempesta di sabbia, verso le tre e mezzo, Davide Zebedeo mandò l’ultimo dei messaggeri a portare la notizia della morte del Maestro. Egli inviò l’ultimo dei suoi corrieri a casa di Marta e di Maria a Betania, dove supponeva che la madre di Gesù si trovasse con il resto della sua famiglia.

187:6.2 (2011.6) Dopo la morte del Maestro, Giovanni mandò le donne, sotto la guida di Giuda, a casa di Elia Marco, dove esse stettero fino al giorno dopo il sabato. Quanto a Giovanni, essendo ormai ben conosciuto dal centurione romano, rimase sul Golgota fino a quando arrivarono sulla scena Giuseppe e Nicodemo con un ordine di Pilato che li autorizzava a prendere possesso del corpo di Gesù.

187:6.3 (2011.7) Così terminò un giorno di tragedia e di dolore per un vasto universo, le cui miriadi d’intelligenze erano rabbrividite di fronte allo scioccante spettacolo della crocifissione dell’incarnazione umana del loro amato Sovrano; esse erano sconvolte da questa esibizione d’insensibilità mortale e di perversità umana.

Fascicolo 188 - Il periodo della tomba

Il Libro di Urantia

Fascicolo 188

Il periodo della tomba

188:0.1 (2012.1) IL GIORNO e mezzo in cui il corpo mortale di Gesù rimase nella tomba di Giuseppe, il periodo tra la sua morte sulla croce e la sua risurrezione, è un capitolo della carriera terrena di Micael che ci è poco noto. Noi possiamo narrare la sepoltura del Figlio dell’Uomo ed inserire in questo resoconto gli avvenimenti associati alla sua risurrezione, ma non possiamo fornire molte informazioni di natura autentica su ciò che accadde realmente durante questo periodo di circa trentasei ore, dalle tre del pomeriggio di venerdì alle tre di domenica mattina. Questo periodo della carriera del Maestro cominciò poco prima che fosse tolto dalla croce dai soldati romani. Egli rimase sulla croce per circa un’ora dopo la sua morte. Ne sarebbe stato tolto più presto se non fosse stato per il ritardo dovuto a dare il colpo di grazia ai due briganti.

188:0.2 (2012.2) I dirigenti degli Ebrei avevano progettato che il corpo di Gesù fosse gettato nelle fosse aperte di sepoltura della Geenna, a sud della città; era costume sbarazzarsi in tal modo delle vittime della crocifissione. Se questo piano fosse stato seguito, il corpo del Maestro sarebbe stato abbandonato alle bestie feroci.

188:0.3 (2012.3) Nel frattempo, Giuseppe d’Arimatea, accompagnato da Nicodemo, era andato da Pilato e chiese che il corpo di Gesù fosse consegnato loro per un’adeguata sepoltura. Non era raro che gli amici delle persone crocifisse offrissero delle regalie alle autorità romane per avere il privilegio di entrare in possesso di tali corpi. Giuseppe si presentò a Pilato con una forte somma di denaro, nel caso fosse stato necessario pagare per l’autorizzazione a trasportare il corpo di Gesù in una tomba funebre privata. Ma Pilato non volle accettare del denaro per questo. Dopo aver ascoltato la richiesta, egli scrisse rapidamente l’ordine che autorizzava Giuseppe a recarsi al Golgota e a prendere immediato e pieno possesso del corpo del Maestro. Nel frattempo, essendo la tempesta di sabbia considerevolmente diminuita, un gruppo di Ebrei rappresentanti il Sinedrio era partito per il Golgota per assicurarsi che il corpo di Gesù fosse portato con quelli dei briganti nelle fosse pubbliche aperte di sepoltura.

1. La sepoltura di Gesù

188:1.1 (2012.4) Quando Giuseppe e Nicodemo arrivarono al Golgota, trovarono i soldati che tiravano giù Gesù dalla croce e i rappresentanti del Sinedrio presenti per vedere che nessuno dei discepoli di Gesù impedisse che il suo corpo fosse gettato nelle fosse di sepoltura dei criminali. Quando Giuseppe presentò al centurione l’ordine di Pilato per il corpo del Maestro, gli Ebrei sollevarono un tumulto e protestarono per il suo possesso. Nella loro furia, essi cercarono d’impadronirsi con la forza del corpo, e quando fecero questo, il centurione chiamò quattro dei suoi soldati al suo fianco, e con le spade sguainate si posero a cavalcioni del corpo del Maestro che giaceva là al suolo. Il centurione ordinò agli altri soldati di abbandonare i due ladri e di respingere questa marmaglia adirata di Ebrei infuriati. Quando l’ordine fu ristabilito, il centurione lesse agli Ebrei l’autorizzazione di Pilato e, facendosi da parte, disse a Giuseppe: “Questo corpo è tuo per farne ciò che ritieni opportuno. Io e i miei soldati ti accompagneremo per assicurarci che nessuno interferisca.”

188:1.2 (2013.1) Una persona crocifissa non poteva essere sepolta in un cimitero ebreo; c’era una legge severa contro tale procedura. Giuseppe e Nicodemo conoscevano questa legge, e andando al Golgota avevano deciso di seppellire Gesù nella nuova tomba di famiglia di Giuseppe, scavata nella solida roccia e situata a breve distanza, a nord del Golgota, dall’altro lato della strada che portava in Samaria. Nessuno era mai stato sepolto in questa tomba, ed essi ritennero appropriato che il Maestro riposasse là. Giuseppe credeva realmente che Gesù sarebbe risuscitato dalla morte, ma Nicodemo era molto scettico. Questi vecchi membri del Sinedrio avevano mantenuto la loro fede in Gesù più o meno segreta, benché i loro colleghi Sinedristi li avessero sospettati da lungo tempo, ancor prima che si ritirassero dal consiglio. Da questo momento in poi essi furono i discepoli più espliciti di Gesù in tutta Gerusalemme.

188:1.3 (2013.2) Verso le quattro e mezzo la processione funebre di Gesù di Nazaret partì dal Golgota per la tomba di Giuseppe dall’altro lato della strada. Il corpo era avvolto in un lenzuolo di lino e portato da quattro uomini, seguiti dalle fedeli donne di Galilea rimaste a vegliare. I mortali che portarono il corpo materiale di Gesù alla tomba erano: Giuseppe, Nicodemo, Giovanni e il centurione romano.

188:1.4 (2013.3) Essi portarono il corpo nella tomba, una camera quadrata di circa tre metri di lato, dove lo prepararono in fretta per la sepoltura. Gli Ebrei in realtà non seppellivano i loro morti; essi di fatto li imbalsamavano. Giuseppe e Nicodemo avevano portato con loro grandi quantità di mirra e di aloe, ed avvolsero ora il corpo con delle bende impregnate di queste soluzioni. Quando l’imbalsamazione fu completata, essi legarono una benda attorno al viso, avvolsero il corpo in un lenzuolo di lino e lo posarono rispettosamente su un ripiano della tomba.

188:1.5 (2013.4) Dopo aver posto il corpo nella tomba, il centurione fece segno ai suoi soldati di aiutare a rotolare la pietra di chiusura davanti all’entrata della tomba. I soldati partirono poi per la Geenna con i corpi dei due ladri, mentre gli altri ritornarono tristemente a Gerusalemme per celebrare la festa della Pasqua in conformità alle leggi di Mosè.

188:1.6 (2013.5) Ci fu una considerevole fretta e furia nella sepoltura di Gesù perché questo era il giorno di preparazione, ed il sabato si avvicinava velocemente. Gli uomini si affrettarono a tornare in città, ma le donne si attardarono vicino alla tomba fino a che fu molto buio.

188:1.7 (2013.6) Mentre si svolgeva tutto ciò, le donne si erano nascoste nelle vicinanze, cosicché videro tutto ed osservarono dove il Maestro era stato posto. Esse si tenevano nascoste così perché non era permesso alle donne di associarsi agli uomini in tali momenti. Queste donne non ritenevano che Gesù fosse stato convenientemente preparato per la sepoltura, e si misero d’accordo di tornare a casa di Giuseppe, di riposarsi tutto il sabato, di preparare degli aromi e degli unguenti, e di ritornare la domenica mattina per preparare adeguatamente il corpo del Maestro per il riposo funebre. Le donne che si attardarono così presso la tomba questo venerdì sera erano: Maria Maddalena, Maria moglie di Clopa, Marta (un’altra sorella della madre di Gesù) e Rebecca di Sefforis.

188:1.8 (2013.7) All’infuori di Davide Zebedeo e di Giuseppe d’Arimatea, pochissimi discepoli di Gesù credettero realmente o compresero che egli doveva risuscitare il terzo giorno.

2. La protezione della tomba

188:2.1 (2014.1) Se i discepoli di Gesù si dimenticarono della sua promessa di risuscitare il terzo giorno, non lo fecero i suoi nemici. I capi dei sacerdoti, i Farisei e i Sadducei si ricordarono di aver ricevuto dei rapporti sulla sua dichiarazione che egli sarebbe risuscitato dalla morte.

188:2.2 (2014.2) Questo venerdì sera verso mezzanotte, dopo la cena di Pasqua, un gruppo di dirigenti ebrei si riunì a casa di Caifa, dove discussero dei loro timori concernenti le asserzioni del Maestro che sarebbe risuscitato dalla morte il terzo giorno. Questa riunione terminò con la nomina di un comitato di Sinedristi che andasse da Pilato il giorno dopo presto, portando la richiesta ufficiale del Sinedrio che una guardia romana fosse posta davanti alla tomba di Gesù per impedire ai suoi amici di accedervi. Il portavoce di questo comitato disse a Pilato: “Signore, noi ricordiamo che questo imbroglione, Gesù di Nazaret, disse, mentre era ancora in vita: ‘Dopo tre giorni io risusciterò’. Noi siamo venuti perciò da te a chiederti d’impartire degli ordini tali da proteggere il sepolcro dai suoi discepoli, almeno fino a dopo il terzo giorno. Noi temiamo grandemente che i suoi discepoli vengano a portarlo via di notte per proclamare poi al popolo che egli è risuscitato dalla morte. Se noi permettessimo che avvenisse ciò, questo errore sarebbe ben maggiore che se gli avessimo permesso di vivere.”

188:2.3 (2014.3) Dopo aver ascoltato questa richiesta dei Sinedristi, Pilato disse: “Vi darò una guardia di dieci soldati. Andate e proteggete la tomba.” Essi ritornarono al tempio, riunirono dieci delle loro guardie, e poi andarono alla tomba di Giuseppe con queste dieci guardie ebree e i dieci soldati romani, benché fosse sabato mattina, per metterli di guardia davanti alla tomba. Questi uomini rotolarono ancora un’altra pietra davanti alla tomba e apposero il sigillo di Pilato sopra e attorno a queste pietre, per paura che fossero spostate a loro insaputa. E questi venti uomini rimasero di guardia fino all’ora della risurrezione, e gli Ebrei portarono loro da mangiare e da bere.

3. Durante il giorno di sabato

188:3.1 (2014.4) Per tutto questo giorno di sabato i discepoli e gli apostoli rimasero nascosti, mentre tutta Gerusalemme parlava della morte di Gesù sulla croce. C’era quasi un milione e mezzo di Ebrei presenti a Gerusalemme in questo periodo, provenienti da tutte le parti dell’Impero Romano e dalla Mesopotamia. Era l’inizio della settimana di Pasqua, e tutti questi pellegrini volevano essere nella città per avere notizie della risurrezione di Gesù e riportarle a casa loro.

188:3.2 (2014.5) Nella tarda serata di sabato, Giovanni Marco invitò gli undici apostoli a venire segretamente a casa di suo padre, dove, poco prima di mezzanotte, essi erano tutti riuniti nella stessa sala al piano superiore in cui due sere prima avevano consumato l’Ultima Cena con il loro Maestro.

188:3.3 (2014.6) Maria madre di Gesù, con Rut e Giuda, ritornarono a Betania per unirsi alla loro famiglia questo sabato sera poco prima del tramonto. Davide Zebedeo rimase a casa di Nicodemo, dove era d’accordo con i suoi messaggeri di riunirsi domenica mattina presto. Le donne di Galilea, che avevano preparato gli aromi per imbalsamare meglio il corpo di Gesù, si fermarono a casa di Giuseppe d’Arimatea.

188:3.4 (2014.7) Noi non siamo in grado di spiegare pienamente ciò che accadde a Gesù di Nazaret durante questo periodo di un giorno e mezzo durante il quale si supponeva che egli stesse riposando nella nuova tomba di Giuseppe. Apparentemente egli morì sulla croce della stessa morte naturale di ogni altro mortale nelle stesse circostanze. Noi l’abbiamo sentito dire: “Padre, rimetto il mio spirito nelle tue mani.” Noi non comprendiamo pienamente il significato di tale affermazione, poiché il suo Aggiustatore di Pensiero era stato personalizzato da lungo tempo e manteneva così un’esistenza separata dall’essere mortale di Gesù. L’Aggiustatore Personalizzato del Maestro non poteva essere interessato in alcun senso dalla sua morte fisica sulla croce. Ciò che Gesù rimise nelle mani del Padre per il momento deve essere stata la contropartita spirituale del lavoro iniziale dell’Aggiustatore nello spiritualizzare la mente mortale in modo da provvedere per il trasferimento della trascrizione della sua esperienza umana sui mondi delle dimore. Ci deve essere stata qualche realtà spirituale nell’esperienza di Gesù che era analoga alla natura spirituale, o anima, dei mortali di fede crescente delle sfere. Ma questa è semplicemente la nostra opinione — noi non sappiamo in realtà ciò che Gesù affidò a suo Padre.

188:3.5 (2015.1) Noi sappiamo che la forma fisica del Maestro rimase nella tomba di Giuseppe fino alle tre di domenica mattina, ma siamo totalmente incerti riguardo allo status della personalità di Gesù durante quel periodo di trentasei ore. Noi ci siamo talvolta azzardati a spiegarci queste cose un po’ come segue:

188:3.6 (2015.2) 1. La coscienza di Creatore di Micael deve essere stata totalmente libera e indipendente dalla sua mente umana associata all’incarnazione fisica.

188:3.7 (2015.3) 2. Noi sappiamo che l’Aggiustatore di Pensiero precedente di Gesù era stato presente sulla terra durante questo periodo e comandava personalmente le schiere celesti riunite.

188:3.8 (2015.4) 3. L’identità spirituale acquisita dall’uomo di Nazaret, che fu costruita durante la sua vita nella carne, prima mediante gli sforzi diretti del suo Aggiustatore di Pensiero e più tardi con il proprio perfetto aggiustamento tra le necessità fisiche e le esigenze spirituali dell’esistenza mortale ideale, quale fu raggiunto con la sua scelta di fare sempre la volontà del Padre, deve essere stata rimessa alla custodia del Padre del Paradiso. Se questa realtà spirituale sia ritornata o meno a far parte della personalità risuscitata, noi non lo sappiamo, ma crediamo di sì. Ma ci sono coloro nell’universo che sostengono che quest’anima-identità di Gesù riposi ora nel “seno del Padre”, e che sarà liberata successivamente per prendere il comando del Corpo della Finalità di Nebadon nel suo destino non rivelato, in connessione con gli universi non creati dei regni non organizzati dello spazio esterno.

188:3.9 (2015.5) 4. Noi pensiamo che la coscienza umana o mortale di Gesù dormì durante queste trentasei ore. Noi abbiamo ragione di credere che il Gesù umano non sapeva nulla di ciò che avveniva nell’universo durante questo periodo. La sua coscienza di mortale non registrò alcun intervallo di tempo; la risurrezione alla vita seguì istantaneamente il sonno della morte.

188:3.10 (2015.6) E questo è quasi tutto ciò che possiamo inserire nell’esposizione riguardante lo status di Gesù durante questo periodo della tomba. Esiste un certo numero di fatti correlati ai quali possiamo alludere, benché noi non siamo affatto competenti ad interpretarli.

188:3.11 (2015.7) Nel vasto cortile delle sale di risurrezione del primo mondo delle dimore di Satania si può osservare ora un magnifico edificio materiale-morontiale conosciuto come il “Monumento commemorativo di Micael”, che porta attualmente il sigillo di Gabriele. Questo monumento commemorativo fu creato poco dopo che Micael partì da questo mondo, ed esso porta questa iscrizione: “In commemorazione del transito mortale di Gesù di Nazaret su Urantia.”

188:3.12 (2016.1) Esistono dei documenti che dimostrano che durante questo periodo il consiglio supremo di Salvington, composto di cento membri, tenne una riunione esecutiva su Urantia sotto la presidenza di Gabriele. Esistono anche dei documenti che dimostrano che durante questo periodo gli Antichi dei Giorni di Uversa comunicarono con Micael riguardo allo status dell’universo di Nebadon.

188:3.13 (2016.2) Noi sappiamo che almeno un messaggio fu scambiato tra Micael ed Emanuele su Salvington mentre il corpo del Maestro giaceva nella tomba.

188:3.14 (2016.3) Ci sono buone ragioni di credere che qualche personalità occupò il seggio di Caligastia nel consiglio sistemico dei Principi Planetari che si riunì su Jerusem mentre il corpo di Gesù riposava nella tomba.

188:3.15 (2016.4) Gli archivi di Edentia indicano che il Padre della Costellazione di Norlatiadek era su Urantia, e che ricevette delle istruzioni da Micael durante questo periodo in cui era nella tomba.

188:3.16 (2016.5) Ed esistono molte altre prove che indicano che non tutta la personalità di Gesù era addormentata ed incosciente durante questo periodo di evidente morte fisica.

4. Il significato della morte sulla croce

188:4.1 (2016.6) Sebbene Gesù non sia morto sulla croce per espiare la colpa razziale dell’uomo mortale, né per procurare una sorta di approccio effettivo ad un Dio altrimenti offeso ed implacabile; anche se il Figlio dell’Uomo non si è offerto come un sacrificio per placare la collera di Dio ed aprire ai peccatori la via della salvezza; nonostante che queste idee di espiazione e di propiziazione siano errate, tuttavia vi sono dei significati collegati a questa morte di Gesù sulla croce che non dovrebbero essere trascurati. È un fatto che Urantia è divenuto noto tra gli altri pianeti abitati come il “Mondo della Croce”.

188:4.2 (2016.7) Gesù desiderava vivere una vita mortale completa nella carne su Urantia. La morte è ordinariamente una parte della vita. La morte è l’ultimo atto del dramma mortale. Nei vostri sforzi ben intenzionati per sfuggire agli errori superstiziosi della falsa interpretazione del significato della morte sulla croce, dovreste stare attenti a non commettere il grande errore di mancare di percepire il vero significato e l’autentica importanza della morte del Maestro.

188:4.3 (2016.8) L’uomo mortale non era mai stato proprietà degli arcingannatori. Gesù non morì per riscattare l’uomo dalle grinfie dei dirigenti apostati e dei prìncipi decaduti delle sfere. Il Padre che è nei cieli non ha mai concepito la grossolana ingiustizia di condannare un’anima mortale a causa dei misfatti dei suoi antenati. Né la morte del Maestro sulla croce è stata un sacrificio consistente nello sforzo di pagare a Dio un debito che la razza umana aveva contratto verso di lui.

188:4.4 (2016.9) Prima che Gesù fosse vissuto sulla terra, sareste forse stati giustificati a credere in un tale Dio, ma non dopo che il Maestro visse e morì tra i vostri mortali. Mosè insegnò la dignità e la giustizia di un Dio Creatore; ma Gesù descrisse l’amore e la misericordia di un Padre celeste.

188:4.5 (2016.10) La natura animale — la tendenza a fare il male — può essere ereditaria, ma il peccato non è trasmesso da genitore a figlio. Il peccato è l’atto di ribellione cosciente e deliberata contro la volontà del Padre e le leggi del Figlio da parte di una singola creatura dotata di volontà.

188:4.6 (2017.1) Gesù visse e morì per un universo intero, non soltanto per le razze di questo solo mondo. Mentre i mortali dei regni disponevano della salvezza anche prima che Gesù vivesse e morisse su Urantia, è tuttavia un fatto che il suo conferimento su questo mondo illuminò grandemente la via della salvezza; la sua morte contribuì molto a rendere per sempre evidente la certezza della sopravvivenza dei mortali dopo la morte nella carne.

188:4.7 (2017.2) Benché non sia appropriato parlare di Gesù come di un sacrificatore, di un riscattatore o di un redentore, è del tutto corretto definirlo un salvatore. Egli rese per sempre la via della salvezza (della sopravvivenza) più chiara e certa; egli mostrò meglio e con più sicurezza la via della salvezza a tutti i mortali di tutti i mondi dell’universo di Nebadon.

188:4.8 (2017.3) Una volta che avete afferrato l’idea di Dio come Padre vero e amorevole, il solo concetto che Gesù abbia mai insegnato, dovete immediatamente, in tutta coerenza, abbandonare completamente tutte quelle nozioni primitive su Dio di un monarca offeso, di un sovrano severo ed onnipotente il cui principale piacere è di scoprire i suoi sudditi mentre commettono delle cattive azioni e nel badare che siano adeguatamente puniti, a meno che un essere quasi uguale a lui non accetti volontariamente di soffrire per loro, di morire come un sostituto ed in loro vece. L’intera idea di redenzione e di espiazione è incompatibile con il concetto di Dio quale fu insegnato ed esemplificato da Gesù di Nazaret. L’amore infinito di Dio non è secondario a nulla nella natura divina.

188:4.9 (2017.4) Tutto questo concetto di espiazione e di salvezza sacrificale è radicato e fondato nell’egoismo. Gesù insegnò che il servizio verso i propri simili è il concetto più elevato della fraternità dei credenti nello spirito. La salvezza dovrebbe essere considerata come acquisita da coloro che credono nella paternità di Dio. La principale preoccupazione del credente non dovrebbe essere il desiderio egoista della salvezza personale, ma piuttosto il bisogno altruista di amare, e perciò di servire, i propri simili, come Gesù ha amato e servito gli uomini mortali.

188:4.10 (2017.5) I credenti sinceri non si preoccupano nemmeno tanto della punizione futura del peccato. Il vero credente s’interessa soltanto dell’attuale separazione da Dio. È vero, dei padri saggi possono castigare i loro figli, ma fanno tutto ciò con amore e a scopo correttivo. Essi non puniscono con collera, né castigano per punizione.

188:4.11 (2017.6) Anche se Dio fosse il severo e legale monarca di un universo in cui la giustizia regna sovrana, certamente non sarebbe soddisfatto del piano infantile di sostituire una vittima innocente ad un trasgressore colpevole.

188:4.12 (2017.7) La grande cosa circa la morte di Gesù, qual è connessa con l’arricchimento dell’esperienza umana e l’allargamento della via della salvezza, non è il fatto della sua morte, ma piuttosto il comportamento superbo e lo spirito incomparabile con cui egli affrontò la morte.

188:4.13 (2017.8) L’intera idea del riscatto dell’espiazione pone la salvezza su un piano d’irrealtà; un tale concetto è puramente filosofico. La salvezza umana è reale; essa è basata su due realtà che possono essere colte dalla fede della creatura ed incorporate così nell’esperienza umana individuale: il fatto della paternità di Dio e la sua verità correlata, la fratellanza degli uomini. È vero, dopotutto, che vi saranno “rimessi i vostri debiti, così come voi li rimettete ai vostri debitori”.

5. Le lezioni della croce

188:5.1 (2017.9) La croce di Gesù mostra la piena misura della devozione suprema del vero pastore ai membri, anche indegni, del suo gregge. Essa pone per sempre tutte le relazioni tra Dio e l’uomo sulla base della famiglia. Dio è il Padre; l’uomo è suo figlio. L’amore, l’amore di un padre per suo figlio, diviene la verità centrale delle relazioni nell’universo tra Creatore e creatura — non la giustizia di un re che cerca soddisfazione nelle sofferenze e nella punizione del suddito che commette il male.

188:5.2 (2018.1) La croce dimostra per sempre che l’atteggiamento di Gesù verso i peccatori non era né una condanna né un’indulgenza, ma piuttosto la salvezza eterna e amorevole. Gesù è veramente un salvatore nel senso che la sua vita e la sua morte conquistano gli uomini alla bontà e ad una giusta sopravvivenza. Gesù ama talmente gli uomini che il suo amore suscita una risposta d’amore nel cuore umano. L’amore è veramente contagioso ed eternamente creativo. La morte di Gesù sulla croce dona l’esempio di un amore che è sufficientemente forte e divino da perdonare il peccato e da assorbire ogni malvagità. Gesù rivelò a questo mondo una qualità di rettitudine superiore alla giustizia — alla semplice tecnica del bene e del male. L’amore divino non si limita a perdonare i torti; li assorbe e li distrugge realmente. Il perdono d’amore trascende totalmente il perdono di misericordia. La misericordia attribuisce ad una sola parte la colpa di fare il male; ma l’amore distrugge per sempre il peccato ed ogni debolezza che ne deriva. Gesù portò un nuovo modo di vivere su Urantia. Egli non c’insegnò a resistere al male, ma a trovare tramite lui una bontà che distrugge efficacemente il male. Il perdono di Gesù non è un’indulgenza; esso è salvezza dalla condanna. La salvezza non ignora i torti; li corregge. Il vero amore non viene a compromesso con l’odio né lo perdona; esso lo distrugge. L’amore di Gesù non si accontenta mai del semplice perdono. L’amore del Maestro implica la riabilitazione, la sopravvivenza eterna. È del tutto corretto parlare di salvezza come di redenzione se s’intende questa riabilitazione eterna.

188:5.3 (2018.2) Gesù, con il potere del suo amore personale per gli uomini, poté spezzare la presa del peccato e del male. Egli rese così gli uomini liberi di scegliere dei modi di vita migliori. Gesù presentò una liberazione dal passato che, in se stessa, prometteva un trionfo per il futuro. Il perdono procurava così la salvezza. La bellezza dell’amore divino, quando è pienamente accolta nel cuore umano, distrugge per sempre il fascino del peccato ed il potere del male.

188:5.4 (2018.3) Le sofferenze di Gesù non furono limitate alla crocifissione. In realtà Gesù di Nazaret passò più di venticinque anni sulla croce di un’esistenza mortale reale ed intensa. Il vero valore della croce consiste nel fatto che essa fu l’espressione suprema e finale del suo amore, il completamento della rivelazione della sua misericordia.

188:5.5 (2018.4) Su milioni di mondi abitati, migliaia di miliardi di creature in evoluzione che possono essere state tentate di rinunciare alla lotta morale e di abbandonare la buona battaglia della fede, hanno rivolto ancora una volta lo sguardo verso Gesù sulla croce e poi hanno ripreso ad andare avanti, ispirati dalla visione di Dio che abbandonava la sua vita incarnata in devozione al servizio disinteressato degli uomini.

188:5.6 (2018.5) Il trionfo della morte sulla croce è tutto riassunto nello spirito dell’atteggiamento di Gesù verso coloro che lo aggredivano. Egli fece della croce un simbolo eterno del trionfo dell’amore sull’odio e della vittoria della verità sul male quando pregò: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno.” Quella devozione d’amore fu contagiosa in tutto un vasto universo; i discepoli la presero dal loro Maestro. Il primo insegnante del suo vangelo che fu chiamato a donare la vita per questo servizio, disse, mentre lo lapidavano a morte: “Che questo peccato non ricada su di loro.”

188:5.7 (2018.6) La croce fu un appello supremo a ciò che c’è di meglio nell’uomo perché rivela un essere che fu disposto a sacrificare la sua vita al servizio dei propri simili. Nessun uomo può avere un amore più grande di questo: essere disposto a donare la propria vita per gli amici — e Gesù aveva un tale amore da essere pronto a sacrificare la sua vita per i suoi nemici, un amore più grande di quanto fosse stato conosciuto fino ad allora sulla terra.

188:5.8 (2019.1) Sugli altri mondi, così come su Urantia, questo spettacolo sublime della morte del Gesù umano sulla croce del Golgota risvegliò le emozioni dei mortali, mentre suscitò la più alta devozione degli angeli.

188:5.9 (2019.2) La croce è quell’alto simbolo del servizio sacro, la consacrazione della propria vita al benessere e alla salvezza dei propri simili. La croce non è il simbolo del sacrificio del Figlio di Dio innocente che si sostituisce ai peccatori colpevoli allo scopo di placare la collera di un Dio offeso, ma essa si erge per sempre, sulla terra ed in tutto un vasto universo, come un sacro simbolo dei buoni che si dedicano ai cattivi e che così li salvano per mezzo di questa stessa devozione d’amore. La croce si erge come il simbolo della più alta forma di servizio disinteressato, della suprema devozione della donazione completa di una vita retta al servizio di un ministero svolto di tutto cuore, anche fino alla morte, alla morte della croce. E la vista stessa di questo grande simbolo della vita di conferimento di Gesù ispira veramente tutti quelli di noi che desiderano fare altrettanto.

188:5.10 (2019.3) Quando degli uomini e delle donne riflessivi guardano a Gesù che offre la sua vita sulla croce, difficilmente si permetteranno di lamentarsi anche delle avversità più dure della vita, ed ancor meno dei futili fastidi e delle loro molte lagnanze puramente fittizie. La sua vita fu così gloriosa e la sua morte così trionfante che noi siamo tutti incitati alla propensione di condividere entrambe. C’è un vero potere d’attrazione in tutto il conferimento di Micael, dall’epoca della sua giovinezza fino a questo orribile spettacolo della sua morte sulla croce.

188:5.11 (2019.4) Assicuratevi, quindi, quando guardate alla croce come ad una rivelazione di Dio, di non guardare con gli occhi dell’uomo primitivo, né secondo il punto di vista del barbaro successivo, poiché entrambi consideravano Dio come un Sovrano implacabile che esercitava una giustizia severa e che imponeva delle leggi rigide. Assicuratevi piuttosto di vedere nella croce la manifestazione finale dell’amore e della devozione di Gesù verso la missione di conferimento della sua vita sulle razze mortali del suo vasto universo. Vedete nella morte del Figlio dell’Uomo il punto culminante della rivelazione dell’amore divino del Padre per i suoi figli delle sfere mortali. La croce descrive così la devozione dell’affetto spontaneo e l’effusione della salvezza volontaria su coloro che sono disposti a ricevere tali doni e tale devozione. Non c’è nulla nella croce che il Padre avesse chiesto — soltanto ciò che Gesù diede così spontaneamente e che rifiutò di evitare.

188:5.12 (2019.5) Se l’uomo non riesce ad apprezzare diversamente Gesù e a comprendere il significato del suo conferimento sulla terra, può almeno comprendere che ha condiviso con lui le sue sofferenze di mortale. Nessuno può mai temere che il Creatore non conosca la natura o l’estensione delle sue afflizioni temporali.

188:5.13 (2019.6) Noi sappiamo che la morte sulla croce non avvenne per riconciliare l’uomo con Dio, ma per stimolare la realizzazione dell’uomo dell’amore eterno del Padre e della misericordia infinita di suo Figlio, e per diffondere queste verità universali in un universo intero.

Fascicolo 189 - La risurrezione

Il Libro di Urantia

Fascicolo 189

La risurrezione

189:0.1 (2020.1) SUBITO dopo la sepoltura di Gesù venerdì pomeriggio, il capo degli arcangeli di Nebadon, allora presente su Urantia, riunì il suo consiglio preposto alla risurrezione delle creature dotate di volontà addormentate e cominciò a studiare una tecnica possibile per risuscitare Gesù. Questi figli riuniti dell’universo locale, creature di Micael, facevano questo sotto la loro stessa responsabilità; Gabriele non li aveva riuniti. Verso mezzanotte essi erano giunti alla conclusione che la creatura non poteva fare niente per facilitare la risurrezione del Creatore. Essi erano disposti ad accettare il consiglio di Gabriele, il quale li informò che, poiché Micael aveva “abbandonato la sua vita per sua libera scelta, aveva anche il potere di riprenderla secondo la propria determinazione”. Poco dopo l’aggiornamento di questo consiglio degli arcangeli, dei Portatori di Vita e dei loro vari associati nell’opera di riabilitazione della creatura e di creazione morontiale, l’Aggiustatore Personalizzato di Gesù, che comandava personalmente le schiere celesti allora riunite su Urantia, disse queste parole agli ansiosi osservatori in attesa:

189:0.2 (2020.2) “Nessuno di voi può fare alcunché per aiutare il vostro Creatore-padre a ritornare in vita. Come mortale del regno egli ha sperimentato la morte del mortale; come Sovrano di un universo egli vive ancora. Ciò che voi osservate è il transito mortale di Gesù di Nazaret dalla vita nella carne alla vita nella morontia. Il transito spirituale di questo Gesù fu completato nel momento in cui io mi sono separato dalla sua personalità e sono divenuto il vostro direttore temporaneo. Il vostro Creatore-padre ha scelto di attraversare l’intera esperienza delle sue creature mortali, dalla nascita sui mondi materiali, passando per la morte naturale e la risurrezione morontiale, fino allo status della vera esistenza spirituale. Voi state osservando una certa fase di questa esperienza, ma non vi è permesso parteciparvi. Voi non potete fare per il Creatore quelle cose che fate ordinariamente per la creatura. Un Figlio Creatore ha in se stesso il potere di conferirsi nelle sembianze di qualunque dei suoi figli creati; ha in se stesso il potere di abbandonare la sua vita osservabile e di riprenderla, ed ha questo potere a causa del comando diretto del Padre del Paradiso, ed io so di che cosa parlo.”

189:0.3 (2020.3) Dopo aver inteso l’Aggiustatore Personalizzato parlare così, essi assunsero tutti un atteggiamento di ansiosa aspettativa, da Gabriele fino al più umile cherubino. Essi vedevano il corpo mortale di Gesù nella tomba; scorgevano le prove dell’attività nell’universo del loro amato Sovrano; e non comprendendo tali fenomeni, aspettavano pazientemente gli sviluppi.

1. Il transito morontiale

189:1.1 (2020.4) Alle due e quarantacinque di domenica mattina, la commissione paradisiaca dell’incarnazione, composta da sette personalità paradisiache non identificate, arrivò sulla scena e si dispose immediatamente attorno alla tomba. Alle tre meno dieci, intense vibrazioni di attività congiunte materiali e morontiali cominciarono ad emanare dalla nuova tomba di Giuseppe, e due minuti dopo le tre, questa domenica mattina 9 aprile dell’anno 30 d.C., la forma e la personalità morontiali risuscitate di Gesù di Nazaret uscirono dalla tomba.

189:1.2 (2021.1) Dopo che il Gesù risuscitato emerse dalla sua tomba funebre, il corpo di carne nel quale egli aveva vissuto e lavorato sulla terra per quasi trentasei anni giaceva ancora là nella nicchia del sepolcro, intatto ed avvolto nel lenzuolo di lino, esattamente com’era stato deposto il venerdì pomeriggio da Giuseppe e dai suoi associati. Né fu in alcun modo spostata la pietra posta davanti all’entrata della tomba; il sigillo di Pilato era ancora intatto; i soldati erano ancora di guardia. Le guardie del tempio erano state in servizio continuo; la guardia romana era stata cambiata a mezzanotte. Nessuno di questi sorveglianti sospettò che l’oggetto della loro vigilanza era risorto ad una nuova e più alta forma d’esistenza, e che il corpo che stavano custodendo era ora un involucro esteriore abbandonato, che non aveva più alcuna connessione con la personalità morontiale liberata e risuscitata di Gesù.

189:1.3 (2021.2) L’umanità è lenta a percepire che, in tutto ciò che è personale, la materia è lo scheletro della morontia, e che entrambi sono l’ombra riflessa di una realtà spirituale duratura. Quanto tempo vi ci vorrà perché consideriate il tempo come l’immagine in movimento dell’eternità e lo spazio come l’ombra fugace delle realtà del Paradiso?

189:1.4 (2021.3) Per quanto noi possiamo giudicare, nessuna creatura di questo universo né alcuna personalità di un altro universo ebbe niente a che fare con questa risurrezione morontiale di Gesù di Nazaret. Venerdì egli abbandonò la sua vita come mortale del regno; domenica mattina la riprese come essere morontiale del sistema di Satania in Norlatiadek. C’è molto circa la risurrezione di Gesù che noi non comprendiamo. Ma sappiamo che essa avvenne come abbiamo esposto e nei tempi indicati. Noi possiamo anche affermare che tutti i fenomeni conosciuti associati a questo transito mortale, o risurrezione morontiale, avvennero proprio là nella nuova tomba di Giuseppe, dove le spoglie mortali materiali di Gesù giacevano avvolte nelle vesti funebri.

189:1.5 (2021.4) Noi sappiamo che nessuna creatura dell’universo locale partecipò a questo risveglio morontiale. Noi abbiamo percepito le sette personalità del Paradiso attorno alla tomba, ma non li abbiamo visti fare alcunché in connessione con il risveglio del Maestro. Appena Gesù apparve accanto a Gabriele, appena sopra la tomba, le sette personalità del Paradiso manifestarono la loro intenzione di partire immediatamente per Uversa.

189:1.6 (2021.5) Permetteteci di chiarire per sempre il concetto della risurrezione di Gesù formulando le seguenti dichiarazioni:

189:1.7 (2021.6) 1. Il suo corpo materiale o fisico non faceva parte della sua personalità risuscitata. Quando Gesù uscì dalla tomba, il suo corpo di carne rimase intatto nel sepolcro. Egli emerse dalla tomba funebre senza spostare le pietre poste davanti all’entrata e senza rompere i sigilli di Pilato.

189:1.8 (2021.7) 2. Egli non emerse dalla tomba né come spirito né come Micael di Nebadon; non apparve nella forma del Creatore Sovrano, quale aveva avuto prima della sua incarnazione nelle sembianze della carne mortale su Urantia.

189:1.9 (2021.8) 3. Egli uscì da questa tomba di Giuseppe nelle stesse sembianze delle personalità morontiali di coloro che, come esseri ascendenti morontiali risuscitati, emergono dalle sale di risurrezione del primo mondo delle dimore di questo sistema locale di Satania. E la presenza del monumento commemorativo di Micael al centro del vasto cortile delle sale di risurrezione del mondo delle dimore numero uno ci porta a supporre che la risurrezione del Maestro su Urantia fu in qualche modo promossa su questo primo mondo delle dimore del sistema.

189:1.10 (2022.1) Il primo atto di Gesù uscendo dalla tomba fu di salutare Gabriele e d’invitarlo a proseguire nell’incarico amministrativo degli affari dell’universo sotto Emanuele, e poi ordinò al capo dei Melchizedek di trasmettere i suoi saluti fraterni ad Emanuele. Egli chiese quindi agli Altissimi di Edentia la certificazione degli Antichi dei Giorni concernente il suo transito mortale; e rivolgendosi all’assemblea dei gruppi morontiali dei sette mondi delle dimore, qui riuniti per salutare il loro Creatore e per dargli il benvenuto come creatura del loro ordine, Gesù pronunciò le prime parole della sua carriera postmortale. Il Gesù morontiale disse: “Avendo terminato la mia vita nella carne, vorrei fermarmi qui per un breve periodo nella forma di transizione per conoscere più pienamente la vita delle mie creature ascendenti e per rivelare ulteriormente la volontà di mio Padre che è in Paradiso.”

189:1.11 (2022.2) Dopo aver detto questo, Gesù fece un cenno all’Aggiustatore Personalizzato, e tutte le intelligenze dell’universo che si erano riunite su Urantia per assistere alla risurrezione furono immediatamente inviate alle loro rispettive assegnazioni nell’universo.

189:1.12 (2022.3) Gesù cominciò ora i contatti del livello morontiale, prendendo conoscenza, come creatura, delle esigenze della vita che egli aveva scelto di vivere per un breve periodo su Urantia. Questa iniziazione al mondo morontiale richiese più di un’ora del tempo terrestre e fu interrotta due volte per il suo desiderio di comunicare con i suoi precedenti associati nella carne, venuti con stupore da Gerusalemme per guardare dentro la tomba vuota e scoprire ciò che essi consideravano come prova della sua risurrezione.

189:1.13 (2022.4) Ora il transito mortale di Gesù — la risurrezione morontiale del Figlio dell’Uomo — è completata. L’esperienza transitoria del Maestro come personalità intermedia tra il materiale e lo spirituale è iniziata. Ed egli ha fatto tutto ciò con il potere insito in se stesso; nessuna personalità gli ha dato un qualche aiuto. Egli vive ora come Gesù di morontia, e mentre comincia questa vita morontiale, il suo corpo materiale di carne giace là intatto nella tomba. I soldati sono ancora di guardia ed il sigillo del governatore sulle pietre non è ancora stato rotto.

2. Il corpo materiale di Gesù

189:2.1 (2022.5) Alle tre e dieci, mentre il Gesù risuscitato fraternizzava con le personalità morontiali riunite dei sette mondi delle dimore di Satania, il capo degli arcangeli — gli angeli della risurrezione — si avvicinò a Gabriele e gli chiese il corpo mortale di Gesù. Il capo degli arcangeli disse: “Noi non possiamo partecipare alla risurrezione morontiale dell’esperienza di conferimento del nostro sovrano Micael, ma vorremmo che le sue spoglie mortali ci fossero consegnate per dissolverle immediatamente. Non ci proponiamo d’impiegare la nostra tecnica di smaterializzazione; desideriamo semplicemente fare appello al processo di accelerazione del tempo. A noi basta aver visto il Sovrano vivere e morire su Urantia; risparmieremo alle schiere del cielo il ricordo di aver sopportato la vista della lenta decomposizione della forma umana del Creatore e Sostenitore di un universo. A nome delle intelligenze celesti di tutto Nebadon, io chiedo un mandato che mi affidi la custodia del corpo mortale di Gesù di Nazaret e che ci autorizzi a procedere alla sua immediata dissoluzione.”

189:2.2 (2023.1) E dopo che Gabriele ebbe conferito con l’Altissimo senior di Edentia, l’arcangelo portavoce delle schiere celesti ricevette l’autorizzazione di disporre delle spoglie fisiche di Gesù a suo piacimento.

189:2.3 (2023.2) Dopo che fu accolta la sua richiesta, il capo degli arcangeli chiamò in suo aiuto molti dei suoi compagni, assieme ad una numerosa schiera di rappresentanti di tutti gli ordini di personalità celesti, e poi, con l’assistenza degli intermedi di Urantia, procedette a prendere possesso del corpo fisico di Gesù. Questo corpo morto era una creazione puramente materiale; era letteralmente fisico; esso non poteva essere rimosso dalla tomba nel modo in cui la forma morontiale della risurrezione era stata in grado di uscire dal sepolcro sigillato. Con l’aiuto di alcune personalità morontiali ausiliarie, in certi momenti la forma morontiale può essere resa simile a quella spirituale, cosicché può divenire indifferente alla materia ordinaria, mentre in altri momenti può divenire discernibile e contattabile da esseri materiali quali i mortali del regno.

189:2.4 (2023.3) Mentre essi si preparavano a rimuovere il corpo di Gesù dalla tomba in vista di disporne l’eliminazione in modo degno e rispettoso mediante una dissoluzione quasi istantanea, gli intermedi secondari di Urantia furono incaricati di spostare le due pietre dall’entrata della tomba. La più grossa di queste due pietre era un enorme blocco circolare molto simile ad una macina, e si spostava in una scanalatura intagliata nella roccia, in modo da poter essere rotolata avanti e indietro per aprire o chiudere la tomba. Quando le guardie ebree ed i soldati romani di sorveglianza videro, alla debole luce dell’alba, questa enorme pietra cominciare a rotolar via dall’entrata della tomba, apparentemente da sola — senza alcun mezzo visibile che spiegasse tale movimento — furono presi dalla paura e dal panico e fuggirono precipitosamente dalla scena. Gli Ebrei fuggirono alle loro case, dopo essere tornati nel tempio a riferire queste cose al loro capitano. I Romani fuggirono alla fortezza di Antonia e riferirono ciò che avevano visto al centurione appena questi giunse in servizio.

189:2.5 (2023.4) I dirigenti ebrei avevano cominciato la sordida operazione con la quale ritenevano di sbarazzarsi di Gesù offrendo del denaro al traditore Giuda, ed ora, di fronte a questa imbarazzante situazione, invece di pensare di punire le guardie che avevano disertato il loro posto, ricorsero alla corruzione di queste guardie e dei soldati romani. Essi pagarono a ciascuno di questi venti uomini una somma di denaro e ordinarono loro di dire a tutti: “Mentre dormivamo durante la notte, i suoi discepoli ci hanno colti di sorpresa ed hanno portato via il corpo.” E i dirigenti ebrei promisero solennemente ai soldati di difenderli davanti a Pilato nel caso il governatore fosse venuto a conoscenza che essi avevano accettato del denaro.

189:2.6 (2023.5) La credenza cristiana nella risurrezione di Gesù si è basata sul fatto della “tomba vuota”. Era in verità un fatto che la tomba era vuota, ma questa non è la verità della risurrezione. La tomba era veramente vuota quando arrivarono i primi credenti, e questo fatto, associato a quello dell’indubbia risurrezione del Maestro, portò alla formulazione di una credenza che non era vera: l’insegnamento che il corpo materiale e mortale di Gesù sia risuscitato dalla tomba. La verità che concerne realtà spirituali e valori eterni non può essere sempre costituita da una combinazione di fatti evidenti. Sebbene singoli fatti possano essere materialmente veri, non ne consegue che l’associazione di un gruppo di fatti debba necessariamente portare a conclusioni spirituali esatte.

189:2.7 (2023.6) La tomba di Giuseppe era vuota, non perché il corpo di Gesù era stato rianimato o risuscitato, ma perché le schiere celesti avevano avuto l’autorizzazione richiesta di fargli subire una dissoluzione speciale ed unica, un ritorno della “polvere alla polvere”, senza l’intervento delle dilazioni del tempo e senza la messa in atto dei processi ordinari e visibili di decomposizione mortale e di corruzione materiale.

189:2.8 (2024.1) Le spoglie mortali di Gesù hanno subito lo stesso processo naturale di disintegrazione elementale che caratterizza tutti i corpi umani sulla terra, salvo che, per quanto riguarda il tempo, questo metodo naturale di dissoluzione fu grandemente accelerato, affrettato al punto da divenire pressoché istantaneo.

189:2.9 (2024.2) Le vere prove della risurrezione di Micael sono di natura spirituale, benché questo insegnamento sia corroborato dalla testimonianza di molti mortali del regno che incontrarono, riconobbero e comunicarono con il Maestro morontiale risuscitato. Egli divenne parte dell’esperienza personale di quasi mille esseri umani prima di lasciare infine Urantia.

3. La risurrezione dispensazionale

189:3.1 (2024.3) Poco dopo le quattro e mezzo di questa domenica mattina, Gabriele riunì gli arcangeli al suo fianco e si preparò ad inaugurare la risurrezione generale della fine della dispensazione adamica su Urantia. Quando la vasta schiera dei serafini e dei cherubini partecipanti a questo grande avvenimento fu disposta in formazione appropriata, il Micael morontiale apparve davanti a Gabriele dicendo: “Come mio Padre ha la vita in se stesso, così egli ha concesso a suo Figlio di avere la vita in se stesso. Benché io non abbia ancora ripreso pienamente l’esercizio della giurisdizione sul mio universo, questa limitazione autoimpostami non riduce in alcun modo l’effusione della vita sui miei figli addormentati; che l’appello nominale della risurrezione planetaria abbia inizio.”

189:3.2 (2024.4) Il circuito degli arcangeli operò allora per la prima volta da Urantia. Gabriele e le schiere di arcangeli si recarono sul luogo della polarità spirituale del pianeta; e quando Gabriele diede il segnale, fu trasmessa come un lampo al primo mondo delle dimore del sistema la voce di Gabriele che diceva: “Per ordine di Micael, che i morti di una dispensazione di Urantia risuscitino!” Allora tutti i sopravvissuti delle razze umane di Urantia che erano addormentati dai tempi di Adamo, e che non erano ancora comparsi in giudizio, apparvero nelle sale di risurrezione del mondo delle dimore pronti per l’investitura morontiale. E in un istante i serafini e i loro associati si prepararono a partire per i mondi delle dimore. Ordinariamente questi custodi serafici, un tempo assegnati alla custodia collettiva di questi mortali sopravviventi, sarebbero stati presenti al momento del loro risveglio nelle sale di risurrezione del mondo delle dimore, ma essi si trovavano allora su questo mondo per la necessaria presenza qui di Gabriele in connessione con la risurrezione morontiale di Gesù.

189:3.3 (2024.5) Nonostante che innumerevoli individui avessero custodi serafici personali e che coloro che avevano raggiunto il livello richiesto di progresso spirituale della personalità fossero andati sul mondo delle dimore durante le epoche successive ai tempi di Adamo ed Eva, e benché ci fossero state numerose risurrezioni speciali e millenarie di figli di Urantia, questo era il terzo degli appelli nominali planetari, o risurrezioni dispensazionali totali. Il primo avvenne al momento dell’arrivo del Principe Planetario, il secondo durante i tempi di Adamo, e questo, il terzo, celebrava la risurrezione morontiale, il transito mortale, di Gesù di Nazaret.

189:3.4 (2024.6) Quando il segnale della risurrezione planetaria fu ricevuto dal capo degli arcangeli, l’Aggiustatore Personalizzato del Figlio dell’Uomo lasciò la sua autorità sulle schiere celesti riunite su Urantia, rimettendo tutti questi figli dell’universo locale alla giurisdizione dei loro rispettivi comandanti. E dopo aver fatto questo partì per Salvington per registrare presso Emanuele il completamento del transito mortale di Micael. Ed egli fu immediatamente seguito da tutte le schiere celesti non assegnate al servizio su Urantia. Ma Gabriele rimase su Urantia con il Gesù morontiale.

189:3.5 (2025.1) Questo è il racconto degli avvenimenti della risurrezione di Gesù visti da coloro che ne furono testimoni nel momento in cui avvennero realmente, liberi dalle limitazioni della parziale e ristretta vista umana.

4. La scoperta della tomba vuota

189:4.1 (2025.2) Mentre ci avviciniamo al momento della risurrezione di Gesù in questa domenica mattina presto, bisognerebbe ricordare che dieci apostoli stavano soggiornando a casa di Elia e Maria Marco, dove dormivano nella sala al piano superiore, riposando sugli stessi divani in cui erano reclinati durante l’ultima cena con il loro Maestro. Questa domenica mattina essi erano tutti riuniti là, eccetto Tommaso. Tommaso era rimasto con loro pochi minuti nella tarda serata di sabato quando si erano appena riuniti, ma la vista degli apostoli, unita al pensiero di ciò che era accaduto a Gesù, fu troppo per lui. Egli gettò uno sguardo sui suoi compagni e lasciò immediatamente la stanza, recandosi a casa di Simone a Betfage, dove pensava di meditare sul suo dolore in solitudine. Gli apostoli soffrivano tutti, non tanto per il dubbio e la disperazione quanto per la paura, il dispiacere e la vergogna.

189:4.2 (2025.3) A casa di Nicodemo si erano riuniti, con Davide Zebedeo e Giuseppe d’Arimatea, da dodici a quindici dei più importanti discepoli di Gesù di Gerusalemme. A casa di Giuseppe d’Arimatea si trovavano da quindici a venti delle principali donne credenti. Solo queste donne avevano dimorato nella casa di Giuseppe e vi erano rimaste nascoste durante le ore diurne e serali del sabato, cosicché ignoravano che un picchetto di soldati vigilasse sulla tomba; né sapevano che una seconda pietra fosse stata rotolata davanti alla tomba e che su entrambe queste pietre fosse stato apposto il sigillo di Pilato.

189:4.3 (2025.4) Poco prima delle tre di questa domenica mattina, quando i primi segni dell’alba apparvero ad oriente, cinque delle donne partirono per la tomba di Gesù. Esse avevano preparato in abbondanza degli unguenti speciali per l’imbalsamazione, e portarono con loro molte bende di lino. Era loro intenzione imbalsamare meglio il corpo di Gesù ed avvolgerlo con maggior cura con le nuove bende.

189:4.4 (2025.5) Le donne che partirono in questa missione per ungere il corpo di Gesù erano: Maria Maddalena, Maria madre dei gemelli Alfeo, Salomè madre dei fratelli Zebedeo, Giovanna moglie di Cuza e Susanna figlia di Ezra di Alessandria.

189:4.5 (2025.6) Erano circa le tre e mezzo quando le cinque donne, cariche dei loro unguenti, arrivarono davanti alla tomba vuota. Al momento in cui uscirono per la porta di Damasco, esse incrociarono un gruppo di soldati che fuggivano in città più o meno presi dal panico, e ciò le spinse a fermarsi per alcuni minuti; ma vedendo che non succedeva più nulla, ripresero il loro cammino.

189:4.6 (2025.7) Esse furono grandemente sorprese di vedere la pietra rotolata via dall’entrata della tomba, tanto più che si erano chieste tra di loro lungo la strada: “Chi ci aiuterà a rotolare via la pietra?” Esse deposero i loro fardelli e cominciarono a guardarsi l’un l’altra con timore e grande stupore. Mentre stavano là, tremanti di paura, Maria Maddalena si avventurò attorno alla pietra più piccola e osò entrare nel sepolcro aperto. Questa tomba di Giuseppe era situata nel suo giardino, sul pendio del lato orientale della strada, ed essa pure era rivolta ad est. A quest’ora l’alba del nuovo giorno dava giusto luce sufficiente per permettere a Maria di vedere il luogo in cui era stato posto il corpo del Maestro e per discernere che non c’era più. Nell’incavo di pietra dove era stato posto Gesù, Maria vide soltanto il panno piegato sul quale aveva riposato la sua testa e le bende con le quali era stato avvolto che giacevano intatte e stese come si trovavano sulla pietra prima che le schiere celesti rimuovessero il corpo. Il lenzuolo che lo copriva giaceva ai piedi della nicchia funebre.

189:4.7 (2026.1) Dopo che Maria si fu fermata per qualche istante all’entrata della tomba (essa non vedeva distintamente appena entrata nella tomba), vide che il corpo di Gesù era scomparso e che al suo posto erano rimasti solo questi indumenti funebri, e mandò un grido d’allarme e d’angoscia. Tutte le donne erano estremamente nervose; esse avevano i nervi tesi da quando avevano incontrato i soldati in panico alla porta della città, e quando Maria mandò questo grido d’angoscia, esse furono colte da terrore e fuggirono precipitosamente. E non si fermarono prima d’aver percorso tutta la strada fino alla porta di Damasco. In questo momento Giovanna si ricordò che avevano abbandonato Maria; essa radunò le sue compagne e ripartirono per la tomba.

189:4.8 (2026.2) Mentre si avvicinavano al sepolcro, l’impaurita Maria Maddalena, che fu ancor più presa da terrore quando non trovò le sue sorelle ad aspettarla all’uscita dalla tomba, si precipitò ora verso di loro, esclamando tutta eccitata: “Egli non è là — l’hanno portato via!” E poi le condusse alla tomba, ed esse entrarono tutte e videro che era vuota.

189:4.9 (2026.3) Tutte le cinque donne si sedettero allora sulla pietra vicino all’entrata e discussero della situazione. Non era ancora venuto loro in mente che Gesù fosse risuscitato. Esse erano rimaste da sole tutto il sabato, e pensarono che il corpo fosse stato portato a riposare in un altro luogo. Ma quando rifletterono su tale soluzione del loro dilemma, non riuscirono a spiegarsi la disposizione ordinata degli indumenti funebri; come avrebbe potuto essere stato portato via il corpo se le bende stesse in cui era avvolto erano state lasciate sul posto ed apparentemente intatte sulla nicchia funebre?

189:4.10 (2026.4) Mentre queste donne erano sedute là alle prime luci dell’alba di questo nuovo giorno, guardarono di lato e videro uno straniero silenzioso ed immobile. Per un momento esse ebbero di nuovo paura, ma Maria Maddalena, precipitandosi verso di lui e rivolgendosi a lui ritenendo che fosse il custode del giardino, disse: “Dove avete portato il Maestro? Dove l’hanno deposto? Diccelo affinché possiamo andare a prenderlo.” Quando lo straniero non rispose a Maria, essa si mise a piangere. Allora Gesù parlò loro dicendo: “Chi cercate?” Maria disse: “Cerchiamo Gesù che era stato messo a riposare nella tomba di Giuseppe, ma non c’è più. Tu sai dove l’hanno portato?” Allora Gesù disse: “Questo Gesù non vi ha detto, anche in Galilea, che sarebbe morto, ma che sarebbe risuscitato?” Queste parole stupirono le donne, ma il Maestro era talmente cambiato che esse non lo riconobbero con la schiena rivolta alla debole luce. E mentre meditavano le sue parole, egli si rivolse a Maddalena con voce familiare dicendo: “Maria.” E quando essa udì questa parola di simpatia ben conosciuta e di saluto affettuoso, riconobbe che era la voce del Maestro e si precipitò ad inginocchiarsi ai suoi piedi esclamando: “Mio Signore e mio Maestro!” E tutte le altre donne riconobbero che era il Maestro che stava davanti a loro in forma glorificata, e s’inginocchiarono subito davanti a lui.

189:4.11 (2027.1) Questi occhi umani furono in grado di vedere la forma morontiale di Gesù a causa del ministero speciale dei trasformatori e degli intermedi in associazione con certe personalità morontiali che accompagnavano allora Gesù.

189:4.12 (2027.2) Mentre Maria cercava di abbracciare i suoi piedi, Gesù disse: “Non toccarmi Maria, perché non sono quale mi hai conosciuto nella carne. In questa forma io rimarrò con voi per qualche tempo prima di ascendere al Padre. Ma andate tutte ora a raccontare ai miei apostoli — e a Pietro — che sono risuscitato e che avete parlato con me.”

189:4.13 (2027.3) Dopo che queste donne si furono riprese dallo shock del loro stupore, tornarono in fretta in città a casa di Elia Marco, dove raccontarono ai dieci apostoli tutto ciò che era accaduto loro; ma gli apostoli non erano propensi a crederle. Essi pensarono prima che le donne avessero avuto una visione, ma quando Maria Maddalena ripeté le parole che Gesù aveva detto loro, e quando Pietro sentì il suo nome, uscì precipitosamente dalla stanza al piano superiore, seguito da vicino da Giovanni, per andare in gran fretta alla tomba a vedere queste cose lui stesso.

189:4.14 (2027.4) Le donne ripeterono la storia del loro colloquio con Gesù agli altri apostoli, ma essi non vollero crederci; né vollero andare a rendersi conto da se stessi come fecero Pietro e Giovanni.

5. Pietro e Giovanni alla tomba

189:5.1 (2027.5) Mentre i due apostoli correvano verso il Golgota e la tomba di Giuseppe, i pensieri di Pietro si alternavano tra il timore e la speranza; egli temeva d’incontrare il Maestro, ma la sua speranza era risvegliata dalla storia che Gesù aveva inviato un messaggio speciale a lui. Egli era a metà persuaso che Gesù fosse realmente vivo; si ricordò della promessa di risuscitare il terzo giorno. Strano a dirsi, egli non aveva più pensato a questa promessa dalla crocifissione fino a questo momento in cui correva verso nord attraverso Gerusalemme. Mentre Giovanni si precipitava fuori della città, una strana estasi di gioia e di speranza cresceva nella sua anima. Egli era a metà convinto che le donne avessero realmente visto il Maestro risorto.

189:5.2 (2027.6) Giovanni, essendo più giovane di Pietro, corse più in fretta di lui e arrivò per primo alla tomba. Giovanni si fermò sulla porta, osservando la tomba, ed era proprio come Maria l’aveva descritta. Subito dopo arrivò di corsa Simon Pietro, ed entrato vide la stessa tomba vuota con gli indumenti funebri disposti in modo così particolare. E quando Pietro fu uscito, entrò anche Giovanni a vedere tutto ciò con i suoi occhi, e poi essi si sedettero sulla pietra per riflettere sul significato di ciò che avevano visto e udito. E mentre erano seduti là, essi meditarono a lungo su tutto quello che era stato detto loro di Gesù, ma non riuscirono a percepire chiaramente ciò che era accaduto.

189:5.3 (2027.7) Pietro suggerì prima che la tomba fosse stata violata, che dei nemici avessero rubato il corpo e forse corrotto le guardie. Ma Giovanni ragionò che la tomba difficilmente sarebbe stata lasciata così in ordine se il corpo fosse stato rubato, e sollevò anche la questione di come le bende potessero essere state lasciate sul posto, e così evidentemente intatte. Essi tornarono entrambi nella tomba per esaminare più da vicino i sudari. Quando uscirono dalla tomba la seconda volta, essi trovarono Maria Maddalena che era tornata e piangeva davanti all’entrata. Maria era andata dagli apostoli con la convinzione che Gesù fosse risorto dalla tomba, ma quando essi rifiutarono tutti di credere al suo racconto, divenne scoraggiata e disperata. Essa desiderò ardentemente di tornare alla tomba, dove pensava di aver udito la voce familiare di Gesù.

189:5.4 (2027.8) Mentre Maria si attardava dopo che Pietro e Giovanni se n’erano andati, il Maestro le apparve di nuovo dicendo: “Non dubitare; abbi il coraggio di credere a ciò che hai visto e udito. Ritorna dai miei apostoli e dì loro nuovamente che sono risorto, che apparirò loro e che presto li precederò in Galilea come ho promesso.”

189:5.5 (2028.1) Maria tornò in fretta alla casa di Marco e raccontò agli apostoli che aveva parlato di nuovo con Gesù, ma essi rifiutarono di crederle. Ma quando tornarono Pietro e Giovanni, essi cessarono di canzonarla e furono presi da timore ed apprensione.

Fascicolo 190 - Le apparizioni morontiali di Gesù

Il Libro di Urantia

Fascicolo 190

Le apparizioni morontiali di Gesù

190:0.1 (2029.1) IL GESÙ risorto si prepara ora a trascorrere un breve periodo su Urantia allo scopo di fare l’esperienza della carriera morontiale ascendente di un mortale dei regni. Benché questo periodo di vita morontiale sia trascorso sul mondo della sua incarnazione mortale, sarà tuttavia, sotto tutti gli aspetti, la contropartita dell’esperienza dei mortali di Satania che passano per la vita morontiale progressiva dei sette mondi delle dimore di Jerusem.

190:0.2 (2029.2) Tutto questo potere che è innato in Gesù — la dotazione della vita — e che gli ha permesso di risuscitare dalla morte, è il dono stesso della vita eterna che egli effonde sui credenti al regno e che anche ora rende certa la loro risurrezione dai vincoli della morte naturale.

190:0.3 (2029.3) I mortali dei regni si leveranno nel giorno della risurrezione con lo stesso tipo di corpo morontiale o di transizione che aveva Gesù quando uscì dalla tomba questa domenica mattina. Questi corpi non hanno circolazione sanguigna e tali esseri non mangiano cibo materiale ordinario; tuttavia, queste forme morontiali sono reali. Quando i vari credenti videro Gesù dopo la sua risurrezione, lo videro realmente; non erano vittime autoilluse di visioni o di allucinazioni.

190:0.4 (2029.4) Una fede incrollabile nella risurrezione di Gesù fu la caratteristica cardinale della fede di tutti i rami dell’insegnamento iniziale del vangelo. A Gerusalemme, Alessandria, Antiochia e Filadelfia, tutti gli insegnanti del vangelo si unirono in questa fede implicita nella risurrezione del Maestro.

190:0.5 (2029.5) Esaminando il ruolo preminente che svolse Maria Maddalena nella proclamazione della risurrezione del Maestro, bisognerebbe ricordare che Maria era la principale portavoce del corpo femminile, come Pietro lo era per gli apostoli. Maria non era a capo di queste donne che lavoravano per il regno, ma era la loro principale insegnante e portavoce pubblica. Maria era divenuta una donna di grande circospezione, cosicché la sua audacia nel rivolgersi ad un uomo che riteneva il sorvegliante del giardino di Giuseppe indica soltanto quanto fosse atterrita di trovare la tomba vuota. Furono la profondità e l’angoscia del suo amore, la pienezza della sua devozione, che le fecero dimenticare per un istante la convenzionale riservatezza dell’approccio di una donna ebrea ad uno straniero.

1. Gli annunciatori della risurrezione

190:1.1 (2029.6) Gli apostoli non volevano che Gesù li lasciasse; per questo essi avevano minimizzato tutte le sue dichiarazioni sulla sua morte, così come le sue promesse di risuscitare. Essi non si aspettavano la risurrezione nella maniera in cui avvenne, e rifiutarono di credervi fino a che non furono posti di fronte alla costrizione di una testimonianza irrefutabile e della prova assoluta delle loro stesse esperienze.

190:1.2 (2030.1) Quando gli apostoli rifiutarono di credere al resoconto delle cinque donne che sostenevano di aver visto Gesù e di aver parlato con lui, Maria Maddalena ritornò alla tomba e le altre ritornarono a casa di Giuseppe, dove raccontarono le loro esperienze a sua figlia e alle altre donne. E le donne credettero al loro resoconto. Poco dopo le sei la figlia di Giuseppe d’Arimatea e le quattro donne che avevano visto Gesù andarono a casa di Nicodemo, dove raccontarono tutti questi avvenimenti a Giuseppe, a Nicodemo, a Davide Zebedeo e agli altri uomini ivi riuniti. Nicodemo e gli altri dubitarono della loro storia, dubitarono che Gesù fosse risuscitato dalla morte; essi congetturarono che gli Ebrei avessero portato via il corpo. Giuseppe e Davide erano disposti a credere al resoconto, cosicché corsero ad ispezionare la tomba e trovarono ogni cosa proprio come le donne avevano descritto. Ed essi furono gli ultimi a vedere così il sepolcro, perché il sommo sacerdote mandò il capitano delle guardie del tempio alla tomba alle sette e mezzo per portare via le bende funebri. Il capitano le avvolse tutte nel lenzuolo di lino e le gettò in un dirupo vicino.

190:1.3 (2030.2) Dalla tomba Davide e Giuseppe andarono immediatamente a casa di Elia Marco, dove tennero una riunione con i dieci apostoli nella sala al piano superiore. Solo Giovanni Zebedeo fu disposto a credere, seppure debolmente, che Gesù fosse risuscitato dalla morte. Pietro aveva inizialmente creduto, ma quando non trovò il Maestro cadde in seri dubbi. Essi erano tutti inclini a credere che gli Ebrei avessero portato via il corpo. Davide non volle discutere con loro, ma andandosene disse: “Voi siete gli apostoli e dovreste comprendere queste cose. Io non discuterò con voi; in ogni modo, io torno ora a casa di Nicodemo, dove sono d’accordo con i messaggeri di trovarci questa mattina, e quando saranno tutti riuniti, li manderò a compiere la loro ultima missione quali annunciatori della risurrezione del Maestro. Ho sentito il Maestro dire che dopo la sua morte sarebbe risuscitato il terzo giorno, ed io gli credo.” E dopo aver parlato così ai tristi e sconsolati ambasciatori del regno, questo autonominatosi capo delle comunicazioni e delle informazioni si congedò dagli apostoli. Uscendo dalla stanza al piano superiore egli lasciò cadere la borsa di Giuda, contenente tutti i fondi apostolici, in grembo a Matteo Levi.

190:1.4 (2030.3) Erano circa le nove e mezzo quando l’ultimo dei ventisei messaggeri di Davide arrivò a casa di Nicodemo. Davide li riunì subito nello spazioso cortile e disse loro:

190:1.5 (2030.4) “Uomini e fratelli, per tutto questo tempo voi mi avete servito in conformità al vostro giuramento verso di me e tra di voi, e vi chiamo a testimoni che non vi ho mai dato finora false informazioni. Sto per inviarvi nella vostra ultima missione come messaggeri volontari del regno, e facendo ciò vi libero dal vostro giuramento e sciolgo il corpo dei messaggeri. Uomini, io vi dichiaro che abbiamo terminato il nostro lavoro. Il Maestro non ha più bisogno di messaggeri mortali; egli è risuscitato dalla morte. Prima del suo arresto egli ci ha detto che sarebbe morto e che sarebbe risuscitato il terzo giorno. Io ho visto la tomba — è vuota. Ho parlato con Maria Maddalena ed altre quattro donne che hanno parlato con Gesù. Io ora vi congedo, vi dico addio e vi mando alle vostre rispettive destinazioni, e il messaggio che porterete ai credenti è: ‘Gesù è risuscitato dalla morte; la tomba è vuota.’”

190:1.6 (2030.5) La maggior parte di coloro che erano presenti tentarono di persuadere Davide a non fare questo. Ma non riuscirono ad influenzarlo. Essi cercarono allora di dissuadere i messaggeri, ma costoro non diedero ascolto alle loro parole di dubbio. E così, poco prima delle dieci di questa domenica mattina, questi ventisei corrieri partirono come primi annunciatori del potente fatto di verità che Gesù era risorto. Ed essi partirono per questa missione, come avevano fatto per tante altre, in osservanza al giuramento fatto a Davide Zebedeo e tra di loro. Questi uomini avevano grande fiducia in Davide. Essi partirono per questo incarico senza neppure fermarsi a parlare con coloro che avevano visto Gesù; essi credevano a Davide sulla parola. La maggior parte di loro credeva a ciò che Davide aveva detto loro, ed anche quelli che ne dubitavano un po’ portarono il messaggio altrettanto fedelmente ed altrettanto presto.

190:1.7 (2031.1) Gli apostoli, il corpo spirituale del regno, in questo giorno sono riuniti nella sala al piano superiore, dove manifestano paura ed esprimono dubbi, mentre questi laici, che rappresentano il primo tentativo di socializzazione del vangelo del Maestro sulla fratellanza degli uomini, sotto gli ordini del loro intrepido ed efficiente capo vanno a proclamare il Salvatore risorto di un mondo e di un universo. Ed essi s’impegnano in questo importante servizio prima che i suoi rappresentanti scelti siano disposti a credere alla sua parola o ad accettare la prova delle testimonianze oculari.

190:1.8 (2031.2) Questi ventisei furono inviati a casa di Lazzaro a Betania e a tutti i centri di credenti, da Bersabea nel sud fino a Damasco e a Sidone nel nord, e da Filadelfia ad est fino ad Alessandria ad ovest.

190:1.9 (2031.3) Dopo aver lasciato i suoi fratelli, Davide andò a casa di Giuseppe a cercare sua madre, e poi partirono per Betania per raggiungere la famiglia di Gesù che li aspettava. Davide dimorò a Betania con Marta e Maria fino a quando esse ebbero liquidato i loro beni terreni, poi le accompagnò nel loro viaggio per unirsi al loro fratello Lazzaro a Filadelfia.

190:1.10 (2031.4) Circa una settimana dopo Giovanni Zebedeo condusse Maria madre di Gesù a casa sua a Betsaida. Giacomo, il fratello maggiore di Gesù, rimase con la sua famiglia a Gerusalemme. Rut restò a Betania con le sorelle di Lazzaro. Il resto della famiglia di Gesù ritornò in Galilea. Davide Zebedeo partì da Betania con Marta e Maria per Filadelfia ai primi di giugno, il giorno dopo il suo matrimonio con Rut, la sorella più giovane di Gesù.

2. L’apparizione di Gesù a Betania

190:2.1 (2031.5) Dal momento della risurrezione morontiale fino alla sua ascensione in spirito in cielo, Gesù fece diciannove apparizioni separate in forma visibile ai suoi credenti sulla terra. Egli non apparve ai suoi nemici né a coloro che non potevano fare un uso spirituale della sua manifestazione in forma visibile. La sua prima apparizione fu alle cinque donne presso la tomba; la seconda a Maria Maddalena, pure presso la tomba.

190:2.2 (2031.6) La terza apparizione avvenne circa a mezzogiorno di questa domenica a Betania. Poco dopo mezzogiorno Giacomo, il fratello maggiore di Gesù, si trovava nel giardino di Lazzaro davanti alla tomba vuota del fratello risuscitato di Marta e Maria, meditando sulle notizie portate loro circa un’ora prima dal messaggero di Davide. Giacomo era sempre stato incline a credere nella missione di suo fratello maggiore sulla terra, ma aveva da lungo tempo perso contatto con l’opera di Gesù ed era caduto in seri dubbi riguardo alle affermazioni successive degli apostoli che Gesù era il Messia. Tutta la famiglia fu stupefatta e quasi confusa dalle notizie portate dal messaggero. Proprio mentre Giacomo stava davanti alla tomba vuota di Lazzaro, arrivò sulla scena Maria Maddalena e raccontò tutta eccitata alla famiglia le sue esperienze delle prime ore del mattino alla tomba di Giuseppe. Prima che essa avesse finito, arrivarono Davide Zebedeo e sua madre. Rut, naturalmente, credette al racconto, e così fece Giuda dopo che ebbe parlato con Davide e Salomè.

190:2.3 (2032.1) Nel frattempo, mentre essi cercavano Giacomo e prima che lo trovassero, mentre egli stava là in giardino vicino alla tomba ebbe coscienza di una presenza vicina, come se qualcuno l’avesse toccato sulla spalla; e quando si girò per guardare vide la graduale apparizione di una forma strana accanto a lui. Egli era troppo stupefatto per parlare e troppo spaventato per fuggire. Ed allora la strana forma parlò e disse: “Giacomo, vengo a chiamarti al servizio del regno. Unisciti con impegno ai tuoi fratelli e seguimi.” Quando Giacomo udì pronunciare il suo nome, seppe che era suo fratello maggiore, Gesù, che si era rivolto a lui. Ebbero tutti più o meno difficoltà a riconoscere la forma morontiale del Maestro, ma pochi di loro ebbero qualche problema a riconoscere la sua voce o ad identificare altrimenti la sua personalità affascinante una volta che egli cominciava a comunicare con loro.

190:2.4 (2032.2) Quando percepì che Gesù si rivolgeva a lui, Giacomo stava per cadere alle sue ginocchia esclamando: “Padre mio e fratello mio”, ma Gesù lo pregò di rimanere in piedi mentre parlava con lui. Ed essi camminarono nel giardino e parlarono per circa tre minuti; parlarono delle esperienze dei giorni precedenti e degli eventi previsti per il prossimo futuro. Mentre si avvicinavano alla casa, Gesù disse: “Addio, Giacomo, fino a quando vi saluterò tutti insieme.”

190:2.5 (2032.3) Giacomo si precipitò in casa, proprio mentre essi lo cercavano a Betfage, esclamando: “Ho appena visto Gesù ed ho parlato con lui; siamo stati insieme. Egli non è morto; è risorto! È svanito davanti a me dicendo: ‘Addio fino a quando vi saluterò tutti insieme.’” Egli aveva appena finito di parlare quando ritornò Giuda, ed egli raccontò di nuovo per Giuda l’esperienza del suo incontro con Gesù nel giardino. Ed allora tutti loro cominciarono a credere nella risurrezione di Gesù. Giacomo annunciò ora che non sarebbe tornato in Galilea, e Davide esclamò: “Egli non è stato visto solo da donne eccitate; anche degli uomini coraggiosi hanno cominciato a vederlo. Mi aspetto di vederlo anch’io.”

190:2.6 (2032.4) E Davide non aspettò a lungo, perché la quarta apparizione di Gesù al riconoscimento dei mortali avvenne poco prima delle due in questa stessa casa di Marta e di Maria, quando egli apparve visibilmente alla sua famiglia terrena e ai loro amici, venti persone in tutto. Il Maestro apparve sulla porta posteriore aperta, dicendo: “La pace sia su di voi. Saluti a coloro che furono un tempo vicini a me nella carne e cordialità per i miei fratelli e sorelle nel regno dei cieli. Come avete potuto dubitare? Perché avete atteso così a lungo prima di scegliere di seguire la luce della verità con tutto il cuore? Entrate dunque tutti nella comunità dello Spirito della Verità nel regno del Padre.” Mentre essi cominciavano a riprendersi dallo shock iniziale del loro stupore e ad avvicinarsi a lui come per abbracciarlo, egli scomparve dalla loro vista.

190:2.7 (2032.5) Essi volevano tutti precipitarsi in città per raccontare agli apostoli dubbiosi ciò che era successo, ma Giacomo li trattenne. Solo a Maria Maddalena fu permesso di ritornare alla casa di Giuseppe. Giacomo proibì loro di divulgare il fatto di questa visita morontiale a causa di certe cose che Gesù gli aveva detto nel corso della loro conversazione in giardino. Ma Giacomo non rivelò mai di più sul suo incontro con il Maestro risorto in questo giorno a casa di Lazzaro a Betania.

3. A casa di Giuseppe

190:3.1 (2033.1) La quinta manifestazione morontiale di Gesù al riconoscimento di occhi mortali avvenne alla presenza di circa venticinque donne credenti riunite a casa di Giuseppe d’Arimatea, verso le quattro e un quarto di questa stessa domenica pomeriggio. Maria Maddalena era tornata a casa di Giuseppe giusto pochi minuti prima di questa apparizione. Giacomo, il fratello di Gesù, aveva chiesto che non si dicesse nulla agli apostoli sull’apparizione del Maestro a Betania. Egli non aveva chiesto a Maria di non riferire l’avvenimento alle sue sorelle credenti. Di conseguenza, dopo che Maria ebbe fatto giurare a tutte le donne di mantenere il segreto, procedette a raccontare ciò che era accaduto così recentemente mentre era con la famiglia di Gesù a Betania. Ed essa era nel bel mezzo di questo appassionante racconto quando un silenzio improvviso e solenne cadde su di loro; esse scorsero in mezzo a loro stesse la forma pienamente visibile del Gesù risorto. Egli le salutò dicendo: “La pace sia su di voi. Nella comunità del regno non vi sarà né Ebreo né Gentile, né ricco né povero, né libero né schiavo, né uomo né donna. Anche voi siete chiamate a diffondere la buona novella della liberazione dell’umanità mediante il vangelo della filiazione con Dio nel regno dei cieli. Andate in tutto il mondo a proclamare questo vangelo e a confermare i credenti nella fede in esso. E mentre fate questo, non dimenticate di curare gli ammalati e di fortificare coloro che sono pusillanimi e tormentati dalla paura. Ed io sarò sempre con voi, sino ai confini stessi della terra.” E dopo che ebbe parlato così, egli scomparve dalla loro vista, mentre le donne cadevano faccia a terra e adoravano in silenzio.

190:3.2 (2033.2) Delle cinque apparizioni morontiali di Gesù avvenute fino a questo momento, Maria Maddalena ne aveva assistito a quattro.

190:3.3 (2033.3) A seguito dell’invio dei messaggeri a metà mattinata e a causa dell’involontaria fuga di notizie concernenti questa apparizione di Gesù nella casa di Giuseppe, giunse voce ai dirigenti ebrei all’inizio della sera che si stava raccontando in città che Gesù era risorto e che numerose persone affermavano di averlo visto. I Sinedristi furono profondamente turbati da queste voci. Dopo una rapida consultazione con Anna, Caifa convocò una riunione del Sinedrio per le otto di quella sera. Fu in questa riunione che si decise di cacciare dalle sinagoghe qualsiasi persona che avesse fatto menzione della risurrezione di Gesù. Fu anche proposto che chiunque avesse affermato di averlo visto fosse messo a morte; questa proposta, tuttavia, non fu messa ai voti perché la riunione finì in una confusione che rasentava un reale panico. Essi avevano osato pensare di essersi liberati di Gesù. Stavano per scoprire che le loro vere difficoltà con l’uomo di Nazaret erano appena cominciate.

4. L’apparizione ai Greci

190:4.1 (2033.4) Verso le quattro e mezzo, a casa di un certo Flavio, il Maestro fece la sua sesta apparizione morontiale ad una quarantina di credenti greci riuniti là. Mentre essi erano impegnati a discutere i resoconti sulla risurrezione del Maestro, egli si manifestò in mezzo a loro, nonostante che le porte fossero solidamente chiuse, e parlando loro disse: “La pace sia su di voi. Anche se il Figlio dell’Uomo è apparso sulla terra tra gli Ebrei, egli è venuto a portare il suo ministero a tutti gli uomini. Nel regno di mio Padre non vi saranno né Ebrei né Gentili; voi sarete tutti fratelli — i figli di Dio. Andate, dunque, in tutto il mondo a proclamare questo vangelo di salvezza quale l’avete ricevuto dagli ambasciatori del regno, ed io vi accoglierò nella fraternità dei figli della fede e della verità del Padre.” E dopo aver dato loro questo incarico, egli si congedò, ed essi non lo videro più. Essi rimasero nella casa tutta la sera; erano troppo presi da sgomento e da paura per avventurarsi fuori. Né alcuno di questi Greci dormì quella notte; essi rimasero svegli a discutere queste cose, sperando che il Maestro facesse loro una nuova visita. In mezzo a questo gruppo c’erano molti dei Greci che erano a Getsemani quando i soldati arrestarono Gesù e Giuda lo tradì con un bacio.

190:4.2 (2034.1) Le voci della risurrezione di Gesù e i resoconti concernenti le numerose apparizioni ai suoi discepoli si stanno diffondendo rapidamente, e tutta la città è portata ad un alto grado di eccitazione. Il Maestro è già apparso alla sua famiglia, alle donne e ai Greci, e tra poco si manifesterà in mezzo agli apostoli. Il Sinedrio è prossimo a cominciare ad esaminare questi nuovi problemi che si sono imposti così improvvisamente ai dirigenti Ebrei. Gesù pensa molto ai suoi apostoli, ma desidera che siano lasciati soli ancora per qualche ora di solenne riflessione e di meditata considerazione prima di far loro visita.

5. La camminata con due fratelli

190:5.1 (2034.2) Ad Emmaus, situato a circa dieci chilometri ad ovest di Gerusalemme, vivevano due fratelli pastori che avevano trascorso la settimana di Pasqua a Gerusalemme assistendo ai sacrifici, alle cerimonie e alle feste. Cleopa, il maggiore, era parzialmente credente in Gesù; per questo almeno egli era stato cacciato dalla sinagoga. Suo fratello Giacobbe non era un credente, benché fosse molto incuriosito da ciò che aveva udito sugli insegnamenti e sulle opere del Maestro.

190:5.2 (2034.3) In questa domenica pomeriggio, a circa cinque chilometri da Gerusalemme e pochi minuti prima delle cinque, mentre questi due fratelli camminavano faticosamente lungo la strada per Emmaus, parlavano molto seriamente di Gesù, dei suoi insegnamenti, delle sue opere, e più particolarmente delle voci che la sua tomba era vuota e che alcune donne avevano parlato con lui. Cleopa era a metà incline a credere a queste voci, ma Giacobbe insisteva che l’intera faccenda era probabilmente un imbroglio. Mentre essi ragionavano e discutevano in questo modo durante il viaggio di ritorno verso casa, la manifestazione morontiale di Gesù, la sua settima apparizione, venne accanto a loro mentre camminavano. Cleopa aveva spesso ascoltato Gesù insegnare ed aveva mangiato con lui a casa di credenti di Gerusalemme in parecchie occasioni. Ma egli non riconobbe il Maestro nemmeno quando parlò liberamente con loro.

190:5.3 (2034.4) Dopo aver percorso un breve tratto con loro, Gesù disse: “Quali erano le parole che vi scambiavate così calorosamente quando mi sono avvicinato a voi?” E dopo che Gesù ebbe parlato, essi si fermarono e lo guardarono con triste sorpresa. Cleopa disse: “È possibile che tu soggiorni a Gerusalemme e non conosca gli avvenimenti che sono recentemente accaduti?” Allora il Maestro chiese: “Quali avvenimenti?” Cleopa replicò: “Se non conosci queste cose, sei il solo a Gerusalemme a non aver sentito queste voci concernenti Gesù di Nazaret, che era un profeta potente in parole ed in opere davanti a Dio e a tutto il popolo. I capi dei sacerdoti e i nostri dirigenti l’hanno consegnato ai Romani esigendo che lo crocifiggessero. Ora molti di noi avevano sperato che fosse colui che avrebbe liberato Israele dal giogo dei Gentili. Ma questo non è tutto. È ora il terzo giorno da quando egli è stato crocifisso, ed alcune donne ci hanno oggi stupito dichiarando che questa mattina molto presto sono andate alla sua tomba e l’hanno trovata vuota. E queste stesse donne insistono di aver parlato con quest’uomo; esse sostengono che è risuscitato dalla morte. E quando le donne hanno riferito ciò agli uomini, due dei suoi apostoli sono corsi alla tomba e l’hanno anch’essi trovata vuota” — e qui Giacobbe interruppe suo fratello per dire “ma essi non hanno visto Gesù”.

190:5.4 (2035.1) Mentre proseguivano il loro cammino, Gesù disse loro: “Quanto siete lenti a comprendere la verità! Se mi dite che è sugli insegnamenti e sulle opere di quest’uomo che discutete, allora posso illuminarvi, perché ho più che familiarità con questi insegnamenti. Non vi ricordate che questo Gesù ha sempre insegnato che il suo regno non era di questo mondo, e che tutti gli uomini, essendo figli di Dio, dovrebbero trovare libertà e liberazione nella gioia spirituale della comunità della fratellanza del servizio amorevole in questo nuovo regno della verità dell’amore del Padre celeste? Non vi ricordate come questo Figlio dell’Uomo proclamò la salvezza di Dio per tutti gli uomini, curando gli ammalati e gli afflitti e rendendo liberi coloro che erano impediti dalla paura e schiavi del male? Non sapete che quest’uomo di Nazaret disse ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme, essere consegnato ai suoi nemici, che lo avrebbero messo a morte, e che sarebbe risuscitato il terzo giorno? Non vi è stato detto tutto questo? E non avete mai letto nelle Scritture circa questo giorno di salvezza per gli Ebrei e i Gentili, dove è detto che in lui saranno benedette tutte le famiglie della terra; che egli ascolterà il grido dei bisognosi e salverà le anime dei poveri che lo cercano; che tutte le nazioni lo chiameranno benedetto? Che un tale Liberatore sarà come l’ombra di una grande roccia in un paese desertico. Che egli nutrirà il gregge come un vero pastore, raccogliendo gli agnelli nelle sue braccia e portandoli teneramente nel suo seno. Che aprirà gli occhi degli spiritualmente ciechi e che porterà i prigionieri della disperazione alla piena libertà e alla luce; che tutti coloro che sono nelle tenebre vedranno la grande luce della salvezza eterna. Che egli curerà i cuori spezzati, proclamerà la libertà ai prigionieri del peccato e aprirà la prigione a coloro che sono schiavi della paura e vincolati dal male. Che consolerà coloro che sono addolorati ed effonderà su di loro la gioia della salvezza al posto del dispiacere e dell’oppressione. Che sarà il desiderio di tutte le nazioni e la gioia perpetua di coloro che cercano la rettitudine. Che questo Figlio di verità e di rettitudine si ergerà sul mondo con una luce risanatrice ed un potere salvifico; ed anche che salverà il suo popolo dai suoi peccati; che cercherà realmente e salverà coloro che sono perduti. Che non distruggerà i deboli, ma porterà la salvezza a tutti coloro che hanno fame e sete di rettitudine. Che coloro che credono in lui avranno la vita eterna. Che egli spargerà il suo spirito su tutta la carne, e che questo Spirito della Verità sarà in ogni credente una sorgente d’acqua che zampillerà fino alla vita eterna. Non avete capito quanto grande era il vangelo del regno che quest’uomo vi ha dato? Non percepite quale grande salvezza è venuta su di voi?”

190:5.5 (2035.2) In questo momento essi erano giunti vicino al villaggio in cui abitavano i due fratelli. Questi due uomini non avevano detto una parola da quando Gesù aveva cominciato ad insegnare loro mentre camminavano lungo la strada. Essi arrivarono presto davanti alla loro umile dimora, e Gesù stava per congedarsi da loro, proseguendo per la strada, ma essi lo costrinsero ad entrare e a restare con loro. Essi insisterono che era ormai l’imbrunire e che egli si fermasse con loro. Alla fine Gesù acconsentì, e poco dopo essere entrati in casa, si sedettero per mangiare. Essi gli diedero il pane da benedire, e mentre egli cominciava a romperlo e a porgerlo loro, i loro occhi si aprirono e Cleopa riconobbe che il loro ospite era il Maestro stesso. E quando egli disse: “È il Maestro”, il Gesù morontiale scomparve dalla loro vista.

190:5.6 (2036.1) Ed allora si dissero l’un l’altro: “Non c’è da stupirsi che i nostri cuori ardessero in noi quando egli ci parlava mentre camminavamo lungo la strada! E mentre apriva alla nostra comprensione gli insegnamenti delle Scritture!”

190:5.7 (2036.2) Essi non si fermarono a mangiare. Avevano visto il Maestro morontiale, e uscirono precipitosamente dalla casa ritornando in fretta a Gerusalemme per diffondere la buona novella del Salvatore risorto.

190:5.8 (2036.3) Verso le nove di quella sera e poco prima che il Maestro apparisse ai dieci, questi due fratelli eccitati irruppero sugli apostoli nella sala al piano superiore dichiarando che avevano visto Gesù e che avevano parlato con lui. E raccontarono tutto ciò che Gesù aveva detto loro e come essi non avevano capito chi fosse fino al momento in cui spezzò il pane.

Fascicolo 191 - Le apparizioni agli apostoli e ad altri discepoli influenti

Il Libro di Urantia

Fascicolo 191

Le apparizioni agli apostoli e ad altri discepoli influenti

191:0.1 (2037.1) LA DOMENICA della risurrezione fu un giorno terribile nella vita degli apostoli; dieci di loro trascorsero la maggior parte della giornata nella stanza di sopra dietro delle porte sbarrate. Essi avrebbero potuto fuggire da Gerusalemme, ma avevano paura di essere arrestati dagli agenti del Sinedrio se erano trovati fuori. Tommaso stava meditando sui suoi problemi da solo a Betfage. Egli avrebbe fatto meglio a rimanere con i suoi compagni apostoli, e li avrebbe aiutati ad orientare le loro discussioni in senso più proficuo.

191:0.2 (2037.2) Per tutto il giorno Giovanni sostenne l’idea che Gesù era risuscitato dalla morte. Egli ricordò non meno di cinque differenti occasioni in cui il Maestro aveva affermato che sarebbe risuscitato, e almeno tre volte in cui aveva fatto allusione al terzo giorno. L’atteggiamento di Giovanni ebbe un’influenza considerevole su di loro, specialmente su suo fratello Giacomo e su Natanaele. Giovanni li avrebbe influenzati di più se non fosse stato il più giovane membro del gruppo.

191:0.3 (2037.3) Il loro isolamento influiva molto sulle loro difficoltà. Giovanni Marco li teneva informati di quanto succedeva nel tempio e li informava sulle numerose voci che si sviluppavano nella città, ma non pensò di raccogliere notizie dai differenti gruppi di credenti ai quali Gesù era già apparso. Quello era il tipo di servizio reso fino ad allora dai messaggeri di Davide, ma essi erano tutti assenti per la loro ultima missione di annunciatori della risurrezione a quei gruppi di credenti che abitavano lontano da Gerusalemme. Per la prima volta in tutti questi anni gli apostoli realizzarono quanto erano dipesi dai messaggeri di Davide per la loro informazione quotidiana sugli affari del regno.

191:0.4 (2037.4) Per tutto questo giorno Pietro oscillò emotivamente nel suo modo caratteristico tra la fede e il dubbio sulla risurrezione del Maestro. Pietro non riusciva a sottrarsi alla visione dei panni funebri che giacevano là nella tomba come se il corpo di Gesù fosse evaporato dal loro interno. “Ma”, ragionava Pietro, “se è risuscitato e può mostrarsi alle donne, perché non si mostra a noi, suoi apostoli?” Pietro diveniva triste quando pensava che forse Gesù non veniva da loro a causa della sua presenza tra gli apostoli, perché l’aveva rinnegato quella notte nel cortile di Anna. E poi trovava conforto nelle parole riportate dalle donne: “Andate a dire ai miei apostoli — e a Pietro.” Ma trarre incoraggiamento da questo messaggio implicava che egli doveva credere che le donne avessero realmente visto e udito il Maestro risorto. Pietro oscillò così l’intera giornata tra la fede e il dubbio, fino a poco dopo le otto della sera, quando si avventurò ad uscire in cortile. Pietro pensò di allontanarsi dagli apostoli per non impedire a Gesù di venire da loro a causa della sua rinnegazione del Maestro.

191:0.5 (2037.5) Giacomo Zebedeo sostenne inizialmente di andare tutti alla tomba; egli era fermamente del parere di fare qualcosa per andare a fondo del mistero. Fu Natanaele che impedì loro di uscire in pubblico in risposta alle pressioni di Giacomo, e fece questo ricordando loro l’avvertimento di Gesù di non mettere indebitamente a repentaglio la loro vita in questo momento. Verso mezzogiorno Giacomo si era accordato con gli altri per una vigilante attesa. Egli parlava poco; era tremendamente deluso perché Gesù non appariva loro, e non sapeva delle numerose apparizioni del Maestro ad altri gruppi e a singole persone.

191:0.6 (2038.1) Andrea ascoltò molto questo giorno. Egli era estremamente sconcertato dalla situazione ed aveva più che la sua parte di dubbi, ma godeva almeno di un certo senso di liberazione dalla responsabilità della guida dei suoi compagni apostoli. Egli era veramente contento che il Maestro l’avesse liberato dal fardello del comando prima che essi piombassero in questi momenti sconvolgenti.

191:0.7 (2038.2) Più di una volta durante le lunghe e spossanti ore di questo tragico giorno, la sola influenza sostenitrice del gruppo fu il frequente contributo del consiglio filosofico caratteristico di Natanaele. Egli fu realmente l’influenza di controllo tra i dieci per tutta la giornata. Non una sola volta egli si espresse riguardo al credere o meno nella risurrezione del Maestro. Ma con il trascorrere del giorno egli divenne sempre più incline a credere che Gesù aveva mantenuto la sua promessa di risuscitare.

191:0.8 (2038.3) Simone Zelota era troppo annientato per partecipare alle discussioni. Per la maggior parte del tempo egli rimase sdraiato su un divano in un angolo della stanza con il viso rivolto verso il muro; egli non parlò che una mezza dozzina di volte in tutto il giorno. Il suo concetto del regno era crollato e non riusciva a discernere che la risurrezione del Maestro poteva cambiare materialmente la situazione. La sua delusione era molto personale ed assolutamente troppo profonda per essere superata in breve tempo, anche davanti ad un fatto così stupefacente come la risurrezione.

191:0.9 (2038.4) Strano a dirsi, Filippo, che di solito non si esprimeva, parlò molto per tutto il pomeriggio di questo giorno. Durante la mattina egli aveva detto poco, ma per tutto il pomeriggio pose delle domande agli altri apostoli. Pietro fu spesso annoiato dalle domande di Filippo, ma gli altri accettarono di buon grado il suo interrogatorio. Filippo era particolarmente desideroso di sapere, nel caso Gesù fosse realmente risorto dalla tomba, se il suo corpo portasse i segni fisici della crocifissione.

191:0.10 (2038.5) Matteo era completamente confuso; egli ascoltò le discussioni dei suoi compagni, ma trascorse la maggior parte del tempo a riflettere sul problema delle loro future finanze. Indipendentemente dalla supposta risurrezione di Gesù, Giuda se n’era andato, Davide aveva sbrigativamente consegnato i fondi a lui, ed essi erano senza un capo con autorità. Prima che Matteo si convincesse a prendere in seria considerazione i loro argomenti sulla risurrezione, aveva già visto il Maestro faccia a faccia.

191:0.11 (2038.6) I gemelli Alfeo presero poco parte a queste importanti discussioni; essi erano abbastanza occupati con i loro lavori abituali. Uno di loro espresse l’opinione di entrambi quando disse, in risposta ad una domanda di Filippo: “Noi non comprendiamo la faccenda della risurrezione, ma nostra madre dice che ha parlato con il Maestro, e noi le crediamo.”

191:0.12 (2038.7) Tommaso attraversava uno dei suoi periodi tipici di sconfortante depressione. Egli dormì per una parte della giornata e passeggiò sulle colline per il resto del tempo. Egli sentiva il bisogno di unirsi ai suoi compagni apostoli, ma il desiderio di stare da solo era più forte.

191:0.13 (2038.8) Il Maestro ritardò la prima apparizione morontiale agli apostoli per numerose ragioni. Primo, egli voleva che dopo avere avuto notizia della sua risurrezione essi avessero il tempo di riflettere bene su ciò che aveva detto loro sulla sua morte e risurrezione quando era ancora con loro nella carne. Il Maestro voleva che Pietro affrontasse direttamente alcuni suoi problemi particolari prima che egli si manifestasse a tutti loro. In secondo luogo desiderava che Tommaso fosse con loro al momento della sua prima apparizione. Giovanni Marco localizzò Tommaso a casa di Simone a Betfage questa domenica mattina presto, e ne informò gli apostoli verso le undici. Tommaso sarebbe tornato da loro in ogni momento di questo giorno se Natanaele o due altri apostoli fossero andati a cercarlo. Egli desiderava realmente tornare, ma per il modo in cui li aveva lasciati la sera prima, era troppo orgoglioso per tornare di propria iniziativa così presto. Il giorno seguente egli era talmente depresso che gli necessitò quasi una settimana per decidersi a ritornare. Gli apostoli l’aspettavano, e lui aspettava che i suoi fratelli lo venissero a cercare e gli chiedessero di tornare da loro. Tommaso rimase così lontano dai suoi associati fino al sabato sera successivo, quando, dopo che era scesa la notte, Pietro e Giovanni andarono a Betfage e lo ricondussero con loro. E questa è anche la ragione per cui essi non andarono immediatamente in Galilea dopo che Gesù fu loro apparso la prima volta; essi non volevano partire senza Tommaso.

1. L’apparizione a Pietro

191:1.1 (2039.1) Erano quasi le otto e mezzo di questa domenica sera quando Gesù apparve a Simon Pietro nel giardino della casa di Marco. Questa era la sua ottava manifestazione morontiale. Pietro aveva vissuto sotto un pesante fardello di dubbio e di colpa dalla sua rinnegazione del Maestro. Per tutto il giorno di sabato e questa domenica egli aveva lottato contro la paura di non essere più, forse, un apostolo. Egli era rabbrividito d’orrore per la sorte di Giuda e credeva di avere anche lui tradito il suo Maestro. Per tutto questo pomeriggio egli pensò che poteva essere la sua presenza tra gli apostoli che impediva a Gesù di apparire loro, a condizione, beninteso, che fosse realmente risuscitato dalla morte. E fu a Pietro, in una tale disposizione mentale e in un tale stato d’animo, che Gesù apparve mentre lo scoraggiato apostolo gironzolava tra i fiori e gli arbusti.

191:1.2 (2039.2) Quando Pietro pensò allo sguardo amorevole del Maestro mentre passava per il portico di Anna, e mentre meditava sul meraviglioso messaggio portatogli quella mattina presto dalle donne di ritorno dalla tomba vuota: “Andate a dire ai miei apostoli — e a Pietro” — mentre contemplava queste testimonianze di misericordia, la sua fede cominciò a vincere i suoi dubbi, ed egli si fermò, stringendo i pugni, e disse ad alta voce: “Io credo che egli è risuscitato dalla morte; andrò a dirlo ai miei fratelli.” E come disse queste parole, apparve improvvisamente davanti a lui la forma di un uomo che gli parlò in tono familiare dicendo: “Pietro, il nemico desiderava averti, ma io non ho voluto abbandonarti. Sapevo che non era dal cuore che mi avevi rinnegato; ti avevo dunque perdonato prima ancora che tu lo chiedessi; ma ora devi smettere di pensare a te stesso e alle difficoltà del momento e devi prepararti a portare la buona novella del vangelo a coloro che sono nelle tenebre. Non devi più preoccuparti di ciò che puoi ottenere dal regno, ma occupati piuttosto di ciò che puoi dare a coloro che vivono in una spaventosa miseria spirituale. Cingiti, o Simone, per la battaglia di un nuovo giorno, per la lotta contro le tenebre spirituali e i dubbi nefasti della mente naturale degli uomini.”

191:1.3 (2039.3) Pietro e il Gesù morontiale camminarono nel giardino e parlarono di cose passate, presenti e future per quasi cinque minuti. Poi il Maestro scomparve dal suo sguardo dicendo: “Addio, Pietro, fino a quando ti vedrò con i tuoi fratelli.”

191:1.4 (2039.4) Per un istante Pietro fu sopraffatto dalla realizzazione di aver parlato con il Maestro risorto e di poter essere certo di essere ancora un ambasciatore del regno. Egli aveva appena udito il Maestro glorificato esortarlo a proseguire la predicazione del vangelo. E con il cuore in subbuglio egli si precipitò nella sala di sopra alla presenza dei suoi compagni apostoli, esclamando ansante di eccitazione: “Ho visto il Maestro; era nel giardino. Ho parlato con lui, ed egli mi ha perdonato.”

191:1.5 (2040.1) La dichiarazione di Pietro di aver visto Gesù nel giardino fece una profonda impressione sui suoi compagni apostoli, ed essi erano quasi pronti ad abbandonare i loro dubbi quando Andrea si alzò e li avvertì di non lasciarsi troppo influenzare dal resoconto di suo fratello. Andrea insinuò che Pietro aveva già visto delle cose irreali. Anche se Andrea non alluse direttamente alla visione della notte sul Mare di Galilea nella quale Pietro aveva affermato di aver visto il Maestro venire verso di loro camminando sull’acqua, disse abbastanza per lasciar intendere a tutti i presenti che si riferiva a questo incidente. Simon Pietro fu molto offeso dalle insinuazioni di suo fratello e cadde immediatamente in uno sconsolato silenzio. I gemelli furono molto dispiaciuti per Pietro e andarono ad esprimergli la loro simpatia e a dirgli che essi lo credevano, e a riaffermare che anche la loro madre aveva visto il Maestro.

2. La prima apparizione agli apostoli

191:2.1 (2040.2) Poco dopo le nove di quella sera, dopo la partenza di Cleopa e di Giacobbe, mentre i gemelli Alfeo confortavano Pietro, e mentre Natanaele faceva delle rimostranze ad Andrea e i dieci apostoli erano riuniti nella stanza di sopra con tutte le porte chiuse per paura di essere arrestati, il Maestro apparve improvvisamente in mezzo a loro nella forma morontiale dicendo: “La pace sia su di voi. Perché siete così spaventati quando appaio, come se aveste visto uno spirito? Non vi ho parlato di queste cose quando ero presente con voi nella carne? Non vi avevo detto che i capi dei sacerdoti e i dirigenti mi avrebbero consegnato per essere ucciso, che uno di voi mi avrebbe tradito e che sarei risuscitato il terzo giorno? Perché allora tutti i vostri dubbi e tutta questa discussione sui resoconti delle donne, di Cleopa e di Giacobbe, ed anche di Pietro? Per quanto tempo dubiterete delle mie parole e rifiuterete di credere alle mie promesse? Ed ora che mi vedete realmente, crederete? Anche ora uno di voi è assente. Quando sarete ancora una volta tutti insieme, e dopo che saprete tutti con certezza che il Figlio dell’Uomo è risuscitato dalla tomba, partite da qui per la Galilea. Abbiate fede in Dio; abbiate fiducia l’uno nell’altro, ed entrerete così nel nuovo servizio del regno dei cieli. Io resterò a Gerusalemme con voi fino a che sarete pronti ad andare in Galilea. Vi lascio la mia pace.”

191:2.2 (2040.3) Dopo che il Gesù morontiale ebbe parlato loro, svanì in un istante dalla loro vista. Ed essi caddero tutti faccia a terra, lodando Dio e venerando il loro Maestro scomparso. Questa fu la nona apparizione morontiale del Maestro.

3. Con le creature morontiali

191:3.1 (2040.4) Il giorno successivo, lunedì, fu trascorso interamente con le creature morontiali allora presenti su Urantia. Per partecipare alle esperienze della transizione morontiale del Maestro erano venuti su Urantia più di un milione di direttori morontiali e di loro associati, assieme a mortali di transizione dei vari ordini provenienti dai sette mondi delle dimore di Satania. Il Gesù morontiale soggiornò con queste splendide intelligenze per quaranta giorni. Egli li istruì ed apprese dai loro direttori la vita di transizione morontiale qual è attraversata dai mortali dei mondi abitati di Satania quando passano per le sfere morontiali del sistema.

191:3.2 (2041.1) Verso mezzanotte di questo lunedì la forma morontiale del Maestro fu adattata per la transizione al secondo stadio di progressione morontiale. Quando apparve successivamente ai suoi figli mortali sulla terra egli era un essere morontiale del secondo stadio. Via via che il Maestro progrediva nella carriera morontiale, diveniva tecnicamente sempre più difficile per le intelligenze morontiali ed i loro associati trasformatori rendere visibile il Maestro agli occhi mortali e materiali.

191:3.3 (2041.2) Gesù effettuò il transito al terzo stadio morontiale venerdì 14 aprile; al quarto stadio lunedì 17; al quinto stadio sabato 22; al sesto stadio giovedì 27; al settimo stadio martedì 2 maggio; alla cittadinanza di Jerusem domenica 7; ed entrò nell’abbraccio degli Altissimi di Edentia domenica 14.

191:3.4 (2041.3) In questo modo Micael di Nebadon completò il suo servizio di esperienza universale poiché aveva già, in connessione con i suoi conferimenti precedenti, pienamente sperimentato la vita dei mortali ascendenti del tempo e dello spazio, dal soggiorno nella capitale della costellazione fino al servizio, compreso, della capitale del superuniverso. E fu per mezzo di queste stesse esperienze morontiali che il Figlio Creatore di Nebadon completò realmente e terminò accettabilmente il suo settimo e finale conferimento nell’universo.

4. La decima apparizione (a Filadelfia)

191:4.1 (2041.4) La decima manifestazione morontiale di Gesù al riconoscimento dei mortali avvenne poco dopo le otto di martedì 11 aprile a Filadelfia, dove egli si mostrò ad Abner, a Lazzaro e a circa centocinquanta loro associati, inclusi più di cinquanta membri del corpo evangelico dei settanta. Questa apparizione avvenne appena dopo l’inizio di una riunione speciale nella sinagoga, che era stata convocata da Abner per discutere la crocifissione di Gesù ed il più recente resoconto della risurrezione che era stato portato dal messaggero di Davide. Poiché il Lazzaro risuscitato era ora un membro di questo gruppo di credenti, non era difficile per loro credere all’annuncio che Gesù era risuscitato dalla morte.

191:4.2 (2041.5) La riunione nella sinagoga stava giusto per essere aperta da Abner e da Lazzaro, che erano insieme sul pulpito, quando tutto l’uditorio di credenti vide la forma del Maestro apparire improvvisamente. Egli si fece avanti dal luogo in cui era apparso tra Abner e Lazzaro, nessuno dei quali l’aveva notato, e salutando l’assemblea disse:

191:4.3 (2041.6) “La pace sia su di voi. Voi tutti sapete che abbiamo un solo Padre in cielo e che c’è un solo vangelo del regno — la buona novella del dono della vita eterna che gli uomini ricevono grazie alla fede. Mentre gioite nella vostra fedeltà al vangelo, pregate il Padre della verità di spargere nel vostro cuore un nuovo e più grande amore per i vostri fratelli. Voi dovete amare tutti gli uomini come io ho amato voi; dovete servire tutti gli uomini come io ho servito voi. Con simpatia comprensiva ed affetto fraterno, accogliete nella comunità tutti i vostri fratelli che si dedicano alla proclamazione della buona novella, siano essi Ebrei o Gentili, Greci o Romani, Persiani o Etiopi. Giovanni ha proclamato il regno in anticipo; voi avete predicato il vangelo in potenza; i Greci insegnano già la buona novella; ed io manderò presto lo Spirito della Verità nell’anima di tutti questi miei fratelli che hanno consacrato così generosamente la loro vita all’illuminazione dei loro simili che sono immersi nelle tenebre spirituali. Voi siete tutti figli della luce; perciò non incespicate negli intrighi equivoci del sospetto mortale e dell’intolleranza umana. Se siete nobilitati dalla grazia della fede ad amare i non credenti, non dovreste amare altrettanto anche coloro che sono i vostri compagni credenti nella grandissima famiglia della fede? Ricordatevi, da come vi amate gli uni con gli altri tutti gli uomini sapranno che siete miei discepoli.

191:4.4 (2042.1) “Andate dunque in tutto il mondo a proclamare questo vangelo della paternità di Dio e della fratellanza degli uomini a tutte le nazioni e razze, e siate sempre saggi nella vostra scelta dei metodi per presentare la buona novella alle differenti razze e tribù dell’umanità. Voi avete ricevuto liberalmente questo vangelo del regno, e darete liberalmente la buona novella a tutte le nazioni. Non temete la resistenza del male, perché io sono sempre con voi, sino alla fine stessa delle ere. E lascio con voi la mia pace.”

191:4.5 (2042.2) Dopo aver detto “Lascio con voi la mia pace”, egli scomparve dalla loro vista. Ad eccezione di una delle sue apparizioni in Galilea, dove più di cinquecento credenti lo videro simultaneamente, questo gruppo di Filadelfia comprendeva il maggior numero di mortali che lo videro in una sola occasione.

191:4.6 (2042.3) La mattina successiva presto, mentre gli apostoli si attardavano a Gerusalemme aspettando che Tommaso si rimettesse emotivamente, questi credenti di Filadelfia uscirono a proclamare che Gesù di Nazaret era risuscitato dalla morte.

191:4.7 (2042.4) Il giorno dopo, mercoledì, Gesù lo trascorse senza interruzioni in compagnia dei suoi associati morontiali, e durante le ore di metà pomeriggio egli ricevette la visita dei delegati morontiali provenienti dai mondi delle dimore di ciascun sistema locale di sfere abitate di tutta la costellazione di Norlatiadek. E tutti loro furono felici di conoscere il loro Creatore come uno del loro stesso ordine d’intelligenze dell’universo.

5. La seconda apparizione agli apostoli

191:5.1 (2042.5) Tommaso trascorse una settimana isolato con se stesso sulle colline attorno all’Oliveto. Durante questo periodo egli vide soltanto coloro che erano a casa di Simone e Giovanni Marco. Erano circa le nove di sabato 15 aprile quando i due apostoli lo trovarono e lo ricondussero al loro luogo di ritrovo nella casa dei Marco. Il giorno dopo Tommaso ascoltò il racconto delle storie delle varie apparizioni del Maestro, ma rifiutò ostinatamente di credervi. Egli sostenne che Pietro li aveva entusiasmati portandoli a credere di aver visto il Maestro. Natanaele ragionò con lui, ma senza successo. C’era una cocciutaggine emotiva associata alla sua dubbiosità abituale, e questo stato mentale, unito al suo dispiacere di essersi allontanato da loro, contribuì a creare una situazione d’isolamento che anche Tommaso stesso non comprendeva pienamente. Egli si era allontanato dai suoi compagni, era andato per conto suo, ed ora, anche dopo essere tornato tra di loro, tendeva inconsciamente ad assumere un atteggiamento di disaccordo. Egli era lento ad arrendersi; non amava cedere. Senza averne l’intenzione, egli godeva veramente dell’attenzione che gli si portava; traeva un’inconsapevole soddisfazione dagli sforzi di tutti i suoi compagni per convincerlo e convertirlo. Egli era mancato loro per tutta una settimana, e traeva grande piacere dalle loro persistenti attenzioni.

191:5.2 (2042.6) Essi stavano consumando il loro pasto della sera poco dopo le sei, con Pietro che sedeva da un lato di Tommaso e Natanaele dall’altro, quando l’incredulo apostolo disse: “Io non crederò prima di aver visto il Maestro con i miei stessi occhi ed aver messo il mio dito nel segno dei chiodi.” Mentre essi erano così seduti a cenare, e con le porte accuratamente chiuse e sbarrate, il Maestro morontiale apparve improvvisamente nel mezzo della curvatura della tavola, proprio di fronte a Tommaso, e disse:

191:5.3 (2043.1) “La pace sia su di voi. Ho atteso una settimana intera per potervi apparire di nuovo quando foste tutti presenti per ascoltare ancora una volta l’incarico di andare in tutto il mondo a predicare questo vangelo del regno. Vi dico nuovamente: come il Padre ha mandato me nel mondo, così io mando voi. Come io ho rivelato il Padre, così voi rivelerete l’amore divino, non solo con parole, ma nel vostro vivere quotidiano. Io vi mando non per amare l’anima degli uomini, ma piuttosto per amare gli uomini. Voi non proclamerete soltanto le gioie del cielo, ma mostrerete anche nella vostra esperienza quotidiana queste realtà spirituali della vita divina, poiché voi avete già la vita eterna, come dono di Dio, grazie alla fede. Poiché voi avete la fede, quando il potere proveniente dall’alto, lo Spirito della Verità, sarà venuto su di voi, non nasconderete la vostra luce qui dietro le porte chiuse; voi farete conoscere l’amore e la misericordia di Dio a tutta l’umanità. Per paura voi fuggite ora dai fatti di un’esperienza spiacevole, ma quando sarete stati battezzati con lo Spirito della Verità andrete coraggiosamente e con gioia incontro alle nuove esperienze della proclamazione della buona novella della vita eterna nel regno di Dio. Voi potete fermarvi qui e in Galilea per un breve periodo mentre vi rimettete dallo shock della transizione dalla falsa sicurezza dell’autorità del tradizionalismo al nuovo ordine dell’autorità dei fatti, della verità e della fede nelle realtà supreme dell’esperienza vivente. La vostra missione nel mondo è basata sul fatto che io ho vissuto tra di voi una vita di rivelazione di Dio; sulla verità che voi e tutti gli altri uomini siete figli di Dio; e ciò consisterà nella vita che vivrete tra gli uomini — l’esperienza effettiva e vivente di amare gli uomini e di servirli, così come io ho amato e servito voi. Che la fede riveli la vostra luce al mondo; che la rivelazione della verità apra gli occhi accecati dalla tradizione; che il vostro servizio amorevole distrugga efficacemente i pregiudizi generati dall’ignoranza. Accostandovi così ai vostri simili con simpatia comprensiva e devozione disinteressata, li condurrete alla conoscenza salvifica dell’amore del Padre. Gli Ebrei hanno celebrato la bontà; i Greci hanno esaltato la bellezza; gli Indù predicano la devozione; i lontani asceti insegnano il rispetto; i Romani esigono fedeltà; ma io chiedo ai miei discepoli la vita, una vita di servizio amorevole per i vostri fratelli nella carne.”

191:5.4 (2043.2) Quando il Maestro ebbe parlato così, guardò in viso Tommaso e disse: “E tu, Tommaso, che hai detto che non avresti creduto se non mi avessi visto e non avessi messo il tuo dito nel segno dei chiodi delle mie mani, ora mi hai visto e hai udito le mie parole; e benché tu non veda alcun segno di chiodi sulle mie mani, poiché io sono risorto nella forma che anche tu avrai quando lascerai questo mondo, che cosa dirai ai tuoi fratelli? Tu riconoscerai la verità, perché nel tuo cuore avevi già cominciato a credere anche quando affermavi così risolutamente di non credere. I tuoi dubbi, Tommaso, s’impongono con sempre maggiore ostinazione proprio quando stanno per crollare. Tommaso, ti chiedo di non mancare di fede, ma di credere — ed io so che crederai, e con tutto il tuo cuore.”

191:5.5 (2043.3) Quando Tommaso udì queste parole, cadde in ginocchio davanti al Maestro morontiale ed esclamò: “Io credo! Mio Signore e mio Maestro!” Allora Gesù disse a Tommaso: “Tu hai creduto, Tommaso, perché mi hai realmente visto e udito. Benedetti nelle ere future coloro che crederanno anche senza avere visto con l’occhio della carne né udito con l’orecchio mortale.”

191:5.6 (2043.4) E poi, mentre la forma del Maestro si avvicinava all’estremità della tavola, egli si rivolse a tutti loro dicendo: “Ed ora andate tutti in Galilea, dove vi apparirò presto.” Dopo aver detto questo egli scomparve dalla loro vista.

191:5.7 (2044.1) Gli undici apostoli erano ora pienamente convinti che Gesù era risuscitato dalla morte, e la mattina successiva molto presto, prima dell’alba, partirono per la Galilea.

6. L’apparizione ad Alessandria

191:6.1 (2044.2) Mentre gli undici apostoli erano in cammino verso la Galilea e si avvicinavano al termine del loro viaggio, martedì 18 aprile, verso le otto e mezzo di sera, Gesù apparve a Rodano e a circa ottanta altri credenti ad Alessandria. Questa era la dodicesima apparizione del Maestro in forma morontiale. Gesù apparve davanti a questi Greci ed Ebrei alla conclusione del resoconto di un messaggero di Davide sulla crocifissione. Questo messaggero, il quinto dei corrieri sul tratto Gerusalemme-Alessandria, era arrivato ad Alessandria nel tardo pomeriggio, e dopo aver trasmesso il suo messaggio a Rodano, fu deciso di riunire tutti i credenti perché ricevessero questa tragica notizia dal messaggero stesso. Verso le otto il messaggero, Natan di Busiris, si presentò davanti a questo gruppo di credenti e raccontò loro in dettaglio tutto ciò che gli era stato detto dal precedente corriere. Natan terminò il suo toccante racconto con queste parole: “Ma Davide, che ci manda questa notizia, riferisce che il Maestro, annunciando in anticipo la sua morte, dichiarò che sarebbe risuscitato.” Proprio mentre Natan parlava, il Maestro morontiale apparve là alla vista di tutti. E dopo che Natan si fu seduto, Gesù disse:

191:6.2 (2044.3) “La pace sia su di voi. Ciò che mio Padre mi ha mandato nel mondo ad instaurare non appartiene ad una razza, ad una nazione, o ad un gruppo speciale di educatori o di predicatori. Questo vangelo del regno appartiene all’Ebreo e al Gentile, al ricco e al povero, all’uomo libero e allo schiavo, al maschio e alla femmina, ed anche al bambino. E voi tutti proclamerete questo vangelo d’amore e di verità mediante la vita che vivete nella carne. Vi amerete l’un l’altro con un nuovo e sorprendente affetto, così come io ho amato voi. Servirete l’umanità con una nuova e stupefacente devozione, così come io ho servito voi. E quando gli uomini vedranno che voi li amate in tal modo, e quando osserveranno come li servite con fervore, essi percepiranno che siete divenuti membri per fede del regno dei cieli, e seguiranno lo Spirito della Verità che vedranno nella vostra vita, fino a trovare la salvezza eterna.

191:6.3 (2044.4) “Come il Padre ha mandato me in questo mondo, così io ora mando voi. Voi siete tutti chiamati a portare la buona novella a coloro che sono nelle tenebre. Questo vangelo del regno appartiene a tutti coloro che credono in esso; esso non sarà affidato alla custodia dei soli sacerdoti. Presto lo Spirito della Verità verrà su di voi e vi condurrà in tutta la verità. Andate dunque in tutto il mondo a predicare questo vangelo, ed ecco, io sarò sempre con voi, sino alla fine stessa delle ere.”

191:6.4 (2044.5) Dopo aver parlato così il Maestro scomparve dalla loro vista. Per tutta quella notte questi credenti rimasero là insieme, raccontando le loro esperienze di credenti al regno ed ascoltando a lungo Rodano ed i suoi associati. Ed essi credettero tutti che Gesù era risuscitato dalla morte. Immaginate la sorpresa dell’annunciatore di Davide della risurrezione, che arrivò due giorni dopo, quando essi risposero al suo annuncio dicendo: “Sì, lo sappiamo, perché lo abbiamo visto. Egli ci è apparso l’altro ieri.”

Fascicolo 192 - Le apparizioni in Galilea

Il Libro di Urantia

Fascicolo 192

Le apparizioni in Galilea

192:0.1 (2045.1) NEL momento in cui gli apostoli lasciarono Gerusalemme per andare in Galilea, i dirigenti ebrei si erano considerevolmente calmati. Poiché Gesù era apparso soltanto alla sua famiglia di credenti al regno, e poiché gli apostoli erano nascosti e non predicavano in pubblico, i capi degli Ebrei conclusero che il movimento del vangelo, tutto sommato, era efficacemente annientato. Beninteso, essi erano sconcertati dalla crescente diffusione di voci che Gesù era risuscitato dalla morte, ma contavano sulle guardie corrotte per contrastare efficacemente tutti questi resoconti con la loro ripetizione della storia che una banda di suoi discepoli aveva portato via il corpo.

192:0.2 (2045.2) Da questo momento in poi, fino a che gli apostoli furono dispersi dalla crescente marea di persecuzioni, Pietro fu il capo generalmente riconosciuto del corpo apostolico. Gesù non gli diede mai una tale autorità, ed i suoi compagni apostoli non lo elessero mai ufficialmente a tale posizione di responsabilità; egli l’assunse naturalmente e la conservò per comune consenso ed anche perché era il loro principale predicatore. D’ora in poi la predicazione pubblica divenne l’occupazione primaria degli apostoli. Dopo il loro ritorno dalla Galilea, Mattia, che essi scelsero per prendere il posto di Giuda, divenne il loro tesoriere.

192:0.3 (2045.3) Durante la settimana in cui rimasero a Gerusalemme, Maria, la madre di Gesù, passò molto tempo con le donne credenti che si erano fermate a casa di Giuseppe d’Arimatea.

192:0.4 (2045.4) Questo lunedì mattina presto, quando gli apostoli partirono per la Galilea, partì anche Giovanni Marco. Egli li seguì fuori della città, e quando essi furono ben oltre Betania, egli venne coraggiosamente in mezzo a loro, confidando che non lo avrebbero mandato di ritorno.

192:0.5 (2045.5) Gli apostoli si fermarono parecchie volte sulla strada per la Galilea per raccontare la storia del loro Maestro risorto e perciò arrivarono a Betsaida solo mercoledì sera molto tardi. Venne mezzogiorno di giovedì prima che essi fossero tutti svegli e pronti per la prima colazione.

1. L’apparizione presso il lago

192:1.1 (2045.6) Verso le sei di venerdì mattina 21 aprile, il Maestro morontiale fece la sua tredicesima apparizione, la prima in Galilea, ai dieci apostoli mentre il loro battello si avvicinava alla riva presso l’approdo abituale di Betsaida.

192:1.2 (2045.7) Dopo che gli apostoli ebbero trascorso il pomeriggio e le prime ore della sera di giovedì in attesa a casa di Zebedeo, Simon Pietro suggerì di andare a pescare. Quando Pietro propose di andare a pesca, tutti gli apostoli acconsentirono. Per tutta la notte essi faticarono con le loro reti, ma non presero alcun pesce. A loro non importava molto di non riuscire a pescare, perché avevano molte esperienze interessanti di cui parlare, cose che erano così recentemente accadute loro a Gerusalemme. Ma quando giunse l’alba, essi decisero di ritornare a Betsaida. Nell’avvicinarsi alla riva, essi videro qualcuno sulla spiaggia, vicino al luogo di approdo, in piedi accanto ad un fuoco. Subito essi pensarono che fosse Giovanni Marco venuto ad accoglierli al ritorno dalla loro pesca, ma avvicinandosi di più alla riva, videro che si erano sbagliati — l’uomo era troppo alto per essere Giovanni. A nessuno di loro era venuto in mente che la persona sulla spiaggia fosse il Maestro. Essi non comprendevano affatto perché Gesù volesse incontrarsi con loro nei luoghi della loro iniziale associazione e fuori all’aperto a contatto con la natura, lontano dall’ambiente chiuso di Gerusalemme con le sue tragiche associazioni di paura, di tradimento e di morte. Egli aveva detto loro che, se fossero andati in Galilea, li avrebbe incontrati là, e stava per mantenere quella promessa.

192:1.3 (2046.1) Mentre essi gettavano l’ancora e si preparavano a salire sulla piccola barca per andare a riva, l’uomo sulla spiaggia gridò verso di loro: “Ragazzi, avete preso qualcosa?” E quando essi risposero “No”, egli disse ancora: “Gettate la rete a destra del battello e troverete del pesce.” Non sapendo che era Gesù che aveva dato loro questo consiglio, tutti d’accordo essi gettarono la rete come era stato loro indicato, e immediatamente essa fu riempita al punto che riuscivano a malapena a tirarla su. Ora, Giovanni Zebedeo era svelto a capire, e quando vide la rete stracarica, percepì che era il Maestro che aveva parlato loro. Quando questo pensiero sorse nella sua mente, egli si piegò verso Pietro e gli sussurrò: “È il Maestro.” Pietro fu sempre un uomo dall’azione impulsiva e dalla devozione impetuosa; così quando Giovanni gli ebbe bisbigliato questo all’orecchio, egli si alzò di scatto e si gettò in acqua per raggiungere più presto il Maestro. I suoi fratelli lo seguirono da vicino, accostando con la piccola barca e tirando dietro a loro la rete piena di pesci.

192:1.4 (2046.2) Nel frattempo Giovanni Marco si era alzato, e vedendo gli apostoli venire a riva con la rete strapiena, corse alla spiaggia per accoglierli. E quando vide undici uomini invece di dieci, egli sospettò che quello non conosciuto fosse Gesù risorto, e mentre i dieci stupiti stavano là in silenzio, il giovane si precipitò verso il Maestro e, inginocchiatosi ai suoi piedi, disse: “Mio Signore e mio Maestro.” Ed allora Gesù parlò, non come aveva fatto a Gerusalemme, dove li salutò con “La pace sia su di voi”, ma si rivolse in tono normale a Giovanni Marco dicendo: “Ebbene, Giovanni, sono felice di vederti di nuovo ed in questa Galilea priva di preoccupazioni, dove potremo avere un buon incontro. Resta con noi, Giovanni, e vieni a fare colazione.”

192:1.5 (2046.3) Mentre Gesù parlava con il giovane, i dieci erano talmente stupiti e sorpresi che dimenticarono di tirare la rete con i pesci sulla spiaggia. Allora Gesù disse: “Portate i vostri pesci e preparatene alcuni per la colazione. Abbiamo già il fuoco e molto pane.”

192:1.6 (2046.4) Mentre Giovanni Marco rendeva omaggio al Maestro, Pietro era rimasto sorpreso per un istante dalla vista delle braci che ardevano là sulla spiaggia; la scena gli ricordò molto vivamente il fuoco di carbone di legna di mezzanotte nel cortile di Anna, dove egli aveva rinnegato il Maestro, ma si riprese e, inginocchiatosi ai piedi del Maestro, esclamò: “Mio Signore e mio Maestro!”

192:1.7 (2046.5) Poi Pietro si unì ai suoi compagni che tiravano su la rete. Dopo aver portato a terra la loro pesca, essi contarono i pesci e ce n’erano 153 di grossi. E di nuovo fu commesso l’errore di definire questa un’altra pesca miracolosa. Non ci fu alcun miracolo connesso con questo episodio. Fu semplicemente un atto di precognizione del Maestro. Egli sapeva che il pesce era là e indicò di conseguenza agli apostoli dove gettare la rete.

192:1.8 (2047.1) Gesù parlò loro dicendo: “Ora venite tutti a far colazione. Anche i gemelli dovrebbero sedersi mentre m’intrattengo con voi; Giovanni Marco preparerà il pesce.” Giovanni Marco portò sette pesci di buona taglia, che il Maestro mise sul fuoco, e quando furono cotti il ragazzo li servì ai dieci. Poi Gesù spezzò il pane e lo passò a Giovanni, il quale a sua volta lo servì agli apostoli affamati. Dopo che furono stati tutti serviti, Gesù pregò Giovanni Marco di sedersi mentre lui stesso serviva il pesce e il pane al giovane. E mentre essi mangiavano, Gesù s’intrattenne con loro e raccontò loro numerose esperienze avvenute in Galilea e presso questo stesso lago.

192:1.9 (2047.2) Questa era la terza volta che Gesù si era manifestato agli apostoli in gruppo. Quando Gesù si rivolse loro inizialmente, chiedendo se avessero del pesce, essi non sospettarono chi fosse perché era un’esperienza comune per questi pescatori del Mare di Galilea, quando si accostavano alla riva, essere avvicinati così dai mercanti di pesce di Tarichea, i quali di solito erano là per acquistare il pesce fresco per gli stabilimenti di essicazione.

192:1.10 (2047.3) Gesù s’intrattenne con i dieci apostoli e Giovanni Marco per più di un’ora, e poi camminò su e giù per la spiaggia, parlando con loro a due a due — ma non alle stesse coppie che egli aveva all’inizio mandato insieme ad insegnare. Gli undici apostoli erano venuti tutti insieme da Gerusalemme, ma Simone Zelota si scoraggiò sempre di più a mano a mano che si avvicinavano alla Galilea, cosicché, quando giunsero a Betsaida, egli abbandonò i suoi fratelli e ritornò a casa sua.

192:1.11 (2047.4) Prima di congedarsi da loro questa mattina, Gesù ordinò che due degli apostoli si offrissero volontari per andare a cercare Simone Zelota e a portarlo di ritorno quel giorno stesso. E Pietro e Andrea fecero così.

2. La conversazione con gli apostoli a due a due

192:2.1 (2047.5) Quando essi ebbero finito di far colazione, e mentre gli altri rimanevano seduti vicino al fuoco, Gesù fece segno a Pietro e a Giovanni di accompagnarlo per un breve giro sulla spiaggia. Mentre camminavano, Gesù disse a Giovanni: “Giovanni, mi ami tu?” E quando Giovanni ebbe risposto: “Sì, Maestro, con tutto il mio cuore”, il Maestro disse: “Allora, Giovanni, rinuncia alla tua intolleranza ed impara ad amare gli uomini come io ho amato te. Consacra la tua vita a provare che l’amore è la cosa più grande del mondo. È l’amore di Dio che spinge gli uomini a cercare la salvezza. L’amore è il progenitore di ogni bontà spirituale, l’essenza della verità e della bellezza.”

192:2.2 (2047.6) Gesù si rivolse poi a Pietro e gli chiese: “Pietro, mi ami tu?” Pietro rispose: “Signore, tu sai che ti amo con tutta l’anima.” Allora Gesù disse: “Se mi ami, Pietro, nutri i miei agnelli. Non dimenticare di assistere i deboli, i poveri e i giovani. Predica il vangelo senza timore o preferenza; ricorda sempre che Dio non fa eccezione di persone. Servi i tuoi simili come io ho servito te; perdona i tuoi simili mortali come io ho perdonato te. Lascia che l’esperienza t’insegni il valore della meditazione ed il potere della riflessione intelligente.”

192:2.3 (2047.7) Dopo che ebbero camminato ancora per un po’, il Maestro si rivolse a Pietro e chiese: “Pietro, mi ami realmente?” Ed allora Simone disse: “Sì, Signore, tu sai che ti amo.” E Gesù disse di nuovo: “Allora prenditi cura delle mie pecore. Sii un pastore buono e fedele per il gregge. Non tradire la fiducia da loro riposta in te. Non farti sorprendere dal nemico. Sta sempre all’erta — veglia e prega.”

192:2.4 (2047.8) Dopo che ebbero fatto ancora qualche passo, Gesù si rivolse a Pietro e, per la terza volta, gli chiese: “Pietro, mi ami veramente?” Ed allora Pietro, un po’ rattristato perché il Maestro sembrava non aver fiducia in lui, disse con profonda emozione: “Signore, tu conosci ogni cosa, e perciò sai che ti amo realmente e veramente.” Allora Gesù disse: “Pasci le mie pecore. Non abbandonare il gregge. Sii di esempio e d’ispirazione a tutti i tuoi simili pastori. Ama il gregge come io ho amato te e consacrati al suo benessere come io ho consacrato la mia vita al tuo benessere. E seguimi sino alla fine.”

192:2.5 (2048.1) Pietro prese quest’ultima raccomandazione alla lettera — che doveva continuare a seguirlo — e rivolgendosi a Gesù indicò Giovanni chiedendo: “Se io seguo te, che cosa farà quest’uomo?” Ed allora, percependo che Pietro aveva frainteso le sue parole, Gesù disse: “Pietro, non occuparti di ciò che faranno i tuoi fratelli. Se voglio che Giovanni resti dopo che tu sarai partito, anche fino a quando ritornerò, che cosa te ne importa? Assicurati solo che tu segua me.”

192:2.6 (2048.2) Questa osservazione si diffuse tra i fratelli e fu accolta come una dichiarazione di Gesù che Giovanni non sarebbe morto prima che il Maestro fosse tornato, come molti pensavano e speravano, per instaurare il regno in potenza e in gloria. Fu questa interpretazione di ciò che disse Gesù che pesò molto sul ritorno in servizio di Simone Zelota e per mantenerlo al lavoro.

192:2.7 (2048.3) Dopo essere tornati dagli altri, Gesù ripartì per passeggiare e conversare con Andrea e Giacomo. Quando ebbero percorso una breve distanza, Gesù disse ad Andrea: “Andrea, hai fiducia in me?” E quando il vecchio capo degli apostoli sentì Gesù porgli una tale domanda, si fermò e rispose: “Sì, Maestro, ho piena fiducia in te, e tu lo sai.” Allora Gesù disse: “Andrea, se hai fiducia in me, abbi più fiducia nei tuoi fratelli — anche in Pietro. Io ti ho affidato un tempo la direzione dei tuoi fratelli. Ora tu devi confidare negli altri mentre io vi lascio per andare dal Padre. Quando i tuoi fratelli cominceranno a disperdersi a causa delle accanite persecuzioni, sii un consigliere premuroso e saggio per Giacomo mio fratello nella carne, quando sarà caricato di pesanti fardelli che egli non è qualificato per esperienza a portare. E poi continua ad aver fiducia, perché io non ti abbandonerò. Quando avrai terminato sulla terra, verrai presso di me.”

192:2.8 (2048.4) Poi Gesù si rivolse a Giacomo, chiedendogli: “Giacomo, hai fiducia in me?” E naturalmente Giacomo rispose: “Sì, Maestro, ho fiducia in te con tutto il mio cuore.” Allora Gesù disse: “Giacomo, se hai più fiducia in me sarai meno impaziente con i tuoi fratelli. Se avrai fiducia in me, questo ti aiuterà ad essere buono verso la fraternità dei credenti. Impara a pesare le conseguenze delle tue parole e dei tuoi atti. Ricordati che il raccolto è conforme alla semina. Prega per la tranquillità dello spirito e coltiva la pazienza. Queste grazie, con la fede vivente, ti sosterranno quando verrà l’ora di bere la coppa del sacrificio. Ma non scoraggiarti mai; quando avrai finito sulla terra, verrai anche tu a stare con me.”

192:2.9 (2048.5) Gesù parlò poi con Tommaso e Natanaele. Egli disse a Tommaso: “Tommaso, mi servi tu?” Tommaso rispose: “Sì, Signore, ti servo ora e sempre.” Allora Gesù disse: “Se vuoi servirmi, servi i miei fratelli nella carne come io ho servito te. E non stancarti di operare in questo senso, ma persevera come uno che è stato ordinato da Dio per questo servizio d’amore. Quando avrai terminato il tuo servizio per me sulla terra, servirai con me nella gloria. Tommaso, tu devi smettere di dubitare; devi crescere in fede e in conoscenza della verità. Credi in Dio come un bambino, ma smetti di agire in maniera così infantile. Abbi coraggio; sii forte nella fede e potente nel regno di Dio.”

192:2.10 (2049.1) Poi il Maestro disse a Natanaele: “Natanaele, mi servi tu?” E l’apostolo rispose: “Sì, Maestro, e con un affetto senza limiti.” Allora Gesù disse: “Se dunque tu mi servi con tutto il cuore, assicurati di consacrarti al benessere dei miei fratelli sulla terra con un affetto inesauribile. Unisci l’amicizia ai tuoi consigli e aggiungi l’amore alla tua filosofia. Servi i tuoi simili come io ho servito voi. Sii fedele agli uomini come io ho vegliato su di voi. Sii meno critico; conta meno su certi uomini e diminuirai così le tue delusioni. E quando la tua opera quaggiù sarà terminata, servirai con me in cielo.”

192:2.11 (2049.2) Poi il Maestro parlò con Matteo e Filippo. A Filippo egli disse: “Filippo, mi ubbidisci tu?” Filippo rispose: “Sì, Signore, ti ubbidirò anche a prezzo della mia vita.” Allora Gesù disse: “Se vuoi ubbidirmi, allora va’ nei paesi dei Gentili a proclamare questo vangelo. I profeti ti hanno detto che è meglio obbedire che sacrificare. Per mezzo della fede tu sei divenuto un figlio del regno che conosce Dio. C’è una sola legge da osservare — ed è il comandamento di andare a proclamare il vangelo del regno. Cessa di temere gli uomini; non aver paura di predicare la buona novella della vita eterna ai tuoi simili che languiscono nelle tenebre ed hanno fame della luce della verità. Filippo, non ti occuperai più di denaro e di mercanzie. Tu sei ora libero di predicare la buona novella come lo sono i tuoi fratelli. Ed io ti precederò e sarò con te sino alla fine.”

192:2.12 (2049.3) E poi, parlando con Matteo, il Maestro chiese: “Matteo, ci tieni ad obbedirmi?” Matteo rispose: “Sì, Signore, sono interamente consacrato a fare la tua volontà.” Allora il Maestro disse: “Matteo, se vuoi obbedirmi va’ ad insegnare a tutti i popoli questo vangelo del regno. Tu non servirai più ai tuoi fratelli le cose materiali della vita; oramai andrai anche tu a proclamare la buona novella della salvezza spirituale. D’ora in poi non pensare ad altro che ad eseguire il tuo incarico di predicare questo vangelo del regno del Padre. Come io ho fatto la volontà del Padre sulla terra, così tu eseguirai l’incarico divino. Ricordati, sia gli Ebrei che i Gentili sono tuoi fratelli. Non temere alcun uomo quando proclamerai le verità salvifiche del vangelo del regno dei cieli. E dove vado io, tu verrai presto.”

192:2.13 (2049.4) Poi passeggiò e parlò con Giacomo e Giuda, i gemelli Alfeo, e rivolgendosi ad entrambi chiese: “Giacomo e Giuda, credete in me?” E dopo che entrambi ebbero risposto: “Sì, Maestro, noi crediamo”, egli disse: “Io vi lascerò presto. Voi vedete che vi ho già lasciati nella carne. Io resterò soltanto per breve tempo in questa forma prima di andare da mio Padre. Voi credete in me — siete miei apostoli e lo sarete sempre. Continuate a credere e a ricordare la vostra associazione con me quando io sarò partito e dopo che voi sarete, forse, tornati al lavoro che facevate prima di venire a vivere con me. Non lasciate mai che un cambiamento nel vostro lavoro esteriore influisca sulla vostra fedeltà. Abbiate fede in Dio sino alla fine dei vostri giorni sulla terra. Non dimenticate mai che, se siete figli di Dio per fede, ogni lavoro onesto del regno è sacro. Niente di ciò che un figlio di Dio fa può essere ordinario. D’ora innanzi, quindi, fate il vostro lavoro come se lo faceste per Dio. E quando avrete terminato su questo mondo, io ho altri mondi migliori in cui lavorerete allo steso modo per me. Ed in tutto questo lavoro, su questo mondo e su altri mondi, io lavorerò con voi e il mio spirito dimorerà in voi.”

192:2.14 (2049.5) Erano quasi le dieci quando Gesù tornò dal suo incontro con i gemelli Alfeo, e lasciando gli apostoli, disse: “Addio, fino a quando vi rivedrò tutti sul monte della vostra ordinazione domani a mezzogiorno.” Dopo che egli ebbe parlato così, scomparve dalla loro vista.

3. Sul monte dell’ordinazione

192:3.1 (2050.1) A mezzogiorno di sabato 22 aprile, gli undici apostoli si riunirono secondo gli ordini sulle colline vicino a Cafarnao, e Gesù apparve tra di loro. Questo incontro avvenne sullo stesso monte in cui il Maestro li aveva designati come suoi apostoli e come ambasciatori del regno del Padre sulla terra. E questa fu la quattordicesima manifestazione morontiale del Maestro.

192:3.2 (2050.2) In questo momento gli undici apostoli s’inginocchiarono in cerchio attorno al Maestro e l’ascoltarono ripetere i loro incarichi e lo videro riprodurre la scena dell’ordinazione proprio come quando essi furono scelti la prima volta per lo speciale lavoro del regno. E tutto ciò fu per loro un ricordo della loro consacrazione precedente al servizio del Padre, salvo la preghiera del Maestro. Quando il Maestro — il Gesù morontiale — ora pregò, fu con un tono di maestà e con parole di potere tali che gli apostoli non avevano mai udito prima. Il loro Maestro parlava ora con i dirigenti degli universi come uno che, nel proprio universo, aveva avuto ogni potere ed autorità posti nelle sue mani. E questi undici uomini non dimenticarono mai questa esperienza della riconsacrazione morontiale ai loro precedenti incarichi di ambasciatori. Il Maestro trascorse un’ora esatta su questo monte con i suoi ambasciatori, e dopo aver dato loro un affettuoso addio, scomparve dalla loro vista.

192:3.3 (2050.3) E nessuno vide Gesù per un’intera settimana. Gli apostoli in realtà non avevano alcuna idea di che cosa fare, non sapendo se il Maestro era andato dal Padre. In questo stato d’incertezza essi si fermarono a Betsaida. Essi temevano di andare a pescare per paura che egli venisse a trovarli e loro mancassero di vederlo. Per tutta questa settimana Gesù fu occupato con le creature morontiali che erano sulla terra e con le operazioni della transizione morontiale di cui stava facendo l’esperienza su questo mondo.

4. La riunione in riva al lago

192:4.1 (2050.4) La notizia delle apparizioni di Gesù si era diffusa in tutta la Galilea, e ogni giorno un numero crescente di credenti arrivava alla casa di Zebedeo per informarsi sulla risurrezione del Maestro e per scoprire la verità su queste pretese apparizioni. Pietro, all’inizio della settimana, fece sapere che un incontro pubblico avrebbe avuto luogo in riva al mare alle tre del pomeriggio del sabato successivo.

192:4.2 (2050.5) Di conseguenza, sabato 29 aprile alle tre, più di cinquecento credenti provenienti dai dintorni di Cafarnao si riunirono a Betsaida per ascoltare Pietro predicare il suo primo sermone pubblico dopo la risurrezione. L’apostolo era al meglio della forma, e dopo che ebbe finito il suo attraente discorso, pochi dei suoi ascoltatori dubitavano che il Maestro fosse risuscitato dalla morte.

192:4.3 (2050.6) Pietro terminò il suo sermone dicendo: “Noi affermiamo che Gesù di Nazaret non è morto; noi dichiariamo che è risuscitato dalla tomba; noi proclamiamo di averlo visto e di avere parlato con lui.” Appena egli ebbe finito di fare questa dichiarazione di fede, là al suo fianco, in piena vista di tutta questa gente, apparve il Maestro nella forma morontiale e, parlando loro in tono familiare, disse: “La pace sia su di voi, e lascio la mia pace con voi.” Dopo che egli fu apparso in questo modo ed ebbe parlato loro così, scomparve dalla loro vista. Questa fu la quindicesima manifestazione morontiale del Gesù risorto.

192:4.4 (2051.1) A causa di certe cose dette agli undici mentre erano assieme al Maestro sul monte dell’ordinazione, gli apostoli avevano avuto l’impressione che il loro Maestro avrebbe fatto presto un’apparizione pubblica davanti ad un gruppo di credenti galilei, e che dopo aver fatto questo, essi avrebbero dovuto ritornare a Gerusalemme. Di conseguenza, il giorno successivo presto, domenica 30 aprile, gli undici lasciarono Betsaida per andare a Gerusalemme. Essi insegnarono e predicarono in modo considerevole sulla strada che scendeva lungo il Giordano, cosicché non arrivarono alla casa di Marco a Gerusalemme prima di mercoledì 3 maggio.

192:4.5 (2051.2) Questo fu un triste ritorno a casa per Giovanni Marco. Proprio poche ore prima di arrivare a casa, suo padre, Elia Marco, era morto all’improvviso per un’emorragia cerebrale. Anche se il pensiero della certezza della risurrezione dei morti confortò molto gli apostoli nel loro cordoglio, allo stesso tempo essi erano veramente addolorati per la perdita del loro buon amico, che era stato il loro fedele sostenitore anche nei momenti di grande difficoltà e delusione. Giovanni Marco fece tutto ciò che poté per confortare sua madre, e parlando per lei invitò gli apostoli a continuare a ritenere la sua casa come la loro casa. E gli undici fecero della stanza al piano superiore il loro quartier generale fino al giorno dopo la Pentecoste.

192:4.6 (2051.3) Gli apostoli erano intenzionalmente entrati a Gerusalemme dopo il calar della notte per non essere visti dalle autorità ebraiche. Né essi comparvero in pubblico in occasione dei funerali di Elia Marco. Per tutto il giorno successivo essi rimasero tranquillamente rinchiusi in questa stanza memorabile al piano superiore.

192:4.7 (2051.4) Giovedì sera gli apostoli tennero una meravigliosa riunione in questa stanza superiore e s’impegnarono tutti ad uscire in pubblico per predicare il nuovo vangelo del Signore risorto, salvo Tommaso, Simone Zelota e i gemelli Alfeo. Già erano iniziati i primi passi della trasformazione del vangelo del regno — la filiazione con Dio e la fratellanza con gli uomini — in una proclamazione della risurrezione di Gesù. Natanaele si oppose a questo cambiamento nel contesto del loro messaggio pubblico, ma non riuscì a contrastare l’eloquenza di Pietro, né a vincere l’entusiasmo dei discepoli, specialmente quello delle donne credenti.

192:4.8 (2051.5) E così, sotto la vigorosa direzione di Pietro e prima dell’ascensione del Maestro al Padre, i suoi rappresentanti ben intenzionati iniziarono quel sottile processo di cambiamento graduale e certo della religione di Gesù in una forma nuova e modificata di religione a proposito di Gesù.

Fascicolo 193 - Apparizioni finali ed ascensione

Il Libro di Urantia

Fascicolo 193

Apparizioni finali ed ascensione

193:0.1 (2052.1) LA SEDICESIMA manifestazione morontiale di Gesù avvenne venerdì 5 maggio nel cortile di Nicodemo verso le nove di sera. Quella sera i credenti di Gerusalemme avevano fatto il loro primo tentativo di riunirsi dopo la risurrezione. In questo momento si trovavano qui riuniti gli undici apostoli, il corpo delle donne e le loro associate, ed una cinquantina di altri discepoli eminenti del Maestro, incluso un certo numero di Greci. Questo gruppo di credenti si era intrattenuto amichevolmente per più di mezz’ora quando, improvvisamente, apparve il Maestro morontiale in piena vista e cominciò immediatamente ad istruirli. Gesù disse:

193:0.2 (2052.2) “La pace sia su di voi. Questo è il gruppo di credenti più rappresentativo — apostoli e discepoli, uomini e donne — al quale sono apparso dopo la mia liberazione dalla carne. Io vi chiamo ora a testimoniare che vi avevo detto in anticipo che il mio soggiorno tra voi doveva finire; vi ho detto che dovevo presto tornare dal Padre. E poi vi avevo detto chiaramente che i capi dei sacerdoti e i dirigenti degli Ebrei mi avrebbero consegnato per essere messo a morte, e che sarei risuscitato. Perché, allora, vi siete lasciati talmente turbare da tutte queste cose quando sono avvenute? E perché siete rimasti così sorpresi quando sono risuscitato il terzo giorno? Voi non mi avete creduto perché avete ascoltato le mie parole senza comprenderne il significato.

193:0.3 (2052.3) “Ed ora dovreste prestare ascolto alle mie parole per non commettere di nuovo l’errore di ascoltare il mio insegnamento con la mente mentre nel vostro cuore non ne comprendete il significato. Dall’inizio del mio soggiorno come uno di voi, vi ho insegnato che il mio unico proposito era di rivelare mio Padre che è nei cieli ai suoi figli sulla terra. Ho vissuto il conferimento di rivelare Dio affinché possiate fare l’esperienza della carriera di conoscere Dio. Ho rivelato Dio come vostro Padre che è nei cieli; ho rivelato voi come figli di Dio sulla terra. È un fatto che Dio ama voi, suoi figli. Per mezzo della fede nelle mie parole questo fatto diviene una verità eterna e vivente nel vostro cuore. Se per mezzo della fede vivente voi divenite divinamente coscienti di Dio, allora siete nati dallo spirito quali figli della luce e della vita, anche della vita eterna grazie alla quale ascenderete l’universo degli universi e giungerete all’esperienza di trovare Dio il Padre in Paradiso.

193:0.4 (2052.4) “Io vi esorto a ricordarvi sempre che la vostra missione tra gli uomini è di proclamare il vangelo del regno — la realtà della paternità di Dio e la verità della filiazione dell’uomo. Proclamate tutta la verità della buona novella, non solo una parte del vangelo salvifico. Il vostro messaggio non è cambiato dall’esperienza della mia risurrezione. La filiazione con Dio, per mezzo della fede, resta la verità salvifica del vangelo del regno. Voi andrete a predicare l’amore di Dio ed il servizio dell’uomo. Ciò che il mondo ha maggior bisogno di conoscere è che gli uomini sono i figli di Dio e che mediante la fede essi possono effettivamente realizzare questa verità nobilitante e farne l’esperienza quotidiana. Il mio conferimento dovrebbe aiutare tutti gli uomini a sapere che sono i figli di Dio, ma tale conoscenza non sarà sufficiente se essi non afferreranno personalmente per mezzo della fede la verità salvifica che sono i figli spirituali viventi del Padre eterno. Il vangelo del regno concerne l’amore del Padre ed il servizio dei suoi figli sulla terra.

193:0.5 (2053.1) “Qui, tra voi, vi partecipate la conoscenza che io sono risuscitato dalla morte, ma ciò non è strano. Io ho il potere di abbandonare la mia vita e di riprenderla; il Padre dona tale potere ai suoi Figli Paradisiaci. Voi dovreste piuttosto essere eccitati nel vostro cuore dal sapere che i morti di un’era hanno iniziato l’ascensione eterna poco dopo che io ho lasciato la nuova tomba di Giuseppe. Io ho vissuto la mia vita nella carne per mostrarvi come voi potete, mediante il servizio amorevole, divenire rivelatori di Dio ai vostri simili proprio come, amandovi e servendovi, io sono divenuto un rivelatore di Dio a voi. Io ho vissuto tra di voi come Figlio dell’Uomo affinché voi, e tutti gli altri uomini, possiate sapere che siete tutti in verità i figli di Dio. Perciò, andate ora in tutto il mondo a predicare questo vangelo del regno dei cieli a tutti gli uomini. Amate tutti gli uomini come io ho amato voi; servite i vostri simili mortali come io ho servito voi. Voi avete ricevuto liberalmente, donate liberalmente. Restate qui a Gerusalemme soltanto mentre io vado dal Padre e fino a che vi manderò lo Spirito della Verità. Egli vi condurrà nella verità ampliata, ed io verrò con voi in tutto il mondo. Io sono con voi sempre, e lascio con voi la mia pace.”

193:0.6 (2053.2) Dopo che il Maestro ebbe parlato loro, scomparve dalla loro vista. Venne quasi l’alba prima che questi credenti si disperdessero; essi rimasero insieme tutta la notte, discutendo con calore gli avvertimenti del Maestro e meditando su tutto ciò che era accaduto loro. Giacomo Zebedeo ed altri apostoli raccontarono anche le loro esperienze con il Maestro morontiale in Galilea ed esposero come egli era apparso loro tre volte.

1. L’apparizione a Sicar

193:1.1 (2053.3) Sabato 13 maggio, verso le quattro del pomeriggio, il Maestro apparve a Nalda e a circa settantacinque credenti samaritani vicino al pozzo di Giacobbe, a Sicar. I credenti avevano l’abitudine di riunirsi in questo luogo, vicino a dove Gesù aveva parlato a Nalda dell’acqua di vita. In questo giorno, appena essi avevano finito di discutere la notizia della risurrezione, Gesù apparve improvvisamente davanti a loro dicendo:

193:1.2 (2053.4) “La pace sia su di voi. Voi vi rallegrate di sapere che io sono la risurrezione e la vita, ma ciò non vi servirà a nulla se non siete prima nati dallo spirito eterno, che vi porterà a possedere, per mezzo della fede, il dono della vita eterna. Se voi siete i figli per fede di mio Padre non morirete mai; non perirete. Il vangelo del regno vi ha insegnato che tutti gli uomini sono figli di Dio. E questa buona novella concernente l’amore del Padre celeste per i suoi figli terreni deve essere portata a tutto il mondo. È giunto il momento di non adorare Dio né sul Garizim né a Gerusalemme, ma dove siete, come siete, in spirito ed in verità. È la vostra fede che salva la vostra anima. La salvezza è il dono di Dio a tutti coloro che credono di essere figli suoi. Ma non ingannatevi; benché la salvezza sia il dono gratuito di Dio e sia effuso su tutti coloro che lo accettano per fede, ne segue l’esperienza di portare i frutti di questa vita spirituale qual è vissuta nella carne. L’accettazione della dottrina della paternità di Dio implica che voi accettiate apertamente anche la verità associata della fratellanza degli uomini. E se un uomo è vostro fratello, egli è ancora più che il vostro prossimo, che il Padre esige voi amiate come voi stessi. Il vostro fratello, essendo della vostra stessa famiglia, non lo amerete soltanto con affetto familiare, ma lo servirete anche come servireste voi stessi. E voi amerete e servirete così vostro fratello perché, essendo miei fratelli, siete stati amati e serviti così da me. Andate, dunque, in tutto il mondo a proclamare questa buona novella a tutte le creature di ogni razza, tribù e nazione. Il mio spirito vi precederà, ed io sarò sempre con voi.”

193:1.3 (2054.1) Questi Samaritani furono grandemente stupefatti da questa apparizione del Maestro, e partirono subito per le città ed i villaggi vicini, dove diffusero la notizia che avevano visto Gesù e che egli aveva parlato loro. E questa fu la diciassettesima apparizione morontiale del Maestro.

2. L’apparizione in Fenicia

193:2.1 (2054.2) La diciottesima apparizione morontiale del Maestro avvenne a Tiro, martedì 16 maggio, poco prima delle nove di sera. Egli apparve di nuovo al termine di una riunione di credenti, mentre essi stavano per separarsi, dicendo:

193:2.2 (2054.3) “La pace sia su di voi. Voi vi rallegrate di sapere che il Figlio dell’Uomo è risuscitato dalla morte perché sapete con ciò che anche voi e i vostri fratelli sopravviverete alla morte mortale. Ma tale sopravvivenza dipende dal fatto che siate prima nati dallo spirito per cercare la verità e trovare Dio. Il pane della vita e l’acqua della vita sono dati soltanto a coloro che hanno fame di verità e sete di giustizia — di Dio. Il fatto che i morti risuscitino non è il vangelo del regno. Queste grandi verità e questi fatti universali sono tutti legati a questo vangelo perché fanno parte del risultato di credere alla buona novella, e sono inclusi nell’esperienza successiva di coloro che, per mezzo della fede, divengono di fatto e in verità i figli perpetui del Dio eterno. Mio Padre mi ha mandato nel mondo a proclamare questa salvezza della filiazione a tutti gli uomini. E così io mando voi lontano a predicare questa salvezza della filiazione. La salvezza è il dono spontaneo di Dio, ma coloro che sono nati dallo spirito cominceranno immediatamente a mostrare i frutti dello spirito nel servizio amorevole verso i loro simili creature. Ed i frutti dello spirito divino che sono prodotti nella vita dei mortali nati dallo spirito e che conoscono Dio sono: servizio amorevole, devozione disinteressata, fedeltà coraggiosa, sincera equità, onestà illuminata, speranza eterna, fiducia senza sospetti, ministero di misericordia, bontà inesauribile, tolleranza comprensiva e pace duratura. Se dei credenti professati non portano questi frutti dello spirito divino nella loro vita, sono morti; lo Spirito della Verità non è in loro; essi sono dei tralci inutili della vite vivente e saranno presto tagliati. Mio Padre chiede ai figli della fede di portare molti frutti dello spirito. Se quindi voi non portate frutti, egli scaverà attorno alle vostre radici e taglierà i vostri tralci improduttivi. Voi dovete produrre sempre più i frutti dello spirito via via che progredite verso il cielo nel regno di Dio. Voi potete entrare nel regno come dei bambini, ma il Padre esige che cresciate, per mezzo della grazia, fino alla completa statura di adulti spirituali. E quando andrete lontano a proclamare a tutte le nazioni la buona novella di questo vangelo, io vi precederò, ed il mio Spirito della Verità dimorerà nel vostro cuore. Lascio con voi la mia pace.”

193:2.3 (2054.4) E poi il Maestro scomparve dalla loro vista. Il giorno successivo partirono da Tiro coloro che portarono questa storia a Sidone ed anche ad Antiochia e a Damasco. Gesù era stato con questi credenti quando era nella carne, ed essi lo riconobbero subito quando egli cominciò ad insegnare loro. Anche se i suoi amici non riuscivano a riconoscere prontamente la sua forma morontiale quando si rendeva visibile, non erano mai lenti ad identificare la sua personalità quando egli parlava loro.

3. L’ultima apparizione a Gerusalemme

193:3.1 (2055.1) Giovedì mattina presto, 18 maggio, Gesù fece la sua ultima apparizione sulla terra come personalità morontiale. Mentre gli undici apostoli stavano per sedersi a colazione nella stanza al piano superiore della casa di Maria Marco, Gesù apparve loro e disse:

193:3.2 (2055.2) “La pace sia su di voi. Vi ho chiesto di rimanere qui a Gerusalemme fino alla mia ascensione al Padre, e fino a quando vi manderò lo Spirito della Verità, che sarà presto sparso su tutta la carne e che vi conferirà un potere dall’alto.” Simone Zelota interruppe Gesù chiedendo: “Allora, Maestro, ristabilirai il regno e vedremo la gloria di Dio manifestata sulla terra?” Quando Gesù ebbe ascoltato la domanda di Simone, rispose: “Simone, tu resti ancora attaccato alle tue vecchie idee sul Messia degli Ebrei e sul regno materiale. Ma riceverai un potere spirituale dopo che lo spirito sarà disceso su di te, e andrai subito nel mondo intero a predicare questo vangelo del regno. Come il Padre ha mandato me nel mondo, così io mando voi. Io desidero che vi amiate e che abbiate fiducia l’uno nell’altro. Giuda non è più con voi perché il suo amore si era raffreddato e perché rifiutava di aver fiducia in voi, suoi fratelli leali. Non avete letto nelle Scritture dov’è scritto: ‘Non è bene per l’uomo essere solo. Nessuno vive per se stesso’? Ed anche dov’è detto: ‘Chi vuole avere degli amici deve mostrarsi amichevole’? Ed io non vi ho mandato ad insegnare a due a due affinché non vi sentiste soli e non cadeste nei mali e nelle sofferenze dell’isolamento? Voi sapete bene anche che, mentre ero nella carne, non mi sono mai permesso di restare da solo per lunghi periodi. Fin dall’inizio della nostra associazione ho sempre avuto due o tre di voi costantemente accanto a me o nelle vicinanze, anche quando comunicavo con il Padre. Abbiate fiducia, quindi, e confidate l’uno nell’altro. Tutto ciò è tanto più necessario oggi che sto per lasciarvi soli nel mondo. L’ora è venuta; io sono sul punto di andare dal Padre.”

193:3.3 (2055.3) Dopo aver parlato, egli fece loro segno di seguirlo, e li condusse sul Monte degli Olivi, dove diede loro i suoi saluti di addio preliminari alla sua partenza da Urantia. Questo tragitto fino all’Oliveto fu solenne. Nessuna parola fu pronunciata da alcuno di loro da quando lasciarono la stanza al piano superiore fino al momento in cui Gesù si fermò con loro sul Monte degli Olivi.

4. Le cause della rovina di Giuda

193:4.1 (2055.4) Fu nella prima parte del messaggio di addio del Maestro ai suoi apostoli che egli fece allusione alla perdita di Giuda e rilevò la tragica sorte del loro compagno di lavoro traditore come un solenne avvertimento contro i pericoli dell’isolamento sociale e fraterno. Può essere utile per i credenti, in questa era e nelle ere future, ripassare brevemente le cause della rovina di Giuda alla luce delle osservazioni del Maestro e dei chiarimenti accumulati nei secoli successivi.

193:4.2 (2055.5) Se consideriamo retrospettivamente questa tragedia, concepiamo che Giuda ha agito male, in primo luogo perché era molto marcatamente una personalità isolata, una personalità chiusa e lontana dai contatti sociali ordinari. Egli rifiutò persistentemente di confidarsi con i suoi compagni apostoli o di fraternizzare apertamente con loro. Ma il fatto che fosse un tipo isolato di personalità non avrebbe causato di per sé un tale disastro per Giuda se non fosse stato che egli mancò anche di crescere in amore e in grazia spirituale. E poi, quasi a rendere peggiore una cosa cattiva, egli covò persistentemente del rancore e nutrì dei nemici psicologici quali la vendetta e il desiderio generalizzato di “vendicarsi” con qualcuno per tutte le sue delusioni.

193:4.3 (2056.1) Questa sfortunata combinazione di peculiarità individuali e di tendenze mentali concorse a distruggere un uomo ben intenzionato che non era riuscito a soggiogare questi mali con l’amore, la fede e la fiducia. Che Giuda non dovesse necessariamente fallire è ben dimostrato dai casi di Tommaso e Natanaele, entrambi afflitti dallo stesso tipo di sospetto e di eccessiva tendenza all’individualismo. Anche Andrea e Matteo avevano forti propensioni in questa direzione; ma tutti questi uomini, con il passare del tempo, accrebbero e non diminuirono l’amore per Gesù e per i loro compagni apostoli. Essi crebbero in grazia e in conoscenza della verità. Essi divennero sempre più fiduciosi verso i loro fratelli e svilupparono lentamente l’attitudine a confidarsi con i loro compagni. Giuda rifiutò con persistenza di confidarsi con i suoi fratelli. Quando era costretto, per l’accumulo dei suoi conflitti emozionali, a cercare sollievo in uno sfogo, egli andava invariabilmente a chiedere il consiglio e a ricevere l’incauta consolazione dei suoi parenti non inclini allo spirito, o di quelle conoscenze occasionali che erano o indifferenti o addirittura ostili al benessere e al progresso delle realtà spirituali del regno dei cieli, di cui egli era uno dei dodici ambasciatori consacrati sulla terra.

193:4.4 (2056.2) Giuda incontrò la sconfitta nelle sue battaglie della lotta terrena a causa dei seguenti fattori concernenti le sue tendenze personali e le sue debolezze di carattere:

193:4.5 (2056.3) 1. Egli era un tipo di essere umano solitario. Era altamente individualista e scelse di crescere come un inveterato tipo di persona “chiusa” e asociale.

193:4.6 (2056.4) 2. Da ragazzo la vita gli era stata resa troppo facile. Egli si risentiva aspramente se era contrastato. Pretendeva sempre di vincere; non sapeva assolutamente perdere.

193:4.7 (2056.5) 3. Egli non acquisì mai una tecnica filosofica per affrontare la delusione. Invece di accettare le delusioni come un avvenimento normale e corrente dell’esistenza umana, ricorreva infallibilmente alla pratica di biasimare qualcuno in particolare, o i suoi associati collettivamente, per tutte le sue difficoltà e le sue delusioni personali.

193:4.8 (2056.6) 4. Egli aveva tendenza a serbare rancore; nutriva sempre idee di vendetta.

193:4.9 (2056.7) 5. Egli non amava affrontare apertamente i fatti; era disonesto nel suo comportamento verso le situazioni della vita.

193:4.10 (2056.8) 6. Detestava discutere i suoi problemi personali con i suoi associati immediati; rifiutava di parlare delle sue difficoltà con i suoi veri amici e con coloro che l’amavano realmente. In tutti gli anni della loro associazione egli non andò una sola volta dal Maestro con un problema puramente personale.

193:4.11 (2056.9) 7. Egli non imparò mai che le ricompense reali di una vita nobile sono, dopotutto, dei premi spirituali che non sono sempre distribuiti durante questa sola breve vita nella carne.

193:4.12 (2056.10) Come risultato del persistente isolamento della sua personalità, le sue lagnanze si moltiplicarono, i suoi dispiaceri si accrebbero, le sue ansietà aumentarono e la sua disperazione raggiunse una profondità quasi insopportabile.

193:4.13 (2057.1) Anche se questo apostolo egocentrico e ultraindividualista ebbe molte afflizioni psichiche, emotive e spirituali, le sue maggiori difficoltà erano che: come personalità era isolato; mentalmente era sospettoso ed astioso; per temperamento era scontroso e vendicativo; emotivamente era senza amore ed implacabile; socialmente non era disponibile ed era quasi totalmente indipendente; in spirito divenne arrogante ed egoisticamente ambizioso; nella vita ignorava coloro che l’amavano, e nella morte non ebbe amici.

193:4.14 (2057.2) Questi, dunque, sono i fattori mentali e le influenze negative che, prese nel loro insieme, spiegano perché un credente in Gesù un tempo ben intenzionato e sincero, anche dopo parecchi anni d’intima associazione con questa personalità trasformatrice, abbandonò i suoi compagni, ripudiò una causa sacra, rinunciò alla sua santa vocazione e tradì il suo divino Maestro.

5. L’ascensione del Maestro

193:5.1 (2057.3) Erano quasi le sette e mezzo di questo giovedì mattina, 18 maggio, quando Gesù arrivò sul versante occidentale del Monte Oliveto con i suoi undici apostoli silenziosi ed un po’ sconcertati. Da questo luogo, a circa due terzi di strada dalla vetta, essi potevano vedere lontano Gerusalemme e sotto di loro Getsemani. Gesù si preparò ora a dare i suoi ultimi saluti di addio agli apostoli prima di lasciare Urantia. Mentre egli stava là davanti a loro, senza che glielo avesse ordinato essi s’inginocchiarono in cerchio attorno a lui, e il Maestro disse:

193:5.2 (2057.4) “Vi ho chiesto di rimanere a Gerusalemme fino a che foste dotati di potere dall’alto. Io sono ora sul punto di lasciarvi; sto per ascendere a mio Padre, e presto, molto presto, noi manderemo a questo mondo dove ho soggiornato lo Spirito della Verità. E quando egli sarà venuto, voi comincerete la nuova proclamazione del vangelo del regno, prima a Gerusalemme e poi sino alle parti più lontane del mondo. Amate gli uomini con l’amore con cui io ho amato voi e servite i vostri simili mortali come io ho servito voi. Mediante i frutti spirituali della vostra vita spingete le anime a credere la verità che l’uomo è un figlio di Dio e che tutti gli uomini sono fratelli. Ricordatevi di tutto ciò che vi ho insegnato e della vita che ho vissuto tra di voi. Il mio amore vi copre con la sua ombra, il mio spirito abiterà in voi e la mia pace dimorerà su di voi. Addio.”

193:5.3 (2057.5) Dopo che il Maestro morontiale ebbe parlato così, scomparve dalla loro vista. Questa cosiddetta ascensione di Gesù non fu in alcun senso differente dalle altre sue scomparse dalla vista mortale durante i quaranta giorni della sua carriera morontiale su Urantia.

193:5.4 (2057.6) Il Maestro andò su Edentia passando per Jerusem, dove gli Altissimi, sotto la sorveglianza del Figlio del Paradiso, liberarono Gesù di Nazaret dallo stato morontiale e, attraverso i canali spirituali dell’ascensione, lo ristabilirono nello status di filiazione paradisiaca e di sovranità suprema su Salvington.

193:5.5 (2057.7) Erano circa le sette e quarantacinque di questa mattina quando il Gesù morontiale scomparve dal campo d’osservazione dei suoi undici apostoli per iniziare l’ascensione alla destra di suo Padre, per ricevervi la conferma ufficiale del completamento della sua sovranità sull’universo di Nebadon.

6. Pietro convoca una riunione

193:6.1 (2057.8) Agendo secondo le istruzioni di Pietro, Giovanni Marco ed altri andarono a convocare i discepoli più eminenti per una riunione a casa di Maria Marco. Alle dieci e mezzo centoventi dei principali discepoli di Gesù che vivevano a Gerusalemme si erano riuniti per ascoltare il resoconto del messaggio di addio del Maestro e per sapere della sua ascensione. In questo gruppo si trovava Maria la madre di Gesù. Essa era ritornata a Gerusalemme con Giovanni Zebedeo quando gli apostoli tornarono dal loro recente soggiorno in Galilea. Poco dopo la Pentecoste essa tornò a casa di Salomè a Betsaida. Giacomo, il fratello di Gesù, era anche lui presente a questa riunione, la prima dei discepoli del Maestro ad essere convocata dopo la fine della sua carriera planetaria.

193:6.2 (2058.1) Simon Pietro s’incaricò di parlare a nome dei suoi compagni apostoli e fece un resoconto appassionante dell’ultimo incontro degli undici con il loro Maestro, e descrisse nella maniera più toccante il saluto di addio finale del Maestro e la sua scomparsa per l’ascensione. Non c’era mai stata prima una riunione simile in questo mondo. Questa parte della riunione durò meno di un’ora. Pietro spiegò poi che essi avevano deciso di scegliere un successore a Giuda Iscariota, e che vi sarebbe stata una pausa per consentire agli apostoli di decidere tra due uomini che erano stati proposti per questo posto, Mattia e Giusto.

193:6.3 (2058.2) Gli undici apostoli scesero allora al pianterreno, dove si accordarono di trarre a sorte per determinare quale di questi uomini sarebbe divenuto apostolo per servire al posto di Giuda. La sorte cadde su Mattia, ed egli fu proclamato il nuovo apostolo. Egli fu debitamente insediato nel suo incarico e poi nominato tesoriere. Ma Mattia partecipò poco alle attività successive degli apostoli.

193:6.4 (2058.3) Poco dopo la Pentecoste i gemelli ritornarono alle loro case in Galilea. Simone Zelota si isolò per qualche tempo prima di partire per andare a predicare il vangelo. Tommaso meditò per un periodo più breve e poi riprese il suo insegnamento. Natanaele dissentì sempre di più da Pietro circa la predicazione a proposito di Gesù invece di proclamare il precedente vangelo del regno. Questo disaccordo divenne così acuto verso la metà del mese seguente che Natanaele si ritirò e andò a Filadelfia a trovare Abner e Lazzaro. E dopo essere rimasto là per più di un anno, egli andò nei paesi situati oltre la Mesopotamia a predicare il vangelo come lo comprendeva lui.

193:6.5 (2058.4) Ciò lasciò soltanto sei degli originali dodici apostoli per divenire attori sulla scena della proclamazione iniziale del vangelo a Gerusalemme: Pietro, Andrea, Giacomo, Giovanni, Filippo e Matteo.

193:6.6 (2058.5) A mezzogiorno circa gli apostoli ritornarono dai loro fratelli nella stanza al piano superiore ed annunciarono che Mattia era stato scelto come nuovo apostolo. E poi Pietro invitò tutti i credenti a mettersi in preghiera per essere preparati a ricevere il dono dello spirito che il Maestro aveva promesso di mandare.

Fascicolo 194 - L’effusione dello Spirito della Verità

Il Libro di Urantia

Fascicolo 194

L’effusione dello Spirito della Verità

194:0.1 (2059.1) VERSO l’una del pomeriggio, mentre i centoventi credenti stavano pregando, divennero tutti coscienti di una strana presenza nella stanza. Allo stesso tempo questi discepoli divennero coscienti di un nuovo e profondo senso di gioia, di sicurezza e di fiducia spirituali. Questa nuova coscienza di forza spirituale fu immediatamente seguita da un potente impulso ad uscire per proclamare pubblicamente il vangelo del regno e la buona novella che Gesù era risuscitato dalla morte.

194:0.2 (2059.2) Pietro si alzò e dichiarò che questa doveva essere la venuta dello Spirito della Verità che il Maestro aveva promesso loro e propose di andare al tempio e di cominciare la proclamazione della buona novella affidata loro. Ed essi fecero ciò che Pietro aveva suggerito.

194:0.3 (2059.3) Questi uomini erano stati preparati ed istruiti che il vangelo che dovevano predicare era la paternità di Dio e la filiazione dell’uomo, ma in questo particolare momento d’estasi spirituale e di trionfo personale la notizia migliore, la più importante alla quale questi uomini potevano pensare era il fatto del Maestro risorto. E così essi uscirono, dotati di un potere proveniente dall’alto, a predicare la felice novella al popolo — la salvezza attraverso Gesù — ma caddero involontariamente nell’errore di sostituire alcuni dei fatti associati al vangelo al messaggio stesso del vangelo. Pietro diede inconsapevolmente avvio a questo errore, ed altri lo seguirono fino a Paolo, che creò una nuova religione fondata su questa nuova versione della buona novella.

194:0.4 (2059.4) Il vangelo del regno è: il fatto della paternità di Dio, associato alla verità risultante della filiazione-fratellanza degli uomini. Il Cristianesimo, quale s’è sviluppato da quel giorno, è: il fatto di Dio in quanto Padre del Signore Gesù Cristo, associato all’esperienza della credenza-comunione con il Cristo risorto e glorificato.

194:0.5 (2059.5) Non è strano che questi uomini infusi di spirito abbiano colto questa opportunità per esprimere i loro sentimenti di trionfo sulle forze che avevano cercato di distruggere il loro Maestro e di porre fine all’influenza dei suoi insegnamenti. In un momento simile era più facile ricordare la loro associazione personale con Gesù ed essere galvanizzati dalla certezza che il Maestro viveva ancora, che la loro amicizia non era finita e che lo spirito era veramente venuto su di loro come egli aveva promesso.

194:0.6 (2059.6) Questi credenti si sentirono improvvisamente trasportati in un altro mondo, in una nuova esistenza di gioia, di potenza e di gloria. Il Maestro aveva detto loro che il regno sarebbe venuto con potenza, e alcuni di loro credettero di cominciare a discernere ciò che egli intendeva.

194:0.7 (2059.7) E dopo aver preso in considerazione tutto ciò, non è difficile comprendere come questi uomini giunsero a predicare un nuovo vangelo a proposito di Gesù al posto del loro messaggio iniziale della paternità di Dio e della fratellanza degli uomini.

1. Il sermone di Pentecoste

194:1.1 (2060.1) Gli apostoli erano rimasti nascosti per quaranta giorni. Questo giorno si trovò ad essere la festività ebraica di Pentecoste, e migliaia di visitatori provenienti da tutte le parti del mondo erano a Gerusalemme. Molti arrivarono per questa festa, ma la maggior parte si era fermata in città dalla Pasqua. Ora questi apostoli spaventati emersero dalle loro settimane di reclusione per mostrarsi coraggiosamente nel tempio, dove cominciarono a predicare il nuovo messaggio di un Messia risorto. E tutti i discepoli erano similmente coscienti di aver ricevuto una nuova dotazione spirituale di percezione e di potere.

194:1.2 (2060.2) Erano circa le due quando Pietro si mise nello stesso posto in cui il suo Maestro aveva insegnato l’ultima volta in questo tempio e pronunciò quell’appassionato appello che riuscì a conquistare più di duemila anime. Il Maestro era partito, ma essi scoprirono subito che questa storia su di lui aveva una grande presa sul popolo. Nessuna meraviglia che essi abbiano continuato la proclamazione di ciò che giustificava la loro precedente devozione a Gesù e che allo stesso tempo costringeva gli uomini a credere in lui. Sei degli apostoli parteciparono a questa riunione: Pietro, Andrea, Giacomo, Giovanni, Filippo e Matteo. Essi parlarono per più di un’ora e mezza ed espressero i loro messaggi in greco, in ebraico e in aramaico, e pronunciarono alcune parole anche in altre lingue di cui avevano qualche nozione.

194:1.3 (2060.3) I dirigenti degli Ebrei furono stupefatti dall’audacia degli apostoli, ma essi temevano di molestarli a causa del gran numero di persone che credevano al loro racconto.

194:1.4 (2060.4) Verso le quattro e mezzo, più di duemila nuovi credenti seguirono gli apostoli alla piscina di Siloe dove Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni li battezzarono nel nome del Maestro. Ed era buio quando finirono di battezzare questa moltitudine.

194:1.5 (2060.5) La Pentecoste era la grande festa del battesimo, il momento in cui si ammettevano alla comunità i proseliti della porta, quei Gentili che desideravano servire Yahweh. Era quindi più facile per un gran numero di Ebrei e di Gentili credenti sottoporsi al battesimo in questo giorno. Facendo ciò, essi non si staccavano in alcun modo dalla fede ebraica. Per qualche tempo i credenti in Gesù formarono anche una setta interna al Giudaismo. Tutti loro, compresi gli apostoli, erano ancora fedeli alle esigenze essenziali del sistema cerimoniale ebraico.

2. Il significato della Pentecoste

194:2.1 (2060.6) Gesù visse ed insegnò sulla terra un vangelo che affrancò l’uomo dalla superstizione di essere un figlio del demonio e lo elevò alla dignità di figlio per fede di Dio. Il messaggio di Gesù, quale egli predicò e visse ai suoi giorni, risolveva in modo efficace le difficoltà spirituali dell’uomo al tempo della sua enunciazione. Ed ora che egli ha lasciato personalmente il mondo, invia al suo posto il suo Spirito della Verità che è destinato a vivere nell’uomo e a riaffermare il messaggio di Gesù per ogni nuova generazione, in modo che ogni nuovo gruppo di mortali che appare sulla faccia della terra abbia una versione nuova ed aggiornata del vangelo, quell’illuminazione personale e quella guida collettiva che permettono all’uomo di risolvere efficacemente le sue difficoltà spirituali sempre nuove e diverse.

194:2.2 (2060.7) La prima missione di questo spirito, beninteso, è di sostenere e personalizzare la verità, perché è la comprensione della verità che costituisce la forma più elevata di libertà umana. Poi, il proposito di questo spirito è di distruggere la sensazione del credente di essere orfano. Poiché Gesù ha vissuto tra gli uomini, tutti i credenti proverebbero un senso di solitudine se lo Spirito della Verità non fosse venuto a dimorare nel cuore degli uomini.

194:2.3 (2061.1) Questa effusione dello spirito del Figlio preparò efficacemente la mente di tutti gli uomini normali alla successiva effusione nell’universo dello spirito del Padre (l’Aggiustatore) su tutta l’umanità. In un certo senso, questo Spirito della Verità è lo spirito sia del Padre Universale che del Figlio Creatore.

194:2.4 (2061.2) Non commettete l’errore di aspettarvi di acquisire una ferma coscienza intellettuale dello Spirito della Verità effuso. Lo spirito non crea mai una coscienza di se stesso, ma solo una coscienza di Micael, il Figlio. Fin dall’inizio Gesù insegnò che lo spirito non avrebbe parlato di se stesso. La prova della vostra comunione con lo Spirito della Verità non va cercata, quindi, nella vostra coscienza di questo spirito, ma piuttosto nella vostra esperienza di accresciuta comunione con Micael.

194:2.5 (2061.3) Lo spirito è venuto anche per aiutare gli uomini a ricordarsi e a comprendere le parole del Maestro, come pure per illuminare e reinterpretare la sua vita sulla terra.

194:2.6 (2061.4) Poi, lo Spirito della Verità è venuto ad aiutare il credente a testimoniare le realtà degli insegnamenti di Gesù e della sua vita, quale egli visse nella carne e quale vive ora di nuovo e daccapo nel singolo credente di ogni generazione successiva di figli di Dio ripieni dello spirito.

194:2.7 (2061.5) Così è evidente che lo Spirito della Verità viene realmente a condurre tutti i credenti in tutta la verità, nella conoscenza sempre maggiore dell’esperienza della coscienza spirituale vivente e crescente della realtà della filiazione eterna ed ascendente con Dio.

194:2.8 (2061.6) Gesù visse una vita che è una rivelazione dell’uomo sottomesso alla volontà del Padre, non un esempio che ciascuno dovrebbe tentare di seguire alla lettera. Questa vita nella carne, con la sua morte sulla croce e la risurrezione successiva, divennero subito un nuovo vangelo del riscatto che era stato pagato così per riscattare l’uomo dalla presa del maligno — dalla condanna di un Dio offeso. Ciò nonostante, benché il vangelo sia stato grandemente distorto, rimane il fatto che questo nuovo messaggio a proposito di Gesù conservò molte delle verità e degli insegnamenti fondamentali del vangelo iniziale del regno. E presto o tardi queste verità nascoste della paternità di Dio e della fratellanza degli uomini emergeranno per trasformare efficacemente la civiltà di tutta l’umanità.

194:2.9 (2061.7) Ma questi errori intellettuali non interferirono in alcun modo con il grande progresso dei credenti nella crescita dello spirito. In meno di un mese dopo l’effusione dello Spirito della Verità, gli apostoli fecero maggiori progressi spirituali individuali che durante i loro quasi quattro anni di associazione personale ed affettuosa con il Maestro. Né questa sostituzione del fatto della risurrezione di Gesù alla verità del vangelo salvifico della filiazione con Dio interferì in alcun modo con la rapida diffusione dei loro insegnamenti; al contrario, questa eclissi del messaggio di Gesù da parte dei nuovi insegnamenti sulla sua persona e sulla sua risurrezione sembrò facilitare grandemente la predicazione della buona novella.

194:2.10 (2061.8) L’espressione “battesimo dello spirito”, che divenne di uso così generale in questo tempo, significava semplicemente il ricevimento cosciente di questo dono dello Spirito della Verità ed il riconoscimento personale di questo nuovo potere spirituale come un accrescimento di tutte le influenze spirituali precedentemente sperimentate dalle anime che conoscevano Dio.

194:2.11 (2061.9) A partire dall’effusione dello Spirito della Verità, l’uomo è soggetto all’insegnamento e alla guida di una triplice dotazione spirituale: lo spirito del Padre, l’Aggiustatore di Pensiero; lo spirito del Figlio, lo Spirito della Verità; lo spirito dello Spirito, lo Spirito Santo.

194:2.12 (2062.1) In un certo senso l’umanità è soggetta alla duplice influenza della settupla attrazione delle influenze spirituali dell’universo. Le razze evoluzionarie primitive di mortali sono soggette al contatto progressivo dei sette spiriti aiutanti della mente dello Spirito Madre dell’universo locale. Via via che l’uomo progredisce sulla scala dell’intelligenza e della percezione spirituale, vengono infine a librarsi su di lui e a dimorare in lui le sette influenze spirituali superiori. E questi sette spiriti dei mondi in progresso sono:

194:2.13 (2062.2) 1. Lo spirito conferito dal Padre Universale — gli Aggiustatori di Pensiero.

194:2.14 (2062.3) 2. La presenza in spirito del Figlio Eterno — la gravità di spirito dell’universo degli universi ed il canale certo di ogni comunione spirituale.

194:2.15 (2062.4) 3. La presenza in spirito dello Spirito Infinito — lo spirito-mente universale di tutta la creazione, la fonte spirituale della parentela intellettuale di tutte le intelligenze progressive.

194:2.16 (2062.5) 4. Lo spirito del Padre Universale e del Figlio Creatore — lo Spirito della Verità, generalmente considerato come lo spirito del Figlio d’Universo.

194:2.17 (2062.6) 5. Lo spirito dello Spirito Infinito e dello Spirito Madre d’Universo — lo Spirito Santo, generalmente considerato come lo spirito dello Spirito d’Universo.

194:2.18 (2062.7) 6. Lo spirito-mente dello Spirito Madre d’Universo — i sette spiriti aiutanti della mente dell’universo locale.

194:2.19 (2062.8) 7. Lo spirito del Padre, dei Figli e degli Spiriti — lo spirito di nuovo nome dei mortali ascendenti dei regni dopo la fusione dell’anima mortale nata dallo spirito con l’Aggiustatore di Pensiero del Paradiso, e dopo il successivo raggiungimento della divinità e della glorificazione dello status del Corpo della Finalità del Paradiso.

194:2.20 (2062.9) E così l’effusione dello Spirito della Verità portò al mondo e ai suoi popoli l’ultima delle dotazioni di spirito destinate ad aiutarli nella ricerca ascendente di Dio.

3. Che cosa avvenne alla Pentecoste

194:3.1 (2062.10) Molti insegnamenti bizzarri e strani furono associati alle narrazioni iniziali del giorno di Pentecoste. In tempi successivi gli avvenimenti di questo giorno, in cui lo Spirito della Verità, il nuovo maestro, venne ad abitare l’umanità, sono divenuti confusi con le insensate esplosioni di straripante emotività. La principale missione di questo spirito sparso dal Padre e dal Figlio è di insegnare agli uomini le verità dell’amore del Padre e della misericordia del Figlio. Queste sono le verità della divinità che gli uomini possono comprendere più pienamente di tutti gli altri tratti divini del carattere. Lo Spirito della Verità è interessato in primo luogo alla rivelazione della natura spirituale del Padre e del carattere morale del Figlio. Il Figlio Creatore, nella carne, rivelò Dio agli uomini; lo Spirito della Verità, nel cuore, rivela il Figlio Creatore agli uomini. Quando un uomo produce nella sua vita i “frutti dello spirito”, mostra semplicemente i tratti che il Maestro manifestò nella sua vita terrena. Quando Gesù era sulla terra, visse la sua vita come una personalità unica — Gesù di Nazaret. Come spirito interiore del “nuovo maestro”, il Signore, dopo la Pentecoste, ha potuto vivere di nuovo la sua vita nell’esperienza di ogni credente istruito dalla verità.

194:3.2 (2062.11) Molti avvenimenti che accadono nel corso di una vita umana sono duri da comprendere, difficili da conciliare con l’idea che questo è un universo in cui la verità prevale ed in cui la rettitudine trionfa. Sembra così spesso che la calunnia, la menzogna, la disonestà e l’iniquità — il peccato — prevalgano. La fede, dopotutto, trionfa sul male, sul peccato e sull’iniquità? Sì. E la vita e la morte di Gesù sono la prova eterna che la verità della bontà e la fede delle creature guidate dallo spirito saranno sempre giustificate. Essi si burlarono di Gesù sulla croce dicendo: “Vediamo se Dio verrà a liberarlo.” Il giorno della crocifissione sembrò buio, ma il mattino della risurrezione fu gloriosamente splendido; il giorno di Pentecoste fu ancora più brillante e gioioso. Le religioni della disperazione pessimistica cercano di liberarsi dei fardelli della vita; esse desiderano ardentemente l’annientamento nel sonno e nel riposo senza fine. Queste sono le religioni della paura e del timore primitivi. La religione di Gesù è un nuovo vangelo di fede da proclamare all’umanità in lotta. Questa nuova religione è fondata sulla fede, sulla speranza e sull’amore.

194:3.3 (2063.1) A Gesù la vita mortale vibrò i suoi colpi più duri, più crudeli e più amari; e quest’uomo affrontò queste situazioni di disperazione con fede, coraggio ed incrollabile determinazione a fare la volontà di suo Padre. Gesù affrontò la vita in tutta la sua terribile realtà e la dominò — anche nella morte. Egli non si servì della religione come di una liberazione dalla vita. La religione di Gesù non cerca di sfuggire a questa vita per godere la beatitudine che vi attende in un’altra esistenza. La religione di Gesù procura la gioia e la pace di un’altra esistenza spirituale che eleva e nobilita la vita che gli uomini vivono ora nella carne.

194:3.4 (2063.2) Se una religione è un sedativo per il popolo, non è la religione di Gesù. Sulla croce egli rifiutò di bere il narcotico che mitigava il dolore, ed il suo spirito, sparso su tutta la carne, è una potente influenza mondiale che eleva l’uomo e lo spinge a progredire. Lo stimolo al progresso spirituale è l’impulso più potente presente in questo mondo; il credente che apprende la verità è la sola anima progressiva e dinamica sulla terra.

194:3.5 (2063.3) Nel giorno di Pentecoste la religione di Gesù ruppe tutte le restrizioni nazionali e i vincoli razziali. È eternamente vero che “Dov’è lo spirito del Signore, là c’è la libertà”. In questo giorno lo Spirito della Verità divenne il dono personale del Maestro ad ogni mortale. Questo spirito fu effuso allo scopo di qualificare i credenti a predicare più efficacemente il vangelo del regno, ma essi commisero l’errore di prendere l’esperienza di ricevere lo spirito sparso come una parte del nuovo vangelo che stavano inconsciamente formulando.

194:3.6 (2063.4) Non dimenticate il fatto che lo Spirito della Verità fu effuso su tutti i credenti sinceri; questo dono dello spirito non venne soltanto sugli apostoli. I centoventi uomini e donne riuniti nella stanza al piano superiore ricevettero tutti il nuovo maestro, come tutti gli onesti di cuore del mondo intero. Questo nuovo maestro fu effuso sull’umanità, ed ogni anima lo ricevette secondo l’amore per la verità e la capacità di cogliere e di comprendere le realtà spirituali. Alla fine la vera religione è liberata dalla tutela dei sacerdoti e da tutte le classi sacre, e trova la sua manifestazione reale nelle singole anime degli uomini.

194:3.7 (2063.5) La religione di Gesù favorisce il tipo più elevato di civiltà umana, nel senso che crea il tipo più elevato di personalità spirituale e proclama la sacralità di quella persona.

194:3.8 (2063.6) La venuta dello Spirito della Verità alla Pentecoste rese possibile una religione che non è né radicale né conservatrice; essa non è né vecchia né nuova; essa non deve essere dominata né dai vecchi né dai giovani. Il fatto della vita terrena di Gesù fornisce un punto d’appoggio per l’ancora del tempo, mentre l’effusione dello Spirito della Verità assicura l’espansione perpetua e la crescita indefinita della religione che egli ha vissuto e del vangelo che ha proclamato. Lo spirito guida in tutta la verità; esso è l’insegnante di una religione in espansione ed in continua crescita di progresso senza fine e di rivelazione divina. Questo nuovo maestro svelerà perpetuamente ai credenti che cercano la verità ciò che fu così divinamente rivelato nella persona e nella natura del Figlio dell’Uomo.

194:3.9 (2064.1) Le manifestazioni associate all’effusione del “nuovo maestro” e l’accoglimento della predicazione degli apostoli da parte degli uomini delle diverse razze e nazioni riunite a Gerusalemme, indicano l’universalità della religione di Gesù. Il vangelo del regno non doveva identificarsi con nessuna razza, cultura o lingua particolare. Questo giorno di Pentecoste segnò il grande sforzo dello spirito per liberare la religione di Gesù dai vincoli ebraici ereditati. Anche dopo questa dimostrazione di spargimento dello spirito su tutta la carne, gli apostoli si sforzarono in primo luogo d’imporre le esigenze del Giudaismo ai loro convertiti. Anche Paolo ebbe delle difficoltà con i suoi fratelli di Gerusalemme perché rifiutava di sottoporre i Gentili a queste pratiche ebraiche. Nessuna religione rivelata può diffondersi in tutto il mondo se commette il grave errore di lasciarsi permeare da qualche cultura nazionale o di associarsi a pratiche razziali, sociali o economiche stabilite.

194:3.10 (2064.2) L’effusione dello Spirito della Verità fu indipendente da tutte le forme, cerimonie, luoghi sacri e abitudini particolari di coloro che ricevettero la pienezza della sua manifestazione. Quando lo spirito venne su coloro che erano riuniti nella stanza superiore, essi erano semplicemente seduti là, impegnati da poco in una preghiera silenziosa. Lo spirito fu effuso nella campagna come pure nella città. Gli apostoli non dovettero appartarsi in luoghi isolati per anni di solitaria meditazione al fine di ricevere lo spirito. La Pentecoste dissocia definitivamente l’idea di esperienza spirituale dalla nozione di ambienti particolarmente favorevoli.

194:3.11 (2064.3) La Pentecoste, con la sua dotazione spirituale, era destinata a staccare per sempre la religione del Maestro da ogni dipendenza dalla forza fisica; gli insegnanti di questa nuova religione sono ora muniti di armi spirituali. Essi stanno per andare alla conquista del mondo con inesauribile indulgenza, ineguagliabile buona volontà e abbondante amore. Essi sono equipaggiati per trionfare sul male con il bene, per vincere l’odio con l’amore, per distruggere la paura con una fede coraggiosa e vivente nella verità. Gesù aveva già insegnato ai suoi seguaci che la sua religione non era mai passiva; i suoi discepoli dovevano essere sempre attivi e positivi nel loro ministero di misericordia e nelle loro manifestazioni d’amore. Questi credenti non consideravano più Yahweh come “il Signore degli Eserciti”. Essi consideravano ora la Deità eterna come il “Dio e Padre del Signore Gesù Cristo”. Essi fecero almeno questo progresso, anche se in qualche misura non arrivarono ad afferrare pienamente la verità che Dio è anche il Padre spirituale di ciascun individuo.

194:3.12 (2064.4) La Pentecoste dotò l’uomo mortale del potere di perdonare le ingiurie personali, di conservarsi gentile in mezzo alle più gravi ingiustizie, di restare impassibile di fronte ai pericoli che atterriscono e di sfidare i mali dell’odio e della collera con intrepidi atti d’amore e di tolleranza. Urantia è passato attraverso le devastazioni di grandi guerre distruttive nella sua storia. Tutti i partecipanti a questi conflitti terribili sono stati sconfitti. È rimasto un solo vincitore; solo uno è uscito da queste lotte accanite con una reputazione accresciuta — Gesù di Nazaret e il suo vangelo del trionfo sul male con il bene. Il segreto di una civiltà migliore è contenuto negli insegnamenti del Maestro sulla fratellanza degli uomini, la buona disposizione all’amore e alla fiducia reciproca.

194:3.13 (2065.1) Fino alla Pentecoste la religione aveva rivelato soltanto l’uomo che cerca Dio; dopo la Pentecoste l’uomo cerca ancora Dio, ma brilla sul mondo anche lo spettacolo di Dio che cerca l’uomo e che manda il suo spirito a dimorare in lui quando l’ha trovato.

194:3.14 (2065.2) Prima degli insegnamenti di Gesù, che culminarono nella Pentecoste, le donne avevano poca o nessuna considerazione nelle dottrine delle religioni antiche. Dopo la Pentecoste, nella fraternità del regno la donna fu di fronte a Dio su un piano d’uguaglianza con l’uomo. Tra i centoventi che ricevettero questa visitazione speciale dello spirito c’erano molte delle donne discepole, ed esse condivisero queste benedizioni equamente con gli uomini credenti. L’uomo non può più pretendere di monopolizzare il ministero del servizio religioso. Il Fariseo poteva andare a ringraziare Dio per “non essere nato donna, lebbroso o Gentile”, ma tra i seguaci di Gesù le donne sono state liberate per sempre da ogni discriminazione religiosa basata sul sesso. La Pentecoste ha cancellato ogni discriminazione religiosa fondata sulla distinzione razziale, sulle differenze culturali, sulle caste sociali o sul pregiudizio del sesso. Non c’è da meravigliarsi che questi credenti nella nuova religione abbiano esclamato: “Dov’è lo spirito del Signore, là c’è la libertà.”

194:3.15 (2065.3) La madre ed un fratello di Gesù erano presenti tra i centoventi credenti, e come membri di questo gruppo comune di discepoli ricevettero anch’essi lo spirito sparso. Essi non ricevettero questo valido dono in misura maggiore dei loro simili. Nessun dono speciale fu conferito ai membri della famiglia terrena di Gesù. La Pentecoste segnò la fine del sacerdozio speciale e di ogni credenza nelle famiglie sacre.

194:3.16 (2065.4) Prima della Pentecoste gli apostoli avevano rinunciato a molte cose per Gesù. Essi avevano sacrificato le loro case, le famiglie, gli amici, i beni terreni e le loro posizioni. A partire dalla Pentecoste essi donarono se stessi a Dio, e il Padre ed il Figlio risposero donando se stessi agli uomini — mandando i loro spiriti a vivere negli uomini. Questa esperienza di perdere se stessi e di trovare lo spirito non fu nulla di emozionante; fu un atto di resa intelligente di sé e di consacrazione senza riserve.

194:3.17 (2065.5) La Pentecoste fu la chiamata all’unità spirituale tra i credenti al vangelo. Quando lo spirito discese sui discepoli a Gerusalemme, la stessa cosa avvenne a Filadelfia, ad Alessandria ed in tutti gli altri luoghi in cui abitavano dei credenti sinceri. Fu letteralmente vero che “c’era un solo cuore ed una sola anima tra la moltitudine dei credenti”. La religione di Gesù è la più potente influenza unificatrice che il mondo abbia mai conosciuto.

194:3.18 (2065.6) La Pentecoste era destinata a diminuire l’autoritarismo degli individui, dei gruppi, delle nazioni e delle razze. È questo spirito di autoaffermazione che cresce talmente di tensione al punto da scatenare periodicamente delle guerre distruttive. L’umanità può essere unificata soltanto dall’approccio spirituale, e lo Spirito della Verità è un’influenza mondiale che è universale.

194:3.19 (2065.7) La venuta dello Spirito della Verità purifica il cuore umano e porta il beneficiario a formulare un solo proposito di vita verso la volontà di Dio ed il benessere degli uomini. Lo spirito materiale dell’egoismo è stato inghiottito in questo nuovo dono spirituale dell’altruismo. La Pentecoste, sia allora che ora, significa che il Gesù della storia è divenuto il Figlio divino dell’esperienza vivente. La gioia di questo spirito sparso, quando è coscientemente sperimentata nella vita umana, è un tonico per la salute, uno stimolo per la mente e un’energia inesauribile per l’anima.

194:3.20 (2065.8) La preghiera non portò lo spirito nel giorno di Pentecoste, ma contribuì molto a determinare la capacità ricettiva che caratterizzò i singoli credenti. La preghiera non spinge il cuore divino a donarsi liberamente, ma apre spesso dei canali più larghi e profondi in cui i doni divini possono fluire verso il cuore e l’anima di coloro che si ricordano così di mantenere una comunione ininterrotta con il loro Creatore mediante la preghiera sincera e la vera adorazione.

4. Gli inizi della Chiesa cristiana

194:4.1 (2066.1) Quando Gesù fu arrestato così improvvisamente dai suoi nemici e così rapidamente crocifisso tra due ladri, i suoi apostoli e i suoi discepoli furono completamente demoralizzati. Il pensiero del Maestro arrestato, legato, flagellato e crocifisso era insopportabile anche per gli apostoli. Essi dimenticarono i suoi insegnamenti ed i suoi avvertimenti. Egli poteva, in verità, essere stato “un potente profeta in fatti e in parole davanti a Dio e a tutto il popolo”, ma non poteva essere il Messia che essi avevano sperato restaurasse il regno d’Israele.

194:4.2 (2066.2) Poi venne la risurrezione, con la sua liberazione dalla disperazione ed il ritorno della loro fede nella divinità del Maestro. A più riprese essi lo vedono e parlano con lui, ed egli li conduce sull’Oliveto, dove dà loro il suo saluto di addio e dice loro che sta tornando dal Padre. Egli disse loro di restare a Gerusalemme fino a quando fossero stati dotati di potere — fino a quando fosse venuto lo Spirito della Verità. E nel giorno di Pentecoste questo nuovo maestro arriva, ed essi escono immediatamente a predicare il loro vangelo con nuova potenza. Sono gli arditi e coraggiosi seguaci di un Signore vivente, non di un capo morto e sconfitto. Il Maestro vive nel cuore di questi evangelisti; Dio non è una dottrina nella loro mente; egli è divenuto una presenza vivente nella loro anima.

194:4.3 (2066.3) “Giorno dopo giorno essi perseveravano risolutamente e di comune accordo nel tempio e spezzavano il pane in casa. Essi prendevano il loro cibo con gioia e unità di cuore, lodando Dio ed avendo il favore di tutto il popolo. Essi erano tutti ripieni dello spirito e proclamavano la parola di Dio con audacia. E le moltitudini di coloro che credevano erano un solo cuore e una sola anima; e nessuno di loro diceva che i beni che possedeva gli appartenevano, ed essi avevano tutte le cose in comune.”

194:4.4 (2066.4) Che cosa è accaduto a questi uomini che Gesù aveva ordinato per andare a predicare il vangelo del regno, la paternità di Dio e la fratellanza degli uomini? Essi hanno un nuovo vangelo; ardono di una nuova esperienza; sono pieni di una nuova energia spirituale. Il loro messaggio si è improvvisamente spostato sulla proclamazione del Cristo risorto: “Gesù di Nazaret, un uomo che Dio approvò con opere e prodigi potenti; colui che, essendo stato consegnato conformemente al consiglio determinato e alla precognizione di Dio, voi avete crocifisso e ucciso. Le cose che Dio aveva preannunciato per bocca di tutti i profeti, egli le ha compiute. Questo Gesù, Dio l’ha risuscitato. Dio l’ha fatto Signore e Cristo. Essendo stato elevato alla destra di Dio ed avendo ricevuto dal Padre la promessa dello spirito, egli ha sparso ciò che vedete e udite. Pentitevi, affinché i vostri peccati possano essere cancellati; affinché il Padre possa mandare il Cristo, che è stato designato per voi, Gesù stesso, che i cieli devono accogliere fino al giorno del ristabilimento di tutte le cose.”

194:4.5 (2066.5) Il vangelo del regno, il messaggio di Gesù, era stato improvvisamente cambiato nel vangelo del Signore Gesù Cristo. Essi proclamavano ora i fatti della sua vita, della sua morte e della sua risurrezione, e predicavano la speranza del suo sollecito ritorno in questo mondo per terminare l’opera che aveva cominciato. Così il messaggio dei primi credenti concerneva la predicazione sui fatti della sua prima venuta e l’insegnamento della speranza della sua seconda venuta, un avvenimento che essi ritenevano molto vicino.

194:4.6 (2067.1) Il Cristo stava per divenire il credo della Chiesa in rapida formazione. Gesù vive; egli è morto per gli uomini; ha donato lo spirito; egli sta per tornare. Gesù occupò tutti i loro pensieri e determinò tutti i loro nuovi concetti di Dio e di ogni altra cosa. Essi erano troppo entusiasti della nuova dottrina in cui “Dio è il Padre del Signore Gesù” per occuparsi del vecchio messaggio in cui “Dio è il Padre amorevole di tutti gli uomini”, ed anche di ogni singolo individuo. È vero, una meravigliosa manifestazione d’amore fraterno e di buona volontà senza uguali nacque in queste prime comunità di credenti. Ma era una comunità di credenti in Gesù, non una comunità di fratelli nel regno familiare del Padre che è nei cieli. La loro buona volontà proveniva dall’amore nato dal concetto del conferimento di Gesù e non dal riconoscimento della fratellanza dei mortali. Tuttavia essi erano pieni di gioia e vivevano una vita così nuova e straordinaria che tutti gli uomini erano attratti dai loro insegnamenti su Gesù. Essi fecero il grande errore di utilizzare il commento vivente ed illustrativo del vangelo del regno al posto di quel vangelo, ma anche ciò rappresentava la più grande religione che l’umanità avesse mai conosciuto.

194:4.7 (2067.2) Indubbiamente una nuova comunità stava nascendo nel mondo. “La moltitudine che credeva fermamente nell’insegnamento e nella comunione degli apostoli, rompendo il pane e pregando.” Essi si chiamavano l’un l’altro fratello e sorella; si salutavano l’un l’altro con un bacio santo; assistevano i poveri. Era una comunità di vita come pure di adorazione. Essi non vivevano in comunità per decreto, ma per il desiderio di spartire i loro beni con i loro compagni credenti. Essi aspettavano con fiducia che Gesù tornasse per completare l’instaurazione del regno del Padre durante la loro generazione. Questa spartizione spontanea dei beni terreni non era una caratteristica diretta dell’insegnamento di Gesù; essa si verificò perché questi uomini e queste donne credevano così sinceramente e fiduciosamente che egli sarebbe tornato da un momento all’altro per completare la sua opera e per instaurare il regno. Ma i risultati finali di questa esperienza ben intenzionata d’insensato amore fraterno furono disastrosi e causarono dei dispiaceri. Migliaia di credenti sinceri vendettero le loro proprietà e distribuirono tutti i loro capitali ed altri beni produttivi. Con il passare del tempo le decrescenti risorse della cristiana “equa spartizione” finirono per esaurirsi — ma non il mondo. Molto presto i credenti di Antiochia fecero una colletta per impedire ai loro compagni credenti di Gerusalemme di morire di fame.

194:4.8 (2067.3) In quest’epoca essi celebravano la Cena del Signore nella maniera in cui era stata istituita; cioè si riunivano per un pasto sociale al fine di stare in compagnia e condividere il sacramento alla fine del pasto.

194:4.9 (2067.4) All’inizio essi battezzavano nel nome di Gesù; fu circa venti anni dopo che cominciarono a battezzare “nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Il battesimo era tutto ciò che era richiesto per l’ammissione alla comunità dei credenti. Essi non avevano ancora alcuna organizzazione; era semplicemente la confraternita di Gesù.

194:4.10 (2067.5) Questa setta di Gesù stava crescendo rapidamente, e ancora una volta i Sadducei s’interessarono a loro. I Farisei erano poco risentiti dalla situazione, vedendo che nessuno degli insegnamenti interferiva minimamente con l’osservanza delle leggi ebraiche. Ma i Sadducei cominciarono a mettere in prigione i dirigenti della setta di Gesù, fino a che essi furono indotti ad accettare il consiglio di uno dei principali rabbini, Gamaliele, che ordinò loro: “Astenetevi dal toccare questi uomini e lasciateli tranquilli, perché se questo disegno o questo lavoro è degli uomini sarà ridotto al niente; ma se è di Dio non riuscirete a distruggerli, e forse vi troverete anche a lottare contro Dio.” Essi decisero di seguire il consiglio di Gamaliele, e ne seguì un periodo di pace e di tranquillità a Gerusalemme, durante il quale il nuovo vangelo su Gesù si diffuse rapidamente.

194:4.11 (2068.1) E così tutto proseguì bene a Gerusalemme fino al momento in cui dei Greci vennero in gran numero da Alessandria. Due allievi di Rodano arrivarono a Gerusalemme e fecero molte conversioni tra gli Ellenisti. Tra i loro primi convertiti c’erano Stefano e Barnaba. Questi abili Greci non condividevano molto il punto di vista ebreo, e non si conformavano adeguatamente al sistema di adorazione ebraico e ad altre pratiche cerimoniali. E furono gli atti di questi credenti greci che misero fine ai rapporti pacifici tra la confraternita di Gesù, i Farisei e i Sadducei. Stefano e il suo compagno greco cominciarono a predicare più conformemente all’insegnamento di Gesù, e ciò li portò ad un immediato conflitto con i dirigenti ebrei. Durante uno dei sermoni pubblici di Stefano, quando egli giunse alla parte del discorso giudicata deplorevole, essi si ritennero dispensati da ogni formalità giuridica e lo lapidarono a morte sul posto.

194:4.12 (2068.2) Stefano, il capo della colonia greca dei credenti in Gesù a Gerusalemme, divenne così il primo martire della nuova fede e la causa specifica dell’organizzazione ufficiale della Chiesa cristiana primitiva. Questa nuova crisi indusse i credenti a constatare che non potevano più continuare come una setta interna alla fede ebraica. Essi convennero che bisognava separarsi dai non credenti; e in capo ad un mese dalla morte di Stefano la Chiesa di Gerusalemme era stata organizzata sotto la direzione di Pietro, e Giacomo, il fratello di Gesù, ne era stato nominato capo titolare.

194:4.13 (2068.3) Ed allora scoppiarono le nuove ed implacabili persecuzioni da parte degli Ebrei, cosicché gli insegnanti attivi della nuova religione su Gesù, che successivamente ad Antiochia fu chiamata Cristianesimo, si dispersero sino ai confini dell’impero proclamando Gesù. Nella diffusione di questo messaggio, prima dell’epoca di Paolo, la direzione fu in mano ai Greci; e questi primi missionari, così come i successivi, seguirono l’itinerario della marcia di Alessandro di un tempo, andando per la via di Gaza e Tiro ad Antiochia e poi per l’Asia Minore in Macedonia, poi a Roma e nelle parti più lontane dell’impero.

Fascicolo 195 - Dopo la Pentecoste

Il Libro di Urantia

Fascicolo 195

Dopo la Pentecoste

195:0.1 (2069.1) I RISULTATI della predicazione di Pietro nel giorno di Pentecoste furono tali da decidere la politica futura, e da determinare i piani, della maggior parte degli apostoli nei loro sforzi per proclamare il vangelo del regno. Pietro fu il vero fondatore della Chiesa cristiana; Paolo portò il messaggio cristiano ai Gentili, e i credenti greci lo portarono in tutto l’Impero Romano.

195:0.2 (2069.2) Anche se gli Ebrei legati alla tradizione e dominati dai sacerdoti, rifiutarono come popolo di accettare sia il vangelo di Gesù sulla paternità di Dio e sulla fratellanza degli uomini che la proclamazione di Pietro e di Paolo sulla risurrezione e l’ascensione di Cristo (il Cristianesimo successivo), il resto dell’Impero Romano fu incline ad accogliere gli insegnamenti cristiani in evoluzione. La civiltà occidentale in quest’epoca era intellettuale, stanca di guerre e completamente scettica su tutte le religioni esistenti e le filosofie universali. I popoli del mondo occidentale, beneficiari della cultura greca, avevano una tradizione riverita di un grande passato. Essi potevano contemplare l’eredità di grandi realizzazioni nella filosofia, nell’arte, nella letteratura e nel progresso politico. Ma con tutti questi conseguimenti essi non avevano una religione che soddisfacesse l’anima. I loro profondi desideri spirituali rimanevano insoddisfatti.

195:0.3 (2069.3) Su un tale quadro della società umana, gli insegnamenti di Gesù contenuti nel messaggio cristiano furono proiettati all’improvviso. Un nuovo ordine di vita fu così presentato al cuore affamato di questi popoli occidentali. Questa situazione significava un conflitto immediato tra le pratiche religiose più vecchie e la nuova versione cristianizzata del messaggio di Gesù al mondo. Un tale conflitto doveva terminare o con una netta vittoria per il nuovo o per il vecchio, o con una qualche sorta di compromesso. La storia mostra che la lotta terminò in un compromesso. Il Cristianesimo ebbe la presunzione di abbracciare un programma troppo vasto perché un qualunque popolo lo assimilasse nello spazio di una o due generazioni. Esso non era un semplice appello spirituale, quale Gesù aveva presentato all’anima degli uomini; ben presto esso assunse un atteggiamento deciso su rituali religiosi, educazione, magia, medicina, arte, letteratura, legge, governo, morale, regolamentazione sessuale, poligamia e, in misura limitata, anche sulla schiavitù. Il Cristianesimo non emerse semplicemente come una nuova religione — come qualcosa che tutto l’Impero Romano e tutto l’Oriente stavano aspettando — ma come un nuovo ordine di società umana. E con tale pretesa esso precipitò rapidamente lo scontro sociomorale delle ere. Gli ideali di Gesù, quali furono reinterpretati dalla filosofia greca e socializzati nel Cristianesimo, sfidavano ora audacemente le tradizioni della razza umana incorporate nell’etica, nella moralità e nelle religioni della civiltà occidentale.

195:0.4 (2069.4) In principio il Cristianesimo fece delle conversioni soltanto negli strati sociali ed economici più bassi. Ma con l’inizio del secondo secolo l’élite della cultura greco-romana si orientò sempre di più verso questo nuovo ordine di credenza cristiana, verso questo nuovo concetto della ragione del vivere e dello scopo dell’esistenza.

195:0.5 (2070.1) Come fece questo nuovo messaggio di origine ebraica, che era quasi fallito nel suo paese natale, a conquistare così rapidamente ed efficacemente le menti migliori dell’Impero Romano? Il trionfo del Cristianesimo sulle religioni filosofiche e sui culti dei misteri fu dovuto ai seguenti fattori:

195:0.6 (2070.2) 1. L’organizzazione. Paolo era un grande organizzatore ed i suoi successori furono alla sua altezza.

195:0.7 (2070.3) 2. Il Cristianesimo era completamente ellenizzato. Esso inglobava il meglio della filosofia greca come pure la crema della teologia ebraica.

195:0.8 (2070.4) 3. Ma, più di tutto, esso conteneva un nuovo e grande ideale, l’eco della vita di conferimento di Gesù e il riflesso del suo messaggio di salvezza per tutta l’umanità.

195:0.9 (2070.5) 4. I dirigenti cristiani erano disposti a fare dei compromessi tali con il Mitraismo che la metà migliore dei suoi aderenti furono conquistati al culto di Antiochia.

195:0.10 (2070.6) 5. Similmente la generazione successiva, e quelle che seguirono, di dirigenti cristiani fecero tali ulteriori compromessi con il paganesimo che lo stesso imperatore romano Costantino fu conquistato alla nuova religione.

195:0.11 (2070.7) Ma i cristiani fecero un patto accorto con i pagani, nel senso che adottarono l’apparato ritualistico pagano mentre costrinsero i pagani ad accettare la versione ellenizzata del Cristianesimo paolino. Essi fecero un patto migliore con i pagani che con il culto mitraico, ma anche in quel primo compromesso uscirono più che vincitori, nel senso che riuscirono ad eliminare le grossolane immoralità ed anche numerose altre pratiche riprovevoli dei misteri persiani.

195:0.12 (2070.8) A torto o a ragione questi primi dirigenti del Cristianesimo accettarono deliberatamente di venire ad un compromesso sugli ideali di Gesù nello sforzo di salvare e di propagare molte delle sue idee. Ed essi riportarono grandi successi. Ma non ingannatevi! Questi ideali del Maestro oggetto di compromesso sono ancora latenti nel suo vangelo ed affermeranno alla fine il loro pieno potere sul mondo.

195:0.13 (2070.9) Con questa paganizzazione del Cristianesimo il vecchio ordine di cose conquistò molte vittorie minori di natura ritualistica, ma i cristiani ebbero la meglio nel senso che:

195:0.14 (2070.10) 1. Fu suonata una nota nuova ed enormemente più elevata nella morale umana.

195:0.15 (2070.11) 2. Fu dato al mondo un concetto di Dio nuovo e considerevolmente ampliato.

195:0.16 (2070.12) 3. La speranza dell’immortalità divenne parte dell’assicurazione di una religione riconosciuta.

195:0.17 (2070.13) 4. Gesù di Nazaret fu offerto all’anima affamata dell’uomo.

195:0.18 (2070.14) Molte delle grandi verità insegnate da Gesù furono quasi perdute in questi primi compromessi, ma esse dormono ancora in questa religione del Cristianesimo paganizzato, che era a sua volta la versione paolina della vita e degli insegnamenti del Figlio dell’Uomo. E il Cristianesimo, prima ancora di essere paganizzato, fu completamente ellenizzato. Il Cristianesimo deve molto, moltissimo ai Greci. Fu un Greco d’Egitto che si fece avanti così coraggiosamente a Nicea e sfidò questa assemblea con tale intrepidezza che essa non osò offuscare il concetto della natura di Gesù al punto che la verità stessa del suo conferimento corresse il pericolo di essere persa per il mondo. Il nome di questo greco era Attanasio, e senza l’eloquenza e la logica di questo credente, le persuasioni di Ario avrebbero trionfato.

1. L’influenza dei Greci

195:1.1 (2071.1) L’ellenizzazione del Cristianesimo cominciò in realtà in quel giorno memorabile in cui l’apostolo Paolo si presentò davanti al consiglio dell’Areopago ad Atene e parlò agli Ateniesi su “il Dio Sconosciuto”. Là, all’ombra dell’Acropoli, questo cittadino romano proclamò ai Greci la sua versione della nuova religione che aveva avuto origine nel paese ebreo della Galilea. E c’era qualcosa di stranamente simile nella filosofia greca ed in molti insegnamenti di Gesù. Essi avevano uno scopo comune — entrambi miravano all’emersione dell’individuo. I Greci all’emersione sociale e politica; Gesù all’emersione morale e spirituale. I Greci insegnavano il liberalismo intellettuale che portava alla libertà politica; Gesù insegnava il liberalismo spirituale che portava alla libertà religiosa. Queste due idee messe insieme costituivano una nuova e potente carta della libertà umana; esse presagivano la libertà sociale, politica e spirituale dell’uomo.

195:1.2 (2071.2) Il Cristianesimo venne all’esistenza e trionfò su tutte le religioni contendenti per due ragioni principali:

195:1.3 (2071.3) 1. La mente greca era disposta a mutuare idee nuove e buone anche dagli Ebrei.

195:1.4 (2071.4) 2. Paolo ed i suoi successori erano disposti solo ad astuti e sagaci compromessi; essi erano degli accorti negoziatori teologici.

195:1.5 (2071.5) Nel momento in cui Paolo sorse ad Atene per predicare “Cristo e lui crocifisso”, i Greci erano spiritualmente affamati; essi erano indagatori, interessati, e cercavano effettivamente la verità spirituale. Non dimenticate mai che all’inizio i Romani combatterono il Cristianesimo, mentre i Greci l’abbracciarono, e che furono i Greci che forzarono letteralmente i Romani ad accettare successivamente questa nuova religione, qual era allora modificata, come parte della cultura greca.

195:1.6 (2071.6) I Greci riverivano la bellezza, gli Ebrei la santità, ma entrambi i popoli amavano la verità. Per secoli i Greci avevano meditato seriamente e discusso assiduamente su tutti i problemi umani — sociali, economici, politici e filosofici — eccetto la religione. Pochi Greci avevano prestato molta attenzione alla religione; essi non prendevano molto sul serio nemmeno la loro stessa religione. Per secoli gli Ebrei avevano dimenticato questi altri campi del pensiero consacrando le loro menti alla religione. Essi prendevano la loro religione molto sul serio, troppo sul serio. Illuminato dal contenuto del messaggio di Gesù, il prodotto unificato di secoli del pensiero di questi due popoli divenne ora la forza motrice di un nuovo ordine di società umana e, in una certa misura, di un nuovo ordine di credenze e di pratiche religiose umane.

195:1.7 (2071.7) L’influenza della cultura greca era già penetrata nei paesi del Mediterraneo occidentale quando Alessandro diffuse la civiltà ellenista nel mondo del Vicino Oriente. I Greci si trovarono molto bene con la loro religione e la loro politica fintantoché abitarono in piccole città-Stato, ma quando il re di Macedonia osò espandere la Grecia in un impero, che si estendeva dall’Adriatico all’Indo, cominciarono le difficoltà. L’arte e la filosofia della Grecia erano perfettamente all’altezza dell’espansione imperiale, ma non altrettanto l’amministrazione politica greca o la religione. Dopo che le città-Stato della Grecia si furono espanse in un impero, i loro dei piuttosto parrocchiali sembrarono un po’ bizzarri. I Greci erano realmente alla ricerca di un Dio unico, di un Dio più grande e migliore, quando la versione cristianizzata dell’antica religione ebrea pervenne loro.

195:1.8 (2072.1) L’impero ellenistico, così com’era, non poteva durare. Il suo dominio culturale continuò, ma perdurò soltanto dopo aver acquisito dall’Occidente il genio politico romano per l’amministrazione dell’impero e dopo aver ottenuto dall’Oriente una religione il cui Dio unico possedeva una dignità imperiale.

195:1.9 (2072.2) Nel primo secolo dopo Cristo la cultura greca aveva già raggiunto i suoi livelli più elevati; la sua regressione era cominciata; l’istruzione avanzava, ma il genio era in declino. Fu in questo preciso momento che le idee e gli ideali di Gesù, che erano parzialmente incorporati nel Cristianesimo, divennero parte del salvataggio della cultura e dell’istruzione greche.

195:1.10 (2072.3) Alessandro aveva attaccato l’Oriente con il dono culturale della civiltà greca; Paolo assalì l’Occidente con la versione cristiana del vangelo di Gesù. Ed in qualunque parte dell’Occidente in cui prevalse la cultura greca, mise radici il Cristianesimo ellenizzato.

195:1.11 (2072.4) La versione orientale del messaggio di Gesù, nonostante fosse rimasta più fedele ai suoi insegnamenti, continuò a seguire l’atteggiamento intransigente di Abner. Essa non progredì mai come la versione ellenizzata e finì per perdersi nel movimento islamico.

2. L’influenza romana

195:2.1 (2072.5) I Romani adottarono in blocco la cultura greca, sostituendo il governo rappresentativo al governo tratto a sorte. E questo cambiamento favorì subito il Cristianesimo, nel senso che Roma portò in tutto il mondo occidentale una nuova tolleranza per le lingue, i popoli ed anche le religioni straniere.

195:2.2 (2072.6) Gran parte delle prime persecuzioni contro i Cristiani a Roma fu dovuta unicamente al loro infelice impiego del termine “regno” nella loro predicazione. I Romani tolleravano ognuna e tutte le religioni, ma non sopportavano alcunché che sapesse di rivalità politica. E così, quando queste prime persecuzioni, così largamente dovute a dei malintesi, finirono, il campo per la propaganda religiosa fu completamente sgombro. I Romani erano interessati all’amministrazione politica; essi si occupavano poco dell’arte o della religione, ma erano straordinariamente tolleranti verso entrambe.

195:2.3 (2072.7) La legge orientale era severa e arbitraria; la legge greca era fluida ed artistica; la legge romana era austera ed incuteva rispetto. L’educazione romana ingenerava una fedeltà incomparabile ed impavida. I primi Romani erano individui politicamente devoti e sublimemente consacrati. Essi erano onesti, zelanti ed attaccati ai loro ideali, ma senza una religione degna di tal nome. Non c’è da stupirsi che i loro insegnanti greci siano riusciti a persuaderli ad accettare il Cristianesimo di Paolo.

195:2.4 (2072.8) E questi Romani erano un grande popolo. Essi poterono governare l’Occidente perché governavano se stessi. Tali impareggiabili onestà, devozione e forte autocontrollo erano il terreno ideale per la ricezione e la crescita del Cristianesimo.

195:2.5 (2072.9) Era facile per questi Greco-Romani divenire tanto spiritualmente devoti ad una Chiesa istituzionale quanto erano politicamente devoti allo Stato. I Romani combatterono la Chiesa soltanto quando temerono che competesse con lo Stato. Roma, avendo poca filosofia nazionale o cultura indigena, fece propria la cultura greca e adottò decisamente Cristo come sua filosofia morale. Il Cristianesimo divenne la cultura morale di Roma, ma non divenne la sua religione nel senso di esperienza individuale di crescita spirituale per coloro che abbracciarono la nuova religione in modo così globale. È vero che molti individui penetrarono sotto la superficie di tutta questa religione di Stato e trovarono come nutrimento della loro anima i veri valori dei significati nascosti contenuti nelle verità latenti del Cristianesimo ellenizzato e paganizzato.

195:2.6 (2073.1) Lo Stoico ed il suo vigoroso appello “alla natura e alla coscienza” aveva solo preparato meglio tutta Roma a ricevere Cristo, almeno in senso intellettuale. Il Romano era per natura e per educazione un legista; egli riveriva anche le leggi della natura. Ed ora, nel Cristianesimo, egli discerneva nelle leggi della natura le leggi di Dio. Un popolo che poteva produrre Cicerone e Virgilio era maturo per il Cristianesimo ellenizzato di Paolo.

195:2.7 (2073.2) E così questi Greci romanizzati forzarono sia gli Ebrei che i Cristiani a rendere filosofica la loro religione, a coordinare le sue idee e a rendere sistematici i suoi ideali, ad adattare le pratiche religiose al corso di vita esistente. E tutto ciò fu enormemente aiutato dalla traduzione in greco delle Scritture ebraiche e dalla successiva redazione in lingua greca del Nuovo Testamento.

195:2.8 (2073.3) Contrariamente agli Ebrei e a molti altri popoli, i Greci avevano a lungo provvisoriamente creduto nell’immortalità, in una sorta di sopravvivenza dopo la morte, e poiché questa era l’essenza stessa dell’insegnamento di Gesù, era certo che il Cristianesimo avrebbe esercitato una potente attrattiva su di loro.

195:2.9 (2073.4) Una successione di vittorie della cultura greca e della politica romana aveva consolidato i paesi mediterranei in un solo impero, con una sola lingua e una sola cultura, ed aveva preparato il mondo occidentale ad un solo Dio. Il Giudaismo forniva questo Dio, ma il Giudaismo in quanto religione non era accettabile per questi Greci romanizzati. Filone ne aiutò alcuni a mitigare le loro obiezioni, ma il Cristianesimo rivelò loro un concetto ancora migliore di un Dio unico, ed essi lo abbracciarono prontamente.

3. Sotto l’impero romano

195:3.1 (2073.5) Dopo il consolidamento della sovranità politica romana e la diffusione del Cristianesimo, i cristiani si trovarono con un solo Dio, un grande concetto religioso, ma senza impero. I Greco-Romani si trovarono con un grande impero, ma senza un Dio che servisse da concetto religioso idoneo al culto e all’unificazione spirituale di un impero. I cristiani accettarono l’impero; l’impero adottò il Cristianesimo. I Romani fornirono un’unità di governo politico; i Greci un’unità di cultura e d’istruzione; il Cristianesimo un’unità di pensiero e di pratica religiosa.

195:3.2 (2073.6) Roma trionfò sulla tradizione del nazionalismo con l’universalismo imperiale e per la prima volta nella storia rese possibile a differenti razze e nazioni di accettare, almeno nominalmente, una sola religione.

195:3.3 (2073.7) Il Cristianesimo conquistò il favore di Roma nel momento in cui c’erano grandi contese tra i vigorosi insegnamenti degli Stoici e le promesse di salvezza dei culti dei misteri. Il Cristianesimo giunse con conforto ristoratore e potere liberatore ad un popolo spiritualmente affamato, il cui linguaggio non conteneva alcuna parola che significasse “altruismo”.

195:3.4 (2073.8) Ciò che diede il più grande potere al Cristianesimo fu il modo in cui i suoi credenti vivevano una vita di servizio ed anche il modo in cui morirono per la loro fede durante i primi tempi di drastiche persecuzioni.

195:3.5 (2073.9) L’insegnamento concernente l’amore di Cristo per i bambini mise presto fine alla pratica generalizzata di lasciare morire i figli quando non erano desiderati, in modo particolare le bambine.

195:3.6 (2074.1) Le prime forme di culto cristiano furono largamente prese dalle sinagoghe ebree, modificate con il rituale mitraico; più tardi vi fu aggiunto molto apparato pagano. L’ossatura della Chiesa cristiana primitiva era composta da Greci cristianizzati proseliti del Giudaismo.

195:3.7 (2074.2) Il secondo secolo dopo Cristo fu il periodo migliore in tutta la storia del mondo perché una buona religione potesse progredire nel mondo occidentale. Durante il primo secolo il Cristianesimo si era preparato, per mezzo di lotte e compromessi, a mettere radici e ad espandersi rapidamente. Il Cristianesimo adottò l’imperatore; più tardi egli adottò il Cristianesimo. Questa era una grande epoca per la diffusione di una nuova religione. C’era libertà religiosa; i viaggi erano universali ed il pensiero non incontrava ostacoli.

195:3.8 (2074.3) Lo slancio spirituale del Cristianesimo ellenizzato nominalmente accettato giunse a Roma troppo tardi per impedire il suo declino morale molto avanzato o per compensare il deterioramento razziale già ben avviato e crescente. Questa nuova religione era una necessità culturale per la Roma imperiale, ed è veramente un peccato che non sia divenuta un mezzo di salvezza spirituale in un senso più ampio.

195:3.9 (2074.4) Anche una buona religione non può salvare un grande impero dai risultati certi della mancanza di partecipazione degli individui negli affari di governo, da un eccesso di paternalismo, da supertassazione e da gravi abusi nella riscossione delle imposte, da un commercio squilibrato con il Levante che drenava l’oro, dalla follia dei piaceri, dalla standardizzazione romana, dalla degradazione delle donne, dalla schiavitù e dalla decadenza razziale, dalle afflizioni fisiche, e da una Chiesa di Stato che divenne istituzionalizzata al punto da rasentare la sterilità spirituale.

195:3.10 (2074.5) Le condizioni, tuttavia, non erano altrettanto cattive ad Alessandria. Le prime scuole continuarono a conservare molto degli insegnamenti di Gesù liberi da compromessi. Panteno istruì Clemente, e poi seguì Natanaele nella proclamazione di Cristo in India. Benché alcuni degli ideali di Gesù fossero stati sacrificati nella costruzione del Cristianesimo, si dovrebbe prendere atto in tutta equità che, alla fine del secondo secolo, praticamente tutte le grandi menti del mondo greco-romano erano divenute cristiane. Il trionfo si stava avvicinando ad essere completo.

195:3.11 (2074.6) E questo Impero Romano durò sufficientemente a lungo per assicurare la sopravvivenza del Cristianesimo anche dopo che l’impero crollò. Ma noi abbiamo spesso congetturato che cosa sarebbe accaduto a Roma e nel mondo se fosse stato il vangelo del regno ad essere accettato al posto del Cristianesimo greco.

4. I secoli bui in Europa

195:4.1 (2074.7) La Chiesa, essendo un’appendice della società e l’alleata della politica, era condannata a condividere il declino intellettuale e spirituale dei cosiddetti “secoli bui” dell’Europa. Durante questo periodo la religione divenne sempre più monasticizzata, asceticizzata e legalizzata. In senso spirituale il Cristianesimo era in ibernazione. Per tutto questo periodo vi fu, fianco a fianco con questa religione assopita e secolarizzata, una corrente continua di misticismo, un’esperienza spirituale fantastica che rasentava l’irrealtà e filosoficamente simile al panteismo.

195:4.2 (2074.8) Durante questi secoli oscuri di disperazione, la religione ridivenne praticamente di secondaria importanza. L’individuo era quasi perduto di fronte all’autorità, alla tradizione, all’imposizione soverchiante della Chiesa. Una nuova minaccia spirituale sorse con la creazione di una galassia di “santi” che erano ritenuti avere un’influenza speciale presso i tribunali divini, e che perciò, se ci si appellava efficacemente a loro, avrebbero potuto intercedere a favore degli uomini davanti agli Dei.

195:4.3 (2075.1) Benché impotente ad arrestare gli incombenti secoli bui, il Cristianesimo era sufficientemente socializzato e paganizzato da essere meglio preparato a sopravvivere a questo lungo periodo di oscurantismo morale e di stagnazione spirituale. Ed esso persisté durante la lunga notte della civiltà occidentale ed era ancora funzionante come influenza morale nel mondo all’aurora del Rinascimento. La riabilitazione del Cristianesimo, dopo che furono passati i secoli bui, ebbe come risultato di portare all’esistenza numerose sette d’insegnamento cristiano, credenze adatte a speciali tipi intellettuali, emotivi e spirituali della personalità umana. E molti di questi gruppi cristiani speciali, o famiglie religiose, persistono ancora al momento di effettuare questa presentazione.

195:4.4 (2075.2) La storia mostra che il Cristianesimo è stato originato dalla trasformazione involontaria della religione di Gesù in una religione a proposito di Gesù. La storia mostra anche che esso ha subito l’ellenizzazione, la paganizzazione, la secolarizzazione, l’istituzionalizzazione, il deterioramento intellettuale, la decadenza spirituale, l’ibernazione morale, la minaccia di estinzione, la rigenerazione successiva, la frammentazione e la più recente riabilitazione relativa. Un tale curriculum è indicativo di un’innata vitalità e del possesso di vaste risorse di recupero. E questo stesso Cristianesimo è ora presente nel mondo civilizzato dei popoli occidentali ed è posto di fronte ad una lotta per l’esistenza che è ancora più minacciosa di quelle crisi memorabili che hanno caratterizzato le sue passate battaglie per il predominio.

195:4.5 (2075.3) La religione è ora confrontata dalla sfida di una nuova era di menti scientifiche e di tendenze materialistiche. In questa lotta gigantesca tra il secolare e lo spirituale, la religione di Gesù alla fine trionferà.

5. Il problema moderno

195:5.1 (2075.4) Il ventesimo secolo ha portato al Cristianesimo e a tutte le altre religioni nuovi problemi da risolvere. Più una civiltà si eleva, più s’impone il dovere di “cercare in primo luogo le realtà del cielo” in tutti gli sforzi dell’uomo per stabilizzare la società e facilitare la soluzione dei suoi problemi materiali.

195:5.2 (2075.5) La verità diviene spesso disorientatrice e persino ingannevole quando è smembrata, frazionata, isolata e troppo analizzata. La verità vivente istruisce correttamente il cercatore di verità solo quando è abbracciata nella sua totalità e come una realtà spirituale vivente, non come un fatto della scienza materiale o come un’ispirazione dell’arte intermedia.

195:5.3 (2075.6) La religione è la rivelazione all’uomo del suo destino divino ed eterno. La religione è un’esperienza puramente personale e spirituale, e deve perpetuamente essere distinta dalle altre forme superiori di pensiero umano, quali:

195:5.4 (2075.7) 1. L’atteggiamento logico dell’uomo nei confronti delle cose della realtà materiale.

195:5.5 (2075.8) 2. L’apprezzamento estetico dell’uomo della bellezza in contrasto con la bruttezza.

195:5.6 (2075.9) 3. Il riconoscimento etico dell’uomo degli obblighi sociali e del dovere politico.

195:5.7 (2075.10) 4. Anche il senso della moralità umana non è, in se stesso e da se stesso, religioso.

195:5.8 (2075.11) La religione è destinata a trovare nell’universo quei valori che fanno appello alla fede, alla fiducia e all’assicurazione; la religione culmina nell’adorazione. La religione scopre per l’anima quei valori supremi che sono in contrasto con i valori relativi scoperti dalla mente. Tale percezione superumana si può ottenere soltanto attraverso un’esperienza religiosa autentica.

195:5.9 (2075.12) Non è più possibile conservare un sistema sociale durevole senza una moralità fondata su realtà spirituali di quanto si possa mantenere un sistema solare senza gravità.

195:5.10 (2076.1) Non tentate di soddisfare la curiosità o di appagare ogni desiderio latente d’avventura che sorge nell’anima in una sola breve vita nella carne. Siate pazienti! Non cedete alla tentazione di buttarvi sfrenatamente in avventure meschine e sordide. Imbrigliate le vostre energie e tenete a freno le vostre passioni; siate calmi mentre attendete lo svolgersi maestoso di una carriera senza fine di avventure progressive e di scoperte elettrizzanti.

195:5.11 (2076.2) Nella confusione sull’origine dell’uomo, non perdete di vista il suo destino eterno. Non dimenticate che Gesù amava anche i bambini e che dimostrò per sempre il grande valore della personalità umana.

195:5.12 (2076.3) Osservando il mondo, ricordatevi che le macchie oscure del male che voi vedete risaltano su uno sfondo chiaro di bene ultimo. Non vedete semplicemente delle macchie bianche di bene che risaltano miseramente su uno sfondo nero di male.

195:5.13 (2076.4) Dal momento che c’è così tanta buona verità da rendere pubblica e da proclamare, perché gli uomini dovrebbero prestare tanta attenzione al male nel mondo solo perché esso appare essere un fatto? Le bellezze dei valori spirituali della verità sono più piacevoli ed esaltanti del fenomeno del male.

195:5.14 (2076.5) Nella religione Gesù propugnò e seguì il metodo dell’esperienza, così come la scienza moderna persegue la tecnica sperimentale. Noi troviamo Dio mediante la guida dell’intuizione spirituale, ma ci accostiamo a questa intuizione dell’anima mediante l’amore del bello, la ricerca della verità, la fedeltà al dovere e l’adorazione della bontà divina. Ma tra tutti questi valori, l’amore è la vera guida all’intuizione reale.

6. Il materialismo

195:6.1 (2076.6) Gli scienziati hanno involontariamente precipitato l’umanità in un panico materialistico; essi hanno scatenato una corsa insensata alla banca morale delle ere, ma questa banca dell’esperienza umana dispone di vaste risorse spirituali; essa può far fronte alle richieste che gli vengono presentate. Soltanto gli uomini irriflessivi vengono presi dal panico riguardo all’attivo spirituale della razza umana. Quando il panico materialista-laico sarà passato, la religione di Gesù non avrà fatto bancarotta. La banca spirituale del regno dei cieli pagherà la fede, la speranza e la sicurezza morale a tutti coloro che ricorreranno ad essa “in Suo nome”.

195:6.2 (2076.7) Quale che sia l’apparente conflitto tra il materialismo e gli insegnamenti di Gesù, potete star certi che nelle ere future gli insegnamenti del Maestro trionferanno pienamente. In realtà, una vera religione non può venire coinvolta in alcuna controversia con la scienza; essa non si occupa in alcun modo delle cose materiali. La religione è semplicemente indifferente verso la scienza, ma è favorevole ad essa, mentre s’interessa supremamente dello scienziato.

195:6.3 (2076.8) La ricerca della mera conoscenza, non accompagnata dall’interpretazione della saggezza e dall’intuizione spirituale dell’esperienza religiosa, porta alla fine al pessimismo e alla disperazione umana. Una conoscenza limitata è veramente sconcertante.

195:6.4 (2076.9) Al tempo del presente scritto, il peggio dell’era materialista è passato; sta già spuntando il giorno di una migliore comprensione. Le menti superiori del mondo scientifico non sono più completamente materialiste nella loro filosofia, ma il popolo comune propende ancora verso quella direzione a seguito degli insegnamenti precedenti. Ma quest’epoca di realismo fisico è solo un episodio transitorio nella vita dell’uomo sulla terra. La scienza moderna ha lasciato intatta la vera religione — gli insegnamenti di Gesù tradotti nella vita dei suoi credenti. Tutto ciò che la scienza ha fatto è di aver distrutto le illusioni infantili delle false interpretazioni della vita.

195:6.5 (2077.1) Per quanto concerne la vita dell’uomo sulla terra, la scienza è un’esperienza quantitativa, la religione è un’esperienza qualitativa. La scienza si occupa dei fenomeni; la religione delle origini, dei valori e degli scopi. Indicare delle cause come spiegazione dei fenomeni fisici è confessare l’ignoranza degli scopi ultimi e alla fine porta solo lo scienziato a ritornare alla prima grande causa — il Padre Universale del Paradiso.

195:6.6 (2077.2) Il passaggio violento da un’era di miracoli ad un’era di macchine si è rivelato del tutto sconvolgente per l’uomo. L’ingegnosità e la destrezza delle false filosofie del meccanicismo smentiscono le loro stesse tesi meccanicistiche. L’agilità fatalistica della mente di un materialista contraddice per sempre le sue affermazioni che l’universo è un fenomeno energetico cieco e senza scopo.

195:6.7 (2077.3) Il naturalismo meccanicistico di certi uomini ritenuti istruiti ed il secolarismo insensato dell’uomo della strada si occupano entrambi esclusivamente di cose; essi sono privi di tutti i veri valori, sanzioni e soddisfazioni di natura spirituale, così come sono privi di fede, di speranza e di assicurazioni eterne. Uno dei grandi problemi della vita moderna è che l’uomo pensa di essere troppo occupato per trovare il tempo per la meditazione spirituale e la devozione religiosa.

195:6.8 (2077.4) Il materialismo riduce l’uomo ad un automa senz’anima e lo rende semplicemente un simbolo aritmetico che svolge un ruolo passivo nella formula matematica di un universo senza romanticismo e meccanicistico. Ma da dove viene tutto questo vasto universo di matematica senza un Matematico Maestro? La scienza può dissertare sulla conservazione della materia, ma la religione convalida la conservazione delle anime degli uomini — essa concerne la loro esperienza con delle realtà spirituali e dei valori eterni.

195:6.9 (2077.5) Il sociologo materialista contemporaneo osserva una comunità, fa un rapporto su di essa e lascia le persone come le ha trovate. Millenovecento anni fa, dei Galilei senza istruzione osservarono Gesù che donava la sua vita come contributo spirituale all’esperienza interiore dell’uomo e poi uscirono e misero sottosopra tutto l’Impero Romano.

195:6.10 (2077.6) Ma i dirigenti religiosi commettono un grave errore quando tentano di chiamare l’uomo moderno alla battaglia spirituale con lo squillo delle trombe del Medio Evo. La religione deve dotarsi di slogan nuovi ed aggiornati. Né la democrazia né nessun’altra panacea politica prenderanno il posto del progresso spirituale. Le false religioni possono rappresentare un’evasione dalla realtà, ma Gesù nel suo vangelo ha presentato all’uomo mortale il vero ingresso ad una realtà eterna di progressione spirituale.

195:6.11 (2077.7) Dire che la mente “emerse” dalla materia non spiega nulla. Se l’universo fosse semplicemente un meccanismo e la mente fosse non staccata dalla materia, non avremmo mai due interpretazioni differenti di un qualunque fenomeno osservato. I concetti di verità, di bellezza e di bontà non sono inerenti né alla fisica né alla chimica. Una macchina non può conoscere, e molto meno conoscere la verità, aver fame di rettitudine ed amare la bontà.

195:6.12 (2077.8) La scienza può essere fisica, ma la mente dello scienziato che discerne la verità è allo stesso tempo supermateriale. La materia non conosce la verità, né può amare la misericordia o godere delle realtà spirituali. Le convinzioni morali basate sull’illuminazione spirituale e radicate nell’esperienza umana sono altrettanto reali e certe quanto le deduzioni matematiche basate su osservazioni fisiche, ma su un livello diverso e più elevato.

195:6.13 (2077.9) Se gli uomini fossero soltanto delle macchine, reagirebbero più o meno uniformemente ad un universo materiale. L’individualità non esisterebbe, ed ancor meno la personalità.

195:6.14 (2077.10) Il fatto del meccanismo assoluto del Paradiso al centro dell’universo degli universi, in presenza della volizione incondizionata della Seconda Sorgente e Centro, rende per sempre certo che le cause determinanti non sono la legge esclusiva del cosmo. Il materialismo c’è, ma non è esclusivo; il meccanicismo c’è, ma non è senza riserve; il determinismo c’è, ma non è solo.

195:6.15 (2078.1) L’universo finito della materia diverrebbe alla fine uniforme e deterministico se non fosse per la presenza congiunta della mente e dello spirito. L’influenza della mente cosmica inietta costantemente spontaneità anche nei mondi materiali.

195:6.16 (2078.2) La libertà o l’iniziativa in un qualunque regno dell’esistenza sono direttamente proporzionali al grado d’influenza spirituale e di controllo della mente cosmica; cioè, nell’esperienza umana, al grado in cui si compie effettivamente la “volontà del Padre”. E così, una volta che siete partiti alla ricerca di Dio, quella è la prova conclusiva che Dio ha già trovato voi.

195:6.17 (2078.3) La ricerca sincera della bontà, della bellezza e della verità conduce a Dio. Ed ogni scoperta scientifica dimostra l’esistenza sia della libertà che dell’uniformità nell’universo. L’inventore era libero di fare la scoperta. La cosa scoperta è reale ed evidentemente uniforme, altrimenti non avrebbe potuto essere conosciuta come una cosa.

7. La vulnerabilità del materialismo

195:7.1 (2078.4) Quanto è insensato per l’uomo di mente materiale permettere a delle teorie vulnerabili come quelle di un universo meccanicistico di privarlo delle vaste risorse spirituali dell’esperienza personale della vera religione. I fatti non sono mai in contrasto con la vera fede spirituale, le teorie possono esserlo. Sarebbe meglio che la scienza si dedicasse a distruggere la superstizione piuttosto che tentare di sconfiggere la fede religiosa — la credenza umana nelle realtà spirituali e nei valori divini.

195:7.2 (2078.5) La scienza dovrebbe fare materialmente per l’uomo ciò che la religione fa spiritualmente per lui: estendere l’orizzonte della vita ed ampliare la sua personalità. La vera scienza non può avere alcun conflitto durevole con la vera religione. Il “metodo scientifico” è semplicemente un’unità di misura intellettuale con cui misurare le avventure materiali ed i compimenti fisici. Ma essendo materiale e totalmente intellettuale, esso è completamente inutile nella valutazione delle realtà spirituali e delle esperienze religiose.

195:7.3 (2078.6) L’incoerenza del meccanicista moderno è: se questo fosse semplicemente un universo materiale e l’uomo soltanto una macchina, tale uomo sarebbe completamente incapace di riconoscere se stesso come una tale macchina, e similmente una tale macchina-uomo sarebbe totalmente incosciente del fatto dell’esistenza di un tale universo materiale. Lo sgomento materialistico e la disperazione di una scienza meccanicista non sono riusciti a riconoscere il fatto della mente abitata dallo spirito dello scienziato, la cui percezione supermateriale stessa formula questi concetti errati e contraddittori di un universo materialistico.

195:7.4 (2078.7) I valori paradisiaci di eternità e d’infinità, di verità, di bellezza e di bontà, sono celati nei fatti dei fenomeni degli universi del tempo e dello spazio. Ma ci vuole l’occhio della fede di un mortale nato dallo spirito per scoprire e discernere questi valori spirituali.

195:7.5 (2078.8) Le realtà ed i valori del progresso spirituale non sono una “proiezione psicologica” — un semplice sogno ad occhi aperti glorificato della mente materiale. Queste cose sono le previsioni spirituali dell’Aggiustatore interiore, lo spirito di Dio che vive nella mente dell’uomo. Non permettete a coloro che si dilettano con le scoperte a mala pena intraviste della “relatività” di turbare i vostri concetti dell’eternità e dell’infinità di Dio. Ed in ogni vostra sollecitazione concernente la necessità di esprimere il vostro sé non commettete l’errore di omettere l’espressione dell’Aggiustatore, la manifestazione del vostro sé reale e migliore.

195:7.6 (2079.1) Se questo fosse soltanto un universo materiale, l’uomo materiale non sarebbe mai capace di giungere al concetto del carattere meccanicistico di una tale esistenza esclusivamente materiale. Questo stesso concetto meccanicistico dell’universo è in se stesso un fenomeno non materiale della mente, e ogni mente è di origine non materiale, indipendentemente dal fatto che possa sembrare essere completamente condizionata materialmente e controllata meccanicamente.

195:7.7 (2079.2) Il meccanismo mentale parzialmente evoluto dell’uomo mortale non è sufficientemente dotato di coerenza e di saggezza. L’orgoglio dell’uomo supera spesso la sua ragione ed elude la sua logica.

195:7.8 (2079.3) Il pessimismo stesso del materialista più pessimista è, in se stesso e per se stesso, una prova sufficiente che l’universo del pessimista non è totalmente materiale. L’ottimismo ed il pessimismo sono entrambi delle reazioni concettuali in una mente cosciente di valori come pure di fatti. Se l’universo fosse veramente ciò che il materialista ritiene che sia, l’uomo in quanto macchina umana sarebbe allora sprovvisto di ogni capacità di riconoscere coscientemente questo fatto stesso. Senza la coscienza del concetto di valori nella mente nata dallo spirito, il fatto del materialismo universale e del fenomeno meccanicistico del funzionamento dell’universo sarebbe totalmente non conosciuto dall’uomo. Una macchina non può essere cosciente della natura o del valore di un’altra macchina.

195:7.9 (2079.4) Una filosofia meccanicista della vita e dell’universo non può essere scientifica, perché la scienza riconosce e tratta soltanto degli oggetti materiali e dei fatti. La filosofia è inevitabilmente superscientifica. L’uomo è un fatto materiale della natura, ma la sua vita è un fenomeno che trascende i livelli materiali della natura, nel senso che rivela gli attributi di controllo della mente e le qualità creative dello spirito.

195:7.10 (2079.5) Lo sforzo sincero dell’uomo di divenire un meccanicista rappresenta il fenomeno tragico di quel futile tentativo dell’uomo di commettere un suicidio intellettuale e morale. Ma egli non ci riesce.

195:7.11 (2079.6) Se l’universo fosse soltanto materiale e l’uomo soltanto una macchina, non ci sarebbe alcuna scienza a spingere lo scienziato a postulare questa meccanizzazione dell’universo. Le macchine non possono misurare, classificare, né valutare se stesse. Un tale tipo di lavoro scientifico potrebbe essere eseguito soltanto da un’entità con status di supermacchina.

195:7.12 (2079.7) Se la realtà dell’universo è soltanto un’immensa macchina, allora l’uomo deve essere esterno all’universo e separato da esso per riconoscere un tale fatto e divenire cosciente della percezione di una tale valutazione.

195:7.13 (2079.8) Se l’uomo è soltanto una macchina, per mezzo di quale tecnica quest’uomo giunge a credere o a pretendere di sapere che egli è solo una macchina? L’esperienza di valutare coscientemente se stessi non è mai un attributo di una semplice macchina. Un meccanicista dichiarato e cosciente di sé è la risposta migliore possibile al meccanicismo. Se il materialismo fosse un fatto, non ci sarebbe alcun meccanicista cosciente di sé. È vero anche che si deve essere una persona morale prima di poter compiere degli atti immorali.

195:7.14 (2079.9) La pretesa stessa di materialismo implica una coscienza supermateriale della mente che pretende di affermare tali dogmi. Un meccanismo può deteriorarsi, ma non può mai progredire. Le macchine non pensano, né creano, né sognano, né aspirano, né idealizzano, né hanno fame di verità o sete di rettitudine. Esse non motivano la loro vita con la passione di servire altre macchine e di scegliere come scopo della loro progressione eterna il compito sublime di trovare Dio e di sforzarsi di essere simili a lui. Le macchine non sono mai intellettuali, emotive, estetiche, etiche, morali, o spirituali.

195:7.15 (2079.10) L’arte prova che l’uomo non è meccanicista, ma non prova che egli sia spiritualmente immortale. L’arte è la morontia mortale, il campo intermedio tra l’uomo materiale e l’uomo spirituale. La poesia è un tentativo di fuggire dalle realtà materiali verso valori spirituali.

195:7.16 (2080.1) In una civiltà elevata l’arte umanizza la scienza, mentre a sua volta essa è spiritualizzata dalla vera religione — la percezione dei valori spirituali ed eterni. L’arte rappresenta la valutazione umana della realtà del tempo-spazio. La religione è l’abbraccio divino dei valori cosmici ed implica la progressione eterna nell’ascensione e nell’espansione spirituali. L’arte del tempo è dannosa soltanto quando diviene cieca ai criteri spirituali degli archetipi divini che l’eternità riflette come ombre della realtà del tempo. L’arte vera è la manipolazione efficace delle cose materiali della vita; la religione è la trasformazione nobilitante dei fatti materiali della vita, e non cessa mai nella sua valutazione spirituale dell’arte.

195:7.17 (2080.2) Quant’è sciocco presumere che un automa possa concepire una filosofia dell’automatismo, e quanto è ridicolo che esso possa presumere di formarsi un tale concetto di altri automi simili!

195:7.18 (2080.3) Ogni interpretazione scientifica dell’universo materiale è senza valore se non comporta il debito riconoscimento dello scienziato. Nessun apprezzamento dell’arte è autentico se non accorda il riconoscimento dell’artista. Nessuna valutazione della morale è utile se non include il moralista. Nessun riconoscimento della filosofia è edificante se ignora il filosofo, e la religione non può esistere senza l’esperienza reale della persona religiosa che, grazie a questa stessa esperienza ed in essa, cerca di trovare Dio e di conoscerlo. Similmente l’universo degli universi è privo di significato al di fuori dell’IO SONO, il Dio infinito che l’ha creato e che incessantemente lo amministra.

195:7.19 (2080.4) I meccanicisti — gli umanisti — tendono a lasciarsi trasportare dalle correnti materiali. Gli idealisti e gli spiritualisti osano impiegare le loro forze con intelligenza e vigore per modificare il corso, in apparenza puramente materiale, delle correnti d’energia.

195:7.20 (2080.5) La scienza vive grazie ai matematici della mente; la musica esprime la cadenza delle emozioni. La religione è il ritmo spirituale dell’anima in armonia temporale-spaziale con le modulazioni melodiche superiori ed eterne dell’Infinità. L’esperienza religiosa è qualcosa di veramente supermatematico nella vita umana.

195:7.21 (2080.6) Nel linguaggio un alfabeto rappresenta il meccanismo del materialismo, mentre le parole che esprimono il significato di mille pensieri, grandi idee e nobili ideali — d’amore e d’odio, di codardia e di coraggio — rappresentano le imprese della mente nell’ambito definito sia dalla legge materiale che dalla legge spirituale, guidati dall’affermazione della volontà della personalità e limitati dalle dotazioni proprie della situazione.

195:7.22 (2080.7) L’universo non è simile alle leggi, ai meccanismi e alle costanti che lo scienziato scopre e che giunge a considerare come scienza, ma assomiglia piuttosto allo scienziato curioso, che pensa, che sceglie, che crea, che combina e che discrimina, il quale osserva così i fenomeni dell’universo e classifica i fatti matematici insiti nelle fasi meccaniche del lato materiale della creazione. L’universo non assomiglia nemmeno all’arte dell’artista, ma assomiglia piuttosto all’artista che lavora, sogna, aspira e progredisce, il quale cerca di trascendere il mondo delle cose materiali nello sforzo di raggiungere una meta spirituale.

195:7.23 (2080.8) Lo scienziato, non la scienza, percepisce la realtà di un universo d’energia e di materia in evoluzione ed in progresso. L’artista, non l’arte, dimostra l’esistenza del mondo morontiale transitorio interposto tra l’esistenza materiale e la libertà spirituale. La persona religiosa, non la religione, prova l’esistenza delle realtà spirituali e dei valori divini che s’incontreranno nel progresso dell’eternità.

8. Il totalitarismo laico

195:8.1 (2081.1) Ma anche dopo che il materialismo ed il meccanicismo saranno stati più o meno vinti, l’influenza devastante del laicismo del ventesimo secolo danneggerà ancora l’esperienza spirituale di milioni di anime fiduciose.

195:8.2 (2081.2) Il laicismo moderno è stato nutrito da due influenze mondiali. Il padre del laicismo fu l’atteggiamento gretto ed empio della cosiddetta scienza del diciannovesimo e del ventesimo secolo — la scienza atea. La madre del laicismo moderno fu la Chiesa cristiana totalitaria del Medio Evo. Il laicismo ebbe il suo inizio come protesta crescente contro la dominazione quasi totale della civiltà occidentale da parte della Chiesa cristiana istituzionalizzata.

195:8.3 (2081.3) Al momento di questa rivelazione, il clima intellettuale e filosofico prevalente sia nella vita europea che in quella americana è decisamente laico — umanistico. Per trecento anni il pensiero occidentale è stato progressivamente laicizzato. La religione è divenuta sempre più un’influenza nominale, un esercizio largamente ritualistico. Per la maggior parte i cristiani professati della civiltà occidentale sono, senza saperlo, degli effettivi laicisti.

195:8.4 (2081.4) C’è voluto un grande potere, una potente influenza, per liberare il pensiero e la vita dei popoli occidentali dalla stretta inaridente di una dominazione ecclesiastica totalitaria. Il laicismo ha rotto i ceppi del controllo della Chiesa ed ora minaccia a sua volta d’instaurare un nuovo tipo di dominazione atea nel cuore e nella mente dell’uomo moderno. Lo Stato politico tirannico e dittatoriale è il discendente diretto del materialismo scientifico e del laicismo filosofico. Non appena il laicismo libera l’uomo dalla dominazione della Chiesa istituzionalizzata, lo cede come schiavo allo Stato totalitario. Il laicismo libera l’uomo dalla schiavitù ecclesiastica soltanto per tradirlo consegnandolo alla tirannia della schiavitù politica ed economica.

195:8.5 (2081.5) Il materialismo nega Dio, il laicismo semplicemente lo ignora; questo almeno fu il suo atteggiamento iniziale. Più recentemente il laicismo ha assunto un atteggiamento più militante, pretendendo di prendere il posto della religione alla cui schiavitù totalitaria aveva un tempo opposto resistenza. Il laicismo del ventesimo secolo tende ad affermare che l’uomo non ha bisogno di Dio. Ma attenzione! Questa filosofia atea della società umana porterà soltanto a tumulti, animosità, infelicità, guerre e disastri su scala mondiale.

195:8.6 (2081.6) Il laicismo non può mai portare la pace all’umanità. Niente può prendere il posto di Dio nella società umana. Ma state attenti! Non affrettatevi ad abbandonare i benefici della rivolta laica contro il totalitarismo ecclesiastico. La civiltà occidentale gode oggi di molte libertà e soddisfazioni che provengono dalla rivolta laica. Il grande errore del laicismo fu il seguente: ribellandosi al controllo quasi totale della vita da parte dell’autorità religiosa, e dopo aver conseguito la liberazione da questa tirannia ecclesiastica, i laici hanno proseguito istituendo una rivolta contro Dio stesso, talvolta tacitamente e talvolta apertamente.

195:8.7 (2081.7) È alla rivolta laica che si deve la stupefacente creatività dell’industria americana ed il progresso materiale senza precedenti della civiltà occidentale. E per il fatto che la rivolta laica è andata troppo lontano ed ha perso di vista Dio e la vera religione, ne è seguita anche una messe imprevista di guerre mondiali e di disordini internazionali.

195:8.8 (2081.8) Non è necessario sacrificare la fede in Dio per godere i benefici della rivolta laica moderna: tolleranza, servizio sociale, governo democratico e libertà civili. Non era necessario che i laici si opponessero alla vera religione per promuovere la scienza e far progredire l’istruzione.

195:8.9 (2082.1) Ma il laicismo non è il solo autore di tutte queste conquiste recenti nel miglioramento della vita. Dietro le conquiste del ventesimo secolo non c’è solo la scienza ed il laicismo, ma anche l’azione spirituale non palese e non conosciuta della vita e degli insegnamenti di Gesù di Nazaret.

195:8.10 (2082.2) Senza Dio, senza religione, il laicismo scientifico non può mai coordinare le sue forze, armonizzare le sue divergenze e rivalità d’interessi, di razze e di nazionalismi. Questa società umana laicista, nonostante le sue incomparabili realizzazioni materiali, si sta lentamente disintegrando. La principale forza coesiva che resiste a questa disintegrazione di antagonismi è il nazionalismo. Ed il nazionalismo è il principale ostacolo alla pace mondiale.

195:8.11 (2082.3) La debolezza insita nel laicismo è che esso scarta l’etica e la religione per la politica ed il potere. È semplicemente impossibile stabilire la fraternità degli uomini ignorando o negando la paternità di Dio.

195:8.12 (2082.4) L’ottimismo secolare sociale e politico è un’illusione. Senza Dio, né la liberazione e la libertà, né la proprietà e la ricchezza porteranno alla pace.

195:8.13 (2082.5) La laicizzazione completa della scienza, dell’educazione, dell’industria e della società può portare solo al disastro. Durante il primo terzo del ventesimo secolo gli Urantiani hanno ucciso più esseri umani di quanti ne furono uccisi a partire dalla dispensazione cristiana fino a quel momento. E questo è soltanto l’inizio della spaventosa messe del materialismo e del laicismo; distruzioni ancora più terribili stanno per giungere.

9. Il problema del Cristianesimo

195:9.1 (2082.6) Non dimenticate il valore della vostra eredità spirituale, il fiume di verità che scorre attraverso i secoli, sino ai tempi sterili di un’epoca materialista e secolare. In tutti i vostri sforzi meritevoli per liberarvi dei credo superstiziosi delle epoche passate, accertatevi di aggrapparvi saldamente alla verità eterna. Ma siate pazienti! Quando l’attuale rivolta contro la superstizione sarà finita, le verità del vangelo di Gesù persisteranno gloriosamente per illuminare una via nuova e migliore.

195:9.2 (2082.7) Ma il Cristianesimo paganizzato e socializzato ha bisogno di un nuovo contatto con gli insegnamenti di Gesù non compromessi; esso languisce per la mancanza di una visione nuova della vita del Maestro sulla terra. Una rivelazione nuova e più completa della religione di Gesù è destinata a conquistare un impero di laicismo materialista e a rovesciare una corrente mondiale di naturalismo meccanicista. Urantia sta ora fremendo sul ciglio di una delle sue ere più stupefacenti ed affascinanti di riaggiustamento sociale, di stimolo morale e d’illuminazione spirituale.

195:9.3 (2082.8) Gli insegnamenti di Gesù, anche se grandemente modificati, sono sopravvissuti ai culti dei misteri della loro epoca natale, all’ignoranza e alla superstizione dei secoli bui, ed ora stanno lentamente trionfando sul materialismo, sul meccanicismo e sul secolarismo del ventesimo secolo. E questi tempi di grandi prove e di sconfitte minacciose sono sempre tempi di grande rivelazione.

195:9.4 (2082.9) La religione ha bisogno di nuovi dirigenti, di uomini e di donne spirituali che oseranno dipendere unicamente da Gesù e dai suoi incomparabili insegnamenti. Se il Cristianesimo persiste nel trascurare la propria missione spirituale per continuare ad occuparsi di problemi sociali e materiali, la rinascita spirituale dovrà attendere la venuta di questi nuovi insegnanti della religione di Gesù che si consacreranno esclusivamente alla rigenerazione spirituale degli uomini. Ed allora queste anime nate dallo spirito forniranno rapidamente la guida e l’ispirazione necessarie alla riorganizzazione sociale, morale, economica e politica del mondo.

195:9.5 (2083.1) L’era moderna rifiuterà di accettare una religione che è incompatibile con i fatti e non armonizzata con i concetti più elevati della verità, della bellezza e della bontà. Sta scoccando l’ora di una riscoperta dei fondamenti veri ed originali del Cristianesimo oggi deformato e pieno di compromessi — la vita e gli insegnamenti reali di Gesù.

195:9.6 (2083.2) L’uomo primitivo viveva una vita di asservimento superstizioso alla paura religiosa. Gli uomini civilizzati moderni tremano al pensiero di cadere sotto il dominio di forti convinzioni religiose. L’uomo riflessivo ha sempre temuto di essere legato da una religione. Quando una religione forte ed attiva minaccia di dominarlo, egli tenta invariabilmente di razionalizzarla, di farne una tradizione, d’istituzionalizzarla, sperando così di poterla controllare. Per mezzo di tale processo, anche una religione rivelata diviene stabilita dall’uomo e dominata dall’uomo. Gli intelligenti uomini e donne moderni rifuggono la religione di Gesù per i loro timori di ciò che essa farà a loro — e di loro. E tutti questi timori sono molto fondati. In verità, la religione di Gesù domina e trasforma i suoi credenti, esige che gli uomini consacrino la loro vita a cercare la conoscenza della volontà del Padre che è nei cieli e richiede che le energie della vita siano consacrate al servizio disinteressato della fratellanza degli uomini.

195:9.7 (2083.3) Gli uomini e le donne egoiste semplicemente non vogliono pagare un tale prezzo nemmeno per il più grande tesoro spirituale mai offerto all’uomo mortale. Solo quando l’uomo sarà divenuto sufficientemente disingannato dalle tristi delusioni che accompagnano la ricerca insensata e ingannevole dell’egoismo, e che seguono alla scoperta della sterilità della religione formalizzata, sarà disposto a rivolgersi con tutto il cuore al vangelo del regno, alla religione di Gesù di Nazaret.

195:9.8 (2083.4) Il mondo ha bisogno di una religione più di prima mano. Anche il Cristianesimo — la migliore delle religioni del ventesimo secolo — non è soltanto una religione a proposito di Gesù, ma è largamente una religione che gli uomini sperimentano di seconda mano. Essi prendono la loro religione interamente come è trasmessa dai loro insegnanti religiosi accettati. Quale risveglio sperimenterebbe il mondo se solo potesse vedere Gesù come è realmente vissuto sulla terra e conoscere di prima mano i suoi insegnamenti che donano la vita! Le parole che descrivono belle cose non possono emozionare quanto la vista di queste cose, né le parole di un credo possono ispirare l’anima degli uomini quanto l’esperienza di conoscere la presenza di Dio. Ma la fede in attesa terrà sempre aperta la porta della speranza dell’anima umana per l’entrata delle realtà spirituali eterne dei valori divini dei mondi dell’aldilà.

195:9.9 (2083.5) Il Cristianesimo ha osato abbassare i suoi ideali davanti alla sfida della cupidigia umana, della follia della guerra e della sete di potere. Ma la religione di Gesù permane come un appello spirituale immacolato e trascendente, rivolto a quanto c’è di meglio nell’uomo per elevarlo al di sopra di tutte queste eredità dell’evoluzione animale e per raggiungere, mediante la grazia, le altezze morali del vero destino umano.

195:9.10 (2083.6) Il Cristianesimo è minacciato di morte lenta dal formalismo, dall’eccesso di organizzazione, dall’intellettualismo e da altre tendenze non spirituali. La Chiesa cristiana moderna non è una fraternità di credenti dinamici come quella che Gesù aveva incaricato continuamente di effettuare la trasformazione spirituale delle generazioni successive dell’umanità.

195:9.11 (2083.7) Il cosiddetto Cristianesimo è divenuto un movimento sociale e culturale come pure una credenza ed una pratica religiosa. La corrente del Cristianesimo moderno drena molto dell’antico acquitrino pagano e molto della palude barbarica; molti vecchi spartiacque culturali confluiscono in questa corrente culturale odierna, come pure degli altopiani della Galilea che sono considerati essere la sua sorgente esclusiva.

10. Il futuro

195:10.1 (2084.1) Il Cristianesimo ha veramente reso un grande servizio a questo mondo, ma ciò che ora è più necessario è Gesù. Il mondo ha bisogno di vedere Gesù vivere di nuovo sulla terra nell’esperienza dei mortali nati dallo spirito che rivelano effettivamente il Maestro a tutti gli uomini. È futile parlare di ritorno al Cristianesimo primitivo; si deve andare avanti dal punto in cui ci si trova. La cultura moderna deve essere spiritualmente battezzata con una nuova rivelazione della vita di Gesù ed illuminata da una nuova comprensione del suo vangelo di salvezza eterna. E quando Gesù sarà elevato in questo modo, attirerà tutti gli uomini a sé. I discepoli di Gesù dovrebbero essere, più che dei conquistatori, delle sorgenti traboccanti d’ispirazione e di vita elevata per tutti gli uomini. La religione è soltanto un umanesimo elevato fino a che non è resa divina dalla scoperta della realtà della presenza di Dio nell’esperienza personale.

195:10.2 (2084.2) La bellezza e la sublimità, l’umanità e la divinità, la semplicità e l’unicità della vita di Gesù sulla terra presentano un’immagine così straordinaria ed attraente della salvezza dell’uomo e della rivelazione di Dio che i teologi ed i filosofi di ogni tempo dovrebbero essere efficacemente impediti dall’arrischiarsi a formulare dei credo o a creare dei sistemi teologici di schiavitù spirituale partendo da una tale effusione trascendentale di Dio in forma umana. In Gesù l’universo ha prodotto un uomo mortale in cui lo spirito d’amore ha trionfato sugli ostacoli materiali del tempo ed ha superato il fatto della sua origine fisica.

195:10.3 (2084.3) Ricordatevi sempre — Dio e l’uomo hanno bisogno l’uno dell’altro. Essi sono reciprocamente necessari per il raggiungimento pieno e finale dell’esperienza della personalità eterna nel destino divino della finalità dell’universo.

195:10.4 (2084.4) “Il regno di Dio è dentro di voi” è stata probabilmente la più grande asserzione che Gesù abbia mai fatto, dopo la dichiarazione che suo Padre è uno spirito vivente ed amorevole.

195:10.5 (2084.5) Nel conquistare delle anime al Maestro, non è il primo miglio di costrizione, di dovere o di convenzione che trasformerà l’uomo ed il suo mondo, ma piuttosto il secondo miglio di servizio spontaneo e di devozione amante della libertà, che denota il tendere la mano alla maniera di Gesù per capire suo fratello con amore e condurlo, sotto la guida spirituale, verso la meta superiore e divina dell’esistenza mortale. Anche oggi il Cristianesimo percorre di buon grado il primo miglio, ma l’umanità langue ed avanza a tentoni nelle tenebre morali perché vi sono così pochi percorritori sinceri del secondo miglio — troppo pochi professati seguaci di Gesù che vivono ed amano veramente come egli ha insegnato ai suoi discepoli a vivere, ad amare e a servire.

195:10.6 (2084.6) La chiamata all’avventura di costruire una società umana nuova e trasformata per mezzo della rinascita spirituale della fraternità del regno di Gesù, dovrebbe stimolare tutti coloro che credono in lui quanto gli uomini non lo sono mai stati dall’epoca in cui andavano in giro sulla terra come suoi compagni nella carne.

195:10.7 (2084.7) Nessun sistema sociale o regime politico che nega la realtà di Dio può contribuire in modo costruttivo e duraturo all’avanzamento della civiltà umana. Ma il Cristianesimo, qual è oggi suddiviso e laicizzato, presenta il più grande singolo ostacolo al suo ulteriore avanzamento; ciò è specialmente vero per quanto concerne l’Oriente.

195:10.8 (2084.8) Il clericalismo è ora e per sempre incompatibile con la fede vivente, con lo spirito crescente e con l’esperienza di prima mano dei compagni di fede di Gesù nella fratellanza dell’uomo nell’associazione spirituale del regno dei cieli. Il desiderio lodevole di preservare le tradizioni dei conseguimenti passati porta spesso a difendere sistemi di adorazione superati. Il desiderio ben intenzionato di mantenere sistemi antichi di pensiero impedisce efficacemente di favorire modi e metodi nuovi ed appropriati destinati a soddisfare gli ardenti desideri spirituali della mente in sviluppo ed in progresso degli uomini moderni. Similmente, le Chiese cristiane del ventesimo secolo si ergono come immensi, ma del tutto inconsci, ostacoli al progresso immediato del vero vangelo — gli insegnamenti di Gesù di Nazaret.

195:10.9 (2085.1) Molte persone sincere che vorrebbero offrire con gioia la loro fedeltà al Cristo del vangelo, trovano molto difficile sostenere con entusiasmo una Chiesa che mostra così poco dello spirito della sua vita e dei suoi insegnamenti, e che erroneamente ha insegnato loro di essere stata fondata da lui. Gesù non ha fondato la cosiddetta Chiesa cristiana, ma l’ha, in ogni modo compatibile con la sua natura, sostenuta come la migliore esponente esistente dell’opera della sua vita sulla terra.

195:10.10 (2085.2) Se solo la Chiesa cristiana osasse sposare il programma del Maestro, migliaia di giovani apparentemente indifferenti correrebbero ad arruolarsi in questa impresa spirituale e non esiterebbero ad affrontare sino in fondo questa grande avventura.

195:10.11 (2085.3) Il Cristianesimo è seriamente posto di fronte alla sentenza incorporata in uno dei suoi stessi slogan: “Una casa divisa contro se stessa non può sussistere.” Il mondo non cristiano difficilmente capitolerà davanti ad una cristianità divisa in sette. Il Gesù vivente è la sola speranza di una possibile unificazione del Cristianesimo. La vera Chiesa — la fraternità di Gesù — è invisibile, spirituale ed è caratterizzata dall’unità, non necessariamente dall’uniformità. L’uniformità è il marchio del mondo fisico di natura meccanicista. L’unità spirituale è il frutto dell’unione per fede con il Gesù vivente. La Chiesa visibile dovrebbe rifiutare di continuare ad ostacolare il progresso della fraternità invisibile e spirituale del regno di Dio. E questa fratellanza è destinata a diventare un organismo vivente in contrasto con un’organizzazione sociale istituzionalizzata. Essa può utilizzare benissimo tali organizzazioni sociali, ma non deve essere soppiantata da loro.

195:10.12 (2085.4) Ma il Cristianesimo anche del ventesimo secolo non deve essere disprezzato. Esso è il prodotto del genio morale congiunto degli uomini che hanno conosciuto Dio di molte razze durante numerose ere, ed è stato veramente uno dei più grandi poteri benefici sulla terra, e perciò nessuno dovrebbe considerarlo alla leggera, nonostante i suoi difetti innati ed acquisiti. Il Cristianesimo riesce ancora a smuovere le menti di uomini riflessivi con potenti emozioni morali.

195:10.13 (2085.5) Ma non c’è alcuna scusa per il coinvolgimento della Chiesa nel commercio e nella politica; tali alleanze sacrileghe sono un flagrante tradimento del Maestro. E gli amanti sinceri della verità saranno lenti a dimenticare che questa potente Chiesa istituzionalizzata ha spesso osato soffocare una fede appena nata e perseguitare dei portatori di verità cui è capitato di presentarsi in vesti non ortodosse.

195:10.14 (2085.6) È assolutamente vero che una tale Chiesa non sarebbe sopravvissuta se non ci fossero stati nel mondo degli uomini che hanno preferito un tale tipo di adorazione. Molte anime spiritualmente indolenti desiderano ardentemente una religione antica ed autoritaria di rituali e di tradizioni sacre. L’evoluzione umana ed il progresso spirituale difficilmente sono sufficienti a permettere a tutti gli uomini di fare a meno di un’autorità religiosa. E la fratellanza invisibile del regno potrebbe includere bene questi gruppi familiari di classi sociali e di temperamento diversi se soltanto fossero veramente disposti a divenire figli di Dio guidati dallo spirito. Ma in questa fratellanza di Gesù non c’è posto per rivalità settarie, per acredini di gruppo, o per affermazioni di superiorità morale e d’infallibilità spirituale.

195:10.15 (2086.1) Questi vari gruppi di cristiani possono servire per conciliare numerosi tipi differenti di uomini desiderosi di credere tra i diversi popoli della civiltà occidentale, ma una tale divisione della Cristianità presenta una grave debolezza quando tenta di portare il vangelo di Gesù ai popoli orientali. Queste razze non comprendono ancora che esiste una religione di Gesù separata ed un po’ distinta dal Cristianesimo, che è divenuto sempre di più una religione a proposito di Gesù.

195:10.16 (2086.2) La grande speranza di Urantia risiede nella possibilità di una nuova rivelazione di Gesù, con una presentazione nuova ed ampliata del suo messaggio salvifico che unisca spiritualmente in un servizio amorevole le numerose famiglie dei suoi attuali professati seguaci.

195:10.17 (2086.3) Anche l’educazione secolare potrebbe aiutare questa grande rinascita spirituale se volesse prestare più attenzione al compito d’insegnare ai giovani come impegnarsi nei progetti di vita e nella progressione del carattere. Lo scopo di tutta l’educazione dovrebbe essere di favorire e secondare il proposito supremo della vita, lo sviluppo di una personalità maestosa e ben equilibrata. C’è grande bisogno d’insegnare la disciplina morale al posto di tante soddisfazioni egoiste. Su tale base la religione può portare il contributo del suo stimolo spirituale all’allargamento e all’arricchimento della vita mortale, anche alla certezza e all’elevazione della vita eterna.

195:10.18 (2086.4) Il Cristianesimo è una religione improvvisata, e perciò deve operare a velocità assai ridotta. Le prestazioni spirituali ad alta velocità devono attendere la nuova rivelazione e l’accettazione più generale della vera religione di Gesù. Ma il Cristianesimo è una religione potente, dal momento che i comuni discepoli di un carpentiere crocifisso hanno messo in moto quegli insegnamenti che hanno conquistato il mondo romano in trecento anni e poi hanno continuato a trionfare sui barbari che si sono abbattuti su Roma. Questo stesso Cristianesimo ha conquistato — assorbito ed esaltato — l’intera corrente della teologia ebraica e della filosofia greca. E poi, quando la religione cristiana divenne comatosa per più di mille anni a seguito di una dose eccessiva di misteri e di paganesimo, è risuscitata da se stessa ed ha praticamente riconquistato tutto il mondo occidentale. Il Cristianesimo contiene abbastanza degli insegnamenti di Gesù per divenire immortale.

195:10.19 (2086.5) Se solo il Cristianesimo cogliesse maggiormente gli insegnamenti di Gesù, potrebbe aiutare molto di più l’uomo moderno a risolvere i suoi problemi nuovi e sempre più complessi.

195:10.20 (2086.6) Il Cristianesimo soffre di un grande ostacolo perché è stato identificato nelle menti del mondo intero come una parte del sistema sociale, della vita industriale e dei criteri morali della civiltà occidentale. E così il Cristianesimo è sembrato involontariamente sostenere una società che vacilla sotto la colpa di tollerare una scienza senza idealismo, una politica senza principi, una ricchezza senza lavoro, un piacere senza limiti, una conoscenza senza carattere, un potere senza coscienza e un’industria senza moralità.

195:10.21 (2086.7) La speranza del Cristianesimo moderno è di cessare di sostenere i sistemi sociali e la politica industriale della civiltà occidentale, inchinandosi umilmente davanti alla croce che esso esalta così valorosamente, per apprendere di nuovo da Gesù di Nazaret le più grandi verità che l’uomo mortale possa mai ascoltare — il vangelo vivente della paternità di Dio e della fratellanza degli uomini.

Fascicolo 196 - La fede di Gesù

Il Libro di Urantia

Fascicolo 196

La fede di Gesù

196:0.1 (2087.1) GESÙ aveva una fede sublime e sincera in Dio. Egli sperimentò i normali alti e bassi dell’esistenza mortale, ma religiosamente non dubitò mai della certezza della cura e della guida di Dio. La sua fede era frutto della percezione nata dall’attività della presenza divina, il suo Aggiustatore interiore. La sua fede non era né tradizionale né semplicemente intellettuale; era totalmente personale e puramente spirituale.

196:0.2 (2087.2) Il Gesù umano vedeva Dio santo, giusto e grande, come pure vero, bello e buono. Ed egli focalizzò tutti questi attributi di divinità nella sua mente come “volontà del Padre che è nei cieli”. Il Dio di Gesù era simultaneamente “Il Santo d’Israele” e “Il Padre vivente ed amorevole che è nei cieli”. Il concetto di Dio come Padre non era originale in Gesù, ma egli esaltò ed elevò l’idea ad un’esperienza sublime compiendo una nuova rivelazione di Dio e proclamando che ogni creatura mortale è un figlio di questo Padre d’amore, un figlio di Dio.

196:0.3 (2087.3) Gesù non si aggrappò alla fede in Dio come un’anima che si batte in una guerra con l’universo ed in una lotta mortale contro un mondo ostile e peccatore; egli non fece ricorso alla fede soltanto come una consolazione in mezzo alle difficoltà o come un conforto alla minaccia della disperazione; la fede non era una semplice compensazione illusoria delle realtà spiacevoli e delle cose tristi della vita. Davanti a tutte le difficoltà naturali e alle contraddizioni temporali dell’esistenza mortale, egli sperimentava la tranquillità di una fiducia in Dio suprema e indiscussa e provava la straordinaria sensazione di vivere, grazie alla fede, alla presenza stessa del Padre celeste. E questa fede trionfante era un’esperienza vivente di un effettivo conseguimento spirituale. Il grande contributo di Gesù ai valori dell’esperienza umana non fu di aver rivelato così tante idee nuove sul Padre che è nei cieli, ma piuttosto di aver dimostrato così magnificamente ed umanamente un tipo nuovo e superiore di fede vivente in Dio. Su tutti i mondi di questo universo, nella vita di ciascun singolo mortale, Dio non divenne mai una tale realtà vivente come nell’esperienza umana di Gesù di Nazaret.

196:0.4 (2087.4) Nella vita del Maestro su Urantia, questo e tutti gli altri mondi della creazione locale scoprono un tipo di religione nuovo e più elevato, una religione basata sulle relazioni spirituali personali con il Padre Universale ed interamente convalidata dall’autorità suprema di un’esperienza personale autentica. Questa fede vivente di Gesù era più che una riflessione intellettuale e non era una meditazione mistica.

196:0.5 (2087.5) La teologia può fissare, formulare, definire e dogmatizzare la fede, ma nella vita umana di Gesù la fede era personale, vivente, originale, spontanea e puramente spirituale. Questa fede non era né rispetto per la tradizione né una semplice credenza intellettuale da considerare come un credo sacro, ma piuttosto un’esperienza sublime ed una profonda convinzione che lo rassicuravano. La sua fede era così reale ed onnicomprensiva che spazzò via completamente qualsiasi dubbio spirituale e distrusse efficacemente ogni desiderio conflittuale. Niente fu in grado di strapparlo dall’ancoraggio spirituale di questa fede fervente, sublime ed intrepida. Anche di fronte all’apparente sconfitta, o nell’angoscia della delusione e di un dispiacere incombente, egli stava tranquillo nella presenza divina, libero da paure e pienamente cosciente della sua invincibilità spirituale. Gesù godeva dell’assicurazione tonificante di possedere una fede inflessibile, ed in ciascuna delle situazioni difficili della vita egli mostrò infallibilmente una fedeltà assoluta alla volontà del Padre. E questa fede superba non fu scossa nemmeno dalla minaccia crudele ed opprimente di una morte ignominiosa.

196:0.6 (2088.1) In un genio religioso, una forte fede spirituale porta molto spesso direttamente ad un fanatismo disastroso, all’esagerazione dell’ego religioso, ma non fu così per Gesù. Nella sua vita pratica egli non fu influenzato sfavorevolmente dalla sua fede straordinaria e dal suo conseguimento spirituale, perché questa esaltazione spirituale era un’espressione totalmente inconscia e spontanea dell’anima nella sua esperienza personale con Dio.

196:0.7 (2088.2) La fede spirituale ardente e indomabile di Gesù non divenne mai fanatica, perché essa non tentò mai d’imporsi ai suoi giudizi intellettuali ben equilibrati concernenti i valori proporzionali delle situazioni pratiche e ordinarie della vita sociale, economica e morale. Il Figlio dell’Uomo era una personalità umana splendidamente unificata; egli era un essere divino perfettamente dotato; era anche magnificamente coordinato quale essere umano e divino congiunto, funzionante sulla terra come un’unica personalità. Il Maestro coordinava sempre la fede dell’anima con le sagge valutazioni di un’esperienza matura. La fede personale, la speranza spirituale e la devozione morale erano sempre correlate in un’incomparabile unità religiosa, armoniosamente associata alla percezione acuta della realtà e della sacralità di tutte le fedeltà umane — onore personale, amore per la famiglia, obbligo religioso, dovere sociale e necessità economica.

196:0.8 (2088.3) La fede di Gesù visualizzava tutti i valori spirituali che si possono trovare nel regno di Dio; per questo egli disse: “Cercate prima il regno dei cieli.” Gesù vedeva nella comunità avanzata e ideale del regno la realizzazione ed il compimento della “volontà di Dio”. L’essenza della preghiera che egli insegnò ai suoi discepoli era: “Venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà.” Avendo così concepito il regno come includente la volontà di Dio, egli si consacrò alla causa di realizzarlo con una stupefacente dimenticanza di sé ed un entusiasmo illimitato. Ma in tutta la sua intensa missione e per tutta la sua vita straordinaria non apparve mai l’accanimento del fanatico né l’esaltazione superficiale del religioso egocentrico.

196:0.9 (2088.4) Tutta la vita del Maestro fu costantemente condizionata da questa fede vivente, da questa sublime esperienza religiosa. Questo atteggiamento spirituale dominava totalmente i suoi pensieri ed i suoi sentimenti, le sue credenze e le sue preghiere, il suo insegnamento e la sua predicazione. Questa fede personale di un figlio nella certezza e nella sicurezza della guida e della protezione del Padre celeste conferì alla sua vita straordinaria un profondo contenuto di realtà spirituale. E tuttavia, malgrado questa profondissima coscienza di stretta relazione con la divinità, questo Galileo, Galileo di Dio, quando si rivolsero a lui chiamandolo Buon Maestro, replicò immediatamente: “Perché mi chiami buono?” Quando ci troviamo di fronte a questa splendida dimenticanza di sé, noi cominciamo a comprendere come il Padre Universale trovò possibile manifestarsi così pienamente a lui e rivelarsi tramite lui ai mortali dei regni.

196:0.10 (2088.5) Gesù portò a Dio, come uomo del regno, la più grande di tutte le offerte: la consacrazione e la dedizione della propria volontà al maestoso servizio di fare la volontà divina. Gesù interpretò sempre e concretamente la religione totalmente in termini di volontà del Padre. Quando studiate la carriera del Maestro, per quanto concerne la preghiera od ogni altro aspetto della vita religiosa, non guardate tanto a ciò che ha insegnato ma a ciò che ha fatto. Gesù non pregò mai per dovere religioso. Per lui la preghiera era un’espressione sincera dell’atteggiamento spirituale, una dichiarazione della fedeltà dell’anima, un’esposizione della devozione personale, un’espressione di ringraziamento, un sottrarsi alla tensione emotiva, un prevenire il conflitto, un’esaltazione dell’intelletto, una nobilitazione del desiderio, una rivendicazione delle decisioni morali, un arricchimento del pensiero, un rinvigorimento delle inclinazioni superiori, una consacrazione dell’impulso, un chiarimento del punto di vista, una dichiarazione di fede, una resa trascendentale della volontà, un’affermazione sublime della fiducia, una rivelazione del coraggio, la proclamazione di una scoperta, una confessione della devozione suprema, la conferma della consacrazione, una tecnica per appianare le difficoltà e la mobilitazione potente dei poteri congiunti dell’anima per resistere a tutte le tendenze umane all’egoismo, al male e al peccato. Egli visse giusto una tale vita di devota consacrazione a fare la volontà di suo Padre e terminò la sua vita trionfalmente proprio con una tale preghiera. Il segreto della sua incomparabile vita religiosa era questa coscienza della presenza di Dio; ed egli la raggiunse mediante preghiere intelligenti ed un’adorazione sincera — una comunione ininterrotta con Dio — e non in virtù di direttive, di voci, di visioni o di pratiche religiose straordinarie.

196:0.11 (2089.1) Nella vita terrena di Gesù la religione fu un’esperienza vivente, un movimento diretto e personale dalla venerazione spirituale alla rettitudine pratica. La fede di Gesù portò i frutti trascendenti dello spirito divino. La sua fede non era né immatura e credulona come quella di un bambino, ma sotto molti aspetti assomigliava alla candida fiducia della mente infantile. Gesù nutriva fiducia in Dio in modo molto simile a quella di un bambino verso un genitore. Egli aveva una fiducia profonda nell’universo — una fiducia come quella che il bambino ha per il suo ambiente familiare. La fede sincera di Gesù nella bontà fondamentale dell’universo assomigliava moltissimo alla fiducia di un bambino nella sicurezza del suo ambiente terreno. Egli dipendeva dal Padre celeste come un bimbo si appoggia ai suoi genitori terreni, e la sua fede fervente non dubitò mai per un solo istante della certezza che il Padre celeste vegliasse su di lui. Egli non fu seriamente turbato da paure, da dubbi e da scetticismo. La non credenza non inibiva l’espressione libera ed originale della sua vita. Egli sommava il coraggio fermo ed intelligente di un uomo maturo con l’ottimismo sincero e fiducioso di un bambino che crede. La sua fede era cresciuta ad un tale grado di fiducia da essere priva di paura.

196:0.12 (2089.2) La fede di Gesù raggiungeva la purezza della fiducia di un bambino. La sua fede era così assoluta e priva di dubbi che rispondeva al fascino del contatto con i suoi simili e alle meraviglie dell’universo. Il suo senso di dipendenza dal divino era così completo e fiducioso da procurargli la gioia e l’assicurazione di una sicurezza personale assoluta. Non c’era finzione esitante nella sua esperienza religiosa. In questo intelletto gigante di uomo maturo la fede del bambino regnava suprema in tutte le materie concernenti la coscienza religiosa. Non è strano che egli abbia detto una volta: “Se non divenite come bambini non entrerete nel regno.” Benché la fede di Gesù fosse simile a quella di un bambino, non era in alcun senso infantile.

196:0.13 (2089.3) Gesù non chiede ai suoi discepoli di credere in lui, ma piuttosto di credere con lui, di credere nella realtà dell’amore di Dio e di accettare con piena fiducia la sicurezza dell’assicurazione della filiazione con il Padre celeste. Il Maestro desidera che tutti i suoi seguaci condividano pienamente la sua fede trascendente. Nel modo più toccante Gesù sfidò i suoi discepoli, non solo a credere a ciò che egli credeva, ma anche a credere come egli credeva. Questo è il pieno significato del suo unico comandamento supremo: “Seguimi.”

196:0.14 (2090.1) La vita terrena di Gesù fu consacrata ad un solo grande proposito — fare la volontà del Padre, vivere la vita umana religiosamente e con fede. La fede di Gesù era fiduciosa, come quella di un bambino, ma era totalmente libera da presunzione. Egli prese decisioni ferme e virili, affrontò coraggiosamente molteplici delusioni, superò risolutamente difficoltà straordinarie e fece fronte senza cedimenti alle severe esigenze del dovere. Ci voleva una forte volontà ed una fiducia inesauribile per credere a ciò che Gesù credeva e come egli credeva.

1. Gesù — L’uomo

196:1.1 (2090.2) La devozione di Gesù alla volontà del Padre e al servizio dell’uomo era più che una decisione mortale e una determinazione umana; era una consacrazione sincera di se stesso a questa effusione d’amore incondizionata. Per quanto grande sia il fatto della sovranità di Micael, non si deve separare il Gesù umano dagli uomini. Il Maestro è asceso al cielo come uomo così come Dio; egli appartiene agli uomini; gli uomini appartengono a lui. Che peccato che la religione stessa sia così male interpretata da allontanare il Gesù umano dai mortali che si dibattono! Non fate che le discussioni sull’umanità o sulla divinità del Cristo oscurino la verità salvifica che Gesù di Nazaret era un uomo religioso che, per mezzo della fede, giunse a conoscere e a fare la volontà di Dio; egli fu veramente l’uomo più religioso che sia mai vissuto su Urantia.

196:1.2 (2090.3) I tempi sono maturi per assistere alla risurrezione simbolica del Gesù umano dalla tomba delle tradizioni teologiche e dei dogmi religiosi di diciannove secoli. Gesù di Nazaret non deve più essere sacrificato nemmeno allo splendido concetto del Cristo glorificato. Quale servizio trascendente se, grazie a questa rivelazione, il Figlio dell’Uomo potesse essere recuperato dalla tomba della teologia tradizionale ed essere presentato come il Gesù vivente alla Chiesa che porta il suo nome e a tutte le altre religioni! La comunità cristiana dei credenti non esiterebbe certamente a fare i dovuti aggiustamenti di fede e di pratiche di vita in modo da poter “seguire” il Maestro nella dimostrazione della sua vita reale di devozione religiosa a fare la volontà di suo Padre e di consacrazione al servizio disinteressato degli uomini. I presunti Cristiani temono di svelare un’associazione supponente e non consacrata di rispettabilità sociale e di egoistico cattivo aggiustamento economico? Il Cristianesimo istituzionale teme che sia messa in pericolo, od anche rovesciata, l’autorità ecclesiastica tradizionale se il Gesù di Galilea viene ristabilito nella mente e nell’anima degli uomini mortali come l’ideale della vita religiosa personale? In verità, i raggiustamenti sociali, le trasformazioni economiche, le rigenerazioni morali e le revisioni religiose della civiltà cristiana sarebbero drastici e rivoluzionari se la religione vivente di Gesù soppiantasse improvvisamente la religione teologica a proposito di Gesù.

196:1.3 (2090.4) Seguire Gesù” significa condividere personalmente la sua fede religiosa ed entrare nello spirito della vita del Maestro di servizio disinteressato verso l’uomo. Una delle cose più importanti della vita umana è scoprire ciò che Gesù credeva, scoprire i suoi ideali e sforzarsi di raggiungere lo scopo elevato della sua vita. Di tutta la conoscenza umana, ciò che è di maggior valore è conoscere la vita religiosa di Gesù ed il modo in cui egli l’ha vissuta.

196:1.4 (2090.5) Le persone del popolo ascoltano Gesù con gioia, ed esse risponderanno di nuovo alla presentazione della sua vita umana sincera di motivazione religiosa consacrata, se tali verità saranno proclamate di nuovo al mondo. Il popolo lo ascolta volentieri perché egli era uno di loro, un laico senza pretese; il più grande maestro religioso del mondo era in verità un laico.

196:1.5 (2091.1) L’aspirazione dei credenti al regno non dovrebbe essere quella d’imitare alla lettera la vita esteriore di Gesù nella carne, ma piuttosto di condividere la sua fede; di avere fiducia in Dio come egli aveva fiducia in Dio e di credere negli uomini come egli credeva negli uomini. Gesù non argomentò mai sulla paternità di Dio o sulla fratellanza degli uomini; egli era un’illustrazione vivente dell’una ed una manifestazione profonda dell’altra.

196:1.6 (2091.2) Come gli uomini devono progredire dalla coscienza dell’umano alla realizzazione del divino, così Gesù ascese dalla natura dell’uomo alla coscienza della natura di Dio. Ed il Maestro effettuò questa grande ascesa dall’umano al divino mediante il compimento congiunto della fede del suo intelletto mortale e degli atti del suo Aggiustatore interiore. La realizzazione del fatto del raggiungimento della totalità di divinità (in ogni momento pienamente cosciente della realtà della sua umanità) avvenne attraverso sette stadi di coscienza per fede della sua divinizzazione progressiva. Questi stadi di autorealizzazione progressiva furono segnati dai seguenti avvenimenti straordinari nell’esperienza di conferimento del Maestro:

196:1.7 (2091.3) 1. L’arrivo dell’Aggiustatore di Pensiero.

196:1.8 (2091.4) 2. Il messaggero di Emanuele che gli apparve a Gerusalemme quando egli aveva circa dodici anni.

196:1.9 (2091.5) 3. Le manifestazioni che accompagnarono il suo battesimo.

196:1.10 (2091.6) 4. Le esperienze sul Monte della Trasfigurazione.

196:1.11 (2091.7) 5. La risurrezione morontiale.

196:1.12 (2091.8) 6. L’ascensione in spirito.

196:1.13 (2091.9) 7. L’abbraccio finale del Padre del Paradiso, che gli conferiva la sovranità illimitata sul suo universo.

2. La religione di Gesù

196:2.1 (2091.10) Un giorno una riforma nella Chiesa cristiana potrà incidere abbastanza a fondo da ricondurre agli insegnamenti religiosi non adulterati di Gesù, l’autore ed il rifinitore della nostra fede. Si può predicare una religione a proposito di Gesù, ma, necessariamente, si deve vivere la religione di Gesù. Nell’entusiasmo della Pentecoste, Pietro diede avvio senza volerlo ad una nuova religione, la religione del Cristo risorto e glorificato. L’apostolo Paolo trasformò più tardi questo nuovo vangelo nel Cristianesimo, una religione che incorpora i suoi punti di vista teologici e descrive la sua esperienza personale con il Gesù della strada di Damasco. Il vangelo del regno è fondato sull’esperienza religiosa personale del Gesù di Galilea; il Cristianesimo è fondato quasi esclusivamente sull’esperienza religiosa personale dell’apostolo Paolo. Quasi tutto il Nuovo Testamento è consacrato non alla descrizione della vita religiosa significativa ed ispirante di Gesù, ma alla disamina dell’esperienza religiosa di Paolo e alla descrizione delle sue convinzioni religiose personali. Le sole eccezioni di rilievo a questa affermazione, salvo alcune parti di Matteo, di Marco e di Luca, sono il Libro degli Ebrei e l’Epistola di Giacomo. Anche Pietro, nei suoi scritti, solo una volta è tornato sulla vita religiosa personale del suo Maestro. Il Nuovo Testamento è un superbo documento cristiano, ma riflette scarsamente la religione di Gesù.

196:2.2 (2091.11) La vita di Gesù nella carne descrive una crescita religiosa trascendente dalle idee iniziali di primitivo timore reverenziale e di rispetto umano, passando per gli anni di comunione spirituale personale, sino ad arrivare infine a quello status avanzato ed esaltato della coscienza della sua unità con il Padre. E così, in una sola breve vita, Gesù passò per quell’esperienza di progressione spirituale religiosa che l’uomo inizia sulla terra e completa generalmente solo alla conclusione del suo lungo soggiorno nelle scuole di formazione spirituale dei livelli successivi della carriera preparadisiaca. Gesù progredì da una coscienza puramente umana delle certezze della fede di un’esperienza religiosa personale, fino alle altezze spirituali sublimi della realizzazione positiva della sua natura divina e fino alla coscienza della sua stretta associazione con il Padre Universale nell’amministrazione di un universo. Egli progredì dall’umile status di dipendenza mortale, che lo indusse a dire spontaneamente a colui che l’aveva chiamato Buon Maestro, “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono se non Dio”, fino a quella sublime coscienza del raggiungimento della divinità che lo portò ad esclamare: “Chi di voi mi convince di peccato?” E questa ascesa progressiva dall’umano al divino fu un compimento esclusivamente mortale. E quando egli ebbe raggiunto così la divinità, era ancora lo stesso Gesù umano, il Figlio dell’Uomo così come il Figlio di Dio.

196:2.3 (2092.1) Marco, Matteo e Luca conservano qualcosa del ritratto del Gesù umano, quale s’impegnò nella superba lotta per conoscere la volontà divina e per compiere quella volontà. Giovanni presenta un ritratto del Gesù trionfante, quale egli fu sulla terra nella piena coscienza della sua divinità. Il grande errore commesso da coloro che hanno studiato la vita del Maestro è che alcuni l’hanno concepito come interamente umano, mentre altri l’hanno immaginato come soltanto divino. Durante tutta la sua esperienza egli fu veramente sia umano che divino, come egli è ancora.

196:2.4 (2092.2) Ma il più grande errore commesso fu che, mentre il Gesù umano era riconosciuto come avente una religione, il Gesù divino (Cristo) divenne una religione quasi dall’oggi al domani. Il Cristianesimo di Paolo assicurò l’adorazione del Cristo divino, ma perse di vista quasi completamente il valoroso e combattente Gesù umano di Galilea, il quale, mediante il valore della sua fede religiosa personale e l’eroismo del suo Aggiustatore interiore, ascese dai livelli più bassi dell’umanità per divenire uno con la divinità, divenendo così la via nuova e vivente per la quale tutti i mortali possono ascendere allo stesso modo dall’umanità alla divinità. In tutti gli stadi di spiritualità e su tutti i mondi, i mortali possono trovare nella vita personale di Gesù ciò che li fortificherà e li ispirerà mentre progrediscono dai livelli spirituali più bassi ai valori divini più elevati, dall’inizio sino alla fine di tutta l’esperienza religiosa personale.

196:2.5 (2092.3) All’epoca in cui fu scritto il Nuovo Testamento, gli autori non solo credevano molto profondamente nella divinità del Cristo risorto, ma credevano anche devotamente e sinceramente nel suo ritorno immediato sulla terra per completare il regno dei cieli. Questa fede solida nel ritorno immediato del Signore contribuì molto alla tendenza di omettere negli scritti quei riferimenti che descrivevano le esperienze e gli attributi puramente umani del Maestro. L’intero movimento cristiano tese ad allontanarsi dal ritratto umano di Gesù di Nazaret per orientarsi verso l’esaltazione del Cristo risorto, il Signore Gesù Cristo glorificato che sarebbe presto tornato.

196:2.6 (2092.4) Gesù fondò la religione dell’esperienza personale facendo la volontà di Dio e servendo la fratellanza umana; Paolo fondò una religione in cui il Gesù glorificato diveniva l’oggetto di adorazione e la fratellanza era costituita dai credenti nel Cristo divino. Nel conferimento di Gesù questi due concetti erano potenziali nella sua vita divina-umana, ed è veramente un peccato che i suoi seguaci non siano riusciti a creare una religione unificata che avesse dato un riconoscimento appropriato sia alla natura umana che alla natura divina del Maestro, quali erano inseparabilmente legate nella sua vita terrena e così gloriosamente espresse nel vangelo originale del regno.

196:2.7 (2093.1) Voi non sareste né sorpresi né turbati da nessuna delle forti dichiarazioni di Gesù se soltanto ricordaste che egli era l’uomo religioso più sincero e devoto del mondo. Egli era un mortale interamente consacrato, dedito senza riserve a fare la volontà di suo Padre. Molte delle sue affermazioni apparentemente dure erano più una professione personale di fede e un pegno di devozione che dei comandi ai suoi discepoli. E furono queste stesse unità di proposito e devozione disinteressata che gli consentirono di compiere in una sola breve vita tali progressi straordinari nella conquista della mente umana. Molte delle sue dichiarazioni dovrebbero essere considerate come una confessione di ciò che egli esigeva da se stesso piuttosto di ciò che richiedeva da tutti i suoi discepoli. Nella sua devozione alla causa del regno Gesù bruciò tutti i ponti dietro di lui; sacrificò tutto ciò che gli impediva di fare la volontà di suo Padre.

196:2.8 (2093.2) Gesù benediceva i poveri perché erano solitamente sinceri e devoti; condannava i ricchi perché erano solitamente licenziosi ed irreligiosi. Egli condannava egualmente il povero irreligioso e lodava il ricco consacrato e devoto.

196:2.9 (2093.3) Gesù portò gli uomini a sentirsi a casa loro nel mondo; li liberò dalla schiavitù dei tabù ed insegnò loro che il mondo non era fondamentalmente cattivo. Egli non anelava a fuggire dalla sua vita terrena; mentre era nella carne s’impadronì di una tecnica per compiere in modo soddisfacente la volontà del Padre. Egli raggiunse una vita religiosa idealistica in mezzo ad un mondo realistico. Gesù non condivideva la visione pessimistica di Paolo sull’umanità. Il Maestro considerava gli uomini come figli di Dio e prevedeva un futuro eterno e stupendo per coloro che avessero scelto di sopravvivere. Egli non era uno scettico morale; guardava agli uomini positivamente, non negativamente. Egli considerava la maggior parte degli uomini deboli piuttosto che cattivi, più sviati che depravati. Ma qualunque fosse il loro status, essi erano tutti figli di Dio e suoi fratelli.

196:2.10 (2093.4) Egli insegnò agli uomini ad attribuire un alto valore a se stessi nel tempo e nell’eternità. A causa di questa alta stima che Gesù aveva degli uomini, era pronto a porsi al servizio ininterrotto dell’umanità. E fu questo valore infinito del finito che fece della regola d’oro un fattore essenziale della sua religione. Quale mortale può non essere elevato dalla fede straordinaria che Gesù ha in lui?

196:2.11 (2093.5) Gesù non offrì delle regole per il progresso sociale; la sua era una missione religiosa, e la religione è un’esperienza esclusivamente individuale. Lo scopo ultimo del compimento più avanzato della società non può mai sperare di trascendere la fratellanza degli uomini basata sul riconoscimento della paternità di Dio insegnata da Gesù. L’ideale di ogni conseguimento sociale può essere realizzato soltanto dalla venuta di questo regno divino.

3. La supremazia della religione

196:3.1 (2093.6) L’esperienza religiosa spirituale personale risolve efficacemente la maggior parte delle difficoltà mortali; essa seleziona, valuta ed aggiusta efficacemente tutti i problemi umani. La religione non rimuove né distrugge le difficoltà umane, ma le dissolve, le assorbe, le illumina e le trascende. La vera religione unifica la personalità per un efficace aggiustamento a tutte le necessità mortali. La fede religiosa — la guida positiva della presenza interiore divina — consente infallibilmente all’uomo che conosce Dio di gettare un ponte sull’abisso esistente tra la logica intellettuale che riconosce la Causa Prima Universale come Essa e quelle affermazioni positive dell’anima che dichiarano che questa Causa Prima è Lui, il Padre celeste del vangelo di Gesù, il Dio personale della salvezza umana.

196:3.2 (2094.1) Vi sono esattamente tre elementi nella realtà universale: il fatto, l’idea e la relazione. La coscienza religiosa identifica queste realtà come scienza, filosofia e verità. La filosofia sarebbe incline a considerare queste attività come ragione, saggezza e fede — realtà fisica, realtà intellettuale e realtà spirituale. Noi siamo soliti designare queste realtà come cosa, significato e valore.

196:3.3 (2094.2) La comprensione progressiva della realtà equivale ad avvicinarsi a Dio. La scoperta di Dio, la coscienza dell’identità con la realtà, equivale a fare l’esperienza del completamento di sé — dell’interezza di sé, della totalità di sé. Sperimentare la realtà totale è la piena realizzazione di Dio, la finalità dell’esperienza di conoscere Dio.

196:3.4 (2094.3) La somma totale della vita umana è la conoscenza che l’uomo è educato dai fatti, nobilitato dalla saggezza e salvato — giustificato — dalla fede religiosa.

196:3.5 (2094.4) La certezza fisica consiste nella logica della scienza; la certezza morale, nella saggezza della filosofia; la certezza spirituale, nella verità dell’esperienza religiosa autentica.

196:3.6 (2094.5) La mente dell’uomo può raggiungere dei livelli elevati d’intuizione spirituale e sfere corrispondenti di divinità dei valori perché essa non è interamente materiale. C’è un nucleo spirituale nella mente dell’uomo — l’Aggiustatore della presenza divina. Vi sono tre prove distinte che questo spirito dimora nella mente umana:

196:3.7 (2094.6) 1. La comunione umanitaria — l’amore. La mente puramente animale può essere gregaria per proteggersi, ma soltanto l’intelletto abitato dallo spirito è disinteressatamente altruista ed incondizionatamente amorevole.

196:3.8 (2094.7) 2. L’interpretazione dell’universo — la saggezza. Solo la mente abitata dallo spirito può comprendere che l’universo è benevolo nei confronti dell’individuo.

196:3.9 (2094.8) 3. La valutazione spirituale della vita — l’adorazione. Solo l’uomo abitato dallo spirito può realizzare la presenza divina e cercare di raggiungere un’esperienza più completa in questo anticipo di divinità, e con esso.

196:3.10 (2094.9) La mente umana non crea valori reali; l’esperienza umana non produce la percezione dell’universo. Per ciò che concerne la percezione, il riconoscimento di valori morali e il discernimento di significati spirituali, tutto ciò che la mente umana può fare è scoprire, riconoscere, interpretare e scegliere.

196:3.11 (2094.10) I valori morali dell’universo divengono acquisizioni intellettuali mediante l’esercizio dei tre giudizi, o scelte, fondamentali della mente mortale:

196:3.12 (2094.11) 1. Il giudizio di sé — la scelta morale.

196:3.13 (2094.12) 2. Il giudizio sociale — la scelta etica.

196:3.14 (2094.13) 3. Il giudizio di Dio — la scelta religiosa.

196:3.15 (2094.14) In tal modo risulta che ogni progresso umano avviene mediante una tecnica congiunta di evoluzione-rivelazione.

196:3.16 (2094.15) Se un amante divino non vivesse nell’uomo, questi non potrebbe amare disinteressatamente e spiritualmente. Se un interprete non vivesse nella sua mente, l’uomo non potrebbe realizzare veramente l’unità dell’universo. Se un valutatore non dimorasse nell’uomo, non gli sarebbe possibile apprezzare i valori morali e riconoscere i significati spirituali. E questo amante viene dalla fonte stessa dell’amore infinito; questo interprete è parte dell’Unità Universale; questo valutatore è il figlio della Sorgente e Centro di tutti i valori assoluti della realtà divina ed eterna.

196:3.17 (2095.1) La valutazione morale con un significato religioso — l’intuizione spirituale — implica la scelta dell’individuo tra il bene ed il male, tra la verità e l’errore, tra il materiale e lo spirituale, tra l’umano e il divino, tra il tempo e l’eternità. La sopravvivenza umana dipende in gran parte dalla consacrazione della volontà umana a scegliere quei valori vagliati da questo selezionatore dei valori spirituali — l’interprete e l’unificatore interiore. L’esperienza religiosa personale consiste in due fasi: la scoperta nella mente umana e la rivelazione da parte dello spirito divino interiore. Per eccessiva sofisticheria o a seguito della condotta irreligiosa di persone che si professano religiose, un uomo, od anche una generazione di uomini, possono scegliere di sospendere i loro sforzi per scoprire il Dio che dimora in loro; possono cessare di progredire nella rivelazione divina e di raggiungerla. Ma tali atteggiamenti di non progressione spirituale non possono persistere a lungo a causa della presenza e dell’influenza degli Aggiustatori di Pensiero interiori.

196:3.18 (2095.2) Questa profonda esperienza della realtà della presenza divina interiore trascende per sempre la rozza tecnica materialistica delle scienze fisiche. Non si può mettere la gioia spirituale sotto un microscopio; non si può pesare l’amore su una bilancia; non si possono misurare i valori morali; né si può stimare la qualità dell’adorazione spirituale.

196:3.19 (2095.3) Gli Ebrei avevano una religione di sublimità morale; i Greci evoluzionarono una religione di bellezza; Paolo ed i suoi confratelli fondarono una religione di fede, di speranza e di carità. Gesù rivelò ed esemplificò una religione d’amore: la sicurezza nell’amore del Padre, con la gioia e la soddisfazione risultanti dal condividere questo amore nel servizio della fratellanza umana.

196:3.20 (2095.4) Ogni volta che un uomo fa una scelta morale meditata, fa immediatamente l’esperienza di una nuova invasione divina della sua anima. La scelta morale costituisce la religione come motivo di risposta interiore alle condizioni esteriori. Ma una tale vera religione non è un’esperienza puramente soggettiva. Essa significa che l’insieme della soggettività dell’individuo è impegnato in una risposta significativa ed intelligente all’obiettività totale — all’universo e al suo Autore.

196:3.21 (2095.5) L’esperienza squisita e trascendente di amare e di essere amati non è soltanto un’illusione psichica perché è così puramente soggettiva. La sola realtà veramente divina e realmente oggettiva che è associata agli esseri mortali, l’Aggiustatore di Pensiero, funziona all’osservazione umana apparentemente come un fenomeno esclusivamente soggettivo. Il contatto dell’uomo con la realtà oggettiva più elevata, Dio, avviene soltanto attraverso l’esperienza puramente soggettiva di conoscerlo, di adorarlo e di realizzare la filiazione con lui.

196:3.22 (2095.6) La vera adorazione religiosa non è un monologo futile di autoillusione. L’adorazione è una comunione personale con ciò che è divinamente reale, con ciò che è la fonte stessa della realtà. Per mezzo dell’adorazione l’uomo aspira ad essere migliore e a raggiungere così alla fine il meglio.

196:3.23 (2095.7) L’idealizzazione della verità, della bellezza e della bontà, ed il tentativo di servirle, non è un sostituto dell’esperienza religiosa autentica — la realtà spirituale. La psicologia e l’idealismo non sono l’equivalente della realtà religiosa. Le proiezioni dell’intelletto umano possono in verità originare dei falsi dei — degli dei ad immagine dell’uomo — ma la vera coscienza di Dio non ha una tale origine. La coscienza di Dio risiede nello spirito interiore. Molti dei sistemi religiosi dell’uomo provengono dalle formulazioni dell’intelletto umano, ma la coscienza di Dio non è necessariamente una parte di questi grotteschi sistemi di schiavitù religiosa.

196:3.24 (2095.8) Dio non è la semplice invenzione dell’idealismo dell’uomo; egli è la fonte stessa di tutti questi valori e percezioni superanimali. Dio non è un’ipotesi formulata per unificare i concetti umani della verità, della bellezza e della bontà; egli è la personalità d’amore da cui derivano tutte queste manifestazioni dell’universo. La verità, la bellezza e la bontà del mondo degli uomini sono unificate dalla spiritualità crescente dell’esperienza dei mortali che si elevano verso le realtà del Paradiso. L’unità della verità, della bellezza e della bontà può essere realizzata soltanto nell’esperienza spirituale della personalità che conosce Dio.

196:3.25 (2096.1) La moralità è il terreno essenziale preesistente della coscienza personale di Dio, della realizzazione personale della presenza interiore dell’Aggiustatore, ma tale moralità non è la fonte dell’esperienza religiosa e l’intuizione spirituale che ne risulta. La natura morale è superanimale, ma subspirituale. La moralità equivale al riconoscimento del dovere, alla realizzazione dell’esistenza del bene e del male. La zona morale s’interpone tra il tipo di mente animale e quello umano, come la morontia funziona tra la sfera materiale e quella spirituale di compimento della personalità.

196:3.26 (2096.2) La mente evoluzionaria è capace di scoprire la legge, la morale e l’etica; ma lo spirito conferito, l’Aggiustatore interiore, rivela alla mente umana in evoluzione il legislatore, il Padre-sorgente di tutto ciò che è vero, bello e buono; ed un tale uomo illuminato ha una religione ed è spiritualmente dotato per iniziare la lunga ed avventurosa ricerca di Dio.

196:3.27 (2096.3) La moralità non è necessariamente spirituale; essa può essere interamente e puramente umana, benché la vera religione elevi tutti i valori morali e li renda più significativi. La moralità senza religione non riesce a rivelare la bontà ultima, né riesce ad assicurare la sopravvivenza nemmeno ai propri valori morali. La religione favorisce l’elevazione, la glorificazione, ed assicura la sopravvivenza di tutto ciò che la moralità riconosce ed approva.

196:3.28 (2096.4) La religione sta sopra alla scienza, all’arte, alla filosofia, all’etica e alla morale, ma non è indipendente da esse. Esse sono tutte indissolubilmente interrelate nell’esperienza umana, personale e sociale. La religione è l’esperienza suprema dell’uomo nella sua natura mortale, ma il linguaggio finito rende per sempre impossibile alla teologia descrivere in maniera adeguata la vera esperienza religiosa.

196:3.29 (2096.5) La percezione religiosa possiede il potere di trasformare una sconfitta in desideri superiori ed in nuove determinazioni. L’amore è la motivazione più elevata che l’uomo possa utilizzare nella sua ascensione nell’universo. Ma l’amore, quando è spogliato della verità, della bellezza e della bontà, è soltanto un sentimento, una deformazione filosofica, un’illusione psichica e un inganno spirituale. L’amore deve sempre essere ridefinito su livelli successivi di progressione morontiale e spirituale.

196:3.30 (2096.6) L’arte ha origine dal tentativo dell’uomo di sfuggire alla mancanza di bellezza nel suo ambiente materiale; è un gesto verso il livello morontiale. La scienza è lo sforzo dell’uomo per risolvere gli enigmi apparenti dell’universo materiale. La filosofia è il tentativo dell’uomo di unificare l’esperienza umana. La religione è il gesto supremo dell’uomo, la sua magnifica tensione verso la realtà finale, la sua determinazione a trovare Dio e ad essere simile a lui.

196:3.31 (2096.7) Nel regno dell’esperienza religiosa, la possibilità spirituale è una realtà potenziale. La spinta in avanti spirituale dell’uomo non è un’illusione psichica. Tutto il favoleggiare dell’uomo sull’universo può non corrispondere a dei fatti, ma molto, moltissimo, è verità.

196:3.32 (2096.8) La vita di alcuni uomini è troppo grande e nobile per abbassarsi al livello di una semplice riuscita. L’animale deve adattarsi all’ambiente, ma l’uomo religioso trascende il suo ambiente ed in questo modo sfugge ai limiti del mondo materiale presente per mezzo di questa percezione dell’amore divino. Questo concetto dell’amore ingenera nell’anima dell’uomo quello sforzo superanimale per trovare la verità, la bellezza e la bontà; e quando le trova, egli è glorificato nel loro abbraccio; è consumato dal desiderio di viverle, di agire rettamente.

196:3.33 (2097.1) Non scoraggiatevi; l’evoluzione umana sta ancora progredendo e la rivelazione di Dio al mondo, in Gesù e per mezzo di Gesù, non mancherà.

196:3.34 (2097.2) La grande sfida per l’uomo moderno è di giungere ad una comunicazione migliore con il Monitore divino che dimora nella mente umana. La più grande avventura dell’uomo nella carne consiste nello sforzo ben equilibrato e sensato di avanzare oltre i confini dell’autocoscienza attraverso i regni indistinti della coscienza embrionale dell’anima, in uno sforzo sincero di raggiungere la zona di confine della coscienza dello spirito — il contatto con la presenza divina. Una tale esperienza costituisce la coscienza di Dio, un’esperienza che conferma potentemente la verità preesistente dell’esperienza religiosa di conoscere Dio. Questa coscienza dello spirito equivale alla coscienza della realtà della filiazione con Dio. Altrimenti, l’assicurazione della filiazione è l’esperienza della fede.

196:3.35 (2097.3) E la coscienza di Dio equivale all’integrazione del sé con l’universo e sui suoi livelli più elevati della realtà spirituale. Solo il contenuto spirituale di un valore qualunque è imperituro. Anche ciò che è vero, bello e buono può non perire nell’esperienza umana. Se l’uomo non sceglie di sopravvivere, allora l’Aggiustatore sopravvivente conserva quelle realtà nate dell’amore e nutrite nel servizio. E tutte queste cose sono parte del Padre Universale. Il Padre è amore vivente, e questa vita del Padre è nei suoi Figli. E lo spirito del Padre è nei figli dei suoi Figli — negli uomini mortali. Quando tutto è detto e fatto, l’idea di Padre è ancora il concetto umano più elevato di Dio.

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[39] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-29-i-direttori-di-potere-d-universo
[40] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-30-le-personalita-del-grande-universo
[41] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-31-il-corpo-della-finalita
[42] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-32-l-evoluzione-degli-universi-locali
[43] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-33-l-amministrazione-dell-universo-locale
[44] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-34-lo-spirito-madre-dell-universo-locale
[45] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-35-i-figli-di-dio-dell-universo-locale
[46] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-36-i-portatori-di-vita
[47] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-37-le-personalita-dell-universo-locale
[48] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-38-gli-spiriti-tutelari-dell-universo-locale
[49] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-39-le-schiere-serafiche
[50] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-40-i-figli-di-dio-ascendenti
[51] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-41-aspetti-fisici-dell-universo-locale
[52] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-42-l-energia-mente-e-materia
[53] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-43-le-costellazioni
[54] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-44-gli-artigiani-celesti
[55] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-45-l-amministrazione-del-sistema-locale
[56] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-46-la-capitale-del-sistema-locale
[57] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-47-i-sette-mondi-delle-dimore
[58] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-48-la-vita-morontiale
[59] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-49-i-mondi-abitati
[60] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-50-i-principi-planetari
[61] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-51-gli-adami-planetari
[62] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-52-le-epoche-planetarie-dei-mortali
[63] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-53-la-ribellione-di-lucifero
[64] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-54-i-problemi-della-ribellione-di-lucifero
[65] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-55-le-sfere-di-luce-e-vita
[66] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-56-l-unita-universale
[67] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-57-l-origine-di-urantia
[68] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-58-l-istituzione-della-vita-su-urantia
[69] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-59-l-era-della-vita-marina-su-urantia
[70] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-60-urantia-durante-l-era-della-vita-terrestre-primitiva
[71] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-61-l-era-dei-mammiferi-su-urantia
[72] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-62-le-razze-precorritrici-dell-uomo-primitivo
[73] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-63-la-prima-famiglia-umana
[74] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-64-le-razze-evoluzionarie-di-colore
[75] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-65-il-supercontrollo-dell-evoluzione
[76] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-66-il-principe-planetario-di-urantia
[77] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-67-la-ribellione-planetaria
[78] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-68-gli-albori-della-civilta
[79] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-69-le-istituzioni-umane-primitive
[80] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-70-l-evoluzione-del-governo-umano
[81] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-71-lo-sviluppo-dello-stato
[82] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-72-il-governo-su-un-pianeta-vicino
[83] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-73-il-giardino-di-eden
[84] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-74-adamo-ed-eva
[85] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-75-l-inadempienza-di-adamo-ed-eva
[86] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-76-il-secondo-giardino
[87] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-77-le-creature-intermedie
[88] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-78-la-razza-viola-dopo-i-giorni-di-adamo
[89] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-79-l-espansione-andita-in-oriente
[90] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-80-l-espansione-andita-in-occidente
[91] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-81-lo-sviluppo-della-civilta-moderna
[92] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-82-l-evoluzione-del-matrimonio
[93] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-83-l-istituzione-del-matrimonio
[94] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-84-il-matrimonio-e-la-vita-di-famiglia
[95] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-85-le-origini-dell-adorazione
[96] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-86-l-evoluzione-primitiva-della-religione
[97] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-87-i-culti-dei-fantasmi
[98] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-88-feticci-amuleti-e-magia
[99] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-89-peccato-sacrificio-ed-espiazione
[100] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-90-lo-sciamanesimo-stregoni-e-sacerdoti
[101] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-91-l-evoluzione-della-preghiera
[102] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-92-l-ulteriore-evoluzione-della-religione
[103] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-93-machiventa-melchizedek
[104] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-94-gli-insegnamenti-di-melchizedek-in-oriente
[105] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-95-gli-insegnamenti-di-melchizedek-nel-levante
[106] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-96-yahweh-il-dio-degli-ebrei
[107] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-97-l-evoluzione-del-concetto-di-dio-presso-gli-ebrei
[108] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-98-gli-insegnamenti-di-melchizedek-in-occidente
[109] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-99-i-problemi-sociali-della-religione
[110] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-100-la-religione-nell-esperienza-umana
[111] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-101-la-natura-reale-della-religione
[112] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-102-i-fondamenti-della-fede-religiosa
[113] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-103-la-realta-dell-esperienza-religiosa
[114] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-104-crescita-del-concetto-di-trinita
[115] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-105-la-deita-e-la-realta
[116] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-106-i-livelli-della-realta-dell-universo
[117] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-107-origine-e-natura-degli-aggiustatori-di-pensiero
[118] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-108-missione-e-ministero-degli-aggiustatori-di-pensiero
[119] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-109-relazione-degli-aggiustatori-con-le-creature-dell-universo
[120] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-110-relazione-degli-aggiustatori-con-i-singoli-mortali
[121] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-111-l-aggiustatore-e-l-anima
[122] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-112-la-sopravvivenza-della-personalita
[123] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-113-i-guardiani-serafici-del-destino
[124] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-114-il-governo-planetario-dei-serafini
[125] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-115-l-essere-supremo
[126] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-116-l-onnipotente-supremo
[127] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-117-dio-il-supremo
[128] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-118-il-supremo-e-l-ultimo-tempo-e-spazio
[129] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-119-i-conferimenti-di-cristo-micael
[130] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-120-il-conferimento-di-micael-su-urantia
[131] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-121-l-epoca-del-conferimento-di-micael
[132] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-122-la-nascita-e-l-infanzia-di-gesu
[133] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-123-la-prima-infanzia-di-gesu
[134] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-124-la-tarda-infanzia-di-gesu
[135] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-125-gesu-gerusalemme
[136] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-126-i-due-anni-cruciali
[137] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-127-gli-anni-dell-adolescenza
[138] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-128-la-prima-parte-dell-eta-virile-di-gesu
[139] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-129-la-successiva-vita-adulta-di-gesu
[140] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-130-in-viaggio-roma
[141] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-131-le-religioni-del-mondo
[142] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-132-il-soggiorno-roma
[143] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-133-il-ritorno-da-roma
[144] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-134-gli-anni-di-transizione
[145] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-135-giovanni-il-battista
[146] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-136-il-battesimo-ed-i-quaranta-giorni
[147] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-137-il-periodo-di-sosta-in-galilea
[148] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-138-la-preparazione-dei-messaggeri-del-regno
[149] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-139-i-dodici-apostoli
[150] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-140-l-ordinazione-dei-dodici
[151] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-141-l-inizio-dell-opera-pubblica
[152] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-142-la-pasqua-gerusalemme
[153] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-143-la-traversata-della-samaria
[154] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-144-gelboe-e-nella-decapoli
[155] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-145-quattro-giorni-movimentati-cafarnao
[156] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-146-il-primo-giro-di-predicazione-in-galilea
[157] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-147-la-visita-d-intermezzo-gerusalemme
[158] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-148-la-formazione-degli-evangelisti-betsaida
[159] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-149-il-secondo-giro-di-predicazione
[160] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-150-il-terzo-giro-di-predicazione
[161] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-151-sosta-ed-insegnamento-in-riva-al-mare
[162] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-152-avvenimenti-che-portarono-alla-crisi-di-cafarnao
[163] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-153-la-crisi-cafarnao
[164] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-154-gli-ultimi-giorni-cafarnao
[165] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-155-in-fuga-attraverso-la-galilea-del-nord
[166] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-156-il-soggiorno-tiro-e-sidone
[167] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-157-cesarea-di-filippo
[168] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-158-il-monte-della-trasfigurazione
[169] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-159-il-giro-della-decapoli
[170] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-160-rodano-di-alessandria
[171] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-161-ulteriori-discussioni-con-rodano
[172] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-162-alla-festa-dei-tabernacoli
[173] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-163-l-ordinazione-dei-settanta-magadan
[174] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-164-alla-festa-della-dedicazione
[175] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-165-l-inizio-della-missione-in-perea
[176] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-166-l-ultima-visita-alla-perea-del-nord
[177] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-167-la-visita-filadelfia
[178] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-168-la-risurrezione-di-lazzaro
[179] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-169-l-ultimo-insegnamento-pella
[180] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-170-il-regno-dei-cieli
[181] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-171-in-cammino-gerusalemme
[182] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-172-l-entrata-gerusalemme
[183] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-173-il-lunedi-gerusalemme
[184] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-174-il-martedi-mattina-al-tempio
[185] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-175-l-ultimo-discorso-al-tempio
[186] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-176-il-martedi-sera-sul-monte-oliveto
[187] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-177-il-mercoledi-giorno-di-riposo
[188] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-178-l-ultimo-giorno-al-campo
[189] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-179-l-ultima-cena
[190] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-180-il-discorso-di-addio
[191] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-181-ultime-esortazioni-ed-avvertimenti
[192] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-182-getsemani
[193] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-183-il-tradimento-e-l-arresto-di-gesu
[194] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-184-davanti-al-tribunale-del-sinedrio
[195] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-185-il-giudizio-davanti-pilato
[196] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-186-poco-prima-della-crocifissione
[197] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-187-la-crocifissione
[198] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-188-il-periodo-della-tomba
[199] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-189-la-risurrezione
[200] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-190-le-apparizioni-morontiali-di-gesu
[201] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-191-le-apparizioni-agli-apostoli-e-ad-altri-discepoli-influenti
[202] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-192-le-apparizioni-in-galilea
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[207] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/introduzione#U0_0_0
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[1551] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-153-la-crisi-cafarnao#U153_0_0
[1552] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-153-la-crisi-cafarnao#U153_1_0
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[1694] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-173-il-lunedi-gerusalemme#U173_4_0
[1695] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-173-il-lunedi-gerusalemme#U173_5_0
[1696] https://www.urantia.org/it/il-libro-di-urantia/fascicolo-174-il-martedi-mattina-al-tempio#U174_0_0
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